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Roma.

Descrivere come una malattia la


supplenza della politica affidata ai tecnici
significa volersene immunizzare. Che lo fac-
ciaoggi lasinistraprodianasingolareeun
tantino imbarazzante, visto che la sua scala-
ta decennale al potere stata possibile gra-
zie a uomini come Giuliano Amato e Carlo
Azeglio Ciampi. Si pu ascoltare lopinione
degli ulivisti che ripudiano il ruolo dei tec-
nici, ma non possibile tenerla separata da
certi pruriti autobiografici. La cosa vale per
coloro che i tecnici li rinnegano dallalto
dellestablishment, come Giovanni Bazoli
(BancaIntesa-SanpaoloImi) chesi fattoin-
tervistare dal giornale di cui comproprie-
tario molto ascoltato il Corriere della Sera
per dichiarare conclusa la stagione
della politica in tale stato di mi-
norit da rendere indispensabile
lintervento dei grand commis de
lEtat. La cosa vale anche per coloro
che hanno in Bazoli il banchiere di ri-
ferimento, come il presidente del Consi-
glio Romano Prodi che, dalla presidenza
dellIri in poi, ha costruito una carriera
personale lungo lampia linea di con-
fine che collega la tecnocrazia al
Parlamento, la riserva dei civil ser-
vant alla prima linea delle istituzioni
politiche che contano. Ovviamente su
questo grumo di rimozioni e pudori,
mentre la maggioranza balla nelle Ca-
mere e nei palazzi del potere, e
mentre la prospettiva di un gover-
no allargato acquisisce centralit,
si pu esercitare al meglio la prosa
degli intellettuali ispirati, intelli-
genti apologisti come Edmondo Ber-
selli. Apologista in quanto difensore del
prodismo nella sua versione governativa,
Berselli s prodotto ieri in una ricognizio-
ne polemica sui supplenti della politica.
Lo ha fatto su Repubblica, gruppo lEspres-
so, la casa editoriale di Carlo De Benedetti
nellaqualesi concentralinvestimentoidea-
le delleconomista Fondatore Eugenio Scal-
fari e del direttore riformista, ma pi impa-
ziente, Ezio Mauro.
Essendo uno dei pi valorosi fra i rinne-
gatori dei tecnici, Berselli ha illuminato la
vecchia tentazione antipolitica senza truc-
carelastoria. Hamessoinfilalafunzionedi
commissari della politica rivestita in suc-
cessione, aPalazzoChigi, dasupplenti come
Giuliano Amato (1992), o da banchieri come
Carlo Azeglio Ciampi (1993-94) e Lamberto
Dini (1995-96, benedicente Oscar Luigi Scal-
faro); contando anche gli innesti pi perife-
rici, come quello del diplomatico Renato
Ruggiero (agli Esteri nel 2001) e laltro di
Tommaso Padoa-Schioppa al Tesoro, pi at-
tualeedi peso; contandoi sogni mancati per
un soffio, come il governo di Antonio Mac-
canicochedovevanascerenel 1996 conil so-
stegno di Silvio Berlusconi e Massimo DA-
lema; contando infine le seduzioni ancora
vive e credibili, quelle che pi spaventano
le trincee della politica ulivista e che porta-
no il volto confindustriale di Luca Cordero
di Montezemolo e il tocco da eurosorve-
gliante di Mario Monti.
Parigi. Ieri i commentatori francesi si so-
no mobilitati per registrare il cambiamento
di tonodi SgolneRoyal. E bastataunaset-
timana a lei e al suo team di esperti per ri-
modellare la strategia di comunicazione e
tornare a colpire sfidanti ed elettori. A spie-
gare il successo della candidata socialista
alla presidenza della Rpublique non sol-
tanto il suo fiuto e laria da suora bella che
fa breccia tra i militanti del Ps, per i quali
resta la favorita con
30 punti di distacco
da Dominique
Strauss-Khan. E in-
nanzitutto il pool di
amici, esperti e co-
municatori, che
riuscita a federare
intorno a s. Da Jac-
ques Attali, ex sher-
pa di Franois Mit-
terrand, a Nathalie
Rastoin, capo di
OgilvyFrance, da Ju-
lien Dray , gi pila-
strodi SOSRacisme,
al consigliere di stato
Christophe Cantepy ,
webmaster del sito dsirsdavenir, che funge
da stimolo per i militanti e da finestra inte-
rattivacongli elettori. Daunantropologoco-
me Marc Abls, che legge la Sgosphre
comeleffettodi unatrasformazionesociale,
a un ex sindacalista come Pierre Rosanval-
lon, fautore oggi della Controdemocrazia.
Che siano efficaci lo dimostra la rapidit
con cui partita lidea del giur popolare,
allindomani di un sondaggio del Cevipof
per il quale il 60 per cento dei francesi giu-
dica corrotti i suoi rappresentanti politici.
Lultimo incontro con gli sfidanti sociali-
sti, marted sera, stato lennesima prova
dellintuito della squadra di Sgolne, que-
sta volta concentrata soprattutto su valori,
famiglia e societ. Con la giacca grigia su
maglia chiara anzich bianca su maglia
scura ha imposto un nuovo tono. Acceso,
combattivo, polemico, con vari affondi e
molte punte di insofferenza. Royal, stavolta
al centro della postazione, riuscita a im-
porsi meglio di gioved scorso. Non ha avuto
difficolt, dato che si parlava di societ, a
portare i due sfidanti, Dominique Strauss-
Kahn e Laurent Fabius, sul suo terreno pre-
ferito. Li ha saputi provocare, come una
mamma apprensiva, insistendo sulla giuria
popolare, formatada15 cittadini tirati asor-
te, che dovrebbe servire a vigilare sullazio-
ne politica dei rappresentanti eletti. Ha in-
cassatosenzabattereciglioil giudiziodi Fa-
bius il radicale, che lha tacciata di populi-
smo estremamente pericoloso e funzionale
allestrema destra. E si sorbita senza
scomporsi lalezionedi Strauss-Kahn, cheha
bocciato il termine di jury, respingendo
lidea di fondare la democrazia sul sospetto.
Poi, come se nulla fosse, con gelida calma,
ha replicato: Io non voglio un altro 21 apri-
le (e cio Le Pen al ballottaggio al posto di
Jospin, ndr). E se uno ha paura del popolo
perch 15 cittadini tirati a sorte controllano
i loro rappresentanti, allora.
La perfidia di Fabius, la rivincita su DSK
A quel punto, Royal s messa a recitare
gli articoli del suo catechismo: lordine giu-
sto per riaprire agli esclusi la strada del
progresso sociale, la sicurezza per porre fi-
ne allesclusione, la promessa emancipatri-
ce della scuola, per dare ai giovani un sen-
so di cittadinanza. Con tono piatto e mono-
corde, da predicatrice sposa della verit ri-
velata, ha insistito sui valori, per strappar-
neil monopolioalladestra, cercandodi imi-
tare le tesi di Nicolas Sarkozy , candidato
forte dellUmp. Ha difeso la famiglia che
serve a formare adulti strutturati, e quindi
ha il dovere di trasmettere divieti. Anche se
poi, incalzata dai due sfidanti, Sgolne ha
detto di essere favorevole al matrimonio
omosessuale e, con minor convinzione, ha
difeso anche le adozioni da parte di coppie
gay. Ha insistito sullidea dei campi militari
di rieducazione in cui mettere i giovani de-
linquenti per recuperarli, aggiungendo che
potrebbero essere pure campi umanitari
nei paesi poveri. Ma quando Fabius, perfi-
do, le ha chiesto: Sai quanti nuovi delin-
quenti vengono arrestati in media ogni an-
no?, rimasta interdetta, cercando di ce-
lare il disappunto in un sorriso, mentre la
cifra tonda, 48 mila, sgonfiava la sua propo-
sta come un palloncino. Royal ha ribadito,
ha sgomitato, ha insistito, non ha concesso
interruzioni ai rivali. Ha chiesto di parlare
e di spiegarsi, di ridire le cose a modo suo,
smentendo le ricostruzioni maliziose dei
giornalisti e smarcandosi perfino dal pro-
gramma del Partito socialista. Con determi-
nazione, ha fatto sapere che mai avrebbe
potuto imporre ai giovani francesi quello
che non imporrebbe neppure ai suoi quat-
tro figli. E andata avanti imperterrita, sen-
tendosi forte della sua capacit di ascolto
dellopinione pubblica, riconosciutale dai
sondaggi, e si presa la rivincita nei con-
fronti di Strauss-Khan, uscito vincente dal
primo dibattito.
IL FOGLIO
ANNO XI NUMERO 253 - GIOVED 26 OTTOBRE 2006 DIRETTORE GIULIANO FERRARA IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + LIBRO (Abbinamento facoltativo) 8,90 ( 7,90 + 1,00)
quotidiano
I segreti della Sgosphre
Cos una squadra di guru
sta rimodellando il look
di lotta di madame Royal
Valori, famiglia, disciplina. Campi militari
per il recupero dei delinquenti, giurie
popolari per i politici. Sispira a Sarkozy
Catechismo da suora bella
Roma. Di cosa si parla quando si parla di
fase due per la politica economica? Di una
nuova tornata di liberalizzazioni e della ri-
cerca di un accordo per cambiare le regole
delle pensioni di anzianit. Lasciamo stare
le liberalizzazioni, delle quali in questi
giorni si parla comunque poco, e concen-
triamoci sulle pensioni.
Il presidente del Consiglio pensa di po-
ter mantenere liniziativa grazie al memo-
randum dintesa firmato con i sindacati se-
condo cui allinizio di gennaio si aprir il
confronto sulle regole previdenziali per ar-
rivare a un nuovo testo da far varare al go-
verno entro il 31 marzo. La sua posizione
sembra anche rafforzata dal meccanismo a
tempo della riforma ora incombente,
quella firmata da Roberto Maroni che
porta a 60 anni let minima per la
pensione di anzianit dal primo
gennaio 2008. Quella legge unar-
ma per Romano Prodi perch aiuta
a impedire il gioco dei rinvii e de-
gli insabbiamenti.
Ma questa agenda allimprovviso
stata sottoposta a molti attacchi.
Da una parte ci sono le pressioni
dei mercati internazionali, perch
la mancanza di riforme strutturali
(ancora una volta, per, lunica che
interessa quella previdenziale)
stata la sola ragione del declassa-
mento del debito italiano, mentre
fin troppo evidente come il
commissario europeo Joaqun
Almunia sia in imbarazzo nel
caldeggiare la promozione dei
conti pubblici italiani in assenza di acqui-
sizioni certe sul fronte previdenziale. Ed
altrettanto chiaro che se non si trova un ac-
cordo sulla revisione delle pensioni di an-
zianit (e sul suo punto pi delicato, cio il
passaggio brusco da 57 a 60 anni), la rifor-
ma Maroni sarebbe rinviabile, con buona
pace della scadenza del 2008, grazie a una
semplice leggina di un articolo.
Lattacco alla placida agenda previden-
ziale prodiana partito con molta energia
ed diretto ai tempi e ai contenuti. Si
concentrato sui tempi Pierluigi Bersani che
chiede di anticipare il tavolo sulla previ-
denza, mentre, sempre da parte diessina,
Enrico Morando ha puntato sui contenuti
concentrandosi sullaumento dellet pen-
sionabile, e Nicola Rossi ha scelto una que-
stione ancora pi controversa ma qualifi-
cante: la revisione dei coefficienti di tra-
sformazione, cio dei parametri attraverso
i quali i contributi versati si trasformano
nelle future pensioni. La legge in vigore, in
questo caso la Dini, stabilisce che a inter-
valli di dieci anni si rivedano quei coeffi-
cienti, per tarare gli assegni previdenziali
alla durata della vita attesa. Perch, selavi-
tamediasi allunga, apari importi pensioni-
stici corrisponde un esborso totale maggio-
re. Di conseguenza, per mantenere il siste-
ma in equilibrio, cio per avere i soldi per
pagarelepensioni, necessarioalzarei con-
tributi (nonsembraproprioaria) oabbassa-
regli assegni.
OHIB, ORARINNEGANOCIAMPI
Ora che Prodi teme soluzioni
anticrisi di unit nazionale,
i tecnici diventano un morbo
Ora che i riformisti scuotono
la placida agenda previdenziale
di Prodi, la sinistra punta i piedi
Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1 Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO
(segue a pagina quattro) (segue a pagina quattro)
BRUNO LAUZI
Cantautore, produttore musicale,
poeta e magnanimo talent
scout (gli dobbiamo Paolo Conte)
A
sedici anni, tanti anni fa, i merli
erano i peggiori nemici. Avevano il
vezzo di mettersi a can-
tare prima dellal-
ba. Denunciavano
alle madri in ansia
che i loro bambi-
ni, in rara libera
uscita serale, non
erano ancora
rientrati. I lo-
ro bambini,
che si sentivano
adulti perche uscivano
sempre con un libro di poesie in tasca
(Paroles o La Pluie et le Beau Tem-
ps di Jacques Prvert, per lo pi, in
edizione Les Livres de Poche), non pas-
savano le notti in bagordi. Con un solo
binocolo, cio due bicchieri, uno di
whisky e uno dacqua, da sorseggiare
alternati, tiravano mattina. Cera musi-
ca, talvolta entusiasmante, come quan-
do usciva dal sax di John Coltrane, ce-
rano i cabarettisti stralunati, cerano i
nuovi cantautori, che evocavano Jac-
ques Brel e George Brassens. Cerano
artisti, nottambuli dai nomi celebri,
cera anche qualche delinquente noto-
rio, che le mamme non potevano im-
maginare con quale rispetto e signori-
lit si comportasse al club. Cera tra gli
altri un omino piccino, con una faccia
tonda tonda, cos piccino da far sem-
brare omoni persino Cochi e Renato.
Si chiamava Bruno Lauzi. Qualcuno si
azzardava a chiamarlo Bruno lAfrica-
no. Solo perch era nato a lAsmara.
Ma era cresciuto a Genova e, ahilui, al
ginnasio era stato compagno di banco
del bel tenebroso Luigi Tenco.
Non erano solo canzonette
Sono prove che formano un caratte-
re e al Lauzi (larticolo davanti al nome
era di prammatica nellambiente mez-
zo milanese e mezzo lacustre del club)
il carattere non mancava. Come non
mancava il talento. Era il tempo in cui
come diceva Luciano Bianciardi, che
di quegli anni fu il pi lucido interpre-
te gli operai e gli intellettuali si in-
contravano solo allalba, gli uni mentre
si affrettavano verso la fabbrica, gli al-
tri mentre rincasavano a passo lento e
ondeggiante. In attesa di uno strappo
verso casa, i sedicenni pendevano dal-
le labbra di quegli artisti, senza osare
intervenire nelle discussioni sui fon-
damentali delluniverso mondo. Non
erano solo canzonette. Anche se sulle
canzoni molti dei protagonisti di quel-
le serate fondarono la loro strada. Fa-
re i nomi superfluo. Poteva esserci
Gino Paoli. Poteva esserci Umberto
Bindi. Sulle canzoni Bruno Lauzi, av-
vocato mancato, costru il suo futuro.
Ma non si accontent di scriverle, di in-
terpretarle. In lui cera unenergia che
lo spingeva a creare rapporti, commi-
stioni, societ, a scovare talenti. Fu lui
a scrivere di Maddalena, che gli rega-
lava notti bianche. E fu lui a scoprire il
talento poetico e musicale di Paolo
Conte. Fu ancora lui, varesino dado-
zione, a imbastire col romanziere lacu-
stre Piero Chiara uniniziativa politica
in senso liberale. Fu lui a rimanere pi
costernato di tutti quando il suo com-
pagno di banco Luigi si tolse la vita a
Sanremo. Fu lui a collaborare con Lu-
cio Battisti e Mogol, a organizzare case
di produzione, a editare raccolte di
poesie che qualche lettore ha apprez-
zato, a riuscire a pubblicare un roman-
zo, sconcertante come il suo titolo, Il
caso del pompelmo levigato (Bompia-
ni). La tegola del morbo di Parkinson
invece di abbatterlo gli stimol lironia
e la voglia di reagire. Divenne lanima
di una associazione per la lotta al mor-
bo, continu a lavorare e fare progetti.
Vincitore del premio T enco di que-
stanno, lo attendeva, come protagoni-
sta, la Rassegna della canzone dauto-
re 2006, in programma dal 9 all11 no-
vembre al Teatro Ariston di Sanremo.
Nel pomeriggio di marted 24 ottobre
morto. A sessantanove anni.
La Giornata
* * * * * *
In Italia Nel mondo
IL GOVERNO PONE LA FIDUCIA SUL
DECRETO FISCALE. Nel dare la notizia al-
la Camera dopo la riunione dei capigruppo,
il ministro Chiti ha osservato che la man-
cata armonia tra maggioranza e opposizio-
ne sul dl non deve impedire un confronto
chiaro e serio sulla legge finanziaria. Chi-
ti ha ringraziato gli esponenti dellopposi-
zione che si sono impegnati nel confronto:
Fini e Casini in particolare. Quanto alla
Lega, il suo ostruzionismo, seppur legitti-
mo, non ha reso un buon servizio. T re-
monti (FI): La maggioranza demonizza la
normale discussione. Intanto il vicemini-
stro dellEconomia Visco ha detto che nel-
lemendamento alla Finanziaria non ci
sar la nuova aliquota al 45 per cento sui
redditi sopra i 150mila euro. Conferme an-
che da Prodi, che ha aggiunto: Non so co-
sa sia la fase 2. Il governo ha iniziato la sua
azione con velocit elevata.
* * *
Governo battuto al Senato sugli sfratti.
Laula ha approvato con 151 s e 147 no una
pregiudiziale di costituzionalit presentata
da Forza Italia. Il decreto legge decaduto
ieri stabiliva il blocco degli sfratti per le fa-
miglie con reddito inferiore a 27mila euro.
Prodi: E stato un incidente di percorso.
Castelli (Lega): LItalia non pu essere go-
vernata da chi non ha la maggioranza.
* * *
C il segreto di stato sul caso Abu Omar .
Lo conferma Scajola, presidente del Copa-
co, al terminedellaudizionedi Micheli, sot-
tosegretario con delega ai Servizi segreti:
Alla domanda se le autorit Usa avessero
avvertito il governo del presunto rapimen-
to di Abu Omar, Micheli ha risposto che su
questo tema sussiste il segreto di stato.
* * *
Consorte, Sacchetti e Gnutti condannati in
primo grado a sei mesi di reclusione con
laccusa di insider trading su titoli Unipol.
Consorte, ex presidente di Unipol, il suo vi-
ce Sacchetti e il finanziere Gnutti nel 2002
avrebbero condotto operazioni su prestiti
obbligazionari del gruppo utilizzando infor-
mazioni privilegiate.
* * *
MaggioranzabattutaincdaRai. Rinviatele
nomine dei vicedirettori proposte dal dg
Cappon. Cda riviato al 3 novembre. Lusetti
(Margherita) chiedelinterventodel ministro
dellEconomia per risolvere il nodo Petro-
ni, consigliere di centrodestra, nominato
dal TesorodurantelesecutivoBerlusconi.
* * *
Ucoii: Liberate Torsello. DAlema plau-
de: Positiva la mobilitazione delle comu-
nit islamiche italiane.
* * *
Bersani: Serveuntettoai consumi di gas.
Il ministro dello Sviluppo economico ha in-
dicato la necessit di usare fonti energeti-
che alternative, non escluso il carbone.
* * *
In Italia 3 milioni di stranieri regolari, se-
condo la Caritas-Migrantes. Prodi ha riba-
dito lintenzione di ridurre i tempi neces-
sari a ottenere la cittadinanza.
* * *
Tre italiani morti in un incidente aereo in
Madagascar. Erano nel paese per lavoro.
* * *
Borsa di Milano. Mibtel 30.290 (+0,48%).
Leuro (1,2589) guadagna 0,0025 sul dollaro.
NUOVECENTRIFUGHEPERLURANIO
IN IRAN. RICE: SANZIONI SUBITO. Ieri
giunta da Teheran la notizia dellapertu-
ra di una nuova serie di centrifughe per ar-
ricchire luranio, procedimento che porta
alla bomba atomica. Il segretario di stato
americano: Se la comunit internazionale
vuole essere credibile, deve essere appro-
vata subito una risoluzione del Consiglio di
sicurezza dellOnu che ritenga lIran re-
sponsabile del disprezzo mostrato nei con-
fronti dei negoziatori occidentali. Il presi-
dente statunitense Bush: Si tornaal tavolo
delle trattative solo se lIran interrompe il
programmadi arricchimento.
* * *
Il Sudan accetta pi truppe nel Darfur . Il
presidenteBeshir hadettodi nonavereal-
cuna obiezione a rafforzare il mandato dei
paecekeeper dellUnione africana per pro-
teggere i civili e alleventuale sostegno logi-
stico di Unione europea, Onu e Lega araba.
* * *
Cinque morti e venti feriti a Sadr City (Ba-
ghdad) in un raid delle forze irachene. Lo-
perazione puntava allarresto del coman-
dante di uno squadrone della morte sciita.
* * *
Putin: Non mi ricandider ma rester
sulla scena con un ruolo di primo piano.
Nel tradizionale filo diretto con i cittadini
dellafederazione, il presidentehadettoan-
che di temere che la Georgia voglia ri-
prendere il controllo delle regioni del-
lAbkhazia e dellOssezia del sud. Dalla Co-
rea del nord gli sono giunti segnali sulla
volont di tornare ai colloqui. Putin ha
raccomandato di diversificare lecono-
mia per non divenire ostaggi degli acquisti
occidentali di risorse energetiche.
* * *
In Afghanistan almeno 38 talebani uccisi
in due operazioni condotte dalle forze Isaf
nella provincia meridionale di Kandahar.
* * *
In Israele i laburisti restano al governo.
Lincontrotrail ministrodellaDifesaPeretz
e il premier Olmert si concluso con un ac-
cordo: via libera allingresso nella maggio-
ranza di Yisrael Beiteinu, il partito di estre-
madestraguidatodaAvigdor Lieberman, in
cambio di un maggior impegno per la solu-
zione del conflitto con arabi e palestinesi.
* * *
Presunto incidente in Libano tra una
nave tedesca e due caccia israeliani. Lo ha
reso noto il portavoce dellesercito tedesco.
Gli israeliani avrebbero sparato due volte.
Il ministrodellaDifesadi GerusalemmePe-
retz ha smentito.
Articolo a pagina tre
* * *
Il Venezuela conferma la sua candidatura
come membro non permanente nel Consi-
glio di sicurezza dellOnu.
* * *
Iran e Hezbollah colpevoli dellattentato
del 18 luglio 1994 alla sede di Buenos Aires
della Lega ebrei dArgentina. Lo ha stabi-
lito ieri il capo della procura argentina.
* * *
Jihad contro lEtiopia, dicono le Corti
islamiche. Il leader dei fondamentalisti, Ah-
mad Sherif, ha esortato i somali a mobi-
litarsi contro i soldati di Addis Abeba.
Primaconstatazione. Pier-
gaetano Marchetti, presi-
dente di Rcs, laltroieri a
Firenze ha detto: Il quo-
tidiano che si piega alla
spinta, allimpropriapres-
sione di questo o quella-
zionista, un giornale
messo fuori gioco dallo stesso mercato. Se-
conda constatazione. Il Corriere della Sera
haimpiegatounamezzapaginataper unson-
tuosopompinoaGiovanni Bazoli, diventato
banchiereper caso eorgogliosodi aver tu-
telatodal 1982 aoggi lindipendenzadel Cor-
rieredellaSera. Terzaconstatazione. Non
il primoserviziettodel giornaleachi gli tute-
la lindipendenza, si ricorda per esempio di
recenteunintervistafantastica. Conci. Qui
nonsi sta insinuando che il Corriere sia per
Bazoli come la Pravda per Breznev, il Gran-
maper Fidel, cheassomigli acicheil Ren-
min Ribao fu per Mao T se Tung o il Foglio
per lAmor nostro. Assolutamente. Avevamo
solo inmente Famiglia Cristiana perch, da
atei devoti, ci capitato di scorrerla laltro
giorno. Diononvogliacheil giornaledei pre-
ti moderni scrivadi puntoinbiancosuBene-
dettoXVI mancofosseil Papa, ci siamodetti.
Non si scrive sotto tutela. Con un fioretto,
per, potrebbe anche trattarlo di quando in
quandocomeil suoBazoli.
Questo numero stato chiuso inredazione alle 20,30
Da Khalilzad a Bush
Il nemicoterroristacambialesuetattiche
e anche le forze americane e irachene cam-
biano i loro metodi. Ma gli obiettivi restano
gli stessi: Portare pace e stabilit allIraq e
rendere lAmerica pi sicura. Ieri il presi-
dente americano, George W. Bush, si preso
un po pi di tempo del solito per definire
la strategia a tre fasi della sua Ammini-
strazione, la stessa che stata concordata
due giorni fa con il tosto ambasciatore ame-
ricano a Baghdad, Zal Khalilzad, come
lha chiamato Bush. Sicurezza e politica an-
dranno di pari passo, pure se la pazienza
non illimitata, neppure nei confronti del
premier iracheno, al Maliki, che ieri si
smarcato dalla road map americana. E se ci
sar bisogno di nuove truppe, se il generale
Casey le chieder, il presidente pronto a
inviarle: Se non fossi certo che la campa-
gna in Iraq sia vitale per la sicurezza del no-
stro paese, riporterei a casa i nostri ragazzi
domani, ha detto. Lobiettivo immutato e
riguarda tutti. Mentre arrivava la notizia da
Teheran dellapertura di una nuova serie di
centrifugheper arricchireluranio, lennesi-
mo sbertucciamento da parte della Repub-
blica islamica, Bush ha rilanciato il proget-
tointuttalaregione: IraneSiriacapiscono
bene che il mondo si aspetta da loro un aiu-
to in Iraq, oltre che la sospensione dellar-
ricchimento. Se si cede, non si vince.
SGOLNE ROYAL
Ds irritati dal premier vendicativo che detesta la fase 2 ma vuole guidarla
Dal sospetto alla rabbia nellUnione
ha deciso il contrattacco. T utto il resto
musica, ha detto ieri. Ele pensioni sono
il suocolpodi tamburo, per cercaredi man-
tenere il controllo della pur deprecata fase
2. I Ds lhanno presa male. E se avvertono
Prodi, non dimenticano Padoa-Schioppa.
Non di solo cifre fatta la politica, dice
unsecondo dirigente di via Nazionale, vici-
nissimo a Fassino. La fase 2 necessaria
per recuperare limpronta riformista. Ede-
ve guidarla Prodi. Ce la far? Non lo so.
Non un leader di partito e si muove den-
tro una cultura del sospetto quando sente
parlare gli altri partiti. C un aspetto psi-
cologico, in questo. E infatti dei partiti at-
tacca quelli grandi, per tenersi buoni i pic-
coli, come se fossero partiti suoi, col risul-
tato di apparire appannato. Ogni accusa
che si sentito rivolgere, il premier la ri-
torce contro gli alleati insoddisfatti. Perci,
nonverochemancalospiritodel 96, e
dunque la fase 2 untermine che ignoro,
e persino la maggioranza tranquilla, fi-
gurarsi. Dentro di s, Prodi freme. I suoi, a
Montecitorio, faticano a tenere il conto de-
gli obiettivi dellesuesfuriate, FassinoeRu-
telli, i partiti della maggioranza che pi
che difendere la maggioranza sono attratti
dagli interessi che rappresentano, e persi-
no Veltroni. Il sindaco di Roma si intro-
messo nella faccenda dei taxi, e ha fatto
perdere il significato simbolo al provvedi-
mento, interessatoadifenderesolounaca-
tegoria della sua citt. Perci, quello che
Prodi ha voluto dire, tirando fuori la rifor-
ma della pensioni, : V ogliono la fase 2?
Bene, allora faccio vedere che io innovo
conduco, e gli altri frenano. Un dirigente
ulivista sospira: Situazione kafkiana. E
poi, chi lhadettochelafase2 sarriformi-
sta? Bastasentireil verdePaoloCento, sot-
tosegretarioallEconomia: Qui cil rischio
chelafase2 diventi lultimafase. Epoi, sia
chiaro, i riformisti lhannogiavuta, laloro
fase. Orasiamonoi dellasinistraradicalein
credito. C una nuova fase? Allora deve
portare allabrogazione della Bossi-Fini,
della legge sugli spinelli, della legge 30.
Per il resto, lamaggioranzatranquilla.
Roma. Magari haragioneAlfonsoGianni,
sottosegretario di Rifondazione allEcono-
mia: La fase 2 servir solo a peggiorare la
fase 1, che gi non era eccellente. E infatti
a Palazzo Chigi, raccontano i suoi, Prodi
incazzato. Il premier di questafase2 non
vuol neanchesentir parlare, perchsignifi-
ca stroncare la fase 1. Cos, ha preso corpo
luscita sulla riforma delle pensioni. I pro-
diani spiegano: CelhaconRutelli eFassi-
nochehannopresoledistanzedallaFinan-
ziaria, cedendo alle richieste di Confindu-
stria, tassisti, artigianiDiconochenonlha
gestitapoliticamente?Elorodoverano?Uno
vicepresidentedel Consiglio, laltrosegre-
tariodel pigrandepartito. Quindi Prodi
hadecisodi calarelassodellariformadelle
pensioni. A riprova che non lui che ha
paura di toccare il cuore del sistema, che
nonlui chehapauradellimpopolarit. So-
noi partiti dellamaggioranzaacedereaogni
pressione. Del resto, per avere la contro-
prova della tensione basta ascoltare lauto-
revole ds, membro della segreteria del par-
tito, chedavanti allabuvetteschiumarabbia.
Nonsoloversoil premier. LaFinanziaria
buona, maci sonoerrori edesagerazioni. Co-
meil provvedimentosugli enti locali, dovuto
allacattiveriadi AmatoeLanzillotta. Senza
contare gli sbagli di Enrico Letta a Palazzo
Chigi: chiaramente quello non il suo me-
stiere, einvecedi unsottopostoProdi dove-
vascegliersi uncollaboratoredi totalefidu-
cia, comeEnricoMicheli. Eadessoclafac-
cenda delle pensioni. Solo un tentativo di
Prodi di far vederechepuancoratenerein
manolafaccenda, masiccomevendicativo
hatiratofuori unargomentochedestinato
ametterci indifficolt, vistochelaprossima
primaveraci sonoleamministrativeemolti
sindaci sono nostri. Sospiro: Ormai si fa a
chi celhapilungo.
LoscatenamentointornoallaFinanziaria
diventata nel paese senso comune negati-
vo, ha scritto ieri su Repubblica Ezio Mau-
ro le voci di assi variamente assortite, Ma-
rini-DAlema o Fassino-Rutelli, lassalto di
Confindustria, i colpi bassi della maggioran-
zainParlamento: Prodi hafattolasommae
D
unque, Pannella Ahi, ancora
Pannella?. S, consentitemela, questa
sforatura, non ve ne pentirete. Non voglio,
per carit, tediarvi contrapponendo anco-
ra una volta il suo noto anticlericalismo
religioso quello di Jean-Marie Domena-
ch e della rivista Esprit al dilagare neo-
con, teo-con e clericale. Sarebbe pedante-
sco. Voglio invece proporvi una sua vec-
chia riflessione, una puntualizzazione me-
todologica che va ben oltre lambito della
disputa su chiesa e laicit per affrontare,
credo, la concezione stessa della demo-
crazia e dei suoi strumenti e modi espres-
sivi (che forse coincidono esattamente con
la laicit in s).
E dunque: da quando lo conosco, Pan-
nella usa elogiare, e anzi esalta, lo stile, il
linguaggio, la forma narrativa rispetto al-
lo stile, al linguaggio, alla forma saggisti-
ca. Si serve di una fascinosa immagine:
Teoria dice il susseguirsi ordinato,
paziente e incessante, di comportamenti,
idee, pensieri, che si muovono nella stessa
direzione, come una fila di formichine sul
prato. E limmagine di quando parlia-
mo, per capirci, di una teoria di macchi-
ne, o di carri, che si snoda lungo la strada.
Pannella approfondisce e precisa: allo
stesso modo, la teoria, il corteo, lo sno-
darsi della parola deve registrare, anzi ri-
calcare fatti ed eventi, per offrirli, quasi fe-
delmentefilmati, allinterlocutore: o, me-
glio, allascoltatore, perch la forma narra-
tiva perfetta il parlato. La forma saggi-
stica, invece, tende a sciogliere gli eventi
di una vicenda luno dallaltro quindi dal-
la loro unitaria identit per ri-disporli se-
condo la chiave interpretativa scelta dal-
lautore del saggio, appunto. Qui non ci so-
no pi i fatti, ma la o le tesi. Alla fine, co-
me una traduzione sempre un tradimen-
to, il linguaggio saggistico resta arbitrario
e con un alto tasso di falsificazione. Tende
a chiudersi su se stesso, autoreferenzia-
le, vuole imporre punti fermi i suoi punti
fermi a colui che ne fruisce, il lettore: sia
pure con intenti seri e anche, in certa mi-
sura, utili, sar dunque sempre qui sta il
nocciolo del ragionamento poco laico. La
forma narrativa invece non presenta con-
clusioni, lascia libero linterlocutore di in-
terpretare e giudicare, lui, i fatti, gli even-
ti che gli vengono offerti. Ciascuno dei let-
tori o degli ascoltatori (ah, la mirabile pa-
rola parlata!) potr anche proseguire e
concludere la narrazione, in una ininter-
rotta ricerca, un processo interattivo ela-
sticoeaperto: si farsoggetto, lui, dellasto-
ria. Ovviamente, se pur non aspira allog-
gettivit cui invece il saggio tende, neppu-
re la narrativa neutra. La soggettivit del
narrante si fa sentire, anche con forza, re-
stando per allo stesso livello dellinterlo-
cutore, di chi riceve il messaggio. Non si
impanca su un gradino pi alto, non d le-
zioni. E per questo che ha efficacia, anche
didattica, superiore a qualsiasi trattato o
espressione teorica in forma saggistica;
non paradossalmente, in questa logica il
giornale meglio, pi vero del libro.
Discorso e democrazia
A me pare che questa sia la pi limpida,
esauriente lezione di laicit (laicit, inten-
do, non laicismo/clericalismo) che si possa
concepire. Ha la stessa valenza della pole-
mica nei confronti della partitocrazia. De-
nuncia il modello saggistico teoria cri-
stallizzata come, in un modo o nellaltro,
forma ed espressione di un potere. Vale a
dire: oltre ai partiti e alle loro prevarica-
zioni ci sono le corporazioni linguistiche,
quelle degli specialisti, utili e necessarie
nei loro ambito, ma che non possono pre-
tendere di essere linguaggi generali,
di/per tutti. Anche loro prevaricano. La lai-
cit deve essere invece un discorso sempre
flessibile, interattivo (e, per questo, demo-
cratico). Losservazione vale anche in ter-
mini teologico/ecclesiali. Giustamente la
chiesa ha sempre impedito che i V angeli
venissero interpretati in forme gnostiche o,
in qualche modo, essoteriche (diciamo,
saggistiche): anzi, ogni volta che ha volu-
to ritrovare il suo ruolo di ecclesia, mi
pare, la chiesa ritornata al discorso nar-
rativo dei Vangeli, un modello di comuni-
cazione come dire profondamente laico.
Angiolo Bandinelli
ANNO XI NUMERO 253 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO GIOVED 26 OTTOBRE 2006
A
ntonioMartinoharipresolasuaattivit
di politico liberale. Ieri su Libero par-
tendo dallanalisi dei successi borsistici
americani degli ultimi 25 anni ha proposto,
per esempio, la privatizzazione della previ-
denza come soluzione al problema delle
prestazioni pensionistiche pubbliche. Lui,
friedmaniano, ha citato il caso del successo
previdenziale del Cile che nacque dalla col-
laborazione di Milton Friedman con il go-
vernodi quel paese. Duesettimanefaerain-
tervenuto contro il principio del tetto alla
raccolta pubblicitaria ricorrendo a unargo-
mento molto interessante e molto liberale
che pi o meno questo: il mercato pub-
blicitario fatto di inserzionisti che scelgo-
no il miglior veicolo pubblicitario disponi-
bile sulla base delle loro esigenze, dei loro
UN BUON MI NI S T RO DEL L A DI F ES A, UN L I BERI S T A S I L ENZ I OS O
obiettivi. Cio si comportano come elettori
che al momento del voto scelgono il partito
politico che preferiscono. Dunque porre un
tetto alla raccolta di pubblicit di unopera-
toretelevisivocomeporreuntettoallarac-
colta di voti a favore di unpartito. Unragio-
namento provocatorio, paradossale, ma or-
ganizzato intorno a quella piccola o grande
luce di verit che il liberalismo riesce spes-
so adaccendere grazie anche a unsuo statu-
todi anticonformismointellettuale. Inrealt,
tornare a leggere Antonio Martino che tratta
di economia (e delle scelte politiche che vi
sono connesse) dopo cinque anni di silenzio
interrotto solo dalle uscite sul Giornale di
Sicilia, cui affezionatoper fattodi nascita
fa unpo impressione, perch questo ritorno
poneunasemplicedomanda: checosahafat-
to per cinque anni Martino? Certo, ha difeso,
sostenuto e rivendicato la posizione del no-
stro paese nella parte occidentale del mon-
do. Ma perch nonha cercato anche di met-
tersi in una dimensione pi politica che
per quanto nelle more del suo lavoro di mi-
nistro della Difesa gli consentisse di inter-
venire sul resto delle scelte politiche del go-
verno cui apparteneva, servendosi della sua
visione generalista di economista colto, di
esponente della classe dirigente moderata
che lui stesso aveva contribuito a far emer-
gere dalla palude postdemocristiana? Per-
chquandoil centrodestravaal governo, le-
conomista rivoluzionario da cui ci si aspetta
la battaglia anticorprativa sceglie una volta
gli Esteri e unaltra la Difesa? Il caso Marti-
no interessante, perch non riguarda solo
UN GRANDE DEL L A T V RI S PONDE AL L A NOS T RA PROV OCAZ I ONE
Ridere sullislam? Freccero dice di lanciare un concorso tra gli islamici
L
a proposta facciamo un format comico
islamico non scaturisce tanto da uni-
dea editoriale, quanto da una posizione di
principio: Possibile che si possa fare satira
di tutto, compresoil Papa, manondegli isla-
mici, che pure sono tra noi, fanno parte del-
la nostra societ? e anche E accettabile
che chiunque osi fare una critica allislam,
sia minacciato di morte?.
In realt questi quesiti richiedono una ri-
sposta su due piani distinti: uno pratico e
uno teorico, di principio.
Sono stato invitato come uomo di prodot-
totelevisivoepensochemi si richiedanoso-
luzioni pratiche.
Cominciamo dalla possibilit di realizza-
zione immediata. Intervistato a caldo ho fat-
to riferimento al precedente delle Iene, che
fanno parlare bin Laden in genovese. Qual-
cosa di analogo mi sembra sia stato fatto a
suo tempo dal T rio (Solenghi, Marchesini,
Lopez) su Khomeini. In entrambi i casi, a
unanalisi pi attenta, non ci troviamo di
fronte a satire della societ islamica, ma a
una satira della nostra societ che si serve
di personaggi esterni per evidenziare las-
surdit del quotidiano. E un meccanismo
consolidato dalla letteratura e basato sullo
straniamento. Rientra in questa categoria
leffetto Borat improbabile kazaco in visita
negli Usa. La parodia non riguarda tanto il
Kazakistan, che si limita a dare un nome a
uno stato di fantasia, quanto gli Stati Uniti,
visti con la lente di ingrandimento di uno
stupefatto visitatore.
E arriviamo al nocciolo del problema. In
realtlasatirasempreunfenomenodi au-
tocritica, internoalloggettodi scherno. Pen-
siamo al buffone di corte mantenuto dal re,
per interpretare la sua parodia, con abiti
che richiamano i simboli del potere (il ber-
rettoasonagli unaparodiadellacorona, il
bastone dello scettro).
Chi opera nello spettacolo sa che non esi-
ste ununica comicit, ma tante comicit di-
verse, locali, culturali e anche stratificate
per classe. Ci sonocomicitetniche. Lacom-
media allitaliana esaspera i tratti dellar-
ciitaliano. Lhumor inglesehaconnotati pre-
cisi. Esiste una scuola di umorismo ebraico.
Mi sono trovato personalmente a fare i con-
ti con questa realt. La Francia profonda ri-
de con Fernandel. Quando alla Cinq, abbia-
mo provato a trasferire tali e quali prototipi
elaborati dal Canale 5 italiano, ci siamo tro-
vati di fronte ad accuse di volgarit e di an-
tifemminismo. Di fronte a Viva le donne i
tassisti parigini che mi accompagnavano al-
laCinq, avevanocommenti sarcastici escan-
dalizzati tipoNoi rispettiamoladignitdel-
la donna che, tutto sommato, non differi-
scono pi di tanto dai commenti di un isla-
mico di fronte a una velina. Esistono diffe-
renze culturali tra paese e paese, anche al-
linterno dellEuropa. Violarle non implica
una condanna a morte, ma una critica fero-
ce s. La Francia un paese laico dove ci si
puo esprimere molto pi liberamente sulla
religione. Lesibizionedelladonnaoggetto
invece considerata offensiva per la donna.
Specifico, culturale, locale
Una televisione si costruisce sullo speci-
ficoculturalelocale. Mi si obietter: viviamo
in un mondo globalizzato. Oggi la societ
multietnica ed esprime culture diverse.
Bene. Queste diversit non tendono a me-
scolarsi, ma piuttosto a sopravvivere come
generi letterari/spettacolari distinti. Farri-
ferimento alla mia esperienza a Rai2. La co-
micitdi Orgogliocoatto nonlastessadi
Lottavonano. Hofattounesperimentopi
specifico con lo spettacolo di Moni Ovadia
sulla cultura ebraica. Solo chi conosce una
cultura dallinterno pu dire cose significa-
tive, originali, coinvolgenti. Una critica por-
tata dallesterno pi che politicamente
scorretta maleducata. Tutti noi pensiamo
di poter criticare nostra madre, nostro co-
gnato, nostra moglie. Se lo fa un altro scatta
la reazione Come si permette.
Prendiamo il caso delle vignette islami-
che pubblicata da Flemming Rose. E evi-
dente che la reazione la condanna a morte
sproporzionataecontrariaallalibertdi
espressione. Rosevadifeso. Mavieneil dub-
bio che la reazione abnorme si basi anche
qui su un equivoco. Rose ha dichiarato in
una recente intervista al Foglio che per aiz-
zare gli islamici allodio gli imam hanno dif-
fuso allestero, nei paesi arabi, vignette in-
sultanti su Maometto (Maometto pedofilo)
che il giornale si era ben guardato dal pub-
blicare. Ma, mi chiedo: Rose ha tenuto con-
to che la cultura islamica una cultura ani-
conica? La rappresentazione visiva grafica
del Profeta un insulto in s, indipendente-
mente dal contenuto della vignetta. Prati-
candounaculturaestraneasi rischianocon-
tinuamente incidenti diplomatici.
Siamo abituati a pensare che la censura,
sul piano religioso, sia solo islamica. Ma vi
invito a riflettere su quello che successo a
me, come direttore di rete, per unafferma-
zione di Carmelo Bene a Macao. Ancora
oggi quando il mio nome compare in un or-
ganigramma ipotetico della futura Rai, il
commentatore di turno aggiunge: Ma il suo
nomenonsarebbegraditoai cattolici. Dun-
que, Carmelo Bene, celebrit internaziona-
le del teatro italiano (Gilles Deleuze gli ha
dedicato un libro) non ha offeso nessuno,
non ha bestemmiato come succede ormai
abitualmente nei reality. Si limitato a di-
chiarare: Dio non esiste, una professione
di ateismochepuessereomenocondivisa,
ma che, in base al concetto di libert di
espressione, dovrebbe avere la stessa legit-
timit di circolazione dellaffermazione op-
posta. E scoppiato il finimondo. I vescovi
hanno chiesto la chiusura del programma e
la mia testa come direttore di rete. E un
esempio di tolleranza?
Tornando al problema iniziale (una tra-
smissione satirica islamica) e alla sua solu-
zione pratica, penso che lunica proposta
praticamente percorribile sia quella di lan-
ciare un concorso per nuovi talenti di cultu-
ra musulmana.
Oggi, ad esempio, la banlieu parigina
una fucina di nuovi talenti. La popolazione
francese, cometuttalapopolazioneeuropea
invecchia. Le forze giovani esprimono crea-
tivit. Ma spesso i giovani francesi sono di
radici arabe e di cultura musulmana. Ab-
biamo oggi nuovi stilisti. Potremmo avere
domani nuovi comici. Ma non so se la comi-
cit sia nelle corde dellislamismo.
Sono troppo ignorante in merito per sa-
pereseesistaunatradizionedi comicitmu-
sulmana. Ricordo che nei giorni della pole-
mica per le vignette danesi, qualche giorna-
le, mi sembra Internazionale ha pubblicato
delle vignette disegnate da arabi. Non sono
riuscito a ritrovarle. Lunica vignettista ira-
nianacheconosco, MarjaneSatrapi, mi sem-
bra che si cimenti piuttosto nella satira del-
loccidente. Manonholettoil suolibroPer-
sepolis dedicato alle sue esperienze in
Iran. Insomma, ignoroselaculturaislamica,
oltre a essere aniconica per quanto riguar-
dalarappresentazionedelladivinit, siaan-
che portatrice di un interdetto nei confronti
della comicit. Su questo argomento do-
vrebbe illuminarmi qualche esponente di
questa stessa tradizione.
Riguardo alla tentazione di sentirci supe-
riori per la nostra tradizione iconica e per il
rispetto che la satira gode presso di noi, vor-
rei ricordare due cose. La vittoria dellim-
magine, della figurazione, nella cultura cri-
stiana, vienedopolottecontroliconoclastia.
Lodio per il riso per lUmberto Eco de Il
nomedellarosa unmoventesufficienteper
una sequenza di delitti in un monastero in
cui, congrandesegreto, vieneconservatalo-
pera di Aristotele sulla comicit.
Carlo Freccero
Martino. Il governodi SilvioBerlusconi du-
rato cinque anni e ha contato sulla maggio-
ranza pi forte della storia della Repubbli-
ca, cento deputati di vantaggio alla Camera.
Inqualchecasoriuscitoadareunsensopo-
litico il suosensopolitico allafunzionedi
governoeal suovantaggioparlamentare: ha
superato il complesso dellasse franco-tede-
sco in Europa, ha posto la questione fiscale
tagliando le tasse (anche se meno di quanto
avrebbepotuto), hacompletatolariformadel
mercatodel lavoro, intervenutosullaprevi-
denza (anche se con una riforma differita).
Mahamancatolaprovapiimportante: loc-
casione per costruire una classe dirigente
moderata che fosse disposta a rischiare e a
sporcarsi lemani conlapolitica.
Marco Ferrante
Torna il Martino economista. Dove stato in questi cinque anni?
Secondo Marco
La teoria si cristallizza in potere,
per Pannella solo la narrazione
vera laicit (come i Vangeli)
D
opo aver sostenuto la superiorit men-
taleefisicadelluomosulladonna, del-
leuropeo sul negro, Darwin nega alluomo
la sua grandezza e singolarit spirituale, e
sostiene che intelligenza, libert, coscienza
morale eccetera, sono presenti anche negli
animali, solamenteingrado, noninqualit,
diverso. Il castoro che costruisce sempre le
dighe allo stesso modo, luccello che nidifi-
ca sempre secondo determinati canoni, il
pappagallo che sa ripetere dei suoni uma-
ni, per averli memorizzati, senza capirli e
senza sapersi poi servire, autonomamente,
delle parole apprese, sarebbero altrettanti
fratelli delluomo, scippatocos dellasua
similitudine con Dio. Con tali considera-
zioni Darwin travalica lambito scientifico,
il regno del misurabile, per sconfinare an-
cora una volta nella filosofia e nella psico-
logia, cio l dove la scienza, con i suoi li-
mitati strumenti, non riesce realmente a
penetrare. Quale psicologo, oggi, quasi due
secoli dopo, sa darci le leggi del compor-
tamento umano? Lo zoologo attento, al con-
trario, pu prevedere la condotta animale
per la notevole parte che vi hanno le rea-
zioni e i comportamenti innati: Negli in-
setti pi evoluti psichicamente scrive
Grass le condotte sono innate e pro-
grammate dalle molecole di Dna contenu-
te nei cromosomi (Fiorenzo Facchini,
Lavventura delluomo, San Paolo).
Ma c un altro punto che differenzia
luomo dallanimale: lidea di Dio, e la reli-
gione. Scriveva una storico antico, infatti,
che pi facile trovare una citt senza mu-
ra, che una citt senza dei. E in effetti il
senso religioso, con mille differenze e spe-
cificit, rintracciabile nella storia del-
luomo, sempre e dovunque, dalle pitture
del paleolitico ai pi antichi culti dei de-
funti. Per Darwin lidea di Dio costituisce
un grosso problema. Ancora una volta, al-
lora, piegando i fatti alla sua ipotesi, ri-
nuncia a rimanere scienziato, per afferma-
re che sono esistite numerose razze, e an-
cora esistono, le quali non hanno idee di
uno o pi dei. E aggiunge che lidea di Dio
una sorta di evoluzione del profondo
amore di un cane per il suo padrone: il
professor Braubach va cos lontano da so-
stenere che un cane considera il suo pa-
drone come Dio. Tutto qua: altro non dice,
Darwin, per giustificarelasuavolontdi ri-
condurre anche il senso religioso, la do-
manda di significato e di aldil presente in
ogni uomo, ancora una volta, alla natura
animalesca. Allincircanegli stessi anni, la-
teismo scientifico di Engels, sostiene che
luomo un animale che si caratterizza per
il lavoro, e Marx, nellIdeologia tedesca,
scrive: Si possono distinguere gli uomini
dagli animali per la coscienza, per la reli-
gione, per tutto ci che si vuole; ma comin-
ciarono a distinguersi dagli animali allor-
ch cominciarono a produrre i loro mezzi
di sussistenza, un progresso che condi-
zionato dalla loro organizzazione fisica.
La riduzione della psicologia alla biologia
Ma quali sono le conseguenze logiche di
questa identificazione delluomo con lani-
male? Anzitutto la riduzione della psicolo-
gia alla biologia, e quindi della libert alli-
stinto e al determinismo, e la riduzione del-
lindividuo alla specie, o, storicamente, alla
massa. Insecondoluogolaparificazionetra
diritti umani e diritti animali, con la conse-
guente teoria, espressa nellultima pagina
de Lorigine delluomo, secondo cui luo-
mo dovrebbe sposarsi, o non sposarsi, se-
condo le stesse regole che vigono in un al-
levamento di bestiame. Infine la riduzione
del fine delluomo al solo destino della ri-
produzione materiale, e, soprattutto, la eli-
minazionedel concettodi anima, lunicoca-
pace di fondare lunicit, lirripetibilit e
luguaglianza, spirituale, degli individui
(che invece, fisicamente, sono evidente-
mente diversi). Da qui ha origine anche la
creazione darwiniana di classifiche di valo-
re tra razze superiori e inferiori, deboli e
sani, ricchi e poveri, tra i membri della so-
ciet negligenti, viziosi e variamente infe-
riori e le classi superiori (p. 632). Al pun-
to di affermare: Dobbiamo quindi soppor-
tareleffetto, indubbiamentecattivo, del fat-
tochei deboli sopravvivanoepropaghinoil
proprio genere ma si dovrebbe almeno ar-
restarne lazione costante, impedendo ai
membri pi deboli e inferiori di sposarsi li-
beramente come i sani. Detto tutto questo,
facile rilevare che tutte le ideologie mo-
derne, dal marxismo, al neoliberismo, dal
razzismo alleugenismo, alla sociobiologia,
troverannonel darwinismo, almenoinqual-
chesuoaspetto, unalleatoeunriferimento:
in quanto saranno, al fondo, tutti, riduzioni-
smi materialistici di tipo filosofico, amman-
tati di una sedicente scientificit.
Francesco Agnoli
Secondo Darwin
Lidea di Dio una sorta di
evoluzione del profondo amore
di un cane per il suo padrone
Ci sono libri che vendo-
no un milione di copie e
non spostano il mondo di
un millimetro. Se Reduce di Giovanni
Lindo Ferretti (Mondadori) ne vendesse
centomila salverebbe intere razze equi-
ne, decine di maest (edicole votive con
immagini della Madonna) e il mio piace-
re di stare al mondo. Prego di avere a che
fare, dora in poi, soltanto con persone
che abbiano letto e assimilato la seguen-
te frase di pagina 98: Ogni essere umano
di per s ha solo doveri.
PREGHIERA
di Camillo Langone
RIFORME CONTRORIFORME
Nel delirio di cui ho parlato al-
trove, un mio pi giovane
compagno del 68, mai pi vi-
sto, mi diceva, mentre andavo
in barella da non so dove a non so dove:
Ti ricordi di me? Sono Pino. Era vero.
Pino De Iaco dirige il reparto di rianima-
zione, lanimatore dellelisoccorso in al-
ta montagna e nel fondo del mare, e il ti-
tolare della camera iperbarica, nella qua-
le si chiude con il piccolo equipaggio di
pazienti come un capitano Nemo. La ca-
mera iperbarica, cos diversa dallosses-
sione del rifugio antiatomico, cos simile
a una navicella spaziale per astronaute
che fanno la calza e astronauti in letargo,
un vero simbolo della vita che diventa
difficile, della lenta risalita, con la pa-
zienza delle sue compensazioni, decom-
pressioni e attese. Un ascensore che sale
un po alla volta verso il piano terra.
PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri
C
aro Freccero, scrivi cose interessanti
dellasatira, argomentochemostri di co-
noscere. E hai preso sul serio con leggerez-
za, del che ti ringraziamo, la nostra propo-
sta insieme seria e leggera di un format di
satira islamica da mandare in onda o da
rappresentareinteatroodaprodurreper il
cinema o, chiss, per la mitica banda larga.
Molte obiezioni allidea sono ricevibili,
qualcunaancheaccettabile, edcomunque
evidente che non pu nascere satira auten-
tica, che diverta e scuota, a mezzo di buone
intenzioni, idee o progetti civilmente com-
passati e impegnati. Se nasce nasce, altri-
menti nasce morta. Resta dunque solo la
nostra provocazione, e provocazione gi
meglio quando si parli di satira, come inne-
sco, dico. Tutto molto semplice.
Prendiamo un Antonio Albanese, ecce-
zionalmente ricco di talento. Limprendito-
re brianzolo spesso e ruttatore con il figlio
fattoepiercingatochelochiamapapi esi
dice gay friendly? Fatto. Il politico meri-
dionale a comizio che mafieggia e tormenta
la sicilitudine, pistola alla mano? Fatto. Il
deficiente morettiano ispirato che gira sul-
la giostra in casa sua e parla di una politica
edi unasituazionesocialeedi costumesur-
reale con uno psicoanalista immaginario?
Fatto. Ma il poligamo della Bovisa, la scuo-
la madrassica di via Quaranta, il kamikase
moderato, il professorefintoislamicochesa
come stanno le cose ma per uscirne co-
strettoamettereinsiemepappacicciaeCo-
rano bene interpretato, il marito viuuuuu-
lento, di una viuuulenzzzza ecceezzziunale
veramente, leducazione al velo come gelo-
sia maschile e possessivit culturale, in-
somma il divorzio allitaliana dei nostri
tempi, lasatiradi costumedi questagrande
provincia culturale con la quale convivia-
mo, con i suoi arcaismi difesi con le unghie
econi denti, b, questarobaqui nonhatro-
vatopostochissperchnellispirazionear-
tistica della nostra epoca cos benpensante
e corretta.
Non strano? E paura? E sottomissione
culturale? Tu hai risposto da uomo donore,
ma a parte qualche rara eccezione, i mae-
stri della satira si sono rifugiati in un legit-
timo e forse non molto dignitoso silenzio.
Perch c kamikase e kamikase, e c mar-
tirio e martirio, forse. E il martirio della li-
bert di pensiero va bene per il nostro sud
e la nostra Brianza, ma non per il nostro
islam. Avrai capito bene che la questione
non di affiancare la caricatura di un aya-
tollah a quella del Papa. E pi seria. Ri-
guarda la nostra libert di linguag-
gio, e in fondo la nostra vita.
C kamikase e kamikase cos come c martirio e martirio
ANNO XI NUMERO 253 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO GIOVED 26 OTTOBRE 2006
A Gerusalemme la destra di Lieberman entra nellesecutivo, la sinistra abbozza e tenta di creare nuove alleanze con Meretz
Il paese del golfo ospiter una conferenza sulla democrazia. Ha rapporti con Israele e ha gi negoziato tra Hamas e Fatah
Cdu e Spd approvano la strategia per la nuova sicurezza. Inchiesta sulle foto choc dei soldati in Afghanistan. Incidente in Libano?
Gerusalemme. Il Partito laburista israeliano malato. E
andato troppo a sinistra e ora ne paga le conseguenze. Oggi
il primo ministro Ehud Olmert e il ministro della Difesa
Amir Peretz sincontrano. E un momento decisivo per il fu-
turo laburista nella coalizione. Il leader di A voda vuole sa-
pere dal premier se lentrata di Avigdor Lieberman porter
cambiamenti significativi nelle linee guida dellesecutivo.
Liebermanil leader di Yisrael Beiteinu, Israelelanostra
casa, partito di destra. Luned ha firmato un accordo con Ol-
mert per entrarenellacompaginedi governo. Ieri il premier
ha riunito il governo per approvare la nomina di Lieberman
a ministro per le Minacce strategiche, portafoglio creato ap-
positamente per lui. Poi, il prima possibile, il premier vuole
sottoporre alla Knesset, il Parlamento, la discussione sul-
lallargamento della coalizione. Si muove veloce, per preve-
nirechegli scontri interni al Partitolaburista, degenerando,
possano portare Avoda fuori dal governo prima che lui ab-
bia ottenuto nuovi alleati. Fonti informate dicono che il suo
prossimo passo sar chiedere ai partiti ultraortodossi di
unirsi allesecutivo, inmododaottenereunasemprepista-
bile coalizione, ora estremamente debole in seguito alla
guerra in Libano. Olmert vuole bloccare la strada a Bibi Ne-
tanyahu, potenziale grande pericolo alle prossime elezioni,
che potrebbero essere vicine, rafforzando lesecutivo. Lie-
berman vuole rimpiazzare, a destra, il leader del Likud.
Avoda, principale partner di Kadima, che detiene la mag-
gioranza solo grazie ai suoi seggi, teme Lieberman. T eme
che la sua inclusione nellesecutivo snaturi il programma
originale. Lieberman, sorpresa delle elezioni di marzo, la
destra, con posizioni dure. Fu sua una proposta di spostare
in blocco gli abitanti arabi da Israele ai territori palestine-
si, in una sorta di scambio di terra. Cerca di porsi come al-
ternativa a Netanyahu. Per questo, sta operando uno slitta-
mento al centro, per ampliare il suo elettorato, alleandosi
con Kadima. C chi critica Lieberman per essere pronto ad
abbandonare i suoi principi, mentre nel Labour c chi gri-
daallosnaturamentodei propri. Avodadivisoinduegrup-
pi. Ci sono i pro Lieberman, capeggiati dal ministro per il
Turismo Isaac Herzog, e i contro, guidati dal segretario ge-
nerale Eitan Cabel e nellombra dallo stesso Amir Peretz.
Avoda ha problemi a causa delle faide interne dice al Fo-
glio Michael Bar-Zohar, analista, ex attivista e deputato la-
burista, consigliere di Moshe Dayan, Ytzhak Rabin, Amir
Peretz in molti si oppongono alla leadership di Peretz. Lo
preferiscono fuori dal governo. Allopposizione sarebbe pi
debole che nella posizione di ministro della Difesa. Allo-
ra, sarebbe pi facile tagliarlo fuori. Eppure, spiega Bar -
Zohar, la maggior parte dei ministri vuole rimanere al go-
verno. Tutti i partiti vogliono rimanere al governo con-
ferma Efraim Inbar, professore di Scienze politiche allU-
niversit Bar-Ilan non lasceranno. Il Comitato centrale
del partito si riunir domenica per decidere che fare: ri-
manere o no in coalizione? Se uscissero, continua lex de-
putato, perderebbero tutta la loro influenza. Oggi la sensa-
zione prevalente che Avoda rester al governo dice Bar-
Zohar Dov il pericolo in Lieberman? Non vuole cambia-
re linea, non sar lui a trasformare la politica di sicurezza
contro lIran. Tutta questa agitazione dei laburisti unesa-
gerazione. E daccordo Efraim Inbar: N il Mossad n il
ministero della Difesa gli lasceranno fare qualcosa, avr
molto tempo per occuparsi di politica e non credo cambier
qualcosa nellagenda sociale del governo, gi collassata do-
po la guerra in Libano.
Non temetemi, vengo per lavorare, ha detto marted
Lieberman, che assicura che si vuole occupare soltanto del-
la minaccia maggiore per Israele, lIran. Peretz, in un ten-
tativo disperato, dettato dalla consapevolezza della debo-
lezza del partito, cerca un accordo con Meretz, gruppo di si-
nistra. Alla lunga, questa mossa potrebbe fare del male ad
Avoda. Quellochei laburisti noncapiscono diceBar-Zohar
che non devono ottenere il consenso di voci a sinistra,
che hanno gi, devono cercare i voti del centro.
Berlino. Ieri la Bild ha pubblicato a piena pagina fotogra-
fie in cui si vedevano militari tedeschi di stanza in Afghani-
stan nellatto di profanare alcuni cadaveri e con dei teschi.
La reazione del ministro della Difesa, Franz Josef Jung,
statadurissima: Uncomportamentoinammissibilechecon-
trasta radicalmente con i valori e le norme impartite ai no-
stri soldati e che non pu essere in alcun modo tollerato. Se
le accuse saranno confermate, si proceder a provvedimen-
ti disciplinari ed eventualmente anche penali.
Ma, nonostante lo sconcerto e limmediata apertura di
uninchiesta, il Consiglio dei ministri ieri non si mostrato
meno risoluto nel varare quella che potrebbe essere defini-
taunariformastoricadellesercito, dei suoi compiti, del ruo-
lochedorainpoi giocherancheesoprattuttofuori dai con-
fini nazionali. Pure se i giornali tedeschi si sono concentra-
ti maggiormentesul prolungamentodellamissioneEnduring
FreedominAfghanistan, decisosempreieri dai ministri, co-
s come quella delle truppe speciali SKS sotto tiro perch
alcuni dei suoi membri sono stati accusati da Murat Kurnaz,
un turco residente a Brema, di tortura, nel 2002, in un carce-
re speciale americano a Kandahar la vera notizia sullin-
contro dei ministri di governo avvenuto ieri nel dicastero
della Difesa unaltra. L approvazione del Libro Bianco
della politica di sicurezza della Germania e del futuro della
Bundeswehr. Presentato ieri dal cristianodemocratico
Jung, d infatti il via alla pi radicale ristrutturazione delle
forze armate tedesche dal dopoguerra. Centotrentatr pagi-
ne in cui spicca questa frase: Considerando il nuovo feno-
meno del terrorismo internazionale e della forza distruttiva
di attori non statali, si pone la necessit di ampliare il qua-
dro normativo costituzionale per lintervento pi concreto
dellenostreforzemilitari. Wolfgang Schuble, ministrodel-
lInterno, sta gi lavorando al progetto di riforma. Con ieri si
aggiunto dunque un altro tassello al progetto di Angela
Merkel edel ministrodegli Esteri socialdemocratico, Frank-
Walter Steinmeier, di trasformarelaGermaniainunpartner
sempre piimportante sul piano internazionale, sia politico
sia militare. Il documento di Jung ha lo scopo di inserire le
forze armate tedesche nello scacchiere mondiale stretta-
mente collegate alla Nato, agli Stati Uniti e alla politica di
difesadellUnioneeuropea. LaGermaniaavocaasunruo-
lo pi incisivo nelle aree di crisi. Un ruolo che il governo te-
desco non pi tardi di inizio settembre ha rivendicato quan-
do si trattava di mandare unit della Marina tedesca a pat-
tugliare le coste del Libano. Qualcuno aveva letto nel tem-
poreggiare di Berlino un n a partecipare alla missione,
ma nei fatti Merkel, Jung e Steinmeier avevano ribadito al-
lunisonodi volereunmandatorobusto. Loperazionepe-
ricolosa, e ieri stata aperta uninchiesta su un incidente
che sarebbe avvenuto con lesercito israeliano: secondo al-
cune fonti, due aerei di Tsahal avrebbero colpito una nave
tedesca, non stato precisato n come n quando.
Gi il precedente ministro della Difesa, il socialdemocra-
tico Peter Struck, aveva sottolineato che gli interessi della
Germanianonsi difendonopilungolaOder-Neisse, manel
Hindukush. Poi per aveva dovuto ripiegare maggiormente
sulla difesa nazionale e sulla disputa con gli alleati di go-
verno, i Verdi, irremovibili nella richiesta di abolire la leva
obbligatoria. Nel documento presentato ieri si legge invece:
Anche i giacimenti energetici e il trasporto delle risorse,
sempre pi spesso bersagli facili per attacchi terroristici,
rientrano nella difesa e nel piano di sicurezza nazionale og-
gi. E la Germania non pu certo tirarsi indietro dalla sfida
globale. Cos se ora sono novemila i militari dislocati tra Af-
ghanistan, Congo e medio oriente, in futuro potranno arriva-
re fino a 14 mila distribuiti anche su cinque missioni con-
temporaneamente. Unanimeladecisionedi SpdeUnionedi
non abolire il servizio di leva, non ultimo perch integra
maggiormente lesercito nella societ. Un no deciso i so-
cialdemocratici lhanno invece espresso riguardo alla pro-
posta avanzata da Jung di potere, in casi demergenza, af-
fiancare alle forze dellordine anche lesercito.
Per ora i travagli interni tengono i laburisti aggrappati a Olmert
Livni andr in Qatar, che media al posto di Egitto e Arabia
Merkel rifonda lesercito tedesco per combattere il terrorismo
Gerusalemme. Il ministro degli Esteri
israeliano, Tzipi Livni, andr in Qatar per
partecipare a una conferenza, sponsorizza-
ta dallOnu, sulla democrazia. Una prima
assoluta. Il Qatar e Israele, infatti, hanno
minime relazioni. Livni ha accettato linvi-
to; la conferenza si terr la settimana pros-
sima. Si tratter della prima visita di un al-
to ufficiale israeliano in Qatar. Sono previ-
sti colloqui sul programma nucleare ira-
niano e sullo stato dei negoziati per il rila-
scio del caporale Ghilad Shalit, sequestra-
to dal braccio armato di Hamas, le Brigate
Ezzedine al Qassam, a giugno. A settembre,
analisi della stampa palestinese davano il
Qatar come sostituto dellEgitto nella me-
diazione per il rilascio del prigioniero.
Doha ha cercato di svolgere un ruolo di pa-
ciere tra le fazioni palestinesi, Fatah e Ha-
mas, sulla formazione di un governo di
unit nazionale. La mediazione, per, non
sta: una coalizione di governo ad interim,
formata da tecnocrati, che operi rispettan-
do le richieste del Quartetto Usa, Ue, Onu
e Russia (il riconoscimento dIsraele, dei
precedenti accordi, la rinuncia alla violen-
za e il rilascio di Shalit). Il rais Abu Mazen
ha accettato. Hamas no. Il presidente pale-
stinese, che negli anni 50 ha vissuto a Doha
e viaggia spesso in Qatar, stato nella capi-
tale nelle scorse settimane. Ma ha negato di
aver incontrato Khaled Meshaal. Anche il
leader di Hamas in esilio a Damasco un
assiduo frequentatore del paese del Golfo.
Il Qatar un credibile mediatore tra le
parti perch, oltre ad avere tenui rapporti
con Israele, intrattiene buone relazioni sia
con lAutorit nazionale sia con Hamas. Do-
po linterruzione degli aiuti internazionali
ai palestinesi in seguito alla vittoria del
gruppo islamico alle urne, ha stanziato 50
milioni di dollari allAnp. La sua volont di
emergere nella regione legata anche al-
latavica rivalit con lArabia Saudita, di
cui Doha la sorella wahabita pi modera-
ta. Il Qatar si fatto notare in maniera in-
teressante spiega al Foglio T oby Jones,
dal 2004 al 2006 analista specializzato in
paesi del Golfo per lInternational Crisis
Group Non inusuale che sfidi poteri re-
gionali come lArabia Saudita, con cui ha
relazione acrimoniose. I leader sauditi non
sopportano che il Qatar lasci libero il ca-
nale satellitare al Jazeera di emettere pro-
grammi critici nei confronti della famiglia
reale. In parte questa la spiegazione dei
finanziamenti sauditi ad al Arabiya, rivale
di al Jazeera. Inoltre il paese ha ottenuto
una posizione importante, come alleato di
Washington, dopo la chiusura della pi
grande base militare americana in medio
oriente, Principe Sultan in Arabia Saudita,
nel 2002, e il suo trasferimento in Qatar.
riuscita e il ministro degli Esteri del Qa-
tar, Hamad bin Jassim bin Jabr al Thani, ha
lasciato Gaza senza aver ottenuto granch.
E vero, il Qatar si maggiormente im-
pegnato nel moderare la crisi fra le fazioni
palestinesi spiega al Foglio David Kim-
che, ex vicecapo del Mossad ed ex diretto-
re generale del ministero degli Esteri Ci
sono membri di Hamas in Qatar, non un ve-
ro ufficio, e membri di Hamas viaggiano
con regolarit nel paese. Per quanto ri-
guarda Israele, ci sono relazioni tra i due
paesi, c perfino un diplomatico che fa
avanti indietro. Le relazioni sono amicali.
E tutto poco ufficiale, anche i rapporti
commerciali, che per esistono. Il Qatar ,
oggi, in una posizione di forza essendo lu-
nico paese arabo in Consiglio di sicurezza.
Il 3 ottobre, Doha entrata attivamente nel-
la crisi sulla formazione di un governo di
unit nazionale palestinese con una propo-
Sciopero pignolo contro i tagli. DAlema rinvia le nomine ma non ferma il totoambasciatore. Tutti pazzi per una principessa
Parte la gara per il ruolo di padrone della Casa, ecco chi scalpita
Da Hanoi a Washington salza la protesta
contro il taglio miope e ignorante per le
indennit ai diplomatici che il governo ha
previstonellaFinanziaria. Il sindacatoSnd-
mae ha indetto uno sciopero pignolo fino
al 9 novembre. Il ministro DAlema ha do-
vuto fare una scelta: le risorse sono state in
gran parte orientate sulla Cooperazione
600 milioni di euro, erano 392 quelli previ-
sti nel 2006 per la gioia di Patrizia Senti-
nelli e Giorgio Economides, come hanno
commentatoalcuni diplomatici vicini al sin-
dacato. La reazione scoppiata quando nei
corridoi della Farnesina stato diffuso un
virgolettato del viceministro Sentinelli che,
dopo aver ottenuto ci che voleva, avreb-
be detto che la quantit serve a poco sen-
za la qualit degli interventi. Come dire:
Se per i diplomatici non collaborano.
della Casa, come i diplomatici chiamano
il ministero. Da T okyo si sta impegnando
Mario Salvatore Bova, lambasciatore che
Alessandro Natta, penultimo segretario del
Pci, chiamava il nostro uomo alla Farne-
sina. Oggi Bova si avvicinato al sindaco
di Roma, Walter Veltroni. Sui divani del
piano terra, si malizia: Un pensierino per
il posto di capo macchina lo fa anche Nelli
Feroci, responsabile del gabinetto dale-
miano. Feroci potrebbe anche sostituire
Roberto Nigido, direttore dellufficio per
gli Affari diplomatici del Quirinale, consi-
derato vicino a Prodi. Si sta prodigando an-
che Rocco Cangelosi, che guida la rappre-
sentanza allUe ed considerato il padre di
Farnesina democratica, quella che nei
corridoi definiscono la Cgil esteri.
Il ministro DAlema ha dovuto rimandare
alcune nomine al periodo natalizio, quan-
Da Washington, dove il personale deve pu-
re adeguarsi al colore dei ministri che vi
giungono nella consapevolezza di una di-
somogeneit politica e valoriale che rende
pi disagevole il dialogo con lAmministra-
zione Bush come ha notato ieri lUnit
chiedono che la riduzione sia annullata
preferibilmente diniziativa governativa.
Le missive, provenienti dallAfrica e dallA-
sia, oltre che dallAmerica, sono indirizzate
al capo di gabinetto, al direttore del perso-
nale e al segretario generale, lambasciato-
rePaoloPucci di Benisichi, chenonsembra
intenzionato a esporsi, in attesa della pen-
sione che dovrebbe arrivare entro il 2008.
La sfida per la segreteria generale co-
minciata, nella speranza diffusa tra gli
aspiranti che Paolo Pucci possa farsi da
parte prima della scadenza del mandato,
ottenendo un incarico di prestigio fuori
S
ette anni dopo la pubblicazione della
Anthologie ngre, che contribu a
diffondere in Europa lo straordinario pa-
trimonio delle tradizioni orali africane,
Blaise Cendrars d alle stampe, nel 1928,
una raccolta di fiabe ispirate a quella me-
desima tradizione, tradotte per la prima
volta in italiano con lintero corredo del-
le illustrazioni originali di Pierre Pinsard.
Un libro che ha tutta la grazia poetica del
poliedrico genio nato in Svizzera e fran-
cese dadozione, che introduce in un mon-
do dove le leggi naturali godono di una
rinnovata libert, gli animali dialogano
con gli uomini, le divinit scendono in ter-
ra per dirimere le controversie e luni-
verso dei viventi viene riletto sulla base
delle leggende e dei miti della creazione.
In queste storie, che nascondono la
complessit delle relazioni dellorizzonte
animistico, veniamo a sapere da un vec-
chiocheNgan, il coccodrillo, il totempi
potente, anche se lidentit del Totem su-
premo, Osusu il Ngan-Esa, accessibile
soltanto ai bambini. Unindagine dal sa-
pore esoterico attorno allinafferrabile
aspetto dellombra la presenta come
unentit taciturna e senza occhi, che ri-
posa nella foresta ed esce la notte acquat-
tandosi dietrolespalledei cantastorie. A
mezzogiorno dappertutto, pronta a di-
stribuire incanti e malefici, mentre col
buio diventa pesantissima e nessuno pi
in grado di spostarla, anche se la sua na-
tura pi riposta e veritiera quella del
gioco e della danza. Ci si imbatte in fanta-
stici apologhi, quello che ha per titolo Il
dono della velocit ad esempio, in cui la
lepre, un tempo dotata del dono della ma-
lizia, chiese al Creatore Mu-Ungu il tali-
smano della velocit. Impaurita dallom-
bra delle sue stesse orecchie, fugge a per-
difiato e si rifugia in un cespuglio dove il
fantasmatico inseguitore scompare. Ma il
Creatorelaschiaffeggiaper latroppavilt
lasciandole uneterna ferita sul labbro
spaccato a met. In appendice alle picco-
le storie negre si scelto di includere un
altro scritto di Cedrars, Com che i bian-
chi un tempo erano neri. Racconta di co-
me i figli del Dio Mani-Puta, Manicongo e
Zonga, scendono in terra. Solo Zonga, im-
mergendosi nelleacquedi unmagicolago,
riesce a cambiare il colore della pelle di-
ventando un bianco. I Bianchi e i Neri vi-
vono in perenne litigio, perci si recano
dal Dio Nzam che assegna loro le prove
del ferro, del miele e del fiume. Saranno i
Bianchi a superarle dimostrando maggio-
ri attitudini pratiche. Il premio laccesso
allaTerradellaRicchezza, dacui i Neri ri-
marranno per sempre banditi.
LIBRI
Blaise Cendrars
PICCOLE STORIE NEGRE
PER I BAMBINI DEI BIANCHI
189 pp. Donzelli, euro 21,90
do tutti penseranno alle vacanze, come gli
ha suggerito un collaboratore. I suoi impe-
gni ministeriali, cui non intende sottrarsi
neppure la domenica, gli hanno impedi-
to di esaudire alcuni desideri che proven-
gono dai diplomatici che, anche nel suo stu-
dio, sono noti come ambasciatori rossi.
Antonio Armellini scalpita per raggiunge-
re Nuova Delhi. Lideale sarebbe spostar-
lo a Londra come ambasciatore di grado,
trovando una nuova sistemazione a Gian-
carlo Aragona. Gli attenti funzionari del
ministero sanno che si sta avvicinando la
pensione per il rappresentante alla Nato,
Maurizio Moreno, che potrebbe liberare
una poltrona di prestigio per Aragona.
La raggiante principessa Wijdan di Gior-
dania, neoambasciatrice a Roma, domani
sar ospite delle passerelle del V esuvio
Exp di Ercolano. Feluche pazze per lei.
OGGI Nord: banchi nuvolosi bassi al
mattino, spessosaldati abanchi di neb-
bia, per il resto lunghi momenti soleg-
giati. Centro: soleggiato su tutte le re-
gioni, confoschiedenselamattinoedo-
po il tramonto sulle pianure interne.
Sud: giornata di sole ovunque con tem-
peraturegradevoli.
DOMANI Nord: modesta nuvolaglia
sparsa al mattino saldata a banchi neb-
biosi su pianura. Centro: su tutte le re-
gioni abbastanza soleggiato salvo la
presenza di qualche banco nuvoloso.
Sud: bella giornata di sole salvo qual-
che passaggio nuvoloso.
EDITORIALI
La muraglia cinese
A
Palazzo Chigi devono aver capito
che oltre un certo limite con gli al-
leati non si scherza (vedi il Foglio di ie-
ri), a meno di non voler ridurre in polti-
glia la credibilit di un paese che sta,
come gran parte delloccidente, sulla
frontiera della guerra al terrorismo isla-
mista. Cos un inappuntabile sottose-
gretario con delega ai servizi, Enrico
Micheli, ha comunicato ieri al comitato
parlamentare di controllo che il sigillo
apposto dal governo Berlusconi sulle
carte e le notizie acquisibili riguardan-
ti il prelevamento forzato di Abu Omar
a Milano, il 17 febbraio del 2003, resta in
vigore per decisione del governo Prodi.
Rischiamo per di assistere a un nuovo
atto, su copione scritto da entrambi i go-
verni, di una commedia segreta o del se-
greto, foriera comunque di guai pubbli-
ci nel campo minato della sicurezza col-
lettiva. Le buone intenzioni non basta-
no, sono (e non sempre) una scusante
morale per i comportamenti privati,
non una esimente politica nella vita de-
gli stati. Come scriviamo da mesi, il se-
greto di stato lo si appone e lo si fa va-
lere contro chi lo minaccia. Nel caso di
Abu Omar, e delle roventi polemiche
sulla gestione del servizio di contro-
spionaggio militare, il Sismi, chi attenta
al segreto di stato la procura della Re-
pubblica di Milano, che procede imper-
territa, e con buone ragioni formali fin-
ch non sia fermata con ragioni pi for-
ti e convincenti, sulla via della legalit,
anche in un campo in cui il segreto di
stato e linteresse nazionale sospendo-
no la legalit. A forza di parlare di se-
greto di stato, senza garantirne lappli-
cazione integrale, abbiamo semisman-
tellato il pi efficiente servizio di con-
troterrorismo, arrestando i suoi capi,
pedinando e intercettando il suo stato
maggiore, trascinando in un vortice di
pentitismo & ritrattazioni i suoi soldati.
Lo stato contro lo stato, in spregio alla
divisione dei poteri. Ora basta. Grazie.
N
o allaliquota del 45 per cento e fi-
ducia sul decreto fiscale. Cos il go-
verno risponde soprattutto ai travagli
interni alla stessa maggioranza. Perch
dopo aver spiegato che il limite della
Finanziaria limpianto prevalente-
mente redistributivo che sacrifica le
riforme strutturali, i leader dellUlivo
avevano deciso di presentare un emen-
damento che consiste nellelevare al 45
per cento laliquota per i redditi pi al-
ti per finanziare sgravi agli anziani in
condizioni economiche critiche. Persi-
no Vincenzo Visco, consapevole dellef-
fetto dimmagine di un ulteriore au-
mento delle aliquote, ha mostrato di
non gradire liniziativa e ha presentato,
a nome del governo, tabelle che non
contemplano la richiesta dellUlivo, li-
mitandosi a commentare che il Parla-
mento sovrano, poco prima che il mi-
nistro Chiti annunciasse la decisione di
porre la fiducia. Curiosa la schizofrenia
dei cosiddetti riformisti, che non si ren-
dono conto che partecipare alla rincor-
sa demagogica sulla redistribuzione si-
gnifica accettare il terreno imposto dal-
larea antagonista, quella che auspica
che anche i ricchi piangano. Peraltro
linsistenza ossessiva su questa impo-
stazione classista comincia a procurare
guai visibili. La bocciatura in Senato
del decreto con lennesima proroga de-
gli sfratti segnala che c qualcuno, nel-
la maggioranza, che non disposto a
mobilitarsi a sostegno di unimposta-
zione socialmente squilibrata. Anche
per questo il governo costretto alla fi-
ducia per difendersi dalla sua mag-
gioranza.
L
a Commissione europea sembra
uscire dallinerzia per quel che ri-
guarda la Cina. Il documento preparato
dai due commissari al Commercio, Pe-
ter Mandelson, e alle Relazioni esterne,
Benita Ferrero-Waldner, pone in modo
chiaro la questione politica di princi-
pio: linaccettabilit dellattuale condi-
zione dei rapporti fra le due aree. Lo
squilibrio del commercio fra Europa e
Cina, pari a cento miliardi di euro, non
un fenomeno fisiologico, lespressio-
ne di unasimmetria sistematica, sotto-
lineata nel rapporto: la Cina esige da
noi libero scambio, tutela dei diritti di
propriet e non discriminazione, ma at-
tua il protezionismo sulle sue produzio-
ni, con dazi, manipolazioni valutarie,
sovvenzioni, divieti di accesso alle im-
prese estere sul mercato. Pechino viola
i diritti di propriet intellettuale e pra-
tica continue violazioni dei diritti uma-
ni, delle tutele ambientali, delle regole
sanitarie, violazioni che hanno riper-
cussioni economiche specifiche e dan-
neggiano le risorse comuni del pianeta.
Affinch la nuova presa di posizione
abbia efficacia occorre che la Commis-
sione si concentri su pochi argomenti,
chiari, che comportino un ampio con-
senso da parte degli stati dellUe e che
consentano unazione comune con altri
partner come Stati Uniti e Giappone. Il
primo problema quello della moneta:
lo yuan sottovalutato e manipolato. Il
secondo quello delle contraffazioni.
Su questi due temi si pu perfino atti-
rare la concreta attenzione delle im-
prese cinesi che vogliano crescere e
competere con regole di mercato.
Se perfino Visco non ci sta
Commedia segreta, guai pubblici
Prodi costretto alla fiducia per difendersi dalla sua maggioranza
Bene il governo sul segreto di stato, ma bisogna farlo valere con le procure
LUe alza la voce con Pechino, si pu trattare duro su yuan e contraffazioni
Salva il pianeta, suicidati
C
on lodevole puntualit, lennesimo
rapporto ecocatastrofista (stavolta
si chiama Living planet report ed fir-
mato da Wwf international, Zoological
Society di Londra e Global Footprint
Network di Oakland) ci ri-avverte che
le risorse della Terra si vanno esauren-
do soprattutto per colpa dei consumi
dissennati di paesi come Stati Uniti,
Francia e Gran Bretagna. Trentanni fa
teneva banco il Club di Roma, che in-
vocava la fine della crescita demografi-
ca e la riduzione delle attivit indu-
striali nei paesi del primo mondo, pena
la fine delle risorse planetarie nel 2010.
Balle, ma ora i suoi epigoni spostano al
2050 il termine fatale, probabilmente
con lo stesso livello di fondatezza. Pri-
ma, cera stata la lunga teoria dei rap-
porti del Worldwatch Institute, che an-
nunciavano conseguenze nefaste se
ogni famiglia cinese avesse preteso un
frigorifero, mentre James Lovelock (il
teorico di Gaia, la Terra come essere vi-
vente) oggi si convertito al nucleare e
imbarazza alquanto i salotti di Cassan-
dra. Nel mondo dello sviluppo soste-
nibile (termine onnipervasivo che go-
de di una commissione dedicata presso
lOnu) possono cambiare i personaggi
principali e le sigle la page ma non li-
dea di fondo: la popolazione nemica
dellumanit. La prima fa cose disdice-
voli come riprodursi, produrre, consu-
mare e inquinare. Della seconda non ci
viene detto molto, se non che soffre e
assai di pi soffrir per tutte le attivit
appena elencate. Dice Mafalda, il per-
sonaggio di Quino: Amo lumanit, la
gente che non sopporto.
Ecocatastrofisti alla Mafalda: Amo lumanit, la gente che non sopporto
FARNESINA
ANNO XI NUMERO 253 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO GIOVED 26 OTTOBRE 2006
I sindacati disponibili a discutere
sullet, ma non sul sistema per
calcolare gli assegni previdenziali
Rifare le pensioni
(segue dalla prima pagina) Al Manifesto hanno ca-
pito che questa questione ben pi rilevan-
te del semplice aumento dellet pensiona-
bile. E ieri lo ha scritto chiaro, prendendo-
sela direttamente con Rossi, Carla Casalini:
ne deriverebbe una riduzione tra il 6 e l8
per cento delle future pensioni. Casalini
correttamente parla di patto intergenera-
zionale chesalterebbe, perchsachelare-
visione dei coefficienti riguarda solo le pen-
sioni di chi al gennaio 1996 non aveva alme-
no 18 anni di et contributiva e quindi ora
sta pi o meno sulla quarantina. V a detto
con chiarezza che si tratta di un caso diver-
so rispetto al problema dellet per la pen-
sione di anzianit. Ovvio che anche i sinda-
cati conoscono molto bene la faccenda. E,
nelletrattativeriservate, Cgil, Cisl eUil han-
no sempre fatto capire che sullet potreb-
bero ragionare, ma di coefficienti di trasfor-
mazionenonvoglionosentir parlare. Mariu-
sciranno gli attacchi a mettere in difficolt
Prodi elasuanuovaagendachecercadi sta-
bilire equilibri un po pi riformisti nel-
lazione di governo? Limpressione che la
propostadi Rossi siaper oraconfinataal di-
battito giornalistico. Mentre lanticipo della
trattativa, difficile da realizzare, non sareb-
betraumatico. Lesitopiprobabile, manon
certo, resta quello di un accordo per cancel-
lare la riforma Maroni e sostituirla con mo-
difichebenpiblandemacondivisedal sin-
dacato. Letpensionabileper lanzianitdo-
vrebbe salire di un anno, arrivando a 58 an-
ni subito, e poi gradualmente raggiungere i
62 in tempi lunghi, con gli incentivi alla per-
manenza al lavoro. Ieri sullUnit arrivato
lavallo del plenipotenziario Cgil per la pre-
videnza, Beniamino Lapadula. Ha ignorato
Rossi ma ha agitato lo spettro della riforma
Maroni, definita una bomba a orologeria,
per lanciare invece la revisione delle rego-
le attuali spiegando che limpiego delle
persone in et avanzata un obiettivo cru-
ciale per affrontare la contrazione della po-
polazione in et lavorativa che si registrer
in tutta Europa. Lapadula chiede soluzio-
ni diverse e molteplici piani, cio flessibi-
lit, incentivi e innalzamento dellet.
(segue dalla prima pagina) Se Monti un teorico
dellaGrandecoalizionedaprimadel votodi
aprile scorso, Montezemolo loutsider dai
mocassini lucidi e il passo smagato, ma coc-
colato dalle sinistre come un borghese buo-
no fintantoch ha guerreggiato contro lano-
malo Berlusconi. Nondimeno fa paura an-
che lui a questa sinistra bersellian-prodiana
impegnatissima nel trasformare la brutalit
del reale in un paesaggio razionale dal qua-
le escludere per necessit le figure dei tec-
nici. E il fatto che sulla groppa della sinistra
questi tecnici abbiano sempre trovato casa
viene archiviato da Berselli nellordine del-
lemergenza. Con il sottinteso che se lasilo
alloggiato a sinistra diventa naturale, per i
grand commis alla Padoa-Schioppa, svilup-
pare in breve tempo doti da statista. Sicch
con loro sarebbe lecito prendersi e lasciar-
si, incontrarsi e rinnegarsi a seconda delle
esigenze momentanee.
Oggi governa Prodi. Punto. E il senso di
Prodi per la democrazia anche un moto
speciale che origina nellistinto di autocon-
servazione. E lulivismo dei gazebo anima-
to dal popolo delle primarie e percepito co-
me una moltitudine di opliti senzarmi or-
dinati dal cosiddetto club dei professori.
Che poi sono gli archeometri dellofficina
prodiana discesi da Nino Andreatta, come
Gregorio Gitti. T emuti o incoraggiati dai
patti di sindacato con la grisaglia dei pote-
ri forti. I neoapologisti della politica avreb-
bero ragione nel rivendicare lautonomia
prodiana se la maggioranza variopinta non
fosse aggrappata a uno 0,6 per mille di van-
taggio che non consente di riformare al-
cunch. Ma siccome, hegelianamente, non
c eroe (Prodi) per il suo cameriere (Ds e
Margherita), diventa logico che due schie-
ramenti ridotti allimpotenza possano soli-
darizzare nella forma dun governo di si-
stema. Un esecutivo da affidare a uno di
quei tecnici che oggi il prodismo ingrato
rinnega, dopo averne arruolato limmagine
e lautorevolezza per certificare la propria
seriet e candidarla al potere. (ag)
Rinnegare Ciampi
No Amato, Dini, Ciampi, Monti,
Draghi Fine di una ruling class
fino a ieri molto comoda
Al direttore - Grande scalpore ha suscitato
la denuncia di Fausto Bertinotti per diffama-
zione grave contro quel parlamentare che gli
urlato contro: Comunista. Il presidente del-
la Camera, che indossa il cilicio da ormai sei
mesi, subito dopo andato a confessarsi dal
cappellano che gli ha ricordato che la migliore
vendetta il perdono. Bertinotti, imbestialito,
non ha per ritirato la denuncia.
Gianni Boncompagni
Al direttore - Unipol, il governo si gioca la
polizza indulto.
Maurizio Crippa
Al direttore - Lonorevole Sandro Bondi, nel
suo ultimo libro, cita Benedetto XVI (La di-
gnit delluomo e i suoi diritti fondamentali
non vengono creati dal legislatore, ma sono
iscritti nella natura stessa della persona uma-
na) e fa suo il concetto di sana laicit, qua-
lificandolo come modo di esercitare il potere
secondo i limiti imposti da Dio. Io non credo
in Dio. Ma se Bondi crede che Dio abbia con-
cesso alluomo diritti inalienabili, limiti che il
potere secolare non dovrebbe superare, sono in
perfetta sintonia con lui. Quando Bettino
Craxi si dimostr aperto alle possibilit di sal-
vare la vita di Aldo Moro contro la tanto con-
clamata ragion di stato, pose un steccato ol-
tre il quale neanche lo stato poteva andare: la
dignit della vita umana, dimostrando pi co-
raggio anche della chiesa di allora. Ora Bene-
detto XVI, affermando che non agire secondo
ragione contrario alla natura di Dio, si di-
mostra pi coraggioso della politica e degli sta-
ti europei. Luomo ha diritti inalienabili, pun-
to. Da dove vengano, se da Dio o dalla sua na-
tura, non importante. Ma importante dove
portano: una battaglia culturale comune dei
laici e dei credenti che abbia al centro la di-
gnit delluomo persona. Di questo abbiamo
parlato ieri durante la presentazione del libro
dellonorevole Bondi, insieme a monsignor Ri-
no Fisichella e altri deputati di Forza Italia.
Stefania Craxi
Al direttore - Che bello il profilo di Daniela
Santanch: anche io sono stufa marcia delle
cosiddette femministe che del movimento han-
no mantenuto solo la rabbia, ma non sanno
fare nulla di costruttivo e anzi odiano se stes-
se, la propria femminilit come pochi osereb-
bero senza beccarsi laccusa di essere misogini.
Invece Daniela Santanch lotta per le sue so-
relle musulmane (ma anche per noi donne oc-
cidentali perch se vincono quelli del burqa, un
giorno toccher anche a noi e addio tacchi, ad-
dio Versace, addio Italia) e rivendica i loro di-
ritti alla parit, a non doversi celare perch ai
maschi musulmani non viene insegnato il ri-
spetto delle donne e non vengono socializzati
in una societ aperta. Ci vogliono milioni di
Daniele Santanch in tutto il mondo.
Emanuela Prister, Dallas (Texas)
Al direttore - Sogno o son desto? Sabato
scorso il Foglio mha detto che nel 99 il gover-
no era centro-destro?
Marco Perduca, via web
Errore, le nostre scuse. Lerrore di retro-
datazione dipende dal fatto che il governo
del 99, centrosinistra, avvi la moratoria
Onu sulla pena di morte, che poi fu il go-
verno Berlusconi a spingere nel 2003.
Al direttore - Titolo in prima pagina su Re-
pubblica di ieri: Fecondazione: la Consulta
salva la legge del Polo. Non un po forte?
Giovanni Cremaschi, Milano
La legge 40 fu approvata da una maggio-
ranza pi larga di quella politica, con lap-
porto decisivo di componenti dellopposi-
zione e il voto negativo di laici del centro-
destra. Al referendum chi la voleva abro-
gare prese meno di un quarto dei voti ne-
cessari. Gli astensionisti furono cattolici e
laici bambini e un gruppo di femministe, i
cattolici adulti votarono no allabroga-
zione, facendo propria la legge: tra questi
no ci furono quello del ministro Bindi e
del presidente Prodi, mentre Fini e
Prestigiacomo votarono s alla-
brogazione. Una legge del Polo?
Titolo sfortunato di Repubblica spiega perch i laicisti persero sulla legge 40
Assistita da un amico gesuita la cantan-
te Madonna tornata a credere e a prega-
re. Intende venire a Roma. Questa
volta in pellegrinaggio. Privato.
Alta Societ
Per risparmiare sul per-
sonale alcune compagnie
aeree hanno introdotto la
sagoma di cartone come
II pilota. Praticamente
dal vetro antiproiettile
che separa la cabina del-
laereo dalla zona passeg-
geri si vedono ai comandi
del Boeing 747 due persone in divisa. Il
comandante e il suo vice. Nessuno so-
spetta che il vice di cartone. Nemmeno
hostess e steward lo sanno. Adesso per
lAir Congo ha un po esagerato. Ha mes-
so anche al posto del I pilota una sagoma
di cartone. Infatti da giugno entrato in
commercio un velivolo della Foppa Pe-
dretti che pu essere pilotato anche con
un simulatore di volo da terra. I passeg-
geri meglio non ne siano a conoscenza.
Come aereo molto sicuro. Per controbi-
lanciare il rischio, hanno messo anche in
business class una sagoma di terrorista,
cos se c un commando vero di terroristi
sullaereo dicono: Calma un attimo, qui
c unaltra banda di delinquenti che vuo-
le dirottare laereo, rinviamo la nostra
azione a data da destinarsi.
INNAMORATO FISSO
DI MAURIZIO MILANI
ANNO XI NUMERO 253 - PAG I IL FOGLIO QUOTIDIANO GIOVED 26 OTTOBRE 2006
di Christian Rocca
I
l collegio da seguire con attenzione
quello del Tennessee, per due ragio-
ni. Se i Democratici vincono il seggio la-
sciato libero dal leader dei senatori re-
pubblicani, Bill Frist, quasi certamente
il 7 novembre sera avranno conquistato
la maggioranza al Senato di W ashing-
ton. Il secondo motivo dinteresse pi
generale e riguarda il candidato scelto
dal Partito democratico per provare a
sfondare nel sud: Harold Ford junior .
Trentasei anni, nero, definito uno degli
uomini pi belli del mondo dalla rivista
People, deputato al Congresso da dieci
anni, rampollo di una delle pi impor-
tanti famiglie politiche afroamericane
degli Stati Uniti. La sua eventuale, e
possibile, vittoria in Tennessee potreb-
be cambiare il volto della politica ame-
ricana. Barack Obama, 45 anni, laltra
superstar nera dAmerica, lo sa perfet-
tamente. Domenica scorsa, intervistato
a Meet the Press sulla Nbc, Obama ha
detto che sta seriamente pensando alla
candidatura presidenziale del 2008. De-
cider dopo le elezioni del 7 novembre,
ma valuter soprattutto il risultato di
Ford in Tennessee prima di fare la sua
scelta: il successo di un candidato nero
nel sud conservatore il fattore che po-
trebbe spalancargli la porta della com-
petizione del 2008. Obama, a quel pun-
to, diventerebbe il nemico numero 1 di
Hillary Clinton per le primarie demo-
cratiche dello stesso anno.
Lex first lady non ha ancora deciso
ufficialmente se candidarsi alla Casa
Bianca, anzi ora che impegnata, di-
ciamo cos, nella facile campagna di
rielezione a senatore di New York, de-
ve difendersi dalle critiche del suo av-
versario repubblicano che la accusa di
pensare pi alla presidenza che al Se-
nato. Malgrado ci, sia pure ufficiosa-
mente, Hillary lunica in campo tra i
democratici. La senatrice di New York
ha tutte le caratteristiche per essere
scelta dagli elettori del suo partito co-
me la candidata alla Casa Bianca: uno
dei personaggi politici americani pi
noti, ha una capacit straordinaria di
raccogliere finanziamenti, molti dei
quali li ha gi in cassaforte. Pu conta-
re sul formidabile contributo di suo
marito Bill, tradizionalmente ben ra-
dicata nellala liberal del partito, ma
negli ultimi anni si spostata su posi-
zioni molto pi centriste, in modo da
aumentare il suo appeal tra i moderati,
gli indipendenti e i conservatori delusi
dagli otto anni di George W. Bush. Se-
nonch tutti i sondaggi le sono sfavore-
voli. Hillary perderebbe ampiamente
sia contro Rudy Giuliani sia contro
John McCain, i due principali conten-
denti conservatori per la Casa Bianca.
C di pi. I sondaggi registrano un ul-
teriore dato negativo: la percentuale di
votanti che fin dora dice che non la vo-
terebbe mai, non importa contro quale
candidato, una delle pi alte da quan-
do si fanno queste rilevazioni. Da qui le
indiscrezioni sul possibile cambio di
strategia: Hillary non si candiderebbe
alla Casa Bianca, ma punterebbe alla
leadership del partito al Senato, un po-
sto prestigiosissimo, specie se i Demo-
cratici tra due settimane conquistasse-
ro la maggioranza. Chi conosce Hillary
crede che lei non rinuncer cos facil-
mente alla candidatura alla Casa Bian-
ca, a maggior ragione ora che il princi-
pale contendente alla sua destra, lex
governatore della Virginia Mark War-
ner, si improvvisamente ritirato dalla
corsa per il 2008. Luscita di Warner la-
scia Hillary sola e senza rivali alla sua
destra, salvo un paio di poco conosciu-
ti governatori e senatori del midwest
(Tom Vilsack e Evan Bayh).
A sinistra di Hillary si muovono sol-
tanto candidati minori. Lunico pericolo
le pu arrivare da Al Gore. Un tempo
lex vicepresidente di Bill Clinton era il
falco e il centrista per antonomasia del
Partito democratico. Ora ha fatto il per-
corso inverso rispetto a quello compiu-
to da Hillary e si trasformato in un
eroe pacifista agli occhi della base ra-
dical del partito che, invece, non perdo-
na a Hillary il sostegno alla guerra in
Iraq. Questa estate lala sinistra del par-
tito, alimentata dai grandi giornali libe-
ral, dalla passione dei bloggers e da
Howard Dean alla presidenza del Co-
mitato nazionale democratico, sembra-
va aver preso il sopravvento sul resto
della coalizione di centrosinistra.
Il senatore centrista del Connecticut,
Joe Lieberman, gi candidato vicepre-
sidente con Al Gore alle elezioni perse
nel 2000 contro Bush e Cheney per soli
543 voti in Florida, stato sconfitto da
uno sconosciuto miliardario pacifista,
Ned Lamont, alle primarie democrati-
che di agosto. Solo che ora, a due setti-
mane dal voto di met mandato, lindi-
pendente Lieberman in vantaggio di
17 punti rispetto allex compagno di
partito Lamont. Se Lieberman fosse
rieletto, si tratterebbe della conferma
che un Partito democratico schierato a
sinistra e debole sulle questioni di si-
curezza nazionale non ha chance di ri-
prendersi la Casa Bianca nel 2008. Al
contrario, la rielezione di Lieberman
rinsalderebbe lala centrista e modera-
ta del partito.
Ecco perch bisogna guardare al col-
legio del T ennessee, dove c Harold
Ford. La sua campagna da osservare
con attenzione non soltanto per il fatto
che Ford un candidato nero, come
Obama. Sono le sue posizioni e le sue
proposte politiche che, in caso di suc-
cesso, potrebbero cambiare il volto del
Partito democratico. Al Congresso Ha-
rold Ford ha votato tutte le misure di si-
curezza nazionale volute da Bush e se
ne vanta: il Patriot Act, la guerra in
Iraq, la legge che istituisce le commis-
sioni militari, mentre sulle tecniche di
interrogatorio dei nemici combattenti
dice di essere pi vicino a George W .
Bush che a John McCain. Una posizione
che nei circoli liberal viene definita a
favore della tortura.
A un recente dibattito televisivo,
Ford ha preso in giro lavversario re-
pubblicano Bob Corker mentre questi
si contraddiceva sullIraq, dicendogli
sembri un po John Kerry, ricordan-
do quindi i tentennamenti sulla sicu-
rezza nazionale mostrati dal candidato
democratico alle scorse presidenziali
del 2004. Sui temi sociali, Ford con-
trario allaborto tardivo e al matrimo-
nio gay. Frequenta la chiesa (uno dei
suoi spot elettorali stato girato in una
chiesa), invoca spesso Dio, sostiene il
diritto a esporre i dieci comandamenti
nei luoghi pubblici, vorrebbe punire
penalmente chi brucia la bandiera (co-
me Hillary) ed tra i pi duri contro
limmigrazione clandestina. Il suo eroe
della storia non un democratico, ma
Ronald Reagan. Unico tra i democrati-
ci, Ford appoggia la candidatura del-
lindipendente Joe Lieberman, invece
che quella del democratico Lamont.
Due anni fa si candid a leader del par-
tito alla Camera, per evitare lascesa
delliperliberal Nancy Pelosi. Ford
spesso ospite della FoxNews, si vanta
di essere amico di Bush il quale lo
chiama Fordie.
Rich Lowry, direttore della rivista
iperconservatrice The National Review,
lo loda sul suo settimanale, mentre la
militante del conservatorismo radicale,
Ann Coulter, dice che Ford il suo de-
mocratico preferito. Newsweek ha sin-
tetizzato la figura politica di Ford scri-
vendo che siamo di fronte a un nuovo ti-
po di democratico, certamente non da-
vanti a un democratico di tipo tradizio-
nale. I repubblicani sono terrorizzati
dallaggressiva campagna conservatrice
di Ford e spendono parecchi soldi per
far conoscere, invece, le sue posizioni
pi di sinistra espresse al Congresso.
Gli spot del Grand Old Party si conclu-
dono tutti con lo slogan Ford is just not
right, cio Ford ha torto ma, giocando
sul doppio significato della parola ri-
ght, anche Ford non destra.
Non un caso isolato, Harold Ford
jr. I democratici non tradizionali, anzi
abbastanza conservatori, sono pi du-
no. E se il 7 novembre il partito riuscir
a ottenere la maggioranza al Congresso
sar anche grazie a questa sua muta-
zione genetica nelle praterie del
midwest, nel sud, sulle Montagne Roc-
ciose. Il probabile nuovo senatore del-
la Pennsylvania, Bob Casey jr ., con-
trarissimo allaborto ed molto attento
ai valori tradizionali della religione. Il
candidato democratico James Webb, il
quale sfida in Virginia il senatore re-
pubblicano George Allen, stato segre-
tario della Marina militare ai tempi di
Reagan. Nelle circoscrizioni della Ca-
mera, i democratici hanno candidato
diversi ex repubblicani e anche molti
veterani dellIraq, fieri di esserci stati.
In Georgia, il deputato democratico
John Barrow fa campagna a favore dei
tagli fiscali di Bush, al punto che il suo
sfidante repubblicano, Max Burns, ha
detto ai giornali che Barrow ha co-
minciato come un liberal e ora sta cer-
cando di mettersi alla destra di Attila.
Harold Ford in leggerissimo van-
taggio in Tennessee, anche se negli ulti-
mi giorni il repubblicano Corker ha re-
cuperato e sembra capace di superarlo.
Domenica, con un mossa che ai pi
sembrata disperata, Ford andato a
una conferenza stampa di Corker per la-
mentarsi degli spot televisivi repubbli-
cani centrati sugli affari della sua fami-
glia. Lo zio di Ford, deputato allAssem-
blea statale del Tennessee, il giorno do-
po lannuncio della candidatura senato-
riale di Harold, stato arrestato per
corruzione. Si dimesso, ma si procla-
ma innocente. Al suo posto stata elet-
ta unaltra zia, ora sotto accusa per fro-
de elettorale. In generale la famiglia
Ford allargata, da sempre in politica, ha
avuto vari problemi con la giustizia che
ora inseguono Ford junior. Lui dice che
i repubblicani sono costretti ad attac-
carlo sulle vicende personali perch
sulle questioni politiche non hanno ar-
gomenti n credibilit. In uno spot tele-
visivo repubblicano di questa estate,
Ford stato descritto come un frequen-
tatore di festini con pornostar, quando
in realt aveva soltanto partecipato a un
party organizzato da Playboy per la fi-
nale di football. Lavversario Corker, in
questa occasione, ha chiesto al Partito
repubblicano di ritirare lo spot. Ma il
messaggio passato lo stesso, anche
perch Ford ha davvero ricevuto un mi-
ni finanziamento da una societ pro-
duttrice di film pornografici, ma appe-
na ne venuto a conoscenza ha subito
restituito lassegno.
Ford single, giovane, bello, di suc-
cesso. Sarah Jessica Parker, star di Sex
and the City, ha raccolto fondi per lui.
Lattrice Jessica Alba ha versato 600 dol-
lari alla sua campagna elettorale. I gior-
nali locali segnalano le sue conquiste
femminili, gli avversari lo criticano per
la vita spensierata e piena di lussi, lui
giura di volersi sposare e di voler met-
tere su famiglia. Laltro ieri, ancora rin-
corso dalle domande sul festino di Play-
boy, Ford ha detto: S, ero a quella fe-
sta, mi piace il football e mi piacciono
le ragazze. Non mi devo scusare.
Gli esperti sostengono che la campa-
gna di Ford, se coronata dal successo,
sar studiata come modello per il futu-
ro. Secondo il sito centrista vicino al
Partito democratico, The Bull Moose,
Ford pi che Obama il possibile primo
presidente afroamericano degli Stati
Uniti: Ford sa che cosa deve fare un
democratico per vincere nel sud. Non
ha vacillato sulla sicurezza nazionale. Si
identificato con i valori religiosi del
suo elettorato. Sa chi sono i pentecosta-
li e si liberato del marchio liberal del
Partito democratico nazionale. Harold
Ford quanto di pi vicino ci possa es-
sere a Bill Clinton nelle capacit politi-
che. E altrettanto bravo.
Barack Obama, invece, pi tradi-
zionalmente liberal di Ford. Al contra-
rio di Hillary si opposto alla guerra in
Iraq fin dal primo giorno e, a differenza
di Bill Clinton, ha detto di aver fumato
e aspirato spinelli. Obama un perico-
lo per Hillary perch corre contempo-
raneamente alla sua sinistra sullIraq e
alla sua destra sui valori. Gli editoriali-
sti liberal del New York Times si sono
divisi sul conto di Obama. Maureen
Dowd lha preso in giro perch sembra
pi interessato ad andare sulle coperti-
ne dei giornali di moda che a fare poli-
tica. Secondo Frank Rich, non affat-
to una panacea. Bob Herbert, il colum-
nist afroamericano del Times, ha criti-
cato coloro che sostengono la sua can-
didatura perch o sono in malafede o
non capiscono che si tratta dellennesi-
mo trucco dei Repubblicani per vince-
re nel 2008. Obama, la tesi di Herbert,
non potr mai vincere, ecco perch gli
editorialisti conservatori, come David
Brooks, lo vorrebbero in campo (la stes-
sa cosa, per, si diceva a proposito di
Hillary). Laltro ieri il vicepresidente
Dick Cheney ha detto che Obama, al
contrario di Hillary, difficilmente riu-
scir a vincere le presidenziali, vista la
sua inesperienza. Obama diventato se-
natore soltanto due anni fa, poche setti-
mane dopo aver pronunciato il keyno-
te speech alla convention di Boston.
Quattro anni prima, alla convention di
Los Angeles, non era nemmeno riuscito
a entrare in sala. In quelloccasione il
discorso pi importante della conven-
tion fu affidato proprio a Harold Ford.
Un tipo svelto che, se gli andasse bene
in Tennessee, un giorno potrebbe di-
ventare il secondo presidente Ford de-
gli Stati Uniti.
QUEL GRAN FIGO DI FORD
Fordie, come lo chiama Bush, vuole diventare senatore in Tennessee.
E democratico, cita Dio ogni due per tre e difende il Patriot Act
Prendendo in giro lavversario
repubblicano che si contraddiceva
sulla guerra in Iraq ha detto:
Sembri un po John Kerry
Ha votato a favore di tutte le
misure di sicurezza del presidente.
E contro le nozze gay e laborto
tardivo. Il suo eroe? Reagan
Harold Ford, star del Partito democratico americano, corre per il seggio di senatore del Tennessee (foto Hershorn/Reuters)
A
rnold Schwarzenegger impara in fretta. Sa far te-
soro delle cantonate: indispensabile per lalle-
stimento di un politico di successo. Adesso sta por-
tando a termine le operazioni che il 7 novembre cul-
mineranno nella sua rielezione a governatore della
California, lo stato di cui ha preso il controllo nellot-
tobre 2003, in occasione dellimpeachment del demo-
cratico Gray Davis, dopo aver ufficializzato in stile
showtime la propria candidatura durante la tra-
smissione tv di Jay Leno. Prima di rivisitare i sali-
scendi di Arnold, va detto che la politica california-
na un genere a s, diversa da quella della costa
orientale, pi muscolare, populista, fatta di promes-
se vere e infrante, perch tutto in California spetta-
colare e il pubblico va impressionato e coccolato. Del
resto questo il posto capace di eleggere un ex cul-
turista austriaco a capo dello stato, mentre era in at-
to la crisi pi torrida e si presumeva larrivo degli
specialisti. Invece stato interpretando lo scaccia-
guai tutto pragmatismo e onest che Arnold s gua-
dagnato il mandato, perch le cose laggi vanno cos.
Peccato che, vinta la prima battaglia, Schwarzy
per abbia cominciato a sbagliare, maltrattando gli
avversari, ridicolizzando i veterani, giocando al so-
lista inconsapevole dei danni collaterali. E cos, po-
co dopo lelezione, la sua popolarit era gi uno
straccio e sono fioccate le sconfitte. Nel discorso sul-
lo Stato dello stato del 2005, Schwarzy sostituiva li-
niziale approccio bipartisan con una minacciosa in-
transigenza, pretendeva la realizzazione di progetti
indispensabili, come la riduzione dei contributi sin-
dacali alle campagne politiche, laumento del con-
trollo del governatore sul budget e lincremento dei
suoi poteri. A novembre dello stesso anno queste e
altre sue richieste venivano bocciate senza appello.
Arnold nel frattempo sera ostinato nel braccio di
ferro coi legislatori, ponendo il veto a 25 progetti di
legge, rinnegando le promesse, sottraendo fondi al-
leducazione, indebolendo i trasporti e i governi lo-
cali, punti dolenti del sistema California. Risultato
catastrofico: il suo gradimento a fine anno era al 31
per cento, elogio funebre per un politico estempo-
raneo che intanto si dichiarava intenzionato a cor-
rere per la rielezione.
Ma ecco riaffiorare lo showman, quello che sa pia-
cere. Arnold ha recitato latto di dolore: ha confessa-
to i suoi errori, ha detto che doveva dar retta a sua
moglie Maria, e che adesso voleva rimediare. Cos ha
chiamato a capo del suo staff Susan Kennedy , una
donna in gamba gi al servizio di Davis. Poi ha di-
spiegato una travolgente operazione-simpatia. Sono
state cercate intese coi democratici, dimenticati in
anticamera. Si sono rispolverate questioni bollenti,
come il rafforzamento delle infrastrutture idriche, le
stesse che hanno sommerso New Orleans e qui mi-
nacciate dallipotesi terremoto. Destate, ad asfaltare
il terreno per la rielezione, sono arrivate misure an-
cor pi popolari, come linnalzamento dei salari mi-
nimi, gli sconti sui medicinali per i poveri e un fi-
nanziamento da 150 milioni di dollari per la ricerca
sulle cellule staminali, a dispetto del veto di Bush.
Infine, approfittando di un 2006 economicamente ec-
cezionale per lo stato, Schwarzy ha lanciato un nuo-
vo pacchetto di proposte, con sostegno bipartisan:
nuove scuole e prigioni, case popolari, autostrade,
trasporti pubblici finalmente efficienti, tutti i sogni
nel cassetto della California meno fortunata. A com-
pletare lopera, in tempi di uragani repubblicani, Ar-
nold tornato dal sodale Leno, per informare lA-
merica di sentirsi oggi vicino alle politiche del pre-
sidente Bush quanto alla vittoria di un Oscar per la
sua recitazione. Con lapprossimarsi delle elezioni
non ha fatto altro che ribadire di sentirsi votato solo
al bene dello stato, non certo alle strategie di parti-
to. E la tattica ha funzionato, sostenuta dai dollari
che Arnold ha investito nella campagna.
Lavversario, il greco-americano di terza genera-
zione Phil Angelides, ha visto sgretolarsi il suo buon-
senso sotto la cenere dei sigari di Arnold, accumu-
lando 17 punti di svantaggio nei sondaggi, cui mette-
ranno poco rimedio le tardive mobilitazioni dei big
democratici, come Barack Obama e Nancy Pelosi che
scenderanno in campo per onor di firma solo in oc-
casione dellultimo evento universitario. Di fatto Ar-
nold ha avuto gioco facile a presentarsi sempre pi
come il bipartisan che ora ha ammorbidito le sue po-
sizioni perfino verso gli immigrati clandestini e che
guarda con severit agli eccessi di attivismo dei Mi-
nutemen, le milizie che sorvegliano i confini sud del-
la nazione. Colpo di teatro finale, lattore diventato
un ultras ambientalista: affiancato da George Pataki,
dal sindaco radical di San Francisco, Gavin Newsom,
e con Tony Blair sui megaschermi, Schwarzy ha sot-
toscritto, sullo sfondo della baia di Oakland, una leg-
ge che impone alla California di ridurre le emissioni
di gas che contribuiscono alleffetto serra. Per dar
forza alle sue posizioni, ha anche indirizzato una let-
tera pubblica alla Casa Bianca, nella quale contesta
linsensibilit di Bush alle sue richieste di controlli
federali sistematici sugli eccessi di emissioni degli
autoveicoli. Si spinto a parlare di assenza di una
coerente politica federale in ambito ecologico. E gi
tutti ad applaudire il nuovo paladino delle energie
alternative, come sui titoli di coda degli action movie.
Perplessit? Moderate. Ammirazione? Palpabile. E
la California, diamine, la terra dove le promesse so-
no ancora moneta corrente.
Stefano Pistolini
Vicino a Bush io? Quasi quanto a un Oscar. Schwarzy si smarca
ANNO XI NUMERO 253 - PAG II IL FOGLIO QUOTIDIANO GIOVED 26 OTTOBRE 2006
L
a polemica contro le ideologie del 68,
sviluppata dal leader gaullista Nicolas
Sarkozy, non ha trovato riscontri significati-
vi nel nostro paese, forse anche perch sa-
rebbe toccato farlo agli eredi di quellespe-
rienza (fra i quali si pu annoverare anche
chi scrive). Una riflessione sui caratteri spe-
cifici che assunse in Italia la ribellione gio-
vanile globale potrebbe risultare utile per
comprendere alcuni dei problemi di oggi.
Nato come contestazione antiautoritaria,
infatti, il movimento italiano divenne ben
presto il contraente di importanti compro-
messi, i cui effetti inmolti casi duranotutto-
ra. Gli obiettivi polemici della critica an-
tiautoritaria erano la famiglia, la scuola e la
cultura, i rapporti di produzione, ancoralar-
gamente influenzati da una mentalit gerar-
chica incapace di gestire il rapporto con le
nuove generazioni, che si presentavano
quindi come portatrici di unistanza di svec-
chiamentoapparentementenoncontenibile
nei vecchi schemi, equindi rivoluzionaria.
La famiglia tradizionale, di impianto pa-
triarcale e contadino, aveva subto i traumi
dello sradicamento causato dai grandi feno-
meni migratori e di urbanizzazione connessi
al rapido passaggio da uneconomia preva-
lentementeagricolaaquellaindustriale. Nel
nuovo ambiente, soprattutto urbano, il con-
trollo familiare veniva sentito come oppres-
sivo, soprattutto per quel che riguardava la
sferadei comportamenti sessuali. Bastapen-
sare allepisodio della Zanzara. Questo era
un tratto comune a molte esperienze giova-
nili contemporanee in vari paesi occidenta-
li, quello che contraddistingue lItalia le-
sito di quello scontro generazionale. Mentre
negli altri paesi la ricerca di autonomia dei
giovani si tradottainunuscitaprecocedal-
le famiglie, in Italia capitato lesatto con-
trario. Il compromesso familiare, pimater-
nalisticochepaternalistico, si realizzatoat-
traverso lo scambio tra la permissivit ga-
rantita anche allinterno delle mura di casa
e la permanenza dei figli, che non avevano
piragioni per cercare fuori la libert, or-
mai consentita. E ancheper effettodi questo
compromesso mammista che i giovani italia-
ni, soprattutto maschi, sono quelli che resta-
nopialungoinfamiglia, equestaunadel-
le cause, probabilmente non la meno rile-
vante, del ritardo con cui si creano nuove
unioni, il che, a sua volta, determina una
scarsa e tardiva propensione alla procrea-
zione. La denatalit anche una conseguen-
za del compromesso concui si conclusa la
protestaantiautoritariainambitofamigliare.
Anche nella scuola la protesta contro un
sistema accademico accentrato e autorefe-
renziale, quello dei mandarini, si con-
cluso con un compromesso facilistico. Le
corporazioni scolastiche, anche quelle pi
conservatrici, hanno visto nella contestazio-
ne giovanile loccasione per impedire, ma-
gari con motivazioni di sinistra, ogni proces-
so di riforma che avrebbe messo in discus-
sione il loro potere. In cambio, hanno offer-
tolepromozioni facili, rivendicatecomeuna
specie di risarcimento di classe, anche sulla
scorta delle suggestioni che venivano da un
celebre libro di don Milani, Lettera a una
professoressa. Naturalmente una volta di-
strutto il meccanismo di selezione merito-
cratica per gli studenti, le corporazioni sco-
lastiche ebbero agio di impedire che qual-
siasi criterio selettivo venisse applicato al
loro interno. Lazione dei professori furbi
di quasi quarantanni fa ha creato lossatura
di un sistema scolastico e universitario in
cui lautoconservazioneelacooptazionedel-
le corporazioni ha retto finora, in cambio di
unaformazionescolasticacheharinunciato
a chiedere competenze, considerate nozio-
nistiche. Non si pi studiata la matemati-
ca e non si sono pi imparate poesie a me-
moria, conleffettodi undeficit espressivoe
logicodegli studenti italiani testimoniatoda
tutte le ricerche internazionali.
Nei confronti del mondoproduttivo, lasa-
crosanta contestazione antiautoritaria e an-
tiburocratica, che attaccava i partiti di sini-
stra e i sindacati, dopo fasi di tensione an-
che culturale e ideologica, di cui testimo-
nianza la polemica su due fronti richiesta
invano da Giorgio Amendola al Pci, fin an-
chessainuncompromesso. Leforzedel mo-
vimento operaio accettarono di sostituire le
tematiche del riconoscimento della profes-
sionalit del lavoro con quelle egualitarie,
cheallafinefuronoaccolteanchedallacon-
troparte industriale con il patto tra Giovan-
ni Agnelli e Luciano Lama del 1975. La crisi
di professionalit che laspetto forse pi
difficile da sormontare della crisi competi-
tivadel nostrosistemaproduttivohaorigine
anche in quel compromesso.
Sergio Soave
Famiglia, scuola e produzione. I tre compromessi del 68 che hanno immobilizzato lItalia
Il Tfr allInps
E una vecchia idea della Cgil
sulla quale oggi governo, sindacati
e industriali recitano a soggetto
Al direttore - Forse pochi sanno che li-
dea di conferire allIstituto nazionale di
previdenza sociale una quota del T ratta-
mento di fine rapporto nata dieci anni
fa, nellufficio studi della Cgil. Allora ven-
ne scartata per il timore di una reazione
negativa degli imprenditori. Per centrare
lingresso in Europa, si scelse il ricorso al-
lomonima tassa di scopo.
Come mai quellidea stata oggi rispol-
verata con qualche successo, almeno stan-
do allaccordo siglato a Palazzo Chigi?
In realt, stiamo assistendo a una sorta
di recita a soggetto fra governo, sindacati
e Confindustria. Vediamo perch.
Nellipotesi di cui si parla, le risorse
raccolte via Tfr sono vincolate al finanzia-
mento di grandi opere, anche se servono
per coprire la riduzione del cuneo fiscale.
E comunque evidente che una specifica
destinazione duso di quelle risorse non
potrebbe essere accettata dalla Commis-
sione di Bruxelles. I sindacati, dal canto
loro, si dichiarano soddisfatti perch sta-
ta ripresa la strada della concertazione. E
tuttavia curioso che non abbiano concer-
tato proprio ci su cui ne avrebbero titolo,
ovvero lutilizzo dei soldi dei loro rappre-
sentati (in innovazione e ricerca scientifi-
ca, ad esempio). Confindustria, infine, si
accontenta di aver limitato i danni, per le-
sclusione delle piccole aziende e per le
misure compensative previste dallintesa.
Non si comprende, per, perch a viale
dellAstronomia ci si lamenti per lespro-
prio di una importante fonte di autofinan-
ziamento se il Tfr va allInps, e non si bat-
ta ciglio, invece, se lindennit di liquida-
zione confluisce in un fondo integrativo. E
pure il danno, secondo la logica confindu-
striale, dovrebbe essere identico. Si po-
trebbe obiettare che proprio il decollo
della previdenza complementare, con lan-
ticipazione della sua riforma, a rendere
digeribile un boccone altrimenti amaro.
La previdenza complementare
Ma sulla funzione della previdenza com-
plementare va detto con chiarezza si
sta costruendo un grosso equivoco. Si so-
stiene che essa necessaria per integrare
il trattamento pensionistico penalizzato
dalla legge Dini. E bene sapere che chi
andr in quiescenza a sessantatr anni
con trentasette anni di versamenti godr
del medesimo tasso di sostituzione (rap-
porto tra pensione e ultimo stipendio) che
avrebbe avuto con il vecchio sistema re-
tributivo. A meno che qualche persona di
spirito possa ritenere che, nei prossimi de-
cenni si andr in pensione ancora a cin-
quantasette anni. Questo il punto.
Si sostiene, in secondo luogo, che il ren-
dimento del Tfr pi elevato se investito
in un fondo integrativo. Laffermazione
tutta da dimostrare. Con le regole attuali,
il rendimento netto del Tfr, con un tasso di
inflazione del due per cento, delluno
per cento.
Si sostiene, in terzo luogo, che la previ-
denza complementare un polmone fi-
nanziario essenziale per il sistema delle
imprese. Pu darsi. Resta il fatto che fin
qui i principali fondi integrativi esistenti
hanno investito fondamentalmente in ob-
bligazioni e titoli di stato. E, quando han-
no investito in azioni, lo hanno fatto so-
prattutto in imprese non italiane. Per qua-
le motivo, del resto, i lavoratori mostrano
ancora uno scarso entusiasmo verso i fon-
di di categoria e aziendali? Non credo sol-
tanto per ragioni di natura fiscale o per-
ch non ne hanno capito i loro presunti
vantaggi. Varrebbe la pena approfondire
pi seriamente la questione.
Michele Magno
IL FOGLIO quotidiano
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