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Psicologia dei gruppi

Chiara Berti
Psicologia sociale dei gruppi, Rupert Brown, 2000
possibile rappresentare tutto il comportamento sociale
lungo un continuum che ha agli estremi le situazioni
interpersonali e le situazioni intergruppo (Tajfel)
interpersonale intergruppi
Per distinguerle sono necessari tre criteri:
1. Presenza o assenza di almeno due categorie sociali chiaramente
identificabili
2. Allinterno del gruppo la persona si comporta in maniera differenziata
con gli altri? Il comp. intergruppi omogeneo, quello interpersonale
caratterizzato dalla normale gamma di differenze individuali.
3. Variabilit negli atteggiamenti e comportamenti di un individuo nei
confronti dei membri degli altri gruppi.
Quali fattori sono responsabili dello spostamento
da rapporto interpersonale a intergruppi?
Turner: cambiamenti nel funzionamento del concetto
di s (modo in cui le persone vedono s stesse)
S = identit personale (socievole) + identit sociale (donna, tifosa del
Bologna)
Nel definirsi membri di un gruppo gli individui stabiliscono
unassociazione fra s e gli altri membri Non solo vedono i
membri di altri gruppi in modo stereotipato, ma vedono se stessi
come relativamente intercambiabili con altri del proprio gruppo
atteggiamenti e azioni assumono luniformit tipica delle situazioni di
gruppo.
Esempio dello studio di Asch sul conformismo ripreso da Deutsch e
Gerard: se lo sperimentatore definisce i soggetti come membri di un
gruppo dotato di uno scopo aumento delluniformit aumento
delle risposte errate
La rivolta di Bristol (1980)
Caratteristiche dellevento:
1. La violenza non era diretta in modo indiscriminato
ma aveva bersagli specifici
2. La folla era composta da individui che vivevano
nelle vicinanze e che facilmente si conoscevano
3. La violenza era contenuta geograficamente
4. I membri della folla si identificavano con la
comunit ed agivano allo scopo di difenderla dagli
estranei. La polizia considerava i rivoltosi come
un gruppo.
Alcune possibili interpretazioni
Le Bon: la folla fa regredire le persone a modalit di
condotta primitive e istintive. Lanonimato, il
contagio e la suggestionabilit sono elementi
caratteristici delle situazioni di folla e responsabili di
tale processo degenerativo del comportamento.
Teoria della deindividuazione di Zimbardo:
anonimato, responsabilit diffusa e ampiezza del
gruppo producono una perdita di identit e minore
preoccupazione per la valutazione sociale. Il
comportamento subisce un processo degenerativo.
(a sostegno della teoria, infatti, durante la rivolta di Bristol la
violenza aument col calare delloscurit)
Casi a sostegno della teoria della
deindividuazione:
Esperimento sullapprendimento di Zimbardo
(1969)
Sogg. in condizione di de-individuazione VS sogg. ben identificabili
devono somministrare scosse elettriche a presunti allievi in una
prova di apprendimento.
Numerose repliche e varianti dellesperimento
Watson (1973): studio etnografico su 23 culture,
analizza la relazione fra le pratiche aggressive contro i
nemici e lusanza di modificare il proprio aspetto fisico
prima delle battaglie.
La comunicazione elettronica come esempio di deindividuazione
Limiti della teoria di Zimbardo
Non sempre lanonimato aumenta il comportamento aggressivo:
A volte semplicemente aumentano comportamenti insoliti e disinibiti
(Diener 1976)
A volte aumentano comportamenti prosociali (es. variazione
dellesperimento di Zimbardo con divise anonime ma da infermiera
J ohnson e Downing, 1979)
Far parte di un gruppo non porta necessariamente a comportarsi in
modo inutilmente distruttivo come sostiene Zimbardo.
Lelemento chiave nella situazione di folla la perdita di
autoconsapevolezza: si pone maggiore attenzione agli elementi
esterni e meno a s stessi e agli standard personali. Il
comportamento delle persone diventa meno soggetto a una
regolazione interna (es valori e abitudini precedenti) ed pi
influenzato da indizi e norme immediate presenti nellambiente
(Diener).
LP1
Diapositiva 7
LP1 es comportamento eterodiretto nelle istituzioni totali
Laura Palareti; 19/10/2005
Folla = perdita di identit e di autocontrollo
SEMPRE?
A Bristol alcuni elementi non concordano con tale idea:
1. La violenza era diretta verso bersagli specifici e ne evitava
altri. Inoltre, pur in reazione agli stimoli ambientali immediati, il
comportamento rimasto circoscritto geograficamente.
2. Perch i poliziotti non hanno perso lautocontrollo e la
consapevolezza di s? Eppure anche loro costituivano una
folla! necessario sapere perch loro prestavano attenzione
a stimoli diversi da quelli dei rivoltosi.
3. Non possibile sostenere che in quella circostanza la folla
fosse anonima: molti si conoscevano fra loro e la folla
esprimeva un senso dorgoglio per la propria comunit
generato dalle gesta compiute.
In realt molto spesso il comportamento
della folla un comportamento intergruppi.
in una folla gli individui, pi che diventare anonimi,
assumono una pi forte identit sociale a scapito del
senso di identit personale
Vi un cambiamento negli standard di comportamento
ritenuti appropriati: questi ora sono determinati dal
gruppo invece che da fattori privati, idiosincratici o
ambientali.
Poliziotti e rivoltosi, pur sottoposti agli stessi stimoli
ambientali, nellassumere le rispettive identit sociali
vengono influenzati da norme e scopi diversi.
Quindi
Il pessimismo di Zimbardo, Le Bon e altri non
giustificato
Non vi una perdita di controllo, ma il
comportamento regolato da processi diversi
Tali processi sono pi evidenti se li si osserva
attraverso una prospettiva intergruppi: in ogni forma
di comportamento collettivo sempre possibile
identificare un gruppo esterno (outgroup) che gioca
un ruolo determinante in quanto accade
Evoluzione storica dellinteresse da parte
della psicologia sociale per i gruppi
Gli eventi che vanno alla depressione di fine anni 20 alla 2
guerra mondiale (crisi economiche, nascita di governi
totalitaristi) spostano linteresse dalla misurazione degli
atteggiamenti allo studio dei processi di gruppo
Dal dopoguerra: analisi dei processi interni al piccolo gruppo
(ruoli, leadership, collaborazione, )
Dagli anni 90: importanza delle relazioni tra gruppi nel
modellare il comportamento degli individui
Recente tentativo di integrare queste due aree di studio,
mostrando i legami fra processi intragruppo e intergruppo.
Da anni i gruppi sono oggetto di pregiudizi, sia allinterno
dellopinione pubblica sia della letteratura scientifica
(fenomeni di deindividuazione, pregiudizio ), eppure
sono una parte inevitabile dellesperienza umana,
molti dei problemi sociali pi urgenti coinvolgono gruppi di vario
tipo
Non esiste una teoria unica capace di spiegare la
complessit del comportamento intragruppo e intergruppi,
ma per giungere ad una spiegazione soddisfacente della
maggior parte dei fenomeni di gruppo necessario
prendere in considerazione due o tre modelli teorici
differenti.
Scelta di presentare pi modelli teorici, anche concorrenti
fra loro.
La relazione fra individuo e gruppo: c qualcosa
nei gruppi di pi della somma degli individui che
li compongono?
Allport (1962): non esiste una
psicologia dei gruppi che non sia
fondamentalmente una psicologia degli
individui.
Non possibile toccare e osservare
questa entit -la mente di gruppo-, che
si suppone dotata di consapevolezza,
separatamente dagli individui che la
compongono
Es: ricerche volte a mostrare che
fenomeni quali il pregiudizio e il conflitto
sono poco pi che comportamenti
interpersonali si vasta scala
I gruppi possiedono alcune
propriet mentali che sono al di
sopra della consapevolezza dei
loro membri (Le Bon, 1895,
McDougall, 1920).
La folla dotata di una mente di
gruppo che la induce a
compiere azioni altrimenti
impensabili dai singoli individui.
I fenomeni di gruppo sono
riconducibili a processi
psicologici individuali
Mente di gruppo