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MAX RENO

IL
COMMEDIANTE













Edizione elettronica a cura di
EvolutionBook
Max Reno Il Commediante

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Il telefono squilla. Il suono stridente, quasi sgradevole. Si ripete
con monotonia.
Guardo lapparecchio e indugio. Perch? Non lo so. Forse inerzia,
linerzia del mattino - perch mattino e il sole si ostina a colpire i
vetri della finestra - quando il reale ancora nebuloso e il ricordo di
certi sogni, di certe sensazioni oniriche ti attanaglia la memoria e
lotta contro la certezza di ci che e non potrebbe essere
diversamente. Locchio si posa su un insetto minuscolo - che nome
scientifico avr questo piccolo insignificante essere vivente che
colpisce la mia attenzione, sia pure per qualche attimo? - che scivola,
tanto veloce il suo cammino sulla parete, lungo un percorso
perfettamente verticale grigio sporco - le pareti della mia stanza
sono sporche, nessuno ha provveduto a rinfrescarle negli ultimi anni
ed io non ci penso neppure per un attimo tanto la stanza non di
mia propriet, ci sto a dozzina e il proprietario un tipo antipatico
con la faccia da gangster, mi ricorda Ed Robinson in un suo vecchio
film, il suo vestito nero a doppio petto con bottoni grigi e ha scarpe
a punta dal tacco consumato, fa il fruttivendolo e anche lo strozzino,
si comporta da giuda con tutti e viene da un miserabile paese del
sud - ; lanimaletto - dovrei chiamarlo insetto o meglio artropodo
per lesattezza scientifica, ma lesattezza non minteressa,
limportante farsi capire dagli altri allottanta per cento, il resto
un lusso di pochi fortunati che sanno quasi tutto di una buona parte
del tutto - allimprovviso cambia direzione e viene verso di me come
se unimprovvisa intuizione lo costringa a venire dalle mie parti,
probabilmente il caso che gli impone la deviazione, altrimenti sono
costretto a pensare che lanimaletto sia curioso di vedermi da vicino
e desideroso di dare vita a un qualche contatto di tipo umano -
Come sta, signor uomo?, Io sto bene, grazie, e lei, mio piccolo
amico?, Si vive, signor uomo, il nostro destino vivere pensando
alla morte, destino di ogni essere vivente, mi sono spiegato? -.
Il telefono continua a squillare.
Che rottura di balle! - esclamo.
Ora lanimaletto non minteressa pi, anzi scompare dal mio campo
visivo come se intuisca il mio rifiuto di ogni contatto, sia pure
amichevole, nei suoi confronti.
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Mi decido a rispondere. Non minteressa tanto ascoltare la voce che
tra qualche attimo mi parler quanto impedire alla soneria
dellapparecchio di torturarmi con quel suono prolungato e
sgradevole.
La voce che sto ascoltando asettica, leggermente metallica, con un
lievissimo difetto di pronuncia ,la esse appena sibilata.
E una donna che parla, forse una che conosco o che dovrei
conoscere perch lavora allagenzia.
In serata ci sar lavoro per te. C una signora che vuole un
accompagnatore
Quando mi servono soldi faccio laccompagnatore di donne sole, un
mestiere come un altro, per avvilisce un tantino tipi come me che
vorrebbero essere indipendenti da tutti e da tutto, mentre cos si
diventa schiavi a ore di qualche signora che spesso da compatire
per la sua solitudine.

La donna era l, sulla spiaggia, coperta da un telo biancastro pieno
di macchie di grasso, pesante, ruvido, al contatto con la pelle quasi
abrasivo, gettato pietosamente su quel mucchio di carne.
La donna doveva avere un enorme ventre pieno di acqua marina -
annegando doveva avere ingurgitato litri di acqua di mare - e sotto il
telo si notava quellimmenso ventre che doveva essere biancastro,
forse dello stesso colore del telo.
Io ero piccolo e correvo sulla spiaggia felice quando mimbattei in
quel mucchio di carne pietosamente coperto.
Alcuni uomini si aggiravano attorno al cadavere preoccupandosi di
nascondere ogni piccolo dettaglio del corpo, ma il telo non era
sufficiente a coprire tutto per cui i piedi, le braccia e i capelli della
morta erano quasi per intero visibili.
Non potendomi avvicinare perch gli uomini me lo impedivano e
tuttavia incuriosito, decisi di attendere loccasione propizia per
visionare da vicino il corpo dellannegata.
Trascorsero lunghe ore durante le quali la mia curiosit crebbe a
dismisura. Finalmente sullimbrunire gli uomini che erano rimasti a
guardia del corpo si allontanarono, forse per andare a mangiare, ed
io che ero rimasto nascosto dietro una duna di sabbia mi avvicinai
lentamente al cadavere e senza alcun timore alzai il telo.
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Ci che vidi mi terrorizz molto ma nello stesso tempo mi procur
una strana sensazione di dolore come se quel corpo appartenesse ad
una persona a me familiare e cara. Lo esaminai con attenzione, il
terrore e il dolore ben presto scomparvero lasciando il posto ad una
sorta dindifferenza verso quel non essere.
Laria circostante era ammorbata dal fetore della carne morta e
abbracciava il corpo con un alone invisibile la cui presenza era,
tuttavia, da me intuita.
Il viso era gonfio e sformato, le labbra grosse, livide e semiaperte - i
denti erano in parte visibili, bianchi, perfettamente allineati - gli occhi
vitrei leggermente appannati, dal naso colava una sorta di muco
scuro che, attraverso un tortuoso cammino, si portava oltre il mento
e scendendo lungo il declivio del collo si spargeva in piccole quantit
sulla sabbia. I capelli avevano unattaccatura piuttosto alta e
lasciavano scoperta la fronte alta segnata da qualche ruga appena
accennata. Erano scuri, ruvidi al tatto - li feci scorrere pi di una
volta tra le mie piccole mani - lunghissimi e coprivano un gran tratto
di sabbia.
Alcuni insetti si erano insinuati tra i capelli e ogni tanto comparivano
allo scoperto per poi eclissarsi alla mia vista nei grovigli inestricabili
di quelle masse scure.
Il corpo era nudo, i seni grossi e flaccidi, mentre i capezzoli erano
duri al tatto, li toccai con le mie manine incuriosito da quegli strani
bitorzoli scuri - tali mi parevano nella mia inesperienza - poi,
prendendone uno tra il pollice e lindice e sollevandolo, feci oscillare
il seno per qualche attimo, quindi, mollando la presa, lo feci ricadere
sul corpo.
Comera inerte e floscio quel seno! Dava proprio lidea della morte,
dellinterruzione di ogni vitalit.
Ma ci che mi colp maggiormente fu il ventre, enorme, mostruoso,
quasi a piramide, quasi un vulcano - lidea del vulcano me lo dette
lombelico, grande, slargato - mi sembrava innaturale nella sua
mostruosa goffaggine.
Con i miei piccoli pugni cominciai a tempestare quel ventre teso
come un tamburo quasi che volessi verificare lesattezza della mia
ipotesi che cio l dentro ci dovesse essere tanta acqua da poterla
farla uscire da qualche parte per mezzo di una vigorosa percussione.
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Un sordo rumore appena udibile si levava da quel tambureggiamento
e insistetti per qualche attimo fino a quando capii che non sarei
riuscito nel mio intento.
Smisi di percuotere il ventre e continuai ad osservare il corpo
dellannegata.
Le gambe lunghe dai polpacci muscolosi erano divaricate e
mostravano la peluria del sesso.
La pelle, sullintero corpo, era pallida con chiazze livide. Formiche
sinerpicavano velocemente sulle gambe, le braccia, le mani e i piedi,
si aggiravano sulle ampie superfici del corpo. Alcune tentavano
perfino la scalata del vulcano, mentre altre sinoltravano nel ricciuto
groviglio di peli che incorniciavano il sesso.
Ormai quel povero corpo non suscitava in me nessuna sensazione
particolare n di terrore n di compassione, era solo un enorme
giocattolo diverso dagli altri, unoccasione unica per giocarci un po.
Lidea che nel ventre dellannegata ci dovesse essere tanta acqua e il
desiderio di vederla uscire fuori mindussero a saltare sul ventre e a
comprimerlo pi volte con i miei piedini con una foga quasi
ossessiva.
Quando mi accorsi che i miei sforzi erano inutili e stanco di giocare
con quellinusitato giocattolo - e forse timoroso del ritorno degli
uomini - mi decisi a ricoprire il cadavere con il telo e ad allontanarmi
dalla morte. -


La voce continua a parlare:
Pi tardi passa dallagenzia. Avrai le istruzioni del caso. Chiaro?
La voce cessa di parlare.
Riappendo il ricevitore e ritorno a letto.
I raggi del sole entrano nella stanza mettendo a
nudo lo squallore che vi regna, socchiudo gli occhi per sfuggire al
forte chiarore che si diffuso per la stanza, poi li riapro e fisso il
soffitto.
Lintonaco presenta qua e l fessure, alcune sottili e simmetriche,
altre grosse e frastagliate. Chiudo gli occhi stringendo un po le
pupille, poi metto in moto la fantasia.
La rappresentazione imprevedibile, pittoresca, sontuosa. Dal nero
compaiono, provenienti da insondabili lontananze, motivi floreali dai
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colori pi diversi che sintrecciano in figure geometriche e in mosaici
sconosciuti alle possibilit umane.
Poi, allimprovviso, tutto ripiomba nel nero, nel nulla.
Mi piace questo giochetto e lo ripeto fino a quando gli occhi
cominciano a bruciarmi e a lacrimare.


Era stato un brutto sogno, un incubo.
Quellessere spaventoso tra lumano e il fantastico si sporgeva dalla
finestra che potevo scorgere dalla mia camera e mi fissava
intensamente. Pareva che volesse inviarmi un messaggio, qualcosa
di molto importante per me.
Quando mi svegliai, mi accorsi che sudavo abbondantemente e il
terrore del buio mi travolse.
Corsi alla ricerca dei miei genitori nella camera accanto e solo la loro
presenza valse a tranquillizzarmi un po.
Cosa voleva dirmi quello strano essere? Perch il ricordo di quel
lontano incubo si riaffaccia ancora ora alla mia mente? -.


Lacqua che scivola sul mio corpo cancella ogni traccia di sogno.
Ora il reale pi che mai percettibile attraverso la gradevole
sensazione di freschezza che mi pervade tutto.
Lacqua viene gi dalla doccia fitta, a pioggia e posso distinguere le
centinaia di gocce che scivolano velocemente sulla mia pelle.
Esco dalla doccia che occupa una piccola parte della mia stanza -
un lusso che pago caro, infatti laffitto molto alto in rapporto alle
dimensioni e alla decenza dellambiente - e osservo il ruscelletto
dacqua che scorre dalla pedana di legno diffondendosi sul
pavimento a velocit sostenuta. Mi dilungo nella ricerca del sapone
che scivolato sotto la pedana, lo recupero e lo rimetto nellastuccio
di plastica rosso. Asciugo con uno straccio il ruscelletto dacqua,
indosso un accappatoio di spugna giallastra - ormai vecchio e in
pi parti le fibre di spugna sono assai malandate, logore per un
naturale processo dinvecchiamento - apro la finestra e mi lascio
inondare dai raggi del sole. Guardo il sole per qualche attimo - mi
piace fissare lenorme astro e cercare di resistere il pi possibile al
suo accecante potere, sfidarlo in un impari duello - , chiudo gli occhi
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- ho la netta sensazione di vedere un sole in negativo con i contorni
splendenti - , li riapro riadattandoli alla luce, guardo il cielo,
azzurro con rade nuvole bianche dalle forme un po strane - chiss
perch le forme delle nuvole appaiono sempre un po strane ad un
osservatore umano - la profondit del cielo mi getta per qualche
attimo in uno stato di profonda angoscia - come se sentissi sopra
di me il peso delloceano Pacifico, una sensazione opprimente - ,
alcuni uccelli sfrecciano davanti a me diretti chiss dove e alla ricerca
di chiss che cosa.
La mia stanza allultimo piano di un palazzo in puro stile liberty ed
un ottimo posto di osservazione.
Sopra di me c solo il tetto con qualche antenna televisiva. Il
palazzo ha un aspetto fatiscente, esternamente lintonaco
screpolato e in qualche tratto venuto via, il portone, enorme, lotta
disperatamente contro il tempo, landrone immenso e sporco, vi
sono due grossi bidoni per rifiuti, la guardiola del custode vuota - il
custode morto da qualche anno e non stato ancora rimpiazzato -
le scale ampie con gradini alti ricoperti da un sottile strato di
sudiciume - vengono lavate una volta al mese da una donna ad ore-,
lascensore rotto da tempi immemorabili e giace nella sua gabbia
ricoperta di ruggine, le pareti sono screpolate, sporche, ricoperte da
scritte volgari, devo salire almeno centocinquanta scalini per arrivare
alla mia stanza.
Sotto la mia finestra c una grondaia ricoperta da muschio verde,
sotto, la pietra sbocconcellata dallumidit, dagli organismi vegetali
e dagli elementi, mi piace guardarla, riconoscere le colonie di
muschio che si sono installate da anni su quel territorio e che di
mese in mese si estendono sempre di pi.
A volte un passero, un piccione o un altro tipo duccello si poggia per
qualche attimo sulla grondaia cercando quelle briciole di pane che
coscienziosamente depongo ogni giorno su quel lembo verdastro di
pietra. Per non sono riuscito finora a fare amicizia con loro, mi
temono eppure sanno che il cibo che trovano proviene da me.
Nonostante la mia buona volont incuto diffidenza negli uccelli e
forse negli uomini dal momento che non ho molti amici degni di
questo nome.

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Giocavamo spesso insieme a pallone, alla guerra, andavamo per i
campi alla ricerca di nidi di uccello e sulle rive del mare a prendere i
granchi con le mani.
Era un bambino pi giovane di me di un paio danni, piuttosto
gracile, poco espansivo.
Fu lunico mio vero amico per un certo periodo di tempo, poi le
nostre famiglie ebbero destini diversi e si divisero.
Ora cincontriamo di rado e non siamo pi amici come prima -.


Laria fredda del mattino scivola sulla mia pelle al di sotto
dellaccappatoio, la sensazione di freddo intensa, mi viene la pelle
doca, starnutisco pi di una volta, perci socchiudo i vetri e vado a
prepararmi il caff.
In un angolo della stanza, su un tavolino metallico con piano di
marmo - un rettangolo di marmo grigio con venature nere, gialle e
rossastre, con un angolo scheggiato e una profonda
lesione longitudinale - ho sistemato un fornelletto elettrico e me ne
servo per prepararmi la modesta colazione mattutina - un caff, a
volte vi aggiungo un po di latte se mi ricordo di comperarlo.
Do uno sguardo in giro alla ricerca della piccola caffettiera - sono
molto disordinato e non riesco a mettere gli oggetti che uso
normalmente al loro posto consueto -, di solito la metto sullo scaffale
che ospita qualche libro - non mi piace leggere e perci lo scaffale
semivuoto -, questa volta al suo posto - sar un caso,
evidentemente -, seminascosta da un grosso dizionario dinglese
dalla copertina blu ancora nuovo - a volte faccio traduzioni
dallinglese per conto di qualche ditta, sono un autodidatta e credo di
avere imparato linglese presto e bene anche se non riesco a parlarlo
decentemente per mancanza desercizio, anzi, quando tento di
parlare in inglese mi dicono che ho laccento di Oxford, ma chiaro
che si tratta di una presa in giro. A proposito del dizionario mi viene
in mente che devo restituirlo alla biblioteca la prossima settimana,
altrimenti non me lo prestano pi e in quanto a comperarlo non se
ne parla neppure perch nuovo costa un mucchio di soldi ed io
normalmente non ne ho, ma se ne avessi non comprerei certo un
grosso dizionario dinglese.-, il caff macinato si trova in un
sacchetto di carta tra due bottiglie di wishy semivuote (un Haig e un
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Ballantines), hanno una storia queste due bottiglie, me le ha
regalate due settimane fa una ragazza, una che fa lamore con me
spesso, ha quindici anni e frequenta la scuola media, ma una
donna gi fatta, un bel pezzo di ragazza di nome Gianna, penso di
essere stato io il suo primo uomo, dico penso perch la prima volta
feci una faticaccia ad entrare dentro di lei, per non usc neppure
una goccia di sangue, la Gianna mi ha detto che prima del mio non
aveva mai visto un membro maschile, neppure su un giornale
pornografico, lei del resto ha studiato dalle monache fino allanno
scorso e la televisione non la vedeva quasi mai e non poteva leggere
la roba che le ragazze della sua et leggono normalmente.
Infilo un cucchiaino nel sacchetto di carta, riempio la caffettiera di
caff - a volte mi dimentico di metterci lacqua e allora si brucia la
guarnizione di gomma -, avvito con energia - a volte con rabbia
quando sono di umore nero -, deposito la caffettiera sul fornelletto,
infilo la spina e aspetto di vedere i cerchi concentrici incandescenti -
questo fornelletto consuma un sacco di energia elettrica , per non
posso sostituirlo con nessun altro aggeggio.
Sto l ad aspettare che il caff venga su, con laccappatoio che mi si
apre sul davanti - non mi piace stringere la cintura, mi d fastidio
perch ho limpressione di non respirare come dovrei - ed i piedi nudi
sul pavimento. Finalmente il sibilo familiare e le nuvolette di fumo
biancastro mi avvertono che il caff pronto. Lo verso cos com,
cio bollente, in una tazzina - i disegni che si possono ammirare su
questo manufatto sono soggetti floreali stilizzati dai tenui colori con
predominio del celeste, peccato che il manico si sia spezzato nella
parte centrale per cui ora restano due poveri tronconi biancastri, uno
superiore, breve e rettilineo, uno inferiore, lungo e arcuato verso
lalto -, lo zucchero appena - altrimenti laroma del caff si perde
nella banalit del dolciastro - e poi lo bevo tutto dun fiato, se mi
possibile - spesso il caff bollente mi procura una sgradevolissima
sensazione di bruciore allo stomaco che mi scombina la degustazione
di questa bevanda, purtroppo limpazienza di bere il caff, cresciuta
a dismisura durante la rituale attesa davanti alla caffettiera,
mimpedisce di prendere nella dovuta considerazione la sgradevole
eventualit or ora ricordata. Sciacquo la tazzina nel lavandino, - non
mi piace vederla sporca, sarebbe un oltraggio alla bellezza del
disegno e alla purezza dei colori - e la rimetto al suo posto - mi serve
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da soprammobile e qualche volta, non dovrei dirlo, da portacenere.
Svito la caffettiera, getto il caff sfruttato nel lavandino, lavo il tutto
e lasciugo con uno straccio bianco. Con la mano, aiutandomi con il
getto dellacqua, mando via i residui che si sono depositati sul
lavandino - fanno un certo effetto tutti quei puntini scuri sul bianco
un po opaco della porcellana.
Mi accosto allo specchio posto sul lavandino e mi guardo passandomi
una mano sul mento.
Devo farmi la barba, questa sera devo essere presentabile, mi dico,
cercando di trovare una valida giustificazione per unoperazione che
non mi garba. Con la riluttanza di sempre mi inumidisco la faccia con
quel poco di acqua tiepida che arriva tra mille difficolt fino al mio
rubinetto, premo la valvola della bomboletta spray raccogliendo tra
le dita della mano destra un bel po di schiuma istantanea candida
come la migliore neve montana, me la passo sul mento e sulle
guance con studiata lentezza - forse questo lunico atto
delloperazione barba che non mi sgradito -, poi lentamente passo
il rasoio di sicurezza sulle superfici innevate - si fa per dire -
asportandone ampi tratti che faccio sciogliere sotto il getto del
rubinetto.
Nonostante ogni accortezza, spesso non riesco ad evitare tagli pi o
meno sanguinosi - ho la pelle molto delicata che si rompe facilmente
sotto lazione della lama - e allora mi attardo a guardare i rivoletti di
sangue che si aprono la strada tra la coltre bianca della schiuma - un
effetto estetico non trascurabile - fino a che il bruciore della piccola
ferita non mi richiama alla realt.
Ora che il mio viso ritornato liscio - mi piace passarmi
delicatamente il palmo della mano sulle guance rasate e trattate con
il dopobarba, la sensazione di fresco veramente gradevole -,
esamino allo specchio leffetto generale della rasatura.
Sono soddisfatto del mio viso - non bello nel senso estetico della
parola perch ho il naso un po grosso, virile senza dubbio, le labbra
leggermente tumide e le orecchie un po a sventola, per nel
complesso ho una certa aria che affascina le donne e che mi
consente di campare alle loro spalle.
Tre colpi ritmici bussati alla porta interrompono le mie
considerazioni.
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E la Gianna, solo lei pu bussare tre colpi alla mia porta - glielo ho
detto io di fare cos, non ricordo per quale motivo, forse per creare
una certa atmosfera, chiss.
Apro la porta, proprio lei, la invito ad entrare con un cenno della
mano. Le sorrido, la bacio sulle labbra, rapidamente, poi chiudo la
porta.
La Gianna ora accanto a me, mi porge un cornetto avvolto in un
tovagliolino di carta e una bottiglia di latte da un litro - quando la
ragazza viene a trovarmi di mattina non dimentica mai di portarmi
un cornetto e una bottiglia di latte.
- Buongiorno, commediante - mi dice, sorridendo.
Il sorriso molto affascinante, le labbra carnose scoprono denti
bianchi sani e ben allineati, potrebbe fare la pubblicit a qualche
marca di dentifrici, eccitante quando pronuncia la parola cheese,
glielo ho insegnato io a pronunciare questa magica parola, le ho
detto che le attrici pi belle e pi famose del cinema, quando
sorridono, pronunciano cheese, ci vuole stile a dire cheese, le ho
anche detto, poche riescono a ripetere la parola magica nella dovuta
maniera e ad ottenere un risultato apprezzabile.
Depongo il cornetto e la bottiglia sul piano di marmo, la invito a
sedersi sul letto ancora sfatto - di sedie ne ho una sola ed
stracarica di vestiti.
- Cosa fai di bello, commediante? - insiste la Gianna appoggiando lo
zainetto pieno di libri a terra accanto al comodino.
Mi chiama commediante perch dice che mi piace recitare e che
riesco a sostenere bene ruoli diversi. Certo una sua idea, ma forse
non del tutto sballata. C qualcosa di istrionico nel mio
comportamento - vado a cinema spesso e mi piace copiare certe
pose divistiche - e non di rado assumo atteggiamenti lungamente
studiati allo specchio per fare presa sulle signore che accompagno,
probabilmente si tratta di una specie di artefatto psicologico per
vincere la mia naturale timidezza.
Non le rispondo subito, mi verso del latte in un bicchiere e lo
assaggio gustandone la freschezza.
- Posso trattenermi poco, oggi. Fra unora iniziano le lezioni.
Si stende sul letto divaricando le gambe. E una donna ormai fatta, la
Gianna. Ha capelli castani molto chiari, lunghi fin oltre le spalle, un
corpo slanciato, seni sodi ben sviluppati, gambe lunghe e piedi un
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po grandi. Gli occhi sono azzurri, le ciglia lunghe e curate, la pelle di
un bianco avorio senza alcuna traccia di acne giovanile.
Oggi indossa una camicetta scollata, un maglioncino color pervinca
e una gonna scozzese pliss, porta tacchi alti che slanciano ancora di
pi il suo giovane corpo.
La Gianna mi guarda senza parlare, poi mi fa cenno di baciarla.
Depongo il bicchiere, mi asciugo la bocca con il dorso della mano, mi
siedo sul letto allaltezza del suo bacino e mi chino a baciarla.
Lei mi stringe forte forte, i suoi baci sono perfetti, la lingua
mobilissima cerca inesplorate zone erogene. Poi allimprovviso si
stacca da me.
- Vorresti fare lamore, commediante? - me lo chiede con
naturalezza, ormai abbiamo fatto lamore almeno una decina di
volte.
- Certo che vorrei. Non lo vedi? - le faccio, indicando laccappatoio
che si completamente aperto sul davanti.
- Lo vedo - la sua risposta, sorride con furbizia .
- Purtroppo non se ne fa niente, almeno per oggi - aggiunge,
sospirando - Abbiamo poco tempo a disposizione. E poi, lo sai,
quando faccio lamore sudo e divento rossa in viso. A scuola se ne
accorgerebbero, forse.
- Perch non fai sciopero oggi? Ci sar pure un motivo per
scioperare- le dico nel vano tentativo di farle cambiare idea (ormai la
conosco bene, quando prende una decisione irremovibile).
- Non posso. Ho il compito in classe di matematica. Devo proprio
farlo bene, altrimenti rischio un pessimo voto sulla prossima pagella.
Quando parla cos, mi fa tanta tenerezza, perch una bambina
cresciuta nel fisico, gi esperta nei giochi del sesso ma ancora legata
al mondo ingenuo delladolescenza.
- Mi dispiace proprio - le dico sinceramente deluso - Ci avevo fatto
un pensierino.
Mi prende il viso tra le mani e lo avvicina al suo. Mi sfiora le labbra,
poi, inclinandomi il viso, mi bacia il lobo dellorecchio destro. Per un
attimo la sua lingua mi inumidisce lorecchio.
Ho un brivido di piacere, un attimo.
- Domani pomeriggio - mi fa quasi per risollevarmi il morale - Ti va
domani pomeriggio? Ti prometto che mi avrai per almeno tre ore.
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Faccio un cenno dassenso con la testa. Infilo la mano sotto il
maglioncino, le sbottono la camicetta e le accarezzo i seni - non
porta il reggiseno come tante ragazze della sua et.
Le sfioro i capezzoli delicatamente e la Gianna ha un brivido che
avverto nettamente.
- Smettila! - mi dice, allontanando la mia mano - Se mi ecciti, mi fai
star male tutta la mattinata. Proprio oggi che ho il compito di
matematica.
Mi afferra la mano incriminata, se la porta alle labbra e me la bacia.
- Non mi hai mai chiesto se i miei genitori sospettano la nostra
relazione - mi dice in tono serio. Facendo pressione sulla sponda del
letto si intanto liberata delle scarpe che cadono sul pavimento con
rumore.
- Non mimporta se i tuoi sappiano o meno della nostra relazione. E
una faccenda di secondaria importanza, non credi?
- Pu darsi. Ma per i genitori il discorso diverso nel senso che essi
hanno una certa responsabilit nei confronti dei figli.
Ci sono dei momenti in cui la Gianna prova un certo rimorso per la
relazione che ha con me. Almeno cos credo.
- Una volta mi hai detto che tua madre ha un amante, un ragazzo
della mia et.
- Ce lha il ragazzo, vero. Ma forse la colpa di mio padre.
- La trascura?
- B, lui un tipo che pensa solo a fare soldi. Lavoro e basta.
Capisci?
Quando la Gianna parla dei suoi genitori, e lo fa raramente, il suo
tono severo, sembra che voglia rimproverarli per la loro condotta.
In fondo la ragazza ha una morale ben salda di tipo tradizionale e
perci, a volte, si rimprovera di non comportarsi come molte ragazze
della sua et che pensano pi ai problemi scolastici che ai rapporti
sessuali.
- Mi piacerebbe conoscere tua madre - dico, tanto per sdramatizzare-
Deve essere una bella donna come te
Non mi fa terminare la frase che mi ficca le unghie - sono lunghe,
ben curate, ricoperte di smalto rosa - nelle mani. E gelosa e spesso
mi piace toccare il tasto della gelosia.
- Provaci! - mi dice, mostrando i denti.
- Ad ognuno il suo - il mio commento.
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Lei mi sorride, sembra ritornata distesa e tranquilla come prima.
Guarda lorologio da polso.
- Posso restare ancora una ventina di minuti, maschiaccio.
Si alza dal letto, sinfila le scarpe, si accosta allo specchio
ricomponendosi i capelli.
- Sono bella, vero? - mi chiede guardandosi nello specchio con
civetteria femminile.
- Certo, sei bellissima - un complimento che accetta sempre
volentieri.
La presenza della Gianna turba notevolmente il mio equilibrio
mattutino. Lei se n accorta, le dispiace dovermi lasciare in questo
stato di eccitamento non soddisfatto. Deve saperlo per esperienza
che duro non potere soddisfare i sensi eccitati.
- Sdraiati sul letto, maschiaccio. Cercher di lenire le tue pene.
Mi sorride e mi strizza locchio.
Non mi faccio ripetere linvito e mi stendo sul letto. La Gianna mi
toglie laccappatoio, ora sono completamente nudo, laria che
penetra dalla finestra semi aperta, fresca, mi procura una gradevole
sensazione di leggerezza.
La Gianna con arte istintiva fa scivolare le dita affusolate sulla mia
pelle, dolcemente, con grande delicatezza. Socchiudo gli occhi, ora
avverto le labbra che si poggiano su certe zone erogene del mio
corpo sfiorandole appena, ora invece la lingua che scivola sui
capezzoli soffermandosi per qualche attimo - il tempo scelto con
rara abilit, forse esiste in questi istanti una specie di comunicazione
telepatica tra noi due per cui la Gianna riesce a cogliere i miei pi
intimi desideri - poi parte allassalto - si fa per dire, perch la sua
lingua agisce con la delicatezza di sempre - di altri obiettivi fino a
quando si sofferma sul membro.


Salivo la scalinata ed ero tutto emozionato. Non avevo mai visto,
prima di allora, un bordello. Il palazzetto, allesterno, aveva un
aspetto pretenzioso piccolo-borghese. La prostituta, una bella donna
alta vestita in abito da sera - era verde, lungo, ricco di veli -, mi
precedeva ancheggiando sui tacchi alti. Poi mi fece cenno d'entrare.
Si tolse labito da sera e si sedette nuda sul letto a due piazze. Mi
disse di lavarmi il membro - aggiunse che ligiene necessaria nei
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rapporti sessuali in quanto evita molte malattie veneree - e mindic
il lavandino. Mi sentivo uno straccio, quella donna mi turbava e
mintimidiva nello stesso tempo, non avevo avuto rapporti completi
prima di allora, non sapevo come comportarmi, la prostituta non era
in vena di dare consigli, sembrava che avesse fretta, voleva che
pagassi per una doppia- forse intuiva che avrebbe dovuto
lavorarmi pi del previsto. Mi lavai il membro con cura, lacqua era
calda, cera un piccolo asciugamano attaccato al muro. Quando mi
avvicinai alla prostituta, capii che senza aiuto non avrei fatto niente.
Tutto si era bloccato dentro di me, il membro pendeva inerte ed io
deglutivo nervosamente. La donna, senza tanti complimenti, afferr
il membro con la bocca - era grande, i denti irregolari, le labbra
carnose e rosse, si era data il rossetto poco prima di entrare nella
stanza - e cominci a tirarlo su e gi fino a quando non lo vide
diventare turgido ed eretto. Poi con rapidi colpi di lingua - non vi era
delicatezza in quei movimenti, erano meccanici, impersonali -
cominci ad accarezzarlo dapprima lentamente poi con una certa
foga. Quando lo liber dalla presa, lo tocc quasi a tastarne la
durezza - era curioso vedere il membro ricoperto di rossetto,
sembravano macchie di sangue - poi minvit a penetrare in lei. -

Ora provo un piacere intenso, la lingua avvolge il membro in una
rete di caldi abbracci, scivola decisa - ma con quanta delicatezza! -
sulla carne, ora le labbra stringono il membro quasi a volerne
valutare la durezza, ancora la lingua, piccoli baci, il piacere
sintensifica, sono sul punto di venire.
La Gianna si stacca da me allimprovviso e va a sputare nel
lavandino.
- Cavolo! Perch non mi hai avvertita che stavi venendo? - sembra
arrabbiata, continua a pulirsi le labbra con un fazzolettino.
- Mi dispiace - le dico - Unaltra volta ti avvertir in tempo.
Mi alzo, indosso laccappatoio e vado a lavarmi il membro.
- Vuoi un po di latte? - le chiedo indicando la bottiglia.
- S, dammene mezzo bicchiere. Ho in bocca quel certo sapore.
Sorride. E bella, la Gianna, soprattutto ora che sono ancora sotto
leffetto dellorgasmo.
Le porgo il bicchiere di latte, la Gianna lo beve lentamente,
sciacquandosi la bocca, poi ne sputa un po nel lavandino.
Max Reno Il Commediante

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- Tutto a posto? - le chiedo ad un tratto.
Mi sto ricordando che devo darle alcuni pregnancy tests che ho
comperato in farmacia.
Sul momento non capisce, quando le faccio vedere la confezione che
gi conosce, sorride.
- Tutto a posto. Almeno per ora. Speriamo che le cose vadano
sempre bene.
- Ti dispiacerebbe restare incinta? - la mia domanda volutamente
provocatoria.
- Certo che mi dispiacerebbe. Ma non accadr. Le pillole sono sicure.
Me lo ha detto un amico medico.
- E quello che ti fornisce le pillole? - faccio finta di essere geloso, le
fa piacere che io sia geloso dei suoi amici - Non mi piace che lui
sappia
- Non sa un bel niente. E poi non il mio tipo.
Cerca di rassicurarmi sulla sua fedelt.
Poi, quasi soprappensiero, aggiunge:
- Un amico medico sempre utile.
- Per abortire?
- Sei tremendo, a volte.
- Abortiresti se fosse necessario?
Tace. E incerta se considerare laborto un peccato, come le hanno
insegnato le monache.
Si stringe nelle spalle.
- Pu darsi. Mia madre ha abortito una volta, qualche anno fa. Me lo
ha detto di recente mentre si parlava di aborto.
- Si sente in colpa tua madre per avere abortito?
- Uffa, sei uno strazio.
Quando usa queste espressioni vuol dire che largomento troppo
complesso e le risposte troppo impegnative per lei.
- Rispondi. Si fa per parlare - insisto.
- Non so cosa lei abbia provato. Non me ne ha parlato. So solo che
amareggiata perch il suo confessore le nega lassoluzione. Sai, per
la Chiesa peccato abortire.
- Lo so. Ma vedrai che cambieranno idea con il tempo - mi piace fare
previsioni - Siamo in troppi sulla terra. E non ci sar pi posto per
tutti.
Max Reno Il Commediante

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La Gianna scrolla le spalle, a questo punto il discorso va oltre i suoi
interessi immediati e perci bisogna chiuderlo.
Raccatta lo zainetto con i libri, mi d un bacio sulle labbra, apre la
porta e mi dice:
- Domani mattina ti telefono.
Mi fa un cenno di saluto con la mano, mi sorride unultima volta, poi
chiude la porta dietro di s.

Max Reno Il Commediante

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Sono trascorsi alcuni minuti dal momento in cui la Gianna mi ha
lasciato e gi mi pare che sia trascorsa uneternit.
Ho bisogno della Gianna, del suo giovane corpo, mi piace vederla
soddisfatta dopo lorgasmo, uno spettacolo incomparabile della
natura.
Accidenti, qualcuno sta bussando alla porta, con insistenza.
Indosso la camicia rigata che vedo appoggiata sulla sedia, minfilo un
paio di pantaloni, i primi che mi capitano a portata di mano, poi,
lanciando qualche imprecazione allindirizzo del nuovo visitatore,
apro la porta con cautela.
E lui, luomo dal vestito nero, quel bastardo del mio locatore.
Sembra seccato, gli occhi mi fissano in maniera strana, di sbieco,
solo ora mi accorgo che luomo un po strabico.
Si mordicchia le labbra, sembra pronto a lanciarmi una fiumana di
accuse e di rimproveri. Tira su con il naso, mi punta contro lindice
della mano destra, mi sfiora, mi ritraggo distinto, quel dito grigiastro
e grinzoso mi ripugna.
Poi mi faccio forza e con un gesto lo invito a varcare la soglia. Lui,
dal canto suo, ha gi piazzato il piede destro al di l della linea di
demarcazione tra il pianerottolo e lingresso della mia stanza.
- E allora, giovanotto?
Le parole gli escono fuori con difficolt, la cadenza mi
insopportabile.
- Dica pure, bravuomo.
Spero che capisca il retroterra psicologico della parola bravuomo
ma mi rendo conto di chiedere un po troppo ad un cervello cos
limitato.
Credo che non capisca il significato della parola humour.
Lui mi guarda quasi risentito, mi scansa con una mano, fa qualche
passo allinterno della stanza lanciando sguardi indagatori e ansiosi -
ansiosi, perch? teme forse qualche mia reazione imprevedibile? - ,
si accosta al letto disfatto, sembra volere ritornare sui suoi passi,
cambia idea, mi si accosta pi vicino. Ora il suo alito sgradevole
incombe su di me come unoscura minaccia.
Max Reno Il Commediante

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- Giovanotto, quando ti decidi a pagarmi gli arretrati?
Il suo sguardo decisamente minaccioso. Il tono confidenziale che
usa sempre nei miei riguardi mi intollerabile, in fin dei conti non
abbiamo nulla da spartire e tutto sommato un po di rispetto me lo
merito, non vero, bastardo?
- Temo di non capire - gli rispondo, fingendo di non comprendere il
significato delle sue parole.
- Mi devi tre mesi di affitto arretrato, giovanotto - insiste rozzamente
- Non fare il finto tonto.
Tace per qualche attimo, poi aggiunge:
- Paga e basta.
Vuole a tutti i costi ricordarmi il peso del mio debito, forse ci prova
gusto a mettermi in mora e in imbarazzo.
- E allora?
Mi viene da ridere, non riesco a trattenermi, tramuto il riso in un
sogghigno.
- E allora mi devi pagare. E subito. Altrimenti
Alza il braccio verso lalto quasi ad attirare su di me lira di qualche
potenza infernale.
Non gli rispondo subito, mi piace ponderare ogni parola che uso,
soprattutto in casi come questi.
Finisco di vestirmi, mi aggiusto la cravatta regimental che uso
normalmente con il blazer, mi pettino con cura guardandomi allo
specchio, in altre parole ignoro volutamente la sua presenza.
Lui rimane sconcertato e se ne sta l, fermo a mezzo metro dalla
soglia, nellinterno, e mi osserva con unaria da cretino.
Poi, finalmente, mi volto verso di lui, gli do un colpetto sulla spalla,
con affabilit, e gli dico:
- Mi ascolti, bravuomo. Oggi come oggi non possiedo la somma che
lei pretende da me. Tuttavia (minterrompo per creargli una certa
atmosfera di suspense) tuttavia le prometto che entro i prossimi
giorni avr quanto mi chiede. Parola di
Lui si soffia il naso, ha capito che con me le maniere forti non
producono alcun effetto, cerca di darsi un contegno, si mette le mani
in tasca guardando pensosamente verso la finestra.
Un raggio di sole lo colpisce in mezzo agli occhi costringendolo ad
abbassare lo sguardo.
- Parola di- ripete con una certa delusione.
Max Reno Il Commediante

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Forse vorrebbe aggiungere qualcosa di offensivo nei miei riguardi ma
ci rinuncia. Evidentemente teme una mia reazione pi che
giustificata.
- E lultima volta che vengo a ricordarti il tuo debito - mi dice con
una certa cattiveria nella voce - La prossima volta ti sfratto senza
tanti complimenti. Hai capito? Ti sfratto.
Mi gratifica del solito gesto ammonitore.
Alzo le spalle come risposta.
- Credo di essere stato chiaro, giovanotto.
Senza salutarmi varca la soglia e sparisce alla mia vista.
Con un calcio chiudo la porta, energicamente.
Anche il sordo rumore che ne segue vale a ricordargli il mio stato
danimo.
Mi cambio i pantaloni, ne infilo un paio di flanella pura lana, indosso
il blazer blu notte che fa tanto Bond Street, mi aggiusto la cravatta,
do una lustratina agli stivaletti a punta ultima moda, mi guardo allo
specchio compiaciuto.
Scendo le scale sporche con passo elastico, le parole delluomo dal
vestito nero mi hanno messo
di buon umore. Larretrato? Glielo pagher in qualche modo.


Il denaro era l, nel cassetto del bancone, in biglietti di banca
consunti dalluso. Denaro di operai, impiegati, casalinghe. Assieme a
Carlo li contai almeno due volte. Era un sacco di denaro. Nella
tabaccheria regnava loscurit pi assoluta. Erano le due di notte e la
guardia notturna sarebbe passato solo tra una ventina di minuti.
Lidea di alleggerire il tabaccaio era venuta a Carlo. Lui conosceva
bene lubicazione dei locali, le abitudini del tabaccaio e il percorso
compiuto abitualmente dalla guardia notturna durante il suo giro
dispezione. Attaccammo la tabaccheria nel suo punto pi debole,
una vecchia finestra che immetteva nel retrobottega e che si elevava
a poco meno di due metri da terra, nel cortile interno di un vecchio
palazzo abitato da famiglie di operai. Non ci fu difficile forzare la
vecchia finestra e penetrare nellinterno. Lincasso era nel cassetto
del bancone perch il tabaccaio riteneva quel posto il pi sicuro tra
tutti, meglio di una cassetta di sicurezza nella banca pi protetta.
Non facemmo alcun rumore e la luce della lampada tascabile di Carlo
Max Reno Il Commediante

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proiettava strane ombre sulle pareti della tabaccheria. Forzare il
cassetto e asportarne il contenuto fu un affare di pochi minuti.
Quando uscimmo, tremanti ma soddisfatti, attraverso la vecchia
finestra ci parve di avere conquistato il mondo. Avevamo in tasca un
sacco di denaro. Nessun rimorso per quanto avevamo fatto, eravamo
tranquilli al cento per cento. Naturalmente, nel corso della giornata,
ci fu un certo andirivieni di gente curiosa e comparvero anche alcuni
poliziotti ben intenzionati a scoprire gli autori del furto. La
conclusione di quella storia fu che il tabaccaio cambi le sue
abitudini, la polizia dovette archiviare il caso attribuendo il furto ai
soliti ignoti e noi, a poco a poco, con oculatezza, spendemmo il
frutto della nostra impresa. -.


Ho bisogno di un nuovo rasoio di sicurezza, il vecchio da gettare
via.
Entro in un supermercato di grandi dimensioni, un gigante nel suo
genere. Tutto in bella mostra, le luci abbagliano il cliente, lo
ipnotizzano, tutto architettato in modo da costringerlo a comperare
anche ci che non gli occorre creandogli bisogni illusori.
Probabilmente Marcuse del mio stesso avviso. Liquidiamo la
pubblicit , gli spot televisivi, i vari persuasori pi o meno occulti e
avremo liquidato la societ dei consumi. Semplicistico? Forse. Ma
non siamo in pochi a pensarla cos.
In un supermercato tutto alla portata di tutti. Basta allungare una
mano e il prodotto tuo. Se poi ti occorra o no, un problema
secondario. Importante afferrarlo, contemplarlo - con
soddisfazione? - alla luce abbagliante del neon, stringerlo tra le
mani. Che preda! Che bella preda! E poi alla cassa, a pagarlo.
Delusione? No. Soddisfazione, forse. Valla a capire la psicologia del
consumatore medio, probabilmente fa a pugni con la logica, ma che
importa?
Una graziosa commessa mi sorride. Forse mi sta scambiando per
qualche suo conoscente.
Mi avvicino al settore dei prodotti da toeletta, afferro un rasoio di
sicurezza di marca e con destrezza lo faccio sparire nella tasca destra
del blazer. Do uno sguardo in giro. Nessuno ha notato il mio gesto,
almeno cos mi pare. Non mi pongo alcun problema per il gesto
Max Reno Il Commediante

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appena compiuto. Non una questione di denaro, posso pagarmi il
rasoio di marca, ma mi piace sfidare latmosfera - come definirla? di
perbenismo? - che mi circonda, del resto non sono il solo a
cimentarmi in questi giochetti di destrezza, ogni giorno, in ogni
supermercato, decine di persone (impiegati, professionisti, operai,
casalinghe, barboni) si cimentano in questo sport.
Sto per dribblare la cassa pi vicina sorridendo alla cassiera che vi
siede dietro, quando un leggero tocco alla spalla sinistra mi blocca
completamente. E duro farsi pizzicare quando la riuscita dellimpresa
sembra sicura. Luscita a due passi, peccato.
Mi volto di scatto, lespressione del mio viso rivela noncuranza e
forse noia. La faccia delluomo, massiccia, quasi gonfia, con due
piccoli occhi neri e labbra grosse, mal rasata, fuga ogni mio dubbio
residuo.
Non mi dice una parola, forse d pi importanza ai gesti che alle
parole. Mi fa cenno di seguirlo.
Mi faccio suggestionare da quel comportamento tranquillizzante,
ipnotico e lo seguo.
Saliamo una rampa di scale. Luomo mi fa cenno di entrare in una
stanza arredata con mobili metallici da ufficio. Unimpiegata mi
guarda con commiserazione, mi pare di essere stato gi giudicato e
condannato.
Il giovane dietro alla scrivania pi grande mi pare allegro. Sorride nel
vedermi, divertito.
- E un altro, ragioniere - gli dice il sorvegliante puntandomi lindice
allaltezza del collo.
- Un rasoio di sicurezza - aggiunge quasi disgustato.
Il giovane sorride ancora, ha un paio di occhiali dalla montatura
metallica, mi fa cenno di sedermi.
Poi, allimprovviso, mi dice:
- Perch ha rubato il rasoio di sicurezza?
- E un equivoco, ragioniere - gli rispondo, fingendomi risentito - Io
rubare rasoi!? Ma via, ragioniere, come pu pensare che una
persona come me possa rubare un rasoio di sicurezza! Eridicolo.
Supremamente ridicolo.
La parola supremamente provoca uno scoppio dilarit nel
ragioniere che subito riassume laria severa di prima.
Max Reno Il Commediante

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- Lei ha rubato un rasoio di sicurezza - ripete il ragioniere - Perch
vuole negare levidenza? Il nostro sorvegliante, qui presente, lha
vista nellatto di intascare il rasoio.
Il sorvegliante fa un cenno dassenso.
Prendo il rasoio dalla tasca e lo colloco sul piano della scrivania, di
fronte al ragioniere.
- Non so che cosa mi abbia preso - gli dico con aria afflitta - Certo,
ho messo il rasoio in tasca, ma mi creda, ragioniere, non avevo
alcuna intenzione di rubarlo. Sa, a volte, soprappensiero, pu
capitare.
- Cos dicono tutti - il ragioniere prende la confezione e la palpeggia -
Tutti cercano una scusa
- Ma, ragioniere - lo interrompo, lespressione del mio viso quanto
mai eloquente, il dolore di non essere creduto - Tra persone
perbene
Il ragioniere sembra esprimere qualche riserva in proposito.
- Tra persone perbene - ripeto - un simile equivoco deve essere
immediatamente chiarito. Vuole forse denunciarmi? Per un rasoio di
sicurezza?
Gli pongo, cos, su due piedi, un grosso problema di coscienza.
Il ragioniere sembra imbarazzato dalla gravit del suo compito.
- Dovrei denunciarla, non ci sono dubbi - cerca di salvare il suo
prestigio dinanzi al sorvegliante che ha gi visto scene del genere.
- Il delitto non paga - aggiunge a sproposito il sorvegliante con un
mugugno.
- Ma - il ragioniere incerto se concludere subito il suo intevento.
- Nessuno pu dimostrare che la mia intenzione era di rubare il
rasoio - incalzo nel tentativo dindurre il ragioniere a terminare quella
specie di farsa - Lavere intascato quel dannato rasoio non significa
nulla, non prova un bel nulla. Non sono un ladro, lo vuol capire? Se
insiste ancora - attendo qualche attimo per dare corpo alla
minaccia - sar costretto a ricorrere alle vie legali per tutelare la mia
onorabilit.
Proprio come ho previsto, il ragioniere non ama avere grane.
- Per questa volta lascio correre - assume il solito atteggiamento
paternalistico, forse previsto nel suo copione - Ma mi
raccomando
- Non ricadr nellerrore, se questo che vuole dire.
Max Reno Il Commediante

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- Proprio cos, vedo che mi ha compreso perfettamente - il ragioniere
soddisfatto, niente grane e redenzione di un criminale - Ora vada
alla cassa n 5 e paghi il prezzo del rasoio.
Mi allunga la confezione.
- Pagher, non dubiti.
Faccio dietro front, ridiscendo la scalinata, mi avvicino alla cassa n5.
- Un rasoio di sicurezza, signorina.
La cassiera, che ha visto la scena, mi sorride.
Sembra soddisfatta dellesito felice di quellincresciosa vicenda,
evidentemente ha fatto il tifo per me.
Prende il denaro che le porgo e mi rilascia lo scontrino.
E la prima volta che mi pizzicano in un supermercato. Sono cose che
capitano, mi dico, mentre mi dirigo verso il centro della citt.
Devo passare dallagenzia dove mi daranno i ragguagli per questa
sera nonch il recapito della cliente che dovr accompagnare.
Cammino disinvolto tra la gente, mi piace camminare, fare il footing,
come si dice, il footing tiene in forma e fa risparmiare il denaro per la
benzina o per lautobus, non ho lauto perch non me la posso
permettere ma spero di porvi rimedio quanto prima, mi piacerebbe
avere una Porsche o una Jaguar ma il mio sogno una Excalibur -
mai esistita questauto oppure un semplice sogno ad occhi aperti? -
meravigliosa, con grandi fanali anteriori, il muso aggressivo, gli
smisurati parafanghi e tanta potenza nei cilindri, un vero mostro da
strada, forse riuscir un giorno o laltro a convincere qualche matura
e ricca signora a regalarmi una bella auto sportiva. Volere potere,
dicono. Sar poi vero?
Sto fantasticando e non mi accorgo, almeno sul momento, che un
folto gruppo di donne con cartelli e striscioni sta passando proprio
davanti a me occupando tutta la via che sto percorrendo.
Sono operaie licenziate da una grande multinazionale, le riconosco
dagli slogans che urlano e dai cartelli che agitano.
Facciamo la stessa strada a quanto pare.
Alcune sono carine, altre appaiono trasandate e fiere di essere per
nulla attraenti - evidentemente rifiutano in maniera totale limmagine
femminile che viene pubblicizzata quotidianamente. Vanno tutte
insieme, belle e brutte, a urlare i loro problemi in faccia ai passanti
che le guardano con curiosit.
Ma ecco che, allimprovviso, la scena cambia.
Max Reno Il Commediante

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Alcuni giovinastri, con caschi da motociclista e bastoni in pugno -
forse non mancano le spranghe di ferro - cominciano a lanciare
apprezzamenti offensivi allindirizzo delle manifestanti.
Si levano dal gruppo delle operaie le prime reazioni: - Fascisti,
Fascisti.
La parola Fascisti viene ripetuta pi volte, urlata, un vero
muggito come un mare in tempesta.
Vedo accorrere poliziotti con caschi e scudi protettivi.
Sorgono i primi tumulti. I passanti sgombrano la strada con la
massima celerit possibile.
Altri individui, con caschi, passamontagna e bastoni, arrivano in
difesa delle operaie.
Sono ultras di sinistra, lanciano urla, agitano minacciosamente i
bastoni.
Si accende la zuffa qua e l. Urla, sprangate, sassi e bilie metalliche
tra fascisti e ultras di sinistra.
Le operaie continuano ad avanzare e a scandire con rabbia i loro
slogans.
Le forze dellordine intervengono per sedare i tumulti - fumi di
candelotti lacrimogeni, odore acre, lacrime agli occhi, forme umane
in movimento tra la nebbia artificiale.
C qualcuno a terra che si dibatte tra avversari pi numerosi che lo
prendono a calci con violenza ragionata. Un giovane ha il viso
coperto di sangue e continua a mulinare una spranga e ad urlare
parole incomprensibili. Altri due vengono manganellati da poliziotti e
trascinati verso un automezzo dai vetri protetti da grate metalliche.
Lo schieramento delle operaie, sotto lincalzare dei tumulti tra fascisti
e ultras di sinistra, si sbanda. Una decina di operaie si dirigono verso
una chiesa - il portone spalancato, c solo da superare qualche
gradino.
Senza volerlo, forse solo per sfuggire ad una carica di poliziotti che si
sta svolgendo nei miei paraggi, mi slancio verso la chiesa.
Siamo in molti ad entrare nelledificio sacro, tutti in una volta, con
sincronia quasi perfetta.
Ho appena varcato il portone e subito dopo i pesanti battenti
vengono chiusi con un fracasso che rimbomba sinistramente tra i
colonnati della chiesa.
Max Reno Il Commediante

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Mi nascondo dietro unenorme colonna di marmo, temendo per la
mia incolumit.
Al di fuori della chiesa il tumulto continua con grande intensit - colpi
sordi contro il portone, sembra che vogliano abbatterlo con un
ariete, almeno questa la mia impressione - mentre allinterno si
ode un andirivieni concitato di passi, gente incastrata che cerca di
sfuggire alla trappola.
Sono loro, una decina di operaie, che si fermano titubanti di fronte
allaltare maggiore probabilmente intimorite dallatmosfera che regna
nella chiesa.
Alcune si siedono sui banchi, sono conciate male, capelli spettinati,
macchie di sangue sui vestiti, cartelli disfatti. Altre, le pi attive,
barricano il portone con banchi e sedie accatastate.
Ad un tratto da dietro laltare maggiore compare un vecchio prete.
Ha i capelli bianchi, in mano stringe un breviario.
Di fronte a quelle donne scarmigliate assume latteggiamento di un
esorcista a caccia di demoni.
- Cosa fate nella chiesa di Cristo? - urla per coprire i rumori
provenienti dallesterno.
La voce potente, le alte volte della chiesa fanno da cassa di
risonanza. Sembra la voce di Dio che lancia condanne senza appello.
Alcune operaie si fanno avanti, gli vanno incontro. Una regge ancora
un cartello sfondato, unaltra ha il vestito lacerato in pi parti, si
vede pure il reggiseno, ha un occhio tumefatto, la terza sembra la
pi autoritaria e si vede chiaramente che non le frega niente di fare
casino in chiesa.
E proprio lei a rispondere concitatamente:
- Vogliamo protestare contro i padroni che ci licenziano, contro la
violenza di chi vuole ignorare volutamente i nostri problemi.
Prende fiato.
- Alcune di noi volevano fare un pacifico sit-in in chiesa per
richiamare, con il nostro gesto, lattenzione dellopinione pubblica sui
nostri problemi di lavoro e sulle nostre rivendicazioni. Purtroppo i
fascisti, come al solito, hanno rovinato tutto. Ci hanno aggredite e
bastonate. La polizia con loro, come sempre. Solo noi siamo
riuscite ad entrare in chiesa.
Max Reno Il Commediante

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- Voi in chiesa?! - il prete sbigottito, il gesto delle operaie gli
appare inaudito, un sacrilegio vero e proprio. Chiss lira divina cosa
riserver agli uomini, per rappresaglia!
- S, siamo in chiesa e ci resteremo - loperaia pronuncia quelle
parole con fermezza - La Chiesa la casa del popolo e Dio non se ne
avr a male se occupiamo simbolicamente la sua dimora. Del resto,
solo un gesto provocatorio come il nostro potr richiamare
lattenzione delle autorit e della pubblica opinione
- Siete delle svergognate! - il prete fuori di s, lintenzione delle
operaie gli appare intollerabile - Voi state profanando la casa di Dio.
Vi rendete conto dellenormit del vostro gesto?
Una ragazza sui ventanni, con una sigaretta tra le labbra, scuote la
testa disapprovando le parole del prete. Gli dice:
- Voi preti non avete alcuna comprensione per i nostri problemi. Ve
ne fregate di noi.
Il prete le strappa la sigaretta dalle labbra e la getta lontano da s.-
Non hai rispetto per la casa di Dio, donnaccia.
La ragazza lo afferra per la tonaca e gli grida in faccia:
- Non hai il diritto di offendermi.
- Basta! - interviene la donna che ha parlato per prima, separando la
ragazza dal prete che si siede pesantemente su un banco
visibilmente scioccato - Smettiamola con queste sciocchezze.
Poi, radunate attorno a s tutte le operaie, aggiunge:
- Bisogna convincere il prete a parlamentare con le forze dellordine.
Deve aiutarci.
Si avvicina al prete, gli si siede accanto e, mettendogli una mano
sulla spalla ,gli dice con voce sorprendentemente dolce:
- Mi dispiace per quanto accaduto. Non facile restare calme e
tranquille in unatmosfera cos tesa. Ci hanno bastonate a sangue.
Alcune mostrano al prete le contusioni riportate negli incidenti di
piazza, una ragazza ha un dente spezzato, e unaltra ha il setto
nasale coperto di sangue.
- Vogliamo restare in chiesa per un po di tempo - aggiunge la donna
- per portare a termine il nostro sit-in. Ce ne resteremo tranquille e
rispettose dellambiente. Non chiediamo nientaltro. Naturalmente
vogliamo che le forze dellordine ci rispettino una volta uscite dalla
chiesa. Non abbiamo alcuna intenzione di prendere altre
manganellate o di essere portate al commissariato.
Max Reno Il Commediante

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28
D uno sguardo alle compagne che le si stringono attorno.
- E vero. Vogliamo proprio questo - approva unoperaia, stringendo
tra le mani un fazzoletto sporco di sangue.
- Devono rispettarci, i poliziotti - le fa eco unaltra.
- Bisogna insistere su questo punto - dice una graziosa operaia che
indossa una tuta bianca macchiata di sangue - Quando usciamo da
qui, dobbiamo avere la possibilit di ritornarcene a casa senza fare
prima qualche spiacevole sosta al commissariato. Conosco bene i
loro metodi. Quindici giorni fa, dopo una manifestazione come
questa di oggi, mi hanno bloccata assieme ad altre e mi hanno
portata al commissariato senza tanti complimenti. L, con una scusa
balorda (volevano accertare se avevo qualche corpo contundente
nascosto sotto il vestito!) mi hanno costretta a spogliarmi e mi hanno
lasciata nuda in una stanza umida e fredda per almeno un paio
dore. Ogni tanto entrava qualcuno, mi guardava e rideva del mio
imbarazzo. Che bastardi!.
Il prete la guarda, poi volge lo sguardo sulle altre, sembra che si
sforzi di capire una realt che gli sfugge. Forse pensa di avere
vissuto su un altro pianeta a qualche decina di anni luce da quella
realt.
- Roba da pazzi! - sembra che dica a se stesso - O Dio, distruggi
questa umanit sacrilega. O forse salvala, nella tua infinita bont.
- Cosa posso fare per voi? - chiede il prete, rassegnato.
- Venga con me a parlamentare con le forze dellordine - a parlare
loperaia dallaria autoritaria che sembra a capo di quel gruppo - La
sua presenza ci pu essere molto utile. Naturalmente dovr
sostenere la nostra richiesta.
- Ma come posso avallare loccupazione della chiesa, sia pure limitata
nel tempo? - il prete si alza, dirigendosi verso laltare - Questa la
casa di Dio ed io sono un suo servitore. Mi sentirei un traditore se
accettassi il fatto compiuto senza protestare. Cercate di capirmi.
Tuttal pi posso pregare i funzionari preposti al servizio dordine di
farvi ritornare a casa senza alcuna molestia. Di pi non posso fare,
credetemi.
Prima che loperaia possa rispondergli, esco dal mio nascondiglio.
Non voglio essere coinvolto in quella faccenda, voglio solamente
uscire dalla chiesa attraverso qualche uscita secondaria che solo il
prete pu conoscere.
Max Reno Il Commediante

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29
Appena appaio alla loro vista, le operaie mi guardano come se fossi
un marziano. Ben presto lo stupore si trasforma in un atteggiamento
minaccioso. Qualcuna brandisce un bastone, altre mi circondano
stringendo i pugni.
- E un poliziotto in borghese - grida unoperaia.
- Diamogli una lezione - il coro quasi completo.
- Un momento! - metto le mani avanti e non solo metaforicamente
-Calma, donne. Prima di linciarmi, ascoltatemi.
Cerco di scherzare, di sdramatizzare la situazione. Non mi andrebbe
di essere percosso a sangue da una muta di donne assetate di
vendetta contro i padroni oppressori. Mi sforzo di sorridere.
- Non sono un poliziotto in borghese. Neppure una spia. Mi trovo qui
dentro per caso. Per sfuggire ad una carica di polizia e ai fumi dei
candelotti, per lesattezza. Sono un radicale, un progressista, credo
nella vostre rivendicazioni, nella vostra causa, eccetera, eccetera
Qualcuna sorride, il cerchio si apre intorno a me.
Il prete mi si avvicina, forse per chiedere la mia protezione. In fin dei
conti siamo due maschi in un gruppo di femmine decise a tutto.
Rivolgendomi al prete, gli dico:
- Mi ascolti. Se fossi in lei, darei una mano a queste coraggiose
creature di Dio (chiamiamole cos, se le fa piacere). Probabilmente
esse si aspettano qualcosa dalla Chiesa che non mai stata troppo
tenera nei loro confronti.
- Ha ragione - dice unoperaia alle mie spalle - La Chiesa ci deve
aiutare.
Il prete si dice pronto ad uscire dalla chiesa, a parlamentare con le
forze dellordine.
Dallesterno giungono ancora grida, scoppi di candelotti, rumori di
passi, colpi sordi contro il portone.
Chiedo al prete di indicarmi qualche uscita secondaria e lui pronto
ad accontentarmi.
Saluto le operaie, augurando loro ogni successo, poi mintroduco
nella sagrestia e non tardo a trovare una porta angusta che mi
consente di uscire dalla chiesa, in una zona un po distante dai
tumulti.
Nessuno mi vede uscire, perci non devo temere spiacevoli incontri
con le forze dellordine.
Max Reno Il Commediante

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Qualche minuto pi tardi osservo da lontano lultimo atto del
dramma.
Il pesante portone della chiesa viene aperto con fatica, il prete
appare in compagnia di due operaie, fa cenno ad un funzionario di
polizia di volergli parlare. Parlottano per qualche minuto, allesterno
poliziotti con scudi e caschi protettivi sbirciano allinterno della
chiesa, poi ad un tratto, ad un ordine impartito non so da chi,
entrano di corsa nelledificio.
Si odono urla femminili, imprecazioni, bestemmie.
Allesterno piccoli gruppi di ultras di sinistra tentano qualche sortita a
favore delle operaie, ma tutto inutile. Le operaie vengono spinte
allesterno, vola qualche pugno, qualche manganello si leva
minaccioso, poi tutto finisce l. Il prete ha tradito? Oppure le autorit
non hanno voluto ascoltarlo?
Con questo dilemma mi allontano di buon passo.
Qualche isolato pi avanti mi fermo a prendere un autobus
stracarico. Ho fretta di raggiungere lagenzia prima che chiuda.
Entro nel portone, lingresso pieno di piante ornamentali - il posto
lussuoso, i nostri clienti sono per lo pi benestanti che amano le
apparenze, c pure una guida rossa per terra che sinerpica per una
scalinata di marmo, il pavimento tirato a cera, lucidissimo come
uno specchio -, chiamo lascensore, attendo qualche istante, poi
premo il bottone del terzo piano.
Sulla porta dingresso c una bella targa dottone con il nome
dellagenzia a lettere maiuscole, linterno ha laspetto di un salotto
con soffice moquette verde oliva e mobili firmati da architetti, luci
diffuse, pu sembrare un bordello di lusso agli occhi di qualche
sprovveduto che non conosce lesistenza di questa professione, ma
non cos, naturalmente, perch laccompagnatore o
laccompagnatrice (detta anche hostess) una persona ben educata,
compita, di bellaspetto, il cui compito dintrattenere piacevolmente
certe persone che si sentono sole e che possono permettersi il lusso
di pagare adeguatamente una cos appropriata compagnia.
Non vi sono scrivanie o schedari o macchine da ufficio perch non
c nulla da scrivere, da catalogare o da archiviare. I contatti sono
confidenziali, una telefonata discreta, una risposta educata, un
appuntamento in un certo posto, un incontro tra persone che sanno
Max Reno Il Commediante

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vivere. Il compenso viene versato allagenzia che provvede a pagare
laccompagnatore o laccompagnatrice secondo certe tariffe.
Il signor Rossi (ma forse il cognome fittizio) sincarica di ricevere le
richieste dei clienti, di esaminarle con cura - occorre dare ad ogni
cliente una compagnia adeguata, il che non poi tanto facile - e di
soddisfarle. E lui che riceve il denaro versato dal cliente ed lui che
paga le nostre prestazioni.
Il signor Rossi un uomo sui cinquantanni, dallaspetto distinto,
conosce almeno tre lingue ed un vero professionista delle
pubbliche relazioni.
Mi viene incontro sorridendo - il suo non il solito sorriso di
circostanza, ha un debole per me e da raffinato omosessuale qual
mi fa una corte discreta.
Mi d un buffetto sulla guancia, mi gratifica di uno sguardo
compiaciuto, poi mi dice:
- Caro, sei veramente elegante oggi. Il blazer ti dona moltissimo.
Lo ringrazio con un sorriso. Non gli do molta confidenza, per non
posso mostrarmi scostante con lui, in fin dei conti il mio lavoro, e la
mia sopravvivenza, dipendono esclusivamente dal signor Rossi.
- Una di queste sere, quando non sei impegnato, potremo cenare
insieme. Che ne dici, caro?
- E un pensiero gentile, il suo - gli rispondo educatamente.
- Vedremo - aggiungo poi dandogli qualche illusoria speranza.
- Bene, caro. Mi fa piacere constatare che i nostri rapporti, gi
soddisfacenti, potranno ulteriormente migliorare.
Le allusioni sono evidenti, mi sento rimescolare dentro ,il sentirmi
desiderato da un uomo mi procura un profondo disagio. Per sorrido
per nascondere il mio turbamento.
- Posso offrirti da bere ?
Faccio un cenno affermativo con il capo.
Mi fa accomodare su una poltrona, apre un mobile bar, prende una
bottiglia di cognac, riempie due bicchieri, me ne porge uno.
Esamino il bicchiere controluce, mi piace lo scintillio del cristallo,
mando gi il cognac tutto dun fiato. Nello stomaco vuoto il liquore
esplode piacevolmente con una vampata di calore.
- Chi la cliente di questa sera? - gli chiedo.
Ho fretta, voglio andarmene via prima che il signor Rossi mi faccia
qualche altra proposta.
Max Reno Il Commediante

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- E una donna importante, caro. La signora B. - forse avrai sentito
parlare di lei - una donna daffari eccezionale. Pi abile e pi astuta
di un uomo. Ed ricchissima. Miliardaria.
Ho gi sentito parlare della signora B. Mi sorprende che lei abbia
scelto proprio me. In agenzia c qualcuno che, come
accompagnatore, ha pi esperienza di me e forse qualche numero in
pi.
- Perch la signora B. ha scelto proprio me? - chiedo incuriosito -
Non so se sapr essere allaltezza della situazione.
- Sono stato io a suggerirle il tuo nome - il signor Rossi mi sorride,
crede di avermi fatto un favore - La signora B. molto generosa e di
conseguenza potrai trarre qualche vantaggio consistente.
Finisce di bere il suo cognac, poi aggiunge:
- Non crearti alcun problema. Sarai allaltezza della situazione. Te lo
garantisco io.
Lo ringrazio. Mi consegna un biglietto con lindirizzo della signora B.
- Alle 18 ti vuole nel suo ufficio. Sii puntuale. E in bocca al lupo.
Mi ficco in tasca il biglietto, saluto il signor Rossi che mi gratifica di
un altro suo sorriso, mi avvio allascensore, soprappensiero.

Max Reno Il Commediante

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- Oh, darling - la voce gradevole, sensuale.
La guardo. E lei, la Venere nera, come la chiamano in agenzia, una
splendida mulatta della Georgia che da qualche tempo lavora da noi
come hostess. Credo che si chiami Phyllis. Ci siamo parlati un paio di
volte in un misto dinglese e ditaliano. Non pi di cinque minuti di
conversazione per volta.
- Darling, do you want to enjoy my spaghetti?
Indossa pantaloni e casacca rosa confetto. E alta, slanciata, ha
lavorato come cover-girl a New York, ha fatto la pornodiva in
California, ora ricordo questi particolari. Perch sia capitata da noi,
nessuno lo sa.
- Surely, Phyllis - le rispondo, baciandola sulla guancia (spero che
apprezzi il mio gesto, vorrebbe essere una forma di saluto).
- Do you remember my name? - sembra un po stupita,
evidentemente le fa piacere che io ricordi il suo nome - Now lets go
chez moi to eat my spaghetti. With relish.
Sorride. Poi d uno sguardo allorologio.
- Its time to lunch.
Mi prende per mano. Entriamo in ascensore, preme il bottone con la
T, qualche istante dopo scendiamo la scalinata con la guida rossa.
Senza scambiarci parole - Phyllis parla quasi sempre in inglese ed io
non sono forte nella conversazione in questa lingua - percorriamo
qualche centinaio di metri. Phyllis, sorridendo , - ha dei magnifici
denti bianchi, regolari, splendenti - mindica una MG bianca
parcheggiata sotto un cartello che indica il divieto di sosta. E la sua
auto, credo. Apre lo sportello con la chiave, si siede al posto di guida
e mi fa cenno di aprire laltro sportello.
- Open - mi dice.
Non tardo a sedermi accanto a lei.
- Chez moi - ripete.
Forse crede che non abbia capito la nostra destinazione.
- Chez toi. To eat spaghetti - faccio io.
Max Reno Il Commediante

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Lei ride, mi dice Well, avvia il motore e parte a razzo facendo
stridere i pneumatici come nei films di gangsters.
Phyllis sa destreggiarsi abilmente nel traffico caotico della citt. E gi
luna e la gente ha fretta di ritornare a casa.
Lappartamentino della mulatta in periferia. E arredato con gusto e
ha un cucinino incredibilmente piccolo ma grazioso.
Phyllis, indicando larredamento, mi dice:
- Very expensive, darling.
Lo credo, so cosa significa abitare in una grande citt.
A terra c una bella moquette di lana, folta e soffice. Deve essere
bello camminarci a piedi nudi.
- Are you able to cook the dinner? - mi dice, ad un tratto, Phyllis.
Chiss perch mi fa questa domanda, forse teme di non essere
allaltezza della situazione per quanto riguarda gli spaghetti.
- Im a very chef - le rispondo tanto per non tradire le sue
aspettative - Spaghetti, please.
Mi tolgo la giacca, mi rimbocco le maniche, prendo una pentola, la
riempio dacqua, accendo il gas.
Phyllis, intanto, si tolto il completo rosa confetto e ha indossato
una vestaglia bianca, trasparente, tutta pizzi.
Mi porge una scatola di pelati e un pacco di spaghetti. Preparo un
sugo demergenza in pochi minuti. Nel frigo scopro un paio di
bistecche e un po dinsalata russa.
La mulatta prepara la tavola con cura, non mancano neppure i fiori,
due roselline un po pallide in un vasetto di peltro.
- Do you want to drink a good red wine?
Phyllis mi mostra una bottiglia di barbera dAsti.
- Yeah, of course.
Ora ci provo gusto a parlare in inglese.
La ragazza mi sorride. Sembra felice di avermi invitato a pranzo.
Scolo gli spaghetti quando sono al dente, li condisco con il sugo di
pomodoro e li porto, fumanti e appetitosi, in tavola.
Phyllis batte le mani come una bambina felice.
- How good this spaghetti smells!.
Li assaggia.
- Fabulous! - esclama convinta.
- You are a good chef - aggiunge - Really.
Max Reno Il Commediante

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Tutto buono: spaghetti, bistecche, barbera. Da tempo non faccio
un pasto cos delizioso. E in un posto cos confortevole. Forse il
merito di Phyllis, la sua presenza d un tocco di classe a tutto ci
che mi circonda, inebriante come il profumo (forse Chanel n 5),
che si appena dato.
La ragazza sparecchia la tavola, mette i piatti sporchi nel lavabo del
cucinino, si accosta ad un mobiletto, prende qualcosa, poi viene
verso di me, mi porge una specie di grossa sigaretta dal colore
verdastro-rossiccio. La riconosco a prima vista, una sigaretta alla
marijuana - ne ho fumata qualcuna in passato, lerba buona per
distendersi, per scacciare le preoccupazioni, per mettere in moto la
fantasia, per eccitare il sesso, lunica droga che non mi fa paura.
- Fix - mi spiega. Forse pensa che io non conosca quel tipo di
sigaretta.
Si toglie la vestaglia e rimane nuda. Si accende una sigaretta alla
marijuana e minvita a fumare la mia.
- Smoke, darling.
La sua pelle appena scura - sembra una bianca con la tintarella - il
corpo slanciato, ben fatto.
Si accosta ad un apparecchio hi-fi, preme alcuni tasti. Le note di I
only Have Eyes for You si diffondono nella stanza. Riconosco la voce
di Art Garfunkel.
Phyllis si stende sulla moquette completamente nuda, con lo sguardo
fisso al soffitto.
- Come and dream - mi sussurra - Naked like me.
Non mi faccio ripetere linvito, mi spoglio rapidamente e mi stendo
accanto a lei.
Accendo la mia sigaretta. Il contatto tra i nostri corpi la premessa
per sognare.
Restiamo immobili per qualche minuto, luno accanto allaltro, sulla
soffice moquette con lo sguardo verso lalto. Non ci scambiamo
parole - del resto le parole sono inutili in certe circostanze. Ci sono
solo le note musicali immerse nellodore dolciastro della droga.
Ad un tratto Phyllis comincia a parlare, il tono della voce profondo,
ispirato, scandisce le parole con lentezza, recita:
- I saw the best minds of my generation destroyed by madness,
starving hysterical naked, dragging themselves through the negro
streets at dawn looking for an angry fix
Max Reno Il Commediante

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Ascolto e mi sento invadere dalla tristezza, le prime parole I saw the
best minds of my generation mi sono gi note, la ragazza sta
recitando Howl di Ginsberg.
who fell on their knees in hopeless cathedrals praying for each
others salvation and light and breasts, until the soul illuminated its
hair for a second
Chiudo gli occhi. Li vedo, i drogati di Ginsberg, che si aggirano nella
livida alba della metropoli portandosi sulle spalle la loro scimmia -
come la croce dei cristiani, ma gli junkies non hanno speranza,
lhanno perduta per strada alla ricerca della droga, c chi non resiste
e si getta dal ponte di Brooklyn o da un altro ponte o si lascia
cadere, schifato da tutto, sotto le ruote del subway. E si aggirano
svuotati di energie per strade coperte di rifiuti, cercando di sfuggire
al Grande Piede che vuole calpestarli, che li scaccia dalle loro tane
come formiche terrorizzate.
who sank all night in submarine light of Bickfords floated out and
sat through the stale beer afternoon in desolate Fugazzis, listening
to the crack of doom on the hydrogen jukebox
Ora Phyllis tace. Sospira profondamente come se si liberasse da
qualche incubo. Un alone di fumo greve, che si libra con difficolt
nellaria, gravita intorno ai nostri corpi.
- Do you like this poem? - mi chiede. E sempre immobile, gli occhi
fissi al soffitto, il respiro lievemente affannoso.
- Its sad. Awfully sad - le rispondo - Like death.
In realt il mondo dei drogati e le loro miserie mi deprimono
terribilmente.
- Death is not a bad thing.
Phyllis sembra scuotersi dallimmobilit di prima, volge il viso verso di
me e mi guarda con quei suoi occhioni neri dalle pupille lievemente
dilatate.
Comincio a desiderarla, quel bel corpo nudo vicino al mio un invito
fin troppo eccitante.
La droga comincia a fare effetto.
Mi sembra di galleggiare in unatmosfera straordinariamente leggera
e provo una sensazione di profondo benessere.
La stanza mi appare come unenorme bolla di sapone, iridescente,
nella quale il mio corpo nudo e quello di Phyllis si librano
Max Reno Il Commediante

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ondeggiando dolcemente. Penso che anche la ragazza stia provando
le mie stesse sensazioni.
- Death can be exciting - mi dice Phyllis, mollemente, guardandomi
con una certa fissit.
- But not for me - le rispondo.
Non capisco perch la ragazza si ostini a parlare della morte, forse la
droga sta liberando dal suo subconscio un desiderio latente di
autodistruzione, mi auguro solo che non combini qualche cosa di
spiacevole proprio ora che mi sento in paradiso.
Phyllis se ne sta tranquilla per qualche minuto respirando
profondamente. Poi mi dice lentamente:
- Direct your attention to something beautiful. Shut your eyes.
ThinkThink
Chiudo gli occhi ma non riesco a concentrare la mia attenzione su
qualcosa di bello o di eccitante.
- What are you thinking of? - mi chiede, ad un tratto, curiosa.
Non le rispondo. Davanti ai miei occhi c solo una specie di nebbia
scura. Insisto. Ed ecco comparire sullo sfondo nero come la pece dei
puntini luminosi grossi come capocchie di spillo. Ora c luce davanti
a me, sembra unalba radiosa dopo una notte nera e tempestosa.
- Its a golden dawn - le dico.

La visione continua. Lalba illumina una paesaggio marino, c
unenorme distesa di sabbia candida con palme rigogliose, il mare
quasi calmo, piccole onde increspano la sua superficie, laria tersa
e profumata. Ora vedo Phyllis che sorge dalle acque del mare come
la Venere del Botticelli. E splendida, lincarnazione vivente della
bellezza. Incomparable!
- Youre rising from the sea, like Venus.
La ragazza raggiunge la riva con passo molle e seducente, si
distende sulla sabbia e vi rimane immobile per qualche attimo. Poi le
sue membra cominciano ad agitarsi, il corpo si copre di sudore. E
come se un improvviso malessere si sia impadronito di lei. Phyllis si
contorce sulla sabbia, si comprime il ventre con le mani, smania,
infine divarica le gambe. Ora inarca il corpo, spinge fuori qualcosa
con grande sforzo. S, sta proprio partorendo un bambino. Sono io,
lo sento, sono io il frutto del suo ventre. Sono il figlio di Phyllis!
- Youre bearing me on the beach. Im your baby.
Max Reno Il Commediante

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- Fabulous!
La voce di Phyllis mi giunge lontana, sembra felice.
La visione continua. Phyllis mi prende per mano e insieme ci
dirigiamo verso una valle ricca di vegetazione tropicale e di ruscelli
dalla acque limpide, mentre nel cielo terso volano uccelli multicolori.
Mi pare lEden biblico.
- Now we live in the Garden of Eden.
Odo una voce fuori campo, dura e metallica, potente e terribile:
- Questo il Paradiso che vi ho destinato.
Poi la voce mi ammonisce:
- Non desiderare mai tua madre.
Anche Phyllis riceve la sua ammonizione da quella voce terribile.
- Non desiderare mai tuo figlio.
Ora tutto tranquillo, Phyllis ed io ci rincorriamo nel Paradiso
Terrestre, giochiamo con linnocenza dei bambini, poi stanchi ci
sdraiamo luna accanto allaltro, le nostre mani si stringono, sento
scaturire dal profondo del mio essere il desiderio di possedere la mia
compagna-madre.
E un desiderio tremendo, un fuoco che mi brucia dentro,
inestinguibile.
Gli occhi di Phyllis mi fissano, sembrano implorarmi di
Il mio membro dentro di lei, ci che provo inesprimibile.
La voce potente e terribile tuona contro di noi:
- Via dal Paradiso Terrestre, esseri indegni!
La visione finita.
Apro gli occhi. Phyllis mi sta accarezzando i capelli.
- We were expelled from the Garden of Eden.
- Why? - mi chiede sorridendo.
- Because of sexual reasons - la mia risposta.
La pelle di Phyllis calda e morbida, il corpo percorso da un
continuo fremito, i seni sodi sono sopra di me, afferro un capezzolo
con i denti e lo stringo.
La ragazza emette un miagolio di dolore.
Labbraccio, ci baciamo a lungo, la sua lingua esplora dentro di me,
le labbra sono tumide, bello mordicchiarle.
Accarezzo il corpo di Phyllis con studiata lentezza, soffermandomi
sulle zone erogene. Il suo pube depilato, lo bacio, lei sospira
mollemente.
Max Reno Il Commediante

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- Your cock is long. Strong.
Sta apprezzando le qualit del mio membro, lo prende in mano, lo
palpa delicatamente, me lo strizza allimprovviso - non posso fare a
meno di gridare:- Che cavolo stai facendo! - infine me lo bacia.
- Fuck me, darling - mi sussurra in un orecchio.
Allimprovviso si alza e si mette a saltellare tra il divano e le poltrone,
ridendo.
- Catch me, darling.
Vuole farsi catturare dal maschio dopo un finto inseguimento,
probabilmente nel suo subconscio si annida il ricordo di ancestrali riti
iniziatori della sua razza.
Accetto la sfida e comincio ad inseguirla tra sedie, poltrone, tavolini
e oggetti vari.
Phyllis salta con sorprendente agilit ogni ostacolo e non mi facile
avvicinarla. La ragazza sembra divertirsi un mondo a correre in tondo
nella stanza e ad eludere ogni mio tentativo di catturarla.
Ci inseguiamo per alcuni minuti tra sedie ribaltate e poltrone
spostate dalle loro posizioni abituali. Tonfi di oggetti che cadono
accompagnano le nostre scorribande.
Poi Phyllis inciampa in un ostacolo e cade bocconi sulla moquette.
Le sono subito sopra, le sue natiche sode sotto il mio membro, la
tengo pi forte che posso impedendole ogni movimento.
Lei smette di dimenarsi, sottomessa, sembra che accetti di buon
grado la mia vittoria su di lei.
Poggia la fronte sulla moquette - la testa nascosta sotto i lunghi
capelli ondulati -, inarca le reni, divarica le gambe, ora sento le sue
natiche che premono contro linguine.
- Put your cock in myass - mormora - Slowly, please.
La voce rotta dal desiderio.
Glielo introduco lentamente, faccio fatica, lei freme come una cagna
in calore, ancora dentro un po alla volta, mi aiuta muovendo
ritmicamente le natiche, si lascia sfuggire mugolii dintenso piacere.
- Sei una troia: Una grandissima troia - le sussurro, stringendole i
seni.
- More. More - mimplora sollevando la testa.
Ora quasi tutto dentro. Phyllis ha finito di dimenarsi.
- Fabulous! - mugola soddisfatta.
Max Reno Il Commediante

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Lentamente lo tiro fuori. Quando sono pronto, afferro la ragazza e la
stendo sulla moquette con le spalle al pavimento.
Penetro dentro di lei facilmente, lamplesso perfetto.
Phyllis collabora con tutte le sue forze.
Lorgasmo ci coglie mentre ci baciamo, divento violento, le mordo le
labbra carnose, il collo, le spalle.
- More. More - mincita Phyllis.
E una furia scatenata della natura, un tornado del suo paese - il
tornado Phyllis - la sua fame di sesso inesauribile.
Laggressivit erotica di Phyllis mi ricarica, quando mi capita una
ragazza in gamba come la mulatta concedo sempre il bis.
Il nuovo amplesso mi rende ancora pi aggressivo e violento. Mi
sento un selvaggio, un uomo delle caverne, uno di quelli che, nelle
vignette umoristiche, trascinano la femmina per i capelli senza troppi
complimenti. Grugnisco, mordo, graffio, pizzico, sbavo, forse
ruggisco.
Phyllis , sotto di me, sembra apprezzare il mio comportamento e mi
copre di baci e di saliva.
Quando finiamo, sono a pezzi. Mi sento svuotato di energie,
frastornato, stanco. Droga e sesso mi hanno messo k.o..
Mi stendo sulla moquette e me ne sto immobile per alcuni minuti
facendo aderire al pavimento tutte le mie membra. Faccio lo
shavasana, la posizione del cadavere, molto rilassante.
Intanto Phyllis si alzata, si rimessa la vestaglia, ora sta mettendo
un po dordine nella stanza sollevando sedie capovolte, raddrizzando
poltrone e tavolini e rimettendo al loro posto gli oggetti travolti
durante i nostri giochi.
- You are a true male, a terrific fucker - mi dice.
Sento che orgogliosa di me, che soddisfatta di avere trovato un
amante in gamba.
- E tu sei una troia - aggiungo sorridendo.
- Wats? - mi chiede incuriosita.
- Troia. You are an exciting troia - ripeto, ridendo di gusto.
Anche lei ride, forse pensa che le abbia fatto un complimento.
- Do you want a coffee? - mi chiede premurosa.
Faccio un gesto affermativo con il capo.
Trovo sul tavolino pi vicino un pacchetto di sigarette, ne prendo
una, laccendo e aspiro profondamente.
Max Reno Il Commediante

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Mi lavo il viso, mi rivesto lentamente, mi siedo in poltrona, accendo
lhi-fi e ascolto un po di musica. Poi riascolto I only Have Eyes for
You.
- This will be our song - grido a Phyllis che si trova nel cucinino a
preparare il caff.
Finalmente mi ricordo dellappuntamento.
- Cavolo, sono in ritardo - esclamo contrariato.
Preferirei trattenermi ancora un po con Phyllis ma il tempo stringe.
Bevo in fretta il caff, mi do unocchiata allo specchio, per fortuna
sono ancora presentabile, mi pettino con cura i capelli.
- Amore - mi sussurra la ragazza, guardandomi con ammirazione.
- Ill give you a ring very soon - le dico prima di andarmene.
- Well make love again - la rassicuro.
Sono veramente sincero, non posso permettermi il lusso di perdere
una ragazza come Phyllis, la regina del sesso.
Ci baciamo a lungo. Lei non vuole mollarmi.
- I must go, Phyllis - le dico con una certa enfasi.
Poi mi affretto a chiudere la porta dietro di me.
Quando sono in strada, comincio a camminare alla ricerca di un taxi,
non voglio presentarmi alla signora B. in ritardo.
Finalmente raggiungo un posteggio di auto pubbliche, salgo sulla
prima che trovo, prendo dalla tasca il biglietto del signor Rossi, leggo
lindirizzo al tassista e poi me ne sto tranquillo a guardare lintenso
traffico cittadino.
Il taxi mi riconduce in pieno centro e mi scarica davanti ad una
specie di grattacielo tutto vetro e cemento.
Pago la corsa e mi affretto verso ledificio.

Max Reno Il Commediante

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Lingresso ampio, il pavimento tirato a lucido, il portiere mi dice
di andare al sesto piano dove ci sono gli uffici di un importante
gruppo industriale il cui presidente la signora B..
Una graziosa impiegata mintroduce negli uffici.
Mi fa cenno di seguirla, attraversiamo alcuni lunghi corridoi sui quali
si aprono decine di stanze dalle pareti di vetro, dove decine di
impiegati sono intenti ai loro lavori di routine - o fanno finta di
esserlo -, le pareti trasparenti consentono una discreta ma intensa
sorveglianza, immagino che nessuno possa alzarsi dal proprio posto
di lavoro senza un pi che giustificato motivo, con il passare degli
anni si diventa una sorta di automa sempre a dire signors, si resta
legati a quelle stanze di vetro da un rapporto di odio-amore che un
legame fortissimo di tipo esistenziale.
Ho limpressione, attraversando quei corridoi coperti da una spessa
moquette che attutisce i nostri passi, che la signora B. sia molto
rigida con i suoi dipendenti e che tenga testa validamente alle varie
organizzazioni aziendali di natura sindacale.
Al termine di un lungo corridoio c una porta con la scritta
Direzione. Limpiegata mi fa cenno di entrare.
Si tratta di una sala dattesa molto ampia con poltrone in pelle
marrone, un tavolino con piano di cristallo e alcuni vasi di piante
ornamentali.
Quellambiente mincuriosisce e mintimorisce nello stesso tempo.
Mi pare di essere un giovanotto in cerca di lavoro che sta per avere
un colloquio - informativo, come si dice - con il direttore del
personale - qualche volta rispondo ad annunci sul giornale e mi
capita di essere intervistato da qualche efficiente funzionario che mi
fa un sacco di domande e mi fa riempire questionari, mi viene da
ridere quando mi chiede:- Perch vuole lavorare per la nostra
azienda?, una volta ho risposto:- Perch ho bisogno di lavorare. Per
me unazienda vale laltra e il funzionario mi ha guardato in maniera
strana, forse si attendeva unaltra risposta tipo:- Perch la vostra
azienda la migliore di tutte., forse questa era la risposta
Max Reno Il Commediante

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desiderata. Ma poi, una volta fatta lintervista e riempito il
questionario, mi sono sempre sentito dire:- La ringraziamo per
essere venuto da noi. Le faremo sapere., e la risposta sempre
negativa, evidentemente non ho tutti i numeri per essere un
impiegato modello, ma io continuo a provarci, forse un giorno ci
riuscir.
Limpiegata ritorna - se nera andata, forse per annunciare alla
signora B. il mio arrivo, sinceramente non mi sono accorto della sua
assenza momentanea -, mi sorride, un sorriso professionale, e con
voce ben impostata ma priva di calore, impersonale, mi dice:
- Prego, mi segua.
Oltre la sala dattesa c un breve corridoio sul quale si aprono alcuni
uffici - questi non hanno pareti di vetro come gli altri, evidentemente
sono gli uffici dei massimi dirigenti del gruppo industriale - e la sala
delle riunioni.
Su una porta dallaspetto robusto leggo la scritta Presidenza.
Limpiegata bussa con discrezione, la porta semiaperta, una voce
robusta di donna, autoritaria, cinvita ad entrare.
La stanza di grandi dimensioni, quasi circolare, le pareti sembrano
imbottite di materiale insonorizzante, nei pressi dellunica finestra c
unenorme scrivania dietro la quale siede la signora B., lungo le
pareti noto alcuni grandi vasi di piante ornamentali, una libreria con
grossi volumi rilegati in pelle, alcuni mobiletti antichi - forse pezzi di
antiquariato -, dietro la scrivania, alle spalle della signora B., c un
enorme grafico zeppo di diagrammi e di cifre, dal soffitto pende un
magnifico lampadario di cristallo.
- Prego, si accomodi.
Con un ampio cenno della mano la signora B. minvita a sedermi su
una delle due grandi poltrone in pelle che sono accanto alla
scrivania.
Le tendo la mano, mormoro il mio nome, lei mi stringe la destra con
energia, dice:
- Piacere di conoscerla.
La signora B. sui cinquantanni, ha un volto ovale, lineamenti fini,
capelli neri, mani ben curate.
Lespressione del viso dura, autoritaria.
Mi sorride, ma credo che non debba sorridere spesso, si vede che il
farlo le costa qualche sforzo.
Max Reno Il Commediante

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- Vuole fumare? Sigari? Sigarette?
Sul piano della scrivania noto una scatola di sigari Avana e un
portasigarette in pelle.
Lei prende un sigaro e se lo accende con un massiccio accendino in
pietra dura.
- Mi piace fumare i sigari. Sicuramente non unabitudine molto
femminile, ma se una cosa piace bisogna farla. Questa la mia
filosofia, giovanotto.
- Ben detto - mi limito a rispondere.
Anchio mi sono acceso un sigaro, forse per non metterla a disagio,
ma vedo che il mio scrupolo fuori posto.
Ora la signora B. si alza e va alla finestra. Ormai fuori buio e
attraverso i vetri noto alcune insegne al neon e le luci di un palazzo
vicino.
La donna stringe il sigaro tra lindice e il medio con una certa grazia,
il sigaro piuttosto grosso per le sue dita. La signora B. ha una
statura media, snella, sembra che faccia molto sport e che non
trascuri le cure di bellezza.
- Forse si chieder perch ho richiesto un accompagnatore per
questa sera - ora rivolta verso di me e mi fissa tra il fumo del
sigaro - Vede, giovanotto, una donna come me ha molti interessi,
culturali, sociali, artistici e cos via. Ma il lavoro occupa il primo
posto, al vertice dei miei interessi. Quando ho iniziato la mia
attivit imprenditoriale avevo solo una piccola azienda a carattere
artigianale creata con grandi sacrifici. Mi sono messa dimpegno, ho
lavorato anche venti ore al giorno, mi sono liberata di un marito
inetto e nel giro di dieci anni ho creato un gruppo industriale
conosciuto in tutto il mondo.
Tira una boccata, il fumo copre per un attimo il suo viso, poi torna
alla scrivania.
- Oggi come oggi potrei dirmi arrivata. Purtroppo - sono una
Scorpione - ho uno spirito inquieto, molto ambizioso. Forse sono
smoderatamente ambiziosa. Perci continuo a lavorare con la stessa
determinazione ed energia dei primi anni per raggiungere nuovi
traguardi.
Mi pare che la signora B. provi una specie di godimento sessuale nel
raccontarmi i suoi successi, sembra volermi schiacciare sotto il peso
delle sue eccezionali qualit e delle sue non meno grandi ricchezze.
Max Reno Il Commediante

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- Naturalmente pago un grosso prezzo per raggiungere i miei
ambiziosi traguardi sotto forma di stress psicologico. Perci a volte
sento la necessit - unesigenza che viene dal profondo del mio
essere, mi capisce? - s, la necessit di distrarmi, di svagarmi, di
passare qualche ora con persone diverse da quelle che frequento
abitualmente, con persone, cio, semplici, naturali, senza problemi di
ambizioni e di ricchezza. Non so se mi sono spiegata, giovanotto.
- B, forse non sono la persona semplice e naturale che lei desidera -
mi limito ad osservare, spegnendo il sigaro in un portacenere a stelo
- Certo che non ho n grandi ambizioni, n grandi ricchezze. Vivo
alla giornata. Carpe diem, come diceva il poeta latino. E il mio
motto.
La signora B. sembra soddisfatta delle mie parole. Appoggia il mento
sulle mani incrociate - il piano della scrivania in cristallo e vedo
riflessa la sua immagine - e mi fissa con un certo interesse.
- Credo proprio che lagenzia mi abbia mandato un buon soggetto
(s, dice proprio un buon soggetto come se fossi un cane o un
cavallo). Mi parli un po di lei, giovanotto.
- Non so che dirle. Se raccontassi per filo e per segno la mia vita con
tutte le fregature che mi ha finora riservato, i compromessi che mi
ha imposto con la forza, gli stratagemmi che mi ha suggerito per
restare a galla, le farei probabilmente cambiare lidea che si fatta di
me. Mi limito, perci, a raccontare le solite banalit.
Sono un ragioniere con tanta voglia di lavorare e poca fortuna. Sa,
finora mi sono dato da fare, ho fatto concorsi su concorsi - una
bugia, perch odio fare i concorsi - , ho risposto ad annunci sui
giornali. Ma fino ad oggi non sono riuscito a cavare il classico ragno
dal buco. Probabilmente la colpa della crisi economica che stiamo
vivendo.
- E come vive? (la signora B. curiosa di conoscere i metodi di lotta
quotidiana impiegati da un non abbiente come me). Dovr pure
mangiare, immagino. E dormire da qualche parte.
- Sa, faccio qualche lavoretto.
Non le dico, naturalmente, che qualche volta sono costretto a
prelevare scatole di fagioli al supermercato, i fagioli del resto sono
la carne dei poveri.
- Di che genere? - minterrompe la signora B..
Max Reno Il Commediante

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Pare che la sua curiosit stia crescendo, si vede che un soggetto
come me, tanto diverso dalle persone che frequenta abitualmente,
merita unesplorazione approfondita alla ricerca di realt
insospettate.
- Laccompagnatore, ad esempio - mi affretto a rispondere.
Francamente non me la sento di raccontarle che tre o quattro volte
al mese frequento un certo bar del centro dove mature e disinibite
signore della buona borghesia si danno convegno per ingaggiare
partners occasionali; che sono molto ricercato in quellambiente per
le mie qualit amatorie; che riesco a guadagnare, ogni volta, un bel
po di denaro.
- Mi viene voglia di aiutarla - mi confida la signora B..
Poi si affretta a chiarire:
- Purtroppo non posso assicurarle niente di concreto, almeno per
ora. Vede, con la crisi in atto, non possiamo assumere nessuno, anzi
dovremo licenziare almeno una trentina di impiegati nelle prossime
settimane. Sempre che i sindacati ce lo consentano, naturalmente.
Lo squillo del telefono interrompe le sue parole.
Sulla scrivania c una batteria di telefoni, uno rosso, un altro
bianco, un terzo grigio e ce n pure uno nero vecchio stile.
- Mi scusi - mi fa educatamente prendendo il telefono grigio. Parla
per qualche minuto, non riesco a capire il senso della conversazione,
la signora B. risponde spesso a monosillabi, poi ripone il telefono.
Si alza e viene a sedersi sulla poltrona di fronte a me. Accavalla le
gambe - sono le gambe di una ragazza, accuratamente depilate, non
ha n vene varicose, n polpacci muscolosi, indossa una gonna
molto corta e calze di colore neutro.
- Come le accennavo poco fa, lho fatta venire per passare una
serata un po diversa dalle solite, in compagnia di un giovane ben
educato come credo sia lei. Ceneremo a casa mia, ascolteremo della
buona musica e parleremo del pi e del meno come vecchi e buoni
amici.
Il programma della signora B. mi sembra intonato al personaggio
che mi siede di fronte: una serata imbevuta di perbenismo,
correttezza e protocollo mondano.
Ed io che credevo di dovermela spupazzare per benino come faccio
con le clienti di quel bar del centro!
La signora B. ha forse intuito il mio pensiero.
Max Reno Il Commediante

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- Voglio essere chiara per evitare ogni possibile equivoco. Non sono
interessata a giochierotici. Non nelle mie intenzioni invitarla nel
mio letto.
Arrossisce appena.
- Scusi la mia franchezza - aggiunge, lievemente imbarazzata. Ora la
prego di attendermi per un po nella sala dattesa. Devo dettare alla
mia segretaria un paio di lettere, poi sar da lei.
Preme un pulsante, compare limpiegata di prima che mi
riaccompagna nella sala dattesa.
Non mi siedo, preferisco accendermi una sigaretta e guardare dalla
finestra le luci della citt.
La signora B. puntuale, mi viene incontro in pelliccia, minvita a
seguirla.
Ripercorro i corridoi di prima, la gente che incontriamo ci saluta con
deferenza, la signora B. incede come una regina tra i sudditi
ossequienti e li degna appena di uno sguardo. Penso che la signora
B. non riscuota molte simpatie tra i suoi numerosi dipendenti.
Sulla strada ci attende una grossa Mercedes bianca con autista che si
affretta ad aprirci gli sportelli dellauto.
Labitazione dalla signora B. non lontana, forse meno di un
chilometro dalla sede della societ.
E un palazzo ottocentesco a tre piani che sorge in pieno centro
storico. Penso che sia una zona abitata da gente molto ricca,
tranquilla, appartata nonostante il traffico intenso che lambisce i suoi
confini, le sue strade sono strette ed antiche, sembra che non ci
passi mai nessuno, si vedono rare auto e rari passanti.
Lautista ci fa scendere proprio davanti al portone, poi si allontana
con la Mercedes.
Una graziosa cameriera di colore ci apre la porta.
Ho limpressione che labitazione della signora B. sia vastissima con
qualche decina di stanze e lunghi corridoi.
Durante il breve tragitto in auto la signora B. non mia rivolto parola,
ora mi fa attraversare un salone di grandi dimensioni - forse vuole
darmi una panoramica delle sue ricchezze - quindi mi fa accomodare
in una stanza che immette in una specie di sala per riunioni
(attraverso la porta semi aperta intravedo un enorme tavolo in noce
con attorno una decina di sedie massicce).
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Tutti gli ambienti che ho potuto vedere sono arredati con gusto, il
moderno e lantico riescono ad amalgamarsi bene - circostanza
abbastanza infrequente -, ci sono quadri di autore alle pareti - non
mi intendo di pittura per riesco a riconoscere un De Chirico e un
Fontana - , tappeti persiani coprono i pavimenti, collezioni di
porcellane e giade, grandi vasi cinesi e altri oggetti interessanti.
- Deve perdonarmi se la far attendere un po, in questa stanza - mi
dice la signora B. togliendosi la pelliccia e gettandola su una poltrona
- Mi sono dimenticata di dirle che sto attendendo alcuni collaboratori
con i quali dovr mettere a punto il lancio pubblicitario di un nuovo
prodotto. E inutile che la inviti alla nostra riunione, sono sicura che
si annoierebbe molto. Mi attenda qui, sia gentile. Le mander
Ombretta a tenerle compagnia. E un amore di ragazza, lOmbretta,
la vedr tra poco. Dirige la mia casa e la servit. Fa tutto lei qui
dentro. E lo fa con abilit, lo riconosco.
La signora B. se ne va alla sala delle riunioni e chiude la porta dietro
di s.
Odo alcune voci, probabilmente i suoi collaboratori sono appena
arrivati e la stanno ossequiando.
Poi un parlotto fitto fitto , indecifrabile, comincia a filtrare attraverso
la porta.
Sono l, a guardare - un po annoiato, lo confesso - larredamento
della stanza quando una voce femminile, morbida e con un leggero
accento straniero, mi scuote da quel lieve torpore.
Mi volto e non posso che ammirare la bellezza di Ombretta (perch
penso che si tratti proprio di Ombretta, la direttrice di casa B.).
E alta, slanciata, viso angelico, capelli biondi e occhi verdi, indossa
un vestitino nero aderente, corto, con una profonda scollatura sul
davanti - intravedo i seni, chiari con alcuni nei, mentre il leggero
tessuto aderente evidenzia i grossi capezzoli -, le spalle sono del
tutto scoperte.
Ha una preziosa collana e grandi orecchini a gocce.
- Benvenuto nella casa della signora B. - mi dice con un sorriso.
Mi porge la mano, gliela stringo con calore.
- Prego, si accomodi. Vuole bere qualcosa?
- Faccio io, Ombretta.
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Si fa avanti, premuroso, un uomo sui trentanni in doppio petto, con
laria del giovane manager, ha occhiali e baffi ben curati, pi alto di
me di una decina di centimetri.
La ragazza me lo presenta, non afferro il suo nome come avviene di
solito nelle presentazioni - del resto non minteressa sapere se il
giovanotto il signor Bianchi o il dottor Neri.
Luomo apre un mobile bar, vedo un mucchio di bottiglie, alcune
sono abbastanza costose.
- Se avete un limone, un Bacardi Carta Blanca e un po di zucchero,
posso prepararvi un daiquiri - faccio io con laria del competente.
Non ho mai fatto un daiquiri , ma ne ricordo la ricetta per averla
letta da qualche parte e quel nome esotico mi rimasto impresso
nella mente.
Ombretta e il giovane manager sembrano entusiasti della mia idea.
La ragazza parla in una specie di citofono e qualche minuto dopo
una cameriera porta su un vassoio un paio di limoni e una
zuccheriera dargento .Tra le varie bottiglie riesco a trovare il
Bacardi, Ombretta mi porge uno shaker e tre bicchieri da cocktail,
ad occhio introduco nello shaker le dosi di Bacardi per tre persone, vi
spremo dentro un limone, vi aggiungo un paio di cucchiaini di
zucchero, chiudo lo shaker e comincio ad agitarlo con lo stile dei
barmen (almeno cos mi pare).
Dopo alcuni minuti, durante i quali Ombretta e luomo mi guardano
con curiosit scambiandosi qualche parola di approvazione per il mio
operato, verso il contenuto dello shaker nei bicchieri. Alzo il mio
bicchiere.
- Alla vostra salute - dico.
I due bevono, non mi azzardo a bere il mio daiquiri, voglio prima
vedere leffetto che fa sugli altri, Ombretta mi dice:- E o.k.!, laltro
annuisce, allora mi decido a bere.
- Anche lei partecipa alla riunione della signora B.? - chiedo al
giovanotto.
- S, mi chiameranno tra poco - mi risponde (il tono della voce
tradisce una certa apprensione, sembra uno studente prima
dellesame, forse sa per esperienza che la signora B.
unesaminatrice severa ed esigente) - Mi occupo di comunicazione di
massa.
- Interessante - faccio io, educatamente.
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Vorrei alleggerire la sua tensione, forse perch mi simpatico o
forse perch non vorrei trovarmi nei suoi panni in questo momento.
- Mi parli un po dei mass-media. Soprattutto dei loro effetti sulla
gente. Non ne so molto in proposito e non le nascondo che, quando
posso, cerco dimparare sempre cose nuove.
Naturalmente i mass-media minteressano poco, preferirei fare la
corte ad Ombretta ma, nellambiente in cui mi trovo, devo
comportarmi in maniera un po ipocrita.
- Scusatemi - la ragazza si avvia verso la porta - Ho qualcosa da
fare. Ritorner appena potr.
- Vede - esordisce il giovanotto quando Ombretta appena andata
via (sembra soddisfatto del mio interesse per il suo campo di
specializzazione) - i mass-media, cio televisione, radio, giornali,
esercitano una grande influenza a causa del loro richiamo popolare.
Essi sono responsabili della creazione dellopinione pubblica, della
velocit e del volume che la circolazione delle informazioni assume in
una societ moderna e dello stimolo al consumo offerto dalla
moderna pubblicit. Gli studi sullefficacia dei mass-media hanno
manifestato la tendenza
Gli ho dato troppa corda, mi rammarico con me stesso allorquando
mi accorgo che il giovanotto sarebbe capace di parlare per ore intere
dei mass-media e dei problemi che essi creano nella societ
contemporanea.
-Gli effetti dei mass-media sul pubblico variano a seconda del
prestigio o delle valutazioni che si attribuiscono alla fonte della
comunicazione ; oppure, quanto pi lemittente considerato degno
di fede, credibile o di prestigio, tanto meno i suoi intenti sono
considerati manipolatorii
- Mi scusi se la interrompo - il mio tentativo di arginare la verbosit
del mio interlocutore - Trovo molto interessante ci che dice
Lannoio forse?
Sembra un po contrariato per la mia interruzione.
Tuttaltro - mentisco spudoratamente - Starei delle ore ad ascoltarla.
Ma vede, voglio fare una considerazione forse provocatoria, forse
assurda ed questa: mi pare che Hitler sia stato il primo o uno dei
primi, assieme a Mussolini, a capire limportanza dei mass-media
allora conosciuti e a servirsene per gli scopi che tutti noi conosciamo.
Quindi i mass-media possono diventare efficaci strumenti di
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autoritarismo politico, ideologico, culturale. Sono perfettamente in
grado di manipolare le idee, le coscienze, lopinione pubblica. Non
sarebbe meglio se tentassimo di ridurre la loro importanza nella
nostra societ anzich cercare in tutti i modi - come fate voi esperti
- di potenziarli e di rendere i loro effetti ancora pi sofisticati? L
dentro (gli indico la sala delle riunioni) alcuni degni signori stanno
esaminando problemi di alta strategia commerciale, stanno
decidendo in quale modo aggredire il povero consumatore e
costringerlo ad acquistare il nuovo prodotto della signora B..
Certamente quei signori, avvalendosi anche del suo contributo,
decideranno di adottare le strategie pi sofisticate e pi
sperimentate per indurre luomo della strada - questo eterno
fantoccio - a fare delle scelte non volontarie, probabilmente
irrazionali, in ogni caso non rispondenti ai suoi veri bisogni. Oggi
quasi tutte le scelte di questo simbolo della mediocrit sono imposte
dallalto attraverso i mass-media. Ora, mio caro signore, non si sente
un po colpevole per questo stato di cose?
Probabilmente lesperto di mass-media non gradisce di essere posto
in stato daccusa da un semplice uomo della strada. Probabilmente si
star chiedendo:
Cosa capisce costui delle strategie mondiali dei nuovi napoleoni,
delle inebrianti conquiste di nuovi mercati, di tattiche avvolgenti che
stroncano agguerriti avversari? Solo gli ingenui ignorano o fingono di
ignorare che tutto ci possibile proprio ricorrendo ai mass-media,
le migliori armi del successo ad ogni costo.
- Mi pare che la sua ottica sia sensibilmente distorta - mi dice, acido,
il giovanotto.
Penso proprio che sia adirato, le sue parole opportunamente tradotte
vogliono dire che non capisco un cavolo di mass-media e che quindi
non posso esprimere idee sensate in materia.
- Si ricordi - aggiunge - che i mass-media sono al sevizio della
democrazia. Considerarli strumenti di autoritarismo, di manipolazione
dei cervelli, di persuasione occulta - si scritto qualche volume in
proposito, ricorda? - significa lavorare un po di fantasia. Certo, tutto
possibile sotto il cielo, soprattutto sotto il nostro, ma si ricordi che
le folle che potrebbero essere manipolate dai mass-media, come
ritiene lei, sono meno ricettive di quanto lei possa immaginare.
Mi sorride con unaria di sufficienza.
Max Reno Il Commediante

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Sto per contestargli tutto quando la porta della sala delle riunioni si
apre ed un uomo fa cenno al mio interlocutore di entrare.
Il giovanotto impallidisce leggermente - ora tocca a lui convincere la
signora B. e i suoi collaboratori della bont e dellefficacia delle sue
idee - si aggiusta la cravatta, mi saluta con un cenno del capo, poi
entra nella sala.
- In bocca al lupo - gli faccio un po ironico.
La porta si chiude dietro di lui.
Mi accendo una sigaretta e passeggio nervosamente per la stanza.
Ho la sensazione che la riunione andr per le lunghe e che mi
toccher attendere un bel po.
Per fortuna entra Ombretta. Sembra che si segua un copione: fuori
lesperto e dentro la direttrice.
- Annoiato? - mi chiede, garbata.
- Non le sar stato facile ascoltare la conferenza sui mass-media -
aggiunge, ridendo - Lei non mi sembra un frequentatore di
conferenze.
- Non ci vado mai alle conferenze, Ombretta - le spiego - A
proposito, posso chiamarla cos?
- Naturalmente. Non mi offendo per cos poco - mi sorride.
- Bene. Cosa si fa di bello questa sera? - le chiedo con una certa
curiosit.
In realt il programma della signora B. mi sembrato alquanto
noioso, per, conoscendo il tipo - certo, si tratta solo di
unimpressione, per mi ritengo un acuto psicologo che raramente
singanna - , prevedo che alla fine della serata ci uscir qualche
sorpresa.
- Appena la signora B. avr terminato la riunione, andremo a tavola.
Ho fatto preparare salmone alla Chambord, filetti di sogliola alla
Horly, ostriche Plates dArcachon. Berremo Veuve Cliquot, la signora
B. pasteggia a champagne. Poi ascolteremo un po di musica,
abbiamo qui un complesso hi-fi forse unico in citt e tanti dischi di
musica classica, leggera, operistica, da camera, jazz. Quindi non avr
che limbarazzo della scelta. A proposito, alla signora B. piace il gioco
della verit, lo conosce? Naturalmente berremo qualcosa
- E poi?
A volte mi comporto da villano, lo riconosco.
- Non capisco.
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Ombretta mi fissa con quel suo sguardo ingenuo da brava ragazza
educata in qualche raffinato collegio svizzero e arrossisce.
- Mi perdoni. Sono stato uno sciocco.

La frase lho udita al cinema in qualche commedia brillante e a volte,
quando mi trovo in imbarazzo, la recito puntualmente.
La ragazza va al mobile bar e si riempie un bicchiere di cognac. Noto
che la mano percorsa da un lieve tremito. Beve il contenuto del
bicchiere tutto dun fiato.
- Se vuole bere qualcosa, non faccia complimenti. Si serva pure. In
casa abbiamo di tutto.
Si siede su un divano damascato. Mi verso del gin e mi siedo accanto
a lei. Ombretta si discosta di quel tanto necessario ad evitare uno
stretto contatto fisico tra noi due. Mi sembra timida e timorosa degli
uomini.
Per qualche minuto restiamo in silenzio .Ombretta si alza per versarsi
dellaltro cognac, lo beve lentamente, giocherella nervosamente con
il bicchiere.
- Cosa fa di bello? - mi chiede ad un tratto.
Mi appare imbarazzata, non sa cosa dire, probabilmente la vicinanza
di un uomo che non smette di guardarla le crea qualche turbamento.
- Niente di speciale - le rispondo - Sa, le solite cose.
La nostra conversazione si trascina tra le banalit che si scambiano
abitualmente degli sconosciuti.
- Conoscer molta gente, suppongo - mi chiede.
Sembra decisa a vincere la sua timidezza.
- Deve essere interessante fare come si dice?ah,
laccompagnatore.
- A volte ci si diverte, a volte ci si annoia. Dipende dai clienti.
- Capisco.
Ombretta poggia il bicchiere su un tavolino e torna a sedersi accanto
a me.
- Sono un uomo-oggetto, Ombretta. Le clienti fanno di me quello che
vogliono. Quasi tutto.
- Uomo-oggetto? - mi pare divertita da quella definizione - So che
esiste la donna-oggetto, anzi se ne parla tanto al giorno doggi. Ma,
sinceramente, la prima volta che sento parlare di uomo-oggetto.
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- Luomo-oggetto esiste. Io sono uno di quelli. La signora B. ha
telefonato in agenzia ed eccomi qua, pronto ad accontentarla in
tutto.
- Interessante. Allora la signora B. pu disporre di lei come vuole?
Luomo-oggetto uno schiavo, forse?
- B, non proprio cos. Personalmente ho un alto concetto di me
stesso e non mi considero lo schiavo di nessuno. Se devo essere
sincero luomo-oggetto una boutade, ecco tutto. Siamo tutti liberi e
indipendenti, non esistono pi schiavi.
Ombretta si chiude ancora nel suo mutismo.
Attraverso la porta della sala delle riunioni continua a filtrare un
parlotto fitto ed incessante. Di tanto in tanto mi pare di riconoscere
la voce autoritaria della signora B..
- Ne avranno ancora per molto? - chiedo alla ragazza.
Ombretta d uno sguardo allorologio.
- La signora B. puntuale, di solito. Mi ha detto che intende cenare
per le ventuno, perci penso che non ne avr ancora per molto.
Mi accendo unaltra sigaretta, mi sento un po nervoso,
quellambiente comincia a non piacermi. La signora B. troppo
autoritaria per i miei gusti, mi pare che sia abituata a trattare tutti
come suoi schiavetti, Ombretta, daltro canto, appare una ragazza
introversa e riservata, forse succube della sua padrona.
Non trascorre neppure un quarto dora che la porta della sala si apre
e compare la signora B.. Sembra soddisfatta dellesito della riunione.
Come al solito le avranno dato ragione su tutto, cos penso.
- Sono desolata di averla fatta attendere tanto tempo - il tono della
voce cordiale, mi sorride - Spero che Ombretta le abbia fatto
buona compagnia.
- Certo. Ombretta stata deliziosa.
La ragazza arrossisce, sa che mentisco, si limita a mormorare:
- Abbiamo parlato del pi e del meno.
- Mi fa piacere - dice la signora B..
Poi, rivolta ad Ombretta, aggiunge:
- Per favore, avverti la servit di portare in tavola tra qualche
minuto.
La ragazza si affretta ad eseguire lordine
ricevuto.
- Le dispiace versarmi un aperitivo?
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Le verso laperitivo e le porgo il bicchiere.
- Non beve?
- No, grazie. Non sono abituato a bere molto.
- Mi piacciono gli uomini che bevono. Con moderazione, sintende.
Mi porge una bottiglia di aperitivo.
- Via, si serva pure. Mi faccia compagnia.
Non me la sento di rifiutare. Bevo ancora. Comincio a sentirmi un
tantino euforico.
- Prego, mi segua. Andiamo nella sala da pranzo.
La seguo attraverso un lungo corridoio, mi fa entrare in una stanza
arredata con gusto come le altre.
Nel centro della stanza c una tavola gi apparecchiata, Ombretta e
una cameriera ci stanno aspettando.
Vasellame di porcellana finissima, posate dargento, bicchieri di
cristallo, tovaglia di lino, mi sembra tutta roba molto costosa, come
del resto tutto in quella casa.
Ci sediamo e mangiamo in silenzio. Assaggio un po di salmone,
mangio qualche ostrica, tocco appena il resto.
La signora B. mangia con appetito e beve molto champagne,
Ombretta tocca appena i cibi mentre imita la padrona nel bere.
Ci scambiamo appena qualche parola, qualche banalit (Abbiamo
avuto una splendida giornata, Forse domani piover, Ha sentito
parlare dello sciopero generale della prossima settimana?, Questi
sindacati!).
Quando finiamo di cenare, la signora B. mi fa
accomodare in unaltra stanza, una specie di studio con unampia
libreria e molte piante ornamentali.
- Una cena deliziosa - mi dice, invitandomi a prendere un sigaro da
una scatola aperta - Da tempo non mangiavo cos di gusto. Spero
che tutto sia stato di suo gradimento.
- Una cena molto raffinata - mi limito a rispondere mentre le
accendo il sigaro.
Ci sediamo su un ampio divano.
- Desidera ascoltare un po di musica? Ho uno speciale impianto hi-fi
che d un risalto eccezionale ad ogni esecuzione musicale. Cosa
preferisce ascoltare?
Ombretta in piedi, pronta a soddisfare la mia richiesta musicale.
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- Mi piacerebbe ascoltare dei valzer viennesi. Nellinterpretazione di
von Karajan, se possibile.
- Abbiamo di tutto - mi assicura Ombretta - Anche i valzer viennesi
nellinterpretazione di von Karajan.
Qualche istante dopo le prorompenti note del valzer Sul bel Danubio
blu si diffondono per la stanza, il sound davvero eccezionale.
- Per favore, Ombretta. Portaci una bottiglia di whisky - ordina la
signora B. tirando una boccata dal suo sigaro.
La ragazza ritorna qualche istante dopo con una bottiglia di Chivas
Regal.
- Vieni, siediti accanto a me - la esorta la signora B..
Ombretta, obbediente, le siede accanto, sul divano.
Riempio tre bicchieri di Chivas e li distribuisco.
- Alle nostre fortune - esclama la signora B. visibilmente allegra -
Oggi stata una giornata fortunata.
Beviamo il Chivas, poi Ombretta si affretta a riempire i bicchieri.
- Giovanotto - mi dice ad un tratto la signora B., sorridendo - Lo sa
che io ed Ombretta amiamo il gioco della verit? Vogliamo giocare
un po? Naturalmente dobbiamo essere sinceri, come se fossimo in
un confessionale.
Le sue labbra carnose stringono il sigaro con avidit, gli occhi sono
brillanti, forse leffetto dello champagne e del whisky non tarder a
farsi sentire per intero.
Anche Ombretta s tirata su, sorride e prende la mano della signora
B. con una confidenza per me insospettabile.
- Ci sto - mi limito a rispondere.
Il gioco della verit non mi entusiasma molto.
- Allora a lei la prima domanda. Pu chiedere di tutto, noi siamo
perfettamente disinibite. Non abbiamo pregiudizi o tab di sorta.
Vero, Ombretta?
- Vorrei sapere cosa pensa la signora B. di se stessa - le chiedo
allimprovviso.
Quella donna non mintimorisce pi, forse merito dello champagne
e del whisky, ora sono deciso a farle domande un po imbarazzanti.
La donna si mette a ridere. Agita il sigaro acceso, mi soffia in viso
una folata di fumo.
- Cosa penso di me stessa? Presto detto. Sono una donna in gamba,
di grande talento, una donna che ha pi successo di tanti uomini. Ha
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visto i miei dipendenti, i miei collaboratori? Tutti mi temono e mi
invidiano perch so come gestire il mio potere. So essere spietata e
terribile con i miei nemici. Le amiche mi dicono spesso: Saresti
dovuta nascere uomo. E perch? , rispondo. Una donna non pu
essere pi intelligente, pi abile, pi scaltra di un uomo o di tanti
uomini messi insieme? Senza dubbio mi piacciono certi atteggiamenti
virili: fumare sigari, bere, urlare imprecazioni e perch no?, tanto
devo essere sincera, amare giovani fanciulle come Ombretta.
La ragazza le si stringe contro, sembra volerle chiedere protezione,
le d un bacio sulle labbra.
Francamente non mi aspetto una cosa simile, sono preso un po
contropiede, certi fragili sospetti si stanno confermando pienamente.
- Si meraviglia? - mi chiede la signora B. notando il mio stupore.
Ora il tono della voce diventa duro, tagliente.
- Amo Ombretta e lei ama me. Forse che due donne non possono
amarsi? Pregiudizi, giovanotto, stupidi pregiudizi. Tutte e due
abbiamo di che odiare gli uomini. Prenda il mio caso ad esempio. In
famiglia ero lunica donna oltre mia madre, avevo tre fratelli per i
quali i miei genitori stravedevano, mi sentivo trascurata e umiliata.
Da bambina i miei fratelli mi disprezzavano perch non ero forte
come loro e perch non potevo partecipare ai loro giochi. Perci,
appena ebbi diciotto anni, sposai il primo che mi capit, un debole,
uno spiantato che mi tradiva con ogni femmina che incontrava per
strada. Ma io volevo affermare a tutti i costi la mia forte personalit,
avere successo, umiliare gli uomini. Con sacrifici inenarrabili e con
una volont di ferro ho superato tutti gli ostacoli ed ora posso
vendicarmi.
Tira boccate nervose dal sigaro.
- Gioisco nel mio intimo quando i miei dipendenti si umiliano davanti
a me per conservare il posto o per ottenere una promozione. Spesso
sono uomini giovani che si lasciano calpestare, la loro virilit solo
una parola senza contenuto. Che pena mi fanno questi uomini! Si
calerebbero le brache davanti a me. E forse con piacere. Che
masochisti!
- Fortunatamente non tutti gli uomini sono come quelli che si
lasciano tiranneggiare da lei - obietto (mi viene voglia di strapazzarla
a dovere, di strapparle il veleno che nasconde nella lingua) - Forse
Ombretta pu smentirla al riguardo.
Max Reno Il Commediante

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La ragazza, che se n stata tranquilla ad accarezzare e a
sbaciucchiare la signora B., scatta come una molla. Lespressione del
volto tradisce una tremenda collera. Mi si avvicina e mi agita
minacciosamente i pugni davanti al viso.
- Voi uomini siete dei bastardi schifosi - esordisce rabbiosamente
(non credevo che quella docile fanciulla potesse trasformarsi in una
belva) - Sa cosa mi hanno fatto, due anni fa? Mi hanno violentata.
Come bestie.
Sinterrompe per mandare gi un bicchiere di whisky che la signora
B. le porge.
- Una sera di due anni fa - comincia a raccontare - rimasi con una
gomma a terra, a qualche decina di chilometri da questa citt. Era
buio e non ero capace di cambiare il pneumatico. Il luogo era
deserto. Stavo l, accanto allauto, nella speranza di fermare qualche
automobilista di passaggio quando cinque giovani mi vennero
incontro. Spiegai loro la mia disavventura e li pregai di cambiarmi il
pneumatico, in cambio avrei dato loro del denaro. Quei bruti - erano
meridionali dai capelli lunghi e neri e dalla parlata per me
incomprensibile, forse da tempo non andavano a donne - mi risero in
faccia e cominciarono a deridermi quando, avendo intuito le loro
intenzioni, scoppiai a piangere. Mi trascinarono in un prato vicino, mi
tolsero il vestito, mi gettarono a terra e infine mi strapparono le
mutandine. Tre di loro mi bloccarono braccia e gambe sicch non ero
pi in grado di fare il minimo movimento. Quindi cominciarono a
baciarmi, a leccarmi, a sbavarmi addosso, mi stringevano i capezzoli
con i denti, mi mordevano i seni, mi ficcavano le loro sporche dita
nella vagina e poi, a turno, penetrarono dentro di me con rabbia,
provavo un dolore pazzesco, ma loro ridevano e facevano i loro
sporchi comodi. Cera uno che, al momento dellorgasmo, mi
cacciava in gola una linguaccia che non finiva mai, un altro mi
sbavava sul collo e un altro puzzava di sudore e di fango. Che
bastardi! Se potessi averli tra le mani, non so cosa farei, li taglierei a
pezzetti
Mi prende il mento tra le mani e mi guarda quasi con odio, poi urla:
- Siete delle carogne maledette. Bastardi. Bastardi. Bastardi
La signora B. lallontana da me, se la stringe tra le braccia. Ombretta
piange disperatamente sulla sua spalla.
Max Reno Il Commediante

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- Calmati, tesoro - la supplica con voce tenera, materna - Ora tutto
passato. Ci sono io a proteggerti, lo sai. Dammi un bacio, tesoro mio.
E davanti a me le due donne si stringono in un frenetico abbraccio,
le loro labbra si cercano avidamente e si baciano con grande
trasporto.
Non ce la faccio pi a restare in quella casa. Non me ne importa
niente dellagenzia e dei suoi soldi.
Voglio andarmene.
- La mia presenza superflua, suppongo - dico loro, cercando di
nascondere il mio disagio - Vogliate scusarmi. Devo proprio andare.
La signora B. mi prende per una mano e diventa subito cordiale.
- Via, giovanotto. Resti ancora un po. La capisco, certi fatti sono
crudeli e Ombretta ha ancora degli incubi. Ma ora non parleremo pi
di questo, glielo prometto.
Ombretta sembra essere ritornata in s.
- Mi scusi - mi dice, imbarazzata - Certe volte non riesco a
controllarmi.
Sono costretto a restare ancora, controvoglia.
- Beviamo ancora un po - mi dice, conciliante, la signora B.
Mi porge un altro bicchiere di whisky.
- Lalcool scaccia ogni tristezza - aggiunge - Aiuta a dimenticare.
Bevo ancora e mi accorgo di essere arrivato al limite delle mie
possibilit in fatto di alcool.
Le due donne continuano a bere, a vuotare bicchieri luno dopo
laltro senza mostrare alcun segno di ubriachezza. Reggono bene
lalcool, mi dico, e probabilmente sono abituate ad alzare il gomito
spesso e volentieri.
- Questo lultimo bicchiere - mi dice la signora B. porgendomene
uno che Ombretta ha appena riempito - Le assicuro che speciale.
Le due donne ridono allegramente.
Faccio per rifiutarlo, ma la signora B. mi costringe a berlo in tutta
fretta. Noto che il contenuto ha un sapore particolare, leggermente
amarognolo.
Ora mi sento stanco, la testa mi gira un po e da qualche minuto ho
la sensazione di non potere muovere n gambe n braccia.
E come se fossi tutto paralizzato.
- Cosa mi sta succedendo? - mi chiedo ad alta voce.
Le due donne mi guadano e ridono.
Max Reno Il Commediante

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- Che intruglio mi avete fatto bere? Cosa volete da me?
Cerco disperatamente una spiegazione a quello strano malessere.
- Sei la nostra vittima per questa sera - mi sussurra la signora B..
Non ci capisco niente, forse sto sognando, una specie di incubo.
- Ombretta ha mescolato al tuo ultimo whisky una piccola dose di
una droga che procura temporaneamente un indebolimento generale
del corpo, sicch non avrai la possibilit di reagire.
Ombretta ride sguaiatamente, deve essere ubriaca.
- Ora ti accompagniamo in camera da letto - mi dice la signora B.,
ridendo - E vero, Ombretta, che accompagniamo questo
bellesemplare di maschio in camera da letto?
Poi nota il mio smarrimento e aggiunge, sempre ridendo:
- Non avere paura. Non ti faremo del male. Vogliamo solo umiliarti
come maschio.
Rinuncio a capire e seguo docilmente le due donne che mi
sorreggono.
Non senza sforzo, date le mie precarie condizioni psico-motorie, mi
trasportano in una camera da letto. Noto solo un grande letto a due
piazze, il resto mi sfugge.
Pian piano mi stendono bocconi sul letto, con le braccia allungate in
avanti e le gambe che penzolano dal letto, molli, quasi senza vita.
Ombretta mi toglie le scarpe, mi abbassa i pantaloni e mi cala lo slip.
Resto per qualche minuto in quella posizione, inebetito, incapace di
fare il minimo movimento.
Allimprovviso mi compare davanti la signora B., stringe in mano un
grosso membro maschile di gomma.
Me lo mette sotto il naso, poi mi spiega:
- Umilieremo la tua mascolinit con questo coso. Lo riconosci?
- Non toccatemi - le parole mi escono di bocca ma non ne sento il
suono, forse immagino di gridare, di urlare, non lo so - Non
toccatemi, troie.
Me lo infilano lentamente, provo un dolore lancinante, loro insistono
e ridono.
- Sei vergine - constata la signora B. - Meglio cos, c pi gusto.
Spingi, Ombretta. Spingi. Stai sverginando un vero maschio.
Quando il dolore raggiunge il culmine, perdo i sensi per qualche
tempo, cos almeno mi pare.
Max Reno Il Commediante

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Quando riapro gli occhi, sono di nuovo vestito, seduto sul divano.
Ora posso muovere le mani, le gambe. Forse ho sognato.
La signora B. e Ombretta sono accanto a me, sul divano, e mi
guardano senza parlare.
- Si addormentato per una ventina di minuti - mi dice la signora B.
- Io e Ombretta non abbiamo voluto svegliarla.
- Forse non si sente bene? - aggiunge Ombretta con premura - Vuole
un caff?
Non so cosa dire, ora mi sento meglio, ma prima devo avere avuto
qualcosa di strano.
- Grazie, sto bene. Forse ho bevuto troppo. Un buon caff non lo
rifiuto.
Qualche minuto pi tardi la cameriera ci porta il caff. Lo bevo
amaro, con avidit, poi ne chiedo un altro.
- E tardi - mi dice ad un tratto la signora B. - Domani avr una
giornata molto impegnativa.
Si alza imitata da Ombretta.
- La ringrazio per la sua amabile compagnia - il tono della voce
cordiale - Lei proprio un giovanotto in gamba. Se ha qualche
problema venga pure a trovarmi in ufficio. Forse potr fare qualcosa
per il suo impiego.
Mi allunga una busta.
- Prenda. E per lei.
Faccio il gesto di rifiutarla, ma lei me la ficca in tasca con un gesto
deciso.
- Il suo un lavoro come un altro, vero? E allora merita un
corrispettivo.
La ringrazio. Ora la signora B. mi diventata quasi simpatica.
Ombretta mi augura la buonanotte con il suo garbo da collegiale e
segue la signora B. che esce dalla stanza.
La graziosa cameriera di colore che ho gi visto ricompare e mi
accompagna alla porta.
- Buonanotte, signore - mi dice educatamente.
Poi chiude la porta alle mie spalle.

Max Reno Il Commediante

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Quando sono solo, in strada, apro la busta e mi lascio sfuggire una
esclamazione di stupore.
- Cavolo! La signora B. proprio una gran signora.
Nella busta c una grossa somma di denaro.
Metto il denaro nel portafoglio, con cura, do uno sguardo allorologio,
appena mezzanotte, mi sento euforico e ricco.
- La notte tutta mia - mi dico, ridendo.
Sul momento non so cosa fare.
Decido di andare in un bar a prendere un caff, ne sento la
necessit, ho la bocca secca e amara.
Sta cominciando a venire gi la nebbia, odio la nebbia e il mondo di
fantasmi che si trascina dietro, fa anche freddo e rabbrividisco.
Per strada non c anima viva, nella grande citt la notte nasconde
mille insidie, i teppisti sono in agguato dovunque e la gente perbene
se ne sta rintanata nelle proprie case, come se ci fosse il
coprifuoco.
Sono solo, avverto fisicamente la solitudine e unimpalpabile, viscida
sensazione di pericolo, odo i miei passi sul selciato, minseguono e
mi perseguitano come se fossi lebreo errante.
Trovo un bar ancora aperto, sta per chiudere. Prego il barista di
prepararmi un caff.
Obbedisce senza fare osservazioni o commenti.
Mentre attendo il caff mi viene unidea, ho soldi in tasca, voglio
tentare la fortuna al gioco.
Il barista assomiglia a Nando il romano - Nando un amico, ci siamo
conosciuti sotto la naia, ora fa il buttafuori in una bisca clandestina
nei pressi di uno scalo ferroviario secondario della citt, gli ho fatto
qualche favore, lho nascosto una volta nella mia stanza quando era
ricercato dalla polizia per un reato, forse furto, non glielo mai
chiesto, indelicato chiedere ad un amico se ha conti aperti con la
giustizia, unaltra volta gli ho prestato dei soldi, ora nutre nei miei
Max Reno Il Commediante

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confronti una specie di riconoscenza- e per associazione di idee mi
venuta in mente la bisca.
Ci sono gi stato una volta, qualche mese fa, a giocare alla roulette.
Nando mi fu utile in quelloccasione, mi svel alcuni trucchi del
croupier e cos fui in grado di realizzare un bel po di bigliettoni con
un carr, due colonne, un passe, un pair, un manque e due rouge
consecutivi, quel posto non troppo raccomandabile perch
frequentato da balordi ma ci vanno anche gli incensurati che hanno il
vizio del gioco.
Bevo il caff, chiamo per telefono un taxi e aspetto fumando una
sigaretta.
Attendo almeno dieci minuti prima di vedere la vettura pubblica
allingresso del bar.
Durante il tragitto il tassista mi spiega che la zona dove voglio
andare pericolosa soprattutto di notte, mi dice che ci sono teppisti
in circolazione, gli rispondo che lo so perfettamente ma che devo
proprio andarci.
La bisca sopra un bar, bisogna conoscere qualcuno altrimenti quelli
del bar dicono che non ci sono bische e anzi fanno gli offesi.
A questora non c nessuno nel bar.
Dico al barista, che sta leggendo un fumetto, che voglio parlare con
Nando il romano.
Lui mi scruta sospettoso per qualche istante, poi si decide a fare una
telefonata.
- Nando arriva subito - mi dice e torna a leggere il fumetto.
Di tanto in tanto mi lancia qualche occhiata indagatrice.
Attendo un paio di minuti appoggiato al bancone, poi da una
porticina che sembra quella di un w.c. sbuca un giovanottone alto un
metro e novanta, con un torace possente e capelli rossi, ricci.
- Vaffan - esclama quando mi vede.
E il suo modo di salutare, sembra contento di rivedere la mia faccia.
- Cosa fai di bello da queste parti? - mi chiede.
Prima che io abbia il tempo di rispondergli, mi prende con forza per
un braccio e mi costringe a sedermi ad un tavolino.
- Ci beviamo una grappa? - mi chiede.
Rispondo di s, lui si rivolge al barista e gli ordina con la sua voce
poderosa:
- Portaci due grappini. Subito.
Max Reno Il Commediante

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Ora mi guarda e mi sorride.
Attraverso la giacca sbottonata intravedo il calcio di una pistola -
forse una 38 Special - infilata in una fondina sotto lascella sinistra.
E felice di rivedermi, lo vedo. Nando unanima semplice, non
farebbe male ad una mosca, purtroppo
non molto intelligente e si lascia dominare facilmente nonostante la
forza poderosa che si ritrova nelle braccia.
- Allora, cosa fai di bello? - mi chiede ancora.
- Niente di speciale - gli rispondo scrollando le spalle - Recito la mia
parte, quella di sempre.
- Sei un commediante nato - mi fa, dandomi una pacca sulla spalla -
Sai, a volte penso a te e mi dico che sei un succhione
- Un succhione? - lo interrompo un po incuriosito - Che vuole dire?
- Vuole dire che succhi qua e l, come le api. Loro succhiano il loro
miele, tu succhi il tuo miele. Il tuo miele il piacere, il sesso, il
denaro. Non so se riesci ad afferrare il concetto.
Beviamo la grappa, Nando ne ordina altre due.
- Certo che succhio - gli rispondo, divertito - Piacere, sesso, denaro e
altre cose ancora. Ma succhio soprattutto esperienze dai fiori -
chiamiamoli cos - che la vita mi offre giorno dopo giorno. Le
esperienze sono il mio nutrimento quotidiano, voglio che siano
sempre diverse, solo cos possono diventare cibo appetitoso per il
mio spirito irrequieto.
Sollevo il mio bicchiere di grappa e dico:
- Lunga vita a Nando il romano.
Butto gi la grappa imitato da Nando.
- Non avr vita lunga - il viso di Nando sincupisce - Se continuo a
fare questo mestiere, un giorno o laltro ci resto secco. Morto
ammazzato, per intenderci. Sono nato sotto una cattiva stella. Me lo
sento.
Poi scaccia quella sua aria tra il cinico e il fatalista e mi chiede:
- Sei venuto a giocare?
- Ho un po di soldi e vorrei investirli - gli confesso - Spero che
lamico Nando mi dia una mano.
Nando sta a pensarci su per qualche attimo, sembra passare in
rassegna le possibilit di aiutarmi che gli si presentano.
Mi si avvicina ancora di pi e a bassa voce, per non farsi udire dal
barista, mi dice:
Max Reno Il Commediante

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- Non posso consigliarti la roulette perch non conosco bene il nuovo
croupier e nemmeno i dadi perch hanno lanima di piombo.
Poi, come se avesse unimprovvisa folgorazione, d una manata sul
tavolino che traballa sotto il colpo e mi dice sempre a bassa voce:
- Ho trovato. Il poker.
D uno sguardo intorno, forse teme di essere spiato, ma non c'
nessuno tranne il barista che legge o finge di leggere il fumetto.
- Ascoltami bene - il tono della voce pi basso di prima, credo che
il barista con tutta la buona volont non potrebbe capire una sola
parola - Sopra, ad un tavolo da poker sta giocando un tizio, un
professionista che lavora per la bisca. E un amico, mi posso fidare di
lui. Lho salvato pi di una volta dalle ire di giocatori intenzionati a
menarlo di santa ragione. Conosce i trucchi del mestiere ed un
maestro nello scivolo. Sa manipolare le carte come quel mago della
televisione. Lo chiamano Assopigliatutto perch preferisce lavorare
con gli assi, perci gli capitano spesso poker dassi, full dassi, scale
allasso di cuore. Gli altri giocatori sono Marlboro, la Maitresse e un
terzo che non conosco e che non dovrebbe tardare ad abbandonare
il gioco perch sta perdendo troppo. Marlboro un grosso
contrabbandiere di sigarette - forse tratta anche eroina - , la
Maitresse possiede un paio di bordelli nei dintorni della citt.
Marlboro preferisce giocare ai dadi o alla roulette, come giocatore di
poker vale poco, si tradisce facilmente, quando incarta ha il vizio di
leccarsi le labbra. La donna, la Maitresse, gioca un po meglio
dellaltro ma anche lei si tradisce quando ha il gioco in mano, se
incarta gli occhi cominciano a brillare di felicit e ci potresti vedere
tutte le carte che ha in mano. Perci sia luno che laltra non
costituiscono un problema.
Prende un pacchetto di sigarette dalla tasca della giacca, me ne offre
una e me laccende.
- Ora andiamo su, nella bisca. Quando il quarto se ne sar andato, ti
presenter ad Assopigliatutto e gli dir che sei un amico. Lui capir e
ti far vincere. Ma ricordati una cosa importante. Fatti solo un giro,
poi alzati e vattene. Assopigliatutto non pu stare al nostro gioco per
pi di un giro.
Lo rassicuro, far come vuole lui.
Si alza e mi cenno di seguirlo.
Max Reno Il Commediante

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Dietro la porticina che sembra quella di un w.c. c una scala stretta
e semibuia, saliamo una ventina di gradini piuttosto alti, poi ci
fermiamo su un ampio pianerottolo sul quale si affacciano alcune
porte.
Nando ne apre una e mi fa cenno di seguirlo.
Il locale molto vasto, pieno di fumo di sigarette. C un parlotto
fitto, continuo.
Noto una decina di tavoli verdi, tutti occupati da giocatori, e pi in l,
lungo la parete opposta, intravedo il tavolo della roulette.
Nando mi indica un tavolo verde non molto distante dallentrata.
- Quel tipo magro con i ray-ban Assopigliatutto, usa gli occhiali per
difendersi dalla luce o forse per qualche altro motivo. Marlboro
invece luomo massiccio con i baffi sottili che gli sta a fianco, mentre
quella donna sulla cinquantina, con i capelli biondastri, quella
troiona della Maitresse.
Il quarto giocatore, che vedo di spalle, deve essere il tipo che sta
perdendo.
Nando mi accompagna da un tizio che se ne sta dietro un bancone a
contare mucchi di fiches.
Cambio un bel po di denaro e ritiro il corrispettivo in fiches di vari
colori.
Mi metto le fiches in tasca e attendo che il quarto giocatore, quello di
spalle, si alzi.
Aspetto pi di un quarto dora prima che luomo si decida ad
abbandonare il tavolo.
Nando mi afferra per un braccio e mi sussurra:
- Ricordati bene questo. Se Assopigliatutto passa, passa anche tu,
vuol dire che Marlboro o la Maitresse hanno incartato. Quando il mio
amico fa le carte la mano tua, al cento per cento.
Nando mi precede tra i tavoli verdi. Quando in faccia ad
Assopigliatutto gli dice, indicandomi con la mano:
- E un mio amico. Pu giocare? Solo un giro perch ha fretta.
Poi, rivolto a Marlboro e alla Maitresse, aggiunge:
- Avete nulla in contrario?
Assopigliatutto mi fissa per qualche attimo, poi guarda Nando e gli fa
un cenno con il capo.
- Un solo giro. Daccordo.
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La voce roca, il suo sguardo non lascia trapelare nessuna emozione
particolare, i ray-ban gli conferiscono unespressione enigmatica.
Marlboro si limita a lanciarmi uno sguardo distratto - sembra intento
ad allineare con cura le fiches davanti a s - mentre la Maitresse mi
guarda con sospetto. E una donna massiccia dallaspetto volgare,
eccessivamente truccata, ha tre anelli con brillanti, una pesante
collana doro al collo e braccialetti con ciondoli ai polsi.
- Il giro inizia da me e finisce a me - precisa Assopigliatutto,
cominciando a mescolare le carte.
Nando mi dice : Buona fortuna e se ne va.
Assopigliatutto eccezionalmente abile nel manipolare le carte, se le
fa scivolare tra le dita con una rapidit sorprendente, rinuncio a
seguire i movimenti delle sue mani.
Ora distribuisce velocemente le carte che si ammucchiano, una
sullaltra, davanti a noi.
Guardo le mie carte, ho tre assi, Marlboro che il primo di mano
apre, giochiamo tutti e quattro, scarto due carte, Marlboro e la
Maitresse tre ciascuno, Assopigliatutto due, questultimo raccoglie i
nostri scarti, ne fa un mucchietto davanti a s, distribuisce le altre
carte, osservo con attenzione le mie due nuove carte - ho un po di
apprensione, Nando mi ha assicurato che quando il suo amico fa
carte la mano deve essere mia, ma chi me lo garantisce? Bisogna
vedere - ho fatto full, cerco di mascherare come posso la mia
contentezza, do uno sguardo agli altri, Assopigliatutto
impenetrabile, Marlboro non si lecca le labbra, la Maitresse non
sembra soddisfatta, allora la mano mia, un momento!, Marlboro
spinge al centro del tavolo una manciata di fiches, una grossa
somma - ha incartato? Perch non si lecca le labbra? - la Maitresse si
ritira, spingo la mia manciata di fiches, Assopigliatutto non solo ci sta
ma raddoppia la posta, comincio ad avere paura - che Nando mi
abbia ingannato? -, Marlboro ci pensa un po su, poi si ritira, io non
so cosa fare, poi mi decido e vedo il gioco di Assopigliatutto, la mano
mia!, tiro un sospiro di sollievo, lui ha steso a ventaglio sul panno
verde un bel full di donne, ma io gli mostro il mio full di assi e
Marlboro esclama: - Che culo!, Assopigliatutto accenna un sorriso,
forse vuole dirmi: - Non temere, sto al gioco., spinge verso di me le
fiches del piatto, passa le carte a Marlboro, luomo le mescola con
una certa goffaggine, poi le distribuisce lentamente, le mie carte non
Max Reno Il Commediante

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sono buone, trattengo due re, la Maitresse apre, anche questa volta
giochiamo tutti, scartiamo, Assopigliatutto scarta tre carte,
altrettante io, Marlboro e la Maitresse due ciascuno, Marlboro
distribuisce le carte, mi capitano due nove e un asso, alla Maitresse
brillano gli occhi, anche Marlboro sembra soddisfatto, la donna
spinge un mucchio di fiches al centro del tavolo, ora viene il mio
turno, ci penso un po, non mi conviene giocare perch la Maitresse
ha incartato, gli occhi la tradiscono in maniera palese, perci passo,
anche Assopigliatutto passa - allora ho visto giusto! -, Marlboro
titubante, poi decide di andare a vedere il gioco della Maitresse, la
donna ride sguaiatamente nel ritirare con le mani grassocce le fiches
della posta, ha vinto con un full di dieci, Marlboro ha in mano solo un
tris di fanti, il turno della Maitresse, anche lei goffa nel
manipolare le carte ma le distribuisce velocemente, per me non c
niente da fare, non ho neppure una coppia decente, non apro, apre
invece Assopigliatutto che scarta una sola carta contro le due di
Marlboro e le tre della Maitresse, una mano poco emozionante, la
Maitresse si ritira e Marlboro perde il confronto con Assopigliatutto
che vince con una scala al re contro un tris dassi, ora il mio turno,
Assopigliatutto spinge verso di me un accendino metallico, lo fa con
noncuranza, infatti solo io me ne accorgo, capisco il gesto del
giocatore, uno dei trucchetti adoperati dai professionisti, la
superficie metallica come uno specchio, se si distribuiscono le carte
al di sopra dellaccendino possibile vederle con chiarezza, cos
faccio anchio cercando di non farmi scoprire -, vero che Marloro e
la Maitresse sembrano poco furbi ma non si sa mai, mi possono dare
del baro e allora pu scoppiare il casino - ci riesco abbastanza bene,
con disinvoltura, ora so che Assopigliatutto ha una coppia di re,
Marlboro una doppia allasso, la Maitresse una scala bilaterale come
me, Assopigliatutto apre, giochiamo tutti, scartiamo, distribuisco le
carte, la situazione la seguente: Assopigliatutto ha un tris di re,
Marlboro ha conservato la doppia allasso, alla Maitresse il gioco
favorevole - ha una scala allasso di fiori -, anche a me la scala
riuscita, mi venuto un asso di cuori, Assopigliatutto si ritira,
Marlboro gioca poche fiches, la Maitresse si mordicchia per
l'emozione le grosse labbra tinte di rosso scarlatto e gli dice: - Che
ne diresti di raddoppiare la posta?", non mi prende in considerazione
perch crede che la mia scala non sia riuscita, Marlboro le risponde
Max Reno Il Commediante

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che non ci sta, la Maitresse appare delusa, impreca, una cos bella
scala va onorata convenientemente," Ci sto io - le dico ad un tratto -
Anzi aumento la posta" e metto al centro del tavolo una piccola
montagna di fiches ( una somma ragguardevole ), la Maitresse mi
guarda perplessa, non si aspetta una mia sortita cos improvvisa e
provocatoria, guarda le sue carte con attenzione, si concentra per
qualche attimo, appare molto indecisa, poi si decide a vedere il mio
gioco, spinge davanti a s le sue fiches con un gesto di stizza, poi mi
sventola sotto il naso le sue carte, "La mia all'asso di cuori " - mi
limito a dire quasi con noncuranza, allineando sul panno verde la mia
scala, "Merda! - ringhia la Maitresse - Hai un culo tremendo,
giovanotto", "C'est la vie " - le dico per farle rabbia, l'ultima mano
del giro spetta ad Assopigliatutto che mi offre un servito (un poker
d'assi) sotto gli occhi esterefatti della Maitresse che stenta a credere
ad una fortuna cos sfacciata, mentre Marlboro si limita a gettare le
sue carte sul tavolo con un'espressione di disgusto, giochiamo in tre,
dopo lo scarto la donna si ritira, restiamo io e Assopigliatutto che ha
scartato una sola carta, punto una somma considerevole,
Assopigliatutto raddoppia, il mio poker batte il suo full di re.
Finalmente! Il giro terminato, mi alzo mettendomi in tasca
manciate di fiches ( a occhio e croce ho triplicato il denaro
regalatomi dalla signora B.).
Marlboro non fa obiezioni, la Maitresse si limita a dirmi, acida:
- Hai vinto un mucchio di soldi e te ne vai sul pi bello. Non ti
capisco proprio.
Assopigliatutto pone termine ad ogni discussione, dicendomi:
- Il giro terminato. Se vuole pu andare.
Li saluto, Marlboro e la Maitresse mi ignorano, Assopigliatutto mi fa
un cenno di saluto con il capo.
Vado dall'uomo del bancone, mi faccio cambiare le fiches e intasco il
denaro.
Nando appoggiato al bancone e sorveglia i giocatori. Appena mi
vede, mi fa cenno di aspettarlo gi al bar.
Ordino un caff corretto con grappa e aspetto Nando.
Ho giocato per circa venti minuti, al tavolo mi pareva che il gioco non
dovesse finire mai.
- Tutto o.k.?
Nando alle mie spalle e mi d una pacca formidabile sulla spalla.
Max Reno Il Commediante

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- Ti vedevo soffrire intorno a quel tavolo. Ci scommetto che non
vedevi l'ora di tagliare la corda.
Gli allungo un biglietto di grosso taglio. Lui fa il gesto di rifiutarlo, ma
io glielo infilo nel taschino della giacca.
- Il merito tuo - mi limito a dirgli.
Bevo il caff, ne ordino un altro per Nando, gli stringo la mano e gli
dico:
- Sei un vero amico.
- Non ti fare vedere spesso da queste parti - mi avverte mentre sto
per uscire - Questo un posto che scotta.
Il suo vuole essere un consiglio da amico. E Nando il romano,
nonostante tutto, mi amico.
Sono di nuovo sulla strada, nella nebbia.
Sono circa le tre del mattino, mi sento stanco, stata una giornata
intensa e, dal punto di vista economico, abbastanza fruttuosa.
Ora non vedo l'ora di andarmene a casa e farmi una bella dormita.
Naturalmente dovr cercarmi un taxi e credo che, alle tre del
mattino, l'impresa non sia facile.
Per il momento non mi resta che camminare e sperare nella buona
sorte.

Max Reno Il Commediante

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Solo ora mi accorgo che due uomini mi stanno seguendo, sono ad
una cinquantina di metri da me, dapprima penso che siano passanti,
poi mi viene il sospetto che stiano sulle mie tracce.
Forse sono teppisti, di quelli che se ne stanno in agguato all'uscita
delle bische pronti a derubare i giocatori.
Comincio ad avere un p di paura, so difendermi abbastanza bene,
conosco anche alcune mosse di karat, ho un bel gruzzolo da
difendere e, se attaccato, ce la metterei tutta, ma loro sono in
superiorit numerica e mi sembrano abbastanza robusti.
All'improvviso mi metto a correre per quella strada che non conosco,
lunga e si perde nella nebbia.
I due teppisti mi sono sempre alle calcagna e guadagnano terreno.
I nostri passi veloci risuonano distintamente sul selciato, sono
ritmici,quasi sincroni.
Ad un tratto scivolo su qualcosa e mi ritrovo seduto a terra nei pressi
di un lampione.
Faccio appena in tempo a rialzarmi che i due mi circondano
minacciosi.
Avranno la mia et, indossano giacconi di pelle nera, hanno capelli
lunghi e barbe.
- Dacci i soldi senza fare storie - mi intima il pi alto dei due.
- Sar meglio per te - gli fa eco l'altro - Noi sappiamo pestare bene.
- Ma io non ho denaro addosso.
Cerco di fare il furbo, metto una mano in tasca, afferro un biglietto di
piccolo taglio e lo allungo al pi vicino.
- Ho solo questo.
- Non fare lo stronzo - mi dice il pi alto - Ti abbiamo visto uscire
dalla bisca e sappiamo che hai vinto un bel p di bigliettoni.
Che sia stato Nando ad avvertirli? O Assopigliatutto? O il barista?
Mi sono appena posto questi interrogativi che i due teppisti mi sono
addosso.
Il pi alto mi afferra saldamente per le spalle, mentre l'altro cerca di
prendermi i soldi dalle tasche del blazer.
Max Reno Il Commediante

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Prima che il teppista riesca a toccare le tasche gli sferro un calcione
all'inguine, lui cade a terra mugolando di dolore, mentre l'altro,
disorientato, allenta un p la presa.
E' proprio ci che attendo, a colpi di gomito lo costringo a lasciare la
presa, poi mi volto velocemente su me stesso e con tutta la forza
che ho nelle braccia gli sferro un pugno allo stomaco, lui si china su
se stesso, apre la bocca per respirare, lo colpisco al mento con una
ginocchiata, lui scivola a terra come un sacco di patate, il sangue gli
cola abbondante dalle labbra.
Approfitto del loro disorientamento per riprendere la fuga nella
nebbia.
Corro come un disperato, temo che i teppisti possano inseguirmi
ancora, penso con terrore che quei due sono capaci di pestarmi a
sangue, di uccidermi a calci e a pugni pur di vendicarsi per lo scacco
subito e di derubarmi, mi guardo indietro rabbrividendo, nessuno mi
insegue - cos mi pare - ma la nebbia sempre fitta e posso
ingannarmi.
Corro per una decina di minuti, poi mi viene il fiatone e non ce la
faccio pi a continuare, ho le gambe legnose che non obbediscono
pi ai miei comandi, sono costretto a fermarmi per qualche minuto
appoggiandomi ad un'auto in sosta.
Un'auto avanza lentamente nella nebbia, appena giunge nei miei
paraggi faccio segno al conducente di fermarsi, lui continua per una
cinquantina di metri - forse non mi ha visto subito oppure ha paura
di fermarsi - , poi ferma l'autovettura.
Lo raggiungo, il conducente un uomo anziano, ha un viso cordiale,
mi sembra disposto a darmi un passaggio, glielo chiedo, non fa
obiezioni, mi dice di salire tanto lui abita dalle mie parti.
Dopo una decina di minuti la mia corsa finisce, l'uomo arrivato
sotto il portone della sua abitazione e parcheggia l'auto.
Lo ringrazio per il passaggio, lui mi augura la buonanotte ed entra
nel portone.
Ho ancora poche centinaia di metri prima di arrivare al mio vecchio
palazzo, ora mi sento tranquillo, quasi felice.
Ho abbastanza denaro per tirare avanti un mese e forse pi e per
pagarmi l'affitto arretrato.
Se volessi, potrei anche fare un bel viaggio tanto per sfuggire alla
routine quotidiana e a questa schifosa nebbia, potrei comprarmi un
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vestito nuovo all'ultima moda, pagarmi le prime rate di una moto - la
Honda la mia preferita -, offrirmi un pranzo nel ristorante pi
costoso della citt, regalare alla Gianna quella parure intima -
reggiseno e slippino in pizzo nero - che desidera da tempo......
In questo momento trovo la vita terribilmente eccitante, peccato che
abbia dei momenti schifosi, forse troppi.
Mi ficco le mani infreddolite in tasca, stringo tra le dita i bigliettoni e
continuo a camminare nella nebbia.

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