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Una polemica sul nuovo realismo tra

argomenti, improperi e fallacie


di FRANCA D'AGOSTINI, con una replica di ENRICO TERRONE
Per Franca DAgostini il nuovo realismo di Maurizio Ferraris solo "bullshit", oltretutto
berlusconiano e si riflette mella recensione che Enrico Terrone ha dedicato al libro della
D'Agostini sul Rasoio di Occam. Ferraris e Terrone lavorano in malafede, spacciando vaghezze,
mezze verit o autentiche falsit.
Enrico Terrone, in una replica "sine ira et studio", risponde che lerrore di DAgostini proprio
quello di concentrarsi su vicende biografiche e presunte macchinazioni anzich invece che sulle tesi
del nuovo realismo. In questo modo si rinverdisce il tanto deplorato argumentum ad hominem.
NUOVO REALISMO E BERLUSCONISMO
METODOLOGICO
di FRANCA D'AGOSTINI
1. La difficolt primaria
Enrico Terrone ha criticato molto severamente il mio libro Realismo? Una questione non
controversa, e mi sembrerebbe giusto discutere le sue obiezioni, ma estremamente difficile farlo,
perch dovrei dire la solita cosa che sempre si obietta agli argomenti dei nuovi realisti in stile
Ferraris: che non sostengo quel che lui dice io sostenga, non critico Ferraris per le ragioni che
Terrone dice, quel che dico non implica affatto quel che Terrone sostiene implichi, ecc. ecc. Il vizio
del nuovo realismo nella versione di Ferraris appunto lavorare cos: Tizio (Kant, Heidegger,
Gadamer) dice cos e cos; cos e cos una scemenza o un errore, ergo Tizio dice scemenze o
sbaglia. Ma il problema sta nella falsa premessa: Tizio non ha detto cos e cos, anzi sembra che
abbia detto qualcosa di diverso o addirittura proprio il contrario.
Su un punto per Terrone ha ragione: il libro sbagliato, non parzialmente ma completamente
sbagliato. Lo dimostra peraltro il fatto oggettivo che lunico commento pubblico che ha ricevuto (se
si eccettua una breve menzione di Legrenzi su Repubblica) il suo, ed molto critico. Dunque libro
inutile: potevo risparmiarmelo.
Fatta questa precisazione, vorrei anzitutto cercare di spiegare non tanto ci che ho scritto nel libro,
ma ci che ho cercato di fare scrivendolo (e naturalmente non sono riuscita a fare). Quel che volevo
fare liberare il dibattito italiano sul realismo da una serie di resistenze e inciampi che in buona
parte consistono proprio nel gioco descritto di manipolazione (pi o meno consapevole) delle
premesse. Se discutete con qualcuno partendo dal presupposto che sostenga cose diverse da quelle
che lui sostiene, chiaro che non state discutendo affatto, ed meglio lasciar perdere. Il risultato
un dibattito assurdo, in cui si perde un sacco di tempo, e non si ottiene nulla. Che senso ha discutere
su Kant se la vostra idea di Kant non ha alcun rapporto con la mia? Che senso ha confrontare le
nostre opinioni sul realismo se voi sembrate ritenere che realismo voglia dire una cosa, e io
invece credo che sia unaltra?
Mi sembrava che la situazione fosse precisamente questa: il nuovo realismo (in particolare
italiano, ma non soltanto) era frenato dalla metodologia della premessa manipolata (e da altri
disguidi), e credevo che chiarire quali fossero i fraintendimenti in gioco potesse essere utile. Anzi
necessario. Inoltre, volevo anche presentare ipotesi di realismo mie e altrui da sottoporre a una
discussione non deviata in partenza. Uno degli aspetti a mio avviso sorprendenti del nuovo realismo
nella versione italiana era appunto che non si presentavano affatto alcune evidenti novit circa la
questione-realismo, ma ci si fermava a posizioni piuttosto vecchie, sicuramente ancora discusse da
alcuni filosofi analitici, ma dal punto di vista metafisico (mi permetto di dire) poco rilevanti. Per
esempio il realismo scientifico di Armstrong e il realismo modale di Lewis sono delle posizioni
interessanti, su cui vale la pena che gli antirealisti e i realisti pi tradizionali si misurino. Meno
nuove invece (rispetto al realismo) mi sembrano le teorie di autori come Searle o Putnam, che
invece figurano come autori di riferimento dei nuovi realisti. Per questo nella seconda parte del
libro, in un capitolo dal titolo Realismi realmente nuovi parlavo di Armstrong, Lewis, e di altri
realismi a mio avviso nuovi.
Ma per chiarire linsieme occorreva cercare di far vedere quanto non tanto le tesi di Ferraris, ma la
sua procedura, costituisse un fattore di disturbo, che toglieva le condizioni di ogni possibile
chiarimento. Per questo, in un solo e unico capitolo, il terzo, critico non le teorie di Ferraris, ma il
suo modo di procedere, e cerco di far vedere quanto tale modo di procedere anzitutto renda difficile
orientarsi nel capire non gi le diverse posizioni, ma la stessa questione in gioco, ossia le
domande che ci poniamo quando discutiamo di realismo.
2. Il fatale errore: mettersi contro Berlusconi
ovvio per che il mio primo e fondamentale errore stato criticare Ferraris, esponendomi cos
allapplicazione del metodo, con in pi il problema del deficit di credibilit che ha una persona non
garantita dalluniversit, quale io sono. Il risultato era prevedibile: vengo inizialmente silenziata,
dopodich, appena il libro non pi in libreria (dunque pi difficile vedere quanto il ritratto
critico differisca dalloriginale), vengo duramente attaccata sulla base di cose che non ho sostenuto,
e si d del libro una immagine cos falsa, sgradevole e liquidatoria che nessuno penserebbe mai di
perderci un solo istante del suo tempo. E ci viene fatto, si noti, non da Ferraris stesso, ma da suoi
sostenitori di grado accademico primario, che ricalcano perfettamente la procedura. Un filosofo
analitico che stimo ha commentato alluscita del mio libro: poverina, non hai alcuna possibilit,
verrai zittita senzaltro. Cos accaduto, un po me lo aspettavo, pazienza.
Un diffidente potrebbe dire: siamo sicuri di quel che stai dicendo? Siamo sicuri che davvero nel
libro non critichi Ferraris per le ragioni indicate da Terrone? Siamo sicuri che tu non sia sostenitrice
di un realismo senza intuizioni, che nel libro ci siano non soltanto citazioni, ma anche
argomentazioni, ecc. ecc.? Beh, per dirimere davvero la questione bisognerebbe leggere il libro. Ma
forse potete risolvere il primo dubbio, leggendo (almeno) il capitolo dedicato a Ferraris, per vedere
se per esempio gli rimprovero di non aver capito il senso autentico dellaffermazione di Nietzsche
(come Terrone ritiene), oppure se gli rimprovero qualcosa daltro. Se volete, potete trovare le
pagine del libro in questione online, nel sito www.filosofiapubblica.blogspot.it.
Noterete anzitutto che esamino il problema-Ferraris in modo indiretto, riferendomi a ci che ne ha
scritto Veca in un articolo apparso nel 2013 sulla Rivista di Filosofia. Questo semplicemente perch
a quanto so e ho potuto vedere (e conosco bene i lavori di Ferraris) il nuovo realismo ferrarisiano
si presenta come una teoria piuttosto vaga e oscillante, e le uniche premesse salde da cui muove e a
cui sempre ritorna (es. lantirealismo kantiano) mi risultano false. Dunque era difficile darne un
rendiconto accurato e onesto. Inoltre spesso Ferraris dice cose ovvie come se fossero gran trovate
filosofiche, o riferisce tesi di altri in modo distorto, e senza citarne gli autori, o addirittura
rivolgendole contro i loro stessi sostenitori. In generale, ha uno stile brillante e gradevole, ma per lo
pi punteggiato da strawmen, estrapolazioni, distorsioni, generalizzazioni, evidenze soppresse, false
dicotomie, ecc.. Tutto ci mia impressione e mia opinione, sia ben chiaro. Ma in definitiva, il
risultato che non ci capisco nulla: se questa filosofia io non so niente di filosofia, e se questa
buona argomentazione io non capisco niente di argomentazione.
Essendo questo quel che onestamente mi risultava, che cosa potevo dirne, onestamente? Niente. Nel
libro in effetti parlo di Ferraris solo in queste pagine, e in qualche nota, in cui per riconfermo i
miei dubbi metodologici, e mi limito a manifestare le mie perplessit sul fatto che il realismo di
Ferraris possa dirsi davvero realismo. La versione del capitolo che troverete online anteriore a
quella poi entrata nel libro, ed stata scritta proprio per il Rasoio di Occam, nellaprile del 2013.
Poi leditore mi ha proibito di pubblicarla in anticipo.
C una sola differenza importante tra la versione originaria che avevo scritto per il Rasoio, e
quella che poi entrata nel libro: il titolo. Il titolo era Nuovo realismo e berlusconismo
metodologico, mentre nel libro il capitolo ora si intitola Nuovo realismo e postmodernismo
metodologico. In effetti ho riflettuto a lungo, e il primo titolo mi sembrava decisamente troppo
cattivo. Ovvio che Ferraris non politicamente berlusconiano, e sappiamo bene che il concetto di
berlusconismo un desemismo, come dicono i linguisti, ossia una parola neutra diventata (a certe
condizioni) un insulto. Nel capitolo spiego alcune ragioni del parallelismo, ma addirittura intitolare
cos un capitolo significava attirare troppo lattenzione sul problema e far troppo danno a Ferraris.
Forse ho sbagliato (spesso ho sbagliato nellessere troppo gentile con Ferraris): era meglio chiarire
subito il mio pensiero.
3. Berlusconismo metodologico?
Lidea che nel nuovo realismo in versione Ferraris si esprima una metodologia postmoderna o
postmodernista che dir si voglia di Salvatore Veca, e non mia (la sostiene appunto in Filosofia,
contingenza e incompletezza, su Rivista di Filosofia, 2013).[1] Credo che funzioni abbastanza
bene, ma bisognerebbe aggiungere anche altri requisiti, e anzitutto il paragone con il metodo
Berlusconi. Credo cio che le procedure di Ferraris e dei suoi sostenitori siano identiche a quelle
adottate da Berlusconi e dai suoi sostenitori.
Conosco lobiezione: B. lo spauracchio, e ormai tutti tendono a dire che i loro nemici sono
berlusconiani. Ma non bisogna lasciarsi fuorviare. Il concetto di berlusconismo metodologico ha
qui un valore assolutamente tecnico: si riferisce anzitutto al modo di procedere tipico di persone
che producono una versione falsa o distorta dei fatti (es. giudici comunisti, perseguitato politico,
ecc.), e a partire da queste falsit preliminari costruiscono un tessuto di mezze verit, vaghezze,
elusioni, allusioni, distorsioni. Normalmente si tratta di una patologia: una specie di quasi-delirio
paranoide, o qualcosa del genere. Ma quando la versione manipolata e distorta viene supportata
sistematicamente da manovre di potere, e dal successo pubblico di tali manovre, si crea un vero e
proprio canone distorto e trionfante, o come si dice una situazione di menzogna organizzata. Di l
in avanti non vale la pena neppure discutere, perch il contatto con il controllo degli argomenti e
con la verit perduto.
Ci sono ovvie differenze tra Ferraris e Berlusconi, se non altro perch il primo ha solo la colpa di
aver confuso le acque in filosofia, e aver difeso e diffuso la sua confusione con operazioni non
sempre ineccepibili. Lanalogia funziona per molto bene, per diverse ragioni, ma anzitutto per un
decisivo aspetto, che la conseguenza del binomio menzogna+potere in unepoca in cui non ci sono
possibilit di creare veri totalitarismi (in filosofia o altrove), ma ci sono invece vaste possibilit di
diffondere informazioni false e promuovere verit manipolate.
E tale conseguenza , brevemente e semplicemente, il trionfo del bullshitting, nel senso ormai
diventato canonico: un modo di parlare e discutere non interessato alla verit di quanto si sta
dicendo. Un testo bullshitting esprime altri interessi: per esempio, linteresse a difendere posizioni,
a distruggere avversari, o a farsi belli, a dimostrare che si molto intelligenti, e si sanno molte
cose In generale simili procedure sono dannose, perch di l in avanti ogni discussione (in
politica, in letteratura, nellarte ecc.) si stupidifica, e il livello di discorso si abbassa
inesorabilmente, mentre i manipolatori semplificatori hanno la meglio. Quando poi simili procedure
vanno a finire nel linguaggio filosofico, il cui obiettivo primario dovrebbe essere la verit (anche
quando si critica il concetto di verit) il caos intellettuale assicurato.
Intendiamoci: tutti almeno un po si fanno belli scrivendo, tutti hanno sotto-sotto problemi
personali e ferite da rimarginare, quando si mettono in testa di parlare a tutti (o quasi tutti) e non
al vicino di casa, o al proprio zio. Ma se questi interessi personali pi o meno patologici prendono il
sopravvento sullinteresse alla verit allora ci che ne risulta appunto il testo non-aletico, che in
filosofia potr essere brillante, interessante, divertente, apparentemente corretto, ma nella migliore
delle ipotesi non smuove nulla, e non aiuta nessuno, e nella peggiore crea disaccordo e confusione.
Non so se mi spiego, forse no, ma il discrimine tra bullshit e opere filosofiche autentiche (pi o
meno buone, pi o meno ineccepibili) a me sembra piuttosto chiaro.
4. Il vero problema
Il chiarimento che volevo portare con il libro fallito. Resta per il problema che il libro cercava di
risolvere, o rispetto al quale cercava di provvedere vie di soluzione. Come molti altri
(presumibilmente tutti quelli che mi stanno leggendo) ritengo che la questione del realismo
(almeno in un senso dellespressione) sia estremamente importante e interessante oggi, per la
filosofia, e anche per la vita pubblica (politica, scienza, arte, letteratura, ecc.). Come altri (non so
quanti) ero perplessa e preoccupata per il modo bulshitting in cui Ferraris e i suoi seguaci tendevano
a trattare la questione. Guardate per esempio il semplicissimo paradigma ferrarisiano, nella versione
presentata in Manifesto del nuovo realismo (2012). Qui si difende appassionatamente una tesi che
nessuno si mai sognato di discutere: che i fatti accaduti non sarebbero emendabili.
Naturalmente si trascura del tutto lovvia considerazione che molti tra i fatti occorrenti si emendano
eccome, per non parlare delle descrizioni dei fatti gi occorsi, che sono oggetto di emendamenti
infiniti. Ma il battage pubblicitario e il tessuto di concertazioni con cui Ferraris accompagna sempre
le sue produzioni ha reso eternamente trionfante questa versione stupidificata di una questione seria
e di decisiva importanza in democrazia: la questione della verit realistica, su cui tantissimi in Italia
hanno insistito, negli ultimi anni, e a cui io stessa ho dedicato di recente tutti i miei sforzi (pi o
meno a partire da Disavventure della verit, 2002).
Come avviene che simili banalit inutili, e argomentate con ampio apparato di riferimenti
denigratori e distorcenti a persone che non possono difendersi, essendo morte o deboli o in
disgrazia, abbiano cos ampio spazio e credito? Il problema di fondo, come si vede peraltro nelle
pagine che vi suggerisco di leggere, resta lincerto status scientifico e culturale della filosofia, e in
particolare della metafisica. In una situazione in cui nessuno ha idee chiare e condivise circa che
cosa significhi fare metafisica, e quali criteri abbiamo per distinguere una buona da una cattiva
teoria filosofica (o da una simulazione di teoria filosofica), molto facile che quel che passa per
realismo non lo sia affatto, e ci troviamo a professarci realisti senza sapere neppure che cosa
intendiamo esattamente dire. In una simile situazione anche molto facile che le scimmie dei
filosofi (e le scimmie dei politici, degli artisti, dei romanzieri, ecc.) passino per grandi filosofi
(grandi statisti, grandi artisti, grandi romanzieri, ecc.), e quel che peggio: che in buona fede
credano di esserlo.
Ora io credo che se in Italia vogliamo davvero discutere di realismo, o anzi: se vogliamo fare della
buona filosofia pubblica, dobbiamo (noi tutti, anche Ferraris) metterci dimpegno a chiarire il
problema. E in sintesi la mia diagnostica questa (posso sbagliarmi). Maurizio Ferraris (e non il
solo) appartiene profondamente e inestricabilmente alla cultura della non-verit: non ha ricevuto
alcuna educazione al vero, ma solo allapparenza (Derrida: primato della lettera sullo spirito) e al
potere (Nietzsche: metafisica della volont di potenza). Questo quel che ha imparato a fare, e
questo quel che crede si debba fare. In pi stato educato da Vattimo a uno stile di filosofia molto
mirato alla sfera pubblica, il che potrebbe essere un bene, ma quando luso pubblico della filosofia
accompagnato dalla pratica della non-verit, si generano non pochi disguidi. E anzitutto il primo e
sensazionale disguido: che a difendere (nominalmente) la verit e la realt si trovino veri
maestri della falsificazione e della distorsione dei fatti.
NOTA
[1] Applicando un classico tu quoque, nella versione infantile (non sono io il cattivo, sei tu!),
Terrone sostiene che la postmodernista metodologica sarei io. Ottimo, a me va benissimo questa
ascrizione: se il mio metodo postmoderno, a me il postmoderno va molto bene, e sono senzaltro
postmodernista.
* * *
I RISCHI DELL'ARGOMENTO AD HOMINEM
di ENRICO TERRONE
Lunico punto davvero filosofico nella replica di Franca DAgostini mi pare sia la contrapposizione
fra il realismo prescrittivo di Armstrong o Lewis e il realismo descrittivo di Putnam e Searle.
Secondo DAgostini molto meglio il primo, a me piace di pi il secondo, e nella mia recensione di
Realismo? Una questione non controversa ho cercato di spiegare perch. Qui mi limito ad
aggiungere che, nel comparare realismo descrittivo e prescrittivo, sarebbe opportuno considerare
non solo le tesi di Putnam e Searle, ma soprattutto quelle di Sellars e Strawson; e gioverebbe tener
conto anche del Realismo Speculativo di filosofi come Meillassoux e Harman: una nuova linea di
pensiero assai vivace e originale, che sta imponendosi nel dibattito internazionale, e che il Nuovo
Realismo di Ferraris ha avuto il merito di raccordare con il dibattito italiano.
Questo potrebbe essere il terreno per una discussione filosofica proficua. Ma c un problema di
metodo: DAgostini ritiene del tutto inaccettabile il modo in cui Ferraris difende le proprie tesi. Su
questo punto, per, io non ho molto da dire. A me non piace per nulla il modo in cui DAgostini
farcisce i suoi testi di citazioni e autocitazioni, ma non credo che questa idiosincrasia rappresenti un
ostacolo insormontabile per quanto concerne la discussione delle tesi che DAgostini sostiene. Mi
impegno a estrarre le tesi dal garbuglio di nomi propri, neologismi e note a pi di pagina. Invece
DAgostini vuole focalizzarsi non sulle tesi di Ferraris ma sul suo modo di procedere. Fatico a
capire linteresse filosofico di questa operazione. Io di solito concedo a ogni filosofo la scelta del
modo di procedere e cerco di capire se attraverso quel peculiare modo di procedere riesce a dirmi
qualcosa di interessante. Mi riservo di criticare il suo stile e il suo metodo, ma cerco di
concentrarmi innanzitutto sulla rilevanza delle tesi che propone. In tal senso, pur occupandomi
prevalentemente di filosofia analitica, non ho nessuna preclusione verso la filosofia cosiddetta
continentale.
DAgostini vuole invece privilegiare il modo di procedere, e sembra intendere questo modo di
procedere soprattutto in termini di vicende biografiche, gerarchie accademiche, ed eventuali
macchinazioni e cospirazioni che stanno o starebbero dietro un certo testo, nella fattispecie quello di
Ferraris. A me pare che proprio qui risieda il principale rischio di stultificazione del dibattito
filosofico: nel sorvolare sulle teorie per focalizzarsi sulle persone, mischiando i giudizi sulle teorie
con i giudizi sulle persone. Si tratta in fondo del famigerato argomento ad hominem per cui si
attacca una persona al fine di contestare le tesi che questa persona sostiene: una fallacia che
D'Agostini stessa giustamente deplora nei suoi scritti sull'argomentazione. Ferraris famoso;
Berlusconi famoso; dunque il metodo di Ferraris un berlusconismo. Ferraris stato allievo di
Vattimo e Derrida; le filosofie di Vattimo e Derrida antepongono lapparenza alla verit; dunque la
filosofia di Ferraris antepone lapparenza alla verit. Se le principali tesi filosofiche di Franca
DAgostini sono di questa levatura, allora forse ad attribuirgliene altre differenti, come mi
rimprovera di aver fatto nella mia recensione, le si fa un favore.
(4 luglio 2014)