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Prefazione

`
E con grande piacere che vedo apparire la nuova edizione, aggiornata e completata, del libro I problemi
di Matematica della Scuola Normale .
Lidea di fornire agli studenti liceali e ai loro insegnanti una serie di esempi di problemi di matematica,
molti dei quali di tipo non proprio convenzionale, nacque allinizio degli anni ottanta, nel corso di una
riunione della Commissione che preparava le prove per il concorso di ammissione alla Scuola Normale. Si
trovarono i testi delle prove assegnate a partire dal 1906, e si pens` o che il presentarli con le soluzioni discusse
e commentate avrebbe potuto essere un contributo utile alla didattica e alla diffusione della matematica.
Il successo che il libro ha avuto suggerisce ora di riproporlo in forma pi` u estesa con gli aggiornamenti no
al 1997. Desidero ringraziare, a nome della Scuola Normale, il professor Franco Conti e il dottor Alessandro
Profeti, che hanno svolto con la loro riconosciuta competenza questo arduo compito, ed esprimo laugurio
che questo testo accompagni generazioni di giovani nellapprendimento dei segreti di una tra le pi` u belle
conquiste della mente delluomo.
Franco Bassani
Direttore della Scuola Normale Superiore
Introduzione
Il presente volume si propone come continuazione dellopera I problemi di Matematica della Scuola
Normale Superiore, pubblicato nel 1985, che raccoglieva in maniera sistematica gli esercizi di matematica
assegnati per il concorso di ammissione negli anni 19061984.
Entrano in questa raccolta tutte le prove di esame assegnate dal 1985 no al 1997 e una selezione degli
esercizi pi` u interessanti (scelta difcile e un poco arbitraria) degli anni precedenti.
I temi presentano una grande variet` a, che riette tanto le preferenze culturali dei docenti che di anno
in anno si avvicendano nella commissione di concorso, quanto lesigenza, sempre presente, che le prove
non discriminino sulla base di nozioni diligentemente apprese e meccanicamente applicate ma evidenzino
invece linventiva dei candidati.
Nei temi assegnati sono egualmente rappresentate linnovazione e la tradizione. Accanto a problemi di
calcolo delle probabilit` a e problemi di matematizzazione di situazioni concrete, che non hanno ancora trovato
spazi adeguati nellinsegnamento della matematica, compaiono temi di tipo combinatorio o aritmetico. Uno
spazio abbastanza ampio continua ad essere dedicato ai problemi di geometria piana e solida, che a parere
dei curatori hanno rappresentato e dovrebbero continuare a rappresentare un momento importante per
leducazione della sensibilit` a e della intuizione in matematica e che al momento vedono molto ristretto il
loro ruolo nei programmi di matematica della scuola secondaria.
Il libro non ` e inteso come una raccolta di temi svolti da cui attingere ricette per la soluzione di problemi,
obbiettivo questo difcile da un lato e di dubbia utilit` a educativa dallaltro; ` e auspicio dei curatori che
esso venga inteso come una raccolta di domande a cui lo studente in procinto di partecipare allesame
di ammissione o semplicemente il lettore interessato alla matematica cerca in primo luogo di rispondere
personalmente, per poi confrontare le proprie strategie risolutive con quelle esposte nelle soluzioni. Per
questo motivo ` e parso utile fornire di alcuni esercizi pi` u soluzioni, basate sulle diverse componenti della
educazione matematica di uno studente di scuola media superiore.
Questa raccolta si rivolge in primo luogo agli studenti e ai docenti della Scuola Secondaria, tenendo
conto che ` e sempre pi` u sentito fra gli insegnanti il problema di stimolare e indirizzare gli alunni pi` u dotati,
ma anche a tutti coloro che sono interessati a conoscere i metodi di soluzione di problemi matematici anche
difcili e a cimentare la propria inventiva matematica, anche se tale disciplina ` e lontana dalla loro attivit` a
quotidiana.
Il testo dei problemi ` e premesso, per invogliare il lettore a cercare da solo le soluzioni, confrontandole
poi con quelle esposte nella seconda parte, che non sono necessariamente le migliori possibili.
Un asterisco contraddistingue gli esercizi che, nellopinione dei curatori, presentano particolari elementi
di originalit` a o di difcolt` a o di fantasia.
Conclude il volume un glossario in cui vengono richiamate alcune nozioni utili per affrontare i quesiti;
i termini succintamente citati nel glossario compaiono nel testo in carattere evidenziato. Nella stesura
del glossario si ` e preferito dare dei lemmi una presentazione pi` u agile e semplice, rinunciando ad una
maggiore generalit` a che avrebbe appesantito lesposizione.
Inne una osservazione: contrariamente alluso italiano si ` e scelto di non distinguere tipogracamente
gli enti geometrici dalle loro grandezze o dalla loro misura, conformemente con una tradizione consolidata
nella letteratura anglosassone.
I curatori
Pisa, aprile 1998
Testi 1
1906.1
*
Sono dati, in un piano, un circolo e due punti. Tirare una tangente al circolo in modo che la
somma delle distanze della tangente dai due punti dati sia uguale a una lunghezza data.
1909.1 In un piano sono dati due circoli che si tagliano in due punti. Si domanda di condurre per uno di
questi punti una retta sulla quale le corde staccate dai due circoli stiano fra loro in un rapporto dato.
1909.2
*
Dimostrare che se a
1
, a
2
, . . . , a
n
sono n numeri diversi da zero, fra i quali sussiste la relazione
_
a
2
1
+ a
2
2
+ + a
2
n1
_ _
a
2
2
+ a
2
3
+ + a
2
n
_
=
(a
1
a
2
+ a
2
a
3
+ + a
n1
a
n)
2
,
i numeri stessi sono necessariamente in progressione geometrica.
1911.1 Dividere un dato arco di cerchio in due archi le cui corde siano tra loro in un rapporto dato.
1912.2
*
In un dato quadrilatero inscrivere un parallelogrammo il cui centro cada in un punto dato.
1915.2
*
Dimostrare che se per un punto interno ad una sfera si conducono tre piani, a due a due
perpendicolari, le somme delle aree dei tre cerchi che essi determinano sulla sfera ` e costante.
2 I problemi della Scuola Normale
1923.2
*
Dati due punti sopra le facce di un diedro, qual ` e la spezzata minima che li unisce e che ha un
vertice sullo spigolo?
1926.2
*
Condurre un piano che seghi un dato angolo tetraedro in un parallelogrammo.
1927.2 Determinare il luogo dei centri delle circonferenze ottenute segando una supercie sferica con i
piani passanti per un punto qualunque dello spazio.
1929.2
*
Vericare che il luogo dei punti M tali che la somma dei quadrati delle loro distanze da tre punti
dati A, B, C sia uguale ad una assegnata costante k
2
` e un cerchio.
1939
`
E dato un rettangolo ABCD. Facendolo ruotare attorno al lato AB si ottiene un primo cilindro
e facendolo ruotare attorno al lato BC si ottiene un secondo cilindro. Si conosce la somma 4 S
2
delle
superci laterali dei due cilindri; e pure si conosce la somma V
3
dei volumi degli stessi. Si domanda di
determinare i lati del rettangolo ABCD.
Qual ` e la condizione di realt` a? Quante soluzioni ha il problema? Fissato V , qual ` e il massimo valore
possibile per S?
1943 Determinare un triangolo rettangolo di cui siano noti il perimetro e il raggio del cerchio inscritto.
Una volta ssato il raggio del cerchio inscritto, qual ` e il valore minimo del perimetro?
1960.3
`
E pi` u facile, gettando una volta un dado, ottenere 6, oppure, gettandolo tre volte, ottenere tutte e
tre le volte un numero pari?
1961.4
*
Con una bilancia a piatti e un certo numero di pesi, si vogliono pesare oggetti di peso inferiore
a 500 grammi, con un errore non superiore ad un grammo. Non si possono mettere pesi nel piatto su cui
poggia loggetto. Dire qual ` e il numero minimo di pesi sufcienti a tale scopo.
1962.5
*
Si sostiene talvolta che noi usiamo il sistema decimale di numerazione (per cui, ad esempio,
362 signica 3 10
2
+ 6 10 + 2) in quanto abbiamo 10 dita.
Un marziano, dopo aver visto scritta lequazione:
x
2
16 x + 41 = 0 ,
invitato a scrivere la differenza delle radici scrive 10.
Quante dita hanno i marziani?
(N.B. Per i numeri compresi fra 0 e 6 la scrittura dei marziani coincide con la nostra).
Testi 3
1963.5 Un podista si trova su un punto della Terra, che supponiamo perfettamente sferica. Percorre un
chilometro verso nord, poi uno verso est e inne uno verso sud. Si ritrova al punto di partenza.
Quali sono i punti di partenza che obbediscono a questa condizione?
1967.2
*
Sono assegnate tre rette parallele. Esiste un triangolo equilatero con i vertici rispettivamente
sulle tre rette?
1968.3 Sono dati in un piano quattro punti A, B, C, D, in modo che A, B, C e A, B, D siano vertici
di triangoli equilateri distinti. Determinare tutte le circonferenze che godono della seguente propriet` a: i
quattro punti A, B, C, D hanno dalla circonferenza ugual distanza.
1970.4 Fissato un intero positivo n, determinare il pi` u piccolo intero m tale che, presi comunque m
numeri interi positivi, una almeno delle seguenti eventualit` a si verichi:
(a) tra gli m numeri considerati ve ne sono n uguali;
(b) tra gli m numeri considerati ve ne sono n distinti.
1971.4
*
Una palla si trova su un biliardo in posizione P. Provare che esiste almeno una direzione
secondo cui si pu` o lanciare la palla in modo che essa non ripassi mai per la posizione P.
Si consideri il biliardo privo di attrito e si supponga che il rimbalzo alle sponde obbedisca alla stessa legge
di riessione della luce.
1973.3
*
Un treno parte da Pisa. Il macchinista controlla il cronometro e nota che la lancetta dei secondi
` e sullo zero. Dopo aver percorso 8 chilometri, il macchinista controlla di nuovo il cronometro e nota che
la lancetta dei minuti copre esattamente quella delle ore. La velocit` a media del treno per gli 8 chilometri
percorsi ` e di 33 chilometri lora. A che ora ` e partito il treno da Pisa?
1974.5 Dati tre numeri interi a, b, c aventi massimo comun divisore 1, vericare che i numeri della forma
a m
2
+ b m+ c ,
con m intero qualunque, non possono essere tutti divisibili per 14.
Generalizzare il risultato.
1976.3 Sia n un intero maggiore di 2 e sia un triangolo rettangolo. Dimostrare che la potenza n-esima
della lunghezza dellipotenusa di ` e maggiore della somma delle potenze n-esime dei cateti.
4 I problemi della Scuola Normale
1977.1
*
Su un tavolo orizzontale vi ` e una pila di 7 dischi metallici perfettamente uguali, ognuno di
diametro 40 cm.
Dire quale ` e la distanza massima sul piano orizzontale che pu` o avere il centro del disco pi` u alto dal centro
del disco pi` u basso senza che la pila crolli.
1979.1
*
Un battello scende lungo un ume; sia alla partenza sia a ogni stazione intermedia salgono
sul battello tanti passeggeri, ognuno diretto ad una diversa stazione, quante sono le fermate successive.
Sapendo che il numero massimo di passeggeri contemporaneamente presenti sul battello ` e 380, si determini
il numero delle stazioni.
1979.3 Per un punto P passano tre superci sferiche distinte tra loro. Si considerino le affermazioni
seguenti:
(a) nessuna retta passante per P ` e tangente a tutte e tre le sfere;
(b) nessuna sfera ` e tangente a unaltra;
(c) esiste un altro punto Q comune alle tre superci sferiche.
Dire, per ogni coppia di affermazioni, se esse sono incompatibili, se sono equivalenti o se una delle due
implica laltra.
1980.6 Unautostrada ha n caselli a distanze successive di p chilometri. Si ` e osservato che ogni macchina
entra con uguale probabilit` a da ogni casello e esce con uguale probabilit` a da un altro casello. Trovare la
lunghezza del percorso medio di ogni macchina.
1981.6
*
Dato un tetraedro avente 5 dei 6 spigoli di lunghezza minore o uguale a 2, provare che il suo
volume ` e minore o uguale a 1. In quale caso il volume ` e uguale a 1?
1982.5
*
Dato un piano e due punti P, Q nello stesso semispazio si considerino le sfere passanti per i
punti P, Q e tangenti al piano .
Si richiede di determinare il luogo dei punti di tangenza.
1983.5
*
Due amici si sono iscritti alla prima classe di un liceo. Tale liceo ha due sezioni, le cui prime
classi hanno rispettivamente n e m studenti, con n e m compresi tra 20 e 30.
Sapendo che la probabilit` a che i due amici si trovino nella stessa classe ` e 1/2, dire quanti sono gli studenti
delle due classi.
Testi 5
1984.6
*
Siano dati una circonferenza e un punto P distinto dal centro. Sia PAB un triangolo che, tra
tutti quelli che hanno un vertice in P e i rimanenti due su , abbia perimetro massimo.
Dimostrare che le due bisettrici uscenti dai vertici A e B passano per il centro di .
(Non si richiede la costruzione geometrica, n e la determinazione degli elementi del triangolo.)
1985.1 Leguaglianza
p! + q! + r! = s!
` e soddisfatta per p = q = r = 2 e s = 3.
Dire se esistono altri numeri interi positivi per cui tale eguaglianza ` e vera.
(Si ricorda che n! indica il fattoriale di n, cio` e il prodotto n (n1) . . . 3 2 1 dei primi n numeri interi.)
1985.2
*
Si considerino nel piano due circonferenze e

di eguale raggio. Determinare il luogo dei


punti medi P dei segmenti AA

con A in e A

in

.
1985.3 Fra i triangoli equilateri contenuti in un quadrato assegnato, determinare quelli di area massima.
1985.4 Fissati due punti P e Q su due lati consecutivi di un dato rettangolo, si determinino sugli altri
due lati due punti R e S tali che il quadrilatero PQRS abbia area massima.
1985.5 Per la costruzione di un certo ponte si prevede che il costo di ogni arcata sar` a di 18 s
2
miliardi
di lire, ove s ` e la distanza in chilometri tra i due piloni di sostegno di quellarcata, mentre il costo di ogni
pilone sar` a di mezzo miliardo.
Se il ponte deve essere lungo 3 chilometri quale sar` a il costo minimo dellopera?
s
1
s
2
s
n
3 km
6 I problemi della Scuola Normale
1985.6 Con una bilancia a piatti e disponendo di inniti pesi campione
p, p
1
, q
1
, p
2
, q
2
, . . . , p
n
, q
n
, . . .
da
1, , 1/,
2
, 1/
2
, . . . ,
n
, 1/
n
, . . .
grammi rispettivamente, dove ` e un numero reale maggiore di 1, si vogliono pesare tutti gli oggetti con
una precisione arbitrariamente grande. Per quali valori di ci` o ` e possibile?
( N.B. Si dispone di un solo esemplare di ogni peso campione e non si possono mettere pesi campione sul
piatto che contiene loggetto da pesare ).
1986.1 Si determinino gli interi positivi k tali che il polinomio
x
5
+ x
4
+ x
3
+ k x
2
+ x + 1
sia prodotto di polinomi a coefcienti interi di grado minore di 5.
1986.2 Si dimostri che il sistema di equazioni
_
y e
x
e
y
= xy e
x
xe
y
e
x
= e
y
ha una sola soluzione.
1986.3 Si dimostri che la composizione di due omotetie nello spazio, con poli P e Q distinti, ` e ancora
una omotetia di polo R, allineato con P e Q, oppure una traslazione parallela a PQ.
1986.4 Sia ABC un triangolo isoscele di base BC con langolo al vertice B

AC minore di 60

. Si
costruisca un altro triangolo PQR, di base QR, circoscritto e simile ad ABC, tale che il punto A appartenga
al segmento QR e si abbia QA = 2 AR.
1986.5
(a) Siano , , , quattro angoli minori di 180

. Si dimostri che
sin + sin + sin + sin 4 sin
+ + +
4
.
(b) Utilizzando la relazione precedente, si dimostri che la somma dei seni degli angoli interni di un triangolo
` e sempre minore o eguale a 3

3/2.
Testi 7
1986.6 Si consideri un biliardo di forma triangolare, come in gura, con = 30

e si supponga di lanciare
una bilia dal punto A.

A B
Si provi che la bilia, qualunque sia la direzione iniziale, effettua solo un numero nito di rimbalzi prima di
battere sulla sponda AB.
Si determini anche il numero massimo di tali rimbalzi.
Si studi inne il caso in cui ` e un angolo generico.
(Si supponga che il biliardo sia privo di attrito, che la palla sia puntiforme e che il rimbalzo sulle sponde
obbedisca alla legge di riessione della luce).
1
1987.1 Siano assegnati due numeri reali positivi non nulli r e p, con r < p. Tra tutti i quadrilateri
convessi di perimetro p, aventi la somma delle lunghezze di una coppia di lati consecutivi uguale ad r, si
determini quello di area massima.
1987.2 Siano p, q, r tre numeri reali tali che il polinomio
A(x) = x
3
+ p x
2
+ q x + r
abbia tre radici reali.
Determinare tre numeri reali a, b, c, espressi in funzione di p, q, r soltanto, in modo che il polinomio
B(x) = x
3
+ a x
2
+ b x + c
abbia per radici i quadrati delle radici di A.
1987.3 Sia dato un segmento AB nel piano. Si consideri il luogo L dei punti del piano che vedono il
segmento AB sotto un angolo di 60

. Si scelga P in L e si scelgano due punti C e D rispettivamente interni


ai lati BP e AP del triangolo ABP, in modo che AD = BC.
Si costruisca il triangolo equilatero CDQ di base CD, esterno al quadrilatero ABCD.
Si studi, al variare di P in L e di C, D secondo le condizioni indicate sopra, il luogo dei punti del piano
descritto dal punto Q.
1
Il testo originale del problema ` e leggermente diverso (N. d. C.).
8 I problemi della Scuola Normale
1987.4 Un punto (x, y) del piano si dir` a razionale se x e y sono numeri razionali. Data una qualunque
circonferenza del piano cartesiano avente centro razionale, si provi che se essa contiene un punto razionale,
allora contiene inniti punti razionali.
1987.5 Nella gura ` e rappresentato lo sviluppo delle facce di un tetraedro regolare nello spazio.
A C
B
M
N O
P Q
R
Siano P, Q, R tre punti distinti del tetraedro corrispondenti, nello sviluppo, rispettivamente ad un punto
interno al segmento MN, un punto interno al segmento MO, un punto interno al triangolo MOC.
Sia il piano contenente P, Q, R. Si determini, nello sviluppo piano, lintersezione fra il piano e le facce
del tetraedro.
1987.6 Tizio si trova nella sua abitazione e deve prendere un treno che parte dalla stazione esattamente
tra mezzora. Sotto la sua abitazione c` e la fermata degli autobus della linea A che lo portano alla stazione
in 20 minuti. A 5 minuti di cammino vi ` e una fermata delle linee B e C che lo possono portare alla stazione
in 18 minuti.
Tizio non conosce lorario di passaggio degli autobus, ma sa che su ognuna delle linee gli autobus passano
ogni quarto dora.
Quale strategia conviene a Tizio per aver maggiore probabilit` a di prendere il treno?
1988.1 Siano A, B, C, D quattro punti distinti assegnati nello spazio. Determinare una condizione
necessaria e sufciente afnch e ogni supercie sferica che passa per A e B intersechi ogni supercie sferica
che passa per C e D.
1988.2 Un ragazzo ha concluso la terza media, sa che sei bravo e ti chiede:
(a) cosa ` e un poligono piano,
(b) cosa ` e larea di un poligono piano.
Esponi le denizioni richieste con rigore, chiarezza e concisione (in un massimo di 12 righe).
Volendo dare le stesse denizioni ad un livello scolastico pi` u avanzato, quali precisazioni occorrerebbe
fare? (assiomi e denizioni precedenti, enunciati di eventuali teoremi, . . .).
Testi 9
1988.3 Si considerino i numeri naturali 1, 11, 111, . . . , e in generale si indichi con
n
il numero che si
ottiene giustapponendo n cifre uguali a 1.
(a) Si provi che se
n
` e un numero primo allora n ` e primo.
(b) Si provi che, assegnato comunque un numero naturale r, non divisibile n e per 2 n e per 5, si pu` o trovare
un
n
multiplo di r.
(c) Si scriva un algoritmo o programma per calcolatore (in un qualunque linguaggio di programmazione)
che, a partire da r, calcoli il minimo n per cui vale la (b).
1988.4 Sia assegnato su un piano un numero n arbitrario di triangoli con la propriet` a che tre qualsiasi
di essi abbiano almeno un punto in comune. Si dimostri che tutti i triangoli assegnati contengono uno
stesso punto. Come occorre modicare lipotesi perch e la stessa conclusione valga per un numero nito di
triangoli nello spazio?
1988.5 Sia p(x) = a x
4
+b x
3
+c x
2
+d x+e un polinomio con coefcienti razionali. Si supponga che, per
ogni intero m maggiore di un certo m
0
, il numero p(m) sia intero. Si dimostri che allora 24 a ` e un numero
intero.
Si generalizzi questo risultato a polinomi p(x) con coefcienti razionali di grado qualsiasi.
1988.6 Un laboratorio deve organizzare il trasferimento di 10 m
3
di scorie radioattive liquide. Occorre
ordinare un numero n di contenitori, identici, che possano contenere tali scorie e garantire un trasporto
sicuro.
Si stima che il costo di ciascuno di tali contenitori sia 16 V
2
milioni di lire, ove V ` e il volume (in m
3
) di
scorie che ciascuno di essi pu` o contenere; il costo di riempimento di ciascun contenitore risulta essere di
un milione di lire, indipendentemente dalla sua capienza.
(a) Quanti contenitori e di quale volume dovr` a ordinare il laboratorio per spendere il meno possibile?
(b) Al momento di effettuare lordine si viene a sapere che la ditta fornitrice pratica sul prezzo dei contenitori
ordinati un piccolo sconto del k per cento, con k intero, se il loro numero uguaglia o supera le 50 unit` a
(il costo del riempimento rimane inalterato). Qual ` e il pi` u piccolo k per il quale risulta conveniente
modicare lordine, e perch e?
1989.1 Per 0 x /2 e n = 0, 1, 2, . . . , si ponga:
F
n
(x) = 1 sin x + sin
2
x . . . + (1)
n
sin
n
x.
Provare che:
(a) per 0 1/2, lequazione F
2k
= non ha soluzioni qualunque sia k naturale;
(b) per 1/2 < 1, esiste un numero naturale k

tale che, per ogni k > k

, lequazione F
2k
= ha almeno
due soluzioni.
1989.2 Sia S una supercie sferica di centro O. Per ogni P S, sia f
P
: S S lapplicazione che ad
ogni Q S associa il punto f
P
(Q) simmetrico di Q rispetto allasse OP. Dimostrare che:
(a) per ogni P S lapplicazione f
P
` e composizione di due simmetrie rispetto a piani;
(b) per ogni P, X, Y S la distanza tra X e Y ` e uguale alla distanza tra f
P
(X) e f
P
(Y ).
(c) per ogni P, Q, X S si ha che f
P
(f
Q
(X)) = f
fP(Q)
(f
P
(X)).
10 I problemi della Scuola Normale
1989.3 Trovare le soluzioni reali del sistema:
_

_
2 y + x x
2
y
2
= 0
z x + y y (x + z) = 0
2 y + z y
2
z
2
= 0
1989.4 Consideriamo la legge che ad ogni punto P = (x, y) del piano cartesiano fa corrispondere il punto
f(P) dello stesso piano, denito da:
f(P) =
_
P se OP 1
_
x
OP
,
y
OP
_
se OP 1
dove O = (0, 0) e OP indica la distanza da O a P.
Provare che per ogni coppia di punti P e Q la distanza fra f(P) e f(Q) non supera la distanza fra P e Q.
1989.5 Sia S la supercie di un prisma a base ottagonale regolare inscritto in un cilindro circolare retto
di raggio R e altezza h = 3Rsin(/8). Siano A e B due punti come in gura, con OA = R/

2.
A
O
B
P
N
M
Determinare la lunghezza del minimo percorso su S tra A e B.
1989.6 Sia f(x) una funzione a valori reali denita sulla semiretta reale {x 0}. Supponiamo che:
(a) f(x) sia derivabile con derivata f

continua;
(b) f(0) = 0;
(c) per ogni x 1 risulti
0 < f(x) xf

(x).
Provare che lequazione f(x) = k ha almeno una soluzione x 0, per ogni k 0 .
1990.1 Considerare nello spazio euclideo nove punti distinti a coordinate intere. Dimostrare che ne
esistono due tali che il segmento che li congiunge contiene almeno un punto interno (cio` e distinto dagli
estremi) a coordinate intere.
Testi 11
1990.2 Sia P un poligono semplice (cio` e tale che da ogni vertice escono esattamente due lati) non
necessariamente convesso, con almeno 4 lati. Supponiamo che P abbia al pi` u un vertice concavo.
E vero che esistono due vertici non consecutivi con la propriet` a che il segmento che li congiunge ` e contenuto
in P? In caso affermativo dimostrarlo, altrimenti trovare un controesempio.
1990.3 Dato il sistema
_

_
x
1
+ x
2
+ . . . + x
100
= 5050
x
2
2
x
2
1
= 3

x
2
k
x
2
k1
= 2k 1

x
2
100
x
2
99
= 199
trovare tutte le soluzioni x
1
, x
2
, . . . , x
100
, con x
k
0, k = 1, 2, . . . , 100.
1990.4 Sia dato il polinomio F(x) = x
n
+ a
n1
x
n1
+ . . . + a
0
con coefcienti a
i
interi. Supponiamo che
esistano quattro interi distinti a, b, c, d tali che F(a) = F(b) = F(c) = F(d) = 7.
Dimostrare che non esiste nessun numero intero k tale che F(k) = 12.
1990.5 Trovare il pi` u piccolo numero > 1 tale che risulti:
+ sin x
+ sin y
e
yx
per ogni x, y con x y
1990.6 Si consideri un rettangolo R di misure 64 metri. Nel punto di mezzo O di un lato ` e incernierato
un braccio articolato, della lunghezza totale di due metri, formato da due segmenti OA e AB (vedi gura).
Il braccio pu` o muoversi solo allinterno di R. Pi` u precisamente il segmento OA pu` o ruotare intorno al
punto sso O e, per ogni posizione assunta, il segmento AB pu` o ruotare intorno al punto A; naturalmente,
durante il movimento, il braccio deve restare in R.
O
A
B
R
E possibile scegliere le lunghezze dei segmenti in modo che ogni punto di R a distanza minore o uguale a
due metri da O sia raggiunto da B?
12 I problemi della Scuola Normale
1991.1 Provare che per ogni numero intero n 2 si ha
n

n! <
n + 1
2
e che (n + 1)/2 non ` e mai un multiplo intero di
n

n!
1991.2 Fra tutti i quadrilateri convessi inscritti in un quadrato, in modo che ogni lato del quadrato
contenga almeno un vertice del quadrilatero, si determinino quelli aventi minimo e massimo perimetro.
1991.3 Trovare il pi` u piccolo numero intero N
0
1 con la propriet` a che N
0
+1 e 2N
0
+1 siano entrambi
quadrati perfetti.
Mostrare poi che ogni intero N con questa propriet` a ` e multiplo di N
0
.
1991.4 Su un treno, inizialmente senza passeggeri e formato da n carrozze, salgono k viaggiatori
disponendosi in modo casuale e indipendente luno dallaltro. Qual ` e la probabilit` a che solo tre carrozze
siano occupate da almeno un viaggiatore?
1991.5 Costruire un polinomio (a coefcienti reali)
P(x, y) = a x
2
+ b xy + c y
2
vericante le propriet` a:
(i) P(x, y) = 0 soltanto per x = y = 0 ;
(ii) se x e y sono numeri interi allora anche P(x, y) ` e intero.
Determinare poi il massimo della quantit` a
= b
2
4 a c
al variare di P nellinsieme dei polinomi soddisfacenti le propriet` a precedenti.
Testi 13
1991.6 Ci si propone di congiungere con una strada due localit` a A e B che distano 4 km, fra le quali si
trova una zona Z costituita da terreno pietroso e avente la forma di un cerchio con centro nel punto medio
di AB e raggio di 1 km.
(a) Sapendo che, a parit` a di lunghezza, il costo di costruzione della strada nella zona pietrosa ` e volte (
numero reale maggiore di 1) quello relativo alla zona circostante, determinare due punti P, Q sul bordo
di Z in modo che il percorso APQB (vedi gura) sia il pi` u economico possibile.
A O B
P
Q
Z
(b) Discutere poi il caso pi` u generale in cui si considerano percorsi formati, oltre che da tratti rettilinei,
anche da eventuali tratti curvilinei contenuti nel bordo di Z (dove il costo unitario di costruzione si pu` o
considerare lo stesso che nella zona esterna a Z).
1992.1 E assegnata una legge che a ogni coppia di interi x, y associa un intero x y in modo che
x (y + z) = y x + z x
per tutti gli interi x, y, z. Si dimostri che
x y = xy (1 1).
1992.2 Nel piano due quadrati ABCD e A

sono disposti come in gura.


A
B C
D
A

Si dimostri che la retta passante per A e perpendicolare a DD

incontra il segmento BB

nel punto medio.


1992.3 Vericare che la somma delle quarte potenze di due numeri reali di assegnato prodotto p > 0
a) decresce se decresce il valore assoluto della differenza dei due numeri;
b) raggiunge il valore minimo quando i due numeri sono uguali.
14 I problemi della Scuola Normale
1992.4 Mostrare che, per ogni intero positivo ssato k, esiste almeno un intero n tale che
100 n
k
+ n 101 + k n
k1
.
1992.5 Sia F(x) = a
3
x
3
+a
2
x
2
+a
1
x+a
0
un polinomio di terzo grado con coefcienti interi. Si dimostri
che
i) se p/q, con p, q interi primi tra loro e q = 0, ` e una radice del polinomio, per ogni intero m il numero
F(m) ` e divisibile per p mq;
ii) se esistono due interi x
1
e x
2
tali che F(x
1
) = 1, F(x
2
) = 1, e che |x
1
x
2
| > 2, allora F(x) non ha
radici razionali.
1992.6
1) Dimostrare che, presi comunque tre vertici di un cubo, il triangolo da essi individuato ` e rettangolo
oppure equilatero.
2) Calcolare la probabilit` a che tre distinti vertici del cubo, scelti a caso, individuino un triangolo rettangolo
(la probabilit` a ` e il rapporto tra il numero di casi favorevoli e il numero di casi possibili).
3) Si escludano tre vertici del cubo, e si considerino ammissibili i restanti cinque. Si indichi con P
la probabilit` a che tre vertici ammissibili del cubo, scelti a caso, individuino un triangolo rettangolo.
Stabilire quanti valori pu` o assumere P al variare dei tre vertici esclusi allinizio.
1993.1 Nel piano cartesiano riferito a coordinate ortogonali, un quadrato striscia in guisa che due suoi
vertici consecutivi appartengano rispettivamente allasse delle ascisse non negative e a quello delle ordinate
non negative.
Descrivere analiticamente la traiettoria di un punto P interno al quadrato e rigidamente ancorato ad esso.
Caratterizzare le posizioni di P nel quadrato per le quali la traiettoria appartiene ad una circonferenza,
oppure ` e un segmento di retta.
A O x
D
y
P
B
C
Testi 15
1993.2 In un piano cartesiano un oggetto puntiforme parte dal punto (0, 2 n) (con n intero positivo) e
scende no allasse delle ascisse compiendo 2 n passi, con la seguente regola: se prima di compiere un
passo si trova nel punto di coordinate intere (k, l), pu` o recarsi o in (k 1, l 1) o in (k +1, l 1) con uguale
probabilit` a.
Le mosse eseguite nei diversi passi sono indipendenti.
Si indichi con p
n
(k) la probabilit` a che dopo 2 n passi loggetto si trovi nel punto (k, 0).
i) Calcolare p
n
(k).
ii) Mostrare che 2 p
n
(2) 1/(2 n + 1).
1993.3 Dati tre numeri interi p > 2, q > 2, r > 2 si consideri un parallelepipedo di legno tale che
i tre spigoli uscenti da un vertice abbiano lunghezza p, q, r. Dopo aver dipinto la supercie esterna del
parallelepipedo, questo viene tagliato, mediante sezioni parallele alle facce, in cubetti aventi spigoli di
lunghezza 1. Ovviamente alcuni dei cubetti sono parzialmente colorati, mentre altri non sono colorati
affatto.
Si dimostri che esiste solo un numero nito di terne (p, q, r) per ciascuna delle quali il numero dei cubetti
parzialmente colorati ` e uguale al numero di quelli che non sono colorati affatto.
1993.4 Sia data una circonferenza . Un arco circolare congiunge due punti distinti di ed ` e interno
al cerchio C racchiuso da . Dimostrare che, se le due regioni in cui divide C hanno aree uguali, la
lunghezza di supera il diametro di .
1993.5 Sia n un intero positivo pari. Mostrare che si possono trovare (in modo non necessariamente
unico) n numeri reali a
1
> a
2
> . . . > a
n
> 0 tali che
_
a
1
+ a
2
+ . . . + a
n
= 2 n
(a
1
a
2
) + (a
3
a
4
) + . . . + (a
n1
a
n
) = n .
Mostrare poi che questo non ` e possibile (per n > 2) se si impone la condizione ulteriore
a
1
a
n
n.
1993.6 Per ogni intero positivo n si indichi con (n) il numero reale, compreso fra 0 e 2 , tale che
(n) = 3 n (mod 2 )
cio` e tale che (n) 3 n sia un multiplo intero di 2 .
i) Mostrare che 0 (n) /2 per inniti valori di n (si pu` o usare il fatto che 3.14 < < 3.15).
ii) Mostrare che (n) = (m) se n = m.
1994.1 Sia X un insieme di n elementi, dove n ` e un numero pari e sia k un intero positivo. Diciamo che
una funzione f da X in X ha molteplicit` a k se per ogni a X linsieme {x | f(x) = f(a)} ha k elementi.
Sono di pi` u le funzioni di molteplicit` a 1 o quelle di molteplicit` a 2?
16 I problemi della Scuola Normale
1994.2 Vi sono 4 citt` a collegate a due a due da 6 strade che non si intersecano (cio` e ogni coppia di citt` a
` e collegata da una sola strada). Tutte le strade sono aperte al trafco con la stessa probabilit` a p = 1/2.
Determinare la probabilit` a che in un determinato istante partendo da una qualsiasi citt` a si possa arrivare ad
ogni altra citt` a.
1994.3 Mostrare che 41 non pu` o essere espresso come differenza di una potenza di 2 e di una potenza di
3, cio` e che non pu` o sussistere nessuna delle due uguaglianze seguenti:
41 = 2
n
3
m
, 41 = 3
n
2
m
con n, m interi positivi.
1994.4 Sia P un punto interno ad un triangolo equilatero. Per ogni retta passante per P siano X e Y i
due punti di intersezione tra la retta e i lati del triangolo. Determinare, per ogni punto P, la retta o le rette
che rendono minimo il prodotto
PX PY [1]
1994.5 Consideriamo un triangolo e dividiamo i suoi lati in n parti uguali mediante n1 punti su ciascun
lato. Congiungiamo ogni vertice con i punti cos` ottenuti sul lato opposto. Si dimostri che se n ` e primo
maggiore di 2 allora non esistono punti appartenenti simultaneamente a tre dei segmenti cos` costruiti.
1994.6 Siano a
1
, a
2
, . . . , a
n
numeri reali e siano b
1
, b
2
, . . . , b
n
deniti da
b
i
= max
1jn
(i j a
j
) per ogni i = 1, 2, . . . , n.
Allo stesso modo si costruiscono c
1
, c
2
, . . . , c
n
a partire da b
1
, b
2
, . . . , b
n
e poi d
1
, d
2
, . . . , d
n
a partire da c
1
,
c
2
, . . . , c
n
; si dimostri che
c
i
a
i
per ogni i = 1, 2, . . . , n,
d
i
= b
i
per ogni i = 1, 2, . . . , n.
1995.1 Siano C
1
, C
2
due circonferenze di centri e raggi rispettivi O
1
, O
2
e r
1
, r
2
. Dato un punto P
esterno alle due circonferenze si considerino le tangenti per P alle due circonferenze e siano M
1
, N
1
e M
2
,
N
2
i rispettivi punti di contatto.
Si determini il luogo dei punti tali che PM
1
2
+ PM
2
2
= 1.
Si determinino i punti P per cui PM
1
2
+ PM
2
2
` e minima.
Testi 17
1995.2 Dati quattro punti distinti nel piano dimostrare che ` e sempre possibile sceglierne tre che deter-
minino un angolo inferiore o uguale a 45

. In generale dati n punti dimostrare che se ne possono scegliere


3 che determinino un angolo inferiore o uguale a 180

/n.
1995.3 Dimostrare che se a, b, c sono tre interi consecutivi allora a
3
+ b
3
+ c
3
` e multiplo di 9.
1995.4 Sia f : R R una funzione non negativa, con concavit` a rivolta verso il basso, derivabile e tale
che f

(0) > 0 e f(x) = f(2 x) per ogni x R.


Dimostrare che
_
2
0
f(x) dx 2f(1)
[f(1) f(0)]
2
f

(0)
Provare che se la condizione f(x) = f(2 x) non ` e vericata, tale diseguaglianza pu` o non valere.
1995.5 Dato A =
_
(x, y) R
2
: |x|
2a
+ |y|
2a
1
_
ove a ` e un numero reale positivo, si consideri al
variare di k 0 la classe C degli insiemi
B
k
=
_
(x, y) R
2
: |x| + |y| k
_
contenuti in A. Determinare k in funzione di a in modo che B
k
abbia area massima tra gli insiemi di C .
1995.6 Siano a, b numeri reali non negativi tali che b
2
+ b
6
a
2
a
6
. Dimostrare che allora risulta:
1) a 1;
2) b < 2/3.
1996.1 Dato un quadrato ABCD di lato unitario, determinare la massima costante e la minima costante
per cui si ha
PA + PB + PC + PD
per ogni punto P contenuto nel quadrato.
1996.2 Il prezzo di mercato P di una certa merce dipende dalla quantit` a totale Q venduta secondo la
legge P = a b Q, dove a e b sono due assegnati valori positivi.
Sul mercato operano solo due produttori, in concorrenza fra loro.
A regime, cio` e quando nessuno dei due ha interesse a cambiare la quantit` a di merce da lui venduta, i due
produttori vendono rispettivamente le quantit` a X e Y di merce. Supponendo che la produzione avvenga a
costo zero, determinare X e Y .
18 I problemi della Scuola Normale
1996.3 Sia P un poliedro e siano F il numero delle facce, S il numero degli spigoli e V il numero
dei vertici di P. Sapendo che per il poliedro P, per la nota formula di Eulero, vale la relazione
F S + V = 2 ,
(a) provare che P ha qualche faccia con meno di 6 lati;
(b) detto k il numero delle facce con meno di 6 lati, determinare il minimo valore possibile per k.
1996.4 Sia f(t) una funzione iniettiva denita sui numeri reali positivi. Dati x > 0 e y > 0, chiamiamo
f-Media di x e y lunico numero z tale che
f(z) =
f(x) + f(y)
2
.
Mostrare che la media geometrica

xy e quella armonica 2 xy/(x + y) sono delle f-Medie.
Fra le funzioni convesse f, individuare quelle per le quali la f-Media risulta minore o uguale della media
aritmetica.
1996.5 Dato un triangolo nel piano euclideo si indichi con I il centro della circonferenza in esso inscritta
e con la circonferenza passante per I e per due qualunque dei vertici del triangolo.
Provare che il centro di si trova sulla circonferenza circoscritta al triangolo.
1996.6 A partire da un cerchio C
1
tracciare successivamente: un triangolo equilatero P
1
inscritto in C
1
, il
cerchio C
2
inscritto in P
1
, un quadrato P
2
inscritto in C
2
, il cerchio C
3
inscritto in P
2
, un pentagono regolare
P
3
inscritto in C
3
, e cos` via, ottenendo in tal modo una successione
C
1
P
1
C
2
P
2
. . . C
n
P
n
C
n+1
P
n+1
. . .
di cerchi e poligoni regolari concentrici, dove P
n
ha n + 2 lati.
Mostrare che lintersezione di tutti i cerchi C
n
` e un cerchio di raggio positivo. Il candidato pu` o ricorrere
alla diseguaglianza, valida per ogni intero k 1:
1
(k + 1)
2
+
1
(k + 2)
2
+
1
(k + 3)
2
+ . . . <
1
k
.
Testi 19
1997.1 Un cubo ` e appoggiato su un piano. Un bambino lo muove n volte, facendolo rotolare (senza
strisciare) ogni volta su uno dei lati della faccia su cui ` e appoggiato. Si suppone che la prima mossa sia
casuale e che, ad ogni mossa successiva, il bambino scelga casualmente di far rotolare il cubo su uno dei
due lati contigui al lato scelto in precedenza (vedi Figura: dopo aver rotolato sul lato a, il cubo rotoler` a sul
lato b oppure sul lato c).
a
b
c
a) Dimostrare che se il cubo ` e tornato nella posizione iniziale (non necessariamente appoggiato sulla stessa
faccia) allora n ` e divisibile per 4.
b) Calcolare la probabilit` a p(n) che il cubo sia tornato nella posizione iniziale.
c) Dimostrare che
5
16 k

1
16 k
2
p(4 k)
1
3 k

1
12 k
2
, k 1 .
1997.2 Si dice che un punto P esterno ad una circonferenza C vede la circonferenza sotto un angolo
se langolo (contenente C) compreso fra le tangenti a C condotte da P ` e uguale a .
a) Data una circonferenza C e un angolo A di ampiezza > 0, costruire il luogo dei punti del piano che
vedono C sotto langolo .
b) Date due circonferenze C e C

esterne luna allaltra, di centri O, O

e raggi r, r

rispettivamente,
costruire il luogo L dei punti del piano che vedono le due circonferenze sotto lo stesso angolo.
c) Dire (in termini dei dati) in che intervallo varia langolo di visuale al variare di P in L e quali sono i
punti in L dove tale angolo ` e minimo e massimo.
1997.3 Si determini, al variare dei parametri e interi pari e positivi, il numero di soluzioni reali
dellequazione
( + ) x sin( x) = x
2
+ .
20 I problemi della Scuola Normale
1997.4 Sia dato un insieme nito di punti distinti del piano tra loro collegati da un certo numero di
percorsi elementari congiungenti coppie di vertici distinti come esemplicato nel disegno seguente:
Dati due punti A e B di un cammino che parte da A e termina in B ` e una successione di vertici
v
0
, v
1
, v
2
, . . . , v
n
di punti di tali che v
0
= A, v
n
= B, e tale che v
i
e v
i+1
sono congiunti da un percorso
elementare; in questo caso si dice che n ` e la lunghezza del cammino.
I punti, i percorsi elementari e i cammini soddisfano le seguenti propriet` a:
i) i percorsi elementari non si incontrano fuori dai punti di ;
ii) dati due qualsiasi punti A, B , esiste almeno un cammino che parte da A e termina in B;
iii) c` e un particolare punto X per il quale esiste un cammino che parte e termina in X avente lunghezza
dispari.
Si dimostri allora che esiste N intero positivo tale che, scelti due qualsiasi punti A e B di , esiste un
cammino di lunghezza N che parte da A e termina in B.
1997.5 In ognuna delle tre gure seguenti ` e disegnato un poligono P. Si immagini che, in ognuno dei
tre casi, il poligono P sia costituito di materiale elastico e essibile. Si chiede di disegnare o descrivere
sinteticamente la gura S che, in ognuno dei tre casi, si ottiene facendo combaciare le frecce dei lati che
hanno la stessa lettera, e di illustrare come questi lati appaiono in S.
P P P
a
a
b b c a
d b
a
d b
c
a
a
b c
c b
1997.6 Si determinino tutti gli interi positivi n che sono divisibili per tutti gli interi positivi minori o
uguali a

n.
(Suggerimento: considerare il minimo comune multiplo dei numeri minori o uguali a

n).
Anno 1906 21
1906.1
*
Sono dati, in un piano, un circolo e due punti. Tirare una tangente al circolo in modo che la
somma delle distanze della tangente dai due punti dati sia uguale a una lunghezza data.
RISOLUZIONE Indichiamo con A, B i due punti dati, con il cerchio e con d la lunghezza assegnata.
Procediamo nel modo seguente: dapprima caratterizziamo le rette r per cui risulta
dist(A, r) + dist(B, r) = d ; [1]
successivamente vediamo se fra queste rette vi sono delle tangenti al cerchio .
E utile a questo punto, detto C il punto medio di AB, costruire il cerchio

di centro C e raggio d/2 (g. 1).

A
C
B
r
Figura 1
Se r ` e una retta per cui vale la [1], si presentano due possibilit` a: r non interseca AB oppure r interseca AB.
Caso (a) Se r non interseca AB, per il teorema di Talete la distanza di C da r ` e pari alla semisomma
delle distanze di A e B da r, cio` e dist(C, r) = d/2. Di conseguenza, la retta r risulta tangente al cerchio

. Cos` un primo gruppo di soluzioni del problema si otterr` a considerando tutte le tangenti comuni ai due
cerchi e

che non intersecano AB.


`
E noto che, a seconda della posizione reciproca dei due cerchi, vi
possono essere 4, 3, 2, 1 oppure nessuna tangente comune.
Caso (b) Se r ` e una retta vericante la [1] che interseca AB, tracciamo le due rette r

e r

, parallele a r,
che passano rispettivamente per A e per B (g. 2). Si ha allora
dist(r

, r

) = dist(A, r) + dist(r, B) = d .
Dunque r

e r

sono entrambe tangenti a

(in particolare A e B sono necessariamente esterni a tale


cerchio).
Costruito il rombo AHBK circoscritto a

, un altro gruppo di soluzioni del nostro problema sar` a allora


costituito da quelle rette, tangenti a e parallele a uno dei lati del rombo AHBK, che intersecano il rombo
stesso. Evidentemente tali rette non possono essere pi` u di quattro.
22 I problemi della Scuola Normale

A
C
K
H
B
r

r
r

Figura 2
Dal momento che i due gruppi di rette indicate comprendono tutte le possibili soluzioni del problema,
possiamo concludere che vi sono al pi` u otto soluzioni.
Qualora sia AB < d, il problema si semplica notevolmente, in quanto il caso (b) non si pu` o vericare, e
le uniche soluzioni possibili sono le tangenti comuni a e

che non intersecano AB.


H
K
A B C

8
Figura 3
OSSERVAZIONE Non ` e facile assegnare condizioni esplicite su A, B, e d che assicurino la risolubilit` a del
problema o che ne indichino, pi` u in generale, il numero di soluzioni. Si pu` o per` o costruire, per ogni intero n
compreso fra 0 e 8, un esempio in cui il problema ha esattamente n soluzioni. I casi estremi (zero soluzioni
per il cerchio
0
, otto soluzioni per il cerchio
8
) sono indicati nella Figura 3.
Anno 1909 23
1909.1 In un piano sono dati due circoli che si tagliano in due punti. Si domanda di condurre per uno
di questi punti una retta sulla quale le corde staccate dai due circoli stiano fra loro in un rapporto dato.
RISOLUZIONE Indichiamo con O
1
e O
2
i centri dei due cerchi, con P e P

le loro due intersezioni e con k


il rapporto assegnato. Sia r una retta passante per P che verica la propriet` a richiesta, tale cio` e che, dette
A
1
e A
2
le sue ulteriori intersezioni con i due cerchi (g. 1), risulti A
1
P = k A
2
P.
Detti M
1
e M
2
i punti medi delle corde A
1
P e A
2
P, si ha allora
M
1
P = k M
2
P .
Osserviamo che i segmenti M
1
O
1
e M
2
O
2
sono fra loro paralleli perch e entrambi ortogonali a r. Condotta
per P la perpendicolare s a r, se A
1
e A
2
non coincidono con P

la retta per O
1
e O
2
interseca s in un punto
Q, e per il teorema di Talete
O
1
Q = k O
2
Q . [1]
O
1
Q O
2
A
1
A
2
M
1
M
2
P
P

r
Figura 1
Viceversa, se Q ` e un punto della retta per O
1
e O
2
che verica la [1], ` e sufciente condurre per P la retta
perpendicolare al segmento PQ; le corde staccate dai due cerchi su tale retta stanno fra loro nel rapporto k.
Osserviamo che, se k = 1, vi sono due punti sulla retta per O
1
e O
2
che vericano la [1]; pertanto vi sono
due rette per P che risolvono il problema (g. 1 e g. 2).
O
1
O
2
Q
P
P

r
Figura 2
24 I problemi della Scuola Normale
Se k = 1, vi sono ancora due soluzioni: una ` e la retta per P e P

(quindi A
1
= A
2
= P

), laltra ` e la
perpendicolare in P al segmento che congiunge P con il punto medio di O
1
O
2
(vedi Figura 3).
O
1
O
2
P
P

r
O
1
O
2
Q
P
r
Figura 3
Anno 1911 25
1909.2
*
Dimostrare che se a
1
, a
2
, . . . , a
n
sono n numeri diversi da zero, fra i quali sussiste la relazione
_
a
2
1
+ a
2
2
+ + a
2
n1
_ _
a
2
2
+ a
2
3
+ + a
2
n
_
=
(a
1
a
2
+ a
2
a
3
+ + a
n1
a
n)
2
,
i numeri stessi sono necessariamente in progressione geometrica.
RISOLUZIONE Lespressione
= (a
1
a
2
+ a
2
a
3
+ + a
n1
a
n)
2

_
a
2
1
+ a
2
2
+ + a
2
n1
_ _
a
2
2
+ a
2
3
+ + a
2
n
_
` e il discriminante (ridotto) dellequazione di secondo grado:
_
a
2
1
+ a
2
2
+ + a
2
n1
_
x
2

2 (a
1
a
2
+ a
2
a
3
+ + a
n1
a
n) x +
_
a
2
2
+ a
2
3
+ + a
2
n
_
= 0 .
[1]
Riordinando i termini lequazione [1] si pu` o porre nella forma
_
a
2
1
x
2
2 a
1
a
2
x + a
2
2
_
+
_
a
2
2
x
2
2 a
2
a
3
x + a
2
3
_
+ +
_
a
2
n1
x
2
2 a
n1
a
n
x + a
n
y
2
_
= 0
o anche
(a
1
x a
2)
2
+ (a
2
x a
3)
2
+ + (a
n1
x a
n)
2
= 0 .
Poich e il discriminante ` e nullo, la [1] ha ununica soluzione x
0
; quindi risulta:
(a
1
x
0
a
2)
2
+ (a
2
x
0
a
3)
2
+ + (a
n1
x
0
a
n)
2
= 0 .
Una somma di termini non negativi, per` o, si annulla solo se ciascun termine ` e nullo; pertanto
a
2
= x
0
a
1
, a
3
= x
0
a
2
, a
n
= x
0
a
n1
;
cio` e i numeri a
1
, a
2
, . . . , a
n
costituiscono una progressione geometrica di ragione x
0
.
1911.1 Dividere un dato arco di cerchio in due archi le cui corde siano tra loro in un rapporto dato.
RISOLUZIONE Il problema si pu` o risolvere utilizzando il teorema della bisettrice: la bisettrice
condotta da un vertice di un triangolo divide il lato opposto in parti proporzionali ai lati adiacenti.
Sia

AB larco assegnato e sia P il punto che divide il segmento AB in due parti AP e PB che stanno fra
loro nel rapporto dato. Indichiamo con M il punto medio di

AB e con Q il punto opposto a M rispetto al
centro del cerchio (g. 1). Il punto C, ottenuto intersecando larco

AB con la retta per P e Q, risolve il
problema: infatti la retta per C e Q ` e la bisettrice dellangolo A

CB, dal momento che i due archi



AQ e

QB sono uguali per costruzione, e che quindi anche i rispettivi angoli alla circonferenza A

CQ e Q

CB sono
uguali.
OSSERVAZIONE Dato un segmento AB, il luogo dei punti P tali che AP e PB stanno in un rapporto dato ` e
una circonferenza, detta circonferenza di Apollonio, di diametro P
1
P
2
, dove P
1
e P
2
sono i due
punti della retta per A e B, luno interno ad AB e laltro esterno, che hanno distanze da A e B nel rapporto
dato.
Pertanto il punto C richiesto si pu` o ottenere anche intersecando larco

AB con la circonferenza di Apollonio
relativa ad AB e al rapporto dato (g. 2).
26 I problemi della Scuola Normale
Q
M
A B
C
P
P
2
P
1
A B
C
Figure 1, 2
1912.2
*
In un dato quadrilatero inscrivere un parallelogrammo il cui centro cada in un punto dato.
RISOLUZIONE Supporremo che il quadrilatero assegnato ABCD risulti convesso e che il punto P sia interno
ad esso. Diremo che un parallelogrammo ` e inscritto in un quadrilatero se ha un vertice su ogni lato del
quadrilatero.
Sia HKLM un parallelogrammo che risolve il problema, e dunque ha il centro in P e i vertici H, K, L,
M rispettivamente sui lati AB, BC, CD, DA. Poich e le diagonali di un parallelogrammo si bisecano, per
individuare i punti H e L occorre tracciare per P una retta che intersechi AB e CD in due punti equidistanti
da P.
Se i lati AB e CD sono paralleli, il problema non ha soluzione, a meno che P non giaccia sulla retta parallela
e equidistante da AB e CD, nel qual caso ogni retta per P che intersechi i lati AB e CD determina punti H
e L accettabili.
Se AB e CD non sono paralleli, i loro prolungamenti si incontreranno in un punto O (g. 1). Detto O

il
simmetrico di O rispetto a P, i punti H e L sono necessariamente lintersezione di AB con la parallela a
CD passante per O

e lintersezione di CD con la parallela ad AB passante per O

.
Allo stesso modo si caratterizzano i punti K e M.
A
B
C
D
H
K
L
M
P
O
O

Figura 1
DISCUSSIONE La costruzione descritta sopra consente, quando ` e possibile, di determinare il parallelo-
grammo di centro P inscritto in ABCD; occorre ora determinare in quali casi tale parallelogrammo esiste
effettivamente.
Anno 1912 27
Supponiamo dapprima che i lati AB e CD non siano paralleli; indichiamo con r, s le due semirette,
concorrenti in O, che contengono AB e CD (g. 2). Per ogni punto P interno ad ABCD passa una e una
sola retta t che interseca r e s in due punti, H e L, simmetrici rispetto a P; per poter risolvere il problema
assegnato occorre che la retta t tagli r e s allinterno dei segmenti AB e CD. La costruzione della retta t,
precedentemente descritta, mostra che ci` o si verica se e soltanto se il punto O

, simmetrico di O rispetto a
P, cade allinterno del parallelogrammo delimitato dalle parallele a s passanti per A, B e dalle parallele a r
per C, D (vedi g. 2, ove tale parallelogrammo ` e ombreggiato).
A
B
C
D
H
L
O
O

Z
W
P
t
r
s
Figura 2
Ci` o equivale, come ` e facile vericare, a dire che il punto P ` e interno al parallelogrammo S
1
= D

ZB

W,
ove D

e B

sono i punti medi dei lati AD e BC, mentre Z e W sono i punti medi delle diagonali AC e BD.
Nel caso speciale in cui i lati AB e CD sono paralleli, S
1
si riduce al segmento B

, e la condizione di
esistenza di H e L ` e ancora che P appartenga a S
1
.
In modo analogo si pu` o vedere che lesistenza di due punti K e M su BC e AD, simmetrici rispetto a P, ` e
equivalente allappartenenza di P al parallelogrammo S
2
= A

ZC

W, ove A

e C

sono i punti medi di AB


e CD.
In conclusione, condizione necessaria e sufciente afnch e il problema dato abbia soluzione ` e che il punto
P appartenga al parallelogrammo S ottenuto intersecando S
1
e S
2
(vedi g. 3, in cui tale parallelogrammo ` e
ombreggiato).
A
B
C
D
A

Z
W
Figura 3
Si noti che S contiene sempre almeno il segmento ZW, e degenera in tale segmento quando ABCD ` e un
trapezio (se poi ABCD ` e un parallelogrammo, ZW si riduce ad un punto).
Allinfuori dei casi degeneri, la soluzione ` e unica.
28 I problemi della Scuola Normale
1915.2
*
Dimostrare che se per un punto interno ad una sfera si conducono tre piani, a due a due
perpendicolari, le somme delle aree dei tre cerchi che essi determinano sulla sfera ` e costante.
RISOLUZIONE Indichiamo con O e r il centro e il raggio della sfera; sia un cerchio giacente su di essa e
sia C il centro di . Usando il teorema di Pitagora si vede che il raggio di ` e uguale a

r
2
OC
2
,
e quindi larea di ` e uguale a (r
2
OC
2
).
Sia ora P un punto interno alla sfera e siano
1
,
2
,
3
tre piani passanti per P e a due a due perpendicolari.
Indichiamo con
1
,
2
,
3
i tre cerchi ottenuti intersecando la sfera con
1
,
2
,
3
e con C
1
, C
2
, C
3
i rispettivi
centri. Si ha allora:
area(
1
) + area(
2
) + area(
3
) =

_
3 r
2

_
OC
1
2
+ OC
2
2
+ OC
3
2
_
.
[1]
Supponiamo dapprima che i tre punti C
1
, C
2
, C
3
siano distinti da O. Dato che il piano passante per O, C
2
,
C
3
` e parallelo al piano
1
(e analogamente per
2
,
3
), il parallelepipedo di spigoli OC
1
, OC
2
, OC
3
` e un
parallelepipedo rettangolo avente come vertice opposto ad O il punto P. Si ha dunque:
OP
2
= OC
1
2
+ OC
2
2
+ OC
3
2
. [2]

1
P
O
C
3
C
1
C
2
Figura 1
`
E facile vericare che la [2] ` e ancora valida quando qualcuno dei tre punti C
1
, C
2
, C
3
coincide con O.
Dalla [1] e dalla [2] segue:
area(
1
) + area(
2
) + area(
3
) =
_
3 r
2
OP
2
_
.
Questa uguaglianza mostra che la somma delle aree dei tre cerchi
1
,
2
,
3
dipende solo da P, e non dalla
scelta della terna di piani
1
,
2
,
3
.
Anno 1926 29
1923.2
*
Dati due punti sopra le facce di un diedro, qual ` e la spezzata minima che li unisce e che ha un
vertice sullo spigolo?
RISOLUZIONE Siano e i due semipiani che costituiscono il diedro, Ae B i punti dati, con Aappartenente
ad e B a , r lo spigolo del diedro e M il vertice della spezzata che appartiene allo spigolo (g. 1). La
spezzata minima richiesta deve consistere necessariamente dei due soli segmenti AM e MB; si deve quindi
determinare M su r in modo che la somma AM + MB sia minima.
Sia

il semipiano opposto a e si consideri la rotazione che manda il semipiano su

; essa manda il
punto A in un punto A

di

e, per ogni punto M di r, il segmento AM nel segmento A

M. Risulta quindi
AM = A

M e dunque AM + MB = A

M + MB ed ` e chiaro per la disuguaglianza triangolare


che questultima somma raggiunge il suo minimo valore quando A

, M e B sono allineati.
Dunque la spezzata cercata ` e quella di vertici A, N, B, ove N ` e il punto di intersezione di r con il segmento
A

B.

r
A

A
B
M
N
Figura 1
1926.2
*
Condurre un piano che seghi un dato angolo tetraedro in un parallelogrammo.
RISOLUZIONE Siano O il vertice e r
1
, r
2
, r
3
, r
4
gli spigoli dellangolo dato. Sia
ij
il piano passante per r
i
e r
j
, i, j = 1, 2, 3, 4. Si pu` o supporre che
13
lasci r
2
e r
4
in semispazi distinti. Sia s lintersezione dei piani

13
e
24
: proviamo che per ogni punto Q di s esiste un piano che lo contiene e tale che lintersezione
con langolo dato sia un parallelogrammo.
Per questo, basta costruire una retta r di
24
contenente Q, una retta t di
13
contenente Q in modo che Q
sia il punto medio dei segmenti staccati su r e t rispettivamente dalle rette r
1
e r
3
e dalle rette r
2
e r
4
(g. 1):
il piano per r e t avr` a allora la propriet` a richiesta (infatti un quadrilatero le cui diagonali si intersecano nei
loro punti medi ` e un parallelogrammo).
Siamo ricondotti cos` al seguente problema: date due rette r

e r

uscenti da un punto O e un punto Q fuori


di esse, costruire una retta s passante per Q e tale che Q sia il punto medio del segmento staccato da r

e r

su s.
Per risolvere questo problema (si veda anche 1912.2) basta costruire il punto R simmetrico di O rispetto a
Q (g. 2); le parallele condotte da R alle due rette determinano assieme ad esse un parallelogrammo di cui
una diagonale ` e OR e laltra giace sulla retta cercata.
30 I problemi della Scuola Normale
O
O
Q
r
2
r
1
s
r
3
r
4
Q
R
t
s
r

s
Figura 1
1927.2 Determinare il luogo dei centri delle circonferenze ottenute segando una supercie sferica con
i piani passanti per un punto qualunque dello spazio.
RISOLUZIONE Siano O il centro della sfera data, P il punto assegnato (che supporremo distinto da O) e P
0
il punto medio del segmento OP (g. 1).
Se Q ` e un punto del luogo cercato (dunque Q ` e centro del cerchio sezione della sfera con un piano passante
per P), il segmento OQ ` e perpendicolare al piano . Inoltre il triangolo rettangolo PQO ` e inscritto nel
cerchio di centro P
0
e raggio OP
0
che giace nel piano passante per O e P e perpendicolare ad . Ne segue
che P
0
Q = P
0
P, e allora ogni punto Q del luogo cercato ` e interno alla sfera data e appartiene alla supercie
sferica S di centro P
0
e raggio P
0
P.
Viceversa, se Q ` e interno alla sfera data e appartiene a S, il triangolo PQO ` e rettangolo in Q e quindi il
punto Q ` e il centro del cerchio ottenuto tagliando la sfera data con il piano passante per P e Q e ortogonale
a OQ.
Dunque il luogo cercato ` e costituito dalla parte della supere sferica S di centro P
0
e raggio P
0
P che ` e
interna alla sfera data. Si noti che se il punto P ` e interno alla sfera data, detto luogo ` e costituito dallintera
supercie sferica S.

P
P
0
O
Q
S
Figura 1
Anno 1929 31
1929.2
*
Vericare che il luogo dei punti M tali che la somma dei quadrati delle loro distanze da tre
punti dati A, B, C sia uguale ad una assegnata costante k
2
` e un cerchio.
RISOLUZIONE Facendo uso di un sistema di coordinate cartesiane ortogonali la verica ` e immediata.
Un altro modo di risolvere il problema parte dallosservazione che per valori di k troppo piccoli nessun
punto verica la condizione richiesta ed il luogo ` e quindi vuoto. Cerchiamo di determinare k
0
, il pi` u piccolo
valore di k per cui ci` o non accade, e supponiamo che Osia un punto del piano per cui OA
2
+OB
2
+OC
2
= k
2
0
;
per ogni altro punto M risulter` a MA
2
+ MB
2
+ MC
2
OA
2
+OB
2
+OC
2
. Se per P e Q generici punti del
piano si indica con

PQ il vettore applicato in P con estremo libero Q abbiamo, per ogni punto M:

MA =

MO +

OA,

MB =

MO +

OB ,

MC =

MO +

OC ,
da cui seguono le uguaglianze:
MA
2
= MO
2
+ OA
2
+ 2

MO

OA,
MB
2
= MO
2
+ OB
2
+ 2

MO

OB ,
MC
2
= MO
2
+ OC
2
+ 2

MO

OC
( il punto indica il prodotto scalare di due vettori ), e quindi
_
MA
2
+ MB
2
+ MC
2
_

_
OA
2
+ OB
2
+ OC
2
_
=
3 MO
2
+ 2

MO (

OA +

OB +

OC ) .
[1]
Il secondo membro della [1] ` e sempre maggiore o uguale a 0 per qualunque scelta di M se scegliamo come
O il punto individuato dalla equazione

OA +

OB +

OC = 0, che ` e quindi il baricentro del triangolo


ABC. Si ha dunque k
2
0
= OA
2
+OB
2
+OC
2
; per ogni k maggiore o uguale a k
0
il luogo richiesto pu` o essere
descritto da
MO
2
=
1
3
_
k
2

_
OA
2
+ OB
2
+ OC
2
_
,
ed ` e quindi il cerchio di centro in O e raggio r dato da
r =
_
1
3
_
k
2

_
OA
2
+ OB
2
+ OC
2
_
.
OSSERVAZIONE La propriet` a enunciata vale anche nel caso in cui si ha un numero nito di punti A
1
, A
2
,
. . . , A
n
in luogo dei tre punti A, B, C. La formula [1] diviene allora
_
MA
1
2
+ + MA
n
2
_

_
OA
1
2
+ + OA
n
2
_
=
nMO
2
+ 2

MO (

OA
1
+ +

OA
n
) ,
e ancora il punto O che rende minima la quantit` a MA
1
2
+ +MA
n
2
` e quello individuato dalla condizione

OA
1
+ +

OA
n
= 0, cio` e il baricentro del sistema di punti A
1
, . . . , A
n
.
32 I problemi della Scuola Normale
1939
`
E dato un rettangolo ABCD. Facendolo ruotare attorno al lato AB si ottiene un primo cilindro
e facendolo ruotare attorno al lato BC si ottiene un secondo cilindro. Si conosce la somma 4 S
2
delle
superci laterali dei due cilindri; e pure si conosce la somma V
3
dei volumi degli stessi. Si domanda di
determinare i lati del rettangolo ABCD.
Qual ` e la condizione di realt ` a? Quante soluzioni ha il problema? Fissato V , qual ` e il massimo valore
possibile per S?
RISOLUZIONE Indichiamo con x e y rispettivamente il lato minore e quello maggiore di ABCD; le superci
laterali dei due cilindri (g. 1) sono uguali a 2 xy e 2 y x, mentre i corrispondenti volumi sono dati da
x
2
y e y
2
x.
B
C D
A
x
y
Figura 1
Anno 1943 33
Si ha allora 4 S
2
= 4 xy e V
3
= (x
2
y + y
2
x), cosicch e il problema si riduce a risolvere il sistema
simmetrico:
_
_
_
xy = S
2
x + y =
V
3
S
2
[1]
con la condizione 0 < x y.
Le soluzioni del sistema [1] sono le radici positive dellequazione di secondo grado
t
2

V
3
S
2
t + S
2
= 0 [2]
e tale equazione ha radici reali se e soltanto se (V
3
/S
2
)
2
4 S
2
0, cio` e V
3
/S
2
2 S, ovvero se risulta
V
3

2 S . [3]
Se la condizione [3] ` e soddisfatta, le radici della [2] sono positive, essendo positivi la loro somma e il loro
prodotto.
Pertanto si pu` o concludere che, se V
3

2 S, il problema ammette la sola soluzione


x =
1
2 S
2
_
V
3

_
V
6
4 S
6
_
,
y =
1
2 S
2
_
V
3
+
_
V
6
4 S
6
_
,
Dalla condizione [3] si vede poi facilmente che, ssato V , il massimo valore possibile di S per cui il
problema ha soluzioni ` e
S
max
=
V
3

2
.
In corrispondenza di tale valore di S, il rettangolo ABCD ` e un quadrato.
1943 Determinare un triangolo rettangolo di cui siano noti il perimetro e il raggio del cerchio inscritto.
Una volta ssato il raggio del cerchio inscritto, qual ` e il valore minimo del perimetro?
RISOLUZIONE Indichiamo con r il raggio del cerchio inscritto e con 2 p il perimetro del triangolo cercato e
consideriamo due semirette m e n fra loro perpendicolari uscenti da un punto A. Siano M e P due punti su
m, N e Q due punti su n tali che
AN = AM = r , AP = AQ = p ;
conduciamo le circonferenze C e C

tangenti a m e n rispettivamente nei punti M, N e P, Q; sia il minore


degli archi che i punti P, Q individuano su C

(g. 1).
Se t ` e una tangente comune a C e a , essa individua sulle semirette m e n due punti B e C tali che il
triangolo ABC risolve il problema. Infatti C ` e la circonferenza inscritta in tale triangolo e, dalluguaglianza
dei segmenti BR, BP e CR, CQ (ove R ` e il punto di tangenza fra t e ), si ha che il perimetro di ABC ` e
2 p.
Il problema pertanto avr` a soluzione se larco ` e esterno alla circonferenza C oppure ` e tangente ad essa;
poich e i centri di C e C

stanno sulla bisettrice di mn, ci` o avviene se e solamente se


r + r

2 p

2 p ,
che equivale a p r (3 + 2

2).
34 I problemi della Scuola Normale
Il valore minimo del perimetro 2 p ` e dunque 2 r (3 + 2

2); in tal caso C e risultano tangenti fra di loro e


il triangolo ABC ` e isoscele.
Si noti che tale costruzione si pu` o effettuare per ogni scelta dellangolo in A e quindi consente di costruire
un triangolo, dati un angolo, il perimetro e il raggio del cerchio inscritto.
N
C
Q
n
A M B P
m
R

C
Figura 1
1960.3
`
E pi ` u facile, gettando una volta un dado, ottenere 6, oppure, gettandolo tre volte, ottenere tutte
e tre le volte un numero pari?
RISOLUZIONE Supporremo che a ogni lancio ciascuna faccia del dado abbia la stessa probabilit` a di uscire.
La probabilit`a che in un lancio esca un determinato numero ` e quindi 1/6, perch e vi sono 6 risultati
possibili equiprobabili. Dunque la probabilit` a che al primo lancio esca il numero 6 ` e 1/6, mentre la
probabilit` a che esca un numero pari ` e 1/2 in quanto a tale risultato si perviene in 3 modi distinti sui 6
risultati possibili. Poich e ` e ragionevole supporre che risultati di lanci successivi siano tra loro indipendenti,
si ottiene che la probabilit` a che in tre lanci esca sempre un numero pari ` e
1
2

1
2

1
2
=
1
8
.
`
E quindi pi` u probabile ottenere 6 (o una qualsivoglia determinata faccia del dado) in un solo lancio che
ottenere un numero pari per 3 lanci consecutivi.
Anno 1962 35
1961.4
*
Con una bilancia a piatti e un certo numero di pesi, si vogliono pesare oggetti di peso inferiore
a 500 grammi, con un errore non superiore ad un grammo. Non si possono mettere pesi nel piatto su cui
poggia loggetto. Dire qual ` e il numero minimo di pesi sufcienti a tale scopo.
RISOLUZIONE Poich e ci accontentiamo di un errore non superiore ad un grammo, ` e sufciente scegliere i
pesi in modo da poter esprimere, con loro combinazioni, tutti i pesi corrispondenti ai numeri pari da 2 a
498.
`
E facile convincersi che a tale scopo sono sufcienti 8 pesi; per esempio i pesi da
2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256 grammi.
Inoltre 8 ` e il numero minimo: infatti, disponendo di k pesi, se ne possono scegliere h (h k) in
_
k
h
_
modi
diversi; quindi con k pesi si possono ottenere al pi` u
p(k) =
k

h=1
_
k
h
_
valori distinti. Ricordando la formula del binomio di Newton, abbiamo
k

h=0
_
k
h
_
= (1 + 1)
k
= 2
k
e quindi p(k) = 2
k
1.
Se k 7 si ha p(k) 127; siccome gli oggetti da pesare hanno peso compreso fra 0 e 500 grammi e lerrore
massimo consentito (per difetto o per eccesso) ` e di un grammo, qualora bastassero 7 pesi occorrerebbe
poter ricoprire un intervallo di lunghezza 500 con non pi` u di 127 intervalli di lunghezza al pi` u 2. Ci` o ` e
ovviamente impossibile, in quanto 2 127 < 500.
1962.5
*
Si sostiene talvolta che noi usiamo il sistema decimale di numerazione (per cui, ad esempio,
362 signica 3 10
2
+ 6 10 + 2) in quanto abbiamo 10 dita.
Un marziano, dopo aver visto scritta lequazione:
x
2
16 x + 41 = 0 ,
invitato a scrivere la differenza delle radici scrive 10.
Quante dita hanno i marziani?
(N.B. Per i numeri compresi fra 0 e 6 la scrittura dei marziani coincide con la nostra).
RISOLUZIONE Supponiamo che i marziani abbiano N dita e quindi usino il sistema di numerazione in base
N. Possiamo subito osservare che N > 6, in quanto i simboli 0, 1, 2, 3, 4, 5 e 6 hanno lo stesso signicato
per noi e per i marziani. Inoltre i simboli 10, 16 e 41 che per noi indicano rispettivamente il numero delle
nostre dita, il numero delle nostre dita aumentato di 6, e quattro volte il numero delle nostre dita aumentato
di 1 indicheranno per i marziani rispettivamente i numeri
N , N + 6 , 4 N + 1 .
Daltra parte lalgoritmo risolutivo delle equazioni di secondo grado (come tutte le regole algebriche) ` e
indipendente dal sistema di numerazione prescelto; pertanto le due radici dellequazione
x
2
+ b x + c = 0
hanno in ogni caso differenza uguale a
=
_
b
2
4 c .
Nel nostro caso dovr` a dunque essere N =
_
(N + 6)
2
4 (4 N + 1), da cui si ricava
36 I problemi della Scuola Normale
N = 8 .
I marziani hanno dunque 8 dita (anche se, invitati a scrivere il numero delle loro dita, scriverebbero 10).
1963.5 Un podista si trova su un punto della Terra, che supponiamo perfettamente sferica. Percorre
un chilometro verso nord, poi uno verso est e inne uno verso sud. Si ritrova al punto di partenza.
Quali sono i punti di partenza che obbediscono a questa condizione?
RISOLUZIONE Si osserva subito che il polo sud obbedisce alla condizione richiesta.
Sia P un altro di tali punti. Per prima cosa, esso deve distare pi` u di un chilometro dal polo nord e, in
particolare, non pu` o essere il polo nord.
Indichiamo con A il punto un chilometro a nord di P, con B il punto un chilometro ad est di A, cosicch e il
percorso del podista avviene lungo la spezzata PABP.
I tratti PA e BP giacciono sul meridiano passante per P (g. 1), hanno uguale lunghezza e sono percorsi
in verso opposto; pertanto A coincide con B e quindi il percorso AB ` e un cammino chiuso, consistente in
un intero parallelo (percorso una o pi` u volte).
Si conclude allora che, oltre al polo sud, i soli punti che vericano la condizione richiesta sono i punti che
giacciono sui paralleli C
p
tali che il parallelo un chilometro a nord di C
p
abbia lunghezza di 1/p chilometri,
per p = 1, 2, . . . .
P
A=B
Figura 1
Anno 1967 37
1967.2
*
Sono assegnate tre rette parallele. Esiste un triangolo equilatero con i vertici rispettivamente
sulle tre rette?
RISOLUZIONE Indichiamo le tre rette con a, b, c, supponendo che a sia interna alla striscia delimitata
dalle altre due. Per dare risposta (affermativa) al quesito, utilizzeremo losservazione che un triangolo ` e
equilatero se e solo se una rotazione di 60

gradi attorno ad un vertice trasforma uno degli altri due vertici


nel terzo.
Fissiamo dunque, in modo arbitrario, un punto B sulla retta b ed eseguiamo una rotazione di 60

attorno
a B, indicando con a

la trasformata della retta a e con C lintersezione fra a

e c. Dato che C appartiene


alla retta a

, esso ` e il trasformato, tramite la rotazione considerata, di un punto A appartenente ad a. Per


determinare A basta intersecare a con il cerchio di centro B e raggio BC, scegliendo delle due intersezioni
quella che sta dalla stessa parte di B rispetto ad a

(g. 1). Il triangolo ABC risolve il problema.


Poich e le rotazioni di 60

che si possono eseguire attorno a B sono due, a seconda del verso scelto, i triangoli
equilateri con un vertice in B, un vertice sulla retta a e il terzo vertice sulla retta c sono due. Essi sono
simmetrici fra loro rispetto alla perpendicolare alla retta b in B. Nel caso speciale in cui a ` e la bisettrice
della striscia (b, c), i due triangoli hanno il lato BC in comune e perpendicolare alle tre rette.
a

B
C
A
b
a
c
Figura 1
OSSERVAZIONE Un secondo modo di costruire il triangolo cercato ` e il seguente. Fissato un punto B di b, si
tracci da B una delle due rette, formanti con le tre parallele un angolo di 30

(g. 2). Sia poi D lintersezione


fra r e c, e sia A lintersezione di a con lasse del segmento BD. Il cerchio avente centro in A e raggio
uguale a AB interseca la retta b, oltre che in D, in un secondo punto C. Poich e AB = AC e B

AC = 60

(in
quanto B

AC e B

DC sono rispettivamente langolo al centro e langolo alla circonferenza relativi al cerchio
e allarco

BC) si pu` o concludere che ABC ` e un triangolo equilatero.
38 I problemi della Scuola Normale
B
A
C
D

r
c
a
b
Figura 2
Anno 1968 39
1968.3 Sono dati in un piano quattro punti A, B, C, D, in modo che A, B, C e A, B, D siano vertici
di triangoli equilateri distinti. Determinare tutte le circonferenze che godono della seguente propriet ` a: i
quattro punti A, B, C, D hanno dalla circonferenza ugual distanza.
RISOLUZIONE Il quadrilatero ADBC ` e costituito dai due triangoli equilateri ABC e ABD simmetrici
rispetto alla retta per A e B.
Sia una circonferenza equidistante dai punti A, B, C, D e siano O e r il suo centro e il suo raggio.
Osserviamo intanto che non pu` o passare per nessuno dei quattro punti, perch e in tal caso dovrebbe passare
per tutti, ma il quadrilatero ACBD non ` e inscrittibile in una circonferenza.
I punti A, B, C, D non possono neppure trovarsi tutti da una stessa parte rispetto alla circonferenza (tutti
interni o tutti esterni ad essa): ne seguirebbe infatti che essi sono equidistanti dal centro di .
Si danno allora due casi:
(1) tre punti sono da una parte di e uno dallaltra;
(2) due punti sono interni a e due sono esterni.
La distanza di un punto P da ` e r OP se P ` e interno a , OP r se P ` e esterno.
Nel caso (1), supponendo ad esempio che A, B, C stiano dalla stessa parte, si deve avere:
AO r = BO r = CO r = r DO;
quindi O ` e il circocentro del triangolo ABC e ha raggio
r =
AO + DO
2
=

3
2
AB.
Le circonferenze di questo tipo sono dunque quattro, a seconda che il punto isolato sia D, C, B oppure A;
oltre alla circonferenza sopra descritta si ha quindi la sua simmetrica rispetto ad AB, la circonferenza che
ha centro in B (circocentro del triangolo ACD) e raggio r = AB/2 e inne la simmetrica di questultima
rispetto alla retta per C e D.
Nel caso (2), i due punti interni a devono essere equidistanti dal suo centro O, e cos` pure i due punti
esterni; dunque O appartiene allasse dei due punti interni e allasse dei due punti esterni. Poich e gli assi
dei segmenti AD e BC sono paralleli e distinti, e lo stesso accade per gli assi dei segmenti AC e BD, la
sola possibilit` a ` e che O sia il punto di incontro degli assi di AB e CD, cio` e il centro del rombo ACBD
(g. 1). Sar` a allora:
AO r = BO r = r CO = r DO;
da cui
r =
AO + CO
2
=

3 + 1
4
AB.
A B
C
D
O
Figura 1
40 I problemi della Scuola Normale
Abbiamo cos` trovato cinque circonferenze distinte che hanno la propriet` a richiesta; dallanalisi fatta segue
chiaramente che non ve ne sono altre.
Anno 1970 41
1970.4 Fissato un intero positivo n, determinare il pi ` u piccolo intero m tale che, presi comunque m
numeri interi positivi, una almeno delle seguenti eventualit ` a si verichi:
(a) tra gli m numeri considerati ve ne sono n uguali;
(b) tra gli m numeri considerati ve ne sono n distinti.
RISOLUZIONE Consideriamo un insieme S di numeri che non verica nessuna delle due propriet` a. In S vi
sono allora non pi` u di (n 1) tipi diversi di numeri, altrimenti (b) sarebbe soddisfatta, e di ciascun tipo ve
ne sono non pi` u di (n 1), in caso contrario sarebbe vericata la (a). Dunque S non pu` o contenere pi` u di
(n 1) (n 1) = (n 1)
2
elementi.
Osserviamo per` o che deve risultare
m > (n 1)
2
;
` e facile infatti costruire un insieme di (n 1)
2
numeri che non contiene n numeri uguali n e contiene n
numeri diversi fra loro: basta prendere (n 1) classi ciascuna contenente (n 1) numeri uguali fra loro, in
modo che elementi di classi diverse siano diversi. Ad esempio:
1, 1, . . . , 1
. .
(n 1) volte
, 2, 2, . . . , 2
. .
(n 1) volte
, . . . , (n 1), (n 1), . . . , (n 1)
. .
(n 1) volte
.
Dunque, il pi` u piccolo m per cui ` e certamente vericata una delle eventualit` a (a), (b) ` e dato da (n 1)
2
+ 1.
42 I problemi della Scuola Normale
1971.4
*
Una palla si trova su un biliardo in posizione P. Provare che esiste almeno una direzione
secondo cui si pu` o lanciare la palla in modo che essa non ripassi mai per la posizione P.
Si consideri il biliardo privo di attrito e si supponga che il rimbalzo alle sponde obbedisca alla stessa legge
di riessione della luce.
RISOLUZIONE Supponiamo il biliardo rettangolare, con lati di lunghezza a e b; introduciamo un sistema di
assi cartesiani ortogonali aventi origine O nel centro del biliardo e assi paralleli ai lati.
Indichiamo con P(t) la posizione della palla allistante t, con P = P(0) la posizione iniziale, con A(t) e
B(t) le proiezioni di P(t) rispettivamente sullasse x e sullasse y e inne con
x
e
y
le componenti della
velocit` a iniziale lungo le direzioni degli assi (g. 1).
y
x O A(t)
B(t)
P(t)

x
Figura 1
Se
x
= 0, oppure
y
= 0, la palla ripassa certamente per P. A meno di invertire la direzione di uno o di
entrambi gli assi, possiamo supporre

x
> 0,
y
> 0 .
Osserviamo che, durante il moto, la componente della velocit` a lungo lasse x si mantiene costante in modulo
e cambia segno a ogni rimbalzo lungo i lati verticali del biliardo; allo stesso modo, la componente lungo
lasse y ` e costante in modulo e cambia segno a ogni rimbalzo lungo i lati orizzontali.
Caso semplice Trattiamo dapprima il caso in cui la posizione iniziale P ` e lorigine, dunque A(0) = B(0) =
O.
Il punto A(t) coincider` a nuovamente con O se e soltanto se tale punto ha percorso una distanza che ` e
multipla di a, il che avviene negli istanti
t =
na

x
, n = 1, 2, . . . ;
analogamente B(t) coincider` a con B(0) = O negli istanti
t =
mb

y
, m = 1, 2, . . . .
Pertanto la palla ritorna nella posizione iniziale se e soltanto se esistono degli interi m, n tali che
na
y
= mb
x
. [1]
La condizione [1] equivale a dire che i numeri
y
/
x
e b/a sono razionalmente dipendenti, cio` e vi ` e un
numero razionale m/n che moltiplicato per il primo d` a il secondo.
Osservando ora che assegnare la direzione iniziale equivale ad assegnare il rapporto
y
/
x
, da quanto detto
si ricava che esistono innite direzioni iniziali che vericano la condizione richiesta: basta che sia
Anno 1971 43

x
=
b
a
con irrazionale;
in tal caso, infatti, la [1] non ` e soddisfatta per nessuna scelta degli interi m e n, e dunque la palla non ritorna
mai nella posizione iniziale (ad esempio si pu` o prendere
x
= a,
y
= b

2).
Caso generale Siano ora x
0
e y
0
le coordinate del punto iniziale P. Il punto A(t) ritorner` a in A(0), di
ascissa x
0
, dopo aver effettuato o un numero pari o un numero dispari di rimbalzi sulle sponde verticali. La
prima eventualit` a si verica negli istanti
t =
2 na

x
, n = 1, 2, . . . ;
la seconda negli istanti
t =
2 na + 2
_
a
2
x
0
_

x
=
(2 n + 1) a 2 x
0

x
, n = 0, 1, 2, . . . ;
Analogamente il punto B(t) ritorna nella posizione iniziale B(0) negli istanti
t =
2 mb

y
, m = 1, 2, . . .
e
t =
(2 m+ 1) b 2 y
0

y
, m = 0, 1, 2, . . . .
Pertanto la palla ritorna nella posizione iniziale P se e soltanto se esistono due interi m ed n che vericano
una delle condizioni seguenti
na
y
= mb
x
, [1]
2 na
y
= [(2 m+ 1) b 2 y
0
]
x
, [2]
[(2 n + 1) a 2 x
0
]
y
= 2 mb
x
, [3]
[(2 n + 1) a 2 x
0
]
y
= [(2 m+ 1) b 2 y
0
]
x
. [4]
Scegliamo la velocit` a iniziale, come nel caso precedente, in modo che
y
/
x
non sia razionalmente dipen-
dente da b/a e mostriamo che, con tale scelta, la palla passa al pi` u tre sole volte da P. Ne seguir` a la tesi, in
quanto la direzione dellultimo passaggio in P ovviamente non d` a luogo a ulteriori passaggi per P.
Per la scelta effettuata di
y
/
x
, la [1] non si pu` o vericare.
Se esistessero due distinte coppie di interi n, m e n

, m

per le quali ` e soddisfatta la condizione [2], si


avrebbe
2 na
y
= [(2 m+ 1) b 2 y
0
]
x
,
2 n

a
y
= [(2 m

+ 1) b 2 y
0
]
x
,
da cui, sottraendo membro a membro,
2 (n n

) a
y
= 2 (mm

) b
x
e dunque
y
/
x
e b/a sarebbero razionalmente dipendenti.
Allo stesso modo si prova che non vi possono essere due coppie distinte n, m e n

, m

che vericano la
condizione [3], n e che vericano la condizione [4].
Dunque [2], [3], [4] possono, ciascuna, essere soddisfatte al pi` u una volta e dunque la palla ritorner` a nella
posizione iniziale al pi` u 3 volte.
44 I problemi della Scuola Normale
OSSERVAZIONE1 Si pu` o facilmente vericare che se le condizioni [2] e [3] sono entrambe soddisfatte allora
` e soddisfatta anche la [4]. Inoltre, se si verica la [4] per una certa coppia di interi n e m, allora la traiettoria
della palla passa per un vertice del rettangolo. Le traiettorie che non sono razionalmente dipendenti dai
lati del biliardo (cio` e con
y
/
x
e b/a non razionalmente dipendenti) e che non passano per i vertici possono
al pi` u vericare, e un sola volta, una delle condizioni [2] o [3].
OSSERVAZIONE 2 Un altro metodo per risolvere il problema, pi` u conciso ma che fa uso di nozioni non
elementari sulla cardinalit` a degli insiemi, ` e il seguente.
Si osserva anzitutto che ad ogni rimbalzo sulle pareti, poich e langolo di incidenza ` e uguale allangolo di
riessione, il percorso riesso ` e simmetrico del prolungamento del percorso incidente rispetto al lato su cui
avviene il rimbalzo (g. 2).
Dunque se si costruiscono le immagini simmetriche del biliardo rispetto a tutti i suoi lati, e successivamente si
costruiscono i simmetrici di tali immagini, innite volte, attorno ai loro lati, si ottiene un tappezzamento del
piano con rettangoli delle stesse dimensioni del biliardo e in ciascuno di essi risulta individuata limmagine
del punto di partenza (g. 3).
Per losservazione precedente, il percorso ` e rappresentato da una semiretta t uscente dal punto iniziale P;
pertanto la palla torner` a in P se e soltanto se la semiretta t passa per una delle immagini di P stesso.
Ma linsieme delle immagini simmetriche di P ` e in corrispondenza biunivoca con linsieme dei numeri
naturali, cio` e ` e un insieme numerabile; mentre linsieme delle semirette uscenti da P non ` e numerabile
(esso ` e in corrispondenza biunivoca, ad esempio, con linsieme dei punti della circonferenza di raggio
unitario e centro P, dunque con linsieme dei numeri reali compresi fra 0 e 2 , il quale non ` e numerabile).
Dunque esiste almeno una (anzi, innite) semiretta uscente da P che non passa per alcuna delle immagini
simmetriche di P; il corrispondente percorso della palla sul biliardo non ritorna dunque mai in P.
P
P
t
Figure 2, 3
OSSERVAZIONE 3 Di fronte alla propriet` a geometrica espressa dallesercizio in esame, si possono studiare
interessanti propriet` a di tipo statistico del moto ideale di una palla di biliardo. Ad esempio si pu` o dimostrare
che ogni traiettoria che partendo da P non vi ritorna passa innite volte in un intorno di raggio arbitrariamente
piccolo di ogni punto del biliardo, e in particolare di P. Vengono per questo dette traiettorie quasi-periodiche
(o ergodiche); si pu` o dimostrare che le traiettorie quasi-periodiche sono quasi tutte, in un senso che, per
essere precisato matematicamente, richiede un considerevole apparato, ma che ` e intuitivamente chiaro in
termini statistici, se si tiene presente losservazione 2; le traiettorie che partono da P e vi ritornano formano
un insieme numerabile, quelle che non vi tornano formano un insieme innito pi` u che numerabile e sono
quindi molte di pi` u.
Anno 1974 45
1973.3
*
Un treno parte da Pisa. Il macchinista controlla il cronometro e nota che la lancetta dei
secondi ` e sullo zero. Dopo aver percorso 8 chilometri, il macchinista controlla di nuovo il cronometro e
nota che la lancetta dei minuti copre esattamente quella delle ore. La velocit ` a media del treno per gli 8
chilometri percorsi ` e di 33 chilometri lora. A che ora ` e partito il treno da Pisa?
RISOLUZIONE Osserviamo subito che le informazioni in nostro possesso non ci permetteranno di stabilire
se il treno ` e partito prima o dopo mezzogiorno. Supponiamo quindi che il treno sia partito il mattino, e
precisamente p minuti dopo la mezzanotte, con p intero compreso fra 1 e 12 60 = 720. Per percorrere 8
chilometri alla velocit` a media di 33 km/h, il treno impiega 8 60/33 minuti; perci` o, quando il macchinista
guarda nuovamente il cronometro, sono trascorsi p + 160/11 minuti dalla mezzanotte.
Daltra parte, la lancetta dei minuti si sovrappone a quella delle ore 11 volte ogni mezza giornata, cio` e
una volta ogni 12 60/11 minuti. Allora, nellistante in cui il macchinista guarda per la seconda volta il
cronometro, sono trascorsi k 720/11 minuti da mezzanotte, con k intero.
Deve essere quindi, per p, k interi e 1 p 720:
720
11
k = p +
160
11
,
da cui si ricava
80 (9 k 2) = 11 p . [1]
Da 1 p 720 segue
11 720 k 160 720 11 ,
e quindi, dovendo essere k intero, necessariamente
1 k 11 . [2]
Daltra parte, per la [1], il numero 9 k 2 deve essere divisibile per 11; ma lunico numero k che verica
la [2] e tale che 9 k 2 sia divisibile per 11 ` e k = 10, da cui, per la [1], p = 640. Quindi il treno ` e partito
alle 10 : 40.
1974.5 Dati tre numeri interi a, b, c aventi massimo comun divisore 1, vericare che i numeri della
forma
a m
2
+ b m+ c ,
con m intero qualunque, non possono essere tutti divisibili per 14.
Generalizzare il risultato.
RISOLUZIONE Dimostriamo direttamente che il risultato vale non solo per il numero 14 ma per qualunque
intero N 3. Ragioniamo per assurdo, distinguendo due casi.
Caso (a) Se N ha un divisore dispari d > 1, allora scegliendo m = 0 si ottiene che c ` e divisibile per d
e quindi anche a m
2
+ b m lo ` e, per qualunque m. In particolare (m = 1 e m = 1) i numeri a + b e a b
risultano divisibili per d, cos` come la loro somma 2 a e la loro differenza 2 b. Ma allora, essendo d dispari,
anche a e b hanno d per fattore, il che ` e impossibile.
Caso (b) Se N ` e una potenza di 2 non inferiore a 4, cio` e N = 2
k
con k 2, si pu` o ragionare come per il
caso precedente e si ottiene che tutti e tre i numeri a, b, c sono divisibili per 2
k1
.
Si osservi che per N = 2 il risultato ` e falso: ad esempio, se a = b = 1 e c = 2, si ha che m
2
+m+2 = m(m+1)+2
` e sempre pari.
46 I problemi della Scuola Normale
1976.3 Sia n un intero maggiore di 2 e sia un triangolo rettangolo. Dimostrare che la potenza
n-esima della lunghezza dellipotenusa di ` e maggiore della somma delle potenze n-esime dei cateti.
RISOLUZIONE Siano x, y, z rispettivamente le lunghezze dei cateti e dellipotenusa; quindi
x
z
< 1 ,
y
z
< 1 .
Pertanto, se n > 2, si ha:
_
x
z
_
n
<
_
x
z
_
2
,
_
y
z
_
n
<
_
y
z
_
2
e quindi
x
n
+ y
n
z
n
=
_
x
z
_
n
+
_
y
z
_
n
<
_
x
z
_
2
+
_
y
z
_
2
=
x
2
+ y
2
z
2
= 1 .
1977.1
*
Su un tavolo orizzontale vi ` e una pila di 7 dischi metallici perfettamente uguali, ognuno di
diametro 40 cm.
Dire quale ` e la distanza massima sul piano orizzontale che pu` o avere il centro del disco pi ` u alto dal centro
del disco pi ` u basso senza che la pila crolli.
RISOLUZIONE Indichiamo con C
k
la proiezione, sul piano del tavolo, del centro del k-esimo disco (dallalto),
e con B
k
la proiezione del baricentro del gruppo dei primi k dischi (sempre dallalto).
Perch e la pila stia in equilibrio occorre che il baricentro dei primi k dischi stia sopra il (k + 1)-esimo disco,
e cio` e, dato che il raggio di ogni disco ` e 20 cm:
B
k
C
k+1
20 con k = 1, 2, . . . , 6 . [1]
Noti i punti B
k
e C
k+1
il punto B
k+1
si ricava cos`: esso sta sul segmento B
k
C
k+1
(g. 1) ed ` e
B
k
B
k+1
=
1
k + 1
B
k
C
k+1
.
Allora le condizioni per lequilibrio della pila si traducono in
_

_
B
1
B
2

1
2
20
B
2
B
3

1
3
20
. . .
B
5
B
6

1
6
20
B
6
C
7
20
[2]
Anno 1977 47
C
k+1
B
k+1
B
k
Figura 1
Osserviamo che ` e C
1
B
1
, e che la distanza tra le proiezioni dei centri del primo e del settimo disco ` e
dunque B
1
C
7
. Ma la lunghezza di B
1
C
7
` e non superiore a quella della spezzata B
1
B
2
B
3
B
4
B
5
B
6
C
7
, quindi
C
1
C
7
20
_
1 +
1
2
+ +
1
6
_
= 49
per ogni pila di dischi in equilibrio (g. 2).
Mostriamo che ` e possibile costruire una pila per cui C
1
C
7
= 49: se i punti C
1
, C
2
, . . . , C
7
sono allineati
(in questordine), e se C
1
C
2
= 20, C
2
C
3
= 20/2, . . . , C
6
C
7
= 20/6, ` e facile vericare che le [1] e le [2]
diventano tutte delle uguaglianze, e che C
1
C
7
= 49.
Si pu` o generalizzare facilmente il risultato a k dischi di raggio r: per essi risulta
C
1
C
k
r
_
1 +
1
2
+ +
1
k 1
_
.
Figura 2
48 I problemi della Scuola Normale
1979.1
*
Un battello scende lungo un ume; sia alla partenza sia a ogni stazione intermedia salgono
sul battello tanti passeggeri, ognuno diretto ad una diversa stazione, quante sono le fermate successive.
Sapendo che il numero massimo di passeggeri contemporaneamente presenti sul battello ` e 380, si determini
il numero delle stazioni.
RISOLUZIONE Sia n il numero delle stazioni, compresa la stazione di partenza. Il battello parte con n 1
passeggeri a bordo: alla prima stazione ne scende uno e ne salgono n 2; sul battello vi sono ora 2 (n 2)
passeggeri. Alla stazione seguente ne scendono 2 e ne salgono n 3, e il numero dei passeggeri passa a
3 (n 3). Per ricorrenza si deduce che il battello riparte dalla k-esima stazione con k (n k) passeggeri.
Ora osserviamo che il prodotto p q di due interi positivi aventi somma assegnata n ` e massimo quando risulta:
p =
n
2
, q =
n
2
se n ` e pari;
p =
n + 1
2
, q =
n 1
2
se n ` e dispari.
Infatti, posto p = n/2, q = n/2+, lespressione p q = n
2
/4
2
` e tanto pi` u grande quanto pi` u ` e piccolo.
Nel nostro caso si ha k (n k) = 380; poich e 380 non ` e della forma n
2
/4 per alcun n, mentre invece si ha
380 = 19 20, si conclude che
k = 20 e n k = 19
(o viceversa) e quindi si ha n = 39.
1979.3 Per un punto P passano tre superci sferiche distinte tra loro. Si considerino le affermazioni
seguenti:
(a) nessuna retta passante per P ` e tangente a tutte e tre le sfere;
(b) nessuna sfera ` e tangente a unaltra;
(c) esiste un altro punto Q comune alle tre superci sferiche.
Dire, per ogni coppia di affermazioni, se esse sono incompatibili, se sono equivalenti o se una delle due
implica laltra.
RISOLUZIONE Siano S
1
, S
2
, S
3
le tre sfere passanti per P e siano
1
,
2
,
3
i rispettivi piani tangenti in P.
Proviamo che (a) implica (b).
Supponiamo infatti, per assurdo, che valga (a) e non valga (b) e siano, ad esempio, S
1
e S
2
tangenti in P.
Allora
1
=
2
e lintersezione di
1
,
2
,
3
contiene almeno una retta per P, che risulta tangente alle tre
sfere, contro lipotesi.
Da (b) per` o non segue (a): basta per questo considerare tre sfere per P tali che i tre piani
1
,
2
,
3
che pur
essendo distinti (e quindi nessuna sfera ` e tangente ad unaltra) abbiano in comune una retta r, che quindi ` e
tangente alle tre sfere.
Dunque (a) implica (b) (in particolare (a) e (b) sono compatibili), ma le due affermazioni non sono
equivalenti.
Da (a) segue (c). Supponiamo infatti che valga (a); per quanto gi` a dimostrato, vale anche (b), e di
conseguenza Sia il piano di ; ` e distinto da
3
, altrimenti la retta tangente a in P sarebbe tangente
alle tre sfere. Pertanto lintersezione di con S
3
` e un cerchio
1
passante per P, che non ` e tangente a
(altrimenti la retta tangente a e a
1
sarebbe tangente alle tre sfere) e quindi
1
ha con , oltre a P, un altro
punto in comune, Q, che appartiene alle tre sfere. Ci` o prova (c).
Da (c) non segue per` o (a). In un piano prendiamo una circonferenza , e sia P un punto di ; se scegliamo
tre sfere distinte S
1
, S
2
e S
3
contenenti , queste vericano la condizione (c) perch e hanno in comune inniti
punti distinti da P, ma non vericano (a) perch e la retta tangente a in P ` e tangente a tutte e tre le sfere.
Anno 1980 49
Da (b) non segue (c). Vediamo un controesempio: lintersezione di S
1
e S
2
` e una circonferenza per P, e
possiamo scegliere S
3
in modo che sia tangente a in P; allora le tre sfere hanno in comune il solo punto P
(e dunque non vericano lipotesi (c)), ma nessuna di esse ` e tangente a nessunaltra (e dunque vale lipotesi
(b)).
Invece, da (c) segue immediatamente (b). Ragionando per assurdo, se due sfere sono tangenti la loro
intersezione ` e costituita da un solo punto, e quindi le tre sfere hanno in comune il solo punto P, per cui
lipotesi (c) non ` e vericata.
Abbiamo cos` dimostrato che:
dallaffermazione (a) segue la (b) ma dalla (b) non segue la (a);
dallaffermazione (a) segue la (c) ma dalla (c) non segue la (a);
dallaffermazione (c) segue la (b) ma dalla (b) non segue la (c).
1980.6 Unautostrada ha n caselli a distanze successive di p chilometri. Si ` e osservato che ogni
macchina entra con uguale probabilit ` a da ogni casello e esce con uguale probabilit ` a da un altro casello.
Trovare la lunghezza del percorso medio di ogni macchina.
RISOLUZIONE Per ragioni di simmetria baster` a tener conto delle sole vetture che percorrono lautostrada in
una direzione; poich e ogni percorso fra gli n caselli ` e equiprobabile, il percorso medio ` e la media aritmetica
delle lunghezze di tutti i percorsi possibili.
Dal primo casello sono possibili (n 1) percorsi, dal secondo (n 2) e cos` via; dunque il numero dei
percorsi possibili ` e
1 + 2 + (n 2) + (n 1) =
n(n 1)
2
,
e la media aritmetica delle loro lunghezze ` e
p
n
=
1 + [1 + 2] + + [1 + 2 + + (n 1)]
n(n 1)/2
p .
Osserviamo che la precedente relazione si pu` o porre nella forma
p
n
=
_
1 +
1 + + [1 + 2 + + (n 2)]
(n 1) (n 2)/2
n 2
n
_
p
da cui segue che
p
n
= p + p
n1
n 2
n
. [1]
Poich e, ovviamente, si ha p
2
= p, dalla [1] si ricava p
3
= p + p/3 = 4 p/3, p
4
= p + 2 p/3 = 5 p/3. Proviamo
per induzione che ` e
p
n
=
n + 1
3
p . [2]
Supponiamo dunque che per un certo n
0
si abbia p
n0
= (n
0
+ 1) p/3; dalla [1] si ottiene:
p
n0+1
= p + p
n0
n
0
1
n
0
+ 1
= p +
n
0
1
3
p =
n
0
+ 2
3
p ,
dunque la [2] ` e soddisfatta per n
0
+ 1, e quindi per tutti gli interi n 2.
Il percorso medio di ogni vettura ` e dunque di (n + 1) p/3 chilometri.
50 I problemi della Scuola Normale
1981.6
*
Dato un tetraedro avente 5 dei 6 spigoli di lunghezza minore o uguale a 2, provare che il suo
volume ` e minore o uguale a 1. In quale caso il volume ` e uguale a 1?
RISOLUZIONE Siano A, B, C, D i vertici del tetraedro e supponiamo che gli spigoli diversi da CD abbiano
lunghezze non superiori a 2.
Detta S la supercie del triangolo ABC e h laltezza del tetraedro relativa al vertice D, si ha:
volume(ABCD) =
1
3
S h. [1]
Sia H la proiezione di D sulla retta per A e B e sia h

= DH (g. 1); ovviamente h

` e maggiore o uguale
alla distanza di D dal piano di ABC, dunque si ha:
h h

, [2]
e il segno di uguaglianza vale solo quando le facce ABD e ABC sono ortogonali.
Poniamo ora AB = a; poich` e nel triangolo ABD i lati AD e BD hanno lunghezza minore o uguale a 2, si
ha:
h

_
4
a
2
4
. [3]
Infatti, se ad esempio AH BH e dunque BH a/2,
h

2
= BD
2
BH
2
4
a
2
4
.
Nella [3] il segno di uguaglianza si ha solo quando BD = AD = 2.
Allo stesso modo si vede che laltezza del triangolo ABC relativa al lato AB ` e minore o uguale a
_
4 a
2
/4;
dunque per la sua area si ha
S
a
2
_
4
a
2
4
, [4]
valendo il segno di uguaglianza solo quando BC = AC = 2.
Dalle [1], [2], [3], [4] si ricava allora:
volume(ABCD)
a
6
_
4
a
2
4
_
=
a
24
(4 a) (4 + a) =
1
24
[4 (2 a)
2
] (4 + a) .
Ovviamente se 0 a 2, lespressione [4 (2 a)
2
] (4 + a) raggiunge il suo massimo per a = 2; dunque
volume(ABCD) 1 .
A C
B
D
H
K
h
h

A C
B
H
D
Figure 1, 2
Anno 1982 51
Dalla discussione precedente ` e poi chiaro che il volume ` e uguale a 1 se e solo se ABC e ABD sono triangoli
equilateri di lato 2 situati in piani ortogonali (quindi CD =

6) (g. 2).
1982.5
*
Dato un piano e due punti P, Q nello stesso semispazio si considerino le sfere passanti per
i punti P, Q e tangenti al piano .
Si richiede di determinare il luogo dei punti di tangenza.
RISOLUZIONE Sia S una sfera passante per i punti P, Q e tangente al piano ; indichiamo con T il punto
di tangenza. Conduciamo la retta r per P, Q; si possono presentare due casi.
Caso (a) La retta r non ` e parallela al piano .
s
r

L
C
S
T
P
Q
Figura 1
Indichiamo allora con L il punto di intersezione fra r e ; L ` e distinto da T, in quanto per tre punti in linea
retta non passa alcuna sfera, dunque T ` e esterno alla retta r.
Consideriamo il piano per r e T (g. 1); detto piano taglia la sfera in un cerchio C e il piano lungo una
retta s. C passa per i punti P, Q ed ` e tangente in T alla retta s; dunque, per il teorema della secante
e della tangente, risulta:
LT
2
= LP LQ. [1]
Viceversa, ogni punto T del piano che verica la [1] ` e punto di tangenza con di una sfera che passa per
T, P, Q e ha centro sulla perpendicolare ad in T. (Per costruire il centro di tale sfera basta intersecare il
piano perpendicolare al segmento PQ nel suo punto medio con la perpendicolare ad in T.)
Si conclude quindi che il luogo cercato dei punti di tangenza ` e linsieme dei punti di che vericano la [1],
e quindi ` e un cerchio di centro L e raggio medio proporzionale fra LP e LQ.
Caso (b) La retta r ` e parallela al piano .
52 I problemi della Scuola Normale

Q
P
S
T
Figura 2
In questo caso il piano perpendicolare al segmento PQ nel suo punto medio ` e perpendicolare ad e
quindi contiene, oltre al centro della sfera S, anche il punto di tangenza T (g. 2).
Viceversa, ogni punto della retta comune a e ` e punto di tangenza con di una sfera che passa per T,
P, Q e ha centro sulla perpendicolare ad in T. (Per costruire il centro di tale sfera questa volta occorre
intersecare la perpendicolare ad in T con il piano perpendicolare al segmento PT nel suo punto medio.)
Nel caso (b), pertanto, si pu` o concludere che il luogo cercato ` e la retta che si ottiene intersecando con il
piano perpendicolare al segmento PQ nel suo punto medio.
1983.5
*
Due amici si sono iscritti alla prima classe di un liceo. Tale liceo ha due sezioni, le cui prime
classi hanno rispettivamente n e m studenti, con n e m compresi tra 20 e 30.
Sapendo che la probabilit ` a che i due amici si trovino nella stessa classe ` e 1/2, dire quanti sono gli studenti
delle due classi.
RISOLUZIONE Indichiamo con A e B i due amici, e sia M la classe con m studenti e N la classe con n
studenti.
Vi sono m casi, su un totale di m+ n, nei quali A viene iscritto in M; sapendo poi che A sta in M, in m1
casi su m + n 1, anche B viene iscritto in M. Perci` o la probabilit` a che A e B siano entrambi in M ` e
m(m1)
(m+ n) (m+ n 1)
.
Analogamente, la probabilit` a che i due amici risultino iscritti entrambi in N ` e espressa da
n(n 1)
(m+ n) (m+ n 1)
.
La probabilit` a che A e B siano nella stessa classe ` e espressa dalla somma delle probabilit` a sopra calcolate.
Si ottiene cos` lequazione
m(m1) + n(n 1)
(m+ n) (m+ n 1)
=
1
2
, [1]
ossia
Anno 1984 53
2 [m
2
+ n
2
(m+ n)] = (m+ n)
2
(m+ n) ,
m
2
+ n
2
2 mn (m+ n) = 0 .
Lequazione [1] ` e dunque equivalente a
(mn)
2
= m+ n, [2]
con m e n fra 20 e 30. Dalla [2] si deduce che m + n ` e un quadrato perfetto; necessariamente, allora, si
ha che m + n = 49 che ` e il solo quadrato perfetto compreso fra 40 e 60. Supponendo per esempio m > n,
otteniamo
_
m + n = 49
mn = 7
e risolvendo si ha
m = 28 , n = 21 .
In conclusione le due classi hanno 28 e 21 studenti.
1984.6
*
Siano dati una circonferenza e un punto P distinto dal centro. Sia PAB un triangolo che,
tra tutti quelli che hanno un vertice in P e i rimanenti due su , abbia perimetro massimo.
Dimostrare che le due bisettrici uscenti dai vertici A e B passano per il centro di .
(Non si richiede la costruzione geometrica, n e la determinazione degli elementi del triangolo.)
RISOLUZIONE Sia PAB un triangolo che, fra tutti quelli che hanno un vertice in P e gli altri due su , ha
perimetro massimo. Proviamo che la bisettrice di P

AB ` e perpendicolare alla tangente a in A e dunque
passa per il centro della circonferenza data.
Ragioniamo per assurdo e supponiamo che la perpendicolare p a detta bisettrice non sia tangente alla
circonferenza. La retta p ha quindi in comune con oltre ad A un altro punto C (g. 1). Proveremo che il
triangolo PCB ha perimetro maggiore di quello di PAB. Sia infatti P

il simmetrico di P rispetto a p; i
punti P

, A, B sono allineati (in quanto p ` e la perpendicolare alla bisettrice di P



AB) e risulta
PA = P

A, PC = P

C .
B
A
C
P

O
P
p
Figura 1
Dalla disuguaglianza triangolare applicata al triangolo P

CB si ha
54 I problemi della Scuola Normale
P

B < P

C + CB
e dunque
PA + AB = P

A + AB = P

B < P

C + CB = PC + CB.
Abbiamo cos` costruito un triangolo PCB che ha perimetro maggiore di PAB; dunque PAB non ha
perimetro massimo, contro lipotesi. Ovviamente lo stesso ragionamento si pu` o ripetere per il vertice B.
OSSERVAZIONE1 Dalla propriet` a dimostrata segue P

AB = 2O

AB, P

BA = 2O

BA, ma poich e il triangolo


OAB ` e isoscele si ricava O

AB = O

BA; pertanto il triangolo PAB di perimetro massimo ` e isoscele. Se


anche il punto P giace sulla circonferenza, anche la bisettrice di A

PB passer` a per il centro di e quindi


il triangolo APB, avendo lincentro coincidente con il circocentro, risulta equilatero. In questo modo si ` e
dimostrato che, fra tutti i triangoli inscritti in un cerchio, quello di perimetro massimo ` e equilatero, risultato
che non ` e facilmente dimostrabile in modo elementare per altra via.
OSSERVAZIONE 2 La propriet` a enunciata nel problema si pu` o ottenere anche con il seguente ragionamento
di tipo meccanico. Consideriamo un elastico teso che passa per il punto P (ssato), per i punti A e B (liberi
di muoversi sulla circonferenza ) e che si chiude tornando in P. Supponiamo che la tensione dellelastico,
in ogni congurazione, sia la stessa in tutti i suoi punti. La posizione dei punti A e B per i quali il perimetro
del triangolo PAB ` e massimo corrisponde al massimo allungamento possibile dellelastico e rappresenta
quindi una posizione di equilibrio (instabile) dello stesso.
P
B
O
F
F
1
F
2
A

Figura 2
`
E chiaro che in tale congurazione la risultante

F delle due forze

F
1
e

F
2
che trasmettono al punto A la
tensione nelle direzioni PA e PB (g. 2) deve essere perpendicolare alla tangente al cerchio nel punto A;
in caso contrario, infatti, vi sarebbe una componente non nulla di

F nella direzione della tangente e dunque


il punto A non sarebbe di equilibrio.
La tesi segue facilmente osservando che |

F
1
| = |

F
2
| e di conseguenza il parallelogrammo individuato da

F
1
,

F
2
,

F ` e un rombo; dunque gli angoli formati dalle forze

F
1
,

F e

F
2
,

F sono uguali.
Anno 1985 55
1985.1 Leguaglianza
p! + q! + r! = s!
` e soddisfatta per p = q = r = 2 e s = 3.
Dire se esistono altri numeri interi positivi per cui tale eguaglianza ` e vera.
(Si ricorda che n! indica il fattoriale di n, cio` e il prodotto n (n1) . . . 3 2 1 dei primi n numeri interi.)
RISOLUZIONE Supponiamo di aver trovato quattro numeri p, q, r, s che vericano leguaglianza. Sia, ad
esempio, p q r; il numero r sar` a certamente strettamente minore di s, e quindi r s 1. Avremo
allora
s! = p! + q! + r! 3 r!
e
s! = s (s 1)! s r!
per cui risulter` a s 3.
Ma lespressione p! + q! + r! vale almeno 3, e quindi deve essere s = 3.
I numeri p, q, r e di conseguenza i rispettivi fattoriali sono tutti minori o uguali a 2; afnch e possa valere
leguaglianza p! + q! + r! = s! = 6 ` e necessario che sia p = q = r = 2.
1985.2
*
Si considerino nel piano due circonferenze e

di eguale raggio. Determinare il luogo dei


punti medi P dei segmenti AA

con A in e A

in

.
RISOLUZIONE Indichiamo rispettivamente con O, O

i centri delle due circonferenze e con M il punto


medio di OO

. Tracciamo la circonferenza
0
di centro M e raggio uguale a quello di e

.

0

O
O

A B
M
P
B

Figura 1
Prendiamo Asu e A

su

. Costruiamo partendo da Ail segmento AB parallelo, congruente e equiverso al


segmento OM: ne segue che ABMO ` e un parallelogramma, e dunque B ` e su
0
. Costruiamo poi partendo
da A

il segmento A

parallelo, congruente e equiverso al segmento O

: avremo che A

MO

` e un
parallelogramma, e dunque B

` e su
0
. Inoltre, i segmenti AB e A

sono uguali e paralleli, e dunque


ABA

` e un parallelogramma. Quindi il punto medio P di AA

` e anche punto medio di BB

, che ` e una
corda della circonferenza
0
, per cui P ` e interno a
0
; se i punti B e B

coincidono (il che accade se il


segmento AA

` e parallelo a OO

) il punto medio P giace su


0
.
Daltra parte se P ` e un punto interno alla circonferenza
0
consideriamo la corda BB

staccata da
0
sulla
retta perpendicolare in P alla retta MP. Il punto P ` e punto medio di tale corda e, con la stessa costruzione
vista sopra, possiamo determinare un punto A su e un punto A

su

in modo che P sia punto medio


di AA

; se P ` e sulla circonferenza
0
, possiamo usare la stessa costruzione prendendo B e B

coincidenti
con P.
Questo dimostra che il luogo cercato coincide col cerchio racchiuso da
0
.
56 I problemi della Scuola Normale
1985.3 Fra i triangoli equilateri contenuti in un quadrato assegnato, determinare quelli di area massima.
RISOLUZIONE Osserviamo (g. 1) che se un triangolo equilatero ABC ` e contenuto in un quadrato, ` e
possibile traslarlo in modo che un suo vertice coincida con un vertice del quadrato. Da tale posizione ` e poi
possibile ruotarlo intorno al vertice in modo che laltezza relativa giaccia sulla diagonale del quadrato.
A
B
C
B

Figura 1
Si vede cos` che larea massima ` e realizzata dal triangolo A

, che si ottiene quando gli altri due


vertici cadono sui lati del quadrato; detta a la lunghezza del lato del quadrato, il lato di tale triangolo
equilatero ` e dato da
A

=
a
cos 15

=
a
_
(1 + cos 30

)/2
=
a
_
(2 +

3)/4
= 2 a
_
2

3
e larea massima ottenibile ` e a
2
(2

3 3).
Anno 1985 57
1985.4 Fissati due punti P e Q su due lati consecutivi di un dato rettangolo, si determinino sugli altri
due lati due punti R e S tali che il quadrilatero PQRS abbia area massima.
RISOLUZIONE Siano P, Q, R e S quattro punti rispettivamente sui lati AD, AB, BC e CD del rettangolo. I
punti P e Qsono ssi, mentre Re S vanno scelti in modo da rendere massima larea del quadrilatero PQRS,
vale a dire in modo da rendere minima la somma delle aree dei triangoli PDS, SCR e RBQ. Poniamo
AD = a , AB = b , PD = c , QB = d
DS = x, CR = y ;
la quantit` a da rendere minima ` e dunque (a parte un fattore 2)
S = xc + (b x) y + (a y) d = xc + (b d) y xy + a d
A B
Q
D C
S
P
R
Figura 1
Supponiamo x ssato; essendo i termini xc, a d costanti occorre minimizzare (b d x) y, con 0 y a.
`
E ovvio che si hanno tre casi, a seconda del segno di b d x:
(1) se x < b d il minimo si ha per y = 0;
(2) se x > b d il minimo si ha per y = a;
(3) se x = b d la grandezza ` e costantemente nulla.
Facciamo ora variare x, tenendo conto che deve essere 0 x b: nel caso (1) si ha S = xc + a d e quindi il
minimo si ha per x = 0, nel qual caso S = a d. Nel caso (2) si ha S = xc+(bd) axa+a d = a bx(ac) e
il minimo si avr` a in corrispondenza del massimo valore possibile per x, cio` e per x = b, nel qual caso S = b c.
Osserviamo inne che il terzo caso si pu` o escludere, in quanto si avrebbe
S = a d + (b d) c = b c + (a c) d
che ` e certamente maggiore tanto di a d quanto di b c.
Concludiamo che se b c > a d larea massima di PQRS si ha quando S coincide con D e R coincide con C;
se b c < a d larea massima si ha quando S coincide con C e R con B.
SECONDA SOLUZIONE Se il quadrilatero PQRS ha area massima, modicando comunque R o S si otterr` a un
quadrilatero di area non superiore a quella di partenza. Mostriamo che certe scelte di R e di S non possono
massimizzare larea. Distinguiamo tre casi, a seconda della lunghezza di DS.
Se DS ` e pi` u corto di AQ (g. 2), tenendo sso S, larea di PQRS aumenta se aumenta quella del triangolo
SQR e questo ha area massima quando R coincide con C, perch e a parit` a di base laltezza ` e maggiore.
Quindi, se DS < AQ, il punto R deve coincidere con C; il quadrilatero PQCS non ha certamente area
massima se S = D. Dunque, fra i quadrilateri per cui DS < AQ, lunico possibile candidato ` e quello con
R = C e S = D.
A A A Q Q Q B B B
P P P
D S C D S
R
C=R D=S C=R
Figura 2
58 I problemi della Scuola Normale
Se DS = AQ, qualunque scelta di R porta ad unarea per PQRS pari alla met` a di quella di ABCD, ma se
BR = AP certamente tale area pu` o essere aumentata.
Se DS > AQ (g. 3), allora tenendo sso S conviene prendere R coincidente con B, e per R = B larea
del quadrilatero non ha un massimo se S = C; laltro candidato per larea massima ` e dunque PQRS con
R = B, S = C.
A A A Q Q Q B
R
P P P
D S D S D C C C=S
B=R B=R
Figura 3
Fra PQCD e PQBC il primo quadrilatero ha area maggiore se CB QB < DC DP, equivalente a
AD (AB AQ) < AB (ADAP), cio` e AB AP < AD AQ, e nalmente AP/AD < AQ/AB.
1985.5 Per la costruzione di un certo ponte si prevede che il costo di ogni arcata sar` a di 18 s
2
miliardi
di lire, ove s ` e la distanza in chilometri tra i due piloni di sostegno di quellarcata, mentre il costo di ogni
pilone sar` a di mezzo miliardo.
Se il ponte deve essere lungo 3 chilometri quale sar` a il costo minimo dellopera?
s
1
s
2
s
n
3 km
RISOLUZIONE Sia n il numero delle arcate, di lunghezza s
1
, s
2
, . . . , s
n
; il ponte avr` a quindi n 1 piloni.
Si richiede di determinare numero e lunghezza delle arcate, in modo da rendere minimo il costo di costruzione
1
2
(n 1) + 18
_
s
2
1
+ s
2
2
+ + s
2
n
_
con la condizione
s
1
+ s
2
+ + s
n
= 3 .
Cominciamo col provare che in una congurazione che realizza il costo minimo fra quelle con un numero n
di arcate ssato, queste devono avere uguale lunghezza; infatti, se due arcate consecutive hanno lunghezza
a
1
= a h e a
2
= a + h, il loro contributo al costo ` e proporzionale a a
2
1
+ a
2
2
= 2 a
2
+ 2 h
2
e pu` o essere
ridotto prendendo h = 0, ossia sostituendo le due arcate di lunghezza a
1
e a
2
con due arcate uguali lunghe
a = (a
1
+ a
2
)/2.
Dunque in una congurazione di costo minimo con n arcate, queste hanno tutte lunghezza 3/n, e il numero
n che minimizza il costo ` e quello per cui ` e minima lespressione
Anno 1985 59
1
2
(n 1) + 18 n
_
3
n
_
2
=
1
2
_
n +
18
2
n
_

1
2
Tenuto conto che i numeri n e 18/n
2
hanno prodotto costante, si avr` a che la loro somma ` e minima quando
sono uguali, cio` e quando n = 18.
Il costo minimo dellopera sar` a allora, in miliardi di lire:
1
2
(18 1) + 18 18
_
3
18
_
2
= 8.5 + 9 = 17.5 .
1985.6
*
Con una bilancia a piatti e disponendo di inniti pesi campione
p, p
1
, q
1
, p
2
, q
2
, . . . , p
n
, q
n
, . . .
da
1, , 1/,
2
, 1/
2
, . . . ,
n
, 1/
n
, . . .
grammi rispettivamente, dove ` e un numero reale maggiore di 1, si vogliono pesare tutti gli oggetti con
una precisione arbitrariamente grande. Per quali valori di ci ` o ` e possibile?
( N.B. Si dispone di un solo esemplare di ogni peso campione e non si possono mettere pesi campione sul
piatto che contiene loggetto da pesare ).
RISOLUZIONE Ricordiamo anzitutto che la somma dei primi n termini di una progressione geome-
trica a, a
2
, a
3
, . . . , a
n
` e
a (1 a
n
)/(1 a) .
Cos`, disponendo di un numero arbitrariamente grande di pesi da 1/, 1/
2
, . . . , 1/
n
grammi il peso
massimo che si pu` o bilanciare ` e
1

1 1/
n
1 1/
<
1
1
.
Se ` e maggiore di 2 si ha che 1/( 1) ` e strettamente minore di 1, e quindi lo scopo non potr` a essere
raggiunto. Si consideri infatti un peso p maggiore di 1/( 1) grammi e minore di 1 grammo, ad esempio
pari a
1 + 1/( 1)
2
; usando il peso da un grammo otteniamo una approssimazione di p per eccesso, mentre
usando solo i pesi da 1/
k
grammi otteniamo stime per difetto inferiori a 1/(1). Si vede quindi che tanto
la stima per eccesso che quelle per difetto differiscono dal peso vero per almeno
1 1/( 1)
2
grammi.
Mostriamo ora che lobiettivo pu` o essere conseguito se 1 < 2.
0




1
1
2

n+1
w
Figura 1
Fissato un peso w, da > 1 segue che vi ` e un unico intero relativo, che indichiamo con n
0
, tale che

n0
w <
n0+1
; [1]
60 I problemi della Scuola Normale
poniamo quindi sulla bilancia il peso da
n0
grammi (che sar` a il peso p se n
0
= 0, il peso p
n0
se n
0
> 0
oppure il peso q
m0
se n
0
= m
0
< 0).
Se w =
n0
abbiamo determinato w con precisione innita; altrimenti troviamo lintero n
1
per cui

n1
w
n0
<
n1+1
.
Dalla [1] e dalla diseguaglianza 2 otteniamo
0 w
n0
<
n0+1

n0
=
n0
( 1)
n0
per cui deve essere
n1+1

n0
, e quindi n
1
+ 1 n
0
. In particolare n
1
` e distinto da n
0
e possiamo dunque
aggiungere sulla bilancia il peso da
n1
grammi.
Proseguendo in questo modo si trover` a una sequenza strettamente decrescente di indici, n
0
, n
1
, n
2
, . . ., e sul
piatto della bilancia saranno messi i corrispondenti pesi da
n0
,
n1
,
n2
, . . ..
Questo procedimento pu` o terminare, nel qual caso il peso w ` e esattamente determinato, o proseguire ntanto
che per il peso residuo d da bilanciare non si ha

nh
d <
nh+1
e
nh+1
` e inferiore alla precisione richiesta.
Anno 1986 61
1986.1 Si determinino gli interi positivi k tali che il polinomio
x
5
+ x
4
+ x
3
+ k x
2
+ x + 1
sia prodotto di polinomi a coefcienti interi di grado minore di 5.
RISOLUZIONE Se il polinomio P ` e prodotto di due polinomi a coefcienti interi, si devono prendere in
considerazione due possibilit` a a priori distinte: P(x) = P
1
(x) P
2
(x) con P
1
(x) di grado 1 e P
2
(x) di grado
4 oppure P
1
(x) di grado 2 e P
2
(x) di grado 3. Possiamo sempre supporre che il coefciente del termine di
grado massimo di P
1
e di P
2
sia 1.
Nel primo caso si ha che P(x) = (xa) P
2
(x). Questo signica che a ` e una radice intera di P(x) e, dovendo
essere un divisore del termine noto, pu` o essere solo 1 o 1.
Se a = 1 deve essere P(a) = k +5 = 0, e quindi k = 5; se a = 1 deve essere P(a) = 1+11+k 1+1 =
k 1 = 0, e quindi k = 1.
Per il secondo caso osserviamo che i termini noti di P
1
e di P
2
hanno come prodotto 1; dunque sono entrambi
1 o entrambi 1.
Se sono entrambi 1 si ha:
P(x) = (x
2
+ a x + 1) (x
3
+ b
2
x
2
+ b
1
x + 1) =
x
5
+ (a + b
2
) x
4
+ (1 + a b
2
+ b
1
) x
3
+
(b
2
+ a b
1
+ 1)x
2
+ (a + b
1
) x + 1 ;
uguagliando i coefcienti dei termini di grado 4 e di grado 1 si ottiene a + b
2
= a + b
1
= 1, e quindi
b
1
= b
2
= 1 a; uguagliando i coefcienti degli altri due termini, e sostituendo b
1
a b
2
si ha
1 + a b
1
+ b
1
= 1
b
1
+ a b
1
+ 1 = k
e le due relazioni sono compatibili solo se k = 1, nel qual caso si ottiene che (a + 1) b
1
= (a + 1) (1 a) = 0
e nalmente a = 1, b
1
= b
2
= 0 oppure a = 1, b
1
= b
2
= 2.
Se invece i termini noti di P
1
e di P
2
sono entrambi 1 si ha:
P(x) = (x
2
+ a x 1) (x
3
+ b
2
x
2
+ b
1
x 1) =
x
5
+ (a + b
2
) x
4
+ (1 + a b
2
+ b
1
) x
3
+
(b
2
+ a b
1
1) x
2
+ (a b
1
) x + 1 ;
uguagliando i coefcienti dei termini di grado 4 e di grado 1 si ha a+b
2
= 1, ab
1
= 1, da cui b
1
= 1a,
b
2
= 1a; uguagliando i coefcienti degli altri termini e sostituendo le relazioni trovate per b
1
e b
2
otteniamo:
_
1 + a (1 a) 1 a = 1
1 + a + a (1 a) 1 = k
da cui
_
2 a
2
= 1
2 a
2
= k
ma la prima delle due relazioni non ` e soddisfatta per nessun valore di a.
Dunque il polinomio si fattorizza in prodotto di polinomi a coefcienti interi solo per k = 1 e per k = 5.
Per k = 5 si ha
P(x) = (x 1) (x
4
+ 2 x
3
+ 3 x
2
2 x 1) .
Per k = 1 si ha
P(x) = (x + 1) (x
4
+ x
2
+ 1) .
62 I problemi della Scuola Normale
1986.2 Si dimostri che il sistema di equazioni
_
y e
x
e
y
= xy e
x
xe
y
e
x
= e
y
ha una sola soluzione.
RISOLUZIONE Possiamo riscrivere il sistema nella forma
_
y (1 x) e
x
= e
y
(1 x) e
y
= e
x
[1]
da cui otteniamo che x = 1 e anche y = 0. Dividendo membro a membro le due equazioni otteniamo
y e
xy
= e
xy
e quindi, dato che e
xy
= 0,
y = 1 .
Sostituendo nella prima equazione di [1] otteniamo
(x 1) e
x
= e ,
ovvero
(x 1) e
x1
= 1 . [2]
Ne segue che x > 1; la funzione (x 1) e
x1
` e, per x 1, una funzione crescente in quanto prodotto di due
funzioni crescenti non negative; per x = 1 vale 0, e per x = 2 vale e = 2.718... > 1, e quindi lequazione [2]
ammette una sola soluzione x
0
, compresa fra 1 e 2.
Lunica soluzione del sistema proposto ` e dunque la coppia x = x
0
, y = 1.
1986.3 Si dimostri che la composizione di due omotetie nello spazio, con poli P e Q distinti, ` e ancora
una omotetia di polo R, allineato con P e Q, oppure una traslazione parallela a PQ.
RISOLUZIONE Si considerino due omotetie di centri rispettivamente P e Q e costanti e che, per ssare
le idee, supporremo per ora positive e minori di 1.
Un qualunque punto X dello spazio (diverso da P e Q) viene mandato dalla prima omotetia in un punto X

allineato con P e con X in modo che PX

: PX = e dalla seconda in un punto X

allineato con Q e con


X in modo che QX

: QX = .
Sia A un qualunque punto dello spazio e applichiamo le due omotetie: la prima mander` a A in un punto A

allineato con P e con A tale che PA

: PA = , la seconda mander` a A

in un punto A

allineato con Q e
con A

tale che QA

: QA

= (g. 1).
X
X

P
X

Q
A
P
Q
A

R
Figura 1
Anno 1986 63
Il piano per P, Q, A contiene ovviamente sia A

sia A

; dato che e sono minori di 1, il punto A

` e
interno al segmento PA e il punto A

` e interno al triangolo di vertici P, Q, A. Pertanto la retta per A e A

intersecher` a il segmento PQ in un suo punto interno, che indicheremo con R.


Proveremo che il punto R non dipende dalla scelta di A e che il rapporto RA

: RA ` e costante. Ne seguir` a
che la trasformazione che manda A in A

` e una omotetia dello spazio di centro R.


Sia M lintersezione della parallela per A

alla retta PQ con la retta AR; dalla similitudine dei triangoli


APR e AA

M e QRA

e A

MA

(g. 2) si ha:
A

A
M
P
R
Q
A

Figura 2
_

_
MA

PR
=
AA

PA
=
PA PA

PA
= 1
PA

PA
RQ
MA

=
QA

=
QA

QA

QA

=
QA

QA

/
_
1
QA

QA

_
.
[1]
Tali rapporti sono dunque delle costanti (rispettivamente uguali a 1 e a /(1 )) indipendentemente
dalla scelta del punto A.
Pertanto il rapporto RQ : PR ` e indipendente da A e quindi il punto R ` e univocamente individuato sul
segmento PQ, qualunque sia il punto A iniziale. Inoltre, sempre per similitudine, abbiamo
RM
RA
=
PA

PA
= ,
RA

RM
=
QA

QA

= ,
e dunque RA

: RA ` e una costante (pari a ).


Risulta cos` dimostrato, nel caso 0 < , < 1, che la composizione di due omotetie ` e una omotetia.
Il caso in cui sia sia sono maggiori di 1 ` e del tutto simile, con il ruolo dei punti P e Q scambiato (g. 3).
A

M
A
A

P
R
Q
Figura 3
Nel caso in cui, invece, si ha 0 < < 1 e > 1 (o viceversa), occorrer` a distinguere, in quanto non ` e pi` u
garantito che la retta per A e per A

incontri la retta per P e Q. Se la incontra, certamente il punto di


64 I problemi della Scuola Normale
intersezione ` e esterno al segmento PQ e largomentazione precedente si pu` o ripetere inalterata (anche se
cambier` a il segno della costante nella seconda delle [1] in quanto A

= QA

QA

).
A

M
A
P
Q
R
A

A
P
Q
A

Figura 4
Se invece la retta per A, A

` e parallela alla retta per P e Q, i triangoli AA

e PA

Q sono simili con


rapporto di similitudine A

A : PA

= A

: QA

, da cui segue
PA PA

PA

=
QA

QA

QA

, cio` e
PA
PA

=
QA

QA

,
da cui nalmente = 1; in questo caso la composizione delle due omotetie ` e una traslazione.
I casi in cui uno o entrambi i parametri e sono negativi si trattano in maniera analoga.
SECONDA SOLUZIONE
Diamo anche una soluzione basata sulla geometria analitica.
Indichiamo con h
P
lomotetia di polo P e con la sua costante, con h
Q
lomotetia di polo Q e con la
sua costante; se ssiamo un sistema di coordinate e indichiamo con (x
P
, y
P
, z
P
) le coordinate del punto P
e con (x
Q
, y
Q
, z
Q
) le coordinate del punto Q, le due omotetie si scrivono come
_

_
x

= x
P
+ (x x
P
)
y

= y
P
+ (y y
P
)
z

= z
P
+ (z z
P
)
_

_
x

= x
Q
+ (x x
Q
)
y

= y
Q
+ (y y
Q
)
z

= z
Q
+ (z z
Q
)
che possiamo indicare compattamente con la notazione
A

= P + (A P) A

= Q+ (AQ)
`
E facile vedere che tale notazione ` e compatibile con le usuali propriet` a algebriche (associativit` a, distributi-
vit` a, . . . ).
Indichiamo con t la trasformazione composta, denita da
t(A) = h
Q
(h
P
(A)) = Q+ (P + (A P) Q) =
Q+ (P Q) + (A P) .
Se = 1 si ha
t(A) = Q+ (P Q) + (AP) =
Q+ (P Q) + (AQ) + (QP) =
A + (1 )(QP)
e dunque t ` e una traslazione con vettore (1 )(QP), parallelo alla retta per P e Q.
Dimostriamo ora che se = 1 la composizione ` e una omotetia, mostrando che esiste un solo punto unito
R e che t(A) = R + (A R).
Anno 1986 65
Per un generico punto A la distanza di t(A) dalla retta l per P e Q ` e pari alla distanza di A dalla retta l,
moltiplicata per || = 1; dunque se R ` e un punto unito di t, deve giacere sulla retta l, e quindi ha la forma
R = P + r(QP). Dalla relazione t(R) = R segue allora che
R P = r(QP) = (Q+ (P Q) + r(QP)) P
e quindi
r(1 )(QP) = (1 )(QP) , r =
1
1
Verichiamo che la trasformazione t ` e una omotetia di polo R e di costante : per ogni punto A si ha che
il punto immagine t(A) = Q+ (P Q) + (A P) si pu` o esprimere come R + (A R). Infatti
Q+ (P Q) + (A P) =
P + (QP) + (P Q) + (R P) + (A R) =
P +
_
1 +
(1 )
1
_
(QP) + (A R) =
P + (1 )
_
1 +

1
_
(QP) + (A R) =
P +
1
1
(QP) + (A R) =
R + (A R) .
66 I problemi della Scuola Normale
TERZA SOLUZIONE
Diamo una soluzione sintetica pi` u rapida, anche se lievemente pi` u sosticata.
Il problema ` e di geometria tridimensionale, ma presenta una simmetria cilindrica intorno alla retta per i poli
delle due omotetie, il che consente di provare la tesi studiandolo su un piano (e dunque su tutti i piani per
P e Q).
Una omotetia manda, per il teorema di Talete, ogni retta del piano in una retta ad essa parallela; ma
allora anche la composizione di due omotetie gode della stessa propriet` a. Prendiamo due punti A e B non
giacenti sulla retta PQ e indichiamo con A

e B

le loro immagini attraverso la trasformazione composta.


Per quanto osservato le rette AB e A

sono parallele. Vi sono due possibilit` a:


(a) le rette AA

e BB

sono fra loro parallele; in tal caso AA

` e un parallelogramma, e in particolare
si ha AA

= BB

e AB = A

.
A
B
C
A

Figura 4
Se C ` e un qualunque altro punto del piano e C

` e il suo trasformato si ha che i triangoli ABC e A

sono simili; essendo AB = A

, essi sono uguali e quindi AC = A

. Ne segue che ACC

` e un
parallelogramma e dunque i segmenti CC

e AA

sono paralleli ed hanno ugual lunghezza. La trasformazione


quindi ` e una traslazione; per provare che il segmento AA

` e parallelo a PQ basta osservare che, per quanto


appena visto, AA

` e parallelo a PP

; daltra parte il punto P viene lasciato invariato dalla prima omotetia


di polo P e quindi il punto P

giace sulla retta per P e Q.


(b) le rette AA

e BB

si intersecano in un punto R, che pu` o cadere esternamente o internamente ai


segmenti AA

e BB

.
A
B
C
A

K
R
A
B
C
K
B

R
Figura 5
Dal fatto che AB e A

sono paralleli segue che i triangoli ABR e A

R sono simili e quindi che


AB : A

= AR : A

R = BR : B

R.
Sia C un qualunque punto non allineato con A e B. Tracciamo la retta per C e R e sia K la sua intersezione
con la parallela condotta per A

alla retta AC. Per il teorema di Talete si ha CR : KR = AR : A

R
e quindi, tenendo conto delle proporzionalit` a precedentemente ricordate, CR : KR = BR : B

R;
quindi K ` e intersezione della parallela ad AC per A

con la parallela a BC per B

, e dunque coincide
con il trasformato di C; in particolare, per ogni punto C, la retta CC

passa per R e vale la proporzione


Anno 1986 67
CR : C

R = AR : A

R. La trasformazione ` e quindi una omotetia; che il punto R giaccia sulla retta per
PQ segue dal fatto che esso appartiente alla retta per P e P

, e che P

giace sulla retta per i poli.


1986.4 Sia ABC un triangolo isoscele di base BC con langolo al vertice B

AC minore di 60

. Si
costruisca un altro triangolo PQR, di base QR, circoscritto e simile ad ABC, tale che il punto Aappartenga
al segmento QR e si abbia QA = 2 AR.
RISOLUZIONE Si traccino la circonferenza per A e B, tangente in B al segmento BC, e la circonferenza
per A e C, tangente in C al segmento BC, e siano O e O

i centri delle due circonferenze.


C B
A

O O

T
A
Figura 1
I lati obliqui del triangolo sono visti, dai punti degli archi di tali circonferenze esterni ad ABC, sotto un
angolo uguale a quelli alla base del triangolo stesso. Si individui il punto T del segmento OO

tale che
OT = 2 TO

. Si noti che, essendo B



AC < 60

, lulteriore punto A

di contatto delle circonferenze ` e interno


al triangolo, cosicch e il punto T giace sotto la parallela per A alla base BC.
Si mandi da T la congiungente con A e da A la perpendicolare a questa; essa taglier` a le circonferenze in
due ulteriori punti Q e R che sono quelli cercati.
P
B C
O T O

Q
A
R
H
H

Figura 2
Infatti se H e H

sono i piedi delle perpendicolari condotte da O e da O

a QR, per il teorema di


Talete si avr` a HA = 2 AH

, ma QH = HA e AH

= H

R e dunque QA = 2 AR. Daltra parte le rette


68 I problemi della Scuola Normale
per Q, B e per R, C individuano un triangolo QRP che ha gli angoli alla base QR uguali a quelli di ABC,
e dunque ` e isoscele e ad esso simile.
1986.5
*
(a) Siano , , , quattro angoli minori di 180

. Si dimostri che
sin + sin + sin + sin 4 sin
+ + +
4
.
(b) Utilizzando la relazione precedente, si dimostri che la somma dei seni degli angoli interni di un triangolo
` e sempre minore o eguale a 3

3/2.
RISOLUZIONE Per il punto (a) basta provare che se e sono due angoli minori di 180

risulta
sin + sin 2 sin
+
2
; [1]
la stessa relazione varr` a per e , e anche per gli angoli ( + )/2 e ( + )/2 che sono anchessi minori di
180

. Avremo quindi
sin + sin + sin + sin 2 sin
+
2
+ 2 sin
+
2

4 sin
+ + +
4
.
La diseguaglianza [1] segue immediatamente dalla concavit` a della funzione seno tra 0 e 180

; ne diamo
comunque una dimostrazione elementare. La [1] vale se e soltanto se
sin 2 + sin 2 2 sin ( + )
per e fra 0 e 90

. Lultima diseguaglianza equivale a


2 sin cos + 2 sin cos 2 sin cos + 2 cos sin
e ancora a
(sin sin ) (cos cos ) 0 ;
ma ci` o ` e evidente perch e, per angoli e fra 0 e 90

, sin sin se e solo se cos cos .


Punto (b): siano , , gli angoli interni di un triangolo. Scriviamo la disuguaglianza del punto (a) per gli
angoli , , e = ( + + )/3 = 60

. Si ha
sin + sin + sin + sin 4 sin(
1
4
4 )
da cui
sin + sin + sin 3 sin60

=
3

3
2
.
Anno 1986 69
1986.6
*
Si consideri un biliardo di forma triangolare, come in gura, con = 30

e si supponga di
lanciare una bilia dal punto A.

A B
Si provi che la bilia, qualunque sia la direzione iniziale, effettua solo un numero nito di rimbalzi prima di
battere sulla sponda AB.
Si determini anche il numero massimo di tali rimbalzi.
Si studi inne il caso in cui ` e un angolo generico.
(Si supponga che il biliardo sia privo di attrito, che la palla sia puntiforme e che il rimbalzo sulle sponde
obbedisca alla legge di riessione della luce).
1
RISOLUZIONE Supponiamo dapprima che il biliardo abbia la forma di un angolo (innito) con

O di 30

.
Figura 1
Indichiamo con OS
0
la sponda su cui giace il punto di partenza A e con OS
1
quella su cui giace il primo
punto di rimbalzo A
1
. Siano poi A
2
, A
3
, . . . , i successivi punti di rimbalzo. La traiettoria della bilia ` e
costituita dalla spezzata AA
1
A
2
A
3
. . .. Consideriamo un angolo S
1
OS
2
di 30

e sia A

2
il punto di OS
2
per
cui OA

2
= OA
2
; proviamo che i punti A, A
1
e A

2
sono allineati.
I triangoli OA
2
A
1
e OA

2
A
1
sono uguali, pertanto A

A
1
O = A
2

A
1
O; per ipotesi langolo di incidenza ` e
uguale a quello di riessione, quindi A

A
1
O = A
2

A
1
O. Ne segue
A

A
1
O + A
2

A
1
O + A
2

A
1
A = A

A
1
S
1
+ A
2

A
1
O + A
2

A
1
A = 180

,
dunque i punti A, A
1
e A

2
giacciono su una retta.
Allo stesso modo si prendano degli angoli S
2

OS
3
, S
3

OS
4
, . . . , tutti di 30

, e sulle semirette OS
m
si
prendano dei punti A

m
tali che OA

m
= OA
m
per m = 2, 3, . . . (i punti A

1
e A
1
coincidono). Con lo stesso
1
Il testo originale del problema ` e leggermente diverso (N. d. C.).
70 I problemi della Scuola Normale
ragionamento si vede che i punti A
1
, A

2
e A

3
sono allineati, e dunque A, A
1
, A

2
, A

3
, . . . stanno su una retta
r che ` e lo sviluppo della traiettoria della bilia.
S
6
S
0
O
S
5
S
1
S
4
S
2
S
3
A
A
1
A
2
A
3
A
4
A
2

A
3

A
4

Figura 2
`
E chiaro quindi che non vi possono essere pi` u di 5 rimbalzi.
Se ora reintroduciamo la sponda AB (g. 2) ` e evidente che la bilia non pu` o toccare pi` u di 5 volte le sponde
laterali prima di battere su AB.
Nel caso di un angolo generico il numero massimo di rimbalzi sar` a dato dallintero n tale che
n <

n + 1 .
O A
B
Figura 3
Figura 4
Anno 1987 71
1987.1 Siano assegnati due numeri reali positivi non nulli r e p, con r < p. Tra tutti i quadrilateri
convessi di perimetro p, aventi la somma delle lunghezze di una coppia di lati consecutivi uguale ad r, si
determini quello di area massima.
RISOLUZIONE Sia ABCD un quadrilatero convesso di area massima fra quelli che vericano le condizioni
assegnate: AB + AD + CB + CD = p e AB + AD = r. In particolare tale quadrilatero ha area maggiore di
tutti quelli che vericano le condizioni precedenti e hanno ssata la diagonale BD.
A
C
B D
A

Figura 1
Se a e b indicano le lunghezze dei lati AB e AD, larea del triangolo ABD ` e data da
S =
_
p

(p

a) (p

b) (p

d) ,
ove p

` e il semiperimetro di tale triangolo. Essendo d e a + b (e quindi anche p

e p

d) quantit` a ssate, il
massimo di S si avr` a quando ` e massimo (p

a) (p

b) = p

2
p

(a + b) + ab, ovvero quando ` e massimo il


prodotto a b, vale a dire quando a = b.
Ne segue che il triangolo ABD, che massimizza larea, ` e un triangolo isoscele e quindi AB = AD = r/2.
Allo stesso modo si vede che BCD ` e isoscele e che CB = CD = (p r)/2; si ha inoltre che gli angoli A

BC
e A

DC sono uguali perch e somme di angoli uguali.


Per risolvere il problema basta ora osservare che larea di ABCD ` e uguale a quella del parallelogramma di
lati r/2 e (p r)/2, e tale parallelogramma ha ovviamente area massima quando ` e un rettangolo.
A

B D
Figura 2
In conclusione il quadrilatero di area massima ha le coppie di lati consecutivi AB, AD e CB, CD di egual
lunghezza e gli angoli in C e D retti.
72 I problemi della Scuola Normale
1987.2 Siano p, q, r tre numeri reali tali che il polinomio
A(x) = x
3
+ p x
2
+ q x + r
abbia tre radici reali.
Determinare tre numeri reali a, b, c, espressi in funzione di p, q, r soltanto, in modo che il polinomio
B(x) = x
3
+ a x
2
+ b x + c
abbia per radici i quadrati delle radici di A.
RISOLUZIONE Per il teorema di Ruffini se , , sono le radici di A(x) si ha
A(x) = (x ) (x ) (x ) =
x
3
( + + ) x
2
+ ( + + ) x
e per il principio di identit`a dei polinomi si ha
p = ( + + )
q = + +
r = .
Analogamente se B(x) ha per radici
2
,
2
,
2
sar` a
B(x) = (x
2
) (x
2
) (x
2
) =
x
3
(
2
+
2
+
2
) x
2
+
(
2

2
+
2

2
+
2

2
) x

2
.
Dobbiamo quindi esprimere
2
+
2
+
2
,
2

2
+
2

2
+
2

2
e
2

2
in termini di p, q e r.
Avremo

2
+
2
+
2
= ( + + )
2
2 ( + + ) =
p
2
2 q ;

2
+
2

2
+
2

2
=
( + + )
2
2 ( + + ) =
q
2
2 p r ;

2
= r
2
.
Il polinomio B(x) richiesto sar` a quindi dato da
x
3
(p
2
2 q) x
2
+ (q
2
2 p r) x r
2
.
Anno 1987 73
1987.3 Sia dato un segmento AB nel piano. Si consideri il luogo L dei punti del piano che vedono il
segmento AB sotto un angolo di 60

. Si scelga P in L e si scelgano due punti C e D rispettivamente interni


ai lati BP e AP del triangolo ABP, in modo che AD = BC.
Si costruisca il triangolo equilatero CDQ di base CD, esterno al quadrilatero ABCD.
Si studi, al variare di P in L e di C, D secondo le condizioni indicate sopra, il luogo dei punti del piano
descritto dal punto Q.
RISOLUZIONE Per prima cosa osserviamo che il luogo L ` e costituito dallunione dei due archi dei cerchi
circoscritti ai triangoli equilateri ABK e ABK

costruiti da parti opposte del lato AB, archi contenenti


rispettivamente i punti K e K

.
K
K
B
A
L
P
D
C
Figura 1
E immediato osservare che se P = K, per qualunque scelta di C e D il vertice Q del triangolo equilatero
costruito coincide con K, e simmetricamente se P = K

si ha che Q = K

.
Proviamo quindi a dimostrare che, se P appartiene allarco contenente K, il vertice Q coincide con K;
otterremo questo mostrando che, per qualunque scelta di P e per qualunque scelta di C e D coerente con le
condizioni, il triangolo CDK risulta equilatero e esterno ad ABCD.
Gli angoli K

AD e K

BC sono uguali perch e angoli alla circonferenza che insistono sullo stesso arco PK; i
lati AK e BK sono uguali perch e lati di un triangolo equilatero; i lati AD e BC sono uguali per costruzione.
Quindi i triangoli KAD e KBC sono uguali, e in particolare sono uguali i lati KD e KC, e sono uguali
gli angoli A

KD e B

KC; si ha quindi che D

KC = D

KB + B

KC = D

KB + A

KD = A

KB e dunque
langolo D

KC, opposto alla base del triangolo isoscele CKD ` e di 60

. Di conseguenza il triangolo CKD


` e equilatero, esterno al quadrilatero ABCD, e quindi Q coincide con K se P sta sullarco contenente K,
oppure con K

se P sta sullarco contenente K

. Il luogo da determinare consiste dunque nei due punti K


e K

.
74 I problemi della Scuola Normale
1987.4
*
Un punto (x, y) del piano si dir` a razionale se x e y sono numeri razionali. Data una qualunque
circonferenza del piano cartesiano avente centro razionale, si provi che se essa contiene un punto razionale,
allora contiene inniti punti razionali.
RISOLUZIONE Mostriamo per prima cosa che la tesi vale per una circonferenza centrata nellorigine.
Supponiamo che una circonferenza C di centro O = (0, 0) e raggio r contenga un punto razionale P = (x
1
, y
1
).
Se indichiamo con langolo formato dalla semiretta OP con la semiretta positiva dellasse x, avremo che
r cos = x
1
e r sin = y
1
sono numeri razionali.
Se ` e un angolo per cui cos e sin sono entrambi razionali, allora possiamo esibire un altro punto a
coordinate razionali su C, prendendo quello di coordinate
x = r cos( + ) = (r cos ) cos (r sin) sin ,
y = r sin( + ) = (r sin) cos + (r cos ) sin .
I numeri cos e sin sono razionali se e solo se esiste una terna di numeri interi a, b, c tali che cos = a/c
e sin = b/c; i numeri a, b, c vericano quindi la relazione a
2
+ b
2
= c
2
e formano quindi una terna
pitagorica; viceversa, due terne pitagoriche non proporzionali individuano due punti razionali distinti
del cerchio unitario.
Data una successione di terne pitagoriche {(a
n
, b
n
, c
n
)} a due a due non proporzionali, gli angoli
n
individuati da cos
n
= a
n
/c
n
e sin
n
= b
n
/c
n
sono tutti diversi, e dunque i punti
P
n
= (r cos( +
n
), r sin( +
n
))
al variare di n = 1, 2, . . . sono tutti distinti, e sono inniti punti razionali che appartengono alla circonferenza
C.
La successione di terne pitagoriche data da
a
n
= n
2
1 , b
n
= 2 n, c
n
= n
2
+ 1
non contiene terne proporzionali. Da 2 n : 2 m = (n
2
+1) : (m
2
+1) segue infatti che 2 n(m
2
+1) = 2 m(n
2
+1)
e inne che 2 (nm1) (mn) = 0, per cui m = n.
Nel caso generale, se C ` e una circonferenza con centro nel punto a coordinate razionali O

= (x
0
, y
0
) e
raggio r, e contiene il punto razionale P = (x
1
, y
1
), allora la circonferenza C

di centro O e raggio r contiene


il punto razionale (x
1
x
0
, y
1
y
0
) = (r cos , r sin ), e dunque contiene gli inniti punti razionali di
coordinate (r cos( +
n
), r sin( +
n
)); ma allora i punti
P
n
= (x
0
+ r cos( +
n
), y
0
+ r sin( +
n
))
al variare di n sono inniti punti razionali distinti sulla circonferenza C.
Anno 1987 75
1987.5
*
Nella gura ` e rappresentato lo sviluppo delle facce di un tetraedro regolare nello spazio.
A C
B
M
N O
P Q
R
Siano P, Q, R tre punti distinti del tetraedro corrispondenti, nello sviluppo, rispettivamente ad un punto
interno al segmento MN, un punto interno al segmento MO, un punto interno al triangolo MOC.
Sia il piano contenente P, Q, R. Si determini, nello sviluppo piano, lintersezione fra il piano e le facce
del tetraedro.
RISOLUZIONE Prolunghiamo il segmento QR no ad intersecare il perimetro del triangolo MOC. Se
il punto di intersezione S appartiene al segmento MC (e certamente S non coincide con M), ` e facile
determinare lintersezione di con le facce del tetraedro (g. 1): dato che il segmento MC coincide, nel
tetraedro, con il segmento MA, il punto di intersezione S sar` a rappresentato su MAdal punto S

, simmetrico
di S rispetto ad M. Il piano interseca quindi solo tre facce del tetraedro, lasciando il vertice M da una
parte, e gli altri tre dallaltra, e lintersezione ` e data dai segmenti PQ, QS, S

P.
A C
M S

S
N O
P
Q
R
B
Figura 1
Se il punto S appartiene invece al segmento OC (g. 2), marchiamo su OB il punto S

con OS

= OS e
indichiamo con
1
il piano contenente i vertici M, N e O, e con
2
il piano contenente i vertici B, N e O.
Lintersezione del piano
1
con
2
` e data dalla retta s su cui giace lo spigolo NO; lintersezione del piano
con
1
` e data dalla retta r
1
per P e Q.
Distinguiamo due casi, a seconda che le rette s e r
1
siano incidenti in un punto Z, oppure siano parallele.
(a) Rette s e r
1
incidenti in Z: il punto Z ` e intersezione dei tre piani ,
1
e
2
; dunque la retta r
2
per Z e il
punto S

rappresenta, nello sviluppo piano, lintersezione di e


2
.
76 I problemi della Scuola Normale
A
B
C
M
N O
P
Q
R S
S

T
T

Z
r
1
s
r
2
Figura 2
(b) Rette s e r
1
parallele: si vede facilmente che la retta lungo cui taglia il piano
2
non pu` o intersecare
la retta s o, per il ragionamento precedente, anche la retta r
1
dovrebbe intersecare s; di conseguenza
lintersezione di con la faccia OBN ` e data dalla retta r
2
per S

parallela ad s.
Indichiamo con T il punto in cui r
2
incontra il segmento BN e con T

il suo simmetrico rispetto a N. Il


piano incontra tutte e quattro le facce del tetraedro, e lintersezione ` e data da PQ, QS, S

T, T

P.
1987.6 Tizio si trova nella sua abitazione e deve prendere un treno che parte dalla stazione esattamente
tra mezzora. Sotto la sua abitazione c` e la fermata degli autobus della linea A che lo portano alla stazione
in 20 minuti. A 5 minuti di cammino vi ` e una fermata delle linee B e C che lo possono portare alla stazione
in 18 minuti.
Tizio non conosce lorario di passaggio degli autobus, ma sa che su ognuna delle linee gli autobus passano
ogni quarto dora.
Quale strategia conviene a Tizio per aver maggiore probabilit ` a di prendere il treno?
RISOLUZIONE Dato che non conosce lorario di passaggio degli autobus, ma solo che passano ogni 15
minuti, Tizio assume che la probabilit` a di prendere un autobus aspettando x minuti sia x/15.
Lautobus A passa certamente entro 15 minuti, ma lo porta alla stazione in tempo solo se passa entro
30 20 = 10 minuti; scegliendo di aspettare A la probabilit` a di successo ` e di 10/15.
Se invece parte subito per la fermata degli autobus B e C, Tizio avr` a 25 18 = 7 minuti utili per attendere
il passaggio di B o C. La probabilit` a che B passi in tempo utile ` e di 7/15, e cos` per C; Tizio quindi
riuscir` a a prendere il treno se non capita che B e C passino entrambi negli 8 minuti successivi, e quindi
la probabilit` a di successo sar` a data da 1 8/15 8/15 = 161/225, che ` e maggiore di 10/15 = 150/225,
probabilit` a di successo che avrebbe aspettando A. Fra le due alternative, la migliore ` e quella di partire
subito per la fermata degli autobus B e C.
Potrebbe essere pi` u conveniente per Tizio una strategia intermedia, consistente nellaspettare larrivo di A
per x minuti (x 7) e poi partire per la fermata di B e C?
La probabilit` a che A passi nel primi x minuti ` e x/15; giunto alla fermata di B e C, Tizio ha 7 x minuti
favorevoli su 15, e quindi la probabilit` a che non passi nessun autobus in tempo utile ` e data da ((8 +x)/15)
2
.
La probabilit` a di successo con la strategia intermedia ` e data da
x
15
+
_
1
_
8 + x
15
_
2
_
=
15x + 225 64 16x x
2
225
=
161 x x
2
225
che per x = 0 fornisce la probabilit` a di successo con la strategia subito B o C, e decresce allaumentare
di x. Dunque Tizio decide di partire subito per la fermata di B e C.
Anno 1988 77
1988.1
*
Siano A, B, C, D quattro punti distinti assegnati nello spazio. Determinare una condizione
necessaria e sufciente afnch e ogni supercie sferica che passa per Ae B intersechi ogni supercie sferica
che passa per C e D.
RISOLUZIONE Articoliamo la soluzione in vari punti, in modo da mettere prima in evidenza le condizioni
necessarie, e arrivare poi a dimostrarne la sufcienza.
(1) Cominciamo con losservare che se esistono due semispazi
1
e
2
disgiunti, delimitati dai piani
paralleli
1
e
2
, tali che A e B appartengano a
1
e C e D appartengano a
2
, allora esiste una sfera S
1
passante per A e B e tangente al piano
1
ed una sfera S
2
passante per C e D e tangente al piano
2
; S
1
` e contenuta in
1
, S
2
` e contenuta in
2
e sono quindi disgiunte. Per costruire la sfera S
1
, si tracci nel
piano passante per A e B e perpendicolare a
1
una circonferenza per A e B e tangente a
1
. Il centro e
il raggio di tale circonferenza sono centro e raggio di S
1
; analoga la costruzione di S
2
.
S
1
A
B
S
2
C
D

2
Figura 1
I semispazi
1
e
2
esistono certamente nei due seguenti casi.
(a) i segmenti AB e CD appartengono a due rette r
1
e r
2
sghembe. Siano H su r
1
e K su r
2
i due punti
tali che HK ` e il segmento di minima distanza fra r
1
e r
2
; allora HK ` e perpendicolare ad r
1
in H e
ad r
2
in K. Prendiamo L e M su HK in modo che HL = LM = MK; il piano perpendicolare ad
HK in L sar` a
1
, frontiera di
1
; il piano perpendicolare ad HK in M sar` a
2
, frontiera di
2
.
(b) A, B, C, D appartengono ad uno stesso piano e i segmenti AB e CD non si intersecano. In tal
caso esistono due rette parallele r
1
e r
2
che lasciano da parti opposte le coppie di punti A, B e C,
D; i piani
1
e
2
saranno i piani perpendicolari a e contenenti rispettivamente le rette r
1
e r
2
.
A
B
H
L
M
K
C
D
r
1
r
2
A
B
C
D
r
1
r
2
Figure 2,3
(2) Quindi, se A, B, C, D sono tali che ogni supercie sferica passante per A e B interseca ogni supercie
sferica passante per C e D, necessariamente i quattro punti sono complanari e i segmenti AB e CD
si intersecano. Consideriamo nel piano contenente A, B, C, D gli assi dei segmenti AB e CD,
78 I problemi della Scuola Normale
che certamente hanno un punto O in comune dato che i due segmenti non sono paralleli. Le superci
sferiche di centro O e raggio rispettivamente OA e OC non si intersecano se OA = OC e coincidono se
OA = OC; in tal caso il quadrilatero ACBD ` e inscrivibile in una circonferenza.
A
B
C
D
O

2
Figura 4
(3) Mostriamo inne che tale condizione ` e anche sufciente. Se osserviamo che lintersezione con di
ogni supercie sferica S
1
passante per A e B ` e una circonferenza
1
per A e B e che, analogamente, S
2
ha per intersezione una circonferenza
2
per C e D, basta provare che se ACBD ` e inscrivibile in una
circonferenza, allora ogni altra circonferenza
1
per A e B lascia C e D da parti opposte. Infatti, se il
centro O
1
di
1
non coincide con lintersezione O degli assi dei segmenti AB e CD, le distanze da O
1
dei punti C e D sono una minore e una minore del raggio di
1
; un punto ` e quindi interno e uno esterno
e qualunque circonferenza
2
passante per C e D interseca necessariamente la circonferenza
1
.
1988.3 Si considerino i numeri naturali 1, 11, 111, . . . , e in generale si indichi con
n
il numero che
si ottiene giustapponendo n cifre uguali a 1.
(a) Si provi che se
n
` e un numero primo allora n ` e primo.
(b) Si provi che, assegnato comunque un numero naturale r, non divisibile n e per 2 n e per 5, si pu` o trovare
un
n
multiplo di r.
(c) Si scriva un algoritmo o programma per calcolatore (in un qualunque linguaggio di programmazione)
che, a partire da r, calcoli il minimo n per cui vale la (b).
RISOLUZIONE Scriviamo gli
n
in una forma pi` u maneggevole:

n
= 1 + 10 + 100 + . . . + 10
n1
=
(1 + 10 + 100 + . . . + 10
n1
) (10 1)/9 = (10
n
1)/9 .
(a) Supponiamo per assurdo che sia n = p q, con p, q interi > 1; allora

n
=
10
pq
1
9
=
10
p
1
9
_
10
p(q1)
+ . . . + 10
p
+ 1
_
` e un numero composto.
(b) Dobbiamo provare che se r ` e un intero non divisibile n e per 2 n e per 5, allora esiste k tale che r divide

k
. Consideriamo, al variare di n, i numeri
n
mod r (i resti degli
n
nella divisione per r); questi sono
inniti numeri, tutti compresi fra 0 e r 1, e quindi dovranno esistere due interi n e m, con n > m, tali
che
n
mod r =
m
mod r. Si ha quindi che
n

m
= r s con s intero:
Anno 1988 79

n

m
=
10
n
1
9

10
m
1
9
=
10
n
10
m
9
=
10
m
10
nm
1
9
= 10
m

nm
= r s ;
ma r ` e primo con 10 e quindi deve dividere
nm
.
(c) Il programma seguente (in qbasic Microsoft) termina, per quanto dimostrato nel punto (b), stampando
il minimo indice k, il corrispondente
k
e il quoziente fra questo e r.
DEFINT a-z le variabili sono intere
INPUT "r: ", r
k = 1 inizializzazioni
a = 1 a(1) = 1
ciclo: IF r * INT( a / r ) = r THEN GOTO fine
k = k + 1 prova lindice successivo
a = 10 * a + 1 calcola il relativo a(k)
GOTO ciclo
fine: PRINT k, a, a / r
END
1988.4 Sia assegnato su un piano un numero n arbitrario di triangoli con la propriet ` a che tre qualsiasi
di essi abbiano almeno un punto in comune. Si dimostri che tutti i triangoli assegnati contengono uno
stesso punto. Come occorre modicare lipotesi perch e la stessa conclusione valga per un numero nito di
triangoli nello spazio?
RISOLUZIONE La tesi ` e vera per n = 3; supponiamo che sia vera per ogni insieme di n 1 triangoli e
dimostriamo con un ragionamento per assurdo che deve valere anche per un insieme di n triangoli.
Siano assegnati i triangoli T
1
, . . . , T
n1
, T
n
con la propriet` a che tre qualsiasi di essi abbiano intersezione
non vuota, e supponiamo per assurdo che C = T
1
T
n1
e T
n
siano disgiunti.
Dato che C e T
n
sono due insiemi convessi disgiunti nel piano, esiste una retta r che li lascia in
semipiani opposti.
Dato per` o che per ogni scelta di i e j risulta T
i
T
j
T
n
= , linsieme T
i
T
j
contiene punti che stanno da
parti opposte rispetto a r, e quindi la famiglia di segmenti S
i
= T
i
r gode della propriet` a che S
i
S
j
=
per ogni i e j. Come dimostreremo fra un attimo, gli intervalli S
1
, . . . , S
n1
hanno intersezione non vuota,
e quindi C r ` e diverso dal vuoto, contro lipotesi.
Il risultato per i segmenti ` e ovvio nel caso n = 2; per il caso generale, ancora per assurdo, supponiamo che
S
1
, . . . , S
n1
abbiano intersezione non vuota e disgiunta da S
n
. Allora ` e possibile trovare un punto P su r
che lascia da parti opposte il segmento S
n
e lintersezione degli altri. Ma ci` o ` e assurdo, perche S
i
S
n
` e
non vuoto e dunque il punto P appartiene a tutti gli S
i
.
Una analoga argomentazione si pu` o ripetere nello spazio tridimensionale se si hanno n triangoli tali che
quattro qualunque di essi abbiano un punto in comune, separando con un piano lintersezione dei primi
n 1 dalln-mo e utilizzando il risultato precedente nel piano.
Nello spazio se si hanno dei triangoli che hanno a tre a tre intersezione non vuota la propriet` a ` e falsa, come
mostra lesempio dato dalle quattro facce di un tetraedro, cos` come nel piano non basta che siano non vuote
solo le intersezioni fatte a due a due (g. 1).
80 I problemi della Scuola Normale
Figure 1, 2
Si noti che la sola propriet` a utilizzata dei triangoli ` e quella di essere una gura convessa. In effetti la tesi
` e vera nel piano per gure convesse qualunque con a tre a tre punti in comune e nello spazio per gure
convesse (anche tridimensionali) che hanno a quattro a quattro un punto in comune. Il requisito della
convessit` a ` e fondamentale, come mostra la Figura 2.
1988.5
*
Sia p(x) = a x
4
+ b x
3
+ c x
2
+ d x + e un polinomio con coefcienti razionali. Si supponga che,
per ogni intero m maggiore di un certo m
0
, il numero p(m) sia intero. Si dimostri che allora 24 a ` e un
numero intero.
Si generalizzi questo risultato a polinomi p(x) con coefcienti razionali di grado qualsiasi.
RISOLUZIONE Affrontiamo subito il caso generale: se p
n
(x) ` e un polinomio a coefcienti razionali che
assume valori interi per ogni intero m m
0
, allora le stesse propriet` a valgono anche per il polinomio
p
n
(x + 1), e anche il polinomio differenza
p
n1
= p
n
(x + 1) p
n
(x)
ha coefcienti razionali e assume valori interi per ogni intero m m
0
. Se il termine di grado massimo di
p
n
(x) ` e a x
n
, ` e immediato vericare che il termine di grado massimo di p
n1
sar` a na x
n1
. Analogamente,
se si considera
p
n2
= p
n1
(x + 1) p
n1
(x) ,
si otterr` a un polinomio con le stesse propriet` a, di grado n 2 e coefciente direttore n(n 1) a.
Cos` proseguendo, dopo n passi si otterr` a un polinomio di grado 0, p
0
(x), con coefciente direttore
n(n 1) 3 2 1 a = n! a. Dato che p
0
(x) ` e costante, ed ` e intero per ogni intero m m
0
, otteniamo che
n! a ` e intero.
Nel caso n = 4 si ha che 24 a = 4! a ` e intero.
Anno 1988 81
1988.6
*
Un laboratorio deve organizzare il trasferimento di 10 m
3
di scorie radioattive liquide. Occorre
ordinare un numero n di contenitori, identici, che possano contenere tali scorie e garantire un trasporto
sicuro.
Si stima che il costo di ciascuno di tali contenitori sia 16 V
2
milioni di lire, ove V ` e il volume (in m
3
) di
scorie che ciascuno di essi pu` o contenere; il costo di riempimento di ciascun contenitore risulta essere di
un milione di lire, indipendentemente dalla sua capienza.
(a) Quanti contenitori e di quale volume dovr` a ordinare il laboratorio per spendere il meno possibile?
(b) Al momento di effettuare lordine si viene a sapere che la ditta fornitrice pratica sul prezzo dei contenitori
ordinati un piccolo sconto del k per cento, con k intero, se il loro numero uguaglia o supera le 50 unit ` a
(il costo del riempimento rimane inalterato). Qual ` e il pi ` u piccolo k per il quale risulta conveniente
modicare lordine, e perch e?
RISOLUZIONE
Per il punto (a), se si indica con n il numero dei contenitori, il costo del trasferimento ` e, in milioni di lire,
C = 16 V
2
n + n ;
poich e V = 10/n si deve rendere minima la quantit` a
C = 16 n
_
10
n
_
2
+ n =
1600
n
+ n .
Poich e i due numeri 1600/n e n hanno prodotto costante, il valore minimo della loro somma si ha quando
sono uguali, ovvero per n = 40. Il costo complessivo ` e quindi C = 80 milioni.
Per il punto (b) notiamo che se k ` e la percentuale di sconto praticata, il nuovo costo ` e
C
1
= 1600 (1
k
100
)
1
n
+ n =
16 (100 k)
n
+ n
e afnch e tale costo sia inferiore al precedente occorre che per qualche n 50 sia
16 (100 k)
n
+ n < 80 ,
ovvero
n
2
80 n + 16 (100 k) < 0 .
Tale disequazione ` e soddisfatta nellintervallo tra le due radici del trinomio, che sono 40 4

k. Afnch e
risulti conveniente utilizzare lo sconto, che si applica solo per n 50, occorrer` a dunque che risulti
4

k > 50 40, ovvero k > 100/16. Dato che k deve essere intero, lo sconto minimo per cui vale la pena
di modicare lordine ` e k = 7 (anche se il risparmio che si ottiene ` e solo di 240.000 lire!).
82 I problemi della Scuola Normale
1989.1
*
Per 0 x /2 e n = 0, 1, 2, . . . , si ponga:
F
n
(x) = 1 sin x + sin
2
x . . . + (1)
n
sin
n
x.
Provare che:
(a) per 0 1/2, lequazione F
2k
= non ha soluzioni qualunque sia k naturale;
(b) per 1/2 < 1, esiste un numero naturale k

tale che, per ogni k > k

, lequazione F
2k
= ha
almeno due soluzioni.
RISOLUZIONE Cominciamo con losservare che F
n
(x) (1 + sin x) = 1 + (1)
n
sin
n+1
x e che dunque
F
2k
=
1 + sin
2k+1
x
1 + sinx
.
Per il punto (a) notiamo che se 0 x < /2 risulta
F
2k
= (1 + sin
2k+1
x)/(1 + sinx) 1/(1 + sinx) > 1/2
mentre per x = /2 ` e
F
2k
= 1 > 1/2 ;
di conseguenza lequazione F
2k
= , con 1/2, non ha soluzioni su [0, /2].
Per il punto (b), studiamo il comportamento delle funzioni F
2k
al crescere di k. Per ogni x con 0 x < /2
la successione di numeri F
2k
(x) tende decrescendo a 1/(1 + sinx). La funzione g(x) = 1/(1 + sin x) ` e una
funzione continua, decrescente con minimo 1/2 assunto nel punto x = /2.
/2 x
1/2
1
Figura 1
Per ogni con 1/2 < 1, esiste un punto x
0
con x
0
< /2 per cui si ha g(x
0
) = .
Se si considera il punto
x =
1
2
_
x
0
+

2
_
si avr` a che g( x) < g(x
0
) = e siccome F
2k
( x) tende a g( x), da un certo k

in poi si avr` a F
2k
( x) g( x) <
g( x), ovvero F
2k
( x) < .
Siccome F
2k
(0) = F
2k
(/2) = 1, per il teorema di esistenza dei valori intermedi vi saranno
almeno due punti, x
1
e x
2
, il primo nellintervallo (0, x), il secondo nellintervallo ( x, /2), per i quali
F
2k
(x
1
) = F
2k
(x
2
) = .
Anno 1989 83
1989.2 Sia S una supercie sferica di centro O. Per ogni P S, sia f
P
: S S lapplicazione che ad
ogni Q S associa il punto f
P
(Q) simmetrico di Q rispetto allasse OP. Dimostrare che:
(a) per ogni P S lapplicazione f
P
` e composizione di due simmetrie rispetto a piani;
(b) per ogni P, X, Y S la distanza tra X e Y ` e uguale alla distanza tra f
P
(X) e f
P
(Y ).
(c) per ogni P, Q, X S si ha che f
P
(f
Q
(X)) = f
fP (Q)
(f
P
(X)).
RISOLUZIONE Lapplicazione f
P
associa ad ogni Q il punto f
P
(Q) simmetrico rispetto allasse OP; quindi
lasse OP ` e perpendicolare al segmento Qf
P
(Q) nel suo punto medio, e di conseguenza il punto f
P
(Q)
giace sulla circonferenza intersezione di S col piano perpendicolare ad OP passante per Q, e dunque f
P
(Q)
appartiene ad S.
(a) Si considerino due piani

passanti per OP e fra loro perpendicolari. Dato Q su S, sia Q

il
punto simmetrico di Q rispetto a

e Q

il simmetrico di Q

rispetto a

. Se si taglia la gura con un


piano perpendicolare a OP e passante per Q, tale piano contiene sia Q

sia Q

e se C ` e la sua intersezione
con OP si ha
Q Q

C
Figura 1
Q

CQ

+ Q

CQ

= (180

2 C

Q) + (180

2 C

) =
360

2 (C

Q) + C

) =
360

2 90

= 180

.
Pertanto i punti Q, C, Q

sono allineati e si ha ovviamente CQ = CQ

= CQ

; dunque Q

coincide con il
simmetrico di Q rispetto alla retta OP, cio` e Q

= f
P
(Q).
(b)
`
E una conseguenza del punto precedente: in una simmetria rispetto a un piano le distanze si
conservano perch e il quadrilatero di vertici X, Y , Y

, X

(g. 2), essendo simmetrico rispetto a , ` e un


trapezio isoscele.

X
Y
Y

Figura 2
84 I problemi della Scuola Normale
(c) Iniziamo osservando che se P e Q sono allineati con O (Q coincide con P o col suo simmetrico
rispetto ad O) la tesi ` e ovvia, perch e in tal caso f
P
(Q) = Q, f
P
= f
Q
e f
P
(f
Q
(X)) = f
P
2
(X) = X =
f
Q
(f
P
(X)) = f
fP(Q)
(f
P
(X)) per ogni X. Per il caso in cui P e Q non sono allineati, ricordiamo che per
ogni K S lapplicazione f
K
` e una isometria; inoltre, in quanto composizione di simmetrie, pensata come
trasformazione di tutto lo spazio in s e, ` e lineare: f
K
(x + y) = f
K
(x) + f
K
(y) e f
K
(x) = f
K
(x), per ogni
coppia di vettori dello spazio x, y e per ogni numero reale .
E quindi sufciente provare che la tesi vale per tutti i punti del piano passante per O, P e Q, e per un
altro punto T, non in , che possiamo prendere su S, e tale che OT sia ortogonale a .
Proviamo che f
P
(f
Q
(X)) = f
fP (Q)
(f
P
(X)) vale per ogni X di . Indichiamo per semplicit` a di notazione con
R il punto f
P
(Q). Sul piano lazione di f
P
, f
Q
, f
R
` e quella di una simmetria rispetto alle rette per OP,
OQ, OR; conseguentemente la composizione f
P
f
Q
agisce come una rotazione intorno ad O di un angolo
pari al doppio di quello formato dalle semirette OQ e OP; il punto R ` e il simmetrico di Q rispetto alla retta
OP, dunque langolo fra OP e OR ` e in valore assoluto e segno uguale a quello formato dalle semirette OQ
e OP; dunque le due trasformazioni f
P
f
Q
e f
R
f
P
coincidono, e la tesi vale certamente per ogni punto
X appartenente a .
Indichiamo con T

il simmetrico di T rispetto ad O. Lapplicazione f


Q
manda T nel simmetrico rispetto ad
OQ, e quindi in T

, dato che OT e OQ sono ortogonali, e lo stesso fa f


P
con T

; a primo membro abbiamo


dunque f
P
(f
Q
(T)) = T; per il secondo membro, essendo P, Q e f
P
(Q) complanari, OT ` e ortogonale anche
ad Of
P
(Q) e quindi f
fP (Q)
(f
P
(T)) = f
fP(Q)
(T

) = T, e ci` o conclude la dimostrazione.


Anno 1989 85
1989.3 Trovare le soluzioni reali del sistema:
_

_
2 y + x x
2
y
2
= 0
z x + y y (x + z) = 0
2 y + z y
2
z
2
= 0
RISOLUZIONE Sottraendo termine a termine la prima e la terza equazione otteniamo
4 y + x z x
2
+ z
2
= 0, da cui y =
1
4
(x z) (x + z 1).
Sostituiamo lespressione per y nella seconda equazione, ottenendo che
(z x) +
(x z) (x + z 1)
4
(1 x z) = 0 ,
e quindi
(z x)
_
1 +
(x + z 1)
2
4
_
= 0 ,
che equivale a
z = x.
Di conseguenza, dallespressione per y, sappiamo che y = 0; ricaviamo nalmente x sostituendo nella prima
equazione, che diventa x x
2
= 0; le soluzioni reali del sistema sono date da:
x = 0, y = 0, z = 0 ;
x = 1, y = 0, z = 1 .
1989.4
*
Consideriamo la legge che ad ogni punto P = (x, y) del piano cartesiano fa corrispondere il
punto f(P) dello stesso piano, denito da:
f(P) =
_
P se OP 1
_
x
OP
,
y
OP
_
se OP 1
dove O = (0, 0) e OP indica la distanza da O a P.
Provare che per ogni coppia di punti P e Q la distanza fra f(P) e f(Q) non supera la distanza fra P e Q.
RISOLUZIONE Notiamo anzitutto che lapplicazione f associa ad ogni punto P del cerchio C di centro
lorigine e raggio unitario il punto stesso, mentre ad ogni punto P esterno associa il punto intersezione del
bordo di detto cerchio con la semiretta OP.
Se P e Q appartengono al cerchio C si ha f(P) = P, f(Q) = Q e quindi, ovviamente dist(f(P), f(Q)) =
dist(P, Q).
Se uno dei due punti, ad esempio P, appartiene a C, e laltro ` e esterno (g. 1) langolo P

f(Q)Q ` e ottuso e
quindi
dist(f(P), f(Q)) = dist(P, f(Q)) < dist(P, Q)
in quanto in un triangolo ottusangolo il lato opposto allangolo ottuso ` e maggiore degli altri lati.
86 I problemi della Scuola Normale
y
y
x x
O O
P f( ) = P
Q
f(Q)
P
f( ) P
Q
Q
f(Q)
Figure 1, 2
Se poi sia P che Q sono esterni al cerchio C, si consideri la circonferenza che passa per il punto pi` u vicino
allorigine, diciamo P, e sia Q

la sua intersezione con la semiretta OQ. I triangoli di vertici O, f(P), f(Q)


e O, P, Q

sono simili e isosceli; essendo il segmento di estremi O, f(P) minore del segmento di estremi
O, P si avr` a
dist(f(P), f(Q)) < dist(P, Q

) ,
langolo P

Q ` e ottuso (in quanto OPQ

` e isoscele) e quindi per la stessa considerazione precedente


dist(P, Q

) < dist(P, Q) .
In conclusione, si ` e provato che in ogni caso
dist(f(P), f(Q)) dist(P, Q) .
1989.5 Sia S la supercie di un prisma a base ottagonale regolare inscritto in un cilindro circolare
retto di raggio R e altezza h = 3Rsin(/8). Siano A e B due punti come in gura, con OA = R/

2.
A
O
B
P
N
M
Determinare la lunghezza del minimo percorso su S tra A e B.
RISOLUZIONE Un percorso minimo che congiunge A con B corrisponde ad un cammino rettilineo che
connette A e B nello sviluppo piano del prisma, cammino interamente contenuto nelle facce dello sviluppo.
`
E chiaro che vi sono solo due possibilit` a da prendere in considerazione, corrispondenti allo sviluppo che
vede la faccia superiore del prisma connessa al lato NM (nel qual caso il percorso taglia solo lo spigolo
NM)
Anno 1989 87
Q
P
A
H
O
N M
K B
Figura 1
e allo sviluppo che ha la faccia superiore connessa al lato PN (e allora il percorso taglia sia lo spigolo PN
sia lo spigolo laterale uscente da N).
O
A
Q
P L N M
H
B
Figura 2
Confrontiamo la lunghezza di tali percorsi. Posto = /8, si ha che la lunghezza del lato dellottagono ` e
2R sin e la lunghezza dellapotema ` e R cos .
Osserviamo che essendo ON = R, OA = R/

2 e A

ON = /4 il triangolo ONA (g. 2) ` e rettangolo in A e


isoscele. Ne segue che A

NL = e AL = R sin /

2 = LH. Pertanto la retta che passa per i punti A e H


forma un angolo di /4 col lato orizzontale PN e quindi incontrer` a la vertical uscente da M in un punto X
tale che XM = MH = 3R sin, ovvero nel punto B. Pertanto il segmento AB ` e parallelo al lato QP della
base (g. 2) e dunque il suo prolungamento incontra QO in un punto A

che dista da O una quantit` a pari ad


OA (g. 3). Il segmento A

ha quindi la stessa lunghezza del segmento AB della Figura 1.


B

B
K
P
A
Q
A

O
Figura 3
In conclusione ci siamo ridotti a confrontare le lunghezze dei segmenti AB e A

della Figura 3.
88 I problemi della Scuola Normale
Si mandi la perpendicolare A

K ad AB; si ha
KB =
B

2
=

2 R sin = AA

,
ma lipotenusa A

del triangolo rettangolo A

KB

` e maggiore del cateto A

K e pertanto
A

> A

K = AK + AA

= AK + KB = AB .
Possiamo cos` concludere che il percorso AB della Figura 2 ` e minore del percorso AB della Figura 1.
1989.6 Sia f(x) una funzione a valori reali denita sulla semiretta reale {x 0}. Supponiamo che:
(a) f(x) sia derivabile con derivata f

continua;
(b) f(0) = 0;
(c) per ogni x 1 risulti
0 < f(x) xf

(x).
Provare che lequazione f(x) = k ha almeno una soluzione x 0, per ogni k 0 .
RISOLUZIONE Proveremo che la funzione f(x) tende a + al tendere di x a +. Essendo f(0) = 0, dal
teorema dei valori intermedi seguir` a che essa assume almeno una volta ogni valore k 0.
La funzione g(x) = f(x)/x ha derivata
g

(x) =
f

(x) x f(x)
x
2
non negativa su [1, +); ne segue che g(x) ` e non decrescente su [1, +) e dunque si avr` a
g(x) g(1) = f(1) > 0 .
Pertanto per ogni x > 1 si ha
f(x) f(1) x
e quindi
lim
x+
f(x) = +.
1990.1
*
Considerare nello spazio euclideo nove punti distinti a coordinate intere. Dimostrare che ne
esistono due tali che il segmento che li congiunge contiene almeno un punto interno (cio` e distinto dagli
estremi) a coordinate intere.
RISOLUZIONE Come prima osservazione, notiamo che con meno di nove punti esistono controesempi;
basta prendere gli otto punti distinti dello spazio che hanno come possibili coordinate 0 oppure 1; nessun
segmento che abbia come estremi due di questi punti ha punti interni a coordinate intere.
Se P
1
= (x
1
, y
1
, z
1
) e P
2
= (x
2
, y
2
, z
2
) hanno coordinate intere, il segmento P
1
P
2
contiene certamente un
punto interno a coordinate intere, il suo punto medio, se x
1
+x
2
, y
1
+y
2
e z
1
+z
2
sono tutti e tre pari, e questo
accade se x
1
e x
2
sono entrambi pari o entrambi dispari, e analogamente per le altre coordinate. Le possibili
combinazioni di parit` a o disparit` a per le tre componenti sono solo 2
3
= 8 e dunque, per una qualsiasi scelta
di 9 punti a coordinate intere, ne esisteranno almeno due, Q e R tali che le relative componenti x siano
nella stessa classe di parit` a e cos` per le componenti y e z. Quindi M, punto medio di Q e R, sar` a interno
al segmento QR, e avr` a coordinate intere.
Anno 1990 89
1990.2 Sia P un poligono semplice (cio` e tale che da ogni vertice escono esattamente due lati) non
necessariamente convesso, con almeno 4 lati. Supponiamo che P abbia al pi ` u un vertice concavo.
E vero che esistono due vertici non consecutivi con la propriet ` a che il segmento che li congiunge ` e contenuto
in P? In caso affermativo dimostrarlo, altrimenti trovare un controesempio.
RISOLUZIONE Se il poligono ` e convesso ogni diagonale ` e interamente contenuta in esso; se non ` e convesso
sia P il vertice del suo solo angolo concavo e siano A e B i vertici adiacenti ad esso; due dei semipiani
individuati dalle rette per A, P e per B, P tagliano il poligono in due gure convesse e una almeno di
esse contiene un quarto vertice C; dunque il segmento PC congiunge due vertici non consecutivi ed ` e
interamente contenuto nel poligono.
A
B
P
C
Figure 1, 2
Si noti che se il poligono ` e intrecciato la propriet` a non ` e pi` u vera, come mostra la Figura 2.
90 I problemi della Scuola Normale
1990.3 Dato il sistema
_

_
x
1
+ x
2
+ . . . + x
100
= 5050
x
2
2
x
2
1
= 3

x
2
k
x
2
k1
= 2k 1

x
2
100
x
2
99
= 199
trovare tutte le soluzioni x
1
, x
2
, . . . , x
100
, con x
k
0, k = 1, 2, . . . , 100.
RISOLUZIONE Sommando le relazioni x
2
2
x
2
1
= 3 , x
2
3
x
2
2
= 5, . . . , x
2
k
x
2
k1
= 2k 1 possiamo ricavare
x
k
in funzione di k e della sola x
1
, infatti
x
2
k
x
2
1
= (x
2
k
x
2
k1
) + (x
2
k1
x
2
k2
) + . . . + x
2
2
x
2
1
=
(2k 1) + (2k 3) + . . . + 3
e quindi
x
2
k
x
2
1
= (k 1)
(2 k 1) + 3
2
= k
2
1
da cui x
k
=
_
k
2
1 + x
2
1
; si vede facilmente che x
k
` e una funzione strettamente crescente di x
1
. Inoltre,
se x
1
= 1 si avr` a x
k
= k e quindi x
1
+x
2
+. . . +x
100
= 100 101/2 = 5050, per cui ` e vericata anche la prima
equazione.
Non vi sono altre soluzioni perch e se x
1
< 1 la somma delle cento incognite risulta strettamente minore di
5050, e se x
1
> 1 risulta strettamente maggiore.
Anno 1990 91
1990.4 Sia dato il polinomio F(x) = x
n
+ a
n1
x
n1
+ . . . + a
0
con coefcienti a
i
interi. Supponiamo
che esistano quattro interi distinti a, b, c, d tali che F(a) = F(b) = F(c) = F(d) = 7.
Dimostrare che non esiste nessun numero intero k tale che F(k) = 12.
RISOLUZIONE Dato che il polinomio F(x) assume il valore 7 in a, b, c, d il polinomio G(x) = F(x) 7 si
annulla in tali punti e dunque per il teorema di Ruffini si ha
G(x) = (x a) (x b) (x c) (x d) G
1
(x)
con G
1
(x) polinomio a coefcienti interi. Provare che per k intero F(k) non pu` o valere 12 equivale a provare
che G(k) non assume il valore 5. Ma G(k) = (k a) (k b) (k c) (k d) G
1
(k) e, dato che a, b, c, d sono
tutti distinti, almeno due fra i numeri k a, k b, k c, k d sono diversi da 1 e quindi G(k) non pu` o
mai valere 5, che ` e un numero primo.
1990.5 Trovare il pi ` u piccolo numero > 1 tale che risulti:
+ sin x
+ sin y
e
yx
per ogni x, y con x y
RISOLUZIONE Da > 1 segue che +sin y ` e sempre positivo; separando x e y otteniamo la diseguaglianza
equivalente
( + sin x) e
x
( + siny) e
y
per ogni x, y con x y
che a sua volta equivale al fatto che la funzione f

(t) = ( + sin t) e
t
` e crescente.
La funzione f

(t) ` e derivabile; risulter` a crescente se e solo se


f

(t) = (cos t + + sint) e


t
0 .
Deve dunque essere (cos t + sin t) per ogni t, e quindi il pi` u piccolo per cui vale la diseguaglianza
sar` a dato dal massimo dei valori assunti da
(cos t + sint) =

2 sin(t + /4) ,
che si ha per x = (3/4) + 2 k e vale

2.
92 I problemi della Scuola Normale
1990.6
*
Si consideri un rettangolo R di misure 6 4 metri. Nel punto di mezzo O di un lato ` e
incernierato un braccio articolato, della lunghezza totale di due metri, formato da due segmenti OA e AB
(vedi gura). Il braccio pu` o muoversi solo allinterno di R. Pi ` u precisamente il segmento OA pu` o ruotare
intorno al punto sso O e, per ogni posizione assunta, il segmento AB pu` o ruotare intorno al punto A;
naturalmente, durante il movimento, il braccio deve restare in R.
O
A
B
R
E possibile scegliere le lunghezze dei segmenti in modo che ogni punto di R a distanza minore o uguale a
due metri da O sia raggiunto da B?
RISOLUZIONE Indichiamo con r la lunghezza del braccio OA e con r

quella del braccio AB. Si ha


OA + AB = 2 m.
Per la diseguaglianza triangolare si ha
|OA AB| OB OA + AB
cio` e
|r r

| OB r + r

.
`
E quindi chiaro che se r = r

i punti interni del semicerchio di centro O e raggio |r r

| interno al rettangolo
R non sono raggiungibili dal braccio (g. 1 e 2).
O
A
B
R
O
A
B
R
Figure 1, 2
Quindi la sola possibilit` a ` e che sia r = r

= 1 m. Proviamo che in questo caso il problema si pu` o


effettivamente risolvere.
Preso un qualunque punto B del semicerchio C di raggio 2 m e centro in O, si costruiscano i due triangoli
isosceli OAB, OA

B di base AB e aventi lati OA = AB = OA

= A

B = 1 m. I punti A e A

sono simmetrici
rispetto alla retta OB, cio` e ciascuno dei due appartiene ad una delle due semicirconferenze di centro in O e
raggio 1 m suddivise dalla retta per O e B, il che implica che uno dei punti A, A

` e interno al semicerchio
C e quindi lintero triangolo formato da tale punto e dai punti O e B ` e interno a C, pertanto il problema ` e
risolto.
Anno 1990 93
O
A B
A

R
Figura 3
94 I problemi della Scuola Normale
1991.1 Provare che per ogni numero intero n 2 si ha
n

n! <
n + 1
2
e che (n + 1)/2 non ` e mai un multiplo intero di
n

n!.
RISOLUZIONE Applichiamo la diseguaglianza fra le medie geometrica e aritmetica,

ab <
(a + b)/2 , valida per ogni coppia a, b di numeri positivi diversi fra loro, ai prodotti 1 n, 2 (n 1), . . . ,
(n 1) 2, n 1 ; moltiplicando le n diseguaglianze otteniamo
n! =

1 n
_
2 (n 1) . . .
_
(n 1) 2

n 1 <
1 + n
2
2 + (n 1)
2

(n 1) + 2
2
n + 1
2
=
_
n + 1
2
_
n
da cui, estrendo la radice n-esima, otteniamo la diseguaglianza richiesta.
Per il secondo punto dobbiamo provare che per nessun k intero vale luguaglianza
k
n

n! =
n + 1
2
o, equivalentemente, che non ` e mai vericata
(2k)
n
n! = (n + 1)
n
.
Ma lultima uguaglianza non pu` o essere soddisfatta per nessun k perch e n e n+1 sono sempre primi tra loro,
e quindi ogni numero primo che divide n divide il primo membro delluguaglianza ma non pu` o dividere il
secondo membro.
Anno 1991 95
1991.2 Fra tutti i quadrilateri convessi inscritti in un quadrato, in modo che ogni lato del quadrato
contenga almeno un vertice del quadrilatero, si determinino quelli aventi minimo e massimo perimetro.
RISOLUZIONE Determiniamo per prima cosa i quadrilateri MNOP inscritti di perimetro massimo.
M B
P
A
D C O
N
Figura 1
Per la diseguaglianza triangolare abbiamo che
MN MB + BN , NO NC + CO,
OP OD + DP , PM PA + AM ,
da cui, sommando, otteniamo
MN + NO + OP + PM AB + BC + CD + DA .
Dunque, ogni quadrilatero inscritto in ABCDha perimetro non superiore a quello di ABCD, e luguaglianza
si ottiene scegliendo i vertici di MNOP coincidenti con quelli del quadrato.
A M 1 B
A

D O C O

P
2
3
4
N
N

Figura 2
Cerchiamo ora di determinare quali siano i quadrilateri che hanno il perimetro minimo fra quelli inscritti.
Denotiamo con 1, 2, 3, 4 i lati AB, BC, CD, DAdel quadrato e costruiamo limmagine speculare di ABCD
rispetto al segmento 2; se N

` e lintersezione col lato 2 della retta per M e per O

, immagine di O, dalla
diseguaglianza triangolare si ha MN

+ N

= MO

MN + NO

= MN + NO.
Pertanto il percorso di lunghezza minima da M a O si avr` a quando N coincide con N

.
Alla stessa stregua riettiamo il quadrato attorno al lato 3 e poi al lato 4.
96 I problemi della Scuola Normale
M A M A
A

Figure 3, 4
Il percorso di lunghezza minima che connette il punto M con la sua immagine M

dopo le tre riessioni


` e quello rettilineo. Siccome ovviamente AM = A

la retta per M e M

forma angoli di 45

con i lati
del quadrato e quindi tale percorso ha lunghezza 2

2 AB. Sul quadrato originario ci` o corrisponde a un


percorso che da M torna a M dopo aver toccato i lati 2, 3, 4 lungo i lati di un rettangolo con lati paralleli
alle diagonali del quadrato. La lunghezza di tale percorso non dipende dalla posizione del punto M su AB
e quindi il problema ammette innite soluzioni (g. 6).
M
Figure 5, 6
1991.3
*
Trovare il pi ` u piccolo numero intero N
0
1 con la propriet ` a che N
0
+ 1 e 2N
0
+ 1 siano
entrambi quadrati perfetti.
Mostrare poi che ogni intero N con questa propriet ` a ` e multiplo di N
0
.
RISOLUZIONE E pi` u comodo descrivere linsieme degli interi N per cui N + 1 e 2 N + 1 sono quadrati
perfetti come linsieme degli interi p
2
1 tali che 2 p
2
1 ` e un quadrato perfetto. Per verica diretta, il pi` u
piccolo intero p per cui 2 p
2
1 ` e un quadrato perfetto ` e 5, e il numero N
0
richiesto ` e 5
2
1 = 24.
Per il secondo punto, dobbiamo provare che se 2 p
2
1 ` e un quadrato perfetto allora p
2
1 ` e divisibile per
24 = 2
3
3.
Ma il numero p
2
1 = (p + 1) (p 1) ` e pari se e solo se p ` e dispari; in tal caso esso ` e prodotto di due pari
consecutivi e quindi ` e divisibile per 8. Inoltre, uno e uno solo dei numeri p 1, p e p + 1 ` e divisibile per 3,
e quindi p
2
1 ` e divisibile per 3 se e solo se p non ` e divisibile per 3.
Dobbiamo quindi far vedere che se 2 p
2
1 ` e un quadrato perfetto, allora p ` e dispari, e non ` e divisibile per
3.
Supponiamo che p sia pari, p = 2 k. Dividendo per 8 il numero 2 p
2
1 = 8 k
2
1 = 8 (k
2
1) + 7 il resto ` e
7, ma dallidentit` a
(4 r + s)
2
= (16 r
2
+ 8 r s + s
2
) = 8 (2 r
2
+ r) + s
2
vediamo che dividendo per 8 un quadrato perfetto i resti possibili sono solamente 0, 1 o 4. Ne deduciamo
che, se 2 p
2
1 ` e un quadrato perfetto, allora p ` e dispari.
Anno 1991 97
Analogamente, supponiamo per assurdo che p sia multiplo di 3, p = 3 k.
sostituendo otteniamo 2 p
2
1 = 18 k
2
1 = 9 (2 k
2
1) + 8 e quindi dividendo 2 p
2
1 per 9 si ha resto 8,
mentre i resti ottenibili da un quadrato perfetto, per lidentit` a (9 r + s)
2
= 9 (9 r
2
+ 18 r s) + s
2
, sono tutti e
soli quelli che si hanno dai quadrati dei numeri da 0 a 8 e cio` e, nellordine:
0, 1, 4, 0, 7, 7, 0, 4, 1 ,
e dunque se 2 p
2
1 ` e un quadrato, allora p non ` e multiplo di 3.
In conclusione se 2 p
2
1 ` e un quadrato perfetto il numero N = p
2
1 ` e divisibile per N
0
= 24.
1991.4 Su un treno, inizialmente senza passeggeri e formato da n carrozze, salgono k viaggiatori
disponendosi in modo casuale e indipendente luno dallaltro. Qual ` e la probabilit ` a che solo tre carrozze
siano occupate da almeno un viaggiatore?
RISOLUZIONE I k passeggeri si distribuiscono sulle n carrozze, che possiamo supporre contraddistinte dalle
etichette c
1
, c
2
, . . . , c
n
, in un numero di modi distinti dato da n
k
. Vogliamo calcolare il numero dei casi
in cui solo le carrozze c
i1
, c
i2
e c
i3
risultano occupate da almeno un passeggero. Qualunque scelta delle
carrozze i
1
, i
2
e i
3
con 1 i
1
< i
2
< i
3
n porta allo stesso numero di disposizioni accettabili che si
ottiene per i
1
= 1, i
2
= 2 e i
3
= 3 e quindi, indicando tale numero con S(k, 3), i casi favorevoli saranno dati
da S(k, 3) moltiplicato per il numero di modi distinti di scegliere tre delle n carrozze, cio` e C
n,3
=
_
n
3
_
.
Calcoliamo quindi il numero S(k, 3) di modi distinti in cui k passeggeri occupano 3 carrozze, senza lasciarne
nessuna vuota. Ogni viaggiatore ha 3 scelte, il che porta ad un numero totale di 3
k
disposizioni; fra queste
per` o vi sono anche quelle in cui nessun passeggero occupa la vettura c
1
(pari a 2
k
possibilit` a), oppure la
vettura c
2
oppure ancora la vettura c
3
. Dobbiamo dunque escludere questi casi, che darebbero un totale di
3 2
k
; tali casi per` o non sono disgiunti: i tre casi in cui tutti i passeggeri salgono sulla stessa carrozza sono
stati conteggiati due volte. Il numero di modi distinti in cui i k viaggiatori possono occupare le prime tre
carrozze ` e quindi dato da S(k, 3) = 3
k
3 2
k
+ 3.
Levento solo 3 delle n carrozze hanno almeno un passeggero ha quindi probabilit` a
P =
_
n
3
_
S(k, 3)
n
k
=
n(n 1) (n 2) (3
k
3 2
k
+ 3)
6 n
k
.
98 I problemi della Scuola Normale
1991.5 Costruire un polinomio (a coefcienti reali)
P(x, y) = a x
2
+ b xy + c y
2
vericante le propriet ` a:
(i) P(x, y) = 0 soltanto per x = y = 0 ;
(ii) se x e y sono numeri interi allora anche P(x, y) ` e intero.
Determinare poi il massimo della quantit ` a
= b
2
4 a c
al variare di P nellinsieme dei polinomi soddisfacenti le propriet ` a precedenti.
RISOLUZIONE Se P(x, y) = 0 e y = 0, allora x/y ` e una soluzione reale di a t
2
+ b t + c = 0, e dunque il
discriminante di tale equazione b
2
4 a c ` e non negativo; analogamente, se P(x, y) = 0 e x = 0, allora y/x ` e
una soluzione reale di c t
2
+ b t + a = 0, e dunque ancora b
2
4 a c 0.
Un polinomio P verica quindi lipotesi (i) se e solo se b
2
4ac < 0.
Per la seconda condizione, se P(x, y) ` e intero per x, y interi, avremo che P(1, 0) = a, P(0, 1) = c e
P(1, 1) = a + b + c sono tutti interi, e quindi a, b, c debbono essere interi.
La funzione = b
2
4 a c assume solo valori interi negativi; il polinomio P(x, y) = x
2
+ xy + y
2
verica
le ipotesi (i) e (ii) e fornisce 3 come valore di . Vediamo se le equazioni = 1 o = 2 ammettono
soluzione.
= b
2
4 a c = 1 equivale a b
2
+1 = 4 a c, che non ` e mai vericata perch e b
2
+1 non ` e mai divisibile per 4.
= b
2
4 a c = 2 equivale a b
2
+2 = 4 a c, che non ` e mai vericata perch e b
2
+2 non ` e mai divisibile per 4.
Quindi il massimo valore della funzione ` e 3, e si ottiene, ad esempio, per P(x, y) = x
2
+ xy + y
2
.
1991.6
*
Ci si propone di congiungere con una strada due localit ` a A e B che distano 4 km, fra le quali
si trova una zona Z costituita da terreno pietroso e avente la forma di un cerchio con centro nel punto medio
di AB e raggio di 1 km.
(a) Sapendo che, a parit ` a di lunghezza, il costo di costruzione della strada nella zona pietrosa ` e volte
( numero reale maggiore di 1) quello relativo alla zona circostante, determinare due punti P, Q sul
bordo di Z in modo che il percorso APQB (vedi gura) sia il pi ` u economico possibile.
A O B
P
Q
Z
(b) Discutere poi il caso pi ` u generale in cui si considerano percorsi formati, oltre che da tratti rettilinei,
anche da eventuali tratti curvilinei contenuti nel bordo di Z (dove il costo unitario di costruzione si pu` o
considerare lo stesso che nella zona esterna a Z).
RISOLUZIONE
(a) Ci proponiamo anzitutto di dimostrare che il percorso cercato ` e simmetrico rispetto alla perpendicolare
r al segmento AB passante per il centro O.
Supponiamo che il percorso ottimale sia APQB e sia M lintersezione del segmento PQ con la retta r. Sia
C
1
il costo di costruzione del tratto APM e C
2
quello tratto MQB. Si dovr` a avere C
1
C
2
oppure C
1
> C
2
.
Nel primo caso, sia P

il simmetrico di P rispetto a r; il percorso MP

B avr` a costo C
1
e, essendo
PP

< PM + MP

, il percorso APP

B avr` a costo inferiore a quello di APMP

B che ` e 2 C
1
C
1
+ C
2
.
Allo stesso modo si ragiona se C
2
< C
1
, considerando il percorso AQ

QB, ove Q

` e il simmetrico di Q
rispetto a r.
Anno 1991 99
A O B
Z
P
Q
r
M
P

Figura 1
In entrambi i casi si riesce quindi ad ottenere un costo di costruzione inferiore prendendo un percorso
simmetrico rispetto a r.
Supponiamo dunque PQ parallelo ad AB, indichiamo con H e H

i piedi delle perpendicolari da P e Q a


AB e con x la lunghezza del segmento OH. Le tangenti da A e da B al cerchio formano un angolo 30

con
AB (AO ha lunghezza doppia del raggio).
A O B H H

P Q
x
Figura 2
La geometria del problema impone dunque la condizione
1
2
x 1 .
Si ha AP =
_
(2 x)
2
+ 1 x
2
=

5 4 x e dunque il costo di costruzione sar` a proporzionale a
F(x) = x +
_
5 4 x .
Cerchiamo i punti di minimo di tale funzione su [1/2, 1]. Si ha
F

(x) =
2

5 4 x
e dunque F

(x
0
) = 0 per x
0
= 5/4 1/
2
. Il punto x
0
appartiene a (1/2, 1) solo se 2/

3 < < 2, e in tal


caso F(x) ha in x
0
un massimo, dato che a sinistra di x
0
si ha F

(x) > 0 mentre a destra di x


0
` e F

(x) < 0.
Pertanto il minimo di F(x) ` e da ricercarsi agli estremi dellintervallo [1/2, 1].
Si ha F(1/2) = /2 +

3, F(1) = + 1 e quindi se + 1 /2 +

3, ovvero se 2 (

3 1), il percorso
ottimale sar` a quello rettilineo AB, se > 2 (

3 1) il percorso pi` u economico sar` a costituito dai due


segmenti AT, BT

tangenti al cerchio e dal tratto TT

.
100 I problemi della Scuola Normale
A B
P Q
Figure 4, 5
(b) Volendo considerare anche tratti curvilinei sul bordo di Z la sola possibilit` a da prendere in esame ` e
quella del percorso costituito dai segmenti AT, BT

e dallarco

TT

. Si vede facilmente infatti che altri


percorsi avrebbero lunghezza, e quindi costo, maggiore.
A B
Figura 6
Il costo di costruzione del percorso AT,

TT

e T

B ` e proporzionale a
2 2

3
2
+

3
= 2

3 +

3
e dunque detto percorso avr` a costo inferiore a quello ATT

B se
> 2

3 +
2
3
.
Anno 1992 101
1992.1
*
E assegnata una legge che a ogni coppia di interi x, y associa un intero x y in modo che
x (y + z) = y x + z x
per tutti gli interi x, y, z. Si dimostri che
x y = xy (1 1).
RISOLUZIONE Osserviamo intanto che
x x = x (x + 0) = x x + 0 x ,
e quindi
0 x = 0 .
Di conseguenza,
x y = x (y + 0) = y x + 0 x = y x ;
dunque loperazione ` e commutativa, e in particolare si ha che
x (y + z) = y x + z x = x y + x z
(vale la propriet` a distributiva rispetto alla somma).
Dimostriamo usando il principio di induzione che se y 1 si ha x y = y (x 1). Per y = 1 la tesi
` e immediata; dalla propriet` a distributiva segue che se
x y = y (x 1)
vale per un certo y, allora
x (y + 1) = x y + x 1 = y (x 1) + x 1 = (y + 1) (x 1) .
Se y = 0 si ha che x y = 0 = 0 (1 1).
Se y < 0, osserviamo che
x y + x (y) = x (y y) = x 0 = 0 ,
e dunque
x y = (x (y)) = ((y) (x 1)) = y (x 1) .
Possiamo quindi concludere:
x y = y (x 1) = y (1 x) = y (x(1 1)) = xy (1 1) .
102 I problemi della Scuola Normale
1992.2 Nel piano due quadrati ABCD e A

sono disposti come in gura.


A
B C
D
A

Si dimostri che la retta passante per A e perpendicolare a DD

incontra il segmento BB

nel punto medio.


RISOLUZIONE Si mandi per B

la parallela ad AB e sia Q il punto in cui essa interseca la perpendicolare


AP a DD

.
A
B
C
D
P
D

M
Q
Figura 1
Si considerino i triangoli ADD

e B

AQ. Si ha Q

AB

= D

Aperch e entrambi gli angoli sono complemen-


tari a P

AD

(D

AB

` e retto e APD

` e un triangolo rettangolo). Dato che per costruzione B

Q ` e parallelo
ad AB, langolo A

QB

` e uguale a B

AQ, e questo a sua volta ` e uguale a D

DA perch e sono entrambi angoli
complementari a P

AD.
I triangoli ADD

e B

AQ hanno quindi tutti gli angoli uguali e, avendo uguale anche un lato (AD

= AB

),
sono tra loro uguali. Pertanto B

Q = AD = AB; ne segue che il quadrilatero ABQB

` e un parallelogramma
e dunque la diagonale AQ biseca laltra diagonale BB

.
Anno 1992 103
1992.3 Vericare che la somma delle quarte potenze di due numeri reali di assegnato prodotto p > 0
a) decresce se decresce il valore assoluto della differenza dei due numeri;
b) raggiunge il valore minimo quando i due numeri sono uguali.
RISOLUZIONE Supponiamo di aver due coppie, x
1
e y
1
, x
2
e y
2
, di numeri tali che x
1
y
1
= x
2
y
2
= p, e tali
che sia
x
4
1
+ y
4
1
x
4
2
+ y
4
2
.
Sommando a primo e secondo membro
2 p
2
= 2 x
2
1
y
2
1
= 2 x
2
2
y
2
2
,
otteniamo una diseguaglianza equivalente che possiamo scrivere come
(x
2
1
+ y
2
1
)
2
(x
2
2
+ y
2
2
)
2
che, ancora, equivale a
x
2
1
+ y
2
1
x
2
2
+ y
2
2
.
Sottraendo ora da primo e secondo membro il termine
2 p = 2 x
1
y
1
= 2 x
2
y
2
,
si ottiene la diseguaglianza
(x
1
y
1
)
2
(x
2
y
2
)
2
,
che a sua volta ` e equivalente a
|x
1
y
1
| |x
2
y
2
| .
Questo prova il punto (a).
Il punto (b) segue immediatamente dal fatto che x
4
+y
4
` e minima quando lo ` e |xy|, cio` e quando x = y =

p ;
il minimo di x
4
+ y
4
sar` a quindi dato da 2 p
2
.
104 I problemi della Scuola Normale
1992.4 Mostrare che, per ogni intero positivo ssato k, esiste almeno un intero n tale che
100 n
k
+ n 101 + k n
k1
.
RISOLUZIONE La funzione f(n) = n
k
+ n ` e una funzione crescente di n, qualunque sia lintero positivo k;
inoltre essa tende allinnito al crescere di n. Siccome f(1) = 2, vi sar` a un minimo numero intero n
0
> 1
per il quale 100 f(n
0
). Dato che n
0
` e il pi` u piccolo intero con tale propriet` a, si avr` a f(n
0
1) < 100, cio` e
(n
0
1)
k
+ (n
0
1) < 100 . [1]
Per ogni numero a > 1 si ha che
a
k
k a
k1
(a 1)
k
. [2]
Usufruendo di [1] e di [2] si ricava
n
k
0
k n
k1
0
+ n
0
1 (n
0
1)
k
+ n
0
1 < 100 ,
vale a dire
n
k
0
+ n
0
< 101 + k n
k1
0
e quindi n
0
` e lintero cercato.
Per dimostrare la [2] si pu` o procedere per induzione su k. Ovviamente la propriet` a ` e vera per k = 1; se si
suppone che la disuguaglianza sia soddisfatta per k 1, cio` e che valga
a
k1
(k 1) a
k2
(a 1)
k1
,
moltiplicando entrambi i membri per a 1 si ottiene
a
k
k a
k1
+ (k 1) a
k2
(a 1)
k
,
da cui
a
k
k a
k1
(a 1)
k
;
dunque, in base al principio di induzione, la diseguaglianza ` e vericata per ogni intero positivo k e per ogni
numero a > 1.
Anno 1992 105
1992.5
*
Sia F(x) = a
3
x
3
+ a
2
x
2
+ a
1
x + a
0
un polinomio di terzo grado con coefcienti interi. Si
dimostri che
i) se p/q, con p, q interi primi tra loro e q = 0, ` e una radice del polinomio, per ogni intero m il numero
F(m) ` e divisibile per p mq;
ii) se esistono due interi x
1
e x
2
tali che F(x
1
) = 1, F(x
2
) = 1, e che |x
1
x
2
| > 2, allora F(x) non ha
radici razionali.
RISOLUZIONE Supponiamo che sia F(p/q) = 0; si avr` a che
a
3
p
3
+ a
2
p
2
q + a
1
p q
2
+ a
0
q
3
= 0
da cui segue che q ` e un divisore di a
3
, cio` e a
3
= Aq con A intero, e che p ` e un divisore di a
0
, cio` e a
0
= C p
con C intero.
Siccome p/q ` e radice del polinomio, per il teorema di Ruffini si avr` a F(x) = (x p/q) P(x) con
P(x) polinomio di secondo grado a coefcienti razionali, e quindi
F(x) = (q x p) (a x
2
+ b x + c) [1]
con a, b, c razionali.
Ma ovviamente a q = a
3
= Aq, e quindi a ` e intero; allo stesso modo c p = a
0
= C p e dunque c ` e intero.
Siccome
a
2
= q b p a ,
a
1
= q c p b
sono numeri interi, ne segue che sia q b, sia p b sono interi.
Dato che p e q sono primi fra loro se ne deduce che anche b ` e un numero intero.
La [1] consente dunque di concludere che per ogni m intero F(m) ` e divisibile per q mp.
Per il punto (ii), ragioniamo per assurdo, supponendo che p/q sia una radice razionale di F(x); per il punto
(i), F(m) ` e divisibile per p mq. In particolare, per gli interi x
1
e x
2
risulta:
1 = F(x
1
) ` e divisibile per p x
1
q
1 = F(x
2
) ` e divisibile per p x
2
q
e quindi p x
1
q = 1, p x
2
q = 1, da cui, tenendo conto del fatto che x
1
= x
2
e q = 0, seguono due
possibilit` a
_
p x
1
q = 1
p x
2
q = 1
oppure
_
p x
1
q = 1
p x
2
q = 1
e sottraendo membro a membro otteniamo (x
2
x
1
) q = 2 oppure (x
2
x
1
) q = 2 e comunque |x
2
x
1
| =
(2/q) 2, contro lipotesi. Dunque, nelle ipotesi del punto (ii), F(x) non ha radici razionali.
106 I problemi della Scuola Normale
1992.6
*
1) Dimostrare che, presi comunque tre vertici di un cubo, il triangolo da essi individuato ` e rettangolo
oppure equilatero.
2) Calcolare la probabilit ` a che tre distinti vertici del cubo, scelti a caso, individuino un triangolo rettangolo
(la probabilit ` a ` e il rapporto tra il numero di casi favorevoli e il numero di casi possibili).
3) Si escludano tre vertici del cubo, e si considerino ammissibili i restanti cinque. Si indichi con P
la probabilit ` a che tre vertici ammissibili del cubo, scelti a caso, individuino un triangolo rettangolo.
Stabilire quanti valori pu` o assumere P al variare dei tre vertici esclusi allinizio.
RISOLUZIONE
Per il primo punto osserviamo che, presi tre vertici del cubo, si hanno due casi:
a) due vertici appartengono ad uno stesso spigolo; in tal caso il terzo vertice o appartiene a una delle facce
che conuiscono in tale spigolo, e allora il triangolo ` e la met` a di tale faccia, o appartiene allo spigolo
opposto, e in tal caso il triangolo ` e met` a del rettangolo formato dai due spigoli e da due diagonali
delle facce.
Figura 1
In entrambi i casi il triangolo ` e rettangolo.
b) Se nessuna coppia di vertici appartiene ad uno stesso spigolo la sola possibilit` a ` e che il triangolo sia
formato da tre diagonali delle facce, e dunque il triangolo ` e equilatero.
Figura 2
Fissato un vertice del triangolo, diciamo A, vi sono 7 possibilit` a per il vertice B e, ssato anche B, altre 6
possibilit` a per il terzo vertice C. Dunque vi sono 7 6 = 42 scelte possibili; i triangoli distinti con un vertice
in A sono di fatto la met` a, in quanto per ogni scelta di B e di C vi ` e la possibilit` a di scambiare tali vertici.
Dei 21 triangoli possibili, quelli formati da diagonali di facce sono solo 3. Infatti da A devono partire due
lati, e possiamo sceglierli in 3 modi distinti decidendo quale delle 3 diagonali di facce escludere.
Pertanto la probabilit` a che presi 3 vertici di un cubo essi formino un triangolo rettangolo ` e data da
21 3
21
=
6
7
.
La Figura 3 mostra i casi possibili.
Anno 1992 107
Figura 3
Per il terzo punto osserviamo che, esclusi i vertici non ammissibili, vi sono 5 scelte possibili per il primo
vertice, 4 per il secondo e 3 per il terzo, ma ovviamente una permutazione dei vertici d` a luogo allo stesso
triangolo.
Pertanto in ogni caso vi sono solo 5 4 3/3! = 60/6 = 10 triangoli possibili.
Se i tre vertici proibiti stanno su una stessa faccia ` e possibile formare con i 5 vertici rimasti un solo
triangolo con i lati che siano diagonali di facce. Pertanto la probabilit` a che un triangolo con vertici
ammissibili sia rettangolo ` e
10 1
10
=
9
10
.
Figura 4
La stessa situazione si ha se i tre vertici non ammissibili, pur non giacendo su una stessa faccia, sono tali
che due di essi sono vertici di uno stesso spigolo.
Figura 5
108 I problemi della Scuola Normale
Se invece i tre vertici non ammissibili sono i secondi estremi degli spigoli che escono da un vertice, ` e
possibile formare quattro triangoli, con i vertici ammissibili, che hanno i lati che sono diagonali di facce, e
pertando la probabilit` a cercata ` e
10 4
10
=
3
5
.
Figura 6
1993.1
*
Nel piano cartesiano riferito a coordinate ortogonali, un quadrato striscia in guisa che due
suoi vertici consecutivi appartengano rispettivamente allasse delle ascisse non negative e a quello delle
ordinate non negative.
Descrivere analiticamente la traiettoria di un punto P interno al quadrato e rigidamente ancorato ad esso.
Caratterizzare le posizioni di P nel quadrato per le quali la traiettoria appartiene ad una circonferenza,
oppure ` e un segmento di retta.
A O x
D
y
P
B
C
RISOLUZIONE Supporremo che il quadrato abbia lato unitario. Siano A e D i vertici del quadrato che sono
a contatto rispettivamente con gli assi x e y e sia P un punto del quadrato che nella posizione iniziale (g. 1)
ha coordinate (a, b).
D
C
y
P
B
H A
x a
b
y
t
A
B
C
D
P
a b
t
x
Figure 1, 2
Anno 1993 109
Detto t langolo formato dal lato AD con lasse x e H il piede della perpendicolare calata da P su AD si
avr` a che langolo formato da PH con la verticale da P ` e uguale a t (g. 2) e quindi lascissa di P ` e data
da a cos t + b sint; analogamente si vede che lordinata di P ` e data da (1 a) sin t + b cos t. Abbiamo cos`
ottenuto le equazioni parametriche del luogo descritto dal punto P:
_
x = a cos t + b sint
y = (1 a) sin t + b cos t .
[1]
Consideriamo la [1] come un sistema lineare in cos t, sint. Se risulta a (1 a) b
2
= 0, tale sistema pu` o
essere risolto in cos t, sin t ottenendo
cos t =
x(1 a) y b
a (1 a) b
2
, sin t =
y a xb
a (1 a) b
2
.
Quadrando e sommando, la relazione cos
2
t + sin
2
t = 1 diviene
(x(1 a) y b)
2
+ (y a xb)
2
=
_
a (1 a) b
2
_
2
,
ovvero
x
2
_
(1 a)
2
+ b
2
_
2 xy b+y
2
_
a
2
+ b
2
_
=
_
a(1 a) b
2
_
2
[2]
Questa ` e lequazione cartesiana soddisfatta dai punti del luogo descritto da P (per valori positivi di x, y);
essa rappresenta una circonferenza se e solo se il coefciente del termine xy ` e nullo e i coefcienti di x
2
e
y
2
sono uguali. Pertanto deve essere
b = 0 , (1 a)
2
= a
2
,
ovvero a = 1/2, b = 0. Dunque lunico punto del quadrato che si muove lungo un arco di circonferenza ` e
il punto medio del lato AD, e larco da esso descritto appartiene alla circonferenza di centro (0, 0) e raggio
1/2.
O A x
D
y
P
Figura 3
Se invece a (1 a) b
2
= 0, allora le relazioni [1] comportano che x e y sono proporzionali e precisamente
x
y
=
a
b
e pertanto il punto P si muove lungo un segmento di retta che passa per lorigine. Pensando il quadrato
nella posizione iniziale la condizione a (1 a) b
2
= 0 equivale a imporre che il punto P appartenga alla
semicirconferenza di equazione a
2
+ b
2
= a, ossia (a 1/2)
2
+ b
2
= 1/4.
110 I problemi della Scuola Normale
A x
O
D
P
y
Figura 4
Daltra parte in ogni posizione la circonferenza che ha centro nel punto medio di AD e raggio 1/2 passa
per O e dunque langolo che il segmento PO forma con lasse delle x ` e langolo che sottende larco PA e
dunque ` e costante, il che signica che, viceversa, ogni punto P della semicirconferenza sopra descritta si
muove lungo una retta. Si noti che in generale il luogo del punto P descritto dalle [2] ` e un arco di ellisse di
centro nellorigine (g. 5).
O A x
D
y
P
Figura 5
Anno 1993 111
1993.2 In un piano cartesiano un oggetto puntiforme parte dal punto (0, 2 n) (con n intero positivo)
e scende no allasse delle ascisse compiendo 2 n passi, con la seguente regola: se prima di compiere un
passo si trova nel punto di coordinate intere (k, l), pu` o recarsi o in (k 1, l 1) o in (k +1, l 1) con uguale
probabilit ` a.
Le mosse eseguite nei diversi passi sono indipendenti.
Si indichi con p
n
(k) la probabilit ` a che dopo 2 n passi loggetto si trovi nel punto (k, 0).
i) Calcolare p
n
(k).
ii) Mostrare che 2 p
n
(2) 1/(2 n + 1).
RISOLUZIONE Vi sono 2
2n
percorsi possibili; occorre calcolare il numero dei percorsi che terminano nel
punto di ascissa 2 k con k = n, . . . , 1, 0, 1, . . . , n (i punti di ascissa dispari non sono raggiungibili perch e
il numero dei passi ` e pari, e si parte dallascissa 0). Si termina in (2 k, 0) se e solo se si sono fatti n+k passi
verso destra e n k passi verso sinistra, il che ` e possibile in
_
2 n
n + k
_
modi. Dunque
p
n
(2 k) =
1
2
2 n
_
2 n
n + k
_
, k = n, . . . , 1, 0, 1, . . . , n.
La diseguaglianza cercata si pu` o dimostrare per induzione su n. Essa ` e certamente soddisfatta per n = 1,
perch e p
1
(2) = 1/4 1/(2 3). Supponendola vera per n 1, cio` e
p
n1
(2) =
1
2
2 n2
_
2 n 2
n
_

1
2
1
2 n 1
proviamola per n:
p
n
(2) =
1
2
2 n
_
2 n
n + 1
_
=
1
4
(2 n)(2 n 1)
(n + 1)(n 1)
p
n1
(2)
1
4
(2 n)(2 n 1)
(n + 1)(n 1)
1
2
1
2 n 1
=
1
4
(2 n)(2 n + 1)
(n + 1)(n 1)
1
2
1
2 n + 1
.
Siccome si vede facilmente che per ogni n
2 n(2 n + 1) 4 (n + 1) (n 1)
la diseguaglianza cercata ` e dimostrata.
112 I problemi della Scuola Normale
1993.3
*
Dati tre numeri interi p > 2, q > 2, r > 2 si consideri un parallelepipedo di legno tale
che i tre spigoli uscenti da un vertice abbiano lunghezza p, q, r. Dopo aver dipinto la supercie esterna
del parallelepipedo, questo viene tagliato, mediante sezioni parallele alle facce, in cubetti aventi spigoli
di lunghezza 1. Ovviamente alcuni dei cubetti sono parzialmente colorati, mentre altri non sono colorati
affatto.
Si dimostri che esiste solo un numero nito di terne (p, q, r) per ciascuna delle quali il numero dei cubetti
parzialmente colorati ` e uguale al numero di quelli che non sono colorati affatto.
RISOLUZIONE I cubetti non colorati formano un parallelepipedo con spigoli di misura p 2, q 2 e r 2.
Pertanto se il numero dei cubetti colorati ` e uguale a quello dei cubetti non colorati si avr` a
p q r = 2 (p 2) (q 2) (r 2) , [1]
che possiamo riscrivere come
1
2
=
p 2
p
q 2
q
r 2
r
. [2]
Supponiamo che sia p q r; si avr` a allora
_
p 2
p
_
3

1
2
<
p 2
p
,
da cui
1
2
<
p 2
p

3
_
1
2
e pertanto 4 < p < 10; dunque vi ` e solo un numero nito di possibilit` a per il pi` u piccolo intero p. Con p
ssato lequazione [2] diventa
p
2 (p 2)
=
q 2
q
r 2
r
,
e con la stessa argomentazione si trova che
_
q 2
q
_
2

p
2 (p 2)
<
q 2
q
,
da cui
p
2 (p 2)
<
q 2
q

_
p
2 (p 2)
< 1 .
Per ogni p ammissibile vi ` e quindi un numero nito di q possibili e, ssati p e q, vi ` e (al pi` u) un valore
possibile per r, il che conclude la dimostrazione.
Anno 1993 113
1993.4 Sia data una circonferenza . Un arco circolare congiunge due punti distinti di ed ` e interno
al cerchio C racchiuso da . Dimostrare che, se le due regioni in cui divide C hanno aree uguali, la
lunghezza di supera il diametro di .
RISOLUZIONE Indichiamo con A e B gli estremi dellarco e con M il suo punto medio. Il triangolo AMB
deve contenere al suo interno il centro O di ; se cos` non fosse il diametro parallelo ad AB dividerebbe
il cerchio in due parti di egual area, una delle quali ` e interamente contenuta in una delle regioni in cui
divide il cerchio; tali regioni non potrebbero perci` o avere area uguale.
O O
M
M
A B
A B
Figura 1
Ci` o osservato baster` a notare che un arco di circonferenza ha lunghezza maggiore della corda che esso
sottende e dunque

AB =

AM +

MB > AM + MB.
A B
H
M
O
Figura 2
Daltra parte AM > AO perch e i triangoli rettangoli AMH e AOH hanno uno stesso cateto e si ha
OH < MH. Analogamente BM > BO e dunque

AB > AO + BO = diametro .
114 I problemi della Scuola Normale
1993.5 Sia n un intero positivo pari. Mostrare che si possono trovare (in modo non necessariamente
unico) n numeri reali a
1
> a
2
> . . . > a
n
> 0 tali che
_
a
1
+ a
2
+ . . . + a
n
= 2 n
(a
1
a
2
) + (a
3
a
4
) + . . . + (a
n1
a
n
) = n .
Mostrare poi che questo non ` e possibile (per n > 2) se si impone la condizione ulteriore
a
1
a
n
n.
RISOLUZIONE Cominciamo osservando che, se n = 2, vi ` e una sola soluzione data da a
1
= 3, a
2
= 1.
Nel caso che sia n > 2 mostriamo che se esiste una soluzione allora possiamo costruirne innite altre.
Consideriamo ad esempio i primi quattro numeri a
1
> a
2
> a
3
> a
4
e notiamo che ` e possibile trovare un
numero h abbastanza piccolo in modo che, posto a

1
= a
1
+h e a

3
= a
3
h, si abbia ancora a

1
> a
2
> a

3
> a
4
;
i numeri a

1
, a
2
, a

3
, a
4
. . . , a
n
vericano per costruzione anche le due uguaglianze.
Per dimostrare lesistenza cerchiamo di costruire gli n numeri della sequenza, cercando nel repertorio delle
progressioni pi` u familiari.
Proviamo a vedere per prima cosa se le due condizioni possono essere vericate prendendo a
1
, a
2
, . . . , a
n
in progressione aritmetica, a
k
= a
1
(k 1) q, con q > 0. Sostituendo nella seconda relazione si ha:
n = (a
1
a
2
) + (a
3
a
4
) + . . . + (a
n1
a
n
) = q n/2 ,
e quindi deve essere q = 2; sostituendo nella prima relazione otteniamo
2 n =
n

1
[a
1
2 (k 1)] = na
1
2
n

1
(k 1) = na
1
n(n 1) ;
deve essere a
1
= n + 1, e i numeri a
k
= (n + 1) 2 (k 1), con 1 k n vericano le condizioni richieste,
tranne quella di essere tutti positivi. Tentativo fallito.
Proviamo con a
k
in progressione geometrica, a
k
= a
1
q
k1
, con q compreso fra 0 e 1; se a
1
> 0, le a
k
sono
positive e decrescenti.
Notiamo poi che anche i numeri a
1
a
2
, a
3
a
4
, a
5
a
6
, . . . , a
n1
a
n
sono i primi n/2 termini di
una progressione geometrica di ragione q
2
e primo termine (1 q) a
1
. Imponiamo le due condizioni per
determinare a
1
e q.
a
1
+ a
2
+ . . . + a
n
= = a
1
(1 + q + . . . + q
n1
) =
a
1
1 q
n
1 q
= 2 n
(a
1
a
2
) + (a
3
a
4
) + . . . + (a
n1
a
n
) =
a
1
(1 q) (1 + q
2
+ . . . + (q
2
)
(n/2)1
) =
a
1
(1 q)
1 q
n
1 q
2
=
a
1
1 q
n
1 + q
= n,
da cui
1 q
n
1 + q
=
n
a
1
=
1
2
1 q
n
1 q
.
Deve essere quindi (1 + q)/2 = 1 q, da cui q = 1/3, e sostituendo, ad esempio nella prima equazione,
otteniamo
a
1
= 2 n
1 q
1 q
n
=
4
3
n
1 (1/3)
n
.
Anno 1993 115
Per il punto (b) mostriamo che la condizione a
1
a
n
n ` e incompatibile con le altre due. Infatti per la
decrescenza delle a
h
si ha:
(a
1
a
2
) + (a
3
a
4
) + . . . + (a
n1
a
n
) =
(a
1
a
n
) + (a
3
a
2
) + (a
5
a
4
) +. . . + (a
n1
a
n2
) <
a
1
a
n
n
contro lipotesi
(a
1
a
2
) + (a
3
a
4
) + . . . + (a
n1
a
n
) = n.
116 I problemi della Scuola Normale
1993.6 Per ogni intero positivo n si indichi con (n) il numero reale, compreso fra 0 e 2 , tale che
(n) = 3 n (mod 2 )
cio` e tale che (n) 3 n sia un multiplo intero di 2 .
i) Mostrare che 0 (n) /2 per inniti valori di n (si pu` o usare il fatto che 3.14 < < 3.15).
ii) Mostrare che (n) = (m) se n = m.
RISOLUZIONE Da 3.14 < < 3.15 otteniamo che 50 2 < 315 e che 315 < 50 2 + 1 < 50 2 + /2 e
dunque che
0 < 3 105 50 2 <

2
;
per denizione di si ha quindi che
0 < (105) <

2
.
Mostriamo ora che, dato un intero n
0
per il quale 0 < (n
0
) < /2, se ne pu` o trovare uno pi` u grande che
gode della stessa propriet` a.
Infatti, si scelga un intero k grande a sufcienza in modo che sia
2
k
< (n
0
) <

2

2
k
[1]
e si suddivida lintervallo [0, 2 ] in k intervalli di ampiezza 2 /k (si noti che k ` e necessariamente maggiore
di 8). I k + 1 numeri
(n
0
), (n
0
+ 1), (n
0
+ 2), . . . , (n
0
+ k)
appartengono tutti a [0, 2 ] e per il principio dei cassetti due di essi devono appartenere a uno
stesso intervallo. Ci` o signica che esistono m, n distinti tali che
|(m) (n)| <
2
k
[2]
e per ragioni di simmetria si pu` o supporre m > n.
Se p, q, r sono gli interi per cui
(n
0
) + 2 p = 3 n
0
(m) + 2 q = 3 m
(n) + 2 r = 3 n
se ne deduce che
(n
0
) + (m) (n) = 3 (n
0
+ mn) 2 (p + q r) .
A causa delle diseguaglianze [1] e [2] il primo membro di questa uguaglianza ` e compreso fra 0 e /2, e
dunque esso ` e uguale a (n
0
+ mn). Si ` e cos` trovato un intero n
1
= n
0
+ mn strettamente maggiore di
n
0
tale che 0 < (n
1
) < /2; proseguendo in questo modo se ne trovano inniti.
La seconda parte segue dalla irrazionalit` a di : se fosse (n) = (m) con n = m si avrebbe
3 n 2 j = 3 m2 k
con j, k interi distinti, da cui
=
3
2
mn
k j
il che ` e assurdo.
Anno 1994 117
1994.1 Sia X un insieme di n elementi, dove n ` e un numero pari e sia k un intero positivo. Diciamo che
una funzione f da X in X ha molteplicit ` a k se per ogni a X linsieme {x | f(x) = f(a)} ha k elementi.
Sono di pi ` u le funzioni di molteplicit ` a 1 o quelle di molteplicit ` a 2?
RISOLUZIONE Sia X un insieme di n = 2 m elementi. Le funzioni f da X in X di molteplicit` a 1 sono le
funzioni biunivoche di X in s e, e sono quindi tante quante le permutazioni di n oggetti, cio` e n!.
Per contare le funzioni f da X in X di molteplicit` a 2, possiamo pensare di raggrupparle in base allinsieme
immagine: f
1
e f
2
stanno nello stesso sottoinsieme se f
1
(X) e f
2
(X) sono lo stesso sottoinsieme con m
elementi di X; quindi il numero delle funzioni di molteplicit` a 2 ` e il prodotto del numero dei sottoinsiemi
con melementi di un insieme con 2 m elementi (che ` e C(2 m, m), numero delle combinazioni di 2 m oggetti
ad m ad m), per il numero di funzioni di molteplicit` a 2 da un insieme X di 2 m oggetti in un insieme di m
oggetti, Y = {y
1
, . . . , y
m
} .
Contiamo queste funzioni. Per ogni i = 0, 1, . . . , m1 dobbiamo scegliere i due punti di X che hanno come
immagine il punto y
i
; questo ` e possibile farlo in (2 m2 i) (2 m2 i 1)/2 modi distinti, e di conseguenza
il numero delle funzioni di molteplicit` a 2 da X in Y ` e
2 m(2 m1)
2
(2 m2)(2 m3)
2
. . .
(2 1)
2
=
(2m)!
2
m
.
Vi sono dunque
C(2 m, m)
(2 m)!
2
m
=
((2 m)!)
2
2
m
(m!)
2
funzioni di molteplicit` a 2 da X in X; il rapporto fra tale numero e il numero di quelle di molteplicit` a 1 ` e
((2 m)!)
2
2
m
(m!)
2
1
(2 m)!
=
1
2
m
2 m(2 m1) . . . (m+ 1)
m(m1) . . . 1
=
2 m(2 m1) . . . (m+ 1)
2 m(2 m2) . . . 2
> 1 ;
Vi sono quindi (molte) pi` u funzioni di molteplicit` a 2 che funzioni di molteplicit` a 1.
118 I problemi della Scuola Normale
1994.2
*
Vi sono 4 citt ` a collegate a due a due da 6 strade che non si intersecano (cio` e ogni coppia
di citt ` a ` e collegata da una sola strada). Tutte le strade sono aperte al trafco con la stessa probabilit ` a
p = 1/2.
Determinare la probabilit ` a che in un determinato istante partendo da una qualsiasi citt ` a si possa arrivare
ad ogni altra citt ` a.
RISOLUZIONE Per ssare le idee, tracciamo il grafo corrispondente ai collegamenti fra le quattro citt` a,
numerando le strade.
1 3
2
4
5
6
Figura 1
Indichiamo con una sestupla di numeri lo stato delle strade: uno 0 in posizione i-esima indicher` a che la
i-esima strada ` e chiusa al trafco, un 1 indicher` a invece che essa ` e percorribile. Cos` (110011) indicher` a
che sono aperte la prima, la seconda, la quinta e la sesta strada, chiuse la terza e la quarta.
Vi sono 2
6
= 64 possibilit` a per lo stato delle strade, il numero delle sestuple distinte di 0 o 1, e, supponendo
che lo stato di una strada sia indipendente da quello delle altre, ciascuna di tali possibilit` a ` e equiprobabile.
Occorre dunque calcolare quante sono le sestuple che consentono da ogni citt` a di raggiungere tutte le altre.
Ovviamente, con la sestupla di tutti 0 il trafco risulter` a bloccato; neppure si riuscir` a a raggiungere tutte le
citt` a con una sola strada aperta (6 possibilit` a), n e con due strade aperte (se esse sono consecutive risulteranno
collegate tre citt` a, ma sar` a isolata la quarta, e in caso contrario sar` a possibile viaggiare tra due coppie di
citt` a, ma non da una citt` a di una coppia ad una dellaltra). Le sestuple con due soli 1 sono
_
6
2
_
= 15.
Se vi sono tre strade aperte, occorre distinguere due casi: se tali strade formano un circuito chiuso, vi sar` a
una citt` a che rimane non collegata, e questo pu` o avvenire in 4 modi diversi (le possibili scelte di 3 citt` a su
4).
Figura 2
In tutti gli altri casi, che sono
_
6
3
_
4 = 16, sar` a sempre possibile raggiungere da ogni citt` a le altre tre;
infatti, o le tre strade sono consecutive e quindi, essendo il percorso aperto, connettono tutte e quattro le
citt` a, o formano un percorso ramicato, nel qual caso escono tutte da una stessa citt` a e dunque connettono,
tramite questa, le altre tre. In gura sono rappresentati i 16 casi possibili:
Anno 1994 119
Figura 3
Con 4 1 (quattro strade aperte, e
_
6
4
_
= 15 possibilit` a) si pu` o sempre andare da una qualsiasi citt` a a
qualunque altra, perch e laggiunta di una strada aperta ai casi peggiori con tre strade (g. 2) connette
necessariamente anche la quarta citt` a. A maggior ragione ci` o si potr` a fare con cinque strade aperte (6
possibilit` a) o con tutte le strade aperte (1 possibilit` a).
In conclusione i casi favorevoli sono 16 + 15 + 6 + 1 e quindi la probabilit` a cercata ` e 38/64 = 19/32.
1994.3 Mostrare che 41 non pu` o essere espresso come differenza di una potenza di 2 e di una potenza
di 3, cio` e che non pu` o sussistere nessuna delle due uguaglianze seguenti:
41 = 2
n
3
m
, 41 = 3
n
2
m
con n, m interi positivi.
RISOLUZIONE Iniziamo provando che non ` e mai vericata 41 = 3
n
2
m
; se per assurdo vi fossero due interi
n, m per cui luguaglianza vale, prendendo i resti modulo 3 del primo e del secondo membro dovremmo
avere che
41 mod 3 = 2 = 2
m
mod 3
e 2
m
mod 3 vale 2 per m pari e 1 per m dispari; quindi m deve essere pari, m = 2 k, e dunque esistono n,
k tali che 41 = 3
n
2
2k
. Passando ai resti modulo 4 abbiamo
41 mod 4 = 1 = 3
n
mod 4
e 3
n
mod 4 vale 1 per n pari e 3 per n dispari; quindi n deve essere pari, n = 2 h, ed esistono h, k tali
che 41 = 3
2h
2
2k
= (3
h
+ 2
k
) (3
h
2
k
) ; dato che 41 ` e primo, dovrebbe aversi che 3
h
2
k
= 1, e quindi
41 = (2
k
+ 1) + 2
k
= 2
k+1
+ 1 e questo ` e impossibile perch e 40 non ` e una potenza di 2.
Proviamo ora che non ` e mai vericata 41 = 2
n
3
m
; se per assurdo vi fossero due interi n, m per cui
luguaglianza vale, prendendo i resti modulo 3 a primo e a secondo membro dovremmo avere che
41 mod 3 = 2 = 2
n
mod 3 ;
lespressione 2
n
mod 3 vale 1 per n pari e 2 per n dispari e quindi n deve essere dispari, n = 2 h+1; esistono
pertanto h, m tali che 41 = 2
2h+1
3
m
. Passando ai resti modulo 4 abbiamo
41 mod 4 = 1 = 3
m
mod 4 ,
ma 3
m
mod 4 vale 3 per m pari e 1 per m dispari, e quindi m deve essere dispari, m = 2 k + 1, ed esistono
h, k tali che 41 = 2
2h+1
3
2k+1
= 2 4
h
3 9
k
; questo per` o ` e impossibile, perch e passando ai resti modulo
8 avremmo che 41 mod 8 = 1, mentre
120 I problemi della Scuola Normale
(2 4
h
3 9
k
) mod 8 = 3 (8 + 1)
k
mod 8 = 5 .
1994.4 Sia P un punto interno ad un triangolo equilatero. Per ogni retta passante per P siano X e Y i
due punti di intersezione tra la retta e i lati del triangolo. Determinare, per ogni punto P, la retta o le rette
che rendono minimo il prodotto
PX PY [1]
RISOLUZIONE Cominciamo col risolvere un sottoproblema: dato un angolo M

ON con unampiezza di 60

e un punto P in tale angolo, determinare le rette per P che rendono minimo il prodotto [1].
O K Y
N
P
X
H
M

Figura 1
Indichiamo con H e K i piedi delle altezze condotte da P sui lati dellangolo. Se indichiamo con e con
gli angoli P

XH e P

Y K abbiamo
PX PY =
PH
sin

PK
sin
e quindi lespressione [1] sar` a minima quando e rendono massimo il prodotto
sin sin =
1
2
(cos( ) cos( + )) =
1
2
(cos( ) cos(120

)) ,
cio` e quando = = 60

; il triangolo OXY deve quindi essere equilatero e il valore minimo dellespressione


[1] ` e dato da PH PK / sin
2
60

= (4/3) PH PK.
Torniamo ora al problema di partenza, consistente nel determinare, ssato P nel triangolo equilatero ABC,
quali rette per P forniscano il valore minimo del prodotto [1].
Anno 1994 121
A C
B
P
K
B
Y
A
K
C
X
A
A C
B
P
K
B
K
C
K
A
Figure 2, 3
Per il risultato precedente applicato allangolo

A si ha che il valore minimo ` e v
A
= (4/3) PK
C
PK
B
e
si ottiene con la retta X
A
Y
A
per P parallela a BC; lavorando sullangolo

B si ha che il valore minimo ` e
v
B
= (4/3) PK
C
PK
A
, ottenuto con la retta X
B
Y
B
parallela ad AC; relativamente alle intersezioni con i
lati dellangolo

C si ha che il valore minimo ` e v
C
= (4/3) PK
A
PK
B
, ottenuto con la retta X
C
Y
C
parallela
ad AB e il valore minimo ottenibile ` e dunque il pi` u piccolo fra v
A
, v
B
e v
C
.
Ricordando che la bisettrice AH
A
` e il luogo dei punti P per cui si ha PK
B
= PK
C
, e analogamente per le
altre due bisettrici, possiamo cos` concludere:
se P ` e interno al quadrilatero AH
C
OH
B
, intersezione dei triangoli ABH
B
e ACH
C
, la soluzione ` e data
da v
A
, ed ` e realizzata da una unica retta, X
A
Y
A
;
se P ` e interno al quadrilatero BH
A
OH
C
il minimo ` e v
B
, realizzato da X
B
Y
B
;
se P ` e interno al quadrilatero CH
B
OH
A
il minimo ` e v
C
, realizzato da X
C
Y
C
.
`
E chiaro che se P = O i valori v
A
, v
B
e v
C
coincidono, e sono ottenuti dalle rette X
A
Y
A
, X
B
Y
B
e X
C
Y
C
;
se invece P ` e interno al segmento OH
A
, i valori v
B
e v
C
coincidono, e sono ottenuti dalle due rette X
B
Y
B
e X
C
Y
C
, e analogamente se P ` e interno a OH
B
oppure a OH
C
.
1994.5
*
Consideriamo un triangolo e dividiamo i suoi lati in n parti uguali mediante n 1 punti
su ciascun lato. Congiungiamo ogni vertice con i punti cos` ottenuti sul lato opposto. Si dimostri che se
n ` e primo maggiore di 2 allora non esistono punti appartenenti simultaneamente a tre dei segmenti cos`
costruiti.
RISOLUZIONE Supponiamo che il punto P appartenga a tre delle rette considerate, AR, BS, CT e che sia
SA =
h
n
AC , TB =
k
n
AB, RC =
j
n
BC .
Tracciamo, come in Figura 1, la parallela a AC passante per B, e siano M e N le intersezioni con tale retta
delle rette per A e R e per C e T rispettivamente.
N B M
A S C
T
R
Figura 1
122 I problemi della Scuola Normale
Per similitudine si avr` a
SA
SC
=
BM
BN
,
RC
RB
=
CA
BM
,
TB
TA
=
BN
CA
.
Moltiplicando fra loro tali relazioni si ha
SA
SC
RC
RB
TB
TA
= 1
e quindi
h
n h
k
n k
j
n j
= 1 ,
ovvero
n
3
(h + k + j) n
2
+ (hk + hj + k j) n = 2 hk j .
Ne segue che 2 hk j, con 0 < h, k, j < n, ` e divisibile per n, ma questo non ` e possibile se n ` e primo diverso
da 2.
Anno 1994 123
SECONDA SOLUZIONE
Ad ogni punto P di un triangolo P
1
P
2
P
3
corrisponde in modo univoco la terna di numeri non negativi
(a
1
, a
2
, a
3
) con a
1
+ a
2
+ a
3
= 1, tali che
P = a
1
P
1
+ a
2
P
2
+ a
3
P
3
dove, se ` e un numero reale e A, B sono i due punti A = (x
1
, y
1
) e B = (x
2
, y
2
), la scrittura A indica
il punto di coordinate cartesiane (x
1
, y
1
) e con A + B si intende il punto (x
1
+ x
2
, y
1
+ y
2
). La terna
(a
1
, a
2
, a
3
) fornisce le coordinate baricentriche del punto P.
P
1
P
3
P
1
P
Figura 2
Determiniamo le coordinate baricentriche del punto ottenuto proiettando P da P
1
sul lato opposto P
2
P
3
: la
semiretta che esce da P
1
e passa per P ha equazione parametrica
[(1 s) + sa
1
]P
1
+ sa
2
P
2
+ sa
3
P
3
ed interseca P
2
P
3
quando (1 s) + sa
1
= 0, e dunque per s = 1/(1 a
1
); la proiezione ha quindi coordinate
baricentriche (0, a
2
/(1 a
1
), a
3
/(1 a
1
)).
Analogamente, la proiezione da P
2
sul lato P
1
P
3
ha coordinate baricentriche (a
1
/(1 a
2
), 0, a
3
/(1 a
2
)) e
la proiezione da P
3
sul lato P
1
P
2
ha coordinate (a
1
/(1 a
3
), a
2
/(1 a
3
), 0).
Dobbiamo dimostrare che se n ` e un numero primo maggiore di due, per nessun punto (a
1
, a
2
, a
3
) le proiezioni
sui lati hanno coordinate baricentriche con componenti della forma i/n, con i intero, 0 < i < n.
Supponiamo che n, h
1
, h
2
, h
3
siano numeri interi tali che
a
1
=
h
3
n
(1 a
3
) , a
2
=
h
1
n
(1 a
1
) , a
3
=
h
2
n
(1 a
2
) .
Siccome a
1
+ a
2
+ a
3
= 1 possiamo riscrivere le uguaglianze precedenti come
a
1
=
h
3
n
(a
1
+ a
2
) , a
2
=
h
1
n
(a
2
+ a
3
) , a
3
=
h
2
n
(a
1
+ a
3
) .
Quindi a
1
, a
2
, a
3
vericano la condizione a
1
+ a
2
+ a
3
= 1 e risolvono il sistema
_

_
(n h
3
) a
1
h
3
a
2
= 0
(n h
1
) a
2
h
1
a
3
= 0
h
2
a
1
+ (n h
2
) a
3
= 0 .
Perch` e tale sistema ammetta soluzioni diverse da a
1
= a
2
= a
3
= 0, il determinante della matrice associata
deve annullarsi, pertanto
det
_
n h
3
h
3
0
0 n h
1
h
1
h
2
0 n h
2
_
=
(n h
1
) (n h
2
) (n h
3
) h
1
h
2
h
3
= 0
124 I problemi della Scuola Normale
Deve quindi essere
n
3
(h
1
+ h
2
+ h
3
) n
2
+ (h
1
h
2
+ h
1
h
3
+ h
2
h
3
)n = 2 h
1
h
2
h
3
.
Se n ` e primo e diverso da 2, per qualunque scelta di h
1
, h
2
, h
3
fra 1 e n 1, il secondo membro non ` e
divisibile per n, mentre il primo lo ` e, e dunque la tesi ` e dimostrata.
1994.6 Siano a
1
, a
2
, . . . , a
n
numeri reali e siano b
1
, b
2
, . . . , b
n
deniti da
b
i
= max
1jn
(i j a
j
) per ogni i = 1, 2, . . . , n.
Allo stesso modo si costruiscono c
1
, c
2
, . . . , c
n
a partire da b
1
, b
2
, . . . , b
n
e poi d
1
, d
2
, . . . , d
n
a partire da
c
1
, c
2
, . . . , c
n
; si dimostri che
c
i
a
i
per ogni i = 1, 2, . . . , n,
d
i
= b
i
per ogni i = 1, 2, . . . , n.
RISOLUZIONE Scriviamo esplicitamente la dipendenza dei c
1
, c
2
, . . . , c
n
dai numeri a
1
, a
2
, . . . , a
n
.
c
h
= max
1in
(h i b
i
) =
max
1in
(h i max
1jn
(i j a
j
)) =
max
1in
min
1jn
(i (h j) + a
j
) .
Si vede allora che, qualunque sia i,
min
1jn
(i (h j) + a
j
)
` e il minimo di un insieme di numeri fra i quali compare anche a
h
e dunque
c
h
= max
1in
min
1jn
(i (h j) + a
j
) max
1in
a
h
= a
h
,
il che prova la prima parte della tesi.
Per la seconda parte, notiamo che da a
i
c
i
segue che, per ogni i e j risulta i j a
j
i j c
j
; ma allora
il massimo dei numeri a primo membro al variare di j ` e minore o uguale del massimo al variare di j dei
numeri a secondo membro, e quindi:
b
i
= max
1jn
(i j a
j
) max
1jn
(i j c
j
) = d
i
e dunque, per ogni i, risulta
b
i
d
i
;
ma i d
i
sono costruiti a partire dai c
i
come i b
i
sono costruiti partendo dagli a
i
e dunque per quanto dimostrato
nella prima parte si ha anche che
d
i
b
i
,
e quindi deve essere
d
i
= b
i
per ogni i = 1, 2, . . . , n.
Anno 1995 125
1995.1 Siano C
1
, C
2
due circonferenze di centri e raggi rispettivi O
1
, O
2
e r
1
, r
2
. Dato un punto P
esterno alle due circonferenze si considerino le tangenti per P alle due circonferenze e siano M
1
, N
1
e M
2
,
N
2
i rispettivi punti di contatto.
Si determini il luogo dei punti tali che PM
1
2
+ PM
2
2
= 1.
Si determinino i punti P per cui PM
1
2
+ PM
2
2
` e minima.
RISOLUZIONE
M
1
P
M
2
C
1
C
2
N
1
N
2
r
1
r
2
O
1 Q
O
2
Figura 1
Osserviamo che 1 = PM
1
2
+ PM
2
2
= PO
1
2
r
2
1
+ PO
2
2
r
2
2
; il luogo ` e quindi descritto anche dalla
condizione PO
1
2
+ PO
2
2
= 1 + r
2
1
+ r
2
2
.
Sia Qil punto medio del segmento O
1
O
2
; dal teorema della mediana applicato al triangolo O
1
PO
2
si ha
2 PQ
2
= PO
1
2
+ PO
2
2

1
2
O
1
O
2
2
[1]
e quindi dovr` a essere
PQ
2
=
1 + r
2
1
+ r
2
2
2

1
4
O
1
O
2
2
.
Se O
1
O
2

_
2 (1 + r
2
1
+ r
2
2
) il luogo cercato giace sulla circonferenza di centro Q e raggio r dato da
_
1 + r
2
1
+ r
2
2
2

1
4
O
1
O
2
2
,
e sar` a rappresentato dai punti di tale circonferenza che sono esterni sia a C
1
sia a C
2
(eventualmente,
dallintera circonferenza).
r
1
O
1
Q O
2
P
r
2 O
1
O
2
Q
P
Figure 2, 3
126 I problemi della Scuola Normale
La quantit` a PM
1
2
+ PM
2
2
` e minima se e solo se ` e minima PO
1
2
+ PO
2
2
e dalla [1] segue subito che ci` o si
ha per P Q.
1995.2
*
Dati quattro punti distinti nel piano dimostrare che ` e sempre possibile sceglierne tre che
determinino un angolo inferiore o uguale a 45

. In generale dati n punti dimostrare che se ne possono


scegliere 3 che determinino un angolo inferiore o uguale a 180

/n.
RISOLUZIONE Formuleremo lipotesi che nessuna terna di punti sia allineata; in tal caso infatti si ha una
soluzione banale.
`
E sempre possibile, dati n punti nel piano (n 3), trovare un angolo convesso che ha vertice in uno di essi,
lati che passano per altri due punti, e che contiene i restanti n3 punti: basta infatti prendere linvolucro
convesso degli n punti, scegliere un vertice P del poligono che delimita linvolucro e le due semirette
che escono da P e passano per i due vertici adiacenti A e B.
P
B
A
P
B
A
C
Figure 1, 2
Consideriamo dapprima il caso n = 4 (g. 2). Se langolo in P ` e ottuso allora nel triangolo APB il pi` u
piccolo fra gli angoli in A o in B deve essere minore di 45

, perch e la somma degli angoli in A, in B e in


P vale 180

. Se viceversa tale angolo ` e retto o acuto, allora la retta congiungente P con il quarto vertice C
divide langolo in due parti, una almeno delle quali deve essere minore o uguale a 45

.
Nel caso generale si procede in modo simile. Scelto un angolo APB che contiene i restanti punti allinterno
si hanno due casi: o tale angolo supera (12/n)180

, e allora nel triangolo APB uno degli angoli in A o in


B deve essere minore di 180

/n, oppure, in caso contrario, le rette che congiungono P con i restanti n 3


punti dividono langolo in P in n 2 angoli che, se fossero tutti maggiori di 180

/n darebbero per langolo


in P una ampiezza pi` u grande di (1 2/n)180

, contro lipotesi.
Si noti che il risultato non ` e migliorabile: nel caso del poligono regolare di n lati gli angoli formati da due
diagonali consecutive uscenti dallo stesso vertice valgono esattamente 180

/n.
1995.3 Dimostrare che se a, b, c sono tre interi consecutivi allora a
3
+ b
3
+ c
3
` e multiplo di 9.
RISOLUZIONE Supponiamo che sia a < b < c; uno dei tre numeri ` e multiplo di 3, e gli altri due sono
rispettivamente della forma 3 h + 1 e 3 k + 2. Il cubo del multiplo di 3 ` e certamente divisibile per 9; basta
provare che (3 h + 1)
3
+ (3 k + 2)
3
` e anchesso multiplo di 9. Infatti
(3 h + 1)
3
+ (3 k + 2)
3
=
27 h
3
+ 27 h
2
+ 9 h + 1 + 27 k
3
+ 54 k
2
+ 36 k + 8 =
9 (3 h
3
+ 3 h
2
+ h + 3 k
3
+ 6 k
2
+ 4 k + 1) .
Anno 1995 127
1995.4 Sia f : R R una funzione non negativa, con concavit ` a rivolta verso il basso, derivabile e tale
che f

(0) > 0 e f(x) = f(2 x) per ogni x R.


Dimostrare che
_
2
0
f(x) dx 2f(1)
[f(1) f(0)]
2
f

(0)
Provare che se la condizione f(x) = f(2 x) non ` e vericata, tale diseguaglianza pu` o non valere.
RISOLUZIONE Lipotesi f(x) = f(2x) implica che la funzione abbia derivata nulla nel punto x = 1: infatti
se h ` e un incremento positivo si ha f(1 + h) = f(2 (1 h)) = f(1 h) e dunque i rapporti incrementali
destro e sinistro nel punto 1
f(1 + h) f(1)
h
,
f(1 h) f(1)
h
hanno segno opposto.
Poich e la funzione ` e derivabile per x = 1, e dunque derivata destra e sinistra coincidono, tale derivata deve
necessariamente essere 0.
Il graco di ogni funzione concava e derivabile giace al di sotto di ogni sua retta tangente. Quindi il graco
di f(x) nellintervallo [0, 1] ` e contenuto nel trapezio delimitato dalla retta tangente in (0, f(0)), dalla retta
y = f(1), tangente in (1, f(1)), e dalle rette y = f(0) e x = 1.
1 2
f(0)
f(1)
x
y
Figura 1
La retta tangente in x = 0 ha equazione y = f(0) + f

(0) x e incontra la retta y = f(1) nel punto di ascissa


(f(1) f(0))/f

(0). Larea di detto trapezio ` e quindi


1
2
_
1 +
_
1
f(1) f(0)
f

(0)
__
(f(1) f(0)) .
Lintegrale di f(x) su [0, 1] sar` a dunque minore o uguale a tale area sommata allarea del rettangolo di base
1 e altezza f(0), cio` e
_
1
0
f(x) dx f(1)
1
2
[f(1) f(0)]
2
f

(0)
.
La tesi segue poi osservando che
_
2
1
f(x) dx =
_
2
1
f(2 x) dx =
_
1
0
f(x) dx.
Se la condizione f(x) = f(2 x) non ` e soddisfatta la diseguaglianza ` e in generale falsa, come prova
lesempio f(x) = x(3 x) per cui si ha:
_
2
0
f(x) dx =
10
3
> 2 f(1)
[f(1) f(0)]
2
f

(0)
= 2 2
4
3
=
8
3
.
128 I problemi della Scuola Normale
1995.5 Dato A =
_
(x, y) R
2
: |x|
2a
+ |y|
2a
1
_
ove a ` e un numero reale positivo, si consideri al
variare di k 0 la classe C degli insiemi
B
k
=
_
(x, y) R
2
: |x| + |y| k
_
contenuti in A. Determinare k in funzione di a in modo che B
k
abbia area massima tra gli insiemi di C .
RISOLUZIONE Gli insiemi B
k
sono una famiglia di quadrati di centro (0, 0) e vertici sugli assi, e se k
1
> k
2
linsieme corrispondente B
k1
contiene B
k2
; quindi, per ogni ssato a, dobbiamo determinare il pi` u grande
k per cui B
k
sia contenuto in A.
a=2 a=1 a=1/4
Figura 1
Per a = 1/2 gli insiemi A e B
1
coincidono e quindi il massimo valore possibile per k ` e 1.
In ogni caso, se A contiene B
k
deve contenere anche i suoi vertici (k, 0), (0, k), da cui segue che k
2a
1.
Ci` o signica che k non pu` o superare 1, qualunque sia il valore di a.
Se a > 1/2 linsieme Acontiene B
1
: infatti se (x, y) appartiene a B
1
si ha |x|+|y| 1, e dalla disuguaglianza
|x|
2a
+ |y|
2a
|x| + |y| 1 segue che (x, y) appartiene anche ad A; quindi k = 1 ` e un valore ammissibile ed
` e anche il massimo.
Se a 1/2 le diseguaglianze si invertono e per trovare k
max
dobbiamo determinare il pi` u piccolo valore
assunto da x + y quando x
2a
+ y
2a
= 1 e x, y > 0. Parametrizziamo questo insieme ponendo x
a
= cos e
y
a
= sin con 0 < < /2, e cerchiamo il minimo di
x + y = (cos )
1/a
+ (sin)
1/a
= f()
con 0 < < /2. Determiniamo i valori per cui f

() si annulla
f

() = (cos )
1/a1
(sin) + (sin )
1/a1
cos = 0
da cui
sin
cos
=
_
sin
cos
_
1/a1
;
per 0 < < /2 lunica soluzione ` e = /4, che ` e un punto di minimo perch e f(0) = f(/2) = 1 e f

() < 0
per vicino a 0. Quindi
k
max
= min{f(0), f(/4)} = min{1, 2 (1/

2)
1/a
} = 2
11/(2a)
.
Anno 1996 129
1995.6 Siano a, b numeri reali non negativi tali che b
2
+ b
6
a
2
a
6
. Dimostrare che allora risulta:
1) a 1;
2) b < 2/3.
RISOLUZIONE
1) Se fosse a > 1 si avrebbe a
2
a
6
= a
2
(1 a
4
) < 0 e quindi nessun numero b pu` o vericare la
diseguaglianza proposta.
2) Si ha a
2
a
6
= a
2
(1 a
2
) (1 + a
2
) (1/4) 2. Infatti il prodotto dei due numeri a
2
e 1 a
2
, che hanno
somma indipendente da a, ` e massimo quando i due numeri sono uguali, cio` e per a
2
= 1/2, mentre il
fattore 1 + a
2
non supera 2, per la prima parte.
Se fosse b 2/3 si dovrebbe avere
_
2
3
_
2
+
_
2
3
_
6
b
2
+ b
6
a
2
a
6

1
2
,
il che ` e assurdo, come si verica facilmente.
1996.1
*
Dato un quadrato ABCD di lato unitario, determinare la massima costante e la minima
costante per cui si ha
PA + PB + PC + PD
per ogni punto P contenuto nel quadrato.
RISOLUZIONE Per il minimo osserviamo che min(PA + PC) + min(PB + PD) = AC + BD per la
diseguaglianza triangolare; daltra parte AC + BD ` e un valore assunto da PA+ PB + PC + PD,
se P ` e lintersezione delle diagonali del quadrato.
B A
C D
P
Figura 1
Quindi = AC + BD = 2

2.
Per studiare il valore massimo, consideriamo un sistema di assi cartesiani di origine in A, con lasse x
lungo il lato AB e lasse y lungo il lato AD; i punti B e D avranno coordinate rispettivamente (1, 0) e
(0, 1). Cerchiamo il massimo dellespressione PA+PB per un punto P a distanza h dal lato AB. Dato che
punti simmetrici rispetto alla retta x = 1/2 forniscono lo stesso valore per lespressione PA+PB, poniamo
P = (1/2 + x, h), con 1/2 x 1/2.
130 I problemi della Scuola Normale
A
1/2
B
R S
C D
P
Figura 2
Studiamo quindi
f(x) = PA + PB =

_
1
2
+ x
_
2
+ h
2
+

_
1
2
x
_
2
+ h
2
La disuguaglianza
f

(x) =
1
2
+ x
_
_
1
2
+ x
_
2
+ h
2

1
2
x
_
_
1
2
x
_
2
+ h
2
0
equivale a
h
2
_
_
1
2
+ x
_
2

_
1
2
x
_
2
_
= 2 h
2
x 0 ;
quindi il punto medio di RS (g. 2) ` e punto di minimo.
Il massimo di f(x) = PA + PB ad h ssato ` e raggiunto in S e in R; qualunque delle due scelte rende
massima anche PC + PD e dunque tutta la somma. Se P appartiene, ad esempio, al lato BC, si ha
PA + PB + PC + PD = PA + PD + BC e lespressione PA + PD ` e minima nel punto medio di BC ed
` e massima negli estremi, ad esempio in C, dove vale BC + DC +

2 = 2 +

2, per quanto visto prima.


Dunque
= 2 +

2 .
SECONDA SOLUZIONE
Sia P un punto del quadrato ABCD; mantenendo costante la somma PA+ PB troviamo quali posizioni di
P rendono massima PC + PD.
Il luogo dei punti P per i quali PA+PB ` e una assegnata costante (maggiore di AB) ` e una ellisse E di fuochi
A e B; siano R e S le intersezioni di tale ellisse con i lati AD e BC.
Anno 1996 131
A B
C D
P S R
E
Figura 3
I punti R e S sono esterni allellisse di fuochi C e D passante per P ed ` e quindi chiaro che fra tutti i punti
di E il massimo di PC + PD si ha quando P coincide con R o con S.
Prendiamo in considerazione, per ssare le idee, il punto S interno a BC e vediamo come rendere minima
la quantit` a SA+ SD (SB + SC ` e sempre 1 per ogni posizione di S).
A B
D C
S
Figura 4
Allo scopo consideriamo lellisse di fuochi A e D passante per S; i punti B e C sono esterni a tale ellisse
qualunque sia S sul segmento BC, pertanto tali punti realizzano il massimo della somma
SA + SB + SC + SD
che vale (ad esempio per S C) BC + DC + AC = 2 +

2. Dunque
= 2 +

2 .
132 I problemi della Scuola Normale
1996.2 Il prezzo di mercato P di una certa merce dipende dalla quantit ` a totale Q venduta secondo la
legge P = a b Q, dove a e b sono due assegnati valori positivi.
Sul mercato operano solo due produttori, in concorrenza fra loro.
A regime, cio` e quando nessuno dei due ha interesse a cambiare la quantit ` a di merce da lui venduta, i due
produttori vendono rispettivamente le quantit ` a X e Y di merce. Supponendo che la produzione avvenga a
costo zero, determinare X e Y .
RISOLUZIONE Si intende che in questo modello il mercato ` e in grado di assorbire qualunque quantit` a di
prodotto.
Osserviamo intanto che nessuno dei due produttori ha interesse ad immettere sul mercato una quantit` a di
merce maggiore o uguale a a/b, perch e ci` o azzera il prezzo; quindi X < a/b, Y < a/b.
Il ricavo del primo produttore ` e dato da
(a b (X + Y )) X = (a b Y ) X b X
2
.
Se Y ` e ssato, con 0 < Y < a/b, tale ricavo ha per graco una parabola che passa per 0 quando X = 0 e
quando X = (a b Y )/b, e ha massimo per X = (a b Y )/(2 b); per valori di X inferiori il primo produttore
ha interesse ad aumentare la produzione, per valori superiori a diminuirla.
La condizione simmetrica, Y = (a bX)/(2a) ` e la condizione di equilibrio per il secondo produttore, e
devono valere entrambe:
2 b X + b Y = a
b X + 2 b Y = a .
Sottraendo si ha b (X Y ) = 0, e quindi X = Y , da cui 3 b X = a; i valori di X e Y allequilibrio sono
dunque
X = Y =
a
3 b
.
Pu` o essere interessante confrontare i risultati dello stesso modello in condizione di monopolio.
Il ricavo dellunico produttore, fornito dallespressione (ab X) X, ` e massimo per X = a/(2 b); tale volume
di produzione ` e inferiore a quello di equilibrio per la situazione con due produttori, dato da 2 a/(3 b).
Il massimo ricavo possibile per il monopolista ` e
_
a b
a
2 b
_

a
2 b
=
1
4
a
2
b
ed ` e maggiore della somma ricavata dai due produttori in concorrenza, data da
_
a b 2
a
3 b
_
2
a
3 b
=
2
9
a
2
b
.
Anno 1996 133
1996.3
*
Sia P un poliedro e siano F il numero delle facce, S il numero degli spigoli e V il numero
dei vertici di P. Sapendo che per il poliedro P, per la nota formula di Eulero, vale la relazione
F S + V = 2 ,
(a) provare che P ha qualche faccia con meno di 6 lati;
(b) detto k il numero delle facce con meno di 6 lati, determinare il minimo valore possibile per k.
RISOLUZIONE Sapendo che in un poliedro ogni spigolo appartiene esattamente a 2 facce, se supponiamo
che ogni faccia abbia almeno 6 lati, arriviamo alla stima
S
F 6
2
= 3 F , da cui F
1
3
S .
Stimiamo ora il numero di vertici in base a quello degli spigoli: da ogni vertice escono almeno 3 spigoli,
ma ogni vertice ` e contato due volte, una volta come primo estremo, laltra come secondo estremo di uno
stesso spigolo e di conseguenza
S
3
2
V , da cui V
2
3
S .
Sostituendo nella uguaglianza di Eulero F S + V = 2 si ottiene
2 = F S + V
1
3
S S +
2
3
S = 0 ,
il che ` e chiaramente un assurdo; con ci` o ` e dimostrato il punto (a).
Supponiamo ora che k facce abbiano meno di 6 lati; dobbiamo determinare il valore minimo di k. La prima
stima di F si modica nel modo seguente; per F k facce sappiamo che i lati sono almeno 6, mentre le
rimanenti k facce hanno ognuna almeno 3 lati. Si ha quindi
S
(F k) 6 + k 3
2
= 3 F
3 k
2
,
da cui
F
1
3
S +
1
2
k ,
e, sostituendo come prima,
2 = F S + V
1
3
S +
1
2
k S +
2
3
S =
1
2
k ,
il che porta a k 4. Che k possa assumere il valore 4 si vede considerando il tetraedro (che contiene 0
facce con almeno 6 lati); daltra parte ` e evidente che se F k fosse 1 o 2 o pi` u grande, il numero di facce
con meno di 6 lati sarebbe certamente maggiore di 4, e dunque 4 ` e la soluzione del problema di minimo.
134 I problemi della Scuola Normale
1996.4 Sia f(t) una funzione iniettiva denita sui numeri reali positivi. Dati x > 0 e y > 0, chiamiamo
f-Media di x e y lunico numero z tale che
f(z) =
f(x) + f(y)
2
.
Mostrare che la media geometrica

xy e quella armonica 2 xy/(x + y) sono delle f-Medie.
Fra le funzioni convesse f, individuare quelle per le quali la f-Media risulta minore o uguale della media
aritmetica.
RISOLUZIONE Per il primo punto, notiamo che:
M(x, y) =

xy = M
f
(x, y) prendendo come f(t) la funzione log t: infatti
z =

xy
se e solo se
log z = log

xy = (log x + log y)/2 ;


N(x, y) = 2 xy/(x + y) = M
f
(x, y) per f(t) = 1/t; infatti
z = 2 xy/(x + y) = 2/(1/x + 1/y) ,
che equivale a 1/z = (1/x + 1/y)/2 .
Se f ` e convessa ed ` e iniettiva, f ` e o strettamente crescente o strettamente decrescente.
Se f ` e strettamente crescente si ha: M
f
(x, y) (x +y)/2 se e solo se f(M
f
(x, y)) f(x+y)/2, equivalente
a 1/2 f(x) +1/2 f(y) f(x+y)/2; daltra parte la f ` e convessa, e quindi f((1t)x+ty) (1t)f(x) +tf(y)
per ogni t [0, 1] e in particolare f(1/2 x+1/2 y) 1/2 f(x) +1/2 f(y); quindi il graco di f sta al di sopra
di quello della retta secante per x e y, e coincide con questa nel punto medio e quindi ` e una funzione
affine.
Se invece f ` e strettamente decrescente si ha: M
f
(x, y) (x + y)/2 se e solo se f(M
f
(x, y)) f(x + y)/2,
equivalente a 1/2 f(x) + 1/2 f(y) f(x + y)/2 che segue direttamente dalla convessit` a di f.
Concludendo, le funzioni convesse per cui risulta M
f
(x, y) (x + y)/2 per ogni x, y > 0 sono o convesse
strettamente decrescenti, oppure sono funzioni afni.
Anno 1996 135
1996.5 Dato un triangolo nel piano euclideo si indichi con I il centro della circonferenza in esso
inscritta e con la circonferenza passante per I e per due qualunque dei vertici del triangolo.
Provare che il centro di si trova sulla circonferenza circoscritta al triangolo.
RISOLUZIONE Sia, ad esempio, la circonferenza passante per I, B e C. Allora necessariamente il centro
di deve giacere sullasse di BC; si dovr` a provare che il centro di ` e il punto H, intersezione dellasse del
segmento BC con la circonferenza circoscritta. Si noti che, essendo

BH =

HC, la bisettrice dellangolo in
A passa per H (oltre che per I).
H
A
B C
I
O
Figura 1
Dimostriamo che HB = HI.
Il centro I della circonferenza inscritta ` e punto di intersezione delle bisettrici; se indichiamo con , ,
rispettivamente gli angoli del triangolo in A, B, C si avr` a che per il teorema dellangolo esterno
B

IH =

2
+

2
.
Daltra parte H

BC = H

AC perch e insistono sullo stesso arco e pertanto
H

BI = H

AC + C

BI =

2
+

2
= B

IH .
Risulta cos` provato che il triangolo IBH ` e isoscele e quindi HB = HI. Allo stesso modo si prova che
HC = HI e ci` o conclude la dimostrazione.
136 I problemi della Scuola Normale
1996.6 A partire da un cerchio C
1
tracciare successivamente: un triangolo equilatero P
1
inscritto in
C
1
, il cerchio C
2
inscritto in P
1
, un quadrato P
2
inscritto in C
2
, il cerchio C
3
inscritto in P
2
, un pentagono
regolare P
3
inscritto in C
3
, e cos` via, ottenendo in tal modo una successione
C
1
P
1
C
2
P
2
. . . C
n
P
n
C
n+1
P
n+1
. . .
di cerchi e poligoni regolari concentrici, dove P
n
ha n + 2 lati.
Mostrare che lintersezione di tutti i cerchi C
n
` e un cerchio di raggio positivo. Il candidato pu` o ricorrere
alla diseguaglianza, valida per ogni intero k 1:
1
(k + 1)
2
+
1
(k + 2)
2
+
1
(k + 3)
2
+ . . . <
1
k
.
RISOLUZIONE Indichiamo con R
n
il raggio del cerchio C
n
, e calcoliamo il rapporto R
n+1
/R
n
; R
n+1
` e
laltezza di un triangolo isoscele AOB di lato R
n
e angolo A

OB = 2 /(n + 2).
C
1
P
1
C
2
O
A B
R
n+1
R
n
Figura 1
Si ha quindi che
R
n+1
R
n
= cos

n + 2
e moltiplicando queste diseguaglianze per n da 1 a m1 otteniamo:
R
m
R
1
= cos

3
cos

4
cos

5
. . . cos

m+ 1
Per provare la tesi ` e necessario e sufciente dimostrare che i rapporti R
m
/R
1
non possono avvicinarsi
indenitamente a 0 al crescere di m, o, il che ` e lo stesso, che i logaritmi di tali rapporti debbono essere
limitati dal basso. Passando ai logaritmi a primo e secondo membro
log
R
m
R
1
= log cos

3
+ log cos

4
+ log cos

5
+ . . . + log cos

m+ 1
Daltra parte, per ogni n 1, posto per comodit` a di notazione
n
= /(n + 2), si ha che:
log cos
n
=
1
2
log
1
cos
2

n
=
1
2
log(1 + tg
2

n
) .
Ricordando che se t ` e maggiore di 1 vale la diseguaglianza log(1+t) t, che per ogni x si ha | sin(x)| |x|
e che per ogni n > 1 il valore di cos
n
` e maggiore di cos
1
= cos(/3) = 1/2, abbiamo:
log cos
n

1
2
tg
2

n
=
1
2
sin
2

n
cos
2

n
r 2
_

n + 2
_
2
.
Anno 1996 137
Si ha quindi
log
R
m
R
1
2
2
_
1
3
2
+
1
4
2
+
1
5
2
+ . . . +
1
(m+ 1)
2
_
.
Usando il suggerimento con k = 2 otteniamo
log
R
m
R
1
2
2

1
2
=
2
.
Possiamo concludere osservando che, qualunque sia m, si ha
R
m
R
1
e

2
;
quindi tutti i C
n
contengono uno stesso cerchio e dunque la loro intersezione ` e un cerchio centrato nellorigine
di raggio maggiore o uguale a R
1
e

2
.
138 I problemi della Scuola Normale
1997.1 Un cubo ` e appoggiato su un piano. Un bambino lo muove n volte, facendolo rotolare (senza
strisciare) ogni volta su uno dei lati della faccia su cui ` e appoggiato. Si suppone che la prima mossa sia
casuale e che, ad ogni mossa successiva, il bambino scelga casualmente di far rotolare il cubo su uno dei
due lati contigui al lato scelto in precedenza (vedi Figura: dopo aver rotolato sul lato a, il cubo rotoler` a
sul lato b oppure sul lato c).
a
b
c
a) Dimostrare che se il cubo ` e tornato nella posizione iniziale (non necessariamente appoggiato sulla
stessa faccia) allora n ` e divisibile per 4.
b) Calcolare la probabilit ` a p(n) che il cubo sia tornato nella posizione iniziale.
c) Dimostrare che
5
16 k

1
16 k
2
p(4 k)
1
3 k

1
12 k
2
, k 1 .
RISOLUZIONE
a) Ad ogni mossa il cubo si sposta di un segmento pari al suo lato in direzione Nord, Sud, Ovest o Est.
Afnch e dopo n mosse il cubo sia di nuovo nella posizione iniziale, il numero h degli spostamenti verso
Nord deve uguagliare quello degli spostamenti verso Sud; analogamente, se vi sono k spostamenti verso
Est, altrettanti devono esservi verso Ovest.
Daltra parte, per ipotesi, il bambino alterna una mossa EstOvest con una mossa NordSud e dunque si ha
che k = h per cui, in denitiva, n = 4 h.
b) Per il punto precedente, se n non ` e multiplo di 4, nessuna sequenza di n mosse pu` o lasciare il cubo
nella posizione iniziale, e dunque in tal caso p(n) = 0.
Se n = 4 h, le sequenze di mosse possibili si ottengono scegliendo in ogni modo possibile le 2 h mosse
NordSud e le 2 h mosse EstOvest; tenendo conto del fatto che la prima mossa pu` o essere arbitrariamente
in direzione NordSud o EstOvest, il che porta ad un ulteriore fattore 2, il numero totale di percorsi
possibili ` e dato da 2 2
2k
2
2k
.
Le sequenze di mosse favorevoli sono quelle per cui su 2 h mosse NordSud esattamente h sono mosse
verso Nord, e su 2 h mosse EstOvest ve ne sono h verso Est. Ognuna delle due scelte, fra loro indipendenti,
pu` o essere effettuata in
_
2 h
h
_
modo distinti; vi sono quindi 2
_
2 h
h
_2
casi favorevoli, e si ha quindi
p(4 k) =
_
1
2
2k
_
2 k
k
__
2
.
c) Per k = 1 le diseguaglianze sono vericate poich e tutti i membri valgono 1/4. Useremo un ragiona-
mento per induzione su k:
p(4 (k + 1)) = p(4 k)
_
2 k + 1
2 (k + 1)
_
2
.
Per la disuguaglianza a destra si ha per induzione:
p(4 (k + 1))
1
3 k
_
1
1
4 k
_ _
2 k + 1
2 (k + 1)
_
2
.
Si verica facilmente che
Anno 1997 139
1
3 k
_
1
1
4 k
_ _
2 k + 1
2 (k + 1)
_
2

1
3 (k + 1)
_
1
1
4 (k + 1)
_
.
Per la disuguaglianza a sinistra si ha per induzione:
p(4 (k + 1))
5
16 k
_
1
1
5 k
_ _
2 k + 1
2 (k + 1)
_
2
.
Ma per k 1 ` e facile vericare che vale la disuguaglianza
5
16 k
_
1
1
5 k
_ _
2 k + 1
2 (k + 1)
_
2

5
16 (k + 1)
_
1
1
5 (k + 1)
_
il che conclude la dimostrazione.
1997.2 Si dice che un punto P esterno ad una circonferenza C vede la circonferenza sotto un angolo
se langolo (contenente C) compreso fra le tangenti a C condotte da P ` e uguale a .
a) Data una circonferenza C e un angolo A di ampiezza > 0, costruire il luogo dei punti del piano che
vedono C sotto langolo .
b) Date due circonferenze C e C

esterne luna allaltra, di centri O, O

e raggi r, r

rispettivamente,
costruire il luogo L dei punti del piano che vedono le due circonferenze sotto lo stesso angolo.
c) Dire (in termini dei dati) in che intervallo varia langolo di visuale al variare di P in L e quali sono i
punti in L dove tale angolo ` e minimo e massimo.
RISOLUZIONE
a) Preso un diametro MN della circonferenza C, costruiamo langolo M

OM

di ampiezza pari a quella


di A e tracciamo le tangenti a C per M

e per N. Detta P lintersezione di dette tangenti, ` e evidente che,


per differenza di angoli uguali, langolo in P ha ampiezza ; il luogo richiesto ` e la circonferenza di centro
O passante per P.
O
M N
M

P
C

Figura 1
b) Sia P un punto esterno alle circonferenze C e C

. Tracciamo, come in Figura 2, le tangenti da P alle


due circonferenze e i segmenti PO e PO

. Il punto P appartiene a L se e solo se O

PT = O

PT

, e in tal
caso i triangoli OPT e O

PT

sono simili, e quindi OP : O

P = OT : O

. Dunque il luogo L ` e dato dai


punti P per cui OP : O

P = r/r

.
Se r = r

il luogo L ` e lasse del segmento OO

; se r e r

sono diversi, il luogo ` e dato dalla circonferenza


di Apollonio relativa al triangolo OPO

.
140 I problemi della Scuola Normale
C
C

O O

T
T

P
r
r

Figura 2
Tale luogo contiene chiaramente i punti P
1
e P
2
da cui si possono mandare tangenti comuni alle due
circonferenze, e questo consente di costruire L tracciando la circonferenza avente centro in M, punto medio
di P
1
P
2
e raggio MP
1
.
P
1
C
C

O P
2
O

P
L
Figura 3
c) La distanza PO

` e massima quando P coincide con P


1
, e decresce no ad assumere il suo valore minimo
per P = P
2
; per quanto osservato nel primo punto, quindi, langolo di visuale assume il suo massimo per
P = P
2
e il minimo per P = P
1
. Nel caso che le due circonferenze abbiano uguale raggio, il luogo ` e dato
dallasse del segmento OO

. Il massimo dellangolo visuale si ha quando P coincide con il punto medio di


OO

, ma nessun punto dellasse ` e punto di minimo per langolo di visuale.


Anno 1997 141
1997.3 Si determini, al variare dei parametri e interi pari e positivi, il numero di soluzioni reali
dellequazione
( + ) x sin( x) = x
2
+ .
RISOLUZIONE Poich e + ` e maggiore di 0 possiamo dividere per questo numero e scrivere lequazione
nella forma
x sin( x) =
x
2
+
+
Il numero delle soluzioni ` e uguale al numero dei punti comuni ai graci delle funzioni
y = x sin( x) ,
y =
x
2
+
+
.
Poich e le due funzioni sono pari basta studiarle per x 0. Si noti che la prima non dipende dai parametri
e e il suo graco ` e il seguente:
y
x
1 2 3 4
Figura 1
La seconda invece rappresenta una famiglia di parabole con lasse coincidente con lasse y e con la concavit` a
rivolta verso lalto; lordinata del vertice ` e data da y
0
= /( + ).
La generica parabola di tale famiglia incontra la bisettrice del primo quadrante nei punti la cui ascissa
verica lequazione
x =
x
2
+
+
che si pu` o scrivere nella forma x
2
( + ) x + = 0; le soluzioni sono quindi date da
x
1
= , x
2
= .
Si noti che tutte le parabole incontrano la bisettrice del primo quadrante in punti con ascissa intera positiva e
che in tali punti la prima funzione vale sempre 0. Sugli intervalli (2 n1, 2 n) la prima funzione ` e negativa e
quindi sicuramente il suo graco non incontra la parabola; gli incontri possono avvenire solo sugli intervalli
del tipo (2 n, 2 n + 1) contenuti tra e , e su ciascuno di questi si sono esattamente due punti di incontro.
Chiaramente non si hanno intersezioni se = . Supponiamo per ssare le idee che sia < ; lintervallo
(, ) conterr` a ( )/2 intervalli del tipo (2 n, 2 n + 1) e dunque lequazione avr` a soluzioni con
ascissa positiva e 2 ( ) soluzioni su tutta la retta.
142 I problemi della Scuola Normale
2 4 6
y
x
= 2
= 6
Figura 2
1997.4
*
Sia dato un insieme nito di punti distinti del piano tra loro collegati da un certo numero di
percorsi elementari congiungenti coppie di vertici distinti come esemplicato nel disegno seguente:
Dati due punti A e B di un cammino che parte da A e termina in B ` e una successione di vertici
v
0
, v
1
, v
2
, . . . , v
n
di punti di tali che v
0
= A, v
n
= B, e tale che v
i
e v
i+1
sono congiunti da un percorso
elementare; in questo caso si dice che n ` e la lunghezza del cammino.
I punti, i percorsi elementari e i cammini soddisfano le seguenti propriet ` a:
i) i percorsi elementari non si incontrano fuori dai punti di ;
ii) dati due qualsiasi punti A, B , esiste almeno un cammino che parte da A e termina in B;
iii) c` e un particolare punto X per il quale esiste un cammino che parte e termina in X avente
lunghezza dispari.
Si dimostri allora che esiste N intero positivo tale che, scelti due qualsiasi punti A e B di , esiste un
cammino di lunghezza N che parte da A e termina in B.
RISOLUZIONE Osserviamo per prima cosa che se ` e ridotto al solo punto X la tesi ` e vera, con N = 1.
Notiamo che se vi sono due cammini di lunghezza l
1
e l
2
che iniziano e terminano in X, ce n` e anche uno di
lunghezza l
1
+ l
2
che si ottiene percorrendo il primo cammino e di seguito il secondo. In particolare esiste
un cammino di lunghezza 2 che inizia in X, passa per un altro punto e torna in X. Dunque per X passa
almeno un cammino chiuso di lunghezza 2 e, per ipotesi, un cammino di lunghezza dispari m; per un noto
risultato sulle equazioni diofantee,dal fatto che m e 2 sono primi fra loro, segue che esistono due
interi e tali che
m + 2 = 1 .
Anno 1997 143
Necessariamente e hanno segno discorde. Supponiamo che sia 0 e 0 (nel caso contrario si
ragiona in modo del tutto analogo). Scriviamo
m = 1 2 .
Vi ` e dunque un cammino di lunghezza s = 2 ed un altro di lunghezza s + 1 = 1 2 = m che partono
da X e tornano in X. Fissiamo N
0
= s
2
e dimostriamo che per ogni n N
0
esiste un cammino di lunghezza
n che inizia e termina in X; in effetti, dividendo n per s si ottiene n = a s + b, dove a s e 0 b < s, e
quindi
n = a s + b = (a b) s + b (s + 1) .
Questo dimostra lesistenza del cammino di lunghezza n. Sappiamo per ipotesi che preso un qualunque
altro punto Y , esiste un cammino c
Y
da Y ad X di lunghezza l
Y
. Siano ora dati due punti A, B .
Percorrendo il cammino c
A
, poi un cammino di lunghezza n che parte e termina in X e poi il cammino c
B
in senso inverso si ottiene un cammino che parte in A e termina in B di lunghezza l
A
+ l
B
+ n.
A
B X
c
A
c
B
Figura 1
Se indichiamo con L la massima lunghezza dei cammini l
A
al variare del punto A in e deniamo
N = 2 L + N
0
abbiamo chiaramente che una qualunque coppia di punti ` e collegabile con un cammino di quella lunghezza.
144 I problemi della Scuola Normale
1997.5 In ognuna delle tre gure seguenti ` e disegnato un poligono P. Si immagini che, in ognuno dei
tre casi, il poligono P sia costituito di materiale elastico e essibile. Si chiede di disegnare o descrivere
sinteticamente la gura S che, in ognuno dei tre casi, si ottiene facendo combaciare le frecce dei lati che
hanno la stessa lettera, e di illustrare come questi lati appaiono in S.
P P P
a
a
b b c a
d b
a
d b
c
a
a
b c
c b
RISOLUZIONE Iniziamo con il primo poligono. Possiamo arrotolarlo a forma di cilindro, facendo coincidere
i segmenti marcati con a, e curvarlo poi orizzontalmente portando a combaciare le basi del cilindro, che
sono le trasformate dei segmenti b.
`
E facile vedere che la direzione delle frecce viene rispettata.
b b
a
Figura 1
La gura che si ottiene ` e quella di una ciambella, un toro in linguaggio matematico.
a
b
Figura 2
Procedendo in ordine di numero di lati, passiamo al terzo poligono. Dato che il materiale di cui ` e costituito
` e elastico, il risultato a cui si arriva effettuando gli incollamenti partendo da questo poligono ` e lo stesso di
quello che si ottiene partendo dai poligoni in Figura 3.
a
a
b
c
c
b
a
a
b
c
c
b
Figura 3
Anno 1997 145
Il primo di tali poligoni si pu` o ottenere da quello di partenza contraendolo o dilatandolo (in maniera non
uniforme) nella direzione orizzontale; il secondo si ottiene dal primo trascinando verso lalto il secondo
lato verticale.
Si vede facilmente che lultima gura pu` o essere arrotolata attorno ad un cilindro in modo che i segmenti a
si sovrappongano, rispettando la direzione delle frecce. Il cilindro cos` ottenuto (g. 4)
c c b b
a
Figura 4
pu` o essere ora curvato in modo da portare a coincidere gli archi b e c, ottenendo ancora un toro (g. 5).
a
c
b
Figura 5
Per lottagono centrale iniziamo osservando che il problema presenta una simmetria. Come si vede in
Figura 6, introducendo un nuovo segmento z possiamo dividere lottagono in due poligoni tali che su
ognuno gli incollamenti avvengono indipendentemente dallaltro. La gura ottenuta pu` o essere deformata
in maniera equivalente come mostrato in Figura 7.
d
a
b
c a
d b
c
z z
d a
c b
d a
c b
z z
Figure 6, 7
Facendo ora combaciare i lati d e i lati a otteniamo due cilindri, che deformiamo ulteriormente ritraendo gli
archi z no a far coincidere gli estremi degli archi c e b(g. 8).
146 I problemi della Scuola Normale
c c
d z
b b
a z
c c
d
z
b b
a
z
Figura 8
Pieghiamo ora ad anello i due cilindri in modo da incollare gli archi c e b; si ottengono due ciambelle a cui
sono state tolte due calottine che hanno per bordo gli archi z. Incollando i due tori lungo tali archi si ottiene
una ciambella con due buchi (g. 9).
b
a
c
d
Figura 9
Anno 1997 147
1997.6
*
Si determinino tutti gli interi positivi n che sono divisibili per tutti gli interi positivi minori o
uguali a

n.
(Suggerimento: considerare il minimo comune multiplo dei numeri minori o uguali a

n).
RISOLUZIONE Sia m il minimo comune multiplo di tutti gli interi minori o uguali a

n e sia
m = p
1
1
p
2
2
. . . p
s
s
la sua scomposizione in fattori primi.
Se n ` e divisibile per tutti gli interi non superiori a

n si ha necessariamente che

n < p
i
i+1
per i = 1, 2, . . . , s
e quindi
_
n
_
s
< p
1
1+1
p
s
s+1
= m (p
1
p
s
) m
2
;
daltra parte m ` e minimo comune multiplo di divisori di n e dunque ` e ancora un divisore di n; in particolare
si ha m n.
Si ha quindi
(

n)
s
< m
2
n
2
e dunque s < 4; ne segue che p
4
= 7 >

n e quindi n < 49.
A questo punto una semplice analisi dei vari casi mostra che gli unici valori possibili per n sono:
1, 2, 3, 4, 6, 8, 12, 24.
SECONDA SOLUZIONE
Da una analisi immediata vediamo che 1, 2, 3 godono della propriet` a richiesta; possiamo quindi studiare il
caso n 4.
Sia k il pi` u grande intero per cui k
2
n; avremo quindi
k
2
n < (k + 1)
2
.
Tanto k quanto k 1 sono, per ipotesi, divisori di n e sono primi fra loro, per cui il loro prodotto ` e un
divisore di n, ` e strettamente minore di n perch e k (k 1) < k
2
n e dunque k (k 1) n/2.
Possiamo dedurne che
k (k 1)
n
2

(k + 1)
2
2
da cui 2 k (k 1) (k + 1)
2
, o ancora k
2
4 k 1 0.
Ne segue che deve essere k 2 +

5 < 5, e quindi n < 36.


Come nella soluzione precedente, lultimo passo consiste nel vericare che i valori ammissibili sono dati
da 1, 2, 3, 4, 6, 8, 12, 24.
148 I problemi della Scuola Normale
Glossario
In questa appendice si richiamano succintamente alcune nozioni e propriet` a utili nella soluzione dei
problemi riportati in questo volume o di altri problemi simili.
Come ricordato nella introduzione, i richiami sono schematici ed essenziali; si ` e preferito rinunciare
ad una maggiore generalit` a e ad un maggior rigore a favore di una presentazione il pi` u possibile agile e
semplice.
BARICENTRO, di un triangolo.
`
E il punto in cui concorrono le mediane del triangolo. Il baricentro
divide ogni mediana in due parti, di cui quella che ha un estremo nel vertice ` e doppia dellaltra. Si dice
baricentro di un sistema di punti P
1
, P
2
, . . . , P
n
il punto le cui coordinate sono la media aritmetica delle
coordinate dei punti P
k
.
BINOMIO DI NEWTON Dati due numeri a, b e un intero positivo n si ha
(a + b)
n
= a
n
+
_
n
1
_
a
n1
b +
_
n
2
_
a
n2
b
2
+ +
_
n
n 1
_
a b
n1
+ b
n
,
ove i coefcienti
_
n
k
_
sono i coefcienti binomiali (vedi Combinazioni).
CIRCONFERENZA DI APOLLONIO Dati due punti A, B e un numero positivo k, ` e il luogo dei punti P per
i quali
AP = k BP;
tale luogo ` e una circonferenza che ha come diametro il segmento MN, ove M e N sono i due punti della
retta per A e B che hanno distanze da A e da B nel rapporto assegnato k (uno di tali punti ` e interno ad AB,
laltro esterno).
COMBINAZIONI, di n elementi a k a k (con k n). Sono i sottoinsiemi (non ordinati) di k elementi
scelti in un insieme di n elementi. Il loro numero ` e dato dal coefciente binomiale
_
n
k
_
=
n!
k! (n k)!
.
150 I problemi della Scuola Normale
CONGRUENZE ARITMETICHE Si dice che lintero a ` e congruo allintero b modulo m, e si scrive a b
(mod m), se a e b hanno ugual resto nella divisione per m (cio` e a b ` e multiplo di m).
Valgono le seguenti propriet` a:
se a b (mod m) e c d (mod m), allora a + c b + d (mod m) e a c b d (mod m).
COORDINATE BARICENTRICHE, di un punto in un triangolo. Dato un triangolo non degenere di vertici
A (x
1
, y
1
), B (x
2
, y
2
), C (x
3
, y
3
), le coordinate baricentriche di un punto P (x, y
3
) appartenente al
triangolo sono la terna di numeri, c
1
, c
2
, c
3
, con c
i
0, c
1
+ c
2
+ c
3
= 1 per cui si ha
x = c
1
x
1
+ c
2
x
2
+ c
3
x
3
y = c
1
y
1
+ c
2
y
2
+ c
3
y
3
.
B
C
A
L
M
N
P
Condotte le rette per P dai vertici del triangolo no ad incontrare i lati opposti, ` e facile vedere che le
coordinate baricentriche di P sono date da
c
1
=
AM
AC
=
AN
AB
c
2
=
BL
BC
=
BN
BA
c
3
=
CM
CA
=
CL
CB
.
In maniera del tutto analoga si deniscono le coordinate baricentriche per un punto in un tetraedro.
DERIVATA La derivata di una funzione f(x) in un punto x
0
` e il limite (se esiste) per h 0 del
rapporto incrementale
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
.
Tale numero ` e anche la tangente trigonometrica dellangolo formato con lasse x dalla retta tangente al
graco di f nel punto (x
0
, f(x
0
)).
DISTANZA, tra due rette sghembe. Date due rette sghembe, esiste uno e un solo segmento che ha un
estremo su ciascuna di esse ed ` e perpendicolare ad entrambe; esso ` e il segmento pi` u breve fra quelli che
congiungono un punto delluna con un punto dellaltra; la sua lunghezza ` e la distanza fra le due rette.
DISUGUAGLIANZA FRA LE MEDIE Dati n numeri a
1
, a
2
, . . . , a
n
, la loro media aritmetica ` e
Glossario 151
A =
a
1
+ a
2
+ + a
n
n
,
mentre la loro media geometrica ` e
G =
n
_
a
1
a
2
a
n
n
.
Risulta A G e luguaglianza vale solamente quando a
1
= a
2
= = a
n
.
DISUGUAGLIANZA TRIANGOLARE 1. Ogni lato di un triangolo ` e minore della somma e maggiore della
differenza degli altri due; tale condizione ` e necessaria e sufciente afnch e tre segmenti possano essere lati
di un triangolo.
2. Dati due numeri a, b si ha
||a| |b|| |a + b| |a| + |b| .
EQUAZIONE DIOFANTEA
`
E una equazione polinomiale, a coefcienti interi, di cui si cercano soluzioni
intere. Ad esempio lequazione diofantea a
2
+ b
2
= c
2
ha per soluzioni le terne pitagoriche.
`
E un importante risultato sulle equazioni diofantee del primo ordine che lequazione in x, y
mx + ny = p
ammette soluzioni se e solo se il massimo comun divisore dei coefcienti m e n divide il termine noto p e
in particolare ha soluzione per ogni p se m e n sono primi fra loro.
Vari problemi riguardanti le equazioni diofantee hanno trovato soluzione solo in tempi recenti. Nel 1970
Matyasevich ha dimostrato che non esiste un algoritmo in grado di decidere se una data equazione diofantea
ammetta soluzioni, rispondendo cos` al decimo problema di Hilbert.
Nel 1995 Wiles ha dimostrato che se n ` e un intero maggiore di 2 lequazione diofantea a
n
+ b
n
= c
n
non ha
soluzioni (ultimo teorema di Fermat).
FATTORIALE, di un numero naturale n.
`
E il prodotto dei numeri naturali minori o uguali a n, e si
indica con n!:
n! = n (n 1) (n 2) 3 2 1 .
Si pone per convenzione 0! = 1. Il numero di permutazioni di n oggetti ` e dato da n!, come si verica
facilmente usando il principio di induzione.
FORMULA DI EULERO Se un poliedro convesso ha V vertici, S spigoli e F facce, allora
V S + F = 2 .
Ad esempio per il cubo si ha V = 8, S = 12, F = 6, per il tetraedro V = 4, S = 6, F = 4.
Una versione della formula di Eulero riguarda i gra planari con archi che non si intersecano: in un tale
grafo, se n ` e il numero dei nodi, a quello degli archi, allora il grafo divide il piano in r regioni e si ha
r = a n + 2 .
152 I problemi della Scuola Normale
FORMULE PARAMETRICHE
cos =
1 t
2
1 + t
2
, sin =
2 t
1 + t
2
, ove t = tg

2
.
FUNZIONE CONTINUA Informalmente si dice continua una funzione f(x) tale che il valore da essa
assunto cambia di poco per piccoli cambiamenti della variabile x. Pi` u precisamente, una funzione f(x) si
dice continua in un punto a se per ogni numero > 0 si pu` o trovare un numero tale che
se |x a| < allora |f(x) f(a)| < .
Una funzione ` e continua in un intervallo se ` e continua in ogni punto di tale intervallo.
FUNZIONE CONVESSA Una funzione f(x) denita su un intervallo I della retta si dice convessa se su
ogni intervallo [x, x

] contenuto in I il graco della funzione giace al di sotto della retta secante nei punti
(x, f(x)) e (x

, f(x

)) o, in simboli,
f((1 t) x + t x

) (1 t) f(x) + t f(x

) per ogni t [0, 1].


Una funzione convessa su (a, b) ` e continua in ogni punto dellintervallo; una funzione f(x) derivabile due
volte in (a, b) ` e convessa se e soltanto se f

(x) 0 in ogni punto x di (a, b).


FUNZIONE AFFINE
`
E una funzione espressa da un polinomio di primo grado. Una funzione di una
variabile ` e afne se e solo se ha per graco una retta; in due variabili il graco ` e un piano. Una trasformazione
in cui le coordinate del punto di arrivo sono funzioni afni delle coordinate del punto di partenza ` e detta
afne.
GRAFO Un grafo ` e un insieme nito di oggetti, detti nodi del grafo, e di archi che connettono coppie
di nodi. Un grafo G si dice completo se ogni coppia di nodi ` e collegata da un arco, si dice connesso se presi
comunque due nodi n, n

` e possibile passare da n a n

seguendo un cammino formato da archi di G. Un


cammino chiuso, che parte ed arriva in uno stesso nodo, visitando gli altri nodi una sola volta, ` e detto ciclo.
Un grafo connesso privo di cicli ` e detto albero.
Se G ` e un grafo, il suo complementare G

` e denito come il grafo che ha gli stessi nodi di G ed ha linsieme


degli archi complementare a quello degli archi di G: due nodi sono connessi in G

se e solo se non lo
sono nel grafo G. Un primo risultato sui gra ` e il seguente: se un grafo non ` e connesso allora il suo
complementare lo ` e (ma il viceversa ` e chiaramente falso in generale).
INSIEME CONVESSO Un insieme di punti della retta, del piano o dello spazio si dice convesso se, dati
due qualunque suoi punti, il segmento che li unisce ` e interamente contenuto nellinsieme.
INSIEME NUMERABILE Un insieme A ` e numerabile se si pu` o mettere in corrispondenza biunivoca
con linsieme dei numeri naturali. Linsieme dei numeri razionali ` e numerabile, linsieme dei polinomi a
coefcienti interi ` e numerabile mentre non ` e numerabile linsieme dei numeri reali.
Glossario 153
INVOLUCRO CONVESSO o inviluppo convesso di un insieme A ` e il pi` u piccolo insieme convesso che
contiene A; esso ` e dato dallintersezione di tutti gli insiemi convessi contenenti A.
OMOTETIA Dato un punto O e un numero reale k, lomotetia di polo (o centro) O e rapporto k ` e una
trasformazione in cui ad ogni punto A corrisponde un punto A

sulla semiretta per A uscente da O se k ` e


positivo, della semiretta opposta se k ` e negativo, in modo che
OA

= k OA.
Ogni omotetia manda rette in rette, conserva gli angoli e i rapporti fra i segmenti ed ` e dunque una similitudine.
PRINCIPIO DEI CASSETTI, (o dei nidi di piccione): se n oggetti vengono posti in (n1) cassetti almeno
un cassetto contiene pi` u di un oggetto. Se infatti in ogni cassetto vi fosse al pi` u un oggetto, il numero degli
oggetti non potrebbe superare quello dei cassetti.
PRINCIPIO DI IDENTIT
`
A DEI POLINOMI Se due polinomi P(x) e Q(x) di grado minore o uguale a n
assumono valori uguali in almeno n+1 valori distinti di x, essi hanno uguali i coefcienti dei termini simili
e quindi coincidono; in particolare si ha che P(x) = Q(x) per ogni x.
PRINCIPIO DI INDUZIONE Ad ogni intero positivo n sia associata una propriet` a P(n), che pu` o essere
vera o falsa. Se
(a) P(1) ` e vera;
(b) per ogni k, P(k) implica P(k + 1),
allora P(n) ` e vera per ogni intero positivo n.
Il principio di induzione pu` o essere assunto come assioma nella presentazione dei numeri naturali, o, a
volte, ` e derivato assumendo come assioma altre propriet` a equivalenti, come ad esempio che ogni insieme
di numeri naturali ammette un primo elemento.
Ecco alcuni esempi tipici di risultati che si possono dimostrare facilmente con il principio di induzione:
- per ogni intero positivo n
n

k=1
k
2
=
1
6
n(n + 1) (2 n + 1) ;
- per ogni intero positivo n, (cos + i sin )
n
= cos n + i sin n;
- per ogni intero positivo n, n
3
n ` e divisibile per 6.
Ovviamente il principio di induzione pu` o essere usato per dimostrare che la propriet` a P(n) ` e vericata da
ogni numero naturale maggiore o uguale a un ssato intero n
0
se la (a) ` e sostituita da
(a) la propriet` a P(n
0
) ` e vera.
PROBABILIT
`
A Se un esperimento ha n possibili risultati e un certo evento E si realizza in k di essi, si
dice che la probabilit` a dellevento E ` e
P(E) =
k
n
.
In questa denizione si presuppone di sapere che, degli n risultati dellesperimento, nessuno sia privilegiato
rispetto agli altri, cio` e che essi siano equiprobabili; la denizione ` e quindi tautologica. In molti casi
154 I problemi della Scuola Normale
concreti, tuttavia, basandosi sul comportamento statistico dei risultati ` e ragionevole assumere lipotesi che
i singoli risultati siano equiprobabili. Cos` ad esempio lanciando un dado non truccato possiamo dire che
levento esce 1 ha probabilit` a 1/6, levento esce un numero pari ha probabilit` a 3/6, ecc.
PRODOTTO SCALARE, di due vettori nel piano o nello spazio. Il prodotto scalare dei vettori u e v,
indicato u v, ` e denito come prodotto delle lunghezze dei vettori per il coseno dellangolo compreso; il
suo valore assoluto coincide con larea del parallelogramma che ha u e v per lati, e il segno ` e positivo se
la proiezione di u su v ha lo stesso verso di v, ` e negativo altrimenti. Se u e v hanno componenti (u
1
, u
2
) e
(v
1
, v
2
) rispetto ad un sistema di riferimento ortogonale, il loro prodotto scalare ` e dato da
u v = u
1
v
1
+ u
2
+ v
2
,
ed una analoga espressione ha il prodotto scalare di due vettori dello spazio.
PROGRESSIONE ARITMETICA Una successione di numeri a
1
, a
2
, . . . , a
n
, . . . ` e detta progressione
aritmetica se la differenza tra due termini consecutivi ` e una costante r, detta ragione della progressione.
Si pu` o dunque denire per ricorrenza una progressione aritmetica tramite le formule
a
1
= a , a
n
= a
n1
+ r per n > 1 .
Lespressione generale del termine n-esimo ` e data da
a
n
= a + (n 1) r .
La somma s
N
dei primi N termini di una progressione aritmetica pu` o essere calcolata con la formula
s
N
=
a
1
+ a
N
2
N =
2 a + (N 1) r
2
N .
PROGRESSIONE GEOMETRICA
`
E detta progressione geometrica una successione di numeri a
1
, a
2
, . . . ,
a
n
, . . . per la quale il rapporto tra due termini consecutivi ` e una costante r; tale costante ` e detta ragione
della progressione.
Una progressione geometrica si pu` o denire per ricorrenza tramite le formule
a
1
= a , a
n
= a
n1
r per n > 1 .
Lespressione generale del termine n-esimo ` e data da
a
n
= a r
n1
.
La somma s
N
dei primi N termini di una progressione geometrica con ragione r = 1 ` e fornita da
s
N
= a
r
N
1
r 1
.
Se |r| < 1 si possono anche sommare gli inniti termini della progressione ottenendo
s = a (1 + r + r
2
+ . . . + r
n
+ . . .) = a
1
1 r
.
Ad esempio
_
1 +
1
2
+
1
4
+ . . . +
1
2
n
+ . . .
_
=
1
1 1/2
= 2 .
Glossario 155
RAPPRESENTAZIONE NUMERICA IN BASE b, dove b ` e un intero positivo maggiore di 1. Ogni intero
positivo a si pu` o scrivere (dividendolo ripetutamente per la base e prendendo i resti di tali divisioni) nella
forma
a = a
0
+ a
1
b + a
2
b
2
+ + a
n
b
n
,
ove 0 a
i
< b per ogni i. Possiamo scrivere pi` u compattamente tale rappresentazione come
a = (a
n
a
n1
. . . a
1
a
0
)
b
Se b ` e 10, tale scrittura coincide con la usuale rappresentazione decimale.
156 I problemi della Scuola Normale
REGOLA DEI SEGNI DI CARTESIO Sia
P(x) = a
0
x
n
+ a
1
x
n1
+ + a
n1
x + a
n
un polinomio a coefcienti reali. Si scrivano in ordine i segni dei coefcienti non nulli (+ o ). Il numero
delle radici positive del polinomio non supera il numero dei cambiamenti di segno. Ad esempio, il numero
di radici positive del polinomio 8 x
9
7 x
6
3 x
5
+ 2 x
3
+ 4 non supera 2.
SIMILITUDINE Trasformazione che conserva i rapporti tra i segmenti. Similitudini particolari sono le
omotetie, le traslazioni, le rotazioni, le simmetrie e le loro composizioni.
TEOREMA DEL PARALLELOGRAMMA La somma dei quadrati costruiti sui lati di un parallelogramma ` e
equivalente alla somma dei quadrati costruiti sulle diagonali.
`
E una facile conseguenza del teorema della
mediana.
TEOREMA DELLA BISETTRICE 1. La bisettrice interna di un triangolo divide il lato opposto in parti
proporzionali ai due lati che la comprendono.
2. Il quadrato di una bisettrice di un triangolo ` e equivalente al rettangolo dei lati che la comprendono meno
il rettangolo dei segmenti che essa determina sul terzo lato.
TEOREMA DELLA MEDIANA Il doppio del quadrato di una mediana di un triangolo ` e equivalente alla
somma dei quadrati dei due lati che la comprendono meno la met` a del quadrato del terzo lato.
TEOREMA DELLA SECANTE E DELLATANGENTE Condotte da un punto P esterno ad una circonferenza C
una semiretta PA tangente a C in A e una retta che interseca C nei punti B e C si ha PB : PA = PA : PC.
TEOREMA DI ESISTENZADEI VALORI INTERMEDI Se una funzione continua f(x) ` e denita sullintervallo
[a, b] e t ` e un numero compreso fra f(a) e f(b), c` e almeno un punto c in [a, b] per cui si ha f(c) = t. In
particolare una funzione continua denita su un intervallo limitato e chiuso assume almeno una volta ogni
valore compreso fra il suo minimo e il suo massimo.
TEOREMADI PITAGORA
`
E il pi` u noto teorema di geometria piana: in un triangolo rettangolo il quadrato
costruito sullipotenusa ` e equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti. In altri termini, se c ` e la
misura dellipotenusa e a, b le misure dei cateti si ha a
2
+ b
2
= c
2
.
Una elegante dimostrazione si pu` o ottenere suddividendo un quadrato di lato a + b in due modi differenti,
come mostra la gura, e uguagliando le aree.
Glossario 157
a b
a
b
c
a
b c
TEOREMA DI RUFFINI Un polinomio P(x) = a
0
x
n
+ a
1
x
n1
+ + a
n1
x + a
n
` e divisibile per il
binomio (x ) se e solo se ` e radice di P(x).
Se P(x) ha radici
1
,
2
, . . . ,
k
rispettivamente di molteplicit` a h
1
,h
2
, . . . , h
k
, (h
1
+h
2
+ +h
k
= n) allora
P(x) si pu` o scomporre in fattori lineari
P(x) = a
0 (x
1)
h1
(x
2)
h2
(x
k)
hk
.
TEOREMADI TALETE Tre rette parallele staccano su due trasversali coppie di segmenti in proporzione.
Vale anche il viceversa: se i segmenti staccati sono fra loro in proporzione le tre rette sono parallele. In
particolare una omotetia del piano o dello spazio trasforma una retta in una retta ad essa parallela.
TERNA PITAGORICA
`
E un insieme di tre interi positivi a, b, c tali che a
2
+ b
2
= c
2
.
Se {a, b, c} ` e una terna pitagorica , allora anche {k a, k b, k c} ` e una terna pitagorica per ogni k intero positivo.
La formula
a = 2 mn, b = m
2
n
2
, c = m
2
+ n
2
al variare di m, n fra gli interi positiivi con m > n fornisce innite terne pitagoriche.
Sono terne pitagoriche, ad esempio, {3, 4, 5}, {5, 12, 13}, {8, 15, 17}.