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LIDO.

ISOLA DORO
speciale a cura di
CINZIA BOSCOLO
PIETRO LANDO
FRANCO TAGLIAPIETRA
Breve storia del Lido di Venezia
DANIELA SIMIONATO PUTZ
D
el Lido, e pi precisamente di Metamauco, lattuale Ma-
lamocco posto in direzione sud dellisola , ci parl gi
Tito Livio descrivendo un territo-
rio sul mare, collegato alla terraferma dal
fiume Brenta, usato come via commerciale
da e per Padova. Qui trovarono rifugio gli
abitanti dellentroterra durante le invasioni
barbariche e qui vi era una stazione di sosta
del Percorso dei Sette Mari, una sorta di
tracciato che collegava Altino a Ravenna,
passando attraverso barene e tratti di terra-
ferma, usato soprattutto dai bizantini in al-
ternativa alla pi pericolosa ed esposta via
Annia. Malamocco fu sede del dogado dal
752 all811 e i primi dogi con i titoli con-
feriti da Bisanzio, come ad esempio i p a t o s,
che significa console vi si trasferirono da
Eraclea. Il borgo sub molte trasformazioni
nel corso dei secoli; venne ricostruito in gran parte dopo linonda-
zione del 1107 e nuovamente in seguito alle distruzioni operate dai
genovesi nel 1379, durante la guerra
di Chioggia. Recenti scavi hanno
messo in luce importanti reperti che
attestano la presenza, nellantico
centro di Malamocco, di una fornace
e di una casa-fondaco sullarea oggi
occupata dal cosiddetto Palazzo del
Podest, sede di un piccolo museo
che raccoglie frammenti di cerami-
che, preziose testimonianze del pas-
sato ritrovate nelle aree di scavo.
A San Nicol, nella parte nord del Lido, vi abitava una piccola
comunit di pescatori e ortolani, raccolti attorno a un oratorio e al-
le prime strutture di difesa costruite con sabbia e palizzate in legno.
Dopo il Mille, il doge Domenico Contarini cedette ai Benedettini
questarea che verr bonificata e col-
tivata a vigneto. Venne costruita una
chiesa di tipo esarcale, a tre navate e
cripta, dedicata a San Nicola, vesco-
vo di Myra (citt della Licia), le cui
reliquie erano arrivate al Lido dopo la prima Crociata. Successiva-
mente, lintera zona di San Nicol verr protetta da mura e strut-
ture difensive che nei secoli a seguire saranno allargate e consolida-
te. Al loro interno, nel corso del Seicento, si edificher la nuova
chiesa che prender il posto della precedente, la cui navata super-
stite ancora apprezzabile allinterno del monastero di San Nicol.
Questangolo del Lido cos ricco
di storia e memorie, dove ogni
anno si celebra la festa dello Spo-
salizio del Mare, costituiva quel-
la parte dellisola che si affacciava sulla principale via daccesso a Ve-
nezia a cui, ovviamente, il governo dedicava particolare attenzione,
essendo stato anche il luogo dove sostavano crociati, cavalieri e pel-
legrini in partenza per la Terra Santa.
Nel corso del Cinquecento, quando la paura di uninvasione ot-
tomana, dopo la caduta delle pi importanti isole dellEgeo su cui
Venezia aveva fondato i centri com-
merciali del Levante, diventava una
realt sempre pi probabile, tutta
larea venne ulteriormente protetta,
compresa lisola di fronte dove si co-
stru il Forte di SantAndrea, gran-
diosa opera di Michele Sanmicheli.
Il Lido, data la sua posizione, man-
tenne per secoli la funzione di difesa
di Venezia e della sua laguna. Le
strutture militari pi antiche sono state distrutte ma, ancor oggi,
forti, batterie e i recenti bunker, affiorano tra canneti e siepi di rovi
lungo i dodici chilometri di litorale.
Fu solo nella seconda met dellOttocento che il Lido venne
pensato come luogo dove poter sviluppare una sorta di attivit bal-
neare legata alla cura di malattie sensibili al beneficio del mare,
della sabbia calda e del sole. Nacque cos il primo Ospizio Marino
per bambini scrofolosi a cui segu la costituzione della Societ dei
Bagni che diede il via allo svi-
luppo di un turismo pi monda-
no che andava scoprendo i van-
taggi delle cure marine, del ri-
poso e dello sport allaria aperta.
La prima struttura di accoglien-
za, unosteria con alloggi, si tro-
vava alle Quattro Fontane, dove
oggi ammiriamo un albergo di
grande charme circondato da uno
dei pi singolari giardini delli-
sola, punto di riferimento per chi cerca ancora una vacanza allinse-
gna del relax e delleleganza. La costruzione dei grandi alberghi,
Des Bains, Excelsior, Hungaria, dellaeroporto Nicelli che negli an-
ni trenta era il secondo per importanza dopo Roma, del primo Fe-
stival del Cinema nel 1932, della realizzazione di uno dei pi bei
campi di golf, fecero del Lido il luogo pi ambito dove trascorrere
le vacanze pi mondane.
Non cera posto migliore: affacciato sullAdriatico, immerso
nella natura e a un passo da Venezia. Fu cos che nei primi decenni
del Novecento vennero proget-
tate le ville del Lido, in quello
stile eclettico cos particolare e
inconfondibile, che per la loro
concentrazione in cos pochi
chilometri quadrati (pi di due-
cento abitazioni definite li-
berty), diedero un volto e un ca-
rattere nuovo a questo territorio
lagunare conosciuto in passato
come lIsola dOro.
[87-88] p. 15:
Manifesto pubblicitario
del Lido del 1888.
Sopra, dettaglio del Lido
nella pianta Vinegia di
Benedetto Bordone del
1528.
[91] Francesco Guardi, Il bucintoro
a San Nicol, Parigi, Louvre.
[92] Il Forte di SantAndrea alle
Vignole.
[93] LOspizio Marino alle Quattro
Fontane in una foto degli anni trenta.
[94] Villino Perez.
[89-90] Reperti archeologici del
Museo di Malamocco e, in basso,
pianta dellabazia di San Nicol.
I murazzi e la loro storia
SUSANNA GRILLO
F
in dai primi insediamenti su isole e litorali, per la particola-
re natura instabile del territorio, si cercato, come meglio si
poteva, di proteggere le sponde della costa veneziana da in-
terramenti e da erosioni. Unidea di comerano i pi antichi meto-
di di difesa ce la tramanda Cassiodoro, ministro di Teodorico, in
una lettera scritta ai Tribuni del Mare nel 537-38, spiegando come
con vimini legati e uniti, si formava un solo terreno, senza punto
temere di opporre allimpeto del mare una tale debole difesa.
Originariamente i litorali erano
provvisti di una difesa naturale con-
sistente in scanni di sabbia prodotti
dalle torbide dei fiumi e modellati
dallazione del mare e del vento.
Una volta deviati i fiumi alle estre-
mit nord e sud della laguna, per
migliorare la viabilit dei porti e la
salubrit dellambiente, gli scanni si
depauperarono e, per difendere i li-
torali, si procedette a intonacare,
per cos dire, quei montoni con buo-
na terra, di ponervi dei sassi... Al di-
fetto naturale provenuto dalla diver-
tione dei fiumi si procurato di ri-
metter collarte quella parte degli
scanni che spiaggia si chiama.
Con il passare del tempo e lavanzamento della tecnica inge-
gneristica si cerc di trovare un progetto pi sicuro e duraturo. Re-
golarmente gli esperti del Magistrato alle Acque passavano a con-
trollare le opere di difesa e ne descrivevano le condizioni, specifi-
cando la resistenza riscontrata di quelle vecchie e di quelle nuove.
Non si finiva mai di sperimentare nella speranza di trovare il pro-
getto che potesse resistere alla forza del mare e delle onde. Per
molti anni e con piccole varianti si usarono per le opere idrauliche
legni, terreni argillosi, sassi dIstria e di Lispida di varie dimensio-
ni e ferro per bloccare tra loro le file di pali. Le difese venivano co-
struite parallelamente alla costa, paliselle, e perpendicolarmente
a questa, guardiani alle bocche di porto, palificate e speroni
per catturare le sabbie trasportate dalla corrente litoranea e difen-
dere gli argini.
Dalle cartografie del Cinque-Seicento si scopre che di queste
palificate ve ne erano 66 sul litorale di Malamocco, 80 su quello di
Pellestrina, e altre, in numero imprecisato, su quello di Chioggia.
In un solo secolo, dal Seicento al Settecento, sette grandi burrasche
causarono notevoli danni alla laguna, ai porti e ai litorali. Si pu
avere unidea precisa di qual era lo stato di degrado delle difese li-
toranee a Venezia esaminando una serie di disegni e di rilievi ese-
guiti dai periti del Magistrato alle Acque proprio in questo perio-
do. E sar proprio a partire dalla seconda met del XVII secolo che
i progetti presentati e sperimentati lungo i lidi vedranno piano pia-
no scomparire luso del legno, materiale per natura stessa deperibi-
le e oramai divenuto piuttosto raro e perci costoso. Linsieme di
questi progetti rappresenta un esempio ricco della ingegnosit de-
gli specialisti in materia didraulica, ma anche della mobilitazione
e dellinteresse della Serenissima riguardo al problema della difesa
della laguna.
Ci furono proposte di muri di pietre e mattoni (Iseppo Benoni,
1660), di colonne di pietra piramidali (Domenico Gritti, 1715), di
strutture di ferro protette da speciali misture (Vincenzo Coronelli,
1716), di muri di pietra a gra-
doni discendenti verso il mare,
pi o meno spigolosi (Andrea
Tirali, Angelo Minorelli, Do-
menico Piccoli e Lorenzo Bo-
schetti, 1719-20). Molte di
queste opere vennero sperimen-
tate e la loro durata attentamen-
te controllata. I litorali di que-
stepoca erano un vero p a t c h w o r k di progetti messi uno accanto al-
laltro, ma tutti ancora fragili perch instabili.
Proprio di questo periodo sono le preziose relazioni di Bernar-
dino Zendrini, medico, matematico e ingegnere idraulico. Uomo
dallo spirito chiaro e preciso, ottimo osservatore, Zendrini ci lascia
una serie di disegni e rilievi della costa veneziana con ben precisa-
ti i pregi e i difetti delle opere
esistenti. Per lui il progetto pi
duraturo larzere di gran pie-
tre a scalinata, ma a questo
progetto manca un unico detta-
glio molto importante: il legante che possa tenere unite le pietre in
modo da costituire un muro solido e resistente allerosione del ma-
re. Gi in una relazione del 1721 Zendrini proponeva di usare una
calce speciale che si trovava nel vicentino. Ma sar solo a partire dal
1735, quando su ordine del Magistrato alle Acque part per la To-
scana per osservare il modo con cui venivano difese le spiaggie e i
porti della costa tirrenica, che scopr luso della pozzolana, tufo vul-
canico, impastato a calce, capace di far presa sotto acqua.
Il 4 dicembre dello stesso anno stese una relazione nella quale
spieg come un muro costruito senza luso di pali, ma semplice-
mente ammassando sassi di qualunque natura, calce e pozzolana,
pu resistere in eterno. Nel 1737,
a titolo sperimentale, Bernardino
Zendrini fece erigere un cassone di
due pertiche di lunghezza, largo e
alto in proporzione, riempito di sas-
so e pozzolana sul sito detto il Ca-
pitello del litorale di Malamocco.
[95] La laguna di Venezia vista
dal satellite; le frecce indicano i
quattro litorali: Cavallino, Lido,
Pellestrina e Chioggia.
[96-97] Diversi utilizzi dei pali: a sinistra in un disegno del 1686 di Domenico
Margutti per largine di Ca Roman e, a destra, una palificata del XVIII secolo.
[98-99] Andrea Tirali, profilo di
argine, 1719. In basso, Bernardino
Zendrini, rappresentazione del 1721
dellargine a Pellestrina intaccato dalle
acque.
[100] Murazzo al Capitello: forse la prima
prova di Zendrini con sassi e pozzolana.
Visti i buoni risultati ottenuti,
si procedette allavanzamento
dellopera su tutti i litorali, par-
tendo dalle zone pi danneggia-
te e fragili. A lungo si utilizz
alla lettera la proposta dellauto-
re che prevedeva lesecuzione di
uno scarpone di pietre a difesa
dellargine di terra, con zoccolo
a mare a sostegno di questo, e di speroni per favorire il deposi-
to delle sabbie e incrementare la spiaggia alla base, ritenuta neces-
saria alla stabilit del murazzo. Lidea, a livello concettuale, non
differiva dai metodi di difesa fino ad allora utilizzati lungo i lidi ve-
neziani, ma questa volta la struttura si era rivelata solida e resi-
stente per i materiali impiegati e la compattezza dellinsieme. A
partire dal 1778 si decise, per economizzare e velocizzare i lavori,
di realizzare solo lo zoccolo a mare, riservando il rimanente del-
loperato a un altro periodo. Il risultato port ovviamente a una
struttura meno solida e a interventi di riaggiustamento nuovamen-
te necessari.
Di questopera monumentale rimane oggi un bellissimo esem-
pio lungo il litorale di Pellestrina, nella zona di Ca Roman. Nu-
merose epigrafi a ricordo e testimonianza
delloperato e numerose effigi con il leone di
San Marco come richiesto da Nicol Mo-
rosini nel 1777, trovando inconveniente
che non ci fosse un solo San Marco lungo
questopera cos superba e maestosa della
Repubblica Serenissima si possono ammi-
rare percorrendo il muro di pietra dIstria
dal lato che costeggia la laguna.
Lungo il Lido di Malamocco oggi il murazzo ancora intatto
per qualche chilometro e vissuto dai veneziani amanti della tran-
quillit e del sole. Ci sono capanne fatte di legni trasportati dal ma-
re e la passeggiata lato terra, costeggiata da orti e giardini, una
delle pi gradevoli del luogo. sempre misteriosa levoluzione pos-
sibile di un manufatto messo a protezione di un terreno cos insta-
bile come quello della laguna di Venezia, ma la speranza che possa
durare ancora a lungo rimane certo nel cuore di tutti noi.
La balneazione per salute e svago
NELLI-ELENA VANZAN MARCHINI
N
el 1846 i bagni nelle acque dei canali veneziani erano fa-
mosi e indicati per il trattamento di molte affezioni: la
scrofola, il rachitismo, le patologie del sistema follicola-
re e mucoso, le dermatosi, le malattie nervose, sessuali e addomina-
li, i reumatismi e perfino la paralisi. Perci nel 1852 il Comune di
Venezia band un concorso per la costruzione di un grande alberg o
metropolitano termale. Vinse senza rivali lambizioso progetto del-
limprenditore Giovanni Busetto Fisola, firmato dal giovane archi-
tetto Ludovico Cadorin. Esso contemplava la costruzione sulla Riva
degli Schiavoni, opportunamente ampliata, di una grande struttura
lunga 600 metri e larga 46 contenente tre piscine, 500 stanze, ri-
storanti, teatro e ogni genere di
trattamento idroterapico.
Oltre a questo polo termale e
mondano nel cuore della citt, si
propose di erigere anche un
grande stabilimento climatico-
balneare al Lido e un terzo stabi-
limento di bagni galleggianti in
laguna. Le tre strutture intende-
vano lanciare Venezia come lea-
der nel settore del turismo ter-
male delle villes deau che offriva-
no oltre alla cultura e allo svago, anche la cura del corpo. Il proget-
to venne cassato nel 1854 non tanto per la tutela del Bacino di San
Marco, ma per motivi militari e di sicurezza. Al Fisola allora non
rest che puntare sul Lido per il quale il Cadorin aveva ideato un
edificio in muratura con bar, ristorante, sale da ballo e camere, col-
legato con un ponte di ferro a una lunga terrazza lignea sul mare do-
tata di scale per scendere nellacqua. Alle passeggiate e alle capan-
ne sulla spiaggia, si aggiungevano persino delle rotaie aggettanti
sullAdriatico dove trasportare, in appositi carrelli, i visitatori che
per diletto o per cura volessero respirare laria marina sopra i flutti.
Per realizzare con successo tutto ci, si sarebbe dovuto attrarre
al mare la clientela che preferiva le pi piccole strutture alberghie-
ro-termali del centro storico. A met Ottocento ve ne erano otto di
cui sette sul Canal Grande e una
sul ramo dei Fuseri oltre a due
bagni galleggianti in Bacino. Il
decollo di un grande stabili-
mento per i bagni di mare fu
ostacolato dalle restrizioni im-
poste dal governo austriaco, che
non consent di realizzare alcuna
opera in muratura sulla spiaggia
che, in caso di sbarco nemico, si
sarebbe potuta trasformare in una pericolosa postazione avversaria.
Perci il Fisola, che aveva acquistato nel 1856 tutto larenile fra San
Nicol e le Quattro Fontane, dovette costruire il suo stabilimento
in legno.
Un altro ostacolo fu costituito dalla posizione decentrata del Li-
do che, con le sue dune sabbiose digradanti, lambite dallacqua e
modellate dal vento, attirava gli scrittori romantici come Goethe,
Byron, Shelley, Alfred de Musset, Thophile Gautier, ma non era
comodo da raggiungere. Dopo la traversata del bacino in barca, si
dovevano percorrere a cavallo o a dorso di mulo sentieri stretti fra
la vegetazione. Per fornire alla clientela qualche buona motivazio-
ne per superare tutti questi ostacoli fu diffuso nel 1857 un opusco-
lo medico-promozionale che pubblicizzava lo stabilimento Fisola
sostenendo la maggior purezza dellacqua di mare rispetto a quella
di laguna. Si faceva appello, inoltre, ai benefici effetti del bagno
ondoso sullorganismo per il massaggio tonificante che operava su
ogni parte del corpo favorendo la circolazione.
[101] Argine progettato da Bernardino
Zendrini nel 1743.
[102] Un leone scolpito
sui murazzi.
[103] Il grande albergo termale in
riva degli Schiavoni, progettato da
Ludovico Cadorin, in un dipinto di
Luigi Querena del 1853.
[104-105] I bagni in bacino San
Marco e, a destra, lentrata dello
Stabilimento Bagni al Lido in
unimmagine degli anni dieci.
Nel 1858 si cre a Santa Maria Eli-
sabetta un approdo e si garant il
collegamento via piroscafo con Ve-
nezia. Anche se in legno, lo stabili-
mento Fisola era ben attrezzato disponeva di camerini, ristorante e
caffetteria che si affacciavano su una terrazza su palafitte da cui si
poteva scendere nellacqua, allesterno si trovava anche unampia
tettoia per lorchestra. Nel 1859, durante la seconda guerra di In-
dipendenza, il governo austriaco lo fece demolire per motivi di si-
curezza, ma le stagioni balneari continuarono a svolgersi sotto
grandi tendoni. Dopo lingresso degli Italiani a Venezia la situa-
zione si fece pi tranquilla. Nel 1867 il Fisola ricostru il suo sta-
bilimento pi ampio di prima, animandolo con un gran fervore di
iniziative e intrattenimenti. Nel 1869 attiv anche un bagno po-
polare vicino al Forte di Santa Maria Elisabetta.
Nel frattempo si stava affacciando alla spiaggia del Lido anche
la realt sofferente dei bambini poveri affetti dalla scrofola, che nel
sole e nellacqua trovavano sollievo a quella forma di tubercolosi os-
sea e cutanea che ne martoriava i
corpi. La filantropia veneziana
aveva infatti costituito un comi-
tato per la fondazione di un
Ospizio Marino al Lido, che sor-
se nel 1870 proprio grazie alla
generosa offerta da parte di Gio-
vanni Fisola di un terreno alle
Quattro Fontane, lontano dal
suo stabilimento balneare in cui stava investendo per una clientela
agiata, sana e spensierata.
Alla fine del secolo si avvia fra gli imprenditori un acceso di-
battito sulla necessit di promuovere, oltre alle stagioni balneari
per i pendolari, anche un turismo residenziale per una clientela raf-
finata. Nascono cos alle due estremit del Gran Viale il Grand Ho-
tel Lido e il Des Bains, in cui
Thomas Mann ambienter il suo
Morte a Venezia. Nel 1905 Nic-
col Spada sceglie un sito deser-
tico sul mare vicino allOspizio
Marino per costruirvi lExcelsior Pa-
lace Hotel. Il conte Giuseppe Volpi
di Misurata vi fa poi crescere attorno
la cit loisir che attirer al Lido il jet
set internazionale. Lisola diviene cos parte integrante del proget-
to complessivo di rilancio della citt lagunare fra il grande polo in-
dustriale, portuale e operaio di Marghera e quello turistico, mon-
dano e balneare del Lido.
La Compagnia Italiana Grandi Alberghi (CIGA), che ha assorbi-
to lExcelsior, vi attiva nel 1909 uno stabilimento bagni e un cen-
tro per cure idroterapiche e kinesiterapiche dotato di apparecchi
modernissimi fatti venire dalla Norvegia. Lo dirige Giulio Cereso-
le, il fondatore della scuola talassoterapica italiana. Durante la pri-
ma guerra mondiale, per, i macchinari saranno smontati e trasfe-
riti allOspedale Civile. Nel 1921 la CIGA convince lamministra-
zione dellOspizio Marino ad accettare la sua proposta di un ampio
appezzamento di terra sulla spiaggia vicino alla Favorita, liberando
la spiaggia dellExcelsior dallinquietante presenza dei bambini sof-
ferenti e martoriati dalla scrofola.
Nel 1933 lOspizio Marino diviene Ospedale al Mare, attivo
per tutto il tempo dellanno. Da allora, e in continuit con il passa-
to, lassistenza sanitaria, la riabilitazione e le cure con le risorse am-
bientali continuarono a coesiste-
re al Lido per il turismo e per la
popolazione, in una sinergia fra
le forze produttive e le attivit
mediche e talassoterapiche, fra la
filantropia e limprenditorialit.
I tagli della spesa sanitaria dal
1975 portarono alla contrazione
dellOspedale al Mare perci nel
1999 lAzienda Sanitaria, che lo
aveva ereditato e con esso aveva
assunto anche i vincoli morali e la destinazione duso, ne affid il
progetto di ristrutturazione allarchitetto Luca Rossi per realizzare
delle strutture termali e ricettive nella parte storica, garantendone
i proventi al presidio sanitario e al polo riabilitativo.
La cronaca, che vede concretizzarsi allinizio del 2006 un accor-
do politico fra lAzienda Sanitaria Locale, la Regione e il Comune
per alienare lOspedale al Mare allo scopo di finanziare la costru-
zione di un nuovo costoso Palazzo del Cinema accanto a quello gi
esistente, segna una rottura con la tradizione che ha gestito le ri-
sorse ambientali e il patrimonio comune in consonanza con la qua-
lificazione turistica del Lido e con le cure balneoterapiche ai mala-
ti di ogni classe sociale.
[106] Tram e piroscafo a Santa Maria
Elisabetta nel 1929.
[107-109] Lo Stabilimento Bagni al
Lido in varie epoche: sopra la
caffetteria sulla terrazza, in alto a
destra le scalette di legno per scendere in
acqua e, a fianco, il grande salone.
[110] Bambini affetti da scrofola
nella spiaggia dellOspizio Marino.
[111] Il Grand Hotel Lido in
piazzale Santa Maria Elisabetta.
[112] LHotel Des Bains nei primi anni del
Novecento.
[113-114] Jet set al Lido fine anni trenta: Marlene Dietrich e, a destra, il duca
di Windsor sul pattino.
[115] Il complesso dellOspedale al
Mare in una foto di met anni venti.
Il Lido dal liberty allart dco
ANNALISA ROSSANI
S
pesso si afferma che non si pu parlare di un vero stile liberty
al Lido di Venezia, in realt per liberty lidense si intende lo
stile delle case costruite nei primi tre decenni del Novecento,
influenzato dai revival e dagli eclettismi imperanti a Venezia in
quegli anni, o tendente al nuovo, sbizzarrendosi nei decori delle
cornici di porte e finestre, nelle fasce marcapiano affrescate o in
maiolica, nelle torrette belvedere
trasformazione dellaltana delle case
del centro storico e soprattutto nei
ferri battuti e nelle vetrate policro-
me, realizzando cos la collaborazio-
ne fra le varie arti propugnata dagli
artisti del liberty, senza dimenticare
naturalmente limportanza dei giar-
dini, alcuni dei quali per fortuna so-
no rimasti integri.
Fino al Novecento gli edifici dellisola erano per lo pi delle ca-
se coloniche con portico e scala esterna, oppure c h a l e t con mantova-
ne in legno e fregi in cotto, o semplici parallelepipedi con altret-
tanto essenziali aperture delineate talvolta da una cornice chiara; poi
il Lido divenne la palestra dove cercavano di cimentarsi ingegneri e
architetti, ma anche impresari edili senza alcun titolo ufficiale. Le li-
nee architettoniche esprimevano le fantasie sia dei ricchi commit-
tenti che dei progettisti, i quali tendevano a liberarsi dai vincoli im-
posti dalla Commissione allOrnato nel centro storico veneziano.
Anche al Lido comunque spesso si bocciavano fregi e ornamen-
ti ritenuti eccessivi, come pure i decori in ferro, in maiolica o a fre-
sco con cui si esprimevano i dettami dellarte nuova, definita an-
che floreale. Venivano soprattutto criticati i motivi realizzati in
pietra cementizia, il materiale del futuro tanto impiegato anche
nelle altre citt, a cui facevano riferimento varie lettere in difesa di
progetti bocciati o crudelmente semplificati; la Commissione pre-
feriva che anche al Lido fossero ripresi gli stili tradizionali di Ve-
nezia, il bizantino, il gotico, o comunque un linguaggio medieva-
le o classico, che per fosse armonioso e non turbasse lambiente
con eccessive innovazioni o espressioni personali. Saranno quindi
accettate le ville di Rupolo, che richiamano dichiaratamente gli
stili veneziani, mentre ci saranno
difficolt per il disegno ardito, di
chiara ascendenza viennese, di Sul-
lam nel villino Monplaisir, purtrop-
po oggi quasi irriconoscibile.
Il villino Monplaisir fu ideato e costruito nel 1906 da Guido
Costante Sullam contemporaneamente alla vicina villa Tea, costi-
tuendo un insieme architettonico
dal Gran Viale a via Michiel. Poco
resta oggi delle ville che avevano su-
scitato pareri contrastanti, per lo pi
negativi, nella Venezia del primo
Novecento legata a modelli di ripe-
tizione dellantico. I negozi, la gran-
de terrazza con la tettoia sporgente,
la terrazza al secondo piano con le
balaustre in ferro battuto decorate
da motti, risalgono a una radicale
modifica degli anni venti. Sono spa-
riti i motivi floreali affrescati allul-
timo piano, la deliziosa leggerissima
terrazza in ferro sopra il tetto va-
riante della classica altana in legno
le grandi finestre dai telai ricurvi,
insomma quasi tutti gli elementi
del linguaggio espressivo della se-
cessione viennese a cui si era ispirato
il giovane Sullam, che ne aveva avu-
to esperienza diretta nel 1903 e ave-
va anche arredato gli interni. Della primitiva costruzione rimango-
no i ferri battuti alle finestre di motivo geometrico, le maioliche
blu dei grandi archi, il bovindo rivestito di marmo, il balcone in
legno della facciata verso via Michiel e soprattutto il capitello dal-
le testine femminili vagamente sorridenti e perse nella contempla-
zione del paesaggio.
Chi vuol vedere il vero liberty, floreale o geometrico che sia, de-
ve andare a cercarlo nelle cancellate, nelle vetrate, nei decori in
maiolica, nelle ringhiere, nelle gra-
te, nelle fasce sottogronda, ma so-
prattutto nelle cornici delle finestre.
Per fortuna molti giardini si sono
salvati dalla smania edificatoria che,
fin dal primo dopoguerra, ha fatto
trasformare in villini e poi in veri e
propri condomini le scuderie, i ma-
gazzini o le lavanderie che si trova-
vano in un angolo della vasta area
verde che circondava le prime ville.
Spesso per il disegno delle aiole fio-
rite e dei vialetti di ghiaia nei giar-
dini contornati da cedri del Libano, magnolie, tassi, bagolari, in cui
non mancava mai larea destinata a frutteto, ha ceduto il posto ai
moderni prati allinglese punteggiati da qualche cespuglio fiorito e
i villini rimangono nascosti dietro fitte siepi o alti arbusti che ne
rendono difficile la vista.
Esempio magnifico della
teoria del decoro funzionale al-
lopera il Grande Albergo Au-
sonia & Hungaria in cui ci si di-
mentica dellimponenza della
costruzione contemplando i co-
lori che vanno dallocra, al verde
[116] Lampione liberty di villa
Lucina.
[117-118] Esempi di edifici che
si rifanno agli stili veneziani: in
alto una trifora di villa Adele con
gli affreschi di Guido Marussig
oggi scomparsi. A sinistra, villa
Romanelli di Domenico Rupolo.
[119-120] Villino Monplaisir in
una foto depoca e, in basso, allo
stato attuale.
[121-122] Il gazebo di villa
Livia, oggi demolita. In basso,
lAlbergo Ausonia & Hungaria
negli anni trenta.
chiaro, allazzurro (terra, acqua e cielo), con bassorilievi che pro-
pongono motivi vegetali monocromi, interrotti da fasce colorate
con vasi da cui escono rami con frut-
ti. Costruito nel 1906 da Niccol
Piamonte, nel 1914 fu rivestito in
maiolica dal bassanese Luigi Fabris.
Allultimo piano sovrasta il tutto
una fascia azzurra con una teoria di
putti che reggono nastri turchini e
ghirlande di fiori, soggetto decorati-
vo utilizzato da secoli, presente in
molte opere liberty e ricco di valen-
ze simboliche; queste arrivano al
culmine nelle figure femminili cen-
trali, allegorie di Venezia e dellUn-
gheria, oltre che dei prodotti della
terra, sovrastate da altri simboli dei due paesi. Lopera pi signifi-
cativa del liberty al Lido quindi il risultato della geniale trasfor-
mazione di un edificio piuttosto massiccio, nato dallunione di un
grazioso villino di fine Ottocento e di una grande nuova costruzio-
ne, circondati da un ampio giardino, che si affacciavano sul Gran
Viale con una vasta terrazza dove si svolgevano feste ed eventi per
la clientela internazionale che vi soggiornava per lunghi periodi.
La svolta decisiva alla trasformazione del Lido nella famosissima
stazione balneare della belle poque fu data dalla moda dei bagni di
mare, cos, dalla met dellOttocento, cominciarono a sorgere i pri-
mi stabilimenti attorno a cui furono costruiti c h a l e t, osterie e chio-
schi di ristoro, presto seguiti dai primi alberghi e poi da ville e vil-
lini. Dei primi anni del Novecento sono invece i due grandi alber-
ghi dalle sobrie linee classicheggian-
ti: uno sul mare, lAlbergo dei Bagni
(Hotel Des Bains), dove Thomas
Mann fa soggiornare il protagonista
di Morte a Ve n e z i a, a una estremit
del viale e laltro, lHotel Lido oggi
demolito, al capo opposto, sulla la-
guna, allapprodo dei battelli da Ve-
nezia. A met strada si trova lHotel
Villa Regina, oggi divenuto condo-
minio e quasi immutato nel suo sti-
le composito, costruito nel 1903 da
un architetto di grido, Giovanni Sardi, che ben presto, fra il 1907
e il 1908, innalzer, proprio sulla riva del mare, lHotel Excelsior,
grandiosa mole di stile moresco, che dar avvio allo sviluppo urba-
nistico della zona circostante, con ville di gran tono, centri di di-
vertimenti e parchi pubblici.
LHotel Des Bains, disegnato dai fratelli Marsich, fu inaugura-
to nel luglio del 1900; si eleva allinizio del lungomare Marconi
con la sua mole elegante, dai molti decori classicheggianti in cui
spiccano grandi colonne e timpani. Allinizio non era bianco, lo fu
probabilmente solo dal 1926,
quando fu aggiunto lorologio
sulla facciata e vi furono inter-
venti radicali, in particolare di
Giovanni Sicher, per ricostruire
lala sud distrutta da un deva-
stante incendio nel 1916: si eb-
bero cos nuove sale decorate a stucchi e ori ancora esistenti. Si era
salvata per fortuna loriginale sala del 1905 (in seguito denomina-
ta Visconti) rivestita di legno,
che presenta un ballatoio con
motivi in ferro battuto e vetro
colorato. Un grande parco mos-
so e articolato, disegnato da Lui-
gi Tramontin, lo circonda fin
dai primi tempi, comprendendo
alcuni villini, campi da tennis e
oggi, dopo il riassetto del pae-
saggista Pietro Porcinai del 1968, anche due piscine, mentre lac-
cesso alla spiaggia facilitato da un sottopassaggio fin dal 1926.
Otto anni dopo linaugurazione del Des Bains, sempre di luglio
e alla presenza di ben tremila spettatori, apre lHotel Excelsior: era
il 1908. La sua storia inizia per nel 1905 quando limprenditore
Niccol Spada aveva cominciato la sua opera tenace per trasforma-
re dune e acque stagnanti in un palazzo faraonico, costruito diret-
tamente sulla spiaggia, e in un porto la darsena che lo colle-
gasse direttamente con Venezia. La lotta era stata dura, aveva fatto
preparare pi di dieci progetti e alla fine fu realizzato quello di
Giovanni Sardi, il pi importante architetto dellepoca, nonostante
le critiche feroci di qualche collega. La costruzione stupisce ancora
per la sua estensione, per la variet
degli ornati, camini, cupole, merla-
ture, finestre, balaustre, cornici e
ferri battuti, fontane, terrazze e sfin-
gi: tutto richiama loriente, il more-
sco, sempre in linea con la vocazione
naturale di Venezia. Gli spazi per
non bastavano, cos nel 1914 fu rea-
lizzata una terza cupola, una terraz-
za e una grande sala da pranzo, la
Sala degli Stucchi dove Sergio Leone nel 1984 avrebbe ambien-
tato una suggestiva scena del film Cera una volta in America.
Chiudiamo infine il nostro percorso presentando tre edifici par-
ticolarmente significativi: villa Bianca, casa Licia e villa Marg h e r i t a .
Sulla riviera Santa Maria Elisabetta, poco distante dal Te m p i o
Votivo, si trova villa Bianca originariamente villa Quarti co-
struita nel 1909 da Rubens Corrado,
il pi attivo dei progettisti del Lido
in quegli anni, che si esprimeva con
linee tradizionali di r e v i v a l, ma anche
con altre pi moderniste. In questa
villa il gotico impera, nelle varie for-
me di finestre, balconi, archi dei por-
toni, p t e r e, formelle, capitelli e ca-
mini. Questa scelta stilistica non era
[123-124] Motivi decorativi
della facciata dellHotel Ausonia
& Hungaria.
[125-126] Ledificio originario
dellHotel Des Bains e, in basso,
lattuale facciata con lorologio e
lintonaco bianco ideata nel 1926.
[127] Il complesso del Des Bains col
parco retrostante.
[129-130] LExcelsior nella
prima versione e, a sinistra, dopo
lampliamento del 1914. In basso,
la darsena.
[131] Villa Bianca nel 1912.
apprezzata da tutti, tanto che un cronista dellepoca afferm che con
il materiale usato per creare fronzoli, bifore, trifore, archi, scalee, p -
t e r e e rosoni si sarebbero potute costruire ben due ville. Ledificio
circondato da un vastissimo giardino il cui muro di cinta era unico
nel suo genere in quanto alternava parti chiuse da una griglia di fer-
ro (ora murate) ad altre a mattoni in cui erano inclusi antichi fram-
menti marmorei provenienti, pare, dallantico monastero di San Ni-
col, e altri moderni in pietra cementizia.
Casa Licia sorse in via Negroponte fra il 1913 e il 1915 su pro-
getto di uno fra gli imprenditori dalla personalit pi spiccata fra
quelli che operarono al Lido:
Attilio Perez che qui fiss la
sua residenza fino alla fine
degli anni trenta, quando la
terrazza del quarto piano fu
sostituita dallattuale tetto a
tegole. La grandezza delle-
dificio attenuata dallinto-
naco chiaro e dalla particolarit delle linee morbide, con tanti archi,
spigoli attenuati, variet dei decori, ferri battuti sottili sul portone
dingresso. ricordata per lascensore liberty, ancora funzionante.
Nel genere delle dimore per possidenti rientra villa Marg h e r i t a
che occupa ben sei lotti di terreno. Imponente e circondata da un
vasto giardino, fu costruita fra il 1919 e il 1920 sul lungomare San
Nicol oggi DAnnunzio da Mario Vucetich di Bologna per il
nobile Guido Alver, fratello del futuro podest Mario. Il progetto
sontuoso, le linee sono settecentesche, i materiali importanti per-
ch si usa anche pietra vera e non solo la pi economica pietra ce-
mentizia: caratteristiche sono le cornici delle finestre e i marcapia-
ni, in particolare al piano nobile, dove motivi a conchiglia stabili-
scono un legame con lambiente marino; i ferri battuti sono molto
elaborati, sia nelle ringhiere dei balconi, che nella cancellata. Con-
frontando laspetto odierno con una foto degli anni venti, le uniche
evidenti differenze sono che, al posto dellattuale intonaco rosso,
cerano mattoni a vista e due grandi statue ornavano gli angoli del-
la terrazza. Prima del 1926, pre-
so da altri progetti edilizi, Al-
ver vende la villa allindustriale
tessile di Valdagno, conte Gae-
tano Marzotto, che le dar il no-
me della moglie: Marg h e r i t a .
Dopo la morte di Marzotto nel
1972, gli eredi vendono villa
M a rgherita e i nuovi proprietari
la trasformano nellattuale con-
dominio, con lavori che divide-
ranno i grandi saloni e copriran-
no in parte la vasta terrazza.
Lo storico Forte delle Quattro Fontane
EVELINA DIDOVICH
P
arlare del Forte delle Quattro Fontane significa trattare di
studi e argomentazioni su ci che non si vede, di costruzio-
ni sotterranee che testimoniano un passato che pochi cono-
scono: un baluardo difensivo costruito tra Otto e Novecento. I re-
sti del vecchio forte franco-austro-italiano si trovano sotto unarea
conosciuta a livello internazionale soprattutto per i suoi edifici:
lHotel Excelsior, il Palazzo del Cinema e il Casin, cuore delleco-
nomia e del turismo lidense, ma anche per le sue splendide ville sti-
le liberty. Una zona dalle gradi potenzialit, sia per le caratteristi-
che urbanistiche che morfologiche, unarea strategica che presto
potrebbe divenire, proprio per la sua centralit nellisola, un vero e
proprio punto di aggregazione sia per il Lido che per Venezia; una
vera Cittadella della cultura, funzionante tutto lanno.
In origine larea era denominata Quattro Cantoni, probabil-
mente per la presenza dellomonima casa del Cinquecento apparte-
nuta alla famiglia patrizia Pisani; solo successivamente, nei primi
anni dellOttocento, il nome si trasforma in Quattro Fontane per
lesistenza di quattro vasche dacqua dolce, situate sulle dune, co-
me documentato dal catasto napoleonico del 1811.
Dopo il 1830, sotto il dominio austriaco, fu edificato il Forti-
no nelle vicinanze delle quattro vasche di acqua dolce, la cui strut-
tura visibile nel Catasto Austriaco del 1841. Ledificio, la cui fac-
ciata fronte mare era costituita da un
muro curvo dove i militari austriaci
avvistavano, attraverso strette aper-
ture, le navi che giungevano dal ma-
re, provvisto, nella parte retrostan-
te, di uno spazio delimitato da un
tamburo semicircolare. Dalla pianta
catastale non chiaro se il fortino
fosse circondato da un fossato: si no-
ta solo che la costruzione era inserita
allinterno di unarea dal contorno
ben definito, la cui superficie si
estendeva, da un lato, fino al congiungimento del canale tuttora esi-
stente, lunico, in quellarea, alimentato dalle acque della laguna.
Successivamente larea sub unaltra trasformazione come dimo-
stra la pianta del Catasto Austro-italiano del 1860. Il fortino fu in-
serito, assieme a una delle quattro vasche di acqua dolce, allinter-
no di unarea delimitata da un muro con fossato; fu costruito un
Blockhaus (caserma di difesa) con
base rettangolare a un unico pia-
no coi lati brevi a forma tondeg-
giante (zona delle fuciliere). Il
collegamento tra il Blockhaus e il
vecchio tamburo semicircolare
[132-134] Casa Licia e, a destra, dettaglio
dei ferri battuti del portone. In basso,
unimmagine storica di villa Margherita.
A
G
E
C
F B
D
[136] Ricostruzione volumetrica del
Forte delle Quattro Fontane. Opere
realizzate dopo il 1830: A fortino, B
tamburo semicircolare, C ingresso. Opere
realizzate dopo il 1840: D Blockhaus,
E fossato, F collegamento a doppia
caponiera, G torretta.
[135] La pianta del Catasto
Austriaco del 1841, il cerchio
evidenzia larea del forte.
era dato da un percorso delimitato da due mura merlate dette dop-
pia caponiera; mentre larea intorno alla fortificazione, soggetta al-
la legge sulle Servit Militari, non subiva cambiamenti.
Nei primi anni del Novecento non si riscontrano rilevanti cam-
biamenti: il Blockhaus sar elevato di un piano e la copertura, in ori-
gine piatta, sar realizzata con un tetto a falda mentre a ridosso del
fortino fu costruita una torre di vedetta coronata da una merlatura
a coda di rondine come si nota in una foto degli anni venti conser-
vata allArchivio Comunale.
Dopo gli anni trenta, in un triennio, fu costruito nel 1937 il
Palazzo del Cinema (la rassegna inizialmente era ospitata allHotel
Excelsior) e nel 1938 il Casin, aperto solo nella stagione estiva. Il
progetto iniziale curato dallingegner Eugenio Miozzi responsa-
bile dellUfficio Tecnico del Comune di Venezia prevedeva la co-
struzione di tre edifici: il Palazzo del Cinema, il Casin e una pi-
scina coperta ma furono realizzati solo i primi due.
Durante la costruzione dei due edifici il vecchio forte fu in par-
te demolito, come ad esempio le mura della vecchia entrata situata
di fronte alla casa cinquecentesca della famiglia Pisani; fu incorpo-
rato alle nuove strutture: ad esempio il Casin, posto al centro del-
larea, andr ad occupare per intero la superficie del vecchio
Blockhaus, la cui struttura fu mantenuta proprio per la sua robu-
stezza, poich il terreno, permeato dacqua, creava delle difficolt
tecniche nel corso dopera; il forte fu inoltre interrato e coperto dal-
lattuale piazzale antistante il Casin la cui pavimentazione risulta
infatti rialzata di oltre tre metri rispetto alloriginario livello terra.
Interessanti sono i due percorsi sotterranei: il primo, risalente
agli anni trenta, e non pi attivo nella sua interezza, collega il Ca-
sin, il Palazzo del Cinema, la dependance (attuale sede del Ly o n s
Bar), lHotel Excelsior e la darsena; lultima volta che venne uti-
lizzato fu nel 1982, in occasione di un ricevimento, per trasporta-
re le pietanze preparate allHotel Excelsior fino al Casin. Tr a c c e
del forte si trovano in questo
percorso sotto la scalinata ester-
na del Ly o n s Bar, le cui finestre
ricordano le vecchie aperture a
strombatura dei forti. Il secon-
do percorso, che collegava e do-
vrebbe collegare tuttora il Ca-
sin alla spiaggia, fu realizzato
sulle tracce del forte e alcuni re-
sti del muro detto doppia capo-
niera sono visibili anche oggi
utilizzando il passaggio.
Mi auguro che i progettisti del nuovo Palazzo del Cinema ab-
biano tenuto conto di quello che rimane dello storico Forte delle
Quattro Fontane dando modo, ai residenti e non, di conoscere quel-
la parte di storia fino ad oggi occulta, coniugando cos il Lido di ie-
ri e il Lido del domani.
Il Palazzo del Cinema
ELISABETTA POPULIN
D
allistituzione della prima Biennale dArte, inauguratasi
il 22 aprile 1884 in occasione delle nozze dargento di
Umberto e Margherita di Savoia, e da una serie di ini-
ziative artistiche e turistiche parallele, ebbe inizio quel grande
progetto culturale per il rilancio della citt di Venezia, che negli
anni trenta sub un impulso decisi-
vo dalla lungimirante figura del
conte Giuseppe Volpi di Misurata,
il quale, nominato Presidente della
Biennale nel 1930, proprio in occa-
sione dellEsposizione Internaziona-
le dArte di quellanno, diede inizio,
a Venezia, alla cosiddetta era Vo l-
pi. Il periodo coincise con lepoca
dellindustrializzazione della cultu-
ra in citt e mise in moto, da subi-
to, un intenso fenomeno turistico
pilotato sapientemente a fini econo-
mico-culturali dalla Biennale stessa
e dalla CI G A, la Compagnia Italiana Grandi Alberghi.
Il culmine di questa nuova strategia di rilancio turistico della
citt su larga scala, e in particolare del Lido, fu la creazione nel
1932 dellEsposizione Internazionale dArte Cinematografica tenu-
tasi, prima della costruzione del palazzo, per la prima edizione nel-
la terrazza del vicino Hotel Excelsior e nelle successive del 1934,
1935 e 1936 nel giardino detto delle fontane luminose, che eser-
cit da subito un grande richiamo mondano e internazionale tanto
da essere incentivata
con riduzioni aeree e
ferroviarie del 50%
come si legge nel
manifesto della Mo-
stra del 1932.
[137-138] Immagini degli anni venti: a sinistra il forte visto dallHotel
Excelsior e, a destra, il dettaglio della torre di vedetta merlata.
[139-141] Distruzione del Forte delle
Quattro Fontane per la realizzazione
di due nuovi edifici: il Casin e il
Palazzo del Cinema.
A destra, la costruzione del Casin
sopra il Blockhaus di cui ricalca la
forma.
[142] Lingegner Eugenio Miozzi nei
sotterranei del Casin realizzati sulle
preesistenze fortilizie.
[143] Il conte Giuseppe Volpi di
Misurata.
[144] Dettaglio del manifesto della Mostra del
Cinema del 1932, lintero pubblicato a p. 32.
La dimostrazione di come lallora CIGA fosse economicamente
interessata alla creazione del Palazzo del Cinema viene provata dal
fatto che decise di finanziarlo in parte con i proventi derivanti dal-
laffitto dei locali dellHotel Ex-
celsior, sborsati dal Comune di
Venezia, per la concessione degli
spazi, nellalbergo, a uso del Ca-
sin Municipale: a comprova
che tali compensi non costitui-
scono per la CIGA un fine di lu-
cro, essa ha stabilito di devolve-
re le somme che incasser a be-
neficio della costruzione del pa-
diglione della mostra cinemato-
grafica che lente della Biennale
fa sorgere su una parte dellarea
dellex Forte delle Quattro Fontane. Si trattava di 490.000 lire per
i primi cinque mesi del 1937, saliti a un milione poich la conces-
sione al Casin venne prorogata sino al 31 maggio 1938, ma solo il
2 luglio il Comune riconsegn allalbergo i locali occupati sborsan-
do per il ritardo una penale di 50.000 lire. Quel milione venne ef-
fettivamente concesso dalla CIGA alla Biennale e contribu per un
quinto della spesa complessiva del palazzo.
Il Lido, luogo borghese della villeggiatura, conobbe cos nei pri-
mi decenni del Novecento una stagione di rapida crescita che port
nel 1936 alledificazione del Pa-
lazzo del Cinema e del vicino
Casin Municipale nel 1938.
Entrambi i palazzi sorsero sulla-
rea occupata dal precedente For-
te austriaco delle Quattro Fonta-
ne, che era posto in posizione in-
termedia tra le fortificazioni co-
struite alle due estremit del li-
torale, quelle di San Nicol e di
Malamocco. Il progetto globale di riassetto dellarea era, in realt,
molto pi articolato e ambizioso. Consisteva nella creazione sim-
metrica di tre grandi palazzi moderni in stile razionalista: quello
del Cinema a sinistra, il Casin al centro e un terzo a destra equidi-
stante che doveva ospitare una piscina coperta da utilizzarsi din-
verno, grazie a un modernissimo
sistema di refrigerazione, come
campo di pattinaggio su ghiac-
cio. Il grande complesso archi-
tettonico, cos articolato, si af-
facciava su un ampio piazzale or-
nato di scenografiche fontane e
importanti arredi.
La monumentalit iniziale dellambizioso progetto dellintera
area, redatto dallingegnere Capo del Comune di Venezia Eugenio
Miozzi, svilitosi poi nella sua parziale realizzazione a causa dellar-
rivo della seconda guerra mondiale,
mirava a creare al Lido un polo turi-
stico ricettivo d l i t e posto tra gli al-
b e rghi Excelsior e Des Bains che, in
occasione dellarrivo in citt di per-
sonaggi di richiamo internazionale,
fosse in grado di garantire, dato il
carattere di cittadella ben delineata,
anche tutte le norme di sicurezza e
controllo come in realt si speri-
ment in occasione della visita di
Goebbels alla Mostra del Cinema
nel 1941 riportata con ampio spazio
dalle cronache del tempo.
Nel 1936 iniziavano i lavori del primo dei tre futuri palazzi,
quello del Cinema, inaugurato il 10 agosto 1937, dopo soli sei me-
si di lavoro, in occasione della quinta Esposizione Internazionale
dArte Cinematografica, secondo il progetto redatto dallingegner
Luigi Quagliata. Subito dopo la conclusione dei lavori al Palazzo
del Cinema piovvero pesanti critiche perch si accusava di averlo
posto in una posizione quasi marginale nellamplissima zona di-
sponibile. La costruzione del Casin contribu solo in parte a se-
dare queste obiezioni, tanto che,
per raccogliere consenso, si
provvide a erigere uno steccato
che delimitasse i confini del ter-
zo edificio questultimo mai
realizzato a causa dellimminen-
te arrivo della guerra che blocc
definitivamente ogni futura edi-
ficazione per rendere pi evi-
dente la distribuzione armonica
dellassetto globale dellopera articolata nei tre plessi equidistanti.
La costruzione del Palazzo del Cinema era costata complessiva-
mente cinque milioni di lire. Tale spesa era stata cos ripartita: il
Ministero della Cultura Popolare forniva un contributo di 200.000
lire per la durata di quattordici anni tratto dai proventi del Casin
e il Comune di Venezia un finanziamento, per tredici anni, di
100.000 lire annue, sempre tratte dai proventi del Casin. Lanti-
cipazione economica era stata fornita dallIstituto San Paolo di To-
rino che concedeva un mutuo di 2.737.000 lire a un tasso del 6%;
il rimanente della cifra, escluso un piccolo finanziamento comuna-
le, veniva coperto dalla CIGA.
Inizialmente il fronte mare del Palazzo del Cinema appariva
perfettamente in linea con il prospetto del Casin anche se que-
stultimo risultava leggermente arretrato e presentava una piace-
vole simmetria monumentale, contraddistinta dalla famosa forma,
simpaticamente definita nel gergo popolare, a radio. Il primitivo
progetto di Quagliata aveva disegnato un prospetto fronte mare
scegliendo una tripartizione verticale lasciando ampie campiture li-
[145] Lentrata del Casin quando era
ospitato allHotel Excelsior.
[146-148] Il Forte delle Quattro
Fontane e, a sinistra, il progetto di
Eugenio Miozzi del 1936. In basso, il
piazzale antistante la spiaggia.
[149] Prospetto integrale del progetto dellarea fronte mare.
[150] Goebbels alla Mostra del
Cinema tra Volpi e Pavolini.
[151-152] La costruzione del Palazzo
del Cinema e, a sinistra, quella del
Casin.
sce sui due lati arro-
tondati. Rispetto al
retorico monumen-
talismo un po ecces-
sivo del vicino Ca-
sin, nel Palazzo del
Cinema risultava in-
vece una pi equilibrata sintesi dei modelli razionalisti, una meno
semplicistica coniugazione delle lesene verticali e dellorizzontalit
dei parametri murari alleggeriti da profonde striature al pianoterra.
I due edifici, pur nati entrambi nel medesimo clima culturale e
adottando similitudini nella parte centrale dei prospetti, si diffe-
renziavano quindi notevolmente.
Il primitivo Palazzo del Cinema appariva molto diverso dallat-
tuale sul fronte mare perch venne successivamente alterato nel-
lassetto originario dalla creazione di un avancorpo di dubbio gu-
sto che si innesc sul prospet-
to principale; lintervento venne
realizzato nel 1952 sempre dal-
lingegner Quagliata in collabo-
razione con larchitetto Angelo
Scattolin. Loperazione dellim-
mediato dopoguerra snatur il
disegno della primitiva facciata
che in precedenza armonizzava
perfettamente con il vicino Casin e anche con quella delleventua-
le terzo palazzo restato solo in fase di progetto.
Inizialmente lipotesi dellampliamento del 1952 era di notevo-
li dimensioni, poi di fatto ridotte in fase esecutiva, e manteneva an-
cora in vita lipotesi del terzo palazzo a fianco. Allinterno stato
creato un ampio foyer, con due scaloni curvilinei che portano al pri-
mo piano, alla zona degli uffici fronte mare; il pianoterra stato de-
stinato ad atrio, uffici, biglietteria e alla sala Volpi. La vecchia fac-
ciata del palazzo del 1937 terminava dove sono ora i gradini di ac-
cesso alla Sala Grande, al tempo la sala cinematografica pi grande
dEuropa. Dato il progressivo degrado della costruzione, che negli
ultimi decenni ha visto solo sporadici interventi di restauro e il mo-
dificarsi delle esigenze della Mo-
stra del Cinema, che necessita
sempre pi di maggiori spazi, il
palazzo si rivelato, da tempo,
inadeguato e fatiscente. Per que-
sto motivo la Biennale di Ve n e-
zia tra il 1988 e il 1989 decise di
bandire un concorso internazio-
nale a inviti per la progettazione
del nuovo Palazzo del Cinema.
In occasione della Quinta Mostra Internazionale di Architettura del
1991, sotto la direzione di Francesco Dal Co, la Biennale espose die-
ci interessanti progetti destinati a restare del tutto dimenticati
relativi al concorso di architetti di chiara fama internazionale tra i
quali quelli di Carlo Aymonino, Mario Botta, James Stirling, Rafael
Moneo (risultato vincitore ma poi accantonato dati gli alti costi di
esecuzione), Jean Nouvel, Aldo Rossi, Oswald Mathias Ungers.
Nel 2004 la Biennale di Venezia band un secondo concorso per
la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema vinto dallo studio ge-
novese 5+1 e dallarchitetto francese Rudy Ricciotti ora in fase di
realizzazione e la cui inuagurazione prevista nel 2011 in occasio-
ne delle celebrazioni per i 150 anni dellUnit dItalia.
Il futuro Palazzo del Cinema
TRATTO DAL SITO WWW.GOVERNO.IT
I
I nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi in Venezia, nato
nella sua forma monolitica da un concorso internazionale di
idee, privilegia il rapporto con il Lido, nella convinzione che la
particolare identit del luogo vada compresa, salvaguardata, valo-
rizzata e drammatizzata.
Il complesso costituito dal vecchio Palazzo del Cinema e dal
Casin conferisce infatti allo s k y l i n e lungomare una peculiare mo-
numentalit, che si staglia con-
tro la linea dellorizzonte del-
lAdriatico. Gi oggi la piazza fa
da belvedere sulla distesa dac-
qua: ma non una veduta tipi-
camente veneziana, perch man-
ca qualunque riferimento di sca-
la e il fronte a mare del Lido
non condivide nulla con Ve n e-
zia: qualunque analogia con il
bacino di San Marco letteralmente fuori luogo.
Lobiettivo principale del progetto del nuovo Palazzo del Cine-
ma e dei Congressi primo progetto a prendere il via tra gli otto
inclusi nelle celebrazioni del centocinquantenario dellUnit dIta-
lia la costruzione di un siste-
ma, costituito da sale per proie-
zioni, locali tecnici, luoghi di
incontro anche per la popolazio-
ne residente, collegamenti con
le strutture esistenti, che riesca a
garantire la perfetta funzionalit
[153-155] Progetto del piazzale del Casin e, a
destra, lingresso del Palazzo del Cinema. In basso,
la caratteristica facciata a radio.
[157-158] Lavancorpo realizzato nel 1952 e, a destra, il punto di
congiungimento tra il nuovo e il vecchio Palazzo del Cinema.
[159] La Sala Grande negli anni
trenta.
[160-161] Il lungomare e, in basso, il
cantiere per il nuovo Palazzo.
[156] Il progetto originale del 1952.
del Polo del Cinema e dei Congressi e contestualmente diventi la-
nello mancante in grado di potenziare le infrastrutture ricettive,
turistiche, ludiche e oggi anche mediatiche del Lido, consolidando
quella vocazione che lisola ha avuto a partire dallOttocento allin-
terno del bacino insulare veneziano.
Obiettivo non secondario la considerazione dellimpatto che il
nuovo disegno avr nei confronti dello spazio esistente, predispo-
nendo un progetto assolutamente sensibile nei confronti delle pree-
sistenze siano esse costruite (il Palazzo del Cinema esistente e il Ca-
sin), verdi (il giardino storico e la darsena) o presenti nellimma-
ginario collettivo (la grande piazza che si affaccia al mare).
Lo spazio della piazza del Cinema il luogo centrale del pro-
getto, al di l della spettacolarit delloggetto architettonico defini-
to dalla Sala Grande. La nuova piazza sar propriet della cittadi-
nanza che la far vivere e in tal senso dovr essere flessibile poten-
do essere usato per la specificit che ne fa un supporto agli eventi.
Il nuovo Palazzo del Cinema, che ospita la sala principale per
2140 spettatori, si configura come un grande oggetto monolitico
e monomaterico nella sua superficie esterna: la sua complessit
funzionale interna, caratterizzata dalla presenza del foyer della sa-
la, dalla sala di proiezione, dagli uffici della Biennale e dagli spa-
zi di servizio e tecnici, non viene espressa nellaspetto esterno che
sar caratterizzato da una grande facciata di 900 metri quadrati ad
ali di libellula sul lato verso il parco e dal rivestimento di mosai-
co del sasso.
La forma esterna caratterizzata innanzitutto dal materiale che
ne definisce la superficie: il mosaico vetroso con colorazione mista
nei toni della sabbia, ocra e alcuni inserti di elementi doro, che
permettono di individuare il volume del nuovo Palazzo del Cinema
come un oggetto prezioso, richiamando le dorate superfici della Ba-
silica di San Marco e dellarchitettura veneziana in genere o, infine,
delle riletture Art Nouveau che al Lido di Venezia caratterizzano al-
cuni alberghi che hanno segnato la storia degli anni di maggior
successo della sua vita turistica.
Il rivestimento in mosaico avvolge lintera struttura, compresa
la copertura, senza interruzioni, segnato solamente dalla bassa fen-
ditura delle porte di accesso al palazzo sul lato della piazza e dalla
punteggiatura regolare delle finestre circolari del lato uffici. Verso
il giardino, il volume monolitico della sala si apre completamente
con una vetrata che, rispecchiandosi su una lama dacqua, raddop-
pia la sua superficie e mette in vista il complesso sistema di distri-
buzione verticale e di servizio alla sala proiezione.
La Sala Grande verr abilitata dal punto di vista acustico alla
proiezione del cinema digitale, secondo le pi recenti specifiche
tecniche; sar lunga 90 metri e larga 50 e laltezza complessiva sar
di 29 metri di cui 22
fuori terra. Gli im-
pianti saranno alla-
vanguardia sia per la
parte meccanica che
elettrica.
Sulle tracce dellarte contemporanea
di inizio Novecento al Lido
FRANCO TAGLIAPIETRA
L
o sviluppo turistico e residenziale che il Lido di Venezia ha
conosciuto allinizio del XX secolo ne ha fatto un luogo pri-
vilegiato di frequentazione di artisti e di mostre di avan-
guardia. Nei primissimi anni del Novecento lAccademia di Belle
Arti di Venezia annoverava, tra i suoi numerosi iscritti forsti, i po-
co pi che ventenni Amedeo Modigliani e Umberto Boccioni, si-
curamente i due artisti italiani pi
rappresentativi della prima met del
secolo. Destinati purtroppo a perire
precocemente entro il secondo de-
cennio, essi sono entrambi presenti e
attivi tra le calli della citt dove ri-
siedevano per lunghi mesi tra il
1903 e il 1907. Se le testimonianze
circa la visita al Lido di Modigliani
non sono univoche, quelle relative a
Boccioni invece sono provate addi-
rittura da due opere ambientate sul-
la spiaggia, nonch da alcune allu-
sioni del suo diario: si conosce il lu-
minoso Ritratto dellavvocato C.M.
recentemente ospitato alla mostra
trevigiana del 2006 Venezia 900. Da
Boccioni a Vedova e si sa di un dise-
gno dallesplicito titolo, Sulla spiag
gia del Lido, opera di cui si sono per-
se le tracce perch presente solo alla
gran retrospettiva milanese del 1916-17 che voleva ricordare il
grande artista prematuramente scomparso solo da pochi mesi.
La presenza di Umberto Boccioni al Lido fisica o di una sua
opera la costante che unisce i destini dellarte contemporanea
dellIsola dOro. Nel 1910, infatti,
in occasione di unesposizione perso-
nale dellartista a Ca Pesaro, nel me-
se di luglio, lo stato maggiore del
neonato Movimento Futurista, capi-
tanato da Marinetti, interviene alle-
vento con una serie di chiassose ma-
nifestazioni: una serata alla Fenice e
un ripetuto lancio di manifestini,
contro Venezia passatista, effettuato,
secondo le testimonianze, da vari luoghi della citt: Torre dellO-
rologio, Campanile di San Marco, Canal Grande e una non meglio
precisata terrazza del Lido.
questo il momento in cui i pi importanti destini dellarte
contemporanea italiana si delineano e si incrociano proprio a Vene-
zia. Nel 1908 era iniziato il primo ciclo di mostre dellOpera Be-
vilacqua La Masa nel Palazzo Pesaro a San Stae, dedicate a giovani
e promettenti artisti che avrebbero costituito la cosiddetta avan-
guardia capesarina, stretti attorno allappassionato segretario Ni-
no Barbantini. Il ciclo delle prime mostre capesarine si sarebbe
concluso tuttavia prima della cesura della guerra con la mostra del
[162-163] Rendering del progetto vincitore del concorso.
[166] Boccioni e Marinetti.
[164-165] Amedeo Modigliani e,
in basso, Umberto Boccioni,
Ritratto dellavvocato C.M.,
Verona, Fondazione Domus per
larte moderna e contemporanea.
1913, con strascichi ancor pi polemici
lanno successivo quando, non concessa dal
sindaco lannuale mostra di Ca Pesaro, i pi
innovatori artisti presenti a Venezia, Gino
Rossi e Arturo Martini, rifiutati anche dal-
la paludata e arretrata Biennale, assieme ai
loro compagni Cadorin, Springolo, Wolf
Ferrari, Zecchin, Mauroner e Martinuzzi, si
riunirono in una Esposizione di alcuni artisti rifiutati alla Biennale ve -
neziana nelle sale dellHotel Excelsior del Lido. Lhotel non era nuo-
vo a esposizioni di giovani arti-
sti, essendo stato, gi nel 1910,
a due anni dalla sua edificazione,
sede di una mostra di studenti
dellAccademia di Belle Arti. La
mostra dei rifiutati del 1914,
per qualit e importanza, fu un vero e proprio atto di rivolta nei
confronti dellufficialit istituzionale veneziana.
Negli stessi anni lavanguardia futurista di cui Boccioni
senzaltro il capofila, lontana ormai da Venezia nonostante i tenta-
tivi falliti di portare in citt una mostra nel 1912, inizi a racco-
gliere grandi successi nazionali e internazionali, a partire proprio
dal 1910, per sfociare nelle manifestazioni interventiste del 1914 e
nella partecipazione attiva di molti protagonisti ai combattimenti
della grande guerra. Tutto sembr cristallizzarsi negli anni del con-
flitto; le mostre di Ca Pesaro ricominciarono in modo apparente-
mente inalterato, almeno fino alledizione del 1919, cui fece segui-
to unulteriore secessione dei migliori artisti nel 1920 in una mo-
stra alla galleria privata Geri Boralevi di Piazza San Marco, mostra
che sancisce in qualche modo la fine del migliore periodo capesari-
no. Le edizioni di Ca Pesaro successive, fino al 1924, segnano una
lenta parabola discendente, vuoi per le continue polemiche, vuoi
per i nuovi schieramenti degli artisti e dei critici, vuoi per la con-
correnza schiacciante che la Biennale opponeva, vuoi per la contra-
zione delle presenze del pubblico e delle vendite. Fatto sta che, al
fine di rivitalizzare un appuntamento cittadino che mostrava ormai
il suo declino, oltre che per alleggerire la disponibilit logistica di
Ca Pesaro, le maggiori autorit ricercarono una sede alternativa al-
le mostre di San Stae e decisero la costruzione di un moderno pa-
lazzo atto a ospitare grandi esposizioni, per di pi situato nella ma-
gnifica isola del Lido, luogo alla moda, frequentato dal bel mondo
cittadino e internazionale, luogo straordinariamente adeguato a da-
re lustro allarte moderna.
con laccordo tra lAmministrazione Comunale, il Consiglio
di Vigilanza di Palazzo Pesaro e la Compagnia Italiana dei Grandi
Alberghi (CIGA) che al Lido si pot assistere a un miracolo edifica-
torio, impensabile al giorno doggi. Dal marzo al luglio del 1925
sorse, infatti, ad opera dellingegner Giovanni Sicher, il Padiglione
delle Esposizioni nel parco dellHotel Excelsior, inglobando le pre-
cedenti Procuratie costruite contemporaneamente allalbergo nel
1908 da Giovanni Sardi, costituendo cos ununica loggia prospi-
ciente il lungomare: un edificio delimitato dunque a nord da via
Candia e a sud da via Morosini. Si tratta di un palazzo dallo stile
eclettico e baroccheggiante dal qua-
le si entrava, e si entra tuttora, attra-
verso un ampio portale dopo aver
compiuto una scalinata posta allan-
golo tra via Candia e il lungomare.
Allinterno, un vestibolo circolare, sovrastato da una cupola (lat-
tuale sede del Lions Bar) e tappezzato da ricchi broccati di Fortuny,
fungeva da biglietteria e immetteva in un secondo vestibolo da cui
si poteva accedere a uninfilata di sale sullo stesso piano o scendere
attraverso due scale ellittiche in un altro salone sottostante. Un pa-
lazzo modernamente concepito proprio per le esposizioni, ricca-
mente decorato al suo interno e dotato di unilluminazione natura-
le, fornita da diversi lucernai.
Questo edificio, inaugurato
con la sedicesima Collettiva de-
gli artisti di Ca Pesaro e aperto
al pubblico il 28 luglio del
1925, costituiva un terzo polo
espositivo, questa volta perma-
nente, allinterno della stessa
area del Lido, quella attorno al
Forte delle Quattro Fontane. Se,
come detto, gi dal 1914 lHotel
Excelsior aveva ospitato la mo-
stra dei rifiutati alla Biennale veneziana, nellestate del 1923 si era
assistito a una mostra personale del futurista Enrico Prampolini nel-
le sale dellex Ospizio Marino, palazzo situato anchesso sul lungo-
mare, proprio allangolo di via delle Quattro Fontane. Il ventino-
venne Prampolini, modenese di nascita ma trapiantato a Roma sin
da giovanissimo, leader assieme a Depero della seconda ondata pit-
torica futurista, anche grazie al successo ottenuto a questa mostra li-
dense, inform una serie di artisti veneziani che aderirono al futu-
rismo e che sarebbero stati presenti, a vario titolo, a successive mo-
stre veneziane. Al tempo stesso Prampolini dimostr, con le opere
presenti nel 1923 al Lido, una sorta di venerazione nei confronti di
uno dei suoi pi cari amici: Umberto Boccioni; quello stesso Boc-
cioni che aveva calcato, il decennio precedente, i luoghi pi signi-
ficativi del Lido e di Venezia e che proprio alla prima mostra liden-
se al Padiglione delle Esposizioni del 1925 ritorn a esporre, nella
quinta sala, assieme al nucleo storico dei capesarini: Rossi, Mog-
gioli, Semeghini, Casorati, Cadorin, Valeri, Marussig e altri.
Troppo lunghe da raccontare sarebbero qui le vicende delle mo-
stre degli artisti di Ca Pesaro al Lido: il successo di pubblico, le vi-
site delle grandi personalit, gli acquisti, le polemiche, gli esordi
di futuri maestri. Basti dire che nelle dieci esposizioni lidensi si
cur molto laspetto allestitivo con mobili, vetri, decorazioni alle
pareti e lampadari; in esse si potevano ammirare altres i dipinti e,
in numero minore, le sculture e le incisioni dei migliori talenti ve-
neti (e talvolta italiani) di quei due decenni: Casorati, Semeghini,
Cagnaccio di San Pietro, Minassian, Ravenna, Springolo, Pigato,
[179-180] Il manifesto della mostra degli artisti
rifiutati dalla Biennale e, in basso, lHotel Excelsior
in una foto del 1912.
[181] Sezione del Palazzo delle Esposizioni.
[182-184] Lentrata del Palazzo delle
Esposizioni e, a sinistra, la pianta
delledificio. In basso, ledificio tra
Hotel Excelsior e Palazzo del Cinema.
Candiani, Seibezzi, Novati, Da Ve-
nezia, Scarpa Croce e tanti altri; in
quelle edizioni lidensi si poterono
apprezzare gli esordi di futuri gran-
di maestri della pittura italiana del
secolo: De Pisis nel 1926, Afro, De
Luigi e Santomaso nel 1928, Pizzi-
nato nel 1931.
I fasti delle edizioni lidensi durarono per tutti gli anni venti
ma un lento, inesorabile declino inizi a presentarsi fin dalledi-
zione del 1928 quando le libere mostre di Ca Pesaro del Lido, an-
cora sotto legida di Barbantini, passarono, in due anni, a essere de-
finite mostre regionali, sindacali, dunque sotto legemonia corpo-
rativa del sindacato fascista: la selezione degli artisti era determi-
nata, perci, non pi dalla critica o da una giuria, ma dal possesso
della tessera sindacale da parte dellartista che aspirava a essere ac-
cettato. Lo stesso sindacato volle e ottenne dal 1935 il ritorno del-
le mostre in citt, dapprima in un padiglione della Biennale e poi
nellAla Napoleonica.
Nonostante lepilogo, questa fu una straordinaria e irripetibile
vicenda nella storia del Lido. Una vicenda gi raccontata, ma trop-
po spesso dimenticata nel corso di questi ultimi ottantanni. Una
vicenda che ha impegnato storici, ricercatori e studenti in saggi, ar-
ticoli, tesi di laurea. Tra queste piace qui segnalare la fonte pi
completa e ricchissima di notizie: una tesi di laurea, ancora inedita,
discussa nel 2005 dalla giovane studiosa lidense Flavia Zennaro.
Una vicenda, quella del Palazzo delle Esposizioni del Lido e delle
sue mostre dal 1925 al 1934 che forse andrebbe nuovamente rac-
contata, attraverso una mostra filologica di quegli anni, magari du-
rante gli inevitabili festeggiamenti che si svolgeranno per linaugu-
razione del nuovo Palazzo del Cinema; una vicenda che rimane an-
cor oggi nella memoria di qualche anziano testimone che ricorda
come ledificio, a tutti noto come il Lions Bar, fosse stato in realt,
tra la met degli anni venti e la met degli anni trenta, il Palazzo
della Bevilacqua, il Padiglione delle Esposizioni, luogo di massima
espressione delle arti cittadine, forsanche nazionali. Tutto si svolse
nel decennio in cui il Lido raggiunse il suo massimo splendore; uno
splendore che lisola avrebbe mantenuto intatto ma che non pro-
venne pi dai fasti dellarte contemporanea quanto da quelli del ci-
nema. La mostra darte cinematografica era gi cominciata, infatti,
nel 1932 e una serie di ulteriori edificazioni mutarono definitiva-
mente la zona sul lungomare tra il Palazzo delle Esposizioni e lex
Ospizio Marino; nel 1937 si potevano gi ammirare i due nuovi
edifici del Palazzo del Cinema e del Casin: una sistemazione urba-
nistica, questa, rimasta intatta fino allo scorso anno, in attesa di ve-
dere sorgere il nuovo avveniristico palazzo la cui realizzazione pur-
troppo gi andata oltre i quattro mesi occorsi per costruire il Padi-
glione delle Esposizioni di Ca Pesaro di ottantacinque anni fa.
La Bevilacqua a passo ridotto...
CHIARA AUGLIERA
S
ullonda del lusinghiero, e forse inaspettato, successo ottenu-
to dalla prima edizione del 1932 dellEsposizione Internazio-
nale dArte Cinematografica due anni dopo, nellagosto
1934, la Mostra per citare Michelangelo Antonioni cresce, si
allarga, respira, presentandosi a un pubbli-
co sempre pi vasto e internazionale con
una serie di significative novit. Raddop-
piano il numero dei film presentati e delle
nazioni partecipanti, le case produttrici pre-
senti sono quarantasei, si assegnano due
Coppe Mussolini, una ventina di premi mi-
nori e si comincia a proiettare film in prima
visione assoluta, al punto che gi a fine giu-
gno il giornalista Mino Doletti in unin-
tervista sul programma della manifestazio-
ne ad Attilio Fontana, lattivissimo segreta-
rio del Comitato organizzatore pu defi-
nire la Mostra come una vera e propria
Olimpiade del cinematografo .
Tra le varie e tante novit di quella seconda edizione una in par-
ticolare risult essere una carta vincente: la prima Esposizione In-
ternazionale del Film Sperimentale a Passo Ridotto. Il Comitato
Direttivo della Biennale affid al Cineclub di Venezia e quindi a
Francesco Pasinetti suo presidente lorganizzazione della prima
manifestazione collaterale della Biennale del cinema danteguerra,
evento che riscosse uno straordinario successo di critica e pubblico
e che si esaur nellarco di sole tre edizioni: 1934, 1935, 1936. A
Francesco Pasinetti (1911-1949) promotore e organizzatore del
Cineclub e del Cineguf di Venezia (il
primo in Italia), primo laureato in
Italia con una tesi in storia del cine-
ma allUniversit di Padova, regista,
acuto teorico, autore critico della
prima storia del cinema apparsa in
Italia, prolifico pubblicista, nonch
apprezzato docente al Centro Speri-
mentale di Cinematografia si deve la prima chiamata a raccolta,
proprio nella sua Venezia (protagonista delle sue pellicole pi fa-
mose), del cinema amatoriale e sperimentale.
Alle 17:30 dell8 agosto 1934 si aprivano cos ai giovani della
Biennale le porte del teatrino dello Chez Vous dellHotel Excelsior
del Lido, adattato a piccola sala da proiezione. Grazie alla vivida de-
scrizione di un autorevole testimone, quale Mario Gromo, inviato
de La Stampa di Torino, possiamo rivivere latmosfera di quelle
giornate. Figurine e figurette di sfondo, attratte dalla girandola del
cinema, abbagliate da un proiettore; come le falene durante lo spet-
tacolo, volteggiano dianzi lo schermo, nel gran cono di luce che
s g o rga dalla cabina lass. Sono giunti i veri giovani della Biennale.
Sono i partecipanti alla mostra internazionale del passo ridotto. Da
giorni bobinette e bobinette sadunavano sulle tavole della segrete-
ria. Ora ne vediamo gli editori e i registi, quasi tutti studenti. []
Oggi s avuta la prima serie di proiezioni dei loro filmetti al tea-
trino del Chez Vous. Che folla. Ressa di curiosi, di critici; chi in ac-
[185-186] Raya di Felice
Casorati fu presentato alla prima
mostra della Bevilacqua La Masa
al Lido del 1925. A sinistra, gli
artisti della mostra del 1931.
[187] Il manifesto della
prima Mostra del
Cinema nel 1932.
[188] Francesco Pasinetti.
cappatoio, chi in pigiama. Buio rotto dal sole che frastaglia le ser-
rande calate, ronzio del proiettore quando il gnaulio del gram-
mofono di spegne. Vedremo una cinquantina di filmetti dai narra-
tivi ai documentari, dagli astratti ai turistici. Italia, Olanda, Spa-
gna, Inghilterra, Germania, sono le nazioni meglio rappresentate.
Un giorno s e un giorno no ci chiuderemo dalle 17 alle 20 al Chez
Vous; e unora dopo ci rimetteremo dinanzi a un altro schermo, a
quello normale, dieci passi pi in l. Intanto, per oggi, questi ra-
gazzi sono usciti contenti e sudati, sfavillanti per gli applausi che
avevano avuto dal pubblico e che si erano largiti a vicenda.
Non mancarono alcune critiche sullorganizzazione e soprattut-
to sugli spazi considerati inadeguati ad ospitare le proiezioni di que-
sti giovani cineasti. E cos, dal 1935, ai cineamatori verr riservato
loro uno specifico spazio allinterno della Mostra come ricorda il
giornalista Alberto Zalotti in C i n e g i o r n a l e: questanno rimasto
vuoto il grande padiglione che sorge di fronte allExcelsior e che da
quasi ventanni serviva ad acco-
gliere le periodiche esposizioni
di pittura e di scultura della
Fondazione Bevilacqua La Masa.
Queste mostre giovanili avranno
una nuova e pi propizia sede
nel centro della citt e il vasto
edificio opportunamente siste-
mato, accoglie questanno assie-
me agli uffici dellAnnuale Cine-
matografica, in visioni pomeri-
diane i saggi della produzione di
quei paesi che si affacciano appena sulle soglie della cinematografia,
i film a passo ridotto.
Per mezzo di questa manifestazione, additata dalla critica come
la Piccola Biennale, si intendeva innanzitutto valorizzare ulte-
riormente laspetto artistico della Mostra Internazionale dArte Ci-
nematografica a fronte della deriva commerciale dei film italiani
presentati, considerati stantii e decadenti; in secondo luogo creare
le premesse affinch Venezia diventasse la capitale italiana non so-
lo del film a passo ridotto a 16 millimetri cio quella filmografia
minore nel formato e nelle pretese che si era sviluppata nellambi-
to dei cineclub ma pure del cinema sperimentale e davanguardia,
sia a livello nazionale che internazionale; infine fornire ai giovani
cineasti di unintera generazione la possibilit di incontrarsi e con-
frontarsi in una zona franca, quale la Biennale.
Quanto ai protagonisti della Piccola Biennale va sottolineato
che questi giovani per lo pi studenti universitari, dellet media
di ventanni, dal punto di vista geografico risultano rappresentati-
vi dellintera penisola e appartengono a quella generazione di futu-
ri registi che ri-animer il cinema italiano del dopoguerra con no-
mi del calibro di Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Luigi Comencini,
Luciano Emmer, Leone Viola, Domenico Paolella, Fernando Cer-
chio, come pure di futuri documentaristi della nuova realt sia ci-
nematografica che televisiva (Ubaldo Magnaghi, Piero Portalupi,
tra gli altri).
Grazie a Venezia, che ebbe il merito di raccogliere le membra
sparse del cinema sperimentale italiano di quegli anni portandolo a
confrontarsi e a interrogarsi sui suoi indirizzi e sulle sue finalit,
questi giovani ebbero la possibilit di un debutto e, nel contempo,
loccasione di uno stimolante confronto internazionale.
... e dal passo ridotto alla Sala Stampa
CARLO MONTANARO
N
a tazzulella e caf pe tutti: mi si annunci cos
Camillo Marino, direttore di Cinemasud, rivista
neorealista davanguardia stampata ad Avellino. Il
futuro patron del Laceno dOro scese poi un po incerto, con la sim-
patia di un boy della Wandissima, la scala che portava allo sciroc-
coso sotterraneo dove erano stati da anni sistemati i mobiloni me-
tallici con le 624 caselle che lallora segretario generale della Bien-
nale Deuglesse Grassi aveva comperato usati dallorganizzazione
delle Olimpiadi invernali di Cortina. Ogni giornalista aveva la sua
chiave e gli addetti erano tenuti perfino a recapitare leventuale cor-
rispondenza loro inviata (una volta, confidenzialmente, facemmo
trovare a un amico giornalista un panino con la mortadella e lui in-
vece di ringraziare, si preoccup che lunto dellaffettato non an-
dasse a rovinare il materiale fotografico...).
Appena iscritto allUniversit era il mio primo impiego qua-
lifica: fattorino in seno allUfficio Stampa della Mostra Interna-
zionale dArte Cinematografica, ottenuto su indicazione dellallora
capo Camillo Bassotto, dopo anni di collaborazione invernale al Ci-
neforum Veneziano. E vivevo un po la sindrome di Alice, final-
mente dentro la Mostra del Cinema, anche se fuori nel senso
che Casellario e Sala Stampa, con consumate ma ancora efficienti
macchine da scrivere Olivetti con tastiere oltre che italiane, france-
si, inglesi e tedesche, dopo anni di spostamenti erano stati colloca-
ti nelledificio dangolo alla sinistra del Palazzo del Cinema con la
facciata diagonale e libertiggiante, chiamato Bevilacqua. Mai, al-
lora, lavrei collegato alla benemerita nobile e alla fondazione da lei
istituita a Venezia a
inizio Novecento per
aiutare i giovani ar-
tisti, anche se sapevo
che in passato era
stato gi utilizzato
per manifestazioni
collaterali del Festi-
val e, in particolare,
per rassegne di gio-
vani registi non pro-
fessionisti (lesordio delladolescente Mario Monicelli, per inten-
derci). E tanto meno ero al corrente che prima ancora aveva ospita-
to mostre di pittura.
Il vasto scantinato raggiungibile dal primo piano rialzato dove
cerano le postazioni di scrittura, tramite una scala tondeggiante
aveva anche un magazzino dove stavano lentamente dissolvendosi
nellumido sedie, poltrone e mobili vari rigorosamente anni tren-
ta resi inutilizzabili per qualche sia pur minimo difetto. Esisteva
anche una seconda porta che dava direttamente alla piazzuola late-
rale al Palazzo del Cinema, verso lingresso degli uffici. In quel sot-
terraneo ho visualizzato le fisionomie delle firme che mi avevano
fatto crescere nellamore per il cinema: Leo Pestelli, Pietrino Bian-
chi, Ugo Casiraghi, Giovanni Grazzini, Ernesto G. Laura, Mario
Verdone, Francesco Savio, Davide Turconi, Fernaldo Di Giammat-
teo, Gianluigi Rondi, Aldo Bernardini, Tullio Kezich, Callisto Co-
sulich oltre ad autentici miti come Lewis Jacobs o Maria Adriana
[190] Il Palazzo delle Esposizioni trasformato in
sede dellUfficio Stampa della Mostra del Cinema.
[189] Le nuove sale espositive della
Bevilacqua La Masa nellAla
Napoleonica a Venezia.
Prolo. Qualcuno scomparso, anche quasi subito, ma con qualcu-
no sono ancora amico.
In quel sotterraneo ho incontrato anche Hugo Pratt, amante del
cinema pure lui, che veniva in cerca di biglietti omaggio per le
proiezioni; dovendo poi distribuire materiali promozionali dei
film, tra press agent e aiuti vari, ho avuto la visita, ad esempio di un
regista come Jean-Luc Godard, che non voleva sottostare alla veri-
fica preventiva degli stampati. Qualche tempo prima le brochures di
un film svedese ( Natt Lech, Giochi di notte) erano state sovrastam-
pate (una pecetta nera) per nascondere un disegno di Leonardo da
Vinci che illustrava, scientificamente, la penetrazione... Il film
lunico nella storia della Mostra che fu presentato solo agli addet-
ti ai lavori e non al pubblico. Altri tempi...
Promosso da fattorino a responsabile lanno successivo, ho ri-
schiato loccupazione. Era il 1968 e la polizia faceva cordone intor-
no al palazzo per impedire ai dimostranti di entrare. Io, sezione
staccata, facevo continuamente avanti indietro perch i comunica-
ti stampa erano realizzati con il ciclostile in un laboratorietto si-
tuato sulla terrazza della Mostra, un non-finito asfaltato che aspet-
tava, inutilmente, la ripresa dei lavori perch originariamente quel-
lavancorpo costruito davanti allo storico edifico del 1936 avrebbe
dovuto esser composto non di due ma di quattro piani. Spiegata la
mia funzione avevo licenza di accesso da parte della forza pubblica.
E feci da garante spesso per altri dirigenti non veneziani o non no-
ti che venivano sistematicamente bloccati. Dur tre giorni lasse-
dio, a cavallo di uninaugurazione che venne ripetuta due volte. Si
supponeva che i vertici rimanessero prigionieri degli uffici, mentre
ogni giorno si usciva e si rientrava tramite il sottopassaggio che
univa il Palazzo con lHotel Excelsior e che da sempre serviva so-
prattutto nelle serate piovose a non far bagnare divi e divine...
Nessuno pens, per fortuna, di impossessarsi a livello banal-
mente dimostrativo almeno di un pezzo di Biennale come quello
ospitato dalla Bevilacqua. Dove mi pot poi raggiungere Alexander
Kluge, regista tedesco di un film dal titolo emblematico: Gli arti -
sti sotto la tenda del circo: perplessi. Fu
uno dei primi a mettere a disposi-
zione della critica lintero copione
del suo film, tradotto e stampato in
offset in un libricino fuori commer-
cio dalle pagine color arancio. Natu-
ralmente gliene chiesi uno e me lo
feci dedicare. Vinse il Leone dOro e
il giorno dopo la premiazione Kluge
torn nel sotterraneo della Bevilacqua dandomi diecimila lire e
chiedendomi di comperare e spedirgli a casa tutti i quotidiani ita-
liani che parlavano del suo premio. Cosa che feci puntualmente.
Quattro anni fa ho rivisto Kluge, al Lido per una retrospettiva, e,
dopo averlo intervistato, mi son fatto ridedicare la sceneggiatura
di Artisti, quarantanni dopo... Ci siamo incontrati al bar dellEx-
celsior. Ma avremmo potuto farlo ancora al Palazzo della Bevilac-
qua diventato ormai da anni a sua volta il bar tavola calda Lions
Bar, uno dei punti classici dincontro durante il festival. Nel luogo
dove si facevano le mostre darte, le rassegne di cinema sperimen-
tale dei non professionisti organizzate da Francesco Pasinetti. Do-
ve i giornalisti fino agli anni settanta scrivevano i pezzi che poi te-
lefonavano in erre (rovesciata) a spese dei giornali da cabine te-
lefoniche rese insonorizzate da una annosa, polverosa, impregnata e
quindi maleodorante moquette, situate al piano terra del Palazzo
del Cinema, vicino alla Sala Volpi: quando lo stenografo o, negli ul-
timi tempi, lapparato di registrazione magnetica, aspettavano per
termini e nomi stranieri lo spelling, quel faticosissimo: Kubrick
ovvero, K come kappa, U come Udine, B come Bologna, R come Ro-
ma, I come Imola, C come Como, K come kappa, spazio... Io, una
volta, ho avuto in anteprima lintero programma di una mostra: tra
titoli e nomi quasi tre ore di dettatura, altro che Internet ed e-mail!
Nel sotterraneo che nella mia memoria un po come la ca-
verna di Ali Bab per la ricchezza di incontri e desperienza che mi
ha consentito quando il sopra si tramut in bar, fecero una came-
rata per camerieri stagionali, un dormir umido che per non ha mai
provocato problemi o proteste.
Il Nicelli: laeroporto dei primati
PIETRO LANDO
P
er troppo tempo la storia di Venezia quella con la S maiu-
scola! si pensato coincidesse con la storia della Serenissi-
ma Repubblica ma, naturalmente, questo non vero. Se in-
vece consideriamo il Lido, la sua storia comincia quasi cento an-
ni dopo il fatidico 12 maggio 1797 ed stata una vicenda ricca di
avvenimenti significativi e importanti.
Poco conosciuto il posto che lIsola dOro occupa nella storia
dellaviazione che invece un ruolo molto importante. I primi ten-
tativi di volo con palloni avvennero durante gli anni della Serenis-
sima e gi nel 1784, un solo anno dopo il volo dei fratelli Mont-
golfier, il 15 aprile si innalz dal Bacino di San Marco il primo ae-
rostato che fin il suo viaggio in valle Ca Pisani al Cavallino.
Quando nel XX secolo ci fu lo sviluppo del mezzo aereo pi pe-
sante dellaria, a Venezia gi nel 1913 nacque la prima scuola di vo-
lo militare italiana per idrovo-
lanti, prima allArsenale e poi
alle Vignole allidroscalo di
SantAndrea che divenne in se-
guito unimportantissima base
della Marina Militare durante la
prima guerra mondiale.
[191-192] La contestazione nel 68: a sinistra, sul palco, Gillo Pontecorvo e
Pierpaolo Pasolini; a destra, i manifestanti a fianco del Palazzo del Cinema.
[194] Lidroscalo di SantAndrea.
[193] La doppia dedica, del 1968 e del
2007, sulla sceneggiatura di Kluge.
Il Lido negli anni di inizio seco-
lo, anche grazie alla particolare at-
mosfera dellisola di sviluppo entu-
siasmante quasi frenetico, divenne
protagonista del suo primo primato
aviatorio: il 22 aprile 1912 decoll
dalla spianata di fronte lHotel Ex-
celsior un Caproni 9 ai comandi del
pilota svizzero Enrico Cobioni che
trasportava per un breve volo su Venezia tale signor Weil che si
guadagn cos lonore di essere il primo passeggero daereo pagante
in Italia. Presto per cominciarono a soffiare i venti di guerra e ben
altri sentimenti dovevano suscitare gli aerei in cielo: furono ben 42
i bombardamenti austriaci su Venezia e ci furono anche due vittime
al Lido, due povere ragazzine, dalle parti di Santa Maria Elisabetta.
Per difendere la citt dagli attacchi aerei non erano sufficienti
gli idrocaccia di base a SantAndrea per cui si accett con sollievo
laiuto offerto dalla Francia che invi una squadriglia di caccia
Neuport che fu stanziata alla Bazzera a Mestre nellagosto 1915. La
sistemazione non era per ideale perch, arrivando gli aerei nemici
dal mare, i francesi non avevano il tempo di intercettarli prima che
questi potessero bombardare la citt. La Regia Marina decise quin-
di di allestire un campo di aviazione nel campo di marte del Forte
di San Nicol al Lido che si trovava in posizione ideale per linter-
cettazione degli aerei austriaci: nacque cos laeroporto del Lido e il
1 dicembre 1915 il primo veli-
volo atterr nella nuova base ae-
rea. La scelta si rivel giusta per-
ch effettivamente fu possibile
difendere con efficacia la citt
dagli attacchi aerei e lo score fi-
nale della squadriglia francese, denominata 92/I poi 392/I e infine
561/I, fu di tutto rispetto: dodici vittorie aeree omologate, di cui
cinque palloni da osservazione, e altre cinque probabili, oltre a
molte missioni di ricognizione. Altrettanto importanti furono i ri-
sultati per cos dire diplomatici ottenuti dalla presenza dei piloti
francesi, per la difesa della citt italiana forse pi rappresentativa,
che seppero cos esaltare limmagine dello sforzo transalpino nel-
laiuto militare allalleato italiano.
Durante il conflitto la stazione aerea di San Nicol divenne an-
che sede di squadriglie della Marina Militare tra cui, dallottobre
1917, la prima squadriglia di aerosiluranti aeree ai comandi del
Maggiore Gabriele DAnnunzio che ottenne un altro primato per il
Lido. Dalla pista dellaeroporto veneziano, pavimentata con un ta-
volato di legno, la sera del 12 otto-
bre 1917 si alz un trimotore Ca-
proni, armato con un siluro, diretto
alla base di Pola per attaccare le na-
vi austriache l ormeggiate. Pur non essendo coronata da successo,
a causa della reazione della contraerea nemica, questa fu la prima
missione di aereo siluramento mai tentata dagli italiani.
Quando si parla di storia dellaviazione e del Lido non si deve
dimenticare il Maggiore Pilota Pier Luigi Penzo, gi eroe di guer-
ra e perito nel settembre 1928 dopo aver partecipato alle operazio-
ni di ricerca al Polo Nord del generale Nobile: infatti era nato a
Malamocco il 5 aprile 1896 in una casa in ramo Merceria, dove, per
altro, neppure una targa lo ricorda, a lui invece dedicato lo stadio
di SantElena.
Se con la fine della grande guerra anche laeroporto del Lido
sub un drammatico dimensionamento rest per base di una squa-
driglia del Regio Esercito creando cos le basi per il futuro svilup-
po dellaviazione civile. Laeroporto ebbe lonore di essere intitola-
to alla memoria di Giovanni Nicelli asso piacentino con otto ab-
battimenti riconosciuti, precipitato durante il conflitto nel maggio
1918 che gi il 18 agosto 1926, con il volo di uno Junkers F 13
immatricolato I-BATB, divenne il primo scalo in Italia dedicato al
traffico commerciale, un altro primato per il Lido!
LIsola dOro fu anche protagonista per ben tre volte, nel 1920,
nel 1921 e nel 1927, della famosissima Coppa Schneider per idro-
volanti da corsa. In particolare lultima edi-
zione fu occasione di un grande b a t t a g e p u b-
blicitario per lanciare Venezia nel giro del
turismo di massa. Purtroppo le cose non an-
darono come desiderato e la vittoria arrise
agli inglesi con il Supermarine S.5 che cos
si aggiudicarono definitivamente il trofeo.
Nellagosto 1926 il Nicelli divenne il
primo aeroporto terrestre dellaviazione
commerciale. Mentre molte citt si stavano
dotando di idroporti per il traffico civile con
gli idrovolanti, che allepoca molti vedeva-
no come gli aerei del futuro per la facile di-
sponibilit in ogni citt di spazi acquei per
le operazioni di decollo e atterraggio perfino Torino e Milano si
dotavano di idroscali a Venezia, oltre a usare lattracco di
SantAndrea allisola delle Vignole come scalo per la prima aeroli-
nea Trieste-Venezia-Pavia-Torino servita dalla SISA, la prima com-
pagnia aerea italiana, ci fu chi decise di investire anche per creare
una linea per aerei terrestri. Il Lido fu perci allavanguardia nel-
lo sviluppo delle linee aeree con scali a terra con la nascita della
compagnia Societ Anonima Transadriatica fondata dai tre fratelli
Morandi e dellavvocato veneziano Domenico Giuriati, gi pluride-
corato pilota del conflitto 1915-18.
Di particolare importanza per la na-
scita e lo sviluppo della compagnia
fu limpegno dellingegnere Renato
Morandi che
sarebbe pur-
troppo morto
pochi anni
dopo, vittima di un banale e drammatico
incidente aereo a terra. Di grande valore
simbolico fu il fatto che il primo collega-
mento di linea fu con Vienna, lex capitale
nemica: il luned, mercoled e venerd da
[195] Sorvolo sulla spiaggia
antistante lHotel Excelsior.
[196-197] Il Forte di San Nicol,
allimboccatura del porto su cui sorger
laeroporto del Lido. A sinistra, aereo
della squadriglia francese con monito
tipico veneziano: cio fiol dun can!
[198] Cerimonia di consegna dellaereo
bombardiere Nazario Sauro.
[199] Manifesto della
Coppa Schneider del
1927.
[200-201] Laerostazione negli
anni venti e, a destra, manifesto
pubblicitario del collegamento
Venezia-Vienna-Venezia.
Venezia via Klagenfurt, e il marted, gioved e sabato il ritorno in
laguna. Il primo volo fu effettuato, come gi ricordato, il 18 ago-
sto 1926 con un aereo Junkers F 13 immatricolato I-BATB pilotato
dal famoso pilota Vincenzo Burattini, pluridecorato di guerra.
Nel 1929 nacquero altre linee che colle-
gavano Venezia con Ancona, Brindisi, Bari,
Firenze e Roma. Per lItalia volavano gli ae-
rei della Transadriatica contrassegnati dal
simbolo della compagnia: la rondine azzurra
dipinta dalla pittrice veneziana Amalia Ve n-
turini. Questa immagine fu scelta per ricor-
dare un divertente episodio di ecologia a n t e
l i t t e r a m: infatti un precoce autunno impedi-
va alle rondini, che avevano nidificato in
Austria, di passare le Alpi per il loro viaggio
di ritorno in Africa e cos due aerei furono
usati per portarle fino allaeroporto del Lido
da dove poterono finalmente spiccare il volo per andare a svernare.
Lo sviluppo dei traffici aerei, anche grazie allinteresse dimo-
strato dal governo fascista, fu veramente tumultuoso e in pochi an-
ni divenne necessaria la nascita
di una vera aerostazione in gra-
do di fornire ai passeggeri tutti i
servizi necessari. Fu cos lancia-
to un concorso per la costruzio-
ne di questopera, una delle pri-
me in Italia, e alla fine tra tutti
i progetti venne scelto quello
del Colonnello ingegnere Santa-
barbara del Demanio Aeronautico. Lopera venne inaugurata in
pompa magna il 4 febbraio 1935 e lanno dopo, per ampliare la pi-
sta, fu necessario abbattere la casamatta orientale del ridotto au-
striaco e tutti i bastioni a mare del forte, ridisegnando tutta laerea
attorno. Ma ancora prima dellinaugurazione della sua aerostazione,
laeroporto Nicelli fu nuova-
mente protagonista di un evento
di portata storica: il 14 giugno
1934 vi atterr laereo Junkers
52 che trasportava Hitler per il
suo primo incontro con Musso-
lini. allerba del Lido che spet-
ta dunque il dubbio onore di es-
sere stato il primo suolo italiano
ufficialmente calpestato dal ca-
po della Germania nazista.
Essendo laeroporto di Venezia, negli anni trenta il Lido vide
crescere sempre pi il volume del suo traffico passeggeri e fino al-
la guerra fu uno degli scali pi importanti dItalia, secondo solo a
Roma e ben prima di Milano. Nel frattempo la Transadriatica e le
altre aerolinee confluirono, per ragioni politiche, nella compagnia
di bandiera Ala Littoria, alla cui presidenza fu chiamato il Com-
mandante Umberto Klinger che seppe sviluppare al Lido le Offici-
ne per la manutenzione dei velivoli, usando la manodopera specia-
lizzata proveniente dal vicino Arsenale. Questa attivit industriale,
lultima forse dellisola, continu il suo sviluppo anche dopo il se-
condo dopoguerra arrivando, con il nome Officine Aeronavali, a
contare quasi seicento addetti. Solo la nascita dellaeroporto Marco
Polo agli inizi degli anni sessanta ne comport il trasferimento a
Tessera, privando il Lido di questa importante realt produttiva.
Con lo sviluppo di aerei commerciali con ben altre necessit
di strutture a terra di quelle che il Nicelli, per la sua posizione geo-
grafica e per la sua pista in erba, poteva offrire inizi un lungo
declino delle attivit aeroportuali che si ridurranno a un modesto
traffico turistico per piccoli veivoli. Ancora negli anni ottanta ci fu
la capacit di portare in isola importanti manifestazioni aeree, con
la presenza di prestigiose pattuglie acrobatiche di varie nazionalit,
alla presenza di decine e decine di migliaia di persone.
Infine nel 2007 la stazione aeroportuale stata oggetto di un
prezioso restauro conservativo e anche gli arredi sono stati rico-
struiti seguendo i disegni e i materiali originali ricreando la magia
di quelle sale che ancora fanno sognare a occhi aperti immaginan-
do di vedere atterrare quelle splendide macchine di legno e tela.
Unantica festa: i luni del Lio
DANILO REATO
U
n canto popolare recita E nio, e nio, e nio e nota, / de luni a
Lio sha marid la zota: / e nio, e nota, e nio e nota, e nio, /
sha marid la zota luni al Lio.
Nel Settecento era usanza dei giovani veneziani trovarsi allini-
zio dellautunno, al luned nei mesi di settembre e ottobre, in al-
legre brigate, portandosi in barca alle spiagge del Lido per fare una
sorta di picnic, allietato da canti e danze accompagnate da musi-
che di flauti, chitarre e violini. A copertura delle spese venivano
impiegati i fondi depositati nelle cosiddette casse peote, che serviva-
no appunto a finanziare questi particolari g a r a n g h e l i. Il Romanin ci
illumina sul significato, per molti oscuro, della cassa peota e di que-
sta tradizione: le popolane depositato in mano ad una, che faceva
lufficio della cassiera, il loro obolo settimanale, ornavano, nel de-
signato d, una peota di tappeti, di banderuole, di fiori; tutte quel-
le che doveano prender parte alla romorosa festa si adunavano di
buon mattino al luogo dellimbarco, ove erano attese dai barcaiuo-
li, e da due uomini maturi, scelti fra i pi coraggiosi e savi del vi-
cinato, che servir loro doveano
di scorta e di custodia. Ve s t i v a-
no di solito una giubberella di
scarlatto, sopra gonnella bam-
bagina, candidissimi lini, visto-
si grembiali di persiana, orna-
vansi di quanto aveano di ori, di
a rgenti, nastri e fettucce. I ma-
riti, i padri, i fratelli erano pre-
senti allimbarco, auguravano
loro allegria e buon viaggio; i
saluti, gli addio si replicavano
fin dove giunger potevano la vo-
[202] Pubblicit dei voli
negli anni trenta.
[203-204] Laerostazione inaugurata
nel 1935 e, a destra, lhangar
progettato da Pier Luigi Nervi
purtroppo non pi esistente.
[206] Ragazze vestite a festa al luni
del Lio.
[205] La sala passeggeri
d e l l a e r o s t a z i o n e .
ce e lo sguardo. Conteneva la barca le provisioni per quel d, e pri-
ma di uscire da Venezia giravano fra canti e suoni, e talora anche
con danze, i canali alle cui rive immensa la turba di popolo si adu-
nava. Posto piede [...] al Lido, o a qualche altro margine della La-
guna, era un saltare, un corrersi dietro, un ballare che andava alle
stelle, un motteggiarsi a vicenda, un voler sedersi su tutti prati,
uno strappare di fiorellini, e farne innocuo e gentilissimo proietti-
le, era lesultanza di chi un giorno, almeno dellanno, si sente in-
dipendente, torna libero figlio della natura, non ha da prender leg-
ge che dal proprio volere. Tenevano il pranzo nella miglior osteria,
e allaperto, al quale poi facevano succedere i balli nazionali, ac-
compagnati dal cimbano e dalle villotte, che alcuna di esse canta-
va, e tornavano la sera nella trionfante peota vagamente illumina-
ta, con canti e schiamazzi ancor maggiori che alla partenza, seco re-
cando i rilievi della mensa a confortare i palati de loro uomini e
fanciulli, potendosi invero riguardare quel d siccome giorno di
emancipazione della donna.
Si usava andar in fragia, un modo di dire che stava a significare
andar in compagnia, in allegra brigata. E di questa natura erano
appunto le fragie dei luni del Lio. Tale divertimento popolare, che ri-
mase in voga fino ai primi decenni dellOttocento, traeva la sua ori-
gine da un aneddoto divertente, che aveva come protagonista una
vecchia, brutta, guercia e zoppa, ma con in petto ancora tanto
morbn da far concorrenza a qualsiasi giovane leziosa e avvenente. La
vecchia carampana desiderava sposarsi al pi presto ma, come si
pu ben capire, era difficile trovare il gonzo che la volesse impal-
mare per, se Madre Natura non laveva dotata fisicamente, unal-
tra qualit la rendeva un partito particolarmente appetibile: il de-
naro, accumulato con tanta fatica in anni e anni di duro lavoro. Al
solo pur vago sentore di un potenziale spasimante, i maldicenti ini-
ziavano a mormorare e le velenose insinuazioni ricalcavano la ma-
niera di un celebre epigramma di Marziale, che ci scusi il poeta
latino per questa irriverenza suonerebbero allincirca in tal modo:
Nane ama dona Rosega.
Ma de che Rosega ti parli?
Ma de dona Rosega, lorba, naturalmente.
Ela xe orba de un ocio,
ma lu, poareto,
el xe proprio orbo de tuti do.
La ricca dote della sposa fece il miracolo e si trov lo spasiman-
te: un giovane bello e seducente, pieno di debiti, che, indeciso fra
il gettarsi in canale o far un colpo prendendo in moglie lorribile
pulzella; fra i due mali scelse il minore. I due sposini decisero per
di non far trapelare la notizia e cos, in fretta e furia, senza far le
pubblicazioni di rito, fu decisa la fatidica data della cerimonia; pi
che altro lo sposo preferiva mantenere lincognito, ma si sa la
calunnia un venticello.... I curiosi non li lasciarono in pace,
neanche al Lido, dove, di luned mattina, in piena stagione autun-
nale, si erano recati di nascosto per celebrare il rito nuziale.
Finita la celebrazione del matrimonio, mentre festeggiavano
lavvenimento con un lauto banchetto magra consolazione per il
novello sposo che aveva impalmato la ricca strega ecco, allim-
provviso, sopraggiungere la folla dei curiosi che, con ogni stru-
mento a percussione di fabbricazione artigianale o di abituale uso
domestico, accolgono con strepiti assordanti i due sposini novelli.
Per evitare lo scandalo e ingraziarseli in qualche modo, i maldicen-
ti vengono invitati a prender parte al banchetto, servendo loro vi-
no e vivande di ogni
tipo senza risparmio
alcuno. Il banchetto,
tra scherzi, canti e
balli, si concluse a
tarda notte, mentre
il coro degli ubriaco-
ni intonava gli ulti-
mi evviva stonando a
pi non posso.
Fin qui la tradi-
zione. Ecco poi il
racconto dalla viva voce di un cronista dellepoca: I luned del Li-
do sono consacrati propriamente al basso popolo; in tale giornata,
quando il tempo sereno, innumerabile la folla delle barche che
partono da Venezia piene zeppe di gente, e si recano al Lido: dor-
dinario vi vanno sullora di vespero e, giunti col, tutti si abban-
donano al piacere. Le osterie dispensano vini e cibi in quantit; tu
vedi i prati circostanti seminati di tavole improvvisate, a cui seg-
gono uomini e donne confidenzialmente a mangiare e a bere; sotto
gli alberi che fronteggiano la laguna, altri gruppi di persone dogni
qualit: artigiani, barcajuoli, domestici, soldati; lungo la riva un
numeroso andirivieni di spettatori che passeggiano su e gi, riden-
do, cantando, a goder della vista di chi gozzoviglia e della molti-
tudine delle barche dogni specie che, come un vasto piano, si sten-
dono dinnanzi ad attendere i loro padroni. Pi lontano, a gruppi,
veggonsi i danzatori abbandonarsi spensieratamente ai loro balli fa-
voriti; donnacce mezzo discinte, uomini avvinazzati, fanciulli tra-
cotanti e sfrenati, vecchi vergognosi, una congerie di gente senza
pudore, facce accese dai cibi e dal moto, chiome svolazzanti al sof-
fio della brezza, voci stridule e alte, o fioche stonate; insomma uno
spettacolo originale e meritevole. [...] Sul far della notte ladunan-
za si scioglie, ed allora ha luogo un novello spettacolo, perch un
colpo docchio stupendo il vedere al barlume del crepuscolo la la-
guna coperta di barche che ritornano e cercano di soverchiarsi lu-
na laltra; quelle voci, quei suoni che si spandono sullampiezza del-
le acque per silenzio della notte, e i fochi dartifizio che accesi di
tanto in tanto su questa o su quella gondola brillano duna luce
fuggevole e vivacissima colorando le facce delle persone e la super-
ficie dellonde quando dun rosso acceso, quando dun azzurro bril -
lante e di tantaltre bizzarre e mutabili tinte.
Il baccanale del Lido, che i veneziani ricordavano sempre pia-
cevolmente, anche se si era interrotta la tradizione, viene rispolve-
rato alcuni decenni dopo dallastuto Fisola, il glorioso fondatore del
Lido che, nel 1857, in occasione della visita dellarciduca Ferdi-
nando Massimiliano e della sua consorte, non trova di meglio che
organizzare nello Stabilimento Bagni, da poco inaugurato, una fe-
sta straordinaria, che della claudicante protagonista di questa festa
tradizionale ormai misera tera da bocai ha perso ogni ricordo, ma
un canto popolare, pi duro a spegnersi della labile memoria degli
uomini, ne continua a celebrare i mitici sponsali:
Zaneta cara, vestite da festa,
che voglio in fragia ancuo che andemo a Lio;
pontite negro el galaneto in testa,
che vogio che disemo: E nota e nio,
e che rebata el cimbano: nio e nota,
de luni a Lio sha maridao la zota!
[207] Festeggiamenti durante un luni del Lio.
LAntico Cimitero ebraico
ALDO IZZO
L
antico cimitero ebraico a San Nicol ha una lunga e trava-
gliata storia: sono infatti 624 anni che gli Ebrei veneziani
vengono sepolti al Lido. Prima nel cimitero che oggi chia-
miamo Antico, poi in quello chiamato Nuovo. Larea dellantico ci-
mitero ora solo una piccola parte 3000 metri quadrati della
vastissima estensione che quel luogo di sepolture aveva raggiunto
verso la fine del XVIII secolo sul terreno che si estendeva sul trat-
to del lungolaguna che va da via Cipro (prime sepolture) alle mura
del Forte di San Nicol (ultime sepolture).
Fu dopo la grave crisi economica che colp la Serenissima in
conseguenza della guerra di Chioggia (1378-1381) che il governo
veneziano decise di ripristinare in citt lattivit feneratizia proibi -
ta sin dal 1254 con un decreto del Maggior Consiglio. Ritornaro-
no pertanto in citt quei banchieri ashkenaziti che, per circa 130
anni, erano stati confinati a Mestre e dintorni. Una delle prime, in-
confutabili necessit di questo nucleo ebraico fu quella di ottenere
un terreno ove seppellire i propri defunti. Qual era, dunque, il luo-
go pi fuori dai piedi che immaginar si potesse, verso la fine del
XIV secolo? Il Lido.
Cos, in data 25 settembre 1386, sotto il do-
gado di Antonio Ve n i e r, la Magistratura del
Piovego concesse alla Universitas Judeorum
(Comunit degli Ebrei), un terreno situato
lungo la laguna, a San Nicol. Il Lido allora
non era abitato, non vi era nulla: robinie,
sterpi, arbusti, rovi coprivano quasi lintera
isola. Non vi era nulla, tranne due impor-
tanti realt: il piccolo centro di Malamocco
(lantico, leggendario M e t a m a u c u s, forse luo-
go dei primi insediamenti) situato nella par-
te opposta dellisola; e il convento dei Bene-
dettini dedicato a San Nicol di Myra la cui
esistenza documentata sin dal 1043.
Quando i monaci seppero che l doveva sorgere un cimitero
ebraico, ne rimasero sconvolti. La rabbia e lindignazione port i
Benedettini a far causa alla Magistratura del Piovego e alla Univer -
sitas Judeorum vantando diritti di propriet su quelle terre, poich
occupate per primi, e reclamando la necessit dei terreni per futu-
re coltivazioni di frutta e ortaggi, bench di terre ce ne fossero a di-
smisura e incolte. Il caso and avanti per tre anni e i monaci perse-
ro la causa. Nellottobre del 1389 iniziarono quindi le prime se-
polture; di quel periodo ci rimane una sola lapide: la matzevet Ke -
vur (pietra tombale) del giovane Shmuel ben Shimson (Samuele fi-
glio di Sansone) morto il 12 kislev 5150 (8 dicembre 1389). Ma i
problemi non erano finiti: continue incursioni, atroci atti vandali-
ci e persino casi di
dissotterramento di
cadaveri! costrinsero
la Comunit Ebraica
a informare la Magi -
stratura del Piovego
e a chiedere il per-
messo di costruire
una staccionata di legno intorno allarea delle sepolture. Immedia-
tamente la Magistratura concesse il permesso specificandone il mo-
tivo: propter enormia quae fiebant ad corpora Judeorum (per le enormit
che venivano compiute sui corpi degli Ebrei). Nota bene: ad corpo
ra Judeorum, non ad sepulcra Judeorum.
Il recinto di legname venne eretto ma forse la Repubblica ave-
va anche invitato i Benedettini a prestare maggiore attenzione a
quanto succedeva sotto i loro occhi. Di fatto i rapporti con i con-
ventuali si aggiustarono e saranno loro stessi a concedere in segui-
to alla Comunit nuovi terreni per ampliare il cimitero, dato il pro-
gressivo aumento della popolazione ebraica. Tra Comunit e Bene-
dettini vi furono accordi enfiteutici poich agli Ebrei era vietato
possedere beni immobili; i contratti non erano particolarmente eso-
si ma servivano a ribadire la loro propriet sulle terre.
Risolto il problema con i monaci ne sorse un altro, forse ancor
pi grande e insormontabile. Davanti allarea concessa per le sepol-
ture, vi era (e vi tuttora) limboccatura del porto di Venezia per-
tanto, in tempo di guerra, intervenivano spesso le autorit militari
che rimuovevano le pietre tombali per far spazio alla costruzione di
spalti, fortini, alloggiamenti per le truppe. A emergenza finita, non
era certo facile riposizionare le lapidi che a centinaia erano state di-
velte, rimosse e disseminate o accatastate altrove.
Linterruzione pi lunga fu durante la guerra contro i Turchi
(1671-1675) ma il ritrovamento di molte lapidi risalenti a quegli
anni fa capire che la sepoltura avveniva in luoghi pi arretrati ri-
spetto alla laguna, privi di interesse militare. Anche nel 1715 la-
rea cimiteriale fu nuovamente occupata e devastata, per esigenze
militari, con costruzione di opere difensive e nuove catastrofiche ri-
mozioni di lapidi. Scavando per dare sepoltura a un nuovo defunto,
si correva il rischio di trovare ossa altrui.
Disastrato pi volte tutto il
terreno e reso praticamente inu-
tilizzabile, la Comunit chiese
alla Repubblica una nuova area.
In sostanza venne ordinato di la-
sciare uno spazio vuoto di circa
200 metri (poi utilizzato dal
1916 come cimitero cattolico) e
continuare a seppellire pi en-
troterra. E cos fecero. Al 1774
si datano infatti sia le ultime se-
polture nella parte antica che le prime nella parte nuova; da que-
sto momento ci saranno due cimiteri ebraici: quello Antico e quel-
lo Nuovo.
Nel 1796, con larrivo di Napoleone, una guarnigione viene in-
viata presso il Forte di San Nicol per presidiare limboccatura del
porto. Ecco quindi nuovamente la costruzione di fortezze e spalti,
di opere difensive, di alloggi per le truppe. Quanto rimaneva delle
vecchie recinzioni dellabbandonata area sepolcrale, venne distrutto
e le pietre tombali usate per costruire fortificazioni e basamenti di
cannoni. il coup de grce per quel luogo cos ricco di storia e dar-
te. A tale scempio segu loblio totale, il luogo venne abbandonato
[208] Jacobello dalle
Masegne, Il doge
Antonio Venier,
Venezia, Museo Correr.
A
B
C
[210-211] Le tre aree cimiteriali: A
Antico Cimitero ebraico, B cimitero
cattolico, C Nuovo Cimitero ebraico. A
sinistra, lentrata del Nuovo Cimitero
ebraico.
[209 Il convento di San Nicol e larea del cimitero,
denominata Casa di Zudei, in unantica pianta.
da tutti, compresi gli stessi Ebrei visto che le tombe recenti erano
dallaltra parte. La vegetazione prese il sopravvento, crescendo in
modo incontrollato e selvaggio, trasformandosi in fitta boscaglia e
in un ancor pi fitto e impenetrabile sottobosco: un suggestivo e
misterioso intrico di macchia mediterranea e antiche lapidi, per lo
pi divelte, rovesciate, a volte spezzate, coperte di edera.
Nel romantico Ottocento il luogo affascina letterati e poeti di
tutta Europa. Ne parlano e ne scrivono uomini di lettere quali lord
George Byron, Percy Shelly, Wolfgang Goethe, Thophile Gautier,
Alfred de Musset e George Sand. Giovanni Prati vi ambienta un
episodio del poema Edmenegarda (1841) descrivendolo nuda e de-
solata [...] terra e di romite pietre sparse allintorno. Anche Paga-
nini veniva a suonarci il violino perch il luogo lo ispirava.
Alla fine dellOttocento, con linizio dellurbanizzazione del Li-
do, si scoprono le vacanze al mare, si progettano e si realizzano sta-
bilimenti balneari, grandi alberghi. A San Nicol, sopra le antiche
lapidi e le antiche sepolture vennero costruiti i campi e il palazzo
liberty del Tiro a Segno Nazionale (1883-1886). Vennero rimosse
soltanto le lapidi visibili e quelle che tornarono alla luce scavando
per fondazioni e tubolature e quindi scaricate in quel poco spazio
che rimaneva della primitiva area sepolcrale: un rettangolo compre-
so tra il Tiro a Segno a nord, via Cipro a sud, terreni demaniali in-
colti a est e la laguna a ovest. In tutto circa 3850 metri quadrati.
Forse per rendere decorosa la zona confinante col nuovissimo
Tiro a Segno o forse per creare
unattrazione in pi al Lido, che
muoveva i suoi primi passi di
localit turistica, o forse anche
per porre, in qualche modo, ri-
medio alle migliaia di sepolture
profanate, larea venne recintata
da un muro in mattoni, alto cir-
ca due metri. Un elegante por-
tale in pietra dIstria, con can-
cello in ferro battuto sul lato la-
guna, recava sullarchitrave la
scritta AN T I C O CI M I T E R O IS R A E-
L I T I C O. Fu pure creato un sentie-
ro che dal cancello portava al centro del
campo, dove si eresse un obelisco, tanto per
dare un quadro di completezza a quanto era
soltanto lultimo lembo rimasto dellAntico
C i m i t e r o .
Le lapidi, raccolte un po dappertutto,
vennero allineate ai lati del sentiero, senza
tenere conto quali corpi fossero sepolti sot-
to, senza differenziare date, famiglie, nazio-
ni. Numerosi coperchi di sarcofagi, fatti ovviamente per esser posti
orizzontalmente sulle sepolture, vennero piantati verticalmente nel
terreno: mezza scritta fuori e
mezza sotto terra. Laustera lapi-
de del famoso grammatico e ca-
balista Elia Levita (Neustadt
1 4 7 2 - Venezia 1549) piantata
vicino a un coperchio di sarcofago barocco settecentesco. Comunque
qualcosa era stato fatto, centinaia di lapidi erano state salvate dal-
loblio, dalla perdita definitiva. La veduta dinsieme di buon effet-
to, suscitava linteresse dei passanti, richiamava visitatori.
Nel 1925, durante importanti lavori di ristrutturazione al Tiro
a Segno per creare dei terrapieni a protezione dei passanti (il Lido
ora non era pi disabitato!), affiorarono 139 lapidi ebraiche che
vennero portate e scaricate alla rinfusa, spesso spezzate, nellorto del
custode del Cimitero Nuovo. Ma la tormentata storia di questo
luogo, non finita. Nel 1929, periodo delle grandi opere pubbli-
che del nuovo regime fascista, venne ordinato lesproprio di tutta
larea adiacente alla laguna per ampliare e asfaltare quella che sa-
rebbe poi divenuta la riviera San Nicol. Il muro e il cancello del
cimitero, che si trovavano a meno di due metri dallacqua, vennero
arretrati di diciassette metri. Si persero quindi ulteriori ottocento-
cinquanta metri quadrati riducendo larea agli attuali tremila me-
tri quadrati. Le lapidi di quellarea vennero raccolte e si procedette
al recupero delle salme. Ma, ai primi scavi, ecco la sorpresa: alla
profondit di soli 40/50 centimetri, non comparvero n bare, n os-
sa, ma un secondo strato di lapidi e, sotto a queste, finalmente, i re-
sti umani. Tra il primo e il secondo strato vennero raccolte pi di
seicento pietre tombali, ma soltanto 397 salme.
La disparit tra il numero delle salme e delle lapidi dimostra
chiaramente che il primo strato era una sorta di discarica di lapi-
di provenienti dalle aree perdute nei secoli; quelle del secondo stra-
to invece erano tombe vere e proprie. Le ossa vennero riesumate,
poste in cassettine di legno e nuovamente seppellite in unarea li-
bera del Cimitero Nuovo. Le circa seicento lapidi furono posizio-
nate negli spazi liberi di quanto restava del Cimitero Antico, di-
stese tra i filari di lapidi o malamente addossate al muro di cinta.
Dopo lennesimo scempio, il luogo venne praticamente abbando-
nato, dimenticato e chiuso. Ancora una volta la vegetazione prese
il sopravvento, il luogo divenne pressoch impenetrabile, ledera
copr quasi del tutto le lapidi.
Delle 139 lapidi scaricate nel 1925 nellorto del custode del
Cimitero Nuovo, come materiali di risulta di una qualsiasi de-
molizione, la Sovrintendenza dei Beni Artistici e Storici decise nel
1993 di sovvenzionare il recupero, il restauro e la sistemazione.
Venne cos creato un lapidario, in un
ampio terreno libero del Cimitero
Nuovo, in unarea non destinata a
future inumazioni e le lapidi furono
sistemate in modo da non coprirsi
luna con laltra. Il lapidario oggi
visitato, ammirato da studiosi e da
turisti dogni parte del mondo.
una pagina darte e di storia, salvata
dalla perdita totale e definitiva, con-
segnata alla posterit. Sempre nel
1993 venne anche creato lossario re-
cintato da colonnine in pietra dI-
stria, collegate tra loro da catene a
festone, e posto un cippo commemo-
rativo che cita un versetto del Salmo 91 Poich Egli comander ai
suoi angeli di seguirti in tutte le tue vie.
Infine, nel 1998, grazie al sostegno di istituzioni italiane e stra-
niere, il Comitato per il Centro Storico Ebraico Veneziano d ini-
[215] Lapidi del Cimitero
Antico.
[212-213] Lentrata del Cimitero
Antico in riviera San Nicol e, in
basso, lobelisco commemorativo, posto
subito dietro la cancellata, su cui
inciso: Cimitero Israelitico dallanno
MCCCLXXXIX.
[214] Sarcofago e lapidi del Cimitero
Antico.
zio allimmane lavoro, sognato da decenni, di disboscare e procede-
re al radicale restauro del Cimitero Antico che venne inaugurato il
13 ottobre 1999 alla presenza di centinaia di persone festanti: do-
po secoli e secoli di solitudine e mortale silenzio... qualcuno si an-
che commosso.
Infine, un breve accenno allevolversi dello stile delle lapidi. Le
pi antiche erano nude, austere, assolutamente prive di immagini
scolpite ma con landar del tempo si pas-
sati a quelle adorne da pomposi stemmi, in-
segne, simboli araldici, secondo lo stile
portato dagli Ebrei sefarditi espulsi dalla
Spagna nel 1492. Le immagini scolpite sul-
le lapidi divennero una vera e propria mo-
da e tutti scolpivano qualcosa sulla pietra:
lalbero della vita, un cervo in barca, un
cranio di bue sopra una vera da pozzo, ban-
dierine. Interessanti gli epitaffi, spesso
composizioni poetiche, non sempre del tut-
to comprensibili.
La valorizzazione del Lido:
limpegno di EstCapital
UFFICIO STAMPA ESTCAPITAL
E
stCapital, gestore dei fondi immobiliari RealVenice I e II,
ha dato il via a un importante progetto di riqualificazione e
valorizzazione del Lido di Venezia, finalizzato a riportare li-
sola agli splendori della belle poque, anni in cui i suoi memorabili
hotel e residenze venivano frequen-
tate da un turismo internazionale
fatto di letterati, star del cinema e
personaggi di indiscussa fama e cele-
brit che cercavano in questo luogo
il giusto compromesso tra svago e re-
lax, mondanit e riservatezza. Da qui
lambizione di EstCapital di riper-
correre quegli anni fatti di grande
c h a r m e, con laggiunta di un tocco di
modernit capace oggi di offrire un
servizio di altissimo s t a n d i n g. Anche
la natura fa la sua parte, offrendo un
luogo unico, una piccola isola frap-
posta tra il mare Adriatico e Ve n e z i a .
Linvestimento di EstCapital sul Lido si focalizza, in particola-
re, sul restyling degli storici Hotel Excelsior e Des Bains. Affacciati
sul mare Adriatico, questi edifici dallarchitettura liberty primi
Novecento, hanno giocato un ruolo centrale nel dare al Lido la fa-
ma che ancora lo accompagna. Dalla
fine del 1932, quando il primo Fe-
stival Internazionale del Cinema di
Venezia stato ospitato nella terraz-
za dellHotel Excelsior, lappeal di
questo evento stato amplificato
dallo stretto legame con questa propriet di grande stile.
Ed ora presente e futuro. Gli Hotel Excelsior e Des Bains ope-
reranno indipendentemente fino alla conclusione dellimportante
piano di ristrutturazione, gi in fase di avvio, che porter a un ri-
pensamento del design interno dellExcelsior, che rimarr hotel di
lusso composto da 160 camere, suite, spa, ristoranti e accessi riser-
vati alle spiagge; accanto le residenze Des Bains, propriet uniche
che godranno di tutti i servizi alberghieri previsti per i clienti Ex-
celsior. In aggiunta alla visita della storica Venezia, gli ospiti po-
tranno scoprire le lussuose capanne di fronte al mare, una spa extra
lusso, le innumerevoli attivit di sport acquatici, cene sia raffinate
che casual. Saranno inoltre disponibili importanti aree meeting, an-
dando a completare le strutture per le conferenze, che sono attual-
mente in ristrutturazione nelle adiacenze del Palazzo del Cinema e
del Palazzo del Casin. La ristrutturazione di questi celebri hotel
ed edifici del Lido parte del grande progetto di EstCapital, quale
societ di gestione dei fondi immobiliari RealVenice I e II, di va-
lorizzare e rinnovare lisola, riportandola a essere la pi importante
destinazione balneare dellAlto Adriatico, commenta Gianfranco
Mossetto, presidente di EstCapital. Il fondo immobiliare RealVe-
nice I il primo a essere stato interamente destinato a riqualificare
i prestigiosi luoghi storici di Venezia, garantendo che la storia e la
cultura dei secoli passati sia elegantemente mantenuta nei palazzi,
che continueranno a giocare un ruolo fondamentale allinterno del-
la citt per le generazioni future.
Un altro importante impegno di EstCapital quello relativo al-
lex Opedale al Mare. Gli edifici e le aree avranno una destinazione
residenziale (in particolare a uso turistico), alberghiera, commer-
ciale, con servizi alla persona (spiagge, fitness, area benessere). Il ri-
sultato finale vedr nuova occupazione diretta per 450 lavoratori
impegnati nella gestione, mentre in fase di cantiere i lavoratori sa-
ranno mediamente cento al giorno, con punte fino oltre duecento.
Con questa operazione Est-
Capital creer quindi nuovi
posti di lavoro per pi di
650 persone.
[216] Esempio di lapide
scolpita.
[217-219] Citazione dantesca
per pubblicizzare i grandi
alberghi. A sinistra, sfilata di
moda allHotel Excelsior nel
1928 e, in basso, festa danzante
sulla terrazza nel 1925.
[220] Terrazza dellExcelsior 1932:
la prima Mostra del Cinema.
[221-223] I padiglioni dellOspedale al
Mare e, a sinistra e in basso, i rendering
del progetto per questarea.
Unala di gabbiano tra terra e mare:
il nuovo terminal del Lido
UFFICIO STAMPA INSULA
U
nala di gabbiano il biglietto da visita della nuova por-
ta dacqua del Lido. La vela in acciaio e zintek che con-
nota il terminal dellisola stata ormai completata e si
staglia come segno distintivo della porta dingresso dellisola.
Proseguono a ritmo serrato i lavori di realizzazione del nuovo
terminal di Santa Maria Elisabetta che prevede lubicazione in linea
di cinque approdi destinati allattracco dei mezzi della navigazione
ACTV, compresa la motonave e i foranei. I fabbricati della zona sud
risultano interamente completati mentre la parte restante sar rea-
lizzata quando ACTV e VELA avranno provveduto allo sgombero
delle strutture provvisorie nella zona nord. Da fine aprile la strut-
tura in grado di accogliere gli arredi e le apparecchiature desti-
nate al funzionamento della parte sud del nuovo terminal e, duran-
te la stagione estiva, saranno operativi cinque approdi per garanti-
re il flusso dei bagnanti e dei residenti.
Destinato principalmente al collegamento con Venezia e Punta
Sabbioni, il terminal principale dellisola attualmente in corso di
realizzazione. Con un fronte acqueo di circa 150 metri, consente la
collocazione in linea di cinque approdi destinati allattracco dei
mezzi di navigazione: uno in pi rispetto al precedente. La razio-
nalizzazione degli approdi del terminal e la valorizzazione dellaf-
faccio del piazzale verso Venezia sono i due temi affrontati nello
sviluppo progettuale. Alluscita di via Isola di Cerigo, sul prolun-
gamento dellasse visivo che punta verso larea Marciana, una piaz-
za coperta ospita le biglietterie e il centro informazione ed eventi.
Verso il piazzale, un percorso pedonale coperto, parallelo alla ri-
va, distribuisce i flussi dei passeggeri verso i tre locali di attesa.
Questi sono divisi in due parti: una per lattesa e una riservata alla
movimentazione dei flussi in procinto dimbarco, con divisioni mo-
bili che garantiscono la flessibilit interna degli spazi mentre il
percorso pedonale adiacente alle corsie per la fermata degli auto-
bus. Lopera si concluder entro lestate.
Con un investimento complessivo di 25 milioni di euro, il pro-
getto ripensa questo luogo nevralgico, punto di interscambio tra la
viabilit gomma/acqua, non solo sotto laspetto formale e funzio-
nale, ma anche per adeguarlo alle mutate esigenze della popolazio-
ne residente e agli accresciuti flussi turistici, articolandosi in tre di-
versi ambiti: la realizzazione del nuovo muro di sponda e della pia-
stra del nuovo terminal (inizio lavori giugno 2007, fine lavori di-
cembre 2009), la costruzione del nuovo terminal (attualmente in
corso), il riassetto del piazzale e la sistemazione della viabilit (an-
cora allo stadio progettuale).
Tra gli obiettivi principali del progetto vi il conseguimento di
un ordine visivo e, a seguito dellidentificazione di particolari coni
ottici da preservare, di una traspa-
renza tale da permettere il pi possi-
bile la visuale dal piazzale di Santa
Maria Elisabetta verso il centro stori-
co. Di qui la scelta di non proporre
un monoblocco, ma vari elementi
frammentati in unalternanza tra pie-
ni e vuoti: le tre cabine separate con
le biglietterie e ledicola inglobate in
affaccio verso la piazza, lelemento
pi alto di copertura della piazza con
i suoi necessari appoggi, il varco di
uscita dalla motonave e dei foranei, i
volumi sul lato sud dedicati a spazi
logistici e di servizio AC T V. Inoltre,
la permeabilit visiva da diversi pun-
ti panoramici viene favorita sia attraverso il lato quasi totalmente
aperto di tutto il fronte verso il piazzale, sia attraverso il fronte la-
guna completamente finestrato, che conferiscono una reale conti-
nuit tra interno ed esterno.
Lultimo intervento per la realizzazione della nuova porta del
Lido prevede il rifacimento del piazzale retrostante il terminal, in
applicazione a quanto previsto dalla variante allo strumento urba-
nistico vigente e al nuovo piano urbano del traffico. La nuova or-
ganizzazione del fronte laguna e del terminal permetter di ripen-
sare lintero nodo urbano ridefinendo la viabilit pedonale del si-
stema piazzale Santa Maria Elisabetta-via Cerigo-Gran Viale e le
vie Corf, Perasto e Negroponte, la circolazione dei mezzi pubbli-
ci e privati, le fermate degli autobus, le aree di sosta dei taxi, i par-
cheggi per biciclette e moto. Nelle vie Corf, Perasto e Negropon-
te verr inoltre adeguato il sistema di collettamento e raccolta del-
le acque meteoriche, oggi critico in caso di maree medio-alte.
[226-227] I due fronti del terminal: visto dalla laguna e, in basso, da terra.
[228-229] Lo scheletro dacciaio della copertura della piazza e, a destra, un
particolare della struttura.
[224-225] Santa Maria Elisabetta nel 1859: il primo terminal e, a destra,
in una foto aerea degli anni sessanta.
[230] Il montaggio dei sostegni
della copertura.
Malamocco e il piccolo Mose
UFFICIO STAMPA CONSORZIO VENEZIA NUOVA
D
a un lato la laguna, dallaltro il mare. In mezzo, su una sot-
tile striscia di terra, il borgo di Malamocco. Un piccolo
centro urbano con origini illustri: Malamocco la diretta
discendente dellantica Metamauco che, dopo essere stata uno dei
primi insediamenti stabili del territorio lagunare in epoca preroma-
na, divenne sede vescovile e sede dellautorit politica, con il trasfe-
rimento dellallora duca delle genti venete nellVIII secolo. Da capi-
tale amministrativa e religiosa a nuova Atlantide. La storia e le for-
tune di Metamauco si interrompono nel XII secolo quando la citt
scompare improvvisamente dalla geografia lagunare forse a causa di
una catastrofica mareggiata o del ripetersi di disastrose acque alte.
Una nuova Metamauco venne ricostruita a poca distanza dal-
linsediamento originario. Da questa deriva lodierna Malamocco
situata su unarea profondamente modificata nel Settecento, quan-
do furono realizzati vasti imbonimenti attorno allabitato per rica-
vare nuovi terreni.
Tra lOttocento e il
Novecento anche il
centro storico sub
una serie di trasfor-
mazioni quali la
chiusura del princi-
pale canale interno:
lattuale rio ter. No-
nostante i cambia-
menti degli ultimi
secoli, Malamocco conserva la caratteristica organizzazione urbana
definita dallalternarsi di calli, campielli, piazze e rii che ne fanno
uno dei pi suggestivi centri storici del litorale veneziano.
In questi anni a Malamocco stato realizzato un articolato pia-
no di interventi di tutela e riqualificazione finalizzato alla difesa
dalle acque alte, alla sistemazione ambientale e urbana degli spazi
pubblici, alla valorizzazione delluso collettivo e della funzione so-
ciale dei luoghi. La difesa del territorio lagunare dalle acque alte
assicurata dal sistema MOSE, in costruzione alle tre bocche di por-
to. Alla protezione dagli allagamenti concorrono anche interventi
locali nelle aree maggiormente a rischio. A Malamocco, in partico-
lare, sono state rialzate le rive urbane e sono state predisposte tre
paratoie nei rii che attraversano labitato: in caso di acqua alta le
paratoie bloccano la marea che entra dalla laguna. La difesa del bor-
go completata dalle opere per il rinforzo della spiaggia, realizza-
te lato mare. Questi interventi hanno fatto s che in questi anni
dal 1998 a oggi Malamocco sia rimasta sempre allasciutto dalle
acque alte e protetta dalle mareggiate.
Ottantanni di golf agli Alberoni
MICHELA LUCE
F
esteggiare ottantanni ma sentirsi ancora giovani e pieni di
entusiamo! merito della stagione felice che sta vivendo il
circolo veneziano, che pu fregiarsi, a buon diritto, del tito-
lo di primogenito della regione e tra i pi antichi dItalia. Pochi al-
tri circoli infatti possono far risalire la fondazione al 1928 e laper-
tura al 1930. La leggenda vuole che sia stato lamericano Henry
Ford, presidente dellomonima casa automobilistica, il deus ex ma
china della costruzione di un percorso di golf al Lido di Venezia.
Sbarcato nel 1928 allHotel Excelsior con sacca e mazze al se-
guito, scopr che n il Lido, n Venezia potevano godere di un cam-
po dove praticare quello sport in Italia ancora pressoch sconosciu-
to, in America invece gi molto diffuso. Esternando il suo disap-
punto allamico conte Giuseppe Volpi di Misurata, uomo di gran-
di entusiasmi e allepoca Presidente della CIGA (Compagnia Italia-
na Grandi Alberghi), Ford lo convinse a cercare al Lido il luogo op-
portuno dove progettare un campo allaltezza delle eleganti strut-
ture gi esistenti nellisola.
Del resto il conte Volpi con una geniale idea avrebbe dato vita,
di l a poco, nel 1930 al I Festival Internazionale della Musica, nel
1932 al I Festival del Cinema, nel 1934 al I Festival del Teatro, av-
venimenti cultural-mondani che da allora a oggi si susseguono con
cadenza annuale o biennale. Addirittura in occasione della Mostra
del Cinema, che ogni fine estate vede sfilare in passerella stars da
tutto il mondo, i premi al miglior attore e attrice, sin dalla nasci-
ta, ne portano la memoria chiamandosi Coppa Volpi.
Il Circolo Golf Venezia nacque quindi proprio allepoca che die-
de impulso alle grandi iniziative di rilancio dellisola, che la resero
famosa nel mondo. Larea individuata da Volpi e Ford fu agli Albe-
roni, lestremit a sud del Lido, adiacente alla bocca di porto di Ma-
lamocco, una zona di cento ettari le cui caratteristiche naturali si
presentavano similari ai links scozzesi, dove sabbia e vento avreb-
bero potuto rendere
il gioco allaltezza
delle tradizioni bri-
tanniche. Attorno a
unantica fortifica-
zione austriaca, eret-
ta per la difesa di
Venezia e tuttora
esistente, ad alloggi
militari e scuderie
per cavalli che costi-
tuiscono lossatura della attuale Club House, nel 1928 furono av-
viati i lavori sotto la direzione dellarchitetto scozzese Cruikshank
della Maxwell M. Hart di Glasgow, che disegn le prime nove bu-
che, dotando finalmente il Lido di un intrigante par 35. Fu inau-
gurato nel 1930 con una settimana di gare a cui parteciparono i
primi venticinque soci iscritti al nuovo circolo, provenienti dalle
famiglie nobili dellaristocrazia veneziana.
Il luogo ospit negli anni avvenimenti di particolare richiamo,
e personalit autorevoli lo frequentarono. Resta il ricordo di un in-
contro nellestate del 1934 tra Hitler e Mussolini, documentato da
foto depoca che li immortala nella Club House. Personaggi come
[234] Larea di cento ettari del golf.
[232-233] Sistema di difesa dalle acque alte: a sinistra, con marea normale, la
paratia inattiva; a destra, la paratia in funzione in caso di acqua alta.
[231] Il centro di Malamocco sul fronte laguna.
il duca di Windsor, Henry Cotton, o lattore Bing Crosby si ci-
mentarono lungo il difficile percorso lidense, come ricorda Tullio
Scarso, il primo maestro del circolo che ebbe lonore di giocare con
loro negli anni cinquanta.
Nel dopoguerra il gioco del golf prese piede anche in Italia,
tanto che fu sentita lesigenza di ampliare il campo, e su progetto
dellarchitetto C.K. Cotton furono
aggiunte le altre nove buche, arri-
vando a un impegnativo par 72, pra-
ticabile dal 1951. A seguito dellal-
luvione del 1966, che aveva obbliga-
to alla chiusura dei pozzi che attin-
gevano alla falda artesiana, vennero
creati dei laghetti, veri e propri ba-
cini per lirrigazione del campo, alla
buca 11, alla 13, e uno pi piccolo
tra i due. Sotto la presidenza di Ot-
tavio Croze furono eseguite ulteriori modifiche, in particolare, in
preparazione dellOpen dItalia del 1974, larchitetto Marco Croze
apport miglioramenti del campo lungo il percorso.
Importanti manifestazioni si sono succedute: lOpen dItalia del
1955, del 1960 e del 1974; lincontro Usa-Europa del 1978 che ha
visto la sfida tra Arnold Palmer (tuttora detentore del record 5 sot-
to il par!) e Raymond Floyd contro Tony Jacklin e Baldovino Das-
s, e del 1980 con la partecipazione di Lee Trevino e Jack Renner
contro Severiano Ballesteros e Baldovino Dass; il Vagliano Trophy
del 1989 e del 2001; le quattro edizioni dellItalian Seniors Open
nel 2004, 2005, 2006, 2007. Nomi prestigiosi hanno lasciato la lo-
ro firma sullalbo doro del circolo;
oltre ai gi citati, si sono misurati
sul campo del Lido il francese Gerry
Watine che allOpen del 2005 ha
eguagliato il record di Palmer ,
laustraliano Terry Gale, lo scozzese
Sam Torrence, ma anche attori golfi-
sti tra i quali Clint Eastwood e Sean
Connery. La gara di maggior presti-
gio, attesissima a ogni stagione, il
Leone di San Marco, simbolo del circolo, che, a partire dalla prima
edizione del 1953 a oggi, uno degli appuntamenti pi ambiti nel
panorama golfistico italiano, in occasione della quale si sfidano
ogni anno oltre centocinquanta giocatori per contendersi lambito
leone con la consueta formula gara medal disputata sulle 72 buche.
Lampia selezione di alberi pini marittimi, salici, pioppi e gel-
si, che ne costeggiano i f a i r w a y s rendendo difficoltoso il gioco, il
fondo sabbioso autodrenante e capace di assorbire in poco tempo an-
che le piogge pi scroscianti, consentendone la praticabilit per do-
dici mesi lanno, i venti di bora o scirocco che possono costringere
a mutare improvvisamente le tattiche di gioco, e le difficolt in-
trinseche delle buche, sono caratteristiche che rendono il Golf di
Venezia uno dei pi prestigiosi e difficili dItalia.
La buca pi originale conti-
nua a essere la mitica 9: un par 3
cieco, costruito attorno a un ba-
stione del XVII secolo, con il
g r e e n da raggiungere scavalcando
lostacolo dacqua frontale. Fino
al 1970, arrivati al t e e di parten-
za della 9, si poteva chiamare per
telefono il ristorante e ordinare
il pranzo; i c a d d i e, nel frattempo,
dalla cima del terrapieno, segna-
lavano ai giocatori la posizione della bandiera, o se cerano ancora
giocatori sul g r e e n. In seguito fu
messa una campana che, in poco
tempo, venne avviluppata dagli
alberi tanto da essere sostituita
poco dopo da una luce lampeg-
giante sulla sommit.
LOasi Dune degli Alberoni
ANTONELLA BUSETTO e PAOLO PERLASCA
O
rmai da otto anni, lOasi degli Alberoni una realt viva,
palpitante, ricca di pregio naturalistico, ma anche fragile
e bisognosa di cure e attenzioni. Nata nel 1997 come
Oasi di protezione, questo suggestivo angolo di natura divenu-
ta Oasi WWF nel 2002 ed gestita da un Comitato che opera in
base alle direttive del WWF Italia e con la coordinazione del Con-
siglio di Sezione Regionale del WWF Veneto.
Definire lOasi WWF dune degli Alberoni un paradiso pu
sembrare riduttivo perch oltre alla sua bellezza naturale, essa ospi-
ta una straordinaria variet di
specie animali. Larea si estende
per circa 115 ettari ed cono-
sciuta per essere uno dei sistemi
a dune bianche in cui cresce
lAmmophila meglio conservati
nellAdriatico, ma presenta an-
che altre rarit paesaggistiche
come le dune grigie con prate-
rie aride caratterizzate dal Tortulo-Scabiosetum che svolge unazione
di consolidamento naturale della duna.
Per garantire linsediamento della vegetazione pioniera e la for-
mazione delle dune embrionali dove vivono specie animali rare e a
rischio di estinzione, da oltre un decennio non viene pi effettuata
la pulizia meccanica della spiaggia e si passati alla raccolta ma-
nuale del solo materiale plastico, di manufatti e oggetti pericolosi.
Dove la coltre vegetale viene danneggiata lasciando esposta la sab-
[237-238] Il laghetto nei pressi
della buca 8 e, in basso,
limmagine di un vecchio manifesto
pubblicitario.
[235-236] Il duca di Windsor e, a destra, lincontro tra Mussolini e Hitler il 16
giugno 1934.
[239-240] La buca 9 con alle spalle
una parte del forte austriaco e, a
sinistra, la Club House.
[241] Dune ricoperte di Ammophila.
bia nuda si attivano infatti immediatamente i processi di erosione
operati dal vento che asporta la sabbia causando la progressiva e ir-
reversibile distruzione della duna consolidata, che non potr mai
pi riformarsi nello stesso luogo. Uno degli effetti collaterali della
manomissione della fascia dunosa la massiccia proliferazione di
specie esotiche, la cui diffusione legata ine-
quivocabilmente alla libera circolazione di
uomini e mezzi e favorita dalla presenza di
sabbie nude. Viene cos alterata profonda-
mente la composizione floristica degli habi-
tat coinvolti, con la perdita di specie pregia-
te a favore di specie aliene che possono tal-
volta sostituirsi completamente a quelle au-
toctone, come nel caso dellinvasiva grami-
nacea Cenchrus incertus, particolarmente fasti-
diosa perch produce frutti spinosi scorag-
giando chiunque ad addentrarsi tra le dune.
Oltre alla flora, molto importanti sono anche gli abitanti di
questarea sabbiosa e arida. I censimenti faunistici hanno messo in
evidenza come qui vivono alcune specie rare e in via destizione co-
me il fratino, un piccolo limico che continua a nidificare sullareni-
le degli Alberoni con alterne fortune, soprattutto per la massiccia
presenza di bagnanti di inizio estate, oppure la beccaccia di mare,
che in laguna nidifica sulle barene interne e usa la spiaggia degli
Alberoni come sito di alimentazione. Il gruccione ha qui una delle
pi importanti colonie della provincia di Venezia e, addentrandosi
verso linterno, si possono avvistare rapaci tra cui falchi e poiane, so-
prattutto durante il periodo mi-
gratorio: il raro falco pecchiaiolo
o il falco lodolaio, oltre al ghep-
pio. Vi lelegante sparviere e,
tra i rapaci notturni, si possono udire lassiolo e il gufo, che nidifi-
ca in pineta ed assai utile perch predatore di topi.
Molti sono i passeriformi che nidificano allinterno della pine-
ta: lusignolo, la capinera, il canapino, locchiocotto e lo zigolo ne-
ro, soprattutto in vicinanza delle
praterie aride; assai numerosa an-
che la colonia di cardellini, che si
nutre di semi di alte piante erbacee.
Una delle specie pi interessanti
sicuramente il succiacapre, specie
crepuscolare dal suggestivo canto
notturno e dal volo simile a un falco,
che nidifica con almeno quattro coppie, dopo una lunga migrazio-
ne dallAfrica.
Nelle pozze dacqua dolce sono presenti il martin pescatore e
anche il tarabusino, caratteristico dei canneti, e tra le specie di an-
fibi e rettili presenti nelloasi una menzione speciale va al biacco o
carbonasso, serpente lungo fino a due metri, alla lucertola cam-
pestre, e al rospo smeraldino, tipico degli stagni litoranei.
Notevoli sono per i problemi legati allincremento, soprattut-
to negli ultimi anni, del turismo balneare concentrato nel periodo
da giugno a settembre, in un periodo sensibile sia per la riprodu-
zione di alcuni animali, sia per la fioritura e distribuzione della ve-
getazione. La maggior sfida che il Comitato delloasi sta portando
avanti infatti quella di creare un ambiente dove natura e presen-
za umana siano compatibili e rispettosi. Niente divieti, quindi, se
non la delimitazione di piccole porzioni di arenile per rispettare la
cova di fratini e fraticelli, due specie in via di estinzione, che nidi-
ficano oltre che nellOasi degli Alberoni, anche nella spiaggia libe-
ra di Pellestrina e nellOasi di Ca Roman. Si cerca di dare ai frui-
tori della zona che non sempre sanno di trovarsi in unoasi natu-
ralistica tutte le informazioni del caso e, durante lestate, allen-
trata della spiaggia, vi sempre un gazebo dove dei volontari met-
tono a disposizione materiale e spiegazioni.
Speciale Lido: per saperne di pi...
MICHELE CASARIN e GIANCARLO SCARPARI, Piazzale Roma. Il Li
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www2.comune.venezia.it/lidoliberty/index.htm
[242] La graminacea
infestante.
[243-245] Un sentiero allinterno
delloasi e, a destra, un giovane falco
lodolaio. In basso, il succiacapre.
[246-248] Da sinistra a destra: martin pescatore, carbonasso e rospo smeraldino.