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di Agide Vandini Filo di Romagna (Italy)

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Gonippo e Sint - Personaggi caratteristici filesi Parte Seconda
I profili e gli aneddoti che amiamo ricordare
di Agide Vandini
[Illustrazioni di Romano Saccani Vezzani]


1. Gonippo, il Dottor Fiorentini e i tempi dellAsiatica


Nellautunno del 2009, quando sullIrla riproposi i tempi dellAsiatica e i suoi indimenticabili
personaggi filesi, si era in piena psicosi da influenza. Quellanno la si chiamava persino suina e cera da
preoccuparsi ancor pi del solito. Pochi giorni prima ero stato contattato al telefono da una gentile signorina
che, per conto di un istituto specializzato in sondaggi dopinione, mi aveva severamente interrogato sulluso
che si faceva in famiglia di sconosciuti detergenti a secco, e mi aveva chiesto, con voce quasi sussurrata,
quanto io fossi preoccupato (in una scala da 1 a 10) per limminente ondata di influenza in arrivo.
L per l non avevo saputo cosa rispondere, finch, mentre mi attestavo prudentemente su di un punteggio
intermedio, mi venne improvvisamente da sorridere, o meglio, da sghignazzare apertamente allorecchio
della sbigottita interlocutrice. Lei, presa alla sprovvista, cambi subito discorso e si spieg forse la mia strana
ilarit coi rischi quotidiani del suo difficile mestiere. Ovviamente non poteva immaginare, dove fosse corsa
la mia mente in quellistante, e non aveva neppure la pi pallida idea di quel che successe qui a Filo nel
lontano 1957 ai tempi dellAsiatica, influenza, quella, davvero terribile, e che fin per metterci a letto in
parecchi, per diversi giorni e con febbri da cavallo.
Ebbene, cosa cera tanto da ridere, penserete voi Beh, a me aveva fatto venire in mente tutta unepoca
filese, anzi, lepoca che si pu definire aurea dei Gonippo e dei suoi grandi amici bevitori dellosteria, del
mitico dutr Fiorentini, di tutta la particolare atmosfera e personaggi collegati agli inverni memorabili del
56 e 57, cui dedicai, alcuni anni fa, uno dei pi divertenti racconti del mio ultimo libro
1
.
Riportare qui integralmente quanto narrai intorno allAsiatica sarebbe troppo, ma vorrei almeno
rievocare qualcuno degli amanti del vino e della bettola che tratteggiai in quelle pagine e soprattutto
riepilogare per sommi capi la vicenda che, ancora oggi, considerata il momento doro delle osterie filesi.
I personaggi ricordati nel racconto, va detto, erano parecchi, ma mi limiter al buon Gonippo, accanito
bevitore dellepoca, e ad un paio di altri degni suoi pari, tipi che conosceremo nei pochi brani che sto per
riportare. Eccone un primo assaggio dedicato ai viziati irrefrenabili che si ispiravano al motto l mj e
vn fs chn laqua cra ( meglio il vino denso dellacqua limpida):

[] a costoro giovani o vecchi che fossero, il vino scorreva nelle vene al punto che, allosteria, anche di
primo mattino, capitava di incontrarne qualcuno imbarig com una ciza (ubriaco come una chioccia), in
preda insomma allubriacatura della chioccia dissetata col vino per farla smettere di covare.
Normalmente costoro non avevano labitudine di conversare ai tavoli dellosteria, consumavano in fretta i
loro liquidi al banco, senza assaporare neppure quanto veniva loro servito, e si spostavano poi da un locale
allaltro, in modo che nessuno potesse valutare quanto vino o liquore avessero ingerito. Il vino messo in
corpo, tuttavia, lo rivelava nel tempo una pelle color del cocomero ed un naso quasi sempre acceso e lucido
come una lampadina.
Uno di questi dediti al vizio, una vera e propria spugna chiamata Pulastr, vide piombare allosteria
parecchie volte la Cncia, ovvero la sua furiosa moglie, decisa a ritrovarlo ed a scovarlo con la ramazza fra
le mani, ed a farlo rientrare in casa a suon di urla, strepiti e ceffoni.
Gonippo era un suo degno compare. Si beveva mezzette di vino come bicchieri dacqua fresca e diventava
talvolta un pericolo per s e per gli altri. Fu per questo che, familiari e vicini, chiamarono in soccorso il
brigadiere; questi ammon pi volte luomo, gi molto anziano, e gli intim fermamente di desistere.
Un giorno, preoccupato per le sue condizioni e vista linefficacia delle raccomandazioni, lo minacci cos:
Guardi Gonippo che se vogliamo, possiamo provvedere con altri mezzi....
Al che il bevitore, che aveva sempre i mezzi litri davanti agli occhi, si accese subito di entusiasmo: E
m... A m bv nnc qu... (Ed io, mi bevo anche quelli)
2



1
LAsiatica e gli inverni del 56 e 57 in A.VANDINI, La valle che non c pi, Faenza, Edit, 2006, pp. 61-66.
2
Ibidem, pp.29-30.

Pulastr e la Cncia

Gonippo e il Brigadiere

Gonippo peraltro, ex seminarista e spugna senza pari, dopo diversi bicchieri amava inoltrarsi nelle
citazioni letterarie (famoso il suo: altro morir, altro parlar di morte)
3
. Del resto aveva fama ben riposta
fin dai tempi in cui scorrazzava nei locali dei dintorni suonando il banjo col violinista Gnni e con Tpi,
clarinista in erba. A quel tempo il trio fu protagonista di un gustoso episodio che fece il giro del paese.


Era una bella orchestrina quella formata da Gnani, suonatore dilettante di violino e noto inventore
dellaperitivo che ancora oggi porta il suo nome
4
. Con lui si esibivano, allepoca, due giovani compaesani:
Tpi al clarino e Gonippo al banjo. Il gruppo musicale, ancora agli esordi, fu ingaggiato al teatro di
Longastrino per laccompagnamento di un film muto. In quei luoghi, a quel tempo, ci si premurava molto
affinch i suonatori che intrattenevano il pubblico avessero il bicchiere sempre pieno ed a portata di mano.
Quella volta per a Gnani, che si sentiva continuamente a bocca asciutta durante un film dai ritmi convulsi
e difficile da accompagnare, parve che il tradizionale senso dellospitalit fosse venuto meno agli amici
longastrinesi.
Alla fine del primo tempo se ne lament decisamente col proprietario: Carlo, disse Mo ta n s d miga
mai da b(Non ci porti mica mai da bere)
La risposta del titolare lo stup e lo imbarazz: Gnni m a tin purt sbit, mo t sva pu chl bla e
gnd buci cha da a lorchstra (Gnni, te ne porto subito, ma sappi che gi ormai il secondo bottiglione che
forniamo allorchestra).
Fu cos che il violinista apprese come i suoi due furbeschi compari avessero gi scolato, alla chetichella ed
in meno di unoretta, un bottiglione da due litri di vino.
Non se la prese per. Riflett appena un po fra s, ripens ai temi musicali in cui aveva tanto faticato a
farsi seguire dai compagni e tutto gli parve pi chiaro: S ca m alra cha nandimi bria in tmp cun e
cino (Per forza che non riuscivamo ad andare in tempo col film)
5



3
Si veda pi oltre nel testo lorigine del detto. Le battute di Gonippo, tuttavia, non sempre tendevano al classico. Bruno Foletti
(Falco) ricorda ancora un trb in cui, proteso ad uno sfoggio di cultura coi fumi del vino gi piuttosto densi, Gonippo improvvis:
M ads, a srb b d magnm infna una tupinra (io in questo momento sarei persino capace di mangiarmi una talpa).
Bacco, evidentemente, non sempre era in grado di fornirgli la pi profonda delle ispirazioni
4
Chi volesse gustarsi il suo famoso aperitivo, pu farlo facilmente anche oggi dosando, pressoch in parti uguali: Aperol, Biancosarti
e Bitter.
5
Ibidem, p. 70.


Altro morir, e altro parlar di morte *

Lorchestrina

* La massima di Gonippo richiama unantica storiella latina di cui riporto la traduzione: Un vecchio, giunto ormai all'estremo
periodo della sua vita, logorato dalla povert, si era recato una volta in un bosco, per raccogliere rami secchi dalbero, allo scopo
di accendere un fuoco in casa e di cucinarsi un po' di cibo. La fatica del raccogliere e del camminare senza interruzione nel bosco
aveva per duramente affaticato il vecchio; gi si avvicinava la sera e, con una pesante fascina di rami secchi sulle spalle, a lento
passo si dirigeva verso casa. Il cammino era arduo, intollerabile il peso dei rami: ormai il vecchio disperava di tornare a casa. Si
sedette perci su di un sasso e, dopo aver deposto la fascina, si lament dolorosamente dal profondo del suo petto, dolendosi da
solo dei dolori della sua vita. Maledisse gli infelici affanni della vecchiaia, cominci ad invocare ad alta voce la morte perch lo
liberasse da tutti i mali. Subito la Morte gli si par davanti: Mi hai evocato? Aggiunse poi: Ben volentieri ti concedo ci che
chiedi. Il vecchio sbigottito, dimentico delle tribolazioni e delle fatiche, senza alcun indugio rispose: Ti dico grazie amica,
scelgo per di mettere questa fascina di rami sulle mie spalle unaltra volta.

Tratteggiato alla meglio il prode Gonippo, principe dei bevitori filesi, uno che forse pi di altri si fece
onore ai tempi dellAsiatica, tempo di raccontare fatti, misfatti e retroscena in cui ebbe gran parte il
dutr Fiorentini di cara memoria, argentano trapiantato a Filo e innamorato di questo paese finch ebbe vita.


[] quei tempi di asiatica, qualcuno fin per ricordarli con infinito piacere, e per molto tempo. Sembrer
incredibile a chi legge, ma fu proprio cos.
Tutto ebbe origine da una mezza facezia del dutr Fiorentini, nostro medico condotto ed uomo di grande
umanit a cui non mancavano mai, n la vivacit, n il buon umore.
Quando nellosteria gli fu chiesto come si poteva meglio prevenire questa terribile asiatica, lui aveva
alzato gli occhi dal tavolino del tressette, poi, sghignazzando fra s e s, aveva tranquillizzato i presenti nel
suo dialetto argentano: A n gh gninto da fr Al msum a sa gh pl bvar dria soqunt bichiren (Non
c nulla da fare Al massimo, se proprio volete, ci si pu bere dietro qualche bicchierino).
Lui a quel punto era tornato alla sua partita con una bella risata, ma per chi aveva udito quella frase, ossia
loste e i maggiori frequentatori del bancone, questo era puro balsamo per le bramose orecchie o, forse ancor
meglio, era quanto avrebbero mai potuto udire alle porte del paradiso.
In men che non si dica comparvero, negli scaffali di vetro alle spalle delloste, liquori di cui fino ad allora
non si era neppure mai saputa lesistenza, con appellativi che gi riscaldavano i cuori: Fuoco di Russia,
Acqua della steppa, Luna rossa, Latte di vecchia, Latte di giovane e via di questo passo.
Nelle case della gente comune, poi, si cominci a preparare quasi ogni sera, sia a scopo preventivo che
terapeutico, un fumante vin brul, con buon vino rosso, qualche chiodo di garofano e molta cannella, una
mistura che, se proprio non fece cessare il contagio, venne almeno ad allietare qualche cuore e ad alleggerire
molte preoccupazioni.
Figuriamoci poi come la presero i nasi pi rossi del paese Persino degli squattrinati come Giurgi e
Mario vollero abbondare nei nuovi liquori, tanto che, giunti davanti alloste per la resa dei conti, senza una
lira in tasca e con la mente piuttosto annebbiata, misero in scena questo storico dialogo:
t pagh, t? (Hai pagato tu?)
M no... (Io no)
E alra a n pgh gnca m che acs an t fg bria f brta figura... (Allora non pago neppure io, cos
non ti faccio fare brutta figura).


E dutr Fiorentini

Giurgi e Mario

Chi abbond troppo nel Fuoco di Russia e nellAcqua della steppa, fu comunque in quei giorni il chiassoso
Menotti. Si racconta che, finito in gattabuia per ubriachezza, fu praticamente tirato fuori dai premurosi amici
che dallesterno ne avevano udito alcune grida allarmanti. Gonippo e soci, infatti, preoccupati per il
compagno di bevute, si accostarono poco a poco alla caserma dei carabinieri, distante pochi passi dallosteria.
L cominciarono a battere i pugni sul portone e sulle spesse mura oltre le quali si percepivano gli schiamazzi
sempre pi forti dellamico imprigionato.
Un tale subbuglio davanti alla caserma fece accorrere immediatamente la gente di Filo in massa, o per lo
meno fece accorrere quella che, a quellora tarda, circolava ancora per il paese. Si form subito una
turbolenza di persone, una folla che, come si pu immaginare, si convinse in tutta fretta che il povero Menotti
in gattabuia era oggetto di maltrattamenti, botte, torture o chiss quali altre pene corporali.
La verit per fortuna era ben altra. Era avvenuto che lui, ubriaco fradicio per colpa dellasiatica e fedele
appassionato dopera lirica, non la smetteva praticamente pi di intonare la romanza preferita, quella che, a
suo dire, doveva tenere svegli i militi locali al grido di Nessun dorma....
Fatto sta che, o perch stufi delle grida moleste di Menotti, o per non dare pretesti a chi stava allesterno, i
carabinieri, con molta comprensione per le cure preventive dellinfluenza asiatica, decisero di rilasciare
immediatamente il prigioniero.
Era ormai notte fonda quando Menotti, sorretto dagli amici, prese finalmente la strada di casa e quando
tutto labitato di Filo, caserma compresa, pot tornare, per il resto della nottata, allusuale tranquillit
6
.




6
Ibidem, pp. 65-66.


Menotti

La dedica di Romano

Si capir ora, finalmente, perch mi sia venuto da sorridere e sghignazzare Detergenti a secco? Vorrei
proprio vederli adesso i Pulastrn, Mario e Giurgi, oppure, nel rispetto della rima, i Gonippo, Barra e
Sint, alle prese con questi strani ritrovati postmoderni E cosa suggerirebbe, oggi, lo sbrigativo dutr
Fiorentini per prevenire una cos perniciosa influenza in arrivo? ... Detergenti a secco? Ma per carit
























PICCOLA RASSEGNA FOTOGRAFICA (cliccare sulle foto per vederle ingrandite)


Gnani (Dalle Vacche DArtagnan) coi bu d Pascva
(LIrla, 3.10.2009, Bellezze filesi mozzafiato).



Un fantastico amarcord dellosteria dei tempi andati e di amici
che, purtroppo, ci hanno lasciato da anni. Da sinistra: Nino
Gennari (di Frb), che sta parlando al fotografo, poi il mitico
Mto Tirapani, col fazzoletto rosso al collo, a proposito del quale
ho scritto alcune delle mie (e sue) storie pi belle; al centro e con
gli occhiali scuri, il maestro Angelo Rossi (Lino d Rs, per gli
amici Pigrz), fedele tifoso bolognese di quei tempi; al suo fianco
e vestito di scuro il nostro dutr, ossia limpareggiabile Dottor
Franco Fiorentini fra la gente filese che amava cos tanto e da cui
era ampiamente riamato; infine, con le carte in mano, Luciano
Salvatori (Cian dRamo), unico della combriccola tuttora
vivente, allepoca gestore del cosiddetto Bar Centrale, in un
tempo ormai lontano, lustara dla Bianca. (Foto tratta da
E.CHECCOLI, Il filo della memoria, Prato, Ed.Consumatori, 2002,
p. 304)


Gonippo il secondo da destra e lunico col cappello in questa
foto fine anni 40 (Collezione Gianni Principale). Da sinistra:
Aldina Bolognesi che regge in braccio la figlia Luciana Belletti,
indi, Maria Geminiani, Augea Vandini, Alfeo Vandini
(Gamb), Gonippo Squarzoni e Giuliana Geminiani. Non
identificata la bimba in piedi.








2. La simpatia innata di Sint





Sint (a destra) al Cavallino Bianco
Lho sempre visto sorridente Sint, ovvero Sante Berti,
soprattutto quando passava in bicicletta davanti a casa nostra, e
dalla strada ghiaiata e polverosa salutava chiassosamente ed
allegramente mia madre di cui era lontano cugino.
Andava sempre di buon passo diretto allosteria dove, in
compagnia di altri cultori del buon vino, amava stare in
compagnia e darsi qualche bel pugno sotto il naso come soleva
dire allegramente mio padre.
In uno dei racconti del mio ultimo libro, ho tracciato un bel
profilo del personaggio raccontando in particolare lesilarante
storia dei due bottiglioni di vino che, al tempo della guerra, i
tedeschi avrebbero voluto confiscargli alla Bastia, bottiglioni di
biondo tarbi che Sint difese da leone da quelle grinfie, fino a
tracannarli, l, seduta stante e per intero, pur di sottrarli al nemico.
Il brano (revisionato) che lo riguarda, ho pensato in questa
edizione di incorporarlo nel testo, in modo da permettere a
chiunque di avere, sotto mano, un quadro compiuto del singolare
personaggio.


(dal racconto: Spugne di varia categoria in A.Vandini, La valle che non c pi, Faenza, Edit, 2006, pp.32-34)

[]Sint, bizzarro contadino filese, aveva unadorazione pressoch religiosa per il vino, cosa peraltro
ben risaputa in paese. Il suo motto si riassumeva nel vecchio adagio romagnolo: pan cun i c, furmi
zenzc e v che chva i c [Pane con gli occhi, formaggio senza occhi, e vino che cavi gli occhi, ovvero le qualit che
devono avere pane, cacio e vino per essere eccellenti].
A lui, proprio per questo, ne capit una delle belle in un giorno lontano, al tempo di guerra.
Avvenne che la sua vera passione per il vino non fu creduta da alcuni cocciuti tedeschi che piantonavano
il posto di blocco alla Bastia, e quella divent per lui una prova da far tremare i polsi, un equivoco
spaventoso che poteva costare la vita a chiunque, tranne forse proprio a Sint, uomo avvezzo ad ogni atto
deroismo, se cera di mezzo qualche fiasca di vino buono.
State un po a sentire come si svolsero i fatti e alla fine trarrete anche voi la stessa conclusione.
Come si gi detto, Sint non era soltanto un bevitore, uno cio che avesse una discreta resistenza alla
sbornia. No, lui aveva proprio una passione per i piaceri di Bacco, al punto da non potersi far mancare
questa dolce compagnia, neppure in quei duri e tesi tempi di guerra. Il vino buono poi, quando scarseggiava
in cantina, sapeva come procurarselo presso certi suoi parenti di Barizt [Belricetto], suo luogo natio, che
sapevano ottenere dal vigneto un prodotto assolutamente superbo.
Fu cos che, in quel lontano 1944, il nostro contadino se ne tornava gioiosamente a Filo in bicicletta, dopo
aver fatto visita ai suoi parenti del lughese, con uno sportone di vimini intrecciati appeso al manubrio. A
pochi chilometri dal paese, fu fermato da due soldati al posto di blocco della Bastia.
Qui larmata tedesca aveva organizzato una stretta sorveglianza davanti allimprovvisato ponte di barche,
quello che aveva preso il posto del ponte fisso e bombardato sul Reno; di l teneva sotto controllo ogni
movimento sospetto di merce, o persona trasportata, da e verso il ferrarese.
Esaminato quanto pendeva dal manubrio di Sint, davanti ai due bottiglioni, da due litri ciascuno, di
fresco trebbiano color della paglia che sfrontatamente facevano capolino ai lati dello sportone, questi soldati
tedeschi ebbero subito da ridire.
Foi portare fvino a partizani... fu laccusa immediata rivolta al buon Sint, il quale per subito si
risent: Mocch partiani, e v a me bv pu m...[ Macch partigiani, il vino me lo bevo io...]. Lo disse con
labituale naturalezza accompagnando laffermazione con opportuni segni delle mani per farsi capire. A
gesti ben chiari e vistosi neg perci ogni ostilit bellica dapprima scuotendo decisamente il dito indice, poi
indicando la destinazione di quel vino col pollice puntato verso la propria bocca aperta.
Tu non capace bere tuto cvesto fvino... ebbe il coraggio di insinuare uno dei diffidenti soldati, che alz
anche progressivamente la voce fino ad assumere un tono apertamente minaccioso, quello che la lingua
teutonica sembra avere per via naturale e che, incredibilmente, svanisce invece non appena gli stessi
tedeschi passano allitaliano, idioma ove linflessione germanica prende, per fortuna, toni comici e
grotteschi, persino nelle espressioni pi feroci.
Chiss, forse i due Heinz Mueller sentirono improvvisamente tir e pingul
7
pregustando la straordinaria
qualit della piccola fornitura, sicch il pi intraprendente dei due allung la mano sul collo dei bottiglioni e
cerc di tirarne fuori uno dalla sporta. Essa per fu subito abbrancata e strenuamente difesa da Sint, per
nulla disposto a consentire sottrazioni indebite. Il movimento rapido ed imprevisto con cui la sporta fu
ripresa disorient i due tedeschi, i quali, per sventura del nostro contadino, non intendevano mollare per
nulla al mondo un bottino tanto promettente: Kvi noi chiamare zubito il kommandant e tu... kaputt..., tu
amiko vfon partizani...
Tent allora, Sint, di ripetere le sue ragioni in dialetto, poi a segni, poi ancora nel suo italiano
improbabile, ma si rese conto un po alla volta che i due sorveglianti si stavano innervosendo e che l, nel
crocevia stradale e fluviale della Bastia, oltre a qualche litro di buon vino ci poteva andare di mezzo la vita.
Si era gi saputo in paese di gente che laveva persa per molto meno. Poco a poco, cominci allora a farsi
strada in lui lidea che non convenisse insistere fino allestremo sacrificio.
Lo stavano portando al cospetto del capoposto quando, al pensiero doloroso che gli venisse sottratto il
liquido prezioso e, forse anche adirato allidea che lo stesso potesse finire nello stomaco degli odiati
tedeschi, il contadino filese ebbe finalmente la giusta ispirazione per unefficace linea difensiva.
Per ki eere kvesti? Stava urlando in faccia il kommandant, mentre guardava con la coda dellocchio i
suoi due piantoni e puntava il dito grassoccio verso la sporta a cui si teneva ancora abbracciato Sint. Il
contadino tent allora di rassicurare il sottufficiale:
Par m... sl par m... Io trincare tutto da par m...
Tu non kapace trinken, tu zubito kaputt...
Fu l che scatt la mossa strategica ideata da Sint. Sfil lentamente uno dei bottiglioni dalla sporta
facendolo passare sotto il naso dei due militi increduli, cav sonoramente il tappo di sughero avvolto nella
carta gialla, si pul le labbra col dorso della mano e poi si attacc decisamente al grosso contenitore di vetro
ormai ridotto al rango di un biberon, di una bumba per neonati. Succhi, deglut e tir pi volte
rumorosamente il respiro, finch non lebbe svuotato quasi per met.
I tre tedeschi sbigottiti non fecero neppure in tempo a fiatare, a chiedere spiegazioni nella maledetta
lingua degli italici, che gi Sint, rifiatato a sufficienza per un secondo round, si era riattaccato al
gorgogliante bottiglione. Nel breve volgere di alcune poppate il contenitore si svuot.
A quel punto i tre cerberi teutonici si scambiarono uno sguardo e decisero di accettare fino in fondo la
sfida italo-tedesca che sembrava ormai in atto. Sicuri di metterla su di un piano che avrebbe dato loro il
sopravvento, aiutarono il contadino filese ad imbracciare anche il secondo bottiglione, convinti che luomo
avrebbe ceduto di schianto e di avere cos, finalmente, mano libera sulla parte rimanente della confisca.
Sint impugn e prese in consegna da par suo quanto restava della merce preziosa, ebbe appena bisogno
di voltare la testa un attimo per un rutto da tregenda, poi riprese a poppare e rifiatare, fino a quando anche
nel secondo contenitore non rimase pi una sola goccia del limpido liquido dorato.
Passato lo stupore, i piantoni tedeschi si resero conto di aver perso, non solo la sfida, ma anche il... capo
di imputazione. Guardarono Sint che, quasi inebetito, a sua volta li rimirava con unaria divertita e
piuttosto beata. Scornati e spazientiti lo presero sotto braccio, convinti che non sapesse pi camminare e lo
portarono quasi con sdegno alla sua vecchia bicicletta.
Lui stette al gioco per un po fino a che, caricato sulla bici, fu lanciato gi per la ripida e ghiaiosa discesa
della Bastia. Gonfio come un rospo, Sint non riusc a tenere lequilibrio fino alla fine. La sporta gli si
intrig fra le ruote e dopo un paio di acrobazie fin bocconi sul ciglio della strada, ormai per finalmente
fuori dalla portata dei tedeschi.
Sint si rimise faticosamente in sella, riprese lentamente la rotta verso Filo, cerc un posticino per
svuotare la vescica, indi, un po pedalando, un po ad un passo lento e sempre pi ondeggiante, giunse in
paese convinto di aver riportato una vittoria praticamente su tutta la linea.
Aveva visto la faccia delusa dei tedeschi, aveva salvato la pelle e soprattutto aveva evitato che andasse
sprecato tutto quel ben di Dio.



7
Quando tira e pingul lugola che attira. Nellimmaginazione popolare la golosit nel mangiare, come nel bere, si spiega infatti
con la forza di attrazione di questa parte anatomica del palato, del resto a forma di acino duva.

Limpresa di Sint
Per paradosso, e contrappasso quasi dantesco, il buon
Sint perse la vita, qualche anno fa, ormai anziano,
sprofondando in bicicletta nel familiare canal, quello
costeggiato dal primo argine circondario delle antiche valli.
Amaro e singolare destino davvero quello di Sint, cos
amante del vino e finito incredibilmente intrappolato in
poche braccia di acqua torbida.
Aveva avuto in assegnazione, qualche anno prima, un
poderino in quei paraggi: quattro palmi di terra di bonifica
avuti con la riforma degli anni 50, da cui faceva ogni tanto
rapide sortite in paese dovera da tutti benvoluto per la
bonomia, il candore e la simpatia innata. Quando apr il
Ristorante-Osteria-Bottega in localit SantAnna, egli ne
divent subito uno dei frequentatori pi assidui. La foto
lho avuta proprio da Armando Cervellati il creatore de Il
cavallino bianco, poco a poco caratterizzatosi come
ristorante tipico e tuttora in attivit. Sint, nella foto in
technicolor, in maglietta bianca, con la mano che si
accarezza lo stomaco (e quanto ci ha forse appena messo
dentro); lo si vede sorridente, mentre sta scambiando due
chiacchiere con lamico Bunga nel cortiletto dellOsteria.

Sono tanti gli aneddoti che lo riguardano e che ancora si raccontano a Filo, ma voglio rammentarne uno
solo, inedito, che ci ricorda larguzia del simpatico contadino e anche lantica diffidenza ed ostilit verso
lAutorit delle nostre classi pi umili. Erano Autorit che, anche dopo la liberazione dai tedeschi, Sint
come tanti altri, sopportavano a fatica.
Ripresa la vita normale dopo la guerra, i Carabinieri stavano rivolgendo fin troppe attenzioni alle biciclette
della povera gente, con metodici e asfissianti controlli a fanali, freni e pandorini. A loro dire, mancava
sempre questo o quello, pareva insomma alla nostra gente che i tutori dellordine, con linguaggio ed accenti
forestieri (e anche per questo, arduo da comprendere) calcassero la mano nel multare e nel mostrare ai filesi
le carenze delle loro bici, allepoca mezzo indispensabile per spostarsi da un posto allaltro.
Si sentiva raccontare fra paesani di multe inaudite, una volta perch mancava il campanello, unaltra volta
il fanalino posteriore e cos via. Lui, Sint, memore ancora dellesperienza dei famosi bottiglioni, non
temeva tanto la multa, quanto linsorgere dellironico sorriso di compiacimento sulla faccia dei militi. Dopo
le battute minacciose subite dalle SS e da cui si era difeso gloriosamente alla Bastia al tempo di guerra, non
avrebbe mai pi voluto vedere quel sarcasmo in faccia a nessuno, figuriamoci poi per quisquilie come una
pandra o una strsia ala int i pedl
8

Fu cos che, colto da buona ispirazione e per togliersi una volta per tutte ogni pensiero, lui in genere assai
trascurato e semmai affezionato a ben altre cose di questa vita, and ligio ligio dal meccanico, e gli
raccomand di mettere in ordine la bici di tutto punto.
Da quel giorno, non ebbe pi preoccupazioni, anzi: ogni volta che veniva fermato dai gendarmi, e capitava
spesso, con una punta di compiacimento si divertiva ad ironizzare: A put f d mnc ad farmm cun la
bicicleta, parch m, par freghv, a ir in rgola... (Potete fare a meno di controllarmi la bicicletta, perch
io, per beffarvi, giro in regola ).


8
La pandra il fanalino posteriore che ricorda la forma e il colore dellortaggio e le strisce gialle sui pedali i prescritti
catarifrangenti.