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RESTO

CON VOI
Temi, voci, parole
di un pontifcato luminoso
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ISBN 978-88-908433-2-7 (PDF)
ISBN 978-88-908433-0-3 (EPUB)
direttore responsabile Marco Tarquinio
Avvenire Nuova Editoriale Italiana S.p.A.
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Prima edizione digitale 2013 Realizzato da Avvenire
Per i testi di Papa Benedetto XVI: Libreria Editrice Vaticana
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Guida alla lettura
I testi raccolti in questo e-book sono stati pubblicati da Avvenire tra il 12
febbraio e il 3 marzo 2013.
La prima parte ospita in ordine cronologico cronache, interviste, edito-
riali e contributi che hanno raccontato la notizia della rinuncia di Papa
Benedetto e quanto accaduto nei giorni successivi, fno al termine del
pontifcato.
Nella seconda parte possibile trovare unampia selezione dei contenuti
del supplemento speciale ad Avvenire di domenica 24 febbraio, diffuso
non solo in edicole e parrocchie e agli abbonati ma anche in piazza San
Pietro tra la gente accorsa allAngelus e, tre giorni dopo, anche allultima
udienza generale di Benedetto XVI. Linserto ancora acquistabile sul
sito www.avvenire.it.
Infne, la terza parte propone i discorsi pronunciati da Papa Ratzinger in
questultimo scorcio del suo ministero petrino.
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I pilastri della cattedrale
di Marco Tarquinio
A
bbiamo imparato ad ascoltare e ad amare Joseph Ratzinger, il nostro
Papa Benedetto XVI, come uomo di fede e di ragione, innamorato
di Cristo e, perci, saggio cercatore e difensore della verit profonda che
unisce e fa bella e degna la vita degli uomini e delle donne. Per questo,
spesso e con ammirazione, anchio mi sono ritrovato a pensare a lui come
a un grande costruttore di cattedrali. Un costruttore gentile e forte, che
s messo allopera senza paura in anni segnati dai distruttori che hanno
insanguinato il cuore del Novecento, che hanno raggelato di vuoto e di
terrore i decenni del dopo-atomica, che hanno preteso di fare dellio
il nuovo dio. Un costruttore lucido e paziente, capace della perizia e
della gioia, dellonest e dellassoluta pulizia necessarie per tenere aper-
to, nel tempo e nella citt delluomo, il cantiere infnito della casa di
Dio e del cortile di civilt, offerto a tutti, che le sta sempre accanto. Un
costruttore cos consapevole dellimportanza di coronare lopera per
Colui al quale destinata, e per la comunit che ha guidato per anni nel-
la bella fatica da coronare di rinuncia e silenzio la propria dedizione,
consegnandosi al lavoro cristiano pi prezioso e nascosto, quello della
preghiera. Passano i giorni, e la scelta del Papa continua a toccarci nel
profondo, a commuoverci, a scuoterci. E fa risaltare il nitore e la saldezza
dei pilastri della cattedrale che Benedetto XVI ha costruito con noi e
per noi e che ci chiama a continuare a costruire secondo il piano del Padre
e con infnito amore per lumanit che il Figlio ha fatto per sempre sua.
Qui, oggi, raccontiamo di tutto questo. E per tutto questo, semplicemen-
te, diciamo grazie.
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Nulla per s tutto per Cristo
di Angelo Bagnasco
D
opo linattesa rinuncia di Benedetto XVI che ha commosso la Chie-
sa e il mondo, afforano dimpulso ricordi e sentimenti. Anche nel
mio animo si affollano pensieri e immagini, gesti e parole che hanno
segnato il mio servizio alla Chiesa e, innanzitutto, la mia vita di credente.
In quanto cardinale e come presidente della Cei, ho avuto la grazia e la
gioia di poterlo incontrare pi volte. Ogni volta, sentivo che il carisma
petrino di confermare la fede mi aveva segnato. E quanto pi latten-
zione affettuosa sulla Chiesa che in Italia, e la mitezza della sua parola
erano visibili, tanto pi la conferma era chiara e vigorosa. Rincuorava il
cammino con il calore della sua paternit universale e sollecitava nella
verit del Vangelo da vivere con radicalit e da annunciare con gioia. Se
posso osare, mi ha da subito colpito la libert interiore di questuomo
venuto dal nord, che Cristo aveva scelto come Successore di Pietro. Una
libert - pensavo - possibile solo quando il cuore batte con quello di Dio
e non si ha nulla da affermare di s. La discrezione del tratto, la naturale
riservatezza sembravano il desiderio di distogliere lattenzione dellin-
terlocutore dalla sua persona: come un dito puntato su Cristo. Lurgenza
di annunciare che Ges il Signore della vita e della speranza, infatti,
lurgenza che ha ispirato tutto il suo pontifcato. Lannuncio in un mondo
che cambia vorticosamente, fno a voler ridefnire i fondamenti delluma-
no, richiede una fede pensata capace di parlare alla modernit con serena
chiarezza. I suoi interventi - dalle omelie ai discorsi, dalle encicliche ai
libri - sono un esempio di amore, di lucidit di pensiero e di metodo, a cui
guardare come luminoso riferimento per continuare nel dialogo con luo-
mo contemporaneo. Egli alla ricerca - magari inconscia - del senso ulti-
mo del vivere e delle ragioni del credere con le sue implicazioni morali.
Lemozione con cui viviamo la decisione umile e ferma di Benedetto
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XVI si associa a un profondo senso di riconoscenza per il suo ministero a
servizio della Chiesa e del mondo. Vorremmo che il Santo Padre sentisse
ora, pi forte che mai, labbraccio dei Vescovi italiani. Insieme alle loro
comunit, si stringono a lui con affettuosa gratitudine per l esempio, e
per la parola segnata dallautorit di Pietro e dalla dolcezza di Benedetto.
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CAPITOLO 1
La notizia, i commenti, le voci
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12 febbraio
Leco dellannuncio
Totale passione, totale distacco
di Pierangelo Sequeri
D
ovrete essere indulgenti. Da secoli, neppure i teologi sono preparati
a commentare la rinuncia di un Papa. E per dirla tutta, io mi sento
del tutto impreparato alla rinuncia di questo Papa. La sua lucida e pene-
trante padronanza della dottrina, il suo stile a un tempo cos immediato
e cos poco mediatico, la sua pratica cos sincera del ministero della mi-
tezza e della fermezza della fede, mi hanno talmente abituato alla forza
del suo spirito, da rendermi impreparato alla grandezza del suo distac-
co. Per, intuisco che la passione ecclesiale del suo servizio, che ora - e
proprio cos - si illumina cos fragorosamente, destinata a diventare
lezione epocale di stile per il ministero - potere e servizio - nella comu-
nit di fede. (E non solo nella comunit della fede). Cerco di balbettare
parole, per restituire quello che intuisco, a caldo. Del ministero petrino,
nella Chiesa e per la Chiesa, si servitori, non padroni. Per dimostrarlo,
non necessario che morte sopraggiunga. E cos noi, dopo aver ricevuto
innumerevoli doni e prove della sua custodia e del suo onore, siamo testi-
moni, emozionati e sbigottiti, del gesto della sua restituzione. Il cristiano
Joseph Ratzinger, il servitore fedele della Chiesa, restituisce - da vivo - il
ministero petrino alla Chiesa, perch, ascoltando lo voce dello Spirito
e interpretando lindicazione del Signore, essa lo assegni alluomo che
sembrer pi adatto a infondergli il nuovo vigore che la conferma della
fede e la guida della Chiesa richiedono. Un gesto estraneo alla nostra im-
maginazione banalmente clinica, un segno di responsabilit che anticipa
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il distacco da s, interiormente richiesto: in questo ministero, pi che in
ogni altro. Per comprenderlo appieno, per, al di l dellabnegazione di
un animo grande, dobbiamo intenderne la lucidit nei confronti dellora
presente della Chiesa e del mondo. pur questo un pronunciamento del
Papa. Un pronunciamento nei confronti della speciale congiuntura della
fede e della storia in cui viviamo. Non per caso, su questa congiuntura
Benedetto XVI ha concentrato, con grande determinazione, il fuoco del-
la sua parola e dei suoi ultimi ammonimenti. Il congedo annunciato
nel cuore dellAnno della fede e dopo il Sinodo dei Vescovi sulla nuova
evangelizzazione. Un gesto epocale, per una svolta della vitalit della
fede. Il Papa coraggioso fa il suo ultimo passo, camminando - proprio
cos - avanti alla Chiesa, che dovr seguire. Con che cuore, dunque, po-
tremo limitarci a un semplice gesto di comprensione e di condiscenden-
za?
Benedetto XVI merita - e ha meritato - infnitamente di pi. Il suo ultimo
atto di ministero rende onore al carisma petrino. E come tale deve essere
onorato. Levidenza del gesto ci fa traballare, certo. Ci lascia con il fato
sospeso. Sentiamo per che mai cos effcacemente siamo stati messi di
fronte alla nuda fede che ci necessaria, affnch la Chiesa - la Chiesa,
s, il vangelo che affdato agli umani! - lasci spazio a nuove energie e a
nuovi chiamati. Perch le sia concesso di mostrare, in modo totalmente
persuasivo, la sua totale passione per il vangelo insieme con il suo totale
distacco da se stessa. Dovremo al gesto del Papa Benedetto - ci verr
in mente per secoli - la riscoperta ecclesiale della forza che viene da
questa perfetta sovrapposizione di totale passione e di totale distacco.
per questo che esiste, un Papa. E che cosa pu fare di pi, un Papa,
per convincerci ad abbandonare una volta per tutte le passioni tristi e gli
ambigui interessi che ci distolgono dallappello del Signore alla Chiesa?
Non potremo mai pi dimenticare il modo con il quale ci stata spalan-
cata la porta di una fede totalmente disinteressata, alla quale restituire
appassionata evidenza per tutti coloro che ne hanno perso limmagine. E
non avremo scuse, se non faremo tesoro, di fronte alla storia, di questo
splendido magistero del congedo di un Papa.
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Lalbero che cresce sempre di nuovo
di Marina Corradi
N
on accadeva da secoli. E si pensava non potesse accadere. Il mondo,
da un capo allaltro, sbalordito. Ad cognitionem certam perveni
vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum
aeque administrandum. Lausterit del latino rende appieno la dram-
maticit e lessere gi storia di quelle poche righe: Sono pervenuto alla
certezza che le mie forze, per let avanzata, non sono pi adatte per
esercitare in modo adeguato il ministero petrino.... Le parole a lungo
ponderate in silenzio, maturate in un confronto serrato fra la coscienza di
un uomo e Dio, erompono, inattese.
Il web impazzisce. I potenti dichiarano. Ma noi credenti, noi che amiamo
Benedetto XVI, che ne ascoltiamo da anni le parole e ne conosciamo il
profondo amore per la Chiesa, siamo rimasti, ieri, profondamente smarri-
ti. Tu, te ne vai? In quanti conventi e cattedrali e chiese e missioni e case
e favelas in tutto il mondo questa domanda risuonata ieri, dolorosa. Tu,
Pietro, rinunci. E noi nelle nostre fatiche e sofferenze ci siamo sentiti pi
soli, come un esercito il cui generale, gravato dagli anni, lasci il campo.
Semplicemente, dolore: un dolore fliale ci che milioni di fedeli hanno
sentito addosso, ieri. Noi, non sappiamo. Non conosciamo in che modo
la ingravescens aetas abbia incalzato il Papa, sempre pi da vicino, e
come, rodendone le energie, abbia avuto la meglio sulle forze delluomo.
Nemmeno possiamo immaginare quale carico di responsabilit e sfde
gravi oggi sul Papa. Se sapessimo, forse capiremmo. Ci di cui non du-
bitiamo che questo gesto sia ancora e sempre di amore per la Chiesa;
che Benedetto abbia pensato al bene Chiesa, prima che a s, nel decidere.
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Ci sono, fra le righe degli ultimi discorsi, parole che lette oggi sembrano
quasi voler consolare quelli come noi, gli smarriti. Essendo cristiani
- aveva detto il Papa nella lectio divina al Pontifcio seminario romano
maggiore, venerd scorso - noi sappiamo che nostro il futuro, e che
lalbero della Chiesa non un albero morente, ma albero che cresce sem-
pre di nuovo. Pensava gi anche a noi Benedetto XVI, quando scriveva
queste parole? Come un padre che avverta il declino, e al dolore dei fgli
risponda facendo memoria che, in Cristo, nulla muore per sempre; e che
se qualcosa sembra fnire, per rinascere ancora. Dentro una immensa
storia che continua possiamo farci una ragione, nel nostro smarrimento,
dellandarsene di un padre. Non lo ameremo, per questo, di meno; anzi
forse di pi, come quando sulla faccia di tuo padre un giorno dimprov-
viso vedi quanto pesano gli anni, e i dolori. E vengono in mente le ultime
due pagine di La mia vita, autobiografa di Ratzinger prima del ponti-
fcato, in cui spiegava perch, nel suo stemma di arcivescovo di Monaco
e Frisinga, avesse messo un orso. Secondo la leggenda, Corbiniano, fon-
datore della diocesi di Frisinga, stava recandosi a Roma quando un orso
aggred e sbran il suo cavallo. Allora il santo ordin allorso di caricarsi
il fardello del cavallo, fno a Roma. Alla leggenda il futuro pontefce as-
sociava un commento di Agostino al Salmo 72, in cui il santo scriveva:
Sono divenuto per Te come una bestia da soma, e proprio cos io sono
in tutto e per sempre vicino a Te. Che non sia questa, di domandava
Ratzinger, unimmagine del mio personale destino? Come gi avverten-
do sulle spalle il giogo incombente. Il libro fniva cos: Quando sar
lasciato libero lorso, non lo so, ma so che anche per me vale: Sono
divenuto la Tua bestia da soma, e proprio cos sono vicino a Te. Lorso
ha portato un carico grande. Ora cede agli anni, e al gran peso; per ci che
ritiene il bene della Chiesa, umilmente cede. Ci resta, luminosa, quella
parola sullalbero che non muore, ma germoglia sempre e di nuovo. Sotto
al cielo di piazza San Pietro, grigio in una mattina di febbraio, la Chiesa
continua. E invisibili si incrociano promesse e vocazioni e destini, come
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fli di una trama che non sappiamo; ma che attende noi, e i nostri fgli, e
il Papa che verr, in un disegno buono.
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La ragione della fede tra gli atei nativi
di Salvatore Natoli
I
n un flm recente e controverso - Habemus papam - il regista Nanni
Moretti ci raccontava di un cardinale restio a diventare Papa perch
non si sentiva idoneo a prendere su di s il grande peso di governare la
Chiesa, schivato peraltro anche dagli altri; oggi Papa Benedetto XVI che
si dimette dal pontifcato perch non si sente pi nelle condizioni fsiche
o spirituali - o spirituali e fsiche insieme - per potere stare ancora alla
guida della Chiesa. Nella storia della Chiesa ci sono state dimissioni ce-
lebri - tutti ricordano quella di Celestino V - tanto che il diritto canonico
le prevede, anche se non appartiene alla prassi ordinaria. Da laico non vo-
glio entrare nel merito della teologia - e visto che si parla di papato nep-
pure della teologia politica - ma mi limito a notare come in genere e per
lo pi si tenda a identifcare la Chiesa con il Papa, anche se il papato un
servizio alla Chiesa nella Chiesa. Non voglio neppure affrontare la que-
stione circa il rapporto tra persona e funzione in questo caso direi meglio
mandato, ma mi pare che nelle dimissioni del papa motivo di rifessione
siano le ragioni da lui avanzate. Nel momento in cui per motivi diversi
non ci si sente allaltezza del proprio compito giusto riconsegnarlo a
coloro da cui lo si ricevuto; e in questo caso alla Chiesa. Una decisio-
ne degna di grande apprezzamento perch indica come non bisogna mai
confondere il compito con il potere e perci sulla necessit di intendere
il potere come servizio. In una societ in cui si tende ad identifcare s
con il potere - tanto che nessuno si dimette se non sconftto - le dimis-
sioni del Papa mostrano un senso alto di responsabilit nei confronti del
proprio compito e perci anche di dedizione alla Chiesa. Lerogazione di
un servizio presuppone la consapevolezza del limite e perci il dovere di
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ritirarsi quando si ritiene di non essere pi in grado di espletarlo al me-
glio. Dimettersi in questo caso oltre ad essere indice di una grande qualit
morale, anche un atto razionale, consapevole di quello che si in grado
di fare o meno.
Daltra parte Benedetto XVI, nel corso del suo pontifcato si sempre ap-
pellato alla ragione fno al punto da impegnarsi, da teologo, a mostrare la
ragionevolezza della fede senza nulla togliere al suo mistero. Certo quel
che seguir a queste dimissioni non facile da prevedere: quanto una pre-
senza cos importante come quella dellex Papa infuir sul conclave e,
ancorch silente, condizioner lelezione del nuovo Papa? Come noto
certe conseguenze insorgono anche quando non si vogliono. Ma ci nulla
toglie al valore etico di chi declina un mandato e si mette a disposizione
per altro servizio che pu meglio sostenere. Certo il peso che Papa lascia
in eredit al suo successore non lieve: la Chiesa si trova oggi per la
prima volta ad operare in un ambiente totalmente secolarizzato; possia-
mo dire di atei nativi, come nei processi cognitivi si parla di nativi
digitali. Non pi contro Dio, ma senza Dio, almeno secondo il modo
tradizionale di concepirlo. Di questo il Papa stesso se ne era reso perfet-
tamente conto quando ha lanciato lidea di una nuova evangelizzazione,
consapevole che il regime di cristianit sia defnitivamente consumato e i
cristiani sono divenuti minoranza. Per questo o tornano ad essere lievito
o periscono.
Per questo quel che Benedetto XVI non far pi da Papa continuer a far-
lo nella forma in cui lo ha sempre fatto, educando allintelligentia fdei,
da teologo. E su questo piano i non credenti restano ancora interlocutori
possibili.
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Maestro e testimone
di dedizione alla Chiesa
di Elio Guerriero
P
er quanto inattesa, la notizia delle dimissioni di Papa Benedetto non
estranea allinsegnamento e alla testimonianza del pontefce tedesco.
Vi anzitutto la sua reiterata insistenza sul concetto di ministero petrino.
Naturalmente il pensiero del servizio associato al compito dei succes-
sori di Pietro non nuovo nella storia della Chiesa. Vi fa riferimento il
titolo di servo dei servi di Dio con il quale i Papi da Gregorio Magno in
poi hanno concepito il loro incarico. certo, per, che gi da cardinale
Ratzinger aveva insistito sulla struttura martirologica, testimoniale del
ministero del successore di Pietro dove lidea del martirio non faceva
tanto riferimento alla testimonianza cruenta, quanto alla dedizione totale,
quotidiana richiesta al pontefce. Egli sottoline poi questo concetto fn
dalla Messa inaugurale del suo pontifcato, che volle defnita Messa per
linizio del ministero petrino. Il pensiero a questo punto va spontanea-
mente al capitolo conclusivo del Vangelo di Giovanni, tanto caro al Papa,
con il triplice quesito rivolto da Ges a Pietro: Simone di Giovanni, mi
ami tu pi di costoro? Mi ami tu, mi ami tu?. E poi lannuncio: Quando
eri giovane, ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi, ma quando
sarai vecchio, tenderai le tue mani e un altro ti cinger la veste e ti porter
dove tu non vuoi. Con questi sentimenti Papa Benedetto ha affrontato
il suo pontifcato e con gli stessi ha fatto la scelta delle dimissioni in un
estremo gesto di obbedienza e di sequela alla chiamata del Maestro. Papa
Benedetto non luomo dalle decisioni improvvise e non abituato a
sfuggire alle diffcolt. La sua determinazione nasce dalla visione molto
elevata del compito del Papa come servitore dellunit, ma anche dalla
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profonda convinzione maturata negli anni della presenza viva di Ges
nella Chiesa. Si spiega cos la tenacia con la quale ha voluto portare a
compimento i suo tre volumi su Ges di Nazaret, a delineare una cri-
stologia e una ecclesiologia spirituale. Dove laggettivo spirituale sta a
sottolineare laspetto personale di Ges. Nella parola e nei sacramenti, in
particolare nellEucaristia, con il suo Spirito damore Ges presente e
vivo nella comunit cristiana che da lui riceve vita e giovinezza. Egli non
solo il profeta vissuto duemila anni fa, ma il Figlio che siede alla destra
di Dio. A lui i fedeli possono rivolgersi in ogni momento per far giungere
al Padre la lode e il ringraziamento per la sua magnanimit nellopera di
salvezza e per chiedere aiuto e sostegno nel cammino della vita. ancora
lo Spirito di Ges che guida la Chiesa e la governa, che calma le tempeste
della storia. Vi unulteriore rifessione degna di attenzione: Benedetto
XVI ha preso la sua decisione nellAnno della fede da lui stesso convo-
cato. Fede in questo caso vuol dire fducia riposta nello Spirito. Il Papa
pu compiere, dunque, questo gesto sapendo di rimettere il suo mandato
nelle mani del Paraclito, il quale guider i cardinali a eleggere un succes-
sore che sappia servire con rinnovato vigore allincarico di tenere unita
la comunit dei credenti. Vorrei ricordare che se il Papa lascia la guida
della Chiesa, egli resta un padre che mette a disposizione la sua preghiera
e la sua testimonianza in unione profonda con il suo successore e con
tutta la comunit credente. A lui vanno dunque laugurio che gi Origene
rivolgeva a un anziano: La tua et matura sia feconda come la tua giovi-
nezza, cos come la gratitudine e la preghiera dei fedeli tutti.
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Tutto ci dato
di Marco Tarquinio
S
iamo sorpresi e scossi. Siamo commossi. Ed naturale. Anche se i
libri di storia dicono altro, la prima volta a memoria duomo e
di cristiano che un Papa si dimette . E senza dubbio la prima volta
che il mondo pu ascoltare in diretta questo annuncio nellantico idioma
della Chiesa, il latino, e pu vederlo propagarsi istantaneamente in tutte
le possibili lingue dei popoli e della modernit. Certo, Benedetto XVI ci
aveva invitato per tempo in modo aperto e sereno, a considerare la ragio-
nevolezza cristiana e umana di un simile gesto. Ma un conto considera-
re una evenienza, tuttaltro misurarci con un evento. E a questo siamo.
Trema la mano a scriverlo, e non di paura, ma di un incredulo eppure
come gi consolato dolore e di una strana gratitudine in cerca di conforto.
La nuova e straordinariamente umile scelta di Papa Benedetto la vo-
lont di consegnarsi dalla fne di questo febbraio a un servizio a Dio e ai
fratelli fatto di silenzio, di nascondimento e di preghiera completa (e,
poco a poco, ci sar sempre pi chiaro) la decisione con la quale Joseph
Ratzinger, servitore coraggioso e gi anziano della parola limpida e pro-
fonda, accett otto anni fa lelezione al soglio di Pietro, chinandosi per
amore alla volont di Dio e alla richiesta della Chiesa e inchinandosi a
noi tutti nel presentarsi come umile lavoratore della vigna.
Ora, nel cuore di questAnno della Fede, lumilt e la grandezza di Pietro
si manifestano in una maturata decisione di ritiro per s e di indicazio-
ne alla comunit dei credenti della via dellelezione di un pi vigoroso
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servo dei servi di Dio. Inevitabile tornare con la mente, e con identica
commozione, a un altro distacco e a un altro grande ammaestramento
che sembra appena ieri si manifest nellinterezza del cammino inf-
ne faticoso e della voce infne spezzata di Giovanni Paolo II. Due facce
distinte e complementari dellumilt evangelica ci sono state mostrate in
esemplare sequenza in questo avvio del terzo millennio cristiano. E oggi,
come ieri e come sempre, uno scandalo e un segno ci pongono di
fronte e dentro a un avvenimento che tocca lanima di ognuno, che segna
la storia di tutti, che interroga e sprona in modo persino rivoluzionario la
grande comunit di fede cattolica e parla a ogni altro credente in Ges di
Nazaret.
E, cos, eccoci qui. Agitati pi che mai da attese, in questi giorni davvero
per noi inattesi. Assediati di domande, in questo tempo di aspre sfde e di
accattivanti illusioni che gi per uomini di fede e di scienza una grande
e assillante domanda. Eccoci qui, di fronte alla croce di Cristo e a un
insegnamento del Papa che ci ricorda nel modo pi disarmante e coinvol-
gente la nostra responsabilit e la nostra limitatezza. Eccoci qui, a mani
aperte, ma non vuote. Come se qualcosa di prezioso ci fosse stato tolto e
offerto con uno stesso gesto. E forse in tanti, in questo freddo giorno di
febbraio dellAnno del Signore 2013, capiamo di pi e meglio che pro-
prio niente ci appartiene per sempre, ma se apparteniamo a Lui, nulla e
nessuno ci tolto e tutto ci dato.
Siamo sorpresi e scossi, s. Siamo commossi. E il cuore ci aiuta a capi-
re meglio la scelta del Papa, e a dirgli con fducia e speranza un nuovo
grazie. Grazie perch ci ha insegnato, e continuer a farlo, con intensit
e forza uniche il legame vitale tra fede e ragione, tra la vita degli uomini
e le donne di questo tempo e la verit sulluomo e sulla donna di ogni
tempo. Grazie perch ancora una volta Benedetto ci ha detto chi Pietro
e come serve lunico Signore.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Bagnasco: La decisione
di un uomo di fede
di Francesco Ognibene
H
a preso parte al Concistoro di ieri mattina che rester scolpito nella
storia della Chiesa. Nel suo cuore, certamente, rimarranno incise le
parole del tutto inattese di Benedetto XVI, un tumulto nel cuore di tutti
che in un attimo si esteso al mondo. Il cardinale Angelo Bagnasco, pre-
sidente della Cei, poche ore dopo lannuncio del Papa racconta lincontro
cui ha partecipato, i sentimenti che lhanno accompagnato, e ci aiuta a
leggerne il senso con lo sguardo limpido del cristiano.
Eminenza, cosa pu dire dellevento di cui stato testimone?
Il Concistoro si stava svolgendo come previsto, ma prima della benedi-
zione fnale il Santo Padre ha letto un suo testo in latino, breve, nel quale
ha annunciato lintenzione di concludere il servizio petrino il 28 febbra-
io. C sempre un grande silenzio di attenzione quando il Papa parla,
ma dopo queste parole calato su di noi un silenzio ancor pi palpabile,
misto a sorpresa, sconcerto, grande rincrescimento. Quando poi il Santo
Padre uscito, dopo un momento nel quale nessuno parlava, ci siamo
quasi timidamente scambiati i nostri sentimenti, scoprendoli profonda-
mente condivisi.
Come va accolta la scelta di Benedetto XVI?
Siamo tutti dentro una profondissima emozione, ma dobbiamo collocare
questo avvenimento dentro lorizzonte della fede: Cristo il pastore dei
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pastori, la Chiesa solida nelle mani di Ges che si serve degli uomini
scelti da Lui. Insieme al primo sconcerto, che resta nel cuore, emerge un
grande abbraccio a Benedetto XVI, da credenti e non credenti, perch
sta svettando pi nitida ancora la statura di questuomo che il Signore
ci ha donato per 8 anni, per il suo profondo magistero offerto con una
tenerezza di animo e di tratto, di rispetto e di umilt riconosciuta da tutti,
specialmente in queste ore.
Cosa possiamo leggere nelle parole pronunciate dal Pontefce?
Questa decisione nasce da unanima - percezione crescente in questi anni
- profondamente umile, che vive di fede e nella libert del proprio cuore,
che non ha da affermare se stesso ma sa di dover solo annunciare Ges
Cristo. Tutto ci che lui compie - gesti, parole, scelte - lha vissuto esclu-
sivamente per questo. LAnno della fede comprova la preoccupazione
che ha annunciato fn dallinizio del suo pontifcato: la questione prin-
cipale della Chiesa oggi la fede. Al Papa non importa essere conforme
allopinione dominante, perch un uomo libero e quindi coraggioso. La
decisione appena annunciata dentro questo humus profondo della sua
anima, che il suo respiro quotidiano e che lo ha portato a valutare la-
vanzare degli anni - come lui dice - in rapporto ai bisogni crescenti della
Chiesa contemporanea.
C una parola tra quelle pronunciate dal Papa che pu aiutarci a
leggere dentro i suoi sentimenti e le sue intenzioni?
Non presumo di conoscerlo cos profondamente, ma nella frequentazione
di questi anni nei quali ho potuto avvicinarlo anche in circostanze molto
diffcili e di grande sofferenza - come il momento di massima esplosione
delle vicende dolorosissime legate ai casi di pedoflia - mi ha sempre
colpito la serenit e la fducia. Mi porto dentro limpressione fortissima
di un uomo che vive tutto ci che accade con uno sguardo di fede. Il suo
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lesempio di come si vive il cristianesimo: vedere le cose con gli occhi
del Signore. Il suo magistero di questi anni, insieme alla sua persona,
un richiamo, un esempio e una predicazione della fede. Che al suo centro
ha Ges Cristo.
Lo stato danimo di tanta gente di sorpresa e di dolore, forse molti
pensano anche a Giovanni Paolo II che port il suo servizio fno alla
fne. Perch questa differenza tra i due Papi?
Le circostanze sono diverse, come le personalit. Ognuno ha valutato
davanti a Dio, nella preghiera, la propria situazione e quella della Chiesa
cui consacrato come servitore. Sarebbe indebito fare confronti cos de-
licati e, alla fne, ritengo anche impossibili perch ci porterebbero dentro
il sacrario della coscienza personale.
Questa decisione - come gi dice qualcuno - mostra una Chiesa pi
fragile ed esposta a chi la vorrebbe diversa da come ?
Al contrario. Lincapacit di cui parla il Papa non riferita alle virt
morali o a poco coraggio, scarsa attenzione, volont di ritirarsi a una vita
meno pesante. Le considerazioni del Papa sono riferite alle forze fsiche
e al passare degli anni, con un logoro che in questi ultimi mesi stato
anche visibile. Di certo non si pu dire che questo non sia un Papa corag-
gioso: se qualcuno pensa a una fuga dovrebbe chiedersi allora perch
non lasci nel mezzo della tempesta per la pedoflia.
Questo evento imprevedibile ha un nesso con lAnno della fede?
Si pu vedere come un annuncio del primato della fede e della centralit
di Cristo. Noi uomini siamo strumenti e servitori, certo impegnandoci a
esserlo in modo intelligente e responsabile, ma il grande timoniere resta
Cristo. Se questa la nostra fede, la scelta di coscienza che il Papa ha fat-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
to diventa una proclamazione ulteriore e visibile di cosa vuol dire avere
Cristo al centro.
come se il Papa ci indicasse una volta ancora Cristo...
S! A ben considerare, ancora una volta lui che cos schivo con questo
gesto sembra voler spostare lattenzione da s al Signore.
Un altro sentimento che si tocca limpressione di molti di perdere
un padre. Come si affronta questo stato danimo?
Anzitutto ringraziamo il Signore, perch bello sentire in modo pi
esplicito e diffuso quanto Benedetto XVI sia entrato nei cuori. Non solo
teologo ma padre. Ges ha fondato la Chiesa come espressione del suo
amore e della paternit di Dio verso il mondo, e la esprime anche attra-
verso i suoi pastori, in primo luogo tramite il suo fondamento visibile che
il Successore di Pietro. Occorre avere ora grande fducia, perch Ges
il grande nocchiero della Chiesa. Egli non la abbandona mai. Abbiamo
un grande senso di affetto, vicinanza, riconoscenza verso luomo che in
questi anni ha tradotto la paternit di Dio in modo insieme cos forte e
mite. Ma dobbiamo anche essere molto sereni: la provvidenza c, la sto-
ria della Chiesa ci insegna che davvero Dio vede e provvede.
In cosa ha visto, eminenza, la speciale paternit del Papa verso la
Chiesa italiana, espressa ancora in queste settimane con le visite ad
limina di tutti i vescovi?
Proprio noi vescovi liguri siamo attesi in Vaticano tra due giorni, unoc-
casione per esprimergli gratitudine e affetto. Ho toccato con mano lat-
tenzione del Papa per la Chiesa italiana in tutte le udienze che mi ha
concesso come presidente della Conferenza episcopale. Egli ha disposto
la consuetudine di potermi recare in udienza prima di ogni incontro con i
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
vescovi italiani, e dunque quattro-cinque volte lanno. Questo stato per
me un grandissimo dono e privilegio. Gli incontri con lui sono stati una
grazia di conferma nella fede e di indirizzo per la Chiesa italiana. Il Papa
ha sempre ascoltato con estrema attenzione e discrezione, suggerendo e
incoraggiando, mostrando grande stima e affetto per lepiscopato italiano
e il nostro Paese. Ludienza pi recente, verso la fne di gennaio, stata
particolarmente lunga - unora. Il Santo Padre, con la parola e lo sguardo,
si informato con unattenzione tutta particolare. Unesperienza che ho
riferito ai miei confratelli in Consiglio episcopale, perch mi sembrata
una grazia specialissima.
Nelle sue parole al Concistoro il Papa ha anche indicato ai pastori
uno stile per guidare la Chiesa?
Il Papa ha richiamato la consapevolezza che la missione affdata da Dio
ai pastori, e anzitutto al successore di Pietro, pi grande delle nostre
spalle umane. Ma proprio per questo emerge la presenza e la grandezza di
Dio, che guida la sua Chiesa attraverso le nostre povert. Deve prevalere
la grazia e non le capacit umane. Vorrei sottolineare che il Pontefce dice
che il ministero va compiuto non meno soffrendo e pregando, due ele-
menti di governo della Chiesa che lui ha vissuto - come anche Giovanni
Paolo II - in primissima persona.
Papa Benedetto ci ricorda che resta con noi nella preghiera, in-
dicando la nuova dimensione della sua vita. Cosa ci dice questa sua
parola?
La preghiera esprime la fede nel Signore. Nella lettera dindizione
dellAnno della fede Porta fdei dice che la fede decidere di stare con
Ges per vivere con lui. La preghiera si colloca qui: la fede decidere di
stare con lui, e in questo c la familiarit e la compagnia con il Signore
che noi chiamiamo vita spirituale. Essa assume in modo specifco la for-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ma della preghiera. Il fatto che lui resti con noi nella preghiera ci richia-
ma allessenza della fede cristiana. Che stare con Ges nel mondo
senza essere del mondo.
Che signifcato ha il giorno scelto dal Papa, una festa mariana cos
popolare e amata come la Madonna di Lourdes?
un elemento certo non casuale. La scelta precisa, anzitutto come de-
vozione fliale alla Madonna. Nei suoi viaggi il Santo Padre ha sempre vi-
sitato santuari mariani. A Lourdes la devozione mariana si esprime come
amore misericordioso, che guarisce i corpi quando Dio vuole e le anime
sempre. Lamore di Dio a Lourdes si fa misericordia per le affizioni del
nostro mondo, per le malattie del corpo e dellanima. Mi pare una sotto-
lineatura particolarmente bella e importante per lumanit di oggi che ha
estremo bisogno di sentirsi amata. Se il mondo a volte tanto violento
perch forse non sa di essere amato nella misericordia.
Non lora dei bilanci, ma c un fattore che lei ha visto cambiare pi
intensamente sotto la guida di Benedetto XVI?
Diversi sono i fattori ed presto per valutarli. Per mi sembra che, insi-
stendo sulla centralit della fede e quindi di Ges Cristo, il Santo Padre
negli anni ha pazientemente richiamato lattenzione su quello che ci ha
indicato il Concilio Vaticano II, cio il primato della liturgia, luogo e spa-
zio del mistero, dove luomo sincontra con il Signore e nella sua libert
si lascia afferrare dal mistero di Dio, per esserne trasformato. Il Papa
ha messo a tema sin dallinizio del pontifcato la centralit della liturgia
eucaristica come fonte e culmine di tutta la vita cristiana e della missio-
ne della Chiesa. Ci ha costantemente ricordato che lEucaristia genera il
popolo di Dio. Mi pare che questa sottolineatura stia passando nella vita
delle comunit e nella coscienza del popolo cristiano.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Come affrontare questo tempo inedito di attesa che precede il Con-
clave per lelezione del nuovo Papa?
Con un atteggiamento di grande fducia e serenit. Il rammarico e lo scon-
certo iniziali sono il segno che mostra come Benedetto XVI sia entrato
nei cuori portandoci Ges con la sua persona, la luce della sua parola e
il calore della sua mitezza. Ma questi sentimenti devono essere vissuti
dentro a un orizzonte pi grande: la serenit radicata nella fede. Lascia-
mo stare tanti discorsi: il credente ha fducia in Cristo. Non rincorriamo
ipotesi, pronostici, illazioni che in questi giorni si faranno. Preghiamo,
con lo sguardo fsso su Ges, perch la Chiesa continui la sua storia di
fedelt a Cristo e alluomo. Preghiamo per Benedetto XVI, e per il futuro
successore di san Pietro.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Cardini: Non ci fu soltanto
Celestino V
di Roberto I. Zanini
I
n un caso come questo il primo nome che viene in mente quello di
Celestino V, il Papa del gran rifuto, anche se il versetto non fra
i pi simpatici di Dante e nei fatti non sappiamo con certezza se il poeta
si riferisse proprio a Pietro da Morrone. la prima osservazione dello
storico Franco Cardini quando gli chiediamo se nella storia ci sono stati
casi che in qualche modo possano assomigliare a quello di Benedetto
XVI. Poi spiega che in realt casi simili non ce ne sono stati, ma se pro-
prio si vuole andare a caccia di Papi che hanno rinunciato, ci sono casi
vagamente somiglianti. E aggiunge: Le somiglianze storiche zoppicano,
perch sono sempre soggettive. In questa logica salta a pi pari il caso
poco documentato di papa Clemente, terzo successore di Pietro.
Poi, c quello di papa Ponziano, che nel 235 viene deportato in Sarde-
gna e nella prospettiva di non tornare pi dai lavori forzati rinuncia alla
carica consentendo la nomina del suo successore. Sorte che pi o meno
accade tre secoli dopo a papa Silverio, confnato da Belisario su ordine
dellimperatrice Teodora.
Allora professore, quali sono i casi vagamente somiglianti pi vicini
a noi?
Un caso emblematico quello relativo a Benedetto IX, Teoflatto dei
conti di Tuscolo, che viene eletto nel 1032. Personaggio dalla vita assai
criticabile, che viene cacciato da una rivolta nel 1044. Al suo posto viene
eletto Silvestro III che a sua volta viene rimosso dal ritorno di Benedetto
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
IX che resta in carica fno a maggio del 45, quando vende il pontifcato a
Giovanni dei Graziani che prende il nome di Gregorio VI e viene deposto
lanno dopo. Una fase particolarmente confusa della storia della Chiesa
che culmina con lo Scisma dOriente e si chiude con la nomina al soglio
pontifcio di Ildebrando di Soana, il riformatore Gregorio VII.
C un periodo analogo, nel 400, in cui si verifca una singolare so-
vrapposizione di Papi...
In effetti se da professore di storia, non da commentatore della vicenda
attuale, dovessi andare cercando curiose analogie indicherei i fatti acca-
duti negli anni fra il 1409 e il 1414.
Siamo alla fne dello Scisma dOccidente.
Esattamente. Parliamo del caso di Gregorio XII, il veneziano Angelo
Correr, che si dimette nel 1415 su richiesta del Concilio di Costanza,
dopo per che nel 1409 il Concilio di Pisa aveva deposto sia lui che il
papa avignonese Benedetto XIII, eleggendo in loro sostituzione Ales-
sandro V, che muore nel 1410 e viene sostituito dallantipapa Giovanni
XXIII. Una situazione particolarmente confusa a fronte della quale, an-
che su sollecitazione di molti cardinali che rilevano la necessit di porre
fne allo scisma, interviene limperatore Sigismondo di Boemia. Viene
indetto il Concilio di Costanza il 4 luglio del 1415 che accoglie labdica-
zione uffciale, ancorch forzata, di Gregorio XII, che torna cardinale e
va a vivere a Recanati. Qualche mese dopo lo scisma viene ricomposto
con lelezione di un membro di una nobile famiglia romana, Oddone
Colonna, che assume il nome di papa Martino V. nel corso del Concilio
di Costanza che emerge un fatto importante nella Chiesa, cio il dibattito
sullopportunit che il Papa governi affancato dal Concilio. A questo
scopo si decise che i Concili venissero indetti a cadenze fsse.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Questo non imped quello che passato alla storia come il Piccolo
Scisma.
E anche qui emerge la singolare fgura di un antipapa dimissionario. Si
tratta di Amedeo VIII di Savoia, eletto in seno al Concilio di Basilea da
un gruppo di cardinali che deposero Eugenio IV. Prese il nome di Felice
V. Quando a Roma Eugenio IV muore, su richiesta del successore, Ni-
col V, accetta di abbandonare la tiara per riunire la Chiesa. il 1449.
Muore due anni dopo da cardinale e in fama di santit. Da quel momento
lunit di guida allinterno della Chiesa Cattolica non viene pi messa in
discussione.
Figure che ci allontanano parecchio dal caso di Benedetto XVI.
Sono somiglianze molto vaghe. Alla fne il caso che si avvicina di pi,
nonostante le tante differenze, forse quello di Celestino V. Lui tornato
a fare il monaco anche perch non poteva fare altrimenti, considerate
le pressioni esterne. Le libere dimissioni di papa Benedetto aprono ora
nuovi scenari anche riguardo alla domanda su cosa fa un Papa dopo che
si dimesso.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Versace: Anche Montini arriv
a valutare quel passo
di Gianni Santamaria
P
oteva esserci gi con Paolo VI un precedente di rinuncia al papato
nella storia recente del Pontifcato. Di sicuro la lettera in questo senso
preparata da Papa Montini gi dopo aver scritto il suo testamento spiri-
tuale, testimonia come i successori di Pietro abbiano sempre in mente
limportanza della propria integrit fsica e mentale. Ma anche che se il
servizio petrino lo si pu lasciare, non si lascia mai la paternit ad esso
connaturata.La lettera era da consegnarsi ai cardinali nel caso si fosse-
ro verifcate condizioni di impossibilit a proseguire nel ministero. Con
preghiera di approvarla, cosa che era prevista prima delle riforma attuata
da Giovanni Paolo II nell83. Questo era il contenuto, riportato dal se-
gretario del Papa, monsignor Pasquale Macchi. Il Papa temeva di potersi
ammalare gravemente e diventare incapace di svolgere i suoi compiti,
spiega Eliana Versace, docente di Storia della Chiesa contemporanea alla
Lumsa. Dellesistenza dello scritto, non del suo contenuto letterale, si
venuti a conoscenza da alcuni mesi, poich se ne parla nella Positio ap-
provata il 20 dicembre dalla Congregazione per le cause dei santi, dopo
la quale Benedetto XVI ha frmato il decreto di riconoscimento delle vir-
t eroiche del predecessore. Ma gi il suo segretario, monsignor Macchi,
ne aveva parlato in alcune sue precedenti pubblicazioni.
Per ci pensava da tanto - prosegue la Versace -. E pensava anche che
queste dimissioni da Pontefce romano e pastore universale della Chiesa
dovessero essere accettate. Per questo raccomandava che vi fosse lap-
provazione del collegio cardinalizio. Questa la differenza rispetto alla
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
procedura adottata da Ratzinger, che si avvalso della possibilit per
il Papa di dimettersi introdotta da Wojtyla nel 1983. Paolo VI temeva,
insomma, leventualit di essere improvvisamente colto da una malattia
che lo rendesse inabile o incapace di intendere e volere. E, in questo caso,
non vi sarebbe stata unautorit a lui pari in grado di accettare la sua ri-
nuncia. O anche una malattia che gli impedisse di continuare a svolgere
adeguatamente il suo compito - precisa la studiosa -. Lui si speso tanto
e voleva continuare fno alla fne. Per se le forze non avessero retto...
Certo, lidea della compresenza di due Papi era un problema. Per questo
si pensa che potesse ritirarsi in un monastero. Magari benedettino, vista
la predilezione che aveva per questo ordine.
Il Papa di Concesio, va ricordato, stato il primo successore di Pietro a
viaggiare in tutti i continenti e conobbe tempi diffcilissimi caratterizza-
ti da drammi come quello dellamico Aldo Moro e dalla contestazione.
Erano anni in cui la Chiesa aveva bisogno di una guida forte. E lui sen-
tiva venire meno le sue forze. E siccome si riteneva un padre, diceva gi
nel 1967 al suo amico Jean Guitton che se un papa non ha labitudine
di andare in pensione prima della fne perch non si tratta tanto di una
funzione quanto di una paternit. E padre sarebbe rimasto anche se i
suoi fgli non avrebbero pi potuto vederlo.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Galli della Loggia: D voce
alla ragione. Un gesto di rottura
di Andrea Lavazza
L
a notizia lha colto, come accaduto a tutti, totalmente di sorpresa.
Non invece stupito di essere interpellato da Avvenire. Ernesto Galli
della Loggia nelle ultime settimane stato uno dei pochi, dalle colonne
del Corriere della Sera, a condividere le argomentazioni laiche messe
in campo dal Papa e dal gran rabbino di Francia per opporsi ai matri-
moni gay e alle adozioni da parte di coppie omosessuali. A poche ore
dallannuncio delle prossime dimissioni di Benedetto XVI, lo storico e
analista le valuta come di grande portata e importanza da molti punti di
vista, soprattutto da quello strettamente istituzionale. Si pu intravedere,
in questa decisione, un mutamento di proflo del Papato.
Quali conseguenze vede in tal senso?
A mio avviso, e lo dico da laico, la storica rinuncia di un pontefce pu
contribuire a desacralizzare la fgura pubblica del Papa, rendendola pi
simile a quella di altri leader che, se impossibilitati a compiere la propria
missione, possono lasciare. Nessuna aveva mai sentito praticabile questa
opzione, data la funzione sacrale e carismatica svolta dal pontefce. Viene
toccata la natura istituzionale e politica del Papato, mettendo anche in
luce un problema che sempre rimasto sotto traccia, quello del modo di
elezione. La procedura del conclave ristretto, oggi, pu anche sembrare
stridente alla luce del gesto di Joseph Ratzinger. Sebbene vada precisato
che la Chiesa una monarchia assoluta elettiva e questo assetto non pu
che portarle vantaggi pure nel mondo moderno.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Come legge dunque il gesto di Benedetto XVI?
Nel suo Pontifcato, Ratzinger ha sperimentato due diffcolt, che egli
per primo ha evidenziato. Un bisogno di purifcazione, e penso in pri-
mo luogo allo scandalo della pedoflia, e un problema allinterno della
stessa Santa Sede, evidenziato, ad esempio, dalla fuga di carte riservate.
Di fronte a ci, il Pontefce ha preso posizioni forti e condotto con de-
terminazione unazione coerente. Ma per fare questo serve una notevole
carica di energia fsica e mentale, unenergia che forse il Papa ha sentito
venire meno. Paradossalmente, il capo della Chiesa cattolica ha un potere
illimitato, ma non pu fare quello che vuole, e ci comporta un grande
dispendio di risorse personali. Politicamente, la scelta di rinunciare al
soglio di Pietro potrebbe essere anche un modo per fare esplodere si-
tuazioni che non avevano possibilit di governo.
Una lettura come questa contrasta con lintento del Papa di lascia-
re per il bene della Chiesa.
Non sembri irriverente o banale sottolineare che il Papa uomo di mas-
sima fede e che, quindi, si affda alla Provvidenza. Quello che non pu
compiere con le sue forze, ritiene possa fare lo Spirito Santo guidando la
scelta del successore dentro il Conclave. Certo, resta la domanda: perch
si dimesso? Una domanda che interroga tutti. La spiegazione della
semplice stanchezza pu non convincere un analista laico come me.
Benedetto XVI un convinto assertore della razionalit dellantropologia
cristiana. In questo ha per trovato unostilit preconcetta e immotivata.
il caso del matrimonio e delle adozioni gay. Quello che dice il Papa
sovrastato dalla considerazione negativa della sua fgura. C un immo-
tivato sospetto che scatta automaticamente sulle sue parole. Prevale il
conformismo progressista incarnato dalla linea del New York Times.Se
Ratzinger condanna la guerra o il razzismo tutti sono daccordo, quando si
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
discosta invece dal mainstream ideologico, diventa subito conservatore,
dogmatico, reazionario. Non c stato nessun serio dibattito intellettuale
sulla questione matrimonio omosessuale, nessun argomento razionale.
Laddio di Benedetto XVI e larrivo di un nuovo Papa, per quello che
si pu dire oggi, cambieranno qualcosa?
In generale, in casi simili, sui media e nella discussione pubblica preval-
gono le interpretazioni ostili alle istituzioni, salvando per le persone. Se
il giudizio sulle persone, come accadde con lagonia di papa Wojtyla,
molto buono, ci si rifette in positivo anche sullistituzione.
Il Papa ha citato anche la velocit del mondo contemporaneo e la
necessit di farvi fronte...
, forse, un suggerimento verso una modifca degli stili di governo. La
Chiesa ha saggezza millenaria, ma talune volte tempi di reazioni pi ra-
pidi possono essere utili.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
13 febbraio
Tutti stretti a Pietro
Caro Papa
di Alessandro DAvenia
C
aro Papa, manca un accento allultima lettera di questo tuo nome,
Papa, e verrebbe fuori unaltra parola. La parola che ogni fglio pro-
nuncia migliaia di volte nella vita e che un fglio di Dio ha la fortuna di
pronunciare molte pi volte perch, alla fne, la vita cristiana imparare a
dire abb, pap, a Dio. Alla notizia della tua rinuncia ho avuto paura. Ho
provato lo stesso dolore per la morte di Giovanni Paolo II: allora avevo
28 anni e mi sentii orfano, piansi come chi ha perso un padre. Luned mi
successo lo stesso. Mi sono sentito orfano. Tu avevi deciso di non esse-
re pi Papa. Un altro padre mi veniva meno. il dolore di un fglio che ha
ricevuto moltissimo. Ho seguito il tuo pontifcato sin dal momento in cui
ti sei affacciato per la prima volta dal balcone (abitavo a Roma allora).
Ho letto i tuoi scritti, mi sono nutrito delle tue parole sempre profonde
e stranamente semplici per un professore di teologia, perch fondate sul
rapporto vero con Dio (quanto gelo nelle parole di alcuni pastori che ca-
pita di ascoltare...).
In questi anni in cui la fede spesso messa alla prova, dileggiata, frain-
tesa, tu hai fatto da parafulmine a molte critiche. Le hai prese tutte su di
te. Non te ne importava niente di essere colpito. Sono beati quelli che
vengono colpiti a causa di Cristo e chiss quanta della sporcizia che c
nella Chiesa stata gettata su di te per il fatto di essere quel padre di
famiglia che il Papa. Tu hai sempre dimostrato e chiss con quanto
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
dolore, dal discorso di Ratisbona a quello sul matrimonio, che lunico
consenso che ti interessa quello di tuo Padre Dio, cio della verit, del
logos. Per questo ho avuto paura quando hai annunciato la tua rinuncia.
Sul momento mi sembrato un tirarsi indietro. Se ti tiri indietro anche tu,
che sei il Papa, che fne facciamo noi? Ho ripensato a una tua frase che
mi porto nel cuore: Fedelt il nome che ha lamore nel tempo. Me la
ricordo tutte le volte che il mio e laltrui amore messo alla prova e devo
aggrapparmi con tutte le forze allAmore che muove tutti gli altri amori,
oltre che il sole e le altre stelle. In questi anni la mia fede si rafforzata
grazie a quel logos cortese, fermo e caldo che tu sai infondere alle parole
che usi, come (tanto per fare un esempio) queste che ho letto qualche
giorno fa: Dio, con la sua verit, si oppone alla molteplice menzogna
delluomo, al suo egoismo e alla sua superbia. Dio amore. Ma lamore
pu anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare
al di l di se stessi. Lamore non un romantico senso di benessere. Re-
denzione non wellness, un bagno nellautocompiacimento, bens una
liberazione dallessere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha
come costo la sofferenza della roce.
Ripensando alla tua frase, leggendo queste parole, le tue dimissioni
mi sembravano incomprensibili e mi hanno gettato nello sgomento. Mi
sono sentito solo. A che serve difendere la propria fede se poi anche il
Papa si tira indietro. Poi a poco a poco lemotivit ha lasciato lo spazio
al logos appunto, alla verit, a Cristo, e una grande pace tornata nel
cuore. Dovevo andare oltre il codice di interpretazione soggettivo, mo-
tivo, mondano. Rinunciare rappresenta un fallimento per il mondo, un
gesto di debolezza per il mondo, nel quale si solo se ci si afferma,
a ogni costo. La logica della debolezza non del mondo. Del mondo
la logica del potere e dellegoismo. Per questo il tuo gesto un gesto di
libert dallio e non di fuga da Dio, nel quale ti vuoi rifugiare del tutto
per continuare a sostenere la Chiesa pi e meglio. Con questo gesto fai
trionfare una logica diversa, un logos diverso. Quello di chi sa che la sua
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
preghiera silenziosa vale tanto quanto la sua azione, e lascia questultima
a chi pu meglio di lui portarla avanti. Doveva suonare allo stesso modo,
fastidiosa e inspiegabile, la frase di Cristo ai suoi: bene che io me ne
vada perch venga a voi un altro consolatore. Anche Cristo sembra
tirarsi indietro, ma cos vince: lascia lo spazio alla potenza dello Spirito,
non si lascia legare neanche dalla sua condizione umana, d tutto, anche
quella, si espropria di tutto se stesso, perch come tu hai spiegato nel tuo
libro pi bello essere cristiani essere per. Egli pone nelle mani dei
suoi il compito di continuare le sue opere e afferma che ne faranno anche
di pi grandi delle sue. Ti ringrazio, caro Papa, per tutto il logos che ci
hai donato e ci donerai sino al 28 febbraio, da Papa, ma anche per il lo-
gos che ci donerai dopo, nel silenzio che il mondo gi chiama sconftta,
sotterfugio, fuga, e che invece vittoria. Non mi sento pi solo, perch
ancora una volta mi hai aiutato a guardare allunica cosa che conta, luni-
ca di cui c bisogno, il Logos stesso. Una sola cosa ti chiedo. Non dare
le dimissioni dalla scrittura. Continua a nutrire la nostra fede con il tuo
logos. Non farlo sarebbe dare le dimissioni da un talento e il Vangelo
parla chiaro in merito...
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Kristeva: Ha ridato speranza
a unEuropa in crisi
di Daniele Zappal
C
on Papa Benedetto XVI, si aperta una nuova fase di buon augu-
rio per lavvenire dellEuropa e la pace nel mondo. E in queste
ore di grande polarizzazione mediatica, penso che tutti siano sensibili al
fatto che questo flosofo e questumanista stato pure un grande politico.
Il mondo rende oggi omaggio anche a un grande pacifsta capace di acco-
gliere la diversit planetaria. A sottolinearlo Julia Kristeva, poliedrica
scrittrice, saggista, linguista e psicanalista francese di origine bulgara, fra
gli intellettuali europei pi citati e studiati nel mondo.
Professoressa Kristeva, dalla sua sponda di non credente, come ha
percepito in questi anni il pontifcato di Benedetto XVI?
Benedetto XVI un teologo e un flosofo. Anche per questo, si tratta di
un grande europeo che con la sua opera ha dato speranza a unEuropa in
crisi. Poich lEuropa resta essenziale al mondo, soprattutto attraverso
la riunifcazione flosofca dellEuropa che il Papa ha aiutato il mondo a
orientarsi verso la pace. Ho avuto questimpressione in modo molto netto
ad Assisi, durante lincontro-anniversario interreligioso del 2011, dove
Benedetto XVI ha invitato per la prima volta in modo uffciale un piccolo
gruppo di non credenti, dandoci la parola. Abbiamo capito che si chiuso
il tempo del sospetto, del dubbio, dellincertezza fra credenti e non cre-
denti. Personalmente, questinvito mi parso una reiterazione della frase
di Giovanni Paolo II: Non abbiate paura. Questa frase aveva avuto un
senso particolare per gli europei dellEst perseguitati dal totalitarismo.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Ma nel nuovo contesto, linvito di Benedetto XVI aveva il senso: creden-
ti e non credenti, non abbiate paura fra voi e cercate di comprendervi co-
municando. Ci mi pare indispensabile per lesistenza dellEuropa e per
pensare assieme le ferite dellEuropa. un grande messaggio non solo
per il prossimo Papa, ma anche per tutte le nuove generazioni di europei.
Cosa lha colpita di pi nello stile personale di Benedetto XVI?
La sua grande discrezione e precisione. Durante il suo intervento ad As-
sisi, disse una frase che rester per sempre impressa nella mia memoria,
cio che nessuno proprietario della verit. Era inatteso da parte di un
rappresentante religioso che, a priori, tende a pensare che la propria veri-
t lunica. Ma questo Papa stato un umanista e un flosofo. Si rivolto
a noi comprendendo che la verit cristiana non per noi la verit, anche
se forse soffriamo di ci. Poi, si come rettifcato, osservando che la no-
stra verit una forma di ricerca che apre delle domande. una lotta in-
teriore. E rivolgendosi ai credenti, ha chiesto loro di ascoltarci per poter
cos purifcare la loro fede traendo ispirazione anche da noi. qualcosa
di ssolutamente inaudito che mostra al contempo una grande profondit
flosofca, grande umilt e una grande scommessa sullavvenire europeo
nel senso di un incontro fra lumanesimo cristiano e quello secolarizzato.
Questo pontifcato ha interpretato il bisogno di umanesimo dellEuropa e
compreso che esso ha due polmoni. Contrariamente a quanto si potuto
dire, Benedetto XVI non stato un Papa dogmatico nel senso chiuso del
termine. Nei fondamenti del cattolicesimo, ha cercato ci che aper-
to, ci che rappresenta un interrogativo, congiungendo simbolicamente
santAgostino a Heidegger e Freud. La vita e il pensiero, dunque, come
interrogativo e cammino.
Come ha accolto la notizia della rinuncia del Papa?
Resto sorpresa, quasi sbalordita. Non mi sento dinterpretare un simi-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
le gesto, dove lumilt del Papa e la complessit dellattuale situazione
della Chiesa si combinano probabilmente assieme ad altri elementi. Sar
lavvenire a parlare. Ma da un punto di vista strettamente umano, mi
sembra un atto pervaso di coraggio e saggezza.
Il pontifcato si chiuder nel pieno dellAnno della Fede. Come per-
cepisce questa corrispondenza, lei che ha dedicato pagine importanti
al bisogno di credere?
La mia interpretazione del credere non coincide necessariamente con la
fede cattolica in senso esplicito, ma sinteressa innanzitutto al fondamen-
to antropologico di questesperienza. A mio avviso, questo fondamento
riguarda la capacit dinvestire laltro e di riconoscerlo e di farsi rico-
noscere da lui, fn dallinfanzia. In questa chiave, la fede in senso largo
che pi mi ha personalmente colpito in Benedetto XVI quella verso
lEuropa secolarizzata.
La Deus caritas est, prima enciclica di Benedetto XVI, riguardava
lamore cristiano. Un atto di rinuncia pu essere visto come un pro-
lungamento e un coronamento di questo stesso amore?
Lenciclica mi era parsa un discorso molto flosofco e completo sulla-
more cristiano, il quale non si limita alla carit, ma che attraversa anche
la profondit del corpo, riconoscendo pure lerotismo che viene evocato
nellenciclica. Ripeto che non mi sento di azzardare interpretazioni sul-
la rinuncia. Ma posso dire che nella fducia che il Papa ha espresso nei
confronti dellumanesimo secolarizzato, vi certamente pure un ricono-
scimento dei corpi viventi, di quelli senza fede, della singolarit di ogni
esperienza. Anche ci rientra nella tradizione cristiana che tutti dovreb-
bero rispettare.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Bauman: Una scelta dal volto umano
di Luca Liverani
Z
ygmunt Bauman si schermisce, quando gli ricordiamo che Benedet-
to XVI ama citarlo: S, il Papa ha menzionato il concetto di societ
liquida. C qualcuno che stato capace di camminare sul liquido, ma
noi siamo esseri umani e abbiamo bisogno di tenere i piedi sulla terra
solida.... Il flosofo e sociologo polacco a Roma, invitato al convegno
organizzato dallassociazione Greenaccord Onlus - in collaborazione con
luniversit Lumsa, Fnsi e Associazione stampa romana - per rifettere
sul tema Verso un nuovo umanesimo. E prova a ragionare sulle moti-
vazioni che hanno spinto il Santo Padre a una decisione epocale. Non
sono in grado, ovviamente, di entrare nella mente e nel cuore di Bene-
detto XVI premette Bauman e posso solo rifettere sullimpatto che
avr la sua decisione. E su come questa si rifetter sulla realt futtuante
delle istituzioni religiose che fungono da mediatore tra Dio e luomo.
Ecco, credo che quello che ha fatto Benedetto XVI sia stato il tentativo
di riportare il pontifcato a una dimensione di umanit. Forse, ipotizza
lintellettuale polacco, Ratzinger con la sua confessione pubblica ha vo-
luto ammettere che anche il Papa, che pure una sorta di apostolo e di
messaggero, un essere umano. s un plenipotenziario di Dio, ma ci ha
ricordato che esistono dei limiti a quello che pu fare.
Il coraggio di Benedetto XVI, secondo Bauman, sta dunque nellave-
re voluto ricordare che la fgura del Vicario di Cristo in Terra e luomo
che lo impersona non possono essere sempre e comunque sovrapposte.
Questa distinzione dice stata fatta, per la prima volta da secoli a
questa parte, proprio dalluomo che lerede di San Pietro e che a capo
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
di unenorme comunit di credenti. E io credo che sia stato molto onesto,
molto coraggioso nel dire: io sono stato scelto per rappresentare questa
funzione cos sacra, ma allo stesso tempo sono ancora un essere umano,
sto cercando di svolgere al meglio questo ruolo, ma purtroppo le mie
capacit sono umane e quindi limitate. Benedetto XVI sicuramente ha
meditato a lungo ed giunto alla conclusione che una dichiarazione di
questo tipo, che ha cambiato per sempre lo stato delle cose, poteva essere
fatta. Inevitabile, agli occhi del fedele come delluomo della strada, il
paragone con la fne del pontifcato di Karol Wojtyla: Da prefetto della
Congregazione della fede, Ratzinger ha passato molti anni in compagnia
di Giovanni Paolo II ricorda Bauman e quindi ha conosciuto bene il
confitto tra il ruolo, che Giovanni Paolo II era tenuto ad avere, e la sua
incapacit, nellultimo periodo, di uomo sofferente e malato, che poteva
fno a un certo punto e non di pi. Credo che dunque, condividendo que-
sti momenti tragici, Benedetto XVI abbia voluto trarre queste conclusio-
ni. E abbia deciso di non ripetere quellesercizio.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Lamico Richardi:
Ha saputo dialogare con il mondo
di Gianni Santamaria
U
na scelta coraggiosa che rappresenta un fatto sensazionale nella
storia della Chiesa e nella quale vedo una forma di obbedienza
a Dio. Ma allo stesso tempo in qualche modo anche una decisione che
corrisponde alla personalit di un Papa che si sempre espresso per la
conciliabilit tra la fede e la ragione. In questa dimensione, che stata
un tema fondamentale del Pontifcato per il giurista tedesco Reinhard
Richardi va cercata la ragione del gesto di Papa Benedetto. E queste non
sono le parole di circostanza o neppure la semplice analisi intellettuale di
un qualsiasi opinionista a confronto con un fatto che per una volta non si
esagera a defnire storico. No. A parlare al telefono con Avvenire uno
degli amici pi stretti di Papa Ratzinger. Un collega di universit a Rati-
sbona negli anni Settanta, la cui frequentazione con il teologo bavarese si
presto trasformata in sodalizio profondo. Che ha coinvolto le rispettive
famiglie: della cittadina di Pentling, dove Richardi abita con la moglie
Margarete, il vicino di casa Ratzinger stato una presenza costante insie-
me alla sorella e al fratello Georg, tuttora residente a Ratisbona. Unami-
cizia che proseguita compatibilmente con i crescenti impegni dellar-
civescovo di Monaco, del cardinale prefetto della Glaubenskongregation
(la Dottrina della fede) e infne del Pontefce. Con la decisione attuale
riprende il professore emerito di Diritto del lavoro, gi decano di Giuri-
sprudenza nella cittadina universitaria allombra del celebre Duomo il
Papa in fondo ha riconosciuto che la guida della Chiesa cattolica, con un
miliardo e duecento milioni di fedeli, non avrebbe potuto essere portata
avanti a lungo da una persona non pi in possesso di forze fsiche. Si pen-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
si che prima il Papa stava solo in Vaticano, oggi il parroco del mondo.
Qualcuno ha pensato anche alla mancanza di energie dellintelletto, ma
lo trovo del tutto errato. Certo, Richardi non nasconde che la notizia
lo ha sorpreso. Quando stato chiamato da un giornale bavarese non
riusciva a immaginarsi che fosse vero, anzi pensava di trovarsi davanti a
una bufala giornalistica. Poi le telefonate con conoscenti romani e la
consultazione delle note uffciali su Internet hanno dissipato i dubbi.
Il sentimento di incredulit che un fatto del genere potesse accadere sta-
to diffuso in Germania. Ad esso ne subentrato, per, immediatamente
uno di profondo rispetto. Non solo nelle dichiarazioni uffciali della can-
celliera Angela Merkel e del presidente della Repubblica Joachim Gauck,
alle quali i coniugi Richardi hanno assistito in tv. Gauck, ex pastore nel-
la Ddr riferisce Richardi , ha sottolineato la saggezza del Pontefce e
ha indicato il suo discorso al Bundestag come uno dei punti pi alti della
storia dellAssemblea. Ma anche tra la gente chiaro il proflo di una
personalit molto riservata e che ha espresso sempre quella correttezza
che io personalmente ho conosciuto. E quella capacit di parlare non solo
agli intellettuali, ma anche alla gente semplice. Senza far pesare quella
genialit teologica che lo fece paragonare dal cardinale di Colonia Joa-
chim Meisner allamato Mozart. Le cui composizioni, secondo un detto
famoso, Dio in cielo le ascolta per rilassarsi. Sembrano leggere e orec-
chiabili, ma dietro c una struttura e un lavoro...
Ecco, il Mozart della teologia ha avuto da Dio questo talento. Il bi-
lancio del pontifcato va visto, dunque, nella forma del dono. Quello pi
bello che Richardi serba nel cuore lenciclica Deus Caritas est, nella
quale pone il principio che non si deve avere paura e che si deve operare
affnch nessun uomo si perda. Questo il lascito per le nuove generazio-
ni, anche sacerdotali, di un Papa che ha evitato il rischio pastorale evi-
denziato da un gioco di parole, che Richardi snocciola, di far diventare
la Frohbotschaft (la lieta novella) una Drohbotschaft (un annuncio mi-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
naccioso). Lillustre amico pi che ammonire ha cercato di far vedere il
lato positivo di cose che oggi vengono accantonate come dogmatiche,
ad esempio il matrimonio come fedelt reciproca anche nelle diffcolt.
Con lui la persona ha sempre una chance per ricominciare.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
La forza del servizio nel deserto di oggi
di Pietro Barcellona
D
opo il primo momento di sgomento di fronte a quella che mi parsa
subito la notizia di un evento assolutamente inaudito e straordina-
rio, come probabilmente tutti, via via che la notizia si diffondeva, mi
sono interrogato sul signifcato che, sia pure problematicamente, poteva
attribuirsi a questo fatto cos enorme. Ho cominciato ad ascoltare che da
pi parti si sottolineava il senso di impotenza che il Papa ha provato in
questi ultimi anni di fronte allassalto spesso mediatico e spettacolare che
stato rivolto da pi parti e in pi Paesi al Vaticano. Le dimissioni sareb-
bero quasi un atto di ammissione della sua incapacit fsica e psicologica
a prendere decisioni in un momento cos drammatico per la Chiesa e per
lintero Occidente. Mi venuto subito in mente il flm di Nanni Moretti
nel quale, quasi profeticamente, si rappresenta la storia di un Papa che
rifuta di assumere il ruolo pontifcale perch sente tutta la propria ina-
deguatezza rispetto a una funzione che in tutto il mondo comunque
riconosciuta come autorit magisteriale e a cui rendono omaggio tutti
i potenti della terra. Rifettendo su quel flm, infatti, mi parso subito
evidente il contrasto tra la fgura drammatica del Papa che fugge fuori
dal Vaticano nelle vie di Roma a incontrare persone, uomini e donne, nei
luoghi pi disparati, e le modalit con le quali i cardinali riuniti in con-
clave gestiscono limprovvisa evenienza di avere eletto un Papa che non
vuole esserlo. Le preoccupazioni dei cardinali, che addirittura cercano di
utilizzare dei marchingegni per mostrare il Papa nella sua stanza e che
poi trascorrono il tempo chiacchierando di tutto e persino divertendosi
con improvvisate partite di pallavolo, sono infatti esclusivamente rivolte
allimmagine pubblica dellistituzione.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Pu sembrare irriguardoso fare riferimento a questo flm, ma posso as-
sicurare che ho visto nella sua rappresentazione della fgura del Papa
un enorme rispetto per la sofferenza e la drammaticit in cui si trova un
uomo solo che viene designato come vicario di Cristo. Mi sono venute
alla mente le terribili parole che ogni sacerdote pronuncia nella celebra-
zione della Messa: Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum.
In questa affermazione che precede la distribuzione dellOstia consacrata
ho sempre sentito la debolezza strutturale dellanimo umano e la sua in-
capacit a sopportare la sofferenza, il dolore e persino le normali diffcol-
t di stare al mondo, il riconoscimento chiesto a ciascuno di accettare la
propria limitatezza e la propria mortalit, affdando la salvezza alle mani
di un Padre Amoroso. Rispetto a questa povert e indegnit dellessere
umano ad assumere il ruolo di vicario del Figlio di Dio si accompagna il
confronto drammatico con il racconto della vita di Ges Cristo nei quat-
tro Vangeli che ci sono stati trasmessi. Come si fa a dimenticare, vivendo
il ruolo di Papa, che Cristo principalmente il testimone di una terribile
crocifssione e che, nella solitudine della propria passione, ha sudato san-
gue profetizzando il tradimento persino dei suoi stessi discepoli? Pensan-
do queste cose mi sono via via convinto che, come nel flm di Moretti, le
dimissioni del Papa non sono un gesto di debolezza n una dichiarazione
di impotenza, ma un atto di forza e di coraggio che lancia una sfda alla
Chiesa e al mondo.
Come Cristo fu tradito dai suoi discepoli e venduto per trenta denari da
uno di loro, questo Papa stato continuamente tradito nellambito della
Chiesa stessa e persino dal suo assistente di camera, che ha trafugato
documenti e denaro. proprio a questo tradimento della Chiesa che papa
Ratzinger alludeva nel suo profetico commento alla Via Crucis che si
svolta nelle vie di Roma mentre il suo predecessore viveva gli ultimi
momenti della vita. Vorrei che tutti noi rileggessimo quelle parole, per-
ch sono gi di per s un programma di riforma e di denuncia dei nemici
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
del messaggio cristiano che si annidano allinterno della Chiesa stessa,
magari ostentando una devozione che non esprime nessuna riservatezza
e nessuna profondit interiore. A differenza di papa Giovanni Paolo II,
che si era posto rispetto al mondo nella posizione di un comunicatore me-
diatico eccezionale e che aveva fatto delle continue visite pastorali negli
altri Paesi loccasione di un proselitismo di massa, papa Ratzinger sin
dai primi suoi atti ha inteso ribadire la differenza sostanziale fra la fede
in Ges Cristo e il generico sentimento religioso che si manifesta nelle
pratiche cultuali di ogni popolo. La dedizione e lintelligenza con cui ha
dedicato la sua passione per la fgura di Ges Cristo alla scrittura di tre
volumi che ne interpretano lattualit storica nel contesto determinato di
una grande crisi di civilt, mostra che il suo interesse fondamentale era
ritrovare il flo rosso che deve unire la comunit ecclesiale alla tradizione
evangelica. Ci sono pagine dei tre volumi del Papa che indicano una stra-
da di rapporto con la persona del Figlio di Dio e dellUomo lontana da
ogni pietismo conformistico e che chiamano invece alla consapevolezza
della rottura epocale che il Messia rappresenta. Tutta la parte del secondo
volume dedicata a seguire la predicazione di Ges e a sviluppare il signi-
fcato dei rapporti che egli intrattiene con la uffcialit formale del culto
ebraico affdato alla casta dei rabbini e al loro direttorato tende a mettere
in evidenza che lassoluta novit del Messia sta nel volere trasformare
leredit biblica del Padre severo in un messaggio fraterno che ritrova la
strada della misericordia e dellamore paterno. A mio parere decisive,
come ho cercato di scrivere in una mia recensione, sono le pagine dedi-
cate alla profezia di Ges Cristo sulla inevitabile distruzione del Tempio
di Gerusalemme, che non capace di riconoscere e ascoltare i Profeti
inviati da Dio ma che anzi trasforma spesso il Tempio in un puro spazio
mercantile dove viene dissacrata ogni signifcazione simbolica del luogo.
Papa Ratzinger raggiunge in queste pagine momenti di affettivit fliale
che istituiscono una relazione personale con il Messia venuto ad assume-
re la forma delluomo mortale e sofferente.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Come si legge nei Vangeli, non lofferta rituale dellagnello n il paga-
mento della decima che introduce al mistero del rapporto tra uomo e Dio,
ma la comunicazione interiore che si realizza attraverso lidentifcazione
del volto di Ges con il volto dei diseredati e dei malati. Tutto il prosegui-
re del pontifcato che ad alcuni parso intellettualmente e teologicamente
arido, frutto di una formazione prevalentemente flosofca, invece per-
corso dal tema della Carit, le cui radici culturali reinterpretano leros
greco in rapporto con lamore cristiano. Alcuni hanno letto lenciclica
Caritas in veritate alla luce del dialogo con Habermas, come la ricerca
di una via razionale alla conquista della fede. Trovandomi a commen-
tare questa enciclica ho cercato di mostrare i limiti di questa interpreta-
zione razionalistica, perch invece personalmente mi parsa proprio il
tentativo di istituire un nesso inscindibile tra Amore e Verit. Non c
una gerarchia tra Amore e Verit nel pensiero di papa Ratzinger, ma un
reciproco rinvio che si manifesta soltanto nelle relazioni interpersonali
e non nellarida precettistica di una dogmatica priva di slanci verso la
sofferenza e il dolore delluomo. Il tema del dolore stato infatti un altro
tema ricorrente nelle rifessioni del Papa e nei suoi messaggi domenicali,
anche se nel suo italiano irrigidito dal semplice fatto che Ratzinger non
poteva che pensare in tedesco si lasciato poi cadere nella banalit di una
compassione generica nei confronti di tutte le vittime dei soprusi, dello
sfruttamento e delle torture. Io credo che questa voce del Papa non stata
n ascoltata n compresa da molte parti del mondo cattolico, dove inve-
ce si sono manifestate sempre pi lacerazioni e contrasti per motivi che
nulla hanno a che vedere con il problema del messaggio cristiano. Per
questo latto di dimissioni non un segno di stanchezza e di debolezza,
ma la forza e il coraggio di trasmettere nellambito della Chiesa, e anche
oltre, il senso dellumilt e del servizio, per contrastare larroganza dei
poteri e la presunzione degli uomini che riducono lesistenza a edonismo
e consumismo, desertifcando sempre pi il senso dellabitare la terra. Le
dimissioni del Papa sono la testimonianza che neppure il Vicario di Cri-
sto pu arrogarsi prerogative di onnipotenza di fronte al resto del mondo.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Come Ratzinger ha sottolineato, Ges non venuto per organizzare la
guerriglia degli zeloti, ma per trasformare la violenza delluomo sulluo-
mo in una capacit di perdono e di reciproco servizio. Le dimissioni sono
una sfda alla Chiesa, che deve adesso misurarsi con la potenza di questo
messaggio epocale e col cinismo delle nostre societ che hanno perso
quasi totalmente il senso del valore spirituale dellumilt e della riserva-
tezza. Come ci ha detto Ges Cristo, anche la preghiera deve amare la
solitudine e non il cerimoniale pubblico, che spesso nasconde la durezza
del cuore.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
14 febbraio
La guida Cristo
Sovrana certezza
di Marina Corradi
M
i sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa di Cristo,
che non le far mai mancare la sua guida e la sua cura. La
prima parola di Benedetto XVI ieri mattina in Udienza, proprio la prima
cosa detta alla folla, grande, che lo aspettava, stata questa: il ricordare
che la Chiesa di Cristo, e che dunque anche nelle circostanze pi avver-
se Cristo non la abbandona. E noi, semplici fedeli storditi, luned, dalla
notizia, noi interiormente turbati da un inimmaginabile congedo, abbia-
mo riconosciuto in quella prima parola la volont paterna di dire, a quelli
come noi, di non aver paura. In questi due giorni abbiamo sentito di tutto,
sul gesto di Benedetto XVI, lodi e plausi, e contestazioni, ed evocazioni
di oscuri retroscena. Abbiamo letto di desacralizzazione del Papato, di
fondamenta che vacillano, e sentito dottamente discorrere della Chiesa
come di una grande multinazionale, o una Ong certo, dal brand spiri-
tualmente elevato. E ci occorreva davvero che proprio Benedetto XVI,
il maestro che abbiamo amato e continueremo a amare, ci ricordasse, ci
confermasse in questa semplice antica certezza: la Chiesa di Cristo,
che non labbandona. La Chiesa di Cristo, il suo corpo, e non mai
riducibile solo agli uomini, strutture, gerarchie che la compongono, con i
loro peccati, i loro umani sforzi, le loro disunioni e persino il loro cercare
un pubblico. Colpe ed errori che pure, tornato a ricordarci nellome-
lia delle Ceneri il Papa, ne possono deturpare il volto. Questo aspetto
non visibile, non sperimentabile con le nostre consuete misure, tanto
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
fondante quanto non compreso nemmeno dai pi fni intellettuali, che
parlano di Chiesa come di un fatto solo storico, sociologico, umano.
E spesso anche fra noi, credenti, questa memoria ontologica facilmente
sbiadisce; allora in giorni come questi ci smarriamo: e adesso? a que-
sto sommesso tremare dei semplici che il Papa ieri ha teso la mano con
una frase per nulla debole, e anzi colma di certezza sovrana: la Chiesa
di Cristo, che non labbandona. Poi, nellUdienza il Papa ha affrontato
il Vangelo delle tentazioni di Ges nel deserto, riassumendole in poche
parole: la tentazione eterna, ha detto, quella di usare Dio per noi stes-
si. Ecco, in quelle sole righe dellevangelista Luca si sente gi il respiro
di un altro, radicale, desiderio, di uno sguardo altro dalla logica degli
uomini, inesorabilmente sedotti del potere. Di modo che chi si imbarca
sul grande millenario naviglio di Pietro, se tiene viva la fede, si trova, ha
detto il Papa, a fare scelte scomode o perfno, secondo il mondo, stolte;
ad amare i deboli, e la vita delluomo fn dal suo pi debole invisibile
inizio. Ad amare per sempre, e a generare fgli, quando il mondo attorno
ripete che la vita cosa da prendere e usare, come e fnch si vuole.
Quellaltro sguardo, quellaltro respiro s visto bene ancora ieri sera,
in San Pietro gremita di uomini e donne stretti attorno a Benedetto nel
giorno delle Ceneri in quel gesto cos umile e conscio del nostro esse-
re, solamente, creature. Risuoni forte in noi linvito alla conversione,
a ritornare a Dio con tutto il cuore, accogliendo la sua grazia che ci fa
uomini nuovi, stato il flo teso nelle parole del Papa. Di nuovo, parole
affatto stanche, anzi straordinariamente audaci in tempi di pensiero de-
bole, di rassegnati orizzonti. Tornare a Dio, limperativo di questuomo
il cui cuore sembra tutto fuorch piegato, o vecchio. Quaerere Deum, la
parola che ci lascia un grande Papa in un Anno della Fede indetto perch
ci che vero torni a essere concreto, e vivo fra noi. Perch la Chiesa
di Cristo, e tutto il suo essere tenda a Cristo Colui che ricapitoler in s
tutte le cose, quelle della terra e quelle del cielo. E il grande applauso a
Benedetto XVI ieri sera in San Pietro testimonia la fede e la forza del po-
polo cristiano. Peccatori, certo; gente per che sa da dove viene, e verso
Chi va.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Cottier: E il tempo della serenit
e della speranza
di Umberto Folena
A
i fedeli cattolici dico: mai come in questo momento dobbiamo
guardare alla Chiesa come a un mistero di fede. Rimanere se-
reni, anche se tristi. E coltivare la virt della speranza!. La voce del
cardinale Georges Cottier, teologo emerito della Casa Pontifcia, cal-
ma come sempre. Trova anche il modo di scherzare: Io? In questo mo-
mento? Dovr solo pregare, senza altre preoccupazioni. Alla mia et al
Conclave non ci vado di certo.... E le primavere del padre domenicano
svizzero, nato a Ginevra nel 1922, tra poco saranno ben 91.
Tre giorni dopo lannuncio, molti fedeli si mostrano commossi, in
preghiera. Alcuni sembrano sconcertati. Altri sono decisamente tri-
sti. E lei?
Hanno ragione a essere tristi. Lo siamo tutti, perch molto legati alla per-
sona di Benedetto XVI. Ma il suo gesto va rispettato. Come ha detto ieri
mattina, ha maturato la decisione sostando a lungo davanti a Dio nella
preghiera. Ma durante ludienza ha aggiunto unaltra cosa, che non aveva
detto parlando ai cardinali luned, e che la chiave per comprendere la
sua decisione.La Chiesa di Cristo, il Quale non le far mai mancare la
sua guida e la sua cura. Questa la chiave. Ci sono due modi di guardare
alla Chiesa. Il primo, assai diffuso, puramente umano, sociologico. La
Chiesa coincide con le miserie di uomini peccatori. Il mistero? Assente,
invisibile, censurato. Ma proprio questo il cuore della Chiesa, che
mistero di fede. Lo affermano le Scritture, con san Giovanni e san Paolo:
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Chiesa Sposa di Cristo e Chiesa Corpo di Cristo. Vedere soltanto laspet-
to umano erroneo.
Quando la tristezza monta, non forse pi diffcile sperare?
Io sar con voi fno alla fne del mondo ci rincuora Ges. Mai la Chiesa
perde la speranza, mai! La Chiesa mistero di fede, il Papa il Vicario di
Cristo e Lui non verr mai a mancare.
Dunque, in questo particolare momento, richiesto a tutti un atto di
fede?
S, a tutti senza eccezioni. Fede nella Chiesa cattolica e apostolica, come
recitiamo con la preghiera del Credo. Anche a me? Certamente, io sono
particolarmente tranquillo; non da ultimo perch sono un cardinale ma,
per la mia et, non prender parte al Conclave. Potr restare vicino a
papa Ratzinger con la preghiera. Pregheremo tutti e due.
Per lei poco fa ha ammesso di essere un poco triste.
Tristezza s, ma non paura. La speranza prevale. Ieri mattina Benedetto
XVI ha sentito pure il bisogno di sottolineare di aver agito in piena
libert. Perch? Qualcuno, erroneamente, avrebbe potuto pensare che
allorigine della rinuncia potessero esserci forti pressioni o malaugu-
rati consigli. Ma abbiamo sentito che lidea della rinuncia sarebbe stata
maturata gi al ritorno dal pellegrinaggio a Cuba. Il Papa ha aspettato e
pregato. Ha interrogato la sua coscienza al riparo da ogni genere di pres-
sione. E alla fne ha deciso in piena autonomia. Per s. E anche per i suoi
successori.
La sua decisione riguarda anche i Pontefci futuri?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Riguarda la Chiesa tutta intera, non solo la sua persona. Papa Ratzinger
non pu non aver pensato anche ai suoi successori. Guardiamo in faccia
la realt. Laspettativa di vita si allunga e sar fatale che, in futuro, si ve-
rifchino casi analoghi. Un limite di et suggerito anche per i vescovi e i
membri della Curia romana. In un certo senso, Benedetto XVI ha voluto
porre un limite anche a se stesso. Gi Paolo VI aveva preso in considera-
zione questa ipotesi.
Se nei prossimi giorni le capitasse di trovarsi a tu per tu con il Santo
Padre, che cosa gli direbbe?
Niente parole. Soltanto un abbraccio, un grande lungo abbraccio.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Spadaro: Quegli spazi digitali
di meditazione
di Matteo Liut
S
e Giovanni Paolo II stato il Papa della diffusione di internet, Be-
nedetto XVI stato eletto nel momento in cui si sono diffusi ampia-
mente i social network. Secondo padre Antonio Spadaro, direttore della
Civilt Cattolica, studioso ed esperto della comunicazione digitale, que-
sto un dato su cui rifettere.
Padre Spadaro, come hanno risposto le reti sociali alla notizia?
C un commento, riportato sul sito dellHuffngton Post, che riassume
quello che sta succedendo. In un post di questi giorni si nota come il Papa
che pi di ogni altro si interessato alla comunicazione digitale abbia
mandato in tilt linfosfera globale. Lemergere dei social network
stata una sfda importanti con la quale Benedetto XVI ha dovuto con-
frontarsi. Le parole, i gesti e il magistero di Ratzinger sono stati presenti
nella vita dei fedeli in parte anche perch sono stati condivisi e non solo
trasmessi attraverso i media digitali. La sua fgura era gi argomento del-
la discussione sociale nei media digitali. Lapertura di un suo proflo su
Twitter ha poi dato forma a una sua presenza diretta nella conversazione.
Molte le reazioni positive e negative su Twitter. C un atteggiamento
che spicca pi di altri?
La cosa pi evidente , davanti a una notizia diffcilmente digeribile an-
che per la rete, il forte richiamo alla dimensione iconica, alluso di imma-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
gini. Ad esempio tra gli utenti delle reti sociali girata la foto del fulmine
che ha colpito la cupola di San Pietro, forse perch rende bene il forte
impatto del gesto di Benedetto XVI.
Colpisce nella ricerca semantica condotta da Expert System che tra
i primi verbi presenti nei tweet sul Papa ci sia meditare. Cosa ci
dice questo dato?
Rileggiamo il messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali
dellanno scorso: il Papa ci ricordava che anche in rete sono possibili
spazi di silenzio e di meditazione. Ed quello che sta avvenendo ora:
moltissimi sentono la necessit di rifettere su questo evento e cercano
anche nelle reti sociali un confronto e degli spunti di meditazione. Di
questa spinta io sono testimone nei social network in cui sono presente.
Molti mi scrivono post su Facebook, commenti sul mio blog e tweets
esprimendo un desiderio di meditare sulla rinuncia del Papa. C un dif-
fuso bisogno di capire, di rifettere.
Molti tweet sul Papa, dai toni ironici, facevano riferimento a fgure
politiche. Come leggere questo dato?
Nei social network esiste una pancia fatta di emotivit e parte di que-
sta emotivit anche negativa. Non c da stupirsi, poich i social net-
work rifettono ci che accade nella realt, cosa pensa la gente. Per tutti
i personaggi pubblici, non solo per il Papa, essi sono uno strumento che
offre opportunit di condivisione enormi, ma che espone anche a questa
pancia. Semmai bisogna rifettere meglio sul fatto che il Papa resta un
grande collettore simbolico di paure, desideri, speranze da parte di milio-
ni di persone. Questo oggi si sta riversando anche nella rete.
Molti tweet paragonavano la situazione attuale a quella riproposta
nel flm Habemus Papam. Che signifcato dare a questo accosta-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
mento?
Il riferimento al flm una pista a mio avviso non adeguata, perch in
quella pellicola il Papa eletto prova timore davanti a una missione che
invece Benedetto XVI ha portato avanti per otto anni. Lattore colpiva
per la sua umanit, ma emergeva come un personaggio di Svevo, in-
somma lennesimo inetto novecentesco. Invece la scelta di Benedetto
XVI, a leggere bene le parole latine del suo annuncio, appare pi che una
rinuncia, un coraggioso passaggio del testimone. Sembra il gesto di un
uomo vivo chestertoniano, per rimanere nelle metafore letterarie. Il
Papa non preoccupato per s e per la sua debolezza, ma per la Chiesa e
i doveri del ministero petrino. Davanti a questo evento per la gente ha
reagito ricordando le immagini di un flm o anche i versi di Dante riferiti
a Celestino V, piuttosto che rifettendo sulle parole del Pontefce. Ci fa
rifettere sullimportanza che, come dicevo prima, oggi hanno la dimen-
sione iconiche, le fgure, limmaginario.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
15 febbraio
Cresca il vero Concilio
Il Papa: torniamo al Vaticano II reale
di Salvatore Mazza
I
l Concilio raccontato da un testimone. Un testimone, prima ancora che
attento e qualifcato, appassionato. Innamorato di quella Chiesa che
nel Concilio riponeva aspettative incredibili, anche se poi ha faticato,
e fatica, a realizzarsi, perch il Concilio dei giornalisti stato pi
forte del Concilio reale. Ma la forma reale era presente, e sempre pi
si realizza come vero rinnovamento della Chiesa. Di qui, allora, linvi-
to a lavorare perch il vero Concilio, con la forza dello Spirito Santo,
agisca e sia rinnovata la Chiesa. Speriamo che questo Concilio vinca.
Benedetto XVI ha salutato cos il clero di Roma, il suo clero. Con un
lungo oltre 45 minuti discorso a braccio sulla sua esperienza del Concilio
Vaticano II, denso di ricordi, aneddoti, considerazioni. In unAula Paolo
VI dove lemozione, la commozione, laffetto li si poteva letteralmente
toccare, papa Ratzinger s congedato, in qualche modo, dai preti della
sua diocesi lasciando loro un mandato indimenticabile. Io, ritirato nella
preghiera, sar sempre con voi, nella certezza che vince il Signore, ha
detto loro, alla fne, accennando alla sua prossima rinuncia al ministero
petrino: Anche se mi ritiro in preghiera ha ribadito sono sempre vicino
a tutti voi, e sono sicuro che anche voi siete vicini a me. Anche se per il
mondo rimango nascosto.
Salutato al suo ingresso in aula da un lunghissimo applauso, che si sa-
rebbe ripetuto al termine delludienza, e ricevuto lindirizzo di saluto del
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cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, rimasto al suo fanco per tutto
il tempo, Benedetto XVI ha iniziato a raccontare del Concilio a partire da
un aneddoto, ossia del come egli stesso arriv al Concilio, prima come
assistente personale del cardinale Josef Frings di Colonia, e poi come pe-
rito di quelle assise. A lui, nel 1961 il pi giovane professore di teologia
dellUniversit di Bonn, Frings aveva chiesto di proporgli una traccia
per una conferenza su Il Concilio e il mondo nel pensiero moderno, che
avrebbe dovuto tenere a Genova, su invito del cardinale Siri. Un inter-
vento probabilmente molto innovativo Io ero pieno di timore... che
Frings volle leggere cos comera. Poi, ha proseguito, Giovanni XXIII
mand a chiamare il cardinale, e Frings, salutando il giovane professore
prima di presentarsi dal Papa vestito della porpora, scherz: Forse quan-
do torno non sar pi cardinale, lultima volta che porto addosso questa
roba. Poi in realt ha proseguito papa Giovanni entr e disse Grazie
eminenza, lei ha detto le cose che volevo dire e non ho trovato le parole.
Vuol dire che erano le parole giuste.
Di qui, nellaula delle udienze, s dipanato il racconto di un Concilio
spesso accusato di non aver parlato di Dio quando, invece, lha fatto,
e proprio a partire dal suo primo atto, che stato di aprire tutto il po-
polo santo alla liturgia, attraverso la riforma liturgica, portando a com-
pimento un processo cominciato gi da Pio XII. E, ha sottolineato papa
Ratzinger, stato molto bene che sia stato questo il primo tema affron-
tato, perch in questo modo il Concilio ha affermato il primato di Dio, il
primato della rivelazione. Il mistero pasquale, in questo modo, diventa
il paradigma dello stile del cristiano e del tempo cristiano, espresso nel
tempo pasquale e domenicale, giorno della Risurrezione del Signore.
Peccato che oggi ha osservato il Pontefce la domenica si sia trasfor-
mata nel fne settimana, mentre linizio della creazione e dellincontro
con Cristo Risorto. Quindi ha sottolineato le grandi aspettative che
cerano attorno a quel fatto di Chiesa, in quegli anni pieni di speranza,
di entusiasmo, di volont di fare nostro il progresso della Chiesa, di con-
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tribuire alla forza del domani, e delloggi della Chiesa, alle prese con
il pensiero contrastante del modo moderno. I vescovi volevano essere
il soggetto, da responsabili, non rivoluzionari, tant vero che prima
di preparare le liste per le Commissioni volevano conoscersi un po.
Cos cominciata una forte attivit fatta di piccoli incontri trasversa-
li, durante i quali ho conosciuto grandi fgure come i padri De Lubac,
Danielou, Congar. E questa gi unesperienza delluniversalit della
Chiesa, che non sempre viene da imperativi dallalto, ma insieme cresce,
sotto la guida del successore di Pietro. Un modo di dire, e di vivere, il
noi siamo Chiesa ha aggiunto ma non nel senso di un gruppo separa-
to. Anche in quel momento, ha ricordato, il tema della collegialit dei
vescovi in rapporto al popolo di Dio appariva a molti come una lotta di
potere, e forse qualcuno ha pensato al suo potere. Ma non era questo: era
essere ununica Chiesa che cammina insieme. Al Concilio, ha osserva-
to, questa tematica, stata al centro di discussioni molto accanite, direi
un po esagerate. In realt, serviva per esprimere che i vescovi insieme
sono un corpo, continuazione del corpo dei 12 Apostoli, e solo uno
il successore di Pietro, mentre gli altri lo sono di tutti gli apostoli insie-
me. Tutto questo quando il concetto di popolo di Dio, elemento di con-
tinuit con lAntico Testamento, era fno ad allora un po nascosto,
Ancora pi confittuale ha rivelato era il problema della Rivelazione: gli
esegeti cattolici si sentivano in situazione di negativit nei confronti dei
protestanti che facevano le grandi scoperte. Questa, secondo il Papa,
stata una battaglia pluridimensionale nella quale fu decisivo Paolo VI,
che con tutta la delicatezza e il rispetto propose 14 formule per ribadire
che la fede basata sulla Parola e sulla Tradizione in quanto la certezza
della Chiesa sulla fede non nasce solo da un libro isolato, ma ha bisogno
del soggetto Chiesa. Potevamo scegliere tra 14 formule, ma una doveva-
mo sceglierla.
Benedetto XVI ha quindi ricordato la genesi dei principali documenti
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conciliari, dalla Gaudium et spes alla Nostra aetate (sottolineando, ri-
guardo a questultima, la raccomandazione dei vescovi dei Paesi arabi
a parlare anche di islam: Al tempo non lo abbiamo molto capito ha
ammesso oggi sappiamo che era necessario), e ha concluso la sua testi-
monianza parlando di quello che ha defnito il Concilio dei giornalisti,
che si svolgeva fuori dalla Chiesa. Per i media, ha detto, il Concilio
era una lotta politica, di potere tra i diversi poteri della Chiesa. Di qui la
banalizzazione dellidea del Concilio, per di pi accessibile a tutti.
Tutto ci, per il Papa, ha creato tante calamit, problemi, miserie. Semi-
nari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata. Il vero Concilio ha avuto
diffcolt a realizzarsi. Il Concilio virtuale stato pi forte del Concilio
reale. Ma la forma reale era presente, e sempre pi si realizza come vero
rinnovamento della Chiesa.
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La luce alta
di Salvatore Mazza
A
ragionare sulle parole di ieri del Papa come se fossero solo una te-
stimonianza del (e sul) Concilio Vaticano II, bench altissima, si
farebbe un errore. Cos come lo si farebbe a considerare il rivolgersi del
Vescovo di Roma ai preti della sua diocesi come una lezione, e lezione,
altrettanto alta e bellissima, pure stata. Raramente, infatti, lincrociarsi
stretto di ricordi e di sapienza amalgamati non in un testo scritto, ma in un
discorso a braccio, e in una lingua non nativa, e per oltre quarantacinque
minuti ha saputo tradursi in una sintesi tanto lucida e, allo stesso tempo,
effcace, di quel grandissimo evento di Chiesa. Ma le due categorie ci-
tate, della testimonianza e dellaccademia, pur suscitando ammirazione,
non bastano. Perch il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato ieri
nel tradizionale incontro col clero di Roma lottavo del suo pontifcato, e
lultimo stato prima ancora e soprattutto il discorso di un innamorato.
Di un uomo, di un teologo, di un prete, innamorato della Chiesa, di quella
Chiesa che non sopporta nella maniera pi assoluta di vedere deturpata
dalle piccolezze umane, perch la Chiesa di Dio. E va amata e curata.
un bene prezioso, insostituibile, unico. E per questo va difesa, dalle
correnti esterne, certo, ma prima di tutto da quelle interne.
Benedetto XVI, per questo, ieri ha raccontato di nuovo e con impressio-
nante freschezza di quella grande stagione. E, come i veri innamorati, ha
raccontato senza nascondere i difetti dellamata, le divergenze esistenti
allepoca, e come queste si siano a poco a poco, un passo alla volta, ri-
composte mentre il grande affresco di quellAssise andava defnendosi,
mentre prendevano corpo i documenti che sarebbero diventati le pietre
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miliari di una Chiesa aperta al mondo, aperta alle sue sfde, decisa a cu-
stodire il proprio tesoro, rinnovandosi e di rinnovando, consapevole di
avere la sua da dire al mondo contemporaneo. Protagonista e interprete
di quella stagione, Papa Benedetto ha levato di nuovo il suo inno damore
per la Chiesa, convinto, appunto, che questa non sia unorganizzazio-
ne, qualcosa di strutturale, quanto piuttosto un organismo, una realt
vitale che entra nella mia anima, cos che io stesso divento un elemento
costruttivo della Chiesa come tale. Ed per questo, dunque, che occorre
lavorare perch il vero Concilio, con la forza dello Spirito Santo, agisca
e sia rinnovata la Chiesa. Non un auspicio, ma una convinzione incrol-
labile, la certezza che, sempre, vince il Signore. Anche per questo,
il suo ricordare le responsabilit dei media per i quali il Concilio era
una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa
circa le distorsioni del senso del Vaticano II, e i guasti causati, pi che
un jaccuse o un lamento su tic informativi del resto duri a passare, una
rammaricata constatazione; un dire avremmo dovuto fare meglio. E un
invito per loggi a fare meglio.
di questo amore traboccante, di questa certezza che vince il Signore,
che il discorso di ieri stato sintesi perfetta. Un amore e una certezza che
Benedetto XVI ha vissuto e insegnato giorno dopo giorno, che hanno
dato senso e ragione a ogni suo atto, fno a una rinuncia al ministero pe-
trino che solo entro quelle due coordinate pu essere compresa. Perch la
sfda vera non affrontare la somma dei problemi che si hanno di fronte;
la sfda vera essere Chiesa. E il noi siamo Chiesa non pu mai essere
preso come principio di esclusione o di polemica ma, al contrario, esige
proprio il mio inserimento nel grande noi dei credenti di tutti i tempi e
luoghi. Solo cos, alla fne, i problemi, le storture, le sporcizie, si posso-
no emendare. La luce si pu tenere alta, il cammino dietro a Cristo fare
spedito. Tutti insieme, uniti. Per fare bella la Chiesa di Dio. Perch solo
una Chiesa bella pu essere casa per tutti.
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Qualcosa di glorioso
di Roberto Mussapi
U
n uomo divenuto Pontefce a un certo punto della sua vita, in et
avanzata, si rende conto che il suo fsico non regge pi come do-
vrebbe. Questuomo si trova ad affrontare problemi gravissimi non solo
del mondo (che esistono dallet della pietra), guerre, povert, fame,
ingiustizia, fanatismi, ma anche pesanti questioni interne alla Chiesa.
Affronta gli uni e gli altri con decisione e chiarezza, con umilt e de-
terminazione. Non teme la realt, che affronta sempre con la saggezza
del flosofo, con quel lieve distacco intellettuale che non sinonimo di
freddezza, ma di razionalit e rigore. Infatti questuomo pacato e fermo
nel parlare, contemporaneamente sorride sempre, un sorriso un po fan-
ciullesco dei bambini buoni che studiano molto, e che non giocano bene
al pallone. abituato a fare i conti con se stesso, grazie alla disciplina
del grande studioso, che si adatta sin da piccolo alle responsabilit: bi-
sogna essere sempre allaltezza. Una sorta di atletismo dello spirito, che
potremmo rappresentare con la metafora di un alpinista delle origini. La
montagna impervia, misteriosa, bisogna rispettarla.
un esercizio di umilt, continuo. Quando questuomo sente venir meno
le energie che reputa necessarie, si interroga. abituato a mettersi in di-
scussione, allenato a vivere al servizio: di Dio, della sapienza, del pen-
siero, dellumanit, della Chiesa. Si interroga, e si rimette subito allope-
ra, pi vivo e deciso che mai. Quando sente che le forze vengono meno in
modo ora preoccupante, al punto di non avere le energie indispensabili,
allora decide di mettersi da parte. Non pu accettare il rischio di diven-
tare un servitore insuffciente. Non la realt esterna, della Chiesa e del
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mondo, a apparirgli troppo ardua. abituato da sempre al sacrifcio e al
coraggio. la sua realt fsica che vien meno, e quindi quelluomo accet-
ta la propria fragilit, la confessa. Lanagrafe attesta che non gli possono
rimanere molti anni di vita, potrebbe resistere e chiudere gloriosamente
il suo mandato, con la morte. Ma convinto che in quei non molti anni
la sua azione non sarebbe suffcientemente energica, degna del compito.
Ama troppo quel compito per tradirlo, anche solo per debolezza e in buo-
na fede.
Questuomo non conosce traccia di orgoglio, nemmeno quel piccolo or-
goglio del bambino che gioca bene al pallone e i compagni ammirano.
tutta la vita che ammira, non immagina minimamente di poter essere
ammirato. Come un saggio antico ha forgiato dalladolescenza il caratte-
re allinsegna della cancellazione di ogni vanit, anche veniale. uma-
nissimo in tutto, soprattutto nel sorriso, nei lampi di divertimento negli
occhi, nel modo un po timido in cui procede. Ma delle debolezze umane
orgoglio e vanit non lo sforano, non lo conoscono. Grandi pensatori
latini hanno scritto volumi sulla vera saggezza, che consiste nel non con-
siderare se stessi ma la sapienza, grandi saggi orientali percorrono vie
paragonabili di annullamento dellio. Credo che, a differenza dei saggi
antichi e dOriente, luomo che si chiama Joseph Ratzinger, e che si
dato il nome di Benedetto, di tutto questo non si sia mai accorto. La sua
umilt, prima ancora che un suo merito, forse un dono. E in questo ge-
sto di umilt assoluta, dove un uomo cos importante si sente simile alla
zolla di terra che le mandrie calpestano, parafrasando William Blake, si
manifesta una natura capace di grande coraggio. Il coraggio di chi pensa
di non possedere nulla, nemmeno la sua sapienza. Non trovo le parole per
spiegarlo, ma sento che c qualcosa di glorioso, in tutto questo.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Il rabbino Richetti: Con Benedetto
XVI dialogo e fducia
di Giacomo Gambassi
Q
uando descrive i semi gettati da Benedetto XVI nei rapporti fra
ebrei e cristiani, il presidente dellAssemblea dei rabbini dItalia,
Elia Enrico Richetti, sembra quasi tracciare un parallelo con il carattere
discreto del Papa. Sono stati otto anni segnati da un incremento del
dialogo e delle occasioni di incontro spiega. E hanno rivelato la forte
volont del Papa di puntare sullapprofondimento e sullinteriorit. Due
dimensioni che sono state privilegiate rispetto alla visibilit e alleco me-
diatica. Certo, non sono mancate alcune occasioni in cui, come rabbini
italiani, abbiamo ritenuto di rallentare il percorso per avere chiarimenti in
merito a posizioni che sembravano risultare dallatteggiamento del Papa:
mi riferisco alla riformulazione della preghiera per gli ebrei nella liturgia
del Venerd Santo e al processo per la beatifcazione di Pio XII.
Fin dallinizio del suo ministero, Benedetto XVI ha manifestato ami-
cizia verso il popolo dellAlleanza. Nel suo primo viaggio allestero,
in Germania, ha visitato la Sinagoga di Colonia dove ha affermato
che le differenze non vanno minimizzate.
Una sottolineatura signifcativa. Le differenze anche fra mondo ebraico e
cristiano non devono essere annullate e non possono passare sotto silen-
zio. Ma vanno affermate come tratto di arricchimento reciproco.
Il Papa ha indicato nei testi sacri il principale punto dincontro. Lo
dimostra anche la presenza del rabbino capo di Haifa, Shear Yashuv
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Cohen, al Sinodo dei vescovi del 2008 per parlare delle Scritture.
Una scelta che mi ha toccato in prima persona. Perch lui stato il mio
maestro. I suoi studi mostrano come la Scrittura sia elemento unifcatore
delletica globale. Ed effettivamente sono convinto che i testi sacri costi-
tuiscano il cuore del patrimonio spirituale di ebrei e cristiani.
Nella visita alla Sinagoga di Roma, nel 2010, Benedetto XVI ha pro-
posto il Decalogo come stella polare comune.
stata unintuizione feconda che, ad esempio, in Italia ha portato frutti
attraverso la Giornata per lapprofondimento e lo sviluppo del dialogo
tra cattolici ed ebrei che si celebra ogni 17 gennaio. Anche se in unottica
strettamente normativa le Dieci Parole sono rivolte in modo precipuo
al popolo ebraico, lluminano e guidano lintera comunit cristiana. Del
resto sono punto di intersezione fra la dimensione verticale e quella oriz-
zontale della vita di ogni uomo e donna.
Pi volte giunto da Benedetto XVI linvito a ebrei e cristiani di te-
stimoniare la bont di Dio in un mondo che rischia di cancellare ogni
prospettiva trascendente. Come attuare questa sfda?
Fin dal primo istante che il Papa ha formulato questo concetto, mi ve-
nuto in mente quel versetto dei Salmi che dice: Assaggiate e vedete che
il Signore buono. Si tratta di un richiamo a far conoscere lunico Dio
senza il quale lesistenza perde di rilevanza.
Nel pontifcato ratzingeriano emersa la condivisa preoccupazione
di fronte al relativismo etico, come scaturito anche dai lavori della
Commissione mista per il dialogo cattolico-ebraico.
La dignit della persona e le questioni etiche vanno affrontate guardando
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
alla Rivelazione. Su questi temi la collaborazione possibile. Per va
tenuto conto che si possono presentare posizioni differenti. Questo, ben
lungi dal contribuire al relativismo, serve ad ampliare la possibilit di
risposta delle due fedi di fronte al mondo contemporaneo.
Tema caro a Benedetto XVI la purifcazione della memoria. Pi
volte il Papa ha condannato lantisemitismo.
Parole che sono state sempre accolte con benevolenza. Il Papa che si
defnito fglio del popolo tedesco ha tenuto a evidenziare come lan-
tiebraismo porti la persona al di fuori del consorzio umano. E in ambito
religioso non pu trovare alcuna forma di giustifcazione.
In questa prospettiva si inserisce la visita nel campo di concentra-
mento di Auschwitz-Birkenau, nel 2006, luogo simbolo della Shoah.
Della sua rifessione mi piace citare quella che la domanda dei credenti
di fronte a una violenza cos atroce: ossia, la presenza o lassenza di Dio
in quel frangente. Il dilemma infnito della giustizia divina molto dibat-
tuto nellebraismo: fn dai tempi di Mos, ci dice la tradizione.
A Gerusalemme, nel mausoleo di Yad Vashem, ha esortato a non
dimenticare. E nella Sinagoga di Roma ha ricordato le mancanze
di alcuni fgli della Chiesa.
Gi la presa di coscienza di quanto accaduto fondamentale. Ed un
baluardo per evitare di ricadere negli errori. Limperativo di non dimen-
ticare ben conosciuto dal mondo ebraico perch gi presente nel Pen-
tateuco. Ma il divieto di dimenticare il male che si subto non rimanda
alla vendetta bens rappresenta un monito e un insegnamento. Aggiunge-
rei che ci deve portare a un impegno comune per la difesa della diversit.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Davanti al Muro occidentale di Gerusalemme il Papa ha invocato la
pace.
Le nostre due fedi sono chiamate a dimostrare con i fatti che le differenze
religiose non possono e non devono tradursi in macchine di odio ma in
volani per costruire la casa comune.
Il Papa sottolinea che la fducia componente essenziale per il dialo-
go. Come stata alimentata in questi otto anni?
Benedetto XVI lha radicata con il suo pensiero e i suoi gesti. E ha chie-
sto alla Chiesa di trovare elementi di consonanza col mondo ebraico.
Come proseguir questo percorso?
Vorrei sperare nella continuit. Perch gi vediamo segni concreti. E a
Benedetto XVI auguro di poter godere, nel suo riposo, di quellappro-
fondimento spirituale nella preghiera e nello studio che ha dichiarato di
volere cercare.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Magistero formato famiglia
Il suo alfabeto di umanit
di Luciano Moia
N
el 1980, durante il Sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia, lallo-
ra cardinale Joseph Ratzinger sintetizz la situazione della famiglia
nel mondo sottolineando la crisi della cultura tradizionale di fronte alla
mentalit tecnicistica e razionale. Ma fece notare come solo la famiglia,
umanizzando la Chiesa e il mondo, pu incarnare nuove speranze di fron-
te al dominio del materialismo. Trentadue anni dopo, nellomelia della
giornata conclusiva dellIncontro mondiale delle famiglie di Milano (giu-
gno 2012), ha ribadito la necessit di edifcare comunit ecclesiali che
siano sempre pi famiglia. Sembra di cogliere un collegamento ideale
tra queste due rifessioni, quasi che il pensiero di Ratzinger, a tanti anni
di distanza, si saldi tracciando una parabola coerente sulla necessit della
promozione e della difesa di quei valori non negoziabili che rimangono
una delle cifre distintive del suo pontifcato. Qui c la sottolineatura
della capacit della famiglia ad umanizzare non solo le persone al suo
interno, ma anche lambiente nel quale la famiglia vive, osserva il ve-
scovo di Parma, Enrico Solmi, presidente della commissione episcopale
per la famiglia e la vita.
Una risorsa che oggi, purtroppo, sembra un po messa da parte.
S, ma pur tra le diffcolt che riscontriamo, soprattutto nel mondo occi-
dentale, la famiglia incarna sempre questo grande dono. Nella famiglia,
infatti, si accolti nella specifcit della propria persona, non ci si deve
mostrare diversi, si fa esperienza della gratuit e del dono. E questo stile
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
si trasmette anche attorno alla famiglia.
Gi nella sua prima enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est,
ci sono passaggi di profondo signifcato sul senso del matrimonio.
Come recuperare, in chiave anti-crisi, questi spunti preziosi per la
pastorale ordinaria?
La cura pastorale della famiglia, per avere e mantenere il ruolo e la forza
che le competono, deve assolutamente fondarsi sulla verit del matri-
monio e della famiglia. Le espressioni e il magistero di Benedetto XVI
hanno il valore di radicare ancora di pi la pastorale familiare nel ricco e
perenne patrimonio della dottrina della Chiesa. Quindi sono una riconfer-
ma e insieme una traccia importante da seguire. Il problema nasce quan-
do le radici debbono attecchire in un terreno, anche ecclesiale, che fatica
a fare una proposta pastorale organica e a dare una risposta continuativa
alle domande di fede della famiglia.
Quali diffcolt vede?
Ci troviamo di fronte ad un panorama variegato, segnato ancora dalla
fatica per una pastorale poco integrata, quasi di un recupero della dimen-
sione della famiglia in ambiti pastorali diversi, quando questa era gi da
tempo espressa e proposta dalla pastorale familiare. Per questo mi sento
di affermare che lapporto del magistero di Benedetto XVI uno stimolo,
oltre che una radice, a convergere per una rinnovata presa di coscienza
della necessit di una cura pastorale pi adeguata per la famiglia, che
riconosca la soggettivit e il valore degli stessi sposi.
Nel 2006, nellomelia della Messa che concluse lIncontro mondiale
delle famiglia a Valencia, il Papa ricord che leducazione cristiana
educazione alla libert e per la libert. Oggi per la libert intesa
quasi solo come esaltazione del soggettivismo. Come evitare questa
deriva?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Lincontro di Valencia fu certamente un atto di grande libert e di corag-
gio del Santo Padre, accolto con una festosit non scontata nella Spagna
di Zapatero. Proprio in quel contesto parl della verit sulla famiglia e
dellintrinseco valore delleducazione. Essere famiglia di per s diven-
tare educatori, accogliendo il dono del fglio che chiede di essere educa-
to. Si coglie, quindi, lattualit e la preziosit della lezione di Benedetto
XVI. Linvito alleducazione si associa alla necessit di educarsi anche
per i genitori, andando oltre il comune e costruttivo rapporto educativo e
di crescita, che deve esserci tra uomo e donna, tra marito e moglie.
Tornando allIncontro mondiale delle famiglie di Milano, ha fatto
molto rifettere la forte sottolineatura da parte del Papa sulla neces-
sit di avviare in tutte le comunit una pastorale a misura di separati
e divorziati. Nelle diocesi italiane si fa abbastanza per dare seguito a
queste indicazioni?
Non fniremo mai di ringraziare il Santo Padre per le parole e, in parti-
colare, per lo stile di ascolto e di dialogo, per la pacata e serena proposta
della dottrina cristiana circa le persone battezzate separate e divorziate.
Anche qui mi permetto di rimarcare che Benedetto XVI ha presentato,
appunto, una dottrina che si era ben confgurata, aveva operato scelte
precise. La sensazione di meraviglia e di novit, destata da parole e modi
- come quelli del Santo Padre -, da un lato fa piacere, dallaltro segnala
un ritardo ormai inescusabile della nostra pastorale. Nelle diocesi italiane
si fanno molte iniziative, alcune gi da molti anni, ma manca spesso una
ricezione da parte di tutti gli ambiti pastorali e una sinergia che veda il
convergere con la pastorale familiare di tutti gli uffci pastorali su azioni
comuni, coinvolgendo anche le varie realt che, a diverso titolo, operano
a favore della famiglia in diffcolt, come i centri di consulenza, i consul-
tori di ispirazione cristiana e gli stessi tribunali ecclesiastici.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
In questi anni Benedetto XVI non ha mai mancato di sottolineare
il forte legame tra famiglia e societ. Non crede che una societ che
si prepara ad annacquare il matrimonio, rischia di incrinare la sua
architrave portante?
S, incrinare la realt del matrimonio continuare a scardinare la nostra
societ e a porre in essa le condizioni per il suo tramonto. Ci dovrebbe
interessare tutti, soprattutto coloro che si impegnano in politica. A tutti
compete questa tutela e, in particolare, a chi ha nel proprio patrimonio il
valore del matrimonio e della famiglia desunto dalla visione personalisti-
ca e a chi opera in politica sorretto dalla fede. Non si pu defnire inge-
renza la chiara affermazione del valore del matrimonio e della famiglia,
in quanto il riferimento resta il bene della societ, fondato sulla persona
e sulla sua dimensione.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
16 febbraio
LItalia per Benedetto
Anche cos il Papa insegna
che il diritto cosa viva
di Francesco DAgostino
C
osa possono dire i giuristi della rinuncia di Benedetto XVI al Pon-
tifcato? Essa ha una valenza cos ricca e complessa, che chiunque
possieda una sola chiave per interpretarla non pu che avere la certezza
di darne uninterpretazione povera e riduttiva. I giuristi, in particolare,
sono pi di tanti altri consapevoli del limite del loro orizzonte. Chiamati
a rifettere sulla rinuncia di Papa Benedetto essi si sentono inevitabil-
mente stimolati a muoversi sui piani che pi conoscono, a concentrarsi
sui testi giuridici che regolamentano la rinuncia al Pontifcato (come il
canone 332, secondo comma, del Codice di diritto canonico o la Costi-
tuzione apostolica Universi Dominici Gregis del 1996) o a mettere a
punto distinzioni di grande rilievo dottrinale, come quella tra potest di
ordine e potest di giurisdizione.
La prima fa riferimento al potere di distribuire i mezzi della grazia divina
e si riferisce allamministrazione dei sacramenti e allesercizio del culto,
la seconda al potere di governare le istituzioni ecclesiastiche e i singoli
fedeli. La prima, la potestas ordinis, conferita attraverso un sacramen-
to, cio con una consacrazione, ed quindi assolutamente indelebile; la
seconda, la potestas iurisdictionis, non invece di per s indelebile; chi
riceve questa potest riceve un mandato che ordinariamente pu essere
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
temporaneo e revocabile (anche se pu estendersi a tutto larco di vita di
colui che ne investito). Nel caso del Sommo Pontefce quella che riceve
a seguito della sua elezione una potest giurisdizionale particolarissi-
ma, in quanto non revocabile n sottoposta a un termine. Ma, proprio
perch una potest giurisdizionale, essa pu essere oggetto di legittima
rinuncia. Cos ragionano i giuristi e senza alcun dubbio ragionano bene,
su questioni importanti e i loro ragionamenti meritano rispetto. Ma si
tratta pur sempre di ragionamenti angusti. La rinuncia di Papa Benedetto
possiede uneccedenza, rispetto a tutte le letture che di essa possibile
dare; pi che oggetto, essa andrebbe piuttosto considerata come una fon-
te di interpretazione, come qualcosa che stimola il pensiero. Non si tratta,
evidentemente, di usarla come unoccasione di rifessione dottrinale, pi
o meno raffnata, quanto piuttosto come un invito a un ringraziamento.
Da Papa Benedetto abbiamo tutti ricevuto un insegnamento prezioso, che
dobbiamo custodire come si custodiscono i doni pi grandi. Il magistero
di Papa Benedetto si sempre infatti concentrato sul tema della verit e
sul dovere per tutti i cristiani (e quindi anche per i giuristi!) di farsi testi-
moni e operatori di verit. Per i giuristi questo insegnamento indica che il
diritto non tecnica, non mediazione, non una pratica sociale accanto
a mille altre pratiche sociali: ricerca della verit, di quella dimensione
della verit che si manifesta nelle relazioni sociali interpersonali. La tra-
dizione teologica e flosofca ha sempre esortato i giuristi a identifcare la
ricerca della verit con la ricerca del diritto naturale e sono molto nume-
rose le occasioni in cui il Papa ha richiamato e ha difeso le buone ragioni
di questa nobile tradizione teoretica. Ad essa, per, Benedetto XVI ha
aggiunto qualcosa di pi, che rinsalda questa tradizione e nello stesso
tempo la rinnova; nel suo costante richiamo allammonimento di Pietro
(siate sempre pronti a rendere ragione della fede che in voi) egli ha
richiamato i giuristi al dovere di dare testimonianza del diritto naturale,
a intenderlo non come un insieme formale, freddo e in defnitiva astratto
di princpi, ma come un insieme di istanze concrete di vita relazionale,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
fondate non sul nostro arbitrio, ma sulla verit intrinseca alle singole
situazioni.
Il Papa, in breve, ci ha insegnato che al diritto dobbiamo il rispetto che
meritano le cose vive e non le cose morte. La sua stessa rinuncia al Pon-
tifcato veicola in defnitiva questo essenziale insegnamento, perch ci
induce a leggere il Pontifcato stesso come servizio vivo alla comunit
cristiana e non come paradigma consolidato e congelato da una prassi
plurisecolare. Alle tante ragioni di immensa gratitudine, che gli devono
per il suo insegnamento, i giuristi devono aggiungere anche questa, che
non tra le pi piccole.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Sgreccia: Dal Papa parole
e gesti per la vita
di Gianni Santamaria
U
n Papa che ha sempre messo al centro la questione della dignit
umana, dal concepimento alla fne naturale, non come attributo
vago di rispetto, ma come realt ontologica. Come questione che in-
terpella da vicino le scienze, che non possono limitarsi a descrivere i
fenomeni, ma devono cercare di aprirsi a questa realt fondamentale. E,
infne, che investe il fondamento stesso della societ. Il cardinale Elio
Sgreccia, dal suo appartamento nel Palazzo del SantUffzio proprio sul
terrazzo che guarda la piazza pi famosa al mondo ripercorre il flo rosso
dei riferimenti ai temi bioetici fatti da Papa Benedetto XVI in tanti di-
scorsi e scritti. Certo, non ha dedicato encicliche alla vita, come Giovanni
Paolo II. Ma l84enne presidente emerito della Pontifcia Accademia per
la vita ricorda subito come gran parte dellelaborazione dei pronuncia-
menti di papa Wojtyla sia avvenuta tra queste mura, dove il suo princi-
pale collaboratore era prefetto della Congregazione per la Dottrina della
fede. Anche da Papa, Ratzinger ha poi contribuito a far capire la posta in
palio. Come nella Caritas in veritate.
Come ha vissuto lannuncio della rinuncia?
La mia reazione, come quella di tutti i cardinali presenti, stata di sgo-
mento e trepidazione. Quasi di incredulit rispetto a quanto stavamo sen-
tendo in un latino limpido, studiato in ogni parola. E che dava subito i
riferimenti: bene della Chiesa, limitazione delle sue forze, libert della
decisione.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Nella giornata mondiale del malato stata anche una lezione sulla
fragilit?
S, di grande coraggio e umilt. Un modo diverso di fare unofferta a Dio,
a spese proprie e per il bene degli altri. Non un rifutare la Croce, che
c sempre.
Quando fu eletto, nel 2005, in Italia infuriava la polemica sulla legge
40. Temi allora poco noti, ma oggi alla ribalta mondiale. Cosa lascia
alla rifessione in materia?
Il suo apporto pu apparire meno clamoroso di quello del predecessore.
Ma va ricordato che la prima istruzione sulla dignit della vita nascente
e della procreazione, la Donum vitae del 1987, fu chiamata Istruzio-
ne Ratzinger. Affronta le problematiche dellembrione come persona
umana, della sperimentazione, della procreazione artifciale e si accenna
anche alla clonazione. Unattenzione anticipatrice. Che entrata nella
visione della Chiesa, ma stata anche fonte di scontro con ambienti laici
europei e nei Comitati di bioetica (Sgreccia stato a lungo membro di
quello italiano ndr). Ventanni dopo, da Papa, sempre attraverso la Dot-
trina della fede, nella Dignitas personae ha portato novit su staminali
e clonazione, messo paletti su ingegneria genetica e uso degli embrioni
congelati. E ribadito il valore antropologico dellembrione introducendo
il concetto di dignit dellessere umano. Non un attributo vago di ri-
spetto, ma ontologico. La persona al vertice delluniverso, intangi-
bile e porta una dignit cristologica piena.
Una visione, dunque, sempre aperta al futuro e alle novit. Con qua-
le peculiarit?
In quasi tutti i suoi discorsi ha ricondotto il rispetto della vita alla fede
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
nel Creatore. Quando cade il concetto di Dio, lo ha gi detto il Concilio,
luomo svanisce. Per questo davanti al processo di secolarizzazione, ha
avuto a cuore fno allultimo la necessit di una nuova evangelizzazione.
E ha auspicato il passaggio dalle scienze, che si limitano a descrivere i
fenomeni, alla sapienza, che va al fondamento della vita e della societ.
un lavoro della mente umana sostenuto e coadiuvato dalla fede.
Che cosa ha fatto per attualizzare limportanza di questi temi?
Ha portato dei punti di unifcazione. Nel capitolo 18 della Caritas in ve-
ritate, ha collegato laccoglienza alla vita umana quindi la lotta allanti-
natalismo istituzionale mondiale allo sviluppo economico e sociale, che
dipende anzitutto dal capitale umano. C stata spesso incapacit di ve-
derlo, questo collegamento. Allapplauso che Giovanni Paolo II riceve-
va a ogni enciclica sociale, corrispondeva un attacco quando parlava di
aborto o contraccezione. Ma oggi constatiamo che, dove c crisi econo-
mica, una radice non secondaria il crollo della presenza umana.
Quali altri nessi ha evidenziato?
Sempre nellenciclica, al numero 48, quello tra rispetto della vita ed eco-
logia umana. Se si vuole difendere lecologia esterna piante, animali, ac-
que bisogna legarla al rispetto di quella interna, di ci che la creatura ha
di pi sacro. Ci accorgiamo, infatti, di come la crisi oggi non sia econo-
mica, ma morale.
Gli interventi sono stati tanti. Non s lasciato sfuggire unoccasione...
Discorsi ai vescovi, agli ambasciatori, a volte anche nei viaggi. Come
quello in cui ha richiamato gli africani alla loro responsabilit per com-
battere lAids. Non bastano i soldi dellOccidente e i preservativi, senza
comportamenti adeguati. Lintervento, approvato dai vescovi dAfrica, a
distanza ha ancora una sua portata.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Quali altri ricorda?
Ha spesso sensibilizzato i governanti sulla necessit che i valori etici si-
ano riconosciuti dal diritto. Perch quando questo si stacca dalletica, ca-
dendo nel dominio di volont e spinte contingenti, la societ perde i suoi
fondamenti. Pensiamo al recente messaggio per la Giornata della pace.
Operatore di pace, scrive, chi ama e difende la vita nella sua integrit. E
il matrimonio: la prima solidariet nella famiglia. Laccoglienza del fra-
tello presuppone quella del nascituro. Se ci si abitua a sopprimere la vita,
poi non si frena la violenza. Si abbassano i livelli politici, di giustizia e
solidariet. La biopolitica, insomma, presuppone la bioetica.
Questa visione sta facendo breccia al di l della Chiesa?
S. Almeno in settori del mondo culturale pensosi e preoccupati del fu-
turo. Oltre che, ne sono testimone, nei consessi dove queste cose si stu-
diano seriamente. La sua parola stata sempre pi attesa nei momenti di
confusione. E anche nella Chiesa vanno assimilate nel tessuto pastorale.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Quei no detti dalla Chiesa,
tutti s alla dignit della persona
di Giacomo Samek Lodovici
D
ato che non basterebbe unimponente monografa per riferire gli in-
numerevoli interventi di Benedetto XVI in ambito bioetico, senza
la minima pretesa di esaustivit cerchiamo solo di cogliere alcuni (non
tutti) punti nodali di questo aspetto del suo magistero. Anzitutto, va chia-
rita una questione che spesso pregiudica qualsiasi discorso bioetico:
necessario un allargamento del nostro concetto di ragione. Lo spiega
il magistrale discorso di Ratisbona, che esprime ammirazione per i ri-
sultati della scienza, ma sottolinea altres come la realt non si esaurisca
nella materia e la ragione sia capace di cimentarsi anche su ci che non
quantifcabile e misurabile, per esempio sulla natura umana, sulla libert,
sulla dignit delluomo, e di conseguenza sullinviolabilit di ogni vita
umana innocente.
Ora, come dice la Caritas in Veritate, il campo primario e cruciale della
lotta culturale tra lassolutismo della tecnicit e la responsabilit morale
delluomo oggi quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la
possibilit stessa di uno sviluppo umano integrale. Si tratta di un ambito
delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica forza la questio-
ne fondamentale: se luomo si sia prodotto da se stesso o se egli dipenda
da Dio. In modo originale, questa enciclica argomenta inoltre che il
tema del rispetto per la vita (...) non pu in alcun modo essere disgiunto
dalle questioni relative allo sviluppo dei popoli. Per esempio perch
se si perde la sensibilit personale e sociale verso laccoglienza di una
nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si ina-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ridiscono. Per contro, non pu avere solide basi una societ che men-
tre afferma valori quali la dignit della persona, la giustizia e la pace si
contraddice radicalmente accettando e tollerando le pi diverse forme di
disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emargi-
nata.
In generale cruciale chiarire che i no che la Chiesa pronuncia nelle
sue indicazioni morali, e sui quali talvolta si ferma in modo unilaterale
lattenzione dellopinione pubblica, sono in realt dei grandi s alla
dignit della persona umana, alla sua vita. Ora, il dovere del rispetto
per la dignit di ogni essere umano (...) comporta come conseguenza che
della persona non si possa disporre a piacimento, perci la Chiesa si fa
paladina dei diritti fondamentali di ogni persona e il rispetto del diritto
alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importan-
za. Al contrario, per quanto concerne il diritto alla vita, doveroso
denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra societ, dovuto alle
morti silenziose provocate dalla fame, dallaborto, dalla sperimenta-
zione sugli embrioni e dalleutanasia (...). Laborto e la sperimentazione
sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dellatteggiamento di
accoglienza verso laltro che indispensabile per instaurare durevoli rap-
porti di pace.
Pi volte Benedetto XVI ha proclamato che ogni vita umana, in quanto
tale, merita ed esige di essere sempre difesa e promossa, e il rispetto e
la difesa della vita umana, dal concepimento fno alla morte naturale, e
la tutela della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e della
libert di educazione, non sono negoziabili: sono criteri gravemente
doverosi e cruciali nel fare le leggi e nei momenti elettorali di scelta tra
un partito, un candidato e un altro. Quanto alleutanasia, il Papa ha spes-
so ricordato che essa una falsa soluzione al dramma della sofferenza,
una soluzione non degna delluomo. La vera risposta non pu essere in-
fatti dare la morte, per quanto dolce, ma testimoniare lamore che aiuta
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ad affrontare il dolore e lagonia in modo umano. Pi volte chinatosi
con grandissimo affetto a consolare i malati e i sofferenti, il Papa ha
detto loro: Nessuna lacrima, n di chi soffre, n di chi gli sta vicino, va
perduta davanti a Dio (...). Voi siete i fratelli del Cristo sofferente; e con
lui, se lo volete, voi salvate il mondo!.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Amore, verit e valori non negoziabili
di Michele Aramini
I
l pontifcato di Benedetto XVVI rester nella storia e nel cuore dei
cattolici per molte ragioni. Una ragione non secondaria lattenzione
e il contributo che questo Papa ha dato alla promozione della dignit
della persona umana. Vogliamo segnalare i tre nuclei di rifessione che
a partire dalla Caritas in veritate ci sembrano pi rilevanti. Innanzitutto
la centralit dellamore. Benedetto XVI ha pi volte detto che la base di
ogni bioetica deve essere un giusto atteggiamento verso laltro. La cul-
tura della vita si costruisce con lattenzione allaltro, senza esclusioni,
discriminazioni, violenze. E laltro ogni vita umana. Dio ci insegna ad
amare i piccoli e i deboli. Questo vale anche per lembrione umano, che
dovrebbe nascere sempre da un atto damore ed essere accolto e trattato
come persona. Questo amore non deve essere sostituito da una cultura
estremizzata dei diritti, che fniscono per far torto proprio ai pi deboli.
Lo stesso inverno emografco che colpisce molti paesi avanzati si trova
secondo le parole di Benedetto XVI la mancanza di amore.
Poi la ricerca della verit. Conosciamo limpegno del Papa a servizio
della verit, per liberarci dal pervasivo e soffocante relativismo. Ma la
ricerca della verit riguarda anche la bioetica. Quante coppie che ricor-
rono alla fecondazione artifciale non hanno idee corrette sul cammino
che intraprendono, oppure quante persone parlano con superfcialit di
vite senza valore. Lelenco potrebbe continuare. Ma chiaro che diventa
diffcile trovare persone con idee giuste, capaci a loro volta di indicarle
agli altri. Cos i grandi temi della vita: aborto, fecondazione artifciale,
eutanasia, test genetici, ecc. sono affdati non tanto a una rifessione ac-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
curata, ma a parametri del tutto soggettivi e mutevoli. Il Papa ha mostrato
di bene comprendere che certi temi, come quello dellembrione umano,
sono una sfda per la capacit conoscitiva della ragione. Alla fne si en-
tra nel mistero delluomo. Ma proprio per questo motivo si deve essere
fortemente impegnati nella ricerca della verit pi profonda dellessere
umano e nella formazione della propria coscienza morale.
Un terzo elemento decisivo dellinsegnamento di papa Benedetto sono i
valori non negoziabili. Linsegnamento su questi valori ha messo chiara-
mente in luce che il progresso scientifco autentico solo quando serve
alla persona umana e al suo sviluppo integrale. Si tratta di un baluardo
di difesa a servizio delluomo. Ricerca scientifca e leggi dello Stato,
manifestano la loro preziosit per lo sviluppo umano quando rispettano
e valorizzano la persona e in particolare i deboli. Questa dizione ha fatto
molto discutere, ma alla fne si rivelata una vera bussola. Pian piano si
deve riconoscere che di principi non negoziabili ce ne sono in bioetica,
nelleducazione, nellambito lavorativo, nel rispetto della donna e delle
minoranze e perfno nella politica vera. In realt, si tratta di un modo
per dire che esiste una legge naturale che fa il bene delluomo e della
societ. La dolce fermezza di Benedetto XVI nel proporre senza timore
e con perseveranza questi temi decisivi della bioetica sono stati un dono
permanente per lumanit.
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17 febbraio
Il tempo della preghiera
Dal Vaticano II al mondo
contemporaneo
Ritroviamo la bellezza di credere
di Salvatore Mazza
C
ome cinquantanni fa. Per assolvere il compito comune di far ri-
splendere la verit e la bellezza della fede nel nostro tempo. Ritro-
vando la tensione commovente di allora, quando le porte del Concilio
si aprirono davanti al mondo, per dire che la Parola parola per loggi,
viva, attuale, densa di un signifcato che, se appare impolverato, per la
trascuratezza dei credenti. Ed per tutto questo che, allora, necessario
ritrovare la bellezza della fede, ritornare ai documenti e alla lettera
di quella grande Assemblea che cambi la Chiesa, per trovarne la vera
eredit, al riparo dagli estremi di nostalgie anacronistiche e di corse in
avanti e coglierne, cos, la novit nella continuit.
Quando papa Ratzinger aveva annunciato lintenzione di convocare un
Anno della fede a cinquantanni dallapertura del Concilio ecumenico
Vaticano II, cera stata la solita corsa allinterpretazione di una deci-
sione del genere. Chi leggendola in senso riduttivo lAnno della Fede
come chiusura della stagione conciliare, quasi a decretarne il fallimento
chi in senso opposto. Agli uni e agli altri la risposta lha data lo stesso
Benedetto XVI, e proprio nel giorno in cui lha aperto, lo scorso 11 ot-
tobre, lo stesso in cui, nel 1962, Giovanni XXIII apriva solennemente il
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Concilio, sottolineando il legame imprescindibile di questi dodici mesi
dedicati alla radice del credere, lindispensabile continuit che ogni cre-
dente chiamato a rinsaldare, in un oggi in cui a tutta la Chiesa chiesto
di ravvivare quella positiva tensione, quellanelito a annunciare Cristo
alluomo contemporaneo.
Ecco, nella visione del Papa, col suo annodarsi idealmente e concreta-
mente al Concilio, lAnno della fede vuole e deve essere, in questo senso,
la risposta alla desertifcazione spirituale degli ultimi decenni. Per que-
sto, esso si propone esplicitamente come un pellegrinaggio nei deserti
del mondo contemporaneo. E lha spiegato, ricordando come in quella
sera del 1962 eravamo felici e pieni di entusiasmo, il grande Concilio
ecumenico si era inaugurato ed eravamo sicuri che doveva venire una
nuova primavera per la Chiesa, una nuova Pentecoste, una nuova presen-
za liberatrice del Vangelo. Cos, anche oggi siamo felici, portiamo la
gioia nel nostro cuore, ma direi una gioia pi sobria, una gioia umile: in
questi cinquanta anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato origi-
nale esiste e si traduce in peccati personali, che possono divenire strutture
di peccato, visto che nel campo del Signore c anche la zizzania, che
nella rete di Pietro ci sono anche pesci cattivi, che la fragilit umana
presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando con
vento contrario, con minacce contrarie. E qualche volta abbiamo pensato:
Il Signore dorme e ci ha dimenticato.
Proprio come laltro giorno, parlando ai suoi preti della diocesi di Roma,
e ricordando quella stagione, ha lucidamente sintetizzato il percorso di
un Concilio che, pur con i suoi contrasti e diffcolt, mai nascosti da Be-
nedetto XVI, ha saputo davvero proporsi come profezia, cos lo scorso
ottobre aveva ricordato come in quei giorni di mezzo secolo fa abbia-
mo fatto esperienza della presenza del Signore, della sua bont della sua
presenza: il fuoco di Cristo non divoratore n distruttivo, un fuoco
silenzioso, una piccola famma di bont: il Signore non ci dimentica, il
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
suo modo umile, il Signore presente, d calore ai cuori, crea carismi
di bont e carit che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della
bont di Dio. S, Cristo vive con noi e possiamo essere felici anche oggi.
Ecco, questa felicit nella fede che Benedetto XVI ci propone di risco-
prire in questanno, aprendo la porta della fede con lo stesso slancio, lo
stesso entusiasmo, la stessa fducia in un Signore che cammina sempre
a fanco del suo gregge. Ed questa la buona notizia che necessario
portare al mondo. E, dunque, la scoperta che occorre fare, o ri-fare, che
la fede stessa la nostra vera ricchezza, il nostro lato migliore. Riaprire
quella porta che, distratti o troppo presi che fossimo, anche con le miglio-
ri intenzioni, da tutto il resto, ci siamo dimenticati perfno che esistesse. E
che oggi Papa Benedetto invita ciascuno a varcare, per ritrovare il gusto
vero dellessere cristiani, e per ridirlo al mondo.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
LAnno della fede
Sui passi di Paolo VI per rimettere
Cristo al centro
di Marco Roncalli
I
n questo Tempo di Quaresima, nellAnno della fede, rinnoviamo il
nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la ten-
denza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardan-
do con i suoi occhi la realt quotidiana.... Convertirsi signifca non
chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della
propria posizione, ma far s che ogni giorno, nelle piccole cose, la veri-
t, la fede in Dio e lamore diventino la cosa pi importante. la fede
a dover orientare lo sguardo e lazione del cristiano, poich un nuovo
criterio dintelligenza e di azione che cambia tutta la vita delluomo.
Cos nelludienza generale di mercoled scorso Benedetto XVI. no-
stro compito proprio in questo Anno della fede, cominciando da questo
Anno della fede, lavorare perch il vero Concilio, con la sua forza dello
Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa..., cos gio-
ved il Pontefce nella sua appassionata testimonianza-lezione sul Vatica-
no II nellincontro quasi unora a braccio e senza unesitazione! con il
clero di Roma. LAnno della fede ci invita a una autentica conversione a
nostro Signore Ges Cristo, unico Salvatore del mondo. Accogliendo con
la fede la rivelazione e lamore salvifco di Dio nella nostra vita, tutta la
nostra esistenza chiamata a modellarsi sulla novit radicale introdotta
nel mondo dalla Risurrezione..., cos, ancora il Papa, venerd scorso,
non senza evidenziare gli inscindibili legami della fede con la carit che
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
partecipazione allamore di Cristo ricevuto e condiviso, rivolgendosi
ai membri dellassociazione Pro Petri Sede, in uno degli ormai ultimi
incontri pubblici del suo pontifcato.
Gi, perch, come tutto il mondo sa indetto l11 ottobre 2011 un Anno
della fede aperto lanno dopo, e assunti impegni gravosi per tutto questo
periodo costellato di giornate speciali sino a quella conclusiva del 24 no-
vembre 2013, solennit di Cristo Re Benedetto XVI, nove mesi prima
di quel termine, ha annunciato la sua rinuncia. Signifca tra laltro che
non leggeremo mai almeno nella forma dellenciclica il testo sulla
fede, gi in parte elaborato, che da tempo aspettavamo. E tuttavia come
non interrogarsi su questa scelta di libert interiore che, s, forse al posto
dellattesa enciclica, pare dirci che comunque tocca alla fede pi pura
nutrire le vicende della storia, e pu farlo in modi diversi, innanzitutto
lasciandosi riempire da Dio, anche se solo il tempo sveler forse tutti
i motivi di questa rinuncia. Eccoci allora a cercare, proprio legandole
allAnno della fede, le spiegazioni di una decisione che fa leva dietro ap-
parenti motivazioni di effcienza, sulla priorit di dedicare da qui in poi
ogni minuto al rapporto con Dio. Scelta di coscienza assunta innanzi
al Signore, che la lega a un disegno dove si sgretolano le logiche umane,
assumendo tratti costitutivi di uninedita e sconvolgente forma di annun-
cio del primato della fede e della centralit di Cristo unico timoniere della
barca nella tempesta.
In sostanza ci che chiedeva anche Paolo VI con il suo Anno Santo
nel 1967, al fne di far riprendere alla Chiesa esatta coscienza della sua
fede, per ravvivarla, per purifcarla, per confermarla, per confessarla,
consapevole che i contenuti essenziali, da secoli patrimonio dei credenti,
avessero bisogno di essere compresi in modi nuovi nel mutare delle dif-
ferenti condizioni storiche. Ecco il senso di quellAnno della fede, mon-
tiniano, come conseguenza ed esigenza postconciliare, che lo stesso
di quello voluto da Benedetto XVI in coincidenza con i cinquantanni
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
dallapertura del Vaticano II.
Un rimando, quello al Concilio, nella cornice di una Chiesa chiamata a
ripensare la sua ragion dessere, la sua energia, prodigandosi per quel
mondo, detto con le parole di Paolo VI bisognoso sino al pianto dellan-
nuncio consolatore della fede.
Fu lui, inaugurando lAnno della fede nel XIX centenario del martirio
di Pietro e Paolo, a chiedere conversione con parole che evocano arcani
rimandi a quanto stiamo vivendo in questa Quaresima: Ascoltate la no-
stra voce; non la nostra, quella dellultimo umile successore di Pietro;
la sua ascoltate; anzi quella sola che nellapostolo e nel magistero della
Chiesa risuona, quella di Cristo.
La fede intesa correttamente quando vissuta e compresa come adesio-
ne di tutta la persona alla parola rivelata, quando non solo ricerca, ma
anche certezza che deriva dallaccoglienza del dono misterioso di Dio
che si rivela.
Ancor pi forti le assonanze fra molti dei discorsi di Paolo VI e le ultime
pronunce di papa Ratzinger quanto al Concilio reale. Dove, oltre le
sottolineature sulle attese, le distorsioni, il discernimento, lermeneutica,
la fducia nel conseguimento degli auspicati frutti di rinnovata vitalit
cristiana, lidea di una Chiesa rinnovata dal Vaticano II con la forza
dello Spirito a stagliarsi con nitidezza.
Parafrasando Jean Danilou ed quanto non pare sempre chiaro non
era solo questione di formulare la fede secondo diversi linguaggi, e tan-
to meno pi accattivanti o rassicuranti, ma anche dellintelligenza della
fede da parte della Chiesa, titolata per dovere a spiegarla in pienezza.
Non solo, detto sempre con le parole di questo teologo francese: Nella
misura in cui noi sappiamo vivere nel mondo della fede, risvegliamo
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
anche gli altri al mondo della fede. E, proprio nei progressi di questa
comprensione della fede, il beato John Henry Newman vedeva il segno
dellassistenza dello Spirito verso la Chiesa di Roma. Comprendere la
fede, annunciarla, professarla.
Torna alla mente anche il Credo del popolo di Dio, pronunciato da
Paolo VI, al termine dellomelia del 30 giugno 1968, con tanto di spie-
gazioni ed approfondimenti, a proposito del quale pi volte siamo stati
invitati a considerare, oltre il testo, il contesto liturgico, la celebrazione
eucaristica. Con il Papa che, non come autorit sopra tutti, ma tra i cre-
denti, diceva: Ecco la mia fede. Un modo per confermare i fratelli non
con una misura dautorit ma attraverso la testimonianza.
Ecco la mia fede: potrebbero essere anche le parole con cui porre una
didascalia alle immagini che presto accompagneranno il saluto di Joseph
Ratzinger, che con il suo gesto (che tent per diversi motivi anche i suoi
predecessori, da Pio XII a Giovanni XXIII, da Paolo VI a Giovanni Paolo
II), ha costretto il mondo, come mai aveva fatto, allo stupore: trascinando
tutti a prendere atto dellirruzione di un Altro sin qui poco evocato
nella lettura del reale o dellirreale.
In fondo, anche se la leggiamo con malcelato rammarico, una frase ci
deve fare compagnia, tra le sirene che gridano complotti e calcoli di po-
litica ecclesiastica. Quella pronunciata da Benedetto XVI nelludienza di
mercoled scorso: Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa
di Cristo, il Quale non le far mai mancare la sua guida e la sua cura.
Come a dire che la Chiesa non pulsa nelle strutture, ma nel cuore dei cri-
stiani. Per questo continuer a vivere.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Il giovane Ratzinger al Concilio
Su quel tesoro la sua frma
di Matteo Liut
A
veva solo 35 anni al momento dellapertura del Concilio Vaticano
II, eppure il suo fu un prezioso apporto per la formulazione di alcu-
ni dei testi che hanno modellato la Chiesa in questi ultimi 50 anni. E in
seguito, nel suo cammino da teologo e pastore, Joseph Ratinger ha com-
piuto un cammino coerente, che ha avuto la sua massima espressione nel
suo magistero da Pontefce. Lo sottolineava alcuni mesi fa larcivesco-
vo Gerhard Ludwig Mller, prefetto della Congregazione per la dottrina
della fede, nella sua rifessione sul settimo volume dellOpera omnia
di Ratzinger dal titolo Linsegnamento del Concilio: formulazione-tra-
smissione-interpretazione.
Joseph Ratzinger, da teologo, ha contribuito a dar forma e ha accompa-
gnato il Concilio in tutte le sue fasi, notava il prefetto. E, poi, nella fase
della ricezione, egli non si stanca di ricordare che il Concilio va valutato
e compreso alla luce della sua intenzione autentica. Il Concilio parte
integrante della storia della Chiesa e pertanto lo si pu comprendere cor-
rettamente solo se viene considerato questo contesto di duemila anni.
La partecipazione di Ratzinger al Vaticano II si realizz nella doppia ve-
ste di consigliere teologico dellarcivescovo di Colonia, Josef Frings, e
di perito, collaboratore delle Commissioni che elaborarono gli schemi
alla base della Lumen Gentium e della Dei Verbum, partecipando
anche alla stesura del decreto Ad Gentes. Incontrando il clero romano
gioved scorso Ratzinger ha ricordato lepisodio dal quale nacque la col-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
laborazione con Frings, che nel 1961 chiese al giovane docente di Bonn
una bozza per un intervento sullormai prossimo Concilio da tenere a
Genova. Un testo che fu apprezzato dallo stesso Giovanni XXIII e che
gli valse la piena fducia di Frings. Alla base di tutti e diciannove gli
interventi conciliari dellarcivescovo di Colonia in cui sono formulate
questioni teologico-sistematiche ha ricordato Mller , stanno bozze
predisposte da Ratzinger. Per questi motivi, afferma ancora il prefetto,
il Concilio ha la calligrafa di Benedetto XVI.
Negli anni post conciliari, poi, Ratzinger veniva spesso richiesto per con-
ferenze e interviste sul Concilio. Egli, nota ancora Mller, trasmise per
cos dire di prima mano al lettore i risultati del Concilio, stimolando il
dibattito e la ricezione. Tra il 1966 e il 2003, poi, Ratzinger ha prodotto
testi di commento ai documenti conciliari, che, secondo lattuale prefetto
della Congregazione della dottrina della fede, appartengono ai classici
della teologia. Unopera che, secondo Mller, ha sempre posto al suo
centro linsieme indissolubile tra Sacra Scrittura, la completa e integrale
Tradizione e il Magistero secondo quella ermeneutica della riforma
nella continuit invocata da Ratzinger nel suo primo discorso natalizio
alla Curia Romana del 2005.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Rosen: un cuore aperto
verso il nostro popolo
di Giorgio Bernardelli
D
a anni linterlocutore privilegiato del Vaticano a Gerusalemme per
quel che riguarda Israele e il mondo ebraico. Per questo il rabbino
David Rosen quei giorni del 2009 li ha vissuti in prima persona accanto a
Benedetto XVI pellegrino in Terra Santa. Oggi molto ammirato dallu-
milt e dal coraggio che le dimissioni di Benedetto XVI rivelano (con-
siderato ci che rappresentano per il papato commenta sono qualcosa
di inedito non solo per la Chiesa, ma per la storia dellumanit intera).
Ma proprio questumilt e questo coraggio sono forse le lenti migliori
attraverso cui rileggere anche quel viaggio.
Rabbino Rosen, come ricorda le giornate vissute da Benedetto XVI
a Gerusalemme?
Con grande piacere ed entusiasmo: furono segnate da gesti importanti.
Penso ad esempio alla visita compiuta allHeichal Shlomo, la sede stori-
ca del Rabbinato. Anche Giovanni Paolo II nel suo viaggio aveva incon-
trato i due rabbini capo, ma era stato un fatto quasi privato. Con Bene-
detto XVI, invece, fu un incontro di alto proflo, venne anche pubblicato
un documento comune: fu la testimonianza di un dialogo pi maturo,
pi consolidato. Un risultato niente affatto scontato. Si sarebbe potuto
pensare che la svolta impressa da Wojtyla ai rapporti tra cristiani ed ebrei
fosse legata alla sua storia personale in Polonia. Invece Benedetto XVI
ha confermato che il dialogo con gli ebrei la via ordinaria della Chiesa.
Furono giornate anche di parole molto forti riguardo al confitto in Terra
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Santa e al ruolo delle religioni per superarlo.
Ricordo con particolare gioia il clima fraterno dellincontro interreligio-
so a Nazareth, quello della celebre fotografa in cui gli esponenti reli-
giosi - cristiani, ebrei e musulmani - si tengono per mano. Credo, per,
che uno dei gesti di pace pi importanti il Papa labbia compiuto ancora
prima di arrivare in Israele, quando sul monte Nebo, in Giordania, parl
dellinseparabile vincolo che unisce la Chiesa al popolo ebraico. Sotto-
linearlo l, in un Paese arabo e musulmano, fu un atto di grande coraggio.
Vi furono per anche delle incomprensioni in Israele riguardo a que-
sto viaggio. Perch?
Certamente, ci furono (anche se le incomprensioni nei confronti di Be-
nedetto XVI non sono state certo unesclusiva di Israele). Credo che si-
ano nate da unattesa per un certo tipo di gesti che non erano nelle sue
corde. Pesarono anche i sospetti per la sua origine: tutti a Yad Vashem si
aspettavano il mea culpa in quanto tedesco; ma lui aveva gi spiegato
ad Auschwitz-Birkenau che considerava il popolo tedesco vittima esso
stesso del nazismo. Si pu discutere su questa tesi, ma la sua esperienza
questa.
Anche dopo il viaggio del 2009 lei tornato pi volte a incontrare
Benedetto XVI: che cosa lha colpita di pi del suo magistero sulla
pace?
Ho in mente soprattutto lincontro di Assisi, nella giornata che volle a 25
anni da quella di Giovanni Paolo II: mi colp il suo volersi fermare a par-
lare con ciascuno, nonostante il grande sforzo fsico che questo gli costa-
va. Anche in quelloccasione mostr tutta la sua integrit, la sua modestia
e soprattutto la sua grande apertura danimo. S, credo proprio che questo
cuore aperto sia la grande eredit che lascia al cammino verso la pace.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
19 febbraio
Il popolo di Benedetto
Scelta radicale
di Riccardo Maccioni
C
iao amore dice la ragazza al telefono, ma capisci che parla a
unamica. Nel suo personalissimo vocabolario la rabbia si con-
fonde con lodio, lo sconforto diventa disperazione, allegria signifca
gioia. Osservarla chiacchierare un modo per domandarci che impor-
tanza diamo alle parole, quali sono i vocaboli cui affdiamo il compito di
raccontarci, da chi e come vogliamo difenderci. Perch in fondo vivere
anche una questione di termini, della sincerit dei nostri discorsi, dei
punti cardinali cui chiediamo di orientarci, minuscole stelle polari di un
cammino che ricomincia ogni giorno, che ha come meta la felicit. Sem-
pre che sappiamo cosa signifchi. Per tanti, per quasi tutti verrebbe voglia
di dire, essere felici sinonimo di successo, di libert, di potere. Il cri-
stiano non fa eccezione, con la differenza che, letti alla luce del Vangelo,
gli stessi concetti hanno signifcati profondamente diversi. Cos, potere
vuol dire servizio, libert svuotarsi delle proprie certezze per lasciare
posto a Dio e il prestigio lo si conquista accanto agli ultimi, lontano dalle
luci dei rifettori.Detto in altro modo, la croce sinonimo di gloria, per
essere grandi bisogna diventare piccoli, il successo si veste sempre di
umilt e misericordia. Lo ha ricordato il Papa allAngelus di domenica
scorsa: la tentazione pi insidiosa che attanaglia luomo, quella che in
fondo le riassume tutte, consiste sempre nello strumentalizzare Dio per
i propri interessi, dando pi importanza al successo o ai beni materiali.
Perch il tentatore non spinge direttamente verso il male, ma nella dire-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
zione del falso bene, facendo credere che le vere realt sono il potere e
ci che soddisfa i bisogni primari. Il nemico da combattere, il rischio
da affrontare, allora mettere Dio in un angolo, relegandolo al ruolo di
servitore della nostra vanit, affdando al nostro egoismo il compito di
decidere cosa sia meglio anche per gli altri. Nei momenti decisivi della
vita, ricorda Benedetto XVI, ma forse sarebbe pi giusto dire in ogni
istante dellesistenza, siamo chiamati a scegliere tra il Signore e il nostro
io, tra linteresse individuale e il vero bene, quello che si scrive con la
b maiuscola e vuol dire carit evangelica, amore disinteressato.Sarebbe,
per, sbagliato leggere in queste parole una condanna del potere e di chi
lo esercita, perch in ogni ambito c bisogno di unequa distribuzione
dei compiti e per la costruzione di una casa servono loperaio come lin-
gegnere, larchitetto come limbianchino.
Il Signore non venuto a condannare il ruolo, ma lidolatria in cui pu
trasformarsi, il ventilato bene comune che diventa egoismo privato, leti-
ca della responsabilit banalizzata in sterile culto di s. Rischi in cui pu
cadere chi si affda soltanto alle proprie forze.Non a caso per respingere
il tentatore Ges si ritira nel deserto, che il luogo del silenzio e della
povert, dove luomo spinto ad andare allessenziale, bisognoso com
di tutto. Si tratta di capire che non siamo gli unici costruttori della nostra
esistenza e che da soli non riusciamo a procurarci neppure lacqua. Ma
per comprenderlo c bisogno di mettere a tacere ogni certezza, serve il
coraggio di avventurarsi nei deserti, nelle prove che prima o poi at-
traversano ogni vita. Forse la pi diffcile vedersi rifutati, sentirsi fuori
tempo e fuori moda, retrocessi a comprimari mentre ci crediamo i numeri
uno. Eppure paradossalmente proprio in quegli istanti che dovremmo
sentirci pi forti, sempre che la nostra tristezza ci spinga ad alzare gli
occhi al cielo e ad aprire le porte del cuore allaiuto che viene dallalto.
Ma succede, pu succedere, solo se potere signifca servizio, se amore
sinonimo di dono, se laltro non un avversario da sconfggere ma un
compagno di viaggio, lungo il pellegrinaggio della nostra vita.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Un magistero sulla libert delluomo
di Giacomo Samek Lodovici
N
elle tre pi recenti catechesi del mercoled - tra le ultime imperdi-
bili occasioni per imparare da lui come Papa - Benedetto XVI ha
toccato a pi riprese il tema della libert come caratteristica essenziale
del rapporto tra Dio e luomo. Ha detto, per esempio, che rifettendo sulla
creazione si evince che il primo pensiero di Dio era trovare un amore
che risponda al suo amore e il secondo pensiero poi creare un mon-
do materiale dove collocare questo amore, queste creature che in libert
gli rispondono. Ora, proprio nella libert che risiede una chiave per
una qualche decifrazione del mistero della permissione della malvagit
umana da parte di Dio. In, effetti, come ha detto il Papa, noi vorremmo
un Dio che vinca le potenze avverse e la domanda lancinante delluomo
di sempre suona pi o meno cos: se Dio esiste, perch permette il male?
Dovera Dio ad Auschwitz? Ognuno pu riformulare questa domanda
adattandola alle ingiustizie che ha subto o conosciuto, alle varie atroci-
t della storia. La risposta di Benedetto XVI la seguente: Dio ama e
rispetta la risposta libera di amore alla sua chiamata. Come Padre, Dio
desidera che noi diventiamo suoi fgli in comunione. Sviluppando laf-
fermazione del Papa (nel solco di unantica tradizione flosofca), pos-
siamo qui accennare che Dio tollera che luomo commetta il male per
almeno quattro motivi, tre dei quali sono correlati proprio alla libert.
Primo, perch dal male ricava (in un modo che spesso ci sfugge) un bene
maggiore o evita un male peggiore. Secondo, perch se impedisse la mal-
vagit, toglierebbe la sua fonte, che la libert umana. Una pietra, una
pianta, un animale, non sono malvagi: tutto ci che li riguarda dipende
necessariamente dalle leggi fsico-biologiche o dallistinto.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Ora, se Dio ci togliesse la libert, ci priverebbe di quello stupendo pri-
vilegio che ci innalza al di sopra dellintero universo. Terzo, se luomo,
deprivato della libert, non potesse compiere il male, per ci stesso non
potrebbe nemmeno compiere il bene: non potremmo scegliere di uccide-
re, ma nemmeno di amare. Infne, Dio si rivolge alluomo sia - lim-
magine del Papa - come un Padre che desidera essere liberamente amato
da un fglio, sia - immagine e citazione sono di Kierkegaard - come un
innamorato che offre il suo amore a colei che ama: E incomprensibile,
il miracolo dellamore infnito, cio che Dio alluomo possa dire
quasi come un pretendente [...]: mi vuoi tu, s o no?. Per questo, Dio lo
lascia libero: perch gli propone di partecipare alla comunione amorosa
con S e il Dio dellamore non vuole in alcun modo costringerti. Come
potrebbe lamore pensare di costringere ad amare?. Un amore costretto
non amore, bens schiavit, adulazione, ecc. Ancora, per dirla con lim-
magine biblica usata dal Papa nella catechesi del 13 febbraio scorso, Dio
accetta di essere respinto, lasciato fuori casa, fuori dalla porta, dalluomo
che, liberamente, rifuta di cenare in intimit con Di: Sto alla porta e
busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta io verr da lui, ce-
ner con lui ed egli con me (Ap 3, 20). Se luomo non fosse libero non
potrebbe conseguire la beatitudine, cui si accede proprio nella totale ed
eterna comunione damore con Dio: come ha detto il Papa il 6 febbraio,
al termine della creazione, c il settimo giorno, che preludio di ci
che avverr nelleternit: il giorno della libert per tutti, giorno della
comunione con Dio.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Rouco Varela: ci ha sempre incoraggiati
a non perdere la nostra anima cristiana
di Antonio Mara Rouco Varela*
B
enedetto XVI ha dimostrato in differenti occasioni e in differenti
modi che ha la Spagna nella memoria e nel cuore. Basta scorrere al-
cuni dei momenti delle sue tre visite nel nostro Paese, per comprendere la
portata di una stima cos sincera e profonda. Lo ricordiamo, per esempio,
a Valencia nel 2006, annunciando in maniera magistrale il Vangelo del-
la famiglia. Conosco e incoraggio la spinta che state dando allazione
pastorale - disse allora a noi vescovi spagnoli -. In tempi di veloce seco-
larizzazione, che riguarda anche la vita interna delle comunit cristiane,
continuate a proclamare senza scoraggiarvi che prescindere da Dio mina
la verit delluomo e ipoteca il futuro della cultura e della societ.
Lo ricordiamo, nel 2010, pellegrino della fede davanti alla tomba della-
postolo Santiago. Fu proprio prima di atterrare a Compostela che fece
riferimento alla Spagna come un paese decisivo nella rinascita del cat-
tolicesimo in epoca moderna, grazie a fgure di peso come per esempio
santIgnazio di Loyola, santa Teresa di Ges o san Giovanni dAvila. E fu
in quello stesso viaggio che abbiamo potuto vederlo a Barcellona, com-
mosso di fronte alla bellezza della Sagrada Familia, sintesi esemplare di
continuit e novit, di tradizione e creativit. Lo ricordiamo, infne, nel
2011, durante lindimenticabile Giornata mondiale della giovent di Ma-
drid, inginocchiato di fronte al Santissimo, in una notte oscura di agosto,
calma dopo una tempesta che bagn la folla. Fu il Papa che ci convoc,
ci riun e presiedette nella grande festa della fede. Insieme a lui, quasi due
milioni di giovani, uniti ai loro vescovi, sacerdoti ed educatori, hanno
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
dato testimonianza davanti al mondo della perenne gioia che si irradia
quando ci si mantiene radicato ed edifcato in Cristo, saldo nella fede.
La Spagna una grande nazione ci disse lultimo giorno, allaeropor-
to, prima di ritornare a Roma -, una nazione che in una convivenza sa-
namente aperta, plurale e rispettosa, sa e pu progredire senza rinunciare
alla sua anima profondamente religiosa e cattolica. Vorrei assicurare
agli spagnoli - furono le sue parole fnali che sono molto presenti nella
mia preghiera. Sono convinto che, confortati dalla fede in Cristo, contri-
buiranno con il meglio di s affnch questo grande paese affronti le sfde
dellora presente e continui a progredire lungo le vie della concordia, del-
la solidariet, della giustizia e della libert. Anche noi, in enorme debito
di gratitudine per la sua paternit ecclesiastica e spirituale, ci ricordiamo
di lui e gli assicuriamo, dalla sua amata Spagna, la nostra vicinanza e la
nostra preghiera nella sua nuova tappa a servizio della Chiesa.
* cardinale, arcivescovo di Madrid
e presidente della Conferenza episcopale spagnola
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
20 febbraio
Il professor Ratzinger
Gli studenti di Ratzinger:
Un maestro che sa ascoltare
di Andrea Galli
P
adre Joseph Fessio, gesuita americano con origini altoatesine, classe
1941, fece un dottorato con il professor Joseph Ratzinger a Ratisbo-
na, sullecclesiologia di Hans Urs von Balthasar, ed uno dei membri pi
conosciuti del Ratzinger Schlerkreis: il gruppo di allievi di Benedetto
XVI, rimasti in contatto negli anni e impegnati nellapprofondimento e
nella divulgazione del suo pensiero. Fessio, fra i ratzingeriani, si
distinto per lo spirito imprenditoriale: ha fondato un College cattolico a
San Francisco e lassociazione liturgica Adoremus, stato tra i prota-
gonisti della nascita dellAve Maria University, avvenieristica universit
cattolica con sede in Florida, ma soprattutto stato ed tuttora il padre
della Ignatius Press, una delle pi importanti case editrici del mondo cat-
tolico di lingua inglese.
Il lascito pi ovvio di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI sono i suoi scrit-
ti, che stanno conoscendo una diffusione mondiale, anche quelli prima
del papato dice Fessio al telefono dal suo uffcio di San Francisco, poi
aggiungerei due momenti: il 12 settembre 2006, ovvero il discorso di
Ratisbona, che ha chiarito, tra le altre cose, alcuni principi in base ai quali
impostare il rapporto con lislam; e il 7 luglio 2007, ovvero il motu pro-
prio Summorum Pontifcum, che ha aperto la strada a un recupero degli
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
elementi pi validi del rito antico, per un rinnovamento liturgico, e che
penso avr delle ricadute importanti nel futuro.
Fessio cita poi un contributo di Benedetto XVI che rischia di essere sotto-
valutato dagli osservatori europei: Per gli Stati Uniti ha fatto una serie di
nomine episcopali che hanno veramente cambiato il paesaggio ecclesia-
le: vescovi solidi dottrinalmente, preparati culturalmente e con un grande
zelo apostolico. Fessio racconta di non essere potuto andare agli ultimi
due incontri a Castel Gandolfo del Ratzinger Schlerkreis, ma di aver
un ricordo nitido del 2010: In quelloccasione, nel seminario che si ten-
ne il sabato mattino, mi sembr per la prima volta di vedere Benedetto
XVI anziano e fragile. Non lavevo mai visto prima cos debole. Ma dopo
pranzo, dopo la siesta, riapparso fresco e in forma e mi ha colpito.
Se in alcuni momenti in questi anni quindi apparso affaticato, stato
comunque sempre per un problema di et, una questione fsica, perch
psicologicamente non mi mai sembrato oppresso dalla responsabilit
del suo ministero. Non lho mai visto perdere la sua proverbiale calma
anche se una volta mi hanno riferito che accaduto e lho sempre trovato
tranquillo, con il suo fare da gentiluomo: incline allascolto, con il suo
eloquio lento e chiaro.
Per quanto riguarda le sue attese per il futuro, Fessio dice: Negli anni
50, 60 e 70 abbiamo avuto dei veri giganti in teologia: von Baltha-
sar, De Lubac, Bouyer, Ratzinger stesso. Poi abbiamo avuto due giganti
come Papi: Giovanni Paolo e Benedetto XVI. Durante il conclave del
2005 ero sicuro che Ratzinger sarebbe stato eletto, perch non cerano
altre personalit alla sua altezza. Penso che oggi non abbiamo bisogno di
un altro gigante, ma di un buon pastore, che continui o porti a compimen-
to quello che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno fatto, nel senso
di un rinnovamento della Chiesa seguendo il vero Concilio Vaticano II.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Una semplice risposta
di Marina Corradi
F
orse nemmeno i pellegrini che domenica si sono ritrovati sotto la
fnestra del Papa per ascoltare lAngelus si immaginavano che sa-
rebbero stati in tanti. E invece mentre gi i fedeli di Roma avevano co-
minciato a colmare la piazza, dal fondo di via Conciliazione alle undici
e mezza arrivavano, stanchi da un viaggio iniziato allalba, i lombardi, e
gente da pi lontano. E a mezzogiorno dentro al colonnato affollatissimo
ci si guardava, fra noi, contenti, e con un sommesso stupore: non era,
leggendo i giornali, cos prevedibile di essere in tanti, nella prima do-
menica dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Molti media in questi giorni
traboccano di congetture, voci, e ombre di ipotetiche trame dietro alla
scelta del Papa, e quasi con compiacimento sembrano intravedere in quel
gesto il segno di un declino della Chiesa stessa. Ma il fatto che la
Chiesa anche, e prima di tutto, il suo popolo, il popolo di quanti credo-
no in Cristo risorto; e questo universo, spesso scarsamente conosciuto e
raccontato, non sottost al governo dei media, non segue la linea dettata,
magari, da grandi frme.
Cos inaspettatamente una domenica di febbraio, sei giorni dopo un an-
nuncio che pure ha sbalordito e addolorato, in san Pietro ci si ritrova in
una moltitudine. Senza troppi cartelli, con rare bandiere: zitti, in molti
con i bambini per mano, sotto a quella fnestra, ad aspettare. E passa tra
la folla un giovane cronista di un quotidiano. Intervista un signore sui
cinquanta: E Vatileaks? E, secondo lei, il Papa perch si dimesso, dav-
vero?. Il cronista gentile e insistente, ma lintervistato non gli concede
proprio niente: Di Vatileaks, risponde sereno, non me ne importa nulla,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
io sono venuto per il Papa. Gi, noi siamo venuti per un Papa al quale
siamo grati di otto anni di un magistero luminoso e limpido, tanto quanto
sono spesso arruffate, sovrabbondanti e inutili le parole che sommergono
le nostre giornate. Siamo venuti dentro un affetto, e un bene tanto grande
che non vacilla nemmeno davanti a una rinuncia impensabile. Noi, sem-
plici fedeli, non sappiamo, magari non capiamo affatto perch Benedetto
XVI lasci il soglio pontifcio. Ma, certi come siamo del bene che vuo-
le alla Chiesa, non dubitiamo. Poi, nelle parole di questuomo abbiamo
sentito laltro giorno lincrinatura della stanchezza e della vecchiaia: ed
stato come quando, sentendo magari da lontano, al telefono, un padre
anziano, avvertiamo una nota che prima non cera, e allora partiamo e
andiamo a trovarlo, a abbracciarlo di persona. E questo esser fgli; e
tanti fgli assieme formano appunto il popolo che domenica si ritrovato
in San Pietro.
Ma la stessa umanit che sere fa ha gremito il Duomo di Milano nellan-
niversario della morte di don Luigi Giussani, e con il cardinale Scola ha
pregato per il Papa. Era talmente pieno, il Duomo, che alcuni delle decine
di sacerdoti che davano la Comunione hanno dovuto spezzare le ostie
consacrate e darne a ciascuno un piccolo frammento, perch non erano
abbastanza. Cerano vecchi, e madri con i bambini, e tanti ragazzi giova-
nissimi: anche in Duomo, un popolo. Popolo senza bandiere n slogan da
gridare, gente che non rivendica, non accusa, non denuncia. Gente che si
sa profondamente fglia: di Cristo, e quindi anche del suo vicario terre-
no. E dunque, in un frangente di dolore, altro non fa, con semplicit, che
muoversi, e stringersi in un abbraccio. Ma, e perch, veramente, questa
rinuncia? Ma, davvero, cosa c sotto?, insistono i giornalisti, e li vedi
un po disorientati. Gi, il popolo di San Pietro vive dentro a coordinate
diverse da quelle dettate dal pensiero dominante; dentro a una fducia,
dentro a un orizzonte certo e buono, l dove i matres penser indicano
solo un niente. E dunque questo popolo spiazza chi si ostina a cercare di
leggerlo solo con categorie sociologiche o politiche. Restano a mezzaria
i microfoni protesi. Vatileaks?. Non me ne importa niente, sono venu-
to perch voglio bene al Papa.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
21 febbraio
Il Conclave allorizzonte
Pietro sempre con noi
Carlo Cardia
M
entre scorrono veloci questi giorni irripetibili per la vita della
Chiesa, che stiamo vivendo quasi condotti per mano da Benedetto
XVI, accompagnati dai suoi gesti e dalla sua parola, possiamo porci del-
le domande che ci aiutino a capire meglio il signifcato di un cammino
cos nuovo, azzardarne un primissimo bilancio. Possiamo interrogarci sul
quel groviglio di sentimenti, sensazioni, reazioni, che si formato e poi
esploso nellanimo di tanti di noi, romani vicinissimi al Papa, fedeli do-
gni parte del mondo, ma anche non praticanti e perfno agnostici e atei,
quando abbiamo appreso della rinuncia di Benedetto XVI quel mattino
dell11 febbraio, che rimarr come ricordo indelebile nella nostra mente.
E possiamo cercare di coglierne lo spessore, analizzarne le componenti,
distinguere la paura e lincredulit, la sorpresa e lamarezza, ma anche
limmenso affetto che abbiamo provato subito, quasi istintivamente, per
il Papa, e ancora la percezione che stava avvenendo qualcosa di inedito
che interrogava la coscienza, chiedeva di rifettere, capire, magari (lidea
afforata presto) di pregare per capire. Molti di quei pensieri e senti-
menti che ci hanno investito in modo travolgente sono ancora vivi, non
sono evaporati in poche ore o giorni, ci accompagnano nei ragionamenti
che elaboriamo, nelle convinzioni che maturiamo. Essi hanno gi fatto
emergere un elemento che non era scontato. La fgura del Pontefce in
quanto tale, ma anche la fgura di questo nostro Papa, Benedetto XVI, si
talmente incarnata nella coscienza, nellinteriorit di ciascuno di noi, che
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
la consideriamo inamovibile, luogo di contatto fra il trascendente e lu-
mano, garanzia per lideale pi grande di cui abbiamo bisogno per crede-
re, sperare, guardare al futuro. Questo sottofondo della coscienza labbia-
mo potuto confrontare con amici e conoscenti, anche lontani (qualcuno
addirittura ostile) dalla Chiesa: questi ultimi hanno manifestato stupore
per levento dell11 febbraio e hanno usato, forse per la prima volta, pa-
role dolci per il Papa, si sono sentiti fgli suoi, quasi sforati dal timore,
dalla paura dellabbandono. Lo stupore che la rinuncia di Benedetto XVI
ha provocato conferma il valore ontologico che la cattedra di Pietro ha
per tutti gli uomini, cattolici, cristiani, di altre fedi e opinioni, un valore
universale a volte trascurato che ci parla delleco del magistero del Papa
nei confni della Chiesa e in ogni spazio esterno. Guardiamo un po pi
dentro lo choc multiforme che abbiamo provato, che sentiamo ancora
vivo e forte, e che cominciamo a superare anche perch Benedetto XVI
presente, ci parla, ci conforta, ci dice di pregare per lui e per il futuro
Papa. Questo suo insegnamento ha diradato le prime nubi che pensava-
mo si addensassero, interpretate da alcuni come timore e paura circa la
forza, la stabilit, dellistituzione pontifcia, della cattedra di Pietro. Ma il
Papa ci ha ripetuto che non ci abbandona, pregher con la Chiesa e per la
Chiesa e ha chiesto di fare altrettanto per lui e il futuro pontefce. Queste
parole stanno scendendo nel nostro animo, provocano un rasserenamen-
to, assicurano che non ci sar alcun vulnus, o stravolgimento, che il suc-
cessore di Pietro con noi, e con nome diverso lo sar di nuovo tra breve.
Lamarezza, invece, ha trovato compensazione in un altro sentimento che
per la verit a livello popolare stato avvertito fortissimo sin dalla prima
ora: una profonda ammirazione per la forza, labnegazione, la sincerit
di un Papa che dichiara al mondo di non sentirsi pi adeguato a sostene-
re il peso di quel ministero petrino che richiede sempre pi energie per
sostenere le fatiche che il suo esercizio comporta. Quante volte abbiamo
sussurrato: chi gli ha dato la forza di compiere questo gesto, di dichia-
rare la sua inadeguatezza per let che avanza, di spiegarlo alla Chiesa
e allumanit? Dal quel momento, e da quel sentimento di ammirazione,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
abbiamo iniziato un cammino che ci ha portato a riconoscere che la scelta
del Papa era dettata da una grandezza interiore, che solo la fede poteva
spiegare, giustifcare. Cos, giorno dopo giorno (il processo non com-
piuto), ora dopo ora, stiamo entrando in un orizzonte pi ampio, in una
dimensione che d nuova serenit, quella della fede che si intreccia con
la storia, e che rende chiare tante cose che resterebbero oscure se fossero
lasciate alle sensazioni superfciali. Siamo stati indotti, in questo modo,
a un esame di coscienza personale e collettivo, forse uno dei pi intensi
dellepoca moderna, che ci fa rifettere sulla presenza della Chiesa nella
storia, sulla garanzia che essa d di agire e operare perch la parola di
Dio non si affevolisca, il messaggio del Vangelo continui a diffondersi,
e ciascuno di noi veda in essa il luogo e la sede della speranza di cui non
possiamo fare a meno. Stiamo cos imparando ad amare pi di prima la
nostra Chiesa, consapevoli che a questo traguardo ci sta conducendo Be-
nedetto XVI con la sua scelta e il suo magistero.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Il canonista Fantappi:
quando Pietro depone le chiavi
di Umberto Folena
D
alle ore 20 e un minuto del 28 febbraio, come dovremo chiamare
Benedetto XVI? Chi sar? Non un fatto puramente formale, quin-
di irrisorio. Al contrario il nome lappellativo sar gravido di sostanza
e di conseguenze. E in questa circostanza il diritto canonico si rivela ma-
teria tuttaltro che arida. Semmai uno degli strumenti per rinnovare la
Chiesa. Dir di pi: probabilmente, la separazione tra teologi e canonisti
avvenuta con il Concilio ha contribuito a tagliare le gambe al Concilio
stesso, impedendogli di dotarsi degli strumenti di attuazione adeguati per
camminare. Carlo Fantappi ne convinto e pazienza se qualcuno pen-
ser che di parte, in quanto ordinario di Diritto canonico alla facolt
di Giurisprudenza dellUniversit Roma Tre. In questi giorni Fantappi
ha avuto occasione di fare ricerche nella biblioteca della Pontifcia Uni-
versit Gregoriana, dove sta tenendo un corso da professore invitato. E
ne ho approfttato per indagare sulla rinuncia di papa Ratzinger.
Che cosa ha scoperto? Di Celestino V stato ormai detto tutto...
In effetti lunico esempio di vera rinuncia, almeno in parte analoga a
quella di Benedetto XVI. E Celestino V, prima di prendere la sua decisio-
ne, si consult con un gruppo di canonisti. Da tempo limpegno dei ca-
nonisti era stato diretto a sempre meglio defnire la liceit della rinuncia.
Erano casi tanto frequenti?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Nel XII secolo i canonisti si rifanno a dei precedenti allora ritenuti validi,
ma in realt falsi, che vanno da Clemente I a Liberio, dal I al IV secolo.
Lunica vera rinuncia sembra quella di papa Ponziano (231-235), de-
portato nelle miniere sarde per ordine dellimperatore; qui avrebbe abdi-
cato per non lasciare la Chiesa senza pastore. Altri casi si segnalano tra
VII e XI secolo, con Martino I, Benedetto V e Giovanni XVIII, ma sono
parvenze di rinuncia o deposizioni. Poi ci sono le lotte per le investiture,
una storia complessa. Fino alla riforma di papa Gregorio VII, lelezione
del Papa spettava al popolo romano e la competizione tra le famiglie pa-
trizie era spietata, vere e proprie campagne elettorali con spese enormi.
Dal 1059 lelezione viene affdata al collegio dei cardinali e da quel mo-
mento leventuale rinuncia devessere comunicata a loro, come ha fatto
Benedetto XVI.
Una vicenda terribilmente complessa. possibile sintetizzarla?
Andiamo direttamente a Uguccione da Pisa, canonista. lui, verso il
1190, a stabilire che i motivi leciti per la rinuncia sono tre: il desiderio di
ritirarsi a vita monastica, la vecchiaia, la malattia. A chiunque permesso
rinunciare ma, attenzione, non senza aver valutato il bonum commune
ecclesiae: il Papa, con il suo gesto, non deve danneggiare nessuno e deve
tendere al bene della Chiesa universale.
Vengono in mente le parole di papa Ratzinger nel libro intervista di See-
wald, del 2010...
Vengono in mente soprattutto le parole dette in latino al Concistoro:
Uguccione rimanda al foro interno, alla coscienza del Pontefce. Va
evitata una rinuncia irresponsabile che metterebbe il Papa nella condizio-
ne di peccare mortalmente. Gi allora si pone il problema di discernere
il principio del diritto alla rinuncia dallarbitrio della rinuncia medesi-
ma. Ciascun vescovo, consacrato a una Chiesa particolare, come se
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
stipulasse un matrimonio spirituale con la Chiesa stessa, in un legame
indissolubile fno alla morte. Ma poi le cose cambiano...
Fine dellindissolubilit del legame?
I canonisti del XIII secolo leggono la possibile rinuncia in un altro modo,
legandola alle prerogative del Pontefce stesso. Se il Papa pu tutto, da
autentico monarca ha necessariamente anche il diritto di dimettersi, per-
ch non ha limiti. La rinuncia va comunicata ai cardinali, ma non ne-
cessario che sia da essi accolta. E non fnita...
Delle condizioni dovranno pur esserci...
Infatti. Per estensione, la rinuncia valida in sei casi, che vanno dalla
prostrazione fsica alla demenza fno al grave scandalum. Si escludono
la codardia o la volont di sottrarsi a una persecuzione incombente. E
arriviamo a Celestino V.
A quali cause si appella?
A pi duna. il 13 dicembre 1294. Davanti al collegio cardinalizio,
Calestino V richiama queste motivazioni canoniche: inadeguatezza, de-
bolezza fsica, defectus scientiae (scarsa cultura) e zelum melioris vitae
(desiderio di vita monastica). La comunicazione della rinuncia, allora, fa-
ceva cadere hic et nunc il Papa dalluffcio; Ratzinger invece ha separato
le due cose. Il rituale descritto da una fonte coeva, lHistoria anglicana
del monaco inglese Bartolomeo de Cotton. Un rito altamente simbolico:
Discese dalla cattedra, prese la tiara dal capo e la pose per terra; e man-
tello anello e tutto se ne spogli di fronte ai cardinali stupefatti, lasci
la sala, torn in camera, si vest dellabito del suo ordine monastico e si
sedette sullultimo gradino del trono papale. Come dire: ecco, mi sono
retrocesso.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
E oggi? Che cosa dice il diritto canonico?
Non cambiato quasi nulla. Le formulazioni dei codici del 1917 e del
1983 sono molto semplici. La dottrina medievale e moderna aggiunge
che non possibile un co-papato, il Papa che rinuncia non pu tornare
cardinale se non con una nuova nomina, rinuncia a titoli e prerogative,
rimane vescovo ma senza una diocesi dove esercitare la sua giurisdizio-
ne, mantiene i poteri sacri. Paradossalmente, se volesse consacrare un
sacerdote, dovrebbe chiedere il permesso al vescovo della diocesi in cui
si trovasse.
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22 febbraio
Verso lultimo Angelus
E ancor si muove
di Davide Rondoni
E
ancora si muovono. In questi giorni accade come allinizio. Il Van-
gelo e prima la Bibbia sono una storia di gente che si mette in movi-
mento. Singoli, gruppi, trib: gente che si mette in moto. Per seguire la
Grande Promessa nellAntico Testamento. E per vedere quelluomo che
diceva dessere Dio nel Nuovo Testamento.
E ancora, c gente che si muove per stringersi intorno al Papa che la-
sciando il suo posto ha riportato ancora tutti a guardare Chi il centro
della Chiesa. Si stanno muovendo verso Roma, si sono gi visti arrivare
allAngelus e poi al prossimo e poi arriveranno allUdienza del Merco-
led. Si organizzano, si chiamano, si invitano. Dicono: si va. Dove? Dal
Papa. La fede, parafrasando un famoso romanzo, una faccenda on the
road. Cio movimento. E non certo per uno stupido senso di parteci-
pazione a una specie di evento mondano.
un movimento diverso da quello che porta folle ad assistere a grandi
eventi. Qui si tratta di stringersi intorno a un uomo. A Joseph Ratzinger e
alla sua testimonianza sorprendente. Perch in questa sorpresa balenato
anche solo per un istante il volto cercato da tutte le folle che si sono mes-
se in moto nellAntico e nel Nuovo Testamento.
Le folle che si sono mosse dallEgitto e quelle che si sono mosse verso
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il luogo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Le folle che accompa-
gnarono a Gerusalemme lentrata dellArca portata dal re Davide e quelle
che cercavano il Nazareno che aveva resuscitato la fglia di Giairo.
Ancora il popolo dei fedeli si mette in moto.
Era gi successo per la morte del suo predecessore, e ora accade per ab-
bracciare Papa Benedetto in questa sua specie di morte al mondo. E in
entrambi i casi si tratta di folle che si sono mosse per cercare la vita e non
la morte. Per dire: siamo con te e con chi la tua vita ci mostra vivo. Nelle
parrocchie e tra amici si organizzano i pullman. Si cerca come fare. Si
vede chi vuole venire. E chi non potr muoversi si organizza per creare
momenti presso la sua chiesa, o la sede del proprio movimento o asso-
ciazione.
In questo spontaneo e fervido mettersi in moto c ribadita una delle
grandi caratteristiche di una fede viva. Non si tratta di un discorso, ma di
riconoscere una presenza. E di andarvi incontro. La fede, insomma, non
consiste in una serie di considerazioni pi o meno esatte che ciascuno di
noi pu svolgere sulla vita la morte e neppure su Dio o su tutti i santi del
calendario. Ma un mettersi in moto. Un commuoversi, un convergere
e convertire i passi verso un punto che si riconosce decisivo per il signi-
fcato della propria esistenza. Per questo i cristiani fanno i pellegrinaggi.
Non si tratta solo della sempre presente e antichissima consuetudine de-
gli uomini di ogni epoca e cultura a compiere dei cammini purifcatori,
o dei percorsi al termine dei quali offrire un sacrifcio o un compiere un
gesto salvifco. No, qui si tratta di un convergere verso qualcuno, andare
allappuntamento con un vivente. Andare a vedere ancora, come accadde
ai primi due discepoli che seguirono Ges al Giordano dopo lo strano
grido di Giovanni Battista, dove Lui abita.
Il movimento, il cammino, il mettersi in moto di questi giorni una testi-
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monianza della natura del cristianesimo. Non un bel moto spontaneo di
gente facile a commuoversi. Non un tributo alla personalit. E riaccade
ogni volta che nella storia accade una testimonianza autentica. Pu ca-
pitare ovunque, e la geografa viva della fede cristiana proprio questo
segno di movimenti, di gente che si riferisce a luoghi e persone, che si
raduna intorno a punti vivi di testimonianza e di richiamo. Accade anche
a Roma, in queste ore in modo cos straordinario, nella sede di Pietro.
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Giussani-Ratzinger, trentanni
di amicizia
di Giorgio Paolucci
O
tto anni fa, il 22 febbraio del 2005, moriva don Luigi Giussani. Due
giorni dopo, nel Duomo di Milano gremito di folla, il cardinale
Ratzinger che Giovanni Paolo II, gravemente malato, aveva inviato
come suo delegato personale lo ricordava in unomelia pronunciata a
braccio dalla quale traspare lamicizia che li legava e la stima per il fon-
datore di Comunione e liberazione. Don Giussani era cresciuto in una
casa - come disse lui stesso - povera di pane, ma ricca di musica; e cos,
sin dallinizio era toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza; non si
accontentava di una bellezza qualunque, di una bellezza banale; cercava
la Bellezza stessa, la Bellezza infnita; cos ha trovato Cristo, in Cristo la
vera bellezza, la strada della vita, la vera gioia. Non sono frasi di circo-
stanza, quelle pronunciate dal decano del collegio cardinalizio, ma parole
che denotano la stima e la profonda conoscenza del carisma del sacerdote
lombardo: Sempre ha tenuto fermo lo sguardo della sua vita e del suo
cuore verso Cristo. Ha capito in questo modo che il cristianesimo non
un sistema intellettuale, un pacchetto di dogmi, un moralismo, ma che il
cristianesimo un incontro, una storia damore; un avvenimento.
stato un rapporto intenso, quello tra Ratzinger e Giussani, unamicizia
umana e intellettuale che si dipanata per pi di trentanni. Gli inizi
risalgono agli anni Settanta. Il loro incontro tra i fattori che portano
a uniniziativa che lascer un segno importante nel dibattito teologico
post-conciliare: la rivista internazionale Communio, alla fondazione del-
la quale partecipano tra gli altri Von Balthasar e De Lubac. Negli anni
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Ottanta sono numerosi gli incontri che si tengono a Roma, come ha rac-
contato in pi di unoccasione monsignor Massimo Camisasca, oggi ve-
scovo di Reggio Emilia e allepoca uno dei pi stretti collaboratori di
Giussani: Per iniziativa di don Angelo Scola e in mia presenza, Gius-
sani veniva una o due volte allanno a Roma per cenare con il cardinale
Ratzinger. Lappuntamento era alle Cappellette di San Luigi, vicino alla
basilica di Santa Maria Maggiore, si svolgeva sempre allo stesso modo:
Giussani chiedeva a Ratzinger conferma dellortodossia delle proprie
posizioni e riceveva da lui sempre nuove ragioni, che ne sostenevano la
verit e la fecondit. Di questi incontri rimane traccia anche nel libro
Dal temperamento un metodo, che raccoglie le conversazioni del sacer-
dote con alcuni gruppi di Memores Domini, i laici consacrati di Cl. In
una di queste, Giussani ricorda: Il cardinale Ratzinger, tre sere fa, a cena
con don Massimo , ci diceva che ci che lo fa sentire pi legato a noi
la concezione del cristianesimo come avvenimento hic et nunc, come
avvenimento qui ed ora.
Nel 1986 il cardinale, su invito del fondatore di Cl, predica gli esercizi
spirituali per i sacerdoti del movimento a Collevalenza, successivamente
raccolti e pubblicati dalleditrice Jaca Book nel libro Guardare Cristo.
Esercizi di fede, speranza e carit.
Nel 1993 Ratzinger frma la prefazione del volume Un avvenimento di
vita, cio una storia, che raccoglie conversazioni e interviste rilasciate nel
corso di 15 anni, e sottolinea la necessit indicata da Giussani di passare
dallutopia post-sessantottina a unaltra parola-guida: presenza. Il cri-
stianesimo presenza, il qui ed ora del Signore, che ci sospinge nel qui ed
ora della fede. E cos diventa chiara la vera alternativa: il cristianesimo
non teoria n moralismo, n ritualismo, bens avvenimento, incontro
con una presenza, con un Dio che entrato nella storia e che continua-
mente vi entra.
Nel 1994 viene pubblicato un testo fondamentale di Giussani, Il senso di
Dio e luomo moderno (che la Rizzoli ha rimandato in libreria il mese
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scorso). Nella prefazione, il cardinale lo defnisce un libro che dovrebbe
essere letto anche da coloro che accolgono con scetticismo lannuncio
della fede cristiana. () Giussani ci mostra come nelle semplici espe-
rienze fondamentali di ogni uomo sia contenuta la ricerca di Dio, che
continua a rimanere presente anche nellateismo. () Con questo picco-
lo libro ho capito ancora una volta e in modo nuovo perch monsignor
Giussani potuto diventare maestro di unintera generazione e padre di
un vivace movimento.
Due anni dopo la morte del Gius, il 24 marzo 2007 davanti a 100mila
ciellini convenuti in piazza San Pietro da 53 Paesi per il venticinquesimo
anniversario del riconoscimento pontifcio della Fraternit di Cl Be-
nedetto XVI comincia cos il suo discorso: Il mio primo pensiero va al
vostro fondatore, Luigi Giussani, al quale mi legano tanti ricordi, e che
mi era diventato un vero amico.
La testimonianza pi recente risale a pochi giorni fa, quando il Papa ri-
ceve in udienza i partecipanti allassemblea generale della Fraternit
San Carlo, accompagnati dal nuovo superiore don Paolo Sottopietra, dal
predecessore monsignor Camisasca, neo-vescovo di Reggio Emilia, e dal
presidente della Fraternit di Cl, don Julian Carron. Parlando a braccio,
rievoca gli incontri avvenuti lungo gli anni: Mi ricordo bene delle mie
visite accanto a Santa Maria Maggiore, dove ho conosciuto personal-
mente don Giussani, ho conosciuto la sua fede, la sua gioia, la sua forze
e la ricchezza delle sue idee, la creativit della fede. cresciuta una vera
amicizia, cos, tramite lui, ho conosciuto anche meglio la comunit di
Comunione e liberazione.
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23 febbraio
Sotto la fnestra di Benedetto
Un pianto di bimbo, e la speranza
Gentile direttore,
ieri sera stavo per far addormentare il mio bambino, Francesco, sei anni
da poco compiuti. Prima di augurargli la buona notte, volevo per ancora
raccontargli che cosa avevo organizzato per lui e per me per il prossimo
mercoled 27 febbraio: saremmo andati a Roma in aereo con gli amici
del Gam, Giovent Ardente Mariana, di Torino (Francesco un piccolo
bucaneve del movimento)per salutare il Santo Padre in occasione del-
la Sua ultima Udienza generale del mercoled. Era gi da qualche mese
che il mio bambino mi chiedeva di fare un viaggio con me in aereo ed
ero sicura avrebbe accolto con entusiasmo la notizia di andare a Roma
per il Papa. Mentre mi accingevo a raccontare tutto questo a Francesco,
mi sono resa conto che non gli avevo ancora parlato della decisione del
Santo Padre di lasciare il Pontifcato (la settimana prima infatti ero stata
via per lavoro e poi, a dire il vero, avevo parlato con tante persone della
decisione del Papa, ma davvero non avevo pensato di condividerla con il
mio bambino). Esordisco quindi dicendo a Francesco: Sai Francesco il
Papa a motivo della sua et e della sua salute ha deciso che lascer il Pon-
tifcato. Ed ecco, avrei voluto dirgli che quindi saremmo andati a Roma
per salutarlo ma Francesco, dopo aver rivolto gli occhi in alto,cos come
fanno i bambini quando pensano a qualcosa di veramente importante, mi
domanda: Mamma ma dove abiter?, Vicino a dove abita adesso, gli
rispondo. E ancora mi domanda: Ma si affaccer ancora da quella torre
per far volare la colomba?, Solo pi una volta, Francesco. E quindi:
Mamma, ma dopo sar ancora Papa?. Non pi, Francesco, gli ri-
spondo. A qual punto, dopo qualche interminabile secondo di silenzio in
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cui non osavo pi dire nulla, neanche continuare a raccontargli del nostro
viaggio organizzato, Francesco incomincia a singhiozzare e poi a pian-
gere e non si ferma pi, si interrompe solo per dire, non a me, ma come
se volesse parlare con il cuore direttamente al Papa: Io non voglio che
vada via, voglio il mio Papa, lui il mio Papa, non pu andarsene. Lo
guardavo incredula, io volevo proporre a Francesco un viaggio in aereo
e invece lui piangeva per il Papa. Ho invidiato (per come una mamma
pu invidiare il proprio bambino) quel dolore autentico, la sua fede; e
cos, cercando di riprendermi per consolarlo sono solo riuscita a dirgli:
Francesco, lo Spirito Santo ci mander un altro Papa che ci star vici-
no. Ma lui, fermo come solo i bambini sanno essere nelle loro posizioni,
mi risponde singhiozzando: Ma io non voglio un altro Papa, io voglio
solo lui e se lui va via, io questa notte rimarr sveglio tutta la notte. Non
avevo altre parole, sono rimasta in silenzio e ho stretto Francesco a me
che di li a poco si addormentato.
Paola Gheddo, Torino
Risponde Marco Tarquinio
Grazie per questo racconto vero, fresco e bello, cara signora Paola. Sia-
mo stati tutti un po Francesco in questi giorni: scossi e commossi dalla
decisione di Papa Benedetto. E continuiamo a perdere e a trovare le paro-
le, ma non la speranza e la fede. Che, interrogate, si fanno pi profonde
e, s, scomode. Come le domande, come un pianto di bimbo. Sono sicuro
che lei trover altre parole giuste per Francesco. E cos lui, poco a poco,
capir sempre meglio che il Papa uno, che c sempre, che non se ne
va via. Capir che il Papa colui che Ges ha fatto pietra che sostiene
la casa. Per questo lo amiamo tanto, per questo proprio come fgli lo
cerchiamo anche con uno sguardo e un ascolto da lontano, nella gioia
e nel dolore. Per questo soffriamo quando ci viene a mancare, e siamo
felici quando torna a parlarci e a confermarci nella fede. Stavolta speri-
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mentiamo un distacco nuovo. Perch, dopo la rinuncia al Pontifcato,
Benedetto XVI continuer a stare accanto a ognuno di noi nella preghiera
nascosta al mondo. Perch il nuovo Papa, che ci sar presto dato, che
ameremo subito come nostro Padre Santo, continuer a guidare la Chiesa
nel cammino segnato da Colui che Via, Verit e Vita.
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Profeta di misericordia
di Marco Pozza
Lo ricorderanno come profeta amabile di una misericordia che non can-
cella la giustizia. E di una giustizia che non corra il rischio di trasformarsi
in vendetta. Perch, illuminato dal mistero di Ges di Nazaret, luomo
rimane ancor oggi lunica scommessa sensata e da vincere. Una mattina
di dicembre lhanno visto varcare la soglia del carcere di Rebibbia, ma
come se simbolicamente avesse varcato la soglia di ogni loro cella per
stringere la mano e porgere loro un frammento della speranza cristiana,
quella che, attendendo il tempo futuro, capace di riorganizzare il tempo
presente. La semplicit umana di quel gesto ha reso Benedetto XVI fa-
miliare e amico al mondo che abita dietro le sbarre delle galere, laddove
spesso la colpa terreno fertile e occasione di grazia per inaspettate ri-
surrezioni. Nel carcere di Padova ieri hanno voluto celebrare messa per
lui, per questo Papa che sovente stato voce e sorriso di chi non ha pi
voce e ha smarrito la voglia di sorridere. Un grazie a modo loro, scritto
e frmato da uomini col passaporto di ferro e cemento, che hanno in una
cella il punto di osservazione sul mondo.
Questi reclusi non per scelta, ma per scelte sbagliate, riescono a cogliere
il pudore quasi monastico del volto di Benedetto Xvi, quasi disturbato dal
frastuono disordinato del mondo doggi. E lo stile sobrio ed essenziale di
un uomo che ha messo al centro del suo pontifcato, e del suo pensiero,
il racconto della storia della salvezza, cos, quasi confdando a persone
disperate e senza pi patria civile e morale che nel Vangelo c ancora e
sempre la bussola che aiuta a non vagare a vuoto nelle strade del mondo.
Nel presentare il suo primo volume della storia di Ges, Benedetto XVI
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chiese un anticipo di simpatia senza la quale non ci pu essere vera
comprensione. Lo chiedeva per il suo lavoro e, forse, lo chiedeva pure
per il suo pontifcato. E, ancor di pi, per leggere pagine di storia di
complessa trama e di diffcile interpretazione, dove i fli del bene sin-
trecciano con i fli del male. E di comprensione profonda c bisogno
qui, perch nellalfabeto delle galere non esiste la cultura del perdente,
ma solo lesaltazione del vincitore (e non molto diverso l fuori, perch
anche la storia degli uomini liberi viene scritta dai vincitori). Forse per
questo, a stregarli pi ancora delle sue parole stata la profondit dellul-
timo gesto, lumilt di tirarsi in disparte con quellamabilit che il tratto
caratterizzante della sua persona. Quel suo raccontare la vecchiaia, le-
sperienza della fatica e del limite stata unaltissima lezione di umanit
per questi uomini che, a loro modo, si sono messi al posto di Dio.
Ci sono parole e incontri che cambiano la storia delluomo: di questi,
sovente, ci rendiamo conto molto tempo dopo. Anche nel Vangelo la
luce della Risurrezione a permettere agli apostoli di comprendere la loro
storia passata. Il magistero di questo Papa ci ha fatto comprendere meglio
il segreto pi bello, quello che accende e tiene in vita ogni vera speranza:
c unintelligenza buona dentro il grembo di ogni cosa, c una luce
possibile dentro ogni vicenda. Per coglierla, o semplicemente intuirla,
necessario per sempre un anticipo di simpatia. Perch luomo, in
qualsiasi caos abiti, prima di tutto una creatura che comincia e ricomin-
cia per amore, anche quando meno se lo meriterebbe (e, anzi, allora che
ne ha pi bisogno).
A Benedetto XVI un grazie che si fa preghiera. Preghiera che in queste
ore sale anche dal ventre delle galere: per essere stato voce dellEterno
tra questi ultimi, aiutandoli a immaginare la bellezza e la vera giustizia
del Giudizio fnale, ad aggrapparsi a allaccoglienza amica di colui che
stato carcerato. Un grazie a un Papa al quale dietro le sbarre pi duno
ha aggiunto, come povero dono, un accento. Perch lha sentito Pap, per
davvero.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
24 febbraio
Pregher per lItalia
Lincontro con Napolitano
di Mimmo Muolo
P
regher per lItalia. A un Giorgio Napolitano particolarmente
commosso Benedetto XVI consegna questa promessa che pi
di una certezza. Anche dopo il 28 febbraio il Papa continuer a sostenere
spiritualmente la nazione nella quale (dopo la Germania) ha trascorso il
maggior numero di anni della sua vita. E le preghiere, deve aver pensato
il presidente della Repubblica, sono particolarmente gradite. Specie in
questi giorni e in questo tempo di scelte impegnative, come afferma un
comunicato diffuso dalla Sala Stampa al termine delludienza privata di
ieri in Vaticano.
La mezzora di colloquio stata segnata da grande affetto reciproco e
dalla commozione che ha preso anche la signora Clio, pure in questa oc-
casione al fanco di suo marito, e che ha suggellato un rapporto allinizio
solo istituzionale tra il Papa e il presidente poi via via evolutosi in
amicizia anche personale, come testimonia ad esempio la foto del 4 feb-
braio scorso (penultimo incontro tra i due) con il Pontefce che appoggia
la mano sulla spalla del capo dello Stato italiano, in un gesto sicuramente
non protocollare.
Sulla stessa linea latmosfera di ieri. Signor presidente, ha trovato il
tempo di venire a salutarmi, ha detto il Papa, ricevendo il suo ospite.
No, lei che mi ha dato lopportunit di rivederla, ha risposto Na-
politano, aggiungendo: So che sono giorni diffcili. Uno scambio di
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battute che ha introdotto quello che il portavoce vaticano, padre Federico
Lombardi, ha defnito un bel momento e che stato particolarmente
intenso e cordiale, data la grande stima reciproca e la ormai lunga fami-
liarit dei due illustri interlocutori, come ha confermato la nota distribu-
ita dalla Sala stampa vaticana a fne mattinata.
Il presidente Napolitano - prosegue il comunicato - ha manifestato al
Papa non solo la gratitudine del popolo italiano per la sua vicinanza in
tanti momenti cruciali e per il suo altissimo magistero religioso e mo-
rale, ma anche laffetto con cui esso continuer ad accompagnarlo nei
prossimi anni. E il Papa ha ancora una volta espresso al presidente e
alla signora la gratitudine per la loro amicizia e i migliori auspici per il
bene dellItalia, in particolare in questi giorni e in questo tempo di scelte
impegnative.
Da parte sua il sito internet del Quirinale sottolinea: Il colloquio ha
offerto una nuova occasione di dialogo sulle grandi questioni dellIta-
lia e del mondo. Il Pontefce ha mostrato interesse per i risultati della
recente visita del presidente Napolitano negli Usa e curiosit e piacere
per il prossimo viaggio del capo dello Stato in Germania che comincer
proprio da Monaco, la citt dove Joseph Ratzinger stato vescovo. Il
ricordo umano dei tanti momenti di incontro con il Pontefce nel corso
del settennato del presidente Napolitano aggiunge la nota si intrec-
ciato con la rifessione su momenti istituzionali particolarmente signi-
fcativi come quelli in occasione del 150 dellUnit dItalia. Anche il
Quirinale mette laccento sulla dimensione umana dellincontro, segna-
to dalla forte emozione per la straordinaria dimensione e novit della
scelta compiuta dal Pontefce.Insieme al suo affetto il capo dello Stato
ha portato in dono al Papa una prima edizione defnitiva dei Promessi
Sposi, datata 1840, ricevendo dal Pontefce una stampa della Basilica in
costruzione. Era stato lo stesso Napolitano a chiedere lincontro. Come
del resto aveva fatto il presidente del Consiglio, Mario Monti, ricevuto
sabato 16 febbraio.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Tra il Papa e Napolitano
sintonia anche musicale
di Marco Roncalli

lultimo presidente della Repubblica che Benedetto XVI vedr
nellarco del suo pontifcato. Lincontro di ieri mattina tra il Pon-
tefce, in procinto di rinunciare al ministero petrino e Giorgio Napoli-
tano, vicino al compimento del suo settennato presidenziale, segna un
momento di grande rilievo. Una sorta di conferma simbolica e visibile
della profondit del rapporto tra la Chiesa cattolica e la nazione italiana.
Ricordi umani e istituzionali costituiscono lideale quinta al dialogo
che, iniziato quasi sette anni fa, proseguito nella totale estraneit ad
atteggiamenti di contesa nel segno di una sintonia di valutazioni, specie
sui grandi temi internazionali come la pace e gli equilibri geopolitici, ma
anche il dibattito sulla laicit e lidentit dellEuropa. Tutto questo nella
comune consapevolezza di dover governare realt complesse, in un pe-
riodo di crisi diffcili, ma verso il traguardo del bene comune, senza voler
dimenticare, beninteso, la distinzione tra sfera religiosa e civile, come
pure la grande differenza di responsabilit tra lessere alla guida della
Chiesa universale o al vertice delle nostre istituzioni repubblicane.
Era il 20 novembre 2006 quando Giorgio Napolitano, neoeletto presiden-
te, fece la sua prima visita a Benedetto XVI che, dopo la sua elezione a
Pontefce il 19 aprile 2005, aveva gi incontrato due volte il presidente
Carlo Azeglio Ciampi (in Vaticano il 3 maggio e al Quirinale il 24 giu-
gno). Lincontro in Vaticano di Napolitano con Ratzinger segnava anche
la prima visita uffciale al Papa da parte del primo Capo di Stato prove-
niente dalla storia del Partito comunista italiano. Da allora un crescen-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
do di incontri e messaggi fra le due sponde del Tevere, registrati dalle
agende uffciali, ai quali aggiungere, oltre ad almeno un appuntamento
vanamente destinato a restare segreto, le telefonate, gli auguri, le dichia-
razioni cordiali in diverse ricorrenze, specie al rientro dai viaggi aposto-
lici. N sorprende insieme a questi incontri la ricchezza dellelemento
unitivo musicale, dono reciproco quasi ad esprimere il senso della vita e
il richiamo alla trascendenza. Cos, ad esempio, nellaprile 2008 il presi-
dente della Repubblica offr un concerto a papa Ratzinger per il terzo an-
niversario del suo Pontifcato e nello stesso anno il Papa, il 4 ottobre, sal
al Quirinale, mentre il 10 dicembre entr nellAula Paolo VI in Vaticano
insieme a Napolitano per il concerto dei sessantanni della Dichiarazione
dei diritti umani. Cinque gli incontri a margine dei concerti omaggi
augurali per gli anniversari dellelezione al Soglio pontifcio seguitisi
ogni anno nelle scorse primavere sino al maggio 2012, ai quali aggiun-
gere quello di Daniel Barenboim a Castel Gandolfo l11 luglio scorso,
seguito da una cena nella residenza papale, e quello del 4 di questo mese
per lottantaquattresimo anniversario dei Patti Lateranensi. Richiamata la
circostanza, in questoccasione, Napolitano afferm: ...Altro, e ben di
pi, mi dice la memoria dei nostri incontri e colloqui, in molteplici occa-
sioni, nel corso di questi sette diffcili anni, diffcili non solo per il mio
Paese in un mondo sempre pi interdipendente. Molto mi dice la memo-
ria del nostro reciproco ascoltarci. Molto mi ha arricchito il dialogo che
abbiamo potuto intrattenere: sullItalia, sullEuropa, sulla pace e sulla
stessa politica intesa come dimensione essenziale dellagire umano, sulle
radici ideali e morali dellimpegno politico. Pochi giorni dopo linattesa
decisione della rinuncia del Pontefce, lha commentata come un gesto
di straordinario coraggio e di straordinario senso di responsabilit.
Oggi, voluto da Benedetto XVI, il commiato fra due uomini legati da af-
fnit umane e reciproco rispetto. Sflano come in un album fotografco le
sequenze di importanti incontri fra i predecessori delluno e dellaltro in
Vaticano o al Quirinale: quelli gi ricordati di Ciampi con papa Ratzinger
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
e il coetaneo Giovanni Paolo II, che incontr anche Scalfaro, Cossiga,
Pertini, quelli di Leone e di Saragat con Paolo VI, quelli di Gronchi e
Segni con Giovanni XXIII. Proprio il Papa del Concilio, l11 maggio
1963, gravemente malato, salito al Quirinale per il Premio Balzan per la
pace, salut Antonio Segni, con queste parole appena sussurrate in-
dicando al presidente la duplice destinazione del suo abbraccio: A lei e
allItalia.
Allora come oggi il saluto del Papa stato per Napolitano, ma anche per
quellItalia, da lui rappresentata, fatta di credenti e di non credenti, eredi
di quanti si sono impegnati prima nellevento fondativo dello Stato uni-
tario, poi nella carta costituzionale, che continuano a lavorare per la vera
democrazia. Italiani che bene sanno quanto comunit politica e Chiesa
siano indipendenti e autonome luna dallaltra nel proprio campo, eppure
chiamate, anche se a titolo diverso, a servizio della vocazione personale
e sociale delle stesse persone umane (Gaudium et spes, 76), in una pa-
rola alla reciproca collaborazione per la promozione delluomo e il bene
comune.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
La libert dei cardinali
per il bene della Chiesa
di Gianni Cardinale
L
a Santa Sede ha lanciato sabato 23 febbraio un severo richiamo con-
tro ogni tentativo di condizionare dallesterno, con pressioni me-
diatiche, il libero discernimento dei cardinali nelleleggere il Papa. Lo
ha fatto con un comunicato della segreteria di Stato emanato dalla Sala
Stampa e pubblicato in prima pagina dallOsservatore Romano. La li-
bert del collegio cardinalizio, al quale spetta di provvedere, a norma del
diritto, allelezione del Romano Pontefce, ribadisce la nota sempre
stata strenuamente difesa dalla Santa Sede, quale garanzia di una scelta
che fosse basata su valutazioni rivolte unicamente al bene della Chiesa.
Nel corso dei secoli rammenta il comunicato i cardinali hanno dovu-
to far fronte a molteplici forme di pressione, esercitate sui singoli elettori
e sullo stesso collegio, che avevano come fne quello di condizionarne le
decisioni, piegandole a logiche di tipo politico o mondano. In passato
ricorda la segreteria di Stato sono state le cosiddette potenze, cio
gli Stati, a cercare di far valere il proprio condizionamento nellelezione
del Papa. Il pensiero corre a centodieci anni fa, quando si verifc lulti-
mo clamoroso veto opposto da una potenza cattolica, quello dellimpero
asburgico tramite il cardinale di Cracovia Jan Puzyna contro il car-
dinale Mariano Rampolla del Tindaro nel Conclave del 1903 che elesse
san Pio X. Ma adesso a preoccupare le autorit vaticane un altro tipo di
interferenza, pi sottile ma non meno invadente. Infatti oggi sottolinea
la nota si tenta di mettere in gioco il peso dellopinione pubblica, spesso
sulla base di valutazioni che non colgono laspetto tipicamente spirituale
del momento che la Chiesa sta vivendo. Ecco cos laffondo della se-
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greteria di Stato contro un certo modo di interpretare la deontologia gior-
nalistica. deplorevole commenta duramente il comunicato che,
con lapprossimarsi del tempo in cui avr inizio il conclave e i cardinali
elettori saranno tenuti, in coscienza e davanti a Dio, ad esprimere in piena
libert la propria scelta, si moltiplichi la diffusione di notizie spesso non
verifcate, o non verifcabili, o addirittura false, anche con grave danno
di persone e istituzioni. La nota non fa riferimenti specifci ma la sua
pubblicazione avviene dopo improprie pressioni sul cardinale Roger Ma-
hony affnch non partecipi al conclave, dopo alcuni articoli scandalistici
di una importante testata italiana che ha avuto unampia circolazione sul-
la stampa internazionale, e dopo interpretazioni forzate e sconcertanti
riguardo ad alcune nomine di questi ultimi giorni. La nota della segreteria
di Stato rivolta a tutti, ma lultimo paragrafo dedicato particolarmente
a chi appartiene alla Chiesa. Mai come in questi momenti si legge nel
fnale del comunicato i cattolici si concentrano su ci che essenziale:
pregano per papa Benedetto, pregano affnch lo Spirito Santo illumini
il collegio dei cardinali, pregano per il futuro pontefce, fduciosi che le
sorti della barca di Pietro sono nelle mani di Dio.
Sul modo con cui certa stampa sta seguendo gli ultimi eventi vaticani
intervenuto ieri anche il direttore della Sala Stampa vaticana padre Fede-
rico Lombardi, che ha criticato chi cerca di approfttare del momento di
sorpresa e di disorientamento degli spiriti deboli per seminare confusione
e gettare discredito sulla Chiesa e sul suo governo, ricorrendo a strumenti
antichi come la maldicenza, la disinformazione, talvolta la stessa ca-
lunnia o esercitando pressioni inaccettabili per condizionare lesercizio
del dovere di voto da parte delluno o dellaltro membro del collegio dei
cardinali, ritenuto sgradito per una ragione o per laltra.
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Quelloscurit e la mano che ci salva
di Marina Corradi
N
otizie spesso non verifcate, o non verifcabili, o addirittura fal-
se. Il comunicato della Segretaria di Stato vaticana non usa giri
di parole. Nel momento in cui i cardinali si preparano a scegliere un Pon-
tefce in coscienza e libert, in atto, si afferma, un tentativo di infuen-
zare questa scelta. Un tempo erano i re e gli imperatori, che cercavano di
piegare a logiche politiche o mondane lelezione di un Papa. Oggi quella
pressione nelle parole, nei titoli, nelle suggestioni non verifcate o non
verifcabili o false, che mirano a condizionare lopinione pubblica. Lul-
timo impera-tore che preme sulle porte del Conclave un media system
in parte incline ad attingere alla rinuncia di Benedetto XVI per disegnare
scenari cupi dove ambizioni e gelosie e peccati degli uomini di Chiesa si
mescolano, in foschi grovigli alla Dan Brown. Dove per tutto un si
dice, un si sussurra, e le fonti, naturalmente, rigorosamente anonime.
Una legge di vecchio giornalismo vorrebbe che con le fonti anonime si
andasse cauti, ma norma evidentemente obsoleta, in uninformazio-
ne che sembra invidiare alla fction la libert di una voluttuosa fantasia,
e pare ormai convinta che oggigiorno, con la nuda e rigorosa cronaca,
mica si vendono, i giornali. Se si scrivesse di uno Stato straniero o di una
multinazionale si sarebbe forse pi prudenti, ma parlando di Chiesa non
ci si aspettano querele. Il bersaglio quindi grande, e inerme. Cos non
pochi di noi credenti in questi giorni abbiamo addosso, oltre alladdio di
Benedetto XVI, questa nuvola oscura dei si dice, dei si sussurra, questo
ribollire di sospetti e maldicenze a cui pure forse si mescola del vero: ma
nessuno sa dire esattamente quanto, e cosa, e chi. (La macchina del fango
poi, questo lo si sa bene, anche quando si ferma non lascia niente uguale
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a prima). Come si affronta il fango, quando tocca qualcosa che per noi
fondante e caro? Nel ringraziamento alla Curia romana dopo gli esercizi
spirituali il Papa sembra aver voluto parlare proprio a noi, ai confusi, agli
smarriti. L dove dice che la bellezza del Creato, di cui Dio al sesto gior-
no si compiace, permanentemente contraddetta, in questo mondo, dal
male, dalla sofferenza, dalla corruzione. E sembra quasi che il maligno
voglia permanentemente sporcare la creazione, per contraddire Dio e per
rendere irriconoscibile la sua verit e la sua bellezza. Qualche collega
magari legger in questa parole unulteriore prova della sporcizia del
Vaticano. A noi invece sembra che qui il Papa parli proprio delluomo. Di
tutti, di giornalisti e di lettori, di religiosi, sacerdoti e porporati, e laici e
non credenti, e anche di chi, a turno nella storia, si alza a dichiarare fero
le sue mani pulite. Dal male di cui parla Benedetto nessuno salvo,
in quanto uomo, e quindi toccato da una radice antica. Allora, dobbiamo
disperare? No, dice il Papa. In un mondo pure cos marcato dal male Dio
si fatto, in Cristo, caput cruentatum, capo insanguinato dalle spine,
sulla Croce. E forse molti oggi non capiscono pi nemmeno cosa sia, la
Croce e la morte di Cristo, n la Risurrezione, e credono che gli uomini
possano salvarsi da soli, con la propria capacit, intelligenza, onest. No,
dice il Papa: solo Cristo basta a liberarci dal nostro profondo, radicale,
comune male. E qualcuno oggi, chiss, titoler sul Male che sinsinua
nei palazzi vaticani. Noi per teniamoci caro ci che dice Benedetto:
Credere non altro che, nelloscurit del mondo, toccare la mano di
Dio e cos, nel silenzio, ascoltare la Parola. Loscurit del mondo c, ed
densa, caligine di nebbia che nasconde e dispera; e per lascia sempre
uno spiraglio, per chi stia teso e attento, in cui si scorge il Logos, che
Ragione ma, anche, ha ricordato il Papa, Bellezza. Quale bellezza? Quel-
la bellezza che riconosciamo negli occhi dei nostri fgli bambini, o in
un cielo, o nel creato; e ci fermiamo un istante allora, meravigliati, zitti.
Come credendo di avere scorto, per un momento, nel mondo, la traccia
di unaltra mano.
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26 febbraio
Sul monte della preghiera
Sempre insieme
di Salvatore Mazza

il tempo del congedo. Perch oggi il Signore mi chiama a salire
sul monte, a dedicarmi ancora di pi alla preghiera e alla medita-
zione. Una chiamata precisa, che tuttavia non signifca abbandonare la
Chiesa, ma, anzi, il contrario, perch se Dio mi chiede questo proprio
perch io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso
amore con cui lho fatto fno ad ora, ma in un modo pi adatto alla mia
et e alle mie forze. Per lultima volta prima dellannunciata rinuncia al
ministero petrino, che scatter il prossimo 28 febbraio alle 20, Benedetto
XVI domenica scorsa s affacciato alla fnestra del suo studio privato, a
guidare per lultima volta la recita dellAngelus. E con quelle parole sem-
plici, lineari, ha ribadito il perch della sua decisione, maturata per amore
della Chiesa. Riservando ai saluti fnali, di fronte alle migliaia di persone
- oltre 100mila, come avrebbe detto pi tardi padre Federico Lombardi,
direttore della Sala Stampa vaticana - che riempivano piazza San Pietro
fn quasi a met di via della Conciliazione, la sua gratitudine ai fedeli, che
avevano voluto essere presenti accanto a lui quel giorno: Vi ringrazio
per laffetto e la condivisione, specialmente nella preghiera, di questo
momento particolare per la mia persona e per la Chiesa. Affacciato su
una piazza piena di striscioni e bandiere, continuamente interrotto dagli
applausi dei presenti e con molte improvvisazioni a braccio, proprio in ri-
sposta al calore manifestatogli dalla folla, papa Ratzinger ha preso spun-
to per il suo congedo dal racconto della Trasfgurazione, proposto dal
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Vangelo della seconda domenica di Quaresima, con la quale il Signore,
che poco prima aveva preannunciato la sua morte e risurrezione offre
ai discepoli un anticipo della sua gloria. Anche nella Trasfgurazione,
ha osservato papa Ratzinger, come nel Battesimo, risuona la voce del
Padre celeste: Questi il fglio mio, leletto; ascoltatelo!. La presenza
poi di Mos ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti dellantica
Alleanza, quanto mai signifcativa: tutta la storia dellAlleanza orien-
tata a Lui, il Cristo, che compie un nuovo esodo, non verso la terra
promessa come al tempo di Mos, ma verso il Cielo. In questo racconto,
ha aggiunto, lintervento di Pietro: Maestro, bello per noi essere qui,
rappresenta il tentativo impossibile di fermare tale esperienza mistica.
Commenta santAgostino: [Pietro]sul monte aveva Cristo come cibo
dellanima. Perch avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e
ai dolori, mentre lass era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio
e che gli ispiravano perci una santa condotta?. meditando questo
brano del Vangelo, ha quindi spiegato Benedetto XVI, che possiamo
trarne un insegnamento molto importante.
Il primato della preghiera, innanzitutto, senza la quale tutto limpegno
dellapostolato e della carit si riduce ad attivismo. Cos, infatti, nella
Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e
comunitaria, che d respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, ha aggiun-
to, la preghiera non un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni,
come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma lorazione riconduce al
cammino, allazione. E, citando il suo messaggio per la Quaresima di
questanno, ha ribadito come lesistenza cristiana consiste in un conti-
nuo salire il monte dellincontro con Dio, per poi ridiscendere portando
lamore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e
sorelle con lo stesso amore di Dio. Cari fratelli e sorelle ha quindi
concluso questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me,
in questo momento della mia vita. Grazie! Il Signore mi chiama a salire
sul monte, a dedicarmi ancora di pi alla preghiera e alla meditazione.
Ma questo non signifca abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede
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questo proprio perch io possa continuare a servirla con la stessa dedi-
zione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fno ad ora, ma in un
modo pi adatto alla mia et e alle mie forze. Invochiamo lintercessione
della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Ges,
nella preghiera e nella carit operosa.
Lombardi, ha defnito un bel momento e che stato particolarmente
intenso e cordiale, data la grande stima reciproca e la ormai lunga fami-
liarit dei due illustri interlocutori, come ha confermato la nota distribu-
ita dalla Sala stampa vaticana a fne mattinata.
Il presidente Napolitano - prosegue il comunicato - ha manifestato al
Papa non solo la gratitudine del popolo italiano per la sua vicinanza in
tanti momenti cruciali e per il suo altissimo magistero religioso e mo-
rale, ma anche laffetto con cui esso continuer ad accompagnarlo nei
prossimi anni. E il Papa ha ancora una volta espresso al presidente e
alla signora la gratitudine per la loro amicizia e i migliori auspici per il
bene dellItalia, in particolare in questi giorni e in questo tempo di scelte
impegnative.
Da parte sua il sito internet del Quirinale sottolinea: Il colloquio ha
offerto una nuova occasione di dialogo sulle grandi questioni dellIta-
lia e del mondo. Il Pontefce ha mostrato interesse per i risultati della
recente visita del presidente Napolitano negli Usa e curiosit e piacere
per il prossimo viaggio del capo dello Stato in Germania che comincer
proprio da Monaco, la citt dove Joseph Ratzinger stato vescovo. Il
ricordo umano dei tanti momenti di incontro con il Pontefce nel corso
del settennato del presidente Napolitano aggiunge la nota si intrec-
ciato con la rifessione su momenti istituzionali particolarmente signi-
fcativi come quelli in occasione del 150 dellUnit dItalia. Anche il
Quirinale mette laccento sulla dimensione umana dellincontro, segna-
to dalla forte emozione per la straordinaria dimensione e novit della
scelta compiuta dal Pontefce.Insieme al suo affetto il capo dello Stato
ha portato in dono al Papa una prima edizione defnitiva dei Promessi
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Sposi, datata 1840, ricevendo dal Pontefce una stampa della Basilica in
costruzione. Era stato lo stesso Napolitano a chiedere lincontro. Come
del resto aveva fatto il presidente del Consiglio, Mario Monti, ricevuto
sabato 16 febbraio.
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Laffetto della piazza
di Pino Ciociola
U
n pap, anziano, ha spinto la carrozzella di suo fglio gravemente
disabile fno al cuore di piazza San Pietro. Si sono fermati un po
prima del colonnato e della fontana del Bernini, quella di destra, quella
pi prossima al Palazzo Apostolico. A testa in s, insieme, ascoltano le
parole del Papa. Fra centomila persone e pi. Poi, subito dopo la bene-
dizione, saccuccia di fronte a suo fglio che, con le mani, gli accarez-
za come pu, come riesce, i capelli. Commovente. Anche questo. Come
lintera mattinata dellultimo Angelus di Benedetto XVI. Del suo com-
miato con la gente, cio. Una festa, anche di colori e di mondo, eppure
velata di malinconia.
Il meteo ha previsto nuvole e acqua sulla capitale per stamani. Sbagliava
almeno quanto alla seconda. I primi fedeli arrivano alle otto, gli ultimi
quando manca qualche minuto a mezzogiorno. Tanti vogliono esserci,
salutarlo, ringraziarlo, fargli capire che a loro volta hanno capito le sue
ragioni, il suo gesto, e gli restano al fanco, che non c pi sbandamento
e nemmeno paura. E la piazza della cristianit alle dieci gi piena per
un quarto.I ragazzi ballano e cantano, chiunque scatta fotografe, sono in
molti a pregare. Qualcuno mangia un panino, perch il viaggio costato
e non posso proprio permettermi anche il ristorante. Una insegnante
di un liceo a Trento racconta che siamo partiti ieri sera, in pullman, ab-
biamo impiegato sette ore e mezza, appena fnir lAngelus ripartiremo
subito, c tanta neve e domattina in molti abbiamo la prima ora di lezio-
ne.... Una coppia napoletana che vive ad Empoli si mossa in auto alle
quattro di stamattina, abbiamo incontrato una gran nevicata, venendo a
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Roma, ma non poteva fermarci. C gente dalla Polonia e dalla Baviera.
Da Cuneo, Udine, Reggio Calabria.
Hanno preparato con cura mille striscioni, sventolano la bandiera del loro
Paese (dal Brasile agli Stati Uniti...), spesso hanno il fazzoletto giallo e
bianco al collo oppure legato alla borsa. Ci sono sacerdoti con le loro
chitarre, uno, messicano, ha il sombrero in testa: Benedetto un grande
Papa, un esempio per tutti. Gli scout, specie i pi piccoli, aspettano sor-
ridendo con i loro fazzolettoni. Una signora sulla settantina venuta dalla
Spagna col braccio ingessato fno alla spalla, con la schiena poggiata a
una transenna e seduta a terra legge El Pais.Le parole che si leggono pi
diffusamente sono Grazie e Viva il Papa. La suggestione quasi quasi
diventa palpabile. Il colpo docchio che Ratzinger avr affacciandosi sar
emozionante... Alle undici e cinquanta ci sono tutti. Fino oltre linizio di
via della Conciliazione. Adesso la piazza silenziosa, aspetta, sa che fra
pochi minuti lorologio della Storia scoccher unora che rester scritta.E
alla fne tutto sar flato liscio, senza alcun tipo di problema. Anche gra-
zie al dispositivo di sicurezza delle grandi occasioni, con seicento uomini
delle forze dellordine, gli uomini in borghese della Digos mischiati tra i
fedeli e i tiratori scelti appostati sui tetti degli edifci intorno alla piazza.
E grazie al migliaio di persone messo in campo tra Protezione Civile,
Ama, Polizia di Roma Capitale, personale Atac, Ares 118.
Appena Benedetto XVI saffaccia lapplauso esplode e sale dritto verso
la sua fnestra. Poi lo si ascolta in silenzio, per interromperlo solamente
con altri applausi. Tutti scattano un mare di fotografe, non importa che
il Santo Padre sia lass e troppo lontano per gli zoom dei cellulari. Dopo
averlo salutato e mostratogli affetto, la gente vuole portare via con s il
ricordo del Papa che sta lasciando, arrivata qui anche per questo. Vuole
fssare nelle fotografe anche la commozione, anche la grande gioia vela-
ta di piccola malinconia.
Papa Ratzinger saluta e la fnestra si chiude. Si riavvolgono gli striscioni,
le bandiere. Si va via lentamente, con ordine, nuovo silenzio. Soltanto
alcuni fra i pi giovani restano ancora nella piazza. Cantano, ballano an-
cora. E del resto lui lha appena detto: Non abbandono la Chiesa.
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Con lui nella trincea della preghiera
di Gloria Riva
S
ono uscita allalba nel parco del nostro monastero, in cuore avevo le
parole dellAngelus del Papa: vado sul monte, non abbandono, con-
tinuer il mio compito di pastore nella preghiera. Parole folgoranti per il
mio quotidiano. Anchio sono sul monte e vivo una vita di preghiera. Pre-
ghiera che non rifugio, ma presenza davanti alla Presenza, lotta, amore,
silenzio. Spazio di profondit del cuore. I passi che mi separano dal parco
sembrano eterni dentro il fusso dei pensieri. Prego per lItalia, ha detto
il Papa a Napolitano: il mio Paese, amato e tormentato, incapace di de-
collare eppure mai sconftto. Un Paese che Mistero agli stessi italiani.
Il parco bagnato dal chiarore del mattino, riluce di splendore. La neve
intatta, come unanima vergine che attende lincontro con Dio. Rileggo
in essa le tante discese dentro il mio cuore: nelle orazioni serali, nelle
lectio divine, nel canto dei salmi. Unattesa di Dio, cercato in un gelo
che sembra non fnire mai. I miei passi affondano nella neve, la graffano
appena e mi duole rompere un silenzio cos profondo. Dun tratto per
scorgo delle orme freschissime: sono tracce di capriolo. Dimprovviso il
parco non pi teatro di solitudine, colmo di questa presenza, invisibile
ma certa. Con trepidazione seguo le orme, i miei passi si fanno pi decisi
e insieme cauti nel desiderio di scorgere il miracolo di quel capriolo, sce-
so a valle in cerca di cibo.
Ecco a quale preghiera allude il Papa: vedere una Presenza dove altri non
vedono che neve e deserto; avvertire lurgenza di tacere per fssare lo
sguardo su quelle tracce, invisibili ai pi ma chiare ai vigilanti. Il Santo
Padre vede le tracce di quel Capriolo, di quellAgnello ritto e Immolato
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
che tiene nella sua mano i sigilli della storia. Cristo lunico che pu
aiutarci a comprendere noi stessi, nel caotico vociare che confonde animi
e sguardi. La Chiesa non pu essere solo la Croce Rossa dellumanit,
la diplomazia effcace che pesa atti di pace fra i popoli. La Chiesa, come
scrisse Eliot, la Straniera, Colei che vede e sa. Il vedere della preghie-
ra, dunque, non quiete n fuga, dalla trincea. Al contrario intercede-
re, stare tra chi si ama e il nemico, accettare su di s i colpi prima di altri,
per segnalare il pericolo imminente.
Siedo sul muretto che separa il sentiero dal resto del parco. Qui pi facil-
mente posso osservare le tracce. Avverto la stanchezza della corsa nella
neve alta e mi ricordo solo ora del libro che ho in mano: Etty Hillesum,
Diario. Lo sguardo cade su un passo che diventa eco profonda dei miei
pensieri: Credo di poter sopportare e accettare ogni cosa di questa vita
e di questo tempo. E quando la burrasca sar troppo forte e non sapr
pi come uscirne, mi rimarranno sempre due mani giunte e un ginocchio
piegato.
Non vero che solo chi ha fede, solo chi vive una sorta di pauperismo del
cuore per cui la gravit della vita sembra insopportabile, pu scegliere
la via della preghiera. Etty non era n tra gli uni n tra gli altri. Ebrea,
agnostica, scopre da un cristiano il mistero dello stare in ginocchio, come
partecipazione radicale alla realt, come giudizio critico sulla storia, e
percepisce la preghiera come la pi grande risorsa del cuore umano: Di
notte, mentre ero coricata nella mia cuccetta, [] me ne stavo sveglia e
lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti, le fn troppe impres-
sioni di un giorno fn troppo lungo e pensavo: Su, lasciatemi essere il
cuore pensante di questa baracca.
S, il Santo Padre dice a noi contemplativi: lora di essere il cuore pen-
sante di questa baracca che il mondo, sempre chiassoso, in lite, sempre
vagabondo sotto la pressione dei suoi istinti, eppure bisognoso di salvez-
za.
Il suono della campana rompe il silenzio del bosco: lora della preghie-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ra. Mai rientro mi risultato s caro. Nella penombra del coro, risplende il
Santissimo Sacramento. Mi inginocchio con tutte le altre, mentre ripenso
alle orme di quel capriolo sulla neve.
Eccola, davanti a me, la traccia eterna di cui parlava Peguy nel suo Ve-
ronique! Il Papa lha messa a sigillo del suo Pontifcato. Questa traccia
eterna ci salver e noi contemplativi dobbiamo indicarla agli uomini.
Un giorno altri agnostici come Etty, o cristiani dal battesimo sgualci-
to, ne avranno bisogno. Benedetto XVI, chiude il suo Pontifcato con
lenciclica migliore: la sua vita che sale sul monte per continuare a
lottare con la preghiera.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Nella Curia limiti e imperfezioni
ma anche tanta generosit
di Matteo Liut
L
indagine sulla fuga di notizie riservate svolta dalla Commissione
cardinalizia composta dai cardinali Julin Herranz, Jozef Tomko e
Salvatore De Giorgi ha consentito di rilevare, accanto a limiti e imper-
fezioni propri della componente umana di ogni istituzione, la generosi-
t, rettitudine e dedizione di quanti lavorano nella Santa Sede a servizio
della missione affdata da Cristo al Romano Pontefce. Lo sottolinea
una nota diffusa ieri dalla Sala stampa vaticana dopo che in mattinata
Benedetto XVI ha incontrato i tre porporati assieme al segretario della
Commissione, padre Luigi Martignani. A conclusione dellincarico si
legge ancora nel documento diffuso dalla Sala stampa , il Pontefce ha
voluto ringraziarli per il profcuo lavoro svolto, esprimendo soddisfazio-
ne per gli esiti dellindagine. Esiti, inoltre, che non verranno divulgati
perch, si legge ancora nella nota vaticana, il Papa ha deciso che gli atti
dellindagine, del cui contenuto solo Sua Santit a conoscenza, riman-
gano a disposizione unicamente del nuovo Pontefce.
In seguito alla pubblicazione e alla diffusione da parte di alcuni media di
notizie riservate riguardanti il Papa e la Santa Sede, a met marzo 2012
era stata annunciata listituzione dellorgano dindagine. A darne noti-
zia era stato il sostituto della Segreteria di Stato, larcivescovo Angelo
Becciu, in unintervista allOsservatore Romano. In quelloccasione il
presule aveva reso noto anche lavvio di uninchiesta a livello penale
condotta dal promotore di giustizia del Tribunale vaticano e, a livello
amministrativo, dalla stessa Segreteria di Stato. La Commissione cardi-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
nalizia, presieduta da Herranz, si era poi insediata il 24 aprile successivo.
Le indagini hanno portato allarresto e al successivo processo a carico
dellaiutante di camera del Papa, Paolo Gabriele. La Commissione, che
nel frattempo ha continuato il suo lavoro in parallelo a quello dei giudici
vaticani, ha consegnato un rapporto conclusivo alla fne di luglio 2012.
In agosto, poi, nellambito dellindagine penale, sono stati rinviati a giu-
dizio Paolo Gabriele e il tecnico informatico Claudio Sciarpelletti. Per il
primo, cui il Papa ha concesso la grazia, la condanna arrivata il 6 otto-
bre 2012 mentre il tecnico stato condannato il 10 novembre successivo.
I tre cardinali, poi, hanno proseguito i lavori dindagine e, lo scorso 18
dicembre, sono stati ricevuti in udienza da Benedetto XVI, che ha sem-
pre seguito da vicino anche attraverso incontri con i cardinali i lavori
della Commissione. Lultima udienza, quindi, si svolta ieri in occasione
della conclusione dellincarico affdato ai tre porporati e durato in defni-
tiva circa 10 mesi.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
27 febbraio
Lo sguardo va oltre
Benedetto XVI sar Papa emerito
di Mimmo Muolo
C
ontinuer a chiamarsi Sua Santit Benedetto XVI. E dopo una con-
sultazione con gli esperti stato stabilito che sar Papa emerito
o Romano Pontefce emerito. Anche la veste rimarr bianca, ma sar
una semplice talare di colore candido, senza mozzetta. E lanello del pe-
scatore, cos come il sigillo, verr annullato. Il Papa metter al dito un
altro anello. Quanto poi alle scarpe saranno marroni e non pi rosse. In
Vaticano si mettono a punto gli ultimi dettagli prima che, alle 20 di do-
mani, inizi la Sede vacante. Ieri papa Ratzinger, come sua consuetudine
il marted, non ha avuto udienze pubbliche, dedicando la giornata alla
preghiera, a preparare ludienza generale odierna (lultima del suo ponti-
fcato e si prevede grande partecipazione dei fedeli in Piazza San Pietro)
e a fnire di riordinare i propri documenti. Quelli che attengono al suo
ministero petrino o al periodo in cui era prefetto della Congregazione per
la dottrina della fede ha detto ieri il portavoce vaticano, padre Federico
Lombardi andranno nei rispettivi archivi. Gli appunti e gli scritti perso-
nali di Joseph Ratzinger lo seguiranno nella sua nuova dimora.
Il direttore della Sala Stampa Vaticana ha fatto il punto nellormai quo-
tidiano incontro di fne mattinata con i giornalisti accreditati. C attesa,
naturalmente, anche per le decisioni del sacro collegio in merito allinizio
del Conclave. Il 1 marzo ha spiegato Lombardi il cardinale decano
invier uffcialmente le lettere di convocazione ai cardinali. verosimile
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
dunque che le Congregazioni generali non vengano convocate il sabato e
la domenica, ma che comincino il pi presto possibile. Perci da luned
prossimo ogni giorno buono. Nelle Congregazioni generali, che si ter-
ranno nellAula Nuova del Sinodo e che potranno svolgersi sia di mattina
che di pomeriggio, verr decisa la data dinizio del Conclave. I porporati
elettori, ha aggiunto il portavoce, non abiteranno subito a Santa Marta,
anche perch ora ci sono alcuni lavori di riadattamento delle stanze, che
come stabilisce la Universi Dominici Gregis verranno sorteggiate duran-
te le Congregazioni dei cardinali. Nellimminenza del Conclave, ogni
cardinale si trasferir nella sua.
Intanto continuano a giungere a Benedetto XVI moltissimi messaggi
da ogni parte del mondo, con lespressione di sentimenti di gratitudine e
di vicinanza, da parte di personalit anche di grande rilievo, come i capi
di Stato. Lombardi, anzi, ha sottolineato a tal proposito il clima di
preghiera con cui la Chiesa sta vivendo questi giorni. Un clima favorito
anche dal bel messaggio del cardinale segretario di Stato ai monasteri di
vita contemplativa.
Il direttore della Sala Stampa vaticana ha anche riepilogato gli impegni
di oggi e di domani per Papa Ratzinger. Sono gi 50mila i biglietti pre-
notati per lodierna udienza generale in Piazza San Pietro che avr uno
schema abituale. previsto solo un giro un po pi ampio tra la folla, a
bordo della papamobile. Non ci sar, inoltre, il baciamano fnale, ma non
per motivi di sicurezza, quanto per il fatto che il Pontefce non ha voluto
escludere nessuno. Dopo ludienza invece ci sar il saluto con alcune
autorit che hanno il rango di Capi di Stato, come il presidente della Slo-
vacchia, i capitani di San Marino, il presidente della Baviera e il principe
di Andorra.
Domani, a partire delle 11, il Papa saluter nella Sala Clementina i car-
dinali presenti a Roma, che sono gi in buon numero. Nel pomeriggio,
stando al programma messo a punto dalla Prefettura della Casa Pontif-
cia, alle 16.55 il Papa partir in auto dal Cortile di San Damaso, dove sa-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
luter i superiori della Segreteria di Stato alla presenza del picchetto do-
nore della Guardia Svizzera. Alleliporto ricever il saluto del cardinale
decano, mentre larrivo a Castel Gandolfo previsto per le 17.15. Ad
accogliere Benedetto XVI saranno tra gli altri il presidente e il segretario
del Governatorato (cardinale Giuseppe Bertello e monsignor Giuseppe
Sciacca) e il vescovo di Albano, monsignor Marcello Semeraro. Alle
17.30, il Papa si affaccer dalla loggia centrale del palazzo apostolico per
salutare i fedeli. Sar la sua ultima uscita pubblica prima dellinizio della
Sede Vacante.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Siamo per servire
di Gennaro Matino
P
oche ore ancora e il Pontifcato di Benedetto XVI chiuder il suo cor-
so. Lanello del pescatore verr frantumato e la memoria dellevento
lascer carico di commozione il cuore di chi ha amato Joseph Ratzinger,
e non solo. Provocher rifessioni di senso anche in chi ha imparato a co-
noscerlo nei suoi ultimi giorni di pastore della Chiesa universale, in chi,
bench lontano dalle sue parole per diversa sensibilit, non ha potuto che
apprezzare il coraggio profetico di un vecchio Papa che ha trasformato il
tempo di una rinuncia, dolorosa e sofferta, in un potente grido di futuro,
carico di responsabilit e impegno per tutta la Chiesa. Grido potente di
speranza, impastato di verit evangelica.
Dall11 febbraio, dopo la prima scossa emozionale, quasi una perdita di
orientamento, giorno dopo giorno sembra emergere nella Chiesa sempre
pi chiara la consapevolezza di una precisa e strutturata volont di Be-
nedetto di accompagnare la sua uscita, di voler raccontare senza enfasi il
suo percorso e consegnarsi al giudizio di Dio e degli uomini nella verit
che rende liberi. La consegna di un Papa che, non senza motivazioni, cer-
ca nei segni e nelle parole di congedarsi senza clamore, bench il suo
gesto resti naturalmente senza enfasi, come lo stile di tutto il pontifcato.
Le ultime omelie e le espressioni a braccio possono ben defnirsi una
catechesi del congedo, e forse nel tempo qualcuno potrebbe ritrovare
tra le righe lultima enciclica che per impeto e affetto potremmo intitola-
re: Sumus ad servandum, rievocando le parole pronunciate domenica da
Benedetto nellultimo Angelus a piazza San Pietro.
Carezze di profondo signifcato le sue parole vestite di sobriet, capa-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ci di trapassare il luogo dellapparenza e comunicare una forza inaudita
nonostante il Papa stesso confessi la sua mancanza di vigore. Una nuova
luce circonda la sua persona, mai come in questi giorni luminosa, che
trasmette serenit e pace. Gesti e parola di consegna passati con la cer-
tezza che faranno il loro corso nella nostra storia individuale, affdati alla
rifessione della Chiesa che non potr che farne tesoro per ripartire da
dove Benedetto si congeda. Un testamento, le sue ultime parole, che trac-
ciano un confne tra il prima e dopo e indicano un percorso: la preghiera,
la vocazione, la gratitudine, labbandono a Cristo che guida la sua barca.
Non possibile organizzare il tempo della comunit cristiana senza un
recupero della sua ascesi credente, la preghiera come spazio di fede e
come offerta di nuova sostanza di appartenenza. La vocazione memoria
di un incontro, rimando al primo s dato al Maestro di Galilea, che ogni
credente deve tenere sempre presente, che deve tener presente la Chiesa
per dare risposta alla sua stessa vita. Come non vivere la fede e la sto-
ria con gratitudine, originando uno stile rivoluzionario di vita che nella
Chiesa offra al mondo la sua testimonianza di impegno alla gioia.
Il tempo ci dir quanto di ci che ci sta consegnando in questi giorni
Benedetto rester, in unepoca capace di emozionarsi velocemente e ve-
locemente dimenticare. La storia futura di sicuro non dimenticher Be-
nedetto, non dimenticher che un uomo, il successore di Pietro, ha avuto
il coraggio della profezia, mentre parole di fumo avanzano nel consesso
degli uomini.
Domani sera il Santo Padre lascer il pontifcato, e si comincer a parlare
del dopo Ratzinger. Nel frattempo, c ancora spazio per raccogliere la
sua testimonianza e fare tesoro di tanta ricchezza. Nel frattempo, il suc-
cessore di Pietro, Vicario di Cristo, Benedetto XVI, e chi ascolta lui
ascolta il Maestro di Galilea: dopo ci attrezzeremo al dopo, ora tempo
di godere e soffrire il presente che ci concesso.
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28 febbraio
La croce e voi, per sempre
Labbraccio commosso della piazza
di Pino Ciociola
T
utto dentro gli occhi. Quelli della gente in piazza San Pietro e in
via della Conciliazione. Tutto davvero: la moltitudine e lamore, le
speranze e la riconoscenza, la soddisfazione e la serenit, il calore e i
colori di una piazza vestitasi a festa per lui. Unultima volta che sarebbe
uguale anche fosse stata una prima. Affettuosa e solenne.
Il sole alle dieci e mezza tratteggia chiaroscuri sulle colonne del Bernini
e accende, letteralmente, la facciata della Basilica. C suggestione ne-
gli occhi della gente, dei bambini, di anziani e disabili, di mamme con
fgli piccoli, di sacerdoti giovanissimi e suorine, camminando fra mille
pelli diverse e diversamente colorate come le bandiere. E tra i sorrisi
sincontra anche qualche lacrima, senza capire se sia gioia o dispiacere o
entrambi. Lincredibile libert di un uomo afferrato da Cristo scritto
su un lungo striscione. E Santo Padre ti vogliamo bene, prega per noi,
su un altro. Ci mancherai!, su un altro ancora che ha disegnata una
faccina triste.
I primi sono entrati nella piazza quando il cielo era ancora illividito
dallalba e dal freddo, gli ultimi intorno alle dieci, tutti pazientemente in
fla per attraversare i controlli meticolosi di Polizia e Carabinieri, rispon-
dendo alle domande degli oltre tremilacinquecento giornalisti accreditati
per ludienza che chiude il pontifcato di Benedetto XVI e arrivati da
tutto il mondo.
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diverso da domenica scorsa, dallultimo Angelus. Non c stamane,
prima, un silenzio melanconico. E la gioia per il Papa non quasi costret-
ta a non apparire troppo, perch sembrerebbe stridere con la sua rinuncia
a continuare il ministero petrino. Ci ha indicato soprattutto la presenza
di Ges nella vita di tutti i giorni, spiega Maria, milanese quarantaquat-
trenne che, col marito, ha viaggiato in treno lintera notte. Ci sono pal-
loncini nella piazza. Ci sono bande musicali, compresa quella bavarese.
Tanti Grazie! come ce nerano domenica mattina e davvero tanti Ti
vogliamo bene. Un grande Tu sei Pietro e noi giovani ti amiamo.
Spiccano tre, quattro bandiere rosse con le cinque stelle della Cina e forse
la prima volta che si vedono sventolare qui. C una coppia musulmana.
Tre suore che tengono ben tesa una sciarpa rossa, nera e gialla di Timor
Est. Ci sono molte mamme col pancione. C Eva, tedesca di un paesino
vicino Colonia, che ha gli occhi blu profondo e probabilmente la pi
piccola della piazza: ha un mese e mezzo e il ciuccio in bocca nella sua
carrozzina.
Ci sono famiglie italiane e immigrate, volontari e disabili delle associa-
zioni: Per dirgli grazie dei suoi sette anni di pontifcato al costante ser-
vizio della Chiesa con una straordinaria umilt. Per ribadire che siamo
tutti allunisono con il Santo Padre, avevano fatto sapere insieme le
Acli di Roma, le Acli del Lazio, il Centro italiano di solidariet di don
Mario Picchi, il Banco farmaceutico-Roma e lUnitalsi. Tanti bavaresi
indossano il loro costume tipico, come pure le donne messicane di Leon
e tanti scozzesi in kilt. I romani del don Orione innalzano uno striscione:
Il Papa er core de sta citt.
Quando sintravede uscire la Papamobile ci sono oltre centocinquanta-
mila persone e lapplauso che esplode immenso. Urlano Be-ne-det-
to-Be-ne-det-to. Si emozionano aspettando passi loro vicino. E forse
questo pi un saluto festoso della gente al Padre che viceversa. Poi lui
parla, fa il suo discorso che suona dolce e personale e la gente alla fne lo
applaude due lunghi minuti, sventolando bandiere, scandendo di nuovo
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quel Be-ne-det-to-Be-ne-det-to, battendogli le mani. Nei maxischermi
lo si vede bene sorridere. Contento: Penso che dobbiamo ringraziare an-
che il Creatore per il tempo bello che ci dona nellinverno, aveva detto.
Infne arriva il momento del commiato, vero, defnitivo. Ecco, forse ora,
forse subito dopo la benedizione di Joseph Ratzinger, per qualche istante
la commozione a coprire gli altri sentimenti. Ma solo qualche istante.
Perch non ci si saluta con tristezza, lo aveva appena spiegato il Papa per
primo. Allora nuovi applausi, nuovo sventolio di bandiere, nuovo strari-
pante affetto fno alla fne, fnch non rientra in Vaticano nuovamente a
bordo della Papamobile.
E la piazza pian piano si svuota. Ordinatamente. Senza fretta. A chiedere
quali sono le sensazioni la risposta quasi un coro: Siamo soddisfatti
e sereni. Perch aggiungono ce lha detto ora: Non abbandono la
Croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore crocifsso.
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La fedelt
di Riccardo Maccioni
Q
uasi sempre un sorriso vale pi di tante parole e c pi affetto in una
sola carezza che in mille discorsi. La sapienza dei semplici fatta
di piccoli gesti, sa custodire i segreti di un animo ferito, non ha paura di
dire a un amico, che sbaglia. Come una bussola che guarda sempre alles-
senziale, preferisce il silenzio alla popolarit di plastica, il linguaggio del
cuore alle frasi forbite, la verit magari ruvida ai complimenti di facciata.
Piange se necessario e, cosa molto pi diffcile, sa applaudire quando hai
successo. una vela capace di navigare nella bonaccia, labbraccio che
consola chi si sente solo, la persona che ti resta accanto quando gli altri se
ne sono andati e le tue certezze crollano come un fragile castello di carte.
Uno scrigno di umanit, di vicinanza preziosa, che il Papa ha voluto ri-
cordare durante ludienza generale di ieri, lultima del suo pontifcato.
Oltre a quelle dei capi religiosi e di Stato, ha detto Benedetto XVI, rice-
vo moltissime lettere da uomini e donne semplici. Persone che non scri-
vono al principe o a un grande della terra ma alluomo, al pastore,
al vicario di Cristo. Nelle loro frasi, apparentemente banali, c tutta la
grandezza dei piccoli del Vangelo, il legame che nasce dalla condivisio-
ne, lumilt di chi cerca risposte nel cuore pi che nella ragione. Scrivono
come fratelli e sorelle o, se si preferisce, come fgli e fglie. Uomini e
donne che fanno parte di ununica famiglia, riunita attorno allo stesso
Signore, che cresce alla scuola della medesima Parola.
Perch la Chiesa non unorganizzazione umanitaria, ma un corpo
vivo dove il pi grande sceglie di farsi servo e la ricchezza non un
insieme di beni materiali ma il coraggio di annullare se stessi per farsi
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abitare dalleterno presente di Dio. Una comunit in cui tutti sono impor-
tanti ma che privilegia gli ultimi, i pi poveri, dove la lingua uffciale
quella del silenzio alimentato dalla preghiera. Sperimentare la Chiesa
in questo modo ha aggiunto ieri mattina il Papa e poter quasi toccare
con le mani la forza della sua verit e del suo amore, motivo di gioia.
Bene, libert, coraggio i suoi punti cardinali. Il bene che si impara alla
scuola del Vangelo, la libert dei fgli di Dio, il coraggio di andare con-
trocorrente. A ben vedere sono gli stessi criteri che hanno guidato la ri-
nuncia di Benedetto XVI.
Una scelta fatta per il bene della Chiesa, nella libert di chi segue una co-
scienza sempre orientata verso lAssoluto, con il coraggio di restare sulla
Croce ma in modo diverso, a rischio di non essere capito. Perch amare
la Chiesa vuol dire anche avere la forza di fare scelte diffcili e sofferte.
Detto in altro modo, la fede un dono infnitamente prezioso e uno riceve
la vita proprio quando la dona. La nostra piccolezza, la nostra fragilit
umana in fondo non sono nientaltro che un appello alla misericordia del
Signore, il desiderio di imparare alla sua scuola la forza del perdono e
della condivisione. Proprio come succede in famiglia, dove si corregge
per amore e anche le parole pi dure verso un fglio spesso nascondono in
s una benedizione. Ma per capirlo bisogna rinunciare ai titoli e alla gran-
dezza, al prestigio apparente e alla ricchezza di facciata. Serve la sapien-
za e la intatta fedelt dei semplici, quella che alle belle parole preferisce i
piccoli gesti purch autentici e alle frasi forbite il vocabolario del cuore.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Conquistati di nuovo
dalla promessa antica
di Marina Corradi
N
on abbandono la Croce, ma resto in modo diverso presso il Si-
gnore crocifsso. Un grande applauso, di tutti il pi commosso,
riempie piazza San Pietro, a queste parole di Benedetto XVI.
Non abbandono, ma resto, sotto alla Croce, accanto a voi. E la gente
venuta da lontano, partita nella notte, stanca, infreddolita dallalba inver-
nale, ha da queste parole il cuore come colmato. Perch in fondo siamo
venuti qui per questo: per sentirci dire che questo non un addio, ma un
rimanere assieme in un altro, e pi profondo modo.
Il modo della preghiera: che invisibile, che per il mondo solo pia
intenzione, o non esiste. Ma la faccia di Benedetto XVI testimonia tutta
unaltra certezza, granitica: Sento di portare tutti nella preghiera, in un
presente che quello di Dio. In un tempo dunque che non il nostro,
affannato, sfuggente, tempo che erode e corrompe, ma tempo di Dio, in
cui tutto vivo, per sempre. E noi in piazza, e soprattutto i pi anziani,
confortati; portati dentro allorizzonte infnito testimoniato dal Papa, pa-
radossalmente, nel giorno in cui lascia il soglio di Pietro.
Cosa successo, cosa sta accadendo, ci chiediamo fra noi; e com possi-
bile che un addio si trasformi oggi, sotto a un cielo di un azzurro perfetto,
invece, in una promessa? Stamattina si tocca con la mano come il ritirarsi
del Papa sia iscritto dentro a un bene pi grande; dentro alla libert as-
soluta che un uomo ha, nellaffdarsi totalmente a Dio. Benedetto XVI
testimonia che la barca della Chiesa non nemmeno del Papa, ma di
Cristo: che non la lascia affondare. Solo dentro a questa libert estrema
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
stato possibile che un uomo anziano, nel sentire le sue forze scemare,
abbia chiesto a Dio con insistenza di fargli capire cosa doveva fare,
per il bene della Chiesa. E infne abbia scelto, con profonda serenit
danimo.
Ma, andandosene, il Papa rimane dentro il per sempre di Pietro. Lo
dice espressamente: la mia decisione di rinunciare allesercizio attivo del
ministero, non revoca questo per sempre. Resta, spiega, nel servizio
della preghiera, nellesempio di san Benedetto, che ha mostrato la via
per una vita di totale appartenenza a Dio.
E a noi qui in piazza, scaldati fnalmente da un sole che si alza e sa di
primavera, si allarga il cuore; come se quella stretta di smarrimento e
confusione che ci ha preso allannuncio dell11 febbraio, in queste parole
e in questo sole si sciogliesse. Non sconftta o resa, quella di Benedetto
XVI; , nella lucide coscienza delle forze che vengono meno, un gettare
il cuore audacemente, pi in l.
Dentro a una ampia, pacifcata fducia che la mite voce di questuomo
contagia: occorre affdarci come bambini nelle braccia di Dio. Insom-
ma tutto ci che anche tra molti di noi credenti , s, speranza, ma non
ancora certezza; desiderio, ma non ancora fede su cui giocarsi la vita, in
Benedetto XVI ha invece subto questa metamorfosi. Lacqua del pozzo
della Samaritana in lui, realmente, diventata acqua viva.
E chi di noi era arrivato partecipe, ma dolente, e con affetto, ma come an-
dando a un lutto, se ne esce dalla piazza come interiormente riedifcato.
Credevamo di venire per un addio, e invece questuomo ci ha mostrato
che possibile osare un abbandono totale. Che un vecchio, anche se il
Papa, pu lasciare la gestione della Chiesa eppure restarle dentro, profon-
damente, come un cuore pulsante. Benedetto XVI ha osato il salto asso-
luto di cui capace solo chi non dubita delle braccia di Dio. E noi venuti
qui stamani, partiti nel fondo di una notte invernale, ce ne usciamo dalla
piazza commossi e un po sbalorditi: un grande testimone ci ha credibil-
mente detto che vera, tutta vera, la promessa antica.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
La risposta
di Salvatore Mazza
D
alle otto di questa sera, la Sede di Pietro sar vacante. Secondo una
modalit senza precedenti nei duemila anni di storia della Chiesa.
Il Papa rinuncia al ministero petrino senza, per questo, scendere dalla
barca di Pietro. Perch il suo accettare sempre e per sempre la chia-
mata rivoltagli dal Signore il 19 aprile del 2005, non contraddetto dalla
sua scelta. Perch il sempre anche un per sempre, e non c, da
questo, ritorno a una vita normale. Non abbandono la croce, ma resto
in modo nuovo presso il Signore Crocifsso. Non porto pi la potest
delloffcio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera
resto, per cos dire, nel recinto di San Pietro.
Congedandosi ieri dai fedeli, nella sua ultima udienza generale, Benedet-
to XVI ci ha fatto lultimo regalo di un altro, indimenticabile discorso.
Intriso di commozione per il momento e di amore per la Chiesa, e di
riconoscenza per quanto ricevuto. Un discorso semplice e, a un tempo,
altissimo, per ringraziare di quanto gli stato donato, e senza un cenno a
quanto lui ha dato. Alla Chiesa, a tutti noi. A un mondo che ieri ha seguito
il suo saluto in silenzio, trovando nelle sue parole pacate, quiete, serene,
le risposte a tutti i perch gli umanissimi, sgomenti perch? di chi
il Papa lo ama, ma anche i perch, senza punto interrogativo, di chi ha
preteso di spiegare le dimissioni in una logica mondana che in questi
giorni si sono affastellati luno sullaltro attorno alla rinuncia.
Adesso capiamo, sappiamo. Da stasera, il Papa nascosto agli occhi
del mondo, ma non nascosto al mondo. C. Ci vicino. Un distacco
necessario, dopo che in questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
erano diminuite, maturato nella preghiera per farmi prendere la deci-
sione pi giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Fino
a una scelta compiuta nella piena consapevolezza della sua gravit e
anche novit, ma con una profonda serenit danimo. Perch amare la
Chiesa signifca anche avere il coraggio di fare scelte diffcili, sofferte,
avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. Scelta grave,
dunque. Stridente con un mondo che cerca disperatamente, quasi a tutti
i costi, di vivere sotto i rifettori, e rispetto al quale Papa Benedetto ci ha
mostrato limprescindibile valore dellessere.
Un essere contrapposto a un apparire che, sempre pi spesso, malinconi-
camente, solo un sembrare. Essere uomo di fede radicalmente, fno in
fondo, senza compromessi. Testimoniando, ancora una volta, la coerenza
con la sua idea di essere sacerdote, che non pu, non deve coincidere mai,
in nessun modo, con lattaccamento a un ruolo o a una carriera, ma mini-
stero, servizio, a ogni livello, in ogni momento, della Chiesa e alla Chie-
sa. Chiesa che non nostra, ma di Dio. C voluto un coraggio da leone,
e una fede incrollabile, per fare quello che Papa Benedetto ha fatto. Non
lo potremo mai ringraziare abbastanza, per questo e per come, da padre
e da maestro, ce lo ha spiegato e sempre meglio fatto comprendere. E se,
umanamente, non riusciamo a non sentirci un po tristi, anche questo,
paradossalmente, fa parte di quella gioia di essere cristiano che Papa
Benedetto, salutandoci, ci augurato di poter noi tutti, sempre, sentire.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Un teologo, capace di farsi capire
di Salvatore Mazza
L
a capacit di rendere in parole semplici concetti complessi. E la pa-
zienza di farlo, sempre. Per aiutare tutti a rifettere fornendo, ogni
volta, le chiavi giuste per farlo, rendendo immediatamente accessibili
anche i misteri della teologia pi elevata. Il Benedetto XVI catechista
stato, probabilmente, una delle prime scoperte di cui la Chiesa ha fatto
esperienza dallelezione di Joseph Ratzinger a successore di Pietro. Sco-
perta del tutto inaspettata, almeno per i pi, che probabilmente si aspet-
tavano di doversi confrontare con le asperit teologiche di un professore
chiuso nel recinto linguistico della sua accademia. Ma lui, il Papa, indi-
scutibilmente uno dei massimi teologi contemporanei, dimostrando an-
che in questo la sua grandezza e la sua umilt, ha voluto e saputo mettere
sempre la sua cultura a servizio di tutta la Chiesa, a partire da quelle per-
sone semplici che come ha detto ieri parlando delle tante lettere che gli
sono arrivate in queste ultime settimane mi scrivono semplicemente dal
loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto. Come il suo ultimo discorso
del mercoled, ieri, ha una volta di pi testimoniato, le udienze generali,
di questa paziente determinazione a far comprendere come fa un padre
affettuoso, piuttosto che spiegare come un professore, sono state lo spec-
chio primo e pi immediato. I suoi cicli di catechesi dieci in otto anni,
dal primo a concludere quello lasciato in sospeso da papa Wojtyla, fno
allultimo, per lAnno della fede, passando attraverso lesperienza degli
apostoli, i cristiani della Chiesa nascente, i Padri della Chiesa, san Pao-
lo, le fgure della Chiesa di Oriente e Occidente, lAnno sacerdotale, le
fgure femminili, e i dottori della Chiesa restano pagine indimenticabili
e da rileggere continuamente, un vero tesoro di spiritualit di trasparen-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
te chiarezza. Ma lo stesso linguaggio lo si visto, e ascoltato, nei suoi
viaggi, dove proprio le sue parole sono state capaci di capovolgere ogni
preconcetto. Indimenticabili, a questo riguardo, soprattutto le visite negli
Stati Uniti, in Israele, e nel Regno Unito, ognuna delle tre - per ragio-
ni diverse: lindifferenza americana, lombra dellOlocausto, la secola-
rizzazione britannica pronosticate come missione impossibile, si sono
trasformate in altrettanti, indiscussi trionf per la spinta irresistibile di
unopinione pubblica folgorata nel contatto diretto col Papa. Scoprendo,
senza fnalmente pi nessuna mediazione, un Benedetto XVI diverso da
come gli era stato raccontato fno a quel giorno, capace di parlare allo
stesso tempo al cuore e allintelligenza di ciascuno, direttamente.
Tutto questo, come detto, per una voglia di farsi capire che, in Benedet-
to XVI, nasce innanzitutto dalla passione per Cristo e per la sua Chiesa.
Un amore traboccante, che sa farsi piccolo e umile per arrivare a toccare
tutti. I tre libri su Ges, in questo senso, ne sono lulteriore dimostrazio-
ne. A partire da quella stupefacente chiosa nelle prefazione del primo:
Ognuno libero di contraddirmi.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Maestro in pedagogia della fede
di Enrico Lenzi
U
n grande teologo capace di diventare un ottimo catechista compren-
sibile a tutti. Ecco limmagine che Benedetto XVI lascia nelle ca-
techesi del mercoled. Un pedagogo della fede commenta monsignor
Guido Benzi, direttore dellUffcio catechistico nazionale della Cei
Che tipo di catechista stato papa Ratzinger? Quale stile emerso?
evidente che papa Benedetto XVI, in quanto successore di Pietro e
grande teologo, anche un grande catechista. Ognuno, tuttavia, che abbia
potuto ascoltare o leggere le omelie, le catechesi, le risposte date spesso
a viva voce alle domande che di volta in volta gli rivolgevano giovani,
donne e uomini adulti, sacerdoti, religiose o bambini, si reso conto che
oltre alla scienza e alla dottrina in Benedetto XVI, cera un qualcosa in
pi, che direi essere una pedagogia della fede, cio la capacit di interpre-
tare la teologia con la vita e la propria esperienza umana. E questa una
grande dote di catechista.
Quale flo rosso possiamo individuare nel percorso di catechesi che
Benedetto XVI ha svolto negli otto anni di pontifcato?
Credo che il punto distintivo del magistero di Benedetto XVI sia il tema
dellincontro personale con il Cristo risorto. Questa dimensione pre-
sente in tutti i suoi discorsi ed ancor pi nel suo modo di vivere il suo
ministero e di celebrare lEucaristia. Il cristiano - come ha detto il Papa in
tante occasioni - non uno che segue prima di tutto unidea o una morale,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ma colui che attraverso il Vangelo annunciato nella Chiesa ha incontra-
to Ges ed diventato suo discepolo. Mi piace rileggere in questa pro-
spettiva i tre anni speciali che hanno costellato il ministero di Benedetto
XVI: lAnno Paolino, lAnno Sacerdotale, lAnno della fede.
Il genio femminile stato uno dei cicli delle catechesi di papa
Ratzinger. Come leggerlo allinterno del pontifcato che si conclude
oggi?
Il tema molto attuale. In un passaggio della lettera apostolica Mulieris
dignitatem di Giovanni Paolo II si legge: La Chiesa - ringrazia per tutte
le manifestazioni del genio femminile apparse nel corso della storia, in
mezzo a tutti i popoli e a tutte le nazioni; ringrazia per tutti i carismi che
lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del popolo di Dio, per
tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carit; ringrazia
per tutti i frutti di santit femminile. Con le sue catechesi Benedetto
XVI ha voluto attualizzare questo messaggio narrando molte fgure di
sante medioevali - alcune anche poco conosciute - come una galleria di
volti esemplari e amici: dalla carismatica monaca benedettina Ildegarda
di Bingen - mistica, letterata, musicista, farmacista e cosmologa - alla
combattiva Giovanna dArco. Attraverso questa galleria il Papa ha voluto
mostrare, fuori da stereotipi oleografci, cosa signifchi narrare e vivere il
Vangelo al femminile.
Anche la preghiera o proprio in questi ultimi mesi il Credo sono
stati un tema forte nelle catechesi del Papa. Un forte richiamo a un
fede da riscoprire. Un messaggio anche per la catechesi delle nostre
parrocchie?
Leducazione ad una vita interiore, alla preghiera del cuore, allascolto ed
alla lettura orante della Sacra Scrittura, ad una fruttuosa e intensa parte-
cipazione alla liturgia, soprattutto allEucaristia sono dimensioni impre-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
scindibili per ogni vera educazione alla fede. Dare unanima educativa
alle tante dimensioni della pastorale signifca, infondo, cogliere questa
dimensione spirituale di risposta allamore per Dio e per i fratelli che in
Ges ha trovato lespressione massima. Il papa, particolarmente rivol-
gendosi ai giovani - fn dagli inizi del suo pontifcato - non ha mai cessato
di invitare tutti a questa avventura dello spirito indicandola come la pi
alta espressione di vita cristiana.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Il vescovo Semeraro:
A Castel Gandolfo accolto
da un popolo in preghiera
di Mimmo Muolo
C
ome un pellegrinaggio. Tre chilometri a piedi da Albano a Castel
Gandolfo. E poi lattesa orante in piazza con la recita del Rosario,
fno allaffaccio di Benedetto XVI previsto per le 17.30. La diocesi di
Albano attende cos larrivo del Papa. Un arrivo tanto diverso da quelli
degli anni scorsi, quando egli andava nella cittadina affacciata sul lago
per trascorrervi il periodo estivo. Allora a prevalere era la gioia, oggi sar
soprattutto la commozione e laffetto. Ci siamo predisposti ad acco-
glierlo in un clima di preghiera spiega il vescovo di Albano, Marcello
Semeraro per accompagnare e in qualche modo ricambiare la sua pre-
ghiera per la Chiesa e per tutti noi.
Che cosa avverr concretamente?
Ci siamo dati appuntamento alle 16.30 sulla piazza antistante il Palazzo
Apostolico per recitare il Rosario, con meditazioni che saranno tratte dai
discorsi del Santo Padre. Verranno fedeli da tutta la diocesi e da Albano
stato organizzato un vero e proprio pellegrinaggio a piedi. Quando il
Papa atterrer alleliporto delle ville pontifcie, suoneranno le campane
sia in Cattedrale, sia nella chiesa parrocchiale di Castel Gandolfo. Inf-
ne ascolteremo il saluto del Papa che ha scelto di affacciarsi al balcone
esterno del Palazzo, e non nel cortile interno, perch si prevede che sa-
ranno molti i fedeli presenti.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Che cosa signifca per la sua comunit diocesana questa presenza?
una presenza che ci riempie di emozione, ma anche di responsabilit e
che vogliamo accompagnare spiritualmente, rispettando il suo ritiro con
amore e discrezione. Domenica prossima pregheremo in tutte le Messe
per Benedetto XVI in attesa di pregare per il nuovo Papa, quando sar
eletto.
Qual stato il rapporto di papa Ratzinger con Castel Gandolfo?
Al Santo Padre piace stare a Castel Gandolfo. E non a caso abbiamo
scelto di salutare il suo arrivo di oggi stampando alcuni volantini con una
sua fotografa mentre dalla terrazza del Palazzo guarda il lago. Una volta
disse: Da qui vedo il lago, il mare, la montagna e anche gente buona. Vi
benedico nel nome del Signore. Oggi quella frase incisa anche in una
lapide vicino al Comune ed solo uno dei tanti segni di predilezione e
di affetto che abbiamo ricevuto in questi anni di pontifcato. Predilezione
e affetto che Benedetto XVI ha sempre esteso allintera diocesi. Anzi,
spesso, quando parlava con me, diceva la nostra diocesi e questo fatto
mi ha sempre commosso. Noi tutti ricordiamo lincontro con il clero dio-
cesano nel 2006, quando per due ore rispose alle domande che gli aveva-
mo preparato. E anche la bella celebrazione in Cattedrale per la consacra-
zione del nuovo altare, della cattedra episcopale e del presbiterio. Infne
non mancava mai di ricevere una delegazione di giovani alla festa delle
pesche, in giugno, e di celebrare la Messa dellAssunta il 15 agosto
nella chiesa parrocchiale di Castel Gandolfo. Stasera il Papa viene qui a
concludere il suo pontifcato e a darci la sua benedizione, aggiungendo
cos un ulteriore motivo di gratitudine ai tanti che abbiamo verso di lui.
Lei sar tra coloro che lo accoglieranno al suo arrivo. Quali sono i
suoi sentimenti di vescovo in questo momento?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Permane lo stupore di fronte a una scelta coraggiosa che da secoli non
veniva effettuata. Ma io sono convinto che il tempo ci aiuter a com-
prenderla nel suo effettivo valore. Intanto, senza prestare lorecchio alle
tante ipotesi che vengono avanzate, lasciamo che siano le stesse parole
del Papa a indicarci le ragioni. A me pare di ravvisare due punti di rife-
rimento, di cui il primo lintima coscienza del Santo Padre. Per noi la
parola coscienza non sinonimo di individualismo, ma il luogo in cui
lIo incontra Dio, quindi un sacrario, la parte pi intima a nobile di ogni
uomo. Il secondo riferimento la parola servizio. Benedetto XVI lascia
lesercizio del primato di giurisdizione connesso con il ministero petrino,
ma non lascia la Chiesa e tanto meno la paternit. Il vincolo sacramentale
non viene meno, perch da questi vincoli non ci si dimette.
Scherzando, Benedetto XVI la chiamava il mio vescovo. Com
papa Ratzinger, visto da vicino?
Come Papa ha indicato alla Chiesa le questioni fondamentali e in primo
luogo la questione di Dio. Inoltre ha portato la sua specifca sensibilit
di teologo e lesperienza vissuta al Concilio. Sotto il proflo umano ho
sempre ammirato in lui la mitezza. Davvero si pu applicare a Benedetto
XVI questa beatitudine: Beati i miti perch erediteranno la terra.
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1 marzo
Il pellegrino obbediente
Piena obbedienza al nuovo Papa
di Mimmo Muolo
Q
uando il rotore del bianco elicottero ha cominciato a muoversi, lass
nelleliporto in cima al Colle Vaticano, a quasi tutti venuto sponta-
neo guardare lorologio. Le 17,04 di gioved 28 febbraio 2013. Momento
storico in una data storica. Da l a qualche secondo il velivolo con a bordo
Benedetto XVI e il suo segretario personale, monsignor Georg Gnswein,
si librato in aria e persino gli alberi intorno, frustati dal vortice daria
delle pale, sembravano agitare i rami come braccia in segno di commosso
saluto. Quel gesto, in verit, stato il vero fl rouge dellultima giornata
da Romano Pontefce di Joseph Ratzinger. Ripetuto da migliaia di fedeli
con il naso allins in piazza San Pietro, dove hanno atteso che passasse
lelicottero papale. E anche pur in atteggiamento consono alla dignit
cardinalizia dai 144 cardinali presenti a Roma, che in mattinata, a uno a
uno, sono sflati davanti a Benedetto XVI, dopo averne ascoltato lultimo
discorso (che Avvenire pubblica integralmente).
Naturalmente, per, il pi atteso, il pi cercato, il pi prezioso stato
alla fne il saluto del Papa. A Roma e a Castel Gandolfo (nel breve affac-
cio sulla piazza, che riferiamo in altra parte del giornale). Ai fedeli e ai
membri del suo Senato. E a sorpresa anche verso colui che, proprio da
quel Senato, cio dal collegio cardinalizio, sar chiamato a succeder-
gli. Che il Signore vi mostri ha detto il Pontefce sollevando gli occhi
dal discorso scritto e guardando intensamente i suoi interlocutori quello
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che voluto da Lui. Tra voi, tra il Collegio cardinalizio, c anche il fu-
turo Papa, al quale gi oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed
obbedienza.
Ha parlato della Chiesa, papa Ratzinger, citando Romano Guardini
(Non una istituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realt
vivente e il suo cuore Cristo). E ha ringraziato i cardinali (per me
stata una gioia camminare con voi in questi anni), auspicando che
il sacro collegio sia sempre pi come unorchestra, dove le diversit,
espressione della Chiesa universale, concorrano sempre alla superiore e
concorde armonia. Cos, quando qualche minuto dopo cominciato il
baciamano individuale dei porporati, quellorchestra ha suonato nelle
lingue di tutto il mondo lultimo inno di affetto e di fedelt al Pontefce
nel giorno della sua scelta pi diffcile. Un inno che pu essere riassunto
nelle parole del saluto del cardinale decano: Sappia, Padre Santo ha
detto Angelo Sodano parafrasando le parole dei discepoli di Emmaus ,
che ardeva anche il nostro cuore quando camminavamo con lei in questi
ultimi otto anni. Oggi vogliamo ancora una volta esprimerle tutta la no-
stra gratitudine.
E infatti la si vista eccome, quella gratitudine, sul volto dei cardinali.
Giovani e anziani, alcuni anche in carrozzina, europei o giunti da altri
continenti, di pelle bianca o scura. Con gli occhi a mandorla o con i tratti
tipicamente latinoamericani. Un mappamondo vivente in cui le singole
identit, e le tante differenze, non sono di ostacolo alla comunione. Per
tutti il Papa ha avuto un sorriso e una parola. Da tutti ha ricevuto conforto
e sostegno. Anche dai capi dicastero non cardinali presenti alludienza e
dai cerimonieri, con i quali ha posato per lultima fotografa, prima di riti-
rarsi per il pranzo con la famiglia pontifcia e senza alcun ospite partico-
lare (come ha riferito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi).
Infne, poco prima delle 17, il congedo dallappartamento (quasi con-
temporaneamente allultimo tweet), la discesa nel cortile di San Damaso,
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dove era schierato il picchetto donore e, ad attenderlo cera il segreta-
rio di Stato, cardinale Tarcisio Bertone (che alle 20, nella sua qualit di
camerlengo, ha fatto sigillare lappartamento e fatto chiudere le fnestre
che danno su piazza San Pietro), quindi il breve tragitto in auto fno alle-
liporto. iniziato cos lultimo viaggio di Benedetto XVI. Il pi breve o
il pi lungo, a seconda dei punti di vista. Certamente il pi sorprendente
e coraggioso.
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La Chiesa di Guardini, realt vivente
di Elio Guerriero
N
el prendere congedo dai cardinali, Benedetto XVI ricordava ieri
uno dei suoi maestri e amici, Romano Guardini. Nel 1922 il pen-
satore italo-tedesco, che gi aveva entusiasmato i lettori con Lo spirito
della liturgia, pubblicava un volume, Il senso della Chiesa, destinato a
risvegliare la coscienza dei credenti, in particolare dei giovani. Scrive-
va lautore che un fatto nuovo si segnala nei primi decenni del secolo
ventesimo: La Chiesa si risveglia nelle anime, in quelle che celebrano
la liturgia e, come Maria, accolgono la parola di Dio e la fanno rivivere
nella loro vita di modo che la Chiesa non pi una realt esteriore, ma
una realt viva nella quale i fedeli possono incontrare Ges, il Signore.
Tra i numerosi giovani conquistati da Guardini vi era Joseph Ratzinger.
Proprio lamore alla liturgia e alla vita della Chiesa fu allorigine della
vocazione del piccolo Joseph che presto scelse la via del seminario rima-
nendo provvidenzialmente immune dal contagio del nazionalsocialismo.
Possiamo allora immaginare i sentimenti con i quali, dopo circa 30 anni,
egli giungeva a Roma per partecipare al Vaticano II. Era stato nominato
esperto al Concilio proprio insieme a Guardini, lantico maestro diven-
tato intanto amico. Ratzinger accett e svolse un importante lavoro per
lapprofondimento di uno dei temi pi delicati della costituzione sulla
Chiesa: la natura sacramentale dellordinazione episcopale con la quale
si entra a far parte del collegio apostolico in unione con il successore di
Pietro che ha il compito di tenere unita la Chiesa. Guardini, invece, che
aveva ormai 78 anni, dovette rinunciare allincarico per motivi di salute.
Egli, tuttavia, non manc di accompagnare il lavoro conciliare con ri-
fessioni raccolte nel volume La Chiesa del Signore, che era in profonda
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sintonia con la costituzione Lumen gentium. Guardini stesso regal la
sua opera autografata a Ratzinger, il quale ieri lha citata commosso ai
cardinali. In essa lantico maestro scriveva: La Chiesa non unistitu-
zione escogitata e costruita a tavolino... ma una realt vivente... Essa vive
lungo il corso del tempo, in divenire come ogni essere vivente, trasfor-
mandosi... Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa e il suo cuore
Cristo.
Questa realt Papa Benedetto ha sperimentato negli anni giovanili e ,con
rinnovato entusiasmo, nei giorni scorsi, questa eredit egli vuole lasciare
ai cardinali e ai fedeli tutti. Non bisogna, dunque, lasciarsi intimorire
dalle miserie umane, dalle tempeste che sembrano travolgere la barca
del pescatore. Essa affdabile per la presenza di Cristo che sempre la
purifca, la rinnova, la rende bella e viva. Per questo il Papa emerito ha
potuto rimettere il suo mandato con la fducia, che viene dalla fede, che
il Signore guider ancora la sua Chiesa. Con il suo Spirito egli sceglier
un nuovo pescatore che con rinnovata energia la condurr al largo della
storia per annunciare ancora la parola buona del Vangelo. Benedetto in-
tanto, come un discepolo del padre dei monaci, si ritira per dedicarsi alla
preghiera, lopera di Dio, e cos rimanere unito a Cristo, alla sua Chiesa,
e ai fedeli tutti.
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Ora sono un semplice pellegrino
da Castel Gandolfo Pino Ciociola
V
icino, vicinissimo al cuore, a volerlo sforare quasi con le dita. Lul-
tima volta. Ora sono semplicemente un pellegrino che inizia la sua
ultima tappa su questa terra, confda Joseph Ratzinger a questa gente.
Affacciato al balcone principale del Palazzo Apostolico di Castel Gan-
dolfo, alle 17,40 del suo ultimo giorno di pontifcato. emozionato. Lo
si vede. Allarga le braccia, le protende in avanti, e forse vorrebbe strin-
gere a s queste persone e il mondo intero. Si confonde due volte: Non
sono pi il Sommo Pontefce della Chiesa cattolica... Lo sar fno alle 20,
poi non pi. E di nuovo al momento della benedizione: Sia benedetto
Dio onnipotente... Vi benedica Dio onnipotente. S, emozionato. Si
potrebbe scommettere, da lontano, che abbia gli occhi appena un po pi
lucidi del solito. Lultima volta. Labbraccio reciproco. Forte. E conta
pi di ogni parola, di ogni cronaca, conta pi della storia stessa. Tanta
gente ha le lacrime strozzate in gola e sul volto il sorriso pi bello. il
momento del saluto e lui sa, loro sanno, che non ce ne saranno altri. Esce
alla fnestra alle diciassette e trentotto. Lapplauso tumultuoso, tanto
da non lasciarlo parlare per quasi un minuto, durante il quale il Papa
pu, vuole, soltanto protendere in avanti le sue braccia. Poi dice: Gra-
zie, grazie di cuore cari amici. Sono felice di essere con voi, circondato
dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia, che mi fa molto bene.
Grazie della vostra amicizia. Deve interrompersi nuovamente per lap-
plauso. Quindi continua: Voi sapete che questo mio giorno diverso da
quelli precedenti: non sono pi Pontefce sommo della Chiesa cattolica...
Fino alle otto di sera lo sono ancora, poi non pi. Sono semplicemen-
te un pellegrino che inizia la sua ultima tappa in questa terra. Ancora
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un applauso, ma questo gli consegna pi commozione degli altri. Ma
vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghie-
ra, con la mia rifessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il
bene comune, per il bene della Chiesa e dellumanit. Lultima volta.
E questa piazza di Castel Gandolfo piccola, adesso sembra un nonno
che saluta la sua famiglia prima di partire per un lunghissimo viaggio.
Sulla facciata del municipio, alla sinistra del Palazzo, campeggia una
grande scritta con palloncini argentati: Grazie Benedetto. Siamo tutti
con te. Lui prosegue: Mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia.
Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del
mondo. Grazie, vi imparto adesso con tutto il cuore la mia benedizio-
ne. Eccolo, il momento sta arrivando. Sia benedetto Dio onnipotente...
Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Qualche
istante ancora. Infne: Grazie, grazie, buona notte. Grazie a voi tutti e
di nuovo allarga e protende le sue braccia verso la gente. Fa freddo. Su
un cartello si legge: La tua umilt ti ha fatto ancora pi grande. Grazie
Benedetto. Il sole sta cominciando a scendere per disegnare un tramon-
to che da qui, stasera, mozzafato. Benedetto XVI entra, la fnestra si
chiude e da questo istante sar invisibile agli occhi del mondo, come
fece sapere poco dopo la sua rinuncia al ministero petrino. Lo salutano
ancora i sette, ottomila fedeli che riempiono la piazza e le vie di Castel
Gandolfo. Ripongono le bandiere, gli striscioni, i cartelli per Benedetto
XVI. Lultima volta. A ridosso della piazza ci sono decine di furgoni
delle tiv arrivate da tutto il mondo, come le radio e i giornali. Per tutto
il giorno i cronisti hanno intervistato la gente, messo in piedi dirette su
dirette, preso appunti, preparato questo giorno che uno dei sigilli della
Storia. Nel frattempo arrivavano i fedeli e alle 16 la piazza era stata gi
chiusa, perch non cera pi posto. Alle 16,30 si era aperto il portone del
Palazzo e due Guardie svizzere erano state schierate ai suoi lati. Poco
dopo, sotto la fnestra principale era stato calato il drappo pontifcio. E
al rumore delle pale di un elicottero la piazza aveva applaudito distinto,
non importava che lass non si potesse sentire e nemmeno che potesse
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non essere lelicottero sul quale stava arrivando il Papa. Quando alle 20
manca un soffo, rimasta tanta gente, con le Guardie svizzere e le tiv
ad attendere le 20. Il tramonto se n andato, ha ceduto il posto alla sera
e le stelle, alzando la testa, si possono distinguere una per una. Ci siamo:
alle 20 in punto il portone del Palazzo Apostolico si chiude. Nello stesso
momento a Roma, in Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, in qualit di
camerlengo, sigilla lappartamento papale. Le agenzie di stampa battono
un fash di una sola riga: Papa: termina pontifcato Benedetto XVI.
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Coccopalmerio: sede vacante,
un tempo dattesa
di Gianni Cardinale
Da ieri sera alle 20 la Chiesa entrata nel periodo della cosiddetta Sede
vacante. Per spiegare le caratteristiche di questo particolarissimo periodo
della vita della comunit cattolica, Avvenire ha interpellato il cardinale
Francesco Coccopalmerio, 74 anni, presidente del Pontifcio Consiglio
per i testi legislativi. Incontriamo il porporato, lombardo ma con radici
abruzzesi per via paterna, poco dopo che ha salutato Benedetto XVI, in-
sieme agli altri membri del Collegio cardinalizio, nella Sala Clementina.
Era sereno racconta con occhi luminosi che lasciavano trasparire il
suo amore per il Signore e quindi la sua delicatezza per le persone che
incontra. Ecco lintervista.
Eminenza, quando si verifca la cosiddetta Sede vacante?
Quando il Papa non c pi: il che si verifca o nel momento della morte
oppure nel momento stabilito dal Papa stesso nel caso in cui egli abbia
dato le dimissioni.
In questo periodo cosa cambia per la vita delle diocesi e delle par-
rocchie?
Nella vita delle diocesi e delle parrocchie non cambia nulla: i vescovi
diocesani e i parroci continuano nel loro ministero, le celebrazioni litur-
giche continuano come sempre, con il solo particolare che nella preghiera
eucaristica della Messa non si nomina il Papa per il semplice motivo che
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il nuovo Papa non c ancora. Pertanto viene ricordato solo il nome del
vescovo della diocesi.
E nel governo della Chiesa universale?
Come stabilisce larticolo 14 della Costituzione apostolica Universi Do-
minici gregis emanata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996, cio la
legge canonica per il periodo di Sede vacante alla morte del Pontef-
ce, oggi diciamo anche: nel momento delle dimissioni del Pontefce,
tutti i capi dei dicasteri della Curia Romana come anche i membri
dei medesimi dicasteri cessano dallesercizio del loro uffcio. Viene fatta
eccezione per il Camerlengo di Santa Romana Chiesa e il Penitenziere
Maggiore.
Qual la ratio di questa norma?
Motivo di questa norma che i capi o i membri dei dicasteri della Curia
Romana agiscono per mandato del Papa per cui, se il Papa non c, non
possono continuare ad agire. Il Camerlengo (incarico attualmente rico-
perto dal cardinale Tarcisio Bertone, ndr), per, colui che compie gli
adempimenti necessari in periodo di Sede vacante, mentre il Penitenzie-
re Maggiore deve provvedere ai casi di coscienza anche gravi e a volte
urgenti. Come stabilito dallo stesso articolo 14 e dai seguenti, non cessa
neppure il cardinale vicario per la citt di Roma n i cardinali che gover-
nano la Basilica di San Pietro e la Citt del Vaticano.
Chi presiede al governo della Curia in questo periodo?
Come gi detto, luffcio del Camerlengo, cio di quel cardinale che dal
Papa precedente stato nominato a questo importante ministero, eviden-
temente con lassistenza del Collegio dei cardinali.
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Cosa che si pu decidere in questo periodo?
Diciamo in genere: le questioni ordinarie, che non rivestano particolare
importanza, salvo i casi di urgenza, come previsto dagli articoli dal 24 al
26 della Costituzione apostolica sopra citata. Per esempio nei dicasteri
prosegue lo studio delle varie questioni la cui decisione, se si stratta di
temi importanti, sar sottoposta al futuro Pontefce.
E cosa no?
Per esempio la nomina dei vescovi.
Quando fnisce la Sede vacante?
Quando c il nuovo Papa, e cio nel momento in cui il cardinale valida-
mente eletto ha espresso la sua accettazione.
Ma pu essere eletto Papa un non cardinale?
Certamente: basta leggere il primo paragrafo del canone 332 del Codice
di diritto canonico. Qualsiasi battezzato cattolico, di sesso maschile, pu
essere eletto Papa; nel caso non sia ancora vescovo deve ricevere subito
la consacrazione.
Come ipotesi di scuola, che tutti non ci auguriamo: quali sono i pro-
blemi che possono sorgere se il Conclave e cos anche la Sede vacante
durasse troppo a lungo?
Si rischierebbe di limitare o, eventualmente, di bloccare la vita della
Chiesa a livello di governo della Chiesa universale. Per esempio, richia-
mandoci a quanto detto sopra, si rischierebbe di avere diocesi senza ve-
scovo per un tempo eccessivamente lungo.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Vista lesperienza che stiamo vivendo, prevede che in futuro ci pos-
sano essere ritocchi legislativi per meglio defnire la fgura del Papa
emerito?
Credo che qualche precisazione sar utile e necessaria.
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Questa capta bellezza
di Pierangelo Sequeri
G
razie a Dio, la musica della Chiesa per orchestra, non per solisti
e primedonne. Il canto nuovo dellAgnello che stato immolato
lunico che conosce alla perfezione i toni della voce del Padre affdato
alla coralit delle voci. Il direttore, le prime parti, le fle degli orchestrali,
i coristi, ciascuno col proprio ruolo e il proprio timbro, sono al servizio
di una musica di Dio, che solo il Figlio poteva comporre per gli uomini.
E lha affdata alla Chiesa.
Avevo appena detto, parlando di estetica della santit e della testimonian-
za, di un cristianesimo che deve diventare pi musicale. Il Papa Benedet-
to XVI ha indicato al Collegio dei Cardinali, riuniti ieri mattina in Vati-
cano per il suo congedo, licona dellorchestra. La pi adatta a intendere
il valore aggiunto della collegialit apostolica. la metafora giusta. Non
si tratta di assemblare una macchina burocraticamente effciente, n di
lavorare col bilancino delle dosi per una ricetta di successo. Si tratta del
senso della fede, della giusta intonazione, dellintesa che nasce dallabi-
tudine a suonare insieme e del gusto per laccordo migliore. Il Collegio
dei Cardinali deve dare la percezione di unorchestra dove le diversit,
che sono espressione della Chiesa universale, concorrono alla bellezza
e alla ricchezza di una superiore e concorde armonia. E tutti devono
poterla sentire.
Il popolo di Dio, sorprendentemente affollato di molti dei quali nep-
pure conosciamo i nomi, come dice il libro dellApocalisse, ha colto il
segnale. Il Papa Benedetto ha dato il la alla giusta accordatura degli
strumenti, per la prova dorchestra che deve incominciare: con un nuovo
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direttore. Le moltitudini hanno sentito che questo Papa, con lo storico
gesto di un congedo umile e fermo dal ministero petrino, in favore della
Chiesa, la incoraggia a cominciare dalle prime parti a inaugurare
lepoca di una nuova performance sinfonica della fede. Gli ultimi giorni,
le ultime ore, del ministero petrino di Joseph Ratzinger sono stati af-
fettuosamente restituiti alla loro verit e alla loro grandezza, proprio da
questo popolo pellegrinante. Il suo ascolto fne dei toni di voce e dei gesti
profetici di Benedetto XVI apparso di gran lunga linterpretazione mi-
gliore. Pi acuta e precisa di molte lenzuolate giornalistiche, ossessionate
dalla ricerca delle note false (con le loro sussiegose deduzioni apocalitti-
che, pi ispirate a Nostradamus che al preteso rigore teologico delle loro
proiezioni). Il sensus fdei fdelium, listinto della fede, ha letteralmente
circondato Papa Ratzinger, mostrandosi pi ammirato e intenerito di un
dono alto e inatteso, di quanto non fosse giustamente addolorato e
commosso per il distacco che lo accompagna. bene per voi che io
me ne vada. Senza potersi liberare del tutto dallo struggimento, questo
popolo ha capito la bellezza dellatto di fede che gli stato consegnato.
LAnno della Fede ha avuto il suo gesto profetico. Non potr pi essere
una commemorazione: sar azione della fede, o non sar.
Quanto a lui stesso, il piccolo grande uomo che ora, nei suoi ultimi ge-
sti del ministero che conferma la fede, ringrazia tutti e incoraggia tut-
ti, ha sentito benissimo lintensit di questo ascolto ammirato e attento.
Vedo una Chiesa viva, ha detto, abbracciando unultima volta il po-
polo pellegrinante che lo circondava di ammirazione e di stima. E li ha
chiamati amici, con una frequenza inconsueta, in queste ultime ore. Tra
poco, sar semplicemente un pellegrino che inizia la sua ultima tappa
su questa terra, sono state le sue ultime parole da Papa, nel saluto fnale
a Castel Gandolfo. Congedo dalla direzione dellorchestra, non senza lo
splendido atto della conferma del suo intatto signifcato: tra voi, ha detto
Benedetto XVI ai cardinali, c anche il futuro Papa, al quale gi oggi
prometto la mia incondizionata reverenza e obbedienza. Congedo dal
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ministero petrino della Chiesa, ma non dal servizio totalmente dedicato
alla Chiesa che ne ha indelebilmente plasmato la persona. Vorrei ancora
lavorare con tutte le mie forze, con il mio cuore e la mia preghiera, per
il bene della Chiesa e del mondo. Quando racconteremo tutto questo,
nella Chiesa, alle generazioni che oggi non cerano, dovremo alzarci in
piedi, e chinare lievemente il capo. E tendere lorecchio, nella speranza
di poter ascoltare, insieme con loro, la musica che deve seguire.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Vingt-Trois: atto di fede nella Chiesa
di Daniele Zappal
L
a sua visita del 2008, dal celebre discorso al Collge des Bernardins
alla Messa per il 150 anniversario delle apparizioni a Lourdes
rimasta nel cuore dei francesi. E oggi, mentre ancora fortissima lemo-
zione per la rinuncia di Benedetto XVI, il presidente della Conferenza
episcopale dOltralpe, il cardinale Andr Vingt-Trois, arcivescovo di Pa-
rigi ha accettato dillustrare come il mondo cattolico francese vive questi
giorni di grande attesa e speranza.
un momento al contempo di stupefazione e di tristezza sottolinea
il porporato . Sapevamo che Benedetto XVI aveva considerato questa
possibilit, ma non pensavamo che il momento sarebbe arrivato cos pre-
sto. Credo che tutti siano stati colpiti dal coraggio e dalla determinazio-
ne del Papa. Ricordiamo con emozione e gratitudine la visita che Be-
nedetto XVI ha effettuato in Francia nel mese di settembre 2008. Fu un
vero momento di comunione e di fervore a Parigi cos come a Lourdes.
Comprendiamo la decisione del Papa come un atto di fede nella Chiesa.
Siamo dunque chiamati a vivere questevento condividendo lintenzione
del Papa: restare in questa fase nella fede totale nellassistenza che Dio
accorda alla sua Chiesa.
Ha limpressione che questannuncio giunga in una fase cruciale per
il cattolicesimo in Europa?
Ci sono forse fasi che non siano cruciali? Certo, constatiamo che il cat-
tolicesimo europeo spinto verso una profonda mutazione che giunge in
contemporanea rispetto alle trasformazioni della societ e a un reale im-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
poverimento delle forze alle quali eravamo abituati. Assistiamo a unau-
tentica rottura culturale con le radici giudeo-cristiane della nostra societ.
Nel vedere ci che perdiamo, ci si potrebbe limitare allaffizione, anche
se si tende ad abbellire il passato. Ma mi pare che stiamo vivendo piutto-
sto una fase di forte provocazione spirituale per riprendere la missione su
nuove basi: la nuova evangelizzazione. I cattolici sono meno numerosi,
ma devono essere pi determinati nella loro decisione di seguire Cristo.
Di fronte ai rapidi cambiamenti e alle questioni di grande im-
portanza per la vita della fede evocati da Benedetto XVI, le Chiese
dEuropa hanno oggi un dovere particolare di coesione e di assisten-
za reciproca?
Abbiamo soprattutto un dovere di pi grande disponibilit per rispondere
allappello che Dio ci rivolge attraverso questi avvenimenti. Lattacca-
mento alla fede e alla Chiesa non pu pi accontentarsi del conformi-
smo sociale, come Benedetto XVI ha indicato cos bene nel suo libro
intervista Luce del mondo. I cristiani sono chiamati pi che in passato
a scegliere di seguire Cristo e le sue conseguenze concrete, a diventare
dei veri testimoni della fede. Ci suppone un rinnovamento nella nostra
adesione al Vangelo e uno sforzo di formazione particolare per darne
testimonianza nella nostra societ. Sappiamo che la Chiesa non coincide
con nessuna societ storica e lappello alla santit non pu confondersi
con i riferimenti di una societ di consumo e di liberismo morale. In
questo contesto, non siamo chiamati a rinchiuderci in noi stessi ma, al
contrario, ad andare incontro ai nostri contemporanei per annunciare loro
la Buona Novella.
In Francia, lAssemble Nationale ha appena adottato in prima let-
tura il progetto di legge sul matrimonio per tutti. Ha limpressione
che i francesi, in maggioranza, abbiano realmente compreso tutte le
poste in gioco legate ai cambiamenti promossi dal governo?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Parliamo pi precisamente di matrimonio degli omosessuali rispetto al
matrimonio per tutti che unespressione pubblicitaria senza gran si-
gnifcato. Non penso che la maggioranza dei francesi ne abbiano perce-
pito le conseguenze. Dovrei aggiungere che non sono sicuro che tutti i
deputati che hanno votato questo progetto di legge ne abbiano valutato
la portata. A partire da uno slogan sulluguaglianza e sulla possibilit di
aprire il matrimonio agli omosessuali, abbiamo visto apparire, man mano
che il dibattito avanzava, le modifcazioni profonde che questo progetto
di legge apporta ed implica, in particolare per il legame fliale. Il bene del
bambino stato il grande assente di questo progetto concepito principal-
mente in funzione dei desideri degli adulti.
Da dove possono giungere le nuove risorse per un sussulto di coscien-
za del Paese, di fronte ai rischi di derive legati a questo progetto di
legge?
Tutti gli argomenti sono stati ampiamente esposti. Ma sappiamo bene che
il dibattito non solo razionale. In buona parte, riconduce allaffettivit.
In questo campo, pi degli argomenti, la testimonianza che pu spinge-
re a rifettere. La nostra risorsa principale sono le famiglie che si sforzano
di vivere le virt naturali dellamore umano e le famiglie cristiane che
mostrano la potenza del Vangelo. Se nessuno vive davvero il matrimonio
e non ne mostra i frutti, perch continuare a battersi? Per difendere cosa?
Per questo penso che tutti sono chiamati a riprendere coscienza delle
poste in gioco del matrimonio eterosessuale, unico, defnitivo e orientato
verso leducazione dei fgli. un obiettivo che riguarda evidentemente i
cristiani nella loro fedelt allAlleanza. Ma pi largamente riguarda tutte
le persone di buona volont decise ad impiegare gli strumenti necessari
per assumere la loro responsabilit di genitori.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Da dove arriva Pietro
di Mimmo Muolo
S
ar bianco o nero, italiano o no, europeo o di un altro continente? Da
quando il Papa ha annunciato la sua rinuncia, domande pi o meno
simili si susseguono nelle chiacchiere della gente come pure nelle dotte
analisi degli opinionisti. Tuttavia dubitiamo fortemente che saranno que-
sti i dilemmi che guideranno i cardinali incaricati di disegnare lidentikit
del prossimo Papa prima nelle Congregazioni generali (una sorta di anti-
camera del Conclave che serve innanzitutto ad assicurare una guida alla
Chiesa nel periodo di Sede Vacante, ma anche a permettere ai porporati di
svolgere insieme ponderate meditazioni circa i problemi della Chiesa)
e poi nel Conclave vero e proprio.
Che il Papa sia bianco o nero, ad esempio, pi un problema mediatico
che una delle preoccupazioni del Sacro Collegio. Ricordate la canzon-
cina che si cantava negli anni 70 nei nostri gruppi giovanili? Di che
colore la pelle di Dio?/ nera, rossa, gialla, bruna, bianca perch/ lui ci
vede uguali davanti a s. Dunque agli occhi della Chiesa (e perci dei
cardinali elettori) il colore della pelle del nuovo Papa costitutivamente
irrilevante.
Analoghi ragionamenti possono essere fatti per le altre due alternative.
Solo chi non ha presente lenorme cambiamento geografco avvenuto nel
collegio cardinalizio dai tempi di Paolo VI a oggi pu pensare che la pro-
venienza geografca abbia ancora un peso decisivo. La Chiesa non mai
stata italiana, anche se per molto tempo i cardinali nativi della Penisola
erano in maggioranza (e questo spiega in massima parte la lunga teoria
dei Papi italiani interrotta dagli ultimi due pontifcati). Oggi che non
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
pi cos pur restando il gruppo degli italiani il pi consistente , e che
i fedeli nostri connazionali hanno dimostrato di saper amare Pontefci
venuti da altri Paesi, anche questa alternativa non dirimente. N tanto
meno ipotizzabile che si vada verso unalternanza del tipo dopo tanti
Papi europei ora di farne uno extraeuropeo. Queste sono tuttal pi lo-
giche da toto-papa o da campagna elettorale politica. E perci del tutto
inapplicabili al Conclave.
Ben diverso il modo di ragionare del collegio cardinalizio, allinterno
del quale, prima della persona, dovr essere individuata la priorit pasto-
rale per la Chiesa degli anni futuri. Benedetto XVI, da questo punto di
vista, ha detto anche con la sua rinuncia e con gli ultimi discorsi cose
fondamentali. Per esempio ha ricordato a tutti che la questione fonda-
mentale oggi quella della fede. E dunque della nuova evangelizzazione.
In pratica come ripresentare agli occhi del mondo la bellezza, la signi-
fcativit e, perch no, anche la convenienza e infne lunicit della fede
cristiana in quanto risposta di senso alle grandi domande delluomo. E
come fare in modo che il cristianesimo smetta di essere percepito come
una dottrina morale e non come lincontro con la persona di Cristo; e che
la Chiesa sia sempre pi un corpo vivo e non una semplice associazione.
Non ci stupiremmo, dunque, se a continuare la missione di Papa Ratzin-
ger fosse chiamato un cardinale che per nascita o almeno per forma-
zione provenga da una Chiesa che abbia gi avviato il confronto con le
correnti di pensiero dominanti nel nostro tempo e dunque abbia imparato
a esprimere la novit dirompente del Vangelo anche in contesti molto se-
colarizzati. Competenza teologica, esperienza pastorale e dimestichezza
con le tecniche di comunicazione, oltre che una buona dose di fantasia,
doti personali che non sono certo mancate (sia pure in forme diverse)
nei Papi degli ultimi 150 anni, dovranno essere messe a servizio di que-
sta priorit. E per quanto infne riguarda let, il segnale che viene dalla
rinuncia di Benedetto XVI, pur non essendo cogente, contiene una no-
tevole dose di buon senso. Un Papa del terzo millennio non pu essere
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
stanziale. Fa parte del suo ministero prendere aerei e visitare terre lonta-
ne. Dunque energia fsica e buona salute sono caratteristiche da mettere
in conto.
Quando fra qualche giorno, esaurite le Congregazioni generali, i cardi-
nali entreranno nella Cappella Sistina e si vedranno avvolti dalla policro-
mia michelangiolesca, molto probabile che lidentikit umano sar gi a
buon punto. E che tornino loro in mente i versi di Giovanni Paolo II nel
Trittico Romano: Con-clave: una compartecipata premura/ del lascito
delle chiavi del Regno./ () Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt
ante oculos Eius./ Tu che penetri tutto - indica!/ Lui additer. Ecco. Lo
Spirito additer. E sar allora che, al di l di ogni umano disegno, emer-
ger il volto reale del nuovo Papa. Bianco o nero, italiano, europeo o di
altri continenti che sia.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
La salvezza che passa dalle domande
di Alessandro Zaccuri
L
uomo delle risposte ci ha insegnato ad amare le domande. Quelle
che Ges prediligeva, quelle che i discepoli non si stancavano di
rivolgergli. Volete andarvene anche voi?, chiedeva il Maestro. E loro, per
bocca di Pietro, non riuscivano a replicare se non con unaltra domanda:
Signore, da chi andremo? come una danza, che si ripete per tutto il Van-
gelo. Pilato che vuol sapere che cosa sia questa famosa verit. E Ges che
dalla Croce rivolge al Padre la domanda di tutte le domande: Dio mio,
perch mi hai abbandonato? Accadr ancora, qualche giorno dopo, sulla
strada per Emmaus, quando lo Sconosciuto si avviciner ai discepoli e
inizier a interrogarli: di che cosa parlate, che cosa successo? Sulle pri-
me saranno loro a usare le domande come atto daccusa (tu solo sei cos
straniero a Gerusalemme?), poi toccher a Lui svelare, domanda dopo
domanda, la loro incapacit di comprendere. Sappiamo come andr a
fnire. Ges spezza il pane e nello stesso tempo si sottrae allo sguardo dei
due, che fnalmente trovano la risposta giusta. Una risposta che, una volta
di pi, ha la forma di una domanda. Il cuore ci bruciava in petto, come
abbiamo fatto a non riconoscerlo? La vita di ciascuno di noi, in fondo,
legata a quel come, in attesa di quel perch.
Per anni, anche prima che diventasse Papa, Joseph Ratzinger stato pre-
sentato come luomo delle risposte. Per via della generosit con cui, gi
allepoca in cui guidava la Congregazione per la Dottrina della Fede, non
si sottraeva alle interviste, non importa quanto articolate e impegnative.
Ma anche e specialmente per colpa del pregiudizio che si compiace delle
parti assegnate. Il conservatore, il progressista, il grande comunicatore.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Sappiamo bene quale ruolo fosse stato destinato al cardinal Ratzinger,
sappiamo bene attraverso quale lente deformante siano stati interpretati
gli atti anche i pi clamorosi e intensi del pontifcato di Benedetto
XVI. Un copione che il colpo di scena dell11 febbraio scorso ha gio-
iosamente scompaginato con un gesto di abissale e toccante semplicit.
La rinuncia, certo. E insieme quellaffollarsi di domande che, in un solo
istante, ha accomunato credenti e non credenti nello stesso tempo sospe-
so. Come successo di nuovo ieri, nei lunghi minuti del volo in elicottero
da San Pietro a Castel Gandolfo.
Che cosa siete andati a vedere nel deserto?, chiede Ges riferendosi alla
folla curiosa della sorte del Battista. Che cosa abbiamo visto, in questi
giorni? Di sicuro siamo stati testimoni di uno di quei rari momenti in
cui il segreto di un uomo coincide con il mistero della storia. Luno
illuminato dallaltro, ma in modo tanto abbacinante da rendere quasi im-
possibile distinguere i dettagli della visione. Un pellegrino, ecco quello
che abbiamo visto, perch questa la defnizione che Benedetto XVI ha
scelto per s nel brevissimo e bellissimo saluto fnale ai fedeli. Un
pellegrino come tutti, impegnato come tanti altri nellultimo tratto del
cammino sulla terra. Uno che continua ad avanzare, a cercare, a farsi do-
mande. Non perch le risposte non esistano, sia chiaro. Questa lillusio-
ne colpevole del nostro tempo, smanioso di ridurre a parodia la radicale
inquietudine del Vangelo. Con i gesti e le parole delle ultime settimane,
Benedetto XVI ci ha mostrato, in maniera davvero memorabile, quale
differenza corra tra salvezza e sicurezza. Sicuro chi sfugge deliberata-
mente alle risposte, per paura della verit da cui sarebbe altrimenti giudi-
cato. Salvo chi non smette mai di interrogare, e di interrogarsi, anche a
costo di mettere in discussione ogni presunta certezza. Essere cristiani
un rischio, ci ha insegnato il pellegrino Joseph Ratzinger. Un magnifco,
umanissimo rischio. Grandioso, come ogni domanda che sappia incrinare
la durezza del nostro cuore.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
La Chiesa di Cristo
ma resta affdata a noi
di Maurizio Patriciello
U
na cosa certa: Ges non ci ha mai ingannati. I Vangeli non ci han-
no nascosto niente, nemmeno le miserie e i tradimenti dei suoi ami-
ci. San Pietro, lApostolo che avrebbe dovuto ricordare a tutti che Dio
c e veglia su di loro; che ogni lamento, ogni ingiustizia ogni lacrima
versata non vanno perduti ma raccolti e custoditi negli scrigni dei cieli;
che il passaggio in questo mondo davvero tanto breve non che lin-
troduzione al libro della vita, nel momento pi diffcile lo lasci solo in
mezzo ai degli energumeni che lo sbeffeggiavano fagellandolo e sputan-
dogli addosso. Il Vangelo ha detto il Papa nella sua ultima catechesi
di mercoled 27 febbraio purifca e rinnova, porta frutto, dovunque la
comunit dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verit
e nella carit. Questa la mia fducia, questa la mia gioia Vorrei che
ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. Parole che avevano il sapore
di un testamento spirituale che lascia alla Chiesa da lui amata e servita.
Il termine gioia risuonato diverse volte. Non il peso, non il dovere, ma
la gioia di essere cristiano. Il Papa ha candidamente confessato che vi
sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate e il vento contra-
rio, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire.
Chi di noi non ha vissuto momenti in cui Dio sembrava essere lontano,
inafferrabile? Chi non gli ha chiesto, almeno una volta nella vita, con il
cuore stretto in una morsa: Signore dove sei? Perch te ne stai lonta-
no?. Eppure, ha detto il Papa, ho sempre saputo che in quella barca c
il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non mia, non
nostra, ma sua. E il Signore non la lascia affondare. Quanta serenit
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
traspare in queste parole. La Chiesa di Cristo. lui che lha acquistata
a prezzo del suo sangue. E in questa Chiesa, come nella rete di Pietro il
pescatore, fniscono pesci di ogni tipo. E insieme ai pesci qualcosa che
con il mare non dovrebbe avere niente a che fare.
La Chiesa sua, ma affdata a noi. A noi che dovremo tremare ogni
volta che accostiamo un fratello per annunciargli il Regno. Dio nessuno
mai lo ha visto. Ai suoi fgli affdato il compito di renderlo presente agli
uomini. E la nostra seriet, la nostra coerenza, la nostra santit possono
facilitare lincontro. Quale responsabilit. Una missione ardua, affasci-
nante, unica, certamente. Ci mette al riparo da ogni sciocca presunzione
il fatto che non siamo stati noi, ma Lui a volere cos. Fu Lui infatti che,
pur sapendo di rischiare, volle mettere nelle nostre mani la Parola e i
Sacramenti. LEucarestia, un Pane che nella sua semplicit nasconde una
Presenza vera. La presenza stessa di Cristo. I cristiani lo mangiano, lo
conservano, lo adorano, ma potrebbero anche e tante volte accadu-
to rigettarlo, calpestarlo, profanarlo. Cos come la vita, che pu essere
accolta, apprezzata, custodita, ma anche rinnegata, maltrattata, uccisa.
Questa libert non dice il fallimento di Dio quanto piuttosto limmensa
considerazione che Dio ha di ognuno di noi. E anche dopo essere stato
maltrattato e rinnegato Dio non si arrende ma continua imperterrito a cer-
care luomo per ricominciare daccapo. Come se lo spuntare di ogni alba
fosse linizio di una nuova umanit. stato emozionante vedere il Papa,
il vicario di Cristo in terra, mentre ci apriva il cuore: Amare la Chiesa
signifca anche avere il coraggio di fare scelte diffcili, sofferte, avendo
sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. Parole che i cristiani
cattolici non dimenticheranno facilmente. Siamo stati chiamati a servire
la Chiesa, sposa e corpo di Cristo e farla, con la nostra vita di preghiera e
di fedelt al Vangelo, pi bella e trasparente. Servirci della Chiesa per noi
stessi sarebbe tradire e rinnegare la vocazione ricevuta in dono. Grazie,
Santo Padre.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Non ci ha lasciato orfani
di Javier Echevarra *
N
on vi lascer orfani (Gv 14, 18), disse Ges agli apostoli: pro-
mise che avrebbe mandato loro lo Spirito Santo che, a sua volta
li avrebbe costituiti pienamente fgli di Dio Padre. Non vi lascer orfa-
ni: sono queste le parole che afforano nella mia anima mentre fnisce il
pontifcato. Benedetto XVI non ci lascia orfani, perch prosegue vivo
il suo magistero, perch ci far compagnia con la sua preghiera e con il
suo affetto paterno, perch ogni giorno diventa pi forte la sua fgura di
Buon Pastore e, infne, perch lo Spirito Santo continuer a guidare la sua
Chiesa con un nuovo romano Pontefce.
Il ricco magistero di Benedetto XVI manifesta la sua straordinaria ca-
pacit di coniugare verit profonde con parole semplici. Ha approfttato
dellapparente eclissi di Dio per invitarci a riscoprire il senso di Dio,
Creatore e Redentore, che opera sempre nel nostro mondo.
Ci ha ricordato con forza lessenza amorevole di Dio e, di conseguenza,
la ragion dessere delluomo e del suo cammino che, in questo Anno del-
la fede, trova un riferimento sicuro nel Catechismo della Chiesa cattolica
e nel suo Compendio, frutti del Concilio.
Nellomelia di inaugurazione del suo ministero petrino, Benedetto XVI
ci aveva invitati a incamminarci verso lintima amicizia con il Figlio di
Dio, da cui tutto dipende. Dio parla e risponde ai nostri quesiti: non si
disinteressa di noi. Ricordo come, in occasione della canonizzazione di
san Josemara, lallora cardinale Ratzinger glossava lespressione Opus
Dei, Opera di Dio: il senso profondo di queste parole consiste nel lascia-
re che Dio agisca, perch la vita del cristiano si traduce soprattutto nel de-
siderio che la grazia e la carit di Cristo operino nella propria esistenza.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Cos, acquista anche un particolare rilievo la sua rifessione sullo spirito
della liturgia che, nellesprimere lintima unione della Parola con il Pane
eucaristico, aggiunge la dimensione essenziale delladorazione e risolve,
elevandoli, tanti dibattiti. La partecipazione di ogni cristiano allEucari-
stia , prima di ogni cosa, interiore, perch nella liturgia Dio prende li-
niziativa: quello che viviamo nella Messa performativo, sempre nuovo,
perch l Cristo ci trasforma.
Alla fne di una giornata di faticoso lavoro, uno stretto collaboratore invi-
t Giovanni Paolo II a risparmiarsi. Dopo un Papa, ne viene un altro, fu
la risposta. Dunque, anche ora siamo tranquilli e pieni di speranza nelle
mani di Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra: la Sede di Pietro sar
sempre principio e fondamento dellunit della Chiesa, e stabile punto di
riferimento per il mondo. Il Papa ha preso una decisione libera, meditata
nella preghiera, per il bene della Chiesa; per questo abbiamo accolto con
pena questa notizia, ma con animo affettuosamente fliale e rispettoso.
Lo stesso Benedetto XVI ci ha assicurato che continuer ad aiutarci con
la sua preghiera: una preghiera sulla quale tutti noi, fgli e fglie della
Chiesa, possiamo riposare fduciosamente, come negli anni del suo pon-
tifcato.
Ringrazio Dio per le diverse occasioni nelle quali, come Prelato dellO-
pus Dei, sono stato ricevuto da Benedetto XVI. Mi commuovo, ora, ripen-
sando alla sua semplicit e disponibilit, alla sua benevola accoglienza,
alla sua capacit di ascolto, al suo interesse per le notizie sullespansione
apostolica della Prelatura. Ho potuto toccare con mano la sua attenzione,
da quellautentico professore universitario che , quando gli si parlava di
qualche iniziativa di carattere pi intellettuale o del lavoro a servizio dei
malati terminali o di altre persone in diffcolt.
Il Papa non esitava a prendere paternamente tra le sue mani quelle del
suo interlocutore, infondendogli coraggio con affetto, con gesti attenti e
pazienti: s, veramente un padre, colmo di zelo per lattivit di evange-
lizzazione che tanti cristiani compiono a tutte le latitudini.
Assecondando linvito di Benedetto XVI durante lAngelus del 17 feb-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
braio, preghiamo gi per il prossimo Papa. Sentirci orfani? No! Lo Spiri-
to Santo opera in questo tempo della Chiesa. Un altro Pietro verr, con le
sue reti in spalla, nuovo vescovo di Roma e nuovo Padre per la famiglia
dei fgli di Dio. E al papa Benedetto XVI, che sta per passare al suo suc-
cessore il timone della barca del pescatore di Galilea, diciamo di tutto
cuore: grazie, Santo Padre, perdono per le nostre mancanze di corrispon-
denza ai suoi richiami di Buon Pastore; la preghiamo di non cessare di
aiutare tutto il popolo di Dio con la fecondit del suo pensiero e della sua
preghiera!
* prelato dellOpus Dei
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
2 marzo
Ora la Chiesa attende
La tranquilla giornata di Benedetto XVI
tra preghiera, rifessione e lettura
di Gianni Cardinale
I
l Santo Padre sereno, ha detto il portavoce vaticano padre
Federico Lombardi nel briefng con i giornalisti di ieri, riferendo
i contenuti di un colloquio avuto con larcivescovo Georg Gnswein,
prefetto della Casa pontifcia e segretario del Papa emerito che ha ac-
compagnato a Castel Gandolfo. Il direttore della Sala Stampa vaticana
ha riferito che Benedetto XVI nella serata di gioved, quando era gi
entrata in vigore la Sede Vacante, ha seguito come le televisioni hanno
raccontato le tante emozioni del pomeriggio di ieri ed ha apprezzato
il buon lavoro e la buona informazione. Il Papa ha seguito e apprezzato
le tv italiane, in particolare tutti i servizi del Tg2 e - per motivi di orario
- parte di quelli del Tg1. Dopo aver consumato la cena, Benedetto XVI
come suo solito ha fatto una passeggiata, questa volta allinterno degli
ampi saloni del Palazzo apostolico, quindi si ritirato per la preghiera e
il riposo. Il Papa ha dormito benissimo ha aggiunto padre Lombardi,
spiegando poi che nella mattinata di ieri ha celebrato Messa, quindi ha re-
citato il breviario e ha fatto colazione. La giornata - ha riferito ancora -
poi trascorsa nella preghiera e nella rifessione, leggendo i tanti messaggi
che gli sono arrivati e la consueta passeggiata nei giardini. Padre Lom-
bardi ha anche detto che Benedetto XVI ha portato con s alcuni libri di
teologia, spiritualit e storia, tra i quali Lestetica teologica di Hans
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Urs von Balthasar. Nei giorni passati, ha quindi riferito il portavoce
vaticano il Papa suonava il pianoforte alla sera, dopo la cena - e questo
anche nelle settimane scorse - come segno, direi, della distensione e del-
la serenit del suo animo. Ieri sera, in particolare, monsignor Gnswein
non lo ha sentito suonare, ma pensa che nei giorni prossimi riprender
sicuramente.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Re: E stato il Papa
della fede amica della ragione
di Mimmo Muolo

stato il Papa mite, il Papa della fede profondamente amica della
ragione. Ma di una ragione che va oltre i ristretti confni dellintel-
ligenza umana. E proprio per questo stato anche il Papa che i cultori
della ragione pura e del laicismo non hanno voluto comprendere, ostaco-
landolo in tutti i modi. Tuttavia, per il cardinale Giovanni Battista Re,
nonostante le diffcolt, gli otto anni di Benedetto XVI rimarranno nella
storia e il Papa ora emerito deve essere considerato un protagonista
del pensiero e della coscienza. Il prefetto emerito della Congregazione
per i vescovi (incarico mantenuto fno al 30 giugno 2010), 79 anni ben
portati, accetta di fare in questa intervista ad Avvenire una rifessione
a caldo del pontifcato appena concluso. Dallinizio della Sede vacante
non sono ancora passate 24 ore e allinterno delle Mura Leonine, dove
si trova la residenza del porporato, c uno strano silenzio. Qui sembra
quasi di poter toccare con mano il Cupolone e le mura esterne della Sisti-
na. E la Domus Sanctae Martae, che ospiter i cardinali elettori durante
il Conclave, a meno di 100 metri. Ma il pensiero del cardinale Re per
il momento rivolto soprattutto a Benedetto XVI e alla grande eredit
spirituale che ha lasciato.
Eminenza, che cosa ha pensato alle otto di gioved sera, quando si
chiuso il grande portone del Palazzo di Castel Gandolfo?
Ho avvertito, penso come tutti, una grande emozione. Vedere chiuso
quellimponente portone mi ha stretto il cuore, perch si chiuso un pe-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
riodo in cui Benedetto XVI ha dato molto con i suoi discorsi e con il suo
insegnamento. Ma si aperta una nuova fase nella quale il Papa si dedi-
ca al ministero della preghiera e lascia a energie nuove il governo della
Chiesa. Abbiamo in sostanza anche noi un Mos sul monte. Benedetto
XVI infatti ha detto che non lascia la croce e che non ci abbandona. Egli
continuer ad esserci vicino mediante il ministero dellintercessione a
favore della Chiesa e dellumanit. Come Mos salito sul monte per
aiutare il suo popolo a vincere contro Amalek, cos Benedetto XVI si
dedicher al bene della Chiesa con le mani alzate nella preghiera.
Come defnirebbe il pontifcato di Benedetto XVI?
Questi otto anni resteranno nella storia per lalto insegnamento che egli
lascia con le tre encicliche, con i suoi numerosi documenti, con i tanti
discorsi e con i tre volumi dedicati a Ges di Nazaret. Si rivelato un
protagonista sul piano del pensiero e delle coscienza, nello sforzo di aiu-
tare tutti a dare spazio alla luce che viene da Dio e che d senso allumana
esistenza.
Qual a suo avviso la cifra distintiva della sua eredit?
Benedetto XVI ha detto chiaramente al mondo che senza Dio non c fu-
turo. Dobbiamo infatti ricordare la sua ferma opposizione alla dittatura
del relativismo e la continua riaffermazione dei valori morali, facendo
leva sulla legge naturale, iscritta nel cuore di ogni uomo e di ogni donna.
Tutto il suo pontifcato, inoltre, stato orientato a ravvivare e irrobu-
stire nei cristiani la fede in Dio, e in questo senso va anche lindizione
dellAnno che stiamo vivendo. In pari tempo per ha cercato di valoriz-
zare la ragione e di ampliare il suo spazio, nella profonda convinzione
che il mondo della ragione e il mondo della fede hanno bisogno luno
dellaltro.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Perch allora si ha come limpressione che su molte questioni egli
non sia stato capito?
Effettivamente questo un paradosso, anche perch a non volerlo capire
sono stati soprattutto i cultori della ragione pura e assoluta. Amalek, in
fondo, esiste anche oggi e si nasconde sotto le forme del secolarismo.
Di qui lindicazione fondamentale di questo pontifcato. Il mondo, dice
in pratica papa Ratzinger, ha molti problemi sociali, economici, politici,
ma quello che sta alla radice di tutto la mancanza di fede in Dio. Perci
Benedetto XVI ha mirato dritto al cuore e questo ha dato molto fastidio
a chi vorrebbe cancellare Dio dallorizzonte umano. Bisogna per dire
che le sue rifessioni sui temi culturali, morali ed esistenziali sono state
ascoltate anche da persone lontane e illuminate, perch Joseph Ratzinger
oltre che un grande teologo, stato un grande pensatore. E in tale veste ha
cercato di capire il nostro mondo moderno nel quale la globalizzazione
come afferma nella Caritas in veritate ha reso gli uomini pi vicini, ma
non pi fraterni.
C un messaggio anche nella sua rinuncia?
Secondo me un gesto che va apprezzato e ammirato per lalto senso di
responsabilit che lha ispirato. Ad esempio, so per certo che si preoccu-
pava di non avere le forze suffcienti per fare un viaggio lungo e faticoso
come quello a Rio de Janeiro per la prossima Gmg. Ma l il Papa deve
esserci, diceva. In un tempo in cui domina lattaccamento ai centri di
potere, il gesto del Papa ora emerito ci insegna che quando non si pi
in grado di compiere il proprio servizio, bisogna avere il coraggio di fare
un passo indietro e di lasciare spazio ad altri.
Qualcuno ha visto nei discorsi degli ultimi giorni di papa Ratzinger
il valore di una indicazione di prospettiva destinata ai cardinali che
eleggeranno il suo successore. Lei che ne pensa?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Penso che questo discorsi vadano letti nella prospettiva di tutto il suo
pontifcato e ci consegnano limmagine di una Chiesa realt viva, che si
alimenta della forza di Dio. Una Chiesa solidale con i problemi delluo-
mo e che cerca ovunque di aiutare e di seminare il bene.
Ma in defnitiva quando si aprir la porta della Cappella Sistina,
quale sar il suo stato danimo?
Sicuramente avvertir un grande senso di responsabilit, per aiutare a
scegliere il Papa di cui la Chiesa e il mondo hanno bisogno in questo
momento.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Purissima gioia, scintilla divina
Raffaele Vacca
N
el momento in cui Benedetto XVI ha lasciato volontariamente il pa-
pato, opportuno non fare entrare nellanimo tristezza ed amarez-
za, ma quella gioia alla quale egli ha invitato durante tutto il suo pontif-
cato, quantunque sapesse che il mondo tendeva sempre pi ad abbassare
il nobile e lalto e a far perdere le dimensioni pi profonde dellesistenza.
E quindi ad allontanare dalla vera gioia. Per comprendere bene qual sia
la gioia alla quale Benedetto XVI ha invitato, ci possono aiutare due
testi della letteratura tedesca. Uno la prima delle Lettere sullautofor-
mazione di Romano Guardini, pubblicate nel 1921; laltro lode alla
gioia (An die Freude) scritta da Friedrich Schiller nel 1786, che Ludwig
van Beethoven us in parte per il fnale della sua grandiosa Nona Sinfo-
nia, che esprime il passar della solitudine desolata alla gioia universale.
Subito allinizio della sua lettera, Romano Guardini, considerato da Jo-
seph Ratzinger grande maestro, scrive che c completa diversit tra
lessere allegri e la gioia. Questa vive nellintimo, silenziosa, profon-
damente radicata, ed sorella della seriet. Lessere allegri invece un
fatto esterno, rumoroso, che presto si dissolve. La gioia trasforma ogni
cosa ed illumina il mondo. Viene e va a piacer suo. Tuttavia ognuno pu
tendere verso dessa; ciascuno la pu possedere. Non proviene dal de-
naro, da una vita comoda, o dal fatto dessere riveriti dalla gente, anche
se da tutto questo possa essere infuenzata. Viene piuttosto dalle cose
nobili, da un lavoro intenso, da una parola gentile, che si sentita o si
potuta dire, dallessersi opposti coraggiosamente allerrore di qualcuno
o dallaver raggiunto una veduta chiara in qualche questione importante.
Dopo aver ricordato che nellinteriore che abita Dio, che la verit,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Romano Guardini afferma che Lui la fonte vera della gioia. Se si una
sola cosa con Dio allora la sua gioia fuisce in noi, anche se il mondo
esterno contrario. Ma lessere una sola cosa con Dio deve essere libero,
coraggioso, non forzato, angosciato o diffdente. Prima di ogni lavoro o
al sopraggiungere di qualcosa di nuovo ci si deve domandare lietamente
che cosa si debba fare, senza lasciarsi ingannare dal capriccio, dalla vo-
lubilit, dallindolenza verso se stessi. E bisogna sempre tener presente
che due sono i grandi nemici della gioia: il malumore e la malinconia. Il
malumore deriva dal prendere sempre tutto a male, dal non saper ridere,
dal non saper rinunciare, dal non saper lasciar correre. La malinconia,
che infonde vaga tristezza, struggente inquietudine, e spinge a rinchiu-
dersi in se stessi, una forza oscura che disgrega lanima, se non la si
ferma al primo avvertirla, e porta a non padroneggiare pi la propria
vita. Friedrich Schiller inizia la sua ode invitando gli amici a tralasciare
i soliti suoni e ad intonarne altri, pi piacevoli e pi gioiosi. Poi scrive
che la gioia una bella scintilla divina, che ha la magia di ricongiungere
ci che la moda ha rigidamente diviso, e di far s che tutti gli uomini che
lavvertano diventino fratelli. Gioia vien donata agli uomini dalla natura
con i suoi luoghi di divina bellezza. Sia i buoni che i malvagi seguono
la traccia della gioia. Schiller invita tutti a percorrere gioiosamente la
propria strada, cos come gli astri percorrono la loro nella splendida volta
del cielo. Dopo aver esortato le moltitudini del mondo ad abbracciarsi,
ad essere fratelli, dice: Sopra il cielo stellato deve abitare un padre affet-
tuoso. E domanda: Vi inginocchiate, o moltitudini? Intuisci il tuo cre-
atore, o mondo?. E conclude: Cercalo sopra il cielo stellato! Sopra le
stelle deve abitare!. Aveva scritto Romano Guardini che ogni volta che
sinceramente diciamo: Signore, io voglio ci che tu vuoi, aperta la
via verso la gioia di Dio. Per questo siamo certi che per Benedetto XVI,
il quale ha compreso che per il bene della Chiesa il Signore ha voluto la
sua rinuncia al papato, si sia aperta la via verso quella gioia di Dio, che
costantemente ha augurato a tutti gli uomini del mondo di buona volont.
E ci sentendo anche in noi stessi quella purissima gioia che stata spes-
so goduta nei tempi che sono svaniti.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Rusconi: Una decisione spontanea
e un atto di libert
di Marco Roncalli
P
ensato e scritto in tempi record Il gran rifuto. Perch un Papa si di-
mette (Morcelliana, pp.152, euro 7,90) non va confuso con le raccol-
te giornalistiche appena uscite su quella che dall11 febbraio scorso con-
tinua ad essere la notizia. E non solo perch a frmare linstant-book
professore di Storia del cristianesimo allUniversit di Roma Tre, ma
perch Roberto Rusconi, lautore, ha gi dedicato al papato opere im-
portanti. Cos la vera diffcolt non stata raccontare e interpretare tra
storia, spiritualit e politica le rinunce di lontani predecessori di Bene-
detto XVI: quelle alle origini della Chiesa,ad esempio con Ponziano (ve-
rosimilmente nel 235), quella volontaria di Celestino V (Papa per pochi
mesi nel 1294), quelle coatte fra 300 e 400, durante lo scisma e la crisi
conciliare della Chiesa dOccidente (alle quali segue il consolidamento
del potere dei successori di Pietro). E nemmeno dar conto delle ipotesi
che tentarono Pio XII e Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II.
La vera diffcolt stata quella di spiegare quanto appena successo, preso
atto che - dopo pi di sette secoli - Benedetto XVI ha reso effettiva una
possibilit astrattamente prevista dal Diritto canonico, e che la sua rinun-
cia torna a segnare una cesura nella storia della Chiesa.
Professor Rusconi cos?
S. Se le precedenti rinunce da parte di un Papa regnante sono state for-
malmente volontarie, in un certo senso erano forzate dagli avvenimenti,
anche esterni alla Chiesa. Mentre la rinuncia da parte di Benedetto XVI
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
spontanea e apre oggettivamente scenari inattesi.
Decisione spontanea e atto di libert. Lei per nel suo libro evoca
anche il Vaticano II...
S. Alla base della decisione cerano gi precise premesse anche oltre
la biografa di Ratzinger : Concilio e post ConcilioCi pensi .Lo stesso
proflo individuale di Benedetto XVI per molti versi richiama la persona-
lit di Paolo VI. E non per nulla casuale che due pontefci di una simile
caratura intellettuale, allindomani del Vaticano II, abbiano pensato di
rinunciare al papato e che Ratzinger lo abbia fatto.
La tentazione della rinuncia, ha sforato anche altri papi del 900...
In ben altri contesti. Si pensi alla lettera di rinuncia al pontifcato, che Pio
XII avrebbe preparato, davanti ai rischi di rapimento da parte di Hitler
: Cos avrebbero portato via il cardinal Pacelli non il Papa, secondo
quanto rifer il cardinal Tardini. E fu sempre lui, anni dopo, ad affermare
che Pio XII avrebbe dato disposizioni perch lelezione del suo successo-
re si tenesse a Lisbona, nel territorio neutrale del Portogallo.
Un Conclave dellesilio dopo quasi un secolo e mezzo...
S: come non si vedeva dal 1800, anno in cui a Venezia, sotto la prote-
zione dellimperatore dAustria, Pio VII fu eletto a succedere a Pio VI,
morto in Francia, dove era stato deportato dalle armate repubblicane..
A giorni inizier il Conclave. Vi sono possibilit che il successore si
avvalga dellaiuto non solo spirituale di Benedetto XVI? Cosa dice
la storia?
Lunica coesistenza fra due Pontefci legittimi quella di Bonifacio VIII
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
e Celestino V, ma il primo mise letteralmente sotto chiave il secondo sino
alla morte. Cera il timore che i suoi sostenitori dessero vita a uno scisma.
Tuttavia facendo riferimento a quanto potr accadere oggi, per Benedetto
XVI la natura dei rapporti dipender molto dalla scelta del suo succes-
sore e dagli orientamenti che vorr imprimere al suo nuovo pontifcato.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Il presidente della nuova Accademia
di latinit, Ivano Dionigi: il suo latino,
lingua del dialogo
di Matteo Liut
N
ello scrigno dei tesori che il pontifcato di Benedetto XVI lascia
in eredit alla Chiesa c anche una rinnovata attenzione al latino.
Un amore, quello per la classicit, coltivato a lungo dal teologo Joseph
Ratzinger e culminato nellistituzione della Pontifcia Accademia di la-
tinit. Secondo il presidente del nuovo organo, Ivano Dionigi, rettore
dellUniversit di Bologna, quella auspicata dal Pontefce tedesco non
unattivit da archeologi ma unopera di cultura in grado di dare soli-
de fondamenta a tutta la Chiesa e di rispondere alle domande del tempo
attuale.
Professore, da dove nasce questa premura per il latino da parte di
Ratzinger?
Da uomo colto quale , nasce di certo dalla sua sensibilit, dal suo gu-
sto estetico letterario. Ma a questo si aggiunge la consapevolezza che il
latino nella storia stato la lingua dellimperium, dello studium e
dellecclesia. Inoltre questa lingua ha in s tre propriet che trovano
corrispondenza nelle caratteristiche della fede: leredit, luniversalit e
limmutabilit. Innanzitutto, infatti, essa stata la lingua dei Padri della
Chiesa, la lingua dei teologi, la lingua del diritto canonico, la lingua dei
Concili, la lingua della liturgia. Poi la lingua con cui la Chiesa si rivol-
ta a tutti i popoli. Infne, nella fssit di quella che tutti considerano una
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
lingua morta si rispecchia limmutabilit del nucleo della fede. chiaro
quindi che alcune letture della scelta di Ratzinger di rilanciare il latino
sono limitate e banali. A spingere Benedetto XVI in questa direzione non
stata, come qualcuno ha detto, la volont di ricomporre la frattura con i
lefebvriani o un semplice ritorno al passato, ma qualcosa di pi grande e
complesso, qualcosa che viene da lontano. Daltra parte lattenzione alla
lingua e alla cultura latine che andrebbero accompagnate anche con
quelle greche classiche uneredit che Benedetto XVI ha raccolto dai
Pontefci suoi predecessori. E forse lallarme partito anche dal fatto che
oggi pure tra il clero il latino poco conosciuto.
Ma a cosa pu servire il latino oggi alla Chiesa?
Negli ultimi tre lustri a forza di chiederci cosa serve e cosa non serve, in
realt, ci siamo tutti impoveriti. A forza di ragionare in questo modo ci
siamo creati un defcit di pensiero e di attenzione allanima, come ha ben
compreso Benedetto XVI. Certo si potrebbe obiettare che oggi la Chiesa
ha ben altre priorit, come levangelizzazione. Ma con il benaltrismo si
fa poco, anche perch io credo che oggi la riscoperta del latino non abbia
solo un valore fondativo, di ritorno alle radici. In realt questo rilancio
pu offrire un contraltare alla modernit, pu essere sanamente e positi-
vamente antagonistico al presente.
E in che modo questo sarebbe costruttivo?
Il latino una lingua tutta imperniata sulla temporalit, sul verbo, una
lingua sub specie temporis. Questo il di pi della riscoperta della
lingua e della cultura latina oggi, in un momento in cui tutto sincronico
e c la dittatura del presente. In latino anche lordo verborum, lordine
delle parole, ti fa riscoprire la dimensione del tempo e la vita delluomo
tempo. Noi oggi abbiamo bisogno della storia. Inoltre il latino insegna
la complessit.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Lei auspica, insomma, che tutti studino il latino?
No, non penso che tutti obbligatoriamente debbano sapere il latino. Ma
credo che, come ha saputo ben cogliere anche Ratzinger, il latino sia una
ricchezza da spendere. Per questo sono convinto della necessit che nella
Chiesa e nelle universit ci sia ancora chi capisce il latino, lo insegna e
lo sa scrivere. necessario per permetterci di continuare oggi a essere
mediatori culturali: per tradurre i padri, gli autori classici e tutto il patri-
monio della Chiesa bisogna sottoporre i testi alle sollecitazioni del tempo
attuale e allora a domande nuove bisogna dare risposte nuove. falsa,
insomma, la contrapposizione tra i progressisti che sono per linglese
e internet e i conservatori che sono per il latino.
Non c il rischio che il latino venga percepito come lingua del pote-
re che allontana la Chiesa?
Io penso che la Chiesa debba continuare a farsi capire il pi possibile e
che anche in questopera debba guardare al latino come a uno strumento,
non un fne. vero, poi, che nel passato alcuni hanno fatto un uso ideo-
logico dei classici, mettendoli al servizio del potere, ma il latino non un
fatto ideologico un fatto culturale. Per usare unespressione di Massimo
Cacciari in realt i classici non sono al servizio del potere, ma ci liberano
dal potere, ci insegnano ad ascoltare senza ubbidire passivamente. Dal-
tra parte lattenzione ai nuovi media ha dimostrato che Ratzinger un
uomo sensibile al dialogo e lamore per il latino rientra in questo solco.
Il latino, insomma, a mio parere un supplemento al dialogo in senso
etimologico: avvicina al logos, insegna a parlare e a ragionare bene.
Cosa ha provato quando Benedetto XVI ha annunciato le sue dimis-
sioni in latino?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Ho pensato che non poteva darle se non in latino, in coerenza con lan-
nuncio dellhabemus Papam. Un gesto in linea con il suo amore per
questa lingua, che ha voluto affdare anche ai nuovi media. E poi giusta-
mente quello era un contesto solenne, un Concistoro. Confesso, infne, di
aver pensato che quellannuncio dava un bel vantaggio al latino.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
3 marzo
In preghiera verso il Conclave
Conclave, in arrivo i cardinali elettori
di Gianni Cardinale

una domenica senza Angelus papale in piazza San Pietro, quella
odierna. La prima della Sede vacante iniziata gioved sera alle 20
con lentrata in vigore della rinuncia di Benedetto XVI. Ma nella Basi-
lica Vaticana i momenti di preghiera si moltiplicano. C ladorazione
permanente iniziata nella cappella del Santissimo in San Pietro, dove tre
religiose contemplative messicane si alternano davanti a Ges Eucaristia.
Mentre prima della Messa della sera, sempre in Basilica, viene elevata
una preghiera speciale per il Collegio dei cardinali e per la preparazione
allelezione del nuovo Papa. Lo ha precisato ieri il portavoce vaticano pa-
dre Federico Lombardi nel corso del consueto briefng con i giornalisti.
Nelloccasione il direttore della Sala Stampa vaticana, ha puntualizzato
che ancora non chiaro quanti saranno i cardinali elettori presenti do-
mani, quando alle 9,30 inizieranno i lavori della Congregazione genera-
le, nellAula Nuova del Sinodo, attigua alla Sala Nervi in Vaticano. A
Roma - ha detto padre Lombardi - risultano risiedere permanentemente
75 cardinali. E ha aggiunto: 66 cardinali, che non risiedono a Roma,
hanno gi indicato esattamente la loro residenza, in modo che il Collegio
cardinalizio possa essere in contatto con loro, e hanno indicato anche la
data del loro arrivo. Altri stanno arrivando. Tuttavia gli offciali del
Collegio ritengono che prima di luned, alla prima riunione, non avremo
ancora un conto preciso dei presenti. Inoltre sono arrivate anche alcune
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
informazioni di cardinali che non parteciperanno: non solo i due elettori
di cui abbiamo gi parlato, ma anche diversi non elettori hanno comu-
nicato che per motivi di salute non verranno. Come noto i cardinali
sono complessivamente 207, di cui 117 elettori, e di questi hanno gi
dichiarato di non venire a Roma lindonesiano Julius Darmaatmadja e lo
scozzese Keith Michael Patrick OBrien.
Il portavoce vaticano ha inoltre spiegato che lanello piscatorio di Be-
nedetto XVI non stato ancora annullato, ma che la segreteria di Stato ha
consegnato alla Camera Apostolica i sigilli con cui si bollavano le lettere
a nome di Sua Santit: in pratica i timbri sono stati rigati, in modo da non
essere pi utilizzabili.
In un suo editoriale per la Radio Vaticana, di cui direttore, padre Lom-
bardi ha inoltre osservato come gli ultimi due giorni del pontifcato di
Benedetto XVI rimarranno certamente scolpiti nella memoria di innume-
revoli persone e segneranno una tappa importante, nuova e inedita, della
storia della Chiesa in cammino. Se papa Wojtyla - ha aggiunto - aveva
dato con coraggio ammirevole davanti agli occhi del mondo la sua testi-
monianza di fede nella sofferenza della malattia, papa Ratzinger con non
minore coraggio ci ha dato la testimonianza dellaccettazione davanti a
Dio dei limiti della vecchiaia e del discernimento sullesercizio della re-
sponsabilit che Dio gli aveva affdato. Come ci ha detto effcacemen-
te lui stesso, la rinuncia del Papa non in nessun modo un abbandono,
n della missione ricevuta, n tanto meno dei fedeli, ha puntualizzato
padre Lombardi. Che ha cos proseguito la sua rifessione: In questo
senso il lascito di papa Benedetto XVI oggi un invito alla preghiera e
alla responsabilit per tutti. Anzitutto naturalmente per i cardinali su cui
incombe il compito dellelezione del Successore, ma anche e non meno
per tutta la Chiesa, che deve accompagnare nella preghiera il discerni-
mento degli elettori e dovr accompagnare il nuovo Papa nel compito di
annunciare effcacemente il Vangelo per il bene della Chiesa e dellu-
manit, e di guidare la comunit ad una fedelt sempre pi grande allo
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
stesso Vangelo di Cristo.
Come gi detto, domani mattina ci sar la prima delle Congregazioni ge-
nerali dei cardinali che precedono il Conclave vero e proprio, il cui inizio
verr stabilito non subito ma nel corso delle riunioni successive. Con le
vecchie norme si dovevano tassativamente attendere 15 giorni dallinizio
della Sede vacante. Ora con il recentissimo motu proprio emanato da Be-
nedetto XVI se al netto degli assenti giustifcati - saranno presenti tutti
i porporati elettori, la data di inizio del Conclave potr essere anticipata.
Saranno tutti i cardinali presenti, votanti e no, a deciderlo a maggioranza
semplice.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Ore 20, la porta chiusa
Ma lui rimane con noi
di Lucia Bellaspiga
D
a tempo ormai conoscevamo tutto, il giorno e perfno lora: sareb-
be accaduto il 28 febbraio, alle 20. Abbiamo avuto due settimane
per arrivare pronti allevento e infatti credevamo di esserlo. Invece cera
ancora qualcosa cui nessuno era preparato, qualcosa che non avevamo
previsto: la chiusura del grande portone. Alle 20, quando gi avevamo
consumato (credevamo) tutte le nostre emozioni - il Papa che per lultima
volta esce dal Vaticano, il pianto del suo autista, quel volo su Roma in
elicottero per salutare ancora una volta lUrbe e il mondo, il commiato
dal balcone di Castel Gandolfo e alla fne quella fnestra rimasta zitta
e vuota - i due battenti di legno del Palazzo Apostolico si sono serrati.
Dentro lui, fuori noi. Ultima immagine attraverso lestremo spiraglio, il
volto impassibile di una guardia svizzera. Ammutolita a un tratto la folla
che fno a poco prima aveva urlato a gara con le campane a festa. Sguardi
smarriti, in piazza come nelle case, tra chi era l e chi seguiva dalle tele-
visioni, perch il brivido era lo stesso per tutti: e adesso? C sempre un
senso di ineluttabilit in una porta che si chiude, il presagio di qualcosa di
irrimediabile, specie se chi ha varcato la soglia ci ha detto che non uscir
pi. come se un muro invalicabile fosse improvvisamente cresciuto e
ci dicesse mai pi. Ricordo il giorno in cui mia sorella, oggi suora di
clausura, varc senza voltarsi indietro quella stessa soglia, e il silenzio in
cui rimanemmo tutti al serrarsi dei battenti. Dentro lei, fuori noi. Ma cos
non , ce lha predetto tante volte Benedetto XVI in queste due settimane
di congedo: vi rester accanto nella preghiera, ci aveva avvertiti, non vi
lascio soli, pur nel silenzio e nel nascondimento io sar sempre con voi
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
e al servizio della Chiesa. Parole che avevamo ascoltato, accolto, ama-
to, che ci avevano confortato e commosso, ma che abbiamo capito solo
quando quel portone ci ha detto che il tempo era fnito, che ora tutto si sa-
rebbe avverato. Benedetto ce lo ha annunciato fno allultima occasione,
due ore prima del futuro silenzio: Sono sommo Pontefce della Chiesa
cattolica fno alle otto di sera, poi non pi. Ma vorrei ancora con il mio
cuore, con la mia preghiera, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il
bene comune della Chiesa e dellumanit, ha detto prima di sparire forse
per sempre alla nostra vista, ma solo a quella. Ci sono porte che si chiu-
dono per spalancarsi al mondo, come ben sa chi entra per sua scelta e,
varcata la soglia, comincia il grande viaggio (Voi sapete che questo mio
giorno diverso da quelli precedenti. Sono semplicemente un pellegrino
che inizia lultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra), mentre
chi resta fuori fatica ad accettare, guarda a quei battenti come a una pietra
tombale, piange e pensa sia fnita. E invece no, ci soccorrono ancora una
volta le parole dellormai Papa emerito, che la mattina rivolto ai cardinali
aveva raccomandato la preghiera, autentica gioia che nessuno ci pu
togliere, nemmeno un muro altissimo o la pi gigantesca delle porte. Ai
cardinali e a tutti noi ha chiesto di crederci, di saperlo. Di rimanere uniti
in questo mistero che la preghiera, certi che lui continuer a farlo al
nostro fanco. Noi piangiamo e lui ci parla di gioia. Noi di mai pi,
lui di per sempre. Questione di prospettive: tre ore prima, alle 17.08,
allannuncio del decollo dellelicottero con il Papa a bordo, mentre a
Roma si piangeva una partenza a Castel Gandolfo la folla scoppiava in un
applauso che annunciava un arrivo. Come avviene con il Veliero di Wil-
liam Blake, che in piedi sulla spiaggia qualcuno vede salpare, ma su una
riva lontana altri vedono apparire: La sua scomparsa dalla mia vista in
me, non in lui - scrive il poeta. - E giusto nel momento in cui qualcuno
vicino a me dice partito, ce ne sono altri che lo vedono apparire allo-
rizzonte, puntare verso di loro esclamando di gioia Eccolo!. Questo ci
dice il portone che alle 20 ha sbarrato il nostro sguardo miope per aprirci
lorizzonte dove il mai pi, fglio della nostra umana limitatezza di vo-
ler vedere con gli occhi e toccare con mano, diventa il per sempre che
travalica i sensi, i muri, le porte.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Fisichella: Ci ha indicato
la centralit di Cristo
di Mimmo Muolo
S
orprendente dallinizio alla fne. Da quella elezione avvenuta a 78
anni (cio 20 in pi dellet che aveva Giovanni Paolo II allinizio del
suo pontifcato) e dopo appena un giorno e mezzo di conclave, fno alla
rinuncia compiuta dopo una profonda rifessione davanti a Dio e alla sua
coscienza. E poi sorprendente nei gesti e nei discorsi, nella sua capacit
di dialogare con la cultura e trasmettere il messaggio del Vangelo. In
defnitiva stato il Papa che ha creato stupore e meraviglia, perch se a
molti era noto il pensiero di Joseph Ratzinger, pochi ne conoscevano laf-
fabilit, la mansuetudine e lumilt. Questo papa Ratzinger visto da
monsignor Rino Fisichella. Circondato dai libri, nello studio biblioteca
del suo appartamento a due passi da piazza san Pietro, dove troneggiano
tra gli altri i volumi di Hans Urs von Balthasar (che Benedetto XVI ha
portato con s a Castel Gandolfo) e di Romano Guardini (che il Papa
ha citato nel suo ultimo discorso, mercoled scorso) larcivescovo cui il
Pontefce ora emerito ha affdato la responsabilit del nuovo dicastero per
la promozione della nuova evangelizzazione ripensa a questi otto anni di
pontifcato e li vede fondati soprattutto su due pilastri: La centralit di
Cristo e laffermazione che la Chiesa viva.
Monsignor Fisichella, quindi la rinuncia non stata lunica sorpresa
di Benedetto XVI.
Certamente no. Basti pensare a come era stato presentato da certi media
e a come ha saputo mostrare la sua vera personalit, ad esempio in certi
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
viaggi (Gran Bretagna, Stati Uniti). La seconda sorpresa stata poi la ca-
pacit con cui ha trasmesso la profondit del suo pensiero, lui grande te-
ologo e memoria viva del Concilio, in una semplicit di linguaggio. Cos
abbiamo scoperto anche un grande predicatore e un grande catecheta.
Quindi quali sono i pilastri di questo pontifcato?
Innanzitutto la centralit di Cristo. Benedetto XVI ci ha ricordato ci
che lessenziale del cristianesimo. Poteva sembrare una constatazio-
ne ovvia, ma il Papa lha riproposta con intelligenza e con forza come
lorizzonte sul quale far convergere gli sguardi. Quanto alla Chiesa, poi,
pur con tutte le diffcolt, egli ha sempre tenuto a sottolineare - dal pri-
mo allultimo dei suoi discorsi - che essa viva e presente. Del resto
basta vedere quanto avvenuto in questi giorni per rendersene conto.
E ci contraddice certa stampa che pretende di delineare le cause della
decisione di Benedetto XVI in base a fatti, pur sempre gravi, ma solo
contingenti.
Eppure si ha limpressione che questo Papa non sia stato capito.
Piuttosto non lo si voluto capire. Soprattutto da parte di una certa cul-
tura che ha rigettato il suo messaggio. Benedetto XVI infatti ha proposto
un insegnamento basato sul Vangelo e sostenuto da un pensiero forte.
Ricordo ad esempio il discorso al College des Bernardins, a Parigi, quan-
do afferm la cultura sempre in movimento e questo movimento un
ricercare Dio. Quindi una cultura che non ricerca Dio non solo non
coerente con se stessa ma devia dal suo percorso naturale. Si immagini
che cosa signifca questo per i sostenitori del secolarismo, che prescinde
completamente da Dio. Oppure si pensi ai discorsi in cui ha parlato della
necessit di una intelligenza della fede per capire pi a fondo la realt,
quando invece il pensiero scientifco vorrebbe relegare la religione nel
privato se non proprio nel pietistico. E ancora: linsistenza - come ad
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
esempio nellintervento al parlamento tedesco - sul rispetto della vita e
del creato, che proprio in quanto creato chiede responsabilit, a fonte di
un utilizzo invece strumentale della creazione da parte di tante multina-
zionali. Tutto questo stato davvero dirompente per le centrali del pen-
siero debole e questo spiega perch spesso non si voluto comprendere
il messaggio del Papa.
Ma la resistenza penetrata anche allinterno della Chiesa o questa
solo una costruzione mediatica?
La resistenza nella Chiesa stata fortunatamente limitata ad alcuni pen-
satori che hanno voluto vedere nel magistero di Benedetto XVI solo le-
spressione della sua personale teologia. Con molta probabilit, stata
invece la dimensione liturgica che pu avere coagulato forme di conte-
stazione, soprattutto da parte di alcune frange che non hanno compreso
il vero motivo che stava alla base del pensiero di Benedetto XVI. Il Papa
ci ha ricordato infatti che non pu esserci discontinuit nella interpreta-
zione della Parola di Dio e nella liturgia. Perci c un solo rito e in que-
sto rito hanno diritto di cittadinanza le due forme: quella ordinaria voluta
dal Concilio e anche, per chi lo desidera, quella straordinaria.
Il Papa ha insistito sul Concilio reale, abbandonando invece quello
virtuale. C ancora molto da realizzazione del Concilio Vaticano II?
S. E tra i contenuti pi urgenti c la costituzione Dei Verbum che stata
letta solo a met. Soprattutto deve essere ripresa la parte in cui si parla
della trasmissione della fede e della ispirazione della Parola che non
degli uomini, ma di Dio.
In defnitiva come immagina la Chiesa con un Papa emerito orante e
quello che il Conclave sta per eleggere?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Benedetto XVI ancora una volta ci mostra lessenziale, cio il mettersi
davanti a Dio e invocarlo. Ma la Chiesa anche popolo in cammino che
ha ben presente la sua missione e la sua meta. Sa quindi di avere alle
spalle una storia di santit e di amore, nonostante le infedelt di alcuni
cristiani, e sa che in questo cammino deve coinvolgere gli uomini e le
donne del nostro tempo. Io credo che realmente limmediato della Chiesa
lasciatoci da Benedetto XVI sia la nuova evangelizzazione, da intrapren-
dere con fedelt, entusiasmo e intelligenza e credo che questo lo si debba
fare in modo particolare nellOccidente, il quale sta perdendo sempre di
pi la propria identit perch ha perso le proprie radici e non sa pi chi
e dove sta andando. Benedetto XVI, nellultimo discorso ai cardinali ha
ricordato: Noi abbiamo portato speranza. Dunque anche il prossimo
Papa avr questa missione: dare speranza al mondo di oggi attraverso una
rinnovata e sempre pi convinta opera di evangelizzazione.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
CAPITOLO 2
Grazie Benedetto
I testi di questa sezione delle-book sono tratti dallinserto speciale alle-
gato alledizione di Avvenire di domenica 24 febbraio, diffuso anche in
piazza San Pietro allAngelus e allultima udienza generale di mercoled
27. Linserto integrale disponibile in versione digitale sul sito www.
avvenire.it.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
1
In dialogo con il mondo
Quante lezioni sulla cultura della fede
di Francesco Botturi
U
n aspetto non secondario del vasto magistero di Benedetto XVI ri-
guarda il rapporto tra la cultura umana e la civilt, e in questo il
ruolo storico e teologico della fede cristiana. Questa infatti, come aveva
insistito ad affermare Giovanni Paolo II, non si d mai disgiunta da un
impegno culturale, che scaturisce dallintimo della fede stessa in quanto
origine e fondamento di una visione del mondo che illumina ogni aspet-
to dellesperienza umana. La cultura della fede, poi, porta in s un
inevitabile germe di civilt, cio una forza vitale in grado di plasmare,
integrando, innovando e inventando, le strutture fondamentali della con-
vivenza storica tra gli uomini. Non si tratta di un progetto di conquista
e di dominio, ma della inevitabile effcacia evangelica di un lievito che
fa fermentare tutta la pasta. Ed , perci, secondo le leggi del lievito
nascosto ma attivo, minoritario ma onnicomprensivo, lento ma duraturo
che il germe della fede trova espressioni culturali e getta le basi di una
civilt. In questo aspetto del magistero vengono ricordate tali verit, che
sembrano cos sproporzionate per un cristianesimo che si sente spesso
culturalmente marginale e quasi espulso da un progetto di civilt, mentre
il Papa sembra invece voler ricordare che esse non sono presuntuosi resti
di una mentalit costantiniana e trionfalista, ma esigenze inevitabili
di una fede non ridotta e decurtata nel suo signifcato proprio. Piuttosto,
si tratta di comprendere bene in che cosa consista tale logica del lievito
e come essa agisca allinterno di una condizione storica e culturale se-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
colarizzata, spinta sino ai suoi esiti peggiori, relativisti e nichilisti, che
sembrano prevalere oggi sui suoi esiti migliori.
A questo fne assumono un rinnovato signifcato quattro grandi discorsi,
pronunciati da Benedetto XVI in luoghi altamente signifcativi, di cui
possiamo riprendere solo qualche punto essenziale.
Al Collge del Bernardins (Parigi, 12 settembre 2008), luogo legato alla
grande cultura monastica medievale, il Papa svolge una profonda rifes-
sione sullorigine della cultura e della cultura cristiana quale matrice
della stessa cultura occidentale. Nella grande, millenaria esperienza del
monachesimo occidentale di impronta benedettina il Papa vede un para-
digma della cultura della fede. Un paradigma paradossale, perch tanto
pi effcace quanto meno programmato per realizzare una grande opera
storica: Non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di con-
servare una cultura del passato. La motivazione del lavoro culturale del-
la grande tradizione monastica non era culturale, ma di fede, di una fede
dinamica, fondata nella certezza e aperta alla ricerca di Dio, quaerere
Deum: Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi
volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ci che vale e
permane sempre, trovare la Vita stessa. il paradosso della fede che d
frutto oltre se stessa, solo nella misura in cui essa cercata e vissuta per
se stessa, per il suo valore di vita eterna. Insegnamento fondamentale
per una fede come la nostra, incapace di sostare e di contare sullessen-
ziale e anchessa paradossale, ma in modo diverso e sterile: sfduciata di
s e della propria capacit generativa, e insieme affannata a trovare forme
culturali convincenti gli altri. Mentre, conclude Benedetto XVI, ci che
ha fondato la cultura dellEuropa, la ricerca di Dio e la disponibilit ad
ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura.
Gli altri tre discorsi portano indicazioni preziose sul metodo con cui la
cultura della fede e, analogamente, le grandi tradizioni religiose, possono
intrattenere rapporti con le istituzioni pubbliche delle societ secolariz-
zate; come cio, la cultura delle fede, germe di rinnovata civilt, contri-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
buisca alla maggior verit delle istituzioni della stessa civilt secolare e
secolarizzata.
Nel discorso alle autorit civili in Westminster Hall (Londra, 17 settem-
bre 2010), durante il suo viaggio nel Regno Unito, il Papa pone linterro-
gativo sul giusto posto che il credo religioso mantiene nel processo po-
litico e, in correlazione con questo, su quale sia il giusto fondamento dei
princpi morali che sostengono il processo democratico. Le due pro-
spettive convergono, perch proprio della religione il purifcare e get-
tare luce sullapplicazione della ragione nella scoperta dei princpi morali
oggettivi, soprattutto nel caso della tradizione cattolica che ritiene
che le norme obiettive che governano il retto agire siano accessibili alla
ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione, in opposizione a
ogni fondamentalismo; mentre le esigenze di una razionalit politica
a loro volta chiedono che la ragione abbia il suo ruolo purifcatore e
strutturante [...] allinterno della religione. Dunque, un processo che
funziona nel doppio senso: il mondo della ragione, della secolarit ra-
zionale e il mondo della fede, del credo religioso hanno bisogno luno
dellaltro per non cadere preda di distorsioni, ripete Papa Benedetto,
riprendendo ci che aveva detto come cardinale in dialogo con Haber-
mas. La religione, in altre parole, per i legislatori non un problema da
risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pub-
blico nella nazione, per cui ogni marginalizzazione della religione
un sintomo di crisi di una societ democratica, segnale di unincapacit
di gestire produttivamente per la nazione i diritti fondamentali della li-
bert religiosa, della liber di coscienza e di associazione.
Nei due altri discorsi allAssemblea delle Nazioni Unite (New York,
18 aprile 2008) e al Parlamento federale tedesco (Berlino, 22 settembre
2011) Benedetto XVI approfondisce un tema tipico del magistero papa-
le contemporaneo, quello di unetica personalista fondata sulla legge
naturale; tema diffcile e ostico alla cultura contemporanea, ma che nel
contesto dei discorsi che abbiamo considerato assume tutta la sua im-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
portanza. Qui si misura infatti la portata dellistanza che la cultura della
fede avanza nei confronti della cultura secolarizzata, quella cio di non
rinunciare alla centralit delluomo e alla normativit della sua natura
personale. Come, su un versante, il Papa afferma limportanza delle re-
ligioni nello spazio pubblico delle istituzioni secolari e secolarizzate e
la rilevanza della correlazione di ragione e religione affnch tale ruolo
pubblico sia svolto e accolto correttamente, cos, su un altro versante,
Benedetto XVI richiama la necessit che le istituzioni politiche nazio-
nali e internazionali riconoscano criteri di giudizio superiori alla legge
del consenso e delle convergenze minimali e contingenti. Alle Nazioni
Unite il Papa ricorda che il diritto internazionale si fonda in ultima istan-
za sui diritti umani che hanno come loro referente la persona umana e
trovano fondamento nella legge naturale iscritta nel cuore delluomo e
presente nelle diverse culture e civilt. Il merito avuto dalla Dichiara-
zione Universale dei Diritti umani (1948), infatti, fu di aver reso possibi-
le una convergenza di diverse culture, ordinamenti e istituzioni attorno
a un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Nel discorso al
Parlamento federale tedesco Benedetto XVI discute con impegno lidea
di natura a proposito delluomo, evidenziando che solo un pregiudizio
positivista, che riduce alla conoscenza scientifca ci che delluomo si
pu sapere, obiezione a riconoscere che la natura corporea e spirituale
delluomo porta in s indicazioni fondamentali per agire in modo morale.
In fondo lidea di una legge morale istruita dalla natura umana porta
in s lelementare messaggio che luomo non crea se stesso e non pu
decidere arbitrariamente di s: basilare senso religioso che fa parte del
patrimonio culturale dellEuropa e ne esprime lintima identit.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Il coraggio di affrontare
la religione della laicit
di Salvatore Mazza
P
arigi, Londra, Berlino. E, dallaltra parte dellAtlantico, New York.
Citt-simbolo, ciascuna a suo modo, quasi paradigmi di quel mondo
contemporaneo che ha scelto di vivere come se Dio non esistesse. Che
qualcosa di molto diverso, pi subdolo e, per molti versi, pi arido,
dellateismo: perch Dio non lo ignora ma, semplicemente, lo mette di
lato. Orpello da tollerare, forse da sopportare, in ogni caso da escludere
da qualsiasi ruolo pubblico, senza riconoscergli n peso n valore. Sul
quale si pu sempre scherzare, anche pesantemente, salvo poi meravi-
gliarsi, addirittura indignarsi, se poi qualcuno se ne ha a male, in nome
di quella nuova religione chiamata laicit per cui non serve fede ma che
non disdegna il fanatismo.
Non c stato nulla di casuale nella scelta di Benedetto XVI di portare
proprio nel cuore di queste citt i discorsi pi densi del suo pontifcato.
Sfdando la cultura, lidea moderna di democrazia, la politica, il con-
cetto di coesistenza tra i popoli non sul terreno delle posizioni preconcet-
te e contrapposte, ma su quello che, nel suo pensiero, vede fede e ragione
quasi obbligate a declinarsi luna con laltra, luna nellaltra, indissolubil-
mente, naturalmente legate come sono. Parole chiare, semplici; immagini
a volte folgoranti come quando, a Westminster Hall, ricordando gli sforzi
fatti per salvare le banche in quanto troppo grandi per fallire, disse: Cer-
tamente lo sviluppo integrale dei popoli della terra non meno impor-
tante: unimpresa degna dellattenzione del mondo, veramente troppo
grande per fallire. Spiazzando continuamente ogni attesa, previsione,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
commento. E senza mai sacrifcare nulla allaltare laico del politicamente
corretto cos come, dal versante contrario, senza concedere nulla al fon-
damentalismo confessionale. Benedetto XVI ha scelto la strada del dialo-
go col mondo a partire da quella ragione che, come capace di illuminare
la fede, a sua volta pu essere da questa illuminata. Scegliendo la strada
faticosa di comunicare direttamente con tutte le persone, credenti e non,
in un modo che nessuno aveva tentato prima.
Salutandolo alla sua partenza dal Regno Unito, il premier britannico Da-
vid Cameron, in un discorso improvvisato, disse: Lei ci ha dato davvero
qualche cosa su cui rifettere. Potrebbero sembrare, rilette adesso su una
pagina di giornale, semplici parole di circostanza. Ma chi ricorda il tono,
e la faccia, di Cameron in quel momento, sa molto bene che non lo erano.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Con Twitter verso
il prossimo digitale
di Antonella Mariani
F
orse la domanda pi spiazzante, per chi non nativo digitale (i pi
giovani di certo non si pongono il problema): Chi il mio prossi-
mo in questo nuovo mondo?. Chi il prossimo nel mondo della rete,
dei social network, della miriade di incontri senza volto dei nostri giorni?
Il Papa poneva questa domanda essenziale nel Messaggio per la Giornata
delle comunicazioni sociali del 2011 (Verit, annuncio e autenticit di
vita nellera digitale), in cui delineava uno stile cristiano per stare sul
Web. La risposta verr due anni pi tardi, il 12 dicembre 2012, quando
Benedetto XVI ha lanciato nel World Wide Web il primo tweet frmato @
pontifex_it. Con il suo clic sul tasto invia il Papa pi che ottuagenario
ha indicato che nel mondo dei media digitali tutti sono prossimo. Il suo
voler essere accanto ai navigatori del terzo millennio non un semplice
stare al passo con i tempi, bens il cercare le menti e il cuore delle
persone laddove oggi stanno, ossia nelle nuove piazze incorporee. Se
la Buona Notizia non fatta conoscere anche nellambiente digitale, po-
trebbe essere assente nellesperienza di molti, scrive nel Messaggio del
2013. Il Vangelo per non viene buttato nella mischia, rumore in mezzo
al frastuono. Il Papa ha privilegiato Twitter: messaggi lunghi al massimo
140 caratteri consentono uno spazio di rifessione e di autentica doman-
da in un ambiente, quello digitale, fn troppo affollato e dispersivo, se-
condo le suggestive indicazioni di Silenzio e Parola: cammino di evan-
gelizzazione (Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali
del 2012). Questa, allora, la cifra del dialogo di Benedetto con tutto il
mondo, che si reso visibile, perfno esposto, in account Twitter declinati
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
in (quasi) tutte le lingue, latino e arabo compresi, ed stato raccolto da
3 milioni di navigatori in tutto il pianeta: esserci, offrire la bellezza del
Vangelo, eterna, immutabile, tangibile, fn nelle pieghe della contempo-
raneit pi mutevole e sfuggente.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
2
Parole per il XXI secolo
Una lingua oltre Babele
di Joseph H.H. Weiler
S
arebbe diffcile trovare, un po dovunque nel mondo, una persona che
non mantenga vivo il ricordo di qualcuna delle apparizioni pi im-
portanti di Benedetto XVI sulla scena mondiale: allAssemblea Generale
delle Nazioni Unite, forse, o forse il famoso discorso a Parigi, al Collge
des Bernardins, o alla Westminster Hall di Londra, o forse ancora al Bun-
destag tedesco - e quasi tutti, poi, avranno sentito parlare del discorso
tenuto a Ratisbona. Come si spiega una tale capacit di catturare latten-
zione di un intero mondo? semplicemente a causa del suo uffcio, il
Papato? Il suo essere a capo di una Chiesa che comprende un miliardo e
duecento milioni di persone?
In Genesi, Capitolo 11, si legge la vicenda iconica della Torre di Babele:
tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dallo-
riente gli uomini si dissero lun laltro: Venite, facciamoci mattoni
e cuociamoli al fuoco. Il mattone serv loro da pietra e il bitume da
cemento. Poi dissero: Venite, costruiamoci una citt e una torre, la cui
cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta
la terra. Ma il Signore scese a vedere la citt e la torre che gli uomini
stavano costruendo. Il Signore disse: Ecco, essi sono un solo popolo e
hanno tutti una lingua sola; questo linizio della loro opera e ora quanto
avranno in progetto di fare non sar loro impossibile. Scendiamo dunque
e confondiamo la loro lingua, perch non comprendano pi luno la lin-
gua dellaltro.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
La vicenda raccontata nel libro della Genesi, ingannevolmente semplice,
va al cuore della condizione umana. Viviamo in un mondo guidato da
hbris e superbia, e perci diviso da lingua, cultura, e diverse religioni,
ideologie e visioni del mondo. A volte dominato dai confitti, spesso san-
guinari.
Qual la sola lingua, quali sono queste stesse parole capaci di tra-
scendere sia lhbris che le divisioni culturali, linguistiche e di altro ge-
nere? Come un uomo pu parlare al mondo, a un mondo al di fuori
del proprio? I sapienti vi hanno rifettuto nel corso degli anni. Ebraico?
Greco? Latino? Benedetto, nel suo carisma unico, nel suo magistero e nel
suo stesso modo di essere, offre a questa domanda una delle risposte pi
interessanti e persuasive: la lingua della ragione! Questo il flo rosso
che unisce il suo intervento allAssemblea Generale delle Nazioni Unite,
il suo discorso di Parigi, il suo intervento a Westminster Hall, le confe-
renze di Ratisbona e il suo intervento, probabilmente il pi importante, al
Bundestag tedesco.
Non si fraintenda: quando si muove sulla scena del mondo, del mondo al
di fuori del suo, Benedetto non mette da parte la sua fede. La Rivelazione
e la costante presenza di Dio in questo mondo defniscono il suo essere,
sono parte della sua continua testimonianza. Ma questo ci che egli
offre. Nellespressione del suo grande predecessore, la Chiesa propone,
mai impone.
Ma quando egli avanza richieste al mondo, quando afferma con sicurezza
la legittimazione della Chiesa e del messaggio cristiano a prendere parte
al dialogo sui valori nella vita pubblica, il suo linguaggio, le sue parole
appartengono alla sola lingua che pu trascendere la differenza e la divi-
sione, la ragione umana.
Non si corre il rischio di esagerare nel sottolineare limportanza di questa
lingua Benedettina. Essa allo stesso tempo audace e coraggiosa. au-
dace in due modi. Innanzitutto, si ha di fronte un uomo, il cui solo metro
sempre stata la verit, anche quando la verit sconcertante, che distin-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
gue il cristianesimo da altre religioni, la cui normativit pubblica invece
stata e rimane tuttora una combinazione di rivelazione e ragione. Per lui
questa una cosa impossibile: imporre nellambito pubblico una prescri-
zione fondata sulla sola rivelazione, a persone che possono non accettare
quella od ogni altra rivelazione, offende non solo la dignit delluomo,
ma la dignit della religione e di Dio stesso. Per Benedetto la libert di
religione necessariamente anche libert dalla religione. S, la libert di
dire no a Dio. Ritenere diversamente signifca negare la nostra stessa
ontologia di esseri morali liberi creati a immagine di Dio.
In secondo luogo, questa lingua Benedettina si misura audacemente con
una comoda argomentazione, che esclude la voce cristiana dal dibattito
pubblico proprio perch, essendo basata sulla Rivelazione, mancherebbe
con essa un punto di partenza comune. In un certo senso, possiamo dire
che il mondo intero stato dominato dal pensiero del grande flosofo
americano John Rawls, il quale ha articolato le condizioni di legittima
partecipazione alla discussione normativa delle nostre democrazie. Per
tale partecipazione ci doveva essere una premessa comune di ci che
contava come un argomento convincente basato su un fondamento cul-
turale condiviso. Ogni religione, tra cui il cristianesimo, era considerata
settaria, non condivisa, basata su una rivelazione e, quindi, ontologica-
mente poco convincente per i non credenti. Nel nostro sistema demo-
cratico i fedeli dovevano dunque godere della libert di religione, ma
avrebbero dovuto lasciarla a casa, quando si fosse trattato di entrare nella
discussione pubblica. Nella storia delle idee, la lezione di Benedetto al
Bundestag sar considerata come la risposta pi autorevole a Rawls. Il
Papa accetta la premessa di Rawls, ma dimostra le sue incomprensioni e
il suo distorcere il carattere del cristianesimo.
poi una lingua coraggiosa perch non soltanto un visto di ingresso
nella pubblica piazza, ma impone anche una seria e severa disciplina alla
comunit cristiana di fede. Le vie della ragione potrebbero portare a ri-
vedere articoli di Fede, a rovesciare precedenti giudizi. Viene a mancare
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
il jolly: Questo ci che Dio ha comandato. Questa non ragione. Si
potrebbe anche soccombere, ragionevolmente, in una discussione radica-
ta nella ragione. Se si adotta una lingua, occorre parlarla correttamente
per essere compresi, per essere persuasivi. E ci vale anche per la lingua
della Ragione.
In tutti i suoi principali incontri con il mondo al di fuori del suo, abbia-
mo assistito allo stesso scenario, continuamente ripetuto: i mass media
scettici in attesa di un rigido dottrinario, Il Professore per ricordare
uno dei suoi pi gentili appellativi , LInquisitore, Il Rottweiler, tra
quelli peggiori. E invece, puntualmente, ogni volta, egli riesce in modo
tranquillo e convincente ad avvincere, non il suo gregge, ma persone di
altre fedi o senza nessuna fede - chi pu dimenticare il suo trionfo totale,
per esempio, nel Regno Unito?
Qual il segreto? Egli la personifcazione di Gerusalemme e Atene,
una metafora che ama usare nel descrivere il Cristianesimo. Un uomo di
evidente grande fede, che per non predica, soltanto insegna. Audace, ma
anche coraggioso e in grado di auto-limitarsi.
E, infne, una capacit comunicativa unica, labilit di rendere semplice e
accessibile ci che a volte complesso e profondo.
Sar un esempio diffcile da seguire.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Una voce ragionevole
che non esclude nessuno
di Carlo Cardia
A
Benedetto XVI stata affdata la cura della Chiesa, in certo modo
del mondo intero. La paternit universale chiede al Papa di diffon-
dere il Vangelo presso tutti i popoli, per renderli amici gli uni agli altri,
di difendere i deboli ovunque e chiunque siano. Questo nostro Papa ha
agito a favore dei popoli e dei loro diritti, ha promosso la dignit umana,
ha insegnato che ogni persona amata da Dio, destinata a una pienezza di
vita senza che nessuno possa dominare sui propri simili. Il suo magistero
tanto radicato in quello dei predecessori quanto innovatore, e ha stupito
il mondo perch ha incarnato la spiritualit e i valori cristiani nella storia
doggi, e nessuno si sentito escluso dalle sue parole. Benedetto XVI si
ispirato al programma indicato da Paolo VI nellEcclesiam Suam del
1964 dove si parla dei tre cerchi, o raggi, entro i quali il magistero pon-
tifcio opera. Il primo cerchio, i cui confni sono gli stessi dellumanit,
comprende anche coloro che non credono o negano Dio, e che la Chiesa
vuole avvicinare, ascoltare. Il secondo raggio quello degli uomini che
adorano il Dio unico e sommo, quale anche noi adoriamo. Infne il cer-
chio pi vicino alla Chiesa, nel quale il dialogo diviene ecumenico,
quello del mondo che sintitola a Cristo, cio di coloro che si riconoscono
nella fede cristiana. Giovanni Paolo II ha dato nuova forza alla cattedra
di Pietro recandosi ovunque, facendo del Papa lamico di ogni uomo,
incontrando uomini di tutte le fedi e opinioni. Con Benedetto XVI il ma-
gistero e lazione pontifcia ampliano luniversalit del Papato oltre lim-
maginabile, moltiplicano relazioni con religioni e culture, estendono la
paternit del Papa a ogni uomo: e ciascun uomo, in questi giorni diffcili e
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
appassionanti, ha come avvertito quel punto di congiunzione fra trascen-
denza e umanit che proprio del successore di Pietro. Benedetto XVI ha
riproposto lessenzialit del rapporto con gli ebrei, predecessori del cri-
stianesimo, titolari di una promessa divina mai esaurita. E ha consolidato
lamicizia con gli Ortodossi, avviando con il Patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo I una nuova stagione spirituale per lEuropa perch confermi
identit e radici cristiane. Benedetto XVI s fatto interprete di tutti i cre-
denti chiedendo con forza che la fede in Dio sia sempre strumento di pace
e di amore, mai di violenza. E ha aperto, pi dogni altro Pontefce, un
grandioso dialogo con chi non crede, parlando come Paolo parl ad Ate-
ne del Dio sconosciuto, per affermare nelle sue encicliche e nella sua
catechesi che la ragione porta alla fede, mentre la fede completa luomo e
lo innalza. Lattrazione che Benedetto XVI ha esercitato su chi lontano
dalla Chiesa ancora da comprendere appieno, ma certamente il Papa
s fatto pastore tra i non credenti, dialogando con i maestri della cultu-
ra contemporanea, rispondendo ai dubbi della modernit, chiedendo di
usare la ragione per progredire in unetica superiore, non regredire verso
unetica che dimentica luomo. Per questo, lannuncio della sua rinuncia
ha coinvolto intensamente chiunque abbia ascoltato la sua parola, dentro
o fuori i confni della cristianit. C, poi, un carattere del pontifcato di
Benedetto XVI rimasto un po in ombra nelle pi recenti rifessioni, ed
il suo impegno eccezionale, continuo, per i diritti umani, in difesa dei
pi deboli, dei pi poveri, di chi non ha voce, e che merita invece unat-
tenzione speciale da chi testimone della voce di Dio in terra. Benedetto
XVI stato il cantore dei diritti umani ovunque, mentre altre voci si
sono affevolite o sono scivolate nello scetticismo. Nelle encicliche, ne-
gli incontri con istituzioni internazionali, statisti e diplomatici di tutto il
mondo, ha posto la persona al centro dogni cosa, promuovendo la sua
dignit, la dignit delle donne, dei bambini, di malati e sofferenti, contro
dimenticanze e oltraggi da parte di chi segue la strada dellegoismo o
cede alle lusinghe del nichilismo. E ha proclamato che la dignit della
persona, i suoi diritti fondamentali, hanno un solido fondamento nella
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
fede e nella ragione perch da esse traggono la garanzia della loro univer-
salit e inalienabilit. Il veleno del relativismo che corrode la modernit
pone a rischio i diritti umani perch se questi afferma il Papa nel 2010
al bureau dellassemblea del Consiglio dEuropa fossero privi di un
fondamento razionale, oggettivo, comune a tutti i popoli, e si basassero
su decisioni legislative e di tribunali particolari, come potrebbero offrire
un terreno solido e duraturo per le istituzioni sopranazionali?. C qual-
cosa che precede Stati, legislatori, giudici: una volont che parla alla
nostra coscienza, indica la strada da seguire, d alla libert delluomo
la pi alta dignit che quella di poter scegliere il bene. Benedetto XVI
consegna al mondo intero un messaggio di speranza e damore, ed esten-
de il ruolo del pontifcato oltre i confni della Chiesa e della cristianit,
quasi una garanzia per tutti gli uomini che vedono e sentono il Papa, oggi
pi di ieri, come parte integrante e insostituibile del proprio orizzonte
umano e spirituale.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
3
Il volto e le radici
Forza e misura: il teologo
diventato Pietro
di Elio Guerriero
R
oma agli inizi degli anni 70 era una citt viva, e al Sant Anselmo,
sullAventino, dove studiavo teologia un luogo stimolante nel qua-
le si respirava ancora laria del Vaticano II , si provava lebbrezza gio-
iosa della cattolicit, lentusiasmo della fede vissuta fanco a fanco con
giovani provenienti da ogni parte del mondo. Ma non era lisola di uto-
pia, SantAnselmo. Anche l arrivavano i proclami dei sostenitori dellu-
manesimo ateo, del principio speranza, della ricerca del piacere come
scopo della vita. Ci vennero in aiuto due voci febili e tuttavia capaci di
farsi breccia in quel rumore che, anche tra i teologi, diveniva assordante.
De Lubac: La Chiesa fatta per i santi e per i peccatori, pi per i pec-
catori, che ci rassicurava sulle contestazioni interne negli anni del dopo
concilio. Ratzinger: Il credente deve vagliare la sua fede alla prova cor-
rosiva del dubbio, il non credente, invece, se ne pu stare tranquillo nella
sua non fede?.
Una parola di verit che ci liberava dallo stato quasi di minorit nel quale
volevano costringerci i cantori della morte di Dio. Non sapevo allora che
i due uomini di Chiesa erano legati da stima e amicizia e che presto avrei
avuto modo di incontrarli. Qualche anno dopo ero in Germania, a Mona-
co, e potei ascoltare di persona lautore di Introduzione al cristianesimo
che avevo letto e riletto quasi a conferma di quella intuizione liberante.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Ricordo la sorpresa di trovarmi di fronte un uomo ancora giovanile, con
la chioma folta, ma interamente bianca, quasi resa tale dalla conoscen-
za che in lui diveniva sapienza di vita. Segu dopo poco tempo linvi-
to a partecipare alla rivista Communio e un accostamento graduale alla
sua persona favorito dal padre von Balthasar che con decisione levava
la voce contro il troppo facile dissenso interno alla Chiesa, contro una
sorta di iconoclasta antiromana, e rimandava noi pi giovani al senso
dequilibrio, alla misura di Ratzinger. Cominciai allora a tradurre alcuni
articoli del teologo che sottolineava la ricchezza del dogma cristiano, la
continuit nella tradizione viva della Chiesa. Lavorava su queste temati-
che Ratzinger che aveva lasciato la turbolenta Tubinga e si era trasferito
a Frisinga dove il raccoglimento della piccola universit vicina al luogo
dorigine favor un rinnovato entusiasmo per la ricerca messa al servizio
della fede. Cercai anzitutto di ripensare nuovamente la mia dogmatica
secondo il taglio del Concilio... Maturai una visione del tutto, che si nu-
triva delle molteplici esperienze e conoscenze Provai la gioia di poter
dire qualcosa di mio, di nuovo e, insieme, di pienamente inserito nella
fede della Chiesa.
Anche la voce della musica che giungeva da Salisburgo con i concerti
mozartiani e pi da vicino dalle esecuzioni di Bach, Vivaldi, Monteverdi,
dirette dal fratello Georg, suggeriva larmonia della fede. Poi nel 1977
linattesa e sofferta nomina a vescovo di Monaco e linizio di quel viag-
gio che doveva portarlo dove egli non voleva. Seguirono la svolta del
1978 con lelezione di Giovanni Paolo II e la convocazione a Roma come
prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Continu, tutta-
via, a dedicarsi allo studio e a pubblicare opere che erano punti fermi del-
la fede, testimonianze di fedelt alla Chiesa e al Pontefce. Da parte mia
mi accostavo sempre pi alla sua opera e alla sua persona. Mi colpivano
nei nostri incontri la perspicacia delle sue intuizioni teologiche capaci
sempre di portare ogni controversia al centro pulsante della fede, di illu-
minare gli ambiti della vita e la grettezza dei tanti che lo consideravano
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
superato, relegato nel campo dei conservatori ostili al rinnovamento. E
poi la delicatezza del tratto umano: la capacit di ascolto, lattenzione di
chi non faceva pesare il suo grado e la sua conoscenza e con piccoli gesti
damicizia si sforzava di mettere linterlocutore a suo agio. In occasione
di un convegno romano organizz nel 1985 un grande ricevimento in
onore di von Balthasar. Colsi loccasione per invitarlo a Brescia per un
incontro fnalizzato al sostegno delledizione italiana di Communio. In
una mirabile lezione a Palazzo della Loggia evidenzi un altro dei trat-
ti salienti del suo pensiero: la dimensione pubblica della fede cui sono
dedicati i libri sullEuropa, dalla speranza generata dalla svolta per la
caduta del muro di Berlino alla delusione per il prevalere del relativismo,
il vero tarlo delleredit europea.
Nel 1992 lo ricordo a Milano dove ricevette il premio Penna dargento
come autore dellanno delle edizioni San Paolo, e a me tocc lonore di
tenere la sua laudatio. Con il volume Introduzione allo Spirito della litur-
gia, che richiamava lopera dinizio Novecento di Romano Guardini, la
sua attenzione si volgeva nuovamente alla liturgia, luogo della presenza
viva del Signore risorto nella Chiesa. Lo invitai a presentare questa sua
opera a Milano, al Museo diocesano, e ancora una volta emerse la sua ca-
pacit di dare spessore di cultura e di attrazione alla pienezza della fede.
Lo incontrai, infne, lultima volta da cardinale, a poco pi di un mese
dalla morte di Giovanni Paolo II. Appariva disteso, raccont del ritorno
in Germania, della possibilit di dedicarsi ancora allo studio nellamata
Baviera. Gli chiesi di portare a termine la sua autobiografa, rifut deci-
samente. Doveva scrivere ancora di Ges.
Poi ci fu lelezione inattesa e la tenerezza per quelle spalle esili gi grava-
te negli anni da tanti fardelli, ma anche la consapevolezza che nella forza
dello Spirito avrebbe richiamato la Chiesa allessenziale, alla carit, alla
speranza e alla fede. Anche da Pontefce, per, non venne meno il flo del
lavoro e dellamicizia. Mi disse in unudienza: Ma non ancora stanco
di lavorare ai miei libri?, e poi quei biglietti scritti con grafa minuta,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
inconfondibile. Nonostante il peso del servizio petrino, subito gravoso, i
libri su Ges divennero tre. In essi egli ritornava sulla presenza viva del
Signore risorto nella comunit cristiana di modo che ogni fedele possa
entrare in dialogo con lui. Suggeriva poi elementi di una ecclesiologia
nuova, particolarmente attenta al dialogo con Israele. Indimenticabile re-
sta la successione di catechesi sui santi, quasi un accenno di successione
nella santit accanto alla successione apostolica. Infne il gesto epocale
della rinuncia e di nuovo la tenerezza e laffetto per quella decisione pre-
sa nella solitudine davanti a Ges.
Nei giorni scorsi ha dichiarato il cardinale Kasper: Benedetto XVI pas-
ser alla storia per tutto ci che ha fatto. Ha confortato e consolidato la
fede della Chiesa. E lascia uneredit enorme, ricchissima, probabilmen-
te non avremo presto un altro Papa di questo livello intellettuale e spiri-
tuale. A noi resta il debito della gratitudine e della preghiera per luomo
devoto alla cultura e allamicizia, per il testimone tenace, il padre nella
fede.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
La mia Baviera, scuola di gioia
di Gianni Cardinale
L
a cultura bavarese una cultura allegra: noi non siamo persone
rudi, non si tratta di semplice divertimento, ma una cultura al-
legra, imbevuta di gioia; nasce da uninteriore accettazione del mondo,
da un s interiore alla vita che un s alla gioia. Con queste parole, calde
e spontanee, Benedetto XVI ha spiegato il suo legame profondo con la
sua terra dorigine, la Baviera. Lo ha fatto salutando la serata bavarese
organizzatagli a Castelgandolfo la sera del 4 agosto dello scorso anno per
e festeggiare il suo 85 genetliaco. Allevento, promosso dallarcidiocesi
di Monaco, hanno partecipato anche artisti che hanno eseguito musiche,
canti e danze della tradizione bavarese. Particolarmente folta la rappre-
sentanza degli alpini Bayerische Gebirgsschtzen, che prima dellingres-
so al Cortile, in Piazza della Libert a Castel Gandolfo, nei loro costumi
folkloristici e con armi a salve hanno sparato in onore del Papa. E proprio
a prosposito di questo gesto il Pontefce si lasciato andare a una scher-
zosa confdenza: Certo, i Gebirgsschtzen, che ho potuto sentire solo
da lontano, meritano un ringraziamento particolare, perch io sono un
Schtze onorario, anche se, a suo tempo, sono stato un schtze medio-
cre. Ma nel suo discorso Benedetto XVI si lasciato andare a un elogio
della sua terra. Sincero e commovente. vero, ha detto si deve dire
che Dio, in Baviera, ci ha facilitato il compito: ci ha donato un mondo
cos bello, una terra cos bella che diventa facile riconoscere che Dio
buono ed esserne felici. Allo stesso tempo, per, ha subito aggiunto
Egli ha anche fatto in modo che gli uomini che vivono in questa terra pro-
prio a partire dal loro s hanno saputo darle la sua piena bellezza; solo
attraverso la cultura delle persone, attraverso la loro fede, la loro gioia, i
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
canti, la musica e larte diventata cos bella come il Creatore, da solo,
non voleva fare, ma solo con laiuto degli uomini. Questa elegia bava-
rese pronunciata dal Papa non era fne a se stessa, ma stata loccasione
per proporre una catechesi semplice e profonda allo stesso tempo sul
senso autentico dellamor di patria per un cristiano. Ora ha infatti
osservato il papa Ratzinger qualcuno potrebbe dire: ma sar lecito esse-
re tanto felici, quando il mondo cos pieno di sofferenza, quando esiste
tanta oscurit e tanto male? lecito essere cos spavaldi e gioiosi?. La
risposta ha continuato pu essere soltanto: s! Perch dicendo no
alla gioia non rendiamo servizio ad alcuno, rendiamo il mondo solamente
pi oscuro. E chi non ama se stesso non pu dare nulla al prossimo, non
pu aiutarlo, non pu essere messaggero di pace.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
4
Il linguaggio della bellezza
Lestetica del testimone
di Pierangelo Sequeri
L
a bellezza, nel cristianesimo, non soltanto una questione di arte sa-
cra. Nella Prima Lettera di Pietro (di Pietro!) si trova unespressione
che gli studenti di teologia imparano sin dallinizio del loro curricolo:
pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speran-
za che in voi (1Pt 3, 15). La formula adattata in special modo alla
cosiddetta teologia fondamentale, che una volta si chiamava apologe-
tica, per lungo tempo dedicata allillustrazione delle ragioni che sosten-
gono, umanamente parlando, ladesione della fede.
Sia o non sia questo il signifcato principale della formula di Pietro, in
questo momento interessa di pi il contesto di quella antica raccomanda-
zione. (Oltretutto, laderenza del testo allora presente ci emoziona ci
trafgge, persino in modo speciale: sono sicuro che colpir anche voi).
Ecco dunque il pensiero di Pietro nella sua interezza: E chi vi potr fare
del male, se sarete ferventi nel bene? E se anche doveste soffrire per la
giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per paura di loro, n vi turbate,
ma adorate il Signore, Cristo nei vostri cuori, pronti sempre a risponde-
re a chiunque vi domandi ragione della speranza che in voi. Tuttavia,
questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perch
nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati
quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. meglio
infatti, se cos vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male
(1Pt 3, 13-17). Lespressione da sottolineare, anzitutto, questa: con
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dolcezza e rispetto, con una retta coscienza. Traduco: con grandezza
danimo e onest intellettuale. Una questione di stile, che in realt una
questione di sostanza. Rendere testimonianza del logos che sostiene la
nostra speranza, non deve suonare come una intimidazione, n esibire
superiorit saccente o disprezzo per linterlocutore. il legame col bene,
convintamente cercato e onorato, che affora nello stile e lo rinsalda. La
cattiva coscienza ne perde lo stile: mostra lo sforzo, cerca il diversivo,
trucca le carte. Le ragioni del bene perdono la loro bellezza, travolte dal
risentimento. Il logos della speranza perde la sua forza: in primo piano
viene la paura, non la fede.
Lo stile del testimone che attinge alladorazione del Signore, nelle pro-
fondit del cuore, non perde questa bellezza: neppure quando incalzato
da spiriti ostili, insidiato dal fraintendimento, messo alla prova della sua
passione per la giustizia. E questo fa la differenza decisiva. La bellezza
dello stile cristiano in cui traspare ladorazione di Dio non ha niente a
che fare con la sciocca innocenza che non ha cognizione del dolore; non
lestetica sognante dellanima bella che parla con gli angeli perch non
gli importa degli uomini.
Perch insisto su questo? Perch il mio argomento leredit di Bene-
detto XVI a riguardo del Logos della bellezza che in noi. Lo stile del
suo papato corrisponde allestetica del testimone di cui parla il brano
della prima lettera di Pietro. Alla lettera. La grazia signorile del testimo-
ne della fede, non senza paziente restituzione della speranza, espone il
suo logos con dolcezza e rispetto: fdando nellintima giustizia del bene,
senza turbamento o paura. Uno stile aggressivo, risentito, scandalistico,
gi suona male. N la devozione alla verit, radicata nelladorazione del
Signore, ha bisogno di effetti speciali e di espedienti retorici per irradiare
la sua bellezza sostanziale. Questa bellezza rifette la forma di Cristo, at-
tingendo a ci che le consostanziale: ossia lintimo legame damore con
lAbb-Dio. Quel misterioso legame che d forma e senso, voce e ritmo,
allesistenza umana del Logos: dalla prima parola allultima, incantando
persino sulla croce. Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Pa-
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dre mio?. Chi vede me, vede il Padre. Padre, nelle tue mani, metto la
mia anima. Se questo il segreto della bellezza di Dio, ossia la genera-
zione del Figlio in cui tutte le cose vengono al mondo; e se lo Spirito di
Dio che ci rende partecipi di questa suprema verit, facendosi grembo in
cui siamo rigenerati alla vita destinata da Dio, allora la grammatica della
santit e quella della bellezza coincidono in molti punti. Indicarli, un
compito non marginale della fede. Trovarli, un azzardo non impossibile
dellarte.
La sovrapposizione ha un campo di escursione vastissimo. I santi segni
che la fede indica (facendo tesoro della memoria del Figlio), e che larte
pu abitare (rimanendo vigile ai passaggi dello Spirito), sono inesauribili.
Di impensata semplicit, come anche di stupefacente grandezza. Unac-
quasantiera pu risplenderne, come una sinfonia di Bruckner. Identico
splendore, secondo la misura chiarezza e proporzione che a ciascuna
opera compete.
Sono i due punti forti dellestetica teologica del papa Benedetto XVI,
che Joseph Ratzinger ha profondamente assimilato mediante la lezione
di Hans Urs von Balthasar. Le opere della santit e quelle della bellezza,
sono i due fuochi della prova che la fede vera. Questi due fuochi sono
imperdibili e insostituibili, per il logos cristiano della speranza. Sono il
rifesso dellenigmatico splendore della fede, di cui parla un celebre passo
della Lettera agli Ebrei: dare sostanza alle cose sperate, essere argomento
per le cose invisibili. Il papa Benedetto XVI, di suo, ha portato lestetica
teologica alla sua intonazione con la forma del ministero petrino. Il can-
tus frmus della scienza dei santi genera contrappunti creativi nel logos
umano, rendendolo sensibile allo Spirito Santo. Larte autentica insegna
a frequentare le cose dellanima con dolcezza, rispetto e retta coscienza.
Da questa interpretazione del ministero petrino, che ci conferma nella
fede, forse soltanto adesso incominciamo ad apprendere ci che doloro-
samente ci manca. Un cristianesimo cos poco musicale, come il nostro,
rischia di diventare insensibile anche al logos della verit. Dovevamo
avere un Papa musicista, per essere ricondotti al ritmo delladorazione in
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cui la fede vive e fa vivere? Labbiamo avuto, per tutto il tempo che era
necessario. Il resto chiacchiera e rumore di fondo. La vera domanda
unaltra: siamo preparati a fare tesoro di questa felice ricomposizione del
ritmo e del logos della speranza che in noi? Perch essa infallibilmente
risuona, quando la Chiesa attrae a s, persuasivamente, limpensata alle-
anza degli artisti e dei santi.
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Nelle partiture la voce di Dio
di Giacomo Gambassi
B
enedetto XVI al pianoforte nello chalet della Valle dAosta dove nel
2005 trascorre la prima estate di riposo da Papa forse limmagine-
chiave per riassumere il profondo rapporto fra Ratzinger e la musica.
Non un caso che sia stato defnito il Mozart della teologia e che
pubblicamente abbia ringraziato Dio per avermi posto accanto la mu-
sica quasi come compagna di viaggio che sempre mi ha offerto conforto
e gioia. Anche nel suo appartamento allinterno del Palazzo apostolico
ha voluto il pianoforte. Perch la meraviglia che crea il linguaggio
universale delle note entrate nella sua vita fn dallinfanzia quella
di rimandare, al di l di se stessa, al Creatore, ha detto il Papa. il
valore spirituale delle grandi composizioni che invitano a elevare la
mente verso Dio e che sono state proposte a Benedetto XVI anche nei
numerosi concerti offerti in suo onore. Esecuzioni durante le quali il Papa
ha proposto analisi dei brani da profondo conoscitore e musicologo. Fra i
suoi autori preferiti Mozart e Bach. Ascoltando gli spartiti sacri del genio
austriaco come se il cielo si aprisse, ha raccontato il Papa. E Bach
stato defnito da Ratzinger uno splendido architetto della musica.
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La preghiera apre alla vera bellezza
di Giacomo Gambassi
H
anno appena compiuto mezzo millennio gli affreschi della Cappella
Sistina. E lo scorso 31 ottobre, ricordando linaugurazione com-
piuta cinquecento anni prima da Giulio II, Benedetto XVI tornava su
uno dei temi cari al suo magistero: il rapporto fra liturgia e arte. Queste
opere artistiche affermava trovano nella liturgia, per cos dire, il
loro ambiente vitale, il contesto in cui esprimono al meglio tutta la loro
bellezza, tutta la ricchezza e la pregnanza del loro signifcato. come se,
durante lazione liturgica, tutta questa sinfonia di fgure prendesse vita.
In poche parole: la Cappella Sistina, contemplata in preghiera, ancora
pi bella, pi autentica; si rivela in tutta la sua ricchezza. Parlando della
volta di Michelangelo, il Papa spiegava che il grande artista disegna il
Dio creatore, la sua azione, la sua potenza, per dire con evidenza che il
mondo non prodotto delloscurit, del caso, dellassurdo, ma deriva da
unintelligenza, da una libert, da un supremo atto di amore. E leggeva
nella Sistina un invito alla lode del Signore redentore e giudice, con
tutti i santi del cielo.
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La memoria e lidentit
Una guida alle radici della fede
di Filippo Rizzi
C
ompir 80 anni il 5 marzo il cardinale dellecumenismo, teologo di
fama mondiale, presidente emerito del Pontifcio Consiglio per lu-
nit dei cristiani. Il tedesco Walter Kasper di certo non si sarebbe aspetta-
to, a pochi giorni dal suo compleanno, un gesto cos forte e dirompente,
come quello delle dimissioni di un Pontefce, Benedetto XVI, al secolo
Joseph Ratzinger, suo antico collega nelle universit di Mnster e Tubin-
ga. Un gesto che, per pochi giorni, porter Walter Kasper a essere uno
dei 117 cardinali elettori del prossimo Conclave. Ci conosciamo dal
1963, sono stato addirittura suo successore sulla cattedra di Dogmatica a
Mnster racconta e devo ammettere che questo gesto della rinuncia
ha colto di sorpresa un po tutti. Un atto che non solo fa rifettere ma che
potr permettere di ripensare in modo nuovo la Chiesa universale e la
Curia vaticana per la sua agenda futura affdata nelle mani del successore
di Ratzinger: dalla nuova evangelizzazione al dialogo con i lontani, alla
secolarizzazione galoppante dellEuropa, allAsia che rappresenta, a
mio giudizio, il futuro del cristianesimo mondiale.
Kasper dal suo appartamento non distante dal colonnato di San Pietro non
si sente solo di tracciare un bilancio sui suoi 80 anni di vita e sullo stato
di salute dellecumenismo e sulla crisi di Dio in veste religiosa del
Vecchio Continente, come direbbe il suo amico e teologo Johann Baptist
Metz, ma anche di rifettere, nel profondo, sul gesto della rinuncia di Be-
nedetto XVI: In questo atto non ho solo visto un grande gesto di amore
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e di sacrifcio ma una sintesi dello stile di Ratzinger. Un Pontefce e un
fne teologo che in tutti i suoi scritti, a partire dal libro Introduzione al
cristianesimo, ci ha sempre aiutati ad andare alle radici della nostra fede,
a riscoprire lidentit cattolica. E rileggendo tutto il suo pontifcato a par-
tire dai grandi gesti ecumenici verso gli ortodossi, i protestanti ma anche
gli ebrei, quello che forse mi ha sempre sorpreso in lui la sua attenzione
alle radici della nostra fede ma anche al primato della spiritualit rispetto
a tutto.
Eminenza, cosa ricorda degli anni di Tubinga, della protesta studen-
tesca del 1968 e di Hans Kng, di cui fu assistente universitario?
Ricordo la contestazione degli studenti, le diffcolt della recezione del
Concilio nella sua giusta interpretazione. Di quegli anni ricordo la mia
collaborazione non solo con Kng ma anche con Leo Scheffczyk, dei
quali come lei accennava ero assistente universitario. A Kng devo mol-
to: mi ha sostenuto nel mio dottorato e nellesame di libera docenza,
abbiamo lavorato assieme per molti anni, poi col tempo le nostre strade
si sono divise. Oggi tra noi esiste un rapporto di rispetto. Ma nulla di pi.
Devo dire che Ratzinger intu prima di altri la deriva antiromana di
Kng e la sua intenzione di costruire una teologia alternativa al magistero
della Chiesa cattolica. Anche in questo il futuro Papa aveva compreso
prima di altri la scelta di Kng di divenire, soprattutto per i media, una
specie di contraltare in tema di fede e di morale rispetto agli insegnamen-
ti della Chiesa cattolica e alla questione dellinfallibilit papale.
Per lei ancora oggi resta centrale e decisivo il Concilio Vaticano II. Ci
pu spiegare perch?
Perch l ho visto il risveglio in un certo senso creativo della fede cat-
tolica ma anche un prolungamento ideale con le lezioni di vita e di te-
ologia recepite da grandi maestri come Romano Guardini, Josef Rupert
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Geiselmann e Karl Rahner di cui rammento ancora, a memoria, alcuni
passi degli esercizi spirituali che mi diede da giovane seminarista. Il Con-
cilio, la cui recezione e applicazione completa si compir in non meno
di centanni, pu veramente rappresentare la bussola pi adeguata per
il terzo millennio e il punto di riferimento per un rinnovamento e una
purifcazione, anche alla luce degli scandali che hanno colpito la Chiesa.
Nello spirito del Concilio, lei si trovato a guidare per nove anni,
dal 2001 al 2010. il Pontifcio Consiglio per lunit dei cristiani. Che
bilancio si sente di fare di questo intenso periodo?
Mi sono trovato a raccogliere il peso di grandi eredit come quella di
Bea, Willebrands e Cassidy. Sono stati anni importanti, sotto vari profli:
dai grandi gesti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI nel campo ecu-
menico allenciclica Ut unum sint, alla stesura della Dichiarazione co-
mune luterano-cattolica sulla giustifcazione della fede del 1999. Quello
che oggi posso affermare che la mia azione ha avuto come riferimento
lecclesiologia di Yves Marie Congar. Trovandomi a confronto con le
tante diversit del mondo cristiano, dagli ortodossi ai protestanti, mi sono
spesso ritrovato in questa frase del teologo domenicano francese: Tutto,
o quasi tutto, uguale, eppure tutto diverso. Mi torna spesso in mente
la proibizione che esisteva per noi cattolici di frequentare le lezioni nelle
facolt evangeliche, un fatto che oggi sarebbe impensabile. Anche questo
un frutto del Vaticano II. Rammento spesso le parole di Giovanni Paolo
II, il suo desiderio di arrivare a una reale unit delle Chiese e il suo met-
tersi a disposizione in ogni modo perch il cammino di unit non venga
disperso. Come si dice, spesso i muri nel cammino ecumenico sono stati
abbassati ma non certo abbattuti.
Quali sono le sue attese per la Chiesa del terzo millennio soprattutto
in Europa, anche alla luce del prossimo Conclave?
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Una sfda che ci attende la riscoperta ma anche la rivitalizzazione delle
radici cristiane dellEuropa alla luce di una nuova evangelizzazione che
risvegli i segni della nostra fede, anche quelli culturali, e riscopra il va-
lore dei sacramenti, come la confessione: dove non c pi una pratica
dei sacramenti rischia anche di scomparire la fede. Un uomo che non
ha memoria delle sue radici destinato a non avere un orientamento.
su questo snodo che si gioca il cristianesimo in Europa. E poi credo
che dallAsia e in particolare dalla Cina, come intu Giovanni Paolo II,
verr il futuro della Chiesa. Di fronte alla secolarizzazione a noi europei
toccher di essere minoranza creativa e qualitativa, se saremo in grado.
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Quei libri come una carezza
sul volto di Cristo
di Davide Rondoni
S
ono libri carezze sul viso di Ges. Se cos si pu dire. Sono libri dove
tutto limpiego della intelligenza, della fnezza e anche del duro scon-
tro esegetico formano infne la forza tremante di chi allunga una carezza
estrema al volto amato. Per liberarlo dalle ombre. Dalle ragnatele della
dubbiosit. Dalla falsa devozione che fa diventare quel viso una masche-
ra di cera. E sono stati libri bomba. Hanno riproposto al centro il vero
centro. Hanno insomma detto quale la vera questione su cui discutere,
la cosa da raccontare e su cui ritrovarsi.
Era un suo sogno. Forse la sua lieta ossessione. Per il teologo di lungo
corso Joseph Ratzinger il desiderio di scrivere un libro su Ges si doveva
compiere secondo i progetti che aveva confessato terminando una
lunga carriera come Bibliotecario Vaticano. Invece. Lelezione a Papa
lo ha distolto da quella meta sognata di defnitiva curvatura sugli studi e
sulla scrittura. Ma non lo ha strappato dal suo sogno. E il libro su Ges
lo ha scritto. Il suo libro su Ges, anzi, direi, il suo libro per Ges. La
prima caratteristica che ho scorto in questi libri dessere un gesto deli-
cato di rispetto, appunto una specie di carezza dellanziano teologo sul
viso di Ges, cos impolverato e offeso, cos tenuto nellombra. Landa-
mento pacato e deciso dello stile con cui si addentra in questioni ardue,
persino il modo in cui sosta davanti a problemi inestricabili, sono indizi
di un procedere rispettoso delloggetto e anche della fatica di quanti con
tale oggetto si sono misurati. Lo sviluppo del ritratto di Ges compiuto
da Ratzinger ha come primo obiettivo assicurarci che non abbiamo a che
fare con un fantasma. Aver fede in Ges non signifca annaspare nel
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vuoto. Il rapporto con Ges non una fantasia. Se cos fosse, la fede
sarebbe un affare per gente spostata. Per chi non usa pi la ragione. Per
chi insomma non pi un uomo. Ges non una ricostruzione, una fn-
zione creata a posteriori magari proprio in nome della fede. La sua pacata
ma ferma decostruzione o meglio ridimensionamento del cosiddetto
metodo storico-critico si svolge in nome di una ermeneutica di pi ampio
respiro che non ne elude le sfde e le possibilit. Il Papa sa che la pretesa
di leggere i Vangeli come puri documenti errata. Perch la loro natura
di testo non desser semplici documenti. Sarebbe come se noi leggessi-
mo una poesia damore principalmente come fonte documentaria di una
certa epoca. Il che non signifca che i vangeli siano invenzione, ma
che la preoccupazione dei loro estensori e la natura del loro parlare non
documentario ma di annuncio. E dunque solo lesperienza di stare in
quellannuncio rende veramente intellegibili i loro testi.
Ratzinger sembra attento al richiamo di Guardini: non si pu fare una psi-
cologia del personaggio Ges. Almeno in chiave teologica. Noi scrittori
ci proviamo ed il nostro meraviglioso disastro. Dunque nei tre libri su
Ges non c indugio di carattere psicologico sulluomo di Nazareth. Si
tratta di una opera di pulitura ovvero di liberazione da incrostazioni. La
carezza che solleva le ombre. Sembra che il Papa non sia preoccupato di
donarci il suo Ges, non intende consegnarci un suo ritratto personale
del Nazareno. Sa che lo conosciamo o lo possiamo riconoscere. La sua
ricerca del volto di Ges non coincide con una invenzione. O meglio
una inventio ma nel senso di una ricerca, di una messa a fuoco. Per
il Papa, il popolo conosce Ges, o pu conoscerlo se ne fa esperienza. Il
Papa non cerca tinte nuove per il suo personaggio principale. Piuttosto
attraverso lattenzione che dedica in particolare al Vangelo di Giovanni e
a certi episodi, ci avvicina al fulcro stesso della fgura di Ges: il suo mi-
sterioso legame con il Padre. La sua natura straordinaria. Non si intende
il Ges storico astraendolo dalla portentosa e drammatica storia del po-
polo dellAntico Testamento e della sua fede in un Dio impronunciabile
e inattingibile. Il fascino e la questione Ges tutta nel suo misterioso
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legame di immedesimazione con Dio Padre. L sta il motivo di interesse
ultimo e decisivo della sua fgura e non in uno o laltro dei caratteri di
umanit eccezionale che ne sono il segno. La carezza di Joseph Ratzinger
a Ges cosciente che non data a un volto solo umano. Per questo men-
tre avvicina il lume della candela del suo ingegno a quel Viso, lui stesso
trema, si concentra e sorride.
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La svolta della Caritas in veritate
Il dono, rivoluzione per leconomia
di Stefano Zamagni
Q
uale stato il contributo di pensiero di papa Benedetto XVI allap-
profondimento e alla dilatazione del raggio dazione della Dottrina
sociale della Chiesa (Dsc)? Chiaramente, il riferimento qui sia alla Ca-
ritas in veritate (Cv, 2009) e allenciclica per cos dire preparatoria, Deus
Caritas Est, sia ai messaggi che, in varie occasioni, sono stati pubblicati
successivamente. Prima di suggerire tre sottolineature di centrale rilevan-
za, una annotazione di carattere generale. La grande novit dellopera del
Papa risiede nel metodo, cio letteralmente nella via tracciata per leggere
le res novae di un tempo, quale lattuale, connotato da due eventi as-
solutamente inediti: la globalizzazione delleconomia e soprattutto della
fnanza che spesso viene confusa con linternazionalizzazione delle re-
lazioni economiche, che esiste da secoli e la terza rivoluzione industria-
le, quella delle nuove tecnologie, che ha modifcato alla radice i modi
di produzione e, in particolare, lorganizzazione del lavoro nelle impre-
se. Alla luce dei quattro principi immutabili della Dottrina sociale, Papa
Ratzinger legge la realt offrendoci una interpretazione del tutto origina-
le: dopo la necessaria denuncia di un certo modello di ordine sociale e i
suggerimenti per lenirne gli effetti a volte devastanti, vanno altres indi-
cate quali alternative, tra quelle realisticamente possibili, sono in grado
di catturare lo spirito, lanima del messaggio cristiano. Il Cristianesimo
infatti una religione incarnata, non una religione incartata, fssata cio
sulla carta.
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Un primo punto cui volgo lattenzione lampliamento della nozione di
giustizia cristiana, la quale non pu essere ristretta al giudizio sul mo-
mento distributivo della ricchezza, ma deve spingersi fno al momen-
to della sua produzione. Non basta, cio, reclamare la giusta mercede
alloperaio come si legge nella Rerum Novarum (1891). Occorre chie-
dersi se il processo produttivo si svolge o meno nel rispetto della dignit
del lavoro umano; se accoglie o meno i diritti umani fondamentali; se
compatibile o meno con la norma morale. Gi nella Gaudium et Spes, al
n. 67, si era letto: Occorre dunque adattare tutto il processo produttivo
alle esigenze della persona e alle sue forme di vita. Ma in nessunaltra
enciclica di DSC si nota uninsistenza cos decisa su tale punto come
nella Caritas in veritate. Il lavoro non un fattore della produzione che,
in quanto tale, deve adattarsi, anzi adeguarsi alle esigenze del processo
produttivo per accrescerne leffcienza. Al contrario, il processo produt-
tivo che deve essere organizzato in modo tale da consentire alle persone
la loro foritura umana e da rendere possibile larmonizzazione dei tempi
di vita familiare e di lavoro.
Papa Benedetto ci dice che un tale progetto oggi, nella stagione della
societ post-industriale, fattibile, purch lo si voglia. Ecco perch invi-
ta con insistenza a trovare i modi di applicare nella pratica la fraternit
come principio regolatore dellordine economico. Laddove le encicliche
precedenti parlano di solidariet, la Caritas in veritate parla di fraternit,
perch una societ fraterna anche solidale, ma il viceversa non vero.
Lappello a porre rimedio allerrore fondamentale della cultura contem-
poranea che ha fatto credere che una societ democratica potesse progre-
dire tenendo tra loro disgiunti il codice delleffcienza che basterebbe
da solo a regolare i rapporti entro la sfera delleconomico e il codice
della solidariet che regolerebbe i rapporti intersoggettivi entro la sfera
del sociale. questa dicotomizzazione ad avere impoverito, senza alcuna
ragione oggettiva, le nostre societ.
Un secondo punto degno di sottolineatura. Nella Caritas in veritate i
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termini impresa e imprenditore sono quelli che ricorrono pi frequen-
temente. Nulla di simile si riscontra nelle encicliche precedenti, dove
il termine impresa veniva evocato solo di sfuggita. Perch? Benedetto
XVI dimostra di aver afferrato il proprium dellattivit imprenditoriale,
che quello non di mirare alla massimizzazione del proftto, ma del va-
lore condiviso come oggi lo si chiama. Il proftto la misura, non il
fne di fare impresa. Ecco perch nellenciclica si rifuta lidentifcazione
dellimprenditore con la fgura del capitalista e quindi si riconosce che,
accanto alla forma capitalistica di impresa, devono poter trovare posto,
nel mercato, altre forme di impresa, da quella cooperativa a quella socia-
le, a quella di comunione, a quella non proft. ( la prima volta che in un
documento magisteriale di DSC queste tipologie di impresa ricevono un
riconoscimento uffciale).
a partire da quanto detto al punto precedente che il Papa si spinge, con
unaudacia fuori dal comune, fno ad affermare che il principio del dono
come gratuit non il dono come regalo deve entrare nellordinaria at-
tivit economica. Questa la bestemmia che i poteri forti del mercato,
soprattutto fnanziario, non gli hanno perdonato. Cosa ha mai a che fare
la dimensione delleconomico con il dono? Non forse vero che lagire
economico retto dalle ferree leggi del mercato? Non per caso suff-
ciente che limpresa pratichi la flantropia, il welfare aziendale per dirsi
socialmente responsabile? Il Papa, raffnato teologo, nel rispondere con
un deciso no ad interrogativi del genere, viene a ribadire che la logica
della gratuit non pu essere ridotta ad una dimensione puramente etica,
perch la gratuit non una virt. La giustizia una virt etica e non si
dir mai abbastanza della sua importanza; la gratuit riguarda piuttosto
la dimensione sovra-etica dellagire umano, perch la sua logica la so-
vrabbondanza mentre quella della giustizia la logica dellequivalenza.
in ci il novum delleconomia civile di mercato, un modello questo
diverso sia dalleconomia sociale di mercato sia dalleconomia liberista
di mercato.
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Infne, di un terzo aspetto preme dire. Esso riguarda il sottotitolo della
Caritas in veritate: Per lo sviluppo umano integrale. La parola chiave
qui integrale. Lo sviluppo umano si compone di tre dimensioni: la
crescita (misurata ancor oggi dal Pil); la dimensione socio-relazionale;
la dimensione spirituale. Ebbene, lo sviluppo umano integrale quando
le tre dimensioni sono prese in modo congiunto, cio in forma moltipli-
cativa e non additiva, come invece si ritiene comunemente. Ci signifca
che non lecito, allo scopo di aumentare la crescita, sacrifcare una o en-
trambe le altre dimensioni. Ad esempio, non sono legittimi leggi o decreti
che, nel tentativo di corto respiro di aumentare il Pil, annullino la festa,
il cui senso radicalmente diverso da quello del riposo. Ovvero, varare
provvedimenti che, per aumentare le entrate fscali, sanciscano, di fatto,
la legalizzazione delle ludopatie. O ancora, intervenire sul mercato del
lavoro con misure che, al fne lodevolissimo di migliorare la partecipa-
zione della donna allattivit lavorativa, mettano a repentaglio la tenuta
del progetto educativo della famiglia. E cos via.
Ora, a prescindere dal fatto che come si dimostra provvedimenti del
genere conseguono gli effetti desiderati solo nel breve termine, la que-
stione centrale che papa Ratzinger pone quella della libert. Sviluppo,
letteralmente, signifca assenza di viluppi, di impedimenti di varia na-
tura. Battersi per lo sviluppo vuol dire allora battersi per lallargamento
dello spazio di libert delle persone: libert intesa, per, non solo in senso
negativo come assenza di impedimenti, e neppure solo in senso positivo
come possibilit di scelta. Bisogna aggiungervi la libert per, cio la li-
bert di perseguire la propria vocazione. questa prospettiva di discorso
che, nelle condizioni storiche attuali, mentre permette di superare sterili
diatribe a livello culturale e dannose contrapposizioni a livello politico,
permette di trovare il consenso necessario per nuove progettualit.
Il XV secolo stato il secolo del primo Umanesimo; allinizio del XXI
secolo sempre pi forte si avverte lesigenza di un nuovo Umanesimo.
Allora fu la transizione dal feudalesimo alla societ cittadina il motore
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decisivo del mutamento; oggi, un passaggio depoca altrettanto radi-
cale: quello dalla societ industriale a quella post-industriale. Questio-
ne migratoria, aumento endemico delle diseguaglianze sociali; confitti
identitari; questione ambientale; problemi di biopolitica e biodiritto sono
solamente alcune delle espressioni che dicono dellattuale disagio di ci-
vilt (S. Freud). Di fronte a tali sfde, il mero aggiornamento di vecchie
categorie di pensiero o il ricorso a raffnate tecniche di decisione colletti-
va non servono alla bisogna. Occorre osare vie nuove. Rispetto a ci, non
si potr negare che lopera e lapporto di papa Benedetto XVI sono stati
e sperabilmente continueranno ad essere semplicemente decisivi.
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Attenti alluomo, non solo alla fnanza
di Massimo Calvi
L
a Caritas in veritate lenciclica che fssa il pensiero sociale di Be-
nedetto XVI, ma in diverse occasioni papa Ratzinger ha trattato temi
economici rimarcando limportanza di concetti chiave come etica e
fducia, invitando agli investimenti nelleconomia reale e condannan-
do gli eccessi della speculazione fnanziaria. Leconomia non funziona
solo con unautoregolamentazione di mercato, ma ha bisogno di una ra-
gione etica per funzionare per luomo, dice Benedetto XVI, nellago-
sto 2011, ai giornalisti in viaggio verso la Gmg di Madrid. Nel marzo
dellanno precedente parlando agli industriali romani in udienza aveva
sottolineato limportanza di non cedere alla tentazione di distogliere gli
investimenti dalleconomia reale per privilegiare limpiego dei propri ca-
pitali nei mercati fnanziari, in vista di rendimenti pi facili e pi rapidi,
ricordando che laccesso a un lavoro dignitoso per tutti deve costituire
un obiettivo prioritario. Nel maggio 2011, nelludienza ai partecipanti
al congresso internazionale del Pontifcio consiglio Giustizia e Pace, la
sua attenzione si era concentrata sui gravi danni che pu arrecare una
speculazione senza limiti nei mercati fnanziari e in quelli delle derrate
alimentari. Il 20 dicembre scorso, Benedetto XVI ha frmato un articolo
sul quotidiano fnanziario Financial Times, vera novit per un Papa, nel
quale ricordando le parole di Ges rendi a Cesare ci che di Cesare e a
Dio ci che di Dio, mette in guardia nei confronti sia della politiciz-
zazione della religione sia della deifcazione del potere temporale, come
pure dellinstancabile ricerca della ricchezza. I cristiani si oppongono
allavidit e allo sfruttamento nel convincimento che la generosit e
lamore sono la via che conduce alla pienezza della vita. Ancora, nel
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Messaggio per la XLVI Giornata della Pace, il primo gennaio 2013, il
Papa afferma che uno dei diritti oggi pi minacciati il diritto al lavoro,
mentre sembra dominare una visione per cui lo sviluppo economico
dipenderebbe soprattutto dalla piena libert dei mercati.
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7
I punti fermi
Vita e famiglia verit per tutti
di Luciano Moia
L
a nuova evangelizzazione dellEuropa passa attraverso la famiglia,
realt insostituibile per la trasmissione della vita, per leducazione
delle coscienze e per ridare fducia a una societ sempre meno aperta a
prospettive di speranza. Ne convinta Monique Baujart, avvocato, ma-
dre di quattro fgli, responsabile del settore Famiglia e societ della Con-
ferenza episcopale francese.
Pi volte il Papa in questi anni ha fatto riferimento a vita, famiglia
e libert educativa come a temi non negoziabili. Come possibile
in una societ sempre pi laicizzata mostrare la verit profonda di
questa affermazione?
Papa Benedetto XVI ha parlato di principi non negoziabili in un discorso
ai parlamentari europei nel marzo 2006. E ha avuto cura di precisare che
quei principi sono comuni a tutta lumanit, anche se non sono verit di
fede. Secondo il Papa la loro difesa non ha alcunch di confessionale ma
riguarda il rispetto della dignit umana e lilluminazione delle coscienze.
Daltra parte non possiamo neppure presentare questi aspetti, che
sono le strutture portanti della societ, come verit relative
qui tutto il problema. Quando la Chiesa interviene nel campo della giu-
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stizia sociale, per difendere i poveri e gli esclusi, la sua parola ascoltata
e accettata. Al contrario, sono tanti quelli che considerano linizio e la
fne della vita e lorganizzazione della famiglia espressioni della libert
individuale. Costoro sono convinti di non dover rendere conto a nessuno
di queste scelte e non riconoscono alcuna incidenza sociale per le loro
decisioni personali.
Come entrare in dialogo con queste persone?
Una prima pista per fare intendere la parola della Chiesa quello di divul-
gare meglio lantropologia cristiana, di ristabilire una visione delluomo
come essere razionale. solo prendendo coscienza della nostra interdi-
pendenza un punto sul quale Papa Benedetto ha spesso insistito che le
persone possono cominciare a misurare limpatto delle proprie decisioni
sulla vita degli altri e sul bene della societ.
Vita e famiglia possono diventare punti determinanti per quella nuo-
va evangelizzazione dellEuropa auspicata dal Papa?
La famiglia sempre stata un vettore fondamentale di evangelizzazione
e sempre lo sar. In famiglia non si trasmette solo la fede, ma si im-
parano condivisione, perdono, riconciliazione, attenzione ai pi piccoli,
tenerezza, gratuit. Come la gratuit potrebbe trovare posto nellambito
delleconomia se questo sentire non stato gi trasmesso in famiglia? Le
famiglie, anche quelle ferite, offrono cammini dumanizzazione e mo-
menti privilegiati per percepire la presenza di Dio.
Rimane il problema di trasmettere tutto ci in una realt sociale che
appare sempre meno sensibile a questi valori.
Eppure, in Francia l89% dei giovani dai 25 ai 34 anni spera di costruire
il proprio futuro familiare con una solo persona. E sempre con quella.
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Daltra parte il 40% dei matrimoni termina con un divorzio. La nuova
evangelizzazione potr aiutare le famiglie a riscoprire le risorse della tra-
dizione cristiana che permettono alle coppie di nutrire il proprio amore e
di fare del tempo un alleato e non un nemico per la vita coniugale.
Oggi per le coppie sono sempre pi sole. E, quando cominciano i
problemi, non possono contare su alcun sostegno.
Purtroppo vero. Il tempo consacrato alla famiglia non gode di alcun
riconoscimento sociale, visto che gli unici aspetti che contano sono quelli
economici. Inoltre viene valorizzato il cambiamento permanente (moda,
tecnica, lavoro) e deprezzato lo sforzo dei legami familiari nel tempo.
La Chiesa per deve incidere nella cultura della provvisoriet. Non
forse il momento di intercettare queste urgenze con nuove sensibilit
pastorali?
Dobbiamo innanzi tutto comprendere le domande che le coppie e le fa-
miglie oggi si pongono e che non sono le stesse di ieri. Occorre fare at-
tenzione a non dare risposte prima di aver ascoltato i problemi autentici.
Occorre anche armonizzare meglio le indicazioni delletica sociale con
quelle della morale individuale. Ma la Chiesa pu attingere al tesoro del-
la sua eredit per rinnovare i simboli di matrimonio e famiglia e renderli
pi accessibili ai giovani di oggi.
Forse troppe famiglie cristiane oggi hanno dimenticato la forza della
testimonianza.
vero, dobbiamo incoraggiare le famiglie a testimoniare la positivit
rappresentata proprio dalla vita familiare. Ma in modo realistico. Il per-
corso della famiglia non un lungo fume tranquillo. Ci sono alti e bassi,
avvisi di tempesta e attraversamenti di deserto. Tutto questo fa parte della
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
vita e, quando si superano le crisi, il legame se ne rafforzato.
Le crisi non superate aprono per sofferenze che si allargano a tutta
la societ. Qual il valore mancante che rende pi pesante il quadro
sociale?
La fducia. In s, nellaltro, in Dio. Senza fducia, non sono possibili n
promesse n alleanze. Papa Benedetto ha sottolineato a pi riprese la
gravit di questa perdita di fducia nella societ. La famiglia che funziona
resta il luogo in cui la fducia si pu imparare e sperimentare. Ecco per-
ch, per la societ e per la Chiesa, il suo valore inestimabile.
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Da Valencia allItalia in tre tappe
E
ducazione alla fede. Educazione ai valori. Lavoro e festa.
Sono gli argomenti dei tre Incontri mondiali delle famiglie pre-
sieduti da Benedetto XVI. Un percorso coerente, da Valencia 2006 a Mi-
lano 2012, in cui il Papa ha ribadito alcuni punti chiave del suo magiste-
ro. Laffetto con il quale i nostri genitori ci accolsero nei primi passi in
questo mondo disse Papa Ratzinger a Valencia, nellomelia della Messa
conclusiva come un segno e prolungamento sacramentale dellamore
benevolo di Dio dal quale veniamo. Lesperienza di essere accolti e amati
da Dio e dai nostri genitori il fondamento solido che favorisce sempre
la crescita delluomo. Concetti ribaditi tre anni pi tardi, nel gennaio
2009, allIncontro di Citt del Messico, dove il Papa non riusc ad essere
presente ma dove fece arrivare il calore della sua vicinanza, grazie a un
collegamento via satellite. Il ricordo dellIncontro di Milano, nel giugno
scorso, ancora freschissimo. Lintensit di quelle giornate, lentusiasmo
degli incontri dal saluto di cinquantamila cresimandi a San Siro alla
festa delle testimonianze rimasto nel cuore di tutti coloro che hanno
vissuto direttamente o seguito via tv o internet, quei momenti straordinari
culminati nella celebrazione eucaristica della domenica, alla presenza di
oltre un milione di persone.
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8
Uno sguardo pi grande
Verso i lefebvriani con cuore di padre
di Andrea Galli
I
l giorno in cui il mondo ha appreso della rinuncia di Benedetto XVI al
pontifcato, l11 febbraio, circolato anche un comunicato stampa da
Menzingen, paesino di 4mila abitanti nel Cantone di Zugo, in Svizzera,
dove ha sede la casa madre della Fraternit sacerdotale San Pio X. Poche
righe con le quali si rendeva omaggio, nonostante le differenze dottri-
nali, al coraggio di Ratzinger nellaver ricordato che la Messa tradi-
zionale non era mai stata abrogata e per aver rimesso le scomuniche ai
quattro vescovi consacrati in modo illecito da Lefebvre nel 1988; inoltre
un grazie per la forza e la costanza dimostrata negli ultimi anni, oltre
allassicurazione di preghiere per lui da parte dei sacerdoti del sodalizio
tradizionalista. Poche righe che potrebbero essere lultimo atto di una
vicenda pluridecennale, costata tempo, fatica e sofferenze. Un rapporto,
quello fra i lefebvriani e il teologo bavarese, che per i primi si pu sinte-
tizzare con odi et amo, per il secondo con limmagine evangelica del
padre in attesa del fgliol prodigo.
Ratzinger per Lefebvre fu in principio un avversario: lenfant prodige
del Concilio, ispiratore del cardinale Frings, uno degli esponenti insieme
a Rahner, Kng e altri della teologia renana riversatasi nel Tevere. Uno
dei sovvertitori della Chiesa, insomma. Dopo la sua nomina a prefetto
della Congregazione per la dottrina della fede, nel 1981, divenne per
un interlocutore prezioso e rispettato: uno dei cardinali pi sensibili alle
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istanze del mondo anti-conciliare. Fu lui il protagonista delle trattative
che portarono a un memorandum di intesa frmato dallo stesso Lefebvre,
nel 1988, e che sembrava il passo fnale verso una piena riconciliazione.
Poi il colpo di scena, uno dei tanti: il 30 giugno dello stesso anno si arriv
infatti allo scisma.
Uno strappo di tale gravit avrebbe prostrato molti e ne avrebbe dissuasi
ancora di pi dal continuare sulla strada del dialogo. Non Ratzinger, per.
Nemmeno un mese dopo, il 18 luglio, a Santiago, di fronte ai vescovi del
Cile, tenne un discorso memorabile. un compito necessario difendere
il Concilio contro monsignor Lefebvre, come valido e vincolante per la
Chiesa, disse chiaramente allassemblea. Con altrettanta chiarezza spie-
g poi che la reazione lefebvriana era s una risposta sbagliata, ma a un
problema reale: la falsifcazione del Concilio, con la conseguente seco-
larizzazione penetrata dentro Chiesa, la disobbedienza, la deformazione
della liturgia, lirenismo dottrinale. E richiam la necessit di salvaguar-
dare il bene sommo dellunit della Chiesa, con la stessa carit e umilt
spese nel processo ecumenico con confessioni cristiane divise da Roma
da ben pi tempo e da ben pi profonde divergenze rispetto a chi rifutava
il Concilio.
Ratzinger ha continuato a tendere la mano anche una volta divenuto Be-
nedetto XVI. Avrebbe potuto farne a meno e risparmiarsi sospetti, in-
comprensioni, campagne di stampa al vetriolo. Invece, il 29 agosto 2005,
solo quattro mesi dopo lelezione al soglio pontifcio, ha voluto ricevere
in udienza il vescovo Bernard Fellay, superiore generale dei lefebvriani.
Con il motu proprio Summorum Pontifcum, il 7 luglio 2007, ha libe-
ralizzato lantica forma del rito romano. Il 24 gennaio 2009 ha tolto le
scomuniche del 1988. E alle contestazioni ha risposto, in modo simile a
quanto fatto 20 anni prima in Cile, con una lettera inviata ai vescovi di
tutto il mondo il 10 marzo 2009 e che rester tra gli scritti pi intensi del
suo pontifcato. Condurre gli uomini verso Dio, verso il Dio che parla
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nella Bibbia: questa la priorit suprema e fondamentale della Chiesa e
del Successore di Pietro in questo tempo scriveva nella missiva , da
qui deriva come logica conseguenza che dobbiamo avere a cuore lunit
dei credenti. E in un altro passaggio: Pu lasciarci totalmente indiffe-
renti una comunit nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi,
6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164 suore e mi-
gliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla
deriva lontani dalla Chiesa?. E ancora: A volte si ha limpressione che
la nostra societ abbia bisogno di un gruppo almeno al quale non riserva-
re alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con
odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi in questo caso il Papa perde
anche lui il diritto alla tolleranza e pu pure lui essere trattato con odio,
senza timore e riserbo. Sono seguiti, tra il 2009 e il 2011, i colloqui
dottrinali tra la Santa Sede e Menzingen. Il 14 settembre 2011 il car-
dinale Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede,
ha sottoposto a Fellay un preambolo dottrinale, la cui sottoscrizione era
considerata indispensabile per il riconoscimento dei lefebvriani e il loro
collocamento nella Chiesa dal punto di vista canonico. Ne nato un rim-
pallo, andato avanti fno al 13 giugno 2012, quando Levada ha presentato
le valutazioni riguardo allultima mezza risposta dei lefebvriani, ritenuta
insuffciente, sollecitandone una defnitiva e prospettando uffcialmente,
nel caso di un superamento della frattura, la concessione alla Fraternit
San Pio X dello status di prelatura personale. Quella risposta defnitiva da
parte di Fellay e confratelli non per arrivata. Il pontifcato di Benedet-
to XVI al termine: a un padre, a un Santo Padre, non sar cos concesso
di riabbracciare, come vorrebbe la parabola, il fglio che era perduto ed
stato ritrovato.
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Nel solco di Benedetto ha colto lessenza.
Nulla anteporre allamore di Cristo
di Enzo Bianchi
S
ubito dopo lelezione a Papa di Joseph Ratzinger osservavo come non
fossero estranei alla scelta del nome la sosta compiuta a Subiaco alla
vigilia del Conclave, lamore sempre mostrato per la regola di Benedetto
e il signifcato che il padre dei monaci dOccidente ha per il cristianesimo
europeo. E sottolineavo come il cardinal Ratzinger fosse sempre stato
convinto testimone di una parola in particolare della regola benedetti-
na: Nulla assolutamente anteporre a Cristo, nulla anteporre allamore
di Cristo. Anche oggi questo precetto monastico pu essere preso come
chiave di lettura della sorprendente rinuncia compiuta: Papa Benedetto
XVI non ha voluto anteporre a Cristo nemmeno la sua persona chiamata
a svolgere il ministero petrino. Pi volte Benedetto XVI ha sorpreso per
la sua acuta comprensione del monachesimo, anche perch, pur avendo
frequentato sovente monasteri, non aveva mai scritto su tematiche mo-
nastiche. Nel settembre 2007, durante la visita a allAbbazia di Heili-
genkreuz in Austria, ebbe modo di sottolineare la dimensione liturgica
della testimonianza monastica per il mondo contemporaneo: Noi stiamo
davanti a Dio disse ai monaci austriaci . Egli ci parla e noi parliamo
a Lui. L dove, nelle rifessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come
renderla attraente, interessante e bella, la partita gi persa. O essa
opus Dei, con Dio come specifco soggetto, o non . In questo contesto
io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella
comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tem-
pi, affnch diventi espressione della bellezza e della sublimit del Dio
amico degli uomini.
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Ma fu lanno successivo a Parigi, nello straordinario discorso rivolto al
mondo della cultura tenuto al Collge des Bernardins edifcato dai mo-
naci fgli di san Bernardo di Chiaravalle come luogo di studio e di
formazione che Benedetto XVI svilupp una lettura delle origini della
teologia occidentale e delle radici della cultura europea, identifcando-
le con il monachesimo medievale, animato dalla complementariet tra
desiderio di Dio e amore per la parole: il quaerere Deum e le let-
tere, la cultura umanistica. Ne scatur un discorso proprio di chi dietro
le cose provvisorie cerca il defnitivo, affrontando tematiche universali
e aprendo vasti orizzonti di senso. L mise in risalto come la cultura
della parola, prezioso patrimonio europeo, grazie al monachesimo si
sia sviluppata a partire dalla ricerca di Dio e come questo cercare Dio e
lasciarsi trovare da Lui oggi non meno necessario che in tempi passati.
Ne consegue, fu la rifessione di Benedetto XVI, la necessit di un ap-
proccio interpretativo della Scrittura alla luce della Scrittura stessa, che
rifugga da qualsiasi fondamentalismo nella lettura della Bibbia perch
la parola di Dio stesso non mai presente gi nella semplice letteralit
del testo. il richiamo quanto mai attuale alla misura interiore della
libert, alla sua dimensione spirituale che pone un chiaro limite allar-
bitrio e alla soggettivit istituendo un legame superiore a quello della
lettera: il legame dellintelletto e dellamore.
Oltre alla sottolineatura di una lettura orante della Scrittura e della sua
dimensione liberante, alla dimensione della preghiera che diviene lettura
della storia e lievito di cultura, il Papa volle ricordare anche come il mo-
nachesimo benedettino abbia anche saputo dare dignit al lavoro umano,
anche manuale, in unepoca in cui il saggio, luomo veramente libero si
dedicava unicamente alle cose spirituali e chi saggio magari non era ma
possedeva la terra o il potere si arricchiva con il lavoro degli altri. Cos
il cristianesimo non sar estraneo alla nascita della cultura del lavoro,
senza la quale lo sviluppo dellEuropa, il suo ethos e la sua formazione
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
nel mondo sono impensabili.
S, Benedetto XVI ha sempre colto il monachesimo come ci che ha fon-
dato la cultura dellEuropa, la ricerca di Dio e la disponibilit ad ascoltar-
lo e come forma radicale di sequela cristiana che rimane ancora oggi
il fondamento di ogni vera cultura. Cos i monaci, se fedeli al Vangelo e
alla loro grande tradizione, possono ricordare allinsieme della Chiesa il
contributo prezioso che la societ attende dai cristiani per la costruzione
di una polis segnata da giustizia, pace, libert e qualit della convivenza.
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9
Un cammino di purifcazione
Abusi, la svolta defnitiva
arrivata cos
di Elena Molinari
L
avvocato del Papa almeno negli Stati Uniti un 54enne ca-
liforniano con una moglie italiana e una casetta di famiglia a Ber-
keley, che non si fa mai fotografare ed convinto, prima ancora come
legale che come cattolico, che sotto la guida di questo Pontefce stato
fatto di pi da parte della Chiesa cattolica per affrontare la questione
degli abusi sessuali di qualsiasi altra organizzazione, civile o religiosa.
Jeffrey Lena rappresenta la Santa Sede dal 2000, e ha seguito levolversi
dello scandalo degli abusi sessuali di preti ai danni di minori negli Usa.
Negli ultimi tre anni si trovato a rispondere ad accuse mosse personal-
mente nei confronti di Benedetto XVI, secondo le quali vi sarebbe una
responsabilit penale del Pontefce nelle vicende di abuso. Tutti questi
casi, sostiene Lena, si sono sgonfati a uno a uno, ma non prima di avere
sollevato un polverone mediatico. Due anni fa, Jeffrey Anderson, avvo-
cato di un gruppo di vittime, addirittura accus il Papa di crimini contro
lumanit di fronte alla Corte penale internazionale dellAja.
Avvocato Lena, come si conclusa quella vicenda?
Anderson ha ritirato silenziosamente le accuse. Lidea che la Corte pe-
nale internazionale potesse prendere in esame un caso contro Benedetto
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
XVI, considerato senza riserve uno dei pi grandi difensori dei diritti
umani del nostro tempo, sia insensata sia offensiva. Non c niente che
il Papa ha fatto che possa essere considerato un crimine contro lumanit.
Semplicemente, le accuse non erano sostenibili. Non c stato bisogno
di alcuna pressione da parte nostra. I giudici non avrebbero mai preso
in esame il caso. Anderson lha presentato per far notizia e lha ritirato
prima che venisse clamorosamente respinto.
In questi giorni si parla della presunta perdita di immunit legale di
Ratzinger una volta che non sar pi Pontefce. davvero cos?
In realt, contrariamente alle rifessioni disinformate di una manciata di
imprudenti, la rinuncia del Santo Padre di fatto avr nessun impatto sulla
sua posizione legale.
Pu spiegare meglio?
Un capo di Stato, quando in carica, gode dellimmunit per tutti i suoi
atti, sia pubblici sia privati. Quando non si pi capo di Stato, gli atti
uffciali compiuti durante lo svolgimento delle proprie funzioni sono an-
cora coperti dallimmunit. Mi impossibile pensare a un atto del Papa,
quando in carica, che non si legato alla sua funzione.
Limmunit quindi non sparisce...
Lunico elemento che un ex capo di Stato perde linviolabilit personale,
che non permette che ci si possa avvicinare a un capo di Stato, rivolgergli
la parola o consegnargli qualcosa. Ma generalmente gli ex leader conti-
nuano a godere di questa protezione, come consuetudine, anche dopo la
fne del loro mandato. Questo il motivo per cui qualunque ipotesi che il
Papa possa essere citato in giudizio totalmente senza fondamento.
Che cosa cambiato nellatteggiamento della Chiesa nei confronti
degli abusi sessuali negli ultimi dieci anni?
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Molto. Si tratta di una storia di successo che non viene mai raccontata
in modo adeguato. Se vero che si pu sempre fare di pi, questo Papa
ha il merito di aver riconosciuto il problema e di aver aiutato la Chiesa a
cambiare atteggiamento.
Che cosa si voleva dimostrare nei casi in cui stato chiamato in causa
il Papa personalmente?
Laccusa sosteneva che il Papa responsabile per tutti gli abusi sessuali
commessi da preti in tutto il mondo. Ma non una tesi giuridica valida.
Lidea che il Papa controlli tutte le diocesi o tutti i preti del mondo falsa.
Il Papa stabilisce le regole per la Chiesa, ma farle rispettare spetta alle
diocesi. Una struttura governativa gerarchica non si traduce nella respon-
sabilit diretta della persona al suo vertice.
Non si tratta dunque solo di dimostrare che un sacerdote di una dio-
cesi un dipendente del Vaticano, come alcuni legali hanno tentato,
invano, di fare?
No, perch se anche un prete della curia romana si rendesse colpevole di
un crimine, il Papa non ne sarebbe responsabile. La responsabilit penale
personale e non si trasferisce attraverso le organizzazioni.
A che punto sono i casi aperti contro il Vaticano?
Ce nerano tre negli Usa. Il pi famoso verteva attorno a padre Lawrence
Murphy, a Milwaukee (Wisconsin). Si sosteneva che Joseph Ratzinger
si fosse rifutato di ridurre il sacerdote allo stato laicale. Unaccusa fal-
sa. Lavvocato dei querelanti, ancora una volta Anderson, ha ritirato la
denuncia un anno fa. Unaltra querela era stata avanzata a Chicago nel
2010, sempre da Anderson, con molta fanfara. Anche quella stato riti-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
rata, senza pubblicit. Infne, cera il caso dellOregon, nel quale sempre
Anderson voleva dimostrare che un sacerdote di una diocesi americana
implicitamente un impiegato del Vaticano. In questo caso stato il giudi-
ce a respingere la tesi, lo scorso agosto, ma il querelante ha fatto appello.
Pensa che altri casi potranno essere presentati?
Abbiamo gi una serie di giudizi a nostro favore. diffcile pensare a
nuove denunce.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Dalla parte delle vittime
per una pulizia radicale
di Salvatore Mazza
C
i sono le vittime. E i carnefci. E poi ci sono i complici, a diversi
livelli e gradi di responsabilit. Le vittime vengono prima. E i colpe-
voli vanno puniti. Cos come i loro complici, che anche nelle circostanze
meno dirette, o suggerite da intenzioni buone, ma sicuramente distorte,
che non implicano rilievi penali, devono fare ammenda dei loro compor-
tamenti. Volendo riassumere nella pi estrema delle sintesi la dottrina
Ratzinger sui casi di abusi sessuali perpetrati sui minori da parte di perso-
nale ecclesiastico, sono quelli i termini essenziali da riassumere. Termini
che, tuttavia, non danno conto della vera e propria rivoluzione portata da
Benedetto XVI, che della lotta contro la pedoflia nella Chiesa ha fatto un
punto fermo del suo pontifcato, proseguendo nellazione che aveva ini-
ziato ancora da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Una operazione pulizia radicale, minuziosa iniziata dal giorno dopo
la sua elezione, e cio ben prima che i contorni di quella vera e propria
tragedia riesplodessero sui media di tutto il mondo, tentando in modo
anche ridicolo, a volte, come nei casi ricordati qui a fanco dallavvocato
Jeff Lena di tirarlo in ballo anche personalmente.
Pi dei passaggi tecnici spesso complessi attraverso i quali que-
sta lotta s dispiegata passo dopo passo, quello che ancora di pi va
sottolineato come Papa Ratzinger sia intervenuto con determinazione
assoluta a smontare prima di tutto quellidea omertosa che, in nome di
un presunto bene superiore lintegrit dellimmagine della Chiesa
ha portato per decenni a nascondere, minimizzare, insabbiare i casi che
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
di volta in volta venivano fuori, senza che ci si preoccupasse che, in tal
modo, una nuova violenza fosse compiuta sulle vittime, che diventavano
cos vittime due volte.
Papa Ratzinger, in sostanza, ha detto chiaramente e inequivocabilmente
che nessun presunto bene superiore della Chiesa pu essere anteposto
alle vittime. Che vengono prima di tutto, che vanno ascoltate e aiutate,
accompagnate se e quando necessario. Ha detto, con altrettanta chiarez-
za, che non si dovr mai pi tacere di fronte allo scandalo; e che non
ha nessuna importanza il fatto, pur accertato, che le statistiche dicano il
contrario di quanto strillano i giornali, riconoscendo la minima incidenza
percentuale nella Chiesa di tali casi rispetto ad altre istituzioni, perch
anche un solo ministro di Dio che si macchi di questo crimine orrendo
gi uno di troppo, e sporca tutta la Chiesa, che di Dio. Mai pi deve
succedere.
Il risultato di questa ferrea determinazione del Papa sotto gli occhi di
tutti, e non lo vede solo chi non vuole riconoscerlo. Sono cadute teste
illustri, a cominciare da Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Le-
gionari di Cristo, e ben 77 vescovi in tutto il mondo hanno presentato le
proprie dimissioni per le loro corresponsabilit. Soprattutto, dallo scor-
so dicembre tutte le Conferenze episcopali del mondo si sono dotate di
proprie linee-guida per affrontare nuovi casi che dovessero ripresentarsi.
Perch la vergogna del passato non possa ripetersi.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
10
Un cuore solo
Il Pontefce dellecumenismo
di Salvatore Mazza
U
n contributo sostanziale e decisivo, quello di Papa Benedetto, al
progresso ecumenico. A metterlo in evidenza il Patriarca Ecume-
nico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che in questa intervista esclusiva
sottolinea la decisione con cui Papa Ratzinger nel 2006 ha voluto ripren-
dere il dialogo teologico, interrotto dal 2000, e come questo oggi sia ar-
rivato a discutere il tema decisivo dellesercizio del primato petrino.
Tutti ricordiamo la visita del Papa a Istanbul. Che cosa ha segnato
quel momento?
stata una risposta diretta a un invito personale a partecipare ai festeg-
giamenti della festa di S. Andrea primo chiamato degli Apostoli e fra-
tello maggiore di San Pietro, il 30 novembre 2006. Come il suo prede-
cessore, il compianto Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI ha
deciso di visitare il Fanar (il Patriarcato) quale gesto simbolico del suo
impegno per le relazioni ecumeniche, oltre che una conferma del dialogo
di amore e di verit tra le nostre Chiese sorelle. E, cos come era stato con
Giovanni Paolo II, al termine della visita abbiamo frmato una dichiara-
zione congiunta per sottolineare lesigenza di proteggere le minoranze,
la libert religiosa, e lambiente naturale. La visita, pertanto, stato un
modo sincero e signifcativo di rinnovare il nostro impegno e la notra
responsabilit, come leader delle Chiese cristiane in Oriente e Occidente,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
a seguire e realizzare il comandamento di Nostro Signore, che i suoi di-
scepoli siano una cosa sola.
Qual stato il suo rapporto personale con Benedetto XVI?
Sempre molto stretto, sia sul piano cooperativo sia su quello costruttivo.
Abbiamo seguito con grande interesse e amore il suo ministero come pro-
fessore, erudito e prolifco, di teologia, in Germania, come un vescovo
stimato e fedele della tradizione petrina, come Prefetto della Congrega-
zione per la Dottrina della Fede, e ora come il venerabile capo spirituale
della Chiesa cattolica romana. Molti dei nostri attuali pi rappresentativi
membri della Gerarchia ortodossa hanno avuto il privilegio di apprez-
zare le sue lezioni e di imparare dalla sua saggezza. In tutti questi anni,
abbiamo mantenuto relazioni cordiali e fraterne col Papa attuale, fondata
sul nostro impegno comune per lunit delle nostre due Chiese. Per que-
sto motivo, dopo la sua elezione, abbiamo proseguito nella tradizione,
iniziata dal patriarca Atenagora e da Paolo VI, dello scambio formale di
delegazioni, ogni anno, nelle rispettive feste patronali delle nostre Chie-
se. A sua volta, Papa Benedetto generosamente ci ha invitato nel 2008 a
parlare al Sinodo dei Vescovi, cosa senza precedenti, e, lo scorso ottobre,
a portare lunico saluto di un leader ecumenico durante le celebrazioni
uffciali in Piazza San Pietro per il 50 anniversario dallapertura del
Concilio Vaticano II.
Gi il cardinale Kasper parlava di un dialogo cattolico-ortodosso en-
trato nella sua terza fase. Quale stato, per lei, il contributo di
Benedetto XVI a questo progresso?
Le discussioni teologiche tra Ortodossi e Chiesa cattolica stato al cen-
tro del nostro amore e attenzione dal 1980, quando dopo il periodo noto
come dialogo della carit, inaugurato dal compianto patriarca Atena-
gora e dai papi Giovanni XXIII e Paolo VI, il patriarca Dimitrios e papa
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Giovanni Paolo II istituirono la Commissione mista internazionale per il
dialogo teologico. Conosciuta come dialogo della verit, tale Commis-
sione nel corso dei suoi incontri ha pubblicato documenti condivisi sul
mistero della Chiesa, sui sacramenti, sulla visione dellunit e il proble-
ma della uniatismo, su ecclesiologia e conciliarit e, pi recentemente,
circa il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa. Come
si pu immaginare, questi non sono argomenti facili da discutere aper-
tamente e onestamente, in particolare dopo i secoli trascorsi dallultima
volta che le nostre due Chiese serano incontrate a uno stesso tavolo, nei
secoli XIII e XIV. Tuttavia, eravamo convinti che si debba persistere nel
dialogo nonostante gli ostacoli, consapevoli che, se ancora non non pos-
siamo trovare un accordo su ununit teologica e sacramentale, possiamo
almeno concordare nel nostro rammarico per le tragiche divisioni e le
dolorose ferite del passato. A questo proposito, il ruolo di Papa Benedetto
stato sostanziale e decisivo, in quanto ha condiviso la nostra preoccu-
pazione e sostenuto il nostro appello per il ripristino nel 2006 del dialogo
teologico, che era purtroppo stato interrotto nel 2000.
Si aspettava che un giorno la Commissione potesse arrivare a parla-
re dellesercizio del primato di Pietro? Che venisse approvato un do-
cumento al riguardo, e che la discussione potesse ancora progredire?
Come abbiamo gi accennato, lo sviluppo e il progresso del dialogo te-
ologico non sempre stato senza ostacoli e sfde. Tuttavia, noi siamo
convinti che un dialogo autentico e aperto, che miri a una piena unit
sacramentale, non possa realizzarsi senza costi. Non possiamo sperare
di obbedire al comandamento del Signore di amarsi luno con laltro
e di essere luno per laltro senza un vero spirito di sacrifcio. Non ci
pu essere sicuramente alcun modo confortevole o indolore di portare
la croce di Cristo. Certo, c stato uno scopo e una pianifcazione dietro
gli incontri in riunioni plenarie e nel consenso crescente tra le nostre due
Chiese. Ecco perch abbiamo iniziato con questioni come la Santissima
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Trinit, la Chiesa, e lEucaristia, cos che si possa avanzare verso questio-
ni quali il rapporto tra la nostra fede comune e comunione sacramentale,
cos come il signifcato e la teologia del ministero ordinato, in particolare
il ruolo del vescovo. Abbiamo sempre saputo che la questione decisiva
su cui discutere e deliberare il ruolo del papato nella vita della Chiesa
locale, regionale e universale. Tuttavia, tutti i nostri principi essenziali
della fede sono interconnessi in modo vitale, e non possono essere isola-
ti nella loro importanza ecclesiologica, canonica, e sacramentale. una
benedizione, allora, che abbiamo perseverato nel corso degli ultimi due
decenni di dialogo teologico, e nelle due decadi precedenti di rapporti
fraterni tra le nostre due Chiese. Per ora siamo in grado di aprire nuovi
orizzonti e crescere ancora pi vicino alla realt che esisteva nella Chiesa
del primo millennio, quando eravamo un solo corpo, sia pure con molte
membra.
(ha collaborato Nikos Tzoitis)
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Rowan Williams: E un passo
che aiuta a capire
di Silvia Guzzetti
L
ungi dallindebolire la Chiesa cattolica, come ha scritto una parte
della stampa britannica, la rinuncia di Benedetto XVI arricchir
spiritualmente il ministero petrino e dimostrer la vera natura di questa
missione. Lo ha detto ad Avvenire Rowan Williams, gi arcivescovo di
Canterbury e gi primate della Comunione anglicana al quale sempre
stata attribuita una particolare intesa con Joseph Ratzinger. Gli inglesi ri-
cordano labbraccio caloroso che i due si sono scambiati a Lambeth Pala-
ce quando Benedetto XVI ha visitato il Regno Unito nel settembre 2010.
Williams, che ha lasciato il suo incarico lo scorso dicembre, scegliendo
il ruolo di preside del Magdalene College di Cambridge, ha ammesso di
aver discusso con il suo compagno di viaggio ecumenico le pressioni
degli incarichi che avevamo e di aver parlato della promessa di dedicare
pi tempo alle rifessioni e alla preghiera.
La rinuncia del Papa, secondo il gi arcivescovo di Canterbury, aiuta a
capire quale il vero ruolo del Pontefce. Il ministero petrino qualcosa
di diverso dai doni e dalle competenze di chiunque, per quanto saggio
egli sia spiega il teologo . un servizio al quale Dio chiama una per-
sona, forse per la vita, forse per una stagione. E le parole di omaggio
che Williams, seguito dal suo successore Justin Welby e da diversi altri
vescovi anglicani, ha voluto dedicare al Papa, sarebbero state impensa-
bili fno all800 quando i cattolici non godevano ancora nel Regno Unito
dei diritti civili. Segno dei rapporti sereni che adesso corrono tra le due
Chiese che collaborano, attraverso lassociazione Churches together in
Britain and Ireland, in diverse iniziative parrocchiali e diocesane.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Questa decisione del Papa testimonia la maturit spirituale e il coraggio
di una persona che sono onorato di aver conosciuto, aggiunge ancora
Willams, secondo il quale la decisione del Papa e il modo in cui lha
presa e lha comunicata testimoniano una preoccupazione profonda per il
bene della Chiesa e dimostrano umilt e capacit di discernimento. Cos
il gi primate ha reso omaggio al Pontefce con il quale ha condiviso la
preoccupazione per lordinazione episcopale delle donne e quella degli
omosessuali dichiarati.
Porta la data del 4 novembre 2009 la costituzione apostolica Anglicano-
rum coetibus voluta da Benedetto XVI che prevede listituzione di or-
dinariati personali per anglicani che entrano nella piena comunione con
la Chiesa cattolica. Spiega il documento che lordinariato formato da
laici, sacerdoti e religiosi distituti di vita consacrata o di societ di vita
apostolica, originariamente appartenenti alla Comunione anglicana e
ora in piena comunione con la Chiesa cattolica, oppure che ricevono i
sacramenti dellIniziazione nella giurisdizione dellordinariato stesso.
La costituzione apostolica stabilisce anche che senza escludere le cele-
brazioni liturgiche secondo il Rito romano, lordinariato ha la facolt di
celebrare lEucaristia e gli altri Sacramenti, la Liturgia delle ore e le altre
azioni liturgiche secondo i libri liturgici propri della tradizione anglicana
approvati dalla Santa Sede, in modo da mantenere vive allinterno della
Chiesa cattolica le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali della Co-
munione anglicana, quale dono prezioso per alimentare la fede dei suoi
membri e ricchezza da condividere.
Ringrazio Dio per una vita sacerdotale completamente dedicata, in pa-
role e opere, alla preghiera e al diffcile servizio di seguire Cristo, aveva
detto del Papa larcivescovo JustinWelby, successore di Williams.
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11
Religioni in dialogo
Con lebraismo segnali importanti
di Riccardo Maccioni
U
n pontifcato aperto al dialogo con lebraismo. Un Papa teologo ca-
pace di amicizia, che ha dimostrato sul campo attenzione e vici-
nanza al popolo dellAlleanza. Il 17 gennaio 2010, 24 anni dopo la sto-
rica prima volta di Wojtyla, il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni
ha accolto Benedetto XVI nella Sinagoga di Roma, in quella che resta
una delle tappe pi signifcative degli otto anni di Ratzinger sul soglio di
Pietro. stato un pontifcato spiega Di Segni in cui ci sono stati dati
segnali importanti, nella linea della continuit con i Papi precedenti.
In qualche modo lincontro romano stato il punto darrivo di un itinera-
rio contrassegnato da altri momenti signifcativi, dallincontro alla Sina-
goga di Colonia del 19 agosto 2005 alla preghiera al Muro Occidentale
di Gerusalemme nel 2009, passando per la visita al campo di concentra-
mento di Auschwitz-Birkenau, durante il viaggio in Polonia, nel 2006.
Un percorso di riconciliazione della memoria che ha fatto trasparire il
tratto umano del Pontefce. Nelle occasioni, non molte, in cui ci siamo
incontrati sottolinea Di Segni ho potuto progressivamente scoprire la
sua sensibilit esegetico-scritturale, che per un rabbino rappresenta un
importante tramite di comunicazione. Qualit emersa con forza durante
il discorso alla Sinagoga di Roma, con il richiamo alla comune eredit
tratta dalla Legge e dai Profeti e lindicazione della centralit del Deca-
logo che proviene dalla Torah come faccola delletica, della speranza
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e del dialogo, stella polare della fede e della morale del popolo di Dio
che illumina e guida anche il cammino dei cristiani. Diciamo aggiun-
ge il rabbino capo della comunit ebraica di Roma che linsegnamento
di questo Papa ha rimarcato il legame profondo del cristianesimo con le
radici ebraiche e bibliche, spesso in passato trascurato nel mondo cattoli-
co. Fa parte poi della dottrina cristiana il richiamo ai Dieci Comanda-
menti che sono, attraverso la Bibbia ebraica, un patrimonio condiviso.
Nel 2010, Di Segni dedic buona parte del suo discorso nella Sinagoga di
Roma al rapporto tra fratelli che, nella Bibbia, inizia molto male. Come
noto Caino uccide Abele, Isacco e Ismaele per dimenticare le loro rivalit
devono attendere la morte del padre Abramo, mentre le strade di Esa e
Giacobbe si incontrano solo per un breve tratto di cammino. Finalmen-
te la storia di Giuseppe e i fratelli, che inizia in maniera confittuale per
concludersi con una conciliazione fnale. In questo senso, Di Segni si do-
mandava a che punto fosse il rapporto tra ebrei e cristiani. Il problema
riguarda le responsabilit che derivano dalla fratellanza, come sottolinea
il discorso della Genesi. Per esempio, richiama alla necessit di una te-
stimonianza comune in campo etico nellEuropa secolarizzata. Decisa-
mente s continua Di Segni il patrimonio condiviso devessere sotto-
lineato e ci mette di fronte alla responsabilit, visto che il mondo sceglie
altre direzioni, di trovare elementi comuni su cui agire. Costante nel
pontifcato di Ratzinger il richiamo alla dichiarazione conciliare Nostra
Aetate cos come la totale condanna della Shoah. Un rifuto ribadito con
forza da Benedetto XVI tanto nella Sinagoga di Roma che ad Auschwitz-
Birkenau. Diciamo osserva Di Segni che il discorso nel campo di
concentramento circa linterpretazione del ruolo della Germania e del
popolo tedesco nella Seconda guerra mondiale, non ci ha entusiasmato.
Al di l di questo, per, resta limportanza del gesto, del rifuto. Rabbino
Di Segni, a suo modo di vedere qual leredit di questo Papa? Ci lascia
linvito ad andare avanti e a far crescere il dialogo. Un testimone che va
raccolto e non lasciato cadere.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Allora, cosa aspettare, cosa chiedere al suo successore? Noi ci auguria-
mo che ci sia una linea di continuit con il pontifcato di Benedetto XVI
conclude il rabbino capo della comunit ebraica di Roma nel rispetto
e nella collaborazione.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Linvito ai musulmani:
allarghiamo la ragione
di Giorgio Paolucci
Il merito principale di Benedetto XVI nei confronti dei musulmani? Lin-
vito ad allargare la ragione, lo stesso invito che ha fatto allOccidente.
Parola di Samir Khalil, gesuita, egiziano, islamologo di fama internazio-
nale, chiamato da Ratzinger nel 2005 a tenere una lezione sullislam in
occasione degli incontri annuali del Papa con i suoi ex allievi a Castel-
gandolfo.
Di questo Papa si ricorda soprattutto il discorso tenuto alluniversit
di Ratisbona nel 2006, che scaten un mare di polemiche
Un intervento fondato sul concetto che luomo anzitutto un essere ra-
gionevole e che in ogni persona presente laspirazione al bene, alla
dignit e alla libert, e a partire da questo possibile costruire insieme
una societ dove ci sia posto per tutti. Benedetto XVI ricordava allislam
la strada percorsa tra il nono e il tredicesimo secolo, nel periodo abassi-
de, quando si verifc lincontro fecondo con lellenismo che venne fatto
conoscere ai musulmani dai cristiani arabi e siriaci e si ripens la teologia
partendo dalla flosofa, in una fecondazione reciproca tra fede e ragione
che poi purtroppo degenerata nella chiusura autoreferenziale del mondo
islamico. Una situazione analoga vive lislam contemporaneo, dove si
fronteggiano coloro che invitano a rileggere la tradizione usando la ra-
gione e gli strumenti della modernit, e quanti invece sostengono unin-
terpretazione meccanica del Corano e della sharia. La frase chiave di
Ratisbona : Non agire secondo ragione contrario alla natura di Dio.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
A giudicare dalle reazioni delle piazze islamiche, il messaggio non fu
recepito
Ricordo che in quei giorni partecipai a numerosi dibattiti televisivi sul
discorso tenuto da Ratzinger, e rimasi stupito dal fatto che molti degli
interlocutori musulmani con cui mi confrontavo non lavevano letto, ma
ne parlavano alla luce delle riduzioni operate dai media arabi. Analoga
considerazione si pu fare sulle manifestazioni di piazza che si scatena-
rono in quei giorni, frutto pi di reazioni istintive che di un esame appro-
fondito delle parole del Papa.
Che cosa rappresenta la lettera frmata da 138 saggi islamici un anno
dopo e indirizzata al Papa e ad altri leader cristiani?
Testimonia che allinterno del mondo musulmano, pur con sensibilit
differenti, c chi desidera aprirsi a un confronto. Il punto di partenza
era la fede nellunicit di Dio. La Santa Sede rispose a quel documento,
ci fu anche un incontro in Vaticano per cominciare ad affrontare alcune
questioni fondamentali come i diritti delluomo, la libert religiosa, la
reciprocit, la violenza. Fu un segnale positivo, che andrebbe ulterior-
mente sviluppato. Perch per dialogare con lislam inutile partire dalla
teologia, ancor meno dal dogma.
In che senso?
Il cristianesimo fondato su un dato assolutamente originale: lincarna-
zione di Dio, il Mistero che si rende incontrabile alluomo. Un concet-
to inimmaginabile nella cultura e nella teologia islamica. A Ratisbona
e nei suoi interventi successivi, Benedetto XVI ha puntato sui dati che
accomunano il genere umano: la razionalit e laspirazione al bene, alla
giustizia, alla libert. Lo scopo costruire una civilt in cui sia possibile
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
vivere insieme pur essendo diversi. La violenza, tanto pi se usata in
nome di Dio, la negazione di questa possibilit. E questo il dramma
con cui si misura il mondo islamico: penso al terrorismo e alla degenera-
zioni delle primavere arabe.
Uno degli ultimi documenti forti di questo pontifcato lesorta-
zione apostolica per il Medio Oriente frmata in Libano nel settem-
bre dellanno scorso, che analizza questi ed altri temi cruciali legati
anche alla condizione delle minoranze cristiane nei Paesi islamici.
In effetti vi sono contenute indicazioni preziose. Si afferma che le reli-
gioni sono al servizio del bene comune per edifcare una societ comune,
che la libert religiosa fondamento e culmine di tutte le libert, e si
sviluppa magistralmente la nozione di laicit positiva: La sana laicit
signifca liberare la religione dal peso della politica e arricchire la politica
con gli apporti della religione, mantenendo tra loro una chiara distinzione
e la necessaria collaborazione. un monito che vale tanto per le societ
musulmane, dove spesso la religione determina la politica, quanto per
quelle occidentali, che considerano lesperienza religiosa un fatto privato
e ritengono che la fede non deve contaminare la ragione. Uneredit
preziosa che questo Papa lascia al mondo intero.
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12
La Chiesa di tutti
Un vero maestro per tutti i carismi
di Matteo Liut
L
i ha accolti, accompagnati, incoraggiati e indirizzati sempre verso
la comunione ecclesiale. Quello tra Benedetto XVI e i movimenti e
le associazioni laicali stato, in otto anni di pontifcato, un rapporto di
affetto, stima, guida paterna. E con i suoi gesti, le sue scelte, le sue parole
Ratzinger ha saputo valorizzare ogni singolo carisma per il rinnovamento
della Chiesa. Daltra parte, ricordava il Papa nella veglia di Pentecoste
il 3 giugno 2006, i movimenti sono nati dalla sete della vita vera; sono
movimenti per la vita sotto ogni aspetto.
In questo cammino condiviso ogni movimento, ogni comunit, ogni as-
sociazione ha i suoi momenti forti da ricordare. Una memoria che traccia
il proflo di un Papa che ha saputo fare da padre ai diversi carismi nella
Chiesa.
Ci restano nel cuore alcuni particolari messaggi del Papa ricorda
Franco Miano, presidente nazionale dellAzione Cattolica Italiana . Il ri-
chiamo alla tensione alla santit come propria dei laici, nel 140 anniver-
sario dellAc del 2008. La coniugazione di santit e impegno educativo,
nellincontro con gli oltre 100mila ragazzi e adolescenti dellAssociazio-
ne, nel 2010. La sottolineatura della corresponsabilit dei laici nella vita
della Chiesa, nel messaggio allAssemblea del Forum internazionale di
Ac, nel 2012. Infne, linvito alla gioia e alla speranza, pur nelle fatiche,
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
nelle parole pronunciate l11 ottobre 2012, in occasione della faccolata
con cui lAc ha celebrato il 50 del Concilio.
Ricordando i grandi doni che Ratzinger ha voluto elargire alla fami-
glia di Rinnovamento nello Spirito Santo, il presidente Salvatore Mar-
tinez cita quello della Fondazione vaticana Centro Internazionale Fa-
miglia di Nazareth istituita proprio nelle scorse settimane. Un gesto del
Papa, come anche la sua rinuncia, che smentisce chi lo presentava come
cardinale di ferro testimoniando rara magnanimit di cuore e umilt di
servizio, proprie di chi ama il Signore e il suo Vangelo pi di se stesso
e della propria vita. Ha difeso la Chiesa dallo spirito del mondo nota
ancora Martinez riaccendendo la luce della fede nelle anime, ridando
un cuore alla modernit, offrendo Cristo come esperienza ragionevole,
umanizzante e salvifca per luomo. Si congeda allinsegna della libertas
in veritate.
Benedetto XVI, daltra parte, ha avuto stretti rapporti anche con i fonda-
tori dei movimenti che oggi segnano il volto della Chiesa. Don Gius-
sani dialogava gi col cardinale Ratzinger per lautorevolezza che gli
riconosceva ricorda don Julin Carrn, presidente della Fraternit di Cl
. Divenuto Papa, stato per noi un faro sicuro per la percezione acuta
del dramma di un io ridotto e quindi per linvito ad allargare la ragione
fno a scoprire il rapporto tra le domande umane e la risposta della fede;
per linsistenza sulla natura del cristianesimo come avvenimento e non
come creazione delluomo, per la testimonianza della fede come metodo,
il dialogo interreligioso e la sottolineatura che il contributo dei cristiani
sar decisivo solo se lintelligenza della fede diventa intelligenza della
realt.
Giampiero Donnini, responsabile della prima comunit del Cammino ne-
ocatecumenale italiana a Roma, ricorda lantico legame tra Ratzinger e
liniziatore dello stesso Cammino Kiko Argello: Quando era docente
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
a Ratisbona lo volle conoscere ricorda Donnini e lo present ad al-
cuni parroci tedeschi, che poi diedero inizio alle catechesi del Cammino.
Siamo profondamente grati a Ratzinger per quello che ha fatto sia da pre-
fetto della Congregazione della dottrina della fede sia da Pontefce, con
lapprovazione di diversi documenti fondamentali per la vita del Cammi-
no. Egli ha anche inviato le missio ad gentes in territori bisognosi di una
nuova evangelizzazione, dimostrandosi quindi un pastore davvero pre-
occupato dellevangelizzazione, che ci stato vicino con gesti concreti.
E anche la Comunit di SantEgidio tornata con la memoria a uno dei
pi recenti gesti concreti di attenzione di Benedetto XVI: la visita del 12
novembre 2012 alla casa Viva gli Anziani. E lo scorso 6 febbraio, al
termine delludienza generale il Papa ha incontrato alcuni vescovi che
hanno preso parte a un convegno promosso dalla Comunit nellanni-
versario della fondazione, invitando SantEgidio a continuare nellim-
pegno a favore dei deboli e dei poveri. Rifettendo sulla sua rinuncia,
il fondatore di SantEgidio, Andrea Riccardi, cos riassume gli otto anni
di pontifcato: Papa Ratzinger ha puntato sul governo spirituale con il
suo insegnamento.
Un Papa quindi che ha saputo sempre mostrare la via ad associazioni e
movimenti.
Ero stata appena eletta presidente dei Focolari ricorda da parte sua
Maria Voce . Insieme allassemblea generale ci recammo in udienza da
Benedetto XVI. Era il 27 luglio 2008. Ci incoraggi con forza a pro-
seguire con gioia e coraggio nel solco delleredit spirituale di Chiara
Lubich, incrementando sempre pi i rapporti di comunione. Poi disse a
me, come in confdenza: Dio la aiuter. Poi la responsabile del mo-
vimento ricorda unudienza privata del 2010: Vedeva il carisma dei
focolarini come quello che costruisce ponti, che fa unit, palestra di
un amore profondo e personale con Dio, fonte di ogni altro amore e di
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
santit. A conferma, e ci gli diede particolare gioia, la testimonianza del-
la beatifcazione imminente di Chiara Luce Badano e le 17 cause avviate
per altri membri del Movimento.
Nellalbum dei ricordi, che in questo momento eredit per il futuro,
anche il Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl), presieduto da Carlo Co-
stalli, aggiunge la sua immagine. Serbiamo nel cuore il commovente
incontro con il Mcl il 19 maggio scorso per il nostro 40 anniversario
ricorda il presidente Carlo Costalli : ci ha lasciato un programma che
sar guida per i prossimi anni.
Fra i tanti ricordi del rapporto di Benedetto XVI con le Acli ricor-
da Gianni Bottalico, presidente delle Acli forse quello che pi rimarr
impresso in noi quello dellAngelus a Castelgandolfo a conclusione
dellIncontro nazionale di studi delle Acli dedicato alla Laborem exer-
cens, il 4 settembre 2011. Nel nostro cammino vogliamo continuare a
riferirci alla straordinaria sintesi che egli ci ha proposto tra lesperienza
di fede e i valori che animano la vita economica, sociale e politica nel
mondo attuale.
Ma raccogliere leredit di Benedetto XVI signifca anche guardare avan-
ti. Come fanno ad esempio i responsabili dellAgesci, Giuseppe Finoc-
chietti e Rosanna Birollo, capo scout e capo guida, Matteo Span e An-
gela Maria Laforgia, presidenti del Comitato nazionale, assieme a padre
Alessandro Salucci, assistente generale: Preghiamo ora per chiedere
allo Spirito Santo di far sorgere tra noi un pastore che ci aiuti con il suo
sostegno a portare avanti i valori del movimento scout: pace, giustizia,
fratellanza universale e comunione tra i popoli.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Il Papa professore e catechista capace
di farsi capire da tutti
di Enrico Lenzi

il Papa catechista che non ti aspetti. Un teologo capace di sminuzza-
re i grandi temi ed essere comprensibile a tutti. Benedetto XVI ha
sorpreso molto sotto questo proflo. Attraverso le catechesi del mercole-
d alludienza generale dice monsignor Walther Ruspi, segretario della
sezione catechesi del Consiglio delle Conferenze episcopali dEuropa
ci ha aiutato a conoscerlo e ad apprezzarlo per questa sua capacit. Non
solo un vero catechista, ma anche un pastore capace di coinvolgere le
folle dei fedeli presenti, trasformando le udienze generali da momenti di
happenig a uno spazio di silenzio e di preghiera. Era in grande dilemma
che gli osservatori esterni avevano allinizio del pontifcato di Jospeh
Ratzinger, noto al grande pubblico come il teologo, il professore uni-
versitario. Comunicatore di grandi verit e concetti, capace di farsi
comprendere da tutti, ma mai banale sottolinea monsignor Ruspi, che
ricorda come anche i temi affrontati nelle catechesi del mercoled han-
no voluto mostrare la testimonianze di santit dei Padri della Chiesa, ma
anche di altre fgure della storia del cristianesi dai suoi inizi fno ai giorni
nostri, per dimostrare la ragionevolezza della fede, avvicinandoci a una
fede pensata, senza aver paura delle domande profonde. Una carrellata
che non ha toccato soltanto Apostoli o Dottori della Chiesa, ma anche il
genio femminile, con le catechesi si alcune sante e beate, proprio per far
sentire che tutto il popolo di Dio valorizzato in questo cammino verso
il Padre e nel compito della testimonianza. Insomma un percorso di otto
anni nel quale ha mostrato la vita ricca della Chiesa e ha indicato sem-
pre la centralit di Ges, della sua persona, da incontrare in modo perso-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
nale, aprendoci alla sua conoscenza. Signifcativo, secondo monsignor
Ruspi anche la scelta di dedicare una serie delle catechesi alla preghiera
e alla preghiera di Ges, che anche in questo ci maestro.
Potrebbe essere preso di esempio da tutti i catechesti aggiunge don
Danilo Marin, responsabile regionale della catechesi nella regione eccle-
siastica del Triveneto. Ho partecipato a qualche udienza generale e ho
potuto apprezzare questo linguaggio semplice e chiaro, ma ricco di con-
cetti e di messaggi. E, altro elemento a sorpresa, mi ha colpito la sua
capacit di rapportarsi con i fedeli. Lho potuto sperimentare in unudien-
za pi ristretta a cui partecipai come responsabile di una casa di Esercizi
spirituali della Fies: davvero grande umanit e attenzione agli altri.
Una caratteristica che don Dino Pirri, responsabile della catechesi per
la regione ecclesiastica delle Marche e assistente spirituale nazionale
dellAzione cattolica ragazzi (Acr), ha potuto verifcare anche nellin-
contro con i pi piccoli, con i bambini. Mi ha sempre colpito la capacit
di Benedetto XVI di mettersi in rapporto con i bambini. Lho visto in oc-
casione degli incontri che ha con lAcr per Natale. Colpisce lattenzione,
la tenerezza e anche lo stupore che Benedetto XVI esprime incontrando
anche i pi piccoli. E questultimi ne sono conquistati, dopo liniziale
emozione e timidezza di trovarsi davanti al Papa. Questanno, racconta
ancora don Pirri, abbiamo notato come il Papa abbia dedicato molto
pi tempo allincontro con i piccoli dellAcr in quello che stato il loro
ultimo incontro con Benedetto XVI. Sembrava quasi che volesse pro-
lungare quellincontro. Grandi o piccoli che fossero i suoi interlocutori,
il Papa catechista ha voluto indicare con chiarezza la strada verso il
Padre dice monsignor Ruspi. Sapendo entrare nel cuore del messaggio,
cos come ha fatto anche nei tre libri sulla persona di Ges. E senza
tirarsi indietro dal confronto con altri contributi culturali e di pensiero,
ma mantenendo con tutti un linguaggio comunicativo chiaro con ogni
suo interlocutore. Anche monsignor Ruspi ha un ricordo legato al Papa
con i giovani. Eravamo alla Giornata mondiale della giovent a Sydney
nel 2008 e stavamo navigando sulla nave. stato bellissimo vedere come
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Benedetto XVI ascoltava con interesse e sincera curiosit le parole del
giovane ragazzo maori che stava al suo fanco e gli illustrava il pano-
rama. Colpiva il suo stupore e la sua meraviglia per quanto gli veniva
spiegato. Il Papa si lasciava istruire con grande passione.
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13
Un padre e un maestro
Dritto al cuore dei giovani
di Mimmo Muolo
C
he sarebbe stata una sintonia a prima vista lo si era capito subito. Per
la precisione il 23 aprile 2005, appena quattro giorni dopo lelezio-
ne. Quella mattina Benedetto XVI tenne la sua prima udienza pubblica
nellAula Paolo VI, udienza formalmente rivolta agli operatori dei mass
media che avevano seguito il Conclave. Ma a sorpresa ci trov anche
diverse migliaia di giovani che lo circondarono con il loro affetto e ritma-
rono il suo nome alla maniera dei vecchi cori dedicati a Giovanni Paolo
II. Da allora in poi il legame tra Papa Ratzinger e il volto giovane della
Chiesa andato via via alimentandosi grazie a tre Gmg (Colonia 2005,
Sydney 2008 e Madrid 2011), numerosi incontri durante i viaggi nelle
diocesi italiane e allestero e soprattutto grazie alla profonda tensione
spirituale che Benedetto XVI ha saputo instillare nei cuori dei ragazzi
dei cinque continenti incontro dopo incontro. Il suggello, probabilmente,
il Pontefce lha posto a Cuatro Vientos, laeroporto madrileno che ha
ospitato gli atti conlusivi della terza Gmg di Papa Ratzinger. Era la sera
del 19 agosto 2011 e chi cera non potr mai dimenticarlo. Lo scatenarsi
improvviso degli elementi atmosferici, acqua, vento, grandine. Tenso-
strutture che non reggono, pezzi di palco che cadono pericolosamente
vicini al Papa, ma lui che, contro i consigli dei suoi collaboratori, deci-
de di non cercare rifugio altrove. Se restano loro, resto anchio, dice
indicando i due milioni di giovani fradici di pioggia davanti s. E il suo
gesto di fermezza e di coraggio non solo scatena lentusiasmo e infonde
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sicurezza, ma diventa unimmagine emblematica. Che lo stesso Benedet-
to XVI traduce cos: Abbiamo vissuto unavventura insieme. Saldi nella
fede in Cristo, avete resistito alla pioggia. Vi ringrazio per il meraviglioso
esempio che avete dato. Come questa notte, con Cristo potrete sempre
affrontare le prove della vita. Non lo dimenticate. Parole pronunciate a
braccio che restano scolpite nei cuori, oltre che negli annali della cronaca
papale. E diventano perci parte integrante della grande eredit lasciata
da Benedetto XVI ai giovani. Con i suoi gesti, con il suo magistero e con
la sua spiritualit semplice ed esigente al tempo stesso, Papa Ratzinger
ha infatti dimostrato che il rapporto instaurato dal suo predecessore con
le nuove generazioni di tutto il mondo un patrimonio ormai stabilmente
acquisito alla Chiesa. Egli, anzi, ha lavorato perch quel rapporto fosse
approfondito grazie alla preghiera, al silenzio, al raccoglimento e affn-
ch nessuno fosse tentato di scambiare i grandi raduni delle Gmg per una
variante cattolica di quelli che andavano di moda negli anni 70 presso
il popolo hippy. Ora, dunque, leredit delle Gmg che Benedetto XVI
consegna al suo successore fatta s di gioia e di canti, di applausi ed
entusiasmi tipicamente giovanili, ma anche e soprattutto di adorazione.
In altre parole riempita sempre pi di una Presenza, quella del Signore
contemplato sotto le specie eucaristiche, verso la quale il Papa ha saputo
indirizzare quasi come un vivente cartello stradale il percorso di vita
di tanti ragazzi e ragazze che lo hanno seguito durante i suoi quasi otto
anni di Pontifcato. Lo si era gi visto a Marienfeld, la localit poco di-
stante da Colonia della sua prima Gmg. Se ne avuta conferma a Sydney,
nellippodromo di Randwick trasformato in un cenacolo a cielo aperto,
e soprattutto a Madrid, quando dopo la tempesta era giunta la quie-
te di quei minuti in ginocchio davanti al tabernacolo in un silenzio che
potevi tagliare quasi con il coltello, tanto era spesso, eppure cos leggero
da portare in alto i cuori di tutti. Quegli stessi cuori ai quali il Pontefce
ha puntato dritto per trasmettere il suo amore verso Ges. Perci, an-
che nel dopo Papa Ratzinger, la pastorale giovanile non potr non tenere
conto della sua lezione, in cui gesti e parole sono come le due facce
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
della stessa medaglia. Chi non ricorda ad esempio le splendide immagini
dellarrivo a Colonia e Sydney a bordo due bianche imbarcazioni, quasi
a sottolineare, anche visivamente, che la Chiesa da sempre come una
barca che solca le onde ora calme, ora agitate della storia? E a commento
di quelle immagini ecco linsegnamento di Benedetto XVI: Spalancate
il vostro cuore, lasciatevi sorprendere da Cristo e dalla Chiesa. Solo da
Dio infatti viene la vera rivoluzione (Gmg di Colonia). La vita non
semplicemente accumulare ed ben pi che avere successo (Gmg di
Sydney). E infne, forse linsegnamento che li riassume tutti e che proiet-
ta il rapporto Chiesa-giovani nel futuro, allinsegna della speranza. Dio
ci ama. Questa la grande verit della nostra vita che d senso a tutto il
resto. Non siamo frutto del caso o dellirrazionalit, ma allorigine della
nostra esistenza c un progetto damore di Dio (Gmg di Madrid). Quel
progetto Papa Ratzinger lha testimoniato con la sua vita tutti i giorni.
Persino con la decisione della sua rinuncia. Adesso tocca ai giovani se-
guirne lesempio lungo la rotta che porta a Rio de Janeiro e oltre. Sotto la
guida del nuovo Papa.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Ha saputo incantarli
con parole piene di senso
di don Michele Falabretti *
C
hi stato qualche volta sulla spianata di una Gmg, ha visto que-
sta scena: a un certo punto viene annunciato lingresso della jeep
bianca che porta il Papa in mezzo ai giovani. Come allo sparo dello star-
ter di una corsa, improvvisamente tutti scattano in piedi e si mettono a
correre. Gli spazi al centro dei settori di colpo si svuotano e tutti si accal-
cano a ridosso delle transenne. Rigorosamente con il telefonino in mano
per scattare una foto. Era quello linizio di un dialogo che poi proseguiva
sul palco papale: parole, gesti e canti erano linizio di un coinvolgimento
anche spettacolare.
Poi le cose sono un po cambiate. A Colonia le transenne non cerano e
fu impossibile far passare la jeep. Ultimamente era ripreso il giro prima
della Messa della domenica mattina. Ma niente corse. Perch lappunta-
mento con Benedetto XVI da unaltra parte. Ricordo soprattutto la notte
di Sydney, quando il Papa ha parlato ai giovani utilizzando santAgosti-
no: Lallontanamento dal Signore solo un futile tentativo di fuggire da
noi stessi.
L per l rimango perplesso: chiss cosa avranno capito. Poi, con una
semplicit quasi disarmante, il Papa comincia a scavare nel profondo del
cuore di ciascuno. Sempre utilizzando Agostino. Rimango sospeso: trop-
po bello, ma non sar troppo diffcile per loro? A un certo punto incrocio
lo sguardo di qualcuno: aveva gli occhi lucidi
Era iniziata una nuova stagione. Leuforia si trasforma in incanto. Le
parole, misurate, pronunciate con dolcezza e delicatezza, manifestano
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
sempre di pi tutta la loro potenza. E la capacit di andare dritte al cuore
dellesistenza. La scuola del silenzio sembra la pia illusione di chi an-
corato a forme ormai superate: chi si sarebbe aspettato di poter ancora far
sognare i giovani facendo loro attraversare un silenzio abitato da parole
di senso? Soltanto chi non ha visto questo percorso, non riuscito a com-
prendere i famosi dieci minuti di adorazione della spianata di Madrid.
Ma noi, mentre il vento caldo ci asciugava dalla pioggia appena ricevuta,
ce ne stavamo in ginocchio a vedere le spalle del Papa. Poco pi oltre la
Presenza: dellUnico per cui vale la pena vivere. Cera un Papa al quale
quella sera non era stato concesso di parlare: il temporale sembrava aver-
la vinta. Sorridente, non si era scomposto. Paziente, aveva atteso. Quella
sera il discorso lavrebbe fatto in ginocchio, voltando le spalle alla marea
di giovani. Ma portandoci tutti con s: il maestro ci aveva preso per mano
per portarci dal Maestro aspettava tutti e ciascuno.
* direttore del Servizio nazionale di pastorale giovanile
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La fede e il rito
Nella liturgia il primato di Dio
di Gianni Cardinale
Q
uando ho deciso, dopo qualche esitazione, di accettare il proget-
to di una edizione di tutte le mie opere, mi stato subito chiaro
che vi dovesse valere lordine delle priorit del Concilio, e che quindi
il primo volume a uscire doveva essere quello con i miei scritti sulla
liturgia. La liturgia della Chiesa stata per me, fn dalla mia infanzia,
lattivit centrale della mia vita, ed diventata, alla scuola teologica di
maestri come Schmaus, Shngen, Pascher e Guardini, anche il centro del
mio lavoro teologico. Queste parole Benedetto XVI le ha scritte nella
prefazione del primo volume dellopera omnia pubblicato in Germania
nel 2008 e in Italia, per i tipi della Libreria editrice Vaticana, nel 2010. E
spiegano bene la centralit che la liturgia, studiata e praticata, ha avuto
e continua ad avere nella vita di Joseph Ratzinger. Centralit che papa
Benedetto non attribuisce ad un suo gusto personale, ma proprio al Con-
cilio Vaticano II il cui primo documento fu proprio la Costituzione sulla
Sacra Liturgia solennemente votato il 4 dicembre 1963. Sempre nella
stessa prefazione scrive infatti il Pontefce che regner fno al prossimo
28 febbraio: Ci che a prima vista potrebbe sembrare un caso, si rivela,
guardando alla gerarchia dei temi e dei compiti della Chiesa, come la
cosa anche intrinsecamente pi giusta. Infatti cominciando con il tema
liturgia, si mise inequivocabilmente in luce il primato di Dio, la priorit
del tema Dio. Dio innanzitutto, cos ci dice linizio della costituzione
sulla liturgia. Perch quando lo sguardo su Dio non determinante ogni
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
altra cosa perde il suo orientamento. E le parole della regola benedet-
tina Ergo nihil Operi Dei praeponatur (43, 3: Quindi non si anteponga
nulla allOpera di Dio) ricorda papa Ratzinger valgono in modo spe-
cifco per il monachesimo, ma hanno valore, come ordine delle priorit,
anche per la vita della Chiesa e di ciascuno nella sua rispettiva maniera.
Questo insomma stato il flo doro che ha guidato Benedetto XVI in
questi suoi otto anni di pontifcato. Un flo doro che passato attraverso
grandi atti magisteriali o di governo della Curia. il caso ad esempio le-
sortazione Sacramentum caritatis del febbraio 2007 che contenendo im-
portanti insegnamenti liturgici, (come quando spiega che lars celebran-
di deve favorire il senso del sacro e lutilizzo di quelle forme esteriori che
educano a tale senso, come, ad esempio, larmonia del rito, delle vesti
liturgiche, dellarte e del luogo sacro, o che la celebrazione eucaristica
trova giovamento l dove i sacerdoti e i responsabili della pastorale li-
turgica si impegnano a fare conoscere i vigenti libri liturgici e le relative
norme...). Ed anche il caso del Motu proprio Summorum Pontifcum
del luglio dello stesso anno che ha dato piena cittadinanza alla liturgia
preconciliare nella vita della Chiesa (vedi box), e dellaltro Motu proprio
Quaerit semper del 2011 con cui viene ristrutturata la Congregazione per
il culto divino liberandola da alcune attribuzioni giudiziarie, come il
trattamento dei casi di dispensa dal matrimonio rato e non consumato,
per concentrarla di pi proprio sulle questioni liturgiche. La sensibilit di
papa Ratzinger in questo campo si manifestata anche con il suo esem-
pio, tramite le celebrazioni pontifcie, e i ritocchi nei riti della Consegna
del Pallio agli Arcivescovi metropoliti o in quello delle Canonizzazioni e
dei Concistori. Ritocchi curati dallUffcio delle Cerimonie liturgiche del
Sommo pontefce presieduto dal monsignor Guido Marini, avendo sem-
pre come obiettivo quello di distinguere gli atti pi giuridici da quelli
strettamente liturgici. Signifcativa anche la decisione del Papa di distri-
buire leucaristia, nelle messe da lui presiedute, solo in ginocchio e solo
nella bocca. Una decisione che il cardinale Antonio Canizares Llovera,
prefetto della Congregazione per il culto divino, ha spiegato come ini-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
ziativa bella e edifcante del vescovo di Roma per dare maggiore risal-
to alla dovuta reverenza con cui dobbiamo accostarci al Corpo di Ges.
Il pontifcato ratzingeriano stato poi impreziosito anche da una serie di
provvedimenti piccoli ma assolutamente non secondari. Intanto il varo
della nuova traduzione inglese del Messale, pi fedele alloriginale latino
come previsto dallistruzione Liturgiam authenticam del 2001, e dallo
stesso Benedetto XVI incoraggiata. Poi il ritocco della traduzione del
pro multis (da per tutti a per molti) della Consacrazione del calice
nella Messa gi avvenuta in tante nazioni e che papa Ratzinger chiesto
spiegandolo in una lettera personale allepiscopato tedesco scritta nella-
prile 2012. Infne da segnalare un ultimo ritocco nel rito del Battesimo
di bambini, con la sostituzione di una parola ritenuta teologicamente am-
bigua, che stata gi decisa ma che deve essere ancora pubblicata. Ma
papa Ratzinger non ha parlato solo con atti magisteriale di governo, ma
anche con la sua predicazione lungo lanno liturgico, con le sue splendide
e inconfondibili omelie pronunciate nel corso delle grandi solennit. Per
me confessa monsignor Juan-Miguel Ferrer y Grenesche, sottosegreta-
rio della Congregazione per il culto linsieme delle sue omelie lungo
il ciclo liturgico costituiscono davvero un vero modello dinsegnamen-
to liturgico-spirituale di grandissimo valore per capire la liturgia come
fons et culmen della vita della Chiesa. Una scelta ragionata di alcuni
brani dei queste omelie, insieme a brani tratti da libri o da conversazioni
a braccio, stata selezionato dallUffcio delle cerimonie pontifcie che
lo ha messo a disposizione di tutti nel proprio sito uffciale (http://www.
vatican.va/news_services/liturgy/index_it.htm). l che si possono tro-
vare, tra laltro, alcune spiegazioni importanti come quella relativa alla
partecipazione attiva dei fedeli nella liturgia, che non va confusa con
lagire esterno (Messaggio per la chiusura del 50 Congresso eucaristi-
co internazionale celebrato in Irlanda nel giugno 2012). l che si ritrova
il richiamo al fatto che nel campo liturgico ogni vero riformatore, infat-
ti, un obbediente della fede: non si muove in maniera arbitraria, n si
arroga alcuna discrezionalit sul rito; non il padrone, ma il custode del
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
tesoro istituito dal Signore e a noi affdato (dal discorso ai vescovi italia-
ni riuniti in assemblea generale nel novembre 2010). La Chiesa intera
presente in ogni liturgia: aderire alla sua forma condizione di autenticit
di ci che si celebra. l che si trovano le memorabili risposte che il Papa
pronunci a braccio nellincontro di catechesi e di preghiera con i bambi-
ni della prima comunione a piazza San Pietro il 15 ottobre 2005. In essa
il pontefce, da grande catechista, spieg con parole semplici e profonde
il signifcato della presenza reale di Ges nelleucaristia (lelettricit, la
corrente non le vediamo, ma la luce la vediamo, e cos anche il Signore
risorto non lo vediamo con i nostri occhi, ma vediamo che dove Ges,
gli uomini cambiano, diventano migliori), sullimportanza di confessar-
si regolarmente (se non mi confesso mai, lanima rimane trascurata e,
alla fne, sono sempre contento di me e non capisco pi che devo anche
lavorare per essere migliore, che devo andare avanti), o cosa fosse la-
dorazione eucaristica (nella sua essenza un abbraccio con Ges, nel
quale gli dico: Io sono tuo e ti prego sii anche tu sempre con me).
Insomma, un patrimonio ricco quindi, quello che Benedetto XVI lascia
alla Chiesa. Un patrimonio di cui il successore far certamente tesoro.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Con il Summorum Pontifcum
torna il messale preconciliare
C
on il Motu proprio Summorum Pontifcum, emanato nel luglio
2007, Benedetto XVI ha voluto dare piena cittadinanza nella Chiesa
al messale in uso prima del Concilio, con la puntualizzato che non c
nessuna contraddizione tra il Messale pre e quello post-conciliare, che
costituiscono, rispettivamente, la forma straordinaria e ordinaria dellu-
nico Rito Romano. Il Papa ha voluto offrire a tutti i fedeli la liturgia anti-
ca, considerata tesoro prezioso da conservare; garantire e assicurare
effettivamente luso della forma straordinaria, nel presupposto che luso
della Liturgia Romana in vigore nel 1962 sia una facolt elargita per
il bene dei fedeli e pertanto vada interpretata in un senso favorevole ai
fedeli che ne sono i principali destinatari; e infne ma, non per ultimo,
favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa. Con lIstruzione appli-
cativa Universae Ecclesiae, emanata nel maggio 2011, si ribadisce che
spetta al vescovo adottare le misure necessarie per garantire il rispetto
della forma straordinaria, la quale pu essere richiesta da un gruppo di fe-
deli senza che venga indicato un numero minimo di aderenti , che pu
essere costituito anche da persone che provengano da diverse parroc-
chie o diocesi e si sottolinea che i richiedenti la messa del 1962 non de-
vono in nessun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano
contrari alla validit o legittimit delle liturgie postconciliari. (G.C.)
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La Citt di Pietro
Il legame con Roma
dai poveri ai parroci
di Angelo Zema
L
a consegna della lettera sul compito urgente delleducazione, ri-
volta alla diocesi e alla citt. Il dialogo da padre con i detenuti
di Rebibbia. La visita in Campidoglio con lappello alla citt perch re-
cuperi le sue radici civili e cristiane. Lingresso nella Sinagoga tra i
fratelli ebrei. Sfogliando idealmente lalbum di otto anni di pontifcato
di Benedetto XVI a Roma, sarebbe diffcile indicarne limmagine pi si-
gnifcativa. Tanti i momenti che, nella sobriet dello stile, risaltano come
piccole grandi luci destinate a lasciare il segno, soprattutto nei cuori di
chi li ha potuti vivere di persona.
Pi facile, invece, individuare un flo conduttore che si esprime in alcuni
temi chiave: la centralit della questione della verit; limpegno a mettere
in guardia da un relativismo distruttivo, diventato una sorta di dogma,
che offusca il senso religioso; lappello allevangelizzazione meglio,
alla rievangelizzazione in un contesto dove la fede non si pu dare pi
per scontata; la riaffermazione della centralit della famiglia e della dife-
sa della vita, dal concepimento sino alla fne naturale; la sollecitudine per
la condizione dei poveri. Grandi linee del pontifcato declinate sul territo-
rio della sua Chiesa locale e della citt che Benedetto XVI ha vissuto pie-
namente nella sua identit, cio pi come pastore di anime che come cit-
tadino adottivo. Vivendo a Roma da tantissimi anni dice parlando il 9
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
marzo 2009 dal Campidoglio ormai sono diventato un po romano; ma
pi romano mi sento come vostro vescovo. E come vescovo interpreta
al meglio il suo ministero, andando incontro alla gente, sia pure nella so-
briet dei numeri delle visite, dettata dallo sguardo realista sulla sua et.
Ecco allora i dodici incontri con le comunit parrocchiali, con la dedica-
zione di tre chiese nelle periferie della Capitale, gesto di grande signif-
cato per un vescovo. Senza contare la presenza in altre due parrocchie,
Santa Maria del Divino Amore, con il suo santuario caro ai romani, per
la recita del Rosario, e San Lorenzo fuori le Mura, per una celebrazione
a 1.750 anni dal martirio del santo. Ai suoi preti di cui, dice, conosce
la fatica quotidiana Benedetto XVI riserva unattenzione particolare:
dal primo appuntamento, meno di un mese dopo lelezione, assurto alle
cronache per lannuncio della dispensa dai cinque anni di attesa per la-
pertura della causa di beatifcazione di Giovanni Paolo II, fno allultimo,
commovente, pochi giorni fa, con i suoi ricordi del Concilio Vaticano II.
Non solo: ogni anno conferisce le ordinazioni sacerdotali per la diocesi,
rinnovando lappello alla preghiera per le vocazioni; e ogni anno riceve
labbraccio degli alunni dei seminari romani, a cominciare da quel marzo
2006 in cui al Seminario Maggiore ricorda don Andrea Santoro, ucciso
poche settimane prima in Turchia.
Ma Benedetto XVI dentro il cuore della citt, accanto alla fede del po-
polo. Lo testimonia il bagno di folla in occasioni come la celebrazione
del Corpus Domini a San Giovanni in Laterano, con la processione fno
a Santa Maria Maggiore; il rito della Via Crucis al Colosseo; latto di
venerazione allImmacolata in piazza di Spagna. Ne prova laffetto dei
giovani e degli universitari che pregano con lui in alcuni appuntamenti
nei tempi forti dellanno liturgico. Sono tre le universit che lo accol-
gono (Cattolica, Gregoriana, Lateranense), ma costretto a rinunciare
alla visita alla Sapienza a causa di proteste che Ruini addita come tristi
vicende. Il Papa teologo si fa piccolo tra i piccoli, visitando lospeda-
le Bambino Ges, per testimoniare lamore che Cristo rivolge ai bimbi.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Dialoga con i fanciulli in uno speciale incontro per coloro che hanno
ricevuto la prima comunione. Riceve i ragazzi dellAzione cattolica per
la Carovana della pace e guarda sorridente le colombe, lanciate dal suo
studio, che di volare non vogliono saperne.
Nel suo itinerario romano non mancano le visite ai luoghi della carit,
della sofferenza e della cura. Segno della sua predilezione per i poveri,
che defnisce il tesoro della Chiesa. Entra nella mensa e nellostello
della Caritas diocesana, siede a tavola con i poveri assistiti dalla Comu-
nit di SantEgidio, porta la sua carezza ai degenti dellhospice Sacro
Cuore, dove la vita custodita fno in fondo come dono prezioso. Il suo
amore per Roma emerge con chiarezza anche nelle udienze agli ammini-
stratori locali, dove insiste sul sostegno alla famiglia e sulla difesa della
vita.
Ma al Convegno diocesano che Benedetto XVI offre le grandi linee pa-
storali per la diocesi: otto interventi, sempre in apertura dei lavori, anno
dopo anno. Invoca una pastorale dellintelligenza di fronte alle sfde
che attendono la Chiesa, auspica che le nuove generazioni possano fare
esperienza della Chiesa come di una compagnia di amici affdabile, in-
vita a fare tesoro della via della bellezza nella catechesi. Ancora, rilan-
cia limpegno per una rinnovata stagione di evangelizzazione. Forse
la principale consegna affdata alla comunit ecclesiale per la Roma che
verr.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Lemergenza educativa
di Daniela Pozzoli
D
i emergenza educativa Benedetto XVI aveva parlato chiaro gi nel
giugno del 2005, nel discorso dapertura del Convegno ecclesiale
della diocesi di Roma. Senza la luce della verit, metteva in guardia il
Santo Padre, non possibile una vera educazione. E a insidiare lopera
educativa era ed proprio quel relativismo che non riconoscendo nulla
come defnitivo, lascia come ultima cultura solo il proprio io con le sue
voglie. Nella Lettera alla diocesi di Roma sul compito urgente delle-
ducazione (21 gennaio 2008) Papa Ratzinger rassicura genitori, inse-
gnanti, educatori: Non temete, dice loro, perch le diffcolt non sono
insormontabili. Anche se ogni vero educatore deve innanzitutto donare
qualcosa di s. E non serve tenere al riparo i pi giovani da ogni diffcol-
t ed esperienza del dolore perch cos rischiamo di far crescere persone
fragili e poco generose. Occorrono ai bambini e ai giovani regole certe
anche nella vita di tutti i giorni altrimenti, avverte, non si va da nessuna
parte. E se il rapporto educativo lincontro tra due libert, Benedetto
XVI chiama in causa la responsabilit delleducatore ma anche, in misura
che cresce con let, la responsabilit del fglio, dellalunno, del giovane
che deve rispondere a se stesso e agli altri.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
E il grande teologo
tenne ferma la scala dellelettricista
di Giovanni Ruggiero
S
orride ancora un po divertita: Qualche volta dice la signora Vene-
rina labbiamo mandato via! Con il fglio, Nicola Marchesani, con-
duce il ristorante del Borgo che porta il suo nome. Tante volte al vescovo
e poi cardinale Joseph Ratzinger tocc di cercarsi un altro ristorante. Un
giorno il suo segretario, Joseph Clemens, trovando per lennesima volta
la porta sbarrata, la prese di petto: Ma lei, signora, sa chi il cardinale
Ratzinger? E certo che lo so! replic lei Ma se il posto non c...
non c! Per quindici anni Benedetto XVI venuto in questo ristorante
da dove, prima o poi, passano per pranzo o per cena tutti i cardinali. Lei
li chiama i miei vicini di bottega. I primi tempi dice mio fglio,
giovane e poco pratico, mica laveva capito che se un cardinale tendeva
la mano era per farsela baciare. Nicola stringeva la mano a tutti. Con il
Papa non c mai stato problema perch ci abbracciava. Si aspettava la
signora Venerina la decisione del Papa? Qui non che stiamo ad origlia-
re precisa ma ovvio che, servendo a tavola, qualche parola si afferra.
Ma non so aggiunge dubbiosa forse impressione mia, ma un po me
laspettavo. Il motivo per andare da Venerina c sempre: le fettuccine
con gamberi, zucchine e zafferano. Dice che era il piatto preferito di Be-
nedetto XVI.
O forse la carbonara, come assicura invece Roberto Fulvimari, proprieta-
rio del Passetto del Borgo che pure ha visto il Papa tra gli avventori per
molti anni, il Papa che volle la fotografa del suo cane Billy quando mor.
Specie la sera dice lanftrione Roberto il cardinale Ratzinger veniva
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
da noi, fnch non entrato l dentro. Quel l dentro sta per il Conclave
che lo elev al Soglio pontifcio. Il prossimo Papa quasi certamente al-
meno una volta ha mangiato qui. Ieri a pranzo Roberto si avvicinato a
un porporato che aveva appena pagato il conto: Eminenza gli ha detto
si lasci salutare perch magari dopo che entrato l dentro qui non verr
pi. Non se laspettava proprio che il Papa rinunciasse: Si vede dice
che proprio non ce la faceva pi. Ha il ricordo del Papa che cenava da
lui con la sorella Maria e il cardinale Mayer. Ma si parla di venti anni fa
o forse pi.
Angelo Mosca, sempre al Borgo, ha un negozio di materiale elettrico. Per
una cosa o per unaltra passava di qui la segretaria di Benedetto XVI, In-
grid. Nel negozio il cardinale dice Angelo Mosca non mai venuto.
Andavo io da lui!. Il primo intervento, tanti anni fa, fu per un blackout
nellabitazione di Piazza della Citt Leonina. Mosca cominci a darsi da
fare dopo essere salito su una scala. Il Papa si preoccup: Faccia atten-
zione. sicuro di non cadere? E lelettricista: Se marregge lei non
cado. E il futuro Papa tenne ferma la scala per tutto il tempo che dur
lintervento. La segretaria Ingrid ha continuato a servirsi nel negozio per
conto del Papa. Mosca una volta le chiese: Ma il Papa si ricorda ancora
di noi? Ingrid lo rassicur. Pochi giorni dopo linvito a partecipare alla
Messa nella cappella privata. Ecco la prova: due belle foto che lo mostra-
no insieme a Benedetto XVI subito dopo il rito. Mosca le fa vedere poi le
ripone nella cartellina rossa. Ma il Papa come sta?, ha sempre chiesto
alla segretaria Ingrid tutte le volte che passata per il negozio e lo rassi-
curava. Poi lannuncio clamoroso: E certo che no, non me lo aspettavo.
Ma era stanco. Si capiva. Non ha potuto fare diversamente!.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
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Un Paese con lui
La sua mano sulla spalla dellItalia
di Mimmo Muolo
U
na foto per riassumere il rapporto tra Benedetto XVI e lItalia. Il
Papa appoggia la mano sulla spalla del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano in un atteggiamento che sa di amicizia e stima, ma
anche di sostegno e incoraggiamento. la sera del 4 febbraio scorso e
nellAula Paolo VI in Vaticano appena terminato il concerto offerto
dal capo dello Stato al Pontefce. Quel gesto, per, ben pi che un sem-
plice ringraziamento. Diventa quasi un simbolo di questi quasi otto anni
di Pontifcato nei quali, si potrebbe dire, Papa Ratzinger (che lItalia la
conosceva bene anche prima di essere eletto) ha veramente appoggiato
la mano sulla spalla dellintera Penisola. Su quella della comunit eccle-
siale nazionale, in primis, con la sua guida pastorale discreta nelle for-
me, ma ferma nei principi, a cominciare dal primato di Dio. E anche su
quella dellintero corpo sociale italiano al quale sia nel rapporto con le
Istituzioni, sia nei contatti con la gente ha sempre indicato la via di una
fede amica dellintelligenza, attenta ai bisogni degli ultimi e soprattutto
desiderosa di dare il proprio contributo alla costruzione della citt terre-
na. Anzi, da questo punto di vista, il magistero italiano del Pontefce
tedesco ha costituito un sicuro punto di riferimento per tutti coloro che
hanno a cuore e la ricerca del bene comune e lunit nazionale (si veda a
tal proposito la Lettera inviata proprio a Napolitano per il 150 anniver-
sario dello Stato unitario, di cui parliamo a parte). In sostanza il Papa ha
offerto alle Chiese della Penisola un paradigma di dialogo con il mondo
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
non a prescindere, ma anzi a partire dal proprio credo. Emblematica da
questo punto di vista lomelia pronunciata al Congresso eucaristico di
Bari nel 2005, primo viaggio in assoluto del Pontifcato, poco pi di un
mese dopo lelezione. In pratica il suo biglietto da visita per le comunit
ecclesiali dalle Alpi alla Sicilia. Noi dobbiamo riscoprire con ferezza
disse in quella assolata domenica di fne maggio la gioia della domeni-
ca cristiana. Dobbiamo riscoprire con ferezza il privilegio di partecipare
allEucaristia, che il sacramento del mondo rinnovato. Da qui, da que-
sto primato di una liturgia, fonte e culmine della vita cristiana, Benedetto
XVI ha invitato tutti a ripartire. E infatti un anno dopo, al Convegno di
Verona (in pratica gli stati generali della Chiesa in Italia), quellinvito
risuonato allinterno di uno dei discorsi pi importanti del Pontifcato.
Il nostro atteggiamento non dovr mai essere quello di un rinunciatario
ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile
incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fducia a nuovi
rapporti, non tralasciare alcuna delle energie che possono contribuire alla
crescita culturale e morale dellItalia. in sostanza linvito a rendere
visibile anche nellItalia toccata dalle correnti della secolarizzazione il
grande s della fede. Ed eccola allora la mano poggiata sulla spalla del-
la Chiesa italiana. Se si ripercorrono infatti i sette discorsi pronunciati
allAssemblea generale della Cei, guidata prima dal cardinale Camillo
Ruini e poi dal cardinale Angelo Bagnasco, non diffcile accorgersi di
quante volte il Papa abbia messo laccento sulla grande tradizione cattoli-
ca dellItalia (defnita nel 2006 la principale ricchezza del Paese) e in-
coraggiato i vescovi a rafforzarla soprattutto attraverso la cura pastorale
dei giovani. La fede cattolica e la presenza della Chiesa affermava nel
2007 rimangono il grande fattore unifcante di questa amata Nazione ed
un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro. Invece, il gran-
de nemico, pi volte denunciato, la cultura improntata al relativismo
morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado in-
giustifcate. In questo quadro, perci, Benedetto XVI inserisce la difesa
della vita dal concepimento al suo termine naturale, la promozione della
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
famiglia fondata sul matrimonio tra luomo e la donna e la riaffermazione
della libert di educare i fgli. Cio i temi che dal 30 marzo 2006 (gior-
no del suo discorso ai parlamentari del Ppe) verranno designati come i
principi non negoziabili pi volte sottolineati anche negli incontri con
i vescovi italiani riuniti in assemblea. Ci che spinge il Papa non per
(discorso del 2005 allAssemblea della Cei) lesigenza di difendere gli
interessi cattolici, ma luomo creatura di Dio. Benedetto XVI infatti
convinto e lo dir apertamente il 29 maggio 2008 che questo il
problema fondamentale oggi. Nessun altro problema umano e sociale
potr essere davvero risolto se Dio non torna al centro della nostra vita.
Per questo egli riformula anche il principio di una sana laicit e affer-
ma, sempre nello stesso discorso, che occorre resistere ad ogni tendenza
a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto
soltanto privato: le prospettive che nascono dalla nostra fede possono
offrire invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione
dei maggiori problemi sociali e morali dellItalia e dellEuropa oggi.
In tal modo il biglietto da visita presentato al Congresso eucaristico di
Bari (centralit della domenica), e ribadito nel 2011 a quello di Ancona,
diventa progetto anche pastorale, che si pu cogliere persino nella spe-
ciale geografa dei viaggi italiani di Papa Ratzinger. Trenta in tutto, che
solcano la Penisola e le due isole maggiori in lungo e in largo e in cui,
accanto alle grandi citt (Torino, Milano, Cagliari, Palermo, Napoli, Ge-
nova e Venezia), fgurano i nomi dei pi famosi santuari nostrani: Assisi,
Pompei e Loreto (ultima tappa, prima di aprire lAnno della Fede), ma
anche La Verna, Montecassino, Serra San Bruno, San Giovanni Rotondo
e Santa Maria di Leuca. Come dire che il Papa teologo e professore di
universit (che si reca a visitare a Pavia la tomba del suo amato SantA-
gostino) non disdegna (tuttaltro) la fede degli umili e dei semplici, la
religiosit popolare e capillarmente diffusa nel popolo italiano. A patto
per che questa fede sappia coniugarsi con la vita vissuta. E anche in
questo caso Benedetto XVI poggia una mano paterna sulla spalla della
Chiesa italiana e offre il suo esempio e la sua guida. Nel 2011 presiede la
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recita del Rosario in Santa Maria Maggiore insieme con i vescovi della
Cei e tocca una serie di problemi concreti, chiedendo ad esempio che
sia superato il precariato dei giovani, che Nord e Sud dItalia, anzich
dividersi, si integrino meglio e che i cristiani partecipino alla vita politica
(esigenza manifestata per la prima volta nel viaggio a Cagliari, settembre
2008). Giovani ed emergenza educativa sono gli altri due grandi temi di
un magistero tricolore che ha avuto nelle visite ad limina dei vescovi,
interrotte dalla rinuncia (il Papa ha ricevuto 13 dei 30 gruppi in agenda)
e nel discorso alla Cei del 2012 i suoi punti di approdo. Questultimo in-
tervento diventa anzi, alle luce dei fatti di questi giorni, quasi una sorta di
testamento spirituale di Benedetto XVI per lItalia. Gli uomini vivono
di Dio e noi abbiamo il compito di annunciarlo, di mostrarlo, di guidare
allincontro con Lui. Ma sempre importante ricordarci che la prima
condizione per parlare di Dio parlare con Dio, diventare sempre pi
uomini di Dio. In altri termini, lasciare che sia Lui a metterci una mano
sulla spalla.
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La lettera per il 150:
Ecco come il cristianesimo
ha plasmato la storia del Paese
di Mimmo Muolo
H
a riletto, lui tedesco, la storia italiana. Non solo quella degli ultimi
150 anni, ma anche tutto ci che lha preceduta. E ci ha consegnato
un ritratto di famiglia che una sintesi mirabile della migliore italiani-
t. Dove sta, infatti, la radice profonda dellidentit nazionale? Benedetto
XVI, il 16 marzo 2011, nella lettera inviata a Giorgio Napolitano per il
150 anniversario dellunit, risponde cos: Il Cristianesimo ha contri-
buito in maniera fondamentale alla costruzione dellidentit italiana at-
traverso lopera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assisten-
ziali, fssando modelli di comportamento, confgurazioni istituzionali,
rapporti sociali. Lanalisi di Papa Ratzinger a 360 gradi. Abbraccia la
cultura italiana in tutte le sue espressioni: Dante, Giotto, Michelangelo,
Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini, Borro-
mini e Manzoni. Non dimentica le stelle di quel frmamento di santit che
si stende ininterrottamente sopra i 2000 anni di storia cristiana della Pe-
nisola (San Francesco dAssisi e Santa Caterina da Siena, non caso i due
patroni dItalia) e cita anche tutti coloro che (Da Cesare Balbo a Massimo
dAzeglio, da Antonio Rosmini a Vincenzo Gioberti) si adoperarono per
la costruzione di unItalia unita e libera da condizionamenti stranieri. Ma
soprattutto Benedetto XVI tiene a ribadire un concetto. Se lunit dIta-
lia, realizzatasi nella seconda met dellOttocento, ha potuto aver luogo
non come artifciosa costruzione politica di identit diverse, ma come
naturale sbocco politico di una identit nazionale forte e radicata stato
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perch quellidentit formatasi anche grazie allopera della Chiesa era
sussistente da tempo. La comunit politica unitaria nascente a con-
clusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in defnitiva, come collante
che teneva unite le pur sussistenti diversit locali, proprio la preesistente
identit nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa han-
no dato un contributo fondamentale. chiaro che queste notazioni, oltre
a una serena analisi storica, contengono anche unindicazione di prospet-
tiva. Perch in tutte le fasi degli ultimi 150 anni lidentit nazionale de-
gli italiani, cos fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costitu in
verit la base pi solida della conquistata unit politica. Il Papa ricorda
a tal proposito lapporto fondamentale dei cattolici italiani allelabo-
razione della Costituzione repubblicana e lAccordo di revisione del
Concordato frmato nel 1984. Un atto che, conclude Banedetto XVI, ha
visto ancora una volta la Chiesa e i cattolici impegnati in vario modo a
favore della promozione delluomo e del bene del Paese.
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Le voci dei continenti
Con la fede oltre la muraglia cinese
di Bernardo Cervellera
P
ochi giorni fa, alla notizia della rinuncia di Benedetto XVI al ministe-
ro petrino, il portavoce del ministero cinese degli Esteri, Hong Lei,
incalzato dai giornalisti stato costretto a dare una valutazione del gesto
Papale. La sua risposta, che sa di imparaticcio, che il Vaticano non
deve interferire negli affari interni della Cina e che il Vaticano deve
interrompere le relazioni diplomatiche con Taiwan.
Da quasi 40 anni la Cina continua a predicare queste due condizioni per
giungere agli accordi diplomatici: le ha dette fn dai tempi di Pio XII,
accusando la Chiesa cattolica di essere al servizio del capitalismo ame-
ricano, fno a Giovanni Paolo II. Che Hong Lei le abbia ripetute, come
un disco rotto, davanti a Benedetto XVI, non segno del fallimento della
politica vaticana, ma di Pechino che con sgomento balbetta qualcosa di
ormai superato dai tempi.
Il ministero di Benedetto XVI verso la Cina non ha mai avuto alcun
aspetto politico, n in opposizione, n a favore della Cina o Taiwan, o del
comunismo come sistema sociale. Egli ha sempre e solo posto la questio-
ne della libert religiosa della comunit cattolica in Cina, richiamandosi
alla costituzione cinese, che difende (alquanto in teoria) la libert reli-
giosa, ai protocolli Onu sui diritti civili e politici, che Pechino ha frmato
negli anni 90, e alle caratteristiche dogmatiche della Chiesa cattolica,
che implicano il ministero universale del Papa e il diritto alle nomine dei
vescovi.
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Questo atteggiamento franco e amichevole (dicendo la verit col lin-
guaggio dellamore) emerso nella Lettera ai cattolici cinesi (maggio
2007), dove si sottolinea il desiderio di aprire uno spazio di dialogo con
le Autorit della Repubblica popolare cinese, in cui, superate le incom-
prensioni del passato, si possa lavorare insieme per il bene del popolo
cinese e per la pace nel mondo. In essa egli precisa che la Chiesa non
legata a nessun sistema politico e che la Chiesa cattolica in Cina ha
la missione non di cambiare la struttura o lamministrazione dello Stato,
bens di annunziare agli uomini il Cristo, Salvatore del mondo.
A causa di ci egli chiedeva per la Chiesa uno spazio di libert nella so-
ciet e la libert ultima nella scelta dei vescovi (ammettendo anche una
consultazione con il governo). In conseguenza di ci egli rifutava come
inconciliabili con la dottrina cattolica gli organismi di controllo della
Chiesa uffciale: lAssociazione patriottica e lAssemblea dei rappresen-
tanti cattolici, entrambi fautori di indipendenza, autonomia, autogestione
della Chiesa.
Come segno di rispetto verso la leadership cinese, il Vaticano ha inviato
le bozze della lettera a Pechino attendendo suggerimenti. Ma Pechino,
dopo mesi di silenzio, ha chiesto di bloccare la diffusione della Lettera.
Naturalmente il Papa ha optato per il diritto alla libert religiosa, pubbli-
cando lo scritto.
In quel periodo ero in viaggio in Cina e ho potuto constatare come la Let-
tera ha creato una profonda divisione nella leadership: membri del mi-
nistero degli esteri la elogiavano come un documento importantissimo e
aperto; membri del ministero degli affari religiosi la disprezzavano come
un testo fatto da ignoranti, che non capiscono la Cina.
A quasi sei anni di distanza da quel testo, possiamo dire che il Papa
stato il catalizzatore di una revisione allinterno del potere in Cina. Fino
ad allora il potere del Partito comunista era giustifcato dallaver liberato
il Paese dai giapponesi (insieme a Chiang Kai-shek); poi con Deng Xiao-
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ping, dallaver dato ai cinesi la possibilit di diventare ricchi e gloriosi;
con Jiang Zemin di divenire una potenza economica mondiale. Ma con
Hu Jintao le contraddizioni della societ cinese sono emerse cocenti: lin-
dustrializzazione selvaggia ha creato il Paese pi inquinato della terra; il
monopolio del potere ha creato la corruzione pi aspra; lenorme ricchez-
za di pochi affanco allabissale povert di molti. Le rivolte sociali al
ritmo di 300-500 al giorno stavano e stanno ad indicare che per una
societ armoniosa, tanto desiderata da Hu Jintao, occorre dare potere
al popolo, creando riforme politiche e democratiche, con uno Stato che si
distingua dal Partito, che serva i diritti inalienabili delle persone, anche il
diritto alla libert religiosa.
Ancora oggi, con il passaggio del potere a Xi Jinping, questa discussione
fortissima: lo stesso Xi ha detto che se il Partito non cambia e fa le rifor-
me, rischia di crollare. Ma accanto a lui vi sono gruppi che non vogliono
cambiare. Fra questi il Fronte unito (che controlla gli affari religiosi) e
loligarchia capitalista legata ancora a Jiang Zemin che non vuole mano-
mettere questa gallina dalle uova doro che il popolo cinese sfruttato
dal Partito.
Dalla Lettera del Papa in poi, la politica del Partito comunista cinese ver-
so la Chiesa cattolica stata contraddittoria: apertura e libert durante le
Olimpiadi (2008); controllo e arresti domiciliari per i sacerdoti e vescovi
non uffciali; permesso di nomi e ed ordinazioni di vescovi approvati
dalla Santa Sede e da Pechino; raffca di ordinazione di vescovi senza il
mandato della Santa Sede; durezza verso le indicazioni vaticane; timidi
tentativi di dialogo con personalit vaticane.
Benedetto XVI non ha inferito su questa schizofrenia della leadership
e si preoccupato della missione della Chiesa. Dal 2007 egli ha anche
istituito una Commissione per la Chiesa in Cina, a cui partecipano mem-
bri della Segreteria di Stato, di Propaganda Fide, insieme a vescovi e
cardinali cinesi di Hong Kong, Macao e Taiwan. Tale Commissione si
preoccupata di rafforzare lunit della Chiesa cinese, ancora polarizza-
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ta fra uffciali (riconosciuti dal governo) e non uffciali (sotterranei); di
potenziare la formazione fra i seminaristi, i sacerdoti, i vescovi e i fede-
li; di denunciare gli arresti e le violenze contro i fedeli. Grazie ad essa
cresciuta la sensibilit e la partecipazione della Chiesa universale ai
problemi e alla testimonianza dei cattolici cinesi. A questo ha anche con-
tribuito listituzione avvenuta con la Lettera del Papa della Giornata
mondiale di preghiera per la Chiesa e per la Cina, che cade il 24 maggio,
festa della Madonna di Sheshan. Cos, mentre la leadership di Pechino
cerca di risolvere le contraddizioni al suo interno, cresce lintegrazione
fra la Chiesa di Cina e la Chiesa universale, mentre i cattolici si guada-
gnano uno spazio nella societ cinese divenuta assetata di Dio e di valori
spirituali dopo decenni di materialismo comunista e consumista.
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MESSICO
Ha abbracciato un Paese ferito
Rodrigo Guerra Lpez *
I
l Messico non dimenticher mai Benedetto XVI: il Papa ha lasciato
unimpronta indelebile nel Paese, con la sua visita del marzo scorso. Il
ricordo vivo di un testimone che rompe con le norme del politicamente
corretto rimasto impresso nella memoria della gente. Il Santo Padre ci
annunciato che Ges vive e pu essere incontrato da chiunque. E lo ha
fatto con una freschezza e una libert straordinarie. Uno stile che tocca-
to nel profondo il cuore dei messicani. Nessuno si sentito intossicato
da un discorso moralista. Al contrario, la parola e la testimonianza del
Pontefce hanno mostrato che Ges una presenza reale anche da questa
parte del mondo, ferita dalla terribile narcoguerra. In mezzo alla violenza
estrema, il Papa ha offerto labbraccio di Cristo Colui che vince la mor-
te alle vittime e anche ai carnefci. La meraviglia del Vangelo consiste
proprio nel suo essere la buona notizia per tutti, in qualunque circostanza
si trovino. Nel contesto messicano, questo ha unimportanza straordi-
naria: la lotta contro il crimine organizzato destinata al fallimento se
la soluzione non tocca il cuore delle persone. Per questo, il ruolo della
Chiesa nel processo di riconciliazione nazionale insostituibile. Uno dei
momenti pi toccanti stata la moltitudinaria Messa che il Santo Padre
ha celebrato ai piedi del monumento del Cristo Re. Un luogo chiave per-
ch simboleggia la lotta dei cattolici in favore della libert religiosa. L il
Papa ha spiegato che il Regno di Dio non si impone con la forza. La sua
essenza lamore che Dio ha trasmesso al mondo. Il Regno non frutto
della volont umana, non un progetto politico ma un dono immeritato
che dobbiamo ricevere con docilit.
* flosofo
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EGITTO
Ci ha insegnato la vera libert
di Wael Farouq *
N
on considero Benedetto XVI un intellettuale o un letterato eccezio-
nale, e nemmeno un leader spirituale a capo di milioni di fedeli che
aspettano, appesi alle sue labbra, le direttive di un caro amico. Ratzinger
rappresenta invece, per me, uno dei rari casi in cui luomo diventa even-
to, e levento uomo. uno dei rari casi in cui le risposte si tramutano in
domande, e le domande in un percorso di stupore, la cui meta signifca lo
spalancarsi di un nuovo orizzonte di libert. Una libert, come la intende
il Papa, che lunica garanzia perch lamore e la fede non abbiano mai
limiti.
Senza libert, infatti, lamore e la fede diventano mera ideologia. Le mo-
tivazioni e gli obiettivi dellideologia non sono necessariamente cattivi,
ma essa rimane una prigione per i sentimenti, per i desideri e per le nobili
aspettative. Lideologia un atto di amore e di fede privo di libert. una
prigione perch non in grado, senza libert, di comunicare con la realt.
come una madre amorevole che mette sotto una campana di vetro suo
fglio perch lei stessa preda delle sue paure. per questo che lideolo-
gia conosce solo il potere e ambisce soltanto ad esso. Il potere , infatti,
la sua unica garanzia per dominare la realt. Il seguace dellideologia
un carcerato che lotta per diventare carceriere. La rinuncia del Papa al
pontifcato non altro che lincarnazione di questa libert scaturita da
una profonda modestia che considera se stessa, pur avendo raggiunto il
vertice della gerarchia ecclesiastica, soltanto come uno dei sentieri di
Dio, che sono tanti quante le persone che li percorrono. Ratzinger ci invi-
ta ad avere il coraggio e la volont di discernimento e di interazione con
la nostra realt sempre rinnovata.
* docente al Cairo
(traduzione di Camille Eid)
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SUDAN
Straordinaria prova dumilt
di William Deng *
L
a scelta del Papa di ritirarsi ha riempito di sorpresa gli africani: la
gente per strada commentava la decisione con tono incredulo. Del
resto non un evento che capito molto spesso. Dopo lo stupore iniziale,
per, allAfrica a tutti, cittadini, vescovi e soprattutto leader resta una
straordinaria lezione di umilt da parte di Benedetto XVI. Il cuore del
messaggio che il Papa, fno allultimo, ci ha donato che il carisma del
Santo Padre, successore di San Pietro, nasce dallamore di Dio per gli
uomini. Da questo amore nata la sua scelta di rinunciare nel momento
in cui ha sentito di non avere pi le forze per portare avanti il suo ministe-
ro. Con questo gesto, il Papa ha dato lennesima dimostrazione della sua
profonda fede nel Signore. Ora tutta lAfrica in trepidante attesa che lo
Spirito Santo designi il successore di Benedetto XVI, il nuovo messag-
gero di amore e speranza per il Continente. Tutte le volte che ha visitato
le terre africane, il Papa ha saputo portare alle persone una testimonianza
di speranza autentica, tanto importante per i nostri Paesi affitti da grandi
problemi di povert, disuguaglianza, ingiustizia, violenza. Le parole di
Benedetto XVI sono state un balsamo di forza per gli africani che si sono
sentiti amati e accolti dal Pontefce. LAfrica si sentita davvero dentro
al cuore del Santo Padre. Per questo, non gli saremo mai grati abbastan-
za. Ora, dopo il suo ritiro nel monastero romano, siamo certi che il pen-
siero di Benedetto XVI non ci abbandoner. Il Santo Padre continuer a
pregare per il bene e la salvezza del Continente e per lintera Chiesa.
* segretario generale dellIstruzione dellArcidiocesi di Khartoum
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Grazie perch...
Atto estremo damore
di Salvatore Mannuzzu
L
e dimissioni di Benedetto XVI sono, fondamentalmente, un atto del
suo magistero: un atto forte, altissimo, defnitivo del magistero pa-
pale. Defnitivo non tanto perch concludono un pontifcato: ma perch
segnano una curva nodale, di non ritorno, nelle vicende della Chiesa. Si
tratta duna delle lezioni pi grandi, e pi ardue, che un Papa possa dare.
Rispetto a essa, le condizioni personali di Benedetto XVI la sua vec-
chiaia, la sua salute vacillante, la sua fragilit umana sono loccasio-
ne necessaria: loccasione provvidenziale. la provvidenza di Dio che
adesso ci vuole concedere un Papa vecchio e stanco, perch questo Papa
trovi, nella sua santa vecchiaia e nella sua santa stanchezza, la condizio-
ne per dire a tutti noi che non ci regge pi. La condizione e insieme lo
strumento lo strumento capace duna terribile, insostituibile eloquenza
per dire a tutti noi basta. Per sollecitare tutti noi, qualsiasi sia il livello
delle nostre responsabilit, alla conversione. Dentro una fase storica nella
quale la conversione tale solo se comporta una rottura straordinaria e
un radicale cambiamento: in modo che il viso materno della Chiesa non
sia pi deturpato da noi; in modo che Dio non venga pi adoperato da noi
per i nostri miserabili fni egoistici.
Cos il Papa soccorre la sua Chiesa: con un atto estremo. E proprio perch
si tratta dun atto estremo, non ne possiamo ignorare linsegnamento, che
dice alla Chiesa dove giunta: quali sono i rischi che in realt corre, quali
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sono i pericoli gravi che la minacciano. Un atto estremo, ma insieme di
estremo amore: d al Papa il diritto di attendersi da noi una risposta che
non si neghi allamore. E quindi sia fatta duna profonda presa di co-
scienza e dun ravvedimento completo, epocale. Aspetta questa risposta,
il nostro Papa, sulla croce dalla quale adesso ci guarda; e sulla quale ha
scelto di rimanere fnch vive, nella posizione pi diffcile: quella della
rinuncia, del silenzio, del buio.
S, colui che ancora il nostro Papa continuer anche quando non lo
sar pi, quando noi non sapremo pi niente di lui a guardarci e a patire
con noi, malgrado laggravarsi dellet e della fatica. Continuer a pre-
gare per noi, fnch Dio gli dar vita, da quella sua oscura croce uscita
apparentemente dalla storia e conftta invece nel cuore vivo della storia.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Francesco Totti: Il Papa
il mio capitano
di Lucia Bellaspiga
T
ra i ricordi pi cari che conserver sempre di lui c un Rosario
che Papa Benedetto mi ha fatto recapitare dalle mani di monsi-
gnor Lucio Adrian Ruiz... Me lo ha consegnato proprio a nome del Santo
Padre, che lo donava a me personalmente. stato un onore inaspettato e
commovente. Erano i tempi della Giornata mondiale della Giovent di
Madrid, nel 2011, e il capo del Servizio Internet vaticano era in visita a
Trigoria, cuore della Roma ma, grazie al sito uffciale di Francesco Totti
che in quei giorni si faceva portavoce dei giovani di Papa Benedetto,
anche cuore pulsante di tanti credenti (e tifosi). La mattina in cui si
diffusa la notizia delle sue dimissioni prima ho stentato a credere che
fosse vero, poi ho provato una profonda tristezza, ma anche tanta fdu-
cia: se il Santo Padre aveva deciso cos, certamente era per il bene della
Chiesa e di tutti noi e la sua scelta anche questa volta, come sempre,
andava prima accettata e poi capita. una fducia che parte da lontano,
quella del capitano della Roma per la fgura del Papa, un affdamento che
inizia con lincontro a sette anni con Papa Wojtyla e prosegue oggi con
Papa Ratzinger: La fede sempre stata importante nella mia vita, prima
di tutto grazie a mia madre Fiorella, cattolica osservante, e poi grazie a
incontri fondamentali. Non ho mai scordato la carezza che mi diede da
bambino Giovanni Paolo II quando ero in visita con i compagni delle
elementari in Aula Nervi, ricordo che mi fece una grande impressione la
forza che emanava. Ma quella stessa impressione sempre riuscito a dar-
mela anche Benedetto XVI, seppure in modo diverso... Perch il Papa,
qualunque Papa, anche quello che avremo tra poche settimane, luomo
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
che Dio ci manda per rappresentarLo sulla terra. Insomma sorride Totti
lui il Capitano della grande squadra.
Si defnisce cattolico osservante, racconta che quando possibile parte-
cipa alla Messa e che gli anni del catechismo con don Aldo, nella par-
rocchia di famiglia in via Latina, e successivamente i consigli spirituali
di don Fernando lasciano ancora oggi il segno nel cuore del calciatore
italiano pi noto al mondo. Spesso, quando mi capita di leggere o senti-
re alla tiv le parole di papa Ratzinger, provo ancora lo stesso sentimento
di allora, di quando a indicare la via era don Aldo. Questo Papa fno
allultimo ci ha insegnato tanto, in periodi molto diffcili per lumanit e
soprattutto per i giovani ci ha ricordato che cosa deve fare il buon cristia-
no... la fatica riuscirci.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Paolo Portoghesi:
Ci ha mostrato la vera bellezza
di Paolo Portoghesi
L
incontro con papa Benedetto, in occasione dellomaggio degli arti-
sti per il sessantesimo compleanno del suo sacerdozio, ha lasciato
nella mia memoria una traccia profonda. Mentre il Papa sostava davanti
al modello di una chiesa che avevo progettata in omaggio alla sua vi-
sione della liturgia, il gesto accogliente e prolungato delle sue mani che
stringevano le mie, mi dava la sensazione del fuire dentro di me, insieme
alla grazia della sua affettuosa indulgenza, di due sentimenti contrastanti,
il disagio nei confronti di una societ che giorno per giorno si allontana
dalle verit del Vangelo e una piena fducia nella possibilit che il mondo
torni a sentire la forza del messaggio cristiano.
Il Papa ascoltava con indulgenza le mie spiegazioni che collegavano le
scelte architettoniche a ci che, da cardinale e poi da Papa aveva scritto,
in tanti anni di profonda rifessione e sorrideva con quellinimitabile sor-
riso tenero e mite quanto severo e deciso, cos lontano dallesibizionismo
e dalla competitiva aridit che segna il nostro tempo.
Nel discorso fatto agli artisti nella Cappella Sistina, Benedetto XVI ave-
va ripreso i temi degli incontri con gli artisti dei due grandi Pontefci che
lhanno preceduto, ma aveva introdotto una distinzione che rivela la sua
diffdenza verso il relativismo, che vorrebbe conciliare linconciliabile,
mettere daccordo la Chiesa con il consumismo e i suoi riti nel campo
dellarte. Troppo spesso per la bellezza che viene propagandata illu-
soria e mendace, superfciale e abbagliante fno allo stordimento e invece
di far uscire gli uomini da s e aprirli a orizzonti di vera libert attirandoli
verso lalto li imprigiona in se stessi e li rende ancora pi schiavi, privi
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
di speranza e di gioia. Si tratta di una seducente ma ipocrita bellezza,
che ridesta la brama, la volont di potere, di possesso, di sopraffazione
sullaltro, assumendo i volti delloscenit, della trasgressione o della pro-
vocazione fne a se stessa. Lautentica bellezza invece schiude il cuore
umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di
andare verso lOltre da s. Non sono parole di circostanza ma moniti
da non trascurare, parte di questa eredit che la Chiesa si accinge a rac-
cogliere mentre chi ha tentato la strada del cambiamento entra ora umil-
mente nellOrto degli Olivi indicando alla Chiesa la via della salvezza.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Antonia Arslan
Fermezza in anni scomposti
di Antonia Arslan
M
olti anni fa lo sentii parlare, con quella sua voce coltivata e piena
di intensit, e mi parve che vi afforasse un sorriso nascosto, come
di chi molto serio sulle cose in cui crede, ma di se stesso sempre un
poco sorride.
Era unintervista televisiva, e quando guardai il suo viso mi torn in men-
te il professore che ci insegnava letteratura tedesca alluniversit di Got-
tinga, un nobile vecchio dai capelli bianchissimi, senza nessuna arrogan-
za accademica, ma che quando cominciava a recitare i poeti che amava ci
portava tutti alle lacrime.
Quando Joseph Ratzinger venne eletto Papa ero a St. Paul, Minnesota.
Unamica carissima mi telefon di aprire il televisore, e lo vidi, con lo
stesso sorriso, che sceglieva il nome di Benedetto, come il Papa che tanto
si spese per la pace durante la prima guerra mondiale.
un uomo coraggioso pensai ha la forza e la determinazione dei
miti. E in questi anni scomposti e aggressivi, pieni di odio e di forzature
a tutto campo, lho visto sempre conservare quel tocco di ritrosa eleganza
e di quieta fermezza. Una visione del mondo profonda e agguerrita, che
non fa sconti ma che basata sullamore; unimmagine di padre che con-
sola e sostiene, a cui rivolgersi nei momenti di dubbio e di inquietudine,
perch si sicuri che non vaciller.
Ma lui, chi lo sostiene, quando il buio incombe? Papa Benedetto diven-
tato un guerriero in difesa dei valori in cui crede, ha guidato la Chiesa
in questi tempi calamitosi. Ma certo acutamente consapevole dellim-
mensa confusione del mondo occidentale, della fatua leggerezza con
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
cui si autodistrugge, delle forze sotterranee che si sono scatenate, anche
allinterno stesso della sua Chiesa. Lui si sente ormai stanco, il suo corpo
lo tradisce. E decide di passare il testimone, a qualcuno pi giovane e
gagliardo, che possa combattere senza sfnirsi, con laiuto dello Spirito.
Perch la strada rimanga aperta, nei secoli. Questa la speranza.
E allora auguri, vecchio Padre. Credo di sapere quanto ti costi andartene
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
Pupi Avati:
Ho scoperto un uomo buono
di Pupi Avati
H
o avuto una sola occasione di incontrare Benedetto XVI. Per cele-
brare i 60 anni dalla sua prima Messa, invit un anno fa in sala Ner-
vi artisti, musicisti, scultori, pittori. Sessanta personalit che avrebbero
dovuto portare sessanta doni.
Io rappresentavo il cinema, ma il cinema non facile da regalare. Mi
consultai con il cardinale Ravasi: Che facciamo?. Lidea fu quella di
far fare gli auguri al Papa da parte di tutto il cinema italiano. Con il con-
tributo della Cineteca Nazionale misi insieme un flmato con spezzoni di
cinquanta flm importanti girati da cinquanta grandi autori, che raccon-
tava la storia del cinema italiano da Carmine Gallone a Matteo Garrone.
Ogni frammento presentava una evocazione spirituale, un affato che si
ritrovava anche in autori ostentatamente laici o boriosamente atei. Per-
ch, ne sono convinto, c sempre noi una crepa, uno spiraglio di trascen-
dente.
Il flmato durava 6 minuti e le immagini pi belle e commoventi scorreva-
no in un crescendo emotivo sulle note dellInno alla gioia di Beethoven
che sapevamo essere molto amato da Papa Ratzinger. Il flm si conclude-
va con una sorpresa fnale. Un archivista del Centro Sperimentale, Luca
Pallanca, aveva scovato in una cineteca tedesca un piccolo documentario
in 16 millimetri sulla consacrazione a sacerdote del Santo Padre.
Cos questo augurio del cinema italiano si concludeva con le immagi-
ni dove si vedeva Ratzinger sdraiato davanti al vescovo, poi luscita in
processione dei nuovi sacerdoti e, infne, un primo piano strettissimo di
Joseph ventenne. Scatt un grande applauso, un momento di alta com-
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
mozione. Il Papa, anchegli commosso, mi chiam a s e mi disse cose di
una dolcezza estrema.
Da l, ho scoperto oltre al grande intellettuale e teologo, anche la sua bon-
t. Io lo defnirei un Papa buono proprio come Giovanni XXIII. E lo sta
anche dimostrando in questo diffcile momento di uscita.
Caterina Bua - suorbua@gmail.com - 09/05/2013
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Breve dizionario ratzingeriano
di Umberto Folena
AUSCHWITZ. In un luogo come questo vengono meno le parole.
Verrebbero meno a tutti. Figuriamoci a un Papa, e a un Papa tedesco. il
28 maggio 2006 quando Benedetto XVI commosso, dolente varca la
soglia di uno dei pi noti e terribili campi di sterminio. Ed un Papa di-
sarmato quello che confessa: vengono meno le parole, qui, e pu resta-
re soltanto uno sbigottito silenzio, un silenzio che interiore grido verso
Dio: perch, Signore, hai taciuto? Perch hai potuto tollerare tutto ci?.
BUFALE. Ovvero menzogne spacciate per verit. Come le scarpe Pra-
da del Papa, rosse per vezzo e non come simbolo del martirio. Una
sciocchezza. noto che dal 2003 le scarpe vengono donate da un artigia-
no piemontese, Adriano Stefanelli (le regalo, perch a volte la passione
paga pi del denaro). E quando si sciupano, perch graffate o consu-
mate, a metterle a nuovo ci pensa Antonio Arellano, ciabattino peruviano
con bottega nei pressi del Vaticano. Ma la bufala appare perfno sulla
Repubblica on-line, che molti, a torto, ritengono attendibile se non in-
fallibile. La bufala ormai vola nel web, in mille e mille copie. Inafferra-
bile...
CORTILE DEI GENTILI. O atrium gentium, idea lanciata alla vigilia
del Natale 2009 e affdata al Pontifcio Consiglio della cultura guidato dal
cardinale Gianfranco Ravasi: Luogo dincontro e di dialogo si legge
sul sito uffciale spazio di espressione per coloro che non credono e
per coloro che si pongono delle domande riguardo alla propria fede, una
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fnestra sul mondo, sulla cultura contemporanea e un ascolto delle voci
che vi risuonano.
DIALOGO INTERRELIGIOSO. il 27 ottobre 2011. I leader religio-
si, 25 anni dopo lincontro voluto fortemente, tenacemente, irresistibil-
mente da Giovanni Paolo II, si ritrovano ad Assisi per una Giornata
di rifessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo.
Voluta altrettanto fermamente da Benedetto XVI. Che ammonir: Las-
senza di Dio porta al decadimento delluomo.
ENCICLICHE. Fede, speranza carit, tre virt per tre encicliche, in un
formidabile crescendo: Deus caritas est (2005), Spe salvi (2007) e Cari-
tas in veritate (2009).
FURTO. Un ladro. Una delle persone a lui pi vicine. A cui dava ogni
giorno fducia. L dove lui, il Papa, avrebbe dovuto sentirsi pi al sicuro.
Alla fne, perdonare potrebbe essere stato pi facile che vincere lama-
rezza annidata nel cuore.
GMG. Gli uccellacci del malaugurio, quelli che la sanno lunga, quelli
che non sono ingenui come noi, avevano pronosticato: Ratzinger non
Wojtyla, non ha il suo fascino magnetico e i giovani lo snobberanno.
Colonia 2005, Sydney 2008, Madrid 2011. Tre Giornate mondiali della
giovent affollate quanto e forse pi di prima. Il messaggio, in estrema
sintesi, rimane lo stesso ed il segreto per parlare al cuore dei giovani:
Il Signore vi vuole bene e vi chiama suoi amici ricorda Benedetto XVI
il 20 agosto 2011 a Cuatro Vientos, durante la veglia del sabato notte sot-
to un acquazzone e la vostra forza pi grande della pioggia. Frisinga,
Seminario interdiocesano bavarese. Il giovane studente Joseph Aloisius
Ratzinger qui vive, studia, si appassiona. Discute la tesi in teologia su
santAgostino. Il correlatore sorridiamo pure lo accusa di moderni-
smo. Nasce lamicizia con Karl Rahner. Gli anni della formazione.
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IRLANDA. Avete tradito.... uno dei capitoli pi duri e dolorosi del
pontifcato. Il 20 marzo 2010, Benedetto XVI indirizza una lettera pasto-
rale ai fedeli dIrlanda. Rivolgendosi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli
di abusi sessuali, scrive: Avete tradito la fducia riposta in voi da giova-
ni innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ci davanti a Dio
Onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete
perso la stima della gente dIrlanda e rovesciato vergogna e disonore sui
vostri confratelli.
JOSEPH. Cos decide di chiamarlo suo padre il 16 aprile 1927. Daltron-
de anche lui si chiama Joseph, Giuseppe. E la mamma si chiama... Maria.
Da sempre devoto di san Giuseppe, papa Ratzinger cos dir allAngelus
del 10 dicembre 2010: In lui si profla luomo nuovo, che guarda con
fducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affda
totalmente allinfnita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre
il tempo della salvezza.
KNG. Hans e Joseph, lo svizzero e il tedesco, giovani brillanti teologi
al Concilio. Le loro strade divergono drasticamente alla fne degli anni
Sessanta. Il Papa lo riceve a Castel Gandolfo il 26 settembre 2005. Ma
nulla cambia. Il primo rimane acido e sprezzante, il secondo fermo ma
accogliente. Da parte di Kng giudizi netti, vere sentenze: Pontifcato di
opportunit mancate (2012). Senza appello.
LATINO. Il 7 luglio 2007, con il motu proprio Summorum pontifcum
papa Ratzinger consente la celebrazione della messa secondo il rito latino
tradizionale. Chi applaude, chi storce il naso. Carlo Cardia, su Avveni-
re, commenta: Pu crescere larmonia nelle diverse componenti della
Chiesa. Una armonia fondata sulla possibilit di pregare secondo la sen-
sibilit culturale, e linguistica, di ciascuna comunit, e di ciascun fedele.
(...) Quindi il latino torna non per dividere ma per unire e arricchire.
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MOSCHEA. A Istanbul, la Moschea Blu (Sultan Ahmet Camii) pro-
prio di fronte a Santa Sofa. Benedetto XVI vi entra il 30 novembre 2006.
Non il primo Papa a entrare in una moschea, Giovanni Paolo II vi era
stato ospite a Damasco. Ma comunque un evento storico: Preghiamo
per la fratellanza e il bene dellumanit.
NATURA. Il rispetto per lessere umano e il rispetto per la natura sono
tuttuno (alla Fondazione Sorella natura, novembre 2011).
ORSO. Simbolo dellarcidiocesi di Frisinga, presente anche sullo
stemma papale. Un orso gli uccise il cavallo e allora san Corbiniano gli
fece portare il suo bagaglio fno a Roma. Il commento di santAgostino
al salmo 72 ben si adatta allorso, e a Ratzinger: Sono divenuto per te
come una bestia da soma, e cos sono in tutto e per sempre vicino a te.
PIANOFORTE. Mozart, Beethoven, Chopin... Ratzinger studia musica
fn da ragazzo con il fratello maggiore Georg, che sar direttore della
Cappella del Duomo di Ratisbona. Il pianoforte lo ha accompagnato sem-
pre e sar con lui anche dopo il 28 febbraio, nella sua nuova residenza.
QUARESIMA. La fede ci invita a guardare al futuro con la virt della
speranza. (Messaggio per Quaresima 2013). Da rileggere e rimeditare
oggi, dopo la rinuncia.
RINUNCIA. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza da-
vanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per let avan-
zata, non sono pi adatte per esercitare in modo adeguato il ministero
petrino.... l11 febbraio scorso, il Papa sta rivolgendosi ai cardinali
in latino. Alcuni capiscono subito, altri pensano di non aver capito bene.
La prima a dare la notizia lagenzia Ansa. Una sola riga. Che scuote il
mondo.
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SINAGOGA. Domenica 17 gennaio 2010, 24 anni dopo papa Wojtyla,
anche papa Ratzinger entra nella sinagoga di Roma, accolto da Riccar-
do Pacifci e Renzo Gattegna, presidenti rispettivamente della Comunit
ebraica di Roma e dItalia. Scrive Gad Lerner sul mensile degli ebrei
romani Shalom: Ci che per secoli e secoli fu semplicemente incon-
cepibile la visita di un papa cristiano nel tempio degli ebrei risulta
oggi accettato come gesto normale (...). Il papa non solo il benvenuto.
Ormai il bentornato in sinagoga.
TWITTER. Cari amici, con gioia che mi unisco a voi via Twitter.
Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore. il 12
dicembre 2012 e il Papa si misura per la prima volta con le 140 battute di
Twitter. Che posto ha Dio nella mia vita? Lui il Signore o sono io?
La domanda, posta allUdienza dellultimo mercoled delle Ceneri, uno
dei fli conduttori del pontifcato. Fatto di udienze sempre affollate. Dove
laffetto dei fedeli sempre stato tangibile.
VERIT. Cooperatores veritatis (collaboratori della verit) il motto
scelto da arcivescovo di Monaco e Frisinga, nel 1977. La passione per
la verit antica: Ho scelto questo motto perch nel mondo doggi il
tema della verit viene quasi totalmente sottaciuto; appare infatti come
qualcosa di troppo grande per luomo, nonostante che tutto si sgretoli se
manca la verit.
WOJTYLA. A 6 anni e un mese dalla morte, il primo maggio 2011,
Karol Wojtyla viene proclamato beato: Il giorno tanto atteso annuncia
Benedetto XVI arrivato; arrivato presto, perch cos piaciuto al
Signore: Giovanni Paolo II beato!.
ZIZZANIA. Il cardinale Joseph Ratzinger conduce la Via Crucis, Gio-
vanni Polo II morente. Signore prega spesso la tua Chiesa ci sem-
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bra una barca che sta per affondare (...). E anche nel tuo campo vediamo
pi zizzania che grano. La veste e il volto cos sporchi della tua Chiesa
ci sgomentano. Ma siamo noi stesi a sporcarli (...). Abbi piet della tua
Chiesa. il 25 marzo 2005. Pochi giorni dopo, il 19 aprile, il Signore
chiama proprio lui, Joseph Ratzinger, a guidare la sua Chiesa.
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CAPITOLO 3
Parola di Ratzinger
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1
Necessario il vigore di corpo e animo
11 febbraio: la declaratio ai cardinali
Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni,
ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita
della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza da-
vanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per let avan-
zata, non sono pi adatte per esercitare in modo adeguato il ministero
petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza
spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma
non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto
a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita
della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo,
necessario anche il vigore sia del corpo, sia dellanimo, vigore che, negli
ultimi mesi, in me diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia
incapacit di amministrare bene il ministero a me affdato. Per questo,
ben consapevole della gravit di questo atto, con piena libert, dichiaro di
rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a
me affdato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28
febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sar
vacante e dovr essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave
per lelezione del nuovo Sommo Pontefce.
Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto lamore e il lavoro
con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono
per tutti i miei difetti. Ora, affdiamo la Santa Chiesa alla cura del suo
Sommo Pastore, Nostro Signore Ges Cristo, e imploriamo la sua santa
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Madre Maria, affnch assista con la sua bont materna i Padri Cardinali
nelleleggere il nuovo Sommo Pontefce. Per quanto mi riguarda, anche
in futuro, vorr servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghie-
ra, la Santa Chiesa di Dio.
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2
Il Signore non si stanca di bussare alla
nostra porta
13 febbraio: udienza generale
Cari fratelli e sorelle, oggi, Mercoled delle Ceneri, iniziamo il tempo
liturgico della Quaresima, quaranta giorni che ci preparano alla celebra-
zione della Santa Pasqua; un tempo di particolare impegno nel nostro
cammino spirituale. Il numero quaranta ricorre varie volte nella Sacra
Scrittura. In particolare, come sappiamo, esso richiama i quarantanni
in cui il popolo di Israele peregrin nel deserto: un lungo periodo di for-
mazione per diventare il popolo di Dio, ma anche un lungo periodo in
cui la tentazione di essere infedeli allalleanza con il Signore era sempre
presente. Quaranta furono anche i giorni di cammino del profeta Elia per
raggiungere il Monte di Dio, lHoreb; come pure il periodo che Ges
pass nel deserto prima di iniziare la sua vita pubblica e dove fu tentato
dal diavolo. Nellodierna catechesi vorrei soffermarmi proprio su questo
momento della vita terrena del Signore, che leggeremo nel Vangelo di
domenica prossima.
Anzitutto il deserto, dove Ges si ritira, il luogo del silenzio, della po-
vert, dove luomo privato degli appoggi materiali e si trova di fronte
alle domande fondamentali dellesistenza, spinto ad andare allessen-
ziale e proprio per questo gli pi facile incontrare Dio. Ma il deserto
anche il luogo della morte, perch dove non c acqua non c neppure
vita, ed il luogo della solitudine, in cui luomo sente pi intensa la ten-
tazione. Ges va nel deserto, e l subisce la tentazione di lasciare la via
indicata dal Padre per seguire altre strade pi facili e mondane (cfr Lc
4,1-13). Cos Egli si carica delle nostre tentazioni, porta con S la nostra
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miseria, per vincere il maligno e aprirci il cammino verso Dio, il cammi-
no della conversione.
Rifettere sulle tentazioni a cui sottoposto Ges nel deserto un invito
per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa
conta davvero nella mia vita? Nella prima tentazione il diavolo propone
a Ges di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Ges ribatte
che luomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta
alla fame di verit, alla fame di Dio, luomo non si pu salvare (cfr vv.
3-4). Nella seconda tentazione, il diavolo propone a Ges la via del pote-
re: lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non questa la
strada di Dio: Ges ha ben chiaro che non il potere mondano che salva
il mondo, ma il potere della croce, dellumilt, dellamore (cfr vv. 5-8).
Nella terza tentazione, il diavolo propone a Ges di gettarsi dal pinnacolo
del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi ange-
li, di compiere cio qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio
stesso; ma la risposta che Dio non un oggetto a cui imporre le nostre
condizioni: il Signore di tutto (cfr vv. 9-12). Qual il nocciolo delle tre
tentazioni che subisce Ges? la proposta di strumentalizzare Dio, di
usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo.
E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo
dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfuo. Ognuno dovreb-
be chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita? Lui il Signore o
sono io?
Superare la tentazione di sottomettere Dio a s e ai propri interessi o
di metterlo in un angolo e convertirsi al giusto ordine di priorit, dare
a Dio il primo posto, un cammino che ogni cristiano deve percorrere
sempre di nuovo. Convertirsi, un invito che ascolteremo molte volte in
Quaresima, signifca seguire Ges in modo che il suo Vangelo sia guida
concreta della vita; signifca lasciare che Dio ci trasformi, smettere di
pensare che siamo noi gli unici costruttori della nostra esistenza; signifca
riconoscere che siamo creature, che dipendiamo da Dio, dal suo amore, e
soltanto perdendo la nostra vita in Lui possiamo guadagnarla. Questo
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esige di operare le nostre scelte alla luce della Parola di Dio. Oggi non si
pu pi essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in
una societ che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cri-
stiana ed educato religiosamente deve, ogni giorno, rinnovare la scelta
di essere cristiano, cio dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni
che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio
critico di molti contemporanei. Le prove a cui la societ attuale sottopone
il cristiano, infatti, sono tante, e toccano la vita personale e sociale. Non
facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia
nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore;
non facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie,
quali laborto in caso di gravidanza indesiderata, leutanasia in caso di
malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie eredi-
tarie. La tentazione di metter da parte la propria fede sempre presente
e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata
pi volte nella vita.
Ci sono di esempio e di stimolo le grandi conversioni come quella di san
Paolo sulla via di Damasco, o di santAgostino, ma anche nella nostra
epoca di eclissi del senso del sacro, la grazia di Dio al lavoro e opera
meraviglie nella vita di tante persone. Il Signore non si stanca di bussare
alla porta delluomo in contesti sociali e culturali che sembrano inghiot-
titi dalla secolarizzazione, come avvenuto per il russo ortodosso Pa-
vel Florenskij. Dopo uneducazione completamente agnostica, tanto da
provare vera e propria ostilit verso gli insegnamenti religiosi impartiti
a scuola, lo scienziato Florenskij si trova ad esclamare: No, non si pu
vivere senza Dio!, e a cambiare completamente la sua vita, tanto da farsi
monaco. Penso anche alla fgura di Etty Hillesum, una giovane olandese
di origine ebraica che morir ad Auschwitz. Inizialmente lontana da Dio,
lo scopre guardando in profondit dentro se stessa e scrive: Un pozzo
molto profondo dentro di me. E Dio c in quel pozzo. Talvolta mi ri-
esce di raggiungerlo, pi spesso pietra e sabbia lo coprono: allora Dio
sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri. (Diario, 97). Nella sua vita
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dispersa e inquieta, ritrova Dio proprio in mezzo alla grande tragedia del
Novecento, la Shoah. Questa giovane fragile e insoddisfatta, trasfgurata
dalla fede, si trasforma in una donna piena di amore e di pace interiore,
capace di affermare: Vivo costantemente in intimit con Dio.La capa-
cit di contrapporsi alle lusinghe ideologiche del suo tempo per scegliere
la ricerca della verit e aprirsi alla scoperta della fede testimoniata da
unaltra donna del nostro tempo, la statunitense Dorothy Day. Nella sua
autobiografa, confessa apertamente di essere caduta nella tentazione di
risolvere tutto con la politica, aderendo alla proposta marxista: Volevo
andare con i manifestanti, andare in prigione, scrivere, infuenzare gli
altri e lasciare il mio sogno al mondo. Quanta ambizione e quanta ricer-
ca di me stessa cera in tutto questo!. Il cammino verso la fede in un
ambiente cos secolarizzato era particolarmente diffcile, ma la Grazia
agisce lo stesso, come lei stessa sottolinea: certo che io sentii pi spes-
so il bisogno di andare in chiesa, a inginocchiarmi, a piegare la testa in
preghiera. Un istinto cieco, si potrebbe dire, perch non ero cosciente di
pregare. Ma andavo, mi inserivo nellatmosfera di preghiera. Dio lha
condotta ad una consapevole adesione alla Chiesa, in una vita dedicata
ai diseredati.
Nella nostra epoca non sono poche le conversioni intese come il ritorno
di chi, dopo uneducazione cristiana magari superfciale, si allontana-
to per anni dalla fede e poi riscopre Cristo e il suo Vangelo. Nel Libro
dellApocalisse leggiamo: Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno
ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verr da lui, cener con lui ed
egli con me (3, 20). Il nostro uomo interiore deve prepararsi per essere
visitato da Dio, e proprio per questo non deve lasciarsi invadere dalle
illusioni, dalle apparenze, dalle cose materiali. In questo tempo di Qua-
resima, nellAnno della fede, rinnoviamo il nostro impegno nel cammino
di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per
fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realt quotidia-
na. Lalternativa tra la chiusura nel nostro egoismo e lapertura allamore
di Dio e degli altri, potremmo dire che corrisponde allalternativa delle
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tentazioni di Ges: lternativa, cio, tra potere umano e amore della Cro-
ce, tra una redenzione vista nel solo benessere materiale e una redenzione
come opera di Dio, cui diamo il primato nellesistenza. Convertirsi signi-
fca non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio presti-
gio, della propria posizione, ma far s che ogni giorno, nelle piccole cose,
la verit, la fede in Dio e lamore diventino la cosa pi importante.
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3
Le divisioni deturpano il volto della Chiesa
13 febbraio: omelia per il Mercoled delle Ceneri
Venerati fratelli, cari fratelli e sorelle! Oggi, Mercoled delle Ceneri, ini-
ziamo un nuovo cammino quaresimale, un cammino che si snoda per
quaranta giorni e ci conduce alla gioia della Pasqua del Signore, alla vit-
toria della Vita sulla morte. Seguendo lantichissima tradizione romana
delle stationes quaresimali, ci siamo radunati per la celebrazione dellEu-
caristia. Tale tradizione prevede che la prima statio abbia luogo nella
Basilica di Santa Sabina sul colle Aventino. Le circostanze hanno sugge-
rito di radunarsi nella Basilica Vaticana. Stasera siamo numerosi intorno
alla tomba dellapostolo Pietro anche a chiedere la sua intercessione per
il cammino della Chiesa in questo particolare momento, rinnovando la
nostra fede nel Pastore Supremo, Cristo Signore. Per me unoccasione
propizia per ringraziare tutti, specialmente i fedeli della diocesi di Roma,
mentre mi accingo a concludere il ministero petrino, e per chiedere un
particolare ricordo nella preghiera. Le Letture che sono state proclamate
ci offrono spunti che, con la grazia di Dio, siamo chiamati a far diventare
atteggiamenti e comportamenti concreti in questa Quaresima. La Chiesa
ci ripropone, anzitutto, il forte richiamo che il profeta Gioele rivolge al
popolo di Israele: Cos dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti (2,12). Va sottolineata lespressione
con tutto il cuore, che signifca dal centro dei nostri pensieri e senti-
menti, dalle radici delle nostre decisioni, scelte e azioni, con un gesto
di totale e radicale libert. Ma possibile questo ritorno a Dio? S, per-
ch c una forza che non risiede nel nostro cuore, ma che si sprigiona
dal cuore stesso di Dio. la forza della sua misericordia. Dice ancora il
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profeta: Ritornate al Signore, vostro Dio, perch egli misericordioso
e pietoso, lento allira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al
male (v.13).
Il ritorno al Signore possibile come grazia, perch opera di Dio e
frutto della fede che noi riponiamo nella sua misericordia. Ma questo
ritornare a Dio diventa realt concreta nella nostra vita solo quando la
grazia del Signore penetra nellintimo e lo scuote donandoci la forza di
lacerare il cuore. ancora il profeta a far risuonare da parte di Dio
queste parole: Laceratevi il cuore e non le vesti (v.13). In effetti, anche
ai nostri giorni, molti sono pronti a stracciarsi le vesti di fronte a scan-
dali e ingiustizie - naturalmente commessi da altri -, ma pochi sembrano
disponibili ad agire sul proprio cuore, sulla propria coscienza e sulle
proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta.
Quel ritornate a me con tutto il cuore, poi, un richiamo che coinvol-
ge non solo il singolo, ma la comunit. Abbiamo ascoltato sempre nella
prima Lettura: Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite unassemblea
solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo
sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo (vv.15-16). La dimen-
sione comunitaria un elemento essenziale nella fede e nella vita cristia-
na. Cristo venuto per riunire insieme i fgli di Dio che erano dispersi
(cfr Gv 11,52). Il Noi della Chiesa la comunit in cui Ges ci riunisce
insieme (cfr Gv 12,32): la fede necessariamente ecclesiale. E questo
importante ricordarlo e viverlo in questo tempo della Quaresima: ognuno
sia consapevole che il cammino penitenziale non lo affronta da solo, ma
insieme con tanti fratelli e sorelle, nella Chiesa.
Il profeta, infne, si sofferma sulla preghiera dei sacerdoti, i quali, con
le lacrime agli occhi, si rivolgono a Dio dicendo: Non esporre la tua
eredit al ludibrio e alla derisione delle genti. Perch si dovrebbe dire fra
i popoli: Dov il loro Dio? (v.17). Questa preghiera ci fa rifettere
sullimportanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno
di noi e delle nostre comunit per manifestare il volto della Chiesa e come
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questo volto venga, a volte, deturpato. Penso in particolare alle colpe
contro lunit della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale. Vivere la
Quaresima in una pi intensa ed evidente comunione ecclesiale, superan-
do individualismi e rivalit, un segno umile e prezioso per coloro che
sono lontani dalla fede o indifferenti. Ecco ora il momento favorevole,
ecco ora il giorno della salvezza! (2 Cor 6,2). Le parole dellapostolo
Paolo ai cristiani di Corinto risuonano anche per noi con unurgenza che
non ammette assenze o inerzie. Il termine ora ripetuto pi volte dice
che questo momento non pu essere lasciato sfuggire, esso viene offerto
a noi come unoccasione unica e irripetibile. E lo sguardo dellApostolo
si concentra sulla condivisione con cui Cristo ha voluto caratterizzare la
sua esistenza, assumendo tutto lumano fno a farsi carico dello stesso
peccato degli uomini. La frase di san Paolo molto forte: Dio lo fece
peccato in nostro favore. Ges, linnocente, il Santo, Colui che non
aveva conosciuto peccato (2 Cor 5,21), si fa carico del peso del peccato
condividendone con lumanit lesito della morte, e della morte di cro-
ce. La riconciliazione che ci viene offerta ha avuto un prezzo altissimo,
quello della croce innalzata sul Golgota, su cui stato appeso il Figlio di
Dio fatto uomo. (...)
Nella pagina del Vangelo di Matteo, che appartiene al cosiddetto Discor-
so della montagna, Ges fa riferimento a tre pratiche fondamentali pre-
viste dalla Legge mosaica: lelemosina, la preghiera e il digiuno; sono
anche indicazioni tradizionali nel cammino quaresimale per risponde-
re allinvito di ritornare a Dio con tutto il cuore. Ma Ges sottolinea
come sia la qualit e la verit del rapporto con Dio ci che qualifca
lautenticit di ogni gesto religioso. Per questo Egli denuncia lipocrisia
religiosa, il comportamento che vuole apparire, gli atteggiamenti che cer-
cano lapplauso e lapprovazione. Il vero discepolo non serve se stesso o
il pubblico, ma il suo Signore, nella semplicit e nella generosit: E il
Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenser (Mt 6,4.6.18). La nostra
testimonianza allora sar sempre pi incisiva quanto meno cercheremo
la nostra gloria e saremo consapevoli che la ricompensa del giusto Dio
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stesso, lessere uniti a Lui, quaggi, nel cammino della fede, e, al termine
della vita, nella pace e nella luce dellincontro faccia a faccia con Lui per
sempre (cfr 1 Cor 13,12).
Cari fratelli e sorelle, iniziamo fduciosi e gioiosi litinerario quaresima-
le. Risuoni forte in noi linvito alla conversione, a ritornare a Dio con
tutto il cuore, accogliendo la sua grazia che ci fa uomini nuovi, con
quella sorprendente novit che partecipazione alla vita stessa di Ges.
Nessuno di noi, dunque, sia sordo a questo appello, che ci viene rivolto
anche nellaustero rito, cos semplice e insieme cos suggestivo, dellim-
posizione delle ceneri, che tra poco compiremo. Ci accompagni in questo
tempo la Vergine Maria, Madre della Chiesa e modello di ogni autentico
discepolo del Signore. Amen!
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4
Il vero Vaticano II, via del rinnovamento
14 febbraio: discorso a parroci e sacerdoti della diocesi di Roma
Eminenza, cari fratelli nellepiscopato e nel sacerdozio! per me un
dono particolare della Provvidenza che, prima di lasciare il ministero pe-
trino, possa ancora vedere il mio clero, il clero di Roma. sempre una
grande gioia vedere come la Chiesa vive, come a Roma la Chiesa vi-
vente; ci sono Pastori che, nello spirito del Pastore supremo, guidano il
gregge del Signore. E un clero realmente cattolico, universale, e questo
risponde allessenza della Chiesa di Roma: portare in s luniversalit, la
cattolicit di tutte le genti, di tutte le razze, di tutte le culture.
Nello stesso tempo, sono molto grato al cardinale Vicario che aiuta a
risvegliare, a ritrovare le vocazioni nella stessa Roma, perch se Roma,
da una parte, devessere la citt delluniversalit, devessere anche una
citt con una propria forte e robusta fede, dalla quale nascono anche vo-
cazioni. E sono convinto che, con laiuto del Signore, possiamo trovare
le vocazioni che Egli stesso ci d, guidarle, aiutarle a maturare, e cos
servire per il lavoro nella vigna del Signore. Oggi avete confessato da-
vanti alla tomba di san Pietro il Credo: nellAnno della fede, mi sembra
un atto molto opportuno, necessario forse, che il clero di Roma si riunisca
sulla tomba dellapostolo al quale il Signore ha detto: A te affdo la mia
Chiesa. Sopra di te costruisco la mia Chiesa (cfr Mt 16,18-19). Davanti
al Signore, insieme con Pietro, avete confessato: Tu sei Cristo, il Figlio
del Dio vivo (cfr Mt 16,15-16). Cos cresce la Chiesa: insieme con Pie-
tro, confessare Cristo, seguire Cristo. E facciamo questo sempre. Io sono
molto grato per la vostra preghiera, che ho sentito lho detto mercoled
quasi fsicamente. Anche se adesso mi ritiro, nella preghiera sono sempre
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vicino a tutti voi e sono sicuro che anche voi sarete vicini a me, anche se
per il mondo rimango nascosto.
Per oggi, secondo le condizioni della mia et, non ho potuto preparare un
grande, vero discorso, come ci si potrebbe aspettare; ma piuttosto penso
ad una piccola chiacchierata sul Concilio Vaticano II, come io lho vi-
sto. Comincio con un aneddoto: io ero stato nominato nel 59 professore
allUniversit di Bonn, dove studiano gli studenti, i seminaristi della dio-
cesi di Colonia e di altre diocesi circostanti. Cos, sono venuto in con-
tatto con il cardinale di Colonia, il cardinale Frings. Il cardinale Siri, di
Genova mi sembra nel 61 aveva organizzato una serie di conferenze di
diversi cardinali europei sul Concilio, e aveva invitato anche larcivesco-
vo di Colonia a tenere una delle conferenze, con il titolo: Il Concilio e il
mondo del pensiero moderno. Il cardinale mi ha invitato il pi giovane
dei professori a scrivergli un progetto; il progetto gli piaciuto e ha pro-
posto alla gente, a Genova, il testo come io lavevo scritto. Poco dopo,
papa Giovanni lo invita ad andare da lui e il cardinale era pieno di timore
di avere forse detto qualcosa di non corretto, di falso, e di venire citato
per un rimprovero, forse anche per togliergli la porpora. S, quando il suo
segretario lo ha vestito per ludienza, il cardinale ha detto: Forse adesso
porto per lultima volta questo abito. Poi entrato, papa Giovanni gli va
incontro, lo abbraccia, e dice: Grazie, eminenza, lei ha detto le cose che
io volevo dire, ma non avevo trovato le parole. Cos, il cardinale sapeva
di essere sulla strada giusta e mi ha invitato ad andare con lui al Concilio,
prima come suo esperto personale; poi, nel corso del primo periodo mi
pare nel novembre 62 sono stato nominato anche perito uffciale del
Concilio.
Allora, noi siamo andati al Concilio non solo con gioia, ma con entusia-
smo. Cera unaspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse,
che venisse veramente una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa,
perch la Chiesa era ancora abbastanza robusta in quel tempo, la prassi
domenicale ancora buona, le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa
erano gi un po ridotte, ma ancora suffcienti. Tuttavia, si sentiva che la
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Chiesa non andava avanti, si riduceva, che sembrava piuttosto una realt
del passato e non la portatrice del futuro. E in quel momento, speravamo
che questa relazione si rinnovasse, cambiasse; che la Chiesa fosse di nuo-
vo forza del domani e forza delloggi. E sapevamo che la relazione tra la
Chiesa e il periodo moderno, fn dallinizio, era un po contrastante, co-
minciando con lerrore della Chiesa nel caso di Galileo Galilei; si pensa-
va di correggere questo inizio sbagliato e di trovare di nuovo lunione tra
la Chiesa e le forze migliori del mondo, per aprire il futuro dellumanit,
per aprire il vero progresso. Cos, eravamo pieni di speranza, di entusia-
smo, e anche di volont di fare la nostra parte per questa cosa. Mi ricordo
che un modello negativo era considerato il Sinodo Romano.
Si disse non so se sia vero che avessero letto i testi preparati, nella Ba-
silica di San Giovanni, e che i membri del Sinodo avessero acclamato,
approvato applaudendo, e cos si sarebbe svolto il Sinodo. I vescovi dis-
sero: No, non facciamo cos. Noi siamo vescovi, siamo noi stessi sogget-
to del Sinodo; non vogliamo soltanto approvare quanto stato fatto, ma
vogliamo essere noi il soggetto, i portatori del Concilio. Cos anche il
cardinale Frings, che era famoso per la fedelt assoluta, quasi scrupolosa,
al Santo Padre, in questo caso disse: Qui siamo in altra funzione. Il Papa
ci ha convocati per essere come Padri, per essere Concilio ecumenico, un
soggetto che rinnovi la Chiesa. Cos vogliamo assumere questo nostro
ruolo. Il primo momento, nel quale questo atteggiamento si mostrato,
stato subito il primo giorno. Erano state previste, per questo primo gior-
no, le elezioni delle Commissioni ed erano state preparate, in modo si
cercava imparziale, le liste, i nominativi; e queste liste erano da votare.
Ma subito i Padri dissero: No, non vogliamo semplicemente votare liste
gi fatte. Siamo noi il soggetto. Allora, si sono dovute spostare le elezio-
ni, perch i Padri stessi volevano conoscersi un po, volevano loro stessi
preparare delle liste. E cos stato fatto. I cardinali Linart di Lille, il
cardinale Frings di Colonia avevano pubblicamente detto: Cos no. Noi
vogliamo fare le nostre liste ed eleggere i nostri candidati. Non era un
atto rivoluzionario, ma un atto di coscienza, di responsabilit da parte dei
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Padri conciliari.
Cos cominciava una forte attivit per conoscersi, orizzontalmente, gli
uni gli altri, cosa che non era a caso. Al Collegio dellAnima, dove
abitavo, abbiamo avuto molte visite: il cardinale era molto conosciuto,
abbiamo visto cardinali di tutto il mondo. Mi ricordo bene la fgura alta
e snella di monsignor Etchegaray, che era segretario della Conferenza
episcopale francese, degli incontri con cardinali, eccetera. E questo era
tipico, poi, per tutto il Concilio: piccoli incontri trasversali. Cos ho co-
nosciuto grandi fgure come padre de Lubac, Danilou, Congar, eccetera.
Abbiamo conosciuto vari vescovi; mi ricordo particolarmente del ve-
scovo Elchinger di Strasburgo, eccetera. E questa era gi unesperienza
delluniversalit della Chiesa e della realt concreta della Chiesa, che non
riceve semplicemente imperativi dallalto, ma insieme cresce e va avanti,
sempre sotto la guida naturalmente del Successore di Pietro.
Tutti, come ho detto, venivano con grandi aspettative; non era mai stato
realizzato un Concilio di queste dimensioni, ma non tutti sapevano come
fare. I pi preparati, diciamo quelli con intenzioni pi defnite, erano
lepiscopato francese, tedesco, belga, olandese, la cosiddetta alleanza
renana. E, nella prima parte del Concilio, erano loro che indicavano la
strada; poi si velocemente allargata lattivit e tutti sempre pi hanno
partecipato nella creativit del Concilio. I francesi ed i tedeschi aveva-
no diversi interessi in comune, anche con sfumature abbastanza diverse.
La prima, iniziale, semplice apparentemente semplice intenzione era la
riforma della liturgia, che era gi cominciata con Pio XII, il quale aveva
gi riformato la Settimana Santa; la seconda, lecclesiologia; la terza, la
Parola di Dio, la Rivelazione; e, infne, anche lecumenismo.
I francesi, molto pi che i tedeschi, avevano ancora il problema di trattare
la situazione delle relazioni tra la Chiesa e il mondo. Cominciamo con il
primo. Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nellEu-
ropa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta del-
la ricchezza e profondit della liturgia, che era fnora quasi chiusa nel
Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri
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di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, cos che si
cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia clas-
sica in parole pi emozionali, pi vicine al cuore del popolo. Ma erano
quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava
la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con
i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si
realizzava sullaltare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la
profondit, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la neces-
sit che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto,
dicesse Et cum spiritu tuo eccetera, ma che fosse realmente un dialogo
tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dellaltare e la liturgia del
popolo fosse ununica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze
arrivassero al popolo; e cos si riscoperta, rinnovata la liturgia. Io trovo
adesso, retrospettivamente, che stato molto buono cominciare con la
liturgia, cos appare il primato di Dio, il primato delladorazione. Operi
Dei nihil praeponatur: questa parola della Regola di san Benedetto (cfr
43,3) appare cos come la suprema regola del Concilio. Qualcuno aveva
criticato che il Concilio ha parlato su tante cose, ma non su Dio. Ha par-
lato su Dio! Ed stato il primo atto e quello sostanziale parlare su Dio e
aprire tutta la gente, tutto il popolo santo, alladorazione di Dio, nella co-
mune celebrazione della liturgia del Corpo e Sangue di Cristo. In questo
senso, al di l dei fattori pratici che sconsigliavano di cominciare subito
con temi controversi, stato, diciamo, realmente un atto di Provvidenza
che agli inizi del Concilio stia la liturgia, stia Dio, stia ladorazione.
Adesso non vorrei entrare nei dettagli della discussione, ma vale la pena
sempre tornare, oltre le attuazioni pratiche, al Concilio stesso, alla sua
profondit e alle sue idee essenziali. Ve nerano, direi, diverse: soprat-
tutto il Mistero pasquale come centro dellessere cristiano, e quindi della
vita cristiana, dellanno, del tempo cristiano, espresso nel tempo pasqua-
le e nella domenica che sempre il giorno della Risurrezione. Sempre di
nuovo cominciamo il nostro tempo con la Risurrezione, con lincontro
con il Risorto, e dallincontro con il Risorto andiamo al mondo. In que-
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sto senso, un peccato che oggi si sia trasformata la domenica in fne
settimana, mentre la prima giornata, linizio; interiormente dobbiamo
tenere presente questo: che linizio, linizio della creazione, linizio
della ricreazione nella Chiesa, incontro con il Creatore e con Cristo Ri-
sorto. Anche questo duplice contenuto della domenica importante:
il primo giorno, cio festa della creazione, noi stiamo sul fondamento
della creazione, crediamo nel Dio Creatore; e incontro con il Risorto, che
rinnova la creazione; il suo vero scopo creare un mondo che risposta
allamore di Dio.
Poi cerano dei principi: lintelligibilit, invece di essere rinchiusi in una
lingua non conosciuta, non parlata, ed anche la partecipazione attiva.
Purtroppo, questi principi sono stati anche male intesi. Intelligibilit non
vuol dire banalit, perch i grandi testi della liturgia anche se parlati,
grazie a Dio, in lingua materna non sono facilmente intelligibili, hanno
bisogno di una formazione permanente del cristiano perch cresca ed
entri sempre pi in profondit nel mistero e cos possa comprendere. Ed
anche la Parola di Dio se penso giorno per giorno alla lettura dellAnti-
co Testamento, anche alla lettura delle Epistole paoline, dei Vangeli: chi
potrebbe dire che capisce subito solo perch nella propria lingua? Solo
una formazione permanente del cuore e della mente pu realmente creare
intelligibilit ed una partecipazione che pi di una attivit esteriore, che
un entrare della persona, del mio essere, nella comunione della Chiesa
e cos nella comunione con Cristo.
Secondo tema: la Chiesa. Sappiamo che il Concilio Vaticano I era stato
interrotto a causa della guerra tedesco-francese e cos rimasto con una
unilateralit, con un frammento, perch la dottrina sul primato che stata
defnita, grazie a Dio, in quel momento storico per la Chiesa, ed stata
molto necessaria per il tempo seguente era soltanto un elemento in unec-
clesiologia pi vasta, prevista, preparata. Cos era rimasto il frammento.
E si poteva dire: se il frammento rimane cos come , tendiamo ad una
unilateralit: la Chiesa sarebbe solo il primato. Quindi gi dallinizio ce-
ra questa intenzione di completare lecclesiologia del Vaticano I, in una
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data da trovare, per una ecclesiologia completa. Anche qui le condizioni
sembravano molto buone perch, dopo la Prima Guerra Mondiale, era ri-
nato il senso della Chiesa in modo nuovo. Romano Guardini disse: Nel-
le anime comincia a risvegliarsi la Chiesa, e un vescovo protestante par-
lava del secolo della Chiesa. Veniva ritrovato, soprattutto, il concetto,
che era previsto anche dal Vaticano I, del Corpo Mistico di Cristo. Si
voleva dire e capire che la Chiesa non unorganizzazione, qualcosa di
strutturale, giuridico, istituzionale anche questo , ma un organismo,
una realt vitale, che entra nella mia anima, cos che io stesso, proprio
con la mia anima credente, sono elemento costruttivo della Chiesa come
tale. In questo senso, Pio XII aveva scritto lEnciclica Mystici Corporis
Christi, come un passo verso un completamento dellecclesiologia del
Vaticano II.
Direi che la discussione teologica degli anni 30-40, anche 20, era com-
pletamente sotto questo segno della parola Mystici Corporis. Fu una sco-
perta che ha creato tanta gioia in quel tempo ed anche in questo contesto
cresciuta la formula: Noi siamo la Chiesa, la Chiesa non una struttura;
noi stessi cristiani, insieme, siamo tutti il Corpo vivo della Chiesa. E,
naturalmente, questo vale nel senso che noi, il vero noi dei credenti,
insieme con lIo di Cristo, la Chiesa; ognuno di noi, non un noi,
un gruppo che si dichiara Chiesa. No: questo noi siamo Chiesa esige
proprio il mio inserimento nel grande noi dei credenti di tutti i tempi
e luoghi. Quindi, la prima idea: completare lecclesiologia in modo te-
ologico, ma proseguendo anche in modo strutturale, cio: accanto alla
successione di Pietro, alla sua funzione unica, defnire meglio anche la
funzione dei vescovi, del Corpo episcopale. E, per fare questo, stata
trovata la parola collegialit, molto discussa, con discussioni accanite,
direi, anche un po esagerate. Ma era la parola forse ce ne sarebbe anche
unaltra, ma serviva questa per esprimere che i vescovi, insieme, sono la
continuazione dei Dodici, del Corpo degli apostoli. Abbiamo detto: solo
un vescovo, quello di Roma, successore di un determinato apostolo,
di Pietro. Tutti gli altri diventano successori degli Apostoli entrando nel
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Corpo che continua il Corpo degli apostoli. Cos proprio il Corpo dei
vescovi, il collegio, la continuazione del Corpo dei Dodici, ed ha cos
la sua necessit, la sua funzione, i suoi diritti e doveri. Appariva a molti
come una lotta per il potere, e forse qualcuno anche ha pensato al suo
potere, ma sostanzialmente non si trattava di potere, ma della comple-
mentariet dei fattori e della completezza del Corpo della Chiesa con i
vescovi, successori degli apostoli, come elementi portanti; ed ognuno di
loro elemento portante della Chiesa, insieme con questo grande Corpo.
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Rimettiamo il Signore al centro della nostra vita
17 febbraio: Angelus in piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle! Mercoled scorso, con il tradizionale rito delle Ce-
neri, siamo entrati nella Quaresima, tempo di conversione e di penitenza
in preparazione alla Pasqua. La Chiesa, che madre e maestra, chiama
tutti i suoi membri a rinnovarsi nello spirito, a ri-orientarsi decisamente
verso Dio, rinnegando lorgoglio e legoismo per vivere nellamore. In
questo Anno della fede la Quaresima un tempo favorevole per risco-
prire la fede in Dio come criterio-base della nostra vita e della vita della
Chiesa. Ci comporta sempre una lotta, un combattimento spirituale, per-
ch lo spirito del male naturalmente si oppone alla nostra santifcazione e
cerca di farci deviare dalla via di Dio. Per questo, nella prima domenica
di Quaresima, viene proclamato ogni anno il Vangelo delle tentazioni di
Ges nel deserto.Ges infatti, dopo aver ricevuto linvestitura come
Messia - Unto di Spirito Santo - al Battesimo nel Giordano, fu con-
dotto dallo stesso Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Al
momento di iniziare il suo ministero pubblico, Ges dovette smascherare
e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli propone-
va. Ma queste tentazioni sono anche false immagini delluomo, che in
ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti
ed effcaci, addirittura buone. Gli evangelisti Matteo e Luca presentano
tre tentazioni di Ges, diversifcandosi in parte solo per lordine. Il loro
nucleo centrale consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri
interessi, dando pi importanza al successo o ai beni materiali. Il tenta-
tore subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso
bene, facendo credere che le vere realt sono il potere e ci che soddisfa
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i bisogni primari. In questo modo, Dio diventa secondario, si riduce a un
mezzo, in defnitiva diventa irreale, non conta pi, svanisce. In ultima
analisi, nelle tentazioni in gioco la fede, perch in gioco Dio. Nei
momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo
di fronte a un bivio: vogliamo seguire lio o Dio? Linteresse individuale
oppure il vero Bene, ci che realmente bene?
Come ci insegnano i Padri della Chiesa, le tentazioni fanno parte della
discesa di Ges nella nostra condizione umana, nellabisso del peccato
e delle sue conseguenze. Una discesa che Ges ha percorso sino alla
fne, sino alla morte di croce e agli inferi dellestrema lontananza da Dio.
In questo modo, Egli la mano che Dio ha teso alluomo, alla pecorella
smarrita, per riportarla in salvo. Come insegna santAgostino, Ges ha
preso da noi le tentazioni, per donare a noi la sua vittoria (cfr Enarr. in
Psalmos, 60,3: PL 36, 724). Non abbiamo dunque paura di affrontare
anche noi il combattimento contro lo spirito del male: limportante che
lo facciamo con Lui, con Cristo, il Vincitore. E per stare con Lui rivol-
giamoci alla Madre, Maria: invochiamola con fducia fliale nellora della
prova, e lei ci far sentire la potente presenza del suo Figlio divino, per
respingere le tentazioni con la Parola di Cristo, e cos rimettere Dio al
centro della nostra vita.
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Avete portato con me il peso
del ministero petrino
23 febbraio: discorso ai membri della Curia Romana
al termine degli Esercizi spirituali di Quaresima
Cari fratelli, cari amici! Alla fne di questa settimana spiritualmente cos
densa, rimane solo una parola: grazie! Grazie a voi per questa comunit
orante in ascolto, che mi ha accompagnato in questa settimana. Grazie,
soprattutto, a lei, eminenza, per queste camminate cos belle nelluni-
verso della fede, nelluniverso dei Salmi. Siamo rimasti affascinati dalla
ricchezza, dalla profondit, dalla bellezza di questo universo della fede
e rimaniamo grati perch la Parola di Dio ci ha parlato in nuovo modo,
con nuova forza.
Arte di credere, arte di pregare era il flo conduttore. Mi venuto in
mente il fatto che i teologi medievali hanno tradotto la parola logos non
solo con verbum, ma anche con ars: verbum e ars sono inter-
cambiabili. Solo nelle due insieme appare, per i teologi medievali, tutto
il signifcato della parola logos. Il Logos non solo una ragione ma-
tematica: il Logos ha un cuore, il Logos anche amore. La verit
bella, verit e bellezza vanno insieme: la bellezza il sigillo della verit.
E tuttavia lei, partendo dai Salmi e dalla nostra esperienza di ogni gior-
no, ha anche fortemente sottolineato che il molto bello del sesto gior-
no espresso dal Creatore permanentemente contraddetto, in questo
mondo, dal male, dalla sofferenza, dalla corruzione. E sembra quasi che
il maligno voglia permanentemente sporcare la creazione, per contrad-
dire Dio e per rendere irriconoscibile la sua verit e la sua bellezza. In
un mondo cos marcato anche dal male, il Logos, la Bellezza eterna e
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lArs eterna, deve apparire come caput cruentatum. Il Figlio incar-
nato, il Logos incarnato, coronato con una corona di spine; e tuttavia
proprio cos, in questa fgura sofferente del Figlio di Dio, cominciamo a
vedere la bellezza pi profonda del nostro Creatore e Redentore; possia-
mo, nel silenzio della notte oscura, ascoltare tuttavia la Parola. Credere
non altro che, nelloscurit del mondo, toccare la mano di Dio e cos,
nel silenzio, ascoltare la Parola, vedere lAmore.
Eminenza, grazie per tutto e facciamo ancora camminate, ulteriormen-
te, in questo misterioso universo della fede, per essere sempre pi capaci
di orare, di pregare, di annunciare, di essere testimoni della verit, che
bella, che amore.
Alla fne, cari amici, vorrei ringraziare tutti voi, e non solo per questa set-
timana, ma per questi otto anni, in cui avete portato con me, con grande
competenza, affetto, amore, fede, il peso del ministero petrino. Rimane
in me questa gratitudine e anche se adesso fnisce lesteriore, visibi-
le comunione - come ha detto il cardinale Ravasi - rimane la vicinanza
spirituale, rimane una profonda comunione nella preghiera. In questa cer-
tezza andiamo avanti, sicuri della vittoria di Dio, sicuri della verit della
bellezza e dellamore.
Grazie a tutti voi.
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7
Il Signore mi chiama a salire sul monte
24 febbraio: lultimo Angelus in piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle! Grazie per il vostro affetto!
Oggi, seconda domenica di Quaresima, abbiamo un Vangelo particolar-
mente bello, quello della Trasfgurazione del Signore. Levangelista Luca
pone in particolare risalto il fatto che Ges si trasfgur mentre pregava:
la sua unesperienza profonda di rapporto con il Padre durante una sorta
di ritiro spirituale che Ges vive su un alto monte in compagnia di Pietro,
Giacomo e Giovanni, i tre discepoli sempre presenti nei momenti della
manifestazione divina del Maestro (Lc 5,10; 8,51; 9,28). Il Signore, che
poco prima aveva preannunciato la sua morte e risurrezione (9,22), offre
ai discepoli un anticipo della sua gloria. E anche nella Trasfgurazione,
come nel Battesimo, risuona la voce del Padre celeste: Questi il fglio
mio, leletto; ascoltatelo! (9,35). La presenza poi di Mos ed Elia, che
rappresentano la Legge e i Profeti dellantica Alleanza, quanto mai si-
gnifcativa: tutta la storia dellAlleanza orientata a Lui, il Cristo, che
compie un nuovo esodo (9,31), non verso la terra promessa come al
tempo di Mos, ma verso il Cielo. Lintervento di Pietro: Maestro,
bello per noi essere qui (9,33) rappresenta il tentativo impossibile di
fermare tale esperienza mistica. Commenta santAgostino: [Pietro]
sul monteaveva Cristo come cibo dellanima. Perch avrebbe dovuto
scendere per tornare alle fatiche e ai dolori, mentre lass era pieno di
sentimenti di santo amore verso Dio e che gli ispiravano perci una santa
condotta? (Discorso 78,3: PL 38,491). Meditando questo brano del Van-
gelo, possiamo trarne un insegnamento molto importante. Innanzitutto, il
primato della preghiera, senza la quale tutto limpegno dellapostolato e
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della carit si riduce ad attivismo. Nella Quaresima impariamo a dare il
giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che d respiro alla
nostra vita spirituale. Inoltre, la preghiera non un isolarsi dal mondo e
dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma
lorazione riconduce al cammino, allazione. Lesistenza cristiana ho
scritto nel Messaggio per questa Quaresima consiste in un continuo sa-
lire il monte dellincontro con Dio, per poi ridiscendere portando lamore
e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con
lo stesso amore di Dio (n. 3).
Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolare
rivolta a me, in questo momento della mia vita. Grazie! Il Signore mi
chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di pi alla preghiera e
alla meditazione. Ma questo non signifca abbandonare la Chiesa, anzi,
se Dio mi chiede questo proprio perch io possa continuare a servirla
con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fno
ad ora, ma in un modo pi adatto alla mia et e alle mie forze. Invochia-
mo lintercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre
il Signore Ges, nella preghiera e nella carit operosa.
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8
Non mi sono mai sentito solo
27 febbraio: lultima udienza generale in piazza San Pietro
Venerati fratelli nellepiscopato e nel presbiterato! Distinte autorit! Cari
fratelli e sorelle! Vi ringrazio di essere venuti cos numerosi a questa mia
ultima udienza generale.
Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E
penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello
che ci dona adesso ancora nellinverno.
Come lapostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anchio
sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa
crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e cos alimenta la fede nel
suo popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta
la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le notizie che
in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel
Signore Ges Cristo, e della carit che circola realmente nel corpo della
Chiesa e lo fa vivere nellamore, e della speranza che ci apre e ci orienta
verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo.
Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che quello di Dio,
dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto
e tutti raccolgo nella preghiera per affdarli al Signore: perch abbiamo
piena conoscenza della sua volont, con ogni sapienza e intelligenza spi-
rituale, e perch possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo
amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10).
In questo momento, c in me una grande fducia, perch so, sappiamo
tutti noi, che la Parola di verit del Vangelo la forza della Chiesa, la
sua vita. Il Vangelo purifca e rinnova, porta frutto, dovunque la comunit
dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verit e nella cari-
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t. Questa la mia fducia, questa la mia gioia.
Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il
ministero petrino, ho avuto la ferma certezza che mi ha sempre accompa-
gnato: questa certezza della vita della Chiesa dalla Parola di Dio. In quel
momento, come ho gi espresso pi volte, le parole che sono risuonate
nel mio cuore sono state: Signore, perch mi chiedi questo e che cosa mi
chiedi? un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo
chiedi, sulla tua parola getter le reti, sicuro che Tu mi guiderai, anche
con tutte le mie debolezze. E otto anni dopo posso dire che il Signore mi
ha guidato, mi stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua
presenza. stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momen-
ti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come
san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha
donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca stata
abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed
il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sem-
brava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c il Signore e
ho sempre saputo che la barca della Chiesa non mia, non nostra, ma
sua. E il Signore non la lascia affondare; Lui che la conduce, certamente
anche attraverso gli uomini che ha scelto, perch cos ha voluto. Questa
stata ed una certezza, che nulla pu offuscare. Ed per questo che oggi
il mio cuore colmo di ringraziamento a Dio perch non ha fatto mai
mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce,
il suo amore.
Siamo nellAnno della fede, che ho voluto per rafforzare proprio la no-
stra fede in Dio in un contesto che sembra metterlo sempre pi in secon-
do piano. Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fducia nel Signore, ad
affdarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci
sostengono sempre e sono ci che ci permette di camminare ogni giorno,
anche nella fatica. Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che
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ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza
confni. Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. In una
bella preghiera da recitarsi quotidianamente al mattino si dice: Ti adoro,
mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto
cristiano. S, siamo contenti per il dono della fede; il bene pi pre-
zioso, che nessuno ci pu togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni
giorno, con la preghiera e con una vita cristiana coerente. Dio ci ama, ma
attende che anche noi lo amiamo!
Ma non solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un
Papa non solo nella guida della barca di Pietro, anche se la sua prima
responsabilit Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il
peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone
che, con generosit e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi
sono state vicine. Anzitutto voi, cari fratelli cardinali: la vostra saggezza,
i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei colla-
boratori, ad iniziare dal mio segretario di Stato che mi ha accompagnato
con fedelt in questi anni; la segreteria di Stato e lintera Curia Romana,
come pure tutti coloro che, nei vari settori, prestano il loro servizio alla
Santa Sede: sono tanti volti che non emergono, rimangono nellombra,
ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e
umilt sono stati per me un sostegno sicuro e affdabile. Un pensiero spe-
ciale alla Chiesa di Roma, la mia diocesi! Non posso dimenticare i fratelli
nellepiscopato e nel presbiterato, le persone consacrate e lintero popolo
di Dio: nelle visite pastorali, negli incontri, nelle udienze, nei viaggi, ho
sempre percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anchio ho
voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carit pasto-
rale che il cuore di ogni Pastore, soprattutto del vescovo di Roma, del
Successore dellapostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi
nella preghiera, con il cuore di padre.
Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il
cuore di un Papa si allarga al mondo intero. E vorrei esprimere la mia
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gratitudine al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, che rende pre-
sente la grande famiglia delle Nazioni. Qui penso anche a tutti coloro
che lavorano per una buona comunicazione e che ringrazio per il loro
importante servizio.
A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose
persone in tutto il mondo, che nelle ultime settimane mi hanno inviato se-
gni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera. S, il Papa non
mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo cos grande che
tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono
molto vicine a lui. vero che ricevo lettere dai grandi del mondo dai
capi di Stato, dai capi religiosi, dai rappresentanti del mondo della cultu-
ra eccetera. Ma ricevo anche moltissime lettere da persone semplici che
mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affet-
to, che nasce dallessere insieme con Cristo Ges, nella Chiesa. Queste
persone non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad
un grande che non si conosce. Mi scrivono come fratelli e sorelle o come
fgli e fglie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui
si pu toccare con mano che cosa sia Chiesa non unorganizzazione,
unassociazione per fni religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una co-
munione di fratelli e sorelle nel corpo di Ges Cristo, che ci unisce tutti.
Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi toccare con le mani
la forza della sua verit e del suo amore, motivo di gioia, in un tempo
in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa viva
oggi!
In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho
chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua
luce per farmi prendere la decisione pi giusta non per il mio bene, ma
per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolez-
za della sua gravit e anche novit, ma con una profonda serenit dani-
mo. Amare la Chiesa signifca anche avere il coraggio di fare scelte diff-
cili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.
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Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gra-
vit della decisione stata proprio anche nel fatto che da quel momento
in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre chi as-
sume il ministero petrino non ha pi alcuna privacy. Appartiene sempre
e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per cos dire,
totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo spe-
rimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona.
Prima ho detto che molte persone che amano il Signore amano anche il
Successore di san Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramen-
te fratelli e sorelle, fgli e fglie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro
nellabbraccio della vostra comunione; perch non appartiene pi a se
stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui.
Il sempre anche un per sempre - non c pi un ritornare nel priva-
to. La mia decisione di rinunciare allesercizio attivo del ministero, non
revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incon-
tri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto
in modo nuovo presso il Signore Crocifsso. Non porto pi la potest
delloffcio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera
resto, per cos dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome
porto da Papa, mi sar di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato
la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente allopera
di Dio.
Ringrazio tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui
avete accolto questa decisione cos importante. Io continuer ad accom-
pagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la rifessione, con
quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fno
ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi
davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i cardinali, chiamati ad un
compito cos rilevante, e per il nuovo Successore dellapostolo Pietro: il
Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito.
Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria Madre di Dio
e della Chiesa perch accompagni ciascuno di noi e lintera comunit
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ecclesiale; a Lei ci affdiamo, con profonda fducia.
Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprat-
tutto nei momenti diffcili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che
lunica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro
cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che
il Signore ci accanto, non ci abbandona, ci vicino e ci avvolge con il
suo amore. Grazie!
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La Chiesa una realt vivente
28 febbraio: il saluto al Collegio cardinalizio
nellultimo giorno di pontifcato
Venerati e cari fratelli! Con grande gioia vi accolgo e porgo a ciascuno
di voi il mio pi cordiale saluto. Ringrazio il cardinale Angelo Sodano
che, come sempre, ha saputo farsi interprete dei sentimenti dellintero
Collegio: Cor ad cor loquitur. Grazie eminenza di cuore. E vorrei dire
riprendendo il riferimento allesperienza dei discepoli di Emmaus che
anche per me stata una gioia camminare con voi in questi anni, nella
luce della presenza del Signore risorto.
Come ho detto ieri davanti alle migliaia di fedeli che riempivano piazza
San Pietro, la vostra vicinanza e il vostro consiglio mi sono stati di gran-
de aiuto nel mio ministero. In questi otto anni, abbiamo vissuto con fede
momenti bellissimi di luce radiosa nel cammino della Chiesa, assieme a
momenti in cui qualche nube si addensata nel cielo. Abbiamo cercato di
servire Cristo e la sua Chiesa con amore profondo e totale, che lanima
del nostro ministero. Abbiamo donato speranza, quella che ci viene da
Cristo, che solo pu illuminare il cammino. Insieme possiamo ringraziare
il Signore che ci ha fatti crescere nella comunione, e insieme pregarlo di
aiutarvi a crescere ancora in questa unit profonda, cos che il Collegio
dei cardinali sia come unorchestra, dove le diversit espressione della
Chiesa universale concorrano sempre alla superiore e concorde armo-
nia.
Vorrei lasciarvi un pensiero semplice, che mi sta molto a cuore: un pen-
siero sulla Chiesa, sul suo mistero, che costituisce per tutti noi - possiamo
dire - la ragione e la passione della vita. Mi lascio aiutare da unespres-
sione di Romano Guardini, scritta proprio nellanno in cui i Padri del
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Concilio Vaticano II approvavano la costituzione Lumen Gentium, nel
suo ultimo libro, con una dedica personale anche per me; perci le parole
di questo libro mi sono particolarmente care. Dice Guardini: La Chiesa
non unistituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realt
vivente Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni es-
sere vivente, trasformandosi Eppure nella sua natura rimane sempre la
stessa, e il suo cuore Cristo. stata la nostra esperienza, ieri, mi sem-
bra, in piazza: vedere che la Chiesa un corpo vivo, animato dallo Spirito
Santo e vive realmente dalla forza di Dio. Essa nel mondo, ma non
del mondo: di Dio, di Cristo, dello Spirito. Lo abbiamo visto ieri. Per
questa vera ed eloquente anche laltra famosa espressione di Guardini:
La Chiesa si risveglia nelle anime. La Chiesa vive, cresce e si risveglia
nelle anime, che - come la Vergine Maria - accolgono la Parola di Dio e
la concepiscono per opera dello Spirito Santo; offrono a Dio la propria
carne e, proprio nella loro povert e umilt, diventano capaci di generare
Cristo oggi nel mondo. Attraverso la Chiesa, il Mistero dellIncarnazione
rimane presente per sempre. Cristo continua a camminare attraverso i
tempi e tutti i luoghi.
Rimaniamo uniti, cari fratelli, in questo Mistero: nella preghiera, spe-
cialmente nellEucaristia quotidiana, e cos serviamo la Chiesa e lintera
umanit. Questa la nostra gioia, che nessuno ci pu togliere.
Prima di salutarvi personalmente, desidero dirvi che continuer ad es-
servi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affnch
siate pienamente docili allazione dello Spirito Santo nellelezione del
nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che voluto da Lui. E tra
voi, tra il Collegio cardinalizio, c anche il futuro Papa al quale gi oggi
prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza. Per questo, con
affetto e riconoscenza, vi imparto di cuore la benedizione apostolica.
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Ora sono un semplice pellegrino
28 febbraio: il congedo a Castel Gandolfo
Grazie! Grazie a voi! Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato
dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene.
Grazie per la vostra amicizia, il vostro affetto. Voi sapete che questo mio
giorno diverso da quelli precedenti; non sono pi Sommo Pontefce
della Chiesa cattolica: fno alle otto di sera lo sar ancora, poi non pi.
Sono semplicemente un pellegrino che inizia lultima tappa del suo pel-
legrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio
amore, con la mia preghiera, con la mia rifessione, con tutte le mie forze
interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e delluma-
nit. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti
insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie, vi
imparto adesso con tutto il cuore la mia Benedizione.
Ci benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Grazie, buo-
na notte! Grazie a voi tutti!
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Guida alla lettura
I pilastri della cattedrale
Nulla per s tutto per Cristo
CAPITOLO 1
Leco dellannuncio
Tutti stretti a Pietro
La guida Cristo
Cresca il vero Concilio
LItalia per Benedetto
Il tempo della preghiera
Il popolo di Benedetto
Il professor Ratzinger
Il Conclave allorizzonte
Verso lultimo Angelus
Sotto la fnestra di Benedetto
Pregher per lItalia
Sul monte della preghiera
Lo sguardo va oltre
La croce e voi, per sempre
Il pellegrino obbediente
Ora la Chiesa attende
In preghiera verso il Conclave
CAPITOLO 2
In dialogo con il mondo
Parole per il XXI secolo
Il volto e le radici
Il linguaggio della bellezza
La memoria e lidentit
La svolta della Caritas in veritate
I punti fermi
Uno sguardo pi grande
Un cammino di purifcazione
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Un cuore solo
Religioni in dialogo
La Chiesa di tutti
Un padre e un maestro
La fede e il rito
La Citt di Pietro
Un Paese con lui
Le voci dei continenti
Grazie perch...
Breve dizionario ratzingeriano
CAPITOLO 3
Necessario il vigore di corpo e animo
Il Signore non si stanca di bussare alla nostra porta
Le divisioni deturpano il volto della Chiesa
Il vero Vaticano II, via del rinnovamento
Rimettiamo il Signore al centro della nostra vita
Avete portato con me il peso
del ministero petrino
Il Signore mi chiama a salire sul monte
Non mi sono mai sentito solo
La Chiesa una realt vivente
Ora sono un semplice pellegrino
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