Sei sulla pagina 1di 4

Chiara Tinnirello - Universit degli Studi di Catania

Il teatro del concetto


di Chiara Tinnirello
Collana: Milleporte
Pagine: 108
Anno: 2009
Prezzo: 12,00 euro
ISBN-13: 978-88-7728-202-6

"Il teatro del concetto. Nietzsche e il dispositivo figurale" di Chiara Tinnirello.1

possibile oggi una (ri)lettura di Nietzsche che non sia una mera riproposizione di ermeneutiche
gi abusate? Forse s, e forse quanto tenta in questo pregevole saggio Chiara Tinnirello. La sua
esegesi di Apollo e Dioniso come concetti, ossia nomi propri che scavalcano la loro stessa
simbologia mitica per accasarsi nel calderone delle figure che trascendono il mero simbolismo per
significare qualcosa, esplicitamente desunta da Deleuze. La singolarit preindividuale e
impersonale permette di partire dallestetica nicciana senza fermarvisi, la miccia che innesca un
intero processo di quello che la Tinnirello definisce dispositivo figurale che consente niente
meno di uniformare concettualmente lintera opera di Nietzsche, forse la pi rapsodica
dellOttocento. Dioniso, dunque, come Apollo, una divinit, ma anche una figura, ma anche
una metafora, ma anche e soprattutto un concetto. Solo con questa consapevolezza si pu
veramente comprendere il nesso che lega tutta lopera di Nietzsche.

Introduzione

Chiara Tinnirello2

Il filosofo francese Gilles Deleuze ha parlato di Singolarit preindividuali e impersonali. Il
pensatore, restando negli argini dellidea di Singolarit, ha definito nomi propri le concrezioni
filosofiche, apparentemente biografiche, di Nietzsche. Il nome proprio, inteso da Deleuze, sarebbe
lo stile stesso di Nietzsche che dispone intensit, anzich astrazioni, sul nastro del pensiero che
come un registro, un supporto-corpo su cui iscrivere la propria singolarit messa in mostra,
operata dallo stile. Muovendo dallidea di Deleuze, lintera filosofia di Nietzsche appare sotto una
nuova luce, eccezionalmente univoca. La Nascita della Tragedia esibisce i nomi propri di Apollo e
Dioniso; questi generano uno stile singolare, sono dispositivi di pensiero. Lapparato mitico della
Geburt si avvale del concerto di questi nomi propri. Con tutto ci, Apollo e Dioniso, sono due
divinit pagane. Il politeismo, per natura molteplice, monta in figure i suoi pensieri, ogni concetto
ha il suo Dio: gli Dei sono concetti. Allora Apollo e Dioniso cosa sono?

Le divinit della tragedia sono costellazioni di una nuova genealogia dei concetti. Genealogico
intende essere un pensiero che arriva alla sua origine per negarla, smascherando il suo autore, il
Chi sta allorigine. Apollo e Dioniso potrebbero essere i dispositivi genealogici dello stile-pensiero
di Nietzsche; questo, come si detto, affida a nomi propri, a figure, lesecuzione del pensiero. Tale
pensiero montato in figure diviene una costruzione artista. La filosofia tragica, inscenata da Apollo
e Dioniso, sosta nel dramma, movimentando il concetto attraverso esposizioni Singolari, Tipiche.

Zarathustra una figura, il portavoce dellavvento del Superuomo (figura anchesso). Se il pensiero
nicciano si avvale di singolarit stilistiche (persino laforisma fende il concetto in disposizioni
tipizzate, univoche) allora Nietzsche ha ideato una nuova genealogia post/pre antropologica della
filosofia: il pensiero delle singolarit diviene lavvento di una soggettivit de-soggettivata,
spodestata della sua individualit e messa in grado di diventare evento, fenomeno. La partitura
mitica del pensiero di Nietzsche attesterebbe questo sfondamento nel

tragico, il ritorno della tragedia. Il Tragico, in qualit di dramma, attorializzato da Apollo, Dioniso,
Zarathustra sfoggia la Ripetizione delle Singolarit, il ritorno degli Dei. Le molteplicit divine sono i
concetti del pensiero di Nietzsche, per il loro tramite la filosofia perde il suo statuto monologico
(monoteistico e soggettivistico) classico e inaugura un creazione politeista dei concetti.

La genesi ontologica del dispositivo figurale nicciano la Potenza. Il vocabolario filosofico ci
consegna un impensato, il concetto di Potenza che Nietzsche ha attivato come Volont-di-potenza.
La Potenza ha una lunga storia. Si origina nella Metafisica di Aristotele, passa alla teologia
cristiana, ritorna in Spinoza, termina nel pensiero di Nietzsche, suggerendo una genesi, alternativa
al potere, del soggetto e del suo pro-getto di mondo. La Potenza rimanda al vocabolario
dellEssere, suggerisce la manenza irrelata, eppure mobile, dellEssere che sgrana se stesso,
esteriorizzando la sua energhea senza alcuna conformit con il piano di forze antitetiche che il
potere, con il suo gioco di alterit/ identit, deve istruire per esistere: la Potenza diversa dal
Potere, invoca larte. Lopera darte sussiste in se stessa eppure gode di uno sguardo esterno,
pura esteriorit e produzione; la Potenza lo stesso, si produce fuori, si potenzia (Lanima la
forma del corpo, dichiara Aristotele). La figura allora che pone in mostra il concetto, lo espone
fuori, figlia della Potenza, Arte.

La Volont-di-potenza nicciana un paradosso del pensiero. Una volont che vuole la Potenza
impensabile, il volere comunica un potere, una possibilit. Viceversa la Potenza non pu volere,
gi. Volont-di-potenza potrebbe allora esibire il paradosso del Volere che si rimette alla Potenza,
il gioco pericoloso di una Volont che si restituisce alla necessit: scatta il mito delleterno ritorno.
Riappare solo leffetto della Potenza, il movimento che pura esposizione esteriore, necessit di
produzione, arte, Figura.

Le figure del pensiero, infine, sussistendo senza Volont, prospettano il nuovo stile del mondo
inaugurato dalla Tecnica, deriva della storia, e dei soggetti che lhanno ideata. La Tecnica avvia la
modernit attraverso lo spaesamento ontologico delle sue invenzioni, dei mostri robotici, delle
protesi, delle possibilit im-possibili dellingegneria genetica. I Soggetti perdono la loro capacit di
azione, non possono pi concepirsi secondo i dettami della logica classica, per questa ragione
tornano a farsi stadi, segmenti della necessit che non si piega

ad alcuna legge, diventano tragici.

Il Ritorno della tragedia avvia la modernit che non si lascia conoscere, che rifugge la logica
progettuale del soggetto padronale e si schiude alle polivalenze del mito e delle sue divinit
amorali: ritornano gli Dei, le molteplicit anomiche dellignoto, lo spossessamento dellattore
tragico che si trova a fare senza sapere, immerso nel monstruum del reale.

Apollo, Dioniso e Zarathustra, cos come LAnarca di Ernst Jnger e Diogene il Kinico di Peter
Sloterdijk, sono stili del dramma del pensiero, figure dellaltra faccia del reale, larte, lartificio. Con
il tramite di queste figure, il pensiero ri-pensa il mondo, configurando unaltra pista dei concetti
per la fine dei soggetti, la via della potenza, delle Singolarit.


1 Prefazione A. Ferrero, postfazione D. Miccione, Nota in Poesia di P. Ristagno, copertina G.
Caviezel, A e B, Acireale Roma 2009, Collana Milleporte (direttore A. Di Giovanni).

2 Chiara Tinnirello, Universit degli Studi di Catania

Potrebbero piacerti anche