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ENRICO MENDUNI

TV E SOCIETA' ITALIANA
1975-2000

INTRODUZIONE
Nel settembre 1974 Ettore Bernabei (padrone del monopolio Rai) lascia la radiotelevisione pubblica per
assumere un ruolo nelle Partecipazioni statali. La Rai stava per essere Parlamentarizzata. Nel paese era in
atto una discussione su varie proposte di riforma della radiotelevisione che condividevano tutte la fine di
una forma di controllo come quello esercitato da Bernabei fino a quel momento.
Nel periodo di boom economico, la societ italiana aveva superato quegli aspetti arcaici e rurali del periodo
precedente. Adesso prevaleva un modello industriale, affermando un modo di vita e di consumo
spiccatamente urbano (nuclei familiari pi ridotti, natalit modesta, elevata scolarizzazione, motorizzazione
privata, elettrodomestici). Si stava creando sempre di pi uno spazio per il tempo libero. La radiotelevisione
pubblica (in particolare la tv) aveva accompagnato questa crescita degli italiani presentandogli nuovi modi
di vita. Il tutto rimaneva sempre allinterno di un intento pedagogico del sevizio pubblico (educare,
informare e intrattenere i cittadini). Il telequiz, il genere tv di maggiore successo, stato il genere che pi
ha contribuito alla diffusione della tv tra gli italiani. Le rubriche tv e la pubblicit (super controllata) erano
un esempio della modernit e spiegavano le modalit duso e gli stili di consumo dei nuovi beni e servizi.
A livello politico una coalizione di centro-sinistra (alleanza con democristiani, socialisti e partiti laici minori)
era apparsa la formula che meglio interpretava la nuova modernit nascente. Questa formula stata molto
contrastata allinizio dai gruppi conservatori della Dc e dai liberali. La contrariet al centro-sinistra si era
resa esplicita con il governo Tambroni (1960) con lappoggio dellestrema destra. Diverse manifestazioni di
piazza provocarono la caduta el governo Tambroni. Nellautunno del 60 il governo pass al democristiano
Fanfani, che con lappoggio del Psi apriva la strada al centro-sinistra. Ettore Bernabei (direttore del
quotidiano della Dc Il Popoloe uomo di fiducia di Fanfani) era diventato direttore generale della Rai nel
1961, e questa sua nomina significava che quindi anche la Rai sarebbe stata collegata allazione
modernizzante del governo. E infatti, nel novembre, lavvio del secondo canale tv aveva rappresentato un
passo in quella direzione.
La direzione di Bernabei permise alla tv pubblica di diventare il primo vero medium di massa presente in
tutte le famiglie, capace di competere con le altre forme di spettacolo (cinema e teatro), dotata di rilevanti
valenze educative e in grado di influenzare nel profondo stili di vita, costumi e priorit cognitive degli
italiani.
Alla fine degli anni sessanta questo modello appariva per in via di esaurimento: ci si rendeva conto che a
uno sviluppo materiale cos notevole non si era accompagnata una maturazione civile e una evoluzione del
costume e dei diritti civili paragonabile agli altri paesi europei. In questi anni la tv barnabeiana non riusc a
mettere in scena la complessit della societ italiana, caratterizzata da scontri tra i diversi schieramenti,
soprattutto a livello politico. Anche se nello schieramento di Bernabei erano presenti diverse forze, non era
pi sufficiente. Per la prima volta dopo 25 anni, la Rai appariva inadeguata per la societ italiana. Intanto
cominciavano a comparire sugli schermi degli italiani tv diverse rispetto dal monopolio Rai (gi dallinizio
degli anni 70 la ripetizione in Italia di segnali tv e radiofonici dei paesi confinanti rappresentava un delicato
problema legale e diplomatico). La cosa pi sconvolgente per gli italiani nei primi anni 70 fu la nascita di
emittenti libere (prima della radio poi della tv) che dimostrano quindi che il monopolio non era lunica
soluzione possibile.
In Italia si muovevano contemporaneamente due tendenze molto forti (invece che scontrarsi si mossero
parallelamente):
- la prima, fatta propria dal sistema politico, puntava alla riforma della Rai in modo da renderla
meno governativa e monocratica e fare spazio alle forze politiche di opposizione, ai sindacati e alle Regioni
(i principali attori politici dellepoca). Conseguentemente la Rai avrebbe dovuto proseguire il suo carattere
di monopolio in modo che il sistema politico potesse tenere il pieno controllo delle emissioni
radiotelevisive.
- intanto una ricca pluralit di emittenti libere stava crescendo in Italia, costituendo una situazione
sempre pi forte, anche perch presentava molti aspetti della societ italiana messi in ombra dalla Rai.
Insieme queste due forme di tv hanno creato un nuovo sistema televisivo diverso dal precedente. Questo
nuovo sistema si inoltre dimostrato allaltezza di rappresentare la complessit della societ italiana.
Insieme hanno quindi creato la neo-televisione, legittimandosi a pieno allinterno della societ come
industria culturale in toto. Questo stato possibile anche grazie allaumento del pubblico televisivo, dei
suoi fatturati anche grazie allaiuto della pubblicit e alla formazione di una nuova leve di investitori
pubblicitari in tv.
Sono cos mutati i rapporti di forza tra tv,cinema e editoria, permettendo a un network tv di comprarsi
parte della produzione cinematografica (Medusa Film), di costruirsi una propria catena di sale (Cinema 5) di
acquistare il controllo della case editrice pi importante (Mondadori), alle videocassette (Blockbuster), ai
grandi magazzini la Standa, al Milan Football Club. Questa solo parte della spiegazione: la ragione
principale che solo la tv stata in gradi di fare i conti con laffermazione di una cultura di consumo di
massa e della pubblicit.
Oggi ci sono altri segnali che indicano un cambiamento che va verso forme di comunicazione globalizzata,
verso forme sempre pi multimediali.

TELEVISIONE E VITA ITALIANA

1. Le caratteristiche del modello culturale bernabeiano
Il modello culturale della tv bernabeiana aveva caratteristiche proprie , che la distinguevano nettamente
dal periodo precedente, caratterizzato da austerit.
- Accentramento monocratico: il potere si concentra nelle mani del direttore generale, che gestiva i
rapporti con l'intero sistema politico (aveva un rapporto diretto con il presidente del consiglio
Fanfani) ed esercitava una diretta supervisione sull'informazione mandata in onda.
I rapporti esterni della Rai avevano invece il carattere dello "scambio politico": la radiotelevisione
consentiva infatti di fare moltissimi favori.
- Assoluta priorit concessa alla tv rispetto alla radio: non scontato! Bernabei investe nel nuovo e
giovane mezzo, soprattutto perch, grazie alla sua esperienza politica, capisce che la tv molto pi
potente nei rapporti con le masse; inoltre il mezzo televisivo, essendo giovane e da inventare, non
aveva le stratificazioni di potere come la radio. spinge l'alta cultura e gli intellettuai pi inquieti
verso la radio, e intanto intensifica la committenza nei confronti dei centri di ricerca e delle
universit: la tv assume una funzione socializzante (per Tullio De Mauro spinge all'unificazione
linguistica) unendo forza intellettuali modernizzanti.

2. L'offerta della Rai
Nel 1961 compare il secondo canale. Bernabei gestisce la programmazione televisiva in modo strategico: i
due canali sono complementari, se sul primo c' un programma impegnativo, sul secondo ce n' uno
popolare. Ci la differenziava dalla radio, dove le reti erano ripartite in modo tematico. La produzione dei
programmi tv era divida per generi, ciascuno dei quali aveva un direttore, che rispondeva direttamente a
un direttore generale. Ogni programma veniva connesso con gli altri e ripartiti sui due canali in modo da
influire al massimo sui gusti degli spettatori, anche proteggendo (collocando su un altro canale
unalternativa poco attraente) i programmi verso cui si voleva attirare il pubblico.
Un'altra caratteristica della tv bernabeiana la complementariet rispetto al cinema e alla scuola (la tv
cerca di non invadere gli spazi altrui..per leducazione si cercava di presidiare pi che altro quello che era il
campo sguarnito delleducazione per gli adulti, ad esempio con il programma Non mai troppo tardi che
si rivolgeva agli analfabeti per insegnargli a leggere e scrivere).
Riguardo ai programmi, l'intrattenimento era contenuto,basato molto sulle produzioni e sul modello
americano (evidenti nei grandi spettacoli di variet, con influenza di Broadway), ai giovani erano rivolti
pochi programmi, come il Cantagiro, e di grande successo erano gli sceneggiati, i quiz, e i grandi eventi
mediali (lo sbarco sulla Luna 1969).
Linformazione era un genere centrale nei rapporti con la politica. Tendenzialmente la tv di questi anni era
filogovernativa, ed esprimeva la sua faziosit solo attraverso l'omissione.
Il processo produttivo era prevalentemente gestito dallinterno, e la produzione era divisa per generi e per
mansioni. I centri di produzione Rai erano Roma, Milano e Napoli; c'era un buon controllo sul prodotto,
anche se non mancarono incidenti (un infelice sketch del '62 caus l'allontanamento di Franca Rame e
Dario Fo dallo schermo per 15 anni!!).
La pubblicit aveva carattere accessorio: veniva raccolta nel Carosello.
Il modello pedagogico si basava sempre di pi su forme aperte e conversazionali: programmi per ragazzi,
sport (a partire dalle Olimpiadi del 1960), il giornalismo dinchiesta e lo sceneggiato televisivo, che
affrontava i nuovi modelli e stili di vita e le nuove ideologie e culture che si andavano a sviluppare nella
societ nel suo processo di modernizzazione.

3. Televisione all'europea
La tv italiana era simile (non uguale) alle altre tv europee: in ogni paese dEuropa la tv si affermata
allincirca negli anni 50/60 come servizio pubblico gestito dallo Stato, e rifletteva le specificit e le
caratteristiche culturali di ognuno di loro. In tutti gli stati europei la tv (come prima aveva fatto la radio)
aveva un rapporto intenso con la politica. La tv in Europa era sostanzialmente libera dallassillo di dover
trovare denaro e sponsor, dato che laumento degli abbonati e il sostegno dello Stato garantiva redditi e
ascolti sicuri.
In questo la tv europea molto diversa dal modello americano: nel modello americano, i broadcasters sono
delle societ private che si finanziano solo con la pubblicit, e lo stato ha solo una funzione di regolatore
attraverso unautorit di nomina governativa (Federal Communication Commission): un modello
commerciale che comunque non poteva realizzarsi in Europa, nemmeno nei paesi pi sviluppati, dato che
gli investimenti pubblicitari e i contributo delle industrie produttrici di apparecchi radio e tv non sarebbero
bastati a finanziare il modello commerciale.
La tv americana stato un costante punto di riferimento competitivo per le aziende televisive pubbliche
europee. Queste, infatti, prendono ideee importano programmi e telefilm dal modello americano,
cercando per di eliminare tutti i riferimenti allamerican way of life e delle culture del consumo.
Rispetto al modello americano, quello europeo pi "nazionale", e meno duttile, e questa una debolezza
che si inserir anche nella tv privata.
In tutta Europa, la tv pi che ricercare lascolto a tutti i costi, si pi interrogata sul gradimento dei suoi
programmi sulla linea della loro funzione sociale. La tv ebbe molto successo e un grande seguito popolare.
La diffusione dei fenomeni del divismo, la diffusione di abitudini, mode ed espressioni linguistiche mediate
dalla tv, la trasformazione dellapparato dello spettacolo e dellintrattenimento furono comuni a tutta
Europa.

DUE MODELLI DI TELEVISIONE

1.Lesaurimento del modello bernabeiano
Con la fine degli anni 60 il modello bernabeiano di gestione della Rai si logora, sia per le difficolt che
doveva affrontare il governo di centro sinistra, sia per il fatto che il potere della Rai non era pi cos
assoluto e non era in grado di poter accontentare tutti.
La Rai era diventata un grande centro di potere con 10 milioni di abbonati e un ruolo di leader nellindustria
culturale: adesso si trattava di scegliere se diventare unazienda vera e propria o se rimanere nella propria
natura pubblica, come emanazione del sistema politico.
Questa crescita di abbonati era da ricercare nel fatto che gli italiani desideravano dotarsi di uno dei pi
significativi simboli della modernit.
Per decidere sul futuro della Rai, nel 1968 commission a tre saggi un rapporto sul futuro della Rai.
Allepoca una cosa del genere era considerata eccezionale ed era avvolta dalla pi assoluta segretezza, cosa
che non si riusc a contenere per lopposizione di destra e di sinistra, che riuscirono a recuperare
informazioni al riguardo e che furono poi pubblicate sui giornali del partito. Alla fine le soluzione dei saggi,
riguardanti in particolare le tecnologie, non furono mai applicate. Ogni argomento riguardante la tv finiva
per essere assalito dalle tendenza politiche che la contrastavano. Gianni Granzotto (amministratore
delegato che aveva fortemente voluto il rapporto dei saggi) si dimise nel 1969 perch non aveva voluto
firmare nomine e promozioni (sottoscritte poi dal successore). Questa tornata di nomine fu lultimo atto
della politica di Bernabei.
Nello stesso periodo i professionisti della tv (giornalisti e programmisti) cominciarono a rivendicare la
propria autonomia professionale dal loro editore. Nei confronti della strategia della tensione che si stava
diffondendo in Italia, i diversi giornali iniziarono a schierarsi politicamente( la strategia della tensione era un
modo per contrastare le rivendicazioni degli operai dalla destra eversiva,o la conseguenza dellestremismo
politico della sinistra?). non tutti i giornalisti erano per daccordo con lorientamento preso dal giornale e
quindi puntavano ad autonomie contrattuali che li allontanassero il pi possibile dal ruolo di esecutori della
volont dei loro datori di lavoro. Nel 1970 nasce a Milano e a Roma il Movimento dei giornalisti
democratici, particolarmente attivo nellorganizzare i comitati di redazione e determina una svolta nel
sindacato unico dei giornalisti (Fnsi).
Analoghi propositi manifestarono i programmisti della Rai (addetti ai programmi non giornalistici della radio
e della tv). LAssociazione dei programmisti fu fondata nel 1968 e si batteva in particolare per avere pi
autonomia nella produzione e ideazione dei programmi.
Tutto ci era reso pi complicato dal fatto che la classe politica tendeva a considerare la Rai come una sua
propriet: quindi gli amministratori dellazienda dovevano fare si che si rispettassero le parti politiche,
arrivando a punire anche i trasgressori.

2.La convenzione fra lo Stato e la Rai
Il vero problema non erano le polemiche che si erano alzate: si stava avvicinando il rinnovo della
convenzione fra Stato e Rai che regolava il monopolio radiotelevisivo. Lo Stato era il vero proprietario dello
spettro elettromagnetico che, volendo realizzare un programma radiotelevisivo, concedeva a una societ
privata. Questa societ era scelta direttamente dal governo, con cui predisponeva un contratto stabilendo
le modalit, i termini e i limiti del servizio che veniva affidato. Questa societ era appunto la Rai (erede
naturale della precedente convenzione tra lo stato e lEiar). Il rinnovo della convenzione del 1952 avvenne
per decreto. La convenzione Stato-Rai sarebbe scaduta nel 1972,ma fu subito chiaro che non ci sarebbe pi
stato un rinnovo della convenzione per decreto del Governo. Era quindi necessario un passaggio al
Parlamento e il coinvolgimento dellopposizione e degli altri attori politici dellepoca: le forze sociali (i
sindacati) e le autonomie locali (le regioni). Venivano coinvolti quindi tutti gli attori politici rilevanti sul
terreno radiotelevisivo: ognuno di loro diceva la propria sul futuro della Rai.

3.La stagione dei convegni
Nellaprile 1969 il Club Turati (socialista) organizz a Roma un convegno: Tv e libert in Italia. Una riforma
urgente a cui parteciparono gli esponenti delle principali forze politiche, della Rai, docenti universitari,
giornalisti e programmisti. Si tematizz efficacemente la riforma della radiotelevisione come una urgente
questione di libert che riguardava tutto il mondo politico. Da qu in poi si apr la stagione dei convegni
dedicati a ipotesi di riforma, riassetto, ristrutturazione della Rai.
I punti da discutere non erano pochi (eccone alcuni):
1- Monopolio o concorrenza?: per la maggior parte della classe dirigente italiana, il monopolio
radiotelevisivo era una scelta istintiva, ma bisognava argomentarla con cura, dato che la Corte
Costituzionale nel 1960 aveva riaffermato il monopolio.
2- Natura della Rai: soprattutto dalla sinistra, ci si sentiva pi garantiti da un Ente pubblico
radiotelevisivo, rispetto alla natura della Rai di societ di gruppo Iri (istituto per la ricostruzione
industriale).
3- Passaggio dal governo al Parlamento: tutti consideravano necessario il coinvolgimento del
Parlamento nellattivit radiotelevisiva.
4- Coinvolgimento delle Regioni: necessario per il decentramento della Rai.
5- Coinvolgimento dei sindacati e delle forze sociali.
6- Distribuzione dei poteri allinterno dellazienda: si sperava in un ridimensionamento del potere
monocratico del direttore generale e in una ridistribuzione dei poteri.
7- Ideazione e produzione: si sperava soprattutto al riconoscimento dellautonomia professionale dei
giornalisti e dei programmisti. Si ipotizzavano anche nuove modalit colletti vedi produzione. Si
parlava molto dellautonomia di reti e testate dagli organi direttivi della Rai.
8- Garanzie per gli utenti: si riteneva indispensabile la garanzia di dare agli utenti soprattutto
linformazione.
9- Partecipazione: si pensava fosse necessario attivare la partecipazione degli utenti.
10- Pubblicit: emergeva lesigenza di una politica meno disinvolta da parte della concessionaria di
pubblicit della Rai (la Sipra), ma gli addetti ai lavori sapevano che la Rai, attraverso la Sipra era
determinante per la raccolta pubblicitaria dei giornali di partito; si parlava di una pubblicit che
mercificava i programmi e che quindi andava controllata e contenuta.
Di altri temi (come costi, abbonamenti..) si parlava molto meno. Ci si limitava ad auspicare una
frammentazione dei poteri, senza pensare al dopo.
Pochi erano contrari, molti chiedevano la fine del monopolio. Eugenio Scalfari (deputato socialista) scrive
un articolo sullEspresso denunciando la sottomissione della Rai alla Democrazia Cristiana e proponendo un
regime concorrenziale fra la radiotelevisione pubblica e reti commerciali private, che potrebbero essere
affidate agli editori di giornali.
Il mondo politico italiano (anche i socialisti) reagisce sdegnato. Questo argomento verr poi ripreso. In
effetti la televisione da questa inquietudine, e infatti Pasolini la vede come lo strumento di mutazione
antropologica degli italiani. La tv si dimostra nettamente democristiana, quindi inizia a farsi sentire la
necessit di rendere la tv culturalmente pluralistica: per questo ogni partito dovrebbe avere le sue
trasmissioni e un suo Tg, in modo che ogni telespettatore possa scegliere le notizie o confrontarle con le
altre, e non subire pi le uniche che gli vengono offerte.

4.Le prime televisioni libere
In questo stesso periodo i monopoli televisivi pubblici vengono messi in discussione in tutta Europa. Si
stava affermando una diffusione mondiale di alcuni prodotti culturali (soprattutto tra i giovani) come la
musica pop e il cinema.
Con lelettronica i costi dellattivit televisiva si erano ridotti notevolmente, ed era ormai possibile pensare
di finanziarsi aprendo alla pubblicit spazi in tv (cosa che la Rai faceva pochissimo). Dunque imprenditori
locali installavano ripetitori per portare il segnale di stazioni estere in lingua italiana (Telecapodistria,
Televisione della Svizzera Italiana e Montecarlo). Grazie a queste tv gli italiani vedono per la prima volta i
programmi a colori (mentre la rai continuava a trasmettere in bianco e nero perch bloccata dalla politica:
in tempi di crisi non si voleva introdurre una cosa non indispensabile, nonostante lindustria elettronica
sperava di sostituire le vecchie tv con quelle a colori).
La prima tv privata in Italia fu probabilmente Telebiella (di Giuseppe Sacchi, ex dipendente Rai che, nel
1971, aveva installato un piccolo impianto via cavo e aveva ottenuto dal tribunale del luogo la registrazione
della testata come giornale periodico a mezzo video). A Rimini un gruppo di giovani fonda Babelis tv:
riprendono le partite di calcio e poi le proiettano nel bar della citt).
Nel 1972 iniziano i guai giudiziari: un cittadino denuncia Telebiella perch non ha lautorizzazione del
ministero delle Poste (ministero che si occupa di diversi tipi di comunicazione, come la giornalistica, la
pubblicit etc). siamo in periodo elettorale e dalle urne esce il risultato di un Governo di centro-destra
guidato da Giulio Andreotti. Con il ministero delle Poste Gioia il monopolio della gestione del cavo passa
alla Sip-Stet (societ delle telecomunicazioni): Telebiella diventa fuorilegge.
Durante il 1973 unItalia minore si dedica sempre di pi alla progettazione di iniziative televisive (Tele Ivrea,
Tele Alessandria).
Nel maggio la Gazzetta ufficiale pubblica il nuovo Codice postale e si scopre che un articolo (il 195) punisce
severamente chi esercita un impianto di telecomunicazioni (compresi gli impianti di distribuzione di
programmi sonori o visivi realizzati via cavo o con qualunque altro mezzo tecnico).
Intanto vanno avanti i processi contro tele biella (passati alla Corte costituzionale) e i suoi atti sono alla
base delle due storiche sentenze (siamo nel 1974):
- N.225 che riconosce il diritto dei privati a ripetere i programmi televisivi esteri, purch non
interferiscano con la Rai;
- N.226 che legalizza la trasmissione via cavo su scala locale.
Con queste due sentenze il monopolio Rai viene confermato, ma il diritto di ritrasmettere le stazioni estere
via etere lo contraddice: la questione non chiusa.
Nel frattempo in Italia sorgono tantissime emittenti televisive, alcune delle quali trasmettono via etere
come le radio libere.
Una delle emittenti via cavo Telemilano, che limprenditore Silvio Berluscono organizza per eliminare le
antenne dai tetti del complesso residenziale Milano 2 (che ha appena costruito a Segrate): con unantenna
principale (che si trova sopra il grattacielo della Pirelli) si ricevono i due canali Rai, la tv svizzera,
Telemontecarlo, Telecapodistria e in pi, avendo una delle bande libere, Berlusconi ci inserisce una tv di
servizio per i residenti a Milano 2 (ecco gli esordi della futura Mediaset).

5.La sottovalutazione dellemittenza privata
allepoca era difficile, per il mondo politico, concepire una radio e una tv privatizzata, dal momento che, fin
dal 1924, lo Stato aveva sempre avuto il monopolio su di esse, e concepivano la radiotelevisione come
unattivit propria dellintervento pubblico, che il Governo tendeva a amministrare in proprio attraverso
interventi tramite decreti.
La legge 14 aprile 1975 (la n.103: la riforma arriva poco prima dellultima proroga): E la legge Nuove
norme per la diffusione radiofonica e televisiva, che ripropone di rivedere lintero sistema radiotelevisivo
pubblico, individuando i principi fondamentali per la diffusione circolare di programmi radiofonici via etere
o su scala nazionale, via filo e di programmi televisivi via etere o su scala nazionale, via cavo e con qualsiasi
altro mezzo.
Principi fondamentali del servizio pubblico sono: indipendenza, obiettivit e apertura alle diverse tendenze
politiche, sociali e culturali. Il luogo appartato in cui si svolsero gli incontri, una scuola, diede il nome alla
trattativa, che venne chiamata: patto della Camilluccia. Il patto divideva la Rai in zone di influenza dei vari
partiti. Con la zebratura infatti si stabilisce una gerarchia, con tanto di responsabili, che al di sotto di essi ne
avrebbero avuto tanti altri ( tra direttori, vice e cos via ), allo scopo di permettere un pi esteso controllo
delle decisioni prese dagli altri partiti. Nessun partito in definitiva poteva prendere delle decisioni se non
trovava laccordo con gli altri partiti.

6.La riforma della Rai
Il monopolio statale della radiotelevisione viene ribadito in quanto servizio pubblico di interesse generale(
le cui finalit erano lampliamento della partecipazione e i principi fondamentali lindipendenza,
lobiettivit e lapertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali) fermo restando che lazienda
non sarebbe diventata un ente pubblico ma una societ per azioni a totale partecipazione pubblica.
Con la riforma si stabilisce la pi importante delle norme: la competenza della Rai si sposta dal Governo al
Parlamento, allo scopo di osservare maggiore pluralismo, completezza e obiettivit dellinformazione. Per
fare ci tutti i gruppi politici danno vita alla Commissione parlamentare di vigilanza.
Per governare la Rai la legge prevedeva un Consiglio di amministrazione di 16 membri (10 eletti dal
consiglio di vigilanza e 6 eletti dallIri). Il Consiglio, inoltre, regolava anche i programmi, i contratti, le
assunzioni e le promozioni del personale.
Con questa legge il 5 % delle trasmissioni radiofoniche e il 3% di quelle televisive viene riservato
allaccesso, cio trasmissioni autogestite da organizzazioni religiose, politiche, sindacali, che la Rai, su
richiesta, avrebbe dovuto aiutare.
Un intero articolo era dedicato allindicazione sullorganizzazione interna: si fondava sulla distinzione tra
testate giornalistiche, reti tv e radiofoniche e sulla previsione di un decentramento produttivo e ideativo e
di una terza rete tv.
Il finanziamento dellazienda avveniva tramite il canone di abbonamento e solo in modo secondario
derivava dalla pubblicit, raccolta dalla SIPRA, ( solo per il 5% giornaliero ). Ogni anno era il Governo a
determinare lammontare del canone, mentre la Commissione di vigilanza doveva determinare un tetto
annuo della raccolta pubblicitaria della Rai. La legge doveva inoltre tener conto delle recenti sentenze della
Corte costituzionale: si prevedeva quindi una normativa per la ripetizione dei canali tv stranieri a condizione
che fossero depurati dalla pubblicit (operazione troppo complicata e costosa e per questo inapplicata).
Cera anche una regolamentazione sulla tv via cavo: la legge prevedeva che il cavo televisivo fosse
monocanale (un solo programma) il che metteva il cavo fuori mercato (dato che gi dagli anni 20 si era gi
tecnicamente realizzata la diffusione di pi programmi sullo stesso cavo).

7.Un monopolio condizionato
Tutti i partiti politici riconoscono limportanza della tv come strumento del consenso delle masse. La
partecipazione di tutti i partiti politici allinterno della tv che si era creata con la tv riformata aveva dato
luogo allarco costituzionale (partecipazione dai liberali ai comunisti). Le norme ribadiscono il monopolio
della Rai, ma dato che i politici non si fidano, si creano una serie di meccanismi di ricatto per tenere in
mano la Rai. Con la legge103, quindi, si moltiplicano i centri di potere della Rai, ciascuno garantito da un
diverso partito di riferimento,e tutti li assoggettava a un potere di seconda istanza della classe politica (che
poteva arrivare fino alla revoca di qualcuno).

PROVE TECNICHE DI SISTEMA MISTO (1975-1980)

1.Morte annunciata del monopolio
Paradossalmente, mentre il Parlamento approvava la legge di riforma della Rai, una sentenza della corte
costituzionale sanciva la morte del monopolio.
Sentenza 202 del 1976: limita il monopolio tv alle trasmissioni nazionali, consentendo ai privati l'esercizio di
emittenti via etere che non superassero l'ambito locale. La corte infatti affermava che vi era disponibilit
sufficiente a consentire la libert di iniziativa privata senza correre pericoli di monopoli o oligopoli privati
(dato anche il costo non rilevante degli impianti).
La legge 103 viene di fatto dimezzata (anche perch poteva occuparsi solo della parte pubblica del sistema,
ignorando liniziativa privata), e ovunque compaiono nuove tv private che trasmettono usando i ripetitori
(in una sorta di libert dovuta a uninsufficienza parlamentare che non aveva stabilito quanto fosse
ampio lambito locale: questa legge arriver solo nel 1990).
Le strade di tv e radio private si dividono sempre pi: la radio, facilmente accessibile per i ridotti volumi di
investimenti e perci pi facilmente accessibile, sembrava congeniale ai movimenti giovanili, che, estraniati
dalla politica tradizionale, davano vita a centri sociali, laboratori, concerti. La programmazione era molto
varia, e attibgeva ad una gran quantit di musica.
Le tendenze della tv private avevano un carattere commerciale e le loro programmazioni erano improntate
allintrattenimento:
- I privati intanto iniziano ad elaborare strategie per trasmettere in varie citt, ed aggirare il limite
locale: in genere si parte dalla ripetizione di canali stranieri e si creano circuiti che poi vengono
riutilizzati (con propriet e nomi diversi).
- Gli editori creano sinergie fra tv e giornali (il primo stato Rusconi)
- Angelo Rizzoli che tenta di creare tv estera (tv Malta) da ritrasmettere in italia. Per motivi non
chiariti, per, il progetto non partir mai.

2. Tra riformatori e gattopardi
All'indomani della legge di riforma, i politici erano pronti ad attuarla, in particolare nel punto della
costituzione e lavvio di reti e testate di fatto indipendenti. Era un compito particolarmente difficile
soprattutto nel periodo che stava vivendo lItalia: la crisi petrolifera del 73 mette in crisi leconomia e turba
gli atteggiamenti mentali della gente comune; inoltre il paese scosso dalla strategia della tensione, la cui
interpretazione risultava controversa. Appunto per questo motivo, questa situazione faceva sentire i suoi
effetti anche sul sistema informativo, che non sapeva come orientarsi in merito alla situazione che si stava
vivendo (erano tentativi di bloccare unItalia finalmente libera e civile, o il tentativo di conquistare lo Stato
con la violenza da parte delle sinistre?). Molto dipendeva da chi elaborava le notizie e le presentava al
pubblico: un punto cruciale su cui si insiste la necessit di informare in modo completo ed imparziale.
Significativa a tal proposito la nascita di 2 testate fra il 1974 e il 1976: Il Giornale di Montanelli (scissione
dal Corriere, considerato troppo di sinistra) e La repubblica di Scalfari (scissione dall'Espresso, per dare
all'opinione pubblica di sinistra un'informazione che non fosse di partito). Anche nel servizio pubblico
radiotelevisivo sarebbe stato utile operare una svolta simile a quella del Giornale e della Repubblica:
vediamo come qua e la compaiano programmi Rai che assomigliavano ai giornali, ma essenzialmente il
progetto stato mancato soprattutto perch la confusione e la mancata organizzazione non hanno
permesso di mettere a fuoco un obiettivo aziendale.
In realt per il progetto di riforma, tanto discusso, non va a buon fine, soprattutto per il fatto che la
divisione dei poteri e la proliferazione dei compiti (che chiaramente necessitavano di coordinamento)
avevano distolto lattenzione dei dirigenti Rai dalla situazione circostante che si stava creando: il mondo tv
privato si allargava sempre di pi.

3. Lottizzazione:
Gli accordi della Camilluccia indicavano dettagliatamente in quale area politica dovessero essere nominati i
direttori delle reti e delle testate Rai. Questa spartizione della Rai in "lotti" di influenza dei partiti era
chiamata lottizzazione.
La Rai riformata (sia con gli accordi della Camilluccia, che con la legge 103) era divisa in zone di influenza dei
vari partiti di maggioranza ed opposizione, e si provvedeva anche alla "zebratura": si nominavano, al di
sotto del responsabile, dei direttori e vice, in modo da estendere all'infinito la costituzione consociativa. La
spartizione che si era creata entr anche nel senso comune degli spettatori:
La dc aveva il primo canale Rai e il secondo radio;
Il psi aveva il secondo Rai e il primo radio;
i Laici avevano il terzo canale radio.
Vediamo le conseguenze:
- l'appartenenza politica diventava il criterio principale per entrare ottenere incarichi e promozioni;
si crea anche un'anagrafe etnica di dirigenti e giornalisti.
- per avere un'idea imparziale dei fatti bisognava quindi guardare pi telegiornali.

4. Programmi in bianco e nero
La Rai, limitata dalla legge 103, cerca di prendere le misure su quello che erano le tv private passando per il
teatro e il cabaret, ma si continua a rimanere nella tv pedagogica. Quindi le tv private riescono a fare
concorrenza di programmi alla Rai.
Fino al 1977 la Rai continua a trasmettere in bianco e nero, il colore considerato un lusso inutile dal Pci
che si oppone.
Mentre le tv private le fanno concorrenza con il colore e i programmi, la Rai cerca nuovi format televisivi;
infatti, dopo la legge 103 si molto attenuato il principio della complementariet della programmazione
sulle due reti: si punta piuttosto a soddisfare contemporaneamente diverse esigenze, concepite per
interessare quasi tutti e non dispiacere a nessuno.
Si usano cos i "metageneri", macchine sceniche che permettono di scomporre, miscelare e narrare di
nuovo gli antichi generi. Il primo di questi il "contenitore": un involucro duttile che viene prodotto in uno
studio con scenografie e situazioni fisse, a costi limitati, che si presta a farsi riempire con contenuti dei pi
vari generi.

5. Fine di Carosello: 1977
Sancisce la fine di una pretesa un po' pedagogica di rinchiudere la pubblicit in un ghetto. Nel Carosello
infatti le pubblicit si riducono ad una breve fiction umoristica, in cui ogni accenno al prodotto vietato. La
scomparsa del Carosello dalla programmazione Rai coincide con quel sistema misto televisivo dove la
comunicazione commerciale aveva un diverso posto di rilievo, in quanto finanziatrice.
Se da un lato stata una stagione ricca per la qualit dei messaggi e le innovazioni stilistiche (ha contribuito
alla formazione di un genere comico nazionale), dall'altro non si pu negare la sua pretesa regolatrice e la
sua ansia normativa nei confronti dei costumi familiari (Topo Gigio indicava ai bambini l'ora di andare a
letto).
Dopo carosello, il comunicato commerciale prende il nome di spot, e caratterizza trasversalmente il sistema
misto: la sua forza sta nella ripetizione.

6. Il Contenitore
Il Contenitore la forma in cui la tv pubblica inizia a fare i conti con lintrattenimento. Si tratta di una
selezione di tutti i preesistenti generi televisivi, tutti concentrati allinterno di un solo programma(sport,
telefilm, cultura, musica, giochi, informazione).
Tutto comincia con "domenica in" del 1976, diretta da Corrado: dura sei ore, dentro le quali si inseriscono
altri programmi autonomi (partite, quiz..) e collegamenti esterni. E' l'inizio dell'auto-referenzialit della tv
(anche se lautoreferenzialit un po unarma a doppio taglio dal momento che i vip e i semivip non
saranno unicamente rappresentativi del programma, ma si sposteranno indifferentemente da uno allaltro,
quindi caratterizzano solo loro stessi). Il successo del programma dipende dallabilit del conduttore di
coordinare bene tutti i numeri a sua disposizione (rapporto diretto con il pubblico e organizzazione di una
conversazione tv).
Il contenitore un prodotto relativamente neutro (alla natura pedagogica si affianca lintrattenimento e i
giochi), utilizzato nelle zone rilassate della settimana televisiva, evitando la prima serata dalla quale ci si
aspetta un maggior carattere. Il tutto si svolge nellambientazione fissa dello studio.

7. Il talk show
Ulteriore forma di superamento dei generi. La tv aveva abituato gli italiani al dibattito: quello fra esperti, e
quello da bar. Il talk show si rif a questultimo: si tratta di una conversazione in cui si passa fluidamente da
un discorso allaltro, senza spiegare al pubblico un tema complesso; una forma di intrattenimento.
In Italia il talk show arriva nel 1976, con Bont loro di Costanzo. loccasione per mostrare lumanit dei
politici, e nel talk show protagonista indiscusso il conduttore. Non ci sono particolari attrazioni (balletti,
canzoni, spettacoli), e se ci sono, sono marginali. Si parla prevalentemente di attualit ed un ottimo modo
per far circolare storie e, per i politici, per rafforzare la loro immagine.

8. Lattuazione decentramento
Il decentramento rispetto a Roma (su cui puntava la legge 103) rischiava di dare un colpo mortale alle
finanze della Rai, dato che la legge prevedeva la costruzione di una terza rete televisiva. Non era pensabile
costruire un centro di produzione tv in ogni regione, quando era gi difficile gestire quelli esistenti. I fautori
del decentramento non si rendevano conto che cos avrebbero solo creato dei programmi di scarsa qualit
e di scarso richiamo, a eccezione dellinformazione. Unalternativa era quella di organizzare accorpamenti
di varie regioni contigue, mettendo a loro disposizione uno dei centri di produzione esistenti, ma le regioni
non accettarono.
Si giunse cos alla creazione del terzo canale (1979) realizzato attraverso un compromesso raggiunto con le
ragioni: nel tg3, dopo un notiziario nazionale di 10 minuti il conduttore cedeva la linea ad un notiziario
regionale di 20 minuti.

9. Piccole emittenti crescono
Nel 1978 le emittenti private erano 400, e i loro programmi sono prevalentemente ripresi dai programmi
della rai e successivamente trasmessi sulle tv private (infatti dal 1978 la Rai inizia a marchiare i suoi
programmi) o su riprese illegali (riprese delle partite). La difesa del diritto dautore era quasi impossibile. Le
tv private presentavano:
film VM 18 anni (la rai non poteva, e chiede alle emittenti private di rispettare delle regole, che in realt
non esistono)
informazione televisiva: il ritrovamento del cadavere di Moro fu girato da una piccola tv romana, GBR,
non dalla Rai.
Televendite (Wanna Marchi) eredi della tradizione delle aste in tv (sostanzialmente erano sempre delle
truffe)
Telepromozione (in cui i banditori devono convincere i clienti a visitare il loro punto vendita).
Maghi, astrologi e occultisti (limpopstazione pedagogica della Rai li impediva)
Spogliarelli, riprese di night club a tarda sera.
Tutte queste programmazioni, danno voce a unItalia minore che si trova davanti una tv che parla il suo
dialetto, che suggerisce acquisti e stili di vita non metropolitani.
In Rai, molto vicina allesperienza delle tv locali la trasmissione di Portobello, diretta da Enzo Tortora, che
dal 1977 al 1983 mette in scena una galleria di ritratti di provincia (la sposa abbandonata, venditori,
inserzionisti) avvicinando molto la realt provinciale.

10. Da Telemilanocavo a Canale 5
1978: Telemilanocavo si converte alla trasmissione via etere, e prende il nome di Telemilano 58.
Nel 1979 gli studi di Telemilano hanno sede a Milano 2, con uno staff di 40 persone, e vi collaborano
Claudio Cecchetto, Diego Abatantuono e Massimo Boldi. La pubblicit affidata alla concessionaria
cattolica Publipei. Per il momento si tratta ancora di una tv come le altre.
Allinizio del 1979 Berlusconi cambia strategia e si allontana dalle altre tv:
1. Crea una societ di commercializzazione di programmi tv: Reteitalia. Acquista la societ
cinematografica Titanus (con uno stock di 325 film prevalentemente italiani, dato che gli americani
preferivano vendere alla Rai). A ci aggiunge lacquisto di serie tv, cartoni animati e altri film che gli
permettono di realizzare una programmazione di livello superiore rispetto alle altre
televisioniprivate.
2. Costruisce una concessionaria di pubblicit: Publitalia 80. Mentre le altre televisioni si affidavano a
agenzie pubblicitarie preesistenti, Publitalia comincia a raccogliere pubblicit in maniera diversa: si
rivolge alle medie industrie escluse dalle reti pubbliche, e gli imprenditori emergenti, che non
hanno ancora pensato a investire in pubblicit televisiva. Con Publitalia punta alla pubblicizzazione
di prodotti di largo consumo, pensando che i telespettatori fossero generalmente dei non lettori.
Inoltre, per aggregare le altre emittenti, offre programmi di Reteitalia con la pubblicit gi inserita.
In breve Berlusconi acquista altre 5 emittenti (creando un circuito nel nord Italia) e ingaggia Mike
Buongiorno, Corrado e Sabani, facendo anche comparire il logo del canale. Canale 5 quasi pronto.

11. La fine dellUnit Nazionale e della riforma
Dopo luccisione di Moro, il Pci perde le elezioni del 1979 e passa allopposizione (considerato colpevole per
la linea di intransigenza: fine dellunit nazionale).
Latteggiamento nei confronti della Rai cambia, si fa strada lidea di una rete tv nazionale affidata a varie
emittenti private consorziate fra loro.
In realt, non si realizzano le innovazioni di prodotto e di rapporto con il pubblico prospettate dalla legge
103, ma si cerca di trovare un modus vivendi con i nascenti circuiti nazionali privati, che avevano ormai
messo radici. Bisognava trovare un compromesso.

VERSO IL DUOPOLIO (1981 1986)

1. Mudialito
Nel 1980 per la prima volta le partite della nazionale vanno in onda su una tv privata: Canale 5. LUruguay
aveva organizzato un torneo fra le nazionali che avevano vinto almeno un campionato del mondo, che
prende il nome di Mundialito. LEurovisione non ne acquista i diritti tv e nemmeno gli enti televisivi che
aderiscono a Eurovisione (Rai compresa), ma lo fa la Fininvest. Per la prima volta la nazionale italiana
apparir su una tv privata e la possono vedere solo al nord, dato che Canale 5 trasmette in diretta solo in
Lombardia. La Rai deve riparare: inizia una trattativa. Canale 5 rivende alloriginario proprietario dei diritti
(lagenzia internazionale West Nally) quelli relativi alle partite in cui giocher lItalia; lagenzia a sua volta li
vende alla Rai che li trasmetter in diretta. Del compromesso fa parte anche la concessione temporanea
alla Fininvest (da parte del ministero delle Poste) di usate il satellite. Canale 5 trasmetter le altre partite in
diretta in Lombardia, e in differita nel resto dItalia. Organizzer altri due Mundialito. Ottiene grandissimo
successo e si fa una notevole pubblicit gratuita.

2. Le tv di Rizzoli e Rusconi
Rizzoli crea nel 1980 il network PIN (Prima rete indipendente), e inizia a trasmettere in tutta Italia il tg
Contatto diretto da Maurizio Costanzo.
Lesperienza di Contatto totalmente illegale, superava i confini locali, usando di nascosto dei ponti radio.
Come unica accortezza, trasmettevano i programmi sfalsandoli di una decina di minuti. una
PROVOCAZIONE!
Nell81 Contatto viene chiuso: il colpo mortale per la Rizzoli. Il Corriere della sera salvato dalla Fiat e
dalla Montedison, Tv sorrisi e canzoni da Berlusconi (che riuscir a superare il Radiocorriere della Rai).
Finisce cos lavventura della Rizzoli.
Altri tentativi pi cauti sono stati fatti da altri gruppi, come Mondadori e Rusconi, che per, anchessi, non
riescono a ottenere successo.
Rusconi nel 1982 inaugura il network Italia 1, che presto venduto alla Fininvest (che acquista network,
magazzino e mantiene i dipendenti, battendo sul tempo la Mondadori) per difficolt economiche e un
magazzino programmi insufficiente.

3. La Mondadori e Rete 4
In questi anni, a differenza del 1976-1980, la costituzione di circuiti nazionali taglia fuori le emittenti pi
deboli che non hanno capitali adeguati.
La Mondadori, nella sua impresa televisiva, non ha pi successo di Rizzoli e Rusconi: il gruppo editoriale era
entrato nel settore televisivo alla fine degli anni 70. Nel 1978 acquisisce una concessionaria di pubblicit
attiva nel campo tv (Gestione Pubblicit Editoriale). Nel 1979 fonda la societ per la produzione di
programmi tv (Telemond). Nel 1981 fonda Rete 4, una societ a responsabilit limitata con il minimo di
capitale (che poi aumenter notevolmente). Si tratta di una tv raffinata che ingaggia nomi come Enzo Biagi,
lancia il Maurizio Costanzo Show e acquista serial americani come Dynasty.
Gi nel 1984, per, Rete 4 vacilla, e viene presto venduta alla Fininvest (nellagosto del 1984). Fuori
dallacquisto di Berlusconi per la Rete 4 srl, le cui perdite rimangono nelle mani della Mondadori. Con
lacquisizione di Rete 4 la Fininvest ha lo stesso numero di reti della Rai, e Publitalia 80 (Fininvest) supera la
Sipra (Rai).
IL 1984 Pu ESSER CONSIDERATO LANNO DI INIZIO DEL DUOPOLIO TV

4. Il palinsesto dei network
I network italiani si ispirano al modello della tv americana e costituiscono un fattore importante di
internazionalizzazione del gusto. Del modello americano, applicano la parte pi commerciale, tralasciando
linformazione e lindipendenza dal potere politico. I motivi di questa scelta sono pi strutturali. I network
non possono trasmettere in diretta e devono contestualizzare gli spot pubblicitari (dato che la vendita il
momento chiave della tv commerciale da cui avevano preso esempio). Dovettero usare,quindi, delle
strategie per differenziarsi:
1. AMPLIARE IL TEMPO DI TRASMISSIONE: Fino al 1980 la tv iniziava a trasmettere alle 12.30e finiva a
mezzanotte. La prima ad anticipare le trasmissioni la Fininvest (la Rai solo nell86), con Canale 5
che inizia con la breakfast television, un contenitore del mattino chiamato Buongiorno Italia
(1981). Nel 1982 Canale 5 presenta il pranzo servito condotto da Corrado (un quiz pensato per
le famiglie che stanno consumando il pranzo).
2. IMPORTAZIONE PRODOTTI (dallAmerica le fiction, cartoni animati giapponesi e telenovelas latino-
americane), cosa a cui la Rai ricorreva moderatamente.
3. TRASMISSIONE MASSICCIA DI FILM A OGNI ORA: rispetto alla Rai (che doveva rispettare le forme di
protezione della distribuzione cinematografica italiana e che trasmetteva pochi film e vecchi per
non fare concorrenza allindustria cinematografica italiana) i network iniziano una trasmissione
massiccia di film, continuamente interrotti dalla pubblicit (nell1989 si contano circa 100 passaggi
televisivi di film al giorno). Tutto ci crea una crisi per il cinema. Inoltre la maggioranza dei film
trasmessi erano americani.
4. INTRODUZIONE MASSICCIA DI FICTION AMERICANE: la tv privata si rende conto che i film non
creano fidelizzazione del pubblico. Quindi utilizzano lespediente della fiction seriale (USA), con
diversi vantaggi: sono predisposte per linterruzione pubblicitaria e sono disponibili in diverse
puntate (esempi: Dinasty e Dallas).
5. USO DEL PALINSESTO (schema settimanale delle trasmissioni) ORIZZONTALE: con lirruzione della
fiction americana il palinsesto della tv italiana cambia. Se prima il palinsesto della Rai era diverso
per ogni giorno della settimana (ogni giorno aveva un particolare genere), con la tv commerciale il
palinsesto tende a diventare orizzontale: ogni giorno ci sono degli appuntamenti fissi. Tutto ci
significa penetrare nelle abitudini di vita. Inoltre il palinsesto utilizzato anche come arma per la
concorrenza: utilizzando la contro programmazione (disporre gli appuntamenti in base alle
debolezze dellavversario, offrendo alternative migliori).
6. Programmazione a striscia: fra un telefilm e una soap si insinuano anche appuntamenti brevi e
concentrati come uno spot, per evitare lo zapping .

5. La pubblicit come motore
La pubblicit ed in particolare il lavoro di Publitalia, ha costituito il vero motore della tv, assicurando il suo
sviluppo nel comparto commerciale e indirettamente in quello pubblico. Esso ha garantito che la tv
commerciale potesse nascere e crescere senza abbattere la sua concorrenza pubblica, il che sarebbe stato
impossibile, ma anzi creando un cartello duopolistico che si finanziava con lafflusso crescente di risorse
pubblicitarie: nel 1980-1980 gli investimenti pubblicitari si moltiplicano per 6.

6. Negli anni ottanta
Nel quadro del Pentapartito ( lalleanza tra la DC, il PSI, i Liberali, i repubblicani e i socialdemocratici, con
lesclusione del PCI dalla maggioranza).matura negli anni 80 lamicizia esplicita fra Craxi e Berlusconi.
Intanto il Parlamento continua ad elaborare progetti di legge per le televisioni, senza mai trovare un
accordo.
La politica tv si svolge dunque su due piani:
1. Unarena molto pubblicizzata in cui si discute di una sempre imminente legge televisiva, e in cui i
vari partiti esibiscono la difesa del pubblico o del privato, o la valorizzazione del cinema e della
cultura.
2. Un piano pi opaco in cui si discute del canone e del tetto pubblicitario.
Rai e Fininvest, concorrenti, dispongono di due lobby parlamentari centrate su Dc (Rai) e sul Psi (Fininvest).
Intanto, lassenza di una legge permette a Berlusconi di consolidare il suo network tv. La presenza di una
Fininvest forte, permette alla Rai di aumentare il canone e coprire i limiti di produttivit.

7. La guerra dei puffi
1984: i funzionari pubblici di Roma, Torino e Pescara vietano la ripetizione del segnale Fininvest che avviene
senza cautele tramite linterconnessione di ponti radio, formalmente proibita, ma praticata (definita
interconnessione funzionale). Non sono vietati i programmi in s, ma la ripetizione in contemporanea di
quelli dei network. Al posto dei programmi, la Fininvest, quindi, trasmette limmagine di un cartello in cui
scritto che per ordine dei pretori i programmi non vanno in onda, regolarmente in onda nel resto dItalia.
la rivolta: tutti rivogliono la loro tv gratuita e i suoi programmi. Il Governo Craxi si riunisce durgenza e
approva un decreto legge che autorizza linterconnessione temporanea (6mesi). Riprendono le trasmissioni.
La Camera per nega il giudizio di costituzionalit e quindi il decreto decade e due dei tre pretori (non
Pescara) sequestrano nuovamente i ripetitori.
Craxi, allora, scende a patti, e approva un nuovo decreto legge che, oltre a autorizzare temporaneamente
linterconnessione per 6 mesi (per la fininvest), ripristina quasi tutto il potere che il direttore generale della
Rai aveva perso con la legge del 75 a vantaggio del consiglio di amministrazione. Inoltre, nonostante
abbiano votato contro, il Pci non ricorse allostruzionismo in cambio della direzione della Rete 3 televisiva e
del Tg3.
Il decreto fu approvato e divenne la LEGGE 10 DEL 1985: complessa manovra politica che teneva conto sia
della Fininvest che della Rai, ma non dellemittenza privata, perch lautorizzazione a usare gli impianti per
linterconnessione riguardava quelli che gi li avevano, non gli eventuali nuovi venuti.
Rappresent una stabile regolamentazione delletere in senso duopolistico, che andava molto oltre il
dichiarato carattere provvisorio, continuando a prorogare la legge, considerandola illimitata.

8. La misurazione dellascolto tv
Tradizionalmente la Rai faceva una misurazione qualitativa del gradimento dei programmi (avevaun
apposito Servizio opinioni, ma negli anni 80 diventa necessaria una misurazione quantitativa: ci sono stati
diversi espedienti, come la Rai con Il Barometro dascolto e il Meter (tecnologia importata
dallInghilterra), i privati con Istel. Questi strumenti, se utilizzati in campioni familiari sufficientemente
rappresentativi, permettevano di fare una ricerca sui diversi stili di fruizione in base a determinate variabili
sociologiche.
Tra i due (Rai e privati) continuavano a esserci guerre degli indici dascolto, finch, nel 1984, si costituisce
lauditel (che si definisce come strumento imparziale per la rilevazione oggettiva degli ascolti in Italia).
E stata una delle poche azioni concordate in modo trasparente dal duopolio, costituendo la funzione
arbitrale della competizione sullascolto.

9. Il duopolio certificato
I primi risultati Auditel creano sconcerto: mostrano come lerosione di pubblico della Rai avesse raggiunto
proporzioni allarmanti. Infatti le rilevazioni Auditel, pi imparziali e oggettive rispetto al Barometro della
Rai, mostravano come le rilevazioni dellIstel fossero pi veritiere. singolare come lemittente pubblica
abbia perso la met del suo ascolto nel periodo 80/85 (in cui era ritenuta fortissima) e forse per questo non
fu capace di elaborare strategie di concorrenza vincenti nei confronti delle tv commerciali.
I dati Auditel mostravano anche che il sistema tv italiano aveva gi allora conseguito un assetto duopolistico
destinato a durare nel tempo. Insieme Rai e Fininvest totalizzavano il 90% dellascolto nel prime time. I due
eterni duellanti hanno insieme impedito la nascita di un terzo polo e ridotto gli spazi per le altre tv nazionali
e locali, che non riusciranno mai a scalfire il predominio del duopolio.

NEOTELEVISIONE

1. Il ritmo cambiato
Il termine NEOTELEVISIONE coniato da Umberto Eco nel 1983. La neotelevisione nasce con la
moltiplicazione dei canali, con la privatizzazione e con lavvento di nuove diavolerie elettroniche: la tv
nellera della concorrenza, effetto della riforma della rai e della tv privata. Il tempo televisivo era cambiato
definitivamente. La Neotv italiana mescola materiale italiano e straniero ed ha ritmi diversi, fatti di strappi e
accelerazioni, ma sostanzialmente il potere dello spettatore (grazie allo zapping e alla possibilit di scelta)
a regolare un ritmo personale.
Fra le caratteristiche della Neotv la programmazione a flusso ovvero un flusso continuo di brevi
sequenze,lentrare sempre in nuovi programmi diversi, che esprime lessenza del guardare la tv senza mai
riuscire a spegnerla.
il modello della tv americana (a flusso) e quella europea (a scaletta fissa) erano completamente diverse: la
tv italiana si conforma come un ibrido tra i due modelli.

2. La tv delle famiglie
La tv privata basa i suoi proventi sulla pubblicit, la Rai sul canone, ma perch il canone rimanesse
socialmente accettabile la Rai cerca di distinguersi: tono pi sobrio e pi colto, insistenza sulla
qualitcercava di dare unimmagine di marca superiore alla concorrenza.
Per radunare tutta la famiglia ha dunque bisogno di una programmazione generalista, rivolta a tutte le
categorie di spettatori. Quindi, data la vasta scelta di canali, le diverse reti dovevano essere in grado di
rispondere ai gusti di tutti.
C dunque un ribaltamento della situazione: se nellet del monopolio era la Rai a decidere cosa dovesse
vedere il pubblico, ora il pubblico ad avere il potere ed ormai un cliente che va soddisfatto venendo
incontro ai suoi gusti.

3. La cultura della Neotv
Da molti la neotv accusata di essere di bassa cultura e volgare rispetto al periodo del monopolio, ma i
meccanismi che stanno alla sua base sono complessi e si basano sulla cultura del consumo che creano una
tv sempre pi vicina al vissuto dello spettatore e capace di elaborare i suoi desideri: una tv che gioca sul
sicuro, per non sbagliare e cos perdere pubblico. Caratteristiche principali:
Punta allacquisto di format o programmi esteri che hanno avuto successo, riducendo il rischio.
Intrattenimento centrale e dominante: (inteso come trattenere il pubblico, distoglierlo dal
cambiar canale). Fare spettacolo fondamentale per qualsiasi attivit e il divertimento deve essere
il sentimento prevalente. Vedere la tv unesperienza principalmente affettiva.
Conversazione: una tv che parla, affabula, telefona, intavola rapporti con il pubblico
Di centro: cerca di riflettere i valori medi della societ, ed estranea agli schieramenti politici.
una tv senza scandali (cerca di evitarli) per non allarmare il pubblico. Per questo motivo prevale la
differita alla diretta, in modo che ci pu essere un maggior controllo sul prodotto. La fascia oraria
pi curata la prime time (20.30-23). Nelle fasce meno importanti vengono inseriti trasmissioni pi
di nicchia e per un pubblico selezionato.
La rai impara in fretta dalla tv commerciale, e gradualmente inizier a caratterizzare anche la sua
programmazione.

4. Soap, Telefilm e telenovelas
Durante il monopolio la fiction era una traduzione popolare del teatro e della letteratura, un modo per
affrontare i problemi sociali, ed era prevalentemente autoprodotta. La neotelevisione (per la necessit di
riempire i buchi del palinsesto) incontra lofferta internazionale di fiction, contraddistinte da serialit (in
particolare fiction USA, cartoni animati giapponesi, e telenovelas dellAmerica Latina). Il tono prevalente
la messa in scena della vita privata e delle vicende individuali. Tutti ottimi ingredienti per la fidelizzazione
degli spettatori.
Fra i cartoni animati le tv private scelgono quelli giapponesi, intrisi di ideologie patriarcali e contenuti
violenti, mentre dallAmerica importano soprattutto fiction, sitcom e serial a prezzi molto competitivi.
La Soap Opera una commedia sentimentale molto parlata. Ogni puntata ha un inizio e una fine che dura
finch ha successo tra il pubblico. Tipicamente collocata nelle ore pomeridiane. La Sitcom una sua
variante umoristica e collocata in ore pi pregiate del palinsesto. Il serial molto pi ricco della Soap e a
ogni fine episodio c un elemento di suspence su cosa succeder nella prossima puntata, ed un ottimo
strumento di fidelizzazione. Infatti la battaglia per la sopravvivenza delle tv italiane si battuta a colpi di
serial. Infine ci sono i telefilm, cicli di episodi costruiti intorno a un personaggio o una situazione. Ogni
puntata fine a se stessa.
DallAmerica Latina, a partire dagli anni 80, giungono le telenovelas (a partire da Rete 4): il suo costo
bassissimo; mette in scena affetti elementari e melodrammatici. Ha unelevata serialit, ma arriva a una
conclusione.
Dalla Germania la Rai importa telefilm, in particolare polizieschi. La fiction italiana del periodo
rappresentata soprattutto dalle miniserie (2/6 puntate).

5. Dal conflitto politico alla rappresentazione = Mediatizzazione della politica
Le appartenenze politiche che si erano consolidate in Italia cominciano a sgretolarsi di fronte a una cultura
del consumo (la comunicazione tv il loro principale strumento di affermazione). I principali partiti di
massa erano riusciti a conservare unorganizzazione relativamente forte nonostante la radicale
contrapposizione ideologica. I partiti di massa consentivano di avere una comunicazione fiduciaria con il
proprio elettorato, attraverso diversi momenti dincontro e di una stampa di partito (finanziata dallo Stato).
A partire dagli anni 70 si va esaurendo il paradigma del conflitto politico. Se prima lesistenza di partiti di
massa consentiva di avere nei confronti del proprio elettorato una comunicazione fiduciaria, a seguito
della riforma Rai del 1975 la comunicazione politica entra nel campo della tv, e si adatta ai suoi tempi.
Gi alle elezioni politiche del 79 si vede che il contesto non pi quello tradizionale, ma quello dei media.
In questo senso, sono in particolare le tv private ad attivarsi per una propaganda politica Libera (dato che
per la legge non esistono potevano comportarsi come volevano). Simbolico di questo passaggio il
comportamento di Pannella (Pri), che si presenta ai referendum imbavagliato per protestare.

6. La politica come stile di vita televisivo
La politica in tv diventa uno dei tanti prodotti di consumo, che viene inserita in un contenitore televisivo (ad
esempio nel Maurizio Costanzo Show). consumata ciclicamente e periodicamente, con una sempre
meno assidua partecipazione elettorale: la partecipazione attiva si restringe ad una minoranza. I cittadini
sono liberi da ogni costrizione ed ogni forma di fidelizzazione. Il leader il testimonial del partito, e diventa
quasi una marca per chi lo segue. Il contatto faccia a faccia tra cittadini e partiti sostituito dalla loro
rappresentazione sui media: essa non spettacolarizzazione della politica, ma una forma necessaria per
raggiungere gli elettori (anche la politica diventa una cosa da conoscere attraverso immagini pubbliche).

UNA TV PER DUE (1978-1992)

1. Tentativi di esportazione del modello televisivo italiano
La tv di servizio pubblico in Europa stata fortemente definita dai confini statali e dalle culture nazionali. I
rapporti internazionali erano di natura diplomatica ed erano gestiti dallEBU (European Broadcasting
Union), fondata nel 1950. LEbu ha avuto importanti funzioni distributive (tra le quali Eurovisione: la visione
simultanea di grandi eventi mediali), ma quasi mai una capacit di produrre programmi televisivi comuni.
In Rai la realizzazioni di programmi per lestero sempre stata unattivit minore, ma maggior seguito ha
avuto la ripetizione dei programmi televisivi rai da parte di operatori via cavo e via etere. I tentativi di
trarne profitto economico sono risultati del tutto vani, sia per una rimozione dellaspetto finanziario a
favore della politica estera, sia per qualche gestione oscura.
A partire dagli anni ottanta la Fininvest, invece, inizia unampia attivit internazionale (dopo aver
consolidato la situazione italiana) e cerca di impiantare in vari paesi dEuropa emittenti collegate al suo
marchio. un tentativo di esportazione del modello italiano.
Francia: La Cinq, costituita dalla Fininvest, da Radio Montecarlo e da due uomini di fiducia del
governo. Lopinione pubblica per ostile e lesperienza dura solo dal 1986 al 1992.
Germania: nel 1987 la Fininvest acquista lemittente Music Box, poi ribattezzata Telefunf. Era una
tv via cavo rivolta soprattutto ai giovani, che poi sar riacquistata dalla Germania nel 1993.
Spagna: Telecinco, unica esperienza riuscita, con Raffaella Carr.
Inghilterra alla Fininvest non permesso sin dallinizio di partecipare allasta per le concessioni
nazionali.
Tranne che in Spagna, il modello italiano non si afferma in Europa, anche per il peso delle lobby politiche ed
editoriali dei vari stati (anche se tutti risultano impotenti alla penetrazione del modello culturale
americano). A partire dagli anni 90 il progetto di andare oltre i confini italiani appare tramontato.

2. Lautosufficienza della tecnologia televisiva analogica
Dopo linnovazione della tv a colori (ufficialmente in Italia nel 1977), la clientela non ha pi percepito
rilevanti miglioramenti che li potessero spingere a comprare un nuovo apparecchio. In compenso ci sono
state importanti innovazioni tecnologiche:
1. Alla fine degli anni 70 in commercio il videoregistratore (tra i diversi standard presto si affermer il
Vhs). Amplia lindipendenza dello spettatore (che pu registrare i programmi o noleggiare film a
sua scelta), ma non ha modificato gli usi sociali della tv.
2. 1984: la Rai introduce televideo, un servizio interattivo che offre notizie, programmazioni,
informazioni tra le pi svariate (anche il meteo).
Queste due innovazioni mostrano come la tecnologia televisiva sia poco permeabile allinnovazione: negli
anni ottanta si cerca di aggiornarla dallinterno, introducendo lHDTV (alta definizione analogica): non si
afferma per lo scetticismo del mercato, perch la tv era ancora legata al modello analogico, e non digitale!

3. Tra cavo e satellite
Dagli anni 80 la tv via cavo non fa nessun passo in avanti, bloccata dalla legge 103 del 1975 e perch
trasmettere via etere pi conveniente.
Intanto per in Europa nascevano la tv via cavo e satellitare, ovvero la pay tv, che veniva direttamente
finanziata dagli spettatori con un abbonamento annuale. Gli abbonati avevano a disposizione una vasta
gamma di canali tematici, con una dose ridotta di pubblicit. La tv via cavo ha avuto ampia diffusione in
Europa.
In Italia non esisteva nemmeno un unico gestore delle telecomunicazioni, ma ben cinque: ci rendeva
ancora pi complessa lintroduzione di nuovi servizi. Il che non li rendeva convenienti.
Negli anni 90 diventa pi semplice ed economica la trasmissione dei segnali tv attraverso satelliti artificiali
ricevibili con antenne paraboliche di 3 mt di diametro. Presto le antenne si fanno pi piccole, e si
diffondono in Usa e in Europa, ma fino ad allora il satellite a diffusione diretta non era una buona
alternativa alla tv via cavo.

4. Senza frontiere
La tv negli anni 80 stava diventando sempre di pi sovranazionale, dove le frontiere contavano sempre
meno, dando maggior rilievo alle tecnologie, dove era importante la collaborazione internazionale. Era
prevedibile quindi che questa tendenza avrebbe portato alla crescita delle istituzioni europee, anche se non
stata unimpresa facile.
Nel 1989 viene emanata una Direttiva del Consiglio, detta Tv senza frontiere, dopo ben tre anni di
discussione nel Parlamento europeo.
stabilisce una quota del 10% di opere europee realizzate da produttori indipendenti per le
emittenti nazionali;
ad esempio, un programma di intrattenimento leggero basato su un format acquistato negli Usa
considerato europeo a tutti gli effetti;
stabilisce una disciplina per le interruzioni pubblicitarie/sponsor/promozioni (al centro di
polemiche in Italia);
limpatto della direttiva stato sostanzialmente modesto, perch le parti pi incisive del testo sono state
corrette da critiche, rilette e riprecisate.
Considerazioni sulla direttiva: nel campo delle telecomunicazioni dove cera bisogno di concorrenza,
lazione delle istituzioni europee stata efficace. Non stato cos nel settore tv, dove questimpasto di
norme non ha trovato concreta applicazione: questo perch si tratta di un campo di interessi riservato alla
classe politica dei singoli Stati.

5. Dopo lAuditel
A seguito della Guerra dei Puffi e dei responsi dellAuditel si ha il consolidamento definitivo del duopolio.
La Rai continua a perdere risorse (divi che migrano altrove), e con esse gli ascolti; a ci si aggiunge
linaccettabilit popolare del canone: perch pagare per una tv che non vedo mai?
Una soluzione ci sarebbe: la Rai potrebbe adottare il modello del Public Broadcasting System americano:
una rete pubblica dignitosa e di basso ascolto, dedicata allinformazione, allapprofondimento e a
programmi per bambini, ma ben lontana dai grandi network. Ma la Rai non vuole.
Quindi la Rai pu fare due cose:
- bloccare lemorragia di ascolti
- fare accordi con la Fininvest: doveva convincere Berlusconi che, raggiunta la sua share, non aveva
senso insistere. Una Rai con un 30%, non avrebbe portatola Fininvest al 70%, ma far entrare altri
competitori, che ruberebbero parte della pubblicit per i finanziamenti. Invece se il competitor
continua a essere la Rai la fetta pubblicitaria deve rispettare quello che il tetto (quindi una fetta
pubblicitaria minore).
Legge 10/1985: permette la rielezione dei Consiglio della Rai e garantisce il Pci. Nel novembre 1986 ci sar
un nuovo consiglio di amministrazione.

6. Arruoliamo i comunisti
Dopo la legge 10 e Auditel, la mission della Rai cambia, avendo come obiettivo quello di conservare un
buon livello di ascolto per rimanere nel mercato.
Per fermare il calo di ascolti la Rai inizia a monitorare minuto per minuto laudience, per correggere ogni
difetto, utilizzando gli stessi meccanismi della tv commerciale americana (le reti tv pubbliche si vedevano
assegnati obiettivi di ascolto come nella tv commerciale). Inoltre bisognava anche riorganizzare lazienda,
che non era strutturata per la competizione. Essa faceva pubblico in particolare con la prima e la seconda
rete, ma non con la terza.
Decide di trasformare il terzo canale (il pi debole) in una macchina da ascolti, affidandolo alla gestione del
Pci (come previsto dopo la legge 10), in modo da attirare spettatori comunisti, intellettuali, critici, che
tradizionalmente si schieravano contro la Rai. Grazie alla figura di Walter Veltroni, giovane dirigente, si
riusc a ottenere successo.
Adesso ci si trova in una lottizzazione perfetta: tutti i primi canali erano del DC, i secondi dei socialisti e i
terzi passavano ai comunisti.

7. Tv verit
Con la nuova impostazione di Raitre vengono lanciati nuovi programmi, come chi lha visto? e mi manda
lubrano, che mettono in scena i drammi della gente comune e che alternano lo studio tv al collegamento
telefonico con gli spettatori e gli strumenti di inchiesta, del documentario e del docudramma (ricostruzione
con attori dei fatti reali). Il successo immediato, portando il genere a diventare una bandiera di rete
(anche se i problemi del quotidiano sono gi in scena negli anni 80). una tv verit che si ricollega al
neorealismo, utilizzando i meccanismi dellintrattenimento e della fiction alle situazioni di vita quotidiana
(cerca persone scomparse, interviene in crisi personali e familiari, difende luomo comune).
La tv verit ha portato alla realizzazione di tantissimi programmi, lasciando da parte loriginaria concezione
pedagogica per far prevalere lo spettacolo, strumentalizzando situazioni reali e comuni dellintimit delle
persone: il Reality show.

8. La Pax televisiva
Mentre Rai sistemava la situazione degli ascolti, si andava perfezionando laccordo duopolistico.
Lespressione Pax Televisiva realizzata da Manca, il presidente della Rai di allora, considerato il fautore di
un accordo con la Fininvest. un periodo di forte competizione sulla programmazione e sui personaggi
televisivi (molto pubblicizzata), ma anche di cooperazione. Essa riguard soprattutto le trasmissioni:
grazie a questaccordo Telespazio (concessionaria pubblica per le comunicazioni satellitari, di
propriet dellIri e della Rai) concede alla Fininvest luso di una stazione mobile satellitare e di un
secondo transponder per linterconnessione.
Da questo momento in poi si abbandonano anche le vie legali.
Si accordano sul mercato dei diritti sportivi: in genere uno dei due compra un pacchetto di diritti,
che poi gira in parte allaltro.
Rai e Fininvest cessano di essere duellanti. Lunica conseguenza di questo duellare era stata lesclusione
delle tv minori e limpossibilit di creare un terzo polo.

9. La legge Mamm (1990)
Una legge radiotelevisiva, vede la luce solo nellagosto 1990. Lurgenza di avere una nuova legge dipende
dal fatto che la Corte costituzionale potrebbe cancellare la legge 10.
Quindi:
1. la legge 10/1985 era provvisoria: urge una nuova legge
2. intanto c una forte contesa per il controllo della Mondadori: dopo lavventura di Rete 4 (1985)
per ricapitalizzare la Mondadori, viene creata una finanziaria quotata in borsa (Amef) in cui sono
presenti anche Berlusconi e Debenedetti. Nel 1987 muore il presidente della Mondadori (Mario
Fomenton). La famiglia Mondadori, quindi, si divide in due rami: da una parte quelli a favore di
Berlusconi e dallaltra quelli a pro di Debenedetti. In un primo moneto sembra prevalere
Debenedetti ma al ramo della famiglia che gli erano favorevoli, non piace il suo atteggiamento,
quindi passano dalla parte di Berlusconi (a cui cedono parte delle loro azioni, insieme allaltro ramo
della famiglia). Diventa presidente della Mondadori e padrone di Repubblica, Lespresso,
Panorama. Problema della concentrazione: alla fine Berlusconi deve rinunciare allEspresso e
Panorama che passa alla Cir di Debenedetti.
La legge mamm nasce per sistemare la situazione: rende definitiva la normativa della legge dell75
aggiungendo la possibilit della diretta per le reti private (una conquista per la Fininvest!).

10. Una legge postuma
La legge Mamm una legge che guarda allindietro: praticamente condona quellabusivismo televisivo cui
il governo Craxi aveva applicato una proroga temporanea: legittima la parte privata del sistema e sancisce
la convivenza fra le parti.
Conseguenze della legge:
- sempre pi difficile entrare nel duopolio: si vieta la propriet incrociata di quotidiani ed emittenti
(infatti Berlusconi lascia il Giornale al fratello).
- Non si pu essere contemporaneamente concessionari locali e nazionali: le tv locali rimarranno
sempre tali.
- Per quanto riguarda la tv pubblica ci sono scarse modifiche: non cambia il principio di
amministrazione parlamentare della societ; istituisce la figura del Garante per la Radiodiffusione e
leditoria, una figura monocratica, molto debole poich il ministero delle Poste non gli trasferisce
nessun effettivo potere.
- Totale chiusura verso le nuove tecnologie (satellite e tv a pagamento) che vengono rimandate a
futuri decreti.
La legge intendeva regolare solo la radiotelevisione e risolvere i problemi che la classe politica aveva
allinterno di esso, senza guardare alle telecomunicazioni.

11. Televisione a pagamento
Mentre in Parlamento si dibatteva sullapprovazione della legge Mamm, spuntano in Italia le prime pay-tv.
Manca infatti una regolamentazione. Visto che il cavo ancora non c, le trasmissioni sono trasmesse via
etere, ma sono criptate, e visibili solo tramite un decoder. Difficilmente compatibile con entrambe le
tecnologie la pay per view (si paga solo il prodotto che si desidera vedere) che per si affermer solo con
larrivo del digitale.
La Fininvest sta studiando un modo per entrare a far parte della tv a pagamento, ma in modo da non
danneggiare liter della legge in corso (la legge Mamm non parla di tv a pagamento). La legge concede
massimo tre reti nazionali ai privati (troppe per la tv generalista via etere, poche per la tv a pagamento).
Qualche giorno dopo lapprovazione della legge, compare sugli schermi il marchio Telepi (la Fininvest
acquista frequenze e tra queste esce anche il nuovo marchio). Telepi apparteneva a ben 10 soci, fra cui la
Fininvest (moratti, mondadori, cecchi gori), perch la legge Mamm aveva imposto che un concessionario
tv nazionale non potesse avere partecipazioni superiori al 10% in altre emittenti. Inizialmente Telepi
trasmette in chiaro: Telepi 1 trasmette soprattutto film prestigiosi, Telepi 2 sport, Telepi 3 programmi
di cultura ed Mtv. Poi dal 1991 inizia la raccolta degli abbonamenti, e il segnale criptato. Telepi per il
momento non avr particolare successo (bisogna aspettare lavvento del digitale).
Motivi dellinsuccesso: i generi di programmi offerti al pubblico sono programmati gratuitamente, e in
abbondanza, sulle reti generaliste; motivi interni alla politica aziendale, come lelevato costo dei decoder, e
il complicato meccanismo di pagamento trimestrale dellabbonamento.

12. Notizie private
La legge Mamm aveva anche imposto che le tv commerciali trasmettessero i tg, inserendosi in una nuova
esperienza televisiva caratterizzata dalla diretta (che gi nel 1988 con Dentro la notizia si era rilevato un
insuccesso). Inoltre inserirsi nel mondo dellinformazione significava andare contro la comunicazione
commerciale apolitica. Nonostante questo la tv commerciale ha dato vita a Tg di successo:
1991: Nasce il Tg4 di Fede, che trasmette per primo (in diretta anche se non poteva) lannuncio della guerra
nel Golfo. un Tg che si ispira al modello parlato e conversazionale del talk show, dove Emilio Fede
appunto il personaggio principale, attorno a cui costruito il Tg. La sua esperienza professionale (prima alla
Rai, poi nella rete privata di Rete A e infine a Fininvest) gli permette di conferire al Tg un tono didattico:
Fede spiega la notizia al pubblico pi semplice.
1992: Unesperienza felice quella del Tg5 di Mentana, che da subito ha avuto largo seguito popolare:
caratteristica principale lautonomia di interpretazione e selezione delle notizie: lanteposizione dei fatti
di cronaca davanti alle altre notizie. Tg5 sceglie e si conforma attorno a delle caratteristiche particolari:
- sceglie i suoi orari per essere concorrente con i tg rai
- attua il modello del giornalismo usa (non cerca solo di copiarlo): ledizione ruota intorno alla figura
dellanchorman; i servizi sono brevi e prevale limmagine sul testo; usa una forma verbale semplice;
insomma, si tratta di un tg generalista di massa intrecciato con lintrattenimento, anche perch
riprende dalla tv della realt (al reality show).
- In questi tg c spazio anche per le cronache rosa, la promozione di altri programmi della rete,
oroscopi, notizie sulleconomia
- Durante la giornata sono disponibili tg a diverse ore: uno alla mattina alle 6 (concorrente con la
radio) a seguire unaltro al mattino, uno a mezzogiorno, uno serale e uno notturno.
- In seguito verr aggiunto anche un approfondimento pomeridiano: Verissimo (condotto da
Cristina Parodi) che riprende i rotocalchi e che serve per ampliare il target del tg anche al pubblico
femminile.

LA TELEVISIONE SCENDE IN CAMPO (1992-1996)

1. Tangentopoli
Una profonda crisi del sistema politico venne dimprovviso allo scoperto nel 1992 con gli scandali di
Tangentopoli, che misero in luce la corruzione che dilagava nella classe politica e imprenditoriale, e la
possibilit di sanzionarla. Attraverso Tangentopoli emersero vari problemi che esistevano gi da tempo: la
propensione del mondo imprenditoriale a cercare condizioni di favore in Italia tramite accordi con i politici
e la crisi di rappresentanza del mondo politico che non riusciva a tradurre la modernit in decisioni
politiche. Si inizi cos a migrare verso un nuovo sistema politico (di tipo maggioritario) che sembrava
risolvere alcuni di questi problemi e di promuovere un ricambio di governanti. Le prime fasi di questa
transizione videro un forte coinvolgimento dellopinione pubblica e una grande partecipazione politica. In
questo clima venne eletto presidente della Repubblica Scalfaro, e Amato divenne il presidente del Consiglio
(lo sar per tutto il 1992 poi passer a Ciampi, dato che lopinione pubblica non aveva accettato il fatto che
voleva risolvere la situazione con una soluzione politica e non giudiziaria. Ciampi, tramite accordi con
Confindustria e sindacati, cerca di raffreddare il costo del lavoro e vara una legge elettorale uninominale e
maggioritaria).
La tv si assume quasi istintivamente il ruolo di socializzazione popolare ai nuovi eventi. Un giorno in
pretura trasmette i grandi procedimenti di tangentopoli. La tv amplifica la portata dei processi: i
personaggi inquisiti vengono qui umiliati in pubblico, in una sorta di celebrazione dellannientamento della
vecchia classe dirigente. Si trasforma in una sorta di court show (show del tribunale). LItalia non ha ancora
una legge sulla privacy. Sono conduttori come Maurizio Costanzo, Bruno Vespa, Michele Santoro che
presentano questi programmi, presentando lesaurimento della vecchia classe dirigente e introducendo la
nuova. La tv diventa quindi uno strumento fondamentale del passaggio dal vecchio al nuovo. Anche i
rapporti, da sempre esistiti tra tv e politica, cambiano agli occhi dellopinione pubblica.

2. La mediatizzazione della battaglia politica
La politica, a seguito della crisi dei partiti, non pi in grado di proiettare delle immagini pubbliche, ed
affida il compito alla scena tv: lo spettacolo tv politico diventa infotainment, come genere composito (fra tv
verit e evoluzione dei talk show generalisti). La legge elettorale aveva cercato di disciplinare la
comunicazione politica televisiva tre principi:
- La parit di accesso (par condicio) agli spazi di propaganda, a condizioni e tariffe stabilite dal
Garante e dal Commissione di vigilanza;
- Divieto di far partecipare candidati o rappresentanti di partiti o pubbliche amministrazioni a
trasmissioni dintrattenimento, culturali e sportive.
- Negli ultimi 30 giorni di campagna elettorale proibita ogni forma di trasmissione pubblicitaria
radiotelevisiva (a esclusione degli organi ufficiali del partito).

3. La confusa applicazione della Legge Mamm (1990)
Lapplicazione avveniva in un contesto politico molto diverso da quello in cui la legge era stata
concepita:coloro che avevano fortemente voluti quella legge erano ora sotto processo e il famoso Caf che
laveva ideata si era dissolto.
In realt, le parti della legge essenziali per lassetto duopolistico furono realizzate; tuttavia la normativa
cadde in desuetudine (anche perch tangentopoli aveva toccato anche il ministro Mamm):
- secondo la legge il governo doveva assegnare le concessioni radiotv nazionali entro 180 giorni, ma
lo fece solo nellagosto 1992, quando Amato assegna le tre reti Fininvest, Rete A, Telemontearlo e
Videomusic.
- 1993: si dispone che la tv a pagamento abbandonasse la trasmissione via etere e che si
trasferisse sul cavo entro il 1995 (il termine fu successivamente prorogato e mai attuato).
- La Fininvest si ribella ad un provvedimento che limitava le telepromozioni, dando vita alla
campagna vietato vietare del 1993.
A seguito di Tangentopoli, la Rai, che da sempre era stata unicona politica consociativa e della
partitocrazia, vive una modifica dellassetto dei suoi vertici, affidando temporaneamente ai presidenti della
Camera e del Senato il compito di scegliere i consiglieri di amministrazione: la legge 206/1993 riduce a
cinque il numero dei consiglieri dellamministrazione, che dovevano essere di elevato prestigio
professionale e di assoluta indipendenza(Vertice dei professori). Inoltre, con un decreto, furono decise
dal Governo misure di sostegno finanziario della Rai, economicamente allo stremo.

4. Lindimenticabile 1994
Le elezioni politiche del 1994 sono quelle che segnano il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. La
campagna elettorale caratterizzata dal grande coinvolgimento della tv, su cui si riversa tutta la domanda
politica, e da una spettacolarizzazione delle opinioni anche con la diffusione dei sondaggi.
Con la nascita di Forza Italia cambia il rapporto Rai-Fininvest: questultima abbandona lambizione di
rappresentare tutto il paese. In teoria, essendo la Fininvest una tv commerciale e generalista, dovrebbe
riamanere apolitica (cosa che con Forza Italia non succede, anche perch schierarsi politicamente significa
fare una selezione del pubblico).
Per questo, per lappuntamento politico, Rai e Fininvest usano strategie diverse: la Fininvest punta a
trasmissioni brevi, ripetute pi volte al giorno, distribuite sulle due reti mirate (Rete4 e Italia1) a donne e
giovani (sono quindi i lettori dei rotocalchi quotidiani); la Rai, invece, punta ai consumatori pi politicizzati,
rafforzando proprio quelle parti (in particolare i lunghi talk show).

5. Il breve Governo Berlusconi 1
Dopo le elezioni del 1994, Berlusconi viene nominato presidente del Consiglio (il suo governo durer pochi
mesi per uno scontro con la Lega).
Il vertice Rai immediatamente rinnovato: in un decreto si diceva che il Consiglio di amministrazione
sarebbe decaduto se il suo mandato non fosse stato approvato dal governo. ci che accade, e il vertice
dei professori cade dopo un solo anno. Il nuovo presidente Letizia Moratti.
Intanto si diffonde uno studio di Luca Ricolfi: pi tv = pi voti? Ma non attendibile. Continuano comunque
gli studi e altre ricerche che mettono in luce uninfluenza profonda della tv sulla politica.

6. Telesogni
Uno dei primi atti del nuovo governo Dini (dopo Berlusconi) un decreto legge presentato dal Ministro
delle Poste Agostino Gambino che modifica le prescrizioni per la comunicazione politica in campagna
elettorale. Lo spirito del decreto la par condicio e il mezzo attuato una drastica diminuzione dello spazio
tv (rimarr in vigore fino alle elezioni politiche del 1996). Nel frattempo un comitato composito (Acli, Arci,
sindacati degli edicolanti appoggiati da Pds e cattolici di sinistra) intervengono proponendo tre referendum
per abrogare parti della legge Mamm e depotenziare la Fininvest: uno voleva ridurre il numero massimo di
reti a una, gli altri due intendono limitare la raccolta pubblicitaria e vietare le interruzioni pubblicitarie dei
film. Intanto (1995) una sentenza della corte costituzionale aveva dichiarato che tre reti per ciascun
soggetto sono troppe.
Ai referendum vincono i no e cos si rafforza la Fininvest (si ottenuto questo risultato perche lelettorato
non amava chele sue possibilit di scelta venissero limitate). Tre reti sono troppe per la Corte, una troppo
poca secondo lelettorato.
Si fa largo lidea che Rai e Fininvest possano rinunciare ad una delle loro reti (disarmo bilanciato), da
assegnare ad un gruppo di personaggi televisivi. Questo progetto prende il nome di Telesogni, ma fallisce
perch nel frattempo il vuoto politico si stava colmando: comparivano nuovi esponenti che avevano
compreso limportanza persuasiva della tv.

7. Cecchi Gori in Tv
Cecchi Gori acquista nel 1995 VideoMusic (una piccola rete nazionale in dissesto) e Telemontecarlo (di cui
Montedison vuole liberarsi). Dalla caduta di Rete 4, nessuno aveva mai posseduto due reti nazionali,
considerate la soglia minima per competere nella tv via etere in Italia.
Nel 94 eletto a Firenze senatore del Partito popolare, ed affida la gestione del network a Balassone ed
Agnes, due personaggi Rai. Videomusic diventa Tmc2, dedicata prevalentemente ad un pubblico giovane,
mentre Tmc una tv pi generalista, che guarda al modello di Rai1. Non molto forte e la sua vera
debolezza la liquidit. Delle varie attivit, infatti, solo lesercizio cinematografico rende veramente, ma
non ancora sufficiente per gareggiare sul fronte dei diritti televisivi.

8. Da Fininvest a Mediaset
Fra il 1993 al 1996 la Fininvest subisce una profonda trasformazione finanziaria, che ha preso il nome di
Progetto Wave, culminata con la quotazione in borsa. Perno di questa trasformazione stata la
costruzione della sub-holding Mediaset (utilizzando la preesistente Mediaset) per riordinare le
partecipazioni connesse allattivit tv, e con lentrata in scena di nuovi soci e farsi quotare in Borsa.
Cos la fam. Berlusconi ha reperito nuovi capitali senza perdere il controllo della societ.
Cosi nel 1995 vengono collocate nel portafoglio di Mediaset pubblicit, produzione, broadcasting,
diffusione del segnale (praticamente lintera attivit televisiva), mentre lacquisizione di diritti televisivi
viene curata dal capogruppo Mediaset.

NEL MERCATO DELLE TELECOMUNICAZIONI (1996-2001)

1. Il Governo dellUlivo
Nel 1996 viene eletto Prodi (Ulivo, centro-sinistra; divenne poi presidente del Consiglio), per prima cosa
non reiter i decreti par condicio e nemmeno propose delle leggi in tal senso (interpretato come gesto
distensivo nei confronti dellopposizione), inoltre tra le sue intenzioni c anche la privatizzazione della Rai
(contenuto nel documento programmatico tesi dellUlivo). Ministro delle Poste fu nominato Antonio
Maccanico, e un disegno di legge sulla tv faceva parte delle priorit del governo (su questo punto
lopposizione avrebbe dato del filo da torcere).
Lopposizione vuole che la materia sia divisa in due disegni di legge:
1. il primo dedicato alla liberalizzazione delle telecomunicazione e allagenzia di regolazione del
sistema. Fu approvato e divenne la legge 249/1997, che istituiva lAutorit per le garanzie nelle
comunicazioni e stabiliva la liberalizzazione delle telecomunicazioni.
2. il secondo si occupava del sistema radiotelevisivo, e riguardava le spinose situazioni
dellaffollamento pubblicitario e la diminuzione a due reti per ciascun soggetto. Non diverr mai
una legge, nemmeno dopo la caduta di Prodi.
Caduto Prodi, il nuovo esecutivo DAlema rallenta ancora di pi lesame del progetto di legge sulle tv:
lunica cosa che fa riproporre la par condicio, che diventa la legge 28 del 2000. Ci rafforza la convinzione
che la scarsa determinazione del disegno di legge sulle tv vada ascritta soprattutto alla mancata coesione
della maggioranza, divisa fra i fautori della privatizzazione e gli aspiranti riformatori.

2. La privatizzazione delle telecomunicazioni
Nel 1982, negli USA, la Bell Telephone (Att) entra in causa per violazione della legge antitrust. Per evitare la
condanna si fraziona in 7 societ telefoniche regionali. linizio della deregulation nelle telecomunicazioni,
ma anche dellintegrazione fra informatica e telefonia (alla condanna dellAtt lIbm non era estranea).
Cos anche in Italia le Poste sono distinte dalle telecomunicazioni, e si iniziano ad introdurre forme di
concorrenza (quando, nel 2000, lIri cessa la sua attivit definitivamente).
Nel 1994 Sip, Italcable e Telespazio sono fuse in una nuova societ, la Telecom Italia, che inizia la sua
privatizzazione, conclusasi nel 1997. il controllo assunto dallIfil di Umberto Agnelli. Ma alla fine Ifil non
riuscir a guidare Telecom. Pi che di una liberalizzazione, sarebbe corretto parlare di una privatizzazione
contigua al sistema politico.

3. Lautorit per le comunicazioni
La legge 249 del 1997 sancisce la convergenza fra televisione e telecomunicazioni: si creano cos grandi
alleanze fra industrie delle telecomunicazioni, fornitrici di connessione (network providers), e industrie dei
contenuti (broadcasters, societ discografiche, cinematografiche ed editori di giornali) che tendevano ad
una dimensione globale (prima telefonia e radiotelevisione erano tenute distinte).
Con questa legge si pongono le basi normative per la concorrenza nelle telecomunicazioni. Oltre a stabilire
norme antitrust meno ridicole di quelle della legge Mamm, essa stabilisce anche che lerogazione di servizi
di telecomunicazione sia soggetta a semplice autorizzazione, mentre il pi pesante istituto della
concessione limitato allemittenza radiotelevisiva via etere. Una tv via cavo, o via satellite sono invece
per la legge dei semplici servizi di telecomunicazione, esattamente come la linea telefonica e internet.
Abbiamo visto che questa legge sancisce la liberalizzazione del servizio: tuttavia, poich necessario
assicurare un servizio anche a chi vive nelle zone pi sperdute, viene attribuita una concessione del servizio
pubblico di telecomunicazioni, come avviene per il servizio pubblico radiotelevisivo: questa concessionaria
Telecom.
In merito alla Rai e a Mediaset, la legge ha introdotto importanti prescrizioni, che per non sono mai state
attuate: poich un soggetto privato non pu avere pi del 20% delle reti, Rete 4 sarebbe dovuta passare sul
satellite, ma cos non stato. Questo sarebbe stato compensato con la privazione della pubblicit per una
delle reti Rai, ma anche questo non accaduto.

4. Le avventure del cavo
Negli anni 90 le reti in fibra ottica si sono sviluppate notevolmente in Italia. Le Ferrovie, lEnel, e le societ
autostradali (che avevano gi reti di vario tipo e quindi strisce di territorio) hanno ritenuto conveniente
stendere, vicino alle loro reti, dei cavi in fibra ottica utili per necessit di comunicazione interna. Al
momento della liberalizzazione delle telecomunicazioni, queste utilities (aziende che forniscono servizi
pubblici come luce e gas) furono in grado di mettere sul mercato le loro capacit di connessione (maggiori
rispetto alle necessit aziendali).
Fra le pi interessanti iniziative vi quella assunta da Telecom, che ha lanciato lambizioso programma di
cablaggio a fibre ottiche in Italia, chiamato progetto Socrate: prevede il cablaggio delle principali citt e
gestione di servizi telematici con contenuti civici (documenti, certificati). Inoltre la tv via cavo avrebbe
permesso di togliere le parabole dai tetti, ce rovinavano il panorama delle belle citt. Questo progetto sar
poi abbandonato, anche per i costi. Solo Siena riuscir a beneficiarne.
Telecom costituisce anche una concessionaria di pubblicit editoriale e televisiva, la Mpp, che per viene
subito chiusa.
Viene inoltre creata Stream con una funzione di content provider della futura tv via cavo. Stream
sperimenta il video on demand. Rappresenta la fase sperimentale per le trasmissioni via cavo e anche se ha
gi avuto fortissime perdite, non viene liquidata (come succede per la Mpp).

5. Hot bird II. Le nuove forme della tv a pagamento
Nel 1995 allofferta analogica di Telepi affiancato una rete digitale distribuita grazie al satellite Eytelsat II
F1(che per copre solo lItalia centro-settentrionale e per riceverla necessaria unantenna parabolica).
Calcio di serie A e Formula 1 sono le novit a cui si affida Telepi, che abbandona una delle tre frequenze
analogiche su cui trasmette. Il successo di questa iniziativa per modesto per via del prezzo eccessivo e la
scarsa copertura.
Nel 1996 avviene la svolta, quando il consorzio pubblico europeo lancia il satellite Hot Bird II, che ha
unarea di ricezione che interessa lintera Italia, e il suo segnale pu essere ricevuto tramite una parabola di
70 cm poco costosa.
La trasmissione dei dati digitale, non analogica, e questo significa che un solo transponder pu irradiare
fino a dieci canali diversi (nel digitale c maggior compressione dei dati.)
Con Hot Bird II cambia la politica di Eutelsat: prima il satellite era concepito per ripetere allestero i canali di
servizio pubblico. Eutelsat punta ad entrare nel campo della tv a pagamento, ed in vantaggio rispetto ad
Astra, suo concorrente, che non ha un satellite come Hot Bird.
Da allora la storia della tv a pagamento in Italia cambia: i costi di distribuzione si abbattono, ed anche il
progetto Socrate viene abbandonato perch fuori mercato.
Collegando un modem alla linea telefonica ed al decoder posso comprare partite, film (forme di
interattivit con il pubblico). Dal 1997 al 2000 la tv a pagamento decolla fino a superare i 2 mln di abbonati.
Anche Stream lancia intanto la sua tv digitale, che si avvale del satellite, ma gli elevati costi di impianto
creano scontento.
Entrambe le piattaforme digitali per sono in perdita nonostante la crescita degli abbonamenti: la gente
va spesso al bar a vedere la partita, e si inizia a pensare a dar vita ad una piattaforma digitale unica.

6. La piattaforma digitale unica
In Italia si stava discutendo se dare vita a una piattaforma unica nazionale o a pi piattaforme digitali in
concorrenza (il Governo puntava verso questa direzione).
I primi accordi fra Telecom e Rai risalgono al 97, e si prospettava la partecipazione anche di Cecchi Gori,
Mediaset e Canal Plus (praticamente tutti i soggetti della tv). Alla fine questa trattativa non mai andata in
porto soprattutto per il fatto che non si partiva da considerazioni di mercato, ma per via che non si poteva
pensare che lItalia rimanesse fuori dalla tv digitale, per motivi di prestigio internazionale. Ma dato che i
ritorni del progetto erano incerti, si decise di spartire il rischio tra grandi aziende para-pubbliche, che non
potevano tirarsi indietro. Per la proposta della piattaforma unica, creava alcune perplessit alle Autorit
antitrust (insieme delle norme giuridiche poste a tutela della concorrenza sui mercati economici) e della
Commissione europea, perch, cos facendo, ci sarebbe stato un impedimento alla concorrenza. Alla fine
del 1997 era chiaro che creare una piattaforma digitale unica avrebbe creato problemi legali e si sarebbe
ricorsi in sede europea. Telecom e Rai decidono quindi di andare avanti da soli e siglano un secondo
documento comune, che per Telecom, una volta privatizzata, dimenticher subito cercando nuovi partner
per la concorrenza con Telepi.
Alla fine del 97 nascono tre canali satellitari in chiaro con il logo Raisat: Raisat 1(spettacolo), Raisat 2
(ragazzi), Raisat 3 (cultura), Raisat Nettuno (lezioni universitarie). Seguiranno poi altri canali come Raisat
Album e Gambero Rosso Channel. Sono tutti canali gratuiti ricevibili da chiunque abbia antenna e decoder,
e questo escluder la Rai da altri progetti di tv a pagamento.
Abbandonata da Telecom, la Rai tratta con i francesi di Canal Plus che controllano Telepi, che alla fine del
98 firma con Rai un accordo in base al quale la Rai potr gradualmente accedere al 10% del capitale di
Telepi fornendo prima 6 canali (1999), destinati al pacchetto basic di Telepi, ealtri 5 nel 2000. Alla fine
per la rai acquisisce solo 1%.
Diverso il tentativo di ingresso in Telepi da parte della Wind (societ di telecomunicazioni dellEnel, ancora
pubblica) in nome dellintegrazione fra telefonia fissa e cellulare e tv dallaltra. Questa operazione sar
contrastata (in particolare da Mediaset) e quindi la trattativa fallir.

7. Calcio e tv digitale
Intanto la News corporation di Murdoch si affaccia sul mercato italiano: intende trasformare Stream in una
piattaforma molto pi solida, affidando la sua crescita soprattutto alla pay per view calcistica. Responsabile
dello sviluppo europeo di News Corporation la Moratti (lintesa sar breve). Punta ad un accordo con
Telecom per entrare in Stream ed acquisire la totalit dei diritti tv del calcio italiano, ma lAutorit per le
garanzie nelle comunicazioni si oppone stilando una lista di eventi dei quali deve essere assicurata la libera
visione a tutto il popolo italiano (un elenco culturalmente mediocre n quanto erano compresi eventi
sportivi e il Festival di Sanremo). Cos il Governo di centrosinistra fa approvare un decreto (legge 78/1999, o
anche detto anti-Murdoch) con lo scopo di bloccare lingresso della News Corporation sul mercato italiano
(per questo motivo Murdoch decide di rompere con la Moratti).
Murdoch per continua ad insistere con Telecom per ottenere Stream, di cui acquisisce il 35% nel 99. Le
altre quote sono di telecom, cecchi gori e della sds.
La sds una societ per azioni gestita e controllata dai club calcistici Roma Lazio e Parma, le cui partite
costituiscono lofferta calcistica pay per view di Stream.
I ricavi derivati dagli abbonamenti diventano sempre pi inferiori rispetto a quelli che ora arrivano dai diritti
di ripresa della partita (sia in chiaro che in modalit pay). La tv digitale riesce a imporre le proprie regole e,
cosa eccezionale, riesce anche a cambiare lorario delle partite e introdurre lanticipo di una partita e il
posticipo di unaltra. Inoltre il calcio si presta bene allestetica della tv digitale e alla sua ricerca di
perfezione tecnica per differenziarsi dalla tv generalista.

8. Lascesa di Rupert Murdoch
Gli abbonati di Stream crescono sensibilmente nella seconda met del 99 (in particolare per lo sport: infatti
il 75% dei nuovi abbonamenti sono per il calcio). Ma i numeri sono ancora insufficienti.
Sebbene gli abbonati aumentino, la crescita troppo lenta per entrambe le piattaforme, complice anche la
pirateria. A fronte della scarsa redditivit delle due societ, riprendono i tentativi di fusione delle due
piattaforme. Bisogna valutare chi sar lunico proprietario dellunica pay tv: nellestate 2001 iniziano le
trattative tra le due piattaforme, che sembrano concludersi con lacquisto di Stream da parte di Telepi,
che per viene osteggiato dallAutorit antitrust. Quindi ora la News Corporation che acquisisce lintera
Telepi. Gli esiti non sono ancora definitivi, ma probabilmente, visti i numeri, due piattaforme per il
mercato italiano sono troppe. Di questa mancata crescita si da generalmente responsabilit allo splendore
della tv generalista in chiaro. In realt alla tv a pagamento manca una vera immagine pubblica, a differenza
della tv generalista: fallito il tentativo di creare una tv di nicchia. Un esempio della mancanza di
unimmagine pubblica data dalla non accettazione delladozione di un decoder unico (che aiuterebbe
invece a farsi accettare meglio dagli abbonati). Uno sforzo verso il decoder unico stato fatto dalla classe
politica e dellAutorit per le garanzie nelle comunicazioni, che, tramite un decreto legislativo e due
delibere deellAutorit, riescono a ottenere nel giugno 2001 il decoder unico (che per non possiede ancora
i servizi interattivi, che sono la parte pi qualificata della piattaforma).

9. La Rai e la qualit televisiva
La Rai degli anni Novanta non si caratterizza per qualche novit di contenuto e di formato. Lultima
proposta forte stata quella di Raitre con la tv realt, che nei suoi ultimi anni ha dato vita a trasmissioni pi
morbide, buoniste, come ad esempio Quelli che il calcio(1993 condotto da Fabio Fazio). un
programma di servizio, pedagogico, poich predica la pacifica convivenza tra le trib calcistiche. Con il suo
meritato successo, completamente politicamente corretto, ha celebrato la fine della tv realt.
Negli anni novanta la Rai insiste molto sulla qualit, caratteristica distintiva del servizio pubblico: ci
esprime lansia di trovare una nuova funzione al servizio pubblico, nellera della concorrenza e una strategia
di motivazione del pubblico. Il concetto di qualit significa il recupero in termini alti, di buon gusto, di
distinzione, di cultura, di potere prescrittivo che non esiste pi. Ci si traduce in un persistente
paternalismo, ed in uninsistenza sui termini alti di buon gusto. Si cerca allora di caratterizzare le
trasmissioni con unesplicita funzione di servizio, di unutilit sociale, creando anche un Segretario sociale
della Rai, perseguendo un buon gusto comunicativo che dia al broadcasting pubblico i tratti della
distinzione.

10. Il reality show
Con il reality show degli anni 90 la componente di servizio della tv realt cede il passo allintrettenimento: si
lascia pi spazio alle emozioni e alle passioni, allintimit e alle commozioni, sempre molto esibite. La parte
pi privata della vita viene sottoposta alla contemplazione partecipe della platea televisiva. Il denaro
(grande protagonista della tv commerciale) giunge a sostegno dei sentimenti, quando questi non bastano a
dare consistenza al programma, dato che quel denaro serve ai concorrenti per realizzare alcuni desideri e
dato che lo si deve guadagnare con fatica. Il gioco introduce la competizione, la tensione da ritmo al
programma e mostra i concorrenti in situazioni particolare (gioia per la vincita, rabbia per la sconfitta). Si
parla di Emotainment, si gioca sulla confessione pubblica di sentimenti e problemi privati. Con il reality si ha
un duplice processo: privatizzazione del pubblico, pubblicizzazione del privato.

11. La nuova fiction italiana
Con lo sviluppo del reality show, anche la fiction italiana inizia a svilupparsi sempre di pi e a misurarsi con i
serial e le soap opera. A cominciare la Rai nel 1996 con Un posto al sole. Risponde Mediaset nel 1998
con Vivere. Dal 1996 al 2001 vediamo come la produzione nazionale di fiction televisive seriali si sia
raddoppiata, modificando le abitudini di fruizione e i gusti del largo pubblico (Incantesimo, Un medico in
famiglia, Il commissario Montalbano, Distretto di polizia): il mondo della soap opera si intreccia con le
tradizioni civili della fiction italiana, non dimenticandosi per dei serial americani. In genere si tratta di
trame ambientate in un particolare ambito professionale, dove si sottolineano i ruoli socialmente utili (tipo
la medicina, il giornalismo o la giustizia) e in cui i protagonisti, in ogni puntata,devono fare i conti con
problemi esistenziali e difficolt relazionali.
Dal 1998 la legge 122 favorisce la diffusione tv di opere nazionali e europee, stabilendo quote di produzione
e di programmazione per la Rai e le emittenti televisive nazionali (la legge non la causa della diffusione
delle fiction, ma piuttosto ne leffetto). Data la scarsa capacit di espressione nella rappresentazione
delle situazioni, la fiction italiana non risulta ancora esportabile allestero.

12. Grande Fratello
Grande Fratello un altro tentativo di rappresentare la realt in laboratorio e risulta pi arricchito rispetto
ai reality show. Si tratta della rappresentazione di una sfera domestica dove vengono collocati dieci giovani,
osservati 24 ore su 24 da telecamere e microfoni, e invadendo ogni aspetto della loro intimit.
Progressivamente, in base anche al gusto del pubblico che ha la possibilit di votare, i concorrenti vengono
eliminati, fino a che non resta il vincitore che, teoricamente, dovrebbe riuscire a ottenere una carriera nel
mondo dello spettacolo.
Arriva in Italia nel 2000 trasmesso da Canale 5, format acquistato dalla societ olandese Endemol,
ottenendo subito grande successo tra il pubblico. Si intrecciano il modo di narrare il quotidiano della soap
opera con attori presi dal mondo reale. anche definito docu-soap: gli attori devono interpretare un ruolo,
discusso in sede di sceneggiatura e nel corso del prgramma, e vengono giudicati e scaricati a seconda della
loro resa scenica. Tema principale del programma sono le relazioni interpersonali che il pubblico crede
autentiche, prive di un controllo da una regia.

13. Da La7 a Raiway
Nellagosto 2000 la Seat-Pagine Gialle, controllata da Telecom, acquista da Cecchi Gori Tmc e Tmc2, che
stanno fallendo. Loperazione sembra per vincolata perch il controllo di Seat da parte di Telecom sembra
andare contro alcune disposizioni della legge 249/1997, per cui la concessionaria del servizio pubblico di
telecomunicazioni non pu essere destinataria di concessioni radiotelevisive su frequenze terrestri in chiaro
ne fornire programmi o servizi, ne raccogliere pubblicit per gli stessi concessionari. Le due autorit si
schiereranno in posizioni opposte: secondo lautorit per le garanzie nelle comunicazioni (contro alla
gestione di Tmc da parte della Seat) la trasformazione della concessione a Telecom in licenza, non
suffciente a rimuovere il vincolo dato che ha ancora una posizione dominante nel settore. Invece lAutorit
antitrust si limita a imporre alla Seat condizioni marginali sul cablaggio, internet e la pubblicit sugli elenchi
telefonici.
Alla fine Tmc diventa La 7, che si rivolge a giovani e adulti, con ampio spazio dedicato allinformazione,
ingaggiando personaggi come Gad Lerner, Fabio Fazio e Giuliano Ferrara: si pensa di creare cos il terzo polo
sulle spalle di Telecom. Ma alle elezioni del 2001 vince il centro-destra, che blocca lambizioso progetto di
La7, ma non la vende. A settembre si annuncia la sua trasformazione in una rete all news.
Mediaser chiude il 2000 con un ottimo reddito operativo; il numero delle reti locali ancora molto alto, ma
il loro peso economico marginale. In questo senso lAutorit per le garanzie nelle comunicazioni cerca di
stabilire qualche regola, come il tentativo di dimezzare la tv locale eliminando le imprese ai margini del
mercato (la rottamazione): si prevedeva un contributo ministeriale fino a 180 milioni per lemittente che,
in possesso di titolo a trasmettere, dismetta limpianto. Sar un fallimento.
Intanto la Rai cerca di sanare i problemi finanziari attraverso la cessione degli impianti, riuniti nella Raiway.
Poco prima delle elezioni (in aprile) la Rai vende allamericana Crown Castle il 49% di Raiway, per una cifra
che avrebbe aiutato le finanze dellazienda. Dopo le elezioni il nuovo governo di centro-destra non
convalida la vendita e licenzia il consiglio di amministrazione, costretto a dimettersi.
Poco prima delle elezioni era stata approvata la legge 66/2001 che fissava per il 2006 il passaggio alle
trasmissioni digitali (via etere), abbandonando la trasmissione analogica. Dopo i primi entusiasmi ci si rende
per conto che, in particolare per i costi per le famiglie e il sistema industriale, meglio attendere ancora
per andare verso questo proposito.

CONCLUSIONI PROVVISORIE

1.La tv di un decennio
Nel decennio 1990-2000 sono state poste le basi (sia in Usa che in Europa) per la trasformazione della tv in
tre sue dimensioni fondamentali: dellofferta e dei contenuti, economico-finanziaria, tecnologica.
Un processo globale di progressiva liberalizzazione e internazionalizzazione del mercato televisivo ha
trovato modalit e forme diverse di declinazione a seconda dei contesti economici e del quadro normativo
vigente. In America ci ha accresciuto la tendenza allingresso nel mercato della tv e dei contenuti video di
grandi gruppi e conglomerati editoriali; in Europa (con un mercato finanziario pi ristretto) un ruolo di
maggiore protagonismo hanno avuto le utility liberalizzate e privatizzate e sempre pi spesso multi-utility (a
prevalenza quelle telefoniche che dispongono di pi convergenza multimediale e di liquidit). Legislazioni
tese a impedire il subitaneo ingresso di potenti operatori esterni sono state tentate quasi ovunque ma con
risultati deludenti sul piano dellefficacia e discutibili sul piano economico. Lallentamento progressivo sui
vincoli di propriet delle imprese tv spiana la strada alla creazione di formule dimpresa convergeneti
(come unione di media e telecomunicazioni), multimediali e di grandi dimensioni, al fine di sfruttare al
meglio le economie di scala. LEuropa per questo ha studiato al meglio il modello americano della
distribuzione tv via cavo e ha sviluppato forme di pay-tv e pay-per-view, che si devono intendere come
tentativi di far pagare lutente finale, che diventa cliente (Dagli anni 80 il modello del monopolio stato
superato ovunque, e la neotelevisione entrata in crisi). Linnovazione tecnologica ha ovunque supportato
questi sforzi in particolare sotto tre profili: la digitalizzazione, il satellite e il cavo a banda larga.
Alla tradizionale figura dellimpresario televisivo si sostituisce il provider (azienda o organizzazione che
fornisce un servizio): le due funzioni, fornitura della connessione e quella dei contenuti, tendono a separarsi
almeno sotto il profilo aziendale.

2.Assedio alla tv generalista
Tramontato il modello del monopolio,la neotelevisione satura e ha visto intorno a lei, durante questo
decennio, notevoli trasformazioni del mercato, anche se queste non si sono ancora tradotte in un mercato
tv qualitativamente diverso (a causa di fattori di resistenza). La tv generalista in chiaro mantiene una
centralit nelle scelte del pubblico in particolare per la fidelizzazione che ha, cosa che la tv tematica non
sembra capace in quote significative, dimostrandosi come una scelta complementare e non sostitutiva. La
penetrazione dei servizi interattivi penetra molto lentamente soprattutto per il fatto che la tv continua ad
essere associata allo svago diversamente da internet.
Da questo decennio sembra che escano due modelli di tv: la tv commerciale e la tv a pagamento.
Per quanto riguarda la presenza di operatori stranieri utile sottolineare come il mercato italiano si
aperto lentamente agli operatori internazionali, in particolare bloccati da una normativa incerta e dalla
stabilit del duopolio Rai-.Mediaset, i quali preferiscono entrare ma solo in alcune nicchie di mercato, come
la tv per giovani e giovanissimi, oppure le televendite (Disney Channel e Hot International).

4.Di fronte a Internet
La multimedialit e la connessione digitale si affermano in modo massiccio. Le reti continuano a svilupparsi
e a connettersi fra loro. La relazione tra internet e le reti di comunicazione (quindi anche la tv) si sta
articolando solo in te aree in parte sovrapposte: quella delle telecomunicazioni (cio telefonico); la
connessione interattiva centrata sul computer e internet (navigazione, e-mail, commercio); la fornitura di
contenuti audio e video in cui lintrattenimento la voce principale (anche se qui lo schermo tv ancora
prevalente). Questa integrazione ancora non realizzata soprattutto per luso differente dei due mezzi: il
pc usato soprattutto per lavoro e la tv concepita per essere usata in forma rilassata.
A differenza della tv, vecchi media come la radio o la stampa, hanno gi provveduto efficacemente a
unintegrazione con internet (consultazione on-line di giornali e la radio on line che ha permesso la
dimensione mondiale a piccole emittenti).
In questa direzione la tv sta andando per ci che riguarda quello che viene trasmesso: se nei canali pay io
posso vedere anche il fuori programma (tutte le 24 ore ad esempio del grande fratello), ci non succede
con il canale in chiaro, che offre una selezione gi operata dallemittente.