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Non omnis moriar

QUINTO ORAZIO FLACCO















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Danilo
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INTRODUZIONE

a societ contemporanea sembra ignorare il valore della storia: come se si
desse per scontato che il mondo sia sempre stato cos com oggi.
S, si sa, per esperienza o per sentito dire, che c un passato.
Ma non esiste pi.
Perch interessarsene?
Il passato diventato oscura e confusa mitologia.
Questo inaridimento crea una nuova torre di Babele.
Lumanit sembrerebbe andare verso lultima barbarie.
Imperversano alle volte, prodotti da una non approfondita conoscenza, a-
berrazioni della ragione o nevrosi scientiste.
Luomo non pi in grado di gestire i risultati della scienza perch non ha
presente lesperienza dellumanit che si raccoglie nella storia, come un bambino
con in mano una pistola carica pronto a premere il grilletto contro s e gli altri,
senza sapere che maneggi unarma mortale.
Aristotele riteneva luomo un animale particolare: dotato della facolt di
pensare e della possibilit di comunicare attraverso il linguaggio, e della capacit
di associarsi con i suoi simili in maniere cos proprie ed elevate da contrapporlo
nettamente alle bestie.
La tecnologia che dovrebbe liberare gli uomini dal bisogno per edificare un
umanesimo maturo, li ha invece illusi di poter fare a meno di tutto.
Sconoscendo il peso della storicit degli eventi e il proprio passato in gene-
re lumanit potrebbe ripiombare in stadi degenerativi.
Una nuova forma di schiavit potrebbe consistere nel vivere secondo le
proiezioni del benessere tecnologico, che svuota luomo e lo rende un animale
ammaestrato.
La storia esige un senso di rispetto per la nobilt del pensiero su cui fonda-
re un nuovo umanesimo.
Durante lanno 2015 ricorreranno degli anniversari particolari.
Il 24 maggio 2014, giorno in cui la Chiesa celebra la festa di Maria Ausilia-
trice, venuto a mancare mio padre Antonino.
La prima ricorrenza annuale della sua scomparsa coincider tra laltro col
centenario dellingresso dellItalia nella prima guerra mondiale: Il Piave mormo-
rava / calmo e placido al passaggio / dei primi fanti il 24 maggio. / Lesercito
marciava / per raggiunger la frontiera, / per far contro il nemico una barriera
recita linizio de La leggenda del Piave.
Cadranno poi fra luglio e agosto 2015 il centenario della morte di Alfonso
Giordano e il bicentenario della nascita di Don Bosco.
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Riguardo al medico lercarese voglio riportare un mio iter di ricerche che
mirava a recuperare sue pertinenti notizie allestero.
Lotto aprile 2011 rivolsi a un dipartimento dellUniversit Sorbona di Pari-
gi la richiesta di riscontri documentali su Alfonso Giordano.
La domanda fu girata a un altro settore gestionale che proclamava lundici
la propria incompetenza e girava cortesemente la domanda a un altro servizio.
Poich negli archivi della Sorbona non si trovato niente (20 maggio 2011)
sono stato indirizzato ad altri archivi che alla fine, rispettivamente il 25 e il 31
maggio, attestavano di non aver trovato niente.


1) 20 maggio 2011

2)

3) 31 maggio 2011



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1. SAN GIOVANNI BOSCO

urante ladolescenza Don Bosco (16 agosto 1815 31 gennaio 1888), rimasto
orfano del padre a due anni prima di iniziare gli studi seminarili lavor
da bracciante per sostenere la propria famiglia, che era di origini contadine.
Fu ordinato sacerdote nel 1841.
Segu linsegnamento di san Giuseppe Cafasso (1811-1860), un sacerdote che ne
incoraggi la vocazione allapostolato presso i giovani, vocazione a cui Don Bosco
aveva mostrato inclinazione sin da bambino.
Lesperienza di visita delle carceri torinesi lo fece molto riflettere. Fu cos
che nel 1841 apr un oratorio: un centro in cui impartire ai ragazzi lasciati nella tra-
scuratezza dalla societ uniniziale formazione scolastica. Loratorio san France-
sco di Sales, trasferitosi dal 1846 nel quartiere di Valdocco sempre a Torino, co-
minci a crescere con laggiunta di un ricovero stabile e articolando la sua propo-
sta formativa (che spaziava dal professionale allumanistico-religioso). Lidea di
Valdocco fu presa ad esempio in tutto il mondo civilizzato a partire dalla se-
conda met del XIX sec.
Il credo pedagogico di Don Bosco trasparisce dai suoi numerosi scritti: vi si
trovano pure delle opere biografiche, tra le quali emerge per leccezionale virtuosi-
t del modello additato allimitazione quella di san Domenico Savio (1842-1857),
che era stato suo allievo. La morale e le norme comportamentali in societ erano
molto curate. Lopera pubblicata nel 1877 col titolo Il sistema preventivo nella
educazione della giovent pu considerarsi un manifesto programmatico.
Don Bosco combatt contro il relativismo dei valori, per lui la fede e la ra-
gione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la con-
templazione della verit (Giovanni Paolo II, Fides et ratio).
A questo atteggiamento coniugava lamore per il prossimo come strutturale
aspetto metodologico.
Tutti gli uomini hanno il diritto al benessere nella sfera mondana attraverso
la possibilit di svolgere unattivit lavorativa, per la quale Don Bosco preparava e
avviava i giovani. Lobiettivo finale rimane per comunque la salvezza dellanima
da conseguire con un adeguamento personale quanto pi perfetto alle virt cri-
stiane. Per questo motivo la religione cattolica e le sue pratiche sacramentali svol-
gono una parte integrante nella formazione degli adolescenti.
La via della prevenzione era il solco in cui coltivare le nuove generazioni e in
cui leducatore salesiano da costante assistente avrebbe dovuto ricondurre le de-
viazioni, perch la repressione non produce frutti.
Don Bosco raccomandava di seguire attentamente e ovunque gli allievi, sot-
tolineava che il sistema preventivo rende amico lallievo, che nellassistente rav-
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visa un benefattore, che lo avvisa, vuol farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai
castighi, dal disonore. La societ con i suoi assetti e le sue problematiche molto
cambiata dai tempi in cui visse san Giovanni Bosco nellOttocento. In quellepoca
molta era la giovent che rimaneva senza unistruzione elementare e che veniva
anche sfruttata dal mercato del lavoro industriale e agricolo.
Tantissimi sono stati i giovani impiegati come manodopera nelle imprese
perch la propria famiglia non poteva mantenersi economicamente.
In questo clima diseducativo bambini e ragazzi, spesso e volentieri maltrat-
tati come bestie, maturavano una coscienza sociale e di s cos insufficiente al pun-
to di dare molto presto, in un secondo momento, alimento ai risvolti negativi che
imperversavano in quegli ambienti di scarsa acculturazione e di miseria materiale
e spirituale.
La pedagogia preventiva di don Bosco volle intervenire in quella direzione
proponendo il miglioramento delle condizioni di partenza dello sviluppo indivi-
duale del fanciullo attraverso varie forme di assistenza e di recupero.
Oggigiorno anche se la qualit della vita mutata il principio di quel metodo
preventivo non ha perso valore, sia che esso venga inteso nella maniera di Don Bo-
sco in cui la religione cattolica ne parte integrante sia che in assoluto (o laicamen-
te) lo si intenda nel senso di semplice programma pedagogico di prevenzione. So-
stanzialmente queste due sfumature possono essere anche separate dallabisso
metodologico e radicale che intercorre tra una visione spiritualista e una materiali-
sta della realt, per questo motivo linsegnamento della Chiesa ne pu diventare
discriminante fondamentale ma non integralista, in modo da dare pure ai non cat-
tolici la possibilit di identificarvisi nella difesa dei grandi valori.
Non si deve dimenticare che la ragione che alberga in ognuno quella infu-
sa dallo stesso Dio e che unisce gli uomini nello stesso linguaggio.
I problemi dei giovani del nostro tempo nei paesi ricchi sono diversi da
quelli di un comune ragazzo del XIX secolo, purtroppo nei paesi poveri sono ri-
masti perlopi gli stessi.
Occorre intervenire, questo linsegnamento cui richiama Don Bosco.
I disagi che i giovani contemporanei della civilt dellopulenza affrontano
sono un effetto collaterale del benessere causato da lacune pedagogiche. Essere
abituati a ottenere, a volte scriteriatamente, pi o meno tutto li spinge ad andare
oltre, e su questo fenomeno si innestano le problematiche delle devianze che han-
no come causa anche la base opposta del malessere.
Don Bosco ripropone il modello di una ponderata educazione in un am-
biente quantomeno di equilibrato benessere.
compito della societ politica provvedere direttamente in favore di quelle
categorie giovanili che versano in disagi per garantire un futuro onesto e dignito-
so.
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2.1. ALFONSO GIORDANO: LA VITA...

lfonso Maria Giordano venne al mondo a Lercara Friddi lundici gennaio
1843 alle 15:00 (fu battezzato il giorno seguente, padrini Giuseppe Tedesco e
Giuseppa Giordano
1
). Figlio di Maria Miceli e di Giuseppe, un medico, se-
gu la carriera del padre. Nellateneo palermitano vi insegn poi igiene mineraria.
Piccolo di statura fisica, cortese nei modi, modestissimo, di una ineguagliabile
bont di animo, filantropo nella pi alta espressione del termine
2
.
Consacr la sua esistenza alla difesa dei disagiati, soprattutto dei minatori,
creando a Lercara anche un proprio ambulatorio per la loro cura. Riscosse per la
sua attivit medica dai colleghi in Italia e allestero giudizi di encomio e ricono-
scenza. Il suo pensiero fu di input alle leggi di tutela del lavoro, specialmente
quello femminile e dei giovanissimi. Diede vita nel 1871 a unassociazione di soli-
dariet per i lavoratori lercaresi la Societ Operaia Fratellanza e Lavoro, di cui fu a
capo , inaugurata domenica 4 giugno di quellanno.
Alfonso Giordano si un in matrimonio il 14 dicembre 1872 celebrante don
Giuseppe Fiorentino a Calcedonia Rosalia Caterina Nicolosi (figlia di Luigi e Ro-
sa Viola), furono testimoni di nozze Luigi Sartorio e don Vincenzo Fiorentino
3
.
Promosse il ruolo della cultura e della coltivazione del sapere ( del 1867 un suo
scritto intitolato La lega dellinsegnamento): fu membro di un comitato per
listituzione di una biblioteca a Lercara e alla cerimonia inaugurativa, il 28 agosto
1873, il suo intervento sostenne la validit di supporto nelledificazione dello spiri-
to umano dello strumento libro. Come e quando questa biblioteca scomparve non
accertato.
Prest pure la sua attenzione al mondo della politica: esponente moderato
del partito locale dei Nicolosi, ricopr per svariati anni la carica di consigliere co-
munale. Alla fine del 1875 il consiglio comunale di Lercara indic alla prefettura
per la scelta del sindaco due fratelli Nicolosi Francesco e Giovanni , ma il neo-
prefetto Gerra (succeduto al Malusardi protettore dei Nicolosi) era intenzionato a
riportare un ordine amministrativo pi equilibrato nel comune e propose Alfonso
Giordano. Il sottoprefetto precedentemente fra i due aveva segnalato Giovanni, il
quale per non far nominare Alfonso Giordano peraltro suo nipote ne fece deli-
berare dal consiglio comunale la decadenza da consigliere poich medico condot-
to, quando tale lo aveva designato lui in precedenza.
Alfonso Giordano present un ricorso alla prefettura e il 5 marzo 1876 ven-
ne nominato sindaco con regio decreto governativo: entr in carica il 15 e stette
fino al 26 maggio 1877; il 20 il consiglio comunale fu sciolto con decreto del mini-
stro degli affari interni a causa delle interferenze nellamministrazione provenienti
dalla maggioranza consiliare capeggiata da Giovanni Nicolosi che non si era ras-
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segnato. Sul Gazzettino di Lercara Friddi (1880-1884) dimostr la sua poliedricit di
interessi trattando argomenti di storia locale. Nel 1885 durante lepidemia colerica
scrisse un prontuario (Il colera nozioni e consigli popolari) per la sua cura e
prevenzione. Unaltra sua creatura fu un ente di assistenza medica operante tra il
marzo del 1886 e il giugno del 1889 la Cassa di Soccorso fra i solfatari in Lercara ,
nata, dopo la mancata collaborazione del comune, con lappoggio di John Forester
Rose che vi indirizz i minatori alle proprie dipendenze. Nel 1888 individu gli
elementi che causavano lanchilostomiasi, unanemia di origine parassitaria, che af-
flisse gli zolfatari e i cui sintomi erano ritenuti prima della sua scoperta una debili-
tazione malarica. Studi quindi la tea-pneumoconiosi che ne colpiva lapparato re-
spiratorio tramite linalazione del pulviscolo solforoso presente nellaria deposi-
tandovisi.
A un simposio dei medici a Palermo nel 1892 illustr come il peso sulle
spalle durante il trasporto di materiale faceva insorgere nei minatori adolescenti
alterazioni nello sviluppo del sistema osseo. A un altro simposio dei medici isolani
a Messina nel 1897 la sua esposizione delle disumane condizioni dei lavoratori
nelle miniere di zolfo spinse il governo a nominare lanno seguente una commis-
sione dinchiesta, il cui relatore fu Alfonso Giordano: il Consiglio superiore di sanit
espresse compiacimento per il suo operato.
Il ministro per le attivit produttive Giulio Baccelli, presente Vittorio Ema-
nuele III, a Palermo nel 1902 in occasione di un convegno ne tess lelogio. Succes-
sivamente fu di nuovo relatore in una commissione dinchiesta sul lavoro indu-
striale: il testo della relazione, poi pubblicato col titolo La fisiopatologia e ligiene
dei minatori, rappresenta un po una summa delle sue ricerche e dei suoi interes-
si medico-filantropici.
Il 7 ottobre 1902 Alfonso Giordano ritorn a fare il sindaco di Lercara, scelto
anche stavolta come moderator rei publicae. Ebbe garantito il richiesto appoggio dei
Sartorio Scarlata e dei Nicolosi, i quali poi per tirarono i remi in barca: conse-
guentemente lamministrazione priva di forza in consiglio si dimise il 16 settem-
bre 1903. Per ingovernabilit questo fu sciolto e il comune commissariato.
Nella sua vita Alfonso Giordano coltiv rapporti epistolari con Louis Pa-
steur. Lateneo parigino gli confer la laurea honoris causa e in Italia dietro proposta
del ministero dellistruzione ricevette il titolo di cavaliere. Il suo paese lo ebbe an-
che come delegato scolastico e medico del corpo militare di stanza. Alfonso Gior-
dano si spense a Lercara Friddi la mattina del 15 luglio 1915 alle 11:00. Le sue ese-
quie furono tenute sociante clero (concelebrazione di pi sacerdoti)
4
.
Fu padre di cinque figli (Maria, Giuseppe, Stefano, Luigi e Rosa) che, con
lulteriore discendenza, hanno tenuto alto il nome della famiglia Giordano. Lerca-
ra lo ricorda affettuosamente, e anche Palermo gli ha dedicato una via. Dopo la
sua scomparsa la comunit gli ha intitolato la via della sua abitazione (oggi in via
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A. Giordano, 48) dove stata apposta pure una lapide, e un monumento con un
suo busto gli stato eretto nella piccola piazza Giuseppe Garibaldi di fronte alla
chiesa di santAntonio da Padova.



1
Liber baptizatorum ab anno 1841 usque ad annum 1847 vol. XV, pag. 141 n. 15, Ar-
chivio Chiesa Madre.
2
F. Salpietro in Rivista Sanitaria Siciliana, n. 14 1935.
3
Liber coniugatorum 1871-1880, vol. XV, Archivio Chiesa Madre.
4
Registro dei defunti dal 20 novembre 1912 al 2 ottobre 1918, pag. 226 n. 105, idem.





2.2. E IL PENSIERO

a mia scoperta dellufficiale adesione del Giordano allAnticoncilio di Napoli
del 1869 mi ha spinto ad approfondire le matrici e la sostanza ideologica di
quello che fu il suo credo ispiratore e a indagare gli aspetti concettuali che
ridanno la cifra socioculturale interiore delluomo.
Nel 1869 Giuseppe Ricciardi, in concomitanza e in risposta al Concilio ecu-
menico vaticano I, promosse un Anticoncilio a Napoli. Costui, Napoletano, figlio di
un giurista, aveva fatto parte della Giovine Italia e avuto contatti con Mazzini e se-
guaci di Fourier e Saint-Simon. Deputato radicale di sinistra (1861-70), era sosteni-
tore della cancellazione del primato nello Statuto albertino della religione cattolica
(art. 1), dellacquisizione allo Stato dei beni ritenuti inalienabili appartenenti a enti
religiosi (esenti da tassa di successione), di una modifica del sistema elettorale (che
dava rappresentanza a circa il 3% degli Italiani maggiorenni).
AllAnticoncilio che rivendicava la libert di culto, la laicit dello Stato e
della morale, il diritto al lavoro, allassistenza, allistruzione, e alle pari opportuni-
t femminili, e proponeva uno spirito di fratellanza universale parteciparono 461
persone (aderirono: 60 parlamentari, 62 logge della massoneria, 34 societ operaie,
il Comitato di Napoli per lemancipazione delle donne italiane e gruppi femminili di
tuttItalia, pi di un centinaio di altri gruppi associativi, una trentina di stranieri,
nonch Giosu Carducci). Avevano inoltre, tra gli altri, scritto lettere di sostegno
lo storico siciliano Michele Amari e Victor Hugo, questultimo: Di fronte al conci-
lio dei dogmi riunire il concilio delle idee: ecco, signore, un pensiero alto ed effica-
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ce a cui aderisco. Comprendere la dimensione e il valore delladesione di Alfonso
Giordano a questo evento mi ha mostrato la matrice mazziniana, gi nota ma non
evidenziata e analizzata, dei suoi convincimenti (testimoniati in brani di sue pub-
blicazioni). PENSIERO E AZIONE uno slogan mazziniano che indicava le vie,
listruzione e la rivoluzione, per raggiungere il fine di una patria unitaria e repub-
blicana da porsi in un contesto di solidariet fra le genti (meta a sua volta inserita
in un progetto di ordine divino). Mazzini, vicino al deismo, non era cristiano, ri-
fiutava il comunismo di Filippo Buonarroti e il suo criterio di rivolta di classe, au-
spicando invece adeguati miglioramenti di carattere sociale nellambito della sua
dottrina.
Dal sansimonismo accoglieva lidea dellinterclassismo e quella didentificare
il ruolo amministrativo e quello religioso. Per Mazzini, fautore di una democrazia
del consenso, la Chiesa cattolica era un elemento di reazione nei confronti del pro-
gresso del popolo italiano, inquadrato nella Provvidenza (concetto che si esprime-
va nella formula DIO E POPOLO).
Le tracce di queste correnti ideologiche delineate si ritrovano nella forma
mentis di Alfonso Giordano. Non sono neanche da trascurare le naturali venature
del Positivismo ottocentesco (che eleggeva la scienza a supremo strumento di cono-
scenza obiettiva) e quelle che sembrano provenienti dalla filosofia di Robert O-
wen, socialista utopista, propugnatore di riforme a tutela e a miglioramento delle
condizioni dei lavoratori, fondatore del laburismo inglese (forse i Rose Gardner di
Lercara Friddi poterono rappresentare un canale di richiamo).
Ad exempla questi brani estratti rispettivamente da due sue opere: La fisio-
patologia e ligiene dei minatori (1913), Discorso inaugurale per la Societ ope-
raia Fratellanza e Lavoro (1871).
Non si potr mai provvedere alla salubrit e sicurezza delle miniere n al-
la tutela dei lavoratori senza un Codice industriale, con le norme [] atte a preve-
nire le cause delle malattie e degli infortuni ed a stringere sempre pi buoni rap-
porti tra padroni ed operai. [] Scelgano come direttori persone di moralit inec-
cepibile e che siano di affidamento di possedere un corredo di cognizioni necessa-
rie al disimpegno della loro missione. [] Ad iniziare e compiere le necessarie ri-
forme la pi larga parte spetta ai capitalisti. Se essi vogliono pretendere dai loro
operai adeguato ed amorevole lavoro indispensabile che nella retribuzione loro
concedano il necessario a riparare le forze del corpo, sopperire agli urgenti bisogni
della vita, ed alle naturali esigenze della loro salute compromessa. Cos i Dolfus
[et ceteri citati], i quali si godono vero il frutto delle loro ricchezze, ma, secon-
dando gli sforzi dei governi colla costruzione di case operaie, colla vendita di der-
rate a prezzi ridotti, cogli anticipi agli operai, che ambivano possedere le loro abi-
tazioni, collordinamento di Societ di mutuo soccorso, colle istituzioni di casse di
riserva per gli immobili ed i vecchi, contribuirono validamente allo immegliamen-
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to e redenzione dei loro lavoratori. [] Devesi allistruzione infatti se le umane
societ poterono avviarsi a camminare sulla via del progresso, abbattendo passo
passo lerrore, facendo penetrare il vero in tutti del pensiero. Fu, ad opera delle
scuole pubbliche e private presso le principali nazioni, che progrediscono le scien-
ze e con esse fu data una vigorosa spinta alla politica, alle leggi, ai costumi, contri-
buendo efficacemente alla soluzione dei pi grandi problemi sociali. [] La pub-
blica cultura, sia che si porga con la voce viva del maestro allombra di un albero o
di una capanna, sia che sinculchi dai sacerdoti del tempio, riunendo gli uomini in
una famiglia e moltiplicando il numero dei pensatori e degli uomini liberi, si op-
pose al dilagare della prepotenza e del dispotismo ed abbatt gli idoli della super-
stizione e delloscurantismo. [] Fugate le nubi del superstizioso, squarciate le
tenebre che avvolgono i misteri della natura; dal ponderabile salendo
allimponderabile, dalla fisica alla metafisica, nulla pot resistere con lesatta ap-
plicazione delle scienze positive alle armi della critica e dellesperimento. [] Pe-
rorando la causa degli operai italiani non un esclusivo sentimento nazionale, che
ci pervade e cispira, ma quello universale e cosmopolita. Abbattere le barriere,
che un tempo dividevano i popoli ed associate tutte le nazioni dal vincolo della
solidariet per la comune difesa contro le pubbliche sciagure, nemici che non co-
noscono frontiere di Stati, n limitazioni di territorio, la classe dei cittadini, per la
quale invochiamo riforme, non da noi considerata appartenente ad una sola citt
o ad un solo paese come sperduta in ogni buio angolo della terra, ma tutta in atte-
sa di essere posta sotto le grandi ali dellumanit. []
Il giorno in cui la santa idea del bene rotta la catena dei secolari pregiu-
dizi e domata la lotta che inesorabilmente le muovono lignoranza, lerrore,
legoismo appare vittoriosa sulla scena della vita, giorno di gioia per le anime
pie e generose! [] Aberr chi ripose il concetto della fratellanza nella formula pe-
ricolosa del comunismo. Al sussidio di una tal dottrina il diritto di propriet di-
venne un furto, o un falso diritto creato dallabuso della forza e dallavidit uma-
na. Fu pensiero di menti inferme quando sotto il prisma abbagliante di amor di
patria proclam fratellanza la deificazione di ogni passione individuale; fratellan-
za lanarchia delleducazione; fratellanza labolizione di una legge morale sovrana;
fratellanza lapoteosi di ogni grandezza, dogni gloria, dogni tendenza che fonda-
si sul misero culto degli interessi materiali, sulla violazione del diritto altrui, sulla
legittimit di una guerra fratricida. [] Il lavoro non solo la prima sorgente della
vita, ma la vita stessa perch questa non altro che moto, moto continuo di pen-
siero e di azione. []
Un quesito si pone riguardo al riformismo umanitario di Alfonso Giordano,
connotato nei suoi tratti da tangenze con punti del socialismo utopistico, ed
quello sul suo rapporto col Cattolicesimo e la religione in generale. La sua posi-
zione spiritualista di partenza pare non spingerlo a un aperto e accanito anticleri-
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calismo, anzi sembra aderire a un Cristianesimo adogmatico e filantropico suppor-
tato dallanalisi storica, rivolta alle vicende neotestamentarie, di Ernest Renan: il
Giordano critic in maniera scientifica le degenerazioni della religiosit (osservate
in due casi particolari: Lercara e Alia) senza con ci rinnegare la religione. pos-
sibile definirlo un positivista deista cristiano.
Uno dei principi degli anticonciliari del 69 recitava: Noi siamo, e noi soli, i
veri discepoli del vostro Ges, noi che ci studiamo di combattere senza posa la
povert e lignoranza. Molto rilevante al fine di accostarsi alla sua ammirevole
personalit, naturalmente in aggiunta allinsieme di tutte le sue opere date alla
stampa, il suo manoscritto autobiografico riportato in Alfonso Giordano jr /
Alfonso Giordano Larcangelo delle zolfare / 2008 al cap. III, ricchissimo di
spunti. Qui egli stesso ci dice: Non facevo ricorso a esteriori liturgie confessionali,
ma nellintimo mi sentivo profondamente cristiano, perch in tutta la mia vita ho
sentito imperioso il precetto cardine del Vangelo di amare il prossimo come me
stesso. Anche se non frequentavo sempre la chiesa, ho sempre creduto
profondamente in Dio, nel creatore di tutte le cose umane e la mia fede era la stes-
sa, sincera ed ingenua di quella che avevo scoperto ed ammirato in tante donne
compagne di vita dei minatori, nella povera gente: sicch mi stato sempre chiara
la profondit del messaggio di Cristo, l dove afferma la difficolt per i ricchi di
entrare nel regno dei cieli.
A chi ha letto La vita di Ges di Renan risulta non difficile vedere come
tali parole e lideale del Cristianesimo delle origini, ricostruito storicamente dallo
studioso francese, vadano nella stessa direzione: non che il Giordano abbia risco-
perto questo in Renan, ma appare plausibile, dati i suoi particolari rapporti con la
cultura francese, che l trovasse un appoggio ulteriore alle sue idee. Inserito nei
dibattiti scientifici internazionali, Alfonso Giordano, dotato di un solido sapere
umanistico e medico, fu uno dei pi nobili figli dei suoi tempi e della temperie
culturale dellepoca. Nei suoi scritti si espresse anche a difesa del ruolo della don-
na nella societ e del futuro dei pi giovani sfruttati nel lavoro.







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3. ANTONINO CARUSO

ARTISTA
E ARTEFICE
DI UNA LERCARA ARCHEOLOGICA











ntonino Caruso (Lercara Friddi, 2 dicembre 1945 24 maggio 2014) stato
pittore e scultore di grandissimo talento: appassionato cultore di archeolo-
gia, ha donato al Comune, nel 1992, con altissimo senso civico, un ampio
gruppo di reperti, rinvenuti casualmente, di eccezionale valore e interesse, at-
tualmente esposti nella locale Sala museale annessa alla Biblioteca comunale.
Questo gesto costitu lapertura della pagina darcheologia antica di Colle
Madore: seguirono tre campagne di scavi (risalenti agli anni 1995, 1998 e 2004) a
cura della Soprintendenza ai beni culturali di Palermo. Collabor anche a un saggio
storico scritto dal figlio, lo studioso Danilo,
nel quale si identifica larea interessata del
Madore con il sepolcro di Minosse di cui
parla Diodoro Siculo, e allelaborazione del-
la Carta archeologica del territorio di Ler-
cara realizzata dagli archeologi.
Prest il suo tempo e la sua passione
pure al modellismo e al restauro: molto cu-
rate e ammirate le sue riproduzioni di cele-
bri imbarcazioni e la sua perizia nel ridare
luce a opere deteriorate.
Negli anni diverse le partecipazioni a
concorsi e mostre darte gratificate da meri-
tati riconoscimenti.

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Indice

Introduzione pag. 1
1. San Giovanni Bosco pag. 3
2.1. Alfonso Giordano: la vita... pag. 5
2.2. e il pensiero pag. 7
3. Antonino Caruso pag. 11



































Palermo
settembre 2014