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La resilienza


Attenzione! Questo materiale didattico per uso personale dello studente ed coperto da copyright. Ne severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto dautore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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Indice
1 Resilienza e Formazione -------------------------------------------------------------------------------- 3
2 Il concetto di resilienza ---------------------------------------------------------------------------------- 5
3 Per una formazione resiliente: alcuni criteri ------------------------------------------------------ 10

La resilienza


Attenzione! Questo materiale didattico per uso personale dello studente ed coperto da copyright. Ne severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto dautore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 Resilienza e Formazione
necessario soffermarsi sul concetto di resilienza, importante per la comprensione di
fenomeni straordinari.
Certe volte, in certe situazioni di famiglia anche, o in certe situazioni personali, si
determinano delle condizioni di vita che sembrano proprio segnate da una volont contraria;
come se, un certo signore, andando innanzi nella sua vita, dovesse incontrare ripetutamente degli
ostacoli; e incontra ostacoli ogni giorno, ogni volta, e qualche volta sono ostacoli anche grossi.
Tutti, davanti a quegli ostacoli, sarebbero caduto e si sarebbero perduti: ma questo signore invece
no. Anzi, esce da questi ostacoli con una forza nuova, con una originalit imprevedibile, con
risorse che non si capisce bene da dove egli sia riuscito a trarle. Questa capacit di reazione
positiva alle sventure, ai disagi, e comunque alle note negative, questa capacit di reazione
positiva si chiama resilienza.
Si usa questa parola che deriva dalle scienze fisiche. Se questa la resilienza, l'obiettivo di
questa lezione duplice: da una parte vogliamo approfondire la nozione di resilienza, e dall'altra
vogliamo capire che tipo di utilizzazione possiamo fare di questo concetto nei contesti formativi.
Questi sono i due obiettivi di questa nostra lezione.
Approfondiamo la nozione di resilienza. Qui io vi do una definizione, una delle tante: per
resilienza si intende la capacit umana vi ho gi detto che la parola resilienza viene dalle
scienze fisiche: quando questa parola la spostiamo nei contesti umanistici, e quindi la riferiamo alle
persone, pu essere definita cos: la capacit umana di affrontare le avversit della vita, superarle e
uscirne rinforzato a addirittura trasformato positivamente.
La resilienza. possibile che il termine risulti estraneo: esso in realt si riferisce a
fenomeni che, per certi aspetti, appaiono straordinari.
Talvolta pu accadere che alcune vicende familiari o personali lascino intravvedere l'ombra
di un destino avverso: problemi, ostacoli, avversit che minano l'esistenza e rendono vulnerabili la
maggior parte delle persone. Esistono tuttavia individui che sono in grado di reagire efficacemente
anche di fronte agli ostacoli pi gravi. Tutti, davanti a quegli stessi ostacoli, sarebbero caduti e si
sarebbero perduti: per alcuni individui questo non accade. Anzi, questi ultimi escono dai momenti
difficili con una forza nuova, con una originalit imprevedibile, con risorse di cui non si comprende
l'origine. Questa capacit di reazione positiva alle sventure, ai disagi, e comunque alle note
negative, questa capacit di reazione positiva, si chiama resilienza.
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L'obiettivo di questa lezione duplice: in primo luogo sar approfondita la nozione di
resilienza; in seconda battuta vedremo come tale concetto pu essere utilizzato nei contesti
formativi.
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2 Il concetto di resilienza
Esistono molte definizioni del termine, che trova origine nell'ambito delle scienze fisiche. In
relazione agli esseri umani, la resilienza definita come la capacit umana di affrontare le avversit
della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente
i
.
Allora se questa la definizione di resilienza, domandiamoci quali sono le caratteristiche
della resilienza.
Per giungere all'elenco di queste caratteristiche, la ricerca scientifica ha dovuto fare delle
operazioni molto complesse che qui non sto a ripetere; ha dovuto fare un'analisi di situazioni
diverse per vedere quali sono gli elementi costanti, ha dovuto fare delle comparazioni di fatti e
fenomeni provenienti da culture diverse, da epoche storiche diverse, ma adesso, alla fine di tutti
questi studi, c' un tentativo di sintesi io non so quanto sia riuscito nella sintesi, ma...
Ecco, si possono sintetizzare le caratteristiche della resilienza e farle risalire a sette
connotazioni precise.
Primo: la resilienza comporta un insight, una introspezione, una capacit di introspezione.
Cio non c' resilienza in una persona che non sia capace di leggere attentamente dentro di s. La
persona che manifesta fenomeni di resilienza anche una persona che convenientemente e
adeguatamente trasparente a s medesima. Facciamo una piccola parentesi. Noi qualche volta
diciamo di non capire i nostri vicini; qualche volta nella discussione anche familiare la moglie dice
al marito, e il marito dice alla moglie, non ti capisco. Guardate che una delle cose pi difficili non
capire o non capire l'altro: una delle cose pi difficili capire o non capire se stessi. Perch noi
qualche volta ci ritroviamo carichi di desideri o delusioni, di amarezze o di speranze, senza sapere
da dove vengano. Desideri, delusioni, amarezze, speranze. Allora dobbiamo incominciare a
esercitarci ad essere trasparenti per capire esattamente donde vengano questi sentimenti che pure
caratterizzano il nostro comportamento.
In diversi studi l'attenzione stata posta sulle caratteristiche distintive di un
individuo resiliente.
Attraverso l'analisi di casi e le ricerche comparative e cross-culturali stato infatti possibile
individuare alcuni elementi costanti che si presentano negli individui definiti come resilienti
2
.
Si tratta naturalmente di una prima sintesi che va ulteriormente sottoposta al vaglio
scientifico.
possibile individuare sette aspetti specifici della resilienza negli esseri umani.
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1. La resilienza comporta una capacit di introspezione (insight): non vi resilenza in una
persona che non sia capace di leggere attentamente dentro di s
3
. La persona che manifesta
fenomeni di resilienza anche una persona che convenientemente e adeguatamente trasparente a
s medesima. Talvolta pu accadere di pensare che arrivare a comprendere gli altri sia opera pi
ardua rispetto alla comprensione di se stessi. In realt vero il contrario: capire se stessi un
obiettivo ambizioso e non sempre raggiungibile. A fronte di desideri, di delusioni, di amarezze o di
speranze, che pure percepiamo in noi stessi ma di cui non sappiamo dare una spiegazione,
necessario incominciare ad esercitarsi per rendersi trasparenti a se stessi, cio per capire
esattamente donde vengano questi sentimenti che pure caratterizzano il nostro comportamento.
Il secondo punto, la seconda caratteristica della resilienza, data dalla indipendenza. Cosa
vuol dire indipendenza? Nello schema che vi viene fatto vedere c' scritto indipendenza
ovvero distanza emozionale. Permettetemi un esempio. Se io voglio leggere bene il titolo di questo
libro, io debbo collocare questo libro alla giusta distanza percettiva. Se lo metto troppo vicino,
soprattutto io che ho bisogno degli occhiali, c' rischio che io non riesca a leggerlo. Lo debbo
mettere alla giusta distanza. Non confondermi col libro. Ecco, anche nell'esperienza quotidiana, noi
abbiamo bisogno di guadagnare una sorta di distanza emozionale dalle cose: anche gli avvenimenti,
quelli lieti e quelli tristi, hanno bisogno di essere considerati, vissuti, da noi a una certa distanza,
perch senn ci confondiamo con essi e in questo modo non riusciamo ad interpretarli. Come faccio
ad interpretare il piccolo incidente che ho avuto stamattina? Come faccio a interpretare il piccolo
conflitto che ho registrato ieri sera? Se io resto prigioniero di quel conflitto? Ho bisogno di mettere
la giusta distanza percettiva.
Il terzo punto, la terza caratteristica che si coglie tutte le volte in cui troviamo persone
caratterizzate dalla resilienza, la terza connotazione l'interazione. Si tratta sempre di persone
che osno al centro di un fascio di relazioni abbastanza ricco e vivace con il gruppo sociale di
riferimento. Non si tratta di persone isolate, non si tratta di persone che non sanno parlare con gli
altri, non si tratta di persone che si nascondono al mondo, ma si tratta di persone che vivono nel
mondo e che relazionano con gli altri.
2. La seconda caratteristica della resilienza rappresentata dalla indipendenza.
Cosa vuol dire indipendenza? Nello schema allegato c' scritto indipendenza ovvero
distanza emozionale
4
.
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Cos come per leggere un testo, necessario collocarlo alla giusta distanza percettiva (n
troppo vicino, n troppo lontano), anche nella esperienza quotidiana indispensabile seguire lo
stesso criterio. In altre parole, noi abbiamo bisogno di guadagnare una sorta di distanza
emozionale dalle cose: anche gli avvenimenti, quelli lieti e quelli tristi, hanno bisogno di essere
considerati e vissuti da noi a una certa distanza. Se cos non accadesse, il rischio sarebbe quello di
confondersi con essi e di non riuscire ad interpretarli. Come potrei interpretare un piccolo
conflitto se io stesso resto prigioniero del conflitto stesso? Ho bisogno di mettere la giusta
distanza percettiva.
3. La terza caratteristica della resilienza l'interazione. Gli individui che possono essere
definiti resilienti solitamente si trovano al centro di un fascio di relazioni abbastanza ricco e vivace
con il gruppo sociale di riferimento
5
. Non si tratta di persone isolate e incapaci di parlare con gli
altri, n di persone che si nascondono al mondo: al contrario, gli individui resilienti vivono nel
mondo e sono in grado instaurare relazioni autentiche con gli altri.
Un'altra caratteristica: creativit. Anche per la creativit dovremmo fare un lungo discorso,
che invece il tempo non ci consente di fare. Fermiamoci a una caratteristica, a un aspetto
specifico della creativit: abbiamo bisogno di affinare quella sensibilit che ci permette di
cogliere la regolarit anche al di sotto del caos, del disordine che certe volte cogliamo nella nostra
vita. Noi usciamo al mattino e ci rapportiamo agli altri sulla base della nostra identit
professionale; abbiamo lasciato a casa la nostra identit affettiva, familiare e assumiamo quella
professionale; poi andiamo al club e realizziamo condizioni relazionali nelle quali cogliamo una
nostra diversa identit. Insomma, ciascuno di noi, nel corso di un'intera giornata, a volte indossa
abiti diversi; a volte anche motlo diversi. Dobbiamo riuscire a cogliere ci che permane, ci che
permanente e sempre uguale al di sotto della diversit. Dobbiamo cogliere la regolarit che nel
disordine, sotto al disordine.
Altra caratteristica che stata colta nelle persone portatrici di resilienza: allegria. Non
l'allegria stupida e sciocca di quelli che sono superficiali; ma l'allegria di chi caratterizzato da
una fondamentale positivit; di chi anche nel disagio riesce trovare la nota comunque positiva; di
chi ha una incrollabile fiducia nei confronti della vita, di chi ha una incrollabile fiducia nel
confronti della persona, una incrollabile fiducia nei confronti del futuro.
Per ultimo: moralit. La parola moralit qualche volta fa pensare a cose strane. Qui voglio
dire semplicemente: la accettazione dei valori condivisi dal gruppo di appartenenza. Cio, la
condivisione del gruppo di appartenzenza data dal fatto che certi valori vengono condivisi, in
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modo da poter dire che ciascuno di noi spera cos come sperano gli altri; soffre cos soffrono gli
altri; gioisce cos come gioiscono gli altri; giudica cos come giudicano gli altri. Non per essere la
fotocopia degli altri ma per capire gli altri e per poter costruire su questa condivisione l'originalit
della persona.
4. Una ulteriore caratteristica degli individui resilienti la creativit. Anche per la
creativit dovremmo fare un lungo discorso; ci limiteremo in questa sede a considerare un aspetto
specifico della creativit: la capacit di cogliere l'ordine al di sotto dell'apparente caos. In altre
parole necessario affinare quella particolare sensibilit che ci permette di cogliere la regolarit
anche al di sotto del caos degli eventi e del disordine con cui talvolta la vita si manifesta. Ad
esempio, quando usciamo al mattino ci rapportiamo solitamente agli altri sulla base della nostra
identit professionale, lasciando a casa quella affettiva e familiare. Qualche ora dopo potr
accadere di frequentare un'associazione, un club, indossando ancora una ulteriore identit.
Insomma, ciascuno di noi, nel corso di un'intera giornata, a volte indossa abiti diversi; a volte
anche molto diversi. A fronte di questa mutevolezza, necessario riuscire a cogliere ci che
permanente e sempre uguale al di sotto della diversit.
5. Gli individui resilienti sono generalmente caratterizzati dall'allegria. Non l'allegria
stupida e sciocca che si accompagna sovente alla superficialit: si tratta invece di quella allegria
che affonda la sua origine in un atteggiamento di fondamentale positivit. Gli individui resilienti
sono in grado di trovare, anche nel disagio, una nota comunque positiva; in altre parole la
resilienza si accompagna ad una incrollabile fiducia nei confronti della vita, della persona, del
futuro.
6. Per ultimo: gli individui resilienti mostrano un alto livello di moralit. Il termine
moralit pu talvolta indurre in equivoco. In questa sede la moralit intesa semplicemente come
la accettazione dei valori condivisi dal gruppo di appartenenza. Non vi appartenenza senza una
autentica condivisione dei valori: tale condivisione ci permette di sperare, di soffrire, di gioire
come gli altri e con gli altri. Soltanto su questa comprensione profonda possibile costruire
l'originalit della persona.
Guardate, il primo passo per l'originalit della persona l'accettazione. Se permettete
faccio un esempio un po' banale. Siamo qui in terra napoletana, vicino alla zona degli alberi e
degli agrumi rigogliosissimi. Perch un albero di agrumi possa darci quello splendore
meraviglioso del frutto dorato che nuovo, originale a ogni stagione, abbiamo bisogno che
quell'albero affondi le radici nel proprio terreno; soltanto l'albero che accetta il suo terreno, e la
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condivisione dello stare nel terreno, capace di rami nuovi e di frutti nuovi. Questo qualche volta
ci sfugge: pensiamo che la originalit della persona sia la fuga dalla propria provenienza;
l'originalit della persona si costruisce a partire dall'accettazione della propria provenienza.
Ecco, noi abbiamo colto questi elementi nelle persone che hanno manifestato situazioni di
resilienza. Le abbiamo colte e io ora qui le dico e basta. Me vediamo di ricavare da queste alcuni
insegnamenti. Alcuni insegnamenti in ordine alla formazione. Se vogliamo quindi che la
formazione possa costruire persone tanto sicure da poter reagire positivamente anche nelle
situazioni difficili, cio se vogliamo che la formazione possa produrre persone capaci anche di
essere resilienti, abbiamo da fare alcune cose e qui ne dico solo alcune, ma vorrei richiamare la
vostra attenzione su ciascuno di questi punti.
Dare un senso all'esperienza. Cio quando noi durante un corso di formazione, o anche
durante una lezione in aula, o anche durante un'attivit di laboratorio, o anche durante una lezione
in palestra, ci mettiamo a contatto di alcuni allievi in modo da fare esperienza, e di far fare
esperienza, dobbiamo preoccuparci sempre di chiederci che senso ha questa esperienza per loro. E
il senso non dato dal che cosa si fa, ma dalla qualit del che cosa si fa. Il senso, il significato.
[Condivisione non significa omologazione e perdita della propria identit, al contrario:] il
primo passo per l'originalit della persona proprio l'accettazione. Un albero di agrumi pu
produrre quelle che Montale chiamava le trombe d'oro della solarit soltanto se quell'albero
affonda le radici nel proprio terreno; soltanto l'albero che accetta il proprio terreno capace di
rami nuovi e di frutti nuovi. Questo aspetto talvolta ci sfugge: pensiamo che la originalit della
persona sia la fuga dalla propria provenienza; l'originalit della persona si costruisce a partire
dall'accettazione della propria provenienza.
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3 Per una formazione resiliente: alcuni criteri
In situazioni di disagio gli individui resilienti sono caratterizzati dagli aspetti appena visti.
possibile ricavare da tali caratteristiche alcuni insegnamenti in ordine alla formazione.
Se vogliamo che la formazione possa contribuire a creare individui resilienti, cio tanto
sicuri da poter reagire positivamente anche nelle situazioni difficili, opportuno seguire alcuni
criteri su cui richiamer l'attenzione nelle pagine seguenti.
A. In primo luogo necessario dare un senso all'esperienza. A prescindere dal contesto
formativo un corso di formazione, una lezione in aula, un laboratorio, ecc. sempre
indispensabile domandarsi quale senso abbia per gli allievi l'esperienza che stiamo proponendo. Il
senso non dato dal che cosa si fa, ma dalla qualit del che cosa si fa.
Dobbiamo curare gli aspetti qualitativi della relazione interpersonale, secondo punto.
Curare gli aspetti qualitativi della relazione interpersonale. Quante volte noi viviamo accanto agli
altri ma non con gli altri. Nella relazione con l'altro dobbiamo cogliere un aspetto qualitativo, che
la soddisfazione di stare insieme, a volte il disagio di stare insieme. Ma l'aspetto qualitativo
dev'essere chiaro ed evidente. Se andiamo a mangiare una pizza insieme, deve essere chiaro ed
evidente che mi interessa molto pi e molto prima della qualit della pizza, la qualit della
relazione, la gioia di stare insieme, di condividere un'ora della serata.
Terzo punto: fare ricorso ai giochi di ruolo. Nella attivit di formazione qualche volta
dobbiamo pensare che interrompere la lezione e imbastire un'attivit ludica sia produttivo. Giochi
di ruolo. Giochi di ruolo significa che nella situazione ludica i diversi partecipanti interpretano un
ruolo. Incominciano a fare un gioco di ruolo i bambini quando fanno il gioco del dottore: uno
interpreta l'ammalato, l'altro interpreta il medico. Ma possiamo fare giochi di ruolo quando
facciamo tirocinio, quando per esempio discutiamo delle competenze da esercitare all'interno di
una situazione professionale.
Ancora, utile nell'attivit di formazione questo il quarto punto organizzare esercizi
di ri-organizzazione di ci si appreso o esperito. Dopo che noi abbiamo finito la lezione, noi
dobbiamo in qualche modo guardare tutto quello che abbiamo fatto, perch in questa maniera ri-
organizziamo, ri-leghiamo, stabiliamo una rete di connessioni fra ci che abbiamo appreso e ci
che abbiamo esperito, cio ci di cui abbiamo fatto esperienza.
Altro punto: dobbiamo fare tirocinio, esercizio, sul transito norme-regole. Spiego bene:
altro la norma, altro la regola. La norma ci che ci viene imposto dall'esterno. Quindi il
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Comune ha stabilito il divieto di transito: ecco la norma. Non si passa. Chi l'ha stabilito? Gli
altri. B. necessario curare gli aspetti qualitativi della relazione interpersonale. Spesso pu
accadere di vivere accanto agli altri ma non con gli altri. Nella relazione con l'altro dobbiamo
cogliere un aspetto qualitativo, che dato dalla la soddisfazione di stare insieme (oppure, al
contrario, dal disagio di stare insieme). Tuttavia importante che l'aspetto qualitativo sia sempre
chiaro ed evidente. Se andiamo a mangiare una pizza insieme, deve essere chiaro ed evidente che
mi interessa molto pi e molto prima della qualit della pizza, la qualit della relazione, la gioia di
stare insieme, di condividere un'ora della serata.
C. Terzo punto: fare ricorso ai giochi di ruolo. Nella attivit di formazione qualche volta
dobbiamo pensare che interrompere la lezione e imbastire un'attivit ludica sia produttivo. In tali
giochi ai partecipanti consentito di assumere un ruolo in un contesto che rimane ludico. I giochi
di ruolo sono familiari fin da bambini; anche nell'educazione degli adulti possibile realizzare
giochi di ruolo ad esempio in situazioni di tirocinio, quando discutiamo delle competenze da
esercitare all'interno di un contesto professionale
6
.
D. utile nell'attivit di formazione approntare esercizi di ri-organizzazione di ci che si
appreso o esperito. Al termine di una lezione opportuno guardare a tutto quello stato fatto,
perch in questa maniera possibile ri-organizzare i concetti, stabilire una rete di connessioni fra
quanto stato appreso ed esperito.
E. altrettanto fondamentale realizzare esercizi sul transito norme-regole. bene infatti
distinguere: altro la norma, altro la regola. La norma ci che ci viene imposto dall'esterno. Il
Comune che stabilisce un divieto di transito difatti impone una norma.
La regola: ci che abbiamo stabilito noi al nostro interno. L dobbiamo lavorare, quindi
io non passo. Questa una regola: sono io che mi do una regola; le norme mi vengono
dall'esterno; le regole le do io a me, nel mio comportamento verso l'esterno. Ecco, devo
esercitarmi parecchio per passare dal piano delle norme al piano delle regole.
Ancora un altro passaggio, un altro punto. Dobbiamo fare tirocinio di elaborazioni
progettuali. Nell'attivit di formazione, l'allevo non soltanto colui che sente delle lezioni e le
memorizza: l'allevo anche colui che progetta alcune attivit. E quindi dobbiamo veramente
trovare l'occasione perch l'allievo abbia il tempo, e la volont, e la disponibilit, a progettare.
Studiare attraverso soluzioni di problemi: qualche volta, nell'apprendimento, non diamo
gi la risposta. Qualche volta facciamo in modo che gli allievi abbiano da affrontare dei problemi,
e abbiano da trovare la risposta. Ma questo gi vorrei dire dalla scuola elementare, dalla scuola
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primaria, si dice oggi. Cio gi dalla tenera et. Cio qualche volta l'insegnante non si deve
precipitare ad avere le risposte, ma lasciare che il ragazzo si interroghi. Perch mai il frigorifero
fa freddo?; Perch mai gli uccellini si posano sui fili della corrente elettrica e non pigliano la
scossa?. E lasciamo che i ragazzi giungano alla risposta; con il nostro aiuto, ma giungano da s.
In modo che qualche momento di apprendimento per loro sia un apprendimento che si realizza
attraverso soluzione di problemi.
Qualche volta anche utile, andiamo a un altro punto, far progettare viaggi, gite, feste,
occasioni di lucidit. Perch vedete, quello che importa non il viaggio, la gita, la festa, ma
l'impegno, e il modo, e la regola con cui i giovani, le persone, gli adulti, si mettono a lavorare per
fare il progetto.
La regola ci che abbiamo stabilito noi al nostro interno: L dobbiamo lavorare,
quindi io non passo. Questa una regola: sono io che assegno a me stesso una regola.
necessario realizzare molti esercizi per facilitare il passaggio dal piano delle norme al piano delle
regole.
F. Dobbiamo fare tirocinio di elaborazioni progettuali. Nell'attivit di formazione, l'allevo
non soltanto colui che ascolta le lezioni e le memorizza: l'allevo anche colui che progetta
alcune attivit. E quindi dobbiamo effettivamente cercare e creare le occasioni in cui l'allievo
abbia il tempo, e la volont, e la disponibilit, a progettare.
G. Studiare attraverso soluzioni di problemi: talvolta opportuno, in contesti di
apprendimento, non fornire gi la risposta. Qualche volta auspicabile progettare percorsi di
apprendimento attraverso cui gli allievi abbiano da affrontare alcuni problemi rispetto ai quali
individuare una o pi risposte
7
. Tale strategia didattica realizzata gi a partire dalla scuola
primaria. In generale talvolta auspicabile che l'insegnante non si precipiti a fornire risposte ma,
al contrario, permetta all'allievo di porsi domande: Perch mai il frigorifero fa freddo?; Perch
mai gli uccellini si posano sui fili della corrente elettrica e non pigliano la scossa?. opportuno
che gli allievi giungano da soli alla risposta: con l'aiuto dell'insegnante, certamente, ma
preservando la loro autonomia di apprendimento.
H. Talvolta pu essere utile far progettare viaggi, gite, feste, occasioni di ludicit.
L'elemento fondamentale non il viaggio, la gita, la festa, ma l'impegno, e il modo, e la regola
con cui i giovani, le persone, gli adulti, si mettono a lavorare per realizzare un progetto.


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Un altro punto: curare gli spazi relazionali. Cio fare in maniera che chi in formazione
non sia un isolato, ma sia qualcuno che stabilisce rapporti con altri. E pensiamo sempre ad una
relazionalit che sia allargata. Noi quando parliamo di relazione pensiamo sempre alla relazione
fra uno e un altro; le relazioni, non la relazione.
Qualche volta, un altro punto, lasciamo che i nostri interlocutori gettino lo sguardo verso
mondi lontani: facciamo in maniera cio che ciascuno si convinca che il mondo va al di l del
proprio paese; che al di l del proprio paese ci sono altri paesi, altre nazioni, altre citt, altri
mondi, altre persone, che hanno un volto umano e che si impegnano nella quotidianit tanto
quanto, e forse anche di pi, di quanto ci impegniamo noi.
Un ultimo punto: giocare alla transizione fra realt, virtualit, irrealt. Attenti: non sto
suggerendo di giocare al Grande Fratello, che un grande imbroglio. Sto invece cercando di far
capire che la virtualit non il mondo dei sogni o dei trucchi (spesso ci sono anche i trucchi). La
virtualit il mondo del possibile. L'irrealt il mondo dell'impossibile. E noi dobbiamo con
estrema flessibilit andare da una parte all'altra, sapendo che qui stiamo nel mondo delle cose,
della realt, e che qui ci spostiamo nel mondo del possibile, e che qui invece il mondo
dell'impossibile. Se io sogno di vincere al totocalcio, e che male c' a sognare di vincere al
totocalcio. Se io sogno di vincere al totocalcio, attenzione, sto soltanto nel mondo della virtualit,
del possibile; ma so bene che un possibile remoto, anche perch io non gioco mai al
totocalcio, quindi sono veramente scarse. E se invece sogno un cavallo a tre teste, qui siamo nella
irrealt. Allora debbo poter sognare e tornare a ragionare coi piedi per terra; soganre di vincere al
totocalcio e fare i conti con lo stipendio per vedere se mi basta alla fine del mese. E questo
pendolarismo estremamente utile per la salute della persona e per la efficacia della formazione.
I. necessario curare gli spazi relazionali, cio operare in modo tale che l'allievo in
formazione non sia un individuo isolato, ma abbia l'opportunit di stabilire rapporti con gli altri. E
soprattutto opportuno pensare a una relazionalit allargata: quando si parla di relazione spesso il
pensiero va alla relazione uno-a-uno. invece necessario pensare alle relazioni plurime fra pi
individui.
L. Talvolta opportuno permettere che i i nostri interlocutori gettino lo sguardo verso
mondi lontani: facciamo in maniera cio che ciascuno si convinca che il mondo va al di l del
proprio paese; che al di l del proprio paese ci sono altri paesi, altre nazioni, altre citt, altri
mondi, altre persone, che hanno un volto umano e che si impegnano nella quotidianit tanto
quanto, e forse anche di pi, di quanto ci impegniamo noi.
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M. Un ultimo punto: giocare alla transizione fra realt, virtualit, irrealt
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. Ci non
significa giocare al Grande Fratello: la virtualit non da intendere come il mondo dei sogni o
dei trucchi. La virtualit il mondo del possibile la irrealt il mondo dell'impossibile. E noi
dobbiamo con estrema flessibilit andare da un polo all'altro, sapendo nondimeno distinguere fra
il mondo delle cose e della realt, il mondo del possibile e quello dell'impossibile. Sognare di
vincere alla lotteria significa abitare il mondo del possibile, della virtualit; non vi nulla di
dannoso, a condizione di essere consapevoli che si tratta di un possibile remoto, soprattutto se non
si comprano biglietti della lotteria. Per altro verso, sognare un cavallo a tre teste significa abitare
il mondo della irrealt. giusto e opportuno esperire questa oscillazione fra realt e virtualit:
debbo poter sognare e tornare a ragionare coi piedi per terra; sognare di vincere al totocalcio e
fare i conti con lo stipendio per vedere se mi basta alla fine del mese. Questo pendolarismo
estremamente utile per la salute della persona e per la efficacia della formazione.







i B. CYRULNIK, E. MALAGUTI, Costruire la resilienza. La riorganizzazione positiva della vita e la creazione di
legami significativi, Erickson, Trento, 2006; E. Malaguti, Educarsi alla resilienza. Come affrontare crisi e difficolt e
migliorarsi, Erickson, Trento 2005; Putton A. Fortugno M., Affrontare la vita. Che cos' la resilienza e come
svilupparla, Carocci, Roma 2006
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