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Sul cancello un cartello riportava:

“Mobeel, Associazione Culturale - stasera Rough Tapes - suonare interno 49… e se non
rispondiamo, suonate ancora…”
Suonai. Il cancello si aprì. Percorsi un portico, simile a quello di un antico monastero, con
grandi arcate che si affacciavano su un chiostro quadrilatero con al centro un pozzo,
sigillato… da uno degli angoli del portico veniva del vociare… ed una musica di sottofondo.
Mi affacciai alla porta. C’era della gente. Tranquilla. Sembrava in attesa di qualcosa. Forse
di un amico, o di un gruppo di amici. O solamente stavano passando il tempo sorseggiando una
birra e spizzicando qua e là i rimasugli di uno scarno aperitivo veneziano… ad un tratto,
mentre ero assorto nello spiare con un pizzico d’invidia la calma compagnia, fui distratto da
una strana vocetta:
“Mi racconti, per favore, chi sei e cosa fai?”
“Cosa?”
“Raccontami chi sei e cosa fai.”
Balzai in piedi come fossi stato colpito da un fulmine. Mi strofinai gli occhi più volte
guardandomi attentamente intorno. E vidi una straordinaria personcina che mi stava esaminando
con grande serietà… egli ripeté lentamente come si trattasse di cosa di molta importanza:
“Per favore, raccontami chi sei e cosa fai.”
A quel punto capii che non avrei potuto resistere a quella candida insistenza. Quando un
mistero è così sovraccarico, non si osa disubbidire. Fu così che iniziai a parlar di me come
cercando di snocciolare il miglior curriculum, forse illudendomi di poter impressionare il
mio piccolo curioso…

(RoughTapen1)Mi chiamo Diego Lazzarin, ho 27 anni, ma mi sembra di averne meno. Abito in un piccolo paese della provincia di
Milano. Ho studiato grafica pubblicitaria e scenografia. Da sempre mi interesso di pittura e musica, da poco realizzo animazioni e video
musicali. Ho iniziato a lavorare con i video per gioco, provando a realizzare dei piccoli cartoni animati, dopodichè ho girato alcuni
videoclip. Ho lavorato nell’ordine con: Hello Daylight (anche come musicista), Bugo, Cappello a cilindro, Postal_M@rket, Tre allegri
ragazzi morti. Ho realizzato un cortometraggio liberamente tratto da un romanzo di Michail A. Bulgakov (Cuore di cane), grazie al quale
ho ricevuto diversi riconoscimenti. Amo dipingere (i miei pittori preferiti sono Chagall e Basquiat) anche se spesso i miei quadri mi
imbarazzano persino con me stesso. I miei video più recenti: Punk Attitude (Musica: Postal_M@rket), Lorenzo Piedi Grandi (Musica: Tre
allegri ragazzi morti), Ggeel (Musica: Bugo). Per tutti i lavori: www.diegolazzarin.com (Rtn2)Guglielmo Cappiotti, di Verona, dal 2001 si fa sentire
con periodiche incursioni nella scena veronese. Solista, chitarra e voce, ricerca una composizione rock-folk originale, fatta di commistione e arrangiamenti che spaziano tra il
jazz, la ritmica latin e le più celebri lezioni del folk-rock americano. Ha suonato in apertura al concerto di Marco Parente, ha suonato in apertura al concerto dei Perturbazione,
ha vinto il "premio pavanello" del concorso nazionale Paolo Pavanello a Trento (il 5/09/2008); potreste aggiungere la sua ultima collaborazione con Mobeel.
(Rtn3)Cristina Spizzamiglio, nata a Trieste il 14/09/1983, laureata in Arti Visive e dello Spettacolo (IUAV, Venezia) artista e regista
tetrale, attualmente laureanda in Scienze e Tecniche del Teatro (IUAV, Venezia), impegnata in video-documentari e nella messa in scena
dei Racconti per bambini non buoni di Jaques Prevert.

E fui sorpreso di sentirmi rispondere:


“No, no, no! Non voglio l’elefante dentro il boa. Il boa è molto pericoloso e l’elefante
molto ingombrante. Dove vivo io tutto è molto piccolo. Ho bisogno di una storia: RACCONTAMI
chi sei e cosa fai”.
Ci riprovai, cambiando nome, dettagli e particolari, così, pensando di abbellire un po’ il
tutto e renderlo più interessante..

(Rtn4)Tommaso Gorla, diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, è attualmente iscritto allo IUAV di
Venezia. Inizialmente lavora nel campo dell’illustrazione, dove vince diversi premi (Premio Iceberg, Bologna Bookfair).
Con diversi libri in via di pubblicazione all’estero, ha già collaborato con diversi gruppi del panorama undergound italiano
oltre che per alcune importanti realtà musicali internazionali sperimentali (Damo Suzuki’s network, Talibam!); per
organizzazioni culturali (Anterem) e per organizzazioni (Radio città del Capo); e infine recentemente è stato contattato
da Phaidon Press. Intraprende di recente la strada della pittura dove possiamo ammirare i bizzarri quanto smodati
risultati in questo favoloso Rough Tape.
Selected Exhibitions: 04/08 – Bookfair illustrators exhbition, Bologna (Group), 03/08 – Tommaso Gorla da Zuni, Ferrara
(Solo), 02/08 – Limited, Galleria Limited Milano (Group), 01/08 – El Mundo Pop, Mondo Pop, Roma (Group), 12/07 –
Outrarte, Museo della ceramica, Grottaglie, Taranto (Group), 07/07 - Printfotolab, Galleria Forni, Bologna (Group),
06/07 - Collettiva, Galleria 18, Bologna (Group), 04/07 - Incisioni, Sesto senso, Bologna (Solo), 04/07 - Premio Iceberg,
TaMatete, Bologna (Group), 01/07 - XXI Premio di incisione Giorgio Morandi, Museo Morandi, Bologna (Group). (Rtn5)I
componenti degli SPECTACULAR SYNTHESIZER hanno alle spalle esperienze con diversi gruppi tutti con un forte carattere live che vanno
dal punk alla musica tribale. Il più importante di questi nel quale entrambi suonano e acquisiscono familiarità con le performance live è
il gruppo di soli percussionisti DOTTORGONZO. I contesti in cui riesce ad esprimersi questo gruppo durante i circa 5 anni di vita e negli
oltre 300 concerti sono molteplici e vanno da tour all’estero a esibizioni in importanti manifestazioni sportive, da eventi notturni a
festival musicali. (Il gruppo DOTTORGONZO è tuttora attivo) PRINCIPALI ESIBIZIONI DOTTORGONZO: Tour nei Paesi Baschi e Cantabria, Tour in
Bosnia, LG ACTION SPORT Rimini, mondiali bmx freestyle, I.S.E. ITALIAN SURF EXPO Civitavecchia, SKYPASS Modena, ROTOTOM SUN SPLASH (
con “Toranogaman” ), CASCINA MONLUE’ (con “Giu il cappello”) , CHANDELIER MOTEL PARTY Milano (2 conplete stagioni). Parallelamente al
gruppo DOTTORGONZO maturano la passione e le competenze nei confronti degli strumenti elettronici. I lavori più concreti vedono la
collaborazione del videomaker Nicolo Martin, con il quale realizzano Una capanna su un albero e Aikido lo scorpione. Entrambi i lavori
audio video sono passati in televisione dal canale QOOB sotto il nome di Alpassocoitempi. Dopo questa fase di sperimentazione nasce
l’idea di lavorare ad un live che in circa un anno e mezzo si sviluppa da un approccio più sperimentale ad una via più diretta e
coinvolgente verso il pubblico; è così che nasce SPECTACULAR SYNTHESIZER!
PRINCIPALI ESIBIZIONI SPECTACULAR SYNTHESIZER: BLOOM Mezzago, ROCKET Milano, AREA 51 Rozzano, TAMBOURINE Seregno

Ascoltò attentamente, e poi disse: “No! Questa storia è noiosiccia. Raccontamene un’altra.”
Parlai di un’altra storia.

(Rtn6)Bruno Catalano si è diplomato in Olanda alla Danceacademy-E.D.D.C. di Arnhem dove ha studiato danza e composizione
coreografica. Da anni collabora con la coreografa e danzatrice Simone Blaser con la quale fonda a Zurigo la compagnia
PiccoliProduction. Da diversi anni insegna in Italia e all’estero. Recentemente il Sead (Salzburg Experimental Academy Dance) lo ha
invitato a Salisburgo ad insegnare in qualità di guest-teacher.

Il mio amico mi sorrise gentilmente, con indulgenza.


“Lo puoi sentire da te”, disse, “che questo non è un racconto. E’ un elenco.”

(Rtn7) Lucie Fontaine nasce a Colmar (Francia) dove vive e svolge la professione di “datrice di lavoro dell’arte” [art employeer]. Tale
professione le permette di occupare diverse posizioni all’interno del sistema -- artista, curatrice, critica, collezionista, gallerista -- a seconda
dell’obiettivo prestabilito. Dopo aver compiuto studi in vari ambiti e scuole -- Accademia di Belle Arti di Brera, The Catholic University of
America, Università Bicocca, Accademia dell’immagine, NABA, IUAV, Domus Academy e Christie’s Education -- Lucie Fontaine ha
lavorato alla messa in scena de La Bohème presso il teatro di Curitiba (Brasile), nella ditta di tessuti XYZ a Colmar e alla Peggy Guggenheim
Foundation a Venezia. Durante la sua formazione ha trascorso alcuni periodi a Milano, dove ha lavorato per Edizioni Zero e come
assistente di Cloe Piccoli, critica d’arte, curatrice e collaboratrice del quotidiano “La Repubblica”. Nel 2006 la rivista “Frieze” ha
pubblicato un city report su Milano e Torino scritti da Massimiliano Gioni e Luca Cerizza, residenti rispettivamente a New York e
Berlino. Questi articoli, sia nei contenuti che nella scelta degli autori, hanno reso LF consapevole della necessit_ di uno spazio a Milano, un
rendezvous per tutti quelli che vivono in citt_ e svolgono un lavoro intellettuale. Da qui la decisione di aprire uno spazio che tenti di dare
una risposta a queste urgenze. Poiché residente a Colmar, Lucie Fontaine si affida ai “due impiegati” [art employees] Nicola Trezzi e Alice
Tomaselli (‘Abbiamo scritto l’Anti-Edipo in due. Poiché ciascuno di noi era parecchi, si trattava già di molta gente.’ Gilles Deleuze e Felix
Guattari, I mille piani). Situato sulla perpendicolare di via Ventura, Lucie Fontaine è una via di
mezzo fra un ufficio, uno studio d’artista e una galleria commerciale. Dopo sei mesi in cui è
rimasta aperta senza apparentemente far nulla, LF presenta On the top of the trees, un video
inedito di Cleo Fariselli. Per evitare che questo progetto venisse interpretato come un grand
opening, Lucie Fontaine chiuse la galleria facendo sì che la mostra fosse accessibile dal
retro, raggiungibile solo per coincidenza. A questo primo evento fece seguito “Performat” , il primo ciclo di
performance dell’artista e video maker Marcella Vanzo. Attualmente LF sta lavorando al primo progetto tridimensionale di Alessandro
Roma, nel quale viene inserita -- a mo’ di inserto botanico -- una performance dell’artista Jen DeNike, seguito da una serie di interventi
di David Robbins, Fia Backström e Amy Granat. Parallelamente a queste attività, LF ha commissionato a diversi artisti il
mobilio della galleria: Robbins ha progettato la libreria, Riccardo Beretta la scrivania mentre l’insegna della galleria
sarà realizzata da Claire Fontaine.

Dissi chi sono e cosa faccio una terza volta, ma la mia storia fu rifiutata come le
precedenti.
“Questa è troppo vecchia. Voglio una storia che possa vivere a lungo.”
Questa volta la mia pazienza era esaurita, avevo fretta di unirmi alla compagnia in festa.
Buttai giù un quarto racconto. E tirai fuori questa spiegazione:
“Questo è soltanto quello che posso. La storia che volevi sta dentro.”

Sinceramente non saprei risponderti sul “chi sei”, se non dicendoti "Diego Lazzarin". Nel senso che mi chiedo tutti i giorni chi sono ma
non è che ci sia una risposta. Per il “cosa faccio”, ti posso dire che passo molto tempo ad immaginare e desiderare qualcosa, il resto del
tempo faccio il possibile per realizzarlo. Se poi vuoi delle informazioni sulla mia visione posso dire di non seguire una linea poetica. C’è un
immaginario mentale e sento il bisogno di rigurgitarlo, forse per la curiosità di vederlo materializzarsi, forse per il piacere
sadico/masochista di mostrarlo agli altri. Così, prima di iniziare l’elaborazione di un video, tendo a visualizzarlo mentalmente. Se
l’immaginario che ho focalizzato mi provoca eccitazione, decido di realizzarlo. Quando inizio un lavoro, provo un sentimento di paura,
poiché solitamente sono molto pigro e non me la sento di affrontare grandi sfide. Quando poi sono sul progetto ormai avviato, mi estraneo
dalla realtà e subentra un piacevole senso di sospensione e leggerezza. Ciò che ho realizzato non corrisponde mai alla visione iniziale (che
è ahimè inesorabilmente perduta), ma riserva spesso delle piacevoli sorprese. Una volta terminato il lavoro, ritorno ad essere pigro e
ricomincio ad accumulare tensioni emotive. Quando ne avrò accumulate abbastanza sopraggiungerà un’altra visione. Credo che questo si
possa definire una sorta di “ciclo creativo”. I soggetti che prediligo sono la mostruosità, la neurochirurgia, la biologia, la biomeccanica, ciò
che è surreale o appartiene al subconscio. In realtà non sono fanatico di nessuna di queste cose, ma mi incuriosisce un pochino tutto. Nei
miei video maltratto gli animali, mi permetto di farlo solo perché sono disegni o pupazzi. Non escludo in futuro di girare una storia
d’amore o di sesso. Io non posso raccontarti una "cifra" (chiamiamola così) in parole del musicista che sono o vorrei essere. Voglio dire: io non sono un ARTISTA, e non ho
un progetto totalizzante in quanto ARTISTA… io sono solo stato il risultato concreto del vostro ragionamento. Mi chiamo Cristina Spizzamiglio, mi piace dire che
non faccio nulla. Mi piacciono altresì le storie strane, le memorie perdute, le ombre delle cose, la tassidermia virtuale. Così raccolgo,
archivio immagini alla continua ricerca di un sistema di classificazione. In realtà e perlopiù sono idee che cercano ancora una forma in cui
manifestarsi, o forme in cerca di identità. Creature improbabili che mi prodigo di assistere costruendo microcosmi dove sia loro
assicurata una qualche struttura di sussistenza. Questa è una domanda che non ha senso, dunque te la rigiro: sapresti dirmi chi
sono e che cosa faccio? Devi dire almeno una verità… Oppure: dal momento che non sapevo cosa rispondere, ho girato la
domanda al mio elettricista, chiedendogli di dire almeno una cosa vera a mio riguardo: “fai un bell’orto”. Siamo due ragazzi,
uno di noi è alto, ci arrangiamo con l’accattonaggio e facciamo musica. Le nostre passioni ruotano intorno alla voglia di ascoltare suoni
terribili e fastidiosi, li produciamo grazie a macchinari obsoleti, essi tossiscono polvere di tecnologie preistoriche, creano, trasformano
e logorano sordide onde sonore. Nel mentre di queste operazioni parliamo con chi ha la nostra stessa passione: gente sola e con gravi
problemi di personalità, tendenzialmente fumatrice e con modeste esperienze nel campo delle droghe sintetiche. La nostra formazione
allude a certa musica italiana, a nomi stranieri, tanto europei quanto non. A gruppi sconosciuti ai più e a varie melodie popolari
intrinseche nella nostra cultura di risotti, salsicce e inquisizioni. Se non fosse per la musica saremmo già estremi teorizzatori di
politiche utopiche. La nostra energia difficilmente si traduce in atteggiamenti civili, siamo sempre alla ricerca della fama del dissenso,
sozziamo tutti i bagni che usiamo, dissacriamo l’arte con la nostra arrogante mole sonora e poi, con grazia, ci dileguiamo lasciando forti
odori in segno di conquista. Ammettiamo di essere un po’ confusi quando blateriamo di cavi e circuiti, ma sappiamo anche di avere un
dovere preciso: portare la nostra musica al top of the pop e mangiare anche noi un pipistrello vivo. La danza è un mezzo attraverso il
quale noi possiamo prendere consapevolezza di avere un corpo, della sua concretezza, della sua vitalità e della sua stessa capacità di
trasformarsi nel medium attraverso il quale questa vitalità può irrompere e lasciare una traccia, un’impronta, testimoniando un
passaggio. Mi interessa “affermare il corpo”, rendere con chiarezza la realtà materiale del corpo. E questo spesso significa trovare delle
strategie per mettere il corpo in situazioni di dubbio equilibrio o in situazioni dove è evidente il suo stato di sforzo. Il palco, o il luogo
della “messa in scena”, diventa uno spazio dove qualcosa accade, una sorta di “happening” che in definitiva non è altro che l’affiorare di
una “presenza”. Questa presenza deve avere la forza di scatenare un sentimento prossimo a quel miscuglio di estasi e di angoscia che si
prova con maggior acutezza quando sembra di entrare in intimo contatto con la realtà finalmente messa a nudo. Presenza quindi che
quasi abbia la capacità di “ferire”. Presenza la cui materialità venga “schiaffeggiata” provocando in questo modo una danza in cui i
movimenti abbiano in se una sorta di inevitabilità. Se questa presenza deve avere un senso è quello di affermarsi come realtà. Essere lì:
questo il suo compito. Lo scopo principale del mio agire è far si che la “gente” possa identificarmi non per quel che faccio — la mia
professione — ma per le idee che comunico. Una “datrice di lavoro dell’arte”, così come un “impiegato dell’arte”, può essere artista,
curatore, gallerista, collezionista, redattore, critico e spettatore. A mio avviso, l’arte è comunicazione.

Fui molto sorpreso di vedere il viso del mio piccolo giudice illuminarsi. “Questo è proprio
quello che volevo.”

(Liberamente trafugato dal testo del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Da un’idea
di Francesco Bertelé. Con “contributi preventivi” di Diego Lazzarin, Guglielmo Capiotti, Cristina Spizzamiglio,
Tommaso Gorla, Spectacular Synthetizer, Bruno Catalano , Lucie Fontaine.)