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Lezione n.

1
LA MUSICA COMUNICAZIONE
Le nuove forme di comunicazione emergenti nelluniverso giovanile possono
testimoniare come e perch la musica comunicazione, ovvero uno
strumento di relazione fondamentale tra s e gli altri, tra il proprio mondo
interiore e lambiente circostante; ne esplora i nessi in uno scenario come
quello attuale, in cui i media tendono a confgurarsi come un ambiente di vita
che d forma alle esperienze cognitivo-emotive e socio-relazionali delle
persone, e dunque come una delle principale agenzie di socializzazione delle
giovani generazioni.
Se analizziamo l'evoluzione della musica nel corso della storia, si nota come la
progressiva conquista di nuove sonorit e l'abbattimento di determinati
schemi, seguano un flo evolutivo proprio, modifcando progressivamente i
gusti e le abitudini all'ascolto.
Tale concetto ancor pi valido oggi, anche per la rapida evoluzione
tecnologica che ha contraddistinto gli ultimi decenni, essendo cambiato
profondamente il concetto di fare musica, cos come sono cambiate le sonorit
che suscitano determinate emozioni. Ma non mutata la verit inconfutabile
che il linguaggio-musica, ieri come oggi, stata e rimane una forma capace di
veicolare e comunicare emozioni specifche.
Dio ci ha dato la musica in primo luogo per indirizzarci verso lalto. La musica
raduna in s tutte le virt, sa essere nobile e scherzosa, sa rallegrarci ed ammansire
lanimo pi rozzo con la dolcezza delle sue note melanconiche, ma il suo compito
principale guidare i nostri pensieri verso lalto, cos da elevarci, da toccarci nel
profondo.
Queste parole, scritte dal flosofo tedesco Friedrich Nietzsche ad appena
quattordici anni (Scritti giovanili 1856-1864, Vol. I, tomo 1, a cura di Giuliano
Campioni e Mario Carpitella, traduzione di Mario Carpitella, Adelphi,
Milano 1998), si possono considerare come la radice, l'essenza stessa del suo
pensiero nei confronti della musica. Per il giovane Nietzsche la musica, e
larte in genere, ad aprire alla comprensione dell'essere. In essa si incontrano
le due grandi forze che animano lo spirito greco: l'apollineo e il dionisiaco.
Apollo il dio dell'ordine, della forma e dell'autocontrollo, mentre Dioniso
simboleggia il parossismo delle passioni e delle forze vitali e trova la sua
migliore espressione nella musica. Dioniso (Bacco per i romani) il dio della
musica, dei teatranti e dei baccanali, colui il quale rappresenta limpeto dei
sensi laddove Apollo larmonia e lequilibrio.
Apparentemente sembrerebbe che nella flosofa di Nietzsche, lo spirito
dellirrazionale (dionisiaco) sia contrapposto alla razionalit apollinea, ma in
realt dionisiaco e apollineo non sono propriamente opposti nel pensiero del
flosofo tedesco, bens complementari. Apollo, come dio di tutte le capacit
fgurative insieme il dio della bellezza, della luce e del sole. Egli anche il
dio dellocchio, e infatti questo organo quello che pi di tutti gli altri fa da
ponte tra il mondo esterno e quello interno, la sua sapienza quella di ci che
vede fuori per insegnarlo allinterno. La vista, come tutti gli altri sensi, non
pu essere uno strumento obiettivo, il momento stesso che trasmette le
immagini esterne allinterno le traduce automaticamente in visione. Nella
soluzione dionisiaca si prescinde dai messaggi esterni comunicati dalla vista.
Lebbrezza si ha anche chiudendo gli occhi, proprio come fa chi si concentra
ascoltando la musica. Quando c una fusione tra il potenziamento interno
delle energie e la scarica esterna attraverso la visione, pu prodursi in arte. In
poche parole solo quando le energie dionisiache vengono canalizzate e
subordinate allapollineo si ottiene larte sublime, poich la soluzione
apollinea viene potenziata da un contributo fresco ed esaltante di energia
dionisiaca.
La musica sfugge a questa regola, non essendo arte fgurativa. Le energie non
si scaricano allesterno attraverso il ponte della visione, bens si accumulano
allinterno creando tensione ed emozione che sono lesatto contrario della
visione. La musica, non unarte, perch il suo scopo non di mediare e
sublimare, bens di riallacciarsi a contenuti interni amorf per potenziarli e
scaricarli, negando appunto la mediazione della visione. Chiudere gli occhi
mentre si ascolta la musica ha lo scopo di impedire alle immagini provenienti
dallesterno di mediare la tensione interna che si va accumulando e che viene
rivolta verso lesterno.
Nella realt non pu esserci musica dionisiaca allo stato puro, a meno che
lapice di ogni musica non si traduca in orgasmo, e una certa deviazione
energetica in rappresentazione diventa sempre un compromesso inevitabile.
Ma pu darsi che un tempo le cose siano state proprio cos. Infatti Dioniso
viene associato non solo alla musica ma contemporaneamente anche al
baccanale, alla danza orgiastica e alla tragedia. Lo scopo della musica era
appunto quello di accompagnare i sensi, insieme alla danza, per potenziare il
tutto nella scarica orgiastica. Danza, musica, gioia-tragicit e orgasmo erano
tuttuno.
La musica oggi cambiata. Continua a dare emozione e eccitazione? Forse,
ma sicuramente in modo diverso: frenetico, frettoloso, mediato e forse anche
superfciale. C da chiedersi quale sarebbe la reazione di Nietzsche e del suo
amico Wagner allascolto di musica Commerciale, Punk, Pop, Rock, Afro ecc.
Certo, innegabile che se fatta bene, la musica sempre un piacere per i
sensi, qualsiasi sia il genere.
Il concetto di comunicazione
Comunicazione deriva dal latino communicationem, passare qualcosa
da uno all'altro. C' dunque nella radice latina un'idea di contatto
materiale, di trasferimento fsico, insieme con quella di comunit di
individui che condividono qualcosa.
Per lungo tempo il senso dei termini "comunicazione" e
"comunicare" stato ancorato all'idea di contatto o trasferimento
materiale. In epoca medievale - per esempio - prevale la prima
accezione, con l'avvento dell'era moderna, "comunicazione" diviene
quasi un sinonimo di "trasporto": "vie di comunicazione", "canali di
comunicazione" per eccellenza sono le infrastrutture e gli apparati
deputati al trasferimento di beni e persone. Ancora oggi nel
linguaggio corrente questo uso molto difuso.
Tuttavia, a partire dalla met del Novecento, il termine
comunicazione stato sempre pi spesso adottato per designare
quella particolare forma di trasporto immateriale ed astratto che il
trasferimento di informazioni. Questa sedimentazione del
signifcato di comunicazione coincide con la nascita e lo sviluppo di
un insieme di discipline che hanno assunto come oggetto proprio
tale tipo di fenomeni.
In particolare, un vero e proprio punto di svolta costituito
dall'opera di due importanti scienziati statunitensi: Claude Shannon
e Warren Weaver cui dobbiamo la prima formulazione di una teoria
matematica della comunicazione. Negli scritti che la espongono,
pubblicati alla fne degli anni 40, viene fornita per la prima volta
una defnizione generale della comunicazione come trasferimento
di informazioni mediante segnali da una fonte a un destinatario.
La teoria matematica della comunicazione era mossa da esigenze
tecniche molto precise: studiare dal punto di vista fsico-matematico
le condizioni di migliore efcienza del trasferimento di segnali
attraverso apparati tecnici di trasmissione. Non a caso il suo
sviluppo parallelo alla grande evoluzione delle telecomunicazioni.
Ma l'infuenza delle ricerche di Shannon e Weaver andata ben al di
l di questo ambito specialistico. Dobbiamo loro, infatti, oltre alla
defnizione di comunicazione che ancora oggi utilizziamo, anche
l'elaborazione di uno schema generale dei processi comunicativi,
che ha goduto di una fortuna vastissima negli anni seguenti.
Naturalmente, per dare un senso compiuto a questa idea della
comunicazione Shannon e Weaver dovevano anche defnire in
modo rigoroso la nozione di "informazione", cosa che fecero
formalizzando il relativo concetto matematico.
La fonte l'origine dell'informazione; essa genera (in qualche
modo) un messaggio che un apparato trasmittente trasforma in
segnali; i segnali a loro volta sono trasmessi mediante un canale
fsico fno al ricettore che li converte nuovamente nel messaggio
ricevuto dal destinatario. Elemento di ostacolo al buon fne del
processo comunicativo il rumore, cio la presenza di disturbi
lungo il canale che possono danneggiare i segnali (quali le
interferenze elettriche o magnetiche che si possono generare lungo
un cavo di trasmissione).
Possiamo tuttavia applicare il medesimo schema alla
comunicazione linguistica. Come lo stesso Warren Weaver ha detto,
quando parlo con un'altra persona il mio cervello la fonte
dell'informazione, l'apparato vocale il trasmettitore, le vibrazioni
sonore il canale della comunicazione, l'orecchio del mio
interlocutore il ricettore e il suo cervello il destinatario fnale del
messaggio.
Secondo la defnizione del linguista Roman Jakobson, la
comunicazione determinata da un certo numero di "fattori" che
interagiscono: un emittente, un destinatario, un messaggio, un
codice, un riferimento ed un contatto. E necessario infatti, che un
emittente comunichi ad un destinatario un messaggio attraverso un
codice, il quale deve essere condiviso almeno in parte da entrambi.
Il concetto di codice o linguaggio
Il concetto di codice rappresenta una delle nozioni chiave di ogni
disciplina che si occupa dei processi comunicativi. Tuttavia, poich
la comunicazione viene studiata da vari punti di vista, il signifcato
attribuito al termine codice non sempre univoco; soprattutto tale
termine non designa sempre lo stesso ambito di fenomeni.
Una defnizione generale su cui si potrebbe convenire la seguente:
un codice un insieme strutturato di segni e di regole che il
mittente ed il destinatario devono condividere afnch il primo
sia in grado di formulare messaggi ed il secondo di comprenderli.
Da questo punto di vista la nozione di codice coestensiva (Si dice di
un concetto, di un termine che condivide la stessa estensione di un altro)a
quella di linguaggio. Sebbene questa sovrapposizione non sia
accolta in tutte le tradizioni disciplinari, ai fni della nostra
trattazione useremo i due termini come se fossero sinonimi.
Sebbene questa defnizione non ci permette di fare molti passi in
avanti nella comprensione del fenomeno "codice". Un esempio ci
pu aiutare ad approfondire questa comprensione, ed anche a
vedere come e perch si sono avute pi accezioni della nozione di
codice.
La disciplina che si dedica allo studio dei codici e dei linguaggio
intesi come sistemi di segni, la semiotica.
Possiamo dunque formulare in questo modo la nostra defnizione:
un codice semiotico un sistema di correlazioni tra due
sottosistemi: uno costituisce il sistema delle unit signifcanti, le
unit che si manifestano in un atto comunicativo, chiamato piano
dell'espressione; l'altro il sistema delle unit signifcate, ovvero il
piano del contenuto. A loro volta i due piani si dividono in forma e
sostanza. La forma dell'espressione, che chiamiamo sintassi,
generalizzando il caso del linguaggio verbale, la struttura che
organizza e da forma alle unit signifcanti, fornendo un repertorio
di tipi espressivi del codice, nonch le regole per la loro
combinazione. La forma del contenuto invece defnisce le unit
semantiche e i loro rapporti, organizzando la conoscenza del
mondo in un sistema. Si noti che la correlazione che alla base di
un codice una correlazione arbitraria: ovvero il rapporto tra
signifcante e signifcato non un rapporto di causa ed efetto.
Alla luce di questa defnizione nella classe dei codici possiamo far
rientrare un ambito di fenomeni molto vasto, che va dai linguaggi di
programmazione per computer, dal linguaggio della matematica al
linguaggio verbale a quello musicale. Rientrano nella classe di
codici anche le forme espressive che si basano su simboli visivi e
sulle immagini, detti comunemente linguaggi iconici: un esempio
molto banale il linguaggio dei cartelli stradali. Ma anche la
pittura, la fotografa, il cinema o la televisione possono, per certi
versi, essere considerati alla stregua di codici. Essi infatti hanno un
loro insieme di unit espressive e una loro sintassi specifca (ad
esempio l'inquadratura e il montaggio) anche se non presentano
tutte le caratteristiche dei linguaggi simbolici astratti, i cui
rappresentanti per eccellenza sono le lingue naturali.
Ciascun codice si diferenzia da un altro sia per il tipo di unit
espressive adottate, sia per la complessit della correlazione tra
signifcante e signifcato, sia per il modo in cui sono articolati i
signifcati. L'interazione (infuenza reciproca) verbale, ed in
generale ogni processo di comunicazione che veda coinvolti in
ultima analisi esseri umani, si rivela infatti un fenomeno assai pi
complesso della interazione tra apparati automatici.
Se ci rivolgiamo a considerare la comunicazione verbale tra esseri
umani, ci rendiamo immediatamente conto che la lingua ci consente
di scambiare un numero infnito di signifcati, che ogni singolo
messaggio linguistico veicola molteplici signifcati e che soprattutto
in una interazione linguistica il processo di decodifca non mai un
confronto meccanico tra segnali ricevuti e un codice astratto ma un
processo di interpretazione in cui giocano un ruolo enorme il
contesto, le disposizioni emotive e le conoscenze del destinatario.
Media e tecnologie della comunicazione
Fino ad ora abbiamo parlato di comunicazione in modo astratto. Ma
un processo di comunicazione reale non solo un astratto
trasferimento di informazioni codifcate. I veicoli sui cui viaggia
l'informazione, i segnali, sono entit fsiche: possono essere corpi
fsici, o fussi di energia, come vibrazioni sonore, correnti elettriche,
radiazioni elettromagnetiche. Per trasmettere e ricevere
informazione sono dunque necessari degli apparati fsici, in grado
di produrre energia o oggetti, di trasferirli e riceverli, attraverso un
canale, e percepirli mediante dei recettori.
L'evoluzione ha dotato il nostro organismo di alcuni apparati
naturali di trasmissione e ricezione: l'apparato vocale un esempio
dei primi, cos come la capacit di movimento di alcuni arti, che ci
consentono di gesticolare; l'apparato uditivo e quello visivo sono
esempi dei secondi. Tuttavia questi apparati naturali hanno molti
limiti. In primo luogo non ci permettono di comunicare a grandi
distanze. La voce, ad esempio, riesce a "viaggiare", conservando la
sua capacit di veicolare informazione, per poche decine di metri. E
i nostri occhi possono percepire solo le radiazioni dello spettro
visivo che giungono loro in linea retta. Inoltre i nostri apparati di
comunicazione naturale non ci permettono di conservare
l'informazione in modo stabile nel tempo.
Per aumentare la sua capacit di comunicare e di conservare
l'informazione nel tempo e nello spazio, dunque, l'uomo stato
costretto ad estendere le potenzialit dei suoi apparati naturali
mediante degli apparati artifciali di comunicazione. Questi
apparati sono le tecnologie della comunicazione.
Le caratteristiche comunicative dei media
I media, come abbiamo visto, sono un fenomeno comunicativo
molto complesso, in cui si intersecano una serie di livelli e di
rapporti. Senza dubbio l'aspetto tecnologico ha un ruolo centrale
nella defnizione della loro natura e delle loro caratteristiche. Siamo
chiaramente in grado di diferenziare da questo punto di vista
apparati tecnici tra loro diversi come il libro a stampa, la radio, il
telefono, la televisione e le reti di computer. Tuttavia, una semplice
analisi tecnologica dei diversi media non riuscirebbe a dare conto
del ruolo e della funzione di ciascuno di essi nell'ambito della
comunicazione individuale e sociale. Se vogliamo studiare il
funzionamento e le caratteristiche di un medium (mezzo) da questo
punto di vista pi complesso, dobbiamo infatti esaminare il suo
rapporto con i vari fattori della comunicazione: linguaggi,
contenuti, modalit di emissione e di fruizione.
Questa prospettiva da una parte ci fornisce le chiavi per una
classifcazione dei media, tema su cui si sono misurati moltissimi
studiosi della comunicazione, e dall'altra di permette di capire come
ed in che senso sia possibile parlare di nuovi media. Per il momento
invece vogliamo approfondire alcuni aspetti della relazione tra
medium ed elementi della comunicazione che riteniamo
particolarmente interessanti e, soprattutto, propedeutici per la
nostra esplorazione nell'universo delle tecnologie.
Il primo aspetto che andiamo ad investigare il rapporto tra un
medium ed il linguaggio (o i linguaggi) che esso veicola. Da questo
punto di vista potremmo distinguere due classi di media: media
monocodice e media pluricodice.
I media monocodice sono quei media che veicolano messaggi
codifcati in un solo codice primario. Adottiamo il termine "codice
primario" perch a rigore non esistono media che sono
assolutamente monocodice. Ad esempio il libro sicuramente un
medium la cui comunicazione basata in primo luogo sul
linguaggio verbale scritto. Tuttavia nella comunicazione mediata
dal libro si trovano ad agire pi codici, che funzionano in modi pi
o meno espliciti. Un esempio evidente l'uso delle illustrazioni e
delle fgure che possono corredare il testo in molti libri. Ma non si
deve dimenticare che anche la forma delle pagine e degli elementi
che la compongono, la disposizione dei caratteri, il tipo di fonti
tipografche, regolata da codici e stili grafci. Essi agiscono
prevalentemente a livello inconsapevole, e contribuiscono
attivamente ad orientare la lettura, focalizzando l'attenzione del
lettore, indirizzando il fusso di lettura, scandendo le divisioni
strutturali del testo, facilitando il reperimento di particolari
porzioni del testo. In questo senso, i cambiamenti nella natura del
libro introdotti dai cosiddetti "libri elettronici" non incidono solo
sulla forma, ma anche sul contenuto stesso della comunicazione
scritta.
I media pluricodice, sono quei media che, in virt delle loro
caratteristiche tecniche, hanno la capacit di veicolare messaggi
prodotti mediante linguaggi diversi. Infatti la compresenza di codici
diversi in un messaggio non mai il prodotto di una pura e
semplice giustapposizione, bens l'attivit regolatrice di un nuovo
linguaggio, una sorta di iperlinguaggio. Si pensi ad esempio al
cinema, dove agiscono insieme il testo, il linguaggio del corpo e dei
gesti, le immagini, la musica, ma tutti contribuiscono a costruire un
codice cinematografco dotato di suoi caratteri specifci che sono, ad
esempio, diferenti da quelli della televisione.
Il rapporto tra media e linguaggio, infatti, non mai estrinseco e
strumentale. Al contrario ogni medium ha la tendenza a generare
un linguaggio comunicativo suo proprio, o a modifcare
profondamente le caratteristiche dei linguaggi che, prima della sua
comparsa, erano veicolati da media diferenti. Questo processo pu
richiedere un tempo pi o meno lungo. In una prima fase infatti
ogni nuovo medium comunicativo cerca di utilizzare i linguaggi e i
modelli comunicativi delle tecnologie che lo precedevano. Ma
successivamente le caratteristiche tecniche del nuovo strumento
infuenzano tale linguaggio, fno a modifcarlo profondamente o a
produrne uno nuovo.
Un altro aspetto che caratterizza i diversi media riguarda il verso
del rapporto comunicativo, e la relazione quantitativa tra mittente e
destinatario/i che ciascun medium istituisce o privilegia. Da questo
punto di vista possiamo distinguere tre modelli comunicativi:
media verticali o unidirezionali, media orizzontali o
bidirezionali, media reticolari o circolari.
Nei media verticali o unidirezionali il mittente unico mentre i
destinatari sono molti, e non esiste di norma la possibilit di
inversione del ruolo. Il processo comunicativo dunque avviene
sempre nella medesima direzione: l'unico mittente produce il
messaggio, i molti destinatari non possono fare altro che riceverlo e
decodifcarlo. Come vedremo, questo tipo di rapporto comunicativo
caratterizza quella classe di apparati della comunicazione che
vengono defniti mass media: televisione, radio, stampa quotidiana
e periodica, ma in parte anche il cinema ed il libro.
Nei media orizzontali esiste una pluralit di mittenti e destinatari
che possono scambiarsi i ruoli. Ogni singolo processo comunicativo
bidirezionale, ed assume la forma del dialogo. In questo caso
infatti entrambi i protagonisti dell'interazione comunicativa
possono divenire mittenti e dunque possono produrre messaggi.
Tipico esempio di medium che si basa sulla comunicazione
orizzontale il telefono, ma a questa classe appartiene quella
particolare forma di comunicazione verbale scritta che la
comunicazione epistolare.
I media reticolari, infne, sono una evoluzione di quelli orizzontali.
Anche in questo caso esistono molti emittenti e molti destinatari,
che possono scambiarsi di ruolo. Ma ciascun agente comunicativo
in grado di comunicare con molti altri. Nella comunicazione
reticolare si realizza pertanto una interazione collettiva. Un medium
che incarna questo tipo di interazione la rete telematica Internet,
almeno nella forma che essa ha avuto fno ad ora.
Mass media e televisione
Tra tutti i media, quelli che hanno assunto un ruolo preponderante
nella comunicazione sociale contemporanea sono detti mass media,
o mezzi di comunicazione di massa.
Una delle caratteristiche principali di questo tipo di media
l'adozione di un modello di comunicazione verticale ed
unidirezionale ed fondato su una forte asimmetria tra l'unico
mittente e i molti destinatari, che non possono in alcun modo
interagire o ribattere. Ma nella defnizione di mass media
convergono anche altri aspetti: in primo luogo i destinatari sono
considerati come una massa indiferenziata e passiva; in secondo
luogo, i contenuti della comunicazione tendono ad assumere un
livello qualitativo uniforme e livellato verso il basso; infne, poich il
rapporto comunicativo asimmetrico ed unidirezionale, i mass
media possono svolgere la funzione di apparati di persuasione di
massa e, conseguentemente, divenire strumento della propaganda
politica e della persuasione commerciale, la pubblicit.
Tra i mezzi di comunicazione di massa, la televisione senza
dubbio quello che ha avuto la pi profonda ed estesa infuenza sulla
societ e sulla cultura contemporanea, assurgendo a prototipo per
eccellenza dei mass media e dei loro presunti efetti negativi. Le
cause di questa profonda infuenza sono complesse. Accanto alla
natura asimmetrica della comunicazione, che abbiamo gi rilevato,
un ruolo importante viene giocato dalle caratteristiche semiotiche
del messaggio televisivo. Infatti la televisione un sistema di
comunicazione assai complesso, in cui interagiscono immagini in
movimento, parola, e spesso musica. Il messaggio televisivo dunque
impegna fortemente le facolt ricettive, i sensi, dello spettatore, la
cui attenzione viene fortemente assorbita. Sappiamo, per
esperienza, che difcile fare altre cose mentre si guarda un
televisore, ci che non avviene se si ascolta la radio.
Una ulteriore caratteristica della comunicazione televisiva l'efetto
realt che le immagini da essa proposte producono negli spettatori:
ci che vediamo sul video ci appare ingannevolmente come una
immagine reale del mondo, un po' come se stessimo guardando
attraverso una fnestra. Al contrario l'immagine televisiva il
prodotto di numerose mediazioni, messe in scena, scelte di tempi e
sequenze, anche quando la ripresa in diretta. Il messaggio
televisivo, insomma, nasconde la sua natura di messaggio, per
presentarsi come specchio della realt.
L'insieme delle caratteristiche della comunicazione televisiva tende
a limitare il ruolo attivo degli spettatori nella ricezione, e conferisce
al messaggio televisivo una forte carica persuasiva. A tale risultato,
d'altra parte, concorrono anche i contenuti della comunicazione. La
televisione, infatti, propone al pubblico messaggi omogenei, sempre
meno attenti alle diferenze di gusto e sempre pi inclini ad evitare
livelli alti di argomentazione. Essa diviene, pertanto, il veicolo
preferenziale della cosiddetta cultura di massa.
Sebbene sia innegabile che i mass media abbiano assunto
storicamente un ruolo di controllo o di difusione di modelli
massifcanti (basti pensare alla funzione propagandistica della radio
negli stati totalitari, o all'importanza delle televisione nella
difusione dei comportamenti "consumistici"), non bisogna
dimenticare che la comunicazione non un processo puramente
meccanico. La decodifca di un messaggio un processo attivo, in
cui intervengono le conoscenze e le attese del destinatario.
insomma possibile una "decodifca deviata" rispetto alle intenzioni
dell'emittente, che cambia il senso dei messaggi.
la comunicazione televisiva
Alla omogeneizzazione della comunicazione televisiva, sia sul
piano delle forme sia su quello dei contenuti, contribuiscono
notevolmente anche considerazioni economiche. Quasi ovunque,
infatti, la televisione, oltre ad essere un mass medium anche una
industria che deve produrre spettatori per venderli alla agenzie
pubblicitarie.
Tanto pi facile comprensibile il livello contenutistico del
messaggio, quanti pi spettatori si possono catturare nelle rete. Il
pubblico televisivo, infatti, creato dalla stessa televisione, in
maggioranza educato a decodifcare messaggi di scarsa complessit.
Per questo il modello televisivo dominante quello della televisione
generalista, in cui i palinsesti sono caratterizzati da una
programmazione di basso livello culturale e di estrema facilit
formale, specialmente negli orari di massima audience.
Occorre fare attenzione nel dare giudizi completamente negativi di
questa situazione. La cultura di massa, infatti, nasce come prodotto
di una societ avanzata, in cui la gran parte dei cittadini si ritrova a
partecipare, in parit di diritti, alla vita pubblica, ai consumi e
dunque anche alla fruizione delle comunicazioni. comunque un
fatto che due fattori sembrano convergere ad un superamento di
questo modello di comunicazione televisiva, che domina da ormai
50 anni.
Da una parte le nuove tecnologie di trasmissione come i cavi ed i
satelliti, permettono di moltiplicare i canali di trasmissione
disponibile e soprattutto abbattono i costi di accesso alla
comunicazione radiotelevisiva via etere. Dall'altra i gusti del
pubblico, che nelle societ avanzate gode di livelli di scolarit e di
cultura sempre pi alti, sembrano essere mutati, mostrando segni di
stanchezza nei confronti della TV generalista.
Una possibile risposta al rischio di crisi, o comunque di calo degli
spettatori per la televisione tradizionale consiste nella
segmentazione e tematizzazione dell'oferta televisiva passando
dalla difusione terrestre alla difusione satellitare in formato
digitale, e dalla televisione pagata dalla pubblicit a quella pagata
direttamente dagli utenti. Gi oggi nell'oferta commerciale di tutti
gestori TV satellitari, sono presenti numerosi canali tematici
dedicati ad un vasto spettro di argomenti e generi che vanno dallo
sport, ai cartoni animati, dal cinema in bianco e nero alla caccia e
pesca; senza dimenticare ovviamente i cosiddetti canali all-news,
quei canali cio che trasmettono informazione sull'arco dell'intera
giornata, di cui la ormai famosa CNN l'esemplare pi tipico.
Questa evoluzione del sistema dei media televisivi, comunque non
comporter, almeno a breve termine, la scomparsa dell'oferta
generalista. Pi verosimilmente assisteremo ad una coesistenza di
entrambi i modelli, ed ad una simmetrica segmentazione del
pubblico, che sar sempre pi soggetto attivo nella scelta della
programmazione a cui vuole assistere. Il passo successivo, almeno a
detta di molti esperti, sar infne la completa personalizzazione
della comunicazione televisiva, realizzata grazie alla convergenza
digitale ed alla disponibilit di sistemi di video on demand.
La nascita delle telecomunicazioni e delle tecnologie
dell'immagine
A partire dall'Ottocento la storia dei mezzi di comunicazione si
legata in modo defnitivo allo sviluppo tecnologico ed industriale,
subendo un processo di accelerazione impressionante. Due sono
state le innovazioni signifcative portate dal secolo scorso: la nascita
dei primi apparati di comunicazione a distanza e lo sviluppo delle
prime tecnologie dell'immagine.
Nel decennio tra il 1830 e il 1840, l'invenzione e la difusione del
telegrafo elettrico rese possibile per la prima volta la trasmissione di
un segnale a distanza in tempo reale: nacquero cos le
telecomunicazioni.
Una vera e propria esplosione nelle tecnologie della comunicazione
si colloca nell'ultimo ventennio del secolo.
Nel 1876 Graham Bell brevett il telefono, rendendo possibile la
comunicazione vocale a distanza. Come noto per nel 2002 la
Camera di Washington, a seguito di una lunga istruttoria, ha
sentenziato, dopo 113 anni, che linventore fu litaliano Antonio
Meucci.
Sempre in questo periodo Thomas Edison (al quale dobbiamo tante
altre invenzioni, tra cui quella della lampadina) invent i primi
sistemi per la registrazione e riproduzione meccanica del suono: il
fonografo e il grammofono.
Ma il vero e proprio ingresso trionfale nel secolo dei media si
colloca nel 1895, anno in cui i fratelli Lumire a Parigi riuscirono a
sviluppare un sistema per la creazione e la riproduzione di
immagini in movimento: fu la nascita del cinema. In pochi anni
intorno a questa tecnologia di produzione e riproduzione di
immagini in movimento si svilupp la prima vera forma di
industria dello spettacolo, dando inizio ad un processo che percorre
tutto il Novecento per arrivare fno alla odierna convergenza tra
industria delle comunicazioni e industria dello spettacolo.
Il secolo dei media
Il Novecento pu ben essere defnito il secolo dei media. Sarebbe
impossibile seguire in tutte le sue ramifcazione la vera e propria
esplosione delle tecnologie della comunicazione che avvenuta nel
secolo passato sia in senso quantitativo (in termini cio di sviluppo
di nuovi strumenti), sia in senso qualitativo (in termini di
evoluzione e difusione sociale). Ricordiamo solo due momenti
altamente signifcativi.
- Nel 1920, grazie alle ricerche di Guglielmo Marconi sulla
trasmissione di suoni a distanza mediante la modulazione di onde
elettromagnetiche, iniziarono negli Stati Uniti le prime trasmissioni
radio. La radiofonia stata il primo sistema di comunicazione in
grado di inviare messaggi in tempo reale a milioni di persone
contemporaneamente, direttamente nelle loro case: il primo vero e
proprio mass medium. Per questo essa ha assunto un ruolo tanto
importante nella comunicazione politica degli anni trenta, sia negli
stati democratici sia nei regimi totalitari. Negli Stati Uniti, poi, sin
dalle origini, la comunicazione radiofonica divenuta un'impresa
commerciale che si sosteneva mediante la pubblicit, dando cos un
ulteriore sviluppo all'industria dell'informazione e dello spettacolo.
- Negli anni trenta infne, mentre il cinema diveniva prima sonoro e
poi a colori, iniziarono i primi esperimenti di trasmissione a
distanza di immagini in movimenti mediante onde
elettromagnetiche. Nel novembre del 1936 la BBC inaugur a
Londra il primo servizio di trasmissioni televisive. Nel giro di trenta
anni la televisione si difusa in tutto il mondo, divenendo il mezzo
di comunicazione di massa pi efcace e pervasivo che l'umanit ha
fno ad ora sviluppato, e soprattutto contribuendo ad una radicale
trasformazione del abitudini di vita e delle relazioni sociali in tutti i
paesi dell'occidente, e non solo.
IL LINGUAGGIO MUSICALE E LA COMUNICAZIONE
Fin ad ora abbiamo visto come opera il linguaggio verbale, ma vi
siete mai domandati come opera quello musicale? chiamato
linguaggio non verbale perch non utilizza la parola. Ma come
funziona? Esistono dei codici? E quali sono?
Le associazioni e la loro natura
Nel linguaggio verbale, si visto, un suo modo di operare quello
attraverso le associazioni; nella musica esistono associazioni di varia
natura che infuiscono sulla struttura del linguaggio musicale, una
di questa la determinazione dellimpianto tonale.
Limpianto tonale, in un discorso musicale melodico, stabilisce i
suoni usati allinterno del discorso musicale, ma gli d anche una
certa espressione che impregna lopera nel suo scorrere. Una musica
creata sui modi greci, avr unespressione di allegria oppure di
tristezza; ma se noi usiamo un modo pentatonico non solo varia
lumore al suo interno a secondo di come la musica composta ma
avr anche una sua caratteristica naturale diferente da quella
costruita sui modi greci. Una combinazione di suoni in modo
diferente stravolge il linguaggio e come sentire una faba in italiano
o una in cinese oppure in arabo.
Musica e immagine
Alcuni suoni espressi in alcune combinazioni hanno la possibilit di
acquisire per ciascuno di noi un potere evocativo che va ben oltre il
signifcato suo intrinseco, vanno a lavorare sulla parte nostra pi
primordiale e ampliano i nostri istinti; la musica dei flm ha spesso
in s un potere evocativo nellimmediato, gi nelle prime quattro
battute si aprono spazi e sensazioni che ti conducono nel racconto.
Se cos non fosse, essa non avrebbe il potere di stimolare anche
senza immagine, determinate sensazioni che le immagini ampliano.
Musica e parola
La musica, dove ha accompagnato le parole, se anticamente
possiamo dire che aveva un ruolo di servilismo, nello scorrere dei
secoli ha sempre pi acquisito una sua identit.
Possiamo ascoltare brani musicali a cui noi togliamo le parole ma
essi mantengono una loro bellezza, come se le parole fossero solo
una parte secondaria del brano, mentre la musica quella
fondamentale.
Ma capita anche, quando di una canzone si traduce il testo da una
lingua ad unaltra, essa perda delle caratteristiche, espressione
essenziale della sua bellezza o peggio ancora che perda il suo
signifcato originale, mutando aspetto.
Capita, che in questi casi, spesso, se uno presta attenzione
particolare alla concordanza che le parole hanno con la musica, si
osserva che se letteralmente non esistono contrasti, nel senso che le
singole parole si adattano ai suoni e ne rispettano le cadenze, esse
per non rispecchiano pi lanima della musica ed esiste una
dissociazione tra quello che il linguaggio dice e quello che la parte
sonora evoca.
Lequilibrio
Spezzare un equilibrio pu avere mille signifcati personali, secondo
anche in che modo questo spezzare stato creato, pu essere voluto
e in quei casi pu voler far vivere un contrasto tra quello che
sentono e quello che dicono, pu voler creare uno stato di tensione
o nascondere qualcosa per scoprirlo allimprovviso.
In unopera darte possiamo dire che voluto, come capita in quelle
musiche poste sotto attori che recitano parti tranquille, ma che il
suono fa da premonitore di qualcosa che accadr, non si sa quando
ma si sente che deve accadere qualcosa, si percepisce una tensione
che cresce e che porta lo spettatore fno ad entrare in quello che
accadr e spesso anche a desiderarlo, ad attenderlo con ansia.
Un equilibrio spezzato in terapia pu anche qui acquistare diversi
signifcati, pu essere una difcolt di comunicazione, quello di non
riuscire a dire verbalmente ci che sentiamo e che esprimiamo
attraverso il suono o viceversa, pu essere una chiusura verso
lesterno, una chiusura nella capacit di dialogare delle nostre parti
(fsico e psiche) e altre ancora; possiamo defnirla mancanza di un
equilibrio che pu essere di diferente natura a secondo delle
situazioni.
Un equilibrio sonoro non signifca che la musica piacevole, per
alcuni la musica dodecafonica d fastidio, ma essa, nel suo interno,
ha un equilibrio e cos pure tutta quella musica che va dal Rock alle
composizioni elettroniche che hanno uno schema ben chiaro di
esecuzione.
Linguaggio espressione sonora
Noi sappiamo che il linguaggio si esprime attraverso i suoni. Il
linguaggio non verbale fa suo lutilizzo dei suoni, come base della
sua comunicazione non verbale. Se il ritmo del linguaggio poetico
ed epico fa parte della musica, il ritmo puro di stimolo per il
linguaggio che in alcune sue combinazioni ha trovato lo stimolo per
nuove forme verbali. Il linguaggio, usato in forma onomatopeica
come dialogo sonoro, pu essere utile e funzionale come via di
comunicazione l dove lutilizzo della parola non possibile, a
causa di un defcit o di un blocco fsico, emotivo oppure psichico.
Quando si utilizza la voce come espressione sonora, non detto che
si usino dialoghi, ma il tutto pu essere costruito sulla libera
espressione di vocali e consonanti abbinate liberamente, dove il
gioco vocale, il liberare la propria voce diventano espressione
sonora e coinvolgono il fsico e lanimo; capita di sentire ridere, ma
anche piangere, echi dinfanzia, versi e gorgheggi di un bimbo che
utilizza per la prima volta la voce, desiderio di gioco ed
esplorazione delle varie possibilit che noi abbiamo e che
chiudiamo spesso in un cassetto.
La struttura
Esiste una struttura musicale che non consiste solo nel dialogo, ma
unimpalcatura composta di varie parti, ognuna importante ma non
immutabile. Per darvi unimmagine di questo, pensate alla struttura
della casa, essa partita con una forma elementare e semplice e nei
secoli ha modifcato il suo assesto per adeguarsi a nuove esigenze
delluomo. Potete tranquillamente immaginare lo stesso della
struttura della musica, muta, evolve, ma dovunque essa vada esiste
una porta per entrarvi e delle aperture per far entrare la luce, uno
spazio dove stare con gli altri e uno dove riposare.
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