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SCHOPENHAUER

SCHEDA


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I. INTRODUZIONE
Arthur Schopenhauer: Danzica 1788 - Francoforte sul Meno 1870.
Autore polemico. I suoi bersagli furono, in particolare, Hegel e la filosofia accademia
tedesca. Scrittore di pamphlets. Riferimento di Nietzsche. Cogliere Schopenhauer
attraverso Nietzsche cogliere il prius attraverso il posterius. Ci non strano. Le
epoche che ci separano da un pensatore non lo hanno tramandato in modo asettico. Lo
hanno compreso ciascuna a suo modo, "digerendolo" e rigenerandolo. Tra il "vero"
Aristotele e noi vi sono S. Tommaso, Kant e Hegel. Se ci volgiamo all'indietro, verso
Aristotele, lo cogliamo in ordine inverso, attraverso Hegel, Kant e S. Tommaso. Questo
condizionamento non mistificazione n stravolgimento. Gadamer e la nozione di circolo
ermeneutico: l'approccio a un testo passato si origina da una ineludibile pre-
comprensione che affonda le radici nelle categorie concettuali insite nell'ambiente storico
e culturale in cui linterprete vive. La conoscenza un continuo interscambio tra nozioni
da apprendere e nozioni gi apprese, tra apprendimento e atteggiamento interpretativo.
II. FENOMENO, NOUMENO, VOLONT
Lelaborazione filosofica tra fine 700 ed inizio 800 prese le mosse dai problemi lasciati
aperti dal criticismo kantiano e, in particolare, dai suoi dualismi soggetto/oggetto,
fenomeno/noumeno. Contemporaneo di Hegel (era solo di un decennio pi giovane,
essendo nato nel 1788), Schopenhauer ricus limpianto hegeliano e riprese le mosse
dalla filosofia di Kant.
Punto di partenza: la distinzione tra fenomeno e noumeno introdotta da Kant. Secondo
Kant, a Dio e all'uomo competono forme di conoscenza opposte. Dio, in quanto il
Creatore, coglie l'ente attraverso l'intuitus originarius; l'uomo, viceversa, lo coglie
attraverso l'intuitus derivativus. L'ente colto dall'uomo la sintesi dei dati recepiti dalla
sensibilit operata attraverso le forme a priori. Cos come colto dall'uomo l'ente detto
fenomeno. Cos come creato da Dio, invece, l'ente resta all'uomo incognito. Kant lo
paragona alla X del simbolismo matematico; lo chiama cosa in s o, anche, noumeno
(termine costruito sul gr. nous, "pensiero", a indicare che l'uomo puo' soltanto pensarlo).
Per Kant, dunque, il fenomeno ha una natura oggettiva. - ripetiamo - l'ente stesso, cos
come colto dall'uomo.
Schopenhauer mantiene come fondamentale la distinzione tra fenomeno e cosa in s ma,
per cos dire, ribaltandola. Per Kant il fenomeno ha valore oggettivo e la cosa in s
inconoscibile. Per Schopenhauer, viceversa, il mondo fenomenico, il mondo che oggetto
della rappresentazione umana, apparenza, sogno, illusione ingannevole. A essere
accessibile ,invece, la cosa in s; accessibile, come tra poco preciseremo, attraverso la
volont (Wille).
Riprendendo unimmagine presente nei Veda, lantico testo della saggezza indiana,
Schopenhauer paragona il mondo fenomenico a maya, il velo dellillusione che ottenebra
le pupille dei mortali. Per Schopenhauer il fenomeno non ha valore oggettivo in quanto
mero contenuto coscienziale, semplice rappresentazione soggettiva. si ottenuto
mediante le forme a priori (le quali, diversamente da quanto ammetteva Kant, si
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riducono a tre sole categorie: spazio, tempo e causalit) ma esse sono come vetri
sfaccettati deformanti. Fenomeno, dunque, un illusione simile alla rappresentazione
onirica. Come nel pensiero vedico la vita gli appare alla stregua di un sogno, come una
sorta di incantesimo.
Se relega il fenomeno alla mera apparenza, Schopenhauer attribuisce, viceversa,
"oggettivit" al noumeno. Lo individua, infatti, nella volont di vivere, impulso cieco,
pulsione eterna, energia vitale onnipresente nell'intero universo, a ciascuno dei suoi
livelli. Presente anche in noi stessi e, pertanto, a noi accessibile. A differenza di quanto
ammesso da Kant, secondo Schopenhauer il soggetto umano cosciente esso stesso una
cosa in s. La quale, a differenza degli oggetti esterni, non inconoscibile ma, anzi, si
manifesta allautocoscienza nel suo essere pi proprio, costituito dalla volont, dallio
voglio delluomo. La volont umana viene ritenuta da Schopenhauer il grado pi elevato
tra le forme in cui la volont, principio vitale cieco e irrazionale, si oggettiva
nelluniverso. La stessa natura inorganica, prima ancora di quella organica, permeata
da tale principio. Che si oggettiva:
a) in un sistema di archetipi immutabili, che egli chiama idee e,
b) attraverso la moltiplicazione delle idee per mezzo dei prismi di spazio e tempo, agli
individui del mondo naturale.
Dunque: al mondo come rappresentazione, nel quale, kantianamente, gli oggetti
sono gli esiti di costruzioni intellettuali configurate attraverso le forme a-priori, a tale
mondo, concepito come illusorio, Schopenhauer contrappone cos il mondo come volont,
che si rivela allo sguardo non appena si sollevi il velo della maya, dei sensi ingannatori e
dellapparenza razionale dei fenomeni.
III. DOLORE
Volont, tuttavia, desiderio e il desiderio si origina da una mancanza, la quale provoca
dolore e sofferenza. Dolore e sofferenza sono, dunque, realt cosmiche. Il piacere (cos
come gi concepito dalla tradizione sensista) non che transitoria attenuazione del
dolore. L'Amore, pensato come realizzazione del proprio godimento e della propria
personalit, solo illusione. Il vero e naturale fine dell'Amore la procreazione, ossia la
perpetuazione della volont di vivere. L'uomo che si sente elevato dall'Amore, proprio in
ci si rivela invece schiavo e servo di tale ineluttabile forza cieca.

Liberazione dal "dolore".
Visioni e/o dottrine "ottimistiche" rifiutate:
filosofie accademiche, insegnate nelle universit, perch asservite ai valori illusori
che lo Stato vuole inculcare.
hegelismo, che concepisce la Storia come sviluppo organico retto dalla Razionalit.
ottimismo sociale, in quanto l'uomo per natura asociale, convive per puro
bisogno e comodo ed pronto a sopraffare il simile non appena gli si presenta
l'occasione.
ottimismo storico, in quanto, data la natura malvagia dell'uomo, la storia
ripresenta costantemente, sia pure sotto spoglie diverse, il medesimo dramma.
Rifiuto del suicidio, perch:
a) costituisce una soluzione individuale (non universale) e
b) non scaturisce da una vittoria sul dolore, bens da una sconfitta, dall'esserne
stati sopraffatti.
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LAntidoto proposto, Praticabile solo da individui eccezionali, consiste in un percorso a tre
tappe:
1. Arte: permette la libera contemplazione del dramma della vita senza ma
"dall'esterno" (nella tragedia patisce l'eroe, non lo spettatore)
2. Morale: reimmette nella vita ma smussando la lotta incessante dettata
dall'egoismo e, dunque, il dolore che tale lotta procura
3. Ascesi: (si ricordi linfluenza delle dottrine orientali menzionata a proposito del
velo di Maya) libera non dalla vita (come il suicidio) ma dalla volont di vivere.
IV. RUOLO DELLARTE
Allarte Schopenhauer assegna un ruolo decisivo: offrire rappresentazioni che, in quanto
prodotto della volont pura, rivelino lessenza del mondo, (la volont), distaccandosi dalle
rappresentazioni obiettive (ritenute illusorie) e da qualsiasi riferimento utilitario allio.
Artista e fruitore (luno dal lato creativo, laltro dal lato recettivo) si pongono di fronte al
mondo ravvisando ci che esso : espressione di volont.
Per comprendere ulteriormente il ruolo che Schopenhauer assegna allarte, si deve
porre mente ai rapporti che egli ravvede tra volont, intelletto (capacit di intuire il nesso
causale tra i fenomeni, propria anche tra gli animali superiori) e ragione (pensiero
astratto, prerogativa umana). Secondo Schopenhauer, il primato detenuto dalla
volont: essa vuole, inconsciamente e irresistibilmente, e lintelletto attua razio-
nalmente i suoi fini.
Lazione dellintelletto , dunque, utilitaria, finalizzata al servizio della volont. Lazione
della volont cieca e astuta, tesa allaffermazione di se stessa. Come un supremo
istinto di sopravvivenza. La volont combatte una dolorosa battaglia contro se stessa.
Nellarte, invece, nel sereno mondo artistico, la manifestazione della volont depone il
proprio volto oscuro e assume un aspetto innocente e irrazionale, non pi
utilitaristicamente teso alla propria conservazione ma alla contemplazione di s.