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In memoria di mio padre Antonino,

artista e artefice di una Lercara archeologica.

CONSIDERAZIONI LETTERARIE

Danilo
Caruso

INTRODUZIONE

l comportamento dellessere umano in aggiunta alle sue naturali inclinazioni


influenzato dalle circostanze ambientali in cui cresce, si forma e continua a vivere.
Dipende dunque dalla presenza di disagi la crescita di una personalit segnata da
un accumulo di motivi di rivalsa che si possono scaricare sulla societ, motivi che
partendo dalle pi svariate tipologie rischiano di sfociare in atti illeciti anche reiterati nonostante le leggi li reprimano.
La spinta a delinquere sorge perlopi da uno stato di malessere: lenergia
psichica pu indirizzarsi su versanti positivi (pulsione al piacere) o versanti negativi (pulsione alla distruzione).
Chi ha inclinazione a deviare dallordine costituito soprattutto un soggetto formatosi in contesti di carente benessere e acculturazione.
Questo insieme di fattori scatenanti anima dei comportamenti che mirano a
distruggere nei pi diversi modi il vivere civilizzato.
Lirrazionalit dellatteggiamento delinquenziale quindi una conseguenza
di quei sistemi sociali che producono sperequazioni dalla base, tendenti a creare
sacche di ridotto arricchimento senza riguardo per la massa.
Unarchitettura socioeconomica che non dia luogo a differenze, la fornitura
statale di servizi quanto pi efficaci, la distribuzione del benessere su pi ampia
scala darebbero il via alla riduzione degli illeciti.
Questo piano di prevenzione dovrebbe naturalmente unirsi alla scolarizzazione e allacculturamento, dato che un buon cittadino non quello che non comprende le dinamiche del mondo in cui vive e che non abbia idee chiare.
Lignoranza tra i fattori promotori di condizioni devianti, del loro attecchire e del loro protrarsi.
Il concorso degli istruiti pu favorire buone leggi, e pi acculturati significherebbero pi buone leggi.
Cosicch non si verifichi neanche in una animal farm letteraria che il Napoleon di turno, chiss, stabilisca che abbiano diritto di parola solo coloro che conoscano e sappiano spiegare bene le grammatiche delle lingue grazie a cui si esprimono, nello stesso modo in cui guidare un veicolo richiede il conferimento di una
patente dopo aver superato un appropriato esame.
Ma a ci, fortunatamente, rimediano gi le scuole.

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Danilo
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1. ANTROPOGONIA E ANDROGINIA
NEL SIMPOSIO E NELLA GENESI

l racconto di Genesi sulla creazione dellumanit appare sotto nuova luce se


sovrapposto a quello di Aristofane nel Simposio platonico. Platone fa dire al
commediografo che in origine cerano tre sessi umani, non due, maschio e
femmina soltanto, come ora, ma ce nera un terzo, che partecipava delluno e
dellaltro e che, scomparso oggid, sopravvive ancora nel nome. Cera allora un
terzo sesso, landrogino, che di fatto e di nome aveva del maschio e della femmina,
e questo non esiste pi, fuorch nel nome che suona un oltraggio. Inoltre ogni
uomo aveva una figura rotonda, dorso e fianchi tuttintorno, quattro braccia,
gambe di numero pari alle braccia, su un collo cilindrico due visi, perfettamente
simili fra loro, ununica testa su questi due visi, posti luno in senso contrario
allaltro, quattro orecchie, doppie pudende e tutto il resto come si pu supporre da
ci che si detto.
A questa descrizione dei primordiali esseri umani con doppia connotazione
somatica (maschio-maschio, femmina-femmina, maschio-femmina) segue la spiegazione di come Zeus, per punirli della loro volont di sfidare gli dei, li avesse tagliati simmetricamente in due. Il sovrano dellOlimpo venne segando gli uomini
in due, come quelli che tagliano le sorbe per metterle in conserva, o quelli che dividono le uova con il filo di crine. E a misura che ne segava uno, ordinava ad Apollo di girargli la faccia e la met del collo dalla parte del taglio, acciocch
luomo, avendo sotto gli occhi il proprio taglio, fosse pi modesto, e medicargli le
altre ferite. E Apollo girava a ciascuno la faccia in senso opposto, e tirando dogni
parte la pelle verso quello che ora chiamiamo ventre, come le borse a nodo scorsoio, lasciandovi appena una boccuccia, la legava nel mezzo del ventre, in quel punto preciso che chiamano ombelico. Spianava poi tutte le altre grinze, che eran molte, e rassettava le costole, servendosi duno strumento suppergi simile a quello
che adoperano i calzolai per spianare sulla forma le rughe del cuoio; ma ne lasci
poche nel ventre e intorno allombelico, ricordo dellantica pena. Orbene, poich la
creatura umana fu divisa in due, ciascuna met presa dal desiderio dellaltra, le
andava incontro, e gettandole le braccia intorno e avviticchiandosi scambievolmente, nella brama di rinsaldarsi in un unico corpo, morivano di fame e dinerzia,
perch luna non voleva far nulla senza dellaltra. E quando luna delle met moriva e laltra sopravviveva, quella che sopravviveva andava in cerca di unaltra
met e le si avvinghiava, sia che simbattesse nella met duna donna intera

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quella che appunto ora chiamiamo donna sia nella met dun uomo; e cos morivano. Mosso pertanto a compassione, Zeus ne escogita unaltra; trasporta le loro
pudende nella parte anteriore fino a quel momento anche queste le avevano
avute al difuori, e generavano e partorivano non tra loro, ma in terra, come le cicale gliele trasport dunque cos, sul davanti e in questo modo rese possibile la
generazione fra loro, per mezzo del maschio nella femmina, con questo fine, che
nellamplesso, ove un maschio sincontrasse in una femmina, generassero e si perpetuasse la specie; ma, ove invece un maschio simbattesse in un maschio, provassero saziet nello stare insieme e smettessero e si volgessero a operare e attendessero agli altri doveri della vita. Cosicch fin da quel momento lamore vicendevole
innato negli uomini: esso ci riconduce al nostro essere primitivo, si sforza di fare
di due creature una sola e di risanare cos la natura umana.
Questa procedura di scissione, anche se circoscritta al solo androgino e con
un impianto concettuale differente, era gi presente nellanteriore narrazione della
Genesi (il testo di riferimento quello masoretico). Il posteriore testo platonico
ha una traduzione pi chiara nella resa del pensiero esposto. Lespediente analitico della sovrapposizione di due scritti elaborati in contesti culturali distinti, comunque non necessario, non fuor di luogo nel momento in cui tale operazione
mostra un fondo comune di base dottrinale tra platonismo ed ebraismo che risulterebbe la sapienza egizia (gli dei androgini dellantico Egitto sono connessi al culto del sole).
Riguardo allantropogonia ebraica Gn 1,26-27 comincia col raccontare che
Dio (Elohiym) disse: Produciamo (naaseh, qal imperfetto 1a persona plurale) adam
per mezzo della nostra immagine (be-tsalme-nu) a nostra somiglianza (ki-dmute-nu)
maschio e femmina (zakar u-neqebah) produsse loro. Qui si dice che lessere umano
(adam) stato prodotto per mezzo di una statua (tselem), con connotati maschili e
femminili, poi 2,7-25 approfondisce e continua largomento. Gn 1,11 parla di albero di frutto che faccia (produca: oseh, participio maschile singolare del qal) frutto
in relazione alla sua specie (le-myn-o), il suo seme (zar-o-) mediante esso (-b-o) sulla terra. Gn 1,31 usa lo stesso verbo, quando alla fine del sesto giorno della creazione
Elohiym vide tutto ci che aveva fatto (asah, participio maschile singolare del
qal). Pertanto stando alluso dei verbi: Elohiym sta a tselem come albero di frutto sta
a seme. Nel v. 2,7 appare esplicito che la tselem di 1,27 una statua con cui Dio
formava (-yyiytser, qal imperfetto 3a persona maschile singolare: si faccia molta
attenzione al modo verbale che indica unazione non completa, perdurante)
ladam, (che ) polvere dalla superficie della terra (apar min-haadamah).
In particolare la parte finale di questo secondo brano riecheggia la divisione
degli androgini di cui parla Aristofane. Che maschio e femmina di 1,27 fossero
attributi riferiti a un singolo soggetto (e non a due generi individualmente diversificati) lo credeva Filone Alessandrino, anche se poneva tale coppia di qualit nel

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nucleo unitario di unidea universale di umanit nella mente divina (archetipo noetico poi servito nelloperazione di 2,7-25). Il secondo racconto sullorigine umana
contraddice per Filone Alessandrino sul modello ideale perch Dio crea allinizio
solo ladam e non pure la donna (creata in un secondo momento): la mancanza di
contemporaneit dimostra che il maschile e il femminile di cui si fa cenno in 1,27 fossero concentrati in un unico essere androgino da cui stata successivamente separata la femminilit.
Il senso di 1,27 va interpretato in maniera distributiva unitaria (maschio-efemmina). Tale lettura supera limpressione di ripetitivit di 2,7-25, dove si narra in
effetti del modo in cui gli androgini in principio unici esseri umani fossero stati
diversificati (21-22). A confermare il passaggio della scissione dellandrogino sono
alcune interpretazioni midrashiche: ladam primordiale prodotto in Gn 1,26-27 era
in pratica pi o meno come uno dei tre tipi androginici descritto da Aristofane nel
Simposio (una creatura unica con doppi connotati sessuali distinti di maschio e
di femmina, di natura bifronte, poi tagliata in due per costituire luomo e la donna
individuali). La donna prodotta dalla scissione dellandrogino una sottospecie
delladam maschio-e-femmina, la causa di questa sua mutilazione che lo degrada
nella scala degli esseri viventi. Questo adam androgino, in cui lunione col femminile il carattere della perfezione, nato con una vocazione maschilista. Dopo la
nascita di Caino Eva, in Gn 4,1, affermer di aver ottenuto un iysh (uomo) [che ]
come il Signore (et-Yahweh): la particella et, che introduce un complemento oggetto, compare gi due volte in tale versetto, e pare dunque corretto tradurre
lespressione et-Yahweh, seguente il complemento oggetto iysh, con un complemento predicativo delloggetto.
qui tra laltro una visione antropomorfa del divino. Per quanto concerne
lantropologia veterotestamentaria, laver distinto sostanzialmente la femminilit
in un secondo tempo serve a giustificare la naturale esistenza dei generi sessuali,
ma al contempo a porre in subordine il ruolo della donna, nuova creatura comparsa nella gerarchia tra ladam menomato e gli animali. In Gn 2,18 Dio constata non
buono lessere delladam in relazione alla separazione (le-badd-o), perci avrebbe
prodotto riguardo a lui un aiuto (ezer: aiutante, supporto) a-somiglianza-di-fronte-alui (ke-negd-o). A cosa si riferisca le-badd-o in questo versetto non cos chiaro.
Tale locuzione in generale interessa persona o ente che resta da una separazione
(per es. in Gn 30,40 / 32,17 / 32,25 / 42,38 / 44,20; Es 12,16 / 22,19 / 24,2; Dt 8,3 /
22,25). La non bont di questo distacco potrebbe concernere uno di due aspetti espliciti dopo: a) lassenza di un aiutante, b) la divisione in due creature
dellandrogino. In entrambi i casi si pu parlare di un distacco non positivo poich
in a) viene a mancare un supporto e in b) si originano luomo e la donna singoli e
imperfetti. La solitudine androginica di genere comunque tema comune ad a) e
b). Nelleventualit di qualsiasi delle due interpretazioni Dio cercherebbe, infrut-

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tuosamente, di trovare un aiuto alladam producendo degli animali (Gn 2,19-20)


prima di procedere alla scissione dellandrogino. Gn 2,21 attesta di un prelievo chirurgico di qualcosa da una zona angolare delladam, non viene menzionata esplicitamente la costola: il termine tsela vuol dire lato (ad es. Es 26,26-27 / 26,35 / 36,31-32;
1 Re 6,8 / Ez 41,5-6): Dio, mentre ladam dormiva, prendeva numero uno dai lati di
lui (achat mi-tsalotay-v) e chiudeva la carne (basar) al di sotto di questo (tachte-nnah)
e costruiva la tsela che aveva tratto dalladam per [dare vita a] la donna (le-ishah:
complemento di fine).
Adesso ladam soddisfatto della nuova proposta di un ezer (Gn 2,23): presa da lui (osso dalle ossa di me e carne dalla carne di me, dir) la chiam ishah (donna) poich dalliysh (uomo) stata tratta. Gn 2,24 stabilisce uno scopo antropologico dicendo che luomo lascer la sua famiglia di provenienza per ripristinare una
sorta di unit sullo stampo dellandrogino: si sar unito (avvinghiato, attaccato; avr
aderito strettamente: -dabaq, qal perfetto 3a persona maschile singolare) nella donna di
lui (be-isht-o) e saranno diventati (-hayu, qal perfetto 3a persona comune plurale) la
creatura primigenia (letteralmente la carne, il corpo numero uno: le-basar echad, in questa espressione di termini costituente nel testo masoretico un complemento di
fine echad ha considerati i risvolti dellanalisi pi un valore ordinale che cardinale). Quando luomo (iysh) avr recuperato il lato (tsela) femminile (neqebah, ishah)
si sar innalzato di nuovo alla completezza del primo adam. Ecco una fondazione
ontologica del pregiudizio discriminatorio contro le donne, di cui il seguito dei
brani contenuti nel terzo capitolo di Genesi, che parlano della tentazione e della
conseguente cacciata dallEden, sono altra fondazione antropologica.
Lesistenza separata di un essere femminile non solo ha provocato una
prima degradazione al momento della separazione androginica, ma ha per giunta
squalificato il genere umano una seconda volta (Gn 3,16-19). Alla luce di questa
ottica ermeneutica si comprende Gn 5,1-3, un brano che non ulteriormente ripetitivo rispetto a 1,26-27 e a 2,7-25, e che non fa una strana inversione nelluso dei
termini quando usa tselem per il complemento di paragone e dmuwth per il complemento strumentale invertendo la logica espositiva di 1,26.
Quando il passo in esame asserisce che Dio produsse lui [ladam] per mezzo
della similitudine di Elohiym (bi-dmut Elohiym asah oto) maschio e femmina (zakar
u-neqebah) li produsse e che Adam causava una nascita (-yyoled, hiphil imperfetto
3a persona maschile singolare) grazie alla similarit di lui [di Adam] (bi-dmut-o:
Eva), a somiglianza della sua [di Adam] immagine (ke-tsalm-o: la tselem androgina)
lega lespressione zakar u-neqebah in senso predicativo binario (chi maschio e chi
femmina) agli esseri umani sessualmente differenziati, non pi allandrogino come
reso evidente laddove si parla di similitudine e non di immagine/statua: la similarit di Elohiym il risultato della separazione androginica (le due nuove creature fatte nella costituzione del genere umano definitivo). Per mezzo della so-

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miglianza complemento correlato al concetto di una produzione seguita alla


scissione dellandrogino: creazione delluomo e della donna (5,1-2), e nascita di un
figlio di Adamo ed Eva (5,3).
Gli esseri umani provenuti dalla divisione dellandrogino poich hanno
perduto la completezza iniziale sono imperfetti. Questo il senso di Gn 2,25: Adamo ed Eva, nudi (arummiym), non erano ancora consapevoli di tale status, la
cui conoscenza si appaleser in Gn 3,1-7. Da detto momento mostrare la nudit equivarr a rendere visibile limperfezione (che motivo di vergogna), perci
nellepisodio di Gn 9,20-28 Cam meriter la maledizione di No (visto ubriaco nudo). Nudo (eyrom, erom al singolare) indica in ebraico una situazione di privazione
e bisogno. Il verbo corrispondente a questo aggettivo, cio proveniente dalla stessa
radice, ha tra le sue sfumature di significato quelle di distruggere, danneggiare, ledere, oltraggiare, ferire e di versare fuori.
Largomento dello sposalizio nella concezione socioreligiosa ebraica fondamentale: il matrimonio e lunione sessuale (con la procreazione) sono la via adatta a recuperare la dimensione di perfezione dellandrogino (una formula per
benedire gli sposi durante il rito definisce Dio artefice delladam, terminologia che
non ha luogo quando viene al mondo un neonato imperfetto). Lesercizio della sessualit nellebraismo antico aveva un concreto obiettivo procreativo a scopi demografici tendenti a rafforzare lesercito e la difesa della nazione, pertanto tutto
quello che era deviazione da questo funzionale comportamento era respinto e riprovato. La questione della restaurazione androginica si protratta sino ai Vangeli. In Matteo 22,23-30 lultimo versetto ribadisce che dopo la resurrezione non ci
sar pi bisogno di sposarsi perch gli esseri umani, prima uomini e donne nella
sostanza separati, avranno recuperato la completezza dellandrogino, paragonabile alla perfezione angelica.
Lapocrifo Vangelo copto di Tomaso si segnala oltre a questo motivo per
il carattere misogino. Al brano 22 viene prima detto che Ges vide dei bimbi che
succhiavano il latte. Disse ai suoi discepoli: Questi bambini che prendono il latte
assomigliano a coloro che entreranno nel Regno. Gli domandarono: Se noi saremo bambini, entreremo nel Regno?. Ges rispose loro: Allorch di due farete
uno, allorch farete la parte interna come lesterna, la parte esterna come linterna
e la parte superiore come linferiore, allorch del maschio e della femmina farete
un unico essere sicch non vi sia pi n maschio n femmina, allorch farete occhi
in luogo di un occhio, una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un
piede e unimmagine in luogo di unimmagine, allora entrerete nel Regno.
Poi allultimo (il 114): Simon Pietro disse loro: Maria deve andar via da
noi! Perch le femmine non sono degne della vita. Ges disse: Ecco, io la guider in modo da farne un maschio, affinch ella diventi uno spirito vivo uguale a voi
maschi. Poich ogni femmina che si fa maschio entrer nel Regno dei cieli. Ri-

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guardo alle venature misogine del giudaismo va ricordato che una preghiera elaborata per i credenti di sesso maschile rivolge un pensiero di sentita riconoscenza
a Dio per il fatto di non essere nati donne. Le trattazioni dellandrogino nella Genesi e nel Simposio hanno una mira in comune: quella di prospettare il tema di
unoriginaria unit fondante dei generi, unit ipotizzata a posteriori per spiegare la
normalit attuale e la cui bont andrebbe riprodotta. La tradizione cristiana medievale di antifemminismo, che trasse spunti dalla misoginia ebraica, raggiunse uno
degli estremi negativi della storia umana con la caccia alle streghe. La cultura greca
antica, pervasa da forti tratti discriminatori verso le donne, espresse invece la figura della sacerdotessa, recuperata poi da correnti protestanti.

2. IL WERTHER GOETHIANO

dolori del giovane Werther tra le opere pi famose di sempre, un capolavoro del protoromanticismo tedesco che in seguito ispir la creazione del
foscoliano Ortis, dilatando in maniera universale la tipologia del personaggio: Werther da solo sarebbe bastato, per concretamente da Foscolo stata dimostrata questa sua universalit.
Si tratta di un romanzo epistolare (modello ricalcato ne Le ultime lettere di
Jacopo Ortis) in cui il protagonista attraversa lesperienza non positiva e non fortunata del suo innamoramento verso Carlotta (una ragazza ormai destinata a un
altro). Come gi sottolineato dalla critica, il testo contiene motivi autobiografici di
Goethe, che non saranno qui da me menzionati.
Due sono i fili conduttori: aspetti di archeologia letteraria goethiana, cio
tracce fossili di letture (altri autori passati rievocati per mezzo di loro immagini), e
unanalisi psicologica del tipo wertheriano.
Tuttavia la prima cosa che sollecit la mia attenzione quando lessi il libro
aveva la caratteristica di un simpatico ante litteram: allinizio della lettera datata 6
luglio 1771 Werther dice di Carlotta che in ogni luogo mitiga la sofferenza e porta
gioia. Questo passaggio rievoc alla mia mente la figura storica di Eva Peron,
non solo per la qualit dellaffermazione, ma anche perch quelle parole riecheggiano alcune di Evita durante il Cabildo abierto del justicialismo di Buenos Aires il 22

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agosto 1951 allorch ella attacc ancora una volta la borghesia argentina non progressista: A ellos les duele que Eva Pern se haya dedicado al pueblo argentino; a
ellos les duele que Eva Pern, en lugar de dedicarse a fiestas oligrquicas, haya
dedicado las horas, las noches y los das a mitigar dolores y restaar heridas. Echi
saffici compaiono nellepistola del 13 luglio. Chi ha letto i frammenti della decima
musa non pu non riscoprire i versi del frammento 31 (edizione Voigt, 1971) a
sua volta ripresi da Catullo per il carme 51 in questi brani: Un brivido mi corre
nelle vene, quando per caso le mie mani sfiorano le sue, quando sotto tavola i nostri piedi si toccano. Mi ritraggo come dal fuoco, mentre una spinta segreta mi
spinge di nuovo avanti; ed una vertigine prende tutti i miei sensi Ella mi sacra.
Ogni volont dinnanzi a lei si tace. Non posso riferirti quello che accade in me
quando mi vicina: mi sembra che tutta lanima si riversi nei miei nervi Il profondo turbamento dellanima mia si disperde, e respiro di nuovo pi liberamente. Nella lettera successiva del 13 luglio la radice del brano dapertura platonica
e richiama la figurazione del mito della caverna in senso opposto: O Guglielmo,
la nostra anima che cosa diverrebbe senza lamore? Simile ad una lanterna magica
senza la luce. Appena si mette la piccola lampada, ecco le immagini pi varie appaiono sulla parete bianca. E nonostante siano fantasmi fuggenti, essi rendono
ugualmente felici, quando sostiamo davanti ad esse, simili ad innocenti fanciulli,
estasiati dalle meravigliose apparizioni.
La rappresentazione di un motivo catulliano (dal carme 8, risalta il v. 2:
quod vides perisse, perditum ducas) si presenta, con la voglia di ribaltarlo, il 30
luglio: Mi adiro e irrido alla mia miseria, ma irriderei di pi chi mi dicesse che
necessario rassegnarsi perch le cose non possono ormai avere uno svolgimento
diverso. E il contrasto al carme 8 continua ancora il 30 agosto: Infelice! Non sei
un pazzo? Non inganni te stesso? Che significa questa furente e sconfinata passione? Non ho pi preghiere se non per lei: alla mia immaginazione non si presenta
altra visione che la sua, ogni manifestazione del mondo non la considero se non in
rapporto con lei. Mi procuro cos molte ore felici, finch non devo strapparmi da
questa visione. Ah, Guglielmo, dove mi sospinger il mio cuore? Quando siedo
con lei due o tre ore; e mi sono riempito del suo aspetto, dei suoi movimenti, delle
sue celesti parole, pian piano i miei sensi si esaltano, gli occhi mi si velano, ascolto
con sforzo, mi sembra dessere stretto alla gola da una mano omicida, e il mio cuore, con i suoi tonfi affrettati, cercando sollievo ai miei sensi oppressi, non fa che
aumentare il loro scatenarsi.
Gli effetti sono paragonabili a quelli provocati da Lesbia. Lepistola del 12
settembre 1772 combina due ordini di immagini: agli ammiratori di Catullo non
sfuggono gli echi del carme 2 congiunti a quelli di The flea di Donne: fusi assieme fanno del canarino un passero di Lesbia elevato a canale di collegamento come la pulce di Donne: Carlotta mancata qualche giorno per essere andata a

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prendere Alberto. Oggi sono entrato nella sua stanza; ella mi si fatta incontro ed
io con gran gioia le ho sfiorato la mano con un bacio. Un canarino ha preso il volo
dallo specchio alla mia spalla. facendoselo venire sulla mano ha detto. Ecco un
nuovo amico; per i miei piccoli. Ammiri come grazioso. Se gli offro del pane,
muove lala e becca dolcemente; guardi, mi bacia, anche!. Quando il piccolo animale fu vicino alla sua bocca, e le premette con tanto amore le dolci labbra, come
se avesse potuto valutare la beatitudine di cui godeva: Deve dare un bacio anche
a lei, dissella offrendomi lanimaletto; il piccolo becco and dalle sue labbra alle
mie, e le beccate erano simili ad un alito, ad una promessa di volutt amorosa.
Dissi allora: Il suo bacio interessato; cerca il cibo, rimanendo insoddisfatto dopo
una vana carezza. Prende anche il cibo dalle labbra, aggiunse Carlotta. Gli porse allora qualche mollica di pane con la bocca, sulla quale traspariva la felicit di
un puro amore. Io volsi lo sguardo altrove; ella non doveva far cos; non avrebbe
dovuto eccitare la mia fantasia con queste visioni di purezza e di felicit; non avrebbe dovuto scuotere lanimo mio dal torpore in cui spesso lo adagia la superficialit del vivere! E perch no? Ella sa con quale intensit lami, ed ha quindi fiducia in me.
Questindagine sulla serie dei fossili naturalmente non esaustiva termina alle ultime pagine del romanzo, laddove Werther e Carlotta rispecchiano Paolo
e Francesca del V canto dellInferno dantesco: il loro svago di lettura ricalca la dinamica di Dante culminando con Werther che baci appassionatamente la sua [di
Carlotta] bocca tremante (vedasi il v. 136 del V dellInferno).
Tutti questi rinvenimenti di archeologia letteraria ci fanno vedere abbozzato lo spettro creativo goethiano, che attinge dai suoi predecessori allo scopo di fare
produzione originale nella sua nuova sintesi, la quale non dunque plagio artistico (tuttaltra cosa, pertinente allincapacit intellettuale di costruire un edificio di
concetti, che incastri pure delle idee altrui, comunque avente un autonomo progetto pi o meno originale nel pensiero del suo autore).
Il secondo tratto danalisi delle considerazioni iniziate si rivolge al profilo
interiore di Werther, scandagliato secondo uno stile psicoanalitico, conseguenza di
cui non la bocciatura di Goethe o della sua creazione letteraria, bens proprio di
Werther stesso preso come individuo. Poich il suo agire, in apparenza contenuto
sino al finale della storia, del tutto animato dal disordine del suo animo per niente riflessivo o razionale. Oserei definirlo stupido se non fosse per il fatto che finisca in tragedia. Werther non una persona nel pieno possesso dellequilibrio mentale, si fa intrappolare da un disturbo ossessivo che ha per oggetto Carlotta, e non
potendo ottenere lappagamento non trova via migliore che lautodistruzione. Il
mondo pieno di donne e lui ne eleva una impegnata a materia di nevrosi, lanciando la nefasta moda romantica del suicidio amoroso. Non che egli celi le sue
velleit e i suoi ideali, il 20 luglio 1771 dice: Tutto il mondo si dissolve nel nulla,

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ed un uomo, che per volont altrui, ma senza un intimo interesse o un sogno ricerchi affannosamente denaro, onori od altro, sar sempre un pazzo. E il 26 successivo sembrando perfino un po ridicolo aggiunge: Mia cara Carlotta, ben volentieri mi occuper di ogni vostra cosa e dei vostri desideri. Datemi un sempre
maggior numero di commissioni. Vi chiedo una sola cosa: non mettete pi sabbia nelle
lettere che mi scrivete. Quella di oggi, dopo averla avvicinata alle labbra rapidamente, ha
fatto in modo che i miei denti scricchiolassero.
L8 gennaio 1772 ha un lampo di pragmatismo machiavellico nella comprensione del mondo: Quanti re si lasciano governare dai loro ministri, e quanti
ministri dai segretari! E allora chi il primo? Mi pare chi sa comprendere gli altri,
chi ha abbastanza forza o astuzia da aggiogare le loro passioni alle realizzazioni
dei suoi propri scopi. Ci nonostante resta lontano da una qualsiasi matura riflessione sulle cose e sul senso della vita, cosa che sar causa della sua definitiva
involuzione, come da lui stesso affermato (16 giugno 1772): Io sono solo un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio?.
Quando luomo pone il suo attuale baricentro fuori della sua realt prossima ha fallito la sua ragion dessere: egli quello che , in base al suo statuto ontologico, nel suo qui e nel suo ora (hic et nunc). La fuga dal mondo indice di una
scorretta posizione delle questioni: i problemi dellesistenza e di questa dimensione quotidiana non sono di natura metafisica. La loro soluzione va ricercata qua,
non dopo, non oltre. E con un solo linguaggio, quello che Dio ha dato alluomo
della ragione: unico, universale, al cui tavolo tutti possono sedere.
Werther si perde sciogliendosi nellinfinito, con un atteggiamento egoistico,
come se identificasse s e i suoi desideri con la dialettica dellAssoluto da soddisfare necessariamente. Trascura laltruismo e linteresse verso una societ pi giusta, nel momento in cui la Rivoluzione francese si avvicinava e il Romanticismo
che lui incarnava in embrione avrebbe risvegliato le ambizioni di indipendenza
nazionale e di libert (che Jacopo Ortis dal canto suo non mise da parte).
Alter ego wertheriano al femminile Madame Bovary. Nella diversit di
contesto in cui si svolgono le loro vicende, il DNA concettuale lo stesso: lo scollegamento dalla realt. Lei, come Wether, vive immersa in un personale universo
fantastico costellato di illusorie proiezioni narcisistiche che crollano a causa
dellurto con la dialettica mondana. Wether il primo titano romantico che inaugura una serie, Emma rappresenta lultima donna del Romanticismo che ha preso
coscienza dellenorme difficolt di tradurre in atto i vagheggiamenti gi prima
della fine: il suicidio del personaggio goethiano una decisione impulsiva e inevitabile nella chiusura della sua parabola; Emma, invece, si trascina con evidente disagio verso lineluttabile sorte che laccomuna a Jacopo e a Wether. Da Goethe e
Flaubert si sviluppa un tipo psicologico che negli estremi (Wether-Emma) circoscrive la storia di aspetti del pensiero romantico dalla sua nascita al tramonto.

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3. ATTUALIT DI EZRA POUND

eurocentrismo, che dalla scoperta dellAmerica impresse la sua indelebile


impronta sullo sviluppo del pianeta, crollato dopo la fine dellultimo
conflitto mondiale. LEuropa ha ceduto il passo a forme di bipolarismo
Occidente / resto del globo, che lhanno posta in subordine al cospetto degli
USA e della Russia (ex URSS). Il tentativo di recuperare al vecchio continente il suo
ruolo di guida mondiale ha spinto le principali nazioni europee ad associarsi in
gruppi comunitari sempre pi evoluti e compatti con il fine di cementare una piattaforma di forza. LUnione europea si avvia verso la struttura istituzionale di una
federazione politica con la creazione degli Stati Uniti dEuropa, i quali pare si vogliano modellare sullo stampo sociale capitalistico americano.
Al momento attuale lassetto testimonia che la procedura adottata abbia
prediletto, attraverso lunione monetaria, posta sotto il governo di una banca centrale, una via socioeconomica. La BCE un governo delle produzioni, dei consumi, in pratica dei regimi di vita, poich il controllo sulleuro d facolt di alimentare o meno detti circuiti. Il clima di darwinismo sociale creatosi, in cui sembra
operarsi una scrematura generale a scapito di tutte le categorie umane che non sapranno adeguarsi (quasi fossero Eloi davanti a Morlock) offre lo spunto di richiamare il pensiero economico di Ezra Pound (1885-1972). Vissuto lungamente in Italia, fu ammiratore del fascismo, di cui vide i metodi di affrontare la precedente
grande crisi degli anni 30. Da scrittore non si dedic solo alla letteratura: espose le
sue riflessioni nel campo delleconomia meritevoli di unobiettiva attenzione e di
un critico esame, non ideologici, ma di schietto carattere storiografico, il quale non
coinvolge altri temi degli accadimenti italiani di quegli anni (che in taluni casi
come lantisemitismo, la vicinanza al nazismo, e le loro nefaste conseguenze si
accompagnano a inequivocabili giudizi di nette disapprovazione e condanna).
Laccento poundiano su peculiari aspetti del rapporto uomo-lavoro si rivela molto
interessante.
Tutto ci che gli uomini producono in termini di servizi o di cose pu essere comprato. Questo prodotto lordo scaturisce come frutto dellattivit lavorativa.
Il circuito in senso lato commerciale tenuto in piedi da questa, se la produzione cessasse anche gli scambi in moneta prima o poi finirebbero: riducendosi a
zero la produttivit tutta la valuta in giro perderebbe il suo potere dacquisto. Pertanto evidente che ad avvalorare il denaro come mezzo di scambio il lavoro
svolto. Il valore di una merce quello dellopera necessaria a produrla (quantit e
qualit del lavoro), senza cui neanche esisterebbe. I soldi in circolo sono espres-

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CONSIDERAZIONI LETTERARIE

Danilo
Caruso

sione della produzione e Pound raccomanda che il certificato del lavoro compiuto deve equivalere a tale lavoro.
I titoli relativi al prodotto si traducono in titoli generali (denaro), per la
finanza dei finanzieri consiste in gran parte nel far giocare abilmente titoli generali
contro titoli specifici: unemissione di biglietti senza concreta copertura pu far
svalutare il titolo relativo alla produzione, e di conseguenza il lavoro effettuato.
Riguardo al rapporto nevralgico tra lemissione della moneta e la sovranit dello
Stato il monito poundiano chiaro: Quella nazione che abbandona lo strumento
per misurare gli scambi alla merc di forze estrinseche alla nazione, una nazione
in pericolo; una nazione priva di sovranit nazionale. [] Nessun altro reparto o
funzione dello Stato andrebbe sorvegliato con cura pi gelosa che non questo, e in
questo pi che non in qualsiasi altro reparto dellamministrazione statale occorrono alti requisiti di moralit. Lo scopo di un apparato produttivo non deve essere
quello di creare ricchezza monetaria, Pound ricorda che quando si tratta di proporre un sistema economico, si deve innanzitutto domandare a quale scopo deve
servire. E la risposta che deve servire ad assicurare a tutti il cibo (sano),
lalloggio (decente), e labbigliamento (secondo le esigenze del clima).
La vocazione del capitalismo, secondo lanalisi weberiana che ne vede
nellattivismo protestante la radice, quella di concentrare con criterio progressivo soldi, pi di ogni altra cosa da non investire: gli esseri umani predestinati da
Dio cercherebbero nel successo socioeconomico un segno dellelezione divina alla
salvezza eterna, e dei frutti possibili delle attivit letica del protestantesimo impedirebbe di fare spreco (proiettandoli in direzione di una sedimentazione indefinita, laccumulo di capitale tanto criticato da Marx).
La teoria marxiana del plusvalore ha spiegato come fosse sufficiente agli
imprenditori garantire solo lessenziale alla vita della classe lavoratrice: buona fetta della differenza ricavata dai costi di vendita dei prodotti arricchiva il capitalista
sottovalutando ad arte lesclusivo potere del lavoro umano di avvalorare il denaro, mentre sarebbero state pi giuste ed eque la garanzia del diritto al lavoro nei
confronti di tutti e la partecipazione di ogni soggetto coinvolto attivamente
nellimpresa ai suoi utili (unidea poundiana contempla dividendi pubblici ai cittadini a beneficio dellintero insieme nazionale).
Le basi di uneconomia funzionale al benessere (welfare) collettivo sono cos sollecitate da Pound: Chiunque sia abbastanza corretto da voler lavorare per la
propria sussistenza e quella di chi dipende da lui [] dovrebbe avere la possibilit
di fare una quantit ragionevole di lavoro. [] Il PRIMO PASSO consiste nel mantenere la giornata lavorativa abbastanza corta da impedire che un singolo faccia il
lavoro pagato di due o tre persone. Il SECONDO PASSO consiste nella fornitura
di certificati onesti del lavoro fatto [moneta-lavoro, n.d.r.]. Tuttavia sulla distribuzione di carichi lavorativi puntualizza: ABBASTANZA CURIOSO che, no-

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CONSIDERAZIONI LETTERARIE

Danilo
Caruso

nostante tutte le lagnanze di coloro che erano soliti lamentarsi di essere oppressi e
oberati di lavoro, lultima cosa che gli esseri umani sembrano voler spartire sia il
LAVORO. Lultima cosa che gli sfruttatori sono disposti a lasciare che i loro dipendenti condividano il lavoro.. Se la valuta a disposizione della gente diminuisce perch si deposita e si accumula nelle banche a causa delle loro speculazioni, il ciclo produttivo ne risentir contraendosi (diminuzione del PIL). Pound dice
che bisogna trovare un sistema che consenta di tenere in circolazione il mezzo di
scambio in modo che la domanda del singolo, o ad ogni modo ci di cui ha bisogno, non sia superiore allammontare del mezzo di scambio in suo possesso, o a
lui immediatamente accessibile, e considerando il denaro come un certificato di
lavoro compiuto, il modo pi semplice per continuare a distribuirlo (in biglietti di
credito a corso legale) consiste nel continuare a distribuire lavoro. Nella ricerca di
soluzioni afferma che la scienza delleconomia non andr molto lontano se non
garantir la presenza della volont tra le sue componenti: cio volont dordine,
volont di giustizia o equit, desiderio di civilt inclusi gli scambi di cortesie.
Negli anni 30 la politica economica del fascismo incoraggiava le assunzioni
di nuove persone in luogo dello svolgimento di lavoro straordinario, la riduzione
dellorario lavorativo al posto di licenziamenti e labbassamento dellet per la
pensione (soprattutto nei casi delle mansioni pi pesanti).
In questo scenario una parte fondamentale ebbe la Banca dItalia, la quale
grazie a sane strategie dintervento sulla realt finanziaria e imprenditoriale, concorse al salvataggio delleconomia italiana. Questa attitudine interventista non
nuova si spos con le direttive del regime patrocinante la presenza della mano
pubblica nel comparto produttivo privato, al fine di evitare che questo affondasse
tra i problemi. Il programma fascista comport a gradi un sempre migliore controllo del mondo bancario (posto sotto la vigilanza della Banca dItalia, divenuta
nel 1926 unico istituto di emissione della lira, i poteri operativi della quale al servizio dello Stato si accrebbero nel 1936) e la creazione, dopo lIMI, dellIRI (un
braccio dazione erogatore di finanziamenti e gestore di partecipazioni).
LIstituto mobiliare italiano, negli anni 90 prima privatizzato e poi accorpato,
e lIstituto per la ricostruzione industriale, in maniera similare assorbito e scomparso
nel 2002, entrambi a vantaggio di privati, sono due tipologie strumentali oggi venute a mancare. Enti del genere ben gestiti darebbero allItalia quellaiuto di cui
necessita. La sottrazione della sovranit monetaria sembra pure aver complicato la
situazione dato che se i soldi pubblici si sprecano nelleffimero senza concreti ritorni di servizi e cose il circolo valutario si guasterebbe: una quantit minorata di
vero lavoro coprirebbe il valore del denaro investito, il quale rischierebbe daltro
canto di venire eroso e paralizzato nelle banche. Laccumulazione bancaria mirante allinvestimento sui titoli del debito sovrano, pu ingenerare in Europa un effetto coperta corta: chi attrae in eccesso euro da una parte toglierebbe dallaltra, dan-

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CONSIDERAZIONI LETTERARIE

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neggiando cos un normale ciclo economico. In questa ipotesi avere una seria produzione, creatrice di ricchezza, potrebbe equivalere, a causa del suo effetto di crescita, a gestire un proprio (e quindi non comunitario) centro di gravit monetario
che indebolirebbe gli altri Stati se la BCE e le banche non perseguissero una condotta analoga a quella della Banca dItalia allepoca del fascismo (la quale si adoper a favore di un interesse generalizzato). Non sprecare le risorse pubbliche,
non ingrandire il debito statale, non rimanere prigionieri di norme comunitarie,
non prestare il fianco a particolari convenienze sono prassi di sopravvivenza valide a vantaggio di tutti i governi europei a disagio, in attesa che lUnione assuma
unegida politica federale esplicita. Nel frattempo ancora le parole di Pound tornano a suggerire: 1. Quando c quanto basta, si dovrebbero trovare i mezzi per
distribuirlo a chi ne ha bisogno.
2. compito della nazione provvedere a che i suoi cittadini abbiano la loro
parte, prima di preoccuparsi del resto del mondo. (Altrimenti che senso avrebbe
essere uniti od organizzati in uno Stato? Che cosa significa cittadino?)
3. Quando la produzione potenziale (la produzione possibile) di qualsiasi
cosa sufficiente per soddisfare la necessit di tutti, compito del governo provvedere a che sia la produzione, sia la distribuzione, vengano portate a termine.
Lauspicio poundiano finale questo: Nel momento in cui il denaro viene concepito come il certificato del lavoro compiuto, le tasse risultano unanomalia, in
quanto sarebbe semplicissimo emettere certificati di lavoro compiuto per lo Stato,
senza affaticarsi inutilmente per recuperare certificati gi in circolazione. Ci non
significa che lo Stato debba acquistare proprio tutto quel che gli salta in mente. Ci
sarebbe una corsa di cercatori doro nel momento in cui questo concetto diventasse operativo, ma dovrebbe esserci anche un accresciuto senso della proporzione
nei valori PER lo Stato. Non si risparmier pi sulla sanit.
NellUE impossibile alle singole banche centrali nazionali stampare biglietti, ma possibile in un Paese rilanciato adoperarsi verso lobiettivo di lasciare
pi soldi ai cittadini e alle imprese (ad esempio diminuendo lIVA). Se lItalia, costretta allo scopo di evitare il peggio, uscisse fuori delleuro e reintroducesse la lira, con la sovranit monetaria, la valuta iniziale da una lira partirebbe da una situazione di uguaglianza teorica con la moneta dellUnione (1 L = 1 ).
Tenendo conto di una scontata successiva svalutazione della lira negli
scambi anche di 1/3 del suo valore di partenza, questa si attesterebbe secondo
giudizi esperti su un piano di parit col dollaro (1 L = 1 $): la capacit
delleconomia in Italia pare essere tale di tener testa alle possibili difficolt e la
svalutazione competitiva agevolerebbe le esportazioni. Il futuro migliore dei popoli in Europa resta comunque la pacifica e solidale unit politica, costruita secondo giustizia sociale sulla libert degli individui, esempio di civilt e di progresso a sostegno della vita umana sulla Terra.

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Danilo
Caruso

4. ARCARATA RUSTICANA:
COMMENTO CRITICO

incenzo Vento Vicari, autore dellopera, con abile tecnica di narrazione accompagna il fruitore nello sviluppo delle vicende in prima persona, con un
ruolo che non semplicemente quello del cantastorie. La sua presenza nel
racconto ricorda il Manzoni dei Promessi sposi. E lintera sua creazione, sottoposta ad analisi, mostra molti aspetti e personaggi che hanno unascendenza prevalente nelle letterature europee dellOttocento. Ma non solo: luso di un particolare dialetto quello lercarese stato adeguato alla poesia, in un sinolo forma
poetica materia descritta di elevato tenore lirico per il suo equilibrio rappresentativo. Arcarata rusticana linguisticamente una sorta di Divina Commedia
per quel lessico di cui si serve.
Non bisogna trascurare questo aspetto linguistico per concentrarsi esclusivamente su quelli relativi al contenuto: la forma espressiva scelta la rappresentazione di un universo reale elevato a letteratura attraverso la poesia. Ascriverei
questo piacevole e monumentale lavoro sotto una categoria di realismo poetico.
Come il Manzoni, il Vento Vicari d cittadinanza nella produzione letteraria agli
umili, ribaltando a sua volta un topos che era gi stato dell Ivanhoe di Walter
Scott: non pi cavalieri o nobildonne, ma gente di popolo, gente con le proprie
storie, le proprie vicissitudini, gente che parla in lercarese dipinta da un esperto
cantastorie , che prorompe in un quadro dalla enorme carica espressiva.
Tutto ci che si sviluppa da questa fujtina, ambientata nello scenario della Lercara degli anni 50, tra la quasi diciottenne Carmela e il ventiquattrenne Caliddu, lesito inconfondibile di una felicissima creativit. Come non pensare ad
Alsa Karamazov quando si legge nel cap. 2 del fratello di Carmela convinto del
fatto che si possa ragionevolmente rimediare allaccaduto che tenta di riportare
alla ragione il padre furibondo. O allarroganza e alla presunzione di don Rodrigo
che rivivono nella figura di don Tano duca De Lamberti nel cap. 6 e nei successivi presso cui Carmela lavora come cameriera ricevendo attenzioni non ricambiate. Purtroppo la situazione familiare di Carmela e Caliddu dopo anni dal matrimonio di riparazione degenerata poich lui si trasformato in uno scansafatiche
bevitore.
E lei per cercare di salvare economicamente e moralmente la famiglia (con
tre figli e uno in arrivo) svolge la mansione di cameriera, e tiene lontano, daltro
canto, il ritorno di fiamma del suo primo fidanzato Mariano Colasanti, un bracciante. Dal sapore stilnovistico una quartina del canto 5, in cui Mariano esprime la

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CONSIDERAZIONI LETTERARIE

Danilo
Caruso

sua devozione e le sue speranze a Carmela (sembra il Dante della Vita nova che
parla di Beatrice):
... Sar ca spirimentu a fantasia:
na bedda vista s quannu accumpari.
raggiu, ca radia ntensa luci,
diventa scuru quannu va stracoddi.
E Mariano nuovamente manifesta a Carmela nel cap. 9 apertamente i suoi
sentimenti; ma lei per amore e decoro della famiglia e personale lo respinge:
Facemmu casta a brama sensuali;
platonichi i suspiri e i taliati.
Tinemmulu cchi nobili e virtuali
stu tristu nostru amuri clandistinu.
La tempra e la robustezza morale di Carmela sono quelle di una Lucia
Mondella: prima davanti a don Tano come al cospetto dellInnominato, con ferma
fede nei valori. Adesso in questo abboccamento di elevato lirismo compare il pathos di un incontro tra Lancillotto e Ginevra. A questa poeticit si aggiunge un diretto commento dellautore che li segue da presso:
Si vonnu e sannu co nsi ponnu haviri...
e ccomu ca gravusa la rinuncia.
Pu nnallurdari i megliu sintimenti
si sannu nserragliari u disideriu.
In precedenza lo scrittore si era levato, dalla fine del cap. 6 al cap. 8, a disapprovare la condotta di coloro che impensierivano Carmela: don Tano, che ci
prova spudoratamente, e che lautore con irruenza e caparbiet vendicativa degna
di un conte di Montecristo vorrebbe ammazzare con un trattamento speciale (cap.
7); e Caliddu, di cui descrive gli svaghi perditempo che gran danno arrecano a lei
e ai figli (cap. 8). A chi non verrebbe un moto di stizza di fronte alle cose storte,
moto per temperato nel nostro caso da quel sublime elogio dellamore contenuto
nel canto 6:
La cosa co nsaccatta e co nsi vinni,
diletta cu si scopri nnamuratu,
la godi cu nci joca a spiculari,
si duna a ccu c a ccori haviri beni.

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CONSIDERAZIONI LETTERARIE

Danilo
Caruso

[]
La cosa co nn serva n patruna,
si parti distinata a la s sorti...
senza ntrallazu o atru sintimentu,
si junci a cu a la pari si la scancia.
La parte centrale dellopera (dal cap. 11 al 19) occupata da eventi che si
sviluppano nel giro di pochissime ore. il 20 agosto, giorno della processione nella festivit a Lercara della Madonna di Costantinopoli: Mariano apprende quasi
casualmente da un compaesano che Carmela quasi unora prima ha subito un tentativo di violenza sessuale da parte di don Tano, evitato per lintervento della gente richiamata dalle voci. In preda alla rabbia, e con limpulsivit di uno Renzo
Tramaglino, corre da Carmela. Lo spettacolo che gli si palesa quello di una moltitudine di malelingue sedicenti confortatrici: colorita questa rappresentazione
culminante in un canto di biasimo, lundicesimo.
Ma la scena sale di tono quando a casa di Carmela si recano il sindaco, il
barone, don Peppino: le personalit pi in auge del paese, espressione di un sistema ancora feudale negli atteggiamenti e di una societ in parte disagiata con
sperequazioni sociali. Sono venuti in rappresentanza di don Tano a chiedere per
quel suo tentato abuso un gesto di comprensione adeguatamente ricompensato.
Significativo il modo di esprimersi (cap. 12):
Stu passu, comu segnu di fauri
nattu ca fa amicu di lamici.
Mariano schifato da quel tentativo di accomodatura portato avanti con arroganza (rivive qui lo spirito del confronto fra il conte zio e il padre provinciale
nei Promessi sposi) si congeda da tutti e da Carmela. Ritorna a casa meditando
uno sproposito: uccidere don Tano nella sua villa recintata poco fuori paese. Lo
sorprende di notte: quellincontro unaltalena di colpi di scena (dal cap. 14 al 19),
con profonde introspezioni interiori sui due contendenti tratteggiate dallautore.
Don Tano sorprende Mariano con un delirio donnipotenza, ben affrescato nei
canti 14, 15, 16, 17. In questultimo canto emergono anche intonazioni veterotestamentarie (il libro dell Ecclesiaste), che costituiscono metafora di una dialettica contrapposizione con quellepoca di attualit:
Sagghiorna e scura e tuttu havi assettu
[]
, sugnu Diu!
E... nu nni circati di atri!

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CONSIDERAZIONI LETTERARIE

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Caruso

Nu rriclamati vogli vanitusi,


nu rrincurriti fasti e vanagloria.
Shaviti fedi e a mmia cumpiaciti
vi saziu e vi dissitu di criatu.
Mariano pi volte disorientato desiste alla fine definitivamente dal suo intento assassino di vendetta e perdona cristianamente don Tano: ai quattro canti di
escalation segue quello del perdono il 18 a spezzare un ritmo narrativo sino a
quel frangente unilaterale. Il perdono chiude la parabola acquietandola. Lo scontro stato vivace, con delle puntate psicologiche operate da don Tano allindirizzo
di Mariano cui attribuisce una aggressivit dislocata.
Rifletti a quantu sprecu di bonsensu
pu ndubbiu sintimentu a lammucciuni:
rugnusu comu i tinti sannu fari
ti veni a scarricari fallimentu...
Gli preannuncia pure i titoli dei giornali se lavesse ucciso.
Gilusu, persu lumi d ragiuni,
affrunta lu rivali e fa na stragi.
A stari si capisci d muventi,
parissi fu, pammiccu fora piattu.
Lautore, che gi si era rammaricato del fatto che Mariano abbandonasse il
suo proposito omicida, ha finemente intessuto una tela di diverse emozioni e sentimenti, partendo dal tentativo riparatore in casa di Carmela (poi conclusosi), e
passando da questo conflitto fra il Bene e il Male, che ampiamente ha occupato il
cuore del poema. Lingiustizia cede il passo alla superiorit dellindulgenza e alla
fede in una giustizia infallibile non delegata agli uomini.
La terza parte di Arcarata rusticana si apre con due perle: una ricchissima
e vivissima descrizione della festa del 4 settembre a Lercara in onore di santa Rosalia (cap. 20) seguita da un canto di ringraziamento alla santa; e lautobiografico
canto 22 che si conclude con il riferimento allesperienza dellemigrazione (una
versione in italiano di questo canto stata musicata dal Maestro Pietro Lo Forte da
Mendoza).
Mariano infatti nella notte tra il 4 e il 5 settembre, reputando la sua condizione insostenibile e insopportabile, decide di dare un taglio al passato e di partire
da Lercara come un novello Ulisse e si trasferisce a Milano (seguendo tra laltro
le orme dellautore). I capitoli dal 21 al 24 sono dedicati ai temi dellemigrazione e

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CONSIDERAZIONI LETTERARIE

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Caruso

della solidariet fra conterranei. Commovente lapproccio di Mariano con un


ventenne di Cammarata che sul treno diretto al Nord se ne stava in disparte molto
rattristato a causa dellallontanamento dal suo paese e dallamata. Giunto, la prima sensazione che coglie Mariano quella di stupore accompagnato a disorientamento nellaffrontare limmensit di Milano.
Ma lamicizia con i compagni di stanza, nella pensione in cui alloggia, il
Messinese Niria Mezzabrocca e il cantante calabrese Totuzzu Malerbanu gli offre
punti di riferimento in questo nuovo mondo: questi due momenti sono trattati con
realismo ed entusiasmo nel canto 23 (lamicizia) e nel 24 (la scoperta di Milano per
un meridionale e le aspettative personali in una realt diversa rispetto a quella da
cui si proviene).
Quel trio iniziale, poich ognuno andato appresso ai propri impegni, si
disgregato. Ottenuto un impiego come operaio e raggiunta una stabilit economica trova un appartamento in cui garantire la sua privacy. Nonostante cerchi di occupare tutto il tempo a sua disposizione non riesce a cancellare limprinting di
Carmela. E spinto da un irrefrenabile bisogno di parlare con qualcuno e di informarsi sulle sorti del paese e della famiglia di Carmela, una notte telefona a caso a
Lercara da una cabina pubblica. Raggiunge cos ci che voleva (le telefonate continueranno, sempre di notte, come se fosse vittima di un disturbo ossessivo compulsivo).
Il tentativo di Mariano di alienarsi, che lautore ci descrive con sottile analisi della personalit, non riesce. Anzi si rovescia in un allontanamento dalla realt
quando si mette a scrivere immaginarie lettere da consorte rivolte a Carmela.
Lintrospezione psicologica di questo protagonista, condotta anche in precedenza,
avvicina Vento Vicari a quegli stili di sondaggio interiore che furono del Decadentismo. Dopo alcuni anni di residenza a Milano una lettera inaspettata perviene a
Mariano: Carmela, che afflitta (con un eloquio lirico simile ad una Francesca da
Rimini: il tono della rassegnazione, ma al contempo di unalta dignit) si dispiace
della lontananza dellunico che le aveva recato conforto nelle avversit che perseveravano ancora duramente. Tutto sommato per preferisce che sia lontano.
Il canto 26 lelegia di questo addio delicatamente rappresentato.
... Caru,
caru Mari,
su nnu perdu stu curaggiu,
ti nni libiru di mia.
A longa ti la scarricu sta cruci.
Talleviu sta spina e votu strata,
Di mia nu nni senti cchi parrari.

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CONSIDERAZIONI LETTERARIE

Danilo
Caruso

Mariano rimane profondamente turbato da quella lettera e l per l non si


rassegna a rinunziare allidea di Carmela. Dopo averla letta ricerca ancora una
volta impetuosamente la via dellalienazione come ovidiano remedium amoris
(canto 27).
... Pu ncaccurdari spaziu sintimentu,
quannu a malincunia u suprastava...
risutta a carricarisi di mpegni
phaviri, a ricumpenza, u sfinimentu.
Un cerchio si riallacciato dal cap. 26 nel contesto strutturale del poema allo scopo di cementare ununit narrativa che ci propone delle coppie dicotomiche
interpretative: Lercara/Milano, Carmela/Mariano.
La storia si conclude con lannunzio a Mariano, cinque anni dopo, della
morte per strangolamento di don Tano nella sua abitazione (lassassino rimasto
sconosciuto). Si amareggia di non averlo ucciso lui quella notte che lo ebbe di fronte: ma una coppia dicotomica Mariano/don Tano non che esistita occasionalmente. Come don Rodrigo don Tano muore per una mano diversa da quella dei
protagonisti, in qualche modo una giustizia fatta. E soprattutto salvo il codice
etico che ha animato il comportamento di Carmela e Mariano: non un moralismo
di facciata, bens una linea di comportamento che d risvolti pedagogici allopera.
Una ulteriore lettura del testo in chiave psicoanalitica fa emergere il ruolo
fondamentale della freudiana libido. Ogni personaggio principale media tra il
proprio ES e il SUPER EGO; gli EGO che vengono fuori da tale conflitto sono: don
Tano, Caliddu, Carmela, Mariano. Alla fine dicotomia pi profonda delle altre si
rivela quella etica/libido.

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Indice

Introduzione

pag. 1

1. Antropogonia e androginia nel Simposio e nella Genesi

pag. 2

2. Il Werther goethiano

pag. 7

3. Attualit di Ezra Pound

pag. 11

4. Arcarata Rusticana: commento critico

pag. 15

Bibliografia dei brani contenuti nel saggio volti da e di autore diverso


Platone, Simposio Il dialogo dellEros, BIT 1995
Ges / Il racconto dei vangeli apocrifi (Volume X de I grandi libri della religione),
Mondadori
I dolori del giovane Werther, Newton 1993
A che serve il denaro, Edizioni San Giorgio, Napoli 1980
ABC delleconomia, Bollati Boringhieri, Torino 1994
Arcarata rusticana A fujuta, Istituto Poligrafico Europeo 2009

Palermo
settembre 2014