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Esce il volume

degli scritti
del pi noto
architetto trentino
del Novecento
DOCUMENTI
Fra etica
ed estetica
Adalberto Libera
il profeta tormentato
ALESSANDRO FRANCESCHINI
on tutti gli architetti
amano scrivere, ma tutti i
grandi architetti hanno
scritto. Senza rievocare
la trattatistica inaugurata
da Vitruvio e frequentata con
assiduit dagli architetti dal
Cinquecento allOttocento, basti
ricordare il grande impegno profuso
dagli architetti del Novecento per
diffondere le loro idee attraverso la
scrittura. Anche Adalberto Libera
(Villa Lagarina, 16 luglio 1903 -
Roma, 17 marzo 1963) - il pi noto
architetto trentino del Novecento -
fu un pubblicista di un certo
impegno, in particolare in alcune fasi
del suo lavoro professionale. Perch
lArchitettura e la dimensione
comunicativa della scrittura altro
non sono che due lati diversi di un
medesimo impegno etico ed
estetico. In Adalberto Libera questa
necessaria duplicit del mestiere ha
trovato un esempio come pochi altri
nel Novecento italiano.
Gli scritti di Libera sono suddivisibili
in tre grandi fasi. La prima quella
degli anni Venti. Si ritrovano in essa
scritti programmatici, di forte
impronta teorica, dedicati
prevalentemente alla diffusione delle
nuove idee razionaliste e alla
polemica a mezzo stampa. Sono
scritti di un giovane architetto che,
assieme ad altri giovani, sente come
la propria generazione sia investita
da un compito nuovo: la sovversione
estetica dellordine costituito. Lo
stesso linguaggio, a volte lirico, a
volte addirittura retorico e inserito
perfettamente nel suo tempo, fa
emergere una visione profetica,
demiurgica del ruolo
dellarchitettura e dellarchitetto
nella societ.
Fra questi scritti certamente vanno
annoverati quelli, molto noti, del
Gruppo 7, con il quale Libera inizia
la sua vita pubblica. Ma ben pi
maturi e importanti sono gli scritti
del 1928 (Arte e razionalismo e
lIntroduzione allesposizione
italiana di architettura razionale)
che segnano la chiara visione di
Libera rispetto ai fenomeni
architettonici che stava vivendo e al
contempo una indipendenza
intellettuale che con sempre
maggior forza larchitetto matura nei
confronti dei suoi primi compagni di
lotta culturale. Il primo scritto, in
particolare, pu essere considerato
uno dei pi lucidi saggi di estetica
razionalista e un vero e proprio
manifesto dellarchitetto trentino.
Voglio stabilire - scrive Libera
proprio come incipit - quel Principio
di Estetica che chiarifichi ed illumini
lodierno movimento spirituale di
Architettura, che va sotto il nome di
N
Razionalismo, e, che tenendo conto
delle diverse esperienze che stanno
alla base di questo movimento, le
integri in un concetto unico e
generico.
no scritto coraggioso, che
per la prima volta lega il
razionalismo ai fenomeni
dellarte nel contesto
delle evoluzioni storico-
artistiche delloccidente e che non si
esime dallessere pervaso da una
grande dose di missione profetica:
Ho detto che non pretendo di aver
convinto nessuno, perch in Arte
questione di Fede. Noi siamo per
orgogliosi di constatare e lo
gridiamo ben forte, che mentre gli
artisti passatisti sono sbandati,
senza un indirizzo, senza una meta,
noi Razionalisti siamo i soli
illuminati da limpidi concetti, ed
U
crede che il problema possa essere
risolto proprio da una nuova
architettura che sappia, attraverso
linvenzione di nuovi tipi abitativi e
soprattutto mediante la
standardizzazione del processo
edilizio, creare i presupposti per un
abitare economico, moderno e sano.
a terza fase della scrittura
di Libera quella del
dopoguerra. A partire dal
1945, dopo lamara
esperienza del conflitto,
larchitetto si concentra sulla
composizione della casa e su
questioni di natura estetico-
compositiva. Gli studi non sono pi
ideologici n teorici, ma si
incrociano con una necessit di
tornare al problema reale di
composizione funzionale della
struttura degli appartamenti, delle
cucine, delle stanze da letto, delle
logge e dei balconi. Cos Libera
analizza la costruzione della casa
per il clima del mediterraneo, luso
delle pietre e dei marmi in
architettura, i mosaici utilizzati non
come mera decorazione ma come
struttura dellimpianto estetico
dellarchitettura, la composizione
funzionale del quartiere residenziale.
Cos, dopo tanto disquisire teorico e
dopo il crollo del fascismo - al quale
larchitetto ader con entusiasmo in
nome dei tempi nuovi che andava
annunciando - Libera si concentra
sulla costruzione architettonica,
sulla tecnica costruttiva e sulla
risoluzione di problemi e questioni
funzionali.
Anche durante la dolorosa fase della
guerra Libera non si sottrae dalla
ricerca architettonica. Scriver,
infatti, qualche anno pi tardi
descrivendo il lavoro teorico di
ricerca sulle funzioni delledificio
condotto nella solitudine della sua
residenza trentina durante la
dominazione nazista: Mentre tutti
soffrivano, sentivo il bisogno di
dare, e dare come potevo, da
architetto.
L
armati di una Fede Artistica.
La seconda fase invece
caratterizzata dal problema della
casa. Dopo i grandi obiettivi teorici
lattenzione dellarchitetto trentino
si concentra su questioni di edilizia.
Gli scritti degli anni Trenta, presenti
su quotidiani o su riviste, si
focalizzano su metodi e analisi per
risolvere il problema della casa.
Case, Case, Case - scrive Libera -
la voce incessante e sempre
crescente che si parte dogni dove.
Essa ci dice che il sogno della gente
umile non stato ancora realizzato,
che il problema che si sono posti
molti governi e a cui dedicarono
molteplici cure, non ancora
risolto. Un problema urgente in
unItalia ancora arretrata dove pi
nuclei familiari condividono lo
stesso spazio abitativo. Libera, e con
lui molti altri architetti razionali,
Le pagine degli anni Venti
di forte impronta teorica
sono dedicate prevalentemente
alla diffusione
delle nuove idee razionaliste
Quelle degli anni Trenta
presenti su quotidiani e riviste
si focalizzano su metodi e analisi
per risolvere
il problema della casa
LE OPERE
Adalberto Libera
(nella foto, a New
York) ha realizzato
fra le altre cose il
padiglione italiano
per lEsposizione
mondiale di
Bruxelles (1935),
Casa Malaparte
a Capri, la
Cattedrale di
Cristo Re a La
Spezia, il Palazzo
della Regione a
Trento e, a Roma,
Palazzo del Littorio
e palazzo dei
Congressi allEur.
eguo il lavoro dei giovani col
migliore interesse, trascu-
rando la naturale opposizio-
ne della loro mente alle vicende del
nostro lavoro che essi rifiutano in ere-
dit. Pure noi rifiutammo i nostri pa-
dri quando eravamo giovani, e cos es-
si negano noi che siamo i loro padri.
Essi ci ritengono compromessi con il
fascismo perch siamo vissuti nel fa-
scismo: ecco una ragione politica per
negarci. Infine, cerano anche lati ne-
gativi nel nostro movimento, perch
ogni movimento porta con s pregi e
difetti: essi ne considerano solo i di-
fetti, cio un certo conformismo, una
certa monotonia. Anche perch non
tutti eravamo dei buoni architetti. I
buoni sono sempre pochi, ma sar pu-
re rimasta qualche piccola perla. ()
Purtroppo i migliori giovani, appena
laureati, vanno in America. Se ne van-
no, perch cosa drammatica in Ita-
lia imporre una seria architettura,
S
un eroismo. Se io mi guardo indietro,
vedo solo un cimitero. Si affermano
coloro che, con la facilit italiana, rie-
scono a fare proprio qualcosa per be-
nino. Mai genialmente e rapidamen-
te.
I giovani fuggono anche per unaltra
ragione. Come fa un giovane a comin-
ciare la professione? una cosa spa-
ventosa. In Italia, tutto riunito al ver-
tice della piramide economica. Chi non
a quel vertice, sta sotto e deve subi-
re: fa il disegnatore. I grandi nomi, quel-
li che arrivano in qualche maniera,
mettono la firma e gli altri lavorano.
Pu essere logico che un giovane fac-
cia il tirocinio, per egli finisce per le-
garsi a gruppi di interessi e a nomi che
tutti conoscono, e si abituano a pen-
sare poco. ()
Per concludere, vorrei dire che, co-
me non ci si deve attendere dagli uo-
mini troppa bont, allo stesso modo
non bisogna pretendere dallarchitet-
tura troppa arte. Basterebbe fare del-
le cose corrette: cos come fanno i con-
tadini, quando costruiscono le loro ca-
se. Perch quando parliamo della bel-
lezza degli ambienti antichi che si so-
no venuti formando, non bellezza ar-
chitettonica, quella: bellezza di na-
tura, come quando vedi un bel paesag-
gio, un golfo, una montagna, la cui bel-
lezza naturale. Oggi la pretesa di
fare del-larte, mentre bisognerebbe
fare soltanto delle cose corrette, ma
farle davvero corrette.
Il libro di Adalberto Libera La mia
esperienza di architetto (a cura di
Alessandro Franceschini), La Finestra
editrice, Lavis 2008 (160 pagine, 18 eu-
ro) sar presentato marted 7 aprile
alle 17.30 presso la Biblioteca Comu-
nale di Trento. Parteciperanno al di-
battito, oltre al curatore, leditore Mar-
co Albertazzi e gli architetti Giovanni
Marzari e Mario Agostini.
Il brano | Libera sorvola sulle accuse di compromissione col fascismo ma difende i giovani
drammatico in Italia imporre una seria architettura
Adalberto Libera stato uno dei maggiori esponenti del Razionalismo italiano
l'Adige 12 sabato 28 marzo 2009 Cultura e Societ

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