Sei sulla pagina 1di 14

51 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra

LA CHIESA DI FUKSAS
PLANTATIO ECCLESIAE
Bruno Maria Broccolo
architetto
Denigrare ledicio di Fuksas non difcile: stando alla vulgata comune,
imponente, aspro, spoglio, non si adatta al contesto, ha brutte ne-
stre, come chiesa irriconoscibile, un semplice cubo di cemento, non
rispetta il Piano regolatore generale (azzardando un tecnicismo), non ha
nessuno slancio verso lalto,...
Tutto vero. Come apprezzare quindi unopera simile? Cosa apprezza-
re? Andando probabilmente contro-corrente, nel mio intervento cercher
tuttavia, da architetto, di trovare degli elementi positivi. Nello specico
cercher di dimostrare che si tratta di un edicio che in linea con le
nostre tradizioni, che propone alcune idee molto forti, e che dotato di
una forte coerenza linguistica.
Prima di entrare nel merito, occorre per fare alcune premesse. Per giu-
dicare unopera darchitettura piuttosto innovativa noi tutti abbiamo biso-
gno di una giusta distanza: una giusta distanza critica, che nel campo
architettonico si misura in decenni. Distanza che spesso ancora manca
in molti osservatori e sicuramente nella gente comune, che invece do-
vrebbe essere patrimonio di critici pi o meno di professione. Il critico
infatti proprio colui che riesce a trasportare lopera nel tempo, facendola
interagire con la cultura di quel preciso periodo. Il critico colui che,
magicamente, pu vedere lopera nel futuro o allora in altri luoghi, ma
adesso.
Chiunque giudica ha sicuramente in testa un altro modello di chiesa, che
gli perviene dal suo passato, da ci che ha studiato o da ci che pi
semplicemente ha visto. questo modello, ormai sedimentato (e per molti
difcile da riconoscere e dichiarare), che costituisce una sorta di pietra di
paragone. Con il limite che spesso questimmagine un collage di parti,
di frammenti, non sempre (anzi: quasi mai), organizzata in una coerente
unit gurativa reale e compiuta. Solo gli artisti e gli architetti, infatti, riesco-
no a ricomporre questi frammenti in un progetto sufcientemente integro.
Nel ribadire che un giudizio, qualunque esso sia, avviene facendo un
confronto, non dico nulla di nuovo: la cognizione si fa per comparatio-
ne (lo ricordava gi Alberti, per rimanere nellambito dellarchitettura).
E dunque, per valutare correttamente, dobbiamo confrontare la chiesa di
San Paolo con le altre recenti geogracamente vicine. Quali costruzio-
ni possiamo dunque comparare con la nostra di Foligno? La chiesa di
Zermani a Ponte dOddi, la chiesa di Paolo Portoghesi a Calcata, per
rimanere nellintorno?
52 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
Orbene, non mi sembra che questo primissimo confronto appalesi grandi
lacune del nostro san Paolo, anzi... Possiamo allargare il cerchio ed
arrivare a Roma o a san Giovanni Rotondo: la chiesa di Meier, o quella
di Piano per padre Pio, per esempio. Anche qui, non mi sembra che il
quadro sia cos negativo per il nostro san Paolo. O meglio: alcune delle
obiezioni che si muovono alledicio di Fuksas si devono muovere anche
a queste.
Larmonia con il contesto, per esempio, non proprio il punto forte n
della Chiesa di Meier, n di quella di Piano.
Mi sia consentito di approfondire ancora questo tema, poich vera-
mente uno dei punti cardinali della teoria dellarchitettura.
Ladeguamento al contesto ha costituito in questi anni un piano inclina-
to lungo il quale sono scivolate le realizzazioni pi banali: il contesto
diventato lanimale da soma di tutte le creazioni pi modeste. Ladegua-
mento al contesto diventato quasi un sorta di dogma dellarchitettura
contemporanea.
Ma che cos il contesto? Perch se quello sico-geograco che abbia-
mo intorno, allora meglio che in questo caso la chiesa non gli si adegui
affatto. Lo dico senza voler fare alcuna polemica nei confronti di chi ha
nel tempo costruito la Foligno di quella zona, di chi vi ha lavorato: si trat-
ta di prodotti del professionismo corrente, n pi n meno di quello che
dato di vedere in tante altre cinture periferiche delle nostre citt. Lintorno
non dei migliori: case ordinarie, (qualcuna un po pi ambiziosa di
altre), i volumi atopici dellHoliday Inn; i padiglioni distesi dellospedale
Nuovo. Palazzine e case uni o plurifamiliari, dicevo: intonaco, gronda,
portico, sottotetto, terrazzo, antenne: la quotidianit. Le foto di Moreno
Maggi in questo libro lo raccontano molto meglio di quanto sappia fare
io. Quel contesto frutto di un insieme di scelte graduali, succedutesi
nel tempo senza essere obbligatoriamente legate da un disegno preci-
so: scelte politiche, e poi tecniche, di settore: urbanistiche, viabilistiche,
tecnologiche. Scelte che poi hanno costituito dei vincoli per chi veniva
subito dopo, e cos via.
Ammesso dunque che questo sia il contesto di riferimento, occorre ade-
guarvisi necessariamente? Io dico di no. Il contesto non ha per forza
un valore positivo: la sua anzianit non gli garantisce lautorevolezza,
insomma.
Posso adeguarmi al contesto se esso ha qualcosa da insegnarmi, o se il
mio adeguarsi, conformarsi, lo migliora, lo rende pi signicativo, lo raf-
forza, se aggiunge un tassello ad un mosaico, una frase ad un racconto.
Ma nel caso in cui il contesto sia poco signicativo? Ha senso allinearsi
sempre? Anche se quel sempre conduce al ribasso?
Allora forse il contesto altro: deve essere altro. Il contesto forse anche
quello che ci si sceglie come tale. Il contesto anche una koin culturale,
quello che scegliamo come nostro giudice. Il grande architetto, alla ne,
elegge il proprio contesto come amico, come maestro, come avversario.
53 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
[]
San Giovanni Apostolo - Ponte DOddi
architetto Paolo Zermani []
[]
Santi Cornelio e Cipriano - Calcata
architetto Paolo Portoghesi []
54 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
E mi sembra che questo ssarsi degli standard di riferimento molto elevati
faccia parte di molti personaggi deccellenza, siano essi artisti, militari,
religiosi.
Proviamo ad aumentare lintensit del confronto ed introduciamo anche
la variabile del tempo nella nostra osservazione. Eleggiamo un giudice
ancora pi severo: la storia.
Le chiese del nostro passato erano adeguate al contesto? La Basilica
di san Francesco di Assisi adeguata al contesto? Oggi un architetto
che osasse solo immaginare di costruire una basilica in un luogo simile
rischierebbe larresto. Il Duomo di Siena era adeguato al contesto? Per
limitarsi allUmbria, riusciamo ad immaginare la vetrata della chiesa di
san Domenico a Perugia e le costruzioni del tempo tuttintorno? Il cam-
panile di san Pietro, sempre a Perugia, la cui sagoma puntuta si vede
dalla lontana pianura? O Santa Maria della Consolazione a Todi? O la
chiesa di Santa Maria degli Angeli, per tornare un po pi vicini a noi?
Inutile inerire ancora con gli esempi: nessuna di queste chiese (era)
adeguata al contesto. Ed evidente che nel dire che queste chiese fanno
ormai parte del paesaggio diciamo una banalit, unovviet: tutto quello
che c da un po di tempo fa ormai parte del paesaggio. Noi siamo
cresciuti con questi eclatanti salti di scala, diversit di materiali, di dise-
gno, di ornato, di decorazione e non siamo pi in grado di coglierle. Ci
sembra che siano del tutto normali, adeguate, silenziose. Ma un nostro
errore: ci si abitua a tutto.
Le nostre migliori chiese, i nostri migliori monumenti, quello che ricono-
sciamo come nostro migliore patrimonio, si pone quasi sempre come un
salto di scala, come una rottura, di dimensioni, di materiali, di apparati
ornamentali.
Il dogma (adeguarsi al contesto), emerso con forza solo nel moderno,
con motivazioni legittime e che sarebbe facile ricostruire con una piccola
ricerca storica. Tuttavia chi si richiama a questo imperativo spesso lo
fa in maniera pregiudiziale, ideologica, tendenziosa. Come dovremmo
denire infatti i lavori di Calatrava? Di Meier? Di Piano? Adeguati al
contesto?
Se un criterio fondamentale, non dovrebbe applicarsi sempre?
La chiesa di Fuksas dunque imponente: si impone, letteralmente. E cosa
dovrebbe fare? Mimetizzarsi? Ammutolirsi? La chiesa di Meier a Roma
una cosa da niente? La chiesa di Zermani una piccola costruzione
mimetizzata, silenziosa? La chiesa di Piano a san Giovanni Rotondo si
nota appena? Che cosa si chiedeva poi? Unaula rettangolare con tetto
a capanna? Una pieve con gli zampini in legno di castagno? Un into-
naco nella gamma delle terre?
Che cosa deve essere una chiesa oggi? Che cosa deve fare una chiesa
oggi? Deve annunciarsi. Deve essere un monumento alla nascita: n
dalla nascita.
Monumento come memento e monumento come monre: credo che la
55 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
[]
Campanile di San Pietro - Perugia []
[]
Santa Maria della Consolazione - Todi []
56 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
chiesa di Fuksas si ponga inequivocabilmente come elemento eccezio-
nale nel panorama urbano. E mi sembra che la chiesa (la chiesa intesa
come ecclesia, come Noi), abbia oggi un disperato bisogno di monu-
menti. Credo che i cattolici (ma noi tutti, in fondo), abbiano bisogno di un
luogo rassicurante in cui riconoscersi, contarsi, tenersi per mano. C una
scelta di campo forte e precisa: la chiesa come elemento primario della
citt, riconoscibilit in ambito urbano, anche a scapito della ricchezza
interna o dellapparato iconograco simbolico tradizionale.
Ogni opera si sceglie il proprio ruolo: c chi lo interpreta rinchiudendosi
in se stessa, arricchendo i propri interni e chi, invece, vuole giocare un
ruolo diverso e rivolge la propria attenzione verso lesterno, verso la citt.
La costruzione di un edicio straordinario (massimamente una chiesa), si
carica sempre anche di valenze simboliche, sociali, di auto-riconosci-
mento e inne di aspirazioni ad un futuro pi luminoso. San Paolo trae
una sintesi da tutto ci e si pone come elemento primario della citt di
Foligno in quellarea. Elemento ordinatore: punto fermo. Gnomone.
In questi anni noi siamo sottoposti ad unazione culturale che tende alla
dissoluzione del concetto di identit. A mio avviso questo il nostro
pericolo pi grande. E senza identit nessuna memoria: vero. Ma pi
vero il contrario: senza memoria nessuna identit. Ecco perch la neces-
sit del monumento nella nostra architettura. Nientaltro fonda e sostiene
lidentit come la memoria. Direi di pi: in architettura, senza identit,
non possibile formulare giudizi di valore, poich tutto si riduce altrimen-
ti al solo oggetto duso. Senza identit, storia, memoria, monumento,
straticazione, durata, larchitettura degenera nel design (e lo dico con
grandissimo rispetto del design).
Qui vi proprio uno spartiacque in questo mio piccolo contributo. Riten-
go che lidentit sia un valore positivo e che vada messo in cima alla
scala dei valori. E affermo di pi: che il nostro San Paolo positivo pro-
prio perch riafferma dei principi di identit, sebbene attraverso forme
inconsuete.
Unaltra delle critiche che si muove alla chiesa di san Paolo infatti che
... sembra un inceneritore, una centrale del latte, per stare ai commenti
delluomo della strada. Non si capisce che una chiesa, in denitiva.
A parte la schizofrenia di una posizione generalistica che vorrebbe allo
stesso tempo una chiesa in armonia al contesto, in tono minore (mimeti-
ca) e, allo stesso tempo, una chiesa che si riconosca inequivocabilmen-
te, occorrer fare una riessione su quali siano gli elementi identitari di
una chiesa oggi. Cosa potrebbe essere daltro, se non una chiesa, a
guardarla bene? Si capisce che non una casetta della lottizzazione
a anco, si capisce che non un ospedale, si capisce che non un
albergo. Potrebbe essere una centrale termica? Una centrale termica
con delle nestre irregolari ed una sola apertura orizzontale di 3 m di
altezza per pi di 20 m? Da lontano (e volendo proprio essere digiuni
di architettura), potrebbe forse ingannare, nch non gli si arriva vicino,
o di fronte, e si vede la stele-crocisso, nch non si vede il sagrato e
57 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
[]
San Petronio - Bologna []
[]
San Lorenzo - Firenze []
58 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
lapertura. A quel punto ostinarsi a non capire che una chiesa signica
essere in malafede.
Per restare geogracamente vicini al nostro san Paolo, se togliessimo tutte
le indicazioni stradali, la cartellonistica, le insegne, lospedale Nuovo sa-
rebbe cos auto-evidente nella sua funzione? O non potrebbe essere inve-
ce un nuovo istituto per geometri? Od un collegio, od il centro di ricerca
di una grande azienda? E lHoliday Inn non potrebbe essere invece un
palazzo per ufci? S certo. E infatti lo (anche), giusto a anco.
Lauto-evidenza delle opere architettoniche non pi nostra, da tempo.
Larchitettura contemporanea richiede ormai uno sforzo di interpretazio-
ne. Forse il momento storico in cui occorre indagare, integrare ed am-
pliare la serie degli elementi per cui una chiesa si riconosce come una
chiesa. Campanile, rosone, sagrato, fronte, torre campanaria? S certo,
come negarlo? Ma una volta consumata nella fretta la vista di una torre
o di un rosone, le nostre migliori chiese si riconoscono per limponenza,
per la massa. Spesso le riconosciamo anche per la pulizia del disegno.
Le nostre chiese hanno inoltre quei sagrati che sono diventati le piazze
pi importanti delle nostre citt, incorniciate da una scena ssa fatta di
facciate di palazzi sontuosi, di portici. E poi la facciata: le identichia-
mo subito per una facciata inequivocabilmente altera rispetto a tutto il
resto.
Certo, la facciata di Fuksas un problema. Come lo stato sempre: san
Lorenzo a Firenze, san Petronio a Bologna, per citare esempi vicini a noi,
sono l a ricordarci che il tema non proprio facilissimo. E anche qui,
per continuare la comparazione con altre opere recenti, non credo che
usciremmo con delle certezze granitiche a favore di altre chiese: che tipo
di facciate sono quelle della chiesa di Meier a Roma o quella di Botta a
Torino, per esempio?
A Foligno la facciata principale ospita lingresso, una fessura lunga e
stretta, normalmente impensabile per una chiesa, ma che qui non poteva
essere che cos, considerato il modo in cui trattato lo spazio dellaula.
Si provi infatti anche qui a immaginare qualche altra soluzione, ci si di-
verta a schematizzare il prospetto su un foglio di carta e si vedr come
la soluzione scelta quella giusta, in coerenza con lo schema a chiasmo
delle due scatole una nellaltra e lidea dellarca, di cui dir pi avanti.
Ora vorrei prendere in considerazione un altro argomento fondamentale
e cio quello della nudit ed asprezza del san Paolo. La decorazione
qui del tutto abolita, a parte gli arredi interni, le opere della Via Crucis,
e lunico ornamento dato dalla geometria e dalla luce. In questo modo
Fuksas si riprende il meglio della tradizione delle chiese romaniche um-
bre: si guardino i portali quadrati (rettangolari) delle nostre chiese: Spel-
lo, Bevagna, Foligno. Che cosa ammiriamo delle nostre chiese se non la
pura geometria? Che cosa se non i proli netti contro il cielo azzurro?
Mi piace sempre tornare su una distinzione a cui la cultura attuale ci ha
disabituati, avvezza com a semplicare ed appiattire tutto. Ma poich
59 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
[]
Dives in Misericordia - Roma
architetto Richard Meier []
[]
Santo Volto - Torino
architetto Mario Botta []
60 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
credo che non esistano sinonimi, ribadisco sempre la differenza tra orna-
mento e decorazione. Anche se non questa la sede per approfondire
il tema, utile pensare ad ornamento come sincope di or(di)namento.
Ornamento deriva infatti da ordo. La chiesa di san Paolo dunque or(di)
nata, ma non decorata. Potr poi esserlo sempre pi nel tempo, accu-
mulando oggetti, opere darte, donazioni, come ha gi iniziato a fare,
e come bello che ci avvenga. Lor(di)namento un atto istitutivo,
fondativo, mentre la decorazione un riconoscimento, un tributo, che ha
bisogno di un proprio tempo.
Per il momento la bellezza di san Paolo deriva dal disegno, dalle forme,
dalla geometria. Si tratta di una bellezza che non pu essere disgiunta
dal corpo: di una bellezza che il corpo stesso. Non voglio azzardare
qui nessun parallelismo sacro, ma non posso negare che questidea ar-
ricchisce ulteriormente i signicati della nostra chiesa.
A fronte di un disegno cos lucido, ledicio destinato ai servizi doveva
essere di una tonalit minore, e mi sembra che anche qui ci sia poco da
dire, sotto un prolo architettonico compositivo: certo il cubo (che cubo
non ), non pu essere sporcato da unaddizione spuria lungo un suo
lato, che si congurerebbe a quel punto quasi come una superfetazio-
ne. Ci che accessorio del tutto subordinato, afevolito. Il disegno
dellaula non ammette absidi, cappelle laterali, nicchie, soprattutto verso
lesterno: si tratta di una lingua con pochissimi aggettivi.
Se nellanalizzare il san Paolo n qui tutto mi era parso coerente, cos
come ho cercato di raccontarlo, devo invece ammettere che ho faticato
non poco a comprendere le nestre: la coerenza linguistica tra le nestre
ed il resto, insomma. In un primo momento mi sono sembrate sgraziate,
gratuite, urticanti persino. Mi sono messo allora ad immaginare del-
le aperture regolari (circolari: la Tomba del Fornaio a Roma?). Tuttavia
il risultato sarebbe stato, allinterno, meno drammatico. Difcile insom-
ma immaginare (da architetto), dei collegamenti cilindrici orizzontali tra
lapertura interna e quella esterna. Quali forme avrebbero potuto avere
allora le aperture che si affacciano sullo spazio interno? Quadrate? Ellis-
soidali? Con una serie di nestre regolari allora s la costruzione avrebbe
potuto essere altra cosa (ufci, ad esempio).
No: non poteva essere. E allora quale forma dare a delle nestre di una
simile chiesa? Dei tagli. Solo una chiesa od un museo (che sono ormai
sacralizzati pi delle chiese), possono sopportare dei tagli simili. Una
chiesa come unopera darte: una chiesa come un corpo. Quelle nestre
sono cos proprio per liberarle dalluso prosaico e trasformarle in sola
gurazione: quelle nestre non si aprono, non servono a ventilare, a fare
coefciente aeroilluminante, per intenderci. (Senza voler riprendere qui
un tema teorico difcilissimo, credo che larchitettura inizi laddove ha
gi soddisfatto i requisiti funzionali: li ha gi esauriti. I volumi anonimi
dellHoliday Inn o dellospedale Nuovo sono senzaltro efcaci e funzio-
nali, ma muti sotto il prolo emotivo: non commuovono, non muovono.
LArchitettura anche percepire tutti i valori in gioco e rimetterli nella
[]
Tombadel Fornaio - Roma []
[]
Quelle nestre sono l solo per portare
la luce da fuori a dentro []
61 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
62 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
giusta posizione gerarchica, rispetto alla composizione.) Quelle nestre
sono l solo per portare la luce da fuori a dentro, e la luce non ha biso-
gno di forme particolari.
Di conseguenza il sistema parete esterna-controparete interna regge se
i collegamenti sono proprio in quel modo. Cosa sarebbe diventato poi
lo spazio interstiziale tra le due pareti una volta affollato di elementi di
connessione? Gi cos sono a mio avviso uno dei punti pi critici della
costruzione di Fuksas: i canons lumieres, sono essi stessi elementi pla-
stici: la magia delle due scatole viene un po corrotta da questi elementi,
nanche troppo plastici.
Una volta scelto lo schema concettuale di avere una scatola nellaltra,
e stabilito di portare la luce naturale allinterno dellaula, c solo una
possibilit, al massimo, di metterle in comunicazione, ed quella scelta
da Fuksas. La drammaticit dello spazio interno espressa meglio da
canons lumiere irregolari.
Lultimo punto che vorrei mettere in risalto lo stacco da terra tra il corpo
principale delledicio ed il suo basamento. Quei pochi centimetri creano
una profonda linea dombra tra il piano naturale di campagna e la quota
dellaula. Tra laltro immagino che questo aggetto, seppur lieve in termini
metrici assoluti, avr comportato non pochi problemi strutturali, ponendo
di fatto la scatola esterna a sbalzo (in falso) rispetto al basamento. E
quindi un punto che per lautore deve avere una grande importanza
compositiva. Rispetto al movimento ascensionale a cui siamo abituati, e
assecondando il quale il basamento pi ampio e solido della costru-
zione sovrastante, qui abbiamo una variazione: lascesa avviene da un
solo lato e non da tre o quattro lati. Non unascesa che culmina in una
costruzione, non la conclusione logica di un movimento verticale, tipo
tempio greco, per intenderci: una soluzione diversa, che suggerisce un
diverso signicato.
Limmagine che mi viene in mente quella del bastimento, dellarca. La
rampa in leggera pendenza una rampa di imbarco. Da l si entra per
un viaggio fantastico (fantastico nel senso migliore del termine).
Larca approdata, stato abbassato il pontile: ci si imbarca: si parte.
Oppure si torna da un viaggio che ci ha completamente cambiati. Il ba-
samento ci che serve in questo caso a denire unalterit tra il suolo
che fuori, il suolo della quotidianit, ed il piano delledicio.
Il sagrato il pontile dimbarco in questa arca. Lidea molto attraente,
a mio avviso, e risponde anche qui ad una difcolt architettonica. Le
chiese che noi conosciamo sono spesso inserite in contesti molto costruiti,
per cui il sagrato si denisce quasi naturalmente come un invaso, come
un vuoto. Qui la tematica insediativa era del tutto diversa: qui ledicio
stato piantato in una landa marginale ed stato posto come un enorme
gnomone, da cui ci si attende un effetto ordinatore sulla citt che verr.
Come denire allora un sagrato di una chiesa isolata, di una chiesa che
non ha altri edici intorno? Quale lo spazio di pertinenza della chiesa?
63 Ecclesia - Un dialogo fra Cielo e Terra
Come denirlo? Con il disegno del pavimento ed i soliti paracarri ai li-
miti? Con quale misura? Il tema del sagrato era particolarmente difcile,
non potendo denire n essere denito come una piazza urbana, man-
cando del tutto appunto una densit urbana adeguata.
In conclusione, san Paolo mi sembra unopera colta ed allo stesso tempo
comprensibile a tutti, in virt di immagini e metafore molto forti. Ad un
livello di percezione minore, queste immagini sono sufcienti ad imporre
la loro esistenza ed i loro signicati. Ad un livello di sensibilit maggiore,
unopera che pu insegnare molto, ma che per essere apprezzata
appieno richiede un avvicinamento, un andare incontro, un deporre le
armi. Un atto di umilt.