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Atti del Convegno

Valutazione e riduzione
della vulnerabilit sismica
di edifici esistenti in cemento armato
Roma 29-30 Maggio 2008



PATROCINI SPONSOR ORGANIZZAZIONE


Patrocini

Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma

Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)

Associazione Italiana Calcestruzzo Armato e Precompresso

Associazione italiana compositi & affini

Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008



Sponsor












Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008



Organizzazione
Coordinatori
Edoardo Cosenza
Gaetano Manfredi
Giorgio Monti
Consiglio scientifico
Franco Braga
Gian Michele Calvi
Luis D. Decanini
Mauro Dolce
Renato Giannini
Marco Menegotto
Camillo Nuti
Paolo E. Pinto
Comitato scientifico
Andrea Benedetti
Mario De Stefano
Giacomo Di Pasquale
Giovanni Fabbrocino
Ciro Faella
Paolo Foraboschi

Aurelio Ghersi
Agostino Goretti
Angelo Masi
Mauro Mezzina
Renato S. Olivito
Maurizio Papia
Rui Pinho
Roberto Ramasco
Gaetano Russo
Enrico Spacone
Giuseppe Spadea
Giandomenico Toniolo
Comitato organizzatore locale
Silvia Alessandri
Vincenzo Bianco
Marc'Antonio Liotta
Andrea Lucchini
Giorgio Monti
Nicola Nistic
Silvia Santini
Marco Vailati
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008

Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
PREMESSA
LItalia un paese caratterizzato da una pericolosit sismica (ovvero la frequenza e l'intensit
dei fenomeni che si susseguono) medio-alta, rispetto a Grecia o Turchia, con riferimento al
solo Bacino del Mediterraneo; ma possiede una vulnerabilit molto elevata. Il nostro
patrimonio edilizio , infatti, caratterizzato da una notevole fragilit dovuta soprattutto all'et
e alle caratteristiche tipologiche e strutturali.
La problematica della sicurezza strutturale delle strutture esistenti va affrontata, innanzi tutto,
individuando le motivazioni tecniche e sociali che rendono un gran numero di edifici
potenzialmente a rischio. In Italia la qualit delle costruzioni, specie quelle realizzate negli
ultimi cinquantanni, di basso livello rispetto a quelle coeve di altre Nazioni europee. Questa
situazione dovuta, in primo luogo, allabusivismo edilizio, che ha prodotto costruzioni
realizzate con criteri progettuali insufficienti e materiali scadenti. Al problema delledilizia
spontanea e della speculazione edilizia, si aggiunge anche la scarsa diffusione della cultura
della qualit che pervade il mondo italiano delle costruzioni.
In questo discorso generale sulla situazione del patrimonio edilizio nazionale, non si deve
dimenticare che larga parte del territorio a rischio sismico, ma solo una minoranza degli
edifici in tali aree stato progettato utilizzando criteri antisismici.
Infatti, la nuova classificazione sismica fa si che il numero di comuni classificati come sismici
sale da 2965 (pari al 37% dei comuni italiani) del 2001 a 4671 (pari al 58% dei comuni
italiani), ampliando particolarmente le zone a sismicit pi bassa; inoltre lintroduzione di una
zona a bassissima sismicit estende a quasi tutto il territorio nazionale la necessit di applicare
principi generali di design antisismico. Ad oggi, con riferimento al Censimento della
popolazione e delle abitazioni effettuato dallISTAT nel 1991, solo il 14 % del patrimonio
edilizio nazionale risulta essere realizzato utilizzando criteri di progettazione antisismici.
Inoltre le costruzioni pi vecchie in zona sismica sono state costruite con norme di vecchia
generazione, non in grado di garantire la sicurezza che si ottiene applicando le attuali Norme
Tecniche, e comunque hanno subito estesi processi di deterioramento dovuto al degrado dei
materiali.
Il censimento ISTAT 2001 non ancora disponibile nel dettaglio necessario per valutare la
modifica prodotta dagli oltre 10 anni trascorsi; tuttavia le percentuali non dovrebbero variare
di molto, visto che il trend di nuove costruzioni negli ultimi anni decrescente.
In particolare, il patrimonio edilizio in cemento armato, realizzato in gran parte negli anni 60
e 70, gi nel 1991 rappresentava oltre il 50% del patrimonio edilizio ad uso abitativo. Circa la
met di tale patrimonio era stato costruito prima del 1971, anno in cui le Norme Tecniche
specifiche per le zone sismiche previste dalla Legge 64/74 non erano ancora state emesse e si
utilizzava la Legge 1684 del 1962, che, quando veniva applicata, non dava sostanzialmente
indicazioni specifiche sui dettagli costruttivi o requisiti di regolarit atti a garantire un buon
comportamento antisismico.
Tutte queste considerazioni rendono strategiche per la riduzione del rischio sismico in Italia le
ricerche sviluppate nella Linea 2 del Progetto DPC-Reluis 20052008: Valutazione e
riduzione della vulnerabilit di edifici esistenti in c.a. In tale settore vi sono aspetti che
necessitano di approfondimento nellambito della fase di conoscenza (affidabilit dei metodi
non distruttivi), di modellazione (valutazione del periodo, influenza delle tamponature,
comportamento di pilastri, di nodi, di fondazioni, delle scale) e di verifica (modelli di capacit
per elementi underdesigned e rinforzati con metodi tradizionali). I lavori raccolti in questi atti
rappresentano una utile sintesi dello stato di avanzamento delle ricerche in corso.

Edoardo Cosenza
Gaetano Manfredi
Giorgio Monti


Argomenti

MND
Metodologie non
distruttive per la
conoscenza delle
strutture esistenti

TAMP
Influenza della
tamponatura sulla
risposta strutturale

NODI
Comportamento e
rinforzo di nodi
trave/pilastro

FC
Calibrazione dei
fattori di confidenza

MIX
Valutazione e rinforzo di
edifici misti cemento
armato/muratura

BIAX
Comportamento e
rinforzo di pilastri
soggetti a presso-
flessione e taglio
biassiale

IRREG
Valutazione del
comportamento
non lineare degli edifici
con particolare riferimento
a edifici irregolari

SCALE
Comportamento e
rinforzo di scale in c.a.

PREFAB
Comportamento e
rinforzo di strutture
industriali prefabbricate

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Roma, 29-30 maggio 2008



MND
G.C. Marano, E. Morrone, M. Mezzina Approccio ibrido fuzzy per lintegrazione e linterpretazione
delle prove non distruttive
R.S. Olivito, G. Spadea, A. Carrozzini,
A.R. Spadafora
Strutture esistenti in cemento armato: controlli e verifiche
mediante tecniche non distruttive
A. Masi, M. Vona, D. Nigro, M. Ferrini Indagini sperimentali per la stima della resistenza del
calcestruzzo in-situ basata su metodi distruttivi e non
distruttivi
A. Masi Analisi di dati sperimentali per la stima degli effetti
dellestrazione sulla resistenza di carote prelevate da
strutture in c.a.
G. Campione, M. Fossetti,
M.L. Mangiavillano, S. Priolo
Influenza del carotaggio sullo stato tensionale e
deformativo di elementi compressi
D. Foti, M. Mongelli, V. Paparella Resistenza a taglio di strutture esistenti in c.a.

Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008



MND
G. Chellini, V. Daprile, M. Ferrini,
V. Marangolo, L. Nardini,
M.C. Ntibarikure, W. Salvatore
Valutazione del contributo di elementi non strutturali sul
comportamento dinamico di edifici esistenti in c.a.: il caso
del palazzo comunale di Vagli Sotto (LU)
R. Giannini, L. Sguerri Valutazione della resistenza del calcestruzzo
combinando i risultati di prove dirette e non distruttive
A. DAmbrisi, M.T. Cristofaro,
M. De Stefano
Modelli previsionali della resistenza a compressione del
calcestruzzo in strutture esistenti
G. Monti, G. Quaranta, G.C. Marano Robust Sensor Placement for Buildings Monitoring in
Seismic Areas
M. Ferrini, N. Signorini, P. Pelliccia,
F. Pistola, V. Prestifilippo, G. Sabia
La metodologia della Regione Toscana per la
valutazione della resistenza del calcestruzzo di edifici
esistenti in cemento armato
M. Ferrini, N. Signorini, P. Pelliccia,
F. Pistola, V. Prestifilippo, G. Sabia
Risultati delle campagne dindagine svolte dalla Regione
Toscana per la valutazione della resistenza del
calcestruzzo di edifici esistenti in cemento armato
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Roma, 29-30 maggio 2008



FC
G.C. Marano, G. Quaranta, M. Mezzina Hybrid Technique for Partial Safety Factors Calibration
F. Jalayer, I. Iervolino, G. Manfredi Aggiornamento bayesiano dei parametri di modellazione
strutturale e dellaffidabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
A. Masi, M. Vona, V. Manfredi Analisi parametriche su strutture esistenti in c.a.
finalizzate alla valutazione della coerenza dei risultati
ottenuti con diversi metodi di analisi
R. Pucinotti Resistenza caratteristica del calcestruzzo in opera
P. Franchin, P.E. Pinto, P. Rajeev Assessing the Adequacy of a Single Confidence Factor
in Accounting for Epistemic Uncertainty
G. Monti, S. Alessandri Confidence Factors for Concrete and Steel Strength
V. Mpampatsikos, R. Nascimbene,
L. Petrini
RC Frame Existing Building Assessment: Considerations
and Suggestions about EC8 and OPCM 3431 Procedures
G. Monti, S. Santini, S. Alessandri Definizione di una procedura per la determinazione
statistica di un modello di capacit

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Roma, 29-30 maggio 2008




IRREG
A. Aprile, A. Benedetti, E. Mangoni Vulnerabilit sismica di edifici monumentali: il caso della
stazione centrale di Milano
L. Petti, I. Marino, L. Cuoco Lanalisi della risposta sismica di strutture irregolari
mediante procedure statiche non lineari
R. Pinho Analisi statica non-lineare adattiva di strutture irregolari
M. Bosco, A. Ghersi, E.M. Marino Eccentricit correttive per la valutazione della risposta
sismica di edifici asimmetrici mediante analisi statica
non lineare
A. Formisano, G. De Matteis,
F.M. Mazzolani
Seismic Retrofitting of Existing RC Buildings by Means
of Steel Shear Panels: the Koletti Building in Athens
A. Acciai, R. Nudo Analisi di vulnerabilit sismica del Palazzo degli Uffici
Statali di Forl
P. Colajanni, B. Potenzone Due proposte per i profili di carico nellanalisi pushover
S. Silvestri, T. Trombetti, G. Gasparini On the Non-Linear Rotational Response of One-storey
Asymmetric Structures
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Roma, 29-30 maggio 2008



IRREG
A. Lucchini, G. Monti, S. Kunnath Studio del comportamento sismico di edifici mono-piano a
telaio asimmetrici in pianta
G. Magliulo, G. Maddaloni, E. Cosenza Estensione del metodo N2 agli edifici irregolari in pianta
considerando l'eccentricit accidentale
G. Magliulo, G. Maddaloni, E. Cosenza Analisi statiche e dinamiche non lineari di edifici esistenti
in cemento armato irregolari in pianta
G. Magliulo, R. Ramasco Prestazioni sismiche di telai regolari ed irregolari in
elevazione in termini di resistenza
G. Maddaloni, G. Magliulo, E. Cosenza Variazione della risposta sismica sotto differenti set di
terremoti
A. DAmbrisi, M. De Stefano,
M. Tanganelli
Analisi della risposta sismica di edifici esistenti irregolari:
un caso di studio
B. Ferracuti, R. Pinho, M. Savoia Statistical Validation of Nonlinear Pushover Methods by
Incremental Dynamic Analyses
B. Ferracuti, M. Savoia, R. Pinho,
M. Serpieri
Seismic Analysis of Irregular RC Structures by 3D
Force/Torque Pushover Method

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Roma, 29-30 maggio 2008



IRREG
G. Frunzio, M. Monaco, G. Visconte Vulnerabilit sismica di edifici non standard in c.a.
M. Faggella, A.R. Barbosa,
J.P. Conte, E. Spacone, J.I. Restrepo
Probabilistic Seismic Response Sensitivity Analysis of
3D Nonlinear Model of R/C Building Structure
G. Canducci, G.Camata, E. Spacone Problematiche connesse alla descrizione del moto
sismico
C. Faella, C. Lima, E. Martinelli,
E. Nigro
Applicazione comparata di metodologie di analisi
non-lineare di strutture esistenti in c.a.
I. Iervolino, C. Galasso, E. Cosenza Selezione assistita dellinput sismico e nuove norme
tecniche per le costruzioni
M.Bosco, G. Camata, M. De Stefano,
A.Ghersi, A. Lucchini, G. Maddaloni,
G. Magliulo, I. Marino, E. Martinelli,
G. Monti, L. Petti, A. Saetta,
E. Spacone, T. Trombetti
Linee guida per le analisi non-lineari di edifici esistenti
in cemento armato

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Roma, 29-30 maggio 2008



TAMP
G. Della Corte, L. Fiorino,
F.M. Mazzolani
Experimental Results from Lateral-Loading Tests of a
Real Masonry-Infilled RC Building
I. Lanese, R. Nascimbene, A. Pavese,
R. Pinho
Simulazioni numeriche di un telaio 3D tamponato in
supporto di prove dinamiche su tavola vibrante
G. Amato, L. Cavaleri, M. Papia Caratterizzazione meccanica di pannelli di tamponamento
per la identificazione di puntoni equivalenti nellanalisi di
strutture intelaiate
P. Colajanni, N. Impollonia, M. Papia Effetti delle incertezze nella modellazione dei
tamponamenti sullefficacia dei criteri di progettazione
di telai in c.a.
L.D. Decanini, L. Liberatore Il ruolo delle tamponature nella risposta sismica delle
strutture intelaiate
T. Albanesi, A.V. Bergami, C. Nuti Indagine sperimentale e numerica sul comportamento
ciclico di telai in c.a. tamponati
L. Vincenzi, M. Savoia Il ruolo delle tamponature nel comportamento dinamico
e sismico delle strutture intelaiate in c.a.

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MIX
C. Cucchiara, A. Failla, L. La Mendola,
S. Priolo
Indagine sperimentale sull'impiego di materiali compositi
per il rinforzo di volte in muratura
I. Cali, F. Cannizzaro, E. DAmore,
M. Marletta, B. Pant
Un nuovo approccio ai macro-elementi per la stima della
resistenza sismica di edifici in struttura mista muratura-
calcestruzzo armato: applicazioni ad un caso di studio
L. Cavaleri , M. Di Paola, N. Scibilia,
R. Stadarelli
Interventi di miglioramento e adeguamento sismico di
edifici in c.a. dellAzienda Ospedaliera Universitaria
Policlinico Paolo Giaccone di Palermo
L. Liberatore, C. Tocci Analisi non lineari su modelli semplificati per la
valutazione della risposta sismica di edifici misti
muratura-c.a.
G. Campione, M.L. Mangiavillano,
S. Priolo
Alcune considerazioni sulla tecnica di rinforzo con
angolari e piatti metallici di elementi compressi in
calcestruzzo

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Roma, 29-30 maggio 2008



MIX
F. Nardone, G.M. Verderame, A. Prota,
G. Manfredi
Analisi comparativa su edifici misti c.a.-muratura
V. Alecci, S. Briccoli Bati,
G. Ranocchiai
Concrete and Masonry Compressed Columns Reinforced
with FRP
S. Briccoli Bati, M. Fagone Lunghezza ottimale di ancoraggio per rinforzi in FRP su
elementi in laterizio

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SCALE
B. Calderoni, E.A. Cordasco, P. Lenza Vulnerabilit sismica degli edifici esistenti in c.a. valutati
con metodi non lineari avanzati
E. Cosenza, G.M. Verderame,
A. Zambrano
Capacit sismica degli edifici esistenti in c.a.: linfluenza
delle scale

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NODI
M.A. Aiello, E. Vincenti, L. Ombres Studio analitico e numerico di nodi trave-colonna in c.a.
rinforzati esternamente con Fiber Reinforced Polymer
C. Faella, A. Napoli, R. Realfonzo Cyclic Flexural Behavior of FRP-confined Concrete
Columns under High Axial Loading
A. Masi, G. Santarsiero Sperimentazione su nodi trave-colonna in c.a. progettati
con diversi livelli di protezione sismica: primi risultati
F. De Cicco, A. Prota, E. Cosenza Comportamento ciclico sperimentale di barre dacciaio
lisce
G. Russo, M. Pauletta Comportamento di nodi trave-pilastro esterni rinforzati
A. Masi, G. Santarsiero, M. Dolce,
C. Moroni, D. Nigro
Il programma sperimentale su nodi trave-colonna in c.a.
in corso allUniversit di Basilicata
G. Manfredi, G.M. Verderame,
G.P. Lignola
Un modello F.E.M. per la valutazione del comportamento
sismico di nodi trave/colonna in c.a.

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BIAX
F. Marmo, L. Rosati Incorporation of the Karsan-Jirsa Model within the
Fiber-Free Approach
L. Cominoli, A. Marini, A. Meda Rinforzo di pareti di taglio mediante incamiciatura ad alte
prestazioni
G. Monti, S. Alessandri Design Equations for Strength and Deformation Capacities
of Rectangular Columns under Combined Biaxial Bending
and Axial Load
G.M. Verderame, P.Ricci, G. Manfredi,
E. Cosenza
La capacit deformativa di elementi in c.a. con barre
lisce: modellazione monotona e ciclica
M. Di Ludovico, G.M. Verderame,
I. Iovinella, E. Cosenza
Domini di curvatura in pressoflessione deviata di sezioni
in c.a. parte I: analisi a fibre
M. Di Ludovico, G.M. Verderame,
I. Iovinella, E. Cosenza
Domini di curvatura in pressoflessione deviata di sezioni
in c.a. parte II: valutazione semplificata

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BIAX
G.M. Verderame, G. De Carlo,
G. Manfredi, G. Fabbrocino
Laderenza ciclica in campo elastico delle barre
lisce parte I: la sperimentazione
G.M. Verderame, G. De Carlo, P. Ricci,
G. Manfredi, G. Fabbrocino
Laderenza ciclica in campo elastico delle barre
lisce parte II: il modello

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PREFAB
M. Ferrini, G. Bortone, E. Lucarelli,
F. Scarselli, M. Mazzone
Analisi tipologica di capannoni prefabbricati ubicati
in aree ad elevato rischio sismico della Toscana
R. Felicetti, G. Toniolo, C. Zenti Comportamento sismico delle connessioni delle
strutture prefabbricate: analisi sperimentale
dellunione solaio-trave
C. Bonfanti, A. Carabellese,
G. Toniolo
Industrial Precast Structures: Construction Typologies
and Seismic Vulnerability
A. Aprile, A. Benedetti, F. Marani Ruolo delle connessioni nel comportamento sismico
delle strutture prefabbricate monopiano in c.a.
C. Ceccoli, T. Trombetti, S. Silvestri,
G. Gasparini
Linserimento di smorzatori in strutture prefabbricate in
c.a. per la mitigazione degli effetti dellazione sismica:
un esempio applicativo
G. Magliulo, V. Capozzi,
G. Fabbrocino, G. Manfredi
Determinazione sperimentale del coefficiente di attrito
neoprene-calcestruzzo per la valutazione della
vulnerabilit sismica delle strutture prefabbricate
esistenti
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PREFAB
V. Capozzi, G. Magliulo,
G. Fabbrocino, G. Manfredi
Prove sperimentali sulle connessioni trave-pilastro
delle strutture prefabbricate
F. Biondini, A. Palermo, G. Toniolo Influenza del degrado nel tempo sulla risposta sismica
di edifici prefabbricati

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Roma, 29-30 maggio 2008
APPROCCIO IBRIDO FUZZY PER LINTEGRAZIONE E
LINTERPRETAZIONE DELLE PROVE NON DISTRUTTIVE
Giuseppe C. Marano
a
, E. Morrone
a
, Mauro Mezzina
b

a
Dipartimento dellIngegneria Ambientale e dello Sviluppo Sostenibile, Politecnico di Bari,
Taranto, gmarano@poliba.it, e.morrone@poliba.it
b
Dipartimento di Scienze dellIngegneria Civile e dellArchitettura,Politecnico di Bari, Bari,
m.mezzina@poliba.it
ABSTRACT
La gestione e la successiva interpretazione dei dati derivanti da prove non distruttive su edifici
esistenti rappresenta a tuttoggi una questione aperta, soprattutto in considerazione della loro
relativa dispersione confrontata con altre metodiche di indagine. Esistono differenti
formulazioni per linterpretazione dei risultati ottenute con singole prove non distruttive;
comunque esse sono ritenute meno significative e precise rispetto alle metodiche distruttive,
tuttavia affette da incertezze anche significative. Inoltre esiste una terza fonte di informazioni
relativamente alle caratteristiche meccaniche delle strutture esistenti, associata ai cosiddetti (e
presunti) giudizi esperti. Si presentano sotto forma linguistica e non direttamente
commutabile in altre forme di grandezze incerte. Nel presente lavoro, facendo riferimento alla
teoria dellincertezza recentemente sviluppata da B. Liu si propone un criterio per
lintegrazione di diffrenti stime di variabili incerte ottenute con metodi non distruttivi e
giudizi esperti. Assumendo che anche i dati relativi a differenti prove non distruttive relative
ad uno stesso parametro meccanico sono tali da avere caratterizzazione differente, sulla base
dellequivalenza entropica vengono trasformati tutti in forma fuzzy. Una volta effettuata la
conversione si pu quindi procedere, tramite metodi standard di defuzzificazione, a derivare i
necessari valori di progetto e verifica delle singole grandezze investigate. La qualit dei dati
cosi ottenuti dovrebbe avere un livello qualitativamente pi qualificante rispetto ad approcci
classici in cui non si sviluppa una integrazione tra le varie fonti di informazione.
PAROLE CHIAVE
Prove sui materiali, teoria della credibilit, u-cut.
1 INTRODUZIONE
La valutazione dei parametri e delle caratteristiche caratterizzanti i materiali delle strutture
esistenti riveste un ruolo fondamentale per la valutazione della loro sicurezza strutturale e pi
in generale per il processo decisionale inerente la loro manutenzione. Esistono innumerevoli
metodiche, sia dirette che indirette per ottenere questi dati, ognuna in generale associata ad
uno specifico costo e grado di accuratezza. E prassi peraltro doversi riferire a differenti
sorgenti di informazioni, come ad esempio alcune prove non distruttive ed anche ai cosiddetti

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 1 -
giudizi esperti, che tendono a offrire, sulla base della esperienza pregressa di tecnici
qualificati, una stima sovente solo lessicale delle grandezze indagate. Spesso problemi
operativi ed economici conducono alla reale disponibilit di un numero di prove, per ogni
singola indagine, insufficiente per una reale quantificazione su base statistica; non irrituale o
raro addirittura riferirsi ad un numero di prove limitato a poche unit. E innegabile quindi
affermare che tutte queste grandezze sono affette da presenza di incertezza, in special modo di
natura epistemica. Enoto infatti che lincertezza pu essere classificata come aleatoria o
epistemica. La prima si riferisce alle incertezze intrinseche, innate, che non possono essere
ridotte, mentre la seconda a quelle incertezze che possono ridursi mediante dati o
informazioni aggiuntive, migliore modellazione e migliore stima dei parametri.
Koduru [6] propone le possibili tipologie di incertezza epistemica:
Incertezza idealistica: tale definizione parte dal presupposto che lobiettivo principe
per poter ottenere unanalisi strutturale affidabile lidealizzazione delle realt in un
problema matematicamente basato. Tale approccio prevede assunzioni meccaniche
che forniscono equazioni matematiche per il comportamento cinematico e costitutivo
oltre alle condizioni al contorno. Si parla quindi di incertezza epistemica perch essa
viene introdotta a partire dalla forma ovviamente imperfetta e/o da parametri
mancanti.
Incertezza complessa: I parametri di un problema idealizzato sono comunemente
definiti da test di laboratorio di piccoli campioni. Quindi la presenza di tali stime da
test di laboratorio produce incertezza
Incertezza statistica: parametri come la rigidezza o resistenza dei materiali si basano
sulla quantit e qualit dei dati disponibili. Lincertezza sorge quando il numero di
osservazioni limitato,come largamente accade nella pratica ingegneristica Ci porta
inevitabilmente a presenza di incertezza nei parametri di distribuzione delle variabili
random ed chiamata incertezza statistica. In pi le osservazioni di una variabile
raramente la rappresentano compiutamente, generando bias nella registrazione dei
dati.
In base a tale classificazione, con riferimento alla tematica di interesse in questo documento,
una modellazione non probabilistica delle incertezze risulta essere pi ragionevole rispetto a
quella probabilistica classica. In queste condizioni,infatti, evidente che, pur disponendo di
differenti fonti di informazioni inerenti ogni singolo parametro indagato, non immediato
trattarli contemporaneamente in maniera analitica, al fine di massimizzare il rendimento di
ogni singola informazione disponibile. A tal proposito le prospettive di ricerca nei confronti
delle metodiche di analisi e progettazione di ingegneria civile, in particolare con rinnovata
enfasi su nuovi approcci di analisi di sensitivit sistematiche e pi estese di quelle tradizionali
sono notevoli, ma ancora non completamente sviluppate. E importante comunque
evidenziare che:
i modelli non tradizionali di trattamento delle incertezze non devono essere considerati
come antagonisti o sostitutivi dei metodi pi consolidati, quali quelli probabilistici, ma
devono essere intesi come elementi suppletivi e coadiuvanti nellottica di una pi
completa ed esaustiva rappresentazione delle incertezze
non esiste un metodo universalmente adatto per descrivere le incertezze, ma la
selezione di un ben determinata teoria rappresentativa delle stesse dipende: 1) dallo
specifico problema e 2) dalla qualit e quantit delle informazioni che loperatore
possiede.

- 2 -
Tra i metodi non probabilistici pi comunemente utilizzati, in questa applicazione verr
utilizzato lapproccio fuzzy, che rientra nella pi generale teoria della credibilit cos come
sviluppata da B. Liu [12].

A tal fine nel presente lavoro si procede ad una proposta per un criterio di integrazione di
informazioni derivanti da pi fonti, tra loro formalmente non omogenee, per ottenere una
rappresentazione complessiva e quantitativa della variabile indagata con una rappresentazione
fuzzy.
In particolare si assume che le informazioni in ingresso siano di tre tipi, ossia probabilistiche,
fuzzy, e linguistiche pure. Si procede quindi prima a rappresentare in maniera fuzzy le
informazioni linguistiche, dato che queste rappresentano la fonte primaria di incertezza di tipo
lessicale, essendo questutima un tipico aspetto proprio dellincertezza epistemica.
Successivamente si procede, all omogeneizzazione delle variabili incerte sulla base di una
equivalenza entropica della qualit dellinformazione disponibile: le variabili non
probabilistiche si assumono essere variabili fuzzy mentre quelle probabilistiche sono
convertite in variabili fuzzy mediante il concetto di equivalenza entropica, partendo dai
concetti fondamentali di entropia di Shannon, giungendo allapproccio di De Luca e Termini
[2] ed infine a quello di Liu [8]
Quindi, partendo dal grado di affidabilit assegnato ad ogni rappresentazione fuzzy cos
ottenuta si procede a pesare le stesse per derivare una unica Membership Function (MF), a
partire dalle singole MFs discretizzate per ogni singolo alpha-cut
2 TRATTAMENTO MATEMATICO DELLINCERTEZZA NEI RISULTATI
DELLE PROVE
Da un punto di vista prettamente matematico, differenti approcci possono essere utilizzati per
trattare le incertezze. Come innanzi affermato, lapproccio random il cosiddetto approccio di
tipo base ed supportato dalle ben note teorie della probabilit. Tali teorie furono introdotte
per la prima volta da Pascal e Fermat nei primi del 600, a partire da concetti di tipo
frequentista. Pi tardi, nel 1933, una teoria assiomatica fu fornita da Kolmogoroff. Tale
approccio stato applicato in molti campi ed diventato una metodologia ben consolidata sia
per scienziati che per ingegneri, tanto che per molti anni si pensato che questo fosse lunico
approccio utile per trattare lincertezza presente nelle variabili e per effettuare analisi di
affidabilit di strutture.
La statistica utilizzata per ottenere dal set disponibile di dati misurati, parametri che
definiscono le propriet delle variabili che si supponga abbiano una natura stocastica; la teoria
della probabilit, quindi, altro non fa che convertire tali informazioni in funzioni di
accadimento (funzioni di densit di probabilit) e definisce il contesto generale per le analisi
di affidabilit il cui obbiettivo principale e quello di ottenere le probabilit di collasso di
sistemi strutturali che sono comparati con dei valori limite pre-fissati per valutarne
laffidabilit.
Date le numerose fonti di indeterminazione nelle moderne metodiche di analisi strutturale,
principalmente a causa delle notevoli complessit introdotte dai nuovi codici normativi, si
notato che gli approcci probabilistici sono ben lontani dal modellare realisticamente
lincertezza di una problematica ingegneristica soprattutto quando i progettisti devono
fronteggiare la scarsezza di dati a disposizione, o i parametri del problema sono forniti da
opinioni di esperti che non sono descrivibili con modalit puramente probabilistiche.
Queste considerazioni possono essere efficacemente sintetizzate nello schema di Figura 1.

- 3 -


Figura 1. Significativit del trattamento statistico
Per tutte queste ragioni, nuovi approcci di metodi non probabilistici sono stati sviluppati in
tempi recenti. Lo scopo originario era quello di fornire algoritmi meno dispendiosi dal punto
di vista computazionale che non richiedevano una stima a priori delle PDFS delle variabili di
input come veniva effettuato nei metodi Bayesiani.
Le categorie principali dei metodi non probabilistici sono lanalisi degli intervalli, il convex
modeling, e la teoria dei fuzzy set. Langley [7], ha genericamente indicato che i primi due
approcci possono essere genericamente indicati come sotto-classi della teoria dei fuzzy-sets.
La fuzziness una tipologia di incertezza soggettiva introdotta in maniera assiomatica da
Zadeh (1965). Successivamente, da tali concetti stata sviluppata la Teoria della Credibilit
che un ramo della matematica che studia il comportamento dei fenomeni fuzzy. I
fondamenti di tale teoria sono stati introdotti da Liu e Liu [9], ma essa stata recentemente
formalizzata da Liu [12] nella sua opera: Uncertainty Theory.
In dettaglio, la teoria sui fuzzy sets sembra aver guadagnato un posizione predominante per
trattare lincertezza di tipo non probabilistico; in particolare lambiguit (ovvero la capacit
limitata del linguaggio formale nella descrizione delle incertezze per risolvere problemi
ingegneristici), la vaghezza, (definizioni scorrette o mal poste di quantit che convertono un
contenuto informativo) e limprecisione (mancanza di conoscenza), sono strettamente legate
al concetto di fuzziness che in questo senso culmina in una sovrapposizione con i concetti
oggettivi propri dellapproccio stocastico.
3 VARIABILI FUZZY
Sia O un insieme non vuoto che rappresenta lo spazio di campionamento, e sia (O) linsieme
di potenza di O; denotando con A un evento, Pos{A} un numero definito che indica la
possibilit che questo evento accada. La misura di necessit di un insieme A (indicata come
Nec{A}) definita come limpossibilit dellinsieme complementare A
c
(pertanto lo spazio di
campionamento pu essere definito come O = A A
c
). La credibilit di un evento fuzzy
(indicata come Cr{A}) definita come la media tra il suo valore possibile ed il suo valore
necessario:
{ } { }
Nec 1 Pos
c
A A = (1)
{ } { } { } (
1
Cr Pos Nec
2
)
A A = + A (2)
In pi, (O , (O), Pos) rappresenta lo spazio di credibilit. Una variabile fuzzy X pu essere
quindi definita

come una funzione definita partendo da uno spazio di possibilit (O , (O),
Pos) a valori reali. In pi possibile definire dalla misura di possibilit la membership
function (MF) u(x) di una generica fuzzy-variabile X come segue [10]:
- 4 -
( ) ( ) { }
Pos x X x = = x (3)
Da un punto di vista operativo, metodologie differenti possono essere adottate per ottenere le
MF di un a variabile fuzzy. In particolare una variabile fuzzy X discreta se e solo se u(x)
assume valori non nulli in un insieme misurabile di punti, ed detta continua se e solo se u(x)
una funzione continua. Lacquisizione di una MF uno dei problemi dellanalisi strutturale
(definita in letteratura come knowledge acquisition) nellambito della teoria dei fuzzy set.
In generale possibile affermare che non esiste un approccio unitario per la cos definita
fuzzificazione, ma procedure differenti possono essere adottate per una situazione specifica.
Tali metodi possono essere diretti od indiretti partendo da metodi a single expert o
multiple experts [5]. In questo documento si assume che la MF di una generica variabile
fuzzy nota: in altre parole si suppone che la procedura di acquisizione di conoscenza sia
stata effettuata in via preliminare. Pertanto, sia X una variabile fuzzy, allora linsieme:
( ) { }
{ }
, Pos X X

= (4)
E lo-level set di X . In pi da un punto di vista operativo, loperazione di ottenere diversi o-
level set da una MF continua chiamato o-cut of u(x) o discretizzazione di una variabile
fuzzy.
4 VALORE ATTESO DI UNA VARIABILE FUZZY
Sia X

una variabile fuzzy con unassegnata MF indicata con u(x). Allora valgono le seguenti
relazioni:
{ } ( ) ( ) { }
1
Cr 1 sup
2 y x
X x x y x

= = +

(5)
{ } ( ) { } ( ) { }
1
Cr sup 1 sup
2 y x y x
X x y y x
>

= +

(6)
{ } ( ) { } ( ) { }
1
Cr sup 1 sup
2 y x y x
X x y y x
<

= +

(7)
Il valore atteso (se esiste) di una variabile fuzzy [9] definito per mezzo della misura di
credibilit:
[ ] { } { }
0
0
E Cr Cr X X s ds X s ds
+

=

(8)
La definizione delloperatore di attesa fuzzy anche applicabile al caso di una variabile
fuzzy di tipo discreto: considerando infatti la seguente MF:
( ) ( )
1 1
2 2
1 2


... 1
...

m
m m
if x x
if x x
x
if x x

= (9)
allora:
[ ]
1
E
m
i i
i
X wx
=
=

(10)
In particolare, se x
1
,,x
m
sono numeri distinti:
{ } { } { } {
(
})
1 1 1 1
1
max max max max
2
i j j i j j i j j i j j i
j m j m j m j m
w x x x x x x x

= < + > x (11)
- 5 -
5 VARIANZA DI UNA VARIABILE FUZZY
La varianza di una variabile fuzzy gioca un ruolo simile alla varianza di una variabile random.
Infatti, essa misura la diffusione della distribuzione attorno al suo valor medio. Partendo da
tale considerazione, Liu e Liu [9] definiscono la varianza di una variabile fuzzy X

avente MF
u(x) e valore atteso m come:
[ ] ( )
2
V E X X m

=

)
dx
)
x dx

(12)
6 IL CONCETTO DI EQUIVALENZA ENTROPICA
Nelle pratiche applicazioni, si osserva che le incertezze che affliggono il problema in esame
difficilmente possono essere ricondotte ad ununica tipologia. In particolare, assunto che le
variabili non probabilistiche siano efficacemente modellabili come variabili fuzzy, la presenza
di variabili random rende necessaria ladozione di una procedura di omogeneizzazione allo
scopo di ottenere una equivalente variabile fuzzy.
Lomogeneizzazione delle variabili incerte un tema di recente sviluppo. Ad esempio,
Chakraborty e Sam [1] adottano diversi approcci per trasformare le variabili fuzzy in variabili
random cosicch sia possibile analizzare laffidabilit strutturale per via probabilistica.
A tal proposito deve essere sottolineato come il concetto dell entropia di Shannon
importante nelle teoria dellinformazione ed talvolta riferito alle misure convenzionali
dellaleatoriet. In generale,in presenza di fuzziness, il concetto di entropia fuzzy pu essere
adottato per quantificare il problema dellincertezza. Questa fornisce un particolare valore ben
definito capace di rappresentare il grado di indeterminatezza di una specifica variabile fuzzy
[3]. Lentropia fuzzy molto importante nel misurare linformazione di tipo fuzzy: la
funzione base del processamento dellinformazione fuzzy ed usata per valutare il grado di
fuzzification tra due o pi fuzzy-sets.
Vari autori hanno proposto alcune formulazioni riguardanti questo aspetto, in accordo a
condizioni specifiche che sono di seguito elencate
Per esempio, De Luca e Termini [2] proposero la seguente definizione:
[ ] ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) (
H ln 1 ln 1 X x x x x
+

= +

(13)
Unaltra fu proposta da [4]:
[ ] ( ) ( ) (
H ' ln ' X x
+

(14)
( )
( )
( )
'
x
x
x dx

(15)
un forma normalizzata della MF.
In termini generali la caratteristica basilare dellentropia di una variabile fuzzy sono [11]
rispettivamente che 1) lentropia di un numero definito minima, che 2) lentropia di una
variabile fuzzy equipossibile variabile massima e che infine 3) lentropia applicabile non
solo a casi finite ed infiniti ma anche a casi continui e discreti. Riguardo a tali propriet una
definizione pi recente di entropia fuzzy stata presentata in [12]. In particolare se X una
fuzzy variable discreta, allora la sua entropia definita come:
[ ] { } (
H Cr X C X x d
+

= =

)
x (16)
Ove la funzione C(t) data da:
- 6 -
( ) ( ) ( ) ln 1 ln 1 C t t t t t = (17)
Se X una variabile fuzzy discreta che assume valori in {x
1
,x
2
,}:
[ ] { (
1
H Cr
i
i
X C X x

=
=

})
= (18)
ove C(t) assume la stessa espressione in (17). In questo documento, lequazione (16) o (18)
sono adottate come misure convenzionali di fuzziness.
La procedura di equivalenza entropica pu essere effettuata partendo da una variabile fuzzy,
dalla quale pu essere ricavata una variabile normale equivalente garantendo appunto
lequivalenza dellentropia. Frequentemente, si assume che la variabile normale equivalente
abbia valore della media pari a quello della variabile fuzzy con grado di appartenenza unitario
[1]. Lentropia della variabile normale equivalente data da:
(
ln 2
eq
H
)
e = (19)
in cui la deviazione standard della variabile normale equivalente. Per una variabile fuzzy
con MF triangolare definita come segue:
, ,
l c u
z z z z =
%
(20)
lespressione (14) fornisce:
2
' 0.50 ln
u l
G
z z

=


(21)
La trasformazione quindi si basa sulla seguente uguaglianza:
'
eq
H G = (22)
Per mezzo della (22) possibile operare la procedura di trasformazione. Nel presente
documento, secondo una direzione diversa dai riferimenti prima citati, lespressione (22)
utilizzata per eseguire la trasformazione da variabile random a variabile fuzzy.
7 DEFINIZIONE DI UNUNICA MF RAPPRESENTATIVA DI VARIE TIPOLOGIE
DI INCERTEZZA
Come precedentemente esplicitato, lo scopo del presente lavoro quello di ottenere ununica
MF che rappresenti complessivamente lincertezza presente in una tipica problematica di
ingegneria civile, quale quella della determinazione della resistenza a compressione del
calcestruzzo con metodiche di indagine di tipo non distruttivo, in cui siano presenti varie
tipologie di incertezza sia random che lessicale. Si riscontra la prima, perch le prove sono
ripetute un numero di volte che raramente rappresentativo e capace di caratterizzare
compiutamente la quantit in esame; pertanto una determinazione ben definita della resistenza
a compressione di rado ottenibile. Per questo motivo si ricorre alla determinazione di media
e varianza della variabile in oggetto supponendo unassegnata distribuzione di probabilit
delle misurazioni. Spesso si ipotizza che tale distribuzione segua una legge normale la quale il
pi delle volte anche simmetrica: questa evenienza verr considerata anche in questo lavoro.
Laltra tipologia di incertezza quella di tipo lessicale che si riferisce a giudizi di esperti i
quali, sulla base della propria esperienza, possono individuare il valore presunto della
resistenza a compressione. E chiaro che, come innanzi esplicitato, tali giudizi lessicali (che
possono essere: un buon calcestruzzo, un calcestruzzo abbastanza resistente ) vanno resi
matematicamente trattabili con lausilio della teoria fuzzy. Pertanto, una volta individuate
tutte le MF afferenti alla medesima problematica, le stesse debbono essere convertite in
ununica MF che inglobi e sia rappresentativa delle varie tipologie di incertezza. Un possibile
approccio che qui viene presentato, si basa sul metodo dei pesi in cui per ogni alpha-cut si
valutano i valori degli estremi dellintervallo della MF risultante mediante una media pesata
- 7 -
in cui si assegna un peso pi o meno maggiore a seconda che il grado della rappresentazione
fuzzy sia pi o meno attendibile. Precisamente, indicata con ( ) X la richiesta MF di una
generica variabile fuzzy X i generici estremi dellintervallo sono dati da:
,
j
k
N
j
l j
j
,
k
l
x x

=

(23)
,
j
k
N
j
u j
j
,
k
u
x x

=

(24)
Ove N
j
il numero di valutazioni effettuate (ovvero di MFs che si intende combinare) per
stimare la variabile in oggetto, mentre
k
indica il valore pertinente al generico u-
cut;
j
rappresenta il generico peso attribuito alla singola MF, che dipende dalla affidabilit
che viene attribuita ad ogni singola prova; infine con
,
k
j
l
x

e
,
k
j
u
x

si indicano gli estremi
dellintervallo di ogni MF da processare.
8 ESEMPIO NUMERICO
Come applicazione numerica si fa riferimento alle risultanze di 20 misurazioni non distruttive
della resistenza a compressione del calcestruzzo di un edificio a civile abitazione, ottenute
tramite sclerometro. Per caratterizzare lincertezza presente sulla sua determinazione si
utilizza dapprima un approccio di tipo probabilistico puro; analizzando un totale di 20 battute
sclerometri che si deducono media e varianza. Si assume quindi, come comunemente operato
in queste condizioni, che la loro distribuzione di tipo normale. Per convertire tale variabile
random in una variabile fuzzy lecito utilizzare il principio dellequivalenza entropica sopra
citato, in cui si suppone che la media della distribuzione random coincida con il core della MF
da ottenersi e che, data la simmetria della distribuzione di probabilit, la MF sar triangolare e
simmetrica con asse di simmetria passante per il core. Dai dati in tabella 1 si ottiene che i
valor medi e di varianza sono rispettivamente [ ] 27.97
c
E f = N/mm
2
e

c
f


= 4.75 N/mm
2

Utilizzando quindi la (22) si consegue la seguente MF :
1
16.05 27.97 39.88
c
f =
%
N/mm
2
.
A questo primo dato affianchiamo quindi il giudizio di un esperto che ha identifichi il
calcestruzzo in esame con la definizione lessicale abbastanza buono; tale giudizio pu
essere convertito in una variabile fuzzy avente la seguente MF triangolare:
2
20 30 40
c
f =
%

N/mm
2
, come da Figura 2.
mfc
10 30 20 40 50
1
fc
Abbastanza buono
Molto buono
0.5


Figura 2. Membership functions della resistenza a compressione del cls
secondo il giudizio lessicale di esperti.
- 8 -
da precisare che tali MF assegnate ad ogni classe di calcestruzzo secondo una variabile
linguistica possono essere definite anche in relazione alla confidenza che lesperto valuta, in
termini non solo di core ma anche di ampiezza di supporto della MF. Allo stesso valore di
core possono essere associate differenti ampiezze del supporto, quindi differenti entropie (e
qualit) della MF in termini di precisione nella rappresentazione.
Infine una determinazione singola determinazione di tipo pull out porta ad un valore di 32
N/mm
2
. Tale valore non pu essere preso tal quale, ma lecito rappresentarlo come
puramente fuzzy utilizzando una MF triangolare simmetrica con core pari al valore della
prova e supporto pari alla massima oscillazione che essa pu subire secondo lesperienza
degli operatori e delle indicazioni del produttore dellapparecchiatura. Quindi la variabile in
esame pu essere data dalla seguente MF anchessa triangolare: N/mm
2

3
22 32 42
c
f =
%
Supponendo di assegnare alla MF ottenuta a partire da dati sperimentali un peso
1
0.6 = ,
ipotizzando quindi un grado di attendibilit abbastanza fondato, ed alle altre due un peso
2 3
0.2 = = , mediante la (23) e la (24) potremo ottenere la MF complessiva che, pertanto,
sar la seguente 23.23 33.78 44.33
final
c
f = N/mm
2
. Tutte le MFs ottenute sono mostrate in
figura 3.
9 CONCLUSIONI
La gestione contemporanea di dati affetti da differente livello di affidabilit un problema
aperto nelle questioni inerenti la valutazione delle caratteristiche dei materiali anche con
prove non distruttive. Peraltro il principale limite in queste situazioni rappresentato dalla
non omogenea rappresentazione matematica di tali dati, che quindi difficilmente possono
essere utilizzati efficacemente per la determinazione delle caratteristiche indagate. Nella
presente memoria si presuppone di utilizzare un metodo ibrido per convertire, su base
entropica, tutte le informazione in forma fuzzy, e poi pesarle secondo la credibilit che ogni
singola prova ha rispetto alloperatore. Infine si ottiene una membership function che in
grado di rappresentare tutte le informazioni resosi disponibili, e quindi dal punto di vista
informatico capace di massimizzare la qualit della sua rappresentazione.
15 20 25 30 35 40 45
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
f
c
[N/mm
2
]

(
f
c
)




Figura 3. Membership functions della resistenza a compressione del cls: (rossa sperimentale, blu -
derivante da giudizio di un esperto, magenta - fuzzy pura, verde - risultante).
- 9 -
10 RINGRAZIAMENTI
Il presente lavoro stato sviluppato allinterno del Progetto di ricerca triennale 2005-2008
DPC/RELUIS Linea 2 MND.
11 BIBLIOGRAFIA
[1] Chakraborty, S., Sam, P (2007). Probabilistic safety analysis of structures under hybrid
uncertainty, Int. J. Numer. Meth. Engng; Vol. 70, John Wiley and Sons
[2] De Luca, A., Termini, A., (1972). A definition of non probabilistic entropy in the setting of
fuzzy sets theory, Information and Control, Vol. 20.
[3] Dubois, D. Prade, H. (1980). Fuzzy sets and systems: theory and applications, Mathematics in
science and engineering, Academic Press, San Diego
[4] Haldar, A., Reddy, RK., (1992). A random-fuzzy analysis of existing structures, Fuzzy Sets
and Systems 48, 201-210.
[5] Klir GJ. (2001). Uncertainty and information: foundations of generalized information theory.
Hoboken: Wiley-Interscience;
[6] Koduru, S.D., Haukaas, T. (2006). Uncertain reliability index in finite element reliability
analysis, International Journal of Reliability and Safety, Vol. 1, Nos.
[7] Langley RS. (2000). Unified approach to probabilistic and possibilistic analysis of uncertain
systems. Journal of Engineering Mechanics Vol n.126(11), ASCE
[8] Liu B. (2002) Theory and practice of uncertainty programming. Physica- Verlag
[9] Liu B, and Liu YK, (2002). Expected value of fuzzy variable and fuzzy expected value
models, Transactions on Fuzzy Systems ,Vol.10, No.4, IEEE
[10] Liu, B., (2004). Uncertainty theory - An Introduction to its Axiomatic Foundations, Springer-
Verlag.
[11] Liu, B., (2007a). A survey of entropy of fuzzy variables, Journal of Uncertain Systems, Vol
n.1, 4-13.
[12] Liu B. (2008) : Uncertainty theory, 3
rd
edition, available on http://osc.edu.cn/liu/ut.pdf
- 10 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
STRUTTURE ESISTENTI IN CEMENTO ARMATO:
CONTROLLI E VERIFICHE MEDIANTE TECNICHE NON DISTRUTTIVE
Renato S. Olivito
a
, Giuseppe Spadea
a
,
A. Carrozzini
b
, Alessandro R. Spadafora
c

a
UNICAL Dip. di Strutture, Rende (CS)
rs.olivito@unical.it, g.spadea@unical.it
b
Collaboratore esterno, Scalea (CS), a_carrozzini@libero.it
c
Collaboratore esterno, Cosenza (CS), alessandrospadafora@virgilio.it

ABSTRACT
Per una corretta valutazione della vulnerabilit sismica di strutture esistenti necessario
conoscere la caratteristiche meccaniche dei materiali con cui esse sono state realizzate. Nel
presente lavoro, oltre a essere sinteticamente descritte ed esaminate le principali e pi diffuse
prove di tipo non distruttivo (sclerometro, ultrasuoni, metodo combinato SONREB), si
esaminano i risultati ottenuti da unestesa campagna di prove sperimentali condotte su
strutture esistenti in c.a. di recente e meno recente data di costruzione, al fine di valutare
laffidabilit dei metodi semplici di controllo della resistenza effettiva del calcestruzzo.
Vengono riportati, per esigenze di sintesi, i risultati di prove, semi distruttive e non distruttive,
eseguite su due strutture esistenti e della loro successiva elaborazione al fine della
determinazione del valore della resistenza del calcestruzzo in situ. I valori ottenuti sono
riportati in forma grafica e tabellare al fine di poterne effettuare un confronto e unopportuna
analisi critica.
PAROLE CHIAVE
Calcestruzzo metodi non distruttivi vulnerabilit sismica.
1 INTRODUZIONE
Nellambito dellOrdinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n 3274 del 20 marzo
2003 e ss.mm.ii. viene introdotto per la prima volta un capitolo specifico che affronta la
problematica dellanalisi sismica delle strutture esistenti e del progetto del loro adeguamento.
In questo ambito, particolare importanza ricopre la fase di conoscenza della struttura esistente
sia in termini di caratteristiche geometriche che di propriet meccaniche dei materiali. Un
ruolo fondamentale quindi svolto dalle indagini sui materiali e, in particolare per gli edifici
in cemento armato, risulta tanto importane quanto complesso stimare in modo affidabile ma
non eccessivamente oneroso la resistenza a compressione del calcestruzzo in situ. La stima
pi o meno accurata della resistenza del calcestruzzo concorre a ottenere un opportuno livello
di conoscenza della struttura da cui dipende il fattore di conoscenza della struttura da cui

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 11 -
dipende il fattore di confidenza da adottare nelle verifiche di sicurezza. Per ci che riguarda la
scelta delle metodologie di indagine da adottare sono diverse quelle che permettono di
acquisire informazioni identiche dal punto di vista qualitativo. I motivi che spingono
allutilizzo di una metodologia rispetto a unaltra dipendono da valutazioni su alcuni aspetti
quali i costi delle prove, i danni che la loro esecuzione provoca sulla struttura, i tempi di
esecuzione, la precisione connessa a ciascun tipo di prova in confronto con quella richiesta
dallindagine in corso. A tal riguardo il carotaggio, prova di tipo semidistruttiva, consente
sicuramente la migliore stima della resistenza della struttura in situ ma, per contro, causa i
danni maggiori, lento e maggiormente costoso. Esso va comunque ritenuto, in molti casi,
essenziale per poter effettuare la calibrazione delle misure ottenute con metodologie di tipo
non distruttivo da utilizzare in modo pi esteso nelle indagini, operazione che per
questultime sicuramente molto pi complessa e, nello stesso tempo, indispensabile. In tutte
le prove non distruttive, quelle cio per cui la misura della resistenza indiretta, infatti
necessario procedere a operazione di calibrazione, ossia a collegare il risultato della misura
alla caratteristica oggetto dellindagine. Le prove sclerometriche e ultrasoniche, ad esempio,
non producono alcun tipo di danno, sono economici e rapidi, ideali per stime di omogeneit e
comparative, ma la loro calibrazione in termini della resistenza assoluta pone diversi
problemi. In questottica, il presente lavoro pone lattenzione su alcuni aspetti riguardanti
linterpretazione delle prove sui calcestruzzi e la loro significativit, con maggiore
approfondimento sulle prove di tipo non distruttivo.
2 I METODI NON DISTRUTTIVI
LOrdinanza n 3274 e ss.mm.ii. ammette lutilizzo di metodi di indagine non distruttivi di
documentata affidabilit, che non possono essere impiegati in completa sostituzione di quelli
semi distruttivi, ma sono consigliati a loro integrazione, purch i risultati siano tarati su quelli
ottenuti con prove distruttive; pi precisamente, essa consente la sostituzione di non pi del
50% di prove distruttive, con un pi ampio numero, almeno il triplo, di prove non distruttive,
singole o combinate, fermo restando la necessaria taratura su quelle distruttive.
Tra i metodi di prova non distruttivi pi diffusi per la stima della resistenza a compressione
del calcestruzzo ricordiamo il metodo sclerometrico, il metodo ultrasonico e il metodo
combinato SONREB.
2.1 Prove sclerometriche
La norma che regolamenta il loro utilizzo la UNI EN 12504-2 (Prove sul calcestruzzo nelle
strutture Prove non distruttive Determinazione dellindice sclerometrico). Lo strumento
con cui vengono eseguite lo sclerometro, costituito da un maglio di acciaio caricato a molla
che, quando viene rilasciato, colpisce un pistone di acciaio a contatto con la superficie del
calcestruzzo (Figura 1). La distanza di rimbalzo del martello di acciaio dal pistone fornisce
lindice di rimbalzo S che pu correlarsi alla resistenza del calcestruzzo in esame mediante
curve caratteristiche dello strumento (Figura 2). La norma prescrive di utilizzare un minimo di
nove misure per ottenere una stima afdabile dellindice sclerometrico assicurandosi che la
distanza tra due punti di impatto sia non meno di 25 mm e che nessuno sia a meno di 25 mm
da un bordo. Lindice di rimbalzo S per ciascun punto di prova pari alla media dei singoli
valori misurati inclusi nellintervallo 0,8 I
m
1,2 I
m
, dove I
m
la media di tutte le misure
relative alla zona indagata. La prova sclerometrica utile a fornire un indice relativo di
confronto piuttosto che esprimere una grandezza assoluta del calcestruzzo come la sua
resistenza. Per tale motivo, al fine di stimare in situ la resistenza del calcestruzzo si preferisce
- 12 -
correlare i risultati di tale prova con quelli relativi ad altre prove non distruttive e in
particolare le ultrasoniche.







Figura 1. Esecuzione delle battute. Figura 2. Curve caratteristiche dello strumento.
2.2 Prove ultrasoniche
La loro esecuzione normata dalla UNI EN 12504-4 Prove sul calcestruzzo nelle strutture -
Parte 4: Determinazione della velocit di propagazione degli impulsi ultrasonici
L'apparecchiatura di prova consiste in un generatore di impulsi elettrici, una coppia di
trasduttori, un amplificatore e un dispositivo elettronico per la misurazione dell'intervallo di
tempo che intercorre tra la partenza di un impulso generato dal trasduttore emittente e il suo
arrivo al trasduttore ricevente (Figura 3a). La prova consiste nel misurare il tempo impiegato
da onde soniche di adeguata frequenza (40-120 KHz) ad attraversare un mezzo compreso tra
due trasduttori collocati ad una data distanza, ricavandone la velocit di propagazione. Il
sistema di misura corredato da un pc per lelaborazione dei dati sperimentali nella forma pi
idonea e desiderata in tempo reale, e da un dispositivo di stampa per la restituzione in forma
grafica. Le letture possono essere effettuate in diversi modi legati alla posizione relativa dei
due trasduttori, privilegiando quelle in trasparenza, cio con i due trasduttori disposti in
contrapposizione e perfettamente allineati su due superfici tra loro parallele (Figure 3b-3c).

1
trasmittente ricevente
F
segnale
trigger
2
3
5 6 4
1- Generatore di impulsi elettrici;
2- Trasduttori;
3- Amplificato e dispositivo per
misura intervallo di tempo;
4- Personal Computer;
5- Elemento sottoposto a prova;
6- Dispositivo di stampa.
a)





c)
b)

Figura 3. a) Apparato di misura; b) Esecuzione delle prove; c) Tecniche ultrasoniche.
2.3 Metodi combinati
Impiegano i risultati forniti da due o al massimo tre prove non distruttive distinte e
rappresentano un utile strumento per la valutazione in situ della resistenza del calcestruzzo in
sostituzione delle indagini semi distruttive. Il loro diffuso utilizzo dovuto principalmente al
fatto che limitano leffetto negativo di alcuni fattori esterni sulla stima della resistenza del
calcestruzzo, poich le grandezze impiegate nelle correlazioni sono da essi influenzate in
modo opposto e quindi tendono a compensarsi. Altri motivi che inducono al loro utilizzo sono
leconomicit e la poca invasivit sulla struttura, con limitata compromissione della resistenza
- 13 -
degli elementi strutturali. In particolare, il metodo SONREB (SONic + REBound, cio
ultrasuoni + sclerometro) utilizza lindice sclerometrico S e la velocit ultrasonica V. La
resistenza stimata con il metodo SONREB , in forma generale, fornita dalla relazione:

c b
SONREB c
V S a R =
,
(1)

in cui le costanti a, b e c possono ricavarsi nel caso in esame mediante il metodo dei minimi
quadrati correlando la resistenza a compressione delle carote prelevate in situ, con lindice di
rimbalzo medio S e la velocit ultrasonica media V, entrambi relativi alla zona di estrazione
della carota. In letteratura sono presenti numerose espressioni ricavate da studi e ricerche. Tra
le pi utilizzate risultano le seguenti:

(Giacchetti Laquaniti, 1980) (2)
6 , 2 4 , 1 11
c
V S 10 695 , 7 R =


(Di Leo Pascale, 1994) (3)
446 , 2 058 , 1 9
c
V S 10 2 , 1 R =


(Gasparirik, 1992) (4)
85 , 1 246 , 1
c
V S 0286 , 0 R =
in cui:
R
c
la resistenza a compressione del cls stimata con il metodo Sonreb;
S lindice sclerometrico;
V la velocit ultrasonica.
2.4 Prove di compressione su carote
Il carotaggio consiste nel prelievo di campioni cilindrici attraverso lutilizzo di una carotatrice
a corona diamantata (Figura 4). La norma di riferimento UNI EN 12504-1 Prove sul
calcestruzzo nelle strutture - Carote - Prelievo, esame e prova di Compressione. Per ogni
carota estratta devono essere noti, il diametro, la lunghezza, leventuale presenza di armatura
e ul peso della carota asciutta per la determinazione del relativo peso specifico. La resistenza
misurata sulle carote pu spesso risultare differente a quella accertata attraverso un provino \
standard, ci a causa del fatto che tale resistenza influenzata dalle dimensione della carota
(altezza e diametro), dalla differente stagionatura tra provino standard e carota, dalleventuale
presenza di armatura, dalle diverse modalit di preparazione e stagionatura, dal distrurbo
presente in fase di prelievo del campione. Dai valori di resistenza a compressione R
car
ricavati
dalle prove (Figura 5), si pu stimare la resistenza cubica R
cub
del calcestruzzo in-situ
attraverso lutilizzo di diverse formulazioni presenti in letteratura, tra le quali si ricordano:


car cub
R C R = (Cestelli Guidi, 1981) (5)

car cub
R BS R = (British Standard, 1983) (6)

1
1,5
R
K R
car
cub
+
= (Concrete Society, 1987) (7)
car d a dia D / h cub
R ) C C C C ( R =
C
dia
un coefficiente correttivo relative al diametro;

(Masi, 2005) (8)

dove:
R
cub
la stima della resistenza cubica del calcestruzzo;
un coefficiente per passare dalla resistenza cilindrica a quella cubica;
BS , , C e

C
h/D
sono dei fattori che tengono conto della snellezza della carota;
K un fattore che tiene conto dellinclinazione della perforazione;
- 14 -
C
a
un coefficiente che tiene conto della presenza di armature;
carota.
Figura 4. Estrazione carota Figura 5. Stima della resistenza secondo le diverse
2.5 Programma sperimentale
sultati delle prove sui calcestruzzi e della loro significativit
2.5.1 Struttura n1: ponte nel Comune di Montalto (CS)
ituita da un impalcato realizzato
2.5.1.1 Risultati e confronto dei valori ottenuti delle prove
le resistenze cubiche a partire da
abella 1. Resistenze cubiche ottenute dalle prove SEMI-DISTRUTTIVE
Punto
Resistenza carota f
car
(N/mm
2
) Resistenza cubica R
c
(N/mm
2
)
C
d
un coefficiente correttivo che tiene conto del disturbo sulla
19,00
19,50
20,00
20,50
21,00
21,50
22,00
16,00 16,40 16,80 17,20 17,60 18,00
Resistenza Carota (N/mm
2
)
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

c
u
b
i
c
a

(
N
/
m
m
2
)
British Standard (BS)
Concrete Society
Cestelli Guidi
A. Masi















e rottura per compressione formulazioni.
Ai fini dellinterpretazione dei ri
sono stati esaminati nel presente lavoro, per esigenze di sintesi, i risultati di una serie di
campagne di prove compiute su due strutture presenti nel territorio cosentino: 1) un edificio in
c.a. per civile abitazione; 2) le spalle di un ponte. Nelle pagine seguenti sono riportati i
risultati delle prove eseguite, il confronto degli stessi e la loro elaborazione statistica.
La struttura presenta ununica campata di mt 22.00 ed cost
su travi in precompresso poggiante alle estremit su spalle in c.a. Le prove eseguite hanno
interessato queste ultime e sono state del tipo semi-distruttive (n 6 carotaggi) e non
distruttive (n 6 sclerometriche e n 6 ultrasoniche su carote).
I valori sperimentali ricavati sono stati elaborati valutando
quelle ottenute dallo schiacciamento in laboratorio delle carote estratte, con lutilizzo delle
formule teoriche sopra indicate (5, 6, 7 e 8), e quelle cubiche ottenute applicando il metodo
SONREB (2, 3 e 4) e stabilendo una correlazione, con applicazione del metodo dei minimi
quadrati, tra le resistenze delle carote e i parametri (indice di rimbalzo medio e velocit
ultrasonica) ottenuti dalle prove non distruttive (1).


T

Schiacciamento in laboratorio
Formule teoriche
British Standard Concrete Society Cestelli Guidi Masi
S1 19,80 24,73 24,75 23,86 23,70
S2 21,30 26,60 26,55 25,59 25,49
S3 20,20 25,22 25,25 26,55 24,14
- 15 -
S4 18,60 23,20 23,09 22,26 22,17
S5 21,70 26,75 27,13 29,88 24,74
S6 20,80 25,97 25,90 24,96 24,86
Tabella 2. Resistenze cu ute dalle prove N STRUTTIV
Punto
Resistenza cubica (N/mm
2
)
biche otten ON-DI E

Battute Sclerometriche
Metodo SONREB
Giacchetti -Laquaniti Di Leo - Pascale Gasparirik Correlazione
S1 25,80 19,02 25,95 24,11 24,89
S2 24,00 19,89 27,51 24,51 25,00
S3 26,00 20,35 27,55 25,41 25,13
S4 20,00 15,02 21,55 19,69 24,11
S5 23,00 13,37 19,00 18,41 23,86
S6 20,10 16,29 23,22 20,91 24,31

stenz
2.5.1.2 Elaborazione
Distribuzione normale d Gauss
le, o distribuzione nor uss, definita dalla

Figur onfronto tra le resi










a 6. C
statistica
i
e ottenute co ogie. n le due metodol
male o di Ga La densit di probabilit norma
funzione:
2
2
1
1
) (

=

x
e x f
2
+ < < x (9)
ve o d e sono rispettivamente il valore medio e lo edio della variabile scarto quadratico m
aleatoria x d
nfidenza.
ampioni ( <30), nellipotesi che la popolazione da cui si estrae il campione
istribuita secondo la distribuzione normale.

Co
Per piccoli c n
abbia distribuzione normale, calcolati i valori della media x e dello scarto quadratico medio
s del campione, si ottiene la stima per intervallo per la media , con probabilit 1- , o con
rado di fiducia ( ) % 100 1 g . Si pu in questo modo determi are lintervallo di co finenza
per la media
n n
, per piccoli campioni, con grado di fiducia ( ) % 100 1 :
n
s s
t x
n
t x + < <
2 2

(10)
10
15
20
25
30
1 2 3 4 5 6
Identificativo punto di prova
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

c
u
b
i
c
a

R
c

(
N
/
m
m
2
)
Resistenza cubica media
Media SonReb
Sperimentale
10
15
20
25
30
1 2 3 4 5 6
Identificativo punto di prova
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

c
u
b
i
c
a

R
c

(
N
/
m
m
2
)
British Standard (BS) 1881 Part. 120
Concrete Society
Cestelli Guidi
Masi
- 16 -
Dove con
2

t indica il valore critico della distribuzione corrispondente al grado di fiducia


considerato.

Per un confronto dei risultati sperimentali si sono rappresentate, attraverso le distribuzioni
normali, le seguenti quantit:
1- gli scarti = R
c
-R
sonreb
tra le resistenze ottenute dalle prove semi-distruttive (con
applicazione delle (5), (6), (7) e (8)) e quelle ricavate dalle prove non distruttive (con
utilizzo delle (2), (3) e (4)) (figura 7);
2- i valori di resistenza ricavati dalle prove semi-distruttive e non distruttive (figura 8).
Si inoltre stimato il valore della resistenza in situ del calcestruzzo come valore medio delle
stime ricavate con le diverse formulazioni SONREB determinando valore medio R
m
e scarto
quadratico medio s. Ipotizzando una distribuzione normale del campione di dati stato
possibile rappresentare lintervallo di confidenza per la media R
m
adottando un grado di
fiducia del 95% (livello di significativit del 5%) in relazione ad un campione di ampiezza n
(Figure 12a 12b).


0,00
0,10
0,20
0,30
-10,0 -5,0 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0
Scostamento (N/mm
2
)
Formula di R. Giacchetti, L. Laquaniti
Formula di A. Di Leo, G. Pascale
Formula di J. Gasparirik
0,00
0,10
0,20
0,30
0,40
0,50
0,60
10 15 20 25 30 35
Resistenza (N/mm
2
)
Stima Rc
Stima Sonreb
Sonreb Sperimentale









Figura 7. Distribuzioni normali degli scostamenti
tra i valori di resistenza ottenuti secondo le due
tipologie di prove (semi e non distruttive).
Figura 8. Distribuzioni normali dei valori di
resistenza ottenuti secondo le due tipologie
di prove (semi e non distruttive).
2.5.2 Struttura n2: struttura intelaiata in c.a. nel Comune di Zumpano (CS)
La struttura a un solo livello con copertura a terrazza e pianta a forma. Le prove eseguite
sono state del tipo non distruttive (sclerometriche e ultrasoniche sugli elementi strutturali) e
hanno interessato n 3 pilastri, n 1 trave di copertura e n 2 travi portanti la scala.
2.5.2.1 Risultati e confronto dei valori ottenuti dalle prove
Lo studio eseguito consistito nel confrontare le resistenze in situ stimate utilizzando il
metodo SONREB con le resistenze ottenute dallo schiacciamento in laboratorio dei provini
(cubetti 15x15x15) confezionati durante lesecuzione dei lavori


Tabella 3. Resistenze cubiche ottenute dalle prove a compressione sui cubetti

Elementi Pilastri Travi+Solai Scala
R
A
42,9 42,7 36,9 N/mm
2
resistenza del provino A
R
B
41,1 44,3 37,4 N/mm
2
resistenza del provino B
R
m
42,0 43,5 37,2 N/mm
2
resistenza media del prelievo


- 17 -

Tabella 4. Resistenze cubiche ottenute dalle prove NON-DISTRUTTIVE

Punto
Resistenza cubica (N/mm
2
)
Battute Sclerometriche
Metodo SONREB
Giacchetti -Laquaniti Di Leo - Pascale Gasparirik
P1/a 37,50 37,30 46,21 41,14
P1/b 37,30 35,97 44,72 40,04
P2 35,70 32,90 41,59 37,17
P3/a 39,20 38,61 47,19 42,64
P3/b 37,20 36,39 45,24 40,34
T1 38,00 43,49 53,20 46,04
T2 43,10 42,80 50,74 46,98
T3 36,60 41,95 51,94 46,44













Figura 9. Confronto tra le resistenze ottenute con le due metodologie.
2.5.2.2 Elaborazione statistica















Figura 10. Distribuzioni normali degli scostamenti
tra i valori di resistenza ottenuti secondo le due
tipologie di prove (semi e non distruttive).
Figura 11. Distribuzioni normali dei valori di
resistenza ottenuti secondo le due tipologie di
prove (semi e non distruttive).


0,00
0,10
0,20
0,30
-15,0 -10,0 -5,0 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0
Scostamento (N/mm
2
)
Formula di R. Giacchetti, L. Laquaniti
Formula di A. Di Leo, G. Pascale
Formula di J. Gasparirik
0,00
0,10
0,20
30 35 40 45 50 55
Resistenza (N/mm
2
)
Stima Rc
Stima Sonreb
Sonreb Sperimentale
30
35
40
45
50
1 2 3 4 5 6 7 8
Identificativo punto di prova
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

c
u
b
i
c
a

R
c

(
N
/
m
m
2
)
Resistenza cubica media
Media SonReb
Sperimentale
30
40
50
60
1 2 3 4 5 6 7 8
Identificativo punto di prova
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

c
u
b
i
c
a

R
c

(
N
/
m
m
2
)
Formula di Giacchetti, Laquaniti
Formula di Di Leo, Pascale
Formula di Gasparirik
Sperimentale
- 18 -













10
20
30
40
50
60
70
80
90
0 5 10 15 20
N Campioni
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

(
N
/
m
m
2
)
Confidenza
Resistenza media
10
20
30
40
50
0 5 10 15 20
N Campioni
R
e
s
i
s
t
e
n
z
a

(
N
/
m
m
2
)
Confidenza
Resistenza media

Figura 12.
a) b)
a) Stima resistenza media del calcestruzzo della struttura n1;
b) Stima resistenza media del calcestruzzo della struttura n2.
3 CONCLUSIONI
Per le strutture in c.a. esistenti risulta di fondamentale importanza stimare in modo attendibile
la resistenza del calcestruzzo. Questa pu utilmente e in modo affidabile essere stimata
attraverso indagini distruttive e semi distruttive. Ci non permette per di esimersi dallo
stabilire per ogni struttura analizzata dei criteri di modalit di indagine ed interpretazione dei
risultati. I casi proposti in questo lavoro presentano dei risultati diversi tra loro. Nel primo
caso la resistenza del calcestruzzo in situ risulta sottostimata dal metodo SONREB mentre nel
secondo caso si ha una sovrastima di tale resistenza. Ci conferma limportanza di un livello
di conoscenza della struttura elevato al fine di minimizzare le incertezze sulla stima della
resistenza in situ. Inoltre, dallelaborazione dei dati relativi alle formulazioni SONREB
presenti in letteratura si ha conferma della necessit di determinare una correlazione
SONREB propria della struttura indagata, realizzando in tal modo una stima che possa portare
ad un opportuno livello di conoscenza della struttura da cui dipende il valore del fattore di
confidenza da adottare nelle verifiche di sicurezza.

4 RINGRAZIAMENTI
Questo lavoro stato finanziato nellambito del Progetto ReLUIS 2005-08, Linea 2, Obiettivo
2.1 Metodologie non distruttive per la conoscenza delle strutture esistenti, Coordinatori
Proff. R.S. Olivito e G. Spadea Dipartimento di Strutture Universit della Calabria.
5 BIBLIOGRAFIA
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armato Nota tecnica 04, Universit degli Studi di Ancona, Facolt di Ingegneria, Istituto di
Scienza e Tecnica delle Costruzioni.
Cestelli Guidi M., Morelli G., (1981). Valutazione della resistenza dei calcestruzzi sulle strutture
finite, LIndustria Italiana del Cemento 3/1981.
BRITISH STANDARD 1881 (1983). Testing Concrete, part 120 Methods for determination of the
compressive strength of concrete cores.
- 19 -
CONCRETE SOCIETY (1987). Concrete core Testing for Strength, Technical Report No. 11, The
Concrete Society, London.
Daponte P., Maceri F., Olivo R. S. (1995). Frequency-domain analysis of ultrasonic pulses for the
measure of damage growth structural materials, IEEE Transactions on Instrumentation and
Measurement, Vol. 44, No. 6, pp. 1003-1008.
Gasparik J. (1992). Prove non distruttive nelledilizia, Quaderno didattico AIPnD, Brescia, Italia.
Di Leo A., Pascale G. (1994). Prove non distruttive sulle costruzioni in c.a., Il giornale delle prove
non distruttive, n. 4.
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Garetto M. (2002). Statistica Lezioni ed esercizi, QDDM, Torino, Italia.
CEN European Committee for Standardization (2002). Prove sul calcestruzzo nelle strutture
Carote - Prelievo, esame e prove di compressione, UNI EN 12504-1.
OPCM 3274 (2003). Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 marzo 2003, Primi
elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di
normative tecniche per le costruzioni in zona sismica, G.U. 8/5/2003, Roma, Italia.
Masi A. (2005). La stima della resistenza del calcestruzzo in situ mediante prove distruttive e non
distruttive, Il Giornale delle Prove non Distruttive Monitoraggio Diagnostica 1/2005.
CEN European Committee for Standardization (2005). Prove sul calcestruzzo nelle strutture Prove
non distruttive Determinazione della velocit di propagazione degli impulsi ultrasonici, UNI EN
12504-4.
DAmato M., Laterza M., Rosario Gigliotti R. (2007). Indagini distruttive e non distruttive su edifici
in c.a. esistenti secondo lOPCM 3274/3431: evidenze sperimentali e significativit dei risultati,
Atti del XII Convegno Nazionale Lingegneria Sismica in Italia (ANDIS 2007), 10-14 Giugno
2007, Pisa, Italia.

- 20 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
INDAGINI SPERIMENTALI
PER LA STIMA DELLA RESISTENZA DEL CALCESTRUZZO IN-SITU
BASATA SU METODI DISTRUTTIVI E NON DISTRUTTIVI
Angelo Masi
a
, Marco Vona
a
, Domenico Nigro
a
, Maurizio Ferrini
b

a
DiSGG, Universit degli studi della Basilicata, Potenza
angelo.masi@unibas.it, marco.vona@unibas.it, domenico.nigro@unibas.it
b
Servizio Sismico, Regione Toscana, Firenze, m.ferrini@mail.regione.toscana.it
ABSTRACT
La resistenza a compressione del calcestruzzo, la cui stima tecnicamente difficile ed
economicamente dispendiosa, ha un ruolo cruciale sulle prestazioni delle strutture in c.a.. Per
stimare tale resistenza possono essere molto utili metodi di indagine non distruttivi (PND). Il
punto critico la definizione della relazione esistente tra i risultati forniti da tali metodi e la
resistenza in situ, basata su prove distruttive (PD) ossia ottenuta da carote estratte dalledificio
in esame. Ancora, va rilevato che pur se le metodologie esistenti cercano di portare in conto in
modo semplice i fattori che influenzano la stima della resistenza in situ mediante carotaggio,
anche queste prove sono affette da numerose incertezze. In tal senso, negli ultimi anni
unampia attivit di ricerca stata effettuata presso lUniversit della Basilicata al fine di
perfezionare le procedure per la stima della resistenza del calcestruzzo in situ. I risultati
sperimentali ottenuti su un consistente numero di elementi strutturali, estratti da edifici
esistenti, sono stati utilizzati per definire idonee correlazioni tra i valori di resistenza ottenuti
con le PD e quelli delle PND e per valutare leffettiva dispersione e variabilit della resistenza
del calcestruzzo nelledificio e nei singoli elementi strutturali.
PAROLE CHIAVE
Edifici esistenti, cemento armato, valutazione, carotaggi, prove non distruttive.
1 INTRODUZIONE
Limportanza delle indagini in situ stata sottolineata dalle normative tecniche nazionali ed
internazionali degli ultimi anni (es. OPCM3274 2003, CEN 2004) e confermata dalla recente
normativa (NTC 2008), che hanno introdotto forti elementi di novit nella valutazione della
vulnerabilit sismica degli edifici esistenti. Infatti, in tali codici si affermato un principio
nuovo per il mondo professionale italiano che, in netta rottura con il passato, prevede come
principio fondamentale per la valutazione di sicurezza e per la successiva scelta
dellintervento sugli edifici esistenti, lobbligo di condurre indagini finalizzate a caratterizzare
la struttura dal punto di vista delle caratteristiche dei materiali e dei dettagli costruttivi. In tale
ambito notevole importanza ha lindividuazione delle propriet meccaniche del calcestruzzo
in situ ed, in particolar modo, della sua resistenza a compressione. Tali propriet influenzano

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 21 -
in modo determinante sia la resistenza dei singoli elementi strutturali sia il comportamento
della struttura nel suo insieme, nonch le caratteristiche di durabilit della stessa. Le
metodologie di indagine per la determinazione delle caratteristiche di resistenza del
calcestruzzo possono essere di tipo distruttivo e non distruttivo. Molti studi e sperimentazioni
hanno evidenziato la variabilit dei risultati ottenuti sia dalle prove di tipo distruttivo (PD) che
non distruttivo (PND). Va ricordato che le PND, stimando in modo indiretto le propriet
meccaniche del calcestruzzo, sono condizionate da numerosi fattori ed il loro utilizzo
esclusivo determina risultati poco affidabili (Masi 2005). Per correlare correttamente i risultati
delle PND alla resistenza in situ sono necessarie anche PD (carotaggi). Daltra parte va
rilevato che anche la stima basata sui carotaggi affetta da numerose incertezze legate alle
modalit ed al punto di prelievo nellambito degli elementi strutturali ed alle caratteristiche
del calcestruzzo stesso. In tale ambito, negli ultimi anni molti sforzi sono stati compiuti dai
ricercatori del DiSGG dellUniversit della Basilicata al fine di perfezionare le procedure per
la stima della resistenza del calcestruzzo in situ, con particolare riferimento a quello di scarsa
qualit. In altri lavori (es. Masi et al. 2007a), sono gi state individuate le migliori correlazioni
tra PND e PD indagando sulle propriet del calcestruzzo costituente alcuni elementi strutturali
di edifici esistenti progettati per soli carichi verticali. Lampia disponibilit di dati
sperimentali ha permesso di valutare leffettiva variabilit della resistenza del calcestruzzo in
un intero edificio e nei singoli elementi strutturali.
In continuit con gli studi gi effettuati, nel presente lavoro vengono illustrati i risultati delle
indagini condotte su alcuni pilastri provenienti da un edificio esistente. Lo studio di tali
elementi strutturali non solo ha fornito ulteriori elementi utili ad una corretta pianificazione
delle indagini, consentendo di ottimizzare limpiego delle risorse necessarie, ma
propedeutico ad una successiva sperimentazione finalizzata a valutare linfluenza dei
carotaggi sulla resistenza degli elementi indagati.
Lattivit sperimentale illustrata in questo lavoro si inserisce in un pi ampio programma di
ricerca nellambito della Linea 2 del progetto DPC/Reluis 20052008 ovvero il task Metodi
Non Distruttivi (MND) finalizzato a mettere a punto criteri e metodi per una stima affidabile
della resistenza del calcestruzzo, da adottare nella valutazione, che tengano conto delle cause
principali di variabilit delle propriet meccaniche nella struttura in-situ. Il task MND opera
in stretta sinergia con altri task della Linea 2 ed in particolare con il task FC il cui obiettivo
principale quello di mettere a punto una metodologia Bayesiana per la calibrazione dei
Fattori di Confidenza basata sui risultati di indagini distruttive e non distruttive.
2 LA SPERIMENTAZIONE
Gi in campagne sperimentali descritte in precedenti lavori (Masi et al. 2005, 2007a, Masi e
Vona 2007) si evidenziata una consistente variabilit dei valori misurati allinterno dei
singoli elementi e tra un elemento e laltro di uno stesso edificio. In particolare, su 4 elementi
trave estratti dalla Scuola Media Fantoni di Fivizzano, la cui struttura fu progettata per soli
carichi verticali, stata eseguita unampia campagna di indagini, non distruttive e distruttive,
che consentisse di individuare landamento della resistenza a compressione del calcestruzzo
lungo gli elementi con lobiettivo anche di valutare se, ed in quale misura, le condizioni di
funzionamento dellelemento strutturale potessero aver influito sulle resistenze stimate
localmente. Gli studi effettuati, oltre che confermare la spiccata variabilit nei valori di
velocit ultrasonica misurata con il metodo per superficie (valori non riportati nel presente
lavoro per esigenze di sintesi) causata dalla microfessurazione e dallo stato di degrado
superficiale del calcestruzzo, hanno evidenziato una notevole variabilit anche nelle resistenze
valutate sulle carote estratte, risultato che pone rilevanti problemi nella definizione della
resistenza di calcolo da adottare nella valutazione delle strutture esistenti. Inoltre, si
- 22 -
evidenziato che adottando la procedura proposta in (Masi 2005) per correlare i risultati delle
PND con le resistenze fornite dai carotaggi si perviene ad una stima della resistenza in-situ
decisamente migliore rispetto ad altri metodi forniti in letteratura. Fondamentale appare, in
ogni caso, il programma di campionamento ossia la scelta del numero e della localizzazione
dei punti di misura ed estrazione.
Nel presente studio, in continuit con gli studi effettuati, sono illustrati i risultati delle
sperimentazioni condotte sui 10 pilastri estratti dal citato edificio scolastico di Fivizzano. Per
quanto riguarda le caratteristiche dimensionali e di armatura si rimanda a (Masi et al. 2007a).
In funzione delle loro dimensioni gli elementi sono stati suddivisi in due gruppi. Per i pilastri
del primo gruppo (figura 1) le indagini sui materiali sono propedeutici ad una sperimentazione
successiva finalizzata a valutare leffetto dei carotaggi sulla resistenza a compressione dei
pilastri, pertanto, su tali elementi, stata prelevata una sola carota. Sul secondo gruppo (figura
2) stato invece realizzato il prelievo di un pi ampio numero di carote per ciascun elemento
al fine di valutare la variabilit della resistenza del calcestruzzo lungo laltezza.

Pilastro
n 1
1
2
3
4
5
6
7
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10
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11
3
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5
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1
2
1
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3
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10
Carota
esistente
1
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10
Carota
corretta
Carota
Carota
Carota
Pilastro
n 2
Pilastro
n 4
Pilastro
n 5
Pilastro
n 9
Carota

Figura 1. Predisposizione dei reticoli di prova e localizzazione dei carotaggi sui pilastri del I gruppo.
1
2
3
4
5
6
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10
1
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7
1
2
3
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5
6
7
8
9
C1
C2
C3
C1
C2
C3
C1
C2
C3
C1
C2
C3
C1
C2
C3
Pilastro
n 3
Pilastro
n 6
Pilastro
n 7
Pilastro
n 8
Pilastro
n 10

Figura 2. Predisposizione dei reticoli di prova e localizzazione dei carotaggi sui pilastri del II gruppo.
Per entrambi i gruppi sono state eseguite numerose PND misurando la velocit ultrasonica per
trasparenza V e lindice sclerometrico S, quando le condizioni di degrado superficiale del
calcestruzzo lo hanno permesso. Preliminarmente, su tutti gli elementi, stata eseguita
unampia indagine pacometrica volta a determinare la posizione delle barre di armatura lungo
tutto lelemento strutturale che consentisse la predisposizione di un reticolo per lesecuzione
delle misure compatibile con la posizione delle armature longitudinali e trasversali. I risultati
delle PD e PND condotte su entrambi i gruppi sono riportati nelle tabelle 1 e 2. I valori di V
ed S riportati sono relativi al punto del pilastro dal quale stato poi estratta la corrispondente
carota.
- 23 -
Tabella 1. Risultati delle prove distruttive e non distruttive sui pilastri del I gruppo.
N
Pil
Pos.
Carota
D H PS V S f
car

[mm] [mm] [kg/m
3
] [m/s] [MPa]
1 Testa 100 202 2080 2989 - 18.50
2 Testa 100 200 2139 3551 28 28.75
4 Testa 100 200 2069 3017 - 13.18
5 Testa 100 200 2043 2871 - 12.35
9 Mezz 100 199 1932 2620 - 7.56
Tabella 2. Risultati delle prove distruttive e non distruttive sui pilastri del II gruppo.
N
Pil
Pos.
Carota
D H PS V S f
car
f
med

[mm] [mm] [kg/m
3
] [m/s] [MPa] [MPa]
3
Base 100 200 2037 2772 - 9.63
8.91 Mezz 100 202 1854 2415 - 7.09
Testa 100 200 2011 2136 - 10.01
6
Base 100 200 2132 3515 27 29.51
31.46 Mezz 100 200 2152 3753 30 33.50
Testa 100 201 2109 3481 31 31.36
7
Base 100 202 2237 4440 36 42.28
35.77 Mezz 100 200 2209 4324 35 38.01
Testa 100 200 2183 4128 28 27.01
8
Base 100 200 2164 4212 34 29.83
26.73 Mezz 100 200 2139 4150 35 23.68
Testa 100 202 2187 4144 33 26.69
10
Base 100 200 2152 3741 35 30.21
25.03 Mezz 100 200 2132 3686 35 26.01
Testa 100 202 2124 3797 32 18.86

Lesame dei dati contenuti nelle tabelle evidenzia alcuni elementi sulla variabilit della
resistenza del calcestruzzo in-situ e sui fattori che possono condizionarla. Vanno rilevate
anzitutto le elevate differenze di resistenza ottenute tra un elemento e laltro, con un range che
va da valori minimi inferiori a 10 MPa a valori massimi superiori ai 30 MPa, anche quando la
stima basata sulla media di tre valori estratti dallo stesso pilastro. Si conferma unelevata
correlazione tra resistenza e peso specifico del materiale, come mostrato anche in (Masi
2008). I valori di PS misurati sulle carote estratte risultano generalmente molto bassi con un
valore medio pari a 2097 kg/m
3
e punte inferiori intorno a 1900 kg/m
3
. In particolare si
evidenzia una significativa riduzione di f
car
per valori di PS inferiori a circa 2100 kg/m
3
.
Allinterno dei pilastri del II gruppo, laddove sono state estratte pi carote, non sembra essere
individuabile una chiara tendenza alla riduzione della resistenza del calcestruzzo lungo
laltezza dovuta alle modalit di posa in opera. Riduzioni di f
car
dal basso verso laltro si
rilevano per i pilastri 7 e 10 ma, nel caso del pilastro 7 tale riduzione sembra pi conseguenza
della naturale variabilit delle propriet del materiale in quanto, come si evince dalla figura 2,
i punti di estrazione delle carote di mezzeria e di testa sono molto vicini tra loro, e peraltro
distanti dalla testa del pilastro nella condizione in situ, tanto da escludere che la differenza sia
attribuibile alle operazioni di posa in opera. Nei restanti elementi si presentano addirittura casi
in cui la resistenza aumenta lungo laltezza. In Tabella 3 sono riportati valore medio,
deviazione standard DS e coefficiente di variazione CV dei risultati delle prove distruttive e
non distruttive eseguite sui pilastri descritti nel presente lavoro. Tali risultati sono confrontati
con quelli relativi alle travi dello stesso piano delledificio in esame riportati dettagliatamente
in (Masi et al. 2007a). Emerge una significativa differenza tra i rispettivi valori medi sia per le
- 24 -
velocit V che per le resistenze f
car
a vantaggio del calcestruzzo delle travi che, peraltro,
presenta anche una minore dispersione testimoniato dal valore di CV=20.77% contro il valore
CV=45.05% ottenuto sui pilastri. Risultati analoghi emergono considerando la velocit V
ossia con valori maggiori e meno dispersi per il calcestruzzo delle travi cos come per accade
per lindice sclerometrico S che, nel caso dei pilastri, si mostra uno stimatore poco affidabile
della variabilit della caratteristiche del materiale anche per la scarsa affidabilit delle misure
effettuate dovuta al gi citato stato di degrado superficiale del materiale, condizione peraltro
piuttosto frequente negli edifici esistenti in c.a.. Tale risultato avr ripercussioni sullutilizzo
del metodo combinato Sonreb per la stima della resistenza basata su prove sclerometriche ed
ultrasoniche come verr mostrato nel seguito. Considerando lintero campione di travi e
pilastri si ottengono naturalmente risultati intermedi (riportati nelle ultime tre colonne della
tabella 3) sia per il valore medio che per la dispersione. Va infine notato come i valori delle
velocit V misurate per trasparenza risultino molto meno disperse delle resistenze f
car
come
gi emerso e spiegato in (Masi et al. 2005). Le distribuzioni cumulative delle resistenze e
delle velocit per i tre gruppi di elementi presenti in tabella 3 sono mostrate, rispettivamente,
nelle Figure 3 e 4.
Tabella 3. Statistiche elementari dei risultati su pilastri e travi delledificio in esame.
PILASTRI TRAVI (vedi Masi et al. 2007a) PILASTRI + TRAVI
S V f
car
S V f
car
S V f
car
[m/s] [MPa] [m/s] [MPa] [m/s] [MPa]
media 32.2 3487 23.2 33.6 3924 35.3 32.8 3623 26.97
DS 3.1 680 10.5 1.6 163 7.34 2.7 603 11.06
CV [%] 9.7 19.5 45.05 4.7 4.2 20.77 8.1 16.6 40.99

0.0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
0 10 20 30 40 50 60
d
i
s
t
r
i
b
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z
i
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n
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c
u
m
u
l
a
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v
a
f
car
[MPa]
1.0
Pilastri + Travi
Pilastri
Travi
0.0
0.1
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0.8
0.9
1.0
2000 2500 3000 3500 4000 4500 5000
d
i
s
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r
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b
u
z
i
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n
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c
u
m
u
l
a
t
i
v
a
V [m/s]
Pilastri + Travi
Pilastri
Travi
Figura 3. Distribuzioni cumulative per la f
car
. Figura 4. Distribuzioni cumulative per la velocit V.
I risultati delle PD e PND eseguite negli stessi punti consentono di applicare il metodo
combinato Sonreb per la stima della resistenza ricavando unespressione
valida specificamente per il calcestruzzo in esame e non facendo ricorso ad espressioni di
letteratura di dubbia validit per singole strutture. Tale procedura, descritta in (Masi 2005),
stata applicata considerando un numero diverso di terne di valori (S, V, f
car
) sostanzialmente
riconducibili a due livelli di conoscenza, LC1 ed LC3, previsti dalle norme (ledificio in
esame ha una superficie di poco superiore a 300m
2
). stato considerato un punto per
ciascuno dei pilastri 6, 7 e 8 ed uno lungo ciascuna delle travi T2, T3 e T4, collocato ad una
distanza dal filo del pilastro compresa tra 1/4 ed 1/5 della luce della trave (Masi et al. 2007a).
Nella tabella 4 sono riportati i risultati delle PD e PND nei punti selezionati, nel set di dati
disponibili, per lapplicazione della procedura nei due casi ai due differenti livelli di
c b
c
V S a f =
- 25 -
conoscenza considerati. Applicando la procedura descritta sono stati ricavati i coefficienti a, b
e c per lespressione Sonreb valida specificamente per il calcestruzzo in
esame, da cui poter stimare le resistenze f
car
in alcuni dei punti in cui sono state effettuate le
PND (sono stati esclusi i pilastri 1, 2, 3, 4, 5, 9 ed i punti utilizzati per la regressione) e
poterle confrontare con le resistenze fornite dalle carote, in questo caso particolare disponibili
negli stessi punti (Tabella 5).
c b
c
V S a f =
Tabella 4. Risultati delle PD e PND adottati nella procedura e valori dei coefficienti a, b e c ottenuti.
Liv.
Conos.
Travi S
V
[m/s]
f
car

[MPa]
Pilastri S
V
[m/s]
f
car

[MPa]
a b c
LC1
T4 32 3783 23.46 Pil 7 35 4324 38.01
2.2E-10 2.780 1.91
Pil 10 34 3686 26.01
LC3
T2 35 3807 30.59 Pil 6 31 3481 31.36
1.9E-04 0.026 1.43 T3 33 3707 23.46 Pil 7 35 4324 38.01
T4 32 3783 23.11 Pil 10 35 3686 26.01
Tabella 5. Confronto tra i valori f
c
stimati con le espressioni calibrate e quelli forniti dalle carote.
Elemento S V f
car
f
c
(stimato con LC1) f
c
(stimato con LC3)
[m/s] [MPa] [MPa] [MPa]
Pil 6 Base 27 3515 29.51 12.53 25.27
Pil 6 Mezz 30 3753 33.50 19.03 25.90
Pil 7 Base 36 4440 42.28 42.40 35.57
Pil 7 Testa 28 4128 27.01 17.93 31.83
Pil 8 Base 34 4212 29.83 32.22 32.93
Pil 8 Mezz 35 4150 23.68 34.81 32.27
Pil 8 Testa 33 4144 26.69 30.17 32.17
Pil 10 Base 35 3741 30.21 27.87 27.80
Pil 10 Testa 32 3797 18.86 22.87 28.35
Trave T2 (1) 33 4190 44.92 30.60 32.67
Trave T2 (2) 34 4138 48.93 32.45 32.12
Trave T2 (3) 32 3783 31.59 23.11 28.20
Trave T3 (1) 36 3937 36.67 34.58 29.95
Trave T3 (2) 34 3839 36.71 28.12 28.85
Trave T3 (3) 36 4032 31.93 36.19 30.99
Trave T4 (1) 33 3774 27.84 25.05 28.13
Trave T4 (2) 32 3745 31.59 22.67 27.80
Trave T4 (3) 32 3876 27.92 24.21 29.20
media 32.8 3955 32.20 27.60 30.00
CV [%] 7.81 5.90 23.19 26.85 9.07

I risultati in tabella 5 mostrano che le resistenze ottenute con la procedura stimano in modo
soddisfacente la resistenza fornita dalle prove sulle carote, in particolar modo operando al
livello LC3. Peraltro, i singoli valori ed il valor medio finale, ovvero quello da utilizzare nella
valutazione, si pongono sempre al di sotto dei valori delle prove sulle carote ( da notare il
valore modesto dellerrore commesso, circa il 7%) e, pur se la considerazione non
generalizzabile, la stima in questo caso a favore di sicurezza. Per LC1 la stima non risulta
soddisfacente in virt degli errori significativi commessi sui singoli casi nonostante lerrore
commesso sul valor medio sia limitato, ossia circa il 15%. Va notato, infine, che il set di casi
considerati, con lesclusione degli elementi sopracitati, manifesta una limitata variabilit dei
- 26 -
valori di f
car
(CV = 23.19%), di V (CV = 5.90%) e di S (CV = 7.81%), mostrando che la
procedura stata correttamente applicata ad un calcestruzzo sostanzialmente omogeneo.
3 CONSIDERAZIONI SULLA PIANIFICAZIONE DELLE INDAGINI IN SITU
Lobiettivo di una campagna di indagini in situ la definizione del quadro informativo
generale delledificio in esame, delle caratteristiche meccaniche e condizioni dei materiali e
degli elementi strutturali, lindividuazione e le cause di eventuali comportamenti non
soddisfacenti. Ovviamente il numero di prove da eseguire deve essere coerente con il grado di
conoscenza che si intende raggiungere (livello di conoscenza LC previsto nelle norme
tecniche) tenendo comunque conto che nella pratica applicazione anche le indagini cosiddette
non distruttive risultano invasive sulle parti non strutturali (es. asportazione intonaco,
demolizione di parti di tamponatura per laccesso ai punti di misura, ecc.). Per tali ragioni le
PND possono determinare costi complessivamente paragonabili a quelli delle PD se non
addirittura, in alcuni casi, superiori tenuto conto che, per la loro minore affidabilit e per
esigenze di rappresentativit, le PND vanno eseguite in modo ampio.
Nel corso degli ultimi anni presso lUniversit della Basilicata sono stati condotti un gran
numero di studi e sperimentazioni relativi alla determinazione delle caratteristiche del
calcestruzzo di strutture esistenti evidenziandone la spiccata variabilit (si veda ad esempio
Masi et al. 2007b). In particolare, sono stati individuati tre differenti livelli a cui operare e di
cui tenere opportunamente conto nella pianificazione delle indagini e nellinterpretazione ed
utilizzo dei risultati delle stesse, relativi alla variabilit globale del calcestruzzo in una
struttura, distinta in:
- variabilit nel passaggio da un piano allaltro nellambito delledificio;
- variabilit tra un elemento e laltro nellambito di uno stesso piano;
- variabilit nellambito di uno stesso elemento.
La possibile variabilit delle caratteristiche del calcestruzzo nel passaggio da un piano
allaltro sono ben note come conseguenza delle modalit di realizzazione degli edifici in c.a..
Di tale aspetto le normative tengono conto prevedendo espressamente la realizzazione di un
numero minimo di prove a ciascun piano. Va per ricordato che, in alcune situazioni limite, la
variazione talmente elevata da richiedere particolari accortezze nella pianificazione,
esecuzione ed interpretazione delle indagini. Ad esempio, in presenza di piani delledificio
che dovessero mostrare caratteristiche particolarmente degradate, tanto da poter essere
considerati dei veri e propri piani deboli meccanici, chiaro che a tali piani dovr essere
dedicata una specifica attenzione eventualmente estendendo ulteriormente le indagini.
Variazioni rilevanti della qualit del calcestruzzo allinterno di una stessa struttura hanno
carattere patologico ma non sono certo infrequenti soprattutto negli edifici pi datati in cui
le modalit di confezionamento e posa in opera del calcestruzzo allepoca della costruzione
erano basate su procedure piuttosto artigianali, ossia non standardizzate e/o industrializzate. In
tali casi lo scarso e non continuo controllo sulla qualit del calcestruzzo sicuramente la pi
probabile causa delle differenze tra i diversi piani degli edifici. A tale riguardo, una
procedura, basata sullimpiego di tecniche speditive per la caratterizzazione dinamica degli
edifici, che consenta di individuare a priori eventuali piani critici a supporto della
programmazione delle indagini attualmente in corso di definizione e validazione presso il
DiSGG (Masi et al. 2007b). Il metodo richiede ulteriori indagini ed approfondimenti su altri
casi studio ma le potenzialit appaiono al momento abbastanza promettenti. Di particolare
rilievo anche la variabilit delle caratteristiche di resistenza nellambito di uno stesso piano
(o impalcato). Le ragioni di tale fenomeno, in particolare per gli edifici pi vecchi, possono
essere ricercate ancora nelle procedure di realizzazione delledificio e nelle condizioni duso
- 27 -
quali, ad esempio, condizioni di carico non previste o differenti da quelle di progetto (per
modalit di applicazione e/o intensit degli stessi), nonch lesposizione prolungata ad agenti
degradanti. Infine, nel corso delle sperimentazioni condotte, sono state evidenziate anche
significative differenze di resistenza nellambito di singoli elementi strutturali, pi elevate di
quanto ci si potesse attendere. Le ragioni di tale variabilit nelle travi sono state chiaramente
descritte e spiegate in (Masi et al. 2005), e sono da attribuire alle condizioni di lavoro con i
soli carichi verticali degli elementi strutturali stessi. Per i pilastri, invece, differenze di
resistenza possono essere rilevate lungo laltezza dellelemento a causa prevalentemente delle
modalit di posa in opera del calcestruzzo e della poca cura dedicata alla realizzazione di tale
operazione. Inoltre vanno considerate, nel caso dei carotaggi, le differenze nella resistenza
misurata causate dalle modalit ed alla cura del prelievo. Nella pianificazione ed esecuzione
delle indagini importante tener conto di tali fattori con unidonea scelta della localizzazione
dei punti di misura e, ancor pi, con unadeguata cura nellestrazione dei campioni ed
esecuzione delle prove.
In conclusione, i risultati ottenuti confermano come la diffusione delle indagini in-situ, basate
sia su PD che PND, debba essere ampia, mirando al livello di conoscenza pi elevato
possibile ed andando, in particolari situazioni come i citati piani critici, anche oltre i requisiti
previsti dalle normative. La scelta della loro localizzazione per poter ottemperare alle
esigenze di rappresentativit delle stesse, pur arrecando il minor disturbo possibile, deve tener
conto delleterogeneit della struttura anche in termini di procedure costruttive.
4 RINGRAZIAMENTI
Il presente lavoro stato svolto nellambito del progetto DPC-ReLUIS 2005-2008, Linea di
ricerca n. 2 Valutazione e riduzione della vulnerabilit di edifici esistenti in c.a. (Task MND,
Metodi Non Distruttivi).
5 BIBLIOGRAFIA
CEN, 2004. Eurocode 8 - Design of structures for earthquake resistance - Part 3: Assessment and
retrofitting of buildings (draft n. 6), prEN 1998-3, Brussels.
Masi A., 2005. La stima della resistenza del calcestruzzo in situ mediante prove distruttive e non
distruttive, Il Giornale delle Prove non Distruttive Monitoraggio Diagnostica, n. 1, 2005.
Masi A., Dolce M., Chiauzzi L., Nigro D., Ferrini M., 2005, Indagini sperimentali sulla variabilit
della resistenza del calcestruzzo negli elementi strutturali di edifici esistenti in c.a., Atti del 11
Convegno Nazionale dellAIPnD, Milano, 13-15 ottobre 2005.
Masi A., Dolce M., Vona M., Nigro D., Pace G., Ferrini M., 2007a. Indagini sperimentali su elementi
strutturali estratti da una scuola esistente in c.a., Atti del XII Convegno Nazionale LIngegneria
Sismica in Italia, giugno 2007, Pisa.
Masi A., Mucciarelli M. Gallipoli M.R., Vona M., 2007b, Influenza delle caratteristiche del
calcestruzzo sulla valutazione delle caratteristiche dinamiche di edifici in c.a., Atti del 12
Convegno Nazionale dellAIPnD, Milano, 11-13 ottobre 2007.
Masi A. & Vona M., 2007, Prove distruttive e non distruttive su materiali ed elementi strutturali di
edifici esistenti in cemento armato, Atti del 12 Convegno Nazionale dellAIPnD, Milano, 11-13
ottobre 2007.
Masi A., 2008, Analisi di dati sperimentali per la stima degli effetti dellestrazione sulla resistenza di
carote prelevate da strutture in c.a, Atti del Convegno Reluis Valutazione e riduzione della
vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a, Roma, 29-30 maggio 2008.
Ordinanza Presidente Consiglio dei Ministri N. 3274 del 20 marzo 2003. Allegato 2 - Norme tecniche
per il progetto, la valutazione e ladeguamento degli edifici.
- 28 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
ANALISI DI DATI SPERIMENTALI
PER LA STIMA DEGLI EFFETTI DELLESTRAZIONE
SULLA RESISTENZA DI CAROTE PRELEVATE DA STRUTTURE IN C.A.
Angelo Masi
DiSGG, Universit della Basilicata, Potenza, angelo.masi@unibas.it
ABSTRACT
La resistenza misurata sulle carote risente di numerosi fattori che la differenziano da quella
che si misurerebbe su un equivalente provino standard tra i quali il disturbo subito durante la
fase di estrazione che, generalmente, porta a sottostimare la reale resistenza del calcestruzzo
della struttura. Per poter valutare tale effetto nel presente studio sono stati esaminati due
gruppi di provini: il primo campione formato da oltre 500 carote estratte da strutture esistenti,
il secondo formato da circa 600 cubetti confezionati durante la costruzione di nuove strutture.
Le caratteristiche dei due campioni sono state confrontate sulla base della resistenza a
compressione e del peso specifico dei provini, portando in conto il contributo degli altri fattori
che maggiormente condizionano le propriet del calcestruzzo (tipo e quantit di cemento,
granulometria, natura e dimensioni massime degli inerti, et, ecc.). I risultati hanno mostrato
che la perdita di resistenza subita dalle carote a seguito dellestrazione significativamente
influenzata dalla resistenza originaria del calcestruzzo in-situ, per cui ladozione di un unico
valore del coefficiente per portare in conto il rimaneggiamento, come viene suggerito in
letteratura, pu fornire risultati non corretti. Al contrario, appare opportuno assumere valori di
tale coefficiente, forniti nello studio, che siano inversamente proporzionali alla resistenza
della carota prelevata.
PAROLE CHIAVE
Cemento armato, valutazione, prove in situ, calcestruzzo, resistenza, carotaggi.
1 INTRODUZIONE
La valutazione degli edifici in c.a. richiede che vengano acquisiti dati su una serie di aspetti
relativi alla geometria, ai dettagli costruttivi ed ai materiali della struttura necessari per la
costruzione di un modello di calcolo sufficientemente accurato.
In questo lavoro viene approfondito il tema della stima delle propriet meccaniche del
calcestruzzo in situ mediante carotaggio. A tale riguardo nellOrdinanza del Presidente del
Consiglio dei Ministri n. 3431 (OPCM 2005) previsto che la misura delle caratteristiche
meccaniche del calcestruzzo si ottenga mediante estrazione di campioni ed esecuzione di
prove di compressione fino a rottura; inoltre si prevede che sono ammessi metodi di
indagine non distruttiva di documentata affidabilit, che non possono essere impiegati in
completa sostituzione di quelli distruttivi, ma sono consigliati a loro integrazione, purch i

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 29 -
risultati siano tarati su quelli ottenuti con prove distruttive. Infatti, la scarsa affidabilit dei
metodi non distruttivi (MND) utilizzati singolarmente per giungere ad una definizione diretta
della resistenza del conglomerato, rende sempre necessario effettuare prove di tipo distruttivo
i cui risultati possono essere utilizzati da soli o per calibrare quelli ottenuti con i MND.
Daltra parte, va per riconosciuto che la resistenza misurata sulle carote risente di numerosi
fattori che la differenziano da quella di un equivalente provino standard o da quella del
calcestruzzo in-situ, tra i quali (Masi, 1991):
diverse modalit di preparazione e stagionatura;
differente et di stagionatura tra carota e provino standard;
posizione del prelievo nell'ambito dell'elemento strutturale;
disturbo che consegue alle operazioni di prelievo;
dimensioni delle carote;
presenza di armature incluse.
Nella letteratura tecnica vengono fornite diverse espressioni (es. Bartlett e MacGregor, 1994,
FEMA 1997, Masi 1991, 2005) per convertire la resistenza ottenuta sulla carota f
car
nelle
corrispondente resistenza in-situ f
cis
. In (Masi 2005) viene proposta la seguente relazione:
f
cis
= (C
h/D
* C
dia
* C
a
* C
d
) f
car

dove:
C
h/d
il coefficiente correttivo per rapporti altezza/diametro (h/D) diversi da 2, pari a C
h/d

= 2/(1.5 + D/h);
C
dia
il coefficiente correttivo relativo al diametro, da assumere pari a 1.06, 1.00 e 0.98
per D pari, rispettivamente, a 50, 100 e 150 mm;
C
a
il coefficiente correttivo relativo alla presenza di armature incluse, variabile tra 1.03
per barre di piccolo diametro ( 10) a 1.13 per barre di diametro elevato ( 20).
C
d
il coefficiente correttivo per tener conto del disturbo arrecato alla carota nelle
operazioni di estrazione.
Un fattore significativo rappresentato dal disturbo subito durante la fase di estrazione che
generalmente porta a sottostimare la reale resistenza del calcestruzzo della struttura. Per il
coefficiente C
d
le norme FEMA 274 (1997) suggeriscono di assumere un valore costante pari
a 1.06, mentre in letteratura (Cestelli Guidi e Morelli 1981) si propone di assumere il valore
1.10, in entrambi i casi per operazioni di prelievo condotte con estrema accuratezza. In (Masi
2005), tenendo conto che ragionevole ritenere il rimaneggiamento tanto maggiore quanto
minore la qualit del calcestruzzo e facendo riferimento a quanto riportato in (Collepardi
2002), si suggerisce di assumere C
d
= 1.20 per f
car
< 20 MPa, e C
d
= 1.10 per f
car
> 20 MPa.
Per poter meglio valutare tale effetto, nel presente studio sono stati esaminati due campioni: il
primo formato da oltre 500 carote estratte da strutture esistenti, ed il secondo formato da circa
600 cubetti confezionati durante la costruzione di nuove strutture. Le caratteristiche dei due
campioni sono state confrontate essenzialmente in funzione della resistenza a compressione e
del peso specifico dei provini, e portando in conto il contributo degli altri fattori che possono
influire in modo significativo sulla resistenza del calcestruzzo. I fattori presi in conto sono
stati il tipo e la quantit di cemento, la granulometria, la natura e le dimensioni massime degli
inerti, il rapporto acqua/cemento, le modalit di posa in opera e di stagionatura, let.
2 I DATI SPERIMENTALI
Il data base su cui basato il lavoro costituito dai risultati di test su provini di calcestruzzo
(cubetti, carote) disponibili nellarchivio del Laboratorio Prove Materiali e Strutture
dellUniversit della Basilicata.
- 30 -
I provini cubici sono relativi a prelievi effettuati durante la fase di realizzazione di nuove
strutture per il controllo di accettazione del calcestruzzo. Da tutti i dati a disposizione si
scelto di analizzare, in modo del tutto casuale, il campione dei cubetti testati durante il 1990.
Volendo esaminare calcestruzzi usati nelle comuni opere civili, sono state escluse le prove
riguardanti calcestruzzi confezionati con cementi ad alta resistenza come quelli adottati nella
costruzioni di elementi precompressi. Dopo unattenta selezione si ottenuto un campione
costituito dai risultati delle prove di 594 cubetti. Le carote, estratte da strutture esistenti e
dunque di et generalmente pi avanzata dei cubetti, sono riferite a prove effettuate in un arco
di tempo che va dal 1989 al 2003. Complessivamente il campione costituto da 515 carote.
Le elaborazioni sono basate su due parametri fondamentali disponibili per tutti i provini:
la resistenza cilindrica a compressione f
c
;
il peso specifico PS.
Le resistenze delle carote ottenute dalla prova di compressione sono state trasformate in
resistenze cilindriche standard f
c
, cio riferite ad un cilindro con rapporto H/D = 2. Per quanto
riguarda i cubetti i risultati delle prove standard sono espressi in termini di resistenza cubica
R
c
, per cui, per poter effettuare dei confronti con le resistenze delle carote, tali resistenze sono
state trasformate in resistenze cilindriche, adoperando lespressione: f
c
= 0.83 R
c
. Let di
stagionatura dei cubetti stata valutata per differenza tra la data della prova e quella del getto.
Tabella 1. Statistiche elementari delle resistenze e dei pesi specifici di carote e cubetti.
CAROTE CUBETTI

f
c

(N/mmq)
PS
(kN/mc)
f
c

(N/mmq)
PS
(kN/mc)
Media 21.96 22.98 25.04 23.53
Dev standard 13.85 1.15 9.61 0.82
CV (%) 63.07 % 5.00 % 38.38 % 3.48 %
Minimo 2.55 19.26 4.76 20.53
Massimo 100.40 27.23 64.91 26.00

In Tabella 1 sono riportate i valori statistici elementari delle resistenze e dei pesi specifici dei
due campioni di carote e cubetti, mentre nelle Figure 1 e 2 sono mostrate le relazioni tra il
peso specifico PS e la resistenza f
c
rispettivamente per il campione completo delle carote e dei
cubetti (sono stati eliminati soltanto i casi con f
c
> 50 MPa).

fc = 4E-12 PS
9.2656
R = 0.86
0
10
20
30
40
20 21 22 23 24 25 26
PS (kN/mc)
f
c

(
N
/
m
m
q
50
)
fc = 4E-05 PS
4,1949
R = 0,51
0
10
20
30
40
50
20 21 22 23 24 25 26
PS (kN/mc)
f
c

(
N
/
m
m
q
)
Figura 1. Relazione PS - f
c
per il campione completo
di carote.
Figura 2. Relazione PS - f
c
per il campione completo
di cubetti.
- 31 -
Nelle Figure 1 e 2 sono riportate anche le migliori correlazioni PS-f
c
con il relativo
coefficiente R. Si evidenzia una significativa dispersione, in particolare per il campione dei
cubetti (R = 0.51), da attribuire sia al fatto che i provini provengono da una popolazione
piuttosto dispersa in termini di tipo e quantitativo di cemento, natura e granulometria degli
inerti, rapporto acqua/cemento, ma principalmente al fatto che in alcuni casi, data la limitata
et di stagionatura, il calcestruzzo era ancora in fase di crescita della propria resistenza.
Per ottenere relazioni PS-f
c
meno disperse si effettuata unoperazione di filtraggio dei dati,
scartando quei punti PS-f
c
che si discostavano molto dalla media del campione. Loperazione
di filtraggio avvenuta nel modo seguente:
1) a partire dalla linea di tendenza f
c
(PS) si individuata una fascia avente come asse
centrale la linea di tendenza stessa, e limitato inferiormente da una curva pari a (1-k)
f
c
(PS) e superiormente da una curva pari a (1+k) f
c
(PS);
2) tutti i valori esterni alla fascia, considerati troppo distanti rispetto alla media del campione
in esame, sono stati scartati;
3) sul nuovo campione, depurato dai dati esterni alla fascia, stata rivalutata la correlazione
verificando che essa fosse pi elevata (operazione ripetuta per diversi valori di k 0.5).

fc = 0,075 e
0,2464 PS
R = 0,61
0
10
20
30
40
50
20 21 22 23 24 25 26
PS (kN/mc)
f
c

(
N
/
m
m
q
)
0
10
20
30
40
50
20 21 22 23 24 25
PS (kN/mc)
f
c

(
N
/
m
m
q
)
CAROTE
CUBETTI

Figura 3. Relazione PS - f
c
per il campione parziale di
cubetti con et < 90 gg.
Figura 4. Confronto tra le relazioni PS - f
c
per carote
e cubetti (campione parziale con et < 90gg).
Eseguendo le operazioni suddette, i cui risultati intermedi non sono riportati per esigenze di
sintesi, emerso che:
per le carote, la migliore correlazione PS-f
c
si ottiene considerando lintero campione,
dunque si ritenuto di non eliminare alcun provino;
per i cubetti, la correlazione migliora lievemente eliminando gli outlier (si passa da
R=0.51 a R=0.52), mentre un significativo miglioramento (R=0.61) si ottiene
considerando i provini che avevano et di stagionatura superiore a 90 giorni (Figura 3),
avendo rilevato che, per tale et, la resistenza media dei cubetti rimane pressoch costante.
In Figura 4 sono riportate e confrontate le linee di tendenza PS - f
c
per i due campioni di
carote e cubetti che hanno fornito le migliori correlazioni, le cui espressioni sono le seguenti:
CAROTE: f
c
= 4 E-12 PS
9.266
R = 0.86
CUBETTI: f
c
= 0.075 e
0.246 PS
R = 0.61
3 STIMA DEL COEFFICIENTE DI RIMANEGGIAMENTO
Lesame delle curve riportate in Figura 4 mostra che la resistenza dei cubetti sempre
maggiore di quella delle carote, ma che tale differenza tende ad annullarsi per elevati valori
del peso specifico. Le cause di tale differenza sono sicuramente numerose e tra esse da
- 32 -
ritenere vi sia anche la riduzione di resistenza stimata sulle carote conseguente al
rimaneggiamento dovuto allestrazione.
Tra i fattori che condizionano la resistenza del calcestruzzo, alcuni influiscono anche sul peso
specifico PS, mentre altri sono scarsamente capaci di modificarne il valore. In Tabella 2
vengono riportati i fattori principali che influiscono sulla resistenza finale del calcestruzzo
(Bocca e Cianfrone) e, per ciascuno di essi, in colonna 3, si indica la possibilit che possano
determinare o meno anche una variazione di PS.
Il ruolo dei fattori che influiscono su PS, ossia granulometria e natura degli inerti, rapporto
A/C e modalit di posa in opera (compattezza), da ritenere sia gi tenuto in conto nelle
differenze tra le due curve riportate in Figura 4.
Tabella 2. Fattori che influiscono sulla resistenza e sul peso specifico PS del calcestruzzo (
()
si assunto

9
=1 in quanto il contributo dellet stato tenuto in conto selezionando il campione dei cubetti).
Fattori Influenza su PS Cubetti Carote
i

1 Granulometria inerti Si 1
2 Natura inerti Si 1
3 Rapporto A/C Si 1
4 Modalit posa in opera Si 1
5 Tipo cemento No 325-425 325 1-1.06
6 Quantit cemento No 250-350 kg 200-250 kg 1-1.15
7 D
max
inerte No 1
8 Modalit stagionatura No Cubettiere In sito 1-1.10
9 Et No 1
()


La stessa cosa non accade per i fattori che non condizionano i valori di PS, il cui ruolo nel
determinare una differente resistenza tra carote e cubetti va valutato quantitativamente in
modo da poter stimare, dalla differenza che dovesse permanere, gli effetti del
rimaneggiamento. In tal senso bisogna considerare che il calcestruzzo delle carote stato
confezionato molti anni prima (anche decenni) di quello dei cubetti, per cui vi sono delle
differenze che riguardano sia la composizione stessa del calcestruzzo che il tempo di
stagionatura. I fattori principali che possono determinare differenze tra il calcestruzzo delle
carote e quello dei cubetti, senza influire sul peso specifico, sono:
Tipo di cemento: il cemento usato per le carote in genere al pi di classe 325, mentre nei
cubetti sono diffuse le classi 325 e 425. Passando dal cemento 325 al 425 la variazione di
resistenza che ne deriva di circa il 6% (Bocca e Cianfrone 1983).
Quantit di cemento: tenuto conto delle diverse epoche di realizzazione da ritenere che,
in generale, la quantit di cemento usato nelle carote sia inferiore a quella usata nei
cubetti. Sulla base delle informazioni tratte dalle consuetudini costruttive, si stimato che
la quantit media di cemento presente nelle carote sia pari a 200-250 kg/m
3
, mentre nei
cubetti si va dai 250 ai 350 kg/m
3
, differenza che pu determinare variazioni di resistenza
dellordine del 15% (Bocca e Cianfrone 1983).
Diametro massimo dellinerte: il suo effetto pu essere inglobato nella perdita di
resistenza che si ha per effetto del rimaneggiamento, in quanto allaumentare del diametro
massimo dellinerte tende ad aumentare il disturbo del campione (Cestelli Guidi e Morelli
1981).
- 33 -
Modalit di stagionatura: la stagionatura del calcestruzzo delle carote avviene in sito,
mentre i cubetti vengono fatti stagionare allinterno e in apposite cubettiere. Secondo
alcuni autori (Cestelli Guidi e Morelli 1981) la differenza di resistenza finale che ne pu
derivare dellordine del 10%.
Et di stagionatura: il campione delle carote risulta costituito da provini con et molto
elevata, mentre il campione dei cubetti costituito in parte da provini con et dellordine
di alcuni mesi, ma considerando che, avendo eliminato i cubetti con et < 90gg, la
stagionatura dei provini considerati supera quasi sempre i 200-300gg con valori di
resistenza sostanzialmente stabili, si ritenuto opportuno assumere un coefficiente
9
= 1.
Nellultima colonna in Tabella 2 vengono riportati i coefficienti correttivi
i
= (f
cub
/f
car
)
relativi ai diversi fattori che influiscono sulla resistenza del calcestruzzo in modo diversificato
per carote e cubetti. Adottando tali coefficienti possibile scrivere la seguente relazione tra la
resistenza delle carote e dei cubetti:
f
cub
=
tot
f
car
(
tot
=
1

2
..
9
)

I limiti dellintervallo di variazione di sono:
min
= 1,
max
=1.34.
Per poter esplicitare leffetto del rimaneggiamento necessario correggere la resistenza dei
cubetti per omogeneizzarla a quella delle carote, calcolando una resistenza modificata
f
cub,mod
=(f
cub
/), in cui si considerato che la variazione massima si abbia per valori del peso
specifico pari a 20 kN/m
3
, mentre risulti minima per valori del peso specifico pari a 25 kN/m
3

ed, infine, che la variazione tra
min
e
max
sia lineare.

0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
20,0 21,0 22,0 23,0 24,0 25,0
PS (kN/mc)
f
c

(
N
/
m
m
q
)
CAROTE
CUBETTI MOD.

Figura 5. Confronto tra le relazioni PS - fc per carote e cubetti (resistenze modificate).
Tabella 3. Intervalli di variazione e valori consigliati per il coefficiente di rimaneggiamento.
f
car
(N/mmq) Rimaneggiamento ( )
consigliato

f
car
< 10 1.3 < < 1.7 1.4
10 < f
car
< 20 1.15 < < 1.3 1.2
20 < f
car
< 30 1.05 < < 1.15 1.1
f
car
> 30 1.0 < < 1.05 1.0

Nel grafico di Figura 5 sono riportate la curva delle resistenze modificate dei cubetti e quella
delle carote: la curva dei cubetti si abbassata rispetto a quella riportata in Figura 4, ma
rimane ancora al di sopra di quella delle carote. Avendo tenuto conto di tutti i fattori principali
che possono rendere diverso il calcestruzzo dei cubetti da quello delle carote, da ritenere che
- 34 -
la differenza tra le due curve riportate in Figura 5 rappresenti la perdita di resistenza dovuta al
rimaneggiamento. Come ci si potrebbe aspettare, leffetto del rimaneggiamento risulta
significativo nella parte iniziale, ma poi decresce rapidamente allaumentare di PS. Tenendo
conto delle curve riportate in figura 5, nella Tabella 3 vengono riportati gli intervalli dei valori
del coefficiente di rimaneggiamento per le diverse fasce di resistenza dei provini ed i
relativi valori consigliati per la rivalutazione della resistenza del calcestruzzo in-situ a partire
dai valori forniti dalle carote estratte.
Come possiamo osservare dalla tabella per resistenze minori di 10 N/mm
2
otteniamo un
valore di che va da 1.3 a 1.7. Questo valore molto elevato soprattutto se confrontato con
quello suggerito dalle FEMA 274 (FEMA 1997) che prescrive di adottare sempre = 1.06. I
valori di cos alti fanno pensare che le carote appartenenti a questo intervallo di peso
specifico abbiano subito un rimaneggiamento molto elevato provocato da una qualit
meccanica molto scarsa, eventualmente aggravato da unestrazione condotta in modo non
appropriato. In questo secondo caso necessario prelevare altre carote, mentre nel primo caso
si consiglia cautelativamente di assumere = 1.4.
I provini con resistenze comprese tra 10 e 20 N/mm
2
presentano un coefficiente di
rimaneggiamento che va da 1.15 a 1.3. Anche in questo caso il valore del coefficiente di
rimaneggiamento risulta molto alto rispetto a quanto previsto nelle FEMA 274, mentre risulta
abbastanza vicino a quanto previsto in (Collepardi 2002) in cui si propone di utilizzare un
valore di pari a 1.2 per valori della resistenza del calcestruzzo inferiori a 20 MPa. Nel caso
in esame il valore di consigliato pari ad 1.2.
I provini con resistenze comprese tra 20 e 30 N/mm
2
presentano un coefficiente di
rimaneggiamento che va da 1.05 a 1.15. In questo intervallo il valore di non differisce di
molto da quanto prescritto dalle FEMA 274 e coincide sostanzialmente con quello proposto in
(Donaggio 1994) che fornisce un valore del coefficiente di rimaneggiamento pari a 1.1 per
calcestruzzi con resistenza meccanica superiore a 20 MPa, pertanto si consiglia = 1.1.
Per i provini con resistenza superiore a 30 N/mm
2
il coefficiente di rimaneggiamento varia tra
1 e 1.05. Questo valore risulta pi cautelativo di quello generalmente consigliato in
bibliografia. Per questi provini da ritenere che, nel caso di operazioni di estrazione condotte
correttamente, il disturbo arrecato alla carota sia trascurabile, pertanto si consiglia di applicare
un coefficiente di rimaneggiamento = 1.
4 CONCLUSIONI
Il carotaggio ritenuto il metodo pi affidabile per stimare la resistenza del calcestruzzo di
strutture esistenti, utilizzato in modo esclusivo o a supporto di prove non distruttive. La
resistenza ottenuta dalle carote pu per risultare diversa da quella del calcestruzzo della
struttura in-situ, in particolare perch, durante la fase di estrazione, il provino subisce un
disturbo che pu determinare una sottostima rispetto alla reale resistenza del calcestruzzo
della struttura. La letteratura tecnica fornisce indicazioni sul come stimare gli effetti del
rimaneggiamento dovuto allestrazione che appaiono poco convincenti e scarsamente
supportate da dati sperimentali. Per tale ragione, nel presente lavoro viene costruito ed
analizzato un ampio database di dati sperimentali costituito da un campione di oltre 500
carote estratte da strutture esistenti e da un campione di circa 600 cubetti confezionati durante
la fase di getto del conglomerato per la costruzione di nuove strutture.
Le caratteristiche dei due campioni sono state analizzate essenzialmente in funzione della
resistenza a compressione e del peso specifico dei provini, e portando in conto il contributo
degli altri fattori che possono influire in modo significativo sulla resistenza del calcestruzzo. I
fattori presi in conto sono stati il tipo e la quantit di cemento, la granulometria, la natura e le
- 35 -
dimensioni massime degli inerti, il rapporto acqua/cemento, le modalit di posa in opera e di
stagionatura, let.
Dopo aver ricavato le migliori correlazioni resistenza-peso specifico per i due campioni, il
confronto tra le due curve ha mostrato che la resistenza dei cubetti sempre maggiore di
quella delle carote, ma che tale differenza tende ad annullarsi per elevati valori del peso
specifico. Sono state pertanto individuate le principali cause di tale differenza, tra le quali vi
anche leffetto dellestrazione, e, dopo aver valutato quantitativamente il ruolo di ciascuna di
esse si esplicitato il contributo legato al rimaneggiamento dovuto allestrazione.
I risultati mostrano che la resistenza stimata sulle carote estratte, dunque la riduzione dovuta
allestrazione, molto influenzata dalla resistenza del calcestruzzo in-situ, per cui ladozione
di un unico valore del coefficiente di rimaneggiamento, come solitamente viene suggerito
nella letteratura tecnica, risulta una scelta non corretta ma, al contrario, va assunto un
coefficiente di valore inversamente proporzionale alla resistenza della carota prelevata.
Nel lavoro vengono forniti i valori consigliati del coefficiente di rimaneggiamento in funzione
della resistenza ottenuta dalle carote, valori che risultano pi elevati rispetto a quelli dettati in
bibliografia per bassi valori della resistenza (e quindi del peso specifico), mentre risultano
sostanzialmente coincidenti nel caso di calcestruzzi con resistenza elevata.
Lattivit sperimentale ancora in corso consentir di valutare con ancora maggiore
accuratezza leffetto dellestrazione in modo da giungere ad una espressione continua del
coefficiente di rimaneggiamento.
5 RINGRAZIAMENTI
Il presente lavoro stato svolto nellambito del progetto DPC-ReLUIS 2005-2008, Linea di
ricerca n. 2 Valutazione e riduzione della vulnerabilit di edifici esistenti in c.a. (Task MND,
Metodi Non Distruttivi). Si ringraziano il tecnico del Laboratorio di Strutture dellUniversit
della Basilicata, p.i. Domenico Nigro, e lo studente Andrea Digrisolo per la collaborazione
fornita nella raccolta ed analisi dei dati sperimentali.
6 BIBLIOGRAFIA
Bartlett, F. M., and MacGregor, J. G., (1994). Effect of Core Diameter on Concrete Core Strengths,
ACI Materials Journal, V. 91, No. 5, September-October 1994.
Bocca P., Cianfrone F. (1983). Le prove non distruttive sulle costruzioni: una metodologia
combinata, Lindustria italiana del cemento, n. 6/1983.
Cestelli Guidi G., Morelli G. (1981). Valutazione della resistenza dei calcestruzzi sulle strutture
finite, Lindustria italiana del cemento, n. 3/1981.
Collepardi M. (2202) Il nuovo calcestruzzo, II edizione, Edizioni Tintoretto.
Donaggio E. (1994). Manuale del calcestruzzo armato, Zanichelli Editore.
FEMA (1997). NEHRP Commentary on the Guidelines for the Seismic Rehabilitation of Buildings,
FEMA 274, Federal Emergency Management Agency, Washington D.C.
Masi A., (1991). Analisi della tecnica costruttiva e dei materiali, Manuale per la valutazione della
sicurezza nei confronti del sisma e per ladeguamento antisismico (coord. F. Braga), Ordine
Ingegneri Potenza.
Masi A. (2005). La stima della resistenza del calcestruzzo in situ mediante prove distruttive e non
distruttive, Il Giornale delle prove non distruttive, n. 1, 2005.
OPCM (2005). Ulteriori modifiche ed integrazioni allordinanza del Presidente del Consiglio dei
Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003 Allegato 2: Norme tecniche per il progetto, la valutazione e
ladeguamento sismico degli edifici, G.U. n. 107 del 10/5/2005.
- 36 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
INFLUENZA DEL CAROTAGGIO
SULLO STATO TENSIONALE E DEFORMATIVO
DI ELEMENTI COMPRESSI
Giuseppe Campione, Marinella Fossetti,
Maria Letizia Mangiavillano e Salvatore Priolo
Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica
Universit di Palermo,campione@diseg.unipa.it
ABSTRACT
In the present paper an experimental research regarding the effect of the drilling technique on
the response of compressed reinforced concrete members is presented and discussed. Ten
columns having rectangular cross-section of sides 46x16 cm were tested in compression in a
displacement controlled mode. Some of these specimens were preliminarily drilled with
circular hole of 10 cm diameter and placed in a symmetric and asymmetric position. The
study on the hole influence on the stress and strain distribution of the compressed members
stressed its influences on the reduction of the bearing capacity and on the strain increases.
PAROLE CHIAVE
Calcestruzzo, pilastri, carotaggio, disturbo, prove di compressione.
1 INTRODUZIONE
La diagnostica delle strutture prevede una serie di indagini che si prefiggono lobiettivo di
fornire ai diversi livelli decisionali, le informazioni tecnico-economiche necessarie per
operare le scelte pi opportune in termini di manutenzione, riuso e recupero del patrimonio
esistente.
Un completo check-up della struttura, consente di poter istruire la sua cartella e seguire, o
meglio prevenire, le variazioni legate a fenomeni di degrado, di invecchiamento o di
affaticamento. Il prelievo di calcestruzzo indurito da elementi strutturali mediante tecnica di
carotaggio costituisce da lungo tempo (ACI 228, 1988; ASTM C/42, 1988; UNI 10766, 1999)
uno dei metodi pi diffusi per valutare la resistenza del calcestruzzo posto in opera ed uno di
quelli che pi si avvicina, nella determinazione della resistenza del conglomerato, a quella
ricavata mediante i campioni standard. Tale tecnica produce durante il prelievo, un disturbo
dellelemento strutturale, ovvero un danneggiamento locale. A tal proposito per lesecuzione
della tecnica di carotaggio e relativamente alla fase di prelievo occorre seguire specifiche
procedure per ridurre, al minimo, il danneggiamento dovuto al prelievo in genere costituito da
carote di diametro 100 o 150 mm.
Nel presente lavoro si danno alcune indicazioni di carattere sperimentale sul disturbo dello
stato tensionale e deformativo di un elemento compresso forato per il carotaggio. In

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 37 -
particolare lobiettivo del lavoro stato quello di valutare gli effetti che la tecnica del
carotaggio ha sulla risposta meccanica di elementi compressi in assenza ed in presenza di
armature e con foro centrato o eccentrico.
2 RICERCA SPERIMENTALE
Al fine di potere dedurre gli stati deformativi indotti sotto carico dalla presenza di un foro in
un pilastro e per valutare il danno provocato dallo stesso, sono state confezionate dieci
colonne in calcestruzzo armato e non, di forma prismatica a sezione trasversale rettangolare.
Le colonne sono state distinte in cinque tipologie, in funzione della presenza e della posizione
del foro e della presenza di armatura. Dopo il confezionamento e la stagionatura dei provini
ad alcuni di essi sono stati praticati dei fori centrali o eccentrici mediante tecnica di
carotaggio. Quindi sono stati sottoposti a prova di compressione centrata con macchina
operante in controllo di spostamento registrandone la risposta carico-accorciamento e
cogliendo la risposta sia nella fase pre che post-picco. Inoltre, si sono rilevate le deformazioni
di sezioni caratteristiche e si sono tracciati i quadri fessurativi.

2.1. Provini confezionati

Le colonne prese in esame hanno geometria e dettaglio di armatura mostrati in Fig. 1a, b e c
nei casi di colonna in assenza di foro (Fig. 1a) ed in presenza di foro centrato (Fig. 1b) ed
eccentrico (Fig. 1c).


a) non forato b) foro centrato c) foro eccentrico

Fig. 1. Geometria dei provini esaminati e posizione dei fori.

Tutte le colonne hanno altezza 81 cm e sezione trasversale rettangolare di dimensioni 46x16
cm. Le armature sono costituite da 8 barre da 8 mm e staffe da 6 mm disposte con passo 26
- 38 -
cm. Le parti terminali dei provini sono state ulteriormente rinforzate con 2 staffe disposte con
passo 10 cm. Il copriferro effettivo stato assunto pari a 3 cm.
Il tipo di acciaio impiegato in barre ad aderenza migliorata ha raggiunto, quando sottoposto a
prova di trazione, tensione di snervamento di 523 MPa per le barre di diametro 8 mm e di 473
MPa per quelle da 6 mm. Il rapporto di armatura longitudinale adottato risultato di 0.55 % e
quello delle staffe trascurabile ai fini del confinamento.
La scelta delle armature e del tipo di calcestruzzo di bassa resistenza cilindrica (10 MPa)
legata al voler riprodurre le condizioni, purtroppo molto frequenti, di elementi strutturali
aventi scadenti caratteristiche meccaniche.
Il ridotto diametro delle armature longitudinali stato invece opportunamente scelto per
simulare le possibili situazione in cui si trovano barre di maggiore diametro ridottesi nel
tempo per effetto della corrosione. Il passo scelto per le staffe infine riproduce i valori elevati
riscontrabili in molte costruzione dellultimo trentennio.
Il prelievo del calcestruzzo indurito dal pilastro (che a rigore doveva essere effettuato quando
il pilastro era sotto carico ma, che in questa ricerca per semplicit, stato effettuato in
condizioni di elemento scarico) stato effettuato con carotatrice a corona diamantata con
prelievo di carota passante per lo spessore del pilastro di diametro 10 cm.
La posizione del foro stata scelta baricentrica ed eccentrica rispetto allasse dellelemento. Il
foro eccentrico (anche se come noto da evitare) vuole riprodurre la condizione di un
elemento in cui a causa della presenza delle armature non consente di eseguire il foro in
posizione centrale.
Il calcestruzzo stato confezionato con cemento Portland 32.5 MPa, con elevato rapporto
acqua-cemento (pari a 0.55) e con luso di elevato dosaggio di inerte fino (sabbia) e di una
minore percentuale di inerte grosso (pietrisco) al fine di riprodurre una composizione tipica di
impasti con bassa resistenza a compressione.

2.2. Apparecchiatura di prova

Tutte le indagini sperimentali eseguite (caratterizzazione dei materiali costituenti e indagini
sulle colonne) sono state condotte mediante luso di una pressa Zwick/Roell & Toni Technik
(vedi Fig. 2a) da 4000 kN operante a controllo servo-idraulico di spostamento. La macchina
gestita da una centralina elettronica interfacciata con lutente tramite un PC dotato del
software fornito dal produttore.
I provini inseriti nella pressa e caricati mediante interposizione di piastre di ripartizione rigide
in acciaio sono stati strumentati con comparatori millesimali per la lettura degli
accorciamenti. La base di misura scelta stata assunta pari alla distanza tra i piatti per il
trasduttore di spostamento di cui dotata la stessa macchina di prova e pari a 10 cm per i
comparatori millesimali. In particolare per i provini non forati si sono disposti, come mostrato
in Fig. 2c) dieci compratori di cui 5 su una faccia del lato lungo del pilastro e 5 sulla faccia
opposta e tutti posti nella zona centrale del provino.
Per i pilastri con il foro si sono inseriti i comparatori centrali in un apposito strumento (vedi
Fig. 2b e 2d) che consente di valutare la deformazione del calcestruzzo nella zona del foro.
Tale strumento costituito da un elemento di alluminio e ottone che viene inserito allinterno
del foro, e grazie alla presenza di due molle, poste in appositi pistoncini, consente il contatto
con larea di appoggio delle punte in ottone, e permette cos ai comparatori di leggere gli
abbassamenti dovuti al carico nella zona forata.
Lacquisizione degli spostamenti (misurati dai comparatori millesimali della Mitutoyo) stata
effettuata automaticamente con una frequenza di 0.125 Hz (una acquisizione ogni secondo)
attraverso una centralina denominata DMX-16C (sempre della Mitutoyo) che consente la
lettura simultanea di 16 comparatori ed interfacciata con lutente tramite un software
- 39 -
denominato Sisifo che utilizza il linguaggio di programmazione LabView della National
Instruments.
a) b)

c) d)

Fig. 2. Macchina di prova e strumentazione per la lettura degli spostamenti.

3. PROVE DI COMPRESSIONE SUI PILASTRI

Si riportano nel seguito i risultati delle prove di compressione eseguite sui pilastri integri e
forati ed assenza di armatura. Quindi si riportano gli analoghi risultati relativi ai pilastri in
presenza di armature. Per tutte le prove eseguite si adottata una velocit di prova di
0.1 mm/min.
In Fig. 3 si riportano le curve carico-accorciamento dei provini non armati sia in assenza (vedi
Fig. 3a) che in presenza di foro centrale (vedi Fig. 3b). Il carico quello registrato dalla cella
di carico e gli spostamenti quelli relativi alla lettura dei dieci comparatori.
Dallandamento delle curve si evince che il comportamento degli elementi caratterizzato da
una fase iniziale a comportamento elastico seguito dal progressivo danneggiamento
dellelemento che dopo il raggiungimento del carico massimo porta alla rottura progressiva
del provino (fase di softening).
- 40 -
a)
0
200
400
600
800
1000
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)
P

(
k
N
)
Comp 1
Comp 2
Comp 3
Comp 4
Comp 5
Comp 6
Comp 7
Comp 8
Comp 9
Comp 10
0
200
400
600
800
1000
0 0.4 0.8 1.2 1.6
(mm)
2

b)
0
200
400
600
800
1000
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)
P

(
k
N
)
0
200
400
600
800
1000
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)

Fig. 3. Elemento compresso non armato: a) senza foro; b) con foro.

In assenza di foro le letture dei comparatori sono prossime fra loro e la deformazione di picco
risulta di circa 0.2%, mentre la tensione corrispondente (rapporto tra il carico di rottura e
larea della sezione trasversale del provino) risulta di circa 9.5 MPa, valore prossimo a quello
rilevato sui campioni cilindrici provati a schiacciamento per la caratterizzazione del materiale
(10 MPa). Nel caso di pilastro forato si osserva una significativa riduzione del carico di
rottura di circa il 32%. E interessante osservare che tale valore maggiore del rapporto tra
larea della sezione forata rispetto a quella integra (rapporto che invece di circa il 22%)
mettendo in luce il fenomeno di intensificazione degli sforzi in prossimit del foro. In Fig. 4 si
riportano le curve carico-accorciamento dei provini armati sia in assenza (vedi Fig. 4a) che in
presenza di foro centrale (vedi Fig. 4b). Landamento delle curve sostanzialmente simile a
quello gi riscontrato nel caso di colonne senza armature con la differenza che il carico e la
deformazione di picco sono pi elevati poich influenzati dalla presenza delle armature
longitudinali. Infatti il carico di rottura praticamente pari alla somma di quello delle colonne
in assenza di armatura e del contributo delle barre longitudinale snervate. La deformazione di
picco prossima allo 0.3%, valore questultimo coerente con quelli riscontrabili in letterature
per elementi strutturali con debole confinamento.
- 41 -
a)
0
200
400
600
800
1000
1200
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)
P

(
k
N
)
0
200
400
600
800
1000
1200
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)


b)
0
200
400
600
800
1000
1200
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)
P

(
k
N
)
0
200
400
600
800
1000
1200
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)

Fig. 4. Elemento compresso con armature: a) senza foro; b) con foro.

Nel caso di pilastro forato si osserva una significativa riduzione del carico di rottura di circa il
40%. Anche in questo caso tale valore maggiore del rapporto tra larea della sezione forata
rispetto a quella integra. Dallandamento delle curve si evince che le letture dei comparatori
posti al di la del foro mostrano valori tra loro prossimi e pi piccoli di quelli dei comparatori
posti sul foro ove leffetto di disturbo anche in termini deformativi pi marcato.
Come ultimo caso esaminato si riportano in Fig. 5 le curve carico-accorciamento dei provini
armati in presenza (vedi Fig. 5a) di foro centrato ed eccentrico (vedi Fig. 5b).
In questo caso si osserva che a causa del foro eccentrico si ha modesta ulteriore riduzione di
resistenza rispetto a quello di foro centrato. Le deformazioni di picco in prossimit della zona
non forata rientrano sempre nei valori attesi per il calcestruzzo non confinato di 0.2%.
Dal punto di vista deformativo risulta interessante il confronto di Fig. 6 in cui si riporta
landamento degli spostamenti letti dai comparatori posti sulla base di misura 100 mm al
variare della loro posizione e per tre livelli di carico rispettivamente pari a 1/3, 2/3 ed 1 del
carico massimo. Gli spostamenti letti dai comparatori nelle diverse posizioni sono poi stati
collegati nei grafici mediante una curva interpolante.
- 42 -
a)
0
200
400
600
800
1000
1200
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)
P

(
k
N
)
0
200
400
600
800
1000
1200
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)

b)
0
200
400
600
800
1000
1200
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)
P

(
k
N
)
0
200
400
600
800
1000
1200
0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
(mm)

Fig. 5. Elemento compresso con armature: a) con foro centrato; b) con foro eccentrico.

In particolare in Fig. 6a si riporta il caso di pilastro forato senza armature da cui si osserva che
landamento degli spostamenti in corrispondenza di comparatori laterali e di quello centrale
sono sostanzialmente diversi al variare del livello di carico esaminato. Si evince che durante il
processo di carico la sezione in prossimit del foro non si mantiene piana mostrando un
significativo incremento della deformazione. Nellipotesi di comportamento elastico lineare
del materiale il rapporto tra lo spostamento in prossimit del foro e quello sul bordo
risulterebbe di 2.66, prossimo al valore di intensificazione degli sforzi in prossimit di una
lastra caricata in compressione e con foro circolare. Inoltre il valore dello spostamento medio
di 0.2 mm (che sulla base di misura di 100 mm corrisponde ad una deformazione di 0.002)
risulta ampiamente superato nella zona limitrofa al foro. In Fig. 6c si mostrano le analoghe
curve relative ai provini forati con armature e per confronto anche quelle relative ai provini
senza armatura. In questo caso a causa della presenza delle armature le deformazioni in
corrispondenza del foro sono pi contenute rispetto al caso di elemento senza armature. Si
rileva infine che nel caso di foro eccentrico (Vedi Fig. 6d) si produce pressoflessione sulla
colonna con conseguenze sul profilo delle deformazione. In Fig. 6b si riporta infine una foto
relativa ai provini forati durante lesecuzione della prova.

- 43 -
a) b)
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
0 100 200 300 400
distanza (mm)

(
m
m
)

Pmax
2/3 Pmax
1/3 Pmax

c) d)
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
1.4
1.6
0 100 200 300 400
distanza (mm)

(
m
m
)

Pmax
2/3 Pmax
1/3 Pmax
armato
non armato

0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
1.4
1.6
0 100 200 300 400
distanza (mm)

(
m
m
)

Pmax
2/3 Pmax
1/3 Pmax


Fig. 6. Andamento degli spostamenti nella sezione con il foro.

4. CONCLUSIONI

I risultati conseguiti dalle prove di compressione centrata su pilastri a sezione rettangolare e
soggetti a carotaggio hanno permesso di evidenziare che la tecnica di carotaggio produce sia
nel caso di foro centrato che eccentrico disturbo dello stato di tensione e di deformazione,
accompagnato da significativa riduzione della capacit portante rispetto al pilastro integro e
con notevole concentrazione di sforzi sullapice del foro con elevati gradienti di
deformazione.

BIBLIOGRAFIA

ACI Committee 228: (1988) In-Place Methods for Determination of Strength of Concrete,
ACI Materials Journal, V. 1 september-October 1988, pp.446-471.
ASTM C 42/C 42M: (1988) Standard Test Method for Obtaining and Testing Drilled Cores
and Sawed Beams of Concrete.
UNI 10766-99: (1999) Prove di compressione su provini ricavati da microcarote per la stima
delle resistenze cubiche locali del calcestruzzo in situ, Maggio 1999.
- 44 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
RESISTENZA A TAGLIO DI STRUTTURE ESISTENTI IN C.A.
Dora Foti
a
, Michele Mongelli
a
, Vito Paparella
b

a
Politecnico di Bari, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale
d.foti@poliba.it, m.mongelli@poliba.it
b
Ingegnere strutturista, libero professionista, Bari, vito.paparella@alice.it
ABSTRACT
Ledilizia moderna stata caratterizzata dalla rapida diffusione del calcestruzzo armato quale
nuovo e versatile materiale da costruzione. Nellambito della valutazione degli edifici
esistenti, molto sensibili appaiono le strutture progettate nella prima met del secolo scorso,
quando la teoria del cemento armato e le regole di dettaglio non erano ancora ben consolidate.
Il presente studio considera gli aspetti connessi alla progressiva comprensione del
comportamento a taglio, con particolare riferimento agli edifici realizzati a Bari nel periodo
compreso tra il 1920 e il 1960. Successivamente, viene affrontato il tema della verifica a
taglio, secondo le nuove NTC 2008, degli elementi strutturali di un telaio-tipo dello stadio
della Vittoria e si confrontano i risultati ottenuti con quelli riportati nella originaria relazione
di calcolo (redatta secondo il metodo delle tensioni ammissibili).
PAROLE CHIAVE
Dettagli costruttivi, armatura trasversale, resistenza a taglio.
1 INTRODUZIONE
Il cemento armato, a differenza dei materiali tradizionali delledilizia, si imposto come
tecnica costruttiva protetta da brevetti (il brevetto Hennebique, il brevetto Monier, etc.), la
maggior parte dei quali riguardava la disposizione delle armature da flessione, laderenza
della superficie e la sezione dei tondini, lintroduzione delle staffe per le sollecitazioni di
taglio. Questa circostanza denota come, negli anni a cavallo tra il diciannovesimo e il
ventesimo secolo, si era ancora lontani da una piena comprensione del comportamento del
materiale e regnava una certa arbitrariet nel calcolo degli elementi strutturali.
In Italia, le prime indicazioni normative sulla sicurezza delle costruzioni in c.a. sono
contenute nel Regio Decreto del 10 gennaio 1907. Con riferimento alla verifica di resistenza a
taglio, in esso si prescrive quanto segue: non si fa assegnamento sulla resistenza del
conglomerato a trazione ed a taglio, in quanto si ritiene che tali sollecitazioni vengano
sopportate interamente dallarmatura; inoltre, il ferro non dovr essere sottoposto ad uno
sforzo di trazione o di compressione semplice superiore a 1000 kg/cm
2
ed a 800 kg/cm
2
per la
sollecitazione di taglio. La sicurezza globale delle costruzioni viene garantita
dallapplicazione di un coefficiente di sicurezza sulla resistenza dei materiali pari a 5.
Con levolversi degli studi sul comportamento dei materiali si assistito ad un progressivo
consolidamento dei metodi di calcolo. Echi di questa accresciuta sensibilit statica si ritrovano

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 45 -
nei due pi importanti decreti successivi al RDL 10/1/1097. Con il Decreto Presidenziale del
15 maggio 1925 si diminuisce il coefficiente di sicurezza sulla resistenza dei materiali,
portandolo da 5 a 4; inoltre, sempre con riferimento alle verifiche di resistenza taglio, si legge
quanto segue: si potr fare assegnamento su di una resistenza del conglomerato a taglio non
maggiore di 2 kg/cm
2
. Con il Regio Decreto Legge del 18 luglio 1930 si introduce, invece, il
concetto di limite superiore alle tensioni nel calcestruzzo per elementi con armatura a taglio,
indicando per esso il valore di 14 kg/cm
2
.
Le successive indicazioni normative si caratterizzano per una impostazione sempre pi
prestazionale, venendo meno il carattere prescrittivo tipico dei primi decreti. Da menzionare,
in questo senso, il Regio Decreto Legge del 16 novembre 1939 n.2229. In esso, il coefficiente
di sicurezza sulla resistenza dei conglomerati viene ridotto da 4 a 3; vengono fornite precise
modalit di confezionamento del calcestruzzo; la resistenza del conglomerato a taglio viene
innalzata a 4 kg/cm
2
; nel caso di necessit di apposita armatura a taglio, si prescrive che le
staffe, da sole, dovranno assorbire almeno la met dello sforzo e la restante aliquota sar
assorbita dai ferri piegati.
Per rispondere allevoluzione scientifica e tecnologica ed alle sempre nuove aspettative del
mondo delle costruzioni venne in seguito promulgata la Legge1086/1971, che obbligava il
Ministero dei LL.PP. ad emanare ogni due anni un decreto di attuazione. Il primo di tali
decreti stato il D.M. 30/5/1972; in esso, vennero innalzate le resistenze previste per il
calcestruzzo, espresse in termini di valori caratteristici (non pi medi) della resistenza cubica
R
ck
(da 150 a 500 kg/cm
2
); le tensioni ammissibili nel calcestruzzo per elementi soggetti a
taglio vennero aumentate in ragione della resistenza caratteristica (non pi univocamente pari
a 4 e 14 kg/cm
2
); il metodo di calcolo esplicitamente previsto per le verifiche di sicurezza era
quello delle tensioni ammissibili.
Nei decreti successivi, le modifiche pi sostanziali hanno riguardato lintroduzione del
metodo agli stati limite, lunico esplicitamente trattato dal D.M. 9/1/1996. I motivi della sua
progressiva affermazione rispetto al metodo delle tensioni ammissibili sono da attribuire sia
alladozione di leggi costitutive pi aderenti al comportamento reale degli elementi strutturali
sia alladozione di coefficienti di sicurezza separati per i carichi e per i materiali.
Il D.M.96 consent esplicitamente, per la prima volta, la progettazione delle strutture in c.a. e
acciaio con gli Eurocodici, allora pubblicati dal CEN ancora in veste sperimentale. Dal punto
di vista delle formule di verifica a taglio nelle strutture in c.a., tra D.M.96 ed EC2 si riscontra
una sostanziale coincidenza, di significati e di risultati, a meno di qualche differenza nella
simbologia o nei coefficienti moltiplicativi.
Con la pubblicazione, poi, del D.M.14/1/2008, si conclude il percorso di aggiornamento delle
norme tecniche italiane: dal punto di vista della resistenza a taglio da sottolineare ladozione
a differenza del D.M.96 del modello del traliccio ad inclinazione variabile, con il limite
inferiore imposto allinclinazione delle bielle complesse di cot0 = 2,5.
2 EDIFICI ESAMINATI
In tema di valutazione della sicurezza degli edifici in c.a., un opportuno argomento di
riflessione rappresentato dalla produzione edilizia della citt di Bari nel corso della prima
met del ventesimo secolo. Volendo citare gli edifici pi noti tra quelli esaminati, possibile
menzionare lex Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali, progettato nel 1934
dallarch. Petrucci (Figura 1a); il palazzo delle Poste e Telegrafi, realizzato nel 1931
dallarch. Narducci (Figura 1b); il complesso edilizio San Ferdinando, realizzato nel 1926 da
Saverio Dioguardi (Figura 1c); lo stadio della Vittoria, progettato nel 1932 dalling.
Guazzaroni e dallarch. Fasolo (Figura 1d).
- 46 -

Figura 1. Edifici storici della citt di Bari oggetto del campo di studio.
Sotto il profilo tecnico-costruttivo tali edifici denotano il passaggio dalla tradizionale opera
muraria allimpianto tecnologico basato sul telaio in calcestruzzo armato (Morabito e Latini,
1999). Anche nel capoluogo pugliese, infatti, data la sostanziale assenza di una tradizione
delle costruzioni in legno e ferro, la nuova tecnologia del cemento armato viene considerata
come una naturale evoluzione delle tecniche costruttive basate sullimpiego del tufo e sulla
realizzazione di paramenti murari continui e portanti.
Si potuto constatare come la struttura statica di questi edifici sia quasi sempre di tipo misto,
prevedendo una disposizione di murature portanti perimetrali e pilastri in calcestruzzo armato
allinterno delledificio. I solai sono o in struttura mista (diffusi i solai del tipo Stimip) o in
cemento armato. Si rilevato inoltre, un diffuso impiego del vetrocemento, adottato, per
esempio, per la realizzazione della cupola e delle pensiline del palazzo delle Poste.
Il campo di studio non ha per privilegiato esclusivamente casi esemplari ma ha esteso
lanalisi anche ad alcune significative realizzazioni del secondo dopoguerra, prive di riscontri
bibliografici ma comunque rappresentative per le soluzioni formali o costruttive adottate. E il
caso delle chiese San Francesco da Paola (1955, Figura 2a), Santa Cecilia e San Carlo
Borromeo (entrambe del 1966, Figura 2b e Figura 2c).

Figura 2. Edifici rappresentativi della produzione edilizia della citt di Bari negli anni 50-60.
Esaminando le tavole di armatura, trova conferma la consuetudine tipica dellepoca- di
disposizione delle armature senza specifici riferimenti ad aspetti connessi allazione di
eventuali forze sismiche (Manfredi et al., 2007). Ad esempio, la sollecitazione tagliante viene
fatta assorbire sia da ferri piegati, disposti secondo le esigenze dettate dal diagramma del
momento flettente, sia da staffe, per la parte residua dello sforzo di scorrimento; le staffe
hanno diametro pari a 8 mm e sono disposte con passo non inferiore a 20 cm.
- 47 -
Nelle travi sono comunque previste almeno quattro barre longitudinali ai vertici della sezione,
tipicamente con diametro pari a 10 mm; talvolta si nota che queste armature sono le sole
presenti al lembo inferiore della trave nelle sezioni di estremit (Figura 3a). Limpiego di
barre tonde lisce, attese le modeste prestazioni in termini di aderenza, rende necessaria
ladozione di specifiche sagomature terminali (ganci ad uncino) per linnalzamento della
soglia di sfilamento. Ci nonostante, alla luce delle attuali regole di dettaglio, le lunghezze di
ancoraggio delle armature longitudinali tese si rivelano non adeguate.

Figura 3. Chiesa San Carlo Borromeo, tavole darmatura.
Particolare cautela veniva adoperata nellarmatura dei pilastri (Figura 3b), per far fronte alle
inevitabili sollecitazioni flessionali, dovute sia alla monoliticit dei nodi trave-pilastro che
allazione del vento, fenomeni in genere non considerati esplicitamente nei calcoli (i pilastri
erano spesso progettati per solo sforzo normale centrato). Le staffe, con diametro in media di
6 mm, venivano generalmente disposte con passo costante (lungo tutta laltezza dei pilastri) e
non superiore a dieci volte il diametro delle barre longitudinali. La loro conformazione
prevedeva correttamente ancoraggi allinterno della sezione.
3 CASO DI STUDIO: ARENA DELLA VITTORIA
La ricerca, di cui in questa sede si propongono sinteticamente i primi risultati, trae origine da
una serie di studi e recenti esperienze in tema di valutazione degli edifici esistenti che hanno
ben evidenziato linadeguatezza del quadro conoscitivo di gran parte delle testimonianze
edilizie storiche della citt di Bari (Morabito e Latini, 1999).
Dallesame delle piante e delle carpenterie allegate al progetto si rileva la tradizionale
concezione dello stadio quale catino chiuso: lossatura portante (Figura 4) costituita da
telai in c.a. disposti radialmente ad interasse di 5,4 m; le gradinate, anchesse in c.a. gettato in
opera, sono solidali ai telai e disposte lungo tutto il perimetro interno (con opportuni giunti di
espansione, ogni cinque campate); nello spazio sottostante le gradinate sono stati ricavati due
ambienti differenti -a quota 4,2 m e 8,2 m rispettivamente- che si sviluppano con continuit in
direzione anulare.
Limpiego diffuso del telaio radiale nella costruzione degli stadi dellepoca dovuto alla
caratteristica monoliticit nei riguardi delle azioni verticali: il carico agente su una trave si
ripartisce fra tutti gli elementi, sollecitando lintera struttura. Tipica, a tal fine,
lintroduzione della campata corta fra i due settori di gradinata, a motivo del rilevante
contributo irrigidente da essa offerto nella canalizzazione delle azioni in fondazione.
- 48 -

Figura 4. Stadio della Vittoria: carpenteria (a); tribuna coperta (b) ; vomitoio (c) ; tribuna scoperta (d).
Anche i due solai in direzione anulare assolvono ad un preciso scopo, che quello di attivare
la mutua solidariet fra i pilastri nei confronti delle azioni orizzontali. La presenza di travi di
bordo perimetrali fa s che restino individuati dei telai anulari continui per tutto il loro
sviluppo: i pi rigidi risultano essere quelli pi interni, in quanto dotati di colonne di minore
altezza rispetto a quelli disposti lungo gli allineamenti pi esterni.
Il comportamento dellintero organismo strutturale migliorato dalla notevole rigidezza
complessiva dellossatura delle tribune, dovuta sia al graticcio di travi radiali ed anulari sia al
contributo dei blocchi monolitici costituiti dalle soprastanti gradinate. Con riferimento ai telai
principali, tali caratteristiche consentono di ritenere il traverso estensionalmente molto rigido
rispetto alla traslazione orizzontale dei ritti, in modo tale da favorire la ripartizione delle
azioni orizzontali in aliquote proporzionali alle rigidezze delle colonne. Dalle carpenterie si
evince, inoltre, che le estremit superiori dei ritti sono vincolate al traverso mediante nodi
incastro, in modo tale da attivare la solidariet flessionale tra le colonne.
Nel seguito (Figura 5) si riporta la tavola darmatura del telaio relativo alla tribuna scoperta e
lo schema statico assunto dal progettista per il dimensionamento del traverso. Questultimo
uno schema di trave continua, su quattro appoggi (in corrispondenza dei ritti del telaio) e con
due sbalzi (le parti terminali delle gradinate).

Figura 5. Stadio della Vittoria: tavola darmatura (a) e schema statico (b) del telaio della tribuna scoperta.
- 49 -
La determinazione delle sollecitazioni viene svolta applicando il metodo dei punti fissi e
considerando quale modello di trave continua la proiezione sul piano orizzontale della linea
dasse della travatura (Figura 6).

Figura 6. Stadio della Vittoria: diagramma inviluppo del taglio agente sul traverso.
Il criterio di modellazione seguito dal progettista comporta inevitabilmente delle
approssimazioni. Infatti, se da un lato la presenza di gradinate solidali al traverso fa s che
questultimo abbia un comportamento monodimensionale (le coppie agenti da ambo i lati del
traverso non sono indispensabili per lequilibrio e tendono a compensarsi, essendo di verso
opposto), dallaltro lavere reso orizzontale la linea dasse del traverso non consente di
cogliere leffetto dello sforzo normale dovuto ai carichi agenti (e quindi la sua influenza sulla
resistenza a taglio del traverso).
Dal punto di vista della verifica di resistenza al taglio, dallesame della relazione di calcolo si
evince che la sezione pi sollecitata quella a destra dellappoggio A (Figura 5b), ove agisce
un taglio pari a 12,8 ton (nel Sistema Tecnico). Ci trova riflesso nelle dimensioni assunte
dalle sezioni trasversali -sempre rettangolari- lungo la linea dasse: 25x100 cm in
corrispondenza dellappoggio A; 25x80 cm in corrispondenza degli altri appoggi; 25x56 cm
in campata. La tensione tangenziale massima, valutata con il criterio semplificato di
Jourawski, pari a 6,1 kg/cm
2
. Dalla documentazione consultata presso lArchivio di Stato di
Bari non possibile risalire al calcolo delle staffe. Lesame della tavola darmatura per il
telaio in questione (Figura 5a) consente per di valutare il passo e il diametro delle staffe
disposte: tipicamente, 18/20 cm sugli appoggi e 18/25 cm in campata.
Al fine di istituire un confronto tra la resistenza a taglio calcolata con il metodo delle tensioni
ammissibili e quella calcolata con il metodo agli stati limite (secondo le NTC 2008) e volendo
valutare la bont delle assunzioni fatte in sede di progetto, si proceduto alla modellazione
agli elementi finiti dellintero telaio considerato nella relazione di calcolo. Il modello
analizzato e lo schema di carico principale allo SLU sono riportati in Figura 7 e Figura 8.

Figura 7. Stadio della Vittoria: modello unifilare del telaio principale.
- 50 -

Figura 8. Stadio della Vittoria: combinazione di carico allo SLU per il telaio principale.
Le caratteristiche dei materiali impiegati, in assenza di dati progettuali (con eccezione del
carico ammissibile per il conglomerato) e di indagini in situ, sono state desunte applicando il
D.P. 15 maggio 1925, quale normativa allepoca vigente. Pertanto, il carico di rottura a
compressione del conglomerato assunto pari a 16 MPa, il peso specifico del conglomerato
assunto pari a 24 kN/m
3
ed il carico di snervamento dellacciaio posto pari a 250 MPa.
Volendo avere dati omogenei per il confronto, si sono applicati gli stessi carichi (verticali)
considerati dal progettista nella risoluzione dello schema di trave continua. I valori dei
sovraccarichi considerati, nelle unit di misura del Sistema Tecnico, sono i seguenti:
Gradinate 10-13: g
k
= 0,34 t/m
2
; q
k
= 0, 4 t/m
2
;
Gradinate 13-15: g
k
= 0,3 t/m
2
; q
k
= 0, 4 t/m
2
;
Solaio a quota + 8,2m: g
k
= 0,1 t/m
2
; q
k
= 0, 05 t/m
2
;
Solaio a quota + 4,2m: g
k
= 0,42 t/m
2
; q
k
= 0, 3 t/m
2
;
Parapetto a coronamento del perimetro esterno : G
k
=1,95 t;
Linviluppo di tutte le possibili combinazioni di carico allo SLU, con riferimento agli aspetti
che qui si intende focalizzare (taglio e sforzo normale), riportato in Figura 9.

Figura 9. Inviluppo combinazioni allo SLU: diagramma del taglio (a) e dello sforzo normale (b).
- 51 -
La sezione pi sollecitata a taglio risulta essere quella a sinistra del nodo 14 (Figura 7), ove
agisce un taglio V
ad
=171 kN; inoltre, in tale sezione si registra uno sforzo normale di
compressione pari a 107 kN, favorevole per linnalzamento del valore limite a taglio-
compressione. In accordo con il punto 4.1.2.1.3.2 delle NTC 2008, assumendo cotg =2,5,
risulta: V
Rcd
=247 kN; V
Rsd
=187 kN. Pertanto la resistenza a taglio della sezione V
Rd
=V
Rsd
> V
ad
, con una percentuale di impiego della sezione del 91%.
Rispetto alla relazione di calcolo originale, quindi, varia la sezione maggiormente sollecitata
(non pi la 11 ma la 14, Figura 7 e Figura 10) e la resistenza a taglio del traverso limitata
dallarmatura impiegata piuttosto che dalla resistenza del calcestruzzo (sebbene allepoca non
era stato ancora introdotto il concetto di limite superiore alla tensione tangenziale nel
calcestruzzo).

Figura 10. Particolare darmatura del traverso nella regione maggiormente sollecitata a taglio.
4 CONCLUSIONI
La valutazione della capacit portante degli edifici esistenti un tema di ricerca molto sentito
in Italia. Particolare rilievo assumono le verifiche a taglio negli edifici in c.a., per gli aspetti
connessi alla parziale comprensione del comportamento degli elementi strutturali allepoca
della loro realizzazione. Lanalisi dei particolari costruttivi delle strutture di alcuni edifici
della citt di Bari realizzati nel secolo scorso conferma la necessit di unestesa campagna di
verifica. Con riferimento allo stadio della Vittoria, si mostrato come la verifica a taglio dei
telai principali, eseguita secondo le recenti Norme Tecniche, dipenda fortemente dalla qualit
e dalla disposizione dellarmatura, piuttosto che dalla sezione di calcestruzzo.
5 BIBLIOGRAFIA
R.D.L. 10 gennaio 1907. Norme e prove pei materiali idraulici e cementiti, G.U. n. 28 del 2/2/1907.
D.P. 15 maggio 1925. Prescrizioni per laccettazione degli agglomerati idraulici e lesecuzione delle
opere in conglomerato cementizio ed armato, G.U. n. 135 del 12/6/1925.
R.D.L. 18 luglio 1930 n. 1133. Norme per laccettazione degli agglomerati idraulici e lesecuzione
delle opere in conglomerato cementizio, G.U. n. 203 del 30/8/1930.
R.D.L. 16 novembre 1939 n. 2229. Norme per laccettazione dei leganti idraulici, G.U. n. 92 del
18/4/1940.
D.M. 30 maggio 1972 n. 9161. Norme tecniche per il calcolo, lesecuzione ed il collaudo delle
strutture in conglomerato cementizio armato normale e precompresso e per le strutture metalliche,
G.U. n.190 del 22/7/1972.
D.M. 9 gennaio 1996. Norme tecniche per il calcolo, lesecuzione ed il collaudo delle opere in
cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche, G.U. n.19 del 5/2/1996..
D.M. 14/1/2008. Approvazione delle nuove norme tecniche, G.U. n.29 del 4/2/2008
Morabito G., Latini M.L. (1999). Aspetti dellarchitettura moderna a Bari e il caso dello stadio della
Vittoria, in Architettura moderna in Italia, Edilstampa, Roma
Manfredi G., Masi A., Pinho R., Verderame G., Vona M. (2007). Valutazione degli edifici esistenti in
Cemento Armato, IUSS Press, Pavia.
- 52 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
VALUTAZIONE DEL CONTRIBUTO DI ELEMENTI NON STRUTTURALI
SUL COMPORTAMENTO DINAMICO DI EDIFICI ESISTENTI IN C.A.:
IL CASO DEL PALAZZO COMUNALE DI VAGLI SOTTO (LU)
G. Chellini
a
, V. Daprile
b
, M. Ferrini
b
, V. Marangolo
b
,
L. Nardini
a
, M.C. Ntibarikure
b
, W. Salvatore
a


a
Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Universit di Pisa, Pisa
giuseppe.chellini@ing.unipi.it, l.nardini@ing.unipi.it, walter@ing.unipi.it
b
Regione Toscana, Servizio Sismico, Firenze
vincenzo.daprile@regione.toscana.it, maurizio.ferrini@regione.toscana.it,
valerio.marangolo@regione.toscana.it, marieclaire.ntibarikure@regione.toscana.it
ABSTRACT
Nella memoria sono illustrati i risultati preliminari di un pi vasto studio sullinfluenza degli
elementi non strutturali, in particolare dei tamponamenti, sulla risposta dinamica di edifici a
telaio in calcestruzzo armato. Ci consentir la realizzazione di modelli opportuni capaci di
descrivere la reale risposta delledificio allazione sismica ai fini di una corretta analisi della
vulnerabilit e una appropriata scelta delle strategie e tecniche di intervento. I primi risultati
dellanalisi dinamica sperimentale effettuata su un edificio a telaio in calcestruzzo armato
destinato alla demolizione a seguito delle verifiche sismiche hanno confermato lelevata
influenza dei tamponamenti sia sul valore delle frequenze proprie delledificio che sulla
natura delle forme modali rilevanti.
PAROLE CHIAVE
Edifici esistenti, calcestruzzo armato, Analisi Modale Operativa, elementi non strutturali,
tamponamenti.
1 INTRODUZIONE
1.1 Problematiche nella valutazione della risposta sismica di edifici esistenti in C.A.
Un numero considerevole fra gli edifici in calcestruzzo armato ad oggi esistenti sul territorio
italiano stato realizzato facendo riferimento a norme tecniche oggi obsolete spesso non in
grado di garantire i livelli di sicurezza richiesti dalle mutate esigenze sociali, talvolta
utilizzando materiali di scarsa qualit e senza alcun controllo sulle loro effettive propriet
meccaniche.
A seguito della mutata attenzione nei confronti della riduzione del rischio sismico, le
pubbliche amministrazioni spesso si trovano di fronte a manufatti edilizi le cui prestazioni
non sono adeguate alle odierne normative sulle costruzioni e devono quindi provvedere alla
valutazione del loro grado di vulnerabilit ed al progetto degli eventuali interventi di recupero
necessari. In questo contesto una approfondita conoscenza del manufatto e dei materiali

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 53 -
costituenti ed una accurata modellazione della risposta alle sollecitazioni dinamiche risultano
evidentemente necessarie per una corretta analisi delle carenze delledificio ed una scelta
ottimale della filosofia dintervento.
La risposta dinamica di un edificio esistente a scheletro in c.a., daltro canto, in realt affetta
da numerose fonti di incertezza quali leffettivo comportamento degli elementi strutturali e
delle struttura o leffettivo contributo, spesso non trascurabile ma trascurato, degli elementi
non strutturali, quali ad esempio gli elementi di tamponamento. Tali incertezze si traducono
inevitabilmente in altrettante possibili fonti di errore nella costruzione del modello strutturale
e possono quindi condurre ad una non corretta valutazione degli effetti dellazione sismica.
La presente memoria riporta i risultati preliminari di uno studio sul contributo di elementi non
strutturali alla risposta dinamica di edifici esistenti in c.a. basato sui risultati di una accurata
analisi dinamica sperimentale effettuata su un edificio esistente destinato alla demolizione,
realizzando, mediante successive demolizioni parziali, diverse distribuzioni degli elementi
non strutturali nellambito della costruzione. Lidentificazione modale, effettuata con le
tecniche dellAnalisi Modale Operativa, ha permesso di riconoscere le principali
caratteristiche dinamiche delledificio ad ogni fase di prova e, tramite comparazione delle
propriet modali, ha consentito di evidenziare il contributo in termini di rigidezza dei
tamponamenti esterni alla risposta dinamica della struttura.
2 IL CASO STUDIO
Ledificio della Sede Comunale di Vagli Sotto era (essendo stata demolita subito dopo le
prove descritte nella memoria) una costruzione a telaio in calcestruzzo armato costituita da
due piani fuori terra pi un piano seminterrato di minore estensione.
Le altezze interpiano erano pari a 2.05 m per il piano seminterrato, a 3.2 m per il piano terra
ed a 3.5 m per il primo piano. Ledificio aveva una forma approssimativamente rettangolare
in pianta di dimensioni massime pari a 27.25 m e 13.60 m e presentava un aggetto nella parte
frontale in corrispondenza della sala consiliare.
Nella Figura 1 sono mostrate delle viste prospettiche delledificio mentre in Figura 2 sono
riportate le piante del piano seminterrato, del piano terra e del primo piano delledificio, oltre
ad una sezione estratta dal progetto originale.
In Figura 3 sono mostrati infine alcuni prospetti contenuti nel progetto originale.

a) Prospetto SUD b) Prospetto EST
Figura 1. Prospetti del Palazzo Comunale di Vagli di Sotto.
- 54 -
PIANTA PIANO PRIMO
1
5
.
2
0
1
3
.
6
0
4
.
4
0
4
.
4
0
4
.
4
0
27.25
3.70 3.70 3.70 3.70 3.70 4.25 4.25
0.30
PIANTA PIANO TERRA
SCANTINATO
H = 2.20
PIANTA PIANO SEMINTERRATO


Figura 2. Piante del piano seminterrato, terra e primo. Sezione generica delledificio ( progetto originale).
a) b)
Figura 3. Estratti delle tavole del progetto originale: a) prospetto EST, b) prospetto NORD.
I telai principali in calcestruzzo armato erano disposti secondo la direzione trasversale
delledificio ed uniti tra loro da travi di collegamento in corrispondenza dei solai interpiano.
Le colonne erano caratterizzate da una sezione trasversale costante lungo laltezza di
dimensioni pari a 25 x 40 cm. Larmatura delle colonne era costituita da 4 barre longitudinali
di 16 mm di diametro e da staffe = 6 mm disposte ad una passo variabile tra 15 e 20 cm.
Le travi principali erano caratterizzate da sezione trasversale di dimensioni 25 x 50 cm ed
armate con barre longitudinali di diametro = 16 mm o = 12 mm e con staffe di diametro
= 6 mm disposte ad un passo pari 20 cm.
Gli elementi perimetrali al piano terra erano a sezione trasversale di dimensioni variabili,
passando da 25 x 50 cm in corrispondenza degli appoggi a 25 x 35 cm nel punto di mezzeria.
Altre travi di lunghezza inferiore erano caratterizzate da sezione trasversale di dimensioni
uguali a 16 x 40 cm con armatura costituita da barre longitudinali di diametro = 16 mm e
staffe = 6 mm disposte ad un passo pari a 20 cm.
A livello di fondazione era presente, in corrispondenza del seminterrato localizzato nella sola
parte centrale delledificio, una platea da cui sorgevano muri continui e da questi, a loro volta,
parte dei pilastri del piano terra; nella restante parte erano disposti plinti di fondazione uniti
tra loro da travi di collegamento.
I solai erano costituiti da travetti unidirezionali in latero-cemento con un getto di com-
pletamento di 40 mm.
- 55 -
La copertura era realizzata con solai inclinati di altezza 16 cm in latero-cemento con getto
integrativo, sorretti da travi di dimensioni 16 x 25 cm armature con barre longitudinali di
diametro = 12 mm e pilastri con sezione trasversale di dimensioni pari a 16 x 25 c ed armati
con 4 barre longitudinali di diametro = 12 mm.
La qualit dei calcestruzzi impiegati stata verificata dal Servizio Sismico della Regione
Toscana mediante approfondite indagini basate su tecniche distruttive e non distruttive. Tali
indagini hanno restituito una popolazione di valori molti dispersi i cui limiti sono 4.00 MPa e
12.61 MPa. (Regione Toscana progetto V.E.L., 2003, 2004a, 2004b)
Le indagini sperimentali sulle barre darmatura e sugli acciai costituenti le staffe sono tuttora
in corso presso il Laboratorio Ufficiale di Prove sui Materiali dellUniversit di Pisa.
3 LA CAMPAGNA DI INDAGINI SPERIMENTALI
3.1 LAnalisi Modale Operativa
LAnalisi Modale Operativa (o Output-Only), utilizzata nellindagine descritta, trova ormai
applicazione non solo nei casi in cui risulti impegnativo ed economicamente oneroso eccitare
dinamicamente strutture massive, quali ponti o edifici, con i mezzi tradizionali dellanalisi
dinamica sperimentale, ma praticamente in tutti i casi tipici dellingegneria civile (Maia,
Silva, 1997) (Ewins, 2000) (Zhang et al., 2005).
Essa si basa sulla misura della sola risposta strutturale eccitata da sorgenti ambientali quali il
traffico veicolare od il vento, assumendo che lente generatore delle vibrazioni sia un
processo stocastico (rumore bianco).
I principali vantaggi dellanalisi modale operativa sono in estrema sintesi: velocit ed
economia nellesecuzione dei test sperimentali, caratterizzazione dinamica della struttura o di
sue parti nelle condizioni maggiormente simili a quelle di reale funzionamento, possibilit di
identificare forme modali ravvicinate tra loro o ripetute, possibilit dutilizzo per il
monitoraggio strutturale e per la localizzazione del danno.
3.2 Descrizione generale e finalit, programma delle prove.
Lanalisi sperimentale dinamica stata eseguita in quattro fasi successive ipotizzando quattro
possibili scenari corrispondenti a diversi schemi di tamponamento delledificio. Oltre alla
situazione reale delledificio (Fase I) sono state analizzate le seguenti configurazioni:
tamponamenti solo I piano (Fase II) disposti su due lati delledificio; tamponamenti solo al I
piano e disposti su ununica campata (Fase III); nessun tamponamento presente (Fase IV). La
successione delle Fasi riportata nella Tabella 1 mentre nella Figura 4 rappresentato il piano
delle demolizioni. Le masse demolite, al fine di non variare significativamente la massa
complessiva durante le prove dinamiche, stata rimossa solo al termine dellintera campagna
sperimentale.
Taella 1. Schema di esecuzione delle fasi di sperimentazione e di demolizione dei tamponamenti.
Fase Descrizione
I Analisi sperimentale dinamica delledificio in presenza di tutti i tamponamenti
DEM1 Demolizione dei pannelli 1, 2, 3, 4 e 5
II Analisi sperimentale dinamica delledificio in presenza di parte dei tamponamenti
DEM2 Demolizione dei pannelli 6,7,8
III Analisi sperimentale dinamica delledificio in presenza di parte dei tamponamenti
DEM3 Demolizione dei pannelli 9
IV Analisi sperimentale dinamica delledificio in assenza dei tamponamenti esterni
- 56 -
2
2
2
2
2
3 3 3 4 1
1
1
1
4 4 3 4 3 3
3
7 7 7 7 7
9
5
5
8 6 6
6
6 6
5 5
5
5
5
DEMOLITO TRA LA PRIMA E LA SECONDA
CAMPAGNA SPERIMENTALE DINAMICA
N ORDINE DI DEMOLIZIONE DEMOLITO TRA LA SECONDA E LA TERZA
CAMPAGNA SPERIMENTALE DINAMICA
PIANTA PIANO PRIMO
PIANTA PIANO TERRENO

Figura 4. Sequenza di demolizione dei panneli esterni di tamponamento.
3.3 Il sistema di acquisizione, posizionamento dei sensori e descrizione delle misure.
Il posizionamento della strumentazione (costituita da accelerometri mod. PCB 3701 e PCB
393C) stato progettato in modo tale da consentire la caratterizzazione del comportamento
globale delledificio, con particolare attenzione ai modi di vibrare che influenzano la risposta
strutturale in fase di sisma. Nella Figura 5 riportato uno schema con riportate le posizioni
scelte per gli accelerometri mentre in Figura 6 sono riportati alcuni esempi di posizionamento
dei sensori.
Lelaborazione dei dati registrati per lestrazione delle caratteristiche modali stata effettuata
mediante la tecnica di Identificazione Strutturale ad Input Incognito Stochastic Subspace
Identification (SSI) (Peeters & De Roeck, 2001).
1
5
.2
0
1
3
.6
0
4
.4
0
4
.4
0
4
.4
0
27.25
3.70 3.70 3.70 3.70 3.70 4.25 4.25
PIANTA PIANO TERRA PIANTA PIANO PRIMO
A12
A03
A02
A01 A04
A09
A10
A11
A16
A06
A05
A08
A13
A14
A15
A07
Accelerometro Sistema di acquisizione
LEGENDA

Figura 5. Posizionamento dei sensori e del sistema di acquisizione durante le campagne di misura.

Figura 6. Esempi di posizionamento dei sensori nelle diverse campagne di sperimentazione.
- 57 -
3.4 Risultati dellidentificazione e analisi preliminare
Nella Tabelle 2 e 3 sono riportati i risultati dellidentificazione strutturale effettuata con la
tecnica SSI: in particolare in Tabella 2 riportata lanalisi dei picchi delle funzioni di densit
spettrale mentre in Tabella 3 sono rappresentate le forme modali pi significati tra quelle
identificate.
Risulta evidente linfluenza dei tamponamenti che di fatto irrigidiscono fortemente la struttura
innalzandone significativamente i valori delle frequenze proprie ma anche influenzando la
natura dei modi stessi. E facile infatti notare come le forme modali delledificio completo di
tamponamenti presentino tutte sia contributi flessionali che torsionali mentre man mano che i
tamponamenti venivano demoliti la struttura presentava una sempre pi netta separazione dei
contributi flessionali e torsionali nelle diverse forme modali.
In ogni caso, come risulta evidente dalle Tabelle 2 e 3, il contributo torsionale risulta
preponderante confermando comunque la forte irregolarit della struttura.
4 CONCLUSIONI
Nella memoria sono presentati i primi risultati di una studio tuttora in corso sullinfluenza dei
tamponamenti sul comportamento dinamico di strutture a telaio in cemento armato.
Dai primi risultati dellanalisi dinamica sperimentale eseguite su un edificio di carattere
strategico destinato alla demolizione a seguito delle verifiche sismiche evidente come la
presenza delle strutture secondarie di rigidezza e resistenza non trascurabili possa influenzare
fortemente la risposta dinamica di una struttura variandone sia il valore delle frequenze
proprie che la natura delle forme modali.
Ulteriori studi saranno necessari per la realizzazione di modelli atti a descrivere in modo
accurato la reale risposta dinamica delledificio e per verificare linfluenza della presenza dei
tamponamenti sugli effetti dellazione sismica.
RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia il geom. Luciano Pagni del Laboratorio di Prova per i Materiali e le Strutture
dellUniversit di Pisa per la preziosa collaborazione nelleffettuazione delle prove
dinamiche.
BIBLIOGRAFIA
Regione Toscana progetto V.E.L. (2003) Valutazione vulnerabilit edifici scolastici Comune di
Vagli Sotto prospezioni sismiche a rifrazione con onde P e onde SH relazione tecnica, 2003
Regione Toscana progetto V.E.L. (2004a) Valutazione vulnerabilit edifici scolastici Comune di
Vagli Sotto Prospezioni sismiche in foro tipo downhole relazione tecnica, 2004
Regione Toscana progetto V.E.L. (2004b)Valutazione vulnerabilit edifici scolastici Comune di
Vagli Sotto Relazione geologica sui sondaggi S1, S2, S3 localit Bivio di Vagli Sotto e S4 localit
Vagli Sopra, 2004
Maia, N.M.M., Silva, J.M.M. (1997) Theoretical and Experimental Modal Analysis. Research Studies
Press LTD, Baldock, Hertfoordshire, England.
Ewins, D.J. (2000) Modal Testing: Theory, Practice and Application. Research Studies Press Ltd.
Zhang L., Brincker R., Andersen P. (2005) An Overview of Operational Modal Analysis: Major
Development and Issues; Proceeding of 1st IOMAC International Operational Modal Analysis
Conference, 4-6 May 2005, Copenhagen, Denmark.
- 58 -
Peeters B., De Roeck G. (2001) Stochastic System Identification for Operational Modal Analysis: A
Review; ASME Journal of Dynamic Systems, Measurement and Control, vol. 123, 659-667.
Tabella 2. Modi di vibrare ottenuti mediante la tecnica Stochastic Subspace Identification. Confronto
con i valori osservabili mediante lanalisi dei picchi delle funzioni di densit spettrale.
T
e
s
t

PSD
Modi di vibrare
n.
Freq.
Hz
Smorz.
%
Descrizione
I
10.0e-12
10.0e-9
L
o
g
(
m
/
s
2
)
2
CrossPow er A11:-Y/A05:+X
CrossPow er A11:-Y/A05:+Y
CrossPow er A10:+X/A07:+X
CrossPow er A16:+Y/A07:+X
6.67 7.85 12.58
2.00 18.00 Hz
I-1 6.68 2.52
Flesso-
Torsionale
I-2 7.82 2.23
Flesso-
Torsionale
I-3 12.59 1.59 Distorcente
I-4 21.79 0.89
Flesso-
Torsionale

II
2.00 18.00 Hz
10.0e-12
100e-9
L
o
g
(
m
/
s
2
)
2
4.66 5.78
AutoPow er A05:+X
AutoPow er A05:+Y
AutoPow er A07:+X
AutoPow er A08:-Y
6.33
14.00
II-1 4.66 0.97
Flesso-
Torsionale
II-2 5.79 3.58 Distorcente
II-3 6.33 1.40
Flesso-
Torsionale
II-4 14.03 2.47
Flesso-
Torsionale

III
100e-12
1.00e-6
L
o
g
(
m
/
s
2
)
2
AutoPow er A05:+X
AutoPow er A05:+Y
AutoPow er A07:+X
AutoPow er A08:-Y
3.98 5.78 9.84 17.34
2.00 18.00 Hz
III-1 3.98 1.09 Torsionale
III-2 5.77 2.21
Flesso-
Torsionale
III-3 9.86 2.12 Torsionale
III-4 17.31 1.27 Torsionale

IV
700e-12
100e-6
L
o
g
(
m
/
s
2
)
2
AutoPow er A05:+X
AutoPow er A05:+Y
AutoPow er A07:+X
AutoPow er A08:-Y
3.81 5.47 9.77 14.11
2.00 18.00 Hz
IV-1 3.82 2.78 Torsionale
IV-2 5.46 3.33 Flessionale
IV-3 9.67 9.09 Torsionale
IV-4 14.12 2.94 Torsionale






- 59 -
Tabella 3. Modi di vibrare ottenuti mediante la tecnica Stochastic Subspace Identification.
Rappresentazione delle prime deformate modali ottenute dalle diverse campagne sperimentali.
I
Modo I-1 (6.68 Hz, 2.52%) Modo I-2 (7.82 Hz, 2.23%) Modo I-3 (12.59 Hz, 1.59%)

II
Modo II-1 (4.66 Hz, 0.97%) Modo II-2 (5.79 Hz, 3.58%) Modo II-3 (6.33 Hz, 1.40%)




III
Modo III-1 (3.98 Hz, 1.09%) Modo III-2 (5.77 Hz, 2.21%) Modo III-3 (9.86 Hz, 2.12%)



IV
Modo IV-1 (3.82 Hz, 2.78%) Modo IV-2 (5.46 Hz, 3.33%) Modo IV-3 (9.67 Hz, 9.09%)



- 60 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
VALUTAZIONE DELLA RESISTENZA DEL CALCESTRUZZO
COMBINANDO I RISULTATI DI PROVE DIRETTE E NON DISTRUTTIVE
Renato Giannini, Lorena Sguerri
Universit degli Studi di Roma Tre - Dipartimento di Strutture
SOMMARIO
Le prove distruttive su carote estratte dalla struttura forniscono i dati pi attendibili per la sti-
ma delle caratteristiche meccaniche del calcestruzzo esistente, ma, essendo costose ed invasi-
ve, andrebbero limitate in numero ed eseguite secondo un piano razionalmente progettato.
I risultati delle prove distruttive possono essere affiancati ed arricchiti da misure indirette del-
la resistenza, usando uno o pi metodi non distruttivi. Queste prove possono essere utilizzate,
oltre che per una indagine preventiva, per ampliare la base dei dati con cui si stima la resi-
stenza del materiale in esame. A questo fine necessario disporre di una legge di correlazione
tra la grandezza misurata e la resistenza del materiale.
Lutilizzo di tecniche di sperimentazione diverse (distruttive e non distruttive) porta quindi a
disporre di informazioni della stessa grandezza dotate di disuguale attendibilit. In questo la-
voro viene presentata una tecnica, basata sullinferenza bayesiana, che consente di mescolare
razionalmente questi due tipi di dati; come risultato si ottiene la curva di distribuzione della
resistenza del calcestruzzo, mediante la quale si possono determinare alcuni valori significati-
vi, normalmente usati nei calcoli, come il valore mediano e il valore caratteristico della resi-
stenza.
La metodologia stata sviluppata con riferimento alle misure di velocit degli ultrasuoni, uno
dei pi popolari metodi non distruttivi impiegati per il calcestruzzo, ma pu essere usata an-
che per altri tipi di test. A titolo di esempio, i risultati sono stati applicati ad alcuni edifici esi-
stenti, di cui erano disponibili i dati sperimentali.
PAROLE CHIAVE
Teorema di Bayes, Metodi non distruttivi, Resistenza del calcestruzzo, Prove in situ.
1 INTRODUZIONE
La valutazione della resistenza di una struttura esistente richiede la conoscenza delle caratteri-
stiche meccaniche dei materiali. Per il calcestruzzo questo aspetto particolarmente delicato e
rilevante, a causa della elevata variabilit della sua resistenza, che sensibile alla composi-
zione, alle condizioni ambientali, all'azione di sostanze aggressive, ecc.
Un altro problema che si incontra nel processo di valutazione, quello di stabilire quali parti
della struttura si possano ritenere, dal punto di vista del materiale, omogenee. Quando si ese-
guono misure in punti diversi, e si usano i risultati per costruire una statistica della grandezza
misurata, implicitamente si ammette che il campo stocastico che la descrive sia omogeneo.

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 61 -
Tale ipotesi pu ritenersi ragionevole se durante la costruzione non sono avvenuti eventi che
hanno portato ad un cambiamento sistematico della qualit del calcestruzzo. dunque impor-
tante saper riconoscere le zone della costruzione all'interno delle quali lecito assumere che il
materiale abbia caratteristiche omogenee.
Lo strumento preferenziale per la misura della resistenza (e di altre propriet meccaniche,
come il modulo elastico) del calcestruzzo la prova distruttiva, che, nel caso delle costruzioni
esistenti, si esegue su carote prelevate dalla struttura. Anche se questa misura pu essere alte-
rata da diversi fattori, il valore rilevato in questo modo sicuramente il pi attendibile che si
possa ottenere, e nel seguito sar ritenuto il valore reale della resistenza del materiale in quel
punto.
Le misure dirette sono invasive, oltre che costose, e vanno quindi limitate in numero, spe-
cialmente quando le indagini riguardano costruzioni in esercizio. Esse possono essere integra-
te da prove indirette, non distruttive, che disturbano meno la struttura e, generalmente, sono
meno costose delle precedenti, perci possono essere eseguite in maggior numero ed interes-
sare una pi vasta estensione della struttura; per contro, per utilizzarne i risultati, occorre di-
sporre di un modello matematico che ponga in relazione la grandezza misurata con quella che
si desidera stimare. La stima per sempre affetta da un errore casuale, pi o meno grande
secondo il metodo di misura utilizzato. opinione condivisa che queste misure non possano
sostituire, ma soltanto affiancare, quelle dirette, che servono anche per tarare la legge di corre-
lazione tra le due grandezze.
Il progettista dispone quindi di dati con diversa attendibilit, alcuni forniti dalle prove dirette,
altri, presumibilmente pi numerosi, ottenuti dalle prove indirette. Si pone il problema di me-
scolare queste informazioni per giungere in modo razionale ad una valutazione globale della
resistenza. Linferenza bayesiana appare come lo strumento pi idoneo a questo scopo [si ve-
da (Bartlett e Sexsmith, 1991), (Geyskens ed al., 1998), (Kriviak e Scanlon, 1987)].
2 DESCRIZIONE SINTETICA DELLA PROCEDURA
In questo paragrafo viene delineato il procedimento proposto per giungere ad una stima razio-
nale della resistenza del calcestruzzo di una costruzione esistente, utilizzando i risultati di mi-
sure dirette ed indirette. Nel seguito, per le prove non distruttive, si far riferimento al metodo
delle velocit degli ultrasuoni; tuttavia la procedura proposta pu applicarsi, senza rilevanti
modifiche, a qualunque altro metodo di misura indiretta.
La procedura si articola nei seguenti passi:
1. Determinazione delle zone omogenee. Lo scopo di questa fase determinare quali parti di
una costruzione (eventualmente l'intera), si possano ritenere realizzate con un materiale
avente caratteristiche omogenee. Come operazione preliminare occorre suddividere la co-
struzione in zone che si possano ritenere a priori internamente omogenee. Ad esempio, in
un edificio di non grandi dimensioni, ciascun piano potrebbe ritenersi omogeneo, in quan-
to il getto sar avvenuto in un tempo limitato, durante il quale si presume che non si siano
verificati cambiamenti rilevanti. Si vuole quindi verificare se zone diverse possano rite-
nersi tra loro omogenee.
Questa procedura prevede che la determinazione dell'omogeneit sia basata sui risultati
delle misure non distruttive, lomogeneit pertanto effettivamente stabilita per la gran-
dezza misurata (p.es. la velocit degli ultrasuoni) e non per quella di interesse (la resisten-
za del materiale). Si deve quindi presumere che lomogeneit rispetto ad una grandezza
implichi anche quella dellaltra.
Dopo aver suddiviso la costruzione in n
0
zone, ritenute omogenee a priori, in ciascuna si
esegue un numero adeguato (15-20) di misure non distruttive. Mediante il criterio che sar
- 62 -
illustrato nel seguito, possibile decidere se due zone si debbano ritenere o no tra loro
omogenee. A conclusione di questa fase la costruzione risulter suddivisa in un certo nu-
mero di parti (al limite una sola) che si ritiene siano state costruite con un calcestruzzo a-
vente caratteristiche omogenee.
2. Determinazione della distribuzione a priori della resistenza sulla base delle misure indi-
rette. Per ciascuna parte ritenuta omogenea si determina la distribuzione della resistenza
del calcestruzzo, basandosi sui risultati delle prove non distruttive. A questo scopo ne-
cessario disporre di una legge di correlazione tra la grandezza misurata (p.es. la velocit
degli ultrasuoni) e la resistenza. Come noto queste leggi non sono generalizzabili; per
avere una legge attendibile e non affetta da errore sistematico quindi necessario tararla
caso per caso.
In ciascuna zona classificata omogenea si prelevano un certo numero di carote (almeno 5)
delle quali si misura la resistenza. I prelievi vanno eseguiti in corrispondenza di alcuni tra
i punti dove in precedenza sono state eseguite le misure non distruttive. Sulla base delle
coppie dei valori misurati si costruisce quindi la legge di regressione e con questa, utiliz-
zando le restanti misure non distruttive, si determina una funzione di distribuzione della
media e della varianza della resistenza del calcestruzzo.
3. Costruzione della distribuzione finale mediante aggiornamento bayesiano. La distribuzio-
ne costruita nel punto precedente non utilizza i dati pi significativi, che sono quelli otte-
nuti mediante le misure dirette sulle carote. Questa informazione viene ora inserita nel
processo aggiornando la distribuzione determinata nel punto precedente con i valori delle
resistenze effettivamente misurati. In questo modo si tiene conto, pesandole con la relativa
attendibilit, sia delle misure dirette sia di quelle indirette.
3 DISTRIBUZIONI DEI PARAMETRI STATISTICI MEDIANTE INFERENZA
BAYESIANA
La distribuzione lognormale comunemente utilizzata per formulare il modello probabilistico
delle principali caratteristiche meccaniche del calcestruzzo (resistenza, modulo elastico, ecc.)
(Joint Committee on Structural Safety, 2002). Poich la velocit di propagazione delle onde
dipende essenzialmente dalla radice quadrata del modulo elastico, anche per essa si potr uti-
lizzare la medesima distribuzione. I logaritmi di queste variabili sono quindi distribuiti secon-
do la legge di Gauss. Poich gli sviluppi analitici risultano notevolmente semplificati se le va-
riabili sono gaussiane, nel seguito si operer direttamente sui logaritmi di queste grandezze.
Se X una v.a. gaussiana, con media e varianza , la sua funzione di probabilit
( ) ( ) [ ] 2 2 exp , |
2 2
= x x p (1)
Se i parametri e fossero noti, la (1) descriverebbe in modo completo la variabile X. Gene-
ralmente per queste grandezze sono incognite e devono essere stimate sulla base di un cam-
pione di dati; se il campione grande, la media aritmetica x e lo scarto quadratico medio s,
forniscono una valida stima per e , ma, nel caso di piccoli campioni, media e varianza so-
no anchesse grandezze aleatorie, la cui dispersione diminuisce al crescere delle dimensioni n
del campione.
La funzione di probabilit di media e deviazione standard si ottiene facilmente utilizzando
linferenza bayesiana (Box e Tiao, 1992); se { }
n
x x x L
2 1
x un vettore di osserva-
zioni indipendenti della v.a. gaussiana X, e:
- 63 -
( ) ( ) 1
2
1
2
1
= =

= =
n x x s n x x
j
j
j
j
n n
(2)
sono la media statistica e lo scarto quadratico medio del campione, la distribuzione di X :
( )
( )
( )
( )
( )
( )( )
2 /
2
2
2
1 1
1
1
2 / 1 2 /
2 /
1
|
n
s n n
x x n
s n
n
n
n
x p

+

+

x (3)
Ponendo ( ) s n x x n t 1 / + = , la (3) la funzione di probabilit di Student ad n-1 gdl.
Quindi [ ] x X E = x | e [ ] ( ) ( ) [ ] 3 / 1 | Var
2 2
= n n n s X x . Queste relazioni mostrano che il va-
lor medio di X (condizionato ai dati) coincide con la media statistica di questi ultimi, mentre
solo per n grande si pu assumere che la varianza coincida con lo scarto quadratico medio;
per piccoli campioni la varianza sensibilmente pi grande e, per n < 4, diviene infinita.
4 TEST DI OMOGENEIT DI DIVERSE ZONE DELLA COSTRUZIONE
Divisa la costruzione in zone ritenute omogenee a priori, si assume che nella i-esima sia stato
eseguito un gruppo di n
i
misure indirette i cui logaritmi sono raccolti nel vettore v
i
. Date due
differenti zone, i e k, si deve decidere se queste si possano ritenere o no tra loro omogenee. Il
test adottato riguarda solo il valor medio: si assume che le due zone sono omogenee se
vi
=

vk
, non omogenee nel caso contrario.
Disponendo di due campioni di osservazioni v
1
e v
2
, considerati realizzazioni di due v.a. V
1
e
V
2
, si vuole verificare l'ipotesi che V
1
e V
2
abbiano la stessa media. Per semplificare il pro-
blema si assume che la varianza delle due v.a., anche se incognita, sia la stessa. Per le ipotesi
fatte la variabile
( ) ( ) [ ] S v v t
v v
/
2 1 2 1
= (4)
con

( ) ( )
2 1
2 1
2 1
2
2 2
2
1 1 2
2
1 1
n n
n n
n n
s n s n
S
v v
+
+
+
= (5)
segue la distribuzione di Student con n
1
+ n
2
2 gdl (Box e Tiao, 1992), dove n
1
ed n
2
sono
le dimensioni dei campioni v
1
e v
2
.
Fissato un valore t
0
, l'ipotesi di omogeneit rifiutata se
0 2 1
/ t S v v > . Se lipotesi vera,
quindi 0
2 1
=
v v
, la probabilit che di rifiutarla erroneamente :
[ ] ( ) , 2 / Pr
0 0 2 1
t F t S v v
t
= = > (6)
dove F
t
(t,) indica la funzione di distribuzione cumulata di Student con 2
2 1
+ = n n gdl.
Riducendo si riduce ovviamente la probabilit di rifiutare lipotesi di omogeneit se questa
vera (errore tipo I), ma contemporaneamente aumenta quella dellerrore opposto (accettare
lipotesi quando falsa - errore tipo II). La scelta di dipende anche dallimportanza che si
d ai due tipi di errore; nel nostro caso tutto sommato preferibile ritenere disomogenee due
zone che non lo sono, piuttosto che commettere lerrore opposto; per questo opportuno
- 64 -
prendere per un valore non troppo piccolo; = 0.20 potrebbe essere un accettabile com-
promesso.
5 CALIBRAZIONE DELLA LEGGE DI REGRESSIONE
L'utilizzo di misure indirette per stimare la
resistenza del calcestruzzo, richiede una leg-
ge di regressione che permetta di determina-
re la resistenza r in funzione della grandezza
misurata v (la velocit degli ultrasuoni).
Come spiegato nellintroduzione, questa re-
lazione non deterministica e quindi si pu
porre nella forma ( ) + = , v f r , dove
un vettore di parametri che definiscono la
funzione f ed una v.a. a media nulla,
che tiene conto della natura non determini-
stica della relazione.
Quando i parametri sono stimati sulla ba-
se di un campione di dimensioni finite di
coppie (r
i
,v
i
) anche incerto, ed r alea-
torio sia per la natura non deterministica del-
la relazione, sia per l'incertezza sulla stima dei parametri . Si deve notare che mentre la pri-
ma intrinseca al metodo, la seconda dipende dalla dimensione del campione e tende a zero
quando questa tende all'infinito. Se per f si adotta una relazione lineare, ha solo due ele-
menti, che saranno indicati con e :
1.5
2.0
2.5
3.0
3.5
4.0
1.5 1.7 1.9 2.1 2.3 2.5 2.7 2.9 3.1 3.3 3.5 3.7 3.9 4.1 4.3 4.5
V (Km/s)
l
n
R

(
M
p
a
)
Dati gruppo 1
Dati gruppo 2
Dati gruppo 3
Retta di regressione di
riferimento
Rette di regressione
specifiche
Figura 1 Rette di regressione per calcestruzzi di et
differente
+ + = v r (7)
Come stato mostrato in diverse occasioni [vedi p.es. (Giannini R., Sguerri L., 2003)] i pa-
rametri della (7), particolarmente per quanto riguarda la relazione tra velocit ultrasonica e re-
sistenza del calcestruzzo, variano molto in base alla natura ed allet del calcestruzzo. Per di-
sporre di un modello attendibile e non affetto da errori sistematici, necessario stimarne i pa-
rametri con dati specifici. Occorre dunque stimare, sulla base di un piccolo campione di misu-
re distruttive e dei corrispondenti risultati delle misure indirette, oltre alla varianza di , i due
parametri e . Tuttavia stato mostrato (Giannini R., Sguerri L., 2003, 2004) che in realt
solo il parametro fortemente influenzato dalla natura del calcestruzzo, mentre al contrario
poco variabile (Figura 1). pertanto lecito assumere, come stato fatto nel seguito, che
sia deterministico e noto a priori, mentre aleatorio e viene stimato sulla base dei dati loca-
li.
Se noto, si pu definire la nuova variabile
+ = = v r z (8)
Partendo da un campione di n
c
coppie di dati (r
i
,v
i
), si determina la statistica di z:

rv vc rc z c c
s s s s v r z 2
2 2 2 2
+ = = (9)
dove
- 65 -

( ) ( ) ( ) ( ) ( )( ) ( ) 1 ; 1 ; 1
1
2
1
2 2
1
2
1 1
= = =
= =


= = =
= =
c c i c i
m
i
rv c c i
n
i
vc c c i
n
i
rc
c i
i
c c i
i
c
n r r v v s n v v s n r r s
n v v n r r
c c c
c c
n n
(10)
Per cui la funzione di probabilit congiunta di
z
e
z
:
( )
( )
( )
( )
( )
( )
( ) ( ) [ ]

=
+


2 2
2
1
2
1 2 / 2
1 2 / 1
1
2
1
exp
2
1
, z n s n
s n n
p
z c z c
z
n
z
n n
n
z c
n
c
z z
c
c c
c

(11)
6 DISTRIBUZIONE DELLA VELOCIT
Solo una parte delle n misure indirette saranno state impiegate per calibrare la legge di regres-
sione r v . La parte restante forma un campione di
c v
n n n = dati che pu essere im-
piegato per determinare la distribuzione di v. Applicando la (3) si ottiene immediatamente:
( )
( )
( )
( )
( )
( )( )
2 /
2
2
2
1 1
1
2 / 1 2 /
2 /
1
1
v
n
v v v
v
v
v
v
v
v
s n n
v v n
n
n
n
n
s
v p

+

+

(12)
in cui v ed sono la media aritmetica e lo scarto quadratico delle n
v
misure di velocit ri-
manenti. La distribuzione di v quindi Student ad
2
v
s
1
v
n gdl con media v e varianza
( ) ( ) 3 / 1
2 2

v v
n s n
v v
n .
7 DISTRIBUZIONE A PRIORI DELLA RESISTENZA MEDIA
La (11) fornisce la funzione di probabilit congiunta di media e varianza della v.a. z. Fissato il
valore di v, z e r differiscono solo per il termine costante v, quindi la funzione di probabilit
della media e della varianza di r, condizionata a v, si ottiene dalla (11) ponendo
v
r z
= . Per il teorema della probabilit totale, la distribuzione congiunta di
r
e
r
si
calcola moltiplicando questa funzione per la (12) ed integrando tra - e :
(13) ( ) ( ) ( )dv v p v p p
r r r r
| , ,


=
Per semplificare il calcolo analitico di questo integrale conveniente approssimare la distri-
buzione di Student con la distribuzione di Gauss. Come noto, al crescere del numero dei
gradi di libert, la distribuzione di Student tende a quella normale; quindi questa approssima-
zione accettabile se n
v
non troppo piccolo; in pratica gi per 15
v
n l'accordo tra le due
piuttosto buono. Assumendo questa approssimazione e svolgendo lintegrale (13) si ottiene
( )
( )
( )
( )
( )
( ) ( ) [ ]

+

+

=
=



2 2 2
2
2
2
2 2 2
2
1 2 / 2
1 2 / 1
1
2
1
exp
2
1

,
r v c
c c r c
r
z c
r v c
n
r
n n
n
z c
n
c
r r
S n
v v r n s n
S n
s n n
p
c
c c
c


(14)
- 66 -
( ) ( ) 3 1 =
v v v v v
n n s n S
2 2 2
. in cui
8 AGGIORNAMENTO DELLA DISTRIBUZIONE
La funzione di probabilit (14) stata costruita utilizzando solo le misure non distruttive; in-
fatti i risultati delle prove distruttive sono stati usati per formulare la legge di correlazione,
non per valutare direttamente i parametri della distribuzione di r. Ovviamente questo non
razionale, poich i dati delle prove distruttive sono quelli pi attendibili.
Se si assume la (14) come una distribuzione a priori, il teorema di Bayes ci indica come ag-
giornarne i parametri in base ai risultati delle prove distruttive che, dati
r
e
r
, sono gaussia-
ni e quindi
( ) ( ) ( ) [

+
2 2
2
1
2
1
exp , |
c r c rc c
r
n
r r r c
r n s n p
c

r ] (15)
Usando la (15) come funzione di verosimiglianza e la (14) come distribuzione a priori, si ha:

( ) ( ) ( )
( ) [ ] ( )


+
+

+

+
=

2
2
2 2
2
2
2
2 2
2
1
2
1
exp
, , | | ,
r
c r
r i c
c r
c
r
r c
r i c
n
r
r r r r c c r r
r
S n
v r
n
S n
S n
p p p
c

r r
(16)
dove ( )
2 2 2 2 2 2

v i c rc z r
S S v v v s s S = = + = .
La funzione di probabilit congiunta di r,
r
e
r
si ottiene quindi moltiplicando la (16) per
la densit di r condizionata a
r
e
r
(che la nota funzione di Gauss), ossia:

( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( ) ( )

+
+

+

+
=

2
2
2
2
2 2
2
2
2
2 2
1 2
1
2
1
exp
, , | , ,
r
r
r
c r c
r i c
c r c
r
r c
r i c
n
r
r r r r r r
r r n
S n
v r n S n
S n
p r p r p
c


(17)
Per ottenere la densit marginale di r si deve quindi integrare la (17) rispetto a
r
e
r
. Ai fini
delle applicazioni, tuttavia, pi utile disporre della funzione di distribuzione cumulata, me-
diante la quale, ad esempio, si determinano valori frattili di r (valore mediano o valore caratte-
ristico) che possono essere utilizzati in un ordinario contesto semiprobabilistico. Poich
lintegrale della (17) rispetto a
r
non risolubile in forma chiusa, conveniente integrare
questa equazione prima rispetto a
r
e ad r. Si ottiene cos:
( ) ( ) ( )
( )
( )
( ) ( ) [ ]
( )
r
S n n
S n n n
r
S n
v
c
i c r
c
r
r c
r i c c
n
r
r
r r r r
r
r r r r r
d
r r
S n
v n S n
S n n
C
drd d r p dr d d r p r F
r i c c
i c c c r
r i c
r
c

+
= = =
+
+ + +
+


2 2
2 2
2 2
2
0 0
2
1 1 2
2
0
2 2
2 2
2
2
2 2
1 2
0
0 0
0
2
1
2
1
exp
2

, , , ,
(18)
dove indica la funzione di distribuzione cumulata di Gauss e C una costante di norma-
lizzazione che si determina con la condizione che
( )
( ) 1 =
r
F .
- 67 -
Lintegrale nella (18) si pu calcolare numericamente senza particolari difficolt. In base ai
risultati quindi possibile determinare quei valori di r a cui corrispondono valori fissati di
probabilit, p.es. il valore mediano ( ( ) 5 . 0 =
m r
r F ) o caratteristico ( ( ) 05 . 0 =
k r
r F ). Ai fini prati-
ci, per evitare il calcolo esplicito degli integrali, questi valori si possono tabellare in funzione
dei parametri da cui dipendono. Nella (18) compaiono esplicitamente sette variabili, che tut-
tavia, introducendo le nuove grandezze:
i r
S S = ,
i
S v = , ( )
i c
S r r =
0
si riducono a
sole quattro (n
c
, , e ).
9 ESEMPIO
Lintera procedura stata utilizzata per analizzare i dati relativi ad un gruppo di edifici in ce-
mento armato realizzato circa venti anni fa, composto da otto corpi di fabbrica. Sulle strutture
di ogni fabbricato furono eseguite 9 misure ultrasoniche e prelevate da una a tre carote, per un
totale di 72 valori della velocit, 21 dei quali associati ad altrettanti valori della resistenza del
calcestruzzo, misurati mediante prove a rottura dei campioni cilindrici.
Ogni fabbricato stato considerato a priori come una zona omogenea. Nella Tabella 1 sono
riportati i valori medi, v , e le deviazioni standard, s
v
, relativi ai logaritmi delle velocit, e-
spresse in Km/s, per ogni fabbricato. Il test di omogeneit ( = 0.2) stato eseguito per verifi-
care se i calcestruzzi dei diversi corpi di fabbrica si
potessero ritenere omogenei, in modo da accorpare i
dati in un numero minore di campioni di pi grandi
dimensioni.
Tabella 1
Fabbricato
v
Come mostrato in Tabella 1, a seguito del test di
omogeneit, gli 8 corpi risultano riuniti in 3 gruppi
omogenei, su ciascuno dei quali possibile applica-
re la procedura di valutazione della resistenza del
calcestruzzo.
Nella Tabella 2 sono riportati, per i tre gruppi omo-
genei, il numero complessivo di prove ultrasoniche
(n), il numero di carote (n
c
) assieme al valor medio
ed alla deviazione standard (
c c
s r , ) dei logaritmi
delle loro resistenze espresse in MPa, le analoghe grandezze relative alle velocit misurate
negli stessi punti dei prelievi (
vc c
s v , ) ed in corrispondenza delle rimanenti stazioni di prova
(
v
s v, ), nonch il coefficiente di correlazione
rv
= s
rv
/s
rc
s
vc
, relativo alle coppie resistenza-
velocit. Infine, sempre nella stessa tabella, sono riportati i risultati della procedura sopra de-
scritta, in termini di valori mediani e caratteristici (frattili 5%), della resistenza stimata del
calcestruzzo. A titolo di confronto, nelle colonne adiacenti, sono riportati i valori delle analo-
ghe grandezze, stimati mediante la (3) sulla base delle sole misure dirette di resistenza delle
carote.

s
v
Gruppo omogeneo
Fabbr. 1 1,278 0,034 G2
Fabbr. 2 1,297 0,035 G2
Fabbr. 3 1,332 0,031 G1
Fabbr. 4 1,331 0,029 G1
Fabbr. 5 1,331 0,043 G1
Fabbr. 6 1,351 0,029 G3
Fabbr. 7 1,286 0,053 G2
Fabbr. 8 1,355 0,012 G3

Per il coefficiente angolare della legge di regressione velocit-resistenza, nella procedura
stato preso il valore = 2.0805, ottenuto sulla base di 322 coppie di dati, relativi ai calce-
struzzi di numerosi edifici, differenti per epoca di costruzione e posizione geografica.
I risultati mostrano come il tener conto delle misure indirette abbia uninfluenza trascurabile
sul valore mediano della resistenza, mentre, in linea di massima, porti ad un sensibile aumento
del valore caratteristico, quindi ad una riduzione della stima della dispersione.
Lincremento pi elevato del frattile (circa il 7.5%) lo si ottiene per il gruppo G2 caratterizza-
to da una stretta correlazione tra velocit e resistenze. Questo fattore, com ovvio, incide po-
sitivamente sul risultato fornito dal metodo combinato rispetto a quello che prevede il solo
- 68 -
impiego delle carote, nonostante il numero di queste ultime sia relativamente elevato. Al con-
trario, il gruppo G3 presenta lincremento pi basso (4,4%), fatto giustificabile da un basso
coefficiente di correlazione i cui effetti sono per compensati da un ridotto numero di carote e
da una dispersione delle velocit particolarmente limitata. Limportanza di questultimo fatto-
re sottolineata dal gruppo G1 che presenta un incremento del frattile molto simile al prece-
dente (5,0%) nonostante una discreta correlazione tra resistenze e velocit, ma una dispersio-
ne delle misure ultrasoniche praticamente doppia ed un numero di carote leggermente pi ele-
vato.
Tabella 2 - Parametri statistici e stime della resistenza del calcestruzzo

Dati relativi al gruppo
Carote e misure
ultrasoniche
Solo carote
n n
c

c
r
c
s
c
v
vc
s v
v
s
R
0,5

(MPa)
R
0,05

(MPa)
R
0,5

(MPa)
R
0,05

(MPa)
G1 27 7 3.50 0.185 1.33 0.023 0.593 1.33 0.037 33.07 24.07 33.07 22.92
G2 27 9 3.41 0.198 1.28 0.044 0.775 1.29 0.040 30.33 22.31 30.25 20.77
G3 18 5 3.53 0.143 1.36 0.024 0.299 1.35 0.021 33.90 26.11 34.21 25.01
G
r
u
p
p
o

10 CONCLUSIONI
In questo lavoro, utilizzando le tecniche dellinferenza bayesiana, stata esposta una procedu-
ra che consente di costruire la funzione di distribuzione della resistenza del calcestruzzo di
una costruzione esistente, utilizzando sia i risultati di misure dirette (prove a rottura di carote)
sia di misure indirette, non distruttive. Per questo secondo tipo di prove, nellapplicazione si
fatto espressamente riferimento alle misure delle velocit ultrasoniche, ma la procedura pu
essere estesa ad altri tipi di metodi non distruttivi. I risultati delle prove non distruttive vengo-
no preliminarmente utilizzati per suddividere il lotto in zone composte con materiale omoge-
neo; quindi, utilizzando coppie resistenza-velocit, si costruisce una legge di correlazione con
la quale si determina una distribuzione della resistenza basata solo sulle misure indirette; que-
sta viene poi aggiornata sulla base dei risultati delle prove dirette, per costruire la distribuzio-
ne finale del materiale. Lapplicazione ad alcuni casi reali ha mostrato che luso combinato
dei due tipi di dati porta generalmente alla riduzione della dispersione stimata, in confronto a
quella ottenuta usando i soli risultati diretti.
11 BIBLIOGRAFIA
Bartlett F. M., Sexsmith R. G. (1991) Bayesian Technique for Evaluation of Material Strengths in
Existing Bridges, ACI Materials Journal, V. 88 (2), pp.164-169
Box G., Tiao G. (1992)- Bayesian Inference in Statistical Analysis, John Wiley and Sons Inc.
Giannini R., Sguerri L. (2003) Affidabilit dei metodi dindagine non distruttivi per la valutazione
della resistenza del calcestruzzo, 10 Congresso Nazionale AIPnD, Ravenna.
Giannini R., Sguerri L.(2004) Tecniche bayesiane per la stima delle leggi di correlazione tra velocit
ultrasonica e resistenza del calcestruzzo, Giornate AICAP 2004.
Geyskens Ph., Der Kiureghian A, Monteiro P. (1998) Bayesian prediction of elastic modulus of
concrete. Jour. Struc. Eng. (ASCE), V.124, 1, 1998
Joint Committee on Structural Safety (2002) Probabilistic Model Code. Part 3. Material Properties.
Kriviak G., Scanlon A. (1987) Estimation of Compressive Strength of Concrete in Existing Structures
Based on in Situ Test Data, ACI Materials Journal, V. 84 (3) pp. 235-245.

- 69 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
MODELLI PREVISIONALI
DELLA RESISTENZA A COMPRESSIONE DEL CALCESTRUZZO
IN STRUTTURE ESISTENTI
Angelo DAmbrisi, Maria Teresa Cristofaro, Mario De Stefano
a
Dipartimento di Costruzioni, Firenze, adam@dicos.unifi.it
ABSTRACT
La corretta valutazione della resistenza a compressione del calcestruzzo di strutture in c.a.
esistenti risulta fondamentale nella relativa verifica statica e sismica. I risultati ottenuti in
studi precedenti degli autori relativi a prove distruttive e non distruttive su edifici ubicati nella
Regione Toscana, mostrano che la resistenza cubica media rilevata dei calcestruzzi di edifici
costruiti negli anni 80 maggiore di quella di edifici costruiti negli anni 60. Il metodo
combinato Sonreb, nelle varie formulazioni di letteratura considerate, fornisce costantemente
la migliore predizione della resistenza rispetto al metodo sclerometrico ed a quello
ultrasonico, mostrando unelevata stabilit al variare della formulazione utilizzata. Nel
presente lavoro, riferito allo stesso data-base di dati sperimentali, vengono proposti nuovi
modelli per migliorare la predizione della resistenza a compressione del calcestruzzo ottenuta
con il metodo sclerometrico e con quello ultrasonico.
PAROLE CHIAVE
Strutture in c.a. esistenti, resistenza a compressione del calcestruzzo, prove distruttive e non
distruttive.
1 INTRODUZIONE
Lelevato numero di edifici in c.a. esistenti e la necessit di valutarne la sicurezza strutturale
alla luce delle nuove normative sismiche, dei possibili fenomeni di degrado e/o delle mutate
condizioni di utilizzo, hanno dato un notevole impulso allesecuzione di verifiche statiche e
sismiche su di essi.
Per la definizione della resistenza a compressione del calcestruzzo di strutture in c.a. esistenti,
nellOrdinanza P.C.M. n. 3431 del 03/05/2005 (integrazione e modifica dellOrd. 3274) si
ammette luso di metodi di indagine non distruttiva di documentata affidabilit, non in
completa sostituzione ma ad integrazione delle indagini distruttive sulle quali vanno tarati i
risultati delle prove indirette. Tale approccio viene confermato dal recente D.M. 14/01/2008
Norme Tecniche per le Costruzioni il quale prevede che per le strutture esistenti la
caratterizzazione delle propriet meccaniche dei materiali avvenga sulla base, oltre che della
documentazione disponibile e di verifiche visive in situ, anche di prove sperimentali.
Per gli edifici in c.a. uno dei parametri essenziali per una corretta valutazione del grado di
sicurezza la resistenza a compressione del calcestruzzo. Tale resistenza pu essere stimata
con prove distruttive (carotaggi) e con prove non distruttive (sclerometro, ultrasuoni e metodo

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 70 -
combinato Sonreb), effettuando la misura di grandezze fisiche correlate e risalendo alla
grandezza di interesse attraverso relazioni ricavate empiricamente.
Il limite di tali metodi non distruttivi consiste ovviamente nella difficolt di correlazione fra i
valori misurati dagli strumenti utilizzati per le indagini di tipo non distruttivo e le resistenze
effettive. Ci dovuto principalmente al fatto che le formule presenti in letteratura sono state
per lo pi codificate eseguendo le misurazioni su campioni in calcestruzzo eseguiti ad hoc,
non rappresentativi quindi del calcestruzzo presente in edifici esistenti.
Nel presente studio, utilizzando i risultati di una campagna di indagine svolta su un campione
di 277 edifici in c.a. costruiti tra gli anni 50 e 90, viene definita laffidabilit di differenti
metodi, distruttivi e non distruttivi, e vengono proposti nuovi modelli per la stima della
resistenza cubica a compressione del calcestruzzo. I risultati forniti dai nuovi modelli vengono
poi confrontati con quelli ottenuti da modelli ampiamente diffusi.
2 CAMPIONE ANALIZZATO
I dati utilizzati di seguito appartengono a 277 edifici esistenti in c.a., di carattere pubblico,
ubicati nelle zone a sismicit pi elevata del territorio toscano: Amiata 6%, Casentino 9%,
Valtiberina 16%, Lunigiana 21%, Garfagnana 21% e Mugello 27%. Tali dati sono stati
reperiti presso il Servizio Sismico della Regione Toscana.
Il campione stato suddiviso per decennio di costruzione, al fine di evidenziare come, con il
passare degli anni, siano state realizzate strutture in c.a. con caratteristiche meccaniche
migliori. Di tali edifici, ben oltre il 90% risulta essere stato edificato tra gli anni 60 ed 80,
come illustrato in Figura 1.
anni '60
28%
anni '70
39%
anni '90
2%
anni '50
4%
anni '80
27%

Figura 1. Distribuzione del campione di edifici in funzione del decennio di costruzione.
Tale suddivisione ha evidenziato (DAmbrisi et al. 2007) che la resistenza a compressione
cubica media del calcestruzzo del campione di edifici realizzati negli anni 50 di circa 13
MPa, mentre quella del campione di edifici realizzati negli anni 80 supera i 30 MPa.
3 VALUTAZIONE DELLE CARATTERISTICHE MECCANICHE DEL
CALCESTRUZZO
Per la determinazione della resistenza cubica a compressione del calcestruzzo da provini
cilindrici sono state scelte dalla letteratura le seguenti quattro formulazioni: British Standard
(1983), Concrete Society (1976), Braga et al. (1992) e M. Cestelli Guidi e G. Morelli (1981).
Di seguito sar utilizzata come resistenza la media delle quattro espressioni sopra descritte,
R
c,cub med.
. Si evidenzia che tali formule sono state calibrate su calcestruzzi a 28 giorni di
maturazione, non direttamente rappresentativi, quindi, dei conglomerati cementizi prelevati da
edifici esistenti.

- 71 -
Nella Tabella 1 sono riportati i dati statistici pi significativi, per ogni decennio di
costruzione, della resistenza a compressione cubica media R
c,cub med.
.
Tabella 1. Principali valori statistici della R
c,cub med.
: (a) anni 50, (b) anni 60, (c) anni 70, (d) anni 80.
Rc,cub med. (MPa)
Media 13,25
Errore standard 0,75
Mediana 12,26
Deviazione standard 5,99
Minimo 5,68
Massimo 43,56
Conteggio 64
Livello di confidenza(95,0%) 1,50
Rc,cub med. (MPa)
Media 18,09
Errore standard 0,44
Mediana 16,72
Deviazione standard 8,24
Minimo 4,55
Massimo 48,34
Conteggio 354
Livello di confidenza(95,0%) 0,86
(a) (b)
Rc,cub med. (MPa)
Media 22.47
Errore standard 0.54
Mediana 20.45
Devi azione standard 10.39
Minimo 5.00
Massimo 60.24
Conteggio 365
Livello di confidenza(95,0%) 1.07
Rc,cub med. (MPa)
Media 30.92
Errore standard 0.79
Mediana 28.67
Deviazione standard 11.55
Minimo 9.67
Massimo 66.70
Conteggio 215
Livello di confidenza(95,0%) 1.55
(c) (d)

Le formule di letteratura scelte per ottenere la R
c,cub
con il metodo dello sclerometro sono: E.
Schmidt (1951), E. Schmidt (1960), G. Pascale (1993) ed E. Del Monte et al. (2004). Nel
presente lavoro ne sono state validate altre cinque, di tipo esponenziale, di cui una riferita a
tutto il campione di 860 dati (Eq. 1) e le altre quattro ad ogni singolo decennio: anni 50 (Eq.
2), anni 60 (Eq. 3), anni 70 (Eq. 4) ed anni 80 (Eq. 5):
[ ] MPa e R
r
I
cub c

=
0341 , 0
,
1698 , 5 (1)
[ ]
r
I 0254 , 0
MPa e R
cub c
=
,
0398 , 5 (2)
[ ]
r
I 0225 , 0
MPa e R
cub c
=
,
046 , 7 (3)
[ ]
r
I 0273 , 0
MPa e R
cub c
=
,
6614 , 6 (4)
[ ]
r
I 0265 , 0
MPa e R
cub c
=
,
5529 , 9 (5)
Nella Figura 2 rappresentata la correlazione tra lindice di rimbalzo e la R
c,cub med.
ottenuta
dalla media delle quattro formule prima citate. Su tale diagramma di dispersione sono anche
confrontate le sei curve di correlazione proposte, quelle di letteratura e quelle validate nel
presente lavoro, cio Eq. (1) e, per ogni decennio la relativa espressione esponenziale. Si pu
ben constatare come i quattro modelli di letteratura tendono a sovrastimare la R
c,cub
del
calcestruzzo; mentre invece i modelli calibrati in questo lavoro: Eq. (1), Eq. (2), Eq. (3), Eq.
(4) ed Eq. (5), conducono ad una migliore previsione della R
c,cub
.

- 72 -
0
10
20
30
40
50
60
70
20 30 40 50 60
Ir
R
c
,
c
u
b

m
e
d
.

(
M
p
a
)
0
10
20
30
40
50
60
70
20 30 40 50 60
Ir
R
c
,
c
u
b

m
e
d
.

(
M
P
a
)
(a) (b)
0
10
20
30
40
50
60
70
20 30 40 50 60
Ir
R
c
,
c
u
b

m
e
d
.

(
M
P
a
)
0
10
20
30
40
50
60
70
20 30 40 50 60
Ir
R
c
,
c
u
b

m
e
d
.

(
M
P
a
)
(c) (d)
Schmidt (1951) Schmidt (1960) Pascale (1993)
Del Monte et al. (2004) Eq. 1 Eq. 2
Eq. 3 Eq. 4 Eq. 5
Figura 2. Confronto dei modelli sclerometrici: (a) anni 50, (b) anni 60, (c) anni 70, (d) anni 80.
Stessa operazione stata effettuata per il metodo ultrasonico. Le formule di letteratura scelte
per ottenere la R
c,cub
sono: Norme Belghe (1976), M. Cestelli Guidi e G. Morelli (1981), S.
Popovics (1986), M. Ciampoli e P. Napoli (1993) ed E. Del Monte et al. (2004).
Anche in questo caso sono stati proposti cinque modelli, sempre di tipo esponenziale, riferiti
come prima a tutti i dati a disposizione (Eq. 6) ed ai singoli decenni: anni 50 (Eq. 7), anni 60
(Eq. 8), anni 70 (Eq. 9) ed anni 80 (Eq. 10).
[ ] MPa e R
us
V
cub c
1
0006 , 0
,
901 , 2

= (6)
[ ]
us
V
1
0003 , 0
MPa e R
cub c,
7704 , 4 = (7)
[ ] MPa e R
us
V
cub c
1
0005 , 0
,
8281 , 3

= (8)
[ ]
us
V
1
0006 , 0
MPa e R
cub c,
236 , 3 = (9)
[ ] MPa e R
us
V
1
0006 , 0
7537 , 3

= (10)
cub c,

- 73 -
Nella Figura 3 sono riportati i risultati ottenuti con i modelli ultrasonici sopra riportati. In
questo caso stata effettuata una correlazione tra la velocit di propagazione degli ultrasuoni,
misurata sullelemento prima di essere sottoposto a carotaggio, e la resistenza a compressione
cubica media. Su tale diagramma di dispersione sono stati riportati i modelli di letteratura
Norme Belghe (1976), M. Cestelli Guidi e G. Morelli (1981), S. Popovics (1986), M.
Ciampoli e P. Napoli (1993) ed E. Del Monte et al. (2004) e quelli proposti dagli autori: Eq.
(6), Eq. (7), Eq. (8), Eq. (9) ed Eq. (10).
E evidente come le curve di correlazione Eq. (6), Eq. (7), Eq. (8), Eq. (9) ed Eq. (10)
forniscono risultati migliori rispetto ai modelli riconosciuti dalla letteratura tecnica.
0
10
20
30
40
50
60
70
1000 2000 3000 4000 5000
Vus 1 (m/s)
R
c
,
c
u
b

m
e
d
.
(
M
P
a
)
0
10
20
30
40
50
60
70
1000 2000 3000 4000 5000
Vus 1 (m/s)
R
c
,
c
u
b

m
e
d
.
(
M
P
a
)
(a) (b)
0
10
20
30
40
50
60
70
1000 2000 3000 4000 5000
Vus 1 (m/s)
R
c
,
c
u
b

m
e
d
.
(
M
P
a
)
0
10
20
30
40
50
60
70
1000 2000 3000 4000 5000
Vus 1 (m/s)
R
c
,
c
u
b

m
e
d
.
(
M
P
a
)
(c) (d)
Norme Belghe (1976) Cestelli e Morelli (1981) Popovics (1986) Ciampoli e Napoli (1993)
Del Monte et al. (2004) Eq. 6 Eq. 7 Eq. 8
Eq. 9 Eq. 10
Figura 3. Confronto dei modelli ultrasonici: (a) anni 50, (b) anni 60, (c) anni 70, (d) anni 80.
Per il metodo combinato Sonreb (sclerometro + ultrasuoni), non sono stati validati nuovi
modelli, ci si limitati a definire laffidabilit di quelli maggiormente diffusi in letteratura: R.
Giachetti e L. Lacquaniti (1980), J. Gaparik (1992), A. Di Leo e G. Pascale (1994), E.
Ariolu ed O. Kylolu (1996) ed E. Del Monte et al. (2004).
Nella Figura 4 sono riportate le distribuzioni normali riferite a tali modelli, confrontate con la
curva di Gauss riferita alla resistenza a compressione cubica media del calcestruzzo R
c,cub med.
.
Per meglio valutare laffidabilit dei tre metodi non distruttivi, cos come le rispettive
formulazioni proposte, per la predizione della resistenza a compressione cubica, sono stati
calcolati gli errori medi relativi in valore assoluto rapportati alle resistenze medie dei decenni
corrispondenti (Figure 5, 6 e 7).

- 74 -

0.00
0.10
0.20
0.30
0.40
0 10 20 30 40 50 60 70 8
Rc,cub (Mpa)
0.00
0.10
0.20
0.30
0.40
0 10 20 30 40 50 60 70 80
Rc,cub (MPa)
0
(a) (b)
0.00
0.10
0.20
0.30
0.40
0 10 20 30 40 50 60 70 8
Rc,cub (MPa)
0.00
0.10
0.20
0.30
0.40
0 10 20 30 40 50 60 70 80
Rc,cub (MPa)
0
(c) (d)
Giachetti e Laquaniti (1980) Gaparik (1992) Di Leo e Pascale (1994)
Ariolu e Kylolu (1996) Del Monte et al. (2004) Rc,cub med.
Figura 4. Confronto delle distribuzioni normali ottenute con i modelli Sonreb e della R
c,cub med
: (a) anni
50, (b) anni 60, (c) anni 70, (d) anni 80.
Considerando il metodo dello sclerometro, evidente come esso risulti alquanto poco
affidabile utilizzando i modelli di letteratura, raggiungendo valori anche di 1.40 per la
formulazione di E. Schmidt (1960) riferita agli anni 50. I modelli proposti in questo lavoro
conseguono un miglioramento fino a ridurre lerrore medio a 0.25 relativamente agli edifici
degli anni 80 Eq. (5).
Il metodo ultrasonico presenta valori dellerrore medio relativo inferiori rispetto a quello dello
sclerometrico, anche se risultano in ogni caso abbastanza elevati, fino a raggiungere 0.65 per
il modello proposto dalle Norme Belghe (1976) negli anni 50, mentre con lespressione Eq.
(10) si ottiene la migliore approssimazione, con valori dellerrore medio relativo di circa 0.22
per gli anni 80.
Come prevedibile, il metodo Sonreb presenta valori dellerrore medio relativo pi contenuti e,
comunque, non superiori a 0.45 con lespressione proposta da E. Ariolu ed O. Kylolu
(1996), Figura 7. Esso risulta, inoltre, decisamente stabile al variare della formulazione
utilizzata essendo i margini di oscillazione, per ciascun decennio, molto ridotti. In ogni caso,
utilizzando le formulazioni di J. Gaparik (1992), A. Di Leo e G. Pascale (1994) ed E. Del
Monte et al. (2004) si ottengono le migliori approssimazioni, con valori dellerrore medio
relativo pari a 0.21 per gli anni 80. Si pu inoltre affermare che i modelli esponenziali
proposti per il metodo sclerometrico e degli ultrasuoni conseguono un livello di affidabilit,
come espresso dallerrore medio relativo, paragonabile a quello caratteristico del metodo
Sonreb.

- 75 -
0.00
0.20
0.40
0.60
0.80
1.00
1.20
1.40
Anni '50 Anni '60 Anni '70 Anni '80
E
r
r
o
r
e

m
e
d
.

r
e
l
.
Schmidt (1951) Schmidt (1960) Pascale (1993) Del Monte (2004) Eq. 1 Eq. 2 Eq. 3 Eq. 4 Eq. 5

Figura 5. Errore medio relativo del metodo sclerometrico per le differenti formulazioni considerate.
0.00
0.20
0.40
0.60
0.80
1.00
1.20
1.40
Anni '50 Anni '60 Anni '70 Anni '80
E
r
r
o
r
e

m
e
d
.

r
e
l
.
Norme Belghe (1976) Cestelli e Morelli (1981) Popovics (1986) Ciampoli e Napoli (1993)
Del Monte et al. (2004) Eq. 6 Eq. 7 Eq. 8
Eq. 9 Eq. 10

Figura 6. Errore medio relativo del metodo ultrasonico per le differenti formulazioni considerate.
0.00
0.20
0.40
0.60
0.80
1.00
1.20
1.40
Anni '50 Anni '60 Anni '70 Anni '80
E
r
r
o
r
e

m
e
d
.

r
e
l
.
Giachetti e Lacquaniti (1980) Gasparik (1992) Di Leo e Pascale (1994)
Ariolu e Kylolu (1996) Del Monte et al. (2004)

Figura 7. Errore medio relativo del metodo Sonreb per le differenti formulazioni considerate.
4 CONCLUSIONI
Il presente lavoro riferito ad un data-base di 860 carote estratte da travi e pilastri
appartenenti a 277 edifici esistenti in c.a.. Per una migliore interpretazione dei dati, essi sono
stati suddivisi per decennio di costruzione delledificio di provenienza.
Confrontando i modelli predittivi di letteratura per la determinazione della resistenza cubica a
compressione del calcestruzzo, emerso con evidenza che il metodo pi attendibile quello

- 76 -

combinato Sonreb, che fornisce un valore dellerrore medio relativo di 0.21. I modelli basati
sul metodo sclerometrico risultano decisamente inaffidabili, con un errore medio relativo che
pu raggiungere valori anche di 1.40. Il modello basato sul metodo ultrasonico ha
caratteristiche di affidabilit intermedie con valori dellerrore medio relativo che oscillano tra
0.65 e 0.22. Lanalisi dei dati ha messo anche in evidenza la stabilit del metodo Sonreb al
variare delle differenti formulazioni di letteratura, indipendentemente dal decennio di
osservazione.
Considerando i modelli predittivi proposti in questo lavoro, basati sul metodo sclerometrico e
su quello ultrasonico, si conseguono notevoli miglioramenti, fino a raggiungere i livelli di
affidabilit caratteristici del metodo Sonreb.
5 RINGRAZIAMENTI
Il presente lavoro stato svolto nellambito del progetto DPCReLUIS 20052008, Linea di
ricerca n. 2 Valutazione e riduzione della vulnerabilit di edifici esistenti in c.a..
Gli autori ringraziano il Servizio Sismico della Regione Toscana per aver reso disponibili i
dati utilizzati nel presente lavoro.
6 BIBLIOGRAFIA
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methods by Ramyar and Ko, Cem., Concr. World 3, Turkish.
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- 77 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
ROBUST SENSOR PLACEMENT
FOR BUILDINGS MONITORING IN SEISMIC AREAS
Giorgio Monti
a
, Giuseppe Quaranta
a
, Giuseppe Carlo Marano
b

a
Department of Structural Engineering and Geotechnics,
Sapienza University of Rome, via A. Gramsci 53, 00197, Roma,
giorgio.monti@uniroma1.it, giuseppe.quaranta@uniroma1.it
b
Department of Environmental Engineering and Sustainable Development,
Technical University of Bari, viale del Turismo 10, 74100, Taranto,
g.marano@poliba.it
ABSTRACT
Sensor positioning on real structures is a central topic for structural monitoring. Specifically,
many sensors have to be installed on a structure in order to assess its response or to identify
some particular mechanical parameters. It is well known that at least a number of sensor equal
to the target mode shapes must be installed for a successful structural monitoring. Evidently,
some questions usually require the putting in place of a greater number of sensors, generally
to improve the network robustness and/or to allow a more reliable signal processing. In these
and others non mentioned circumstances, it is necessary to define how many sensors will be
installed and where they will be positioned. In fact, despite a great number of developments
achieved on the side of sensors technology, the choice of an adequate optimal sensor
placement plan to guarantee a correct characterization of the structural system is still a central
question. Particularly, a general strategy in sensor placement is discussed in this paper, with
the principal goal to reduce the influence of the uncertainties, including the presence of noise
contamination. Finally, a numerical application is proposed to discuss its applicability for
buildings monitoring in seismic areas.
KEYWORDS
Optimal sensor placement, Structural identification, Perturbation method.
1 INTRODCTION
In order to assess buildings behavior as well as to estimate its safety degree, in the last years
different approaches and investigation techniques have been developed. In these fields, the
main goal in the structural health monitoring (SHM) is to obtain a sufficiently ample set of
data to guarantee a suitable support in maintenance interventions planning, especially with
regard to strategic structures/infrastructures or historical buildings. In more general terms, a
structural monitoring system can be defined as a system that provides information on demand
about relevant change (i.e. damage) occurring in the structure. Generally, SHM deals with
global monitoring (GM) and non destructive methodologies: following this way, instead of

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 78 -
looking at the possible causes, the monitoring is focused on the effects produced by changes
in the structural system. In the other hand, local monitoring (LM) techniques (i.e. destructive
or visual inspection-based methodologies) are sometimes described in literature as not
adequate SHM approaches; this in the sense that the entire health of the structure cannot be
determined locally but only from a more comprehensive (global) point of view. Particularly,
dynamic monitoring (DM) is commonly assumed as the most reliable strategy but, at the same
time, it is generally more complex than a static one. By adopting this strategy, the structural
response is measured under environmental dynamic loads (i.e. earthquake and wind induced
vibrations) or in presence of artificial vibrations (i.e. induced by one or more actuators),
having performed a continuos term monitoring or a periodic (frequent or triggered) one.
Firstly, it is indispensable to describe how many sensors will be installed and where they will
be positioned on a structural system. This stage is very important and an incoherent sensor
placement strategy with the main purpose of the SHM can jeopardize the following structural
identification or the damage detection procedures. Optimality condition in sensor network
design (so-called optimal sensor placement, OSP) can be defined in virtue of different
alternatives and each of them can be more or less suitable in the investigated case.
Consequently, it is not surprising if different criterions carried out dissimilar solutions.
Therefore, optimal sensor locations must be individually determined for each structure with
regard to a collection of possible scenarios. One of the most diffused strategy is the Effective
Independence Method (Kammer and Brillhar, 1996): it deals with the goal to maximize both
the spatial independence and signal strength of the target mode shapes by maximizing the
determinant of the associated Fisher information matrix. Another criteria (Kinetic Energy
Method) aims to maximize the structural kinetic energy measure (Heo et al, 1997): in this
case, the Fisher information matrix is weighted with the mass matrix. An overview on these
and other non mentioned techniques is presented in (Meo and Zumpano, 2005) with regard to
the OSP problem for a bridge structure. Finally, a less number of works is devoted to the
sensor positioning for damage detection, see for instance (Shi et al., 2000).
In this paper, a robust approach in optimal sensor positioning is proposed, this in the aim to
detect a configuration sufficiently immune against the effects of the (supposed random)
uncertainties in the available set of measurements. The main goal of the proposed criteria is to
reduce the detrimental effects of the uncertainties during the structural identification/damage
detection stage. Finally, a numerical application is presented to discuss the applicability of the
proposed criterion in the sensor network design for buildings in seismic areas.
2 STRUCTURAL IDENTIFICATION
Consider a structural system with N degree of freedom (DoFs) whose (deterministic) equation
of motion is given by:
( ) ( ) ( ) ( ) 1
l l l l
l ,..., L + + = = MX CX KX F
&& &
(1)
where M is the mass matrix, C the damping matrix and K the stiffness matrix. Moreover, X is
the system displacements whereas its single and double upper dots denote the system
velocities and accelerations, respectively. Finally, F is the external dynamic force vector.
Genetic algorithm (GA) methods can be used to identify such systems (Perry et al., 2006).
Briefly, the forward analysis is carried out by numerically solving the dynamic equation using
trial (but evolutionary driven) parameter values. The dynamic time-history generated is
compared with the measured one and the GA evolves to minimize the sum square error
between the measured and computed data. Following this usually defined as non-classical
- 79 -
way, it is possible to obtain unknown parameters starting from a limited set of measurements.
Consequently, if these parameters are estimated in two different instants (undamaged vs.
damaged situations), it is possible to evaluate if a deterioration phenomena has occurred in
some elements of the structure during the investigated temporal window. However, since the
presence of indeterminateness in the potential available set of data cannot be ignored, we aim
to define which DoFs should be instrumented to improve the trustworthiness of the structural
identification results.
3 PERTURBATION METHOD
3.1 Fundamental equations
By adopting the Rayleigh model for damping matrix:
= + C M K (2)
instead of the Eq. (1), one has:
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) 1
l l l l l
l ,..., L + + + = = MX MX KX KX F
&& & &
(3)
In the conventional structural identification, the mass matrix, external excitation and dynamic
response are known and the structural parameters (stiffness values in K and damping
parameters o and ) are the J+2 unknown variables. In order to obtain them, as proposed in
(Chen and Li, 2004), it is useful to decouple Eq. (3) as follows:
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) 1
l l l l l
- - l ,..., L + = = K X X F MX MX
& && &
(4)
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
& & &&
1
l l l l l
- - l ,..., L + = = MX KX F MX KX (5)
Eq. (4) can be expressed as (explicit) linear function of K:
( ) ( ) 1
l l
l ,..., L = =
K K K
H P (6)
where
K
is the collection of stiffness parameters. In the same way, Eq. (5) is an (explicit)
linear function of the Rayleighs coefficients:
( ) ( ) 1
l l
l ,..., L = =
C C C
H P (7)
where
C
is the collection of Rayleighs parameters. Now, both Eqs. (6) and (7) can be
assembled for all sampling instants time L. Consequently, for Eq. (6) we have:

{ }
( ) ( ) ( ) ( ) { }
( )
( ) ( ) ( ) ( ) { }
( )
1
1
1 2
1
1 2



T
J
J
T
L N J
l L
T
L N
l L
with k ,...,k
, ,..., ,...,
, ,..., ,...,



=
=
=
=
K K K
K
K K K K K
K K K K K
H P

H H H H H
P P P P P

(8)
In the same way, for Eq. (7) we have:
- 80 -
(9)
{ }
( ) ( ) ( ) ( ) { }
( )
( ) ( ) ( ) ( ) { }
( )
2 1
2
1 2
1
1 2



T
T
L N
l L
T
L N
l L
with ,
, ,..., ,...,
, ,..., ,...,




=
=
=
C C C
C
C C C C C
C C C C C

H H H H H
P P P P P

= H P
In Eqs. (8) and (9), structural parameters in
K
and
C
depend on the uncertainties in the
available set of data. In general, we have both stochastic variables and stochastic processes.
However, it must be noticed that at each time instant :
l
, stochastic process realization is a
stochastic variables. Therefore, in order to appraise statistical moments (mean and variance)
for
K
and
C
, the perturbation method (Doltsinis and Kang, 2004) can be used. Due to its
analytical nature, it is an affordable technique in the analysis of problems with moderate
parameter variability and it attains an higher efficiency than the usual statistical methods (e.g.
Monte Carlo and its variants). Typically, at most second order Taylor series expansion is
employed to obtain the perturbed equations. Therefore, by consecutively solving the set of
equations, zeroth, first and second-order solutions can be obtained and then, the mean value
and the covariance matrix can be approximated. If one accepts the following assumptions:
1) all uncertain parameters are normal (or normalized) random variables;
2) it is possible to expand in a second order Taylor series all terms in Eqs. (8) and (9),
3) uncertain parameters have a low coefficient of variation (COV),
then one has:

1 1
1
2
i i j
R R
b b b
i
i i , j
db db db

= =
= + +

H H H H
i j
(10)

1 1
1
2
i i j
b b b
i
i i , j
db db db

= =
= + +


R R
i j
(11)

1 1
1
2
i i j
b b b
i
i i , j
db db db

= =
= + +

P P P P
R R
i j
(12)
where b is the vector of the random parameters. Moreover, lower dot on the right states for K
or C subscript. The upper bar denotes that the corresponding quantity is evaluated at the
expected values of the stochastic parameters:

[ ] [ ] { }
2
1

E E
r r s
b b b
r
R
b
with b ,..., b



= =

=
b
b
H H
H H
b
r s
b b
(13)
where E[] is the expected value operator. Analogous expressions can be obtained for the
other terms. By substituting the Eqs. (10)-(12) in (8) and in (9), one obtains the following
(R+2) perturbations system of equations (both for stiffness and damping parameters).
Specifically, we have the zeroth-order system of equations:
Zeroth order

= H P (14)
- 81 -
the first-order systems of equations:
First order ( ) 1 i ,...,R = = H P H
i i i
b b b
(15)
and the second-order system of equations:
Second order
( )
( )
2
1
2
1
1 1
2 2
1

2
i j i j i j
i j
R
b b b b b b
i j
i , j
R
b b
i j
i , j
Cov b ,b
with Cov b ,b

=

=

=


=

H P H H

(16)
where Cov(b
i
,b
j
) is the covariance between random variables b
i
and b
j
. Once the Eq. (14)-(16)
are solved, one obtains the first-order approximation of the expected value:

[ ]
1
E

(17)
whereas its second-order approximation is:

[ ] 2
2
E

+ (18)
In the same way, the first-order approximation of the covariance matrix is:

[ ] [ ]
[ ] { }
1 1
1
1
1

1 2
b b
i j
rs
R
r s
rs
i j
i , j
... ... ...
... ...
... ... ...
r,s ,..., J if
with Cov b ,b
r,s , if


=


=



=


=
=

C =
(19)
Due to the linearity of the statement,
K
and
C
are also random variables:
[ ] [ ] ( )
2 1
E ; ; MN ,
K K
b b
K
(20)
[ ] [ ] ( )
2 1
E ; ; MN ,
C C
b b
C
(21)
3.2 Resolution strategy
In order to solve Eqs. (14)-(16), the least square technique can be used. However, our main
purpose concerns Eq. (15), in order to acquire the best estimation for stiffness and damping
sensitivity with respect to the involved random variables. In this sense, the algorithm whose
flow chart is depicted in the following Figure 1 can be used (the random variables vector is
omitted for the sake of simplicity). Furthermore, other details can be found in the following.


- 82 -

Figure 1. Flow chart of the iterative procedure.
For better readability, the main steps in the iterative procedure are below listed and detailed.

Step 1. Firstly, one assumes deterministic values for the Rayleighs coefficients and then,
their variances/covariance are zero. The least square technique can be performed on
the Eq. (15) to estimate the stiffness sensitivity (subscript K):

( )
( )
(
1
1
b b b
i i i
T T T
i ,..., R

=
K K K K K K
H H H P H ) =
K
(22)
and finally, the stiffness covariance matrix can be calculated from Eq. (19).
- 83 -
Step 2. Once the stiffness covariance matrix from the Step 1 is obtained, one can evaluate the
damping covariance matrix by using in Eq. (15) the least square technique (subscript
C):
( )
( )
( )
1
1
b b b
i i i
T T T
i ,..., R

= =
C C C C C C C
H H H P H (23)
and finally, the damping covariance matrix can be calculated from Eq. (19).
Step 3. Damping covariance matrix from the Step 2 is used to evaluate a new updating of the
stiffness covariance matrix. If a specific stop criteria is satisfied (i.e. the relative error
between the determinants in two consecutive iterations is less than an acceptable
value), we have achieved the best estimation for the first approximation of the
covariance matrices. Otherwise, a new iteration starts from Step 2.
4 ROBUST SENSOR PLACEMENT
For an assigned time-history structural response, Eqs. (20) and (21) provide the probabilistic
characterization of the unknown parameters and we assume that they are characterized only
by mean and variance values. In the case of artificially induced vibrations, this is strictly true
because dynamic loads are also known and the structural response can be estimated by using
standard FE codes. In the other hand, in presence of environmental dynamic loads, it is
possible to consider the most attempted or relevant scenario. However, it is also advisable in
both cases to investigate several situations.
A robust sensor configuration can be found by solving the following optimization problem:

{ }
[
{
( )
1
1 2
min ; ,

lim
find , ,.., N
that det
s.t.

]
}

(24)
In Eq. (24), is the vector of the measured DoF (a subset of the N DoF of the system). The
objective function (OF) is calculated as in Eq. (19), where each unmeasured DoF doesnt
introduce new uncertainty in its evaluation: in this sense, it is important to keep in mind that
the covariance matrix determinant should be interpreted as index of uncertainty. Obviously,
other sources of uncertainty could be still present (it is so justify the presence of the random
vector b) when they cannot be directly imputable to the instrumental acquisition (i.e.
randomness on the masses values or about the adopted models). Following this way, collected
DoFs in are the most robust sensor configuration, in respect of the imposed constraint. In
other words, uncertainties in measured DoFs have a limited influence on the structural
parameters and then, results from a generic structural identification technique for the dynamic
system in Eq. (1) are more trustworthy. It is important to observe that, due to the Rayleigh
model in Eq. (2), in any case two DoFs have to be equipped. Moreover, () is the cost
function of the network sensor configuration (commonly the number of the installed sensors)
and
lim
is an admissible maximum cost. Finally, it is useful to note that soft computing
methodologies could be conveniently used to solve Eq. (24), due to the combinatorial nature
of the optimization problem. In this sense, as above stated, perturbation method can be
adopted to reduce the total computational time, typically one of the most important difficulties
in biological and/or social inspired algorithms.
- 84 -
5 NUMERICAL APPLICATION
Optimal sensor positioning in Eq. (24) has been here performed on a generic shear type
system with N = 10 DoFs, whose layout is illustrated in Figure 2, having a linear mechanical
behavior, according to the model in Eq. (1).


Figure 2. Structural model.
Numerical values for simulation purpose are listed in the following Table 1.
In Table 1, N(u,o) denotes a normal variable with mean u and standard deviation equal to o,
whereas stiffness parameters assume deterministic values. Other relevant data are the
damping ratio for each mode
0
= 5 % and White Gaussian Noise which standard deviation is
equal to the 1 % of the maximum load amplitude (here assumed as sinusoidal type excitation).
Without loss in generality, proposed system covers a wide class of situations. For instance, it
can be assumed as a structural system subject to artificial vibrations at each floor induced by
juxtaposed actuators. In the other hand, it is possible to consider the same system subject to
earthquake load, so that each floor is subject to the inertial force that occurs as consequence of
the ground acceleration. However, other mechanical cases can be easily formalized.
Table 1. Numerical values.
Degree of
freedom
Mass Stiffness Load amplitude Load frequency
1 N(1,0.05) 1 N(1,0.04) N(1,0.03)
2 N(1,0.03) 1 N(1,0.04) N(1,0.05)
3 N(1,0.01) 1 N(1,0.02) N(1,0.02)
4 N(1,0.04) 1 N(1,0.02) N(1,0.02)
- 85 -
5 N(1,0.01) 1 N(1,0.02) N(1,0.05)
6 N(1,0.05) 1 N(1,0.05) N(1,0.04)
7 N(1,0.01) 1 N(1,0.02) N(1,0.01)
8 N(1,0.02) 1 N(1,0.05) N(1,0.02)
9 N(1,0.01) 1 N(1,0.02) N(1,0.01)
10 N(1,0.01) 1 N(1,0.02) N(1,0.01)

Therefore, due to its generality, only numerical values are adopted in this numerical example
but the role of sensor placement to identify structural parameters for buildings in seismic
areas deserves some special attentions. When the building under investigation is located in a
zone with moderate or high seismic activity, results from monitoring can be effectively used
to update the FE model and/or to detect damaged structural or nonstructural zones. In the
other hand, if the building under investigation is located in a zone with reduced seismic
activity, structural identification based on naturally induced vibrations could be a non
practicable way. However, also in this case we are interested to understand the health status
and to analyze itself to evaluate the structural safety with reference to future (and more
relevant) seismic events. Therefore, if it is impossible to acquire a significant set of data with
a reasonable frequency during the structural lifetime, the use of some actuators located on the
system is, often, a forced choice. This happens, for instance, when other sources of dynamic
loads (i.e. wind or traffic) have a relatively negligible influence.
With specific regard to the this example, numerical values in Table 1 have been adopted for
simulation purpose. Having considered both random and deterministic values, Monte Carlo
Simulation or perturbation method (Doltsinis and Kang, 2004) can be performed to estimate
the mean and the variance of the structural response (acceleration, velocity, displacement)
from the Eq. (1). Successively, it is possible to solve the optimization problem in (24) by
adopting the iterative procedure formalized by Eqs. (22) and (23). For this purpose, it is
necessary to keep in mind that Eqs. (22) and (23) can be solved once their first derivate have
been computed, starting from the Eqs. (6) and (7). If we assume that the number of sensor to
install must be equal to 6, the robust sensor configuration is the following collection of
equipped DoFs:
{ } 3 4 7 8 9 10 , , , , , = (25)
Equivalently, we can say that worse positions are those in correspondence of the following
DoFs: 1,2,5,6. It is interesting to note that, if one analyzes the COV values in Table 1, it isnt
a completely surprising result. Therefore, numerical solution is physical coherent with the
expected one.
6 CONCLUSIONS
Structural identification methodologies can be performed also on incomplete measurements,
i.e. when the investigated system is equipped with a limited number of accelerometers. In
these circumstance, a standard optimizer works comparing the calculated response and
measured one to achieve the best solution. Clearly, in order to avoid suboptimal solution, a
robust sensor positioning is preferable because it allows to reduce the structural parameter
sensitivity in comparison to the natural variability of (potential) available set of data. Starting
from this consideration, an optimality criterion has been presented in this paper to obtain a
- 86 -
robust sensor network. Specifically, the perturbation method has been used to compute the
objective function in the optimization problem with the aim to reduce the total elaboration
time. Finally, a numerical application has been presented to show the practicability of the
proposed methodology for buildings monitoring in seismic areas.
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- 87 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
LA METODOLOGIA DELLA REGIONE TOSCANA
PER LA VALUTAZIONE DELLA RESISTENZA DEL CALCESTRUZZO
DI EDIFICI ESISTENTI IN CEMENTO ARMATO
Maurizio Ferrini, Nicola Signorini, Paola Pelliccia,
Francesco Pistola, Vanessa Prestifilippo, Giuseppina Sabia
Servizio Sismico Regione Toscana, Firenze
maurizio.ferrini@regione.toscana.it, nicola.signorini.@regione.toscana.it,
paola.pelliccia@regione.toscana.it, francesco.pistola@regione.toscana.it,
vanessa.prestifilippo@regione.toscana.it, giuseppina.sabia@regione.toscana.it
ABSTRACT
La presente memoria illustra lattivit promossa dalla Regione Toscana nellambito del
Programma Regionale V.S.C.A. (Vulnerabilit Sismica edifici in Cemento Armato) che
prevede la definizione di una metodologia standardizzata finalizzata allo svolgimento di una
campagna di indagini sulla qualit del calcestruzzo in edifici strategici e rilevanti in cemento
armato. Tale campagna prevalentemente svolta nei Comuni a maggior rischio sismico della
Toscana, prevede leffettuazione di prove di tipo non distruttivo e distruttivo, secondo precisi
criteri fissati dal Servizio Sismico Regionale (S.S.R.) per garantire luniformit della raccolta
dei dati su tutto il territorio, lelaborazione degli stessi e la creazione di una banca dati ad uso
di Enti Locali, tecnici professionisti e operatori del settore.
PAROLE CHIAVE
Calcestruzzo, carotaggio, metodologia, sclerometro, sonreb, ultrasuoni.
1 INTRODUZIONE
La rilevante consistenza del patrimonio edilizio esistente e la necessit di valutarne
laffidabilit strutturale alla luce delle nuove normative hanno dato un notevole impulso
allesecuzione di verifiche statiche e sismiche; per gli edifici in cemento armato uno dei
parametri fondamentali e propedeutici allesecuzione di tali verifiche la corretta valutazione
della resistenza a compressione del calcestruzzo.
A partire dallOrdinanza P.C.M. n. 3274 del 20/03/2003 fino ad arrivare alle recenti Linee
guida per la messa in opera del calcestruzzo strutturale e per la valutazione delle
caratteristiche meccaniche del calcestruzzo indurito mediante prove non distruttive
pubblicate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici a febbraio 2008, diventa pertanto di
primaria importanza la definizione di tale caratteristica da determinarsi in situ con prove
distruttive e con prove non distruttive.
In seguito agli eventi sismici del 1995 nei comuni della Lunigiana e Garfagnana il Servizio
Sismico Regionale (SSR) ha avviato una campagna dindagini diagnostiche per la

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
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caratterizzazione della qualit e resistenza dei materiali nellambito della progettazione di
interventi di riparazione dei danni e di adeguamento e/o miglioramento sismico di edifici
pubblici strategici e rilevanti. Successivamente, nellambito del programma regionale VSCA
(Vulnerabilit Sismica di edifici in Cemento Armato), con la L.R. n 56/97 e con i successivi
Piani Regionali di Azione Ambientale (P.R.A.A.) approvati dal Consiglio Regionale Toscano
negli anni 2002-2003 e 2004-2006 tali indagini sono state estese a tutti gli edifici pubblici
strategici e rilevanti, in particolare scuole, delle zone a maggiore rischio sismico (circa 90
Comuni) della Garfagnana, Lunigiana, Mugello, Casentino, Valtiberina e Amiata.
La Regione Toscana ha avviato questa attivit in quasi completa assenza di normativa
specifica e di riferimenti scientifici relativi agli edifici esistenti, pertanto sono state elaborate
specifiche procedure finalizzate ad uniformare le modalit di raccolta e di interpretazione dei
dati. Tali procedure sono state codificate nelle Istruzioni Tecniche per lo svolgimento di
indagini finalizzate alla valutazione della resistenza del calcestruzzo gettato in opera in
edifici esistenti in cemento armato approvate con delibera di G.R.T. n1632/1998 e
successivamente modificate con delibera di G.R.T. n796/2003 e decreto dirigenziale
n4301/2004.
Il gran numero di dati acquisiti relativi agli edifici in cemento armato (ad oggi circa 400
edifici) indagati per mezzo di queste procedure standardizzate (circa 3500 prove non
distruttive e 1500 prove distruttive) costituisce una banca dati di riferimento utile per gli Enti
Locali, i tecnici del settore e le Universit.
2 LA METODOLOGIA
La metodologia del SSR per lesecuzione delle indagini stata redatta utilizzando come
supporto le procedure indicate dalle Norme UNI per lesecuzione di prove distruttive e non
distruttive.
I tecnici del SSR curano, con notevole risparmio di risorse economiche e sicurezza della
qualit del risultato, la fase di programmazione delle indagini, il controllo dellesecuzione da
parte dei Laboratori prove materiali e lelaborazione finale dei dati raccolti.
2.1 Programmazione delle indagini
Lattivit regionale prevede per gli edifici strategici e rilevanti in cemento armato la
programmazione e lesecuzione di prove sperimentali di tipo non distruttivo e distruttivo. La
Regione Toscana ha scelto di utilizzare, tra le pi comuni tipologie di prove di tipo indiretto
da eseguire su strutture in cemento armato, il metodo Sonreb, basato sulluso combinato di
due tipi di strumenti: sclerometro e apparecchio ad ultrasuoni. Tale metodo viene confrontato
con i risultati di prove di compressione su provini cilindrici prelevati tramite carotaggio sulla
stessa zona della prova non distruttiva. Una buona correlazione tra i due metodi permette di
valutare la qualit del conglomerato cementizio in elementi indagati con la sola prova non
distruttiva.
Si ritenuto di escludere, dopo la sperimentazione negli anni 1998-2000 su alcuni edifici, le
prove di pull-out e le prove con pistola Windsor perch si sono rilevati problemi logistici e di
sicurezza per loperatore durante lesecuzione. Si inoltre verificato che i dati ottenuti sono
fortemente influenzati dalla presenza di carbonatazione.
Trattandosi di edifici esistenti nella maggior parte dei casi datati in quanto costruiti tra il
1948 ed il 1984, per i quali richiesta una maggiore cautela, la fase di programmazione delle
indagini diviene di primaria importanza e viene svolta secondo le seguenti fasi:
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1) reperimento degli elaborati progettuali ed esecutivi originali al fine di raccogliere tutte le
informazioni possibili inerenti ledificio oggetto dindagine ed in particolare sulle
caratteristiche dei materiali utilizzati per la costruzione;
2) esecuzione di sopralluoghi effettuati dai tecnici regionali per verificare la corrispondenza
tra lo stato attuale delledificio e gli eventuali elaborati di progetto reperiti o, in caso
contrario, esecuzione di un rilievo speditivo ex novo dellorganismo strutturale;
3) rilievo di eventuali quadri fessurativi ed analisi dello stato di degrado delle strutture;
4) esecuzione di saggi in situ per la definizione tipologica e morfologica dei solai e dei
paramenti murari finalizzata alla determinazione dei pesi propri da computare nellanalisi dei
carichi;
5) calcolo del carico di lavoro sui pilastri da sottoporre a carotaggio per escludere dalle
indagini elementi strutturali fortemente sollecitati.
Svolta la fase preliminare viene redatto il Programma delle Indagini, contenente le
planimetrie con la localizzazione delle prove previste e le tabelle riassuntive nelle quali
vengono riportati gli elementi da indagare con un codice identificativo, costituito da una
descrizione storica e strutturale delledificio e da un estratto delle suddette Istruzioni Tecniche
Regionali. Tale programma viene elaborato prevedendo di sottoporre a indagini un campione
significativo di elementi della struttura rappresentativo delle caratteristiche medie dei getti di
cls in termini di omogeneit, di qualit e di resistenza meccanica. Si scelto inoltre di
effettuare un maggior numero di indagini sullelemento pilastro rispetto allelemento trave
perch in edifici esistenti, realizzati senza progettazione antisismica o con criteri antisismici
non appropriati, in caso di sisma il meccanismo di collasso pi probabile quello con
prevalente formazione di cerniere plastiche alle estremit dei pilastri di un piano (collasso di
piano o meccanismo a travi forti e colonne deboli).
Sempre a titolo cautelativo, la Regione Toscana nella scelta degli elementi da indagare,
procede per fasi successive, prevedendo una contenuta prima fase di indagini che fornisca un
orientamento sulla qualit del calcestruzzo e successivamente, sulla base dei risultati ottenuti,
decidendo di procedere o meno ad ulteriori indagini.
2.2 Esecuzione delle indagini
Le indagini sul calcestruzzo prevedono una fase preliminare, finalizzata alla corretta
esecuzione delle prove, consistente nella preparazione degli elementi strutturali da indagare
attraverso la demolizione dellintonaco o leliminazione di qualsiasi tipo di vernice o di
tinteggiatura dalle superfici oggetto dindagine avendo cura di non danneggiare la superficie.
Tali operazioni competono allEnte proprietario mentre lesecuzione delle prove distruttive e
non distruttive effettuata da un Laboratorio Prove Materiali in possesso della concessione
del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per lesecuzione di prove su calcestruzzo ai sensi
della Legge n1086/1971.
Il Laboratorio procede allindividuazione delle armature longitudinali e delle staffe con
pacometro o, in casi eccezionali, quando lo spessore elevato del copriferro non permette la
corretta rilevazione, con rimozione di una piccola porzione di copriferro.
Successivamente procede allindividuazione dei due allineamenti per ogni elemento
(allineamento A-A e allineamento B-B) individuando quindi due punti per ognuna delle
superfici corrispondenti dellelemento strutturale.
Lutilizzo del metodo combinato Sonreb (sclerometro + ultrasuoni) permette di compensare in
parte i limiti e i margini di incertezza propri di ciascun metodo di prova preso singolarmente;
tali limiti sono legati al livello di carbonatazione, alla eventuale presenza di lesioni o di cavit,
al grado di invecchiamento del cls ed alla presenza di inerti affioranti o di nidi di ghiaia.
Per uniformare i criteri di raccolta dei dati su tutto il territorio stata codificata dai tecnici del
Servizio Sismico Regionale una Scheda Prove Qualit Calcestruzzo da compilarsi a cura
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dei tecnici del Laboratorio prove materiali durante lesecuzione delle indagini (Figura 1 e
Figura 2). Tale scheda stata fornita a tutti i Laboratori corredata di dettagliate istruzioni per
la compilazione.

Figura 1. Scheda Prove Qualit (lato A) Figura 2. Scheda Prove Qualit (lato B)

Lo sclerometro misura in modo indiretto la resistenza del calcestruzzo attraverso la
rilevazione della durezza superficiale; la metodologia prevede che vengano eseguite 12
battute sclerometriche nellarea adiacente ad ogni punto di indagine per un totale di 48 battute
su ogni elemento. Tali indicazioni sono fornite nel rispetto della norma UNI EN 12504-2
(Figura 3).

Figura 3. Esecuzione battute sclerometriche
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Il metodo ad ultrasuoni misura la resistenza del calcestruzzo attraverso la rilevazione della
velocit media con la quale onde vibrazionali trasmesse a frequenze ultrasoniche attraversano
lelemento strutturale indagato. Il metodo di rilevamento delle letture degli ultrasuoni adottato
dalla Regione Toscana prevede leffettuazione di almeno 3 letture per ogni allineamento in
trasmissione diretta ed esclude la possibilit di fare misure indirette. La precisione nella
misurazione del tempo di attraversamento dipende dallesecuzione della prova ad adeguata
distanza dalle barre darmatura, dalla buona aderenza fra la superficie del trasduttore e quella
del calcestruzzo ottenuta con linterposizione di vaselina, dal buon allineamento fra le due
sonde che deve essere verificato con livella ad acqua e dallesecuzione della prova in
condizioni ambientali idonee. Tali indicazioni sono fornite nel rispetto della norma UNI EN
12504-4 (Figura 4).

Figura 4. Esecuzione prova ultrasonica

Per gli elementi per i quali il Programma dindagine prevede anche leffettuazione di prove
dirette si procede con lesecuzione del carotaggio per il prelievo di campioni cilindrici di
calcestruzzo. Tale prova deve essere realizzata in una zona di modesta sollecitazione
flessionale e deve rigorosamente essere effettuata in una delle due aree indagate
precedentemente con il metodo Sonreb, al fine di poter correlare le resistenze ottenute dai due
metodi.
Si prescrive lestrazione di carote passanti con diametro non inferiore a circa 100 mm, in
relazione alle dimensioni geometriche dellelemento, alla disposizione dei ferri di armatura e
alle dimensioni degli inerti. Diametri inferiori sono consentiti in casi di elevata
concentrazione di armatura che non permette leffettuazione del prelievo di calcestruzzo
mediante corone di diametro adeguato. Loperazione deve essere svolta con carotatrice ad
acqua fissata direttamente sullelemento strutturale al fine di ridurre al minimo il disturbo
arrecato dal prelievo e di limitare il pi possibile le vibrazioni innescate. Tali indicazioni sono
fornite nel rispetto della norma UNI EN 12504-1 (figura 5).

Figura 5. Esecuzione del carotaggio
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Dopo lestrazione della carota viene verificata la profondit di carbonatazione del
calcestruzzo, dato che fornisce utili indicazioni per comprendere lattendibilit della prova
sclerometrica.
La metodologia prevede inoltre la misurazione della velocit di propagazione di onde
ultrasoniche sulla carota estratta sia a fine giornata che successivamente in laboratorio; tali
misurazioni, confrontate con quella effettuata in situ sullelemento strutturale, permettono di
verificare che il campione non abbia subito danni durante il carotaggio o il trasporto in
Laboratorio.
Infine i campioni prelevati vengono trasferiti in laboratorio per essere sottoposti a prova di
compressione fino a rottura.
2.3 Interpretazione dei risultati
Vista la natura sperimentale dellattivit condotta dalla R.T. e la carenza di riferimenti
normativi circa le modalit di interpretazione dei dati ottenuti da indagini sul calcestruzzo, il
Servizio Sismico Regionale ha elaborato un proprio standard di riferimento, basato sulle
formulazioni presenti in letteratura tecnica e sui risultati ottenuti dai dati raccolti in anni di
attivit di indagine.
Per ottenere il valore della resistenza stimata media del calcestruzzo con il metodo combinato
Sonreb la metodologia R. T. prevede di ricavare lindice di rimbalzo medio su n10 letture
escludendo il valore pi alto e il pi basso delle dodici effettuate e il valore della velocit di
propagazione degli impulsi ultrasonici come rapporto fra le dimensioni dellelemento
indagato e la media delle tre letture dei tempi di attraversamento.
Tra le varie formulazione presenti in letteratura tecnica per ricavare il valore di resistenza del
calcestruzzo, il SSR ha scelto di utilizzarne tre:

Rc
1
= [0,0286 * S
1,246
*V
1,85
] (1)
Rc
2
= [1,2*10
-9
* S
1,058
*V
2,446
] (2)
Rc
3
= [7,695*10
-10
*S
1,4
*V
2,6
] (3)

in tali formulazioni codificate da J. Gaparik nel 1984 (1), da A. Di Leo e G. Pascale nel 1994
(2) e da R. Giachetti e L. Lacquaniti nel 1980 (3), V la velocit di propagazione degli
ultrasuoni espressa in m/s, S lindice medio di rimbalzo e R
c
la resistenza cubica
convenzionale del calcestruzzo standard espressa in N/mmq.
Tali formule, corrispondenti a curve di isoresistenza, forniscono valori con differenze
dellordine anche del 3040%. Ne consegue una notevole difficolt tecnica nella scelta del
valore di Rck da attribuire al calcestruzzo delledificio esaminato. Le I.T. della Regione
Toscana prevedono di fornire anche come ulteriore riferimento la media ottenuta dalle tre
formulazioni suddette.
Per quanto riguarda la prova distruttiva, invece, il dato che si ottiene dalla rottura a
compressione del provino (R
car
), a causa di molti fattori perturbativi intrinseci alla
metodologia stessa, non rappresentativo delleffettiva qualit del conglomerato in opera, va
pertanto depurato per ottenere un valore finale di resistenza cubica caratteristica. Tra le
formulazioni presenti in bibliografia tecnica, la metodologia prevede di utilizzare per ricavare
dal valore di R
car
la Resistenza in situ, ritenuta la pi rappresentativa delleffettiva qualit del
calcestruzzo in opera, quelle codificate dal British Standard nel 1981 (4), dalla Concrete
Society nel 1976 (5) e da M. Cestelli Guidi e G. Morelli nel 1981 (6):

R
situ
= [R
car
* C *1,25] (4)
(con fattore di correzione 0.90<C< 1 per 1<<2)
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R
situ
= [K * (R
car
/C) * 1,25] (5)
(con fattore di correzione C = 1.5+1/, con K=2 per perforazioni orizzontali e K=1,84 per
perforazioni verticali e R
cub.conv.
= [R
situ
* 1,30])
R
situ
= [K*(R
car
/C)*1,20] (6)
(con fattore di correzione C = 1,5+1/, con K=2 per perforazioni orizzontali e K=1,84 per
perforazioni verticali e R
cub.conv.
= [R
situ
*1,50])

Le I.T. della Regione Toscana anche per le prove distruttive forniscono come ulteriore
indicazione la media ottenuta dai valori delle tre formulazioni suddette.
I dati ricavati dalle prove distruttive e non distruttive, vengono confrontati assumendo come
parametro di riferimento minimo da soddisfare quello contenuto nel D.M. 09/01/96
(normativa tecnica per strutture in c.a.) che fissa la resistenza minima per il calcestruzzo
strutturale pari a 150 kg/cmq. Nel caso il progetto o le verifiche venissero svolte con altra
normativa (D. M. 14/09/2005 o D. M. 14/01/2008) sar il progettista ad eseguire le opportune
valutazioni.
Per gli elementi indagati con entrambi i metodi, la prova diretta, ritenuta pi affidabile, viene
utilizzata per verificare e validare la resistenza del calcestruzzo indicata dal Metodo Sonreb.
Nel caso di buona correlazione si possono considerare affidabili anche i risultati ottenuti su
elementi testati con sola prova non distruttiva.
Nel processo di interpretazione dei dati ottenuti lufficio evidenzia inoltre la presenza di
elevati valori di deviazione standard nelle letture ultrasoniche e sclerometriche, lesistenza o
meno di omogeneit e coerenza tra i dati ottenuti con le due metodologie, la presenza di
carbonatazione sulle superfici indagate e la correlazione tra le velocit ultrasoniche ottenute in
situ sul pilastro e in laboratorio sulla carota.
3 CONCLUSIONI
Le numerose campagne dindagine svolte nellambito del Programma VSCA su tutto il
territorio regionale hanno confermato alcune problematiche; una di esse legata al fatto che le
formulazioni scientifiche di interpretazione dei dati presenti in letteratura sono calibrate su
calcestruzzi confezionati ad hoc a 28 giorni di maturazione e quindi non risultano
rappresentative dei conglomerati presenti negli edifici esistenti. Le formule di correlazione del
metodo Sonreb, ad esempio, sono applicabili per valori della velocit di attraversamento
superiori a 31003200 m/sec, mentre per valori inferiori non risultano attendibile poich
esterne al dominio delle curve Sonreb ricavate sperimentalmente e sulla cui base si applica la
formula.
Valori inferiori rispetto a tale limite sono di frequente riscontrabili su edifici datati o in
elementi strutturali in cui il calcestruzzo presenta difetti di confezionamento. In tali situazioni
la formula perde di significato anche se, pur non essendo possibile stabilire con certezza la
resistenza del cls, si ottiene lindicazione di una qualit del conglomerato inferiore a 150
kg/cmq.
Altra problematica relativa al fatto che la Norma UNI EN 12504-1, definisce che il
rapporto della dimensione massima dellaggregato presente nel calcestruzzo rispetto al
diametro della carota influenza significativamente la resistenza misurata, quando si avvicina a
valori maggiori di 1:3 circa. A tal proposito si riscontrato che molto spesso difficoltoso
rispettare tale tipo di prescrizione sia in alcuni casi per la presenza di forti concentrazioni di
armatura che non permettono leffettuazione del prelievo di calcestruzzo mediante corone di
diametro adeguato sia per la presenza, in edifici risalenti in particolare agli anni 50-70, di
inerti, spesso di fiume, di dimensioni elevate (da 4 a 6 cm).
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Risulta pertanto necessaria la codifica di nuove formulazioni di interpretazione dei dati
specificatamente calibrate sul patrimonio edilizio esistente in cemento armato. In tale contesto
sar utile il data base in corso di realizzazione che contiene tutti i dati delle indagini effettuate.
4 RINGRAZIAMENTI
Un ringraziamento ai tecnici regionali Ing. Francesco Barni, Arch. Gabriella De Pasquale,
Ing. Claudio Dossena, Ing. Gaia Finzi Contini, Arch. Elena Lucarelli, Ing. Chiara Martellacci,
Ing. Federica Papini, Ing. Alessandro Scelfo, Ing. Andrea Tonelli e Arch. Laura Tovazzi che,
con contratto a tempo determinato o borse di studio, hanno contribuito allo sviluppo ed al
continuo aggiornamento della metodologia codificata dal Servizio Sismico per la valutazione
della resistenza meccanica del calcestruzzo.
5 BIBLIOGRAFIA
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- 95 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
RISULTATI DELLE CAMPAGNE DINDAGINE SVOLTE DALLA REGIONE
TOSCANA PER LA VALUTAZIONE DELLA RESISTENZA DEL
CALCESTRUZZO DI EDIFICI ESISTENTI IN CEMENTO ARMATO
Maurizio Ferrini, Nicola Signorini, Paola Pelliccia,
Francesco Pistola, Vanessa Prestifilippo, Giuseppina Sabia
Servizio Sismico Regione Toscana, Firenze
maurizio.ferrini@regione.toscana.it, nicola.signorini.@regione.toscana.it,
paola.pelliccia@regione.toscana.it, francesco.pistola@regione.toscana.it,
vanessa.prestifilippo@regione.toscana.it, giuseppina.sabia@regione.toscana.it
ABSTRACT
La Regione Toscana, a partire dal 1997, ha predisposto indagini per la prevenzione del rischio
sismico di edifici strategici e rilevanti in cemento armato nei Comuni della Garfagnana,
Lunigiana, Mugello, Casentino, Valtiberina e Amiata. Nel 2007 tali indagini sono state estese
allAppennino Pistoiese.
In generale le indagini di valutazione sulla qualit del calcestruzzo hanno fornito un quadro
dello stato di salute del patrimonio edilizio non omogeneo soprattutto in relazione allet
delledificio e allarea geografica in cui costruito. Per molti edifici in c.a. realizzati
principalmente fra il 1950 e il 1970, si riscontrata la presenza di conglomerati con resistenze
meccaniche inferiori a quelle di progetto e talvolta anche a quelle minime richieste dalla
normativa in vigore allepoca di costruzione del fabbricato (120kg/cmq come richiesto dal
R.D.L. 2229/39). Si sono inoltre riscontrati errori progettuali e di realizzazione nel
confezionamento del conglomerato.
Tali risultati dimostrano la necessit di implementare le indagini per la caratterizzazione del
calcestruzzo sugli edifici esistenti e di estendere tale valutazione anche alle armature.

PAROLE CHIAVE
Regione Toscana, programma V.S.C.A., cemento armato, risultati indagini, metodo Sonreb.
1 INTRODUZIONE
La Regione Toscana, a partire dal 1997, ha avviato programmi regionali di valutazione del
rischio sismico in circa 90 comuni della Garfagnana, Lunigiana, Mugello, Casentino,
Valtiberina, Amiata, Appennino Pistoiese e Val di Chiana.
Nellambito delle indagini per la caratterizzazione del calcestruzzo di edifici strategici e
rilevanti in cemento armato il Servizio Sismico Regionale (SSR), in quasi completa assenza di
normativa specifica e di riferimenti scientifici relativi agli edifici esistenti, ha elaborato una

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
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propria metodologia finalizzata ad uniformare le modalit di raccolta e di interpretazione dei
risultati.
Con la L.R. n 56/1997 e con i successivi Piani Regionali di Azione Ambientale (P.R.A.A.)
approvati negli anni 2002-2003 e 2004-2006, si dato un impulso ulteriore a tale iniziativa
con la definizione del programma VSCA (Vulnerabilit Sismica di edifici in Cemento
Armato).
La necessit di intervenire con metodi meno invasivi delle prove distruttive su edifici esistenti
dei quali spesso non si conoscono le effettive capacit resistenti ha portato a svolgere
numerose sperimentazioni tese a valutare alcuni metodi di prova non distruttiva presenti in
letteratura scientifica (prova sclerometrica, velocit di propagazione degli ultrasuoni, metodo
Sonreb, pull-out, sonda Windsor) che hanno portato a ritenere il metodo combinato Sonreb
(sclerometro+ultrasuoni) il pi affidabile per la valutazione della resistenza del calcestruzzo
in edifici esistenti, in quanto risultato essere il meno influenzato dalla carbonatazione
superficiale. Per ridurre al massimo linfluenza di tale forma di degrado, presente sulla
maggior parte degli edifici esistenti, la procedura esclude per il metodo ad ultrasuoni la
possibilit di fare misure indirette e prescrive misurazioni solo per trasmissione diretta.
Ci ha portato alla codifica di una normativa tecnica regionale Istruzioni Tecniche per lo
svolgimento di indagini finalizzate alla valutazione della resistenza del calcestruzzo gettato in
opera in edifici esistenti in cemento armato, approvata con delibera di G.R.T. n 1632/1998
e successive modifiche, che prevede lesecuzione di prove non distruttive (metodo Sonreb) da
confrontare e correlare con prove distruttive (carotaggi).
A livello nazionale con lOrdinanza P.C.M. n 3274 del 20/03/2003, emanata in seguito al
crollo della scuola di San Giuliano di Puglia del 31/10/2002, viene sottolineata limportanza
del controllo dello stato di salute degli edifici esistenti attraverso la prescrizione di indagini
e rilievi in situ a cui corrispondono diversi livelli di conoscenza e, di conseguenza, differenti
metodi di analisi e coefficienti di sicurezza. Tale Ordinanza prevede, per la valutazione della
resistenza del calcestruzzo, solo indagini di tipo distruttivo (carotaggi).
Con la successiva Ordinanza P.C.M. n 3431 del 03/05/2005 (integrazione e modifica
dellOrd. 3274) si ammette luso di metodi di indagine non distruttiva di documentata
affidabilit, non in completa sostituzione ma ad integrazione delle indagini distruttive sulle
quali i risultati delle prove indirette vanno tarati.
Tali indicazioni sono state ribadite nelle recenti Linee guida per la messa in opera del
calcestruzzo strutturale e per la valutazione delle caratteristiche meccaniche del calcestruzzo
indurito mediante prove non distruttive pubblicate dal Consiglio Superiore dei Lavori
Pubblici a febbraio 2008.
Al 30 marzo 2008 sono stati segnalati dai comuni a maggior rischio sismico circa 820 edifici
in cemento armato. Ad oggi il SSR ha visitato, predisposto specifici programmi dindagine,
elaborato i risultati e finanziato 405 edifici con leffettuazione di circa 3500 prove non
distruttive (metodo Sonreb) e di circa 1500 prove distruttive (carotaggi). Per 298 di essi le
indagini per la caratterizzazione del calcestruzzo risultano concluse mentre per 107 sono
tuttora in corso. Sul totale dei 405 edifici circa 120 sono stati finanziati per interventi di
adeguamento sismico e altri 150 sono stati inseriti nei programmi delle verifiche sismiche
delle Ordinanze 3362/2004 e 3505/2006.
2 PROGRAMMA V.S.C.A.
I circa 90 comuni oggetto dindagine dei programmi regionali di valutazione del rischio
sismico sono tutti classificati in zona sismica 2. Di essi 41 sono piccoli Comuni con
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popolazione residente inferiore a 3300 abitanti che appartengono in prevalenza allarco
appenninico (34 comuni sono classificati di montagna).
In tali Comuni la costruzione di edifici pubblici (scuole, edifici municipali e ospedali)
avvenuta nel dopoguerra (soprattutto negli anni 50) utilizzando prevalentemente come
tipologia strutturale la muratura.
Negli anni 60-70 si avuto lo sviluppo delluso del cemento armato in edilizia, ma per molti
di questi comuni soprattutto piccoli e di montagna, a causa del calo demografico, gli edifici
costruiti in c.a. hanno avuto un incremento contenuto o del tutto assente.
I Comuni oggetto dindagine del programma V.S.C.A. sono ad oggi 75.
2.1 Classificazione sismica e Normativa
Dei 75 Comuni oggetto dindagine 47 risultano classificati sismici in zona 2 a partire dal
1927. In particolare:

- 47 Comuni sono classificati sismici dal 1927 (R. D. n 431/1927);
- 2 Comuni sono classificati sismici dal 1927 (R. D. n 431/1927) declassificati nel 1937 (R.
D. n 2105/1937) e riclassificati nel 1962 (L. n 1684/1962);
- 1 Comune classificato sismico dal 1927 (R. D. n 431/1927) declassificato nel 1962 (L. n
1684/1962) e riclassificato nel 2006 (OPCM n 3519/2006, Del. GRT n 431/2006);
- 16 Comuni sono classificati sismici dal 1982 (DM 19/03/1982);
- 4 Comuni sono classificati sismici dal 2003 (OPCM n 3274/2003, Del. GRT n 604/2003);
- 5 Comuni sono classificati sismici dal 2006 (OPCM n 3519/2006, Del. GRT n 431/2006).

A livello nazionale la normativa di riferimento per le opere in c.a. edificate nel dopoguerra il
Regio Decreto n 2229 del 16/11/1939 che prevedeva come valore minimo da assumersi per
la resistenza cubica del conglomerato a 28 giorni di maturazione 120kg/cmq.
Successivamente la Legge n 1086/1971, con il Decreto Ministeriale 30/05/1972 in vigore dal
22/07/1972 data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale S. O. n 190, ha portato tale
requisito minimo a 150 Kg/cmq, valore confermato dal Decreto Ministeriale 09/01/1996.
2.2 Campione analizzato
Il campione analizzato costituito da 405 edifici, per la maggior parte a destinazione
scolastica, costruiti tra gli anni 50 e primi anni 90.
Si ricorda a tal proposito che la Regione Toscana aveva avviato, con L.R. n 56/1997, il
proprio programma di indagini sulla qualit del calcestruzzo su edifici costruiti anteriormente
al 1996, successivamente lOrd. PCM 3274/2003 ha previsto che le verifiche sismiche fossero
eseguite per edifici realizzati precedentemente al 1984.
In particolare le indagini hanno interessato:
- 3 edifici in 2 Comuni dellAppennino Pistoiese corrispondente all1% dei 405 totali;
- 25 edifici in 6 Comuni dellAmiata corrispondente al 6% dei 405 totali;
- 97 edifici in 15 Comuni del Casentino e Valtiberina corrispondente al 24% dei 405 totali;
- 83 edifici in 20 Comuni della Garfagnana e Media Valle del Serchio corrispondente al 20%
dei 405 totali;
- 89 edifici in 17 Comuni della Lunigiana corrispondente al 22% dei 405 totali;
- 108 edifici in 15 Comuni del Mugello e Val di Sieve corrispondente al 27% dei 405 totali.
Tali edifici risultano essere stati costruiti:
- 16 edifici negli anni 50 (dal 1950 al 1959) corrispondente al 4% dei 405 totali;
- 112 edifici negli anni 60 (dal 1960 al 1972) corrispondente al 28% dei 405 totali;
- 165 edifici negli anni 70 (dal 1973 al 1979) corrispondente al 40% dei 405 totali;
- 104 edifici negli anni 80 (dal 1980 al 1989) corrispondente al 26% dei 405 totali;
- 98 -
- 8 edifici nei primi anni 90 (dal 1990 al 1995) corrispondente al 2% dei 405 totali.
Si evidenzia che nella suddivisione per anni di costruzione, tra gli anni 60 e gli anni 70, si
scelto di utilizzare come punto di riferimento il 1973 in quanto a partire da tale data, come
precedentemente indicato, si pu ritenere che gli edifici siano stati costruiti utilizzando come
requisito minimo per il calcestruzzo 150 kg/cmq.
2.3 Risultati delle indagini
Il Servizio Sismico Regionale ha elaborato un proprio standard di riferimento per
linterpretazione dei dati ottenuti dalle prove distruttive e non distruttive basato sulle
formulazioni presenti in letteratura tecnica e sui risultati ottenuti in anni di attivit di indagine.
Si evidenzia che il giudizio sulla qualit del calcestruzzo formulato principalmente
prendendo in considerazione i risultati ottenuti dalle prove distruttive mentre quelli ricavati
dalle prove non distruttive vengono presi in considerazione solo nei casi in cui le correlazioni
tra i due metodi risultino accettabili (differenza percentuale pari al 10%).
A tal proposito si rileva che la formula di correlazione del Metodo Sonreb applicabile per
valori della velocit dattraversamento superiori a 3100 3200 m/sec., valori riscontrabili per
calcestruzzi compatti e di buona qualit (resistenza del cls > 150 kg/cmq), mentre per valori
inferiori non risulta attendibile poich esterna al dominio delle curve Sonreb ricavate
sperimentalmente e sulla cui base si applica la formula suddetta.
Si ricorda, tuttavia, che nel caso di valori bassi della velocit ultrasonica ( 2500 3000
m/sec), pur non essendo possibile stabilire con certezza lRck del cls, si ottiene probabilmente
un valore di resistenza del cls < 150 kg/cmq, mentre per valori particolarmente bassi ( 1000
2300 m/sec), il dato ottenuto perde praticamente di significato pur indicando una resistenza
< 100 kg/cmq.
Il S.S.R. ha scelto di procedere nella verifica della qualit del calcestruzzo sugli edifici
esistenti assumendo come riferimento minimo da soddisfare quello contenuto nel D.M.
09/01/96 che fissa la resistenza minima per il calcestruzzo strutturale pari a 150 kg/cmq. I dati
ricavati dalle prove distruttive e dalle prove non distruttive ritenute valide vengono pertanto
confrontati con tale riferimento evidenziando gli elementi strutturali che non soddisfano tale
requisito. Nel caso il progetto o le verifiche venissero svolte con altra normativa (D. M.
14/09/2005 o D. M. 14/01/2008) sar il progettista ad eseguire le opportune valutazioni.
Il giudizio sulla qualit del calcestruzzo di un edificio ritenuto positivo quando:
- tutti i risultati delle prove distruttive forniscono valori di resistenza maggiori di 150
kg/cmq;
- tutti i risultati delle prove distruttive forniscono valori di resistenza maggiori di 150 kg/cmq
ad eccezione di un numero limitato di elementi non significativo rispetto al numero totale, che
hanno fornito valori compresi tra 120 e 150 kg/cmq, e tali da non innescare meccanismi
fragili.
Il giudizio sulla qualit del calcestruzzo di un edificio ritenuto negativo quando:
- tutti i risultati delle prove distruttive forniscono valori di resistenza minori di 150 kg/cmq;
- tutti i risultati delle prove distruttive forniscono valori di resistenza minori di 150 kg/cmq ad
eccezione di un numero limitato di elementi non significativo rispetto al numero totale che
hanno dato valori superiori a 150 kg/cmq;
- la maggior parte degli elementi strutturali che hanno fornito valori di resistenza minori di
150 kg/cmq sono concentrati ai piani bassi o in zone particolarmente sollecitate di un edificio.
Si evidenzia infatti che spesso i risultati riscontrati sugli edifici risultano fortemente
disomogenei, soprattutto tra i vari piani di un edificio indicando valori del calcestruzzo per
alcuni elementi strutturali maggiori di 150 kg/cmq e per altri inferiori. Questa situazione
comporta un giudizio globale negativo sulla qualit del calcestruzzo in quanto costituisce
elemento di vulnerabilit.
- 99 -
In generale le indagini di valutazione sulla qualit del calcestruzzo hanno fornito un quadro
dello stato di salute del patrimonio edilizio non omogeneo soprattutto in relazione allarea
geografica in cui collocato e allepoca di costruzione delledificio (Figura 1 e Figura 2).
1
16
43
55
36
67
0
4
16
8
36
16
0
10
20
30
40
50
60
70
80
Appennino
pistoiese
Amiata Casentino e
Valtiberina
Garfagnana e
Media Valle del
Serchio
Lunigiana Mugello e Val di
Sieve
Area Geografica
n


e
d
i
f
i
c
i
Esito positivo Esito negativo

Figura 1. Risultati delle indagini per area geografica

Dei 298 edifici per i quali le indagini risultano concluse, 218 hanno fornito esito positivo
mentre per 80 i risultati delle indagini hanno evidenziato una qualit del calcestruzzo inferiore
al minimo di resistenza previsto per il calcestruzzo strutturale.
In seguito a tale riscontro negativo e alla successiva esecuzione di verifiche da parte di tecnici
incaricati dagli enti proprietari si giunti alla chiusura di 29 edifici e alla demolizione di 12
(per 4 di essi solo dellultimo piano).
0
54
86
72
6
14
37
15
13
0
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
Anni '50 Anni '60 Anni '70 Anni '80 Primi anni '90
Anni di costruzione
n


e
d
i
f
i
c
i
Esito positivo Esito negativo

Figura 2. Risultati delle indagini per anni di costruzione

La Figura 2 evidenzia che il totale degli edifici indagati costruiti negli anni 50 (100%) e 37
edifici dei 91 costruiti negli anni 60 (41%) hanno fornito esito negativo. Tale risultato
- 100 -
potrebbe sembrare plausibile se si considera che in tali epoche il requisito minimo per la
resistenza del calcestruzzo richiesto dalla normativa vigente risultava pari a 120 kg/cmq.
Tuttavia analizzando in dettaglio i risultati delle prove distruttive (carotaggio e prova di
compressione) relative alle due epoche di costruzione (figura 3), si osserva che:
63
13
22
0
10
20
30
40
50
60
70
Rck < 120 120 < Rck < 150 Rck > 150
Resistenza cubica in situ (kg/cmq) - Edifici anni '50
n


p
r
o
v
e

d
i
s
t
r
u
t
t
i
v
e88
54
117
0
20
40
60
80
100
120
140
Rck < 120 120 < Rck < 150 Rck > 150
Resistenza cubica in situ (kg/cmq) - Edifici anni '60
n


p
r
o
v
e

d
i
s
t
r
u
t
t
i
v
e

Figura 3. Risultati prove distruttive Edifici anni 50 e anni 60 con esito indagini negativo

- delle 98 prove distruttive eseguite su edifici costruiti negli anni 50 (dal 1950 al 1959) il
65% ha fornito risultati comunque inferiori al requisito minimo di normativa vigente, il 13%
ha fornito risultati compresi tra i 120 e i 150 kg/cmq ed il 22% ha fornito valori superiori a
150 kg/cmq;
- delle 259 prove distruttive eseguite su edifici costruiti negli anni 60 (dal 1960 al 1972) il
34% ha fornito risultati comunque inferiori al requisito minimo di normativa vigente, il 21%
ha fornito risultati compresi tra i 120 e i 150 kg/cmq ed il 45% ha fornito valori superiori a
150 kg/cmq.
Sempr 0 e il
15% degli edifici costruiti negli anni 80 hanno una qualit del calcestruzzo inferiore al
quisito minimo di normativa. I risultati diventano ancora pi preoccupanti se si analizzano i
e osservando la Figura 2 si evidenzia che il 15% degli edifici costruiti negli anni 7
re
risultati delle prove distruttive (Figura 4) che evidenziano:
40
64
60
70
18
16
20
25
30
e

d
i
s
t
r
u
t
t
i
v
e
38
32
30
40
50
o
v
e

d
i
s
t
r
u
t
t
i
v
e
0
10
20
Rck < 120 120 < Rck < 150 Rck > 150
Resistenza cubica in situ (kg/cmq) - Edifici anni '70
n


p
r
34
35
120 120 < Rck < 150 Rck > 150
Resistenza cubica in situ (kg/cmq) - Edifici anni '80
o
v

Figura 4. Risultati prove distruttive Edifici anni 70 e anni 80 con esito indagini negativo
- delle 134 prove distruttive eseguite su edifici costruiti negli anni 70 (dal 1973 al 1979) il
48% risulta superiore al requisito minimo definito dalla Normativa (150 kg/cmq) mentre il
24% ha fornito risultati compresi tra 120 e 150 kg/cmq ed il 28% ha fornito valori inferiori a
120 kg/cmq;
0
5
10
15
Rck <
n


p
r
- 101 -
- delle 68 prove distruttive eseguite su edifici costruiti negli anni 80 (dal 1980 al 1989) il
50% risulta superiore al requisito minimo definito dalla Normativa (150 kg/cmq) mentre il
24% ha fornito risultati compresi tra 120 e 150 kg/cmq ed il 26% ha fornito valori inferiori a
120 kg/cmq.
2.4 Sviluppi della metodologia
Il gran numero di dati acquisiti relativi agli edifici indagati per mezzo di queste procedure
standardizzate costituisce una banca dati di riferimento utile per gli Enti Locali, i tecnici del
settore e le Universit.
In particolare nellambito della ricerca, la Regione Toscana ha avviato collaborazioni con il
Dipartimento di Costruzioni della Facolt di Architettura dellUniversit di Firenze, con il
Dipartimento di Ingegneria delle Costruzioni, dellAmbiente e del Territorio (DICAT)
dellUniversit di Genova, con il Dipartimento di Analisi e Progettazione strutturale
dellUniversit di Napoli Federico II e con il Dipartimento Strutture, Geotecnica, Geologia
(DiSGG) dellUniversit della Basilicata finalizzate alla codifica di nuove formulazioni di
interpretazione dei dati, specificatamente calibrate sul patrimonio edilizio esistente in cemento
armato.
In riferimento alle prove sullacciaio si avviata inoltre una sperimentazione con il
Dipartimento di Ingegneria Strutturale e il Dipartimento di Ingegneria Chimica, Chimica
industriale e Scienza dei materiali dellUniversit di Pisa, con lobiettivo di creare una
metodologia dindagine meno invasiva della prova meccanica di resistenza a trazione
attualmente richiesta dalle norme.
atrimonio edilizio esistente in cemento armato costruito negli anni 50-70.
glomerato cementizio intorno ai 70-100kg/cmq.
Si rileva inoltre la difficolt riscontrata durante le indagini, per la maggior parte degli edifici,
va al progetto originale (strutturali, collaudi, ecc.).
dei parametri necessari per una valutazione globale della vulnerabilit
aderenza matrice-inerte dovuta a inerti inadeguati (ghiaia di fiume) e mal preparati
3 CONCLUSIONI
I risultati relativi alla qualit del calcestruzzo ad oggi ottenuti evidenziano un quadro non
positivo del p
Le indagini svolte dimostrano che molti edifici si trovano in una situazione di pieno regime di
utilizzo con prestazioni statiche inferiori alle resistenze previste nel progetto originale e, in
alcuni casi, anche molto inferiori a quelle previste dalla normativa vigente dellepoca e con
valori del con
a reperire la documentazione relati
E importante sottolineare che le indagini diagnostiche effettuate ed i conseguenti risultati del
programma V.S.C.A. si riferiscono esclusivamente alla qualit del calcestruzzo che
costituisce soltanto uno
sismica delledificio.
Durante tali indagini tuttavia i tecnici regionali hanno rilevato un livello della qualit delle
strutture cementizie piuttosto scarso, in particolare si sono evidenziati:
1) scarso controllo in corso dopera sulla qualit dei materiali e/o sul confezionamento del
cemento armato:
- presenza di porosit e cavit nel cls dovute a un non corretto rapporto acqua/cemento,
- mancata vibrazione del getto,
- scarsa
(scarsa accuratezza nel lavaggio) e/o con assortimento granulometrico non ottimale,
- copriferro assente o di dimensione non sufficiente a proteggere le armature da fenomeni di
ossidazione,
- armatura non sufficiente e/o erronea disposizione dei ferri longitudinali e delle staffe,
- utilizzo di staffe aperte,
- 102 -
- riprese di getto che interrompono la continuit strutturale soprattutto nei nodi;
2) degrado del cls con fenomeni di solfatazione e di carbonatazione anche estesi;
ini per la caratterizzazione del
tecnici regionali Francesco Barni, Gabriella De Pasquale, Claudio
eterminato o borse di
izio Sismico per la valutazione della resistenza meccanica del calcestruzzo.
ismica
ne per la
conglomerato
esistenti in cemento armato:
standardizzata
, Atti del XII Convegno ANIDIS LIngegneria sismica in
onvegno
ANIDIS Lingegneria sismica in Italia, Pisa, 10-14 Giugno 2007.
Masi A., Dolce M., Vona M., Nigro D., Pace G., Ferrini M. (2007). Indagini sperimentali su elementi
scuola esistente in c. a., Atti del XII Convegno ANIDIS LIngegneria
-14 Giugno 2007.
vulnerabilit e diagnostica, Atti del XIII Convegno Nazionale Giornate Aicap , Verona.
). Istruzioni Tecniche con i criteri per lo svolgimento di indagini
a di G.R.T. n 4301 del 21.07.2004.

3) danneggiamento delle strutture per permettere il passaggio degli impianti;
4) mancata corrispondenza tra elaborati di progetto e stato di fatto:
- diversa disposizione delle barre o uso di diametri differenti da quelli previsti,
- errato posizionamento delle staffe,
- mancato rispetto delle lunghezze di ancoraggio.
Tali risultati dimostrano la necessit di implementare le indag
calcestruzzo sugli edifici esistenti e di estendere tale valutazione anche alle armature.
4 RINGRAZIAMENTI
Un ringraziamento ai
Dossena, Gaia Finzi Contini, Elena Lucarelli, Chiara Martellacci, Federica Papini, Alessandro
Scelfo, Andrea Tonelli e Laura Tovazzi che, con contratto a tempo d
studio, hanno contribuito allo sviluppo ed al continuo aggiornamento della metodologia
codificata dal Serv
5 BIBLIOGRAFIA
Ferrini M., Signorini N., Pelliccia P., Pistola F., Prestifilippo V., Sabia G. (2008). La metodologia
della Regione Toscana per la valutazione della resistenza del calcestruzzo di edifici esistenti in
cemento armato, Atti del Convegno RELUIS Valutazione e riduzione della vulnerabilit s
, Roma, 29-30 Maggio 2008. di edifici esistenti in c.a.
Podest S., Brignola A., Curti E., Parodi S., Riotto G. (2007). Metodologie di indagi
determinazione della resistenza caratteristica a compressione di elementi in
cementizio, Convenzione di ricerca con Regione Toscana, Genova, ottobre 2007.
Ferrini M., Signorini N., Pelliccia P., Pistola F., Prestifilippo V., Sabia G., Tovazzi L. (2007).
Valutazione delle caratteristiche meccaniche delle strutture di edifici
la ventennale esperienza della Regione Toscana per la codifica di una metodologia
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Italia, Pisa, 10-14 Giugno 2007.
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strutturali estratti da una
Sismica in Italia, Pisa, 10
Ferrini M., Prestifilippo V., Tovazzi L., (2005). Le attivit della Regione Toscana per le verifiche
sismiche su edifici strategici e rilevanti. Il Programma regionale V.S.C.A. per la valutazione della
vulnerabilit sismica degli edifici in cemento armato I rilievi e la diagnostica, Ingegneria
Sismica, Anno XXII n1, Patron Editore, Bologna.
Ferrini M., Signorini N., Papini F., Barni F., De Pasquale G., Prestifilippo V., Scelfo A., L. Tovazzi
(2004). Attivit dindagine su edifici pubblici in calcestruzzo armato in zona sismica
Regione Toscana (2004
diagnostiche, Deliber
Regione Toscana (1998). D.2.4 - Istruzioni Tecniche per la redazione degli elaborati di indagine,
documentazione e progetto degli interventi di riparazione e di miglioramento antisismico,
Delibera di G.R.T. n 1632 del 28.12.1998, p.to 3.4.5.
- 103 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
HYBRID TECHNIQUE FOR PARTIAL SAFETY FACTORS CALIBRATION
Giuseppe Carlo Marano
a
, Giuseppe Quaranta
b
, Mauro Mezzina
c

a
Department of Environmental Engineering and Sustainable Development,
Technical University of Bari, viale del Turismo 10, 74100 Taranto,
gmarano@poliba.it

b
Department of Structural Engineering and Geotechnics,
Sapienza University of Rome, via A. Gramsci 53, 00197 Roma,
giuseppe.quaranta@uniroma1.it

c
Department of Civil Engineering and Architectural Science,
Technical University of Bari, via Orabona 4, 70126 Bari,
mmezzina@poliba.it
ABSTRACT
In the framework of the structural reliability assessment and design, an important theme deals
whit the presence of hybrid uncertainties regarding both data and model. For this reason, in
the last decade, an increasing number of researches have developed new methodologies to
consider the influence of non-probabilistic variables. In this paper, a general optimization-
based technique to perform a probabilistic analysis under hybrid uncertainties is presented.
Particularly, this method is used to calibrate partial safety factors in presence of fuzzy and
fuzzy random variables (data uncertainties) and also in presence of several data-compatible
probability density functions (model uncertainties).
KEYWORDS
Partial safety factors, Calibration, Fuzzy variable, Fuzzy random variable.
1 INTRODUCTION
The treatment of uncertainty in engineering is still an open question and scientific literature
offers different theories based on dissimilar mathematical models. The probabilistic technique
is the more common one, also for confidence that researches have in this approach, but other
different ways have been proposed and applied. In this context, the main problem is that there
arent mathematical certainly on the best method to adopt. Typically, the probabilistic
approach is the most complete, being its information more detailed in comparison with other
methodologies. Nevertheless, the selection of a specific probability density function is an hard
problem. The uncertainties associated to a physical phenomena may derive from several and
different sources. In the common language, something is uncertain when it assumes random
meanings or behaviors (randomness), or when it is not clearly established or described
(vagueness), or when it may have more than one possible meaning or status (ambiguity), or,

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 104 -
finally, when it is described on the basis of too limited amount of information (imprecision)
(Biondini et al., 2004). At a closer examination, randomness, vagueness, ambiguity, and
imprecision denote uncertainties with different and specific characteristics: for randomness
the source of uncertainty is due to intrinsic factors related to the physics of the phenomena,
which determine the events under investigation; in the other cases the source of uncertainty
arises from the limited capacity of our formal languages to describe the engineering problem
to be solved (ambiguity), or from incorrect and/or ill-posed definitions of quantities which
convey some informative content (vagueness), or from some lack of knowledge (imprecision).
The last three aspects have subjective nature and are usually included in the wider concept of
fuzziness which, in this sense, results in juxtaposition with the objective concept of
randomness. The presence of non probabilistic variables isnt negligible from a practical point
of view: in fact, one can observe that in a lot of realistic circumstances only few data about
models and structural parameters are available, generally because to investigate mechanical
and geometrical system properties as well as the load conditions is economically inconvenient
or practically impossible. A further not negligible theme is the significance of the expert
opinion in some phases of the design process: in this case, no-numerical data are available
but it is comprehensible demand to define a reasonable tool in order to consider a specific
technical point of view (Onisawa, 1996). In the probabilistic framework, it is well know that
the use of partial safety factors is one of the most diffused technique (Ditlevsen, 1997) in
structural reliability-based design and they are often assumed as standard in several technical
codes (Muhammed, 2007) (Sedlacek and Kraus, 2007). Several procedures have been
proposed in order to obtain specific values for these coefficients and they assume that the
uncertain variables can be treated as probabilistic (Gayton et al., 2004). In this way, other
source of uncertainties are not (formally) considered (in more general terms, subjective
contributions are taken into account at the end of the procedure in arbitrary way).
The final purpose of this paper is to develop a new approach for the calibration of partial
safety factors in presence of fuzzy and fuzzy random variables but also in presence of
different and data-compatible probability density functions. Therefore, we have considered
both data and model uncertainties in the numeric definition of the partial safety factors. A
simple numerical application shows that this procedure can be used for the numerical
definition of partial safety factors adopted in common technical codes.
2 STRUCTURAL RELIABILITY ASSESSMENT UNDER FUZZINESS
In the field of non-probabilistic strategies for reliability assessment and design, relevant
results have been achieved by using fuzzy, fuzzy random and/or random fuzzy variables.
Nonetheless, the presence of hybrid uncertainties (probabilistic and non probabilistic) is
another important topic. From the analysis of the literature, it is possible to observe that new
non-probabilistic approaches can be considered as a natural extension of the probabilistic
ones. Scientific results regarding the structural reliability assessment under fuzziness are
relatively limited but a cataloguing of the existing methodologies can be made in the aim to
understand possible further developments.
A possible classification is the following:
1. distribution
functions. One can estimate the fuzzy probability of failure through Fuzzy Monte Carlo
Simulation and Fuzzy Adaptive Importance Sampling (Mller et al., 2006).
2. Level 2 methods (L2). Reliability is assed on the base of fuzzy safety
Level 3 methods (L3). The uncertain quantities are modeled by their fuzzy joint
index (Shrestha and
Duckstein, 1998) (Elishakoff and Ferracuti, 2006).
- 105 -
3. f non
probabilistic uncertainties. About this theme, the Authors don't know any proposed procedure in
literature.
In virtue of the proposed cl
Level 1 methods (L1). Parameters are modeled by their characteristic value in presence o
assification, the methodology presented in this paper can be
3 A GENERAL PROCEDURE TO PERFORM PROBABILISTIC RELIABILITY
In this Section, we expose a procedure to adopt the common probabilistic methodologies in
n (LSF) in the canonical form
g(x) = r s = 0, where r is the realization of the indeterminist variable R that represents a s
About the resistance variable, we assume that the decision maker (DM) is able to define
licted by fuzziness and therefore it is necessary to acquire their MFs.
Furthermore, a finite number of probability density function (PDFs) can be assumed for resist

inserted into L1 methods.
ANALYSIS UNDER HYBRID UNCERTAINTIES
presence of fuzzy and fuzzy random variables as well as of indeterminateness conditions for
probabilistic model. In the following, we make these hypotheses:
a) Structural safety can be estimated by assuming the limit state functio
ingle
structural element or a resistant mode of the investigate system. Moreover, s is the realization of
the uncertain variable S that represents the loading condition. Strength and load variables are
assumed independent and time-invariant. The failure is reached if and only if the safety margin
(SM) is negative, in other words if and only if M(X) = R S < 0.
b) Load variable is assumed fuzzy, therefore through fuzzification procedures it is possible to define
its membership function (MF).
c) some
relevant statistical parameters (i.e. expected value and standard deviation). Such statistical
parameters are considered aff
ance
variable, compatibly with available data and statistical parameters. Particularly, the DM is able to
organize in a decreasing order all the PDFs on the base of their relative consistency, so that to the
top of the list we have the principal density function (PPDF) or, equivalently, the most reliable
model.
The acquisition of the MF for each involved fuzzy variable is a typical problem that regards
the knowledge acquisition area (Klir and Yuan, 1995). About this topic, different
methodologies could be adopted and they are usually classified with reference to the number
of involved experts (approaches with single or more experts) rather than on the adopted
strategy (direct or indirect) (Klir and Yuan, 1995) (Klir, 2006). In the following, we assume
that for each fuzzy variable its MF has been acquired.
Precedent hypotheses have a remarkable practical implication and it is convenient to spend
some opportune reflections. First of all, canonical form in a) has been adopted because
straightforward and, at the same time, it is able to capture different real and realistic situations
(when opportunely simplified). For instance, this expression can be used to define the
reliability in a structural element in virtue of the maximum stress and of the material strength
(in limit state analysis), or on the base of the displacement induced by an external load
compared with an admissible threshold (in serviceability state analysis). A further example
reported in literature is the case of offshore structure that can be idealized as a cantilever
beam rigidly inserted on the bottom of the sea: in this case, main goal is to compare the
bending moment to the base and its resistant value. With reference to the assumption in b), it
has been introduced because load variable is affected in a significant measure by non-
probabilistic uncertainty: often in fact, a probabilistic model is unavailable and the
comparison with other circumstance can be poor realistic when not completely misleading. In
reason of this, we believe that load variable can be represented as fuzzy variable.


- 106 -

On the other hand, hypothesis in c) has been introduced because, notwithstanding the
evitable presence of uncertainties, resistance variable can be analyzed in a different way.
aboratory or in-situ investigation allow to obtain some information, for instance about the
xpected value and the standard deviation. On the other hand, available set of data could be
ot sufficient to consent the extrapolation of a specific PDF. About this parameter and
in
L
e
n
especially for some materials (i.e. steel or concrete), it is possible to define a reliable finite set
of PDFs. Moreover, it is indispensable to add at least two supplementary considerations.
Frequently, data from experimental test are concentrated in a limited range around the mean
value, so that errors in the choice of a unique PDF cannot be observed. This is a crucial aspect
because these approximations have notable effects to the tails, where the probability of failure
is commonly computed. Finally, statistical parameters in PDFs are susceptible to vary on the
base of DMs qualitative considerations as well as on the base of the tests consistency. For
these reason, we have assumed that strength variable is a fuzzy random one.
Preliminary, about the LSF:
( ) 0 g r s = = x (1)
we consider the circumstance where R is a random variable and S a fuzzy one.
variable, statistic parameters (i.e. mean and standard deviation)
are temporarily assumed as crisp variables. Under these considerations, probability of failure
an be obtained as follows (Bing et al., 2000):
About the probabilistic-type
c
( ) ( )
f r
P x f x dx =

%

s
where (
(2)
)
s
x
%
is the MF of the load (fuzzy) variable and ( )
r
f x is the PDF of the strength
(random) variable. Our purpose is to obtain the probability of failure whit a triangular MF
bviously, generalizations to other typologies can be ma
ly the fuzzy probability of failure, in this las
a
(o de) and for some special PDFs.
These results will be used to define successive t
case statistic l parameters for PDFs will be assumed as fuzzy variables.
In the case of fuzzy triangular load variable and normal strength variable, the load variable is
expressed as:

( )
1
, ,
x m
m n x m n
S m n m m n x
n


0
s
otherwise
+
= + =

%
(3)
while strength variable is:

( ) ( )
( )
2
2
1
N , exp
2 2
r
x
R f x





=


(4)
Under the following conditions:
0, 0, 0, 0 m n > > > > (5)
probability of failure is:
- 107 -
( ) ( ) ( )
( ) ( )
2 2
2 2 2
1
Erf Erf
2 2 2
4 exp 2 exp 2 exp
2 2 2
1
2 2 Erf 2 Erf
2 2 2 2
2 Erf 2 Erf
2 2
f
m n m n
P
m m n m n
m m n
m m
n
m n m n
m









+ + +
= +
+ + +
2

+

+ +
+ +
+
























(6)
If strength variable has a Lognormal PDF:

( ) ( )
( )
2
2
log
1
LN , exp
2 2
r
x
R f x
x





=


(7)
under the following conditions:
n 0, 0, 0, 0, m n m > > > > > (8)

the probability of failure is:
( ) ( )
( )
2 2 2 2
2 2
2
2 2 2
2 2
2 2
2 2
- log log
2 exp Erf exp Erf
2 2 2 2 2
log log
exp Erf exp Erf
2 2 2 2
1 log
exp exp Erf
2 2 2 2
f
m m
m
m m
m
m n
P n
n






+
+ +
+ +
+

=












( )
n
( )
( ) ( )
( )
2
2 2
2
2 2
2 2
2 2 2
2
log
exp Erf
2 2
log log
exp Erf exp Erf
2 2 2 2
log
exp Erf
2 2 2
m n
m n m n
m n
m n





+ +
+
+ +
+
+ +
+ +






















(9)
If strength variable has a Chi-squared PDF:
( )
2
2
2
exp
2
2
2
x

( )
2
r
x
x

R f



(10)
nder the following conditions:
n

u
0, 0, 0, m n m > > > > (11)
the probability of failure is:
- 108 -
4 1 , 2 , ,
2 2 2 2 2 2
1
, , ,
2 2 2 2 2 2
2
2 2
2 , 2 ,
2 2 2 2
f
m m m n
m m
m n m n m n
P n m n
n
m n m n



+ + +





+
=





+ + +

+
+



+



(12)
If strength variable has a Gumbel PDF:

( ) ( )
1
V , exp exp exp
r
x a x
R a b f x
b b b
a
=





(13)
under the following conditions:
(14) 0, 0, 0, 0 m n a b > > > >
the probability of failure is:
2 Ei exp Ei exp Ei exp
f
b b
P

=
a m a m n a m n
b b b
b
n
+ + +




(15)
In (15) the Ei[ ] is Exponential Integral Function.
strength variable has a Gamma PDF: If
( )
( )
1
exp
c
r
x

( ) ,
x
b b
f x
b c

R b c

(16)
under the following conditions:
(17)

0, 0, 0, 0 m n b c > > > >
the probability of failure is:

( )
( ) ( ) 2 , , ,
1
f
P
n c

=

2 1 , 1 , 1 ,
m m n m n
m c m n c m n c
b b b
m m n m n
b c c c
b b b
+
+ + + +



+
+ + + + +




(18)
strength variable has a Logistic PDF:
( )

If
2
exp
1 exp
r
x a
b
f x
x a
b
b



= ( ) X , R a b

+




(19)
- 109 -
under the following conditions:
0, 0, 0, 0 m n a b > > > >
the probability of failure is:

(20)
[ ] [ ] [ ] ( ) 2 log exp b a b

[ ] ( )
exp log exp exp
log exp exp
m b b a b m n b
b a b m b
P
n

+ + + +




n
f



+ +


= (21)
If strength variable has a Rayleigh PDF:
( ) ( )
2
2 2
R exp
2
r
x x
R b f x
b b

=


(22)
under the following conditions:
(23)
the probability of failure is:
0, 0, 0 m n b > > >

2 2 Erf b

2 Erf 2 Erf
2 2 2
2
f
m m n m n
b b
b b b
P
n

+



=
4 IDENTIFICATION OF THE CORRECTIVE FACTORS
ext step is articulated as follows:
. Identification of PDFs for strength variable, compatibly with available dat and sta
parameters. Moreover this set is organized in a decreasing order on the base of their relative
consistency. On the top we have the PPDF that is the most reliable model for the random variable.
e PPDF).
with available MFs, so
le strength.
(24)
N
1 a tistical
For each PDF is assigned a weight (greater weight corresponds to th
2. Statistical parameters for strength variable are assumed as fuzzy variable
that we have a fuzzy random variab
3. Fuzzy probability of failure is achieved, with reference to the particular situation as in (6), (9),
(12), (15), (18), (21) or (24). In this case, each expression is a fuzzy function, a deterministic
model able to map from fuzzy variables (statistical parameters for strength variable) into fuzzy
variable (fuzzy probability of failure).
Therefore, we introduce virtual random variables:

$ $
( )
( )

( )
$
( )
( )
1
N S R
S r R
S R f d d (25)
25) In ( , vectors
$
( ) S d and
$
( ) R
S R
d collect the statistical parameters in the PDF whereas
S
e
d and strength statistical parameters. The
main goal is to define these factors as solution of the following optimization problem:

R
are the corrective factors, respectively for loa
- 110 -

( )
1 1
m 1
. .
N
j
j j
f f
j j
l u
w P P w
s t
= =

in
N



(26)

(26),
( ) j
f P is the expected value of the fuzzy probability of failure (Liu, 2004),
j
w In is th
eight assigned for the specific PDF of the set. It is possible to note that we have ass
virtual load variable has a Normal PDF whose (corrected) statistical parameters are:
e
w umed

$
( )
$ $
{ }
$
{ }
1 2
1 2
S S S S
S S S S
d d = = d (27)
Basic parameters in (27) can be calculated assuming that the entropy as a measure of the
precise information. Specifically,

S im can be esteemed assuming that the probabilistic


ntropy of the virtual random variable: e

( ) ( )

( )
ln ln 2 S
S S
x
H f x f x dx e = =

(28)

is equal to the entropy of the fuzzy variable (Haldar and Reddy, 1992).

( )

( )
' '
1
' ln 0.50 ln
S S
x
G x x dx
n


= =

(29)
Moreover:

$
S
m = (30)
About virtual strength variable, it follows the PPDF. For instance, if it is Normal:
$ $ $
{ }
$
{ }
1 2
1 2
R R R R
R R
d d
R
= = d (31)
and mean
$
R
and standard deviation

R can be evaluated from laboratory or in situ


easures. These values represents the core of the corresponding fuzzy variables. Finally
ossible to evaluate the probability of failure for virtual variables. If we continue to as
that PPDF is Normal, then its value is:
m , it is
p sume

( )
$
( )
$
( ) 1 1
$
( )
( )
$
( )
( )
1 1
2 1
2 1
2 2
S R
S R
S R
S R
d d

+
fferent PPDFs. Afterwards, optimization problem
6) can be resolved to acquire the corrective factor in order to defi e the virtual probab
variables. Corrective factors allow to consider, in implicit way, the presence of hybrid sources
of uncertainty and, at the same time, to use the traditional method in probabilistic reliability
assessment. Other operative observations can be made about (26). Firstly, to limit numerical
errors can be useful to consider the logarithmic operator. Secondarily, it is evident that the
f
d d
P



=


(32)
Evidently, it is possible to consider others di
(2 n ilistic
- 111 -
general problem doesnt admit an unique solution: with the purpose to get the simplest
solution, it is important to choose, in a reasonable way, the lower
l
and the upper
u
bounds
for corrective factors:

( ) ( )
1 1
min 1
. .
N N
j
j j
f f
j j
l u
w Log P Log P v w
s t

= =


+ =







(33)
In (33), () is a function of (i.e. the norm), v

is a coefficient to quantify the relative


importance between two addends in the objective function.
5 PARTIAL SAFETY FACTORS CALIBRATION
inties. Historically, the search of
the partial safety factor can be done adopting technical judgments, fitting procedures,
optimization based techniques or a mix of these. Our approach consider technical judgments
ed as hybrid strategy.
First of all, we define the characteristic values for virtual random variables (25):
In this Section, we propose to adopt the aforementioned corrective factors to define partial
safety factors in presence of data and model hybrid uncerta
and optimization based approach, insofar it can be assum

( )
$
( )
( )
$
( )
1 2
1 2
0
0
k S
S S S S S S
k R
R R R R R R
s k k
r k k


= +
=

$
$
(34)
In (34), k
S
and k
R
are the number of standard deviations above the mean value of the Normal
PDF (for virtual random load variable) and below the mean value of PPDF (for virtual
strength variable) to represent characteristic values. It is important to observe that
oth expression are formulated as function of the corrective fact rs, solutions of the pro
(26). Partial safety factor are introduced to avoid a complete (probabilistic) calculation but, at
the same time, these factors have to provide the given target reliability level (Burdekin,
random
b o blem
2007):

( )
( )
( )
( )
( )
( )
, ,

k d
S R
S S R R
d k
S R
s r
s r

= =


ollowing optimization problems:


$ $
$ $
(35)
Finally, partial safety factors for load and strength can be computed respectively by the well
known f
( ) ( )
2
1
min ,
S
L
i i
i i
d k
S S S
i
s s

. .
l u
S S S
s t



$ $
(36)


- 112 -
( ) ( )
2
1
min ,
. .
R
L
i i
i i
k d
R R R
i
l u
R R R
r r
s t


$ $
(37)
where a sufficiently ample class of L cases should be considered. Other details can be found
in the following numerical example.
6 NUMERICAL EXAMPLE
the following stress: A structural element is subject to

2
, , 10,15, S m n m m n = + = 20 N mm (38)
nd its strength obeys to a Normal PDF. In this case, mean and standard deviation are
assumed as fuzzy variables. Virtual strength variable has mean and standard deviation whose
a
values are estimated from experimental investigations:

$
2
30 3 R
R
N mm = =
2
N mm (39)
n the base of expert judgments and technical point of view DM is able to attribu
following MF for mean and standard deviation in (39):
O , te the

%
2
20, 30, 31 2. N mm = =
2
8, 3, 4 N mm (40)
nce the corrective factors are evaluated from (33), design values are:

O

( )
( )
$
( )

( )

( )
2
1 2
2 2
2 2
S
S

d S
S S S S
S R
S R
s

= +
+

$
(41)

( )
$
( )

( )

( )

( )
2
1 2
2 2
2 2
R
R
d R
R R R R
S R
S R
r



=
+

$
(42)
Having assumed k
R
= k
S
= 1, it is possible to obtain partial safety factors for different target
reliability levels from (35). Final results are plotted in the following Figure 1.
- 113 -


Figure 1. Target reliability level vs. Partial safety factor.
It is possible to deduce that if fuzziness and fuzzy randomness condition are considered with
the presented procedure, partial safety factors present greater values (red line with circular
markers) in comparison to the conventional case in which these sources of uncertainty are
neglected (blue line with square marker). Particularly, this difference increases if one consider
increasing values for the safety demand .
Another important aspect to underline is that the presented procedure allows to reduce the
negative effects due to the arbitrariness of informal and lexical source of uncertainties. In this
way, it is possible to avoid the use of unjustified values for the partial safety factors.
7 CONCLUSIONS
A general methodology to compute partial safety factors under hybrid uncertainties (both on
data and model) has been discussed. In detail, fuzzy and fuzzy random variables are
considered (data uncertainties) as well as the presence of several data-compatible probability
density functions (model uncertainties). The procedure can be adopted in the aim to establish
the numerical value of the partial safety factor in different design codes when lexical and
informal type of uncertainties have to be taken into account.
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mechanical structures, Reliability engineering and system safety, 67, 311-315.
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Uncertainty modeling and analysis in civil engineering, CRC press LLC, 120-135.




- 115 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
AGGIORNAMENTO BAYESIANO
DEI PARAMETRI DI MODELLAZIONE STRUTTURALE
E DELLAFFIDABILIT SISMICA DI EDIFICI ESISTENTI IN C.A.
Fatemeh Jalayer, Iunio Iervolino, Gaetano Manfredi
Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Universit degli Studi di Napoli Federico II,
fatemeh.jalayer@unina.it, iunio.iervolino@unina.it, gaetano.manfredi@unina.it
ABSTRACT
Nellambito dei livelli di conoscenza, in funzione delle informazioni disponibili per ledificio,
le recenti norme sismiche sembrano sintetizzare tutti gli aspetti legati allincertezza sulla
struttura nei cosiddetti fattori di confidenza. Lobbiettivo di questo lavoro di confrontare la
valutazione sismica di una struttura secondo lapproccio dei fattori di confidenza, con lanalisi
di affidabilit delledificio che tiene conto, in modo esplicito, dellincertezza nei parametri di
modellazione strutturale e delle informazioni suppletive fornite da prove e verifiche.

Nel presente studio i risultati delle prove in situ sono utilizzati per determinare il modello
strutturale pi plausibile e valutare laffidabilit sismica delledificio in esame tenendo conto
del maggiore stato di conoscenza acquisito con un metodo di aggiornamento bayesiano. Tale
approccio che pu essere particolarmente oneroso dal punto di vista computazionale, viene
reso pi efficiente da un algoritmo di simulazione adattivo di tipo Markov Chain Monte
Carlo, in cui i risultati delle prove vengono considerati come informazioni aggiuntive
attraverso i livelli successivi di simulazione. Laffidabilit aggiornata della struttura, calcolata
utilizzando le realizzazioni della simulazione, viene confrontata col valore del fattore di
confidenza relativo allopportuno livello di conoscenza. Come si vedr, ci consente di
rappresentare leffetto dei fattori di confidenza suggeriti dai codici sulla valutazione della
prestazione strutturale globale. Inoltre, permette di definire il valore del fattore di confidenza
sulla base della valutazione probabilistica della prestazione sismica e che quindi tiene
esplicitamente conto di tutte le incertezze coinvolte nella analisi.

La struttura considerata il telaio centrale di un edificio esistente in cemento armato di
quattro piani situato in Avellino, adibito ad uso scolastico e progettato per soli carichi
verticali. Lo studio tiene conto di prove distruttive (carotaggi e prove di trazione su barre) e
non distruttive (prove ultrasoniche) per determinare la resistenze dei materiali.

PAROLE CHIAVE
Fattori di confidenza, aggiornamento bayesiano, affidabilit, simulazione Markov Chain
Monte Carlo.

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 116 -
1 INTRODUZIONE
La determinazione delle propriet dei materiali e dei dettagli strutturali negli edifici esistenti
pu essere caratterizzata da un significativo livello di incertezza. Le normative sismiche
italiana ed europea affrontano tali incertezze sintetizzandole nei fattori di confidenza, da
applicare alle propriet medie dei materiali, es. OPCM 3431 (2005). Al fine di quantificare
tali fattori di confidenza le normative definiscono specifici livelli di conoscenza della
struttura, per ciascuno dei quali si richiedono specifiche campagne di test ed ispezioni.
Lobbiettivo del presente lavoro dunque quello di considerare le incertezze strutturali
nellambito di un approccio bayesiano, utilizzando i risultati di test ed ispezioni per
aggiornare sia le distribuzioni di probabilit delle propriet dei materiali sia laffidabilit
strutturale. In particolare, lalgoritmo presentato si basa su di una serie di modelli strutturali
possibili, a ciascuno dei quali viene associata una particolare plausibilit; tali modelli
strutturali sono quindi aggiornati allinterno di un approccio bayesiano attraverso un
aggiornamento della plausibilit ad essi associata, a partire dai dati provenienti dalle ispezioni
e dai test condotti (Beck and Katafigiotis, 1998). Tale algoritmo consente quindi di pervenire
ad una valutazione dellaffidabilit strutturale che pu essere definita robusta. I risultati di
queste analisi sono quindi confrontati con quelli provenienti dallapplicazione dei fattori di
confidenza come attualmente suggerito dalle succitate normative, il che consente di valutare
quantitativamente leffetto di tali fattori sulla valutazione sismica della struttura secondo
norma.
2 METODOLOGIA
Nel presente paragrafo si descrive lapproccio bayesiano seguito per laggiornamento del
modello strutturale e della conseguente affidabilit, tuttavia maggiori dettagli possono essere
trovati in Jalayer et al. (2008).
2.1 Valutazione dellaffidabilit robusta
Sia il vettore costituito dai parametri affetti da incertezza e si supponga che
o
rappresenti
quei parametri del modello strutturale che sono osservabili attraverso prove in situ.
Sia un insieme di prove e si consideri M come un set di possibili ipotesi di
modellazione, caratterizzate sia da aspetti strutturali sia probabilistici. La plausibilit di un
modello strutturale quantificata attraverso una distribuzione di probabilit per il vettore dei
parametri di modellazione
D
1
[ ,..., ]
n
= che identifica univocamente un modello strutturale
allinterno delle possibili configurazioni. La distribuzione di probabilit aggiornata viene
condotta utilizzando il teorema di Bayes (Beck and Au 2002):

( | , ) ( | , )
( ) ( | , ) ( | ) ( | )
( | ) ( | )
o
D
p D M p D M
p p D M p M p M
p D M p D M

= = =
(1)
dove ( | ) P M rappresenta la distribuzione di probabilit a priori per il vettore individuato
da M, rappresenta la distribuzione di probabilit dei dati D individuati da M e ( | P D M
( | , ) M
)
P D rappresenta la distribuzione di probabilit dei dati osservati D, dato il vettore di
parametri individuato da M. Si assume inoltre che ( | , ) P D M sia indipendente dai
parametri
u
per i quali non sono disponibili misurazioni, cio ( | P D , ) ( | , )
o
M D M P = ,
- 117 -
dove
o
rappresenta un set di parametri del modello che possono essere misurati o comunque
valutati. A questo punto, le previsioni di risposta a seguito dellaggiornamento possono essere
condotte utilizzando i dati D attraverso ( )
D
P , fornito dallequazione 1. Ad esempio, se la
probabilit di un evento di failure basato sui parametri rappresentata da , la
probabilit di failure robusta pu essere valutata come lintegrale (inteso definito su tutto il
dominio di
( | , ) P F D M
):
( | , ) ( ( | , ) P F D M P p d | , ) F M D M =


( 2)
dove ( | ) P F M , rappresenta la probabilit di collasso convenzionale del modello strutturale
definito da . In particolare, data una specifica rappresentazione di evento sismico,
I ( | P F , M) si riduce ad una funzione indicatrice (
F
, ) M , pari allunit in caso del
raggiungimento del collasso e nulla altrimenti:
( | , )
)
p ( | , ) ( , ( | )
( |
o
F
M
P F D M I M d
M
)
p D
M
p D


(3)
Nel presente articolo, al fine di valutare laffidabilit robusta fornita dallequazione 3, si fa
riferimento ad un metodo di simulazione tipo Markov Chain Monte Carlo (Beck and Au,
2002). In particolare, per generare campioni secondo una sequenza Markov chain si fa uso
dellalgoritmo Metropolis-Hastings (MH), al fine di stimare laffidabilit robusta attraverso
una media statistica.
2.2 Generazione di campioni secondo la funzione obiettivo PDF
o
( | , ) p D M
Lalgoritmo MH impiegato per generare campioni secondo unarbitraria funzione PDF, nel
caso in cui tale funzione PDF obiettivo sia nota a meno di una costante. A partire dalla
formula bayesiana possibile derivare la funzione PDF come:

1
( | , ) ( |
)
o o
M)
( | , ) | , ) ( | )
( |
o o o
p D M p
( p D M c p M p M
p D M
D

= =
(4)
dove ( | )
o
p M rappresenta la distribuzione di probabilit a priori dei parametri osservati
o
e
p( |
o
, ) D M , nota come funzione di verosimiglianza, rappresenta la distribuzione di
probabilit dei dati specificati dai parametri
o
. Si introduce quindi una sequenza di PDF
obiettivo intermedie,
i
f , che varino gradualmente tra la distribuzione a priori ( | )
o
p M e
quella aggiornata obiettivo ( | ,
o
) p D M . Le funzioni
i
f possono essere modellate come
funzioni PDF aggiornate, secondo il teorema di Bayes, attraverso un insieme di dati di
numerosit crescente, ovvero ( |
i o
, )
i
f p D M , dove .
1 2 n
D = D D D
2.3 Collasso strutturale
Si assume che il collasso si verifichi allorch la domanda sismica ( ) D supera la capacit
strutturale { } : ( ) ( ) F D C = > . Assumendo entrambe queste quantit come scalari, il
rapporto domanda/capacit pu essere definito come ( ) ( ) / ( ) Y D C = . Inoltre la regione di
- 118 -
collasso F pu essere definita come il dominio delle r cui esse conducono
al collasso e cio
variabili incerte pe
{ } : ( ) 1 F Y = = , mentre la sequenza di regioni di collasso nidificate pu
essere generata come { } : ( )
i i
F Y = > y , dove
1
0 1
m
y y < < < = .
Nel presente studio la capacit strutturale ottenuta da analisi di pushover ed definita
com
3 MODELLAZIONE DELLE INCERTEZZE
Come gi anticipato nel precedente paragrafo, il vettore
e lo spostamento globale a cui corrisponde lattingimento della crisi nel primo elemento
(definita convenzionalmente come lattingimento di una rotazione pari ai di quella ultima).
La domanda sismica, invece, definita come lo spostamento globale corrispondente
allintersezione della curva di capacit dellequivalente sistema SDOF e del corrispondente
spettro di risposta sismico di normativa, valutato per il sito in esame, definito in termini di
intensit sismica e di caratteristiche del suolo (tale metodo noto anche come capacity
spectrum method, Fajfar, 1999).

contiene i parametri del problema
za legata
4 CASO STUDIO
La metodologia fin qui discussa stata applicata ad una struttura esistente, al fine di condurre
dificio scolastico esistente, situato nel Comune di Avellino. La
ale al 1960 ed stata progettata per soli carichi gravitazionali, come accade
di
caratterizzati da incertezza, come lazione sismica, le propriet dei materiali e i dettagli
strutturali. Il presente lavoro intenzionalmente focalizza lattenzione sulle incertezze dei
parametri di modellazione strutturale, trascurando quelle relative allazione sismica.
In particolare sono state considerate due distinte sorgenti di incertezza: (1) lincertez
alle propriet meccaniche dei materiali e (2) quella relativa ai dettagli nella disposizione delle
armature, i quali, anche detti difetti strutturali, sono capaci di influenzare le capacit dei
singoli elementi strutturali in termini di legame momento-rotazione. Per quanto riguarda le
incertezze di questo secondo gruppo, sono state considerate quelle relative allassenza di
barre, ai diametri delle stesse, alla qualit dellancoraggio e allo spessore del copriferro. Tali
incertezze sono modellate attraverso variabili discrete che possono assumere valori allinterno
di specifici intervalli, a ciascuno dei quali associata una certa plausibilit. Tali valori di
plausibilit sono determinati a priori in modo qualitativo, sulla base di giudizio esperto.
Inoltre, una volta resi disponibili risultati di test e osservazioni sulle quantit in questione, essi
possono essere utilizzati per aggiornare la plausibilit, attraverso la metodologia bayesiana gi
descritta.
unanalisi su di un caso studio.
4.1 Modello strutturale
E stato considerato un e
struttura si trova in una zona classificata sismicamente come di II categoria, secondo quanto
definito nella normativa italiana vigente (OPCM 3519, 2006). Il suolo su cui insiste ledificio
risulta di tipo B.
La struttura ris
frequente per strutture stesso costruite in quel periodo. Essa costituita da tre livelli fuori
piano e da un livello semi-interrato. La Figura 1a mostra una vista tridimensionale del
modello strutturale dellintero edificio. Da questo stato estratto il telaio centrale ed stato
utilizzato come modello strutturale di analisi (Figura 1b). In esso le colonne hanno sezione
rettangolare, le cui dimensioni sono le seguenti: primo livello: 40x55 cm
2
, secondo livello:
- 119 -
40x45 cm
2
, terzo livello: 40x40 cm
2
, e quarto livello: 30x40 cm
2
. Le travi invece, anchesse
caratterizzate da sezione rettangolare hanno le seguenti dimensioni: 40x70 cm
2
al primo e
secondo piano e 30x50 cm
2
per gli ultimi due livelli. Per lintero edificio sono stati disponibili
i grafici strutturali originali, dai quali si evinto che lacciaio adoperato per il rinforzo di
tipo Aq40 mentre il calcestruzzo ha una resistenza caratteristica pari a 180 kg/cm
2
(R.D.L.
2229, 1939). Il modello strutturale delledificio di tipo a plasticit concentrata, e cio si
assunto che le non linearit si concentrino in cerniere plastiche poste alle estremit degli
elementi strutturali.



(a)
(IV)
(III)
(II)
(I)
(1) (2) (3) (4)
3
.
5
0

m
3
.
9
0

m
3
.
9
0

m
2
.
2
0

m
4.20 m 4.20 m 4.20 m 3.50 m

X Y X Z
Y
Z
(b)
Figura 1: (a) Vista tridimensionale del modello strutturale (b) Telaio centrale adoperato nelle analisi

4.1.1 Caso 1: Assenza di test e osservazioni
el primo caso si valutata laffidabilit a partire dallo stato di conoscenza della struttura N
prima di condurre prove o ispezioni. Si assume che le sorgenti di incertezza siano nelle
propriet dei materiali e nei dettagli delle barre darmatura. In particolare, si definita una
lista di possibili difetti strutturali, per ciascuno dei quali si proceduto a valutare il peso
relativo e la possibile correlazione con gli altri difetti. I pesi, come gi accennato in
precedenza, sono stati valutati sulla base dellesperienza; in linea di principio, a partire dal
consenso fornito da operatori del settore, sarebbe possibile ed utile costruire un database di
possibili difetti strutturali e delle loro relative plausibilit. Infatti, in assenza di risultati pi
accurati, tali informazioni qualitative servirebbero quale strumento per la costruzione di
distribuzioni di probabilit a priori dei parametri relativi ai difetti strutturali. Una sintesi dei
dati utilizzati nel caso studio presentata nella Tabella 1. La Tabella 2, invece, mostra i
parametri per la costruzione di distribuzioni di probabilit a priori per la tensione di
snervamento dellacciaio e per la resistenza a compressione del calcestruzzo. Le distribuzioni
di probabilit sono quindi costruite utilizzando i risultati di studi statistici condotti sulla
variabilit di tali propriet meccaniche nelle costruzioni esistenti appartenenti allo stesso
periodo delledificio in esame (Verderame et al., 2001a; Verderame et al., 2001b). La Tabella
2 inoltre presenta il grado e la modalit di correlazione dei parametri allinterno della
struttura.
- 120 -
Laffidabilit della struttura stata valutata attraverso una procedura di simulazione Monte
Carlo, utilizzando in particolare 200 simulazioni. La probabilit di failure stata quindi
valutata come pari a 0.005 e caratterizzata da un coefficiente di variazione pari a 1.
Tabella 1. Modellazione probabilistica dellincertezza nei dettagli diarmatura.

Difetto Possibilit Prob. Tipo
Ancoraggio
(Trave)
Ben fatto
(100% effetiva)
0.900 Sistematico per
piano
Assente
(50% effettiva)
0.100
Disposizione
diametro
(Pilastri)



16
0.950 Sistematico per
piano e tipologia

14
0.050
Sovrapposizione
(Pilastri)
100% Area
effettiva

0.950 Sistematico per
piano
75% Area
effettiva
0.050
Errori di
posizionamento
(Pilastri)
Posizionamento
pi probabile
0.950 Sistematico per
piano e tipologia
Posizionamento
meno probabile
0.050
Mancanza delle
armature (Travi)
Manca una
barra
0.100 Sistematico per
piano e tipologia
Non manca una
barra
0.900
Copriferro 2 cm 0.125 Sistematico per
piano
3 cm 0.750
4 cm 0.125









Tabella 2. Modellazione probabilistica delle caratteristiche meccaniche dei materiali.




Var Dist Media
[kg/cm
2
]
COV
f
c
LN 165 0.15
f
y
LN 3200 0.08
4.1.2 Caso 2: Utilizzo dei risultati di test per laggiornamento della valutazione
In questo caso sono stati utilizzati risultati di prove condotte al fine di stimare le propriet
meccaniche del calcestruzzo, adoperando in particolare dati di test ultrasonici e di prove
meccaniche a rottura condotte su carote estratte da alcuni elementi strutturali. I risultati di tali
prove sono stati utilizzati secondo algoritmo MH in due livelli (200 simulazioni per ciascun
livello) al fine di aggiornare la distribuzione di probabilit della resistenza del calcestruzzo ai
differenti piani della struttura e calcolare laffidabilit robusta. La Tabella 3 presenta le prove
disponibili per la struttura. Sono utilizzati, nella prima fase di aggiornamento i risultati delle
- 121 -
prove distruttive (sia per il calcestruzzo che per lacciaio). I risultati delle prove non-
distruttive (ultrasoniche) sono invece implementati nel processo di aggiornamento al secondo
livello. Si nota che tali prove vengono associati con un livello di errore maggiore rispetto a
quelle distruttive.
Tabella 3. Le prove disponibili per ledificio in esame.
Prova # dati Tipo di prova Errore
Carote piano semi-interrato 2 distruttiva 0.15
Carote piano terra 2 distruttiva 0.15
Carote primo piano 2 distruttiva 0.15
Ultrasoniche piano semi-
interrato
6
non-distruttiva 0.335
Ultrasoniche pianoterra 6 non-distruttiva 0.335
Ultrasoniche primo piano 6 non-distruttiva 0.335
Prova di resistenza di acciaio 1 distruttiva 0.08






4.2 Discussione: Confronto tra i due casi e la valutazione secondo norma
La Figura 2 nei pannelli di sinistra mostra gli istogrammi del rapporto domanda su capacit
risultanti dalle simulazioni corrispondenti a tre livelli crescenti di informazioni sulla struttura,
mentre a destra sono mostrate le distribuzioni gaussiane adattate per il logaritmo di D/C per
gli stessi livelli. Il livello superiore corrisponde alla distribuzione a priori per D/C prima di
conoscere i risultati delle prove in situ. Il secondo rappresenta laggiornamento della
distribuzione una volta noti i risultati dei test sulle carote di calcestruzzo e sulla barra di
armatura. Lultimo livello illustra laggiornamento della distribuzione della prestazione
strutturale che include anche le informazioni derivate dalle prove ultrasoniche per il
calcestruzzo.

-0.6 -0.5 -0.4 -0.3 -0.2 -0.1 0 0.1 0.2
0
2
4
6
a

p
r
i
o
r
i
-0.6 -0.5 -0.4 -0.3 -0.2 -0.1 0 0.1 0.2
0
5
10
p
o
s
t
e
r
i
o
r
i

1

l
i
v
e
l
l
o
-0.6 -0.5 -0.4 -0.3 -0.2 -0.1 0 0.1 0.2
0
5
10
15
ln D/C
p
o
s
t
e
r
i
o
r
i

2

l
i
v
e
l
l
o
FC=1 FC=1.2 FC=1.35 FAILURE
60
0.6 0.65 0.7 0.75 0.8 0.85 0.9 0.95 1 1.0
0
20
40
60
40
0.6 0.65 0.7 0.75 0.8 0.85 0.9 0.95 1 1.0
0
20
0.6 0.65 0.7 0.75 0.8 0.85 0.9 0.95 1 1.0
0
20
40
60
D/C

Figura 2: (a) Istogrammi del rapporto domanda su capacit per livelli crescenti di informazione, (b)
Distribuzioni lognormali adattate ai dati. Sulla figura si riportano anche i rapporti di domanda su
capacit corrispondenti ai tre valori di FC del codice (linea continua), oltre che il valore del rapporto D/C
che ha il 95% di probabilit di essere superato (linea tratteggiata) in ciascuna distribuzione.
- 122 -
A tutte e tre le stime della prestazione strutturale determinate attraverso lutilizzo dei
fattori di confidenza suggeriti dal codice (i.e. FC=1,1.2,1.35) stato cos possibile assegnare
una posizione nelle distribuzioni del rapporto D/C corrispondenti ai vari livelli informativi,
come si pu evincere dalla Figura 2. Si noti come nella stessa figura si riporta anche il valore
del rapporto domanda su capacit che corrisponde al collasso della struttura:
. Se si definisce come fattore di confidenza esatto quello che porta, ad
esempio, ad una stima di Y che ha il 5% di probabilit di superamento, allora possibile
valutare la fondatezza dei valori di FC di normativa per il particolare caso in questione. Ad
esempio, al livello di conoscenza pi scarso il fattore di confidenza esatto maggiore porta
ad una stima del rapporto D/C maggiore, seppur vicina, a quella che si ottiene con FC=1.35.
Al livello intermedio, che trae vantaggio dalle informazioni fornite delle prove distruttive il
valore di riferimento, cio quello corrispondente ad un rapporto D/C che ha il 5% di
probabilit di essere superato, compreso tra quello relativo ad FC=1.0 e FC=1.20. Per il
livello di informazione massimo, relativamente ai risultati delle prove disponibili, si nota
come il valore della prestazione strutturale che ha il 5% di probabilit di essere superato nella
distribuzione del rapporto D/C molto vicino a quello determinato da FC=1 che quello che
nel codice corrisponde al livello di conoscenza maggiore.
ln ln1.0 0.0 Y = =
5 CONCLUSIONI
Lo studio presentato ha inteso valutare e comprendere il livello di confidenza sulla sicurezza
strutturale associato alla valutazione degli edifici esistenti eseguita secondo la recente
normativa sismica italiana. Le incertezze considerate nellanalisi di affidabilit sono relative
alle propriet dei materiali e ai dettagli strutturali, messi in relazione a possibili difetti di
costruzione. Si quindi presentata una caratterizzazione a priori delle incertezze considerate
con una valutazione semplificata delleffetto meccanico che esse provocano (questo secondo
aspetto riguarda soprattutto i dettagli di armatura), i modelli probabilistici proposti sono stati
in seguito aggiornati con le informazioni provenienti dalle prove in situ.
Il metodo utilizzato per stimare la distribuzione a priori del parametro di prestazione
strutturale, in questo caso il rapporto tra capacit e domanda, di tipo simulazione (Monte
Carlo) in cui ogni realizzazione corrisponde ad una applicazione del metodo del capacity
spectrum e quindi richiede una analisi strutturale statica non lineare. Laggiornamento
bayesiano dellaffidabilit viene effettuata utilizzando un algoritmo di tipo Markov chain
Monte Carlo. E stato cos possibile ricavare la distribuzione a priori della prestazione
strutturale in due casi: (1) si considera sia la variabilit dei materiali che quella legata ai
dettagli strutturali, (2), la valutazione della struttura nel primo caso viene aggiornato
attraverso i risultati delle prove e ispezioni. Il processo di aggiornamento viene effettuato nei
due livelli, in primo livello le prove distruttive e le loro relativi errori vengono implementati e
nel secondo livello quindi vengono considerate le prove non-distruttive e i relativi errori
(maggiori rispetto a quelle distruttive).
Conseguentemente stato possibile valutare la prestazione sismica della struttura secondo
la procedura normativa nei tre casi: (a) utilizzando i valori medi delle distribuzioni a priori
delle propriet dei materiali (FC=1), (b) utilizzando i valori medi divisi per il fattore di
confidenza corrispondente al livello di conoscenza adeguata (FC=1.20), (c) utilizzando i
valori medi divisi per il fattore di confidenza corrispondente al livello di conoscenza limitata
(FC=1.35). Per ciascun valore di FC stato calcolato il rapporto tra domanda e capacit
strutturale posizionato nella distribuzione della prestazione strutturale per i tre livelli di
informazione per la struttura in esame. Inoltre, il valore del fattore di confidenza cosiddetto
esatto stato caratterizzato come il valore di FC che corrisponde al rapporto domanda
- 123 -
capacit con la probabilit di superamento pari a 5%. Ci consente, di quantificare il valore di
FC, da applicare alle sole propriet dei materiali, sulla base della valutazione probabilistica
globale della struttura che tenga rigorosamente conto di tutte le incertezze in gioco, che
comprendono sia quelle legate alle effettive caratteristiche della struttura sia alla tipologia e
qualit delle prove.
6 RINGRAZIAMENTI
Lo studio presentato in questo lavoro stato sviluppato nellambito della Linea 2 del progetto
triennale ReLUIS Dipartimento della Protezione Civile.
7 BIBLIOGRAFIA
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framework, Journal of Engineering Mechanics, Vol. 124, no. 4, April 1998.
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Carlo simulation, Journal of Engineering Mechanics, Vol.128, no. 4, April 2002.
Au, S.K., Beck, J.L. Subset simulation and its application to probabilistic seismic performance
assessment, Journal of Engineering Mechanics, Vol. 16, no. 4, 2003.
Cornell, C.A. A probability-based structural code, ACI Journal, 66(12): 974985, 1969.
Fajfar, P. Capacity spectrum method based on inelastic demand spectra, Earthquake Engineering
and Structural Dynamics; 28:97993, 1999.
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associata nella valutazione sismica di edifici esistenti in cemento armato, Proceedings XII
Convegno ANIDIS, Giugno 2007.
Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (OPCM) n. 3431, Ulteriori modifiche ed
integrazioni all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003.
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 107 del 10-5-2005 (Suppl. Ordinario n.85), 2005.
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delle zone sismiche e la formazione e laggiornamento degli elenchi delle medesime zone. Gazzetta
Ufficiale della Repubblica Italiana n. 108, 2006.
Regio Decreto Legge (R.D.L.) 2229. Norme per lesecuzione delle opere in conglomerato cementizio
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Verderame, G.M., Manfredi, G., Frunzio G., Le propriet meccaniche dei calcestruzzi impiegati nelle
strutture in cemento armato realizzate negli anni 60, X Congresso Nazionale Lingegneria
Sismica in Italia, Potenza-Matera 9-13 settembre 2001a.
Verderame, G.M., Stella, A., Cosenza, E., Le propriet meccaniche degli acciai impiegati nelle
strutture in cemento armato realizzate negli anni 60, X Convegno Nazionale "L'Ingegneria
Sismica in Italia", Potenza e Matera 9-13 Settembre 2001b.




- 124 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
ANALISI PARAMETRICHE SU STRUTTURE ESISTENTI IN C.A.
FINALIZZATE ALLA VALUTAZIONE DELLA COERENZA DEI RISULTATI
OTTENUTI CON DIVERSI METODI DI ANALISI
Angelo Masi, Marco Vona, Vincenzo Manfredi
DiSGG, Universit degli studi della Basilicata, Potenza
angelo.masi@unibas.it, marco.vona@unibas.it

ABSTRACT
Nel presente lavoro sono analizzati alcuni telai bidimensionali estratti da tipologie edilizie
rappresentative degli edifici in c.a. maggiormente presenti sul territorio italiano ed europeo. A
tale scopo sono stati selezionati alcuni schemi strutturali con differenti altezze, rigidezza delle
travi, presenza e collocazione delle tamponature. Dopo aver effettuato una progettazione
simulata basata su norme tecniche vigenti, manualistica consolidata e consuetudini progettuali
dellepoca di costruzione, le strutture sono state valutate adottando due dei quattro metodi di
analisi previsti dalle norme italiane ed europee, ossia lanalisi dinamica lineare (ADL) e
lanalisi statica non lineare (ASNL o analisi push-over) aventi differente livello di complessit
ed accuratezza. I risultati ottenuti sono stati esaminati e confrontati allinterno e tra i due
metodi aventi differente livello di complessit ed accuratezza allo scopo di valutare la
coerenza relativa di quanto fornito, in termini di prestazioni e rispetto degli stati limite previsti
dalle norme sismiche.
PAROLE CHIAVE
Cemento armato, edifici esistenti, analisi dinamiche lineari, push over, normativa.
1 INTRODUZIONE
Gli edifici esistenti con struttura intelaiata in calcestruzzo armato rappresentano una quota
rilevante del patrimonio edilizio italiano ed europeo. Inoltre, la maggior parte di essi sono
stati progettati non tenendo conto della pericolosit sismica del sito di costruzione, pertanto la
valutazione della resistenza sismica e ladeguamento di tali edifici fondamentale per la
mitigazione del rischio sismico. La valutazione richiede procedure significativamente diverse
rispetto a quelle adottate per la progettazione degli edifici nuovi, principalmente per le
incertezze relative allindividuazione dellorganismo strutturale resistente, alla stima delle
propriet dei materiali in-situ, allidentificazione dei dettagli costruttivi. Le norme italiane
(OPCM 3274/2003) ed europee (EC8) pi recenti, accanto allintroduzione di nuovi metodi di
valutazione, incentivano le indagini conoscitive definendo fattori di confidenza (FC) che
operano una riduzione delle resistenze medie dei materiali fornite dalle indagini in modo
inversamente proporzionale al livello di conoscenza raggiunto sulla struttura. Nel lavoro
presentato uno studio parametrico su telai in c.a., rappresentativi di edifici esistenti tipici del
patrimonio residenziale italiano, la cui progettazione stata effettuata adottando una
consolidata procedura di progettazione simulata. Sono stati selezionati schemi strutturali con
differente altezza (due, quattro ed otto piani), diversa rigidezza delle travi (a spessore di solaio
ed emergenti), diverse caratteristiche e collocazione delle tamponature, diverse dimensioni in
pianta. Le verifiche sono state condotte considerando i tre diversi valori di FC e due dei

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 125 -
quattro metodi previsti dalle norme italiane, ossia lanalisi dinamica lineare (ADL) con fattore
di struttura e lanalisi statica non lineare (ASNL o analisi push-over) aventi differente livello
di complessit ed accuratezza. Per il primo metodo le elaborazioni sono state condotte per
quattro valori del fattore di struttura scelti nellintervallo prescritto dalla normativa italiana.
Linput sismico, applicato ai telai analizzati con entrambi i metodi di verifica, deriva dai
valori assunti nella recente classificazione del territorio italiano. Sono stati quindi considerati
quattro livelli di intensit corrispondenti alle zone sismiche considerate in Italia. Le differenti
capacit ottenute adottando i tre fattori di confidenza nelle 4 differenti zone sismiche sono
state valutate considerando tre valori della resistenza del calcestruzzo, rappresentativi di
calcestruzzi di scarsa, media e buona qualit.
2 METODOLOGIA
La rappresentativit del presente studio al fine di individuare limiti e vantaggi dei metodi di
analisi indagati deve necessariamente muovere i suoi primi passi dalla corretta definizione
delle tipologie da analizzare. Lindividuazione e caratterizzazione delle tipologie edilizie di
edifici progettati per soli carichi verticali si basa su di una consolidata procedura messa a
punto ai fini di studi di vulnerabilit su vasta scala (Masi 2003, Masi & Vona 2004, Vona &
Masi 2004) basata su lindividuazione dalle tipologie di edifici in c.a., lesame e studio delle
indicazioni normative del periodo, lesame e studio delle indicazioni della manualistica di uso
corrente nel periodo, lanalisi di documentazione tecnica originale rappresentativa degli
edifici in esame ed infine la progettazione simulata delle tipologie edilizie.
Le tipologie individuate sono rappresentative di edifici residenziali progettati e costruiti negli
anni 60-70 in zone non sismiche. Esse presentano uno schema intelaiato caratterizzato dalla
presenza di travi, necessarie in virt dellorditura dei solai, nella direzione longitudinale e
privo di travi in direzione trasversale ad esclusione dei telai di estremit. La lunghezza totale
funzione della lunghezza delle campate, assunta pari a 5 metri, e del numero delle stesse,
variabile da 3 a 5. Il numero di piani variabile tra 2, 4 e 8 con unaltezza di interpiano pari a
3m. Inoltre, sono stati considerati differenti tipi di collegamenti trasversali sulla base di travi
di differente sezione, ossia travi emergenti 30x50cm (Rigid Beam, RB) e travi a spessore
70x22cm (Flexible Beam, FB). stata considerata anche la presenza di pannelli di
tamponatura in muratura, la cui collocazione ha dato luogo a tre tipologie di telai: Bare Frame
BF (telai privi di tamponature efficaci), Infilled Frame IF (telai completamente tamponati)
e Pilotis Frame PF (telai con configurazione a piano porticato). Per quanto riguarda le
caratteristiche delle tamponature, si considerata la loro tipica configurazione negli edifici
esistenti in c.a., costituita generalmente da una doppia fodera di laterizi forati di spessore
totale t
w
pari a circa 20cm. I pannelli sono stati modellati mediante un puntone equivalente, la
cui area stata determinata moltiplicando lo spessore t
w
per una larghezza equivalente b
w

ottenuta con la classica espressione di Mainstone (1974) relativa a pannelli rettangolari di
muratura. La combinazione delle diverse caratteristiche tipologiche prese in esame e dei
possibili parametri di progetto, che verranno descritti nel seguito, ha dato luogo ad una grande
quantit di casi, pertanto nel presente lavoro sono statti riportati soltanto i risultati relativi ai
telai bidimensionali rappresentativi di telai esterni presenti nelle tipologie edilizie
tridimensionali. Tali risultati hanno comunque una loro significativit, tenuto conto delle
caratteristiche tipiche dellorganismo strutturale degli edifici esistenti: essendo generalmente
pi deboli nella direzione trasversale, e considerato che in tale direzione gli unici telai presenti
sono quelli esterni, chiaro che ad essi affidata la parte pi rilevante della resistenza
dellorganismo strutturale. Per quanto riguarda i parametri meccanici, sono stati considerati
tre possibili valori della resistenza media del calcestruzzo in situ f
cm
, pari a 10, 18, 28N/mm
2
,
mentre per lacciaio, tenuto conto delle sue caratteristiche di prodotto industriale, stata
considerata un solo valore di resistenza media f
sm
pari a 400N/mm
2
. Nelle verifiche, sia per i
tre tipi di calcestruzzo che per lacciaio, sono stati considerati i diversi valori delle resistenze
- 126 -
di calcolo f
cd
e f
sd
ottenuti applicando alle resistenze medie i valori dei fattori di confidenza
(FC = 1.35, 1.2, 1) previsti nelle norme per i tre livelli di conoscenza LC1, LC2 e LC3. Per
quanto riguarda le azioni sismiche, sono state considerate le quattro zone previste dalla
classificazione sismica del territorio italiano, con la relativa pericolosit di base (ZS1: PGA
0.35g, ZS2: PGA 0.25g, ZS3: PGA 0.15g, ZS4: PGA 0.05g). Le analisi sono state condotte
per la verifica degli stati limite di danno severo e di collasso impiegando i metodi di analisi
statica non lineare (ASNL) e dinamica lineare (ADL). Le ASNL sono state condotte al variare
dei parametri non tipologici (LC, ZS, f
cd
) esaminando 648 differenti combinazioni. Per poter
sempre mettere a confronto i risultati forniti dai due metodi di analisi non si tenuto conto del
limite di applicabilit dellASNL ai soli livelli di conoscenza adeguato (LC2) e accurato
(LC3), previsto dalle norme. In aggiunta ai parametri previsti per le ASNL, le ADL sono state
condotte considerando anche differenti valori del fattore di struttura (q = 1.5-2-2.5-3)
nellintervallo previsto dalla normativa italiana (q = 1.53) pi ampio rispetto a quello
previsto (q = 1.52) dalle norme europee (CEN 2004). Le verifiche di sicurezza sono state
condotte confrontando la Domanda causata dalle azioni esterne (carichi verticali + sisma) con
la Capacit degli elementi strutturali. La verifica di sicurezza stata ritenuta non soddisfatta
quando si raggiunta in una sezione un valore del rapporto D/C superiore a 1. Nelle ADL
stato esaminato lo SL-DS esprimendo la Domanda in termini di sollecitazione e la Capacit in
termini di resistenza. Nelle ASNL si considerato lo SL-CO esprimendo Domanda e Capacit
in modo analogo alle ADL per gli elementi/meccanismi fragili ed in termini di spostamenti
per gli elementi/meccanismi duttili. Il modello di calcolo, per entrambele modalit di analisi,
stato definito impiegando un classico software agli elementi finiti (SAP 2000) diffusamente
adoperato nella pratica professionale.
3 ANALISI DINAMICHE LINEARI
Nel seguito sono riportati, per esigenze di sintesi, i risultati in termini di rapporti D/C relativi
soltanto ai telai con travi emergenti (RB) ad otto, quattro e due piani con la domanda calcolata
per azioni sismiche da zona 1. Va rilevato che, in tutte le strutture esaminate, la crisi sempre
causata dalla flessione (meccanismo duttile) e che si verifica generalmente nelle travi.
In figura 1 sono riportati i valori del rapporto D/C per la tipologia di telai non tamponati (BF).
Come era logico attendersi, trattandosi di strutture esistenti progettate a soli carichi verticali, i
valori D/C ottenuti al variare dei parametri considerati sono sempre significativamente
maggiori dellunit. I rapporti D/C decrescono in modo molto pi consistente passando dal
livello di conoscenza LC1 (FC = 1.35) al livello LC3 (FC = 1) a parit di resistenza stimata
del calcestruzzo f
cm
, di quanto accada cambiando la resistenza del calcestruzzo a parit di LC,
anche se, nel secondo caso, la riduzione di f
cd
in genere molto pi elevata. In particolare, nel
caso del telaio a 2 piani, D/C rimane pressoch costante, a parit di LC, passando da f
c
28 a
f
c
10. Tale risultato determinato da una serie di fattori, il pi rilevante dei quali che la crisi
delle sezioni causata sempre dallacciaio, la cui resistenza rimane chiaramente la stessa
passando da f
c
28 a f
c
10, mentre cambia con il livello di conoscenza assunto. Allaumentare
del fattore di struttura i valori D/C si riducono in modo sostanzialmente proporzionale pur
mantenendosi significativamente oltre lunit. Ad esempio, per il telaio ad otto piani e per
(f
c
28)/LC1, il rapporto D/C pari a 12 per q = 1.5, e diviene circa 6 per q = 3. Si noti infine
come le prestazioni dei telai migliorino sensibilmente al decrescere del numero dei piani,
risultato determinato dal fatto che i telai a 2 piani, ed in parte quelli a 4 piani, sono in genere
sovradimensionati rispetto ai carichi verticali di progetto per il rispetto di esigenze
tecnologiche (dimensioni minime delle sezioni: ad es. 30x30cm nei pilastri) e di prescrizioni
normative (minimi di armatura). Per quanto riguarda i risultati ottenuti nelle ZS2 e 3 (non
riportati nel presente lavoro), pur se con valori D/C inferiori rispetto alla ZS1, le verifiche per
la tipologia BF non sono in genere soddisfatte. Infine, nella ZS4 le verifiche sono
generalmente soddisfatte con alcune eccezioni per il telaio a 8 piani.
- 127 -

Telaio 8p_BF_RB Telaio 4p_BF_RB Telaio 2p_BF_RB

Figura 1. Risultati delle analisi dinamiche lineari dei telai non tamponati (BF) per zona sismica 1.
Nella figura 2 sono riportati i valori del rapporto D/C per la tipologia di telaio interamente
tamponato (IF). La presenza delle tamponature, come atteso, produce un incremento di
resistenza alle azioni orizzontali che si traduce in valori D/C nettamente inferiori rispetto alla
tipologia BF. Ad esempio, in corrispondenza dal valore (f
c
28)/LC1, con q = 1.5, D/C pari a
6, ossia circa la met del valore ottenuto nel caso BF. Landamento complessivo analogo a
quello riscontrato per il caso BF: i valori maggiori di D/C si ottengono in corrispondenza del
livello LC1, per ciascun valore della resistenza stimata del calcestruzzo, con valori
progressivamente inferiori passando a LC2 e LC3. Nel passaggio da f
c
28 a f
c
10, a parit di
LC, il valore di D/C decresce in modo pi rilevante di quanto accadeva per la tipologia BF.
Anche per la tipologia tamponata si riscontra un migliore comportamento al decrescere del
numero di piani, al punto che per lo schema a due piani la verifica sempre soddisfatta,
risultato piuttosto sorprendente se si pensa che si tratta di strutture progettate a soli carichi
verticali valutate in zona al alta sismicit (ZS1). Pur se con valori del rapporto D/C inferiori
rispetto a quelli calcolati per la ZS1, anche nelle ZS 2 e 3 le verifiche per la tipologia IF ad 8
piani non sono in genere soddisfatte. Per il telaio a 4 piani la verifica in molti casi
soddisfatta, in particolare con valori del fattore di struttura maggiori di 2. Il telaio a 2 piani
sempre verificato.
Nella figura 3 sono riportati i valori del rapporto di verifica D/C per la tipologia di telaio
parzialmente tamponato (PF). La tamponatura, non presente al piano terra, determina le
condizioni di verifica pi gravose con valori del rapporto D/C decisamente maggiori rispetto
alle altre tipologie esaminate. I valori, a parit di resistenza del calcestruzzo, hanno
andamento decrescente nel passaggio da LC1 a LC3. Per le ZS2 e 3 e 4 la tipologia PF
fornisce una risposta sismica analoga alla tipologia BF, pur se con valori D/C maggiori.

Telaio 8p_IF-RB Telaio 4p_IF-RB Telaio 2p_IF-RB

Figura 2. Risultati delle analisi dinamiche lineari dei telai tamponati (IF) per zona sismica 1.

- 128 -
Telaio 8p_PF-RB Telaio 4p_PF-RB Telaio 2p_PF-RB

Figura 3. Risultati delle analisi dinamiche lineari dei telai con piano porticato (PF) per zona sismica 1.
In termini generali per le diverse tipologie esaminate, va rilevato che, in alcuni casi, sono stati
calcolati valori del rapporto D/C decrescenti al decrescere della resistenza del calcestruzzo f
cd
.
Questo risultato, in qualche modo anomalo, dovuto innanzitutto alla scarsa influenza che f
cd

ha sulla resistenza delle sezioni, in quanto, nella valutazione di tale resistenza (momento
ultimo) determinante il raggiungimento del limite di deformazione ultima dellacciaio che,
essendo presente in quantit limitata, rappresenta sempre lelemento critico per la crisi delle
sezioni. Inoltre, avendo deciso di assumere il valore del modulo elastico E
c
del calcestruzzo in
funzione della resistenza f
cm
, la diminuzione di resistenza del calcestruzzo determina una
minore rigidezza dei telai che, in virt della forma dello spettro delle accelerazioni, produce
generalmente accelerazioni minori. Al contrario, a fronte di valori pi elevati dellazione
sismica al crescere di f
cm
, dunque di E
c
, la resistenza degli elementi strutturali non aumenta in
modo altrettanto significativo. La sensitivit dei risultati ottenuti (valori di D/C) nei confronti
dei diversi parametri progettuali considerati nelle analisi stata valutata calcolando il
coefficiente di variazione (CV) al variare dei parametri di calcolo per i telai a due, quattro ed
otto piani. Per quanto riguarda la tipologia BF emerso come il parametro maggiormente
condizionante (valori pi elevati del CV) sia il fattore di struttura q seguito dal livello di
conoscenza LC. Per quanto riguarda i telai tamponati, nel caso ad otto piani la presenza dei
pannelli di tamponatura determina un valore della dispersione dei risultati confrontabile tra q
e LC, mentre per i telai 2 e 4 piani q diventa predominante. In presenza di piano porticato, per
il telaio ad otto piani i risultati sono maggiormente influenzati dal LC seguito da q, al
contrario di quanto era emerso per le tipologie BF e IF. Linfluenza della resistenza del
calcestruzzo f
cd
sempre inferiore rispetto a q e LC, fino a divenire trascurabile per i telai a
due piani
4 ANALISI STATICHE NON LINEARI
Le analisi statiche non lineari sono state effettuate considerando una macromodellazione con
cerniere plastiche alle estremit degli elementi strutturali a cui attribuito tutto il
comportamento post-elastico. La capacit deformativa massima delle sezioni definita con
riferimento alla rotazione ultima 0
u
rispetto alla corda della sezione destremit dellelemento.
I valori del rapporto D/C per lo stato limite di collasso, registrati nella sezione maggiormente
sollecitata, sono riportati nei diagrammi delle figure 5-7, rispettivamente per le tipologie BF,
IF e PF, al variare della zona sismica ZS, della resistenza del calcestruzzo f
cd
e del livello di
conoscenza LC. Nella figura 4 sono riportati i valori del rapporto D/C per la tipologia BF con
otto, quattro e due piani e travi emergenti (RB). In questo caso, a differenza di quanto emerso
nelle ADL, i rapporti D/C risultano decrescenti non soltanto nel passaggio da LC1 a LC3, ma
anche allaumentare di f
cm
qualora si mantenga costante la resistenza dellacciaio. La tipologia
BF ad otto piani presenta un esito di verifica sfavorevole (D/C > 1) in ZS1 e con una
resistenza stimata del calcestruzzo f
c
10 e, con livello di conoscenza LC1 ed LC2, anche con
- 129 -
f
c
18. Per la tipologia a quattro piani la verifica sempre soddisfatta per tutti i valori di
resistenza del calcestruzzo salvo che per f
c
10 in ZS1. Analoga situazione si ha per il telaio a
due piani.

Telaio 8P

Telaio 4P Telaio 2P
Figura 4. Risultati delle analisi statiche non lineari dei telai non tamponati (BF).
Per quanto riguarda la tipologia completamente tamponata IF (figura 5), i valori maggiori del
rapporto D/C sono in corrispondenza di f
c
10 ed hanno con andamento decrescente
allaumentare della resistenza del calcestruzzo e nel passaggio da LC1 a LC3. I rapporti D/C
sono sempre inferiori rispetto a quelli riscontrati per la tipologia BF negli schemi a quattro e
due piani, mentre nei telai ad otto piani la presenza delle tamponature determina in qualche
raro caso un lieve incremento del rapporto D/C. Per il telaio con piano porticato si verifica la
situazione pi gravosa (figura 6). I valori del rapporto D/C per il telaio ad otto e quattro piani
sono sempre maggiori dellunit per la ZS1. In particolare, per il telaio ad otto piani si
evidenzia un netto salto del rapporto D/C in corrispondenza della resistenza f
c
18. In
corrispondenza di tale passaggio si accentua il meccanismo a piano debole dovuto alla
presenza del piano porticato con conseguente collasso degli elementi pilastro alla base del
telaio.


Telaio 8P

Telaio 4P Telaio 2P
Figura 5. Risultati delle analisi statiche non lineari dei telai tamponati (IF).







- 130 -
Telaio 8P

Telaio 4P Telaio 2P
Figura 6. Risultati delle analisi statiche non lineari dei telai con piano porticato (PF).
Nellesame dei risultati ottenuti con le ASNL va tenuto conto che, contrariamente a quanto
accadeva con le ADL, valori pi elevati della resistenza del calcestruzzo giocano sempre un
ruolo favorevole, tanto nel determinare un incremento della capacit C (espressa in termini di
rotazione ultima 0
u
) che una riduzione della domanda di spostamento D. In questo caso,
infatti, la dipendenza di E
c
da f
cm
determina riduzioni del periodo fondamentale di vibrazione
al crescere di f
cm
che danno luogo, tenuto conto della forma dello spettro degli spostamenti, a
minori richieste di spostamento. Anche per le ASNL la sensitivit dei risultati ottenuti (valori
di D/C) nei confronti dei diversi parametri progettuali stata valutata mediante il coefficiente
di variazione (CV). In questo caso, il parametro avente il maggior peso sui risultati la
resistenza del calcestruzzo. Per quanto riguarda il livello di conoscenza i risultati ottenuti
sembrano estremamente sensibili al passaggio da LC1 ad LC2.
5 CONSIDERAZIONI FINALI
Lo studio descritto nel presente lavoro nasce dallesigenza di determinare la resistenza
sismica degli edifici esistenti in c.a. progettati per sole azioni gravitazionali, problema sempre
pi importante nel panorama nazionale ed internazionale, utilizzando le nuove metodologie di
valutazione previste nelle normative italiane ed europee.
Le analisi sono state condotte adoperando due metodi previsti dalle norme vigenti, ossia
lanalisi dinamica lineare (ADL) ampiamente utilizzata nella pratica professionale, e lanalisi
statica non lineare (ASNL) che si va man mano diffondendo pur se con alcune limitazioni
conseguenti alla sua maggiore complessit e ad alcune incertezze sulla sua applicabilit in
alcune condizioni.
Per le ADL linfluenza del livello di conoscenza (LC) significativa ma vincolata al fattore di
struttura q che costituisce il parametro che pu determinare il maggiore condizionamento sui
risultati delle verifiche. In ogni caso, i valori elevati del rapporto D/C rendono generalmente
ininfluenti le variazioni del LC sullesito della verifica, mentre va evidenziato che il valore di
q, cos importante sui risultati, non di immediata e chiara determinazione. da segnalare
che, avendo deciso di assumere il valore del modulo elastico E
c
del calcestruzzo funzione
della resistenza f
c
, lincremento di f
c
comporta un incremento della rigidezza a cui
corrispondono periodi di oscillazione inferiori e, dunque, accelerazioni spettrali maggiori. Per
tale ragione emerso, in alcuni casi, un aumento del rapporto di D/C in corrispondenza dei
valori pi alti di f
c
. LADL conduce ad esiti della valutazione largamente negativi per i telai
non tamponati o con piano porticato (tipologie BF e PF), con verifiche che risultano
soddisfatte soltanto nel caso dei telai interamente tamponati per la zona sismica 4.
Le ASNL, contrariamente a quanto emerso con le ADL, determinano generalmente un esito
positivo della valutazione anche con valori della resistenza stimata f
cm
del calcestruzzo non
elevati (f
c
18) purch con un livello di conoscenza LC2. Va tuttavia evidenziato come la
procedura di esecuzione dellASNL prevista dalla normativa sia di difficile quanto incerta
- 131 -
applicazione per lanalisi delle tipologie tamponate, ossia di strutture che presentano in genere
un legame forza-spostamento con due fasi di funzionamento legate alla crisi delle
tamponature e, successivamente, della intelaiatura in c.a., legame che difficilmente
riconducibile ad sistema ad un grado di libert a comportamento bi-lineare equivalente.
Daltra parte da notare limportanza che la presenza (tipologia IF) e collocazione (tipologia
PF) hanno mostrato sulle prestazioni, dunque sullesito della valutazione, delle strutture
esaminate. In tal senso, si ritiene che pi accurate indicazioni debbano essere fornite dalla
normativa sia per quanto riguarda la modellazione delle tamponature che in merito alla
necessit di valutarne sperimentalmente caratteristiche e capacit di collaborare efficacemente
con la struttura in c.a..
In conclusione, lesito della valutazione fortemente condizionato dal metodo di analisi
adoperato, dal quale dipende anche linfluenza dei vari parametri progettuali considerati come
il fattore di struttura, la resistenza del calcestruzzo, il livello di conoscenza, ecc.. importante
notare che, come era auspicabile che accadesse, con il metodo meno accurato (ADL) si
ottengono risultati che danno luogo ad esiti pi sfavorevoli della valutazione rispetto a quanto
fornito dalle ASNL. Con lADL lesito della valutazione, quasi sempre negativo, risulta non
condizionato dai valori attribuiti ad alcuni parametri fondamentali come il fattore di struttura,
la resistenza del calcestruzzo, il livello di conoscenza. La scarsa dipendenza dei risultati dalla
resistenza di calcolo del calcestruzzo, dunque dalla resistenza stimata con le indagini e dal
livello di conoscenza acquisito, unita alla maggiore confidenza dei professionisti nelluso
dellADL rispetto allASNL, potrebbe indurre ad un comportamento negativo che va
assolutamente scongiurato, ossia spingere ad un minore impegno sul fronte delle indagini che
al contrario vanno ritenute fondamentali per una affidabile valutazione delle prestazioni
attuali e future.
6 RINGRAZIAMENTI
Il presente lavoro stato svolto nellambito del progetto DPC-ReLUIS 2005-2008, Linea di
ricerca n. 2 Valutazione e riduzione della vulnerabilit di edifici esistenti in c.a. (Task
Fattori di confidenza).
7 BIBLIOGRAFIA
CEN (2004). Eurocode 8 - Design of structures for earthquake resistance - Part 3: Assessment and
retrofitting of buildings (draft n. 6), prEN 1998-3, Brussels.
Mainstone, R.J., (1974), Supplementary note on the stiffness and strength of infilled frames, Current
Paper CP13/74, Building Research Establishment, London.
Masi A. (2003). Seismic vulnerability assessment of gravity load designed R/C frames, Bulletin of
Earthquake Engineering, Vol. 1, N. 3, pp. 371-395.
Masi A., Vona M., (2004), Vulnerabilit sismica di edifici in c.a. realizzati negli anni 70, Atti del XI
Congresso Nazionale Lingegneria Sismica in Italia, Genova.
OPCM 3274, (2003). Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 marzo 2003 Primi
elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di
normative tecniche per le costruzioni in zona sismica (pubblicata sulla G.U. del 8/5/2003).
Vona M., Masi A., (2004), Resistenza sismica di telai in c.a. progettati con il R.D. 2229/39, Atti del XI
Congresso Nazionale Lingegneria Sismica in Italia, Genova.
- 132 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
RESISTENZA CARATTERISTICA DEL CALCESTRUZZO IN OPERA
Raffaele Pucinotti
Dipartimento di Meccanica e Materiali, Universit Mediterranea di Reggio Calabria,
Reggio Calabria, e-mail - raffaele.pucinotti@unirc.it
ABSTRACT
Viene affrontato il problema della valutazione della resistenza meccanica a compressione
attuale del calcestruzzo in situ. Il valore della resistenza caratteristica del calcestruzzo in
opera viene stimato sulla base delle recenti indicazioni fornite dalle normative europee e delle
conoscenze acquisite. Viene pertanto introdotta una espressione analitica in grado di fornire
una stima del valore caratteristico della resistenza cubica del calcestruzzo in opera a partire
dal valore medio dei risultati ottenuti da prove di compressione eseguite su carote estratte
dagli elementi strutturali indagati.
A tal proposito sono stati preparati in Laboratorio alcuni modelli di calcestruzzo dai quali, a
maturazione avvenuta, sono state estratte le carote da sottoporre a prove di compressione.
Le applicazioni svolte hanno consentito di verificare lattendibilit delle previsioni della
Norma EN 1379 nellassegnazione della classe di resistenza al calcestruzzo indagato e di
dimostrare inoltre lottima affidabilit dellespressione analitica proposta per la valutazione
della resistenza caratteristica del calcestruzzo in opera.
PAROLE CHIAVE
Calcestruzzo, resistenza caratteristica, carote, carotaggi, cubetti, stima.
1 INTRODUZIONE
La stima della resistenza a compressione dei calcestruzzi in situ riveste un ruolo fondamentale
e unimportanza sempre pi crescente nel mentre che il patrimonio edilizio esistente invecchia
e si degrada. Le problematiche che quindi deve affrontare lingegnere strutturista che si
accinge a valutare staticamente gli edifici esistenti sono principalmente connesse con la
pianificazione delle indagini conoscitive relative alle propriet meccaniche dei materiali.
Pertanto, quando si affronta il problema della valutazione dello stato di salute e della
vulnerabilit sismica degli edifici esistenti in c.a. necessario condurre indagini e rilievi
rivolti allaccertamento delle dimensioni geometriche ed alla caratterizzazione meccanica dei
materiali impiegati per gli elementi strutturali allepoca della realizzazione. Queste possono
essere stimate risalendo ai valori usuali della pratica costruttiva dellepoca di realizzazione
dellopera in esame, attraverso la lettura delle specifiche di progetto e delle prove originali (se
disponibili) e infine mediante la conduzione di indagini in situ (Manfredi et al 2007).
In particolare la valutazione delle caratteristiche di resistenza pu essere effettuata attraverso
una serie di prove sia distruttive (PD) che non distruttive (PnD). E importante la scelta dei
punti in cui eseguire le PD. Infatti, i risultati ottenuti devono essere rappresentativi delle

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 133 -
propriet meccaniche medie del calcestruzzo indagato. E chiaro pertanto che dovr essere
posta molta cura nella loro scelta e nella esecuzione dei carotaggio i quali dovranno essere
affidate a personale qualificato. Tale operazione influenzer, in modo significativo, tutte le
valutazioni successive comprese la costruzione di curve di taratura di PnD che di solito, per
ragioni non solo di natura economica, affiancano le PD.
In uno studio recente (Masi et al. 2007) viene evidenziato come, pur essendo fisiologica una
certa variabilit delle propriet meccaniche del calcestruzzo, elementi interessati da indagini
sperimentali in tutto il loro sviluppo, hanno mostrato significative variazioni delle propriet
meccaniche lasciando aperti forti interrogativi. E infatti importante individuare zone
omogenee da cui estrarre un numero di carote adeguato in funzione del Livello di Conoscenza
(Limitata, Adeguata, Accurata) che si ritiene opportuno acquisire (OPCM 2003a, OPCM
2003b, OPCM 2005). Eventuali situazioni anomale andranno, pertanto, indagate
separatamente.
Un altro aspetto non meno importante la valutazione della resistenza meccanica media a
compressione del calcestruzzo in opera; esistono diverse formule di correlazione che mettono
in relazione la resistenza a compressione misurata sulle carote con quella del calcestruzzo in
situ (Pucinotti 2007a). Tali correlazioni, di natura empirica, restituiscono un valor medio a cui
si deve far corrispondere quello di progetto.
Nel presente lavoro viene affrontato il problema della stima della resistenza caratteristica del
calcestruzzo in situ partendo dai valori medi della resistenza a compressione misurata sulle
carote estratte da zone omogenee dellorganismo strutturale indagato.
2 RESISTENZA MEDIA A COMPRESSIONE DELLE CAROTE
Come gi accennato in precedenza, lestrazione dei campioni dagli elementi strutturali in
opera (carotaggio) unoperazione molto delicata da affidare a personale esperto. Infatti, sia
la scelta dei punti di estrazione che la stessa operazione di carotaggio deve essere
opportunamente pianificata e studiata sulla base di una attenta osservazione degli elementi
strutturali sotto indagine.
I carotaggi devono essere effettuati possibilmente in prossimit delle zone neutre delle sezioni
e cio in quelle zone in cui si prevedono bassi valori dello stato tensionale (Pucinotti 2006a).
Infatti nelle zone tese delle travi molto probabile la presenza di fessure con andamento
parallelo alla direzione di prelievo delle carote che, nella successiva prova di laboratorio,
possono portare a stime della resistenza notevolmente inferiori di quelle misurate in zone
integre (Masi 2005, Masi et al. 2005, Dolce et al 2006).
Importanti sono anche le dimensioni geometriche delle carote; le norme UNI EN 12504-1
(UNI EN 12 504-1 2002) prescrivono di adottare i seguenti rapporti preferenziali
lunghezza/diametro:
a. 2,0 se il risultato di resistenza deve essere paragonato alla resistenza cilindrica;
b. 1,0 se il risultato di resistenza deve essere paragonato alla resistenza cubica.
Le Linee Giuda sul Calcestruzzo Strutturale (Presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori
Pubblici) forniscono le indicazioni per passare dalla resistenza cubica misurata su cubetti di
lato 150 mm alla resistenza cilindrica misurata su cilindri di diametro pari a 150 mm ed
altezza pari a 300 mm. Inoltre esse fissano i valori per il passaggio tra resistenze cubiche
misurate su campioni di differenti dimensioni.
E importante evidenziare che i fattori di conversione delle Linee Giuda, non sono tra loro
correlabili (Pucinotti 2007a). In generale, infatti, i campioni grandi forniscono resistenze pi
basse dei campioni piccoli, i cilindri resistenze minori dei cubi e i provini snelli resistenze
- 134 -
minori di quelli tozzi. I rapporti di conversione tendono allunit allaumentare della
resistenza a compressione del calcestruzzo in opera.
La determinazione del valore medio della resistenza a compressione delle carote passa
attraverso un rimaneggiamento di campioni che subiscono vicissitudini e ingiurie abbastanza
significative: primo tra tutti gli effetti del carotaggio (Pucinotti 2007a). E ovvio che di tutto
ci non si pu non tener conto in fase di stima della resistenza media.
I fattori che tengono conto dellinfluenza di questi aspetti sono espressi mediante coefficienti
di natura empirica inserite allinterno di formule di correlazione che legano la resistenza
attuale (quella reale in sito dei calcestruzzi) con quella stimata sui campioni cilindrici,
carote, estratte dagli stessi elementi strutturali.
Le pi diffuse di queste relazioni sono richiamate e commentate in (Pucinotti 2007a).
3 VALORE CARATTERISTICO DELLA RESISTENZA IN OPERA
Il passaggio dalla resistenza media a quella caratteristica forse loperazione pi impegnativa
e delicata. Infatti, non si pu, a rigore, parlare di resistenza caratterista delle carote se non per
un numero di campioni elevato.
Alcune Norme forniscono comunque delle indicazioni che consentono tale passaggio in
funzione del numero di campioni di cui si dispone. In particolare le ACI 214.4-R03 (ACI
214.4-R03 2003) consigliano di sottoporre a prova un numero di carote dipendente dal
coefficiente di variazione e dellerrore percentuale che si vuole ottenere la cui variazione
funzione del numero degli elementi strutturali presi in esame, del numero di differenti miscele
di calcestruzzo utilizzate e della tipologia costruttiva (Pucinotti 2006a).
Nel seguito della presente memoria si focalizzer lattenzione sulla Norma EN 13791 (EN
13791 2007) e sulle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC, 2007b). Verr inoltre
presentata unespressione per la stima del valore caratteristico della resistenza in situ a partire
dal valor medio.
3.1 Norma EN 13791
La Norme EN 13791 fornisce indicazioni sulla determinazione del valore minimo della
resistenza caratteristica in situ. Infatti, al punto 6 mette in relazione la resistenza caratteristica
minima (per cubi e cilindri) con la classe di resistenza del calcestruzzo. Tale correlazione
riportata per comodit in Tabella 1.
Sulla stessa sono riportate la resistenza caratteristica in situ espressa in resistenza equivalente
di un cilindro 150mmx300mm (f
ck,is,cyl
) e la resistenza caratteristica in situ espressa in
resistenza equivalente di un cubo di lato pari a 150mm (f
ck,is,cube
). Il rapporto tra la resistenza
cubica e quella cilindrica (sempre per un cilindro di dimensioni 150mmx300mm) al variare
della classe di esistenza del calcestruzzo invece riportato in Tabella 2.
La norma (EN 13791, 2007) riporta la procedura per la stima della resistenza a compressione
caratteristica in situ mediante prove condotte sulle carote estratte dal calcestruzzo indagato:
- le prove su carote con lunghezza e diametro di dimensioni uguale e comprese tra 100 mm e
150 mm forniscono valori di resistenza equivalenti a quella di cubi di lato pari a 150 mm,
confezionati e conservati nelle stesse condizioni;
- le prove su carote con diametro nominale compreso tra 100 mm e 150 mm e con rapporto
lunghezza diametro pari a 2.0, forniscono valori di resistenza equivalenti a quelli ottenuti
da campioni cilindrici confezionati e conservati nelle stesse condizioni, di dimensioni
geometriche pari a D=150 mm L=300 mm.
LespressioneConfezionati e conservati nelle stesse condizioni da intendere che devono
essere tenuti in conto gli effetti della lavorazione e della conservazione. Ci di solito viene
- 135 -
fatto attraverso lapplicazione di idonei fattori. Per la stima possono essere seguiti due
differenti approcci.
3.1.1 Approccio A
Secondo lapproccio A, applicabile quando il numero di carote disponibili maggiore di 15,
la resistenza caratteristica del calcestruzzo in opera il minimo dei due valori di resistenza
seguenti:
(1)

+

=
4
min
,
2 ), (
,
lowest is
is n m
is ck
f
s k f
f
in cui s rappresenta la deviazione standard dei risultati. Il suo valore minimo fissato pari a 2
MPa.
k
2
deve essere indicato sugli annessi nazionali; in mancanza di indicazioni specifiche per esso
si pu assume il valore 1,48.
Dalla resistenza caratteristica in situ ricavata con lEq. (1) si passa, utilizzando la Tabella 1,
alla classe di resistenza del calcestruzzo in opera. Per esempio se il valore della resistenza
caratteristica in situ compresa tra 14 e 17 allora al calcestruzzo potr essere associata la
classe di resistenza C16/20.
Tabella 1: Correlazione tra classi e resistenze caratteristiche
Classe di
resistenza in
accordo con la
EN 206-1
Rapporto tra resistenza
caratteristica in situ e
resistenza caratteristica
di campioni standard
Resistenza caratteristica
minima in situ [MPa]
f
ck,is, cyl

carota da
150x300 mm
f
ck,is, cube

cubo da
150 mm
C8/10 0.85 7 9
C12/15 0.85 10 13
C16/20 0.85 14 17
C20/25 0.85 17 21
C25/30 0.85 21 26
C30/37 0.85 26 31
C35/45 0.85 30 38
C40/50 0.85 34 43
C45/55 0.85 38 47
C50/60 0.85 43 51
C55/67 0.85 47 57
C60/75 0.85 51 64
C70/85 0.85 60 72
C80/95 0.85 68 81
3.1.2 Approccio B
Lapproccio B applicabile nei casi in cui sono disponibili un numero di carote compreso tra
3 e 14. In questo caso, la stima della resistenza caratteristica in situ fornito dal minimo dei
due valori seguenti:
- 136 -
(2)

+
=
4
min
,
), (
,
lowest is
is n m
is ck
f
k f
f

Il coefficiente k riportato in Tabella 3 in funzione del numero n di carote disponibili. Anche
in questo caso il passaggio alla classe di resistenza del calcestruzzo avviene allo stesso modo
visto per lapproccio A.
3.2 NTC - 23 settembre 2005
Secondo le Norme Tecniche per le Costruzioni (NCT 2005) Il valor medio della resistenza
del calcestruzzo in opera (definito anche come valore attuale) in genere inferiore al valor
medio della resistenza dei prelievi. E accettabile un valor medio, misurato con tecniche
opportune (distruttive e non distruttive) e debitamente trasformato in resistenza cubica, non
inferiore all85% di Rck.
E cio:
85 . 0 83 . 0
,
=
CK CAR M
R f
1
(3)
Tabella 2: Passaggio tra resistenze cubica e cilindrica
Classe di
resistenza
(EN 206-1)
R
cub
/R
cil
*
Rck [MPa] Classe di
resistenza
(EN 206-1)
R
cub
/R
cil
*
Rck [MPa]
f
ck
R
ck
f
ck
R
ck

C8/10 0.80 8 10 C40/50 0.83 40 50
C12/15 0.80 12 15 C45/55 0.83 45 55
C16/20 0.80 16 20 C50/60 0.85 50 60
C20/25 0.83 20 25 C55/67 0.85 55 67
C25/30 0.83 25 30 C60/75 0.85 60 75
C30/37 0.83 30 37 C70/85 0.85 70 85
C35/45 0.83 35 45 C80/95 0.85 80 95
* Nel caso di Cilindro con rapporto d/l=1 tale coefficiente vale 1.
3.3 NTC - Bozza del 24 aprile 2007
La Norme Tecniche sulle Costruzioni del 24 aprile 2007 (NTC 2007a) prescrive invece: Il
valor medio della resistenza del calcestruzzo in opera (definito come resistenza strutturale)
in genere inferiore al valor medio della resistenza dei prelievi maturati in condizioni di
laboratorio (definita come resistenza potenziale). E accettabile un valore caratteristico della
resistenza in opera, misurata con tecniche opportune (distruttive e non distruttive) e
debitamente trasformata in resistenza cilindrica o cubica, non inferiore all85% del valore
caratteristico di progetto.
La cui applicazione conduce alla seguente relazione:
85 . 0
,
=
CK CAR CK
f f (4)
85 . 0 83 . 0
,
=
CK CAR CK
R f

(5)

1
0.83 varia in funzione della classe di resistenza del calcestruzzo (vedi Tabella 2)
- 137 -
3.4 NTC - Versione finale del 19 dicembre 2007
Nellultima rivisitazione del Testo (NTC 2007b) invece riportata la seguente definizione: Il
valor medio della resistenza del calcestruzzo in opera (definita come resistenza strutturale)
in genere inferiore al valor medio della resistenza dei prelievi in fase di getto maturati in
condizioni di laboratorio (definita come resistenza potenziale). accettabile un valore medio
della resistenza strutturale, misurata con tecniche opportune (distruttive e non distruttive) e
debitamente trasformata in resistenza cilindrica o cubica, non inferiore all85% del valore
medio definito in fase di progetto.
85 . 0
,
=
CM CAR M
f f
85 . 0 83 . 0
(6)

,
=
CM CAR M
R f (7)
Tabella 3: Coefficiente k
prEN 13791 (2003) EN 13791 (2007)
n k n k
da 10 a 14
da 7 a 9
da 3 a 6
4
5
6
da 10 a 14
da 7 a 9
da 3 a 6
5
6
7
3.5 Formulazione proposta
Alla luce delle conoscenze maturate fino a questo punto (Pucinotti 2006a, Pucinotti 2007a) e
di quanto detto in precedenza, viene presentata unespressione in grado di fornire una stima
della resistenza caratteristica del calcestruzzo in sito a partire direttamente dal valor medio
della resistenza a compressione misurata su carote estratte dagli elementi strutturali indagati
(nel caso di un numero di campioni compreso tra 3 e 14):
(8)
Car
CK d dia
SITU
P CK
f C C R ) (
2 1 ,
=
NellEq. (8) si indicato con 83 . 0 / 1
1
= il coefficiente per il passaggio dalla resistenza
cilindrica a quella cubica;
2
rappresenta il parametro dipendente dalla direzione della
perforazione (
2
=1.15 per perforazioni ortogonali alla direzione del getto,
2
=1.05 per
perforazioni parallele alla direzione del getto); rappresenta il fattore di correzione
che tiene conto del diametro della carota (vale 1.06 per d=50 mm, 1.00 per d=100 mm e 0.98
per d=150 mm);
dia
C
d
C il fattore di correzione che tiene conto del disturbo arrecato al campione durante la
perforazione; per esso si adotta quanto suggerito in (Collepardi 2006) e cio di assumere
Cd=1.20 per fcar< 20 MPa, e Cd= 1.10 per fcar> 20 MPa; d il diametro della carota; l la sua
altezza; il valore caratteristico della resistenza cilindrica del
gruppo di n carote da esprimere in MPa; il valore della resistenza cilindrica della i-
esima carota in situ da esprimere in MPa;

=
=
n
i
i
d l i car
Car
CK
n C f f
1
/ ,
5 / ) (
i car
f
,
/
C
d l
) / 5 . 1 /( 2 l d + = il fattore di correzione che
tiene conto del rapporto diametro/altezza della carota.
- 138 -
4 APPLICAZIONE SPERIMENTALE
Nel seguito sono riportati i risultati di alcune applicazioni sperimentali condotte su modelli di
calcestruzzo. Le indagini sono state condotte su campioni preparati appositamente. Questi si
riferiscono ad una pi ampia campagna di indagini sperimentali finalizzata alla valutazione
della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in cemento armato ricadenti sul territorio della
provincia di Reggio Calabria. La ricerca, (dal titolo Indagini sperimentali rivolte alla
valutazione della vulnerabilit sismica delle strutture esistenti) finanziata dalla Regione
Calabria, prevede sia la conduzione di PnD che di PD da condurre su elementi strutturali in
cemento armato in scala reale e su modelli di calcestruzzo realizzati ad hoc. I modelli ed i
campioni, in conglomerato cementizio, sono stati sottoposti oltre alle PD di cui si riportano di
seguito i risultati, anche a prove penetrometriche, sclerometriche ed indagini ultrasoniche. I
campioni presi in considerazione per questa memoria (Figura 1), consistono in 4 modelli
200x600x600 mm (indicati con la sigla IF), 8 cubetti di lato 150 mm (confezionati durante il
getto dei Modelli) e 8 carote (estratte dai modelli) aventi diametro 94 mm e rapporto
diametro/lunghezza circa pari ad 1/2 (Tabella 4).
4.1 Controlli di Accettazione
Il controllo di accettazione eseguito sui cubetti prelevati durante la fase di getto dei modelli
stato condotto secondo i criteri stabiliti dalle nuove NTC (2007b) per cui si ottenuto,
MPa: 30 =
ck
R
27 . 38 5 . 3 77 . 34 5 . 3
1
= + = + R R
ck
MPa (9 a)
44 . 33 5 . 3 94 . 36 5 . 3 = = R R
m ck
MPa (9 b)
4.2 Applicazioni
Sui cubetti e sulle carote estratte dai modelli sono quindi state effettuate le prove di
compressione. Come si vede (Tabelle 4), mentre i valori delle tensioni di rottura dei cubetti
non subiscono forti variazioni, per le carote estratte dallultimo modello, indicati in tabella
con le sigle IF4-CR1 e IF-CR2, si sono registrati valori pi bassi che su quelle estratte dai
primi tre modelli. Ci certamente da imputare esclusivamente ad una cattiva costipazione
del getto del Modello IF4. Il getto di tutti i modelli IF stato eseguito dallo stesso impasto,
mentre ogni coppia di cubetti stata confezionata allatto del getto del modello
corrispondente. Le applicazioni delle relazioni introdotte al paragrafo precedente, sono
riportate in Tabella 5 in cui per tener conto delle anomalie di resistenza riscontrate nel
modello IF4 si sono pertanto riportati i risultati sia per le prime 6 carote (relative ai modelli
IF1-IF2-IF3) che per tutte le 8 carote (considerando anche le carote estratte da IF4). Come si
vede lapplicazione della prEN 13791 fornisce, sia per n=6 che per n=8, la stessa classe di
resistenza per il calcestruzzo indagato e cio C25/30. Infatti per valori di f
ck,is
compresi tra 21
MPa e 26 MPa dalla Tabella 1 si ricava la classe di resistenza suddetta. Si fa osservare che, i
valori di f
ck,is
sono vicini al limite inferiore. Analogo risultato, anche se ancora pi al limite, si
ottiene applicando la EN13791 (Tabella 5). La stima effettuata invece con la formulazione
proposta, in entrambi i casi di n=6 ed n=8, appare pi convincente; infatti la resistenza
caratteristica stimata di poco superiore a 30 MPa.
La Tabella 6 mostra i risultati ottenuti applicando le differenti versioni delle Norme Tecniche
sulle Costruzioni. In particolare, la seconda colonna riporta i risultati ottenuti con lEq. (3) che
si riferisce alla versione iniziale delle NTC (NTC 2005).
- 139 -
Tabella 4: Tensione di rottura dei campioni
Cubetti
Tensione di
Rottura [Mpa]
Valore
Medio R
m

[Mpa]
Carote
f
car

[Mpa]
f
car, med

[Mpa]
d
[mm]
l
[mm]
C
l/d

f
car
x C
l/d

[Mpa]
IF-P1a 33.21
34.77
IF1-CR1 26.77
26.88
94 194 1.008 26.98
IF-P1b 36.33 IF1-CR2 26.99 94 194 1.008 27.20
IF-P2a 37.81
36.88
IF2-CR1 25.52
25.99
94 212 1.029 26.26
IF-P2b 35.95 IF2-CR2 26.47 94 210 1.027 27.18
IF-P3a 40.18
39.16
IF3-CR1 31.49
30.71
94 200 1.015 31.97
IF-P3b 38.14 IF3-CR2 29.93 94 202 1.018 30.46

IF4-CR1 20.89
22.45
94 196 1.010 21.11
IF4-CR2 24.00 94 204 1.020 24.48

Tale equazione mette in relazione il valore medio della resistenza a compressione delle carote
(rispettivamente 27.86 MPa per n=6 e 26.51 per n=8) con la resistenza cubica caratteristica
del calcestruzzo. Ne scaturisce la classe di resistenza C30/37 che risulta superiore del valore
reale della resistenza del calcestruzzo indagato. La terza colonna riporta invece i risultati
dellapplicazione delle NTC versione del 24 aprile 2007 (NTC 2007a).
Tabella 5: Tensione di rottura dei campioni
(+)
prEN
13791
EN
13791
prEN
13791
EN
13791
Formulazione Proposta
n 8 8 n 6 6 n 8 6
k 5 6 k 6 7
1
1.205 1.205
f
m(8),is
26.51 26.51 f
m(6),is
27.86 27.86
2
1.050 1.050
f
ck,is_1
21.51 20.51 f
ck,is_1
21.86 20.86 C
dia
1.007 1.007
f
ck,is_2
24.89 24.89 f
ck,is_2
29.52 29.52 C
d
1.100 1.100
f
ck,is
21.51 20.51 f
ck,is
21.86 20.86
Car
CK
f
21.95 23.34
SITU
CK
R
SITU
CK
R
SITU
P CK
R
,
*30 *30 *30 *30 30.77 32.71
Classe *C25/30 *C25/30 Classe *C25/30 *C25/30 Classe C25/30 C25/30
(+) I valori delle tensioni sono espressi in MPa; * Valori ricavato dalla Tabella 1.

Figura 1. Modelli di calcestruzzo classe C25/30.
- 140 -
In questo caso si passati dal valore caratteristico della resistenza in opera al valore
caratteristico di progetto applicando lEq. (5). Per la stima del valore caratteristico della
resistenza delle carote si adottata la procedura proposta per i controlli di accettazione dalle
stesse NTC (NTC 2007a) riportata in Tabella 7; se ne deduce la classe di resistenza C25/30.
Infine, la quarta colonna della Tabella 6 riporta i valori medi delle resistenze ottenute con
lEq. 7 (NTC 2007b). Il passaggio al valore caratteristico (adottando sempre i criteri suggeriti
per i controlli di accettazione dalla stessa norma (NTC 2007b)) restituisce gli stessi valori del
caso precedente (Tabella 7). Pertanto anche in questo caso la classe di resistenza stimata la
classe C25/30.
Tabella 6: Applicazione NTC
[MPa]
NTC (23.09.2005)
R
ck
[MPa]
*NTC (Bozza del 24.04.2007)
R
ck
[MPa]
**NTC (19.12.2007)
R
cm
[MPa]
n=6 39.49 MPa 34.53 MPa 35.59 MPa
n=8 37.57 MPa 32.61 MPa 37.57 MPa
* il valore caratteristico della resistenza in opera stato calcolato applicando il punto 11.1.5 (NTC 2007a);
** il valore caratteristico della resistenza in opera stato calcolato secondo il punto 11.2.5 (NTC 2007b).
Tabella 7: Applicazione controlli di accettazione sulle carote (NTC)
NTC (2007a) n=6 n=8 NTC (2007b) n=6 n=8
f
1
25.99 22.45 R
1
36.84 31.82
f
2
26.88 25.99 R
2
38.10 36.84
f
3
30.71 26.88 R
3
43.53 38.10
f
m
27.86 26.51 R
m
39.49 37.57
f
1
+3.5 29.49 25.95 R
1
+3.5 41.81 36.78
f
m
-3.5 24.36 23.01 R
m
-3.5 34.53 32.61
f
ck
24.36 21.61 R
ck
34.53 32.61
CONCLUSIONI
Il valore della resistenza caratteristica del calcestruzzo in opera viene stimato sulla base delle
recenti norme europee e delle conoscenze acquisite. Le applicazioni svolte, anche se in
numero limitato, hanno mostrato come la procedura indicata dalla norma EN 13791 fornisce
risultati che possono ritenersi accettabili. Lapplicazione delle diverse versioni delle NTC
hanno fornito in un caso la classe di resistenza superiore (NTC 2005) e negli altri (NTC
2007a, NTC 2007b) la classe di resistenza attesa. C da sottolineare che per le NTC, in
nessuna delle versioni considerate, tengono conto del numero di campioni (carote)
effettivamente presi in considerazione.
E stata infine introdotta e verificata una relazione in grado di stimare il valore caratteristico
della resistenza in situ a partire direttamente dal valor medio della resistenza a compressione
misurata su campioni cilindrici (carote) estratti da modelli in calcestruzzo appositamente
preparati. La sua applicazione ha restituito risultati in perfetto accordo con quelli attesi.
La verifica della sua validit generale attualmente in fase di svolgimento su carote estratte
da modelli appositamente confezionati con calcestruzzo di differenti classi di resistenza.
- 141 -
5 RINGRAZIAMENTI
Questa ricerca stata possibile grazie al sostegno fornito dalla Regione Calabria. Si ringrazia
lAzienda Ambrocem di Ambrogio Leandro, torrente Valanidi Reggio Calabria.
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UNI EN 12 504-1 (2002). Prove sul calcestruzzo nelle strutture - Carote Prelievo, esame e prove di
compressione.
- 142 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
ASSESSING THE ADEQUACY OF A SINGLE CONFIDENCE FACTOR IN
ACCOUNTING FOR EPISTEMIC UNCERTAINTY
Paolo Franchin
a
, Paolo E. Pinto
a
, Pathmanathan Rajeev
b

a
Dip. Ing. Strutturale e Geotecnica, Sapienza Universit di Roma,
paolo.franchin@uniroma1.it, pinto@uniroma1.it
b
European School for Reduction of Seismic Risk (ROSE School), Pavia,
prajeev@roseschool.it
ABSTRACT
EC8 Part 3, Assessment of existing buildings (CEN, 2005), relies on a single factor, called
Confidence Factor, to account for the state of incomplete knowledge of the structure resulting
from limited information. From a probabilistic viewpoint the effect of this epistemic
uncertainty is that of inflating the estimate of the probability of failure of the structure with
respect to the reference value, , corresponding to a state of complete knowledge of the
structure, the only remaining uncertainty being that in the seismic action. Under the
assumption that a single factor can account for the total epistemic uncertainty, a procedure has
been envisioned to assess the values that this factor should take on, as a function of increasing
knowledge. A preliminary application illustrates the procedure. The overall adequacy of the
single-factor framework is tentatively assessed and the obtained values of CF are compared
with the code values.
*
f
P
KEYWORDS
Construction defects, tests location, engineering judgement, state evaluation, degrading
response.
1 INTRODUCTION
Seismic performance assessment of existing structures can be carried out either
probabilistically or deterministically. In the former case all relevant sources of uncertainty are
preliminarily identified and probabilistic models to describe them are set up (Pinto et al,
2004). These usually consist of random variables and/or fields, characterised by their
distributions. The current practice in probabilistic seismic assessment focuses on the
probabilistic characterisation of the seismic action (either in the form of a stochastic model or
of recorded ground motion coupled with the distribution of an intensity measure), explicitly
recognising its dominant role in contributing to the total uncertainty, and regarding the
structure as deterministic. Methods exist, however, to deal with uncertainty in the structure
and its model. In particular, uncertainty in the capacity models for deformability and strength
of members can be easily accounted for (e.g. Jalayer et al, 2007a,b).

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 143 -
Deterministic seismic assessment, on the other hand, moves along different lines that have
been codified in some recent normative documents such as Eurocode 8 Part 3 in Europe
(CEN, 2005), as well as others in New Zealand (NZNSEE, 2002), Japan (JBDPA, 1990) or
the US (ASCE/FEMA, 2002). These documents prescribe several performance levels to be
checked (at least two, related to serviceability and safety, respectively), associated with
different intensities of the seismic action, usually specified in the form of elastic spectral
shapes characterised by increasing average return periods. This is intended to take care of the
uncertainty in the seismic action intensity and in the dynamic response of the structure
conditional on the intensity.
Uncertainty in the capacity of the structure (i.e. of its components) is dealt with by evaluating
the members capacity to deform in the inelastic range (e.g. for beams and columns, ultimate
or plastic chord rotation limits) or to resist shear action by means of lower fractiles of capacity
formulas.
A further important source of uncertainty stems from the state of incomplete knowledge under
which the performance assessment is usually carried out (epistemic uncertainty). In the
Eurocode this uncertainty is intended to be accounted for by means of a factor, called
Confidence Factor (CF), used to reduce material properties and hence capacities. The factor
takes values that depend on the amount of information available at the time of the assessment,
called Knowledge Level (KL) and ranging from 1 to 3. A larger amount of information
(higher KL) means a lower value of the CF. This should work as an incentive to increase the
number of tests and inspections by rewarding increasing levels of information with less
penalising values of the capacities.
The code requires, as a pre-condition to set up an analysis model, that the geometry of the
structure be completely known from the original design drawings, complemented by limited
verifications, or if these are missing by a complete survey. It follows that epistemic
uncertainty should be mostly related to incomplete knowledge about construction details
(such as reinforcement quantity and layout) and material properties. Some commonly found
defects of older-type RC constructions (insufficient lap-splice, absence of joint reinforcement,
etc) have not just a quantitative influence on the response of the structure but, rather, a
qualitative one, often changing completely the failure mechanism. It can hence be argued
whether uncertainty on these aspects can be accounted for by a single factor. Further, even
under the assumption that a single factor can account for the total epistemic uncertainty, it
remains to be assessed whether the values recommended in the code are appropriate. This
paper is a preliminary attempt to give an answer to the above questions by considering the
propagation of uncertainty in the information available at the time of assessment down to the
structural response.
2 A PROCEDURE TO ESTABLISH THE CONFIDENCE FACTOR VALUE
The procedure, applicable to any given structure and typology, consists of the following steps:
1. From a previously established probability distribution of material properties and
construction details/defects a set of parameters is sampled and assigned to the
structure: this structure is therefore considered to be completely known and is termed
the reference structure. The structure is assessed according to the code and the
seismic intensity that induces the attainment of the limit-state (LS) under
consideration is recorded. The attainment of the limit state is marked by a unit value of
a global state variable
*
Y (see Section 3.2). This result is considered the truth about
the structure.
- 144 -
2. From the reference (completely known) structure, for each Knowledge Level, a
number N
KL
of sample structures characterised by a state of incomplete knowledge are
generated by simulating the inspection/information-collection process. These are
called blurred pictures of the structure.
3. For each KL, the code-based deterministic assessment procedure is applied to the N
KL

structures with a unit value of the CF and the same intensity determined in step 1. This
produces a sample of values of the global state variable Y.
4. Statistical processing of the three (3 KLs) samples of Y (each of length N
KL
) produces
three conditional distributions of Y, ( ) KL Y F
i
3 , 2 , 1 = i (Fig. 1, solid curves). The
larger dispersion in the Y values corresponding to the increasing ignorance is reflected
by the larger inclination of the curve.
5. The value of the CF for each KL is determined (iteratively) by enforcing the condition
that a chosen lower fractile of Y (say, 10%) is equal for all KLs. This leads to the
dashed curves in Fig. 1.

The condition in step 5, i.e. that
3 , 10 . 0 2 , 10 . 0 1 , 10 . 0 KL KL KL
Y Y Y = = , means that whatever the amount
of information available at the time of the assessment and hence the KL, by using the value of
CF thus established there is an acceptably small probability of underestimating the state of the
structure, or of overestimating its capacity (i.e. only 10% out of assessments/evaluations
will, on average, be on the unsafe side). The enforcement of the above condition represents
the criterion for calibrating the values of CF.
KL
N
In order to perform step 1 it is necessary to have a list of the frequent construction defects
(chosen among those that can be analytically modelled and can hence have an influence on Y)
and to gather data on the spatial fluctuation of material properties.
In order to perform step 3 it is necessary to subdivide the structure into possible test locations
and to select the actual test locations in a somewhat controlled random fashion (e.g. if the first
test is performed on the third floor, it is likely that other tests will be performed there too, to
minimise disruption to building activities, and hence this should be enforced in the random
sampling of location).
1
KL
F
05 . 0
Y
1 = CF
Y
0
.
1
0
,
K
L
1
Y
0
.
1
0
,
K
L
2
Y
0
.
1
0
,
K
L
3
Y
*
=
1
2
KL
3
KL
1
KL
2
KL
3
KL
1
KL
F
05 . 0
Y
1 = CF
Y
0
.
1
0
,
K
L
1
Y
0
.
1
0
,
K
L
2
Y
0
.
1
0
,
K
L
3
Y
*
=
1
2
KL
3
KL
1
KL
2
KL
3
KL

Fig. 1 Distribution of the structural state Y as a function of knowledge level and confidence factor.

For the purpose of this work nonlinear dynamic analysis has been chosen among the different
analysis options of the code. Though this method is not the preferential choice in the
assessment of structures, it is the one deemed to provide the most accurate estimate of the
structural state, with higher sensitivity of the response to construction defects that can lead to
- 145 -
cyclic degradation (difficult to take into account in all other types of analysis). For the same
reason an effort has been made to include in the modelling some refined features that are not
commonly employed. In particular, models for the hysteretic response of RC beam-column
joints and of members in shear have been adopted. These models are described in the next
section.
In steps 1 and 3, time-history analysis is carried out with seven spectrum-compatible records.
The value of the global state variable Y measuring the distance from the limit-state is averaged
over the seven records. For the reference structure these are iteratively scaled in amplitude
until the scale factor
LS
that leads to the attainment of the LS under consideration is found.
This scale factor is then used for all other analyses in step 3.
3 APPLICATION
3.1 Structural modelling to capture cyclic degradation
A recent review of frame formulations accounting for interaction between normal and tangent
stresses is given in Ceresa et al, 2007. In this work a simple modelling option has been
chosen, already adopted in Franchin and Pinto, 2007. A plane model is set up in the
OPENSEES finite element analysis package (McKenna et al, 2007). Flexibility-based elements
with five Gauss-Lobatto integration points are employed. P-delta is included. At each
integration point a section aggregator is used to construct a section coupling axial/flexural
response (MN), modelled by a fibre-discretised section (Kent-Park concrete and Menegotto-
Pinto steel), with shear response (V), modelled by a uniaxial hysteretic law. Note that, though
the MN and the V models in the section aggregator are uncoupled resulting in a section
tangent stiffness of the form:



V
M M
N N
s
0 0
0
0
0
0
k (1)
the moments and shears are still coupled through the element equilibrium. In Eq.(1) , ,
0

are the generalised section deformations: axial strain, curvature and shear distortion angle.
The adopted shear force-deformation law is degrading hysteretic (in OPENSEES the V law
has been modelled with two Hysteretic laws, one degrading with ductility damage parameter
0.03 and one non-degrading, in Parallel) with a monotonic multi-linear envelope, with
characteristic points at cracking, peak and residual strength. The adopted law is shown in
Figure 2a. A similar behaviour is also found in Pincheira et al, 1999, where the multi-linear
envelope is fit to results from analyses carried out with the modified compression field theory
(MCFT, Vecchio and Collins, 1986) implemented in the code RESPONSE2000.
Evaluation of the force and deformation values corresponding to the transition points requires
models for shear strength ( ), as well as for shear flexibility (deformation in pure shear).
Several models are available for the shear strength of existing RC members, generally in one
of the two additive forms:
peak
V
s N c peak
V V V V + + = (2a)
( ) V N V V + =
s c peak
(2b)
- 146 -
As an example, the models in Priestley et al, 1994 or in Kowalsky and Priestley, 2000 have
form (2a), while those in Sezen and Mohele, 2004 have form (2b), where the contribution of
axial force is incorporated in the concrete contribution . Eurocode 8 Part 3 reports a shear
strength equation in the form (2a), derived together with a second one in form (2b) in Biskinis
et al 2003. All these models also include a displacement-ductility dependent term
c
V
(

) k that
reduces the strength to account for max response ductility. For the purpose of establishing the
monotonic envelope for an hysteretic degrading law, the term ( )

k is set to its value for


1

. In this work the model selected is that by Sezen and Mohele, 2004. The shear force at
cracking is set equal to , while the residual force is set equal to the steel term . ( ) N V
c s
V
As it regards the shear force-displacement curve, to the knowledge of the authors the only
proposal of a cyclic response model in shear is in Grin, 2003. When only the monotonic
envelope is of interest a recent paper by Sezen, 2008, the previous work by Pincheira et al,
1999, plus a simplified model applicable to walls derived from the cyclic one and presented in
Grin and Adebar, 2004, can be included in the list. Fig. 2b shows qualitatively these
alternatives. In Pincheiras model, which refers to older non-ductile columns, the degradation
starts right after the attainment of peak strength. Both Sezen, 2008 and Grin and Adebar,
2004 instead show significant shear strain ductility. Sezen, gives also an estimate of the shear
displacement where axial collapse occurs, based on the very few available experimental
results of shear tests on columns that have been brought to the exhaustion of the vertical load-
bearing capacity.
crack
V
peak
V
. res
V
y u res


=
.
y peak

crack

( )
( )
s res
s c peak
c crack
V V
V N V V
N V V
=
+ =
=
( )
*
arctan GA
( ) a ( ) b
crack
V
peak
V
. res
V
u

crack

( ) walls Adebar & Gerin


( ) s col.' Sezen
( ) s col.' Pinto - Franchin , Pincheira et al
crack
V
peak
V
. res
V
y u res


=
.
y peak

crack

( )
( )
s res
s c peak
c crack
V V
V N V V
N V V
=
+ =
=
( )
*
arctan GA
( ) a ( ) b
crack
V
peak
V
. res
V
u

crack

( ) walls Adebar & Gerin


( ) s col.' Sezen
( ) s col.' Pinto - Franchin , Pincheira et al

Fig. 2 Shear modelling of RC members: a) adopted monotonic envelope for the shear force-deformation
law; b) available alternatives.

In this work degradation starts immediately after peak strength. Assuming elastic uncracked
behaviour until it is assumed that:
crack
V V =
*
/
c c crack crack
A G V = (3)
Following Sezen, 2008, the strain at peak strength is assumed to be a function of steel yield
stress, normalised axial force , longitudinal reinforcement ratio
l
and aspect ratio
(shear span over section height):
H L
V
/
004 . 0
5000
=
H L
f
V
l y
peak

(4)
Finally, the strain at ultimate (which in the adopted model means a non-zero residual strength)
is expressed as a shear strain ductility term times the strain in (4):
peak res


= with:
- 147 -
( )
c c peak res peak
f A V 12 4 = =

(5)
3.2 Evaluation of structural performance
Performance of the structure can be evaluated by means of a global state variable, denoted by
Y, that expresses the global state of the structural system as a function of its members states
(Jalayer et al, 2007). The formulation of such a variable allows accounting for failure
mechanisms that are not included in the response analysis: if, for instance, shear force-
deformation is not included in the model (the model is purely flexural, like for a fibre
formulation), the shear strength can be included a posteriori in the evaluation of Y, thus
considering a failure not shown by the response analysis.
In this work brittle degrading failure mechanisms such as shear in member and joints are
included in the analysis, and hence they influence the response. For this reason a simple
formulation of Y is possible in terms of deformation demand only. In particular, the global
state is defined as the ratio between peak interstorey drift ratio and the corresponding
capacity, set for simplicity to a fixed value of 2.5%.
3.3 Uncertainty in material properties and construction details
For the purpose of generation of the reference structure the following quantities are
randomised (Group 1, variable simulated in step 1): a) stirrup spacing ( and for beams
and columns, respectively), to account for the erroneous stirrup placement or accidental
movement during concrete casting; b) anchorage length and lap splice ; c) geometric
longitudinal reinforcement ratio
b
s
c
s
a
l
in the column, to account for erroneous placement of bars
with diameter different from that specified in the design documents; d) material properties:
concrete strength , steel yield strength and hardening ratio b. For the purpose of
generation of the blurred pictures the following quantities are also randomised (Group 2,
variable simulated in step 2, representing judgement errors made by the analyst at the
evaluation stage): e) permanent load , with distinct values for the first floor and the roof; f)
cross-section dimensions, in terms of beams height , and columns dimension in the plane
of flexure . The adopted distribution type and parameters are reported in
c
f
y
f
k
G
b
H
c
H Tab. 1. The
coefficients of variation for the material properties are lower than those reported e.g. in
Cosenza et al, 2002, since they are meant to refer to the variability within a single building
(and have been established based on a few existing buildings where a large number of tests
was available). The lower bounds on the strength values are used to avoid very low values
compatible with the lognormal distribution that would have led to collapse for gravity loads.
Tab. 1 Distribution type and parameters for the adopted random variables. (*) for the truncated
lognormal distribution (TLN) a lower bound is required.
Random variable Distribution Mean or Min CoV or
Max
Lower
bound
*

G
r
o
u
p

1

Column stirrup spacing Uniform 200 mm 300 mm -
Beam stirrup spacing Uniform 150 mm 250 mm -
Reinforcement ratio Uniform 0.008 0.012 -
Concrete strength TLN 24 MPa 0.10 20 MPa
Steel Yield stress TLN 275 MPa 0.10 250 MPa
Hardening ratio LN 0.004 0.25 -
- 148 -
G
r
o
u
p

2

Gk, first floor Uniform 13 kN/m 18 kN/m -
Gk, roof Uniform 11 kN/m 15 kN/m -
Beam height Discr. uniform 450, 500 and 550 mm -
Column height Discr. uniform 250, 300 and 350 mm -
Fig. 3 shows the simple one-bay two-storey frame chosen for the application. During step 1
variables belonging to Group 1 are sampled once: the values of , and are sampled at
each integration point (5 per each beam plus 3 per each column for a total of 22 values, the
sampling is carried out by first selecting the element, then the position within the element);
steel properties are sampled for each element (6 values each); reinforcement ratio
c
f
b
s
c
s
b f
y
, is
sampled for each column (4 values).
During step 2, the variables belonging to Group 2 are sampled times: the permanent load
is sampled at each floor (2 values); one value of the random cross-section dimension is
sampled for each beam and one value for the two elements along the same vertical assuming
no tapering is present in such a small structure (4 values). For the reference structure the
permanent loads and the cross-section dimensions are set equal to their respective mean
values.
KL
N
Fig. 3 shows all the distinct values of the employed random variables and their location. It can
be observed that even if an attempt is made to describe a realistic pattern of variations, the
choice of sampling different values of the steel properties for each element, as if different
batches of bars have been used in such a small structure, is clearly an abstraction.

1 1 1
, ,
a c c
l s f
3 3
,
c c
s f
roof k
G
,
floor k
G
,
2 2
,
c c
s f
1 1 1 1
, , ,
c y
H b f
2 4 4
, ,
a c c
l s f
6 6
,
c c
s f
5 5
,
c c
s f
1 2 2 2
, , ,
c y
H b f
3 10 10
, ,
a c c
l s f
12 12
,
c c
s f
11 11
,
c c
s f
2 4 4 4
, , ,
c y
H b f
3 7 7
, ,
a c c
l s f
9 9
,
c c
s f
8 8
,
c c
s f
2 3 3 3
, , ,
c y
H b f
7 18 18
, ,
a c c
l s f
8 22 22
, ,
a c c
l s f
19 19
,
c c
s f
20 20
,
c c
s f
5 13 13
, ,
a c c
l s f
6 17 17
, ,
a c c
l s f
5.00
2
.
7
0
2
.
7
0
2 6 6
, ,
b y
H b f
1 5 5
, ,
b y
H b f
16 16
,
c c
s f
14 14
,
c c
s f
15 15
,
c c
s f
21 21
,
c c
s f
1 1 1
, ,
a c c
l s f
3 3
,
c c
s f
roof k
G
,
floor k
G
,
2 2
,
c c
s f
1 1 1 1
, , ,
c y
H b f
2 4 4
, ,
a c c
l s f
6 6
,
c c
s f
5 5
,
c c
s f
1 2 2 2
, , ,
c y
H b f
3 10 10
, ,
a c c
l s f
12 12
,
c c
s f
11 11
,
c c
s f
2 4 4 4
, , ,
c y
H b f
3 7 7
, ,
a c c
l s f
9 9
,
c c
s f
8 8
,
c c
s f
2 3 3 3
, , ,
c y
H b f
7 18 18
, ,
a c c
l s f
8 22 22
, ,
a c c
l s f
19 19
,
c c
s f
20 20
,
c c
s f
5 13 13
, ,
a c c
l s f
6 17 17
, ,
a c c
l s f
5.00
2
.
7
0
2
.
7
0
2 6 6
, ,
b y
H b f
1 5 5
, ,
b y
H b f
16 16
,
c c
s f
14 14
,
c c
s f
15 15
,
c c
s f
21 21
,
c c
s f

Fig. 3 The reference structure.
- 149 -
3.4 Simulation of testing process and generation of blurred pictures
Generation of sample structures from the reference one is carried out for different knowledge
levels. Tab. 2 reports the minimum requirements in terms of tests number and location to
achieve a given KL according to both Eurocode and the Italian code (DPC, 2005).
Tab. 2 Minimum requirements for each KL.
Knowledge
level
Detalis (percentage of elements) Material properties
EC8 Part 3 Italian code EC8 Part 3 Italian code
1 20% 15% 1 sample per floor 1 sample per floor/300m
2

2 50% 35% 2 samples per floor 2 samples per floor/300m
2

3 80% 50% 3 samples per floor 3 samples per floor/300m
2


The simulation is carried out by: a) uniformly sampling an integer number corresponding to
an integration point/test location and reading the corresponding values of the reference
structure, b) sampling Group 2 variables, i.e. cross-section dimensions and permanent loads.
For KL1 four locations are sampled, two per floor, one on the beam (assumed to yield values
for ) and one on the columns (assumed to yield values for
b c
s f ,
c y
s b f , , , ). For KL2 eight
locations are sampled, four per floor, two on the beam ( ) and two on the columns
(
b c
s f ,
c y
f s b , , , ). As prescribed by the code, for all KLs, the mean of the experimental values of
material properties and details (Group 1) is then assigned to all elements and employed for
the analysis.
3.5 Seismic action
For the purpose of dynamic analysis the seismic action is represented by 7 recorded ground
motions selected to fit on average, with minimum scaling, the EC8-specified spectral shape
scaled to a PGA of 0.35g for soil class A (Iervolino et al, 2008).
3.6 Results
Fig. 4 shows the results of the analysis for two KLs. Focussing on Fig. 4 left, one can see the
empirical distribution of the Y values for the 100 blurred pictures with a unit value of CF
(case a, dashed line) and with the CF>1 value (case b, solid line) that leads to . 1
*
10 . 0
= = Y Y
0.5 1 1.5 2
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
Y
F
K
L
1
(
Y
)
p
KL1
Case a, CF=1
Case a, CF=1.15
Case b, CF=1
Case b, CF=1.27
0.5 1 1.5 2
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
Y
F
K
L
2
(
Y
)
p
KL2
Case a, CF=1
Case a, CF=1.15
Case b, CF=1
Case b, CF=1.25

Fig. 4 Distribution of Y values.
- 150 -
The two colours identify the case of epistemic uncertainty on materials and defects only (red)
and of epistemic uncertainty on materials, defects and geometry (black). As one can see the
effect of uncertainty on the geometry is a major one. The value of the required CF increases
from 1.15 to 1.27.
Fig. 4 right shows the results for KL2. The values of the CF are, for both cases, practically
coincident with those for KL1 (1.15 and 1.25). This is due to two reasons: one is that the
epistemic uncertainty related to geometry is not differentiated in this example with respect to
the knowledge level. This is intentional, since going from KL1 to KL2 the number on tests on
materials and details must increase but this does not necessarily lead to a better knowledge of
geometry. The second reason is that the analysed structure being so small the additional
amount information coming from KL2 is not appreciably richer than that from KL1.
4 CONCLUSIONS
The elementary example considered proves only the feasibility of the proposed procedure, but
cannot obviously yield quantitative results of direct significance. Extensive application of the
procedure to a population of realistic structures can be expected to provide both an assessment
of the correctness of the single-factor approach, as well as of the values to be employed.
5 ACKNOWLEDGEMENTS
This work has been carried out with partial funding by the Italian Civil Protection Agency
(Progetto Esecutivo DPC-Reluis 2005-2008). This contribution is gratefully acknowledged.
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Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
CONFIDENCE FACTORS FOR CONCRETE AND STEEL STRENGTH
Giorgio Monti, Silvia Alessandri
Department of Structural Engineering and Geotechnics, Sapienza University of Rome
giorgio.monti@uniroma1.it, silvia.alessandri@uniroma1.it
ABSTRACT
This paper proposes a Bayesian procedure for the assessment of material strength and the
calibration of Confidence Factors (CF). The Bayesian method allows to employ destructive
and non-destructive testing results to update a prior probability distribution function, taking
into account individual testing reliability. By the developed method, a reference parameter for
materials strength is evaluated as a lower confidence level for the Bayesian mean. The
confidence factor value is calculated each time by a closed form equation and is a function of
the Bayesian coefficient of variation of the weighted means of strength values obtained by
testing and by prior information; it depends on the number, the kind and the reliability of each
testing procedure employed and by the reliability of prior information. These values are
applied to a design value of materials strength parameter to make it equal to the reference
parameter. The equation developed for the CF has been found by regression analysis applied
to the reference values and to the design values. An application of the proposed procedure to
eight existing buildings is also presented in this paper.
KEYWORDS
Confidence Factors, reinforced concrete, strength, non destructive testing methods.
1 INTRODUCTION
The knowledge of a building is reached collecting information of different kind about the
configuration of the structural system, as well as material strength and condition of the
structural elements. Owing to the different nature of the knowledge process and data type for
a reinforced concrete structure, is better to distinguish between information obtained on
materials strength and information obtained on amount and detailing of reinforcement.
Material strength is characterized by intrinsic and epistemic uncertainties, while amount and
detailing of reinforcement is characterized by epistemic uncertainties only: collected data on
one structural element are certain but dont allow to erase uncertainties about other elements.
This is the reason why its better to distinguish between Confidence Factors (CF) for material
strength and Confidence Factors for reinforcing details. This paper proposes a method for
calibration of CF for materials strength based on a Bayesian procedure.
2 BAYESIAN APPROACH TO THE CALIBRATION OF CF FOR MATERIAL
STRENGTH

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 153 -
The difference between the mean value of material strength evaluated on collected data and
the structural material strength is due mainly to: material intrinsic spatial variability,
variability caused by workmanship (for instance not compliance with the original project,
execution of structural elements in different times with different materials strength), reliability
of testing methods and degradation of material properties with the time. The Bayesian method
allows to combine parameters intrinsic uncertainties with the intrinsic and epistemic data
uncertainties. For this aim destructive and non destructive testing results are separately
employed to up date a prior probability distribution function of the mean value of the
material strength, taking into account individual testing reliability. The Bayesian method has
been applied to the assessment of median concrete strength.
2.1 Prior knowledge
Prior knowledge on material strength is based on construction documents, reports, reference
standards and codes from the period of construction. From this data a mean value of the
material strength,
f
' , and the relating variance,
2
f
'

, are evaluated.
2.2 Posterior knowledge
The material strength, f , can be statistically described by a lognormal distribution function.
If the variable f is lognormal its natural logarithm, ( ) x ln f = , is a normal random variable
with mean value

and standard deviation


. The posterior distribution,
( ) f

, of is
normal with the following statistics:

( )
( )
2 2
2 2
t t t
t t
' n
''
n '
+
=
+
'


(1)

( )
( )
2 2
2
2
2
t t
t t
n '
''
n '

=
+


(2)
where: '

and
2 '

are the prior mean value and



variance, respectively;
t
and

2
t
are the
mean value and

variance of the natural logarithm of test results, respectively.

More than one
test method can be employed performing consecutive up dating of the probability
distribution function. Testing results from different methods are separately employed, taking
into account individual testing reliability. If is the destructive tests number performed
and

the strength value form the i-th test, the mean sampling value of destructive testing
is:

DM
n
i ,
f
DM

( )
1
DM
n
i ,DM
i
DM
DM
ln f
n
=
=

(3)
The evaluation of the sampling variance

can take into account testing errors and

errors
in

regression curve which provides the material resistance as a function of the testing
2
DM

- 154 -
parameter:

2 2 2
DM s,DM t ,DM
= + (4)
where
2
s,MD


is the natural logarithm of data sampling variance, given as:

( )
2
,
2 1
,
ln
1
DM
n
i DM DM
i
s DM
DM
f
n
=

(5)
and

is the variance of the

regression curve, given as:
2
, t MD

(6)
2
, , t DM t DM DM
CoV =
where is the coefficient of variation of the regression curve.
t ,DM
CoV
When the mean value and

variance are known the first updating of the statistics of the
distribution, ( ) f

of

is possible:

( )
( )
2 2
2 2
DM DM DM
DM DM
' n
''
n '
+
=
+
'

(7)

( )
( )
2 2
2
2
2
DM DM
DM DM
n '
''
n '

=
+


(8)
A second updating is possible using non destructive testing results:

( )
( )
2 2
2
NDM NDM NDM
NDM NDM
'' n ''
'''
n ''
+
=
+
2


(9)

( )
( )
2 2
2
'
'
2
2
NDM NDM
NDM NDM
n '
'''
n '

=
+


(10)
where: is the nondestructive tests number performed and

the strength value
form the j-th test; the mean sampling value of non destructive testing
NDM
n
i ,NDM
f
NDM


and

the
sampling variance are evaluated as shown for destructive tests;

the last

can take into
account testing errors and

errors in

regression curve which provides the material resistance as
a function of the testing parameter. Replacing the value of
2
NDM

''

and
2
''

in the previous
equations the posterior statistics values are sought:
- 155 -

( ) ( )
( ) ( )
2 2
2 2 2
1
NDM NDM DM DM
DM NDM
NDM DM
DM NDM
n
( ' )
'''
n n
( ' )
+ +
=
+ +


2
' n
(11)

( ) ( )
2 2
1
NDM DM
DM NDM
'''
n n
( ' )
=
+ +


2
1
(12)
2.3 Confidence interval on mean value
Its possible to improve mean values statistics reliability by applying the confidence interval
for the mean. What is of interest is the lower confidence limit

1
)

<

, which is the value that
the population mean will be larger with a confidence level of ( ) 1 . A 95% lower
confidence level is here considered:

2 1 ,inf ,n
''' ''' t '''

=

(13)
where
2 1 ,n
t

is the value of the t-Student variate with 1 n

degrees of freedom

(

is the
sampling dimension) having a cumulative probability level
n
2 . Introducing the expression
of '''

in the Eq. (13) we get:


( )
( ) ( )
2 1
2 2 2
MND MND MD MD
,inf ,n
MD MND
' n x n x
''' ''' ''' t
( ' )




= + +




(14)
The parameter
,inf
'''

is related to the variable ( ) E ln f =



; from it its possible to
evaluate the parameter
f
inf,m
'''
(
m
(
, the lower confidence limit for the Bayesian median value,
f
m
m'''
(
(
, of median value,
f
m
(
, of the material strength, f , that is the value with a 50 %
probability:
(15)
,inf
f
'''
inf,m
m''' e =
(
(

2.4 Definition of the design material strength


The parameter
f
inf,m
m'''
(
(
represents the value for the structural assessment; in order to facilitate
its evaluation a simplified procedure can be defined. The value
f
inf,m
m'''
(
(
can be obtained
scaling with an opportune CF a weighted mean, , of the sampling mean vales

obtained by
the different testing method and the prior information:

f
D
m'''
inf,m
FC
=
(
(
(16)
where:
- 156 -

1
f DM DM NDM NDM
DM NDM
n n

=

+ +

' n x n x + +

(17)
where
DM
x and

NDM
x

are the sampling mean of the destructive and non destructive tests,
respectively; and

are the corresponding sampling dimension. Generally, if
DM
n
NDM
n
i
M

is
the i-th

testing method adopted, the material strength for the assessment is:

1
i i
i
f M M
i
M
i
' n x
n
+
=
+

(18)
where
Mi
x is the

sampling mean of the i-th testing method and
Mi
n

its dimension.
2.5 Calibration of Confidence Factors, CF, for concrete strength
The CF can be expressed in an explicit form as a function of the Bayesian coefficient of
variation V

for the median value of the material strength:


FC a c V = +

(19)
The parameter V

, which estimate the reliability of available information, is defined as:



2 2
2 2
Mi
i
s,Mi t ,Mi
Mi Mi
i
s,Mi t ,Mi
n
s s
V
n x
s s
+
= =

+

(20)
where
2
s,Mi
s and
2
t ,Mi
s

are the sampling variance and the variance of the

regression curve of
the i-th testing method, respectively. The Eq. (19) has been calibrated for concrete strength by
applying the least squares method. A Monte Carlo method has been used to simulate sampling
with destructive and non destructive testing. The simulated samplings are extracted from a
population with median concrete strength
c
f
m
(
ranging from 10 MPa to 40 MPa and
hypothesizing the possible range of all the parameters (
c
f
V ,
c
f
' ,
c
f
V ' ,
c
f
' ,
DM
n ,
t ,DM
V ,
NDM
n
t ,NDM
). The param

c ,V eters and a , has been evaluated by applying the least
squares method to the set of values
D
calculated by the Eq. (16) w FC given by (19), and
the set of
ith
f
c
inf,m
m'''
(
(
calculated by the Bayesian e described above so that the condition
given in Eq. (16) is met. The resulting equation for the CF is the following:
procedur
0 9 FC . V = +

(21)
2.6 Defining homogeneous material strength zones
The Eq. (21) is effective if samples have been extracted from homogeneous zones of the
structure: therefore material strength homogeneous zones must be indentified beforehand.
This can be made by an objective consideration of time and phases of building construction
t-Student test on the mean vales extracted from two zones can be used to validate the
- 157 -
hypothesis of non homogeneity. If non homogeneous zones are identified they must be
separately evaluated considering two different median value for concrete strength with two
CF by (21).
3 PROCEDURE FOR EVALUATION OF DESIGN MATERIAL PROPERTIES
or evaluation of CF for material strength is based on the following steps:
ogeneous zones;
ds to be applied;
lation to the used
e test in each homogeneous zone and evaluation of the mean value
Procedure f
acquisition of prior information;
determination of possible non hom
choice of destructive an non destructive testing metho
definition of coefficient of variation for each testing method in re
regression curves;
execution of destructiv

and variance
2
s,DM
s

for each zone;
DM
x
execution of non destructive tests in each homogeneous zone and evaluation of the mean
values
NDM,i
x and variance
2
s,DM,i
s

for each zone;
evaluati V on of

by Eq. (20);

4 APPLICATION TO EXISTING BUILDINGS
The proposed method has been applied to evaluation of median concrete strength for eight

evaluation of FC by Eq. (21);
existing buildings. On each building destructive (cores) and non destructive testing
(sclerometer and ultrasonic pulse velocity) has been executed. No prior information was
available. Non destructive testing results have been combined by the Sonreb method, using
regression curves taken from literature with relevant coefficients of variation. Two different
curves have been applied:
( )
9 1 4 2 446
1 2 10
. .
c
f . I V Mpa;m s Di Leo Pascale

=

(22)

4
24 1 1 24 0 058
c
f . . I . V ( Mpa; Km s = + + )

(23)
where I

is the rebound number and is the ultrasonic pulse velocity. Under the hypothesis
t

V
that the wo parameter are independent, the mean value and the variance of concrete strength
are:
( )
NDM
x f I ,V =

(24)

2 2
2 2 2 2 2 c c
NDM I V NDM NDM
I V
f f
s s s V
I V

= + +



x

(25)
where and I V are the mean value of the rebound number and of the ultrasonic pulse
, respecti velocity vely;
MND
x is the mean value of concrete strength obtained from application
- 158 -
of Sonreb method, ( )
MND
f x

is expression of the regression curve;

and

are the
variance of the nondestructive parameters; finally, and
2
I
s
2
V
s
MND
V is the coefficients of variation of
Sonreb curves (taken form Giannini e al. (2003)).
Fig. 1 and Fig. 2 show the CF variation compared to the variation of mean values of concrete
strength obtained by destructive and nondestructive methods and to the relevant coefficient of
variation; they point out that the CF correctly reflect the information reliability.

1.12 1.12
1.18 1.18
1.15
1.21
1.11
1.14
1.13
1.18
1.21
1.18
1.24
1.11
0.00
0.20
0.40
0.60
0.80
1.00
1.20
1.40
Baiamonti AureliaAnticaBarberiniA BarberiniB Subiaco Liegi Torvergata M o
1.28
1.21
attatoi
CoVCore
CoVSonreb1
CoVSonreb2
CFSonreb1
CFSonr
Fig. 1. CF vs coefficients of variation of testing methods (data sources ESSEBI s.r.l., Sguerri et. al. 2006)

eb2
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
Baiamonti AureliaAnticaBarberiniA BarberiniB Subiaco Liegi Torvergata Mattatoio
50
Core
Sonreb1
Sonreb2
x
x
x
Fig. 2. Concrete strength mean values from DM and NDM
5 CONCLUSIONS
This paper proposes a procedure for evaluation of CF which goes beyond the definition given
by Italian (OPCM 3431) and European (EC8-Part3) Codes. This is because of the different
- 159 -
nature of the knowledge process and uncertainties which characterize material strength and
reinforcement detailing. The paper proposes the definition of different CF and an expression
to evaluate CF for material strength as a function of scattering of testing data and prior
information. The proposed procedure has been calibrated on simulated cases and tested by
existing buildings material strength evaluation. The application points out that the CF
correctly reflects the information reliability.
6 ACKNOWLEDGEMENTS
This work has been carried out under the program Dipartimento di Protezione Civile
Consorzio RELUIS, signed on 2005-07-11 (n. 540), Research Line 2, whose financial
support was greatly appreciated.
7 BIBLIOGRAFIA
Giannini r., Sguerri l., Ninni v. (2003). Affidabilit dei metodi dindagine non distruttivi per la
valutazione della resistenza del calcestruzzo, 10 Congresso Nazionale dellAIPND, Ravenna, pp.
670-679.
Sguerri L., Paolacci F., de Felice G., Giannini R., (2006). Stima della resistenza del calcestruzzo delle
capriate in cemento armato dellex mattatoio di Roma mediante misure non distruttive; Convegno
Nazionale Sperimentazione su Materiali e Strutture, Venezia 6-7 Dicembre.
OPCM 3431, 3-05-05, Allegato 2.
EC8 EuroCode 8 Part 3 ENV 1998 1-1. (2004) Design of structures for earthquake resistance

- 160 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
RC FRAME EXISTING BUILDING ASSESSMENT: CONSIDERATIONS
AND SUGGESTIONS ABOUT EC8 AND OPCM 3431 PROCEDURES
Vassilis Mpampatsikos
a
, Roberto Nascimbene
b
, Lorenza Petrini
c

a
ROSE School, Pavia, vmpampatsikos@roseschool.itl
b
EUCENTRE, Pavia, roberto.nascimbene@eucentre.it
c
Politecnico di Milano, Milano, lorenza.petrini@polimi.it
ABSTRACT
In Italy the seismic assessment of existing structures is a priority, since the majority of the
building heritage was designed according to out-of-date or even no seismic Codes. The
uncertainties about the non-linear behavior of the structures are, therefore, relevant. In fact,
the presence and location of potential inelastic zones, as well as their ductility capacity, are, in
general, unknown. The direct consequence is that the non-linear behavior has to be treated
directly, with a considerable increase in complexity of the assessment procedures. In this
work, the attention was focused on RC frame buildings, assessed according to both OPCM
3431 and Eurocode 8-3, with the following aims: i) suggesting simplified approaches or
improvements for the assessment procedure, concerning the evaluation of both seismic
demand and capacity of the structural members; ii) checking the consistency of the shear
assessment results obtained applying the two considered Codes. In order to achieve these
goals, two irregular RC frame buildings were examined, both built before 1980. Since all the
aims refer only to the structural members performance and considering the wide number of
assessed members, the conclusions drawn in this work can be judged as satisfactory.
KEYWORDS
Existing R.C. frame building, assessment procedure, chord rotation, shear assessment.
1 INTRODUCTION
In Italy most of the existing structures was designed according to out-of-date seismic or even
to non-seismic Codes. The uncertainties about the non-linear behavior are, therefore, relevant,
since, generally, the presence and location of potential inelastic zones, as well as their
ductility capacity, are unknown. For this reason, a force-based assessment, obtained using an
elastic analysis and reducing the internal forces by the behavior factor q, does not yield, in
general, satisfactory results. Hence, the non-linear behavior of the structure should be faced
directly, with corresponding considerable increase in complexity of the assessment procedure.
In this work, the assessment of RC frame buildings has been performed according to the
followings Codes: 1) Italian Seismic Code OPCM 3431, Ch. 11, 03/05/2005 and 2)
Eurocode 8 UNI EN 1998-3, August 2005. Both Codes recommend a force-based
procedure for the brittle mechanisms (shear) and a displacement-based approach for the
- 161 -
ductile ones (flexure). The evaluation of both shear and deformation capacities of the
structural members requires, in general, lengthy and not simple calculations. On the base of
these considerations, the aims of this work may be summarized as follows. i) Suggesting
simplified approaches for the assessment procedure, concerning the evaluation of both
seismic demand and capacity of the structural members. ii) Checking the consistency of the
brittle assessment results obtained applying the two Codes. Considering that Eurocode 8
suggests a more complex procedure, the aim is to show if the simpler approach proposed in
OPCM may yield satisfactory results. In order to achieve the above goals, two public RC
frame buildings, both located in Tuscany and built before 1980 were examined. Considering
the wide number of assessed structural members (440 columns and 300 beams), characterized
by different shape, dimension, length and reinforcement content, the conclusions may be
judged as satisfactory, although influenced by the considered numerical models.
All the results shown in this work refer to the Limit State (LS) of Significant Damage (SD).
1.1 Analyzed buildings
The Sede Comunale di Vagli Sotto, located in Vagli Sotto (Lucca, Tuscany), designed in
1965, is a two-storey RC frame building with masonry infill. The shape of the building
(Figure 1) is approximately rectangular (dimensions in plan: 27.25 m x 13.60 m), with an
expansion on one side. The frames are mono-directional and oriented parallel to the short
sides of the building. The foundation system consists in a mat slab and footings. From
extended in-situ inspections, f
cm
=8.3 Mpa was obtained. From the original drawings, f
ym
=440
Mpa was assumed for both longitudinal and transversal steel (Feb44k). According to OPCM
3274, a
g
=0.25g (Zone 2) was considered for the assessment at the SD LS. From geophysical
tests the soil was classified as Category B. An importance factor =1.4 was assumed.

Figure 1. "Sede Comunale di Vagli Sotto" Figure 2. "Scuola Elementare Pascoli
The Scuola Elementare Pascoli, located in Barga (Lucca, Tuscany), designed in 1978, is a
two-storey RC frame structure with masonry infills. The shape of the building (Figure 2) is
approximately square (dimensions in plan: 40.90 m x 35.60 m). The frames are bidirectional.
The foundation system is constituted by foundation beams in both principal directions. From
extended in-situ inspections, f
cm
=30 Mpa was obtained. From the original drawings, f
ym
=440
Mpa was assumed for both longitudinal and transversal steel (Feb44k). According to OPCM
3274, a
g
=0.25g (Zone 2) was considered for the assessment at the SD LS. From geophysical
tests the soil was classified as Category B. An importance factor =1.2 was assumed.
1.2 Methods of Analysis
Since both structures are irregular in plan and in elevation, the conditions for the applicability
of the linear static analysis are not satisfied. Therefore, in this work, only the linear dynamic
(response-spectrum), the non-linear static and the non-linear dynamic analyses were
performed. All the analyses were based on 3-D models, because the lack of regularity did not
- 162 -
allow to consider two planar separated models in the two principal directions. Since fixed
foundations and dynamic springs (computed according to Gazetas, 1991) yielded close results
in terms of eigenvalue analysis, the soil-structure dynamic interaction was not considered and
fixed foundations were assumed for both structures.
The linear dynamic analysis was carried out using the software SAP2000, Advanced I, 10.0.7.
The modal superposition was performed applying the CQC rule, considering enough modes to
obtain a cumulative modal 90% of the total mass. The pseudo-acceleration elastic spectrum,
determined according to OPCM 3431, Attachment 2, was used. E
c
was evaluated according to
Fib Bulletin 24 Appendix 4.A: E
c
=0.852.1510
4
(f
c
/10)
1/3
. This formula was used because
both Codes suggest expressions valid for new constructions, that may be improper for the
assessment of existing buildings.
The non-linear analyses were developed through the software SeismoStruct, Version 4.0.3. It
is a non-linear fiber-model software, which accounts for both material and geometrical non-
linearity. The following constitutive models of the materials were assumed for both buildings.
i) Non-linear constant confinement concrete model (Mander et al., 1988), characterized by no
tensile strength, strain at peak stress c
co
=0.002, unconfined ultimate strain c
cu
=0.004. ii) bi-
linear steel model, characterized by E
s
=200000 MPa, strain hardening parameter =0.05,
c
su
=0.04 according to OPCM.
The static non-linear analysis was based on 8 conventional pushover analyses: 2 distributions
(uniform and modal), 2 directions and 2 signs of lateral loading. With reference to the N2
method (Fajfar, 1995), using the elastic displacement response spectrum, the demand D
i
, the
capacity C
i
and the ratio R
i
=|Di/Ci| of each i-th member were computed for each pushover.
For each i-th member, the largest value of R
i
was used to assess the response.
The dynamic non-linear analysis was based on 7 non-linear time history analyses. For each
analysis, for each i-th structural member, R
i
was evaluated in correspondence to: i) the
maximum and the minimum D
i
; ii) the maximum and the minimum axial load N
i
, in order to
minimize C
i
. Since 7 different accelerograms were used, the assessment was based on the
mean value of the maximum R
i
obtained from each time history analysis. All the
accelerograms were artificially generated, according to the attenuation law proposed by
Sabetta and Pugliese, 1996, and then modified to match the elastic spectrum at SD LS.
1.3 Ductile Mechanisms simplified approach for the chord rotation demand
According to both Codes, the ductile mechanisms are assessed through the comparison
between the chord rotation demand and the corresponding capacity at both ends of each
structural element (beams and columns).
The chord rotation demand is the angle defined by the chord connecting the member end to
the point of contraflexure (M=0) and by the tangent at the member end (Figure 3.(a)).
Therefore, each structural member is considered as formed by 2 cantilevers, fixed at the
member ends and characterized by a length equal to the shear span L
s
:

V
M
L
s
= (1)
where M and V are the bending moment and the shear demand, respectively.
Denoting as 0
1
the nodal rotation of the considered member end and as 0
2
the drift at the end
of the shear span, the chord rotation demand of columns 0
c
is obtained as 0
2
-0
1
(Figure 3.(b)).
Under seismic input, since the building is pushed laterally by the ground motion, 0
2
>>0
1
.
Hence, the chord rotation demand of columns may be computed as 0
c
= 0
2
-0
1
0
2
.
The assessment of beams chord rotation demand 0
b
is more complicated, due to the presence
of gravity loads. Considering the beam response as the superposition of 2 systems (beam
- 163 -
unloaded and end sections undergoing the nodal rotations due to the seismic input; beam fixed
at both ends, loaded by gravity loads), 0
b
may be seen as 0
1
+0
2
(Figure 3.(c)).The nodal
rotations due to seismic loads, in general, are much larger than the drifts due to gravity loads.
The importance of gravity loads decreases with increasing the ground motion intensity.
Therefore, in general (and in particular at SD and NC LS), there will be no appreciable lack of
accuracy if 0
2
is neglected: 0
b
= 0
1
+0
2
0
1
.
1

2
1

2
1
2
Chord
rotation
Shear span
Ls=M/V
(a) (b) (c)

Figure 3. (a) Definition of chord rotation; (b) Chord rotation of columns; (c) Chord rotation of beams
1.4 Ductile Mechanisms simplified approach for the chord rotation capacity
The chord rotation capacity
u
depends on geometrical and mechanical properties of the
member but also on the seismic input (M and V determine L
s
, while N influences the
assessment of curvature capacity). Hence,
u
can not be defined as an intrinsic property of a
member. The correct approach, therefore, is to compute
u
as a function of the seismic
demand. Actually, the assessment would be much simpler and faster if it were possible to
eliminate the demand dependence and also to replace complex theoretical calculations with
simpler empirical formulas. In this work, through a sensitivity analysis, simplified approaches
were examined and suggested whenever they yield reliable results.
Both Eurocode 8 and OPCM propose two possible approaches, one based on theoretical
assumptions and the other on experimental results. The empirical expression of
u
is:
( )
( )
( )

=
c
yw
sx
f
f
35 . 0
s
225 . 0
c
u
25
h
L
CF
f
; 01 . 0 max
' ; 01 . 0 max
3 . 0 016 . 0
5 . 1
1

(2)
where: =(NCF)/(A
c
f
c
), N positive for compression;
sx
=A
sx
/b
w
s
h
, A
sx
being the transverse
steel parallel to the loading direction; =(1-s
h
/2b
0
)(1-s
h
/2h
0
)(1-b
i
2
/(6h
0
b
0
)), is the
confinement effectiveness factor; CF is the so-called Confidence Factor (introduced to
penalize the assessment in function of the knowledge level of the structural properties).
Eq.(2) is demand-dependent (it depends on both L
s
and N). N should be obtained from the
analysis under the seismic load combination. Hence, if a dynamic analysis is performed, a
double assessment procedure will be required (corresponding to N
max
and N
min
). If it were
possible to consider N due only to the gravity loads (which is roughly the mean N that the
columns undergo during a seismic input), the number of required operations would be halved.
The comparison of the results obtained using gravity N with those found considering seismic
N is shown in Figure 4, which refers to the percentage of not verified elements obtained
through the non-linear static analysis, for the Sede Comunale di Vagli Sotto. Figure 4
shows that seismic N leads to a very small (practically negligible) increase in the percentage
of not verified elements with respect to that obtained considering gravity N. Analogous results
- 164 -
were found for both buildings, for all methods of analysis. Therefore, for the considered
structures, the procedure may be simplified. This topic, however, needs more investigation. In
fact, for buildings slender and taller than those analyzed, the seismic variation of N in
perimetral columns may be substantial, leading to a large reduction of their ductility capacity.
NOT VERIFIED ELEMENTS - DUCTILE MECH. - EMPIRICAL FORM.
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
All Elements All Beams All Columns 1st Floor Col 2nd Floor Col 3rd Floor Col Roof Col
%
NON LIN. STAT. - EC8 - N GRAV
NON LIN. STAT. - EC8 - N SEISM
NOT VERIFIED ELEMENTS - DUCTILE MECH. - EMPIRICAL FORM. -
N SEISMIC
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
All Elements All Beams All Columns 1st Floor Col 2nd Floor Col 3rd Floor Col Roof Col
%
NON LIN. DYN. - EC8 - L/2
NON LIN. DYN. - EC8 - M/V
Figure 4. Sede Comunale di Vagli Sotto, non-
linear static analysis, gravity N vs seismic N
Figure 5. Sede Comunale di Vagli Sotto, non-
linear dynamic analysis, Ls=M/V vs Ls=L/2
The application of Eq.(1) will not be trivial if a linear dynamic analysis is carried out, for two
different reasons: i)M and V are given as envelope values; ii) M and V grow indefinitely,
while, when yielding at one or both ends of a structural member take place, M can not grow
linearly anymore and, therefore, L
s
is likely to change with respect to its elastic value.
Computing L
s
according to Eq.(1) may be, hence, complex and long. A possible simplification
could be assuming L
s
equal to half the member length (L
s
=L/2). In this work, the reliability of
this simplification was tested by comparing the results obtained considering Eq(1) to those
found by assuming L
s
=L/2. The results are shown in Figure 5, which refers to the percentage
of not verified elements obtained through the non-linear dynamic analysis, for the Sede
Comunale di Vagli Sotto. Applying Eq.(1) the percentage of not verified elements undergoes
a negligible increase with respect to that obtained assuming L
s
=L/2. Analogous results were
found for both buildings, for all methods of analysis. Hence, the procedure may be simplified.
The theoretical expression for the ultimate chord rotation capacity of structural members is:
( )

+ =
s
pl
pl y u y u
L 2
L
1 L
5 . 1
1
(3)
where
y
=
y
L
s
/3+0.0013(1+1.5h/L
s
)+0.13
y
d
b
f
y
/(f
c
)
0.5
is the yielding rotation and
L
pl
=0.1L
s
+0.17h+0.24d
bl
f
y
(CF/f
c
)
0.5
is the plastic hinge length. In order to compute the
ultimate curvature
u
, section failure was conventionally considered to take place when the
moment capacity M
c
drops at 80% of its peak value, M
c,peak
. If the spalling of concrete cover
causes a drop > 20% M
c,peak
, the curvature at spalling will be considered as
u
. If, instead, M
c

computed considering only the confined core of the section is > 80% M
c,peak
,
u
will be
obtained at the failure of confined concrete core. The confinement model for the compressive
concrete advised in EN 1992-1-1 was used. Since the correct procedure to evaluate the
u

according to Eq(3) is complex and long, in this work attempts to propose simplified
approaches were developed. Available experimental results (Priestley, 2003) showed that
y
is
sensitive only to h of the section and to c
sy
of the longitudinal tensile steel. In this work,
y

was computed in 4 different ways: i) according to the theoretical approach; ii) according to
the empirical formula proposed by Priestley, 2003 (Eq.(4)); iii) according to the empirical
expression suggested by Biskinis, 2006 (Eq.(5)).
- 165 -
) columns (
h
1 . 2
); beams . sec T (
h
7 . 1
); beams . rect (
h
87 . 1
sy
y
sy
y
sy
y

=

= (4)

h
y
75 . 1
sy

= (5)
The comparison of the results obtained applying the different ways to evaluate
y
is shown in
Figure 6, which refers to the percentage of not verified elements obtained through the non-
linear dynamic analysis, for the Sede Comunale di Vagli Sotto. Applying the theoretical
definition of
y
, the percentage of not verified elements experiences a very small increase
(less than 10%) with respect to that obtained considering Eqs.(4)(5). Analogous results were
found for both buildings, for all methods of analysis. Hence, the procedure may be simplified.
NOT VERIFIED ELEMENTS - DUCTILE MECH. - THEORETICAL
FORM. - L
S
=M/V, N SEISMIC
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
All Elements All Beams All Columns 1st Floor Col 2nd Floor Col 3rd Floor Col Roof Col
%
NON LIN. DYN. - EC8 - TH. FI
NON LIN. DYN. - EC8 - FI BISKINIS
NON LIN. DYN. - EC8 - FI PRIESTLEY
NOT VERIFIED ELEMENTS - DUCTILE MECH. - THEORETICAL
FORM. - N SEISMIC, THEORETICAL
Y
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
All Elements All Beams All Columns 1st Floor Col 2nd Floor Col 3rd Floor Col Roof Col
%
NON LIN. DYN. - EC8 - L/2
NON LIN. DYN. - EC8 - M/V
Figure 6. Sede Comunale di Vagli Sotto, non-
linear dynamic analysis, theoretical vs empirical
y

Figure 7. Sede Comunale di Vagli Sotto, non-
linear dynamic analysis, Ls=M/V vs Ls=L/2
The results obtained through Eq.(3) are very sensitive to L
s
. In fact, it may happen that, if L
s
is
computed according to Eq.(1) and if M at the considered member end is particularly low, L
s

will be low too, possibly shorter than L
pl
. In particular, if L
pl
>2L
s
,
u
will be < than
y
or even
negative. The results obtained considering both Eq.(1) and L
s
=L/2 were compared to check
the sensitivity of Eq.(3) to the way of computing L
s
. Figure 7 refers to the percentage of not
verified elements obtained through the non-linear dynamic analysis, for the Sede Comunale
di Vagli Sotto. Applying Eq.(1), the percentage of not verified elements is much larger than
that obtained assuming L
s
=L/2. The reason for this difference is that
u
may be seriously
underestimated when L
pl
>2L
s
.
NOT VERIFIED ELEM. - DUCTILE MECH. - EC8
100
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
VAGLI - All
Elem.
VAGLI - All
Beams
VAGLI - All Col. BARGA - All
Elem.
BARGA - All
Beams
BARGA - All
Col.
%
NON LIN. STAT. - EMP. - Ls = M/V
NON LIN. STAT. - EMP. - Ls = L/2
NON LIN. STAT. - TH. - Ls = M/V
NON LIN. STAT. - TH. - Ls = L/2
NOT VERIFIED ELEM. - DUCTILE MECH. - EC8 - CORRECT (L
S
=M/V,
N SEISMIC, BIAXIAL BENDING, THEORETICAL
Y
) vs SIMPLIFIED
(L
S
=L/2, N GRAV, MONOAXIAL BENDING, EMPIRICAL
Y
)
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
VAGLI - All
Elem.
VAGLI - All
Beams
VAGLI - All Col. BARGA - All
Elem.
BARGA - All
Beams
BARGA - All
Col.
%
NON LIN. STAT. - EMP. - CORR.
NON LIN. STAT. - EMP. - SIMPL.
NON LIN. STAT. - TH. - CORR.
NON LIN. STAT. - TH. - SIMPL.
Figure 8. Both buildings, non-linear static analysis,
empirical and theoretical
u
, Ls=M/V vs Ls=L/2
Figure 9. Both buildings, non-linear static analysis,
correct vs simplified approaches, empirical vs
theoretical
u

In order to establish which approach (Eq.(1) or L
s
=L/2) gives more reliable results, the
percentages of not verified elements, obtained applying both Eq.(1) and L
s
=L/2 to both Eq.(2)
- 166 -
and Eq.(3), were compared. Figure 8 shows that the results obtained applying both Eq.(1) and
L
s
=L/2 to Eq.(2) and L
s
=L/2 to Eq.(3) are very similar, but totally different from those
obtained applying Eq.(1) to Eq.(3). Analogous results were found for all methods of analysis,
for both buildings. Hence, concerning Eq.(3), there is the need of considering L
s
=L/2, since
the use of Eq.(1) yields results which are too sensitive to L
s.
This conclusion is remarked in
Figure 9, which shows the comparison among the results obtained considering both the
correct and the simplified approach of Eq.(2) and Eq.(3). The simplified approach is
characterized by the following assumptions: N from gravity loads; L
s
=L/2, empirical
expressions (Eqs.(4)(5))of
y
. It is clear that the simplified approach may be used without
any loss of accuracy, while the use of the correct approach of Eq.(3) is not advised, as it leads
to inaccurate result, due to the excessive sensitivity to L
s.
1.5 Brittle mechanisms - Shear capcity assessment
The brittle mechanisms are assessed at the section level, through the comparison between the
shear demand and the corresponding capacity at both ends of each structural member.
OPCM suggests to compute the shear resistance V
R
as in a non-seismic design, with the only
restriction of considering a contribution of the concrete not larger than that of the same
member without lateral reinforcement. In this work, the approach proposed in D.M.1996 was
used. Accordingly, the Mrsch-Ritter truss with 45% inclined compressive concrete struts
was assumed as resisting model. V
R
, hence, was computed as the minimum value between the
shear that causes the transverse reinforcement to yield in tension and the one that leads to the
diagonal compressive failure of the concrete web: V
R
=min(V
c
+V
w
;V
c,max
).
Eurocode 8, instead, takes into account the effects of both cycling loading and inelastic
response in the assessment of V
R
:
( ) [ ]
( )

=
w c
c
cm s
tot
pl
dem ,
c
cm
c
s
R
V A
CF
f
h
L
; 5 min 16 . 0 1 100 ; 5 . 0 max 16 . 0
; 5 min 05 . 0 1
CF
f
A 55 . 0 ; N min
L 2
x h
15 . 1
1
V


(6)
According to Eq.(6), V
R
decreases when the plastic part of the chord rotation ductility demand

,dem
pl
increases. Beyond
,dem
pl
= 5, assuming x constant (x does not change significantly
once plastic moment developed), V
R
will remain constant at its lowest value. The comparison
between the results obtained applying both Codes is shown in Figure 10, which refers to the
percentage of not verified elements obtained through the linear dynamic analysis, for both
buildings. It emerges that the non-seismic approach suggested in OPCM tends to overestimate
V
R
and, hence, to underestimate the percentage of not verified elements. Analogous results
were found for all methods of analysis. Therefore, the use of the procedure suggested in
Eurocode 8 is recommended. Since the formula proposed in OPCM is judged as inadequate,
in the following only the results obtained according to Eurocode 8 will be shown.
- 167 -
NOT VERIFIED ELEMENTS - BRITTLE MECH. - N SEISMIC, L
S
=M/V,
THEORETICAL
Y
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
VAGLI - All
Elem.
VAGLI - All
Beams
VAGLI - All Col. BARGA - All
Elem.
BARGA - All
Beams
BARGA - All
Col.
%
NON LIN. DYN. - OPCM
NON LIN. DYN. - EC8

NOT VERIFIED ELEMENTS - BRITTLE MECH. - L
S
=M/V,
THEORETICAL Y
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
All Elements All Beams All Columns 1st Floor Col 2nd Floor Col
%
LIN. DYN. - EC8 - N GRAV.
LIN. DYN. - EC8 - N SEISM.
Figure 10. Both considered buildings, non linear
dynamic analysis, EC8 vs OPCM 3431
Figure 11. Scuola Elementare Pascoli, linear
dyn. analysis, EC8, gravity N vs seismic N
Eq.(6) is function of N,
y
and L
s
. In this work, the possibility of adopting simplified
approaches (gravity N, empirical
y
and L
s
=L/2) was tested. The comparison between the
results obtained considering seismic N and gravity N is shown in Figure 11,which refers to the
percentage of not verified elements obtained through the linear dynamic analysis, for the
Scuola Elementare Pascoli. Seismic N and gravity N yield close percentage of not verified
elements. Analogous results were found for both buildings, for all methods of analysis. It is,
therefore, possible to simplify the procedure. The comparison between the results obtained
considering Eq.(1) and L
s
=L/2 is shown in Figure 12, which refers to the percentage of not
verified elements obtained through the non-linear dynamic analysis, for the Scuola
Elementare Pascoli. Applying L
s
=L/2, the percentage of not verified elements undergoes a
negligible increase with respect to that obtained considering Eq.(1). Analogous results were
found for both buildings, for all methods of analysis. Hence, the procedure can be simplified.
NOT VERIFIED ELEMENTS - BRITTLE MECH. - EC8 - N SEISMIC,
THEORETICAL Y
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
All Elements All Beams All Columns 1st Floor Col 2nd Floor Col
%
NON LIN. DYN. - M/V
NON LIN. DYN. - L/2
NOT VERIFIED ELEMENTS - BRITTLE MECH. - EC8 - N SEISMIC,
LS=M/V
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
All Elements All Beams All Columns 1st Floor Col 2nd Floor Col
%
NON LIN. DYN. - THEOR. FI
NON LIN. DYN. - BISKINIS FI
NON LIN. DYN. - PRIESTLEY FI
Figure 12. Scuola Elementare Pascoli, non-linear
dyn. analysis, EC8, Ls = M/V vs Ls = L/2
Figure 13. Scuola Elementare Pascoli, non-linear
dyn. analysis, EC8 theoretical vs empirical
y

The comparison among the results obtained considering the theoretical and the empirical
formulas of
y
is shown in Figure 13,which refers to the percentage of not verified elements
obtained through the non-linear dynamic analysis, for the Scuola Elementare Pascoli.
Theoretical and empirical ((Eq.(4)(5)) formulas of
y
yield very close results. Analogous
results were found for both buildings, for all methods of analysis. The procedure, hence, can
be simplified. Figure 14 refers to the percentage of not verified elements obtained for the non-
linear dynamic analysis, for both buildings, considering both correct and simplified (gravity
N, L
s
=L/2,empirical
y
) approaches. It is clear that the simplified approach may be applied
without any significant loss in precision.
- 168 -
NOT VERIFIED ELEMENTS - BR
SEISMIC, L
S
=M/V, THEORETIC
L
S
=L/2, EMP
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
VAGLI - All
Elem.
VAGLI - All
Beams
VAGLI - All
%
ITTLE MECH. - EC8 - CORRECT (N
AL Y) vs SIMPLIFIED ( N GRAV,
IRICAL Y)
Col. BARGA - All
Elem.
BARGA - All
Beams
BARGA - All
Col.
NON LIN. DYN. - CORR.
NON LIN. DYN. - SIMPL.

Figure 14. Both buildings, non-linear dynamic analysis, EC8, correct vs simplified approach
2 RINGRAZIAMENTI
The authors would like to thank the Servizio Sismico della Regione Toscana for making the
data (architectural and structural drawings, descriptive details, results of in-situ testing, etc)
available for this study. The authors would also like to acknowledge Dr. Rui Pinho for the
useful discussions on the subject and the support in the numerical analyses and to thank the
EUCENTRE Geotechnical Staff for its precious assistance.
3 BIBLIOGRAFIA
Biskinis, D. E. (2006). Deformations of Concrete Members at Yielding and Ultimate, PHD Thesis,
University of Patra, Greece.
CEN, 2005, European Standard EN 1998-3-2005. Eurocode 8: Design of structures for earthquake
resistance - Part 3: Assessment and retrofitting of Buildings, Bruxelles.
Decreto Ministeriale 1996. Norme tecniche per il calcolo, lesecuzione e il collaudo delle strutture in
cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche, G.U. No. 29.
Fajfar, P. and Gaspersic P. (1995). The N2 Method For the Seismic Damage Analysis of RC
Building, Earthquake Engineering and Structural Dynamics, Vol. 25, No. 1, pp. 3146.
Fib Bulletin 24, Appendix 4-A (2003). Strength and deformation capacity of non-seismically detailed
components, International Federation du Beton.
Gazetas G. (1991). Foundation vibrations, chapter 5, Foundation Engineering Handbook, 2
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Edition, edited by H.Y. Fang,
Mander J. B., Priestley M. J. N. and Park R. (1988). Theoretical Stress-strain Model for Confined
Concrete, Journal of Structural Engineering, ASCE, Vol. 114, No. 8, pp. 18041826.
Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri No. 3274 (2003). Primi elementi in material di
criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le
costruzioni in zona sismica, G.U. No. 72.
Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri No. 3431 (2005). Ulteriori modifiche ed
integrazione all Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri No. 3274, G.U. No. 105.
Priestley M. J. N. (2003). Myths and Fallacies in Earthquake Engineering,, The Mallet Milne
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Sabetta F. and Pugliese A. (1996). Estimation of Response Spectra and Simulation of Nonstationarity
Earthquake Ground Motions, Bull. Seism. Soc. Am., Vol. 86, No. 2, pp. 337352.
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University Ave. Berkeley, CA, 94704.
SeismoSoft (2006). SeismoStruct A computer programme for static and dynamic nonlinear analysis
of frames structures, available from URL: http://www.seismosoft.com.
- 169 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
DEFINIZIONE DI UNA PROCEDURA PER LA DETERMINAZIONE
STATISTICA DI UN MODELLO DI CAPACIT
Giorgio Monti
a
, Silvia Santini
b
, Silvia Alessandri
a

a
Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, Sapienza Universit di Roma
giorgio.monti@uniroma1.it, silvia.alessandri@uniroma1.it
b
Dipartimento di Strutture, Universit Roma Tre, Roma, silvia@uniroma3.it
ABSTRACT
La possibilit di integrazione tra diversi gruppi di ricerca a livello mondiale passa per la
definizione di regole generali che garantiscano larmonizzazione delle procedure. In
particolare occorre definire i passi da seguire per la definizione dei modelli di capacit da
inserire nei codici di progetto, quali: definizione del set up delle prove sperimentali,
grandezze da misurare e registrare, identificazione delle variabili di base che influenzano il
fenomeno, distinzione tra valori medi ed altri frattili, disaggregazione del modello in parti
diverse per tenere conto degli aspetti fisici, probabilistici e di adattamento ai risultati
sperimentali. In questo modo i risultati delle prove sperimentali eseguite da diversi gruppi di
ricerca possono essere facilmente scambiati e utilizzati, anche allo scopo di calibrare i
coefficienti parziali di sicurezza. Il presente lavoro fornisce una proposta di definizione di
una procedura per la calibrazione di un modello di capacit e la sua applicazione
allequazione che definisce la resistenza alla delaminazione dei rinforzi in FRP applicati
esternamente ad elementi in cemento armato.
PAROLE CHIAVE
Progettazione sulla base di dati sperimentali; modelli di capacit, prove sperimentali,
resistenza alla delaminazione dei rinforzi in FRP; calibrazione.
1 INTRODUZIONE
Lobiettivo del presente lavoro di cercare di armonizzare le procedure per lo sviluppo delle
equazioni di progetto da includere nella normativa, con lidea che queste presentino tutte un
livello di affidabilit uniforme. La procedura proposta, sebbene ancora in fase di studio,
consente a diversi ricercatori di scambiare e confrontare dati e risultati sperimentali, al fine di
verificare accuratezza e robustezza delle equazioni proposte, facilitando lidentificazione di
eventuali fonti di errore. Tale procedura consente inoltre la calibrazione dei coefficienti
parziali di sicurezza. Per meglio comprendere la trattazione del problema, opportuno fare
alcune considerazioni preliminari legate allo sviluppo dei modelli di capacit. Dal punto di
vista degli autori, tutti i modelli di capacit dovrebbero interpretare gli aspetti meccanici
attraverso una formulazione analitica concepita a priori, indipendentemente da qualsiasi
sperimentazione. Il confronto con i risultati sperimentali dovrebbe avvenire solo dopo la

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 170 -
formulazione del modello, per verificarne significativit ed accuratezza. In realt, non tutti i
modelli disponibili in letteratura sono basati su un approccio cos rigoroso; ad esempio, la
loro formulazione pu derivare da analisi di regressione fra dati numerici ed evidenza
sperimentale, in cui si trascura linterpretazione meccanica e la natura fisica dei fenomeni. In
generale, un modello predittivo dovrebbe esprimere il comportamento di un dato fenomeno in
termini di media. In tal senso, i modelli di capacit dovrebbero cogliere il valore medio dei
risultati sperimentali disponibili per il confronto e dovrebbero sempre essere accompagnati da
una misura dellerrore in termini di dispersione attorno al valore medio. Un errore ricorrente
nelle procedure presenti in letteratura il seguente: si sviluppa un modello descritto da una
funzione in cui la capacit dipende da un certo numero di variabili di base per le quali si
assume, in base al supporto sperimentale, il valore medio. Il valore di progetto della capacit
viene spesso semplicemente ricavato introducendo nel modello il valore medio delle variabili
in gioco senza tener conto del fatto che ci sarebbe corretto solo nel caso in cui si abbia a che
fare con relazioni lineari. In sintesi, se si ha una formula predittiva del tipo
( )
t t
r g X = , in cui
X il vettore delle variabili di base, in generale si ha che
( )
tk t k
r g X ed
( )
td t d
r g X . La
trasformazione di un modello predittivo in uno di progetto dovrebbe avvenire in modo
rigoroso, considerando la distribuzione di probabilit della funzione al fine di ottenere il
frattile desiderato. Una razionalizzazione della procedura favorirebbe il confronto allinterno
della comunit scientifica con lobiettivo di ottenere delle proposte con un livello uniforme di
affidabilit.
La procedura proposta ha inoltre il pregio di distinguere le responsabilit ed i ruoli delle
figure che intervengono nello sviluppo delle equazioni di progetto: da una parte c la
concezione del modello teorico con attenzione allinterpretazione analitica del fenomeno
meccanico, dallaltra c la sperimentazione che consente di affinare linterpretazione data.
Infine, c unultima fase, di chiara natura statistica, in cui vengono introdotti gli aspetti
probabilistici per la finalizzazione progettuale. In quanto segue, tutti i concetti qui introdotti
saranno affrontati in dettaglio e quindi applicati ad un modello assunto quale esempio
applicativo.
2 DESCRIZIONE DELLA PROCEDURA
La procedura di sviluppo del modello di capacit, di seguito descritta in tutti i suoi passi, si
ispira allEurocodice 0 (EN- 1990) e si basa su tre ipotesi essenziali: che sia disponibile un
numero sufficiente di prove, che si abbiano misure di tutte le propriet geometriche e dei
materiali, che tutte le variabili aleatorie siano a distribuzione Normale.
Passo 1: definizione del modello di capacit
Il modello deriva dallinterpretazione meccanica della capacit basata sulla conoscenza a
priori dei meccanismi resistenti, a differenza dei modelli a posteriori che si ottengono da
analisi di regressione di risultati sperimentali. Il modello pu essere espresso da:

( )
t t
r b g X = (1)
in cui
( )
t
g X la resistenza in funzione di tutte le variabili di base X per lo stato limite
considerato e b un parametro calibrato ai minimi quadrati, che tiene conto di eventuali
variabili non incluse nel modello (ad es. perch ritenute irrilevanti o perch i loro effetti non
sono bene compresi o per semplicit del modello).
- 171 -
Passo 2: Misurazione dei parametri di base X
Il modello meccanico deve essere poi validato sulla base dei risultati sperimentali. A tal fine
tutti i parametri geometrici e meccanici devono essere misurati in uno dei seguenti metodi:
prelievo di carota dal provino ancora integro, prima dellesecuzione della prova;
asportazione di una porzione del provino;
prove non distruttive previa appropriata taratura delle medesime;
Nel caso non sia possibile effettuare misurazioni dei parametri di base su ciascun provino, si
pu ricorrere a valori medi ottenuti da prove distruttive su campioni appositamente preparati.
Il numero sufficiente di prove da eseguire tale che:
se si dispone di dati sul singolo provino sufficiente una sola prova per ogni combinazione
delle variabili di base X
i
e la calibrazione avviene in termini di valori puntuali;
se si dispone dei valori medi necessario eseguire almeno 5 prove per ciascuna
combinazione delle variabili di base X
i
dalle quali ottenere una stima ragionevole X
km
dei
valori medi; in questo caso il valore sperimentale da utilizzare per la calibrazione la
media delle prove eseguite per ciascuna combinazione di variabili di base X
i
.
Passo 3. Calibrazione del coefficiente correttivo b.
Allo scopo di migliorare il modello meccanico, il parametro b viene calibrato minimizzando
la differenza tra valori teorici, , e sperimentali, :
t
r
e
r
o ( )
2
min
ti ei
i
r r

( )
2
min
tkm ekm
k
r r

(2)
in cui: il valore teorico della capacit calcolato sui valori puntuali X
i
delle variabili di
base ed

il corrispondente valore sperimentale ottenuto dalli-esima prova, il valore
teorico calcolato sui valori medi X
km
delle variabili di base ed

il corrispondente valore
sperimentale ottenuto come media dalk-esimo gruppo di prove. Se la differenza tra il valore
teorico e quello sperimentale

fosse troppo elevata (ad esempio, pi del 40% in termini
di valori normalizzati) occorrerebbe:
ti
r
ei
r
t
r
tkm
r
ekm
r
e
r
riformulare il modello teorico per meglio interpretare i fenomeni meccanici considerati;
arricchire il modello introducendo le variabili trascurate;
aumentare il numero di prove sperimentali per affinare il parametro correttivo b .
Passo 4. Definizione del modello probabilistico della capacit
Il modello di capacit sopra definito assume la seguente forma probabilistica:

( )
t t
r r b g X = = (3)
in cui la variabile di errore normale con valore medio 1
m
= e deviazione standard

.
Se si dispone di misure delle variabili di base per ciascuna prova, lerrore corrispondente :

( )
ei ei
i
ti t i
r r
r b g X
= =

(4)
in cui e r

sono valori puntuali della capacit teorica e sperimentale, rispettivamente, per
li-esima prova. La deviazione standard dellerrore viene stimata mediante la deviazione
standard campionaria:
ti
r
ei
- 172 -

( )
1
1
numero di prove eseguite
1
n
i
i
, n
n
=

= =

(5)
Se si dispone di misure delle variabili di base per ciascuna combinazione k delle variabili,
lerrore viene valutato sui valori medi della resistenza per ciascun gruppo di prove:

( )
km km
km
e e
k
t t
r r
r b g X
= =

km
(6)
La deviazione dellerrore viene stimata mediante la deviazione standard campionaria:

( )
1
1
numero di prove eseguite
1
m
k
k
, m
m
=

= =

(7)
Passo 5. Stima dei momenti della capacit
Il valore medio della capacit deve essere stimato partendo dalle sue statistiche, nelipotesi di
distribuzione normale. Per la funzione generica
( )
t t
r r b g X = =

lapprossimazione del
primo ordine del valore medio ( 1
m
= ):

( ) ( ) E
m t
r r b
m
g X = (8)
Lapprossimazione del primo ordine della varianza :
( ) ( ) ( )
( )
2 2
Var Var Var Cov
n
i i i j i
i i
j i
r c X c c c X X


j

= + +

(9)
in cui
i
i
m m
X ,
r
c
X


e
m m
X ,
r
c

=

sono i valori delle derivate parziali della funzione r


rispetto alle variabili di base e allerrore
i
X ,

rispettivamente, calcolate in corrispondenza
dei valori medi delle variabili di base e in cui la covarianza
( )
Cov
i j
X X data da:
( )
( )
( )
( )
( )
1
1
Cov E
n
i j i im j jm il iml jl jml
l
X X X X X X X X X X
n
=

= =


(10)
Se le variabili di base si possono considerare statisticamente indipendenti lultimo termine
della (9) nullo.
Passo 6. Stima del valore caratteristico della resistenza
Il valore caratteristico della resistenza viene infine calcolato come noto da:
k
r
( )
1 2
1 64 Var
k m
r r . r =

(11)
- 173 -
Passo 7. Verifica delle ipotesi di base
Se la verifica dei residui (errore del modello) soddisfa le ipotesi iniziali, occorre verificare:
La validit dellipotesi di normalit dellerrore (normalit dei residui) mediante la
costruzione del grafico di probabilit e lesecuzione del Test di Kolmogorov-Smirnov per
la normalit dei residui.
Lipotesi di omoschedasticit dellerrore che consente di verificare se la varianza dei
residui non varia indipendentemente rispetto alla variabile aleatoria.
3 APPLICAZIONE
La procedura sopra definita stata applicata allo sviluppo dellequazione che esprime il
legame di aderenza rinforzo calcestruzzo nei rinforzi in lamina/fogli di FRP, applicati
esternamente ad elementi trave/pilastro in cemento armato, e al calcolo del valore
caratteristico della resistenza alla delaminazione.
3.1 Sviluppo del modello teorico di resistenza
Il modello teorico considerato per il legame di aderenza tra il rinforzo in FRP e il calcestruzzo
quello contenuto nel documento CNR DT 200/2004, in cui la resistenza alla delaminazione
espressa dallequazione:
2
G b f c ct
fd
f
k k E f f
f
t

= (12)
in cui un parametro derivante dallanalisi di regressione sui dati sperimentali (il
parametro b nellEq. (8)); un fattore di tipo geometrico, dipendente dai rapporti
dimensionali tra il rinforzo e lelemento strutturale su cui applicato;
G
k
b
k
f
t

lo spessore del
rinforzo;

f
E ,
c
f e
ct
f sono le variabili aleatorie di base: modulo di Young del rinforzo in
FRP, resistenza a compressione e a trazione del calcestruzzo, rispettivamente. NellEq. (12)
ciascuna variabile viene considerata prescindendo dal suo modello probabilistico.
3.2 Misurazione delle variabili di base nelle prove
Per lapplicazione della procedura sono stati impiegati i risultati di prove sperimentali reperiti
in letteratura (Chajes et al. (1996), Miller et al. (1999), Pellegrino et al. (2005), Brosens
(2001), Nakaba (2001)) e riportati in Alessandri et al.; in tutti i dati raccolti, le variabili
f
E ,
c
f e
ct
f sono riportate in termini di valori medi ottenuti da prove di caratterizzazione
eseguite su provini appartenenti alla stessa serie di quelli impiegati nelle prove sperimentali.
3.3 Confronto con i dati sperimentali e adattamento del modello
Il modello analitico stato adattato, sulla base della comparazione con i risultati delle prove
sperimentali (Fig. 1), mediante la calibrazione del coefficiente ; la calibrazione stata
eseguita mediante il metodo dei minimi quadrati minimizzando la differenza tra i valori
sperimentali della forza massima di aderenza, , e quelli teorici, calcolati mediante
lespressione:
G
k
max,e
F
- 174 -
2
max,t f f fd f G b f f c ct
F b t f b k k t E f f = = (13)
(b
f
= larghezza del foglio/lamina di FRP). Il valore ottenuto 0 107
G
k . = .

0
10
20
30
40
50
60
70
80
0 10 20 30 40 50 60 70 8
F
m
a
x
,
t

F
max ,e
Provesperimentali:
0
Cahajiesetal.(1996)
MillerandNanni(1999)
Pellegrinoetal.(2005)
Brosens(2001)
Nakabaetal.(2001)
Fig. 1. Comparazione tra risultati teorici e sperimentali
3.4 Definizione del modello probabilistico della funzione di capacit
In accordo con lEq. (3), il modello probabilistico assunto definito dalla seguente
espressione:

2
G b f c ct
fd
f
k k E f f
f
t

= (14)
Le variabili di base
f
E ,

c
f e

ct
f sono state considerate tra loro statisticamente indipendenti,
con coefficienti di variazione assunti pari a:
c
f
V =
ct
f
V = 0.2,
f
E
V = 0.0. Lerrore stato
calcolato come rapporto tra valore teorico e sperimentale della forza massima di aderenza
; per esso la varianza, ottenuta sulla base dei risultati delle prove sperimentali, risultata:
max
F
( ) Var Var 0 12
max,e
max,t
F
.
F

=



= (15)
3.5 Stima del valore medio e della varianza del modello di capacit
In accordo con lEq. (8), il valore medio della resistenza alla delaminazione espresso dalla:

2
G b fm cm ctm
fdm
f
k k E f f
f
t

= (16)
mentre la varianza, espressa in forma semplificata, data da:
- 175 -

( )
( )
2 2 2
2
1 1 1
Var V V V Var
4 16 16
f c ct
G b fm cm ctm
fd E f f
f
k k E f f
f
t



= + + +



(17)
3.6 Stima del valore caratteristico del modello di capacit
Il valore caratteristico di
fd
f si ottiene

applicando lEq. (11), con il valore medio
fdm
f
calcolato mediante l'Eq. (16) e i coefficienti di variazione indicati nel par. 4.4:

2
0 4
G b fm cm ctm
fdk
f
k k E f f
f .
t

= (18)
Si nota che: a) nellequazione che fornisce il valore caratteristico della capacit compaiono i
valori medi delle variabili di base, b) la loro variabilit contenuta in un coefficiente esterno
(0.4) che include anche lerrore del modello, c) il coefficiente k
G
ha il significato di un
coefficiente correttivo.
3.7 Verifica delle propriet dellerrore
1) Verifica dellipotesi di normalit delerrore (normalit dei residui):
1.a) Costruzione del grafico di probabilit normale:
I dati relativi allerrore del modello, ,

ricavati sulla base dei dati sperimentali di letteratura e
riportati in Alessandri et al., sono stati ordinati in modo crescente e riportati su un grafico in
funzione della probabilit cumulativa
( ) 1 m n + . Il grafico risultante (Fig. 2) mostra una
tendenza lineare che approssima la retta passante per i punti ( ) 0 5 1
m
. , =

e ( )
84
4 1 3
.
, . = 0 8 46 .
, in cui
m
il valore medio dellerrore del modello , e
84
1 346
. m
. = + =



il valor con
a funzione di distribuzione di probabilit normale pertanto applicabile
al modello di errore considerato.
e
probabilit

p = 0.84; l

0.00
0.20
0.40
0.60
0.80
1.00
1.20
1.40
1.60
1.80
0.00 10.00 20.00 30.00 40.00 50.00 60.00 70.00 80.00 90.00 100.00
E
r
r
o
r
e

d
e
l

m
o
d
e
l
l
o
,

Probabilitcumulativa=m/(N+1)
Normale(1,0.35)
dati
Fig. 1. Errore del modello riportato su un grafico di probabilit.
1.b) Test di Kolmogorov-Smirnov per la normalit dei residui:
La validit dellassunzione del modello di distribuzione Normale confermata anche
dallesecuzione del test di Kolmogorov-Smirnov , che viene effettuato mediante il seguente
procedimento:
- 176 -
1. Per un campione di dimensione n

i cui dati sono ordinati in modo crescente, viene definita
una funzione di distribuzione cumulativa:
( )
1
0
1
n h
n
h
S
n
<

n
= <




(19)
2. Viene calcolata la massima differenza tra
( )
n
S e la distribuzione cumulativa teorica
(CDF)
( ) (
m
F N , = )



(Fig. 3).
( ) ( ) 0 177
n n
D max F S . = =

(20)
3. Il valore osservato viene confrontato comparato con il valore critico
n
D
n
D

(fornito da
una apposita tabella), che il valore per il quale:

( )
1
n n
P D D =

(21)
Il test stato eseguito ad un livello di significativit al 5% ( 0 05 . = ). Il valore critico di
stato calcolato per interpolazione numerica; poich risultato che la massima
differenza minore di , si pu concludere che lipotesi di distribuzione Normale
verificata con un livello di significativit del 5%.
0 286
n
D . =

0 286
n
D . =

0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
0.00 0.20 0.40 0.60 0.80 1.00 1.20 1.40 1.60 1.80
F
u
n
z
i
o
n
e

d
i

d
i
s
t
r
i
b
u
z
i
o
n
e

c
u
m
u
l
a
t
i
v
a
,

C
D
F
Erroredelmodello,
Sn(d)
CDF
D
n
S
n
()

Fig. 2. Funzione di distribuzione cumulativa dellerrore del modello
2) Verifica dellipotesi di omoschedasticit dellerrore:
Per verificare lipotesi di omoschedasticit dellerrore i residui vengono diagrammati in
funzione della forza massima di aderenza teorica (
max,t
F
m
Fig. 4); i punti sul grafico coprono
unarea omogenea intorno alla retta orizzontale per 1 = ; questo significa che la varianza
dei residui non varia rispetto alla variabile indipendente e il modello ben specificato.
- 177 -

0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
1.4
1.6
1.8
0 10 20 30 40 50 60 70 8
E
r
r
o
r
e

d
e
l

m
o
d
e
l
l
o
,
F
max ,t
0
Provesperimentali:
Cahajiesetal.(1996)
MillerandNanni(1999)
Pellegrinoetal.(2005)
Brosens(2001)
Nakabaetal.(2001)
Fig. 3. Verifica dellipotesi di omoschedasticit dei residui
Il valore caratteristico della resistenza alla delaminazione ottenuto seguendo la metodologia
proposta stato confrontato con quello determinato mediante il modello descritto nel CNR
DT-200/2004. In questo documento il parametro stato calibrato sulla base dei dati
sperimentali in modo da ottenere direttamente il valore caratteristico di
G
k
fd
f . Dallanalisi
statistica dei risultati delle prove stato ricavato il valore medio del parametro :
,

con deviazione standard
G
k
0 064
m
G
k . = 0
G
k
.023 = ; il percentile 5% della distribuzione
statistica pertanto risultato . Per calcolare il valore caratteristico della resistenza
alla delaminazione sono stati introdotti direttamente nellequazione di capacit i valori
caratteristici della resistenza a compressione del calcestruzzo,
0 026
k
G
k . =
ck
f , e del parametro
(arrotondato a 0.03), e i valori medi di tutte le altre variabili:
G
k

2
f Gk b ck ctm
fdk,CNR
f
E k k f f
f
t

= (22)
Il confronto tra i valori ottenuti mediante questultima equazione e quelli ottenuti con lEq.
(19) mostra che seguendo una procedura rigorosa si ottengono valori di capacit
approssimativamente del 20% pi bassi di quelli ottenuti con la formula contenuta nel CNR
DT-200/2004:
0 84
dk
dk ,CNR
f
f
f
.
f
= (23)
Questo risultato dimostra che in alcuni casi le semplificazioni introdotte nelle formulazioni
portano a stime non conservative del valore di progetto.
- 178 -
4 CONCLUSIONI
In questo lavoro stata proposta una procedura per sviluppare, controllandone laffidabilit,
le equazioni di progetto per i modelli di capacit.
In particolare si posto laccento sulle modalit da seguire per lo sviluppo del modello teorico
e, soprattutto, su quali valori delle variabili aleatorie di base devono essere registrati per poter
essere impiegati in una calibrazione del modello eseguita da soggetti terzi che raccolgano le
informazioni provenienti da diversi gruppi di ricerca. Idealmente, ciascun modello di capacit
dovrebbe essere sviluppato sulla base di considerazioni teoriche e successivamente adattato ai
risultati sperimentali mediante analisi di regressione. Una volta che i parametri statistici
dellerrore del modello sono noti possibile definire i parametri del modello di capacit e
determinarne il valore caratteristico. La procedura proposta stata applicata, a puro titolo
esemplificativo, al modello di capacit della tensione di aderenza e al calcolo del valore
caratteristico della resistenza alla delaminazione di un rinforzo in FRP, seguendo il modello
definito dallequazione presente nel documento CNR-DT 200/2004. Il confronto con i risultati
ottenuti applicando lequazione proposta nel documento CNR mostra come il mancato
rispetto di una procedura rigorosa possa portare a risultati non conservativi in termini di
resistenza. Tale procedura sar in futuro applicata ad una larga serie di modelli di capacit per
verificarne affidabilit e robustezza.
5 RINGRAZIAMENTI
Questo lavoro stato condotto nellambito del programma Dipartimento di Protezione Civile
RELUIS, firmato il 2005-07-11 (n. 540), Linea di Ricerca 2 e 8.
6 BIBLIOGRAFIA
EN-1990, EC0 (Eurocode 0) Basis of structural design, 1990.
Ang A.H-S., Tang W.H. (1975). Probability Concepts in Engineering Planning and Decision, Vol. I,
Basic Principles. John Wiley and Sons: New York,
CNR DT-200/2004, Guide for the Design and Construction of Externally Bonded FRP Systems for
Strengthening Existing Structures. CNR Rome, July 13th, 2004. (www.cnr.it).
Chajes M.J., Finch W.W. jr, Januska T.F. and Thomson T.A. jr. (1996). Bond and force transfer of
composite material plates bonded to concrete. ACI Structural Journal, Vol. 93, pp. 208-217.
Miller, B., and Nanni, A. (1999) Bond between CFRP sheets and concrete. Proceedings, ASCE 5th
Materials Congress, Cincinnati, OH, L.C. Bank, Editor, May 10-12, 240-247.
Pellegrino, C., Boschetto, G., Tinazzi, D. and Modena, C. (2005). Progress on understanding bond
behaviour in RC elements strengthened with FRP. Proceedings of the International Symposium on
Bond Behaviour of FRP in Structures .
Brosens, K. (2001). Anchorage of externally bonded steel plates and CFRP laminates for
strengthening concrete elements. Doctoral Thesis, Katholieke Universiteit Leuven, May.
Nakaba, K., Kanakubo, T., Furuta, T., and Yoshizawa, H. (2001). Bond Behavior between Fiber-
Reinforced Polymer Laminates and Concrete. ACI Structural Journal, Vol. 98, No.3, May-June
2001.
Alessandri S., Monti G., Santini S., Design by testing: A Procedure for the Statistical Determination
of Capacity Models. J. of Construction and Building Materials, Special Issue on FRP Composites ,
Elsevier (submitted).
- 179 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
VULNERABILIT SISMICA DI EDIFICI MONUMENTALI:
IL CASO DELLA STAZIONE CENTRALE DI MILANO
Alessandra Aprile
a
, Andrea Benedetti
b
, Enrico Mangoni
c
,
a
ENDIF, Univ. Di Ferrara, Via Saragat 1, Ferrara, alessandra.aprile@unife.it
b
DISTART, Univ. di Bologna, Viale Risorgimento 2, Bologna, andrea.benedetti@unibo.it
c
DIC, Univ. di Firenze, Via di S. Marta 3, Firenze, emangoni@dicea.unifi.it
ABSTRACT
In this paper, a study of the Milan central railway station structure is presented, aimed to
assess the seismic vulnerability of this monumental building. The opportunity has been
offered by the need of internal restoration aimed at the construction of a new shopping centre.
Based on the preliminary design of Ulisse Stacchini dated 1912, the central railway station of
Milan was completed in 1931. At that time, the station was among the wider railway stations
of Europe. The quantities of employed materials are really impressive: 43000 tons of cement
were cast for the main structures and 2500 tons of steel were employed for galleries and roof
arches. The station is composed of a main building and a train gallery. The main building
structure is constituted by R/C frames that are quite unusual for geometry and conception. The
concrete roof floor is hung to steel truss arches with 40 m span. The external walls are
covered by decorative concrete elements with 20-40 cm of thickness and marble. The train
gallery is formed by a steel truss arches system completed by glass panels. While the steel
works are fully documented by design drawings and photographs, information concerning the
R/C structures is not available; therefore to define the main structure schematics and the
material properties a wide investigation was necessary.
The city of Milan is situated on a very low level seismic region. For this area, a PGA of 0.07
is accounted with a return period of 1000 years. Due to the very small amount of steel content
within the concrete columns and beams, a structural factor of 1.5 is assumed. The seismic
analysis shows that the overall safety level of the station is acceptable, although some local
structural deficiencies need to be faced by means of a proper strengthening design.
KEYWORDS
R/C structures, Steel roof, Seismic assessment, Monumental buildings.
1 INTRODUCTION
The Milan railway station was planned at the beginning of the XX
th
century; the Italian
Railway Company put a competition for the new station building and finally the Italian
engineer Ulisse Stacchini won the bid in 1912. Several years later the fascist governor of
Milan founded the work and the construction started in 1927. In only five years ending 1932
the station was built becoming one of the most important Italian monuments up to date.
The construction has huge dimensions: the plan spans 123x213 m
2
and the tallest vault is
approximately 60 m above the entrance square; several new techniques were used in erecting
the complex building, and the works proceeded with unparalleled speed. A total of 40.000

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 180 -
tons of cement of different types was used to produce the concrete. More than 400 m
3
of
concrete were poured for each working day. No other station existed at that time with the steel
truss vaults of such a large span.


Figure 1: Overall view of the Milan railway station from the Pirelli Skyscraper [Angeleri, 1985]

Figure 2: View of the first construction phase [IAMWD, 1931]
The main concrete structure is based on several parallel frames composed of solid and hollow
columns and multiple web beams. The columns are reinforced with few internal steel bars
positioned near the corners only in the upper levels columns. The beams are reinforced with
large diameter mild steel flexural rebars and closed stirrups of small diameter. It is to mention
that the structure is supported by unreinforced footings of 8x8 m
2
base.
One of the important characteristic of the construction is the diffuse use of prefabricated shell
for the finishing of the walls and ceilings.
In particular all the vertical structural elements are covered in the exterior surfaces with very
complex concrete panels with a thickness not less than 200 mm, fixed with hooks and
fasteners, and interleaved with thin regularization mortar layers.
The interior surfaces instead, are covered with marble stone layers of average thickness 100
mm, and due to this, the direct access to the underlying concrete structures is possible only in
very special points where hidden service volumes are free from artistic covers.
In a similar way, the internal vaults in the three internal galleries (Coaches, Tickets, and
Rails) are completed with flat and curved prefabricated elements finished with external stone
layers and fastened to the steel trusses with steel ties. These heavy elements constitute a very
important question point in the seismic vulnerability of the building. Indeed, the mild steel
fastening ties are badly inserted in the concrete layer of the vault elements, and thus also the
refurbishment design includes the strengthening of these details by means of C-FRP patches.
- 181 -

Figure 3: View of the assemblage of the external concrete prefabricated shells [IAMWD, 1931]

Figure 4: View of the assemblage of the steel truss framed vaults [Angeleri, 1985]

Figure 5: View of the concrete beam and columns composing the frames
- 182 -

Figure 6: View of the prefabricated vaults and the fastening ties on the rear face
The building roofs are composed of two separated space frame systems; the first one is
supporting the ceiling of the vaults with the transparent sheets. The second one is forming the
hat where the illuminating windows are inserted. All the steel frames are composed of
laminated profiles connected with heat deformed pins. At the connections with the perimeter
concrete beams the steel trusses are supported by specific devices like hinges and rollers but,
due to the dust, some of them are not more in effect.


Figure 7: View of the roof and ceiling supporting frames
2 SEISMIC VULNERABILITY
In recent times the Railway Company was split in two Agencies owning respectively the rail
net and the train management. The owner of the stations formed a partnership named Grandi
Stazioni charged to exploit the commercial potential of the station buildings. In this respect a
new floor in the Coaches and Tickets galleries was designed and the erection begun. In the
meanwhile the Italian seismic regulation was updated and the Milan zone classified as low
level seismic zone. Thus a vulnerability analysis of the original and refurbished building was
promoted in order to assess the feasibility of the planned modification.
The vulnerability analysis of a so huge building with so many unknown details generates a
number of computational issues of very hard solution [Benedetti, 2007]. The path to the
- 183 -
estimation of the collapse acceleration requires several steps. First of all, the geometry and the
material properties of the structural elements are to be defined. Then, a finite element
numerical model suitable for the interpretation of the building behaviour must be meshed.
Finally, the response spectrum results allow evaluating the safety margin of the different
elements [ENV 1998:1-1, EN 1992:1-1, 2002].
The geometry of the construction is very complex for many reasons. In fact the prefabricated
skin does not allow to directly measuring many elements. The original drawings are
incomplete and many modifications occurred in recent times. A survey activity was carried
out arriving finally to a sufficient level of knowledge on the concrete and steel parts of the
structure. In figure 10 the prepared numerical model is shown. Many approximations were
introduced in order to keep the model sufficiently simple, but despite this the model required
more than 100.000 nodes and elements.


Figure 8: View of the Coaches, Tickets and rail Galleries (from left)

Figure 9.a: Frame representation (in red) of the main entrance wall

Figure 9.b: Frame representation (in red) of the Ticket Gallery wall

Figure 9.c: Frame representation (in red) of the end rail Gallery wall
- 184 -

Figure 10: Finite element model of the Milan railway station
2.1 Data of the seismic excitation
The peak ground acceleration defined for the Milan zone in very low, namely 0.07 g. The
construction is characterised by a loose sandy soil and a limited plastic capacity. According to
this the soil factor was set to 1.25 and the behaviour factor to 1.50.
The design spectrum is computed assuming an overcoming probability of 5% of the strong
motion with return period of 50 years. This leads to consider the event with average return
period of nearly 1000 years [ENV 1998:1-1].
The seismic design internal actions in the structure were computed by using a CQC modal
superposition. The seismic combinations included the main horizontal actions of one
direction, 30% of the actions in the other direction, and the vertical effects on the floors. The
signs of the modal seismic actions were selected according to the prevailing solicitation due to
static vertical loads.
2.2 Mechanical parameters of the materials
The mechanical parameters of the materials were selected by comparing the results of the
laboratory tests carried out on specimens extracted from the structures, and the prescription of
the norms holding at the construction time.
The characteristic cylindrical strength of the concrete was measured on cores and resulted to
be of the order of 20.0 MPa, while the mild steel bars showed a yielding limit of 220 MPa.
The norms promulgated by the Italian monarchy in the period 1927-1930 [RDL 4/09/27]
allowed a concrete compression in service approximately equal to 1/3 of the strength, and a
steel tension equal to 2/3 of the yielding limit. By using the EN 1992:1-1 instead, the
serviceability limits can be raised up with a significant increase for the concrete compression
allowable stress up to nearly 9.0 MPa. It should also be considered that the major part of the
loads in the building are self loads, and this increases the safety factor since the load
variability is very low.
2.3 Verification strategy
Following the complexity and the fuzziness of the problem, a suitable verification strategy
was set in order to identify the critical resisting elements. As a first consideration we must
- 185 -
recall that the structure behaviour is very similar to that of unreinforced concrete or masonry.
In these structures, the bending and shear resistances are proportional to the axial load through
the resisting overturning and sliding forces [Benedetti 2007, Anselmi 2005].
It is to retain however that the minimum reinforcement defined by the rules which held at the
construction time are locally satisfied in the concrete structure. More precisely, the 1927
norms introduced a minimal shear reinforcement ratio of 0.25% for beams, and a minimal set
of bars for flexural purposes [RDL 4/09/27]. The flexural reinforcement is however better
defined by a whole back design of the structure for the vertical loads only.
The point wise definition of the reinforcement to be compared with local direct survey was
thus obtained by a complete back design of beams by using vertical loads only and the
serviceability stress verification in use in Italy at that time. The experimentally obtained bar
distributions resulted in any case larger than the back design value.
Therefore, a multi step seismic verification strategy was defined based on the following check
list:
if the structural element is verified without reinforcement by using overturning and
sliding resistances, then exit
else, if the structural element is verified by using the minimal reinforcement defined
by the design rules of the construction time, then exit
else, evaluate the minimal reinforcement distribution needed to satisfy the safety
checks, and pass to survey the element in order to verify if the required reinforcement
is present.


Figure 11: Axial flexural verification of the unreinforced section by means of the limit domain
By this way, the very small set of the elements requiring special reinforcement distributions
was extracted, and the on site direct survey of the existing bars planned.
No one of the critical elements had reinforcement less than the required value, but the effort
of the non destructive control of the bars was kept to the minimum possible set of elements.
3 SAFETY ANALYSIS OF THE BUILDING
The safety analysis of the building was carried out by the necessary combinations of the
different load types. In fact, the ultimate limit state verification in seismic condition ran
according to the following load combinations [EN 1992:1-1, 2002]:
( )
, ,
1, 0 0, 3 0, 6 0, 2
x y z K K floor k roof
E E E G Q Q + + + + +
(1.a)
- 186 -
( )
, ,
1, 0 0, 3 0, 6 0, 2
y x z K K floor k roof
E E E G Q Q + + + + +
(1.b)
The calculation of the ultimate resisting actions followed the usual formulas given by EN
1992:1-1; in particular, the only mandatory assumptions concerned the minimum steel
reinforcement introduced by the original design. As discussed before, a geometric ratio of
0.5% for longitudinal reinforcement and 0.25% for stirrups were considered initially.
The shear verification of the columns, according to the consistent axial force present in the
sections and the vanishing shear reinforcement, is worked out by using the rule for
unreinforced elements:
( )
1
0, 25 1 50
Sd Rd ctd l w
V V f b d = +
(2)
Where the concrete design tension resistance holds:
2/ 3
0, 7 0, 27
1, 5 1, 5
ctk ck
ctd
f R
f

= = (3)
And the symbols have the following meaning:
02 , 0 =
d b
A
w
sl
l


Geometric ratio of the longitudinal reinforcement to the concrete section,
w
b

Minimum transversal width of the concrete section,
d

Distance from the rebars to the most compressed fibre,
sdu
M
M
0
1+ =

Since the normal force is compressive, depends on the ratio of the
decompression bending moment M
0
to the acting one M
Sdu
.
The verification of the beam elements in shear is carried out with reference to the minimum
stirrups ratio provided by the norms holding at the construction time
3
0, 9
0, 6
Sd Rd cd wd cd w sw yw
d
V V V V f b d A f
s
= + = + (4)
where:
1 =

on the safe side,
sw
A

area of the transversal stirrup placed at a spacing s,
d

distance from steel bar to the most compressed fibre.
All the relevant column and beam sections are checked by collecting in plots the minimum
safety ratios in shear and flexure of all the examined elements of the structure:
,
,
Rdu i
m i
Sdu
V
V
=
(5)
In the following fig. 13 and 14 the safety margins for the shear actions on the columns and
bending and shear forces in the beam lines are presented. As is evident from the graphs, some
element sections do not fulfil the verification format with the minimal reinforcement provided
by the design rules. For these elements a supplement of experimental investigation was
carried out, and the most part of them resulted with a stronger reinforcement, sufficient to
resist the seismic design actions.
- 187 -

variable
section
column
drainage
ducts
vertical
rebars

List of used
construction materials

a) masonry 110.000 m
3
b) concrete 46.000 m
3
c) R/C steel 31.000 kN
d) carpentry 18.700 kN
e) Nabresina stone 8.200 m
3
f) Artificial stone 13.700 m
3
g) Travertino stone 1.000 m3

5650
2
7
0
0
630
230
18/300
8 16
Upper section
configuration
8 / 250
Basement
section
configuration
Figure 12: Typical organization of columns, internal reinforcement, and material check list
-1
-0,5
0
0,5
1
1,5
2
1 11 21 31 41 51 61 71 81 91 101 111 121 131
Column Number
L
o
g

o
f

t
h
e

s
a
f
e
t
y

f
a
c
t
o
r

Figure 13: Shear verification of the structural columns as unreinforced elements
4 CONCLUSIONS
The Milan Railway Station building is a complex structure completed in 1932 with many new
construction techniques and many different materials. Although the construction performed
very well in the past, many seismic vulnerability issues can be recognized in the main
structural elements, and even more in the secondary architectural details.
A careful vulnerability analysis was thus planned encompassing both a wide experimental
investigation and a thorough numerical evaluation.
Due to the huge number of unknown local details, the evaluation procedure was based on the
delimitation of the less safe elements, for which a focused investigation supplement led to a
positive safety margin evaluation on the basis of the real geometric and mechanical data.
By this way, in a short time and with a reduced economic effort the overall seismic reliability
of the Railway Station building was ascertained and the feasibility of the planned
refurbishment verified. The old building can by itself act as a bracing for the new concrete
and glass floors which are under construction in the coaches and tickets galleries. These new
commercial spaces will encompass stores and markets for many thousands of square meters
more. All the structural elements will be supported on the perimeter by the old concrete walls.
- 188 -
0
0,5
1
1,5
2
2,5
3
3,5
4
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
Beam Section Number
S
a
f
e
t
y

F
a
c
t
o
r
Line A Line B
Line C Line D
Line E Line G
Line M

Figure 14.a: Flexural verification of beam elements with the back design reinforcement
0
0,5
1
1,5
2
2,5
3
3,5
4
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
Beam Section Number
S
a
f
e
t
y

F
a
c
t
o
r
Line A Line B
Line C Line D
Line E Line G
Line M

Figure 14.b: Shear verification of the structural beams with the minimum shear reinforcement
5 AKNOWLEDGEMENTS
The authors wish to thank the helpful collaboration of the engineering group of Grandi
Stazioni, namely ing. Massimo Antonelli, ing. Stefano Bernini, ing. Paola Pezza, ing. Carlo
Pierdominici
6 REFERENCES
Angeleri G., Colomba C., (1985), Milano Centrale: Storia di una Stazione, Abete Editore, Roma, p.
1-323.
AA. VV., (1931), La Stazione centrale di Milano inaugurata l'anno 9 dellEra Fascista, Official
illustrated monograph authorized by the Ministry of Communications, edited by the National
Association of Mutilated and War Disabled, Section of Milan, p. 1-396.
Anselmi V., Aprile A., Benedetti A., (2005), Safety and reliability of structures including ductile and
brittle elements, Proc. of the ICOSSAR 2005, Rome ITALY, June 2005.
Benedetti A., Camata G., Mangoni E., Pugi F., (2007), Out of Plane Seismic Resistance of Walls:
Collapse Mechanisms and Retrofit Techniques, 10th NAMC, Saint Louis USA, June 2007.
ENV 1992-1-1, (2002), Eurocode 2: Design of Concrete Structures General rules and rules for
buildings, CEN TC250/SC2, Bruxelles.
ENV 1998-1-1, (2002), Eurocode 8: Design of structures for earthquake resistance - General rules,
seismic actions and rules for buildings, CEN TC250/SC8, Bruxelles.
Regio Decreto Legislativo 4 settembre 1927 n1981, (1927), Nuove Norme Tecniche per
laccettazione degli agglomerati idraulici e per lesecuzione delle opere in conglomerato semplice
ed armato, Poligrafico della Zecca, G.U. n261 November, 11, 1927.
- 189 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
LANALISI DELLA RISPOSTA SISMICA DI STRUTTURE IRREGOLARI
MEDIANTE PROCEDURE STATICHE NON LINEARI
Luigi Petti, Ivana Marino, Luca Cuoco
Universit degli Studi di Salerno, Salerno
petti@unisa.it, imarino@unisa.it, lucacuoco@gmail.it
ABSTRACT
Lo studio indaga il comportamento sismico di strutture asimmetriche in pianta per mezzo di
domini limite costruiti sulla base di analisi statiche non lineari ed in considerazione delle
caratteristiche spaziali dellevento sismico di riferimento. A tal proposito si propone una
nuova rappresentazione della domanda sismica mediante la costruzione di spettri polari. In
particolare, si riportano i primi risultati ottenuti applicando procedure statiche e dinamiche
non lineari per una struttura campione definita nellambito della Linea 2, Task 3 Valutazione
e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a. del progetto RELUIS.
PAROLE CHIAVE
Strutture irregolari, Analisi Non Lineari, Spettro Polare.
1 INTRODUZIONE
Nella progettazione tradizionale il metodo di riferimento per la valutazione della risposta
sismica lanalisi dinamica lineare con spettro di risposta assegnato. Il ricorso ad analisi pi
accurate, quali quella non lineare al passo, raramente perseguito a causa delle difficolt
legate alla scelta dei modelli isteretici, descrittivi del comportamento ciclico non lineare degli
elementi strutturali, ed alla scelta degli accelerogrammi rappresentativi delle reali condizioni
di sito, aspetti che condizionano fortemente laffidabilit dei risultati.
Lesigenza di valutare le prestazioni sismiche e, quindi, studiare il comportamento di una
costruzione in campo non lineare per eventi di elevata intensit, ha visto negli ultimi anni lo
sviluppo di procedure semplificate per condurre analisi non lineari in ambito statico
(Nonlinear Static Procedures-NSP). Tali procedure, consentendo di valutare le capacit
deformative in campo elasto-plastico permettono di collegare in modo esplicito i livelli di
rischio attesi con gli obiettivi prestazionali definiti nellambito dei moderni codici sismici
(Performance Based Design-PBD).
Ad oggi sussistono, pur tuttavia, difficolt nellapplicazione delle procedure statiche non
lineari nel caso si voglia studiare il comportamento sismico di strutture non regolari in pianta.
In tale ambito, in anni recenti sono state avanzate diverse proposte tese ad estendere le
tradizionali analisi push-over calibrate per lo studio del comportamento piano al caso
tridimensionale [Ayala e Tavera, 2002; Chopra e Goel, 2004; Fajfar e Kilar, 1997]. Tra le
principali problematiche oggetto di discussione vi sono la modalit di combinazione del

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 190 -
carico sismico nelle due direzioni e la stima dellimpegno plastico richiesto agli elementi
resistenti disposti lungo il lato pi flessibile della struttura [Rutenberg et al., 2002].
Tra le prime metodologie di analisi proposte, si cita quella di [Moghadam e Tso, 2000] che si
basa sullo studio del comportamento statico non lineare dei soli controventi sismici pi critici
individuati per mezzo di analisi dinamiche lineari condotte su modelli tridimensionali.
Successivamente Fajfar ha esteso il metodo N2 alle strutture tridimensionali [Fajfar et al.,
2002]. Altri studi hanno indagato il comportamento di strutture intelaiate in presenza di pareti
[De Stefano e Rutenberg, 1998] e laccuratezza dei risultati al variare della disposizione in
pianta delle distribuzioni di carico [Faella e Kilar, 1998]. Chopra ha presentato, inoltre,
unestensione della procedura MPA (modal push over analysis) a strutture asimmetriche in
pianta [Chopra e Goel, 2004]. I confronti disponibili tra i risultati ottenuti con i metodi di
analisi statica non lineare proposti ed i risultati di analisi dinamiche non lineari sembrano
mostrare, in generale, un limitato successo delle metodologie proposte.
Di recente, sono stati presentati alcuni contributi tesi a valutare limpegno elastoplastico nel
piano di strutture irregolari in pianta mediante luso di domini di resistenza costruiti sulla base
di analisi statiche non lineari [Petti et al. 2007]. I risultati ottenuti, validati per mezzo di
analisi dinamiche incrementali non lineari, hanno evidenziato che analisi statiche non lineari
condotte per differenti direzioni di ingresso dellevento sismico in pianta consentono di
individuare con accuratezza le direzioni di minore resistenza sismica delle strutture
tridimensionali complesse. Come noto, daltronde, le modalit di collasso di un sistema
tridimensionale sono anche governate dalle caratteristiche spaziali dellevento sismico che lo
impegna.
Obiettivo dello studio indagare il comportamento sismico di strutture asimmetriche in pianta
in considerazione delle direzioni di minor resistenza sismica, valutate per mezzo di domini di
resistenza piani costruiti sulla base di analisi statiche non lineari, e delle caratteristiche
spaziali dellevento sismico di riferimento. A tal proposito si propone una nuova
rappresentazione della risposta spettrale associata ad un generico evento sismico descritto
dalle componenti orizzontali di moto nelle due direzioni principali. Tale rappresentazione si
basa sulla costruzione di una superficie spettrale ottenuta dalle caratteristiche spettrali delle
componenti di moto sismico per differenti direzioni in pianta. La proiezione in pianta delle
superfici cos ottenute viene di seguito definita spettro polare.
2 DESCRIZIONE DEGLI EVENTI SISMICI MEDIANTE SPETTRI POLARI
Come noto, le norme sismiche si basano sulluso di azioni statiche equivalenti valutate sulla
base della risposta spettrale di un oscillatore semplice descritta in termini di pseudo-
accelerazione in funzione del periodo fondamentale di vibrazione e del fattore di
smorzamento.
Dalla registrazione delle componenti del moto sismico nelle due direzioni principali, NS ed
EW, possibile valutare lo spettro associato al moto sismico lungo qualsiasi direzione nel
piano. Linsieme degli spettri calcolati in ogni direzione consente di costruire una superficie
spettrale che definisce completamente levento sismico nel piano.
Ai fini del lavoro sono state costruite le superfici spettrali per le registrazioni sismiche
riportate in Tabella 1, estratte da European Strong Motion Database.
Nelle Figure 1-2 si riporta la proiezione in pianta delle superfici spettrali, rappresentate in
termini di pseudo-accelerazione, ottenute per gli eventi di Erzincan (Codice 000535) e South
Iceland aftershock (Codice 006334) nel caso di un fattore di smorzamento assunto pari a
=0,05. Tali rappresentazioni, definite spettri polari, riportano per un fissato angolo
lintensit della pseudo-accelerazione spettrale al variare del periodo. In particolare gli spettri
- 191 -
polari sono stati costruiti prevedendo incrementi dellorientamento in pianta pari a 15 ed
incrementi del periodo di vibrazione pari a 0.1 s.
Tabella 1. Eventi sismici considerati.

000199 000228 000535 006328 06334
Codice
onda
93 108 250 2142
Montenegro
Nazione Turchia Islanda
Data 15/04/79 24/05/79 13/03/92 21/06/00
67 67 205 2484 2488
3,68 2,65 5,03 3,84 7,07
Codice
evento
Nome
evento
Montenegro
(aftershock)
Erzincan
South Iceland
(aftershock)
Yugoslavia Yugoslavia
Codice
stazione
P.G.A.
(m/s
2
)


Figure 1-2. Spettro polare in termini di pseudo-accelerazione per gli eventi di Erzincan
(Codice 0535, a sinistra), South Iceland aftershock (Codice 06334, a destra), calcolati per =0,05.
Nelle figure suddette i cerchi concentrici rappresentano linsieme degli oscillatori semplici
definiti da uno stesso periodo di vibrazione al variare del loro orientamento nel piano, angolo
. Si evidenzia che, considerata la procedura adottata per la costruzione degli spettri polari, la
descrizione della massima risposta ottenuta per un angolo risulta eguale a quella per
langolo +180.
Dallanalisi della Figura 1 emerge che nel caso di Erzincan (Codice 000535) la direzione di
massimo impegno sismico varia al variare del periodo considerato. In particolare, al crescere
del periodo, limpegno massimo si osserva per direzioni che variano da circa 90 (T=0,3 sec)
a circa 5 (T=1,8 sec).
Nel caso dellevento di South Iceland (Codice 006334) si osserva invece che limpegno
massimo lo si ottiene per la stessa direzione (75) indipendentemente dal periodo di
oscillazione (Figura 2).
3 DESCRIZIONE DELLE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA
STRUTTURA DI RIFERIMENTO
Ai fini dello studio si considera la struttura bench-mark con pianta ad L proposta nellambito
delle attivit del Gruppo di Ricerca Linea 2 Task 3 del progetto RELUIS. Tale struttura
- 192 -
rappresenta un edificio per civile abitazione costituito da 5 piani e realizzato con struttura
intelaiata in c.a.. Ai fini delle analisi, stato costruito un modello agli elementi finiti mediante
il programma OpenSEES [OpenSEES versione 1.7.3]. In tale modello, le travi ed i pilastri
sono descritti mediante sezioni a fibre e la plasticit del tipo distribuita; gli orizzontamenti
sono invece simulati da elementi piastra a comportamento lineare di opportuno spessore [Petti
et al., 2007]. In Tabella 2 si riportano le principali caratteristiche dinamiche del modello
assunto lineare. In particolare in tabella si riportano per ogni forma modale il periodo di
vibrazione (T), la massa partecipante espressa in percentuale nelle due direzioni principali in
pianta (M%), e la somma delle stesse fino al periodo considerato (Sum).
Tabella 2. Propriet modali della struttura bench-mark.

Modo T(s) M%x M%y SumX SumY
1 1,35 10,9% 52,1% 10,9% 52,1%
2 1,22 56,9% 19,6% 67,8% 71,8%
3 0,99 10,8% 9,2% 78,6% 80,9%
4 0,42 0,9% 8,5% 79,4% 89,4%
5 0,38 9,4% 1,9% 88,8% 91,2%
6 0,31 1,5% 1,1% 90,3% 92,4%
7 0,23 0,1% 4,1% 90,4% 96,5%
8 0,20 4,2% 0,5% 94,6% 97,0%
9 0,17 0,9% 0,5% 95,5% 97,5%


Nella figure 3 e 4 si riportano sugli spettri polari degli eventi considerati i luoghi dei punti a
parit di periodo, cerchi concentrici, rappresentativi del 1, 2, 4 e 5 modo, modi di
vibrazione essenzialmente traslazionali.

Figure 3-4. Spettri polari per gli eventi di Erzincan (0535, a sinistra), South Iceland aftershock (06334, a
destra), su cui sono riportati i periodi propri di vibrazione della struttura.
4 RISULTATI DELLE ANALISI DINAMICHE NON LINEARI
Per ogni evento sismico considerato sono state condotte analisi dinamiche non lineari
considerando la struttura orientata in pianta a 0 ovvero 90.
Nelle figure 5-6 si riportano gli spostamenti nel piano del nodo di controllo, baricentro
dellultimo impalcato, nel caso dellevento sismico di Erzincan (codice 000535).
Lanalisi delle figure mostra che, indipendentemente dalla rotazione in pianta della struttura,
il massimo impegno deformativo si attinge per la direzione in cui lo spettro polare (Figura 3)
mostra le massime pseudo-accelerazioni in corrispondenza dei periodi descrittivi delle prime
- 193 -
due forme modali. Ci evidenzia che la risposta della struttura, in tal caso, maggiormente
influenzata dalle caratteristiche dellevento sismico piuttosto che dalle caratteristiche
dinamiche della struttura stessa.


-0,20
-0,15
-0,10
-0,05
0,00
0,05
0,10
0,15
0,20
-0,20 -0,15 -0,10 -0,05 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20
Ux (m)
U
y

(
m
)


-0,20
-0,15
-0,10
-0,05
0,00
0,05
0,10
0,15
0,20
-0,20 -0,15 -0,10 -0,05 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20
Ux (m)
U
y

(
m
)


Figure 5-6. Spostamento del nodo di controllo per levento di Erzincan 000535 (orientamenti 0 e 90).

Le Figure 7-8 mostrano gli spostamenti del nodo di controllo ottenuti per levento South
Iceland aftershock (codice 006334). Ancora una volta, la direzione di massimo impegno
deformativo resta invariata per il diverso orientamento in pianta della struttura e coincide con
la direzione di massima risposta spettrale (Figura 4).


-0,20
-0,15
-0,10
-0,05
0,00
0,05
0,10
0,15
0,20
-0,20 -0,15 -0,10 -0,05 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20
Ux (m)
U
y

(
m
)

-0,20
-0,15
-0,10
-0,05
0,00
0,05
0,10
0,15
0,20
-0,2 -0,15 -0,1 -0,05 0 0,05 0,1 0,15 0,2
Ux (m)
U
y

(
m
)
Figure 7-8. Spostamento del nodo di controllo per levento 006334 (orientamenti 0 e 90).
5 CONFRONTO RISULTATI DI ANALISI STATICHE E DINAMICHE NON
LINEARI
La definizione di un criterio di collasso permette di definire, mediante lesecuzione di analisi
statiche non lineari al variare della direzione di sollecitazione in pianta, domini limite in
- 194 -
termini di spostamento del nodo di controllo e/o di tagliante al piede della struttura oggetto di
indagine [Petti et al., 2007]. Per la struttura in esame si riportano nelle figure 9-12 i confronti
tra i domini limite, costruiti applicando distribuzioni di forze triangolari ovvero uniformi
lungo laltezza, e la risposta dinamica non lineare valutata per levento sismico South Iceland
aftershock ( codice 0006334).
In particolare, nelle figure 9 e 11 si riportano i risultati ottenuti orientando la struttura nel caso
di inclinazione pari 0. In tal caso il collasso si attinge per un moltiplicatore dellevento
sismico pari a 0,4. Analogamente nelle figure 10 e 12 si riportano i risultati relativi alla
struttura ruotata di 90 in senso orario. In tal caso il collasso si attinge per un moltiplicatore
dellevento sismico pari a 0,35.

-0,2
-0,15
-0,1
-0,05
0
0,05
0,1
0,15
0,2
-0,2 -0,15 -0,1 -0,05 0 0,05 0,1 0,15 0,2
Ux (m)
U
y

(
m
)

Orientamento 0, moltiplicatore 0,40
-0,20
-0,15
-0,10
-0,05
0,00
0,05
0,10
0,15
0,20
-0,20 -0,15 -0,10 -0,05 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20
Ux (m)
U
y

(
m
)

Orientamento 90, moltiplicatore 0,35
Unif orme Triangolare Dinamica
Figure 9-10. Confronto tra il comportamento dinamico per levento South Iceland aftershock
(codice 006334) ed i domini limite in termini di spostamenti.

-3000
-2000
-1000
0
1000
2000
3000
-3000 -2000 -1000 0 1000 2000 3000
Vx (kN)
V
y

(
k
N
)

Orientamento 0, moltiplicatore 0,40
-3000
-2000
-1000
0
1000
2000
3000
-3000 -2000 -1000 0 1000 2000 3000
Vx (kN)
V
y

(
k
N
)

Orientamento 90, moltiplicatore 0,35
Unif orme Triangolare Dinamica
Figura 11-12. Confronto tra il comportamento dinamico per levento South Iceland aftershock
(codice 006334) ed i domini limite in termini di tagliante alla base.

Lanalisi dei risultati evidenzia che la condizione di collasso, valutata mediante analisi
dinamica non lineare, congruente con i domini limite costruiti mediante procedure statiche
non lineari semplificate.
- 195 -
Nella figura 13 si riporta, nel caso dellevento sismico di South Iceland aftershock (codice
006334), lo stesso confronto nel caso si disponga la struttura in modo che la direzione di
minima resistenza della stessa ( pari a 135), valutata con procedure statiche non lineari
semplificate, coincida con la direzione di massima risposta spettrale (allineamento 75-155).
-0,2
-0,2
Ux (m)
-0,1
-0,1
0,0
0,1
0,1
0,2
0,2
-0,2 -0,2 -0,1 -0,1 0,0 0,1 0,1 0,2 0,2 U
y

(
m
)

Figura 13. Confronto tra il comportamento dinamico per levento South Iceland aftershock
(codice 006334) ed i domini limite per la struttura orientata con la direzione di minor resistenza lungo
lasse di maggiore risposta spettrale (moltiplicatore 0,30).

Lanalisi dei risultati mostra che in tal caso il collasso si attinge per un valore del
moltiplicatore dellevento sismico pari a 0,30.
Pertanto, per il caso in esame possibile affermare che la peggiore condizione si ottiene
allineando la direzione di minor resistenza della struttura, individuata per mezzo di domini
limite costruiti con procedure statiche non lineari semplificate, con lasse di maggior impegno
sismico individuato dallo spettro polare.
A risultati similari si perviene nel caso degli altri eventi sismici considerati.
6 CONCLUSIONI
Lo studio ha indagato il comportamento sismico di strutture asimmetriche in pianta per mezzo
di domini limite costruiti mediante analisi statiche non lineari ed in considerazione delle
caratteristiche spaziali dellevento sismico di riferimento.
A tal fine stata proposta una nuova rappresentazione della domanda sismica mediante la
definizione di spettri polari descrittivi delle caratteristiche spaziali dellevento sismico di
riferimento.
I risultati ottenuti per la struttura esaminata mostrano che:
la condizione di collasso, valutata mediante analisi dinamica non lineare, risultata
sempre congruente con i domini limite costruiti mediante procedure statiche non
lineari semplificate;
il peggior comportamento dinamico si ottiene allineando la direzione di minor
resistenza della struttura, valutata per mezzo dei domini limite, con lasse di maggior
impegno sismico individuato dallo spettro polare.
- 196 -
Pertanto, possibile affermare che per il caso in esame luso dei domini limite, costruiti con
procedure statiche non lineari semplificate, e gli spettri polari consentono di individuare le
condizioni di collasso di strutture tridimensionali complesse. I risultati ottenuti incoraggiano il
prosieguo della ricerca in tal senso.
7 RINGRAZIAMENTI
I risultati presentati nel lavoro sono stati in parte ottenuti nellambito del progetto RELUIS,
Linea 2, Task 3.
8 BIBLIOGRAFIA
Ayala A. G., Tavera E. A. (2002). A new approach for the evaluation of the seismic performance of
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Brookfield), (1997), pp. 311-321.

- 197 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
ANALISI STATICA NON-LINEARE ADATTIVA
DI STRUTTURE IRREGOLARI
Rui Pinho
Dipartimento di Meccanica Strutturale, Universit di Pavia, Pavia, rui.pinho@unipv.it
ABSTRACT
Nellanalisi pushover tradizionale si applicano incrementalmente due diverse distribuzioni di
forze orizzontali; una distribuzione di forze proporzionali alle masse ed una distribuzione di
forze proporzionali al prodotto delle masse per la deformata individuata dal primo modo di
vibrare. Nel caso di strutture regolari i due andamenti scelti definiscono quindi generalmente i
limiti delle possibili distribuzioni di forze di inerzia durante un evento sismico. Tale
procedura, per, pu condurre a risultati solo approssimati e talvolta a sfavore di sicurezza nel
caso di strutture irregolari o alte, nelle quali i modi di vibrare superiori al primo diventano
significativi, o in strutture dove il danno indotto dallazione sismica modifica
significativamente nel tempo i modi di vibrare della struttura. In questi casi, lutilizzo di
metodi di tipo adattivo, che tengono conto di modi di vibrare superiori e modificano in
continuazione la distribuzione dei carichi in funzione del cambiamento delle caratteristiche
della struttura durante il moto sismico, consente di ottenere risultati pi validi e precisi. In
particolare, e come descritto nel presente lavoro, la modalit di pushover adattiva in
spostamento dimostra una superiore capacit di previsione della risposta di edifici e ponti
soggetti ad azione sismica, anche nei casi in cui questa sia fortemente irregolare.
PAROLE CHIAVE
analisi statica non-lineare, pushover adattiva, spostamenti, DAP.
1 INTRODUZIONE
Nellanalisi pushover tradizionale si applicano incrementalmente ad un modello della struttura
soggetto ai carichi gravitazionali e con comportamento non lineare del materiale, due diverse
distribuzioni di forze orizzontali nei baricentri delle masse dei vari piani; una distribuzione di
forze proporzionali alle masse ed una distribuzione di forze proporzionali al prodotto delle
masse per la deformata individuata dal primo modo di vibrare del sistema considerato
elastico.

Negli ultimi anni sono state proposti metodi di analisi statica non-lineare alternativi, nei quali
diverse analisi pushover, ciascuna delle quali utilizzando vettori di forze proporzionali a
forme modali differenti, sono eseguite separatamente e la risposta strutturale poi ottenuta
combinando opportunamente tali risultati (in questo caso, i punti della curva di pushover non
rappresentano pi stati di sforzo equilibrati). Paret et al. (1996) per primi suggerirono una

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 198 -
procedura di pushover multi-modale, quindi perfezionata da Moghadam e Tso (2002). Chopra
e Goel (2002), in alternativa, svilupparono e proposero una tecnica di analisi pushover modale
(MPA), aggiornata poi da Hernndez-Montes et al. (2004) con una formulazione incentrata
sul bilancio energetico. Tali metodi di analisi sono stati anche ulteriormente modificati allo
scopo di considerare lalterazione della resistenza locale e delle caratteristiche modali della
struttura conseguenti allaccumulo del danno, mediante ladozione di vettori di forze adattivi,
aggiornati nel corso dellanalisi (Gupta e Kunnath, 2000; Kalkan e Kunnath, 2006). Come
sottolineato dai rispettivi autori, il vantaggio principale di questa categoria di analisi non-
lineari, quello di poter essere agevolmente eseguite utilizzando software comunemente
disponibili. Tuttavia, come indicato da Maison (2005), laspetto negativo ad essi associato,
che tali metodi sono inevitabilmente pi complessi se paragonati ad analisi pushover
tradizionali, nelle quali una singola analisi sufficiente. Inoltre, tali metodologie di pushover
multi-modale, sia che abbiano natura adattiva o non-adattiva, comportano difficolt quando
vengono utilizzate procedure basate sul concetto dello spettro di capacit, in seguito alla
possibile inversione dello spostamento (associato al progressivo aumento del livello di
deformazione plastica) in curve di capacit corrispondenti a modi di vibrare elevati
(Hernndez-Montes et al., 2004; ATC, 2005; Goel e Chopra, 2005). Per tutte le ragioni sopra
esposte, nel lavoro presentato in questo articolo lattenzione verr focalizzata su procedure di
pushover adattiva che coinvolgono una singola analisi.
2 RECENTI SVILUPPI DELLALGORITMO PUSHOVER SINGOLA ANALISI
Tradizionalmente, in analisi pushover, il vettore di forze viene applicato in modo
incrementale alla struttura tuttavia senza alterarne la distribuzione, che rimane costante per
tutto il corso dellanalisi. Nelle Figure 1 e 2(a) vengono forniti alcuni esempi di come analisi
pushover tradizionali possano portare ad una previsione errata della risposta della struttura, sia
in termini di curva di pushover sia in termini di deformazioni di piano, nel caso di un edificio
di 12 piani soggetto ad un accelerogramma naturale (modello RM15-NR2 esaminato in
Antoniou e Pinho, 2004) e nel caso di un edificio di 4 piani, irregolare in altezza, sottoposto
ad un accelerogramma artificiale (test in scala reale ICONS, descritto in Pinho ed Elnashai,
2000). possibile osservare come, sebbene ledificio di 12 piani sia regolare in altezza, il suo
comportamento fortemente influenzato dal contributo di modi di vibrare elevati, rendendone
di fatto irregolare la risposta, come risulta evidente osservando la Figura 1(b). I risultati di
analisi pushover tradizionali, considerando distribuzioni di forze triangolare ed uniforme,
sono confrontati con linviluppo dei risultati ottenuti da analisi dinamiche incrementali
(Vamvatsikos e Cornell, 2002; Mwafy e Elnashai, 2000). Queste ultime (IDA) rappresentano
un metodo di valutazione del comportamento della struttura nel quale il sistema viene
sottoposto ad una serie di analisi dinamiche di intensit crescente (cos come schematizzato in
Figura 2(b)), con lobbiettivo di ottenere unindicazione quanto pi realistica della risposta del
sistema soggetto ad azione sismica.

La principale causa di errore in pushover tradizionali risiede nel fatto che gli effetti
conseguenti allaccumulo di danno nella struttura, indotto da livelli di deformazione crescenti,
non vengono in alcun modo considerati nella valutazione della risposta complessiva. Infatti, la
progressiva deformazione degli elementi strutturali comporta una riduzione della rigidezza
globale del sistema, che, a sua volta, causa un aumento del periodo di vibrazione (Figura
3(a)), e quindi pu indurre, in funzione delle caratteristiche dello spettro considerato (o del
contenuto in frequenza dellaccelerogramma), una significativa alterazione del
comportamento della struttura (Figura 3(b)).
- 199 -

0
1
2
3
4
0.00 0.50 1.00 1.50 2.00
INTERSTOREY DRIFT (%)
S
T
O
R
E
Y
DYNAMIC
TRIANGULAR
UNIFORM
0
2
4
6
8
10
12
0.00% 2.00% 4.00% 6.00%
INTERSTOREY DRIFT (%)
S
T
O
R
E
Y
DYNAMIC
TRIANGULAR
UNIFORM

(a) (b)
Figura 1. Drift inter-piano per un edificio di (a) 4 piani e (b) 12 piani.
0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
6000
7000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)
dynamic
DAP
uniform
triangular
0
20
40
60
80
100
120
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
drift (%)
M
a
x

B
a
s
e

S
h
e
a
r

(
k
N
)

(a) (b)
Figura 2. (a) Curva di pushover per un edificio di 9 piani, ottenuta con analisi pushover tradizionali ed
analisi dinamiche incrementali, (b) Diagramma taglio alla base-spostamento del nodo di riferimento, cos
come ottenuto attraverso unanalisi dinamica incrementale (Incremental Dynamic Analysis - IDA).
0.0% 0.5% 1.0% 1.5% 2.0%
total drift
0
1
2
3
4
5
6
p
e
r
i
o
d

(
s
e
c
)
first mode
second mode
third mode
0
2
4
6
8
10
12
0.0% 0.5% 1.0% 1.5% 2.0% 2.5% 3.0% 3.5% 4.0%
top drift = 0.5%
top drift = 1.0%
top drift = 1.5%
top drift = 2.5%

(a) (b)
Figura 3. (a) Periodi di vibrazione di un edificio di 4 piani in corrispondenza di crescenti livelli di
deformazione, (b) Drift inter-piano per un edificio di 12 piani in corrispondenza di crescenti livelli di
deformazione.
- 200 -
Riconoscendo le limitazioni intrinseche in analisi pushover tradizionali, negli ultimi anni sono
state sviluppati e diffusi metodi di analisi pushover adattivi, nei quali il vettore di carico viene
aggiornato ad ogni successiva fase dellanalisi, in modo da riflettere il progressivo degrado
della rigidezza del sistema conseguente al crescente livello di deformazione anelastica (Figura
4(a)). La risposta della struttura quindi calcolato in modo incrementale attraverso
approssimazioni lineari a tratti (Figura 4(b)), rendendo cos possibile lutilizzo della rigidezza
tangente nel punto iniziale di ogni passo di carico, assieme alla massa del sistema, per il
calcolo delle caratteristiche modali di questultimo ad ogni fase successiva di carico,
attraverso una comune analisi modale elastica. In funzione delle propriet modali cos
ottenute quindi possibile aggiornare il vettore di carico mediante un opportuno vettore
incrementale.

0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)

0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)

0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)

0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)

0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)

0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)

0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)
0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)

dk+dk
O't
O'k
dk dt+dt dt
Fk+Fk
Fk
Ft+Ft
Ft
Kt
Kk
O

(a) (b)
Figura 4. (a) Pushover adattiva: la distribuzione del vettore di carico aggiornata ad ogni fase dellanalisi,
(b) Utilizzo della rigidezza tangente per aggiornare il vettore di carico (definizione dellincremento del
vettore di carico).
Procedure che utilizzano un vettore di forze adattivo sono state proposte da Reinhorn (1997),
Bracci et al. (1997), Satyarno et al. (1998), Requena e Ayala (2000), Elnashai (2001) ed
Antoniou et al. (2002). Ad eccezione del lavoro proposto da Satyarno et al. (1998), dove un
vettore di carico adattivo proporzionale ad una sola forma modale stato utilizzato, in tutti gli
altri metodi viene considerato anche il contributo di modi di vibrare superiori assieme al
contenuto in frequenza dellinput sismico. Inoltre, Elnashai (2001) e Antoniou et al. (2002)
implementarono il metodo adattivo da loro sviluppato in un software per lanalisi strutturale
con modelli a plasticit diffusa (modelli a fibre), consentendo di fatto di poter aggiornare in
modo continuo, anzich discreto, il vettore di carico.

Bench tali pushover adattive in controllo di forze appaiano come concettualmente superiori,
o per lo meno pi elaborate nella loro formulazione, non sono tuttavia in grado di fornire un
significativo miglioramento, rispetto a procedure tradizionali, della previsione del
comportamento strutturale. Entrambe le procedure, infatti, risultano affette da grandi errori in
particolare nella stima delle deformazioni del sistema. Come descritto da Kunnath (2004) ed
Antoniou e Pinho (2004a), tali errori sono attribuibili principalmente alladozione di algoritmi
di combinazione quadratica dei contributi modali (ad esempio, SRSS, CQC) nella definizione
degli incrementi di carico ad ogni fase dellanalisi; tali regole comportano inevitabilmente
incrementi positivi e quindi un aumento monotono del vettore di carico, rendendo perci
impossibile uneventuale inversione del carico applicato, che tuttavia potrebbe essere
necessaria per rappresentare distribuzioni irregolari di forze conseguenti allingresso in
regime anelastico della struttura.
- 201 -
Allo scopo di superare tali limitazioni, Antoniou e Pinho (2004b) proposero linnovativo
concetto di analisi pushover adattiva in spostamento (DAP). Contrariamente a quanto accade
in pushover non adattive, nelle quali lapplicazione di un vettore di spostamenti costanti
equivale ad imporre, magari in modo inappropriato, il modo nel quale la struttura si deforma,
utilizzando un algoritmo adattivo ladozione di una pushover in spostamento possibile, in
quanto il vettore di carico aggiornato ad ogni fase in modo da riflettere le attuali propriet
dinamiche del sistema. Tale algoritmo stato implementato in un programma ad elementi
finiti a plasticit diffusa, SeismoStruct (Seismosoft, 2006), scaricabile gratuitamente da
Internet. Lutilizzo del metodo adattivo risulta pertanto estremamente agevole, in quanto una
sola analisi sufficiente, rendendo cos lapplicazione del metodo semplice al pari di
pushover tradizionali, ed ancor pi semplice se paragonato con pushover multi-modali nelle
quali richiesta lesecuzione di pi analisi.
3 RISULTATI OTTENUTI
Uno dei principali vantaggi derivanti dalladozione di un vettore adattivo di spostamenti
risiede nel fatto che le forze o i tagli di piano non sono applicati direttamente alla struttura ma
piuttosto ottenuti in modo da garantire la presenza ad ogni fase di uno stato di sforzo
congruente con le deformazioni imposte. In questo modo, anche adottando regole quadratiche
per la combinazione modale, risulta possibile riprodurre linversione di segno delle forze di
piano riscontrabile in analisi dinamiche. Di fatto, il drift di piano imposto in DAP, bench
possa avere soltanto segno positivo, in seguito al contributo di modi elevati, il suo valore
incrementale pu tuttavia essere ridotto rispetto a quello del piano sottostante. In tali
situazioni, si avrebbe una riduzione della forza di piano corrispondente, che in alcuni casi pu
assumere segno negativo, come accade per lesempio riportato in Figura 6.
-500 0 500 1000
storey shear (kN)
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
adaptive
uniform
triangular
-500 0 500 1000 1500 2000
storey shear (kN)
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
adaptive
uniform
triangular

(a) 0.5% drift totale (b) 2.5% drift totale
Figura 6. Distribuzione delle forze orizzontali in un edificio di 12 piani in c.a. ottenuti in DAP per diversi
livelli di deformazione.
In altre parole, considerato che in DAP la distribuzione dei tagli di piano calcolata in modo
da soddisfare condizioni di congruenza con i drift inter-piano imposti, piuttosto che essere il
risultato di forze applicate direttamente alla struttura, le limitazioni evidenziate in precedenza
per metodi di pushover in controllo di forze possono essere superati, ottenendo cos risultati
nel loro complesso (curva di pushover e deformata della struttura ) pi accurati.

- 202 -
La capacit di questo innovativo metodo di analisi pushover adattiva in spostamento stato
analizzato in applicazione a diversi sistemi strutturali, da edifici multi-piano, sia in c.a. che
acciaio, a ponti a travata. Antoniou e Pinho (2004b) e Pinho ed Antoniou (2005) applicarono
il metodo ad unampia gamma di strutture in c.a., sia a telaio sia a pareti. I risultati presentati
in questi lavori, dei quali vengono qui proposti alcuni rappresentativi esempi in Figura 7,
dimostrano come i risultati ottenuti con DAP forniscano una migliore approssimazione della
risposta dinamica della struttura rispetto ai metodi tradizionali (come emerge dal confronto di
tali risultati con quelli presentati in Figura 1), in quanto DAP in grado di cogliere le
irregolarit nella risposta, indotte dalla flessibilit delledificio di 12 piani e dalla irregolare
distribuzione della resistenza nelledificio di 4 piani. Le migliori prestazioni garantite dal
metodo adattivo rispetto a quelli tradizionali inoltre evidente anche in termini di curva di
capacit, cos come riportato in Figura 8a.
0
2
4
6
8
10
12
0.00% 2.00% 4.00% 6.00%
INTERSTOREY DRIFT (%)
S
T
O
R
E
Y
DYNAMIC
DAP-SRSS
0
1
2
3
4
0.00 0.50 1.00 1.50 2.00
INTERSTOREY DRIFT (%)
S
T
O
R
E
Y
DYNAMIC
DAP-SRSS

(a) (b)
Figura 7. Drift inter-piano ottenuti in DAP per (a) un edificio di 12 piani ed (b) un edificio di 4 piani
irregolare in altezza (si noti come i risultati siano pi accurati rispetto a quanto riportato in Figura 1).
DAP stata applicata con ottimi risultati anche nel caso di strutture a telaio in acciaio, sia
regolari che irregolari, con un diverso numero di piani (Pietra et al., 2006; Pinho et al., 2007).
I risultati ottenuti, di nuovo, dimostrano la superiorit del metodo adattivo rispetto a quelli
convenzionali, anche per strutture flessibili, come nel caso di strutture in acciaio, la cui
risposta maggiormente condizionata dal contributo di modi superiori, in modo particolare
poi se il numero di piani elevato. Come emerge osservando i risultati ottenuti in tali lavori
(e.g. Figura 8b), le migliori prestazioni fornite dalla pushover adattiva in spostamento
appaiono evidenti sia riguardo alla stima della curva di capacit, sia nei confronti della
previsione della domanda in termini di forze e deformazioni di piano.
4 CONCLUSIONI
La tendenza prevalente nella pratica progettuale di strutture soggette ad azione sismica,
incentrata attorno al controllo delle deformazioni al fine di soddisfare un determinato stato
limite, richiede che vengano definite procedure di calcolo semplici ed allo stesso tempo
sufficientemente accurate, per prevederne il comportamento in campo non-lineare. In
questottica, limpiego di metodologie di analisi relativamente semplici, quale pushover
- 203 -
0% 1% 2% 3%
total drift
0
1000
2000
3000
4000
5000
6000
7000
b
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)
dynamic
adaptive
uniform
triangular
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
0
1000
2000
3000
4000
5000
6000
7000
8000
9000
[m]
[
k
N
]
9Sw- OGM
IDA-TH
meanIDA
DAP
1st Mode
Uniform
Triangular
Code

(a) (b)
Figura 8. (a) Curva di pushover per un edificio di 9 piani in c.a., ottenuta con DAP e analisi pushover
tradizionali, confrontati con linviluppo di analisi dinamiche incrementali, (b) Curva di pushover per un
edificio di 9 piani in acciaio con comportamento a piano debole, ottenuta con DAP e analisi pushover
tradizionali, confrontati con linviluppo IDA.
singola ampiamente giustificato. Infatti, confronti con analisi dinamiche non-lineari di
strutture regolari, hanno evidenziato che pushover con distribuzioni di forze proporzionali al
primo modo colgono relativamente bene la risposta dinamica finch la struttura rimane in
campo elastico, mentre, quando si raggiungono grandi deformazioni, la risposta dinamica
rappresentata in modo soddisfacente da distribuzioni di forze proporzionali alle masse.

Tali distribuzioni, per, possono portare a risultati solo approssimati e talvolta a sfavore di
sicurezza nel caso di strutture irregolari o alte, nelle quali i modi di vibrare superiori al primo
diventano significativi, o in strutture dove il danno indotto dallazione sismica modifica
significativamente nel tempo i modi di vibrare della struttura. In questi casi, lutilizzo di
metodi di tipo adattivo (noti anche come metodi evolutivi), che tengono conto di modi di
vibrare superiori e modificano in continuazione la distribuzione dei carichi in funzione del
cambiamento delle caratteristiche della struttura durante il moto sismico, consente di ottenere
risultati pi validi e precisi. In particolare, e come descritto nel presente lavoro, la modalit di
pushover in spostamento, fortemente inadeguata in unottica di pushover tradizionale, di
contro accurata in unottica di pushover adattiva, poich dimostra una superiore capacit di
previsione della risposta di edifici e ponti soggetti ad azione sismica, anche nei casi in cui
questa sia fortemente irregolare. Inoltre, visto che con la pushover adattiva sufficiente
eseguire una singola analisi, questa si rivela semplice come la pushover tradizionale, e
pertanto costituisce unideale alternativa, o complemento, alle analisi dinamiche non-lineari di
strutture intelaiate.
5 RINGRAZIAMENTI
Lautore ringrazia i preziosi contributi di Dario Pietra, Chiara Casarotti e Stelios Antoniou,
senza i quali non sarebbe stato possibile preparare questo lavoro. Si ringrazia anche il
supporto del Dipartimento della Protezione Civile, tramite il finanziamento dei due
Programmi Quadro 2005-2008 stabiliti con la Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria
Sismica (RELUIS, Linea 2) e con il Centro Europeo per la Formazione e la Ricerca in
Ingegneria Sismica (EUCENTRE).
- 204 -
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- 205 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
ECCENTRICIT CORRETTIVE
PER LA VALUTAZIONE DELLA RISPOSTA SISMICA
DI EDIFICI ASIMMETRICI MEDIANTE ANALISI STATICA NON LINEARE
Melina Bosco, Aurelio Ghersi, Edoardo Michele Marino
Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale, Catania
mbosco@dica.unict.it, aghersi@dica.unict.it, emarino@dica.unict.it
ABSTRACT
I metodi statici non lineari sono stati recepiti dalle normative quali valida alternativa alle pi
onerose analisi dinamiche non lineari per la valutazione della risposta sismica delle strutture. Tali
metodi forniscono risultati ragionevolmente approssimati per strutture piane, ma nel caso di
strutture spaziali non colgono adeguatamente lentit delle rotazioni dimpalcato. Nel presente
articolo si propone una nuova procedura per la valutazione della risposta sismica di schemi
tridimensionali, che prevede di effettuare due volte lanalisi statica non lineare, con forze
applicate con due diverse eccentricit rispetto al centro di massa, denominate eccentricit
correttive. I valori da attribuire a tali eccentricit sono definiti in modo che le due analisi
colgano i valori degli spostamenti dinamici dei due lati dellimpalcato e forniscano una stima
cautelativa degli spostamenti dei punti intermedi. Essi sono tarati analizzando la risposta sismica
di un ampio insieme di sistemi monopiano asimmetrici, nei quali i parametri che governano la
risposta strutturale (posizione dei centri di massa, rigidezza e resistenza, rigidezza torsionale,
ecc.) variano allinterno di un intervallo di valori rappresentativo di edifici esistenti in c.a.
PAROLE CHIAVE
Analisi dinamiche non lineari, pushover, eccentricit correttive, edifici esistenti irregolari.
1 INTRODUZIONE
La maggior parte delle strutture che costituiscono il patrimonio edilizio esistente caratterizzata
da una concezione strutturale non sismica; pertanto, le problematiche di valutazione della
risposta sismica di tali edifici e di riduzione della vulnerabilit degli stessi costituiscono un
aspetto fondamentale della ricerca in campo ingegneristico. Limpossibilit di prevedere il
meccanismo di collasso delle strutture esistenti rende necessario determinare esplicitamente il
livello di danneggiamento espresso in termini di spostamenti di interpiano e deformazioni
plastiche delle membrature. Per molti anni lunico metodo per la valutazione del comportamento
sismico delle strutture in campo inelastico stato lanalisi dinamica non lineare. Tale metodo
consente di cogliere la risposta sismica delle strutture (a condizione di scegliere unadeguata
modellazione del comportamento ciclico non lineare degli elementi strutturali e di simulare
correttamente leccitazione sismica) ma, purtroppo, rimane ancora uno strumento accessibile solo
a pochi specialisti del settore. Lesigenza di valutare esplicitamente le deformazioni plastiche

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 206 -
subite dagli elementi strutturali durante il sisma senza dover eseguire complesse ed onerose analisi
dinamiche non lineari, ha spinto i ricercatori a formulare i cosiddetti metodi statici non lineari
(Freeman, 1998; Fajfar e Gaspersic, 1996). Tali metodi, che sono stati recepiti dai codici
antisismici, forniscono risultati ragionevolmente approssimati per strutture piane. Laffidabilit
nella valutazione della risposta sismica di strutture spaziali, invece, limitata dalla non corretta
valutazione dellentit delle rotazioni dellimpalcato. Nel presente articolo si propone, pertanto, un
nuovo metodo statico non lineare per la valutazione della risposta sismica di schemi
tridimensionali. Il metodo proposto calibrato utilizzando un modello di calcolo tridimensionale
semplificato ad un solo piano in quanto le problematiche relative alla componente torsionale della
risposta di molti edifici asimmetrici, ad esempio quelli regolarmente asimmetrici o quelli dotati di
piano tipo, possono essere colte attraverso tale modello.
2 RISPOSTA SISMICA DI SISTEMI MONOPIANO IRREGOLARI
2.1 Risposta in campo elastico
La risposta sismica elastica di sistemi irregolari in pianta caratterizzata da contemporanee
traslazioni e rotazioni dellimpalcato. Lentit degli spostamenti conseguenti alle rotazioni
dellimpalcato, in proporzione a quella degli spostamenti che scaturiscono dalla traslazione
dello stesso, funzione delleccentricit delle rigidezze e
r
(definita come la distanza tra il centro
delle rigidezze C
R
ed il centro delle masse C
M
) e del rapporto O
0
tra le pulsazioni rotazionali (

)
e traslazionali (
x
o
y
) del sistema torsionalmente bilanciato corrispondente (sistema ottenuto
spostando il centro di massa in corrispondenza del centro di rigidezza). In particolare, a parit
di O
0
, il contributo delle rotazioni agli spostamenti dimpalcato cresce con leccentricit delle
rigidezze e tale osservazione si ripete dal punto di vista qualitativo con riferimento a sistemi sia
torsionalmente rigidi (O
0
>1) che flessibili (O
0
<1). Inoltre gli spostamenti indotti dalle rotazioni
dimpalcato sono limitati anche in presenza di eccentricit elevate nei sistemi torsionalmente
rigidi in virt della forte rigidezza torsionale, mentre divengono notevoli, soprattutto in presenza
di elevate eccentricit strutturali, nei sistemi torsionalmente flessibili. Tali osservazioni sono
evidenziate in Figura 1 in cui sono rappresentati per un sistema monopiano con pianta rettangolare
di dimensioni LB per due valori di eccentricit delle rigidezze e per tre valori di O
0
le
differenze percentuali tra gli spostamenti u dellimpalcato e gli spostamenti del corrispondente
sistema bilanciato u
0
causati da un sisma agente lungo una delle direzioni principali.
2.2 Risposta in campo inelastico
Mentre la risposta elastica di sistemi irregolari in pianta governata da pochi parametri,
sostanzialmente leccentricit delle rigidezze ed il rapporto O
0
, la risposta in campo inelastico
(a)
-40
-20
0
20
40
60
80
C
R
e
r
=-0.05 L
C
M
u
0
u-u
0
(%)
-L /2 L /2


= 0.6

= 1.0

= 1.4
(b)
-40
-20
0
20
40
60
80
e
r
=-0.10 L
C
R
C
M
u
0
u-u
0
(%)


= 0.6

= 1.0

= 1.4
-L /2 L /2
Figura 1. Differenze percentuali di spostamento rispetto al bilanciato ottenute in campo lineare per:
(a) e
r
= - 0.05L; (b) e
r
= - 0.10L.
- 207 -
condizionata anche da ulteriori fattori, tra i quali la resistenza complessiva del sistema e la
distribuzione di questa tra gli elementi resistenti. Gli studi presenti in letteratura sul
comportamento sismico in campo inelastico di strutture irregolari in pianta (Goel e Chopra,
1990; Ghersi e Rossi, 2000) evidenziano come la risposta inelastica dei sistemi mostri minori
rotazioni rispetto a quella elastica. Ci dovuto al fatto che durante levento sismico la posizione
del centro di rigidezza varia, a causa della plasticizzazione degli elementi strutturali, e soprattutto
al fatto che gli elementi resistenti ortogonali alla direzione della componente principale del sisma
si mantengono per pi tempo in campo elastico rendendo la rigidezza torsionale pi rilevante
rispetto a quella traslazionale. Pochi studi, invece, indagano gli effetti che la distribuzione delle
resistenze e leccentricit delle resistenze e
s
(qui definita come la distanza tra il centro delle
resistenze C
S
ed il centro delle rigidezze C
R
) esercitano sul comportamento dinamico dei sistemi
strutturali. Tale carenza legata al fatto che gli studi mirano essenzialmente alla definizione di
procedure di progetto per sistemi antisismici, nei quali la distribuzione delle resistenze scaturisce
dalla procedura di progetto utilizzata. Nel caso di edifici progettati per soli carichi verticali,
invece, le resistenze possono assumere distribuzioni molto differenti, condizionanti per la
risposta sismica. La Figura 2 mostra le differenze percentuali tra gli spostamenti di sistemi con
distribuzione non simmetrica delle resistenze ed i corrispondenti sistemi vincolati a traslare. Il
comportamento dipende dal valore complessivo della resistenza, maggiore (S
1
, Figura 2a) o
minore (S
1
/2, Figura 2b). Nonostante leccentricit delle rigidezze sia nulla, la risposta ha una
componente rotazionale, che maggiore nei sistemi torsionalmente flessibili ed aumenta al
crescere delleccentricit delle resistenze e della resistenza complessiva delledificio.
3 METODO PROPOSTO
Le Figure 1 e 2 mostrano che il diagramma dei massimi spostamenti dinamici dei punti
dellimpalcato generalmente curvilineo (in quanto tali spostamenti si manifestano in istanti
temporali differenti) e non pu essere colto attraverso ununica analisi statica non lineare, che
(a)
-40
-20
0
20
40
60
80
e
s
=-0.05 L
C
S
C
M
C
R
u
0
u-u
0
(%)
-L /2 L /2


= 0.6

= 1.0

= 1.4
-40
-20
0
20
40
60
80
e
s
=-0.10 L
C
S
C
M
C
R
u
0
u-u
0

(%)


= 0.6

= 1.0

= 1.4
-L /2 L /2

(b)
-40
-20
0
20
40
60
80
e
s
=-0.05 L
C
S
C
M
C
R
u
0
u-u
0
(%)
-L /2 L /2


= 0.6

= 1.0

= 1.4
-40
-20
0
20
40
60
80
e
s
=-0.10 L
C
S
C
M
C
R
u
0
u-u
0

(%)


= 0.6

= 1.0
-L /2 L /2

= 1.4
Figura 2. Differenze percentuali di spostamento in campo non lineare rispetto al sistema vincolato a non
ruotare per sistemi con e
r
= 0 e resistenza S pari a: (a) S
1
; (b) S
1
/2.

- 208 -
fornisce sempre un diagramma di spostamenti rettilineo. Si propone pertanto di eseguire due
volte lanalisi statica non lineare, con forze applicate con due diverse eccentricit rispetto al
centro di massa. Tali eccentricit, che nel seguito sono denominate eccentricit correttive,
sono definite in modo che le due analisi colgano i valori degli spostamenti dinamici dei due
lati dellimpalcato e forniscano una stima cautelativa degli spostamenti dei punti intermedi.
Allo scopo di determinare tali eccentricit, la risposta sismica di ciascun sistema analizzato
preliminarmente valutata mediante analisi dinamica non lineare. Linput sismico, applicato in
una sola direzione, costituito da dieci accelerogrammi artificiali generati mediante il programma
SIMQKE e compatibili con lo spettro di risposta proposto dallEurocodice 8 (Eurocodice 8,
2005) per suolo di tipo C, smorzamento del 5% e accelerazione di picco al suolo pari a 0.35g.
Gli spostamenti dei punti dellimpalcato sono dunque determinati come valore medio dei
massimi spostamenti in valore assoluto riscontrati in ciascuna analisi dinamica. Successivamente
sono condotte diverse analisi pushover del sistema monopiano considerando di volta in volta
un differente punto di applicazione delle azioni statiche equivalenti C
F
, traslato di una quantit e
rispetto al centro delle masse. Ciascuna analisi pushover interrotta al raggiungimento del
valore dello spostamento del centro di massa (nella direzione di applicazione dellazione
sismica) richiesto dal sisma. Poich le eccentricit correttive hanno come unico compito quello
di cogliere il comportamento torsionale della risposta, indipendentemente dalle inevitabili
approssimazioni che i metodi proposti dalla normativa comportano gi per sistemi traslanti, si
valutato lo spostamento del centro di massa richiesto dal sisma come valore medio dei
massimi riscontrati mediante una analisi dinamica non lineare (con i dieci accelerogrammi)
del sistema in esame vincolato alla rotazione. Gli spostamenti dellimpalcato valutati mediante
le analisi pushover sono pertanto rappresentati da un fascio di rette il cui centro, posto in
corrispondenza del centro di massa del sistema, ha uno spostamento pari a quello richiesto dal
sisma per un sistema traslante. Tra queste si individuano le rette che colgono lo spostamento
dinamico del primo e del secondo lato dellimpalcato, cui corrispondono rispettivamente le
eccentricit correttive e
1
ed e
2
. Si noti che quando e
1
minore di e
2
, ovvero il punto di
applicazione della forza per cogliere lo spostamento sul primo lato si trova pi a sinistra di
quello per cogliere gli spostamenti sul secondo lato, gli spostamenti valutati mediante linviluppo
delle due analisi pushover colgono esattamente gli spostamenti alle estremit dellimpalcato e
sovrastimano quelli dei punti intermedi (Figura 3a). Se, invece, e
1
maggiore di e
2
gli
spostamenti dellinviluppo sono ovunque cautelativi (Figura 3b). In questo caso una qualunque
pushover effettuata con eccentricit compresa tra e
2
ed e
1
fornirebbe spostamenti cautelativi
per qualunque punto dellimpalcato e mediamente caratterizzati da una minore sovrastima
rispetto a quella fornita dallinviluppo delle due pushover; pertanto nei suddetti casi si assunto
un valore delleccentricit correttiva unico, convenzionalmente pari alla media di e
1
ed e
2
.

(a)
0
50
100
150
200
250
C
M
u
-L /2 L /2
(mm)
Dinamica
Inviluppo
Pushover
(b)
0
50
100
150
200
250
C
M
u (mm)
-L /2 L /2
Dinamica
Inviluppo
Pushover
Figura 3. Inviluppo del diagramma degli spostamenti dinamici attraverso due diagrammi di spostamenti da
pushover con eccentricit correttiva (a) e
1
< e
2
; (b) e
1
> e
2

- 209 -
4 ANALISI PARAMETRICHE
Le analisi sono condotte su modelli monopiano con impalcato rigido di forma rettangolare,
con lato maggiore L=29.50 m e lato minore B=12.50 m (Figura 4). Il sistema di riferimento
fissato ha origine nel baricentro geometrico G dellimpalcato ed assi x ed y. Il sistema
caratterizzato da una massa m pari a 1416 t, da un raggio dinerzia delle masse r
m
=0.312 L e
da un periodo traslazionale T del sistema bilanciato uguale nelle due direzioni e pari a 1 s. I
risultati mostrati nel presente lavoro si riferiscono a sistemi eccentrici nelle masse (MES). La
resistenza globale S del sistema, uguale nelle due direzioni, assegnata in modo da avere
prefissati valori (tra 0.5 e 9.0) del rapporto R

tra il prodotto m S
e
(T) (massa per accelerazione
spettrale elastica corrispondente al periodo del sistema bilanciato) e la resistenza del sistema.
Lazione sismica, agente in direzione y, sostenuta da due insiemi di elementi resistenti a
comportamento elastico-perfettamente plastico, disposti parallelamente agli assi di
riferimento. Si sono considerati otto elementi resistenti in direzione y, quattro in direzione x e
si assunto che laliquota di rigidezza torsionale fornita dai telai in direzione x fosse pari al
20% della rigidezza totale. La rigidezza dei singoli elementi resistenti definita secondo la
procedura proposta da Ghersi e Rossi (2000) che consente di ottenere prefissati valori del
parametro

(0.6, 1.0, 1.4). Il centro di massa spostato nellimpalcato in modo tale da avere
eccentricit delle rigidezze variabile tra 0.10 L e 0 con passo 0.025 L. Non potendosi ritenere
rigidezza e resistenza delle sezioni in c.a. totalmente indipendenti (Pauley, 1997), la soglia di
plasticizzazione S
yi
di ciascun elemento resistente in direzione y fissata inizialmente
mediante la relazione:
[ ] { } ) ( ) ( sign 8 . 0 1
'
R i R S i i yi
x x x x C k S + = (1)
essendo k
i
ed x
i
la rigidezza e lascissa del medesimo elemento, C
i
un numero compreso tra 0
ed 1 generato in modo casuale, x
s
lascissa che individua la posizione prefissata del centro di
resistenza (definita in modo tale da ottenere eccentricit delle resistenze variabili tra 0.10 L e
0.10 L con passo 0.025 L) e x
r
quella del centro di rigidezza. Tale generazione consente di
ottenere una distribuzione di resistenze parzialmente legata alle rigidezze e tale che il centro
di resistenza C
S
abbia unascissa x
s
compresa tra x
r
e lascissa dellelemento resistente posto
allestremit della parte dellimpalcato che contiene C
S
. La definitiva distribuzione di
resistenze si ottiene mediante una variazione lineare della distribuzione di resistenze tale da
portare il centro di resistenze da C
S
a C
S
e scalando le resistenze cos ottenute in modo da
avere il valore prescelto della resistenza globale. Si ha, pertanto:
( )

+ + =
' ' ' '
sign
2
1
S S i yi yi
x x x
L
S S (2)
y
k
yi
C
R

Figura 4. Il generico modello di calcolo
x G
k
xi e
r
B
C
S
e
s
L
- 210 -
con:

( ) ( )


= =
= =

=
n
i
n
i
n
i
yi S i yi S S S i yi S S
n
i
n
i
i yi yi S
S
L
x x S x x x
L
x S x x
x S S x
1 1
' ' ' 2 ' '
1 1
' '
2
sign
2
sign

=1
(3)
ed infine:

' '
1
' '
yi
n
i
yi
yi
S
S
S
S

=
= (4)
La resistenza degli elementi nella direzione ortogonale allazione del sisma, invece, definita
in modo tale da essere simmetrica mediante le relazioni:
; ( )
i xi xi
C k S 8 . 0 1
'
+ =
'
2 /
1
'
2 /
xi
n
i
xi
xi
S
S
S
S

=
= per 1 i n/2 (5a)

) 1 ( +
=
i n x xi
S S per i > n/2 (5b)
Per ogni schema strutturale, corrispondente a diversi valori dei parametri globali (e
r
, e
s
, R

), sono considerate dieci differenti distribuzioni di resistenze, facendo variare in modo


casuale il valore dei coefficienti C
i
, cos da valutare linfluenza di questo parametro sulla
risposta dinamica non lineare a parit di eccentricit delle resistenze e resistenza complessiva.
5 DETERMINAZIONE DELLE ECCENTRICIT CORRETTIVE
Per ciascuno schema si sono determinate le eccentricit correttive e
1
ed e
2
, col procedimento
descritto nel paragrafo 3. A parit di parametri globali, i valori ottenuti per le dieci
distribuzione di resistenze hanno scarti quadratici medi molto modesti; si sono quindi assunte
come eccentricit correttive e
1
ed e
2
le medie di tali valori. Queste eccentricit sono state
diagrammate in funzione delleccentricit delle resistenze e delle eccentricit delle rigidezze
per sistemi aventi un prefissato valore di R

e del rapporto

. Si riportano di seguito i
risultati ottenuti con riferimento al lato sinistro dellimpalcato, che per i valori di e
r

considerati il lato rigido (Figura 5). Risultati analoghi si ottengono per il lato destro. Si noti
che, in accordo alle aspettative, le eccentricit correttive dipendono sempre dalleccentricit
delle rigidezze e in genere anche dalleccentricit delle resistenze. Questultimo parametro
diventa irrilevante quando limpegno plastico modesto, cio per sistemi caratterizzati da
bassi valori di R

. Comunque, i diagrammi ottenuti sono superfici molto regolari e, ad


eccezione dei sistemi torsionalmente rigidi in presenza di impegni plastici elevati, ben
approssimabili da piani di equazione:
c e b e a e
r s i
+ + = (6)

- 211 -

= 0.6 = 1.0

= 1.4
Per ciascun valore di R

e del parametro

quindi determinata lequazione del piano per il


quale risulta minima la somma dei quadrati degli scarti tra leccentricit correttiva stimata e
quella valutata mediante le analisi numeriche.
Il confronto tra le eccentricit correttive stimate per il lato di sinistra attraverso lequazioni
proposte, e
1p
, e le medesime eccentricit valutate mediante analisi numeriche, e
1n
, mostra una
ottima corrispondenza (Figura 6).
6 CONCLUSIONI E SVILUPPI FUTURI
Il presente lavoro determina le eccentricit correttive con cui condurre lanalisi statica non
lineare per sistemi monopiano in modo tale da cogliere la risposta dinamica non lineare alle
estremit dellimpalcato e fornire una stima cautelativa negli altri punti. Si mostrato che tali
eccentricit sono esprimibili come funzione lineare delle eccentricit tra centro di massa,
centro di rigidezza e centro di resistenza. Ulteriori analisi, svolte con un raffittimento
dellintervallo di valori dei parametri R

ed

, potranno fornire relazioni che esprimano


analiticamente i coefficienti della suddetta relazione lineare in funzione di questi parametri.
Sviluppi futuri potranno riguardare la valutazione dellentit degli errori commessi nella stima
degli spostamenti dellimpalcato se lo spostamento del centro di massa richiesto dal sisma per
sistema traslante valutato mediante i metodi approssimati recepiti dalle normative, nonch la
verifica dellefficacia del procedimento proposto per la stima della risposta sismica di sistemi
multipiano dotati di piano tipo.
-
0
.
1
0
-
0
.
0
5
0
.
0
0
0
.
0
5
0
.
1
0
-0.10
-0.05
0.00
-0.25
-0.20
-0.15
-0.10
-0.05
0.00
0.05
0.10
0.15
e
s
/L
e
r
/L
e
1
/L

-
0
.
1
0
-
0
.
0
5
0
.
0
0
0
.
0
5
0
.
1
0
-0.10
-0.05
0.00
-0.25
-0.20
-0.15
-0.10
-0.05
0.00
0.05
0.10
0.15
e
s
/L
e
r
/L
e
1
/L
-
0
.
1
0
-
0
.
0
5
0
.
0
0
0
.
0
5
0
.
1
0
-0.10
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1
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e
1
/L
/L
e
s
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e
r
Figura 5. Valori di e
1
in funzione delleccentricit delle rigidezze e delle resistenze
- 212 -

= 0.6 = 1.0

= 1.4
7 RINGRAZIAMENTI
Il presente lavoro stato sviluppato nellambito del programma di ricerca dal titolo
Valutazione e riduzione della vulnerabilit di edifici esistenti in c.a. (ReLUIS, linea n. 2)
finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile.
Gli autori ringraziano ling. Giovanna Ferrara per il prezioso contributo fornito.
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Pauley T (1997). Displacement based design approach to earthquake induced torsion in ductile
buildings, Engineering Structures, Vol 19, Elsevier Science Ltd.
R
=

0
.
5

-0.2
-0.1
0.0
0.1
-0.2 -0.1 0.0 0.1
e
1p
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1n
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0

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e
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L
e
1n

Figura 6. Confronti tra i valori di e
1
valutati mediante la formulazione proposta e stimati numericamente
- 213 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
SEISMIC RETROFITTING OF EXISTING RC BUILDINGS BY MEANS OF
STEEL SHEAR PANELS: THE KOLETTI BUILDING IN ATHENS
A. Formisano
a
, G. De Matteis
b
, Federico M. Mazzolani
a

a
Dept. of Structural Engineering, University of Naples Federico II, Naples,
antoform@unina.it, fmm@unina.it
b
Dept. of Design, Rehabilitation and Control of Architectonic Structures,
University of Chieti/Pescara, Pescara, demattei@unina.it
ABSTRACT
Nowadays the seismic consolidation of existing reinforced concrete buildings is currently
practised for the re-qualification of urban areas. To this purpose, innovative technologies
based on metallic dissipative devices are able to provide high structural safety levels, limiting
the plastic engagement of the primary structural elements. In the present paper a new
technique for seismic retrofitting of existing irregular RC buildings based on using thin steel
shear plates is presented. In particular, a design procedure has been developed in the
framework of the performance based design methodology and then applied to a specific study
case, namely the Koletti building in Athens. Thus, based on the numerical evaluation of the
lateral load capacity of the building, the strength and stiffness required to steel shear panels
for fulfilling the seismic retrofitting design have been determined, allowing for the definition
of a suitable shear panel configuration. Finally, the numerical analyses carried out on the
upgraded structure have shown the effectiveness of the implemented design procedure.

KEYWORDS
Seismic retrofitting, irregular RC buildings, steel shear panels, performance based design,
strip model.
1 INTRODUCTORY REMARKS
It has been ascertained that many existing RC structures do not meet the current seismic code
requirements, they resulting significant vulnerable to damage and even to collapse during
expected earthquakes. As a consequence, the interest on the seismic response of existing
structures increased considerably in the past years, leading to the introduction of several
retrofitting methods, which are able to mitigate the seismic risk. The factors that should be
considered for the selection of the retrofitting strategy include the effectiveness of the
proposed solution, the required performance level, the viability of execution of the retrofitting
work, the impact of the retrofitting work on the surrounding environment, the ease of
maintenance and the intervention cost. Among the commonly adopted techniques, Steel Plate
Shear Walls (SPSWs), may be conveniently used in comparison to concrete shear walls

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 214 -
thanks to the following features (Astaneh-Asl, 2001): 1) less weight transferred to the
foundations and less space occupied into the building; 2) less earthquake forces due to the
reduced structure mass; 3) speed of erection and reduction of construction costs thank to both
efficient shop-welded and bolted connections.
Adopted SPSWs can be either stiffened or unstiffened; the latter are preferable due to the
reduced cost, but under seismic forces they buckle in shear, forming a diagonal tension field
mechanism. Anyway, past research on SPSWs showed that they are also able to dissipate a
large amount of energy during earthquakes when hot-rolled infill plates are adopted. Such a
technique has been already widely applied for retrofitting existing steel buildings (Berman et
al., 2005), whereas the applications for RC structures appear to be very limited.
On the basis of these premises and according to the results obtained by the ILVA-IDEM
research project, where full-scale tests of an existing two-story RC building upgraded with
steel and aluminium shear panels separately used were performed (Mazzolani, 2006), in the
current study the possibility to apply steel shear panels for retrofitting an existing irregular
Greek building is investigated. For this purpose, an ad hoc design procedure has been
developed according to the provisions given by ATC-40 guidelines (1996). In particular,
based on the numerical evaluation of the lateral load capacity of the building, once a target
displacement for the upgraded building has been selected, the strength and stiffness required
to the steel shear panels have been determined. Therefore, a suitable shear panel configuration
has been defined. Then, a numerical analysis has been carried out on the upgraded structure,
where the shear panels have been modelled according to the strip model theory, showing the
effectiveness of the implemented design procedure.
2 PAST RESEARCHES ON SPSWS
Before 1980s, the design of SPSW was based on avoiding the out-of-plane buckling of the
plate. Therefore, in order to prevent buckling, steel plates were hardly stiffened and resulted
not economically competitive. However, several experimental and analytical studies using
both quasi-static and dynamic loading emphasised an important post-buckling strength of thin
SPSWs (Thorburn et al., 1983; Timler and Kulak, 1983).
Many researches were carried out considering steel shear panels inserted in steel framed
buildings, while few studies and none practical application were referred to RC framed
structures. A first numerical activity was presented by Mo and Perng (2000), who tested RC
portal frames reinforced with steel trapezoidal sheeting in order to estimate the effectiveness
of these devices as upgrading system for absorbing lateral actions. The tested panels presented
different thickness (0.3, 0.4, 0.5 and 1.0 mm) and were connected to the frame members by
bolts. Based on cyclic tests performed under quasi-static regime, the hysteretic response of
shear panels was characterised by significant pinching effects. Panels with thickness of 0.4
and 0.5 mm exhibited the best plastic behaviour, while the 1.0 mm thick one showed a brittle
failure mechanism, due to the frame members which collapsed before plate yielding. It was
concluded that the small amount of dissipated energy due to large relative displacements
between RC members and the panel made this system not very appropriate for practical
design purposes, even if its potentialities was proved. For this reason, a revised system was
proposed by Kono et al. (2007). Four half-scale specimens (A, B, C and D types) composed
by corrugated steel shear panels connected with different anchorage configurations to a RC
portal frame were tested under cyclic loads (Figure 1a). The panels were realised with flanges
on their four sides and two vertical stiffeners. Vertical flanges of specimen type C and all
flanges of specimen type D had a thickness of 9 mm, while other flanges and ribs were 4.5
thick. The connection type of corrugated panels to the frame members was realised with 9
- 215 -
mm diameter studs. The experimental results showed for specimens type A, B and C fat
hysteretic cycles very similar each other up to the peak load when buckling occurred and after
this a strength reduction not drastic as RC shear walls. In the whole, all specimens showed a
good hysteretic behaviour due to the presence of studs which reduced the relative
displacements between RC members and steel panels.
Wang (2006) analysed by numerical way the behaviour of a non-ductile RC concrete hospital
building in the Eastern US retrofitted with four techniques, namely RC jackets, reinforced
concrete shear walls (RCSWs), steel braces and SPSWs (steel plates having a thickness of 1/4
inch and made of A36 steel), the latter being depicted in Figure 1b. The maximum inter-story
drift of the retrofitted structure was only slightly reduced (about 9%) with respect to the
original one, whereas the number and maximum rotation of plastic hinges in the frame
members were significantly reduced when SPSWs were used. The comparison among the
responses of the retrofitted structure and the original one showed that, after the RCSWs,
SPSWs provide the best enhancement of the bare building performances in terms of both
strength and stiffness.



Figure 1. The numerical research activity performed by Kono et al. (a) and Wang (b) on RC frames
equipped with steel sheeting.
a) b)
All the above research activities were performed by means of numerical analyses, while only
two cyclic experimental tests on a real RC structure retrofitted with metal shear panels are
reported in literature. This experimental activity, framed within the ILVA-IDEM research
project (Mazzolani, 2006), concerns the use of two different shear panels made of steel
(thickness t = 1.15 mm) and pure aluminium (thickness t = 5 mm), respectively. The adopted
shear panels, which were divided into six sub-parts each one having a width b = 600 mm and
a depth d = 400 mm, were applied to the first story of a real RC framed structure. In order to
allow the correct interaction with the concrete frame, the applied metal shear panels were
inserted within an external steel frame composed by UPN 220 profiles. For the sake of
example, the global view of aluminium panels is depicted in Figure 2a. The result of the
experimental tests, which are detailed in Formisano (2007), are depicted in Figure 2b, where
the comparison between the behaviour of the structure retrofitted with steel and aluminium
shear panels with respect to the bare one is reported. It is apparent that the response of the
retrofitted structures is significantly improved, showing a strong increase of both initial
stiffness (about two times) and ultimate strength (10 and 11.5 times with steel and aluminium
panels, respectively). Also the deformation capacity of the structure appears to be very large,
without the involvement of any brittle collapse mode up to a deformation amplitude
corresponding to an inter-storey drift greater than 3.5% and 6.5% for steel and aluminium
shear panels, respectively. For the sake of representation, the deformed shape of the tested
steel panel at the end of the loading process is shown in Figure 2c. The above experimental
results, which have been obtained starting from an extensive theoretical numerical study on
the used metal panels, represent the basis of the retrofitting procedure applied in the present
paper.
- 216 -


0
40
80
120
160
200
240
280
320
360
0 20 40 60 80 100 120 140 160 180
First floor displacement (mm)
B
a
s
e

s
h
e
a
r

(
k
N
)
Bare RC structure
Retrofitted structure (steel panels)
Retrofitted structure (aluminium panels)
Figure 2. a) The tested configuration (aluminium shear panels); b) comparison among experimental cyclic
envelope curves; c) final deformed shape obtained for the steel shear panel.
3 THE STUDY CASE
3.1 The building description
The structure under investigation (Koletti building), which is studied within the PROHITECH
research project, is one of the most important constructions of National Telecommunications
Organization of Athens (Vayas et al., 2006). It was erected in 1979 according to the Greek
seismic code in force at that time. The building, which was realised with reinforced concrete
frames located in two plane directions, consists of two storeys (total height of 8.25 m) below
ground floor and six levels (total height of 26.50 m) above ground floor, with also a 20 m
high tower positioned at the top. It presents in plane irregularity above the third storey and
develops according to a rectangular shape of about 41 x 33 m. A global view and some
drawings of the building are shown in Figure 3.


c)
Figure 3. The Koletti building: a) global view; b) ground floor lay-out; c) vertical section.
3.2 The numerical model
The finite element model of the building has been implemented by the SAP2000 analysis
software (CSI, 2003). Beam elements were used to represent beams, columns and the tower
members, whereas slabs and walls of the basements were modelled with shell elements
(Vayas et al., 2006). Firstly, both the tower and the underground levels were included in the
structural model (Figure 4a). In a subsequent study phase, since it was proved that the tower
did not affect the dynamic behaviour of the structure and the underground floors were
a) b) c)
b) a)
- 217 -
significantly rigid compared to the rest of the structure, for the sake of simplicity these two
parts were excluded from the final structural model (Figure 4b).
C16/20 concrete and steel bars with yield stress of 420 MPa were used as base components
for reinforced concrete, while S235 steel was used to model the material of the tower
members. The permanent and live loads applied for each storey are summarised in Table 1.
The seismic actions have been computed according to EC8 and Greek seismic regulations. In
particular, lateral forces have been applied to the building according to the inverted triangular
distribution in both plane directions.
Aiming at assessing the behaviour of the building under horizontal forces, preliminary
nonlinear static analyses have been carried out on the bare RC structure. In particular, since
the building is irregular in plan, showing significant torsional vibration modes, four different
analyses (+X, -X, +Y, -Y) were developed. The relevant results are represented in the shear
displacement plane, providing the global structural response (Figure 5a).

Figure 4. Complete (a) and simplified (b) FEM model of the Koletti building.
a) b)
Table 1. Loads applied on the structure.
FLOOR PERMANENT LOAD
kNm
-2

LIVE LOAD
kNm
-2

Ground 4.00 7.50
1
st
5
th
4.00 7.50
6
th
2.50 7.50
Roof 1.00 2.50

0
2000
4000
6000
8000
10000
0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30 0,35
Displacement (m)
B
a
s
e

f
o
r
c
e

(
k
N
)

-X
+X
-Y
+Y
Figure 5. Pushover curves of the bare structure (a) and retrofitting design curves (b).
a) b)
- 218 -
4 THE RETROFITTING INTERVENTION
4.1 Shear panel geometry
The basic procedure to retrofit the original structure by means of steel shear panels is framed
within the ATC-40 American guidelines (1996), it being detailed in Mistakidis et al. (2007).
Based on the application of the retrofitting procedure to the case under study, the design
curves of the upgraded structure have been achieved, they being characterised by the strength
(V
ret
) and stiffness (K
ret
) represented in the ADRS format of Figure 5b under form of spectral
acceleration and fundamental period, respectively. Once such values are known, the
contribution of the shear panels in terms of stiffness K
p
and strength V
p
can be easily
determined. In the case under study, K
p
= 167 kN/m and 110 kN/m in direction X and Y,
respectively, while V
p
= 3708 kN and 3497 kN in direction X and Y, respectively. Such
strength and stiffness values allow for the definition of the steel shear panels dimensions
according to the following relationships:
B t f V
y p
=
2
1
(1)
d n C
t B E
K
f m
p


=
2
4
(2)
where B, d and t are the width, depth and thickness of shear panels, respectively, while, for a
generic level, n
f
is the number of upper storey (including the storey under consideration), f
y
is
the yield stress and C
m2
is a corrective factor accounting for the difference between the
stiffness calculated by theoretical and numerical ways due to the effect of the column
flexibility (Sabouri-Ghomi et al., 2003). If we fix a total panel width equal to 16.50 m though
the X direction and 13.00 m through the Y direction (corresponding to 10 panel fields of 1.65
m and 1.30 m, respectively), the corresponding thickness to be used can be obtained by eqs.
(1) and (2). In particular, the number of steel plate shear walls has been determined in order to
reduce the torsional effects of the structure due to its asymmetric plane configuration. In the
case under consideration, the design of shear panels has been performed by fixing a target
displacement corresponding to the life safety level, therefore equal to about 7 cm in both plane
directions. As a consequence, the plate thickness has been determined according to stiffness
rather than strength requirements, providing the values reported in Table 2.
Table 2. Thickness of shear panels [mm] applied in X and Y directions.

FLOOR DIR. X DIR. Y
8 4.0 4.0
7 6.0 5.0
6 8.4 7.0
5 6.0 5.0
4 6.0 5.0
3 6.0 5.0
2 6.0 5.0
1 6.0 5.0


Therefore, since the design of shear panels is not conditioned by the steel strength, a steel
grade S235 has been fixed.
4.2 FEM model of the retrofitted structure
Once the panels dimensions have been determined, the FEM model of the upgraded structure
has been implemented by means of the SAP2000 analysis software. Steel shear panels have
been directly inserted within an external frame with an intermediate beam realised with
- 219 -
UPN300 profiles, which have been proportioned in order to remain elastic under the
maximum loads generated by the tension field mechanism developed into shear plates. Such
members have been represented by means of beam elements, whereas shear panels have been
modelled according to the strip model theory, considering for each shear wall field ten trusses
connected to the frame members through pinned joints and inclined of 45 in the same
direction of the main tensile stresses. Some views of the numerical model are shown in Figure
6. Pushover tests on the retrofitted structure have been performed both in the X and Y
direction. For the sake of example, the final state of the structure for the analysis related to the
direction -X is illustrated in Figure 7a, where the activation of the tension field mechanism in
shear panels is apparent. In the same figure, a quasi-global dissipative mechanism of the
structure is evident, it being characterised by a maximum plastic rotation of some columns
equal to 0.03 rad. The related pushover curve is plotted in the ADRS plane in Figure 7b,
where a very good agreement with the stiffness of the design curve and a satisfactory
accordance with the theoretical resistance corresponding to the fixed performance point is
observed. Nevertheless, a better matching of the retrofitting design requirements in terms of
strength could be obtained by using shear panels made of low yield strength steels, which
could result more appropriate for a correct application of this design strategy.



b) a) c)
Figure 6. 3D model (a), plane lay-out at + 15 m (b) and vertical section (c) of the structure retrofitted with
steel shear panels.
0,10
Bare Structure
Design Curve
Sa[g]
0,1
0,2
0,3
0,4
0,5
0,02 0,04 0,06 0,08 0,12 Sd [m]
5 %
8,1 %
Retrofitted Structure
b)
Figure 7. Pushover analysis in direction +Y: activation of plastic hinges within panels at the end of the test
(a) and comparison between the retrofitting design curve and the numerical one (b).
a)
5 CONCLUSIONS
In the present paper an effective design procedure for seismic retrofitting of existing RC
buildings by means of steel shear panels has been presented. Starting from the wide
experimental-theoretical-numerical study performed within the ILVA-IDEM research project,
- 220 -
the procedure developed according to the ATC-40 guidelines has been applied to the Koletti
buildings of Athens. Therefore, the theoretical curve of the upgraded structure has been
defined and panel dimensions have been determined according to the stiffness requirements.
Then, the FEM model of the retrofitted structure has been implemented by using the strip
model approach for shear panels. Pushover analysis of the building has shown a very good
agreement between the theoretical and numerical results in terms of stiffness and strength.
Finally, it has been observed that a better matching of the retrofitting design requirements in
terms of strength could be obtained by using shear panels made of low yield strength steels,
which could result more appropriate for a correct application of this design strategy.
6 ACKNOWLEDGEMENTS
The current study has been developed within both the European research project
PROHITECH and the Italian research project RELUIS.
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- 221 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
ANALISI DI VULNERABILIT SISMICA
DEL PALAZZO DEGLI UFFICI STATALI DI FORL
Andrea Acciai, Raffaele Nudo
Dipartimento di Costruzioni, Universit degli Studi di Firenze, nudora@dicos.unifi.it
ABSTRACT
Il lavoro presenta unanalisi di vulnerabilit del Palazzo degli Uffici Statali di Forl finalizzata
ad unipotesi di adeguamento sismico. Ledificio, progettato dallIng. Cesare Bazzani durante
il ventennio fascista ed inaugurato nel 1938, presenta una struttura in c.a. a sei piani fuori terra
pi un piano interrato; esso inoltre, nella sua configurazione attuale, risulta privo della torretta
presente nel progetto originale, distrutta nel 1944 dalle truppe tedesche in ritirata. La pianta,
di forma pressoch quadrata, risulta irregolare a causa della disposizione di pilastri molto
massicci sui due prospetti principali; anche lo sviluppo in altezza presenta alcune irregolarit
a causa della brusca variazione della sezione di alcuni pilastri appartenenti ai telai perimetrali
interni.
Al fine di valutare la vulnerabilit sismica delledificio stata sviluppata unanalisi strutturale
secondo le prescrizioni della normativa sismica vigente. Detta analisi ha evidenziato livelli
deformativi e di sollecitazione rilevanti in alcune membrature dovuti essenzialmente ai modi
torsionali connessi alla irregolarit in pianta delledificio. Lipotesi di intervento ha
riguardato, da un lato, la disposizione di controventi metallici nelle maglie perimetrali
ospitanti gli elementi di minore rigidezza e, dallaltro, il ricorso a tecniche innovative al fine
di colmare le carenze darmatura a taglio rilevate in alcuni elementi.
PAROLE CHIAVE
Vulnerabilit sismica, irregolarit, adeguamento, elementi di controvento, rinforzo a taglio.
1 INTRODUZIONE
Il lavoro presenta unanalisi di vulnerabilit sismica del Palazzo degli Uffici Statali di Forl,
uno degli edifici simbolo della citt. Esso fu inaugurato il 21 aprile 1938 ma il suo iter
progettuale fu denso di vicissitudini. Come capoluogo della provincia che gli aveva dato i
natali, Forl ebbe attenzioni particolari da parte di Benito Mussolini. Pertanto, durante il
ventennio la citt sub una decisa trasformazione ad opera di figure autorevoli che il potere
centrale gli imponeva. Giunse cos in citt lArch. Ing. Cesare Bazzani, colui che nel 1905
vinse il concorso per la facciata di S. Lorenzo a Firenze, che nel 1906 partecip al concorso
per la Biblioteca Nazionale della stessa citt ottenendo il primo premio e che due anni dopo
risult vincitore del concorso per il Palazzo delle Belle Arti, poi Galleria dArte Moderna, di
Roma. Bazzani costru e restaur a Forl i luoghi delle istituzioni pi importanti fra i quali il
Palazzo degli Uffici Statali, che venne eretto in prossimit di Piazza Aurelio Saffi, uno dei

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX
- 222 -
luoghi pi centrali della citt. Il complesso che and a sostituire le preesistenze fu oggetto di
diversi ripensamenti progettuali, testimoniati dai numerosi elaborati conservati presso
larchivio privato del progettista (Archivio di Stato della citt di Terni) e presso lArchivio di
Stato della citt di Forl, nonch da tavole pubblicate sul Popolo di Romagna (Emeroteca
della citt di Forl).
Lopera nella sua configurazione finale (Figura 1) ebbe per vita breve. Inaugurata
nellaprile del 1938 fu poi minata in sommit e privata della torretta dai tedeschi in ritirata
nel novembre del 1944. Il crollo danneggi la copertura e parte dei solai del quinto piano.
Furono poi lurgenza e le disponibilit economiche limitate a determinare la scelta di una
ricostruzione parziale del complesso, che da allora si erge sulla piazza senza la torretta di
coronamento (Figura 2). Il trascorrere degli anni e il succedersi delle generazioni ha poi
cancellato dalle memorie limmagine originale del complesso.

Figura 1. Ledificio nel 1938.
Figura 2. Vista attuale delledificio.
2 CARATTERISTICHE DELLEDIFICIO
Il rilievo delle caratteristiche delledificio stato condotto, oltre che attraverso un esame
visivo a campione di quanto possibile rilevare, soprattutto grazie alla consultazione dei
documenti custoditi presso gli Archivi di Stato di Terni e di Forl; purtroppo larchivio
dellimpresa esecutrice (Cantieri Ettore Benini) andato perduto. Lanalisi di tali documenti
ha consentito di accertare quanto di seguito riportato.
2.1 Rilievo geometrico
Il complesso di cui fa parte il Palazzo degli Uffici Statali di Forl costituito da una struttura a
telaio in cemento armato. Esso composto da diversi corpi di fabbrica disposti lungo il
perimetro di un isolato di forma rettangolare. Il corpo dangolo che costituisce loggetto della
presente indagine ha unaltezza maggiore rispetto ai corpi attigui dai quali risulta
strutturalmente indipendente grazie alla presenza di giunti tecnici di dimensione pari a 5 cm.
Il progetto delle fondazioni, come rilevato dal capitolato speciale dappalto (Archivio di Stato
di Forl), prevedeva inizialmente la realizzazione di travi rovesce in calcestruzzo non armato.
I successivi scavi, portati alla profondit di 3 m al di sotto del piano stradale, rivelarono per
- 223 -
un terreno di portanza non adeguata a sopportare il peso delledificio. A seguito di sondaggi
geotecnici appositamente eseguiti si accert che lo strato di terreno caratterizzato da
sufficienti propriet meccaniche (argilla con lieve quantit di sabbia, carico di sicurezza di 1.8
kg/cm
2
), risultava ad una profondit di 7.5 m. Si pens pertanto di adottare una soluzione
diversa rispetto a quella ipotizzata inizialmente e fondare il corpo di fabbrica su una platea in
calcestruzzo armato, posta ad una profondit di 3.5 m ed attestata su pali in legno di pino
aventi diametro di 21 cm e lunghezza di 6.5 m (Figura 3). Prima della messa in opera sono
state condotte prove dinfissione sui pali che fornirono un carico di sicurezza per
compressione assiale di 8500 kg. I pali vennero poi posizionati ad interasse di 70 cm, su file
parallele sfalsate; in tal modo, per il solo corpo dangolo del complesso, si ottenne un numero
di pali intorno al migliaio.
Per quanto riguarda la sovrastruttura, le informazioni ottenute risultano meno dettagliate. Dai
documenti consultati stato possibile acquisire soltanto le dimensioni geometriche dei diversi
elementi strutturali ma non la quantit e la distribuzione delle armature. In particolare stato
rilevato che i pilastri presentano in genere andamento rastremante, ad eccezione delle
pilastrate presenti sui lati adiacenti ai corpi attigui di minore altezza, che subiscono una brusca
variazione di sezione ai piani 3, 4 e 5, per poi riprendere una sezione maggiore ai piani
eccedenti laltezza dei corpi in aderenza. Alcuni pilastri collocati in corrispondenza dei giunti
tecnici presentano una sezione articolata, tendente a determinare una sorta dincastro con i
corrispondenti elementi dei corpi di fabbrica attigui (Figura 3).
Le sezioni delle travi di bordo hanno forma ad L con anima emergente allestradosso,
mentre le travi interne presentano sezione rettangolare emergente allintradosso. I solai sono
costituiti da piastre di calcestruzzo armato dello spessore di 15 cm, progettati per un carico di
esercizio di 300 kg/m
2
. Le tamponature delle maglie dei telai perimetrali sono costituite da
muratura in mattoni pieni tali da realizzare spessori diversi tra facciate principali e telai
tergali; in particolare, per questi ultimi stata rilevata la presenza di 2 cortine di mattoni con
intercapedine interposta. Le tramezzature interne, delimitanti i vari ambienti, sono invece
realizzate in mattoni forati in foglio.


Figura 3. Pianta generale originale della platea armata (Archivio di Stato di Forl).
2.2 Armatura degli elementi e caratteristiche meccaniche dei materiali
Come gi precisato, i documenti consultati non forniscono riferimenti espliciti sulle armature
degli elementi della sovrastruttura e sulle resistenze dei materiali. Per tale motivo si pensato
di pervenire comunque ad una stima delle suddette caratteristiche avvalendosi delle
- 224 -
informazioni a disposizione e delle prescrizioni delle normative vigenti allepoca, unite ad una
serie di indagini condotte in situ.
Il complesso stato progettato agli inizi degli anni 30 quando la normativa sismica,
introdotta a carattere nazionale dal R.D. 23/10/1924 n. 2089, aveva appena iniziato ad
evolversi con lintroduzione, nel 1927, delle zone sismiche di prima e seconda categoria.
Quanto emerge dal capitolato speciale dappalto che il complesso fu realizzato utilizzando
ferro omogeneo e un calcestruzzo con dosaggio costituito da 350 kg di cemento Portland, 0.4
m
3
di sabbia, 0.8 m
3
di ghiaia e 120 litri dacqua, in conformit a quanto previsto dal R.D.L.
29/07/1933 n. 1213. In particolare tale documento precisa quanto segue relativamente ai
materiali da utilizzare per il confezionamento del cemento armato:
ferro colato od omogeneo in barre con resistenza a trazione compresa fra 3800 e 5000
kg/cm
2
e con allungamento a rottura non inferiore a 27% e 21% rispettivamente;
conglomerato normale di resistenza minima pari a 300 kg/cm
2
, confezionato con
proporzioni volumetriche pari a 300 kg di cemento Portland, 0.4 m
3
di sabbia, 0.8 m
3
di
ghiaia e 120 litri dacqua.
Ai fini di una pi approfondita conoscenza delle caratteristiche delledificio sono state
eseguite, inoltre, prove sclerometriche a campione su alcuni elementi strutturali. Tali prove
hanno fornito valori uniformi rispetto agli elementi testati, con un valore medio della
resistenza cubica pari a R
cm
= 35 N/mm
2
. A seguito di ci, e tenendo conto delle altre
informazioni ricavate, stata assunta per il calcestruzzo una resistenza cilindrica media pari
a f
cm
= 25 N/mm
2
. Riguardo allacciaio, in base a quanto deducibile dalle prescrizioni del
R.D.L. del 1933, sono state assunte caratteristiche intermedie tra le attuali classi FeB22k ed
FeB32k, e precisamente valori di snervamento e di rottura dati rispettivamente da f
ym
= 270
N/mm
2
e f
tm
= 420 N/mm
2
.
Sono stati effettuati anche rilievi magnetometrici che hanno consentito di determinare
unicamente il passo delle staffe (per le travi s = 2540 cm, per i pilastri s = 2030 cm),
mentre alcuni dubbi sono rimasti sui diametri e sul numero dei ferri darmatura. Si pertanto
proceduto simulando un dimensionamento secondo le consuetudini e le normative dellepoca
(calcoli semplificati per le travi del tipo trave continua soggetta a carichi verticali
incrementati, armatura dei pilastri in percentuale della sezione di calcestruzzo).
In base a quanto stato possibile dedurre sulle caratteristiche geometriche e meccaniche
delledificio, e facendo esplicito riferimento alle disposizioni dellOPCM 3431/05, sembrato
ragionevole ipotizzare un livello di conoscenza intermedio (LC2); in funzione di detto livello
stato definito il tipo di analisi (lineare modale) ed il fattore di confidenza (FC=1.2).
3 ANALISI SISMICA DELLEDIFICIO ATTUALE
Al fine di determinare la vulnerabilit sismica delledificio nelle condizioni attuali, intesa
come capacit di soddisfare i requisiti prescritti dallOPCM 3431/05, stata sviluppata
unanalisi modale applicata ad un modello tridimensionale delledificio, tenuto conto delle
caratteristiche di non regolarit di questultimo determinate dalla non uniforme distribuzione
delle rigidezze.
In Figura 4 riportato il modello tridimensionale delledificio assieme ai relativi parametri
modali. In particolare sono stati considerati i primi 15 modi di vibrare in quanto ad essi
corrisponde una partecipazione modale appena superiore all85% prescritto. Per quanto
riguarda la definizione degli Stati Limite ai fini delle verifiche di sicurezza, sono stati
considerati lo Stato Limite di Danno Severo (S.L.D.S.) e lo Stato Limite di Danneggiamento
Limitato (S.L.D.L.).
- 225 -
Figura 4. Modello tridimensionale delledificio e relativi coefficienti di partecipazione modale.

Ai fini della verifica allo S.L.D.S. si ritenuto eccessivamente penalizzante riferirsi al solo
spettro elastico, tenuto conto del fatto che le medesime caratteristiche in un edificio nuovo
avrebbero determinato un fattore di struttura q pari a 3.28. Pertanto, considerando la
limitazione 1.5 q 3, il valore dello stesso fattore stato fissato pari a 2.5; tale assunzione
consente peraltro di utilizzare lo stesso spettro per le verifiche relative ad entrambi gli stati
limite considerati. Laccelerazione di ancoraggio allo spettro stata fissata pari a 0.25 g
essendo la citt di Forl collocata in zona sismica n. 2. Per la categoria del suolo stato fissato
il tipo E in quanto ritenuto rispondente alla stratigrafia del terreno reale.
Sono stati quindi valutati gli effetti, in termini deformativi e di sollecitazione, corrispondenti
alle condizioni di carico fissate dalla normativa ed ottenute dalla combinazione tra carichi
gravitazionali ed azioni sismiche in direzione x e y.
Le verifiche allo S.L.D.S. sono state condotte con riferimento ai meccanismi duttili (flessione
e presso-flessione con valore contenuto dello sforzo normale) ed a quelli fragili (taglio). Per
quanto riguarda il primo tipo di verifica essa, in accordo con le indicazioni di normativa,
stata condotta sulla base della seguente limitazione:

u
(1)
essendo la rotazione rispetto alla corda ad un estremo dellelemento considerato e
u
il
corrispondente valore di collasso; tale ultimo valore fornito da:
( )
( )
( )
d
c
yw
sx
100
f
f
35 . 0
v
225 . 0
c
el
u
25 . 1 25
h
L
f
; 01 . 0 max
' ; 01 . 0 max
3 . 0 016 . 0
1

= (2)
Le grandezze riportate nella (2) sono meglio precisate nellAllegato 11.A dellOPCM
3431/05.
La verifica relativa agli elementi fragili stata condotta sulla base della seguente
disuguaglianza:
V V
u
(3)
Entrambi i tipi di verifica hanno evidenziato che un numero consistente di elementi strutturali
non ottempera ai requisiti richiesti. Per tale motivo si conclude che ledificio attuale risulta
caratterizzato da vulnerabilit sismica sulla base della procedura convenzionale prescritta dal
gi citato documento normativo.
- 226 -
4 IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLA TORRETTA
Lesito delle verifiche condotte sulledificio nelle condizioni attuali ha determinato la
necessit di ipotizzare un intervento di adeguamento e di valutarne la fattibilit da un punto di
vista tecnico ed economico. Nel contempo per, stante il fascino che il complesso suscita
nella sua configurazione originaria, si voluto considerare lipotesi della ricostruzione della
torretta valutando linfluenza che la stessa pu determinare sulla risposta dinamica
delledificio, inclusi gli eventuali incrementi delle richieste in termini di sollecitazione e di
deformazione.
Per ricostruire nel modo pi fedele possibile la geometria originaria della struttura di
coronamento stata utilizzata una procedura definita di prospettiva inversa. Attraverso tale
metodo, partendo da immagini fotografiche originali, stato ricavato il relativo modello
tridimensionale, dal quale sono poi state attinte tutte le informazioni dimensionali necessarie.
Il progetto della struttura prevede solai di tipo composito acciaio-calcestruzzo con orditura
secondaria costituita da IPE 140 disposte ad interasse di 80 cm sorretta da una struttura
principale costituita da IPE 450. Gli impalcati sono a loro volta sorretti da piedritti principali
realizzati con HEA 300 e da piedritti secondari costituiti da elementi scatolari 7014010
mm, che trasmettono alledificio sottostante un carico complessivo di circa 400 kN. Le maglie
strutturali sono state controventate per mezzo di elementi diagonali a sezione angolare 608
mm. In Figura 5 sono riportati il nuovo modello tridimensionale di edificio con torretta ed i
parametri modali ottenuti dallanalisi. Dai valori riscontrati si ricava una riduzione della
partecipazione dei modi rotazionali a favore di quelli traslazionali. Relativamente alle
richieste deformative e di sollecitazione si rileva una riduzione quantificabile in qualche
unit percentuale. Si deduce pertanto che linserimento della torretta risulta stabilizzante nei
riguardi della risposta dinamica, con particolare riferimento allabbattimento dei modi
torsionali.
Lanalisi sviluppata con riferimento a tale modello ha comunque dimostrato che la riduzione
ottenuta sugli effetti deformativi e di sollecitazione non risulta sufficiente a soddisfare le
verifiche di sicurezza.
Figura 5. Modello delledificio con torretta e relativi coefficienti di partecipazione modale.
5 IPOTESI DI ADEGUAMENTO
I risultati forniti dai modelli precedenti hanno evidenziato consistenti componenti
rotazionali determinate da una non uniforme distribuzione delle rigidezze in pianta. In
particolare tale distribuzione risulta connessa alla presenza di elementi molto rigidi in
corrispondenza dei due prospetti principali delledificio. Lincidenza, in termini di
- 227 -
rigidezza, determinata dalle pesanti tamponature in mattoni pieni nelle maglie degli stessi
telai stata ritenuta poco rilevante a causa della presenza di aperture di superficie notevole.
A seguito delle suddette considerazioni si pertanto ipotizzato un intervento di
adeguamento basato sul tentativo di regolarizzare la distribuzione delle rigidezze allinterno
delledificio e ci attraverso linserimento di elementi di controvento (aste diagonali)
opportunamente posizionati nelle maglie dei telai disposti nella parte tergale delledificio. In
Figura 6 illustrato il modello numerico con evidenziazione delle maglie ospitanti gli
elementi di controvento. In Figura 7 sono invece riportate le deformate delledificio, prima e
dopo lintervento di controventamento, corrispondenti alla condizione di carico che prevede
la componente sismica pi rilevante in direzione x. Da tale confronto emerge che lintervento
ipotizzato consente praticamente di eliminare la componente rotazionale. In particolare lo
stesso intervento ha determinato, oltre che una regolarizzazione delle rigidezze, una pi
uniforme distribuzione delle sollecitazioni, scaricando le membrature che risultavano
maggiormente penalizzate e, nel contempo, incrementando le richieste in quegli elementi
che precedentemente risultavano meno gravati. Nelle Tabelle 1 e 2 sono riportate le
grandezze relative alle verifiche allo S.L.D.S. condotte sugli elementi maggiormente
penalizzati in termini di deformazione e di sollecitazione, con esplicito riferimento ai
meccanismi duttili e fragili. Dai dati evidenziati risulta che lintervento consente di
ottemperare alle prescrizioni regolamentari per quanto riguarda le richieste flessionali. Si
presenta invece un problema legato alla sollecitazione tagliante; Tale evenienza pu essere
affrontata attraverso interventi locali di rinforzo basati sullutilizzo di materiali compositi
fibrorinforzati (CNR-DT 200/2004).
Nessun tipo di problema stato riscontrato per le verifiche allo S.L.D.L..
Dallanalisi risulta infine un taglio massimo alla base delledificio pari a 3805 kN; se si
prescinde dallattrito fondazione-terreno, alla testa di ciascun palo risulta pertanto un taglio
pari a circa 4 kN ( = 0.12 N/mm
2
).

Figura 6. Modello delledificio con controventi
metallici.
Figura 7. Confronto fra le deformazioni subite
dalla
struttura prima e dopo lintervento.

Tabella 1. Grandezze relative alla verifica allo S.L.D.S. per meccanismi duttili.
Elemento
M
kNmm
V
kN
L
v

mm

u

SD

304
337373.9 207.38 1627 0.0004 0.0001 0.0146 0.0109
(trave)
82 122213.1 123.95 986 0.2699 0.00004 0.0074 0.0056
- 228 -
(pilastro)
Tabella 2. Grandezze relative alla verifica allo S.L.D.S. per meccanismi fragili.
Elemento

st

mm
s
mm
V
kN
V
u

kN
304
9 250 207.38 156.39
(trave)
82
9 300 123.95 331.25
(pilastro)
6 CONCLUSIONI
Le analisi sviluppate hanno rivelato che ledificio, nelle condizioni attuali, risulta
caratterizzato da vulnerabilit sismica in quanto affetto da grosse irregolarit nella
distribuzione delle rigidezze. E stato altres dimostrato che leventuale ricostruzione della
torretta non determina un peggioramento della risposta dinamica. Lintervento di
adeguamento ipotizzato, basato sullinserimento di elementi di controvento che determinano
una pi uniforme distribuzione delle rigidezze, consente di soddisfare le verifiche
convenzionali previste dalla vigente normativa relativamente ai meccanismi duttili; si rileva
invece una criticit connessa alla verifica a taglio. Tale problema pu essere affrontato
ricorrendo a rinforzi locali con materiali compositi, vagliando per la fattibilit economica
dellintervento. Persistono peraltro ulteriori aspetti critici quali le incertezze connesse ai pali
di fondazione in legno; tali elementi infatti, pur risultando poco sollecitati, non forniscono
garanzie in termini di durabilit del materiale e di efficacia del collegamento con la platea di
fondazione.
7 RINGRAZIAMENTI
Gli autori ringraziano la Regione Emilia Romagna per aver autorizzato le indagini
conoscitive, lArchivio di Stato di Forl, lArchivio di Stato di Terni, Confindustria di Forl-
Cesena, la Biblioteca di Forl e il Sig. Giorgio Liverani per laiuto fornito nella consultazione
dei preziosi documenti indispensabili allo sviluppo del presente studio.
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- 229 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
DUE PROPOSTE PER I PROFILI DI CARICO NELLANALISI PUSHOVER
Piero Colajanni, Barbara Potenzone
Dipartimento Ingegneria Civile, Messina
pieroc@ingegneria.unime.it, barbarapotenzone@ingegneria.unime.it
ABSTRACT
Nellambito dellanalisi statica non lineare, vengono proposte due semplici distribuzioni di
carico secondarie, una invariante ed una adattiva, da impiegare per la valutazione la risposta
di progetto nella logica dellinviluppo delle risposte ottenute con i profili principali.
Attraverso lanalisi della risposta di due telai in c.a., uno regolare in altezza, laltro irregolare
viene mostrato che limpiego dei profili proposti consente di ottenere una stima conservativa
della risposta nei piani inferiori della struttura, tipica della distribuzione uniforme, riducendo
significativamente lapprossimazione connesse con limpiego di questultima. I profili
proposti possono pertanto costituire una valida alternativa ai profili di carico secondari
proposti dallattuale normativa.
PAROLE CHIAVE
Analisi pushover, profili di carico, distribuzioni invarianti, distribuzioni adattive, normativa.
1 INTRODUZIONE
Nelleseguire unanalisi statica non lineare, la scelta del profilo di carico costituisce un
aspetto fondamentale, in grado di influenzare significativamente laccuratezza dei risultati
ottenibili. Sebbene recenti formulazioni hanno consentito di incrementare laccuratezza dei
risultati ottenibili con i diversi approcci (Chopra and Goel, 2002, Antoniou e Pinho, 2004b,
Kunnath 2004), fin ora non sono state ancora fornite formulazioni e criteri capaci di indicare
la forma del profilo di carico ottimale da impiegare in relazione alla tipologia strutturale o
alle caratteristiche dellinput sismico. Inoltre i risultati presenti in letteratura mostrano che
nessuna distribuzione di forze statiche riesce a cogliere efficacemente tutti i parametri di
risposta di interesse progettuale per tutti i casi esaminati.
In ambito normativo i pi recenti codici prevedono di valutare la risposta attraverso
linviluppo dei risultati ottenuti da due analisi, fornendo per ciascuna di esse, un gruppo di
profili di carico fra i quali scegliere la coppia pi idonea per la struttura in oggetto.
Il primo gruppo, detto delle distribuzioni principali, formato da profili di carico definiti a
partire dalle propriet dinamiche della struttura a comportamento lineare, e il suo impiego si
pone lobiettivo di riprodurre la risposta per effetto di terremoti di modesta intensit. In tali
condizioni, il cimento della struttura in campo plastico limitato, e le variazioni delle
caratteristiche di rigidezza modificano soltanto parzialmente le propriet dinamiche e la forma
dei modi propri di vibrare associati alla matrice di rigidezza tangente della struttura. Ne
consegue che, durante levento sismico, la distribuzione delle forze di inerzia e dissipative

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 230 -
lungo laltezza si discosta poco da quella prevista attraverso lo studio delle risposta elastica.
Il secondo gruppo, contenente le distribuzioni secondarie, formato da profili di carico
finalizzati a tenere in conto il profondo modificarsi delle caratteristiche della struttura in
presenza di diffuse deformazioni plastiche. La radicale variazione del profilo degli
spostamenti esibiti lungo laltezza richiede una conseguente modifica della distribuzione delle
azioni che, agendo staticamente, tentano di riprodurre tale comportamento.
Nella previsione di un siffatto comportamento, possono essere seguiti due diversi approcci.
Un primo, seguito dalle analisi adattive (Antoniou & Pinho, 2004a, 2004b) si pone
lambizioso obiettivo di tentare di riprodurre staticamente il pi fedelmente possibile la
deformata dinamica della struttura, aggiornando durante lanalisi incrementale il profilo di
carico in funzione delle caratteristiche dinamiche associate alla matrice di rigidezza tangente
del sistema. Un secondo, pi realistico (Kunnath, 2004), si limita a cercare di fornire una
stima conservativa della risposta attraverso limpiego di pi profili di carico, inviluppando i
risultati forniti dalle diverse analisi. proprio in questultimo ambito che si collocano le
indicazioni dei pi recenti codici normativi (FEMA 356, EC8) In particolare, la recente
normativa italiana (Norme tecniche per le costruzioni 2008) prevede, fra i profili secondari, il
profilo uniforme, con forze proporzionali alla masse di piano, e profili adattivi, per i quali
per non fornita alcuna ulteriore indicazione.
Nel presente lavoro sono proposte due semplici distribuzioni di carico, appartenenti al gruppo
delle distribuzioni secondarie, una invariante ed una adattiva, da impiegare nel ricercare la
risposta di progetto nella logica dellinviluppo delle risposte ottenute con profili del primo
gruppo. Attraverso lanalisi del comportamento di due strutture in c.a., che costituiscono una
piccola parte della pi ampia casistica analizzata in altra sede (Potenzone 2008), sar mostrato
che limpiego dei profili proposti consente di ottenere una stima conservativa della risposta,
tipica della distribuzione uniforme, riducendo significativamente lapprossimazione nella
valutazione della risposta, soprattutto nei piani inferiori della struttura.
2 PROCEDURE E PROFILI DI CARICO PER LANALISI STATCA NON LINEARE
Le recenti Norme Tecniche per le Costruzioni (2008) prevedono, per i profili di carico
principali, atti a prevedere la risposta di sistemi a comportamento debolmente non lineare, le
tre seguenti distribuzioni: i) distribuzione triangolare, nella quale la forza sismica al piano
proporzionale al prodotto del peso sismico di piano W
i
per laltezza dellimpalcato dallo
spiccato delle fondazioni; ii) distribuzione corrispondente alla forma del primo modo di
vibrare (nel seguito indicata con lacronimo 1M), nella quale la forza sismica di piano
proporzionale al prodotto di W
i
per lo spostamento di piano associato alla prima forma modale
del sistema elastico; iii) distribuzione delle forze in grado di riprodurre landamento dei tagli
di piano calcolati attraverso lanalisi dinamica multimodale (nel seguito indicata con
lacronimo MS Modal Shear), nella quale le forze di piano sono:

Nmodi
2
i i i 1 n n i ij
j 1
F (Q Q ) (i 1, 2...., n 1); F Q ; Q Q
+
=
= = = =

(1a,b,c)
dove Q
ij
e il taglio sismico al piano i dovuto al generico modo j.
Per le distribuzioni secondarie, atte a prevedere la risposta di sistemi a comportamento
fortemente non lineare, sono previste: iv) la distribuzione uniforme (che verr indicata con
lacronimo U), nella quale le forze sismiche sono proporzionali ai pesi sismici di piano W
i
; v)
distribuzioni adattive, in cui la forma del profilo di carico si modifica durante lanalisi in
funzione della plasticizzazione della struttura.
- 231 -
Fra le innumerevoli procedure e distribuzioni proposte in letteratura, particolare interesse
suscitano quelle proposte da Chopra & Goel (2002) e da Antoniou e Pinho (2004b). La prima,
nota con lacronimo MPA (Modal Pushover Analysis) derivata attraverso una diretta
estensione dellanalisi dinamica multimodale per sistemi lineari, alla valutazione della
risposta sismica di sistemi a comportamento isteretico. La procedura richiede che, per ogni
modo considerato, venga svolta un analisi push-over con profilo di forze invariante
proporzionale alla corrispondente forma modale. La risposta nodale complessiva calcolata
combinando i parametri di risposta cinematici ottenuti in ciascuna delle analisi pushover
attraverso le regole di combinazione modali SRSS o CQC impiegate in ambito lineare. La
MPA si configura come una procedura fra le pi accurate per la valutazione della domanda
sismica di strutture deformabili a comportamento debolmente non-lineare.
Per la previsione della risposta di strutture a comportamento fortemente non lineare,
particolarmente efficace risulta la procedura proposta da Antoniou e Pinho (2004b), nota con
lacronimo DAP (Displacement-based Adaptive Pushover procedure), secondo la quale
lanalisi viene condotta, al k-esimo passo di carico, imponendo un profilo di spostamenti U
i
k

ottenuto con approccio incrementale. A tale scopo, si valuta il profilo degli incrementi di
spostamento di piano D
i
k
dalla somma degli spostamenti di interpiano D
i
k
. Questi ultimi
sono ottenuti dalla combinazione modale degli spostamenti relativi di piano, calcolati
mediante gli autovettori
k
i,j
associati alla matrice di rigidezza tangente. Si ha cos:

( )

( )
2
n modi n modi
2
, 1
1 1
1
1
( )
;
ij j
k k k k k k
i i j i d j
j j
i
k k k k k
i p i i k i
p
D D S T
D D U U D

= =

=

= =

= = +

(2,a,b)
dove si indicato S
d
(T
i
k
) lordinata dello spettro di risposta elastico in spostamento
corrispondente al periodo T
i
k
e con
k
il moltiplicatore degli spostamenti.
Un analoga procedura, basata su profili di carico adattivi incrementali in termini di forze,
precedentemente proposta in letteratura, ed indicata con lacronimo FAP (Antoniou e Pinho
2004a) non consente di ottenere, in genere, la stessa accuratezza di risultati.
2.1 Due proposte per i profili di carico secondari
Limpiego di procedure adattive, anche se in un gran numero di casi consente di ottenere
stime della risposta pi accurate di quelle ottenibili con profili invarianti, spesso non fornisce
risultati conservativi, come invece assicurato dallimpiego della distribuzione uniforme
insieme ad una distribuzione principale. Daltro canto, limpiego della distribuzione uniforme,
nella maggioranza dei casi risulta eccessivamente penalizzante, conducendo ad una stima
fortemente cautelativa degli spostamenti dei piani inferiori.
Sulle basi di queste osservazioni, si propone limpiego di due profili di forze secondari, uno
invariante e laltro adattivo semplificato, alternativi allimpiego del profilo uniforme o delle
pi complesse procedure adattive. L efficacia dei profili proposti dunque da intendersi
nellambito della procedure indicata dalla normativa, che prevede di ottenere la stima della
domanda dallinviluppo dei risultati ottenuti con limpiego di uno dei profili principali.
Nel proporre le nuove distribuzioni, si tenuto in conto che tra i profili principali, quello
derivato dalla distribuzione dei tagli di piano dedotti da unanalisi modale in fase elastica
(MS) fra i pi efficaci nel riprodurre le sollecitazioni massime sulla struttura, fin quando
lintensit del sisma non produce la formazione di cerniere plastiche. Tale osservazione ha
condotto a ritenere che, in una procedura adattiva semplificata, fin quando il sistema ha un
- 232 -
comportamento elastico lineare, questa distribuzione la pi idonea a prevedere la risposta
della struttura. Quando le prime plasticizzazioni si manifestano, appare estremamente
problematico definire un criterio di valutazione degli incrementi del profilo di carico. Per le
finalit sopra descritte, si propone di impiegare incrementi di carico derivati dal profilo
uniforme. Si ottiene cosi una procedura adattiva semplificata (che inseguito sar indicata con
la dicitura propA) che in base a Eq.(1), ed in analogia a quanto previsto in Eq(2b), prevede
lapplicazione del seguente profilo di carico:
( )
i 1 i i 1 1 y
F Q Q 0
+
= (3a)
( )
i
F
i 2 i i y i i 1
F W F Q Q

= = + (3b)
essendo
1
il moltiplicatore del profilo di carico MS da impiegare in fase elastica,
y
il suo
valore alla formazione della prima cerniera plastica, e
2
il moltiplicatore degli incrementi di
carico con distribuzione uniforme U. Vale la pena rilevare che tale profilo pu essere
definito, in modo del tutto analogo, sostituendo al profilo tagli modali un qualsiasi altro
profilo principale invariante.
In alternativa, possibile ottenere un profilo di carico secondario invariante che, pur
mantenendo la caratteristica di essere cautelativo ai piani inferiori, tipica del profilo uniforme,
non sia eccessivamente penalizzante come questultimo, attraverso la combinazione del
profilo MS ed del profilo uniforme U. I coefficienti di combinazione possono essere calcolati,
sulla base delle stesse considerazioni fatte in precedenza, dopo avere condotto lanalisi con il
profilo MS. cos possibile valutare i corrispondenti valori del moltiplicatore dei carichi a
snervamento
y
e al collasso
u
, che individuano i valori del taglio sismico al raggiungimento
dei due stati limite. Per ottenere un profilo di carico secondario invariante che rispecchi le
proporzioni fra taglio sismico applicato in fase elastica e quello in fase plastica nellanalisi
precedente, questultimo eventualmente amplificato attraverso da un coefficiente , si
propone di impiegare il seguente profilo di carico (indicato con la dicitura propI):
( ) ( )
n
i y i i 1 u y 1 i
i 1
F Q Q Q W
+
=

= +


i
W (4)
Il coefficiente consente di modulare laliquota del profilo di carico distribuita secondo il
profilo uniforme. Al crescere di la distribuzione proposta tende ad avvicinarsi al profilo
uniforme, rendendo la stima della risposta pi conservativa ai piani inferiori. Le analisi
numeriche svolte su svariate tipologie strutturali (Potenzone, 2008) hanno evidenziato che
ponendo =2 si ottiene una stima sufficientemente conservativa in tutti i casi analizzati.
Per verificare lefficacia dei profili di carico proposti nella valutazione della domanda sismica
attesa attraverso linviluppo fra i risultati ottenuti impiegando profili di carico principali e
secondari, nel paragrafo successivo si confronta la previsione della risposta sismica per due
strutture in c.a. Lanalisi dinamica non lineare al passo costituisce il benckmark per la
valutazione dellaffidabilit delle analisi statiche non-lineari investigate.
3 APPLICAZIONI NUMERICHE
Impiegando un modello a plasticit concentrata, si valuta la risposta di due strutture in c.a.,
impiegate da Ferracuti et Al. (2007) per evidenziare lefficacia della tecnica DAP. Le due
strutture (Figura 1) sono realizzate con acciaio con f
y
=414 MPa e calcestruzzo con f
c0
=30
- 233 -











a)
b)
Figura 1. Schema geometrico e armature degli elementi:per le strutture: a) regolare; b) irregolare.
MPa, e sono progettate per sostenere la concomitante azione dei carichi verticali, pari a 20
kN/m, e dellazione sismica (PGA=0.35 g). Per la valutazione della risposta dinamica non
lineare, sono stati impiegati accelerogrammi artificiali (Cacciola at Al. 2004) compatibili con
lo spettro per terreno di tipo B. Si considerano due differenti livelli delleccitazione sismica, il
primo corrispondente alla PGA di progetto (0.35g), il secondo corrispondente allo
spostamento di collasso individuato per ciascuna struttura in Ferracuti et Al. (2007). Le analisi
pushover sono condotte imponendo uno spostamento in testa pari al valore medio dello
spostamento massimo rilevato dalle analisi dinamiche, in modo da poter confrontare la
distribuzione lungo laltezza dei parametri di risposta locali. opportuno rilevare che tale
criterio, coerente con le attuali prescrizioni normative, conduce ad una stima per difetto degli
spostamenti massimi di interpiano poich in una analisi dinamica essi non si verificano tutti
contemporaneamente; pertanto la somma degli spostamenti massimi di interpiano risulta
leggermente pi grande (~15%) del massimo spostamento in sommit.
Per la struttura regolare e PGA=0.35g, in Figura 2a-b sono confrontati i valori medi degli
spostamenti di piano U e di interpiano U ottenuti con lanalisi dinamica non lineare al passo,
indicati con lacronimo NRHA, con i valori forniti da i profili di carico o delle procedure
pushover precedentemente menzionate. In Figura 2c sono rappresentati gli istogrammi
dellerrore percentuale s
i
nella valutazione degli spostamenti di interpiano. Fra i profili
principali stato scelto il profilo 1M, suggerito dalla normativa in relazione alle
caratteristiche dinamiche della struttura. I risultati mostrano che gli errori nella stima degli
spostamenti di interpiano ai piani inferiori sono contenuti per tutte le procedure, ad eccezione
di quella uniforme che conduce ad una stima eccessivamente cautelativa. Le procedure
proposte, pur rimanendo cautelative ai piani inferiori, riducono lerrore previsto con la
distribuzione uniforme. Il comportamento della struttura debolmente non lineare, e la MPA
fornisce i risultati complessivamente pi accurati, seguita dalla DAPM. In Figura 3 sono
rappresentati gli errori nella stima dello spostamento di interpiano ottenuti inviluppando i
risultati presentati precedentemente per i profili secondari, in un primo caso (Figura 3a) con
quelli ottenuti con il profilo principale 1M, nel secondo con quelli forniti dalla MPA (Figura
3b). Il profilo di spostamenti ottenuti dallinviluppo dei risultati forniti dalla MPA con quelli
della procedura adattiva proposta fornisce il maggiore livello di accuratezza.
In Figura 4 e 5 sono riportati, sempre per ag=0.35g, gli omologhi risultati per la struttura
irregolare in altezza, per la quale si impiegato il profilo di carico principale MS. La struttura,
non subisce una concentrazione degli spostamenti di interpiano dove esibisce lirregolarit.
Anche in questo caso i profili di carico proposti riducono gli errori indotti dallimpiego della
- 234 -
-80 -40 0 40
s
i,U
(%)
1M
MPA
PropA
PropI
DAPM
FAPM
U
c)
0 0.5 1 1.5
U/h (%)
NRHA
1M
MPA
propA
propI
DAPM
FAPM
U
0 0.5 1 1.5
U/H (%)
1
2
3
4
5
6
n


p
i
a
n
i
NRHA
1M
MPA
propA
propI
DAPM
FAPM
U
b) a)

Figura 2. Strut. regolare (PGA=0.35g): a) spostamenti assoluti; spost. di interpiano: b) risposta; c) errori;
-60 -30 0 30 60
s
i,U
(%)
1
2
3
4
5
6
n

p
i
a
n
i
1M+propI
1M+propA
1M+DAP M
1M+FAP M
1M+U
b)
-60 -30 0 30 60
s
i,U
(%)
MPA+propI
MPA+propA
MPA+DAP M
MPA+FAP M
MPA+U
a)

Figura 3. Struttura regolare (PGA=0.35g): inviluppi degli errore per gli spostamenti di interpiano
distribuzione uniforme, e sono cautelativi ai piani bassi, dove questa volta la MPA prevede
una stima per difetto. Al di sopra del secondo piano, la MPA torna ad essere nuovamente la
procedura pi accurata, seguita dalla DAPM, che per coglie con buona accuratezza la
risposta anche ai piani inferiori. I valori degli errori ottenuti attraverso linviluppo con i
risultati forniti dal profilo MS e dalla MPA confermano lefficacia dei profili proposti
soprattutto se impiegati nella procedura di inviluppo con i risultati forniti dalla MPA. Nella
Figura 6 sono riportati i risultati ottenuti per la struttura regolare eccitata da una accelerazione
con valore di PGA=0.52g, in grado di produrre uno spostamento in sommit pari 0.211 m che
induce il collasso della struttura. In particolare in Figura 6a e 6b sono riportati gli istogrammi
degli spostamenti di interpiano e della massima rotazione plastica delle cerniere plastiche al
piano, e in Figura 6c i valori di tale parametro stimati attraverso linviluppo con i risultati
forniti dal profilo 1M. In questo caso, fra quelle proposte, soltanto la procedura adattiva in
grado di ridurre le approssimazioni generate dallimpiego del profilo uniforme ai piani bassi,
mantenendosi conservativa ed accurata fino al terzo piano. La procedura invariante proposta
riproduce landamento previsto dal profilo uniforme. Nuovamente lMPA risulta la procedura
- 235 -
-80 -40 0 40
s
i,U
(%)
MS
MPA
PropA
PropI
DAPM
FAPM
U
c)
0 0.5 1 1.5 2 2.5
U/h (%)
NRHA
MS
MPA
propA
propI
DAPM
FAPM
U
0 0.5 1
U/H (%)
1
2
3
4
5
6
n


p
i
a
n
i
NRHA
MS
MPA
propA
propI
DAPM
FAPM
U
b) a)
Figura 4 Strutt. irregolare (PGA=0.35g): a) spostamenti assoluti, spost. di interpiano: b) risposta; c)
errori
-60 -30 0 30 60
s
i,U
(%)
1
2
3
4
5
6
n

p
i
a
n
i
MS+FAP M
MS+DAP M
MS+U
MS+prop I
MS+prop A
b)
-60 -30 0 30 60
s
i,U
(%)
MPA+FAP M
MPA+DAP M
MPA+U
MPA+prop I
MPA+prop A
a)

Figura 5. Struttura irregolare (PGA=0.35g): inviluppi degli errore per gli spostamenti di interpiano
pi accurata ai piani superiori, mentre la DAPM quella che fornisce globalmente i risultati
pi accurati. Infine, in Figura 7a-c sono riportati gli omologhi risultati per la struttura
irregolare in altezza, per lo spostamento di collasso pari a 0.31m (PGA=0.7 g). In questo caso
la procedura adattiva proposta risulta fra le pi accurate fino al terzo piano, lMPA perde di
accuratezza ai primi due piani, e la DAPM riproduce gli andamenti dei parametri di risposta,
anche se fornisce una stima per difetto. Gli inviluppi di Figura 6c mostrano in questo ambito
una sostanziale equivalenza fra tutti i risultati.
I risultati qui presentati, unitamente alla pi ampia casistica di strutture analizzate in altra sede
(Potenzone 2008), mostrano che i profili proposti esibiscono la maggiore accuratezza fra
quelli qui considerati se impiegati insieme ai risultati forniti dalla MPA, e possono costituire
una valida alternativa ai profili di carico secondari proposti dallattuale normativa.
- 236 -
0 0.004 0.008 0.012 0.016

pl
NRHA
1M+propI
1M+propA
1M+DAP M
1M+FAP M
1M+U
c)
0 0.004 0.008 0.012 0.016

pl
NRHA
1M
MPA
propA
propI
DAPM
FAPM
U
0 0.5 1 1.5 2
U/h(%)
1
2
3
4
5
6
n


p
i
a
n
i
NRHA
1M
MPA
propA
propI
DAPM
FAPM
U
b)
a)

Figura 6. Strut. regolare (PGA=0.52g: a) spost. di interpiano; rotazioni plastiche: b)risposta; c) errori.
0 0.011 0.022 0.033

pl
NRHA
1M+propI
1M+propA
1M+DAP M
1M+FAP M
1M+U
c)
0 0.011 0.022 0.033

pl
NRHA
MS
MPA
propA
propI
DAPM
FAPM
U
0 1 2 3 4
U/h(%)
1
2
3
4
5
6
n


p
i
a
n
i
NRHA
MS
MPA
propA
propI
DAPM
FAPM
U
b) a)

Figura 7. Strut. irregolare (PGA =0.7g a) spost. di interpiano; rotazioni plastiche: b) risposta; c) errori.
4 BIBLIOGRAFIA
Chopra A. K., Goel R.K. (2002): A modal pushover analysis procedure for estimating seismic
demands for buildings, Earthquake Engineering and Structural Dynamics, 31, pp: 561-582.
Ministero delle Infrastrutture, dellInterno e Dip. Protezione Civile (2008).Norme tecniche per le costruzioni
Antoniou S., and Pinho R. (2004a): Advantages and limitations of adaptive and non-adaptive force-
based pushover procedures, J. of Earthquake Engineering, Vol 8 No 4, 497-522 Imperial College Press.
Antoniou S., and Pinho R. (2004b): Development and Verification of a Displacement-based adaptive
pushover procedure, J. of Earthquake Engineering, Vol 8- No 5, 643-661 Imperial College Press.
Cacciola P., Colajanni P. and Muscolino G. (2004): Combination of modal responses consistent with
seismic input representation, Journal of Structural Engineering, ASCE , 130(1), pp: 47-55.
Fema 356 (2000): Prestandard and commentary for the seismic rehabilitation of buildings, Federal
Emergency Management Agency, Washington (USA).
Kunnath S.K. (2004) Identification of Modal Combination for non linear static analysis of building
structures Computer-Aided civil and Infrastructure, Vol.19, pp. 246-259.
Ferracuti B., Pinho R., savoia M. and Francia R., (2007): Pushover versus Incremental Dynamic
Analyses, Atti XII Convegno Anidis Lingegneria sismica in Italia, Pisa 10-14/06/07, n234
Potenzone B. (2008) Analisi statica non lineare per la valutazione della risposta sismica di strutture
intelaiate, Tesi di Dottorato, Dipartimento di Ingegneria Civile, Universit di Messina.
- 237 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
ON THE NON-LINEAR ROTATIONAL RESPONSE
OF ONE-STOREY ASYMMETRIC STRUCTURES
Stefano Silvestri, Tomaso Trombetti, Giada Gasparini
Department DISTART, University of Bologna,
stefano.silvestri@unibo.it, tomaso.trombetti@unibo.it, giada.gasparini@mail.ing.unibo.it
ABSTRACT
Structures characterized by eccentricity in plan between the centre of mass and the centre of
stiffness, under seismic excitations, develop coupled lateral-torsional response which may
increase the deformation level of the structural elements which are more distant from the
centre of stiffness. In this paper, first, the fundamental linear-elastic parameters and the
additional non-linear parameters which govern the torsional response of one-storey
asymmetric systems have been clearly identified. Second, the basic findings are briefly
recalled of previous research works by the authors which have led to the identification of a
synthetic structural parameter (called ) capable of capturing the essence of the torsional
behaviour of linear-elastic systems and allowing effective maximum rotational response
estimations. Third, preliminary non-linear dynamic simulations are carried out to investigate
the rotational trends of asymmetric systems characterised by non-linear behaviour under
seismic excitation. The results indicate that (i) the ratio of the maximum rotation over the
maximum displacement for non-linear systems is generally inferior to the corresponding ratio
for linear-elastic systems, and that (ii) the estimations of the maximum rotation obtained using
the parameter are generally on the safe side, thus providing useful upper bounds for the
actual rotation of non-linear systems.
KEYWORDS
Asymmetric structures, seismic excitation, rotational response, system parameters, synthetic
parameter, non-linear dynamic analysis.
1 INTRODUCTION
Plan asymmetric (eccentric) structures, characterized by non coincident centre of mass and
centre of stiffness, when subjected to dynamic excitation, develop a coupled lateral-torsional
response that may increase their local peak dynamic response. This behaviour has been
investigated by many researchers since the late 1970s [Kan and Chopra, 1977a and b], [Hejal
and Chopra, 1987], [Goel and Chopra, 1990], [Rutenberg, 1998], [Tso and Moghadam 1998],
[De Stefano et al., 1998], [Ghersi and Rossi, 2000 and 2001], [Rutenberg, 2002], [Rutenberg
and Tso, 2004], [Trombetti and Conte, 2005], [Peru and Fajfar, 2005], [Pettinga et al., 2007].
In order to effectively apply the performance-based design approach to seismic design, there
is a growing need for code oriented methodologies aimed at predicting deformation

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 238 -
parameters. In this respect, for plan asymmetric structures, estimating maximum
displacements at different locations in plan, especially at the perimeter, requires an evaluation
of the floor rotations. In previous research works, the authors [Trombetti, 1994], [Trombetti
and Conte, 2005], [Trombetti et al. 2008] have widely investigated the torsional behaviour of
one-storey linear-elastic asymmetric systems: the parameters which govern the rotational
response of such systems have been recognised and a synthetic structural parameter (called )
capable of capturing the essence of this torsional behaviour has been identified. This
parameter being also the basis for a simplified method (called the method) for maximum
rotational response estimation.
In this paper, together with a brief recall of these basic findings, (i) the additional non-linear
parameters which govern the torsional response of inelastic asymmetric systems are
recognised, and (ii) a preliminary non-linear parametric study is developed, with reference to
simplified one-storey models, in order to find if the elastic prediction of the maximum
rotation is conservative with respect to the actual inelastic one or not.
2 THE ASYMMETRIC DYNAMIC SYSTEM
Consider the three-dimensional one-storey system idealization, displayed in Figure 1, of a
general eccentric structure with non-coincident centre of mass (C
M
) and centre of stiffness
(C
K
). It is assumed that the diaphragm is infinitely rigid in its own plane, and that all lateral-
resisting elements (e.g. columns, shear walls, ) are massless, axially inextensible, and have
the same mechanical characteristics which are equal along the x- and the y-directions
(reasonable assumption for many building structures). The three degrees of freedom, which
describe the motion of the system, are supposed to be attached to the centre of mass C
M
.
L
B
E
x
y
y-longitudinal displacement
x-transversal displacement
u
x
y
u
u

C
M
C
K
E
k,y
k,x

Figure 1. Three-degrees-of-freedom one-storey system idealization and reference coordinate system with
origin located at the centre of mass C
M
.
3 LINEAR-ELASTIC PARAMETERS
Assuming that the rotational response u

developed under seismic excitation is small enough


to allow the approximation ( ) ( ) sin tan u u u



, the dynamic coupled lateral-torsional
response of the system considered is governed by the following set of coupled differential
equations of motion, written in a reference coordinates system with origin located at the
centre of mass C
M
[Trombetti, 1994], [Trombetti and Conte, 2005], [Trombetti et al., 2008]:
- 239 -

( )
( )
( )
[ ]
( )
( )
( )
( )
( )
( ) ( )
( )
( )
( )
( )
( )
( )
,
2
,
2
, ,
1 0 12
0 1 12
12 12
x x
y y
m m
k y
x x
L k x y
m m
k y k x km
u t u t
M u t C u t
u t u t
e
u t p t
M e u t
u t p t
e e


y
p t



+ +






+ =




&& &
&& &
&& &
(1)
where: , , are the translations along the x- and y-directions and the rotation
along the z-axis, respectively, of the eccentric system; M is the total mass of the structure;
( )
x
u t ( )
y
u t ( ) u t

, m p m
I M = is the mass radius of gyration of the system as computed with respect to the z-
axis;
( )
2 2
, p m
M
I x y = + dm

is the polar moment of inertia of the mass of the system as


computed with respect to the z-axis;
[ ]
C is the damping matrix;
i
x ,
i
y are the coordinates of
the i-th lateral-resisting element; is the stiffness of each lateral-resisting element (note that,
as per the assumption given in section 2, the stiffness along the x-direction of each element,
k
x
k
, p k
, is equal to the stiffness along the y-direction of each element, , i.e. );
is the total lateral stiffness in both the x-and the y-directions of the total
lateral-resisting elements system (as composed by N lateral-resisting elements);
y
k
x y
k k = = k
1
N
i
i
K k
=
= =

i
N k
( )
2 2
i i
(
2
)
2
1 1
N N
i i
i i
I k x = y +

k
= =
= x y +

is the polar moment of inertia of the stiffness of the


system as computed with respect to the z-axis;
, k p k
I K = is the stiffness radius of
gyration of the system as computed with respect to the z-axis;
,
1
N
k x i i
i
E k x
=

=

K ,
,
1
N
i i
i
E k y
=

=


k y
K are the coordinates (eccentricities along the x- and y-directions,
respectively) of C
K
; 12
e m
D = is a useful reference length referred to as the equivalent
diagonal of the system;
,
e E =
, e
D
k x k x
,
, , k y k y e
e E D = are the relative eccentricities of C
K
;
2 2
, , k k x k y
e e e = + is the total relative eccentricity of C
K
;
,
, m p
I
p k
km
m
k
M
I K
= =

is the ratio
between the stiffness and the mass radii of gyration of the system (this parameter, which
physically corresponds to the ratio between the rotational and the longitudinal natural circular
frequencies of the system, provides a measure of the stiffness distribution in plan); ( )
x
p t ,
( )
y
p t , ( ) p t

are the external dynamic forces/moment applied along the x-, y- and z-
directions.
- 240 -
4 NON-LINEAR PARAMETERS
When non-linear behaviour of the lateral-resisting elements is considered, additional non-
linear parameters [Pettinga et al., 2007], [De Stefano and Pintucchi, 2008] should be
introduced to complete the description of (i) the specific mechanical characterisation of each
element and (ii) the strength plan distribution of the elements.
Under the simplifying assumptions given in section 2 (equal mechanical characteristics in
both the x- and the y-directions of all lateral-resisting elements), the mechanical
characterisation of the planar system can be developed as follows.
First, mechanical models (i.e. elastoplastic, bilinear with hardening, ) must be specified for
the single lateral-resisting element. Depending on the constitutive model adopted, specific
parameters in addition to the elastic stiffness value (k) must be introduced: for example, the
(yield) strength value of the lateral-resisting element is sufficient to completely define the
elastoplastic model, whilst the strain hardening ratio (after-yielding stiffness, k
2
,over elastic
stiffness, k)
s
2
SHR k k =
s
is also necessary for a bilinear model.
Second, the additional non-linear parameters necessary to characterize strength plan
distribution can be represented by:
1
N
i
i
S s N
=
= =

)
2
is the total lateral strength in both the x-
and the y-directions of the total lateral-resisting elements system;
( ) (
2 2 2
,
1 1
N N
p s i i i i i
i i
I s x y s x
= =
= + = +

y is the polar moment of inertia of the strength of the
system as computed with respect to the z-axis;
, s
I
p s
S = is the stiffness radius of gyration
of the system as computed with respect to the z-axis;
,
1
N
s x i i
i
E s x S
=

=

,
,
1
N
s y i i
i
E s y
=

=

S
are the coordinates (eccentricities along the x- and y-directions, respectively) of the centre of
strength C
S
;
, , s x S x e
e E D = ,
, , s y S y
e E D
e
= are the relative eccentricities of C
S
;
2 2
, s , s x s y
e e e = + is the total relative eccentricity of C
S
;
,
,
p s
s
sm
m p m
I
M
I S

= = is the ratio
between the strength and the mass radii of gyration of the system.
Finally, to quantify (in engineering terms) the level of the plastic excursion of the whole
system of lateral-resisting elements, the global ductility demand
max
yielding

= should be also
carefully taken into account (
max
and
yielding
representing the maximum displacement under
the seismic input and the yielding displacement of the whole system, as measured at C
M
,
respectively). Note that 1
i
indicates a global linear-elastic behaviour and, indeed, this
does not ensure that all lateral-resisting elements still maintain a linear-elastic behaviour.
5 A SYNTHETIC PARAMETER CAPABLE OF CAPTURING THE ESSENCE OF
THE LINEAR-ELASTIC RESPONSE OF ONE-STOREY ASYMMETRIC
SYSTEMS
In previous research works [Trombetti, 1994], [Trombetti and Conte, 2005] [Trombetti et al.
2008], the authors have identified the so-called parameter, capable of capturing the essence
of the torsional response of linear-elastic one-storey asymmetric systems. This parameter
- 241 -
being defined as the maximum rotational to maximum longitudinal displacement response
ratio in free vibrations, adimensionalised using the mass radius of gyration of the structure:

, free vibration
max
, free vibration
max
def
m
y
u
u

= (2)
where
, free vibration
max
u

and
, free vibration
max
y
u represent, respectively, the maximum absolute
values of the rotational response and of the longitudinal response , as obtained in
free vibration conditions.
( ) u t

( )
y
u t
It can be also shown [Trombetti, 1994], [Trombetti and Conte, 2005] that the response ratio
max
max
m
R u u

=
y
is a robust, low-variability response parameter, which is only weakly
excitation dependent and therefore mainly system dependent (i.e. R ). This allows to
obtain an estimation of the maximum rotation developed by the asymmetric system under
seismic excitation as follows ( method):

max
max
y
m
u
u

(3)
where an effective estimation of
max
y
u is represented by
max
y
ne
u

, which is defined as the
maximum displacement, under seismic excitation, of an equivalent non-eccentric (same
mechanical characteristics but null eccentricity) mechanical system.
For undamped eccentric structures, in the special case of
,
0
k y
e = (
, k x k
e e = ), the parameter
(hereafter named
u
, where subscript u stands for undamped) has the following closed-
form expression:

( )
2
2 2
4 3
1 48
k
u
km k
e
e

=
+
(4)
For damped eccentric structures, the exponential decay in time of the amplitude of the various
harmonic components of the free vibration response does not allow to obtain a simple closed-
form expression for the same adimensionalised ratio (here referred to as
d
, where subscript
d stands for damped) as done for the undamped case. However, for the specific but common
case of damping ratios of the first and second modes of vibration along the asymmetric
direction equal to 5%, the authors [Trombetti et al., 2008] have shown that the following
approximation for
d
provides good and conservative results (in the sense that they lead to a
probability of 95% that the actual maximum rotation is less than the estimated one):

d
K
u
= with 0.77 K (5)
6 NON-LINEAR PARAMETRIC ANALYSIS
A first (preliminary) parametric study has been developed with the aim of investigating the
non-linear (for different global ductility demand values 1 > ) rotational seismic response
- 242 -
of one-storey asymmetric structures and comparing it with the actual ( 1 = ) and the
estimated (through the parameter) linear-elastic one.
6.1 The considered models
Simplified but realistic one-storey square-plan building models (like the one represented in
Figure 2a) have been taken into account, in which a regular mesh of massless and axially
inextensible lateral-resisting elements combines with a non-uniform, trapezoidal, distribution
of the mass over a rigid floor slab, in order to simulate asymmetric systems.
y
x
C
F

yielding
SHR
.
k
i 2,
k =
i i
k
i
s
i
M
C
K
C
S
E
k,x
E
s,x
L
L

(a) (b)
Figure 2. (a) Representative one-storey square-plan building models (n = 4). (b) The bilinear constitutive
model adopted for each single lateral-resisting element (SHR = 0.1).
The following assumptions have been made. All lateral-resisting elements are characterised
(in both the x- and the y-directions) by the bilinear constitutive model represented in Figure
2b, with strain hardening ratio equal to SHR = 0.1. This leads to
K
C C
S
, and therefore to
km sm
= and
km sm
=
, k x
e =
. The lateral-resisting elements are assumed to be located at the nodes
of a mesh characterised by n grid spaces in both directions (e.g., n = 4 in Figure 2a). Different
models characterised by different values of grid spaces have been considered: n = 1, 2, 4, 6, 8
and 10; these values, together with different eccentricity values, lead to
km
values in the range
of 1.1 1.9. The initial linear-elastic longitudinal period of vibration of the whole system
is assumed to be equal to T = 1.0 s, while the damping ratios of the first two modes of
vibration are set equal to 0.05. The mass and the inertia of the all superstructure are
condensed in C
M
, which is eccentric with respect to the geometric centre of the square-plan,
which, in turn, coincides with C
K
and C
S
. Note that the origin of the reference coordinate
system is taken in C
M
. Systems characterized by transversal eccentricity only are
considered (i.e.: and ); varies in the range of between 0 and 28% of the
equivalent diagonal D
e
. It is worth pointing out that, for square-plan structures with non-
uniform mass distribution and identical lateral-resisting elements located at the nodes of a
mesh characterised by n grid spaces in both directions, the stiffness radius of gyration of the
system as computed with respect to the z-axis which passes through C
M
can be simply
computed as [Trombetti et al., 2008]:
, k x
e
k
e
,
0
k y
e =
k
e
- 243 -

2
2 2
12 1
km k
n n
e
n n

+ +
= + +


(6)
6.2 The structural response under seismic excitation
The non-linear dynamic responses of the structural models subjected to seismic excitation
have been measured in terms of the maximum rotational to maximum longitudinal
displacement response ratio, adimensionalised using the mass radius of gyration of the
structure (
max
max
m
R u u

=
y
). 11 different earthquake ground-motion records have been
used as base accelerograms. The average of R,
R
, as computed for the 11 seismic inputs is
taken as reference. Each single dynamic analysis (of a single model as subjected to a single
accelerogram) has been performed iteratively with different scaling values of the
accelerogram until, every time, desired levels of global ductility demand have been
achieved. Six values of have been achieved in all cases: 1 (corresponding to the reference
linear-elastic behaviour), 2, 4, 6, 8, 11. For sake of completeness of the results, also large
values (e.g. 8 and 11) of ductility demands have been taken into account. Analyses have been
developed with eccentricity e
k
varying within the range 0 28% and with parameter
km

belonging to the following ranges: 1.1 1.3
km
< (i.e. 1.2
km
), 1.3 1.5
km
< (i.e.
1.4
km
), 1.5 1.7
km
< (i.e. 1.6
km
), and 1.7 1.9
km
< (i.e. 1.8
km
).
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
e
k
%

m
|u

|
max
/|u
y
|
max

km
1.2 (1.1<
km
1.3)

R
for = 1

R
for = 2

R
for = 4

R
for = 6

R
for = 8

R
for = 11
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
e
k
%

m
|u

|
max
/|u
y
|
max

km
1.4 (1.3<
km
1.5)

R
for = 1

R
for = 2

R
for = 4

R
for = 6

R
for = 8

R
for = 11
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9

km
1.6
1
e
k
%

m
|u

|
max
/|u
y
|
max
(1.5<
km
1.7)

R
for = 1

R
for = 2

R
for = 4

R
for = 6

R
for = 8

R
for = 11
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
e
k
%

m
|u

|
max
/|u
y
|
max

km
1.8 (1.7<
km
1.9)

R
for = 1

R
for = 2

R
for = 4

R
for = 6

R
for = 8

R
for = 11

Figure 3. Dependence of the considered response ratio upon parameters e
k
,
km
and
- 244 -
The comparison between
u
,
d
and R is presented (for different values of parameters e
k
,
km

and ) in the graphics reported in Figure 3, where, in addition to the
u
and the
d
curves as
given by Eq. (4) and (5), the
R
values corresponding to the results obtained numerically
through non-linear dynamic analyses are plotted. In these graphics, dashed lines which
connect
R
values characterised by same ductility demand are also plotted
Note that the
u
curve always represents a conservative upper bound for all
R
values, whilst
the
d
curve represents a good and, in most cases, also conservative, estimation of the
R

values. This indicates that Eq. (3) together with Eq. (4) or Eq. (5) can be effectively used for
safe design of non-linear asymmetric systems.
Also, the following fundamental trends can be observed. For each range of
km
considered,
R

always increases for increasing values of e
k
(this increasing is proportional to e
k
only for large
values of
km
or ). Moreover,
R
decreases for increasing values of
km
. Given that large
values of
km
characterise structures with sparse mesh of lateral-resisting elements (e.g. with
few elements located on the perimeter), this confirms the following well-known observation:
in analogy to a flexional resistant section (where it is worth to centrifuge the masses in order
to obtain a major inertia), in buildings it is better to centrifuge lateral-resisting elements in
order to limit the rotations of the storey (vertical loads permitting). Furthermore, the curves
lower for increasing values of the global ductility demand , which confirms the fact that
inelastic excursion plays the role of hysteretic damping. For common values of parameter
km

(e.g.
km
1.2, corresponding to almost uniform distributions of the lateral-resisting
elements), the linear-elastic value ( 1 = ) of
R
is always higher than any non-linear one. This
is a fundamental result that allows for a conservative estimation of the actual rotation making
use of a linear-elastic modeling of the lateral-resisting elements instead of more complicated
non-linear ones. However, there are some exceptions which concern the cases of large values
of
km
and very small values of : in these cases, respectively, the lateral-resisting elements
are too few and the non-linear hysteretic cycles too narrow to produce a sufficient damping.
7 CONCLUSIONS
A preliminary parametric study is developed with the aim of investigating the non-linear
rotational seismic response of one-storey asymmetric structures and comparing it with the
(actual and estimated) linear-elastic one. The results indicate that (i) the ratio of the maximum
rotation over the maximum displacement for non-linear systems is generally inferior to the
corresponding ratio for linear-elastic systems, and that (ii) the estimations of the maximum
rotation obtained using the so-called (linear-elastic) parameter are generally on the safe
side, thus providing useful upper bounds for the actual rotation of non-linear systems.
8 ACKNOWLEDEGMENTS
Financial supports of Department of Civil Protection (Reluis 2005 Grant Task 2:
Assessment and mitigation of the vulnerability of r.c. existing buildings) is gratefully
acknowledged.
- 245 -
9 REFERENCES
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buildings, Proceedings of the 11th European Conference on Earthquake Engineering, Paris, CD-
Rom proceedings.


- 246 -
Valutazione e riduzione della vulnerabilit sismica di edifici esistenti in c.a.
Roma, 29-30 maggio 2008
STUDIO DEL COMPORTAMENTO SISMICO
DI EDIFICI MONO-PIANO A TELAIO ASIMMETRICI IN PIANTA
Andrea Lucchini
a
, Giorgio Monti
a
, Sashi Kunnath
b

a
Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, Sapienza Universit di Roma, Roma,
andrea.lucchini@uniroma1.it, giorgio.monti@uniroma1.it
b
Department of Civil & Environmental Engineering, University of California at Davis,
Davis, California, USA, skkunnath@ucdavis.edu
ABSTRACT
Mentre il comportamento sismico elastico degli edifici asimmetrici in pianta stato
largamente investigato, rimangono ancora irrisolti significativi interrogativi sulla loro risposta
torsionale in campo non lineare. Il presente lavoro riporta i risultati di una serie di indagini
parametriche effettuate su edifici mono piano a telaio irregolari in pianta, che hanno permesso
di mettere in luce alcuni importanti trend di comportamento generali. In particolari i risultati
delle analisi presentati mostrano quanto la risposta torsionale degli edifici asimmetrici in
pianta sia influenzata dalla distribuzione delle resistenze delledificio, e come questa pu
essere facilmente caratterizzata attraverso il meccanismo di collasso delledificio che fornisce
la resistenza laterale massima nella direzione di azione del terremoto, ovvero dal centro delle
forze resistenti corrispondente.
PAROLE CHIAVE
Edifici asimmetrici in pianta, risposta torsionale, comportamento sismico non lineare.
1 INTRODUZIONE
Mentre il comportamento sismico elastico degli edifici asimmetrici in pianta stato
largamente investigato, sono ancora presenti significativi interrogativi sulla risposta torsionale
in campo non lineare. Anche se studi recenti hanno portato ad interessanti risultati, non c
ancora accordo su quali siano effettivamente i parametri che governano il loro comportamento
dinamico non lineare. Oggetto del presente lavoro di contribuire alla comprensione dei
meccanismi che influenzano il comportamento non lineare degli edifici asimmetrici in pianta,
per lidentificazione di tendenze di comportamento generali.
2 EDIFICIO TIPO ANALIZZATO
Il tipo di sistema oggetto delle indagini riportate nel presente lavoro, utilizzato per studiare il
comportamento sismico degli edifici irregolari in pianta, la struttura a telaio mono-piano
riportata in Figura 1. Il sistema presenta una pianta rettangolare, di dimensioni lungo i due
assi principali x ed y pari rispettivamente ad a e b, ed unaltezza di piano pari ad h.

Topic: MND FC IRREG MIX TAMP SCALE NODI BIAX PREFAB
- 247 -
Nelledificio lintera massa traslazionale M e rotazionale I
M
concentrata nel centro di massa
CM del diaframma rigido di piano. La resistenza laterale delledificio fornita da sei pilastri
uguali posizionati simmetricamente in pianta, caratterizzati da uguali valori di rigidezza
laterale k lungo entrambe le direzioni x ed y. In ogni pilastro le cerniere plastiche, nelle quali
sono ipotizzate concentrate tutte le non linearit meccaniche dellelemento, sono posizionate
alle due estremit, e sono caratterizzate da un comportamento costitutivo di tipo rigido-
plastico. Per ciascun i-esimo elemento resistente lo snervamento definito da una superficie
di interazione M
x
-M
y
circolare, ovvero da una forza di snervamento f
i
uguale a
, ,
2 / 2
x yielding y yielding
/ M h M = h .
M
I
M CM
f
x,i
= f
i
f
y,i
= f
i
snervamento
superficie di interazione
f
x,i
= f
i
f
y,i
= f
i
k
elemento i
M
I
M CM
f
x,i
= f
i
f
y,i
= f
i
snervamento
superficie di interazione
f
x,i
= f
i
f
y,i
= f
i
k
elemento i

2@b/2
2
@
a
/
2
=
b
/
2
telaio 3 telaio 2 telaio 1
y
x
CM CS
u
y
u

telaio i
h

Figura 1. Telaio mono piano oggetto dellindagine.
Nello studio il sistema eccitato da unazione sismica agente nella sola direzione y. Lo
spostamento traslazionale u
y
e la rotazione del diaframma rigido di piano u

prodotta dalla
componente y del sisma, sono quindi i due soli gradi di libert del sistema.
La risposta dinamica delledificio descritto governata dalla seguente equazione di moto:
( ) ) (t a
g
Mr R u C u M = + + & & &

dove il vettore dello spostamento di piano, sono i corrispondenti vettori
di accelerazione e velocit, il vettore contenente le deformazioni degli elementi
resistenti (con L matrice di trasformazione spostamenti-deformazione), sono le matrici
delle masse, dello smorzamento e delle forze di richiamo, ed
{
T
y
u u

0 = u } u u & & & ,
Lu =
R C M , ,
{ }
T
= r 0 1 0 il vettore
dinfluenza delleccitazione a
g
(t). La matrice di smorzamento viscoso, definita utilizzando il
modello di Rayleigh, stata valutata utilizzando una combinazione lineare
tan
K + M della
- 248 -
matrice delle masse e delle rigidezze tangenti. I coefficienti e sono stati fissati in modo
tale che lo smorzamento in corrispondenza dei primi due modi del sistema risultasse pari al
2% del valore critico.
Leccitazione sismica utilizzata nelle indagini laccelerogramma naturale registrato durante
il terremoto del Friuli (6 Maggio 1976), i cui spettri in pseudo-accelerazione ed in
spostamento S
a
e S
d
(corrispondenti ad uno smorzamento viscoso del 5%) sono riportati in
Figura 2.
0 1 2 3
0
0.5
1
1.5
2
T [s]
S
a

[
g
]
0 1 2
5
0
3
10
15
T [s]
S
d

[
c
m
]

Figura 2. Accelerogramma utilizzato durante il terremoto del Friuli (6 Maggio 1976): spettro in pseudio
accelerazione ed in spostamento S
a
e S
d
della componente forte registrata nella stazione di Tolmezzo.
Scalando laccelerogramma considerato sono stati ottenuti infine terremoti di intensit
crescente, che hanno permesso di valutare la variazione della risposta sismica degli edifici
studiati dal campo lineare a quello non lineare.
3 CASI STUDIO
Nelledificio mono piano prima descritto, variando la distribuzione delle masse, ovvero la
posizione di CM e i valori delle masse M e I
M
, si possono ottenere edifici caratterizzati da
differenti comportamenti elastici torsionali. In Figura 3, sono riportati i quattro diversi sistemi
M
1
, M
2
, M
3
ed M
4
, la cui risposta sismica stata oggetto dindagine.
Gli edifici asimmetrici considerati sono sistemi che presentano unasimmetria in pianta nella
sola direzione y, ovvero solamente nella direzione di azione del sisma. Il sistema M
1
un
sistema simmetrico di confronto, caratterizzato da una posizione del centro di massa CM
coincidente con quella del centro delle rigidezze CS. Le dimensioni geometriche b, a ed h del
sistema, misurano rispettivamente 10m, 5m, e 3m. La rigidezza dei singoli pilastri uguale a
1808.45kN/m, mentre la distribuzione delle masse caratterizzata da valori di M e I
M
pari
rispettivamente a 68.8kN/(m/s
2
) e 3000kN(ms
2
). I periodi T
y
e T

del modo disaccoppiato
traslazionale e rotazionale del sistema M
1
sono rispettivamente pari a 0.50s e 0.7s. I sistemi
M
2
, M
3
e M
4
, ottenuti dal sistema simmetrico spostando CM ad una distanza e
s
da CS pari al
10% di b, si differenziano fra loro per il diverso valore di I
M
, uguale rispettivamente ad 1.0,
0.6 e 0.4 il valore della massa rotazionale del sistema M
1
. T

, maggiore di T
y
nel sistema M
2
,
per effetto della diminuzione della massa rotazionale diventa rispettivamente praticamente
uguale e minore nel sistema M
3
ed M
4
. I valori dei periodi T
1
e T
2
e delle masse partecipanti
M
y,1
e M
y,2
dei modi accoppiati dei sistemi, sono riportati sinteticamente nella Tabella 1.
- 249 -
Torsionally Stiff System Torsional System
CM
Torsionally Flex System
f
y,1
=1.0f
f
x,1
=f
y,1
f
y,2
=1.0f
f
x,2
=f
y,2
f
y,3
=1.0f
f
x,3
=f
y,3
CR=CS
M
4
I
4
=0.4I
M
CM
f
y,1
=1.0f
f
x,1
=f
y,1
f
y,2
=1.0f
f
x,2
=f
y,2
f
y,3
=1.0f
f
x,3
=f
y,3
CR=CS
M
3
I
3
=0.6I
M
CM
Translational System
f
y,1
=1.0f
f
x,1
=f
y,1
f
y,2
=1.0f
f
x,2
=f
y,2
f
y,3
=1.0f
f
x,3
=f
y,3
f
y,1
=1.0f
f
x,1
=f
y,1
f
y,2
=1.0f
f
x,2
=f
y,2
f
y,3
=1.0f
f
x,3
=f
y,3
CM=CR=CS
M
1
I
1
=1.0I
M
CR=CS
M
2
I
2
=1.0I
M

Figura 3. Casi studio: sistemi caratterizzati da quattro differenti distribuzioni di masse M
1
, M
2
, M
3
e M
4
.
importante notare che gli edifici considerati sono stati definiti per rappresentare le tre
differenti classi di sistemi torsionalmente flessibili (M
2
), torsionali (M
3
) e torsionalmente
rigidi (M
4
), che comunemente vengono utilizzate nelle normative e nei lavori di letteratura
sugli edifici irregolari, per classificare i differenti comportamenti sismici degli edifici
asimmetrici in pianta.
Tavola 1. Periodi e masse partecipanti dei sistemi studiati.
Sistema M
1
M
2
M
3
M
4

T
1
0.69s 0.7s 0.58s 0.54s
M
y,1
100% 9% 36% 80%
T
2
0.5s 0.49s 0.47s 0.42s
M
y,2
0% 91% 64% 20%

In tutti i casi la resistenza traslazionale del sistema uguale a 6f, con f resistenza del singolo
pilastro, pari a 0.1