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Il matrimonio felice:
PARLARSI
In ogni matrimonio, anche nel pi felice, giunge il
momento della crisi in una delle sue varie forme.
Dalla pi lieve, che la tacita intesa sul campo di una
fiduciosa amicizia, fino alla peggiore in cui ci si accorge
di non avere pi niente in comune se non la casa e le
abitudini quotidiane.
Certamente nell'ordine provvidenziale che la carica
emotiva e fisiologica iniziale si trasformi col tempo (nel
migliore dei casi) in una tenerezza e in una volont di
migliorarsi a vicenda e - in fine - in un tacito appoggio
scambievole dove ciascuno trova nell'altro ci che in
nessun' altra persona sulla terra potrebbe trovare.
Tappe di una evoluzione della quale ogni istante
buono e completo in s, n possibile dire qual il
migliore.
La gioia dell'inizio, la novit esistenziale di ritrovarci
in un'altra creatura, la sicurezza che da l'essere in due, la
possibilit di donarci totalmente rompendo il limite
dell'io, sono tutti elementi che producono l'unione delle
due persone con una certa facilit.
Per in questa - non meno che nelle fasi successive -
c' il suo pericolo psicologico: quanto maggiore
l'entusiasmo iniziale, tanto pi forte la delusione per il
limite presto raggiunto ed avvertito.
Si tocca facilmente il limite delle cose umane.
Inoltre - appunto perch c' un mistero in ogni
persona umana - vi sono momenti in cui il coniuge
sembra veramente sfuggirci; sembra irraggiungibile
come se fosse d'altra natura o provenisse da sponde
sconosciute. Momento in cui ci si scoraggia.
Ma sappiamo bene che non c' al monda posizione
dialettica o contrapposizione alcuna che non si
componga quando si voglia e si sappia dialogare.
Al dialogo ci si deve educare; esso deve diventare il
ponte tra i coniugi.
Trovare il tempo per parlare. Ma non parlare solo
delle cose organizzative pur tanto necessarie, o solo
delle cose di comune interesse.
Saper parlare di noi stessi, non autoanalisi o
autoaccusa (che pur potrebbero essere benefiche sul
piano psicologico come liberatrici di talune anime
inquiete), ma apertura, che si sforzi di essere utile
all'altro e che sappia contenere ci che non fa parte del
patrimonio comune, gi sapendo che resta sempre in noi
quel tanto di incomunicabile che solo Dio conosce.
Saper soprattutto far parlare l'altro. spesso la donna
che deve aiutare il compagno e che non deve essere
troppo sicura della sua intuizione per conoscerlo.
L'uomo fa pi fatica di solito a parlare e forse non crede
nemmeno che sia importante. Per la donna forse pi
difficile ascoltare.
Fa parte del dialogo anche il saper attendere i tempi
favorevoli, come anche la delicatezza che ad ogni anima
dovuta.
Educarsi al dialogo gi da fidanzati perch l'amore sia
subito coniugale e unitivo.
Il fidanzamento il periodo per mettere le basi
dell'edificio, per porre le cose fondamentali: essere
concordi nel costruire la stessa realt, la stessa famiglia
vitale, la stessa testimonianza della societ. Sapere di
volere veramente le stesse grandi cose.
cos che si fonda l'apertura dei cuori, il riposo e la
fiducia reciproca.
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ORARIO FESTIVO
Ore 7,- S. Messa
Ore 10,- S. Messa
Ore 15,- Dottrina dei ragazzi
Ore 14,30 Vespro, Benedizione Eucaristica.
ORARIO FERIALE
Ore 8,- Santa Messa ed ufficiatura.
15 luglio:
S. Messa ed ufficiatura solenne Don CARLO PORLEZZA
in memoria di Don Carlo Porlezza. il 15 giugno 1966
I suddetti orari sono suscettibili di salito alla Gloria del Padre
variazioni in dipendenza dello Como 19-11-1908
"stato vacante" detta Parrocchia. Ronago 15- 6-1966
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Don CARLO PORLEZZA
non pi fra noi.
Un improvviso aggravarsi del male che da tempo lo
minava ha stroncato la Sua esistenza nel pieno della
maturit.
Dire che Don Carlo stato un buon Parroco dir
poco: Egli stato per noi un Padre e Maestro di vita.
Ampliamento della Chiesa, Casa parrocchiale, Asilo,
sono le opere materiali che a lungo ricorderanno Don
Carlo ai ronaghesi: ma soprattutto rimarr vivo il ricordo
di quel Prete che, arrivato fra noi poco pi che trentenne,
seppe subito cattivarsi la devozione e laffetto dei suoi
parrocchiani, portando una parola di conforto a chi la
guerra colpiva crudelmente e di fiducia a coloro che
avevano perso la speranza in un avvenire migliore.
Dietro un sorriso bonario nascondeva un grande cuore
ed una intelligenza vivida e pronta: ben lo sano coloro
che a Lui si rivolgevano per un aiuto od un conforto.
I Suoi consigli per la guida del paese furono sempre
ascoltati da chi lo vide allopera negli anni tristi, quando
ogni autorit terrena sembrava distrutta, perch ben si
sapeva che il Suo fine era il benessere morale e
materiale di tutti i ronaghesi, che tanto amava senza
preconcetti e distinzioni.
II Suo ricordo non si canceller presto dal cuore di
tutti noi, e guidati dai chierichetti che particolarmente
amava, riverenti ci inginocchiamo sulla Sua tomba, certi
che da Lass continuer a vegliare sui suoi parrocchiani.
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La pazienza una delle virt fra le pi indispensabili
ai giovani genitori, soprattutto per la mamma quando
sovraccarica di tante cose, come avviene nella
maggioranza dei casi e questa pazienza assai difficile
da conservare.
Il padre , ordinariamente, pi paziente e pu avere
sulla sua moglie un'influenza salutare. Per lo pi
difficile che un padre si impazientisca per delle piccole
cose: risparmia cos la sua resistenza e la sua autorit.
Certi ragazzi sono, nei loro gesti, di una lentezza
irritante.
Sono lenti in tutto, mentre la madre ha sempre fretta
e qualche volta addirittura sotto pressione il che mette
la sua pazienza a dura prova. Occorrer allora insegnare
l'arte di economizzare il tempo e perci di fare ogni
cosa presto e bene.
Se ci sono dei giovani attivi e destri, altri non lo
sono.
Molti poi sono assai maldestri.
Quanta lentezza nellallacciarsi le scarpe e
nell'abbottonarsi gli abiti!
- Su, lascia fare a me : faccio pi presto ! - dice la
madre.
E si occupa del ragazzo pieno di buona volont
quanto di lentezza.
Lo strapazza magari, ma in un batter d'occhio lo
veste dicendogli:
- Da solo non sei capace di fare nulla! Quando
imparerai a vestirti da solo?
La pazienza una pausa, un arresto, una specie di
riposo disciplinato.
calma, dolce e feconda.
Potremmo dire che la pazienza un soffio calmante
dello spirito che frena i riflessi inconsiderati della
natura.
IL TUO SACRIFICIO VALE
- Lire 60 un caff: un pacco di biscotti.
- Lire 200 quindici sigarette: mantenimento di un
indigente per un giorno.
- Lire 1200 due spettacoli: adozione per 15 giorni di un
bambino (Lire 30.000 all'anno).
- Lire 3.000 una giornata di lavoro : aiuto per 30 giorni
a una persona negli SLUMS di Londra.
- Lire 20.000: un bue per arare il campo o una mucca
per la cooperativa del latte.
- Lire 35.000: un impianto di purificazione per l'acqua.
- Lire 200.000 : la riabilitazione di una famiglia.
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Aveva esitato molto prima di affittare un
appartamento in piena campagna e molto
lontano dalla citt ove aveva sempre vissuto
prima; ma l'alloggio offertole era assai
confortevole: una cucina luminosa, una sala ben
situata e una camera da letto. Che desiderare di
pi?
Due grandi finestre davano su un bel parco il
quale con i suoi, ombrosi viali e con le sue
panchine sembrava un grazioso giardino.
Fu l che la signora Janvier, vedova, senza
figli e in pensione, fece la conoscenza di molte
mamme giovani che nei giorni d bel tempo
venivano a portarvi i loro piccoli figli.
Sempre sorridente, attir ben presto la
simpatia dei bimbi e dopo i primi sei mesi di
permanenza, fu dato il nome di "nonna" a lei che
aveva avuto un solo desiderio, un sogno: di
occuparsi di bambini.
Cos la sua vita, sino allora molto solitaria, si
trasform.
Disponendo di molto tempo, lei lo mise a
servizio delle giovani mamme.
Paziente, dolce, prudente e gaia, divent poco
per volta "la nonna".
L'entrata in pensione le aveva aperto davanti
una via che non si aspettava certo di percorrere,
quello di una nonna in una folla sprovvista di
nonne.
Ma se le affidavano sovente la custodia dei
bimbi, le famiglie provviste di auto si facevano
premura di condurla in citt quando ne
manifestava il desiderio.
Rivedere la sua Parrocchia e qualche sua
vecchia conoscenza era per lei una gioia.
Una foto presa di recente la raffigurava
attorniata da cinque piccoli bimbi: lei sorrideva
raggiante.
Temevo la solitudine, sperduta fra gente
sconosciuta ed eccomi attorniata da una
numerosa famiglia .
Un bambino sofferente: si avverte la nonna
e subito lei accorre al suo capezzale.
Vicino a lei, in un angolo c' il canestro dei
giocattoli per trattenere i bimbi quando brutto
tempo e c' anche la scatola dei dolci.
Era fatta per essere nonna: ne ha pertanto le
funzioni e la gioia.
, (G. M.)
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Dio scrive dritto per righe storte. La storia di Gatai
l'ultima conferma di questo proverbio portoghese.
Gatai, diplomata brillantemente alla scuola media
superiore, s'era iscritta all'Universit. Quando passeggiava
per le contrade di Seul, in Corea, la gente si voltava a
guardarla,
Un giorno incapp nella trappola comunista.
Fu un intellettuale a fare da uccellatore ; un giovane
fanatico se la port a lungo, in tutte le librerie e le
biblioteche della citt.
Sai? le aveva detto chi vuoi essere per la
giustizia e per la verit non pu ignorare il comunismo,
E, sciorinandole i guai di una societ in decadenza,
l'aveva condotta a giudicare il mondo diviso in due grosse
fette: la prima composta di sfruttatori che costringevano i
negri a una vita miserabile e praticavano il linciaggio a
ogni ruberia ricoperta spesso di'
belle maniere; la seconda, composta di gente che
s'ispirava ai principi della giustizia ed era votata a ogni
sacrificio, pur di recarla al mondo.
Vedi, Gatai le diceva la differenza riposa sulla
pace e sull'ordine, quello capitalista sul delitto e sulla
colpa.
Quindici giorni dopo, Gatai scomparve da Seul e and a
Piongiang nella Corea del Nord. L'Universit comunista
del luogo la sforn laureata e iscritta come volontaria nel
Servizio segreto del partito.
Venne la guerra. La citt di Hamhung cadde sotto il
fuoco delle artiglierie americane. Gatai cadde gravemente
ferita.
Un sergente americano e un autista negro
l'accompagnarono all'ospedale di Homhung.
Un medico si prese cura di lei.
Venne don Giorgio, il cappellano.
Quando Gatai seppe che don Giorgio era il cappellano
americano, gli lanci uno sguardo irritato: Non ho
bisogno di voi disse seccamente. E si volt dall'altra
parte.
L'altro continu imperterrito: Mi hanno detto che vi
siete rifiutata di accettare medicine; noi per vi vogliamo
guarire .
La ragazza non diede segno di vita. Don Giorgio,
mentalmente l'affid a S. Teresa, il piccolo fiore di
Lisieux, e poi disse ancora: Voi covate l'odio, ma non
importa... Addio Teresa. Io vi chiamer cos e un giorno
ve ne dir la ragione. Addio. Ritorner.
Dopo alcuni giorni, Don Giorgio torn alla carica. Gatai
era sempre chiusa in se stessa. La primavera scioglieva le
zolle indurite e le inghirlandava qua e l di piccoli fiori.
bella la vostra Corea disse D. Giorgio.
Gatai lo guard abbozzando una specie di sorriso.
A un certo punto Gatai domand: Da quando sono
qui, distesa, mi chiedo sempre la stessa cosa: perch molta
gente dice che morto il corpo morto tutto e molti, invece,
come voi sostenete, che l'anima non muore mai? .
Don Giorgio non attacc una predica: con poche
battute, limpide e precise, condusse Gatai a considerare
come il culto dei morti presso ogni popolo fosse una prova
irrefutabile della sopravvivenza umana.
Gatai si sent soggiogata da quell'argomentare
stringente e lucido. Per la prima volta, quando Don
Giorgio s accomiat, ella disse: Torni presto, ho altre
cose da chiederle .
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Ti prometto che torner .
A ogni visita l'argomento delle conversazioni diveniva
pi impegnativo. Una volta la ragazza, con voce
irriconoscibile, gli chiese d'impeto.
Mi dovete spiegare una cosa: perch mi chiamate
Teresa? .
Don Giorgio non si sent colto alla sprovvista. Con
lieve battito delle ciglia sugli occhi luminosi, prese a
parlare di Teresa di Lisieux, la giovane francese che aveva
scelto nella Chiesa di essere l'amore e aveva lasciato tutto
per farsi carmelitana.
Gatai volle sapere tutto sul conto di colei che amava
chiamarsi il piccolo fiore . Non per nulla, da buona
orientale, amava le immagini e i simboli floreali!
Ma una cosa le pareva inammissibile: che fosse tanto
generosa, tanto prodiga di amore e non fosse comunista.
Solo pi tardi riusc a capire che nella Chiesa cattolica
l'amore la divisa di ogni autentico figlio del Padre
Celeste: addirittura il suo distintivo di riconoscimento.
Intanto la guerra rincrud la situazione. I proiettili del
cannone a lunga gittata cadevano nei pressi dell'ospedale e
fu necessario lo sgombero.
Dal canto suo Don Giorgio soffriva e pregava. La vita
in prima linea era dura. Un giorno and peggio del solito.
Che cosa fosse avvenuto, Don Giorgio decisamente non lo
seppe dire. Ricordava solo in modo vago il lampeggiare
degli ultimi scoppi, l'ultimo ferito raccolto sulla linea del
fuoco e una detonazione fortissima. Lo portarono
all'ospedale.
Quando rinvenne, gli stava ritto, accanto il suo amico, il
dottor Paolo, il quale gli tese una lettera. Era di Gatai.
Diceva: Padre, voi mi avete parlato di una giovane che
si chiamava Teresa. Ho preso il suo nome per vivere di
amore e non di odio. Sono felice: appartengo alla Chiesa
di Roma .
Pass altro tempo. Il Card. Spellman atterr in Corea,
per la sua visita di Natale.
Gatai, l'amazzone rossa, non disdegn di avvicinare il
Principe della Chiesa di Roma. Era ormai nata in lei la
creatura nuova: una Teresa forte e generosa che confid al
Cardinale la sua decisione di farsi suora a imitazione della
piccola Teresa di Francia.
Oggi l'ex-studentessa di filologia vive a Seul. La trovate
al Liceo cattolico. la preside: Teresa Gatai.
Giovanni Barra
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Da dove provengono le vocazioni religiose
Un recente studio ha indicato da quali famiglie
provengano i candidati al sacerdozio.
Solo l'1 per cento di vocazioni ha il suo nascere tra
famiglie facoltose ed il 2,4 per cento tra i poveri.
L'11 per cento si sviluppano invece tra famiglie di
condizioni agiate, il 13,6 per cento in ambienti dove
sussistono necessit economiche e ben il 71,5 per
cento in famiglie di condizioni modeste. La
eccessiva ricchezza e la miseria risulterebbero quindi
i terreni meno fecondi di vocazioni.
Anche un altro fattore stato preso in esame :
quello relativo alle famiglie numerose.
Un'inchiesta in territorio svizzero ha rilevato tra i
seminaristi appena l'1,6 per cento di figli unici
mentre la media proviene da famiglie con 6 figli. Da
noi risulterebbe che la famiglia in cui si sviluppano
pi vocazioni quella formata da tre o quattro figli,
quasi sempre a tipo operaio o medio-borghese con
una punta di regresso nella tradizionale feracit
religiosa delle zone rurali.
La statistica non dice naturalmente tutto in tale
settore. Dio infatti raccoglie dove vuole i suoi frutti,
ma chiama l'uomo - e quindi ognuno di noi - a
dissodargli il terreno per raccolti e messi pi copiose.
Carlo Cavigliene
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Olga scriveva: ...stai tranquilla cara mamma, che i
gemelli crescono a vista d'occhio; soltanto che io non
ce la faccio pi a sfamarli e accudirli da sola! Il dottor
Brunetti, che tu conosci bene, consiglia l'allattamento
misto e
:
dello stesso parere anche suo nipote .Gastone,
il figlio del Sindaco che si laurea a ottobre in medicina
e vuole specializzarsi in pediatria. Ma, coll'allattamento
artificiale mi cresce il lavoro... Di queste campagnole
mi fido poco. Tu non puoi lasciare il babbo e i ragazzi,
ma potresti mandarmi Ginia: guarda se la persuadi a
rinunziare per quest'anno al mare e ai monti, per un
corso di puericultura pratica che non potr farle altro
che bene! .
Cos fu che Ginia, otto giorni dopo questa lettera,
partiva per Campolungo, Sul primo, aveva storto un po'
la bocca, ch dover saltare a pi pari, per quell'anno, le
sue ardite rampicate sulle Dolomiti e le bagnature col
bel crocchio giovanile della sua citt marinara, non era
una piccola rinunzia per Ginia, la quale, in fatto di
sacrifici, era meno allenata che a scalare una montagna.
Ma Mimmo e Mimma costituivano, dall'altro canto,
un'attrattiva nuova e potente, e Ginia fin col partire
entusiasta, portando nella valigia, quali capi pi
considerevoli del suo guardaroba estivo, due
grembiuloni di percalle, uno rosa e l'altro azzurro, e
delle cuffiette bianche inamidate che parevan fiocchi di
neve.
Olga ne rise, protestando ch'ella non aveva davvero
inteso d'assumere la sorellina in qualit di bambinaia;
ma Ginia era troppo compresa del suo nuovo ufficio per
non prenderlo alla lettera.
Capirai, Olga, che non ho rinunziato a tutto per
nulla! Io sono qua in funzione di bambinaia...
E per tre mesi di seguito, Ginia si dimostr la
bambinaia pi intelligente e pi instancabile che Olga
avesse mai osato d'augurarsi.
* * *
I contadini di Campolungo ebbero assai da divertirsi,
i primi tempi, a incontrare, in certe ore del giorno, la
sorella della padrona vestita da bambinaia, o tutta in
rosa, a spingere la carrozzina per una redola del podere,
o tutta in celeste, a sedere sull'argine d'un fosso, con
Mimmo addormentato in grembo.
Ma non solamente i contadini eremo soliti
d'incontrarla in rosa o celeste per le prode e gli argini
del podere. Gastone Brunetti, il pediatra in erba, non
mancava pi di fare ogni giorno una visita ai gemelli. A
Olga bastava cos poco, anche l'occhio pi curioso che
clinico del dottorino, per tranquillizzarsi di tante
apprensioni immaginarie! E Gastone tutti i giorni era l;
non parve neppure che gli dispiacesse di dover fare due
visite, che sceglieva sempre appunto l'ora che Ginia era
a spasso col suo allevo .
Ginia non si riconosceva pi. Gastone era pure un
giovanotto allegro come tanti, e forse anche pi allegro,
perch pi semplice, ma fra .di loro non erano mai
passate delle parole vane. I loro argomenti erano stati
sempre di una portata eccezionale: ogni giorno c'era
stato qualche cosa di nuovo e di meraviglioso. Quando
il miracolo non avveniva in presenza d'entrambi, erano
le prime parole che Ginia rivolgeva a Gastone, al suo
primo apparire: Le spunta un dentino! . Mimmo,
stamani, s' alzato in piedi! .
Ginia faceva, pi spesso, per non dire troppo; s'era
accorta che pi uno ha da pensare e meno gli vien fatto
di discorrere.
Ma una sera Ginia parl pi del solito. O che il fare
di lui, pi grave, o il suo sguardo, pi tenero, l'avessero
incoraggiata, o che il cuore di lei fosse gi pieno da non
saper pi contenere le tante impressioni che nel corso di
quelle settimane vi s'erano accumulate, fatto sta che
Ginia, la ragazzetta leggera e chiassosa della montagna
e del mare, torn a parlare.
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E parl con una voce nuova, di una gravita che
intimid lei stessa, addolcendone i tratti a un punto che
Gastone ne fu definitivamente conquistato.
Io credo che avr da benedire questi mesi per
tutto il corso della mia vita! ella aveva esclamato,
mentre camminavano lungo lo stradone provinciale,
luno a fianco dellaltra. Gastone spingendo la
carrozzina e lei cogitabonda, senza accorgersi che le
loro ombre si allungavano su l'asfalto arrossato dal
tramonto.
Egli avrebbe voluto dire: Perbacco, se li benedico
anchio! Ma Ginia prosegu, senza dargliene il
tempo:
E mi pare che anche questo tirocinio prepari alle
sorprese e alle difficolt di domani, meglio che quella
nostra vita di scherzi... Io credo che non sar
sopraffatta dalla realt, come successo a Olga!
Il pensiero di Olga riport in entrambi la coscienza
del luogo e dell'ora. Gastone si ferm di botto e
rivoltando la carrozzina prese per un braccio Ginia,
costringendola a seguirlo a passo svelto sulla via del
ritorno, mentre diceva, grave:
E un altro vantaggio hanno la verit e la seriet
della vita che ci accomuna: quello di poterci conoscere
meglio a vicenda.
Gastone si volse a Ginia, schiarendosi la voce come
per dirle qualche cosa, ma una macchina che
sopraggiungeva alle loro spalle, lo fece voltare di scatto
da quella parte.
La macchina prosegu, ma a una decina di metri pi
avanti s'arrest di botto con una potente frenata. Ginia
si trov colle mani sulla carrozzina, mentre Gastone se
ne staccava di corsa per raggiungere l'automobile, da
dove qualcuno di dentro, gli faceva dei cenni imperiosi.
Quand'egli vi fu vicino, la medesima mano imperiosa
apr lo sportello, e Ginia ud un: Sali! secco come
una frustata.
Il Sindaco! Gastone borbott qualche cosa, come:
aspett... ti sp... ma di dentro tuon pi forte un altro:
Sali!, ti dico! Parleremo a casa! .
E Ginia non intese altro. Vide Gastone sparire in
fondo allo stradone.
Che pensare? Ella sapeva che Gastone aveva un
padre molto severo, ma che ragioni poteva egli avere
avuto da confonderlo fino al punto di fargli commettere
una villania?
Stanca e avvilita, in mezzo alla campagna che
lombre della sera velavano di una nebbiolina grigia e
quasi fredda, Ginia misur colle lacrime agli occhi il
lungo rettilineo che le rimaneva da fare prima di
rientrare a Campolungo.
E... avrebbe rivisto Gastone? Sarebbe almeno venuto
a scusarsi, a spiegarsi?
Il mutamento di scena era stato troppo fulmineo e
inaspettato per non abbattere i nervi gi tesi di Ginia, e
Gastone, che poco dopo ritornava solo, colla macchina
del Sindaco, trov una piccola bambinaia sgomenta e
tutta in lacrime, intenta a spingere avanti, a grandi zig-
zag, la carrozzina, mentre Mimmo di dentro, risvegliato
di soprassalto da quelle scosse urlava a squarciagola.
Gastone salt dall'automobile ridendo come un
matto!
Ginia! O allora? Non dicevamo dessere preparati
alle sorprese dell'avvenire? Ah! Un tiro di quel genere
nel momento che stava per scoccare l'ora pi solenne
della nostra vita! Ma ormai l'equivoco chiarito, Ginia,
ed mio padre che mi rinvia a scusarmi e... scusarlo.
Eh, s, il babbo un po' eccessivo... Pensa pi assai di
me alla laurea e alla tesi, e non mi vede mai a studiare e
sente dire che vo tutto il giorno a spasso colle
bambinaie... Ma si fa buio! Vieni, che parleremo poi!
Ginia non sa pi se piangere (ne vogliono venire
ancora tante, di quelle lacrime!) o ridere con lui. Non
ha pi forza, lascia fare a Gastone. Egli l'accompagna a
sedere in automobile, vicino al volante, le mette in
grembo Mimmo che non piange pi e spalanca gli
occhi stupefatti, alza di peso la carrozzina e l'adagia per
travers sui sedili di dietro.
La macchina riparte, a passo d'uomo, e arriva, ci
nonostante, troppo presto.
Non fa pi buio: Ginia ride.
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La citt si svuota poco a poco; le strade sono meno
affollate, molte finestre sono chiuse, un relativo
silenzio par che sia sceso su certi casamenti.
Ogni mattina si vedono ferme davanti ai portoni
delle case, macchine cariche di valige, i facchini della
stazione passano di casa in casa a ritirare i bauli, le
stazioni brulicano di partenti.
Per chi rimane, per chi costretto a rimanere, questo
esodo collettivo ha un sapore un po' amaro, come se
solo lui, fra tanti fortunati, fosse, il diseredato, il
sacrificato.
Fra i tipici costretti ,a rimanere sono gli uomini
che lavorano e che pur inviando la famiglia in
villeggiatura rimangono, fedeli ai propri doveri, negli
appartamenti vuoti e deserti, nelle camere che a poco a
poco si fanno polverose e inaccoglienti, davanti ai pasti
solitari presi in trattoria, o alle uova al burro malamente
cucinate da s.
Si fatta tanta cattiva letteratura a base di vignette e
di barzellette umoristiche sul marito che rimane in citt
che, col parlarne di un caso un poco patetico, rischier
di far a mia volta ridere alle mie spalle.
Lo so, il fatto della moglie che se ne va in
villeggiatura e del marito che rimane a sgobbare, un
fatto talmente comune, talmente ammesso e banale che
nessuno vi fa pi caso, che lo si accetta come cosa
ovvia e naturale, anzi ci si fa sopra dello spirito a buon
mercato: il marito che rimane il personaggio da
barzelletta che, partita la moglie, tira un sospirone di
sollievo e pregusta la libert ritrovata. E le mogli, pur
non credendovi, vanno a cuor leggero.
Forse le cose saranno state cos un tempo, quando il
lavoro dell'uomo era meno impegnativo, meno
preoccupante, meno assillante: oggi l'uomo che rimane
in citt, permettendo alla moglie la luna villeggiatura,
a parer mio.. un piccolo eroe.
Ci sar forse il caso sporadico dell'uomo felice di
liberarsi per qualche tempo di una moglie bisbetica,
pesante, insopportabile, ma io sono persuasa che, oggi
come non mai, l'uomo che lavora ha bisogno di aver
vicino a s la buona compagna, il conforto della casa, la
tranquillit delle sue abitudini e allora lo dico a tante
giovani mogli che cos, casualmente accettano la
villeggiatura-separazione: non appagatevi del comodo
anche lui lo desidera o dell'ancor pi sciocco tutte
lo fanno . Il desiderio di vostro marito non che un
desiderio riflesso del vostro, il "tutte lo fanno" la
banale scusa del vostro egoismo, se non (ancor
peggio) uno di quegli insulsi timori di perder la faccia
se non si seguono certe consuetudini di lusso e di
spreco.
Naturalmente quando vi in gioco la salute dei
bambini o la vostra, il problema non si pone, ma se la
villeggiatura costituisce semplicemente un diversivo,
una cosa piacevole, un piccolo apporto in pi di salute e
di benessere alle vostre preziose persone, io vi
consiglio, piccole mogli distratte, a rifare un po' di
conti con la vostra coscienza.
Il caldo lo soffre lui quanto voi, il bisogno di riposo e
di svago necessario a lui quanto a voi, lui che ha
lavorato e che lavora per voi ne ha pi diritto di voi...
non lasciatelo cos, come delle testoline sventate, pi a
lungo del necessario, non permettete che in un
momento di irritazione o di stanchezza (momento che
verr fatalmente), egli possa pensare
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che, in fondo, siete delle belle egoiste. Il pensiero sar
inespresso, sar soffocato da tanti pensieri affettuosi, da
tanta comprensione del vostro giovanile desiderio di
gioia e di svago, per una piccola traccia la lascer nel
cuore di colui che non dovrebbe mai dubitare del vostro
affetto e della vostra generosit. Gli verr magari per
un paio di calzini che non trova o per il caff che non si
decide a passare o perch avr bruciacchiato le uova o
perch in trattoria avr mangiato male, ma gli verr. Io
non considero le lunghe separazioni estive come
pericoli per le fedelt reciproche (pericolo che pure va
tenuto presente) ma per quella brisure come dicono
i francesi, nei rapporti che a volte li svisa e li travisa
irrimediabilmente.
Pensateci due volte prima di dargli il bacetto d'addio
con: l'assicurazione banale che vi dispiace tanto
lasciarlo, ricordatevi che gli assenti han sempre torto
. Non siate delle assenti.
Le foglie sono verdi anche nei giardini cittadini, le
nuvole passano anche sui cicli al disopra delle strade, i
passeri cinguettano anche sui tetti, non pensate di
essere delle vittime se sarete costrette a rinunciare alle
agognate vacanze, pensate che essere vittime in due
non gi pi l'esserlo, e che un'estate cittadina
affrontata con buon umore e senso di collaborazione
coniugale, pu essere la pi bella, la pi proficua, la pi
dolce delle villeggiature.
Maria Luisa Fehr
notte inoltrata una notte rigida di questo marzo,
duro come i tempi che viviamo.
Presso una chiesa un povero disoccupato
sessantenne, senza casa, batte i denti e geme, mezzo
nudo com'.
Un signore elegante che passa, frettoloso di
rincasare, nel vederlo si ferma, lo interroga; e sente, e
osserva.
Sente che ha freddo, osserva che non ha soprabito,
non ha camicia... Ha soltanto un paio di calzoni che
attraverso gli sbrani lasciano intravvedere la carne
intirizzita.
E che fa? Sveltamente si spoglia; offre al vecchio i
propri calzoni, la camicia, la cravatta, il panciotto e
pi sveltamente ancora se ne va.
Se come pare e come la cronaca registra lo
sconosciuto era un signore elegante, noi pensiamo che
qualche cosa nel portafogli doveva bene avere e che
sarebbe stato per lui pi spiccio e pi comodo metter
mano a quello. Fare cio quel che di solito fa la comune
degli uomini dinanzi alla miseria che batte i denti e
geme.
Ma evidentemente lo sconosciuto signore non era un
uomo qualunque. Era, pi probabilmente, un fratello
che nel povero ha riconosciuto il fratello ; un cristiano
che sotto gli stracci sbranati, in quella carne intirizzita,
ha ravvisato la carne stessa di Cristo.
Ed a Cristo che non ha casa e geme e batte i denti, di
notte, presso una chiesa, chiaro che non si pu
allungare una moneta, passando...
A Cristo bisogna offrire ben altro! Un gesto di amore
una prova di fraternit un desiderio di
condividere con Lui, almeno per qualche momento,
l'umiliazione e la sofferenza.
A questo certamente lo sconosciuto ha pensato
e questo, senza dubbio, ha voluto.
Lontano dalle chiese dalla Chiesa corre
moneta; presso le Chiese presso la Chiesa
esplode l'amore.
E certe manifestazioni di fraternit oggi come ieri,
di giorno come di notte non si possono verificare
che l. Presso la Chiesa!
Icilio Felici
14
Lui uno scienziato, un vecchio scienziato.
Il suo ufficio corazzato di scaffali in cui, stretti gli
uni contro gli altri, si allineano dei poderosi volumi... di
quei volumi che un profano rinchiude precipitosamente
come se fossero scritti in cinese.
Brav'uomo, dopo tutto, specialmente quando lascia i
suoi logaritmi per sedersi, il tovagliolo legato attorno al
collo, a tavola, dove l'attende il suo buon pranzo.
Questo scienziato, da molti anni, ha al suo servizio
una vecchia domestica, Maria, che egli prese in
provincia.
Cotesta Maria cristiana come il suo respiro.
Malgrado la vicinanza quotidiana del padrone,
scettico e senza principi religiosi, lei conserva la
serenit assoluta della sua fede.
Si tratt, sin da principio, di prendere o di lasciare...
Lei avrebbe potuto andare alla S. Messa e anche ai
Vespri a cui ci teneva in modo particolare senza che lui
facesse obbiezione.
Lo scienziato aveva pertanto accettato tutto.
Ma, da un po' di tempo, questa fede tranquilla della
sua vecchia bretone, sembrava interessarlo.
Al ritorno dalla S. Messa della domenica, le faceva
delle domande...
Oh, in modo scherzoso... ma tuttavia gliele faceva !
- Ebbene, Maria, il tuo Parroco... che cosa ha
raccontato questa mattina?
Ha detto che c una folla di gente senza
un'abitazione decente; e che lui si felicitava con quei
parrocchiani che li aiutavano...
La domenica dopo, medesima domanda:
Il tuo Parroco ha parlato?
Parla tutte le domeniche... Ha dette che bisogna
essere sempre preparati...
Preparati a che cosa?
A comparire davanti a Dio.
E lui lo ha visto cotesto Dio?...
No... non diversamente di quello che lei pu
vedere la sua intelligenza.
15
Un'altra domenica, ancora la stessa domanda :
E il tuo Parroco?
Il mio Parroco ha detto che la scienza una
buona cosa in certi casi... Ma che avvelena
terribilmente in altri...
Per esempio?...
Una stalla di mucche assai meglio di una
bomba all'idrogeno.
Sovente, lo scienziato, mentre riempiva la sua pipa
constatava che la sua vecchia Maria aveva sempre un
cavicchio per ogni buco.
Ma qualche volta rideva giallo.
Una specie di inquietudine inconfessata... la ricerca
di qualche cosa si nascondeva nelle sue domande della
domenica.
Il tuo Parroco ha ancora parlato?
S... solo che-oggi montato in collera.
Come salito in collera?... Ma un peccato !
Oh, era una santa collera... Ce laveva, perch
molta, troppa gente vive pensando solo a se stessa, a far
denaro, a star bene, senza preoccuparsi dei milioni di
persone che muoiono letteralmente di fame. Gente che
non sa fare il sacrificio di rinunciare a una sigaretta, a
un caff, a un cinema, per il suo prossimo. Oh, parlava
davvero con il cuore.
Eh, mia povera Maria, quando c legoismo, il
cuore non conta nulla.
* * *
Eppure esso tutto!...
E la vecchia domestica, conchiudeva con una voce
ardente:
Il signor Parroco ha detto che lora grave... che
tutti devono pregare la Santa Vergine... tutti... quindi
anche lei...
Con il suo dito nodoso, Maria indicava il suo
padrone.
Ah, io... non so pregare.
Ma se non sa pregare a che cosa serve tutta la sua
scienza... non sa il principale, quello che io sapevo a
cinque anni !
Dovrebbe pregare anche solo un poco, perch il
mondo si commuova e aiuti quelli che stanno morendo
di fame, e questo mentre lei prende tranquillamente il
suo caff!
E prendendo il vassoio del caff e latte, Maria and
in cucina.
Lui rimase solo scuotendo la cenere della sua pipa.
E mormorava fra di s :
Va forte oggi la mia vecchia Maria... Chi sa!
Potrei anche provare. In fondo, non sono tranquillo...
(P. l'E.)
Un uomo pu ignorare d'avere una religione, come
pu ignorare d'avere un cuore; ma senza religione,
come senza cuore, l'uomo non pu esistere.
(L. Tolstoi: La religione e la morale).
16
Nel terzo anniversario della morte del grande Papa
Giovanni XXIII, avvenuta ai primi di giugno del 1963,
pensiamo che la pubblicazione del suo testamento
spirituale sia uno dei pi graditi omaggi che si possano
rendere alla sua memoria, perch esso ci rivela le pi
nascoste virt di umile e generosa fede e bont che
illuminarono sempre l'azione del santo Papa.
* * *
Ecco il testo del documento:
Venezia, 29 giugno 1954.
Testamento spirituale e mie ultime volont.
Sul punto di ripresentarmi al Signore uno e trino, che
mi cre, mi redense, mi volle suo sacerdote e vescovo, mi
colm di grazie senza fine, affido la povera anima mia alla
Sua misericordia: Gli chiedo umilmente perdono dei miei
peccati e delle mie deficienze: Gli offro quel po' di bene
che con il Suo aiuto mi riuscito di fare anche se
imperfetto e meschino, a gloria Sua, a servizio della S.
Chiesa, ad edificazione dei miei fratelli, supplicandoLo
infine di accogliermi, come padre buono e pio, coi santi
Suoi nella beata eternit!
Amo di professare ancora una volta tutta intera la mia
fede cristiana e cattolica, e la mia appartenenza e
soggezione alla santa Chiesa Apostolica e Romana, e la
mia perfetta devozione ed obbedienza al suo capo augusto,
il Sommo Pontefice, che fu mio grande onore di
rappresentare per lunghi anni nelle varie regioni di Oriente
e di Occidente, che mi volle infine a Venezia come
cardinale e patriarca, e che ho sempre seguito con
affezione sincera, al di fuori e al disopra di ogni dignit
conferitami. Il senso della mia pochezza e del mio niente
mi ha sempre fatto buona compagnia tenendomi umile e
quieto, e concedendomi la gioia di impiegarmi del mio
meglio in esercizio continuato di obbedienza e di carit
per le anime e per gli interessi del regno di Ges, mio
Signore e mio tutto.
A Lui tutta la gloria: per me ed a merito mio la Sua
misericordia. "Meritum meum miseratio Domini. Domine,
tu omnia nosti: tu scis quia amo te", questo solo mi basta.
Chiedo perdono a coloro che avessi inconsciamente
offeso: a quanti non avessi recato edificazione. Sento di
non aver nulla da perdonare a chicchessia, perch in
quanti mi conobbero ed ebbero rapporti con me mi
avessero anche offeso o disprezzato o tenuto, giustamente
del resto, in disistima, o mi fossero stati motivo di
afflizione non riconosco che dei fratelli e dei
benefattori, a cui sono grato e per cui prego e pregher
sempre.
Nato povero, ma da onorata ed umile gente, sono
particolarmente lieto di morire povero, avendo distribuito,
secondo le varie esigenze e circostanze della mia vita
semplice e modesta, a servizio dei poveri e della Santa
Chiesa che mi ha nutrito, quanto mi venne fra mano in
misura assai limitata, del resto durante gli anni del mio
sacerdozio e del mio episcopato. Apparenze di agiatezza
velarono, sovente, nascoste spine di affliggente povert e
mi impedirono di dare sempre con la larghezza che avrei
voluto.
Ringrazio Iddo di questa grazia della povert di cui
feci voto nella mia giovinezza, povert di spirito, come
prete del S. Cuore, e povert reale, e che mi sorresse a non
chiedere mai nulla, n posti, n danari, n favori, mai, n
per me, n per i miei parenti o amici.
17
Alla mia diletta famiglia "secundum sanguinem'' da
cui del resto non ho ricevuto nessuna ricchezza materiale,
- non posso lasciate che una grande e specialissima
benedizione con l'invito a mantenere quel timore di Dio
che me la rese cos cara ed amata, anche semplice e
modesta, senza mai arrossirne: ed il suo vero titolo di
nobilt. L'ho anche soccorsa talora nei suoi bisogni pi
gravi, come povero coi poveri: ma senza toglierla dalla
sua povert onorata e contenta.
Prego e pregher sempre per la sua prosperit, lieto
come sono di constatare anche nei nuovi e vigorosi
germogli la fermezza e la fedelt alla tradizione religiosa
dei padri, che sar sempre la, sua fortuna. Il mio fervido
augurio che nessuno dei miei parenti e congiunti manchi
alla gioia del finale eterno ricongiungimento.
Partendo, come confido, per le vie del Ciclo, saluto,
ringrazio e benedico i tanti e tanti che composero
successivamente la mia famiglia spirituale, a Bergamo, a
Roma, in Oriente, in Francia, a Venezia, e che mi furono
concittadini, benefattori, colleghi, alunni, collaboratori,
amici e conoscenti, sacerdoti e laici, religiosi e suore, e di
cui, per disposizione di Provvidenza, fui, bench indegno,
confratello, padre o pastore.
La bont di cui la mia povera persona fu resa oggetto
da parte di quanti incontrai sul mio cammino rese serena
la mia vita. Rammento bene, in faccia alla morte, tutti e
ciascuno, quelli che mi hanno preceduto nell'ultimo passo,
quelli che mi sopravviveranno e che mi seguiranno.
Preghino per me. Dar loro il ricambio dal Purgatorio o
dal Paradiso dove spero di essere accolto, ancora lo ripeto,
non per i meriti miei, ma per la misericordia del mio
Signore.
Tutti ricordo e per tutti pregher. Ma i miei figli di
Venezia : gli ultimi che il Signore mi pose intorno, ad
estrema consolazione e gioia della mia vita sacerdotale,
voglio qui nominarli particolarmente a segno di
ammirazione, di riconoscenza, di tenerezza tutta singolare.
Li abbraccio in ispirito tutti, tutti del clero e del laicato,
senza distinzione, come, senza distinzione li amai,
appartenenti ad una medesima famiglia, oggetto di una
medesima sollecitudine e amabilit paterna e sacerdotale.
"Pater Sancte serva eos in nomine Tuo quos dedisti mihi:
ut sint unum sicut et nos" (Giov. XVII, 11).
Nell'ora dell'addio, o meglio, dell'arrivederci, ancora
richiamo a tutti ci che pi vale nella vita: Ges Cristo
benedetto: la Santa Chiesa, il Suo Vangelo, e nel Vangelo,
soprattutto il "Pater noster" nello spirito e nel cuore di
Ges e del Vangelo, la verit e la bont, la bont mite e
benigna, operosa e paziente, invitta e vittoriosa.
Miei figli: miei fratelli, arrivederci. Nel nome del
Padre, del Figliolo, dello Spirit Santo. Nel nome di Ges,
nostro amore; di Maria, nostra e Sua dolcissima madre; di
San Giuseppe mio primo e prediletto protettore. Nel nome
di San Pietro, di S. Giovanni Battista e di San Marco; di
San Lorenzo Giustiniani e di San Pio X. Cos sia .
(F.to) card. Angelo Giuseppe Roncalli, patriarca.
Il testo reca, di pugno del Santo Padre, la seguente
integrazione: ...Queste pagine scritte da me valgono
come attestazione della mia volont assoluta per il caso di
una mia morte improvvisa .
Venezia, 17 settembre 1957
Angelo Giuseppe card. Roncalli
* * *
E valgono anche come testamento spirituale da
aggiungersi alle disposizioni testamentarie qui unite sotto
la data del 30 aprile 1959.
Joannes XXIII P.P.
Castelgandolfo, 12 settembre 1961.
Sotto l'auspicio caro e confidente di Maria, mia madre
celeste, al cui nome sacra la liturgia di questo giorno e
nell'anno della mia et, depongo qui e rinnovo il mio
testamento, annullando ogni altra dichiarazione circa le
mie volont, fatta e scritta precedentemente, a pi riprese.
Aspetto e accoglier semplicemente e lietamente
l'arrivo di sorella morte, secondo tutte le circostanze con
cui piacer al Signore di inviarmela. Innanzi tutto, chiedo
venia al Padre delle misericordie "pro innumerabilibus
peccatis, offensionibus et negligentiis meis", come tante e
tante volte dissi e ripetei: nell'offerta del mio sacrificio
quotidiano. Per questa prima grazia del perdono di Ges
su tutte le mie colpe e della introduzione dell'anima mia
nel beato ed eterno Paradiso, mi raccomando alle
preghiere suffraganti di quanti mi hanno seguito,
conosciuto durante la mia vita di sacerdote, di vescovo, e
di umilissimo ed indegno servo dei servi del Signore.
Poi, mi esultanza del cuore rinnovare integra e
fervida la mia professione di fede cattolica, apostolica e
romana. Tra le varie forme e simboli con cui la fede vuole
esprimersi preferisco il Credo della Messa sacerdotale e
pontificale della elevazione pi vasta e canora come in
unione con la Chiesa universale di ogni rito, di ogni
secolo, di ogni regione: dal Credo in deum Patrem
omnipotentem all Et vitam venturi saeculi .
18
da escludere ogni forma di dialogo con uomini di
idee diverse ed opposte a quelle cristiane? Si chiede la
Civilt Cattolica , nel suo ultimo fascicolo commentando
il discorso rivolto dal Papa alle ACLI il 19 marzo scorso.
Non questo, afferma la rivista dei Gesuiti, il senso di
quelle parole del Papa.
Certamente scrive la rivista da escludere ogni
intesa pratica, ogni forma di collaborazione sul piano
politico, economico e sindacale con i comunisti (poich di
essi si tratta, come appare chiaramente dal discorso
pontificio): sarebbe, per i cattolici, una forma di suicidio
politico; da escludere, anche, ogni dialogo che porti i
cattolici a transigere sui loro principi e ad accettare, per
condiscendenza ed ingenuit, le idee ed i metodi
dell'avversario: ci che potrebbe succedere quando ad
intrecciare il dialogo con i marxisti fossero persone
che, da una parte, ignorano la dottrina sociale della Chiesa
(non basta, per conoscerla, una lettura frettolosa della
Mater et magistra e della Pacem in terris!), e
dallaltro, conoscono poco o nulla o solo per sentito
dire il marxismo nella teoria e nella realt.
Disgraziatamente, dobbiamo aggiungere che non sono
pochi oggi i cattolici particolarmente tra i giovani
che si credono in grado di affrontare un dialogo con i
marxisti, con i risultati che facile prevedere: disagio e
confusione tra i cattolici: soddisfazione dei marxisti per
essere riusciti ad agganciare i cattolici ad un dialogo
, che essi sperano di trasformare nell'unico dialogo che
ad essi interessa: il dialogo politico, l'intesa sulle cose.
I cattolici dovranno, allora prosegue la "Civilt
Cattolica" tagliare i ponti con coloro che non
condividono la loro fede? No. Questo, oltre ad essere
praticamente impossibile, non sarebbe un agire da
cristiano. Poich per il cristiano anche il pi "lontano"
un fratello; , perci, da rispettare e, da amare. Perci
Paolo VI pur esortando i lavoratori cristiani a restare
"fermi ben fondati" nelle proprie convinzioni, li invita a
conservare "atteggiamenti leali e rispettosi verso tutti i
colleghi di lavoro". Ma un cristiano non pu contentarsi di
essere fedele alle norme del galateo: egli deve essere,
innanzi tutto, fedele al Vangelo ed alla propria vocazione
cristiana. Ora la vocazione cristiana vocazione
all'apostolato, vocazione ad, uscire dal piccolo fortilizio
della propria fede per andare a testimoniarla in mezzo a
coloro che non credono, prima di tutto con l'esempio della
vita, ma poi anche con la parola. Cos, il cristiano entra,
per vocazione, in "dialogo" con tutti gli uomini. Ma dovr
essere un "dialogo" condotto con benintesa intransigenza:
cio non duro n scostante, non intollerante n fazioso. La
intransigenza, infatti, di cui parla Paolo VI, la fedelt
alla propria fede, alle proprie convinzioni, a se stessi; il
rifiuto di mettersi al servizio degli altri o di farsi
strumentalizzare per fini politici ed economici difformi
dall'ispirazione cristiana, fino a perdere la propria
fisionomia ed a rendere vana la presenza dei cattolici nella
vita politica e sociale. Ma, l'intransigenza cattolica non
teme il dialogo, il confronto con le posizioni degli altri,
anzi, lo ricerca, perch il cattolico sa di avere qualcosa da
portare agli altri.
Quale dovr essere loggetto di questo dialogo?
prosegue la "Civilt Cattolica" . Il cristiano, dice ancora
Paolo VI, cercher di far comprendere ai suoi colleghi di
lavoro "come i loro pregiudizi verso la religione e verso le
espressioni della vita cristiana siano spesso non fondati e
spesso non siano degni di gente che pensa onestamente col
proprio cervello, mentre essi fanno torto a se stessi,
privandosi della verit, della speranza, della forza propria
del messaggio cristiano".
Si tratta, di compiere una opera di illuminazione e di
bonifica intellettuale. Molti lavoratori, oggi, in Italia
accettano il comunismo perch non conoscono la fede
cristiana o nutrono contro di essa pregiudizi di ogni
genere; oppure perch ignorando la dottrina sociale della
Chiesa, non sanno che la Chiesa con loro, che non
devono scegliere tra la fede e le giuste rivendicazioni
sociali, che, anzi solo l'insegnamento della Chiesa pu
assicurare un assetto sociale ed economico in cui non
siano sacrificate n la giustizia n la libert n gli altri
valori umani.
Ora, chi pu c0ompiere quest'opera di illuminazione
nel mondo del lavoro conclude la "Civilt Cattolica"
se non i lavoratori cristiani che, per la loro inserzione nel
mondo del lavoro, devono "essere la Chiesa" in questo
particolare settore della realt umana, che il lavoro, e
compiervi l'opera della Chiesa? Alle ACLI spetta, perci,
una parte importante in questo "dialogo" che la Chiesa ha
oggi aperto col mondo e, in modo particolare, con i
"lontani" .
19
Quanto bello essere cristiani!
Mentre gli altri, con gli occhi rivolti alla terra,
lottano unicamente per il denaro, per le loro ambizioni
o per i loro piaceri, il cristiano, durante l'anno trova
sulla sua strada delle festivit confortanti che lo
strappano ai legami terreni e gli fanno respirare l'aria
delle vette.
* * *
II cuore!...
Gli uomini hanno sempre avuto un culto per il cuore,
dai pi selvaggi sino ai pi civilizzati.
Quel missionario belga, atrocemente torturato dagli
indiani, ispir loro una tale ammirazione per cui si
divisero il suo cuore per mangiarlo e divenire
coraggiosi come lui.
Quante nazioni conservano il cuore dei loro santi e
dei loro eroi!
Perch? Ma perch esso il simbolo dell'Amore.
E l'amore tutto!
* * *
Senza dubbio il cervello che percepisce. Ma il
cuore che reagisce e a volte con tale violenza da
scoppiare.
Si pu avere una grande intelligenza ed essere solo
una miserabile persona.
Quando si ha del cuore, vi saranno certo delle
mancanze che si esposti a commettere appunto a
causa del cuore. Ma ce ne saranno altre che non si
commetteranno mai.
E anche nel male, l'uomo di cuore conserver una
certa nobilt. Avr dei gesti di rinsavimento che
illumineranno la sua notte.
* * *
Non c' quindi da stupirsi che la Chiesa onori il
Cuore di Ges.
Questo culto ha cominciato ai piedi stessi della
Croce, quando la lancia brutale del Centurione apr il
cuore del maestro da cui usc sangue e acqua.
Ma ci che curioso che celesta divozione abbia
sonnecchiato come le radici di certi alberi destinati poi
a divenire molto imponenti.
Dio ha riservato questa divozione per i nostri tempi
durante i quali l'umanit si divide in due blocchi: il
cristianesimo e il materialismo... l'amore o l'odio... la
pace o la guerra.
* * *
Inquieta, con il presentimento dell'abisso, ben
compresa che l'immenso progresso industriale in mezzo
alla decadenza di tutto il resto, non la rende felice,
l'umanit cerca la sua via a tentoni, in un deserto di
amore.
Se l'odio che la trasporta, allora bisogna guardare
in faccia al suicidio collettivo delle nazioni rivolte le
une contro le altre, non dei mezzi allucinanti di
distruzione massiccia.
Maledetta sia la scienza che non si cambia in
amore , lasci scritto Bossuet.
Non inventate pi nulla... ha scritto Carrell...
Tutto quello che scoprirete si volter contro di voi .
Ecco perch l'umanit deve rivolgersi al l'Amore se
vuole evitare la sua distruzione.
* * *
Noi cristiani crediamo che l'Amore pi forte
dell'odio e che verr un giorno in cui, malgrado delle
curve profonde e delle ore spaventose, egli dominer il
campo di battaglia sul quale si gioca il destino del
mondo.
Questo contrasto fra la pace serena dei Cieli e le
sterili dispute di quaggi, l'immagine di quello che
passa in un'anima cristiana unita a Dio al disopra delle
passioni umane.
Ma pi ancora di quello che passer quando sar
suonata l'ora di Dio... l'ora della disfatta dell'odio... l'ora
dell'Amore.
Felici quelli che amano.
Essi saranno amati.
(dal francese)
20
Dobbiamo avere il coraggio di riconoscerlo: non
abbiamo stima di noi, non sappiamo amarci davvero.
Accade che, spesso, amiamo di noi ci che meno
degno d'amore: coccoliamo i nostri difetti e
accarezziamo le nostre piaghe con flebili lamenti,
invece di essere felici di noi.
Nel corso degli anni inseguiamo tanti sogni che
svaniscono puntualmente, lasciandoci nel cuore
scontentezza e malinconia; l'ideale pi grande --
essere figli di Dio, vivere per sempre nella felicit
pi piena - invece, a portata di mano e non fallisce.
Non si pu dire di credere se non si convinti
della urgenza di questo ideale sublime e non si pu
credere in un Dio-Amore se non si reagisce al suo
amore.
Ges ha detto che la misura dell'amore fare la
volont del Padre, osservare i comandamenti,
ascoltare la sua voce che ci indirizza verso altezze
che possono apparire vertiginose e impossibili
soltanto a chi non vuole fare nemmeno il primo
passo sulla strada che vi conduce.
Una strada stretta, che impegna tutto di noi, ma
che, appunto perch stretta, porta sicuramente alla
meta.
E' terribile, ma, purtroppo, gli uomini si sono
abituati ad avere Dio in mezzo a loro fino al punto di
dimenticarlo.
Sugli altari, noi crediamo e sappiamo che il
Cristo vivo e vero. Nella Eucaristia, sotto le specie
del pane e del vino, presente il corpo, il sangue,
l'anima e la divinit di Ges, il quale ci ha ordinato
di nutrirci della sua carne per poter avere la vita,
eppure, bisogna far fatica a convincere molti credenti
ad osservare questo preciso comandamento.
La scusa di molti che non se la sentono ,
non sono disposti , aspettano di pensarci bene e di
sentirne il bisogno, e poi .non ci pensano mai !
E l'anima non vive, perde ogni contatto con Dio,
muore d'inedia.
Si disabituano ad essere uomini, perch
dimenticano di amare o perch pongono il loro
amore a un livello che non da la misura della
stupenda capacit di amare che nell'uomo.
Dio si definito Amore e soltanto amando Lui
liberamente, coscientemente l'uomo pu "finalmente
capire che cosa significa essere figlio di Dio e
che cosa significa amare.
SALVATORE GAROFALO
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