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N82 Agosto 2014 1

Newsletter
N 82 Agosto 2014
Trifir & Partners Avvocati
Diritto del Lavoro
Attualit 5
Le Nostre Sentenze 6
Cassazione 9
Diritto Civile,
Commerciale,
Assicurativo
Le Nostre Sentenze 10
Assicurazioni 11
Il Punto su 12
R. Stampa 14
Contatti 16
La circolare n. 18/2014 del Ministero del Lavoro:
primi chiarimenti applicativi sulla L. n. 78/2014 (Jobs
Act)
Il 30 luglio 2014, il Ministero del Lavoro ha pubblicato la circolare n.
18/2014 contenente chiarimenti e orientamenti interpretativi delle
disposizioni della L. 78/2014 (cosiddetto jobs act).
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Contratto a tempo determinato
A) Indicazione nel contratto di assunzione della causale di carattere
sostitutivo o di stagionalit. Essendo venuta meno la necessit di una
causale, sufciente lindicazione di un termine che pu risultare
di rettamente o i ndi rettamente dal contratto di assunzi one.
La sussistenza di speciche ragioni giusticatrici continua, per, ad
essere rilevante in ipotesi di assunzioni per ragioni di carattere sostitutivo
o di stagionalit. Infatti, in queste ultime ipotesi, lassunzione esente
dalle limitazioni quantitative previste dalla nuova disciplina e il datore di
lavoro non tenuto al versamento del contributo addizionale dell1,4%.
Per tale ragione, con riferimento alle suddette ipotesi, appare
opportuno ai soli ni di trasparenza, che i datori di lavoro continuino a
far risultare nellatto scritto la ragione che ha portato alla stipula del
contratto a tempo determinato. In altri termini, anche in questi casi, la
mancata indicazione della causale non comporta lillegittimit del
contratto, pur costringendo il datore di lavoro ad un onere probatorio pi
impegnativo nel caso di controversia.
B) Limiti quantitativi. Secondo la circolare, la previsione legale di limiti
quantitativi volta ad assicurare una specica proporzione tra lavoratori
stabili e a termine.
Partendo da tale considerazione, nel calcolo dei limiti quantitativi non
devono essere inclusi i rapporti di natura autonoma o di lavoro
accessorio, i lavoratori parasubordinati e gli associati in partecipazione, e
nemmeno i lavoratori a chiamata a tempo indeterminato privi di indennit
di disponibilit. Diversamente, devono essere conteggiati i lavoratori part-
time, i dirigenti a tempo indeterminato e gli apprendisti.
Con specico riferimento agli apprendisti, la circolare ha dato atto che
lart. 7 co. 3 del Testo Unico sullapprendistato (d.lgs. n. 167/2011)
prevede lesclusione degli apprendisti dal computo dei limiti numerici
previsti da leggi e contratti collettivi per lapplicazione di particolari
normative e istituti. Tuttavia, questultima disposizione fa salve
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speciche previsioni di legge e nasce dallesigenza di favorire lassunzione di apprendisti per cui, se
lesclusione fosse applicata anche in materia di limiti quantitativi dei contratti a termine, una simile
interpretazione nirebbe per disincentivare il ricorso allistituto.
La circolare ha, quindi, precisato che il calcolo deve essere e!ettuato in relazione ai lavoratori
complessivamente in forza, a prescindere dallunit produttiva dove sono occupati, ferma restando la
possibilit di destinare i lavoratori a tempo determinato presso una o soltanto alcune unit produttive
facenti capo al medesimo datore di lavoro.
Quando la percentuale del 20% da luogo ad un numero decimale, sar possibile effettuare un
arrotondamento allunit superiore se il decimale e uguale o superiore a 0,5. Daltro canto,
considerata la delicatezza di tale prolo interpretativo la sanzione per il superamento del limite
massimo dei contratti a termine non trova applicazione qualora il datore di lavoro, prima della
pubblicazione della circolare, abbia proceduto allassunzione di un numero di lavoratori a termine sulla
base di un arrotondamento comunque in eccesso.
Sempre partendo dal presupposto che il limite quantitativo rappresenta una proporzione e non un limite
sso annuale, la circolare ha stabilito che allo scadere di un contratto sar possibile stipularne un altro
sempre che si rispetti la percentuale massima di lavoratori a tempo determinato pari al 20% di quelli in
forza al 1 gennaio dellanno in corso.
Inne, stato precisato che non concorrono al superamento dei limiti quantitativi le assunzioni di disabili
con contratto a tempo determinato e lacquisizione di personale a termine nelle ipotesi di trasferimenti
dazienda. In tale ultimo caso, i relativi rapporti a tempo determinato potranno essere prorogati nel
rispetto dellattuale disciplina, mentre un eventuale rinnovo degli stessi dovr essere tenuto in conto ai
ni della valutazione del superamento dei limiti quantitativi.
C) Rinvio alla contrattazione collettiva. Tale rinvio privo di particolari vincoli per cui le parti sociali
possono legittimamente derogare al limite percentuale del 20% (aumentandolo o diminuendolo) o alla
scelta del legislatore di fotografare la realt aziendale al 1 gennaio dellanno di assunzione, magari
utilizzando come criterio quello dei lavoratori mediamente occupati in un determinato arco temporale.
Quanto ai datori di lavoro che hanno no a 5 dipendenti, poich la legge consente loro in ogni caso
lassunzione di un lavoratore, la contrattazione collettiva potr prevedere margini pi ampi mentre,
invece, non potr vietare lassunzione consentita ex lege.
Sono ancora efcaci le clausole dei C.C.N.L. che impongono limiti complessivi alla stipula di contratti a
termine e allutilizzazione di lavoratori somministrati. Tuttavia, in ipotesi di violazione di tali clausole, la
sanzione prevista dalla l. n. 78/2014 applicabile solo ai contratti a termine stipulati in violazione del
limite quantitativo previsto dalla nuova disciplina legale.
D) Proroghe. La proroga, sino ad un massimo di cinque volte e sempre entro il limite di durata
complessiva del singolo contratto pari a 36 mesi, ammessa a condizione che ci si riferisca alla stessa
attivit lavorativa, intendendo con tale formulazione le stesse mansioni, mansioni equivalenti o
comunque quelle svolte in applicazione della disciplina di cui allart. 2103 cod. civ..
Il limite delle proroghe trova applicazione indipendentemente dal numero dei rinnovi. Pertanto,
nellambito di pi contratti a tempo determinato stipulati per lo svolgimento di mansioni equivalenti, le
proroghe totali non potranno essere pi di cinque. Al contrario, qualora il nuovo contratto a termine si
riferisca a mansioni differenti, le eventuali precedenti proroghe non dovranno essere contabilizzate.
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La circolare ha precisato che le assunzioni antecedenti allentrata in vigore del d.l. 34/2014 (21 marzo
2014) sono soggette al previgente limite di una sola proroga per contratto. Inoltre, poich in base al d.l.
34/2014 erano ammesse sino 8 proroghe (divenute 5 in sede di conversione), non sanzionabile
loperato dei datori di lavoro che, durante il periodo 21 marzo - 19 maggio 2014 abbiano effettuato sino
ad un massimo di 8 proroghe.
E) Diritto di precedenza. La circolare ha rammentato che il diritto di precedenza, in favore dei lavoratori
assunti a termine negli ultimi 12 mesi, con riferimento ad assunzioni a tempo indeterminato per le stesse
mansioni, deve essere segnalato nel contratto di assunzione. Tuttavia, la mancata informativa sui diritti
di precedenza non incide sulla possibilit che il lavoratore possa comunque esercitarli, n appare
specicamente sanzionata.
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Somministrazione di lavoro
La circolare ha chiarito che il nuovo quadro normativo lascia intatta la delega ai CCNL per
lindividuazione dei limiti quantitativi di utilizzo dei lavoratori somministrati, senza che trovi
applicazione il limite del 20% indicato per le assunzioni a termine. Nemmeno applicabile la
sanzione amministrativa di cui al nuovo art. 5, comma 4 septies, del d.lgs. 368/2001, evidentemente
riferita alla violazione dei limiti quantitativi di contratti a termine. e non anche ai limiti individuati ai sensi
dellart. 20, co. 4, del d.lgs. 276/2003 (questultima la norma, contenuta nella legge Biagi, in materia
di somministrazione).
Inoltre, il limite del 20% ai contratti a tempo determinato non pu nemmeno riferirsi alle assunzioni a
termine e!ettuate dalle agenzie di somministrazione nellambito della propria attivit istituzionale.
Tale interpretazione discende dalla ratio della disciplina legale della somministrazione, secondo cui le
norme in materia di contratti a termine si applicano a questultima per quanto compatibili, e certamente
un limite alle assunzioni a termine effettuate ai ni di somministrazione non sembra conciliarsi con la
stessa natura di tale attivit, legata pi di ogni altra alle necessit e alle richieste del mondo
imprenditoriale.
!
Lapprendistato
La circolare ha esaminato gli aspetti della nuova disciplina dellapprendistato che sono stati oggetto di
modica, in sede di conversione del d.l. 34/2014.
Essendo stato reintrodotto lobbligo di specicazione del piano formativo, seppur in forma sintetica, la
circolare ha stabilito che esso pu limitarsi ad indicare esclusivamente la formazione nalizzata
allacquisizione di competenze tecnico professionali e specialistiche.
Quanto alle clausole di stabilizzazione, anchesse prima eliminate dal decreto legge e poi riproposte in
sede di conversione, la circolare ha precisato che la sanzione legale si applica solo con riferimento alla
violazione dellobbligo di stabilizzazione previsto ex lege, ossia per i datori di lavoro che hanno almeno
50 dipendenti. Per i datori di lavoro che occupano sino a 49 dipendenti, leventuale violazione di clausole
di stabilizzazione previste dai CCNL di categoria non comporter alcun effetto trasformativo delle
assunzioni a termine in assunzioni a tempo indeterminato.
Inne, la formazione di base e trasversale, secondo quanto stabilito dalle Regioni e province autonome,
tornata obbligatoria con la legge di conversione. Daltro canto, essa deve essere disciplinata
nellambito della regolamentazione regionale e realmente disponibile per limpresa e per lapprendista.
Di riesso, essendo posto a carico delle Regioni un termine entro il quale comunicare le modalit di
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svolgimento dellofferta formativa pubblica, il mancato rispetto di tale obbligo esonera il datore di
lavoro da qualsiasi responsabilit.
In sostanza, la nuova disciplina ha voluto responsabilizzare regioni e province autonome nel
pubblicizzare lattivazione dei corsi che, del resto, possono considerarsi effettivamente disponibili
solo in quanto siano comunicati e sia dunque consentito al datore di lavoro, come previsto nelle
linee guida, liscrizione allofferta medesima.
Tommaso Targa
Comitato di Redazione: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca
DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti, Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera,
Tommaso Targa, Marina Tona, Stefano Trir e Giovanna Vaglio Bianco

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Nella fase sommaria del Rito Fornero sono ammissibili pronunce
di contenuto meramente processuale
A cura di Antonio Cazzella
Con ordinanza n. 17443 del 31 luglio 2014 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno
affermato che, nella fase sommaria del Rito Fornero, sono ammissibili pronunce di contenuto
esclusivamente processuale. Tale principio stato affermato a seguito di un ricorso per
regolamento necessario di competenza ex art. 42 c.p.c., promosso da un lavoratore che aveva
impugnato il licenziamento ai sensi dellart. 1, comma 48, della legge n. 92/2012; il giudizio era
stato denito con una pronuncia di litispendenza, atteso che il lavoratore era stato gi convenuto
dal datore di lavoro, innanzi ad un differente Tribunale, con unazione di accertamento della
legittimit del licenziamento. Il lavoratore ha impugnato la decisione con regolamento necessario
di competenza (che, come ricordano le Sezioni Unite, ammissibile anche nei confronti di
ordinanze che abbiano pronunciato sulla litispendenza), deducendo che, sulla base di
uninterpretazione letterale della normativa, il giudice della fase sommaria potrebbe
esclusivamente accogliere o rigettare il ricorso, mentre le questioni meramente processuali, ivi
inclusa la litispendenza, potrebbero essere affrontate solo nelleventuale fase a cognizione piena.
Le Sezioni Unite, tuttavia, non hanno condiviso tale impostazione. In particolare, stato
evidenziato che nel Rito Fornero il giudizio a cognizione piena meramente eventuale ed
attivabile con lopposizione per cui se questa non viene proposta lordinanza conclusiva della
fase sommaria idonea a passare in giudicato. Con la conseguenza che necessario che il
giudice della fase sommaria del procedimento ammetta ed esamini la questione di rito (nel
caso di specie la litispendenza) e decida sulla stessa. Solo cos, infatti, possibile evitare un
conitto di giudicati sulla stessa questione, nel pieno rispetto dei principi (posti alla base della
disciplina prevista dallart. 39 cod. proc. civ.) di unitariet della giurisdizione e di economia
processuale. In particolare, le Sezioni Unite hanno precisato che, in tal caso, non necessario
procedere allimmediata conversione del rito sommario in rito ordinario a cognizione piena, in
quanto il meccanismo processuale previsto dal legislatore ha congurato la fase sommaria come
un passaggio processuale diretto a favorire una rapida denizione della causa. Le Sezioni Unite
hanno poi evidenziato che tale decisione non si pone in contrasto con altro orientamento delle
stesse Sezioni Unite (Cass. S.U. 9 luglio 2009, n. 16091; Cass. S.U. 29 luglio 2013, n. 18189)
che afferma linammissibilit del regolamento di competenza in materia di procedimenti cautelari
e ci proprio in considerazione del fatto che la decisione nellambito di un procedimento
cautelare priva del requisito della denitivit. Inoltre, le Sezioni Unite hanno rilevato che, con
sentenza n. 8213 del 16 giugno 2000, la Corte di Cassazione aveva gi ritenuto ammissibile il
regolamento di competenza nel procedimento ex art. 28 Stat. Lav. che per molti versi presenta
importanti analogie con quello previsto dalla legge Fornero.
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LA SENTENZA DEL MESE
LA DECADENZA EX ART. 6 L. 604/1966 RIGUARDA OGNI ACCERTAMENTO DELLA TITOLARIT
DEL RAPPORTO IN CAPO A UN SOGGETTO DIVERSO DAL FORMALE DATORE
(Tribunale di Napoli, 25 marzo 2014)
Un lavoratore ha convenuto una societ operante nel settore dei servizi integrati alle imprese, da noi
assistita, rivendicando il diritto allassunzione alle dipendenze di questultima in forza della previsione di
cui allart. 4 del CCNL per il personale delle imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati. Nello
specico, il lavoratore ha allegato lavvenuto subentro nellappalto, da parte della nostra assistita in
successione ad altra ditta, datrice di lavoro del ricorrente, che lo aveva licenziato proprio in ragione della
cessazione dellappalto.
La societ ha invocato, in via preliminare, la decadenza dallazione ex art. 6 l. 604/1966 e art. 32,
comma 4, lett. d) l. 183/2010, poich: a) il ricorrente ha agito in giudizio dopo il decorso del termine di
180 giorni dallimpugnazione stragiudiziale della mancata assunzione; b) lart. 32 l. 183/2010 non ha
esteso espressamente i termini di decadenza alle azioni in cui si rivendichi il diritto allassunzione, a
fronte di una norma del contratto collettivo che disciplina la successione nella gestione degli appalti.
Tuttavia, la lettera d) del comma 4 dellart. 32 va letta quale norma idonea ad abbracciare anche tale
ipotesi, avendo lazione avversaria pur sempre per nalit quella di costituire un rapporto con un
soggetto diverso da quello formalmente titolare del rapporto di lavoro, ed essendo tale interpretazione
compatibile con la ratio della norma e con la nalit di garantire certezza del diritto in tempi ragionevoli.
Il Tribunale di Napoli, in accoglimento delle argomentazioni svolte in tal senso dalla societ, ha accolto
leccezione preliminare di cui sopra, sulla scorta della seguente motivazione:
Il quarto comma dellart. 32 estende lapplicazione delle disposizioni di cui allart. 6 l. 604/1966
anche ... in ogni altro caso in cui si chieda la costituzione o laccertamento di un rapporto di lavoro in
capo ad un soggetto diverso dal titolare del contratto.
Alla stregua della sua chiara ed inequivoca formulazione, tale ultima ipotesi assume una portata
onnicomprensiva e, per cos dire, di chiusura del sistema introdotto delle preclusioni, tale da
ricomprendere, quindi, qualunque ipotesi in cui un soggetto agisca in giudizio per ricondurre la titolarit
del rapporto di lavoro in capo ad un soggetto diverso da quello che formalmente la detiene.
Non pu essere condivisa, perch contraria alla ratio ed alla lettera della norma, linterpretazione
restrittiva offerta da parte ricorrente, sia pure con il conforto di autorevole dottrina.
La domanda di costituzione del rapporto di lavoro non pu dunque essere accolta per la decadenza
maturata.
Il principio espresso dalla sentenza in commento, favorevole ad una interpretazione in senso ampio della
lettera d) dellart. 32 comma 4 del Collegato Lavoro, foriero di molteplici applicazioni, ad esempio in
caso di azione per laccertamento dellesistenza di un unico centro di imputazione di interessi, al ne di
imputare la titolarit del rapporto in capo a soggetto diverso dal formale datore di lavoro o di dimostrare
la ricorrenza dei requisiti numerici per lapplicazione dellart. 18 l. 300/1970; nel caso di azioni costitutive
proposte ai sensi di discipline contrattuali che prevedano obblighi di assunzione nelle ipotesi di
successione negli appalti; nel caso in cui si agisca per far valere lillegittimit del distacco.
Causa seguita da Damiana Lesce e Valeria De Lucia
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LE NOSTRE SENTENZE
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ALTRE SENTENZE
INAMMISSIBILE LA REINTEGRAZIONE SE IL DIPENDENTE SI RISERVA DI AGIRE PER
LACCERTAMENTO DELLA QUALIFICA DIRIGENZIALE
(Tribunale di Milano, ordinanza 6 giugno 2014)
Con ricorso ex art. 1, commi 48 e ss della L. 18 giugno 2012 n. 92 (legge Fornero), un dipendente con
qualica di quadro ha lamentato la pretesa illegittimit del licenziamento a lui intimato per giusta causa,
chiedendo di essere reintegrato in servizio ex art. 18 St. Lav..
Successivamente alla notica del ricorso, il lavoratore ha inviato all'azienda anche una lettera con cui - a
mezzo dei propri legali - ha rivendicato la qualica dirigenziale del rapporto di lavoro, riservandosi di agire
- successivamente al ricorso ex legge Fornero - per il pagamento di asserite differenze retributive e
dellindennit prevista dal CCNL dirigenti industria, in ipotesi di licenziamento ingiusticato. Costituendosi
in giudizio, la societ ha eccepito l'inammissibilit del ricorso, evidenziando che le pretese avanzate dal
lavoratore con la propria lettera di cui sopra sono incompatibili con la domanda di reintegrazione.
Nell'ambito del tentativo di conciliazione, il lavoratore ha riutato una generosa proposta transattiva
formulata dal giudice, e da quest'ultimo fortemente caldeggiata, rimarcando che tale ipotesi - a suo dire
- non avrebbe tenuto conto delle pretese economiche che il medesimo lavoratore intende far valere, in
relazione alla qualica dirigenziale, con il separato giudizio anticipato dalla propria missiva allazienda.
Constatato il fallimento del tentativo di conciliazione, il giudice ha dichiarato inammissibile il ricorso,
condannando il lavoratore al pagamento delle spese legali allazienda, poich il medesimo ha agito per
la tutela reale del suo posto di lavoro, sul presupposto di una qualica, quella di Quadro, che egli tuttavia
esplicitamente disconosce. L'ordinanza ha evidenziato che, tra i motivi di potenziale illegittimit del
licenziamento, il lavoratore ha indicato anche lasserita discriminazione, il che consentirebbe di disporre
la reintegrazione anche in ipotesi di qualica dirigenziale. Tuttavia, l'ordinanza ha ritenuto che il preteso di
motivo discriminatorio palesemente insussistente, dal momento che il lavoratore si limitato a
sostenere un asserito trattamento sfavorevole da lui subito, rispetto a quello di altri dipendenti
dell'azienda che - in situazioni completamente diverse da quella che ha portato al licenziamento - non
sarebbero stati sanzionati per pretese inadempienze. Al riguardo, richiamando la giurisprudenza della
Cassazione sul punto, l'ordinanza ha evidenziato che nel rapporto di lavoro privato non opera il principio
di parit di trattamento, ne possibile alcun controllo di ragionevolezza da parte del giudice sugli atti di
autonomia sia collettiva che individuale, sotto il prolo del rispetto delle clausole generali di correttezza e
buona fede, che non sono intoccabili in caso di eventuale diversit di trattamento non ricadente in
alcuna delle ipotesi legali (e tipizzate) di discriminazione vietate.
Causa seguita da Tommaso Targa
DIMISSIONI PER GIUSTA CAUSA: REQUISITI PER UN LEGITTIMO RECESSO DEL LAVORATORE
(Tribunale di Chieti, 29 maggio 2014)
Il Tribunale di Chieti ha escluso la pretesa giusta causa di dimissioni di un dipendente di un istituto di
credito, motivate da asseriti comportamenti ingiuriosi da parte del superiore gerarchico, pressioni per
far ripianare la posizione debitoria delle aziende di famiglia, ingiusta accusa di aver sottratto documenti
aziendali e sottoposizione a controlli sulla movimentazione del suo conto corrente. Dopo aver ribadito
che la giusta causa di dimissioni riguarda comportamenti di gravit tali da non consentire, neppure in via
provvisoria, la prosecuzione del rapporto di lavoro, la sentenza in commento ha rilevato che le deduzioni
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svolte in concreto dal lavoratore erano, di per s, astrattamente inidonee a determinare un recesso per
giusta causa e, comunque, riguardavano fatti vericatisi a distanza di tempo dalle dimissioni.
La sentenza ha altres evidenziato che il lavoratore, peraltro, non si era mai lamentato dei comportamenti
addotti come giusta causa di dimissioni, se non in occasione della lettera con cui ha dovuto fornire le
sue giusticazioni in ordine ad una contestazione disciplinare.
Causa seguita da Antonio Cazzella
IL DIPENDENTE RELEGATO IN UNA CONDIZIONE DI NULLAFACENZA NON HA DIRITTO AL
RISARCIMENTO SE NON ALLEGA E PROVA RIGOROSAMENTE IL DANNO SUBITO
(Tribunale di Bergamo, sezione lavoro, 26 giugno 2014)
Il Tribunale di Bergamo ha respinto la domanda risarcitoria formulata da un dipendente al quale non era
stata assegnata alcuna mansione. Partendo dalla distinzione tra i concetti di inadempimento e danno e
sul presupposto che linadempimento del datore di lavoro che demansiona un dipendente non provoca
necessariamente un pregiudizio a questultimo, la sentenza ha concluso che, nel nostro ordinamento, la
condotta della parte inadempiente non pu essere censurata con una sanzione civile punitiva (con una
somma-castigo). Di conseguenza, anche ai ni del danno da dequalicazione professionale, il
dipendente tenuto ad allegare ed offrire la prova rigorosa di quali pregiudizi avrebbe subito e secondo
quali modalit. In difetto di allegazioni puntuali in merito, il lavoratore non ha diritto ad alcuna somma,
ben potendo il suo interesse esaurirsi, senza effetti pregiudizievoli, nella corresponsione del trattamento
retributivo (comunque garantito) quale controprestazione della messa a disposizione delle energie
lavorative (ancorch non sfruttate dal datore di lavoro).
Causa seguita da Francesco Cristiano
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OSSERVATORIO SULLA CASSAZIONE
A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella
LA CESSIONE DEL RAMO DAZIENDA NON OPERA NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI
DEMANSIONATI
Con sentenza n. 15848 del 10 luglio 2014 la Corte di Cassazione ha affermato che la cessione
del ramo dazienda non produce effetti nei confronti dei lavoratori addetti al ramo ceduto in
conseguenza di un illegittimo mutamento di mansioni, salva lipotesi in cui il lavoratore abbia
fatto acquiescenza alla dequalicazione. Nel caso di specie, un lavoratore divenuto inidoneo
alla mansione era stato addetto al servizio di pulizia ed aveva accettato per fatti concludenti
lassegnazione di tali mansioni; egli non poteva, dunque, successivamente dolersi di tale
decisione per essersi ritrovato nel ramo dazienda esternalizzato, facente parte dei servizi
generali che il datore di lavoro non aveva pi convenienza a mantenere allinterno dellimpresa.
INDENNIT DI TRASFERTA: COMPUTO NEL TFR E PATTO DI CONGLOBAMENTO DI ALTRI
TRATTAMENTI RETRIBUTIVI
Con sentenza n. 16142 del 15 luglio 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto che lindennit di
trasferta deve essere computata nella base di calcolo del TFR qualora la stessa non assuma
natura risarcitoria bens retributiva; nel caso di specie, infatti, tale indennit era stata corrisposta
al lavoratore in maniera ssa e forfettizzata, a remunerazione del maggior disagio causato dalla
continua lontananza dal luogo di lavoro. Con sentenza n. 16710 del 23 luglio 2014 la Corte di
Cassazione ha precisato che, in mancanza di uno specico patto di conglobamento,
nellimporto corrisposto al lavoratore a titolo di indennit di trasferta non possono ritenersi inclusi
altri trattamenti retributivi (nel caso di specie, compenso per lavoro straordinario) e ci anche
nellipotesi in cui lammontare di tale indennit sia superiore ai minimi previsti dal CCNL.
LA RICHIESTA DI FRUIRE DELLE FERIE PER EVITARE IL SUPERAMENTO DEL PERIODO DI
COMPORTO
Con sentenza n. 17538 del 1 agosto 2014 la Corte di Cassazione ha ribadito il proprio
orientamento secondo cui il lavoratore ha facolt di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie
maturate e non godute allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, in quanto,
in tale situazione, non sarebbe costituzionalmente corretto precludere il diritto alle ferie in ragione
delle condizioni psico-siche inidonee al loro pieno godimento. Nel caso di specie, dopo aver
ribadito il suddetto principio, la Corte di Cassazione ha riformato con rinvio la decisione della
Corte territoriale (che aveva invece accertato lillegittimit del licenziamento), ritenendo
insufciente la dimostrazione, tramite prova testimoniale, che le ferie erano state richieste
verbalmente. Secondo la Suprema Corte tale prova non dimostra la sussistenza di una prassi
informale allinterno dellazienda riguardo la richiesta di fruizione delle ferie; n, peraltro, assume
rilievo la circostanza che il lavoratore possa aver incontrato difcolt, a causa della sua patologia,
nel computare correttamente le assenze dal posto di lavoro.
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Civile, Commerciale,
Assicurativo
LE NOSTRE SENTENZE
LE POLIZZE FALSIFICATE DALLAGENTE NON VINCOLANO CONTRATTUALMENTE
LASSICURATORE
(Tribunale di Lecco, 18 febbraio 2014)
Un assicurato noticava alla propria compagnia assicuratrice un decreto ingiuntivo - emesso dal
Tribunale di Lecco - ingiungendole il pagamento di un importo pari al valore del premio di
perfezionamento di due polizze vita stipulate con la societ agente e, successivamente, dichiarate
inesistenti dalla compagnia.
La compagnia assicuratrice si opponeva al decreto, eccependo la falsit delle polizze in oggetto - che
erano state artefatte dallagente - ed il mancato pagamento dei premi assicurativi. Lassicurato, in
risposta, chiedeva laccertamento della responsabilit, ex art. 2049 c.c., della compagnia, per gli illeciti
commessi dallagente e la condanna della stessa al risarcimento dei danni commisurati ai premi versati
per la stipulazione delle polizze.
Il Tribunale, allesito del giudizio di opposizione, revocava il decreto ingiuntivo e respingeva tutte le
domande formulate dallassicurato nei confronti della compagnia assicuratrice.
Secondo il Tribunale, le polizze prodotte in causa non vincolavano la compagnia sia perch erano
palesemente false (recavano il numero identicativo di altre polizze preesistenti), sia perch lassicurato
non aveva provato il pagamento dei premi alla compagnia. Infatti, in sede monitoria, lassicurato aveva
prodotto due assegni che non erano intestati alla compagnia assicuratrice ma al delegato assicurativo
della societ agente; inoltre, non era stato provato che detti assegni fossero stati effettivamente incassati
dal beneciario.
Il pagamento dei premi alla compagnia non poteva essere dimostrato nemmeno dalle quietanze di
pagamento in calce alle polizze le quali, infatti, riportavano solamente la sottoscrizione a stampa del
direttore della compagnia, ma nessun timbro della societ agente e nessuna rma olografa di un
rappresentante dellassicuratrice.
Inne, il Tribunale respingeva anche la domanda extracontrattuale ex art. 2049 c.c. (formulata
dallassicurato nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo) sulla base del noto principio per cui
loggetto del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo deve essere delimitato alle domande formulate
in via monitoria. Solamente lopponente, in virt della sua posizione sostanziale di convenuto,
legittimato a proporre domande riconvenzionali: invece inammissibile leventuale nuova domanda
formulata dallopposto.
Causa seguita da Bonaventura Minutolo e Francesco Torniamenti
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Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano
Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano
CONTRATTO A FAVORE
DI TERZO
Il contratto a favore del terzo, previsto dall'art. 1411 c.c., ricorre
allorch i contraenti, mediante un'apposita stipulazione, si accordino
per attribuire ad un terzo estraneo alla convenzione uno o pi diritti
derivanti dal contratto stesso. Pertanto, detta fattispecie ipotetica non
ricorre n allorquando il diritto attribuito al terzo sorga per legge, n ove
il terzo sia destinatario degli effetti economici vantaggiosi della
prestazione ma non acquisti il diritto a pretenderla, salvo il diverso
diritto, eventualmente desumibile dal contratto, a che la prestazione
ove effettuata sia eseguita in maniera diligente al ne di evitargli un
danno (nel qual caso corretta, piuttosto, la congurazione di contratto
con effetti protettivi nei confronti del terzo).
(Cassazione, Sez. II Civile, 12 Maggio 2014, n. 10272)
CONTRATTO STIPULATO
DAL FALSUS
PROCURATOR
La Sezione Seconda ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per
leventuale assegnazione alle Sezioni Unite di un ricorso sulla questione
della rilevabilit dufcio dellinefcacia del contratto stipulato dal falsus
procurator, ravvisando lopportunit di un riesame dellorientamento
tradizionale che congura uneccezione in senso stretto dello pseudo-
rappresentato.
(Cassazione, n. 14688, 27 Giugno 2014)
RCA CONCORSO DI
COLPA
Quando sia accertata in concreto la colpa di uno dei conducenti,
mentre nulla sia possibile stabilire in merito alla correttezza della
condotta tenuta dallaltro, il giudice di legittimit ammette che la colpa
accertata in concreto da uno dei conducenti possa concorrere con la
colpa presunta dellaltro ai sensi dello art. 2054 secondo comma del
codice.
(Cassazione, n. 16759, 23 Luglio 2014)
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N82 Agosto 2014 12
IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera
LA PUBBLICIT ANSIOGENA NON CORRETTA
Visto il periodo estivo e per molti vacanziero, ci permettiamo una dissertazione su un tema pi leggero
che, tuttavia, si ritiene interessante anche dal punto di vista dello studio delle strategie di comunicazione
e pubblicitarie.
Immagino non siano pochi i lettori di questa Newsletter che siano stati intrattenuti nel corso degli ultimi
mesi dalla martellante pubblicit di una nota industria di mobili ed in particolare di divani e sof. Detta
Azienda, pi volte al giorno, diffondeva messaggi pubblicitari per promuovere la vendita di propri
prodotti, enfatizzando non solo la concessione di riduzione prezzi particolarmente rilevanti ma, anche e
soprattutto, di sconti su sconti, nonch di pressanti countdown inerenti il termine della promozione.
Tra i messaggi pi ricorrenti vi erano:
il 50% di scontro con ulteriore 40%; Imperdibile; Tutti fatti a mano in Italia; Sconti a partire dal 70%
sul resto della collezione; 70% pi ulteriore sconto del 15% e ancora Corri mancano meno di 16 ore;
Prezzi mondiali; Sconti mondiali.
E si potrebbe continuare.
In questo contesto, il Comitato del Controllo dellIstituto di Autodisciplina Pubblicitaria - organo a cui
spetta di operare quale garante degli interessi dei cittadini-consumatori con attivit che si svolgono sia
dufcio; sia attraverso il monitoraggio dei messaggi diffusi; sia, inne, attraverso le segnalazioni del
pubblico - ha chiesto lintervento del Giur nei confronti dellAzienda produttrice, in quanto ha ritenuto
che la campagna promozionale cos come sopra impostata integrasse una violazione del Codice
dellAutodisciplina Pubblicitaria ed in particolare dellart. 2).
Detta disposizione impone che la comunicazione commerciale deve evitare ogni dichiarazione o
rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni,
ambiguit e/o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e
gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuit, le condizioni di vendita, la diffusione, lidentit delle persone
rappresentate, i premi e/o i riconoscimenti. Per valutare lingannevolezza del messaggio promozionale si
deve assumere come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento.
Orbene, per quanto concerne i messaggi oggetto di esame in questa sede, si affermato che la
campagna pubblicitaria era stata organizzata in modo che, nellarco di circa un mese, si susseguissero
numerosissime comunicazioni commerciali di contenuto simile, nalizzate a promuovere i prodotti con il
marchio dellAzienda di arredamento, prospettando ogni volta tali iniziative come particolari ed irripetibili
occasioni di acquisto. Infatti, la caratteristica di tutti i messaggi diffusi in tale breve lasso di tempo era la
particolare enfasi in ordine alla eccezionalit della vendita, con lutilizzo delle frasi sopra riportate che -
in qualche modo - prospettavano moltiplicazioni di sconti, prezzi assolutamente bassi, nonch una
durata molto limitata nel tempo delliniziativa; tanto vero che nel susseguirsi dei messaggi pubblicitari
era anche enfatizzato il limitato tempo residuo per poter usufruire di tali sconti.
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N82 Agosto 2014 13
Una simile impostazione, secondo il Comitato, doveva considerarsi palesemente in contrasto con il
rispetto dei principi di una chiara informazione del consumatore, poich il susseguirsi a distanza
temporale ravvicinata delle offerte - di cui assolutamente difcile percepire lesatta differenza - induce il
consumatore ad affrettarsi allacquisto per aderire a quella che sembra unoccasione palesemente
irripetibile ed eccezionale. Nella realt, accadeva che alla scadenza del termine di tale iniziativa, si
procedeva con lavvio di unulteriore pressoch analoga azione promozionale.
In aggiunta a quanto sopra, era da considerarsi assolutamente ambigua la promessa della
moltiplicazione di sconti, utilizzando le frasi gi riportate, quali ad esempio: sconti del 50% con ulteriore
sconto del 40% o del 70% pi ulteriore sconto del 15%. Lambiguit deriva dalla circostanza che non
sarebbe chiaro se il cd. ulteriore sconto debba intendersi calcolato sulla somma gi scontata o sul
prezzo di listino.
LAzienda coinvolta ha negato che vi fosse la prova di una ingannevolezza del consumatore precisando,
inoltre, che ogni anno la medesima predispone un catalogo che contiene tutti i prezzi e, in aggiunta,
unulteriore linea di prodotti che avrebbe una commercializzazione pi breve, in quanto offerti a prezzi
particolarmente vantaggiosi solo per il periodo indicato.
Tali considerazioni non sono state considerate valide dal Giur (con la decisione n. 48 del 8 luglio
2014), in quanto ha ritenuto che deve considerarsi ingannevole la presentazione di un messaggio
pubblicitario in cui viene enfatizzata - come imperdibile - una scelta promozionale sui prodotti del
catalogo per un periodo assolutamente limitato; allorch detta offerta, al termine del periodo,
sostituita da unulteriore iniziativa che (sotto un prolo dei contenuti di convenienza)
sostanzialmente identica. Nel complesso, quindi, il Giur dellAutodisciplina ha condiviso le censure del
Comitato considerando una violazione dellart. 2) del Codice di Autodisciplina sia lindicazione di sconti
cumulativi di non agevole comprensione; sia la creazione di unaspettativa in capo al consumatore in
base alla quale, al termine della promozione, si paventa che i rivenditori potranno applicare il prezzo di
listino senza ulteriori sconti o agevolazioni (circostanza smentita dal reiterarsi di iniziative promozionali
sullintero listino dei prezzi). Infatti, leffetto complessivo del martellante susseguirsi delle promozioni
determina, non tanto un inganno sulla convenienza dellacquisto del prodotto, ma principalmente un
inganno sullurgenza di procedere allacquisto al ne di non perdere loccasione (che invece si ripropone
puntualmente).
In tal modo si induce quelleffetto ansiogeno di cui si fatto cenno allinizio, che determinare il
consumatore ad un acquisto non ponderato.
Ad avviso di chi scrive, la decisione condivisibile e si conda che possa costituire un monito per
favorire metodi di comunicazione commerciali sempre efcaci ma pi equilibrati; tanto pi in momenti
delicati e di ristrettezza dei consumi, ove la valutazione attenta da parte del consumatore circa la
convenienza e la qualit di un acquisto ha sicuramente un peso rilevante e non dovrebbe essere
condizionata da iniziative di tale natura.
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Rassegna Stampa
Guida Lavoro IPSOA
Disponibile anche la versione E-Book
A cura di Giacinto Favalli e Trir & Partners Avvocati
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 29/07/2014
Il lavoratore a cui contestato un furto non pu limitarsi a denunciare una congiura
di Anna Maria Corna e Tommaso Targa
Newsletter 07:24 Il Sole 24 Ore: 22/07/2014
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 21/07/2014
Ristrutturazione aziendale: assegnazione a mansioni inferiori, limiti operativi, tutela dei contrapposti
interessi
di Antonio Cazzella
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 17/07/2014
Neoplasia polmonare: non basta lesposizione ad amianto per provare la natura professionale della
malattia
di Tommaso Targa
Newsletter 07:24 Il Sole 24 Ore: 15/07/2014
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 14/07/2014
Non benecia del trattenimento in servizio il giornalista che matura la pensione in regime
retributivo
di Salvatore Trir, Paola Balletti, Tommaso Targa
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 11/07/2014
Dequalicazione: danno biologico ed esistenziale dimostrati in giudizio
di Luca Peron
Social Media
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N82 Agosto 2014 15
Eventi
Genova, 19 20 Settembre 2014
Congresso Nazionale AGI 2014
QUALI REGOLE PER QUALI LAVORI
Jobs Act e riordino dei modelli di contratto di lavoro tra essibilit e garanzia
Produttivit e contrattazione decentrata: rappresentativit, regole, ambiti per le relazione
industriali
Relatore: Avv. Giacinto Favalli
PROGRAMMA (PDF)
N82 Agosto 2014 16
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