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TAR CATANIA CITTADINI CONTRO TIRRENOAMBIENTE S.P.A. RICHIESTA


ANNULLAMENTO DECRETO 391 2009 DEL 2 SERVIZIO VIA VAS 393 2008 DISCARICA
MAZZARA' S. ANDREA CONTRADA ZUPPA'

N. 00145/2014REG.PROV.COLL.
N. 00154/2013 REG.RIC
N. 00188/2013 REG.RIC


R E P U B B L I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
sezione staccata di Catania (Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2513 del 2009, proposto da:
Umberto Torre, Mariano Stroscio, Antonino Aveni, Giuseppe Accetta, Francesca
Conti, Giuseppe Bonanno, Antonino Bonanno, Elena Puliafico, Filippa Bonanno,
Antonino Crisafulli, Silvia Pesce, Francesco Fazio, Benito Foti, Natala Maria
Fazio, Caterina Sofia, Filippo Di Natale, Domenico Isgr, Saverio Ginevra,
Giovanni Arena, Giuseppe Risica, Filippo Crisafulli, Tindaro Risica, Alfio Antonio
Risica, Domenico Stoppia, Domenico Torre, Filippo Fazio, Giovanni Perdichizzi,
Antonino Italiano, Marilena Lopes, Carmelo Lopes, Tindaro Benenati, Antonino
Spano, Franco Lopes, Carmelo Sofia, Sandro Puliafico, Santo Giorgianni,
Pasquale Tindari Belardo, Angelo Miano e Rocco Cambria, rappresentati e difesi
dallAvv. Raffaela Pugliano, con domicilio presso Rosario Magnano di San Lio, in
Catania, Via G. Leopardi 103;
contro
- Assessorato al Territorio ed allAmbiente della Regione Siciliana, in persona
dellAssessore pro-tempore, rappresentato e difeso dallAvvocatura Distrettuale
dello Stato di Catania, domiciliataria in Catania, Via Vecchia Ognina 149;
- Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione della
Regione Siciliana, in persona dellAssessore pro-tempore, rappresentato e
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difeso dallAvvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliataria in
Catania, Via Vecchia Ognina 149;
- Commissario delegato per lemergenza rifiuti e la tutela della delle acque in
Sicilia, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e
difeso dallAvvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliataria in
Catania, Via Vecchia Ognina 149;
- Agenzia Regionale per i rifiuti e le acque, in persona del legale
rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dallAvvocatura
Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliataria in Catania, Via Vecchia
Ognina 149;
- Agenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente, in persona del legale
rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dallAvv. Giuseppe
Billitteri, domiciliata presso la sede del Dipartimento Provinciale di Catania, in
Catania, Via Carlo Ardizzone 35;
- Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, in persona del legale rappresentante
pro-tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Mariacarla Minasi e Giancarlo
Niutta, domiciliata presso lAvv. Liliana Iachelli, in Catania, Via Messina 829
(presso lUfficio Legale dellAzienda Ospedaliera Cannizzaro);
- Comune di Mazzarr S. Andrea, in persona del Sindaco pro-tempore,
rappresentato e difeso dallAvv. Giuseppe Tortora, domiciliato presso lo studio
dellAvv. Nino Grippaldi, in Catania, Via Aldebaran 9;
nei confronti di
Tirrenoambiente S.p.A., in persona del legale rappresentante, rappresentata e
difesa dagli Avv.ti Aldo Tigano e Lina Merendino, con domicilio presso la
Segreteria del Tar di Catania, in Catania, via Milano 42/a;
per lannullamento
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dei provvedimenti di seguito indicati: 1) decreto n. 391 in data 21 maggio
2009 del Dirigente Responsabile del Servizio 2 V.I.A/V.A.S. del Dipartimento
Territorio ed Ambiente; 2) determinazioni adottate nel corso delle conferenze
di servizi in data 25 febbraio 2009 e 17 aprile 2009; 3) note dellAgenzia
Regionale per la Protezione dellAmbiente di Messina n. 844 in data 25 febbraio
2009 e n. 1904 del 27 aprile 2009; parere del responsabile dellarea tecnico-
manutentiva del Comune di Mazzar in data 25 febbraio 2009; nota dellUnit
Operativa impianti per la gestione dei rifiuti ed opere idrauliche del Servizio II
n. 29724 in data 17 aprile 2009; nota del Servizio V n. 156 in data 6 maggio
2009; nota del Servizio III n. 217 in data 7 maggio 2009; parere della
Commissione Provinciale Tutela Ambiente di Messina di cui al verbale in data
17 marzo 2009; autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza ai Beni
Culturali ed Ambientali di Messina n. 7166/08/cc in data 11 settembre 2008;
rapporto istruttorio dellUnit Operativa Impianti per la gestione dei rifiuti ed
opere idrauliche del Servizio II n. 268 in data 25 febbraio 2009; 4) decreto n.
393 in data 23 maggio 2009 del Dirigente Responsabile del Servizio 2
V.I.A/V.A.S. del Dipartimento Territorio ed Ambiente; 5) determinazioni
adottate nel corso delle conferenze dei servizi in data 13 giugno 2008 e 12
settembre 2008; 6) rapporto istruttorio delUnit Operativa impianti per la
gestione dei rifiuti ed opere idrauliche del Servizio II n. 376 in data 12 marzo
2009; note dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente di di Messina
n. 2595 in data 12 giugno 2008 e n. 1903 in data 27 aprile 2009; nota
dellUnit Operativa S3-I n. 152 in data 7 aprile 2009; nota della I U.D. n. 665
in data 8 maggio 2009; parere favorevole del Servizio di Igiene Pubblica del
Distretto di Barcellona n. 35 in data 11 settembre 2008; nota dellUnit
Operativa 5.1 n. 158 in data 7 maggio 2009; parere reso dalla Commissione
Provinciale Tutela ed Ambiente di Messina nella riunione del 3 febbraio 2009;
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7) ordinanza del Commissario Delegato per lEmergenza Idrica n. 1133 in data
28 dicembre 2006.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dellAssessorato al Territorio ed
allAmbiente della Regione Siciliana, dellAssessorato ai Beni Culturali ed
Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana, del Commissario
Delegato per lemergenza dei rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia,
dellAgenzia Regionale per i rifiuti e le acque, dellAgenzia Regionale per
lAmbiente, del Comune di Mazzarr Sant'Andrea, dellAUSL n. 5 di Messina e
della Tirrenoambiente S.p.A.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nelludienza pubblica del giorno 19 settembre 2012 il dott. Daniele
Burzichelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO
La Tirrenoambiente s.p.a. gestisce una discarica per il conferimento di rifiuti
solidi urbani ubicata nel Comune di Mazzar S. Andrea, in Contrada Zupp.
La Regione Siciliana, con decreto n. 391 in data 21 maggio 2009 del Dirigente
Responsabile del Servizio 2 V.I.A/V.A.S. del Dipartimento Territorio ed
Ambiente, ha rilasciato alla Tirreno Ambiente lautorizzazione integrata
ambientale per la realizzazione di un impianto per la selezione dei rifiuti solidi
urbani e per la stabilizzazione della frazione organica.
Con decreto del medesimo Dirigente n. 393 in data 23 maggio 2009 si inoltre
espresso favorevole giudizio di compatibilit ambientale ed stata rilasciata
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lautorizzazione integrata ambientale per il progetto di ampliamento della
discarica.
Gli odierni ricorrenti affermano di risiedere nellabitato del Comune di Furnari,
a poche centinaia di metri dal sito ove ubicata la discarica di cui si tratta.
In punto di fatto i ricorrenti premettono che lautorizzazione di cui al citato
decreto n. 391 in data 21 maggio 2009 si riferisce ad un impianto in grado di
trattare oltre 750 tonnellate al giorno e che in forza dellautorizzazione di cui al
decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 la capienza della discarica passata da
1.480.000 metri cubi a 3.200.000 metri cubi.
Osservano inoltre che i decreti n. 391 in data 21 maggio 2009 e n. 393 in data
23 maggio 2009 sono provvedimenti tra loro connessi, anche in ragione del
fatto che, ai sensi dellart. 7, primo comma, d.lgs. n. 326/2003, i rifiuti
possono essere collocati in discarica solo dopo il prescritto trattamento.
Aggiungono, infine, che il decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 prevede
espressamente il deposito in discarica anche di rifiuti contenenti amianto.
Con il presente gravame, corredato di ampia documentazione, i ricorrenti
impugnano i seguenti provvedimenti: 1) decreto n. 391 in data 21 maggio
2009 del Dirigente Responsabile del Servizio 2 V.I.A/V.A.S. del Dipartimento
Territorio ed Ambiente; 2) determinazioni adottate nel corso delle conferenze
di servizi in data 25 febbraio 2009 e 17 aprile 2009; 3) note dellAgenzia
Regionale per la Protezione dellAmbiente di Messina n. 844 in data 25 febbraio
2009 e n. 1904 del 27 aprile 2009; parere del responsabile dellarea tecnico-
manutentiva del Comune di Mazzar in data 25 febbraio 2009; nota dellUnit
Operativa impianti per la gestione dei rifiuti ed opere idrauliche del Servizio II
n. 29724 in data 17 aprile 2009; nota del Servizio V n. 156 in data 6 maggio
2009; nota del Servizio III n. 217 in data 7 maggio 2009; parere della
Commissione Provinciale Tutela Ambiente di Messina di cui al verbale in data
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17 marzo 2009; autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza ai Beni
Culturali ed Ambientali di Messina n. 7166/08/cc in data 11 settembre 2008;
rapporto istruttorio dellUnit Operativa Impianti per la gestione dei rifiuti ed
opere idrauliche del Servizio II n. 268 in data 25 febbraio 2009; 4) decreto n.
393 in data 23 maggio 2009 del Dirigente Responsabile del Servizio 2
V.I.A/V.A.S. del Dipartimento Territorio ed Ambiente; 5) determinazioni
adottate nel corso delle conferenze dei servizi in data 13 giugno 2008 e 12
settembre 2008; 6) rapporto istruttorio delUnit Operativa impianti per la
gestione dei rifiuti ed opere idrauliche del Servizio II n. 376 in data 12 marzo
2009; note dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente di di Messina
n. 2595 in data 12 giugno 2008 e n. 1903 in data 27 aprile 2009; nota
dellUnit Operativa S3-I n. 152 in data 7 aprile 2009; nota della I U.D. n. 665
in data 8 maggio 2009; parere favorevole del Servizio di Igiene Pubblica del
Distretto di Barcellona n. 35 in data 11 settembre 2008; nota dellUnit
Operativa 5.1 n. 158 in data 7 maggio 2009; parere reso dalla Commissione
Provinciale Tutela ed Ambiente di Messina nella riunione del 3 febbraio 2009;
7) ordinanza del Commissario Delegato per lEmergenza Idrica n. 1133 in data
28 dicembre 2006.
Con il primo motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione dellart. 4
d.lgs. n. 59/2005 e del d.lgs. n. 36/2003, eccesso di potere per travisamento,
difetto di istruttoria, contraddittoriet e violazione del principio del giusto
procedimento, violazione dellart. 32 Cost. e dei principi di prevenzione e
precauzione, nonch dellart. 3 legge regionale n. 10/1991.
In particolare i ricorrenti osservano che: a) lart. 4, quarto comma, d.lgs. n.
59/2005 dispone che lautorizzazione per le discariche di rifiuti possa essere
concessa se sono soddisfatti, tra laltro, i requisiti tecnici di cui al d.lgs. n.
36/2006; b) il paragrafo 2.1, ultimo comma, dellallegato I al d.lgs. n. 36/2006
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prevede che, nel caso di rifiuti contenenti amianto, sia necessario, al fine di
evitare qualsiasi possibile trasporto aereo delle fibre, uno specifico studio sulla
distanza dai centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti, con
lulteriore precisazione che tale direttrice deve essere stabilita sulla base di dati
statistici significativi dellintero arco dellanno e relativi ad un periodo non
inferiore a cinque anni; c) il decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 si fonda
invece su un semplice e lacunoso studio anemometrico, condotto facendo
ricorso ai soli dati rilevati dalla centralina presente nella discarica e relativi ad
un periodo di quattro anni; d) il menzionato studio anemometrico evidenzia
comunque la prevalenza dei venti provenienti da sud-sudest e sud-sudovest
nelle stagioni invernali e primaverili, dei venti provenienti da sud-sudovest
nella stagione estiva e dei venti provenienti da sud-sudest nella stagione
autunnale ed afferma erroneamente che sia il Comuni di Furnari che quello di
Mazzar S. Andrea rimangono al di fuori del cono di influenza delle sopra
indicate direzioni dei venti; e) ci non risponde al vero in quanto i venti che
spirano da sud-est e da est investono labitato di Furnari, che ubicato ad
ovest e a nord della discarica; f) nello stesso studio di impatto ambientale
redatto dalla Tirreno Ambiente s.p.a. si legge (pagina 62) che ricorrente il
vento di scirocco che spira da sudest caldo e violentissimo per pi giorni di
seguito nel periodo autunno-primaverile; g) nel parere dellAUSL n. 5 in data
11 settembre 2008 si afferma esplicitamente che si avvertono periodicamente
esalazioni maleodoranti; h) la relazione (pagina 14) in merito al rilevamento
della qualit dellaria effettuato dallARPA nel periodo 29 luglio 2008-17
settembre 2008, trasmessa alla Regione con nota n. 17526 del 22 ottobre
2008 (espressamente citata a pagina 2 del rapporto istruttorio n. 376 del 12
marzo 2009, pagina 2), evidenzia la presenza di elementi come idrocarburi,
aromatici, alifatici e solforati e conferma la sussistenza di un inquinamento di
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natura organica; i) i venti, che trasportano sostanze odorigene nellabitato di
Furnari, sono in condizione di trasportare anche le fibre di amianto, la cui
lunghezza sovente pari ad appena cinque micron ed il cui diametro di soli 3
micron; l) nella nota n. 2585 in data 12 giugno 2008 dellAgenzia Regionale
per la Protezione dellAmbiente di Messina (acquisita nel procedimento
concluso con lautorizzazione n. 393 in data 23 maggio 2009) si afferma che
nel piano di intervento non viene fatto cenno alla gestione degli odori;
circa tale potenziale impatto si riporta che lunico insediamento urbano nei
pressi della discarica sarebbe il Comune di Mazzar S. Andrea, ci non vero
in quanto a circa cinquecento metri in direzione nordovest ricade il centro
abitato del Comune di Furnari; m) lo studio anemometrico, inoltre, stato
effettuato avvalendosi della sola centralina - non debitamente certificata -
esistente nella discarica e non delle varie centraline dislocate tra la discarica ed
il paese di Furnari; n) il decreto dellAssessore Regionale al Territorio ed
allAmbiente in data 28 aprile 2005 (lett. u dellAllegato B) richiede che i dati
anemometrici siano certificati da una ditta specializzata ed abilitata a tale
certificazione; o) nel decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 (punto 20) si
afferma che il gestore della discarica tenuto ad effettuare il monitoraggio ed
il controllo della concentrazione di fibre di amianto nellaria con frequenza
almeno trimestrale, con previsione di almeno due punti di prelievo lungo la
direttrice principale del vento dominante, a monte e a valle della discarica, e
con valutazione dei risultati ai sensi del decreto ministeriale in data 6 ottobre
1993 e, per quanto attiene alle fibre di amianto, mediante tecniche analitiche
di MOCF (microscopica ottica in contrasto di fase); p) tale circostanza dimostra
lassoluta insufficienza dello studio anemometrico presentato dalla societ; q)
inoltre, il punto 5.4. dellAllegato II al d.lgs. n. 36/2003 prevede una
misurazione almeno mensile delle emissioni gassose, salvo diversa prescrizione
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dellAutorit di controllo, e il successivo punto 5.5. stabilisce che la frequenza
delle misure viene fissata allinterno del piano di sorveglianza e di controllo; r)
il decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 prevede, invece, una cadenza
trimestrale delle misurazioni, senza fornire sul punto alcuna motivazione.
Con il secondo motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione delle
disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale di cui al d.lgs. n.
152/2006, del decreto assessoriale in data 24 settembre 2008, dei principi di
prevenzione e di precauzione, dellart. 32 Cost., dellart. 3 legge regionale n.
10/1991, nonch eccesso di potere per difetto di istruttoria.
In particolare i ricorrenti osservano che: a) il parere di non assoggettabilit alla
valutazione di impatto ambientale in relazione allimpianto di selezione e
stabilizzazione e la procedura di valutazione di impatto ambientale relativa
allampliamento della discarica risultano viziati in quanto in contrasto con il
decreto dellAssessore Regionale al Territorio ed allAmbiente in data 24
settembre 2008, applicabile con riferimento ad entrambe le procedure; b) il
citato decreto assessoriale, oltre a sollecitare gli enti preposti agli interventi del
caso per contrastare la presenze di sostanze maleodoranti nellaria (con
particolare riguardo agli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti, agli
impianti di compostaggio, agli inceneritori e alle discariche), stabilisce
espressamente che i progetti soggetti a valutazione di impatto ambientale
devono includere lesame delleventuale presenza e rilascio di odori e
specificare le misure preventive adottate ed indica altres una puntuale e
nutrita serie di raccomandazioni, con particolare riferimento alleffettuazione di
interventi di natura precauzionale e alla realizzazione di una rete di
monitoraggio; c) il decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 non contempla le
sopra indicate prescrizioni assessoriali e, come gi indicato e risultante dalla
menzionata nota dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente di
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Messina n. 2595 in data 12 giugno 2008, il piano di intervento non contiene
alcun cenno alla questione degli odori ed afferma erroneamente che lunico
insediamento nei pressi della discarica costituito dallabitato del Comune di
Mazzar S. Andrea; d) il decreto n. 393 in 23 maggio 2009 contempla solo le
prescrizioni di cui allAllegato II, punto n. 5.4, d.lgs. n. 36/2003, che per si
riferiscono ai livelli di tossicit degli inquinanti aerei e non riguardano la
diversa questione degli odori; e) il rapporto istruttorio n. 268 del 25 febbraio
2009 ha escluso lassoggettabilit a valutazione di impatto ambientale del
progetto relativo allimpianto di stabilizzazione, senza alcuna motivazione in
ordine alle questione degli odori e senza alcuna verifica in ordine al rispetto
delle prescrizioni in materia, con particolare riferimento a quelle di cui citato
decreto assessoriale in data 24 settembre 2009; f) il progetto presentato dalla
Tirrenoambiente s.p.a. prevede un sistema di trattamento dellaria che
garantisce valori di concentrazione delle emissioni odorigene non superiori a
300 O.U./Nmc/(h), mentre nel decreto n. 391 in data 21 maggio 2009, senza
alcuna certezza in merito alla possibilit dellimpianto di garantire tale risultato,
il limite in questione fissato in 200 O.U./Nmc/(h).
Con il terzo motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione degli artt. 23
e segg. d.lgs. n. 152/2006, nella stesura anteriore al d.lgs. n. 4/2008, degli
artt. 19 e segg. d. lgs. n. 152/2006, nella stesura successiva al d.lgs. n.
4/2008, eccesso di potere per difetto di istruttoria, contraddittoriet,
travisamento, violazione delle norme sul giusto procedimento e del d.lgs. n.
59/2005.
In particolare i ricorrenti osservano che: a) la richiesta di autorizzazione
integrata ambientale per lampliamento della discarica stata presentata dalla
Tirrenoambiente s.p.a. in data 16 maggio 2007; b) lart. 4 d.lgs. n. 4/2008
esclude che le modifiche apportate da tale decreto si applichino alle procedura
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di valutazione di impatto ambientale in corso alla data di entrata in vigore del
decreto stesso; c) in relazione al procedimento culminato nel decreto n. 393 in
data 23 maggio 2009, occorre quindi tener conto della formulazione del d.lgs.
n. 152/2006 anteriore allentrata in vigore del d.lgs. n. 4/2008; d) per quanto
attiene invece al procedimento culminato nel decreto n. 391 in data 21 maggio
2009, occorre tener conto delle modifiche di cui al citato d.lgs. n. 4/2008 in
quanto listanza per lautorizzazione relativa allimpianto di stabilizzazione
stata presentata in data 4 luglio 2008; e) ai sensi dellart. 27 d.lgs. n.
156/2006, nel testo anteriore al d.lgs. n. 4/2008, lo studio di impatto
ambientale doveva essere predisposto secondo le indicazioni di cui allallegato
V, parte II, con informazioni sulla qualit ambientale (con particolare
riferimento alla popolazione e allaria) e descrizione dei probabili effetti
dellintervento, nonch delle misure previste per evitare, ridurre o compensare
rilevanti effetti negativi; f) inoltre, lart. 34, secondo comma, d.lgs. n.
152/2006, nel testo anteriore al d.lgs. n. 4/2008, per lipotesi di procedura di
valutazione di impatto ambientale integrata nel procedimento per il rilascio
dellautorizzazione integrata ambientale, prevedeva che il progetto e lo studio
di impatto ambientale comprendessero anche le informazioni di cui allart. 5,
primo e secondo comma. d.lgs. n. 59/2005, inclusa la descrizione del tipo e
dellentit delle emissioni dellimpianto in ogni settore ambientale,
lidentificazione degli effetti significativi delle emissioni sullambiente, nonch
lindicazione di misure previste per controllare le emissioni e delle attivit di
autocontrollo e di controllo programmato; g) in contrasto con la disciplina cui si
fatto riferimento, il progetto di ampliamento della discarica non prende in
considerazione lesistenza del centro abitato di Furnari, ma contempla solo gli
effetti che lampliamento avrebbe prodotto sul territorio del Comune di
Mazzarr S. Andrea e ci a dispetto dellacquisizione agli atti del procedimento
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della menzionata nota dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbente n.
2595 in data 12 giugno 2009, in cui si evidenziava che il piano di intervento
non contemplava la questione degli odori e affermava erroneamente che
lunico insediamento urbano nei pressi della discarica fosse quelle di Mazzarr
S. Andrea, nonch delle note del Comune di Furnari (citate a pagina 2 del
rapporto istruttorio n. 376 del 12 marzo 2009) nelle quali si lamentava
limmissione di odori nauseabondi; h) risulta anche violato lart. 152/2006, che
impone di considerare gli obiettivi della protezione della salute e del
miglioramento della qualit della vita umana; i) lart. 4, ultimo comma, d.lgs.
n. 152/2006, nella versione anteriore al d.lgs. n. 4/2008, comminava la
sanzione della nullit per lipotesi di mancanza della procedura di valutazione di
impatto ambientale.; i) anche nel procedimento culminato nel decreto n. 391
in data 21 maggio 2009 sono stati compiuti solo vaghi ed inconsistenti accenni
allesistenza dellabitato di Furnari e non si comprende come si sia potuta
escludere la valutazione di impatto ambientale., tenuto conto delle previsioni di
cui agli art. 22 e segg. d.lgs. n. 152/2006, come modificato dal d.lgs. n.
4/2008, e dellAllegato VII, parte II, nelle versione successiva al citato d.lgs. n.
4/2008.
Con il quarto motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione delle
prescrizioni di cui al punto 5.4 dellallegato II al d.lgs. n. 36/2003 e degli
articoli 23 e segg. d.lgs. n. 152/2006, nonch eccesso di potere per sviamento
e contraddittoriet.
In particolare i ricorrenti osservano che: a) le prescrizioni contenute nel
decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 sono carenti, tenuto conto che tale
provvedimento prevede un monitoraggio annuale delle emissioni diffuse dalla
discarica, mentre, secondo citato il punto 5.4 dellAllegato II al d.lgs. n.
36/2003 e la successiva tabella 2, tutte le misurazioni che riguardano le
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emissioni gassose e la qualit dellaria devono avvenire con cadenza almeno
mensile; b) inoltre, nel rapporto istruttorio n. 376 in data 12 marzo 2009,
lampliamento della discarica giustificato con riferimento alla necessit di
evitare problemi di natura sanitaria e di ordine pubblico connessi al mancato
smaltimento dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Messina, mentre tali
ragioni nulla hanno a che vedere con la procedura di valutazione di impatto
ambientale; c) nel rapporto istruttorio si afferma che il progetto risulterebbe
conforme allaggiornamento del Piano Regionale dei rifiuti di cui allordinanza
n. 1133 del 28 dicembre 2006, qualora lAgenzia Regionale per i rifiuti e le
acque comunicasse allAssessorato Regionale che la discarica risulta
compresa nella nuova pianificazione regionale sui rifiuti solidi urbani; d) la
circostanza che la discarica fosse o meno inserita fra quelle per le quali era
previsto lampliamento nel Piano approvato con la citata ordinanza n.
1133/2006 del tutto ininfluente ai fini del rispetto delle norme e delle
procedure di legge, incluse quelle che disciplinano il procedimento di V.I.A.; d)
anche a voler prescindere dal fatto che linserimento della discarica in
questione fra quelle di cui al Piano approvato con lordinanza n. 1133/2006
avrebbe dovuto essere accertato in via preliminare, non risulta comunque
intervenuta alcuna comunicazione al riguardo da parte dellAgenzia Regionale
per i rifiuti e le acque.
Con il quinto motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione del punto
2.1 dellallegato n. I al d.lgs. n. 36/2003 e violazione dellart. 3 legge regionale
n. 10/1992 per difetto di motivazione.
In particolare i ricorrenti osservano che: a) il citato punto 2.1 stabilisce che di
norma gli impianti di discarica per rifiuti pericolosi non devono essere ubicati
in aree dove le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere
lintegrit della discarica e delle opere ad essa connesse, n in aree sondabili,
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instabili ed alluvionabili, salva espressa motivazione per giustificare una
decisione di segno contrario da parte dellAmministrazione e previo esame
delle condizioni locali di accettabilit dellimpianto in relazione alla distanza
dai centri abitati; b) nel caso di specie il sito in questione ricade nelle
immediate vicinanze dellalveo del Torrente Mazzar ed il decreto n. 393 in
data 23 maggio 2009 avrebbe quindi dovuto contenere unampia ed adeguata
motivazione in merito ai profili cui si fatto riferimento, essendo intervenuta
una modifica sostanziale ai sensi dellart. 2, lett. n, d.lgs. n. 59/2005, con
incremento del volume della discarica superiore al valore di soglia indicato
nellallegato I al menzionato d.lgs. n. 59/2005 e conseguente obbligo di
esaminare ex novo la compatibilit del sito giusta il rinvio al d.lgs. n.
36/2003 contenuto nellart. 4, quarto comma, d.lgs. n. 59/2005.
Con il sesto motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione delle norme
sul giusto procedimento, omessa acquisizione del parere della Commissione
Provinciale Tutela Ambiente di Messina ed eccesso di potere per travisamento.
In particolare i ricorrenti osservano che: a) nel parere in data 3 febbraio 2009
della Commissione Provinciale Tutela Ambiente di Messina dellAssessorato
Territorio ed Ambiente in merito allautorizzazione successivamente rilasciata
con decreto n. 393 in data 23 maggio 2009, si invita limpresa a fornire
chiarimenti: - sulla produzione annua di percolato nel caso in cui il volume dei
rifiuti da abbancare fosse pari a metri cubi 1.780.000, apparendo esigui i metri
cubi di percolato da estrarre, indicati in metri cubi 9.000; - sul numero delle
vasche presenti per lo stoccaggio del percolato, riverificando la produzione
media di percolato, che dovrebbe essere superiore a metri cubi 25 al giorno, in
relazione ai metri cubi 1.780.000 da abbancare; b) nel decreto n. 393 in data
23 maggio 2009 si afferma erroneamente che la Commissione Provinciale
Tutela Ambiente di Messina aveva espresso parere favorevole, mentre la
15
Commissione aveva richiesto i sopra indicati chiarimenti, che non risultano
essere mai intervenuti.
Con il settimo motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione degli artt.
5, comma 11, d.lgs. n. 59/2005, 3-quinquies, 178 e 208 d.lgs. n. 152/2006,
216 e 217 T.U. n. 1265/1934, 2 d.lgs. n. 267/2000, 31 e 34 legge regionale n.
10/2000, 2, legge regionale n. 30/2000, 97 Cost., della legge n. 241/1990,
della legge regionale n. 10/1991, della direttiva CE n. 81/1996, dei principi di
sussidiariet e precauzione, nonch eccesso di potere per illogicit manifesta,
disparit di trattamento, travisamento di fatto, violazione del giusto
procedimento e difetto di istruttoria.
In particolare i ricorrenti osservano che: a) nonostante la discarica sia ubicata
in prossimit dellabitato di Furnari, il Comune di Furnari non stato convocato
per le conferenze dei servizi che hanno preceduto i decreti n. 391 del 21
maggio 2009 e n. 393 del 23 maggio 2009; b) ai sensi dellart. 5, comma 11,
d.lgs. n. 59/2005, lautorit competente al rilascio dellautorizzazione integrata
ambientale acquisisce, entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione
dellannuncio di cui al precedente comma 7, trascorsi i quali lautorit
competente rilascia lautorizzazione anche in assenza di tali espressioni, ovvero
nellambito della conferenza di servizi di cui al comma 10, le prescrizioni del
Sindaco di cui agli articoli 216 e 217 regio decreto n. 1265/1934; c) sia nel
procedimento sfociato nel decreto n. 391 del 21 maggio 2009, sia in quello
sfociato nel decreto n. 393 del 23 maggio 2009, la modalit di acquisizione
delle prescrizioni del Sindaco stata quella della conferenza dei servizi, alle
quali per il Sindaco di Furnari non stato convocato; d) alle conferenze dei
servizi stato convocato solo il Sindaco del Comune Mazzarr S. Andrea
(Comune che anche socio di maggioranza della Tirreno Ambiente s.p.a.),
mentre il principio desumibile dal d.lgs. n. 59/2005 quello secondo cui
16
occorre garantire la partecipazione di tutti i Comuni che possano risentire
effetti negativi dallautorizzazione dellimpianto; e) non a caso lart. 15 d.lgs. n.
59/2005, nel caso che un impianto possa avere effetti negativi e significativi
sullambiente di altro Stato dellUnione, impone di comunicare a questultimo i
dati di cui agli art. 5 e 9 del medesimo decreto; f) il menzionato art. 5, comma
11, d.lgs. n. 59/2005 richiama gli artt. 216 e 216 T.U. n. 1265/1934; g) il
citato art. 216 prescrive che le manifatture o fabbriche di prima classe che
possano dar luogo ad esalazioni insalubri siano tenuti lontano dalle abitazioni e
possano essere installate nellabitato solo se il titolare provi che lesercizio
dellattivit non reca nocumento alla salute del vicinato, con obbligo in ogni
caso per il titolare di dare avviso per iscritto almeno quindici giorni prima al
Sindaco, il quale, se lo ritenga necessario nellinteresse della salute pubblica,
pu vietarne lattivazione o subordinarla a determinate cautele, h) il citato art.
217 dispone che, ogniqualvolta esalazioni possono essere di pericolo o danno
per la salute pubblica, il Sindaco prescrive le norme da applicare per prevenire
od impedire il danno e il pericolo; i) il decreto del Ministero della Sanit del 5
settembre 1994 inserisce nellelenco delle industrie insalubri di prima classe
quelle relative a depositi ed impianti di depurazione e trattamento di rifiuti
solidi e liquami; l) il Sindaco inoltre titolare dei poteri in materia di
emergenza sanitaria e di igiene pubblica di cui allart. 50, quinto comma, d.lgs.
n. 267/2000; m) risulta chiaro quindi che il Comune di Furnari doveva essere
coinvolto nei due procedimenti di cui si tratta, n) ai sensi dellart. 14-quater,
comma terzo e terzo-bis, legge n. 241/1990, richiamato espressamente
dallart. 10, quinto comma, d.lgs. n. 59/2005, il dissenso di una delle
Amministrazioni preposte alla tutela della salute e della pubblica incolumit
comporta lonere di rimettere la decisione alla conferenza unificata di cui
allart. 8 d.lgs. n. 281/1997; o) non pu ritenersi che la mancata convocazione
17
del Sindaco di Furnari possa essere superata dalla previsione di cui al citato
art. 5, comma 11, d.lgs. n. 59/2005, che consente di ritenere acquisite le
prescrizioni di cui agli art. 216 e 217 decorsi sessanta giorni dalla
pubblicazione di cui al precedente settimo comma, sia in quanto in entrambi i
casi la scelta procedimentale stata quella della conferenza dei servizi, sia in
quanto il citato comma 11 va interpretato in sintonia con lart. 7 Direttiva CE n.
61/1996 (di cui il d.lgs. n. 59/2005 costituisce misura attuativa), secondo cui
gli Stati membri, qualora siano coinvolte pi autorit, adottano le misure
necessarie al fine di garantire un approccio integrato effettivo di tutte le
autorit competenti; p) la necessaria partecipazione del Comune di Furnari ai
procedimenti culminati nei decreti n. 391 e n. 393 in data 23 maggio 2009 si
giustifica inoltre sulla base dei principi di precauzione, prevenzione e
sussidiariet di cui agli artt. 2 e 50, quinto comma, d.lgs. n. 267/2000, 216 e
217 regio decreto n. 1265/1034, , 3-ter, 3-quinquies, 178, terzo, quarto e
quinto comma, 208, terzo comma, 301 d.lgs. n. 152/2006, 7 e seguenti, 17,
secondo e quinto comma, legge n. 241/1990, 8 legge regionale n. 10/1991,
174 Trattato CE, 118, primo comma, Cost., 31 e 34 legge regionale n.
10/2000, 2 legge regionale n. 30/2000, nonch di cui allallegato IV al d.lgs. n.
59/2005; q) dalle norme appena citate si deduce altres che, pur essendo di
competenza regionale il rilascio dellautorizzazione integrata ambientale, resta
comunque in vigore la attribuzione di competenza dellente municipale in
relazione alla tutela ambientale del territorio comunale e della salute dei propri
cittadini.
Con lottavo motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione delle norme e
dei principi indicati nei precedenti motivi di gravame ed eccesso di potere.
In particolare i ricorrenti osservano che: a) nel rapporto istruttorio n. 376 in
data 12 marzo 2009 si richiama laggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti
18
in Sicilia, approvato con ordinanza commissariale n. 1133 del 28 dicembre
2006; b) la circostanza che gli interventi di cui in questa sede di si tratta
fossero contemplati nella citata ordinanza non implica - evidentemente - che
gli stessi potessero essere approvati con le violazioni di legge sopra
evidenziate; c) nel caso in cui lordinanza in questione dovesse tuttavia
intendersi nel senso di aver autorizzato lampliamento della discarica e la
realizzazione dellimpianto di selezione e stabilizzazione, la stessa risulterebbe
inficiata dai vizi di cui ai precedenti motivi di gravame.
Con il nono motivo di gravame i ricorrenti lamentano illegittimit derivata e
consequenziale, osservando che ciascuno dei vizi degli atti precedenti si
trasmette a quelli successivi, in tal modo inficiandoli.
Le Amministrazioni regionali, costituitesi in giudizio per mezzo dellAvvocatura
dello Stato, depositano memoria con la quale evidenziano la genericit della
censure sollevate dai ricorrenti e sollecitano il rigetto del ricorso.
LAzienda Sanitaria Provinciale di Messina, costituitasi in giudizio, chiede il
rigetto del ricorso, osservando che: a) nessun comportamento illegittimo
attribuibile allAzienda e nessuna eventuale pretesa risarcitoria pu quindi
essere legittimamente avanzata contro di essa; b) con parere n. 35 dell11
settembre 2008 (in coerenza con il precedente parere n. 13 del 9 febbraio
2007 e con le comunicazioni n. 68 del 29 settembre 2007 e 37 del 23
settembre 2008), lAzienda Sanitaria Provinciale di Messina ha espresso parere
favorevole allampliamento della discarica a condizione che venissero assunti
tutti i provvedimenti necessari ad impedire il prodursi di esalazioni
maleodoranti che periodicamente si avvertono, particolarmente nel non
lontano centro di Furnari; c) con successive note lAzienda ha rappresentato al
Prefetto di Messina, al Procuratore della Repubblica di Barcellona ed al Sindaco
di Furnari che la discarica risultava gestita in modo idoneo, ma che, con il
19
favore dei venti o di altri eventi metereologici, si avvertivano nei comuni
limitrofi, ed in particolare in quello di Furnari, esalazioni maleodoranti.
La Tirrenoambiente s.p.a., costituitasi in giudizio, deposita documentazione
inerente ai fatti di causa, eccepisce linammissibilit del gravame e sollecita in
subordine il suo rigetto nel merito, osservando che: a) i ricorrenti affermano di
risiedere nel Comune di Furnari, ma la mera vicinitas non costituisce
condizione idonea a fondare la legittimazione attiva per limpugnazione dei
provvedimenti autorizzatori di cui si tratta, risultando necessaria la prova - che
difetta nel caso di specie - di un pregiudizio effettivo, concreto e diretto
sofferto dai soggetti che azionino eventuali pretese in giudizio; b) i ricorrenti, a
ben vedere, lamentano lintervenuta violazione dellinteresse partecipativo del
Comune ai procedimenti in questione e paventano presunti danni alla salute
che risultano inattuali ed in contrasto con gli avvisi espressi al riguardo da
plurimi organi tecnici; c) ci anche in considerazione del fatto che la discarica
in parola stata autorizzata sin dal lontano anno 2003 e che i ricorrenti hanno
manifestato acquiescenza sia nei confronti della sua istituzione, sia nei
confronti di successivi ampliamenti dellimpianto intervenuti negli anni 2004 e
2007; d) i progetti relativi allampliamento della discarica e alla realizzazione
dellimpianto di selezione e stabilizzazione sono stati ritualmente pubblicati
dalla Tirreno Ambiente s.p.a. nelle forme di cui allart. 5 d.lgs. n. 59/2005 e
nessuna opposizione od osservazione stata formulata nel termine di cui
allottavo comma della disposizione indicata; e) con nota n. 38456/13.12/GAB
in data 1 giugno 2009, il Prefetto di Messina ha dato atto dellimportanza e
della bont tecnica del progetto, affermando che di questi elementi i Sindaci
dei Comuni di Furnari, Mazzar S. Andrea e Terme Vigliatore avevano preso
atto positivamente attribuendo grande rilievo alla prospettiva delineata; f)
come si legge nel preambolo di entrambi i provvedimenti impugnati, la zona
20
interessata dagli interventi non rientra in aree naturali protette, n inserita
in specifici piani regionali, provinciali, di bacino o di risanamento con finalit in
materia ambientale; g) in relazione alla tutela delle acque i progetti hanno
ottenuto il parere favorevole dellAgenzia Regionale per la Protezione
dellAmbiente, reso in data 27 aprile 2009; h) con parere del 17 aprile 2009, il
Servizio 2/VAS-VIA dellAssessorato al Territorio ed allAmbiente ha affermato
che nei pressi dellimpianto non vi sono elementi naturali di pregio; i) per
quanto attiene ai profili paesaggistici, con parere in data 11 settembre 2008, la
competente Soprintendenza ha affermato che lintervento compatibile
rispetto ai valori paesaggistici dellarea, in quanto le opere si integrano con le
strutture esistenti che insistono nelle aree adiacenti; l) in ordine
allinquinamento atmosferico, con parere in data 7 maggio 2009 il competente
Dipartimento dellAssessorato Regionale al Territorio ed allAmbiente ha
prescritto i limiti di emissione cui deve conformarsi limpianto, disponendo
altres le opportune misure al fine di prevenire eventuali fenomeni di
inquinamento; m) con il citato parere in data 17 aprile 2009, il Servizio 2/VAS-
VIA dellAssessorato al Territorio ed allAmbiente ha anche evidenziato che: - il
progetto compatibile con il Programma regionale per la riduzione dei rifiuti
solidi urbani; - esso rispetta le linee guida di cui al decreto ministeriale del 29
gennaio 2007; - la realizzazione dellimpianto consentir una diminuzione della
quantit di rifiuti da conferire nella medesima discarica.
Il Comune di Mazzarr S. Andrea, costituitosi in giudizio, chiede il rigetto del
ricorso, osservando che le censure dei ricorrenti non riguardano loperato del
Comune, nei confronti del quale non pu quindi essere avanzata alcuna
eventuale pretesa risarcitoria, essendosi lo stesso limitato a fornire un parere
favorevole subordinatamente alla sussistenza di tutti i requisiti richiesti dalla
normativa per il rilascio delle richieste autorizzazioni.
21
LAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente, successivamente
costituitasi in giudizio tramite il procuratore indicato in epigrafe, eccepisce il
proprio difetto di legittimazione passiva, osservando che la sua partecipazione
ai procedimenti di cui si tratta presenta natura ausiliaria e si sostanzia nella
formulazione di pareri non vincolanti e nella predisposizione di meri elementi
istruttori.
Con ulteriore memoria i ricorrenti osservano che: a) a pagina 3 del Piano di
gestione operativa, allegato al progetto di ampliamento della discarica, si
afferma erroneamente che, a parte il centro abitato di Mazzar S. Andrea, non
vi sono altri centri abitati vicini allarea in oggetto, ad eccezione di alcune case
isolate situate nelle campagne circostanti; b) secondo i dati relativi allanno
2007, gli abitanti del Comune di Mazzarr S. Andrea erano 1.611, mentre
quelli del Comune di Furnari erano 3.627; c) la frequenza quasi quotidiana
delle intollerabili immissioni di cattivi odori dimostrata dalla deposizione
testimoniale resa dal Maresciallo Gringeri Antonino nel processo penale n.
515/2008 e dalla nota dellAUSL n. 5 in data 18 ottobre 2008; c) ai differenza
di quanto prescritto dallart. 3, lett. a, d.lgs. n. 59/2005, la autorizzazioni
impugnate non rispondono alle migliori tecniche disponibili per la prevenzione
dellinquinamento.
Con ulteriore memoria i ricorrenti, oltre a ribadire in parte quanto gi in
precedenza esposto, osservano che: a) essi non fondano la loro legittimazione
attiva sul mero criterio della vicinitas, ma lamentano lintervenuto degrado
nella qualit della loro vita causato dalle intollerabili emissioni odorigene
prodotte dallimpianto e la circostanza che nella discarica siano anche
depositati rifiuti contenenti amianto (e quindi pericolosi ai sensi del d.lgs. n.
152/2006); b) a differenza di quanto affermato dalla difesa delle
Amministrazioni regionale, le censure di cui al ricorso introduttivo sono
22
puntuali e dettagliate; c) nessuna acquiescenza pu dipendere dalla mancata
impugnazione di pregressi provvedimenti autorizzatori, anche tenuto conto
della circostanza che, in forza dellultima autorizzazione allampliamento, la
capacit della discarica pi che raddoppiata; c) a prescindere da ulteriori
rilievi, il Sindaco di Furnari stato convocato dal Prefetto di Messina nel mese
di giugno 2009, cio quando i decreti impugnati erano gi stati emanati.
Con ulteriore memoria la Tirrenoambiente, oltre a ribadire in parte quanto gi
in precedenza esposto, osserva che: a) con il presente gravame i ricorrenti
hanno impugnato anche lordinanza commissariale n. 1133 in data 28
dicembre 2006 adottata in attuazione dei poteri emergenziali di cui allart. 5
legge n. 225/1992; b) ai sensi dellart. 3, comma 2-bis, d.l. n. 245/2005,
convertito in legge n. 21/2006 ed applicabile ratione temporis al caso di
specie, in relazione a tutte le situazioni di emergenza dichiarate ai sensi
dellart. 5, primo comma, legge n. 225/1992, la competenza di primo grado a
conoscere della legittimit delle ordinanze adottate e dei consequenziali
provvedimenti commissariali spetta in via esclusiva al Tar del Lazio, Sede di
Roma; c) lart. 135, primo comma, lett. e, c.p.a. ha confermato sul punto la
competenza territoriale inderogabile del Tar del Lazio, Sede di Roma.
La Tirrenoambiente provvede inoltre al deposito della nota n. 36846 in data 26
ottobre 2009 della Provincia di Messina (in cui si afferma che, allesito di un
sopralluogo effettuato in data 16 ottobre 2009, non stata riscontrata la
presenza di cattivi odori), del verbale di sopralluogo - corredato dai dati della
stazione metereologica ed anemometrica esistente presso la discarica - in data
17 novembre 2009 dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente di
Messina (in cui si afferma parimenti lassenza di cattivi odori) e del verbale di
sopralluogo congiunto in data 14 aprile 2010 (in cui si attesta che i lavori sono
23
stati eseguiti in conformit al progetto e che sono presenti i presidi a tutela
delle matrici ambientali secondo le disposizioni di legge).
Con ulteriore memoria i ricorrenti, oltre a ribadire in parte quanto gi in
precedenza esposto, osservano che: a) il monitoraggio effettuato dallAgenzia
Regionale per la Protezione dellAmbiente dal 28 luglio 2008 al 17 settembre
2009 dimostra che il Comune di Furnari costantemente ammorbato dalle
esalazioni provenienti dalla discarica; b) a fronte di tale dato, la
controinteressata si limitata a produrre documenti dai quali risulta che in tre
sole circostanze (il 16 ottobre 2009, il 17 novembre 2009 ed il 14 aprile 2010)
non stata riscontrata la presenza di cattivi odori.
Con ulteriore memoria i ricorrenti, oltre a ribadire in parte quanto gi in
precedenza esposto osservano che: a) la competenza del Tar Lazio, Sede di
Roma, circoscritta ai provvedimenti di cui allart. 5, primo comma, legge n.
225/1992, mentre lordinanza del Commissario delegato per lEmergenza Idrica
n. 1133 del 28 dicembre 2006 stata assunta ai sensi del terzo comma della
disposizione indicata: b) a seguito della modifica introdotta dallart. 1, primo
comma, lett. nn, n. 3, d.lgs. n. 195/2010, lart. 135 c.p.a. dispone oggi la
devoluzione alla competenza territoriale inderogabile del Tar Lazio, Sede di
Roma, delle controversie aventi ad oggetto le ordinanze ed i provvedimenti
commissariali adottati in tutte le situazioni di emergenza dichiarate ai sensi
dellart. 5, primo comma, legge n. 225/1995.
La Tirrenoambiente s.p.a. deposita documentazione fotografica ed i pareri
tecnici favorevoli formulati dallAgenzia Regionale per la Protezione
dellAmbiente in esito agli accertamenti compiuti su campioni di rifiuti solidi
urbani estratti da quelli conferiti in discarica e, mediante ulteriore memoria,
osserva che: a) come risulta dagli accertamenti effettuati in data 5 maggio
2011 e 27 maggio 2011, i valori di parametro di cui al decreto ministeriale in
24
data 27 settembre 2010, attuativo dellart. 7, ultimo comma, d.lgs. n.
36/2003, risultano nei prescritti limiti di concentrazione con la conseguenza
che il campione di rifiuto estratto risulta essere non pericoloso; b) la
documentazione fotografica attesta il regolare ed ordinato svolgimento
dellattivit ed il corretto funzionamento dellimpianto biogas e capping, del
nuovo impianto di trattamento dei percolati, della vasca di accumulo del
percolato e dellimpianto di biostabilizzazione e biodigestione.
Con ulteriori due memorie i ricorrenti ribadiscono in parte quanto gi esposto
in precedenza ed articolano ulteriormente le loro difese, evidenziando in
particolare che la mancata individuazione di rifiuti pericolosi fra i campioni
estratti non dimostra che la discarica non ospiti anche rifiuti pericolosi.
Nella pubblica udienza del 19 settembre 2012, sentiti i difensori delle parti,
come indicato in verbale, la causa stata trattenuta in decisione.
Deve in primo luogo affermarsi la competenza territoriale del Tar di Catania a
conoscere alla presente controversia.
Lart. 3, comma 2-bis, decreto legge n. 245/2005 stabiliva che in tutte le
situazioni di emergenza dichiarate ai sensi dell'articolo 5, primo comma, legge
n. 225/1992, la competenza di primo grado a conoscere della legittimit delle
ordinanze adottate e dei consequenziali provvedimenti commissariali spetta in
via esclusiva, anche per l'emanazione di misure cautelari, al Tribunale
Amministrativo Regionale del Lazio, con sede in Roma.
Il presente ricorso stato notificato in data 20 ottobre 2009 e, pertanto, come
disposto dallart. 5 c.p.c., non pu tenersi conto della novit normative -
comunque ininfluenti in relazione al caso di specie - in materia di competenza
territoriale introdotte a seguito dellapprovazione del codice del processo
amministrativo e dei due successivi decreti correttivi (sul punto cfr., fra le
altre, Cons. St., Sez. VI, n. 172/2012, in cui si afferma che la nuova disciplina
25
in materia di competenza territoriale di cui al codice del processo
amministrativo risulta applicabile solo in relazione ai processi instaurati sotto la
sua vigenza, cio ai ricorsi per i quali la notifica del gravame alle parti
necessarie del giudizio sia intervenuta a far data dal 16 settembre 2010).
La giurisprudenza (cfr., sul punto, Cons. St., Sez. VI, n. 7388/2009) ha
chiarito che, introducendo una deroga allordinario riparto di competenza
territoriale, la previsione di cui al citato art. 3, comma 2-bis, decreto legge n.
245/2005 deve interpretarsi restrittivamente, con la conseguenza che la
competenza del Tar del Lazio, Sede di Roma, deve affermarsi solo in relazione
alle ordinanze emergenziali ed ai provvedimenti commissariali strettamente
consequenziali e non con riferimento a provvedimenti amministrativi che,
seppur emanati nellambito di una situazione emergenziale, costituiscano
esercizio di ordinaria attivit gestionale.
Lordinanza del Commissario delegato per lEmergenza Idrica n. 1133 del 28
dicembre 2008 costituisce un provvedimento adottato, non ai sensi dellart. 5,
primo comma, legge n. 225/1992, ma ai sensi del successivo terzo comma
(peraltro successivamente abrogato dallart. 1, primo comma, lett. c, n. 5,
decreto legge n. 59/2012), il quale disponeva che il Il Presidente del Consiglio
dei ministri, ovvero, per sua delega, il Ministro per il coordinamento della
protezione civile, potessero emanare ordinanze finalizzate ad evitare situazioni
di pericolo o maggiori danni a persone o a cose.
Il provvedimento in questione fa, infatti, esplicito riferimento allordinanza del
Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3537 del 28 luglio 2006, in cui si
afferma che: a) sono venute meno le condizioni richieste dalla citata legge n.
225/1992 per la concessione di unulteriore proroga dello stato di emergenza;
b) permane una diffusa situazione di criticit, sicch occorre adottare ogni
iniziativa utile per il completamento degli interventi in atto, anche in un
26
contesto di necessaria prevenzione da possibili situazioni di pericolo; c) ,
quindi, necessario adottare unordinanza di protezione civile ex art. 5, terzo
comma, legge n. 225/1992 con cui disciplinare gli interventi necessari per il
definitivo rientro nellordinario.
Non rientrando nellambito dei provvedimenti contemplati dal primo comma
dellart. 5 legge n. 225/1992, appartiene quindi a questo Tar la competenza
territoriale sullimpugnazione della citata ordinanza del Commissario delegato
per lEmergenza Idrica n. 1133 del 28 dicembre 2008.
Ci premesso, deve respingersi leccezione sollevata dalla Tirrenoambiente
s.p.a. in ordine al presunto difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti.
Non infatti contestata (e deve quindi ritenersi provata ai sensi dellart. 64,
secondo comma, c.p.a.) la circostanza che i ricorrenti risiedano nel Comune di
Furnari e, pertanto, in prossimit della discarica di cui si tratta.
Come noto, in materia urbanistica ed edilizia, pur non mancando pronunce
che affermano la sufficienza di una situazione di stabile collegamento giuridico
con il terreno oggetto dellintervento costruttivo al fine di impugnare i relativi
provvedimenti autorizzatori (cfr., da ultimo, Cons. St., Sez. IV, n. 4643/2012),
la prevalente giurisprudenza ha costantemente affermato che il mero criterio
della vicinitas di un fondo o di unabitazione allarea oggetto dellintervento
non pu ex se radicare la legittimazione al ricorso, dovendo il ricorrente
fornire la prova concreta del vulnus specifico inferto dagli atti impugnati alla
propria sfera giuridica, in termini ad esempio, di deprezzamento del valore del
bene o di concreta compromissione del diritto alla salute ed allambiente: cfr.,
fra le pi recenti, Cons. St., Sez. IV, n. 4924/2012, Cons. St., Sez. IV, n.
4287/2012, Tar Perugia, Sez. I, n. 334/2012 (secondo cui la prova del vulnus
specifico rileva pi esattamente ai fini dellinteresse ad agire) e Tar Catania,
Sez. I, n. 482/2012.
27
In materia ambientale la prevalente giurisprudenza ha invece ritenuto che ai
fini della sussistenza della legittimazione ad agire sia sufficiente la vicinitas,
intesa come vicinanza dei soggetti che si ritengano lesi dalla scelta del sito
prescelto per la realizzazione dellimpianto o dalladozione di ulteriori
provvedimenti autorizzatori (cfr., fra le pi recenti, Tar del Lazio, Sede di
Roma, Sez. I, n. 5826/2012, Tar Torino, Sez. I, n. 1340/2011, Tar Brescia,
Sez. I, n. 2411/2010, Cons. St., Sez. IV, n. 5986/2011, Cons. St., Sez. V, n.
1979/2011, Tar Firenze, Sez. II, n. 476/2011, Tar Palermo, Sez. I, n.
200/2012), pur non essendo mancate pronunce che hanno ribadito la necessit
(ai fini della legittimazione o, secondo una diversa prospettazione dellinteresse
ad agire) della prova del danno subito nella propria sfera giuridica - in termini,
ad esempio, di riduzione del valore del proprio fondo o del nocumento che la
realizzazione e lesercizio dellimpianto procurerebbe alla salute - da chi chieda
protezione in giudizio (cfr. Tar Napoli, Sez. V, n. 1479/2010, Tar Torino, Sez. I,
n. 2292/2009, Cons. St., Sez. VI, n. 5453/2007, Tar Bologna, Sez. I, n. 3216,
Tar Torino, Sez. II, n. 244/1999).
Il Collegio condivide lorientamento espresso dalla giurisprudenza maggioritaria
e ci anche sul rilievo che costituisce fatto notorio, in quanto tale da porre a
fondamento della decisione ai sensi dellart. 115, secondo comma, c.p.c., che
la realizzazione di un impianto (discarica, inceneritore, centrale elettrica, etc.),
che influisca in qualche modo sulassetto e sul sistema ambientale e sia quindi
sottoposto ai relativi regimi autorizzatori determina almeno un minimo
deprezzamento degli immobili situati nei pressi della struttura, con ci
legittimando i - o, secondo altra prospettazione, radicando linteresse ad agire
in capo ai - proprietari e residenti nelle immediate vicinanze, producendosi in
danno di essi un sicuro pregiudizio economico consistente nella diminuzione di
valore della loro propriet ovvero, nel caso di soggetti residenti ma non
28
proprietari, nella diminuzione del valore della prestazione connessa allutilizzo
degli immobili di cui essi usufruiscono a vario titolo (locazione, comodato,
etc.).
Sulla scorta di identiche considerazioni deve ritenersi infondato lulteriore
profilo di inammissibilit del gravame eccepito dalla Tirrenoambiente s.p.a.,
non potendo attribuirsi alcun rilievo alla mancata impugnazione delle pregresse
autorizzazioni rilasciate per liniziale realizzazione ed i due primi ampliamenti
della discarica, atteso che gli impugnati decreti n. 391 in data 21 maggio 2009
e n. 393 in data 23 maggio 2009, consentendo un significativo ampliamento
dellattivit della discarica, hanno certamente determinato un ulteriore
deprezzamento del valore delle unit immobiliari situate nei pressi
dellimpianto.
Tanto chiarito, deve ulteriormente precisarsi che risultano inconferenti le
ulteriori obiezioni sollevate sul punto dalla Tirreno Ambiente s.p.a., in quanto:
a) qualora sussista, come nella specie, la legittimazione e linteresse ad agire,
la parte ricorrente pu articolare come meglio crede le proprie doglianze, che
ben possono riferirsi - a prescindere dalla loro fondatezza nel merito - alla
mancata partecipazione procedimentale del Comune ove esse risiedono, sia in
ragione delle funzione che tale Amministrazione assolve nella qualit di ente
esponenziale della comunit territoriale, sia in quanto la legittimazione e
linteresse ad agire vanno accertati in relazione agli effetti del provvedimento e
non con riferimento ai vizi di legittimit sollevati da chi agisce in sede
giurisdizionale avverso i provvedimenti che hanno autorizzato la realizzazione e
lesercizio dellimpianto; b) nel caso di specie le censure sollevate dai ricorrenti
non si esauriscono affatto nella presunta lesione della partecipazione
procedimentale del Comune di Furnari; c) la circostanza che i progetti relativi
allampliamento della discarica e alla realizzazione dellimpianto di selezione e
29
stabilizzazione siano stati ritualmente pubblicati dalla Tirrenoambiente s.p.a.
nelle forme di cui allart. 5 d.lgs. n. 59/2005 e che nessuna opposizione od
osservazione sia stata formulata nel termine di cui allottavo comma della
disposizione indicata non determina - come evidente - linoppugnabilit dei
conseguenti provvedimenti autorizzatori.
Il ricorso , tuttavia, inammissibile per quanto attiene allimpugnazione di tutti
i provvedimenti impugnati, ad eccezione dei decreti autorizzatori n. 391 in data
21 maggio 2009 e n. 393 in data 23 maggio 2009.
Ci in quanto gli atti di seguito indicati presentano natura endoprocedimentale
e, pertanto, sono inidonei a cagionare ex se una lesione nella sfera giuridica
dei ricorrenti (pur potendo eventuali loro vizi assumere rilievo in relazione
allimpugnazione dei provvedimenti autorizzatori con cui si sono conclusi i due
procedimenti): determinazioni adottate nel corso delle conferenze di servizi in
data 25 febbraio 2009 e 17 aprile 2009, note dellAgenzia Regionale per la
Protezione dellAmbiente di Messina n. 844 in data 25 febbraio 2009 e n. 1904
del 27 aprile 2009, parere del responsabile dellarea tecnico-manutentiva del
Comune di Mazzar in data 25 febbraio 2009, nota dellUnit Operativa
impianti per la gestione dei rifiuti ed opere idrauliche del Servizio II n. 29724
in data 17 aprile 2009, nota del Servizio V n. 156 in data 6 maggio 2009, nota
del Servizio III n. 217 in data 7 maggio 2009, parere della Commissione
Provinciale Tutela Ambiente di Messina di cui al verbale in data 17 marzo 2009,
rapporto istruttorio dellUnit Operativa Impianti per la gestione dei rifiuti ed
opere idrauliche del Servizio II n. 268 in data 25 febbraio 2009, determinazioni
adottate nel corso delle conferenze dei servizi in data 13 giugno 2008 e 12
settembre 2008, rapporto istruttorio delUnit Operativa impianti per la
gestione dei rifiuti ed opere idrauliche del Servizio II n. 376 in data 12 marzo
2009, note dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente di Messina n.
30
2595 in data 12 giugno 2008 e n. 1903 in data 27 aprile 2009, nota dellUnit
Operativa S3-I n. 152 in data 7 aprile 2009, nota della I U.D. n. 665 in data 8
maggio 2009, parere favorevole del Servizio di Igiene Pubblica del Distretto di
Barcellona n. 35 in data 11 settembre 2008; nota dellUnit Operativa 5.1 n.
158 in data 7 maggio 2009, parere reso dalla Commissione Provinciale Tutela
ed Ambiente di Messina nella riunione del 3 febbraio 2009.
Il ricorso anche inammissibile per quanto attiene allimpugnazione
dellautorizzazione paesaggistica di cui alla nota n. 7166/08/cc della
Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Messina in data 11 settembre
2008.
Anche ritenendo, invero, che tale autorizzazione, rilasciata ai sensi della
formulazione originaria dellart. 146 d.lgs. n. 42/2004, non presenti natura
endoprocedimentale e costituisca un titolo autonomo con cui si conclusa la
distinta fase procedimentale relativa alla particolare valutazione di
compatibilit paesaggistica, linammissibilit della sua impugnazione discende
comunque dal fatto che i ricorrenti non hanno formulato specifiche censure nei
confronti di tale atto o di eventuali atti endoprocedimentali i cui vizi possano in
qualche modo refluire sullautorizzazione stessa.
Il ricorso infine inammissibile per quanto attiene allimpugnazione
dellordinanza del Commissario delegato per lEmergenza Idrica n. 1133 in data
28 dicembre 2006, per lassorbente rilievo che tale provvedimento non
autorizza la realizzazione dellimpianto per la selezione dei rifiuti solidi urbani e
per la stabilizzazione della frazione organica, n il progetto di ampliamento
della discarica per i rifiuti non pericolosi, ma si limita ad approvare (questione
sulla quale i ricorrenti non muovono alcuna censura) ladeguamento del
Programma regionale per la riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da
collocare in discarica, nel cui ambito prevista (o, per quanto sar indicato nel
31
seguito, sarebbe prevista) anche lattuazione - ma ovviamente secundum
legem - dei due interventi di cui si tratta in questa sede.
Gli stessi ricorrenti, peraltro, hanno evidenziato, nello svolgimento dellottavo
motivo di gravame, la finalit meramente tuzioristica dellimpugnazione delle
menzionata ordinanza commissariale, specificando il loro interesse ad
aggredire tale provvedimento solo nella misura in cui lo stesso dovesse
intendersi come titolo autorizzatorio - ci che ovviamente deve escludersi - ai
fini della realizzazione dei due interventi sui quali si controverte nel presente
giudizio.
Il ricorso invece fondato, nei termini e nei limiti di seguito specificati, per
quanto attiene allimpugnazione dei decreti n. 391 in data 21 maggio 2009 e n.
393 in data 23 maggio 2009.
Per quanto attiene al primo motivo di gravame deve in primo luogo osservarsi
che limpugnato decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 (come risulta
espressamente dai punti n. 12, n. 20 e n. 32) prevede che nella discarica di cui
si tratta possano essere depositati rifiuti contenenti amianto.
Lart. 4 d.lgs. n. 59/2005 (successivamente abrogato, peraltro, dallart. 4,
primo comma, lett. a, d.lgs. n. 128/2010) prevedeva che, per le discariche da
autorizzare ai sensi del menzionato d.lgs. n. 59/2005, potessero considerarsi
soddisfatti i requisiti tecnici di cui al decreto stesso qualora risultassero
soddisfatti i requisiti tecnici di cui al d.lgs. n. 36/2003.
Lultimo comma del paragrafo 2.1 dellAllegato I al predetto d.lgs. n. 36/2003
dispone che: a) per le discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi che
accettano rifiuti contenenti amianto, deve essere oggetto di specifico studio, al
fine di evitare qualsiasi possibile trasporto aereo delle fibre, la distanza dai
centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti; b) tale direttrice
32
stabilita sulla base di dati statistici significativi dellintero arco dell'anno e
relativi ad un periodo non inferiore a 5 anni.
Nel rapporto istruttorio di cui alla nota n. 376 del 12 marzo 2009, il Servizio
2/V.A.S.-V.I.A. dellAssessorato regionale al Territorio ed allAmbiente afferma,
invece, che nel procedimento culminato con lemanazione del decreto n. 393 in
data 23 maggio 2009 stato effettuato uno studio dei venti condotto facendo
ricorso ai dati rilevati dalla centralina presente nel sito ove ubicata la
discarica e relativi a (soli) quattro anni di rilevazioni orarie.
Fermo restando il difetto di istruttoria appena evidenziato, appare poi
discutibile laffermazione contenuta nel citato rapporto istruttorio secondo cui il
centro abitato di Furnari rimarrebbe al di fuori del cono di influenza delle
direzioni prevalenti stimate.
Nello studio anemometrico (prescindendo da quanto rilevato in ordine alla sua
incompletezza) si evidenzia, infatti, lesistenza di un regime bimodale dei
venti, con prevalenza dei venti provenienti da sud-sudest e sud-sudovest
nelle stagioni primaverile ed invernale e prevalenza dei venti provenienti da
sud-sudovest nella stagione estiva, mentre durante il periodo autunnale
stato registrato un andamento pi omogeneo, con circa il 60% dei venti
provenienti da sud-sudest.
Come risulta dalla corografia allegata allo studio di impatto ambientale,
labitato di Furnari posto sostanzialmente ad ovest rispetto allimpianto in
questione e tale circostanza sembrerebbe giustificare lassunto di cui al
menzionato rapporto istruttorio secondo cui tale abitato resterebbe al di fuori
del cono di influenza delle direzioni prevalenti dei venti.
Risulta tuttavia dalla medesima corografia che una parte dellabitato di Furnari
si estende a nord lungo la strada provinciale 110, con la conseguenza che tale
33
porzione dellabitato risulta certamente posizionata, rispetto alla discarica, sulla
direzione dei venti provenienti da sudest.
Le conclusioni contenute nel pur incompleto studio anemometrico appaiono
pertanto almeno parzialmente contraddittorie, atteso che, proprio sulla scorta
dei dati risultanti da tale studio, non risulta corretto affermare che lintero
centro abitato di Furnari sia al di fuori del cono di influenza delle direzioni
prevalenti dei venti, non potendo certamente valere tale conclusione per
quanto attiene alle abitazioni che si sviluppano lungo la menzionata strada
provinciale 119.
Al riguardo pu essere anche opportuno evidenziare che: a) nello studio di
impatto ambientale (pagina 62) redatto dalla Tirrenoambiente s.p.a. a corredo
del progetto per lampliamento della discarica, si afferma che, per quanto
riguarda landamento anemometrico a Mazzarr SantAndrea ricorrente il
vento di scirocco che spira da sudest caldo e violentissimo per pi giorni di
seguito nel periodo autunno-primaverile; b) nel parere reso dallAUSL n. 5 in
data 11 settembre 2008 nelambito del procedimento culminato nel decreto n.
393 in data 23 maggio 2009 si fa esplicito riferimento a periodiche esalazioni
maleodoranti che sembrano costituire il sintomo di un effettivo, sebbene non
continuo, trasporto aereo di sostanze odorigene dalla discarica in direzione
dellabitato di Furnari (o quantomeno di una porzione di esso); c) la campagna
di rilevamento della qualit dellaria effettua dallAgenzia Regionale per la
Protezione dellAmbiente nel periodo 29 luglio 2009-17 settembre 2008 (il
relativo documento espressamente menzionato a pagina 2 del menzionato
rapporto istruttorio n. 376 del 12 marzo 2009) ha evidenziato la presenza
nellabitato di Furnari dei medesimi inquinanti presenti in discarica, circostanza
che avvalora lipotesi che le direzioni dominanti dei venti siano tali da
determinare il trasporto aereo di sostanze odorigene ed eventualmente anche
34
di fibre di amianto nel centro abitato di tale Comune (o almeno in una porzione
di esso).
Oltre al difetto istruttorio in relazione allo specifico studio prescritto ai sensi del
paragrafo 2.1. dellAllegato 1 al d.lgs. n. 36/2003 e alla non ponderata
valutazione sullintegrale estraneit dellabitato di Furnari rispetto al cono di
influenza delle direzioni prevalenti dei venti, deve evidenziarsi che il decreto
autorizzatorio n. 393 in data 23 maggio 2009 non ha tenuto nella debita
considerazione la nota dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente di
Messina n. 2595 in data 12 giugno 2009 (acquisita nel procedimento concluso
con lemanazione del decreto n. 393 in data 23 maggio 2009), in cui si
evidenzia che nel piano di intervento non viene fatto cenno alla gestione
degli odori e che in merito a tale potenziale impatto, nel piano di intervento
erroneamente si riporta che lunico insediamento urbano nei pressi della
discarica sarebbe il Comune di Mazzarr S. Andrea, mentre ci non vero in
quanto a circa 500 metri in direzione nordovest ricade il centro urbano del
Comune di Furnari.
Tali assorbenti considerazioni consentono di prescindere dallesame
dellulteriore profilo di illegittimit evidenziato dai ricorrenti, secondo i quali lo
specifico studio di cui allultimo comma del paragrafo 2.1 dellAllegato I al
predetto d.lgs. n. 36/2003 dovrebbe essere effettuato mediante una pluralit
di centraline debitamente certificate e dislocate fra la discarica e labitato di
Furnari. Al riguardo pu essere comunque opportuno osservare che, se da una
parte tali prescrizioni non possono desumersi sulla base della formulazione
letterale del citato paragrafo 2.1, peraltro evidente, dallaltra, che lo studio in
questione deve risultare conforme alle pi avanzate ed idonee metodologie
praticate in materia.
35
Risulta invece condivisibile la censura con cui i ricorrenti lamentano il fatto che
il decreto n. 391 in data 21 maggio 2009 prevede una cadenza soltanto
trimestrale per le misurazioni dellaria e delle emissioni gassose, mentre ai
sensi dellAllegato II al d.lgs. n. 36/2003 (punto 5.4. e Tabella 2), tali
misurazioni devono intervenire con cadenza almeno mensile, e ci sia in
quanto la previsione salvo una diversa prescrizione dellAutorit di controllo
di cui al menzionato punto 5.4 non pu che intendersi - avuto riguardo al
tenore complessivo e alla ratio stessa della disciplina - nel senso che
allAmministrazione attribuita la facolt di prevedere una maggiore (e non
una minore) frequenza nella periodicit delle misurazioni medesime, sia nel
senso che, anche ammettendo la possibilit di stabilire una frequenza minore,
il decreto impugnato non contiene alcuna motivazione sulle ragioni che
avrebbero comunque indotto lAmministrazione a fare uso di tale facolt.
Quanto al secondo motivo di gravame occorre innanzitutto tener conto delle
Linee Guida per il contrasto del fenomeno delle emissioni di sostanze odorigene
nellambito della lotta allinquinamento atmosferico approvate con decreto
dellAssessore Regionale al Territorio ed allAmbiente in data 24 settembre
2008, che stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n.
50 del 31 ottobre 2008 e sotto tale profilo assume rilievo in relazione ad
entrambi i procedimenti poich, in base al principio tempus regit actum,
lautorit amministrativa tenuta ad applicare la disciplina vigente al tempo
delladozione del provvedimento finale, inclusa quella sopravvenuta durante lo
svolgimento del procedimento sino al momento della sua definitiva conclusione
(sul punto cfr. Cons. St., Sez. VI, n. 17574/2010, Tar Torino, Sez. II, n.
1378/2008, Cons. St., Sez. V, n. 382/2007, Cons. St., Sez. V, n. 12091997,
Tar del Lazio, Sede di Roma, Sez. III, n. 563/2007 n. 563, Tar del Lazio, Sede
di Roma, Sez. I, n. 16971/2004).
36
Il citato decreto in data 24 settembre 2008, che concerne espressamente
anche gli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti urbani, gli impianti di
compostaggio e le discariche, prescrive che i progetti soggetti a valutazione di
impatto ambientale (fra cui quello culminato nel decreto n. 393 in data 23
maggio 2009) devono includere anche lesame delleventuale presenza e
rilascio di odori, nonch specificare le misure preventive adottate, e alluopo
raccomanda lattuazione di interventi precauzionali e la costituzione di una rete
di monitoraggio, le cui caratteristiche generali sono indicate nel provvedimento
medesimo.
Il contenuto delle menzionate Linee Guida appare del tutto disatteso nel caso
in esame, come risulta dalla circostanza che il decreto n. 393 in data 23
maggio 2009 non contiene alcun riferimento a pregressi esami sulla presenza
ed il rilascio di odori, n si esprime in merito ad eventuali interventi
precauzionali o alla possibile costituzione di unapposita rete di monitoraggio,
fondandosi invero sul presupposto apodittico - ed in contrasto con le risultanze
documentali cui si sopra fatto riferimento - che lintervento in questione non
avrebbe comunque prodotto alcun significativo effetto allinterno dei centri
abitati ubicati nelle vicinanze dellimpianto.
A ci deve aggiungersi il rilievo che il provvedimento autorizzatorio si fonda
espressamente su un progetto che la Tirrenoambiente ha preparato nel maggio
del 2007, cio in data anteriore rispetto allemanazione del decreto
assessoriale in data 24 settembre 2009.
Sotto tale profilo a nulla rileva, come evidente, lintervenuta prescrizione di
misurazioni trimestrali dellaria e delle emissioni gassose ai sensi dellAllegato
II al d.lgs. n. 36/2003 (punto 5.4. e Tabella 2), in quanto tale forma di
controllo si riferisce ai possibili effetti inquinanti in senso stretto sullaria,
mentre la questione relativa alla diffusione degli odori pu prescindere anche
37
del tutto dalla presenza di sostanze effettivamente inquinamenti
nellatmosfera.
Gli evidenziati difetti istruttori e di valutazione compiuti dallAmministrazione e
lomessa considerazione delle menzionate Linee Guide si riflettono anche sulla
legittimit della decisione di non sottoporre alla procedura di valutazione di
impatto ambientale lintervento per la selezione dei rifiuti solidi urbani e per la
stabilizzazione della frazione organica autorizzato con decreto n. 391 in data
21 maggio 2009.
Appare chiaro, infatti, che la decisione in ordine allassoggettabilit di un
intervento alla procedura di valutazione di impatto ambientale deve essere
effettuata valutando correttamente la situazione di fatto e tenendo conto di
tutta la disciplina vigente al momento delladozione del provvedimento
conclusivo, al fine di assicurare una reale protezione, come prescritto dallart.
4, quarto comma, lett. b), d.lgs. 152/2006, ai valori della salute umana, del
miglioramento dellambiente e della qualit di vita, avuto particolare riguardo
allinterazione fra gli specifici fattori contemplati dalla disposizione indicata
(che includono anche luomo e laria).
Come evidenziato dai ricorrenti, inoltre, il citato decreto n. 391 in data 21
maggio 2009 risulta affetto da un ulteriore vizio istruttorio.
Nel progetto di fattibilit ambientale presentato dalla Tirrenoambiente viene
infatti previsto un sistema di trattamento dellaria che garantisce valori di
concentrazione delle emissioni odorigene non superiori a 300 O.U./Nmc/(h),
mentre il decreto n. 391 del 21 maggio 2009 fissa al riguardo un limite
massimo di 200 O.U./Nmc/(h), senza che per sia intervenuta alcuna verifica
in ordine alleffettiva possibilit di assicurare losservanza di tale limite
mediante il sistema di trattamento originariamente presentato dalla
38
Tirrenoambiente (o attraverso ladozione di eventuali modifiche a tale sistema
di trattamento).
In relazione al terzo motivo di gravame deve in primo luogo evidenziarsi che,
come correttamente osservato dai ricorrenti, per quanto attiene al
procedimento che si concluso con il decreto n. 391 in data 21 maggio 2009,
deve farsi applicazione della disciplina di cui al d.lgs. n. 152/2006, come
modificata dal d.lgs. n. 4/2008. Ci in quanto, ai sensi dellart. 4 del citato
d.lgs. n. 4/2008, le modifiche da esso introdotte si applicano alle procedure di
valutazione di impatto ambientale per le quali, alla data di entrata in vigore del
decreto stesso (il 13 febbraio 2008), sia intervenuta la presentazione del
progetto e dello studio di impatto ambientale (listanza per la realizzazione
dellimpianto per la selezione dei rifiuti solidi urbani e per la stabilizzazione
della frazione organica stata presentata in data 4 luglio 2008).
Per il procedimento che si concluso con il decreto n. 393 del 23 maggio 2009
occorre invece fare applicazione della disciplina previgente al menzionato d.lgs.
n. 4/2008, in quanto la domanda per il rilascio dellautorizzazione stata
presentata in data 16 maggio 2007.
Ci posto, deve osservarsi che, per quanto attiene al procedimento relativo
allampliamento della discarica, lart. 27, primo comma, d.lgs. n. 152/2006,
nella formulazione anteriore allentrata in vigore del d.lgs. n. 4/2008, stabiliva
che lo studio di impatto ambientale dovesse essere predisposto secondo le
indicazioni di cui all'Allegato V alla parte seconda del decreto stesso, le quali
fanno riferimento alla qualit ambientale, con particolare riguardo, tra laltro,
alla popolazione ed allaria e con la descrizione dei probabili effetti
dellopera sullambiente, nel cui ambito assume certamente rilievo anche la
qualit dellaria sotto il profilo odorigeno allinterno dei centri abitati.
39
Ai sensi del successivo quinto comma, lo studio di impatto ambientale doveva
contenere unindicazione dei dati necessari per individuare e valutare i
principali effetti sullambiente, nonch una descrizione delle misure previste
per evitare, ridurre e possibilmente compensare gli effetti negativi rilevanti.
Il precedente art. 24. lett. a), nella formulazione allepoca vigente, disponeva
che nei processi di formazione delle decisioni relative alla realizzazione di
progetti individuati negli Allegati alla parte seconda del decreto dovessero
essere considerati gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualit
della vita umana, al fine di contribuire con un migliore ambiente alla qualit
della vita.
Lart. 5, primo e secondo comma, d.lgs. n. 59/2005 dispone, inoltre, che il
rilascio dellautorizzazione integrata ambientale di cui al successivo art. 7 resti
subordinata alla presentazione di una domanda che indichi, fra laltro, il tipo e
lentit delle emissioni dellimpianto in ogni settore ambientale, nonch
unidentificazione degli effetti significativi delle emissioni sullambiente e le
misure previste per controllare le emissioni nell'ambiente stesso.
Nel caso di specie invece accaduto, come gi sopra evidenziato, che il profilo
in questione non stata adeguatamente approfondito in sede progettuale, n
debitamente ponderato nel corso del procedimento autorizzatorio, con
particolare riferimento agli effetti che lampliamento dellimpianto pu
dispiegare, per quanto attiene alla diffusione di odori molesti, allinterno del
centro abitato di Furnari (o almeno a parte di esso).
Per quanto attiene al progetto presentato dalla Tirrenoambiente, deve in
particolare rilevarsi che lesistenza dellabitato di Furnari in prossimit della
discarica viene sostanzialmente ignorata, come risulta dalle seguenti
circostanze: a) nelle oltre duecentoquaranta pagine di elaborato il Comune di
Furnari menzionato rare volte ed in modo del tutto occasionale; b) a pagina
40
41, la descrizione del sito destinato ad ospitare intervento viene effettuata
senza fare alcun cenno della prossimit dellabitato di Furnari; c) a pagina 229
si afferma esplicitamente che la Tirrenoambiente ha individuato larea di studio
- quella cio interessata dalla prevedibile estensione degli effetti conseguenti
alla realizzazione del progetto - con il solo territorio del Comune di Mazzar S.
Andrea; a) a pagina 3 del Piano di gestione operativa, allegato al progetto di
ampliamento della discarica, si afferma erroneamente che, a parte il centro
abitato di Mazzar S. Andrea, non vi sono altri centri abitati vicini allarea in
oggetto, ad eccezione di alcune case isolate situate nelle campagne
circostanti.
Considerazioni analoghe valgono in relazione al procedimento autorizzatorio
per limpianto di selezione dei rifiuti e di stabilizzazione della frazione organica,
atteso che negli elaborati tecnici presentati dalla Tirrenoambiente viene
sostanzialmente ignorata lesistenza del centro abitato di Furnari (in
particolare, a pagina 17 della relazione sulla fattibilit ambientale si afferma, in
ordine allimpatto in atmosfera, che lambito territoriale circostante
linsediamento risulta privo di nuclei abitativi e a pagina 15 della relazione
tecnica generale si afferma che nellarea circostante non esistono aree urbane
e residenziali sensibili).
Tale conclusione, come gi indicato, non pu essere condivisa e conduce nella
fattispecie ad una sostanziale neutralizzazione della previsione di cui allart. 22
d.lgs. n. 152/2006, nella versione posteriore allentrata in vigore del d.lgs. n.
4/2008, secondo cui lo studio di impatto ambientale deve indicare i dati
necessari per individuare e valutare i principali impatti sullambiente e
descrivere le misure previste per evitare, ridurre e possibilmente compensare
gli impatti negativi rilevanti, anche in relazione a quanto disposto dallAllegato
41
VII alla parte II del decreto stesso (sempre nella formulazione successiva al
citato d.lgs. n. 4/2008).
Con riferimento al quarto motivo di gravame, deve in primo luogo condividersi,
per le ragioni gi sopra indicate, la doglianza dei ricorrenti in merito alla (tra
laltro immotivata) previsione - punto 18 del decreto n. 393 in data 23 maggio
2009 - di una periodicit annuale nel monitoraggio delle emissioni diffuse dalla
discarica (ai sensi, infatti, del menzionato punto 5.4. dellAllegato 2 al d.lgs. n.
36/2003 e della successiva Tabella 2, tutte le misurazioni che riguardano le
emissioni gassose devono infatti avvenire con cadenza almeno mensile).
Devono inoltre condividersi le censure sollevate in relazione alla perplessit
delle argomentazioni di cui al rapporto istruttorio n. 376 del 12 marzo 2009
(che il decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 richiama e dichiara far parte
integrante del titolo autorizzatorio).
Nel menzionato rapporto, infatti, si afferma espressamente che una delle
motivazioni a sostegno del parere favorevole di compatibilit ambientale
costituito dalla necessit di evitare problemi di natura sanitaria e di ordine
pubblico connessi al mancato smaltimento dei rifiuti solidi urbani nella
Provincia di Messina, mentre risulta evidente che tale circostanza non pu
influire - salvo leventuale esercizio, nella sussistenza dei relativi presupposti,
di poteri diversi e persino extra ordinem da parte delle competenti
Amministrazioni - sulle valutazioni, che ovviamente devono riferirsi allimpianto
da realizzare, da effettuare in sede di rilascio dellautorizzazione integrata
ambientale.
Come correttamente evidenziato dai ricorrenti, il procedimento relativo
allampliamento della discarica poi inficiato da un ulteriore difetto istruttorio,
in quanto nel citato rapporto n. 376 del 12 marzo 2009 si afferma che il
progetto risulterebbe conforme allaggiornamento del Piano Regionale dei
42
rifiuti di cui allordinanza n. 1133 del 28 dicembre 2006 qualora lAgenzia
Regionale dei rifiuti e della acque comunicasse a questo Assessorato che la
discarica de qua risulta compresa nella nuova pianificazione regionale sui
rifiuti solidi urbani.
A prescindere dallimmediato rilievo che linclusione dellimpianto nella
pianificazione regionale non pu ovviamente incidere sul rispetto della
disciplina che regola il rilascio del titolo autorizzatorio, dai documenti versati in
atti non risulta che lAgenzia Regionale dei rifiuti e della acque abbia mai
inviato allAssessorato regionale la comunicazione di cui si detto (n sul
punto le parti resistenti o la controinteressata hanno formulato specifica
contestazione).
E invece infondato il quinto motivo di gravame, in quanto: a) limpianto in
questione effettivamente collocato nelle vicinanze del torrente S. Andrea; b)
il punto 2.1 dei criteri costruttivi e gestionali degli impianti di discarica di cui
allAllegato 1 d.lgs. n. 36/2003 prescrive che, di norma, gli impianti di
discarica non devono ricadere in aree dove processi geologici superficiali quali
lerosione accelerata, le frane, linstabilit dei pendii, le migrazioni degli alvei
fluviali potrebbero compromettere lintegrit della discarica e delle opere ad
essa connesse; c) non risulta in alcun modo che lalveo del torrente S. Andrea
(il quale, per lappunto, soltanto un torrente) sia soggetto a migrazione o
che, comunque, larea ove ubicata la discarica sia interessata da processi
geologici che ne possano compromettere lintegrit o risulti comunque
esondabile, instabile e ed alluvionabile (non potendo tali caratteristiche
discendere automaticamente dalla semplice presenza di un torrente nelle
vicinanze dellimpianto).
E, al contrario, fondato il sesto motivo di gravame, in quanto: a) come
osservato dai ricorrenti, nel parere reso in data 3 febbraio 2009 la
43
Commissione Provinciale Tutela Ambiente ha invitato la ditta a specificare la
produzione di percolato annua per il caso in cui il volume di rifiuti da abbancare
fosse pari a 1.780.000 mc (atteso che in questipotesi sembrerebbero pochi i
metri cubi - 9.000 - di percolato da estrarre), nonch a verificare la produzione
media di percolato (che dovrebbe risultare superiore a 25 metri cubi al giorno)
con riferimento al numero delle vasche presenti per lo stoccaggio: b) nel
decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 si afferma essere intervenuto parere
favorevole della Commissione Provinciale Tutela Ambiente di Messina, senza
tener conto degli approfondimenti istruttori che la Commissione stessa aveva
invece indicato come necessari nel menzionato parere in data 3 febbraio 2009.
Non pu invece condividersi la tesi posta dai ricorrenti a fondamento del
settimo motivo di gravame, secondo cui il Comune di Furnari avrebbe dovuto
partecipare alle conferenze dei servizi che si sono svolte nellambito dei due
procedimenti autorizzatori di cui si tratta.
Lart. 5, decimo comma, d.lgs. n. 59/2005 prevede infatti che l'autorit
competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, pu
convocare apposita conferenza dei servizi alla quale invita le amministrazioni
competenti in materia ambientale, mentre il successivo comma undicesimo
comma prevede che lautorit competente acquisisca, eventualmente
nellambito della conferenza dei servizi di cui al comma decimo, le prescrizioni
del Sindaco di cui agli artt. 216 e 217 regio decreto n. 1265/1934.
E chiaro che le prescrizioni contemplate dalle norme indicate rientrano nella
competenza esclusiva dellente nel cui ambito territoriale ubicato limpianto,
per lassorbente e decisivo rilievo che il territorio costituisce elemento
costitutivo degli enti locali e resta quindi inibito al Sindaco di un Comune
dettare prescrizioni i cui effetti immediati e diretti si producano in un ambito
territoriale diverso da quello del Comune stesso.
44
Essendo quindi di competenza esclusiva del Sindaco del Comune di Mazzar S.
Andrea la formulazione di eventuali prescrizioni ai sensi dei citati art. 216 e
216 regio decreto n. 1265/1034, soltanto tale Amministrazione - e non il
Comune di Furnari - doveva esser coinvolta nei due procedimenti finalizzati al
rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali.
Ci non vuol dire, come evidente, che il rilascio delle autorizzazioni possa
prescindere dalla valutazione degli effetti ambientali che, a seguito dei
provvedimenti autorizzatori, si producano o possano prodursi nel contesto
territoriale del Comune di Furnari, ma semplicemente che tale valutazione
resta di competenza dellautorit regionale e si sviluppa nellambito di un
procedimento istruttorio in cui la legge non prevede la partecipazione
necessaria dei Comuni limitrofi a quello in cui limpianto ubicato.
Per le considerazioni che precedono non pu assumere rilievo la circostanza,
evidenziata dai ricorrenti, che il Comune di Mazzar S. Andrea sia socio di
maggioranza della Tirrenoambiente e non si trovi quindi in un effettiva
posizione di terziet per indicare le prescrizioni di cui ai citati artt. 216 e 217 e
ci anche tenuto conto che: a) la partecipazione azionaria in una societ da
parte un ente locale non costituisce una situazione di incompatibilit ai fini
dellesercizio delle potest amministrative di competenza degli organi dellente
nei confronti della societ stessa; b) il procedimento finalizzato al rilascio
dellautorizzazione integrata ambientale condotto dalla Regione, che, in una
posizione di assoluta terziet, pu e deve dettare le prescrizioni idonee ad
evitare che ogni possibile pregiudizio possa prodursi anche al di fuori
dellambito territoriale del Comune ove ubicato limpianto.
Tenuto conto di quando indicato, risulta chiaro che lart. 15 d.lgs. n. 59/2009,
che impone alcuni particolari obblighi di comunicazione e partecipazione
nellipotesi che un impianto possa avere significativi effetti negativi
45
sullambiente di altro Stato dellUnione Europea, costituisce norma di natura
eccezionale, la quale pertanto, ai sensi dellartr. 14 disp. prel. c.c., non pu
trovare applicazione al di fuori dei casi in essa considerati e non si presta
quindi ad essere trasposta in via analogica nellambito dellordinaria
partecipazione procedimentale per il rilascio dellautorizzazione integrata
ambientale.
Quanto osservato in merito allimpossibilit per il Sindaco di un Comune di
dettare prescrizioni che producano effetti immediati e diretti in un ambito
territoriale diverso da quello del Comune stesso vale - evidentemente - anche
in relazione agli ulteriori riferimenti normativi indicati dai ricorrenti nellambito
del settimo motivo di gravame, sembrando opportuno precisare al riguardo
che, seppure, come affermato dai ricorrenti, non possa disconoscersi la sfera di
competenza dellente municipale - anche mediante leventuale esercizio di
poteri extra ordinem - in ordine alla tutela ambientale del territorio comunale
ed alla salute dei propri cittadini, tale competenza non pu comunque mai
travalicare lambito territoriale in cui deve sempre restare circoscritta la
potest amministrativa dellente locale.
N pu genericamente invocarsi in proposito lapplicazione del principio di
sussidiariet, atteso che la disciplina primaria attribuisce espressamente alle
Regioni, in modo assolutamente ragionevole e in conformit al principio di cui
allart. 119, primo comma, Cost., la competenza in materia di autorizzazione
integrata ambientale (essendo tra laltro evidente che, in difetto di tale
esercizio unitario della competenza a livello regionale, si correrebbe il serio
rischio di non riuscire a localizzare alcun intervento che presenti una qualsiasi
ripercussione sotto il profilo ambientale).
Per quanto attiene allottavo motivo di gravame valgono invece le
considerazioni gi svolte in ordine allinammissibilit dellimpugnazione
46
dellordinanza del Commissario Delegato per lEmergenza Idrica n. 1133 in
data 28 dicembre 2006, mentre con riferimento al nono motivo di gravame
deve rilevarsi che in esso non viene sviluppata alcuna censura, ma ci si limita
sostanzialmente a svolgere la - ineccepibile - considerazione secondo cui i vizi
contenuti negli atti procedimentali determinano lillegittimit dei provvedimenti
definitivi che tali vizi abbiano finito col recepire.
In conclusione il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per quanto
attiene limpugnazione di tutti gli atti indicati in epigrafe, ad esclusione dei
decreti n. 391 in data 21 maggio 2009 e n. 393 in data 23 maggio 2009,
mentre va accolto, nei termini e nei limiti di cui in motivazione, per quanto
attiene allimpugnazione dei citati decreti n. 391 del 21 maggio 2009 e n. 303
del 23 maggio 2009, dei quali, per leffetto, va disposto lannullamento.
In ragione della complessit della vicenda e anche dellesito del ricorso, che
vede i ricorrenti in parte vittoriosi ed in parte soccombenti, sussistono giusti
motivi per compensare interamente fra tutte le parti le spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Staccata di Catania
(Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso come in epigrafe
proposto: 1) dichiara inammissibile il ricorso per quanto attiene
allimpugnazione di tutti gli atti indicati in epigrafe, ad eccezione dei decreti n.
391 in data 21 maggio 2009 e n. 393 in data 23 maggio 2009; 2) accoglie il
ricorso per quanto attiene allimpugnazione dei menzionati decreti n. 391 in
data 21 maggio 2009 e n. 393 in data 23 maggio 2009, dei quali, per leffetto,
dispone lannullamento; 3) compensa fra tutte le parti le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dallautorit amministrativa.
Cos deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 19 settembre 2012
con lintervento dei magistrati:
47
Salvatore Veneziano, Presidente
Giovanni Milana, Consigliere
Daniele Burzichelli, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/12/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


http://www.giustizia-
amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Giustizia%20Amministrativa/Sezione%201/2013/201300
154/Provvedimenti/201400145_11.XML



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
sezione staccata di Catania (Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
N. 02882/2012 REG.PROV.COLL.
N. 02644/2009 REG. RIC.

SENTENZA
48

sul ricorso numero di registro generale 2644 del 2009, proposto da:
Antonino Bonanno, Maria Manuli, Ester Casimo, Antonina Sturniolo, Antonia
Bonanno, Francesco Cicero, Silvestro Bonanno, Venera Munaf, Luigi Bonanno,
Maria Concetta Tuccitto e Giuseppe Iannelli, rappresentati e difesi dallAvv.
Angela Pino, con domicilio presso la Segreteria del Tar di Catania, Catania, Via
Milano 42/a;

contro

- Assessorato al Territorio ed allAmbiente della Regione Siciliana, in persona
dellAssessore pro-tempore, rappresentato e difeso dallAvvocatura Distrettuale
dello Stato di Catania, domiciliataria in Catania, Via Vecchia Ognina 149;

- Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione della
Regione Siciliana, in persona dellAssessore pro-tempore, rappresentato e
difeso dallAvvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliataria in
Catania, Via Vecchia Ognina 149;

- Agenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente, in persona del legale
rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dallAvvocatura
Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliataria in Catania, Via Vecchia
Ognina 149;

- Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, in persona del legale
rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Mariacarla
Minasi e Giancarlo Niutta, domiciliata presso lAvv. Liliana Iachelli, in Catania,
Via Messina 829 (presso lUfficio Legale dellAzienda
Ospedaliera Cannizzaro);

- Comune di Mazzarr S. Andrea, in persona del Sindaco pro-tempore,
rappresentato e difeso dallAvv. Giuseppe Tortora, domiciliato presso lo studio
dellAvv. Nino Grippaldi, in Catania, Via Aldebaran 9;
nei confronti di

Tirreno Ambiente S.p.A., in persona del legale rappresentante, rappresentata e
difesa dagli Avv.ti Aldo Tigano e Lina Merendino, con domicilio presso la
Segreteria del Tar di Catania, in Catania, Via Milano 42/a;
per lannullamento

dei decreti regionali n. 391 in data 21 maggio 2009 e n. 302 in data 23 maggio
2009 del Dirigente Responsabile del Servizio 2 V.I.A/V.A.S. del Dipartimento
Territorio ed Ambiente;
e per la condanna
49
delle Amministrazioni intimate al risarcimento del danno.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dellAssessorato al Territorio ed
allAmbiente della Regione Siciliana, dellAssessorato ai Beni Culturali ed
Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana, dellAgenzia
Regionale per lAmbiente, del Comune di Mazzarr Sant'Andrea, dellAzienda
Sanitaria Provinciale di Messina e della Tirrenoambiente S.p.A.;
Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nelludienza pubblica del giorno 19 settembre 2012 il dott. Daniele
Burzichelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO
La Tirrenoambiente s.p.a. gestisce una discarica per il conferimento di rifiuti
solidi urbani ubicata nel Comune di Mazzar S. Andrea, in Contrada Zupp.
Gli odierni ricorrenti affermano di essere proprietari di immobili ubicati in
prossimit di tale discarca, nellambito dei territori del Comune di Furnari e di
quello di Terme Vigliatore.

Affermano inoltre di risentire da tempo dei negativi effetti connessi
allinnegabile degrado ambientale ed igienico-sanitario che tale impianto ha
prodotto sul territorio.

La Regione Siciliana, con decreto n. 391 in data 21 maggio 2009 del Dirigente
Responsabile del Servizio 2 V.I.A/V.A.S. del Dipartimento Territorio ed
Ambiente, ha rilasciato alla Tirreno Ambiente lautorizzazione integrata
ambientale per la realizzazione di un impianto per la selezione dei rifiuti solidi
urbani e per la stabilizzazione della frazione organica.

Con decreto del medesimo Dirigente n. 393 in data 23 maggio 2009 si inoltre
espresso favorevole giudizio di compatibilit ambientale ed stata rilasciata
lautorizzazione integrata ambientale per u progetto di ampliamento della
discarica.
Con il presente gravame gli odierni ricorrenti impugnano i due menzionati
provvedimenti autorizzatori, chiedendo anche il risarcimento del danno.
Con il primo motivo di gravame lamentano eccesso di potere per difetto di
istruttoria, violazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti adottato con
50
ordinanza commissariale n. 1166 del 18 dicembre 2002, violazione del d.p.r. n.
915/1082, del d.lgs. n. 36/2003 e della legge regionale n. 16/1996.

In particolare i ricorrenti osservano che: a) il Piano regionale di gestione dei
rifiuti stabilisce che gli impianti di discarica non devono ricadere in fiumi,
torrenti e corsi dacqua e le relative sponde o piede per una fascia di trecento
metri ciascuna; b) lente non ha tenuto conto dellesposizione alle esalazioni
del centro abitato posto a circa trecento metri dallimpianto, delle forme di
erosione dovute alle acque correnti superficiali (essendo limpianto ubicato nei
pressi del torrente Mazzarr), nonch della fascia di rispetto di almeno
cinquecento metri fra il perimetro dellimpianto e le zone boschive e di
protezione naturale o culturale (posto che il redigendo Piano Regolatore
Generale del Comune di Furnari prevede linserimento di una zona boschiva
limitrofa al sito ove ubicato limpianto); c) il punto 2.1 dellAllegato I al d.lgs.
n. 36/2003 dispone che gli impianti di cui si tratta non possono essere ubicati
in aree dove i processi geologici superficiali, quali lerosione accelerata, le
frane, linstabilit dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali, potrebbero
compromettere lintegrit della discarica, n in aree esondabili, instabili ed
alluvionali.
Con il secondo motivo di gravame i ricorrenti lamentano eccesso di potere per
difetto di istruttoria, violazione del d.lgs. n. 59/2005, del d.lgs. n. 152/2006,
del d.p.r. n. 915/1982 e della legge n. 241/1990, osservando che
lAmministrazione non ha inviato agli interessati la prescritta comunicazione di
avvio del procedimento e non ha provveduto alla convocazione dei Comuni
limitrofi di Furnari e Terme Vigliatore.

Con il terzo motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione di legge ed
eccesso di potere per difetto di motivazione, osservando che i provvedimenti
impugnati non sono adeguatamente motivati, esigendosi nella specie
unadeguata ponderazione degli interessi da bilanciare, anche in considerazione
dellesistenza di un non meglio identificato parere dellASL n. 5 che avrebbe
subordinato il proprio avviso favorevole ad un apposito intervento per
annullare gli effetti di cattivo odore nellaria.

Con il quarto motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione degli art.
216 e 217 regio decreto n. 1265/1934 in relazione allart. 5, comma 11, d.lgs.
n. 59/2005, osservando che lAmministrazione non aveva acquisito le
prescrizioni dei Sindaci competenti ai sensi degli artt. 216 e 217 regio decreto
n. 1265/1923, come prescritto dallart. 5, undicesimo comma, d.lgs. n.
59/2005.

Con il quinto motivo di gravame i ricorrenti lamentano violazione del punto
2.1 dellAllegato I al d.lgs. n. 36/2003, osservando che non risulta essere
stato effettuato lo studio prescritto dalla disposizione indicata (e previsto in
tutti i casi di impianti che accettino anche rifiuti contenenti amianto).
51
Con il sesto motivo di gravame i ricorrenti non deducono alcuna censura, ma
richiamano gli artt. 32 e 42 Cost. e formulano domanda di risarcimento del
danno.

LAzienda Sanitaria Provinciale di Messina, costituitasi in giudizio, chiede il
rigetto del ricorso, osservando che: a) nessun comportamento illegittimo
attribuibile allAzienda e nessuna eventuale pretesa risarcitoria pu quindi
essere legittimamente avanzata contro di essa; b) con parere n. 35 dell11
settembre 2008 (in coerenza con il precedente parere n. 13 del 9 febbraio
2007 e con le comunicazioni n. 68 del 29 settembre 2007 e 37 del 23
settembre 2008), lAzienda Sanitaria Provinciale di Messina ha espresso
parere favorevole allampliamento della discarica a condizione che venissero
assunti tutti i provvedimenti necessari ad impedire il prodursi di esalazioni
maleodoranti che periodicamente si avvertono, particolarmente nel non
lontano centro di Furnari; c) con successive note lAzienda ha rappresentato al
Prefetto di Messina, al Procuratore della Repubblica di Barcellona ed al Sindaco
di Furnari che la discarica risultava gestita in modo idoneo, ma che, con il
favore dei venti o di altri eventi metereologici, si avvertivano nei comuni
limitrofi, ed in particolare in quello di Furnari, esalazioni maleodoranti.
Il Comune di Mazzarr S. Andrea, costituitosi in giudizio, chiede il rigetto del
ricorso, osservando che le censure dei ricorrenti non riguardano loperato del
Comune, nei confronti del quale non pu quindi essere avanzata alcuna
eventuale pretesa risarcitoria, essendosi lo stesso limitato a fornire un parere
favorevole subordinatamente alla sussistenza di tutti i requisiti richiesti dalla
normativa per il rilascio delle richieste autorizzazioni.

La Tirrenoambiente s.p.a., costituitasi in giudizio, deposita documentazione
inerente ai fatti di causa, eccepisce linammissibilit del gravame e sollecita in
subordine il suo rigetto nel merito, osservando che: a) la mera vicinitas non
costituisce condizione idonea a fondare la legittimazione attiva per
limpugnazione dei provvedimenti autorizzatori di cui si tratta, risultando
necessaria la prova - che difetta nel caso di specie - di un pregiudizio effettivo,
concreto e diretto sofferto dai soggetti che azionino eventuali pretese in
giudizio; b) i ricorrenti, a ben vedere, lamentano lintervenuta violazione
dellinteresse partecipativo del Comune ai procedimenti in questione e
paventano presunti danni alla salute che risultano inattuali ed in contrasto con
gli avvisi espressi al riguardo da plurimi organi tecnici; c) ci anche in
considerazione del fatto che la discarica in parola stata autorizzata sin dal
lontano anno 2003 e che i ricorrenti hanno manifestato acquiescenza sia nei
confronti della sua istituzione, sia nei confronti di successivi ampliamenti
dellimpianto intervenuti negli anni 2004 e 2007; d) i progetti relativi
allampliamento della discarica e alla realizzazione dellimpianto di selezione e
stabilizzazione sono stati ritualmente pubblicati dalla Tirreno Ambiente s.p.a.
nelle forme di cui allart. 5 d.lgs. n. 59/2005 e nessuna opposizione od
osservazione stata formulata nel termine di cui allottavo comma della
disposizione indicata; e) con nota n. 38456/13.12/GAB in data 1 giugno 2009,
il Prefetto di Messina ha dato atto dellimportanza e della bont tecnica del
52
progetto, affermando che di questi elementi i Sindaci dei Comuni di Furnari,
Mazzar S. Andrea e Terme Vigliatore avevano preso atto positivamente
attribuendo grande rilievo alla prospettiva delineata; f) come si legge nel
preambolo di entrambi i provvedimenti impugnati, la zona interessata dagli
interventi non rientra in aree naturali protette, n inserita in specifici piani
regionali, provinciali, di bacino o di risanamento con finalit in materia
ambientale; g) in relazione alla tutela delle acque i progetti hanno ottenuto il
parere favorevole dellAgenzia Regionale per la Protezione dellAmbiente, reso
in data 27 aprile 2009; h) con parere del 17 aprile 2009, il Servizio 2/VAS-VIA
dellAssessorato al Territorio ed allAmbiente ha affermato che nei pressi
dellimpianto non vi sono elementi naturali di pregio; i) per quanto attiene ai
profili paesaggistici, con parere in data 11 settembre 2008, la competente
Soprintendenza ha affermato che lintervento compatibile rispetto ai valori
paesaggistici dellarea, in quanto le opere si integrano con le strutture esistenti
che insistono nelle aree adiacenti; l) in ordine allinquinamento atmosferico,
con parere in data 7 maggio 2009 il competente Dipartimento dellAssessorato
Regionale al Territorio ed allAmbiente ha prescritto i limiti di emissione cui
deve conformarsi limpianto, disponendo altres le opportune misure al fine di
prevenire eventuali fenomeni di inquinamento; m) con il citato parere in data
17 aprile 2009, il Servizio 2/VAS-VIA dellAssessorato al Territorio ed
allAmbiente ha anche evidenziato che: - il progetto compatibile con il
Programma regionale per la riduzione dei rifiuti solidi urbani; - esso rispetta le
linee guida di cui al decreto ministeriale del 29 gennaio 2007; - la realizzazione
dellimpianto consentir una diminuzione della quantit di rifiuti da conferire
nella medesima discarica.

Le Amministrazione regionali, costituitesi in giudizio per mezzo dellAvvocatura
Distrettuale dello Stato di Catania, chiedono il rigetto del ricorso, osservando
che le censure sollevate dai ricorrenti risultano generiche ed evidenziando la
correttezza delliter procedimentale relativo ai due provvedimenti impugnati.

Dopo il deposito di ulteriori documenti e memorie, il ricorso stata chiamato
alla pubblica udienza del 19 settembre 2012.

Sentiti i difensori delle parti, come indicato in verbale, la causa stata quindi
trattenuta in decisione.

Deve respingersi leccezione sollevata dalla Tirrenoambiente s.p.a. in ordine al
presunto difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti.

Non infatti contestato (e deve quindi ritenersi provato ai sensi dellart. 64,
secondo comma, c.p.a.) il fatto che i ricorrenti siamo proprietari di immobili
ubicati nel territorio del Comune di Furnari in quello del Comune di Terme
53
Vigliatore e che tali immobili si trovino in prossimit della discarica di cui si
tratta.

Come noto, in materia urbanistica ed edilizia, pur non mancando pronunce
che affermano la sufficienza di una situazione di stabile collegamento giuridico
con il terreno oggetto dellintervento costruttivo al fine di impugnare i relativi
provvedimenti autorizzatori (cfr., da ultimo, Cons. St., Sez. IV, n. 4643/2012),
la prevalente giurisprudenza ha costantemente affermato che il mero criterio
della vicinitas di un fondo o di unabitazione allarea oggetto dellintervento
non pu ex se radicare la legittimazione al ricorso, dovendo il ricorrente
fornire la prova concreta del vulnus specifico inferto dagli atti impugnati alla
propria sfera giuridica, in termini, ad esempio, di deprezzamento del valore del
bene o di concreta compromissione del diritto alla salute ed allambiente: cfr.,
fra le pi recenti, Cons. St., Sez. IV, n. 4924/2012, Cons. St., Sez. IV, n.
4287/2012, Tar Perugia, Sez. I, n. 334/2012 (secondo cui la prova del vulnus
specifico rileva pi esattamente ai fini dellinteresse ad agire) e Tar Catania,
Sez. I, n. 482/2012.

In materia ambientale la prevalente giurisprudenza ha invece ritenuto che ai
fini della sussistenza della legittimazione ad agire sia sufficiente la vicinitas,
intesa come vicinanza dei soggetti che si ritengano lesi dalla scelta del sito
prescelto per la realizzazione dellimpianto o dalladozione di ulteriori
provvedimenti autorizzatori (cfr., fra le pi recenti, Tar del Lazio, Sede di
Roma, Sez. I, n. 5826/2012, Tar Torino, Sez. I, n. 1340/2011, Tar Brescia,
Sez. I, n. 2411/2010, Cons. St., Sez. IV, n. 5986/2011, Cons. St., Sez. V, n.
1979/2011, Tar Firenze, Sez. II, n. 476/2011, Tar Palermo, Sez. I, n.
200/2012), pur non essendo mancate pronunce che hanno ribadito la necessit
(ai fini della legittimazione o, secondo una diversa prospettazione dellinteresse
ad agire) della prova del danno subito nella propria sfera giuridica - in termini,
ad esempio, di riduzione del valore del proprio fondo o del nocumento che la
realizzazione e lesercizio dellimpianto procurerebbe alla salute - da chi chieda
protezione in giudizio (cfr. Tar Napoli, Sez. V, n. 1479/2010, Tar Torino, Sez. I,
n. 2292/2009, Cons. St., Sez. VI, n. 5453/2007, Tar Bologna, Sez. I, n. 3216,
Tar Torino, Sez. II, n. 244/1999).

Il Collegio condivide lorientamento espresso dalla giurisprudenza maggioritaria
e ci anche sul rilievo che costituisce fatto notorio, in quanto tale da porre a
fondamento della decisione ai sensi dellart. 115, secondo comma, c.p.c., che
la realizzazione di un impianto (discarica, inceneritore, centrale elettrica, etc.),
che influisca in qualche modo sulassetto e sul sistema ambientale e sia quindi
sottoposto ai relativi regimi autorizzatori, determina almeno un minimo
deprezzamento degli immobili situati nei pressi della struttura, con ci
legittimando i - o, secondo altra prospettazione, radicando linteresse ad agire
in capo ai - proprietari e residenti nelle immediate vicinanze, producendosi in
danno di essi un sicuro pregiudizio economico consistente nella diminuzione di
valore della loro propriet ovvero, nel caso di soggetti residenti ma non
54
proprietari, nella diminuzione del valore della prestazione connessa allutilizzo
degli immobili di cui essi usufruiscono a vario titolo (locazione, comodato,
etc.).

Sulla scorta di identiche considerazioni deve ritenersi infondato lulteriore
profilo di inammissibilit del gravame eccepito dalla Tirrenoambiente s.p.a.,
non potendo attribuirsi alcun rilievo alla mancata impugnazione delle pregresse
autorizzazioni rilasciate per liniziale realizzazione e per i due primi ampliamenti
della discarica, atteso che gli impugnati decreti n. 391 in data 21 maggio 2009
e n. 393 in data 23 maggio 2009, consentendo un significativo ampliamento
dellattivit della discarica, hanno certamente determinato un ulteriore
deprezzamento del valore delle unit immobiliari situate nei pressi
dellimpianto.

Tanto chiarito, deve ulteriormente precisarsi che risultano inconferenti le
ulteriori obiezioni sollevate sul punto dalla Tirreno Ambiente s.p.a., in quanto:
a) qualora sussista, come nella specie, la legittimazione e linteresse ad agire,
la parte ricorrente pu articolare come meglio crede le proprie doglianze, che
ben possono riferirsi - a prescindere dalla loro fondatezza nel merito - alla
mancata partecipazione procedimentale del Comune ove esse risiedono, sia in
ragione delle funzione che tale Amministrazione assolve nella qualit di ente
esponenziale della comunit territoriale, sia in quanto la legittimazione e
linteresse ad agire vanno accertati in relazione agli effetti del provvedimento e
non con riferimento ai vizi di legittimit sollevati da chi agisce in sede
giurisdizionale avverso i provvedimenti che hanno autorizzato la realizzazione e
lesercizio dellimpianto; b) nel caso di specie le censure sollevate dai ricorrenti
non si esauriscono affatto nella presunta lesione della partecipazione
procedimentale del Comune di Furnari e di quello di Terme Vigliatore; c) la
circostanza che i progetti relativi allampliamento della discarica e alla
realizzazione dellimpianto di selezione e stabilizzazione siano stati ritualmente
pubblicati dalla Tirrenoambiente s.p.a. nelle forme di cui allart. 5 d.lgs. n.
59/2005 e che nessuna opposizione od osservazione sia stata formulata nel
termine di cui allottavo comma della disposizione indicata non determina -
come evidente - linoppugnabilit dei conseguenti provvedimenti
autorizzatori.

Deve anche precisarci che la presente controversia riguarda il solo Assessorato
Regionale al Territorio ed allAmbiente, cio lorgano che ha emanato i due
provvedimenti impugnati, mentre ad essa risultano estranee le ulteriori
Amministrazioni - tuzioristicamente evocate in giudizio - in ragione della natura
meramente endoprocedimentale della loro partecipazione alle istruttorie
culminate nei due decreti autorizzatori.
Tanto premesso, il ricorso fondato, nei termini e nei limiti di seguito
specificati.

55
Devono in primo luogo disattendersi le osservazioni svolte dai ricorrenti con il
primo motivo di gravame, ad eccezione della doglianza relativa alla mancata
considerazione dellesposizione del centro abitato di Furnari alle esalazioni
prodotte dallimpianto.

Limpianto in questione non infatti ubicato in un fiume, torrente o corso
dacqua, n sulle loro sponde o piede, atteso che la discarica si trova
semplicemente nelle vicinanze del torrente Mazzar.

La vicinanza di un torrente, inoltre, non determina automaticamente la
sussistenza di forme di erosione del territorio, n la classificazione dellarea
come esondabile, instabile o alluvionale (anzi, tali circostanze risultano
confutate dalla documentazione procedimentale cui ha fatto riferimento la
controinteressata).

I decreti impugnati hanno correttamente escluso la sussistenza nei pressi
dellimpianto di zone boschive o di protezione naturale, atteso che, come
risulta dalla documentazione versata in atti dalla controinteressata, in
prossimit dellimpianto non sono presenti aree con tali caratteristiche.
Tale conclusione non confutata dal rilievo dei ricorrenti in ordine alla possibile
previsione nel redigendo Piano Regolatore Generale del Comune di Furnari
dellinserimento di una zona boschiva limitrofa al sito ove ubicato limpianto,
atteso che non possono - ovviamente - assumere rilievo in sede di rilascio del
titolo autorizzatorio insediamenti boschivi meramente futuri ed eventuali.

Per quanto attiene invece alla doglianza relativa alla mancata considerazione
dellesposizione del centro abitato di Furnari alle esalazioni prodotte
dallimpianto, occorre rinviare alle considerazioni che saranno svolte con
riferimento al terzo motivo di gravame.

Anche il secondo motivo di gravame infondato.

Come invero prescritto dallart. 7, primo comma, legge n. 241/1990, la
comunicazione di avvio del procedimento deve essere inviata soltanto ai
soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale destinato a produrre
effetti diretti e a quelli che per legge debbono intervenirvi.
E chiaro che gli odierni ricorrenti non sono destinatari degli effetti diretti degli
impugnati provvedimenti autorizzatori (mentre altra questione il fatto che gli
effetti materiali indiretti prodotti dai provvedimenti stessi radichino in capo ad
essi la legittimazione ad agire), n alcuna disposizione di legge contempla la
loro necessaria partecipazione ai relativi procedimenti.

56
Non pu inoltre condividersi la tesi dei ricorrenti secondo cui il Comune di
Furnari e quello di Terme Vigliatore avrebbero dovuto partecipare alle
conferenze dei servizi che si sono svolte nellambito dei due procedimenti
autorizzatori di cui si tratta.

Lart. 5, decimo comma, d.lgs. n. 59/2005 prevede infatti che l'autorit
competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, pu
convocare apposita conferenza dei servizi alla quale invita le amministrazioni
competenti in materia ambientale, mentre il successivo comma undicesimo
comma prevede che lautorit competente acquisisca, eventualmente
nellambito della conferenza dei servizi di cui al comma decimo, le prescrizioni
del Sindaco di cui agli artt. 216 e 217 regio decreto n. 1265/1934.

E chiaro che le prescrizioni contemplate dalle norme indicate rientrano nella
competenza esclusiva dellente nel cui ambito territoriale ubicato limpianto,
per lassorbente e decisivo rilievo che il territorio costituisce elemento
costitutivo degli enti locali e resta quindi inibito al Sindaco di un Comune
dettare prescrizioni i cui effetti immediati e diretti si producano in un ambito
territoriale diverso da quello del Comune stesso.

Essendo quindi di competenza esclusiva del Sindaco del Comune di Mazzar S.
Andrea la formulazione di eventuali prescrizioni ai sensi dei citati art. 216 e
216 regio decreto n. 1265/1034, soltanto tale Amministrazione - e non il
Comune di Furnari, n quello di Terme Vigliatore - doveva esser coinvolta nei
due procedimenti finalizzati al rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali.

Ci non vuol dire, come evidente, che il rilascio delle autorizzazioni possa
prescindere dalla valutazione degli effetti ambientali che, a seguito dei
provvedimenti autorizzatori, si producano o possano prodursi nel contesto
territoriale del Comune di Furnari o di quello di Terme Vigliatore, ma
semplicemente che tale valutazione resta di competenza dellautorit regionale
e si sviluppa nellambito di un procedimento istruttorio in cui la legge non
prevede la partecipazione necessaria dei Comuni limitrofi a quello in cui
limpianto ubicato.

Sulla scorta delle medesime considerazioni risulta infondato il quarto motivo di
gravame, avendo lAmministrazione correttamente acquisito le sole prescrizioni
del Sindaco di Mazzarr S. Andrea - e non quelle dei Sindaci di Furnari e Terme
Vigliatore - ai sensi dei citati artt. 216 e 217 regio decreto n. 1265/1923.

Sono invece fondati il terzo ed il quinto motivo di gravame, che in ragione della
loro connessione si prestano ad essere trattati congiuntamente.
57
Limpugnato decreto n. 393 in data 23 maggio 2009 (come risulta
espressamente dai punti n. 12, n. 20 e n. 32) prevede infatti che nella
discarica di cui si tratta possano essere depositati rifiuti contenenti amianto.
Lart. 4 d.lgs. n. 59/2005 (successivamente abrogato, peraltro, dallart. 4,
primo comma, lett. a, d.lgs. n. 128/2010) prevedeva che, per le discariche da
autorizzare ai sensi del menzionato d.lgs. n. 59/2005, potessero considerarsi
soddisfatti i requisiti tecnici di cui al decreto stesso qualora risultassero
soddisfatti i requisiti tecnici di cui al d.lgs. n. 36/2003.

Lultimo comma del paragrafo 2.1 dellAllegato I al predetto d.lgs. n. 36/2003
dispone che: a) per le discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi che
accettano rifiuti contenenti amianto, deve essere oggetto di specifico studio, al
fine di evitare qualsiasi possibile trasporto aereo delle fibre, la distanza dai
centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti; b) tale direttrice
stabilita sulla base di dati statistici significativi dellintero arco dell'anno e
relativi ad un periodo non inferiore a 5 anni.

Nel rapporto istruttorio di cui alla nota n. 376 del 12 marzo 2009, il Servizio
2/V.A.S.-V.I.A. dellAssessorato regionale al Territorio ed allAmbiente afferma,
invece, che nel procedimento culminato con lemanazione del decreto n. 393 in
data 23 maggio 2009 stato effettuato uno studio dei venti condotto facendo
ricorso ai dati rilevati dalla centralina presente nel sito ove ubicata la
discarica e relativi a (soli) quattro anni di rilevazioni orarie.
Fermo restando il difetto di istruttoria appena evidenziato, appare poi
discutibile laffermazione contenuta nel citato rapporto istruttorio secondo cui il
centro abitato di Furnari rimarrebbe al di fuori del cono di influenza delle
direzioni prevalenti stimate.

Nello studio anemometrico (prescindendo da quanto rilevato in ordine alla sua
incompletezza) si evidenzia, infatti, lesistenza di un regime bimodale dei
venti, con prevalenza dei venti provenienti da sud-sudest e sud-sudovest
nelle stagioni primaverile ed invernale e prevalenza dei venti provenienti da
sud-sudovest nella stagione estiva, mentre durante il periodo autunnale
stato registrato un andamento pi omogeneo, con circa il 60% dei venti
provenienti da sud-sudest.

Come risulta dalla corografia allegata allo studio di impatto ambientale,
labitato di Furnari posto sostanzialmente ad ovest rispetto allimpianto in
questione e tale circostanza sembrerebbe giustificare lassunto di cui al
menzionato rapporto istruttorio secondo cui tale abitato resterebbe al di fuori
del cono di influenza delle direzioni prevalenti dei venti.
Risulta tuttavia dalla medesima corografia che una parte dellabitato di Furnari
si estende a nord lungo la strada provinciale 110, con la conseguenza che tale
porzione dellabitato risulta certamente posizionata, rispetto alla discarica, sulla
direzione dei venti provenienti da sudest.
58

Le conclusioni contenute nel pur incompleto studio anemometrico appaiono
pertanto almeno parzialmente contraddittorie, atteso che, proprio sulla scorta
dei dati risultanti da tale studio, non appare corretto affermare che lintero
centro abitato di Furnari sia al di fuori del cono di influenza delle direzioni
prevalenti dei venti, non potendo certamente valere tale conclusione per
quanto attiene alle abitazioni che si sviluppano lungo la menzionata strada
provinciale 119.

Al riguardo pu essere anche opportuno evidenziare che: a) nello studio di
impatto ambientale (pagina 62) redatto dalla Tirrenoambiente s.p.a. a corredo
del progetto per lampliamento della discarica, si afferma che, per quanto
riguarda landamento anemometrico a Mazzarr SantAndrea ricorrente il
vento di scirocco che spira da sudest caldo e violentissimo per pi giorni di
seguito nel periodo autunno-primaverile; b) nel parere reso dallAUSL n. 5 in
data 11 settembre 2008 nelambito del procedimento culminato nel decreto n.
393 in data 23 maggio 2009 si fa esplicito riferimento a periodiche esalazioni
maleodoranti che sembrano costituire il sintomo di un effettivo, sebbene non
continuo, trasporto aereo di sostanze odorigene dalla discarica in direzione
dellabitato di Furnari (o quantomeno di una porzione di esso); c) la campagna
di rilevamento della qualit dellaria effettua dallAgenzia Regionale per la
Protezione dellAmbiente nel periodo 29 luglio 2009-17 settembre 2008 (il
relativo documento espressamente menzionato a pagina 2 del menzionato
rapporto istruttorio n. 376 del 12 marzo 2009) ha evidenziato la presenza
nellabitato di Furnari dei medesimi inquinanti presenti in discarica, circostanza
che avvalora lipotesi che le direzioni dominanti dei venti siano tali da
determinare il trasporto aereo di sostanze odorigene ed eventualmente anche
di fibre di amianto nel centro abitato di tale Comune (o almeno in una porzione
di esso).

Le considerazioni che precedono valgono in primo luogo per il decreto
autorizzatorio n. 393 in data 23 maggio 2009 (al quale i ricorrenti fanno
esclusivo riferimento nel formulare il quinto motivo di gravame), ma esse
devono estendersi anche al decreto con cui stato autorizzato limpianto di
selezione dei rifiuti e di stabilizzazione della frazione organica, che risulta
invece investito dalla denuncia, di cui al terzo motivo di gravame, della non
adeguata ponderazione dei diversi interessi in gioco da parte
dellAmministrazione procedente.

Losservazione dei ricorrenti deve infatti essere condivisa sulla base del
decisivo ed assorbente rilievo che negli elaborati tecnici presentati dalla
Tirrenoambiente ai fini del rilascio del decreto n. 301 in data 21 maggio 2009
viene del tutto ignorata lesistenza del centro abitato di Furnari, il quale, a
differenza di quello di Terme Vigliatore, dista solo poche centinaia di metri dal
luogo ove ubicata la discarica (in particolare, a pagina 17 della relazione sulla
59
fattibilit ambientale si afferma, in ordine allimpatto in atmosfera, che
lambito territoriale circostante linsediamento risulta privo di nuclei abitativi
e a pagina 15 della relazione tecnica generale si afferma che nellarea
circostante non esistono aree urbane e residenziali sensibili). Alla
rappresentazione di tale erronea circostanza non risulta aver posto riparo il
susseguente iter istruttorio, con la conseguenza che la decisione assunta
dallAmministrazione appare inficiata da un non adeguata rappresentazione
dello stato di fatto che ha certamente costituito pregiudizio per il corretto e
compiuto bilanciamento dei diversi interessi coinvolti nella vicenda
amministrativa di cui si tratta.

Va infine disattesa la domanda risarcitoria in quanto formulata in modo del
tutto generico ed apodittico e sprovvista di ogni indicazione in merito al
presunto nesso di causalit fra i provvedimenti impugnati e le patologie da cui
risultano affetti due dei ricorrenti, nonch di ogni concreta allegazione in
merito alleffettivo pregiudizio presuntivamente subito dalle propriet
immobiliari di cui i ricorrenti sono proprietari e in merito alla specifica e
puntuale lesione del diritto costituzionale inviolabile che, secondo la
prospettazione dei ricorrenti stessi, giustificherebbe nella specie il risarcimento
del danno non patrimoniale ai sensi dellart. 2059 c.c..
In conclusione il ricorso va accolto, nei limiti e nei termini di cui in motivazione,
per quanto attiene allimpugnazione dei decreti n. 391 in data 21 maggio 2009
e n. 393 in data 23 maggio 2009, mentre va rigettata la domanda di
risarcimento del danno.

In ragione della peculiarit delle vicenda, della soccombenza reciproca
fra i ricorrenti e lAssessorato al Territorio ed allAmbiente, nonch
della natura tuzioristica della evocazione in giudizio delle altre
Amministrazioni, sussistono giusti motivi per compensare interamente
fra tutte le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione staccata di
Catania (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso
come in epigrafe proposto: 1) accoglie il ricorso, nei limiti e nei termini
di cui in motivazione, per quanto attiene allimpugnazione dei decreti
n. 391 in data 21 maggio 2009 e n. 393 in data 23 maggio 2009, dei
quali, per leffetto, dispone lannullamento; 2) rigetta la domanda di
risarcimento del danno; 3) compensa fra tutte le parti le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dallautorit
amministrativa.
Cos deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 19
settembre 2012 con lintervento dei magistrati:
Salvatore Veneziano, Presidente
60
Giovanni Milana, Consigliere
Daniele Burzichelli, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/12/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

http://www.giustizia-
amministrativa.it/DocumentiGA/Catania/Sezione%202/2009/200902644/Provvedimenti/201202882_01.XML



http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/12/tangenti-per-le-
concessioni-edilizie.html