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Xu Hong Fei a Palazzo Medici Riccardi

Xu Hong Fei arriva da Canton, grande citt costiera del sud della Cina che a primavera fiorisce di
meravigliose peonie e di rose e approda a Firenze con le sue sculture nel palazzo pi bello del
Rinascimento fiorentino. Costruito per Cosimo il Vecchio da Michelozzo tra il 1444 e il 1460, in un
luogo strategico, allincrocio tra Via Cavour, per la sua ampiezza gi chiamata Via Largae Via de
Gori, vicinissimo alle chiese protette dalla famiglia Medici: San Lorenzo, San Marco e il Duomo,
centro della religiosit. Vi abitarono i Medici del ramo principale da Lorenzo il Magnifico fino a
Cosimo I nel quartiere che divenne Quartiere Mediceo. Nel 1540 Cosimo I si trasfer in Palazzo
Vecchio e dopo varie vicissitudini, nel 1659 limponente palazzo fu acquistato dai marchesi
Riccardi. Oggi sede museale e ospita la Prefettura.
Fanno da cornice, alle opere di Xu Hong Fei, nellelegante 1 cortile, graffiti quattrocenteschi e
medaglioni ispirati da gemme antiche possedute da Lorenzo de Medici; nel giardino le sculture
vengono incorniciate da alte mura merlate e graffite, e nella Galleria-limonaia si dispiegano
nellampio e luminoso spazio, trovandosi in collegamento diretto con gli artefici del nostro glorioso
passato. Si affiancano ai meravigliosi affreschi di Benozzo Gozzoli che nel 1459 ha illustrato, nella
Cappella, Landata dei Magi a Betlemme, dialogano con i grandi temi dellarte del Rinascimento e,
al primo piano con la sfarzosa Galleria barocca, affrescata da Luca Giordano nel 1682.
Lartista cinese, pienamente consapevole e orgoglioso di trovarsi a contatto con meravigliose
opere , in uno dei luoghi pi belli del mondo, si avvicina in punta di piedi, proponendo il suo
spettacolo. Con la sottile e benevola ironia, che traspare da ogni sua opera, mostra allo spettatore
le sue leggere icone oversize: suggestive bimbone che volteggiano gioiosamente nello spazio,
divertendosi a pattinare o a far piroette con lo skateboard, attirando lattenzione di noi
contemporanei, non pi capaci di giocare e di ridere.
La sua impetuosa creativit manomette e disarticola la realt non per negarla, ma per
rappresentarla e significarla secondo un codice emozionale che lo impone in modo forte e incisivo.
Il codice che guida larte di Xu Hong Fei lo stupore.
Le sue metafisiche ciccione esponendosi al pubblico, valgono come veri e propri manifesti della
sua poetica realt incomprensibile e irrappresentabile nella sua profondit e nella sua sostanza.
Perch lo stupore e la meraviglia possano manifestarsi, lartista sbilancia lequilibrio delle sue
mastodontiche, ma sorprendentemente agili figure, che sembrerebbero impossibili da spostare. Il
loro peso non si fa sentire neppure quando un giovane uomo le conduce verso una melodia
indimenticabile, in un abbraccio di danza o le solleva, con eleganza, nel vuoto, per carpirne un
bacio. Il candore infantile traspare dai loro volti e la massa muscolare e il grasso superfluo
divengono, come le loro svolazzanti gonnelline, fondamentali alla resa gioiosa e aggraziata
dellinsieme.
Lo scultore esplora, sperimenta con sensibilit e delicatezza i vari materiali per i suoi cambiamenti
di ritmi e di stimoli visuali in movimento, ma la grazia, la leggerezza e lironia rimangono le tre
chiavi di lettura per guardare le sue opere e riconoscerne il linguaggio e la sua espressione. Gioca
con tenerezza, con stupore, e con il sorriso supera retorica e manierismi.
La sua poesia affonda le radici soprattutto su questi indistinti confini fra mondi diversi: familiari e
fantastici e dopo aver giocato con movimentati sports, trova occasioni straordinarie per realizzare
nuovi racconti e passare a unandatura pi calma per rendere il trascorrere del tempo come
sospeso in una velata lontananza, plasmando forme che appaiono immobili, pur essendo pronte al
movimento. Le figure si allungano a raffigurare un cigno, si piegano per cercare di bere a una
fonte.
Quasi idoli enigmatici sono immersi in un silenzio che non incomunicabilit, non esprimendo
infatti alcuna angoscia. Esplicitano la loro esistenza, mostrandosi addirittura felici. E questo
silenzio sembra dire: Le cose si sono fermate. meglio tralasciare la lotta e divertirsi un po(P.
Coelho, Manuale del guerriero della luce, 1998).
Zu Hong Fei sa bene che un guerriero della luce presta attenzione agli occhi di un fanciullo. Perch
quegli occhi sanno vedere il mondo senza amarezza.


Ornella Casazza
Storica dellarte, gi Direttrice del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze