Sei sulla pagina 1di 52

Vittorio Alfieri

Mirra
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Edizioni di riferimento
elettroniche
Liz, Letteratura Italiana Zanichelli
a stampa
Vittorio Alfieri, Tragedie, a cura di L. Toschi, Firenze, Sansoni, 1985
Testo preparato da Vincenzo Rovito
Design
Graphiti, Firenze
Impaginazione
Thsis, Firenze-Milano
3
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra
Sommario
Personaggi ....................................................... 5
Atto I ............................................................... 6
Scena 1 .............................................................. 6
Scena 2 ............................................................ 10
Scena 3 ............................................................ 11
Atto II ........................................................... 13
Scena 1 ............................................................ 13
Scena 2 ............................................................ 16
Scena 3 ............................................................ 19
Scena 4 ............................................................ 20
Atto III .......................................................... 24
Scena 1 ............................................................ 24
Scena 2 ............................................................ 24
Scena 3 ............................................................ 31
Scena 4 ............................................................ 33
Atto IV .......................................................... 35
Scena 1 ............................................................ 35
Scena 2 ............................................................ 36
Scena 3 ............................................................ 38
Scena 4 ............................................................ 41
Scena 5 ............................................................ 41
Scena 6 ............................................................ 42
Scena 7 ............................................................ 43
Atto V............................................................ 45
Scena 1 ............................................................ 45
Scena 2 ............................................................ 46
Scena 3 ............................................................ 51
Scena 4 ............................................................ 52
5
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra
Vi i Alfi i Mi A i
Personaggi
Ciniro
Cecri
Mirra
Pereo
Euriclea
Coro
Sacerdoti
Popolo
scena, la reggia in Cipro
6
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto primo
Atto I
Scena 1
Cecri. Vieni, o fida Euricla: sorge ora appena
lalba; e s tosto a me venir non suole
il mio consorte. Or, della figlia nostra
misera tanto, a me narrar puoi tutto.
Gi lafflitto tuo volto, e i mal repressi
tuoi sospiri, mi annunziano...
Euriclea. Oh regina!...
Mirra infelice, strascna una vita
peggio assai dogni morte. Al re non oso
pinger suo stato orribile: mal puote
un padre intender di donzella il pianto;
tu madre, il puoi. Quindi a te vengo; e prego,
che udir mi vogli.
Cecri. ver, chio da gran tempo
di sua rara belt languire il fiore
veggo: una muta, una ostinata ed alta
malinconia mortale appanna in lei
quel s vivido sguardo: e, piangesse ella!...
ma, innanzi a me, tacita stassi; e sempre
pregno ha di pianto, e asciutto sempre ha il ciglio.
E invan labbraccio; e le chieggo, e richieggo,
invano ognor, che il suo dolor mi sveli:
niega ella il duol; mentre di giorno in giorno
io dal dolor strugger la veggio.
Euriclea. A voi
ella di sangue figlia; a me, damore;
chio, ben sai, leducava: ed io men vivo
in lei soltanto; e il quarto lustro quasi
a mezzo gi, che al seno mio la stringo
ogni d fra mie braccia... Ed or, fia vero,
che a me, cui tutti i suoi pensier solea,
tutti affidar fin da bambina, or chiusa
a me pure si mostri? E sio le parlo
del suo dolore, anco a me il niega, e insiste,
e contra me si adira... Ma pur, meco
spesso, malgrado suo, prorompe in pianto.
7
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto primo
Cecri. Tanta mestizia, in quel cor giovenile,
io da prima credea, che figlia fosse
del dubbio, in cui su la vicina scelta
duno sposo ella stavasi. I pi prodi
dAsia e di Grecia principi possenti,
a gara tutti concorreano in Cipro,
di sua bellezza al grido: e appien per noi
donna di s quanto alla scelta ellera.
Turbamento non lieve in giovin petto
dovean recare i vari, e ignoti, e tanti
affetti. In questo, ella il valor laudava;
dolci modi, in quello: era di regno
maggiore lun; con maest beltade
era nellaltro somma: e qual piaceva
pi agli occhi suoi, forse temea che al padre
piacesse meno. Io, come madre e donna,
so qual battaglia in cor tenero e nuovo
di donzelletta timida destarsi
per tal dubbio dovea. Ma, poich tolta
ogni contesa ebbe Pero, di Epro
lerede; a cui, per nobilt, possanza,
valor, beltade, giovinezza, e senno,
nullo omai si agguagliava; allor che lalta
scelta di Mirra a noi pur tanto piacque;
quando in se stessa compiacersen ella
lieta dovea; pi forte in lei tempesta
sorger vediamo, e pi mortale angoscia
la travaglia ogni d?... Squarciar mi sento
a brani a brani a una tal vista il core.
Euriclea. Deh, scelto pur non avesse ella mai!
Dal giorno in poi, sempre il suo mal pi crebbe:
e questa notte, chultima precede
lalte sue nozze, (oh cielo!) a lei la estrema
temei non fosse di sua vita. Io stava
tacitamente immobil nel mio letto,
che dal suo non lungi; e, intenta sempre
ai moti suoi, pur di dormir fea vista:
8
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto primo
ma, mesi e mesi son, da chio la veggo
in tal martr, che dal mio fianco antico
fugge ogni posa. Io del benigno Sonno,
infra me tacitissima, lata
per la figlia invocava: ei pi non stende
da molte e molte notti lali placide
sovressa. I suoi sospiri eran da prima
sepolti quasi; eran pochi; eran rotti:
poi (non udendomi ella) in s feroce
piena crescean, che al fin, contro sua voglia,
in pianto dirottissimo, in singhiozzi
si cangiavano, ed anco in alte strida.
Fra il lagrimar, fuor del suo labro usciva
una parola sola: Morte... morte;
e in tronchi accenti spesso la ripete.
Io balzo in piedi; a lei corro, affannosa:
ella, appena mi vede, a mezzo taglia
ogni sospiro, ogni parola e pianto;
e, in sua regal fierezza ricomposta,
meco addirata quasi, in salda voce
mi dice: A che ne vieni? or via, che vuoi?...
Io non potea risponderle; io piangeva,
e labbracciava, e ripiangeva... Al fine
riebbi pur lena, e parole. Oh, come
io la pregai, la scongiurai, di dirmi
il suo martr, che rattenuto in petto,
me pur con essa uccideria!... Tu madre,
con pi tenero e vivo amor parlarle
non potevi, per certo. Ella il sa bene
sio lamo; ed anche, al mio parlar, di nuovo
gli occhi al pianto schiudeva, e mi abbracciava,
e con amor mi rispondea. Ma, ferma
sempre in negar, dicea; chogni donzella,
per le vicine nozze, alquanto oppressa
di passeggera doglia; e a me il comando
di tacervelo dava. Ma il suo male
s radicato addentro, egli tantoltre,
9
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto primo
chio tremante a te corro; e te scongiuro
di far sospender le sue nozze: a morte
va la donzella, accertati. Sei madre;
nulla pi dico.
Cecri. ... Ah!... pel gran pianto,... appena...
parlar possio. Che mai, chesser pu mai?...
Nella sua etade giovanil, non altro
martre ha loco, che damor martre.
Ma, sella accesa di Pero, da lei
spontanea scelto, onde il lamento, or chella
per ottenerlo sta? se in sen racchiude
altra fiamma, perch scegliea fra tanti
ella stessa Pero? Damor non nasce
il disperato dolor suo; tel giuro.
Da me semprera custodita; e il core
a passion nessuna aprir potea,
chio nol vedessi. E a me lo avria pur detto;
a me, cui tiene ( ver) negli anni madre,
mia in amore, sorella. Il volto, e gli atti,
e i suoi sospiri, e il suo silenzio, ah! tutto
mel dice assai, chella Pero non ama.
Tranquilla almen, se non allegra, ella era
pria daver scelto: e il sai, quanto indugiasse
a scegliere. Ma pur, nulluomo al certo
pria di Pero le piacque: ver, che parve
ella il chiedesse, perch elegger uno
era, o il credea, dovere. Ella non lama;
a me ci pare: eppur, qual altro amarne
a paragon del gran Pero potrebbe?
Dalto cor la conosco; in petto fiamma,
chalta non fosse, entrare a lei non puote.
Ci ben possio giurar: luom chella amasse,
di regio sangue ei fora; altro non fora.
Or, qual ve nebbe qui, chella a sua posta
far non potesse di sua man felice?
Damor non dunque il suo male. Amore,
bench di pianto e di sospir si pasca,
10
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto primo
pur lascia ei sempre un non so che di speme,
che in fondo al cor traluce; ma di speme
raggio nessuno a lei si affaccia: piaga
insanabil la sua; pur troppo!... Ah! morte,
chella ognor chiama, a me deh pria venisse!
Almen cos, struggersi a lento fuoco
non la vedrei!...
Cecri. Tu mi disperi... Ah! queste
nozze non vo, se a noi pur toglier ponno
lunica figlia... Or va; presso lei torna;
e non le dir, che favellato mabbi.
Col verr, tosto che asciutto il ciglio
io mabbia, e in calma ricomposto il volto.
Euriclea. Deh! tosto vieni. Io torno a lei; mi tarda
di rivederla. Oh ciel! chi sa, se mentre
io cos a lungo teco favellava
chi sa, se nel feroce impeto stesso
di dolor non ricadde? Oh! qual pietade
mi fai tu pur, misera madre!... Io volo;
deh! non tardare; or, quanto indugi meno,
pi ben farai...
Cecri. Se lindugiar mi costi,
pensar tu il puoi: ma in tanto insolitora,
n appellarla voglio, n a lei venirne,
n turbata mostrarmele. Non vuolsi
in essa incuter n timor, n doglia:
tanto pieghevol, timida, e modesta,
che nessun mezzo mai benigno troppo,
con quella nobil indole. Su, vanne;
e posa in me, come in te sola io poso.
Scena 2
Cecri. Ma, che mai fia? gi lanno or volge quasi,
chio con lei mi consumo; e neppur traccia
della cagion del suo dolor ritrovo!
11
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto primo
Di nostra sorte i Numi invidi forse,
torre or ci von s rara figlia, a entrambi
i genitor solo conforto e speme?
Era pur meglio il non darcela, o Numi.
Venere, o tu, sublime Dea di questa
a te devota isola sacra, a sdegno
la sua troppa belt forse ti muove?
Forse quindi al par dessa in fero stato
me pur riduci? Ah! la mia troppa e stolta
di madre amante baldanzosa gioia,
tu vuoi chio sconti in lagrime di sangue...
Scena 3
Ciniro. Non pianger donna. Udito in breve ho il tutto;
Euricla di svelarmelo costrinsi
Ah! mille volte pria morir vorrei,
che alladorata nostra unica figlia
far forza io mai. Chi pur creduto avrebbe,
che trarla a tal dovessero le nozze
chieste da lei? Ma, rompansi. La vita
nulla mi cal, nulla il mio regno, e nulla
la gloria mia pur anco, ovio non vegga
felice appien la nostra unica prole.
Cecri. Eppur, volubil mai Mirra non era.
Vedemmo in lei preceder gli anni il senno;
saggia ogni brama sua; costante, intensa
nel prevenir le brame nostre ognora.
Ben ella il sa, se di sua nobil scelta
noi ci estimiam beati: ella non puote
quindi, no mai, pentirsene.
Ciniro. Ma pure,
sella in cor sen pentisse? Odila, o donna:
tutti or di madre i molli affetti adopra
con lei; fa chella al fine il cor ti schiuda,
sin che n tempo. Io tapro il mio frattanto;
12
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto primo
e dico, e giuro, che il pensier mio primo
la mia figlia. ver, che amico farmi
dEpro il re mi giova: e il giovinetto
Pero suo figlio, alla futura spene
dalto reame, un altro pregio aggiunge,
agli occhi miei maggiore. Indole umana,
e cuor, non men che nobile, pietoso
ei mostra. Acceso, in oltre, assai lo veggio
di Mirra. A far felice la mia figlia,
scer non potrei pi degno sposo io mai;
certo egli di sue nozze; in lui, nel padre,
giusto saria lo sdegno, ove la data
f si rompesse; e a noi terribil anco
esser pu lira loro: ecco ragioni
molte, e possenti, dogni prence agli occhi;
ma nulle ai miei. Padre, mi fea natura;
il caso, re. Ci che ragion di stato
chiaman gli altri miei pari, e a cui son usi
pospor laffetto natural, non fia
nel mio paterno seno mai bastante
contra un solo sospiro della figlia.
Di sua sola letizia esser possio,
non altrimenti, lieto. Or va; gliel narra;
e dille in un, che a me spiacer non tema,
nel discoprirmi il vero: altro non tema,
che di far noi con se stessa infelici.
Frattanto udir vo da Pero, con arte,
se riamato egli sestima; e il voglio
ir preparando a ci che a me non meno
dorria, che a lui. Ma pur, se il vuole il fato,
breve omai resta ad arretrarci lora.
Cecri. Ben parli: io volo a lei. Nel dolor nostro,
gran sollievo mi arreca il veder, chuno
voler concorde, e un amor solo, in noi.
13
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
Atto II
Scena 1
Pereo. Eccomi a cenni tuoi. Lontana molto,
spero, o re, non lora, in cui chiamarti
padre amato potr...
Ciniro. Pero, mascolta.
Se te stesso conosci, assai convinto
esser tu dei, quanta e qual gioia arrechi
a un padre amante dunica sua figlia
genero averti. Infra i rivali illustri,
che gareggiavan teco, ove uno sposo
voluto avessi a Mirra io stesso scerre,
senza pur dubitar, te scelto avria.
Quindi, eletto da lei, se caro io tabbia
doppiamente, tu il pensa. Eri tu il primo
di tutti in tutto, a senno altrui; ma al mio,
pi che pel sangue e pel paterno regno,
primo eri, e il sei, per le ben altre doti
tue veramente, onde maggior saresti
dogni re sempre, anco privato...
Pereo. Ah! padre...
(gi dappellarti di un tal nome io godo)
padre, il pi grande, anzi il mio pregio solo,
di piacerti. I detti tuoi mi attento
troncar; perdona: ma mie laudi tante,
pria di mertarle, udir non posso. Al core
degno sprone sarammi il parlar tuo,
per farmi io quale or tu mi credi, o brami.
Sposo a Mirra, e tuo genero, dogni alto
senso dovizia aver deggio: ne accetto
da te laugurio.
Ciniro. Ah! qual tu sei, favelli.
E perch tal tu sei, quasi a mio figlio
io parlarti ardir. Di vera fiamma
ardi, il veggo, per Mirra; e oltraggio grave
14
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
ti farei, dubitandone. Ma,... dimmi;...
se indiscreto il mio chieder non troppo,...
sei parimente riamato?
Pereo. ... Io nulla
celar ti debbo. Ah! riamarmi, forse
Mirra il vorrebbe, e par nol possa. In petto
gi nebbi io speme; e ancor lo spero; o almeno,
io men lusingo. Inesplicabil cosa,
certo, il contegno, in chella a me si mostra.
Ciniro, tu, bench sii padre, ancora
vivi ne tuoi verdi anni, e amor rimembri:
or sappi, chella a me sempre tremante
viene, ed a stento a me si accosta; in volto
dalto pallor si pinge; de begli occhi
dono a me mai non fa; dubbi, interrotti,
e pochi accenti in mortal gelo involti
muove; nel suolo le pupille, sempre
di pianto pregne, affigge; in doglia orrenda
sepolta lalma; illanguidito il fiore
di sua belt divina: ecco il suo stato.
Pur, di nozze ella parla; ed or diresti,
chella stessa le brama, or che le abborre
pi assai che morte; or ne assegna ella il giorno,
or lo allontana. Sio ragion le chieggo
di sua tristezza, il labro suo la niega;
ma di dolor pieno, e di morte, il viso
disperata la mostra. Ella mi accerta,
e rinnuova ogni d, che sposo vuolmi;
chella mami, nol dice; alto, sublime,
finger non sa il suo core. Udirne il vero
io bramo e temo a un tempo: io l pianto affreno;
ardo, mi struggo, e dir non loso. Or voglio
di sua mal data fede io stesso sciorla;
or vo morir, che perder non la posso;
n, senza averne il core, io possederla
vorrei... Me lasso!... ah! non so ben sio viva,
15
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
o muoia omai. Cos, racchiusi entrambi,
e di dolor, bench diverso, uguale
ripieni lalma, al d fatal siam giunti,
che irrevocabil oggi ella pur volle
allimeno prefiggere... Deh! fossi
vittima almen di dolor tanto io solo!
Ciniro. Piet mi fai, quanto la figlia... Il tuo
franco e caldo parlare unalma svela
umana ed alta: io ti credea ben tale;
quindi men franco non mi udrai parlarti.
Per la mia figlia io tremo. Il duol damante
divido io teco; ah! prence, il duol di padre
meco dividi tu. Sella infelice
per mia cagion mai fosse!... ver, che scelto
ella tha sola; ver, che niun lastringe...
ma, se pur onta, o timor di donzella...
se Mirra, in somma, a torto or si pentisse?...
Pereo. Non pi; tintendo. Ad amator, qual sono,
appresentar puoi tu lamato oggetto
infelice per lui? chio me pur stimi
cagion, bench innocente, de suoi danni,
e chio non muoia di dolore? Ah! Mirra
di me, del mio destino, omai sentenza
piena pronunzi: e sor Pero le incresce,
senza temenza il dica: io non pentito
sar perci di amarla. Oh! lieta almeno
del mio pianger fossella!... A me fia dolce
anco il morir, pur chella sia felice.
Ciniro. Pero, chi udirti senza pianger puote?...
Cor, n il pi fido, n in pi fiamma acceso
del tuo, non vha. Deh! come a me lapristi,
cos il dischiudi anco alla figlia: udirti,
e non ti aprire anchella il cor, son certo,
che nol potr. Non la credio pentita;
(chi il fora, conoscendoti?) ma trarle
potrai dal petto la cagion tu forse
16
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
del nascosto suo male. Ecco, ella viene;
chio appellarla gi fea. Con lei lasciarti
voglio; ritegno al favellar damanti
fia sempre un padre. Or, prence, appien le svela
lalto tuo cor che ad ogni cor fa forza.
Scena 2
Mirra. Ei con Pero mi lascia?... Oh rio cimento!
vieppi il cor mi si squarcia...
Pereo. sorto, o Mirra,
quel giorno al fin, quel che per sempre appieno
far mi dovria felice, ove tu il fossi.
Di nuzial corona ornata il crine,
lieto ammanto pomposo, ver, ti veggo:
ma il tuo volto, e i tuoi sguardi, e i passi, e ogni atto,
mestizia in te. Chi della propria vita
tama pi assai, non pu mirarti, o Mirra,
a nodo indissolubile venirne
in tale aspetto. E questa lora, questa,
che a te non lice pi ingannar te stessa,
n altrui. Del tuo martr (qual chella sia)
o la cagion dei dirmi, o almen dei dirmi,
che in me non hai fidanza niuna; e chio
mal rispondo a tua scelta, e che pentita
tu in cor ne sei. Non io di ci terrommi
offeso, no; ben di mortal cordoglio
pieno ne andr. Ma, che ti cale in somma
il disperato duol duom che niente ami,
e poco estimi? A me rileva or troppo
il non farti infelice. Ardita, e franca
parlami, dunque. Ma, tu immobil taci?...
Disdegno e morte il tuo silenzio spira...
Chiara risposta il tuo tacer: mi abborri;
e dir non losi... Or, la tua f riprendi
dunque: dagli occhi tuoi per sempre a tormi
17
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
tosto mi appresto, poich oggetto io sono
dorror per te... Ma, sio pur dianzi lera,
come mertai tua scelta? e sio il divenni
dopo, deh! dimmi; in che ti spiacqui? Oh prence!...
Lamor tuo troppo il mio dolor ti pinge
fero pi assai, chegli non . Laccesa
tua fantasia ti spigne oltre ai confini
del vero. Io taccio al tuo parlar novello;
qual maraviglia? inaspettate cose
odo, e non grate; e, dir pi, non vere:
che risponder possio? Questo alle nozze
il convenuto giorno; io presta vengo
a compierle; e di me dubita intanto
il da me scelto sposo? ver, chio forse
lieta non son, quanto il dovria chi raro
sposo ottiene, qual sei: ma, spesse volte
la mestizia natura; e mal potrebbe
darne ragion chi in s lacchiude: e spesso
quellostinato interrogar daltrui,
senza chiarirne il fonte, in noi laddoppia.
Pereo. Tincresco; il veggo a espressi segni. Amarmi,
io sapea che nol puoi; lusinga stolta
nellinfermo mio core entrata mera,
che tu almen non mi odiassi: in tempo ancora,
per la tua pace e per la mia, mi avveggio
chio mingannava. In me non sta (pur troppo!)
il far che tu non modi: ma in me solo
sta, che tu non mi spregi. Omai disciolta,
libera sei dogni promessa fede.
Contro tua voglia invan lattieni: astretta,
non dai parenti, e men da me; da falsa
vergogna, il sei. Per non incorrer taccia
di volubil, tu stessa, a te nemica,
vittima farti del tuo error vorresti:
e chio lo soffra, speri? Ah! no. Chio tamo,
e chio forse mertavati, tel debbo
provare or, ricusandoti...
18
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
Mirra. Tu godi
di vieppi disperarmi... Ah! come lieta
possio parer, se lamor tuo non veggo
mai di me pago, mai? Cagion possio
assegnar di un dolor, che in me supposto
in gran parte? e che pur, se in parte vero,
origin forse altra non ha, che il nuovo
stato a cui mi avvicino; e il dover tormi
dai genitori amati; e il dirmi: Ah! forse,
non li vedrai mai pi;... landarne a ignoto
regno; il cangiar di cielo;... e mille e mille
altri pensier, teneri tutti, e mesti;
e tutti al certo, pi cha ogni altro, noti
allalto tuo gentile animo umano.
Io, data a te spontanea mi sono:
n men pento; tel giuro. Ove ci fosse,
a te il direi: te sovra tutti estimo:
n asconder cosa a te potrei,... se pria
non lascondessi anco a me stessa. Or prego;
chi mama il pi, di questa mia tristezza
il men mi parli, e svanir, son certa.
Dispregierei me stessa, ove pur darmi
volessi a te, non ti apprezzando: e come
non apprezzarti?... Ah! dir ci chio non penso,
nol sa il mio labro: e pur tel dice, e giura,
chesser mai daltri non voglio, che tua.
Che ti possio pi dire?
Pereo. ... Ah! ci che dirmi
potresti, e darmi vita, io non lardisco
chiedere a te. Fatal domanda! il peggio
fia laverne certezza. Or, desser mia
non sdegni adunque? e non ten penti? e nullo
indugio omai?...
Mirra. No; questo il giorno; ed oggi
sar tua sposa. Ma, doman le vele
19
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
daremo ai venti, e lascerem per sempre
dietro noi queste rive.
Pereo. Oh! che favelli?
Come or s tosto da te stessa affatto
discordi? Il patrio suol, gli almi parenti,
tanto tincresce abbandonare; e vuoi
ratta cos, per sempre?...
Mirra. Il vo;... per sempre
abbandonarli;... e morir... di dolore...
Pereo. Che ascolto? Il duol ti ha pur tradita;... e muovi
sguardi e parole disperate. Ah! giuro,
chio non sar del tuo morir stromento;
no, mai; del mio bens...
Mirra. Dolore immenso
mi tragge, ver... Ma no, nol creder. Ferma
sto nel proposto mio. Mentre ho ben lalma
al dolor preparata, assai men crudo
mi fia il partir: sollievo in te...
Pereo. No, Mirra:
io la cagione, io l son (bench innocente)
della orribil tempesta, onde agitato,
lacerato il tuo core. Omai vietarti
sfogo non vo, col mio importuno aspetto.
Mirra, o tu stessa ai genitori tuoi
mezzo alcun proporrai, che te sottragga
a s infausti legami; o udrai da loro
oggi tu di Pero lacerba morte.
Scena 3
Mirra. Deh! non andarne ai genitori... Ah! modi...
Ei mi sinvola... Oh ciel! che dissi? Ah! tosto
ad Euricla si voli: n un istante,
io rimaner vo sola con me stessa...
20
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
Scena 4
Euriclea. Ove s ratti i passi tuoi rivolgi,
o mia dolce figliuola?
Mirra. Ove conforto,
se non in te, ritrovo?... A te vena...
Euriclea. Io da lungi osservandoti mi stava.
Mai non ti posso abbandonare, il sai:
e mel perdoni; spero. Uscir turbato
quinci ho visto Pero; te da pi grave
dolore oppressa io trovo: ah! figlia; almeno
liberamente il tuo pianto abbia sfogo
entro il mio seno.
Mirra. Ah! s; cara Euricla,
io posso teco, almeno pianger... Sento
scoppiarmi il cor dal pianto rattenuto...
Euriclea. E in tale stato, o figlia, ognor venirne
allimeno persisti?
Mirra. Il dolor pria
ucciderammi, spero... Ma no; breve
fia troppo il tempo;... ucciderammi poscia,
ed in non molto... Morire, morire,
nullaltro io bramo;... e sol morire, io merto.
Euriclea. Mirra, altre furie il giovenil tuo petto
squarciar non ponno in s barbara guisa,
fuor che furie damor...
Mirra. Chosi tu dirmi?
qual ria menzogna?...
Euriclea. Ah! non crucciarti, prego,
contro di me, no. Gi da gran tempo io l penso:
ma, se tanto ti spiace, a te pi dirlo
non mi ardir. Deh! pur che almen tu meco
la libert del piangere conservi!
N so ben, sio mel creda; anzi, alla madre
io fortemente lo negai pur sempre.
21
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
Mirra. Che sento? oh ciel! ne sospettava forse
anchessa?...
Euriclea. E chi, in veder giovin donzella
in tanta doglia, la cagion non stima
esserne amore? Ah! il tuo dolor pur fosse
damor soltanto! alcun rimedio almeno
vi avrebbe. In questo crudel dubbio immersa
gi da gran tempo io stando, allara un giorno
io ne vena della sublime nostra
Venere diva; e con lagrime, e incensi,
e caldi preghi, e invaso cor, prostrata
innanzi al santo simulacro, il nome
tuo pronunziava...
Mirra. Oim! Che ardir? che festi?
Venere?... Oh ciel!... contro di me... Lo sdegno
della implacabil Dea... Che dico?... Ahi lassa!...
inorridisco,... tremo...
Euriclea. ver, mal feci:
la Dea sdegnava i voti miei; glincensi
ardeano a stento, e in gi ritorto il fumo
sovra il canuto mio capo cadeva.
Vuoi pi? gli occhi alla immagine tremanti
alzar mi attento, e da suoi pi mi parve
con minacciosi sguardi me cacciasse,
orribilmente di furore accesa,
la Diva stessa. Con tremuli passi,
inorridita, esco del tempio... Io sento
dal terrore arricciarmisi di nuovo,
in ci narrar, le chiome.
Mirra. E me pur fai
rabbrividire, inorridir. Che osasti?
Nullo omai de celesti, e men la Diva
terribil nostra, da invocar per Mirra.
Abbandonata io son dai Numi; aperto
il mio petto allErinni; esse vhan sole
22
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
possanza, e seggio. Ah! se riman pur lombra
di piet vera in te, fida Euricla,
tu sola il puoi, trammi dangoscia: lento,
lento troppo, ancor che immenso, il duolo.
Euriclea. Tremar mi fai... Che mai possio?
Mirra. ...Ti chieggo
di abbreviar miei mali. A poco, a poco
strugger tu vedi il mio misero corpo;
il mio languir miei genitori uccide;
odiosa a me stessa, altrui dannosa,
scampar non posso: amor, piet verace,
fia l procacciarmi morte; a te la chieggio...
Euriclea. Oh cielo!... a me?... Mi manca la parola,...
la lena,... i sensi...
Mirra. Ah! no; davver non mami.
Di pietade magnanima capace
il tuo senile petto io mal credea...
Eppur, tu stessa, n miei teneri anni,
tu gli alti avvisi a me insegnavi: io spesso
udia da te, come antepor luom debba
alla infamia la morte. Oim! che dico?...
Ma tu non modi?... Immobil,... muta,... appena
respiri! oh cielo!... Or, che ti dissi? io cieca
dal dolore,... nol so: deh! mi perdona;
deh! madre mia seconda, in te ritorna.
Oh figlia! oh figlia!... A me la morte chiedi?
la morte a me?
Mirra. Non reputarmi ingrata;
n che il dolor de mali miei mi tolga
di que daltrui pietade. Estinta in Cipro
non vuoi vedermi? in breve udrai tu dunque,
chio n pur viva pervenni in Epro.
Euriclea. Alle orribili nozze andarne invano
presumi adunque. Ai genitori il tutto
corro a narrar...
23
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto secondo
f
Mirra. Nol fare, o appien tu perdi
lamor mio: deh! nol far; ten prego: in nome
del tuo amor, ti scongiuro. A un cor dolente
sfuggon parole, a cui badar non vuolsi.
Bastante sfogo (a cui concesso il pari
non ho giammai) mi stato il pianger teco;
e il parlar di mia doglia: in me gi quindi
addoppiato il coraggio. Omai pochore
mancano al nuzial rito solenne:
statti al mio fianco sempre: andiamo: e intanto,
nel necessario alto proposto mio
il vieppi raffermarmi, a te si aspetta.
Tu del tuo amor pi che materno, e a un tempo
giovar mi dei del fido tuo consiglio.
Tu dei far s, chio saldamente afferri
il partito, che solo orrevol resta.
24
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
Atto III
Scena 1
Cecri. Dubbio non vha; bench non sia per anco
venuto a noi Pero, scontento appieno
fu dei sensi di Mirra. Ella non lama;
certezza io nebbi; e andando ella a tai nozze,
corre (pur troppo!) ad infallibil morte.
Ciniro. Or, per ultima prova, udiam noi stessi
dal di lei labro il vero. In nome tuo
ingiunger gi le ho fatto, che a te venga.
Nessun di noi forza vuol farle, in somma:
quanto lamiamo, il sa ben ella, a cui
non siam men cari noi. Chella omai chiuda
in ci il suo core a noi, del tutto parmi
impossibile; a noi, che di noi stessi,
non che di s, la femmo arbitra e donna.
Cecri. Ecco, ella viene: oh! mi par lieta alquanto;
e pi franco il suo passo... Ah! pur tornasse
qual era! al sol riapparirle in volto
anco un lampo di gioia, in vita io tosto
ritornata mi sento.
Scena 2
Cecri. Amata figlia,
deh! vieni a noi; deh! vieni.
Mirra. Oh ciel! che veggo?
anco il padre!...
Ciniro. Tinoltra, unica nostra
speranza e vita; inoltrati secura;
e non temere il mio paterno aspetto,
pi che non temi della madre. A udirti
siam presti entrambi. Or, del tuo fero stato
se disvelarne la cagion ti piace,
vita ci dai; ma, se il tacerla pure
25
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
pi ti giova o ti aggrada, anco tacerla,
figlia, tu puoi; che il tuo piacer fia il nostro.
Ad eternare il marital tuo nodo
manca omai sola unora; il tien ciascuno
per certa cosa: ma, se pur tu fossi
cangiata mai; se tincrescesse al core
la data f; se la spontanea tua
libera scelta or ti spiacesse; ardisci,
non temer cosa al mondo, a noi la svela.
Non sei tenuta a nulla; e noi primieri
te ne sciogliam, noi stessi; e, di te degno,
generoso ti scioglie anco Pero.
N di leggiera vorrem noi tacciarti:
anzi, creder ci giova che maturi
pensier novelli a ci ti astringan ora.
Da cagion vile esser non puoi tu mossa;
lindole nobil tua, gli alti tuoi sensi,
e lamor tuo per noi, ci noto il tutto:
di te, del sangue tuo cosa non degna,
n pur pensarla puoi. Tu dunque appieno
adempi il voler tuo; purch felice
tu torni, e ancor di tua letizia lieti
tuoi genitor tu renda. Or, qual chei sia
questo presente tuo voler, lo svela,
come a fratelli, a noi.
Cecri. Deh! s: tu il vedi;
n dal materno labro udisti mai
pi amoroso, pi tenero, pi mite
parlar, di questo Havvi tormento al mondo,
che al mio si agguagli?...
Cecri. Ma, che fia? tu parli
sospirando infra te?
Ciniro. Lascia, deh! lascia,
che il tuo cor ci favelli: altro linguaggio
non adopriam noi teco. Or via; rispondi.
Signor...
26
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
Ciniro. Tu mal cominci: a te non sono
signor; padre son io: puoi tu chiamarmi
con altro nome, o figlia?
Mirra. O Mirra, questo
lultimo sforzo. Alma, coraggio...
Cecri. Oh cielo!
Pallor di morte in volto...
Mirra. A me?...
Ciniro. Ma donde,
donde il tremar? del padre tuo?...
Mirra. Non tremo...
parmi;... od almen, non tremer pi omai,
poich ad udirmi or s pietosi state.
Lunica vostra, e troppo amata figlia
son io, ben so. Goder dogni mia gioia,
e vattristar dogni mio duol vi veggo;
ci stesso il duol mi accresce. Oltre i confini
del natural dolore il mio trascorre;
invan lo ascondo; e a voi vorrei pur dirlo,...
ove il sapessi io stessa. Assai gi pria,
chio fra l nobile stuol de proci illustri
Pero scegliessi, in me cogli anni sempre
la fatal mia tristezza orridi era ita
ogni d pi crescendo. Irato un Nume,
implacabile, ignoto, entro al mio petto
si alberga; e quindi, ogni mia forza vana
contro alla forza sua... Credilo, o madre;
forte, assai forte (ancor chio giovin sia)
ebbi lanimo, e lho: ma il debil corpo,
egro ei soggiace;... e a lenti passi in tomba
andar mi sento... Ogni mio poco e rado
cibo, mi tosco: ognor mi sfugge il sonno;
o con fantasmi di morte tremendi,
pi che il vegliar, mi dan martro i sogni:
n d, n notte, io non trovo mai pace,
27
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
n riposo, n loco. Eppur sollievo
nessuno io bramo; e stimo, e aspetto, e chieggo,
come rimedio unico mio, la morte.
Ma, per pi mio supplicio, co suoi lacci
viva mi tien natura. Or me compiango,
or me stessa abborrisco: e pianto, e rabbia,
e pianto ancora... la vicenda questa,
incessante, insoffribile, feroce,
in cui miei giorni infelici trapasso.
Ma che?... voi pur dellorrendo mio stato
piangete?... Oh madre amata!... entro il tuo seno
chio, suggendo tue lagrime, conceda
un breve sfogo anco alle mie?...
Cecri. Diletta
figlia, chi pu non piangere al tuo pianto?...
Ciniro. Squarciare il cor mi sento da suoi detti...
Ma in somma pur, che far si dee?...
Mirra. Ma in somma,
(deh mel credete) in mio pensier non cadde
mai di attristarvi, n di trarvi a vana
piet di me, collaccennar mie fere
non narrabili angosce. Da che ferma,
Pero scegliendo, ebbi mia sorte io stessa,
meno affannosa rimaner mi parve,
da prima, vero; ma, quanto poi pi il giorno
del nodo indissolubil si appressava,
vie pi forti le smanie entro al mio cuore
ridestavansi; a tal, chio ben tre volte
pregarvi osai di allontanarlo. In questi
indugi io pur mi racquetava alquanto;
ma, col scemar del tempo, ricrescea
di mie Furie la rabbia. Oggi son elle,
con mia somma vergogna e dolor sommo,
giunte al lor colmo al fin: ma sento anchoggi,
che nel mio petto di lor possa han fatto
28
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
lultima prova. Oggi a Pero son io
sposa, o questo esser demmi il giorno estremo.
Cecri. Che sento?... Oh figlia!... E alle ferali nozze
ostinarti tu vuoi?...
Ciniro. No, mai non fia.
Pero non ami; e mal tuo grado, indarno,
vuoi darti a lui...
Mirra. Deh! non mi torre adesso;
o dammi tosto a morte... ver, chio, forse,
quanto egli me, non lamo;... e ci, neppure
io ben mel so... Credi, chio assai lo estimo;
e che nulluomo avr mia destra al mondo,
segli non lha. Caro al mio core, io spero,
Pero sar, quanto il debbesser; seco
vivendo io fida e indivisibil sempre,
egli in me pace, io spero, egli in me gioia
tornar far: cara, e felice forse,
un giorno ancor mi fia la vita. Ah! sio
finor non lamo al par chei merta, colpa
non di me, del mio stato; in cui me stessa
prima abborrisco... Io lho pur scelto: ed ora,
io di nuovo lo scelgo: io bramo, io chieggo
lui solo. Oltre ogni dire, a voi gradita
era la scelta mia: si compia or dunque,
come il voleste, e come io l voglio, il tutto.
Poich maggior del mio dolore io sono,
siatel pur voi. Quanto il potr pi lieta,
vengo in breve alle nozze: e voi, beati
ve ne terrete un giorno.
Cecri. Oh rara figlia!
quanti mai pregi aduni!
Ciniro. Un po mi acqueta
il tuo parlar; ma tremo...
Mirra. In me pi forte
tornar mi sento, in favellarvi. Appieno
29
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
tornar, s, posso di me stessa io donna,
(ove il voglian gli Dei) pur che soccorso
voi men prestiate.
Ciniro. E qual soccorso?
Cecri. Ah! parla.
Tutto faremo.
Mirra. Addolorarvi ancora
io deggio. Udite. Al travagliato petto,
e alla turbata egra mia mente oppressa,
alto rimedio or fia, di nuovi oggetti
la vista; e in ci il pi tosto, il miglior fia.
Labbandonarvi (oh ciel!) quanto a me costi,
dir nol posso; il diranno le mie lagrime,
quandio darovvi il terribile addio:
se il potr pur, senza cadere,... o madre,
infra tue braccia estinta... Ma, sio pure
lasciar vi posso, il d verr, che a questo
generoso mio sforzo, e vita, e pace,
e letizia dovr.
Cecri. Tu di lasciarci
parli? e il vuoi tosto; e in un lo temi e il brami?
Ma qual fia mai?...
Ciniro. Lasciarci? e a noi che resta,
senza di te? Ben di Pero tu poscia
irne al padre dovrai; ma intanto pria
lieta con noi qui lungamente ancora....
Mirra. E sio qui lieta esser per or non posso,
vorreste voi qui pria morta vedermi,
che felice sapermi in stranio lido?
Tosto, pi o meno, il mio destin mi chiama
nella reggia dEpro: ivi pur debbo
con Pero dimorarmi. A voi ritorno
faremo un d, quando il paterno scettro
Pero terr. Di molti figli e cari
me lieta madre rivedrete in Cipro,
30
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
se il concedono i Numi: e, qual pi a grado
a voi sar tra i figli miei, sostegno
vel lasceremo ai vostri anni canuti.
Cos a questo bel regno erede avrete
del sangue vostro; poich a voi negato
prole han finor del miglior sesso i Numi.
Voi primi allor benedirete il giorno,
che partir mi lasciaste. Al sol novello,
deh! concedete, che le vele ai venti
meco Pero dispieghi. Io sento in cuore
certo un presagio funesto, che dove
il partir mi neghiate, (ahi lassa!) io preda
in questa reggia infausta oggi rimango
duna invincibil sconosciuta possa:
che a voi per sempre io sto per esser tolta...
Deh! voi pietosi; o al mio presagio fero
crediate; o, allegra fantasia dolente
cedendo, secondar piacciavi il mio
errore. La mia vita, il mio destino,
ed anco (oh cielo! io fremo) il destin vostro;
dal mio partir, tutto, purtroppo! or pende.
Cecri. Oh figlia!...
Ciniro. Oim!... Tremar ci fan tuoi detti...
Ma pur, quanto a te piace, appien si faccia.
Qual chesser possa il mio dolor, pria voglio
non pi vederti, che cos vederti.
E tu, dolce consorte, in pianto muta
ti stai?... Consenti al suo desio?
Cecri. Morirne
fossi almen certa, come (ahi trista!) il sono
di viver sempre in sconsolato pianto!...
Fosse almen vero un d laugurio fausto,
che dei cari nepoti ella ne accenna!...
Ma, poich tale il suo strano pensiero,
pur chella viva, seguasi.
31
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
Mirra. La vita,
madre, or mi dai per la seconda volta.
Presta alle nozze io son fra unora. Il tempo
vel prover, sio vami; ancor che lieta
io di lasciarvi appaia. Or mi ritraggo
a mie stanze, per poco: asciutto affatto
recar vo il ciglio allara; e al degno sposo
venir gradita con serena fronte.
Scena 3
Cecri. Miseri noi! misera figlia!
Ciniro. Eppure,
di vederla ogni giorno pi infelice,
no, non mi basta il core. Invan lopporci...
Cecri. Oh sposo!... io tremo, che ai nostri occhi appena
toltasi, il fero suo dolor la uccida.
Ciniro. Ai detti, agli atti, ai guardi, anco ai sospiri,
par che la invasi orribilmente alcuna
sovrumana possanza.
Cecri. ... Ah! ben conosco,
cruda implacabil Venere, le atroci
tue vendette. Scontare, ecco, a me fai,
in questa guisa, il mio parlar superbo.
Ma, la mia figlia era innocente; io sola,
laudace io fui; la iniqua, io sola...
Ciniro. Oh cielo!
che osasti mai contro alla Dea?...
Cecri. Me lassa!...
Odi il mio fallo, o Ciniro. In vedermi
moglie adorata del pi amabil sposo,
del pi avvenente infra i mortali, e madre
per lui dunica figlia (unica al mondo
per leggiadria, belt, modestia, e senno)
32
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
ebra, il confesso, di mia sorte, osava
negar io sola a Venere glincensi.
Vuoi pi? folle, orgogliosa, a insania tanta
(ahi sconsigliata!) io giunsi, che dal labro
io sfuggir mi lasciava; che pi gente
tratta di Grecia e dOriente omai
dalla famosa alta belt di Mirra,
che non mai tratta per laddietro in Cipro
dal sacro culto della Dea ne fosse.
Ciniro. Oh! che mi narri?...
Cecri. Ecco, dal giorno in poi,
Mirra pi pace non aver; sua vita,
e sua belt, qual debil cera al fuoco,
lentamente distruggersi; e niun bene
non vesser pi per noi. Che non fecio,
per placar poi la Dea? quanti non porsi
e preghi, e incensi, e pianti? indarno sempre.
Ciniro. Mal festi, o donna; e fu il tacermel, peggio.
Padre innocente appieno, io co miei voti
forse acquetar potea lira celeste:
e forse ancor (spero) il potr. Ma intanto,
io pur di Mirra or nel pensier concorro:
ben forza torre, e senza indugio nullo,
da questisola sacra il suo cospetto.
Chi sa? seguirla in altre parti forse
lira non vuol delloltraggiato Nume:
e quindi forse la infelice figlia,
tal sentendo presagio ignoto in petto,
tanto il partir desia, tanto ne spera.
Ma, vien Pero: ben venga: ei sol serbarci
pu la figlia, col torcela.
Cecri. Oh destino!
33
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
Scena 4
Pereo. Tardo, tremante, irresoluto, e pieno
di mortal duol, voi mi vedete. Un fero
contrasto in me: pur, gentilezza, e amore
vero daltrui, non di me stesso, han vinto.
Men coster la vita. Alto non duolmi,
che il non poter, con util vostro almeno,
spenderla omai: ma ladorata Mirra
a morte io trarre, ah! no, non voglio. Il nodo
fatal si rompa; e de miei giorni a un tempo
rompasi il filo.
Ciniro. Oh figlio!... ancor ti appello
di tal nome; e il sarai tra breve, io spero.
Noi, dopo te, noi pure i sensi udimmo
di Mirra: io seco, qual verace padre,
tutto adoprai perchella appien seguisse
il suo libero intento: ma, pi salda,
che allaure scoglio, ella si sta: te solo
e vuole, e chiede; e teme, che a lei tolto
sii tu. Cagion del suo dolore addurne
ella stessa non sa: legra salute,
che leffetto pria nera, omai n forse
la cagion sola. Ma il suo duol profondo
merta, qual chegli sia, piet pur molta;
n sdegno alcuno in te destar debbella,
pi che ne desti in noi. Sollievo dolce
tu del suo mal sarai: dogni sua speme
lamor tuo forte, base. Or, qual vuoi prova
maggior di questa? al nuovo d lasciarci
(noi, che lamiam pur tanto!) ad ogni costo
vuole ella stessa; e per ragion ne assegna,
lesser pi teco, il divenir pi tua.
Pereo. Creder, deh, pure il potessio! ma appunto
questo partir s subito... Oim! tremo,
che in suo pensier disegni ella stromento
della sua morte farmi.
34
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto terzo
f
Cecri. A te, Pero,
noi laffidiamo: il vuole oggi il destino.
Pur troppo qui, su gli occhi nostri, morta
cadria, se ostare al suo voler pi a lungo
cel sofferisse il core. In giovin mente
grande ha possanza il variar gli oggetti.
Ogni tristo pensier deponi or dunque;
e sol ti adopra in lei vieppi far lieta.
La tua pristina gioia in volto chiama;
e, col non mai del suo dolor parlarle,
vedrai che in lei presso a finir fia l duolo.
Pereo. Creder dunque possio, creder davvero
che non mi abborre Mirra?
Ciniro. A me tu il puoi
creder, deh! s. Qual ti parlassi io dianzi,
rimembra; or son dal suo parlar convinto,
che, lungi desser de suoi lai cagione,
suo sol rimedio ella tue nozze estima.
Dolcezza assai duopo con essa; e a tutto
piegherassi ella. Vanne; e a lieta pompa
disponti in breve; e in un (pur troppo!) il tutto,
per involarci al nuovo sol la figlia,
anco disponi. Del gran tempio allara,
a Cipro tutta in faccia andar non vuolsi;
che il troppo lungo rito al partir ratto
ostacol fora. In questa reggia, glinni
dImeno canteremo.
Pereo. A vita appieno
tornato mhai. Volo; a momenti io riedo.
35
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
Atto IV
Scena 1
Mirra. S; pienamente in calma omai tornata,
cara Euricla, mi vedi; e lieta, quasi,
del mio certo partire.
Euriclea. Oim! fia vero?...
Sola ne andrai col tuo Pero?... n trarti
al fianco vuoi, non una pur di tante
tue fide ancelle? E me da lor non scerni,
che neppur me tu vuoi?... Di me che fia,
se priva io resto della dolce figlia?
solo in pensarvi, oim! morir mi sento...
Mirra. Deh! taci... Un d ritorner...
Euriclea. Deh! il voglia,
il voglia il cielo! Oh figlia amata!... Ah! tale
durezza in te, no, non creda: sperato
avea pur sempre di morirmi al tuo fianco...
Mirra. Sio meco alcun di questa reggia trarre
acconsentir potea, eri tu sola,
quella chio chiesta avrei... Ma, in ci son salda...
Euriclea. E al nuovo di tu parti?...
Mirra. Al fin certezza
dai genitor ne ottenni; e scior vedrammi
da questo lido la nascente aurora.
Euriclea. Deh! ti sia fausto il d!... Pur chio felice
almen ti sappia!... Ella ben cruda gioia,
questa che quasi ora in lasciarci mostri...
Pur, se a te giova, io pianger, ma muta
con la dolente genitrice...
Mirra. Oh! quale
muovi tu assalto al mio mal fermo cuore?...
perch sforzarmi al pianto?...
Euriclea. E come il pianto
celar possio?... Quest lultima volta,
36
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
chio ti vedo, e ti abbraccio. Danni molti
carca me lasci, e di dolor pi assai.
Al tuo tornar, se pur mai riedi, in tomba
mi troverai: qualche lagrima, spero,...
alla memoria... della tua Euricla...
almen darai...
Mirra. Deh!... per piet mi lascia;
o taci almeno. Io tel comando; taci
Essere omai per tutti dura io deggio;
ed a me prima io l sono. giorno questo
di gioia e nozze. Or, se tu mai mi amasti,
aspra ed ultima prova oggi ten chieggo;
frena il tuo pianto,... e il mio. Ma, gi lo sposo
venirne io veggio. Ogni dolor sia muto.
Scena 2
Pereo. Dinaspettata gioia hammi ricolmo,
Mirra, il tuo genitore: ei stesso, lieto,
il mio destin, chio tremando aspettava,
annunziommi felice. Ai cenni tuoi
preste saranno al nuovo albr mie vele,
poich tu il vuoi cos. Piacemi almeno,
che vi acconsentan placidi e contenti
genitori tuoi: per me non altra
gioia esser pu, che di appagar tue brame.
Mirra. S, dolce sposo; chio gi tal ti appello;
se cosa io mai ferventemente al mondo
bramai, di partir teco al nuovo sole
tutta ardo, e il voglio. Il ritrovarmi io tosto
sola con te; non pi vedermi intorno
nullo dei tanti oggetti a lungo stati
testimon del mio pianto, e cagion forse;
il solcar nuovi mari, e a nuovi regni
irne approdando; aura novella e pura
respirare, e tuttor trovarmi al fianco
37
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
pien di gioia e damore un tanto sposo;
tutto, in breve, son certa, appien mi debbe
quella di pria tornare. Allor sarotti
meno increscevol, spero. Aver t duopo
pietade intanto alcuna del mio stato;
ma, non fia lunga; accertati. Il mio duolo,
se tu non mai men parli, in breve svelto
fia da radice. Deh! non la paterna
lasciata reggia, e non gli orbati e mesti
miei genitor; n cosa, in somma, alcuna
delle gi mie, tu mai, n rimembrarmi
dei, n pur mai nomarmela. Fia questo
rimedio, il sol, che asciugher per sempre
il mio finor perenne orribil pianto.
Pereo. Strano, inaudito il tuo disegno, o Mirra:
deh! voglia il ciel, chei non tincresca un giorno!
Pur, bench in cor lusinga omai non mentri
desserti caro, in mio pensier son fermo
di compier ciecamente ogni tua brama.
Ove poi voglia il mio fatal destino,
chio mai non merti lamor tuo, la vita
che per te sola io serbo (questa vita,
cui tolta io gi di propria man mi avrei,
soggi perderti affatto erami forza)
questa mia vita per sempre consacro
al tuo dolore, poich a ci mi hai scelto.
A pianger teco, ove tu il brami; a farti,
tra giuochi e feste, il tuo cordoglio e il tempo
ingannar, se a te giova; a porre in opra,
a prevenir tutti i desiri tuoi;
a mostrarmiti ognor, qual pi mi vogli,
sposo, amico, fratello, amante, o servo;
ecco, a quantio son presto: e in ci soltanto
la mia gloria fia posta e lesser mio.
Se non potrai me poscia amar tu mai,
parmi esser certo, che odiarmi almeno
neppur potrai.
38
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
Mirra. Che parli tu? Deh! meglio
Mirra e te stesso in un conosci e apprezza.
Alle tante tue doti amor s immenso
vaggiungi tu, che di ben altro oggetto,
chio nol son, ti fa degno. Amor sue fiamme
porrammi in cor, tosto che sgombro ei labbia
dal pianto appieno. Indubitabil prova
abbine, ed ampia, oggi in veder chio scelgo
dogni mio mal te sanator pietoso;
chio stimo te, chio ad alta voce appello,
Pero, te sol liberator mio vero.
Pereo. Dalta gioia or minfiammi: il tuo bel labro
tanto mai non mi disse: entro al mio core
stanno in note di fuoco omai scolpiti
questi tuoi dolci accenti. Ecco venirne
gi i sacerdoti, e la festosa turba,
e i cari nostri genitori. O sposa,
deh! questo istante a te davver sia fausto,
come il pi bello a me del viver mio!
Scena 3
Ciniro. Amati figli, augurio lieto io traggo
dal vedervi precedere a noi tutti,
al sacro rito. In sul tuo viso sculta,
Pero, la gioia; e della figlia io veggo
fermo e sereno anco laspetto. I Numi
certo abbiamo propizi. In copia incensi
fumino or dunque in su i recati altari;
e, per far vie pi miti a noi gli Dei,
schiudasi il canto; al ciel rimbombin grati
devoti inni vostri alti_sonanti.
Coro. O tu, che noi mortali egri conforte,
fratel dAmor, dolce Imeno, bel Nume;
deh! fausto scendi; e del tuo puro lume
fra i lieti sposi accendi
fiamma, cui nulla estingua, altro che morte.
39
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
Coro di fanciulli. Benigno a noi, lieto Imeno, deh! vola
del tuo german su i vanni;
Donzelle. e co suoi stessi inganni
a lui tu larco, e la fartra invola:
Vecchi. ma scendi scarco
di sue lunghe querele e tristi affanni:
Coro. de nodi tuoi, bello Imeno giocondo,
stringi la degna coppia unica al mondo.
Euriclea. Figlia, che fia? tu tremi?... oh cielo!...
Mirra. Taci:
deh! taci...
Euriclea. Eppur...
Mirra. No, non ver; non tremo.
Coro. O dImeno e dAmor madre sublime,
o tra le Dive Diva,
alla cui possa nulla possa viva;
Venere, deh! fausta agli sposi arridi
dalle olimpiche cime,
se sacri mai ti fur di Cipro i lidi.
Coro di fanciulli. Tutta tuo don questa belt sovrana,
onde Mirra vestita, e non altera;
Donzelle. lasciarci in terra la tua immagin vera
piacciati, deh! col farla allegra e sana,
Vecchi. e madre in breve di s nobil prole,
che il padre, e gli avi, e i regni lor, console.
Coro. Alma Dea, per lazzurre aure del cielo,
coi be nitidi cigni al carro aurato,
raggiante scendi; abbi i duo figli a lato;
e del bel roseo velo
gli sposi allara tua prostrti ammanta;
e in due corpi una sola alma traspianta.
Cecri. Figlia, deh! s; della possente nostra
Diva, tu sempre uml... Ma che? ti cangi
40
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
tutta daspetto?... Oim! vacilli? e appena
su i pi tremanti?...
Mirra. Ah! per piet, coi detti
non cimentar la mia costanza, o madre:
del sembiante non so;... ma il cor, la mente,
salda stommi, immutabile.
Euriclea. Per essa
morir mi sento.
Pereo. Oim! vieppi turbarsi
la veggo in volto?... Oh qual tremor mi assale!
Coro. La pura F, leterna alma Concordia,
abbian lor templo degli sposi in petto;
e indarno sempre la infernale Aletto,
con le orribil suore,
assalto muova di sue negre tede
al forte intatto core
dellalta sposa, che ogni laude eccede:
e, invan rabbiosa
se stessa roda la feral Discordia....
Mirra. Che dite voi? gi nel mio cor, gi tutte
le Furie ho in me tremende. Eccole; intorno
col vipereo flagello e latre faci
stan le rabide Erinni: ecco quai merta
questo imeno le faci...
Ciniro. Oh ciel! che ascolto?
Cecri. Figlia, oim! tu vaneggi..
Pereo. Oh infauste nozze!
Non fia, no mai...
Mirra. Ma che? gi taccion glinni?...
Chi al sen mi stringe? Ove son io? Che dissi?
Son io gi sposa? Oim!...
Pereo. Sposa non sei,
Mirra; n mai tu di Pero, tel giuro,
sposa sarai. Le agitatrici Erinni,
41
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
minori no, ma dalle tue diverse,
mi squarcian pure il cuore. Al mondo intero
favola omai mi festi; ed a me stesso
pi insoffribil, che a te: non io per tanto
farti voglio infelice. Appien tradita,
mal tuo grado, ti sei: tutto traluce
invincibile tuo lungo ribrezzo,
che per me nutri. Oh noi felici entrambi,
che ti tradisti in tempo! Omai disciolta
sei dal richiesto ed abborrito giogo.
Salva, e libera, sei. Per sempre io tolgo
dagli occhi tuoi questodioso aspetto...
Paga e lieta vo farti... Infra brevora,
qual resti scampo a chi te perde, udrai.
Scena 4
Ciniro. Contaminato il rito; ogni solenne
pompa omai cessi, e taccian glinni. Altrove
itene intanto, o sacerdoti. Io voglio,
(misero padre!) almen pianger non visto.
Scena 5
Euriclea. Mirra pi presso a morte assai, che a vita,
stassi: il vedete, chio a stento la reggo?
Oh figlia!...
Ciniro. Donne, a s medesma in preda
costei si lasci, e alle sue furie inique.
Duro, crudel, mal grado mio, mi ha fatto
con glinauditi modi suoi: pietade
pi non ne sento. Ella, allaltar venirne,
contra il voler dei genitori quasi,
ella stessa il voleva: e sol, per trarci
a tal nostronta e sua?... Pietosa troppo,
delusa madre, lasciala: se pria
42
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
noi severi non fummo, giunto il giorno
desserlo al fine.
Mirra. ver: Ciniro meco
inesorabil sia; nullaltro io bramo;
nullaltro io voglio. Ei terminar pu solo
duna infelice sua figlia non degna
martr tutti. Entro al mio petto vibra
quella che al fianco cingi ultrice spada:
tu questa vita misera, abborrita,
davi a me gi; tu me la togli: ed ecco
lultimo dono, ondio ti prego... Ah! pensa;
che se tu stesso, e di tua propria mano,
me non uccidi, a morir della mia
omai mi serbi, ed a nullaltro.
Ciniro. Oh figlia!...
Cecri. Oh parole!... Oh dolor!... Deh! tu sei padre;
padre tu sei;... perch innasprirla?... Or forse
non abbastanza misera?... Ben vedi,
mal di se stessa donna; ad ogni istante
fuor di se stessa dal dolore...
Euriclea. O Mirra...
figlia,... e non modi?... Parlar,... pel gran pianto,...
non posso...
Ciniro. Oh stato... A s terribil vista
non reggo... Ah! s, padre pur troppo io sono:
e di tutti il pi misero... Mi sforza
gi, pi che lira, or la piet. Mi traggo
a pianger solo altrove. Ah! voi sovressa
vegliate intanto. In s tornata, in breve,
ella udr poscia favellarle il padre.
Scena 6
Euriclea. Ecco, di nuovo ella i sensi ripiglia...
Cecri. Buona Euricla, con lei lasciami sola;
parlarle voglio.
43
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
Scena 7
Mirra. Uscito il padre?... Ei dunque,
ei di uccidermi niega?... Deh! pietosa
dammi tu, madre, un ferro; ah! s; se lombra
pur ti riman per me damore, un ferro,
senza indugiar, dammi tu stessa. Io sono
in senno appieno; e ci chio dico, e chieggo,
so quanto importi: al senno mio, deh! credi;
n tempo ancor: ti pentirai, ma indarno,
del non mi aver dun ferro oggi soccorsa.
Cecri. Diletta figlia,... oh ciel!... tu, pel dolore,
certo vaneggi. Alla tua madre mai
non chiederesti un ferro... Or, pi di nozze
non si favelli: uno inaudito sforzo
quasi pur troppo a compierle ti trasse;
ma, pi di te potea natura: i Numi
io ne ringrazio assai. Tu fra le braccia
della dolce tua madre starai sempre:
e se ad eterno pianto ti condanni,
pianger io teco eternamente voglio,
n mai, n dun sol passo, mai lasciarti:
sarem soluna; e del dolor tuo stesso,
poichei da te partir non vuolsi, anchio
vestirmi vo. Pi suora a te, che madre,
spero, mi avrai... Ma, oh ciel! che veggio? O figlia,...
meco adirata sei?... me tu respingi?...
e di abbracciarmi nieghi? e glinfuocati
sguardi?... Oim! figlia,... anco alla madre?...
Mirra. Ah! troppo
dolor mi accresce anco il vederti: il cuore,
nellabbracciarmi tu, vieppi mi squarci...
Ma... oim!... che dico?... Ahi madre!... Ingrata, iniqua,
figlia indegna son io, che amor non merto.
Al mio destino orribile me lascia;...
o se di me vera piet tu senti,
io tel ridico, uccidimi.
44
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quarto
Cecri. Ah! me stessa
ucciderei, sio perderti dovessi:
ahi cruda! e puoi tu dirmi, e replicarmi
cos acerbe parole? Anzi, vo sempre
dora in poi sul tuo viver vegliar io.
Mirra. Tu vegliare al mio vivere? chio deggia,
ad ogni istante, io rimirarti? innanzi
agli occhi miei tu sempre? ah! pria sepolti
voglio in tenebre eterne gli occhi miei:
con queste man mie stesse, io stessa pria
me li vo sverre, io, dalla fronte...
Cecri. Oh cielo!
che ascolto?... Oh ciel!... Rabbrividir mi fai.
Me dunque abborri?...
Mirra. Tu prima, tu sola,
tu sempiterna cagione funesta
dogni miseria mia...
Cecri. Che parli?... Oh figlia!...
Io la cagion?... Ma gi il tuo pianto a rivi...
Mirra. Deh! perdonami; deh!... Non io favello;
una incognita forza in me favella...
Madre, ah! troppo tu mami; ed io...
Cecri. Me nomi
cagion?...
Mirra. Tu, s; de mali miei cagione
fosti, nel dar vita ad unempia; e il sei,
sor di tormela nieghi; or, chio ferventi
prieghi ten porgo. Ancor n tempo; ancora
sono innocente, quasi... Ma,... non regge
a tante furie... il languente... mio... corpo...
mancano i pi,... mancano... i sensi...
Cecri. Io voglio
trarti alle stanze tue. Dalcun ristoro
duopo hai, son certa; dal digiun tuo lungo
nasce in te il vaneggiare. Ah! vieni; e al tutto
in me ti affida: io vo servirti, io sola.
45
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quinto
Atto V
Scena 1
Ciniro. Oh sventurato, oh misero Pero!
troppo verace amante!... Ah! sio pi ratto
al giunger era, il crudo acciaro forse
tu non vibravi entro al tuo petto. Oh cielo!
che dir lorbo padre? ei lo attendeva
sposo, e felice; ed or di propria mano
estinto, esangue corpo, innanzi agli occhi
ei recar sel vedr. Ma, sono io padre
men di lui forse addolorato? vita
quella, a cui resta, infra sue furie atroci,
la disperata Mirra? vita quella,
a cui lorrido suo stato noi lascia?
Ma, udirla voglio: e gi di ferreo usbergo
armato ho il core. Ella ben merta (e il vede)
il mio sdegno; ed in prova, al venir lenta
mostrasi: eppur, dal terzo messo ella ode
gi il paterno comando. Orribil certo,
e rilevante arcano havvi nascoso
in questi suoi travagli. O il vero udirne
dal di lei labro io voglio, o mai non voglio,
mai pi, vederla al mio cospetto innante...
Ma, (oh ciel!) se forza di destino, ed ira
di offesi Numi a un lagrimar perenne
la condanna innocente, aggiunger deggio
lira dun padre a sue tante sventure?
E abbandonata, e disperata, a lunga
morte lasciarla?... Ah! mi si spezza il core...
Pure, il mio immenso affetto, in parte almeno,
ora mestier, chio per la prova estrema,
le asconda. In suon di sdegno ella finora
mai non mi udia parlarle: il cor s saldo,
no, donzella non ha, che incontro basti
al non usato minacciar del padre.
Eccola al fine. Oim! come si avanza
a tardi passi, e sforzati! Par, chella
al mio cospetto a morire sen venga
46
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quinto
Scena 2
Ciniro. Mirra, che nulla tu il mio onor curassi,
creduto io mai, no, non lavrei; convinto
me nhai (pur troppo!) in questo d fatale
a tutti noi: ma, che ai comandi espressi,
e replicati del tuo padre, or tarda
allobbedir tu sii, pi nuovo ancora
questo a me giunge
Mirra. ...Del mio viver sei
signor, tu solo... Io de miei gravi,... e tanti
falli... la pena... a te chiedeva,... io stessa,...
or dianzi,... qui... Presente era la madre;...
deh! perch allor... non mi uccidevi?...
Ciniro. tempo,
tempo ormai, s, di cangiar modi, o Mirra.
Disperate parole indarno muovi;
e disperati, e in un tremanti, sguardi
al suolo affissi indarno. Assai ben chiara
in mezzo al dolor tuo traluce lonta;
rea ti senti tu stessa. Il tuo pi grave
fallo, il tacer col padre tuo: lo sdegno
quindi appien tu ne merti; e che in me cessi
limmenso amor, che allunica mia figlia
io gi portai. Ma che? tu piangi? e tremi?
e inorridisci?... e taci? A te fia dunque
lira del padre insopportabil pena?
Mirra. Ah!... peggior... dogni morte...
Ciniro. Odimi. Al mondo
favola hai fatto i genitori tuoi,
quanto te stessa, collinfausto fine
che alle da te volute nozze hai posto.
Gi loltraggio tuo crudo i giorni ha tronchi
del misero Pero...
47
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quinto
Mirra. Che ascolto? Oh cielo!
Ciniro. Pero, s, muore; e tu lo uccidi. Uscito
del nostro aspetto appena, alle sue stanze
solo, e sepolto in un muto dolore,
ei si ritrae: nulluomo osa seguirlo.
Io, (lasso me!) tardo pur troppo io giungo...
Dal proprio acciaro trafitto, ei giacea
entro un mare di sangue: a me gli sguardi
pregni di pianto e di morte inalzava;...
e, fra i singulti estremi, dal suo labro
usciva ancor di Mirra il nome. Ingrata...
Mirra. Deh! pi non dirmi... Io sola, io degna sono,
di morte... E ancor respiro?...
Ciniro. Il duolo orrendo
dellinfelice padre di Pero,
io che son padre ed infelice, io solo
sentir lo posso: io l so, quanto esser debba
lo sdegno in lui, lodio, il desio di farne
aspra su noi giusta vendetta. Io quindi,
non dal terror dellarmi sue, ma mosso
dalla piet del giovinetto estinto,
voglio, qual de padre ingannato e offeso,
da te sapere (e ad ogni costo io l voglio)
la cagion vera di s orribil danno.
Mirra, invan me lascondi: ah! ti tradisce
ogni tuo menomatto. Il parlar rotto;
lo impallidire, e larrossire; il muto
sospirar grave; il consumarsi a lento
fuoco il tuo corpo; e il sogguardar tremante;
e il confonderti incerta; e il vergognarti,
che mai da te non si scompagna:... ah! tutto,
s tutto in te mel dice, e invan tu il nieghi;...
son figlie in te le furie tue... damore.
Mirra. Io?... damor?... Deh! nol credere... Tinganni.
Ciniro. Pi il nieghi tu, pi ne son io convinto.
48
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quinto
certo in un son io (pur troppo!) omai,
chesser non puote altro che oscura fiamma,
quella cui tanto ascondi.
Mirra. Oim!... che pensi?...
Non vuoi col brando uccidermi;... e coi detti...
mi uccidi intanto...
Ciniro. E dirmi pur non losi,
che amor non senti? E dirmelo, e giurarlo
anco ardiresti, io ti terria spergiura.
Ma, chi mai degno del tuo cor, se averlo
non potea pur lincomparabil, vero,
caldo amator, Pero? Ma, il turbamento
cotanto in te;... tale il tremor; s fera
la vergogna; e in terribile vicenda,
ti si scolpiscon s forte sul volto;
che indarno il labro negheria...
Mirra. Vuoi dunque...
farmi... al tuo aspetto... morir... di vergogna?...
E tu sei padre?
Ciniro. E avvelenar tu i giorni,
troncarli vuoi, di un genitor che tama
pi che se stesso, con linutil, crudo,
ostinato silenzio? Ancor son padre:
scaccia il timor; qual chella sia tua fiamma,
(pur chio potessi vederti felice!)
capace io son dogni inaudito sforzo
per te, se la mi sveli. Ho visto, e veggo
tuttor, (misera figlia!) il generoso
contrasto orribil, che ti strazia il core
infra lamore, e il dover tuo. Gi troppo
festi, immolando al tuo dover te stessa:
ma, pi di te possente, Amor nol volle.
La passion puossi escusare; ha forza
pi assai di noi; ma il non svelarla al padre,
che tel comanda, e ten scongiura, indegna
49
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quinto
dogni scusa ti rende.
Mirra. O Morte, Morte,
cui tanto invoco, al mio dolor tu sorda
sempre sarai?...
Ciniro. Deh! figlia, acqueta alquanto,
animo acqueta: se non vuoi sdegnato
contra te pi vedermi, io gi nol sono
pi quasi omai; purch tu a me favelli.
Parlami deh! come a fratello. Anchio
conobbi amor per prova: il nome.
Mirra. Oh cielo!...
Amo, s; poich a dirtelo mi sforzi;
io disperatamente amo, ed indarno.
Ma, qual ne sia loggetto, n tu mai,
n persona il sapr: lo ignora ei stesso...
ed a me quasi io l niego.
Ciniro. Ed io saperlo
e deggio, e voglio. N a te stessa cruda
esser tu puoi, che a un tempo assai nol sii
pi ai genitori che ti adoran sola.
Deh! parla; deh! Gi, di crucciato padre,
vedi chio torno e supplice e piangente:
morir non puoi, senza pur trarci in tomba.
Qual chei sia colui chami, io l vo far tuo.
Stolto orgoglio di re strappar non puote
il vero amor di padre dal mio petto.
Il tuo amor, la tua destra, il regno mio,
cangiar ben ponno ogni persona umle
in alta e grande: e, ancor che uml, son certo,
che indegno al tutto esser non pu luom chami.
Te ne scongiuro, parla: io ti vo salva,
ad ogni costo mio.
Mirra. Salva?... Che pensi?...
Questo stesso tuo dir mia morte affretta...
Lascia, deh! lascia, per piet, chio tosto
50
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quinto
da te... per sempre... il pi... ritragga...
Ciniro. O figlia
unica amata; oh! che di tu? Deh! vieni
fra le paterne braccia. Oh cielo! in atto
di forsennata or mi respingi? Il padre
dunque abborrisci? e di s vile fiamma
ardi, che temi...
Mirra. Ah! non vile;... iniqua
la mia fiamma; n mai...
Ciniro. Che parli? iniqua,
ove primiero il genitor tuo stesso
non la condanna, ella non fia: la svela.
Mirra. Raccapricciar dorror vedresti il padre,
se la sapesse.. Ciniro...
Ciniro. Che ascolto!
Mirra. Che dico?... ahi lassa!... non so quel chio dica...
Non provo amor... Non creder, no... Deh! lascia,
te ne scongiuro per lultima volta,
lasciami il pi ritrarre.
Ciniro. Ingrata: omai
col disperarmi co tuoi modi, e farti
del mio dolore gioco, omai per sempre
perduto hai tu lamor del padre.
Mirra. Oh dura,
fera orribil minaccia!... Or, nel mio estremo
sospir, che gi si appressa,... alle tante altre
furie mie lodio crudo aggiungerassi
del genitor?... Da te morire io lungi?...
Oh madre mia felice!... almen concesso
a lei sar... di morire... al tuo fianco...
Ciniro. Che vuoi tu dirmi?... Oh! qual terribil lampo,
da questi accenti!... Empia, tu forse?...
Mirra. Oh cielo!
che dissi io mai?... Me misera!... Ove sono?
Ove mi ascondo?... Ove morir? Ma il brando
51
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quinto
tuo mi varr...
Ciniro. Figlia... Oh! che festi? il
ferro...
Mirra. Ecco,... or... tel rendo... Almen la destra io ratta
ebbi al par che la lingua.
Ciniro. ... Io... di spavento,...
e dorror pieno, e dira,... e di pietade,...
immobil resto.
Mirra. Oh Ciniro!... Mi vedi...
presso al morire... Io vendicarti... seppi,...
e punir me... Tu stesso, a viva forza,
lorrido arcano... dal cor... mi strappasti...
ma, poich sol colla mia vita... egli esce...
dal labro mio,... men rea... mi moro...
Ciniro. Oh giorno!
Oh delitto!... Oh dolore! A chi il mio pianto?...
Mirra. Deh! pi non pianger;... chio nol merto... Ah! sfuggi
mia vista infame;... e a Cecri... ognor... nascondi...
Ciniro. Padre infelice!... E ad ingoiarmi il suolo
non si spalanca?... Alla morente iniqua
donna appressarmi io non ardisco;... eppure,
abbandonar la svenata mia figlia
non posso...
Scena 3
Cecri. Al suon dun mortal pianto...
Ciniro. Oh cielo!
non tinoltrar...
Cecri. Presso alla figlia...
Mirra. Oh voce!
Euriclea. Ahi vista! nel suo sangue a terra giace
Mirra?...
52
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Vittorio Alfieri Mirra Atto quinto
Cecri. La figlia?...
Ciniro. Arretrati...
Cecri. Svenata!...
Come? da chi?... Vederla vo...
Ciniro. Ti arretra...
Inorridisci... Vieni... Ella... trafitta,
di propria man, s col mio brando...
Cecri. E lasci
cos tua figlia?... Ah! la voglio...
Ciniro. Pi figlia
non c costei. Dinfame orrendo amore
ardeva ella per... Ciniro...
Cecri. Che ascolto?
Oh delitto!...
Ciniro. Deh! vieni: andiam, ten priego,
a morir donta e di dolore altrove.
Cecri. Empia... Oh mia figlia!...
Ciniro. Ah! vieni...
Cecri. Ahi sventurata!...
n pi abbracciarla io mai?...
Scena 4
Mirra. Quandio... tel... chiesi,...
darmi... allora,... Euricla, dovevi il ferro...
io moriva... innocente;... empia... ora... muoio...