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MANUALE DI LINGUISTICA E FILOLOGIA ROMANZA

INTRO

Laggettivo romanzo abbraccia ci che continuazione della lingua latina. Dal latino derivano idiomi che si
estendono geograficamente dallAtlantico meridionale allAdriatico, continuando oltre il territorio slavo
nella Romana. Da alcuni di questi idiomi si sono formate lingue letterarie alle quali stato poi riconosciuto
lo status ufficiale di lingua:
nellarea Ibero-romanza: portoghese, galego, spagnolo/castigliano, catalano;
nellarea gallo-romanza: francese;
nellarea italo-romanza: italiano, romancio;
nellarea romanza orientale: romeno.
Alcune si sono poi diffuse in altri paesi al di fuori dellEuropa.
Altre lingue romanze hanno goduto di prestigio in passato ma oggi hanno importanza minore o sono
estinte:
Il provenzale (o occitanico), prima lingua romanza ad avere un grande uso letterario nel mezzogiorno della
Francia, che era chiamato Provenza, che in seguito a fattori sociali e politici ha perso prestigio.
Il Dalmatico, parlato sulla sponda orientale dellAdriatico, poi estinto.
La filologia romanza studia anche i dialetti, che non sono qualitativamente inferiori alle lingue, ma
presentano differenze di ordine sociale rispetto ad esse. Nel caso del provenzale ad esempio, quella che era
una grande lingua letteraria divenuta un patois, cio un dialetto parlato generalmente nella sola
campagna, di uso familiari, relegato ad alcuni ambiti sociali. Al contrario il catalano, che godeva di un
grande prestigio nel Medioevo, era divenuto un insieme di dialetti nel XVI sec, per poi tornare ad essere
una lingua dallOttocento in poi, ma ufficialmente solo dal 1980. Recente anche lufficializzazione del
galego, che nel Medioevo formava ununica variet con il portoghese.
Per dominio romanzo si intende un dominio linguistico, e non antropologico o culturale.

La linguistica la disciplina che studia il linguaggio umano. La manifestazione primaria della lingua quella
orale articolatorio-percettiva, quindi primo oggetto della linguistica la lingua parlata. I gesti che
accompagnano lemissione o la ricezione hanno carattere accessorio e sono detti paralinguistici. Possono
sostituire lemissione vocale solo in alcuni casi, es. cenno del capo.
La disciplina che studia tutti i sistemi di comunicazione umana la semiotica o semiologia. Il suo campo va
dai linguaggi degli animali fino ai sistemi artificiali come i segnali stradali o le icone in uso nei luoghi
pubblici. La linguistica ha come oggetto di studio un particolare sistema di segni cio la lingua. La linguistica
romanza si occupa degli idiomi romanzi, anche nel loro sviluppo storico (lin. storica).

Per filologia oggi si intende 1. la somma di due discipline, la linguistica (o glottologia) e la letteratura,
oppure 2. la loro zona di sovrapposizione, cio lo studio linguistico di documenti letterari e non, oppure 3.
la disciplina che studia la storia ed i processi di trasmissione dei testi antichi, al fine di fornire edizioni per il
lettore moderno. In Italia il termine filologia romanza viene usato nella seconda accezione, e si occupa,
attraverso lanalisi di testi, della genesi delle lingue e dei dialetti romanzi a partire dal loro distaccarsi dal
latino, concentrandosi particolarmente sulla fase medievale di tali lingue.
La linguistica una scienza rivolta a stabilire regole, leggi; la filologia mira ad indagare dei fenomeni singoli
in ogni loro aspetto. Come stabilito da Max Weber, sociologo e filosofo tedesco (1864-1920), la linguistica
una scienza nomotetica, la filologia idiografica.

Secondo lo storico della scienza Thomas Khun, la scienza procede fissando dei paradigmi, complessi di
principi e risultati sulla base dei quali gli scienziati possono portare avanti la ricerca. Raramente avviene una
rivoluzione scientifica che sovverte dei paradigmi. Nellevoluzione degli studi romanzi possiamo evidenziare
tre paradigmi:
1. quello classico, nato nella cultura greco-romana, che porta una visione statica della cultura e della
lingua percepite in funzione di un canone;
2. quello del metodo storico-comparativo, che ha segnato la scoperta della dimensione storica della
cultura, della letteratura e della lingua;
3. quello strutturale, a partire da Saussure, che ha attirato lattenzione sullo studio dei caratteri
generali della lingua vista come struttura, studiata nella sua dimensione sincronica.


CAP.1
LE PRINCIPALI VARIETA ROMANZE

le lingue della penisola iberica

Portoghese, galego, spagnolo (o castigliano), catalano. Allestremo Nord, nellarea dei Pirenei, esiste una
minoranza di basco, lingua non romanza n indoeuropea, continuazione di una delle lingue parlate nella
penisola iberica prima della conquista romana.
Tra il 711 ed il 720 la penisola viene conquistata dagli arabi; in questo periodo il latino si era gi trasformato
in varie forme di romanzo. La conquista parte dal sud, e la penisola si divide in un residuo nord cristiano ed
un grande centro-sud musulmano. Gli stati cristiani del Nord organizzarono col tempo un processo di
riconquista che si concluse nel 1492. Gli stati cristiani erano, da ovest ad est: i regni di Len, Navarra,
Aragona, la contea di Barcellona, che si unir al regno di Aragona nel xii secolo. Dal regno di Len si stacca
gi dal X secolo il regno di Castiglia, crescendo di importanza e riunificandosi poi nel 1230 a Len ma con
legemonia castigliana. Dal regno di Len si stacca anche, intorno al 1095, la contea e poi regno di
Portogallo.
Dal punto di vista linguistico cerano da ovest a est dei gruppi linguistici:
1. galego-portoghese nella parte occidentale del regno di Len. Quando si forma la contea di
Portogallo il territorio linguistico si divide in due: il nord galego unito a Len, e quindi alla Spagna, e
il centro-sud che assume come lingua il portoghese;
2. asturo-leonese, nella parte centrale del regno di Len;
3. castigliano, nel regno di Castiglia;
4. aragonese, nei regni di Navarra e Aragona;
5. catalano, nella contea di Barcellona.
Nel sud occupato dagli arabi si parlavano dialetti romanzi, ma la lingua di cultura era larabo. Il romanzo di
questi territori chiamato mozarabico, e la nostra conoscenza limitata a pochi documenti, tra cui alcuni
versi in romanzo contenuti in poesie in arabo ed ebraico classico dei secoli XI e XII.
Con il processo di riconquista le lingue del Nord si espansero verso sud, ma non tutte nello stesso modo:
quelle che si affermarono furono ad occidente il portoghese, al centro il castigliano, a oriente il catalano. A
partire dal Cinquecento il castigliano cominci ad essere chiamato anche spagnolo. Asturo-leonese ed
aragonese ebbero un ruolo minore. Il portoghese diventa lingua ufficiale del Portogallo, il castigliano
occupa tutta la parte centro e meridionale della penisola ed lingua ufficiale della Spagna, assieme a
catalano e galego nelle rispettive regioni autonome, ed lunica lingua ad essere esportata in America e
nelle altre colonie. Asturo-leonese e aragonese sono oggi gruppi dialettali. Il catalano occupa la parte
orientale ed lingua nazionale della regione autonoma della Catalogna. Nel 1982 la Galizia divenuta
autonoma con il galego come lingua ufficiale.

IL PORTOGHESE
Era parlato nelle regioni nord-occidentali che si trovano a contatto con la Galizia spagnola. Nel medioevo
portoghese e galego erano due varianti della stessa koin linguistica, detta galego-portoghese, veicolo
despressione della lirica di ispirazione trobadorica della penisola iberica nei secoli xiii e xiv. Dopo la
separazione del Portogallo dal Len le due lingue si separano. Il Portoghese anche la lingua di alcune ex
colonie, tra cui il Brasile, e la base di varie lingue creole asiatiche e africane. Tra Portogallo e Brasile
parlato da oltre 180 milioni di persone, seconda per diffusione tra le lingue romanze. Oggi possiamo
distinguere un gruppo di dialetti settentrionali ed un ampio gruppo di dialetti centromeridionali, che
corrispondono alla zona di colonizzazione dove il portoghese stato impiantato su un territorio
mozarabico. IL portoghese parlato in Brasile presenta una notevole stratificazione sociale e si differenzia
sotto molti aspetti da quello europeo. LE maggiori differenze si trovano nel parlato, e rappresentano in
parte delle conservazioni di strati pi antichi della lingua, in parte delle innovazioni.
IL GALEGO
Formava inizialmente un blocco unico col portoghese. Nel Due-Trecento ci fu la stagione della lirica galego-
portoghese, e la relativa lingua fu adottata come lingua della poesia lirica anche in Castiglia, alla corte di
Alfonso X. Il galego stato lingua letteraria fino alla fine del Medioevo, poi a partire dal Cinquecento fu
ridotto a raggruppamento di dialetti parlati. A Partire dallOttocento fu oggetto di una rinascita letteraria.
Durante gli anni 70 divenuto lingua ufficiale, accanto allo spagnolo, nelle provincie galiziane, sottoforma
di lingua nuova, regolata e normata, in parte diversa dalle variet locali. La Legge di normalizzazione
linguistica entrata in vigore nel 1983. Oggi parlato da circa 2 milioni e mezzo di persone. Storicamente si
evoluto meno rispetto al portoghese, rimasto vicino alla koin medievale, ma ha subito un forte influsso
da parte del castigliano soprattutto nel lessico.
LO SPAGNOLO (o Castigliano)
Lingua ufficiale in 21 stati dellONU, lingua madre di oltre 350 milioni di persone, 3 parlata nel mondo. Lo
spagnolo letterario originariamente un dialetto settentrionale, che ruota attorno alla citt di Burgos nella
Vecchia Castiglia. Grazie al ruoto dominante della Castiglia nella reconquista, si imposto nella penisola
iberica centro-orientale eliminando e riducendo altre variet. Nel panorama dialettale lasturiano e il
leonese hanno un posto ridotto, e ancora pi laragonese. La zona meridionale castigliana, ma presenta
molti fenomeni fonetici nuovi rispetto al nord. (yeismo, passaggio di s in fine sillaba a /h/ o a zero, seso.)
Nellaria meridionale la variet Andalusa importante perch sembra essere in gran parte allorigine dello
spagnolo dAmerica.
La diffusione dello spagnolo fuori della Spagna dovuta a due grandi avvenimenti storici: il primo la
cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 1492, accolti nellImpero Ottomano, si sono sparsi nei Balcani,
nellAnatolia, nellAfrica Settentrionale. Queste comunit dette Sefarditi (di Spagna), hanno conservato un
castigliano arcaico. Moderno invece lo spagnolo dAmerica, che ha come base comune un castigliano
meridionalizzato, con influenza delle lingue indigene.

IL CATALANO
Ha oggi pi di 7 milioni di parlanti. Ha conosciuto un periodo di splendore tra il XIII e il XV secolo alla corte
di Aragona. Dopo lunificazione col regno di Castiglia nel 1479 questa lingua fu sopraffatta dallo spagnolo.
La rinascita catalana ottocentesca ha visto la promozione della lingua in ogni attivit. Dopo la repressione
da parte del dittatore Francisco Franco, finita nel 1975, con la promulgazione della costituzione
democratica nel 1978 il catalano viene riconosciuto come una delle lingue nazionali affianco allo spagnolo
nella regione autonoma della catalogna.
Si distinguono due gruppi dialettali principali: orientale ed occidentale. Il catalano si parla in Catalogna,
nellantico regno di Valencia, nelle Baleari, e fuori dalla Spagna nel Roussillon Pirenei francesi orientali, in
Andorra e ad Alghero, antica colonia catalana del tempo aragonese.
Il catalano antico presentava forti somiglianze con il vicino occitanico o provenzale. Ad es. la caduta delle
vocali finali diverse da a. Questo fenomeno interessa anche lItalia settentrionale, ed tipicamente gallo-
romanzo. Nella forma moderna il catalano debitore, soprattutto nel lessico, dello spagnolo.

IL FRANCESE

75 milioni di persone parlano oggi francese, 45 milioni in Francia, il resto in Svizzera, Belgio, Lussemburgo,
Principato di Monaco, Valle dAosta, Qubec, Stati Uniti e nelle ex colonie dAmerica, Africa e Oceania. Tra il
XVIII ed il XX secolo si diffuso come lingua di cultura, ma oggi in gran parte soppiantato dallinglese. In
molti paesi parlato come seconda lingua, raggiungendo oltre 100 milioni di parlanti.
La diffusione della lingua dellIle de France, il francien franciano-, molto antica e risale al XII secolo. E
nellOttocento, tuttavia, che in seguito allindustrializzazione, allemigrazione interna e alla scolarizzazione,
che il francese penetra nelluso orale di tutto il paese. I dialetti antichi sono oggi ridotti a gruppi di patois,
parlate locali prive di norma comune. I pi importanti dialetti che hanno avuto uso nel Medioevo accanto al
franciano sono: il piccardo, il normanno, il vallone (nel Belgio francofono), il dialetto della Champagne, il
borgognone ed altri. LA variet impiegata in Inghilterra per alcuni secoli dopo linvasione normanna del
1066 detta Anglo-normanno. Questo complesso di variet settentrionali medievali viene chiamato
secondo la definizione di Dante: lingua doil.
Il francese letterario ha subito una grande differenziazione nei secoli, e si distingue in:
francese antico: dal XII al XIV secolo;
francese medio: dal XIV al XVI secolo;
francese moderno.
I cambiamenti sintattici e fonologici hanno modificato profondamente la lingua. LA grafia si presenta
complessa perch ha subito linflusso del latino e del greco, ad es. physicien, physique.
A partire dal Seicento il francese inizia a diffondersi negli ambienti colti europei grazie al prestigio
letterario, filosofico e scientifico della Francia. NellOttocento il maggiore agente di occidentalizzazione
del romeno, soprattutto per quanto riguarda il lessico.

LITALIANO

Ha circa 56 milioni di parlanti, la base il fiorentino del Trecento, diffuso grazie alle opere delle Tre corone,
e poi affermatosi nel Cinquecento per opera di Pietro Bembo come lingua dei letterati italiani. Solo lites
molto ristrette ed il gruppo geografico toscano ha in passato parlato litaliano, che stato a lungo lingua
scritta. Dallunit dItalia si gradualmente diffuso luso orale in variet locali. Accanto allitaliano si sono
sempre parlati i dialetti, continuazioni locali del latino, cos come litaliano continuazione del latino
parlato a Firenze. Il modello fiorentino ha operato una certa influenza sui dialetti veneti; le continuazioni
locali non sono comunque rettilinee.
Il fiorentino del Trecento si presentava particolarmente conservativo, e rispecchiava molti caratteri del
romanzo comune, come nel vocalismo, forze per via della situazione isolata di Firenze e della Toscana
rispetto alle vie di comunicazione. Questo tipo di lingua vicina al latino ed equidistante dalle altre variet si
era gradita ai letterati. A Roma luso alla corte pontificia ed il ripopolamento della citt da parte di toscani
dopo il sacco del 1527 hanno influenzato la variet locale. Il romanesco infatti un tipo di toscano, mentre
il dialetto della campagna romana una parlata centromeridionale.
Il rapporto tra italiano e fiorentino stato dibattuto nel corso della Questione della lingua. In prospettiva
moderna il linguista Graziadio Isaia Ascoli, attorno al 1882-85, ha stabilito che llitaliano la continuazione
diretta del fiorentino antico. Ci sono infatti alcune prove di fonetica storica che lo differenziano da altri
dialetti anche toscani. Es. esito in aio dal lat. arius. La desinenza iamo invece della continuazione del
latino amo., ed altri.
Ci sono oggi molti tipi di italiano, tutti in relazione soprattutto per la fonetica con il dialetto locale. Il quadro
si differenzia molto da nord a centro-sud, con toscana e Sardegna a parte.
IL ROMANCIO

Variet del gruppo italo-romanzo che dal 1938 una delle 4 lingue ufficiali della Svizzera, parlata nel
cantone dei Grigioni. Ha circa 50.000 parlanti e diverse variet locali. Le lingue ufficiali del cantone erano,
insieme al tedesco e allitaliano, tutte e cinque le variet locali di romancio. Per superare il problema, il
linguista Schmid ha elaborato una lingua scritta unitaria e normata denominata romancio grigionese,
divenuta dal 1996 lingua ufficiale. Mostra somiglianze con i dialetti italiani settentrionali e con le lingue
gallo-romanze doltralpe. Laffinit maggiore con friulano e ladino centrale, con cui stato raggruppato in
una unit chiamata ladino (da G.I.Ascoli) o retoromanzo.
Tra i fenomeni che accomunano romancio, ladino centrale e friulano:
la conservazione dei nessi di consonante+L latini;
la conservazione di s latina nel plurale dei nomi come continuazione dellaccusativo latino;
la conservazione di s latina nella 2 sing. del verbo.

IL ROMENO

Parlato da circa 26 milioni di persone. Per romeno si intende la lingua letteraria e linsieme delle parlate
dellodierna Romania, della Moldova e in parte della Bucovina, appartenente allUcraina. In Moldova il
romeno stato scritto fino al 1989 in caratteri cirillici. Nellet zarista, quando la Moldova appartenea alla
Russia, e nel periodo tra le due guerre, il romeno stato sottoposto allinfluenza russa.
Il blocco romeno ha due variet principali: il tipo munteno a sud, con centro Bucarest, e il tipo moldavo a
est.
La Dacia fu conquistata da Traiano nel 106 d.C., largamente ripopolata da coloni e poi abbandonata nel 271
da Aureliano perch indifendibile. Una parte della popolazione romanizzata dovette comunque rimanere
nel territorio.
Esistono tre dialetti geograficamente separati dal nucleo compatto del romeno (dacoromeno):
- aromeno o macedoromeno. Gli aromeni si devono essere separati prima del contatto con gli
ungheresi nel X secolo, come dimostra lassenza di prestiti da quella lingua. Si sono stanziati nella
Macedonia greca, in quella ex jugoslava, bulgara e albanese.
- meglenoromeno. Un piccolo gruppo di parlanti stanziati al confine greco con la macedonia e in
parte in Macedonia.
- istroromeno. Gruppo di poche centinaia di parlanti in Croazia. Si sarebbe staccato per ultimo, verso
il XIII secolo, dal romeno comune. E a rischio di estinzione.
Dalle quattro variet si possono estrarre i tratti comuni per ricostruire un protoromeno o romeno comune.
Nel romeno, isolato dal blocco romanzo, troviamo fenomeni come la continuazione di parole latine altrove
cadute, o la presenza di vocabolario pre-romano. Pi tardi anche lo slavo, lungherese ed il turco hanno
influenzato notevolmente il romeno. Per la dipendenza dalla chiesa ortodossa di ambito slavo stato
scritto in caratteri cirillici fino a circa il 1840. Dal punto di vista linguistico caratterizzato da:
- appartenenza alla lega linguistica balcanica, con fenomeni comuni al neo-greco, al bulgaro,
allalbanese ed in misura minore al serbo, per via della compenetrazione dei popoli e del diffuso
bilinguismo nei Balcani;
- grande influenza francese, ma anche italiana e tedesca, a partire dallOttocento, soprattutto nel
lessico neologistico.

ALTRE VARIETA ROMANZE

OCCITANICO O PROVENZALE

Oggi dai 10 ai 14 milioni di persone parla un patois occitanico. E la lingua romanza del meridione della
Francia, che per prima si costituita in una koin letteraria nel mediterraneo, nel XII secolo. Viene
chiamata provenzale, termine che per designa la variet parlata in Provence. Con lespressione lingua
doc si indica invece la lingua letteraria e le variet del sud durante il medioevo.
Oggi le parlate occitaniche coprono un terzo della Francia. In Italia parlato nelle provincie occidentali di
Torino e Cuneo, con un centro anche in Calabria.
Loccitanico oggi suddiviso in variet dialettali tra cui: il guascone, il languedocino, il provenzale alpino,
loccitanico settentrionale. A causa della decadenza del meridione e della centralizzazione di Parigi ridotto
ad un gruppo di patois. Nel 1539 il re Francesco I ordin che si usasse il francese in contesti ufficiali. Oggi
riconosciuta come lingua regionale ma manca una norma scritta. E foneticamente meno evoluta del
francese, mantenendo maggiore vicinanza col latino.

FRANCO-PROVENZALE

Un blocco quasi continuo di parlate sud-orientali della Francia, unite alla Svizzera romanda e ad alcune valli
a sud delle Alpi in Italia. A partire dagli studi di Ascoli questa variet chiamata franco-provenzale. Quella
che oggi si presenta come convergenza tra patois di regioni lontane e diverse costituiva unit nel Medioevo,
per via dello stanziamento dei Burgundi V sec. d.C. su un certo spazio. Lione stato il maggiore centro
culturale di questa variet, seguito da Grenoble e Ginevra. Colonie di franco-provenzale nel meridione sono
nella provincia di Foggia. Pu essere considerato un ponte fra nord e sud, cio tra francese e provenzale. In
posizione finale si mostra pi conservativo delle altre variet gallo-romanze .


SARDO

1 milione e mezzo di persone lo parlano o lo conoscono. E forse la variet romanza pi conservativa, ad es.
/k/ del latino CENTUM presente in logudorese e nuorese. LA morfologia verbale tende a conservare
forme latine altrove cadute, es. nel congiuntivo imperfetto. Dal V sec. d.C. la Sardegna ha avuto una vita
separata dal resto dellex impero romano. DallXI e XII sec. i documenti giuridici vengono redatti in sardo. La
penetrazione economica di genovesi e pisani XI-XII sec, la dominazione catalana XIV-XV sec. poi diventata
spagnola, hanno influenzato laspetto linguistico dellisola trasformandone alcune variet e modificandone
altre. LE variet odierne sono: campidanese a sud con Cagliari logudorese e nuorese al centro nord,
gallurese a nord-est, sassarese intorno a Sassari a nord-ovest. In passato una variet basata sul logudorese
era considerata sardo letterario della produzione lirica orale, i mutos. Luso del sardo tutelato dalla legge
482/99, mentre di recente stato avviato un tentativo di normativizzazione grafica e morfologica. LA
Sardegna comprende minoranze: ad Alghero si parla catalano, a sud-ovest tabarchino, dialetto di origini
genovesi.

CORSO

Parlato in Corsica, territorio francese, riconosciuto come lingua regionale. E insegnato a scuola come
seconda lingua, ma non esiste una variet standard. Originariamente le variet corse presentavano affinit
col sardo, ma hanno subito la penetrazione pisana. SI distinguono variet dette ultramontane a sud-ovest
e variet cismontane, a nord-est. Le prime sono pi conservative, es. nel vocalismo tonico. LE seconde
conservano tratti arcaici toscani.

LADINO CENTRALE area alpina centrale

Ladino centrale o dolomitico, parlato nella regione dolomitica che comprende alcune valli del Trentino, e
nel Veneto parte del Cadore, per un totale di circa 75.000 parlanti. Le comunit dellAlto Adige che parlano
il ladino centrale godono del riconoscimento delluso della lingua nella toponomastica, nella scuola, nella
stampa e nellamministrazione. E in atto un tentativo di standardizzazione su proposte suggerite da
Schmid. La lingua elaborata, il ladin dolomitan, fonde tratti degli idiomi ladini (gardanese, badiotto,
marebbano, ampezzano, livillanese, fassano). Uno dei tratti pi rilevanti il passaggio di /a/ tonica ad /e/,
es. lat. CLAVEM > fass. tl.

FRIULANO

Parlato da circa 700.000 persone nel Friuli Venezia Giulia con eccezione di alcune isole alloglotte tedesche o
slave, e di alcune enclaves venete come quella di Trieste. E classificato tra le variet ladine o retoromanze.
Diversamente dal romancio e dal ladino centrale, presenta accanto ad una classe di plurali maschili
sigmatici (provenienti dallaccusativo latino) es. lat. FOCOS > fucs, anche una classe che ha plurale vocalico
proveniente dal nominativo della 2 declinaz. latina in i es. caval pl. cavi. E differenziato allinterno in
gruppi dialettali. Gode di benefici in base alla legge 482/99. E stata predisposta una koin.
DALMATICO
Formatosi lungo la costa della Dalmazia e nelle isole dellAdriatico, ha perso importanza nei secoli fino ad
estinguersi. Ci noto attraverso documenti di natura pratica a partire da una lettera del 1280. Gi da quel
periodo era soggetto alla pressione del veneziano. Il raguseo, ossia dellodierna Dubrovnik in Croazia, detta
un tempo Ragusa, la variet pi rappresentata nei documenti. Fu assorbito dal Veneziano sulla costa e dal
Croato nellentroterra. Lisola di Krk ha resistito alla pressione pi degli altri luoghi. Il linguista istriano
Matteo Bartoli fu il maggior studioso di dalmatico, raccolse nel 1897 le parole dellultimo parlante nella sua
opera uscita nel 1906. LE variet veneziane e croate che lo hanno sostituito ne conservano molti elementi.
A livello fonetico presentava caratteri arcaici, come la conservazione di ki, ke velari. es. dik dici. LA
dittongazione, diffusissima, generava anche dittonghi discendenti, da si sviluppa ai, ACTUM > akait.
DIALETTI ITALIANI
La variet dialettale italiana non ha paragone nel dominio romanzo. Questi dialetti sono continuazioni locali
del latino. Tutti sono stati scritti nel Medioevo per ragioni amministrative, religiose, artistiche, cedendo
man mano il passo al toscano. Hanno avuto anche in seguito un uso nella letteratura dialettale che ha dato
alla luce capolavori soprattutto nel teatro con Ruzante , padovano del Cinquecento, Carlo Maina Maggi
milanese nel Seicento, Carlo Goldoni veneziano nel Settecento, Eduardo de Filippo napoletano nel
Novecento, e nella poesia con Carlo Porta milanese e Giuseppe Gioachino Belli in romanesco
nellOttocento, Salvatore di Giacomo napoletano, nel Novecento, ed altri.
I dialetti italiani si dividono in tre gruppi: settentrionali, toscani e centromeridionali.
I dialetti italiani settentrionali comprendono le variet parlate in Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino,
Veneto, Emilia e Romagna. Allinterno di ogni regione esistono variet locali. I dialetti settentrionali
presentano caratteristiche comuni alle lingue gallo-romanze che li distaccano dagli altri due gruppi, come
leliminazione delle consonanti lunghe. Le consonanti occlusive intervocaliche si indeboliscono
sonorizzandosi e a volte dileguano attraverso una fase fricativa. Spesso il veneto si distacca dal gruppo,
lasciando cos da parte tutti gli altri dialetti, detti gallo-italici. Secondi lipotesi di Ascoli (difficile da
mantenere) perch non risente del sostrato celtico, rispetto agli altri. Un fenomeno particolare invece la
caduta delle vocali finali diverse da a, che non accade per in ligure, fenomeno comune al catalano, al
francese e alloccitanico.
Su una linea che congiunge Massa a Senigallia, detta tradizionalmente La Spezia Rimini, i dialetti
settentrionali si incontrano con il toscano a ovest e con litaliano centro-meridionale a est.
Il gruppo centro-meridionale non si suddivide per regioni ma per variet:
1. marchigiano-umbro-laziale , detti dialetti dellItalia mediana, cui appartiene anche il dialetto
parlato a lAquila;
2. abruzzese-molisano-pugliese settentrionale- campano-lucana;
3. salentino-calabro-sicula.
Il dialetto romanesco si differenzia dai dialetti dei dintorni, che sono centromeridionali, in quanto
profondamente influenzato dal toscano per via della massiccia presenza di fiorentini a Roma dopo il ritorno
dei papi da Avignone 1420 e dopo il sacco del 1527. I documenti medievali infatti presentano ancora
tratti delle parlate centromeridionali. Alcuni dialetti del centro come quello umbro hanno acquisito dei
tratti per la vicinanza con la Toscana. Nel gruppo centromeridionale tutte le variet mantengono dal latino
lopposizione tra consonanti lunghe e brevi, come in toscano e sardo, opposizione persa nel resto dItalia e
della Romnia. Sono invece innovativi alcuni fenomeni: assimilazione nd>nn e mb>mm, come in
mondo>monno; metafonesi in diverse forme; passaggio di tutte le vocali finale ad atone in molte variet
come il napoletano.
Una zona particolare detta Lausberg, tra la Calabria e la Lucania, presenta lo stesso vocalismo arcaico della
Sardegna. Prende il nome dallo studioso che lha identificata per primo.

CAPITOLO 2 IL PARADIGMA CLASSICO
PAR.3 DANTE E LECCELLENZA LINGUISTICA DELLITALIANO

Dante d inizio alla trattatistica dedicata allitaliano contrapponendo il volgare al latino, cosa che nessuno
aveva ancora fatto, con il trattato incompiuto De vulgari eloquentia (il modo di scrivere bene in volgare)
1303-5. Afferma leccellenza di un volgare romanzo, il vulgare latium o vulgare ytalum, che potr servire
per lespressione poetica e letteraria in Italia. Lopera in latino, ed in alcuni capitoli passa in rassegna
molti dialetti italiani offrendone citazioni sottoforma di versi poetici. Il suo scopo proporre una lingua
ideale che sommi tutti i tratti migliori di ciascun dialetto. Il suo esame guidato da un criterio estetico.

PAR.6 LA NASCITA DELLA FILOLOGIA VOLGARE

La riscoperta nel XV secolo della cultura classica comporta il rifiuto dellinterpretazione medievale
tipicamente allegorico-figurale o morale dei testi antichi. Lumanesimo introduce una lettura filologica
dellopera, mediante la conoscenza della lingua e della cultura di un autore e della sua epoca. Molti eruditi
si misero alla ricerca di testi antichi di cui si erano perse le tracce. LE opere classiche che circolavano anche
nel medioevo erano piene di errori di copiatura e aggiunte, quindi fu necessario migliorare il testo
attraverso due tecniche: intervento congetturale (emendatio ope ingenii correzione attraverso lingegno,
lintuizione), e la collazione dei codici pi autorevoli (emendatio ope codicum). Muove i primi passi la
filologia testuale, o critica del testo, che punta a ricostruire un testo nella sua forma originale. In epoca
moderna questi metodi sono superati dal metodo del Lachmann. La tecnica filologia degli umanisti fu
applicata anche in Italia alla letteratura volgare per via della questione della lingua.
Nel 1525 Pietro Bembo afferma ladozione della lingua di Petrarca, Dante e Boccaccio come modelli stilistici
e retorici. Elevando le opere di questi autori al livello dei modelli classici, risultavano anchesse degne di
cura e ricerca filologica. Lo stesso Bembo, per pubblicare la Commedia ed il rerum vulgarium fragmenta, si
serv di opere autografe. Lautorevolezza della lingua di Petrarca spost lattenzione anche su quelli che
erano considerati i suoi precursori: i Trovatori, la scuola poetica siciliana, la lirica toscana duecentesca ed il
dolce stil novo. Ebbe cos inizio lo studio di provenzalistica in Italia, e molti filologi e studiosi riportarono alla
luce e trascrissero alcuni importanti testimoni della lirica italiana delle origini.

CAPITOLO 3 IL PARADIGMA STORICO
PAR. 5. CARATTERI DEL METODO STORICO-COMPARATIVO

Il metodo si fonda sullidea che, in una lingua, gli stessi suoni si trasformino nello stesso modo in tutte le
parole.. C una regolarit nei cambiamenti fonetici, come c nei fenomeni naturali, e la ricerca linguistica
ha quindi carattere scientifico. Questa regolarit permette la formulazione di leggi fonetiche, che dovevano
essere senza eccezioni, secondo i Neogrammatici. Pi tardi per il termine leggi stato sostituito da norme
o in alcuni casi da tendenze. Non volendo accettare lesistenza di eccezioni, si sono trovate nuove leggi
capaci di spiegare quei fenomeni che apparivano come eccezioni. Una legge che d origine a molte
eccezioni lanalogia. I linguisti dellOttocento individuarono le forme in cui non ci si doveva aspettare
lapplicazione delle leggi fonetiche, perch non avevano subito una trasmissione regolare per via popolare,
cio i cultismi ed i prestiti, regolati da leggi diverse.

PAR. 5.1 LE LEGGI FONETICHE


REGOLA GENERALE: Lat. , > romanzo e chiusa.
Quasi 200 parole italiane presentano questa regola, con circa una ventina di casi che presentano
o i. Es. regola: tectum > tetto. Eccezione: digitum > dito.
REGOLA PARTICOLARE ANAFONESI:
davanti ad alcuni gruppi consonantici (-nj, -lj, -skj, -nc e ng) Lat. , > i.

Simile il caso di e > o chiusa, es. V TUM > voto.
Negli stessi casi abbiamo anafonesi, es. PGNUM > pugno.

La regola generale riguarda gran parte delle lingue romanze, mentre quella particolare riguarda il toscano,
e da esso passata allitaliano standard. GLi altri dialetti non conoscono lanafonesi.

e toniche che si trovano in sillaba aperta (cio che termina in vocale) si sono sviluppate in
dittonghi j e w.

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par. 5.2 LANALOGIA

Secondo il metodo storico-comparativo un gruppo di eccezioni va spiegato con lanalogia. Avviene
quando una forma si assimila per attrazione ad unaltra forma che ad essa affine nel suono o nel
senso(1), o che appartiene allo stesso paradigma(2).
Es.1 affinit formale dei due suffissi CULUM e CULUM latini che si influenzano a vicenda, es.
LENTCULA avrebbe dovuto dare *lentecchia ed invece ha dato lenticchia.
Es.2 lit. mossi deriva per analogia nella serie o paradigma dei passati remoti come scrissi e dissi.