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Capitolo 2

Razionalit, istituzioni, transazioni, contratti


Gli elementi costitutivi della societ sono:
I beni: oltre che per le loro caratteristiche merceologiche, possono essere
distinti rispetto alla loro localizzazione, al tempo e la probabilit con cui
sono disponibili.
Gli agenti economici: sono di due tipi
o I consumatori: hanno risorse, informazioni riguardanti i beni, i
prezzi, i possibili eventi e comportamenti degli altri agenti e un
ordinamento di preferenze. Essi vendono le risorse di cui sono
dotati per riceverne in cambio altri beni.
o Le imprese: sono contemporaneamente un agente e unistituzione;
scelgono massimizzando la funzione del protto derivante dalla
di!erenza tra i ricavi e i costi. Inoltre organizzano il processo
produttivo, ossia coordinano le azioni che partecipano al processo
di produzione, denendo gli impegni e diritti. Esse sono dun"ue
anche unistituzione avente lobiettivo di coordinare i
comportamenti di pi# soggetti, attraverso una delimitazione delle
sfere delle azioni rispetto alle "uali ciascuno dei soggetti pu$
esercitare liberamente le proprie scelte. %a tale delimitazione si
genera una struttura di dirti e obblighi.
Le tecnologie di produzione
Le istituzioni:
o &ercato: consente lorganizzazione degli scambi di beni di
consumo, dinput primari, della moneta e degli strumenti nanziari.
Il mercato fornisce ai singoli soggetti uninformazione, il prezzo,
sulla cui base essi possono scegliere in modo tra loro indipendente.
o &oneta: ' lo strumento convenzionale che consente di ridurre i
costi dello scambio rispetto alla situazione di baratto. Essa ' unit
di misura del valore di mercato dei beni e in tal modo facilita
moltissimo il calcolo economico.
o (tato: ' listituzione che interviene "uando mercato e impresa sono
incapaci di assolvere le proprie speciche funzioni di
coordinamento in modo e)ciente, oppure "uando occorre
compiere scelte tra situazioni e)cienti.
Le transazioni
I contratti: si tratta dellinsieme degli impegni reciproci tra le parti nello
scambio, il cui rispetto ' garantito dalla legge.
La razionalit individuale: scelta tra mezzi e fni
La razionalit ci dice "ual ' per un individuo il mezzo pi# conveniente per
raggiungere un determinato obiettivo. La teoria economica ha esteso il
signicato comune di razionalit come scelta tra mezzi alternativi anche "uello
di scelta tra ni alternativi allinterno di un sistema ordinato e coerente di
preferenze, rappresentando una scelta razionale nella forma della
massimizzazione di una funzione*obiettivo ben denita +utilit o protto,,
soggetta al vincolo di risorse date.
La rappresentazione del comportamento razionale nella forma della
massimizzazione di una funzione di utilit ' corretta se sono soddisfatte tre
condizioni:
-, Il soggetto economico a conoscenza completa di tutte le possibilit di
scelta e dellordine di preferenze tra i risultati che sono a esse associati.
., Il soggetto economico ha il controllo completo dei risultati associati a
ciascunalternativa.
/, Il soggetto economico ha la capacit di calcolo adeguata a ciascun
problema di scelta che gli si pone.
Incertezza e rischio: informazione incompleta
La condizione di conoscenza completa non ' soddisfatta nei casi di:
0ischio: situazione in cui ' possibile attribuire agli eventi ignoti una
distribuzione di probabilit oggettiva, ci$' nota e comune a tutti i
soggetti, in "uanto associata a fenomeni probabilistici controllabili.
Incertezza: situazione in cui non vi ' una probabilit oggettiva.
La teoria dell1utilit attesa consente di trattare le decisioni in condizioni di
rischio o incertezza in modo del tutto analogo a "uelle in cui vi ' completa
certezza. 2n soggetto si comporta razionalmente "uando massimizza 2+L,,
ossia l1utilit del risultato incerto o rischioso della scelta. Il soggetto che si
trova a dover scegliere tra alternative o lottierie mutualmente escludentisi,
ognuna delle "uali presenta situazioni probabili, sceglier "uella che
massimizza la propria utilit. Lutilit di una lotteria ' uguale allutilit attesa,
ossia alla somma delle utilit associate a ogni evento possibile, ponderate
ciascuna per la propria probabilit.
3ttitudine rispetto al rischio: un soggetto ' neutrale rispetto al rischio, o
avverso al rischio, o amante del rischio, "uando l1utilit della lotteria ' uguale,
o minore, o superiore, rispettivamente, all1utilit di un risultato certo di valore
uguale a "uello atteso della lotteria stessa.
(celta con costi dinformazione: la teoria suppone che in situazioni di non
perfetta informazione ogni soggetto sia in grado di attribuire, esplicitamente o
implicitamente, una probabilit a ogni vento possibile, e che possa raccogliere
a costi noti le informazioni utili al ne di valutare "ueste probabilit. 4uesti
costi entrano come vincoli nel suo processo decisionale, che ' sempre di tipo
massimizzante.
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Giochi strategici
5oich6 ogni soggetto vive socialmente, ogni sua scelta in7uisce sugli altri
soggetti e di ritorno ancora sul soggetto stesso. 8alvolta "uesti e!etti sono cos9
marginali che possono anche essere considerati nulli; "uesto non avviene
invece nel caso di comportamento strategico, ossia in "uelle situazioni in cui il
risultato associato a ogni scelta alternativa dipende non solo dalla scelta del
soggetto economico, ma anche dalle scelte di uno o pi# altri soggetti,
egualmente razionali, ma aventi interessi che possono anche non essere
coincidenti.
Razionalit sostanziale e procedurale
La terza condizione impone che ogni soggetto abbia capacit illimitate di
analisi delle informazioni e di calcolo. (imon denisce razionalit sostanziale il
tipo di razionalit esistente "uando "uesta condizione ' soddisfatta. 8uttavia
nella realt esistono limiti invalicabili alla capacit di calcolo dei soggetti
economici e alla loro capacit di ac"uisire e ltrare tutta linformazione
rilevante per prendere una decisione. Lintelligenza umana a!ronta "uesta
complessit attraverso procedure e metodologie di approssimazione
ragionevolmente accettabili che permettono di muoversi selettivamente entro
ampi spazi. 4uesto modo di procedere, che egli chiama :razionalit limitata; o
:procedurale;, ' contrapposto a "uella sostanziale che nei fatti non avrebbe
alcuna possibilit di esplicitarsi. Il principio della razionalit limitata '
interpretabile in due diversi modi:
-, <omportamento soddisfacente: il decisore, anzich6 applicare un
determinato ordinamento di preferenze allinsieme delle alternative,
denirebbe a priori un livello di risultato soddisfacente o accettabile, e
interromperebbe la propria ricerca di decisioni alternative non appena
abbia individuato "uella a cui ' associato tale risultato soddisfacente.
., <onsiste nellinterpretare la razionalit limitata come una soluzione
particolare al problema gi esposto della scelta con costi dinformazione.
La costatazione di partenza ' sempre "uella che per prendere una
decisione ' necessario avere le informazioni su)cienti e "uindi sostenere
dei costi per ac"uistarli, "uando esse mancano. 3lle informazioni per$
non ' possibile attribuire un valore nch6 non se ne conosce il contenuto,
che per$ non pu$ essere noto prima dellac"uisto delle informazioni
stesse. 5oich6 dun"ue a "uesti costi corrispondono informazioni di valore
non noto, ogni decisore delimita il campo della propria scelta solo a un
insieme ridotto di alternative sulla base di criteri largamente arbitrari.
%elimitato il campo, tuttavia il decisore si comporter in modo razionale:
per conoscere i risultati delle alternative selezionate sar disposto a
sostenere i costi necessari per ottenere le informazioni e user ogni
strumento di calcolo utile a cercare il risultato pi# conveniente.
La di!erenza essenziale tra razionalit sostanziale e limitata riguarda dun"ue il
modo in cui si delimita la raccolta delle informazioni e il campo entro cui si
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massimizza. (econdo il modello della razionalit sostanziale "uest1operazione
pu$ essere concettualmente rappresentata come una scelta ottimale in
condizioni dincertezza. (econdo (imon invece, i soggetti tendono a denire
delle regole o procedure standards per delimitare in modo appropriato, in
condizioni dignoranza, linsieme delle alternative entro cui compiere le scelte,
da cui il nome di razionalit procedurale.
Essenzialmente essa ' una regola di riferimento +o routine,, che riduce il
campo decisionale in situazioni complesse, nella "uale per una "ualsiasi
ragione si ha ducia e che non si abbandona a)nch6 tale ducia non sia
contraddetta. La razionalit consiste allora nella "ui scienza alla procedura
prescelta, non in un calcolo globalmente massimizzante.
Listituzionalismo
Il problema essenziale di ogni societ ' l1organizzazione delle relazioni tra i
soggetti che la compongono, la "uale si realizza tramite le istituzioni, denite
come insiemi di obblighi e diritti che condizionano gli individui nella loro vita
sociale. Le istituzioni possono essere:
-, Istituzioni come organizzazione aventi nalit pubbliche.
., Istituzioni come insieme di diritti di propriet ssati dalla legge.
/, Istituzioni come regole di comportamento.
8eoria delle istituzioni:
=obbes: secondo cui nello stato di natura gli uomini hanno interessi che li
contrappongono, generando continui con7itti da cui ' possibile uscire
soltanto attraverso limposizione di unautorit esterna, ossia lo stato.
=ume: egli ritiene che gli uomini, pur nella ricerca del proprio interesse,
siano soggetti ragionevoli e naturalmente predisposti a contrattare con
gli altri regole che coordino la societ.
La :mano invisibile; di 3. (mith individua nel mercato listituzione che
regola gli scambi tra gli agenti economici, ossia lunico tipo di rapporto
che essi conoscono. Essa ha origine ed ' utilizzata da ogni singolo nella
misura in cui ne trae benecio. Gli uomini, nello scambio, agiscono
utilizzando la ragione; il mercato inoltre ha la caratteristica di produrre
risultati socialmente beneci se valgono certe condizioni. 8uttavia fuori
da "ueste situazioni i soggetti economici entrano in situazioni di con7itto
e ine)cienza, per evitare le "uali la teoria economica introduce d1autorit
lo (tato, senza spiegarne le origini, ma richiedendone peraltro il re"uisito
di democraticit, ossia di consensualit.
Lindividualismo metodologico suppone invece che i soggetti siano mossi
dallinteresse individuale e che una teoria delle istituzioni debba partire
da "uesto presupposto per giusticarle. %eve cio' mostrare che gli
uomini nel perseguimento dei propri interessi generano delle istituzioni
che sono utili a loro stessi. Le istituzioni sono la creazione dellazione
umana, non di un progetto umano. Lindividualismo metodologico
prevede che i singoli soggetti, se non vincolati nella loro azione, creino le
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istituzioni pi# adatte a risolvere le diverse situazioni, ossia istituzioni
e)cienti +:mano invisibile allargata;,.
tati di natura e giochi
I contesti sociali rilevanti per una teoria delle istituzioni in cui soggetti possono
venirsi a trovare sono numerosissimi. 2na loro possibile classicazione ' "uella
che li raggruppa intorno a tre principali tipi di problemi:
-, 5roblemi di coordinamento: cateterizzati dal fatto che ci sono pi#
soluzioni possibili del gioco rispetto alle "uali per$ lagente economico '
indi!erente.
., 5roblemi di mantenimento delle disuguaglianze: in "ueste situazioni ogni
soluzione che favorisca un giocatore a scapito dellaltro comporta una
situazione di disuguaglianza.
/, 5roblemi del tipo :dilemma del prigioniero;: gioco in cui simmagina che
due complici siano fatti prigionieri e, rinchiusi in celle separate, debbano
scegliere se confessare oppure no. (e uno solo dei due confessa sar
libero e laltro sar incarcerato; se nessuno dei due confessa saranno
imprigionati per una pena lieve; se entrambi invece confessano,
andranno in prigione ma con un piccolo sconto. La teoria dei giochi dice
che lunico e"uilibrio possibile ' che entrambi confessino, e che vadano
in prigione entrambi.
!erch" nascono le istituzioni
Le istituzioni, denite come norme di comportamento accettate e seguite dai
soggetti razionali, nascono per evitare che, "uando le situazioni descritte nel
paragrafo precedente si ripetono nel tempo, i soggetti ricadano ogni volta nelle
di)colt indicate. >el caso di problemi di coordinamento nascono le istituzioni
note come :convenzioni;. 3ttraverso la ripetizione di un gioco che contiene un
problema di coordinamento, ogni soggetto apprende il comportamento di tutti
gli altri e la conoscenza ' su)ciente per indurlo ad adeguarsi. >el caso di
problemi di conservazione delle disuguaglianze, vi ' invece un con7itto tra i
soggetti rispetto alle diverse soluzioni possibili; nasce lesigenza di ricorrere a
istituzioni che consentano il mantenimento di situazioni di disuguaglianza. Le
istituzioni che derivano da situazioni del tipo :dilemma del prigioniero;
consistono in ultima analisi in regole di comportamento cooperativo o collusivo.
4uesti possono essere sanciti da norme formali che prevedono punizioni per chi
non le rispetta; in assenza di norme formali, tradizioni o spirito di gruppo
possono svolgere la stessa funzione, ed essere interpretate come regole
consolidatesi nel tempo e interiorizzate dai soggetti che hanno un
comportamento cooperativo.
Informazioni, istituzioni ed e#cienza
(ituazioni e)cienti nel senso di 5areto richiedono lesistenza di meccanismi
istituzionali che favoriscano linterazione tra soggetti. Il modo in cui "uesta si
realizza tuttavia dipende da come linformazione ' distribuita tra soggetti.
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?inora abbiamo esaminato il caso in linformazione ' un bene pubblico, di cui
tutti possono godere senza che il suo uso da parte di un soggetto ne riduca la
disponibilit per altri. I soggetti sono :angeli onniscienti;: hanno informazione
completa. (i ' visto che in certi casi +:dilemma del prigioniero;, la perfetta
conoscenza dei risultati non ' condizione su)ciente perch6 si giunga una
situazione e)ciente nel senso di 5areto. (i deniscono e)cienti in senso
paretiano le soluzioni derivanti dalluso ottimale di "uelle istituzioni che non
consentono di migliorare la condizione di almeno un soggetto senza peggiorare
"uella di uno o pi# altri, a causa della molteplicit delle soluzioni possibili. In
generale la condizione di angeli onniscienti non ' per$ su)ciente garantire
risultati e)cienti: le loro scelte devono essere coordinate da unautorit o da
una regola superiore che consenta di superare le di)colt che nascono dalla
molteplicit delle soluzioni possibili. Il mondo degli uomini ' assai diverso di
"uello composto dagli angeli onniscienti; gli uomini hanno informazioni
incomplete e reciprocamente asimmetriche. Linformazione diviene una risorsa
privata la cui disponibilit e distribuzione ha un e!etto cruciale sui risultati
individuali e collettivi. %a essa, infatti, dipendono le decisioni individuali e
"uindi il risultato collettivo. 8rattandosi per$ dinformazioni private nessuno ' in
grado di sapere ci$ che gli altri sanno, e "uindi di decidere con completa
cognizione di causa. @ ragionevole pensare che "uanto maggiore sia il grado
dinformazione complessiva dei soggetti, tanto pi# insieme dei soggetti avr
soluzioni pi# vantaggiose per tutti: la conoscenza ' linput pi# importante per il
benessere collettivo. 2n modo per trasformare le informazioni private in
conoscenza comune ' "uello di introdurre degli incentivi rivelare la conoscenza
privata. Il modo in cui linformazione ' distribuita e utilizzata determina diversi
risultati; se le informazioni sono incomplete, "uelle degli altri sono una risorsa
di cui essi solo possono disporre, cos9 che ad ognuno manca un elemento
decisivo di valutazione su ci$ che ' ottimo per linsieme dei soggetti.
Le transazioni: comunicazioni e transazioni
La societ ' composta da soggetti che comunicano tra di loro; la
comunicazione comporta il passaggio interpersonale di informazioni eAo di beni
o servizi. 8ale comunicazione '
2nilaterale: "uando non richiede una comunicazione di risposta.
Bilaterale o &ultilaterale: "uando la comunicazione ' reciproca tra due o
pi# soggetti.
Gratuita: "uando non richiede una contropartita.
Cgni comunicazione non unilaterale e non gratuita costituisce uno scambio.
Cgni scambio richiede due condizioni:
-, 2n oggetto, un servizio o uninformazione che ' trasferita a un altro
soggetto.
., 2n mezzo attraverso cui "uesta comunicazione ha luogo.
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2na transazione ha luogo "uando tra due o pi# soggetti si ha uno scambio di
beni, servizi o informazioni attraverso un1interfaccia separabile, ossia
attraverso lo strumento usato a tal ne dalle parti e da essere conosciuto in
"uanto tale. Cgni transazione si compone dun"ue di tre elementi:
-, Loggetto dello scambio.
., Le parti che entrano nello scambio.
/, Linsieme di regole e atti che consentono che lo scambio abbia luogo
+(truttura di governo o (truttura organizzativa della transazione,
2na struttura di governo si articola in elementi organizzativi e contrattuali tra
loro inscindibili.
Elementi organizzativi: consistono nelle risorse impegnate per la
realizzazione della transazione e nelle relazioni che sinstaurano tra i
soggetti coinvolti nella realizzazione stessa.
Elementi contrattuali: sono "uelli che precisano le obbligazioni che le
parti si assumono nelle transazioni, e "uindi le responsabilit giuridiche
che ne derivano, prevedendo in modo esplicito e implicito i modi in cui le
obbligazioni saranno fatte rispettare in caso dinadempimento, anche
attraverso lintervento di una terza parte che ne permetta lesecuzione o
lo scioglimento.
I costi delle transazioni
Il rispetto delle regole organizzative delle transazioni richiede che i soggetti
prevedano e adattino i loro comportamenti in modo coerente alle regole stesse,
e impone che vi sia modo per controllare lesecuzione delle transazioni, ossia
le!ettivo comportamento dei soggetti rispetto a "uanto previsto. 8utto ci$ ha
dei costi, che sono detti appunto costi delle transazioni. Essi sono i costi
sostenuti per attuare lo scambio, indipendentemente dal valore delloggetto
scambiato, ossia per attuare eD*ante il contratto che regola la transazione, pi# i
costi sostenuti per controllarne ed eventualmente imporre la realizzazione eD*
post.
Le dimensioni delle transazioni
(pecicit delle risorse, incertezza e fre"uenza sono le dimensioni che
in7uiscono sul modo in cui si forma una struttura di governo delle transazioni,
trovando espressioni nei contratti che le regolano.
-, (pecicit delle risorse: ogni transazione richiede come supporto
limpiego di risorse per la fase consistente nella produzione dei beni,
servizio o informazioni che sono oggetto dello scambio, e per "uella
dellesecuzione dello scambio in senso proprio, ossia del contratto.
4ueste risorse possono avere una natura pi# o meno specica, o
idiosincratica, ossia essere pi# o meno dedicate esclusivamente per
"ueste transazioni, e "uindi irrecuperabili o non fungibili per altre
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transazioni. I costi di transazione crescono in funzione diretta con due
variabili il livello di "ueste spese e il loro grado di specicit.
., Incertezza: ogni transazione si sviluppa in un intervallo che va dal
momento in cui si comincia a investire risorse no al momento in cui si '
completato il processo che porta alla conclusione dello scambio. In tutto
"uesto intervallo esiste lincertezza che la transazione possa
e!ettivamente concludersi e "uindi la possibilit che si sostengano dei
costi senza avere la contropartita. I costi connessi a "uesta incertezza
sono tanto maggiori, "uanto pi# elevate sono le spese non recuperabili.
/, ?re"uenza: le transazioni di un certo tipo possono essere saltuarie o
ricorrenti, dando luogo di conseguenza a diversi tipi di governo delle
transazioni. 4uanto pi# fre"uente ' una certa transazione per un
soggetto, tanto pi# probabile ' la costituzione di uno strumento specico
di organizzazione della stessa.
La teoria transazionale: lorganizzazione delle transazioni
Cgni transazione comporta un costo il cui livello dipende dalla sua natura, ossia
dalla fre"uenza, dalle caratteristiche della spesa +o investimento, connessa a
"uesta transazione, e dallincertezza. La natura specica di ogni transazione ne
determina il modo in cui ' organizzata: lipotesi della teoria transazionale e che
i soggetti scelgono "uellorganizzazione che minimizza i costi transazionali.
Le transazioni con spese non speciche sono "uelle in cui le caratteristiche
"ualitative delloggetto scambiato sono note e non dipendono da chi lo
produce: "uindi sia le parti contrattuali sia il progetto della contrattazione sono
fungibili, ossia mutabili senza alcun costo. (i tratta di transazioni che non
richiedono una struttura di governo specica: le parti possono "uindi ricorrere a
strutture esterne gi esistenti aventi lo scopo di favorire transazioni che
rispondono a certe caratteristiche standards. Il mercato ' "uesta struttura
organizzativa cui si ricorre sia "uando la transazione ' occasionale che "uando
' fre"uente per le parti che la conducono. Il mercato indica il prezzo e "uesto '
un elemento su)ciente a)nch6 la transazione possa avere luogo; il ricorso a
"uesto strumento di governo esterno alle parti ' tanto pi# conveniente "uanto
meno fre"uente ' la transazione da parte di un scambista. La ripetizione di una
certa transazione comporta comun"ue dei costi di contrattazione ricorrenti, che
potrebbero essere ridotti attraverso contratti che prevedono la ripetizione dello
scambio.
Il tipo di governo cambia "uando sono necessarie spese, parzialmente o
totalmente speciche, ma di natura occasionale. 3lla transazione, infatti, '
associato un costo che, una volta sostenuto, in caso di caduta della relazione '
tanto pi# irrecuperabile, "uanto pi# specica ne ' la natura. I rischi connessi
alla non recuperabilit di una spesa sono tanto pi# elevati "uanto maggiore ' la
spesa sostenuta. 4uesto fatto spinge le parti a legarsi reciprocamente
attraverso accordi di varia natura che riducano tale rischio e che sono tanto pi#
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vincolanti "uanto maggiori sono la specicit e la spesa connessa alla
transazione. 4uanto pi# fre"uente ' una transazione, tanto pi# conveniente ' il
ricorso a strumenti di controllo specici, la cui forma estrema ' lunicazione
dellattivit allinterno di ununica struttura organizzativa rappresentata
dallimpresa.
Lultimo caso considerato ' "uello di transazioni che si ripetono con fre"uenza
nel tempo e alle "uali ' associato un elevato costo non recuperabile. La
convenienza delle parti ' di costituire delle forme di governo specializzate
nellorganizzazione di "ueste transazioni e unicate, ossia governate da
ununica struttura organizzativa. In tal modo si gode dei vantaggi della
specializzazione e di una migliore controllo della transazione, particolarmente
importante dato linvestimento specico ad essa associato.
Le!etto dellincertezza ' di rendere pi# problematica la continuit del rapporto
transazionale. 4uando non vi sono risorse speciche, la continuit di un
rapporto non ' molto importante, poich6 esso ' sostituibile. 4uindi il grado
dincertezza non riduce la convenienza al ricorso al mercato tutte le volte che
vi sono transazioni standardizzate. 4uando invece la transazione comporta
limpiego di risorse speciche, le!etto dellaumento dellincertezza ' di
accentuare il costo della transazione, poich6 linterruzione del rapporto pu$
causare una perdita di risorse. 5revedere contrattualmente le situazioni
possibili ' tanto pi# di)cile "uanto pi# incerta ' la situazione; d1altra parte la
raccolta dinformazioni tali da ridurre il grado dincertezza ' spesso assai
costosa. %i conseguenza laumento dellincertezza spinge verso forme di
governo unicate, nelle "uali le parti hanno un controllo pi# diretto degli eventi.
<i$ ' vero soprattutto "uando la transazione ' pi# fre"uente.
%un"ue la teoria transazionale ritiene che le!etto dellincertezza sia di
spingere verso una bipolarit delle forme di governo: da un lato si accentua la
convenienza delle forme di governo unicate +impresa integrata, intesa
generata da Eoint venture, ecc.,; daltro lato ' conveniente cercare di
standardizzare le transazioni in modo da poter ricorrere al mercato, attenuando
i costi dellincertezza. &ercato e impresa rappresenterebbero "uindi le due
forme prevalenti di governo delle transazioni.
@ possibile limitare lincertezza derivante dal possibile opportunismo delle parti
attraverso una migliore conoscenza delle caratteristiche della controparte: la
reputazione ' un fattore importante della storia delle relazioni transizionali.
Essa ha le!etto di ridurre lincertezza.
Lincertezza pu$ essere attenuata anche attraverso unopportuna politica di
diversicazione dei rapporti; la numerosit dei rapporti ' dun"ue unalternativa
allintegrazione tra le due imprese. La maggior incertezza pu$ spingere
unimpresa a ridurre gli investimenti specici; non muta cio' la forma di
organizzazione per far fronte allincertezza, ma si mutano le caratteristiche
delle transazioni e di conseguenza i costi dellincertezza.
I contratti
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3 ogni transazione e associato un contratto tra le parti che intervengono nella
transazione, il "uale indica il contenuto economico della stessa, i modi in cui la
transazione viene realizzata dalle parti e gli impegni che devono essere
rispettati. Cgni contratto ha dun"ue due dimensioni:
Economica: precisa loggetto dello scambio, ossia il rapporto economico
tra le parti.
Giuridica: indica le obbligazioni, il modo in cui esse mutano al variare
delle situazioni esterne, e "uello in cui gli impegni saranno fatti
rispettare.
8utti "uesti aspetti del contratto possono essere espressi in modo esplicito o
implicito, completo o incompleto.
(e tutti gli agenti sono perfettamente informati, o comun"ue sono in grado di
attribuire una probabilit di accadimento agli eventi, scambiano ricorrendo al
mercato e stipulano un contratto di compravendita. 4uesta ' lipotesi della
teoria economica tradizionale, la "uale appunto prevede una forma
contrattuale, la compravendita, e un modello organizzativo delle transazioni, il
mercato. >el caso di perfetta informazione si presuppone dun"ue,
implicitamente, che esistano istituzioni, ossia strutture organizzative e
giudiziarie esterne alle parti che consentano agli agenti di eseguire gli scambi.
La teoria pi# recente esplora soprattutto i problemi derivanti da situazioni
dinformazioni sia asimmetrica sia incompleta, le "uali richiedono forme
contrattuali complesse e speciche per ogni scambio.
Fi sono due tipi di asimmetria informativa:
&oral =azard: prevede che le parti entranti nello scambio abbiano eD*
ante informazioni uguali, rispetto a ogni aspetto rilevante ai ni del
contratto. 2na volta stipulato il contratto, la parte che pu$ o deve agire in
accordo al contratto ' in grado di compiere azioni non osservabili
dallaltra, generando in tal modo asimmetria informativa. 4uesta
situazione ' chiamata hidden action. 2n secondo caso di &oral =azard,
noto come hidden information, ' "uello in cui la parte che deve agire
dispone, dopo il contratto, dinformazioni che laltra parte non ha. Il
problema per chi deve subire gli e!etti dellazione dellaltra parte ' allora
"uello di spingerlo ad agire nel suo interesse, o di controllarne il
comportamento.
3dverse (election: prevede che una delle due parti abbia informazioni
che laltra non ha prima della stipulazione del contratto. In "uesto caso il
problema ' di spingere la parte che ha linformazione nascosta a rivelarla
o, in via alternativa, a trovare strumenti che consentano di avere "uante
pi# informazioni possibili.
Il problema della completezza delle informazioni riguarda situazioni contrattuali
comunissime nella realt; si avr un contratto completo se i costi di transazioni
sostenibili per avere tutte le informazioni necessarie sono nulli o molto bassi.
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4uesti costi si riferiscono non solo a "uelli sostenuti per ac"uisire informazioni
prima del contratto, ma anche agli eventi sfavorevoli per le parti, non
prevedibili al momento del contratto, ai costi di controllo dellesecuzione del
contratto e a "uelli eventualmente legati a far rispettare il contratto. (e per
contro linformazione ' comun"ue incompleta e le situazioni di moral hazard e
di adverse selection sono forti, si stipula un contratto incompleto.
Lincompletezza del contratto ha importanti conseguenze, consistenti nella
necessit di ricorrere a strumenti di sostegno del contratto esterni al contratto
stesso. 5ossono diventare importanti in "ueste circostanze fattori esterni che si
sostituiscono allincompletezza del contratto, come le usanze o la reputazione;
oppure sono necessarie terze parti che intervengono nellesecuzione o garanzia
del rispetto del contratto, come gli arbitri e le corti di giustizia.
Capitolo $
La concorrenza
Introduzione
Elemento naturale e fondante del comportamento di ogni soggetto economico
' una tensione continua che spinge ciascun individuo a operare
sistematicamente nel modo pi# opportuno per conseguire risultati egli
considera migliori. Cgni soggetto economico, nel compiere ogni sforzo per
migliorare la propria condizione, deve essere costantemente coinvolto in un
rapporto dinterdipendenza e di rivalit con tutti gli altri soggetti economici. La
rivalit in cui due o pi# soggetti economici incorrono, nel compiere una
determinata attivit, comune a ciascuno di essi ed economicamente rilevante,
e ci$ che in economia politica sindica con il termine di concorrenza. La
concorrenza ' stata descritta come una gara nella "uale pi# soggetti economici
cercano ciascuno di assicurarsi una posizione pi# vantaggiosa. 3nche per la
concorrenza ' necessario denire :le regole del gioco; che ne ssino le
condizioni allinterno delle "uali essa pu$ svolgersi.
Cgni forma di vita associata contiene in s6 una struttura di accordi cooperativi
mediante i "uali i membri della societ si propongono di perseguire
congiuntamente, in modo coordinato, un obiettivo o un insieme di obiettivi
comuni. Leconomia politica, assumendo come propria struttura portante un
progetto intellettuale grandemente ambizioso, mostra che il libero dispiegarsi
della rivalit concorrenziale dei soggetti economici, appena vincolato da un
contesto istituzionale :minimo; ' in grado di garantire il conseguimento del
massimo benessere sociale. (i chiama laissez*faire il sistema economico nel
"uale ogni soggetto ' libero di partecipare alla gara concorrenziale senza altre
restrizioni oltre "uelle imposte dal contesto istituzionale :minimo;.
La %mano invisi&ile' e la concorrenza nel pensiero classico
Il noto principio della mano invisibile formulato da 3. (mith esprime la
convinzione che senza alcun intervento della legge, gli interessi privati e le
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passioni inducono naturalmente gli uomini a dividere distribuire il capitale di
ogni societ tra tutte le diverse attivit che vi si svolgono il pi# possibile
secondo la proporzione pi# conforme allinteresse di tutta la societ. La
concorrenza tra i consumatori si manifesta cos9 nella forma di una tendenza
allaumento del prezzo del bene, che sua volta indurr i produttori ad
accrescere la "uantit o!erta e i consumatori marginali a ritirare la propria
domanda dal mercato, consentendo il ristabilirsi delle"uilibrio. 2na tendenza di
segno contrario avverr "uando la "uantit domandata ' inferiore a
"uello!erta. La concorrenza si manifester nella forma di una tendenza alla
diminuzione del prezzo del bene, che a sua volta indurr i consumatori a
aumentare la "uantit domandata e i produttori marginali a ritirare la propria
o!erta dal mercato, consentendo il ristabilirsi delle"uilibrio tra domanda e
o!erta. 5er ogni bene avente caratteristiche da tutti conosciute, il processo
concorrenziale determina un prezzo unico, che ' uguale ai costi medi minimi di
produzione. Cgni ac"uirente, infatti, ac"uister il bene da "uel venditore che lo
o!re a prezzo pi# basso. %altra parte ogni venditore per il "uale il prezzo sia
superiore al suo costo medio di produzione avr convenienza a produrre e
vendere. Il ripetersi di "ueste decisioni di ac"uisto e di vendita conduce alla
caduta del prezzo no al punto in cui tutti i produttori dovranno vendere a un
prezzo unico non superiore al costo medio minimo.
Gli ostacoli alla concorrenza nel pensiero dei classici
&ancano nei classici uno studio sistematico dellinsieme di condizioni su)cienti
che garantiscano che allinterno del contesto istituzionale minimo la
concorrenza esplichi appieno i beneci e!etti descritti dal paradigma della
:mano invisibile;. (mith sostiene che a)nch6 la concorrenza possa operare in
modo pieno e completo deve essere possibile entrare e uscire senza costo da
"ualsiasi mercato. Gli ostacoli alloperare della concorrenza possono essere
ricondotti in generale, nellanalisi dei classici, a due tipi di fenomeni:
-, Cstacoli di natura istituzionale: sono per esempio le concessioni
governative per produrre in esclusiva un determinato bene, oppure i
meccanismi amministrativi o legali che regolano lentrata e luscita nei
mercati del lavoro e dei capitali.
., Cstacoli di natura economica: avvengono "uando esiste un elemento di
asimmetria tra i soggetti economici gi presenti su un mercato e i
concorrenti potenziali. I classici individuano tre possibili forme di ostacolo
alla concorrenza di natura economica:
a. 5resenza di un fattore scarso.
b. Esistenza di economie di scala.
c. 5resenza di processi di learning bG doing.
La concorrenza nel pensiero dei neo(classici
Il tema degli ostacoli istituzionali alla concorrenza gioc$ un ruolo predominante
presso gli economisti classici. Le spiegazioni di natura non istituzionali sono
state invece preferite dagli economisti neoclassici, che hanno a!rontato in
12
modo sistematico lo studio dellinsieme minimo di condizioni su)cienti in grado
di garantire che la concorrenza manifesti appieno i beneci descritti dal
paradigma smithiano della :mano invisibile;.
Il primo economista a perseguire tale progetto fu 3. <ournot, il "uale sostenne
che la concorrenza opera in modo pieno e completo "uando ciascun agente
economico, su ogni mercato, tratta il prezzo come un parametro che egli non '
in grado di modicare mediante variazioni nelle "uantit domandate o o!erte e
dimostr$ che "uesta condizione ' vericata "uando il numero dei soggetti
economici operanti sul mercato diventa illimitatamente grande. Liniziale
intuizione di 3. <ournot ebbe pieno sviluppo nel concetto neoclassico di
:concorrenza perfetta;, che ' stata denita come la situazione nella "uale gli
agenti economici, nel formulare i propri problemi di scelta, assumono i prezzi
come dati. <ournot descrisse la concorrenza su singoli mercati, Halras
generalizz$ lidea della concorrenza perfetta per linsieme dei mercati. Gli
sviluppi successivi dellanalisi neoclassica condussero nel -IJI ad alcuni
risultati conclusivi, riassunti nei cosiddetti :due teoremi fondamentali
delleconomia del benessere;.
Il primo teorema a!erma che, rispettate certe condizioni, la concorrenza
perfetta genera e si scienza nelluso delle risorse scarse disponibili. Le
condizioni a)nch6 "uesto risultato sia conseguibile sono per$ molto
restrittive:
o Il comportamento dei consumatori e delle imprese deve essere
razionale.
o >on vi devono essere rendimenti di scala crescenti.
o I consumatori devono conoscere esattamente la natura dei beni
oggetto di scambio.
o La presenza dincertezza impedisce il funzionamento e)ciente del
processo concorrenziale.
o I beni non devono essere pubblici.
o >on vi devono essere esternalit.
La presenza delle condizioni descritte nei punti precedenti genera situazioni
che la letteratura chiama :insuccessi del mercato;, ossia situazioni che il
meccanismo del mercato concorrenziale non ' in grado di risolvere in modo
e)ciente. La loro soluzione richiede lintervento di regole diverse o autorit
esterne.
La disciplina normativa della concorrenza e la )or*a&le competition
>ella disciplina normativa della concorrenza il paradigma <ournotiano ha avuto
no ad anni recentissimi un ruolo prevalente. Fi ' stata per$ impossibilit di
vericare, nel mondo reale, le condizioni limite della perfetta concorrenza
denite dal paradigma <ournotiano. 4uesta di)colt ha portato
allelaborazione del concetto di KorLable competition che ha in7uito a lungo
grandemente nelle scelte di politica industriale e nelle discussioni accademiche
di "ueste. Lidea di fondo del concetto di KorLable competition ' che, sebbene
13
nessun settore industriale di uneconomia avanzata soddis i re"uisiti del
modello teorico di concorrenza perfetta, tuttavia beneci rilevanti per lintera
societ possono essere ottenuti se il comportamento e!ettivo delle singole
industrie viene indirizzato e guidato a conformarsi a taluni standard
concorrenziali. 4uesti standard sono generalmente ricondotti al
soddisfacimento delle seguenti condizioni:
5resenza sul mercato di un numero su)cientemente grande imprese,
nessuna delle "uali abbia posizioni dominanti.
3ssenza di barriere allentrata create articialmente.
Informazioni su)cientemente accessibili a tutti.
3ssenza di collusione tra i produttori e assenza di prezzi predatori.
Folumi contenuti di spese promozionali e pubblicitarie.
Le critiche al concetto di concorrenza perfetta
Il ricorso allelaborazione del concetto di KorLable competition ' tuttavia un
elemento indicatore dello stato dinsoddisfazione pi# generale associato al
modello neoclassico di concorrenza perfetta.
@ scarsa la rilevanza operativa del modello.
@ trascurato laspetto essenziale, presenti invece presso gli economisti
classici, di concorrenza come processo concorrenziale.
(i assume che gli agenti abbiano conoscenza completa dell1ambiente nel
"uale operano, conoscenza da essi ottenuta compiutamente attraverso
un vettore di prezzi dati.
Il modello di perfetta concorrenza conduce a risultati profondamente
pessimisti nei confronti del paradigma della :mano invisibile;, che pure si
proponeva di dimostrare, in conformit a unarchitettura logica rigorosa,
le condizioni su)cienti pi# generali dalle "uali la proposizione della
:mano invisibile; pu$ essere dedotta rigorosamente. 4ueste condizioni
sono molto restrittive e accadono raramente e solo accidentalmente nel
mondo reale.
In conformit a "ueste premesse la ricerca economica contemporanea ha
cercato di elaborare teorie della concorrenza che abbiano carattere pi#
generale della teoria della concorrenza perfetta, e che conducano a risultati pi#
rilevanti dal punto di vista operativo e pi# ottimistici per "uanto concerne le
propriet di e)cienza di un sistema economico di laissez*faire.
La KorLable competition si preoccupava essenzialmente di stabilire un ponte
tra un modello teorico astratto e loperare e!ettivo dei mercati, al ne di
derivarne le implicazioni normative applicabili. Il superamento teorico del
concetto di concorrenza perfetta invece si ' sviluppato a partire
essenzialmente da due elementi:
-, Il recupero del concetto classico di concorrenza come processo
concorrenziale.
14
., Losservazione che gli agenti economici devono prendere in generale
decisioni in condizioni dinformazione incompleta e dincertezza con
riguardo a un ambiente che muta dinamicamente.
Le critiche al concetto di concorrenza perfetta
Il ricorso allelaborazione del concetto di KorLable competition ' tuttavia un
elemento indicatore dello stato dinsoddisfazione pi# generale associato al
modello neoclassico di concorrenza perfetta. I motivi dinsoddisfazione che
hanno portato a sviluppi interessanti della teoria della concorrenza possono
essere ricondotti a "uattro elementi:
-, @ scarsa la rilevanza operativa del modello.
., @ trascurato laspetto essenziale, presente invece presso gli economisti
classici, di concorrenza come processo concorrenziale.
/, (9 assume che gli agenti abbiano tutti conoscenza completa
dell1ambiente nel "uale operano, conoscenza da essi ottenuta
compiutamente attraverso un vettore di prezzi dati.
M, Il modello di perfetta concorrenza conduce a risultati profondamente
pessimisti nei confronti del paradigma della mano invisibile, che pure si
proponeva di dimostrare sulla base in architettura logica rigorosa. Infatti,
le condizioni su)cienti pi# generali dalle "uali la proposizione della mano
invisibile pu$ essere dedotta rigorosamente, sono molto restrittive e sono
vericate raramente e solo accidentalmente nel mondo reale.
In conformit a "ueste premesse la ricerca economica contemporanea ha
cercato di elaborare teorie della concorrenza che abbiano carattere pi#
generale della teoria della concorrenza perfetta e che conducano a risultati pi#
rilevanti dal punto di vista operativo e pi# ottimistici per "uanto concerne le
propriet di e)cienza di un sistema economico di laissez*faire.
La KorLable competition si preoccupava essenzialmente di stabilire un ponte
tra un modello teorico astratto e loperare e!ettivo dei mercati, al ne di
derivarne le implicazioni normative applicabili. Il superamento teorico del
concetto di concorrenza perfetta invece si ' sviluppato a partire
essenzialmente da due elementi:
-, Il recupero del concetto classico di concorrenza come processo
concorrenziale.
., Losservazione che gli agenti economici devono prendere in generale
decisioni in condizioni dinformazione incompleta e dincertezza con
riguardo a un ambiente che muta dinamicamente.
La teoria evoluzionistica
2n importante tentativo di recuperare il concetto di concorrenza come
processo concorrenziale nel "uale sono coinvolti agenti economici che operano
in condizioni dincertezza ' lapproccio evoluzionistico proposto inizialmente da
3lchian. La tesi di 3lchian in realt non ' tanto una critica al modello di
concorrenza perfetta, "uanto piuttosto un tentativo di rendere conto
15
delloperare dinamico del meccanismo dinterazione tra i soggetti economici,
implicito nelle condizioni statiche descritte dalle"uilibrio di concorrenza
perfetta. La teoria evoluzionistica sostiene tuttavia che implicito nel modello di
concorrenza perfetta sta loperare di un processo concorrenziale che ha, di
fatto, la stessa e)cacia di un meccanismo di selezione mediante il "uale le
imprese che producono a costi pi# alti sono eliminate via via del mercato dalle
imprese che producono a costi pi# bassi. Il processo di selezione continua n
"uando esistono imprese in grado di produrre un bene a un costo inferiore di
"uello delle concorrenti e potr terminare soltanto "uando tutte le imprese
rimaste sul mercato producono al minimo costo medio di produzione; si giunge
in tal modo a risultato predetto dalla teoria della concorrenza perfetta. La
teoria evoluzionistica giustica cos9 il modello di concorrenza perfetta,
derivandone le stesse predilezioni. La teoria della concorrenza come processo
concorrenziale, in un mondo in cui gli agenti economici operano con
informazione incompleta, ' entrata per$ ormai nel dibattito teorico recente in
economia soprattutto attraverso il contributo di due grandi economisti del
nostro secolo, ?. Fon =aGeL e N. (chumpeter.
La concorrenza nel pensiero di +on ,a-e*
Fon =aGeL sviluppava una critica radicale del concetto neoclassico di
concorrenza perfetta, proponendo il ritorno a una concezione classica della
concorrenza come il :processo concorrenziale;. 2neconomia di concorrenza
perfetta ' un sistema dinformazione nel "uale tutto il bagaglio informativo
necessario a ciascun soggetto economico per prendere decisioni consiste nella
conoscenza completa di un vettore di prezzi, dati, noti a tutti, e da tutti trattati
come parametri. Il punto di vista di Fon =aGeL nasce dallosservazione che ogni
agente economico ' caratterizzato da un irriducibile elemento dindividualit
che consiste essenzialmente nel fatto di essere dotato di un bagaglio
informativo che nello stesso tempo ' limitato e specico. >essuno ha completa
conoscenza di ogni cosa ed ' fuorviante lipotesi, implicita nella teoria della
concorrenza perfetta, chi ogni soggetto sia completamente informato di tutti i
dati del problema. Il problema reale con il "uale lo studioso di fatti sociali ed
economici si trova a confrontarsi e allora come fare in modo che
uninformazione disponibile presso ciascuna gente in misura limitata, sia usata
nel modo pi# beneco per la societ. @ "uesto il ruolo svolto dal processo
concorrenziale, consistente nella continua ricerca e scoperta, da parte di
soggetti economici, di nuove occasioni di protto e nei meccanismi attraverso i
"uali i mercati si adeguano alle condizioni che vengono a determinarsi. La
visione della concorrenza come processo, in Fon =aGeL, va di pari passo con lo
sviluppo del suo pensiero politico liberale; ' uninformazione distribuita in
maniera sparsa e illimitata che giustica il credo politico secondo cui deve
esistere per ciascun individuo unampia sfera, opportunamente denita ma
inviolabile, di scelta. Il progresso di una societ non ' il risultato intenzionale di
una programmazione cosciente degli individui che la compongono, ma
piuttosto la conseguenza dell1operare impersonale e anonimo di una sorta di
16
mano invisibile generalizzata che guida e indirizza al meglio, dal punto di vista
dellintera societ le scelte e le azioni individuali, liberamente e!ettuate e
compiute non solo con riferimento alla stretta attivit economica, ma allintera
convivenza umana associata. @ "uesta la base economica dellistituzionalismo;
in "uestottica il processo concorrenziale ' per Fon =aGeL un meccanismo
impersonale di coordinamento ottimale tra soggetti economici dotati ciascuno
di un bagaglio dinformazioni specico e limitato.
L1in7uenza del pensiero di Fon =aGeL sulla teoria moderna della concorrenza,
ha fatto spostare l1attenzione dallo studio delle imperfezioni della concorrenza
all1analisi delle condizioni che rendono possibili o ostacolano il completo
esplicitarsi del processo concorrenziale.
La concorrenza nel pensiero di chumpeter
<oncorrenza come processo e informazione incompleta entrano come elementi
centrali anche nell1analisi che (chumpeter conduce circa il modus operandi
della concorrenza e dei suoi e!etti. Le conclusioni cui perviene sono per$
diverse da "uelle di Fon =aGeL. (chumpeter distingue il concetto di
concorrenza nella sua accezione tradizionale da "uello che per lui rappresenta
il vero :stimolo imperioso che a lungo andare espande la produzione e riduce i
prezzi;, ossia lintroduzione di nuovi prodotti o processi produttivi. (chumpeter
non riconduce espressamente lanalisi del processo concorrenziale alla
presenza dinformazione incompleta dellambiente da parte dei soggetti
economici; secondo leconomista austriaco, il ruolo essenziale svolto dal
processo concorrenziale ' "uello dellintroduzione del :nuovo; +i nuovi metodi
di produzione, i nuovi prodotti, che ' descritto come perenne fattore di rottura
rispetto a un ordine, a un e"uilibrio, almeno potenziale, precedente.
(chumpeter ritiene che un certo grado di potere monopolistico, purch6
temporaneo, sia funzionale al processo di sviluppo e che esso sia daltronde
eroso nel tempo attraverso lentrata nel mercato, limitazione, una nuova
innovazione, da parte dei concorrenti. La funzionalit di un certo grado di
potere monopolistico per limprenditore che introduce uninnovazione ha
origine essenzialmente nel fatto che linnovazione si accompagna
necessariamente a unaccresciuta conoscenza. (olo la possibilit di ac"uisire
un certo grado di potere monopolistico e di godere, escludendo anche
temporaneamente i concorrenti imitatori, delle "uasi*rendite di monopolio,
o!re agli imprenditori lincentivo appropriato per proseguire nellattivit
innovativa. Le implicazioni normative del punto di vista di (chumpeter sono
immediate: una politica antimonopolistica e di disciplina della concorrenza che
promuova al massimo grado le condizioni di concorrenza perfetta nel senso
statico tradizionale, pu$ rivelarsi dannosa, dal punto di vista dello sviluppo del
sistema, rispetto a una politica che accetti o addirittura incoraggi lesistenza di
forme di potere monopolistico.
Gli strumenti della concorrenza
Gli strumenti concorrenziali sono di due tipi:
17
-, <oncorrenza prezzo: in essa un venditore, diminuendo il prezzo, cerca di
sottrarre a altri venditori alcuni o tutti i loro compratori e di sostituirsi a
essi. >ella tradizione classica e neoclassica lo strumento di concorrenza '
il prezzo.
., <oncorrenza non prezzo: pu$ essere
a. Innovazione: ' un concetto molto ampio che signica introduzione
di nuove tecnologie o di nuovi prodotti, o individuazione di nuovi
mercati. Lenfasi ' posta sul termine :nuovo;, nel senso che
linnovazione comporta una conoscenza prima inesistente in un
dato sistema economico. Lintroduzione di nuove tecnologie per la
produzione di un bene gi prodotto con altre tecnologie non implica
di per s6 una forma concorrenziale diversa dal prezzo, giacch6 essa
determina una riduzione dei costi di produzione per linnovatore e
"uindi una maggiore capacit di esercitare la concorrenza prezzo.
Lintroduzione di un nuovo prodotto invece sottrae ad altri venditori
clienti gi forniti o potenziali; essa ' una forma importante di
concorrenza non*prezzo.
b. 5ubblicit: ' lo strumento attraverso il "uale sinformano i clienti
e!ettivi o potenziali sulle caratteristiche del prodotto, o si cerca di
in7uenzare direttamente la domanda anche utilizzando strumenti
persuasivi che non contengono nuove informazioni.
L1obiettivo della concorrenza non*prezzo ' di attenuare o eliminare la
concorrenza prezzo; gli strumenti di concorrenza prezzo e non*prezzo non sono
tra loro alternativi. &olto spesso le imprese li utilizzano congiuntamente o in
successione. 3lmeno in linea teorica ogni produttore considera sempre
congiuntamente tutti gli strumenti concorrenziali possibili: egli poi rinuncer
limpiego di alcuni o eventualmente si concentrer su un unico strumento si
accerta limpossibilit una non convenienza a usare gli altri.
Capitolo ./
0atura e dimensione dellimpresa
Introduzione
Limpresa ' lagente economico che svolge la funzione produttiva. 4uesto
comporta un complesso di attivit:
La produzione in senso tecnico, o fabbricazione.
Lerogazione di servizi connessi allac"uisto e vendita degli input e degli
output.
18
Lorganizzazione di tutte "ueste attivit.
La teoria economica
%a un lato studia limpresa come agente economico che produce con
lobiettivo di massimizzare il protto, e analizza gli e!etti della
concorrenza sulle congurazioni industriali.
%1altro lato l1economia studia anche un secondo tipo di problemi,
separabili dal primo ma non indipendenti: l1e)cienza dell1impresa con
istituzione alternativa al mercato.
?ino agli inizi degli anni OP la teoria dell1impresa sidenticava essenzialmente
con "uella tradizionale neoclassica sviluppata soprattutto da <ournot dapprima
e poi da &arshall; negli anni QP alla teoria neoclassica si aggiunse la teoria
della grande impresa manageriale. 4uesti sono i due blocchi teorici
fondamentali ereditati dal passato, e con i "uali la letteratura economica
ancora oggi si confronta. La teoria recente si ' preoccupata soprattutto di
esaminare se e come la grande impresa, intesa come organizzazione
gerarchica che impone un forte decentramento decisionale, utilizza
e)cientemente le proprie risorse.
La dimensione dellimpresa: classifcazioni e fatti1 La dimensione
dellimpresa
(i ' soliti distinguere tra:
5iccola impresa
&edia impresa
Grande impresa
Grande, media e piccola sono attributi relativi, che dipendono dal riferimento di
base e dallunit di misura utilizzata. %a un punto di vista teorico la dimensione
dellimpresa ' generalmente misurata con il livello della sua produzione. >ella
pratica la misura pi# comune della dimensione ' il numero di addetti, mentre
sia il fatturato sia il capitale sono pi# raramente utilizzati. 2n altro problema
denitorio ' "uello del soggetto di cui si misura la dimensione, "ualun"ue sia
lunit utilizzata per misurarla. Limpresa ' ununit economica e giuridica al
cui interno operano una o pi# unit produttive in senso tecnico. @ "uindi
opportuno tenere presente che la dimensione delle unit produttive tecniche
pu$ di!erire anche notevolmente da "uella dellimpresa. 2nimpresa a sua
volta ' spesso parte di un gruppo, ossia di un insieme dimprese controllate da
un unico soggetto economico. Il soggetto cui ci si riferisce nel denirne la
dimensione pu$ dun"ue essere diverso ed ' "uindi importante sapere ogni
volta a chi ci si riferisce.
2lcuni fatti
La dimensione media delle imprese e la loro distribuzione per classi
dimensionali indicano come la produzione industriale si ripartisce tra le imprese
da un punto di vista dimensionale.
19
0atura e dimensione delle imprese
La teoria economica contemporanea parte dall1ipotesi che il mercato sia il
modello organizzativo elementare o standard. Il mercato tuttavia regola solo un
certo tipo di transazioni, "uelle che vincolano le parti in un dato istante, ma
non comportano rapporti precedenti o successivi tra soggetti rispetto al
momento in cui la transazione ha luogo; inoltre sia loggetto scambiato sia i
soggetti che scambiano sono fungibili, ossia sostituibili senza costo da altri
oggetti e soggetti simili. Limpresa per contro regola "ueste transazioni che
hanno natura pi# complessa, che danno luogo a rapporti gerarchici, intendendo
con "uesto termine il fatto che le parti che entrano nella transazione
instaurano tra di loro legami di dipendenza reciproca, di varia natura, che si
protraggono nel tempo e che hanno natura specica, ossia non sono sostituibili
senza costo.
Lo studio della natura dellimpresa riguarda la natura di "ueste transazioni e i
vantaggi che limpresa ha nei confronti del mercato nella loro organizzazione.
Lo studio della dimensione di unimpresa riguarda le motivazioni che spiegano
la scala complessiva della sua attivit. 4uesta varia riguardo alla dimensione
dellimpianto, o della somma degli impianti utilizzati per fabbricare uno o pi#
beni. %i conseguenza lo studio della dimensione ' anche "uello
dellintegrazione di pi# impianti in ununica impresa. Inoltre la dimensione
dipende dal livello delle altre attivit collegate alla produzione.
La teoria neoclassica tradizionale
Limpresa neoclassica tradizionale ' rappresentata dalla funzione di produzione
tecnica DRf+G
i
,. 4uesta funzione ' scelta da un personaggio chiamato
imprenditore per produrre, col ne di ottenere il massimo protto.
Limprenditore ha perfetta informazione su tutte le tecniche disponibili, sul
modo di applicarle e sulle condizioni del mercato. In genere si suppone che i
costi medi di lungo periodo siano decrescenti per un primo tratto, poi costanti e
inne crescenti. Il tratto decrescente della curva dei costi si spiega con la
presenza di economie di scala; "uello crescente invece presuppone che
limpresa simbatta in "ualche fattore sso. La teoria neoclassica tradizionale
postula, senza peraltro argomentare, che il fattore sso sia "uello
organizzativo. Il limite di "uesta teoria ' che essa non spiega perch6 esiste
limpresa, ossia "uale sia la sua natura.
3rganizzazione e incertezza nella teoria neoclassica tradizionale
Il problema organizzativo trova una sistemazione nel modello neoclassico
tradizionale introducendo nella funzione di produzione, accanto agli input
utilizzati per fabbricare, "uelli per organizzare. In genere la domanda ' incerta
e prezzo e "uantit sono noti solo eD post. L1impresa decide se e "uanto
produrre sulla base di aspettative, non di certezze. La funzione imprenditoriale
dellimpresa, e "uindi la natura intrinseca di "uestultima, consiste dun"ue nel
pagare prezzi dati e certi agli input, ossia nel sostenere costi certi, in vista di un
20
protto incerto. In termini pi# precisi, limpresa massimizza il protto atteso,
non il protto certo. Snight individua nellimprenditore il soggetto che, sulla
base di proprie informazioni, accetta lincertezza intrinseca e non
oggettivamente calcolabile. 3 conclusione del processo produttivo egli
guadagner il reddito residuo +protto, o subir una perdita. Egli inoltre ritiene
che limprenditore, ossia chi si assume lincertezza intrinseca dellimpresa, sia il
soggetto che nellimpresa ha il potere decisionale superiore. 4uesto pu$
consistere nello stabilire "uali tecniche utilizzare, i contratti di ac"uisto degli
input, se e "uanto vendere e a che prezzo, ma anche nel decidere chi si
assolver "uesti compiti assumendosene le conseguenze.
4re interpretazioni della natura dellimpresa
La teoria economica pi# recente ha a!rontato pi# direttamente il problema
della natura dell1impresa, sviluppando tre diversi tipi dinterpretazione.
-, Limpresa ' listituzione cui fa capo un insieme di contratti di natura
analoga a "uelli stipulati nelle transazioni di mercato, nelle "uali cio' i
soggetti sono fungibili. 4uesti contratti sono stipulati per produrre
utilizzando un tipo di funzione di produzione che consente livelli di
e)cienza superiori alle altre funzioni di produzione.
., Limpresa ' listituzione che consente lorganizzazione di rapporti di
autorit, nascenti dallesistenza di contratti incompleti.
/, Limpresa ' conoscenza, ossia il saper fare certe cose.
4ueste tre interpretazioni valorizzano il contenuto contrattuale, organizzativo
conoscitivo dell1impresa. Il modello dimpresa come fabbrica manifatturiera
lascia spazio "uello di impresa come insieme di soggetti informatiche si
coordinano.
Limpresa come s5uadra
(econdo 3lchian e %emsetz limpresa ' un insieme di contatti tra il titolare +o i
titolari, dellimpresa, detto :principale;, che agisce in nome e per conto proprio
o altrui, e i proprietari degli input. I contratti sono stipulati per luso dei servizi
o!erti dai proprietari al ne di ottenere un output. 3lchian e %emsetz
sostengono una posizione secondo cui non vi ' di!erenza tra un rapporto di
lavoro e "uello che sinstaura ad esempio tra il cliente di un droghiere e
"uest1ultimo: cos9 come si pu$ sostituirlo con un altro droghiere pi#
conveniente, in ugual modo il titolare pu$ risolvere il contratto con un
lavoratore e sostituirlo con un altro trovato sul mercato +e viceversa,. Il titolare
viene ad avere il reddito residuo +protto, una volta pagati gli input come da
contratto, e ha il diritto di vendere il proprio status di principale. La
convenienza da parte di un soggetto a diventare titolare nasce dal fatto che
luso congiunto degli input determina risultati che la produzione separata da
parte di ogni soggetto non o!rirebbe, ossia nasce dallimpiego di funzioni di
produzioni di s"uadra. 4uesto signica che coordinando utilizzando
congiuntamente vari input si ottengono risultati "ualitativamente eAo
"uantitativamente impossibili o superiori a "uelli ottenuti con luso disgiunto
degli input stessi. ?ormalmente ci$ e"uivale ad a!ermare che luso congiunto
21
degli input determina un livello di produzione superiore a "uello che si avrebbe
utilizzando separatamente gli stessi input.
Il prodotto del team ha la natura di bene pubblico: ciascuno contribuisce al
risultato della s"uadra, ma non ' possibile sapere no a che punto ogni singolo
ha e!ettivamente contribuito e compensarlo di conseguenza. (e il team fosse
composto da soggetti il cui obiettivo si identicasse con "uello del team inteso
come unit, vi sarebbero solo problemi di coordinamento dei singoli soggetti.
5i# realistica e generale ' la situazione per cui tutti soggetti, proprietari degli
input e titolare, perseguono lobiettivo di massimizzazione della propria utilit
soggettiva. Cgni proprietario dinput pu$ fare il furbo +free riding, ossia o!rire,
di fatto, una prestazione di servizio inferiore a "uella prevista dal contratto,
poich6 ' impossibile sapere che per e!etto del suo comportamento, la
produzione complessiva ' minore di "uella massima che si avrebbe se tutti
simpegnassero al massimo. Il free riding pu$ essere limitato o anche eliminato
solo cercando di ottenere informazioni superiori sul comportamento dei
dipendenti, no a riuscire a misurarne la produttivit marginale. Lesistenza del
principale si giustica appunto con la necessit di controllare il comportamento
dei proprietari degli input, per poterli retribuire sulla base del loro e!ettivo
contributo alla produzione. Il titolare tuttavia deve utilizzare delle risorse per
ottenere le informazioni necessarie. La dimensione dellimpresa ' data dun"ue
dalla capacit di controllare e)cientemente il comportamento degli input nella
s"uadra.
6iverse soluzioni transazionali
&olto spesso le transazioni comportano relazioni di lungo periodo, nel "uale
possono realizzarsi diverse situazioni probabilisticamente previste, ma anche
impreviste. Il lungo periodo ' "uindi caratterizzato dalla possibilit che lazione
che i soggetti devono eseguire per realizzare la transazione abbia luogo in
diverse condizioni, o stati di natura, e che nel tempo si o!rano opportunit non
previste inizialmente.
-, La relazione di lungo periodo ' suddivisa in contratti che si riferiscono a
periodi pi# brevi, al termine di ognuno dei "uali i soggetti rinegoziano le
condizioni contrattuali. 4uesta soluzione minimizza il costo della
stipulazione del contratto, poich6 ne limita temporalmente il contenuto.
., 2nalternativa alla contrattazione continua consiste nella stipulazione di
contratti di lungo periodo completi. 4uesto tipo di contratti presuppone
che le parti sappiano prevedere tutti i possibili stati di natura che si
potrebbero vericare, attribuendo ciascuno di essi una probabilit. Il
contratto contiene descritto il comportamento delle parti dovranno avere
nelle varie ipotesi previste. La soluzione del contratto completo non ha i
costi sopra riferiti alla contrattazione continua, ma presenta altri
svantaggi. In primo luogo ' molto costosa la denizione di tutti i
contenuti del contratto; in secondo luogo la rigidit del contratto
aumenta il potenziale grado di contrasti con costi spesso molto elevati.
22
/, La terza soluzione ' rappresentata dal contratto di lungo periodo
incompleto. Le parti non incorporano nel contratto tutte le evenienze
possibili, partendo dal presupposto che ' meglio attendere e vedere che
cosa succede piuttosto che specicare un gran numero di eventi possibili.
Cppure pi# semplicemente il contratto ' incompleto perch6 le parti sanno
che non possono prevedere tutto ci$ che avverr.
Limpresa come relazione di lungo periodo
L1impresa pu$ essere interpretata come un1alternativa alla contrattazione
continua. >ell1attivit produttiva accade spesso che le relazioni che si devono
instaurare tra proprietari degli input siano di lungo periodo, comportino
investimenti specici o comun"ue determinino un legame la cui risoluzione pu$
essere costosa. I proprietari degli input sono interessati a regolamentare il loro
rapporto tramite:
<ontratti completi: limpresa pu$ essere intesa come insieme di relazioni
transnazionali tra i proprietari degli input utilizzati per produrre, i cui
contenuti e le cui modalit di esecuzione sono pressati da contratti
completi.
<ontratti incompleti: l1impresa ' un1organizzazione nella "uale i
proprietari degli input stipulano una serie di contratti incompleti
attribuendo un titolare il diritto di controllare decidere in tutte le
situazioni residue non specicate e non specicabili nel contratto.
La natura dell1impresa come insieme di contratti completi eAo incompleti si
evidenzia soprattutto con riferimento a due problemi: i rapporti di lavoro e le
integrazioni produttive.
Lautorit nei contratti di lavoro dipendente
Fi ' spesso un rapporto di moral hazard, nel "uale il titolare, una volta ssato il
contratto, ' in grado di osservare il comportamento del lavoratore, ma non di
vericare il suo impegno. Egli pu$ impegnarsi meno di "uanto previsto dal
titolare, generando un problema della letteratura chiama shirLing. @ assai
di)cile specicare la "ualit delle prestazioni, che sfugge in genere alla precisa
verica del proprietario del capitale e non ' controllabile. (i ' dun"ue in una
condizione diversa da "uella denita sopra come free riding, la "uale
prevedeva una soluzione di controllo, per "uanto costosa. Il pi# delle volte nella
realt la "ualit della prestazione non ' neppure specicata contrattualmente,
ma deve rientrare in una norma prevista informalmente e fatta rispettare da
fattori come letica, la reputazione del capo, il timore di una ritorsione da parte
di "uestultimo. La possibilit, prevista contrattualmente, che il capo ha di
scegliere il tipo di lavoro pu$ rappresentare una minaccia credibile per il
lavoratore e "uindi un motivo che lo spinga a lavorare almeno secondo norma.
4uesta minaccia ' ancora pi# forte se il salario ' strettamente dipendente dal
tipo di lavoro, che ' scelto dal capo: la scelta del tipo di lavoro diventa per il
lavoratore una sorta dincentivo allimpegno. La soluzione ' "uella che
23
denisce il contratto: esso denisce esplicitamente il salario e il tipo di lavoro
previsto nei diversi stadi del mondo, ma implicitamente anche l1impegno dei
lavoratori applicher nei due tempi. L1autorit ' "uindi in grado di in7uire
anche sulla "ualit dellimpegno lavorativo.
Impresa come capitale conoscitivo
3lcune teorie esaminano un diverso aspetto dellimpresa: la sua funzione di
raccolta, elaborazione e utilizzazioni nel tempo dinformazioni, accumulando
capacit speciche di varia natura. La natura dellimpresa non ' tanto "uella di
produrre in senso tecnico, ossia di fabbricare, ma la sua capacit di accumulare
conoscenza, che gli consente di scegliere le tecniche produttive e
organizzative, e i comportamenti pi# adatti ad a!rontare le situazioni nuove
che si creano. La dimensione della conoscenza, associata alla capacit di
utilizzarla e)cientemente, determina la dimensione dellimpresa. L1impresa '
conoscenza, o memoria, organizzativa, ossia capacit di rispondere
automaticamente seguendo delle routines, o procedure pressate, di fronte a
segnali che pervengono dal mercato o sono generati allinterno dellimpresa
stessa. Cgni membro dellorganizzazione ha la capacit di interpretare il 7usso
di messaggi informativi che provengono sia dallinterno dellorganizzazione sia
dallambiente esterno e sa comportarsi di conseguenza utilizzando appropriate
procedure. In tal modo si riducono i tempi decisionali e i possibili con7itti tra
diverse posizioni allinterno dellimpresa; si facilita inoltre il controllo del
comportamento dei responsabili. Le imprese che hanno regole decisionali
e)caci sono "uelle che hanno pi# probabilit di sopravvivere nella selezione
competitiva tra le imprese. 2n secondo tipo di conoscenza accumulata
dallimpresa attraverso il processo di apprendimento riguarda il :saper fare;
"ualcosa. Le risorse umane utilizzate da unimpresa in genere non sono
specializzate in modo rigido in una particolare produzione o attivit; vi '
tuttavia un limite allestensione in cui "uesta conoscenza ' utilizzata. Il capitale
conoscitivo, cresciuto attraverso il processo di apprendimento, consente di
estendere il campo di azione di unimpresa, ma "uesta stessa capacit imponi
dei limiti allestensione dellimpresa. 2nimportante dimensione dellimpresa '
la reputazione accumulata nel tempo, che costituisce unattivit intangibile
molto utile nello svolgimento delle transazioni "uando si vericano eventi
imprevisti. >ella contrattazione la reputazione o!re unimplicita promessa di un
corretto e ragionevole comportamento "uando si realizzano eventi non previsti
nei contratti. 8anto maggiore ' la ducia dei partners nella capacit e volont
di unimpresa di dare contenuto ai vuoti che si generano nellinevitabile
incompletezza dei contratti, tanto minori sono i costi di transazione. 2na buona
reputazione ha "uindi un valore strategico per unimpresa.
La dimensione dellimpresa: defnizioni1 I confni dellimpresa
2n1impresa pu$ sviluppare al proprio interno una o pi# fasi del processo
complessivo di trasformazione produttiva degli input in un output nale,
produrre uno o pi# beni simili, svolgere al proprio interno esclusivamente la
24
funzione produttiva in senso tecnico, ossia fabbricare, o svolgere anche altre
attivit a essa collegate. Il livello produttivo minimo ' "uello in cui unimpresa
svolge ununica attivit ' rappresentata da una sola fase di fabbricazione di un
unico bene senza altre attivit collegate. <hiamiamo "uesto livello :unit
elementare;, che da un punto di vista teorico ' lunit di misura della
dimensione dellimpresa date le tecnologie produttive di un bene.
Limpresa ' un insieme di conoscenze e di rapporti, informali e contrattuali,
facenti capo un unico soggetto che esercita unautorit sui proprietari degli
input. I conni di unimpresa sono dun"ue "uelli dellautorit, del controllo, e
dellapplicabilit di certe conoscenze. La dimensione dello spazio dellautorit e
controllo pu$ dun"ue essere "uella della singola unit giuridica, ossia limpresa
in senso stretto, ma anche "uella del gruppo e, considerando la complessa
natura del rapporto di controllo e di autorit, anche "uella dellinsieme delle
imprese legate da stretti rapporti contrattuali, o di fatto.
Lintegrazione
(i usa il termine integrazione per indicare che pi# unit elementari sono
raccolte in ununica impresa: "uanto maggiore ' lintegrazione, tanto maggiore
' la dimensione dellimpresa.
(i parla dintegrazione orizzontale "uando unimpresa unisce pi# unit
che producono lo stesso bene o un bene di!erenziato. 4uanto pi#
limpresa ' integrata orizzontalmente, tanto pi# ampia ' la sua
dimensione in un dato mercato. 2n buon indicatore dellintegrazione
orizzontale in un certo mercato ' "uindi la "uota di mercato. 2nimpresa
pu$ aumentare la propria dimensione anche producendo output diversi.
4uando la di!erenza del tipo di beni prodotti ' notevole, si parla di
diversicazione. 2nimpresa che produce prodotti diversicati compie un
tipo dintegrazione detta conglomerale.
2nimpresa ' integrata verticalmente "uando controlla al proprio interno
pi# unit produttive elementari ognuna delle "uali produce e trasmette
ad altra unit, che segue nel processo di trasformazione degli input, beni
o servizi che potrebbero invece essere ac"uistati sul mercato. In altri
termini unimpresa integrata verticalmente organizza al proprio interno
due o pi# fasi, in genere successive, del processo produttivo di un bene.
8alvolta inne si usa il termine "uasi integrazione riferendosi al caso di
collegamento produttivo stretto tra due imprese, senza peraltro arrivare
allunione in ununica impresa.
8re sono i tipi di motivazione che inducono unimpresa a integrare pi# unit
produttive al proprio interno:
-, La monopolizzazione del mercato.
., La dimensione delle risorse impiegate +riduzione dei costi per mezzo
dello sfruttamento di economie di scala e di variet,.
/, I costi di transazione.
25
6imensione, economie di scala e specializzazione
La presenza di economie di scala di varia natura motiva laumento del livello di
produzione di un singolo output +o di un insieme di output ottenibili con
limpiego dimpianti 7essibili, in una singola unit produttiva no al punto in cui
viene raggiunta la dimensione ottima minima. Laumento della scala di
produzione porta con s6 la necessit di creare attivit di supporto della
maggiore scala di produzione +nanziamento, vendite, ecc., oltre che una
crescente complessit organizzativa, accentuando "uindi ulteriormente le!etto
dimensionale delle economie stesse, ma anche i costi della stessa. Le
economie di scala sono presenti in alcuni settori pi# che in altri; laumento della
scala di produzione in unimpresa che raccoglie al proprio interno pi# fasi di un
processo produttivo ' talvolta il fattore che spiega il fenomeno inverso
dellintegrazione +deverticalizzazione,, ossia la riduzione delle dimensioni di
partenza di unimpresa attraverso la disintegrazione in due o pi# imprese
specializzate in particolari fasi produttive.
6imensioni ed economie di variet
4uando, nella produzione di pi# output o pi# attivit di servizio che
accompagnano la produzione, si hanno costi medi inferiori rispetto al caso in
cui vi ' separazione, si realizzano economie di variet +o scope economies,. Gli
input G
i
entrano in due tipi di attivit:
-, 5roduzione di servizi utilizzati per ac"uisire gli input e vendere gli output.
., 3ttivit organizzativa in senso stretto, la "uale si svolge a pi# livelli:
a. 3mministrazione.
b. ?unzioni manageriali subordinate.
c. ?unzioni manageriali decisionali e di controllo generale.
5ossiamo "uindi rappresentare limpresa come unit produttrice di due tipi di
output:
-, I prodotti nali che rappresentano lobiettivo produttivo diretto
dellimpresa stessa.
., I servizi che sono normalmente utilizzati dallimpresa stessa.
4uesti possono essere anche interpretati come output intermedio che essa
produce per se stessa, ma potrebbero anche essere ac"uistati da terzi o
venduti a terzi. La presenza di economie di variet rende vantaggiosa
lintegrazione orizzontale o conglomerarle di unimpresa e "uindi una
dimensione superiore a "uella che si avrebbe in caso di loro assenza. I vantaggi
della produzione interna dei servizi rispetto allac"uisto degli stessi sul
mercato, deriva dal fatto che "uesti input alla natura specica e sono utilizzati
fre"uentemente.
Le dimensioni dimpresa: integrazione e contratti di lungo periodo
2n fattore che in7uenza la convenienza a integrare attivit separabili da un
punto di vista tecnologico, ' il costo connesso alle relazioni di lungo periodo.
4ueste ultime generano spesso costi non recuperabili legati al cambiamento
26
+sKitching costs, eAo a investimenti specici. I primi si evidenziano "uando in
una relazione di a!ari vi ' cambiamento di partners: chi subentra nella
relazione deve a sua volta apprendere le caratteristiche della controparte e del
tipo di rapporto che li lega. La continuazione di un rapporto determina "uindi
alle parti un surplus rispetto al cambiamento.
7argaining e contratti completi
2n modo spesso usato per far fronte ai problemi dinformazione ' di introdurre
lattivit di auditing, volto a raccogliere informazioni sulle caratteristiche delle
parti che vogliono entrare in rapporto ed eventualmente sul loro
comportamento successivo, per conto delle parti in "uestione. Le!etto
dellauditing ' di rendere comune la conoscenza del compratore e venditore ed
eliminare dun"ue le ine)cienze connesse con linformazione incompleta.
Lattivit di auditing tuttavia ' in genere svolta meglio allinterno di unimpresa
integrata, sia per la resistenza delle parti a collaborare con un osservatore
esterno, sia per la maggiore capacit che ha un osservatore interno rispetto ad
un esterno di conoscere la situazione. Il contratto completo pregura un
rapporto duraturo e vincolante tra due soggetti, che pure conservano la propria
autonomia, ma che accettano in alcuni aspetti rilevanti un potere decisionale
della seconda parte, come ad esempio la ssazione del prezzo. Inoltre le parti
possono essere mutualmente interessate ad avere una reciproca approfondita
conoscenza che eviti rischi di opportunismo. >on si pu$ tuttavia ancora parlare
dintegrazione: il termine pi# appropriato sarebbe "uello di "uasi integrazione.
La di8erenziazione orizzontale e verticale del prodotto
In presenza di economie di scala limitate o nulle le imprese possono
opportunamente operare una concorrenza non prezzo, consistente nella
di!erenziazione orizzontale del prodotto. Il numero dimprese aumenta, la loro
dimensione diminuisce, e ognuna di esse ha una posizione di monopolio locale,
allinterno dello spazio di mercato creato con la di!erenziazione. 4uanto pi#
basse sono le economie di scala e maggiori le possibilit di di!erenziazione,
tanto pi# probabile ' che vi siano imprese di piccole dimensioni. 8ra i settori
naturalmente candidati a "uesto risultato mi sono "uelli che producono beni di
consumo nei "uali le economie di scala sono relativamente basse ed ' possibile
sfruttare fattori di di!erenziazione come la moda e la personalizzazione del
prodotto. La di!erenziazione del prodotto in "uesti stessi settori si congura
spesso come di!erenziazione verticale. Le imprese producono prodotti simili
che presentano le stesse caratteristiche, ma con livelli "ualitativi diversi.
(pesso "uesto tipo di di!erenziazione comporta costi ssi pi# elevati e "uindi
concentra la produzione in un numero minore di imprese di dimensioni
maggiori. La!ermarsi di una politica di di!erenziazione verticale potrebbe
condurre in direzione contraria a "uella della diminuzione della dimensione
delle imprese.
27
La 9uttuazione della domanda
Il vantaggio della grande dimensione per e!etto di economie di scala pu$
scomparire "uando la domanda ' soggetta a fre"uenti 7uttuazioni; una singola
impresa pu$ far fronte a "uesta situazione attraverso la politica delle scorte o
l1introduzione dimpianti adattabili o 7essibili. 2na soluzione alternativa '
rappresentata dalla costituzione di piccole imprese in sostituzione, o in
parallelo, a grandi imprese. Le grandi imprese che hanno una maggiore
intensit di capitale, e "uindi costi ssi pi# elevati, beneciano di economie di
scala statiche. Esse tuttavia hanno vantaggi competitivi se riescono ad avere
piena utilizzazione degli impianti, conseguibile solo se il livello e la stabilit
della domanda lo consentono. (e la domanda 7uttua molto, si determina una
maggiore rigidit del lavoro e "uindi costi ssi pi# elevati. Ladattabilit delle
grandi imprese e dun"ue inferiore rispetto a "uella dimprese di dimensioni
minori, causando alle prime costi medi tanto pi# elevati "uanto maggiore ' la
varianza della loro produzione. La convenienza alla formazione dimprese di
dimensioni minori dipende dun"ue dalle aspettative circa la variazione della
produzione rispetto al punto di minimo dei costi. Le grandi imprese dovrebbero
essere caratterizzate da una maggiore stabilit della produzione, dalla "uale
dipende la possibilit di avere costi pi# bassi. Esse tuttavia non espandono la
capacit produttiva al livello al "uale corrispondono i picchi di domanda. 5er
soddisfare la domanda di mercato che eccede il livello di produzione normale e
se preferiscono ac"uistare il prodotto da altre imprese minori, e rivenderlo
come prodotto proprio. 3ccanto a grandi imprese dovrebbero coesistere
imprese minori, caratterizzate da maggiore variabilit della produzione; la
redditivit di "ueste ultime dovrebbe essere maggiormente variabile. (pesso la
7uttuazione della domanda ' il risultato della concorrenza non prezzo, ossia
della ricerca di continua variazione nella di!erenziazione del prodotto: "uesto '
particolarmente vero per prodotti nei "uali la componente gusto e moda sono
importanti.
Le diverse dimensioni dellimpresa
La ricerca del miglior utilizzo delle economie di scala e di variet, e della
minimizzazione dei costi di transazione, lobiettivo della monopolizzazione del
mercato, ladattamento alle speciche caratteristiche della domanda, sono tutti
fattori che spiegano non solo come nei diversi settori, ma anche nello stesso
settore, imprese di dimensioni diverse possono poi coesistere ed essere
reciprocamente competitive. Esiste dun"ue una dimensione ottima, ma tante
dimensioni ottime, secondo le circostanze e della diversa natura delle risorse di
cui ogni impresa dispone. La tendenza alle di!erenze dimensionali si ra!orza
"uando ostacoli di varia natura alloperare della concorrenza impediscono o
rallentano la convergenza delle imprese verso "uelle dimensioni che in una
data situazione sarebbero pi# e)cienti.
28
Capitolo .:
Le forme istituzionali dellimpresa
Introduzione
>elle economie di mercato il tipo dimpresa pi# comune ' "uello capitalistico in
cui il proprietario del capitale ha una posizione centrale nell1impresa stessa:
egli ' titolare dell1impresa e ha diritto ai protti. &eno comuni sono invece le
imprese cooperative in cui lavoratori, o i possessori di altri inputs, hanno il
controllo dell1impresa. 3nche l1impresa capitalistica si presenta sotto pi# forme:
il suo controllo pu$ essere nelle mani di un singolo soggetto economico oppure
di un gruppo manageriale che non ' il proprietario del capitale. I managers
perseguono i loro interessi che possono coincidere o no con "uelli della
propriet del capitale. Esistono inoltre imprese che non hanno come obiettivo il
protto, o per essere pi# precisi, non hanno come obiettivo la produzione e
distribuzione di protto.
Impresa: interpretazione contrattualistica e olistica
L1impresa ' stata denita come un insieme di contratti tra un soggetto il
titolare +o principale, e i proprietari degli inputs; "uesti contratti deniscono gli
impegni reciproci dell1attivit connessa alla produzione. Il titolare, il soggetto
cui fanno riferimento "uesti contratti, ha il diritto di disporre del reddito residuo
+protto, e naturalmente di vendere "uesto suo status di titolare.
8eoria <ontrattualistica: L1impresa non ' un soggetto con personalit e
interessi propri superiori, o diversi da "uelli dei singoli soggetti che a
essa partecipano.
8eoria Istituzionalistica: secondo l1interpretazione olistica, l1impresa ' in
s6 un1unit sociale avente una esistenza autonoma e indipendente dai
contratti che legano principale e proprietari degli inputs, e obiettivi propri
che possono trascendere "uella dei singoli soggetti. 5er giusticare
l1esistenza di un interesse dell1impresa diverso da "uello dei proprietari
degli inputs ' necessario "uindi a!ermare l1esistenza di un interesse
collettivo che il libero gioco dei contratti privati non ' in grado di
rappresentare.
La vita dellimpresa e propriet degli input
Il titolare dell1impresa ' una persona +o pi# persone, che pu$ non essere
proprietario di alcuni inputs, ma che generalmente lo '. >ell1impresa
neoclassica tradizionale l1imprenditore non ' proprietario di inputs diversi dalla
propria capacit organizzativa: egli ' puro coordinatore. >elle economie di
mercato il modello istituzionale d1impresa prevalente ' "uello capitalistico, in
cui la titolarit ' attribuita alla propriet del capitale. L1impresa capitalistica
assume due forme diverse:
-, nell1impresa capitalistica classica la propriet del capitale ha il diritto di
svolgere le funzioni manageriali decisionali e di controllo.
29
., nell1impresa manageriale non esiste alcun soggetto economico che abbia
una "uota del capitale proprio dell1impresa che gli attribuisce il controllo
dell1impresa stessa, ossia la titolarit; titolare dell1impresa ' il gruppo
manageriale delegato in "uesta funzione dall1insieme dei proprietari del
capitale. >ell1impresa manageriale vi ' separazione tra propriet del capitale e
titolarit.
Regolamentazione del rapporto tra diversi titolari
>elle imprese capitalistiche sono titolari il proprietario, o i proprietari coalizzati,
che hanno la maggioranza del capitale e esercitano il potere derivante da tale
posizione nella assemblea dei proprietari o dei soci. 5u$ tuttavia vericarsi che
un insieme di soggetti, o di gruppi familiari, nessuno dei "uali dispone
isolatamente della maggioranza, si coalizzino costituendo un gruppo di
maggioranza, che ac"uista allora la titolarit dell1impresa. (e non esiste una
persona o un gruppo familiare o inne una coalizione di persone che ha la
maggioranza del capitale vi sono le condizioni per l1esistenza di un1impresa
manageriale nella "uale la titolarit ' delegata al gruppo manageriale.
4itolarit dellimpresa e proftto
Le imprese di gran lunga pi# comuni in un1economia di mercato sono "uelle
aventi come scopo la produzione e distribuzione di protto. Il titolare ha il
diritto al reddito residuo una volta pagati gli ac"uisti delle materie per la
produzione e i servizi degli inputs, ma risponde. Il diritto al protto rappresenta
un rischio poich6 comporta anche la responsabilit a far fronte alle obbligazioni
in caso di perdita o di fallimento dell1impresa. In genere nelle imprese
capitalistiche ' posto un limite alla responsabilit del titolare che riguarda solo
il capitale per la "uota da lui apportata. La propriet del capitale ' l1elemento
decisivo nella determinazione della titolarit e "uindi dei criteri di gestione
dell1impresa. Il comportamento dell1impresa ' in7uenzato dalla natura dei
proprietari del capitale.
Impresa pu&&lica e privata
L1impresa pubblica ' "uella in cui il capitale ' di propriet dello (tato; ci sono
imprese che hanno natura giuridica privata, ma il cui capitale ' per una certa
"uota di propriet dello (tato. Le imprese a partecipazione statale
rappresentano "uesto secondo tipo dimpresa pubblica. In molti casi gli enti di
gestione o le societ operative controllate, non detengono la totalit del
capitale, la cui parte restante ' in mano a privati; abbiamo dun"ue societ
miste a capitale pubblico e privato. 0ispetto alle imprese private "uelle
pubbliche si caratterizzano per una diversa gerarchia degli obiettivi: minore
importanza attribuita ai protti, accettazione di obiettivi di pubblico interesse,
promozione di certe attivit produttive, sviluppo di aree geograche depresse.
Le imprese pubbliche hanno anche la possibilit di attingere a speciali
strumenti di nanziamento pubblico.
30
Imprese nazionali ed estere
Il capitale di controllo di un1impresa in un certo paese pu$ essere nazionale o
estero. In genere un1impresa controllata da capitale estero ' parte di
un1organizzazione pi# ampia, il cui vertice decisionale ' per lo pi# nel paese
d1origine. (i usa il termine imprese multinazionali con riferimento a
organizzazioni che hanno attivit produttive in pi# paesi, coordinate da
un1unica sede centrale. L1impresa multinazionale ' "uindi una grande impresa
che opera in pi# paesi.
Imprese indipendenti e controllo di gruppo
L1impresa singola pu$ essere parte di un gruppo, ossia controllata attraverso
una partecipazione al capitale azionario da altre imprese della stessa industria,
o di altre industrie e in particolare da societ nanziarie. 2n gruppo ' dato da
"uell1insieme di imprese che sono controllate direttamente o indirettamente da
un unico soggetto economico, sia esso una persona sica o una societ. Il
comportamento della singola impresa pu$ essere in7uenzato dall1appartenenza
a un gruppo; talvolta le sue scelte sono condizionate degli interessi del gruppo,
altre volte tra le imprese del gruppo si instaurano rapporti di scambio o di
collaborazione particolari.
Il controllo ;monitoraggio< delle azioni dei proprietari degli input
>ella produzione Tdi s"uadraT che caratterizza l1impresa, ogni lavoratore pu$
fare il furbo, ossia comportarsi in maniera opportunistica godendo di una "uota
del prodotto Tdella s"uadraT, superiore al contributo marginale alla produzione
della s"uadra stessa; una risposta a "uesto problema ' rappresentata dal
monitoraggio. >ell1impresa capitalistica classica il monitoraggio ' esercitato da
un unico soggetto, che ' il titolare dell1impresa; al crescere delle dimensioni,
simpone un1attivit di controllo assai pi# complessa: il controllo non pu$ pi#
essere svolto da una singola persona, ma da pi# persone, il gruppo
manageriale, che diviene titolare dell1impresa "uando la propriet del capitale
non ' in grado di esercitare su di esso controllo.
Conseguenze delle8etto loc*(in
4uando i costi di controllo sono relativamente bassi e c1' elevata specicit del
capitale investito e del capitale umano, prevale il vantaggio di attribuire la
titolarit al proprietario di "ueste attivit, che potr controllare a basso costo i
portatori degli altri inputs specici. 8itolare diviene un unico soggetto,
portatore del capitale investito e del capitale umano. L1impresa capitalistica
classica ' il modello istituzionale pi# e)ciente nel governo di "ueste situazioni.
<on l1aumento del costo del controllo ' necessaria una specica competenza
organizzativa che ' attribuita a managers, i "uali, solitamente, sono anche
possessori di altre competenze speciche. (i sviluppa allora progressivamente
la separazione tra chi controlla e chi apporta il capitale investito; si generano
allora le condizioni per la trasformazione dell1impresa classica in manageriale:
31
la titolarit ' attribuita a chi ha le risorse che hanno una maggiore specicit,
ossia "uelle riguardanti le tecniche organizzative, di mercato, e produttive.
2ttitudini rispetto al rischio
La titolarit ' opportunamente attribuita al proprietario della risorsa pi#
specica dell1impresa, ossia l1accettazione a costo zero dell1incertezza, o in altri
termini, a chi ' neutrale rispetto al rischio. 4uesta titolarit pu$ essere riferita
al singolo proprietario del capitale di un1impresa, come avviene nell1impresa
capitalistica classica. 8uttavia se si considera l1intero insieme degli azionisti
come un soggetto neutrale rispetto al rischio, allora si pu$ considerare "uesto
soggetto come il titolare dell1impresa.
Gli o&iettivi dellimpresa capitalistica
Cbiettivo dell1impresa ' il massimo protto in un periodo illimitatamente lungo;
tuttavia non esiste un obiettivo dell1impresa in "uanto tale, come se essa fosse
un1entit avente propri desideri; esistano per contro i titolari che perseguono
l1obiettivo della massimizzazione dell1utilit, per mezzo dell1impresa. 3 seconda
del titolare, l1obiettivo della massima utilit trover diverse specicazioni.
>ell1impresa capitalistica classica il titolare massimizza la propria funzione di
utilit. La denizione degli obiettivi pone problemi pi# complessi nelle imprese
manageriali, dove la titolarit dell1impresa ', di fatto, in mano a manager, per
delega attribuita loro dal complesso dei soci stessi. La separazione tra propriet
del capitale e titolarit consente ai manager, entro certi limiti, di decidere e
comportarsi nei propri interessi, non sempre coincidenti con "uelli della
propriet, generando risultati non necessariamente e)cienti.
Limpresa capitalistica classica: e#cienza e limiti
La forma pi# elementare dell1impresa capitalistica classica ' "uella in cui
l1imprenditore ' anche responsabile della progettazione ed esecuzione delle
decisioni: ossia manager. L1e)cienza di "uesto modello istituzionale si basa
principalmente su tre fattori:
-, Il titolare ' manager dei suoi soldi
., 4uesto tipo di impresa nasce e vive sulla base di conoscenze speciche
del titolare; le conoscenze del padrone hanno natura specica, hanno
valore in "uanto utilizzate in "uella attivit.
/, Il proprietario del capitale e il soggetto che si assume il rischio d1impresa.
2n1impresa avente uno o pochi dipendenti ha costi organizzativi nulli o molto
bassi; il crescere delle dimensioni invece porta con s6 i costi organizzativi.
4uesta esigenza si ra!orza se l1impresa, anzich6 produrre un unico bene,
produce pi# beni eAo "uei servizi che essa stessa utilizza. La domanda di
capacit organizzativa da parte dell1impresa che cresce non pu$ pi# essere
soddisfatta dalle conoscenze speciche del titolare: la capacit di coordinare,
ossia la tecnologia organizzativa, ' una conoscenza di cui non sempre dispone
il proprietario all1origine della propria attivit. In via generale la soluzione di
32
delegare le funzioni manageriali ricorrendo alle risorse del gruppo di propriet,
familiare o di soci, ha pi# probabilit di essere meno e)ciente rispetto
all1alternativa di ac"uistare sul mercato del lavoro e dei manager le
competenze pi# appropriate.
Impresa capitalistica classica: alcuni pro&lemi fnanziari
5er nanziare l1espansione dell1impresa, limprenditore pu$ nanziare
interamente l1operazione con capitale proprio, ma anche ricorrere, in parte o in
toto, a credito esterno, o anche ricorrere interamente al capitale di nuovi soci e
"uindi non indebitarsi. La scelta e!ettiva dipende dun"ue, date le disponibilit
nanziarie, da due considerazioni:
-, La "uota della societ che egli desidera conservare.
., Lopportunit di ricorrere all1indebitamento.
La struttura fnanziaria ottimale
5er struttura nanziaria ottimale per l1impresa, sintende il valore ottimale del
cosiddetto Trapporto dingranaggioT o Tleva nanziariaT, misurata dal rapporto
tra indebitamento e valore netto delle attivit complessive dell1impresa o tra
indebitamento e capitale proprio dell1impresa. La teoria del Trischio crescenteT
riteneva che il crescere del Trapporto dingranaggioT salisse il costo del debito;
si riteneva "uindi che il costo dell1ammontare investito nanziato con
l1indebitamento crescesse con il Trapporto d1ingranaggioT. 3 "uesta teoria si '
contrapposta "uella di &odigliani e &iller, secondo cui se vi sono mercati
nanziari perfetti e non vi sono imposte, il valore della leva ' irrilevante. 2na
terza possibile risposta ' o!erta dalla teoria dell1informazione e pi# in
particolare da "uella che esamina il problema noto come signaling.
Imprenditori e nanziatori hanno informazioni di!erenti circa la "ualit degli
investimenti reali: i primi conoscono perfettamente le caratteristiche del loro
progetto, mentre i secondi, in assenza di ulteriori notizie, conoscono solo la
"ualit media degli investimenti. 4uestasimmetria creerebbe un tipico
fenomeno di Tmercato dei bidoniT in cui gli unici investimenti a essere nanziati
sarebbero "uelli peggiori. Imprenditore pu$ cercare di convincere il nanziatore
che il suo progetto ' buono, forse anche con successo. Largomento, o segnale,
pi# convincente ' la decisione dellimprenditore dinvestire egli stesso nel
progetto. (i pu$ allora risolvere un problema di ottimizzazione, consistente
nellindividuare il valore della "uota dellinvestimento da sottoscrivere, tale da
indurre il nanziatore esterno a nanziarlo in modo che egli possa
massimizzare il valore della sua ricchezza.
Il pro&lema del controllo: leva fnanziaria e partecipazioni azionarie
Lindebitamento, "uindi luso della leva nanziaria, ac"uista rilievo se '
utilizzata per aumentare la dimensione del capitale controllato pi# di
"uellinvestito. Il titolare pu$ comportarsi correttamente, ossia utilizzare il
capitale obbligazionario come se fosse proprio capitale, ma potrebbe anche
cercare di trarre il massimo benecio dal capitale presto prestito, operando
33
scelte rischiose o distribuendo dividendi elevati a scapito dinvestimenti di
rinnovamento della societ, oppure inne aumentando i vantaggi personali che
pu$ trarre dal poter controllare una maggior numero di attivit. Le disponibilit
nanziarie non proprie gli consentirebbero un comportamento opportunistico,
consistente nella possibilit di operare in senso a lui pi# favorevole una volta
e!ettuato il contratto che lo impegna a restituire la somma con un certo
interesse in una certa data. 2n nanziatore razionale ' cosciente di "uesto
rischio e di conseguenza raziona il nanziamento applicando tassi dinteresse
tanto pi# elevati "uanto maggiore ' il :rapporto di ingranaggio;.
Impresa manageriale: la sua di8usione
La maggioranza delle grandi imprese ' controllata dalla propriet +familiare,
anche "uando la "uota di propriet ' molto bassa. Infatti, il controllo pu$
derivare dalla somma di partecipazioni apparentemente minori, ma che in
realt fanno capo a una stessa persona; inoltre soci singolarmente minori
possono implicitamente o esplicitamente coalizzarsi. Il controllo dei
comportamenti manageriali e, gran parte delle pi# importanti decisioni, sono
nelle mani dei consigli di amministrazione; gli azionisti sono chiamati a
intervenire, attraverso lassemblea, solo in alcune decisioni per "uanto
importanti. Il consiglio, nel "uale il pi# delle volte ' forte la presenza dei
rappresentanti del gruppo manageriale, pu$ "uindi muoversi pi# liberamente
nellinteresse dei propri membri o di altri gruppi di soggetti che partecipano
alla vita dellimpresa pi# che di "uelli dei soci di capitale. >e consegue che i
manager nella grande impresa hanno una notevole autonomia che pu$ essere
controllata solo "uando vi ' una forte presenza di un gruppo di controllo, non
solo del consiglio di amministrazione ma anche al vertice manageriale.
Limpresa manageriale ' pi# presente dove vi sono grandi imprese, poich6 la
probabilit di frammentazione della propriet nelle mani di un elevato numero
di proprietari aumenta con le dimensioni del capitale sociale. La grande
impresa manageriale richiede lesistenza di un azionariato di!uso, e "uindi di
un mercato azionario ampio, bene organizzato e stabile, tale cio' da attirare il
risparmio privato.
I vari tipi dimpresa manageriale
5ossiamo congurare "uattro diversi tipi dimpresa manageriale:
-, In "uesta impresa i managers sono agenti che si sostituiscono agli
azionisti nellattivit manageriale, decisionale e di controllo; si
comportano nellinteresse prevalente della propriet del capitale, senza
coinvolgere in alcun modo i lavoratori della gestione dellimpresa.
., In "uesta impresa i managers hanno forte autonomia rispetto ai
dipendenti e proprietari e nelle loro scelte e comportamenti perseguono
l1obiettivo di massimizzazione dei propri vantaggi, vincolati solo dal fatto
che un eventuale risultato insoddisfacente determina reazioni da parte
dei proprietari del capitale pericolose per i managers.
34
/, Il terzo tipo ' limpresa manageriale corporativa, nella "uale i manager
sono mediatori +o rappresentanti, di una coalizione di interessi che
comprende i proprietari del capitale e i lavoratori. Le decisioni
manageriali sono il risultato di una costante mediazione tra tutti i diversi
interessi e "uindi li incorporano; i manager coordinano e mediano
pressioni diverse, da "uesta capacit deriva la loro legittimazione, il loro
reddito, e "uindi la loro utilit.
M, 2n tipo particolare dimpresa manageriale corporativa ' "uella
partecipata; con "uesto termine sintende "uel modello dimpresa nel
"uale ' sancito il diritto dei lavoratori di partecipare alla gestione
dellimpresa, entro limiti deniti.
Impresa manageriale: gli o&iettivi dei managers
Lobiettivo dei managers, e "uindi dellimpresa di cui sono titolari, '
rappresentato dalla massimizzazione della funzione di utilit; la crescita
aumenta il potere dei managers, poich6 genera il controllo di un maggiore
ammontare di risorse e in7uenza la retribuzione, l dove essa ' associata
positivamente alla crescita delle vendite. Labitudine fre"uente di compensare
tramite promozioni pi# che tramite variazioni annuali delle retribuzioni ' una
forte spinta a creare nuove opportunit di posizioni attraverso la crescita. La
sicurezza del loro posto di lavoro dipende dalla possibilit che i proprietari del
capitale li sostituiscano: ci$ ' tanto pi# improbabile "uanto maggiori sono da
un lato la redditivit dellimpresa e dallaltro gli ostacoli alla loro estromissione.
Il comportamento dei managers ' "uindi orientato alla crescita dellimpresa, a
scapito del protto, ma anche a evitare scelte che inducano gli azionisti a
comportamenti che mettano in forse la sicurezza del loro posto. In particolare
preferiscono scelte :prudenti; che riducono il rischio di perdite, ma anche di
protto pi# elevato, adeguando il loro comportamento a "uello che potrebbe
essere nella percezione degli azionisti il :comportamento medio; di un
manager. %i conseguenza "uindi, la prottabilit dellimpresa tende ad essere
:soddisfacente; e non ottimale.
Costi e vantaggi dellimpresa manageriale
Le imprese dirette da managers sono :naturalmente; meno e)cienti di "uelli i
cui titolare ' anche il padrone del capitale; nelle imprese manageriali, infatti, il
potere di controllo dei proprietari del capitale ' pi# limitato. Inoltre, in "uesto
tipo dimprese, i managers, massimizzando i beneci personali, generano costi
di produzione maggiori di "uelli minimi possibili o fanno scelte dinvestimento
non ottimali. %elegare responsabilit ai managers e in particolare attribuire la
titolarit dellimpresa genera "uindi problemi di e)cienza.
Le imprese cooperative: natura e di8usione
Esistono due tipi dimprese cooperative:
-, <CC5E038IFE %I 50C%2UIC>E: sono le imprese la cui titolarit '
attribuita ai proprietari dinputs diversi dal capitale +lavoratori o fornitori
35
di materie da trasformare, che hanno "uindi il diritto a ripartirsi il protto
dellattivit produttiva. >elle cooperative di produzione l1obiettivo ' la
massimizzazione del :valore aggiunto; della produzione, ossia della
di!erenza tra il valore di vendita del prodotto e il costo degli inputs
diversi da "uello che garantisce la titolarit.
., <CC5E038IFE %I <C>(2&C: sono le imprese in cui titolari non sono i
proprietari dinputs, ma i clienti dellimpresa stessa +consumatori e
risparmiatori,. >elle cooperative di consumo lobiettivo dellattivit e la
"ualit del prodotto, in genere un servizio, o una vendita di beni e servizi
al prezzo di costo; manca "uindi la distribuzione dei protti che sono
utilizzati per "uel ne.
Il carattere comune ' il modo cooperativo o mutualistico dellattivit, ma
diverso nellobiettivo. Lattivit manageriale ' in genere svolta dei soci
cooperatori nel loro complesso, o da alcuni di essi delegati a tale attivit;
"uestidenticazione tra titolare e managers tuttavia ' il risultato della
dimensione dellimpresa, generalmente piccola pi# che della natura
cooperativa in "uanto tale. Il peso di "ueste imprese sul sistema produttivo
nazionale ' sempre piuttosto ridotto e varia ancora molto da paese a paese; si
presenta con maggiore fre"uenza in particolari settori.
+antaggi e limiti dellimpresa cooperativa
-, <ondizioni esterne: in molti paesi per motivi sociopolitici le cooperative
godono di particolari agevolazioni scali e nanziarie. 4uesti vantaggi
sono in "ualche misura controbilanciati da vincoli esterni che ne
ostacolano la nascita e soprattutto lo sviluppo +di)colt nellottenere
credito e nanziamenti,. &olto spesso le cooperative nascono dalla
trasformazione di unimpresa capitalistica che sta morendo, e
sopravvivono per periodi limitati grazie a condizioni particolari. La nascita
della cooperativa in "uesti casi discende per lo pi# da unazione politico*
sindacale in difesa delloccupazione.
., <ondizioni interne
a. <ooperazione: la propensione a cooperare, in "ualche modo
incorporata nei soggetti economici, genera la cooperativa in senso
proprio, ossia un tipo dimpresa nella "uale la presenza di un
soggetto esterno ' secondaria o inutile, e "uindi le)cienza '
naturalmente garantita.
b. I costi del monitoraggio: i costi di monitoraggio spesso sono cos9
costosi da rendere conveniente la sostituzione di un contratto di
lavoro dipendente con un rapporto di lavoro autonomo. <onviene
"uindi, per "uesti lavoratori, unire e gestire in forma di cooperativa
risorse che consentono di o!rire servizi comuni dividendo costi
36
comuni per utilizzare economie di variet congiungendo
competenze che sintegrano. La dimensione della cooperativa '
allora data dallestensione delle economie di scala e di variet. (e il
costo di monitoraggio ' molto basso, allora esistono condizioni che
favoriscono la forma dell1impresa cooperativa; ogni socio '
facilmente in grado di controllare il lavoro svolto dagli altri.
c. 5ropensione al rischio e diversicazione del rischio: i lavoratori
sono avversi al rischio e per "uesto motivo, in condizioni
dincertezza, preferiscono lasciare alla propriet del capitale
lassunzione del rischio. (e i lavoratori organizzano la produzione in
forma cooperativa e a!rontano condizioni dincertezza, la loro
scelta comporta di per s6 un costo rappresentato dalla loro
avversione al rischio, costo che cercheranno di minimizzare; di
conseguenza le loro scelte si orienteranno verso attivit meno
rischiose e saranno sub*ottimali comparativamente a "uelle di
unanaloga impresa organizzata in forma capitalistica. Il
proprietario del capitale di unimpresa capitalistica, infatti, pu$
distribuire la propria ricchezza tra pi# attivit anche diverse
dallimpresa, diversicando il proprio rischio; i lavoratori
dellimpresa cooperativa, per contro, concentrano in ununica
attivit non solo il capitale accumulato, ma anche il proprio lavoro.
Il rischio complessivo sostenuto ' dun"ue superiore a "uello di un
titolare capitalista.
d. 5roblemi nanziari: un titolare proprietario del capitale,
insoddisfatto della destinazione delle proprie risorse nellimpresa,
pu$ cercare di vendere "uestattivit o di ridurre il peso allinterno
di un portafoglio di attivit meglio distribuito. 4uesto non '
possibile nellimpresa cooperativa, i cui singoli soci sono proprietari
della somma da loro versata allatto dellingresso nellattivit e
hanno il diritto di lavorare partecipare agli utili, ma non a una "uota
del capitale sociale "ualora desiderassero uscire dalla cooperativa.
La "uota ' inalienabile, essendo di propriet della cooperativa. Il
capitale investito e accumulato nellimpresa cooperativa '
rigidamente destinato a "uellattivit; il vincolo nanziario
rappresenta uno dei maggiori problemi dellimpresa cooperativa.
Le organizzazioni non(proft
Le organizzazioni non*prot sono imprese la cui specicit istituzionale primaria
consiste nel non poter distribuire protti ai soggetti che esercitano su di essa il
controllo. (ebbene il pi# delle volte esse non producano protto, lassenza di
protti non ' di per s6 la caratteristica essenziale di "ueste imprese. Il protto
"uando esiste deve essere utilizzato per il miglior adempimento delle nalit
dellorganizzazione. (i possono classicare "ueste imprese secondo il modo in
cui sono nanziate e gestite. >el primo caso si dividono in:
37
-, >on*prot donative: ricevono gran parte o tutto il loro reddito da
donazioni o contributi a fondo perduto.
., >on*prot commercial: ricevono gran parte o tutto il loro reddito dai
prezzi con cui far pagare i servizi.
>el secondo caso si dividono in:
-, >on*prot mutual: in esse il controllo della gestione ' attribuito
prevalentemente alle persone che costituiscono la fonte del reddito,
siano esse donatrici o paganti del servizio ricevuto.
., >on*prot entrepreneurial: in esse le persone che costituiscono la fonte
del reddito esercitano un controllo limitato; il controllo ' attribuito a terze
persone.
In alcuni paesi il sistema scale ha o!erto un trattamento assai favorevole alle
organizzazioni non*prot, detassandone molto spesso i redditi e consentendo la
deduzione delle donazioni dalle imposte sul reddito.
Capitolo .=
>#cienza e organizzazioni delle imprese
Lanalisi della natura e della struttura delle organizzazioni, intese come
collettivit di soggetti in "ualche modo coordinanti, nasce dagli anni MP. ?ino a
tempi recenti gli economisti utilizzavano una teoria delle organizzazioni
piuttosto elementare: esiste unorganizzazione che coordina gli scambi tra i
soggetti, il mercato, e unorganizzazione che produce, rappresentabile come
funzione di produzione tecnica. %ecenni dopo gli economisti contrappongono
luomo perfettamente razionale e informato, ossia allagente che stava alla
base della teoria economica, :luomo amministrativo;. 4uesto soggetto che '
lunit elementare delle organizzazioni, ' mosso dal proprio interesse ma '
dotato di razionalit limitata; le organizzazioni sono strumenti che servono a
semplicare decisioni complesse e ad aiutare i soggetti a prenderle, in
condizioni di razionalit limitata. I soggetti non sono perfettamente n6
simmetricamente informati sul comportamento eAo sulle informazioni di cui
dispongono gli altri, ma devono operare con le loro transazioni per la
produzione o per lo scambio. (e tutti fossero egualmente e totalmente
informati non vi sarebbe alcun problema organizzativo. Cggetto di analisi '
ogni collettivit di soggetti spesso coalizzati in mutevoli gruppi di interessi,
orientata a perseguire un obiettivo economico specico.
Contenuti ed e8etti dellorganizzazione
Limpresa ' stata ra)gurata come funzioni di produzione xRD+G
i,
,G
E
, nella "uale:
x: vettore degli output.
G
i
: vettore degli input necessari per la produzione tecnica.
38
G
E
: vettore degli input richiesti per:
I servizi necessari per ac"uistare gli input e vendere gli output.
Lorganizzazione complessiva di tutte le attivit.
5arliamo di e)cienza produttiva "uando la produzione avviene a costi minimi. Il
termine costi minimi ha tuttavia due signicati:
-, <osti minimi relativi agli input misurati in unit di e)cienza; e)cienza
signica dun"ue muoversi lungo la curva dei costi medi minimi, di
produzione e di transazione, collocandosi eventualmente nella
dimensione ottima minima. 3l crescere del livello dellattivit produttiva
in generale aumentano i costi di transazione delluso del mercato per
attivit come la distribuzione della propria produzione, il marLeting, la
gestione delle risorse nanziarie; conviene sviluppare al proprio interno
"ueste attivit perch6 le transazioni sono pi# fre"uenti e speciche.
., <osti minimi e!ettivi, ottenuti aggiungendo a "uelli di e)cienza anche i
costi organizzativi; ogni impresa deve utilizzare input organizzativi e
"uindi sostenere dei costi, che consentono di utilizzare al livello massimo
di e)cienza gli altri input.
Lattivit, o funzione di produzione, organizzativa ha varie dimensioni:
-, Logistica: con "uesto termine sintende lattivit mirata alla
minimizzazione delluso dinput G
i
per unit di output; la logistica ' lo
studio e lapplicazione di procedure ottimizzanti del processo produttivo.
., Elaborazione e trasmissione delle informazioni tra i vari soggetti che a
diversi livelli operano nellimpresa: in ogni produzione che comporta il
coordinamento tra pi# soggetti specializzati in attivit particolari, c' un
problema di trasmissione dinformazioni dei singoli soggetti verso il
coordinatore e viceversa; ' "uesto un tipico problema :di s"uadra;. Le
informazioni riguardano comportamenti e decisioni elaborati allinterno
dellimpresa: lattivit amministrativa dellimpresa ' "uella che pi#
tipicamente assolve "uesta funzione. Le informazioni riguardano anche le
relazioni con lambiente esterno ed eventi che si sviluppano
autonomamente nello stesso ambiente.
/, <ontrollo dellattivit svolta dai singoli soggetti ai vari livelli e denizione
delle retribuzioni +monitoring,: "uestattivit parte dalla considerazione
che ogni soggetto agente possa avere un comportamento opportunistico,
avendo informazioni che riguardano la sua azione di cui gli altri non
hanno conoscenza diretta e perseguendo obiettivi non necessariamente
coincidenti con "uello dellimpresa.
M, %enizione delle decisioni riguardanti le azioni da intraprendere e
iniziative da realizzare +top management,: "uestattivit di massima
responsabilit ' talvolta chiamata anche attivit imprenditoriale.
8utte le attivit indicate sono tanto pi# intense "uanto maggiore ' il livello di x
e dei servizi necessari per ac"uistare gli input e vendere gli output prodotti
39
nell1impresa. L1aumento della dimensione dell1impresa richiede anche un
aumento degli input organizzativi come condizione necessaria, ma non
su)ciente, per produrre a costi medi minimi.
>#cienza dimpresa e teoria economica
I principali temi trattati dalla letteratura economica contemporanea
sullorganizzazione sono:
-, E)cienza dellimpresa: lanalisi del problema organizzativo ' lasciata allo
studio della ricerca operativa; leconomia si concentra invece sulla
trasmissione delle informazioni, sul controllo, e lelaborazione delle
decisioni. Il problema organizzativo allora consiste nello scegliere un
disegno organizzativo cui corrisponde un gioco per il cui e"uilibrio ' il pi#
e)ciente possibile. 8uttavia il termine :e)ciente; si riferisce al miglior
risultato rispetto a un dato obiettivo; "uestobiettivo pu$ essere indicato:
a. %al titolare dellorganizzazione: nell1impresa capitalistica classica il
centro, o titolare dell1impresa, ' il proprietario del capitale e
lobiettivo ' il protto atteso; nellimpresa manageriale lobiettivo '
lutilit attesa dei manager.
b. %all1insieme dei partner dell1organizzazione, e l1obiettivo ' il miglior
risultato dellorganizzazione come :unit;, ossia congiunzione
dinteressi.
La teoria nota come principale*agente tratta il problema dell1e)cienza
organizzativa "uando l1obiettivo ' "uello del titolare; "uando invece si
considera lobiettivo dellorganizzazione come unit di soggetti, abbiamo la
teoria della partnership.
., 0apporto tra e)cienza e dimensione dell1organizzazione: il crescere della
dimensione di un1impresa implica l1aumento dei costi organizzativi.
Il massimo impegno
Il problema di ogni organizzazione in cui soggetti che ne fanno parte hanno
interessi diversi, se non opposti, e informazioni diverse, consiste nellimporre o
stimolare comportamenti che consentano al centro delle organizzazioni di
perseguire nel miglior modo il suo obiettivo. In unimpresa "uesto problema
riguarda i rapporti tra titolare e lavoratori dipendenti +operai e impiegati,, e tra
titolare e manager. (i tratta di individuare strumenti e)caci per ottenere il
massimo impegno e la veridicit delle informazioni trasmesse. La di!erenza nel
rapporto tra il titolare e "uesti due tipi di lavoratori sta nel fatto che i primi
sono pi# lontani della diretta osservazione del titolare, ma hanno uno spazio
decisionale assai limitato, mentre i secondi sono pi# direttamente osservabili,
ma hanno uno spazio decisionale certamente maggiore. I rapporti tra titolari e
lavoratori o manager possono essere caratterizzati da una delle tre seguenti
tipologie:
-, 0igido controllo delle azioni.
40
., Incentivi monetari +retribuzioni e forme di partecipazioni agli utili,.
/, 5artecipazione alle decisioni eAo al protto globale dellimpresa.
Il controllo presenta una serie di vincoli: in primo luogo ' costoso. Inoltre
la)dabilit dei supervisori pu$ essere aumentata limitandone il numero, e
"uindi le dimensioni dellimpresa, oppure o!rendo a essi una condizione
contrattuale pi# favorevole rispetto a "uella di lavoratori direttamente
produttivi, e "uindi il costo dellorganizzazione. Inoltre se ' sempre possibile
controllare la "uantit delle prestazioni, pi# di)cile ' controllarne la "ualit. (i
deve anche supporre che ogni lavoratore sia perfettamente fungibile, ossia che
esista un mercato del lavoro tale per cui il lavoratore eventualmente licenziato
sia sostituibile senza costo per il titolare. Fi ' anche la possibilit di limitare
fenomeni di free*riding solo attraverso un esercizio rigido del controllo, ma esso
comporta costi crescenti. La motivazione morale a lavorare con impegno e
seriet ' una delle regole di comportamento individuale pi# tradizionali e
radicate, il cui valore consiste soprattutto del fatto che riduce il costo del
controllo esterno: il supervisore e interiorizzato. Il titolare pu$ stimolare
"uestattitudine etica attraverso strumenti diversi. Il paternalismo ' un modo
con cui allinterno dellimpresa ' esercitata una pressione volta a conservare
letica del lavoro. Cbiettivo del paternalismo ' lavvicinamento degli obiettivi
dei lavoratori e del titolare con le!etto di ridurre, no a eliminare, i problemi
organizzativi oltre che retributivi che nascono appunto dalla divergenza degli
interessi. Il paternalismo presuppone una visione :olistica; dellimpresa: il
rapporto tra titolare e dipendenti non ' regolato solo da contratti che
deniscono il contenuto della prestazione e della retribuzione, ma ' guidato da
un interesse pi# generale e comune, che coinvolge le parti come persone
anche al di l del compito denito contrattualmente.
Il rapporto di agenzia principale(agente
Lalternativa alla regola del rigido controllo e al paternalismo ' rappresentata
dagli incentivi, ossia dallutilizzazione dellinteresse stesso di lavoratori,
manager eAo dipendenti, come strumento per ottenere da essi un impegno
nellinteresse del titolare. Il problema ' trovare un meccanismo di
compensazione che induca il lavoratore al massimo impegno possibile. La
teoria principale*agente ' lo strumento analitico utilizzato per esaminare
"uesto problema. Il rapporto principale*agente si crea tutte le volte che
avviene "ualche tipo di decentramento decisionale. 4uando vi sono vantaggi
nella specializzazione, una persona +principale, delega contrattualmente una o
pi# altre persone +agente, a compiere un1azione dalla "uale il principale tratta
un benecio, ma di cui non ' in grado di osservare l1esecuzione, e "uindi se
l1azione compiuta e "uella per lui pi# favorevole. (i distingue innanzitutto tra
situazioni di:
-, 3dverse selection: In "uesto caso lagente di!erisce del principale per il
fatto di disporre, al momento del contratto, dinformazioni asimmetriche
rispetto al principale; gi prima di iniziare il rapporto aveva informazioni
41
diverse. Il problema in "uesto caso ' che il contratto non riesce a denire
correttamente limpegno dellagente.
., &oral hazard: situazione in cui il principale e lagente hanno eguali
informazioni al momento del contratto. (i possono avere due diverse
situazioni:
a. =idden action: situazione in cui lagente deve compiere un1azione
comportante un impegno che gli genera disutilit, ma che allo
stesso tempo ha un valore per il principale, poich6 produce un
risultato con una certa probabilit che dipende dall1impegno
dell1agente. Il principale tuttavia non riesce a distinguere se il
risultato ottenuto ' frutto dell1impegno dell1agente o da fattori
diversi, e in particolare dalle condizioni in cui lagente ha dovuto
agire.
b. =idden information +o =idden LnoKledge,: situazione in cui lagente
ha informazioni diverse dal principale al momento in cui deve
prendere una decisione. Il principale non ' in grado di sapere se
egli si ' comportato nel suo interesse, date le informazioni di cui
disponeva.
(pesso si parla anche di teoria degli incentivi, e con "uesto termine ci si
riferisce a una caratteristica della teoria principale*agente, consistente nel fatto
che si studia il sistema di retribuzioni o incentivi, che consente di motivare
lagente, in genere il manager, a un comportamento compatibile con linteresse
del principale.
I costi organizzativi limitano le dimensioni dellimpresa? @na risposta
della teoria neoclassica tradizionale
I costi organizzativi sono crescentiV In caso a!ermativo "uale ne ' la
spiegazioneV La teoria neoclassica tradizionale assume che la risposta al primo
interrogativo sia positiva; la presenza di costi organizzativi crescenti fa s9 che la
curva dei costi di lungo periodo delle imprese sia da un certo punto in poi
crescente; la dimensione dellimpresa ' "uindi determinabile. Il fattore
organizzativo consente dun"ue di denire la dimensione della singola impresa,
ma anche la loro distribuzione ottimale. (i pu$ dimostrare che la distribuzione
dimensionale delle imprese ' determinata dalla distribuzione dei talenti
organizzativi nella popolazione. 3llaumentare delle capacit imprenditoriali o
organizzative, in un sistema economico avviene un aumento delle dimensioni
delle imprese; lo!erta di capacit organizzativa ' un fattore limitante della
dimensione delle imprese. Lesistenza di un vincolo dal lato dello!erta di
capacit organizzativa pu$ intuitivamente aiutare a spiegare una diversa
dimensione media delle imprese in alcuni paesi rispetto ad altri. L dove pi#
grandi sono le conoscenze organizzative, dovremo attenderci dimensioni
dimpresa maggiori.
42
I costi organizzativi limitano le dimensioni dellimpresa? Il pro&lema
organizzativo
%ue sono i tipi di modelli che si rifanno a due diverse idee sul ruolo della
struttura organizzativa.
-, Il primo a!erma che i vantaggi dellorganizzazione consistono nel
controllo del lavoro dei subordinati. 4uesti vantaggi di per s6 sono
illimitati, tuttavia lorganizzazione pu$ perdere progressivamente il
controllo dei soggetti organizzati e "uesto determina il suo limite
dimensionale.
., Il secondo invece individua nellorganizzazione lo strumento per ridurre i
tempi di progettazione di nuovi programmi produttivi; poich6 tuttavia
lorganizzazione ha dei costi dati dalla retribuzione delle persone che a
essa partecipano, la curva dei costi medi organizzativi ' da un certo
punto in poi crescente.
I limiti della capacit di controllo
Il motivo che spinge a introdurre il decentramento decisionale ' costituito dalle
economie di specializzazione dei dipendenti direttamente impegnati nella
produzione; esiste tuttavia un limite alla capacit di controllo, o supervisione
degli agenti da parte del principale e dei supervisori. 0aggiunto il numero
massimo di dipendenti controllabili, ' necessario introdurre un nuovo
supervisore: laumento del numero dei dipendenti determina dun"ue "uello dei
livelli gerarchici dellimpresa. Cgni nuovo livello gerarchico introdotto causa
tuttavia problemi informativi di due tipi:
-, Le informazioni sono ltrate da un nuovo livello gerarchico, il "uale
trasmette a "uello superiore la sua rappresentazione dei dati, non i dati
ricevuti da altri.
., 3llaumento della "uantit dinformazioni non corrisponde un
proporzionale aumento della capacit di elaborazione delle stesse, che '
limitata.
Il vincolo all1espansione dell1organizzazione diviene allora pi# forte: infatti,
"uanto minore ' il tempo che si sa, ' dedicato al controllo, tanto minore ' il
valore dell1impegno di lavoro, che ' massimo solo "uando si sa di essere
controllati. La produttivit dell1organizzazione, intesa come capacit di ottenere
il massimo impegno da parte dei lavoratori produttivi, decresce all1aumentare
delle sue dimensioni. Il modo in cui i lavoratori percepiscono il loro controllo,
impegnandosi di conseguenza, rappresenta il vero problema organizzativo.
Coalizioni nelle &urocrazie
La coalizione tra supervisori e loro dipendenti si verica "uando i primi non
riportano al livello superiore, o riportano in modo distorto, le informazioni sul
comportamento di subordinati. La coalizione pu$ avvantaggiare un membro
della coalizione stessa oppure pi# membri; il vantaggio cercato dalla coalizione
non ' sempre monetario, spesso ' motivato da obiettivi daltro tipo come la
43
ricerca di benevolenza o di a!etto. <' sempre convenienza a coalizzarsi; il
principale pu$ evitare "uesta coalizione solo incorporando implicitamente la
previsione di coalizione della stipulazione dei contratti al tempo iniziale; poich6
i dipendenti si comportano in modo da massimizzare la loro utilit, anche a
scapito di "uelle del principale, ' meglio essere realisti e anticipare il loro
comportamento. Inoltre, tanto pi# si riproduce nel tempo "uesta situazione
contrattuale, tanto pi# probabile ' che la coalizione si consolidi e che sia anche
di)cile romperla, poich6 ognuna delle parti ' in grado di ricattare laltra che
voglia uscire dalla coalizione. <ome si ' visto, gli agenti hanno informazioni
rilevanti per le altre parti dellorganizzazione, ma coalizzandosi con il
supervisore possono far s9 che "ueste informazioni non siano usate nel
benecio dellorganizzazione nel suo complesso. Il timore di "ueste coalizioni
invero pu$ spingere a unorganizzazione burocratica, volta limitare il potere
discrezionale degli agenti. In generale le grandi imprese tendono a essere pi#
burocratizzate, poich6 il controllo diretto della verit dellinformazione
trasmessa dal supervisore ' sempre pi# di)cile.
I costi organizzativi limitano le dimensioni dellimpresa?
3rganizzazione come strumento per progettare1
Lorganizzazione pu$ avere unaltra funzione accanto a "uella di controllare il
lavoro: concentrare al proprio interno la capacit di progettare e rendere
esecutivi nuovi programmi produttivi "uando si determini un mutamento della
situazione esterna, tecnologica o di mercato. Il valore di una grande
organizzazione sta nella capacit di pensare al di l degli eventi che
"uotidianamente impongono decisioni operative. (e manca "uesta capacit, la
grande organizzazione manca di una sua funzione specica. 5er denire nuovi
progetti produttivi e adattare a essi i lavoratori, limpresa impiega tempo. (e
durante il tempo richiesto per la progettazione e messa a punto dei nuovi
programmi, limpresa non riuscisse a utilizzare le proprie risorse produttive
essa sosterrebbe un costo. Lorganizzazione, poich6 consente di accelerare i
tempi di progettazione e adattamento, consente di ridurre "uesti costi, pur
rappresentando a sua volta un costo. Il tempo complessivo necessario per
progettare e :adattare; i lavoratori alla nuova situazione, dipende dal numero
di persone da :adattare; e da "uelli che occupano gerarchie superiori, che pure
devono essere adattati. La gerarchia consiste in una tecnologia
+lorganizzazione, che produce risparmi di tempo, di programmazione o di
adattamento dei lavoratori produttivi. Il problema organizzativo consiste nel
minimizzare il tempo di programmazione, ripartendo il numero di persone da
adattare tra pi# superiori; gli addetti allorganizzazione lavorano
contemporaneamente, non in successione temporale. In "uesto sta il vantaggio
della gerarchia. La produzione dellimpresa dipende dal numero dei lavoratori
nali dal "uale a sua volta dipende il numero di persone che sono addette alla
progettazione e adattamento dei lavoratori nali. 8anto maggiori sono le
dimensioni dellimpresa, tanto pi# risorse essa dispone per pensare a nuovi
44
progetti o alladattamento a nuove situazioni; tuttavia "uestattivit ha costi
crescenti, che pongono un limite alla dimensione dellimpresa stessa.
Le forme organizzative dellimpresa
I modelli organizzativi principali sono due:
-, Il modello funzionale, o unidivisionale +2*form,
., Il modello multidivisionale +&*form,
Il modello unidivisionale ;@(form<
>el modello organizzativo unidivisionale le diverse attivit +produttiva e vari
servizi, fanno capo a unit che sono distinte per funzione. 3 ogni unit compete
una funzione produttiva o di servizio che svolge per tutta la produzione
dellimpresa, sia essa rappresentata da un unico output o da pi# output; vi ' un
responsabile a capo di ogni unit che risponde direttamente alla direzione
generale, la "uale tiene le la di tutta lattivit dellimpresa, coordinando le
varie unit. I manager dell1impresa, siano essi proprietari oppure non
proprietari, sono organizzati in modo gerarchico: al vertice della piramide c'
un direttore generale da cui dipendono direttamente i responsabili delle varie
funzioni aziendali. La specializzazione ottenuta da ogni unit, consente di
sfruttare le economie che ne possono derivare, discendenti soprattutto dalla
specializzazione nei relativi servizi dalla loro combinazione unitaria che
consente lo sfruttamento di economie di variet. 4uesto modello organizzativo
tuttavia ' tanto meno e)ciente "uanto pi# aumenta la scala di produzione e
soprattutto il numero di attivit sviluppate congiuntamente. 4uesta ' la
ragione per cui storicamente l2*form ' stata nel tempo superato "uando '
aumentata la complessit dellattivit dellimpresa. Il modello tuttavia non '
superato in assoluto, ma in "uelle situazioni, sempre pi# di!use nelle grandi
dimensioni. >elle imprese di medie dimensioni e in "uelle molto specializzate
da un punto di vista produttivo, la forma funzionale presenta tutta la sua
validit. I fattori dine)cienza sono essenzialmente i seguenti:
-, Il capo esecutivo ' responsabile sia delle decisioni di lungo periodo, sia
del coordinamento dellattivit "uotidiana; "uesto implica lattenuazione
di uno dei principali beneci dellorganizzazione: la capacit di
programmare in tempi rapidi. Inoltre, allaumentare delle dimensioni il
cumularsi dellattivit di coordinamento operativo e di scelta di lungo
periodo, conduce a un sovraccarico decisionale della direzione, che
inevitabilmente allunga i tempi di decisione e impedisce la messa a fuoco
dei problemi.
., I capi delle varie funzioni tendono a massimizzare funzioni obiettivo
diverse dallobiettivo dellimpresa: "uesta divergenza di obiettivi pone
complessi problemi di coordinamento.
/, >essun individuo ' responsabile di singoli progetti produttivi: solo la
direzione generale ' responsabile di tutti progetti.
45
M, 3llaumentare del numero di attivit produttive la rete dinformazioni
trasmesse tra i vari livelli gerarchici diviene sempre pi# complessa, e il
capo esecutivo perde progressivamente il controllo dellorganizzazione.
J, 3llaumentare del numero di attivit i responsabili di funzioni hanno una
decrescente conoscenza dei singoli prodotti.
Il modello multidivisionale ;A(form<
2na forma organizzativa alternativa ' "uella multidivisionale, o forma &. La
forma & in un certo senso consiste nellaccostamento in parallelo in una stessa
impresa di pi# unit, o divisioni, ciascuna organizzata in forma funzionale. Le
caratteristiche, e i vantaggi di "uesto modello sono cos9 sintetizzabili:
-, La responsabilit delle attivit operative ' assegnata, e "uasi
interamente contenuta, allinterno di divisioni. 4ueste possono essere
organizzate intorno ad un mercato eAo a un prodotto e hanno "uasi la
natura di unimpresa. Infatti, sono centri di protto e hanno la pi# ampia
autonomia, pur essendo soggette a un meccanismo di coordinamento
interno. Cgni divisione ha al proprio interno gran parte delle funzioni che
nel modello 2*form erano centralizzate e il protto ' per tutte lobiettivo
da riportare al centro. Le informazioni necessarie per le decisioni
operative relative ai singoli prodotti o mercati non devono essere
scambiate con altri centri decisionali: rispetto all2*form si riducono i
costi derivanti dalla trasmissione delle informazioni tra diversi centri
decisionali. (i riducono inoltre i problemi di con7itto tra obiettivi diversi,
poich6 le divisioni hanno un obiettivo omogeneo. Il protto divisionale
rappresenta, infatti, lincentivo dei responsabili delle divisioni. La ricerca
del protto divisionale dun"ue pu$ avvenire anche a scapito del protto
di altre divisioni. 5ossono vericarsi fenomeni di free*riding, tipici di ogni
produzione di s"uadra. @ "uindi necessario attivare un sistema di controlli
e dincentivi che prende il contributo e!ettivo delle divisioni al protto
dellimpresa.
., La responsabilit delle scelte di lungo periodo ' raccolta al centro.
/, (pesso la direzione centrale conserva alcune funzioni; altre volte il
coordinamento centralizzato di una funzione consente il conseguimento
di economie di varia natura.
Lattivit fnanziaria nellimpresa multidivisionale
Cgni impresa ' un sistema la cui attivit produce e impiega aWussi di nuove
risorse nanziarie e che nello stesso tempo dispone stocL di attivit e passivit
nanziarie da gestire al meglio. >ellimpresa multidivisionale le varie divisioni
generano risorse nanziarie riguardo alla loro prottabilit, e richiedono risorse
per impieghi nella divisione stessa. La direzione nanziaria centralizzata deve
soddisfare la domanda di 7ussi nanziari per lo sviluppo dellattivit delle
divisioni. Essa ha le risorse prodotte allinterno dellimpresa o ac"uisite sul
mercato esterno e le distribuisce in conformit a criteri di redditivit, come
opererebbe un mercato dei capitali, di!erenziandosi da "uesto per la
46
centralizzazione delle decisioni. Limpresa ha informazioni superiori per "uanto
riguarda la prottabilit delle proprie iniziative presenti e previste ed ' in
grado, al proprio interno, di distribuire nel modo pi# e)ciente le risorse
complessive di cui viene a disporre. 4uesta condizione pi# favorevole tuttavia '
soggetta a un limite: le divisioni hanno interesse a di!ondere al centro
informazioni distorte circa gli e!etti del nanziamento delle loro attivit,
sopravvalutandoli. >e deriva che la scelta del centro non si basa su
informazioni corrette e che si crea un con7itto tra le divisioni. Il trasferimento di
7ussi nanziari da una divisione allaltra attraverso il centro ' attuato sulla
base delle richieste nanziarie delle singole divisioni, tenuto conto della
redditivit attesa delle iniziative nanziare. >on tutti gli investimenti delle
divisioni sono tuttavia nanziati dal centro. (pesso la direzione nanziaria
centrale razione nanziamenti attraverso linteresse sul capitale; se la divisione
ritiene opportuno nanziare linvestimento, pu$ accedere direttamente al
mercato esterno. La disponibilit di risorse nanziarie per lo sviluppo
dellattivit della divisione rappresenta un forte incentivo per i manager
responsabili della divisione stessa. La centralizzazione della gestione dei 7ussi
nanziari attribuisce dun"ue alla direzione generale un importante potere di
controllo. 4uesto criterio presenta tuttavia il rischio di attribuire troppo peso ai
criteri nanziari rispetto a "uelli imprenditoriali. Fantaggi si presentano nella
gestione unicata dellattivit nanziaria per e!etto delloperare di economie di
scala e di variet. 2n servizio nanziario dotato di elevate risorse umane e
informative consente, infatti, di raccogliere fondi a condizioni pi# favorevoli,
attingendo a mercati sia nazionali sia internazionali, e di investirli pure in
attivit nanziarie con redditivit pi# elevata e, soprattutto, con una maggiore
diversicazione. In secondo luogo la posizione contrattuale di ununica grande
impresa sul mercato monetario e nanziario ' superiore a "uella di una somma
dimprese minori che agiscano separatamente, consentendo dei costi di
nanziamento minori. Inne il coordinamento della gestione di tesoreria
consente spesso forti risparmi delle risorse nanziarie impiegate.
Il gruppo
4uando le divisioni assumono personalit giuridica autonoma e lo strumento
del controllo da parte di un unico soggetto economico non ' pi# la gerarchia
interna, allora parliamo di gruppo. La siologia di un gruppo ' determinata
dagli strumenti del controllo da parte del soggetto che ne ' a capo e dal tipo di
relazioni tra le imprese che lo compongono. (i distinguono allora due tipi di
gruppo: paritetico e organico.
Il gruppo paritetico
Il gruppo paritetico ' "uello in cui non vi ' un vero centro decisionale, ossia
manca un soggetto unico che lo controlla, e il controllo reciproco non '
esercitato tanto attraverso partecipazioni azionarie incrociate o la dipendenza
da alcune persone. Esiste peraltro una tta rete di relazioni privilegiate daltro
tipo, "uali gli scambi dinformazioni soprattutto su progetti dinvestimento,
47
passaggi di manager tra le societ del gruppo, scambi di prodotti intermedi, di
conoscenze tecnologiche. 4uesto tipo di collegamento presuppone lesistenza
di una collaudata conoscenza e ducia tra soggetti, che conduce a una
collaborazione stabile. Esistono insiemi dimprese eAo gruppi, che costituiscono
una sorta di meta*gruppo, tra i "uali vi ' una tacita predisposizione alla
collaborazione, soprattutto a livello nanziario e di partecipazioni, ma talvolta
anche produttivo, che garantisce una solida e reciproca rete di protezione.
Il gruppo organico
Il gruppo organico ha una natura pi# vicina allimpresa multidivisionale. Le
imprese sono parte di unorganizzazione gerarchica facente capo a unimpresa
a sua volta controllata da un soggetto economico, generalmente un nucleo
familiare. Lorganizzazione gerarchica implica un rapporto di dominio, ossia
din7uenza decisiva. Il controllo tramite partecipazione azionaria e lo strumento
pi# comune. Il gruppo pu$ essere strutturato in modi diversi. La forma pi#
elementare, e originaria, ' "uella della holding: una societ controllata da un
soggetto economico avente natura esclusivamente nanziaria o anche
industriale, la holding, detiene partecipazioni di controllo in altre societ,
limitandosi prevalentemente alle operazioni necessarie per mantenerlo. La
forma pi# evoluta ' invece il gruppo conglomerare in cui una holding
nanziaria, controllata da un soggetto economico, non solo detiene le
partecipazioni di controllo del gruppo, ma svolge anche attivit di servizio tra
cui "uella nanziaria, nellinteresse generale del gruppo.
I vantaggi del gruppo rispetto alla &*form sono di due tipi: di e)cienza e di
controllo.
Il gruppo presenta vantaggi di natura sia statica sia dinamica. I primi si
riassumono nella capacit di decentrare pi# e)cientemente le decisioni
operative strategiche, a livello di dei singoli mercati, centralizzando
lallocazione delle risorse informative e nanziarie globali e "uindi le scelte
strategiche del gruppo. 5oich6 le singole imprese che lo compongono sono
soggetti economici autonomi, sono sottoposte alla diretta disciplina della
concorrenza pi# completamente di "uanto non avvenga per le divisioni di
ununica impresa, per le "uali la separazione tra attivit del centro e della
divisione ' pi# di)cile. Cgni singola impresa ha poi un obiettivo, il protto, che
rappresenta uno strumento preciso e omogeneo di misura dei risultati della
gestione dei manager e un incentivo che accomuna i loro interessi a "uelli del
gruppo. In altri termini di costi di controllo delle)cienza dellimpresa sono
minori di "uelli di una divisione. %a un punto di vista dinamico limpresa di un
gruppo presenta una maggiore adattabilit alle diverse situazioni in cui pu$
venire a operare, pi# di "uanto non sia per le divisioni. Limpresa riesce meglio
ad adeguarsi alle specicit istituzionali dellarea in cui opera.
Il gruppo e luso della leva azionaria
Il gruppo organico tuttavia o!re vantaggi consentendo la minimizzazione delle
risorse impiegate dal soggetto economico per il controllo e il funzionamento
48
delle imprese controllate, o inversamente la massimizzazione dellarea
economica controllata per date risorse nanziarie. Il meccanismo che consente
"uesta minimizzazione ' la leva azionaria data dal rapporto tra il valore di
unimpresa, rappresentato dal valore netto delle sue attivit, e "uel valore delle
azioni aventi diritto di voto nellassemblea dei soci, che consente di controllare
la societ stessa.
Le reti dimprese
Il gruppo non rappresenta lestremo conne dellorganizzazione gerarchica.
Lattivit di produzione e scambio svolta dalle imprese determina tra di esse
transazioni che solo in parte sono regolate da semplici contratti di
compravendita, ossia dal mercato. Le imprese sono, infatti, legate da trame
durature che specicano rapporti particolari che le imprese non possono
sciogliere senza incorrere in costi. 5er "uesta ragione si parla spesso di :reti
dimprese;, termine che indica unorganizzazione complessa, ossia diverso dal
mercato, dimprese tra loro autonome, ossia non controllate in modo duraturo
da un unico soggetto economico attraverso partecipazione azionaria. 4uesto
modo di coordinamento, talvolta chiamata anche :federazione; o :"uasi*
integrazione; dimprese, ' una parte importante dellorganizzazione
dellindustria. 3 un estremo abbiamo la collusione tra le imprese, ossia una
relazione di mercato governata dalla cooperazione anzich6 dalla concorrenza;
3llestremo opposto abbiamo le Eoint*venture che sono un tipo di legame tra
imprese molto simile alla relazione gerarchica, anche se limitata a parte
dellattivit delle imprese coinvolte e accordi di altra natura.
Le Boint(venture
2na Eoint*venture ' unimpresa che nasce dallaccordo fra due o pi# imprese tra
loro indipendenti che ne detengono la propriet, mettendo in comune risorse
nanziarie o materiali o immateriali con lobiettivo di svolgere unattivit
economica specica in genere per un tempo limitato. (i tratta di un accordo
che d luogo al controllo per mezzo di "uote di capitale; le due imprese
rimangono totalmente indipendenti, delimitando la sfera della loro
collaborazione a "uellattivit specica. %ai risultati diretti di "uestoperazione
ognuna delle due imprese trarr propri vantaggi, che rappresentano lobiettivo
vero delloperazione. 8alvolta si riferiscono a delle iniziative produttive
orientate a un particolare mercato, altre volte consistono in una
diversicazione del prodotto, altre volte ancora hanno come obiettivo la
produzione di parti di un prodotto al ne di ridurne il costo di produzione, altre
volte sono orientate a mettere in comune conoscenze tecnologiche diverse e
singolarmente insu)cienti, ma dalla cui convergenza pu$ nascere un prodotto
comune, oppure conoscenze tecnologiche non trasferibili per mezzo di
transazioni di mercato. Il pi# delle volte "uesta forma di accordo nasce tra
imprese di grandi dimensioni. Essa, infatti, comporta costi transnazionali ssi
che possono essere elevati per una piccola impresa. (pesso le Eoint*venture
coinvolgono imprese multinazionali, dando luogo a unestensione su scala
49
internazionale della rete di collegamento produttivo tra imprese. I tipi di Eoint*
venture sono dun"ue numerosi e di conseguenza le motivazioni economiche
che le originano sono molto variegate, tuttavia due sono gli ordini di
motivazione:
-, <oncorrenza: la Eoint*venture determina un vantaggio competitivo alle
imprese che vi partecipano rispetto alle altre che concorrono
nellindustria. 4uesto vantaggio consiste nella riduzione di alcuni costi, o
nella produzione di un particolare prodotto. In altri casi la Eoint*venture '
anche lo strumento che consente di penetrare un nuovo mercato,
superando le barriere allentrata, oggettive o di tipo amministrativo.
4uindi delle imprese trae un vantaggio simmetrico che eventualmente le
ra!orza rispetto ai terzi.
., <osti di transazione: ogni Eoint*venture ' per le parti che sono interessate
alla transazione un accordo che comporta non solo dopo un forte
investimento specico, ma anche una fre"uenza di scambi. %i
conseguenza le parti hanno convenienza a costituire una struttura di
governo delle transazioni che ne controlli lesecuzione, abbia autorit di
denire le scelte pi# opportune in tutti i casi non prevedibili allinizio del
rapporto, ed eviti i comportamenti opportunistici. 4uestobiettivo '
raggiunto soprattutto attraverso la partecipazione azionaria.
2ltre forme di accordi: scam&io e trasferimento di tecnologia
(ebbene le Eoint*venture rappresentino la forma pi# complessa di accordo tra le
imprese, esse non sono l1unica n6 tantomeno la pi# fre"uente. Gli accordi che
comportano un trasferimento di tecnologia richiedono strumenti di governo
particolarmente elaborati per la natura delloggetto della transazione,
rappresentato da un tipo dinformazione che non ' sempre denibile nei suoi
precisi contorni, e che rappresenta un capitale conoscitivo spesso vitale per le
imprese. Gli accordi "uindi assumono forme molto diverse caso per caso, ma in
generale dedicano sempre particolare attenzione alla difesa della risorsa
conoscitiva, colpendo le possibilit di appropriazione opportunistica delle
conoscenze stesse. 4uesti accordi miranti a fornire o scambiare conoscenze
per mezzo di scambi dinformazioni, di progetti, di strumenti di personale, sono
in genere basati su contratti di licenza o di brevetti o di scambio di personale.
5er le ragioni appena dette essi prevedono solitamente laccettazione dalle
parti di vari limiti alla loro libert commerciale, attraverso impegni sui prezzi di
vendita, o sulla divisione dei mercati, oppure inne sulla divisione degli utili
derivanti dal trasferimento.
2ltre forme di accordi: fornitura e franchising
>el caso di relazioni di lungo periodo talvolta lintegrazione ' lo strumento pi#
e)ciente di governo delle transazioni, ma altre volte ' preferibile la :"uasi*
integrazione;. 4uestultima assume forme contrattuali assai diverse, tra le
"uali ha particolare importanza la fornitura, che implica limpegno di una parte
a fornire laltra di un prodotto avente certe caratteristiche "ualitative, in certe
50
"uantit e a date scadenze, ssandone il prezzo. Le variabili che pi# incidono
sui contenuti del contratto sono le seguenti:
-, La certezza dellesecuzione degli impegni: una dimensione importante e
la)dabilit delle parti, e in particolare del fornitore per "uanto riguarda il
rispetto degli impegni riguardanti la "ualit e "uantit del prodotto e i
tempi di consegna. La)dabilit dipende in particolare dalla reputazione
che il fornitore si ' creato nel passato dimostrandosi a)dabile, e dalla
possibilit che il cliente ha di penalizzare il fornitore in caso di mancato
rispetto dellimpegno.
., Investimenti specici legati alla produzione: un fornitore che debba
produrre un prodotto avente caratteristiche speciche per il cliente eAo
"uantit elevate, introdurr nel contratto condizioni concernenti "uesto
investimento, che riducano le!etto locL*in una volta e!ettuato
linvestimento. Invero di fre"uente il cliente o!re garanzie particolari o
partecipa egli stesso allinvestimento, generando una situazione di :"uasi
integrazione;.
/, ?orza contrattuale: la forza contrattuale delle parti dipende
essenzialmente dalla fungibilit della controparte. La dipendenza di un
cliente ' dun"ue ben misurata dal rapporto tra la sua produzione per
"uel cliente e la produzione totale. La forza contrattuale ha e!etto
soprattutto su due variabili: il prezzo del prodotto scambiato e le
condizioni +tempi, di pagamento.
2n altro tipo di rapporto che lega fornitore e cliente soprattutto nella fase di
distribuzione di un bene ' "uello di franchising. 4uesto ' un contratto tra due
imprese: franchisor e franchisee. La prima produce un certo bene o servizio; la
seconda, utilizzando uno o pi# punti vendita di cui ' proprietaria, vende il
prodotto o servizio in una determinata area e paga un certo ammontare
monetario per "uesto diritto. Il franchisor in genere fornisce vari tipi di
assistenza manageriale e di marLeting al franchisee. %altra parte "uestultimo
accetta di gestire lattivit di vendita secondo certi parametri ssati dal
franchisor. Inoltre in generale il franchisee paga al franchisor in forma di
percentuali delle vendite. 4uesto sistema di distribuzione ' particolarmente
di!uso in beni di consumo; il produttore riesce a distribuire il proprio prodotto
in modo capillare. 8uttavia "uestargomento presenta dei limiti: infatti, il
franchisee sostiene un rischio particolarmente elevato, poich6 investe in
ununica attivit. %i conseguenza chieder al franchisor un maggiore
rendimento del capitale, il cui costo per il franchisor compensa il fatto di non
avere investito.
Il contratto di franchising rappresenta "uindi un complesso e"uilibrio di oneri e
dincentivi. Il franchisee ' incentivato a impegnarsi nellattivit investendo
nella stessa: poich6 la sua retribuzione ' il protto sullattivit, da cui il
rendimento del suo investimento, egli ' interessato a non avere un
comportamento opportunistico. Inoltre il franchisee ' un soggetto che o!re sul
mercato un tipo di capacit manageriale limitata. Egli mette il capitale e o!re
51
un minimo di capacit organizzative, ma i criteri di gestione e la scelta del
prodotto sono lasciati al produttore. 5er "uesti servizi, il franchisee paga una
certa percentuale delle vendite al produttore.
I distretti industriali
Il distretto ' un1area relativamente circoscritta e facente spesso capo a "ualche
centro urbano, in cui il peso di una particolare attivit produttiva manifatturiera
' prevalente su ogni altra. La produzione di "uestarea ha la caratteristica di
non essere loutput di ununica impresa o di un sistema dimprese dipendente
da ununica grande impresa, ma un insieme di piccole e medie imprese tra di
loro in "ualche modo coordinate, che producono lo stesso output o parti dello
stesso. In "uesto senso esso ' una forma organizzativa della produzione, una
rete dimprese impegnate in un unico settore, collegate da rapporti non di
gruppo. Le industrie nelle "uali la forma organizzativa del distretto ' pi#
comune sono "uelle in cui le economie di scala hanno unimportanza limitata o
comun"ue sono poco sfruttabili, date le caratteristiche della domanda, molto
variabile eAo di!erenziata. >el distretto poche imprese sono verticalmente
integrate: la maggior parte svolge una o poche fasi del processo produttivo
complessivo, ossia contiene una o poche unit produttive elementari. La forte
divisione del lavoro tra le imprese genera economie di specializzazione; la
struttura produttiva complessiva ' dotata di grande elasticit a fronte di
7uttuazioni della domanda. I rapporti tra imprese che si collocano nella stessa
fase produttiva sono generalmente caratterizzati da una forte concorrenza; le
imprese, tuttavia, hanno rapporti contrattualmente molto stretti. La natura di
"uesti contratti ' segnata dallambiente sociale che consente un 7usso
dinformazioni tra le imprese circa le reciproche capacit e a)dabilit, ossia
genera la reputazione. %i conseguenza si riduce il ricorso a istituzioni arbitrali
esterne e i costi transazionali connessi a ogni forma di opportunismo sono pi#
bassi. I costanti rapporti, sia concorrenziali sia di fornitura, tra le imprese
generano inoltre una rapida di!usione delle innovazioni e un impulso al
processo concorrenziale. Inne esistono in generale condizioni del mercato del
lavoro che consentono alle imprese sia bassi costi di mobilit del lavoro si livelli
retributivi moderati. Lambiente prende dun"ue e)ciente un tipo di
organizzazione basato su un ordinamento non gerarchico, ma su rapporti
formali e informali contenenti elementi di concorrenza e di cooperazione.
52
Capitolo .C
I mercati e le#cienza delle imprese
Introduzione
4uando consideriamo il problema organizzativo e "uindi impresa non ' pi# solo
una funzione di produzione tecnica, la situazione si complica. Infatti, la non
osservabilit da parte dei titolari delle azioni dei lavoratori e delle decisioni dei
manager, rende possibili comportamenti opportunistici, ossia vantaggiosi per
loro, ma non per il titolare. 4uesto tipo dine)cienza non ' del tutto
eliminabile, anche se sintroducono incentivi a un comportamento coerente con
gli interessi dellimpresa. (olo se lavoratori e manager avessero la stessa
natura degli imprenditori, il problema organizzativo potrebbe avere soluzioni
e)cienti. Le di)colt sono ancora maggiori nellimpresa manageriale, in cui i
manager godono di considerevole autonomia. 4uanto pi# grandi sono le
dimensioni dellimpresa, e "uindi pi# pervasivo il decentramento decisionale,
tanto maggiore ' la possibilit dine)cienza. 2na grande impresa gestisce un
grande ammontare di risorse: se esse lo sono in modo ine)ciente, grande '
anche il danno collettivo. In secondo luogo la grande impresa, pi# della piccola
ha possibilit di godere disposizioni monopolistiche nell1industria in cui opera.
La grande impresa ' meno soggetta dallo stimolo della concorrenza a
minimizzare i costi, e la sua ine)cienza si scarica pi# facilmente sui
53
consumatori. %altra parte se la grande impresa ha economie di scala e di
variet, la sua produzione ' pi# e)ciente rispetto alle piccole imprese. @
dun"ue estremamente importante esaminare se esistono strumenti
disciplinatori delle)cienza interna delle grandi organizzazioni produttive,
poich6 in loro assenza esse godono dei vantaggi delle grandi dimensioni, ma li
consumano al proprio interno sotto forma di rendita o ine)cienza. 4uanto
meglio sono organizzati i mercati del capitale nanziario e dei manager, tanto
minore ' la possibilit per unimpresa di allontanarsi dalle)cienza produttiva e
organizzativa: essi sono i :gendarmi; delle)cienza.
Duando le imprese massimizzano il proftto
La teoria della concorrenza prende come unit concorrenziale limpresa
capitalistica classica, caratterizzata dall1obiettivo del massimo protto e
dallassenza di problemi organizzativi. La teoria tradizionale della concorrenza
a!erma che la mano invisibile, ossia la concorrenza sul mercato dei beni e dei
capitali conduce le imprese a produrre a costi minimi, e che i prezzi dei beni
eguagliano il costo sociale della loro produzione, ossia il costo marginale,
uguale a "uello medio. 4uesto risultato ' teoricamente garantito se valgono le
condizioni limitative della concorrenza perfetta. La teoria pi# recente ritrova
risultati e)cienti anche in condizioni assai meno restrittive di "uelle della
concorrenza perfetta; daltra parte tuttavia essa mostra che la concorrenza non
genera necessariamente n6 congurazioni industriali di e"uilibrio n6 e)cienti.
Le)cienza non ' linevitabile conseguenza del processo concorrenziale.
8uttavia la concorrenza ' un gendarme rigoroso che il pi# delle volte genera
e)cienza: si pu$ dire che lassenza della concorrenza genererebbe risultati
produttivi e prezzi cui sarebbe legato un minore benessere collettivo.
Duando le imprese non massimizzano il proftto
0imuovendo lidea della massimizzazione del protto possiamo avere tre
motivazioni:
-, >ella realt le imprese non massimizzano il protto: le dichiarazioni degli
operatori non sono, infatti, su)cienti per denire "uali ' lobiettivo
dimpresa. Esso non ' una variabile facilmente identicabile da un punto
di vista statistico. Bisogna anche tenere presente che il problema di cui si
discute non ' "uello che nella realt le imprese fanno o dichiarano di
fare, ma la costruzione di una teoria volta a trarre le implicazioni del fatto
che gli agenti economici si comportano razionalmente.
., 2nipotesi alternativa sul tipo di razionalit degli agenti economici e
"uindi delle imprese: la critica alla razionalit massimizzante ha condotto
alcuni studiosi ad abbandonare lipotesi delle imprese abbiano lobiettivo
di massimizzare il protto. Esse invece avrebbero un comportamento
:soddisfacente;, mirante cio' a risultati ritenuti perseguibili, sulla base
dellesperienza propria e di realt analoghe. 4uestipotesi alternativa ha
dato luogo a una teoria dellimpresa soddisfacente, il cui contenuto pu$
essere condensato nelle due seguenti proposizioni:
54
a. Il motivo allazione nasce da impulsi, e le azioni terminano "uando
limpulso ' soddisfatto.
b. Le decisioni prese dallimpresa sono prese soprattutto applicando
regole del gioco, o routines, che lasciano spazio a un uso non
perfettamente e)ciente delle risorse.
/, 4ualicazione dellipotesi tradizionale di comportamento massimizzante:
si ' indicato che lobiettivo del titolare e la massimizzazione di 2+,B),
dove B sono tutti beneci o consumi che egli pu$ trarre dallimpresa
"uando non la considera esclusivamente come unattivit nanziaria.
3nche non avendo come obiettivo la massimizzazione del protto, i risultati di
lungo periodo sono del tutto simili a "uelli che si otterrebbero se le imprese
massimizzassero il protto. Lidea, nota come teoria evoluzionistica ' che la
mano invisibile impone comun"ue alle imprese la minimizzazione dei costi,
pena leliminazione del mercato. Il processo selettivo tra imprese soddisfacenti,
conduce all1e"uilibrio di lungo periodo in cui il protto ' nullo e in e"uilibrio
esistono sul mercato solo imprese con capacit produttiva data nella tecnologia
nota pi# e)ciente.
La mano invisi&ile nei fatti
@ stato osservato che in gran parte dei settori produttivi esiste una soglia
dimensionale ( che separa le imprese in due insiemi:
Imprese con dimensione minore di (, caratterizzato da elevata mortalit
e natalit.
Imprese con dimensione maggiore di (, caratterizzato da stabilit e da
natalit e mortalit assai pi# bassa.
Le imprese nascono prevalentemente con dimensioni piccole o piccolissime; i
motivi per cui "uesto avviene possono essere di tre tipi:
-. Lentrata di unimpresa di dimensioni marginali rispetto al mercato '
di)cilmente percepibile dalle maggiori imprese gi esistenti; "uesto fatto
aumenta la probabilit che, di fatto, "ueste ultime abbiano un
comportamento accomodante che consente allimpresa marginale di
rimanere sul mercato, la "uale si comporter come unimpresa price*
taLer rispetto al prezzo ssato dalle maggiori.
.. Fi ' la limitata capacit imprenditoriale, che solo un apprendimento
ottenuto operando sul mercato consente di accrescere, rendendo
possibile un successivo aumento dimensionale.
/. Fi sono i vincoli esterni, tra cui in particolare le di)colt di nanziamenti
esterni.
Lanalisi empirica mostra che la mortalit delle imprese di dimensioni piccole '
molto elevata, assai pi# che tra le imprese di dimensione superiore. Inoltre la
probabilit di un1impresa nata con dimensione minore di ( di superare la soglia
( ' assai bassa. La concorrenza dun"ue agisce come agente selettivo in un
duplice senso:
55
-. <ausa leliminazione di chi ' pi# debole.
.. (eleziona preventivamente chi entra nellinsieme delle imprese aventi
dimensioni non piccolissime.
Le nuove imprese aventi dimensioni minori di ( sono in gran parte dotate di
limitata capacit imprenditoriale: il processo concorrenziale le elimina molto
facilmente e in tempi brevi dalla nascita. 3lcune tuttavia riescono a
sopravvivere; una parte di "ueste conserva piccole dimensioni e forse anche
tassi di protto bassi. Le imprese dotate di capacit imprenditoriale superiore,
riescono ad andare oltre alla soglia ( ed eventualmente a crescere, in
concorrenza con le imprese di maggiori dimensioni.
Limpresa come organizzazione che massimizza il proftto: il sistema
degli incentivi come gendarme interno
Il rapporto tra il titolare e il manager si congura come controllo dei manager
da parte del consiglio di amministrazione o degli organi esecutivi dello stesso. Il
controllo dipende dalla volont del consiglio mediante estrazione e della
direzione generale di esercitarlo. 4uesta volont ' direttamente in7uenzata
dalla presenza dei manager stessi in "uesti organi. I manager, infatti, hanno
informazioni riguardanti la gestione dellimpresa, di cui la propriet del capitale
non riesce disporre, e si congurano come controllori di se stessi. 4uesta
situazione si presenta sia dellimpresa capitalistica in cui ' grande la
dimensione organizzativa, sia per limpresa manageriale. >ella realt adun"ue
vi sono due tipi di ostacoli alle)cienza dellimpresa in cui operano manager:
La non osservabilit nel comportamento dei manager, ossia
limpossibilit anche per un consiglio di amministrazione nel "uale siano
rappresentati prevalentemente gli interessi della propriet, di conoscere
le!ettivo comportamento dei manager e di ottenere il loro massimo
impegno.
La fre"uente presenza degli stessi manager negli organi superiori di
amministrazione: controllori e controllati coincidono.
Limpresa come organizzazione che massimizza il proftto: la mano
invisi&ile come gendarme esterno delle#cienza
Il sistema degli incentivi ' lo strumento organizzativo attraverso il "uale
limpresa cerca di minimizzare i costi. 4uesto strumento tuttavia opera se
esiste un mercato concorrenziale dei manager. Inoltre per trasformare le scelte
massimizzanti delle singole imprese in e)cienza collettiva ' necessaria la
mano invisibile, ossia la concorrenza sui mercati dei beni e dei capitali.
Fediamo separatamente il ruolo dei tre mercati:
-. <oncorrenza sul mercato dei manager: ' condizione necessaria a)nch6
la retribuzione percepita, o incentivo, corrisponda alle e!ettive capacit
organizzative. Il manager conosce la retribuzione di riserva, ossia "uella
che avrebbe nella migliore alternativa, e limpresa, il prezzo che deve
pagare per manager aventi simili caratteristiche. (e vi ' un mercato
56
concorrenziale ogni impresa che valuti la retribuzione di un manager in
eccesso rispetto alle sue capacit eAo impegno, ' in grado di sostituirlo o
di minacciare di sostituirlo. Il mercato concorrenziale disciplina "uindi
imprese e manager impedendo che la retribuzione sia in eccesso o in
difetto rispetto alle capacit e allimpegno. La funzione del mercato ' di
rendere fungibile un certo rapporto ossia di consentire senza costo la
sostituzione della controparte. (e non vi sono alternative, se ne genera
una di rendita, di cui gode il manager capace di trasformare
contrattualmente "uesta sua posizione di singolarit.
.. <oncorrenza sul mercato dei beni: essa opera i noti e!etti sull1e)cienza
dell1industria. <ome sappiamo non induce necessariamente a produrre a
costi minimi. La concorrenza ha comun"ue l1e!etto di rendere instabili le
congurazioni industriali in cui uno o pi# concorrenti possano godere di
protto monopolistico.
/. <oncorrenza sul mercato nanziario: nasce dalla ricerca del rendimento
massimo da parte dei proprietari del capitale. I capitali tendono a
con7uire nellattivit dove maggiore ' il rendimento, ma riescono essere
impiegati in "uesta attivit solo se viene un mercato che consente di
renderla oggetto di transazioni. Le imprese capitalistiche classiche di
piccole dimensioni rappresentano un capitale poco li"uido: le
informazioni esterne sulla loro specica prottabilit sono scarse e i loro
risultati sono molto legati alle capacit particolari del titolare*padrone
applicate in "uella particolare situazione. Il valore di mercato delle
imprese di maggiori dimensioni ' invece meglio determinabile, per
e!etto della maggiore conoscibilit dellimpresa stessa. Inoltre, se le
azioni dell1impresa stessa hanno una "uotazione nota a e relativamente
stabile sul mercato azionario, il suo capitale a natura pi# li"uida ed '
"uindi potenziale oggetto di transazione a costi pi# bassi. %iverso ' il
caso delle imprese manageriali o anche di "uelli in cui viene un titolare
proprietario di una "uota che non gli garantisce la stabilit del controllo.
4ueste imprese sono possibili oggetto di scalata o ac"uisizione, ossia di
passaggio di controllo ad un nuovo soggetto economico. @ stato
sostenuto che il rischio di scalata ha di per s6 la capacit di disciplinare il
comportamento di manager nellimpresa manageriale, ma anche di chi
ha un controllo instabile.
La minaccia di scalata
>ell1impresa manageriale, ma pi# in generale nella grande impresa in cui
manager non sono completamente controllabili nelle loro decisioni e azioni,
essi godono di una sorta di protezione che consente loro di ottenere beneci
personali, a scapito del protto. Fi ' tuttavia un limite alla loro discrezionalit. I
manager, infatti, temono che avvenga unac"uisizione di azioni da parte di un
nuovo azionista in modo tale da consentirgli di prendere il controllo
dellimpresa e di sostituirli per modicare la gestione della stessa. I manager
"uindi massimizzano la crescita, e i beneci che ne derivano, vincolandola
57
tuttavia al rischio di ac"uisizione da terzi. 4ualsiasi soggetto che avesse risorse
nanziarie adeguate e informazioni corrette sul modo di rendere pi# e)ciente
la gestione dellimpresa, potrebbe scalare limpresa stessa. 4uesto soggetto
potrebbe imporre maggiore e)cienza ai manager esistenti o sostituirli,
aumentare la prottabilit dellimpresa stessa e "uindi il suo valore di mercato
nch6 raggiunge il valore massimo, ed eventualmente rivenderla ottenendo in
tal modo un guadagno di capitale. 4uesto tipo di minaccia non ' specico
dellimpresa manageriale, ma caratterizza tutte "uelle imprese in cui la
propriet ' distribuita tra un numero su)cientemente ampio di azionisti.
%un"ue se il mercato azionario e "uello manageriale fossero perfettamente
organizzati consentendo mobilit delle risorse a costo nullo o molto basso, il
rischio di scalata dovrebbe funzionare nel senso di imporre la massimizzazione
del protto e "uindi la massima e)cienza possibile.
Rischio di scalata e mercato dei manager
Il potere disciplinante della scalata presenta tuttavia dei limiti.
?unzionamento del mercato dei manager: il rischio, infatti, ' tanto pi#
pericoloso "uanto pi# e)ciente e il mercato dei manager e maggiore alla
perdita di reddito nel caso di perdita del posto. (e lo!erta di manager
alternativi a "uelli esistenti ' scarsa, il rischio di essere sostituiti '
limitato; se lallontanamento dallimpresa ' accompagnato da una ricca
li"uidazione, il costo dellallontanamento ' minore e il vincolo alla
convenienza massimizzare lutilit a scapito dei protti si abbassa.
Inoltre solitamente un nuovo ac"uirente sostituisce il vecchio
management con un management gi collaudato nella propria impresa.
(e il nuovo ac"uirente non ha tale management, in linea di massima
preferisce mantenere "uello gi esistente, controllandone meglio il
comportamento.
Rischio di scalata, informazioni e mercati fnanziari
Il rischio di scalata dipende inoltre da altre due importanti condizioni:
La disponibilit dinformazioni sulle imprese.
Lesistenza di un mercato azionario organizzato, di dimensioni tali da
consentire lac"uisto del pacchetto di controllo.
In altri termini, deve esistere un mercato delle imprese organizzato.
-. Il problema dellinformazione: distinguiamo tra
a. Informazione privata che il possessore tiene per s6 poich6 ha
valore nch6 non ' disponibile ad altri e che "uindi non '
trasmessa dal mercato.
b. Informazione comune, trasmissibile attraverso il mercato.
I manager dell1impresa hanno informazioni private relative a condizioni e
opportunit particolari dell1impresa. 8alvolta essi non hanno interesse a
trasmettere "ueste informazioni a chi li controlla, perch6 "uesto
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consentirebbe un loro maggiore potere. 3 sua volta lo stesso consiglio di
amministrazione non ha interesse a rendere pubbliche le informazioni
che possono in7uire negativamente sul valore dellimpresa. Fi ' dun"ue
una rete di convenienze che conserva un carattere privato ad alcune
delle pi# importanti informazioni che riguardano limpresa. %altra parte
unimpresa manda segnali e trasmette gli azionisti, e "uindi al pubblico,
informazioni che la riguardano. I segnali sono costituiti soprattutto dalle
scelte dellimpresa; "uesti segnali tuttavia in generale si prestano a
diverse interpretazioni e possono "uindi essere tradotti in informazioni
corrette e univoche solo a condizione che esista "ualche operatore in
grado di fare "uesta traduzione. Le informazioni pubbliche rilasciate dalle
imprese e relative alle imprese stesse devono avere per ovvie ragioni la
caratteristica della veridicit; le informazioni u)ciali sono disponibili a
tutti gli operatori ed entrano nelle valutazioni che essi fanno delle azioni
della societ e "uindi tramite il mercato ne in7uenzano i prezzi. 3ccanto
ai segnali e alle informazioni dellimpresa esiste una capacit autonoma
degli operatori esterni di interpretare le scelte e i risultati delle imprese.
4uando "uesta capacit di raccogliere informazioni pubbliche ed
elaborarle in una superiore conoscenza privata che accompagna la
disponibilit di risorse nanziarie con lobiettivo di scalare unimpresa,
nasce la gura professionale del raider. 4uesti ' un intermediario nelle
scalate, ossia un soggetto o una societ che professionalmente esamina
la situazione economico*nanziaria delle imprese la cui scalata ritiene
possibile, e che cerca un compratore interessato allac"uisto delle azioni
di controllo, che lo stesso raider ha comprato o aiuta comprare. La
funzione del raider ' di facilitare le scalate e "uindi di rendere pi#
rischiosa per i manager una gestione non e)cienti.
.. Il problema del mercato mobiliare in cui hanno luogo le transazioni di
titoli azionari: la scalata ' possibile se il titolo ha un prezzo di mercato di
cui gli operatori siano informati e che sia ragionevolmente
rappresentativo del valore economico dellimpresa, ossia del 7usso
scontato dei protti attesi. 4uesto ritiene che il mercato sia perfetto, o
comun"ue ben organizzato. >el caso in cui la scalata si realizzi solo, o
prevalentemente, attraverso la trattativa con un numero limitato di
azionisti, la transazione ' il risultato di un complesso gioco di coalizioni.
Infatti, in "uesto caso la scalata ' resa possibile dalluscita di "ualche
azionista da un patto sindacale che consentiva il controllo eAo
dellaccordo con uno o pi# azionisti di minoranza che non erano riusciti
prima a coalizzarsi. @ prevedibile che in "uesta situazione il prezzo di
ac"uisto sia superiore rispetto al caso di transazione attraverso il
mercato, poich6 maggiore ' la forza contrattuale dei pochi venditori.
2nultima considerazione riguarda la dimensione dellimpresa scalata.
Esistono due tipi di barriere dimensionali allac"uisto dimpresa.
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a. Il primo si riferisce alle piccole dimensioni: le informazioni
complessivamente limitate che esse trasmettono ai mercati
nanziari circa le loro stesse caratteristiche e prottabilit, e "uindi
la di)colt a denire un loro prezzo di mercato, e la loro
concentrazione della propriet nelle mani di un unico soggetto sono
fattori che rendono un di)cile oggetto di ac"uisto, e comun"ue mai
oggetto di minaccia di scalata.
b. Il secondo si riferisce alle grandi dimensioni: "uanto maggiori esse
sono, tanto maggiori sono le risorse nanziarie necessarie per
lac"uisto, e "uindi pi# di)cile la scalata. Elemento cruciale '
tuttavia il rapporto tra dimensione dellimpresa, e "uindi suo valore
nanziario, e le disponibilit nanziarie dei potenziali ac"uirenti.
2c5uisizioni ed e#cienza alla prova dei fatti
4uanto meglio organizzati e pi# competitivi sono il mercato azionario e
"uello manageriale, tanto minore ' il costo di transazione delle
ac"uisizioni di unimpresa.
4uanto meno costosa ' la scalata per lac"uisizione, tanto maggiore '
per i manager il rischio di un comportamento ine)ciente e "uindi pi#
rigorosa la disciplina esterna, che induce alla massimizzazione dei
protti.
Le indagini empiriche non sembrano confermare l1ipotesi che la scalata e
lac"uisto siano uno strumento che stimola e)cienza: non sono le imprese a
pi# bassa prottabilit a essere ac"uistate e le imprese ac"uistate non
migliorano la loro prottabilit. Il rischio di scalata esercita il ruolo di
disciplinatore del mercato: le imprese non riducono preventivamente cercando
di migliorare i loro risultati. Le imprese con risultati sistematicamente pi#
negativi sono verosimilmente "uelle la cui prottabilit ' inferiore per motivi
strutturali, non a causa del management. Il loro ac"uisto ' "uindi non
conveniente. Inoltre, se motivo dellac"uisto non ' stata la ricerca di un
guadagno di capitale, ma altri fattori legati "uali le convenienze dei manager
dellimpresa che ac"uista, non stupisce che la prottabilit sia dellimpresa
ac"uistata sia di "uella che ac"uista non migliori. I motivi che inducono
unimpresa ad ac"uisirne unaltra possono essere diversi. (econdo "uesti
motivi le!etto della scalata varia molto; ' "uindi necessario esaminarli con
attenzione. 5er meglio comprendere "uesto problema, si deve ricordare che
lac"uisizione di unimpresa il pi# delle volte, anche se non necessariamente, '
un modo di crescita per limpresa che ac"uista.
La crescita dellimpresa: le economie di crescita
<rescita di un1impresa o di un gruppo, consiste nell1aumento del suo capitale e
capacit produttiva, considerati nel lungo periodo. La crescita pu$ avere luogo
sempre nella stessa industria, o in nuove industrie, nel "ual caso avviene per
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diversicazione produttiva. La teoria economica riteneva che la crescita
avvenissi soprattutto, se non esclusivamente, in una singola industria. &arshall
supponeva che le imprese fossero mono*prodotto e producessero con
rendimenti crescenti; di conseguenza la crescita dellimpresa era determinata
da "uella della domanda dellindustria e i limiti alla crescita erano dovuti al
fatto che unimpresa ' in genere connata al proprio mercato particolare e
"uindi a una "uota di mercato relativamente stabile. (econdo &arshall ogni
impresa ' caratterizzata da una sorta di ciclo generazionale: dopo tre
generazioni limpresa ha problemi organizzativi e decadde. 4uindi, la crescita
dellimpresa ' vincolata da un lato dallandamento esogeno della domanda nel
tempo e dallaltro dal ciclo vitale delle generazioni.
La teoria della crescita dellimpresa di 5enrose, rappresenta una sorta di
rivoluzione copernicana rispetto alle precedenti teorie; nel senso che non ' pi#
il mercato a condizionare la crescita dellimpresa, ma ' "uestultima a denire
lo sviluppo che essa desidera e a determinare il conseguimento. (ono le risorse
interne dellimpresa a porre un vincolo alla crescita. La crescita deve essere
pianicata e richiede "uindi un insieme di conoscenze che deve essere
sviluppato allinterno dellimpresa stessa, sempre che limpresa non cresca
ac"uistandone altre. Lo sviluppo della produzione crea a sua volta nuove
opportunit di sviluppo; la crescita genera esperienza in un certo ambiente e
"uindi capacit di ulteriore crescita a costi minori. (econdo 5enrose, il vero
limite alla crescita in un certo momento non ' la disponibilit di date risorse
conoscitive, ma la mancanza di ducia nelluso delle stesse per pi# ampi usi
produttivi.
I modi della crescita: interna ed esterna
2nimpresa pu$ crescere secondo due modalit:
<rescita interna: sintende l1espansione della capacit produttiva attuata
attraverso investimenti dell1impresa in mezzi di produzione. 4uesti
investimenti sono operati nella stessa industria, "uando l1impresa
desidera ra!orzarvi la propria posizione, o interessano altre industrie.
<rescita esterna: data dallac"uisizione +o fusione, di unaltra impresa.
Lac"uisizione ha luogo "uando unimpresa compra una "uota azionaria
di una seconda impresa, che ne garantisce il controllo della seconda. (e
la "uota azionaria non lo garantisce vi ' solo partecipazione; lac"uirente
pu$ essere unimpresa produttiva, ma anche una societ nanziaria che
opera per conto di un gruppo economico. 5arliamo di fusione +merger, se,
in seguito allac"uisizione, limpresa che ac"uista assorbe al proprio
interno limpresa ac"uistata. Fi sono due tipi di fusioni:
o La prima ' "uella in cui una delle due imprese ' assorbita dall1altra,
che scompare come soggetto giuridico. (i parla di fusione anche
con riferimento un gruppo: l1impresa ac"uistata mantiene una
propria esistenza giuridica, ma all1interno del gruppo perde in tutto
in parte la propria autonomia economica.
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o Il secondo tipo di fusione avviene tra due imprese "uasi di pari
gerarchie che creano una nuova societ che ' terza rispetto agli
altri due.
Le fusioni sono un fenomeno che ha una distribuzione molto varia tra paesi e
nel tempo in ogni paese; il numero delle fusioni ha delle forti punte concentrate
nel tempo, e i motivi delle fusioni, insieme alla loro natura, sono diversi nei vari
picchi.
Aotivi delle ac5uisizioni
Le ragioni che possono indurre a "uesta scelta sono riconducibili a tre tipi:
&otivazioni nanziarie: lac"uisizione di una partecipazione di controllo,
pur determinando crescita esterna, non ' per$ sempre motivata da
obiettivi di crescita. 3nchessa pu$ avere spiegazioni di tipo nanziario; la
prima ' pi# importante e la ricerca di guadagni di capitale. 3ltri
argomenti di natura nanziaria sono talvolta avanzati per giusticare le
fusioni:
a. La riduzione del costo di nanziamento: si sostiene che se due
imprese si fondono riescono ad ottenere un pi# basso tasso
dinteresse sul proprio indebitamento.
b. Laumento di guadagno per azione
c. La disponibilit di cash 7oK delle imprese oggetti o soggetti
dellac"uisizione: alcune imprese hanno fondi nanziari non
distribuiti in eccesso rispetto alle necessit interne per progetti
dinvestimento. 4ueste imprese sono un appetibile oggetto di
scalata perch6 chi ac"uista pu$ utilizzare "ueste stesse risorse per
nanziare la scalata.
&otivazioni manageriali: l1ac"uisizione di altre imprese ' uno strumento
privilegiato nell1impresa manageriale per accelerare la crescita. 2na
maggiore dimensione a sua volta aumenta la sicurezza dei manager,
poich6 rende meno esposti a scalate da parte di terzi; l1esperienza
conferma che tanto maggiori sono le dimensioni di unimpresa tanto
minore la probabilit di essere oggetto di scalata. 2n altro obiettivo che
guida i manager nellac"uisizione di altre imprese ' il controllo diretto di
unaltra impresa. 4ui non ' un problema di crescita dellimpresa in cui
operano, ma di ac"uisizione personale da parte dei manager di
partecipazioni di controllo di altre imprese attuata attraverso
lindebitamento, utilizzando la posizione che essi hanno in unaltra
impresa di grande dimensione. 3ccanto a "ueste motivazioni allac"uisto
dimprese da parte dei manager, altre ve ne sono che traggono origine
dai vantaggi diretti che si possono ricavare nello svolgimento delle
operazioni nanziarie connesse alla scalata. 3nche prescindendo da
comportamenti non legali, consistenti nellutilizzo dinformazioni interne
relative alle operazioni in corso, i manager possono beneciare degli
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e!etti che la scalata ha sui corsi azionari in "uanto azionisti dellimpresa
ac"uisita eAo di "uella che dirigono.
&otivazioni competitive: il terzo tipo di motivazione risponde allobiettivo
di aumentare la competitivit dellimpresa ac"uirente nellindustria in cui
gi opera o in altre rispetto alle "uali decide di diversicarsi. Le!etto
dellac"uisizione non ' laumento delle)cienza dellimpresa ac"uistata,
ma laumento delle)cienza o della "uota di mercato dellimpresa che
ac"uista.
a. 0iduzione dei costi per e!etto dellintegrazione tra le due imprese:
limpresa che opera lac"uisto aumenta la propria competitivit
dellindustria in cui gi opera poich6 lintegrazione le consente
economie di scala o di variet o riduzione dei costi di transazione.
b. 3umento delle "uote di mercato nellindustria in cui gi opera: in
unindustria in cui vi ' di!erenziazione del prodotto unimpresa ha
un proprio spazio di domanda per la cui con"uista gli altri
produttori devono sostenere un costo pi# o meno elevato,
rappresentato dallo sforzo di vendita. La di!erenziazione ' una
barriera allentrata, che diviene tanto maggiore "uanto pi# forte
labbinamento prodotto*produttore da parte del consumatore.
c. Ingresso in una nuova industria: le imprese che gi operano in
unindustria solitamente godono di vantaggi relativi rispetto alle
imprese esterne, in "uanto hanno conoscenze tecnologiche e di
mercato ac"uisite attraverso lesperienza. 4uestasimmetria
conoscitiva rappresenta una barriera allentrata per una nuova
impresa che cerca di entrare nellindustria; una modalit di entrata
di unimpresa di grandi dimensioni in unindustria per "uesta
nuova, ' appunto "uella dellac"uisto di unimpresa di non grandi
dimensioni che gi opera in "uel nuovo settore. 5er limpresa
ac"uirente il valore dellimpresa ac"uisita ' superiore al valore di
mercato della stessa, poich6 essa incorpora conoscenze che
sarebbero ottenibili solo sostenendo per un periodo pi# o meno
lungo costi di produzione pi# elevati dei concorrenti.
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