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CORSODIPOLITICAECONOMICA
ANNOACCADEMICO2011\12

IL FAIRPLAY
FINANZIARIO NEL
MONDO DEL CALCIO

ALESSIOFUMAGALLIMATR.730211
JACOPOMANDELLIMATR.728321
LUCAPEREGOMATR.728309
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INDICE

1.COSEILFAIRPLAYFINANZIARIO3

2.GLIOBIETTIVIDELFAIRPLAYFINANZIARIO..4

3.LASITUAZIONEDEI5TOPCAMPIONATIEUROPEI..5

4.LEFASIDIATTUAZIONEDELFAIRPLAYFINANZIARIO..12

5.DUETESIACONFRONTO:PAOLILLOVSGALLIANI..15

1. COSE IL FAIRPLAY FINANZIARIO


Il calcio sta per cambiare radicalmente e il fairplay finanziario si prepara a rivoluzionare i bilanci
delle societ per costruire un futuro pi pulito e regolamentato. Ma in cosa consiste realmente il
fairplay finanziario? Un percorso semplice ma ambizioso che punta al 2018 come anno in cui tutti i
club dovranno raggiungere il pareggio dei conti nei bilanci.
Come vedremo meglio in seguito nelle sue fasi di attuazione, il fairplay finanziario lanciato da
Michel Platini chiede ai club del vecchio continente perdite limitate a 45 milioni di euro per gli
esercizi 2012, 2013 e 2014, ulteriormente da ridurre in 30 milioni di euro negli esercizi 2015, 2016
e 2017 prima dellafatidica annata del 2018 dove tutto dovr essere a norma. Il concetto base del
fairplay economico quello di creare un calcio dove i club possano spendere solamente quello che,
in parte, guadagnano. Il massimo di deficit permesso sar di cinque milioni di euro e lobiettivo di
Platini di insegnare ai club a programmare le societ rimanendo nei limiti dei propri introiti e
adottando una strategia mirata e sostenibile nel tempo, puntare sulla gestione nel medio- lungo
periodo e coinvolgere anche i settori giovanili oltre che le infrastrutture sportive. Infatti la Uefa
vuole un calcio dove i club possano investire nelle infrastrutture a prescindere dal bilancio e non a
caso si deciso di non contabilizzare come costi gli investimenti per la costruzione di impianti
sportivi.
Dal prossimo anno i controlli sui bilanci diventeranno attenti e severi con la UEFA in primo piano a
distribuire avvertimenti alle societ a rischio. Dopo il richiamo le gestioni economiche non
sostenibili potranno sfociare anche in penalizzazioni ed esclusioni dalle competizioni europee come
nel caso del Maiorca, estromesso questanno dallEuropa League in quanto non in possesso dei
requisiti di bilancio necessari (un recente studio dellUniversit di Barcellona ha quantificato il
valore del debito intorno agli 85 milioni di euro).
Nel frattempo trapelano le condizioni dei club attualmente pi lontani dalle richieste dellUefa.
Secondo il Guardian ai primi due posti della classifica per indebitamento ci sarebbero il Chelsea di
Abramovich eil Manchester Utd di Glazer con 791 e 723 milioni di euro. In seguito Real Madrid
(563 mln), Atletico Madrid (511 mln), Valencia(502 mln), Barcellona (438 mln), Inter (395), Milan
(392), Arsenal (354) e Liverpool (334). Resta da capire quanto realmente siano applicabili le rigide
leggi del fairplay economico e come si comporter Platini nel caso in cui le principali squadre del
calcio europeo non dovessero rispettare i tempi imposti. La Uefa avr davvero la mano ferma a tal
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punto da escludere Real, Milan, Barcellona e le inglesi dalla Champions? Dalle cifre che circolano
tuttora nel mercato la domanda sembra destinata a riproporsi gi dal prossimo anno.



2. GLI OBIETTIVI DEL FAIRPLAY FINANZIARIO

La Commissione Esecutiva UEFA ha approvato allunanimit il piano di fairplay finanziario per il


bene del calcio a settembre 2009. Il piano ha ricevuto il sostegno dellintera famiglia del calcio, e i
suoi obiettivi principali sono:
introdurre pi disciplina e razionalit nel sistema finanziario dei club;
abbassare la pressione delle voci salari e trasferimenti e limitare leffetto inflazionistico;
incoraggiare i club a competere nei limiti dei propri introiti;
incoraggiare investimenti a lungo termine nel settore giovanile e nelle infrastrutture;
difendere la sostenibilit a lungo termine del calcio europeo a livello di club;
assicurare che i club onorino i propri impegni finanziari con puntualit.

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I suddetti obiettivi confermano che dovere della UEFA valutare il sistema nel quale i singoli club
europei competono, e in particolare il forte impatto inflazionistico delle spese dei club per salari e
trasferimenti dei giocatori. Nelle ultime stagioni diversi club hanno fatto registrare ripetute, e
sempre pi gravi, perdite finanziarie. La situazione economica globale ha poi creato condizioni di
mercato difficili per i club europei, con ricadute negative sul piano delle entrate e della disponibilit
economica dei club. Molti club hanno infatti accusato problemi di carenza di liquidit, che hanno
costretto per esempio a pagamenti ritardati in favore di altri club, lavoratori e autorit sociali/fiscali.

Allinizio del 2011, la UEFA ha rimarcato limportanza del concetto di fairplay finanziario al fine
di garantire stabilit a lungo termine al calcio a livello di club, oltre che aiutare i club a liberarsi
dalla spirale di costi che li ha trascinati nelle recenti difficolt economiche. Il presidente della
UEFA Michel Platini e il presidente dellAssociazione dei Club Europei (ECA), Rumenigge, hanno
illustrato il progetto dalle conseguenze a vasto raggio. Per Platini e un progetto complesso, ma il
fairplay finanziario non stato concepito per mettere in difficolt i club; al contrario, vuole aiutarli
a uscire da una spirale infernale che impedisce ad alcuni di essi di avere un modello sostenibile a
medio o lungo termine.

"I tifosi e gli appassionati di calcio non hanno alcun interesse nel vedere scomparire club che fanno
parte del patrimonio calcistico europeo a seguito di gestioni dissennate. Occorreva lintervento di
unautorit, ed quello che stiamo facendo. Platini ha aggiunto che la UEFA avr il coraggio di
sanzionare eventuali club inadempienti. Il progetto e le relative misure sono state introdotte con il
sostegno dei principali portatori di interesse del calcio europeo, in particolare dei club. Anche per il
presidente dellECA Rummenigge arrivato il momento di alzare il piede dallacceleratore e
rallentare, per iniettare maggiore raziocinio nel calcio per club.
3. LA SITUAZIONE DEI 5 TOP CAMPIONATI EUROPEI

In un momento cos delicato per ci che riguarda la finanza mondiale, anche il calcio, essendo un
sistema che fa girare grandissime quantit di denaro, viene messo sotto la lente di ingrandimento, e
in particolare viene valutata la gestione delle varie leghe e dei club nel processo spese/ricavi.
Un' analisi effettuata dalla PrincewaterhouseCoopers (PwC, Network internazionale che si occupa
principalmente di consulenza finanziaria e revisioni di bilancio) ha preso in esame gli indicatori
finanziari delle principali leghe europee nelle stagioni 2008/2009 e 2009/2010, evidenziando in
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primo luogo chi abbia formulato la strategia vincente per abbattere il debito e prepararsi alle
normative del fairplay finanziario. L'indagine pubblicata dal Sole 24 Ore (tabella in basso) il 21
marzo 2011 ha potuto confermare come la Bundesliga sia la lega che ha il miglior rapporto tra
fatturato (ricavi) e posizione finanziaria netta (Pfn, grado di indebitamento).

Ma vediamo nel dettaglio il grafico sottostante, basandoci sulla stagione 2009\10:












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La Premier League inglese la lega che genera il pi alto giro d'affari del vecchio continente (2, 5
miliardi di ), ma possiede anche un rosso netto complessivo di 3,8 miliardi di . L'elevato fatturato
garantito da molteplici aspetti: impianti sportivi ottimi e di propriet dei club, investimenti esteri
dei magnati, gestione attenta e moderna del marchio da parte di ogni societ (attivit commerciali,
merchandising, responsabilit sociale) e della lega stessa. I ricavi si scontrano per con l'ingente
indebitamento dovuto ad una gestione folle delle spese di molte societ inglesi. Il calcio in
Inghilterra letteralmente sommerso dai debiti dovuti principalmente alle sconsiderate somme
investite nell'acquisto di giocatori e negli ingaggi astronomici offerti a questi. Prendiamo ad
esempio il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich che da quando alla presidenza dei
Blues ha speso oltre 70 milioni di euro solo per i tecnici e oltre 815 milioni per comprare giocatori.
Basti pensare al regalo che si fatto nel gennaio 2011 dove ha speso oltre 81 milioni di euro per
comprare il duo David Luiz-Fernando Torres (ingaggi esclusi). Il Manchester City sta rapidamente
raggiungendo il Chelsea, e il Manchester United e il Liverpool non sono da meno. In particolare il
caso del Manchester City a dir poco emblematico come esempio di mecenatismo presente nel
calcio inglese pi che in qualsiasi altro campionato europeo.
In principio fu Abramovich, il primo vero magnate del calcio, colui che dallalto di un patrimonio
personale immenso ha deciso di spendere un po del suo denaro nel calcio, e scelse nel 2003 di
acquistare il Chelsea che oggi risulta una delle squadre europee pi competitive. In seguito sono
arrivati gli sceicchi che con i loro petrodollari acquisirono nel 2008 per 300 milioni o poco pi il
Manchester City, facendolo diventare con il passare degli anni con acquisti molto dispendiosi uno
dei top club europei.
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Quindi negli ultimi anni abbiamo visto come squadre in precedenza mediocri e povere siano potute
diventare, grazie a questi mecenati del calcio, delle vere e proprie big tanto da essere inserite tra le
papabili alla vittoria nelle coppe europee, e questo grazie a una serie impressionante di assegni
staccati per acquistare i giocatori pi forti del mondo.







La Bundesliga in assoluto la lega che sta maggiormente crescendo nel panorama europeo. Nel
2009/2010 ha aumentato del 15% il fatturato complessivo (1, 5 miliardi di ), mantenendo per sui
valori contenuti il debito (100 milioni di ). La Germania sta raggiungendo (forse superando) il
modello inglese. Molti club, grazie anche ai Mondiali del 2006, hanno impianti sportivi di propriet,
moderni e all'avanguardia. Questi impianti vivono tutta la settimana grazie a bar, ristoranti, palestre
e concerti e sono costruiti seguendo tutte le esigenze del pubblico che vive in maniera entusiastica il
rapporto con lo stadio (nessuna tessera del tifoso ad impedire di godersi lo spettacolo). Le 18
societ della Bundesliga hanno grandissimi introiti anche dal merchandising e curano moltissimo il
proprio marchio. I club non sono schiavi dei diritti televisivi, basti pensare che per il Bayern
Monaco costituiscono solo il 21% del fatturato (in Italia oltre il 60% per le big). L'ultimo
eccezionale capolavoro della lega tedesca e delle societ la formazione e l'impiego dei giovani.
Con programmi accurati, l'apertura all'integrazione e il coraggio della federazione e dei club la
Germania ha aperto realmente alle nuove leve abbattendo incredibilmente i costi (i giovani si creano
in casa) e favorendo la crescita dei giocatori. La nazionale offre un calcio moderno e spettacolare e
il campionato 2010/2011 ha visto vincere la squadra pi giovane (Borussia Dortmund).
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La Liga nonostante molti club di seconda fascia siano sull'orlo del fallimento, ha un indebitamento
contenuto (1 miliardo) con un giro d'affari di 1,5 milardi di . E' evidente per il netto divario tra le
grandi di Spagna (Real e Barca) e tutte le altre societ. Il Real Madrid e il Barcellona hanno un
impatto assolutamente devastante sul mercato. Tra stadi di propriet, sponsor, attivit legate al
marchio, merchandising e imprese sportive vantano fatturati incredibili. Secondo Deloitte (la pi
grande azienda di consulenza e revisione del mondo), il Real Madrid ha un fatturato di 401,4
milioni di mentre il Barcellona di 365,9 milioni, dati 2010 (per capirci J uventus, Milan e Inter
hanno un fatturato di 201,3 milioni per i bianconeri e 196,5 per le milanesi). Le altre di Spagna non
possono competere con le due grandi perch finanziariamente non godono di ottima salute e
sicuramente non ha giovato la modifica che stata apportata dal 2011 riguardo la fiscalit. Prima in
Spagna esisteva un particolare regime fiscale che accomunava i calciatori professionisti ai
rimpatriati i quali, come non residenti, potevano beneficiare di un'aliquota del 24%, la pi bassa in
Europa e nel resto del mondo per quel che riguardava la tassazione dei calciatori. Dall'anno scorso,
per, la situazione cambiata: la nuova legislazione fiscale ha introdotto un tetto di 600 mila al di
sotto del quale si pu ancora beneficiare della tassazione "privilegiata", ma al di sopra del quale le
aliquote aumentano e si conformano alla media europea, passando dal 45% al 49% a seconda della
regione spagnola in cui il calciatore milita. L'Italia prevede il 45% di aliquota massima che scatta
per i redditi che superano i 75 mila (ipotesi che coinvolge la quasi totalit dei calciatori
professionisti).

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In Francia la condotta finanziaria sembra essere pi virtuosa, ma solamente a livello numerico. Il
rapporto tra Pfn (posizione finanziaria netta) e fatturato addirittura in positivo (19%), ma in realt
i ricavi non crescono e il movimento, su cui incidono pochi grandi club, ancora piccolo. La Ligue
1 ha avuto un fatturato di 1 miliardo di nel 2009/2010 con perdite per 200 milioni di ma c' da
dire che i ricavi sono bassi e concentrati in poche squadre (Lione, Marsiglia, Bordeaux e Psg
principalmente). Con l'avvento dei nuovi proprietari del Paris Saint Germain le cose potrebbero
per cambiare rapidamente (vedi gli esempi sopracitati di Chelsea e Manchester City).
L'ammodernamento degli impianti, l'arrivo di giovani campioni e le capacit economiche
potrebbero incrementare il valore del campionato e quindi aumentare il giro di soldi.





In Italia la situazione critica. Se la posizione finanziaria netta (Pfn) passata da 600 a 500 milioni
di tra la stagione 2008/2009 e la stagione 2009/2010, anche il fatturato passato da 1,6 miliardi a
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1,5 miliardi di . Secondo Deloitte per il Milan il broadcasting rappresenta il 60% dei ricavi, per la
J uventus il 65% e per l'Inter il 62%.


Numeri, questi ultimi, che indicano come il calcio italiano sia troppo dipendente dai diritti Tv,
peraltro non cos richiesti all'estero, vista la non eccelsa qualit del gioco. Le societ poi spendono
cifre considerevoli per giocatori e relativi ingaggi dimostrando una poca attenzione al settore
giovanile che garantirebbe un risparmio incredibile. Non a caso, Deloitte indica il rapporto
stipendi/ricavi della Bundesliga (51%) come il pi in salute mentre quello della serie A, pari al
73%, come il peggiore. Inoltre il campionato italiano non offre strutture adeguate. Gli stadi, non ci
stancheremo mai di dirlo, sono impianti vecchi e mal funzionanti: solo la J uventus, seppur con delle
restrizioni, riuscita a costruire uno stadio di propriet. I comuni, che guadagnano somme
considerevoli dall'affitto percepito dai club, non concedono i terreni per la costruzione di impianti
moderni e che possano vivere tutta la settimana (come gi detto invece all'estero, in particolare nella
Bundesliga, offrono molteplici attivit ogni giorno e non solo il fine settimana). Sta diminuendo
l'affluenza del pubblico alle partite, in risposta ad ambienti obsoleti, privi di comodit e piuttosto
ostili (se a questo poi aggiungiamo l'introduzione della Tessera del tifoso, la situazione sembra
irrecuperabile). Nel nostro paese i grandi investitori non intervengono perch frenati dall'eccessiva
burocrazia. Esempio lampante e recentissimo l'estenuante trattativa dei neo proprietari della Roma
(i Di Benedetto) che non hanno ancora effettivamente preso completo possesso del club a causa
dell'infinito iter burocratico. Altro problema importante lo scarso introito percepito dal
merchandising. Le societ sono ancora indietro rispetto alla gestione del business legata al marchio
e alla comunicazione dovendo ancora combattere contro la piaga del merchandising contraffatto che
in Italia esteso all'intero panorama calcistico. Insomma ci troviamo di fronte ad una situazione
piuttosto complicata e purtroppo le risposte delle istituzioni sono inadeguate. Speriamo si possa
voltare pagina in un modo o nell'altro ma l'impressione che servir molto tempo per raggiungere il
livello degli altri campionati europei (purtroppo per ora non abbiamo ancora iniziato).





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Di seguito pubblichiamo la classifica della suddivisione delle percentuali dei ricavi dei 20 top club
europei stilata da Deloitte al termine della stagione 2009/2010. Gli indici sono Matchday (che sta
per percentuale dei ricavi dalle partite), Broadcasting (che sta per percentuale dei ricavi dai diritti
tv) e Commercial (che sta per percentuale dei ricavi legati al marchio e al merchandising).
Da notare la sproporzione delle percentuali nei club italiani.











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4. LE FASI DI ATTUAZIONE DEL FAIRPLAY


FINANZIARIO
Nonostante si sia iniziato a parlare delle norme del fairplay finanziario un paio di anni fa, fino al
2012 la Uefa non applicher alcuna limitazione.
Il comitato Uefa si limiter a supervisionare le gestioni dei club, mettendo in allerta coloro i
quali daranno vita a gestioni eccessivamente sregolate.
Dalle stagioni successive, una gestione non economicamente sostenibile potrebbe sfociare in
penalizzazioni: chi non rispetter queste norme sar escluso dalle competizioni europee (vd
caso Maiorca sopracitato).
PRIMA FASE: TRIENNIO 2012, 2013 E 2014 La Uefa inizier ad analizzare i bilanci delle
societ di calcio relativi agli esercizi delle stagioni 2011/12, 2012/13 e 2013/14: il risultato
complessivo aggregato non dovr evidenziare perdite superiori ai 45 milioni di euro. Sar
comunque possibile uno scarto, definito deviazione accettabile, pari a 5 milioni di euro.
Esempio:seunasocietdovessesubireunaperditanel2012di80milionidieuro,nel2013unutile
di30milionienel2014unutiledi15milionidieurosifarilseguentecalcolo:80+30+15=
35:parametrorispettato.
SECONDA FASE: TRIENNIO 2015, 2016 E 2017 Il graduale processo di riequilibrio dei conti
porter lUefa ad obbligare il contenimento delle perdite in 30 milioni di euro, fatta salva la
deviazioni accettabile di 5, negli esercizi 2014/15, 2015/16 e 2016/17.
Esempio:seunasocietdovessesubireunaperditanel2015di50milionidieuro,nel2016unutile
di20milionienel2017unutiledi5milionidieurosifarilseguentecalcolo:50+20+5=25:
parametrorispettato.
TERZA FASE: IL BREAK EVEN POINT Lobiettivo generale del presidente Uefa, Michel
Platini, quello di partire dal 2018 con il famigerato e tanto discusso pareggio di bilancio: i costi
dovranno essere pareggiati dai ricavi.
Ilpareggiofinanziariononprecludercomunquelapossibilitdiavereloscartoaccettabileparia5
milionidieuro;deficitfisiologicochenonnecessiterdialcunacopertura.
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Il deficit economicofinanziario non sar calcolato sulla base della differenza tra incassi ed uscite;
non verranno contabilizzati come costi le spese dacquisto e di ingaggio degli under 18. Tale
impostazione volta a favorire gli investimenti nei settori giovanili e la valorizzazione di baby
talenti.
LUefa, conscia dellimportanza che giocano gli stadi di propriet, ha deciso poi di non
contabilizzarecomecostigliinvestimentiperlacostruzionediunimpiantosportivo,relativamente
altempoincuilaspesaverrammortizzata.
LE ENTRATE VIRTUOSE C poi da precisare che anche non tutte le entrate saranno
considerate come virtuose dalla disciplina del fairplay finanziario:
Saranno considerati virtuosi i ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti, abbonamenti, diritti
televisivi,sponsorizzazioni,pubblicitedattivitcommerciali.
Qui si apre per un altro problema: queste fonti di reddito possono essere sfruttate al massimo
solamente qualora la societ sia proprietaria dellimpianto in cui gioca; solo cos il club potr
sfruttarea360ilpropriobusiness.
E evidente quindi che, almeno inizialmente, tali norme andranno a vantaggio delle societ
spagnole,inglesi,tedeschee,traunpaiodanni,francesichepossonodisporredistadidipropriet
echequindisonoingradodiallargarelapropriafontediricavi.
LINDEBITAMENTO Una nota a parte merita invece il discorso dellindebitamento. Definiti i
parametri che consentiranno ai club di spendere quanto fatturato, Platini ha voluto poi mettere un
freno allindebitamento sfrenato attuato negli ultimi anni specialmente in Inghilterra e Spagna (vd
casi di mecenatismo sopracitati):
Gli indebitamenti previsti dovranno essere ripianati mediante aumenti di capitale o attraverso
donazioni,manonpimedianteprestiti.
Lamotivazioneovviaescontata:ilprestitogravasulbilancioedincidesullindebitamento,mentre
ladonazioneolaumentodicapitaleconsentediristabilirelequilibriofinanziariosenzachedebba
essere previsto alcun rimborso e quindi, senza la possibilit che una richiesta di restituzione del
prestitopossanonesseresoddisfattaedeterminareilfallimento.

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QUINDI COSA SUCCEDERA? Il fairplay finanziario metter fine agli acquisti folli ai quali
abbiamo assistito negli ultimi anni:
Lo spread tra Italia e Spagna o Inghilterra, almeno inizialmente, aumenter in quanto le nostre
societavrannominoribudgetcomeconcausadeiricaviinferioririspettoaglialtriclubdEuropa.
La volont di Platini quella di evitare che investitori stranieri possano appropriarsi e gestire le
societdicalciocomeunlorogiocattolinoimbottendoledidebitiversosestessicomesuccede
appunto da qualche anno in Inghilterra per poi, una volta stufi, lasciarle sullorlo del precipizio
senzaalcunapossibilitdiessererivendute.
QuestenormativemetterannofineanchealmecenatismotipicamenteitalianodeivariBerlusconie
Moratti che non potranno pi ripianare le perdite di bilancio senza dar seguito ad un aumento di
capitale.







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5. DUE TESI A CONFRONTO: PAOLILLO VS GALLIANI


Su questo tema ci sono stati dibattiti interessanti soprattutto nel mondo del calcio italiano, in
particolare noi ci siamo soffermati sul confronto tra Ernesto Paolillo, amministratore delegato e
direttore generale dell'Inter, pienamente daccordo con la tesi del fairplay finanziario, e allopposto
Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, contrario alla sua imposizione reputandola
dannosa per il campionato italiano.


In una recente intervista rilasciata a Ifanews.it, un quotidiano finanziario online, Paolillo ha definito
la problematica del fairplay finanziario nel mondo del calcio enunciandone i pro e i contro e come
andrebbe a sconvolgere lintero sistema. La.d. dellInter dopo averne spiegato le fasi di attuazione,
ha sollevato infatti delle perplessit sullattuale stato di salute dei principali club europei nelle
ultime stagioni: nel 2009\10 lammontare totale delle perdite superava l1,2 mld di euro, mentre il
totale debito toccava i 5 mld di euro; nel 2010\11 il totale delle perdite addirittura passato da 1,2
mld a 2 mld e lammontare totale del debito arrivato a sfiorare i 7 mld di euro. E evidente che
questo trend debba essere invertito con limposizione nuove regole bilancistiche, meglio note come
fairplay finanziario.
Questultimo fondamentale per il futuro del calcio poich porter a una rivoluzione in positivo. Si
va verso una maggiore disciplina e rigore nel controllo dei conti attraverso la riduzione dei costi di
trasferimento e dando un tetto massimo alle perdite assimilabili. E necessario incoraggiare i club a
reggersi sui propri ricavi derivanti in gran parte dalla gestione dei loro impianti (fattore
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determinante gi da tempo nella cultura inglese e tedesca) e a promuovere gli investimenti nel
settore giovanile.
In particolare un punto toccato in maniera molto esauriente dal dirigente neroazzurro riguarda gli
stadi: indubbio che chi pu vantare uno stadio di sua propriet ha un vantaggio non da poco. In
Italia solo la J uventus si trova in questa situazione, poich lindustria del pallone molto divisa:
basti vedere cosa succede in Lega dove, per arrivare a prendere qualsiasi decisione, sono necessari
tempi lunghissimi e mediazioni infinite. Per il calcio italiano questo un handicap non da poco, ma
come sottolinea Paolillo la colpa solo delle societ, incapaci di affrontare la questione e attuare
unefficiente programmazione. Infatti i nostri club sono costretti a pagare gli affitti degli impianti,
facendo cos aumentare la voce di spesa e non possono far vivere lo stadio tutta la settimana
rinunciando cos a potenziali ricavi. Basti pensare, per esempio, alla costruzione di palestre o
ristoranti, per non parlare, poi, dell'impossibilit di inserirsi stabilmente nel giro dei grandi concerti
di musica. Insomma, di nuovo: mentre all'estero, in Spagna o Inghilterra, lo stadio non solo calcio,
nella penisola italiana tutto ci non avviene. E, alla fine, si fa (o si costretti a fare) il contrario di
quella che nella filosofia del fairplay finanziario: si spende di pi, a fronte di minori ricavi.
E non finita qui. Le note dolenti arrivano anche dalle sponsorizzazioni e dal merchandising. Come
indica una ricerca di StageUp - Sport & Leisure Business, la percentuale media del fatturato per i
club italiani, al netto di diritti tv e biglietti, si attesta a quota 21,6 per cento. Una cifra ben pi bassa
di quella della Bundesliga (45,4%); ma anche inferiore a ci che accade nella Premier League
inglese (27,6%) e nella Liga ( 22,4%) spagnola.
Alla fine lad dellInter si chiede se questa riforma non sia un male per il calcio italiano e arriva alla
conclusione che si tratta di una normativa necessaria e non pi derogabile. Anche noi nel nostro
piccolo concordiamo con la sua tesi in quanto per il giro di affari che il mondo del calcio solleva,
necessario apportare alcune modifiche rilevanti che porterebbero solo a conseguenze positive: da un
lato il maggiore utilizzo di giovani (in Italia trovano pochissimo spazio) che porterebbe anche ad
una maggiore e pi duratura competitivit a livello internazionale e in seconda luogo maggior
sfruttamento degli impianti anche per manifestazioni extra-calcistiche infrasettimanali; infatti come
abbiamo visto precedentemente laffluenza negli stadi italiani calata vertiginosamente (in
particolar modo per le partite delle squadre minori) ma grazie alle norme del fairplay finanziario (in
questo caso ci riferiamo alla costruzione di nuovi e pi moderni impianti) si riuscirebbe a riportare
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gente di ogni et allo stadio e ci gioverebbe non solo per una forma di socializzazione di massa,
ma anche e soprattutto ai bilanci dei club.


Come Paolillo, anche lamministratore delegato rossonero Adriano Galliani intervenuto sui
problemi legati al fairplay finanziario.


Ebbene secondo Galliani quando entrer in vigore questo provvedimento finanziario, saranno dolori
per le italiane in campo internazionale. Infatti secondo la nuova regola, voluta fortemente dal
presidente Uefa Michel Platini, un club non pu spendere pi di quanto guadagna, pena lesclusione
dalle competizioni continentali.
Un vero problema per i club italiani che non avendo stadi di propriet si troverebbero con capitali
nettamente inferiori da investire sul mercato calciatori rispetto alle inglesi e alle spagnole che, oltre
tutto come detto precedentemente, hanno anche un regime fiscale meno oppressivo come il nostro.

Insomma se oggi abbiamo gi difficolt a livello internazionale, i nostri club fra un paio danni
rischieranno di fare la fine degli sparring partner della box, solo botte e niente gloria. Galliani
conclude la sua tesi sostenendo quindi che in Italia non ci potranno pi essere i mecenati che
intervengono con i loro capitali come allestero. Le squadre italiane, che non hanno stadi di
propriet e non hanno agevolazioni fiscali, fatturano molto meno rispetto alle altre big europee.
Esempio? Il Real fattura 450 milioni, il Barcellona 430, il Manchester United 360, Milan e Inter
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circa 200-220. Fino ad ora ci sono stati i Berlusconi e i Moratti che supplivano, in futuro non sar
pi possibile. Cos diventa una competizione difficile se non impossibile.

Bisogna per considerare che il dirigente rossonero ha studiato solo gli effetti di breve periodo del
fairplay finanziario, che ovviamente comporterebbero una diminuzione di competitivit a livello
internazionale; nella sua tesi manca per la riflessione sugli effetti a lungo termine di queste norme
(maggiore utilizzo di giovani e introiti elevati dovuti allammodernamento degli impianti di cui
abbiamo parlato precedentemente nellintervista a Paolillo) che riporterebbero senza dubbio il
calcio italiano nellolimpo dei top 5 campionati europei, dai quali si sta pian piano distaccando.











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SITI
http://www.panorama.it/
http://www.cronacamilano.it/
http://static.guim.co.uk/the-guardian/
http://www.pwc.com/
http://www.deloitte.com/
http://www.ilsole24ore.com/
http://www.ifanews.it/
http://www.stageup.com/
http://it.uefa.com/