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3. CHE COSA SIGNIFICA CREDERE



- Che cosa significa credere? La fede, pi o meno riusciamo a vedere di cosa si tratta, ma
latto di credere molto pi oscuro. Credere no cosa ovvia per nessuno.
- Tutti quindi devono interrogarsi in verit sul senso dellatto di credere. Dobbiamo
interrogarci su ci che significa questo atto e su ci che lo pu giustificare.

3.1. Credere e/o sapere
- Credere si oppone a sapere. una forma originale di rapporto con un oggetto di
conoscenza. Tutta la nostra ideologia contemporanea da fiducia al sapere in particolare alle
scienze, e ha delle riserve sul campo della credenza, ritenuta inferiore.
- Le nostre conoscenze sono frutto della ricezione del sapere degli altri. Tutto quello che un
ragazzo impara a scuola, lo riceve e lo crede sulla base della scienza dei suoi docenti.
- Noi non possiamo vivere senza credere agli altri.
- La ricerca scientifica stessa comporta una parte di credenza. Unipotesi una credenza che
una determinata legge pu spiegare i fenomeni analizzati. Lo scienziato costruisce allora uno
strumento per verificare la sua ipotesi.
- Fede e sapere sono due istanze diverse, ma non necessariamente opposte.
- Credere non unatteggiamento esclusivamente religioso, bens una realt umana del tutto
generale, e lopposizione tra credere es sapere non semplice. Il credere invade le nostre
informazioni quotidiane. anche presente nella realt scientifica.

3.2. Credere negli altri, credere nei valori.
- Non si pu vivere in societ senza dare fiducia, senza un minimo di fede negli altri. Non si
pu amare di amore o di amicizia senza credere nellaltro. Il SI degli sposi il risultato del
loro amore vicendevole, ma questo amore poggia sulla fede reciproca. Matrimonio:
stupendo esempio della solidarit tra la fede, la speranza e lamore.
- Il legame tra la fede, la speranza e lamore vale per ogni altro tipo di impegno. Io non
posso impegnarmi per una causa umanitaria senza essere abitato dallamore per coloro che
sono vittime di violenza o di ingiustizia. Noi non possiamo amare senza fare appello ad una
forma dei fede che nessun sapare pu escludere.
- Tutti abbiamo un certo senso del bene e del male. Nessuno di noi pu vivere senza un
minimo di valori. So, per esempio, che non devo mentire. La nostra vita sociale e pubblica
poggia su un certo numero di valore che sono oggetto di consenso: Libert, Uguaglianza,
Fraternit.
- Un valore non una cosa. una sorta di utopia sul modo in cui dobbiamo vivere. Un
qualsiasi valore al quale ci si obbliga, diventa oggetto di un atto di fede. Ma appena si parla
di senso, di direzione, di intenzione, siamo nellordine del credere.
- Conclusione: latto di credere un atto essenziale della condizione umana, un atto nobile
e autenticamente umano, e non un atto di cui vergognarsi. Esso interviene nella nostra vita,
indipendentemente dal credere propriamente religioso.

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3.3. Un nuovo paradosso
- Il rapporto del credere e del sapere sulle nostre vite ci porta a discernere un nuovo
paradosso delle nostre esistenze. Noi siamo condannati a prendere delle decisioni, anche se
il nostro sapere sulla loro posta in gioco molto incompleto.
- Che si tratti della scelta di una professione, di una scelta di vita, di un impegno personale a
servizio di una causa, della decisione del matrimonio, noi siamo condannati a decidere al di
l di quello che sappiamo.
- Spetta a noi mettere le ragioni pro e le ragioni contro sui piatti della bilancia e siamo noi a
dire da quale parte la bilancia deve pendere.
- Tutto questo contraddice la nostra ricerca di sicurezza e di certezza sul futuro.

3.4. Il credere religioso
- La forma pi vistosa del credere il credere religioso. un credere che oggi si presenta
sotto le forme del meglio e del peggio.
- Se le istituzioni del credere (grandi confessioni cristiane) appaiono in perdita di velocit,
costatiamo in compenso lo sviluppo delle sette. Il ritorno selvaggio del religioso rischia di
riportarci pericolosamente indietro.
- Nella storia dellumanit il credente religioso ha molti titoli di nobilt (Abb Pierre, M.
Teresa...). Analizzarlo in s stesso e nelle sue manifestazioni.

3.5. La genesi della fede religiosa
- Vediamo la fede ebraica. In certa misura la fede una specificit dellebraismo-
cristianesimo. Non ogni atteggiamento religioso comporta necessariamente la fe.
- G. Van der Leeuw (La religion dans son essence et ses manifestations), la fede religiosa
come la fiducia totale delluomo in un Dio incontrato personalmente, nata tra gli Ebrei.
- Fede dellA. Testamento non gravita intorno allesistenza di Dio, era ovvia. Quando le
potenze erano molteplici, si rimaneva nellangoscia di aver diagnosticato di placarne una.
- Abramo capavolge questo atteggiamento accettando una relazione di tipo personale con
un Dio che non poteva essere che unico. Questa relazione iniziata con la fiducia data alla
parola, alla chiamata che egli aveva udito. Abramo ha creduto con tutto il suo essere alla
promessa ricevuta da Dio (Gen 12,1-2).
- La vera questioano della fede: non si tratta di credere che Dio esiste, bens di credere che
luomo esiste per Dio. Dio sinteressa delluomo? Dio pu intervenire nella storia degli
uomini per il loro bene? A partire di Abramo, la fede ha risposto SI.
- Il lessico ebraico non tecnico, traduce gli atteggiamenti fondamentali: mettere la propria
forza in Dio, trovare il proprio sostegno in lui nelle contradizioni della vita, sentirsi sicuri
con lui, appoggiarsi a lui come a qualcosa di solido...
- La fede anche richiama la fedelt. Questa fedelt prima di tutto e innanzitutto quella di
Dio, sempre fedele alle sue promesse. Dio il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe.
- Il passato garante dellavvenire: la fede dIsraele si fa quindi fiducia in Dio, attesa e
speranza. La fedelt divina nellavvenire sar la stessa che nel passato. Dio non abbandona
quelli che lo cercano (Sal 9,11).

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- La fede quindi una relazione forte tra Dio e il proprio popolo. Essa si inscrive in
unalleanza. Questa alleanza paradossale: allinizio unilaterale. Essa diventa per
bilaterale. La fede sempre una risposta a una iniziativa di alleanza.
- NT credere: 300, e fede: 250. Questa fede associa due elementi: un credere in e un
credere che. Inizia con lincontro con una persona: Ges di Nazaret e comporta una
decisione nei suoi confronti.
1. Credere in un atto interpersonale, mediante il quale il discepolo si da solo a Ges, si
mette a sua disposizione e ripone in lui tutta la propria fiducia: Ti seguir ovuntuque tu
vada. Un tale atto legitimo quando viene rivolto a un uomo? legitimo solo se Ges il
vero e definitivo inviato di Dio.
- Attraverso la mediazione della sua umanit, quello che Ges chiede un atto di fede in
Dio. Questa decisione comporta anche un...
2. Credere che, vale a dire la dimensione di una verit che riguarda la persona di Ges. Per
credere in Ges, bisogna anche credere quanto Ges dice e credere che egli proprio colui
che rivendica di essere.
- Questa dimensione appare con maggiore evidenza nel vangelo di Giovanni credere ha
spesso il significato di tener per vero, nei sinottici piuttosto impegno di fiduccia in una
persona.
- SantAgostino inscriver su una linea ascendente i tre aspetti della fede cristiana:
o Credere Dio: credere che Dio esiste, primo presupposto di ogni fede.
o Credere a Dio: credere alla sua Parola.
o Credere in Dio: credere nel senso biblico ed evangelico = darsi a Dio e affidare a lui in senso
della nostra vita, con tare su di lui che la nostra roccia, mettere il nostro destino in lui in
un movimento di risposta allalleanza che egli ci offre.

3.6. Credere significa entrare in un dialogo
- Quando il fedele cristiano pronunzia le parole Io credo in Dio esprime la risposta della
propria fede alla triplice alleanza di Dio in suo favore:
o quella del Padre e creatore che allorigine di tutto;
o quella del Figlio venotu a vivere nella nostra carne, a morir per noi e
risuscitare;
o quella dello Spirito Santo che stato dato alla Chiesa.
- Tutto questo risultava e risulta ancora chiaro nelle celebrazioni del Battesimo o nella
rinnovazione delle promesse battesimali durante la Veglia Pasquale. Il Credo dialogato in
tre domane e risposte.
- Questo dialogo dice molto bene di chi stata la prima parola di questa alleanza. Si, la
prima parola, perch se la fede una risposta, essa suppone che Dio abbia parlato per
primo.
- Lidea che Dio abbia parlato allessere umano non cos obvia. Si tratta della difficile
questione della rivelazione


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3.7. Gli occhi della fede
- Espressione del teologo gesuita Pierre Rousselot (+ 1915): cercava di rendere conto della
maniera in cui latto di fede si compone con le ragioni di credere, senza mai per ridursi ad
esse.
- Latto di fede supera sempre in impegno e in contenuto le ragioni che si hanno di credere
o gli indizi e i segni che ci fanno credere. Il filosofo Maurice Blondel (1861-1949) diceva che
bisogna distinguere luso della ragione prima e luso della ragione dopo latto di fede
(Lettera sullapologetica 1990,49).
- Rousselot fa il paragone dei due poliziotti che lavorano sulla medesima inchiesta criminale.
Tutti e due medesimi indizi. Uno scopre lidentit del criminale, laltro niente. Che cose li
distingue? Un potere di sintesi e di intuizione che permette al primo di collegare gli indizi
tra loro e di fare di esse una catena coerente che porta alla convinzione di un colpevole.
- Lindizio realmente causa dellassenso che si d alla conclusione, ed tuttavia la
conclusione perceptia, che illumina il giudizio e gli da senso (Les yeux de la foi, 225).
- Che cosa svolge, per latto di fede, il ruolo dellintuizione sintetica e conclude al di l degli
indizi e proclama: Ho trovato? Una disposizione interiore, fatta di intelligenza e di libert
in cui la dottrina cristiana vede anche un dono di Dio, quella che in linguaggio classico viene
detta la grazia.
- Dio si interessa di me, io esisto per lui, dunque pu perdonarmi. Qui non vediamo
ladesione a tutto il contenuto della fede cristiana, bens unesperienza concreta che libera
dal suo ostacolo fondamentale e lo apre a un Dio che pu perdonarlo.

3.8. Certezza e libert della fede
- Secondo linsegnamento della Chiesa la fede nello stesso tempo certa e libera. Non c
una contraditio in terminis? Le cattive soluzioni consistono nel privilegiare un elemento con
detrimento dellaltro:
o Credete ciecamente, poi vedrete: linea volontaristica che non corrisponde
ad un movimento profondo della nostra esperienza.
o Prima cercate di vederci chiaro, cercate di capire, poi crederete: la linea
intellettualistica.
o Esiste una reciprocit tra la certezza e la libert. Pi io mi impegno nella fede,
pi vedo con una luce che mi da certezza. Pi io discerno la verit, pi io
voglio credere.
o Limpegno di libert aiuta a fare la verit. Siamo sempre in presenza della
reciprocit tra il soggettivo e loggettivo.

- Il nostro atteggiamento damore o di odio svolge un ruolo importante nella nostra libert.





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3.9. La conversione di Charles de Foucauld
- Ch. de Foucauld: Testimone della fede cristiana nel mondo musulmano che ha segnato i
primi decenni del secolo XX. Incontro al confessionale con P. Henri Huvelin (1838-1910) nel
1886. Perduta la fede si lasciato andare ad una vita dissoluta.
- Nausea. Matura un lavorio spirituale. Cerca di trovare la virt in maniera pagana.
Riffiuta cristianesimo. Affetto della cugina, Marie de Bondy forse questa religione non
proprio assurda.
- Alla chiesa di St. Agostino fa con frequenza questa preghiera: Mio Dio, se esisti, f che io
ti conosca. Si presenta al confessionale. Non venuto a confessarsi. Huvelin: Si metta in
ginocchio e si confessi. Lo manda a fare la comunione.
- Huvelin, no volontarista, ha capito la ricerca di quel giovane tormentato da unesitazione
fondamentale: non ho la fede, ma vorrei che mi si parlasse di Dio. Io non posso continuare
a vivere nella mia vita corrotta senza cercare il perdono.
- Il confessore laiuta a crsitallizzare in lui latteggiamento che aveva iniziato. Solo
nellesperienza benefica della confessione, la luce della fede poteva rivelarsi. Non appena
io credetti che esiste un Dio, capii che non potevo fare altro che vivere per lui.
- Questo non signifca che Charles abbia accettato dun colpo tutta la dottrina cristiana. Io
che avevo dubitato tanto, non credetti in un solo giorno. Il lavoro interiore continuer
lentamente.
- Il colpo di fulmine della confessione il culmine di un lungo divenire. Il seguito lo
porter, in una ricerca insaziabile di Dio, dalla Trappa di Notre Dame des Neiges fino a
Nazaret, poi dal Sahara a Tamanrasset.

3.10. La libert religiosa
- Questa libert profonda dellatto di fede fonda quella che il Concilio Vaticano II ha
chiamato libert religiosa (DH). Si tratta di un ambito cos intimo, cos profondo, che non
pu essere oggetto di alcuna coercizione, intesa in due sensi:
1. Nessuno pu essere impedito di agire in conformit con la propria coscienza e quindi a
praticare un culto religioso contrario ad essa.
2. Nemmeno pu essere impedito di agire in conformit con la propria coscienza e la
propria religione, secondo i limiti richiesti: bene comune, moralit, pace pubbliche,
rispetto della libert degli altri come dei membri della confessione religiosa in questione.

3.11. La fede, dono di Dio
- Perch la relazione delluomo con Dio passa per la fede invece di potersi dispiegare nella
chiarezza e nella sicurezza dellevidenza?
- Dio Dio e luomo uomo. SantAgostino: Se tu lo comprendi, non pi Dio. Nel
nostro desiderio di conoscere Dio c un rischio di idolatria: quello di costruire un Dio alla
nostra portata.
- Creder non pu che essere che un dono di Dio, perch solo Dio ci pu parlare di Dio. Lo
aveva gi detto Pascal: Dio parla bene di Dio.


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- Il sorgere dellidea di Dio e quindi della questione di Dio ha luogo in quella zona intima di
noi stessi che noi non padroneggiamo. Non possiamo padroneggiare neanche Dio!
- Latto di credere rientra in unesperienza religiosa del tutto originale. Il credent lo
interpreta come un dono gratuito offerto da Dio, un dono che lo supera e di cui non in
grado di rendere copletamente conto, ma un dono che egli accetta con tutta la sua libert.

3.12. Fede privilegio o fede offerta a tutti?
- Non parliamo di una situazione di inferiorit radicale nel non credente che non vede.
- Se la fede un dono gratuito di Dio allora ci sono quelli a cui data e quelli a cui non
data. Il che unaltra forma di ingiustizia. Io ritengo che le mie disposizioni di fondo siano
buone eppure non riesco a credere.
- Ma dono gratuito non vuol dire offerto solo ad alcuni. Un dono non meno gratuito per
il fatto di essere dato a tutti.
- La questione decisiva quella di sapere se io resto seriamente aperto alla ricerca della
verit. Lofferta di Dio, infatti, rivolta alla nostra libert e si iscrive nella nostra storia.
- La grande preghiera di Newman (1801-1890) non era forse di chiedere di non peccare
mai contro la verit? Daltra parte, ogni risposta di fede rimane condizionata dalla realt
religiosa del paese nel quale vivo.

3.13. Fede e violenza
- Siamo feriti a causa degli integralismi religiosi di ogni genere, musulmano, ebraico nonch
cristiano. Oggi il credere religioso viene accusato di mantenere se non di attizzare la
violenza tra i popoli.
- Laccusa gravissima, il proverbio: La corrupzione del migliore la peggiore delle cose
(corruptio optimi pessima). Si tratta di una perversione del senso del sacro. Il sacro una
espressione dellassoluto nelle nostre vite. un ambito in cui sono possibili solo il rispetto e
ladorazione. una tentazione forte, quella di identificare se stessi con questo sacro.
- La prima risposta allobiezione dunque il riconoscere, in spirito di pentimento, gli atti di
violenza, di crudelt, di ingiustizia, ecc. dei quali la mia religione, la mia Confessione
cristiana, si resa colpevole.
- La seconda risposta consiste nel riconoscere che la violenza religiosa lespressione del
peccato delluomo e che si esprime in altre violenze analoghe per molti altri motivi.

3.14. Alcuni motivi per non credere
- Abbiamo tentato di mostrare le ragioni per credere, ma non ci sono anche ragioni per
non credere? Andr Compte-Sponville enumera tre:
1. La sua prima ragione quella dellimmensit del male. senza dubbio la ragione
pi radicale.
2. La seconda la mediocrit dellinsieme degli uomini pi stupidi che cattivi.
3. La terza, pi sorprendente ma pi grave, che la fede in Dio e la religione
corrispondono troppo esattamente ai nostri desideri pi forti, che sono di non

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morire e di essere amati. un buon motivo per essere diffidente: una credenza che
corrisponde cos bene ai nostri desideri, c motivo di pensare che sia stata
inventata proprio per questo, per soddisfarci, per consolarci. la definizione
dellillusione.

Nessuna riflessione, nessuna dimostrazione pu procurare la fede ad un altro. Latto di
credere un atto umano che ha tutte le carte in regola. Esso corrisponde alla nostra
condizione umana la quale non ci permette di sfuggire alla necessit di dover credere in quasi
tutti i campi.
Questo atto, perfettamente giustificabile per la ragione, unesperienza umana
fondamentale e frutto di un incontro, fatto di grazia e di libert.