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Periodico bimestrale n.

1/2014
Sembra che la parola Fanzine
nasca dalla contrazione delle
parole inglesi fan (da fanatic,
appassionato) e magazine. E
cos, dopo aver realizzato per
quattro anni un magazine di
a p p r o f o n d i m e n t o ,
Liberascienza ha deciso di
approdare a questo nuovo tipo di rivista bimestrale, pi
snello e modulare. una selezione di contributi apparsi
sulle pi prestigiose riviste e quotidiani nazionali ed
internazionali, un tentativo di riportare alla nostra
attenzione quegli articoli di approfondimento che, tra le
centinaia di messaggi, email, aggiornamenti social e
banali sms che riceviamo ogni giorno, rischiano di
sfuggirci. Lapproccio lo stesso che da sempre ci ha
contraddistinti: uno sguardo ad ampio spettro sul
mondo che viviamo, con lobiettivo di sviluppare un
approcci o cr i t i co al sapere, vero el ement o
discriminante tra la Cultura e il nozionismo ne a se
stesso. Gi, la Cultura: ma ha davvero senso
continuare ad insistere su questo aspetto? Cultura,
infatti, una di quelle parole che, assieme a poche
altre, fa scattare una serie di meccanismi pregiudiziali
di!cili da smontare. Pregiudizi spesso giusticati da un
certo modo di intenderla e di praticarla, fomentati da
alcuni addetti ai lavori percepiti non a torto come
altezzosi questuanti o coltivatori di un sapere
volutamente enigmatico e snobista. Essa invece, intesa
come accumulo di conoscenze e di innovazioni che
inuenza e cambia continuamente la nostra vita,
come lha denita il genetista Luigi Cavalli Sforza,
questione inestricabilmente legata alla nostra vita e alla
comprensione della stessa societ nella quale viviamo.
Societ basata sulleconomia della conoscenza, la cui
caratteristica rispondere ai bisogni dello sviluppo
economico con sempre pi Cultura. Economia della
conoscenza che noi italiani per, ad oggi, non abbiamo
ancora agganciato in nessuno dei suoi settori trainanti:
lindustria culturale, la formazione e la ricerca
scientica. Negli anni 50 dello scorso secolo cera un
problema analogo, come far accettare alla societ del
tempo lirrompere della tecnologia che, un po alla
volta, stava andando a modicare le modalit di lavoro,
la mentalit produttiva e quindi lorganizzazione sociale
e culturale? Le macchine, nella loro accezione pi
ampia, erano viste come un corpo estraneo, qualcosa
da guardare con curiosit e di!denza. Non un caso
che una delle pi innovative e prestigiose riviste del
tempo fosse per lappunto La Civilt delle Macchine,
diretta da Leonardo Sinisgalli (a cui abbiamo dedicato
la nostra copertina), famosa soprattutto per aver
proposto articoli e lettere di rinomati autori con lo
scopo di creare un sinergico confronto fra scrittori,
poeti e pittori con il mondo dell'industria e della
tecnologia, negli anni che portarono al miracolo
economico italiano. La nascita della rivista
raccontata da Sinisgalli stesso in unintervista del
1965: Quando misi a fuoco il progetto di Civilt delle
Macchine [...] la cultura dellOccidente era rimasta
incredibilmente arretrata e scettica nei confronti della
tecnica, dellingegneria. Voglio dire che erano sfuggite
alla cultura le scoperte di Archimede e di Leonardo, di
Cardano e di Galilei, di Newton e di Einstein. Io volevo
sfondare le porte dei laboratori, delle specole, delle
celle. Mi ero convinto che c una simbiosi tra intelletto
e istinto, tra ragione e passione, tra reale e
immaginario. Che era urgente tentare una commistione,
un innesto, anche a costo di sacricare la purezza.
Quanto cambiato il mondo da allora? Molto. Le
macchine non fanno pi paura, ma i problemi di
arretratezza culturale in quella che paradossalmente
la societ della conoscenza, sono rimasti purtroppo
invariati. necessario dunque riannodare le la di un
discorso che ha radici lontane nel tempo, stimolare
quella tensione dellintelligenza di cui si sente
sempre pi spesso la mancanza nella societ,
nel l accademi a, negl i
u!ci, nella politica, nei
dibattiti pubblici. Questo
Fanzi ne rappresent a
dunque la volont di
ri prendere l a st rada
i n d i c a t a o l t r e
sessant anni f a da
Leonardo Si ni sgal l i ,
convinti che sia lunica
che valga davvero la
pena di percorrere.
EDITORIALE
di Pierluigi Argoneto
Periodico bimestrale n.1/2014
SCIENZA
CELLULARI, SATELLITI, GPS?
TUTTA COLPA DI MARCONI.
Piero Bianucci
Telefonini, Gps, Wi-, tv satellitare,
immagini trasmesse da sonde su
Marte, microonde captate dal Big
Bang. Cose di oggi e di domani, con
radici ottocentesche. E pensare che
tutto inizi dal suo telegrafo senza li,
che l e Poste scartarono perch
giudicato di scarso interesse.
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LA NOSTRA VI TA? E UNA
T R E C C I A S P A Z I O -
TEMPORALE.
Max Tegmark
Agostino dIppona, in un suo celebre
passaggio de Le confessioni si
chiede: Che cosa dunque il tempo?
Se nessuno me ne chiede, lo so bene:
ma se volessi darne spiegazione a chi
me ne chiede, non lo so. Lidea del
continuo spazio temporale, da Einstein
in poi, ci d unidea di un universo
matematico (matematica che oltretutto
sembra lunica cosa reale).
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LETTERATURA
QUANDO L FBI PEDI NAVA
SARTE E CAMUS.
Nella Parigi del dopoguerra, i due
celebri scrittori francesi erano nel
mi ri no degl i agenti Usa, che si
lamentavano con la centrale: Ma il
materi al e da l eggere tutto i n
francese!.
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NELL'INIZIO DEL ROMANZO C'
LA NASCITA DELL'UOMO
Giuseppe Conte
Un saggio analizza il "principio" (e la
ne) dei grandi classici. L c' gi la
storia e il tono di tutto. E il mistero
della scrittura.
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IL MIO KAFKA SEGRETO
John Banville
Quelle pulsioni omosessuali nascoste
n e i r o ma n z i . Al c u n i b i o g r a
rintracciano nell'autore del "Processo"
desideri repressi alla base di diverse
sue inquietudini. Le riessioni dello
scrittore irlandese John Banville
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ARTE
IL CASO FREUD
Pierre Rosenberg
Per quali ragioni un pittore decide di
copiare? Che cosa copia? Chi copia?
Perch un pittore anzich un altro,
una certa opera e non unaltra pi
celebre? Perch alcuni artisti copiano
mentre altri si riutano di farlo? Il caso
di Lucian Freud.
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PLAGIO O LIBERT CREATIVA?
Frdric Joignot
Il riutilizzo da parte degli artisti di
i mmagi ni del l a stampa e del l a
pubblicit non talvolta gradito ai
fotogra che portano il caso in
tri bunal e. Come di sti nguere l a
violazione del diritto dautore dal
prestito ispiratore che d vita a una
nuova opera?
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ALLA RICERCA DELLORIGINE
DEL TEMPO
Zeeya Merali
Una montagna di prove dimostra
come, al livello pi elementare della
realt, il tempo sia solo una nostra
illusione. O peggio ancora: sembra
non esista a"atto.
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PERSONAGGI
SIDIS, VITA DEL GENIO CONDANNATO ALL'OBLIO
Pier Francesco Borgia
William Sidis aveva il Q. I. pi alto di tutti i tempi. A sedici anni insegnava a
Harvard. Poi lasci tutto campando di lavoretti, perch si sentiva incompreso ed
escluso, perno dai genitori. Sempre pi disadattato, mor solo. La sua storia
narrata in numerosi libri.
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Periodico bimestrale n.1/2014
INTERVISTA
DUE CHI ACCHI ERE CON
RICHARD DAWKINS
Rowan Hooper
Professore emerito di Biologia
Evolutiva allUniversit di Oxford,
Ri c h a r d Da wk i n s c o n c e d e
unintervista in cui spazia dalla
religione, allirrazionalit umana al
suo lascito scientico. Dopo avere
ispirato milioni di persone con i suoi
libri di divulgazione scientica,
Dawkins ancora in grado di
stimolare riessioni e di provocare
con le sue acute argomentazioni.
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Hai letto un articolo, un libro,
un commento interessante che
ritieni debba essere riproposto
sul nostro Fanzine? Inviaci una
mail:
info.liberascienza@gmail.com
RELIGIOSITA E ATEISMO
Leonardo Sciascia, pag. 8
In questo testo inedito, lo scrittore riette sul senso profondo della religiosit, sullateismo e sulla
fede fatta solo di apparenza. Religiosit e ateismo il titolo di questo testo inedito uscito sulla
rivista Todo Modo. Rivista internazionale di studi sciasciani, edita da Leo S. Olschki e fondata da
Francesco Izzo che la dirige con Marco Fiaschi e Mark Chu.
GALILEO GIULLARE
UMANISTA
Paolo Mieli, pag. 1
Figura ancora oggi al centro di un
acceso dibattito culturale, divenuto
emblema della rivoluzione scientica
e dello scontro tra Chiesa e scienza,
Galileo coltivava interessi e peculiarit
tipiche di un umanista del suo tempo.
In questo articolo, Paolo Mieli,
partendo da un saggio di Heilbron, ne
descrive una gura a tutto tondo.
LARTE PUO SALVARCI
DALLANGOSCIA
Alain De Botton, pag. 6
Filosofo di fama internazionale, divenuto
noto al grande pubblico per alcuni suoi
libri intelligentemente provocatori, De
Botton si interroga sulla funzione sociale e
psicologica dellarte e sulla sua capacit
di salvarci dallangoscia. Angoscia che,
invece, quasi sempre canalizzata da
credenze di tipo religioso.
NEWS LIBERASCIENZA
Download gratuito Six Memos
PERINTERO
BIOLOGIA
SVELATA LA SINFONIA DELLA VITA, LE PROTEINE VIBRANO COME LE
CAMPANE
Ad a"ermarlo uno studio pubblicato su Nature Communications e condotto da un
gruppo di ricercatori coordinato da Andrea Markelz delluniversit di Bu"alo nello
stato di New York. La ricerca apre le porte ad un nuovo modo di studiare i processi
cellulari fondamentali che sono quelli che permettono la vita. Vai al link!
! Calendario ALTROGIRO,
divagazioni scientiche
! 19 marzo 2014: seminario
sulla divulgazione scientica
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Periodico bimestrale n.1/2014
Laspetto umanistico e sconosciuto del grande scienziato, pag.1
Galileo giullare umanista
di Paolo Mieli
assai riduttivo dipingerlo come un eroe o leroe della rivoluzione scientica.
Galileo Galilei, scrive John L. Heilbron in Galileo. Scienziato e umanista, che
Einaudi pubblica in unedizione magnicamente curata da Stefano Gattei, non fu
semplicemente un matematico. O meglio non lo fu pi (o meno!) di quanto non
fosse un musicista (come suo padre e suo fratello, Michelangelo, ndr ), un
artista, uno scrittore, un losofo o una persona che si dilettava a costruire
arnesi. Alla losoa, volle precisare lui stesso, dedic pi anni dei mesi in cui si
era impegnato con la matematica. Nel suo studio della Luna, del Sole e dei
pianeti negli anni 1609-10, quando era lunico uomo sulla Terra a scrutare
minuziosamente il volto della Luna e i satelliti di Giove, si giov del poter fare
ricorso alle proprie capacit di osservatore e di disegnatore, alla propria abilit
manuale di artigiano e alla propria conoscenza della prospettiva e dellombreggiatura, assai pi che alle proprie capacit come
matematico. I suoi libri devono tutto ad anni passati a leggere i poeti e a sperimentare varie forme letterarie che gli permisero
di scrivere in modo chiaro e plausibile delle cose pi implausibili.
Avrebbe potuto essere un uomo di lettere, il segretario condenziale di un duca o di un cardinale, e perno di un granduca o di
un Papa. Suo padre lo aveva avviato alla medicina, disciplina alla quale non si sentiva portato; scelse la matematica
unicamente per sottrarsi ai progetti paterni. Spesso metteva da parte le buone maniere, in particolare quando entrava in una
disputa con qualcuno che non era daccordo con lui. Questa debolezza, insieme ad un originale senso dellumorismo e al
piacere adolescenziale, che non perse mai, di battere le persone, gli procur nemici potenti persino tra quanti rispettavano le
sue doti.
Questo per dire, sostiene Heilbron, che Galileo non somigliava molto al tormentato inventore della scienza moderna descritto
dalle storie abituali. I suoi conoscenti mai si sarebbero aspettati che divenisse il nemico giurato di Aristotele, il paladino di
Copernico, lalere della matematica, la bestia nera dei gesuiti, o il pi famoso di tutti i martiri della libert accademica: Galileo
non sarebbe diventato alcuna di queste cose se non avesse dovuto lavorare per vivere. I biogra di Galileo sono accusati da
Heilbron di avere ceduto alla tentazione di spingere troppo presto il loro gladiatore in unarena immaginaria piena di loso
testardi e di preti che sputano fuoco. s vero che egli ha passato del tempo a discutere con persone del genere, so"rendone
le conseguenze, ma il Galileo gladiatore e martire della scienza inizi come Galileo lumanista patrizio. Ed a descrivere
questo secondo personaggio che si impegna Heilbron. A colui che, armatosi del telescopio, disse apertamente tutto quello che
conosceva e anche di pi; alluomo che, sorprendendo i suoi colleghi e senza tener conto dei loro consigli, attacc loso,
teologi e matematici, derise i gesuiti e duell con chiunque contestasse la sua supremazia o le sue opinioni. Divenendo un
cavaliere errante, donchisciottesco e senza paura, come uno dei paladini del suo poema preferito, lOrlando furioso di Ariosto.
Questo suo comportamento, che gli conquist una sempre pi numerosa schiera di nemici, rese comprensibile e perno
inevitabile il suo disastroso scontro con un Papa (Urbano VIII, al secolo Ma"eo Barberini) che per moltissimi anni era stato suo
amico e ammiratore. Il nostro scienziato, ricostruisce Heilbron, nacque lo stesso giorno, quasi alla stessa ora, della morte di
Michelangelo, il 9 febbraio 1564 (ma la madre ne ritard la dichiarazione di nascita al 16 dello stesso mese); poi visse 78 anni,
molti dei quali nellocchio di un ciclone. Gli ultimi, dal 1610 in poi, in preda a una forma avanzata di malinconia. Da giovane il
suo libro preferito fu, come s detto, lOrlando furioso ; si fece be"e, invece, della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso
(1581) che, data alle stampe dieci anni dopo la battaglia di Lepanto (1571), era divenuta uno dei componimenti preferiti dai
gesuiti e il poema u!ciale della Controriforma. Per Galileo, Tasso era gretto, povero e miserabile tanto quanto Ariosto era
magnico, ricco e mirabile. Ironizzava sul verso della Gerusalemme in cui, riferendosi al viso di Rinaldo, Tasso scriveva fan
biancheggiando i bei sudor pi vivo: Non ho mai visto biancheggiare i sudori, se non intorno a i testicoli dei cavalli, fu la
sferzante chiosa galileiana. Heilbron, grande estimatore per parte sua della Gerusalemme liberata , prende le distanze da questi
giudizi di Galileo, imputandoli a conservatorismo e a insensibilit alla profondit psicologica del Tasso. Maestro di Galileo a
Pisa fu Girolamo Borro, autore di Del usso e reusso del mare , elogiato da Michel de Montaigne, un testo molto irriverente nei
confronti del potere ecclesiastico. Quando la Chiesa gli ordin di inserire un paradiso cristiano nel suo rmamento, Borro
rispose: Ho sostenuto e dimostrato che non esiste nulla al di l della sfera (le stelle); mi stato detto di ritrattare; vi assicuro che
se c qualcosa, pu essere solo un piatto di tagliatelle per linquisitore. Dopodich fu immediatamente mandato in prigione.
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Laspetto umanistico e sconosciuto del grande scienziato, pag. 2
Altro maestro pisano di Galileo fu il professore di losoa Francesco Buonamici. Anche lui anticlericale, introdusse i frati nella
classicazione aristotelica della vita senziente, come anello di congiunzione tra luomo e le bestie. In nessuno di questi esseri
Buonamici ammetteva la presenza di unanima immortale. Una volta gli chiesero se conosceva lopera di san Tommaso e lui
rispose che non leggeva libri di frati. Era per protetto dal granduca di Firenze Cosimo I e questo valse ad evitargli guai seri.
Nemico della Chiesa era anche Gianfrancesco Sagredo, il pi caro amico di Galileo nel periodo successivo alla formazione,
quello in cui soggiorn a Venezia. Quel Sagredo di cui rimasta una lunga corrispondenza con un gesuita, nel corso della quale,
a stuzzicare linterlocutore, aveva nto di essere una vedova colta da dubbi teologici e con una gran quantit di denaro a
disposizione.
Galileo stesso era un buontempone: Si sbellicava dalle risate davanti allumorismo di bassa lega di Ruzzante nonch al rude ed
espressivo dialetto dei suoi personaggi. Teneva allegri i propri amici orentini con le sue letture in lingua padovana. Uno dei
modi con cui Galileo si guadagnava da vivere (probabilmente il pi redditizio) era quello di fare oroscopi. Li faceva anche
Keplero, che previde la morte del comandante boemo Albrecht von Wallenstein (1634), al servizio dellimperatore Ferdinando II
nella guerra dei Trentanni. Ma questarte per Galileo era anche (se non soprattutto) un diletto: Il fatto che si dedicasse a
questa attivit anche quando non era pagato per farlo, scrive lautore, suggerisce che egli vi attribuisse un qualche valore.
Fu Cristina, granduchessa di Toscana, che invit Galileo alla villa Medici sulle colline di Pratolino, dove, qualche tempo dopo,
sarebbe divenuto maestro privato di Cosimo. E fu sotto la protezione di quella famiglia che, lasciata la Repubblica di Venezia, nel
1609 alz il telescopio verso il cielo dove scopr i segreti della Luna e intu che la Via Lattea non era il prodotto di una
complessa esalazione terrestre (come si riteneva no ad allora), bens un complesso di stelle no al momento non identicate
come tali. A Firenze Galileo intraprese la sua nuova carriera da cortigiano. Da professore di basso livello era arrivato a
diventare un giullare di alta classe, da cui ci si aspettava che mitigasse la monotona e formale routine di corte sfornando di tanto
in tanto qualche meraviglia. Ad esempio con alcune gare che andavano di gran moda.
Cosimo spinse un professore di losoa pisano, Flaminio Papazzoni, a rappresentare la posizione opposta a quella di Galileo in
un dibattito che si sarebbe tenuto alla presenza della famiglia del granduca. Di norma questo tipo di spettacoli andava in scena
dopo pranzo (un surrogato della televisione) e Galileo, quando gli veniva chiesto di farlo, era obbligato da contratto a
parteciparvi. Fece dunque la propria parte di giullare (ma molto potente), rispondendo alle domande che gli venivano rivolte
e difendendosi nel modo pi arguto possibile. E anche se, in quanto momenti ricreativi, le dispute postprandiali non
richiedevano una dichiarazione di vittoria o unammissione di scontta, nel caso in questione, Galileo vinse con facilit. Non
perch Papazzoni fosse incompetente, ma perch, dovendo la propria cattedra a una raccomandazione di Galileo stesso, non
aveva alcun interesse a impegnarsi pi di tanto. A volte Galileo doveva confrontarsi con pi sapienti in una stessa serata. Il
metodo di Galileo era quello di parlare e parlare, in continuazione e in modo brillante, a"rontando contemporaneamente tutti
coloro che si presentavano a lui, come un campione di scacchi che gioca simultaneamente contro una dozzina di avversari. La
sua specialit era far proprie le posizioni dellinterlocutore, per poi umiliarlo allimprovviso. Giocava con le sue vittime ra!nando
le loro argomentazioni no a dare limpressione di renderle invincibili, per poi annichilirle. Lo spettacolo era garantito da questo
colpo di scena nale.
La corte, in cambio di queste prestazioni, gli avrebbe coperto le spalle per ogni sua attivit speculativa. Tant che a Firenze
Galileo, forte di questa protezione, prov (e riusc) ad avere un rapporto procuo con matematici e loso della Compagnia di
Ges. E quando diede alle stampe il Sidereus Nuncius , i Medici sollecitarono poemi di encomio da premettere alla successiva
edizione in italiano (che non vide mai la luce). Ne rimane ancora una raccolta: quaranta esametri, dieci odi sa!che, due
epigrammi e quattro distici, tutti scritti da gesuiti. I quali, secondo Heilbron, avrebbero dovuto fare a Galileo il medesimo
servizio che fanno oggi i giornali nei confronti degli scienziati, cio promuovere e celebrare le scoperte prima che gli esperti si
pronuncino su di esse.
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Laspetto umanistico e sconosciuto del grande scienziato, pag. 3
La vicenda galileiana ebbe una svolta il 24 febbraio del 1616, quando undici teologi, selezionati dal SantU!zio per valutare la
teoria di Copernico sul Sole centro del mondo e del tutto privo di moto locale, la giudicarono formalmente eretica, perch in
contrasto con le Sacre Scritture. Cosa che cre grande imbarazzo dal momento che il De revolutionibus di Copernico era stato
pubblicato settantanni prima, non era mai stato censurato e molti scienziati si erano rifatti a quel testo per dare basi alle loro
teorie. Compreso Galileo. Il Papa ordin al cardinal Bellarmino di ammonire Galileo ad abbandonare le opinioni copernicane. E
Galileo, che allepoca aveva gi pubblicato il Sidereus Nuncius , Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e Discorso
intorno alle cose che stanno in su lacqua , obbed come se si trattasse di una formalit.
I guai pi seri per lui sarebbero venuti da due nuovi libri: Il Saggiatore e il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo . Il
nuovo Papa, Urbano VIII, salito al soglio nel 1623, amava dissipare ricchezze ma soprattutto comporre versi. E in questo campo
non voleva rivali. Fece addirittura mettere allIndice lAdone di Giambattista Marino, per disfarsi di un poeta che avrebbe potuto
dargli ombra. Di Galileo apprezzava poco che fosse stato amico dellautore della Istoria del Concilio Tridentino , di forte impronta
antiromana, Paolo Sarpi (scomparso nel gennaio di quello stesso 1623). Ma apprezz le frecciate ai gesuiti contenute nel
Saggiatore , che si era a"rettato a leggere. Il Papa tratt Galileo alla stregua di un pari grado. Gli concesse sei udienze private,
due medaglie, la promessa di una pensione per il glio e limprimatur per il Dialogo , a patto che presentasse le teorie
copernicane come ipotesi. E perch tutti capissero che aria tirava sulla questione Copernico, alla ne del 1624 il Papa fece
dare alle amme, in Campo de Fiori, larcivescovo Antonio De Dominis (o meglio il suo corpo: era morto da tre mesi, dopo
essere stato imprigionato a Castel SantAngelo) assieme ai suoi libri.
E venne lepoca dei supposti complotti. Urbano VIII vedeva nemici ovunque e si era fatto di giorno in giorno pi sospettoso. Per
dare unidea del clima dellepoca, Giovanni Ciampoli, che era stato suo segretario, quando nel 1632 fu costretto a lasciare
lincarico, diede questi consigli al suo successore: Cerca la protezione tra funzionari e ciambellani perch sono loro e non i
cardinali ad avere il potere; ma non mirare troppo in alto. Non darti di nessuno, non credere a nessuno; non incontrarti con
altri uomini della corte nelle tue stanze, se non vuoi che qualcuno sparga la notizia di un complotto. Evita lostentazione; non
parlare del principe o di uno scandalo a corte; non parlare in modo saggio; cerca anzi di non parlare a"atto. Non criticare mai i
preti e i monaci in pubblico; non mostrare alcuna preferenza per un qualsiasi particolare ordine; dai limpressione di essere
religioso, devoto e zelante, perch gli ipocriti hanno sempre successo. Vieni spiato? Onora la spia; la simulazione lanima
della corte. Vuoi distruggere un rivale? Rendi pubblico il suo amore per le donne e per il denaro. Evita di sembrare
intelligente, e ricorda che la pazienza, per un uomo di corte, ci che la castit, la povert e lobbedienza sono per un monaco.
Se fai tutto questo potresti avere successo prima di cadere. Suggerimenti che ben descrivono il contesto in cui Galileo si
trov a giocare la sua ultima partita.
Contesto che, per, poteva anche o"rire delle opportunit. Il pontece nel 1626 fece liberare Tommaso Campanella
(imprigionato per eresia nel 1599) dopo che questi aveva lodato i suoi versi. E lo promosse consigliere astrologico nel momento
in cui Campanella sment la profezia secondo cui Papa Barberini sarebbe morto nel 1628 o nel 1630. Nel contempo Urbano VIII
fece arrestare un grande amico di Galileo, Orazio Morandi, direttore del convento vallombrosano di Santa Prassede, perch si
era prestato a calcolare quale probabilit, secondo gli astri, aveva questo o quel cardinale di succedergli. Morandi mor in
prigione.
Nel 1631 il capo della Chiesa promulg una bolla, Inscrutabilis , contro la divinazione, in particolare contro la previsione della
morte dei papi o dei membri delle loro famiglie. E Urbano VIII che non solo non era morto nelle date previste dagli astrologi, ma
aveva visto, nel 1632, cadere sul campo di battaglia il campione dei protestanti Gustavo Adolfo (era in corso la guerra dei
Trentanni) ed era stato ringraziato pubblicamente dalla sua cittadinanza per aver tenuto la peste lontano da Roma (1633), colse
quel momento di forza per disfarsi di persone che avevano alzato troppo la testa. Fino ad infastidirlo. Il primo, come si detto, fu
Ciampoli. Il secondo, Galileo.
Periodico bimestrale n.1/2014
Laspetto umanistico e sconosciuto del grande scienziato, pag. 4
Questi fu convocato a Roma dallInquisizione. Recalcitr. Ma poi fu costretto al viaggio dellumiliazione. A Roma fu ospite
dellambasciatore di Firenze, Francesco Niccolini. A questo punto il libro di Heilbron dedica alcune pagine molto interessanti a
smontare laccusa tradizionale secondo cui le disgrazie di Galileo sono da ricondurre allordine dei gesuiti. Galileo accett la
ritrattazione chiesta da Bellarmino: Ho ceduto a quella natural compiacenza, disse, che ciascheduno ha delle proprie
sottigliezze e del mostrarsi pi arguto del comune de gli huomini in trovare, anco per le propositioni false, ingegnosi et apparenti
discorsi di probabilit. In ginocchio davanti allInquisizione, Galileo giur di non dire o scrivere nulla sulla Terra in movimento o
sul Sole sso, a pena di essere nuovamente sospettato di eresia. Anche se non pronunci mai, riferendosi alla Terra, la frase
che, per riscattarlo, gli stata attribuita per secoli: Eppur si muove!.
Da quel momento Galileo invecchi rapidamente tra amarezze e malanni. Il poeta inglese John Milton, che gli fece visita nel
1638, lo trov piegato dalle so"erenze. Linquisitore Giovanni Muzzarelli, che doveva accertare se davvero fosse malato, scopr
che dal 1637, a causa di un glaucoma, era diventato totalmente cieco. In seguito furono un lancinante dolore artritico, una strana
febbre, il delirio. Mor l8 gennaio del 1642. Urbano VIII scoraggi il granduca Ferdinando dal proposito di erigergli un
monumento, anzi gli neg il diritto di sepoltura a Firenze, cos come aveva fatto per Paolo Sarpi a Venezia. Poi fu il silenzio. O
quasi.
La vicenda di Galileo Galilei ebbe un svolta duecento anni (circa) dopo la sua condanna. Allinizio dellOttocento, in epoca
postnapoleonica, un professore di matematica dellUniversit di Roma, Giuseppe Settele, scrisse un libro di astronomia
eliocentrico e lo invi alla censura ponticia perch ne autorizzasse la pubblicazione. Il maestro del Sacro Palazzo, Filippo
Anfossi, lo den eretico e riut di autorizzarne la divulgazione. Settele fece appello al Papa, Pio VII (Luigi Barnaba Chiaramonti),
che gir il caso alla Congregazione dellIndice e al SantU!zio i quali, a sorpresa, decretarono che gli inquisitori di due secoli
prima, quando avevano denito la teoria copernicana contraria alle Scritture, non intendevano contraria alla fede, bens
opposta alla lettura tradizionale delle Scritture. Fu cos che i testi copernicani, compresi quelli di Galileo, uscirono alla
chetichella dallIndice dei libri proibiti. A ridosso del 1815, in unepoca e la circostanza colpisce di piena Restaurazione.
A dire il vero, qualcosa aveva cominciato a muoversi gi nel Seicento. Heilbron suddivide in quattro fasi levoluzione che port
dalla condanna di Galileo al riscatto di Settele. La prima ha il suo punto di non ritorno nel 1651, allorch il gesuita
Giovambattista Riccioli pubblic lAlmagestum novum, in cui erano esposte 126 argomentazioni losoche, matematiche e
teologiche pro e contro il copernicanesimo (49 a favore, 77 contrarie). Riccioli riprodusse i termini della discussione a vantaggio
quantitativo dei nemici di Copernico, ma consentendo al lettore di farsi unidea appropriata ed esauriente dei termini della
disputa. Scrisse poi che lui respingeva le teorie copernicane per obbedienza verso Roma e non perch la fede cattolica lo
obbligasse a farlo. In altre parole, fu autorizzato a dire che il SantU!zio da solo non aveva lautorit di dichiarare alcunch
uneresia o un articolo di fede. Solo il Papa (o il Concilio, con lapprovazione del Papa stesso) poteva vincolare in questo modo
la Chiesa. Non una questione di fede che il Sole si muova e che la Terra rimanga ferma in forza del decreto della
congregazione, scriveva; al massimo, lo in forza delle Sacre Scritture, per coloro per i quali moralmente evidente che
questo quanto Dio ha rivelato. Dopodich deniva Galileo un matematico di immense capacit e incredibilmente abile in
astronomia, che sarebbe stato ancor pi grande se avesse avanzato lopinione di Copernico come una semplice ipotesi. Quel
che gli aveva chiesto Urbano VIII.
Nella seconda fase, tra la ne del Seicento e linizio del Settecento, racconta Heilbron, gli astronomi cattolici si guadagnarono il
diritto di insegnare e perno di sviluppare la teoria copernicana, se vi si riferivano esplicitamente e ripetutamente come ad
unipotesi. Nel 1685 il SantU!zio accolse la richiesta di scrivere ipotesi erronea sul frontespizio di un libro sul sistema
copernicano. Al testo andava poi aggiunta la frase: Dato che la Chiesa ha dichiarato che le Sacre Scritture insegnano
espressamente il contrario, questo sistema non pu essere difeso in alcun modo. Ma la novit era che di fatto si autorizzavano
pur con le cautele di cui si detto la pubblicazione e la di"usione del libro. Nello stesso modo in cui, osserva Heilbron, le
societ moderne consentono la vendita di sigarette con lindicazione che sono dannose.
Periodico bimestrale n.1/2014
Laspetto umanistico e sconosciuto del grande scienziato, pag. 5
Fu cos che gli inquisitori di Clemente XI chiusero un occhio, nel 1710, in occasione della pubblicazione clandestina del
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo , ad opera di uno stampatore napoletano di libri proibiti.
La terza fase della riabilitazione sottotraccia di Copernico e Galileo and dal 1710 al 1760. Un caso anticipatore di quello di
Settele si ebbe gi nel 1744, quando Giuseppe Toaldo pubblic unedizione, opportunamente emendata, delle Opere di Galileo.
Anche qui fu un pontece, Benedetto XIV, a vincere le resistenze allinterno della Chiesa. Benedetto XIV, per, non autorizz
luscita del Dialogo dallIndice. Successivamente la Chiesa attribu ai seguaci della Compagnia di Ges fu soprattutto il padre
barnabita Paolo Frisi lintera colpa dellaccaduto a danno di Galileo. Il che fu reso pi agevole dalla circostanza che, nel 1773,
Papa Clemente XIV aveva soppresso lordine dei gesuiti stesso.
La quarta fase fu quella che precedette (e rese possibile) la vicenda Settele. Dopo la vittoria di Settele, per, si dovettero
attendere alcuni decenni prima del passo successivo. Che fu ad opera di Leone XIII, il quale, con lenciclica Providentissimus
Deus (1893), pur senza nominare Galileo, stabil, in un contesto di difesa delle Sacre Scritture, che Dio non aveva inteso
insegnare la sica per tramite di Mos. Ne discendeva che Galileo non si era macchiato di nessuna colpa. Poi, nel 1942, fu la
volta di Pio XII, che il nome di Galileo lo pronunci. E addirittura a!d a monsignor Pio Paschini il compito di scriverne una
biograa di sostanziale riabilitazione. Ma i gesuiti (ricostituiti in ordine dal 1814) si opposero alla pubblicazione e il manoscritto,
in due volumi, spar. Per ricomparire dopo il Concilio Vaticano II, per intercessione di Paolo VI, in linea con un suggerimento che
era stato gi di Giovanni XXIII. Nel corso del Concilio il nome dello scienziato era riapparso, il 30 aprile 1964, nella consulta di
preparazione allo schema 13 su La chiesa e il mondo doggi , la volta che il cardinale belga Leo Josef Suenens prese posizione
sul problema della regolazione delle nascite dicendo: Seguiamo il progresso della scienza! Vi scongiuro, fratelli miei, evitiamo
un nuovo processo Galilei. Ne basta uno solo per la Chiesa!. Giovanni Paolo II nel 1979 fece il resto, con la celebre
allocuzione in cui esalt la gura di Galileo e riconobbe apertamente che lo scienziato aveva dovuto so"rire moltissimo nelle
mani degli uomini e degli organismi della Chiesa. Dopodich il Papa polacco istitu una commissione che riesaminasse il caso e
nel maggio del 1983 rese omaggio al grande scienziato, organizzando un congresso internazionale in Vaticano. Ma i lavori della
commissione andarono poi a rilento (tra letargo e apatia, scrive Heilbron), nch il pontece fu costretto ad intervenire sul
presidente del Ponticio consiglio per la cultura, il cardinale Paul Poupard, il quale nalmente (nel 1992) rese noti i risultati.
Risultati assai ambigui. Essi tenevano conto delle osservazioni del gesuita Walter Brandmller: Galileo, secondo la
Commissione, aveva proceduto correttamente lungo la di!cile strada dellesegesi delle Scritture; i cardinali avevano negoziato
con pari abilit laltrettanto di!cile strada dellepistemologia.
Una formulazione che tendeva a dar ragione sia a Galileo sia a coloro che lo avevano condannato e che Heilbron denisce, in
alcuni passaggi, perno comica. Ma il recupero di Galileo era ormai in prossimit del traguardo ssato da Giovanni Paolo II:
quello della denitiva riammissione dello scienziato nel recinto della comunit cristiana. In seguito perno accaduto che
reliquie di Galileo siano state esposte in chiese, a suo tempo da lui frequentate, di Venezia, Padova, Firenze e Roma. Si
potrebbe pensare che sia iniziato un processo di beaticazione. Qualcuno potrebbe obiettare che Galileo non fece miracoli. Ma
ribatte Heilbron neanche Tommaso dAquino ne aveva fatti.
In sostanza, scrive Heilbron, Galileo fece un miracolo stupendo: distrusse lantica distinzione tra regni terrestre e celeste,
sollev la Terra in cielo, rese i pianeti tante Terre e rivel che la nostra Luna non unica nelluniverso Secondo la meccanica di
Galileo, la pi piccola forza pu muovere il pi grande peso, in un tempo su!ciente; la direzione del moto chiara: chi pu
dubitare che entro i prossimi quattrocento anni la Chiesa riconoscer i doni divini di Galileo, riparer alle sue so"erenze, ignorer
la sua arroganza e lo far santo?. Conclusione paradossale. Ma no a un certo punto.
CORRIERE DELLA SERA | 10 Dicembre 2013
Periodico bimestrale n.1/2014
La religiosit laica dellarte, pag. 6
LArte puosalvarci dallangoscia.
di Alain De Botton
Il mondo moderno tiene larte in grande considerazione. Lo si
vede dal fatto che si continuano ad aprire nuovi musei, si
destinano notevoli risorse pubbliche alla produzione e
allesposizione di opere darte, si cerca di avvicinare ad essa un
pubblico sempre pi ampio (coinvolgendo anche bambini e
gruppi minoritari), lo si nota dal prestigio goduto dagli studiosi e
dalle alte valutazioni del mercato dellarte. Larte ritenuta
qualcosa di vicino al senso stesso della vita. Nonostante tutto
questo, i nostri incontri con larte non sempre sono soddisfacenti come vorremmo. Spesso usciamo da un museo importante
con un senso di delusione, di disorientamento o di inadeguatezza, chiedendoci perch la profonda esperienza che ci
attendevamo non si vericata. E di solito diamo la colpa a noi stessi, alla nostra ignoranza o mancanza di sensibilit. Secondo
me, il problema non nellindividuo, ma nel modo in cui larte viene insegnata, venduta e presentata dalle istituzioni artistiche.
Dallinizio del XX secolo il nostro rapporto con larte stato condizionato dalla profonda riluttanza istituzionale ad a"rontare la
questione della funzione dellarte. una questione che, ingiustamente, viene considerata importuna, illegittima e un po
impudente. Lespressione larte per larte respinge lidea che larte debba avere uno scopo preciso, lasciandola cos in un
empireo misterioso e quindi vulnerabile. Limportanza dellarte di solito data per scontata, piuttosto che venir spiegata. Che
abbia un valore considerata una cosa ovvia. Questo per sbagliato, sia per chi la contempla che per chi la custodisce. Sono
convinto che larte abbia uno scopo che pu essere denito e discusso in termini chiari. Credo che larte sia uno strumento e
che si debba cercare di capire con maggiore precisione quale sia la sua natura e cosa possa fare di buono per noi. Tanto per
cominciare, abbiamo bisogno di uno strumento che corregga o compensi una serie di nostre fragilit psicologiche. Riassumiamo
alcune di queste debolezze:
1. Dimentichiamo ci che conta, non riusciamo a valorizzare esperienze importanti, ma poco comprensibili.
2. Tendiamo a scoraggiarci: siamo ipersensibili ai lati negativi dellesistenza. Perdiamo legittime occasioni di successo perch
non riusciamo a vedere la ragione per continuare a fare certe cose.
3. Siamo inclini a sentirci isolati e perseguitati, perch non vediamo in modo realistico i normali livelli di di!colt. Cadiamo
troppo facilmente in preda al panico, perch non diamo il giusto signicato ai nostri problemi. Siamo soli non perch non
abbiamo qualcuno con cui parlare, ma perch chi ci sta intorno non in grado di capire i nostri problemi con su!ciente
profondit, onest e pazienza. Questo anche perch la rappresentazione dei nostri dolori relazioni sbagliate, invidie, ambizioni
non realizzate pu essere spiacevole e o"ensiva. So"riamo, e ci sembra che la nostra so"erenza sia poco dignitosa.
4. Siamo poco equilibrati e perdiamo di vista i nostri lati migliori. Noi non siamo ununica persona. Siamo fatti di molteplici io, e
sappiamo che alcuni di questi sono migliori di altri. Tendiamo a manifestare i nostri io migliori un po a caso e quando troppo
tardi; perseguiamo le ambizioni pi alte con poca determinazione. Pur sapendo come dovremmo comportarci, non riusciamo ad
agire secondo le nostre migliori intuizioni, che non ci si o"rono in una forma su!cientemente convincente.
5. Farci conoscere di!cile: costituendo gi un mistero per noi stessi, non riusciamo a spiegare agli altri chi siamo, o non siamo
in grado di farci apprezzare per i giusti motivi.
6. Respingiamo molte esperienze, popoli, luoghi, epoche che hanno cose importanti da o"rirci, perch ci si presentano nella
forma sbagliata e non ci danno modo di avvicinarle. Siamo inclini a giudizi superciali e a preconcetti. Vediamo quel che
straniero con troppa di!denza.
7. La consuetudine ci rende meno sensibili e viviamo in un mondo dominato dal commercio e dalla moda. Siamo quindi
spesso insoddisfatti di una vita che ci sembra troppo monotona e pensiamo che la vera vita sia altrove.
Periodico bimestrale n.1/2014
La religiosit laica dellarte, pag. 7
Larte trova il suo scopo e il suo valore in relazione a questi sette problemi cognitivi, per ciascuno dei quali ci o"re beneci:
1. Corregge la cattiva memoria: larte rende i frutti dellesperienza memorabili e rinnovabili. un meccanismo che mantiene le
cose preziose, le nostre migliori intuizioni, in buone condizioni e le rende accessibili a tutti. Larte tesaurizza le nostre vittorie
collettive.
2. Apporta speranza: larte ci mostra le cose piacevoli e confortanti. Sa che ci disperiamo con troppa facilit.
3. Rende dignitoso il dolore: larte ci ricorda qual il giusto posto del dolore in una vita piena, permettendoci cos di essere
meno travolti dalle di!colt, che possono essere viste come componenti legittime di unesistenza nobile.
4. un fattore di equilibrio: larte rappresenta con insolita chiarezza lessenza delle nostre buone qualit e ce le mette davanti
agli occhi utilizzando vari mezzi di comunicazione, per aiutarci a riequilibrare la nostra natura e indirizzarci verso le nostre migliori
possibilit.
5. una guida alla conoscenza di s: larte ci aiuta a identicare quel che importante per noi, ma che di!cile esprimere con
le parole. Molto di quel che umano non reperibile nella sfera linguistica. Pu capitare di prendere un oggetto artistico e di
dire, confusamente ma signicativamente, questo sono io.
6. una guida allespansione dellesperienza: larte una summa , immensamente sosticata, delle esperienze di altri,
presentate in una forma ben costruita e organizzata. Ci fornisce alcuni degli esempi pi eloquenti dellespressione delle altre
culture quindi la fruizione di opere darte espande la nostra idea di noi e del nostro mondo. In un primo momento larte ci
sembra in gran parte altro, ma scopriamo che essa pu contenere al suo interno idee e atteggiamenti che possiamo fare nostri
arricchendoci. Non tutto quello che serve a migliorarci gi attorno a noi.
7. uno strumento di risensibilizzazione: larte rimuove la nostra scorza e ci salva dallabituale indi"erenza verso quel che ci
circonda. Ci permette di recuperare la sensibilit, di guardare il vecchio in modo nuovo. Ci evita di pensare che le novit e la
moda siano le uniche soluzioni.
Si sente spesso dire che i musei sono le nostre nuove chiese: in altre parole, in un mondo che si sta secolarizzando, larte ha
sostituito la religione come veicolo di riverenza e devozione. unidea interessante, che fa parte della pi ampia nozione per cui
la cultura dovrebbe sostituire la Scrittura. In pratica, per, i musei presentano le collezioni loro a!date in forme che spesso li
allontanano dalla possibilit di svolgere la funzione di chiese (luoghi di consolazione, meditazione, redenzione). Ci mostrano
oggetti genuinamente importanti, ma sembra non siano in grado di organizzarli in modo da collegarli con forza ai nostri bisogni
profondi.
CORRIERE DELLA SERA | 09 NOVEMBRE 2013
Periodico bimestrale n.1/2014
Sciascia e Dio, pag. 8
Religiosita e ateismo
di Leonardo Sciascia
Io spero che nessuno si aspetti da me un dotto discorso oppure unindagine
esaustiva su religiosit e ateismo o su ateismo e religiosit. [...] Mi pare sia stato
Bertrand Russell a dire che tutta la losoa occidentale non che unannotazione
in margine a Platone e cos anche per il problema dellateismo che si invece
portati a considerare abbia avuto dibattito e denizione prevalentemente nel secolo
XVIII. Ed certo che quantitativamente in quel secolo il problema stato
maggiormente agitato e si potrebbe anche dire propagandato, ma in denitiva
pochissimo stato aggiunto allora e no ad ora, allanalisi di Platone. Si tratta,
insomma, di annotazioni in margine, propriamente.
Dicendola la prima e pi bella analisi dellateismo che la storia della losoa ricordi,
cos Abbagnano la riassume, dal Decimo Libro delle Leggi di Platone. Platone
considera tre forme di ateismo: primo, la negazione della divinit; secondo, la
credenza che la divinit esista, ma non si curi delle cose umane; terzo, la credenza
che la divinit possa essere propiziata con doni e o"erte. Di queste tre forme di
ateismo, le prime due, corrispondenti approssimativamente al materialismo e allo
scetticismo, si possono dire di ateismo losoco, anche se Platone riconosceva
come tale soltanto la prima, considerando di volgare pregiudizio le altre due. [...] Comunque, ad apparentare le prime due forme
di ateismo poste da Platone e che qui ed ora non molto mi interessa, ricorder le poco conosciute lettere di Lorenzo Magalotti
sullateismo, piene, specialmente le prime, di sottili osservazioni a svolgimento di temi come questo: Veri atei pochissimi. Gli
uomini di buon senso che danno in ostentar limpiet, siccome non diventano mai veri atei, cos mai non sassicurano nel loro
preteso ateismo. Questi son pi lontani dal diventare veri atei che dal professare qualche religione. E ancora: Non potere gli
atei negare Dio, ma al pi dubitarne, e cos via.
Che , questa di Magalotti, una meditazione sullateismo degli uomini di buon senso, come lui dice, e fatta da un uomo di
buon senso. Che pi di due secoli dopo questo modo di intendere lateismo e del pi impetuoso scorrere dellateismo losoco,
Andr Gide riassume in questa nota nel Journal: Sade e La Mettrie i due veri atei del XVIII secolo, diceva Jean Strohl. La penso
quasi allo stesso modo, non potendo considerare atei Voltaire, dHolbach, Grimm, Montesquieu e meno ancora Rousseau.
Quanto a Diderot, il suo articolo su Spinoza mi mette in confusione. Oh, s, qualcuno di loro non credeva ai miracoli, alla
provvidenza, a un qualche dio che accidentalmente faceva trionfare nei particolari voleri, ma non cos facile essere atei. Io
capisco Hume quando dice a dHolbach che non aveva avuto la fortuna di incontrarne uno solo e quando il barone dHolbach gli
risponde: Stasera avrete il piacere di cenare con diciassette di loro, egli un po gioca sulla parola; mettendo poi i commensali
con le spalle al muro, trov in loro pi un vago scetticismo che delle a"ermazioni negative ben precise e ben risolute . [...] Ma
riprendendo, io dico come Gide: ho sempre pensato che non facile essere atei, totalmente e rigorosamente atei. stato
spiritosamente detto che in una sola giornata possibile ad un uomo vivere tutte le losoe che sono state pensate nei secoli,
passare dalluna allaltra visione della vita e sintende della morte, attraverso il succedersi delle condizioni e dei condizionamenti,
delle percezioni e degli stati danimo, della fatica, del riposo, dei desideri, degli appagamenti che una giornata contiene. Epicurei
se immersi nel bagno, sosti davanti allo specchio, stoici se sanguiniamo sbarbandoci, e cos via. [...] Ma, come dicevo, non
lateismo proposto che qui ed ora minteressa, ma quella terza forma di ateismo che Platone considera come la pi pericolosa e
malvagia che si potrebbe dire lateismo del credente in Dio, lateismo pratico, lateismo attivo; tenendo presente che sto
parlando di credenza religiosa e di credenza atea nel mondo nominalmente cristiano, per capire che anche se le chiese cristiane
hanno sempre indicato lateo losoco come il vero e pericoloso nemico, e"ettualmente siamo di fronte a una misticazione
alquanto simile a quella cui ricorrono le tirannie quando impotenti al buon governo e mancando alle loro stesse promesse, per
coloro che tengono in soggezione, creano ed indicano il nemico esterno.
Periodico bimestrale n.1/2014
Sciascia e Dio, pag. 9
In realt, in area cristiana, lateo losoco si potrebbe denire come un cristiano che crede di non credere in Dio. Se Dio non
esiste, dice Dostoevskij, nulla ci permesso : nulla permesso allateo e nulla lateo si permette che la legge religiosa non
permetta tra gli uomini.
E qui voglio introdurre una personalissima nota, ricordando Giuseppe Rensi, losofo scettico, autore di una apologia
dellateismo in una collana di apologie pubblicata, intorno al 27, dalleditore Formiggini, collana che portava questa dicitura:
Tutte le fedi esaltate da credenti e che quindi dava come fede anche lateismo e Giuseppe Rensi come nellateismo credente.
Ed era un uomo, Rensi, di limpida e cristianissima vita, di limpido, libero e coraggioso sentire e dire, anche negli anni del
fascismo da cui ebbe persecuzioni. Era unanima naturale per i cristiani e posso dire che per me che mi sento cristiano, checch
ne dicano i preti, i libri di Rensi sono stati una confermazione del mio essere cristiano; e non a caso uso la parola confermazione:
la uso appunto come sinonimo di cresima; il mio battesimo stato Victor Hugo e la mia cresima Giuseppe Rensi. E devo dire
che io ritengo che quel tanto di cristiano che c nel mondo occidentale, lo si deve pi a Victor Hugo che al catechismo. Ecco,
questo scettico Giuseppe Rensi, io non lo direi ateo, nonostante la sua apologia dellateismo, nonostante il suo testamento che
per alle parole atomi e vuoto aggiunge: il divino in me.
Questa nota personalissima e forse divagante, mi d per modo di entrare nel vivo del problema, brevemente. Il problema per
come io lo sento, e cio cogliendo un riferimento che Rensi, nella sua autobiograa intellettuale, fa a Pirandello, quando dice: Il
teatro di Pirandello non altro che la mia losoa portata con grandissimo ingegno drammatico sulla scena. La cosa cos
evidente e innegabile che verrebbe universalmente riconosciuta e proclamata se, a mio riguardo, circostanze che non hanno
nulla a che fare con la valutazione del pensiero, non stessero ad impedirlo . Rensi in e"etti si illudeva: non erano le circostanze,
e cio il fascismo dominante, a impedire, parlando di Pirandello, un riferimento alla sua losoa: era piuttosto lignoranza e la
disattenzione. Il rapporto comunque c e al di l o al di qua di ogni etichettabile losoa; il rapporto sta, intrinsecamente, nel
loro essere naturalmente cristiani e nel loro drammatico scontrarsi in un mondo che sappartiene a quella forma di ateismo che
Platone considera la pi volgare e pericolosa: lateismo di coloro che credono nella trascendente divinit e che con invocazioni
ed o"erte, osservandone i riti, credono di poter averla propizia e tutto permettersi. Ed una forma di ateismo molto di"usa nel
mondo cristiano e nel nostro paese di"usissima. un rapporto di corruzione che si instaura con Dio, quasi che Dio fosse
unentit simile a un ministero.
Di questa forma di ateismo che per lui era semplicemente impostura, ebbe sospetto che potesse insinuarsi nel mondo cristiano
gi Luciano di Samosata nel secondo secolo; e ne certo Montaigne nel XVI, e possiamo noi del XX scrutarla in ogni sua
manifestazione, implicazione e conseguenza, appunto nel prisma dellopera pirandelliana.
E si pu cominciare dalla commedia Pensaci, Giacomino!
in cui al cristianesimo del professor Toti si oppone lateismo pratico, lateismo attivo di padre Landolina, opposizione che
esplode in queste battute nali: TOTI (a Landolina parlandogli davanti) Vade retro, vade retro! Via, via Giacomino, non ti voltare!
(E mentre Giacomino e Nin passano la soglia, seguita imperterrito a gridare)
Vade retro! Distruttore delle famiglie! Vade retro!
LANDOLINA (accorrendo, gridando) Giacomino, io credo...
TOTI (subito dandogli sulla voce) Che crede? Lei neanche a Cristo crede! Da qui, scorrendo tutta lopera di Pirandello, ci
apparir questopera come conclusa, come serrata dentro il drammatico impatto che necessariamente doveva trovare la sua
celebrazione denitiva nel teatro, nellimpatto tra quella che Bontempelli chiama lanima candida e che io vorrei chiamare lanima
religiosa, lanima naturalmente cristiana di una realt umana di delistiche apparenze, ma sostanzialmente atea che la nostra.
[...] Contro questo tipo di ateismo non mi pare si rivolga oggi quello che appare come un ritorno alla religione; ha tutta laria di un
ritorno di reduci, di scontti, di scontti nella a"annosa, dolorosa e vana ricerca della felicit, nelle ideologie che quella terrena
felicit prometteva.
Periodico bimestrale n.1/2014
Sciascia e Dio, pag. 10
E le"etto di questo ritorno, si intravede nel mondo cattolico; mi pare di trovare un riesso in quello che Chesterton, altro grande
scrittore cristiano, diceva cinquantanni fa del cattolicesimo americano: che allimpressione di essere in America come in una
terra avanti la venuta di Cristo, molte perplessit aggiungeva linnegabile sviluppo del cattolicesimo, i tanti cattolici americani.
Ho conosciuto, diceva Chesterton, una signora serissima, laureata nella migliore Universit cattolica; era convinta dessere
stata Maria Maddalena in unesistenza anteriore. Sono cose che fanno paura, un senso di religioni nere, di torvi misteri. E non
per nulla oggi la Chiesa costretta a prendere posizione contro lastrologia. I torvi misteri: qualcosa di nero, di oscuro c, in
questo ritorno al cattolicesimo.
Ma per concludere, c un solo vero e fervido segno di religiosit, di religione che mi pare scenda oggi nel cuore degli uomini ed
il desiderio e la speranza della pace. A questa parola, a questo segno, nellavvento che avr tra i popoli, tra gli uomini e
soprattutto in ogni uomo, forse potr legarsi la ne di quellateismo dominante che gi Platone vedeva e condannava come il pi
pericoloso e malvagio.
LA REPUBBLICA | 18 GENNAIO 2014
Periodico bimestrale n.1/2014
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