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MEDIOEVO ROMANZO E ORIENTALE

Collana diretta da Antonio Pioletti


COLLOQUI
11
Medioevo romanzo e orientale
Temi e motivi epico-cavallereschi
fra Oriente e Occidente
VII Colloquio Internazionale
Ragusa, 8-10 maggio 2008
ATTI
a cura di Gaetano Lalomia e Antonio Pioletti
Postfazione di Antonio Pioletti
Indici a cura di Giovanna Carbonaro
Rubbettino
2010
2010 - Rubbettino Editore Srl
88049 Soveria Mannelli - Viale Rosario Rubbettino, 10 - Tel. (0968) 6664201
www.rubbettino.it
UNIVERSIT DEGLI STUDI DI CATANIA
Facolt di Lingue e Letterature Straniere
Dipartimento di Filologia Moderna
in collaborazione con
Dipartimento di Studi Asiatici - LOrientale Napoli
Dipartimento di Scienze dellAntichit e del Vicino Oriente - Ca Foscari Venezia
Comitato scientifico
Michele Bernardini, Caterina Carpinato, Mirella Cassarino,
Antonio Pioletti, Francesca Rizzo Nervo, Gioia Zaganelli
Segreteria organizzativa
Giovanna Carbonaro, Eliana Creazzo, Silvia Emmi, Gaetano Lalomia
Con il patrocinio di
Presidenza Assemblea Regionale Siciliana
Il volume pubblicato a cura di
Dipartimento di Filologia Moderna - Universit di Catania
e stampato con un contributo del
MIUR - cofinanziamento progetti di rilevante interesse nazionale
Lartificio narrativo del sogno nel romanzo tardo-antico
Spesso la divinit suole predire agli uomini il futuro durante il sonno, non
perch essi possano guardarsi dalla sventura poich non dato loro di avere la
meglio sul destino ma per poterla sopportare pi agevolmente quando capi-
ter
1
.
Queste parole di Clitofonte, il protagonista del romanzo di Achille Tazio,
esprimono in modo pregnante tanto il ruolo attribuito ai sogni nellimmagina-
rio collettivo di quellepoca che si suole denominare tardo-antica
2
, quanto la
funzione che loro compete nelleconomia narrativa di una storia di finzione. Il
sogno non in grado di modificare quanto predeterminato, ma fornisce
alluomo in balia dei rivolgimenti subitanei di una sorte irrazionale e imprevedi-
bile una chiave interpretativa che gli permetter di comprendere il senso di
quanto essa gli riserva. Sul piano della tecnica diegetica sono appunto le visioni
notturne che, situate ai punti nevralgici del cronotopo romanzesco, guidano
lintreccio e lo rilanciano quando giunge a un punto morto. Epifanie divine for-
niscono con comandi e proibizioni il presupposto per lazione, sogni allegorici,
premonitori del futuro creano la necessaria suspense narrativa grazie allambi-
guit del messaggio da essi veicolato e agli inevitabili errori interpretativi dei
personaggi. Il sogno, infine, pu essere una finestra aperta sulla vita interiore e
la psiche dei personaggi, il riflesso in essa degli accadimenti quotidiani. In tutte
1
Achilles Tatius, Leucippe and Clitophon I 3, 2, ed. E. Vilborg, Almqvist & Wiksell, Sto ck -
holm 1955, pp. 4-5: i c o u o o u i, u
u i -u o tuuc i-, o
.
2
Per unanalisi approfondita dei svariati fenomeni onirici descritti nelle fonti letterarie delle-
poca nonch della loro rilevanza culturale, rinvio in particolare a J.S. Hanson, Dreams and Visions
in the Graeco-Roman World and Early Christianity, in Aufstieg und Niedergang der rmischen Welt.
Geschichte und Kultur Roms im Spiegel der neueren Forschung II 23. 2, hrsg. von H. Temporini und
W. Hase, de Gruyter, Berlin-New York 1980, pp. 1395-427, e P. Cox Miller, Dreams in Late Anti-
quity. Studies in the imagination of a culture, Princeton Univ. Press, Princeton 1994.
Carolina Cupane
. i uc co.
Sogni e visioni nella narrativa greca medievale
queste funzioni il sogno costituisce un artificio narrativo caratterizzante del
discorso romanzesco, in particolare nel romanzo damore che si suole chiamare
sofistico, fiorito nei primi secoli dopo Cristo
3
.
Non quindi un caso che appunto a questepoca si assista da un lato alla
sistematizzazione scientifica del mondo onirico ricordo qui in particolare il
trattato sui sogni, coevo ad Achille Tazio, di Artemidoro di Daldi
4
e dallaltro ad
un impiego su vasta scala del motivo del sogno anche in opere narrative di diverso
indirizzo ideologico. Oltre ai romanzi damore e davventura, infatti, anche la let-
teratura cristiana che si svilupp parallelamente a quella pagana, pur partendo da
premesse del tutto diverse, non ebbe alcuna remora a impiegare i medesimi artifi-
ci e luoghi comuni narrativi, e fra di essi, in posizione privilegiata, il motivo della
visione divina. Lautorit biblica peraltro legittimava il sogno in quanto forma pri-
vilegiata di comunicazione con il numinoso e via maestra per conoscere il volere
divino
5
. Ci spiega laccettanza dellesperienza onirica nella cultura cristiana e d
ragione al tempo stesso del numero impressionante e della variet di episodi
visionari in senso lato nei nuovi generi narrativi enucleatesi nei primi secoli cri-
stiani, gli Atti e i Vangeli apocrifici, nonch, e soprattutto, lagiografia
6
.
92 Carolina Cupane
3
Sui sogni e la loro funzione nel romanzo greco tardo-antico sempre utile F. Weinstock, De
somniorum visionumque in amatoriis graecorum fabulis vi atque usu, in Eos 35, 1934, pp. 29-72;
v. ora S. Bartsch, Decoding the Ancient Novel: The Reader and the Role of Descriptions in Heliodo-
rus and Achilles Tatius, Princeton Univ. Press, Princeton 1989, pp. 80-108; S.N. Philippidis,
u o i i o uu, in ' ci.
i u o, ed. D.I Kyrtatas, uc
o , Iraklio 1993, pp. 155-76, e sui sogni nel romanzo di Eliodoro in particolare B.
Lentakis, o e. o o e, ivi, pp. 177-208.
4
Il tratto di Artemidoro da leggere nelledizione di R.A. Pack, Artemidori Daldiani Oniro-
criticon libri V, Teubner, Leipzig 1963.
5
Sui sogni biblici, v. E.L. Ludwig, Der Traum im alten Testament, Tpelmann, Berlin 1953;
M. Frenschkowski, Traum und Traumdeutung im Matthusevangelium, in Jahrbuch fr Antike
und Christentum 41, 1998, pp. 5-47; cfr. anche J. Le Goff, Le christianisme et les rves (II
e-
VII
e
sicles), in I sogni nel Medioevo, a cura di T. Gregory, Seminario Internazionale (Roma, 2-4 otto-
bre 1983), Edizioni dellAteneo, Roma 1985, pp. 171-218, spec. pp. 171-75 (e lutile tabella a pp.
216-18), nonch J.-H Husser, Dreams and Dream Narratives in the Biblical World, Sheffield Aca-
demic Press, Sheffield 1999.
6
I debiti delle prime narrazioni cristiane nei confronti della narrativa erotica sono stati iden-
tificati gi precocemente nella ricerca scientifica, si veda in proposito lancora indispensabile stu-
dio di R. Sder, Die apokryphen Apostelgeschichten und die romanhafte Literatur der Antike,
Kolhammer, Stuttgart 1932; v. adesso R. Pervo, The Ancient Novel becomes Christian, in The
Novel in the Ancient World, hrsg. von G. Schmeling, Brill, Leiden-New York-Kln 1996, pp. 687-
711. Manca, invece, uno studio dinsieme sul sogno nella letteratura agiografica di Bisanzio, tanto
pi auspicabile sarebbe quindi la pubblicazione delleccellente tesi di dottorato di Bettina
Lienhard, Trume, Visionen und andere imaginre Erfahrungen in der frhbyzantinischen hagio-
graphischen Literatur, Diss. (dattiloscritta) Jena 2005; interessanti considerazioni offre intanto
larticolo di F.E. Consolino, Sogni e visioni nellagiografia tardo antica, in Sogni, visioni e profezie
nellantico cristianesimo (Roma, 5-7 maggio 1987), in Augustinianum 29, 1989, pp. 238-56,
alcune osservazioni anche in Th. Pratsch, Der hagiographische Topos. Griechische Heiligenviten in
mittelbyzantinischer Zeit, de Gruyter, Berlin-New York 2005, pp. 109-16.
I sogni nel romanzo bizantino in lingua dotta
Con questa duplice legittimazione, ideologica e letteraria, il motivo del sogno
prosegue il suo iter trionfale attraverso la letteratura del Medioevo, orientale e
occidentale, e dopo aver attraversato senza flessioni il discorso agiografico simpo -
ne altresi nella letteratura di finzione, anche e soprattutto nelle narrazioni damore
e davventura. A Bisanzio questo tipo di narrativa rifiorisce dopo uno iato di otto
secoli intorno alla met del XII secolo in suggestiva coincidenza con il formar-
si dellepica e del romanzo volgare in Occidente
7
. I quattro romanzi pervenutici
tre in versi (composti da Teodoro Prodromo, Niceta Eugeniano e Costantino
Manasse) ed uno in prosa (di Eumazio Macrembolita)
8
si riallacciano diretta-
mente ai rappresentanti tardo-antichi del genere nei cui confronti essi si pongono
expressis verbis in un rapporto di imitazione-emulazione. Tematica, nomi e coulis-
ses ci riportano al mondo pagano del romanzo antico, ornamenti di stile, topoi e
artifici narrativi vengono ripresi di peso dai modelli e abilmente variati in nome di
quello che fu a Bisanzio il primo comandamento di ogni letterato degno di tal
nome, limitazione (uiu)
9
. Il motivo, comera prevedibile, non fa eccezione.
Poich in una recente monografia Suzanne MacAlister ha dedicato una sot-
tile analisi allelaborazione letteraria del motivo del sogno nei romanzi del XII
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 93
7
Questa coincidenza stata pi volte rilevata, v. fra molti E. Jeffreys, The Comnenian Back-
ground to the Romans dantiquit, in Byzantion 50, 1980, pp. 455-86 (= E.M. Jeffreys, M.J. Jef-
freys, Popular Literature in Late Byzantium, Variorum, London 1983, Nr. X); Ead., The Novels of
Mid-Twelfth Century Constantinople. The Literary and Social Context, in . Studies in
honour of C. Mango, ed. by I. evc enko, I. Hutter, Teubner, Stuttgart-Leipzig 1998, pp. 191-99;
per una vista dinsieme sulla problematica, v. ora C. Cupane, Il Romanzo, in Lo spazio letterario del
Medioevo. 3. Le culture circostanti. Vol. I La cultura bizantina, a cura di G. Cavallo, Salerno Editri-
ce, Roma 2004, pp. 407-53, spec. 414-18.
8
I romanzi di Teodoro Prodromo e Niceta Eugeniano adoperano il dodecasillabo, verso
tipico della poesia aulica bizantina, erede diretto del trimetro giambico e perci chiamato spesso
dai letterati bizantini giambo (su di esso M. Lauxtermann, The Velocity of Pure Iambs: Byzantine
Observations on the Metre and Rhythm of the Dodecasyllable, in Jahrbuch der sterreichischen
Byzantinistik 48, 1998, pp. 9-33), quello di Costantino Manasse , invece, composto nel pi
popolare decapentasillabo, anche detto verso politico (v. M. Lauxtermann, The Spring of Rythm:
An Essay on the Political Verse and other Byzantine Metres, Wien 1999), quello di Eumazio Ma -
crembolita , invece, in prosa. Tutti i testi sono agevolmente accessibili nelledizione con trad. ita-
liana a fronte e brevi note di commento a cura di F. Conca, Il romanzo bizantino del XII secolo,
UTET, Torino 1994; svariati aspetti storico-letterari della produzione romanzesca di et comnena
sono stati trattati nel volume miscellaneo Der Roman im Byzanz der Komnenenzeit. Referate des
Internationalen Symposiums an der Freien Universitt Berlin (3. bis 6. April 1998), hrsg. von P.A.
Agapitos und D.R. Reinsch, Beerenverlag, Frankfurt/M 2000.
9
La mimesi letteraria bizantina stata rivalutata in uno studio fondamentale da H. Hunger,
On the Imitation (uiu) of Antiquity in Byzantine Literature, in Dumbarton Oaks Papers 24,
1969/70, pp. 17-38, alla tematica stato dedicato recentemente un simposio che fa il punto sulla
trattazione scientifica del tema negli ultimi anni e i cui atti sono in corso di stampa: Imitatio,
aemu latio, variatio, Akten des internationalen Symposions (Wien, 22-25 Oktober 2008), hrsg. von
A. Rhoby und E. Schiffer.
sec. in rapporto ai loro modelli tardo antichi
10
, sar sufficiente limitarsi qui a
qualche breve considerazione. La tipologia bizantina utilizza tutte le forme pre-
senti nei modelli mantenendone spesso anche i dettagli. Particolarmente fre-
quenti sono le epifanie divine che guidano i protagonisti nella direzione giusta o
li costringono allazione. Qualche esempio:
Nel romanzo di Niceta Eugeniano
11
Dioniso promette in sposa Drosilla al -
leroe Caricle e gli rivela pi tardi dove ella si trovi, Hermes promette le sospira-
te nozze e il ritorno in patria agli eroi del romanzo di Teodoro Prodromo
12
,
Eros compare in sogno a Calligone nel romanzo di Niceta Eugeniano e la con-
giunge allamato Callidemo
13
; lo stesso Eros compare in sogno ad Isminia e gli
consegna linnamorata Ismine nel romanzo di Eumazio Macrembolita
14
, Her-
mes predice il ritorno in patria e le nozze di Rodante e Dosicle imponendo loro
la castit fino a quel momento in Teodoro Prodromo
15
.
Malgrado il numero cospicuo di apparizioni divine nei romanzi di et com-
nena, vi si riscontra tuttavia un certo spirito polemico nei confronti del ruolo e
della funzione che esse avevano nei modelli tardo-antichi. Mentre nei primi,
infatti, lefficacia dellintervento divino non mai messa in dubbio, gli autori
bizantini tendono a ridimensionarne lincidenza e a vanificarne lefficacia a
favore di una interpretazione naturalistica, fisiologico-psicologica del fenome-
no onirico, che influenzata in modo determinante dalla lezione aristotelica
16
.
Tale atteggiamento critico, che mi sembra pi espressione della maniera ironica
di narrare che caratterizza il discorso narrativo dei romanzieri del XII secolo
che frutto di polemica ideologica
17
, non impedisce comunque che il motivo del
sogno resti elemento integrante della scrittura romanzesca di et comnena,
unulteriore testimonianza questa di quel dialogo creativo con il patrimonio let-
terario classico che caratterizza la produzione dellepoca
18
.
94 Carolina Cupane
10
S. MacAlister, Dreams and Suicides. The Greek Novel from Antiquity to the Byzantine
Empire, Routledge, London-New York 1996.
11
Rispettivamente Drosilla e Caricle III 408-11 (p. 366) e VI 664-68 (p. 446).
12
Rodante e Dosicle III 66-75 (p. 120).
13
Drosilla e Caricle III 5-6 (p. 344)
14
Isminia e Ismine III 1, 1-6 (pp. 526-28), su questo passo v. anche infra, pp. 104-6.
15
Rodante e Dosicle III 69-75 (p. 120); lepisodio riadatta un passo di Achille Tazio, in cui
rispettivamente Artemide e Afrodite danno agli eroi le stesse istruzioni (IV 1, 3-4 e 6-7, pp. 70 e
71); il passo di Achille Tazio analizzato da Bartsch, Decoding the Ancient Novel, cit., pp. 89-93,
per quelli di Prodromo e Eugeniano, cfr. MacAlister, Dreams, cit., pp. 122-26.
16
Come ben messo in rilievo da S. MacAlister, Aristotle on the Dream: A Twelfth-century
Romance Revival, in Byzantion 60, 1990, pp. 195-212, le teorie aristoteliche sul sogno vengono
discusse con particolare intensit appunto nel XII sec. nei circoli culturali nei quali si muovevano
anche i romanzieri.
17
Questa lipotesi di MacAlister, Dreams, cit., pp. 161-64, ma v. in proposito le obiezioni da
me avanzate nella recensione al volume in Byzantinische Zeitschrift 91, 1998, pp. 166-71.
18
Sullintimo rapporto con la tradizione classica nella letteratura del XII secolo, rinvio fra
molti a H. Hunger, Die byzantinische Literatur der Komnenenzeit. Versuch einer Neubewertung,
I sogni nei romanzi in volgare greco medievale
un panorama del tutto diverso che ci presenta lultima fase della narrativa
medievale, quella in volgare, cui vorrei adesso rivolgermi. Nellambito del cor-
pus letterario in greco demotico i romanzi damore e davventura composti nel-
larco di tempo fra il XIII e il XVI secolo, rappresentano un segmento rilevante.
Questa centralit stata peraltro riconosciuta nella ricerca scientifica, partico-
larmente nellultimo decennio, e si manifesta tanto in una serie di studi lettera -
ri
19
quanto in nuove edizioni critiche
20
.
Il romanzo in volgare sorge e si sviluppa in un contesto storico-culturale
radicalmente diverso da quello che aveva visto rinascere il genere negli esclusivi
circoli culturali della Costantinopoli dei Comneni. Esso figlio di unepoca tor-
mentata da crisi interne ed esterne, unepoca in cui lintegrit territoriale di Bi -
sanzio si frantuma sotto la pressione turca da oriente e franco-italiana da occi-
dente ed altre culture pi giovani e aggressive, come quelle romanze, irrompono
con prepotenza sulla scena culturale, articolano nuove idee. Mentre secolari cer-
tezze ideologiche vacillano, non ultima quella della propria unicit e superiorit,
e lo spazio geopolitico progressivamente si contrae, lorizzonte culturale, al con-
trario, volens nolens si dilata. Lidioma volgare, dal ductus pi semplice e flessibi-
le, caratterizzato da un lessico estremamente permeabile a influssi di varia prove-
nienza e libero da obblighi filologici nei confronti della lingua letteraria e della
tradizione classica, fu il medium ideale per articolare nuovi contenuti, narrare
altre storie. Pur continuando ad iscriversi nella plurisecolare tradizione narrativa
in lingua greca, la narrativa in volgare si apre al contempo a suggestioni moltepli-
ci e variegate che consegner, nel prosieguo del tempo, alla nascente letteratura
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 95
Anzeiger d. phil.-hist. Klasse d. sterreichischen Akademie d. Wissenschaften 1968/3, pp. 59-
77; R. Macrides, P. Magdalino, The Fourth Kingdom and the Rhetoric of Hellenism, in The Percep-
tion of the Past in Twelfth Century Europe, ed. by P. Magdalino, The Hambledon Press, London
1992, pp. 116-56, nonch recentemente A. Kaldellis, Hellenism in Byzantium. The Transforma-
tion of Greek Identity and the Reception of Classical Tradition, Cambridge Univ. Press, Cambridge
2007, spec. pp. 225-316.
19
Essi sono stati oggetto di moderne monografie, come ad es. quella di P.A. Agapitos, Narra-
tive Structure in the Byzantine Vernacular Romances. A textual and literary study of Kallimachos,
Belthandros and Libistros, Institut fr Byzantinistik und Neugriechische Philologie der Univer-
sitt Mnchen, Mnchen 1991, e R. Beaton, The Medieval Greek Romance, Routledge, London
1996
2
(traduzione ital. a cura di F. Rizzo Nervo, Rubbettino, Soveria Mannelli 1997).
20
Ricordo qui la raccolta di testi con traduzione italiana e commento Romanzi cavallereschi
bizantini, a cura di C. Cupane, UTET, Torino 1995, nonch le recenti edizioni critiche: + ou
o (The War of Troy), ed. M. Papathomopoulos, E. Jeffreys, o u
T c, Athina 1996; Die Erzhlung von Alexander und Semiramis. Kritische Ausgabe
mit einer Einleitung, bersetzung und einem Wrterverzeichnis, hrsg. von U. Moennig, de Gruy-
ter, Berlin-New York 2004; / i l ou. c ,
ed. P.A. Agapitos, o u T c, Athina 2006; / i l
ou (Livistros and Rodamne). The Vatican Version. Critical Edition with Introduction, Com-
mentary and Index-Glossary, ed. T. Lendari, o u T c, Athina 2007.
neogreca. Non a torto quindi si suole riconoscervi tanto gli albori della letteratu-
ra neogreca, quanto gli ultimi bagliori della civilt letteraria bizantina
21
.
Soltanto unanalisi sistematica del repertorio tematico della narrativa greca
medievale nellottica di una dialettica continuit-innovazione in grado di iden-
tificare gli svariati elementi dellamalgama mostrando al contempo come essi,
intrecciandosi e combinandosi, abbiano contribuito a creare un prodotto lette-
rario di indubbia originalit e fascino. Lesame che segue intende dirigere
lattenzione su una tessera, piccola ma, credo, non irrilevante del complesso
mosaico narrativo disegnato dai romanzi greci medievali
La prima constatazione che scaturisce dallo spoglio dei testi che il motivo,
con uneccezione di cui mi occuper nellultima parte di questo contributo
22
,
svolge un ruolo molto limitato, marginale addirittura nelleconomia della narra-
zione. Questa sobriet nelluso di quello che era, come si visto, un artificio
narrativo obbligato del romanzo in lingua greca un elemento macroscopico di
diversit, riscontrabile gi in quello che probabilmente il primo testo narrati-
vo in volgare greco medievale pervenutoci, il poema epico-romanzesco Digenis
Akritas
23
.
La storia, che narra degli amori di un emiro saraceno e di una fanciulla
bizantina, nonch del frutto di questa unione, il prodigioso eroe dalla duplice
origine, appunto Digenis, dei suoi amori e delle sue audaci imprese, tradita in
diverse versioni, le pi antiche delle quali sono databili al XII mentre le pi
recenti al XVII secolo
24
. Lazione narrativa situata invece quel X secolo nel
quale Bisanzio fu impegnata in una lotta di vita e di morte con il califfato ara-
bo
25
, la cui espansione ha fornito la materia a numerose canzoni epiche pi o
96 Carolina Cupane
21
Sullo status quaestionis H. Eideneier, Vorwort, in Neograeca Medii Aevi. Text und Ausgabe.
Akten zum Symposium Kln 1986, hrsg. von H. Eideneier, Romiosini, Kln 1987, pp. 8-16, e
adesso M. Hinterberger, How should we define Vernacular Literature?, in Unlocking the Potential
of Texts: Interdisciplinary Perspectives on Medieval Greek. Conference at the Centre for Research
in the Arts, Social Sciences and Humanities, University of Cambridge (18-19 July 2006).
22
Infra, pp. 106-14.
23
Lo statuto generico del testo, in bilico fra epica e romanzo damore difficile da definire,
proto-Romance lo definisce Beaton, Medieval Greek Romance, cit., pp. 30-32, cfr. anche in pro-
posito E. Trapp, Digenes Akrites, Epos oder Roman?, in Studi classici in onore di Q. Cataudella II,
Universit di Catania - Facolt di Lettere, Catania 1972, pp. 637-43.
24
Le due versioni antiche del Digenis, quella tradita da un codice criptense degli inizi del XIV
sec. (G) e quella contenuta in un ms escorialense del XV sec. (E), sono state recentemente edite
con trad. inglese e commento da E. Jeffreys, Digenis Akritis, the Grottaferrata and Escorial ver-
sions, Cambridge University Press, Cambridge 1998 (qui anche la relativa, cospicua bibliografia
ed elenco delle edizioni precedenti); i rifacimenti seicenteschi in prosa (luno approntato a Chios
da Meletios Blastos) e in rima (laltro composto sempre a Chios da Ignazio Petritzis) sono editi
rispettivamente da D. Paschalis, t c o u u /i, in i 9, 1926,
pp. 305-440, e Sp. Lambros, Collections de romans grecs en langue vulgaire et en vers, Maisonneu-
ve et C
ie
, Paris 1880, pp. 111-237.
25
Agli elementi storici nel Digenis sono dedicati numerosi contributi di H. Grgoire, ora
raccolti nel volume miscellaneo Autour de lpope byzantine, Variorum, London 1975.
meno contemporanee a Digenis, riflette per, a differenza di queste, una situa-
zione di tolleranza e, tutto sommato, rispetto reciproci. Contrariamente alle
chansons de gestes e basti qui pensare alla Chanson de Roland
26
e a diffe-
renza dei romanzi greci tardo-antichi e bizantini, lautore del Digenis rifugge
dal fare in tervenire nella storia esseri soprannaturali. Nessuna epifania divina
viene ad in dirizzare loperato del protagonista nella direzione giusta, nessuna
forza celeste si prende cura di Digenis, che compie le sue azioni eroiche da solo
e senza alcun aiuto. Quando un angelo gli apparir, in una delle due versioni
antiche
27
, si tratter non di una divinit benevola e soccorritrice, ma dellangelo
della morte, sceso dal cielo per portarlo via con s, rapirlo allabbraccio della
sua amata. Lapparizione mette fine alla sua parabola terrena e con essa alla sto-
ria che si conclude in modo atipico, forse memore dellanalogo destino del
grande Alessandro il Macedone
28
, con un unhappy end. La visione non soltanto
non ha al cuna funzione narrativa ma non neanche connotata come tale sul
piano linguistico. Il verbum videndi che la introduce (cc), senza lap -
poggio di un sostantivo specifico, non implica infatti necessariamente una situa-
zione visionaria, al contrario, lirrompere del personaggio soprannaturale sulla
scena di agonia presentato come un dato concreto di generale evidenza. Sar
soltanto successivamente, quando Digenis cercher invano di mostrare alla mo -
glie lap pa rizione che lo terrorizza e che ella non vede, che incontreremo lap -
pro priato segnale linguistico, il termine tecnico i
29
.
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 97
26
Un esempio celebre costituiscono i quattro sogni di Carlo Magno nella Chanson de Roland,
lasse 56, vv. 717-24; 57, vv. 725-36; 184, vv. 2525-54; 185, vv. 2555-69 (ed. C. Segre, Droz, Genve
1989) analizzati da K.J. Steinmeyer, Untersuchungen zur allegorischen Bedeutung der Trume im
altfranzsischen Rolandslied, Hueber, Mnchen 1963; in generale sul sogno nellepica romanza, v.
H. Braet, Le songe dans la chanson de geste au XII
e
sicle, Romanica Gandensia, Gent 1975; cfr.
anche, per lepica medio-alta tedesca, K. Speckenbach, Von den Troimen. ber den Traum in Theo-
rie und Dichtung, in Sagen mit Sinne. Festschrift fr Marie-Luise Dittrich zu 65. Geburtstag, hrsg.
von H. Rckert und K.O. Seidel, Kmmerle, Gppingen 1976, pp. 169-204.
27
Soltanto E, conosce lepisodio: vv. 1766-67 (ed. Jeffreys, p. 368): cc o o
oo uu co / l e o i o , cou uo / l
ce o tp i: / c, , o o ou uc c o; / Tu o
c u c tc u oc / l cu t eu u c tc u oc.
28
Sulle affinit tematiche fra Digenis e lAlessandro dellomonimo romanzo, v. U. Moennig,
Digenes = Alexander? The Relationship between Digenes Akrites and the Byzantine Alexander
Romance in their Different Versions, in Digenes Akrites. New Approaches to Byzantine Heroic Poe-
try, ed. by R. Beaton and D. Ricks, Variorum, London 1993, pp. 103-15.
29
Il termine significa qui semplicemente apparizione ed spoglio della sua originaria va -
len za negativa di illusione demoniaca, miraggio ingannatore, riscontrabile, ad esempio, nel di -
scorso agiografico in opposizione a i, che indica invece la contemplazione di unapparizio -
ne divina, cfr. Lienhard, Trume, cit., pp. 83-84; per la classificazione antica, v. M.A. Vinagre, Die
griechische Terminologie der Traumdeutung, in Mnemosyne 49, 1996, pp. 257-82; cfr. B. Manu -
wald, Traum und Traumdeutung in der griechischen Antike, in Traum und Trume. Inhalt, Darstel-
lung, Funktionen einer Lebenserfahrung in Mittelalter und Renaissance, hrsg. von R. Hiestand,
Droste, Dsseldorf 1994, pp. 15-42, e J. Latacz, Funktionen des Traums in der antiken Litera tur,
in Wrzuburger Jahrbcher fr die Altertumswissenschaft N.F. 10, 1984, pp. 23-39.
Lanonimo autore accetta invece e sfrutta la funzione narrativa del sogno di
tipo allegorico. Nella prima parte della storia, dedicata alle vicende dei genitori
di Digenis, il fratello delleroina (la quale ha sposato il suo rapitore saraceno
convertitosi al cristianesimo) vede in sogno uno stormo di falchi e un grifo (nel-
la redazione E unaquila dalle ali doro) inseguire una candida colomba. Il gio-
vane, che non si fida della sincerit del cognato, ne deduce che questi abbia
intenzione di ritornare in patria portando con s la sorella, contrariamente alla
promessa fatta alla sua famiglia di rinunciare alla sua terra e stabilirsi per sem-
pre in territorio bizantino
30
. Linterpretazione si rivela corretta ed peraltro
confortata anche da una lunga tradizione oniromantica: gi nellantichit, infat-
ti, la colomba (o la pernice) adombravano la donna, mentre gli uccelli rapaci
simboleggiavano il ratto
31
. Oltre a sortire leffetto voluto lemiro rinuncer
infatti al progetto di portare con s la sposa e far invece trasferire e convertire
al cristianesimo lintera sua trib il sogno adempie in pieno la sua funzione
narrativa. Situato a un punto cruciale dellintreccio, esso imprime allazione una
svolta decisiva, sar infatti la decisione di restare nel paese della moglie che far
del frutto di questunione, Digenis, un eroe cristiano e bizantino.
Anche in questo uso del tutto tradizionale del sogno come artificio narrati-
vo lautore del Digenis, sia egli anteriore o coevo ai romanzieri in lingua dotta
32
,
si rivela conoscitore della tradizione narrativa precendente che sa adattare in
maniera originale e creativa. Bench tanto i mezzi stilistici quanto i contenuti
narrativi siano del tutto diversi, nel XII secolo letteratura in volgare e letteratu-
ra dotta appaiono come due facce speculari della stessa medaglia
33
.
I romanzi damore e di avventura che succedono a Digenis e che si suole
suddividere in composizioni originali e adattazioni di materia narrativa preesi-
98 Carolina Cupane
30
Digenis Akritis, G II 140-150 (pp. 32 e 262): l tc c cl c /
l o uo e c. |...| 1c, e c, o o i, /
o c o c, uu o uo u / o o u op
= E 321-329.
31
E.g. Artemidoro, Onirokriticon II 20: tc c l ti o l po ui e
II 20, 56: o l l i ui (ed. R.A. Pack, Teubner, Leipzig 1963, pp.
137, 1 e 11). Per un sogno pressoch identico nel romanzo Libistro e Rodamne, cfr. infra, p. 107 e
n. 75. Anche nella tradizione romanzesca antica laquila, quantunque non vista in sogno ma nella
realt, preannuncia il ratto delleroina, cfr. e.g. Achille Tazio II 12, 2-3 (p. 30), Eumazio Macrem-
bolita VI 10, 2 (p. 590); unanalisi comparata del brano in questione nei due romanzi in I. Nilsson,
Erotic Pathos, Retorical Pleasure. Narrative Technique and Mimesis in Eumathios Makrembolites
Hysmine & Hysminias, Uppsala Univ. Library, Uppsala 2001, pp. 222-24.
32
A favore della prima ipotesi, P. Magdalino, Digenes Akrites and Byzantine Literature: The
Twelfth Century Background to the Grottaferrata Version, in Digenes Akrites, cit., pp. 1-14, per la
seconda E. Jeffreys, The Grottaferrata Version of Digenes Akrites: a reassessment, ivi, pp. 26-37.
33
Questa constatazione conferma ulteriormente la felice intuizione di H.-G. Beck, Der Le -
serkreis der byzantinischen Volksliteratur im Licht der handschriftlichen berlieferung, in Byzan-
tine Books and Bookmen, Dumbarton Oaks Centre for Byzantine Studies, Washington 1975, pp.
47-67, che cio luso letterario del volgare abbia avuto origine nel XII sec. negli stessi circoli cul-
turali ai quali si deve la rinascita del romanzo damore.
stente, di origine prevalentemente, ma non esclusivamente, occidentale
34
, per-
mettono di seguire la progressiva rarefazione del motivo onirico. Nel romanzo
Callimaco e Crisorroe, la cui paternit si suole attribuire, con una certa plausibi-
lit, ad Andronico, un membro della dinastia regnante, nipote dellimperatore
Michele VIII Paleologo
35
ed autore al tempo stesso di trattati teologici in lingua
dotta, il motivo del sogno compare ununica volta. La sua funzione diversa
che nel Digenis, ma anchessa tradizionale. Non si tratta qui di un sogno allego-
rico, ma di unepifania soprannaturale che ha il compito di sbloccare lintreccio
da una situzione di impasse. Ai fratelli delleroe appare in sogno la dea del desti-
no, la Moira nerovestita del folclore neogreco
36
, per informarli della sorte del
fratello minore: Callimaco giace in stato di morte apparente avendo gustato una
mela stregata fabbricata da una maga e ha quindi urgente bisogno di aiuto
37
.
Dal punto di vista strutturale lapparizione si situa alla met del romanzo e fa da
cerniera fra due segmenti narrativi in s conclusi. A termine del primo ciclo di
avventure che ha condotto allunione e alla violenta separazione dei protagoni-
sti, esso da avvio ad un secondo ciclo che porter al ripristino dellequilibrio
turbato e allhappy end.
Lapparizione di un angelo a conclusione della storia, gi antica
38
, di Apol-
lonio re di Tiro, tanto negli originali italiani, quanto in entrambe le versioni gre-
che
39
, conclude, come era avvenuto nel Digenis, le peripezie delleroe, ma le
conduce, in questo caso, a buon termine. Il messaggero divino rivela ad Apollo-
nio, che ha fortuosamente ritrovato la figlia Tarsia, il luogo (Efeso) in cui la
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 99
34
Questa tassonomia, che stata messa in questione con buone argomentazioni da U. Moen-
nig, The late-Byzantine romance: problems of defining a genre, in ou. Cambridge Papers in
Modern Greek 7, 1999, pp. 1-20, non praticabile ai fini di una caratterizzazione generica dei testi,
ma consente per di inferire una maggiore o minore adesione alla maniera diegetica tradizionale.
35
Cfr. B. Kns, Qui est lauteur du roman de Callimaque et Chrysorrho?, in To 17,
1962, pp. 274-95; lattribuzione, che si fonda su un epigramma del poligrafo Manuele File il quale
attribuisce al principe suddetto la composizione di una storia affine, ma non identica al romanzo,
stata contestata da P.A. Agapitos, O.L. Smith, The Study of Medieval Greek Romance, Museum
Tusculanum Press, University of Copenhagen, Copenhagen 1992, pp. 55-56, 106-8; in mancanza
di argomenti conclusivi sembra opportuno limitarsi a considerarla un interessante documento
dellaccettanza sociale del genere romanzesco in epoca paleologa.
36
Cfr. D.B. Oikonomidis, 1 u t o u cu u, in
i 28, 1972, pp. 3-26.
37
Callimaco e Crisorroe, vv. 330-41 (ed. Cupane, p. 138).
38
La storia, originariamente scritta in greco, ci pervenuta soltanto in una redazione latina
del III sec. d.C., edita da G.A.A. Kortekaas, Historia Apollonii regis Tyri, Boumas Boekhuis,
Groningen 1981.
39
Una in versi sciolti, liberamente adattata da un racconto toscano in prosa, laltra redatta a
Creta in decapentasillabi rimati da un Gabriele Acontiano sulla base degli omonimi cantari in
ottava rima di Antonio Pucci (da consultare nella recente edizione di R. Rabboni, Cantari di Apol-
lonio di Tiro, Commissione per i Testi di lingua, Bologna 1996); i due adattamenti greci (in versi
sciolti e in rima) della storia sono stati recentemente editi da G. Kechagioglou, /e
u. `uc l e cc uc, I-II/1-2, Tu
-

-
, Thessalonike 2004.
moglie Archistrata che egli riteneva morta nel dare alla luce la bimba da anni si
ritirata come badessa nel monastero di Santa Tecla
40
. Grazie alla visione la
famiglia dispersa da anni si ricongiunge secondo uno schema narrativo che sog-
giace anche ad altre opere celebri della scrittura romanzesca medievale, ad
esempio al Guillaume dAngleterre di Chrtien de Troyes
41
.
Ugualmente imposti da un modello preesistente sono i sogni ricorrenti nei
diversi testi che ripropongono in versione trivializzata la cosiddetta materia
troiana. Ancorate alla materia epica tradizionale, queste visioni non hanno in
senso stretto funzione narrativa autonoma. Sono vaticini, moniti divini destinati
ad essere ignorati dagli esseri umani per tracotanza, hybris, e quindi sempre
preludio di eventi tragici e ineluttabili. Essi rinviano quindi automaticamente
alla sfera del religioso, hanno una valenza semantica diversa che li eleva in una
sfera superiore a quella di puro meccanismo diegetico. Tale il celebre sogno di
Ecuba che mette in moto la catena di eventi che condurr alla distruzione di
Troia nella cosiddetta Iliade bizantina
42
, un sogno che profetico e ammonitivo
insieme. Il messaggio divino, come noto, adombra infatti sotto il velo dellalle-
goria il destino futuro della citt, Paride sar effettivamente la fiaccola che ince-
nerir Troia e il non avere obbedito fino in fondo al comando degli dei una
hybris che sar espiata con lo sterminio di un regno. Questo celebre episodio,
narrato nei poemi del ciclo e volgarizzato dai cronachisti bizantini particolar-
mente amata e molto imitata fu la versione che ne fece nel XII sec. Costantino
Manasse
43
viene qui modificato nel senso che il sogno, ripetutosi per ben tre
volte
44
, viene attribuito non a Ecuba ma a Priamo. La dizione adoperata richia-
100 Carolina Cupane
40
Nella versione in versi sciolti vv. 799-804 (ed. Kechagioglou, I p. 466), in quella in rima vv.
1625-32 (II/1 p. 1648)
41
Questa struttura narrativa venne adoperata per la prima volta nelle cosiddette Recognitio-
nes dello Pseudo-Clemente di Roma del I sec. d.C. (ed. J. Irmscher, Die Pseudoklementinen, Aka-
demie-Verlag, Berlin 1994); ladattazione di Chrtien si pu leggere nelledizione di A.J. Holden,
Chrtien de Troyes: Guillaume dAngleterre, Droz, Genve 1988. In tutte le ipostasi letterarie del-
la storia sempre un sogno che permette ai membri dispersi della famiglia di ritrovarsi dopo anni
di peregrinazioni. Della storia di Apollonio esistono versioni in tutte le lingue europee, la pi
antica delle quali quella francese; ai diversi avatar della storia si dedicato un seminario i cui
Atti sono stati pubblicati di recente: LApollonio di Tiro nelle letterature euroasiatiche dal Tardo-
antico al Medioevo, in Vettori e percorsi tematici nel Medioevo romanzo (Roma, 11-14 ottobre
2000), a cura di F. Beggiato e S. Marinetti, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002, pp. 147-283.
42
Il poemetto, tradito da un codice unico del XVI sec., edito da L. Nrgaard, O.L. Smith,
A Byzantine Iliad. The text of Par. Suppl. Gr. 926, Copenhagen 1975; una traduzione ital. con
ampia introduzione e ottimo commento a cura di R. Lavagnini, I fatti di Troia. LIliade bizantina
del cod. paris. Suppl. gr. 926, Palermo 1988.
43
Edita da O. Lampsides, Constantini Manassis Breviarium chronicum, Athina 1966, vv.
1108-471: 1123-26, p. 64: co (scil. Ecuba) c oo / c o
c o o, oi, / c tu u u l u / o
o...
44
Il sogno ripetuto noto anche ai trattati antichi (v. e.g. Artemidoro, Onirokriticon IV 27,
ed. Pack, pp. 261-62), ma ha soprattutto diffusione nelle Scritture (Ge. 35, 5-11; I Sam. 3, 1-9,
ma quella usata dal poeta del Digenis e ne conferma il senso: i u
oi chiama lanonimo la visione di una fiaccola ardente generata dal
grembo della regina, che appare al re nel sonno e preannuncia la distruzione
della citt a causa dellinfante non ancora nato
45
.
Alla stessa categoria appartiene ancora lavvertimento che gli dei fanno per-
venire ad Andromaca dormiente nelladattazione greca medievale del Roman
de Troie di Benot de Sainte Maure (6571-78) nota sotto il titolo di ou
o
46
: se Ettore scender in campo aperto contro i Greci, questo il mes-
saggio degli dei, non torner vivo. Come nel modello francese, la cui fonte
Darete frigio, Ettore non presta fede al messaggio divino
47
e la sua hybris, cos
come quella di Priamo nellIliade bizantina, verr punita con la morte.
La veloce disamina dei testi narrativi in volgare fin qui condotta non pu
che concludersi con un bilancio negativo. un risultato imprevisto, tanto pi se
si tiene presente lampia diffusione del motivo onirico alla stessa epoca in altri
generi narrativi di ampia diffusione e ad alto grado di fruibilit
48
, e penso qui in
particolare agli antichi racconti agiografici spesso riscritti in lingua volgare,
molti dei quali ancora inediti
49
, o ancora alle visioni oltramondane che, indi-
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 101
Act. 10,16); la ripetizione serve di solito a sottolineare limportanza del messaggio, cfr. Braet, Le
songe, cit., pp. 42-43.
45
Iliade bizantina, vv. 22-25, 33, 39 (pp. 23 e 24): i ` u o u o -
uo, / i ` u o iu |...| / o` ou o u i i. |...| /
i o u c ci.
46
Il lungo poema, forse composto nella Morea franca [cos E. Jeffreys, Place of composition
as a factor in the edition of early demotic texts, in Origini della letteratura neogreca. Atti del II Con-
gresso Internazionale Neograeca Medii Aevi (Venezia, 7-10 novembre 1991), a cura di N.M.
Panayotakis, Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini, Venezia 1993, I, pp. 310-24],
edito da Papathomopoulos, Jeffreys, + ou o, cit.
47
ou, vv. 6574-76 (p. 351): u u o i o, i o. /
ui o cu ci o uucp / t l c, o o To; pi avanti (v.
6604, p. 353) Ettore definir la visione divina sprezzantemente come oi (finzione di un
sogno).
48
Trattati oniromantici sono in auge a questepoca, a tutti i livelli della societ bizantina; uno
storico del formato di un Niceforo Gregora, ad es., non disdegna di commentare il trattato di
Sinesio di Cirene (ed. in J.-P. Migne, Patrologia Graeca 149, Paris 1866 [rist. Brepohls, Turnholt
196], coll. 521-642), un nuovo trattato in lingua volgare attribuito, alla vigilia della caduta di
Costantinopoli, al dotto imperatore Manuele II Paleologo (edito da A. Delatte, Anecdota Athe-
niensia I, Les Belles Lettres, Paris 1927, pp. 511-24); v. G. Calofonos, Manuel II Palaiologos:
Interpreter of Dreams, in Byzantinische Forschungen 16, 1991, pp. 447-55; traduzione inglese
in. S. Oberhelman, Dreambooks in Byzantium: six Oneirocritica in translation with commentary
and introduction, Ashgate, Aldershot 2008, pp. 195-218.
49
Basti qui ricordare, pars pro toto, i rifacimenti in volgare della Vita di Basilio iuniore, un
testo denso di fremiti apocalittici e costruito su una serie di visioni dellaltro mondo e del giudizio:
originariamente composto nel X secolo, esso continu a godere di grande popolarit, fu stampato
a Venezia nel 1672 ed ebbe una serie di ristampe fino al 1911, v. Ch. Angelidi, + i u oi
i u c, Diss. (dattil.) Ioannina 1980, pp. 20-21 e 43-45; cfr. E. Patlagean, Byzance et son
autre monde. Observations sur quelques rcits, in Faire croire. Modalits de la diffusion et de la rcep-
tion des messages religieux du XII
e
au XV
e
sicles. Table ronde organise par lcole franaise de
pendentemente dai precedenti classici e agiografici, prendono a costituirsi co -
me genere autonomo in lingua volgare a partire dal XV sec.
50
. Risultato inatteso
anche in considerazione del ruolo che il sogno svolgeva, come si visto, nella
narrativa tardo antica e ancora in quella bizantina dotta. I romanzi in volgare
mantengono il motivo se esistente nelle fonti che seguono, ma non sembrano
considerarlo ingrediente indispensabile per lo svolgimento della trama. Sia nel-
ladattare in lingua greca storie preesistenti, di solito occidentali, ma anche
quando inventano storie originali sulla base del modello narrativo antico, gli
anonimi autori fanno una scelta molto selettiva dal campionario tradizionale di
motivi narrativi, che rinnovano in parte inserendo materiali provenienti da altri
sostrati, ad esempio quello folclorico e popolare
51
.
Ladattamento in greco volgare della storia di Florio e Biancofiore, ad esem-
pio, pur mantenendosi molto fedele al Cantare toscano su cui si basa
52
, non
rifugge dallapportare svariati ritocchi stilistici e rifinisce lo scarno dettato del
modello arricchendolo di inserti gnomici o ekfrastici nella migliore tradizione
bizantina
53
. Egli non sfrutta tuttavia in alcun modo le potenzialit oniriche
iscritte nella storia
54
.
102 Carolina Cupane
Rome en collaboration avec lInstitut dhistoire mdivale de lUniversit de Padoue (Rome, 22-
23 juin 1979), cole franaise de Rome, Roma 1981, pp. 201-21, spec. 219-21.
50
Rassegna dei testi relativi con elenco delle edizioni e della bibliografia in St. Lampakis, t
o o o ou l u i, Diss. (dattil.) Athina
1982; v. adesso su questi testi G. Carbonaro, Il viaggio nellAde nella letteratura cretese del XV-XVI
secolo, in Medioevo romanzo e orientale. Il viaggio nelle letterature romanze e orientali. Atti del V Col-
loquio internazionale (Catania-Ragusa, 24-27 settembre 2003), a cura di G. Carbonaro, M. Cassarino,
E. Creazzo e G. Lalomia, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006, pp. 199-211. Sul motivo del sogno nel-
la letteratura cretese del Rinascimento, v. in particolare M. Lasithiotakis, ou u
(To 49 .c) i, in o e
i u. o u i e e (Rethym-
no, 10-12 2002), uc. A. Argyriou, o ouu, I, Athina 2004, pp. 95-117.
51
Non esiste uno studio moderno dinsieme sullincidenza dellelemento folclorico, senza
dubbio esistente, ma difficile da indentificare e interpretare, nei romanzi in volgare, qualche
accenno in C. Cupane, Wie volksstmlich ist die byzantinische Volksliteratur?, in Byzantinische
Zeitschrift 96, 2003, pp. 577-99.
52
Esistono diverse versioni del Cantare, la pi vicina al Florio si pu leggere in A. Balduino,
Cantari del Trecento, Marzorati, Milano 1970, pp. 33-70; secondo la plausibile ipotesi di G. Spa-
daro, Contributo sulle fonti del romanzo greco-medievale Florio e Platziaflore, iu l c
i, Athina 1966, pp. 14-15, il testo del Cantare fu portato in Morea, dove
fu approntata ladattazione greca, dallamico di Boccaccio, Nicola Acciaiuoli.
53
Queste aggiunte mette in rilievo A. Di Benedetto Zimbone, Dal Cantare di Fiorio e Bianci-
fiore al Florios e Platziaflora, in Medioevo romanzo e orientale. Oralit, scrittura, modelli narrati-
vi. Atti del II Colloquio internazionale (Napoli, 17-19 febbraio 1994), a cura di A. Pioletti e F. Riz-
zo Nervo, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995, pp. 191-202. Una delle due redazioni greche del
romanzo edita con trad. italiana e commento in Cupane, Romanzi cavallereschi, cit., pp. 447-565.
54
E sfruttate, invece, nella versione della storia data da Boccaccio, Filocolo, ed. V. Branca, in
Tutte le opere di Giovanni Boccaccio I. Caccia di Diana, Filocolo, Mondadori, Milano 1967, e.g. II,
cap. 41-42 (pp. 184-87); II cap. 48 (pp. 202-3); II cap. 54 (p. 214); III cap. 19 (pp. 275-77); III
cap. 53 (pp. 329-30); cap. 13 (pp. 374-77).
La stessa constatazione consente di fare lAchilleide bizantina, unappassio -
nante storia damore e di avventura che non ha rapporto alcuno con il mondo
omerico se si escludono il nome del protagonista e, in una delle tre versioni per-
venuteci, un epilogo troiano, che ripristina il contesto antichizzante richiesto
dal nome facendo morire leroe nel modo previsto dal mito
55
. Bench la fabula
tematizzi due protagonisti renitenti entrambi allamore e convertiti grazie
allintervento diretto e personale di Eros, lautore non mette in scena sogni e
apparizioni. Quando Achille sinnamora suo malgrado della bella figlia di un re
nemico, non trova di meglio che invocare laiuto del dio dellamore e fa allestire
a tale scopo un dipinto che raffigura il dio con i suoi attributi tradizionali
56
.
Questi per non scende dalla parete, n appare in sogno allinnamorato per
confortarlo, a dispetto come abbiamo accennato prima e avremo modo di
vedere meglio oltre
57
dellesistenza di cogenti paralleli romanzeschi. Quando
Eros entrer in scena di persona per concedere il sospirato aiuto e piegare la
resistenza delleroina trafiggendola con la mitologica freccia, preferir irrompe-
re nella realt, assumere laspetto di un falcone e ammonire la fanciulla con
voce umana
58
.
Le visioni damore in Ismine e Isminia e Libistro e Rodamne
Il progressivo indebolirsi del motivo onirico probabilmente da correlare
alla maggiore linearit e semplicit dellintreccio romanzesco nella narrativa in
volgare. Dal repertorio di artifici retorici attraverso i quali si manifestava nel-
lantichit e nel Medioevo la letterariet di un testo gli anonimi autori manten-
gono la descrizione, requisito irrinunciabile del cosmo romanzesco
59
o il lamen-
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 103
55
La storia di Achille ci giunta in tre versioni, molto differenti per dettato ed estensione,
ma sostanzialmente convergenti nello svolgimento; edizione con trad. italiana e commento della
redazione napoletana, contraddistinta da un epilogo troiano C. Cupane, Ro manzi cavallereschi,
cit., pp. 309-443 (da cui si cita); (unitamente alla redazione oxoniense) edita anche da O.L. Smith,
The Byzantine Achilleid. The Naples Version, Verlag der sterreichischen Akademie der Wissen-
schaften, Wien 1999.
56
Achilleide N, vv. 843-58 (ed. Cupane, pp. 382-84).
57
Per episodi simili nei romanzi del XII sec., cfr. supra, nn. 13 e 14, per gli ulteriori sviluppi
nella letteratura romanzesca in volgare, infra, pp. 107-14.
58
Achilleide, vv. 990-95 (pp. 392-94): l t o cc o /
uc, uo, cu, oo, ei. / Tc oc i o oep o o op
/ l ci c o u oi i / |...| Te iu o i, , o
o... Il passo ricorda una scena analoga nel romanzo di Longo Sofista, Dafni e Cloe II 4, 2,
3-6 (ed. G. Dalmeyda, Les Belles Lettres, Paris 1926 [rist. 1971]), in cui Eros fanciullo gioca a
rimpiattino fra i rami di un albero ed paragonato ad un uccello (per la precisione un perniciotto:
e c o).
59
Per il ruolo centrale dellekphrasis nel romanzo rinvio al mio recente studio: C. Cupane,
Knstliche Paradiese. Ortsbeschreibungen in der vulgrsprachlichen Dichtung des spten Byzanz, in
Die poetische Ekphrasis von Kunstwerken: eine literaische Tradition der Grodichtung in Antike,
to retorico, indispensabile per ricreare latmosfera di intensa emotivit richiesta
da una storia damore e dolore, ma riducono al massimo, in quanto superfluo,
ci che serviva soprattutto al funzionamento dellintreccio. Se questa ipotesi
valida, lecito attendersi una pi forte presenza del motivo in opere di maggio-
re sofisticazione e complessit. I due romanzi, quello di Eumazio Ma crem bolita
cui si gi accennato, e quello anonimo di Libistro e Rodamne confermano a
mio avviso la validit dellassunto. La dominanza del motivo onirico e laffinit
nel modo di trattarlo in entrambi richiede unanalisi comune e giustifica, mi
sembra, la rottura della linea cronologica che ho seguito finora.
Isminia e Ismine, lunico romanzo in prosa di epoca comnena, marcato
nella sua prima parte, che descrive lincontro dei due protagonisti e il nascere
dellamore, da una sequenza di sogni. Il sognatore sempre il protagonista
maschile Isminia, un adolescente immaturo e ingenuo, che, nel rivivere grazie
ad essi le esperienze visive e auditive della giornata, acquister la maturit
necessaria al suo ruolo narrativo di innamorato. Lapparizione onirica del dio
Eros circondato dalla schiera dei suoi fedeli, cos come Isminia lo ha contem-
plato in un affresco murale
60
infatti fondamentale ai fini dellazione narrativa.
In una scena densa di spunti tratti dalle Scritture il giovane, come Paolo sulla via
di Damasco, sente prima una voce tonante che gli rinfaccia la sua freddezza nei
confronti di Ismine, la bella figlia del suo ospite, che durante il giorno gli aveva
mostrato in tutti i modi il suo interesse erotico. Gli appare poi Eros in veste di
sovrano e giudice, cos comne era raffigurato nellaffresco, per punire severa-
mente la sua renitenza alla legge universale dellamore. Egli si lascia per indurre
a compassione dalle suppliche dellinnamorata Ismine, anchella presente al pro-
cesso, e si limita a condannare il colpevole a ricambiare lamore della fanciulla
dopo averlo coronato di rose e affidato a lei con parole memori del Vangelo di
Giovanni
61
. Isminia si risveglia in preda ai tormenti damore e de scrive allamico
104 Carolina Cupane
Mittelalter und frherer Neuzeit. Akten der Intern. Tagung (Wien, November 2003), hrsg. von Ch.
Ratkowitsch, Wien 2006, pp. 221-45 (qui anche la bibliografia specifica); cfr. Agapitos, Narrative
structure, cit., pp. 53-54, 177-93, 273-74 e passim.
60
Isminia e Ismine II 7, 1-5 (pp. 518-20); la raffigurazione di Eros in trono fiancheggiata
dalle figure delle quattro virt cardinali e dei dodici mesi, ho analizzato questo complesso pit-
torico in un vecchio contributo: C. Cupane, u. La figura di Eros nel romanzo
bizantino damore, in Atti dellAccademia di Scienze Lettere e Arti di Palermo, ser. IV, vol.
XXXIII/I/, 1973-74, pp. 243-97, in cui facevo accostamenti, che ritengo in gran parte ancora
validi, con la rappresentazione del Dio damore nella poesia allegorica romanza; v. anche in pro-
posito le utili integrazioni e correzioni di P. Magdalino, Eros the King and the King of Amours:
some observations on Hysmine and Hysminias, in Dumbarton Oaks Papers 46, 1992, pp. 197-
204, e la mia rivisitazione dellargomento in Metamorphosen des Eros. Liebesdarstellung und Lie-
besdiskurs in der byzantinischen Literatur der Komnenenzeit, in Der Roman in Byzanz, cit., pp.
25-54.
61
Isminia e Ismine III 1, 1-6 (pp. 526-28). Il passo stato analizzato da P.A. Agapitos,
Dreams and Spatial Aesthetics of Narrative Presentation in Libistros and Rhodamne, in Dumbar-
ton Oaks Papers 53, 1999, pp. 111-47: pp. 122-24, che ha messo opportunamente in luce le con-
Cratistene la prodigiosa visione. Nel suo racconto per lagire di Eros si sdoppia,
Isminia lo presenta infatti dapprima come il crudele e infallibile arciere di alessan-
drina memoria descrivendo gli effetti devastanti della sua freccia
62
e solo in un
secondo tempo in veste di giudice quale egli gli era di fatto apparso.
Il sogno di Isminia in realt, conformemente allinsegnamento di Aristote-
le, conseguenza di quanto il protagonista ha veduto e udito durante il giorno
63
.
La realt diurna fedelmente rispecchiata nellesperienza onirica: Eros, come
esplicitamente segnalato, identico infatti allimmagine dipinta, anzi limma -
gine dipinta stessa (o uuc ), la visione dunque non contiene
alcun elemento che non sia riconducibile allesperienza concreta del sognatore.
A livello di discorso per lirrompere di Eros sulla scena costruito da Eusta-
zio, buon conoscitore della poesia antica, come una classica epifania divina, il
che opportunamente sottolineato dalla citazione omerica che lo introduce
64
e
contrappunta con raffinatezza le allusioni evangeliche che seguono. Le due
concezioni del sogno, quella poetica e qualla naturalistica, ben si addicono
peral tro ai diversi ruoli recitati dai due personaggi in scena, leroe e lamico.
Men tre nellottica di Isminia, che incarna il tipo dellinnamorato romanzesco,
lesperienza onirica non pu che essere soprannaturale, la prospettiva delle-
sperto e disincantato amico Cratistene fa da controcanto e riporta laccaduto
alle sue reali proporzioni con il sobrio commento:
Non ti successo niente di nuovo: ti sei innamorato. Non sei il solo, ma in compa-
gnia di molti mortali
65
.
Cratistene ha ragione, il sogno vissuto non sar lultimo per Isminia, ma nei
successivi protagonista non sar pi un dio, ma una donna, nessuna epifania
divina verr pi ad elevare in sfere sublimi gli umanissimi e oltremodo realistici
sogni del giovane
66
.
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 105
nessioni con le due scene evangeliche della conversione di Paolo sulla via di Damasco (Atti 9, 1-9)
e dellaffidamento di Maria a Giovanni ai piedi della croce (Joh 19, 25).
62
Isminia e Ismine II 2, 3 (p. 528): o c ccc u o , o u
i cc e II 3, 1-2 (p. 530): uo uo u l cu
u co... l o l o u cuu u(, u u...
u u eu l cl o o c. La fonte immediata del passo Achille Tazio
II 11, 3 (p. 28): ... o e. ...i o , c uo e, i
uo o, in cui le due immagini del giudice e dellarciere sono invece assegnate rispettivamente
alle due autorit che si contendono il cuore del protagonista, il padre (che giudice del buon
comportamento richiesto dalle convenzioni) ed Eros (che impone a forza darmi nuove regole
comportamentali).
63
Cos giustamente MacAlister, Dreams, cit., pp. 135-38.
64
Iliade II 56: cu o oui o u Ismina e Ismine III 1 (p. 526):
l uc u... cu o uo o.
65
Isminia e Ismine III 3, 3 (p. 530): uc o c. T u uo oo u i
e.
66
Che sono di carattere sessuale e procurano ad Isminia il primo orgasmo, v. in proposito M.
Il successo del romanzo di Macrembolita documentato dal numero cospi-
cuo di manoscritti che lo trasmettono. Si tratta per in gran parte di codici ver-
gati in Italia nel XV e XVI sec.
67
che poco hanno da dire sulla sua ricezione a
Bisanzio. Essa ci fu tuttavia, e una delle prime testimonianze ci viene da dove
meno la si aspetterebbe, vale a dire dal romanzo damore in volgare.
Libistro e Rodamne godette certamente di un certo favore di pubblico,
quanto meno fra il fra il Quattrocento e il Cinquecento, a questepoca infatti
datano due riscritture
68
della versione originale presumibilmente composta alla
fine del XIII secolo
69
. La lettura di Ismine e Isminia da parte dellanonimo
autore si manifesta sia nella comune forma di narrazione in prima persona, sia
in una serie di paralleli tematici che giungono fino alla citazione letterale
70
. Ma
forse il principale elemento di vicinanza e al tempo stesso, per quanto possa
suonare paradossale, di differenziazione il motivo onirico.
Come e pi che in Macrembolita, sogni e visioni hanno in Libistro un ruolo
fondamentale nelleconomia narrativa. Cinque sono gli episodi onirici descritti,
in tutti i casi si tratta segmenti narrativi di varia ampiezza, chiaramente indivi-
duati e contrassegnati nel flusso del racconto da opportuni sopratitoli
71
. Tutti
sono episodi notturni che hanno luogo durante il sonno; entrata nel e uscita dal
sogno sono costantemente marcate ad apertura e chiusura della sequenza con la
terminologia appropriata
72
. Soltanto uno dei sogni ha carattere allegorico. Cli-
tovo, il fedele amico del protagonista e narratore primario della storia, vede
106 Carolina Cupane
Alexiou, A Critical Reappraisal of Eustathios Makrembolites Hysmine and Hysminias, in Byzan-
tine and Modern Greek Studies 3, 1977, pp. 23-43; Ead., After Antiquity. Greek Language, Myth
and Metaphor, Cornell Univ. Press, Ithaca-London 2002, pp. 111-26.
67
Come mostra la ricerca di A. Cataldi Palau, La tradition manuscrite dEustathe Makrembo-
lits, Revue dhistoire des textes 10, 1980, pp. 75-113.
68
La versione tradita dal codice escorialense (E) che contiene anche il Digenis ancora da
leggere nelledizione di J. Lambert, Le roman de Libistros et de Rhodamn publi daprs les mss
de Leyde et de Madrid, Amsterdam 1935, quella vaticana (V) da Tina Lendari (citata in n. 20).
69
La versione denominata dal suo editore, P. Agapitos (per la citazione, v. n. 20), che pro-
pone una datazione pi precoce, alla met del secolo, e la situa (Introd., pp. 48-55) nel contesto
della corte dei Lascaridi di Nicea, cfr. anche Id., T oi e uuo
iu, c l i, in Origini della letteratura neogreca, cit., II, pp. 97-134;
tutte le citazioni che seguiranno sono tratte dalla redazione .
70
Nel descrivere lineluttabilit di amore (vv. 591-96, p. 278) lautore del Libistro traspone in
decapentasillabi lanalogo passo di Macrembolita (II 14, 5-6, p. 526), v. in proposito C. Cupane,
Jenseits des Schattens der Alten? Zum Umgang mit der Tardition in der volkssprachlichen Erzhlli-
teratur, in Imitatio, cit., pp. 93-102: 99-100 (in corso di stampa).
71
Ad. es. / i, v. 203 (p. 264): 1i o i o, v.
628 (p. 280): Tu o i oi, v. 685 (p. 282): ' o u
i o, v. 894 (p. 289): ' i i o, v. 1414 (p.
311): o c oi o i.
72
E.g. rispettivamente v. 895 (p. 289): c t o o u l uu ou e
907 (p. 290): cu c o o l o o... 1410 (p. 311): o t o
e o co e v. 1425 (ibidem): l oo u o cu, o u,
i u.
durante il sonno unaquila nera volare fra le nubi tenendo fra gli artigli una per-
nice dalle piume rosse come il fuoco. Egli allora incita il suo compagno a sca-
gliare una freccia, Libistro prende di mira il rapace e questi intimorito lascia
libera la preda che cade in grembo allarciere lesegesi del sogno, fornita imme-
diatamente dal sognatore stesso, indirizza verso la meta i passi dei due amici
che da due anni errano alla ricerca della scomparsa principessa Rodamne: il
prosieguo della vicenda ne dimostrer la correttezza. La pernice purpurea sim-
boleggia, dice Clitovo, la principessa scomparsa, laquila invece il re dEgitto
Berderico, sfortunato rivale in amore di Libistro. Da lui sconfitto in un torneo
in cui il premio in palio era la mano della principessa, egli non si era rassegnato
alla perdita e aveva rapito la fanciulla conducendola nel suo paese dove la tiene
ancora prigioniera, senza per farle alcun male. Tuttavia, questo il messaggio
del sogno, Berderico non riuscir a trattenere la sua preda e Libistro potr strin-
gere fra le braccia lamata
73
. La funzione di questo sogno, situato allinizio della
seconda parte della vicenda
74
al tempo stesso prolettica ed analettica. Data la
struttura diegetica serpentina della storia, che inizia alla maniera omerica in
medias res, la visione rivela infatti agli eroi (e ai lettori) eventi precedentemente
accaduti ma non ancora noti e annuncia al tempo stesso il futuro happy end. Il
sogno, che forse memore dellanalogo episodio in Digenis Akritas
75
, non ha ri -
scontro diretto nel romanzo di Macrembolita, in cui per si verifica nella realt
narrativa un episodio analogo e di uguale significato, che potrebbe aver lasciato
tracce in Libistro: unaquila ruba durante una cerimonia religiosa la vittima
sacrificale, un episodio che adombra proletticamente la futura fuga damore dei
due protagonisti
76
.
Gli altri sogni in Libistro afferiscono invece alla tematica amorosa ed hanno
come protagonista il dio Eros e come sfondo il suo regno. Per motivi di econo-
mia espositiva analizzer per primi gli episodi onirici meno complessi e pi ade-
renti ai modelli tradizionali.
Eros appare ai protagonisti in due sogni gemelli, strettamente connessi fra
loro. Nel primo egli conforta linnamorato Libistro che, accampato ai piedi del-
la fortezza in cui risiede la sua bella, cerca di entrare in contatto con lei lancian-
do con larco bigliettini amorosi sul balcone della sua camera da letto, e gli pro-
mette di indurre la principessa a ricambiare la sua passione
77
. Nel secondo,
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 107
73
Vv. 2825-65 (p. 366).
74
Il romanzo suddiviso in quattro parti o capitoli (o, ouu), i primi due descrivo-
no liniziazione di Libistro, la ricerca di Rodamne, il corteggiamento e le nozze, i due ultimi il ra -
pimento di Rodamne, la ricerca, il ritrovamento e lhappy end, cfr. Agapitos, / i,
cit., Introd., pp. 110-30.
75
Supra, p. 98; le similitudini e differenze dei due brani sono rilevate da Lendari, /
i, cit., p. 402, comm. ai vv. 2490-502.
76
V. supra, n. 31.
77
Vv. 895-908 (pp. 289-90): t o o u l uu ou, / l o
c oi u o ce |...| / c: uo, i; l uu cuc u. /
immediatamente successivo, Eros mantiene la promessa fatta e si introduce nel-
la camera di Rodamne per colpirla con la freccia infuocata
78
. Le due apparizio-
ni divine sono situate in punti nevralgici della trama e segnalano una svolta
decisiva nellevolversi della storia damore. Il sogno consolatorio di Libistro ha
luogo nella notte che segue larrivo nel paese di Argirocastro in cui risiede la
principessa e riflette latmosfera di gioia che accompagna la fine della lunga
ricerca, celebrata durante il giorno con lo svolgimento di gare cavalleresche sot-
to le mura di cinta della fortezza
79
. Esso introduce la lunga descrizione di Argi-
rocastro con le sue raffigurazioni allegoriche delle virt, dei mesi e delle qualit
dellamore
80
nonch la prima fase del corteggiamento epistolare di Libistro
81
,
che allinizio unidirezionale. Lapparizione onirica del Dio a Rodamne, a sua
volta, pone fine al monologo ed apre la fase del dialogo, da questo mo mento la
principessa, che era gi stata ammorbidita dalla prima missiva ri sponder alle
lettere damore, aprendosi progressivamente al nuovo sentimento.
Lanonimo autore ha strutturato la breve scena con notevole raffinatezza.
Mettendo in bocca ad Eros le stesse parole che Libistro aveva adoperato nella
lettera ricevuta e letta da Rodamne durante il giorno
82
egli aggancia fra loro i
due segmenti e sottolinea cos, anche a livello di discorso, la dimensione pretta-
mente psicologica del sogno. La rappresentazione plastica e dinamica del dio
arciere che sintroduce audacemente nella camera da letto, sfera protetta della
108 Carolina Cupane
c ou, u i, uc c / |...| / ... e oo c uo / o o
o o o o u / l u u oo, i, i u o.
78
Vv. 1410-24 (p. 311): oo o o t u, / o c t o
uo l oo uu o oup / o cup t o e l u o cp: [...] / l
oo cc, t o oui / u oc o o i. Questa sce-
na visualizzata da un disegno a penna in uno dei manoscritti del romanzo, il cod. Scalig. 55 della
biblioteca univ. di Leyden (XV sec.), f. 62r, riprodotta in Cupane, Romanzi cavallereschi, cit., p. 32.
79
Vv. 841-58 (pp. 287-88).
80
Vv. 1002-249 (pp. 293-304); su questa lunga ekphrasis, v. ora C. Cupane, Das erfundene
Epigramm: Schrift und Bild im Roman, in Die kulturhistorische Bedeutung byzantinischer Epigram-
me. Akten des internationalen Workshop (Wien, 1.-2. Dezember 2006), hrsg. von W. Hrandner
und A. Rhoby, Verlag der sterreichischen Akademie der Wissenschaften, Wien 2008, pp. 19-28.
81
Libistro si dichiara alla sua bella lanciando con larco nel balcone dei suoi appartamenti
bigliettini amorosi, ai quali Rodamne risponder soltanto dopo essere stata colpita dalla freccia di
Eros; la lunga sequenza che occupa con brevi interruzioni i vv. 1296-2218 (pp. 306-42), analiz-
zata in C. Cupane, Uno, nessuno e centomila: Libistro e Rodamne o il romanzo come macrotesto,
in Medioevo romanzo e orientale. Macrotesti fra Oriente e Occidente. Atti del IV Colloquio inter-
nazionale (Vico Equense, 26-29 ottobre 2000), a cura di G. Carbonaro, E. Creazzo e N.L. Torne-
sello, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, pp. 447-64; cfr. P.A. Agapitos, 1 ou ui
o ce l e o uou i l ou, in i-
u 26, 1996, pp. 25-42.
82
Nella seconda lettera Libistro insiste sui due anni di dolori e fatiche consumati nella ricer-
ca per muovere a compassione lamata: vv. 1378-80 (pp. 309-10) o u o o c
p / o o o ou cu `cc, / o u c l
oo uo; le stesse parole rivolger Eros a Rodamne prima di colpirla con la sua freccia:
vv. 1415-17 (p. 311) i , o, / i e i
o o to , / u i u l oo uo....
verginit della donna, conferisce vita e movimento a quella che era una sempli-
ce metafora, una figura del discorso stereotipa, nel romanzo di Macrembolita,
cui lanonimo autore si riferisce esplicitamente
83
. Il brano peraltro far scuola
nella narrativa damore in volgare. Lautore dellAchilleide, come si visto, ha
modificato la scena trasferendola nella realt
84
, e anche il redattore quattrocen-
tesco della versione Z del Digenis Akritas si ricorder dellapparizione del divi-
no arciere ad una fanciulla renitente e far convertire allamore a questo modo
la madre di Digenis, in un brano da lui inventato ex novo che manca nelle ver-
sioni antiche del poema
85
.
La visita notturna di Eros a Libistro accampato sotto le mura del castello
non per n lunico n il primo incontro onirico fra il nostro eroe e il Dio
damore, essa ricambia infatti, per cos dire, la visita precedentemente fatta dal-
leroe in sogno nel regno di Eros, To. La dettagliata descrizione del-
le peripezie di Libistro alla corte di Amore apre la lunga analessi iniziale che co -
pre pi della met del romanzo e contiene il racconto fatto dalleroe allamico
Clitovo che egli ha incontrato durante il suo errare alla ricerca di Rodamne. La
lunga sequenza onirica che abbraccia oltre cinquecento versi
86
comprende
due sogni verificatisi in due notti successive ed introdotta da un accadimento
reale che ne il presupposto psicologico e loccasione immediata. Il giovane re
dellimmaginario paese di Libandro ha ucciso durante una partita di caccia una
tortorella femmina e il maschio per il dolore si lasciato morire sul cadavere
della compagna. Linci dente sconvolge Libistro che ancora non conosce il pote-
re di Amore e fornisce al suo compagno di caccia, un parente, loccasione per
impartire allignaro principe una lezione in eroticis. Nel corso di essa egli elenca
una serie di esempi tipici dellinvicibile attrazione erotica nel regno della natura
(la fenice, il magnete, la murena, il fiume Alfeo, e appunto la tortorella)
87
. Sono
questi fatti e discorsi a creare in Libistro il turbamento che si concretizza poi
nella visione notturna, come emerge chiaramente dallo stretto rapporto sintatti-
co che lega le due azioni
88
.
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 109
83
Lepisodio si rifa direttamente, credo, a Isminia e Ismine rispettivamente III 1, 1-6 e 3, 1-2:
nel riferire allamico Cratistene il suo nuovo stato di innamorato Isminia mobilita, come molti pri-
ma di lui, tutto larmamentario metaforico tradizionale delle frecce e del fuoco di Eros, mentre
nel rappresentare poco prima il dio apparsogli in sogno gli aveva attribuito invece i gesti e le com-
petenze di un severo giudice (cfr. supra, p. 105). Lautore del Libistro in dialogo con il suo ipote-
sto restituisce allapparizione onirica le sue attivit tradizionali.
84
Supra, p. 103, n. 58.
85
Digenis Z, vv. 195-246, ed. E. Trapp, Digenes Akrites. Synoptische Ausgabe der ltestten
Versionen, sterreischische Akademie der Wissenschaften, Wien 1971, pp. 78-79.
86
Vv. 203-750 (pp. 264-84).
87
Vv. 166-84 (pp. 263-64); la lista di co iu un topos romanzesco, attestato
dal II al XIV sec., da Achille Tazio a Teodoro Meliteniota, cfr. Cupane, u, cit., p.
257, n. 41.
88
Vv. 201-2 (p. 264): cu c ucu i u / c o oue,
l o i uc co.
Lepisodio stato analizzato svariate volte e lanalisi ha messo in luce il raffi-
nato dialogo intertestuale che esso dipana con quello che a tutti gli effetti da
definire come il suo diretto ipertesto, vale a dire Isminia e Ismine
89
. Se riprendo
qui le fila di unargomentazione in parte gi svolta perch mi sembra che non
sia stata ancora focalizzata a sufficienza la struttura onirica del passo, che pure,
a quanto credo, sola in grado di fornire la corretta chiave di lettura di un testo
che, grazie alla raffinata appropriazione di ci che Bachtin ha felicemente defi-
nito il discorso altrui
90
incarna in modo paradigmatico gli incontri e scontri
culturali che ebbero luogo, nellambito della letteratura dimmaginazione,
durante il Medioevo europeo.
La funzione narrativa della visione nei due testi identica, quella cio di
fare innamorare leroe e creare cos il presupposto indispensabile dellintreccio
romanzesco. Comune ad entrambi altres la motivazione per cos dire natura-
listica delle visioni che sono, come si visto, direttamente correlate alle espe-
rienze quotidiane dei due eroi, la contemplazione degli affreschi allegorici uni-
tamente alle avances delleroina in Macrembolita, lincidente di caccia nel Libi-
stro. Il contenuto del sogno stesso in questultimo, diversamente da quanto
avviene nel modello, non ha per alcun rapporto con la realt che lo ha provo-
cato, si muove su un nuovo piano, puramente allegorico, e ha nuove coulisses.
Mentre in Isminia e Ismine era il dio Eros in persona a visitare in sogno
leroe dormiente, ora Libistro che viene arrestato durante una passeggiata in
un paesaggio idilliaco dalle guardie del sovrano Eros e condotto in catene alla
sua corte
91
. Qui leroe si ritrova in un mondo artificiale sfavillante di ori e pietre
preziose. In queste coulisses tradizionali si muovono per e agiscono personaggi
non reali ma allegorici, Pothos e Agape, Giustizia e Verit, gli amorini soldati.
Le statue non sono semplice decorazione ma raffigurano diversi tipi di prigio-
ni damore, sottoposti a crudeli tormenti a causa dei crimini commessi contro
le leggi di Eros ed hanno quindi funzione deterrente e didattica. Anche Eros
stesso, il sovrano dai tre volti (uo) nel suo fasto imperiale,
divenuto una compiuta allegoria. A differenza del dio di Macrembolita che
rimaneva anche in sogno, quantunque dotato di parola, ci che esso era nel mon-
110 Carolina Cupane
89
Da C. Cupane, u, cit., pp. 286-96, e soprattutto Ead., Concezione e rappre-
sentazione dellamore nella narrativa tardo-bizantina. Un tentativo di analisi comparata, in Medioe-
vo romanzo e orientale. Testi e prospettive storiografiche. Atti del Colloquio internazionale (Vero-
na, 4-6 aprile 1990), a cura di A.M. Babbi, A. Pioletti, F. Rizzo Nervo e C. Stevanoni, Rubbettino,
Soveria Mannelli 1992, pp. 283-305, spec. 292-305. Agapitos, Dreams, cit., pp. 112-28, ha ripreso
il discorso e focalizzato soprattutto affinit e divergenze con il romanzo di Macrembolita; un uti-
lissimo confronto dellelaborazione del brano nei diversi rifacimenti del romanzo offre, infine, il
dettagliato commento al passo in Lendari, i ou, cit., pp. 279-311,
comm. ai vv. 196-481.
90
M. Bachtin, La parola nel romanzo, in Id., Estetica e romanzo. Un contributo fondamentale
alla scienza della letteratura, Einaudi, Torino 1979, pp. 67-230, spec. 129-40 e 178-93.
91
Per altre inversioni, v. Agapitos, Dreams, cit., pp. 124-25.
do reale, unopera creata dallabilit della mano di un artista e bisognosa di
interpretazione
92
, lEros del Libistro un personaggio corporeo e attivo che,
nelle sue diverse ipostasi, interviene pi di una volta, come si visto, nella vita
dei protagonisti. I confini fra arte e vita sono comunque fluidi. Nel contemplare
la prodigiosa apparizione Libistro creder, in quella che da leggere come una
replica a Macrembolita, di trovarsi di fronte a una pittura e cercher istintiva-
mente laiuto di un interprete per decifrarne il senso:
Lo avessi visto, avresti detto assolutamente che lo avesse dipinto la mano di un abi-
le pittore, di un artista superiore a ogni critica [...] Chi fu mai il suo creatore? Chi
mai mi spiegher cosa significa quel che vedo?
93
Accusato di ignorare le leggi di amore Libistro viene sottoposto a processo
e assolto per intercessione di Passione e Desiderio. Dopo aver fatto atto di sot-
tomissione e prestato giuramento di vassallaggio riceve infine una profezia
riguardante il suo futuro, lamore per Rodamne, la perdita dellamata e il ricon-
giungimento finale.
Lesempio di Macrembolita prevedeva dopo la conversione del colpevole
un atto ufficiale da parte di Eros-giudice, vale a dire listituzione formale della
coppia tramite la presentazione delleroina. Lautore del Libistro si attiene al
copione ma inserisce il secondo atto della cerimonia in una cornice onirica indi-
pendente. In un secondo sogno
94
Eros appare al giovane re, gli presenta la prin-
cipessa che sar suo compito trovare e conquistare e gliela consegna cos come
oltre cento anni prima aveva fatto con Isminia: Eccola, prendila, io te la do.
Tendi la meno e prendi la fanciulla
95
.
Bench Libistro al risveglio si renda conto che quanto vissuto in sogno non
reale e lo caratterizzi in conseguenza oi, oi, so -
no i termini usati , pure egli non mette in dubbio n la veridicit n lautorit
delle visioni. Abbandona quindi la patria seduta stante e, in ossequio al giura-
mento prestato, si mette subito in viaggio per cercare e conquistare la donna
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 111
92
Isminia e Ismine II 7, 5 (p. 520): e o o u o i. o uc u
i, II 10, 4 (p. 522): oe c , u ou, l o o u-
u e 11, 2 (p. 524): u u o l o.
93
Vv. 484-85 e 494-96 (pp. 274-75): co o i, o i co c u o /
i o co, c uc o. |...| i o o... i o uc tp o e, l o
uc o cuup;.
94
Vv. 686-750 (pp. 282-84); anche questo sogno introdotto dalla dovuta rubrica ('
o u i o) e concluso dalla segnalazione del risveglio improvviso del
sognatore (l oo o c cou).
95
Vv. 743-44 (p. 284): l o , c` o, o , i u , / o c,
o o oe. La situazione rispetto a Macrembolita ribaltata, poich l, confor-
memente alla scelta fatta di dare alla donna liniziativa erotica, luomo che viene consegnato alla
donna; viene altres ampliata la laconica dizione del modello che echeggia quella evangelica (III 1,
6: o c).
destinatagli, la quale, come gli conferma linformatissimo parente, esiste real-
mente
96
. Le visioni damore non possono non essere veridiche perch sono
inviate da un dio, come Libistro stesso, una volta assoggettatosi alla sovranit di
Eros, dichiarer
97
al congiunto che per primo gli aveva rivelato i misteri e le deli-
zie dellamore
98
. Egli segue dunque un cammino esattamente inverso a quel lo di
Isminia. Se questi era stato costretto dalle parole dellamico a riconoscere la
dimensione fisiologica e psicologica di un fenomeno inizialmente ritenuto e vis-
suto come soprannaturale, Libistro invece riconoscer lorigine divina della
visione che, analogamente a simili esperienze agiografiche
99
, lo ha trasportato in
una sorta di aldil profano, immagine speculare di quello cristiano
100
, mostran-
dogli le pene dei dannati e le gioie degli eletti e costringendolo ad un radicale
cambiamento di vita. E come il santo apprende nella visione il destino che lo
attende dopo la morte, cos Libistro apprende dal vaticinio del profeta il suo
futuro destino di amante e di sposo, le sventure e la felicit che lo attendono.
La differenza pi evidente, bench non adeguadamente registrata dalla cri-
tica, fra i due romanzi per di tipo strutturale e riguarda il motivo onirico stes-
so. Macrembolita, a dispetto delle ardite innovazioni iconografiche e dei nuovi
accenti nel discorso sullamore
101
, a dispetto anche della eccezionale rilevanza
data allepisodio, adopera il sogno in modo sostanzialmente conforme alle con-
venzioni del genere romanzesco inserendolo nel flusso del racconto. Quello del
Libistro invece un sogno-cornice che inquadra unazione narrativa di ampio
respiro, indipendente e parallela a quella romanzesca vera e propria ma ad essa
strettamente collegata nella figura del protagonista. Si tratta di uninnovazione
nelle lettere bizantine, che, come si accennato, conoscono il sogno narrativo
soltanto nella forma particolare della visione dellaltro mondo a carattere didat-
tico-parenetico o satirico di ispirazione lucianea
102
.
112 Carolina Cupane
96
Come si evince dai vv. 662-66 (p. 281).
97
Vv. 653-55 (pp. 280-81): o o o o i o cc, / l c o
u u ucu l ou u / c o , , ou o oi.
98
V. 165 (p. 263): o co u, o o u o.
99
Per una visione dinsieme della lunga storia di questa forma letteraria rinvio a Lampakis,
o, cit. (come in n. 50); sulla letteratura escatologica e visionaria di et medio bizantina
illuminante larticolo di P. Magdalino, What we heard in the Lives of the saints we have seen with
our own eyes: the holy man as a literary text in tenth-century Constantinople, in The Cult of Saints
in Late Antiquity an the Early Middle Ages. Essays on the Contributions of Peter Brown, ed. by J.
Howard-Johnston e P.A. Hayward, Oxford Univ. Press, Oxford 1999, pp. 83-112.
100
Cos, a ragione, H.-R. Jauss, Allegorese, Remythisierung und neuer Mythus, in Terror und
Spiel. Probleme der Mythenrezeption, hrsg. von M. Fuhrman, Fink, Mnchen 1971, pp. 187-209
(= Id., Alteritt und Modernitt der mittelalterlichen Literatur. Gesammelte Aufstze 1956-76,
Fink, Mnchen 1977, Nr. VIII), trad. italiana: Allegoresi, riattivazione del mito e nuovo mito, in
Alterit e modernit del Medioevo, Bollati Boringhieri, Torino 1989, pp. 175-200.
101
V. supra, n. 60.
102
I testi relativi sono raccolti e tradotti in R. Romano, La satira bizantina dei secoli XI-XV,
UTET, Torino 1999, su di essi rinvio a Lampakis, o, cit., pp. 82-111.
Il sogno-cornice caratterizza inveece una forma letteraria autonoma, di con-
tenuto squisitamente profano, anzi erotico, che ha avuto grande fortuna nelle
letterature romanze, la visita onirica del regno di un personaggio allegorico, che
spesso il Dio dAmore, quando non Fortuna in persona
103
. La visione da -
more riprende in toto struttura e schema della visione oltremondana. Come
quella anchessa tematizza e descrive un viaggio oltramondono, che un numero
cospicuo di pellegrini in nome e alla ricerca di amore dal XIII ad almeno il XV
secolo, da Guillaume de Lorris a Guillaume de Machaut, per non parlare di
Christine de Pisan, dei grandi poeti italiani Petrarca e Boccaccio, di Chaucer ed
altri ancora, affronteranno con incrollabile entusiasmo
104
.
Tutto ci presuppone una radicale rivalutazione della figura di Amore, che
assurge ora nella letteratura dOccidente alla dignit di onnipotente sovrano e
giudice inflessibile e assume competenze ignote al Cupido/Eros di et classica.
Un nuovo mito sorge intorno ad Amore e al suo paradiso e crea unaltro mondo
dellimmaginazione che trova compiuta espressione gi alla fine del XII sec.
nellentourage di Marie de Champagne nel De Amore di Andrea, Capellanus
regis Francorum
105
. questa una originale creazione del Medioevo romanzo
che non ha per trovato una patria letteraria a Bisanzio.
Ritrovare tracce del mito cortese del regno di Amore sulla soglia del XIV
secolo nel romanzo bizantino in volgare non dovrebbe comunque stupire pi di
tanto. Il romanzo infatti una forma letteraria per definizione aperta e in
costante divenire, una forma, come stato ben detto, onnivora, che frantuma,
ingloba e ricrea altre forme letterarie
106
. E se in generale il romanzo greco
medievale, per concrete ragioni storiche e geopolitiche, si dimostra particolar-
mente disponibile a recepire suggestioni di svariata provenienza, il Libistro ap -
pare come una vera e propria officina di sperimentazione letteraria nella quale
materiali narrativi di tradizione tardo-antica e bizantina si mescolano a elemen-
te favolistici di chiara matrice orientale
107
incontrandosi con il discorso poetico
. i uc co. Sogni e visioni nella narrativa greca medievale 113
103
Rinvio sullargomento al mio lavoro c o oui iu o:
Il o o l i l ui e la figura di Fortuna nella letteratura greca
medievale, in Origini della letteratura neogreca, cit., I, pp. 412-37, spec. 421-24, dove si trover
anche un elenco dei testi rilevanti con la bibliografia relativa, cfr. anche Eadem, Concezione e rap-
presentazione dellamore, cit., pp. 293-97.
104
Le visioni francesi del regno di Amore sono analizzate in D. Ruhe, Le dieu dAmours avec
son paradis, Fink, Mnchen 1974; la struttura onirica ben analizzata da Ch. Marchello-Nizia, La
rhtorique des songes et le songe comme rhtorique dans la littrature franaise mdivale, in I sogni
nel Medioevo, cit., pp. 245-59; utili anche le osservazioni di M. Demaules, Nicole de Margival et le
songe dOrphe, in Romania 117, 1988, pp. 280-302.
105
Edito da E. Trojel, Andreae Cappellani regis Francorum De amore libri tres, Hauniae 1892,
rist. Fink, Mnchen 1972; cfr. L. Pllmann, Der tractatus De amore des Andreas Cappellanus und
seine Stellung in der Geschichte der Amortheorie, Diss. (dattil.) Freiburg i. Breisgau 1955.
106
Da A. Pioletti, Gli studi sulla formazione del romanzo fra eurocentrismo e orientalismo, in
Macrotesti, cit., pp. 19-29: 26.
107
Come ho cercato di mostrare in Itinerari magici: il viaggio del cavallo volante, in Sulle
della lirica popolare e non ultimo con il mondo variopinto dellallegoria damo -
re. In Libistro, anchesso per molti versi un digenis, Oriente e Occidente for-
mano finalmente una sintesi.
114 Carolina Cupane
orme di Shahrazd: le Mille e una Notte fra Oriente e Occidente. Atti del VI Colloquio internazio-
nale Medioevo romanzo e orientale (Ragusa 2006) a cura di M. Cassarino, Rubbettino, Soveria
Mannelli 2009, pp. 61-79.
INDICE
Anna Maria Babbi, Il Bovo dAntona tra epica e romanzo
Francesca Bellino, La letteratura delle mag

a z leggendarie: la conqui-
sta dello Yemen tra storia e leggenda
Michele Bernardini, Re storici dellepica persiana
Juan Manuel Cacho Blecua, La liberacin del suegro por el yerno: de
El Conde Lucanor (XXV) a Pars y Viana
Giovanni Canova, Poesia e performance del cantore epico arabo
Francesca M. Corrao, Il teatro delle ombre di Ibn Da niya l. Elementi
per lo studio di un testo anti-epico
Carolina Cupane, . Sogni e visioni nella narrativa
greca medievale
Faustina C.W. Doufikar-Aerts, Dionysus, Enoch and Zakhraf: Deity,
Prophet and King of the Jinn. Metamorphoses of the Golden Letter
Silvia Emmi, Duelli e sortilegi nel Vivien de Monbranc
Marina Gaillard, Du ayyr pique au ayyr anim par la foi: variante
dun thme et variante dun genre dans la prose narrative de lIran
mdival
Jean-Patrick Guillaume, Quelques avatars du gant au tronc darbre,
dans la tradition pique arabe et ailleurs
Gaetano Lalomia, Injuria e vengana: motivi narrativi dinamici
dellAmads de Gaula
Salvatore Luongo, Un motivo e i suoi contesti: le preghiere formulari
nellepica e in altri generi
Angelo Michele Piemontese, La navigazione eroica di Garsa p tra
Alessandro, Sindba d e Brandano
Antonio Pioletti, Galvano, loltraggio e la vendetta
Francesca Rizzo Nervo, Il motivo del viaggio e il crontopo del ro -
manzo cavalleresco bizantino
Claudia Rosenzweig, Il Bovo dAntona in yiddish (1507-1541). Un
romanzo del Rinascimento
Gioia Zaganelli, Ne tut menunge, ne tut veir. Appunti su epica e ro-
manzo
POSTFAZIONE
Antonio Pioletti, Miti, temi, motivi fra folclore e letteratura, oralit e
scrittura
p. 5
15
37
49
65
81
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INDICI
Indice degli Autori e delle Opere
Indice della Bibliografia
p. 317
323
Finito di stampare nel mese di settembre 2010
dalla Rubbettino Industrie Grafiche ed Editoriali
per conto di Rubbettino Editore Srl
88049 Soveria Mannelli (Catanzaro)