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Q

Prof. GIOVANNI BARNI


B. IspETTOBE
Scolastico"
Insegnante
di Lavoro manuale nella B. Scuola di
Bipatransone.
LA PEDAGOGIA
APPLICATA AL LAVORO MANUALE EDUCATIVO
VOL. I.
.
TEORIA E PRATICA
PER
L' INSEGNAMENTO BEI LATORI IN LEGNO
NELLE SCUOLE ELEMENTARI E NORMALI
Con 143
figure
intercalate nel testo.
FIRENZE
R. BEMPORAD
" FIGLIO
CESSIONARI DELLA LIBRERIA EDITRICE FEUCE PAGGI
Via del
Proconsolo, 7.
BOMA, Ajustidb Stadbbisi.
MILANO, AxBBiOHi,
Segati e C.
Torino,
G. B.
Paravia
e C.
- Orato Scioldo
- Q. B. Petrini.
OsMOVA,
Tip. de'Sordo-MuU " Bolooma, Ditta Nicola
Zanichelli
-
Lib. Treves.
Nafoli, G. B. Paravia
e
C.
- A. Vallardi
-
L. Pierre " Palirmo,
R. Sandron - C. ClauMii.
Mmsiha, -
G.
Principato - Catania,
N.
Giannotta.
1899
ALL' EGREGIO
COMM. PROF. ftlUSEPPB CASTELLI
CAPODIVISIONE AL MINISTERO DELL' ISTRUZIONE
STRENUO PROPUGNATORE DEL LAVORO EDUCATIVO
DEDICO
QUEST'
UMILE OPERETTA
IN SEGNO DI RICONOSCENZA
USE
RAGIOM
DELL' OPERA
Avevo scritto
per
mio
conto
la
presente
Guida air
insegnamento,
del
quale
da vari
anni
sono
incaricato,
durante il
corso au- tunnale
di lavoro nella R. Scuola di Ri-
patransone, ne
mai
aveva pensato
di do- verne
fare
un
libro,
quando,
in sul finire
del decimo
corso,
mi fu
presentato
il
se- guente
indirizzo:
" Ripatransone, 16 settembre 1898,
" Egregio Professore,
"
/ manoscritti che la S, V. si
compiacque farci
conoscere,
riguardo
air
applicazione
dei lavori in le- gno
ed in
fil
di
ferro
nelle
scuole,
ci sembrano
un
sussidio cos"
indispensabile
nelV
insegnamento,
da
au- gurarne
prossima
la
pubblicazione
nelV interesse della
scuola
e degV insegnanti.
"
Noi
pertanto,
che abbiamo
potuto
apprezzare
la
sua perizia
nei vari
generi
di lavoro
educativo,
ci
Pedagogia "
I. 1
da
questo momento, qualora
volesse
ica
ragione
le
sue
operette,
di
farne
zo
che sar" stabilito. Cosi
potremo
i
delle lesioni
impartiteci, e
pih fa- tare
alla memoria i suoi
suggerimenti
Mima stima
e considerazione
"
Di Lei
meo Selmi, Insegnante
di 6"
elementare,
Enrico
Muzj, Insegnante
di 5' elemen-
janciaDO
;
" Giacomo
Oremona,
Prof, di
a,
Reggio Emilia; "
Donato
Turchi,
ite di 5'
elementare, laernia; " Luigi
Direttore
didattico,
Torino
;
" Eugenio
",
Maestro
civico, Genova;
-^
Giuseppe
,
Insegnante a
Sutera
(Caltanisetta);"
Jareneio, Insegnante a Roma; "
Paolo
Insegnante
di lavoro manuale nella
a
Normale Maschile d"
Milano; "
Pro-
ilipjM}
Catalano
Canale, Insegnante
di
nella R. Scuola Normale
Macchile
di
" Giuseppe Congiu, Insegnante
alle
tirocinio,Cagliari
;
"
Alfredo Maialoni,
ite
a
Porto Recanati
(Macerata); "
Sal-
acea-Concas,
Insegnante a
Guasila
(Ca-
" Giuseppe Cominotto,
Prof, di
disegno
liia nella R. Scuola Maschile di
Foggia;
ippe
Soglia, Insegnante, Parma; " Egi-
nol, Insegnante civico,Genova; "
Giulio
,
Insegnante
nelle Scuole Com. di Firen-
useppe
Ferrara, Insegnante a
Francavilla
;
"
Olinto Toscani,
Insegnante a
Firen-
gostino Ourtoni, Insegnante a
Berbenno
);" Giuseppe Sabatelli,
Direttore didat-
ueto
Tarquinia (Roma);
" Egidio
Giam-
rettore
didattico, Acquanegra
sul Chiese
t);
"
Domenico
Poggiali, Insegnante,
-
Antonio
Paganini, Insegnante, Spezia
;
"
3
"
"
Guido
FocBy Insegnante, Spezia; "
Giovanni
Mariani, Insegnante, Spezia; "
Francesco Man-
cusij Insegnante,
Samo
(Salerno); "
Antonio
Morvidiy
Manciano
(Grosseto)
;
" Pasquale Mori,
San Miniato
(Firenze); "
Enrico
Strabello,
Di- rettore
did. Albaredo
d'Adige (Verona)
;
"
Gio- vanni
Mora, Insegnante,
Villaf'ranca
di
Verona;
"
Pietro
Faenzi, Insegnante a
Sorano
(Grosseto);
"
M,
Sottocasa, Insegnante,
Lari
(Pisa); "
Ce- sare
Graniti,
San Benedetto del
Tronto; "
Gu- glielmo
Ricci, Monteporzio
di
Pesaro; "
Fio-
rindo
Fracasso, Insegnante,
Piovene
(Vicenza)
;
"
Vincenzo
Tripaldi,^
A
vigliano (Potenza)
;
"
Silvio
Negroni, Ispettore
scolastico,
Teramo
;
"
Arturo
Macola, Camposampiero (Padova)
;
"
Carlo
Maglia,
Perledo
(Como)
;
"
Lucattino
Lucattini, Insegnante,
San
Perno; "
Lorenzo
Mastrangelo,
R. Scuola
Normale, Pinerolo; "
Curzio
Petrucci,
Falconara
(Ancona); "
Gu- glielmo
Faccin,
Thiene
(Vicenza)
;
"
Pietro Gu-
seo,
Direttore
didattico.
Murano
(Venezia)
;
"
Luigi
Suar, Insegnante, Gavorrano; "
Seba- stiano
Petrucci,
Chiavaralle
(Ancona); "
Antonio
Ramacci,
P.
Ispettore Scolastico,
Parma.
"
Di fronte
a
s" cortese
e lusinghiero
in-
vito,
era
naturale che io
non potessi
aste- nermi
dal
pubblicare questo
modesto
lavoro,
che volli
prima
riordinare ed
accrescere
di
alcune lezioni
pel corso
normale,
allo
scopo
di renderlo
completo.
G. Barni.
-
-"*
-rv "*''^"
*'vr
.
ic. T^.":/^
"T^l?
Cenni storici.
Senza risalire molto indietro
a
ricercare
quello
che
i
pi"
grandi pensatori,quali Montaigne,
Martin Lutero
e
Vittorino da Feltro scrissero in favore del lavoro
pei
fanciulli
come
elemento
educativo,
ricorderemo
Giovanni Amos
Comenio,
il
precursore
del metodo
og- gettivo,
che,
mostrando la necessit" che la scuola debba
preparare
alla
vita, consiglia
che in
essa s'insegnino
le
generalit"
delle arti
e
dei
mestieri,
allo
scopo
di
sollevare lo
spirito
dalle
occupazioni
mentali
e con- temporaneamente
di
conoscere
le diverse attitudini
degli
alunni.
Per il Comenio
pertanto
il lavoro educativo forma
parte integrale
del
programma
scolastico, e
infatti
egli
aveva
osservato le tendenze dei
fanciulli,aveva osser- vato
che essi mostrano
un piacere grandissimo
nel
/ar^,.
neir
eseguire qualche
lavoruccio,
in
una parola
neir
essere attivi,cosa
del resto naturalissima
e
facile
a comprendersi
che,
nello stesso
tempo
che la scuola
cerca
il
perfezionamento
delle facolt" intellettive debba
"
6
"
pur
cercare quello
delle abilit" manuali
per
render
completa
l'educazione.
Giovanni Locke ne* suoi Pensieri suW educazione
considerando
come
la
maggior parte
del
tempo
sia
nella scuola assorbita dai lavori
mentali,
d"
una grande
importanza
all'esercizio d'un
mestiere,
due
otre, an- che
come
ristoro alla vita sedentaria
degli
studiosi.
E Gian Giacomo
Rousseau,
nel
suo
Emilio,
mani- festa
la viva fede nell'efficacia educativa del lavoro
con arguti argomenti.
"
Invece d' incollare
(egli dice) un
fanciullo sui
libri,
se
io
l'occupo
in
un laboratorio,
le
sue
mani la- vorano
con profitto
del
suo spirito, egli
diventa filosofo
mentre crede di
non essere
che
un operaio.
"
L'
insegnamento
intellettuale irrazionale uccide
e
l'occupazione
manuale vivifica lo
spirito.
Non si tratta
di
imparare un
mestiere
per
un mestiere,
quanto
di
vincere i
pregiudizi
che lo
tengono a
vile, si tratta
d'imparare
un'arte in cui le mani lavorino
pi"
della
testa.
"
Io
voglio
assolutamente che Emilio
impari un me- stiere.
"
Cosi
parla
il Rousseau in
quell'aureo
libro che fu
detto dal Goethe
Vangelo
di educazione,
Vien
poi
il Basedow che
osserva come
le
persone
adulte le
quali non
appresero
nessun
lavoro
manuale,
stanche del
leggere e
dello scrivere
non
trovano
pi"
di che distrarsi utilmente.
E il
povero
Pestalozzi,
in
una
lettera diretta ad
un amico,
scrive:
"
Avrei voluto fare nel mio stabili- mento
una
scuola
d'insegnamento e
d'industria ad
un
"
7 "
tempo;
ma
mi
mancarono
i mezzi. Il mio
scopo, ap- plicando
i fanciulli al lavoro
era
soprattuttoquello
di
esercitare le loro facolt" fisiche.
Ma le idee
sparse qua
e
l" sulle
opere
pedagogiche
dei valenti educatori
vennero
raccolte dal
Froebel, a
cui
era
riserbato il merito di stabilire i
principi
per
una vera e
radicale riforma dell'educazione dei fan- ciulli
introducendo il
principiod'azione,
l'elemento
fattivo^
che combina il
sapere
ed il fare nel
saper
fare.
Sono note
a
voi tutti le
sue parole.
"
Lasciamo che i fanciulli facciano
e
facciano da s".
"
L'idea del lavoro manuale fu tradotta in atto in
molte
nazioni,
trovando
dappertutto
terreno fecondo.
Dapprima
nella Finlandia
per opera
di Uno Ci-
gnaeus,
e
nella Svevia
ove
Otto Salomon fondava il
suo
seminario di Naas. Poi il lavoro manuale videsi
introdotto nelle scuole di
Danimarca,
del
Belgio,
della
Francia,
della
Svizzera, dell'Austria,
in
quasi
tutte le
nazioni
d'Europa; ma l'Italia,se
facciamo astrazione
di
pochi
tentativi fatti
senza conoscenze
pratiche
da
volonterosi
insegnanti,
rimaneva indifferente. Accadde
allora le
spedizione
di
Niias,
della
quale
il frutto mi- gliore
fu
senza
dubbio la scuola di
Ripatransone
fon- data
dall'egregiocav.
Emidio
Consorti,'
l'unico focolare
in Italia dove fin
qui
era
mantenuta
ancor viva la
questione
del lavoro manuale.
Senza
perderci
in
pi"
minute
citazioni,concludiamo,
che,
scorrendo le
pagine
della storia
pedagogica
tro- viamo
che
quasi
tutti i
pi" grandi
educatori si
mo- strano
fautori del lavoro manuale
e ne
riconoscono
r
importanza.
I u
" 8 "
Gli
oppositori.
Non
mancano
per", specialmente
presso
di
noi, co- loro
che, 0
per
difettive
induzioni,o
per
interessi
pre- stabiliti,
e
per
ispirito
di
contraddizione,
si
adoperano
a scemare
in vario modo Y
importanza
del lavoro
ma- nuale,
e
vanno,
direi
quasi,
cercando
ogni
mezzo
che
possa
offrirsi di ostacolo alla
sua
introduzione nel
pub- blico
insegnamento.
Abbiamo detto interessi
prestabiliti,
per
accennare
a
coloro che
noi, con
tutte le nostre
argomentazioni
possibilie
la fede di convinti
apostoli,non
potremo
mai
persuadere con una
semplice
dimostrazione scien- tifica.
Sono tra essi
perfinodegl'industriali,
che
veggono
in
questa
nuova
tendenza all'educazione
per
il lavoro
come una
minaccia. Temono che lo
svolgimento
delle
abilit" manuali
possa
creare
fiorenti industrie dome- stiche
ed
una concorrenza
dannosa alle
arti, e
si af- frettano
a sussurrare
che
questo
lavoro,
introdotto
nelle
scuole,
anzich"
preparare
abili
apprendisti,giovi
ad
accrescere
il
numero
dei
guastamestieri.
Quanto
sia di
vero
in
questa
obiezione,
tutti
possono
comprendere, poich"
resta
ancora a
vedersi
se
i
gio- vanetti
educati in conformit" delle
esigenze
della loro
natura,
tendano
a spiegare
attitudini
contrarie,
e,
dato
che si sentano inclinati
a
-dedicarsi ad un'arte
ma- nuale,
vi riescano
meno abili,meno sobri,meno
labo- riosi
degliapprendistipresi
di
per
le strade
e
che
non
possiedono
alcun corredo di
cognizioni.
._*
-*iV^
"
9
"
Coteste, direte, sono
opposizioni
che fanno
a
cozzi
col buon
senso;
ma non
per
questo
men
vere,
e
per
averne una
prova
basta riferire
quanto
scrisse in
pro- posito
il
compianto
Emanuele Latino.
Egli
racconta
che la societ" dei
rilegatori
di libri
in Golitz, non
appena
il lavoro in
cartonaggio
si vide
introdotto in alcune scuole di
quella citt", con
appo- sita
deliberazione dichiar" che:
"
Nessun
giovinetto proveniente
da
quelle
scuole
sarebbe stato accettato
come apprendista
nelle officine
dei
soci,
facendo in
pari tempo
sapere
all'artigiano
che
aveva
accettato di
dirigere gli
scolari nei lavori
in
cartone,
che
nessun rilegatore
di libri
appartenente
alla
societ",
lo avrebbe
pi"
adibito.
"
E
questo
basti
per
quanto riguarda gl'industriali.
Veniamo
ora a
dire che tra
gli oppositori
trovansi
molte
persone,
le
quali,
per
l'influenza che
possono
spie- gare,
riescono di
non
lieve
inciampo
al volonteroso
maestro. Non
sono per"
nemici
terribili,
specie quando
la contrariet"
dipenda
dal
non avere
studiato bene
addentro la
questione
del lavoro educativo.
Con essi le nostre
argomentazioni,
avvalorate dalla
prova
dei
fatti,
sempre
pi" eloquenti
delle
parole,
ci
renderanno
meno
difficile il
guadagnar
terreno fertile
per
la
causa
nostra.
Havvi infatti chi considerando
come
elementi di
prim'
ordine nel movimento educativo
contemporaneo
le insistenti
premure per
l'insegnamento oggettivo
e
la crescente
propaganda
per
il lavoro
manuale,
si
mo- stra
favorevole al
primo e
contrario al
secondo,
addu-
cendo che:
vfv "; |/-
"
10
"
"
Mal
potrebbe
coordinarsi col
programma
e
col-
r orario delle lezioni. Oltre ad
essere ingombrante,
il
lavoro manuale
esigerebbelungo preparativo
e
singo- lari
capacit"
tecniche
e
dimostrative nelF
insegnante,
finora
generalmente
deficientissime nei maestri ele- mentari,
dei
quali
le naturali
simpatie sono
per
Y in- segnamento
teorico.
"
Invece Y
insegnamento oggettivo
Sta ottimamente
nella scuola fin dalla seconda elementare. Gl'inse- gnanti
nelle classi
rispettive
possono
esserne
i
migliori
interpreti,
ed il materiale
relativo,
contenuto
ed ordi- nato
che sia in
un piccolo
mobile,
sar" in
generale
poco
ingombrante
ed anche decorativo.
"
Per noi che abbiamo
un
diverso concetto della le- zione
oggettiva,
ritenendola emanazione del metodo
sperimentale, se
"
vero
che Y
esperimento
consiste
nel
produrre
da noi stessi i fatti che
vogliamo osser- vare,
il lavoro educativo
pu"
ritenersi l'anima della
lezione
oggettiva,
affinch"
non
trascenda in
una sem- plice
osservazione da
parte
degli
scolari.
Gli
oggetti eseguitinon saranno
certo
d'ingombro,
perch"
i fanciulli
potranno portarseli con
s",
colti- vando
cosi fin da
giovani
il sentimento della
propriet".
Quanto
all'altra obiezione sulla
incapacit" degl'inse- gnanti,
io
stesso, prima
alunno
e
poi
umile docente
nella Scuola
Ripana,
ho
potuto
toccar
con mano
che
non abbisognano singolari capacit"
tecniche
e
dimo- strative
per
metterli in
grado
d'
insegnare
a'
propri
alunni il modo di costruirsi
piccoli,ma
utili
oggetti
di
applicazionecogli
esercizi
froebeliani,
colla
plastica,
col
cartonaggio,
col fil di ferro
e
col
legno.
^
--
"
11
"
La considerazione
adunque
che solo la lezione
og- gettiva
convenga
alla
scuola,
non implica
la esclusione
da
essa
del lavoro
educativo,
perch",
per
esempio, un
solo lavoro
eseguito pu"
offrire occasione
a
diverse
e
svariate lezioni
oggettive.
Havvi altres" chi ritiene che siffatto lavoro manuale
che si
cerca
d'introdurre nelle scuole elementari mi- naccia
di divenire
un vero
disastro
aggravando
Y
ec- citazione
nervosa.
Tale
accusa non
merita
neppure
la
pena
di
esser
discussa. Chi ha introdotte nella scuola
queste geniali
occupazioni,
ha
potuto
osservare con
quanto amore,
con
quanto
interesse i fanciulli
preferiscono
V
occupazione
manuale
regolata,
s'intende,
a qualsiasi
altro
svago.
Il lavoro
piace
al
fanciullo,
perch"
vi trova
un
ali- mento
air
imperioso bisogno
di
attivit", e
questo
desi- derio
soddisfatto,
non
credo che
possa
produrre
le
neurastenie, le anemie od il lamentato
consumo
irre- parabile
dell'attivit" cerebrale.
Come vedete
adunque,
le obiezioni
possono
essere
confutate
e
di
esse
la
pi"
forte sembra
quella
che
ac- cenna
all'orario della scuola
primaria gi" troppo so- vraccarico
di materie d'
insegnamento,
per
poterne
ag- giungere
una nuova senza
ulteriore riduzione del
tempo
gi"
breve
assegnato
al
riposo degli
scolari. In effetto
per" non
si
tratta, come
vedremo
meglio spiegando
il
concetto del lavoro
manuale,
di
aggiungere una nuova
materia,
quanto
d' introdurre
un potente
elemento edu- cativo,
che riesca di valido aiuto
e non d'inciampo agli
altri
insegnamenti.
"
12
"
Concetto
e importanza
del Lavoro mannaie.
Gli
esperimenti e
i tentativi fatti nelle scuole ele- mentari
e
nelle classi di tirocinio
annesse
alle scuole
normali in varie citt"
d'Italia;
lo studio delle teorie
esposte
dai valenti cultori delle
discipline pedagogi- che,
avvalorato dalla osservazione costante sul modo
di
svolgersi
della
psiche
nel
fanciullo,
hanno ormai
persuaso
esser
necessario introdurre alcune
opportune
occupazioni
manuali nell'ordinamento didattico della
scuola
primaria,
per
render
completo e meglio rispon- dente
ai
bisogni
della vita
pratica
il nostro sistema
di educazione.
Gi"
un
passo
innanzi erasi fatto coir
insegnamento
dato sulle
cose o
per
mezzo
delle
cose,
allo
scopo
di
coltivare
negli
alunni lo
spirito
di osservazione
e
fa- vorir
meglio
le
percezioni,
dando l'ostracismo
a quella
istruzione
parolaia,
che tutto affidava alla memoria
e
faceva dell'alunno
un essere
puramente passivo.
Al- l'udire
si volle
aggiungere
il
vedere,
e l'insegnamento
dato sotto
questa
forma ebbe
nome
di metodo
ogget- tivo
0
intuitivo.
Si "
poi sperimentato
che il vedere soltanto
non
basta al
fanciullo,
perch" egli
vuole
essere attivo,
vuol
fare,
vuol costruire colle
proprie
mani.
Questa
tendenza istintiva all'
operosit"
si manifesta
fin dall' infanzia in
quasi
tutti i divertimenti ai
quali
si
dedicano i bambini.
Se si trovano liberi fuori
all'aperto,
eccoli
pronti
"
14
"
oggetti
costruiti
con
essi
possono
conservarsi
e
offrire
qualche pratica
utilit".
Piuttosto che doni
o giuochi questi
hanno il carat- tere
di esercizi di
applicazione e
costituiscono l'adden- tellato
fra le
occupazioni
del
giardino
infantile ed il
lavoro educativo delle scuole
elementari,
dove
l'ap- parenza
di
giuoco
deve andar
a mano a mano sce- mando,
per
elevare il lavoro
a pi"
nobile concetto.
Il lavoro manuale nelle scuole elementari
va con- siderato
" piuttosto come un
metodo adatto
a
favorire
la buona educazione armonica delle forze
corporali e
intellettuali del
fanciullo,
che
come una nuova
materia
da
aggiungere
ai
programmi.."
Cosi " detto nelle istru- zioni
che
precedono
i nuovi
programmi
per
le scuole
normali,
ed "
questo
il concetto al
quale
s'informa la
scuola di
Ripatransone,
coli' attribuire al lavoro
ma- nuale
scolastico
un duplice
scopo:
l'educativo ed il
didattico. Non si tratta certo di trasformare la scuola
in officina
o
di
insegnare questo
o quel mestiere, ma
piuttosto
d'introdurre nel sistema
di educazione
un
elemento che
valga a
promuovere
lo
sviluppo
fisico,
intellettuale
e
morale nel
fanciullo, a
costituire la
ne- cessaria
integrazione
del metodo
sperimentale,
e4 a
togliere perci"
il formalismo che
spesso
riscontriamo
negli
aridi
insegnamenti puramente
teorici. Che forse
nella scuola
s'insegna
il
disegno
per
far dei
disegna- tori
od architetti,
ovvero
il calcolo
per
far dei
con- tabili?
Si tratta
dunque
di valerci di certi
generi
di lavoro
adatti
a
fare
acquistare
al fanciullo destrezza di
mano,
giustezza
di
colpo
d'occhio dalle
quali
attitudini si
"
16
"
avr"
pi"
tardi considerevole
profitto.
Considerato sotto
questo punto
di
vista,
il lavoro manuale scolastico " ri- poso,
ma non
inerzia dell* attivit"
cerebrale;
"
corret- tivo
della vita sedentaria
degli
studiosi,
ma non
di- sgiunto
dair
insegnamento;
"
un
modo di render
pi"
pratiche, pi"
interessanti,
pi" proficue
le stesse lezioni
oggettive,
le
quali,
per
quanto
si dica che debbono dar
vita alla
scuola, degenerano
spesso
in
insegnamento
teorico lasciando ai fanciulli la
parte
di
semplici
ascol- tatori
ed osservatori. Altro " discorrere
sopra
un
og- getto
qualunque presentato
dal
maestro, quando
"
pre- sentato
davvero,
altro "
fare l'oggetto
in discorso.
Vi
sono poi
delle lezioni
oggettive
per
le
quali non
"
possibile
di
presentare
il modello
vero,
sia
perch" non
" facile il
procurarselo,
sia
perch"
incomodo
per
la
sua
mole. E
allora, a meno
che
non
si
voglia
fare
una
lezione di
cose senza
le
cose,
bisogner"
pur
ricorrere
a qualche spediente.
E
questo
il
caso
in cui il
maestro,
mettendo in
pratica
la
sua
abilit"
manuale,
potr"
im- provvisare
delle
rappresentazioni un po'
sommarie,
s'in- tende,
grossolane anche, se
volete,
ma
che si
prestano
benissimo alla dimostrazione. In
questo
caso
il lavoro
fatto
espressamente
per
l'immediato
scopo
didattico
pu"
considerarsi
come
elemento della lezione
oggettiva,
mentre
se
noi facciamo
eseguire un
oggetto gi"
noto
e spiegato^
il lavoro
non
servir" che di richiamo
o
di
applicazione
delle
cognizioni
apprese
e
allora
potr"
chiamarsi
complemento
della lezione
oggettiva.
Ma v'ha di
pi";
che
se
il lavoro
piace
ai
fanciulli
perch"
vi trovano
un
alimento
all'imperioso bisogno
di
attivit",
offre
a
ciascuno di essi il modo di vedere
"
IG
"
i risultati dei
propri
sforzi
e
di
apprezzarli.
Quando
i fanciulli
sono obbligati a
studiare le
coniugazioni
dei verbi od
a sciogliere quesiti
di
aritraetica, non
sanno
rendersi
ragione
di
quella
fatica
intellettuale,
che
sopportano
con rincrescimento; ma se
al
con- trario
fabbricano
un
oggetto,
vedono chiaramente lo
scopo
al
quale
devono
arrivare, e
facendo i confronti
gli
uni
cogli
altri
e
col modello
presentato,
ciascuno
riesce ad
apprezzare
se
il
proprio
lavoro sia ben fat- to
o no.
Il lavoro manuale offre altres" occasione di
poter
mettere il fanciullo al contatto colla materia bruta
per
iniziarlo
a
darle
forma,
per
ispingerlo
al
fare,
af- finch"
si
sviluppi
in lui il
gusto
e
l'amore al lavoro.
Oggid"
che la
maggior
parte
dei fanciulli delle nostre
scuole diserta i mestieri
per
una
tendenza
generale
alle
professioni liberali,
cui
sono spinti
anche dai
ge- nitori,
coltivare
e svolgere
nell'animo
degli
alunni
questo
sentimento di
amore
alle
occupazioni
manuali
" divenuto
una
necessit" educativa.
Ma
l'importanza
del lavoro manuale "
resa
mani- festa
anche da altre considerazioni.
E
un
fatto indiscutibile che in Italia l'osservanza
dell'
obbligo
scolastico " rimasto
sempre
un pio
deside- rio;
poich"
il
principio,proclamato
fin dall'anno 1859,
e
riconosciuto
come precipuo
fondamento di
ogni
pro- gresso,
trov"
sempre
molti ostacoli nella
pratica
at- tuazione.
Con la
legge
15
luglio
1877 si cred"
possibile
di ri- mediare
al male
;
ma non
vorrei
esser
tacciato di
pessimista se oso
dire che d'allora in
poi
di
poco
si
-
17
"
"
avvantaggiata
la
frequenza degli
alunni alle
pub- bliche
scuole. Un confronto
con
le statistiche anteriori
basterebbe
a dimostrarlo,
supposto
che
non
ci fermas- simo
a
considerare
superficialmente
le cifre.
E
invero, quanti sono oggid"
i Comuni che si danno
cura*
di
compilare
Telenco annuale
degli obbligati?
Forse la met" dei Comuni in tutto il
Regno,
per
dar
saggio
di
diligenza, ma non perch"
siano realmente
convinti della efficacia della
legge
stessa. E tra
quelli
che
compilano
il detto
elenco,
quanti adempiono poi
a
tutte le formalit" volute dalla
legge?
In
quante
scuole si contano
mese
per
mese gli
alunni abitual- mente
mancanti? In
quanti
Comuni si
" adottato il
sistema delle multe?
Lascio ai lettori tutte
queste risposte, e
passo
ad
esaminare la
questione
sotto
un
altro
aspetto.
1 Comuni
adunque
che abbiamo chiamati
diligenti
compilano
annualmente l'elenco
degli obbligati; ma
poi, a
parte
le
eccezioni,
per
non aver
la noia di adem- piere
a
tutte le successive
formalit",
cancellano dal- l'elenco
stesso
gl'inadempienti
per
povert" assoluta,
per
lontananza dalia scuola
e
per
altre
cause,
fino
a
ridurre il
numero, presso
a
poco
uguale a quello
di
coloro che effettivamente si iscriveranno alla scuola.
In
questo
modo
su
100 fanciulli dai 6 ai 9
anni,
tolti
gl'inadempienti
per
le suaccennate
ragioni,
appena
22 in media
rimangono o figurano soggetti all'obbligo.
Supponiamo
che tutt'
e
22 si iscrivano alla scuola,
si
dir"
per
questo
che la
legge
suU'
obbligo
dell'istruzione
sia realmente osservata?
o meglio
si creder"
raggiunt"
lo
scopo
voluto
e
desiderato dalla
legge
stessa?
Pedagogia.
" I.
3
"
18
"
Ma v'ha di
pi";
che
spesso
il
numero degl*
iscritti
" di
gran
lunga
inferiore
a quello
dei
frequentanti
alla chiusura dell'anno scolastico.
Togliendo per" quelli
che abbandonano la scuola
e gli
altri che
per
la
poca
frequenza o
per
altre
cause giungono
al 12"
anno
senza esser prosciolti, a
che
cosa
riducesi la
percen- tuale
di coloro che
sanno leggere e scrivere,
di fronte
a quella degli
analfabeti?
N" si creda
questa
una esagerazione, poich"
pos- siamo
avere
la
prova
convincente da diversi fatti.
Osserviamo in molti Comuni
su
cento atti di
ma- trimonio
quanti
siano firmati
dagli
stessi
sposi.
La
mag- gior
parte
di
questi
atti si chiudono
con
la nota for- mula:
Non lo hanno
meco
sottoscritto
perch" illetterati,
0 con
l'altra: Soltanto i
testimoni,
"
quali figurando
spesso
in diversi atti nello
stesso
registro,
fanno
sup-
'
porre
che siano testimoni di
professione.
E
su
100 in- scritti
alla
leva,
quanti
dichiarano di
saper
leggere e
scrivere?
Domandiamolo ai Commissari
e
ci
vergogne- remo
della
risposta.
Ecco in
quali
tristi condizioni
versa
l'Italia
nostra,
a malgrado
della
legge
sull'istruzione
obbligatoria e
a malgrado
di tutti
gli
sforzi
per
farla
osservare.
Da molto
tempo
al Ministero si sta
studiando
se- riamente
la
questione,
ed i
provvedimenti
che
vengono
via via adottati
non
mancheranno certo
di
produrre
buoni
efletti,
specie se
si terranno
presenti
tutte le
cause
che in molti
luoghi impediscono
l'attuazione
della
legge, e
si studieranno i mezzi che
valgano a
rimuoverle.
Si "
pensato
intanto ad
incoraggiare
la istituzione
" io- di
Patronati,
che abbiano lo
scopo
precipuo
di venire
in aiuto alla miseria. Si "
pensato
a
modificare l'ora- rio
delle scuole rurali in modo da
permettere
ai fan- ciulli
di
potere
accudire ai lavori delle
campagne.
Tutto ci"
va benissimo; ma non
solo la
povert"
assoluta
od il
bisogno
di adibire i fanciulli ai lavori
campestri
od alla custodia del
bestiame, sono
le
cause
della diser- zione
dalla
scuola,
pure
ammettendo che siano
sempre
sincere
e non
lo scudo
a
difesa della
noncuranza
dei
genitori
o
dei Comuni dov'"
ancora
radicato il
pre- giudizio
che r istruire il
popolo
sia
un
danno
piuttosto
che
un
vantaggio.
N" si creda che
con
lo stabilire
una
maggiore vigi- lanza
od
un
riscontro
pi" energico
si
possa
raggiun- gere
interamente lo
scopo.
Si otterr" che tutti coloro
i
quali
si trovano in condizione da
non
potere
addurre
scuse
di
sorta, adempiranno l'obbligoimposto
dalla
legge; ma
questi
abbiamo
gi"
veduto che
rappresen- tano
la minoranza.
In
regioni,
per
esempio,
dove la
popolazione
"
sparsa
per
la
campagna
e
dove le condizioni della viabilit"
lasciano molto
a desiderare,bisognerebberaddoppiare,
triplicare
il
numero
delle scuole. La
legge
infatti
non
fa
obbligo a quei
fanciulli che dimorano oltre due chi- lometri
dalla
scuola; ma questi
medesimi fanciulli fanno
anche i
4,
i 5 chilometri
per
raggiungere
la
chiesa,
alla
quale
si
recano
insieme ai loro
genitori
per
ascol- tare
la Messa, La
ragione
di ci" sta nel fatto che il
popolo
apprezza
le istituzioni dal beneficio che
ne
ri- trae
od almeno che crede di ritrarne.
Rendere
migliori
le nostre
scuole, ponendole
in
*
"*"-"
,,
" - , ..- . - .
..^^
" 20 "
condizione di
poter meglio rispondere
ai
bisogni
delle
famiglie,
sarebbe il
pi" savio,
il
pi"proficuo
dei
prov- vedimenti
da
prendersi
in favore dell'
osservanza
del- l'
obbligo
scolastico.
Quando
nel
popolo
sar" entriate il convincimento
che la scuola sia veramente
utile,non
vi sar"
pi"
bi- sogno
di ricorrere
all'applicazione
delle ammende
per
fare
osservare
la
legge.
In molte nazioni
infatti,
l'obbligatoriet"
"
quasi
generalmenteosservata,
appunto perch"
le scuole
sono
tenute dal
popolo
in
pi"
alto concetto. Racconta il
Villari,
che nella
Scozia,
bambini
e
bambine di sei anni
attraversano il
fiume,
salgono
la
montagna,
fanno molte
miglia
per
trovare la scuola. Col"
un
contadino
per
quanto
misera sia la
sua condizione,
verr"
sempre
al- tamente
condannato da'suoi
compagni,
se non
manda i
figli
alia
scuola,e
perci"
nella Scozia "
difficile, se non
impossibile,
trovare chi
non
sappialeggere
e scri- vere.
Ma che
cosa
s'insegna
mai nelle scuole di
queste
Nazioni,
dove
una
forza
magnetica
sembra
strappare
i fanciulli alla
famiglia?
Per
poco
osserviamo l'ordinamento di tali
scuole,
ci
accorgeremo
subito,
che havvi in
esse un
elemento
tenuto da
noi,
fin
qui
almeno,
in
poco
o nessun conto,
mentre " forse il
migliore
e pi" proficuo:
Il lavoro.
E il lavoro che
piace
ai fanciulli molto
pi"
dell'in- segnamento
teorico;
" il lavoro che rende soddisfatti
i
genitori, perch"
con esso
veggono presto
il frutto
dello
svolgimentodell'intelligenza
in armonia colle
diverse attitudini manuali. Per
questo,
molti
genitori
"
v;
" ' " "
"
22
"
contribuisce lo
svolgimento
delle attitudini
manuali,
che dovr" dirsi
degli
uomini, pensando
che solo alla
minor
parte
di essi
pu" esser
riserbato di
poter
vivere
col lavoro del
pensiero?
Facciamo
adunque
che i fanciulli delle nostre
scuole
non
solo
apprendano a leggere e scrivere; ma
si
eser- citino
anche nelle
occupazioni
manuali,
comprendendo
fra
queste
anche
gli
esercizi di
agricoltura pratica
ed
i lavori muliebri, w
11
concetto che noi abbiamo
esposto
del lavoro edu- cativo
come
forma
d'insegnamento
avente
per
iscopo
di
completare
il metodo intuitivo-
con
T elemento fat- tivo,
mostra chiaramente
come
molti di
questi
lavorucci
possano
eseguirsi
anche durante le
ore
di scuola
e con
essi
"
affaticar
meno
la
giovent", accrescere
l'amore
al lavoro ed allo
studio, con vantaggio
del fisico
e
del- l'
intelletto,
che verrebbero aiutati anzich" forzati nella
loro
graduale
evoluzione. 11 lavoro manuale avvicen- dato
con gli
esercizi esclusivamente intellettuali,
con- tribuir"
a
tener
pi"
viva l'attenzione ed
accrescere
il
potere apprenditivo
dei discenti.
"
Esso rendesi
neces- sario
se
si vuole la coltura di tutto l'uomo ossia
una
educazione
integrale.
Le
lezioni,
che in massima si danno
oggi
nelle
scuole,
hanno tutte
un
carattere
puramente
teorico;
(1)
Tulio
qaeslo
"nlorno all'
imporlanza
del lavoro
manuale,
io
scriveva
gi"
da
qualche anno
nella mia Pratica nelV
insegnamento.
Le recenli,
bellissime
e
dolle circolari di S. E. il Ministro Baccelli,
mi hanno recata la soddisfazione di vedere che le mie idee
non
si
discostano molto dal
vero, (N.
d.
A.).
"
23
"
non
si
dirigono
che allo
spirito.
La
mano, questo me- raviglioso
strumento
....che tutto sente
e
tutto
afferra
E nelParti
incallisce,
ardita
e pronta
Cittadi innalza
e opposti
monti
atterra,
la
mano dico,
destinata
a
dare al
pensiero
forma
con- creta,
non
" certo nelle nostre scuole
l'oggetto
di
spe- ciali
esercizi
tranne il
piccolo concorso
che
essa
offre
alla scrittura
e
al
disegno,
mentre
dovrebbesi
aver
cura
di educarla
per
associarla
all'ingegno nell'opera
concorde di
pensare
e
di
agire.
I van"
generi
di lavoro.
Tenuto
presente
il concetto che abbiamo
esposto
del lavoro
manuale,
veniamo
a parlare
dei
generi
di
lavoro
che,
fin
qui,
furono dichiarati
pi"
adatti
per
porlo
in atto nelle nostre
scuole.
Vi " noto
gi" come
il celebre
pedagogista
svedese
Otto Salomon,
dopo un lungo e
minuzioso
esame
cri- tico
sui diversi
generi
di lavoro
possibili
nelle scuole
primarie
concluda col
non
accettare che i lavori in
legno, 0,
come
dicesi lass" lo slotd. Noi
non
siamo
d'accordo*
su questo punto, prima
di tutto
perch"
l'in- dole
nostra " molto diversa da
quella
dei
popoli
del
Nord,
e,
secondariamente, perch"
l'et" in cui si
com- pie
il
corso
elementare da
noi,
non
renderebbe
possi- bile
di
poterci
valere di
questo
solo
genere
di lavoro
in tutte le
scuole, come
vedremo
pi"
innanzi.
"
24
"
Noi ammettiamo
come possibili
in
una
scuola ele- mentare
le
applicazioni froebeliane,
la modellatura
in
argilla,
il
cartonaggio,
il
ritaglio geometrico,
i
lavori in
filo
di
ferro
ed i lavori in
legno; ma
di- cendo
possibili
in
una
scuola
elementare,
non
in- tendiamo
che si debbano introdurre tutti
quanti
ed in
ogni
classe.
Spesso
difficolt" enormi si
oppongono
alla
introduzione di
questo o quel
genere
di
lavoro;
dif- ficolt"
di trovare la materia
prima
adatta,
difficolt" di
convenienza
riguardo
all'et",
difficolt"
per
la
spesa
d'impianto
ec;
ma
la necessit" di ammettere altri
ge- neri
di lavoro
per
le nostre scuole,
visto
e
conside- rato
che il solo lavoro in
legno non era possibile
in
ogni
classe,
n" adatto
a
tutte le
et",
"
oggid"
gene- ralmente
riconosciuto da
quanti
s'interessano della
questione
che
riguarda
il lavoro manuale.
Primo
a
riconoscerla fu da noi il
prof. Consorti,
che
provando e riprovando, super"
difficolt"
inaudite,
innanzi alle
quali
sarebbesi
arrestato
chiunque; ma
egli,
fermo nel
suo proposito, non
curando i
sacrifizi
pecuniari a
cui fu
costretto, giunse a
far trionfare la
nobile idea nella
sua
terra natale di
Ripatransone,
dove
oggid" ogni
anno,
nelle
vacanze autunnali, ac- corrono
da
ogni parte
d'Italia i maestri volonterosi
e se ne partono poi
convinti dell'efficacia educativa
del sistema
pedagogico
al
quale
" informata
quella
R.
Scuola Normale.
Ed il
prof. Pasquali,
direttore delle scuole
a
Bre- scia,
gi"
noto ai cultori delle
pedagogiche discipline,
regalava or non
"
molto,
alle nostre scuole,
con una
sua pubblicazione,
un
genere
novissimo di lavoro: il
"
25
"
ritaglio geometrico,
la cui utilit"
non
" disconosciuta
nemmeno
dai
pi"
accaniti avversari del lavoro
ma- nuale.
Dei lafori in
lepo
in
particolare.
Se noi
non escludiamo, come
fa il
Salomon,
gli
altri
generi
di
lavoro,
siamo ben
lungi
dal
non
dover ri- conoscere
i
vantaggi
educativi
e
didattici che
possono
offrirci i lavori in
legno.
Ammettiamo invece che in
questi
siano davvero sommati
e compenetrati
tutti
quelli
che ci
presentano
gli
altri lavori.
Tutto
ci", infatti,
che
possiamo eseguire
in carto- naggio
possiamo riprodurre
anche in
legno,
colla dif- ferenza
che
gli oggetti eseguiti
in
legno
hanno
mag- gior
solidit"
e maggior
bellezza.-
Quante
volte
non
vediamo
una
scatoletta^
un
cofanetto od
altro, ese- guiti
in
cartone,
rivestiti in carta colorata ad imita- zione
del
noce,
dell'acero, dell'ebano,
ec. perch"
fac- ciano
maggior figura?
Qualcuno
osserver" che i lavori in cartone
sono
pi"
facili;
ma nessuno
ha detto
ovvero
ha
imposto
che
questi non
possano
preceder quelli
in
legno.
I lavori in
legno sono adunque complemento
dei
lavori in
cartonaggio
ed anche in
plastica.
Tutto
quanto
si modella in
plastica pu" essere eseguito
anche in
legno; ma non
tutto
possono
fare i
fanciulli, e
in
ogni
modo la modellatura in
plastica
dovr"
sempre prece- dere
r esercizio consimile in
legno.
Cosi
per
esempio,
noi
possiamo ugualmente
fare
eseguire una sfera,
un
"
26
"
cilindro,
un
cono,
ec.
coli*
argilla e
col
legno,
per
mo- strare
ai fanciulli il modo di trattar diversa materia
e
le difficolt"
maggiori o
minori che s'incontrano.
Vantaggi
fisici.
Il lavoro in
legno
" il
pi" vantaggioso
di tutti i
generi
di lavoro
possibili
nella
scuola,
dal lato dello
sviluppo
fisico del fanciullo. Possiamo dire
che,
me- diante
il lavoro in
legno
tutte le
parti
del
corpo
si
mettono in esercizio. E la
vera ginnastica
salutare
perch"
diletta i fanciulli
e
soddisfa al loro
bisogno
incessante di
agire e
di muoversi. Ma forse
pi"
della
ginnastica
il fanciullo " attratto
dalle
occupazioni
che
richiedono fatica ed
impiego
Hi
forza muscolare. An- che
il
giuoco ginnastico
lo
diletta, ma non gli porta
la
soddisfazione
dell'opera.
E
una
osservazione che ho
fatta
pi"
volte durante
gli
anni trascorsi nell'inse- gnamento,
di lasciare a' miei alunni libera la scelta
tra
l'andare in
palestra
ad
eseguire giuochi ginna- stici,
e
dico
giuochi, non
esercizi,
e
l'andare invece
nella sala di lavoro ad
eseguire qualche modello,
o
ad
ultimarne
qualche
altro incominciato. I fanciulli
pre- ferirono
sempre
l'occupazione
manuale al
giuoco, an- che
quando
accadeva cip
dopo una
lezione
puramente
teorica.
Nulla alletta di
pi"
la
fanciullezza,
quanto
il
ve- dere
uscire
qualche cosa dall'opera
delle mani.
Nessuno
e pi"
felice di
un
fanciullo che riesca
a
portarsi a casa una
ciotoletta,
un tagliacarta,
od
altro,
lavorati da lui,
per
mostrarli ai
parenti.
"
27
"
E siccome
questa
contentezza " in
ragione
diretta
delio sforzo
impiegato
nella
esecuzione,
ognun
vede
come
il lavoro del
legno
sia il
pi"
adatto
a produrla.
Volete voi infatti far
piacere
ad
un
bambino ?
Dategli
un
martello
per
battere,
una
tavoletta da
segare
" da
inchiodare
sopra
un'altra, una
cassetta da
sconquas- sare,
ec. Egli
batte
a
destra
e a
sinistra dandosi aria
d'importanza, poi a riprese
si ferma
e
vi si
rivolge
con
volto sorridente
con quegli
occhi
pieni
di
vita,
in
cui si
legge
Y intima soddisfazione che
prova
in
quel-
r esercizio.
Quanto
poi
alla educazione dei
sensi, se
"
vero
che
Tergano
sensitivo si
perfeziona quanto pi"
esercita la
sua funzione,
ognun
vede
quale perfezionamento
pos- sano
raggiungere
le sensazioni visive
e
tattili mediante
il lavoro in
legno.
Nella informe tavola l'occhio
gi"
vede r
oggetto
che deve uscirvi. E la
mano inesperta
che,
in sulle
prime non
ubbidisce al
pensiero; ma
que- sta
mano a
poco
a {ioco
diviene
destra, agile, pronta,
sicura ne' suoi
movimenti,
per
modo
che,
per
esempio,
percorrendo
soltanto la
superficie dell'assicella,
giu- dica
se
"
scabra, liscia,
concava, convessa,
piana ec.
A dar
questa
destrezza alla
mano,
ad offrirle si- curezza
ne* suoi
movimenti,
meglio d'ogni
altro
ge- nere
di lavoro si
prestano
i lavori in
legno,
sia
per
la variet"
degli esercizi,
sia
per
la necessit" di ado- perare
molti strumenti che
appartengono a
diversi
mestieri.
Anche l' occhio diviene
sempre
pi" esperto.
Ho
notato che nei
primi giorni
fanciulli od
adulti,
non
riescono
a giudicare
subito ad occhio
se,
per
esempio
"
28
"
le
parti opposte
di
un
contorno siano
o no
in simme- tria,
se un regolo
od
uno spigolo
siano
o no
ben di- ritti,
se
la costola sia in
isquadro
col
piano
dell'
as- sicella,
ec,
e
debbono
per
necessit" verificare tutte
queste
cose
col
mezzo degli
istrumenti.
Dopo un po'
di
esercizia invece " sufficiente
gettar
lo
sguardo su
di
un
lavoro
qualsiasi
per
iscoprirne
subito i difetti.
Vantaggi
intellettnali.
Se
gli
altri
generi
di lavoro danno
vantaggi
edu- cativi
indiscutibili
per
lo
svolgimento
dell'
intelligenza
e
per
l'aiuto che off'rono
all'insegnamento
di alcune
materie
obbligatorie prescritte
dai
programmi,
i la- vori
in
legno portano
il
primato
anche
a
questo
ri- guardo.
Le facolt" della
riflessione,
del
giudizio,
del- l'astrazione,
vengono
potentemente
eccitate mediante
questo
utile
lavoro; ma
il fanciullo
non se ne
accorge,
non ne
risente
l'aggravio, a
motivo
dell'equilibrio
che
si ristabilisce coli' esercizio fis-ico
accompagnato
dal
piacere
che
prova
nel fare.
L'attenzione,
la
diligenza,
l'esattezza,
la
precisione,
qualit"
che
non
mancheranno di
produrre
i desiderati
effetti nello
sviluppo psichico, sono
accresciute col la- voro
in
legno, pi"
che
con qualsiasi
altro
genere
di
lavoro
manuale, e pi" ancora
che coli'
insegnamento
teorico. Una lettura fatta
male, una moltiplicazione
sbagliata, un componimento pi" o meno sconnesso
o
sgrammaticato, non recano
conseguenze
immediate al- l'
infuori del
rimprovero
del maestro
o
la noia di dover
" 30 "
frono i lavori in
legno
per
poterli
bellamente intreo
ciare
con
T
insegnamento
teorico
e
dare
a
questo
forma
veramente concreta
e
pi" pratica?
Lascio da
parte
le
cognizioni
che
riguardano
la
materia: il
legno
cio",
le varie
sue
specie,
la
durezza,
la
resistenza,
la
fragilit",
V
uso conveniente, ec.
tutte
cose
utilissime
a
sapersi.Ognuno comprende benissimo,
per
esempio, quanta
differenza
corra
tra il dire:
Que- sto
legno
"
l'abete,
"
bianco, tenero,
elastico,
resi- stente,
fibroso,pu"
tirarsi
a
pulimento,
ec. e
scoprire
le dette
qualit"operando
sul
legno
stesso. Dal dire al
fare c'" di
mezzo
il
mare,
dice il
proverbio.
Molte
cognizioni
richieste dai
Programmi
con
quel
famoso
decalogo
che
porta
il
nome
di
"
Nozioni
va- rie
"
possono
apprendersi praticamente
ed occasional- mente
durante i lavori in
legno.
Citer"
un
esempio:
Un fanciullo
dopo
aver
lavo- rato
un
pezzo,
tocca la lama della
sega
e
sente che
scotta. Ecco
una
occasione
propizia
per
dimostrare che
il calore si
produce
anche mediante la
confricazione,
che
forza, moto
e
calore
son
tre
cose
che
vanno
in- sieme,
che allorch" havvi
impiego
di forza c'"
sem- pre
anche
sviluppo
di calore
e
viceversa.
L'aritmetica
e
la
geometria
hanno nel lavoro in
legno
il
pi"
valido aiuto
e
la
pi"
diretta
applicazione.
Dimensioni misurate fino al
millimetro,
calcolo di
su- perficie
0
di
volumi,
parallelismoneglispigoli, angoli
perfettamente
retti,
angoli a
misura
stabilita,
linee
curve,
simmetria,
equivalenza
di
superficieo
di
vo- lume,
ec.
Oltre
a
ci" si
potranno
far risolvere molti
problemi
mv
TT^
"
31 "
veramente
pratici riguardo
alle
spese per
T
acquisto
della materia
prima o pel consumo
fatto di
essa,
si- curi
che i fanciulli vi metteranno il
pi"
vivo, inte- resse.
Vantaggi
morali.
Se la trasformazione della materia
(legno)
in
un
oggetto qualsiasi giova
allo
sviluppo
dell'intelletto,
senza
soverchio
eccitamento, senza
grave
sforzo
non
meno giovevole
"
questo
lavoro
per
T esercizio delle
energie
volitive. La
pazienza,
il retto
giudizio,
il
sen- timento
della
personalit",
la fiducia nelle
proprie
forze,
la
conoscenza
di s"
e
dei
propri
errori ed altre doti
es- senziali
nel viver
civile,
vengono
quasi
inconsciamente
eccitate mediante il lavoro in
legno.
Ci" " naturalis- simo,
inquantoch" degr
insuccessi nel
proprio
lavoro,
come
ad
esempio
della commettitura di dile
regoli
eseguita
male,
di
uno sgabelletto
i cui
piedi non
pog- giano
bene,
di
una superficie
che
non
"
piana,
di
un
coperchio
che
non
chiude
ec,
" il fanciullo il
primo
ad
accorgersene,
come
d'altra
parte
si
accorge,
me- diante
i
confronti,
quanti e quali sono
i
compagni pi"
esatti, pi" attenti, pi"
destri di
lui,
ed intanto "
spinto
ad amarli
e
stimarli.
L'emulazione
scevra
d'invidia si
desta in
lui,
si
sente
spinto a raddoppiare
Y
energia,
torna
a
fare da
capo
e
finalmente
riesce.
Ho osservato che il lavoro in
legno
oltre all'essere
preferito
ad
ogni
altro dai
fanciulli,
rende
questi pi"
disciplinati
alla
scuola, pi"
tolleranti
gli
uni
cogli
al-
" as- tri,
sveglia
nel loro animo la curiosit" di
sapere,
dopo
aver
provato
col fatto che le
conoscenze sono anche
utili
a
facilitare
e a
migliorare
il
proprio
lavoro.
La
precisione
che " richiesta nella esecuzione delle
parti
che
compongono
un
oggetto,
la
responsabilit"
dell'impiego degl" istrumenti, l'obbligo
di rimetterli
al loro
posto
alla fine di
ogni lezione,
la necessit" di
utilizzare anche i
pi" piccoli pezzetti
di
legno, son
tutte
cose giovevolissime a
fare
acquistare
al fanciullo
le abitudini dell'ordine
e
dell'economia.
Il lavoro in
legno pu"
riuscire altres"
un mezzo
di moralizzazione. Colla
pialla,
colla
lima,
coi
trapano
col
punteruolo, e con
tanti altri
strumenti,
anche
co- loro
che
non
si dedicheranno ad
un mestiere, avranno
sempre
un
modo dilettevole di
impiegare
il
tempo,
te- nendosi
lontani dai
vizi,
che
pi"
spesso
si
contraggono
in
un riposo
inerte
e svogliato.
Fatti
adulti,
continue- ranno
a4 esercitarsi
con piacere
vivissimo
nell'occu- pazione
manuale che li
preserver" "
dalle cattive
compagnie,
dalla
crapula,
dal
giuoco,
da
distrazioni,
in
cui
sciuperebbero
denari
e salute,
trattenendosi in
casa,
in
quell'ambiente,
di
solito,
il
pi" sano,
il
pi"
puro,
come quello
che ha il
maggiore
interesse
per
il loro
bene.
"
Ricordiamo
per"
che le buone abitudini
non
si
ac- quistano
se non
cominciando
per
tempo,
ed "
per que- sto
che noi insistiamo nel
non
doversi escludere i la- vori
in
legno
da
un
programma
compiuto
di lavoro
educativo
per
una
scuola elementare.
'r-^|H|^r"Mi"^jP7?J"
"''
r
"
" 33 "
Possibilit",
limiti
e
metodo
d'insepamento.
Detto cosi in
generale
dei
vantaggi
che
possono
offrire i lavori in
legnoriguardo
alla educazione
fisica,
intellettuale
e morale,
veniamo
a
parlare
del modo
pi"
conveniente
per porre
in atto le nostre
idee
;
ve- diamone
cio" r
applicazione pratica,
il
metodo,
la
pos- sibilit",
e
in
quali
classi.
Prima di tutto " naturale che
pei
lavori in
legno
occorra
un'aula
separata
da
quella
ove
hanno
luogo
le lezioni ordinarie. Quest*
aula dovr"
avere
suiRciente
ampiezza
da
poter
contenere almeno dieci banchi del
modello
e
delle dimensioni che indicheremo
pi"
in- nanzi,
e
tale che
ogni
alunno
possa
disporre
di circa
m* 2 di
superficie,
affinch" sia libero nei movimenti.
Con 10 banchi
avremo
posto
per
20
alunni,numero
che
io considero
come
limite
per
la
vigilanza
da
parte
del- l'insegnante
e
per
ilbuon
profitto
della scolaresca. Ove
si
avessero
classi
pi"
numerose
si
potranno
dividere
in sezioni
per
ammetterle alternativamente in
questa
sala di lavoro.
Preferibilmente
sceglieremo
una
sala di forma ret- tangolare,
bene
illuminata,
bene
esposta,e,
se
fosse
possibile
con
finestre
opposte
munite di ventilatori in
alto,
allo
scopo
di
poter
rinnovare Y aria continuamente
evitando le correnti.
Ma
poich"
ovunque
non
si trover"
un
locale che
risponda
a
tutte
queste esigenze,
non
sar" diff"cileil
potere,
anche in un'aula
qualsiasi, purch"
sufficiente
Pedagogia.
" I. 3
-"*
" "
-35
r -a
.,
-.",. V r -""
"
34
"
per
ampiezza, togliere un
vetro dei
pi"
alti alle fine- stre
ordinarie ed adattarvi
un
telaietto da
potersiaprire
e
chiudere mediante
una
cordicella.
Flg.
1.
Permettendolo
l'aula,
i banchi si collocheranno in
linea
orizzontale,
per
modo che
l'insegnante,
stando
in
capo
all'aula
stessa,
possa
veder tutti
gli alunni,
n"
alcuno, lavorando, gli
volti le
spalle.
Occorre
una lavagna piuttostogrande
ed
uno
scaf- fale
a scompartimenti, o
diversi scaffaletti in
giro
alle
pareti,
per
potervi disporre
in bell'ordine
gl'istru-
menti alla fine di
ogni
lezione.
Ogni scompartimento,
ogni arnese,
avr"
un numero corrispondente
al
posto
occupato
nel
banco,
affinch" l'alunno abbia
piena re- sponsabilit"
dell'uso
come
dell'ordine
degl'istrumenti
che
adopera.
In altro scaffale
separato saranno disposti
gli
strumenti d'uso
comune e
dei
quali non
"
neces- sario
che
ogni
alunno abbia il
proprio.
"
35
"
Avvertiamo anzi
a
questo proposito
che vi
sono
strumenti assolutamente necessari ed altri solamente
utili
per
facilitare il lavoro. Per citare
un esempio,
lo
smusso
al
margine
rettilineo di un* assicella
pu"
eseguirsi
tanto
adoperando
il
pialletto quanto adope- rando
la
raspa.
Cosi
pure,
invece di
possedere
tre di- verse
specie
di
seghe, una sola, quella
detta
a volgere,
pu"
servire
per
ogni taglio, non occorrendo,
nei
pic- coli
lavori che si fanno
eseguire agli
alunni delle
sciu"le
elementari"
tagli
di
grande importanza,
n"
per
la
lunghezza,
n"
per
lo
spessore
del
legno.
Tutte
queste
cose a
taluno
potranno
sembrare mi- nuzie
;
ma
dovendo indicare
qui
la
possibilit"
ed il modo
d'introdurre il lavoro in
legno
nelle scuole elemen- tari,
non possiamo
fare
a meno
di
accennare
anche
a
queste particolarit".
*
Ed eccoci alla
spesa
d'
impianto. Ogni
alunno dovr"
avere un
posto
a
s" nel banco
e g"'
istrumenti assolu- tamente
necessari individualmente
sono:
11
coltello,
la
lima,
la
raspa,
il
compasso,
la
sega
a volgere e
la
riga
c"ntimetrata. Si
provvederanno poi: una pialla, un
pialletto, uno sbozzino, una squadra, un graffietto,un
martello di ferro ed
un maglietto
di
legno ogni
due
alunni,
ed infine
per
Tuso
comune
si
provveder"
al- tres"
una
menarola
con trapani
di diverse
grandezze,
due
0
tre
scalpelli,
due
o
tre
cacciavite, un paio o
due
di
tenaglie,
alcune lime rotonde
a
coda di
topo,
una
pietra
da affilare ed
un
vasetto
per
la colla. La
spesa
""". ^-^7"*
" 36 "
necessaria
perci"
per
un
primo impiantopotrebbeesser
la
seguente:
N." 10 Banchi
a
due
posti
a
L. 20 ciascuno. L. 200 "
"
20 Coltelli
con
manico di
legnoa
L.
0,30
ciascuno
"
6 "
"
20 Lime di acciaio
a
L.
0,50
ciascuna.
"
10 "
"
20
Raspe
id.
a
L.
0,50 " " 10 "
"
20
Compassi
resistenti
a
L.
0,80
. .
" 16 "
"
20
Righe
centimetrate
a
L.
1,20 . .
"
24 "
"
20
Seghe
a
volgere
a
L.
1,80
ciascuna
compresa
l" montatura sul telaio.
"
36 "
" 10 Pialle munite di ferro
e
controferro
a
L. 4 ciascuna " 40 "
" 10 Pialletti id.
a
L. 2 ciascuno.
.
" 20 "
"
10 Sbozzini id.
a
L. 2
"
. .
"
20 "
"
10 Graffietti
semplici
a
L.
0,50..."
5 "
"
10
Squadre
a
L.
0,40 "
4 "
"
10 Martelli
con manico in
legnoa
L.
0,50 " 5 "
" 10
Maglietti
in
legno
a
L.
0,50..."
5 "
"
1 Menarola
con
punte
di varia
gran- dezza
"
6 25
" 3
Scalpelli
con
manico a
L.
0,f
0
. .
"
1 80
" 3 Cacciavite
a
L.
0,50
"
1 50
"
6 Lime rotonde
(coda
di
topo)
a
L.
0,50. "
1 50
"
1 Paio
tenaglie
" 1 20
" 1 Pietra da affilare " 1 30
" 1 Vaso di metallo
per
la colla.
. .
"
0 75
Totaledella
spesa
d'impianto
per
L 20 alanniL. 415 30
"
E
difficile,
direte
voi,
trovare
un Municipio
di buona
volont" che vi metta
a
disposizione questa
somma non
r"?c*-'-*j-
-.""rt
" 38 "
della
grandezza
e
dell'
importanza
dei lavori che si fa- ranno
eseguire.
Ma in
quali
classi
potremo
noi introdurre il lavoro
in
legno,
date le condizioni attuali delle nostre scuole
e
l'et" dei fanciulli che le
frequentano?
Se si tratta di lavorucci
a
coltello
raspa
e limarsi
possono
fare
eseguire
anche nella 4* classe
;
ma
Y
uso
degli
altri strumenti
e
specialmente
della
pialla
" solo
possibile
nella classe
quinta.
Vi
potr"
essere
nella
quarta qualche
alunno
capace
anche di
questo
lavoro
;
ma
le eccezioni
non
possono
formar la
regola.
'
Per le altre classi ci'sono i
generi
di lavoro
pi"
adatti;
ed i lavori in
legno,considerati, come dicemmo,
quasi
un complemento
delle
occupazioni
manuali,
siano
riservati alla
quinta
e
continuati
per"
nelle scuole
complementari,
col" dove
queste
scuole
non sono an- cora
un
pio
desiderio.
Stabilita la
classe,
veniamo
ora a
parlare
del
me- todo
col
quale
dovr" condursi
una
lezione di lavoro
in
legno.
E ben
vero
che chi
gi" possiede
una
certa
abilit"
manuale, meglio
che dall'
esperienza
altrui
po- tr"
apprendere
dalla
propriaqual
sia il
procedimento
da
seguirsi
nel
guidare
i suoi alunni
a
costruire
que- sto
0 quell'oggetto presentato
ovvero
immaginato;
ma
tuttavia crediamo conveniente di
esporre
alcune consi-
^"..
"
39
"
derazioni d'indole
generale,
che abbiamo
riscontrate
utili
per
il buon andamento della lezione.
E chiaro che
una
lezione di lavoro in
legno
debba
essere
teorica
e pratica; ma pratica soprattutto.
"
bene
che il maestro formi da s" la
sua
serie di
modelli,
perch"
possa sapere
le varie
operazioni
che
occorrono
nella
esecuzione, e
possa
graduarle
per
ordine di dif- ficolt".
Tutte
queste operazioni
dovranno indicarsi ai
fanciulli
con
ordine,
rigoroso, non permettendo
ad al- cuno
di
passare
innanzi
prima
che tutti abbiano
com- piuto
il lavoro.
Questa
regola pu" avere una
eccezione
quando
si tratti di alunni
gi"
addestrati nel
maneggio
degli strumenti,
ai
quali
si faccia
eseguire un
lavoro
a
libera scelta.
Di
mano
in
mano
che
se ne
renda
necessario
l'uso,
si
far"
conoscere
il
nuovo
strumento da
adoperarsi,
espo- nendo
le idee che lo
riguardano
sotto forma di lezione
oggettiva.
Sarebbe
un errore
il voler far
prima
la
nomenclatura di tutti
gli
strumenti
e poi
lavorare.
Conviene tener
presente
che
se
le
prime
lezioni sui
lavori in
legno sono
condotte
abilmente,
Y ardore
na- turale
che
gli
alunni vi
portano,
in
luogo
di affievolirsi
si
accresce e
li
spinge a
pensare,
durante la
lezione,
solamente al
lavoro,
a
dimenticare il
giuoco
ed
a mo- strare
rincrescimento
quando
si dar" il
segnale
di
cessare
il
lavoro, poich"
sembrer"
trascorso
troppo
veloce il
tempo
in
esso impiegato.
La lezione del lavoro in
legno
sar" condotta nel- l'ordine
seguente:
"
I. Presentazione
dell'oggetto
da
eseguirsi.
Breve
lezione
oggettiva.
I
gno
di
sioni.
I
indispt
1
sione
scritte
Si
nino,
]
nelle
"
tento
:
non
ti
esecuz
coli,
p
norma
nera
i
e
ad
6
queir(
la
qua
La
un'on
settim.
altri
g
OKSO ELEMENTARE
LEZIONE PRIMA.
Qco. - Esenid a coltello,
raspa
e
lima.
degli
strumenti necessari "
un
buon banco
(fig2),proporzionato
all'et"
degli
alunni
'Isi
insegnare
il lavoro in
legno,
il
miglior
1 banco
a
due
posti,
sul sistema di
quelli
ella scuola d" Naas.
ne pu"
vedersi nel
disegno
che
qui ofl'riamo,
del
piano superiore (P),
del
piano in/e-
" 42 "
riore
(p),
delle
traverse
(T),
dei
piedi (R) e
delle
morse (M).
Nella
morsa
si
distinguono:gli
strettoi
(S),
la vite
(V),
la manovella
(M)
e
le
guide (G).
I fori
praticati
sul
piano superiore
del banco
ser- vono
per
adattarvi le
caviglie.
Sul
piano
inferiore
possono
posarsigF
istrumenti
e
le
parti
del lavoro in- cominciato,
che sarebbero d*
ingombro
nel
piano
supe- riore.
E necessario che il maestro faccia esercitare i
fanciulli ad
aprire
e
chiudere
gli
strettoi,
alzare od
abbassare le
caviglie,
ec.
LAMA
GHIERA
CODA
Fig.
3.
Jtf
Fig.
4.
Flg.
5.
Il coltello
pei
lavori in
legno
dev'essere d'una
forma
speciale(fig. 3)
con
lam^a robusta di buon
ac- ciaio
e
solidamente infissa in
un
adatto manico di le- gno,
munito di
una
ghiera
d'ottone
o
di ferro.
Si richiami l'attenzione
degli
alunni sulla maniera
d'
impugnare
il coltello
e
sul modo di
servirsene, non
attaccando mai il
legno
per
il
verso
della fibra. Un'altra
avvertenza utilissima sar"
quella
di astenersi assolu- tamente
dal
porre
la
mano
sinistra davanti alla lama
;
_\j iA^_
"
43
"
ma piuttosto, quando l'oggetto
che si lavora " fisso
sulla
morsa,
si
pu" poggiare
il
pollice
della sinistra
sulla costola della lama
per
aver maggior
sicurezza
nel
taglio.
La
raspa
(fig.4)
si
adopera
per
digrossare
il
legno
gi"
sbozzato col coltello
o con un
altro
istrumento, e
per
avvicinarlo alla forma voluta.
La lima
(fig.5) somiglia
alla
raspa,
ma
"
munita
di denti
pi"
sottili, e serve a togliere
le scabrosit" la- sciate
dalla
raspa.
Ambedue consistono in
una
lama
(L)
di acciaio ben
temperato,
che
presenta
due
superficie,
una piana e
l'altra
convessa,
e
termina
con
idi
punta (P)
e con
la coda
(C)
infissa nel manico
(M)
di
legno.
Hanico
per
coltello.
"
un
esercizio adattatissimo
per
un primo
lavoro
in
legno.
Il maestro
preparer" o
far"
preparare
i
pezzetti
di
legno (fag- gio)
occorrenti in forma di
pa- rallelepipedo
nelle dimensioni
indicate dalla
fig.6, e
li distri- buir"
agli alunni,
i
quali avranno
a
modello il manico dello stesso
coltello che devono
adoperare;
ma non
per
questo
dovr"
esser
trascurato il
disegno
alla la- vagna.
Nelle facce del
parallelepipedo
si traccer" il di-
Wm,
'/////""/,///,
Fig. C. Fig.
7.
.T- -^^
" 44 "
segno
e
quindi,prima adoperando
il coltello
e
poi
la
raspa,
si
toglier"
la
parte
di
legno
che nella
figu- ra
ABCD " indicata dal
tratteggio.
Col
mezzo
della
lima si
toglieranno
le scabrosit" lasciate dalla
raspa
ed
infine,
si liscer" col
mezzo
della
carta vetrata.
E necessario avvertire i
principianti
di
non
far
tagli
molto
profondi
col coltello
;
ma
togliere
il
legno
un
p"*
alla
volta,come
pure
di
non
limare contro le
fibre del
legno.
La lima
va
impugnata pelmanico,
in
modo che tre dita si trovino al di
sotto,
il
pollice
di
fianco
e
F indice
sopra
disteso nella direzione della
punta.
Quando
il
pezzo
di
legno
che si lavora " fisso
sulla
morsa,
si
pu"
aumentare la
pressione
e ma- neggiare
r istrumento
con
maggior sicurezza,
pog- giando
r indice della
mano
sinistra sulla
punta
della
lima.
A
compimento
della lezione
potrebbero
darsi alcune
nozioni relative al
legname adoperato.
LEZIONE SECONDA.
"
Tagliacarta.
Distribuite le striscioline di
faggio
della forma
e
delle dimensioni indicate dalla
fig.8,
si
presentil'og- getto
e se ne
faccia il
disegno
alla
lavagna.
Gli strumenti da
adoperarsi
e
le
operazioni
che
occorrono
per
T esecuzione
non
variano dalla lezione
precedente.
^Hb^.'^ ..' ..ot9"BL_
"^^
" 46 "
Col
coltello,
la
raspa
e
la lima
possono
farsi molti
altri
oggetti,peiqualiper"
sarebbe
sempre
necessa- rio
preparare
volta
per
volta i
pezzi
di
legno
occor- renti.
Si
tratta,
del
resto,
di esercizi cosi
semplici,
che
non
crediamo
opportuno
di fermarci
a
lungo
per
accennarli; ma
sar" invece
pi"
conveniente
passai^e
a
pi" importanti
lavori.
LEZIONE QUARTA.
Eserc"zivaricon
la
sega.
La
sega
si
adopera
per
recidere il
legno
in
qua- lunque
direzione si
voglia.
Essa si
compone
dei brac- ci
(BB),
della traversa
(T),
della stecca
(S),
della
cor- da
(C),
delle viti
(VV),
delle
guance
(GG),
e
della lama
(L).
Ve
ne sono
di varie
specie
e
dimensioni secondo Tuso
a
cui
son destinate,e cosi,
per
esem- pio
: La
sega
comune
da
taglio,
la
sega
a
piccoli
denti
e
larga
lama
per
calettature
e
tagli
sul
piano,
la
sega
a
volgere
con
lama strettissima
per
il
taglio
ili linea
curva.
Prima di servirsi di
questo
strumento " necessario assicu- rarsi
che la lama sia ben diritta.
Qualora non
lo
sia,
si rallenta la stecca
S,
si fa
girare
una
delle viti V
e
poi
si tende di
nuovo, girando
la stecca in
senso
Fig.
13.
\i""ts\:
tmjt m\
F"'"l "
"
47
"
inverso
per
torcer la
corda,
la
quale, accorciandosi,
tira
a
s" Y estremit" dei bracci.
Ognuno
di
questi
bracci
agisce
come una
leva
di
primo
genere.
Per affilare il
taglio
dei denti della
sega
si ado- pera
una
lima
speciale
detta
triangolo
dalla
sua
forma
(fig.14).
La lama si
serra
nella fenditura
praticata
in
Flg.
14.
Flg.
16.
^
Flg.
16.
un
pezzo
di
legno
duro
(fig.15)
mediante
un
conio
o
zeppa.
Limando si abbia
cura
di inclinare
a
destra
la lima
stessa,
per
mantenere ai denti la direzione in
avanti
(fig.16).
Ma
non
basta che i denti della
sega
siano bene
affilati
;
bisogna
che il
taglio
fatto da essi risulti d'
una
larghezza alquanto maggiore
della
grossezza
della
lama,
affinch"
questa
non
forzi entro il
taglio stesso,
e non
resti cosi
inceppato
il movimento.
A
questo
scopo
si
piegano leggermente uno a
si- nistra
e
l'altro
a
destra i denti
per
mezzo
di
uno
speciale
istrumento detto licciaiuola
(fig.17),
oppure
col
mezzo
di
un punteruolo a
forma di
cono tronco,
tenendo
poggiata
la lama sulla testata di
un ceppetto
di
legno
duro
(fig.18).
Si d" col martello
un colpo o
due al
primo
dei
denti, poi
si
passa
a
fare altrettanto
sul
terzo,
poi
sul
quinto e
cosi via di
seguito
fino alla
estremit"
opposta.
Indi si rivolta la lama
e
si
opera
nello stesso modo sui denti clie furono saltati la
prima
volta.
Questa
operazione
chiamasi dare la strada alla
Esercizi
preparatori.
Si distribuiscano
agli
alunni dei
pezzi
di tavola di
abete
o
di altro
legname lunghi
ciascuno
w.
0.40
e
larghi
.0.15.
Dopo avere insegnato
il modo di fissarli
sul banco
stringendoli
alla
morsa,
converr" che il
maestro
insegni praticamente
il modo di tenere
e ma- neggiar
lo strumento.
Bisogna impugnare
la
sega
in modo che le
punte
dei denti
guardino
sempre
in
avanti,
convien
posarla
leggermente
sulla tavola da
segare,
spingerla senza
premere,
farla mordere finch"
non
sia entrata la
lama, e
-
40
-
continuare
poi con pi" spedito
movimenfo,
lasciando
a
sinistra
sempre
visibile il
segno
tracciato colla matita.
Per la confricazione la lama della
sega
si ""
riscalda facilmente
e potrebbe
guastarsi
la
tem-
MB
pera
dell'acciaio,
perci"
" necessario
ungere
IH
ogni
tanto
la lama
stessa col
grasso
o con
l'olio
li
contenuto
in
un pezzetto
d"
pelle
attaccato
a
'9
un'apposita
tavoletta
(f"g.20).
Fig.
lu.
In
una prima
lezione si faranno
eseguire agli
alunni
tagli
colla
sega
in diverse
direzioni,
come sono
indicati nella
figura
19.
LEZIONE
QUINTA.
Assicelle
per
libri.
Prima di
procedere
oltre "
necessario far
cono- scere
un
altro istrumento che ha lo
scopo
di render
piana e
liscia la
superficie
del
legno.
-
50
-
Tale istrumento " la
pialla,
la
quale
consiste in
una
specie
di
prisma
quadrangolare (fig. 21)
di
legno
r e
BOTTONE
Flg.
21.
compatto
e pesante.
Ha nel
mezzo una
fenditura
(B)
nella
quale
s'introducono:
il
ferro (F),
il
controfer- ro
(f),
il
cuneo (e).
La
r
^ parte
anteriore
(N)
dicesi
naso e
la
posteriore(T)
tallone.
Sopra
v* "- infissa
una
specie
di staffa
(I)
che
chiamasi
impugnatura.
Oltre la
pialla
si
adoperano
il
pialletto (fig. 25) e
lo sbozzino
(fig.26).
Quest'ultimo si
distingue
dal
pialletto, perch"
ha il ferro col
taglio
ad
arco (fig.27)
Fig.
22.
li
Fig.
23.
Fig. 24.
-T
Flg.
25. Fig.
26.
Flg.
27.
e serve a digrossare
e
soprattutto
a togliere
le scabro- sit"
lasciate dalla
sega,
prima
di
passare
il
pialletto o
la
pialla.
Il ferro sar" al
punto quando
il
taglio
uscir"
ap- pena
la
grossezza
d'
un
capello
dal
piano
inferiore
l"i
"
61
"
della
pialla o
del
pialletto.
Per farlo
uscire
fuori del
piano
stesso
se
"
troppo
indentro, si danno
piccoli
colpi
di martello sulla costola
superiore
del
ferro,
ov- vero
lateralmente
quando
il
taglio non
si trovi in li- nea
parallela
al
piano
dell' istrumento. Quando invece
il ferro sia
troppo
fuori ed
occorra
ritirarlo,
si
solleva
la
pialla
od il
pialletto, ovvero
lo
sbozzino
colla
mano
sinistra
e
si d"
un colpo secco
col martello all' estre- mit"
del
naso
nella
parte
superiore, ove
in alcune
pialle
si suol' mettere
un apposito
bottone
di ferro
(fig.21).
"
necessario avvertire i
principianti
che tanto
la
pialla,
quanto
il
pialletto e
lo sbozzino debbono
avere
costantemente
un
movi- mento
orizzontale,
che
si ottiene
premendo
col- la
sinistra
prima
il
naso
dell' istnim'ento
per
im- pedire
che
rimanga
sol-
^'
levato dal
piano, e premendo poi
colla destra il
tal- lone
per
impedire
che il
naso
stesso si abbassi
quando
siamo
al
termine della
corsa.
Le
figuro
28
e
29
mo- strano
ad evidenza l' effi- cacia
di
questo
avverti- mento,
e
come,
trascuran- dolo,
si correrebbe il rischio di ottenere
una superficie
curva
anzich"
piana
suU' assicella che si lavora.
Distribuito ad
ogni
alunno
un
pezzo
di tavoletta
sufficiente
per
una
delle
assicelle,
st
fa
piallare una
"
52
"
delle
superficie,
verificando il
piano
coli'
adagiarvi un
regolo
in tutti i sensi. Indi " necessario
piallare
late- ralmente,
avendo
cura
che i due
piani
adiacenti
siano
perpendi-
colai'i fra loro. Di ci"
potremo
assicurarci mediante
la
sqoadra
{fig.31), strumento
di
legno
for- mato
di due
pezzi congiunti
fra
loro
ad
angolo retto,
di cui
l'uno
prende
il
nome
di
guan- cia
0 fusto (F) e
l'altro dicesi
lama
(L).
Colla
squadra
medesima si trac- ceranno
le
parallele
AB
e
CD
alla
distanza voluta
e poi
colla
sega
si
"f
eseguiranno
i
tagli lungo
le linee
stesse
(fig.32).
Si
pialler"
la
co- stola
opposta a quella gi" pial- lata,
avverten-
e a
do che risulti
parallela e
che
le due estremi- t"
CD
e
AB
siano
uguali
fra loro
e
della
Fig.
82.
lunghezza
in- dicata.
,
Avremo ottenuto
cos"
un rettangolo
delle dimen- sioni
volute in
larghezza e lunghezza.
Manca di
sta- bilire
la
grossezza
com'"
indicata nel
profilo (fig, 34)
e a questo punto
occorrer"
presentare
un
altro istru-
LEZIONE SESTA.
incora le assicelle.
Si
distribuisca il
legno
per
la seconda
assicella
ft
si facciano
eseguire
le medesime
operazioni
fatte
per
costruire la
prima.
Piallare cio"
una superficie,
squa- drare
e
ridurre il
rettangolo
nelle dimensioni indi- cate.
Regolarizzare
le costole
all'intorno, piallare
la
faccia
opposta
ed
eseguire
lo
smusso
nel modo
prece- dentemente
indicato
e
lisciare
con
carta vetrata. Le assicelle sarebbero
adoperabili
anche in
que- sto
modo; ma qualora
si
vogliano
fare le
quattro
fessure
per
introdurre le
cinghie
si
praticheranno
i due fori MN
all'estremi- t"
di dette fessure
(fig.38)
mediante
un
istrumento
detto menarola
(fig.39),
la
quale
si
compone
dell'ap-
poggio girante
(G),
dell'
"reo (A),
AqW
impugnatura
(1),
del dado
(D),
della mie
(V),
del
trapano (T) e
della
punta (P). Adoperando questo
istrumento
bisogna aver
l'avvertenza di
non
arrivare alla
parte opposta;
ma
rovesciare la tavoletta
non
appena
apparisce nell'op- posta
superficie
la
punta
centrale del
trapano.
In
questi
fori si
pu"
introdurre la lama della
sega
a volgere e togliere
cosi il
legno a
destra ed
a
sini- stra.
Infine si
ripuliranno
i fori medesimi
con
la lima
e
colla
carta
vetrata.
Percli" la lama
della
sega
a volgere
possa
uscire
dal
gancio
che ha
ad
una
delle
sue
estremit",
"
ne- cessario
allentare
prima
la
stecca, e
tender
di
nuovo
dopo avere
introdotta nel foro
e riagganciata
la
lama
LEZIONE SETTIMA.
Targhetta con
estremit"
a
coda di rondine.
Piallare, squadrare,
ridurre il
rettangolo
ABCD
(fig. 40}
nelle dimensioni
indicate,
e,
prima
di
piallare
la faccia
opposta,
eseguire
il
disegno
della
targhetta
e togliere
colla
sega
i
i^uattro
triangoletti
indicati dal
tratteggio.
Dato
lo
spessore
che vuoisi
all'assicella, si
segna
nel
piano e
nella
costola,
col
graffietto, una parallela
ad
una
distanza
eguale
alla met" dello
spessore.
To- gliendo
via torno torno
a smusso
il
legno,
dove si
pu"
col
pialletto e
dove
non
"
possibile,
colla
lima, il
lavoro sar" ultimato
e non
rester" che
lisciarlo
con
carta vetrata
(fig.
42).
Applicazioni.
lolte
potrebbero
essere
le
cognizioni a
cui offri-
e
occasione
questo
lavoro. Si
pu"
far calcolare la
irficie del
legname occorso
ed il valore del
me- no
;
si
pu"
calcolare la
superficie
della
targhetta,
iendo
quella
dei
quattro triangolirettangolisegati
;
j" indicare l'uso
dell'oggettoeseguito, eg.
"tino
g
i
quasi,
LEZIONE OTTAVA.
Righello.
tavola di
faggio
o
di
ciliegio
ABCD
(fig.43)
g
^
dello
spessore
di
cm.
1
'/ecirca,
segare
in
senso longitudinale
il
pezzo
occorrente F.
Piallare
una faccia,
segnare
col
graffietto
la
parallela,pial- lare
l'altra
e
cos" di
seguito,
avvertendo che le due testate
del
righello o quadrello
siano
perfettamente uguali
nella mi- sura
di
un centimetro
qjia-
drato.
Fasciare colla carta vetrata
la
superficiepiana
di
un
pez- zetto
di
legno,
per
servirsene
a
mo'di lima nel
ripulire
il
lavoro e
per
evitare che si
quali
debbono rimaner vivi
e,
i
spigoli,
i
taglienti.
L'utilit" di
questo
lavoro
"per
sa
manifesta. A
qualche
alunno che abbia
sbagliato,
faccia
osservare
il maestro
come
la
rigatura
venga
torta
se gli spigoli
del
righello
non sono
perfettamente paralleli.
LEZIONE NONA.
Tavoletta
per
termometTo.
Piallare, squadrare
e
ridurre
il ret-
a
t
tangolo
ABCD
(fig.
45)
nelle dimensioni
indicate anche
per
lo
spessore
(E).
Tracciare colla matita la linea
me- diana
EF
e
ad
una
delle
estremit",
con
un'apertura
di
compasso
d"
cm.
2
'/j
il
semicerchio
(S).
Mediante la
sega
a
vol- gere,
si
tolga
l'eccesso del
legno
indi- cato
con tratteggio
nella
figura qui
in- serita.
Sulla mediana alla distanza di 3
centimetri dall'altra estremit", si faccia
a
colla
menarola
un
foro del diametro di
circa
un
centimetro.
;
,
[
Eseguito
lo
smusso
come
nei lavori
"*''
precedenti,
lisciare
con
carta vetrata.
Farmi inutile
accennare
alle
opportune
applica- zioni
di
questo
lavoro
come
aiuto
all'insegnamento
teorico.
v^l
LEZIONE DECIMA.
TagUere
per pane.
Piallare
e squadrare come
nella lezione
precedente.
Ad
una
delle estremit"
eseguire
il
disegno
della ci- masa
nel modo indicato
dalla
fig.
46.
Togliere
colla
sega
a volgere
l'eccesso del
legno
trat- teggiato,
e regolariz- zare
la
sagoma
a
spi- golo
vivo
senza smusso.
Eseguire
il foro
con
la
menarola. Per
ripulire
internamente od in- grandire
un
foro
ro- tondo,
adoprasi una
li- ma
speciale
detta coda di
topo (flg-47)
per
la
sua
forma. Lisciare
infine
con
carta vetrata curando di
non
arrotondare
gli angoli.
LEZIONE UNDICESIMA.
Riga piatta.
Prima di ridurre l'assicella nello
spessore
voluto,
sar" bene assicurarsi che le due
costole
longitudinali
siano
parallele e perfettamente
in linea retta. Si
ese- guisca
anche
il foro
prima
di
piallare
la faccia
oppo-
"
59
~
sta. Per
esejfuire
lo
smusso
basta inclinare
a
destra
la
pialla ovvero
il
pialletto
;
ma se
s" volesse ottenerlo
regola
rissimo,
occorrerebbe fissare sul
piano
del banco
un regolo,
ad
una
certa distanza
dalla
riga piatta, perch"
servisse di
guida
all' istrumento nella
sua corsa.
Sullo
smusso
potrebbero segnarsi
i
decimetri,
i centimetri
ed i
millimetri,
ponendo a
contatto
una riga
che abbia
gi" queste
divisioni
e adoperando
il coltello
per
incidere i
segni e
la squadra
per
esser
sicuri che risultino
paralleli.
-t
LEZIONE DODICESIMA.
TaTolooa da
pitton.
Il
Dopo aver
piallata
una
superf"cie
dell'
as-
*"'
sicella AECD
(f"g.49)
si tiri la mediana EF
""*"'
e
si
eseguisca
il
disegno.
Si faccia subito il foro
"
iiendo la menarola
alquanto
inclinata
e poi
colla
se
a volgere
si
tagli l'ovale,
facendo attenzione che
manga
visibile
tutto il
segno
e
che il
taglio
sia
(
"
(SO
"
stantemente
a squadro col
piano
dell'assicella.
Rego- larizzare
il detto
taglio
colla
raspa
e
colla
lima, pial- lare
la faccia
opposta, eseguire
lo
smusso,
limare
e
lisciare
con
carta vetrata.
LEZIONE TREDICESIMA.
PorfacbiaT".
Piallare
una
delle facce dell'assicella
e
rettangolo
nelle
dimensioni indicate.
Tracciare
una parallela
ai lati alla
distanza di
cm.
2
'/,
tirare le mediane AB
e
CD
e su
di
esse
col
raggio
indicato,
descrivere col
compasso
gli
archi di
circolo.
Eseguito
il
disegno,
togliere
colla
sega
a volgere
62
"
LEZIONE
QUINDICESIMA.
PortacolteltL
Piallare
una
delle facce dell'assicella A
(fig.57)
ed
una
delle costole
longitudinali. Squadrare e
ridurre
il
rettangolo
nelle volute dimensioni. Dise- gnare
ed
eseguire
i
dettagli
alle due estremit"
laterali, prima
di
piallare
la faccia
opposta.
ajn,
S9
AM
1
"^HMjum^njmmj|"itMm
B
n^'
Flg.
67.
B
s?
I I
m
Fig. 59.
Smussare all'intorno col
pialletto
nei
due tratti
diritti, col
coltello,
colla
ra- spa
e
colla lima nelle
curve
ai due lati."
mJ
Piallare
e
ridurre l'assicella C
(fig.58)
^^' ^
nelle dimensioni indicate
e poi
arrotondarla
alquanto
alle due estremit".
Segare
il
regolo
B
(fig.59), piallarlo
per
ridurlo
a prisma quadrangolare e tagliar poi
dei
pezzetti
di
cm.
4 ciascuno.
Disposti
ad
ugual
distanza sul
piano A,
si
applichi
sopra
di essi l'assicella C ferraandovela
con
chiodini,
ovvero
incollandola.
Colla menarola
eseguire
i due fori DR
e ripulire
il
tutto
con carta vetrata.
LEZIONE SEDICESIMA.
Piallata
una
superficie
e
ridotto il
rettangolo
ABCD
ig.
61)
nelle dimensioni
volute,
tracciare
la mediana
.
trasversale E F. Eseguire
il
disegno
1
cimasa,
determinare
col
graffietto
lo
spessore
e
piallare
la faccia
op-
'"
'
r. 11.-
^
^'B.
M-
1
posta,
bmussare ali intorno
come
"
nelle
lezioni
precedenti e
lisciare
con
carta
^ vetrata.
!
Segare e piallare un regolo
di
faggio
"'
lungo cm.
50
(f"g. 62),
ridurlo
a prisma
qua- drangolare
perfetto
e con esso
formare i
quattro
nasi colle dimensioni indicate
nel
(fig. 63).
Adattarli nel
piano gi"
preparato
~
'.y* T** ^
"*^ii?."r"r"7'^'
"
64
"
incoUandoveli
o meglio
fissandoveli
con
chiodi
o
viti
messi dalla
parte opposta
perch" non
si vedano sul
davanti.
LEZIONE DICIASSETTESIMA.
Portacalamaio.
Ridurre il
rettangolo
A B C D
(fig.65)
nelle volute
dimensioni,
piallare
la faccia
opposta
e smussare
al- l'
intorno
come
nelle lezioni
precedenti.
"M o. "5S
Flg.
64. Fig,
65.
Piallare le altre
assicelle,
ridurle alle dimensioni
indicate,
colla
sega
a volgere eseguire
le
sagome
nelle
due fiancate
laterali,
mettere
a posto
i
pezzi,
inchio- darli
e
lisciare il tutto
con
carta
vetrata.
"f. 0.22S
O. 07
\
0, 07 \
OtoSP.
Fig.
66.
Fig.
67.
"
E necessario che i
chiodini,
oltre
essere
sottilis- simi,
siano collocati
perpendicolarmente
sulla met"
dello
spessore
dell'assicella.
LEZIONE
DICIOTTESIMA.
lensola.
Prendere
una
tavoletta di abete delle dimensioni
indicate
nella
fig. 69, piallare una superficie,
squa- drare
i
margini
laterali,
ed
eseguire
il
disegno
delle
parti
della
mensola.
//
Tagliare le
sagome
con
la
sega
a volgere, e piallare
poi,
la faccia
opposta
di
ogni
pezzo.
Smussare
all' in- torno
il
piano
P,
ripulire
le
sagome
con
la
raspa
e
con
la
lima,
e
comporre
la
mensola
fissando
i
pezzi
con piccoli chiodi,
battuti dalla
parte opposta
del
piano
suddetto
P.
"'l
Il foro che
serve
per
appendere
la mensola ad
una
ete, pu"
farsi
con
la menarola anche
prima
d"
se-
e
le
sagome.
rerminato il
lavoro,
si liscia
adoperando
della carta
"ata finissima.
LEZIONE DICIANNOVESIMA.
Attaccapanni.
I. Piallata
una
delle
superf"cie
1
ridotto il
rettangolo
A B C D
g.
71)
nelle dimensioni indi- cate,
tirare la
me-
dianaele trasver- sali
alle distanze
:
il
disegno.
Mediante la
sega
a
volgere togliere
cesso
del
legno
indicato dal trat-
;ioe
regolarizzare il
taglio con
la
la e con
la
lima, avanti di
piallare
iccia
opposta.
Smussare
poi
all'in-
o come
negli
esercizi
precedenti.
Fig. 71.
"
II.
Piallare,
squadrare
ed
eseguire
R,s
il
contorno
come negli
'"'"^''IlD^ precedenti. Piallare la faccia
') Jc.ij opposta, smussare e ripulirecon
\,^
,j^
raspa
e lima
(fig.72). D
III,
Foggiare,
nel modo in-
*''^'
"-
to alle lezioni
precedenti, un prisma quadrango-
{fig.73) e
ridurlo nelle dimensioni volute. Da
f
ambe le
parti
eseguire
le
p"ccole
rotonde. Ad
una
d"
esse
deve
esser
data un'altezza
minore
d"
quella
che
ogni
alunno
avr"
nello
spessore
della
piccola
lunetta
eseguita,
per
modo
che sul davanti
non
debba
apparire
alcun foro.
IV. Piallare
un regolo (fig.74)
in forma
quadrangolare piramidato,
ridurlo
in
forma
ottagonale
smussando
gli angoli e
^
formare la
picc""la
alla estremit"
FLg. TB.
pi" larga. Eseguire
la
piccola
bor- chia
(fig. 75),
comporre
l'oggetto,
adottando
le
picc""le ai
rispettivi
fori fatti colla
me- narola,
e
lisciare
con
carta vetrata.
LEZIONE VENTESIMA.
Tabella della lavaiida"a.
Quest'esercizio,
utilissimo
per
le mol- teplici
operazioni
che richiede, riassume
tre
generi
differenti di
*"
lavoro. Il
cartonaggio,
il fil di
ferro,
ed "l
legno,
rig. 7fl.
Prima di
tutto si
pialla una superf"cie
dell'assicella
(fig.
77),
si
squadra
e
si
riduce
nelle dimensioni indicate dal
disegno
qui
contro. Tirata la mediana
E
F
e
la
trasversale H
I,
nel rettan- ^'e- ""
golo
A B H I si far"
eseguire a piacere
il
disegno
della cimasa,
che
verr" ritagliata
mediante la
sega
a
Tolgere, e ripulita con
raspa
e
lima. Dopo aver
fatto
que- sto,
si
potr" piallare
DacaHli.
FiancB.
Fianchi.
i j.
" .
la faccia
opposta,
T''*"Sa"
"
i
ag-j
'
fei^
Per l'esecuzione
F]g.
T8.
della cassetta
si
pial- lano
insieme 1
pezzi
occorrenti (fig.
78),
si
tagliano poi
mediante
una seghetta a piccoli denti, e
si
mettono
in/adiferro.
insieme
con piccoli
chiodi. Condotto
a
que-
q
sto
punto
il lavoro
occorre ripulirlo con
1|
carta
vetrata,
incollare
sul
davanti la lista
'
stampata, e
col
punteruolo eseguire
i fori
^'^- "-
per
contenere
i ferretti
(fig. 79).
LEZIONE VENTUNESIMA.
Cabo, prisma, piramide.
Si
prenda un regolo
di
faggio o
di
altro
legname
di mediocre durezza,
e se
ne piallino a squadro
le
quattro
facce
per
ridurlo
a prisma
quadrangolare
perfetto (fig.80). Spianata una
delle te- state
0
basi del
prisma,
si traccino
le
due mediane,
e
il loro
punto
d'incontro
segner"
il vertice
della
piramide.
Sta- bilita
l'altezza
con
la
squadra
s"
segner"
rig.
80.
Q contorno
della base
e
sui
piani
le
oblique, a partire
dalla estremit" delle mediane
segnate
in testata.
Con la
sega
si
toglier"
l'eccesso
del
legno
e
--.T .r -"r-vy"
CORSO NORMALE
LEZIONE PRIMA.
Porta carta
e
iDoste da lettere.
I.
Piallare, squadrare e
ridurre il
rettangolo
ABCD nelle
volute dimensioni
(flg.85).
girare
la mediana EF
e
le trasversali alle distanze
indicate.
Eseguire
il
disegno e ritagliarlo
mediante la
Flg.
SI. Fig. BS,
sega
a volgere.
Questo
disegno pu" essere eseguito
anche in
carta,
lasciando libert"
agli
alunni di modi- ficarlo
a
loro
piacimento.
Piallare la faccia
opposta
dopo aver segnato
col
graffietto
lo
spessore
di milli- metri
8 da darsi all'assicella,
e quindi eseguire
il
foro
"
72
"
con
la menarola
nel
punto
dove la mediana EF
incoQ-
tra
la
prima
trasversale.
II.
Eseguire
il fondo F
(fig. 86)
smussandolo da
tre lati
soltanto,
nel modo indicato
"
j
"-' "
==f"
per
altri esercizi del
corso
elemen-
"* ^
III. In
una
assicella
sufficiente
per
le dimensioni,
dopo
averla
squa- drata
e
ridotta
con
la
pialla
nello
spessore
voluto di
millimetri
8,
si
disegnano
i due fianchi
e poi
si ta- gliano
mediante la
sega
a volgere.
Per
ripulire
il
taglio con
la
lima,
si
tengono
uniti
e
stretti sulla
morsa
i due
pezzi,
affinch"
le
sagome
risultino
perfettamente uguali
(fig- S7).
IV.
Il davanti D ed il tramezzo T
{fig.88)
s"
piallano insieme,
si dividono
poi
con un taglio longitudinale
indi si
esegui- scono
le
sagome
dando
a
ciascuna. 1
cm.
-"'"
d' incavo.
Preparate
cosi tutte le
parti
che
compongono
l'og- getto,
si fissano al loro
posto
col
mezzo
di
piccoli chiodi,
ai
quali con una
tena- glia
da
taglio
si
pu" togliere
la
capocchia
prima
di
spingerli
al livello della
super- ficie
del
legno.
Da ultimo si liscia il la- voro
con
la
carta
vetrata, e
cosi resta
Fig.
8s.
compiuto.
NB.
" Quest'oggetto pu" essere eseguito
anche in
cartone, purch"
sia abbastanza consistente.
LEZIONE SECONDA.
Frisma
e piramide triangolali
Riesce difiicile di
poter
ridurre
un regolo a prisma
triangolare perfetto.
Per
procedere con maggior
sicu- rezza
sar"
pi"
conveniente
di
ridurlo
prima a prisma
romboidale
con
le facce tut- te
uguali
ed inclinate fra
loro in modo che la
diago- nale
minore del rombo in
testata
(T)
sia
uguale
al
lato
(fig. 89).
Si
eseguisce poi con
la
sega
un taglio longitudi- nale,
avendo
cura
di la- sciare
a
destra della
lama,
'
'
*'
'
da ambe le
parti,
lo
spigolo intatto.
Con la
pialla
si
re- golarizza
la
faccia,
e
cosi
avremo
ottenuto
un regolo
in forma di
prisma triangolare (fig. 90).
Tracciate le bisettrici
degli angoli
sulla
testata,
il loro incontro
segner"
il vertice della
piramide triangolare
che
vogliamo eseguire.
A
questo punto
Ftg.92. Fig. 98.
il
processo per
condurre
a
termine il
lavoro,
" identico
a quello
che abbiamo indicato
per
i
solidi:
cubo, prisma e piramide,
alla lezione 21' del
corso
elementare.
Uopo avere piallate
le facce della
piramide (fig. 91)
si
segano
le basi
e
si lisciano confri- candole
sulla carta vetrata distesa
sul
piano
del banco.
14
sega
prima
di
piallare
la faccif
r intorno la faccia
anteriore
ad
raspa
e
la
lima,
ed
eseguire
il
li. Si
pialla
una delle fa'
EFGH
ridacendo il
rettangole
e
arrotondando le estremit" G"
eseguire
le fenditure si
praticai
fori alle estremit" di ciascuna
e
e
quindi,
introducendo la
sega
gere,
si
toglie
via il
legno.
D"
aver ripulitaogni fessura,
si
pi
faccia
opposta.
S" unisce
ques
condo
pezzo
al
primo gi"
prei
fissandovelo
con
chiodi
oppui
due
o
tre viti
messe
dalla
parte
viti
e
farle entrare nel
legno :
(flg.95): ma prima
"
necessa
strada col
punteruolo
oppure
(
LEZIONE QUARTA.
CiUnilro, cono e
sfera
esegn"t"
sema adoperare
il tornio.
Si
prenda
un regolo
d"
faggio
AB
(fig, 97)
si riduca
a prisma quadrangolare perfetto.
In
una
delle
testate
T si ti-
["
le due
diagonali e
si
ap- plichi
il
problema
di
geometria e
ile inse- gna
il modo di tra- sformare
il
quadrato
in
ottagono.
Presa la
distanza
del
legno
che
va
tolto in
ogni
spigolo,
col
graffietto
Ffg.
OT.
Fig. 98.
Fig.
99. Fig. 100.
^" tracciauo le
paral- lele
longitudinali,
"ndi
adoperando prima
lo sbozzino
e poi
la
pialla,
si riduce il
regolo in un
piisma
otta- gonale.
Sulle basi di
questo
{fig 98) si
segnano
i
due
circoli
uguali
tangenti
ai
lati,
e
continuando
poi a smussare
g
angoli
si
potr" giungere
ad ot^
tenere la
superficie
cilindrica
che verr"
resa pi"
liscia
e
pu-
^'^
^'" ^
*
^"^ ^'*' '"^'
lita
con
la lima
e con
la
carta vetrata.
Segnate
le basi
alle distanze indicate col
mezzo
di
un foglio
di carta
che si
avvolge
al
cilindro, si comincia
a
fare il
cono
adoperando
la
sega
ed il
pialletto
nel modo stesso che
0 4
''^V '-^^ *
'^f.^^f*
Flg.
104.
"
76
^
si
adopera un
coltello
per
affilare la matita. Cosi il
pezzo
di
legno pu"
tenersi bene stretto alla
morsa
;
ma
si abbia
cura
di
non
intaccare n" il
vertice,
n" il
se- gno
della base.
Dopo avere
cosi sbozzato il
cono,
si to- glie
il
pezzo
di
legno
dalla
morsa e
si
regolarizza con
la
raspa
la
superficie cur- va,
facendolo
girare
men- tre
poggia
col
suo
lato nel
piano
del banco
(fig.104).
Ripulita
la detta
superficiecurva con
la
lima,
si
taglia
la base
e
si liscia
poi con
carta vetrata
nel modo
gi"
indicato
per
le
piramidi.
Prima di
tagliare
l'altra base del cilindro "
con- veniente
eseguire
la sfera. Con la
sega
si
fa
una
incisione
(I)
fino ad
una
certa
profondit"
(fig.105) e
si
toglieun po'
di
legno
all'intorno da ambe le
parti.
Poi
si continua
il lavoro
adoperando una
raspa
ben
tagliente e
verificando
a mano
a mano
la
superficiecurva
della
sfera,
mediante
un
semicerchio S
ritagliato
in cartoncino. Da ultimo si stacca
la sfera
e
si liscia
con
carta vetrata.
-1
Fig.
106.
LEZIONE QUINTA.
Esercizi di calettatnre ed incollature.
Per mettere insieme le diverse
parti componenti un
oggetto,
abbiamo finora
adoperato
dei chiodi
o
delle
viti
;
ma
vi
sono
altri modi
per
unirle
con maggior so-
"
78
"
Occorrono molte
ore
prima
che i
pezzi
che si
vogliono
unire insieme
facciano
presa,
come
suol
dirsi,
l'uno coli'
altro, e
per
g
tutto
questo tempo
si
mantengono
uniti
e
fermi al
punto
preciso, me- diante
speciali
morse a mano o
strettoi da
incollature,
com'" in- dicato
nella
figura
107, che
rap-
Fig.
iM.
presenta
due assicelle incollate
nella commettitura AB.
LEZIONE SESTA.
Incastro
semplice. -
La
sq,iiadt3.
Preparati
i due
pezzi (guancia e lama)
bene
squadrati e piallati
anche nelle
testate
in
una
delle
estremit" della
guancia,
si tracciano col
graffietto
le
parallele AB, CD, EF, GH, IL, MN,
e con
la
squadra
"
Te- le
linee
OP, PQ, QR, RO,
che determinano la
profon- dit"
deir incavo
(fig.109).
Con la
sega
da calettare si
fanno due
tagli longitudinali e poi
si fa saltar via il
pezzetto
di
legno
col
mezzo
dello
scalpello
S,
dando
al medesimo
piccoli colpi
sul manico col
palmo
della
mano se
il
legno
"
dolce, o adoperando un magliette
se
il
legno
" duro. Il
noce,
il
ciliegio
ed il
pero
sono
i
legnami pi"
adatti
per
questo
esercizio.
LEZIONE SETTIMA.
Incastro
doppio a
met"
lepo. - Legj^o.
Per
risparmio
di
tempo
si
pu" piallare
un' assicella
di
abete,
cipresso
od altro
legname gentile
riducendola
nello
spessore
di circa 1
mm. e quindi ritagliare
in
w 0.5 0~
"
tm A4S"
Flg.
110.
Fig.
111.
essa
tutti i
pezzi
occorrenti.
Squadrati e
ridotti nelle
dimensioni
indicate, nei
quattro
che devono
commet- tersi
a rettangolo
si
eseguiscono gl'incastri
da ambe
"
so- le
parti
fino alla met" dello
spessore
del
legno.
La
figura
112
qui sotto,
mostra
benissimo il modo di
ese- guire
questa specie
di
0.06
O.0S
calettatura.
Preparati
cosi i
pezzi
si incollano
g"*
incastri,
si fissa
con
CaUttahaaamet"legu..
piccoH
Ch"od" la
tra-
Fig.
112.
versa
T
(fig.Ili) e con
viti la cerniera A. Per
evitare che il
sostegno
dietro
il
leggio
si allontani
troppo,
si
pu"
fissare al
leggio e
al detto
sostegno una
cordicella C
(fig. Ili), dopo avere
stabilita la
giusta
distanza.
Bisogna
attendere che la colla abbia fatto
presa,
prima
di
ripulire l'oggetto con
carta
vetrate.
LEZIONE OTTAVA.
Calettatura
a spina
ed incastro.
-
Fancbettino.
Avendo un' assicella di abete sufficiente in
lunghezza
e larghezza,
si
possono
piallare
insieme il
piano e
i due
.^
Fig.
113. Fig.
114.
fianchi. E necessaria
per"
la massima
precisione
nello
spessore.
Preparati
i
pezzi, sagomati e
ridotti nelle
dimensioni indicate
(fig.114);
smussato il
piano
da
una
parte,
si tracceranno
dall'altra le
parallele
alle di- stanze
notate
nella
figura stessa, e con
lo
scalpello
si
faranno gl'incastri corrispondenti perfettamente
alle
sporgenze
(spine),
che
avremo gi"
preparate
nella
parte
superiore
di
ogni
fianco. Tali incastri debbono
avere una
profondit"
d"
cm.
1
'/,
e
precisamente
quanta
" r altezza delle
spine.
Adattati
i fianchi,
adattate
le
due traverse
sagomate
IL
a
calettatura
semplice,
s'in- collano
i
pezzi
al loro
posto e
cosi
l'oggetto
resta
com- piuto;
ma bisogna
attendere che la colla abbia fatto
presa
prima
di
ripulirlo con
carta vetrata. Nelle
ca- lettature
a spina
ed incastro " bene che
le
parti
spor- genti
entrino
a
forza
negli
incavi relativi;
ma non
troppo
per
non ispaccare
l'assicella.
LEZIONE NONA.
Calettatura
a spina
diritta.
-
Saliera
con
cassetto.
Preparare
tutte
le
parti,
delle
quali
diamo
qui
l'ana- lisi.
Piallare, squadrare e
ridurre
ciascuna di
esse
nelle
dimensioni indicate. Nelle
parti
indicate alla
fig.
112
eseguire g"'
incastri,
facendo
attenzione
che
siano tutti
uguali
ed
alternati, indi s'incollano al loro
posto.
II
fondo
e
la
parte
immobile del
coperchio
potranno esser
fissati
con piccoli chiodi,
come
pure
il fondo
interno
e
Fig.
11".
le
parti componenti
il cassettino. La
parte
mobile del
coperchio
si
fissa invece
con
due
pezzettini
di
pelle
fermate
con un
chiodo alle due estremit". Per
mag- giore
eleganza
si
potrebbero adoperare
quattro
bai-
lette di
ottone,
di
quelle che si
usano
per
la
tappezr
zeria
dei mobili.
LEZIONE DECIMA.
Cadetta
per
conserrare
gli oggetti
del
museo
scolastica
Si
preparano
prima i
quattro
lati della
cassetta,
all'estremit" dei
quali
si
fanno le calettature
a
spi- na
diritta
(fig. 121) come
'^'*'
"""
nell'esercizio
precedente;
s' incollano
a squadro e
si
mettono
in
disparte
intanto
che si
preparano
gli
altri
pezzi
occorrenti. Tanto
nel
fondo,
quanto
nella
parte
superiore
del
coperchio,
si
fa
lo
smusso
di
mezzo
centimetro nel
piano, e mezzo
" 83 "
centimetro nella
costola,
ossia fino
a
met" dello
spes-,
aore.
Alle assicelle dei tramezzi
(fig.124)
si dar" in- vece
lo
spessore
di millimetri 6. Il fondo si fissa
con
l".
piccoli
chiodi
spalmando per"
di colla i
margini
del
telaio
ove riposa.
Le assicelle dei
compartimenti sa- ranno
fissate
con
semplice
incollatura,
ed il
coperchio
verr" adattato
con
due cerniere fermate con
viti. Un
T-rr
piccolo gancio
sul davanti ed
un
anello
saranno
suf- ficienti
per
chiudere la cassetta.
LEZIONE
UNDICESIMA.
Cassetta
per
cbiodL
Piallare, squadrare e
ridurre
le
parti
nelle dimensioni
indicate,
dando
a
ciascuna lo
spessore
di
un
centimetro.
Eseguire
le calettature
a spina
diritta nei
quattro
Iati
della
cassetta
ed in due di
essi
(i pi"
corti)
l'incastro I
(flg.126) corrispondente
al
maschio
M
(fig.127)
del tramezzo
foggiato a maniglia.
Tracciare
il
disegno
di
detto tramezzo
e ritagliarlo
mediante la
sega
a volgere,
nel modo altre volte in- dicato.
Mettere insieme
queste
parti
incollando le
ca- lettature
ed
aspettare,
a
mettere il fondo che la colla
abbia fatto
presa.
11 fondo
potr" esser
l"ssato
con chiodi,
JiijiiimU
'
^
LEZIONE TREDICESIMA.
Cassetta
per
lo scaldino.
Non
presentiamo
l' analisi
dei
pezzi
occorrenti, pe*x:h"
ci
sembra
quasi
inutile.
Ormai le
operazioni
per
l'esecuzione di
qualsiasi
oggetto
sono
presso
a
^_
jj,^
poco
quelle degli
esercizi -
pre- cedenti
e
per
l'
oggetto
indicato
dalla
fig.
131 la differenza
sta solo nelle commetti- ture
a
coda di rondine dei
quattro
Iati della
cassetta.
Gli
staggi
che formano il
piano superiore,
oltre
es- sere
incavati ed
incollati,
possono
fissarsi anche
con
chiodi.
LEZIONE
QUATTORDICESIMA.
Calettatura
a
coda di rondine
coperta.
"
simile alla
precedente,
fuorch" si d" alla
spina
o
maschio un' altezza minore dello
spessore
del
legno,
e
l'incavo si
eseguisce
tutto
a scalpello
(fig. 1^).
Questa
specie
di commettitura " molto
importante
nell'
arte
del
falegname.
Il da- vanti,
per
esempio,
dei cassetti di
un can- terano,
di
un tavolino,
ec,
"
per
lo
pi"
calettato
a
coda d" rondine
coperta.
Vi sarebbero
anche altre
specie
di
calettature, ma
P
"
87
"
uon
crediamo eonv"niente di
esaminarle,
per
non
uscire
dai l"miti di
un
manuale di
piccola falegnameria
per
uso
scolastico.
LEZIONE QUINDICESIMA.
Telaio da ricamo.
I due
regoli
AB
(fig.133) e
i due
sostegni
SS
pos- sono
farsi di
faggio, perch"
siano
pi"
resistenti. Si ab- bia
cura
di
esser
precisi
nella esecuzione
degli
incastri,
dove
scorrono
le strisce laterali,
altrimenti il telaio
risulter" mal fermo. Sul
piano
delle
pareti
interne
pi"
strette della cassetta si faranno i due incavi che
"A?
a,as
sostengono
i montanti
SS, e
nelle testate le caletta- ture
a
coda di rondine
coperta, come sono
indicate
nella
figura. Lungo
le strisce
passanti
nei
regoli
si
faranno dei buchi col succhiello alla distanza di
cen-
timetri 1
V^
T
uno
dall' altro.
Quattro
chiodetti intro- dotti
in
questi
buchi basteranno
a
mantenere i
regoli
alla distanza
voluta,
ed
a
tener tesa la stoffa sulla
quale
si lavora.
il
ti
"
"
*
"
/
/
"
" 88 "
LEZIONE SEDICESIMA.
Cassetta
con copercbio
scorrevole.
a. /"o
Flg. 134.
Riesce
un
esercizio
utilissimo
per
Y
appli- cazione
non
solo delle
calettature
a
coda di
rondine, ma
altres"
per
l'impiego
di
un
nuovo strumento,
che " forse il
pi"
difficile
a
maneg- giarsi
fra tutti
quelli
che si
adoperano
nella lavora- zione
del
legno.
Preparate
tutte le
parti
che devono
comporre
la
cassetta nei lati
pi" lunghi,
alla distania
di circa
mezzo centimetro dallo
spigolo
interno,
" necessario
fare
un
incavo ad
angolo,
con
inclinazione
corrispon- dente
allo
smusso
longitudinale
del
coperchio.
Per
Flg. 136.
eseguire
tale incavo si
adopera
una
specie
di
pialletta
chiamata
spondemola (fig. 135),con
ferro ristretto
e
tagliente
ad
angoli
retti. L* istrumento s*
impugna
con
la
mano
destra
poco
pi"
innanzi del
tallone,si
appog- gia
il
pollice
della sinistra
verso
il
naso e
si
tengono
distese le
quattro
dita di
questa
mano
sulla
guancia
deir
istrumento,
per
modo da formare
una
specie
di
fcL..
r
" 89 "
appoggio
e
di
guida.
Alcune
sponderuole
sono
munite
di
una
assicella di
appoggio,graduabile
alla distanza
che si vuole col
mezzo
di due viti collocate alle due
estremit". Altre hanno il ferro
con
taglioa
semicer- chio
e
prendono
il
nome
di
bastoni,
ed altre
infine
hanno il
legno
ed il ferro
sagomati,
e servono
per
formare le cornici. In
generale,
tutte le
sponderuole
sagomate
sono munite di
appoggio,
per
cui
non
riesce
difficileil
maneggiarle.
LEZIONE DICIASSETTESIMA.
Cornice.
Piallare
e
squadrare
le strisce di sufficiente lun- ghezza,
dando
a
ciascuna lo
spessore
di
cm.
1
V^.
Ad
una
delle
sponde
con
la
pialletta sagomata eseguire
lo
iO.051
Fig.
137.
smusso,
e
dalla
parte opposta,
col
mezzo
della
sponde- ru"la,
l'incavo ad
angolo retto,
per
contenere il cri- stallo.
Per
tagliare
le estremit" ad
agnatnra,
come
suol
dirsi,
si
adopera
la
sega
a mano (fig.137),
ed
uno
speciale
istrumento- di
legno portante
un
incavo lon- gitudinale,
dove si
pone
la cornice
e
diverse fenditure
--a
_ .,
"
90
"
perpendicolari,
facenti T
angolo prescritto
colla cornice
stessa. Introducendo la lama della
sega
a mano
in
que- ste
fenditure,
siamo sicuri di
tagliare
esattamente
le
ugnature,
che
poi
si incollano al loro
posto.
LEZIONE DICIOTTESIMA.
Le
sgorbie e
le lime
per
la scultura in
lepo.
La
sgorbia (fig.138)
"
una specie
di scal- pello
foggiato a doccia, e serve
ad
intagliare
il
legno
entro
g"'
incavi curvili- nei.
Ve
ne sono
di varie forme
e
dimensioni, con
lama diritta
ed
incurvata,
secondo Tuso cui
devono servire.
Per
ripulire
le
irregolarit"
lasciate dalla
sgorbia,
si
adope- rano
lime
speciali, come
alle
figure
139
e
140, foggiate
in
diversi
modi,'
per
potere
entrare in
tutte
le sinuosit".
#
Nei limiti di
questo
li- bretto
non possiamo parlare
diffusamente della scultura
in
legno,
che costituisce
un
lavoro
veramente artistico,
e
ci limiteremo ad
un sem- plice
esercizio
sull'oggetto
indicato alla
fig.
141.
E
una piccola
mestola
per
la
farina,
che
pu" eseguirsi
benissimo col
faggio.
Si
sceglie un
pezzo
gentile e
ben
secco,
si
squadra e
Fig.
138.
Fig. 139.
Fig.
140.
Fig.
141.
"
91
"
si riduce
prima
in forma di
parallelepipedo.
Tirata la
mediana E F si traccia il contorno interno e
si
scava
con
le
sgorbie,
fino alla
profondit"
indicata. Tracciato
il
disegno esterno,
si
toglie a mezzo
della
sega,
del
coltello,
della
raspa
e
della
lima,
l'eccesso del
legno;
e
da
ultimo,
dopo aver ripulito
anche l'interno
con
lime adatte ai diversi
incavi, si liscia tutto il lavoro
"on
carta vetrata.
LEZIONE DICIANNOVESIMA.
n traforo
e
l'intarsio.
I lavori di
traforo,
come
comunemente sono in- tesi,
debbono
essere
esclusi da
un
programma
di la- voro
manuale
scolastico, perch" non
offrono alcun
van- taggio
educativo. Destano
poco
interesse nei fanciulli,
producono oggetti
poco
utili nella
pratica
della vita
e
di
poca
stabilit",
riescono dannosi alla vista
obbligando
l'occhio
a guardare
di continuo
un
punto
f"sso;
dan- nosi
al
petto
e
al dorso dei
fanciulli,
per
la
posizione
incomoda che
son
costretti
a prendere
nel
lavorare;
dannosi infine alla
respirazione
per
il
polviscolo
che
si solleva.
Dicendo
questo, non
intendiamo
per"
di bandire
affatto dalle scuole il traforo necessario in
qualche
esercizio
.d'intarsio; ma vorremmo
anzi che
gli
alunni
apprendessero
il modo
d'implallaceiare con legnami
sottili
a
differenti
colori,
qualche oggetto eseguito,
per
isvolgere
in loro il
gusto
artistico nella
parte
deco- rativa.
?ig.
iia.
Si
trovano a
questo
scopo
"d commercio dei le- gnami
tagliati a fogli sottili,
da
somigliare
veri
fogli
di
cartoncino,
dello
spessore
di
un
millimetro.
Abbiasi,
per
esempio,
da decorare
a
intarsio
un
cofanetto
(fig. 142). Eseguita
la
cassetta
con
caletta- ture
a
coda d" rondine
co- perta,
preparate
le cornici di
ebano, noce
od altro
legname
bruno, e tagliate a
ugnatura
per
adattarle ai
margini
del
coperchio
e
del
fondo,
si
tagliano
nelle dimensioni
precise
di
ogni
faccia due
pezzi
d'
impiallacciatura,
una
di ebano e l'altra di
acero,
che si
tengono
poi
unite nel traforare i
disegni {fig.143).
Si
spalmano
di
colla forte le facce del
cofanetto
e
nell'
ap- plicare
l'impiallaccia- tura
si
pone
r ebano
nei vuoti dell'acero
o
viceversa,
secondo la
qualit"
del
legno
che
abbiamo
applicata prima.
Fatte aderrre mediante
una
forte
pressione,
si lasciano
asciugare e poi
si
ripuli- scono,
prima
colla
rasiera,
che "
una
lamina d' acciaio
di forma
rettangolare a spigoli
vivi
e taglienti, poi
con
la carta vetrata
di
grana
finissima, e
da ultimo si
lucida tutto il lavoro
con
vernicetta
a spirito..
"
94
"
Lez, Settimcu
" Targhetta con
estremit"
a
coda di
ron- dine
Pag.
55
"
Ottava,
" Bighello
56
"
Nona.
"
Tavoletta
per
termometro 57
"
Decima.
" Tagliere
per pane
58
"
Undicesima.
" Biga piatta ......'... ivi
"
Dodicesima.
"
Tavolozza da
pittori
59
"
Tredicesima.
"
Portachiavi 60
" Quattordicesima. "
Manico
per
scacciamosche
. .
61
" Quindicesima.
"
Portacoltelli 62
"
Sedicesima.
"
Portabicchieri 63
"
Diciassettesifna.
"
Portacalamaio 64
"
Diciottesima.
"
Mensola 65
"
Diciannovesima.
" Attaccapanni
66
"
Ventesima.
"
Tabella della lavandaia 67
"
Ventunesima.
" Cubo, prisma, piramide
. . . .
68
COESO NORMALE.
Lez. Prima.
"
Porta
carta
e
buste
da lettere
. .
Pag.
71
"
Seconda.
"
Prisma
e piramide triangolari
...
73
"
Terza.
"
Portacoltelli
a
mensola
.......
74
" Quarta. " Cilindro,
cono e
sfera, eseguiti senza
adoperare
il tornio 75
" Quinta. "
Esercizi di calettature ed incollature
.
76
"
Sesta.
"
Incastro
semplice. -
La
squadra
....
78
"
Settima.
"
Incastro
doppio a
met"
legno. - Leggio.
79
"
Ottava.
"
Incastro
a
maschio
e
femmina.
-
Panchet-
tino 80
"
Nona.
"
Calettatura
a spina
diritta.
-
Saliera
con
cassetto 81
"
Decirna.
"
Cassetta
per
conservare gli oggetti
del
museo
scolastico 82
" Undicesima,
"
Cassetta
per
chiodi
......
84
"
96
"
Lez. Dodicesima.
"
Calettatura
a
coda di rondine.
Pag.
84
"
Tredicetima.
"
Cassetta
per
lo acaldino
....
86
" Quattord"xsima. "
Calettatura
a
coda di rondine
coperta
ivi
i Quindicesima. "
'Felaio da ricamo
87
"
Sedicesima.
"
Cassetta
con coperol"o
scorrevole
.
88
"
DictaatettesiTna.
"
Cornice 89
" "
Diciottesima.
"
Le
sgorbie e
le lime
per
la scul- tura
in
legno
90
"
Diciannovesima.
"
U traforo
e
1*intarsio
....
91