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COLLEGIUM INTERNATIONALE SANCTI BERNARDI IN URBE

P. Sebastiano Paciolla O. Cist.


IL DIRITTO DEI RELIGIOSI
Apunti e note per il
Corso di Formatori dellOrdine Cisterciense
(Pro manuscripto)
Curia Generalizia O. Cist.
ROMA 2001
1
IL DIRITTO DEI RELIGIOSI
Prof. S. Paciolla
Non si pu parlare dei religiosi se non prima sinserisce giuri-
dicamente la vita consacrata e la vita religiosa nel discorso della vita
della Chiesa. Dico giuridicamente, perch noi siamo molte volte abi-
tuati a parlare di consacrati di religiosi o di persone che si sono date a
Dio in maniera indifferente. Mentre quando parliamo giuridicamente
dei religiosi, noi intendiamo una categoria particolare dei fedeli della
Chiesa. Questerrore, questindeterminatezza presente negli stessi
documenti conciliari. E non solo per quanto riguarda la parola religio-
so che viene usata indifferentemente anche per consacrato, ma alle
volte anche la parola fedele - che per s significa battezzato, membro
della Chiesa -, viene essere confusa o identificata con la parola laico,
quindi la Preghiera dei fedeli sembra essere la Preghiera dei Laici,
mentre i fedeli della Chiesa sono tutti i battezzati. Quindi dobbiamo
precisare una terminologia giuridica che diversa da una terminologia
comune.
Cominciamo con la definizione del Codice. La pi bella defini-
zione del Codice lha data lo stesso Romano Pontefice che ha promul-
gato il Codice ormai quindici anni fa, perch Giovanni Paolo ha defi-
nito il Codice lultimo frutto del Concilio, lultimo documento del
Concilio. Senoi guardiamo alla storia della Chiesa, ne vediamo che
la vita monastica ha avuto una gran parte nella costruzione di questa
categoria dei fedeli; i consacrati erano i monaci per eccellenza. E pos-
siamo dire che fino a questo secolo i monaci hanno inestito questa par-
ticolare importanza nellambito della vita consacrata. Il criterio che il
legislatore ha usato, quando stato rivisto il Codice, non stato per
quello di riprendere questa prerogativa della vita monastica, ma ha cer-
cato nel Codice di avere delle norme che fossero comuni a tutti gli isti-
tuti nei quali noi che siamo monaci dobbiamo leggere la nostra presen-
za. In concreto: mentre nel vecchio Codice cerano dei canoni che par-
lavano il monastero, lAbate, i monaci oggi noi sentiamo parlare di
case religiose, sentiamo parlare di membri distituto, quindi la termino-
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logia usata dal Codice, una terminologia di carattere generale. Quello
che viene a specificare il diritto che abbraccia, tocca la nostra vita,
devono essere le nostre costituzioni, cio il diritto universale presenta i
principi comuni per tutta la vita consacrata, per tutta la vita religiosa,
mentre sono le costituzioni di singoli istituti che devono dare uniden-
tit, essere unespressione del diritto proprio.
La vita consacrata
Come collochiamo la vita consacrata nellespressione pi gene-
rale di consacrazione nella Chiesa? Quando noi parliamo di vita consa-
crata possiamo dare prima di tutto questespressione, un termine molto
generale: la vita consacrata la vita dei battezzati, perch in forza del
battesimo si consacrati a Dio, in forza del battesimo si giuridica-
mente incorporati alla Chiesa, in forza del battesimo luomo nella
Chiesa costituito persona, cio soggetto di diritti e di dovere. Ma in
un senso tecnico, specifico noi vediamo che la vita consacrata una
vita particolare, perch tocca vivere i Consigli Evangelici (CE) in un
modo speciale, cio attraverso una professione. I CE sono consigli che
il Signore ha dato a tutta la Chiesa, a tutti i battezzati. Quindi i CE toc-
cano tutti coloro che sono battezzati che sono in forza del proprio bat-
tesimo incorporati a Cristo e alla sua Chiesa. Per in questa consacra-
zione battesimale sinnesta una particolare consacrazione che noi chia-
miamo la professione dei CE. E questa professione dei CE si pu fare
1) attraverso i voti,
2) attraverso promesse,
3) attraverso sacri legami.
Quindi giuridicamente un errore confondere i CE con i voti,
perch i voti, le promesse, gli altri sacri legami sono un modo con cui
si vivono i CE. Coloro che sono consacrati abbracciano questi CE e li
vivono mediante un atto che noi chiamiamo la professione dei CE che
vissuto attraverso voti, promesse, sacri legami. Detto questo possia-
mo leggere il Can. 573, che il primo canone introduttorio di carattere
dogmatico nonch giuridico che ci esprime la realt della consacrazio-
ne.
3
Can. 573 1
Fonti: LG 42-44, CD 33, PC 1
La vita consacrata mediante la professione dei consigli evange-
lici una forma di vita stabile di vita (la vita consacrata non solo inte-
sa come vita battesimale ma per la professione dei CE) con la quale i
fedeli (i battezzati), seguendo Cristo pi da vicino per lazione dello
Spirito Santo, si danno (donano) totalmente a Dio amato sopra ogni
cosa.
a) Abbiamo un discorso di vita consacrata in senso tecnico che
si distingue da quella battesimale
b) abbiamo un discorso di professione dei CE senza la quale
non v la vita consacrata
c) da un punto di vista teologico abbiamo radicare questazione
nella Trinit, perch la vita consacrata sequela di Cristo, essere sog-
getto allazione dello Spirito in questo dono totale al Padre amato sopra
ogni cosa.
In questa prima parte abbiamo lunico elemento giuridico, cio
che la vita consacrata una forma stabiledi vita. Per questo certe altre
aggregazioni che possiamo avere nella Chiesa in cui fanno i loro voti
ma non godono di questa stabilit, non possiamo considerare forme di
vita consacrata, perch il requisito della stabilit, intesa come realt
ferma si presuppone.
In tal modo, dedicandosi con nuovo e speciale titolo al suo
onore(cio allonore di Dio), alla edificazione della Chiesa e alla sal-
vezza del mondo, sono in grado di tendere alla perfezione della carit
nel servizio del Regno di Dio e, divenuti nella Chiesa segno luminoso,
preannunciano la gloria celeste. Non esiste il diritto nella Chiesa se
prima non c una vita nella Chiesa, una teologia della Chiesa che da
origine a una legge, a una norma. Ogni volta che si prepara una norma
a tavolino, e simpone senza tener presente la vita stessa della realt che
si vuole regolare, allora vediamo che la legge diventa odiosa. Ma in
genere lesperienza della vita degli uomini e anche della vita della
Chiesa che prima c una realt di vita e dopo viene una norma. Prima
Benedetto comincia unesperienza e poi scrive la Regola.
Si parla di nuova dedicazione a Dio, quindi siamo consacrati in
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forza del nostro battesimo e in forza anche della professione dei CE.
Ma dobbiamo pensare a due consacrazioni distinte: a) la nostra consa-
crazione intesa come professione dei CE sinnesta su quella battesima-
le, si collega, sinserisce. In qualche maniera possiamo dire la consa-
crazione battesimale si allarga, si estende in questa consacrazione che
sequela di Cristo in modo pi prossimo, pi da vicino. Ma non solo
questo discorso di collegamento con la Trinit che caratterizza questa
nostra professione, unespressione, una presenza particolare di alcu-
ni battezzati nella vita della Chiesa in cui si da un esempio, si un
segno sia per la vita presente (un segno di perfezione nella carit) sia
per la vita futura preannunciano la gloria celeste
2
Fonti: LG 43-45, PC 5, AG 18
Negli istituti di vita consacrata, eretti canonicamente dalla
competente autorit della Chiesa, una tale forma di vita viene libera-
mente assunta dai fedeli che mediante i voti, o altri vincoli sacri a
seconda delle leggi proprie degli istituti, professano di volere osserva-
re i consigli evangelici di castit, di povert e di obbedienza e per
mezzo della carit, alla quale i consigli stessi conducono, si congiun-
gono in modo speciale alla Chiesa e al suo mistero.
In questo paragrafo si parla distituti di vita consacrata. Noi tro-
viamo la vita consacrata in senso tecnico negli istituti. Gli istituti espri-
mono quella stabilit di vita che era argomento giuridico della prima
parte del canone. Quindi questa stabilit viene per lerezione canonica
da parte della autorit competente (il Vescovo diocesano oppure
Romano Pontefice). [Un monastero nasce sempre di diritto pontificio,
anche se poi, di fatto, eretto in un territorio diocesano]. Una tale
forma di vita viene liberamente assunta, perch nella Chiesa qualsiasi
scelta che tocca la vita dei fedeli battezzati deve essere una scelta libe-
ra, altrimenti una scelta che non esiste. Per cui chi abbraccia la vita
consacrata perch costretto in tanti modi, chi abbraccia la vita matri-
moniale, chi entra in seminario, sono tutti atti nulli. La Chiesa ci tiene
a specificare che ogni scelta di vita deve fondarsi nella libert -nessu-
no pu essere costretto a scegliere che tocca la sua esistenza contro il
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suo parere, contro la sua volont. Questa realt viene assunta dai fede-
li mediante voti o altri vincoli sacri. Questi voti o vincoli sacri sono il
modo con cui i consacrati scelgono di vivere i CE e che ormai tradizio-
nalmente sono diventati i tre CE di castit, povert e obbedienza. I CE
sono molti di pi, ma lesperienza della Chiesa ha portato a restringere
a questi tre aspetti particolari della vita in Cristo qualcosa che identifi-
ca la vita del consacrato.
CE
VC
Prof. Voti
Promesse
Legami sacri
IVC IVCR =Istituto della Vita Consacrata
Religiosa
IVCS =Istituto della Vita Consacrata Secolare
(nato 1947)
1) Istituto di Vita Consacrata Religiosa (IVCR)
Can. 607 1
Fonti: LG, 44-45; PC, 1, 5, 12, 25 ; AG 18
La vita religiosa, in quanto consacrazione di tutta la persona,
manifesta nella Chiesa il mirabile connubio istituto da Dio, segno della
vita futura. In tal modo il religioso porta a compimento la sua totale
donazione come sacrificio offerto a Dio, e con questo lintera sua esi-
stenza diviene un ininterrotto culto a Dio nella carit.
Questo canone ci indica che la vita religiosa(VR) una specifi-
cazione della vita consacrata (VC). Gli antichi parlavano di genus e
species. La VC un genus e la VR un species allinterno della VC Si
parla di consacrazione di tutta la persona, quindi rispetto ad altre
forme di VC questa sequela di Cristo espressa in termini molto pi
radicali. Si parla di segno della vita futura in maniera pi forte, perch
in modo con cui si professano i CE, sono i voti pubblici. E si parla di
VC come un sacrificio di tutta la persona.
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La VC vissuta dai religiosi in questa maniera: II religioso pro-
fessa i CE mediante
l) voti pubblici;
2) scegliendo una vita fraterna in comune;
3) avendo una certa separazione dal mondo.
2
PC 15
Listituto religioso una societ ( un termine che preso giu-
ridicamente dal mondo romano. Nel antico mondo romano la societ
era che almeno tre persone si mettevano daccordo per realizzare delle
finalit comuni) i cui membri, secondo il diritto proprio (delleproprie
regole, norme, in qualche maniera si distinguono dal diritto comune,
universale, perch riguardano la vita dellistituto), emettono i voti pub-
blici, [ il canone 1192 dice che il voto pubblico, se viene accettato dal
legittimo Superiore in nome della Chiesa; diversamente privato]
Can. 1192 2.
La professione solenne, se riconosciuto come tale dalla
Chiesa; diversamente semplice.
In effetti, oggi tra la professione solenne e la professione perpe-
tua, da un punto di vista giuridico, non c pi nessuna distinzione.
Prima poteva accadere, di fatto, la grande distinzione che si faceva era
questa: se un professo solenne avesse attentato il matrimonio, quel
matrimonio era invalido e illecito. Se invece un membro di unaltra
congregazione, che non aveva i voti solenni per era stabilmente inse-
rito nellistituto, avesse attentato di matrimonio, quel matrimonio era
valido ma illecito. Quindi i voti solenni si considerava come i voti di
prima categoria che non potevano avere tutti gli istituti, ma solo gli
ordini per diritto antico e alcuni istituti per privilegio.
Per la vita fraterna in comune cf. Can. 602 (PC 15): La vita fra-
terna propria di ogni istituto... ci fa capire come ogni istituto in base a
proprio carisma, a propria indole ha anche una struttura diversa di tipo
di comunit. Nel mondo monastico richiede la stabilit nel monastero,
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molto importante per unidea di fraternit. Continua il Can. ...per la
quale tutti i membri sono radunati in Cristo come una sola peculiare
famiglia, sia definita in modo da riuscire per tutti un aiuto reciproco
nel realizzare la vocazione propria di ciascuno. I membri poi, con la
comunione fraterna radicata e fondata nella carit, siano esempio di
riconciliazione universale in Cristo.
La vita fraterna in comune una dimensione teologica che rive-
ste uno scheletro giuridico.
Can. 607 3
LG 44; PC 5
La testimonianza pubblica che i religiosi sono tenuti a rendere
a Cristo e alla Chiesa comporta quella separazione dal mondo che
propria dellindole e delle finalit di ciascun istituto.
In base a questo paragrafo noi possiamo anche capire la clausu-
ra non tanto il luogo da cui non si pu uscire, ma il luogo dove chi
non appartiene alla comunit non deve entrare. La separazione dal
mondo implica a testimonianza della vita. Listituto e i membri manten-
gono la loro separazione dal mondo anche se materialmente loro esco-
no di casa. Mentre i voti sono una realt che tocca la persona come sin-
golo, quindi una persona che viene a mancare i voti, un discorso del
separazione dal mondo tocca pi la comunit che il singolo.
2) Istituto di Vita Consacrata Secolare (IVCS)
Can. 710
PC 11
Questo canone ci dice cosa un istituto di vita secolare.
Vediamo prima ci che comune: sono entrambi di Vita Consacrata
(VC) - religiosi, secolari. Forse oggi noi parlando di secolari intendia-
mo la parola secolo, cio lo spazio di cento anni, ma in latino sculum
il mondo, quindi sono gli istituti che vivono nel mondo. Se dai primi
secoli della Chiesa fino a 1947 non si sentito il bisogno di codificare
queste realt, dare delle norme precise, chiaro che questa realt deve
essere veramente rivoluzionaria.
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Listituto secolare un istituto di vita consacrata in cui i fedeli
(i battezzati), vivendo nel mondo, tendono alla perfezione della carit
e si impegnano per la santificazione del mondo, soprattutto operando
allinterno di esso.
Questi membri di istituti (a) vivono nel mondo, (b) si impegna-
no alla santificazione del mondo (c) operando allinterno del mondo.
Can. 711
Un membro di istituto secolare, in forza della consacrazione,
non cambia la propria condizione canonica, laicale o clericale, in
mezzo al popolo di Dio, salve le disposizioni del diritto a proposito
degli istituti di vita consacrata.
Facciamo un po il paragone:
1) al posto di voti hanno sacri legami,
2) non hanno vita fraterna in comune,
3) non hanno la separazione dal mondo.
1) La vita consacrata la professione dei CE mediante voti o
altri sacri legami. Qui non detto che gli istituti secolari fanno i voti
pubblici, quindi listituto secolare ha sacri legami. (I sacri legami sono
qualcosa di meno impegnativo).
2) Abbiamo detto che listituto secolare vive nel mondo, tende
alla perfezione del mondo, operando nel mondo, quindi lelemento
della separazione dal mondo non c.
3) Vita fraterna in comune: abbiamo detto che un membro non
cambia la sua condizione. Quindi questi istituti non hanno vita fraterna
in comune - n fraterna n non fraterna - non hanno proprio vita in
comune, ognuno rimane a casa propria. Possono avere per, se sono
istituti pi organizzati, pi grandi, delle case di formazione in cui pos-
sono avere dei periodi, in cui svolgono il noviziato.
La data del battesimo di questistituto 02.02.1947. Sin dal
secolo scorso esistevano realt che noi possiamo qualificare come isti-
tuti secolari, ma in realt non sempre comprese. Perch un religioso, un
consacrata che non vivesse la vita fraterna con voto di separazione dal
mondo, non si qualificava come un consacrato.
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Se la vita consacrata troviamo principalmente e specialmente
negli istituti per vita della loro stabilit, noi abbiamo che una realt di
consacrazione labbiamo nelle Societ di Vita Apostolica (SVA). Ma
non una realt che noi possiamo equiparare in senso stretto. Le SVA
non appartengono alla VC.
3) Societ di Vita Apostolica (SVA)
Can. 731 1
PC 1; PC 12-14
Agli istituti di vita consacrata sono assimilate le societ di vita
apostolica (sono simili, assomigliano) i cui membri, senza voti religio-
si, perseguono il fine apostolico proprio della societ e, conducendo
vita fraterna in comunit secondo un proprio stile, tendono alla perfe-
zione della carit mediante losservanza delle costituzioni.
1) non hanno i voti
2) vita fraterna in comune
3) non hanno la separazione dal mondo
La vita di consacrazione non si esaurisce per in questo, perch
abbiamo due realt molto antiche che vengono recuperate, cio la vita
anacoretica o eremitica (VE) e lordine delle vergini (OV). Quindi pos-
siamo dire che la vita consacrata nella Chiesa trova cinque grosse
forme di realizzazione:
1) I religiosi
2) I secolari
3) La vita apostolica
4) La vita eremitica
5) Lordine delle vergini.
Per lidea di stabilit ne troviamo negli istituti secolari. Agli
istituti sono assimilate le societ di VA.
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4) Vita Eremitica (VE)
Can. 603 1
LG 43; PC 1; AGD 18; AGD 40
Oltre agli istituti di vita consacrata, la Chiesa riconosce la vita
eremitica o anacoretica (qui leremita inteso come singola persona,
non esistendo eremiti di diritto pontificio ma solo di diritto diocesano
non rientrano nel nome della congregazione, quindi mentre gli istituti
di vita consacrata o le societ di vita apostolica sono competenza della
Chiesa come Dicastero allinterno della Chiesa, lordine delle vergini e
soprattutto la vita eremitica essendo singole persone sono Competenza
di un discorso di pastore della Chiesa diocesana) con la quale i fedeli,
in una pi rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudi-
ne, nella continua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla
lode di Dio e alla salvezza del mondo.
Leremita riconosciuto dal diritto come persona dedicata a Dio
nella vita consacrata, se con voto o con altro vincolo sacro professa
pubblicamente i tre CE nelle mani del Vescovo diocesano e sotto la sua
guida, osserva la norma di vita che gli propria.
1) Professione dei CE co voto o con altri sacri legami (pu esse-
re anche una professione pubblica), nelle mani del vescovo e spetta al
vescovo dare una regola alleremita,
2) non ha la vita fraterna in comune,
3) ha una vita di separazione dal mondo (pi rigorosa).
Lultima della VC lordine delle vergini (OV). Queste ultime
realt sono le forme pi antiche di consacrazione che toccano lelemen-
to pi personale che lelemento comunitario che troviamo negli istitu-
ti.
5) Ordine delle Vergini (OV)
Can. 604 1
SC 80
A queste diverse forme di vita consacrata assimilato lordine
delle vergini. (Ricapitolando: la vita consacrata si trova negli istituti,
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agli istituti sono assimilati le societ di vita apostolica, al fuori degli
istituti troviamo la vita anacoretica, a queste forme assimilato lordi-
ne delle vergini) le quali, emettendo il santo proposito di seguire Cristo
pi da vicino, dal Vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il
rito liturgico approvato e, unite in mistiche nozze a Cristo Figlio di
Dio, si dedicano al servizio della Chiesa.
Il discorso dellassimilazione per ordine delle vergini, che pos-
sono vivere singolarmente oppure associarsi tra di loro, dato dal fatto
che non c lelemento della separazione dal mondo, non lelemento
della vita fraterna in comune e manca anche la professione di tutti e tre
CE. Perch la vergine consacrata fa il santo proposito quello con cui i
Padri chiamavano il voto di verginit, quindi unobbedienza nelle
mani del Vescovo. Le vergini fanno un unico voto, il voto di castit,
nelle mani del Vescovo. La consacrazione delle vergini non ha nulla a
che fare con la professione solenne. Perch la professione solenne
tale e ha tanto valore giuridico che la consacrazione delle vergini non
ne ha. La consacrazione delle vergini non pu mai sostituire una pro-
fessione di voti pubblici.
Quando parliamo giuridicamente di VC direttamente i indiretta-
mente dobbiamo fare il riferimento a queste cinque realt, anche se
lanalogo principale sono gli istituti.
Can. 605
LG 45; PC 1; PC 19; AGD 18
Lapprovazione di nuove forme di vita consacrata riservata
unicamente alla Sede Apostolica.
Sappiamo che un istituto religioso o qualsiasi istituto nasce a
livello diocesano, nasce come una piccola realt che pian piano cresce.
Per dal momento che una nuova forma di vita consacrata crea qualco-
sa di giuridicamente nuovo nella Chiesa, allora non basta il giudizio
positivo di un singolo vescovo o un gruppo di vescovi, ma la Santa
Sede cui spetta linterpretazione, anche dei modi con cui vivono i CE,
stabilire se questo intento di un fondatore sia realmente una nuova
forma di vita consacrata oppure sia un modo diverso per vivere una
realt gi esistente. I Vescovi diocesani per si adoperino per discerne-
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re i nuovi doni di vita consacrata che lo Spirito Santo affida alla
Chiesa e aiutino coloro che li promuovono, perch ne esprimano le
finalit nel modo migliore e le tutelino con statuti adatti, utilizzando
soprattutto le norme generali contenute in questa parta.
La vita monastica che pure non ha una propria definizione nel
Codice, anche se nel Codice ci sono tanti elementi di Diritto
Monastico, inserita nella vita religiosa. Quindi quando nel Codice ne
abbiamo quel gruppo dei canoni che ci parlano degli Istituti Religiosi,
sono quei canoni che dobbiamo applicare alla vita monastica.
Il governo degli istituti
1) I Superiori
Quando parliamo dei Superiori dobbiamo tenere presente due
cose:
1) Superiore personale, il termine Superiore un termine di
relazione. Quindi esiste un Superiore in quanto esiste linferiore.
2) Superiore collegiale, concretamente i capitoli.
Sono pochi canoni che parlano dei Superiori personali, perch
il criterio usato dal legislatore di avere nel Codice solamente ci che
comune a tutti gli istituti religiosi. Saranno poi le costituzioni, le
regole, le dichiarazioni, quello che noi qualifichiamo il diritto proprio
dellistituto, a dare quelle indicazioni che riguardano pi propriamente
listituto. Qui si parla di Superiore. Nel Codice lunico nome proprio di
Superiore a cui si fa riferimento quello dellAbate. Si parla di Abate,
Abate Preside, Abate Primate. Questo sempre un indizio per dire
come certi nomi sono propri della nostra tradizione giuridica, e
di fatto sono le uniche realt proprie nel diritto comune. Qui bisogna
guardare con un certo rispetto. Perch fa vedere che nonostante questo
livellamento tra tutte le forme di vita religiosa, la figura dellAbate
indirettamente quella del monaco o il monastero come casa dei mona-
ci ha delle regole precise che sono rimaste anche nel Codice.
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Can. 617
I Superiori adempiano il proprio incarico ed esercitino la pro-
pria potest a norma del diritto universale e di quello proprio.
Un Superiore religioso per il fatto che costituito sopra qualcu-
no e ha sotto di s gli inferiori, non pu esercitare questa potest a pro-
prio capriccio. Quindi i principi di legge limitano una potest che
potrebbe apparire, sotto certi versi, arbitraria.
Quale potest esercitata dai Superiori?
1) Esiste una potest che legata al battesimo,
2) Esiste una potest che legata allordine sacro.
Quando si parla di esercizio della potest di Superiori, impor-
tante distinguere il tipo distituto. La maggior parte della vita religiosa
negli istituti femminili. Quindi lesercizio di potest delle Superiore
o Superiori si chiamava con il termine potest dominativa. Forse chia-
marla battesimale non sarebbe male, per rende lidea che questo ser-
vizio di autorit religiosa reso in forza del proprio battesimo. Se deve
distinguerla da una potest, che essendo legata allordine sacro, chia-
mata nel Codice potest ecclesiastica di governo : gli istituti clericali
oltre alla potest battesimale hanno anche un secondo esercizio di pote-
st che questa di governo, e questo non solo a livello di Superiori per-
sonali, ma anche a livello di Superiori collegiali.
Can. 596 1
I Superiori (intesi come Superiori personali) e i capitoli (intesi
come Superiori collegiali) degli istituti hanno sui membri quella pote-
st dominativa definita dal diritto universale e dalle costituzioni.
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Negli istituti clericali di diritto pontificio (le congregazioni
monastiche sono state tutte qualificate come istituti clericali) essi godo-
no inoltre (potest descritta al 1, quella che presente soltanto negli
istituti femminili o laicali) della potest ecclesiastica di governo, tanto
per il faro esterno quanto per il faro interno.
Questo importante, perch quando si sente di parlare, nelle
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costituzioni o nelle congregazioni, della partecipazione delle monache
ai capitoli una cosa a cui fare riferimento questa: che le congregazio-
ni monastiche, gli ordini monastici essendo clericali non ci pu essere
un esercizio diretto di potest di coloro che non partecipano allordine
sacro.
Quindi Can. 129:
LG 33; AA 24
Sono abili alla potest di governo,... coloro che sono insigniti
dellordine sacro. Per subito si dice al 2: Nellesercizio della mede-
sima potest, fedeli laici possono cooperare a norma del diritto.
Quindi non si parla in termine giuridico di partecipazione delle
monache al governo di una congregazione o di un ordine, ma si parla
di cooperazione delle monache nella potest di governo dellordine.
Diritto universale e diritto proprio (cfr. Can. 617): il Codice
un diritto universale per tutti gli istituti religiosi, poi esistono tante altre
norme che sono fuori dal Codice, o perch riguardavano delle leggi che
il Codice non ha modificato per cui rimangono questi documenti prima
del Codice ancora in vigore, o perch si tratta di documenti che sono
usciti dopo il 1983, anno in cui nato il Codice.
Come sidentifica il discorso del diritto proprio? (Qui special-
mente noi nel mondo monastico cadiamo nella eccessiva frammenta-
zione. Per es., la confederazione benedettina ogni congregazione ha la
propria costituzione. Quindi il mondo giuridico monastico molto
frammentato. Ogni congregazioni in genere ha un proprio testo. Per
esistono dei principi che devono rimanere un po comuni, per es., la
professione solenne, mentre in tanti testi di costituzioni monastiche
questo termine sparito. Il diritto proprio resta per listituto il conteni-
tore, il luogo dove riversare tutto ci che appartiene allistituto, anche
cose particolari che possono essere in opposizione al diritto universale.
Quindi se il diritto universale dice che il Superiore deve essere per
breve tempo, chi ha tradizioni di avere un abate a vita o a lunga scaden-
za, che la mantenga, perch quello appartiene al diritto proprio. Dal
diritto sappiamo che la legge particolare ci che proprio, essendo pi
stretto, sempre diverso da quello che universale o comune. Quindi
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unidentit di istituto noi la manteniamo essenzialmente nelle nostre
costituzioni nella misura in cui rispecchiano concretamente quello che
il fondatore o il riformatore o altro ha voluto fare.
1 criterio:
Questo diritto universale e diritto proprio devono essere il prin-
cipio di legalit: il Superiore non pu agire se non legittimamente, cio
secondo la legge universale e propria. Per es., un Superiore che doves-
se agire illegittimamente comandando ci che per le costituzioni proi-
bito fare, non lobbedienza che viene esercitata in quel momento. Un
Superiore che dovesse imporre qualcosa di illecito qualcuno potrebbe
dire di no. Lobbedienza va fatta legittimamente, secondo il diritto pro-
prio.
2 criterio:
Can. 618
LG 43; LG 45; PC 14
Questo canone ci dice come il Superiore deve esercitare la sua
potest. Non ha sotto di s sudditi nel senso classico della parola, ma
ha dei figli di Dio che hanno una dignit. E questa dignit non la per-
dono entrando in monastero, n vengono a cederla facendo la profes-
sione.
I Superiori esercitino in spirito di servizio quella potest che
hanno ricevuto da Dio mediante il ministero della Chiesa.
Questa potest ricevuta da Dio per mezzo del ministero della
Chiesa. Questa Chiesa che mi ha approvato come istituto, ha approva-
to le mie costituzioni, che riceve la mia professione, che garantisce il
mio essere collocato nella vita consacrata nella Chiesa. Questa Chiesa
che si preoccupa del fatto che esistono delle persone che debbano vive-
re e impone che abbiano un Superiore che li governi. Docili perci alla
volont di Dio nelladempimento del proprio incarico, reggano i sud-
diti, quali figli di Dio, e suscitando la loro volontaria obbedienza nel
rispetto della persona umana, li ascoltino volentieri e promuovano
altres la loro concorde collaborazione per il bene dellistituto e della
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Chiesa.
Ogni forma di esercizio di potest nella Chiesa, ma anche nella
nostra vita consacrata, che non tenga presente questi due principi non
sono n cristiano neanche umana: Da un punto di vista teologico io ho
una dignit di figlio di Dio, ma come uomo ho una dignit di persona
che non vengo a perdere entrando nel monastero e non cedo a nessuna
al momento della mia professione; rinuncio tutto ma non la mia digni-
t.
Questo rispetto per va corretto giuridicamente. Si potrebbe
pensare quasi che il Superiore dal momento che deve curare i propri
sudditi come figli di Dio e nella dignit della loro persona, non possa
fare nulla. Allora il legislatore si preoccupa di chiarire questi termini
dicendo: li ascoltino volentieri e promuovano loro
concorde collaborazione, (la loro volontaria volontaria obbe-
dienza) ...forma restando lautorit loro propria di decidere e di
comandare ci che va fatto.
Il fatto che io debba rispettare persona nella sua dignit, per
quando bisogna prendere delle decisioni queste vanno prese e queste
vanno obbedite. Quindi c un discorso di criteri di esercizio di questa
potest, ma la potest resta. Come la mia dignit non me la toglie nes-
suno, la potest del Superiore, se legittimamente esercitata e in spiri-
to di servizio va conosciuta, altrimenti un chaos.
3 criterio:
Come debbano esercitare il loro ufficio: attendano sollecita-
mente
Can. 619
SC 19; LG 44; CD 15-16; PC 4; PC 6; PC 14; PC 15; DV
25; PO 7
Questa sollecitudine pastorale che deve animare la vita del
Superiore, perch insieme con i religiosi loro affidati si adoperino per
costruire in Cristo una comunit fraterna nella quale si ricerchi Dio e
lo si ami sopra ogni cosa (qui c una citazioni implicita della RB).
Alcuni esempi di come si debba costruire questa comunit:
17
1) Diano...essi stessi con frequenza ai religiosi il nutrimento
della parola di Dio e li indirizzino alla celebrazione della sacra litur-
gia. Qui bisogna distinguere tra laspetto culturale e la formazione. Qui
si suppone che il Superiore faccia degli interventi. Il Superiore che fa
la vece di Cristo nel monastero e che deve costruire la comunione da il
nutrimento alla comunit della parola di Dio. In questo canone tutto
quello che si dice di Superiori, vale anche per le Superiore, cio per le
comunit femminili.
2) Siano loro di esempio nel coltivare le virt e nellosservare
le leggi e le tradizioni del proprio istituto. Ecco una vera forma di inse-
gnamento che tra laltro gi presente nella RB: lAbate insegni con
parole ma anche con lesempio. Ed forse il modo pi pratico per tra-
smettere un insegnamento.
3) provvedano in modo conveniente a quanto loro personal-
mente iccorre (ai sudditi sotto tutti gli aspetti); visitino gli ammalati
procurando loro con sollecitudine le cure necessarie, riprendano gli
irrequieti, confortino i timidi, con tutti siano pazienti.
Can. 620
Ci viene a dire chi sono i Superiori. E vediamo in questo cano-
ne limportanza o il privilegio o la tradizione legati allordine monasti-
co.
Sono Superiori maggiori quelli che governano lintero istituto,
o una sua provincia, o una parte dellistituto ad essa equiparata, o una
casa sui iuris, e parimenti i loro rispettivi vicari. A questi si aggiunga-
no lAbate Primate e il Superiore di una congregazione monastica; i
quali tuttavia non hanno tutta la potest che il diritto universale attri-
buisce ai Superiori maggiori.
Fino adesso abbiamo parlato di Superiori senza tanti aggettivi.
Il fatto che qui si specifichi che ci siano Superiori maggiori, potremmo
dire che esistono anche Superiori inferiori, Superiori minori.
Mentre in un istituto moderno o anche in un istituto centralizza-
to Superiore maggiore il generale e i provinciali, per noi sono i
Superiori maggiori tutti gli Abati e le Abadesse, tutti i Priori conven-
18
tuali e le Priore conventuali, tutti i Priori amministratori e le Priore
amministratrici. La potest del Superiore maggiore, cio il Superiore di
una casa sui iuris, equivalente alla potest di un provinciale.
Il presidente di una congregazione monastica o Abate Primate
sono solo Superiori maggiori di nome ma di fatto non hanno la stessa
potest. Perch la congregazione monastica una realt che abbraccia
tante case sui iuris, quindi il Presidente Superiore maggiore, ma la
sua potest non pu contrastare con quella dei Superiori maggiori del
singolo monastero. E lo stesso il Primate. LAbate Primate
Superiore maggiore, per sotto di s o accanto a s ci sono i Presidenti
e i Presidenti sotto di s ci sono Superiori di monasteri sui iuris. Quindi
Superiori maggiori che hanno sotto di s Superiori maggiori di mona-
steri sui iuris, nellesercizio della sua potest di Superiore possono
agire a norma del diritto: diritto di visita, o qualche controllo. Pi si va
verso lalto pi effettivamente il Superiore ha meno potere.
La congregazione poi a norma del diritto viene a essere intesa
come un istituto giuridicamente autonomo. E questo la prova dal
momento che la congregazione monastica ha diritto a proprie costitu-
zioni e un proprio capitolo di congregazione. Questi sono i due segni
dellautonomia di un istituto: un proprio testo costituzionale e un capi-
tolo come Superiore collegiale. La confederazione ha il capitolo/con-
gresso degli Abati, per non ha una potest di imporre a tutte singole le
congregazioni, perch si scontra con lautonomia delle singole congre-
gazioni.
Can. 623
Questo Superiore che deve agire a norma di legge, in spirito di
servizio, con sollecitudine responsabile, questo Superiore che noi chia-
miamo maggiore o minore va costituito nel suo ufficio, cio deve esser-
ci un atto giuridico che porta questo Superiore a essere Superiore. In
genere questo atto di costituzione nellufficio lelezione. Ora quali
sono i requisiti per poter essere eletto validamente Superiore? Nel
Codice del 1917 si dava diversi requisiti: per diventare Superiori biso-
gnavano essere professo da 10 anni, dovevano essere nati da legittimo
19
matrimonio, dovevano avere 40 anni. Questi erano i criteri che biso-
gnava avere per essere eletto Presidente o Abadessa, gli altri Superiori
maggiori si accontentavano di 30 anni.
Per essere validamente nominati o eletti allufficio di Superiore
si richiede un periodo adeguato di tempo dopo la professione perpetua
o definitiva, da determinarsi dal diritto proprio o, trattandosi di
Superiori maggiori, dalle costituzioni.
In altre parole il legislatore dice: ogni istituto stabilisca i requi-
siti per diventare Superiori.
Altra realt che viene a toccare il diritto proprio la durata del
Superiore. C pi frammentazione nella durata dellabbaziato nel
mondo monastico che in tante altre cose. San Benedetto pone unabba-
ziato a vita, e per secoli stato cos. Poi soprattutto nel periodo della
commenda, cio dal XV secolo in poi il discorso della perpetuit del-
labbaziato stato messo in discussione. E tutte le grandi congregazio-
ni cosiddette de observantia, da quella di S. Giustina che stata sem-
pre prima, hanno avuto degli Abati temporanei, ma a scadenza annua-
le addirittura, e poi triennali, per impedire che creassero dei meccani-
smi prolungati nel tempo.
Can. 624 1
I Superiori devono essere costituiti per un periodo di tempo
determinato e conveniente secondo la natura e le esigenze dellistituto,
a meno che le costituzioni non dispongano diversamente per il
Moderatore supremo e per i Superiori delle case sui iuris.
Il monastero o la vita monastica per il concetto di stabilit del
monastero e di stabilit di comunit abbia bisogno anche di una stabi-
lit di governo. Sono cose conseguenti: mentre in un istituto o una con-
gregazione recente che ci sia un Superiore allanno, relativo, perch
c una mobilit dellistituto o mobilit di comunit. Il fatto che un
monastero che abbia una storia secolare non possa avere un minimo di
progettualit, perch fra un anno non c pi, o chi sa chi viene, comin-
cia a essere un problema.
20
2
II diritto proprio provveda con norme opportune che i Superiori
costituiti a tempo determinato non rimangano troppo a lungo in uffici
di governo senza interruzione.
Al 2 ritorna le norme opportune devono essere per coloro che
hanno uffici determinati. Per es., se io sono eletto per tre anni devo
stare attento a non essere sempre rieletto.
3
Tuttavia durante il loro incarico possono essere rimossi dal
loro ufficio o trasferiti ad un altro, per ragioni stabilite dal diritto pro-
prio.
Quindi i Superiori devono essere costituiti o per un tempo defi-
nito o per un tempo indefinito. Per in tutti e due casi necessario
conoscere il limite.
Can. 625 1
PC 14
II Moderatore supremo dellistituto sia designato mediante ele-
zione canonica a norma dette costituzioni.
2
Alle elezioni del Superiore di un monastero sui iuris, di cui con.
615, e del Moderatore supremo di un istituto di diritto diocesano pre-
siede il Vescovo della sede principale.
Se noi possiamo avere che un Superiore di una casa possa esse-
re nominato (non parliamo del mondo monastico, perch nei monaste-
ri sui iuris sempre va fatta elezione), il Moderatore supremo, per noi
sarebbe il Preside della congregazione o il generale dellistituto, deve
sempre essere eletto con elezione canonica, cio con una convocazio-
ne, con un nomer legale di presenti, con degli scrutini e dopo due
scrutini si procede a ballottaggio fra i due candidati che hanno avuto
pi voti. Se c qualche impedimento si procede per postulazione.
Nel monastero non incorporato (cfr. can. 615) la presidenza dellelezio-
ne del Superiore spetta al Vescovo diocesano, a meno che le costituzio-
21
ni dispongano altro. Perch i monasteri di monache pur essendo in un
ambito diocesano di per s tutti di diritto pontificio, e il Vescovo, a
norma del can. 615, non esercita una vera giurisdizione, ma un eserci-
zio di particolare vigilanza, perch questi monasteri non avendo un
padre immediato o un Superiore del proprio istituto, vengono affidati
alla cura del Vescovo diocesano. I monasteri delle monache nascono
perch eretti dalla Santa Sede. Ora la S. Sede o mediante un atto giuri-
dico li incorpora agli istituti maschili, oppure questi monasteri sono
affidati alle particolari attenzioni del Vescovo. Gli altri Superiori siano
costituiti a norma delle costituzioni in modo che se vengono eletti
necessitino della conferma del Superiore maggiore competente, se ven-
gono nominati si premetta una opportuna consultazione. Noi abbiamo
un Presidente di una congregazione che eletto a norma delle costitu-
zioni con elezione. Poi possiamo avere i Superiori nelle singole case
sui iuris che appartengono alla congregazione. Mentre in genere per un
Presidente, essendo il supremo Moderatore della congregazione, non si
chiede alcuna conferma, quindi eletto, accetta e entra nellesercizio del
suo ufficio per diritto universale, ai Superiori delle case sui iuris che
sono allinterno della congregazione si chiede che il Superiore
Presidente confermi lelezione avvenuta. La comunit elegge il
Superiore e il Presidente in questo caso se non ha vere motivazioni con-
tro, ratifica latto. Quindi abbiamo diversi modi: possiamo nominareun
Superiore, possiamo eleggerlo, possiamo postularlo, possiamo elegger-
lo ma abbiamo bisogna di una conferma.
Can. 626
I Superiori nel conferire uffici e i membri nette elezioni osser-
vino le norme del diritto universale e del diritto proprio (Un Superiore
non validamente eletto un Superiore solo di facciata, tutti i suoi atti
sono nulli), si astengano da qualunque abuso o preferenza di persone
e, nullaltro avendo di mira che Dio e il bene dellistituto, nominino o
eleggano le persone che nel Signore riconoscono veramente degne e
adatte. Inoltre nette elezioni rifuggano dal procurare il qualunque
modo voti per s o per altri, direttamente o indirettamente.
22
2) Il Consiglio
Parliamo oggi di quella estensione dellufficio del Superiore
personale che data dallesercizio del consiglio. Quando noi ci rifac-
ciamo alla Regola, alla parola di Dio od altri testi, dal momento che
certe parole hanno oggi un significato molto diverso da quello che ave-
vano in passato. Per cui se parliamo di Abate oggi lo riferiamo alla
figura dellAbate descritta nella RB. Materialmente la parola identi-
ca, ma lesercizio della potest molto cambiato. LAbate nella Regola
un signore assoluto. vero che nella Regola si dice fa tutto col con-
siglio, riprendendo un brano della Scrittura, ma non dimentichiamoci
che nella Regola il consiglio ha un ruolo solo Consultivo. Mentre oggi
la figura del Superiore molto limitata nellesercizio della potest dal
consiglio, dal capitolo conventuale e dal capitolo della congregazione.
Giuridicamente il passaggio sempre lo stesso.
Il ruolo del consiglio oggi una realt che fissata nel diritto
universale e in tutte le costituzioni. Aseconda di come nascono le costi-
tuzioni possiamo avere che la potest del Superiore personale pu esse-
re pi o meno grandemente limitata. Dipende dallo stile di vita nel
monastero della congregazione per vedere un po quanto pu fare un
Superiore da solo.
Perch nascono i consigli o qual il ruolo dei consigli? Il con-
siglio nasce per essere un controllo del Superiore e un limite di potest
assoluta. Il Superiore non deve agire da principe, ma deve agire in prin-
cipio di legalit, in spirito di servizio, e con sollecitudine responsabile,
il diritto impone al Superiore di fare riferimento al consiglio, lo impo-
ne sotto pena di nullit degli atti. Il consiglio serve a bilanciare una
potest troppo assoluta.
Can. 627 1
PC 14
I Superiori abbiano il proprio consiglio a norma dtte costitu-
zioni e nellesercizio del proprio ufficio sono tenuti a valersi della sua
opera.
Doppio obbligo giuridico che nasce dalla lettura di questo cano-
ne, il fatto che ci sia un consiglio, non facoltativo eleggere o non eleg-
23
gere i consiglieri. Quindi le costituzioni devono avere sempre un capi-
tolo, una parte in cui si deve parlare della responsabilit del consiglio
del Superiore, sia a livello locale sia a livello di congregazione. Se un
Superiore non ha il proprio consiglio, vuoi dire che non un vero
Superiore.
2
Oltre ai casi stabiliti dal diritto universale, il diritto proprio
determini i casi in cui per procedere validamente richiesto il consen-
so oppure il consiglio
Questo consiglio pu esprimere il suo aiuto, la sua corresponsa-
bilit o il suo controllo allesercizio della potest personale del
Superiore con il parereo con il consenso. II consenso una realt vin-
colante per il Superiore, perch un Superiore che deve ottenere il con-
senso per agire, non pu mai agire contro il consenso. Mentre il parere
una realt che lascia libero il Superiore. Per se il Superiore deve
chiedere per il diritto anche solamente il parere, tenuto a norma del
diritto a convocare il consiglio. Quando c il consenso, chiaro, ci
deve essere un voto espresso che vincolante per il Superiore. Ma
quando c solamente un parere, bisogna riunirlo per ascoltare il pare-
re. Per lobbligo di riunire il consiglio.
Can. 127 1
PC 14
Quando dal diritto stabilito che il Superiore per porre gli atti
necessiti del consenso o del consiglio di un collegio o di un gruppo di
persone, il collegio o il gruppo deve essere convocato a norma del can.
166, (cio, i singoli consiglieri devono essere chiamati. E poich latto
possa avere un valore giuridico si richiede che sia ottenuto il consenso
della maggioranza assoluta di quelli sono presenti).
24
2
Quando dal diritto stabilito che il Superiore pere porre gli atti
necessiti del consenso o del consiglio di alcune persone, come singole:
1 se si esige il consenso, invalido latto del Superiore che non
richiede il consenso di quelle persone o che agisca contro il loro voto
o contro il voto di una persona;
2 se si esige il consiglio, invalido latto del Superiore che non
ascolta le medesime persone;
Il vincolo che ha il Superiore di aderire alla decisione del con-
siglio, un obbligo di carattere morale. Lobbligo giuridico del
Superiore di riunire il consiglio per ascoltarlo, per davanti a un pro-
blema che si pone e tutto il consiglio da una risposta identica a non fare
una cosa, giuridicamente il Superiore pu farla. Per dal punto di vista
morale deve stare attento a considerare lopportunit di farlo. Quindi
una cosa legalit e laltra cosa opportunit.
Il Superiore, sebbene non sia tenuto da alcun obbligo ad acce-
dere al loro voto, bench concorde, tuttavia, senza una ragione preva-
lente, da valutarsi a suo giudizio, non si discosti dal voto delle stesse,
specialmente se concorde.
Can. 630 1
PC 14
Tutto quello che abbiamo detto fino a adesso riguarda leserci-
zio della potest del Superiore nel foro esterno (la parola foro, forum in
latino, la piazza, quindi lambito dellattivit pubblica). Il principio
fondamentale che bisogna tenere presente che il foro interno e foro
esterno della Chiesa non possono avere ambito di comunicazione.
Quindi lesercizio della potest pubblica ha il suo binario, lesercizio
del foro di coscienza, sia sacramentale che extrasacramentale, ha la sua
strada.
I Superiori riconoscano ai religiosi la dovuta libert per quan-
to riguarda il sacramento della penitenza e la direzione della coscien-
za, salva naturalmente la disciplina dellistituto.
Il interno tocca sostanzialmente due aspetti: un foro sacramen-
tale che viene a coincidere con la pratica della penitenza, o confessio-
25
ne, o riconciliazione, e c anche un discorso di direzione spirituale che
sempre un foro di coscienza extrasacramentale.
Quando un fedele viene a parlare con un sacerdote, anche se
non apre il suo cuore da un punto di vista confessione sacramentale,
chiede o presuppone nel sacerdote una riservatezza, quello che in altri
termine si chiama il segreto ministeriale distinto dal sigillo sacramen-
tale che tocca il foro del sacramento. Questo ambito di riservatezza noi
lo possiamo estendere a tutto quello che la direzione spirituale.
Perch anche se non un sigillo sacramentale, perch non unazione
di confessione dei peccati, implica una riservatezza che va mantenuta.
Qual il problema? il problema che ci possano essere delle influen-
ze tra lesercizio del governo e la confessione, tra lesercizio di gover-
no e la direzione spirituale. Sia perch un Superiore abusando possa
dirigere i sudditi servendosi come strumento di sacramento della dire-
zione spirituale, sia perch i sudditi possano bloccare il Superiore ser-
vendosi come strumento. Si parte dal fatto che si distinguono di per s
la confessione e la direzione spirituale. C un principio di riconosci-
mento ai sudditi di libert, per che subito va controbilanciato con il
discorso della disciplina dellistituto. Io non sono tenuto a essere
costretto di scegliere un padre spirituale che mi imposto dal
Superiore, per io stesso non sono libero di scegliere un padre spiritua-
le che abita in Gerusalemme. Quindi liberte anche disciplina dellisti-
tuto.
2
I Superiori provvedano con premura, a norma del diritto pro-
prio, che religiosi abbiano disponibilit di confessori idonei, ai quali
possano confessarsi con frequenza.
3
Nei monasteri di monache, nelle case di formazione e nette
comunit pi numerose degli istituti laicali vi siano, dintesa con la
comunit interessata, confessori ordinali approvati dallOrdinario del
luogo, senza tuttavia alcun obbligo di presentarsi a loro.
26
4
I Superiori non ascoltino le confessioni dei propri sudditi, a
meno che questi non lo richiedano spontaneamente.
5
I religiosi si rivolgano con fiducia ai Superiori, ai quali posso-
no palesare lanimo proprio con spontanea libert. per vietato ai
Superiori indurii in qualunque modo a manifestare loro a propria cos-
cienza.
Il foro esterno lambito di esercizio di potest di Superiore, il
foro interno invece una realt molto pi personale e inviolabile che a
nessun modo deve essere toccata da Superiore, a meno che io nella mia
dignit di persona vada a palesare o aprire la mia coscienza o confes-
sare i miei peccati al Superiore.
3) I capitoli
Can. 596
Ci sono due tipi di potest: quella dominativa e quella di gover-
no. La potest dominativa tocca il battesimo (potesta battesimale). La
potest ecclesiastica di governo tocca lordine sacro. Se listituto lai-
cale o non clericale i Superiori esercitano la potest dominativa.
Invece se listituto clericale i Superiori esercitano tutti e due ambiti
di potest, a livello personale. La stessa cosa deve essere vista a livel-
lo di Superiori collegiali nei capitoli. I capitoli delle congregazioni
monastiche o degli ordini monastici esercitano la potest ecclesiastica
di governo. Per cui essendo la loro una potest ecclesistica di governo
can. 129 2 i fedeli laici possono cooperare in questa potest, non pos-
sono partecipare a pieno titolo. Perch il fondamento di questo eserci-
zio di potest lordine sacro. Ecco allora che la partecipazione delle
monache nei capitoli non che proibita, ma si rientra in questo canone
in cui si parla della loro presenza come laici che collaborano.
Can. 631 1
PC 14
27
II capitolo generale, che ha nellistituto la suprema autorit a
norma delle costituzioni, deve essere composto in modo da rappresen-
tare lintero istituto, per risultare vero segno della sua unit nella cari-
t.
Il capitolo generale il segno dellunit nella carit. La conse-
guenza di questo segno dellunit nella carit il fatto che sia la supre-
ma autorit nellistituto. Il capitolo generale deve rappresentare a livel-
lo di case, di province, di monasteri, anche a livelli di attivit.
Quali sono i compiti di un capitolo? Al capitolo compete
soprattutto:
1) tutelare il patrimonio dellistituto,
2) promuovere un adeguato rinnovamento che si armonizzi al
patrimonio,
3) eleggere il Moderatore supremo,
4) trattare gli affari di maggiore importanza e
5) emanare norme, che tutti sono tenuti ad osservare.
1) Il patrimonio dellistituto un complesso di realt teologi-
che, spirituali e anche giuridiche che si sono accumulate nel corso degli
anni.
Can. 578
LG 45; PC 2
Lintendimento e i progetti dei fondatori latino usa il termine
mens, patrimonium, cio che testa avevano, cosa avevano in testa i fon-
datori quando avevano dato vita), sanciti dalla competente autorit
della Chiesa, relativamente alla natura, alfine, allo spirito e allindole
dellistituto, cos come le sane tradizioni, cose che costituiscono il
patrimonio dellistituto. Il patrimonio non qualcosa che io mi costrui-
sco, ma qualcosa che io ho ricevuto, e che a mia volta devo trasmette-
re. Perch non sia i capricci di singoli o di singole comunit o dei grup-
po, ma che ci sia una finalit nellambito dellistituto, un indirizzo uni-
tario, questa tutela del patrimonio spetta al capitolo, e il capitolo fa rife-
rimento alla Santa Sede.
28
2) Promuovere un adeguato rinnovamento che si armonizzi: il
rinnovamento nella vita consacrata, ritorno alle fonti. Tutti questi temi
ormai sono presenti in tutta la letteratura che riguarda la VC dopo il
Concilio. Per come si deve distinguere tra sane tradizioni che possia-
mo far risalire ai fondatori, quindi alla mente dei fondatori? Possiamo
avere che nel corso dei secoli, soprattutto ordini o congregazioni, isti-
tuti molto anziani hanno maturato delle esperienze che effettivamente
non hanno niente a che fare con i fondatori. Perci dobbiamo stare
attenti a ci che tradizione e ci che sana tradizione.
3) Eleggere il Moderatore supremo: se il capitolo di un istituto
centralizzato, riguarda lelezione di un Superiore generale; se un
capitolo di un istituto che diviso in provincie riguarda Superiore pro-
vinciale; se capitolo di una congregazione riguarda lAbate presiden-
te.
4) Trattare gli affari di maggiore importanza: il capitolo si riu-
nisce ogni tanto. Quindi effettivamente quando il capitolo non riuni-
to, latto che sta del capitolo o lesercizio di certe facolt che sono pro-
prie del capitolo generale, vengono a essere esercitate da Presidente
con il suo consiglio, generale con il consiglio. Le costituzioni non le
pu scrivere con il suo consiglio, ma vanno redatte dal capitolo della
congregazione. Si possono fare anche il capitolo speciale, sinterrompe
la scadenza temporale nel procedere al capitolo, oppure certi argomen-
ti importanti si rimandano fino al capitolo.
5) Emanare norme, che tutti sono tenuti ad osservare: il capito-
lo di un istituto fa essenzialmente questo ruolo di centro di unit per
custodire la fisionomia dellistituto.
2. (Can. 631)
PC 14
La composizione e lambito di potest del capitolo siano defini-
ti dalle costituzioni, il diritto proprio deve inoltre determinare il rego-
lamento da osservarsi nella celebrazione del capitolo, specialmente
per quanto riguarda le elezioni e la procedura dei lavori.
Quando noi parliamo delle costituzioni, diciamo solamente
qualcosa rispetto a tutto quello che di diritto proprio dellistituto.
29
Noi abbiamo il Diritto Canonico che diritto comune, diritto
universale. Un riferimento abbiamo che listituto ha un diritto proprio.
In che cosa consiste il diritto proprio dellistituto? Le costituzioni. Il
verbo constituo indica lidea di stabilit, cio le costituzioni sono la
parte stabile, fissa. Nellistituto di diritto pontificio queste costituzioni
sono redatte dal capitolo della congregazione e sono approvate dalla
Santa Sede. Questo significa che per cambiare solo una virgola del
testo bisogna fare tutti i passaggi e lapprovazione della S. Sede. Per
altre il testo delle costituzioni, che il testo fondamentale, abbiamo
altri testi accessori: i direttori, dichiarazioni, ratio studiorum e tanti
altri documenti che sono prodotti allinterno di un istituto, possono
essere anche non approvati dalla S. Sede che significa che senza anda-
re alla S. Sede questo diritto proprio pu essere modificato dallo stes-
so istituto, dal capitolo dellistituto.
Diritto C. (CIC) Costituzioni Capitolo Generale Santa S.
Diritto Proprio (approvazione)
Direttorio
Dichiarazioni
Ratio Studiorum
Per noi le costituzioni non sono il testo base, perch noi profes-
siamo secondo la Regola. Mentre per tutti gli istituto le costituzioni
sono il testo giuridico e fondamentale, per noi le congregazioni mona-
stiche le costituzioni sono il modo in cui nel nostro istituto, nella nostra
congregazione viviamo la Regola. Le costituzioni fanno parte del dirit-
to proprio, ma hanno una collocazione giuridica diversa da tutti gli altri
testi. Perch le costituzioni devono andare alla S. Sede, invece tutti gli
altri testi rimangono nellambito dellistituto.
3
PC 4; PC 14
Secondo le norme stabilite dal diritto proprio, non solo le pro-
30
vince e le comunit locali, ma anche qualunque religioso pu libera-
mente far venire al capitolo generale i propri desideri e proposte.
Il capitolo si compone di membri di diritto e membri eletti. La
regola generale che il governo dellistituto entra tutto nel capitolo.
Per es. Presidente con i suoi consiglieri, anche se stanno per scadere,
entrano nel capitolo. Si presuppone che ogni comunit, o ogni provin-
cia dal momento che invia un membro eletto o pi membri eletti, que-
sti membri eletti si facciano portavoce delle comunit, delle province.
Uno che eletto da una comunit, ma non per questo diviene nel capi-
tolo portavoce di quella parte che lo ha eletto. Una cosa il delegato
della comunit, una cosa rappresentante della comunit. Noi abbiamo
nei capitoli membri eletti che sono membri delegati, ma non sono
membri che rappresentano, rappresentare in senso giuridico vuoi dire
parlare in nome di... Tutto listituto deve vedersi presente nel capitolo,
perch deve essere il segno dellunit nella carit. Si partecipa al capi-
tolo essendo membro, o in tanti altri modi. Un modo in cui tutti si pos-
sono fare presente quello di partecipare con i suggerimenti, cio la
consultazione che si pu fare, si fa prima del capitolo.
Alle costituzioni non deve appartenere lordine delle celebra-
zioni del capitolo, cio quella specie di rituale, quel insieme di regole,
norme che servono per celebrare il capitolo.
Il capitolo della congregazione non lunico capitolo che pos-
siamo trovare nellistituto. Listituto pu essere diviso in tante parti, per
es. in province. Come esiste un capitolo che per tutto listituto, ci pu
essere un capitolo per la singola provincia, o una parte dellistituto che
equiparata giuridicamente alla provincia. Per siccome le possibilit
nel diritto proprio dellistituto possono essere infinite, il Codice riman-
da totalmente questa materia al diritto proprio dellistituto, e quindi alle
costituzioni dei singoli istituto.
Can. 632
II diritto proprio determini con esattezza quanto riguarda gli
altri capitoli dellistituto e altre assemblee simili, cio la loro natura e
autorit, la composizione, il modo di procedere e il tempo della cele-
brazione.
31
Importante che tutte queste realt non siano lasciate allarbi-
trio di un Superiore personale, perch se il capitolo un Superiore col-
legiale, bisogna avere la certezza del diritto che ogni tre anni, per esem-
pio, ci sar la celebrazione di questo capitolo, e non vada spostata se
non per gravi motivi; perch altrimenti c il rischio che un Superiore
personale bloccando la celebrazione di un Superiore collegiale non
abbia pi quellorganismo di controllo, di verifica che invece il
Superiore collegiale deve svolgere come funzione.
Oltre i capitoli, come realt di governo, noi possiamo avere
altre assemblee e altre riunioni, altre possibilit che sono espressioni di
collegialit, di comunione. Queste realt possono esserci in un istituto
e in altri non possono esserci.
Can. 633 1
PC 14
Gli organismi di partecipazione o di consultazione adempiano
fedlmente la funzione loro affidata a norma del diritto universale e
proprio, ed esprimano nel modo loro proprio la sollecitudine e la par-
tecipazione di tutti i membri in vista del bene dellintero istituto o della
comunit.
Qui possiamo far entrare le riunioni della comunit, i capitoli
conventuali. Non ne possiamo qualificare come Superiore collegiale,
per certamente un capitolo conventuale pu essere un controllo e un
limite alla potest del Superiore personale. Se un Abate per fare delle
azioni ha bisogno del consenso del capitolo conventuale, non pu agire
senza averlo chiesto e non pu agire diversamente da quello che il
voto del capitolo conventuale.
Il sinodo dei Presidi, o il sinodo dellordine rientrano in quelle
assemblee con un carattere collegiale espressione di comunione del-
listituto, anche se non possiamo chiamare Superiore collegiale.
32
2
Nellistituire e nel servirsi di questi mezzi di partecipazione e di
consultazione si proceda con saggia discrezione e il loro modo di agire
sia conforme allindole a atte finalit dellistituto.
Anche in queste forme di partecipazione che si possono venire
a creare o ad adottare, stare attenti che anche esperienze buone in un
altro istituto non possono sempre avere la stessa bont di frutti nel pro-
prio. Certi istituti che nascono con delle finalit e usano anche determi-
nati mezzi per fare determinati tipi di riunioni o di consultazione, que-
sto non sempre pu adattarsi a mondo monastico, e vice versa certe isti-
tuzioni di collegialit che sono proprio del mondo monastico pu darsi
che non abbiano lo stesso valore in istituti moderni. Quindi si parla del
patrimonio, bisogna mantenersi con una certa novit, per sempre
fedelt alla tradizione.
Ammissione dei candidati e formazione dei religiosi
1) Ammissione al noviziato
chiaro che lidea del postulato non fissata nel Codice.
Quindi ogni istituto o congregazione pu stabilire, come criterio, un
periodo di preparazione a piacimento. In genere tradizionalmente tutti
gli istituti hanno un minimo di tempo che prepara al noviziato, il novi-
ziato, per eccellenza, il tempo di prova.
Can. 641
Il primo elemento giuridico di rilievo che dobbiamo considera-
re : chi pu ammettere al noviziato? Essendo linizio della vita nel-
listituto, gi dal noviziato, chiaro che c un Superiore che deve far
iniziare questa vita.
Il diritto di ammettere i candidati al noviziato spetta ai
Superiori maggiori a norma del diritto proprio.
E gi qui vediamo una differenza che tra il mondo monastico e
tutti gli altri istituti. Perch per noi Superiore maggiore qualsiasi
Superiore di casa sui iuris, mentre in un altro istituto il Superiore mag-
33
giore il generale o il provinciale.
Can. 642
PC 12; OT 11
I Superiori ammettano con la pi attenta cura soltanto coloro
che, oltre allet richiesta, abbiano salute, indole adatta e la maturit
sufficiente per essere assumere il genere di vita proprio dellistituto; la
salute, lindole e la maturit siano anche verificati, alloccorrenza, da
esperti, formo restando il disposto del can. 220.
Lobbligo del Superiore quello di avere attenta curae soltan-
tocoloro che... dal un punto di vista giuridico significa che oltre lob-
bligo e la responsabilit di carattere morale, di ammettere o non
ammettere, coloro che non hanno questi requisiti non devono ammes-
si. Siano ammessi soltanto coloro che hanno questi requisiti. Chi non
ha questi requisiti non devono, non che non pu essere ammesso.
Let richiesta: 17 anni. Si mette questa et in modo che la pro-
fessione semplice venga coincidere con la maggior et. Quindi gli
impegni che uno prende davanti alla Chiesa, siano anche impegni che
uno prende con la propria maturit umana. Let un criterio oggetti-
vo: si sa quando uno nato e quando compie gli anni. una cosa mate-
matica da calcolare. Per le altre tre cose che seguono, non sono ogget-
tive. Ecco allora questo discernimento dei Superiori che tocca aspetti di
carattere soggettivo, cio salute, indole adatta e maturit sufficiente.
Maturit sufficiente: Qui non si tratta di ammettere o non
ammettere i cretini, gli stupidi, gli immaturi. Si tratta di ammettere per-
sone che hanno una maturit sufficiente, proporzionata al tipo di vita
che intraprendono. Un esempio di S. Tommaso: per spiegare il tipo di
maturit che serve per un contratto matrimoniale dice: c bisogna di
una maturit proporzionata al tipo di contratto matrimoniale. Perch
anche un bambino piccolo capisce che cosa il contratto, perch se al
bambino diamo dei soldi per comprare le caramelle, il bambino va,
lascia i soldi e prende le caramelle. Questo un contratto, per il bam-
bino non sa che cosa il contratto matrimoniale.
34
Indole adatta: Ci sono delle realt che noi portiamo con noi
stesso che toccano il nostro carattere, il nostro modo di pensare che ci
appartengono, possiamo smussarle, piegarle ma non ne perdiamo. La
persona che estroversa, lo sar sempre, come la persona che intro-
versa lo sar sempre. E non detto che determinate realt siano com-
faccenti per tutti gli stili di vita consacrata. Quindi anche questi tempe-
ramenti possono pi o meno incanalati, per non possono essere n sot-
tratti n modificati, perch sono componenti del nostro stesso essere. E
la consacrazione si fa di tutta noi stessi. Ci possono essere persone pi
votate a una vita di certosino e meno votate a una vita di apostolato.
La salute: Come la sanit di vita un aiuto alla comunit, la cat-
tiva salute pu diventare un peso per la comunit.
2) Invalidit giuridica del noviziato
Can. 643 1
ammesso invalidamente al noviziato:
1) chi non ha compiuto 17 anni di et;
2) chi sposato, durante il matrimonio; Da alcuni anni inizia-
ta una prassi, che non entrata nel Diritto, ma propria della
Congregazione per gli istituti di vita consacrata, di dispensare da que-
sto numero. In genere pu accadere che la persona si sposata, la
moglie in vita o il marito in vita, per di fatto siano gi separati,
divorziati. In questo caso pu accadere che la persona, ormai abbando-
nata dal congiunge che non si risposato, chieda di entrare in monaste-
ro. La S. Sede ammette che una persona, bench sia sposata, possa
essere ammessa ai voti, cio alla piena incorporazione allistituto, affat-
to che.
1- il vescovo diocesano faccia una sentenza di separazione dei
congiungi, quindi una sentenza di separazione ecclesiastica che si
aggiunge a quella che gi avvenuta,
2- si chiede che non ci siano figli minorenni. Perch il fatto di
avere figli minorenni comporta degli obblighi di diritto naturale,
35
3- non ci siano altri tipo di dipendenze, cio che non abbia debi-
ti, che non abbia prigione da scontare, che non abbia commesso nulla
per cui deve arrendere il torna a conto.
3) chi attualmente legato con un vincolo sacro a qualche isti-
tuto di vita consacrata o stato incorporato in una societ di vita apo-
stolica, salvo il disposto del con 684; chiaro che se io ho un vincolo
sacro con un istituto di VC, io appartengo a questo istituto. Non avreb-
be senso far iniziare nel mio istituto a uno che gi ha una sua vita pro-
pria nel suo istituto.
4) chi entra nellistituto indotto da violenza, da grave timore o
da inganno, e chi accettato da un Superiore costretto allo stesso
modo; la Chiesa tutela fino allestremo il discorso che ogni scelta di
vita ha bisogno della libert. chiaro che se la persona non libera di
scegliere la sua scelta nullo(nel caso del matrimonio). Quindi qualsia-
si realt che tocchi sia la persona, futuro novizio, sia il Superiore che
fosse costretto in assenza di libert da ammetterlo, gli atti sono nulli.
Le nullit poi si moltiplicano. Perch se una persona che non doveva
essere ammessa al noviziato che fa la professione, la sua professione
invalida. Chi ha fatto la prima professione invalida, professione solen-
ne sar invalida. Con la professione solenne la persona entra a pieno
titolo nelle decisioni, nelle votazioni, nelle elezioni. Quindi una perso-
na che non ha titolo e entra in una elezione, lelezione nulla, che
significa gli atti posti da Superiore, che stato invalidamente, sono
nulli.
5) chi ha nascosto di essere stato incorporato in un istituto di
vita consacrata o in una societ di vita apostolica. La persona che ha
fatto parte di un istituto, adesso non ne faccia pi, si presenti in una
comunit, o in un monastero e non dica nulla. Solo per questo fatto,
indipendentemente dal motivo di lasciare la casa, il suo noviziato non
valido. Perch un ingresso nel nuovo istituto che si fonda sullin-
ganno. La presunzione negativa, se questo non ha parlato aveva qual-
cosa da nascondere.
Si diventa chierico dal momento dellordinazione diaconale.
Dal momento dellordinazione diaconale il chierico appartiene a una
36
diocesi, incardinato alla diocesi. Mentre per noi, che siamo religiosi,
dal momento che siamo ordinati siamo incardinati allistituto.
Can. 644
I Superiori non ammettano al noviziato chierici secolari senza
consiliare il loro Ordinario, n persone gravate di debiti e incapaci di
estinguerli.
Di per s una Chiesa particolare ha il suo presbiterio, e i chieri-
ci appartengono a quel presbiterio. Scardinarli cos una cosa illegitti-
ma, se non fatta con tutte le dovute, norme stabilite dalla legge. E di
fatto al momento della professione perpetua o solenne il chierico viene
effettivamente scardinato dalla sua diocesi e incardinato allistituto. Di
fatto c una concessione che il chierico che membro della diocesi
possa fare il suo noviziato, la sua esperienza e si prepari alla professio-
ne solenne.
Can. 645 1
I candidati, prima di essere ammessi al noviziato, devono pro-
durre un attestato di battesimo, di confermazione e di stato libero.
Attestato di battesimo, perch chiaramente la consacrazione che
si fa con la professione si fonda su quella consacrazione battesimale.
necessario il battesimo, e bisogna essere battezzati nella Chiesa
Cattolica o in essa accolti e non separati da atto formale. Perch non ha
senso ammettere nellistituto chi non battezzato nella Chiesa
Cattolica. Serve il certificato della confermazione, perch un sacra-
mento della maturit cristiana che si richiede prima di quelle scelte di
vita che si involgono un cristiano. Quindi serve per il matrimonio, per
lordine sacro e anche per lo stato di consacrazione nella VC. Lo stato
libero che il candidato non legato dal matrimonio. Quindi una
prova esterna documentale che uno non sposato.
2
Se si tratta di ammettere chierici, o persone che furono ammes-
se in un altro istituto di vita consacrata, o in una societ di vita apo-
37
stolica o in seminario, si richiede inoltre (per il diritto) lattestato rila-
sciato rispettivamente dallOrdinario del luogo, o dal Superiore mag-
giore dellistituto o della societ, oppure dal rettore del seminario.
Questi documenti di per s andrebbero presentati alla comunit
quando si fa latto capitolare per ammettere al noviziato. La documen-
tazione va seguita dalla comunit. Perch chi pone un qualsiasi atto
dando un voto, deve essere messo delle condizioni di poter esprimere
il suo voto.
3
Il diritto proprio pu esigere altri documenti circa lidoneit
richiesta per i candidati e limmunit da impedimenti.
4
I Superiori, se loro pare necessario, possono chiedere altre
informazioni, anche sotto segreto.
Questa espressione sotto segreto rientra sempre in quel canone
220 che dice che la tutela della buona fama deve essere sempre tenuta
presente.
3) Il noviziato e la formazione dei novizi
La parola novizio si riferisce a unidea di nuovo. Il noviziato
con cui si inizia la vita religiosa, la vita nellistituto indica questo senso
di novit.
Can. 646
Il noviziato, con il quale sinizia la vita nellistituto, ordinato
a far s che i novizi possano prendere meglio coscienza della vocazio-
ne divina, quale propria dellistituto, sperimentarne lo stile di vita,
formarsi mente e cuore secondo il suo spirito; e al tempo stesso siano
verificate le loro intenzioni e la loro idoneit.
38
Nel mondo monastico il Superiore che ammette al noviziato il
Superiore maggiore, cio lAbate, lAbadessa del monastero.
Considerando che nel mondo monastico ogni monastero sui iuris sede
di formazione, chiaro che la formazione va fatta nel monastero pro-
prio. Questa la regola generale, il monastero la scuola di servizio
divino che si apprende. Quindi questo il primo criterio. Tutte le altre
forme, cio mandare i novizi fuori, noviziato di gruppo, sono eccezio-
ni. La preparazione culturale e la formazione sono due cose completa-
mente distinte, non per opposte. Certamente non un grado accade-
mico che abilita un candidato a un discorso di formazione. La vera for-
mazione si fa nella casa. La formazione, nel diritto della Chiesa, ha una
prima e fondamentale dimensione esistenziale, non scientifica.
Oltre lelemento giuridico di un Superiore che mi ammette al
noviziato, oltre i presupposti giuridici che io devo avere per essere vali-
damente ammesso, il noviziato si compie validamente in una casa
deputata a questo scopo che per noi, nellordine monastico, non ha tutta
questa rilevanza, perch di per s il monastero sui iuris sede di novi-
ziato. Mentre gli altri istituti hanno sede di vita e sede di formazione.
Can. 647 1
Lerezione della casa di noviziato, la sua soppressione o il trasferimen-
to della sede siano fatti mediante un decreto scritto del Moderatore
supremo con il consenso del suo consiglio.
Dette in altre parole sarebbe Superiore generale per listituto centraliz-
zato, o se si tratta degli istituti monastici Abate generale o Abate presi-
dente.
2
Il noviziato, per essere valido, deve essere compiuto in una casa rego-
larmente designata allo scopo. In casi particolari e a modo di eccezio-
ne su concezione del Moderatore supremo con il consenso del suo con-
siglio un candidato pu fare noviziato in unaltra casa dellistituto
sotto la guida di un religioso approvato che faccia le veci del maestro
dei novizi.
39
3
Il Superiore maggiore pu permettere che il gruppo dei novizi
per determinati periodi di tempo dimori in unaltra casa dellistituto da
lui stesso designata.
Can. 648 1
Per essere valido il noviziato deve comprendere dodici mesi, da
trascorrere nella stessa comunit del noviziato, fermo restando il
disposto del con. 647, 3. Cio che tutto il gruppo dei novizi si sposti.
Se capita che un novizio deve assentarsi dalla casa del novizia-
to fino a 15 giorni lassenza non contata, dopo i 15 giorni fino a tre
mesi va recuperata, dopo tre mesi noviziato invalido e bisogna rico-
minciare. Il Superiore maggiore ha sempre la possibilit di ammettere
uno al noviziato 15 giorni prima.
2
Per integrare la formazione dei novizi le costituzioni possono
stabilire, oltre al tempo di cui al 1, uno o pi perodi di esercitazioni
apostoliche, da compiersi fuori dalla comunit del noviziato.
3
Il noviziato non sia prolungato oltre i due anni.
Due anni sono sufficienti per capire se io sono fatto per quella
vita e quella vita fatta per me.
Can. 649 1
Salvo il disposto delle esercitazioni apostoliche unassenza
dalla casa del noviziato che superi i tre mesi, continui o discontinui,
rende invalido il noviziato.
2
Con il permesso del Superiore maggiore la prima professione
pu essere anticipata non oltre 15 giorni.
Invece la professione perpetua fino a un trimestre si pu antici-
pare.
40
Can. 650 1
Lo scopo del noviziato esige che i novizi siano formati sotto la
direzione del maestro, secondo un regolamento di formazione, da
determinarsi dal diritto proprio.
Quello che si chiama in genere ratio studiorum, piano di forma-
zione, cio le materie del noviziato, il modo di gestire il noviziato una
cosa comune dellistituto.
2
La direzione dei novizi, sotto lautorit dei Superiori maggiori,
riservata unicamente al maestro.
Il Superiore libero di costituire maestro chi vuole, una perso-
na in sua fiducia, per nello stesso tempo non deve poi intralciare
lopera del maestro, altrimenti perde dautorit.
Can. 651 1
II maestro dei novizi deve essere un membro dellistituto che
abbia emesso i voti perpetui e sia stato legittimamente designato.
Deve essere professo solenne, dicendo in maniera monastica,
perch chiaramente una persona essendo pienamente incorporata
allistituto deve guidare a questa piena incorporazione che ha solamen-
te con la professione solenne.
Sia legittimamente designato, questatto di delega che il
Superiore che resta responsabile della formazione fa maestro, legittima
poi a maestro prendere tutte quelle decisioni che sono legate al suo uffi-
cio. Quindi bisogna che ci sia una nomina scritta, consegnata nel foro
esterno e che risulti agli atti.
2
Al maestro si possono assegnare, quando occorre, degli aiutan-
ti i quali devono a lui sottostare per quanto riguarda la direzione del
noviziato e il regolamento della formazione.
Se la direzione dei novizi riservata a solo maestro, pur rima-
nendo sotto autorit del Superiore competente, gli aiutanti avranno un
ruolo solo marginale, a meno che non ci sia vice maestro. Questi aiu-
41
tanti non possono fare cose che il maestro non avesse delegato loro.
Can. 652 1
Spetta al maestro e ai suoi aiutanti discernere e verificare la
vocazione dei novizi e gradatamente formarli a vivere la vita di perfe-
zione secondo le norme proprie dellistituto.
Il ruolo del maestro dei novizi pi importante di quello
dellAbate. Perch lAbate si trova a lavorare su persone gi formate,
mentre chi forma le coscienze da un punto di vista monastico il mae-
stro dei novizi. Lidea di un maestro come formatore ha una responsa-
bilit morale molto pi grande di un Superiore. Questo ruolo di discer-
nimento, la responsabilit del maestro una responsabilit che deve
incontrare una collaborazione. Perch nessuno pu formare altre perso-
ne se queste persone non vogliono essere formate.
2
PC 6; OT 8-11
I novizi devono essere aiutati
1) a coltivare le virt umane e cristiane; la buona educazione,
la gentilezza ecc. per innestare su una realt di educazione umana e cri-
stiana,
2) devono essere introdotti (incanalati) in un pi impegnativo
cammino di perfezione mediante lorazione e il rinnegamento di s; la
vita cristiana e lavita consacrata la sequela di Cristo per professione
dei CE. Che cosa che unisce i vari consigli evangelici che il Signore ha
dato per tutti i fedeli, a quella che poi la pratica di scelta di vita che noi
viviamo attraverso voti pubblici? Un rinnegamento di s. Quindi un
discorso di obbedienza, di castit, di povert, il novizio non vive i voti
perch ha una professione. Ma un novizio deve essere abituato al fatto
che vive limitato in certe esperienze in vista dei voti che deve compie-
re.
3) Guidati alla contemplazione del mistero della salvezza e alla
lettura e meditazione delle sacre Scritture; preparati a rendere culto a
Dio nella sacra liturgia; formati alle esigenze della vita consacrata a
Dio e agli uomini in Cristo attraverso la pratica dei consigli evangeli-
42
ci; questi doveri delliniziazione del novizio nella vita della comunit
sono gli stessi doveri che abbiamo trovato nellufficio del Superiore.
Qui c un elemento non strettamente scientifico, ma pi di carattere
dottrinale. Quindi una formazione esistenziale si avvia durante il novi-
ziato una conoscenza scientifica in senso accademico, ma di trasmis-
sione di contenuti che abbraccia anche questa realt: Scrittura, liturgia,
consigli evangelici ecc. Noi facciamo la professione in riferimento a
una Regola, alle costituzioni che dobbiamo conoscere. Nessuno profes-
sa dei voti religiosi in assoluto, li professa in riferimento alle costitu-
zioni che la Chiesa ha approvato.
4) Informati... sullindole e lo spirito, k finalit e la disciplina,
la storia e la vita dellistituto, queste realt sono quelle pi di caratte-
re culturale che devono essere inserite nel piano di formazione. Qui si
tratta di conoscere i contenuti della propria consacrazione futura.
3
I novizi, consapevoli della propria responsabilit, si impegnino
ad una attiva collaborazione con il proprio maestro per poter rispon-
dere fedelmente alla grazia della vocazione divina.
4
PC 24; OT 2
I membri dellistituto si adoperino nel cooperare alla formazio-
ne dei novizi, per la parte che loro spetta, con lesempio della vita e
con la preghiera.
Il maestro il delegato per la formazione, questa formazione
avviene sotto la vigilanza del Superiore, la comunit collabora in que-
sto aiuto.
5
Il tempo di noviziato, di cui al con. 648, 1 (12 mesi continui),
sia dedicato allopera di formazione vera e propria; perci i novizi non
siano occupati in studi o incarichi non direttamente finalizzati a tale
formazione.
La validit del noviziato comporta anche che ci sia una prepa-
43
razione, una valutazione, cio che questa non rimanga teoria.
Can. 653 1
Il novizio pu liberamente lasciare listituto, e daltra parte
lautorit competente dellistituto pu dimetterlo.
Il novizio bench col noviziato abbia iniziato la vita
nellIstituto, non un membro dellistituto, per cui pu lasciare perch
non ha legami con listituto. Pu essere non lui a voler lasciare ma lau-
torit competente, quindi il maestro o il Superiore. Lautorit compe-
tente deve dire al novizio perch lo manda via? Per diritto universale
non detto niente. Per cui bisogna vedere le costituzioni. Alcune costi-
tuzioni dicono espressamente che la causa di dimissione deve essere
detta. Per alcune costituzioni danno la facolt al Superiore di non dire
nulla. Per un discorso di dignit della persona, una persona che viene
mandata via, a meno che non sia uno scandalo per cui il motivo noto,
deve sapere perch stata mandata via.
2
Compiuto il noviziato, se il novizio viene giudicato idoneo, sia
ammesso alla professione temporaneo, altrimenti sia dimesso; se rima-
ne qualche dubbio sulla sua idoneit (finisce il noviziato, si fa il capi-
tolo conventuale la met per il s la met per il no. Il diritto universale
dice che si pu prorogare, continuare il noviziato, per non oltre di sei
mesi. Qui bisogna tenere presente quello che dice il diritto proprio) il
Superiore maggiore pu prolungare il periodo di prova a norma del
diritto proprio, ma non oltre sei mesi.
4) La professione religiosa
Can. 654
LG 44-45
Con la professione religiosa i membri assumono con voto pub-
blico lobbligo di osservare i tre consigli evangelici, sono consacrati a
Dio mediante il ministero della Chiesa e vengono incorporati allisti-
tuto con i diritti e doveri definiti giuridicamente.
44
I voti pubblici servono a definire il nostro stato giuridico. Il
verbo latino consecrantur pu essere tradotto in due modi: sono consa-
crati(in senso passivo) oppure si consacrano a Dio. Tutti e due modi di
traduzione sono esatti. Uno sottolinea pi il discorso personale: io mi
consacro a Dio; laltro in dica latteggiamento passivo: sono consacra-
to al culto divino. Questo verbo si presta a un gioco letterario voluto in
cui nel discorso della professione sottolinea sia lambito della volont
delluomo, sia lambito della dedicazione a Dio.
La professione solenne, o definitiva, o perpetua vincola in senso
pieno allistituto, e quindi comporta una partecipazione piena dei dirit-
ti e dei doveri nellistituto. Mentre la professione temporanea pur
essendo la premessa di quella perpetua, vincola sia allistituto perch si
tratta di voti pubblici, ma sono temporanei, e un professo temporaneo
non gode della pienezza di diritti e di doveri nellambito dello stesso
istituto.
Can. 655
La professione temporanea venga emessa per un periodo di
tempo, determinato dal diritto proprio, e non deve essere inferiore a tre
anni, n superiore a sei. Si da poi uneccezione fino a nove.
Che succede tra tre e sei? Il significato questo: la prima pro-
fessione va sempre fatta per tre anni. Dopo i tre anni di prima profes-
sione si possono rinnovare i voti a piacimento: per un giorno, un mese,
un anno, tre anni. Importante per che ci sia una continuit materiale
tra la prima professione e la professione perpetua, perch non si viva
senza voti.
Can. 656
Per la validit della professione temporanea si richiede che
1) chi la vuole emettere abbia compiuto almeno 18 anni di et;
lamaggior et, uno maggiorenne. A questet uno pu prendere degli
impegni, anche in uno stato di consacrazione.
2) il noviziato sia portato a termine validamente;
3) ci sia lammissione, fatta liberamente da parte del Superiore
competente, con il voto del suo consiglio a norma del diritto; quando
45
si parla liberamente sintende tutto quello che si detto nel noviziato:
senza dolo, senza inganno, senza violenza. Lammissione non mai
fatta da Superiore da un punto di vista personale. In genere questo atto
avviene nei nostri monasteri per un atto della comunit, nel capitolo
conventuale.
4) la professione sia espressa, e venga emessa senza che ci sia
violenza, timore grave o ingannagli discorso di libert che accompagna
latto del Superiore competente si affianca allatto di libert di colui
che emette i voti. Come uno deve entrare in monastero, deve entrare in
noviziato liberamente, cos liberamente deve essere ammesse alla pro-
fessione. Quindi qualsiasi costrizione di carattere morale, fisico, psico-
logico che venisse a turbare in maniera pesante la libert che previo
alla professione, questo atto, pur sembrando una bellissima cerimonia,
un atto che non esiste. Perch la Chiesa tutela con la nullit tutti gli
atti che comportano una scelta di vita se non sono fatti nella libert.
5) sia ricevuta dal legittimo Superiore, persona/mete o mezzo di
altro.
Can. 657 1
Allo scadere del tempo per il quale fu emessa la professione il
religioso che lo richiede spontaneamente ed ritenuto idoneo sia
ammesso alla rinnovazione della professione o alla professione perpe-
tua; altrimenti deve lasciare listituto.
Il noviziato ha un duplice compito: io conosco listituto e la
comunit mi conosce. Questo stesso duplice discorso non termina col
noviziato, ma continua anche oltre tutto il periodo di professione tem-
poranea. Listituto pone un nuovo giudizio al momento della mia
ammissione della professione solenne che molto pi impegnativo. La
professione solenne un impegno della comunit verso la persona e un
impegno della persona verso la comunit, e quindi la professione solen-
ne diventa un impegno molto pi pesante da un punto di vista morale.
Due realt: il religioso chiederlo e il Superiore deve ammetterlo, dop-
pio discorso di conoscere e essere conosciuto.
Quali sono le tre possibilit?
1) continuare la professione semplice,
46
2) ammissione alla professione definitiva,
3) uscita dallistituto.
2
Se per pare opportuno, il tempo della professione temporanea
pu essere prolungato dal Superiore competente secondo il diritto pro-
prio, facendo tuttavia in modo che il periodo in cui il religioso vinco-
lato dai voti temporanei non superi complessivamente la durata di
nove anni.
Da notare che solo se il diritto proprio lo concede.
3
La professione perpetua pu essere anticipata per giusta causa,
ma non oltre un trimestre
Il Superiore pu anticipare questa professione perpetua, e que-
sto non tocca la validit di niente. Dal momento che la professione in
genere si reputa unica e il discorso di differenza della professione e
solenne un discorso di gradualit ma deve esserci una continuit, alla
professione solenne dedicato un solo canone effettivo.
Can. 658
Tutto quello che si detto in riferimento alla professione sem-
plice, vale anche per la professione solenne; per a quelli elementi di
validit descritti al canone 656, dobbiamo aggiungerne due: let fisica
e numero minimo di anni di professione temporanea. 18 anni per la
professione temporanea, e 21 anni per la professione perpetua.
Naturalmente la professione di CE mediante i voti pubblici,
come sequela di Cristo, molto pi alta nella sua realt di grazia teo-
logale di quello che abbiamo descritto qui. La nostra consacrazione non
si riduce a questo. Il Codice dice solamente che questo minimo deve
essere la base su cui dobbiamo costruire tutto il resto.
47
5) La formazione dei religiosi
Can. 659 1
PC 18; OT 22; PO 19
In ogni istituto, dopo la prima professione, si continui la forma-
zione di tutti i membri perch possano condurre pi integralmente la
vita propria dellistituto e rendersi meglio idonei a realizzarne la mis-
sione.
E un canone generico. Tutti gli istituti possono scegliere in che
maniera, dopo la prima professione, i loro membri possano continuare
questa formazione che non si deve sostituire o demandare una forma-
zione accademica. Anche chi studia, che fa dei corsi per apprendere il
tipo di formazione culturale, deve avere un modo di formazione che sia
conforme alla spiritualit, al patrimonio, allindole dellistituto.
Lelemento strettamente culturale, accademico, scientifico non sostitui-
sce quella formazione esistenziale che accompagna tutta la nostra vita.
La formazione non si nel noviziato, ma continua.
2
PC 18
Pertanto il diritto proprio deve stabilire il regolamento e la
durata di questa formazione, tenendo presenti le necessit della Chiesa
e le condizioni delle persone e dei tempi, secondo quanto esigono la
finalit e lindole dellistituto.
Ogni indirizzo distituto comporta anche un indirizzo diverso di
formazione che deve essere sempre tenuto presente.
3
La formazione dei membri che si preparano a ricevere gli ordi-
ni sacri regolata dal diritto universale e dal piano degli studi pro-
prio dellistituto.
Un religioso che chiamato agli ordini sacri e studia filosofia,
teologia, questa la formazione che la Chiesa richiede per potersi ordi-
nato chierico. Ma lui come religioso ha bisogno di continuare un tipo
di formazione che non ha niente a che fare con questa, ma deve accom-
pagnare questa. Perch lui non un chierico disincarnato, lui vivr il
48
suo essere sacerdote come monaco, o come chierico regolare, o come
un membri di istituto ospedaliere ecc. Lo stile di vita dellistituto com-
porta anche uno stile di vita pastorale.
Can. 661
CD 16; PC 18; PO 19
Per tutta la vita i religiosi proseguano assiduamente la propria
formazione spirituale, dottrinale e pratica; i Superiori ne procurino
loro mezzi e il tempo.
La formazione dottrinale possiamo farla coincidere sia con il
discorso di trasmissione di contenuti: la storia dellordine, la Regola;
sia anche dottrinale in senso di scientifica, cio quella formazione che
si fa nelle scuole preposti a questo per gradi accademici. La formazio-
ne praticabisogna distinguere da formazione pi esistenziale, informa-
le. Pratica nel senso non un vero studio, ma che si acquista con leser-
cizio con la vita di comunit. Sono tre aggettivi differenti che ci indi-
cano tre diversi tipi di formazione: formazione iniziale; noviziato fino
alla professione perpetua; formazione permanente, dalla professione
perpetua per tutta la vita. Quindi formazione la dividiamo: iniziale e
permanente. Sia la formazione iniziale, sia la formazione permanente
deve essere spirituale, scientifico-dottrinale, esistenziale-pratica.
Can. 660 1
La formazione deve essere sistematica, per formazione non
dobbiamo intendere un qualcosa daccessorio, di provvisorio, di par-
ziale: facciamo una conferenza, impariamo qualcosa ecc. La formazio-
ne in quanto tale ha bisogno di essere in qualche maniera strutturata. Si
comincia per livelli, il sistema, cio bisogna cogliere subito il senso
dellunit della formazione. Bisogna avere un programma, uno stile, un
modo di fare riferimento in questa formazione. Deve essere adeguata
alla recettivit dei membri: se io ho davanti delle persone che si sono
avvicinate alla fede da poco, ho un modo di trattare che diverso da
quelli che presuppongono un grande cammino di fede. C un discorso
di adeguarsi allauditorio.
Deve essere spirituale e apostolica: questi due aggettivi non
devono essere visti in opposizione, perch la vita apostolica o la testi-
monianza apostolica, o lopera apostolica degli istituti compiuta solo
49
per il fatto di esistere nella Chiesa. Una cosa questo apostolato comu-
ne che tutti i religiosi hanno come istituti, devono alimentare con la
preghiera, penitenza, con la loro testimonianza della vita. Unaltra cosa
lopera dellapostolato che si possono aggiungere, e alcuni istituti si
aggiungono per carisma, a quello che questo apostolato comune e
fondamentale di tutti. Io posso fare un discorso molto spirituale di for-
mazione, e per lo stesso fatto che spirituale, perch legato alla vita
dellistituto, apostolico senza che debba necessariamente aprirmi ad
opera di apostolato. Esempio classico S. Teresa di Lisieux che
patrona delle missioni, ma era una monaca di clausura.
Lapostolato e lopera di apostolato sono due realt completa-
mente distinte.
Quindi la formazione sia spirituale, perch deve toccare aspetti della
vita dellistituto che sono proprio legati al carisma, alla spiritualit che
la parte pi elevata dello stile di vita e questo modo di vivere la
parte anche pi elevata nello stile di vita, per sua stessa natura compor-
ta una collaborazione nellagire al dinamismo allinterno della Chiesa.
Deve essere dottrinale e insieme pratica: possiamo conoscere la
Bibbia, la Regola a memoria, ma poi n la viviamo n la trasmettiamo
come valore. C una formazione che lAbate nella Regola deve dare,
perch osserva la Regola. A volte nei nostri modi di formare, privile-
giando la categoria culturale, noi ci fermiamo a livello dottrinale.
Mentre la vita delle comunit ha un grandissimo spazio di formazione
pratica: lambito della liturgia, lambito della parola, lo stesso lavoro
manuale, lascesi, cio quello sforzo di vivere la vita comunitaria quo-
tidiana, sono tutti ambiti di formazione. una formazione informale,
pi di carattere dottrinale.
Deve portare anche al conseguimento dei titoli convenienti, sia
ecclesiastici sia civili, secondo I
!
opportunit. La realt dottrinale-
scientifica non una realt formazione che viene esclusa.
Presupponendo che una principale e prima formazione e di carattere
spirituale e di pratica per la stessa vita dellistituto, alcuni o tutti o parte
della comunit pu ricevere anche una particolare formazione, che pu
anche, da un punto di vista scientifico, arrivare a raggiungere dei titoli
ecclesiastici o civili. Per questa formazione posta allultimo posto di
tutte le possibili, perch non la pi essenziale. Molte volte capita che
50
in monastero entra una persona che ha gi un titolo accademico, ma
non per questo una persona che formata in comunit.
Obblighi e diritti degli Istituti e dei loro membri
Can. 662
LG 46; PC 1-2; PO 18.
I religiosi abbiano come suprema regola di vita la sequela di
Cristo proposta dal Vangelo ed espressa ntte costituzioni del proprio
istituto.
Chiaramente il Vangelo per tutti i battezzati, quello che quali-
fica la nostra osservanza aver fatto una professione di voti pubblici
secondo una regola e delle costituzioni. Le costituzioni sono il modo
con cui oggi il nostro istituto vive la regola, e quindi contengono quel-
lo che insieme a diritti e doveri che abbiamo liberamente assunto e
che possiamo liberamente esercitare pienamente dal momento della
nostra professione solenne.
Can. 663 1
CD 33; PC 2; PC 5; PC 6; PO 18.
Primo e particolare dovere di tutti i religiosi deve essere la con-
templazione delle verit divine e la costante unione con Dio nellora-
zione.
Si qualifica giuridicamente come dovere. Sono gli effetti della
consacrazione: facciamo una professione a Dio, facciamo voti pubbli-
ci, ma al di l di vivere la povert, la castit, lobbedienza, la stabilit
in maniera positiva e astenersi da tutto ci che si oppone al voto, alla
virt della povert, castit, obbedienza, stabilit, esistono degli obbli-
ghi di vita in base a questa consacrazione che si innesta su quella bat-
tesimale. Sono realt che tutti i battezzati devono fare, ma dal momen-
to che siamo consacrati a Dio con un nuovo e peculiare titolo, quel tito-
lo di devozione, di culto, di sacrificio a Dio in quanto battezzati viene
essere ampliato, allargato in forza di questa nostra consacrazione. Ecco
51
allora se tutti devono pregare, in particolar modo devono pregare i reli-
giosi; se tutti devono tendere una contemplazione delle realt divine, in
particolar modo noi.
2
PC 6; PO 18
Questa assiduit, unione con Dio nella preghiera ha una sua
forma di particolare atto di culto che la partecipazione allEucaristia.
I religiosi facciano tutto il possibile per partecipare ogni giorno al
Sacrificio eucaristico, ricevano il Corpo santissimo di Cristo e adori-
no lo stesso Signore presente nel Sacramento.
Questa norma che indica la possibilit, il diritto proprio in gene-
re viene a restringere questauspicio come un obbligo, per cui c la
Messa quotidiana. Questo stesso auspicio vale per i sacerdoti, non per
i consacrati. Perch il sacerdote non obbligato quotidianamente alle
celebrazioni eucaristiche. Quindi non si vuole dare lobbligo a una real-
t che santa, ma non avrebbe nessun valore se fatta per forza.
3
PC 6; OT 8; DV 25; PO 18
Attendano alla lettura della sacra Scrittura e allorazione men-
tale, alla dignitosa celebrazione dtta liturgia dtte ore secondo le
disposizioni del diritto proprio, e compiano gli altri esercizi di piet,
fermo restando per i chierici lobbligo di recitare lUfficio se non reci-
tano in comunit.
E in genere nel diritto proprio accade che a questo obbligo sono
tenuti anche i non chierici se sono professi solenni.
4
LG 65; OT 8
Onorino con culto speciale, anche con la pratica del rosario
mariano, la Vergine Madre di Dio, modello e patrona di ogni vita con-
sacrata.
52
5
PO 18
Osservino fedelmente i tempi annuali di sacro ritiro.
Can. 664
PO 18
I religiosi siano perseveranti nella conversione dellanimo a
Dio, attendano anche allesame quotidiano di coscienza e si accostino
con frequenza al sacramento della penitenza.
La frequenza si intende in genere nellarco di quindici giorni, se
dovesse fissare il diritto proprio.
Can. 665 1
PC 15
I religiosi devono abitare nella propria casa religiosa osservan-
do la vita comune e non possono assentarsene senza licenza del
Superiore. Se si tratta di una assenza prolungata, il Superiore maggio-
re, col consenso del suo consiglio e per giusta causa, pu concedere a
un religioso di vivere fuori dtta casa dellistituto, ma non pi di un
anno.
Quindi lassenza legittima vale per un anno, si dice legittima
perch secondo la leggesse invece uno sta fuori dal monastero per pi
di un anno per motivi di salute, di studio o di apostolato da svolgere a
nome dellistituto, allora in questi tre casi lassenza pu essere superio-
re allanno. una cosa che ha una sua realt nel tempo. Lapostolato
deve essere esercitato in nome dellistituto.
2
II religioso che si allontana illegittimamente dalla casa religio-
sa, con lintenzione di sottrarsi alla potest dei Superiori, deve essere
da questi sollecitamente ricercato e aiutato, perch ritorni e perseveri
nella propria vocazione.
C primo un discorso di misericordia, dopo si procede a norma
di legge. E bene non mantenere queste realt in sospeso, perch ci sono
tante conseguenze di carattere giuridiche, di canoniche, civili che pos-
53
sono poi fare riferimento a situazioni lasciate cos.
Tutti i religiosi, anche gli istituti pi aperti, pi apostolici devo-
no avere uno spazio riservato ali comunit che giuridicamente chiamia-
mo quella certa separazione dal mondo che tipica di ciascun istituto.
Questa separazione pu essere solamente una parte riservata della casa
religiosa, pu essere tutta la casa religiosa: monastero di clausura in
senso classico. Il discorso della clausura o ambito riservato della comu-
nit il discorso di mezzi della comunicazione.
Can. 666
IM 9; IM 10; PC 12
Nel fare uso dei mezzi di comunicazione sociale si osservi la
necessaria discrezione e di eviti tutto quanto pu nuocere alla propria
vocazione e mettere in pericolo la castit di una persona consacrata.
La separazione un obbligo inteso come ambito riservato della
comunit, ma attenzione a far entrare in comunit cose che distolgono
questo ambito riservato.
Can. 667 1
In ogni casa si osservi la clausura adeguata allindole e alla
missione dellistituto (quella separazione dal mondo che tipica di tutti
i religiosi), secondo la determinazione del diritto proprio (le costituzio-
ni devono avere anche un solo articolo che trattano di questargomen-
to, perch si tratta di un argomento che costituisce e identifica la vita
consacrata religiosa), facendo in modo che ci sia sempre una parte
della casa riservata esclusivamente ai religiosi.
Quindi per quanto listituto non abbia spazi propri per poter
vivere questa separazione, questa separazione deve creare anche in
maniera minima restringendo una parte della casa alla sola comunit.
La comunit un luogo in cui un gruppo di persone che deve fare una
vita fraterna in comune, ha bisogno di spazi propri. Quindi lidea di
clausura sempre positiva.
54
2
PC 16
Nei monasteri di vita contemplativa di dovr osservare una pi
rigorosa disciplina di clausura.
Perch la comunit ha bisogno di uno spazio molto pi intenso,
molto pi chiuso per poter vivere la vita di contemplazione.
3
PC 7; PC 16
I monasteri di monache interamente dedite alla vita contempla-
tiva devono osservare la clausura papale, cio conforme alle norme
date dalla Sede Apostolica. Tutti gli altri monasteri di monache (quei
monasteri di monache che non sono dediti interamente contemplativa)
osservino la clausura adatta allindole propria e definita dalle costitu-
zioni.
Si dice costituzionale, perch fissata nelle costituzioni del
monastero della federazione. La clausura papale molto pi rigorosa.
Per la distinzione giuridica questa: mentre la clausura costituziona-
le ogni singolo monastero pu costruire a sua immagine, sulle norme
date dalla Sede Apostolica, quella che chiamiamo papale pi solen-
ne, e non si pu scegliere, il monastero pu solo scegliere se adottarla
o meno, ma una volta che la scelta tutte le norme vengono dallalto.
Mentre una clausura costituzionale il/la Superiore/Superiora maggiore
pu dispensarla.
4
Il Vescovo diocesano ha la facolt di entrare, per giusta causa,
nella clausura dei monasteri di monache situati nella sua diocesi e pu
anche permettere, per causa grave e col consenso dtta Superiora, che
altri siano ammessi nella clausura e che le monache stesse ne escano
per il tempo strettamente necessario.
Qui si fa un po riferimento ai monasteri di cui can. 615, cio
quei monasteri non incorporati. Perch se il monastero incorporato,
questi funzioni che sono del Vescovo, a norma delle costituzioni spet-
tano al padre immediato.
55
Can. 668
Legato al discorso della povert c anche un discorso di gestio-
ne dei beni. Come bisogna comportarsi nei confronti dei beni che uno
possiede o che uno pu ereditare? Chiaramente non tutti gli istituti reli-
giosi hanno la medesima normativa, abbiamo degli istituti di cui mem-
bri devono cedere tutto, devono fare testamento, rinuncia a secondo
dellindole dellistituto.
1
Avanti la prima professione, i membri cedano lamministra-
zione dei propri beni a chi preferiscono, se le costituzioni non stabili-
scono altrimenti, liberamente dispongano del loro uso e usufrutto.
Distinguiamo: un possesso di beni, una propriet di beni, unammini-
strazione di beni e un usufrutto di beni. Chi il proprietario? colui
che ha in mano un bene e esclude tutti gli altri dalluso, dallusufrutto
di questo bene. La propriet del bene rimane al professo. Che cosa devo
cedere al momento della prima professione? Il possesso, che significa
luso di una cosa escludendo tutti gli altri tranne il padrone. Essi devo-
no inoltre, almeno prima della professione perpetua, redigere il testa-
mento, che risulta valido anche secondo il diritto civile. Bisogna distin-
guere tra il testamento e rinunzia dei beni. Se io ho dei beni, e al
momento della professione solenne faccio testamento, io non lascio
niente, perch il testamento ha valore come atto giuridico alla mia
morte. Quindi quello che bisognerebbe fare la rinunzia radicale ai
beni. Dal momento della professione in poi tutto quello che io guada-
gner a qualsiasi titolo, va al monastero.
2
Per modificare queste disposizione per giusta causa, come
anche per porre qualunque atto relativo ai beni temporali, devono
avere la licenza del Superiore competente a norma del diritto proprio.
Io faccio un testamento che vale per il futuro; per modificare, in
qualsiasi maniera, devo fare riferimento al permesso del Superiore.
3
PC 13
56
Tutto ci che un religioso acquista con la propria industria
(lavoro) o a motivo dellistituto, rimane acquisito per listituto stesso.
Ci che riceve come pensione, sussidio, assicurazione, a qualunque
titolo(anche i soldi che uno riceve da un benefattore), rimane acquisi-
to dallistituto, a meno che il diritto non disponga diversamente.
Alcuni istituti hanno la possibilit che i religiosi, bench faccia-
no i voti di povert, possono trattenere una certa offerta che si chiama
il peculium, una certa quantit di denaro.
4
Chi per la natura dellistituto deve compiere la rinuncia radi-
cale ai suoi beni la rediga, possibilmente in forma valida anche secon-
do il diritto civile, prima della professione perpetua.
Can. 669 1
PC 17
I religiosi portino labito dellistituto, fatto a norma del diritto
proprio, quale segno della loro consacrazione e testimonianza di
povert.
La formula usata, una formula di comando, quindi esprime un
dovere.
2
I religiosi chierici di un istituto che non ha abito proprio adot-
teranno labito clericale a norma del can. 284.
Labito che si usa nella zona, approvato dalla conferenza epi-
scopale.
Can. 670
LG 43; PC 18
Listituto ha il dovere di procurare ai suoi membri quanto, a
norma delle costituzioni, necessario per realizzare il fine della pro-
pria vocazione.
Un sano equilibrio della formazione comporta anche un certo
equilibrio per quanto riguarda lorario della stessa struttura della vita
57
secondo lindole dellistituto, perch certo se un istituto nasce per atti-
vit apostoliche non pu trasformarsi in istituto contemplativo. Se alcu-
ni istituti nascono con determinate finalit, non possono trasformarsi in
unaltra realt diversa. Quindi questo un discorso che ogni singolo
istituto deve vedere in modo che la persona abbia i mezzi per poter rea-
lizzare la propria vocazione, perch altrimenti ha poco senso essere in
quellistituto e non in un altro.
Can. 671
Sempre riferendo al fatto che ognuno debba avere i modi,
tempi, spazi, opportunit di vivere la propria vocazione un religioso
non pu assumere incarichi o uffici fuori del proprio istituto senza la
licenza del legittimo Superiore.
Per chiudere questi diritti e doveri abbiamo alcuni canoni che di
per s non riguardano i religiosi in s, ma riguardano lo stato clericale.
Il Codice dal momento che vede questi canoni, che sono propri dello
stato clericale, molto importanti anche per la vita dei consacrati, fa un
rimando.
Can. 672
I religiosi sono obbligati dalle disposizioni dei cann. 277, 285,
286, 287 e 289.
Can. 277 1
PO 16
I chierici sono tenuti allobbligo di osservare la continenza per-
fetta e perpetua per il regno dei cieli, perci sono vincolati al celibato,
che un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri pos-
sono aderire pi facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in
grado di dedicarsi pi liberamente al servizio di Dio e degli uomini.
2
I chierici si comportino con la dovuta prudenza nei rapporti
con persone la cui familiarit pu mettere in pericolo lobbligo della
continenza oppure suscitare lo scandalo dei fedeli.
58
3
PO 16
Spetta al Vescovo diocesano vigilare per controllo di questa
norma.
Can. 285 1
I chierici si astengano da tutto ci che sconveniente al proprio
stato, secondo le disposizioni del diritto particolare.
2
Evitino ci che... alieno dallo stato clericale.
3
fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che com-
portano una partecipazione allesercizio del potere civile.
4
Non devono prendere nessun tipo di amministrazione per cui
sono tenuti a rendere il conto.
Qui quello che fondamentale questo: parlare di cose sconve-
nienti allo stato clericale sono qualcosa che di per s non il male in
s, per pu essere male per la mentalit, per lo scandalo della gente
ecc.
Can. 286
Si proibisce di esercitare unattivit affaristica e commerciale
senza la licenza della legittima autorit ecclesiastica.
Can. 287 2
Riguarda la partecipazione nei partiti politici che vietata ai
chierici, a meno che lautorit ecclesiastica competente non stimi un
bene che la Chiesa abbia in quella situazione particolare una presen-
za di ministri sacri o di religiosi come membri di un partito per la dife-
sa della libert della Chiesa. C un divieto generale, ma in certi casi
pu diventare una necessit la presenza dei chierici.
59
Can. 289 1
Si parla del servizio militare che di per s non conviene ai chie-
rici.
Lapostolato degli Istituti
Can. 673
LG 42; LG 44; LG 46; CD 33; PC 5; PC 6; AGD 11; AGD 12;
Lapostolato di tutti i religiosi consiste in primo luogo nella
testimonianza della loro vita consacrata, che essi sono tenuti ad ali-
mentare con lorazione e con la penitenza.
Si configura come diritto e dovere a tempo stesso.
Can. 674
LG 46; CD 35; PC 7; PC 9
istituti interamente dediti alla contemplazione occupano sem-
pre un posto eminente nel Corpo mistico di Cristo: essi infatti offrono
a Dio un eccelso sacrificio di lode, arricchiscono il popolo di Dio con
i frutti preziosi della santit, mentre con il proprio esempio lo stimola-
no e con una misteriosa fecondit apostolica lo estendono. Perdo, per
quanto urgente sia la necessit dellapostolato attivo, i membri di tali
istituti non possono essere chiamati a prestare laiuto della loro opera
nei diversi ministeri pastorali.
Can. 675 1
LG 12; PC 8
Negli istituti dediti alle opere di apostolato lazione apostolico
appartiene alla loro stessa natura. Perci lintera vita dei membri sia
permeata di spirito apostolico, e daltra parte tutta lazione apostolica
sia animata dallo spirito religioso.
2
PC 8
Lazione apostolica deve sempre sgorgare dallintima unione
60
con Dio, e nello tempo stesso consolidarla e favorirla.
Qui ci dice che non dobbiamo pensare che tutto ci che con-
templazione, sia contraria a unazione di apostolato, e tutto ci che
strettamente azione di apostolato esista di per s. C sempre un discor-
so mutuo: non c contemplazione che poi non abbia opere, e non ci
sono opere che non abbiano bisogno di contemplazione.
3
CD 33-35; PC 8; AA 20; AA 23
Lazione apostolica, da esercitarsi a nome della Chiesa e per
suo mandato, sia condotta nella comunione con la Chiesa.
La vita consacrata non appartiene alla struttura gerarchica della
Chiesa, ma la vita consacrata partecipa nella vita dello spirito della ric-
chezza della Chiesa, della santit della Chiesa. Se la vita consacrata
agisce in nome della Chiesa si suppone una comunione con la Chiesa.
61
INDICE
LA VITA CONSACRATA...........................................................3
Can. 573 1...............................................................................4
2...............................................................................5
1) ISTITUTO DI VITA CONSACRATA RELIGIOSA ...............................6
Can. 607 1...............................................................................6
2...............................................................................7
Can. 1192 2.7
Can. 607 3...............................................................................8
2) ISTITUTO DI VITA CONSACRATA SECOLARE................................8
Can. 710 ....................................................................................8
Can. 711 ....................................................................................9
3) SOCIET DI VITA APOSTOLICA.................................................10
Can. 731 1.............................................................................10
4) VITA EREMITICA .....................................................................11
Can. 603 1.............................................................................11
5) ORDINE DELLE VERGINI ..........................................................11
Can. 604 1.............................................................................11
Can. 605 ..................................................................................12
IL GOVERNO DEGLI ISTITUTI ............................................13
1) I SUPERIORI 13
Can. 617 ..................................................................................14
Can. 596 1.............................................................................14
2.............................................................................14
Can. 618 ..................................................................................16
Can. 619 ..................................................................................17
Can. 620 ..................................................................................18
Can. 623 ..................................................................................19
Can. 624 1.............................................................................20
2.............................................................................21
3.............................................................................21
Can. 625 1.............................................................................21
2.............................................................................21
Can. 626 ..................................................................................22
2) Il Consiglio23
62
Can. 627 1.............................................................................23
2.............................................................................24
Can. 127 1.............................................................................24
2.............................................................................25
Can. 630 1.............................................................................25
2.............................................................................26
3.............................................................................26
4.............................................................................27
5.............................................................................27
3) I capitoli 27
Can. 596 ..................................................................................27
Can. 631 1.............................................................................27
Can. 578 ..................................................................................28
Can. 631 2.............................................................................29
3.............................................................................31
Can. 632 ..................................................................................32
Can. 633 1.............................................................................32
2.............................................................................33
AMMISSIONE DEI CANDIDATI E FORMAZIONE DEI RELI-
GIOSI 33
1) Ammissione al noviziato.......................................................33
Can. 641 ..................................................................................33
Can. 642 ..................................................................................34
2) Invalidit giuridica del noviziato..........................................35
Can. 643 1.............................................................................35
Can. 644 ..................................................................................37
Can. 645 1.............................................................................37
2.............................................................................38
3.............................................................................38
4.............................................................................38
3) Il noviziato e la formazione dei novizi .................................38
Can. 646 ..................................................................................38
Can. 647 1.............................................................................39
2.............................................................................39
3.............................................................................40
Can. 648 1.............................................................................40
63
2.............................................................................40
3.............................................................................40
Can. 649 1.............................................................................40
2.............................................................................40
Can. 650 1.............................................................................41
2.............................................................................41
Can. 651 1.............................................................................41
2.............................................................................41
Can. 652 1.............................................................................42
2.............................................................................42
3.............................................................................43
4.............................................................................43
5.............................................................................43
Can. 653 1.............................................................................44
2.............................................................................44
4) La professione religiosa........................................................44
Can. 654 ..................................................................................44
Can. 655 ..................................................................................45
Can. 656 ..................................................................................45
Can. 657 1.............................................................................46
2.............................................................................47
3.............................................................................47
Can. 658 ..................................................................................47
5) La formazione dei religiosi ...................................................47
Can. 659 1.............................................................................47
2.............................................................................48
3.............................................................................48
Can. 661 ..................................................................................49
Can. 660 1.............................................................................49
OBBLIGHI E DIRITTI DEGLI ISTITUTI E DEI LORO MEMBRI
51
Can. 662 ..................................................................................51
Can. 663 1.............................................................................51
2.............................................................................52
3.............................................................................52
4.............................................................................52
64
5.............................................................................53
Can. 664 ..................................................................................53
Can. 665 1.............................................................................53
2.............................................................................53
Can. 666 ..................................................................................54
Can. 667 1.............................................................................54
2.............................................................................55
3.............................................................................55
4.............................................................................55
Can. 668 1.............................................................................56
2.............................................................................56
3.............................................................................56
4.............................................................................57
Can. 669 1.............................................................................57
2.............................................................................57
Can. 670 ..................................................................................57
Can. 671 ..................................................................................58
Can. 672 ..................................................................................58
Can. 277 1.............................................................................58
2.............................................................................58
3.............................................................................59
Can. 285 1.............................................................................59
2.............................................................................59
3.............................................................................59
4.............................................................................59
Can. 286 ..................................................................................59
Can. 287 2.............................................................................59
Can. 289 1.............................................................................60
LAPOSTOLATO DEGLI ISTITUTI........................................60
Can. 673 ..................................................................................60
Can. 674 ..................................................................................60
Can. 675 1.............................................................................60
2.............................................................................60
3.............................................................................61
65