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Orizzonti limitati

marinai dacqua dolce


Orizzonti limitati
marinai dacqua dolce
In copertina Vikolocorto: Foto Luca Bandera
In IV di copertina lautore - Foto Cinzia Silla
alla mia zavorra
... galleggia quindi rientra nella categoria,
ma deve esserci stata una tangente ad Archimede.
Anonimo
Introduzione
Orizzonti limitati non un romanzo, il diario di bordo di Vikolocorto. 6 anni di divertimento, gioia, spensieratezza,
pochissimi momenti tristi, forse uno solo.
Prima di cominciare il racconto non mi rimane che ringraziare tutte le persone che hanno contribuito con il loro appor-
to indispensabile alla stesura di questo libro gli amici delle chat e dei forum, compagni epistolari che mi hanno convin-
to apprezzando sin da subito i racconti e naturalmente gli amici di lunga data che si sono divertiti con noi. Numerose
lacrime, soprattutto di paura, sono state versate sulla tuga di Vikolocorto, molte si sono congelate altre sono evaporate
ma di tutte rimasto segno. Cos come le piccole ragnatele che nel tempo sono nate dalle risa che hanno accompagnato
le nostre navigazioni.
Un sentito ringraziamento a tutti quelli che hanno aiutato o sono semplicemente saliti con sprezzo del pericolo su
Vikolocorto.
In ordine sparso: Cinzia, Valeria, Elisa, Massimo, Claudia, Paola, Mauro, Elena, Cristiano, Rossella, Franco,
Simone, Morena, Franco, Lorenzo, Nicola, Maurizio, Chiara, Lorenzo, Aldo, Angelo, Valerio, Anna, Adele, Giorgio,
Francesca, Edoardo, Luca, Stefano, Francesco, Francesco, Luca, Mauro, Paolo, Riccardo, Ketty, la Carmen, Beppe,
Anna, Emilio, Ignazio, Marek, Riccardo, Alessandra, Claudio, Alberto, Davide, Nicola, Delia, Marietto, Emanuele,
Beatrice, Massimo, Anna, Fabio, Marcello, Mattia, Sergio, Katia, Daniele, Claudio, Limo, Marco, Oszzert, Renata,
Francesca, Alessandro, Roberto e altri ancora che non ricordo o che si aggiungeranno mentre questo libro va in stampa.
Purtroppo molti sono stati incontri tanto intensi quanto effimeri. Un particolare ringraziamento a Laura e Freddy che
mi hanno scongelato tante volte e Massimo che non ha mai smesso di parlare del MIO viko al plurale.
Di molti avrei dovuto riportare non il nome ma il nick, perch tante avventure sono nate sui forum di vela, ma tant
per me sono pi amici cos; alcuni nomi li leggerete pi volte ovviamente sono persone diverse.
Nella lettura troverete molti buchi temporali, non perch Vikolocorto rimasto fermo ma perch non volevo tediarvi
oltremodo.
Alcune deginizioni ricorrenti sulla barca, descritta oggettivamente in seguito:
Quella non Barca questo il riferimento onnipresente di chi la vede in fotografia, ho perfino sentito dire costa
meno del materiale sfuso e ciliegina sulla torta preferisco vivere.
In fotografia sembra molto pi grande di quello che e di conseguenza ti aspetti cose che non pu fare. presto spiegato
con unaltra frase che Elisa ha pronunciato tempo fa Vikolo la barca di Harry Potter.
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Prefazione
Di Massimo Rei
Uno che la barca manco ce lha
Mi sono sentito molto onorato quando lautore mi ha chiesto di scrivergli la prefazione per questo libro.
In effetti lui la persona con la quale vado di pi in barca a vela. Ciononostante, ha dovuto attendere un
bel po di mesi per avere queste righe. Inizio raccontandovi qualche cosa di lui.
Stefano, chiamato Paddy da tutti compresa sua moglie, un velista peculiare. Questo perch unisce in
s sia la figura del marinaio con molte miglia sotto la carena, sia la figura di velista da banchina ovve-
ro quel personaggio che sa tutto di barche, che legge un sacco di riviste di vela, di libri di mare, che ha
vicino al wc i cataloghi di ship chandlers internazionali e produttori di attrezzature di coperta ed acces-
sori nautici, che partecipa attivamente in Rete a tutti i forum di vela dispensando consigli e istruendo
principianti o inesperti. Saccente, supponente, mai arrogante, sempre disponibile, accentratore e buon
organizzatore, armatore assieme alla sua gentil consorte meglio conosciuta come la zavorra di Vikolocorto
(Navikom Viko 20) e prima di Bimba (Cramar 599).
La barca, secondo lautore, un giocattolo che deve essere riempito di altri giocattoli e cos ad essa
sono state regalate una marea di modifiche, migliorie e optionals dal pannello solare, a nuove vele, pas-
sando per lelettronica di bordo e per le dotazioni di sicurezza e di comfort.
Il volume un excursus, un diario di bordo delle navigazioni dellautore con la sua famiglia e con gli
amici, seguito dal filo conduttore dellamore per la vela, per la natura, per lacqua dolce o salata che sia.
Ricordo infine che lautore anche lideatore e il promulgatore della Classe delle barche Viko prodotte
dal cantiere polacco Navikom, i cui armatori si ritrovano per scambiarsi esperienze sul sito www.vikoclass.org
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Perch
Lidea di Vikolocorto nasce dopo lesperienza fatta con Bimba, un Cramar 599 (vedi nota in chiusura di
questo libro).
Nel 1999 la nostra idea era scorrazzare sul lago Maggiore durante linverno e in estate spostare la barca
al mare. Da profani ci siamo limitati a considerare la carrellabilit delle imbarcazioni rispetto al codice
della strada (lunghezza, larghezza), senza pensare alle limitazioni di volume e peso imposte dal veicolo
trainante. Cos una barca di 1.100 Kg come il Cramar 599 trainabile da una berlina media a patto che
non si carichi nemmeno pinne e maschera e che il carrello pesi meno di 200 Kg!
Altro aspetto rappresentato dalluso intensivo che la mia famiglia ed io abbiamo fatto fino ad ora della
barca che giustifica l'acquisto di una imbarcazione nuova.
Bimba ci ha dato molte soddisfazioni, ci siamo divertiti e abbiamo sfruttato tutte le sue potenzialit. Ora
pur rinunciando a molte delle sue caratteristiche abbiamo deciso di provare, o mettere in preventivo, il
mare. Rinunciando a un po di abitabilit, alla stabilit delle barche con bulbo e (sigh) al motore entro-
bordo abbiamo trovato il Viko 20 che con i suoi 580 Kg realmente carrellabile e, soprattutto rientra
nel budget.
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Il Viko 20 Navikom
Vikolocorto un Viko 20 Navikom, di 550 centimetri di lunghezza. Importato in Italia da Anna Brovelli Nautica di Angera
nel 2005.
Barca in vetroresina, interamente controstampata e classificata inaffondabile. Il lay-out degli interni funzionale alla crocie-
ra, con 4 cuccette in due cabine, cucina, tavolo e bagno separato.
Esternamente riconoscibile per limponente baglio massimo e per lalta opera morta.
Larmo velico essenziale. Comprende una randa senza trasto e un fiocco al 100%, in alcune versioni presente anche un
gennaker armato su bompresso. Lalbero abbattibile la rende adatta alla navigazione sui laghi del nord Europa ed , anche
per il peso ridotto e la deriva mobile, facilmente carrellabile.
In navigazione si comporta bene, riesce a tenere un ottimo passo sullonda, rapportato al dislocamento, in grado di raggiun-
gere i 4 nodi di bolina agevolmente e in poppa con il gennaker li supera senza difficolt. Nonostante la deriva mobile la ridu-
zione di tela arriva tardi fino a 16/18 nodi si pu tenere tutta la randa anche in singolo, specialmente quando ci si abituati
allo sbandamento che allinizio spaventa un po.
Pregi:
Dislocamento leggero
Deriva mobile
Abitabilit interna, bagno separato
Albero abbattibile
Spazioso gavone a poppa
Difetti:
Pochi gavoni interni per la presenza
del controstampo
Attrezzatura di coperta minimale
Tambucio non scorrevole
Assenza trasto randa
Gavone a poppa non stagno
Dimensioni:
Lunghezza fuori tutto: 6,10 m
Lunghezza scafo 5,50 m
Baglio massimo: 2,45 m
Pescaggio: 0,28-1,10 m
Peso a secco: 580 Kg
Sup. velica: 18,6 mq
Altezza in cabina: 1,55 m
Albero: 7,20 m
Equipaggiamenti:
A seconda della versione e della nazione in cui
viene venduta gli equipaggiamenti variano il
Viko Navikom in versione standard compren-
de:
Coperta:
Albero in alluminio anodizzato con 1 ordine
di crocette
Boma in alluminio anodizzato con tesabase
e presa terzaroli interna
Sartie, strallo e paterazzo in spiroidale
e tensionatori
Candelieri inox con draglie in spiroidale
Rotaie fiocco in alluminio con regolazione
continua manuale
2 Winch ad una velocit per drizze e scotte
genoa
Passauomo a prua
Supporto motore
Scaletta bagno
Luce in testa dalbero
Interni:
Cuscineria
Lavandino con pompa elettrica e serbatoio
acqua da 20 lt
Illuminazione quadrato, cucina, bagno
Optional:
Anche qui alcuni sono forniti direttamente
dalla casa madre altri vengono proposti dai
rivenditori.
Supporto albero a poppa per trasporto o
navigazione nei canali
Bompresso
Avvolgifiocco
Lazy-jack e Easy-bag
Estensione cuccette prua
Vikolocorto oggi:
Gennaker - Nylon
Code0 - Dacron
Autopilota - Raymarine ST1000 plus
GPS - Garmin Colorado 300
Stazione vento - Raymarine ST40
Pannello Solare - 30 Watt
Frullone vele di prua
Motore con generatore - Johnson 6ho-4T
Riscaldamento - Origo ad Alcool
Impianto stereo - lettore Mp3
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Orizzonti limitati
3 giugno 2005
Vikolocorto arrivato!
Ieri (2 giugno 2005) siamo andati da Anna Brovelli a prendere possesso del nostro nuovo barchino. Installato il motore,
imbarcato tutte le dotazioni obbligatorie per il trasferimento ci siamo mossi verso il porto di Lisanza dove speriamo sia rima-
sto un posticino per noi.
A bordo mio fratello ed io, abbiamo mollato gli ormeggi verso le 11 e subito mi sono reso conto della differenza fra EB e FB,
oltre al fatto che il glorioso 2Hp in dotazione allo Zef non abbastanza glorioso per spingere Vikolocorto il FB molto sco-
modo da gestire e pi rumoroso.
Dopo pochi metri e grazie a una leggera brezza da Nord per fortuna possiamo dare vela, avvolgifiocco e easy-bag consento-
no di armare molto pi velocemente e in 1 minuto siamo gi sbandati al traverso e camminiamo anche bene. Spengo il moto-
re e comincio a stringere il vento. Subito Vikolocorto fa sentire il suo dislocamento leggero e parte come un missile fa anche
per sentire la mancanza del bulbo e sbanda di brutto, primo spavento, forse solo suggestione ci abitueremo.
Comunque bordo al traverso fino a Arona e poi poppa a farfalla verso sud, prima telefonata <dove siete, tutto bene>, secon-
da telefonata (mave) <sono dalla Brovelli ma siete gi partiti, ci vediamo in cantiere>, procediamo spediti intorno ai ?? nodi
(gi non ho pi il log) fino davanti alla Lega Navale poi di nuovo al traverso verso Lisanza per raggiungere lormeggio. Il
vento ci molla, come sempre in questo punto, ammainiamo la randa e avvolgiamo il fiocco (1 minuto), rimetto in acqua il
motore e via come dei missili accompagnati dalla nube dolio e dal rumore del glorioso.
Telefonata in cantiere per sapere dove ormeggiare, manovra perfetta, da manuale e con applausi, grazie! Alle 13, colpo di
campana e bevuta generale.
Marinai dacqua dolce
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6 giugno 2005
Barca nuova paga da bere
Ovvero come le impressioni migliorano con il tempo
Eccomi qui, non sono un grande scrittore e sicuramente non riuscir ad esprimere il misto di gioia e malcontento che
Vikolocorto ci provoca.
Barca nuova paga da bere e cos ho fatto, ma non di questo che volevo parlare.
Il titolo giusto Barca nuova che non sa di lago.
Quando siamo andati a vedere i Viko stato per gioco, a noi piace ogni tanto sognare, volevamo portare la nostra barchetta
al mare e Bimba non voleva e non poteva, volevamo una barca nuova senza quelle piccole magagne che ogni volta si presen-
tano quando hai 25 anni.
Ho cominciato allora a documentarmi sulle imbarcazioni che il mercato offriva: Etap, Benetteau, Jeanneau propongono
tutte un 20 piedi, ma anche se di sogni si tratta questi erano oltre ogni portata. Poi, come detto, ho visto i Viko e il sogno
arrivato fino al dormiveglia.
Gioved 2 giugno mi sono svegliato. Armato di motore (il glorioso), dotazioni e fratello ci presentiamo al pontile dove Vikolocorto
gi pronto e aspetta solo noi. Il responsabile del cantiere a bordo e cerca di cancellare ogni piccolo segno di sporco (gabbia-
ni di m...a). Saliamo a bordo e subito le mie scarpe lasciano due impronte in pozzetto sotto lo sguardo inorridito di Renata, mi
guardo intorno, tutto perfetto: le cime ben riposte sui Winch tutte con un bel colore vivo, la tuga non ha nemmeno un segno, il
tambucio in plexy tanto lucido che sembra una lastra di vetro, le vele, gi armate, sono bianchissime e con i segni delle pieghe.
Scendo sotto coperta per riporre lo zainetto, la cerata e i documenti e la zaffata mi assale, lodore di plastica, di vernice e di...
nuovo fortissima nemmeno su unautomobile dal concessionario cos presente. Forse perch una barca fatta veramente a
mano e qui si vedono lampanti i segni lasciati da chi lha costruita, mi guardo un po in giro, in un angolo si vede un graffietto
ritoccato (la fibbia della cintura del verniciatore?), sotto i cuscini un pezzetto di fibra di vetro, in bagno un pezzo di legno
dimenticato, nei gavoni non ci sono ragnatele, polvere, segni di umido, niente.
Usciamo. Il piccolo Johnson da 4 Cv un po anacronistico sulla poppa ma non si lascia intimidire e dopo 23 anni di servizio
e 2 di riposo forzato parte (veramente) al primo colpo, mossi da una fretta che sembra esorcizzare la possibilit di svegliarsi
molliamo gli ormeggi e schizziamo letteralmente avanti, Vikolocorto e leggerissimo.
100 metri massimo e issiamo le vele, rollafiocco (ricordarsi di aprire lo strozzatore del frullino), cerniera della sacca della
randa e su anche quella, con i carrelli sale che uno spettacolo, in 30 secondi siamo gi al traverso, anzi andiamo di traverso?
La deriva! Apro lo stopper e anche quella va al suo posto. Traverso, bolina, bolina stretta. Poi lasco e poppa, tutto normale
tutto facile non cambia nulla, solo le testate e le ammaccature su ginocchia e gomiti fanno capire che non c proprio un gran
feeling con la barca. Da riva cominciano a telefonare ed gi ora di rientrare, avvolgifiocco (figata!), randa che scivola nella
sacca senza colpo ferire e motore. Al molo una folla di persone ci aspetta manovra da manuale e Vikolocorto allormeggio,
visita di amici e parenti dobbligo e poi, per la prima volta, mi ritrovo solo sul mio Viko a... lavarlo (in tre giorni lo avr lava-
to 10 volte) una soddisfazione vedere il bianco rispuntare immediatamente sotto la spazzola.
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Orizzonti limitati
18-19 giugno 2005
Primo week-end in barca
Non era la prima volta per noi ma per Vikolocorto si!
Si deciso per che si poteva fare, mancava solo la batteria che stata installata in modo volante (ndr: ancora cos a set-
tembre).
Sabato di buonora (le 11) abbiamo caricato in macchina i nostri zaini, i sacchi a pelo, una tonnellata di generi di conforto e
ci siamo diretti alla volta del lago.
A mezzod eravamo gi in barca con tutte le vettovaglie caricate e pronti per il pranzo che puntuale si verificato con larri-
vo degli ospiti attesi. Nel pomeriggio, complice una leggera brezza, uscita con Marcello, Daniele e Valeria e brevissima sosta
alla spiaggia attigua per testare le possibilit di raggiungere i bassi fondali, ormeggiati in 30 cm dacqua fantastico!
Alle 17 concediamo ai bimbi una merenda speciale al bar, anche per riposare le membra cotte dal sole, subito dopo la truppa
ci lascia per il rientro a casa e noi rimaniamo soli a preparare Vikolocorto per la notte. Alle 19,30 siamo gi con le gambe
sotto al tavolo del Germagna e alle 21 pronti per la nanna, le bimbe ovviamente gasatissime non ne vogliono sapere, final-
mente alle 22 cedono alla stanchezza e si addormentano e subito dopo anche noi siamo tra le braccia di Morfeo nella cabina
di prua. Sistemazione: le bimbe nella cabina a poppa, noi a prua, zaini bambini ai loro piedi i nostri come cuscini. Nota: la
luce del quadrato molto forte, predisporre tendina per poppa o luci di cortesia per leggere.
La notte si baller un po grazie alle discoteche a lago e ai motoscafi che vanno e vengono, ma tutto sommato non si dormi-
to male.
Sveglia alle 7,30, in bagno a turno (s in bagno!) e poi colazione in pozzetto con brioches e succo di frutta. Alle 8,00 si sveglia
anche un leggero venticello da nord e decidiamo di uscire. Bimbi sotto per la manovra e in 2 minuti (cronometrati) siamo
fuori e con le vele a segno. Grande Viko! Bordo di bolina mure a dritta fino a Arona, virata e altro bordo al traverso fino a
Angera, strambata e giardinetto verso la Lega Navale di Arona per vedere se c Viking (non rilevato), in questultimo bordo
Vikolocorto si comportato al meglio e abbiamo raggiunto e superato un paio di barche, alle 10 il vento crollato come sem-
pre. Motore e alle 11 siamo nuovamente in porto, disallestimento della barca, pisolo (o tentativo) sul prato, pranzo da
Damino ad Angera e rientro a casa.
Devo installare il prima possibile la presa per laspirapolvere e il tendalino, ricordarmi di non manovrare MAI con la deriva
alzata. Complessivamente un buon test il Viko ha spazio sufficiente per noi 4. Il prossimo Week si replica.
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2-3 luglio 2005
Navigazione solitaria
Sembra incredibile, ho la barca sul lago da quasi 6 anni ma ancora non ero riuscito a fare una crociera degna di questo nome.
Da un luogo ad unaltro, programmare le tappe, rotte, verifica della meteo, ecc.
Il 2 e 3 luglio si presentata loccasione. Per incontrare alcuni amici conosciuti in internet era in programma una cena a
Monvalle. Ho chiamato il Circolo Velico Monvalle dove, si sono dimostrati molto cortesi, ho prenotato un posto al pontile
per la notte. Allultimo momento impegni improvvisi mi hanno privato dellequipaggio, ho deciso comunque di partire da
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Orizzonti limitati
solo.
Sabato 2
ore 11 Lisanza - attrezzo la barca per la navigazione, carico i
generi di conforto, controllo sulla carta le miglia da percor-
rere per decidere se e quando dare delle smotorate per arri-
vare prima del buio e installo un elastipilota per aiutarmi
nelle manovre.
ore 11,30 - lascio il pontile con una leggera tramontana e
comincio a bordeggiare verso lo stretto Arona/Angera.
Vikolocorto stringe bene il vento e lelastipilota fa il suo dove-
re al punto che posso lasciare il timone per brevi tratti.
ore 12,30 giunto al traverso di Angera il vento molla, prose-
guo a motore con un bordo verso Solcio per tenere di bolina
la leggera brezza residua, con questa andatura vela/motore
proseguo spedito fino a Solcio quindi viro tirando un bordo
verso Ispra.
ore 14,00 - sosta per bagno e pappa alla spiaggia del masso.
ore 15,00 - lappuntamento al porto delle fornaci a Ispra,
senza ridare vela per il vento completamente assente mi ci
dirigo.
ore 15,15 - il vento si ripresenta, questa volta gagliardo, apro
immediatamente il genoa, inserisco il pilota, che funziona
bene sotto vela mentre a motore piuttosto scadente, e isso
anche la randa, forse sarebbe meglio una mano.
ore 16,30 - al traverso di Belgirate avviene lincontro con gli
amici provenienti da nord, insieme bordeggiamo verso
Monvalle sempre con 6/8 nodi da nord.
ore 18,00 - ormeggio ai pontili con finger, bellissimo, doccia
aperitivo con i nuovi amici, e poi a cena.
Domenica 3 luglio
Ore 6,00 - sorge il sole, lo so perch il Viko ha una quantit
di aperture da cui entra la luce come se fossi ormeggiato sotto
i riflettori del Madison Square Garden.
NOTA: progettare delle tendine per tambucio e passauomo.
Ore 8,00 - girandomi e rigirandomi arrivo a questora quando
il vino e la birra della sera prima mi costringono a provare se il
Vikobagno funziona, lavaggio a bordo e poi colazione in poz-
zetto (succo di ananas, brioscine e Tuc aromatizzati alla pan-
cetta).
Ore 9,00 - anche i compagni di merende sono svegli, lavati e
mangiati. Purtroppo in cantiere mi aspettano e per me giun-
to il momento di partire, in pi il vento si gi svegliato e
non voglio perderlo.
Ore 9,30 - motore, aiutino per tirare fuori la prua dallor-
meggio, saluti, fiocco ancora in porto, su il motore e sono di
nuovo solo con Vikolocorto.
Appena fuori isso la randa, provo un paio di bordi per vede-
re quale rotta meglio tenere. Posso fare un unico bordo
fino a Solcio con il vento al giardinetto e cos faccio.
Ore 11,00 - al traverso di Ranco il vento molla di colpo (ma
leffetto venturi sul lago non funziona? Un fluido non dovreb-
be accelerare in una strozzatura?), motore.
Gi so che presto dovr rifornire quindi mentre procedo di
bolina finta con il motore al minimo e lelastipilota preparo
un imbuto con una bottiglia e gigotto lolio nella tanica.
Puntuale il litro e mezzo di serbatoio finisce e per la legge di
Murphy si presentano immediatamente tre aliscafi, un vapo-
retto, 75 ferri da stiro a sollevare onde da ogni dove, riesco a
rifornire ma purtroppo qualche goccia finisce a lago, sullin-
quinamento non transigo, tengo molto al nostro lago quindi
devo trovare una soluzione per le prossime volte.
Ore 12,30 - sballottato da ogni dove per il moto ondoso dei
motoscafi. Dovrebbero andare al mare, molto pi bello,
divertente, ha tutti i pregi del mondo, si vede che il lago gli
sta stretto e in pi non dovrebbero continuare ad evitare quei
rompiballe con le barche a vela.
Ore 12,45 - Stremato giungo al pontile, ormeggio da manua-
le. Rassetto la barca e vado a salutare gli amici che nel frat-
tempo sono arrivati da Milano. Pranzo al Germagna con
loro e poi a casa a divanarsi.
26 novembre 2005
Navigare al gelo
Sabato alle 10,00 ci siamo ritrovati a Lisanza Cinzia, Paola, Daniele ed io. Il progetto prevede una lunga fino a Belgirate e
oltre; navigazione non da poco per il periodo. Il tempo clemente, nel senso che non nevica, la barca per completamente
congelata.
Tolto lo strato di neve e stivato in cabina le nostre sacche voluminose, mentre preparo la barca lequipaggio si cambia indos-
sando gli indumenti artici.
Lasciamo il porto a motore per lassenza totale di vento, subito ci portiamo a centro lago per evitare le insidiose secche che il
lago basso mostra ogni dove.
Raggiungiamo Ranco e lappuntamento con gli altri verso le 11,00, chiamo con la radio che conferma la scarsa qualit dichiarata
(dovremo pensare ad un altro standard per le segnalazioni radio), per sicurezza lancio comunque il segnale convenuto (2 squilli di
tromba) che eccheggia nelle valli circostanti mettendo un fuga stormi di papere e gabbiani.
Poco dopo anche Daniele esce e con lui una leggera tramontana, issiamo e ci lanciamo verso nord, subito il Deateti fa vedere
che in effetti il 12 novembre era stato tenuto a freno (una regata a due di cui non faccio menzione in questo libro) e ci lascia al
palo stringendo meglio e pi velocemente. Solo allultimo bordo grazie allestrema perizia nella regolazione delle vele e nella
rotta riusciamo a raggiungerlo, ma ormai Belgirate e davanti a noi e dobbiamo ammainare per fermarci al solito posto per le
canoniche abluzioni e aperitivi.
Quella volta cero anchio
Gioved: Ma siamo sicuri?
Venerd: Ma siamo proprio sicuri?
Sabato mattina ho ancora qualche dubbio, ma ormai tutto pronto e poi, che diamine, non far poi cos freddo. E invece
si!!Passiamo in stazione a raccattare Daniele e poi via, verso il lago. In cantiere ci aspetta Paola, provetta marinaia ed esper-
ta della navigazione nei climi polari, che si presenta in tuta da sci. Questo avrebbe dovuto farmi nascere qualche sospetto,
ma ormai decisa non mi lascio intimorire. Il Paddy appronta il natante, carichiamo provviste di ogni genere, mi caricano a
bordo (non sono per lesattezza un marinaio esperto....anzi proprio per niente) e via che si da motore perch di vento non se
ne parla.
Premetto, di tutti i partecipanti alla gita conosco solo Paola e naturalmente il buon Paddy (lho sposato!).
Tutti belli imbacuccati chiacchierando chiacchierando ce ne andiamo in su, verso lappuntamento con tale Daniele a Ranco.
Rivelatisi inutili tutti i tentativi di contattare via radio i nostri compagni di uscita (le nostre Brondi forse non sono adatte allo
scopo), passiamo al piano B e con le dita nelle orecchie......POOOOOP POOOOOP, dal rumore sembriamo una petroliera!!!!
Ed ecco puntuale al nostro richiamo vediamo muoversi la punta di un albero da dietro il muro del porto e dopo pochi minuti
spunta questaltro Daniele con a bordo un amico (che mi perdoner ma non ne ricordo il nome) e di comunissimo accordo deci-
diamo di puntare Belgirate per una sosta aperitivo-bagno-scongelamento.
Ridiamo motore, ma ecco.......un timido refolo daria. E vai!! Non sar un velista, ma mi piace andare a vela, quindi alla
domanda del comandate che ne dite mettiamo le vele? la risposta unanime ed entusiasta certamente!. Almeno - penso io
- prendiamo freddo per qualcosa!
Quindi traaack! Molla qui, libera la, cazza quella, tira su quellaltra ed in un batter docchio eccoci li con tutte le vele spiega-
te a ciondolare sullacqua perch il vento del lago Maggiore ti prende per il ... naso!
Vabb, un p di pazienza ed il vento torna, forse anche troppo in alcuni momenti, comunque si v bene. Daniele, che era
rimasto un p indietro perch ci ha messo un p di pi ad armare le vele (visto che ho imparato qualche cosa anche io?), in
un batter docchio ci riprende e ci lascia pure li. Gasp, che fare? Il comandante allora con un attento gioco di vele ed una fine
strategia di gara.....accende il motore e lo raggiunge!!!!! Che ridere! Il povero Daniele rimane completamente sbalordito per
la performance della nostra barchetta, finch non si accorge ....dellaiutino!!!La realt che eravamo ormai pi simili a dei
filetti di platessa Findus che a dei poveri sapiens e quindi abbiamo deciso di accorciare i tempi per il bar. Finalmente arriva-
ti, ormeggiamo, saltiamo fuori dalla barca e ci avviamo verso il tanto agognato bar, che dopo il freddo in barca sembra un
forno ventilato alla massima temperatura. Cavolo mi si appannano gli occhiali!
Marinai dacqua dolce
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Scongelati, grazie al calore del bar, ma soprattutto al negroni, torniamo alle barche per il pranzo. Tutti su Vikolocorto, cos
stiamo tutti vicini vicini e patiamo meno il freddo. Siamo in 6, ma ci starebbe pure il 7. Grande Vikolocorto!!! Il pranzo
viene spazzolato in un batter docchio, anche perch la nostra vivandiera (si pu dire?), Paola, veramente veramente
brava e il vinello si lascia bere senza protestare; poi caff e ammazzacaff.
Sono gi le 15. Bisogna rientrare perch presto far buio, f sempre pi freddo ed i nonni a cui ho lasciato la figliolanza
saranno ormai sullorlo del suicidio. Peccato il tempo passa in fretta quando ci si diverte e la compagnia buona.Togliamo gli
ormeggi ed io, fiera della mia stoica resistenza alle intemperie dimostrata allandata decido che per il momento pu bastare,
quindi rimango in cabina e decido di testare la cuscineria. Schiaccio un pisolo!
Al mio risveglio, la barca che viaggiava di conserva alla nostra ci sta salutando, perch loro, quasi arrivati a destinazione
decidono di fare due bordi, mentre noi ancora lontani dal nostro porto dobbiamo proseguire. Sar il vinello in circolo, sar il
vento in poppa di cui sento parlare, sar che sono mezza in cabina, ma mi pare faccia meno freddo, quindi dalla mia postazio-
ne riprendo attivamente e con nuovo vigore a chiacchierare con i miei compagni di viaggio.
Ormai sta facendo buio e quando arriviamo in cantiere sono circa le 17. Ormeggiamo, scarichiamo i bagagli, scaricano me
(sono rimasta quella che sono), si chiude la barca e via di corsa verso il riscaldamento delle nostre auto.
Baci e abbracci, ci si rivede alla prossima.......splendida-gelata giornata in barca.
Larmatore
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Orizzonti limitati
6 marzo 2006
Ho dato una mano
Gioved ho chiamato in cantiere e ho chiesto se sabato potevamo varare la barca. Hanno nicchiato un po, periodo di sci
questo e i cantieri sono pi o meno chiusi, per poi mossi a compassione hanno accettato.
Sveglia alle 6,45, doccia e via. Alle 8,30 sono in cantiere, saluto Mauro (il gruista), Vikolocorto gi sotto la gru, prendo le
fasce e le faccio passare sotto la carena e poi comincio a guardarlo con labbro tremante e occhio lucido. C vento da Est (al
traverso sul lago) una leccornia! Accende la gru e la lascia scaldare, ALLORA! Se cala il vento ti sbrano!
Il bilancino sale, lo scafo lascia le culle, sale di pochi centimetri e comincia a spostarsi verso lacqua. Ho la lingua felpata, ma
appena tocca la salivazione riprende. Sfilo la barca dalle cinghia, saluto, salgo a bordo, riaggancio il paterazzo, non mi preoc-
cupo nemmeno che il motore sia rimasto fermo due mesi, metti che non parte che faccio non esco?
Abbasso la deriva apro il fiocco ed esco a vela.
Intanto che procedo riattacco il paranco di randa, vang, scendo sotto a mettere il giubbotto (grazie Paola e Marco) e accen-
dere il windex. 10 nodi! Non mi ricordo quando li abbiamo avuti lultima volta. Cerniera e fuori la randa. Il Viko si sdraia
come al solito, ma subito orzo e riparte con i parabordi che rimbalzano nellacqua (voi vi sareste fermati a toglierli?). Esco
dal riparo della baia e il vento sale, il wind segna 14/15 non d la direzione (devo calibrarlo, dopo per) stringo ancora, arre-
tro un po il carrello del genoa. Fuori dalla punta il vento salta i soliti 30, sono al traverso lasco un po fisso il timone e la
lascio andare. Ad Angera strambo e vado a vedere se i leghisti (quella della lega navale) sono arrivati, nessuno. Dormiglioni!
La diversione mi ha portato sotto vento e lapparente nelle raffiche arriva a 18, li regge ancora per sono troppi per per navi-
gare rilassati. Prendo una mano e comincio a risalire con la prua che mi regala anche qualche spruzzo dacqua (dolce).
Marinai dacqua dolce
15
1 maggio 2006
Lisanza - Intra - Lisanza
Tre giorni di sole, lago, vento, pioggia. Tutto insomma!
Quando si organizza qualcosa insieme ad altre persone spesso ci si sente responsabili della buona riuscita, cos sabato matti-
na quando il tempo si mostra molto pi clemente di quanto gli esperti avevano paventato lanimo pi sollevato.
Verso le 10 saliamo in barca con tutta lattrezzatura per una tre giorni con bambini. Questo vuole dire sacchi a pelo, stufetta,
succhi, caramelle, tonnellate di giocattoli, computer per i cartoni, ecc. Rizziamo tutto e molliamo gli ormeggi, grazie allat-
trezzatura Easy del Viko ogni preparazione alla vela pu essere fatta in navigazione. Lidea della sVikolata originaria si
un po persa, rimane per lo spirito e cos lappuntamento a Belgirate con il Trombo e salendo verremo raggiunti da
Mattuan che partir solo verso le 15, ma forte della sua velocit ci raggiunger prima dellarrivo a Intra.
Alle 11 il vento assente e cominciamo a smotorare, in breve tempo passiamo Angera e con essa la zona delle calme tropica-
li. Prima lapparente cala impercettibilmente poi arriva a zero e finalmente inizia a segnare da poppa. Ai nostri 5 nodi se ne
aggiungono altri 3 il momento di issare le vele, andiamo al vento e con una veloce manovra la randa a segno e vista la
direzione del vento esce dal suo sacco anche il gennaker.
Le bimbe sono stupende come sempre, salvagente alla piccola e tutta la famiglia si porta a prua ad ammirare il panorama da sotto
la velona azzurra. In 1 ora e 40 minuti siamo a Belgirate dove il Trombo ci aspetta per il pranzo. 10 minuti di circlyng aspettan-
do che un motoscafo se scosti e ci lasci il posto al pontile e siamo ormeggiati allinglese.
Qui conosco un nuovo amico lamico Frizz, velista esperto, skipper di professione, lacustre di adozione, montagnino di
nascita e profondo conoscitore delle tematiche inerenti i pranzi al sacco; se ne esce con una serie di formaggi e salumi spetta-
colari. Quasi mi vergogno a esporre la mia caciotta e i prosciutti in vaschetta. Meno male che la birra che ho portato fresca.
Caff al solito posto e alle 15, sotto minacce di temporali vari, diamo vela. Mattuan appena partito, ma viaggiando con
medie sopra i 6 nodi, ci raggiungeranno al traverso di Intra.
Il vento salito fino a 12/15 nodi lascio quindi perdere il gennaker e, per facilitare il riposino delle bimbe, prendo anche una
mano. Comunque viaggio a 4,5 nodi e quindi inutile forzare. Il Trombo si diverte a superarci, risalire di bolina e tornare a
raggiungerci, Mattuan si comincia ad intravvedere a poppa.
In un batter docchio siamo in vista del porto, il sole sta calando e la stanchezza comincia a farsi sentire, la voce amica di
Beppeg chiama al telefono e ci indica quali ormeggi ci sono stati assegnati. il mio primo atterraggio con il Viko non nascon-
do che sono un po emozionato, mi allineo con limboccatura ed entro. La calma del porto ci avvolge subito e la figura rosso
vestita ci indica dove attraccare. Ormeggio quasi da manuale e subito vado con Beppeg ad aiutare gli altri nellormeggio.
Alle 19, espletate le formalit, con una serie di aperitivi, ammazziamo il tempo aspettando gli amici che arriveranno via terra.
Cena semplice ma fantastica nel bar del porto e a mezzanotte... tutti a ballare! Ci becchiamo infatti una notte con vento di
traversia e saltiamo letteralmente tutta la notte.
Al mattino spossati ma comunque contenti facciamo colazione e partiamo. La meteo non delle migliori e preferiamo per
una rotta pi tranquilla verso le isole e Feriolo rimandando i castelli di Cannero ad unaltra volta.
Mattuan e noi ci dirigiamo verso isola Madre per aggirarla e fare due fotografie il Trombo tenendosi sotto Verbania dirige
direttamente a Feriolo, il vento, intorno ai 10 nodi da SE nel golfo entra nel golfo in modo ottimale per farci fare un lasco
fino alle isole e poi poppa piena, e Vikolocorto con Cinzia al timone da il meglio di se. Sosta per il pranzo ai pontili che sono
stati appena installati.
Si fa tardi, il vento sul naso e ho poca benzina. Parto quindi prima degli altri che con le loro barche pi grosse non avranno
problemi a raggiungermi. pioviggina e fa freddo la famiglia si accuccia sotto i sacchi a pelo e io mi attrezzo per una lunga
navigazione solitaria. Il Trombo e Mattuan intanto ingaggiano una sfida di bolina che vedr il primo prevalere. Alternando
motore e vela raggiungiamo Monvalle dove lasciamo il primo partecipante alla sua boa e proseguiamo solo a motore perch
il vento calato molto, Mattuan invece continua a risalire di bolina.
Verso Ranco Cinzia mi da il cambio per una mezzora, ma ormai il grosso fatto. Attracchiamo a Lisanza dopo 4 ore di navi-
gazione durissima, rassettata alla barca, assistenza allormeggio di Mattuan che nel frattempo arrivato e via al Germagna
dove una colossale fiorentina ci aspetta come premio. Alle 21 siamo gi belli che cotti, Paola ci lascia per tornare a casa e noi
ci prepariamo per lultima notte in barca. Proviamo anche a guardare un film, ma la tranquillit del lago e la pioggerella che
tamburella sulla tuga...
Lascio per ultimi i ringraziamenti a Beppeg che ci ha accolto nel suo porto organizzando splendidamente gli ormeggi e
soprattutto la cena.
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Orizzonti limitati
2 ottobre 2006
Camicie Rosse
Non mi piacciono le regate, non ci sono tagliato, ma non farne nemmeno una col Viko, nemmeno una per gioco.
Cos ho scelto la Camicie Rosse dove di solito c un po di vento perch il viko predilige i venticelli sostenuti.
Salpiamo alle 7 come previsto la sveglia ci trova gi pronti e gasati per limminente sfida. Lobiettivo. Non ultimi e non fuori
tempo massimo, sono circa 8 miglia in due ore possiamo farcela e se il vento sar sostenuto qualche barca in difficolt la
metto dietro sicuro. Rotta 310 nella nebbia brumosa, nessuna barca in vista, ma noi siamo partiti per primi. Mentre faccia-
mo colazione spunta anche Mattuan che per risparmiare il motore ci aspetta, a seguire un gommone con al traino un missile.
A Ranco il lago si pare e nella nebbia che il sole stentato sta diradando, cominciano a spuntare le altre barche. Siamo a
Belgirate inesperta anatra fra aggressivi rapaci fatichiamo persino ad accostare alla barca giuria, pochi credono che siamo li
per iscriverci, poi finalmente uno spiraglio, accostiamo. La signorina pi tardi mi telefoner perch ho dimenticato il numero
velico, non lho gli ho risposto, forse sar meglio inventarne uno per le prossime.
Stefano mi ha detto da regatante esperto stai vicino alla linea perch a Belgirate non c preavviso e i segnali non si vedo-
no bene. Noi siamo al largo con il gennaker quando vediamo partire tutti in bolina, accendo il motore e mi fiondo sulla
linea, partiamo penultimi dietro di noi solo un Meteor che con le sue belle e grosse vele ci superer presto, far la regata
su di lui mi dico. Sul primo bordo a destra subito evidente che il loro genoa non gli consenti di fare la mia stessa prua e
cos prima scadono sottovento e poi son costretti a virare, noi dietro ovviamente. Cos fino alla boa quando con un bordo
spaiato riescono ad infilarsi davanti, ma noi con il gennaker siamo pi veloci nellissata e riusciamo strambando a pren-
derci il bordo verso costa. Filiamo come fulmini, salame, bonarda, uno zuffolo e in un attimo siamo alla seconda boa,
davanti questa volta, ammainata veloce e si riparte mentre i primi cominciano a tagliare il traguardo. Il nostro avversa-
rio li e si prende lui la costa, ma questa volta mi sembrato che il vento girasse e quindi ho preferito tirare un solo
lungo bordo ad uscire. In boa siamo davanti, non tanto, ma davanti. Mentre ci prepariamo allultima sfida di poppa, che ci
potrebbe vedere perdenti perch lo spy poggia molto di pi e il vento salito, prima dellultima virata li vedo armare il
tangone con la scotta sotto, chiamo i compagni e gli dico di godersi la prossima virata. Detto fatto genoa a collo e layline
persa, passiamo primi sulla boa e di nuovo ci riprendiamo il lato migliore. Vedendoci cos avanti, rinunciano. Arriveranno
spi a vele bianche. E noi in tempo, anche in avanzo, non ultimi e con dietro una barca decisamente migliore del Viko.
Grazie a Lorenzo e Cristiano che hanno mantenuto lattenzione sulla gara nonostante io cercassi di distrarli in continuazione.
Marinai dacqua dolce
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11 novembre 2006
... e ci hanno pure fermato i Carabinieri
E te credo eravamo solo noi e loro sul lago questoggi, li abbiamo incrociati alla partenza ci hanno inseguito e, nonostante la
nostra impressionante velocit, raggiunto.
Previsioni ottime, sole, temperatura mite e soprattutto Windcerker visualizzava linverna gi la mattina prevedendo poi una
netta inversione verso sera. Perfetto per veleggiare.
Arriviamo in barca alle 9, il lago invisibile per la nebbia, ma viste le previsioni appunto decidiamo di partire fiduciosi sosta
veloce al benzinaio di Angera e via verso nord obiettivo le isole. Poco dopo Ranco, mentre lequipaggio, fresco di patente o in
preparazione discute animatamente di regolamenti della navigazione notiamo che il rilevamento di una pilotina blu non cambia,
poco male abbiamo precedenza.
Quando accendono i lampeggianti e ci intimano lalt cominciamo a capire, in 6 anni mai mi era capitato, ma del resto siamo
solo noi e loro sul lago. Documenti e domande di rito, cortesi e professionali ci lasciano subito andare domandandoci se un
trasferimento alla risposta andiamo alle isole scuotono la testa. In effetti del vento promesso nemmeno lombra e anche la
nebbia se possibile sembra aumentare.
Sosta quindi a Belgirate, bicchiere per scaldarsi al solito posto e pranzo al pontile. Salame, torta salata con patate e spina-
ci, pane fatto in casa con enormi quantit di porco e un ottimo bonarda.
La navigazione si conclude con il giro delle isole, con veloce sosta al barcone spazzatura dellisola Pescatori, rientro rasenti
allEremo.
Da qui in poi la faccenda si complica.
La nebbia sale e noi commettiamo il primo errore scambiando la rocca di Ispra per Ranco, questo errore sar fatale per lat-
terraggio, correggiamo la rotta e doppiamo Ranco con una mezzora di ritardo. A questo punto il sole tramontato e comin-
cia a fare veramente buio, la luce in testa non funziona ovviamente e ne attrezziamo una di rispetto anche se il lago a tal
punto deserto che il rischio di abbordo nullo. Doppiamo Angera alle 17,30 con le luci della citt che ci guidano finiamo il
caff e gli ultimi cordiali, poco oltre.... il nulla! Non una luce in vista, la nebbia copre lintero fondo lago solo Arona, la
Lega e il campeggio sono visibili, nessuna traccia del nostro approdo e men che meno delle secche che lo precedono. Tenendoci
a centro lago proseguiamo fiduciosi nel fatto che prima o poi riusciremo a triangolare Arona con Il paese di Lisanza e calco-
lare la rotta per latterraggio. Infatti, tra studenti, patentati, armatori e signore fiduciose nelle nostre capacit tanto da spari-
re sotto coperta a dormire, riusciamo a doppiare le secche e ad effettuare un atterraggio perfetto nonostante il cantiere sia
completamente al buio, solo allultimo momento accendiamo il potente faro in dotazione.
Ormeggio da manuale, saluti, stanchi e felici.
Ah! Windfinder non ci azzecca un cavolo con le previsioni
18
Orizzonti limitati
16-17 dicembre 2006
Raduno di Natale - Associazione Velica Monvalle
Sabato 16 puntuale sono sotto casa ad aspettare il trasporto che ci trasler fino alle barche. Il cielo grigio e minaccia piog-
gia, ma non fa freddo. Dopo le soste di rito arriviamo alle barche e usciamo immediatamente per il trasferimento di 2 ore fino
a Monvalle.
Fino a Ranco spinti da 3/4 nodi che aiutano il motore, oltre il vento sembra salire e con manovre lacustri issiamo le vele. 20
minuti e ci molla, ci aspettano per il passaggio di ritorno e quindi nuovamente motore. Alle 15 ormeggiamo accolti dai
responsabili del centro nautico e dai nostri amici.
Sergio e Diego vengono riaccompagnati a Lisanza perch devono rientrare subito e non hanno nemmeno il tempo per fer-
marsi a mangiare io rimango purtroppo solo soletto in barca ad aspettare. Mi consolo scaldando del caff (troppo caldo
dovr raffreddarlo con la grappa), sbocconcellando un panino con la mortadella che lequipaggio di H2O mi offre gentil-
mente.
Cos trascorre serenamente il pomeriggio con i piedi sulla stufetta un buon libro e musica. Mentre sulla tuga picchietta la pioggia.
Verso le 19 arrivano tutti, prepariamo per la cena che si svolge serenamente nel miglior spirito dei lagonauti sparlando degli
assenti e prendendoci per il culo a vicenda, nulla di serio verr detto. Alle 24 a nanna.
Domenica 17
Ore 8 la sveglia anticipata di pochissimo dalle urla dei velisti che si ammassano nel piazzale, sporgo la testa dallobl e...
non vedo nulla! Tutto ammantato da una coltre di nebbia fittissima. Colazione, abluzioni scendo per sentire cosa dice il
comitato. Usciamo lo stesso.
Ore 9,30 tutti a ciondolare in mezzo al lago attorno alla barca giuria, lanci di panettoni, scambi di brindisi, cioccolata calda,
grissini con formaggio affumicato, Franz che, come un incrociatore, si muove fra le barche scattando foto a pi non posso...
Ore 10,00 il malumore serpenteggia tra le file.. il capo di stato maggiore dice:
- tentiamo una sortita
- vado io! Franz si lancia verso nord alla ricerca del vento
Ore 11,00 lavamposto avvisa che il vento sta arrivando, subito i giudici suonano i 5 minuti, srotoliamo/issiamo le vele e ci
disponiamo alla partenza al segnale del minuto sono ben piazzato mure a dritta in boa a circa... 3 metri dalla linea, partiremo
perfetti! 3 metri in 2 e 58.
Ma la regia la sa lunga e poco dopo il vento si distende sul campo di regata, subito ci accorgiamo che rimanendo al largo
siamo avvantaggiati sul grosso del gruppo che si mosso verso la costa, la vena si stringe e ci lanciamo come beluga allinse-
guimento. Bordo tirato fino alla Lay Line e poi dritti in boa incrociando i maxi sotto spy. Raggiungiamo la boa in buona posi-
zione in vantaggio sul nostro diretto avversario, viriamo con una lunghezza di vantaggio fra gli scossoni dellattrezzatura i
cigolii del sartiame con un occhio a controllare che il gennaker non finisca nelle sartie di chi ci sta sottovento.
Facciamo una buona velocit purtroppo la prua ci penalizza, rimanendo concentrati le proviamo tutte per tenere il passo, ma
lo spy e la maggior superficie velica dellAvventura ci costringono a lasciargli il posto allarrivo per meno di 2 minuti.
Poco dopo arriva anche Melchiorre e la mia cara Zavorra.
La giornata si conclude con il brindisi nella sede dellAVM: vino, spumante, panettone, pizzette, pat e... polpette al sugo.
Le ultime 2 ore per il rientro passano veloci, ormai affiatati con il mezzo, terminando le briciole del panettone e con gli ultimi
vagiti della bombola riusciamo a farci anche un caff.
Allormeggio ci aspettano Paola e Luciano che ci hanno gentilmente riportato la macchina.
Marinai dacqua dolce
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11 marzo 2007
Prima uscita con Gino Pilotino
Sempre di domenica, in questo periodo il sabato impegnato per altri progetti, e questa volta da solo o meglio io e Gino che
di cognome fa Pilotino.
Usciamo di buonora con lintento di provare la sua capacit a tenere la rotta, alle 9 si alza una leggera inverna e il program-
ma viene rivoluzionato. Preparo le vele, armo il gennaker lasciandolo avvolto sulla coperta a si parte.
Gino bravissimo tiene la barca in rotta come se lavesse sempre fatto, anche sulle onde dei motoscafi. Solo quando Vikolocorto
sbanda oltre un certo limite, da solo con il gennaker non senza apprensione un paio di volte ho bagnato la falchetta, la busso-
la del pilota va in crisi, si blocca e non impedisce la straorza. In bolina nessun problema la barca raddrizza e il pilota ripren-
de il potere, con il gennaker prima di qualsiasi reazione siamo sdraiati.
In ogni caso andiamo avanti a virare e strambare per il gusto di farlo, senza meta, fino alle 11 quando il richiamo della fami-
glia si fa sentire e rientriamo.
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Orizzonti limitati
18 marzo 2007
Notturna
Ieri stata una giornata stupenda. Tramontana dalle 11 che ci ha spinto prima fino ad Angera e poi gi gi fino al fondo lago
(ho rivisto il Laser 4000 rosso) quando, verso le 12,30, calata per girare improvvisamente da sud spalmando il gennaker
sulle crocette.
Poco male, avvolto poggiato e riaperto ci siamo fatti unaltra sgroppata verso nord. Il Viko va che uno spettacolo, mettere
la falchetta in acqua, o avvicinarla, mi fa ancora un po paura, ma ogni volta il feeling aumenta, nessun problema di affiata-
mento con la pasta al sugo mangiata mentre Gino si occupava di tenere la rotta.
Non tutto. Come la solito ci siamo rilassati alla Locanda Germagna con una buona birra e un piatto di carbonara, verso le
10 gli amici ci hanno salutato e noi siamo andati a preparare la cuccia. Stufetta, musica, caff e grappa. A mezzanotte ho
messo fuori le scarpe, guardato un alto lanemometro girava.
Non ho battuto il record, ma in 6 minuti secchi ero fuori con le vele a segno, lungo bordo nella pace pi assoluta (a parte le
giostre di Arona) fino dallaltra parte del lago, virata e bolina fino allormeggio. Stufetta e nanna fino alle 10.
Anche stavolta cero anchio
Sabato arrivo al lago verso le 17.30, gi sconvolta del mio, che si fa?
Ci si gira e rigira per un po, ormai sta calando la sera e, per non saper ne leggere ne scrivere, ci fermiamo alla locanda per un
breve e frugale pasto. Inutile dirlo, scatta laperitivo, la carbonara, un boccalone di birra e limmancabile cicchetto. Riscaldati
nel cuore e nellanima vero le 22.30 salutiamo gli amici e decidiamo di passare la notte in barca.
Far freddo? Attacchiamo la stufa? Meglio si che no!
Il buon Paddy, gi bello che spantalonato, si riveste ed esce ad attaccare la corrente. Subito si diffonde un gradevole tepore
che in pochi minuti si trasforma nel cosiddetto caldo torrido da deserto sahariano. Ok spegniamo la stufetta.
Facciamo un po di musica, io suono il piano e lui la tromba, poi verso mezzanotte il comandante apre il boccaporto per riu-
scire a respirare agevolmente, mette fuori il naso e dice C un po d'aria, usciamo? ed io, prendendolo assolutamente in
contropiede dico Certo, si pu veleggiare in pigiama?
Detto e fatto. Stacchiamo la stufetta e in 5 minuti siamo fuori dal porto. Fantastico, non c in giro nessuno (ovvio, quanti
sono i ..beep, che escono in barca a quellora?).
Una dolce arietta ci sospinge agevolmente nellaria tersa e frizzante della notte, le luci si riflettono nelle nere calme acque del
lago, lMP3 fornisce dolci melodie, la grappa ci riscalda e le membra, il Luna Park ad Arona Rompe le scatole a non finire
con la sua cacofonia di luci e suoni a volume impossibile.
Poi come in risposta alle nostre preghiere, gira il vento e porta i suoni del Luna Park lontano dalle nostre orecchie. Si sta
facendo tardi e comincia proprio a fare freddo.
Invertiamo la rotta e verso la una, rientriamo in porto. Assonnati e surgelati, attacchiamo la stufetta e ce ne andiamo a
nanna.
Bella esperienza e, anche stavolta, cero anchio.
Marinai dacqua dolce
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1 maggio 2007
Quattro svitati sul Viko
Venerd 27 aprile, la vigilia del gran giorno. Deciso, si fa, si preparano le sacche, la cambusa, i suppellettili e per completare
lopera il nostro comandante si aggiudica, superando un periglioso esame, labilitazione a far il lago per il lungo!!! Tutto
perfetto, nulla ci potr pi ostacolare.
Sabato 28 aprile, lalba del gran giorno, incontriamo il primo ostacolo, lequipaggio minaccia un ammutinamento scontento
per il piano della vacanza (Valeria non ne vuol sapere di fare 4 giorni sul natante). Democraticamente il comandante ed io
(armatore) prendiamo in esame le argomentazioni degli ammutinati e dopo lunga ed attenta disamina optiamo per fregarce-
ne totalmente, minacciando il recesso dallabbonamento SKY in caso di ulteriori recriminazioni. Tutti daccordo e felici (chi
pi e chi meno) partiamo alla volta del porto dimbarco.
Ore 11 siamo sul pontile, carichiamo le 8 tonnellate di mercanzia varia sulla barca e stremati ripariamo alla ormai ben nota
locanda per un pasto ristoratore insieme ad alcuni amici (Massimo e Claudia) giunti alluopo per sventolare i loro fazzoletti.
Dopo giusto ristoro, verso le 15 invogliati da una dolce brezza, ci stacchiamo dal pontile alla volta di Monvalle.
Giornata fantastica!!!!! Con un nobile spiegamento di vele su cui spicca imponente ed azzurra Jenny, un sole stupendo (cho
na tintarella da far invidia), lequipaggio ormai tranquillo e collaborativo filiamo via che un piacere!!!!!
Il comandante, avvezzo a far da solo, si smazza tutti i problemi della navigazione, la Vale se ne va a prua a prender il sole e
La Belva incomincia a saltellare a destra e a manca, cos, tanto per tenermi sveglia incomincia a sparare a raffica richieste, lei
non ha la modalit colpo singolo, no, solo a raffiche di 5-10 richieste alla volta, sa mai che riesca a starle dietro!!!! Cos si
attacca con ....ho fame, ho sete, ho sonno, mi fa mal la testa, mi scappa la pip, voglio scendere, voglio salire, pap posso gui-
dare, mi dai una corda per giocare, ho caldo, ho freddo...............voglio andar a prua dalla Vale! Aaaaaaaaaaargh!!!!!!!!!
Eccola l la richiesta da panico. Allora dai, dillo, vuoi piantare il primo chiodo nella mia bara!!!!!!!!!
Non che io sia una mamma particolarmente ansiosa, ma siccome non che sappia nuotare proprio bene bene bene, il con-
nubio bimba piccola-barca-lago profondo con acqua fredda, mi mette un filo di ansia. Accidenti, partiti da 30 minuti e sono
gi allaceto.
Ma ecco che il Paddy, in questo guazzabuglio, con calma serafica mi da il giubbotto salvamostro e mi dice Tranquilla, met-
tile questo e lasciala andare.
MA SEI FUORIIII??????
Faccio un po di resistenza e poi cedo, non poco in ansia, la includo nel giubbotto e partiamo alla volta della prua, con lei che
saltella felice ed io che la tengo per la maniglia. Incredibile, lesperienza la appaga, si siede tranquilla e ce ne stiamo belle pla-
cide per un paio dore la davanti tutte e tre a cantare le canzoni dellasilo e sparare col cannone da 12 libre ai motoschifi che
ci fanno le onde. Unico momento di agitazione: vola via il cappellino di Winnie the Pooh. Che tristezza, ci piaceva tanto!!!!
E Paddy???? Paddy timona, l tutto solo in pozzetto, ma secondo me ci si sta divertendo non poco anche lui!!!!
Intanto Jenny, sapientemente condotta dal nocchiere ci trascina in un attimo fin in quel di Monvalle, dove ritroviamo i
nostri amici che lasciati sul pontile a Lisanza, in quellattimo di tempo si sono visitati il museo dei trasporti (splendido per
altro) e ci hanno preceduto a destinazione.
Caspita! Sono gi le 18. Il sole ancora alto, quindi, dopo una manovra dormeggio a dir poco perfetta, noi signore e signo-
rine saltiamo a terra e andiamo a sgranchirci le gambe, mentre lo steward di bordo appronta per la sosta e la notte.
Questioni burocratiche non ci consentono di cenare presso la club house di Monvalle, cos il buon Luciano ci invita a cena
da lui in quel di Travedona Monate. Prima delle 19.30, ora in cui il nostro ospite ci dovrebbe prelevare (ma essendo fidanza-
to di Paola e da lei influenzato in materia di orari, non sar possibile), per un giro di telefonate con amici che sapevamo esse-
re al lago per quel ponte, la compagnia lievita (ci raggiungono Voom e............ oh mio Dio non me lo ricordo!!!!! Perdonami!)
ed alla fine lallegra brigata di 10 persone, ciascuno col suo contributo alla cena ed un buon motivo per far baldoria!!!! In
un attimo si fa mezzanotte e alla poco velata richiesta di Elisa di andare a dormire, la compagnia si saluta. Massimo e Claudia
ritorneranno a casa (sono ahim senza natante), mentre con gli altri lappuntamento per il giorno dopo, a una certora, da
qualche parte. Evviva i cellulari!!! Inutile dirlo, il sonno arriva allistante e 10 minuti dopo esser saliti in barca dormiamo
cullati dal silenzio e dal pigro respiro delle nere acque del lago.
Paraparaparap paraparaparap, svegliaaaaaaaaa!!!! 29 aprile, eccoci! Miiiiiii sono le 9 e mezzo!!!! Il sole gi alto, ma
laria frizzante. Ci alziamo, ma Paola e Luciano sono arrivati??? Noooo! Ok, facciamo colazione. Eccoli, presto che si va.
Seeeeeeeeee. Facciamo in tempo a far la doccia in 3, risaliamo in barca, ci prepariamo e molliamo gli ormeggi in contempora-
nea. Mi sa che oggi il vento non ci assiste un gran che, pazienza, si fa quel che si pu.
Eccoci l tutti belli felici e raggianti che navighiamo per lo pi a motore, che di vento se ne parla ben poco, a caccia dei rega-
tanti partiti proprio quella mattina da Laveno????? (sono una bestia coi nomi) per vedere come se la cavano Opl e Mave che
22
Orizzonti limitati
sappiamo parteciparvi. Li troviamo infatti puntuali nei pressi di una boa (non saprei quale, ma temo ce ne fossero diverse) che
ciondolano tristi ed accaldati senza neppure una bava daria. Peccato!!!! Saluti e divertitevi e viaaaaa che si riparte (sempre a
motore). Programmiamo una sosta pappa per lappetitosissssssssima insalata di pasta preparata da Paola, ma il vento, rispet-
tando la legge di Murphy, si presenta puntuale al momento del pranzo e, che vuoi fare, lasciartelo scappare?????? Non sia
mai!!!! Quindi, inghiotto a vuoto sognando la pasta e scendo in cambusa per vedere che si pu metter sotto ai denti. Fortuna
che abbiamo sempre paura di morir di fame e ci portiamo un mucchio di roba!!!!!
Salvati da Simmenthal, Tulip, pancarr e prosciutto, ci godiamo quel po d'aria che la giornata ci regala. Sentiamo anche
Voom, che a zonzo per il lago e ci diamo un puntello per la sera.
Primo pomeriggio, ci accorgiamo che il livello del reattore delle bambine giunto alla soglia critica, occorre un arresto demer-
genza. Sono circa le 15, siamo in giro dalle 10. Pu bastare. Volgiamo la prua a terra; si dice che a Pallanza vi siano dei pontili
a cui si pu ormeggiare. Palle! A Pallanza non c niente. Insomma, gira che ti rigira finiamo a Feriolo, stupendo paesino (gi
meta di un Pic-nic lo scorso anno), dove ci sono dei bei pontili nuovi, quasi tutti vuoti. Strano!!!!
Taaaaaac! Ormeggiamo in scioltezza, le bimbe schizzano gi dalla barca e filiamo dritte dritte a farci un mega gelato al baret-
to sul porto (il Paddy giace sfinito in pozzetto), dove per altro chiedo se sia possibile ormeggiare liberamente o con chi even-
tualmente bisogna parlare. Viene interpellato il Sig. Giuseppe saggio anziano della comunit, che dice non esserci problema,
tanto mica ci passate la notte e io dico, ma in effetti ce la passeremmo eccome. Ah ah ah ah ah.
Capir pi tardi il motivo di tanta ilarit. Porto un birra ghiacciata al marinaio, che nel frattempo s gettato nel lago (non
per la disperazione ma per rinfrescarsi), acchiappo teli da spiaggia, libro (per sedercisi sopra, non crederete che riesca a leg-
gere con i due mostri in giro) e vado con Vale e Sisa a giocare sulla spiaggia. Mi raccomando ci si bagna fino alle caviglie!!!
Si! E dico 1 e dico 2 e dico......... Vale non andar sotto in apnea e non affogar la Sisa!!!
Pazienza, fatto il bagno si asciugheranno al sole, rimaniamo ancora un po l a giocare, ma ecco che arrivano Paola e Luciano,
traac ormeggiano pure loro. Dopo neanche unora arrivano anche Voom e ............ :-) (non me ne volere), che essendosi fatti
(da soli per altro) una cattiva pubblicit sulle loro capacit di manovra, tirano fuori da tutti noi lanimo dellormeggiatore e si
ritrovano quindi con quattro personaggi pi o meno capaci a tentare daiutarli. Alla fine, con tutte le barche saldamente fissa-
te al pontile, ci facciamo due passi per il paese ed un meritatissimo aperitivo. Ma non finisce qui. Il cielo si rannuvola e quan-
do, tutti a bordo del Trombo, finalmente ceniamo, comincia pure a far freddo. Ci sono in giro dei temporali, si alza il vento e
c pure onda. Le bimbe vanno a letto e Paddy va su Vikolocorto con loro, mentre io conto di trattenermi con gli altri per un
giro di coca e rum. Per fortuna che la coca era calda e il miscuglio faceva pure un po schifo, altrimenti mi sarebbe dispiaciuto
parecchio abbandonare quasi subito la compagnia. Paddy chiama, guardo la nostra barca, sembra un cavallo indomato, sim-
penna, scalcia, salta; mi dice che le bimbe sono agitate, meglio se vado anche io. Certo che vengo, ma chi ci passa su quel cavo-
lo di finger (si scriver cos?) che si muove come un boa ubriaco col ballo di san vito largo 20 cm????? Fortuna che il viko
corto (lo dice pure il nome), le sartie sono vicine, le agguanto e salto su. In cabina veramente da paura. Il mio stomaco leva
subito una protesta, che rientra appena lo minaccio di digiuno per 2 giorni; riesco per fortuna a tranquillizzare le bimbe (spe-
cie la piccola) che dopo poco si addormenta... nella mia cuccetta, ovvio e adesso dove mi metto? Il nostro comandante anco-
ra fuori in pozzetto a controllare la situazione quando, verso la mezzanotte comincia ad acquietarsi la buriana. Riesco a metter
la Eli al suo posto e ora che tutto tranquillo anche il Paddy scende sottocoperta. Crolliamo come castelli di carte a Capo
Testa con 50 nodi di maestrale.
Viene naturale pensar che segua un tranquillo lasso di tempo dedicato al riposo, insomma che la giornata sia finita. NNNNO-
OOOOOOOOOO!!! Ore 01.30 (zerounopuntotrenta) suona il cellulare di Paddy. Ma chi ca.... macch cacch.... ma......
loro, si, gli omonimi intrepidi marinai Nic e Nicola si premurano di farci sapere che stanno bene e son giunti a destinazione.
Confesso, non che a quellora fosse una delle mie priorit. Vabb, finalmente di dorme.Zzzzzz
Luned 30. Sveglia ore 9. Cielo cupo, calma piatta. Per fortuna la giornata inizia sotto lottimo auspicio delle brioches fresche
che il mozzo andato ad acquistarci di buon ora (litigandosele per altro con il sig. Giuseppe del giorno prima). Scrocco un
zicco di caff a Voom e entro a pieno titolo nel mondo degli esseri viventi.
Accidenti, giornata fiacca, il cielo fosco smorza un po lentusiasmo, le previsioni danno pioggia nel tardo pomeriggio, quindi
decidiamo di non rischiare e mesti mesti rimettiamo la prua verso i porti di origine. Per un po procediamo in fila indiana a
motore (qui non ci batte nessuno), ma appena fuori dalle isole tataaaaa si alza un po daria e allora viaaa che si tiran su le vele.
Voom in un nano secondo scompare alla vista, mentre per un po teniamo testa a Paola, solo e unicamente perch le ci vuole un
po a scendere, recuperare, inferire ed issare la vela di prua. Fatto ci, neanche a dirlo scompare allistante.
Anche oggi, per il terzo postulato della legge di Murphy, il vento tiene quel tanto per farci saltare il pranzo e dopo, ma solo
dopo, che abbiamo acquietato i morsi della fame con i soliti panini e la simmental, ci molla, costringendoci a riaccendere il
motore. Naturalmente questo vale solo per noi, per la Voombarca e per la Melbarca di vento ce n ancora parecchio.
Pazienza!
Smotoran-smotorando ci avviciniamo ad Angera ed ecco che appare una vela noi nota. E lui o non lui? ceeeeeeeerrrrrto
che lui!!! Eccolo l il povero Mave, tutto soletto, stremato per la fatica e la mancanza di cibo. Incredibile!!!!!! Potr mai
Marinai dacqua dolce
23
un cuoco ridursi cos. Senza manco una galletta coi vermi????? Per fortuna che il panciutissimo Viko ha sempre un angolino
per il cibo di troppo, cos corriamo in soccorso del pover uomo e gli lanciamo un pacco di brioches. Gasp! Salvato dalla
Barilla. Per lo dicono sempre nella pubblicit che se chai il mulino bianco sei fichissimo, stai benissimo, chai gli omini che
di notte ti fanno il pane e i biscotti e vivi in un posto con le spighe invece che le strade. Storioso no? Devo mangiarne di pi,
sa mai che funzioni. E se ingrasso e basta?????
Vabb, lasciamo perdere. Dicevo, rifocillatosi anche il nostro caro Mave, scompare allorizzonte (anche per lui c vento).
E noi ancora a motore. C anche da dire che oggi sul lago c un gran traffico e con tutti sti natanti che ti natano a destra e a
sinistra, ci sono un sacco di onde e noi sul nostro vikolino a vela staremmo pi o meno come sulle rapide di Gardaland.
Siamo pi o meno davanti ad Angera quando ritroviamo il nostro Voom, azzoppato di una vela per non so quale rottura di
non so che importanza, ergo, la spiegazione del fatto non supera la nebbiolina irridescente della mia ignoranza.
Salutiamo e andiamo.
Ormai ci siamo, ecco il cantiere, bimbe sottocoperta, ci apprestiamo alla manovra dormeggio, ma......ma..... Chi c........avolo
ha messo l quel motoscafo che non ci si passa? E anche se ci si passa poi quello intronato a far manovra e mi tranva la
barca!!!!!! Ok, niente paura, niente che un cellulare non possa risolvere. Chiamiamo il cantiere e prontamente (strano, ma
per fortuna) arrivano a spostare laffare per consentirci lormeggio e taaaaaac con un balzo fra il plastico e il felino (stile
gatto di gomma) mi porto sul pontile e faccio la mia parte, passo le cime, la Vale alle bitte a prua, il Paddy a poppa.
Arrivati! Bello, ma siamo un po cottarelli. Il comandante naturalmente non abbandona la sua nave, mentre noi ci precipitia-
mo da Freddy per la merenda e appena tornati andiamo a farci una doccia fantastica.
Ormai sera e ce ne andiamo a mangiare un boccone ancora alla locanda, una cosa veloce che siamo tutti sconvolti. Comincia
a far freddo e si sentono nellaria i primi segnali dellarrivo della pioggia.
Rientriamo presto, tappa in bagno e poi si fila a letto; le belve hanno ancora la forza per un cartone, fuori incomincia a goc-
ciolare come previsto, poi si spegne tutto e finalmente si dorme.
Marted 1 maggio una vera schifezza. Il tempo veramente deprimente quindi, scaricati i bagagli, sistemiamo la barca, la
laviamo ed essendosi fatto mezzogiorno torniamo immancabilmente in locanda. Laria fiacca, la vacanza finita, la stan-
chezza tanta. Per ci siamo divertiti un sacco, la compagnia stata ottima e per la verit le figliole inaspettatamente
brave.E ora di tornare a casa.
Carichiamo le nostre stanche membra sullauto e si parte..........zzzzzz.........ehi! ma siamo gi ad Arese????
Ciao alla prossima.
Zavorra
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Orizzonti limitati
14 ottobre 2007
Solo
Oggi alle 9 ha preso il via la 3
a
edizione del raduno velico Solo. Io cero e cerano anche altre 58 imbarcazioni.
Sveglia alle 8, c chi arriva in auto, chi esce dai camper chi fa capolino dal tambucio un po infreddolito durante la notte sal-
tata la corrente. Come al solito il Verbano regala uno spettacolare nebbione e unumidit impareggiabili. Noi marinai dacqua
dolce siamo abituati e nessuno si scompone, secchio e ramazza e via ad asciugare le barche, breafing veloce dove lorganizza-
zione si raccomanda di indossare i giubbetti e di prestare massima attenzione negli incroci mantenendo il massimo fair play
con chi dovesse essere in difficolt. Lo spirito della regata tutto improntato al divertimento e non sono ammessi i reclami.
Percorso a bastone, Monvalle Isola Madre, Monvalle.
Tutti in barca, via gli ormeggi e i parabordi (in queste occasioni si tolgono). Molto nuvoloso soffia da SE 3/4 nodi, difficil-
mente avremo tramontana, partenza in poppa quindi. 9 primo segnale, vento cade, sono a 100 metri dalla linea, fiocco avvol-
to, 9,04 segnale isso il gennaker e parto in boa mure a sinistra, sono tutti sulla linea a vele bianche, 9,05 partiti.
Tutti mure a dritta sulla barca giuria, verso costa, issate di spy che si sgonfiano, io e altri pochi abbiamo abbrivio e liberi cre-
iamo apparente, sono piccolo in mezzo ai titani ma mi difendo, ne passo perfino un paio. Continuo ad orzare negli scarsi fino
a che cade completamente il vento e strambo per tenermi pi possibile per rotta.
5 nodi, zero, 4 nodi, zero, il vento fa le bizze, 2 nodi, 5 nodi, 3, 7, 5, 8 lo scafo canta e le vele si gonfiano sembra proprio che
linverna voglia essere della partita, anomala la mattina, rafficata e volubile, ma c.
8 nodi apparente in poppa strambo orzo accellero, 3, 5, 6.2 in un tratto. Mi esalto, fanculo a chi dice che il Viko pericoloso, il
pilota pilota, nelle raffiche lo tengo bene, continuo con il gennaker. I pi grossi mi lasciano, ma molti li tengo dietro, inizio una
serie di strambate per rimanere a centro lago e diminuire il rischio di raffiche e salti di vento. Il vento rinforza ancora a 100
metri da me un Twister parte in straorza. La boa si avvicina, comincio a pensare come ammainare senza fare un disastro,
metto in chiaro tutte le cime, preparo il fiocco, cazzo un po la randa. Sono in boa, con 2 Comet 910 1 Ecumino e 1 Altura 701,
mi esalto!
Entro deciso in boa, con ancora il gennaker, ci provo. Fuori il fiocco, drizza gennaker in acqua, comando la virata e volo ad
ammaninare, sparo la drizza la vela viene gi morbida e sparisce sottocoperta.
Il windex sale a 18 nodi, comando una virata lenta e mentre la barca si gira, prendo una mano, passo il fiocco e parto davan-
ti a tutti. Posso riposarmi, metto in chiaro drizze e scotte scendo un istante per spostare il gennaker e prendere un panino. Il
vento cala 15 nodi, poi 10, nelle raffiche far fatica e non potr mollare la scotta un secondo, ma gli altri si avvicinano. tolgo
la mano e il Viko si riassesta sui 5 nodi, purtroppo non c niente da fare i comet mi lasciano al palo solo un polacco sui 7
metri e un firstino mi rimangono accanto per un po poi vanno via piano piano. Il vento cala ancora e anche la tensione, non
la mia quella della batteria, il pilota mi lascia, ma ormai con 4/5 nodi anche lelastico va bene.
Sono al traguardo penultimo, a pochissimo da un gruppetto di 5 barche, dietro un 24 piedi. Contento.
Marinai dacqua dolce
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dicembre 2007 - gennaio 2008
Lagonauti in salamoia
Una breve disgressione, lequipaggio di Vikolocorto alla prova con lacqua salata.
26 dicembre ore 7,00
salgo in macchina e mollo gli ormeggi alla volta di Genova. Arrivo, saluti, baci, abbracci, carichiamo il capoflotta da le dispo-
sizioni e si parte.
A lento moto usciamo dal porto non prima di aver issato la randa al riparo della diga davanti al Club Nautico Italiano, rotta
ad est destinazione Savona o Varazze il vento perfetto, un traverso di 15/20 nodi ci spinge verso Pegli avvicinandoci di
mettiamo le cerate e riduciamo aspettando il suo consueto benvenuto. Non si fa attendere e ci accompagna fino a a Varazze
con raffiche fino a 35 nodi, Infinita pi una paperetta che una barca a vela, ma tra una straorza e laltra ci porta a destina-
zione.
Ore 14.00 il capoflotta su Indomabile comunica a noi e allaltra barca, Tabea, che la destinazione Varazze. Attendiamo il
loro arrivo e entriamo ormeggiando sul molo di sopraflutto. Abluzioni, noi e la barca, merenda e gita ai negozi.
Ore 20,00 stanchi ci prepariamo alla nanna non prima di aver subito un controllo della finanza che non avendo di meglio da
fare si diletta a controllare documenti a destra e a manca.
27 dicembre ore 8,00
mi sveglio accendo il cellulare e scopro un messaggio della sera prima, un amico sapendomi li era venuto a cercarmi purtrop-
po ero gi a nanna e mi spiaciuto molto. Una delle cose belle era il telefonare a i vari amici del forum man mano che passa-
vo davanti al loro porto, fino allultimo incontro.
Ore 10,00 arrivano 2 compagni, paghiamo il balzello, usciamo in ordine gerarchico e mettiamo la prua ad Est. Ancora tra-
montana oltre 30 nodi, navighiamo tra una straorza e laltra al traverso con 2 mani e un barlume di genoa aperto.
Infinita, Bavaria 39, apre la fila a 6/7 nodi seguita da Indomabile, GibSea 43, un po attardata Tabea, Sunshine 38, leggero e
corsaiolo, soffre nonostante le 3 mani e la sola banda anti UV srotolata. Anche noi soffriamo un pochino, bisogna stare in
gruppo, dopo un paio dore riceviamo autorizzazione a staccarci e come una fregata che naviga di conserva ad un convoglio
ci lanciamo avanti spiegando i coltellacci in alto e in basso. Sbandati fino alle lande, sommersi dalla schiuma in breve stac-
chiamo gli altri. Passeremo un paio dore davanti ad Andora ad aspettarli.
Ormeggio ad Andora e giterella in paese per incontrare alcuni membri dellequipaggio che si aggiungono e salutare altri che
partono, anche se sul Infinita saremo sempre pi o meno in 3 sulle altre il tournover notevole, lorganizzazione prevede una
navigazione in flottiglia da Genova a Nizza e ritorno con varie tappe dove chi vuole pu scendere o salire liberamente.
Capodanno a Nizza lunica tappa certa.
28 dicembre ore 10,00
Siamo di nuovo in 3: Dino, lo skipper, Claudia, la fidanzata (detta orsetto lavatore), ed io, il mozzo dormiente. Lobiettivo
questa volta Sanremo c un po meno vento ed pi da Est quindi si va molto meglio e le straorze si contano sulle dita di
una sola mano. Le mani alla randa invece sono sempre 2. Surfando e straorzando arriviamo anche a Sanremo. Il Marina di
Portosole in paese, organizzatissimo, ci accolgono con la pilotina e ci guidano a tre ormeggi affiancati, prendono le cime ci
attaccano la corrente, ci spiegano come collegarci a internet con il wifi... Il conto ovviamente proporzionato.
Gita in paese e cena tutti insieme ai Tre scalini mega grigliata e frittone di pesce.
29 dicembre ore 10,00
Oggi arrivano Cinzia e le bimbe, iniziavo a sentire un po la mancanza. Gli ho dato appuntamento a Mentone.
Il mare calmo e soffia ancora da levante senza gran impeto tant che riusciamo a togliere i terzaroli e a goderci anche
unottima pastasciutta con burro e formaggio di capra a scaglie. Sempre annaffiato con acqua perch a bordo non c altro e
io senza mezzo sono costretto a rimanere vicino alla barca.
Mentone Garavan, porto privato, ci danno tre posti distanti, ma per fortuna noi siamo vicini al parcheggio cos la famiglia
pu ricongiungersi senza fatica, le borse sono a bordo dalla partenza, mancano solo le vettovaglie che la mamma ci ha amo-
revolmente preparato. 2 tonnellate di salumi, 6 botti di vino, 123 kg di pat e una montagna di dolci fra cui biscotti, nutella,
frutta secca, noci e noccioline. Finalmente si mangia come si conviene ad uno sparacambuse come me.
Giretto in paese e poi a nanna.
30 dicembre ore 10,00
Obiettivo in vista, Nizza o Villefrance sono a portata, il vento ancora pi debole ci assicura una navigazione tranquilla per la
26
Orizzonti limitati
nostra meta. Siamo di nuovo liberi dalla gomena e possiamo dar di sprone, un primo bordo per scapolare la punta rasenti e
goderci lo spettacolo di Monaco e poi allarghiamo per lultimo capo. Onda incazzosa ma molto divertente, la grande pancia
del Bavaria surfa sulle onde e ci fa divertire, Elisa ride ad ogni spruzzo Valeria si diverte anche se non gli picciono i cavallo-
ni che ci sovrastano prima di passarci sotto.
Doppiato il capo entriamo nella quiete della profonda insenatura di VilleFrance e qui, mentre aspettiamo il Commodoro per
lingresso in porto, avvistiamo alcuni delfini. Entriamo nel piccolo porticciolo, sembra non esserci posto anche se non con-
suetudine chiamiamo via radio senza per avere risposta. Rassegnati a dirigere per Nizza (a me piace di pi, ma siamo in
flottiglia) un villico in uscita ci da una dritta, ormeggiare allingresso dellarsenale ci sono tre posti allinglese che ha visto
liberi. Perfetto! Rientriamo e ci dirigiamo verso il fondo, i posti ci sono lingresso fra la prua di una navetta e quella di un
swan che un po angusto, con un filo di apprensione e il disinteressato aiuto di un marinaio della navetta riusciamo ad
infilarci tutti e tre e ci ritroviamo in un angolino di pace e tranquillit circondati da imbarcazioni da sogno... cracc, lidillio si
rompe con la voce del comandante del porto che arriva imprecando in francese, ma perfettamente comprensibile nel senso.
Li non si pu stare, comanda lui e prima di entrare bisognava chiamare. Il Commodoro lo guarda con occhio spento e viso di
cemento finche questo non smette e ci indica dove allacciarci a corrente. fatta.
Giusto il tempo di ripetere il rito imprenscindibile del lavaggio dei ponti e alcuni prendono il treno per Nizza, altri cazzeggia-
no, io chiamo e attendo lautista per Nizza. Si perch la rete ormai talmente estesa che anche qui c un caro amico disposto
a prelevarci in auto e portarci a cena. Tartare e patate fritte e poi in barca a far 2 chiacchiere sorseggiando grappa e nocino
(anche questo offerto tempo fa da un Velarossino) mentre i bimbi fanno dapprima timidamente conoscenza e poi, ovviamen-
te, puntano i piedi al momento di salutarci. Non prima di esserci accordati per la cena di capodanno che passeremo insieme.
31 dicembre orario imprecisato
Il tempo non ha pi molto senso esco dopo aver fatto colazione vestito solo di jeans e maglietta, i passanti ci guardano curio-
si, sulla spiaggia a pochi metri alcune persone prendono il sole, 2 temerarie vecchiette fanno perfino il bagno. Il vicino, brian-
zolo con Bentley targato Ginevra e bandiera inglese, mi saluta cordialmente mentre si fuma un sigaro gigantesco e sua nipo-
te gli sbuccia amorevolmente dei mandarini.
Attendo stancamente lora del pranzo, lidea sarebbe uscire con Tabea a far 2 bordi ma per fortuna il vento assente. Il resto
della comitiva si organizza per il cenone, noi siamo ospiti altrove quindi non abbiamo nemmeno questa incombenza, mi pre-
occupo solo di scongelare il pat della mamma e di mettere in fresco qualche bottiglia di prosecco.
Alle 19 siamo pronti, gli altri sono gi chiusi su Indomabile pronti per attaccare lenorme quantit di ostriche che si sono
procurati, facciamo un salto a salutare e poco dopo siamo in auto con Luca alla volta di Nizza.........
Alle 19 passano a prenderci, saliamo in auto e percorriamo i pochi minuti che ci separano da Nizza. Su Saral ci aspettano impa-
zienti o meglio aspettano le minivittime questa volta non necessario superare la fase timidezza aiutati anche dagli onnipresenti
gameboy partono alla grande. A noi rimane solo la decisione delle posizioni a tavola.
Cenone frugale, poche cose, ma estremamente selezionate. Frutti di mare, pat in varie forme, lompo e uno spettacolare pro-
sciutto al forno. Chiacchiere e schiamazzi piano piano si forma lidea di uscire e andare sulla promenade, 8 in macchina e via
con i bambini che si divertono un mucchio stipati nel baule.
I fuochi dartificio sono molto belli ci stiamo chiedendo che ore siano quando le 3 moby ormeggiate rispondono con le loro
megatrombe. Il 2008 arrivato pi in sordina rispetto alle feste di quando eravamo ragazzi, ma anche pi sentito.
Dispiace sempre salutarsi ma lora tarda lo impone. Giunti alle barche un breve saluto agli altri provatissimi dallostricata e poi
a nanna, domani si parte presto perch la meteo preannuncia peggioramenti.
1 gennaio
sveglia presto lo stato non comatoso, ma nemmeno molto reattivo. Mentre il Commodoro schiavizza fidanzata e figlia con
spugnetta e spruzzino per ripulire la coperta dellammiraglia, noi ci gustiamo un ottimo caff con panettone.
I comandanti si consultano sullammiraglia, partenza alle 11.
Puntualissimi usciamo dal porto in ordine gerarchico e diamo vela, 2 mani per Indomabile e di conseguenza per noi 3 per
Tabea, fatichiamo un po ad uscire dalla baia, ma sappiamo che fuori ci aspetta un po daria, sul naso purtroppo.
Infinita si comporta bene, bolina discretamente non batte sullonda e tiene un discreto angolo, procediamo spediti staccando
quasi subito il resto della flotta. Mentre in lontananza compare unaltra barca che a tutta tela ci raggiunge in poco tempo.
Qualche scambio di informazioni via telefono, lui al largo noi sottocosta abbiamo lo stesso vento (cio lui ha un apparente di
22 nodi e noi di 16), non conviene un bordo o laltro e ci salutiamo le mete sono diverse, noi Mentone lui Sanremo. Tiriamo
un bellissimo bordo lungo costa con i grattacieli di Monaco a farci da cornice abbiamo quasi scapolato la punta quando il
comandante poggia, lammiraglia segnala che dobbiamo starle vicino, proseguiremo di conserva mentre Tabea, che ha prose-
guito a motore, rimane a ciondolare allimboccatura del porto ad attenderci.
Alle 17 siamo in porto a Mentone e ovviamente saral li a prenderci le cime.
Marinai dacqua dolce
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Ormeggiano le prime due, per noi non c posto, potremmo stare al transito, ma il Commodoro ci impone di trasferirci al
porto vecchio. Al transito troviamo posto e con un paio di manovre da manuale siamo fermi in banchina. Bhe fermi una
parola grossa, anzi mossa, prendiamo la risacca al traverso con ritorno dalla diga foranea, praticamente siamo a doppino sul
faro rosso.
I nuovi ospiti imbarcati poco prima scendono disperati e con loro noi per una cena praticamente obbligata dai bambini che
non vogliono saperne di separarsi.
Dopo cena, messi a letto i piccoli e vista la meteo prendo la decisione di abbandonare la nave. La previsione neve, pioggia,
grandine e soprattutto est. Lauto a Genova, chiedo a Luca se mi pu accompagnare in stazione per andare a riprenderla,
indovinate un po? A mezzanotte siamo a Genova.
2 gennaio ore 1,30
sono alla barca che balla come un cavallo imbizzarrito e per di pi lontana dal molo, non riesco a saltare, chiamo allora lo
skipper per farmela avvicinare.
La mattina dopo colazione con Luca e le sue vittime e si riparte per Milano.
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Orizzonti limitati
30 marzo 2008
Prima uscita dellanno
Saliamo alle 9 per passare dal Piccaluga a rimirare lHanse del Beppeg, stranamente non c in ritardo il camion arriver
mercoled o gioved.
A questo punto nessuna scusa possibile e nic deve per forza venire con me sul Viko, prometto di riportarlo entro unora,
cos sar. In quellora riusciamo ad attraversare il lago 2 volte, dare gennaker, vedere quel matto di Nizzetto armare randa e
genoa e partire verso nord. Alle 10,30 lo sbarco al volo al pontile transiti e mi rifiondo fuori per sfruttare la tramontana rima-
sta.
Trasformo velocemente il Viko in versione solitario: giubbetto autogonfiabile, pilota, pannello solare e sono pronto a dare
vela, randa e fiocco e via di bolina verso Arona, il genny pronto ancora attaccato alle drizze. Mentre vikolocorto risale auto-
nomo il lago, gioco con il nuovo gps VMG su Angera e scruto con il binocolo la Lega Navale, settenodi al pontile e c un
tizio che armeggia attorno a Libero Pensiero, accosto e mi avvicino. Riccardo che toglie la mutandona girando intorno alla
barca con un canotto che sembra una giunca cinese da tanto grande.
Non posso avvicinarmi molto a vela, ci diamo appuntamento al largo appena arriveranno i suoi amici. Strambo e isso il
gennaker per qualche minuto poi risalgo ancora un po verso Angera quando purtroppo il vento crolla. Provo a fare un po di
bolina, viro ancora e do motore verso Arona sperando in qualche refolo, ma ormai il lago una tavola, sempre una tavola,
ma ora pure levigata.
A motore scendo a vedere cosa fa Riccardo. ormeggiato bello placido al pontile, dei soci nemmeno lombra, con ampi gesti
(lattine in mano) mi invita a fermarmi. Caldo stupendo, io vestito di nero :-( Riccardo in costume iniziamo a scolarci la
prima birra chiacchierando come al solito di barche. Ecco che sbuca Lorenzo, appoggia le vele sul pontile sale in barca e ne
esce poco dopo con un tiro a 4... da 33 cl ovviamente. Ancora calma piatta ogni tanto su settenodi la bandiera bretone
sventola timidamente. quando la situazione inizia a farsi disperata ecco che spunta il primo membro dellequipaggio di
Riccardo e ci salva con 3 birre da 50 cl, appena sufficienti, siamo per speranzosi nellarrivo degli altri. Infatti arrivano e ci
troviamo in 6 sul viko con patatine stecchini salati e una quindicina di cadaveri di alluminio.
La flemma del velista lacustre proverbiale (Nizzetto leccezione che conferma la regola), decidiamo quindi di uscire
comunque in barca. Riccardo vuole provare comunque qualche manovra con lo spy, Lorenzo ed io finiamo le ultime 2 birre
perch sarebbe un peccato sprecarle e poi usciamo.
Nemmeno a farlo apposta arriva lInverna, allinizio increspa qualche chiazza sul lago poi si distende sui 5/6 nodi con qual-
che raffica a 8/9. Lorenzo me lo sono perso, Riccardo issa spy e parte verso nord, io risalgo di bolina verso Sesto.
Vikolocorto sbanda come al solito prepotente, ma io me frego lo lascio fare e mi concentro sulla regolazione delle vele con un
occhio al GPS che subito mi soddisfa con un bellissimo 5.2. Imposto velocemente un Waypoint a Lisanza e gioco con i para-
metri di WNG. 4.8, L 005 velocit VMG 4.6, distanza 0,800, ETA 14,26. BELLISSIMO!
Alla Punta il vento ancora sui 6 nodi, vedo Libero Pensiero effettuare strane manovre con lo spynnaker, credo si tratti del
test Acquilone quello in cui si lasca tutto lasciandolo sventolare dalla testa dalbero, ma io non sono uno sparaboe certe
cose non le capisco per di pi ora di rientrare. Riarmo il gennaker, poggio, strambo e lo isso a destra sotto la randa, in un
attimo vikolocorto parte allorza, il pilota fatica un pochino ma poi lo riprende, GPS a 5.6, guardo a prua e vedo la scotta
sopravvento che fa 2 giro attorno alla base della vela (cos non cero ancora riuscito); mi lego, lasco un po e vado a prua a
sistemarlo.
Purtroppo a questa velocit sono gi a ridosso del cantiere ammaino, tutto, accendo il motore e mentre il pilota mi riporta
lentamente verso il porto rassetto la barca.
Alle 16 sono ormeggiato, la barca coperta e mi avvio verso casa. 4 chiacchiere, ma proprio 4 con gli armatori del Phoenix
che hanno appena alato la barca, biretta e altre 4 chiacchiere con Alfredo e alle 17 sono per strada.
Marinai dacqua dolce
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31 marzo 2008
Seconda uscita dellanno
Ieri sera Valeria ha espresso il desiderio di uscire in barca, sono stanco dopo unintera giornata di vela, tergiverso sperando
nellora legale e nella sveglia oltre mezzod.
Alle 8 sono in piedi che mi leggo un buon libro ed ecco che sbuca la faccina assonnata, mi guarda e... Andiamo?!
Porcapuzzola ci tocca, preparativi e verso le 11 andiamo al lago. Gi si detto su un forum che limportante non il mare o
il lago, ma la distanza da esso infatti unora dopo abbiamo gi le gambe sotto il tavolo del Germagna. Tanto vento non se ne
sente.
Alle 14 un filo di tramontana si fa sentire, lasciamo la locanda, Valeria attivissima si porta a prua, Elisa controlla che i para-
bordi non si impiglino, Cinzia prepara il piede per il motoscafo (o meglio difende lo scafo dal piede del motore del vicino) e
usciamo.
5/6 nodi, il Viko si appoggia sul fianco e parte ai consueti 3 nodi paciosi e tranquilli, un po a zig zag per la timoniera.
Risaliamo verso Angera ingaggiando virtualmente con altre barche, calcolando gli incroci, verificando le posizioni rispetto
ad una boa virtuale. Giochiamo.
Sullultimo bordo verso Angera finalmente prende il timone Valeria e il Viko procede ora in linea retta, arriviamo a pochi
metri dal cantiere dov nato Vikolocorto e poi viriamo per inseguire un altro Viko incrociato in precedenza, purtroppo il
vento cala. A motore ci accostiamo ad Arona. Il nuovo lungolago con parecchi posto barca veramente bello, la famiglia
scende a prendere il gelato e io rimango a fare due chiacchiere con il vicino.
Alle 16, finito il gelato, ripartiamo verso sud, le bimbe hanno espresso il desiderio di rivedere Bimba; ormeggiata alla Lega
Navale sembra nuova, ci giriamo intorno a motore ricordando ad alta voce le avventure passate insieme. E sempre ferma,
sono sicuro che la nostra visita le ha fatto piacere.
Si alza lInverna, questa volta pilota Gino, isso le vele e partiamo verso sud, Valeria alla scotta di dritta, Elisa a sinistra, io
alla randa, Cinzia a dormire. Bordeggiamo divertendoci, mentalmente controllo Nefertiti sottovento verificando se guada-
gna, per 3 bordi sembra rimanere dietro, sul 4 ci prende. Probabilmente non stava tirando, ma sono comunque contento
della tenzone.
Valeria interessata alluso del pilota e alla regolazione della rotta in funzione del vento, facciamo alcune strambate per stu-
diare, fino a ritornare verso il cantiere. C ancora vento e le bimbe mi chiedono di ripartire ancora di bolina, lapparente le
stupisce ancora incomprensibile per loro.
Altri 2 bordi e poi veramente ora di rientrare. Le bimbe si addormenteranno sul tavolo della Locanda poco dopo.
La racconto io - di Cinzia
Ieri mattina mi si svegliano allalba ore 9.30 del vecchio orario (mica mi adeguo in una notte) e mi dicono che si fa? Azz! Che
smania di movimento, io cho sonno, ma tanto fanno e tanto dicono che alla fine, smuovo le mie stanche membra dal letto e
preparommi di volata!!
Le belve, pi sveglie e pimpanti che mai votano a favore del lago anzich di un pranzo luculliano dalla nonna (proprio vero
che invecchiando simpara), tant che si parte, unica condizione, pranzo alla locanda che ho proprio voglia di ingollarmi un
bel birrone!
Detto fatto, si beve e si mangia e si beve e poi via a sVIKOlar fuori dal porto.
C un p d'aria e si d vela. Bella l, pace e silenzio (belve a parte ovviamente).
Allora mi dico, vai che oggi il giorno giusto! TIMONO IO!!!!
Miiiiiii non lavessi mai fatto, a veder la scia pareva un percorso di agility!!!!
Allora la mia figliola pi grande (9 anni) dice, mamma fai provare a me? Ma certo figliola!!! Surclassata, umiliata, straccia-
ta. Cos, con la scusa che comincia a far freddo, scendo sottocoperta per portare al riparo la piccola, seeee, 20 secondi e
dormo, naturalmente il piccolo mostro risale subito in pozzetto ad aiutare la sorella maggiore. Cos pare che mentre io
dormo, dormo e dormo, Paddy se ne stia a prua e la Vale, con perfetta padronanza del pilota, vada tranquilla e faccia in auto-
nomia virate, con lausilio della piccola per la regolazione delle vele. Mi sveglio che stiamo rientrando in cantiere e subito mi
viene intimato di non salire, che cos intronata potrei far pi danni che altro, accidenti, lunica cosa che avevo imparato era di
saltare sul molo con eleganza e plasticit (peccato che ogni tanto mi dimentico di tenere la barca ).
Insomma, non c niente da fare, il mio ruolo in barca proprio la Zavorra!!!!!
Quindi per consolarmi della faticaccia, altra sosta in locanda per un bel negroni e qualcosina da mangiare e poi viaaaaaa a
casa a ....dormire ovviamente!!!!!!!
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Orizzonti limitati
5 aprile 2008
Caronte
Non che ci sia bisogno di una scusa, ma qualche volta fa piacere averne di questo tipo. Lorenzo deve riportare Settenodi alla
boa dopo aver fatto carena e recuperato le drizze che man mano aveva spedito in testa dalbero, passo a prenderlo alle 10 e
saliamo insieme.
C vento, periodo felice, ma prima aiuto a montare il nuovo puntapiedi, quello vecchio lho strappato io mi sembra il mini-
mo, e nel frattempo chiamo Massimo che ha dichiarato di voler salire.
Massimo in palese ritardo, il puntapiedi montato, il panino mangiato. Non ci resta che uscire, armo Vikolocorto e mi
butto nella mischia, bordi qui e la aspettando Settenodi che, senza motore, esce lesto lesto. Mi affianca in un attimo e mi
supera sottovento, lo scontro impari e per di pi arrivato Massimo, scendo a recuperarlo. Accosto al pontile e lui con un
balzo felino a bordo.
Lontane a nord si vedono le barche impegnate nella prima prova della Sud Verbano, andiamo a fargli le onde. Bordo
Arona, bordo Angera siamo nel gruppo, passiamo a salutare gli amici concentrati nella ricerca dei refoli, loro ci cagano poco
e noi ci stufiamo presto della regata. Scendiamo verso la Lega Navale perch si son fatte le 3 e Lorenzo deve tornare a cuci-
nare, lasciato settenodi rotta verso Lisanza, torniamo a settenodi, preso cellulare, rotta verso Lisanza.
Marinai dacqua dolce
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6 aprile 2008
Pap ed Io
un po che ci penso, lo chiamo la sera prima e lo invito, alle 10
siamo in cantiere. Vento, ma che periodo!
Usciamo a fare i soliti bordi a caso, installo anche il pilo-
ta cos si chiacchiera, nuvolo e fa freddo, ma va bene
lo stesso. Come al solito prima ad Arona, poi Angera a
prendere i refoli della rocca, poi gennaker per scende-
re. Il vento cala, ma riusciamo ad arrivare in prossimit
del cantiere dove ne rimane sempre un pochino in avan-
zo. Altri 4 bordi: bolina, poppa, bolina, poppa ed ora
di rientrare, sono arrivate le signore.
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Orizzonti limitati
25-26-27 aprile 2008
Raduno della Liberazione
24 aprile
dopo unottima cena alla solita locanda e ultimati i preparativi per la partenza ci infiliamo nei sacchi a pelo, sveglia puntata
alle 7.
25 aprile - 26 miglia
La sveglia non servir, gasatissimi siamo pronti per le 6,30, colazione veloce e via verso nord. Con la flottiglia che man mano
si riunisce uscendo dai vari porti lungo il tragitto.
Alle 9 puntualissimi siamo tutti riuniti davanti a Monvalle per iniziare la nostra avventura. Manca solo il vento.
Dopo unoretta decidiamo di spostarci tutti a Laveno sperando in meglio, nuova riunione di tutte le barche, una ventina mi
ero dimenticato di dirlo, e una leggerissima tramontana inizia a spingerci di bolina verso nord. dura poco purtroppo e in 3
diamo forfet abbordando il pontile di Cald per una sana sosta culinaria.
Il gruppo ormai in vista dei Castelli quando molliamo gli ormeggi per prendere la coda dellinverna che nel frattempo
giunta, Mattuan parte come un fulmine, io gli vado dietro tenendo la sua scia grazie al gennaker, il Trombo arriva con la frec-
cia accesa sfanalando e ci sorpassa tutti e due sottovento poco prima dellarrivo. Non era certo una regata, ma nessuno ci sta
mai a perdere.
Eccoci quindi a Cannero, ci mettiamo in coda alle altre barche che stanno entrando e prendiamo finalmente posto, ogni
barca un mondo a se, dal crocierone, alla macchina da corsa, dallutilitaria al megacabinato, dallequipaggio ai solitari. Ce n
per tutti i gusti e siamo tutti li a salutarci, stringerci le mani e regalarci grandi sorrisi contenti dellimpresa. 15 barche e 36
persone in rotta verso Cannero tutti insieme con lunico scopo (o quasi) di divertirsi e di questo dobbiamo tutti ringraziare il
mitico Fabio. Di questo e della cena ovviamente: Sano Banano, un nome che ispira bar e locali alla moda in realt una sem-
plice locanda con pizzeria che serve dellottimo pesce di lago a prezzi contenuti e dove si pu prenotare per 25 e presentarsi
in 36 ed essere comunque ben accolti. Servizio ottimo, pappa altrettanto, la serata trascorre piacevole fra aneddoti e risate.
26 aprile - 9 miglia
Ci si divide purtroppo, alcuni devono gi rientrare, altri, stacanovisti, vogliono arrivare fino ad Ascona. Il programma libe-
rissimo e Vikolocorto f quindi parte del 3 gruppo che decide di passare il canalone per poi tornare a Cannero per la notte.
Molliamo gli ormeggi e ci dirigiamo verso il canalone con una calma totale che mi consente di arrivare fin quasi a toccare i castel-
li e non vi nascondo che sono stato tentato di scendere a terra. Abbiamo poi fatto rotta con qualche nodo di vento, tutti a vele
bianche tranne noi facilitati dal gennaker, il canalone ha tenuto fede alla nomea comprimendo il gas e aumentandone la velocit
fino a 16/18 nodi regalandoci qualche minuto di adrenalina, e portandoci in pochissimo tempo a Cannobbio dove purtroppo la
risacca era tale da impedirci lapprodo.
Decidiamo quindi di ritornare verso sud con una splendida bolina da gabbie terzarolate solo il trombo far valere il peso
castigandoci a vele piene. Giunti ai Castelli, nuovamente nella piatta, desistiamo dallobiettivo Cald e ritorniamo a Cannero.
Pic-Nic sui pontili, con arrivo di nuovi amici, seguito da attivit libera chi esce nuovamente a far due bordi nellinverna che
si fatto nuovamente gagliardo, chi pennica chi passeggia, chi va in spiaggia
Alle 18 il gruppo passeggio ci fa sapere che purtroppo non si trova un ristorante per 18, il gruppo Mattuan si immola lascian-
do a noi il Sano Banano. Alle 19,30 affamati siamo con i piedi sotto il tavolo. Non prima per di....
LASCIA LASCIA!
Arriva lo sloop in acciaio di 20 metri, che qualcuno avr visto bazzicare lalto lago, si avvicina al pontile e noi, da bravi mari-
nai, ci apprestiamo ad agguantare le cime di ormeggio.
Lancio del canapo da prua, agguanto e comincio a tirare, LASCIA LASCIA! lurlo viene da bordo, smetto di tirare e la prua
si allontana, salta gi lo skipper agguanta la cima dalle mie mani e si mette a tirare (ma non potevo farlo io?). A bordo il
panico, non c nessuno in grado di manovrare, lanciano unaltra cima a mezzanave ancora pi corta, lo skipper mi molla la
prima e corre a prendere quella, (sapete cos una leva?) ovviamente pi dura da tirare, intanto urla ordini a bordo barra a
sinistra! macchine avanti!, non riesco pi a tenere la cima e la fisso alla bitta cos com, alzo gli occhi....
...Salto, sbilancio indietro, cade di sedere capriola allindietro, finito pontile, splash, 60 enne brizzolato, tedesco, completa
Marinai dacqua dolce
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linfradiciatura interna con quella esterna, in tre ci adopriamo per ripescarlo prima che finisca insaccato dalla barca.
Cima a terra anche a poppa ora, la bestia a 3 metri dal pontile, con skipper a terra ormeggiata a prua e a poppa e piano
piano il vento, per grazia ricevuta la avvicina e la appoggia con numerosi lamenti del pontile.
Stanchi ma con un bellissimo aneddoto da raccontare ci incamminiamo verso il Sano Banano...
Ottima cena, saletta privata dove 3 coppie sedute pi tardi ai tavoli rimasti liberi (ci sarebbe stato posto per tutti :censored: )
ci guardavano attoniti.
I gustosi manicaretti, i racconti di vela e di fritture e la Smart a molla ci hanno portato fino ai caff abbastanza presto per
avere poi le energie per seccare qualche bottiglia di birra e di grappa riuniti nellaccogliente pozzetto del Trombo.
27 aprile - 20 miglia
La notte passa calmissima, anche se il catamarano delle 8,30 offrir un brusco risveglio ai pi ancora fra le braccia di morfeo.
Colazione al bar nella piazzetta con loste attonito per il via vai di beauty case :heila , breve breafing e, salutate le consorti
automunite, si parte tutti insieme per il ritorno.
La flotta, ridotta a sole 4 imbarcazioni, inizia ad ingaggiare una lotta serrata a suon di virate nellinverna che va aumentando.
Con il Viko non posso ovviamente nulla contro Trombo e macchine da corsa varie, mi assesto quindi in una bolina larga
verso la punta di Laveno, aiutandomi con il motore al minimo scendo a 4/5 nodi. Loro continuano con virate e controvirate
lottando per circa 2 ore quando il vento ci molla e anche Paola decide di proseguire a motore, ammainiamo le vele di prua e
a lento moto procediamo dritti rimanendo per a vista con le altre 2. I pazzi, specialmente Mattuan in solitario, proseguiran-
no invece lottando nei refoli fino a Ranco e oltre.
Poco dopo Laveno, con una diversione a salutare la nuova barca di beppeg (saluto abbastanza gelido), Vikolocorto e Trombo
iniziano a distanziarsi su rotte che li porteranno ai loro porti di destinazione, una breve telefonata a Sergio per comunicargli
che, sfatto, avrei accellerato e che poteva seguirmi a motore o rimanere solo e poi via verso Ranco imprecando man mano
verso i motoscafi che come ogni anno ritornano ad attraversare con il loro comportamento incivile le nostre rotte.
Alle 16 sono allormeggio, cotto (nel vero senso della parola), rassetto la barca, la chiudo e mi sdraio sul prato ad aspettare
Mattuan per aiutarlo nellormeggio e nel ricovero.
Potevamo non concludere in bellezza? Arriva un sms da Luca (Mos) che ci invita per una birra al Germagna, alle 10, stan-
chi, satolli (s cenato insieme ovviamente) ci dirigiamo verso casa.
Dove, dopo brevissime abluzioni, ci corichiamo stanchi a cercar fra le coltri un poco di speranza, le castagne faranno il resto.
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Orizzonti limitati
1-2-3 maggio 2008
Piccolo equipaggio
Lequipaggio conta 70 anni in 4 non fosse che uno da solo ne ha 40 non ci sarebbe nulla di strano.
Lidea di lasciare che i ragazzi (10 anni) si gestiscano da soli lintera avventura solo con la mia supervisione.
1 maggio 2008 - 10 miglia
Prepariamo la barca per la crociera di 3 giorni che ci attende, carichiamo le sacche e le poche vettovaglia, mangeremo pi
possibile a terra per non saturare, in poco tempo siamo pronti per mollare gli ormeggi. Il programma prevede unuscita
pomeridiana per vedere insieme cos una barca a vela, come funziona e quali sono le manovre principali. Drizze, scotte,
vele, armo, disposizione dellattrezzatura; ho tralasciato volutamente qualsiasi spiegazione tecnica o fisica limitandomi a con-
cetti basilari sufficienti alle manovre. Lobiettivo prefissato, oltre al divertimento, pi il fare e non tanto il perch.
Un breve bordo di bolina verso Arona e i ragazzi si dimostrano subito reattivi e capaci di comprendere landatura, il soprav-
vento e il sottovento, orzare e poggiare e la regolazione grossolana delle vele. Giunti ad Arona poggiamo e issiamo il genna-
ker per provare anche il brivido di questa vela molto pi grande e pericolosa, qualche strambata e purtroppo la tramonta-
na ci lascia, puntiamo a motore verso il Ticino per andare a vedere le anatre che iniziano a nidificare tra le canne. Sperando
nel contempo nellinverna del pomeriggio per risalire.
Niente vento purtroppo, ma forse meglio cos dopo qualche ora i ragazzi cominciano a dare segni di insofferenza con i soliti
segnali posso andare a prua, posso mettere i piedi in acqua, posso giocare con il nintendo, .... Risaliamo quindi, con la pro-
messa un bel gelato, esplorando la costa canneti insenatura, sfioriamo alcune sassaie dove nidificano i pesci, entriamo nella
vecchia darsena idrovolanti. Fino a ritornare al nostro porticciolo dove con qualche difficolt nei parlati riusciamo anche a
rimettere i parabordi ed entrare nel posto assegnato senza grandi difficolt.
Gelato, gioco in spiaggia, cena, pianificazione dellitinerario del giorno dopo e nanna presto.
2 maggio 2008 - 22 miglia
Partiti ore 8 da Lisanza, lequipaggio si alterna al timone e alle manovre. Poco dopo Angera si alza la Tramontana e issiamo
le vele procedendo di bolina verso Solcio prima e verso Ispra poi. Qui il vento diminuisce e con lui anche il tempo a disposi-
zione, diamo quindi motore e ci dirigiamo verso le Isole Borromee e poi per Feriolo prima tappa della Crociera. Alle 12
siamo ormeggiati in transito e poco dopo con le gambe sotto il tavolo per la pappa.
Due passi sul lungo lago dopo pranzo per sgranchirsi, interrotti per quasi subito dallInverna che inizia a soffiare debole ma
costante.
Risaliamo in barca, tutti ai propri posti per il disormeggio, usciamo sfruttando la spinta del vento che con il fiocco a collo ci
allontana dal pontile e partiamo, issando prontamente la randa, con un lungo bordo verso Verbania che dobbiamo doppiare
per raggiungere Laveno dove abbiamo prenotato per la notte.
Il vento sale i ragazzi si divertono, io un po meno sento lapprensione della responsabilit. Mi lego. 15 nodi di apparente pro-
cediamo a 4 nodi e mezzo tutti in falchetta con Chiara che timona alla grande.
Prima raffica oltre 17 il wind suona, portiamo la prua al vento, Valeria riesce a ridurre la randa e ripartiamo. Mi metto alla
scotta, troppo dura per loro adesso, per seguire le raffiche che sempre pi spesso fanno suonare il wind fino a che non deci-
do, nonostante il divertimento dei ragazzi, di togliere la randa (una mano sola troppo poca e non ne ho altre) per procede-
re con il solo fiocco.
Non stringiamo pi come prima, ma la prua ormai punta oltre Verbania e possiamo procedere di bolina larga spesso oltre i 3
nodi con gli spruzzi che ogni tanto ci bagnano. Merenda, apro il tavolino in quadrato e i ragazzi si preparano una colossale
abbuffata di schifezze (anche la cambusa opera loro). Rimango solo in pozzetto e subito mi sento pi tranquillo, isso la
randa prima ridotta e poi piena e mi godo queste ultime 2 ore con Vikolocorto che corre sulle onde. Fino al ridosso di Cerro
dove chiamo lequipaggio per la manovra, ammainiamo le vele e entriamo nel porticciolo di Laveno, manovra parabordi pi
lesta questa volta, qualche problema permane con le gasse delle cime di ormeggio, arriviamo comunque al posto indicatoci
con tutto lequipaggio pronto allormeggio.
Sosta alla direzione, bagno e via per la seconda merenda del pomeriggio. Gelato sul lungolago.
Torniamo in barca per preparare le cuccette, rivedere sulla carta il percorso e stabilire quello del giorno dopo.
Verso le 20 ritorniamo in paese per la cena (una precisazione: nonostante volessero rimanere a mangiare in barca ho preferi-
to impormi sia per la necessit di farli camminare sia per la mia salute mentale).
Pizza, per me, cofana di patatine fritte per loro. alle 22 siamo gi a nanna.
3 maggio 2008 - 11 miglia
Marinai dacqua dolce
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Ci attende il lungo ritorno, da fare entro le 13 ora in cui i genitori ci aspettano a Lisanza, Sveglia alle 7 quindi, abluzioni ai
bagni del porto, colazione con cioccolata e succhi e molliamo gli ormeggi. I parabordi svaniscono in un attimo, le cime di
ormeggio sono addugliate sulle draglie ad asciugare, tutti hanno gi indosso le felpe e le giacche a vento, memori del freddo
della mattina prima, le borse ben chiuse sulle cuccette. Un equipaggio preparatissimo ormai.
Usciamo dal molo studiando le luci di ingresso per un futuro atterraggio, e mentre sto al timone i ragazzi aprono la carta per
indicarmi la direzione da prendere e calcolare il tempo stimato per larrivo.
Il vento da nord sui 10 nodi apriamo le ali e iniziamo la discesa tutti concentrati sulle manovre, io ormai inutile rimango a
poppa ben legato. Dopo una mezzora propongo di issare anche il gennaker, Edo scende a prenderlo mentre le ragazze libe-
rano le scotte e predispongono base e drizza tirandole in pozzetto. Prima issata con mura al posto della scotta, seconda per-
fetta. Scendiamo bordeggiando con il vento il giardinetto il gps comincia a salire sopra i 4 nodi, in alcuni momenti anche
sopra i 5, massima velocit 5.6 i ragazzi si diverto io, come al solito, un po meno. 15 nodi di apparente in poppa per 3 ragaz-
zini su un viko sono un po troppi, discretamente mi porto in prossimit della drizza del gennaker e ivi mi installo con una
mano sullo stopper.
Andr tutto bene, con una volata memorabile arriviamo fino a Ranco dove il vento come al solito ci lascia tanto repentina-
mente da incollare il gennaker sulle crociette.
Motore e, visto che siamo in anticipo, si va a caccia di onde. I ragazzi si installano a prua e io provvedo ad infradiciarli ben
bene.
Alle 13, puntualissimi, ormeggiamo a Lisanza. Le sacche gi pronte vengono trasportate alle auto, la barca viene chiusa e
lavata e noi ci sdraiamo stanchi e felici sul prato ad aspettare le mamme e i pap, loro sono in ritardo.
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Orizzonti limitati
27 maggio 2008
Chiuso il marted
Ore 10 siamo al lago in un stupendo marted di maggio, dopo settimane di pioggia ininterrotta finalmente si pare un piccolo
spiraglio e noi siamo pronti ad approffittarne.
Armiamo Vikolocorto e in pochi minuti siamo pronti ad uscire, destinazione programmata Lesa.
C un po di tramontana, 5/6 nodi sufficiente per dare vela, il primo bordo come al solito pi o meno piatto verso la LN, il
secondo pi buono ci porta a costeggiare i canneti fino al ridosso di Angera, ci avviciniamo troppo per curiosare nellultimo
cantiere rimasto sul lungolago e il vento ci tradisce, noi siamo sparacambuse e il motore non ci spaventa, lo accendiamo e
rivolgiamo la prua oltre la punta, dove il vento torna e si riparte.
Costeggiare il Moretto mette tristezza, soprattutto perch non si conosce tutta la verit ma solo i sentito dire, per di pi tutti
assurdi. Per chi non sa ormai sul lungolago di Angera rimane un solo porticciolo, gli altri sono stati chiusi dallamministrazione
pubblica per motivi che a noi poveri utenti sfuggono. Procediamo costeggiando il frangiflutti a pochi metri per avvicinarci alla
costa e curiosare sui microecomostri che intanto stanno sorgendo, perdonate la polemica, ma le due cose sono in contrasto.
Torniamo alla nostra placida navigazione che , con il bordo successivo ci porta verso Solcio e, purtroppo anche verso la piat-
ta inesorabile del canale di Ranco dove Venturi non mai passato. Diamo motore e pilota e con una scatoletta alla volta
diamo fondo alla cambusa, mentre Vikolocorto ci porta tranquillo verso Lesa. Dove approdiamo alle 13.
Lesa ha un bellissimo lungolago attrezzato per lormeggio allinglese o con ancora a circa 1/3 di questo un piccolo pontile gal-
leggiante e pi a nord un altro pontile galleggiante con una decina di posti su finger.
2 passi sotto i portici, caratteristici, gelato (sei meno meno) altri 2 passi per memorizzare i punti di interesse (ristoranti, bar,
gelaterie) tutti chiusi il marted, ed il momento di iniziare il rientro.
Appena fuori ci viene incontro la pilotina delle guardie siamo soli in mezzo al lago e temiamo di venir fermati come lo scor-
so anno nello stesso identico punto; questa volta ci ignorano e noi proseguiamo diritti verso il prossimo obiettivo, lesplora-
zione della costa Est fra Ispra e Ranco. Puntiamo verso le fornaci, qui presente un caratteristico esempio di archeologia
industriale e il relativo porto da cui partivano i barconi carichi di calce alla volta di Milano, il porto abbandonato e gli albe-
ri si protendono allinterno della darsena, ma noi temerari vi entriamo comunque forti del nostro pescaggio prossimo allo
zero.
Il frangiflutti praticamente intatto, non cos per la massicciata di approdo che crollando ha sparso parecchi pietroni nel fon-
dale rendendo pericoloso lapprodo, rimaniamo una decina di minuti allinterno immobili, a godere della bellezza del paesag-
gio.
Prossima tappa Ispra dove tentiamo un approdo al primo porticciolo, purtroppo pieno, ci sarebbe la barca giuria della vici-
na associazione velica, ma uno sguardo ai bar e negozi, tutti chiusi ( marted!) ci fa desistere. Usciamo per visionare il
secondo porticciolo, con il frangiflutti quasi sommerso dal lago. Anche qui i posti sono tutti occupati dai residenti, proseguia-
mo verso il terzo, Ispra ha 3 porti comunali tutti ben sistemati ed attrezzati, qui il posto c lintera parte esterna del molo
dedicata ai transiti. Ci sentiamo di ringraziare in sindaco di Ispra e tutta lamministrazione per lo spazio a noi dedicato.
Proseguiamo verso Ranco sempre costeggiando, non troppo vicini per per evitare i pali che sovrastano le sassaie pratica-
mente sommersi e molto pericolosi, fino al mitico Sass Cavalass e poi puntiamo verso la punta di Ranco, breve intermezzo
per vedere una darsena privata completamente vuota quasi sulla punta e poi via decisi per il rientro.
Giunti al Moretto rallentiamo per un paio di foto commemorative e infine poggiamo tentando una sosta ad Angera. Il muro
dello scivolo, a fianco dellultimo cantiere rimasto sul lungolago, dove spesso arrischio lormeggio anche se gli anelli sono
fatiscenti e il rischio di perdere la presa alto quasi sommerso tentiamo allora allinterno de porto Asburgico. I posti sono
tutti occupati dai residenti, ci sono alcune boe qua e l ma non me la sento di rischiare, il molo sulla sinistra ha sempre i due
gradini sfascia carene, non ci rimane che uscire e provare al pontile mobile verso larea protetta. Il pontile risulta di fatto
allinterno di unarea delimitata da boe che segnalano larea di divieto di transito, ma noi ci avviciniamo lo stesso. Ben
costruito e comodo per lormeggio, peccato che le briccole siano troppo vicine al pontile e rendano impossibile avvicinarsi
per ormeggiare allinglese e men che meno per utilizzarle per fissarvi le cime ormeggiando perpendicolari. Ancora compli-
menti.
Marinai dacqua dolce
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Delusi rimettiamo la prua a sud per lultimo tratto, brevissima sosta al Citt di Angera per curiosare la barca nuova di un
amico e via allormeggio.
Rassettata veloce a Vikolocorto e poi a casa.
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Orizzonti limitati
20 giugno 2008
Primo traino
Il programma prevede una sVikolata sul lago di Como per provare il traino con la scusa di andare a vedere i fuochi di Isola
Comacina.
Sabato scorso abbiamo preparato la barca sul carrello e venerdi 20 siamo partiti.
Il traino agevole, la barca non troppo ingombrante, copriamo i 120 km a destinazione facilmente. Anche i tornanti di
Bellano non sono un problema.
Giunti a destino grazie allaiuto del solito Massimo prepariamo la barca in pochissimo tempo, unora e saremmo pronti per
rialberare. Non fosse che le sartie riposte nel gavone di poppa hanno fatto cortocircuito con la batteria e si sono fuse.
Cerchiamo in zona un attrezzista che possa rifarle, ma la ricerca risulta infruttuosa. Nellimpossibilit di riamare lalbero
lunica soluzione sarebbe proseguire la sVikolata senza muovendosi a motore. Lumore non per dei migliori, decido quin-
di di riporre tutto e di tornare sul Verbano. Qui, forte delle conoscenze sul territorio, trovo un cantiere che mi rif le sartie e
sabato riarmo il Viko.
Disarmare il Viko e prepararlo per il trasporto stato semplice, richiede circa 3 ore da solo, meglio essere almeno in 3 pi
che altro per evitarsi continue salite e discese dalla barca e per il momento topico del rialbero che richiede un po di forza fisi-
ca per metterlo in posizione nella sua cerniera, trovandosi completamente a sbalzo verso poppa, e nellissata che su un carrel-
lo traballante provoca un po di ansia nel proprietario.
Il traino stato semplice, ovviamente viaggiando non oltre i 90 km orari ho coperto i 250 km totali tranquillamente, anche in
coda non ci sono stati grandi problemi, ovviamente spazi di frenata allungati, tornanti da prendere larghi, passaggi stretti da
prendere con calma e occhio ai cartelli stradali, la barca si allarga in alto e da una percezione di ingombro sbagliata. Forse la
Meriva necessita delle prolunghe specchietti.
Consigli, sulla base degli errori commessi:
- Procedere con metodo partendo dallesterno, parabordi, ciambella, motore, lasciando lalbero per ultimo
- sistemare molto bene tutte le drizze prima di disalberare
- distribuire bene i pesi allinterno, per evitare leffetto scodinzolo durante il traino
- non basilare rizzare tutto allinterno; le attrezzature posate su cuscini anche non trattenute non si sono mosse
Marinai dacqua dolce
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25-29 giugno 2008
Mezza settimana
25 giugno - Valeria tornata ieri sera dallo stage di nuoto e la lascio quindi dormire, intanto preparo le cosine da portare,
ricarico le batterie dellelettronica predispongo la nuova telecamera. Verso le 10 si svegliano le piccine facciamo colazione e
partiamo per il lago giungendovi giusto in tempo per una pausa rifocillatrice alla nostra cara locanda.
Pomeriggio dedicato a caricare le attrezzature e ai bagni dai pontili.
Serata in pozzetto, gioco libero letture a piacere. Nanna presto.
26 giugno 15 miglia - Sveglia e colazione al sorgere del sole, abluzioni e partenza. Vale alle cime di ormeggio Elisa pronta a
ritirare il parabordi, lago deserto leggera tramontana. Partiamo bordeggiando senza una barca attorno e senza nemmeno
lombra di unonda. In poche ore doppiamo Ranco e il lago si apre in tutto il suo splendore, leggermente nuvoloso, ma non
ci da fastidio anzi il cielo velato mitiga il caldo e cos possiamo avvicinarci a riva per il pranzo senza patema danimo per il
caldo. bagno ormeggiati al Sass Cavalass, pranzo allombra del tendalino.
Pomeriggio ancora una leggera brezza questa volta da sud. Ci muoviamo per andare a fare due passi a Lesa dove il comune ha
installato un ottimo approdo. Issiamo la randa, Valeria al timone elisa alla scotta, recupero lesto lancora, poggiamo legger-
mente e partiamo.
Unoretta su un bordo solo e siamo pronti per accostare. Fuori i parabordi accostiamo sopravvento, salto a terra do volta alle
cime gi predisposte, chiudiamo la barca e siamo pronti. Due passi sotto i portici e gelato, tornando alla barca le bimbe nota-
no un nutrito gruppo di germani, Valeria recupera gli avanzi del pane del pranzo e quindi si dedicano a rifocillarle. Molliamo
gli ormeggi verso le 17 con lintenzione di andare a passare la notte al porto abbandonato sotto le fornaci di Ispra, attraver-
siamo a motore il lago, avvicinandoci purtroppo notiamo moltissimi bagnanti e un motoscafo che impegna gi langusto por-
ticciolo. Purtroppo non c posto per 2 lormeggio allesterno difficile per il fondale e per esperienze pregresse di ancore
incagliate. Proviamo quindi alla nuova sede della LN a Meina, comunque sulla via del ritorno.
Giunti a Meina ci appropinquiamo ai pontili, dove fanno bella mostra numerosi cartelli di divieto, rimango a scrutare nella
speranza di vedere un cenno di autorizzazione che purtroppo non giunge, daltro canto il fondale allinterno poco e le onde
dei pochi motoscafi fanno ballare parecchio i pontili, troppo per passarci la notte. Ci ripromettiamo di tornare via terra per
dare unocchiata e torniamo verso casa.
Motore, pilota, 4 nodi con minimo di gas e dirigiamo dritti per rotta 147. Alle 20 siamo in porto doccia per togliere il sale
e poi pappa al Germy.
27 giugno - La sveglia porta con se per la prima volta la domanda quando arriva la mamma?, la frequenza aumenter con
il passare del giorno. Le piccole non vogliono allontanarsi, facciamo allora 2 bordi davanti al cantiere per poi ormeggiarci
poco a nord in 80 cm di acqua, cima a terra sta volta per evitare di girare con il vento, casuale non prevista dai motoscafari
che pretendono un allineamento perfetto con numerose cime e cimette. Unico problema lo scarroccio dovuto alle ancore che
arano, per loro onnipresente non credendo nella catena, mentre il nostro calummo di 20 metri su 3 di fondo ci impedisce
ogni movimento. bagno, pranzo allombra, ribagno.
Alle 16 mamma telefona e dobbiamo rientrare, arriver alle 18 ma li signorine vogliono essere pronte a riceverla.
Cena al solito posto, torniamo in barca verso le 21 per scoprirla coperta di zanzare, impossibile dormire, decidiamo per
unuscita notturna verso Angera. Le zanzare ci abbandonano quasi subito, verso le 22 le bimbe vanno a letto e noi rientriamo
piano piano con il solo fiocco sfruttando una leggera brezza da est. Nanna a mezzanotte.
28 giugno - Sveglia verso le 10. Abluzioni. Il lago gi pieno di motoscafi che sfrecciano in ogni dove. Usciamo quindi con
lintenzione di ormeggiare appena a nord con la prua alle onde sperando di riuscire a resistere alla risacca. Rimaniamo li
sballottati dalle onde dei motoscafi che in continuazione arrivano e partono sparati dallormeggio. Verso le 15 si alza un po
di inverna e proviamo a fare 2 bordi, non pi di mezzora, troppo pericoloso. Rientriamo in porto. Rimaniamo li fino a sera
con le bimbe che giocano nellacqua. Cena con amici giunti da Milano.
29 giugno - La sveglia ci coglie sotto un cielo plumbeo che minaccia pioggia, per fresco decidiamo quindi di dedicare la
mattina al lavaggio della barca per poi rientrare a Milano dopo pranzo.
Svuotiamo la cabina dalle cose che torneranno a casa e comincio a passare tutto con laspirapolvere; intanto il cielo di apre e
comincia a far caldo. Le signore decidono comunque di lavare la barca che verr un vero spettacolo.
Nel frattempo Valeria fa amicizia con alcuni bambini e ci troviamo costretti a rimanere anche per il pomeriggio, anzi fino a
sera. Verso le 18 il tempo si guasta, chiudiamo tutto in fretta e furia e ci rifugiamo al bar. Pappa veloce e poi a casa.
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Orizzonti limitati
5 luglio 2008
Quelli che la solo
Butto fuori lequipaggio che assonnato si siede sul pontile a fare colazione ancora in pigiama, tolgo il tendalino, asciugo la
barca, estraggo le appendici e accendo il motore. Locchio cade come sempre sulla spia della pompa dellacqua... non esce
acqua! Spengo.
Alzo il motore, prendo una brugola dell1 e provo a scrufugliare luggello. Accendo, nulla. Spengo. Prendo il manuale, men-
tre leggo vedo i primi solitari sfilare verso la linea di partenza. Niente la girante nel piede devo sbarcarlo. Attendo il
responsabile del cantiere sperando abbia il ricambio.
Arriva, ma il ricambio non c, lo consulto per cercare una soluzione. Provo nuovamente a scrufugliare con uno stelo derba
molto lungo, sento un intoppo, recupero, estraggo un ragno bastardo che andato ad affogarsi nella mia girante. Ormai sono
le 10 gi partita anche la regata in equipaggio.
Mollo gli ormeggi e parto per raggiungerli, c vento la barca giuria a non esserci pi perch larrivo altrove, decido di
partire in coda al gruppo comincio a tirare i mie bordi di bolina. Purtroppo il vento crolla completamente come al solito
verso mezzod salgo allora verso nord per vedere i passaggi in boa e fare qualche foto. I primi solitari sono in boa, Nadia con
il First davanti a Lorenzo su settenodi, Claudio e Opl hanno gi girato la boa ma proseguono per Luino, Fabio con
Farabutto (sparaboe che si cammuffa da sparacambuse) inizia la discesa sotto spy. La flotta degli equipaggi a ridosso Alice
e un terrazze hanno gi recuperato lora di distacco e sono davanti a tutti. Scendono con una bava di tramontana e mi aggre-
go con il gennaker tentando di avvicinare Geronimo che mi lascia praticamente al palo.
Intanto la flotta pi a sud inizia a sentire linverna e si ripete la magia propria dei laghi con la flotta che si incrocia navigando
sempre alle portanti. Purtroppo anzich invertire deciso il vento si lascia attendere per un po, rimaniamo cos a ciondolare
alcuni pranzano altri fanno il bagno. Solo i mostri superinvelati riescono ad avanzare, ciondolando accosto il Gerva e faccia-
mo 2 chiacchiere. Il vento finalmente ricomincia a farsi sentire e si riparte di bolina, per me durer poco, perch lora tarda
mi fa desistere e rientrare.
In porto mi aspettano gli amici per commentare le ultime fasi della regata la tattica gli errori i salti di vento, facciamo la doc-
cia e prendiamo le auto per andare ad onorare la festa. Lo Iot Cleb Arona fa come al solito le cose in grande e grazie ai tempi
organizzativi che consentono a tutti di giungere in tempo siamo a tavola in pi di 200!
Festa grande fino a notte fonda, congratulazioni, saluti, abbracci, nuove conoscenze; verso mezzanotte troviamo pure la
voglia di qualche visita a bordo delle barche che hanno fatto la regata per poi andare a nanna.
Vorrei ringraziare lo Yacht Club Arona a nome di tutto il nostro gruppo. Nonostante liscrizione come solitario e nonostante non abbia nem-
meno fatto la regata siamo stati accolti e rifocillati. Lorganizzazione di tutto levento stata magnifica, la formula della regata vincente su
tutte le altre, la cena perfetta sostanziosa e di qualit a dispetto delle strutture non certo stabili di cui disponevano.
Marinai dacqua dolce
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20 luglio 2008
Svikolata con notturna
Venerd riesco a lasciare le patrie galere in anticipo e corro a casa. La zavorra tale in barca, ma quando si tratta di prepara-
re attivissima, arrivo cos a casa e li trovo gi pronti con il motore acceso. Giusto il tempo di stivare lAgila e siamo sulla
strada per il lago.
Arriviamo addirittura troppo presto per la cena, il cantiere deserto e scendiamo con lauto per caricare le sacche con minor
fatica poi pappa al solito posto, mentre si mangia cominciamo a pensare alla possibilit di fare una notturna. Detto fatto, alle
21,30 con la luce che va diminuendo e una luna piena rosso sangue che sorge dietro la rocca di Angera muoviamo senza meta
verso nord. Come al solito la notte cambia tutti i punti di riferimento, quello che di giorno sembra facile con il buio crea
apprensione, rimaniamo sottocosta verso la Lombardia con i sensi allerta per eventuali imbarcazioni ferme a pescare fino a
Ranco dove il lago si pare e finalmente posso tracciare qualche rotta diretta. Ispra o Lesa? Votiamo per Lesa pi riparata.
Mezzanotte ormeggio al pontile in centro paese sotto gli sguardi stupefatti dei villici intenti nello struscio; predispongo le
cime di ormeggio, parabordi, accosto, tendalino e siamo in pozzetto tranquilli e beati per lultimo cordiale prima della nanna.
Sabato mattina, svegliati dalle onde del primo traghetto, ci alziamo per colazione con il cielo a ovest ancora scuro per la notte
e il primo sole che sorge dietro al reattore nucleare di Ispra. Un leggero venticello soffia gi da nord, mollo gli ormeggi e riti-
ro i parabordi e, mentre la barca scarroccia allontanandosi dal pontile metto il fiocco a collo e la faccio rinculare, il Viko vira
docile, si mette mure a sinistra e inizia ad avanzare, blocco il timone, lasco la randa e la isso senza nemmeno andare al vento,
non accendendo il motore le bimbe dormono ancora pacifiche e noi ci godiamo questi momenti di pace.
Piano piano orzo fino a trovarmi di bolina stretta puntando dritto verso Monvalle, di giorno i punti di riferimento tornano ad
essere normali, non c unanima nemmeno un'onda a disturbare lo scafo panciuto di Vikolocorto filiamo a 2 nodi. Sottocosta
il vento da buono come sempre e iniziamo a risalire lentamente la costa a picco fino a Santa Caterina, dietro di noi i due soli-
ti solitari escono dal pontile e cominciano il loro gioco di inseguimenti. Purtroppo con il sole il vento ci lascia, le bimbe si
sono svegliate e sentono la necessit di fare 2 passi, puntiamo allora Cerro per un ormeggio e 2 passi a terra. Cerro ha un bel-
lissimo porticciolo molto riparato, di difficile accesso per le secche che con il lago alto non sono un problema per il Viko, pur-
troppo il lago molto alto e il pontile in transito sommerso.
Inversione a U e via verso il campo boe poco a sud niente passeggiata, ma al bagno non possiamo rinunciare. Presa la boa
sono il primo a tuffarmi nelle gelide acque del lago seguito dalle bimbe, Cinzia ci guarda da bordo. Dopo il bagno la pappa,
pat doca, pollo, pane e the freddo.
Mentre mangiamo arriva linverna, metto tutta la famiglia a prua a crogiolarsi al sole, lascio la boa e riparto a vele spiegate
questa volta verso sud, perch proprio non ho voglia di armare il gennaker. Il vento non tanto gagliardo, ma sufficiente a
farci filare; le bimbe immergono i piedi nelle onde, la mamma si apprensivizza e io sorvolo su tutto quel peso a prua che mi fa
perdere almeno 1 nodo. Bordesando bordesando attraversiamo il lago fino a Belgirate. Qui il vento pi forte Vale viene a
poppa ad aiutarmi e iniziamo una sequenza di virate volte a sfruttare i salti di vento e ad evitare di prendere di prua le onde
dei motoscafi.
Giungiamo quindi in prossimit di Ranco ove dobbiamo decidere se proseguire o puntare verso la spiaggia del Sass Cavalass
per un bagno, le nubi ci fanno decidere per il rientro. Ancora pochi bordi e il vento ci lascia, come al solito Venturi qui non
vale e la strettoia di Ranco fa diminuire il vento anzich aumentarlo, motore allora e rasenti alla costa per lasciar campo libe-
ro ai motoscafi ritorniamo a valle.
Siamo ad Angera, il sole torna e con lui il vento, strano. Soffia da NO e pure forte, la randa ancora su svolgo il fiocco e
ripartiamo al gran lasco. Vikolocorto pesante per le vettovaglie e le attrezzature, ma la famiglia che dorme nella cabina di
poppa gli da un ottimo assetto e cos comincio a surfare sulle onde, poco dopo incontro anche un altro Viko che raggiungo
e supero con disinvoltura. Loro non reagiscono alla sfida, li lascio quindi al palo e punto deciso verso sud; supero il cantiere
incrocio Sergio con.... come si chiama la barca nuova proprio non so orzo lo raggiungo ci salutiamo e punto definitivamente
verso lormeggio.
Abbiamo lasciato Lesa alle 7 di mattina ora, alle 17, sono abbastanza soddisfatto e posso rientrare.
Ormeggiamo e, mentre rassetto al barca, le bimbe si fiondano a fare il bagno. Alle 20 siamo belli che piazzati al Gemi per una
meritata mezzora di riposo. Mezzora perch poco dopo le teste cominciano a ciondolare e decidiamo di andare a nanna.
Domenica, il sole fa capolino tardi questa mattina, coperto dalle nubi. Rimaniamo cos sotto le pezze a goderci il fresco qual-
che attimo pi del solito. Verso le 9 esco a comprare delle brioches fresche e a prendermi un caff. La giornata non delle
migliori e in ogni caso non abbiamo voglia di muoverci, per di pi arrivano alcuni amici. Rimaniamo cos a gozzovigliate in
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Orizzonti limitati
porto e io ne approfitto per ridistribuire un po il carico in barca cercando di abbassare il baricentro. Scottex nei gavoni e
acqua nelle mensole non la distribuzione migliore.
Passa il pranzo, arriva il pomeriggio che si dilunga sonnacchioso, verso le 16 comincia a rannuvolare e si alza una brezza da
temporali, sono un po riluttante ad uscire, ma un vicino di barca si avvicina esci? se vai vengo anche io. Per una volta
senza bimbe a bordo posso abbandonare lapprensione e lanciarmi. Molliamo gli ormeggi quando lanemometro ormai sta-
bile sopra i 10 nodi, una vera leccornia sul lago, issiamo tutta la randa e cominciamo a bolinare. Vikolocorto sembra sapere
che a bordo ci sono solo adulti con la voglia di tirare o forse quei 50 kg spostati in basso lo hanno notevolmente migliorato,
si lancia verso le onde dei motoscafi e solleva ampi spruzzi. Anche nelle raffiche sbandiamo, ma non poi tanto, lanemometro
segna in alcuni momenti anche 16/18 nodi. Tiriamo 3 lunghi bordi fino a Dormelletto e poi poggiamo a farfalla lungo i canne-
ti rimanendo allinterno delle boe del parco dove i motoscafi non possono andare, giunti davanti alla LNI vediamo sparire
Arona sotto una coltre di pioggia, orziamo decisi e fuggiamo verso il porto, il vento ancora da sud e questo ci tranquillizza,
la pioggia non dovrebbe arrivare a noi e infatti riusciamo ad ormeggiare quando il vento cala repentino e dopo pochi minuti
rovescia sulle nostre teste un violento temporale.
Marinai dacqua dolce
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30 agosto 2008
Fuochi di Laveno
La famiglia gi su da mercoled, il Viko anche un ottima roulotte. Arrivo al lago verso le 18 di venerd e trovo le bimbe
intente a studiare e a disegnare in cabina con la signora comodamente stravaccata in pozzetto a godersi gli ultimi raggi di
sole. Poggio le mie poche cose e andiamo a mangiare presto.
Sabato mattina, colazione con brioches di pasticceria e incontro con aspirante Vikaiolo che chiede consigli prima di andare a
vedere un Phoenix a Lisanza, cerco ovviamente di dissuaderlo in tutti i modi.
Pranzo veloce e poi via verso nord alla volta di Laveno dove verso le 22 verranno sparati i fuochi rimandati da ferragosto.
Procediamo veloci a motore, ho preparato anche lammazzapatane ma di vento non se ne vede, attacco il pilota e mi godo il
paesaggio mentre mamma e bimbe si posizionano come al solito a prua per sparare ai motoscafi e farsi gavettoni. Prima di
partire ho controllato il serbatoio ne abbiamo circa met decido quindi di fermarmi al Lavazza per fare il pieno, lingresso
ben segnalato, il fondale intorno ai 3 metri aumenta allinterno, affianchiamo il pontile rischiando la strumentazione in testa
dalbero per la presenza del traliccio della gru perfettamente mimetizzato fra il fogliame. 7 euro sono sempre un buon incas-
so per un benzinaio, per una volta non ci guardano storto e ci fanno il pieno senza problemi.
Ripartiamo pi tranquilli con i nostri 12 litri di benza, appena usciti dal canale accostiamo verso il Lido di Monvalle e diamo
fondo in 50 cm dacqua per un bagno ristoratore, il fondo non granch melmoso e pieno di ciottoli, lacqua per limpida.
Dopo il bagno ci concediamo un paio dore di relax mentre le bambine giocano in pozzetto.
Sono le 19, c tutto il tempo per raggiungere Laveno, diamo motore e piano piano costeggiando Monvalle, Sasso Moro,
Santa Caterina, Cerro ci avviciniamo a Laveno. A Cerro vorremmo fermarci per cena, ma il pontile occupato, procediamo
quindi oltre Laveno e ci sistemiamo vicino alla costa per cenare in barca. La cambusa offre un po di scatolame, pollo della
Tulip, Pressatella, Sammontana, Pat doca, grissini, ananas, macedonia, birra, coca cola, caff e ammazzacaff, purtroppo
rimane poca roba non avendo fatto la spesa prima di partire. Il lago calmo, solo qualche onda dei motoscafi, mantengo
acceso il motore per orientare la prua ove necessario. Alle 20,00, finita la cena, le bimbe si guardano un cartone mentre noi
leggiamo nella luce calante.
21,30 ora di trovare un posticino tranquillo allinterno del golfo di Laveno, ci muoviamo quatti quatti, attenti alle luci delle
imbarcazioni e pronti con il nostro faretto per vedere e farci vedere. Ci fermiamo in prossimit dellentrata del porto galleg-
giante, a fianco di un motoscafone ben illuminato e ci godiamo la sfilata delle barche illuminate, poco dopo inizia anche il
concerto. Alle 22 dovrebbero esserci i fuochi, ma continuano a suonare, intanto si alza una leggera brezza e la massa delle
barche inizia a scarrocciare verso il largo. Periodicamente accendiamo i motori e recuperiamo la posizione.
23,00 di fuochi ancora non se ne vedono, mugugni, trombe, corni da nebbia cominciano ad echeggiare nella baia, finalmente
alle 23,30 la capiscono, saluti veloci e il concerto finisce in gloria. Subito si scatena linferno botti in ogni dove, da terra, da
chiatte, da boe, spari in mezzo alle barche. 40 minuti di spettacolo stupendo con botti che rimbalzano sulle montagne crean-
do un eco continuo e i lampi che illuminano a giorno il lago. Scendo un attimo in cabina per controllare Elisa che dorme, lo
scafo vibra come in U235.
A mezzanotte soddisfatti dallo spettacolo attendiamo che i motoscafi si eclissino al loro solito modo e poi procediamo anche
noi verso sud. Lidea fermarsi da qualche parte, Cerro, Monvalle, Lesa, ma la serata calda, deserta e con una leggera brez-
za ci fa continuare, ad un certo punto anche a vela, con lammazzapatane finalmente in azione.
Alle 3 siamo in porto con un atterraggio perfetto, monto il tendalino e mi addormento come un sasso in cuccetta.
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Orizzonti limitati
27 settembre 2008
Dissuadere, vana speranza
Verso le 10 arrivo al lago sotto un cielo nuvoloso e minaccioso. Quattro chiacchiere con il boss, una chiave a brugola in pre-
stito per montare il Viko sulla nuova asta bandiera e sono in barca.
Tolgo il telo, apro il tambucio, appoggio lo zainetto, tolgo il copriranda e isso lammazzapatane, gi provato proficuamente la
settimana prima ha bisogno di piccoli aggiustamenti primo fra tutti la girella in testa dalbero.
Verso le 10,30 sono pronto, mi sparapanzo in pozzetto ad attendere Francesco e la sua met, unaltra coppia che vuole vede-
re il Viko, unaltra coppia che cercher di dissuadere.
Arrivano ci sediamo in quadrato per i soliti 10 minuti di aneddoti sulla barca, anche perch di vento non se ne vede. Guarda
il bagno, fila che cuccette, o ma che bel tavolo, ... si fa mezzogiorno e linverna arriva.
Usciamo in pozzetto, distendiamo le le appendici apri la zip mentre io lo tiro fuori gergo da Vikaiolo, e siamo pronti.
Breve retromarcia, su i parabordi, fuori la randa, ferma il motore e Vikolocorto comincia a muoversi nella brezza. Visti i 4
nodi decido di aprire subito lammazzapatane anche se lequipaggio non sembra dei pi esperti. Srotolo, cazzo e la barca
sbanda a che inclinazione saremo? E se ci mettiamo tutti sottovento che succede? la mia occasione poggio al traverso
con tutto cazzato e mi porto sottovento per sbiancare un po di visi (faccina da vero bastardo), Vikolocorto risponde allo sti-
molo e si sdraia, poco purtroppo non abbastanza da dissuaderli.
Proseguiamo e intanto linverna rinforza, 6/8 nodi, noi sempre con la velona a prua e con lattrezzatura che comincia a geme-
re per lo sforzo, mi allungo sulla coperta a guardare le lande cosa controlli? niente verifico che la coperta non si apra
sotto sforzo, sai con questa vela.... Niente, sar incoscienza, ma non si spaventano.
Viriamo. Il genoa passa strisciando su tutto ci che trova, rumori destri e sinistri mentre rimetto le vele a segno sul nuovo
bordo, ora sono sottovento la mia ultima occasione, comincio a stringere lapparente aumenta il Viko sbanda il salvagente
comincia a toccare lacqua quanto sbandiamo adesso? Stringo ancora, genoa a ferro, salvagente in acqua. Niente non si
spaventano, gioco lultima carta, gli chiedo di venire sottovento, ci viene, ma sbandiamo poco di pi. Era lultima occasione
finir che compreranno un Viko anche loro.
Verso le 15 avvolgiamo tutto e ritorniamo in porto per un lauto pranzo.
Marinai dacqua dolce
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17 ottobre 2008
Commodoro
Nasce tutto in modo estemporaneo, una telefonata verso le 12 e dopo meno di unora siamo a bordo, il Commodoro ed io.
Da mesi cercavo di portarlo a bordo di Vikolocorto, lui mi ha ospitato pi volte sulla sua magnifica barca io ero un po restio
non potendo reggere il confronto, ma allo stesso tempo avrei voluto fargli vedere che il Viko una barca non meno delle
altre.
Cos ci ritroviamo a Lainate per proseguire su ununica auto verso Lisanza. Giunti a destinazione, manco a dirlo, di vento
non se ne vede e ci fermiamo in Locanda per pranzo, non saremmo comunque stati in grado di proseguire serenamente senza
rifornimento.
Attendiamo speranzosi pi che fiduciosi, ma il vento non entra. Scendiamo in cantiere per fare due passi, smaltire il wustero-
ne e vedere qualche barca, il Commodoro come al solito si interessa agli scafi snelli e performanti, alcuni dicono che laccet-
tazione della propria condizione sia il primo passo.
Saliamo in barca, prepariamo le vele con poca convinzione e tanta speranza e usciamo. Piatta totale smotoriamo lenti facen-
do 2 chiacchiere verso la Lega Navale di Arona, passiamo in mezzo alle barche, ci fermiamo vicino ad un tri, ritorniamo
verso Lisanza.
Rinunciamo, ormeggio e disarmo e poi a casa.
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Orizzonti limitati
9 novembre 2008
sVikolata in Vikolenta
Arriviamo in barca sabato sera. ormai buio e siamo un po demoralizzati per il lago alto che ci impedisce di fare la sVikolata.
Scarichiamo i bagagli passando sulle passerelle posticce che il cantiere pone in questi casi, proviamo subito la connessione
elettrica per essere sicuri di non morir di freddo, mentre mi passano la stufetta il riduttore della presa balzella felice e dopo 2
rimbalzi al rallentatore e nonostante un tuffo plastico di Cinzia finisce in acqua.
Per fortuna sono solo le 7, mentre Ci ed Elisa sistemano per la notte corro a prenderene unaltra.
Verso le 20 invitiamo i vicini per una Vikopizza, chiamo la pizzeria per prenotarla poco dopo chiudo basito la telefonata.
Stanno chiudendo. Vedi anche racconto Chiuso di marted. I Vikaioli sono sempre molto organizzati cos linvito si trasfor-
ma in un Porta Party e in men che non si dica la tavola imbandita con ogni ben di dio, dalle immancabili scatolette Tulip
fino ad una fantastica Polenta con le polpette magistralmente cucinata sul fornelletto.
La serata trascorre piacevole fra chiacchiere e aneddoti di navigazione fino al dolce e al caff con limmancabile ammazzacaf-
f. Alle 23 siamo a nanna cullati dalle placide acqua del lago e scaldati dalla stufetta elettrica. Lindomani vedremo il tempo e
decideremo il da farsi.
Lo skipper dorme sempre con un orecchio ben teso e alle 6 vengo svegliato da uno scroscio dacqua che poco dopo si trasfor-
ma in un vero e proprio acquazzone. il Viko stagno e anche la capottina fa il suo dovere, rimaniamo quindi a pisolare, delu-
si anche dalla meteo, ma felici comunque di essere in barca al calduccio. Verso le 10 mi alzo e vado da Albizzati a prendere la
colazione, passo anche a vedere un Samurai su commissione e telefono a Massimo per riferirgli della meteo e della decisione
di non uscire. Rientro in cantiere e vi trovo Sergio e Francesco che hanno gi armato le barche e aspettano solo noi per usci-
re. Ci tocca. Armo lammazzapatane e molliamo gli ormeggi.
Unoretta di bordi verso Arona, lo Stag ci lascia ovviamente al palo e Sirio rimane un po attardato a scoprire le piccole gioie
dellarmo velico. Ci sono 4/5 nodi srotoliamo il Code0 e boliniamo attenti ai filetti cercando la massima velocit, verso Angera
il vento sale un pochino, cambiamo quindi il code con il fiocco terminando lultimo bordo davanti allo scalo dei traghetti quan-
do ci pare di scorgere Sirio che bolina verso di noi, tra laltro il tempo va peggiorando chiamo Sergio e prendiamo la decisione
di rientrare, fiori di nuovo il Code0, anche se in poppa ci starebbe il gennaker, e procediamo per una rotta che ci far incrocia-
re laltro Viko che avvicinandosi dimostra di non essere la barca che pensiamo ma un altro ormeggiato ad Angera. Scendiamo
di conserva con lui per qualche tempo conversando sul solito tema, il Viko, fino a che loro riprendono la rotta verso Angera,
ma non prima di esserci accordati per rivederci e parlare di una possibile partecipazione alle regate creando una classe Viko.
Finiamo il bordo al gran lasco e siamo in porto. Non si mangia in barca, ma a casa di Luciano che nel frattempo ci ha invita-
to. La sVikolata sar per unaltra volta.
Marinai dacqua dolce
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29 novembre 2008
Solo da solo
Giornata uggiosa, non piove non c neve in compenso c un nebbione da non vedere la prua. Salgo in barca verso le 11
carico la stufa e mi metto a pisolare leggendo un libro e ascoltando un po di musica dallmp3, dovrei sistemare la girella del
frullino ma non ho voglia fa troppo freddo.
Tic tump tic tmpf tumpf, il wind quando gira fa strani rumori nelle casse, mi alzo e lo accendo cos ne fa meno, tolgo il coper-
chio e.... 6 nodi. E porcapuzzola non si pu mai stare tranquilli!
Mi tocca uscire, sistemo la girella isso il gennaker e lo avvolgo. Esco.
La nebbia ovviamente si dissolve velocemente in lontananza c perfino un pallido sole ho gi su il gennaker e quindi oltre
alla randa srotolo quello, un bel bordo al traverso con il pilota che cigola e la musica di sottofondo, strambo quasi al pontile
della Lega e poggio un pochino per fare rotta su Angera. Il vento troppo poco per tenerlo al giardinetto arrottolo il genna-
ker, mi lego e vado a prua con lammazzapatane scambio veloce con la prima che finisce nel gavone dellancora. Torno in
pozzetto, apro la vela e orzo di 80, subito lapparente aumenta e con lui anche la velocit, 5 nodi al vento 2,8 la velocit
entusiasmante per il mio piccolo Viko. Nessuno in giro sono le 13 e ho fame, viro verso Castelletto e vado sottocoperta a pre-
parare qualcosa da mangiare, ogni tanto metto fuori il naso, ma il lago rimane deserto al calduccio della stufa mi preparo un
delizioso pranzetto: grissini, simmental e cuscus al tonno, riesco pure a scottarmi con la gavetta.
Ultimo bordo verso la torre di Lisanza il vento cala inesorabilmente, accendo il motore e rientro allormeggio. Rassetto la
barca mentre la nebbia ricomincia ad avvolgere tutto e rimango un po in cabina a godermi lultimo tepore prima di riprende-
re la via di casa. Le tristezze degli ultimi avvenimenti lontane.
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Orizzonti limitati
7 febbraio 2009
La giornata perfetta
2 mesi che Vikolocorto fermo, sono salito molte volte a trovarlo, ma nebbia, pioggia, neve, mi hanno sempre fermato. Ogni
volta qualche ora di pace e serenit, nellintimit della cabina con la stufa accesa e un buon piatto fumante. Ieri stato diver-
so stata la giornata perfetta.
La mattina uscita con pochissima aria per far vedere la barca ad un probabile acquirente, in tutto ci mi sono purtroppo
messo in testa di cambiare barca, velocit minime, ma comunque di tutto rispetto anche se non paragonabili a Zio Fester che
si divertito a girarci intorno. Come dicevo unoretta e poi di nuovo in porto.
Massimo e la Claudia sbucano da dietro un cespuglio e in pochi momenti siamo di nuovo operativi, il vento sempre da nord
e non accenna ad invertire, cattivo presagio per un Viko la previsione di Phoen e se non cambia ad inverna significa che
arriver per ora ci sono 5/6 nodi e quindi decidiamo di uscire lo stesso.
Siamo fuori, randa piena e ammazzapatane, 6/8 nodi e noi galoppiamo a 4 che per la carena sporca, il motore abbassato e la
barca piena di cianfrusaglie non niente male. Ci sono parecchie barche, alcuni li conosco in lontananza vediamo il fu
Incanto con Damiano solo al timone, il vento sale e noi ci spostiamo sopravvento tutti e tre. Virata e via verso Angera, 8/10
nodi, 4,5 di velocit in poco tempo siamo davanti al Citt di Angera, 10/12 nodi, avvolgiamo lammazzapatane e svolgiamo il
fiocco, virata e grazie al fiocco la prua dritta su Arona, sempre sopra i 4 nodi, ora possiamo rilassarci e metterci anche sot-
tovento, vado sottocoperta a cercare qualche cosa da mangiare, biscotti al cioccolato che dividiamo da buoni camerati. 15/18
nodi, 4,9 la velocit massima ci esalta, ma giunti in prossimit di Arona preferiamo comunque dare una mano alla randa,
provo anche ad avvolgere un po il fiocco, ma fa una sacca tremenda e lo svolgo subito. Nuovo bordo, il vento si assesta su
15/18 nodi e noi procediamo felici verso Angera, per la prima volta ho notato il timone leggermente allorza. Ancora un
bordo e poi iniziamo a rientrare.
Anche in poppa nonostante la mano alla randa, Vikolocorto procede con un apparente di 10/12 nodi a pi di 4, strambiamo 2
volte cercando di intralciare la discesa di Zio Fester, ma inutilmente. Poco dopo incrociamo anche Opl con Claudio che
salta di qua e di la e, felice come una pasqua, ci urla qualcosa a riguardo di una straorza che per si perde nel vento. Ultimo
traverso e siamo in prossimit dei pontili dove ammainiamo e diamo motore.
Ormeggio con un po di apprensione per il vento al traverso, accendo il fornello e mentre aspettiamo i pizzoccheri ci dedi-
chiamo ai salamini freschi, alla ricotta dolce, alle olive ai peperoni, alle Tulip, alla coca cola, alle.... sono le 17 proprio ora di
andare a casa, aspettiamo solo che il sole tramonti dietro il monte Rosa perfettamente incorniciato dal tambucio aperto, grap-
pa e a casa.
Marinai dacqua dolce
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14 febbraio 2009
Due giorni in uno
La giornata si divide in 2 eventi catartici.
La barca nuova?
Oggi non si esce, saliamo per il controllo di fino alla barca che vorrei comprare. Un po mi dispiace per Vikolocorto, ma la
famiglia cresce (in altezza) e comincia ad andarci stretto.
La barca un Jaguar 25 di millemila anni fa parecchio conciato, con numerosi difetti e mancante di molte cose, ma lo scafo e gli
interni sembrano a posto. Purtroppo non cos e dopo pochi minuti di controlli ci fermiamo, i lavori sono troppi e soprattutto
oltre le nostre capacit. In settimana prover a fare unofferta stracciata al proprietario, questo mi consentirebbe di avere il bud-
get per far fare le riparazioni.
Ci rovesciamooooooo
Siamo saliti presto, sono solo le 11 e c pure un leggero venticello. 3/5 nodi da nord, il cielo terso e non lascia presagire
nulla di buono, ma decidiamo di fare 2 bordi lo stesso al massimo si torna velocemente.
Siamo fuori, le vele a segno con lammazzapatane che spinge molto bene allontanandosi dal ridosso il vento salito a 7/8
nodi, ma con un po di mano tengo ancora la nuova vela senza problemi.*
Viriamo in prossimit della Lega e subito vedo in lontananza i primi accenni delle raffiche del Favonio in arrivo, prontamente
avvolgo e preparo il fiocco e con questo iniziamo il bordo verso la Lombardia.
Giunti pi o meno a met percorso il vento arriva, non vedevo ochette e infatti non violento, ma comunque lapparente
supera i 15 nodi, lasco randa e prendo velocemente la mano poi scendo per spostare un po di attrezzatura volante prima che
si mischi.
Procediamo tranquilli per un paio di bordi con la barca che sbanda sotto le raffiche che in alcuni momenti superano i 20 nodi
fino al ridosso della rocca di Angera.
A questo punto iniziamo la discesa, siamo ridossati isso tutta la randa e riapro lammazzapatane, ci vorrebbe il gennaker
adesso, per il primo miglio procediamo spediti a oltre 5 nodi, poi il vento gira al traverso e devo arrotolare e riaprire il fiocco.
Rimaniamo comunque sopra i 4 nodi.
Siamo alla punta della secca dove di solito orziamo per atterrare risalendo di bolina larga, lapparente sui 15 nodi (in
poppa) orziamo un po per sventare la randa e dare la mano. Manovra perfetta, avvolgo per buona misura anche 3/4 giri di
fiocco.
Orziamo, lapparente passa subito a 15/18 nodi, le raffiche a 20/25 il salvagente sulla falchetta sovente immerso, ma lascan-
do randa riesco a tenerla molto bene. Stiamo puntando dritti verso il porto quando il vento salta verso poppa di 30 e aumen-
ta di colpo.
In un attimo siamo sdraiati, i piedi puntati sulla seduta di fronte quasi in verticale, mollo la scotta della randa e il boma si
appoggia sullacqua (che dire del vang?) il Viko senza appendici in acqua viene violentemente allorza e si raddrizza abba-
stanza da far riprendere contatto al timone, mio padre porta ancora il timone allorza, ma la barca non si raddrizza di molto
anzi sembra voler rimanere li indecisa da quale parte rollare. Mi sposto sottovento con cautela e raggiungo lo stopper della
randa, apro e in un attimo riesco a recuperarla nella sacca, mentre effettuo la manovra la barca perde la spinta orziera e pog-
gia da sola, ma per poco una volta al traverso si stabilizza con il solo fiocco e riprende a volare oltre i 3 nodi. Guardo il win-
dex che segna 25 nodi, ma secondo me la raffica stata ben di pi.
* Alcuni avranno notato come man mano che si prende confidenza con una barca a deriva mobile non zavorrata listinto di conservazione e i pre-
concetti vengono meno e si riesce a sfruttare al meglio le potenzialit. Vikolocorto rimane una barca leggere, ma non cos tanto come allinizio della
nostra avventura.
50
Orizzonti limitati
14 marzo 2009
Pace e tranquillit
Ci sono periodi in cui si ha bisogno di pace e tranquillit. Ti senti perso, i problemi di assillano, la tensione ti esaurisce; alcu-
ne volte perfino il pensiero di fare qualcosa con gli altri di angoscia, il far sapere, condividere difficile e fonte di ansia.
Ieri sono salito in barca dopo un mese di assenza, il carico degli ultimi giorni sulle spalle. Con calma ho riacceso la piccola,
liberato le vele, preparato le manovre che smonto per non fargli prendere il sole inutilmente, dato vita al motore e mollato gli
ormeggi.
Ogni passaggio da lungo tempo collaudato stato facile, senza pensieri, man mano la tensione si dissolta naturalmente,
perfino senza che me ne accorgessi.
A pochi metri dal pontile gi la mano andava allautopilota, prua al vento e su la randa. La barca sbanda il motore spento,
il fiocco si srotola. E qui mi accorgo finalmente che sto meglio, ho di nuovo voglia di fare, scendo in cabina a prendere il
code e lo armo a prua mentre Vikolocorto procede da solo sbandato eccessivamente per la mancanza del mio peso in poz-
zetto. Sempre con nauralezza avvolgo il fiocco e apro il code, sono 18 mq unenormit per una barca di 6 metri in bolina,
ma il nostro feeling da tempo perfetto, so cosa preferisce la barca e lei mi avvisa se c qualcosa che non va. Squilla il cellu-
lare, scendo a prenderlo e proprio in quel momento Vikolocorto mi avvisa: se non mi controbilanci sono troppo invelato, alzo
un braccio fuori dal tambucio, prendo la scotta e lasco, senza nemmeno pensarci.
Spengo il cellulare ora sono proprio a posto, la sintonia perfetta, un lungo bordo mi consente anche di trovare langolo di
sbandamento che preferisce e la giusta posizione delle vele. Filiamo dritti fino a che il lago non finisce.
Comando al pilota una poggiata, senza pensarci, in modo perfetto mi ritrovo con il vento in fil di ruota, passo la randa e via a
farfalla. Ogni pochi minuti regolo la rotta mentre il vento gira come al solito, sono di nuovo al traverso del porto posizione
che raggiungo di abitudine per godere dellultimo bordo al traverso, la condizione pi divertente.
Davanti al porto ammaino velocemente le vele accendo il motore e lascio che il pilota mi porti fino allimboccatura per gode-
re ancora di quei pochi istanti.
Marinai dacqua dolce
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11-12-13 aprile 2009
sVikolata di pasqua
Questa volta stata con un gruppo che pi eterogeneo non era possibile, per et, esperienza velica, censo, cultura, carattere,
capelli, massa grassa e/o magra. Solo un metro sembrava accomunarci, anzi 6: First, Meteor, Viko, ma a ben pensarci nem-
meno loro sono simili, nemmeno in apparenza.
Eppure son stati 3 giorni fantastici con pi di 60 miglia percorse in ogni condizione, dalla pioggia al sole caldissimo, dalle
piatte nebbiose ai temporali urlanti, dai ristoranti ai pic-nic in pozzetto, dalle gite nei paesini alle panchine in tutto relax.
Ormai da molti anni per noi la pasqua sacrilegamente dedicata alla barca, normalmente con il primo noleggio al mare, ma
questanno si presentava loccasione di fare finalmente una Vikoflotta a zonzo per il lago. Qualche settimana prima della data
di partenza altre 2 barche si aggiungono. Venerd saliamo, il tempo veramente brutto e non promette proprio nulla di
buono, siamo per tutti li nessuno vuole cedere di un passo sulla decisione presa.
La partenza fissata per le 9 di domani, prepariamo le barche senza mai guardare il cielo, convinti che ci grazier.
La notte si scatena linferno, pioggia, grandine, fulmini, vento, noi chiusi al calduccio nelle nostre piccole barchine continuia-
mo a sperare. La mattina ci accoglie ancora con una coltre minacciosa. Stoici indossiamo le nostre cerate pi pesanti e partia-
mo lo stesso: Lisanza, Feriolo, Laveno, 15 miglia in tutto.
Si esce in sordina, issiamo le rande senza troppa convinzione in una piatta totale.
Rotta verso nord a piccolo trotto, distanziati di qualche centinaio di metri, si provano i VHF, litigo con i generatore del moto-
re che ha deciso di lasciarmi proprio ora, a sprazzi un pallido sole e qualche refolo di vento fa aumentare lallegria e svolgere
o issare i fiocchi. Cos pian piano giungiamo a Ranco dove il lago si apre e dove un po di sole fa ancora capolino. locchio
del ciclone.
A Belgirate siamo tutti compatti per aver parlato di uneventuale sosta per il pranzo commutata in pappa in navigazione per
non perdere Feriolo. A nord molto scuro, sia il cielo sia il lago, senza una parola le rande diminuiscono, chi una mano chi
nel sacco con la cerniera ben chiusa. Arriva di colpo, le ochette dicevano fosse pi di 10/12 nodi, ma non i 20/25 con onde
ripide e confuse che ci investono. Confusione. Sul lago il vento sempre meno maneggevole rispetto al mare, salta di impro-
ponibili quarte di qua e di la rendendo impossibile qualsiasi regolazione a barche ben pi possenti delle nostre.
Mi ritrovo quindi alla cappa per ammainare la randa a cercare i compagni, laltro Viko sottocosta a secco di vele che prose-
gue ridossato tranquillo a motore, il meteor vicino a me sorpreso con il genoa leggero lo ammaina per non rovinarlo e si
rimette in rotta con la sola randa, il Firstino dopo una digressione in poppa sfrutta la sua chiglia lunga e pesante e riparte a
tutta tela con la falchetta in acqua.
Ammainata la randa mi rimetto in bolina larga con il solo fiocco.
La deviazione a Feriolo saltata, ma una volta assorbito limpatto e sperando non peggiori decidiamo comunque di raggiun-
gere Laveno.
Con il fiocco, saltando sulle onde, decisamente bagnato dagli spruzzi Vikolocorto mi regala un paio di esaltanti oltre 6 nodi
sul GPS, fino a Reno quando finalmente cala qualche nodo e posso issare nuovamente la randa con una mano, per toglierla
di nuovo quando poggiando nel golfo di Laveno le onde rischiavano di traversarci comunque e sempre pensando alla sicu-
rezza e tranquillit della famiglia.
Ormeggio da manuale, riunione estemporanea per raccontarcela su, facce felici e sorridenti si avviano chi alle docce chi al
primo aperitivo.
La serata trascorre piacevole, una pizza e fritto di calamari entrambi serviti da simpatiche rumene. Il momento della nanna
giunge comunque presto, la stanchezza tanta. Non prima di aver dato uno sguardo alla meteo e di aver deciso cosa fare lin-
domani: meteo pi che mai incerta, destinazione invece certa spavaldi decidiamo per i Castelli di Cannero. Notte piovosa con
scrosci violenti.
La mattina uggiosa, non promette nulla di buono, nemmeno il vento. Usciamo in linea di fila e impostiamo la rotta per
Cald, visto che si smotora tanto vale fare delle soste culturali, cos in unoretta siamo a Cald ormeggiati ai pontili in transi-
to e subito dopo invadiamo il paese con la nostra allegria: breve passeggiata culturale alle fornaci, incursione nei vicoli carat-
teristici, verifica dei cartelli affittasi con solite affermazioni sullutilit o meno di una casa al lago, infine aperitivo allonnipre-
sente bar sul porto.
52
Orizzonti limitati
Lora di pranzo ci vede di nuovo in navigazione verso nord, le onde dei motoscafi disturbano allormeggio e preferiamo man-
giare in navigazione. I castelli ancora non si vedono, imposto quindi la rotta al carteggio e faccio rotta per gli altri.
Sembra salga un pochino di aria, da sud finalmente, lesti issiamo le vele, ma sar una mera illusione. Raggiungiamo cos i
castelli mezzo a vela e mezzo a motore. Giro intorno ai castellli, tentativo di ormeggio ad una chiatta con relativo incaglio e
poi via con linverna che finalmente si mostra, ovviamente di bolina nel ritorno.
Tutta tela, spaio subito per non subire lo smacco di essere lasciato indietro, imposto con precisione il primo bordo sul pilota e
mi dedico alla regolazione di fino delle vele. Sono alla sponda piemontese, mi preparo a virare guardo in giro prima di cam-
biare bordo e con sommo stupore mi accorgo di essere parecchio sopravvento agli altri. Viro. Sul secondo bordo sar ben a
sud di Cald quando gli altri avranno prua poco sotto Luino. Altri due bordi divertenti e sar alla punta di Laveno. Nota:
parlo al singolare perch la famiglia oggi in sciopero sottocoperta a giocare a domino.
Prima di attraversare la rotta dei traghetti aspetto gli altri, chiamo il porto per la sera. Insieme entriamo in porto, ormeggio,
meno concitato del primo e siamo pronti per lo struscio di decompressione a cui segue subito la cena visto che siamo affama-
ti come lupi. Altra piacevole serata.
Nanna pi tardi complice la colomba pasquale. La rotta domani sar decisa in funzione del tempo, in caso di tramontana sta-
bile rientro verso sud, la voglia di utilizzare le vele portanti tanta, viceversa Feriolo, saltato allandata, e poi a casa.
Ovviamente la mattina il vento quantomai incerto, nemmeno gli indigeni sanno rassicurarci, il sole invece questa volta
ben deciso ad accompagnarci.
Vista lincertezza la flotta si separa, una barca esce dal porto alle prime avvisaglie di vento, issa lo spy e rivolge la prua a sud;
gli altri puntano su Feriolo con un bel bordo al traverso.
Come da programma: visita al paesino, benzina sulla statale, aperitivo allungato in barca, pennica e poi...
Mollati gli ormeggi da Feriolo andiamo verso nord a raccogliere il vento che i pieni di benzina fatti dovrebbero averci garan-
tito. Detto fatto arriva una invernina che ci spinge piacevolmente nel primo bordo verso casa, casa che il GPS mi da 70 a
destra con un ETA scandaloso, ma non importa. Sirio rimane un po indietro, nello spirito competitivo che ci contraddistin-
gue torniamo indietro a dargli manforte girandogli intorno come falchi sulla preda, dando consigli a destra e a manca incasi-
nando ovviamente quel poco che cera di buono nelle regolazioni.
Per fortuna il vento cala altrimenti saremmo rimasti li a dar consigli fino al tramonto. Puntiamo quindi verso le isole Borromee
per un ultimo scampolo culturale. Bolgia allucinante di traghetti, aliscafi, battelli, canoe. Qualsiasi cosa galleggi trasporta
avanti e indietro orde di turisti assatanati di ninnoli e prodotti tipici. Le isole letteralmente scompaiono sotto i piedi di que-
sti dannati della pasquetta. Andiamo oltre senza indugio alcuno. Ripensando con nostalgia alla bellezza delle isole nelle neb-
bie invernali quando si mostrano nel loro reale grigiore tipico del lago, molto ma molto pi belle.
Dopo le isole il vento torna a trovarci, in un crescendo che ci esalta e demoralizza allo stesso tempo, per lintensit e per la
direzione che, ovviamente, sul naso.
Ci sono 8/10 nodi, ma provo lo stesso lammazzapatane, pochi minuti e lapparente si attesta sui 13/15 e la velocit sui 5 nodi,
pochi minuti e salta la ritenuta del boma consumata dalluso improprio che ne stavamo facendo. Bompresso retratto, vela
sottovento avvolta in tutta fretta e sostituita con il fiocco. Terminiamo il bordo a 2/3 nodi con le vele convenzionali scapo-
lando la punta che ci proteggeva dal vento che per fortuna aumenta fino ad una quindicina di nodi sufficienti per tornare a
medie oltre i 4 nodi. Gli altri nel frattempo sono molto avanti.
Marinai dacqua dolce
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1-2-3 maggio 2009
sVikolata della liberazione
Ci siamo spengo tutto e vado a casa, tutto pronto e collaudato, naturale partire per il lago per 3 giorni di sole e di vela. Non
meno atteso, solo naturale.
Siamo al lago, c ancora luce le giornate si allungano ma fa comunque freddo. Arriva Franco nuovo amico della bassa, pur-
troppo la gru sottacqua e ci adoperiamo sotto la guida e il consiglio dellAldo per trovarne una pi alta. Presto fatto il
Piccaluga disponibile, domani mattina vareremo anche Eta Beta pronti per fare vela insieme. Vi dico subito che non cono-
scendo assolutamente Franco mi ha subito stupito la sua flemma nel constatare di essersi fatto 200 km di traino e di non
poter varare la barca.
Mattino, notte fredda mitigata dalla stufetta, alle 7 siamo in cantiere per varare alle 9,30 pronti con tutte le barche in acqua
solo il vento rimasto a casa ha mandato un cugino, ma piccolo piccolo, ma noi non ci facciamo mica spaventare, i compagni
con le barche pi veloci salgono a vela, noi germani smotoriamo.
Passano cos Angera e Ranco; qui il lago si apre e comincia a far caldo, passiamo rasenti a Belgirate sperando in un ripensa-
mento degli amici di li che avevano dato forfait, sentiamo Paola e Luciano che stanno ancora litigando con il tender allagato.
Intanto il gruppo ha il primo dissenso dopo centinaia di miglia fatte insieme, la meta non unanime, per un istante sembra ci
si debba dividere, listante passa e si prosegue tutti insieme, cercando di stringerci attorno a chi pu sentirsi in difficolt.
Questi rallentano e io mi sento in apprensione, sapr dopo che il problema era la peperonata sul fornello.
Laveno passa alla nostra sinistra nella patana totale, slalom gigante fra tronchi e arbusti portati dalla corrente allargiamo per
lultima tratta a Cannero rallentando landatura sperando che linverna ci raggiunga (non lo far fino a domenica sera).
Siamo in porto assistiti da due gentil donzelle, una per prendere le cime e laltra per pelare 20 euro, proprio quando la tra-
montana inizia a far sentire la sua voce, ma noi siamo troppo stanchi per uscire di nuovo. Fermiamo quindi le barche ben
bene in previsione della sburianata e andiamo a farci il primo aperitivo della serata, secondo aperitivo sul Trombo, terzo al
Sano Banano con cena a seguire. Stanchi e felici ci addormentiamo cullati dalle onde.
Oddio cullati, pi corretto sballottati il porto offre protezione pi alle onde che a noi, nel senso che vi entrano e non escono
pi.
La mattina di sabato il cielo terso, laria frizzante, il vento leggero da nord, il lago calmo (a parte nel porto), colazione brea-
fing prepartenza in cui si decide di mischiare un po gli equipaggi. Le signore sul Trombo, almeno in parte, io proseguo da
solo. Il favonio non per nulla disteso lascia anzi parecchie zone di piatta, svikolando fra queste riesco a passare il comet di
Paola, lei cerca di farmi straorzare con una manovra alla Torben, ma io agile poggio e le passo sottovento. Lo sguardo va teso
verso il timoniere, ma nulla possono li passo cos lasciandoli presto di poppa.
Intanto il vento si assesta sui 10 nodi ben disteso cos la flottiglia si avvicina veloce a Cald, sosta prevista per il pranzo. Ci
arrivo troppo presto ammaino il gennaker e riparto di bolina, il gruppo molto sparso solo 2 sono sopra vento e faccio rotta
verso di loro, raggiungo Nane Oca e mi ci accodo aprendo lammazzapatane, nato per venti fra i 3 e i 5 nodi ora salvo rottu-
re funziona fino a 10 e oltre, lo affianco vedo che ha la macchina fotografica allora orzo per mostrargli un po di carena.
Cho fame. Aspetto che i primi ormeggino per farmi aiutare e mi accosto in andana a Nane Oca, Luca e Elena con fare esper-
to mi prendono le cime e sono a terra, arrivano altri, motoschifi e vele, ma non c pi posto anche con le barche in andana
occupiamo tutti e due i pontili, un po mi spiace, ma son tutte grosse e non ce la sentiamo di offrirgli il fianco dei nostri
moschini. Aperitivo al solito baretto e poi pappa tutti insieme sui pontili.
Al riparo della rocca di Cald non ci si accorge che il vento sta aumentando, vediamo passare la flotta che partecipa alla
Laveno/Ascona e non ci accorgiamo di quanto sono sbandati. Usciamo. Io sempre solo isso il gennaker ancora ridossato, giro
la punta e mi ritrovo in mezzo alle onde e alle ochette, il wind inizia a fischiare; il motivetto fa pi o meno cos: coglioneeee
coglioneee la senti questa voce? Ti strapoooo tutto, ti strappo tuttoooooo! Santo avvolgitore salva il gennaker, la madonna
delle borose a circuito chiuso salva me e Vikolocorto. Poggio con randa ridotta e fiocco e comincio a surfare. Le mani mi si
screpolano per tenere la barra e la scotta, ma non mollo. 7 nodi la velocit massima, 6 quasi sempre, mai sotto ai 5. Purtroppo
o per fortuna dura poco, in unora sono in vista di Laveno orzo, con molta apprensione per il timore di sdraiarmi, per pren-
dere la cappa e ammainare la randa e..... sorpresa Vikolocorto non orza!
Timone alla banda, traverso ma nulla pi, randa sventata per forza di cose, ma il fiocco porta bene. Che chai adesso?
Guardo la cima della deriva.... lunga... la deriva alzata! Scopro con sommo gaudio che il Viko tiene una sua cappa al traver-
so proprio grazie alla deriva alzata e riesco cos ad ammainare la randa e poggiare di nuovo per infilarmi nel golfo.
Pace relativa, ma pace, le onde non ci sono pi e il vento arriva solo con qualche raffica, procedo lento fino ad addentrarmi
54
Orizzonti limitati
ben bene quindi riprendo la cappa, quella vera, e preparo parabordi e cime sui 4 lati, non so dove devo ormeggiare e il porto
offre il fianco ad una valletta dove il vento scende gagliardo. Pochi minuti dopo mani premurose mi agguantano in un ango-
lino che pi riparato non si pu. Craker e birretta me li sono proprio meritati.
La cronaca del gruppo non meno perigliosa, a parte il Firstino che si gioca di tacco a tutta tela i 25 nodi e oltre gli altri scen-
dono con fazzoletti. Trombo a parte, una stecca rotta che lo costringe a smotorare. Ultimo momento di ansia quando il moto-
re di Eta Beta fa cilecca, per fortuna viene prontamente recuperato da Sirio.
1 aperitivo in barca secondo al bar, per variare, pizza con Franz in aggiunta al gruppo. A nanna presto che sono sconvolto,
Porto Labieno ben fatto e non c onda, solo gli schiamazzi della barca mi vicina mi disturbano, un po, pochissimo. Dormo.
Domenica ore 7 Franz gi li e pure docciato andiamo a far colazione insieme Speravo in una diminuzione del vento, ma si
sa il Verbano on-off, quindi ecco che ci troviamo a lottare con le bavette, per di pi da nord quando preferiremmo bolinare
per fare apparente. Poco male limportante esserci e poi piano piano arriviamo comunque a destinazione. Si a destinazione,
in mezzo c poco da raccontare, saluti a Franz e al Trombo che si fermano a Monvalle, Nane e Sirio partiti prestissimo per
una regata, Lorenzo e Ale volati via grazie allo spy. ci ritroveremo solo dopo aver rimesso sul carrello Eta Beta per lultimo
aperititvo.
Marinai dacqua dolce
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29 maggio / 2 giugno 2009
sVikolata svizzera
Venerd 29 maggio ore 21,00 - siamo ormeggiati al Germagna in attesa che le nubi temporalesche decidano lorario di parten-
za, guardiamo fuori dalle vetrate speranzosi con una gran voglia di partire, ma non sembra che il vento voglia assestarsi.
Attendiamo.
Tergiversando si fanno le dieci, si fa tardi per poter sperare di fare un tratto utile in notturna, scendiamo in barca per avere
un colpo docchio migliore. Le nubi sembrano diminuire, i temporali sono lontani verso sud, calcolo che anche dovessero
salire nuovamente riuscirei a distanziarli, a nord invece terso e il crepuscolo lascia intravedere le stelle.
Molliamo gli ormeggi con la randa gi terzarolata e senza armare le velone a prua, ben coperti, con salvagenti e life line gi
assicurate. Stop! Il vento cessa del tutto. Motore, pilota, musica in sottofondo e via verso nord con il GPS che ci segnala la
rotta. Mentre il buio fa sparire i consueti riferimenti passiamo il canneto ben al largo per paura della secca, quindi Angera e
sempre ben discosti puntiamo su Solcio.
Sono le 23 il vento inizia a gonfiare la randa da sud, ho proprio voglia di vela spengo subito la falciatrice e apro il fiocco a far-
falla. Anche se procediamo solo a 3 nodi lascio comunque la mano alla randa.
A Ranco il lago si apre, di notte lunico punto dove possiamo immaginare orizzonti non limitati, la sponda lombarda infat-
ti immersa nel buio e sembra non esserci, c ancora la luna, ma sta per tramontare e non si riflette quasi pi sui costoni roc-
ciosi di Ispra e Santa Caterina. Siamo in poppa per rotta, ma allargo comunque un bel po da Belgirate, perch qui il vento
salta sempre e presto lo avr al traverso da destra. Cinzia scende a dormire, rimango da solo, senza luna con le vele a segno
mi godo il momento.
Ore 24 e qualcosa, con tanta acqua sottovento mi sento pi sicuro, lego la life-line lunga e vado a prua per issare il gennaker,
dopo poco sono a tutta tela con il vento al giardinetto il pilota che controlla la barca, sono felice. Dura poco, essere soli al
comando non potendo contare su nessun aiuto per di pi con i cari inconsapevoli che dormono mette ansia normalmente, di
notte ancora di pi, per di pi mi sembra che il vento aumenti. Avvolgo il gennaker, riprendo la mano alla randa e poggio di
nuovo a farfalla.
Sabato ore 1,00 allargandomi verso le isole inizio a sentire il fetch, il Vikopilota soffre un po londa al giardinetto, io sono
stanco e non ho voglia di timonare, porto la prua al vento che tra laltro anche aumentato, ammaino la randa e mi rimetto in
rotta con il solo fiocco. 3 nodi.
ore 1,30 transito davanti a Cerro, lingresso difficile ci sono 2 secche e una sassaia bastarda, ma lo conosco bene e potrei
entrare, c per un solo posto in transito e da fuori non si vede se libero, meglio proseguire daltra parte volevo arrivare a
Cald. Ora sono al traverso di Laveno, Cald solo 4 miglia avanti a me per a Laveno ci sono gli altri, c la corrente elet-
trica e il porto ridossato anche da sud a Cald solo se c posto nel porto vecchio. Accendo il motore avvolgo il fiocco e sve-
glio Cinzia per ormeggiare, di solito faccio da solo, ma sono troppo stanco. Alle 2 dormo con addosso ancora la cerata.
Pochi minuti dopo qualcuno bussa, guardo lorologio sono le 9, esco la testa dal tambucio e vedo Lorenzo bello fresco e
pronto per partire. mannaggia a lui. Faccio una puntatina in bagno sveglio Cinzia e insieme facciamo colazione: caff,
yogurt, fette biscottate, frutta. C il sole e il vento gi bello stabile da sud, strano per il lago, ma perfetto per noi, solo che
fa un freddo cane. Usciamo in conserva e iniziamo a risalire, vorrei fermarmi a fare benzina a Cald, ma non avendone usata
fino adesso posso rischiare, tanto c il canalone che sicuramente ci prender e sputer dallaltra parte.
E cos fa. Vi giungiamo con tutte le vele a riva, spinti da sud da 5/6 nodi di aria stabile e costante che pi non si potrebbe
desiderare, giriamo a sinistra per imboccarlo... 8, 10, 14, avvolgo il gennaker, e rallento 16, apro il fiocco e torno ad accelera-
re con lapparente che si assesta sui 14. Sento al telefono czamba che dallaltra parte lui abituato a questo tratto mi dice
che sta bordeggiando con solo il fiocco. Proseguiamo e come detto il canalone ci sputa a Zenna soffiando sempre da sud
costante. E solo un fatto psicologico usciti dal canalone il vento non molla anzi aumenta, ma noi siamo comunque pi tran-
quilli, raggiungiamo Cristiano mi affianco sottovento, a bordo la moglie abituata al vento, ma nelle pampas argentine non
sembra per nulla divertita, infatti dopo poco ci lasciano, non vengono ad Ascona, o meglio vengono, ma in auto. Noi poggia-
mo dirigendo decisi verso il porto patriziale. Preoccupati perch la capitaneria chiude alle 16, per la stanchezza siamo in
porto gi alle 15.00. La sera la passeremo su lungolago della ridente localit.
Domenica 31 maggio. Programma distensivo. Visione della partenza della VerBenn, visita alla foce del Ticino e ormeggio
anticipato a Locarno per visitare la cittadina. Talmente distensivo che dopo una veloce incursione sul Ticino con sosta per il
pranzo procediamo spediti verso Locarno inseguiti da nuvoloni neri che preannunciano ci che poco dopo lormeggio man-
terranno.
Luned 1 giugno Oggi ci aspetta il secondo tappone pirenaico, le previsioni della sera erano funeste, ma a parte il freddo
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Orizzonti limitati
meteo Svizzera questa volta non cha preso per nulla, cielo terso senza una nuvola. Non c purtroppo nemmeno il vento.
Motore allora verso le isole di Brissago passaggio fra le 2 al cardiopalma con carta e GPS che segnano 10 metri ed ECO che
scende fino a 1,40, poi via verso sud costeggiando fino alla dogana e infine puntando decisi verso Cannobbio. Mentre si
scende affiancati si scherza sul canalone:
hai prenotato il vento?
si 25 nodi, facciamo a met o ne vuoi di pi?
no io ne prendo al meno 15 tanto il Viko ha il code 0
guarda che li ho chiesti da nord
Il canalone ha capito lintensit ma non la direzione e i 25 nodi sono da sud. Onda e un freddo cane. In men che non si dica
siamo con il fiocco e una mano. Ormai esperti (si mette lorecchino doro per il canalone?) boliniamo fino a Cannero, qui cala
e possiamo dar fondo alla cambusa per il pranzo mentre Vikolocorto procede di bolina larga con il frullone.
Giusto il tempo di mangiare e il vento ritorna gagliardo, Ale e Lore con il Meteor questa volta hanno una marcia in pi e par-
tono come missili, noi viriamo subito per spaiare e sperando nella loro solita tattica suicida che sembra portarli sotto la rocca
di Cald. Nulla da fare oggi non c proprio storia ci daranno un distacco scandaloso. A parte questo una bolina molti diver-
tente con Cinzia che per un buon tratto si perfino mostrata interessata rimanendo in coperta. Il tratto per lei comunque
troppo, gi a met del tragitto era al calduccio con la coperta di pile a leggere un libro, unica concessione spostarsi soprav-
vento.
Chiudiamo la giornata in bellezza con il ritorno nel gruppo di Elena e Luca e lincursione di Franz che gentilmente ci offrir
la sua barca per laperitivo. Non credo lo far mai pi.
Marted 2 - Previsione 10/15 nodi da nord, usciamo gasatissimi per lultima tratta, affilo le armi per evitare lo smacco del
giorno prima. Sar una piatta totale fino ad Angera dove sosteremo per il pranzo e poi ancora fino allormeggio.
Marinai dacqua dolce
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27/28 giugno 2009
Ragazzi in barca, per non parlar del pap
La seconda edizione della crociera dei ragazzi a rischio. Programmata a maggio per impegni vari, meteo e rinvii rischiava di
essere procrastinata a settembre se non addirittura cancellata. Gioved ore 18 la data ultima per prendere una decisione, la
meteo recita temporali in tutto il nord il verdetto pi o meno scontato, le lacrime di 3 ragazzi che ritornano ben pi bam-
bini di quello che sono altrettanto. Non resisto so che rischioso, non tanto per la navigazione quanto per il mio intelletto
chiuso per 3 giorni con 3 ragazzini in un guscio di resina di 6x2 metri, si parte. Lappuntamento alle 17 dellindomani, il
programma indefinibile prevede solo di raggiungere il lago poi si vedr.
E sera tergiversiamo in pozzetto dopo aver preparato la barca per la notte e per la navigazione del giorno successivo, prima
scoperta a 10 anni va spiegato loro cos una barca a 11 la capiscono e possono accudirla in prima persona, guardo con mera-
viglia la capacit di muoversi e comprendere le manovre mentre ceniamo mi viene lidea malsana e propongo una notturna.
Un siii quasi urlato accoglie la proposta, un tuono rombante ci fa abbassare subito le orecchie. Non ci rimane che un gelato
di consolazione al vicino locale.
La mattina di sabato ci accoglie con un cielo velato, ma che non minaccia pioggia, le previsioni sono: coperto con temporali
dal primo pomeriggio escluso quindi navigare verso nord senza ridossi seri e sicuri fino a Laveno. Pensiamo addirittura di
lasciar perdere la vela e di fare un giro con il vaporetto fino alle I. Borromee, ma mentre andiamo a prendere lauto il cielo si
schiarisce e mostra oltre ad un pallido ma caldo sole anche una discreta brezza da nord. Di corsa quindi a mollare gli ormeg-
gi, mentre mi occupo del motore i ragazzi abbassano timone e deriva, liberano la randa e le vele di prua e si dispongono a
mollare gli ormeggi. Appena fuori dal porto issiamo la randa e svolgiamo il fiocco, i temporali in lontananza me lo fanno pre-
ferire al Code0 anche se il vento Non supera i 5 nodi. Edo al timone si mostra capace anche se impaziente di comprendere
ogni segreto portato a esprimere un frustrante per lui e per me non ci riesco ogni volta che sbaglia il verso. Tra un molla
e riprendi il timone capisce le basi e alla fine riuscir a tenere la rotta perfettamente con un traguardo a terra. La Vale
ovviamente una veterana, ma non si dimostra saccente e anzi lascia agli altri le manovre pi divertenti occupandosi della
scotta degli avvolgitori, dellamantiglio e delle scotte sopravvento da filare. Chiara la sorpresa, non solo entusiasta ma si
pone critica di fronte al problema: perch la barca avanza la domanda e successiva risposta compresa che mi impressiona di
pi; ma quando issiamo il gennaker che palesa tutto il suo istinto velico, la Vale a prua a far uscire la vela dal sacco, Edo
al timone e io alla drizza, Chiara si trova con la scotta in mano e con mio sommo stupore dopo unora di bordi di bolina a caz-
zare sempre tutto a ferro lascia che la vela esca dal sacco e NON cazza a ferro ma al giusto angolo al vento, ala fino a che
linferitura smette di pungere e poi lasca un pochino concentrata su quella cucitura rossa che rimane sempre perfettamente
distesa. Vale torna in pozzetto novello comandante, io vado a sdraiarmi a prua con le spalle appoggiate al fiocco avvolto li
controllo pi che guidarli e gongolo arrogandomi il merito delle loro capacit.
Prima virata, poggiano allunisono, solo la randa sulle prime rimane dov, ma al mio richiamo capiscono che anche lei vuole
essere regolata e allora lascano, recuperano, passa sulle loro teste fin troppo basse e via sul nuovo bordo. Facciamo il bagno?
Ecco rotto lincanto ecco che lanima del bambino torna prepotentemente. Li convinco a finire almeno quel lato che comun-
que ci porta verso la solita spiaggia, vi giungiamo in meno di mezzora il gennaker rientra, la randa scende lancora fila per
occhio e Vikolocorto fermo in 40 cm dacqua senza che un fiato sia uscito dal motore. Mentre i ragazzi si schizzano nellac-
qua bassa preparo una enorme macedonia con la frutta ottima che la cara Edo mamma ci ha mandato. Pesche, albicocche,
pere, melone, nutella, coca cola; bhe le ultime ammetto di averle portate io, da buon comandante devo tener buona la ciurma
e il grog ancora vietato.
Arriva anche Sirio che ha imparato perfettamente le mie teorie e si piazza dritto dritto sul mio calummo, per fortuna segue
anche il manuale teorico del marinaio dacqua dolce e invece di filare quanto necessario si attesta con 5 metri di cima si 3
metri dacqua. Ottimali perch quando linverna finalmente si fa sentire riusciamo a sfilarlo di stretta misura. Con la randa
mure a sinistra gli siamo passati a poco pi di un metro, virando poi sullancora che, grazie alle mie possenti bracciate, tor-
nata a bordo mentre vikolocorto vira di bordo facendo uscire contemporaneamente il fiocco gi a segno prima che riuscissi a
rientrare in pozzetto, inutile ormai la mia presenza viste le capacit dei ragazzi. Altra virata subitanea per ripassare sulla
prua di Sirio i cannoni in batteria in segno di sfida. Tenzone che non viene raccolta e allora siamo ripartiti mure a sinistra
prima stringendo e poi riportandoci ad un buon traverso per consentire al gennaker di riapparire azzurro, azzurro purtrop-
po non come il cielo che inizia a far vedere le prime avvisaglie dei temporali a lungo promessi.
Verso le 16 rientriamo quindi in porto, rassettiamo la barca, merenda dobbligo per le giovani promesse veliche con ciambel-
le di torta paradiso questa volta di mamma Daniela. A seguire bagno, doccia e via verso Angera per la passeggiata alle gio-
stre e per la mitica pizza di Damino. Al ristorante la gradita sorpresa di un altro lagonauta che nonostante la profonda amici-
zia tenta di fregarci il tavolo conquistato sulla veranda. Resistiamo e lo costringiamo a ripiegare su un posto allinterno.
Cena a base di pizza seguita da frutti di bosco al limone, chiacchiere in quantit seguita da proposta di matrimonio al tra-
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Orizzonti limitati
monto rifiutata per mancanza del canonico anello di diamanti e poi a nanna. Non prima di essere passati dal Germagna per
un richiamino con altri Lagonauti.
Domenica, finalmente un giorno con la meteo certa: niente temporali, in realt niente di niente, niente vento e allinizio sem-
bra perfino niente sole. Ci alziamo e mentre si fa colazione concentriamo ogni nostra energia per far uscire il sole. Funziona
il sole esce e con lui purtroppo unorda di motoscafi di ogni misura, potenza e soprattutto arroganza ci ingloba in un girone
dantesco fatto di onde incrociate che vanificano i nostri sforzi di far avanzare Vikolocorto nella misera brezza ci tocca quin-
di ripiegare verso la solita spiaggia per trovarla anchessa infestata e infine verso il porto per un bagno via terra.
Purtroppo non ci rimane che pulire la barca, sciacquarla dalle tracce di nutella e chiuderla per andare a casa. Coronamento
e verifica del successo dellesperienza pochi chilometri di auto sono sufficienti a scatenare un sonoro russare.
Marinai dacqua dolce
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5 luglio 2009
Quelli che la vela
Non faccio le regate non mi piacciono, ho lansia da partenza.
Ma oggi, luned 6 luglio, Vikolocorto viene messo sul carrello per il riposo estivo e mi sarebbe bastato anticipare di un paio di
giorni il repulisti dei gavoni per avere la barca leggera per di pi con la carena pulita, fatta solo 2 mesi fa, aggiungiamoci che
Quelli che la Vela una regata divertente e con una formula adatta a noi piccoli ed ecco che venerd pomeriggio mi ritrovo a
sudare come un ippopotamo iperidrotico sottocoperta. Alla fine avr tolto 4 cassette di cibarie e attrezzature, unite a non
meno di un altro quintale di materiale frammisto lasciano il Viko e con loro anche parabordi, ancora, catena, lazybag e qual-
siasi cosa possa far peso o intralciare. Alla fine la nuova linea di galleggiamento salita di almeno 5 cm sui 23 totali con al
poppa e la prua ben al di fuori dellacqua mi avrebbe fatto risparmiare un 15% di antivegetativa,
Terminato limprobo lavoro mi dedico anche ai lavori di fino controllando bozzelli, drizze, scotte e regolando pure le sartie,
mi balena perfino lidea di un tuffetto per una passata alla carena, ma mi accorgo che sto esagerando. Lascio quindi che
lopera viva si aggiudichi lingrato compito di scusante per il piazzamento mi doccio e mi dirigo alla solita locanda per lap-
puntamento con lequipaggio. Ignazio, amico acquisito per tramite di compagni di scuola delle figlie e Cristiano lacustre gi
in equipaggio nelle pochissime tenzoni a cui Vikolocorto ha partecipato. Il primo digiuno di vela, cos lui sostiene, ma secon-
do me mente; il secondo con una sensibilit da 20piedista unica.
Siamo solo in 3 quindi per tenere la barca ancora pi leggera, ma tosti. Tosti al punto che ci limitiamo nel mangiare e bere e
per essere riposati la mattina seguente andiamo a nanna presto, le 2.
La sveglia alle 7 ci vede invariabilmente belli rincoglioniti uscire con il lago ancora non agitato dai motoscafi nellassoluta e
totale piatta raggiungiamo la linea di partenza. La regata prevede 2 voli, uno alle 9,30 e uno alle 14,30, 4 miglia ciascuno
Arona-Lesa-Arona. Timono io, Cristiano a prua, Ignazio alle scotte fiocco e portanti e drizze.
Partiamo si, ma veramente di merda, credevo di essere in buona posizione, ma il vento che ci molla e il mio subconscio da
linea di partenza ci fanno rimanere parecchio indietro. Per contrappasso almeno 5 barche sono messe peggio di noi e
soprattutto 3 le teniamo dietro mentre risaliamo di bolina nella brezza morente, in partenza abbiamo perfino tentato il fioc-
co, ma gi dopo la linea anche lammazzapatane fatica a raccogliere laria sufficiente a farci muovere. Siamo solo a met
percorso quando i primi issano gli spinnaker, ma noi lottiamo caparbiamente per girare almeno la boa di bolina e di farlo
non ultimi. Caparbi, ma non fino al punto di dover inseguire la boa che si sposta decisamente verso il largo e poi verso
Ranco, il comitato dir che non vero, ma noi e altre barche siamo convinti del contrario.
Giriamo quindi la prua pi o meno dove riteniamo dovesse essere la boa e diamo motore, perch ormai la piatta totale,
giungendo alla linea di arrivo per vedere i pochi classificati tagliare il traguardo. Tutti a terra quindi per il meritato riposo e
per 2 chiacchiere finalmente ad armi pari anche con chi arma mostri di 45 piedi con vele in carbonio. Qui noi siamo addirit-
tura in vantaggio potendo esibire la nostra solita cambusa super fornita.
Alle 14, seguendo la barca giuria, ci riportiamo alla linea di partenza. Questa volta lascio il timone a Cristiano, mando gi 3
tranquillanti e mi preparo al botto. Ai 3 minuti sono a prua, indecisi fra fiocco, code0 o gennaker, sulle nostre teste il tempo-
rale fa saltare e ruotare il vento in ogni dove, chi mure a dritta in boa si ritrova di colpo contestato da chi, fortuna sua, pur
sbagliando si ritrova in ragione. 1 minuto, sopra il temporale, sotto 30 barche una contro laltra chi con il fiocco chi con lo
spy. Una delle pi belle partenze che abbia mai visto e anche mai fatto usciamo dalla linea spaccando il secondo mi piace
pensare perfino primi, peccato che noi siamo di bolina con 3 nodi e 50 metri a ovest ne hanno pochi di pi ma in poppa, a
consolazione altri 50 metri e in barca giuria sono totalmente nella piatta. Qualcuno dir che in queste condizioni non si da la
partenza, ma noi siamo lacustri e qui si parte sempre da 0 a 50 nodi.
Via allora di bolina tutti sottovento concentrati e decisi a farcela. Sopra di noi un Alpa 9,50 che in quella bavetta non avanza
nemmeno con le furiose timonate dello skipper e sottovento quel bestione di Obelix che nonostante i suoi 10 metri non riesce
a scrollarsi di dosso noi, la pulce. Avanziamo nei refoli, gli sparaboe pi cazzuti la davanti, ma pi vicini rispetto alla mattina
alcuni perfino dietro di noi.
Unora dopo sentiamo la sirena dei primi arrivi, come deciso la regata termina alla boa di bolina e i mostri impiegano questo
tempo a coprire le 2 miglia, unaltra mezzora e siamo a meno di 100 metri dalla boa, il compensato potrebbe perfino premiar-
ci, ma non destino il vento molla completamente rimaniamo li a ciondolare ancora per altri 20 minuti poi vedendo le facce
60
Orizzonti limitati
sconvolte e non avendo uno specchio per conferma prendo la decisione che spetta allarmatore accendo il motore e mi dirigo
verso casa.
Rimango convinto che la formula, poche miglia e pi partenze, vincente per le ariette del Verbano. Purtroppo luglio non
periodo adatto, se da un lato 4 miglia consentono di far correre ad armi pari, barche dai 20 ai 45 piedi, in questo periodo
sono troppo poche le possibilit di avere 2 ore di vento. Avremmo dovuto correre luned mattina.
Marinai dacqua dolce
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6 luglio 2009
Luned da leoni
Alle 8,30 dobbiamo essere a Lesa, corso di vela Optimist della LNI. 4 miglia, unora senza tirare il collo al fido johnson.
Lascio i ragazzi a dormire pi che altro perch avranno sicuramente una giornata intensa e non voglio che siano gi stanchi
in partenza, ma anche perch voglio godermi la splendida mattina con laria frizzante e il sole che inizia a scaldare.
Esco dal porto, tolgo i parabordi, imposto il pilota verso il Waypoint che ho segnato il giorno prima durante la regata e mi
verso un bel bicchiere di succo darancia con 2 biscotti, la dieta ancora mia signora e padrona, 4.6 nodi ETA 8,20 sono per-
fino in anticipo. Il lago completamente deserto solo un vaporetto mi incrocia mentre fa la spola tra Arona e Angera traspor-
tando i pendolari.
I ragazzi spuntano uno dopo laltro dal tambucio con gli occhi cisposi e quel fare assonnato che tanto bello agli occhi di un
pap. La Vale mi si accoccola addosso mentre lo sguardo di Edo che vorrebbe fare chiaramente lo stesso ma non pu mi
mette un po in imbarazzo, scosto mia figlia con la scusa di prendere il latte al cioccolato e i biscotti per la loro colazione.
Nella serenit del momento gli concedo pure luso del WC che poi dovr svuotare al rientro.
Latterraggio da manuale, loro esperti portano parabordi e cime di ormeggio dei punti catartici, io salto sul pontile e le ricevo gi
pronte per il doppino, sacche in spalla ci appropinquiamo verso la sede della Lega.
Organizzazione e ricezione perfetta, un po di apprensione del pap e magone dei ragazzi, ma di questo parleremo settimana
prossima, in realt il panegirico iniziale solo per giustificare la mia presenza a met lago il luned mattina. Con 10 nodi di
tramontana!
Saluto e vado alla barca, ormeggiata con il finger sopravvento e con la prua al vento, slego le cime e la trattengo per le dra-
glie, lo so non si fa, ma ormai io e Vikolocorto siamo in simbiosi, spingo, salto a bordo e svolgo il genoa. La barca prende vita
e poggia, sfioro le gomme del pontile e mi lancio verso riva, senza randa non si orza quindi devo essere veloce, lasco tutta la
scotta e isso a grandi manate senza guardare la spiaggia che si avvicina, cazzo scotta a segno e viro. Il profondimetro segna 3
metri non male e ora ho di nuovo il pontile che mi blocca la rotta, 30 metri di bolina strettissima e poi viro di nuovo, lappa-
rente sale oltre i 10 nodi, sbando parecchio, ma Vikolocorto alleggerito per la regata di sabato prende il passo deciso. Adesso
ho tutto il lago libero fino a Santa Caterina, la tentazione forte, ma sono le 9,30 e alle 13 devo essere in ufficio, appena
superato idealmente lestremit del pontile viro per mettermi mure a sinistra poggiando al gran lasco. Fiocco e randa, genna-
ker e ammazzapatane sono purtroppo in macchina mi spingono comunque oltre i 5 nodi con il pilota a regalarmi momenti di
pace sdraiato in pozzetto sicuro di non incontrare nessuno nel lago deserto un bellissimo bordo fino al traverso del porto
dove ammaino completamente le vele piegandole con cura per portarle dal velaio.
Viva il luned!
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Orizzonti limitati
19 settembre 2009
Sottacqua in solitario
Sabato mattina, ore 8. Mi alzo dal letto dopo una notte insonne guardo fuori il cielo sembra promettere bene nuvoloso ma
non cattivo, la sacca pronta esco.
Al lago il cielo sembra ancora migliorato, sono solo gli amici mi hanno dato buca, non ho quindi nessuno a rallentarmi con
colazioni o caff o puntatine al bagno e in 10 minuti sono fuori con lammazzapatane e la randa a segno vikolocorto si appog-
gia sul bordo sinistro guidato da Gino. Mure a dritta, ma mi guardo comunque in giro per evitare sorprese c solo una barca
a vela sulla sponda opposta la traguardo, passer di prua posso quindi sdraiarmi comodo sottovento per una decina di minu-
ti.
10 minuti sono il massimo che la larghezza del lago concede, ma pur sempre una gran cosa. Mi alzo comando la virata a
Gino e mentre lui sposta la rotta avvolgo il code0 e lo porto sulle nuove mure. A segno mure a sinistra torno a rilassarmi.
Procedo cos per unoretta risalendo pian piano il lago, un occhio al cielo per prevenire i temporali e uno chiuso a pisolare.
Continua a piovere, ma la cerata completa mi tiene asciutto.
Sono poco oltre Angera, il vento cala e la fame aumenta, non ho voglia di tornare fino a Lisanza, si sa mai che monti inverna
nel pomeriggio mi dirigo quindi verso il porto Asburgico per un panino al baretto. Ormeggio da manuale, chiacchiere con
altri velisti sopraggiunti anche loro per il pranzo 2 passi sul lungo lago ber sbirciare le auto di un raduno depoca e poi torno
in barca. Piove molto forte ora e non c vento, non me la sento di ripartire accendo la musica e mi sdraio a prua a leggere un
po.
Passa unora il tempo sembra migliorare, sono ormai le 2 e linverna non si fa sentire. Mollo gli ormeggi per tornare in porto
non faccio in tempo a mettere la prua verso casa che si scatena linferno gocce da mezzo chilo si infrangono sulla barca e
tutto intorno, vento per fortuna assente perch in questi casi sovente veramente forte. Ho le scarpe fradice, ma almeno la
cerata fa il suo dovere tolgo il pilota per paura che si blocchi, stagno, ma alcuni amici ministi dicono che non cos sta-
gno.
Ormeggio, chiudo e birro. Chiamo casa, c la festa per lOktoberfest Cinzia sale con le bimbe, chiamo Ignazio, il tempo
migliora sale anche lui cos installiamo la randa su Alegre.
Marinai dacqua dolce
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27-28 settembre 2009
Come Soldini
Sabato mattina. Ci svegliamo presto, Cinzia deve andare a scuola per riunione e io su per trasferire Vikolocorto a Laveno. In
programma una regata domenica mattina organizzata dal Rotary di Varese. Piove, ma soprattutto Cinzia ha un raffreddore
apocalittico, in breve decidiamo di soprassedere incontro a scuola e basta per lei e ricognizione al lago con speranza di trova-
re equipaggio per me. Verso le 10 il cielo inizia a schiarire parto quindi alla volta del lago e nel mentre faccio qualche telefo-
nata agli amici che di solito sono disponibili a navigare con poco preavviso. Niente da fare alluscita di Sesto sono ormai alla
zeta sullagenda, mi rimane solo lultima possibilit con i Franceschi che son gi su, cercher di convincerli ad abbandonare
Sirio e salire con me ovviamente dopo avergli somministrato dei calmanti
Parcheggiando in cantiere non vedo la loro auto, piove a dirotto e immagino siano andati a fare colazione, provo allora a tele-
fonargli ma il telefono spento scendo in barca e con sommo dispiacere noto che Sirio ben coperto e abbandonato poco
dopo infatti ho conferma, sono andati a casa. Non demordo e tento di convincerli a tornare. Mi lasciano con un barlume di
speranza, ci sentiremo dopo pranzo, non mi rimane che andare da Freddy per uno stinco e una buona birra.
Alle 13 finita anche la grappa, ma la telefonata non arriva. Chiamo io e mi rispondono che non vengono, sono solo e solo le
regate non si fanno. Chiamo Lorenzo e lo avviso che non posso andare e lui mi da un ultimo speranza: Claudio cercava un
imbarco, lo chiamo e in pochi istanti ho una discreta probabilit di averlo a bordo lindomani mattina. Mi basta. Telefono a
Lorenzo e gli confermo che sar della partita, scendo, armo Vikolocorto e parto a motore verso nord, si son fatte le 3, vento
non ne vedo e comunque vorrei arrivare su prima del buio, il fido Johnson mi spinge a quasi 6 nodi, il gps mi da subito un
ETA intorno alle 6, chiamo ancora Lorenzo per dirgli di aspettarmi per laperitivo.
Che rilassamento, che pace, nonostante il motore che ulula essere sul lago da subito delle sensazioni fantastiche in un attimo
sono a Angera poi Ranco infine Belgirate praticamente da solo, la pioggia a scacciato tutti gli smokers e perfino le barche a
vela sono pochissime, solo un immenso gennaker blu sotto Santa Caterina e un paio davanti a Monvalle. Il paio sono i soliti
compagni di sVikolate, modifico la rotta per intercettarli e dopo pochi minuti sono con loro.
Ormeggiamo a Laveno verso le 17, lorganizzazione del porto sempre perfetta e ormai ci conoscono, siamo ai nostri ormeg-
gi e ci riuniamo sul pontile. Altri amici sono gi arrivati, Franz con le sue cime dormeggio di seta e la barca perfetta, Gerva
sul Comet giallo con lo spaventapasseri a poppa; poco dopo arrivano i ministie molti altri. Quattro chiacchiere ed gi ora
di salire alla Lega per laperitivo organizzato dal Rotary. Una distanza proibitiva per me, soprattutto perch prima ho
accompagnato gli altri a far benzina in paese, ma che supero volentieri per stare in compagnia. Ottimo punch con crostini,
altre chiacchiere, altri amici, iscrizione alla regata che gratuita, ma poi ci chiedono un obolo da devolvere in beneficenza
che dono con piacere ed gi ora di andare a cena. Solito ristorante, solito frittomisto, solite chiacchiere. Chiacchiere che
proseguono fino a portarci sul Nane per il bicchiere della staffa e per una torta alle pere cotogne fantastica, alluna siamo
finalmente a letto, crollo come un sasso.
Purtroppo anche Claudio mi da buca, dentro di me gi lo sapevo, ma non me ne dispiaccio, lui lha detto perch sapeva che
cos sarei andato su anche se da solo e cos ho la fortuna di imbarcarmi sul Meteor di Alessandra e Lorenzo come terzo.
Usciamo presto per la colazione e meno presto per raggiungere il campo di regata. Sono regatanti veri e allora mi adeguo
assumendo latteggiamento massiccio e incazzato, 10 minuti via i cronometri, studio del campo di regata, posizione di parten-
za, marcatura degli avversari diretti, 2 minuti poggiamo mure a sinistra attraversiamo il gruppo, un minuto virata vele a
segno ci lanciamo, colpo di cannone siamo sulla linea perfetti e perfettamente sottovento a tutti, coperti come meglio non si
potrebbe lottiamo come furie per resistere mentre i pi grossi ci sfilano subito e gli avversari ci lasciano subito indietro di
quegli incolmabili 200 metri.
Alla boa di bolina siamo comunque in mezzo al gruppo, il meteor una barca molto bella, leggera e docile, poche manovre e
poche difficolt perfino per me che mi ritrovo davanti alla tastiera delle drizze per la prima volta, lo spi esce tranquillamente,
il fiocco scende e in pochi istanti siamo pronti per la prima strambata. il campo di regata infatti piuttosto sbilenco e gi a 20
metri dalla boa siamo in layline sulle altre mure. Strambiamo con una facilit che mi stupisce e filiamo recuperando parec-
chie posizioni. Con lo sguardo cerchiamo gli altri 2 meteor uno molto in dietro laltro molto avanti.
Siamo in boa entriamo strallati mure a sinistra, da manuale non fosse che quando faccio notare che la scotta del fiocco non
pronta sopra il tangone ottengo solo sguardi basiti. Ale sa ammainare solo a sinistra, solo a sinistra! Non ha senso, non si fa
io sono qui per vincere mica per salvaguardare lattrezzatura. Gli concedo di ammainare lo spy e dopo issare il genoa, ma sic-
come sono io alle drizze gli lascio 3 nano secondi fra una e laltra manovra che comunque viene fatta in modo perfetto alla
faccia dei dubbi e delle paure. Mure a sinistra procediamo visto che sul primo bordo ci ha fregato proprio il lato sinistro del
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Orizzonti limitati
campo e come al solito noto che quasi tutti sono dallaltra parte, sul lago dove le condizioni non sono mai costanti spesso que-
sta cosa paga, ma sta volta no. Soli sul lato destro e cos risaliamo altre posizioni, una virata poco dopo gi in layline anzi per-
fino oltre alla fine possiamo poggiare e accelerare ulteriormente. L'ultima poppa ci vede raggiungere altre barche pi grandi,
arriveremo sulla poppa di un Surprise conta poco, ma la soddisfazione notevole.
La regata finita, dirigiamo senza ammainare lo spy verso il porto ormeggio, pip e via di corsa alla Lega Navale per la mitica
fagiolata.
Mitica, ma non sempre tutto buono nella mitologia, unica pecca nellorganizzazione perfetta della regata e di tutto ci che
vi gravita intorno appunto la densit della pasta e fagioli, del vino non parler. Proprio mentre il velo della depressione si
avvicina dai recessi profondi del mio animo ecco che le bandiere del circolo cominciano a garrire con insistenza consentendo
allo stomaco di riempirsi di nuove speranze per la cavalcata di ritorno. Il colpo di grazie viene da un signore lacustre esperto
che mi guarda e mi dice: quando fa cos non molla fino a sera. Praticamente sono gi in barca, ancora non sono fuori dal
porto che gi il code0 a riva mentre la randa porta gi a segno. Accendo il pilota, srotolo la velona e... rimescolo tutto ci
che c sotto, sono troppo invelato il pilota non ce la fa vikolocorto si sdraia, il timone esce dallacqua e parto in straorza.
Poco male ormai ho fiducia nella mia piccola, vado sottovento arrotolo il code e apro il fiocco, ritorno in rotta e riparto. Il
Meteor gi lontano sia mai! Sento la vena stringersi, scendo sottocoperta sposto un po di roba sopravvento e ci provo. Via
il fiocco e fuori il Code, Vikolocorto sbanda di nuovo ma sta volta ce la fa, 4 nodi, poi 4.5, infine si assesta tra i 4 e mezzo e i
cinque, pi di cos non posso chiedere mi siedo sopra vento e mi apro una bottiglia di coca.
La prima ora passa cos, ogni tanto qualche + rosso perch continua a dare buono, man mano stringo sempre pi prima con la
prua sulle isole, poi su Stresa fino ad inquadrare la punta di Belgirate comincio a credere di poterla passare in un bordo solo,
intimamente so che non possibile a parte tutto sono a 3 miglia la vedo dritta davanti a me e anche non scarseggiasse c sem-
pre lo scarroccio, ma ci provo lo stesso. Procedo attento con locchio sul mostravento e il dito sul pilota davanti a me le boe dei
cantieri di Stresa comincio a sperare di passargli sopra vento. Le prime ce la faccio gi al secondo gruppo passo a meno di
mezzo metro, davanti a me un Comet rosso a meno di 100 metri ormeggiato saldamente sulla mia rotta, penso perfino che
potrei passargli a prua ben sapendo che fra lei e la boa c una cima. Niente da fare devo virare, comando al pilota, avvolgo e
svolgo sulle nuove mura e, solo ora penso agli altri soci, il Meteor ovviamente la avanti quasi invisibile, mentre Nane Oca
dietro, ma dietro dietro lo vedo, ma dietro! Le rotte sono convergenti comincio ad osservarlo e non mi sembra che scada,
ne avanti ne indietro, per lo meno posso pensare di tenere botta, ma manca comunque un miglio allincrocio, mi faccio un giro
per la barca vado a prua, mi appoggio un po al boma a godermi la navigazione. Torno in pozzetto ritraguardo Nane Oca e con
sommo gaudio noto che il rilevamento scaduto verso poppa attendo quindi di essere sulla loro prua e viro di nuovo anche se
non sono ancora sulla Layline di Belgirate. Cos procediamo per unaltra mezzora nella quale man mano li distanzio. Unultima
virata dopo aver incrociato sottovento un Bavaria che nella successiva sar anche lui sotto e poco dopo Belgirate il vento cala,
cala al punto da portare lETA oltre le 10 di sera. Troppo.
Motore, mentre Vikolocorto si guida da solo a destinazione rimetto in ordine sottocoperta, faccio la sacca e chiudo le vele.
Alle 18 sono in porto, il tempo di far benzina, raccogliere le mie poche cose, chiudere il tambucio e coprire la barca; in 5
minuti sono gi con davanti una birra al Germagna.
Che altro? Non c pi nulla che possa aggiungere se non che navigare in solitario mi piace infinitamente non fosse che non
posso farlo senza le mie donne.
Marinai dacqua dolce
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11 ottobre 2009
Domenica tranquilla
Dovevo essere a Trieste, finalmente era il mio turno epossidico, finalmente avrei partecipato alla Barcolana con lEpossidico
trio, finalmente sarei stato in mezzo a 2000 assatanati pronti a speronarsi con lunico obbiettivo di salire dalla 34a alla 33a
pagina della classifica; marinai di ogni specie le due carotidi si stringono al punto da impedirgli di ragionare e litigano perfi-
no per una calza. E invece no. Influenza. Sono ancora adesso mentre scrivo assalito da tosse e raffreddore, nulla di ch ma
abbastanza per trattenermi da fare ore e ore di auto soprattutto con il rischio di contagiare tutti con la suina. Voi dormireste
con una banda di maiali? Io no e quindi ho deciso di rimanere a casa, non domenica per, domenica sono salito al lago a fare
qualche lavoretto, li il vento avrebbe disperso i germi.
Gi il vento... Sono in barca da pochi minuti e quello comincia a fischiare tra le drizze e le sartie delle barche ormeggiate,
fingo indifferenza e continuo con i lavoretti, tanto pi che il wind rotto e non pu nemmeno rompere con il suo ticchettio
nelle casse dello stereo. Sistemo il tendalino, sbarco il copribarca da sistemare, cambio le drizze del genny e la borosa della 1a
mano, ... Gi le mani... ho appena fatto fare la seconda e non so se sar utile, mi giro e in mezzo al lago ci sono alcune barche
che bolinano sbandate a tutta tela, un paio scendono con lo spy. Mi convinco che inutile uscire, c troppo poco vento non
sarebbe un test utile scendo a prendere le misure del tambucio, il vicino con il meteor esce, una mano alla randa gi predispo-
sta, lo segui fino a che non ben fuori, naviga parecchio sbandato, spesso sventa, ... Forse il vento aumentato.
In piedi allalbero mentre apro la sacca della randa mi convinco che il vento aumentato, non fa ochette, ma magari abba-
stanza per provare. Mentre tolgo lelastico al fiocco arrotolato vedo un J con la falchetta in acqua, forse aumenta ancora.
Abbasso deriva e timone, mentre tiro lo strappo del motore scruto alla ricerca del meteor, ora ha il fiocco e sempre la prima
mano. Mollo le cime a terra ed esco.
Fuori i soliti gommoni con i cani, sto povero terranova arranca mentre dal gommone lo incitano a nuotare se poi vi morde
non lamentatevi. Seguito dai latrati metto la prua al vento ed isso la randa con una mano spengo il motore poggio e svolgo il
fiocco, di bolina larga vado verso la punta del canneto e mentre mi avvicino spero che il vento aumenti, perch cos sar tutto
inutile. Niente alzo tutta tela e risalgo verso Lesa non ho il pilota perch con vento fresco preferisco tenere la barra. Bolina
comunque divertente, passata Angera il vento aumenta e riduco nuovamente, ma solo la prima mano.
Bzzz Bzzzz Bzzzz Chi quel f.....o straciac....i .... E adesso chi che telefona a rompere lidillio!
Francesco, va bhe a lui posso rispondere: pronto! Siamo sul pontile, sei fuori? si sto andando verso Lesa, (che domanda
la barca non c o me lhanno rubata.....) uscite anche voi? si usciamo... anzi perch non usciamo insieme con una delle due
Ok vengo a prendervi
Poggio deciso, rialzo la randa e volo con il vento al giardinetto in un attimo sono allormeggio, tutti a bordo e si riparte. In tre
pi facile quindi isso subito tutta la randa e mentre Francesca timona vado a prua per armare il circuito dellammazzapata-
ne, cos per farla correre un po e coglie loccasione di dimostrare agli amici che il Viko non si rovescia. Forse.
Boliniamo di nuovo verso nord, il vento aumenta di nuovo, ma con 3 persone la bilanciamo senza problemi mi metto perfino
sottovento e loro istintivamente si portano in falchetta. Ok allora volete la guerra! Poggio su il gennaker, svolgo e via al tra-
verso, faccio anche di pi lascio il timone a Francesco, blocco la scotta e scendo a prendere una bottiglia dacqua, pregando
ovviamente. Anche questa volta vikolocorto non mi tradisce e procede spedito a velocit esaltanti, vibrando quando raggiun-
ge la velocit critica, mi volto a guardare fuori e li vedo tranquilli godersi anche loro la folle velocit.
Purtroppo il lago piccolo, siamo di nuovo in fondo e sarebbe ora di rientrare. Quindi avvolgiamo il gennaker apriamo il
fiocco e via di nuovo di bolina questa volta con il pilota automatico. Mentre Vikolocorto risale chiacchieriamo tranquilla-
mente di quanto sicuro di come si comporta bene, di pentole a pressione, di Alice che arriva da sottovento come un missile,
del Phoenix 24 che arranca dietro e scade malamente perfino rispetto a noi e cos siamo davanti ad Arona, Alice quasi a
Ranco il 24 sottovento vira per passarci di poppa e noi ovviamente viriamo per coprirlo; nemmeno 100 metri e lui cambia di
nuovo mure e noi idem. cos per un paio di volte vedendo per che non c storia, a parte tutto stringiamo molto di pi, pog-
giamo issiamo di nuovo il gennaker e iniziamo la discesa ancora una volta esaltante con Gino che tiene la rotta perfettamen-
te, Francesca che alla scotta tiene ben gonfia la vela e noi che facciamo varie prove regolando la randa. Fino a che il vento
crolla di colpo, avevo sperato fosse Favonio e invece era la solita termica di tramontana che puntuale alluna ci lascia; rima-
niamo unoretta a ciondolare nella speranza di veder arrivare la controparte, linverna da sud, infine spinti dalla fame rien-
triamo.
Bella giornata, non capita spesso di salire al lago per cambiare una drizza e trovarsi a bolinare con amici simpatici in una
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Orizzonti limitati
giornata di sole caldo.
Marinai dacqua dolce
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7 febbraio 2010
4 di media
Il viko di bolina non raggiunge la sufficienza anzi nonostante qualche puntatina poco oltre il 5 si assesta su una media del 4.
Certo che il vento arrivava si e no alla sufficienza e la media stata fatta su ben 6 ore di veleggiata comprese le virate e il
code0 si sa un compagno di banco pretenzioso nelle virate.
Siamo arrivati verso le 10 tutto ghiacciato, sul pontile ci si pu pattinare, si percepisce una leggera inverna, ma un nebbione
da manuale impedisce di vedere perfino i mostravento. Il Viko per uno studente entusiasta e ci sprona ad uscire lo stesso;
veleggiamo cos per unoretta o poco pi affidandoci ai sensi per percepire leventuale arrivo di altre barche e agli strumenti
per non impattare sulla costa sempre troppo vicina sul lago. 2 nodi, max 2.5 con aria appena percepibile, sperando di miglio-
rare la media attraversiamo un paio di volte il lago; fino a mezzogiorno quando suona la campanella per lintervallo, il vento
va a mensa e anche noi ci dedichiamo al nostro asinello appena stagionato e al suo collega cinghiale accompagnati non dalla
mamma questa volta, ma da un fossa alle erbe e dal sig. Bitto. Per non farli stare al freddo li appoggiamo su delle fettine di
Altamura ben scaldate dallOrigo.
Al solito, quando ci si diverte il tempo vola e lintervallo gi finito, inverna torna lora nebbia finita e si studia finalmente
un po di sole. In un attimo siamo chini sui libri anzi pi che chini siamo protesi in falchetta, perch linverna questa volta si
distende bene e Vikolocorto comincia a far sentire il suo peso. I compagni di banco vengono dalla scuola delle derive e non si
spaventano minimamente anzi trattano il problema con naturalezza: raffica lasca randa fuori le gambe via si parte, cazza
randa, orza. Cos la media si alza subito.
Si son fatte le 3, meglio fare un altro intervallo, questa volta per si esce a giocare in cortile. Vikolocorto tira fuori dalla borsa
il gennaker e noi ci saliamo subito sopra partendo verso nord, questo un gioco pi rilassante anche se i miei compagni non
sembrano del mio stesso avviso e dopo un mio tentativo di procedere a farfalla iniziano a farmi orzare man mano, cos per
rialzare un po la media mi si dice. Io comincio ad essere un po stanco e li convinco ad invitare anche Gino, lui al timone non
si stufa mai.
Gi fino ad Angera, purtroppo sono quasi le 4 il sole sta andando a casa e di solito si porta via anche il vento, meglio risalire.
Via il gennaker e fuori di nuovo il code0, il vento sempre sui 6/7 nodi il peso attivo fa si scricchiolare ogni perno del viko,
ma riesce a tenerlo ben poco sbandato e cos tiriamo un bordo al traverso fino ad Arona poi su stretti per tornare a Lisanza.
C ancora il sole e il vento quando cominciano a chiamarci per tornare a casa, ma noi fingiamo di non sentire e tiriamo anco-
ra altri 3 bordi avanti e indietro fino a che verso le 17 linverna ci molla proprio. Mentre rientriamo a motore salutiamo unul-
tima volta lasinello. Infine ormeggiamo proprio mentre suona la campanella.
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Orizzonti limitati
24 maggio 2010
A zonzo con la famiglia
Sei e trenta del mattino, abbiamo ballato parecchio questa notte, ho dormito poco e niente. Mi alzo e vado a fare due passi in
una Lesa deserta.
La sera prima abbiamo mollato gli ormeggi dopo una splendida cena in compagnia, il lago calmo e deserto, rotta verso nord
a motore, l'acqua nera nasconde l'aspetto paludato che ha il lago in primavera, le luci dei paesi affascinano le bimbe che
rimangono sveglie fino a tardi, le luci di via le interessano e la navigazione le fa produrre numerose domande, non sempre
facili. Giungendo poco dopo la mezzanotte ai pontili di Lesa, ripenso ai segnali della sera il vento a folate, le sequenze di
onde che increspavano l'acqua, tutto lasciava presagire vento da nord e cos abbiamo ballato.
Mentre cammino sul lungolago mi guardo intorno, il sole appena sorto dietro il reattore nucleare di Ispra, ci sono i camion
della spazzatura e un rompicoglioni con la pompa a motore che sposta le foglie qua e la e purtroppo nemmeno un bar aperto.
Torno sul pontile e mi siedo su una panchina, la famiglia dorme beata per loro lo sbattacchiamento non un problema, sono
abituate e forse infondono massima fiducia nelle mie capacit di giudizio.
Tant' alle 7 mi sono bello che rotto, isso la randa, passo la cima di ormeggio a prua a doppino in pozzetto, fiocco a collo
Vikolocorto si stacca dal pontile ed esco orzando subito verso Monvalle in un lago inondato dal sole e finalmente caldo.
Inserisco anche il pilota per godere appieno del vento senza preoccupazioni. Oddio senza, appena uscito dalla punta di
Belgirate le onde iniziano a frangere, la lieve brezzolina non pi tanto lieve e, per sicurezza estrema, oltre che per non
sbandare troppo per non infastidire le dormienti, prendo la prima mano e lasco un po'. Pochi minuti e anche questo non
basta pi, seconda mano e 3 giri al fiocco. Vikolocorto procede con l'apparente a 30 saltando sulle onde sopra i 3 nodi di
velocit, le signore sotto coperta sono gi belle che dimenticate.
Procedo cos per una mezz'ora bagnato piacevolmente dall'acqua fresca che sale sulla tuga, quando in lontananza vedo un surf
che mi viene incontro mure a dritta, sparato e palesemente distratto, ci mancherebbe se fossi nei suoi panni l'ultima cosa a cui
penserei sarebbe un incrocio. Poggio allora per lasciargli ampio margine, ma l'onda al traverso fa faticare troppo il pilota, cos
anche se la velocit salita oltre i 5 nodi decido di poggiare per andare a trovare rifugio e magari un caff a Solcio. Stacco il
pilota e poggio piano piano accompagnando la randa sulle nuove mura, con il vento al giardinetto riattacco il pilota. 3.5, 3.2, 3,
alzo uno spicchio di randa, 3.5, 3.8, cos va bene, orzo di 20 e mi rilasso. Il pilota tiene bene, metto la testa sotto per controlla-
re se la nuova rotta infastidisce, un profondo russare proviene da poppa, un sorriso cisposo da prua. Tutto bene, allungo anche
una mano per prendere il succo d'arancia. Man mano che mi avvicino a Solcio il vento diminuisce, ma l'onda ovviamente no
per un tratto mi ritrovo a ciondolare con la barca che oscilla in profonde rollate. Non voglio accendere il motore, nella quasi
piatta alzo tutta la randa, strambo e mi riporto verso il centro lago, minuti di apprensione, se si svegliano la sotto finita la
festa.
Per fortuna passa presto, il vento ritorna e la barca si stabilizza, poggio ancora e mi metto a farfalla, altra manata sottocoper-
ta e ne esco una focaccia al pomodoro fresco. Via cos verso Angera, un caff li lo trovo di sicuro.
Man mano che scendo il vento diminuisce, trattasi di orografia a Ranco il lago piega a destra e il vento preferisce la valle a
sinistra lasciando questo tratto invariabilmente a secco. Resisto ancora per una mezz'ora poi verso le 9 giudico il "tempo
sonno" sufficiente ed accendo il motore. Illuso sono ad Angera ormeggiato da almeno 10 minuti quando la prima testa fa
capolino dal tambuccio. Predispongo le loro colazioni e le lascio in pozzetto a godersi il sole andando a cercare l'agognato
caff. Purtroppo non siamo ormeggiati all'interno, ma al muraglione dello scivolo di alaggio, cos al primo passaggio di tra-
ghetto mi ritrovo a contrastare le rollate temendo profonde smerigliate da parte del cemento, usciamo subito, tra l'altro qui
sotto il vento c' e io ho proprio voglia di andare a vela.
In pochi minuti siamo fuori, randa e fiocco ben a segno, con la Sisa alla scotta del fiocco, la Cinzia alla randa e Vale al timo-
ne ed io a prua dirigiamo verso Arona. Primo bordo da manuale, secondo evitando le onde del traghetto, il vento cala salen-
do verso Ranco, armiamo il genoa, Cinzia passa alla scotta perch troppo pesante per la Sisa, io sempre a prua. Facciamo
anche un paio di incroci al cardiopalma con un Brio che procede con il solo genoa e il cagnaro sul boma, ma alla fine riuscia-
mo a staccarlo.
Ultimo bordo fino a Meina, si son fatte le 12 e il vento a questo punto molla come sempre. Le ragazze hanno fame accendo il
motore e dirigo su Ispra dove so esserci un pontile in transito. Il pontile c' ancora e ne hanno fatto uno pi vicino al paese
ormeggiamo all'inglese e mentre preparo il pranzo le ragazze scendono a sgranchirsi le gambe. Panini con salumi, bebybell,
Marinai dacqua dolce
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frutta, pennica sul prato e in un attimo sono le 3. il vento torna e possiamo ripartire per iniziare il rientro.
Poco vento e tanto sole, lascio il cagnaro e apro il genoa, le signore a prua a godersi il sole. Dura poco, almeno per me e per
la mia freschissima ombra, il vento non sufficiente e senza abbrivio con il solo genoa poggiamo inesorabilmente. Tolgo il
tendalino e isso la randa, nuovo bilanciamento del piano velico, l'abbrivio aumenta orziamo e ripartiamo come fulmini. In un
attimo siamo di nuovo a Ranco, ma questa volta inverna e l'inverna passa dal lago quindi il vento c'. Un bordo dopo l'altro
iniziamo la risalita, o ridiscesa, passa un'ora Cinzia scende a telefonare al ristorante per questa sera, nemmeno messo gi il
telefono che lei e Vale sono belle che sdraiate a prua russando come non mai e rovinandomi tutto l'assetto dello scafo.
Cos perdo mezzo nodo e il peso di Elisa pu poco per contrastare il loro, con il suo aiuto riusciamo per a proseguire comun-
que a vela fino quasi a Lisanza. Dove incrociamo il Nane Oca che esce proprio in quel momento, un saluto veloce e raggiungia-
mo il nostro porticciolo.
La cena nella miglio tradizione lacustre con salamella e patate fritte al tendone della proloco sul lungolago, poi le bancarelle
dove trovo e compro un bellissimo schiaccianoci in legno e un gioco per le bimbe che ricorda l'infanzia.
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Orizzonti limitati
23 dicembre 2010
Trasferimento a Laveno
Andata benissimo.
Sulla barca 5 cm di neve, molto asciutta e compatta e venuta via completamente con l'ausilio della scopa.
Dovevamo essere in 2 barche, ma all'ultimo momento... il terremoto, le cavallette, la nebbia, il freddo, il sole che freddo,
non ho fatto gasolio, ho un gomito che mi fa contatto con il piede, sono da mio fratello che rimasto chiuso nell'autolavaggio.
Insomma son partito da solo. :lol:
Nel serbatoio circa 5 litri, una seconda tanica da 10 perch le previsioni danno... motore, 8 miglia da percorrere entro il tra-
monto, porto di arrivo Laveno dove lasceremo Vikolocorto per qualche tempo a poca distanza dalle bellezze del centro lago.
Alle 13,30 fatti i preparativi accurati per una navigazione semplice, ma al contempo complessa per le avverse condizioni
invernali mollo gli ormeggi. Il motore a met regime mi spinge a circa 4 nodi, il pilota a segno sul primo waypoint e il GPS
indica le 17,30 come ETA. Scapolo la punta di Lisanza cambio direzione di 2 quarte a destra e con circa 1 miglio davanti
scendo ad accendere la stufetta e a prepararmi qualcosa da mangiare.
gi piena di alcool accendo e subito si diffonde un piacevole calore, in giro non c' anima viva a parte 2 barchette di caccia-
tori che mi guardano esprimendo, son sicuro, simpatiche espressioni per il mio passaggio rasente alle loro tristi paperelle/esca.
Ogni 5 minuti controllo la rotta, come detto non mi preoccupo di incroci, finch ormai vicino ad Angera esco per impostare
la seconda tratta.
Davanti al lungo lago, il primo incrocio della giornata, la motonave Daino che mi passa da sinistra andando ad ormeggiare
all'imbarcadero, da buon marinaio coscienzioso comando un cambio di rotta di 30 a sinistra a segnalare chiaramente la mia
intenzione di passargli di poppa. Passa quindi e si ormeggia, io sfilo a 20 metri da lei seduto comodamene di spalle sorseg-
giando una birra alzo la mano in segno di saluto ricambiato dal comandante. Pochi secondi e lo sbarco finito, la motonave
molla l'ormeggio e con grande piacere da parte mia, rimane ferma attendendo di avere acqua per potermi passare di poppa.
Punta di Ranco, il porticciolo alla mia destra tutto innevato, da dietro il muro si vedono spuntare solo un paio di alberi le
altre saranno tutte in qualche ricovero per l'inverno, non fa freddo, ma vedendo tanto spazio disponibile per l'ormeggio devo
trattenermi dal fare una sosta. Imposto quindi la 3a tratta, la pi lunga, che mi porter dritto a Laveno passando rasente a
Belgirate da un lato e a Cerro dall'altro. Un accurato giro di orizzonte per verificare eventuali rischi di abbordaggio e scendo
a farmi il caff. Purtroppo vento non ne arriva accellero allora leggermente sull'acqua liscia come uno specchio Vikolocorto
naviga con il motore che borbotta appena a pi di 5 nodi. Il bollitore si scalda in pochi minuti e con lui io, metto un cucchiai-
no di nescaf nella tazza e verso un mezzo bicchiere d'acqua, raffreddando poi il tutto con un "goccio" di grappa. Fuori la
testa per controllare, davanti a me a circa un miglio vedo un'altra barca in rotta contraria esco quindi per sicurezza.
Ci incrociamo davanti a Belgirate un Bavaria di 30 e passa piedi che procede verso sud. Belgirate ha un piccolo pontile in
transito ancora una volta resisto alla tentazione di fermarmi per fare 2 passi. I paesini sul lungo lago in inverno offrono sug-
gestivi scorci addentrandosi nei vicoli.
Rotta quindi diretta verso Cerro il silenzio interrotto solo dal motore (purtroppo il vento non si vedr per tutta la giornata) e
dagli sms degli amici con cui mi riunir per la serata.
Attraverso il lago con un po' di apprensione, l'aqua a 10 attorno non ho nessuno, sono ovviamente in sicurezza con il sal-
vagente e ben legato alla barca, ma conscio che qualsiasi cosa succeda in questo punto non avrei alcuna possibilit di salvez-
za.
La punta di Cerro il 4 passaggio obbligato per raggiungere Laveno, il lago infatti tutt'altro che dritto ma fa numerose
anse come fosse un fiume, a ben pensarci un fiume.
A cerro c' un piccolo porticciolo, lo conosco bene essendomi fermato numerose volte, sono le 15 e sono in anticipo mostruo-
so, di fianco al porticciolo c' un barettino dal quale si vede benissimo l'ormeggio, cos non devo togliere pilota gps o quan-
t'altro. Mi fermo.
Marinai dacqua dolce
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Accosto lentamente, il lago molto alto quindi non rischio di toccare, ma al contempo l'acqua sommerge il primo tratto di
pontile di sottoflutto, quello che di solito utilizzo per il transito. Oltre inizia la discesa per il varo delle lance da lago, inizia,
ma non si sa mai bene dove e il rischio di toccare ben presente. Mi giro e mi avvicino di poppa cos da mostrare il fondo ai
miei occhi e al sensore dell'ecoscandaglio posto nel gavone di poppa.
Nessun problema, trovo lo spazio per ormeggiare a poppa di una Lucia con ancora 2 metri sotto il timone salto a terra e
passo le cime in due dei tanti anelli sempre presenti. Cerata ancora in dosso entro nel bar e ordino un toast e un t caldo.
Dal bar guardo Vikolocorto ormeggiato, alcuni anziani onnipresenti in questi paesini si avvicinano curiosi, un bambino non
perde occasione per tentare il tiro all'albero con una palla di neve subito redarguito dal pap, avrei voglia di uscire e dirgli di
lasciarlo fare. Da bambino io stesso non avrei resistito.
Passa una mezz'ora e il sole ormai vicino alla cima del mottarone, la montagna di fronte, meglio proseguire. Accendo il
motore, mollo gli ormeggi lasciando le cime alle bitte visto che le dovr usare fra poco, spingo e salgo a bordo.
L'ultima tratta mi porta a scapolare la punta di Laveno e ad entrare nel golfo, poco meno di 2 miglia. Entro nel golfo, 2 tra-
ghetti si incrociano portando 3 automobili in tutto, un comet 910 della scuola vela fa lezione muovendosi lento nella lieve
brezza che sempre si forma in questo punto anche quando il lago completamente piatto. Non resisto, il sole tramontato e
fa ora un freddo cane, ma non posso esimermi. Isso la randa srotolo il fiocco e spengo il motore.
La situazione ridicola, ci sono 4 nodi al traverso, con il fiocco mi muovo si e no, ho i parabordi fuori e le cime di ormeggio
che passano sulle draglie a prua e a poppa. C' perfino quasi buio e non resisto alla tentazione di mostrare a tutti (tutti chi!)
di avere una barca degna di tale nome e accedo le luci di via. Tiro cos un bordo di 500 metri fino in prossimit dell'imbocca-
tura del porto e quindi ammaino le vele dopo non meno di 22 minuti di vela.
Non mi rimane che affiancarmi al finger, rassettare la barca e attendere gli amici che mi verranno a prendere. Vikolocorto
rimarr qui per un mesetto nella speranza di qualche gita fra le isole.
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Orizzonti limitati
Per concludere dallinizio
In principio fu Bimba
Abbiamo comprato Bimba (un Cramar 5.99) 5 anni fa (ottobre 1999) sul Lago Maggiore con un po di apprensione vista let. Con il
tempo la barca si dimostrata in ottime condizioni e ci soddisfa pienamente.
A oggi nonostante le mie peregrinazioni in internet, i miei frequenti viaggi e la mia passione per le vasche lungo i moli dei porti di tutta Italia
ho incontrato solo una gemella, 1/2 Limone. Sul lago incrocio ogni tanto la prua con altre due 599 ma non ho avuto ancora il piacere di
incontrarle.
Esistono siti internet, club, associazioni, rubriche, per quasi tutto perch allora non farne uno per Bimba?.
Troverete, impressioni personali, piccole avventure, modifiche, lavori fatti su Bimba, link ad altri siti.
Tutto nel modo meno professionale possibile, con cambi di tema, errori e omissioni. Senza filo logico portante, ma pieno di bei ragionamenti.
Aprile 2000 - al largo di Angera
Avventura da paura
Ore: 10,00 lascio il pontile alla ricerca del vento provocato dai temporali che girano nella zona
(nota: pochi giorni fa un comet 701 affondato per un fulmine che scaricando sullalbero ha fuso la guarnizione del log).
Ore 10,30 vento da SO 10 Nd (misurazione empirica a dito bagnato), pioviggina, metto la cerata e continuo
Ore 11,00 vento da S 15 Nd (C.S.), piove ma fa caldo e mi diverto
Ore 12,00 vento da S 15 Nd, ha smesso di colpo di piovere, noto a 2/3 Km a sud una barca con le vele che sbattono e mi chie-
do cosa stiano combinando mi fisso su di loro per curiosit e ad un certo punto il fiocco parte (si strappato in testa dalbe-
ro) ma la barca continua a sbandare con la tuga nellacqua.
Ore 12,01:15 (non dimenticher mai listante esatto) vento da SO 50/60 Nd (??), di colpo mi trovo con la barca sbandata a
sinistra con la falchetta completamente immersa e lacqua che entra in pozzetto, svento immediatamente la randa e un istan-
te dopo uno schiocco secco mi annuncia lesplosione del fiocco (per fortuna), nonostante questo rimango inclinato e continuo
ad imbarcare acqua, spinto dalla disperazione mollo la drizza della randa, raggiungo lalbero e ammaino, tirando come un
forsennato, butto tutto (compreso il boma) sotto coperta, sbando ancora faccio almeno 10 Nd ma di traverso
Ore 12,05 vento costante, grandina, il pozzetto ormai pieno e lacqua tracima sottocoperta, seduto nellacqua in pozzetto
d motore per mettere la prua al vento ma il volvo non riesce a farmi orzare, mi butto allora in poppa verso terra nella spe-
ranza di incagliarmi tra i canneti (poi ci penso)
Ore 12,10 vento da S 20/30 nodi, pioggia a secchiate, mi avvicino a 10/20 Mt dai canneti e d fondo allancora (per tirarmi
poi fuori) e punto a tutto motore verso la riva fino a bloccarni tra le canne, fermo il motore
Ore 12,30 vento e pioggia cessano di colpo, rimango ancorato a 5 Mt dalla riva tra le canne con la chiglia che sfiora il fondo
in un ambiente surreale, si alzata la nebbia dovuta probabilmente alla grandine
Ore 13,00 ripreso fiato e scaricata ladrenalina, mi ritrovo tremante con lacqua alle caviglie che defluisce lentamente dal
pozzetto, guardo in cabina ci sono 20 cm dacqua e 10 di ghiaccio, il boma e la randa. Mi spoglio in maglietta e mutande e
vado a prua ad ammainare il fiocco strappato, svuoto dallacqua la barca con il bugliolo (adesso ho anche una pompa di sen-
tina elettrica)
Ore 13,50 mi chiudo sottocoperta indosso i vestiti dimenticati in barca chi sa quando, bevo una coca, un CaldoCaldo (che
invenzione) e mangio tutte le fiesta che trovo, avvolgo il fiocco (che per fortuna si scucito e non strappato) e la randa e li
metto nei sacchi sistemo un po le dotazioni che si sono rimescolate
Ore 14,30 ora di muovere, ma prima faccio un controllo di tutta lattrezzatura, della chiglia, del timone, delle via dacqua,
del motore. Sembra tutto a posto solo il ginocchio sinistro ha la forma di un melone e il colore di una melanzana (mi far
male per 10 gg)
Ore 15,00 senza dare motore per paura di aspirare la palta del fondo mi tonneggio con lancora verso il largo
Ore 16,00 raggiungo il cantiere e ormeggio alla mia solita boa, remando verso riva con il tender mi sembra di passare su
qualcosa di strano, guardo gi e sul fondo adagiata sul fianco ancora ormeggiata alla boa c la barca che normalmente gal-
leggia a fianco alla mia, mi diranno poi che una raffica di traverso e la deriva alzata lanno rovesciata
Ore 16,30 le chiacchiere con il proprietario del cantiere si protraggono pi del solito, aiuto a recuperare tavoli, ombrelloni,
sedie e tutto quello che pesa meno di 20 Kg che volato contro la rete di recinzione
Ore 18,30 salgo in macchina ma non ancora finita, entrato in autostrada mi trovo in coda bloccato per la miriade di alberi
abbattuti.
Posso solo ringraziare chi ha progettato Bimba, la sua chiglia di 400 Kg e la poca vela.
Il primo che mi dice che sui laghi non c pericolo...
Marinai dacqua dolce
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Cos una barca su un lago se non un giocattolo?
E cos un giocattolo se non un mezzo
e un luogo dove aggiungere altri giocattoli?
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Orizzonti limitati
Classica o pratica
Un marinaio opera la difficile decisione
di Michael Anderson
TES 678 BT
LOA: 22' 4" LWL: 19' 7"
Beam: 8' 7"
Draft: 12" / 4' 8"
Weight: 3300 lb
Sail Area: 249 sq ft
Marinai dacqua dolce
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Questo racconto l'ho tratto da Small Craft Advisor, sito molto bello ed interessante che vi consiglio di "frequentare". Ho cer-
cato di tradurlo ed interpretarlo al meglio perch lo ritengo importante e significativo, anche se riconosco i miei limiti. Vi
invito alla lettura e ad una profonda riflessione!
Se quindici anni fa, quando diventai armatore di un magnifico Pacific Seacraft Flicka, qualcuno mi avesse detto che avrei
potuto acquistare una "roulotte galleggiante", come il mio nuovo TES 678 BT, mi sarei messo a ridere. Ancora pi probabil-
mente mi avrebbero dato del pazzo a pensare di comprare una barca senza doppio strallo, senza doppio paterazzo, solo sotti-
li sartie , un vulnerabile albero ed infine la cosa peggiore una sottilissima deriva nella parte inferiore dello scafo e non nella
chiglia. A quei tempi avrei pensato che una barca siffatta non era certamente idonea per la navigazione in mare aperto!
Eppure alla fine lho acquistata, ma allora che cosa cambiato nel mio modo di pensare? Perch ho cambiato completamen-
te direzione e ho scelto due barche cos diverse? Eccovi la mia storia:
Abbiamo navigato nel Mediterraneo su di un Seaworthy di 36 piedi e subito io e mia moglie ci siamo innamorati della vela e della
vita a bordo, degli ormeggi nei porti o romanticamente alla fonda in meravigliose baie. Ma da queste prime esperienze compren-
demmo che la partecipazione condivisa non era fatta per noi e decidemmo che una barca tutta nostra era la soluzione migliore.
Dopo aver stupidamente ascoltato il consiglio di un amico esperto che asseriva "grande meglio" la nostra prima barca fu un
vecchio motorsailer di 12 tonnellate che fu anche la causa dei miei primi capelli grigi! Dopo aver letto Adlard Coles Heavy
Weather Sailing finalmente arrivai alle seguenti conclusioni:
1. La mia barca doveva essere situata nelle vicinanze, meglio se di fronte a casa, anche se abitavamo nel bel mezzo della
Germania e lontano da acque navigabili. Non mi piaceva l'idea di averla a dieci ore di viaggio nel Mediterraneo, e poter
andarci solo durante le ferie. Cos cominciammo a concentrarsi sulle imbarcazioni carrellabili.
2. Ci che ha reso le cose piuttosto difficili che la parte romantica che risiedeva in me desiderava una barca molto marina
e che desse fiducia ai timori di mia moglie durante le navigazioni in mare aperto. Anche se non ne avevamo mai parlato il mio
sogno nel cassetto era quello di avere una barca che potesse fare lunghe navigazioni e forse anche una traversata atlantica.
Nella mia ricerca per trovare la barca perfetta, in una rivista tedesca, mi imbattei nel disegno e nella breve descrizione del
"Flicka", insieme con l'indirizzo del costruttore. Mi convinsi subito che quella era la barca per noi. Senza neanche una visita
al cantiere o un giro di prova feci lordine alla Pacific Seacraft e solo cinque mesi pi tardi Daimonion era gi ormeggiata nel
porto di Genova, in Italia. Il mio sogno era diventato realt e quando mi apparve tutta lucida, bianca e luminosa, fuori dal
suo contenitore, nel sole caldo della primavera in Italia, mi resi conto che quella barca era tutto quello che avevo sognato e
che non potevo tenerla in Germania (in Italia non c la cultura della barca piccola, ma questa un'altra storia).
Era forte, perfettamente costruita e perfettamente allestita per la sicurezza, con armo a cutter, un motore affidabile e comfort
sufficiente per soddisfare mia moglie: cabine separate, altezza uomo in dinette, ampie cuccette e, grazie al suo solido design,
la sensazione di essere protetti dagli elementi. Ho passato ore a raccontare a mia moglie, che era sempre interessata, quando
l'ultimo scorcio di costa scompariva oltre l'orizzonte, i vantaggi e della sicurezza di questo cutter classico dalla chiglia lunga
e rassicurante.
Pensavo che il mio sogno senza compromessi si era realizzato ed il suo peso, anche se al limite, mi avrebbe permesso di traspor-
tala in tutta Europa. Da quel momento in poi avrei potuto salpare da qualsiasi costa raggiungibile in auto! La barca attrezzata
pesava circa 3 tonnellate, senza i nostri effetti personali a bordo. Con un rimorchio leggero costruito in lega ed una grossa auto
a 4 ruote motrici sarei potuto rimanere entro il limite massimo di 3,5 tonnellate. Ma la cosa importante era che avevamo una
barca capace di trasportarci attraverso gli oceani da qualsiasi punto ed in qualsiasi momento avessimo voluto partire.
Tutte queste virt della Flicka erano vere, ma la realt dei successivi sette anni con "il mio perfetto cruiser tascabile " non
soddisf del tutto i nostri sogni.
Per cominciare, non abbiamo mai attraversato gli oceani. Abbiamo navigato fino alla Spagna e poi Ibiza e Maiorca, e goduto
l'avventura della vela giorno e notte in barca. Ma le distanze che abbiamo percorso e le condizioni marine non rendevano
assolutamente necessaria una barca forte e costosa come la Flicka.
Carrellabilit? S, nel corso degli anni abbiamo esplorato le meravigliose coste del Mediterraneo dellItalia, della Spagna e
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Orizzonti limitati
perfino le acque atlantiche della Francia e del Portogallo. Ma il Flicka non realmente un "trailersailer". Lei solo "traspor-
tabile". Per gestire 3,5 tonnellate ho dovuto comprare una seconda auto potente, mi piaceva la Mercedes Classe G, ma non
questo il punto. Avevamo sempre bisogno di una gru e di un aiuto anche per issare l'albero, per non parlare del varo e del-
lalaggio. Inoltre la sistemazione delle vele in un cutter un lavoro piuttosto impegnativo. Tutte queste considerazioni alla
fine ci hanno portato ad abbandonare uno dei nostri ideali e lasciare la barca fissa in un porto in Spagna.
C da aggiungere che questa "trasportabilit" mi costata veramente tanto, con quello che ho pagato la seconda auto avrei
potuto far tranquillamente spostare la barca da trasportatori di professione, e alla fine avrei speso molto meno. Con il senno di
poi mi rendo conto che non c' mai stato davvero un motivo logico per acquistare una barca pesante e difficile da spostare.
Ma, guardando indietro e la realt dei fatti, il problema pi rilevante era un altro: le linee dacqua della Flicka non sono
molto adatte a chi soffre di mal di mare, la carena lunga e stretta non si addice molto ad uno stomaco debole! Nessuna picco-
la barca veramente stabile alle andature portanti, ma:
1. la forma allungata della chiglia ci costringeva ad un rollio continuo quando navigavamo in poppa e credo molto pi di
quello che sarebbe successo con uno scafo piatto. Le condizioni di vento ideali per una piccola barca da crociera erano
diventate un incubo per mia moglie;
2. la ridotta superficie velica del Flicka in relazione al suo peso, garantiva una grande sicurezza in caso di maltempo o di
una tempesta. Ma abbiamo scoperto che potevamo evitare tali condizioni quasi sempre perch la nostra navigazione era
soprattutto costiera e non eravamo mai lontani da un riparo. Con assenza di vento, sotto il sol leone, era un tormento rimane-
re completamente fermi a causa della incapacit della barca di muoversi che comunque oscillava a causa del movimento del-
lalbero. Tutto ci causava una gran sofferenza a mia moglie e provammo queste sensazioni quasi sempre, anche in condizio-
ni di vento un po pi forti. Questa situazione ci imponeva la navigazione a motore ed invidiavamo le barche pi leggere di
noi che navigavano con uno sbandamento stabile e continuo, senza rollii o beccheggi.
Le virt e le capacit del Flicka, nonostante i miei sogni romantici, avevano ben poco a che fare con il modo in cui effettiva-
mente utilizzavamo la barca. E queste virt avevano un costo tale da poterlo confrontare con barche ben pi comode ed
importanti, mentre le condizioni di mare e di vento che abbiamo trovato nel Mediterraneo il 90% delle volte potevano essere
tranquillamente affrontate da una barca meno impegnativa dal punto di vista economico e gestionale.
Alla fine mia moglie, dopo aver sopportato sette anni di mal di mare in acque pi o meno aperte in una barca classica tutto
sommato piccola, si decise a non seguirmi pi e non potei darle torto. Io stesso non avrei sopportato cos a lungo il mal di
mare se ne avessi sofferto. Per non volevo rinunciare a vela, cos ho voluto provare a navigare con una barca molto pi pic-
cola, un gaff cutter di 18 piedi, sempre a chiglia lunga, disegnato da Laurent Giles che chiamai Durin. Era piccola, ma per-
fettamente attrezzata con un diesel entrobordo, un WC marino e perfino una pesante stufa danese per navigare in climi pi
freddi. Con questa barca ho fatto un viaggio fantastico di esplorazione in solitario del fiordo di Hardanger in Norvegia per
tre settimane. E 'stata una bellissima esperienza che mi ha regalato sensazioni che non dimenticher mai.
Purtroppo per, a differenza di molti miei amici, non riesco a trascorrere una vacanza da solo, quella esperienza mi ha fatto
rendere conto che mi mancavano le cose pi importanti, il calore delle serate romantiche nel Mediterraneo godendo di una
buona bottiglia di vino ma soprattutto la presenza del partner per condividere la gioia e il divertimento. Ho sempre desidera-
to di possedere una barca a vela che potesse essere condotta in solitario, ben altra cosa viverci da solo per tutto il tempo.
Tristemente mi resi conto che Durin, utilizzato come un trailer sailer per un solitario, era diventato improvvisamente "pesan-
te". Varare le sue 1,2 tonnellate fu piuttosto impegnativo ed ebbi bisogno di una mezza dozzina di generosi collaboratori, abi-
tanti di un piccolo porto della Norvegia. Anche stavolta, in un cutter classico, lalberatura e la sistemazione delle vele era un
lavoro piuttosto impegnativo che richiedevano tempo e sforzi. Conclusi che lutilizzo per un solo week end era improponibi-
le e quindi, con amarezza, mi resi conto che anche Durin non era la barca giusta per noi.
E poi un giorno scocc la "scintilla" che ha completamente sconvolto le mie idee in merito a quale potesse essere la "barca
ideale". Alla fine di un lungo viaggio in bicicletta attraverso la Francia, la Spagna e il Portogallo mia moglie disse enfatica-
mente che rimpiangeva ci che aveva amato cos tanto della vela, ogni giorno un piccolo porto diverso o una romantica baia
o un'altra bella serata a bordo. "Se proprio non ci fosse stato quel maledetto mal di mare ....."
Afferrai subito questa opportunit, mi consentiva di fare un altro tentativo! Ma questa volta con un tipo di barca completa-
mente diversa, una barca studiata principalmente per le "acque protette". Un mese dopo effettuai l'ordine per un TES 678
Marinai dacqua dolce
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6 anni e 1000 miglia percorse,
Vikolocorto ha superato ogni pi rosea aspettativa.
Lesperienza ci ha insegnato a portarlo al meglio,
le modifiche a portarlo ben oltre i suoi limiti.