Sei sulla pagina 1di 4

IL FOGLIO

quotidiano
La Stampa, sabato 18 marzo
C
hefinehafattolingentepatrimonio del
cavalier Lionello Adler, ritenuto uno de-
gli uomini piricchi di Torino? Sui suoi con-
ti, inbanca, sonorimasti soltantospiccioli dei
milioni di euro che vi erano depositati anni
fa. QuandolacontessaItaliaViglinoCibrario
cominciagestirli. Mortalei improvvisamen-
te, aggredita da due balordi che volevano ra-
pinarla e selvaggiamente massacrata da al-
meno uno dei due, lex presidente delle
Cartiere Burgo e della Banca commerciale
Italiana si scoperto povero.
Per lomenolhannoscopertoi familiari del
cavaliere, molto anziano (ha 86 anni) e in ca-
gionevoli condizioni di salute: lacontessaave-
va con lui una relazione da molti anni e dai
90, mancata la moglie di Adler, ne aveva as-
suntoleveci. Loassistevaconpremuraintut-
to e per tutto, come testimoniano i vicini che
la vedevano andare e venire dalla sua lus-
suosaabitazionedi corsoMontevecchio36 al-
la casa del compagno, in corso Re Umberto.
In quella logica la contessa gestiva il denaro
del cavaliere, che aveva evidentemente spo-
stato sui propri conti bancari. Lei era abitua-
ta a ritirare in contanti forti somme: dai 70 ai
100 mila euro. Per le spese, grandi e piccole,
si teneva la riserva in casa.
Maalcuni familiari del cavalierehannofat-
to pervenire una segnalazione al pmAndrea
Bascheri, che si occupato della morte della
contessa, per chiedergli di rintracciare lin-
gente patrimonio di Adler e di chiarire se
lanziano manager fosse in questi ultimi anni
in grado di disporre consapevolmente del
proprio denaro. Listanza al magistrato riferi-
sceanchedellesueprecariecondizioni di sa-
lute. Lobiettivo molto chiaro: che si provve-
da a recuperare in casa Viglino beni e pre-
ziosi di propriet del cavaliere e a restituir-
glieli. Naturalmente con i 5-6 milioni di euro
che si stima fossero rimasti alla contessa.
Questa storia la coda di un delitto che ha
colpitoperlasuaefferatezzaeperil luogoincui
si consumato: le nove di sera, nel sotterraneo
di uno dei condomini pi riservati della
Crocetta, ai margini dellisolapedonale. Manon
centranullaconil suoantefatto. Lascomparsa
del patrimoniodel cavalierAdlerapresemmai
unaltroscenario, senzachenecessariamentesi
debbanoindividuareresponsabilitpenali.
noto sin dai primi giorni del giallo che
Italia Viglino avesse preferito designare co-
me erede lavvocato civilista Claudia Girotto
Munno, unamica. La circostanza era rimbal-
zata sui giornali e il legale si era preoccupa-
to di recarsi dal pmBascheri a chiarire las-
solutatrasparenzadei rapporti fralei elade-
funta. Aveva anche deciso di farsi assistere,
quale parte lesa nella fine della sua genero-
sa benefattrice, dalla collega penalista Anna
Rosa Oddone. Che, sempre in quei giorni di
sgradita (si pu capire) notoriet per la clien-
te, scelse di dettare ai giornali questa defini-
zione dellintesa fra le due donne: Erano so-
relle danima.
La contessa e lavvocato non si conosceva-
nodamoltissimoeil testamentoolografodel-
la prima - tre righe secche, nomino erede
universale... - risale al luglio 2004. Un altro
avvocato donna, Patrizia Santachiara, assiste
invece la zia e la nipote di Cortemilia della
contessa ma non per rivendicarne leredit.
Per il momento, chiedono che venga arresta-
to anche il secondo romeno accusato dello-
micidio della loro parente.
Lerede, invece, si fa vedere a casa Adler:
ha assunto il ruolo di angelo custode del ca-
valiere? Ignoracheil suopatrimonioeratran-
sitato sui conti della contessa? Ha gi opera-
to su quei conti esercitando il diritto conferi-
tole dallamica defunta? Interrogativi che
rimbalzano dallistanza dei familiari del ca-
valiere. Su cui il pmsi gi messo al lavoro:
sentir o ha gi sentito consulenti finanziari,
direttori di banca, quanti possanoaiutareari-
costruire la fine del patrimonio di Adler e a
recuperarne le tracce.
Il cavaliere e i suoi familiari sono assistiti
da due avvocati: Andrea Freni, da molti anni
vicino al cavaliere (dirigeva lufficio legale
della Burgo) e il penalista Luigi Giuliano.
Inutile chieder loro cosa si aspettino dal la-
voro della magistratura. Questa una storia
che doveva rimanere riservata.
Alberto Gaino
Ottogiorni faunamacedonepartor inbagno
una bimba e la strangol. Il giorno dopo mise
il corpicino in una scatola e insieme al mari-
to, macedone anche lui, si present allospe-
dale SantEugenio di Roma, dove raccont la
seguentestoria: Eroincintaal sestomese, so-
noandataal bagnoeallimprovvisohosentito
undoloreatroce. Hopersoi sensi equandomi
sono svegliata ero piena di sangue. La bambi-
na era morta e scivolata a terra sotto le mie
gambe. Moglie e marito hanno due figli, un
gregge e permesso di soggiorno. Intorno alle
23.30di domenica12marzo, inuncasaledi via
Porta Medaglia, sulla via Laurentina, Roma.
ANNO XI NUMERO 67 - LUNED 20 MARZO 2006 DIRETTORE GIULIANO FERRARA IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + DVD-ROM (abbinamento facoltativo) 10,90 (1+9,90)
Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1 Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO
Delitti
Leredit scomparsa della contessa.
La neonata macedone strangolata
dalla mamma e messa in una scatola
LIETO FINE Adoro i film porno. C
sempre il lieto fine (Vladimir Luxuria)
(Igor Righetti, Novella 2000 23/3).
INFERNOStefania Nobile, quarantenne
figlia di Vanna Marchi, girer un film hard
prodotto da Riccardo Schicchi. Meglio le
fiamme dellinferno per aver girato un film
porno che lumido delle prigioni, ha detto
lei durante la conferenza stampa di pre-
sentazione del Mi-Sex, la fiera delleros che
si terr nei prossimi giorni a Milano.
Schicchi: Io e Stefania ci siamo incontrati
in un girone dellinferno: lei stava a San
Vittore, io a Regina Coeli e insieme abbia-
mo deciso di provocare. lei una tosta, una
ex paracadutista, motociclista, che non si
fermadi fronteanulla. MammaVannaper
ancora non sa nulla, magari mi inseguir
con la scopa (la Repubblica 17/3).
SIFFREDI Appena pubblicata in
Francia lautobiografia di Rocco Siffredi.
Nel libro lex attore porno racconta di aver
preso parte a 1.500 film durante i quali ha
amoreggiato con 4.000 donne. Il mestiere,
dice, lha scelto per vocazione: Essere
attore porno un vero lavoro. Fare lamore
per otto ore impossibile per un comune
mortale. un lavoro perfetto per me, di cui
mi piace tutto, eccetto il giro che gli si muo-
ve intorno. Fare lamore un atto naturale
anche davanti a una telecamera. Ma fre-
quentare certi produttori di porno-film, a
volte, veramente disturbante (La Stampa
11/3).
TENNISTI Nella sua autobiografia, il
campione di tennis Ilie Nastase calcola di
essersi portato a letto 2500 donne (Beppe
Severgnini, la Gazzetta dello Sport 4/3).
INFARTO Martin Heidegger tradiva la
moglie Elfride anche in tarda et. Lultima
volta ad Augusta nel 1970, quando lui aveva
ottantanni: dopo fu colto da un infarto che
lo lasci semiparalizzato (Antonio Gnoli e
Franco Volpi, la Repubblica 20/10/2005).
SIFILIDEOgni anno in Italia raddoppia-
no i casi di sifilide, la malattia venerea che
si credeva quasi debellata. Per esempio a
Roma nel 1982-83 i casi di sifilide acuta e
contagiosa oscillavano tra 7 e 10 lanno. Nel
1999 sono raddoppiati e da allora raddop-
piano ogni anno. Dice il professor Aldo Di
Carlo, dellistituto dermatologico San
Gallicanodi Roma, chenel 2005 si sonoavu-
ti 140 casi, controgli 8 del 1998. Aesserepi
colpiti sono soprattutto uomini, omosessua-
li e positivi allHiv (Libero 16/3).
CALCIATORI La fantasia erotica di
Vladimir Luxuria: Fare la massaggiatrice
ufficiale della nazionale italiana.
Calciatori preferiti: Alessandro Del Piero,
Francesco Totti e Fabio Cannavaro. Slogan:
Molte donne sono attratte dal calciatore
per il conto in banca. Io per tutto il resto
(Igor Righetti).
DIAVOLOUomini frequentati da Ursula
Andress: James Dean. Era introverso, sen-
sibile, carino, tenero, infelice. Sapeva che
ero innamorata di quello che sarebbe di-
ventato mio marito, John Derek. Marlon
Brando era un diavolo. Non posso definir-
lo un fidanzato. Ryan ONeal, un amico
ancora oggi. Jean-Paul Belmondo:
Affascinante, pazzo, divertente, magnetico.
Per mi picchiava. Gelosissimo, era il suo
sangue siciliano (Valerio Cappelli,
Corriere della Sera 8/3).
BLOG Il sondaggio lanciato sul blog di
Grazia: Orgasmo: come, quanto e se riu-
sciamo a raggiungerlo. In tre giorni sono
arrivate 791 risposte. Alla domanda
Quante volte hai raggiunto un orgasmo
hanno risposto in 122: il 54 per cento di-
chiara di averne uno a ogni rapporto ses-
suale, il 23 per cento ogni 10 rapporti, il 16
per cento definisce lorgasmo questo sco-
nosciuto e il 7 per cento confessa di averlo
una volta su 1.000. La seconda domanda:
Quante volte hai finto un orgasmo?. Sono
arrivate440 rispostecos suddivise: il 31 per
cento non ha mai simulato, il 69 per cento
finge (di queste il 13 per cento sempre, il 20
per cento una volta su 1.000, il 36 per cento
una volta su 10). Allultima domanda,
Quando hai avuto lultimo orgasmo?, il 47
per cento risponde ieri, il 12 oggi, il 28
per cento un mese fa, il 13 per cento un
anno fa (Stefania Rossotti, Grazia 23/3).
TORTA DI ZUCCAAlan Hirsch, ricerca-
tore, ha scoperto che le persone che perdo-
no lolfatto perdono anche linteresse per il
sesso. Con alcuni esperimenti ha controlla-
to le reazioni sessuali a odori diversi.
Risultato: gli uomini si eccitavano soprat-
tutto con il profumo di torta di zucca me-
scolato con la lavanda; le donne con un aro-
ma combinato di liquirizia, cetriolo e talco.
Tra gli odori meno graditi dalle donne: ci-
liegia, carne alla griglia e colonia da uomo
(Denise Foley, tSt della Stampa 15/3).
PIPISTRELLOSecondoPlinioil Vecchio,
per risvegliare il desiderio sessuale in una
donna si deve porre sotto la sua testa della
lana imbevuta di sangue di pipistrello
(Denise Foley).
Amori
La figlia di Vanna Marchi
che si d al cinema porno. Il sangue
siciliano di Jean-Paul Belmondo
Rainews 24, 18 marzo
V
icenza, 18 marzo. Silvio Berlusconi
con un fuori programma ha parlato
agli imprenditori riuniti alla convention
degli industriali. Un intervento accolto
con entusiasmo da una parte della platea,
ma anche con manifestazioni di dissenso
e dalla evidente irritazone da parte dei
vertici di Confindustria. Il premier non
doveva esserci secondo la nota diffusa ie-
ri da Palazzo Chigi, che informava che il
premier era bloccato da una sciatalgia.
Il ministro dellEconomia Giulio
Tremonti aveva affrontato con successo il
confronto con gli imprenditori. E il mode-
ratore Ferruccio De Bortoli, direttore del
Sole-24 Ore, stava concedendo, come ieri
aveva fatto con Prodi, un secondo giro di
domande quando arrivato Berlusconi. E
sul palco ha cos esordito: Non me la so-
no sentita di mancare a questo appunta-
mento con quelli che sono come me im-
prenditori e sono il motore dellItalia.
A un certo punto Berlusconi, rivolto a
De Bortoli che gli poneva la questione del-
la durata delle risposte, - il premier stava
rispondendo a una domanda - ha detto:
Se lei crede, direttore, che pi impor-
tante il tempo delle cose che interessano
a tutti me lo dica.
C qualcosa che non va in questi giornali
A questo punto si alzato e ha comin-
ciato il suo sfogo rivolgendosi direttamen-
te alla platea degli imprenditori. Non
dobbiamo lasciarci prendere dal pessimi-
smo che viene fuori leggendo i giornali
ogni mattina: iI Corriere della Sera, La
Stampa, Il Sole-24 Ore, la Repubblica, il
Messaggero.... E poi, riferendosi a Prodi:
Ma come si pu avere il coraggio di an-
dare alla Cgil e dire il vostro programma
lo condividiamo al cento per cento e di
tentare di fare la stessa cosa con la
Confindustria? C qualcosa che non va, o
no?. E ha continuato: C qualcosa che
non va o no in tutti questi giornali che
stanno dalla loro parte? C qualcosa che
non va o no se tutte le mattine la radio del
Sole-24 Ore attacca il governo? Allora
apriamo gli occhi!.
Dovere dellottimismo
Berlusconi ha ripetuto che un dovere
di un imprenditore essere ottimista.
Prima aveva detto la stessa cosa Luca
Lotta di classe
A
nche i padroni nel loro piccolo sincazzano. Ese cera uno pronto alla lotta di clas-
se nella sua classe, questo era il Cav. S, daccordo, era nervoso anzi imbufalito,
dovrebbe ormai essere chiaro che tutto tranne che un dissimulatore professionale,
che le sue lombosciatalgie diplomatiche e altre bugie bianche durano lo spazio dun
mattino, ma ve lo ricordate quando Agnelli sfoder il suo cinismo e disse che se vin-
ceva lui, vinciamo tutti, se invece perde, perde solo lui? Avete unidea di che co-
sa significhi in Italia muoversi, disturbare, creare valore, predicare libert, poi di-
fendere limpresa e molto altro buttandosi in politica e facendo una roba garibaldi-
na mentre i datori di lezione di sempre si prostituivano davanti ai magistrati dassalto
e chiedevano piet ciascuno per s, Romiti da Borrelli e De Benedetti sulla soglia del
carcere di Regina Coeli per le telescriventi rifilate con mazzetta alla pubblica am-
ministrazione?
Certo, lo sommergeranno di improperi e contumelie eleganti, le prime file del-
lassemblea di Confindustria, fischiate e contestate dalle seconde e terze e ultime
file, gli diranno che non sa accettare lautonomia degli altri, il pencolare dei gran-
di padroni, delle grandi banche, dei grandi giornali verso Prodi che a sua volta
pencola verso la Cgil, i Verdi e Rifondazione con le sue ricette generiche e fumo-
se che sollevano scandalo nelle persone serie, come Luca Ricolfi, ma vi sembra co-
s strano che Berlusconi abbia saltato le prime file, incendiato il palco, detto quel
che aveva da dire?
La mattana di Vicenza e la lite furente conquellimprenditore ambizioso e dai com-
portamenti un po gaglioffi, da scarparo, di cui adesso non importa ricordare il nome,
ha motivazioni profonde, dellanima. Tecnicamente forse un altro errore, una prova
di debolezza, unappellopsicologicoasestessoeagli altri dallinternodi unostatodas-
sedio permanente. Ma la formidabile gazzarra che ha lacerato lipocrisia confindu-
striale, che ha messo fine allunit psicologica del padronato pimandarino consocia-
tivo e conformista del mondo, si inscenata su temi molto seri, nasce come rivolta, co-
me sentimento di solitudine, come intuizione di un tradimento personale (ch tutto
personale nella parabola del berlusconismo), nasce come intolleranza del profondo
maturata e poi esplosa sotto linaudita cappa di conformismo che si trasformata in
una bandiera di agitazione e propaganda contro quellanimale politico e quellim-
prenditore privato ferito dai sondaggi, la festa dei calci dellasino.
Il Cav. ormai davanti ai suoi mulini a vento, e lesito della battaglia della Mancha
noto, i cavalieri in genere soccombono. E per quanto Berlusconi abbia sbagliato nel-
le sue tattiche e nelle sue strategie, per quanto abbia dissipato il potenziale blocco
sociale di una rivoluzione liberale che rimasta una celebre incompiuta, per quan-
to si sia mosso con esclusivismo e una scarsa propensione allo scambio anche nel rap-
porto con i suoi pari, questa sua decisione ferina nel dire tutto, nello scavare un sol-
co dove c fanghiglia, porta con s una lezione di dignit.
Con la scusa del populismo televisivo e del conflitto di interessi, la borghesia im-
prenditoriale italiana avviluppata nei propri conflitti di interessi non ha saputo e non
ha voluto mettersi in campo per il riformismo possibile, ha congedato bruscamente
la Confindustria che aveva messo la riforma del mercato del lavoro prima dellinte-
resse particolare di qualche grande gruppo, ha ripreso in mano le redini del sistema
concertativo, ha scaricato a colpi di magistratura dassalto e di informazione dassal-
to lunico cavallo che abbia mai corso, per quanto zoppicante, verso obiettivi social-
mente condivisi dalla base degli imprenditori, e importanti per tutti.
Cos oggi lalternanza al governo, che in s non uno scandalo e che Berlusconi
non dovrebbe considerare uno scandalo, perch una delle sue pi importanti rea-
lizzazioni nella vita italiana, si esprime poveramente, in una coalizione disomogenea
e un po affarista di grandi padroni e sinistra debole il cui fondamento in un patto
di potere, che non populista, ma elitario e sghembo. Al Cav. non resta dunque che
lappello al cielo, il calcio nei denti, la ribellione personale, lasprezza inaudita dei
toni, insomma la lotta di classe dentro la classe proprietaria, la dichiarazione di una
resistenza che alla fine potrebbe durare, superare la data fatidica delle elezioni, e
manifestarsi come una duratura rivolta sociale e politica contro lalleanza
di un nuovo stato fiscale e dirigista con i grandi gruppi declinanti che han-
no inventato la favola del declinismo.
Lo show di Berlusconi davanti agli industriali
Non crediamo affatto
che Diego Della Valle
sia pieno di scheletri
nellarmadio. Questo
lAmor nostro a dirlo.
Nellambiente, al con-
trario, passa per uno che
se tiene il ditino cos alzato vorr dire che
se lo pu permettere. Come dice Silvia
Balestra, uno dei marchigiani pi riu-
sciti dItalia. E poi, suvvia, ha inventato le
scarpine pi deliziose del mondo, un in-
dustriale, un finanziere, un editore di gior-
nali, anzi, del Corriere, ha mille attivit e
ultimamente si preso in carico anche la
Fiorentina. E diciamola tutta, poi, con la
magistratura che abbiamo non ci sarebbe
da scandalizzarsi se un uomo cos mul-
tiforme incappasse una volta in qualche
guaio, vero o meno vero. Non questo il
problema. E non prendiamo neanche in
considerazione il fatto che Della Valle
possa starsene al riparo dietro ai giudici
di Magistratura Democratica. Macch.
Notando invece quei maglioncini viola
portati sulla giacca, quelle braghette ros-
se che gli disegnano il sederino, quel gi-
gantesco tovagliolo a tre punte che debor-
da dal suo taschino, la domanda che viene
spontanea unaltra: per quale diavolo di
motivo la Fashion Democratica guidata
dalla Natalia Aspesi continua a coprirlo?
Cordero di Montezemolo. Berlusconi ha
ammesso anche che il governo pu avere
incontrato delle difficolt, anche per le
incomprensioni tra alleati, ma che nono-
stante tutto si riusciti a fare una squa-
dra, ad avere un governo che durato
per unintera legislatura. E ha dunque in-
vitato a non credere ai giornali che par-
lano di declino: Non vero che ci siamo
impoveriti. Il premier ha citato i nume-
ri sulla crescita degli immobili, dei te-
lefonini, i dati sulle auto e ha detto an-
che: Abbiamo aumentato le nascite.
La crisi - ha detto il premier - sta solo
nella volont della sinistra con i suoi
giornali di inventarsi un declino per an-
dare al potere. Ma sappiate che quando
andranno al potere per loro le imprese
sono macchine che consentono lo sfrut-
tamento delluomo sulluomo, che il pro-
fitto lo sterco del diavolo e che il ri-
sparmio non una virt come per noi,
ma qualcosa da tassare e da penalizza-
re... E ve lo dico con il cuore perch sono
stufo, stufo di vedere qualcuno che si sta
distruggendo con le proprie mani e con i
propri giornali.
La sinistra ha molti scheletri nellarmadio
E qui laffondo: Io come imprenditore
anche in periodi di crisi ho guadagnato
quote di mercato e allora diamo il buon
esempio ai nostri collaboratori: facciamo
un po meno vacanze, veniamo un po me-
no in Confindustria, rimaniamo a casa a
lavorare, a pensare ai processsi, andiamo
sui mercati esteri. Solo cos lItalia pu an-
dare avanti, non piangendoci addosso. E
a gran voce ha rivolto linvito ad andare
avanti assieme. Un imprenditore che so-
stiene la sinistra - ha detto - ha molti sche-
letri nellarmadio. uno che ha tante co-
se da farsi perdonare e si mette sotto il
manto protettivo della sinistra e di magi-
stratura democratica.
A Della Valle: Mi dia del lei
Di fronte a un Diego Della Valle che
scuoteva la testa, Berlusconi ha incal-
zato: inutile che Della Valle scuota
la testa. E poi il premier ha invitato
Della Valle a dargli del lei: Quando in
pubblico si rivolge al presidente del
Consiglio mi dia del lei e non del tu, ri-
ferendosi allanaloga frase pronunciata
dal patron delle Tods nei confronti di
Berlusconi durante una puntata di
Porta a Porta. Quando il direttore del
Sole-24 Ore ha provato ad offrire la
chance di una replica a Diego Della
Valle stato sommerso dai fischi dagli
imprenditori in platea. De Bortoli non
ha replicato alle parole del leader del-
la Cdl in merito al giornale da lui diret-
to, ma ha sottolineato con una punta di
ironia e di malizia lo scatto straordi-
nario (del premier) a testimoniare che
la salute ritornata.
Gli imprenditori hanno accompagnato
luscita di scena del premier con tanti ap-
plausi, qualche sporadico fischio e un co-
ro finale Silvio, Silvio. Le conclusioni,
come previsto, sono state affidate ad
Andrea Pininfarina. Scuro in volto, ha ri-
cordato che Montezemolo rappresenta tut-
ti gli industriali perch siamo stati noi ad
eleggerlo.
Montezemolo: Rispetto troppo le istituzioni
stata questa lunica, fino ad ora, di-
chiarazione del presidente della
Confindustria, Luca Cordero di
Montezemolo, dopo la sortita del presi-
dente del Consiglio Silvio Berlusconi a
Vicenza. Montezemolo non ha voluto nep-
pure commentare il fatto che Diego Della
Valle, chiamato sul palco dal moderatore
- il direttore di Sole-24 Ore Ferruccio De
Bortoli - per replicare al presidente del
Consiglio, non sia riuscito a parlare per-
ch il suo brevissimio intervento stato
sovrastato dai fischi e dalle urla della pla-
tea degli industriali.
IL
CALCIO
IN CULO
DEL CAV.
ANNO XI NUMERO 67 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO LUNED 20 MARZO 2006
laRepubblica, venerd 17 marzo
A
nche la casalinga di Voghera ha capito che in Italia ci sono troppe
banche, e troppo piccole: sloggiato Fazio, o si fondono tra loro, o
qualche straniero se le mangia. Eha capito che Capitalia la prima del-
la lista: relativamente piccola, conunazionista di controllo debole, costi
e sofferenze superiori alla media, facile da ristrutturare per realizzare
sinergie. Cos, appena Draghi arrivato in via Nazionale, corsa a com-
perare titoli Capitalia (+40%da inizio anno), assieme a unorda di gesto-
ri in gessato, che non hanno certo fatto ragionamenti pi sofisticati. La
casalinga ha anche capito che il risiko bancario (come lo chiamano nel-
le riviste che legge dal parrucchiere) ha poco a vedere con la sofisticata
battaglia planetaria del gioco omonimo, e molto con una banale guerra
di poltrone: ci sono sei presidenti e sei amministratori delegati per sei
istituzioni (SanPaolo, Intesa, Capitalia, Mps, Mediobanca, Generali). Met
di loro se ne andr a casa. Ma non prima essersi difesi con le unghie e
coni denti. Lospettacoloassicurato. AgiudicaredallantipastoCapita-
lia-Intesa, promette bene: melodramma, primedonne, trame, dichiara-
zioni bombastiche, opa mediatiche, pubbliche mistificazioni e autorevo-
li fesserie. Numeri e calcoli, pochi: ma a che servono quando nel risiko
ci si giocher perfino la presidenza di Mediobanca?
CominciaBazoli, reiterandounapubblica, quantoinsensata, abiuradel-
lOpaostilenellerapost-Fazio. Ostilenei confronti di chi?Certamente, de-
gli amministratori dellabancaobiettivo, edi chiunquetraggabeneficiodal
controllo: sonoloroil potereelepoltronearischio. Per gli azionisti, unO-
pasempreamichevole: lotantopi, quantopileostilitnellacontesa
per il controllofannolievitareil prezzo. Lostessovaleper i clienti: chi pa-
ga di piha il maggior stimolo a gestire nel modo piefficiente, per recu-
perare il proprio investimento. Se poi lOpa troppo amichevole nei con-
fronti del management della banca acquistata, diventa inevitabilmente
ostileper gli azionisti dellabancachecompra: per amiciziasi finiscecol
pagare un prezzo troppo elevato, o per accettare una governance ineffi-
ciente che impedisce di ottenere rapidamente benefici dallacquisizione.
Poichlebancheoffronoprodotti eservizi indifferenziati, lamaggior par-
te dei benefici inuna fusione viene dal taglio dei costi: lostilit dunque
unvantaggio, perchimponedasubitounitdi comandoedi obiettivi. Lac-
quisizione pi felice in Italia? Quella nata dallOpa ostile del Credito Ita-
liano sul Rolo. La peggiore? Probabilmente, la molto amichevole acquisi-
zione di Comit proprio da parte di Intesa (grazie alla costosa opzione put
per gli azionisti Comit, le inefficienze dei doppi amministratori delegati e
dellaseparazionedelleduebanche, primadellattualeassettounitario).
Per Capitalia risponde Arpe, che sente scricchiolare la poltrona e tira
fuori lapoisonpill allitaliana(atantoequivalelacquistodel 2%di Intesa).
La mossa legittima, ma poco elegante: meglio presentarla come una di-
fesadei piccoli azionisti, per proteggerli dauninsensataspeculazione. La
casalinganoncapisce: perchscoraggiarei risparmiatori acomperarea
6,7 euroquandoci sonotantebanchedi investimentocheannuncianotar-
get pricesoprai 7euro?Senzacontareche, sebloccalattacco, lapoisonpill
salva il manager, ma danneggia lazionista; e molto, vista la performance
del titolo Capitalia. Lo danneggia anche se il management, grazie alla poi-
sonpill, riesceanegoziareunagovernance alui favorevole, mainefficiente,
come troppo spesso successo in Italia. Ese, per caso, linvestimento nel
2%di Intesasi chiudesseinperdita, chi paga? Meglioavereunaltrascusa
pronta: Capitaliaintervenutaper evitareOpastriscianti emanipolazioni
del titolo! Ma questi sono reati che vanno denunciati a Consob e procura:
spetta a loro impedirli (e ultimamente hanno dimostrato di saperlo fare);
nonal management di Capitalia, conarmi improprie.
Si chiedeinfinelacasalinga: perchleacquisizioni cartacontrocarta
dovrebbero valere meno di quelle per contanti? Il contante liquido, ma
anche le azioni si possono vendere inogni momento. Epoi, unacquisizio-
nepagatacontitoli equivaleadunapercontanti finanziataconunaumento
di capitale: unabancachevale100, edemette50di nuoveazioni per darle
agli azionisti della banca acquistata, ha la stessa struttura finanziaria di
unaequivalente, chefaunaumentodi capitaledi 50, perpoi pagareincon-
tanti. La differenza, dunque, non nelle modalit di pagamento; ma di fi-
nanziamento. Se lacquisizione finanziata col debito, chi compra nondi-
luisceil propriocontrollonellanuovaentitchesi creaconlafusione. An-
cora una volta la casalinga ha lintuizione giusta: sempre e soprattutto
unaquestionedi poltrone.
Alessandro Penati
Corriere della Sera, mercoled 15 marzo
O
re 12.15 (luned). Ho bisogno, e il bisogno sem-
plifica le cose. Ho bisogno di assumere una per-
sona che vive in Etiopia e siccome il decreto che do-
mani permetter di presentare la domanda prevede
pochissimi posti, ho deciso che passer la notte da-
vanti allufficio postale: verso le otto di stasera - di-
ciotto ore e mezzo prima, maledizione -, mi piazzer
l con la mia bella busta, e sar il primo.
Non sono mai stato il primo di una coda, penso,
mentre vado sul posto a dare unocchiata, giusto per
vedere se si sa gi come verr organizzata tutta la
faccenda.
E per fortuna che ci vado: c gi un gruppo di al-
banesi con una lista in mano, arrivata al numero 12.
Guardo lorologio: mezzogiorno e venti. Pi di ven-
tisei ore prima. Com possibile? Chiedo al ragazzo
con la lista in mano e lui mi dice che qui davanti
da ieri mattina. Poi mi incoraggia a mettermi in li-
sta e io, un po imbambolato, scrivo un 13 e ci met-
to vicino il mio nome; ma non sono affatto prepara-
to, in realt, per passare qui davanti anche tutto il
pomeriggio; e in pi col 13 non sar facile rientrare
nella quota: dicono che i posti disponibili per Pra-
to siano solo 180, gli sportelli abilitati nei vari uffi-
ci postali della citt sono venti, perci potrei avere
davanti dodici per venti, oh no, duecentoquaranta
persone.
Ma la mazzata vera arriva quando parlo con Mar-
co Brachi, il direttore, che conosco perch i nostri
figli giocano insieme a pallanuoto, e scopro che ogni
persona potr presentare cinque domande. Ma co-
me? Ho consultato decine di siti Internet e questa
cosa non cera scritta. Cinque per dodici sessanta,
per venti milleduecento: ho chiuso.
Rimango impalato sul marciapiede e devo avere
davvero una faccia molto affranta, perch il ragazzo
albanese mi viene vicino e mi indica il numero 3
della sua lista, dove c scritto Anna: Vai da lei
mi dice, indicando una macchina parcheggiata. E io
ci vado, vado da questa signora coi capelli bianchi
che sta leggendo seduta al volante di una Peugeot,
ma non so perch lo faccio. Poi, per dun tratto, lo
so. Busso al finestrino, lei apre lo sportello e io le
chiedo se per caso ha ancora posto per una doman-
da da presentare. Lei mi dice di s e il mio proble-
ma risolto. Esultante, le annuncio che stanotte po-
tr dormire tranquilla a casa sua, perch la veglia
qui davanti la far io. Oh, no - fa lei - ci ho gi dor-
mito la notte scorsa e ci dormir di nuovo. Ho il piu-
mone. Allora le dico che adesso ho un po da fare
coi figli, ma dopo le cinque torner e rester qua
tutta la notte con lei. Lei sorride di nuovo, mi dice
di non preoccuparmi e si rimette a leggere. Pre-
ghiere, mi sembra.
Ore 0.30. Ed eccoci qui. La lista arrivata a 127
nomi, ma qua davanti siamo solo una ventina. Bra-
chi si preso a cuore la faccenda ed venuto a dir-
ci che domattina alle sette e mezza far un appello
e canceller dalla lista quelli che non ci saranno.
venuto anche il figlio di Anna, Alessandro, che vuo-
le fare la nottata anche se cammina con la stampel-
la perch si distrutto un ginocchio. Poi c il grup-
po degli albanesi, capitanati da Altin, il ragazzo che
stamattina mi ha dato quella dritta fantastica; ci so-
no delle ragazze filippine, un romeno che sembra
Vincent Cassel, un pakistano, un marocchino dinoc-
colato, una peruviana, due cinesi. C la luna piena.
Una toilette chimica stata installata nella piazzet-
ta. Ogni mezzora passano i volontari della Protezio-
ne civile che distribuiscono bevande calde, acqua,
coperte, passano due ragazzi di Rifondazione coi
succhi di frutta, passa perfino lassessore per con-
trollare di persona e si sta quasi bene. Poi, una don-
na rincasa proprio qui accanto e ringhia alle ragaz-
ze albanesi sedute per terra: Oh, io dormo qui so-
pra. Vediamo di non fare casino.
Ore 4.30. Mi sveglio col gelo nelle ossa. Ho dor-
mito un paio dore, in macchina anchio, come An-
na dorme nella sua. Alessandro invece rimasto se-
duto davanti allufficio postale, stoico, appoggiato
alla sua stampella. Ora mi sembra dura arrivare al-
le due e mezza di pomeriggio. Mi metto a parlare
con Altin e capisco che se puta caso decidesse di fa-
re il terrorista sarebbero pasticci: ha curato ogni
dettaglio. qui da due giorni. Ha parcheggiato la
macchina qua davanti una settimana fa. Ha tutto
doppio, domande, buste, cedole, nel caso qualcosa
sinceppi durante la ricezione. il bisogno dice,
sorridendo. Gi.
Ore 6.15. Lalba. I camion della nettezza urbana,
gli uccellini, il cielo che schiarisce. Altin ha reclu-
tato Anna per fare le prove della consegna: prima
lui fa limpiegata e Anna deve fare il gesto di conse-
gnargli buste e cedole, che lui fa il gesto dinfilare
nella macchinetta. Poi il contrario. Sulla ricevuta
lorologio delle poste segner lora al millesimo di
secondo, spiega, e lui si sta allenando a limare al
massimo i tempi.
Ore 13.40. Ci siamo. Brachi fa entrare i primi ses-
santa e li sistema in coda nel labirinto di nastri. Ha
organizzato tutto alla perfezione e tutto filato li-
scio. Alle sette ha aggiornato la lista, poi ha distri-
buito i numeri e nessuno ha nemmeno potuto pro-
vare a fare il furbo. Ora passa lungo la coda e cam-
bia i soldi a chi ne ha bisogno, cos che tutti li ab-
biano contati e non si perda tempo a fare i resti.
Manca quasi unora e tutto gi pronto. Io sono ri-
masto fuori e la separazione da Anna stata quasi
toccante.
Ore 14.20. Attraverso il vetro tempestato di rifles-
si, vedo che gli sportelli a disposizione sono quattro,
perci essere primi o quarti non faceva differenza.
Anna, Altin, il suo amico e una ragazza disabile so-
no gi davanti alle impiegate, ma bisogna aspettare
lora precisa.
Ore 14.38. Anna esce, sorridente. Mi d la mia ri-
cevuta e io guardo subito lora: 14.31 minuti, 36 se-
condi, 987 millesimi. Ce lho fatta di sicuro. Lab-
braccio, ma ecco che esce Altin, rosso in viso, laria
disperata. 14.32 e rotti, per lui, perch limpiegata si
incasinata e Altin piombato nella disperazione.
Non ce la far - ripete - con 32 non ce la far mai!.
Cerco di farlo ragionare: come possono essergli pas-
sate davanti centottanta persone in due minuti? Ma
lui comincia a sbrodolare che per gli albanesi la
quota minore, scuote il capo, non si d pace. Lo ab-
braccio, gli ripeto che ce lha fatta, pu stare tran-
quillo e alla fine si calma un po. S - ammette - ho
speranza. Poi mi chiede che ora ho spuntato io e
non ho il coraggio di dirgli che gli ho dato quasi un
minuto, non lo reggerebbe. Eee, 14.34 - dico-. Ma ho
speranza anchio. Chi non ce lha di sicuro la mas-
sa di cento e pi persone che si snoda nella fila e im-
pegner lufficio postale nelle prossime due ore con
la consegna di domande del tutto inutili. Perch que-
sta legge assurda, assurda. E se puta caso Altin ri-
manesse davvero fuori, sarebbe anche disumana.
Sandro Veronesi
Immigrati
Ore 12.15. Ho bisogno di assumere una
persona che vive in Etiopia. Ho deciso: passer
la notte davanti allufficio postale
la Repubblica,
sabato 31 dicembre 2005
Luca Doninelli. Carocollegaeami-
co, autoredel Crollo delle aspettative
(Garzanti), che magnifico libro sul-
lattuale Milano senza testa n coda
n parametri, in attesa di angeli
sterminatori (alla Testori) di ba-
scia modaioli smangiati da nevrosi fighet-
teecoatte, frapaninotecherock-sushi alternative
e coca-Angst da happy hour in etnoslow-winebar
di provocazione e tendenza. In scarpe color cac-
china. Tutto bene?.
Generazionalmente, come se unalluvione
della memoria abbia rimosso la citt dove abita-
vano praticamente vicini Soldati e Buzzati, Bac-
chelli e Montanelli, Montale, Quasimodo, Bo, An-
ceschi, Vittorini, Ottieri, Testori, Soavi, Sereni, e
altri letterati e poeti, con editori molto persona-
li e individualissimi come Valentino Bompia-
ni e Livio Garzanti e Leo Longanesi e Giangiaco-
mo Feltrinelli. E architetti memorabili. E teatri
constagioni ricchissime: il Nuovo, lOdeon, il Pic-
colo, lindimenticabile Lirico; e perfino lOlimpia
e lExcelsior. E cartelloni della Scala con decine
di noviteripreseeartisti eccelsi. Qui bastarive-
dere le vecchie pagine cittadine degli spettacoli,
conmentalit obiettiva e statistica. Enonfranare
nellelegia, fraViaSenatoeviaSpigadovesi abit
(come pure a Roma, tra via Mario de Fiori e via
Frattina), sulla scomparsa delle camicerie e li-
brerie e cartolerie e salumerie, nelle strade ora
pienedi scarpeevaligieidenticheintutti i pisi-
nistri aeroporti. (Avendo gli armadi pieni di grif-
fes assolutamente vintage, sar piuttosto il ca-
so di fare unasta di modernariato storico?).
Forse si sente di pi lestinzione di unarguzia
dialettale, popolareearistocraticainsieme, para-
gonabilesoltantoallanalogosenseof humour na-
poletano e veneziano. Niente di simile, tra i sar-
casmi fiorentini duri, o romani grevi, o emiliani
triviali. Mentre a Milano corrispondeva anche un
certo gusto, tradizionalmente interclassista, nel
mangiare, nel vestirsi, nella musica.
Portinaie, pizzaioli, gondolieri, fruttivendole,
conti e marchese, ciaparatt e balabiott, Mercerie,
Sancarlino, Verzee. LItalia etnica, fra Goldoni e
PortaeTessaei DeFilippo. Dmel dimn, quan-
doil cameriereannuncialamortedel fratello. E
insc, anca incoeu, fra una robba e laltra, emm fatt
mesd, dopounfuneraledi mariti omogli. Dopo
ci darn la Corsica!, sotto i bombardamenti, in
cantina. Ele barzellette sulloffellee, e il cervelee, e
men i ciapp piuttosto che non battes i ciapp o
and d via i ciapp...
Lintraducibilitdel dialettopiarduacheal-
trove, per. Neanche il Varon milanes - primo
(1606) lessicovernacolarelocale, riportatodaDan-
te Isella in Lombardia stravagante (Einaudi) - ten-
ta di spiegare al forestiero la differenza fra
ciapp (chiappe) e ciapp (prendere). Come si
orienter unviaggiatore fra cippel (acchiappa-
lo) eciappll (coccetto) eciapptt (chiappette)?
NellItaliadi ieri, i DeFilippoelecompagnieve-
nete erano facilmente comprensibili anche a Ro-
maeaMilano. MaaRomaanchegli spettatori pi
volonterosi noncapivanoi popolarissimi Legnane-
si n le canzoni di Enzo Jannacci. Eoggi, recipro-
camente, certefamiglieabitanti aMilanoprotesta-
noperchnellescuolevengonoforniti prontuari di
idiomi ecibi ecostumi locali simili aquelli peri tu-
risti giapponesi nella cultura ambrosiana e mene-
ghinaimpegnatanel prt--porter.
Cos, lintegrazione multi-culti finisce o inco-
mincia coi rimpianti dei Celentano e degli Zavat-
tini per quei verdi pascoli conerba e pallone, do-
ve poi hanno costruito i casermoni, per i cen-
tri sociali protestanoperchnonbastanomai per
dare alloggi ai baraccati vecchi e nuovi...
Guardando poi le mappe, e contando i diametri
apassi: lemuraspagnolemilanesi noneranoeso-
nocirconvallazioni piampiedel RingaVienna?E
paragonandolefacciatearcigneai cortili ariosi: non
si vedono anche a Parigi o a Pechino, i prospetti
ostili sustradaacui corrispondonocorti egiardini
allinterno? Basta controllare le abitazioni signori-
li a Roma, del resto. Facciate decorose e ridipinte,
fuori. Maaffacciandosi dallecucine: balconi carichi
di rottami erifiuti, cortili comediscarichedi relitti.
(Un tipico tema per Gadda: il vero volto zotico del
condominio distinto, ignaro che inFrancia i cor-
tili sono giardini interni e i bimbi non strappano i
rami comenei nostri parchi pubblici...).
Per le tristi mostre attuali sugli epigoni cara-
vaggeschi e sui conformismi dei cardinali Borro-
meo - con quelle pubblicit devozionali da toc-
carsi lepalle - nonsoloci testimonianochelaMi-
lano spagnola e dei Promessi sposi riusc lunga-
mente ad essere una citt fra le pi noiose dEu-
ropa: chancesemprel l per riproporsi. Inoltreci
rammentano che nessuna grossa citt europea
(con o senza lotte intestine da reprimere) pass
tanti secoli come colonia sotto governatori stra-
nieri. Francesi, a partire da Luigi XII nel tardo
Quattrocento, poi Napoleone ed Eugenio
Beauharnais, e finalmente Piazza Affari e la Sca-
laei salottini. Spagnoli, coneditti eprecetti sure-
ligione e famiglia, da Filippo II a Zapatero. Au-
stro-tedeschi, daRadetzky aHitler, sempresul ter-
ritorioenellebancheeassicurazioni, concarceri
ove sia il caso. Inglesi, imperialisti efficaci di lon-
tano, conlaVocedi Londraei bombardamenti di
Churchill e gli attuali giornali della City, indi-
scussi come gi i Vangeli. Cos i bambini doman-
dano: maintanto, aTorinoeaNovara, chi coman-
dava e incassava, rispetto a Monza?
TACCUINO
di Arbasino
Ovvero il paese dei balocchi, dove si finisce ciuchini. la partita in corso a Parigi, tra giovani asini e potenti impotenti
La Francia condannata a rigiocare, senza sosta,
la rivoluzione, a rifare il processo a Luigi XVI e a ta-
gliargli la testa (Alain Finkielkraut). [1]
Alberto Ronchey: Prima, da ottobre a novembre, le
sommosse incendiarie nelle periferie urbane, dove fi-
gli e nipoti dei milioni dimmigrati africani conte-
stavano il modello francese di societ plurietnica in-
tegrata. Poi, dal 7 marzo, il governo ha dovuto fron-
teggiare linsorgere della Sorbona e di numerose al-
tre Universit ribelli alla legge del contratto di pri-
mo impiego per i giovani sotto i 26 anni, revocabile
senza vincoli dalle imprese nel biennio iniziale. Fra
le due ribellioni comune il carattere di moti gene-
razionali, dinanzi alle scarse disponibilit di lavoro
stabile. [2]
La legge sul lavoro precario dei giovani ha portato
la Francia sullorlo di una crisi politica il cui esito
verr deciso sulle piazze e sui boulevards. Bernar-
do Valli: una vecchia tradizione parigina. [3]
Massimo Nava: La Francia sta vivendo unaltra ri-
voluzione conservatrice, la contraddizione in termi-
ni di un Paese che insorge per non cambiare. suc-
cesso per il referendum europeo, per le riforme, per
il servizio pubblico e per le privatizzazioni. E suc-
cede oggi per il contratto giovanile
di primo impiego. [4] Il contratto di
prima assunzione stato approvato
dal Parlamento francese il 9 marzo,
nel complesso della cosiddetta
Legge per le pari opportunit.
un contratto a tempo indetermina-
to destinato ai giovani sotto i 26 an-
ni per le imprese che hanno pi di
20 dipendenti: prevede la possibi-
lit di licenziamento senza giustifi-
cato motivo nei primi due anni. [5]
Antonio Sciotto: Il nuovo contratto
per gli under 26 ha due interpreta-
zioni. Quella del governo Villepin,
che lo traduce contrat premiere
embauche (di prima assunzio-
ne): due anni in cui limpresa ti
pu licenziare senza giusta causa. E
quella, decisamente pi simpatica,
degli studenti e dei giovani precari:
contrat poubelle ebauche, ovvero
contratto di assunzione spazzatu-
ra. Un lavoro bidone, precarizzato
ed esposto al continuo ricatto. [6]
La Francia si abituata a non far
lavorare i suoi giovani (il sociologo
Luis Chauvel). Domenico Quirico:
Se qualcuno gli rivela, con una
legge, che qualcosa va male sono
pronti a ghigliottinarlo. [7]
Finkielkraut: uno spettacolo che provoca molta
tristezza, tanto pi che lo scopo di questa rivoluzio-
ne fantasmatica , sembra, un contratto a tempo in-
determinato per tutti: cio lassistenza, un impiego
statale universale. E allora, perch non rivendicare
subito la pensione a 18 anni?. [1] Tito Boeri: Le
riforme del mercato del lavoro infiammano le piaz-
ze. Anche perch si continuano a commettere gli
stessi errori, creando due mercati del lavoro paral-
leli e rendendo pi difficile il passaggio dalluno al-
laltro. [8]
Quando i giovani scendono in piazza la maggioran-
za dei francesi spesso con loro, contro il potere. Val-
li: un vecchio rito, che di solito fa non poche vit-
time politiche. La piramide del potere in Francia
rigida. Resiste ai colpi. Lha provato durante la re-
cente rivolta delle periferie, quando i figli degli im-
migrati bruciavano le automobili, le scuole, e qual-
che chiesa, ai margini delle citt, senza osare ad-
dentrarsi nei quartieri borghesi. E dopo giorni di
ansia, nel timore che il fuoco appiccato alle auto-
mobili si estendesse alle abitazioni e trasformasse
la protesta in una strage, il Paese ritornato alla
normalit. Vale a dire ha promosso dibattiti ed esa-
mi di coscienza per capire i motivi dellinsurrezio-
ne dei giovani maghrebini discriminati e relegati
nelle banlieues sinistre di Parigi o di Lione. Le ana-
lisi sociali sullintegrazione degli immigrati e i rela-
tivi mea culpa non si erano ancora conclusi, quando
la nuova protesta giovanile contro la precariet si
accesa in tutto il Paese. [3]
Tantissimi adulti hanno marciato insieme agli stu-
denti. Sciotto: Solidarit la parola pi ricorren-
te negli slogan e sui cartelli: Insieme in piazza, da
soli siamo fragili. [6] Finkielkraut: Gli adulti ga-
reggiano in demagogia. Una maggioranza nata in
Francia per la perpetuazione di un modello socia-
le che non funziona pi, che approfondisce il defi-
cit e che dunque mette in pericolo, precisamente,
quelli che nasceranno dopo di noi. Ho sentito alla
radio una giovane dire che era favorevole ad un
contratto a tempo indeterminato per tutti e che era
per una regolarizzazione di tutti gli stranieri clan-
destini. Un tale programma rovinerebbe la Francia
in un quarto dora, e invece di dirglielo, il giornali-
sta ha elogiato la sua generosit. E dare a questa
stupidaggine lalibi della generosit una vera ca-
tastrofe. [1]
Violenze a parte, gli studenti francesi fanno bene o
fanno male a protestare? Andr Glucksmann: Fanno
bene. Mostrano fierezza e saggezza, perch il con-
tratto di primo impiego voluto da Villepin non af-
fatto un passo liberale verso lapertura del mercato
del lavoro. Al contrario, il Cpe una misura insuffi-
ciente che non riuscir a creare nuova occupazione
ma perpetuer le garanzie e i privilegi dei lavorato-
ri adulti gi inseriti. Sembra linizio di una riforma,
in realt una mossa conservatrice. [9] Gran parte
degli studenti non sar toccata dalla riforma, che si
propone di far uscire dalla disoccupazione i giovani
che non hanno fatto lunghi studi. Tito Boeri: Per chi
ha una laurea, anche breve, il tasso di disoccupazio-
ne del 5%, molto basso se si tiene conto che chi ha
una laurea non disposto ad accettare il primo im-
piego che gli viene proposto. Ben diversa la situa-
zione dei giovani delle ZUS (zone urbane sensibili),
in cui il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni
del 36% e raggiunge il 40% tra le donne extra-comu-
nitarie. Dunque sin qui le proteste sono state spinte
da ragioni soprattutto di natura ideologica. [8]
Villepin sostiene che il Cpe un modo per dare la-
voro ai ragazzi delle banlieues. Glucksmann: Io con-
testo latteggiamento di base. A una discriminazio-
ne per luogo (la periferia) e per razza (i figli degli
immigrati nordafricani) si aggiunge ora una terza di-
scriminazione, per et: i giovani sotto i 26 anni. Suc-
cessivi governi di destra e sinistra hanno ignorato
una disoccupazione cronica al 10%, e ora ciascun
giovane ha la prospettiva di pagare la pensione a tre
60enni, poi di saldare la montagna di debito pubbli-
co accumulata dallo Stato, e in pi potr essere
mandato a casa in ogni momento. unumiliazione.
Occorre una riforma complessiva e organica, non
scaricare solo sugli studenti tutto il peso di un falli-
mento. [9]
possibile che ai ragazzi delle banlieues il nuovo
contratto non piaccia affatto. Boeri: Secondo le stime
di due economisti del lavoro francesi, Pierre Cahuc
e Stephane Carcillo, i due nuovi contratti istituiti da
De Villepin (il CNE e il CPE) non creeranno pi di
70.000 posti di lavoro nei prossimi tre anni. Ben po-
co se si pensa che ogni anno in Francia ci sono pi
di 6 milioni di assunzioni e cessazioni di rapporti di
lavoro. Perch un impatto cos modesto sulla crea-
zione di posti di lavoro? Perch gi oggi le imprese
francesi possono assumere con contratti flessibili.
[8] Una Sabine che partecipa alla protesta: Per me
precario anche chi lavora a tempo indeterminato.
Penso ai miei amici che lavorano nella ristorazione,
in catene come McDonalds: un part-time di poche
ore a settimana, ma lazienda cambia a piacere i tur-
ni, disponendo del tuo tempo come vuole. [6]
Fra i giovani limpiego precario viene chiamato
usa e getta. Ronchey: Il governo risponde che non
si pu avere tutto garantito e subito allinizio della
vita lavorativa. Dunque, occupati licenziabili nei
primi due anni oppure disoccupati? Meglio i con-
tratti a termine, o i part-time, o i deboli ammortiz-
zatori sociali a integrazione del lavoro nero? Que-
stione molto complessa, che De Villepin ha tentato
di superare con una legge forse troppo semplice. [2]
Per un giovane meglio un lavoro precario o nessun
lavoro? Glucksmann: Molti commentatori dimenti-
cano che esiste una specificit francese. Nel model-
lo danese di cui tanto si parla, accanto alla flessibi-
lit resiste un sistema di protezione sociale dei la-
voratori. In Gran Bretagna e Stati Uniti tutto il mer-
cato del lavoro pi aperto, la flessibilit riguarda
anche i cinquantenni. La Francia invece, dopo 30
anni di immobilismo di destra e di sinistra, allim-
provviso vuole fare pagare la fattura solo ai giovani,
gli unici licenziabili a piacere. Tutti gli altri lavora-
tori conservano i privilegi, e infatti i sindacati fino-
ra sono intervenuti a malincuore. [9]
Quella delle nuove generazioni non la sola que-
stione complessa, o difficilmente trattabile, nelle me-
no flessibili economie dEuropa. Ronchey: in-
certa, e non affrontata con sufficienti analisi, anche
la condizione di numerosi anziani. Nellera della
longevit di massa restano ancora validi e tuttavia
possono pensionarsi appena poco pi tardi rispetto
al passato, con una spesa insostenibile per la pub-
blica finanza che graver sulle nuove generazioni.
Se per let pensionabile verr davvero dilaziona-
ta in proporzione alla longevit, si potr obiettare
che gli anziani ostacolano lingresso dei giovani sul
mercato del lavoro. Simili contraddizioni incombo-
no su tutte le societ avanzate, o quasi. Eppure ne-
gli Stati Uniti la disoccupazione oggi al minimo,
4,7 per cento. Perch? Se ne pu discutere, o si pu
solo ripetere che quello un altro mondo, come
il Giappone?. [2]
La Francia per lEuropa un laboratorio. Antonio
Golini: La rivolta dei giovani francesi riflette una la-
cerazione fra le generazioni - quella dei lavoratori a
tempo indeterminato, i padri, e
quella dai lavoratori precari, i fi-
gli. [10] Giorgio Ferrari: I cas-
seurs di oggi - a differenza di quel-
li di quarantanni fa - non lanciano
pietre contro lo Stato, ma al con-
trario chiedono pi Stato. Maggior
presenza della funzione pubblica
nella vita privata, maggiori am-
mortizzatori sociali, pi protezione
contro la precariet, individuando
nello spettro di una societ ultrali-
berista lantitesi di ci che lEuro-
pa dei cittadini ingenuamente pro-
metteva: sciurezza, benessere, pro-
sperit. [11] Nava: Se la piazza
vince, la Francia celebrer unal-
tra rivoluzione, con i simboli del
Sessantotto rovesciati: lo Stato-
provvidenza non si abbatte, si con-
serva. [4]
Fino a un paio danni fa la Francia
si candidava a guidare il treno del-
la modernit e a fare dellEuropa
una superpotenza economica nel-
larco di un decennio. [11] Valli:
Nelle prossime ore si gioca, nelle
scuole e nelle universit, oltre che
sulle piazze e sui boulevards, e
non soltanto sulle rive della Sen-
na, ma in quasi tutte le citt tra le
Alpi e lAtlantico, una partita il cui risultato pu
avere ripercussioni politiche molto ampie e profon-
de. Al punto da determinare, comunque influenza-
re, le elezioni presidenziali del 2007. Vale a dire la
successione di Jacques Chirac. [3]
Nella migliore delle ipotesi (per Villepin), le mani-
festazioni potrebbero spegnersi lentamente. Valli:
Oppure, nel caso il Consi-glio costituzionale do-
vesse respingere la legge, evitando a Villepin lu-
miliazione di ritirarla. Ma anche se questo si verifi-
casse, il primo ministro uscirebbe malconcio dalla
prova. [3] Quirico: De Villepin ascolterebbe vo-
lentieri il consiglio del partito socialista di cercare
una onorevole via di uscita. Il problema che non
ne ha. A studenti e sindacati, un bricolage pi reat-
tivo che costruttivo, va a genio solo la revoca della
legge. [7] Perch Villepin si messo in questo vi-
colo cieco? Glucksmann: Lanno prossimo si vota
per le presidenziali. Villepin doveva fare un gesto
spettacolare per rispondere allobiettivo successo
del rivale Sarkozy nella gestione della crisi delle
banlieues. O la va o la spacca: se il Cpe passa, Ville-
pin trionfa e pu accreditarsi come uomo forte che
sa imporre riforme impopolari; se la rivolta divam-
pa, Villepin trascina con s nella rovina anche il
ministro dellInterno Sarkozy, responsabile dellor-
dine pubblico. [9]
Villepin ha teso una trappola a Sarkozy? Gluck-
smann: Diciamo che Villepin ha ben calcolato gli ef-
fetti di una sconfitta. quasi un suicidio, ma la
priorit del premier evitare a ogni costo che
Sarkozy diventi presidente della Repubblica. Me-
glio un presidente di sinistra, e magari ritentare al
giro successivo. Del resto, come dimenticare le-
sempio del maestro di Villepin? Nel 1981 Chirac ti-
fava quasi apertamente per il socialista Mitterrand
contro il rivale di destra Giscard. [9] Il 23% dei ra-
gazzi tra i 18 e i 24 anni (fonte un sondaggio effet-
tuato a febbraio da Le Monde) voterebbe alle pros-
sime presidenziali Nicolas Sarkozy e Jean-Marie Le
Pen, seguono Lionel Jospin (13), Jack Lang e S-
golne Royal (12). Giampiero Martinotti: I giovani
temono la precariet e quelli che incontrano mag-
giori difficolt, spiegano i politologi analizzando
questi risultati, guardano verso il leader dellestre-
ma destra. E non sono fra quelli che manifestano in
questi giorni. [12]
Massimo Parrini
Vogliamo la pensione a 18 anni. Ok?
NOTE: [1] La Stampa 18/3; [2] Alberto Ronchey, Corriere della Sera 18/3; [3] Bernardo Valli, la Repubblica 18/3; [4]
MassimoNava, CorrieredellaSera18/3; [5] il manifesto, 17/3; [6] AntonioSciotto, il manifesto17/3; [7] DomenicoQui-
rico, LaStampa18/3; [8] TitoBoeri, LaStampa21/3; [9] StefanoMontefiori, CorrieredellaSera18/3; [10] AntonioGio-
lini, Il Messaggero18/2; [11] GiorgioFerrari, Avvenire18/3; [12] GiampieroMartinotti, laRepubblica18/3.
LOpa di Bazoli su Capitalia e la difesa accanita delle poltrone da parte dei manager
ANNO XI NUMERO 67 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO LUNED 20 MARZO 2006
La Stampa, gioved 16 marzo
M
ai visto nulla di simile. AllEmory University di
Atlanta, Georgia, il politologo Alan Abramowitz
uno dei pi apprezzati storici americani dei dibattiti pre-
sidenziali e non esita a confessare stupore per il modo in
cui Silvio Berlusconi ha scelto di concludere il primo duel-
lo tv con Romano Prodi, ovvero ammettendo a telecamere
ancora aperte di non essere contento del proprio risultato.
La sorpresa di Abramowitz si spiega con limportanza
che nelle campagne presidenziali americane ha lo spin
ovvero limpegno che i team dei due partiti mettono nello
spingere i media e lopinione pubblica a dare subito un giu-
dizio positivo su come andato il proprio candidato du-
rante il duello. Ogni candidato, consigliere elettorale e
sondaggista sa che lo spin pu essere anche pi impor-
tante del dibattito stesso per motivi convergenti: pu cor-
reggere allistante gli errori commessi e lopinione negli
elettori si consolida nei giorni successivi allo scontro tv.
Per avere idea dellimportanza dello spin nella gestio-
ne dei dibattiti presidenziali, alla cui metodologia il con-
fronto Berlusconi-Prodi si ispirato, basta tener presente
che in occasione dei tre duelli fra George W. Bush e John F.
Kerry nelle sale stampa di Coral Gables, St. Louis e Tempe
i rispettivi team distribuivano ai giornalisti i commenti
scritti contro lavversario a dibattito ancora in corso, al fi-
ne di influenzare a loro favore la lettura di uno scambio di
battute che stava ancora avvenendo. E ancora: appena fi-
nito il duello i pi importanti consiglieri dei candidati -
Karl Rove per Bush, Bob Shrum per Kerry - si precipitava-
no di fronte alle tv per imprimere subito uno spin favo-
revole alle immagini appena trasmesse. Tanto nel 2000 che
nel 2004 lo spin dei repubblicani ha consentito a Bush di
riprendersi da dibattiti che, secondo molti osservatori, lo
avevano visto in difficolt di fronte ad Al Gore e Kerry.
Da qui le due anomalie del comportamento di Berlusco-
ni nello studio Rai. La prima di metodo: stato lui stesso
a imprimere uno spin e lo ha fatto a dibattito ancora in
corso mentre negli Stati Uniti ci avviene a duello conclu-
so e da parte dei consiglieri elettorali. Laltra di merito:
anzich imprimere uno spin positivo alla sua prestazio-
ne in tv ha fatto lesatto contrario.
Vi sono due possibili letture del perch Berlusconi si sia
comportatoinquestamaniera: statoloscivolonespontaneo
di un leader politico indebolito ed al tramonto oppure si
trattato di una scelta voluta. A non escludere questultima
possibilitKarlynBowman, politologaedanalistaelettora-
ledel centrostudi neoconservatoreAmericanEnterpriseIn-
stitutedi Washington, secondolaqualenotocheaduncan-
didato che si trova a rincorrere pu giovare recitare la parte
dellunderdog, di chi indifficoltesi trovaasubireper re-
sponsabilit altrui. Sebbene si tratti di una tattica senza
precedenti nei dibattiti presidenziali americani - aggiungeil
sondaggista Scott Keeter che per lindipendente Pew Re-
searchCenter segu i confronti fraBusheKerry- parlarema-
le di se stessi una sorpresa che pu servire a rinfrescare il
rapporto congli elettori, renderlo pinaturale.
Ma Abramowitz non ci crede pi di tanto e, ripassando
velocemente a memoria i dibattiti degli ultimi venti anni,
ribatte: Presentarsi come lunderdog pu servire allo sfi-
dante ma non al presidente uscente perch evidente a
tutti gli elettori che essendo lui al governo lui a trovarsi
in posizione dominante.
Maurizio Molinari
Il Sole - 24 Ore, gioved 16 marzo
L
a campagna elettorale entrata nella
fase cruciale. Con il dibattito televisi-
vo tra Berlusconi e Prodi dellaltra sera.
Culminer con il confronto in tv tra Pro-
di e Berlusconi del 3 aprile. Ma anche i
talk show fiume offrono occasioni giorna-
liere ai politici di farsi propaganda. Il nu-
mero di parole speso in questa campagna
elettorale semplicemente stupefacente.
Di fatti, invece, si parla relativamente po-
co. E quando lo si fa i fatti (o cosiddetti ta-
li) sono descritti con una girandola di ci-
fre buttate a casaccio o peggio ancora
strategicamente plasmate non per
chiarire le idee agli elettori ma per
confonderle ancora di pi.
Per esempio, secondo la sinistra le fi-
nanze pubbliche italiane so-
no in gravi condizioni,
secondo la destra inve-
ce va tutto bene, nono-
stante un deficit pari al
4,1% del Pil (e anche
questa una cifra balle-
rina). Durante la campa-
gna del 2001, quando il de-
ficit pubblico era previsto
allo 0,8% del Pil (poi i dati so-
no stati pi volte rivisti e lul-
tima cifra 3,1%), le parti erano
invertite: il Governo uscente di
centro-sinistra sosteneva che la
finanza pubblica andava beno-
ne e il centro-destra affermava
che era un disastro.
Se ne avuto un esempio
anche nel duello Berlusconi-
Prodi. Durante il quale
il primo stato sicu-
ramente bravo nel
memorizzare e
sciorinare una ma-
rea di numeri, al-
cuni sensati, altri
sbagliati; ha per
incespicato sulle
fonti e raramente
stato preciso nel-
lindicare il periodo di
riferimento; la quantit
andata a scapito della qualit
dei dati che sono stati usati come
fossero parole. Allopposto, Prodi nonne
ha citato quasi nessuno, stato assai va-
go nelle risposte che richiedevano invece
dettagli numerici e di elementi di analisi
della realt, si affidato di pi alla reto-
rica.
Gli italiani hanno diritto a qualcosa di
pi e di meglio, sia dai candidati sia dai
mezzi di comunicazione. fin troppo fa-
cile (e banale) chiedere ai politici di es-
sere pi concreti e succinti, di badare ai
fatti ed evitare quei continui dibattiti ur-
lati con rituali scambi di accuse e insulti.
Raccomandazioni inutili. Ecco invece al-
cune semplici proposte concrete che po-
trebbero migliorare la qualit della cam-
pagna elettorale.
I conduttori dei talk show dovrebbero
sempre chiedere ai politici la fonte dei
loro dati e il periodo di riferimento.
Per esempio, se un politico dice loc-
cupazione salita va specificato quando
e da dove sono state prese le cifre. Lo
stesso vale per frasi come la pressione
fiscale scesa o la spesa pubblica non
aumentata.
Ai politici vanno sempre richiesti con-
fronti internazionali. Quando ci raccon-
tano che qualcosa va bene o va male in
Italia bisogna sempre che indichino cosa
accade nel resto dei Paesi industriali o
almeno nel resto dEuropa. Per esempio,
quando ci dicono che lItalia ha bisogno
di pi spesa pubblica in questo o quel
settore, ci devono indicare quanto altri
Paesi spendono per le stesse funzioni.
Oppure, se affermano che la bassa cre-
scita italiana colpa del leuro devono
paragonare la dinamica del lItalia con
quella delle altre economie di Eurolan-
dia. Se sostengono che la disoccupazione
alta nel no-
stro Paese ci
devono spie-
gare se su-
periore ri-
spetto a quel-
le in Francia e
Germania. Ma se
affermano che la
ripresa sta riparten-
do devono anche rico-
noscere che da anni la
crescita italiana infe-
riore a quella della me-
dia europea.
Ai politici che compaio-
no nei talk showo nei di-
battiti va richiesto di
mettere a disposizione in
un sito internet i fatti e le
cifre da loro citati in te-
levisione, un sito aperto
gratuitamente allo scru-
tinio degli elettori.
Dopo i duelli televisivi
e dopo ogni importan-
te talk show i quotidia-
ni dovrebbero pubbli-
care un articolo di ve-
rifica delle cifre pro-
nunciate dai politici in
questi dibattiti. Il sito
www.menostato.it/fat-
ti.html si impegnato a
farlo per i due dibattiti
dellaltra sera e del 3 aprile.
Qualcosa di analogo sta facendo il sito
www.lavoce.info. Altre fonti di informa-
zione dovrebbero seguire questo eccel-
lente esempio, non solo per il doppio
confronto tra i leader ma anche per altri
pronunciamenti effettuati durante la
campagna elettorale. Questo giornale
svolge tale compito con i servizi a pagina
12 di oggi. La stampa americana (per
esempio, il New York Times) lo fa sempre
dopo i dibattiti televisivi fra vari candi-
dati sia alla presidenza sia ad altre rile-
vanti cariche pubbliche.
La speranza che con questi accorgi-
menti i politici patiscano qualche costo
di reputazione quando esagerano nel-
limmaginazione delle cifre. Servir?
Non so, ma vale la pena di tentare perch
la posta in gioco in queste elezioni cos
incerte elevata e la nazione ha bisogno
di concretezza, non di fiumi di parole.
Alberto Alesina
Taglio del cuneo da 10 mld per lUlivo.
Cinque punti in meno di oneri sul la-
voro, per abbattere il cuneo fiscale in
un anno. Costo delloperazione: poco
meno di 10 miliardi. Romano Prodi ha
confermato che non verranno incre-
mentate le imposte indirette. Dobbia-
mo aumentare il costo del lavoro pre-
cario, diminuire il costo dellora lavo-
rata, fare in modo che convenga assu-
mere a tempo indeterminato. Tra le
forme di copertura non vi saranno mi-
sure sulla previdenza: Nessuna pen-
sione sar intaccata. Anzi nostro pre-
ciso impegno assicurare ai meno ab-
bienti che il loro potere dacquisto sar
preservato.
Quanto allIrap, si tratta di unimpo-
sta che ne ha sostituite sette e che co-
stituisce la base per finanziare la salu-
te. Non stata dichiarata illegittima.
Sar giudicata dalla Corte di Giusti-
zia.
Solo se pensi che andata male, andata male
Catalogo delle bugie (e delle mezze verit)
Dopo il confronto con Prodi, Berlusconi ha trascurato lo spin, ovvero il sentimento da diffondere allesterno
ABS T RACT S I L DUEL L O I N T V
PAGINE BIANCHE Arriviamo al nume-
ro che lha promossa capopopolo.
Nel 2002 celebrammo il decennale di
Mani Pulite con il volume che ha vendu-
to pi in assoluto: il dialogo tra Tabucchi
e Borrelli e il confronto-scontro tra Davi-
go e Ferrara. Sono pagine da antologia.
Cera gi aria da girotondi, ma nessuno
ne parlava. Fissammo la presentazione a
Milano. Si pens al Palavobis, 5.000 posti:
ma chi lo riempiva? Mi sembr una follia.
Pochi giorni prima di quella presentazio-
ne, Nanni Moretti aveva parlato a Piazza
Navona. Risultato: al Palavobis ospitam-
mo diciassettemila persone, fuori ne ri-
masero trentamila. Anche i Tg asserviti
dovettero darne notizia, seppure con un
corredo di bugie.
Presto si arriv al milione di Piazza San
Giovanni. Ma perch i girotondi si sono esau-
riti: troppi narcisi alla guida?
No, il narcisismo non centra. Quella
stagione irripetibile s come esaurita. Se
diviene un semipartito organizzato, il mo-
vimento cessa di essere tale.
Quello fu anche il numero che le cre pi
grane a sinistra.
S, avevo registrato un lungo dialogo
con DAlema, ma non fu pubblicato. Lac-
cordo era che Massimo potesse rivedere
il testo prima di andare in stampa, ma so-
lo per le migliorie stilistiche, non certo
per cambiare la sostanza. Mi torn indie-
tro un testo zeppo di correzioni: il giudi-
zio su Cofferati da negativo divenne ipo-
critamente positivo. Cos le valutazioni su
Mani Pulite, severe nella chiacchierata,
poi edulcorate o espunte. La contratta-
zione che ne segu sfior lassurdo. Fino
allultimo fui incerto se pubblicarlo o me-
no, nella versione originale. Per sareb-
be sembrata una trappola. Volarono mi-
nacce di querela. Decisi cos di lasciare
quelle pagine bianche: titoli e sommari,
ma niente testo. Spiegando perch.
(Paolo Flores dArcais a Simonetta
Fiori, la Repubblica 23/2).
VELOCITLamministratore delegato
di Telecom Italia, Riccardo Ruggiero, 46
anni il prossimo 26 agosto, avendo per-
corso a 311 allora un tratto della A 26,
Voltri-Sempione, direzione Genova, sta-
to fermato dalla Polizia stradale di Ro-
magnano Sesia e multato di 357 euro. Dal-
la patente, che dovrebbe essergli sospesa
per almeno due mesi, gli sono stati tolti
10 punti. Ruggiero si giustificato con la
frase: Stavo provando la macchina. La
macchina, una Porsche Carrera, risultava
in effetti nuova di zecca. Il record prece-
dente inautostrada era stato raggiunto da
un motociclista che tra Gattico e Borgo-
manero aveva toccato i 270. Gli esperti
confermano, per, che la migliore pista in
autostrada proprio il rettilineo tra Gat-
tico e Carpignano Sesia dove stato fer-
mato Ruggiero (Gianfranco Quaglia, La
Stampa 18/3).
AUTO La pi veloce auto esistente, tra
quelle omologate per circolare su strada,
la Bugatti Veyron, 8 litri di cilindrata
con 4 turbo e 1001 cavalli di potenza. Pu
toccare i 407 orari. Accelerazione 0-100 in
due secondi e mezzo, costo un milione e
200 mila euro (ibidem).
ULTIME SULLA DEMOGRAFIA Per-
dita di forza lavoro nel quinquennio
2006-2010: 158 mila unit. Nel quinquen-
nio 2011-2015: 218 mila. Nel quinquennio
2016-2020: 261 mila. Per forza lavoro si
intendono persone comprese tra i 20 e i
59 anni. Nel 2050 avranno pi di 60 anni
tra il 36 e il 47% degli italiani. Il 1 luglio
2005 gli immigrati in Italia erano 3,3 mi-
lioni, il triplo rispetto al 1990 (studio del
Gruppo per la Demografia della Societ
italiana di Statistica e della Fondazione
Agnelli. Mario Margiocco, Il Sole-24 Ore
18/3).
GIOVANI Una famiglia sovraccarica.
Da un lato anziani che, pur dotati spesso
di pensione che probabilmente i giovani
non avranno, devono comunque essere
seguiti e dallaltro giovani che si laurea-
no in Italia tardissimo, hanno il reddito
medio inferiore a quello di tutti i giovani
europei e stanno in casa pi a lungo di
tutti, campioni di tanguysmo, dal noto
film francese sul giovane Tanguy che non
se ne va mai di casa (ibidem).
GERMANIA I tedeschi, al tasso di na-
talit attuale, dovrebbero sparire nel
2300. Lanno scorso sono nati 676 mila
bambini, la cifra pi bassa dal 1945 a og-
gi, meno 4% rispetto al 2004. Nella gra-
duatoria europea dei nati ogni mille abi-
tanti sono adesso allultimo posto, peggio
anche dellItalia: 8,5 contro i nostri 9,7. La
Francia sta a 12,7, lIrlanda a 15,2 (Paolo
Valentino, Corriere della Sera 18/3).
DEMOGRAFIA IN TV Nelle fiction te-
levisive il 55% degli uomini e il 56% delle
donne single (dati della Frankfurter Al-
lgemeine, Valentino cit.)
BERLINO A Berlino met delle unit
familiari composta da una sola persona
(Valentino cit.).
URSULA Ursula von der Leyen, mini-
stro della Famiglia tedesco, ha sette figli
(ibidem).
FRANCIA In Francia la donna pi
amata, pi seducente e pi rappresenta-
tiva del momento , secondo unindagi-
ne del settimanale Elle, Marie-Madeleine
Cinquin, 97 anni, monaca col nome di
Suor Emmanuelle. A una vita da missio-
naria in Cairo, a Istanbul, nel Sudan, nel-
le Filippine, ha fatto seguire un ritiro in
meditazione a Frjus, nel sud della Fran-
cia. I francesi la conoscono perch sta
spesso in tv, registra canzoni i cui introiti
vanno in beneficienza e ha ricevuto an-
che la Legion dOnore. Seconda arriva-
ta la nana Mimy Mathy, attrice comica
molto popolare. Terza, Sophie Marceau.
Monica Bellucci sesta, Segolne Royal
settantunesima, Michle Alliot-Marie (mi-
nistro della Difesa) ottantaseiesima, ex
aequo con Bernadette Chirac. Scomparsa
la Bardot, Catherine Deneuve arrivata
undicesima (Giovanni Serafini, QN 7/3).
ITALIA Giornalista - Se pensa all'Italia,
che donna le viene in mente?
Isabel Allende (dopo essersi guardata
intorno smarrita) - Sophia Loren (Terry
Marocco, La Stampa 5/2).
ALTI E BASSI Nicolas Sarkozy, che le
ha appuntato in petto la medaglia di Ca-
valiere delle Arti e delle Lettere, di
venti centimetri pi basso di Monica Bel-
lucci (Serafini, cit.).
SENI Il professor Vincenzo Del Gau-
dio, a cui Cesare Lanza - incuriosito da
una dichiarazione di Alessia Marcuzzi a
Vanity Fair - aveva chiesto se il seno pu
ricrescere, ha detto che il seno non pu
ricrescere, salvo che la donna non in-
grassi o che non si consideri ricrescita il
lieve gonfiore del periodo mestruale (Ce-
sare Lanza, Libero 9/3).
CORPO Il mio seno s visto solo nelle
foto rubate col teleobiettivo. Ero in va-
canza, incinta di sei mesi. Pensavo che le
bretelle bianche lasciate dal costume sul-
la pelle fossero antiestetiche, cos mi sco-
prii. Ho capito che non lo devo pi fare,
Oggi non me ne frega niente dellabbron-
zatura integrale. Purtroppo quelle imma-
gini ancora circolano. Chi iscritto al-
lEnpals non pu manco far causa. Se ti
versano i contributi allEnte di previden-
za dei lavoratori dello spettacolo perdi il
diritto alla privacy
La foto che hanno scattato Andreas Bilte-
snich per Gq e Godly Conrad per Capital,
bench tutte a seno coperto, non erano da
educanda.
Il seno ha un valore che va oltre il si-
gnificato erotico-sessuale. Il seno la
mamma. stato dato alla donna per al-
lattare. Una cosa intima fra la madre e il
bambino. Non si presta agli amici e al
pubblico. Deve restare in famiglia.
Ma il confine del pudore dove passa? Dai
capezzoli? Dal pube? Dal fondoschiena?
Dal seno scende a tutta la zona intima,
diciamo.
Un tempo le chiamavano vergogne.
Non le definirei cos. Sono messe l
per una finalit bellissima: fare un bam-
bino. La creazione.
Parla come papa Ratzinger.
Ma di! Per, insomma, i genitali so-
no...
Sono?
Porcaccia la miseria, io quandero in-
cinta mi facevo dei film, mi dicevo: pensa
te che meraviglia, questa creatura cresce
dentro la tua pancia. E meditavo sulleti-
mologia della parola madre, che deriva
dal latino mater, materia. La donna che
d materia allo spirito. Lutero che d
corpo allanima.
Resterebbe da scoprire il didietro.
M toccato mostrarlo da giovanissi-
ma, quando fui selezionata per la pubbli-
cit degli slip Roberta. Lesperienza pi
umiliante della mia vita. Seicento ragaz-
ze con i jeans a mezzasta davanti a un ti-
zio dei provini che ti diceva: Fa vedere
il culo. Visto. Ciao. Ma quei soldi mi ser-
vivano per pagare laffitto (Michelle
Hunziker a Stefano Lorenzetto, il Giorna-
le 5/3).
PIRANDELLO Pirandello [...] si
iscritto al partito fascista dopo il delitto
Matteotti... Ha fatto questa cosa mostruo-
sa senza averne nessun bisogno. Aveva
avuto il premio Nobel, era gi famoso,
guadagnava quello che voleva. S, aveva
una famiglia numerosa ma, insomma, po-
teva andare a Parigi, a Londra a fare
quello che voleva... Come mai questuomo
che era cos fascista stato, immediata-
mente, dopo la Liberazione osannato dai
comunisti ed tuttora osannato? Mi
stato risposto che anche Balzac era di de-
stra, ma nei romanzi era di sinistra. Ora,
su Balzac sono daccordo. Ma in Piran-
dello la cosa drammatica e non sta in
piedi. Lui diceva: il mondo merda, lIta-
lia va male, tanto vale che io sostenga il
fascismo (Mario Soldati, intervista a Pier
Marco De Santi, registrata nel 1984. Anto-
nio Debenedetti, Corriere della Sera 7/3).
FELICIT La felicit riuscire a non
sentire niente (Lory Del Santo a Grazia
17/3).
La prossima scomparsa dei tedeschi
DAlema e le pagine bianche. Quando la Hunziker mostr il culo
IL CUNEO FISCALE
I giornali gli facciano le pulci (vedi a fianco)
Aspettando il 3 aprile e lennesimo fiume di parole
Buco 2001 pi alto ma conti migliori.
Un buco di 37mila miliardi nel bi-
lancio del 2001, il 3,2% del Pil di deficit
contro lo 0,8% dichiarato dai Governi
dell'Ulivo. leredit rimproverata da
Silvio Berlusconi a Romano Prodi e che
sarebbe allorigine, secondo il premier,
del disavanzoda4,1%del Pil nel 2005. LI-
stat, a marzo 2002, indic un deficit prov-
visorio 2001 dell1,4%del Pil, 17 miliardi.
Il 1 marzo scorso lo ha corretto, sempre
per il 2001, nel 3,1%di un Pil peraltro ri-
valutato: 38,7miliardi. Unaggraviodi cir-
ca21,7miliardi di euro, 42milamiliardi di
lire (40mila col vecchio Pil): pi di quan-
to detto da Berlusconi. Prodi ha omesso
di replicareche, nel 2001, il saldocorren-
te era attivo per 10 miliardi (passivo per
6,8 nel 2005) e il saldo primario inavanzo
di 40,2 miliardi contro 6,6 di avanzo 2005.
IL BUCO
Grandi opere, spesoil 10%delladote.
Corrette le cifre di Prodi sulle grandi
opere di Berlusconi: piano da 250 mi-
liardi, stanziamenti effettivi solo per il
20%, spesoil 10%. Nonvero, invece, che
il Professore ha fatto partire la variante
di valico: lhasbloccataBerlusconi.
Il premier, dal canto suo, ha ribadi-
to la leggenda dei soli 7 miliardi di
opere fatti partire dalla sinistra. Poi ha
fatto ricorso a un concetto annacquato
per i propri lavori: non pi il cantiera-
to o lappaltato, ma il vago risorse
messe in circolo. Da qui la confusio-
ne: messi in circolo gi 51 miliardi,
che diventeranno 73 con il prossimo
Cipe. Il Cipe ha gi approvato opere
per 73 miliardi, ma, come dice Prodi, il
livello degli stanziamenti e della spesa
molto pi basso.
LE GRANDI OPERE
Nonclarilevazionedi 10milascioperi.
L85% dei 10 mila scioperi allanno
stato fatto per motivi politici. La
percentuale fornita da Berlusconi non
trova riscontro nei dati forniti dallI-
stat, mentre manca una rilevazione sta-
tistica ufficiale che confermi il dato as-
soluto di 10 mila scioperi. Secondo lI-
stat da gennaio a ottobre del 2005 il
numero di ore non lavorate per con-
flitti stato di 5,5 milioni. Di queste, il
60,2%, da imputare a conflitti per il
rinnovo del contratto di lavoro. Pi
articolata lanalisi degli studiosi di La-
voce.info che calcolando, sempre su
dati Istat, le ore non lavorate dal 2001
ad oggi sono arrivati alla conclusione
che gli scioperi per motivo politico
quandanche potessero essere fatti
coincidere con tutti gli scioperi di so-
lidariet e tutti gli scioperi per altre
cause, si attesterebbero al massimo
tra il 10 e il 18 per cento del totale.
GLI SCIOPERI
Al lavoro 22,5 milioni. Ultimi tre me-
si in calo.
Il Governohacreatomolti posti di la-
voro. Berlusconi non specifica quanti
ma dice che sono 22 milioni 600 mila gli
italiani che oggi sono al lavoro e che
questo un record storico. LIstat regi-
stra (lultimo dato relativo al terzo tri-
mestre 2005) 22 milioni e 542 mila occu-
pati. Si tratta del numero maggiore dal
1993: nellultimo decennio infatti questo
dato progressivamente cresciuto. Il
balzo da 20 milioni a 21 datato fine
1999, e da 21 a 22 milioni, invece, terzo
trimestre 2002. Il dato generale fornito
dal presidente del Consiglio allontana
per lanalisi dallandamento degli ulti-
mi mesi che sembra invece evidenziare
un esaurimento di questa spinta: i 22,5
milioni di occupati del terzo trimestre
2005sonoinfatti incalorispettoai 22mi-
lioni e651miladel trimestreprecedente.
I POSTI DI LAVORO
La maxi-sanatoria e 800mila clande-
stini.
Regolarizzati 630 mila immigrati,
contratti di lavoro per altri 170 mila
proprio in questi giorni. Berlusconi
sullimmigrazione snocciola cifre ele-
vate e in effetti la sanatoria del 2003 -
che, per lesattezza, ha rilasciato
640.011 permessi di soggiorno, la gran
parte delle 700 mila domande presen-
tate - stata una delle pi grandi dEu-
ropa. Tutte le cifre sugli immigrati so-
no salite vertiginosamente. Secondo
lEurispes i clandestini sono oggi 800
mila mentre gli stranieri regolarmente
residenti ammontano a quasi tre mi-
lioni di persone e nel periodo 2001-
2005 sono aumentati, secondo listituto,
dell80%. Anche i clandestini riportati
nei paesi dorigine non sono pochi: dal
2001, ogni anno, circa 70 mila immigra-
ti irregolari sono stati rimpatriati.
GLI IMMIGRATI
Corriere della Sera, sabato 18 marzo
D
i fronte a un prodotto come Roma, lo sceneggiato televi-
sivo, si possono avere due punti di vista. Si pu conside-
rare con simpatia il tentativo di mettere in luce il carattere
brutale dello stile di vita e della mentalit dellantica Roma
(il film riguarda gli anni 52-49 a.C.). Ovvero manifestare sgo-
mento di fronte alla massa di errori di fatto, anacronismi,
confusioni, impostazioni erronee etc. che fanno di questo
film un esempio insigne di disinformazione storica.
Il primo punto non deve essere sottovalutato. C del vero
nella resa estremamente realistica di quella brutalit diffu-
sa. Una brutalit che si esprime innanzi tutto nella guerra,
che in tanto sussiste ed cos pervasiva in quanto la guerra
determina e permea di s tutta la realt romana. La guerra
lo strumento dellarricchimento individuale e collettivo, il
pilastro della societ schiavistica. Egli uomini che fanno in-
nanzi tutto e sopra ogni cosa il mestiere delle armi sono ani-
maleschi in ogni loro manifestazione e assassini in ogni loro
comportamento. Del resto - come ricorda spesso Hanson nei
suoi libri - nessuna guerra quanto la guerra degli antichi era
una palestra di assassinio come pratica individuale, culmi-
nante nel corpo a corpo col singolo nemico nel corso della
battaglia. Questo reso bene nel film, e si iscrive in una or-
mai consolidatatradizionecinematografica(archetipo: Il gla-
diatore). Bene reso il rapporto animalesco di questi guer-
rieri, anche di rango elevato ( il caso di Pompeo, nella pri-
ma parte di questo film), conil mondo femminile. Edel peso
- nonostante tutto - del mondo femminile nella vita romana il
film cerca di dar conto, anche se, talvolta, in modi ingenui e
quasi manualistici.
Dettoci, sorgeladomanda: perchunaproduzionedi que-
stogenere, chepotrebbeavereil meritodi sbrinare il mon-
doclassico, di ricondurloallesuedimensioni effettive, di can-
cellarne lodiosa monumentalit, deve poi essere macchiata
di tante sciocchezze e invenzioni per quel che riguarda i dati
di fatto? Perch tanta e cos profusa ignoranza? ridicolo
che, sindalle prime battute, venga detto e ripetuto che la lot-
ta in corso, a Roma, nel 52 a.C., fosse tra patrizi e plebei. Non
passa per la testa dellautore della sceneggiatura, che da al-
meno due secoli vi era, al comando della Repubblica, una
unica nobilitas patrizio-plebea. Tale nobilitas , nel suo in-
sieme, lantagonista di quel proletariato militare legato per-
sonalmente ai potenti comandanti di legioni che sar la base
socialedel cesarismo. Nel filmladisinformazionestorica
grandesoprattuttoquandosi trattadellarealtsocialeroma-
na e delle ragioni e della dinamica della guerra civile cesa-
riana. surreale sentire il giovanissimo Ottaviano preconiz-
zare, atavola, cheCesaresarcostrettoallaguerracivileper-
ch gli schiavi faticano fino a schiattare e i nobili si arric-
chiscono. Cos, conmossadavveroimprevista, lapostaingio-
co della guerra civile diventa il riscatto degli schiavi!
La ben nota controversia giuridico-costituzionale tra Ce-
sare e il Senato viene presentata, contro ogni possibile fon-
te, in questi termini: Cesare vuole lIlliria, ma il Senato gli
contropropone di accettare alcuni anni di esilio se nonvuo-
le essere proscritto. Siamo dunque di fronte ad un coacer-
vo di sciocchezze. Di Cesare - che gi a Ravenna - viene det-
to che passer le Alpi e marcer su Roma. E Cesare, per
parte sua, durante il comizio a Rimini di fronte alle sue trup-
pe fedelissime, promette di gettare la feccia pompeiana
dalla rupe Tarpea! Cicerone una vera macchietta, e nel
film quasi un giovane. Egli addirittura rappresentato
mentre, in Senato, implora Marco Antonio di opporre il veto
alle decisioni del Senato. Cosa nonpossibile per varie ragio-
ni: tra laltro perch inquelle drammatiche sedute senatorie
dellinizio gennaio 49 Cicerone nonera nemmeno a Roma. E
certo mai avrebbe agito a quel modo. Unultima notazione.
La presenza di Azia, madre di Ottaviano, letteralmente os-
sessiva lungo tutto il film. Non vi alcun fondamento a so-
stegno di una tale centralit. Ma decisamente ridicolo far-
ne, tra laltro, lamante infaticabile di Marco Antonio. Divul-
gare errori il peggio che si possa fare. il pigrande aiuto
che si possa dare al conservatorismo culturale e alla difesa
di tipo passatista dello studio degli antichi.
Luciano Canfora
I romani erano degli assassini, come si visto in tv. Ma quanto al resto...
IL FOGLIO quotidiano
ORGANO DELLA CONVENZIONE PER LA GIUSTIZIA
Direttore Responsabile: Giuliano Ferrara
Vicedirettore Esecutivo: Ubaldo Casotto
Vicedirettore: Daniele Bellasio
Redazione: Annalena Benini, Maurizio Crippa
Stefano Di Michele, Marco Ferrante, Alessandro Giuli
Paola Peduzzi, Marianna Rizzini, Christian Rocca
Guia Soncini, Nicoletta Tiliacos, Vincino.
Giuseppe Sottile (responsabile dellinserto del sabato)
Editore: Il Foglio Quotidiano societ cooperativa
Largo Corsia dei Servi 3 - 20122 Milano
Tel. 02.771295.1 - Fax 02.781378
Presidente: Giuseppe Spinelli
Consigliere Delegato: Denis Verdini
Consigliere: Luca Colasanto
Direttore Generale: Michele Buracchio
Redazione Roma: Lungotevere Raffaello Sanzio 8/c
00153 Roma - Tel. 06.589090.1 - Fax 06.58335499
Registrazione Tribunale di Milano n. 611 del 7/12/1995
Telestampa Centro Italia srl - Loc. Colle Marcangeli - Oricola (Aq)
STEMEditoriale spa - Via Brescia, 22 - Cernusco sul Naviglio (Mi)
S.T.S. spa V Strada 35 - Piano DArci (Ct)
Centro Stampa LUnione Sarda - Via Omodeo - Elmas (Ca)
Distribuzione: SO.DI.P. spa Via Bettola 18
20092 Cinisello Balsamo Tel. 02.660301
Pubblicit: P.R.S. Stampa Srl
Via B. Quaranta 29 Milano, Tel 02.5737171
Pubblicit legale: Il Sole 24 Ore Spa System
Via Monterosa 91 - 20149 Milano, Tel. 02.30223594
e-mail: legale@ilsole24ore.com
Abbonamenti e Arretrati: STAFF srl 02.45702415
Una Copia Euro 1,00 Arretrati Euro 2,00 + Sped. Post.
ISSN 1128 - 6164
www.ilfoglio.it e-mail: lettere@ilfoglio.it
Firme
MASTROLILLI Paolo. 41 anni, di Roma.
Laureato in Storia contemporanea alla Sa-
pienza, master ingiornalismoallaColumbia
University di New York, ha cominciato a 21
anni conIl MessaggeroeRadiorai. Poi hala-
vorato per cinque anni agli Esteri del Tem-
po. stato corrispondente dagli Stati Uniti
per Avvenire e Radio Vaticana per sette an-
ni. Dal primonovembredel 2001 allaStam-
pa come corrispondente da New York. Col-
labora con Limes. Ultimi libri: Lo specchio
del mondo, sullOnu, e LItalia vista dalla Cia ,
scritto con Maurizio Molinari, tutti editi da
Laterza. Hobby: lettura, viaggi e sport (pal-
lacanestro, sci, immersioni subacquee).
MOLINARI Maurizio. 42 anni, di Roma.
Laureato in Scienze politiche e Lettere, ha
cominciato nel 1984 a La Voce Repubblica-
na, poi passato al Il Tempo , allIndipen-
dente e di nuovo al Il Tempo. Dal 97 alla
Stampa, dal 2000 corrispondente, prima a
Bruxelles ora a New York. Si sempre oc-
cupato di politica estera e questioni diplo-
matiche. Primo pezzo: un reportage dal Li-
bano del sud (lo propose a La Voce Repub-
blicana che poi lassunse). Tra i libri, Linte-
resse nazionale (Laterza, 2000). Ama i viaggi e
lelingue. Sposatodal 94 conMicol: Accett
di sposarmi anche se ero disoccupato. LIn-
dipendente, dove lavoravo in quel momen-
to, aveva chiuso da due settimane.
PARRINI Massimo. 36 anni, di Livorno.
Laurea in Economia Politica alla Bocconi,
collabora dal 1996 col Foglio dei Fogli (dal
2002 realizza lapertura di prima pagina).
Sposato con Sara, manager di una multina-
zionale conosciuta alluniversit, la segue
in giro per il mondo: dal 2001 al 2005 ha vis-
suto ad Hong Kong, adesso sta a Lisbona.
PENATI Alessandro. 54 anni, di Milano,
laureato alla Bocconi, Phd in economia al-
lUniversit di Chicago. Editorialista di Re-
pubblica, precedentemente del Corriere
della Sera e del Sole-24 Ore. Ha lavorato al
Centro studi del Fondo monetario interna-
zionale di Washington. stato vice-presi-
dente del Teatro La Scala. sposato e ha
una figlia di 11 anni, Amalia. Passione: la
musica classica.
VERONESI Sandro. 47 anni di Firenze,
scrittore, collabora con il Corriere della Se-
ra. Ha scritto i primi racconti a 25 anni. Do-
po vari reportage per il manifesto, nel 92
passato a lUnit (fino al 96). Tra i libri: Per
dove parte questo treno allegro (Theoria, 88,
ora tascabile Bompiani); Live (Bompiani,
96), raccolta di cronache, inchieste e ritrat-
ti pubblicati su lUnit dal 92; Venite venite
B-52 (Feltrinelli, 95); La forza del passato
(Bompiani, 2000); lultimo:
Caos calmo (Bompiani
2005) ha vinto i premi
Campiello e Viareggio.
Tre figli: Umberto, Lucio
e Gianni. appassionato
di cinema.
ANNO XI NUMERO 67 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO LUNED 20 MARZO 2006
RCSIl pattodi sindacatoRcs harinnovato
finoal 2009laccordooriginariamentevalido
fino al luglio 2007. Il nuovo patto, che rag-
gruppa il 63,5 per cento del capitale, pro-
rogabileancoraper unulterioretriennio. Se
la composizione dellazionariato di maggio-
ranza viene confermata, probabile lo sar
anche quella del cda che si presenter in
scadenzaallassembleaRcs del 27aprile, con
il possibilearrivodi dueindipendenti inpi
chedovrebbeportarea21il numerodei con-
siglieri. Questa decisione lascia aperta la
possibilit che Benettonpossa entrare nella
compagine. Per quanto riguarda leditoriale
di Paolo Mieli che ha schierato il giornale
conProdi, lamministratoredelegatoVittorio
Colao ha smentito il calo delle vendite e ha
presentato i conti del 2005, chiusi con ricavi
consolidati per 2.191 milioni (erano 2.150,8
nel 2004) e un risultato netto raddoppiato a
219,3 milioni. In crescita anche i ricavi pub-
blicitari del gruppo (+4,9%) (Antonella Oli-
vieri, Il Sole-24 Ore 18/3).
ALITALIAIl ministero delle Attivit pro-
duttive ha dato il via libera per la cessione
del gruppoVolareallAlitalia. Ladecisione
arrivatadopocheil tribunaledi Romahare-
spinto i ricorsi presentati da Air One. Con
lacquisizione di Volare (che coster 38 mi-
lioni di euro), lAlitalia potr lanciare una
compagnia low cost sulle rotte nazionali.
LAir OnechiedeallAntitrust di intervenire:
Il pianodi salvataggioapprovatodallUnio-
ne europea vieta lacquisto di imprese con-
correnti. Alitalia negli ultimi dieci anni ha
speso 4,3 miliardi e non ancora risanata
(Alessandro Barbera, La Stampa 18/3).
PUBLITALIAPer il 2005 gli introiti pub-
blicitari di Publitaliasulletrereti Mediaset
hannoraggiunto2.955,9 milioni di euro(+3%
rispetto allanno precedente). I ricavi com-
plessivi del gruppo sono pari a 3.678 milio-
ni (+7,5%) con utili netti di 603,4 milioni
(+9,88%). In crescita anche la controllata
spagnola Telecinco che ha chiuso lanno
con una raccolta pubblicitaria di 910 milio-
ni di euro (+15,7%). Successo per la pay per
view: a fine 2005 stata raggiunta la soglia
di 1,7 milioni di carte vendute, pi 2,1 mi-
lioni di ricariche (Giancarlo Radice, Cor-
riere della Sera 15/3).
PLAZAChristies mette allasta gli arre-
di dellhotel Plaza di New York. Prezzi: lu-
niforme di un portiere oscilla tra 200 e 300
dollari (come quella delle cameriere);
quattro poltroncine girevoli 1.800-2.000 dol-
lari; il pianoforte Steinway Baby 8.000-
10.000 dollari; una coppia di lampade 500-
800 dollari; un lotto da 25 sedie 3.000-5.000
dollari; due poltrone 1.500-2.000 dollari. Il
Plaza diventer un condominio di lusso
con 182 appartamenti nei piani alti e 282
stanze in quelli bassi. I lavori di ristruttu-
razione costeranno 350 milioni di dollari.
La societ che lo possiede lo ha acquistato
nel 2004 per 650 milioni di dollari (Giam-
paolo Pioli, QN 14/3)
CINESI In Italia arrivano sempre meno
turisti cinesi: nel 2005 sono stati 100 mila
contro i 171 mila del 2002, anno record. Nel-
lo stesso periodo il numero dei pernotta-
menti inhotel sceso da unmilione 357 mi-
la a 699 mila (117 mila in meno solo nellul-
timoanno). Diminuitaanchelaspesa: da200
a 108 milioni di euro. Nel 2005 i viaggiatori
cinesi nel mondosonostati 31 milioni (+7,5%
rispetto al 2004), il 70% diretti verso larea
asiatica. InEuropasonoarrivati in500 mila,
di cui 223 mila in Germania, 200 in Francia,
177 mila in Gran Bretagna. Tra le citt ita-
liane, Firenze la meta preferita conunin-
crementodell11%(VincenzoChierchiaeSa-
ra Monaci, Il Sole - 24 Ore 18/3).
GUTTUSO Luciano Gaucci, latitante a
Santo Domingo, ha chiesto 75 milioni di
danni alla famiglia Geronzi. Di questi oltre
51 milioni sono per danni morali. Lex pa-
drone del Perugia sostiene che ogni volta
che gli chiedeva un prestito, Geronzi pre-
tendevaunrfegalo. Per esempio: unquadro
di Guttuso (1 milione di euro), due di Cam-
pigli (1 milione e mezzo), uno di Carr (1 mi-
lione), un Rolex doro (25 mila euro), gioiel-
li per 745 mila euro, una fontana dellOtto-
cento (50 mila euro), due statue depoca (50
milaeuro), cinqueservizi dargenteriaecin-
que di piatti (50 milioni di lire), quaranta
pezzi dargento (80 milioni di lire), tre tele-
visori (4.650 euro), cinquecento pacchi dono
natalizi e pasquali con relativa consegna
(2.170.000 euro), per 14 anni cinquantadue
forniture annuali di alimenti per 14 anni
(188 mila euro) e di buoni benzina (3.760 eu-
ro), piante (15.495 euro), quindici tessere an-
nuali di tribuna donore per quindici anni
per le partite di Roma, Lazio e Perugia
(46.480 euro), manutenzioni delle tre case
tra Roma e Marino di Cesare e di sua figlia
Chiara (867.650 euro). Chiara, in particolare,
avrebbeasuodireintascato7 milioni e750
mila euro in nero sulla compravendita di 9
giocatori (Giulio Mola, QN 15/3).
BUS T E PAGA
ALESINA Alberto. 48 anni, di Broni (Pa-
via) insegnante di Economia politica a Har-
vard, editorialista del Sole-24 Ore. Lau-
reato alla Bocconi di Milano, si trasferito
negli Usa e ha continuato gli studi ad Har-
vard; ha insegnato allUniversit Carnegie-
Mellon. Nell88 tornato ad Harvard, di-
ventato titolare della cattedra di Economia
nel 93. I libri: Partisan politics divided Go-
vernment and the Economy, scritto con
Howard Rosenthal (Cambridge University
Press, 1995); Political cycles and the macroe-
conomy, coautore Nouriel Roubini (97, Mit
Press), The Size of Nations, coautore Enrico
Spolaore (MIT Press 2003), Fighting Poverty
in the US and Europe a World of Difference
coautore Ed Glaeser (Oxford University
Press 2004). Sposato, senza figli appassiona-
to di tutto ci che riguarda la montagna:
scalate, sci e sci alpinismo.
ARBASINO Alberto. 76 anni, di Voghera.
Scrive su Repubblica. Autore di fama, ha
esordito nel 1959 con Lanonimo lombardo,
cui sono seguiti, tra i tanti, Parigi o cara
(1960), Fratelli dItalia (1963), Super-Eliogaba-
lo (1969), Specchio delle mie brame (1975), Un
paese senza (1980 e 1990). Lultimo DallEl-
lade a Bisanzio, Adelphi, appena uscito.
CANFORA Luciano. 63 anni, barese, or-
dinario di Filologia greca e latina allUni-
versit di Bari, scrittore di saggi, uno dei
pi autorevoli esperti di storia, letteratura
e cultura antica. Si laureato in Storia ro-
mana nel 64, specializzato inFilologia clas-
sica alla Normale di Pisa e - tra le altre ma-
terie ha insegnato anche Papirologia. Fa
parte del comitato scientifico della Society
of Classical Tradition di Boston, della Fon-
dazione Istituto Gramsci di Roma e della
Fondazione Italianieuropei; nel comitato
direttivodi Historiay critica(Santiago, Spa-
gna), del Journal of Classical Tradition (Bo-
ston) e di Limes. Dirige la rivista Quaderni
di Storia, la collana La citt antica per Sel-
lerioelacollanaDossierstoriaper Teti Edi-
tore. Ha pubblicato numerosissimi saggi
sullastoriaantica, leletteratureclassichee
la politica nel 900 (molti dei quali tradotti
in Francia, Inghilterra, Germania, Grecia,
Olanda, Brasile, Spagna, Repubblica Ceca
e Stati Uniti).
GAINO Alberto. 55 anni, nato a Acqui
Terme (Alessandria). Maturit classica, al-
lUniversit ha fatto Lettere ma si ferma-
toprimadellatesi. Suopadrepubblicavala
rivista sportiva La ruota e lui, dopo qualche
articolo su il manifesto, inizi a scrivere
come collaboratore - per lo sport di Stampa
sera. Allinizio seguiva il calcio giovanile e
gli sport minori, doposei-setteanni, sempre
da collaboratore (abusivo), arriv a occu-
parsi di serie A. Nell81 venne assunto a
Stampa sera: La redazione in blocco chie-
se la mia assunzione. Poi passato alla
Stampa dove si occupa di cronaca giudizia-
ria. Sposato, ha un figlio di 7 anni di nome
Matteo.
Chiude Jerry-Gerardo, mitico barbiere italiano di Wall Street
Il mistero dei turisti cinesi che non vengono pi in Italia
La Stampa, venerd 3 marzo
S
ul sottofondo di Verdi, perch lopera e
la musica classica sono la colonna so-
nora del suo negozio, Jerry the Barber si
lascia andare ai ricordi. Sono nato nella
provincia di Avellino, 76 anni fa ad agosto.
Dopo il militare ero andato a Roma, ma fa-
cevo la fame. Allora allinizio degli Anni
Sessanta scappai a New York.
Come un immigrato da Avellino sia di-
ventato il barbiere di Wall Street una sce-
na da film: Lavoravo in una bottega di
Broadway, frequentata dai broker. Una
mattina ricevetti una telefonata anonima a
casa. Un certo Franco, che non ho mai co-
nosciuto di persona, mi avvertiva che il bar-
biere della Borsa aveva bisogno di aiuto.
Qui bisogna spiegare che Wall Street, fra
i vari servizi offerti ai suoi dipendenti, ga-
rantiva anche il sarto e il tosatore. Tre fra-
telli gestivano il negozio, ma uno era mor-
to. Io mi presentai e mi diedero la sua se-
dia. Presi servizio il primo aprile del 1963 e
non ho mai smesso. Allora il suo mestiere
era pi facile: Io sono un barbiere classi-
co, e i capelli allUmberto andavano bene
a tutti. I clienti mi dicevano: Fai tu, e cer-
te volte si facevano pure la pennichella
mentre li servivo. Venivano una volta alla
settimana e gli incassi era buoni. Poi sono
arrivati i Beatles, i ragazzi sono diventati
tutti capelloni, e il business calato.
I clienti pi importanti, per, non hanno
mai mollato Jerry: Ho servito sei presi-
denti della Borsa, da Walter Frank nel
1963 fino a John Phelan, il predecessore di
Richard Grasso. Richard non veniva a far-
si tagliare i capelli, ma passava sempre a
salutarmi e mi trattava come un fratello.
Grasso, caduto in disgrazia nel 2003, aveva
il limite insormontabile di essere calvo.
Phelan, per, non mancava mai un appun-
tamento: Veniva ogni mese, prima della
riunione del consiglio di amministrazione
della Borsa, per una scorciatina. Apriva Li-
fe, il magazine preferito, e leggeva finch
non finivo.
Mai una parola su Wall Street, lecono-
mia, qualche dritta sugli investimenti?
Tutti mi offrivano consigli, ma io li rifiu-
tavo per non metterli in imbarazzo, nel ca-
so in cui i titoli suggeriti fossero andati ma-
le. A forza di lavorare sotto il floor della
Borsa, del resto, Gerardo si era fatto le
idee sue: Qualche soldino lho investito,
evitando per di perdere il controllo come
alle corse dei cavalli. Roba tipo Bank of
America, Ibm o Pepsi. Come prima cosa
guardo se lazienda in blu o in rosso, se fa
profitti o perde. Poi voglio che dia buoni
dividendi. Sar pure allantica, ma se ci
metto i miei soldi voglio ricavarne qualco-
sa ogni mese.
Non stato sempre facile riuscirci, negli
ultimi quarantanni: Io qui sono stato sem-
pre bene, ma la vera epoca doro furono gli
Anni Sessanta e Settanta. Si guadagnava, la
gente era felice, elegante e sapeva stare al
mondo senza frenesia. Gli Anni Ottanta so-
no stati una corsa pazza, ma finita contro
il muro.
Dove per muro si intende il 19 ottobre
1987, il luned nero in cui Wall Street perse
il 22% in un colpo solo: Ero qui, al lavoro,
e lo sa cosa mi colp di pi?. No, ce lo dica
lei. La serenit dei broker. Daccordo,
qualcuno fall e perse la testa, ma la mag-
gioranza aveva una filosofia sempre ugua-
le: quello che sale prima o poi deve scen-
dere, e quello che scende prima o poi sa-
lir. I veri maghi di Wall Street sono cos: se
oggi andata male, domani andr meglio.
Anche durante i terribili mesi del crac,
la bottega di Gerardo Gentilella era un cro-
cevia del potere. Fra i clienti pi assidui
cera il giudice Milton Pollack. Per lui i ca-
pi di Wall Street facevano uneccezione, lo
lasciavano venire da me a farsi i capelli.
Credo che lattirasse loasi di serenit crea-
ta dalla mia musica classica, Verdi, Pucci-
ni, Mozart, poi Pavarotti e Bocelli. Tutti ve-
nivano per prendersi un break dallo
stress.
Pollack era il giudice che incastr Mi-
chael Milken: mentre Gerardo tagliava, lui
stringeva il cappio intorno al collo del pi
grande truffatore degli Anni Ottanta. An-
che con Grasso, per, continuata la pro-
cessione dei personaggi famosi. Senatori,
deputati e ministri che passavano da Wall
Street, tipo Robert Rubin che era dei no-
stri, li portavano a visitare la mia bottega.
Ho fatto amicizia anche con Maria Bartiro-
mo, lanchorwoman della Cnbc che mi trat-
ta come suo padre. Una volta fece venire
pure il regista del Padrino, Francis Ford
Coppola, a farsi barba e capelli da me. Lui
mi parl del suo prossimo film e mi lasci
una bella mancia. Come tutti, del resto.
Per quarantanni Gerardo non ha paga-
to un centesimo daffitto, e in pi Wall
Street gli dava un contributo di 24.000 dol-
lari lanno per restare aperto e chiedere
solo 8 dollari a taglio. Ma ora finita une-
poca e si chiude: Dicono che colpa del-
la fusione con Archipelago e la quotazione
in Borsa dello stock exchange: la verit
che ormai si fa tutto con le macchine, e
presto non ci saranno pi cristiani a cui ta-
gliare i capelli.
Ma Gerardo non molla: In Italia non ci
torno da 45 anni: amo la sua arte e la mu-
sica, ma ho troppi ricordi brutti di miseria.
Trover qualcosa da fare a New York: vo-
lete che a 76 anni, dopo una vita magnifica
a Wall Street, mi metta davanti al televiso-
re?.
Paolo Mastrolilli