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Roma.

AndreaPamparana, chesegu Tan-


gentopoli per il Tg5, daalcuni giorni sulle
tracce di alcuni milioni di euro targati Gio-
vanni Consorte-Ivano Sacchetti che giaccio-
noinunafiduciariamilanese. Ci tornatoie-
ri, Pamparana. Ma gi la scorsa settimana
avevaespressoil suopuntodi vista. L11gen-
naio, nelledizione delle 20 del Tg5, pone la
seguente questione: nella storia di Tangen-
topoli premette la partita pi grossa fu
quelladellamaxi tangenteEnimont, 169 mi-
liardi di liredellepoca. LallorapmFrance-
scoGrecoscopr prestodoveeranoquei sol-
di. Eranoserviti afinanziareillecitamenteil
sistema politico: i partiti di governo, ma an-
che qualche riconoscimento per gli al-
tri, compresoil famosomiliardopor-
tatoaBottegheOscuredaCarloSa-
ma, amministratore delegato di
Montedison, e da Sergio Cusani,
consulente finanziario di Raul
Gardini. Sono passati tredici
anni spiegavaPamparana
e di nuovo Greco mette le
mani suunacospicuaprov-
vista di danaro, circa 50
milioni di euro. Il finan-
ziere Emilio Gnutti li
avrebbeversati suuncon-
to in una banca di Monte-
carlocomepagamentodi una
consulenzaaGiovanni ConsorteeIvanoSac-
chetti, che lo avrebbero aiutato a rinegozia-
re nel 2001 i titoli OlivettiTelecom venduti
alcuni mesi prima dalla Hopa di Gnutti a
MarcoTronchetti Proveracherilevail colos-
so telefonico dal gruppo dei capitani corag-
giosi guidati da Roberto Colaninno e da
Gnutti. Questi soldi vengonosuccessivamen-
teportati inItalia, graziealloscudofiscale, e
l rimangono. ANatalescorso, duranteunin-
terrogatorio, lunico a cui stato sottoposto,
Consorte spiega a Greco dove sono i soldi e
perchsonol; eprometteal magistratoche
gli porterulterioredocumentazioneper di-
mostrare lorigine del versamento. La setti-
mana scorsa Pamparana si chiedeva anche
perchi magistrati nontoccanoil depositoe
soprattuttoperchper cinqueanni Consorte
eSacchetti nonutilizzanoil denarocheCon-
sortehadenunciatocomeproprio.
Un solo interrogatorio
Ieri Pamparana, ancoranelledizionedel-
le 20 del Tg5, tornato sulla questione, con
una interpretazione: Per ben 5 anni dice
nel servizio quellaprovvistarimaneintoc-
cata. ConsorteeSacchetti hannocertamente
guadagnato dagli interessi maturati. Fatti
duecalcoli, al 4 per centodi interesse, i due
hanno portato a casa un paio di milioni di
eurolannolordi. Mail denarocreadenaroe
quellaprovvistainizialedi 48 milioni di eu-
roservitaadaltro. Essapotrebbeinfatti es-
sere stata usata come fondo di garanzia. E
infatti possibile, e nel mondo degli affari
usuale, ottenere una linea di credito estero
suesteroinunabancadi unparadisofisca-
le, per esempioleIsoleCayman, dandocome
garanzia il fondo italiano per lappunto vin-
colatoacinqueanni. E unsistemausatoper
eludere (non evadere) il fisco e per nascon-
deregli attori veri chequellalineadi credi-
to possono utilizzare. Ed anche su questo
chestannolavorandogli investigatori. Dun-
quelatesi di Pamparanachei soldi siano
stati tenuti fermi in Italia per garantire mo-
vimenti finanziari innescati allestero. E
complessivamenteunastoriasorprendente
dicePamparanaal Foglio sorprendeil co-
stodellaconsulenza, unaparcellapialtadi
quellachesi vociferaAbnAmroavrebbever-
satoaGuidoRossi. Sorprendechei soldi non
sianostati toccati, sorprendechenonci sia-
nointeressi. Lideacheiomi sonofattoche
questi soldi lamagistraturanonli abbiatoc-
cati nella speranza di fare il gioco del gatto
col topo, perch non crede che siano nella
disponibilitdei dueexcooperatori. Del re-
stocuriosochei magistrati milanesi abbia-
nointerrogatoConsorteunavoltasola, emai
Sacchetti: comeseGrecoavessegiinmano
gli altri tasselli di questo puzzle. Infine c
una curiosit aritmetica: questi soldi sono
stati divisi in parti uguali tra Consorte e i
Sacchetti (adesso spunta anche un altro de-
stinatariodel denaro, MarcoSacchetti, figlio
di Ivano), maintanti anni noneraemersoil
ruolo di Sacchetti nella storia della rinego-
ziazionedelleazioni cheGnutti avevacedu-
toaTronchetti.
Sulla Stampa di ieri comparso un arti-
colosecondocui lassonellamanicadi Con-
sortesarebbedimostrarechequel denaro
rimastofermol. No dicePamparana sa-
rebbe un finto asso nella manica. A mio av-
viso sarebbe il gioco alla Primo Greganti: i
soldi sonomiei. Mentreil fattocheil denaro
sia rimasto l o la prova paradossale del-
lincapacitdi Consortedi far fruttaremeglio
il suo denaro, cosa cui non credo visto che
Consorte un bravo finanziere, oppure
semplicementelaprovadel fattochequella
una provvista finalizzata ad altri scopi.
Quali scopi? Credo che questa complicata
vicenda nasconda un sistema di finanzia-
mentoallapoliticaconaltri mezzi. Ecredolo
sospettinoanchei magistrati milanesi.
IL FOGLIO
ANNO XI NUMERO 14 DIRETTORE GIULIANO FERRARA MARTED 17 GENNAIO 2006 - 1
quotidiano
Uomini che vanno
forteelibri chevan-
no altrettanto forte.
Sedopoil fazzoletto
a tre punte, i punti-
ni neri sotto le suo-
le e il cachemirino
viola annodato so-
pra la giacca, lere-
de marchigiano di lord Brummel ha com-
pletato la moda delluomo che sa vestire in-
dossando uno scolapasta sopra la testa, an-
che la Rcs-libri, primaria casa editrice in
cui abbondaunospiritotralironicoeil ma-
sochista, ha trovato lo slogan giusto per il li-
bro giusto. Edito per la Bur , 90 mila copie
gi vendute, stato infatti presentato ieri
seraaRomaInciucio, lultimosuccessodi
Peter Gomez e Marco Travaglio con prefa-
zionedi GiorgioBocca. Oltreagli autori, mo-
derati da Oliviero Beha e tenuti allegri da
CorradoGuzzanti, sonointervenuti al teatro
Ambra Jovinelli Furio Colombo, Massimo
Fini, Paolo Flores DArcais, Curzio Maltese
e Antonio Padellaro. Devessere stato dopo
attenta valutazione dellindole e delle atti-
tudini dei personaggi test nominati che la
Rcs, unaltra volta in bilico tra ironia e ma-
sochismo, ha deciso di mettere bene in evi-
denza sulla manchette che pubblicizza il li-
bro: E un successo inarrestabile.
Ri-finanziamento illecito?
Strano deposito, che non
frutta interessi e forse
garantisce off shore
Secondo Andrea Pamparana i magistrati
sospettano che quelle di Sacchetti
e Consorte non siano consulenze
La trappola del pm Greco
Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1 Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO
Nucleare, armi, antiamericanismo,
risorse. Lasse Iran-Venezuela
si salda contro sanzioni e pressioni
I vicini arabi di Teheran sono
terrorizzati, dice Rubin.
Il pericolo della corsa allatomica
Roma. LIran al centro di tutto. Ieri a
Londra c stato il vertice tra Stati Uniti,
Russia, Cina e troika anglo-franco-tedesca,
per dibattere lipotesi del deferimento del
dossier nucleare su Teheran al Consiglio di
sicurezza, che, secondo indiscrezioni londi-
nesi, sarebbe gi decisa. Lo stesso argomen-
to stato trattato negli incontri tra il presi-
dente russo, Vladimir Putin, e il cancelliere
tedesco, Angela Merkel, e tra il plenipoten-
ziarioagli Esteri del-
lUnione europea,
Javier Solana, eil se-
gretario generale
dellOnu, Kofi An-
nan. Il ministero de-
gli Esteri iraniano
ha rilasciato dichia-
razioni suadenti sul-
la cooperazione con
i tre grandi dellUe.
Le sanzioni sottoli-
nea Teheran non
favorirebberonessu-
no e le ripercussioni
sul prezzo del petro-
lio sarebbero gravi.
LIran, secondo pro-
duttore Opec, guida gi la campagna per ri-
durre la produzione, e alla riunione del car-
tello il suo ministro del Petrolio, Kazem Va-
ziri Hameneh, chieder il taglio di un milio-
ne di barili al giorno.
Su questa e altre questioni strategiche lI-
ran conta su un alleato che ha gi promesso
appoggio illimitato e incondizionato, lal-
trettanto veemente presidente del Venezue-
la, Hugo Chvez, con il quale Teheran con-
divide anche lantisemitismo, ribadito negli
ultimi giorni dal presidente Mahmoud Ah-
madinejad, con la sua conferenza di sfida
sullOlocausto. Quattro visite in sei anni, 50
accordi negli ultimi due, e joint venture per
850 milioni di dollari non bastano a spiega-
re le ragioni dellalleanza. Quello tra il Ve-
nezuela e lIran un patto contro, in op-
posizione agli Stati Uniti: La gloriosa na-
zioneiraniana hadettoChvez nel corsodi
un viaggio in Iran li affronta a testa alta e
ha tutta la nostra ammirazione. Come noi,
voi volete liberarvi dallimperialismo. Li-
dentit di vedute stata rilanciata da Ah-
madinejad al telefono nei primi giorni di
gennaio: complimenti e ringraziamenti, e la
proposta di un fronte comune contro lar-
roganza delle grandi potenze.
Nonerail primocontattodirettotrai due.
Dopo lelezione Chvez era stato tra i primi
acongratularsi eavevainviatoaTeheran, in
segno di gradimento, una delegazione molto
nutrita. Ma il feeling era scoccato ancora
prima, pi di un anno fa, nel corso di unim-
portantemissionediplomaticaaTeheran. In
un parco della capitale, lallora sindaco Ah-
madinejad aveva inaugurato una statua di
Simon Bolivar nel parco Goft-e-gou. Erano
seguitecommosserievocazioni delledueri-
voluzione sorelle. Chavez, colpito dal cri-
stallino idealismo antiamericano del sinda-
co, di ritorno a Caracas aveva ricambiato
con una statua del poeta e filosofo persiano
Omar Khayyam. Una civilt come questa
cos palesemente superiore disse allora
a quella dellinfido regime americano. Ma
linimicizia contro Washington spiega solo
parzialmente la crescente consonanza di in-
tenti tra Teheran e Caracas. Chvez e Ah-
madinejad sono entrambi nazionalisti, po-
pulisti e terzomondisti, luno inneggia a Si-
mon Bolivar, e laltro al Mahdi (limam na-
scosto di cui i fedeli attendono il ritorno).
Sono pi i punti in comune che le differen-
ze. Tanto che il marxista Chvez non ha
esitato a tributare lodi sperticate a un di-
scorsodellayatollahKhamenei, definitoun
maestro di virt civica e morale. Entrambi
sono dominati per formazione dal sospetto
verso loccidente e le democrazie di merca-
to, sono autarchici e vogliono che lo stato in-
tervenga sulleconomia, ma al contempo so-
no entrambi revisionisti, non disdegnano
lucrose alleanze e tollerano il privato. Al
centro di questa retorica gemella ci sono i
poveri, i diseredati e i puri di Ahmadinejad.
Entrambi hanno promesso di risollevarne i
destini attraverso la pi preziosa risorsa na-
zionale: Il petrolio della nazione.
Le provocazioni allestero
La politica uno strumento per portare
avanti una visione del mondo. Come lIran
anche il Venezuela aspira al ruolo di poten-
zaregionaleinAmericaLatina dalleAnde
ai Caraibi e se T eheran si muove come
agente provocatore dallAfghanistan allI-
raq, Caracas arma le Farc in Colombia. Per
raggiungere lo status di potenza subconti-
nentale, Chvez ha stanziato 30 miliardi di
dollari dadestinareallacquistodi armi con-
venzionali (come per lIran il fornitore la
Russia) eallacostruzionedi unarsenalenu-
cleare. Sullaambizioni atomichedi Teheran
Chvez sempre stato garantista. LIran ha
ogni diritto a sviluppare il suo programma
di energia atomica, ha detto, sancendo il
no venezuelanoal deferimentodel dossier
iraniano sul tavolo del Consiglio di sicurez-
za lo scorso settembre. Lalleanza si rinsal-
da, che si tratti di proclamare lodio antise-
mita o di moltiplicare misteriose fabbriche
di trattori ecementifici conungranviaevai
di personale scientifico, armi e intelligence.
LIran e il Venezuela, questi due fratelli
ha ribadito Chvez saranno uniti sempre
contro qualsiasi forma di aggressione.
Romano Prodi vorrebbe fare la lista uni-
taria anche al Senato. Peccato che i Ds ab-
biano molte difficolt per le candidature
gi adesso, figuriamoci nel caso di un cam-
biamento di programma. T anto per dirne
una la Quercia alle prese con una que-
stione di non facile soluzione: come far fuo-
ri una parte dei parlamentari attuali. E sta-
to stabilito il limite delle due legislature,
ma si anche detto che vi saranno delle de-
roghe per alcuni. E questa notizia aveva fat-
to sperare i tanti deputati e senatori che ve-
dono minacciato il loro seggio. Ma non co-
s: ai vertici dei Ds stato stabilito che le
deroghe saranno in tutto venticinque. I
molti che vi avevano fatto affidamento,
quindi, dovranno ricredersi.
Torna in auge lindiscrezione secondo cui
Massimo DAlema possa optare per il Se-
nato. Il suo nome infatti tira consensi per i
Ds che solo in questo ramo del Parlamento
possono misurare la loro forza e la distan-
za che li separa elettoralmente dalla Mar-
gherita di Francesco Rutelli.
Ancora a proposito di candidature: la que-
stione talmente complessa che Piero Fas-
sino ha persino delle difficolt a riuscire a
imporre i suoi uomini. E accaduto nelle
Marche. Il segretario avrebbe voluto far
presentare in quella regione Fabrizio Mor-
ri. Ma i Ds marchigiani lo hanno respinto
facendo notare, tra laltro, che catapultare
nella loro regione un piemontese non ave-
va senso alcuno.
Difficolt nelle candidature anche per la
Puglia. In quella regione impone e dispone
il braccio destro di Massimo DAlema, Ni-
cola Latorre, il quale ha gi fatto fuori un
personaggio come Peppino Caldarola che
pure molto stimato nel partito e nel cen-
trosinistra e che con il presidente dei Ds
in ottimi rapporti. Ma a quanto pare non
sarlunicavittimadellascuredi Latorre(a
cui DAlemahadatocartabiancainPuglia).
Il correntone in affanno, soffre della
concorrenza dellarea Salvi. Il vice presi-
dente del Senato, infatti, sta rastrellando in
tutta Italia pezzi di partito che appartengo-
no sia alla maggioranza sia alla minoranza.
Inoltre Salvi ha in questi giorni una visibi-
lit molto superiore a quella dei leader del
Correntone. Pare che la cosa non dispiac-
cia affatto a DAlema, il quale preferisce
lopposizione del vice presidente del Sena-
to a quella di Fabio Mussi e Marco Fuma-
galli. Il presidente dei Ds, infatti, ritiene
che Salvi sia pi gestibile.
Non vero, come parso a molti, che Pie-
ro Fassino nella vicenda Unipol sia rima-
sto attaccato a DAlema come il francobol-
lo alla lettera. Il segretario non ha fatto
niente di plateale, e del resto la souplesse
era di rigore, non essendo pensabile met-
tere il presidente in minoranza o anche so-
lo in grave imbarazzo. Ma Fassino co-
munque riuscito ad attirare DAlema nella
rete di un ordine del giorno unitario che
conteneva lautocritica sulla vicenda Uni-
pol. Il segretario aveva pensato di staccar-
si anche in un altro modo, stando alle voci
che circolano alla sede del partito di via
Nazionale. Durante i lavori della Direzio-
ne, secondo queste indiscrezioni, Fassino,
tramite i suoi uomini, avrebbe discreta-
mente sondato alcuni personaggi eccellen-
ti dei Ds (come Bruno T rentin, per esem-
pio) che non volevano parlare: sarebbe sta-
ta gradita una manifestazione di pubblica
solidariet e di stima nei confronti di Fas-
sino. Questa moral suasion, per dir cos,
nasceva dal vezzo, coltivato da un certo nu-
mero di esponenti della nomenclatura di
sinistra (da Cacciari a Foa a qualche dies-
sino) di accentuare la solidariet a Fassi-
no, trascurando un po DAlema. Ma non
era aria, in quella riunione di controffen-
siva e contromobilitazione.
Prodi, candidature o Unipol?
Tripla angoscia per i Ds
Fassiniani e dalemiani alla conta.
Correntone oscurato dallarea Salvi
Lista delle mie brame
PASSEGGIATE ROMANE
QUINTA COLONNA
Se scrittore vuoi diventare
laggettivo devi saltare
(vedi Stendhal, Simenon, Gide)
T
olga gli aggettivi e tutto andr bene dis-
se Colette al giovane Georges Simenon,
che le aveva sottoposto un racconto da pub-
blicare su Le Matin. Lui prese il consiglio
sul serio. Esegu, e al secondo tentativo lex
ballerina di music hall approv il risultato.
Anni dopo, lo scrittore che produsse centi-
naia di splendidi romanzi con un migliaio
di parole, scelte nel francese pi semplice,
ricevette da Andr Gide il complimento:
Un genio, uno capace di scrivere senza ag-
gettivi. I mediocri, invece, gli aggettivi li
adorano. Di pi: pensano che lessenza del-
la Letteratura con liniziale maiuscola sia
un aggettivo che segue (o pi vezzosamente
precede) un sostantivo. Come se raccontare
una storia dicendo il tale ha fatto o detto la
tal cosa, poi successo questo, poi suc-
cesso questaltro fosse un esercizio per po-
veri di spirito.
Lo Scrittore conpretese di maiuscola spa-
ra aggettivi a raffica. Ogni azione, an-
che la pi ovvia, e ogni reazio-
ne, anche la pi banale, vie-
ne inutilmente dettagliata.
Per non parlare di arredi e
vestiti, descritti con il pun-
tiglio e loriginalit dei poli-
ziotti addetti alla stesura dei
verbali. Anche quando si po-
trebbero tranquillamente evi-
tare, uno il minimo, due so-
no la regola, il terzo arriva a
urtare i nervi gi provati.
Quando in un romanzo italia-
no capita di leggere Il luned
mattina andai in procura, se-
guitodaunbel puntoedaunmagnificoaca-
po, viene voglia di gridare al miracolo. Fi-
nalmentequalcunochehaunastoriadarac-
contare.
Gli aggettivi sono scelti tra i pi ovvi, o tra
i pi incongrui. Nel primo caso lo scrittore
italiano ambisce al realismo (che ormai pro-
spera in libreria quasi solo sotto forma di
giallismo), nel secondo caso ambisce al ba-
rocchismo. Per capirci: o tocca leggere di
schiume della birra bianche e dense, o
tocca leggere che il marciapiede ostenta
una rugosa indifferenza (si ringraziano
Antonio Scurati e Melania Mazzucco per
aver fornito il materiale). Di rado molto di
rado capita di scorrere una pagina senza
aver voglia di una matita, per fare quel che
Colette ordin a Simenon. O di invocare un
bravo editor che avrebbe dovuto levar di
mezzo gli intoppi. Con sollievo delle patrie
lettere e dei lettori tutti. O almeno di quelli
convinti che scrivere sia una gran fatica, e
leggere un gran divertimento, quindi immu-
ni a ogni tentazione di passare sullaltro
fronte. Come diceva Cline: Io me ne sto di
sotto nella sala macchine, sporco e sudato.
Ma i passeggeri, sul ponte, devono godersi la
crociera. Lo fanno da viaggiatori che hanno
pagato il biglietto di prima classe, quindi
pretendono coccole a ogni riga.
Leccezione Nabokov
Gli aggettivi si portano dietro lannosa
questione delle descrizioni, che gi affligge-
vaStendhal. Nei Ricordi di egotismo, spie-
ga che a trattenerlo dallo scrivere romanzi
la fatica delle descrizioni. E insinua che
Walter Scott avesse un segretario pagato ap-
posta per abbozzare al posto suo i paesaggi.
Stendhal, cheunsottopostononloaveva, nel
Rosso e il nero (i colori stanno per leser-
cito e la chiesa) fa il minimo sindacale. La
cittadina di Verrires ha case bianche con i
tetti rossi, castagni, unfiume sotto i bastioni.
Si capisce che gi stufo, e non vede lora di
dedicarsi a Julien Sorel e a Madame de R-
nal (latramagli erastatasuggeritadallacro-
naca nera: un giovane povero, avviato agli
studi dal curato e diventato precettore non-
ch amante della padrona, tenta di uccider-
la in chiesa con un colpo di pistola). Si capi-
sce che lo diverte molto di pi piazzare uno
strategico punto (seguito da un altrettanto
strategico a capo) in luogo di un convegno
amoroso. Seguito da due righe capolavoro:
Qualche ora dopo, quando Julien usc dal-
la camera di Madame de Rnal, si sarebbe
potutodire, instiledaromanzo, chenonave-
va pi nulla da desiderare. Neanche un ag-
gettivo. Ma sappiamo tutto quel che dobbia-
mo sapere, e anche qualcosa di pi. Gide
trovava le descrizioni noiose, giudizio con-
diviso da chi le salta e passa direttamente al
dialogochesegue. Loabbiamofattotutti, chi
pi chi meno, e la differenza sta solo tra chi
lo confessa e chi dice bugie. V ale natural-
mente per gli scrittori che hanno occhi e
orecchie standard. I fuoriclasse come Na-
bokov scrivono cos: Si ferm un furgone
per traslochi molto lungo e molto giallo, ag-
giogato a un altrettanto giallo trattore affet-
to da ipertrofia delle ruote posteriori, e con
le forme impudicamente esposte. Saltatelo
voi, se ne avete il coraggio. (34. continua)
CORREZIONI
LURLO DI AHMADINECHVEZ
Roma. Tutti i vicini dellIran sono terro-
rizzati dice al Foglio Michael Rubin, ana-
lista dellAmerican enterprise institute, che
ha a lungo soggiornato a Teheran e hanno
ottime ragioni per esserlo, anche pi dei
paesi occidentali. Sanno che il regime non
vuole la bomba soltanto per mantenere lo
status quo power, il potere di conservare
inalterato lo stato delle cose. Temono piut-
tosto che il loro programma di armamento
abbia a che fare con una futura e vittoriosa
espansione del loro potere e della loro area
dinfluenza. Il dito dei mullah sul bottone
rosso di un arsenale nucleare preoccupa gli
stati arabi molto pi di quanto in ragione
del consueto gioco delle parti non lascino
per il momento trapelare. Soprattutto per-
ch lIran atomico non troverebbe sulla sua
strada nessun contendente ad arginare il
suo potere. Ci sarebbe soltanto lo stato di
Israele, che per non vicino alla politica
estera dei paesi arabi. Il modello non sa-
rebbe quello, da guerra fredda, del confron-
to tra India e Pakistan, entrambe potenze
nucleari rivali e con le mani legate.
Ieri lArabiaSauditaharottoil silenzio. Il
ministro degli Esteri, il principe Saud al
Faisal, ha messo in guardia lIran dal porta-
re avanti il programma di armamento, per-
ch il risultato sarebbe un disastro nella
regione. Non c ragione per dotarsi di ar-
mi simili ha detto perch se fossero uti-
lizzatecontroIsraeleucciderebberoanchei
palestinesi. Esemancasseroil bersaglio, po-
trebbero colpire lArabia Saudita o la Gior-
dania. Quando insegnavo alluniversit di
Teheran prosegueMichael Rubin eroim-
pressionato da come gli iraniani conside-
rassero i paesi vicini, per usare un termine
che una volta si utilizzava per gli stati satel-
lite dellUnione Sovietica, near abroad, co-
sa loro. Esteri, ma di loro pertinenza. Per
gli iraniani, accesi nazionalisti, Baghdad in
Iraq e Herat in Afghanistan sono citt del-
lex impero persiano; hanno pure velleit
sulla vicina regione del Daghestan, e questo
spiega la diffidenza dei russi nei confronti
degli iraniani. Per esseresicuri, comunque,
ieri Mosca ha ricominciato il suo infinito
balletto diplomatico con Teheran.
Le parole di Riad, la scelta del Cairo
Qatar ed Emirati arabi uniti temono le
conseguenze immediate del programma nu-
cleare, possibili e disastrosi fall out in caso
di incidenti o lIran su una faglia sismi-
ca di terremoti. Il regime, secondo lingle-
se Charles Melville, curatore della Cam-
bridgeHistory of Iran, sta-
tobenattentoacostruiregli
impianti distanti dalle zone
pi a rischio. Ma se qualco-
sa va storto, o in caso di at-
tacco preventivo per stroz-
zare nella culla il program-
ma di armamento, i venti
radioattivi non lascerebbe-
ro scampo. A preoccupare,
tuttavia, sono le conseguen-
ze riflesse della possibile
futura bomba iraniana.
Aprirebbe, per ammissione del principe
Faisal, una corsa agli armamenti atomici
nellaregionemedioorientale. No, anchese
lIran proseguisse sul suo percorso lArabia
nonloseguirebbe. Maci sarebbelostessola
minaccia di una gara verso latomica. Per
oraintestacil soloPakistan, chehagiot-
tenuto la bomba con i finanziamenti sauditi
e un tacito patto di aiuto. Ma subito dopo se-
gue lEgitto. Nonostante sia tra i firmatari
del Trattato di non proliferazione nucleare,
il Cairo, proprio per controbilanciare i pro-
getti iraniani, starebbe portando avanti il
suo programma. LAiea, lagenzia di control-
lo sul nucleare che fa capo allegiziano
Mohammed ElBaradei, avrebbe gi control-
lato le prove che nei loro impianti si tenta il
temuto arricchimento delluranio. Ma senza
dare troppo risalto alla cosa.
La Giornata
* * *
In Italia
Nel mondo
ANCORA SCONTRO SUL CASO UNIPOL.
I DS MINACCIANO QUERELE contro Ber-
lusconi che insiste nelle accuse allUnione:
noi, dice la Quercia in una nota, non abbia-
mo nulla a che fare coi 50 milioni di Con-
sorte, chiunque sostenga il contrario ne ri-
sponder di fronte alla legge. Fassino a
Porta a Porta: Consorte dica che fine han-
no fatto i soldi, ma Berlusconi pensi ai
suoi processi. Come si permette di mettere
in dubbio la mia onorabilit?. Il premier,
dal canto suo, ieri ha preso di mira Prodi,
reo di aver incontrato anche lui Bernheim
nei giorni caldi dellopa su Bnl. Per Ber-
lusconi una singolare coincidenza che,
in estate, tutti i dirigenti dellUnione ab-
biano visto il presidente di Generali. Il vi-
cepremier Fini: In tempi non sospetti ho
incontrato anche io Bernheim.
Il leader di Confindustria Montezemolo
su Unipol: Tutti, a cominciare da noi im-
prenditori, abbassino i toni del confronto.
* * *
Ds e Margherita dicono no a Prodi, che
aveva chiesto unaccelerazione verso il par-
tito democratico. Per Fassino costruire un
nuovo partito un processo politico che
non si improvvisa. A porta a porta il se-
gretario Ds: Prodi non il Dio in terra.
* * *
La 194 applicata in modo insufficiente sul-
la prevenzione e laiuto alle donne incinte.
Lo dice un documento del Comitato di bioe-
tica. Volont (Udc): Applicare e, nel caso,
migliorare la legge un dovere civile.
* * *
Dio amore, dice Benedetto XVI nella
sua prima enciclica papale, interamente
dedicata allamore cristiano e alla carit.
Il rabbino di Roma Riccardo Di Segni ha
invitato Papa Benedetto XVI in Sinagoga.
* * *
Presa in Olanda la latitante anarchica
Ann Scrocco: deve scontare due condanne
a trentanni per sequestro e terrorismo.
* * *
Il governatore Mario Draghi s insediato
ieri nel suo ufficio in Banca dItalia.
Inflazione fermaadicembre rispettoano-
vembre, al 2 per cento nel 2005 (dati Istat).
* * *
Borsa di Milano. Mibtel: 27.615 (+0,93%).
Leuro (1,2116) perde 0,0022 sul dollaro.
DOPPIO ATTENTATO SUICIDA IN AF-
GHANISTAN, ALMENO 26 I MOR TI, una
quarantina i feriti. Il primo a Kandahar, do-
ve in mattinata un kamikaze s fatto esplo-
dere davanti a un veicolo dellesercito af-
ghano uccidendo tre soldati e due civili.
Qualche ora dopo, a Spin Boldak, un terro-
rista in motocicletta ha attivato il suo ordi-
gno dopo essersi schiantato contro una pic-
cola folla che celebrava la festa islamica
del sacrificio: oltre 20 le vittime.
* * *
Il governo iraniano mette al bando la Cnn
e i suoi giornalisti da tutto il territorio na-
zionale. Motivo: la tv americana ha attri-
buito al presidente Ahmadinejad la frase
luso di armi nucleari un diritto dellI-
ran anzich la corretta luso di energia e
tecnologia nucleare un diritto dellIran.
Per la Cnn solo un errore di traduzione,
ma per Teheran lo sbaglio intenzionale.
* * *
Merkel in visita a Mosca. Dialogo aperto,
ha detto la neocancelliera tedesca, che,
parlando con Putin, ha anche trattato temi
delicati, come la Cecenia e la legge con-
tro le ong appena approvata dal Cremlino.
* * *
Ehud Olmert guider Kadima alle elezio-
ni. Lhanno deciso ieri i deputati del parti-
to. Soddisfatto il presidente dellAnp Abu
Mazen: Con Olmert si pu lavorare.
Articolo nellinserto IV
* * *
Elicottero americano abbattuto dai terro-
risti iracheni con un razzo non lontano da
Baghdad. Sempre ieri unautobomba ha uc-
ciso almeno 6 persone e ne ha ferite una
ventina a nord-est della capitale.
Il processo a Saddam sar presieduto
per ora da Sayeed al Hamashi, il vice del
presidente dimissionario Rizgar Amin.
* * *
Un governo dei migliori e delle migliori
perch quattro anni sono brevi e non c
tempo da perdere. Questo lannuncio del-
la socialista Michelle Bachelet allindoma-
ni della sua elezione a presidente del Cile.
Articolo a pagina tre
* * *
Ali Agca non idoneo al servizio militare,
quindi libero a tutti gli effetti. Lha deciso
ieri una commissione medica turca.
La Giornata realizzata incollaborazione conDire
Questo numero stato chiuso inredazione alle 20,15
HUGO CHVEZ
AHMADINEJAD
OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO
IL PARTITO DEMOCRATICO
DS E MARGHERITA dicono a Romano
Prodi che una forza politica come quella
chelui proponenonsi improvvisa. Infatti
c chi ci lavora dal 2003, basta rileggere
un ben invecchiato articolo di Michele
Salvati del 10 apriledi quellannopubbli-
catosuquestogiornale (pagina2)
S
crive Giuliano Ferrara
sul Foglio di ieri: I co-
siddetti valori, Pera se li
gioca a Lucca insieme alle
faccende di una bretella
autostradale. Qui, dav-
vero, chi saparli: o, per-
lomeno, dia al Corriere della
Sera le trascrizioni delle telefonate tra il
presidente del Senato e il direttore del Fo-
glio. Poco ci importa che si tratti, o meno, di
fatti penalmente rilevanti: anzi, a essere
sinceri, ci che ci interessa maggiormente
sono proprio quelli penalmente irrilevan-
ti (pettegolezzi, in particolare). Ma, in ogni
caso, vogliamo sapere: insomma, che c sta-
to di cos torbido tra quei due per giustifica-
retantemazzate? Perchil collegamentotra
valori e bretelle suggestivo (crudel-
mente e, perfino, unpo mascalzonescamen-
te suggestivo): e, dunque, vale la pena ap-
profondirlo. Enon, certo, per le implicazio-
ni giudiziarie, semai venefossero(chi spia
non figlio di Maria/ non figlio di Ges/
quando muore va laggi: e cos Silvio Ber-
lusconi, oltre che la presidenza della Re-
pubblica, si giocato anche il Paradiso. Che
non proprio da buttar via). Ci che ci pre-
me, insomma, non accertare leventuale
collegamento illecito tra valori e bretelle
(che come dire: tra morale e calzascarpe),
ma il perch la categoria di valore venga
brandita con tanta aggressivit contro Mar-
cello Pera. Il discorso importante e c un
punto, nel ragionamento di Ferrara, che
condivido interamente. Ovvero la preoccu-
pazione che la ridondanza ideologica accu-
mulatasi sul tema rischi di soffocarli, quei
valori, togliendo loro carne e sangue e ren-
dendoli povera cosa. (Che nonha n la ruvi-
damaterialitdellaCOSAnlessenzialein-
digenza della POVERTA). E, di conseguen-
za, quei valori si riducano a mero valore di
scambio: occasione di identit esile e fin
esangue; tematica da convegnistica termale;
opportunit di aggregazione correntizia e di
amministrazione delle risorse (i valoristi
come che so? i pontieri nella Dc). Ma
queste interpretazioni (o sub-politicistica o
teologico-teleologica) nonsonolesolepossi-
bili. Nelle scienze sociali che so godere di
uno statuto epistemologico inferiore a quel-
lo della filosofia, l, nei sushi bar e agli
happy hour il valore qualcosa di molto
diverso. Cos (grossolanamente) traducibile:
il valore la posizione/postazione da cui
muovo per incontrare laltro e misurarmi
anche polemicamente (polemos) e bellico-
samente (bellum) con la sua posizione/po-
stazione. Quanto pi sono convinto della
bont del mio valore tanto pi sono consa-
pevole che solo nella discussione conlaltro
potr conoscerlo davvero (il mio valore).
Questo, credo, devessere il nostro abitus
mentale: il resto, diciamolo, sono bretelle.
2. Ancora Ferrara sul Foglio di ieri: Le
donne democratiche sono alloffensiva per
difendere una legge che nessuno attacca,
una miliardata di aborti in trentanni sono
passati in cavalleria. Rileggete con atten-
zione, vi prego, quella frase: una legge
che nessuno attacca una miliardata di
aborti in trentanni. Come non vedere che
si tratta di un feroce e truffaldino ossimoro
concettuale? Una legge che nessuno in-
tende attaccare, ma che viene collegata
suaviter a una miliardata di aborti. Pi
attacco di cos. E perch truffaldino? Ma
perch si giustappone una normativa ita-
liana, che una manifestazione di donne, in
Italia, ha inteso difendere, e una quantit
enorme di aborti che, immagino (dal mo-
mento che nellarticolo non specificato),
riguarda lintera popolazione mondiale. (La
cifra ottenuta, ritengo, moltiplicando la
stima di oltre cinquanta milioni di aborti
allanno, fornita dallOrganizzazione mon-
diale della sanit, per numero di anni).
Una cosa certa: questa logica trucibalda
(una miliardata: ma chi sei? Amadeus?)
non porta da nessuna parte, se non alla
nevrosi comparativa (Gad Lerner), che
ossessivamente misura le nostre vittime
e le loro. Di conseguenza, la mia mossa
successiva dovrebbe essere secondo la lo-
gica ferrariana, condotta alle sue estreme
conseguenze chiedere (e non cos: piutto-
sto, con cipiglio torvo): ma sapete quante
sono le vittime di aborto clandestino nel
mondo? Se si tiene conto che nella sola Ar-
gentina, ogni anno, 10 mila donne muoiono
sotto i ferri e 300 mila devono ricorrere a
un ricovero urgente; e se ancora si consi-
dera che il maggior numero di aborti clan-
destini, e di morti conseguenti, si verifica in
Africa, le cifre di questa ecatombe non ri-
sultano troppo lontane da quelle dellaltra.
Non solo: correlando la percentuale di don-
ne morte di aborto alluniverso degli abor-
ti complessivamente effettuati, si potrebbe
ricavare una stima attendibile del numero
di donne che la legalizzazione dellaborto
ha sottratto alla morte. Ma, a questo punto,
il confronto tra valori e tra posizioni/posta-
zioni avrebbe gi assunto un cupo anda-
mento necrofilo. C a chi piace.
Luigi Manconi
ANNO XI NUMERO 14 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO MARTED 17 GENNAIO 2005
L
esoluzioni al problemasonosolotre: (a)
Margherita cresce rapidamente a spese
dei Ds econquistalegemoniasullacoalizio-
ne; (b) i separati in casa si dividono, i rifor-
misti radicali confluisconoinunsoggettopo-
liticocheraccoglie[] anchegranpartedel-
le forze di sinistra disperse tra partitini e
movimenti, e i riformisti moderati conflui-
sconocon Margheritainunnuovopartitodi
centrosinistra (o sinistra moderata); (c) i Ds
nel loroinsiemeconfluisconoconMargheri-
tanel partitodi cui abbiamodettoediremo
meglioinseguito. Per orachiamiamoloPar-
titodemocratico. Il virgolettatopotrebbees-
sere la premessa al pezzo con cui ieri, sul
CorrieredellaSera, MicheleSalvati invitava
il centrosinistraprodianoacentrarelocca-
sionedanonperdere. Invecequesteparo-
le, sempre di Salvati, apparivano sul Foglio
del 10 aprile2003, sottoil titoloAppelloper
il Partitodemocratico. AlloralUlivoeraal
secondoannodopposizione, RomanoProdi
amministrava da Bruxelles la Commissione
europea, lasinistrafacevai conti con unSer-
gio Cofferati inlibera uscita dalla Cgil e ca-
pace si raccontava di assecondare la ri-
chiesta nannimorettiana di un nuovo radi-
calriformismo. Pareva la risposta alla nota
nenia girotondina: Con questi leader non
vinceremomai. Per Salvati erail segnaledi
UN BEN I NV ECCHI A T O AR T I COL O DI MI CHEL E S AL VA T I
un auspicabile rimescolamento, da sinistra,
nella sinistra: Una minaccia alla coesione
internadei Ds. Perchil problema, vistoda
unsincerodemocrat, eranoesonoi diessini.
I Ds sonolepicentrodellacrisi. Il Pci sta-
tounpartitoconunagrandeforzaorganizza-
tiva, con una identit spiccata e con una se-
paratezzaquasi comunitariarispettoal resto
della societ civile e politica, la famosa di-
versit di cui parlavaBerlinguer [] Perch
diciamochei Ds sonolepicentrodellacrisi,
delle difficolt maggiori dellUlivo? Perch
lunioneapparentedei separati incasaosta-
colalaformazionedellunicosoggettopoliti-
cochepotrebbe, inalleanzaconaltri, contri-
buireinmododeterminanteallasconfittadel
centrodestra. E statonotatotantevoltechela
debolezzastrutturaledellacoalizionedi cen-
trosinistra dipende dallassenza di un forte
partito di sinistra moderata che competa ad
armi pari conForza Italia nella caccia alle-
lettoremediano. Sembraunappendicealla
richiestadi unanuovaBolognina contenu-
ta nel recente editoriale di Angelo Pane-
biancosul Corriere, einvecesempreil Sal-
vati del 2003. Il cui tratto pi sapido forse
questo: Laprospettivadel Partitodemocra-
tico esaltante: la riunione di tutte le cor-
renti riformistichemoderatedellastoriaita-
lianadi cui tantosi parlatoapropositodel-
lUlivo. Gli elettori apprezzanolasemplicit,
la rapida comprensibilit. V errebbe final-
menteaformarsi unpartitodi sinistramode-
rata, conunnomeimmediato, sempliceefor-
temente evocativo (basta con la botanica)
nel quale la componente di lontana origine
comunistanonsarebbedominante. Nonsar
facile per Berlusconi tacciare di comunista
unpartitochehaper segretarioProdi edove
siedonoindirezioneRutelli accantoaFassi-
no, aBoselli, aCastagnetti, aParisi (eVeltro-
ni? Erastatounodei primi aparlaredi Par-
titodemocratico, si decida). Seguivaelenco
di altri democratici per vocazione: Lapo Pi-
stelli, Claudia Mancina, Franco Monaco, Ni-
cola Rossi, Umberto Ranieri, Enrico Letta,
Pierluigi Bersani, Sergio Chiamparino, Ric-
cardoIlly eviaseguendo. Mancavaqualcu-
no. Salvati: Perchnonabbiamomenziona-
to Franco Marini o Massimo DAlema? []
Perch sono segnati da un ruolo dominante
inscommessepoliticherecenti chepuntava-
nosuesiti radicalmentediversi daquelloche
stiamo auspicando. Marini perch pensava,
come molti popolari, a unruolo del suo par-
UNA MUS A T ROPPO MAL T RA T T A T A
Uno sterminato popolo di nuovi poeti preme alle porte delloblio
D
opo essermi aggirato per un paio dore,
perplesso e incredulo, sempre pi svo-
gliato e frustrato, in mezzo a poesie italiane
doggi delle quali nonsi vede la ragione, e a
introduzioni criticheimpeccabili eimpegna-
techepromettonoqualcosachenei testi non
c, non so pi che fare. E possibile parlare
criticamente, usandoil linguaggiodellacriti-
caletteraria, vogliodire, conil suocaricodi
cognizioni storiche e tecniche, occupandosi
di nuovi poeti? Me lo chiedo da tre decenni.
Maogni voltacomesefosselaprima. Negli
ultimi dueotreanni devoessermi unpo di-
stratto(meneaccorgoora) perchapprendo
chesononatenuovescuole, nuovetendenze,
di tono perlopidepresso-sadico. Ci sono in
giroeinpienaattivitalmenoventi otrenta
poeti di cui ignoravoperfinoil nome. Provoa
leggerli, a informarmi. Ma noto dopo un po
chelacosapidifficileproprioquesta. Di-
releggereuneufemismo, perchnonsi rie-
sce a leggere. E dire informarsi, anche. Non
si riesceacapireconchecosaeconchi si ha
achefare. Aquestopuntosentoil bisognodi
chiederepubblicamentescusaaValerioMa-
grelli, chemi sempresembratolaperfezio-
ne della mediocrit. Ma certo, se cos per-
fetto, devepur esserequalcosadi picheme-
diocre. Lasuafurbiziadi letteratocos emi-
nente che deve per forza contenere una pe-
pitadintelligenzaprofessionale. Vedodel re-
stochemolti critici loconsideranounautore
epocale. Lo riconosco e mi scuso con lui: a
parte i quattro o cinque poeti veri, che sono
fuori concorso, Magrelli il leader indiscus-
soeconil suoautisticoaplombsvettasutut-
ti gli altri. I quali scrivonopoesienellequali
nonsi capisceperchquellaparolastal, non
si capisceperchdopoquellafrasecquel-
laltra, nonsi capisceperchsi vaacapo(vec-
chioproblema), nonsi capisceperchil testo
finisce a quel punto, non prima, non dopo.
Possibile che con tante scuole di scrittura
creativanessunosiariuscitoinquesti ultimi
dieci anni ainsegnarequalcosadi utile?
I poeti sono impossibili: quando final-
mente mi trovo fra le mani il libro di Ales-
sandro Carrera che porta questo titolo (pre-
fazionedi FilippoLaPorta, Filoedizioni, 180
pagine, 10euro) mi sembradi aver trovatola-
nalgesico, leccitante, il sedativo, o meglio il
disintossicante giusto per chi abbia passato
anche solo unora a cercare una poesia buo-
nainantologieealmanacchi appenaarriva-
ti. Il librodi Carrerapossiedeunaimportan-
tequalitletteraria: lintelligenzaveramente
moltopoeticadi far vederecheoggi, comeie-
ri, lapoesialafannoi poeti echequindi fini-
sceinevitabilmenteper somigliarealoro. Ma
se mi azzardassi a far sapere ad Alessandro
Carrera, conquestoarticolo, cheil suolibro
geniale, rischierei unaquerela. Carrerain-
fatti allinizio del quarto capitolo, intitolato
Siamo tutti grandissimi poeti, ci ricorda
unacosa: Robert Musil osservcheladeca-
denza della modernit era iniziata il giorno
incui nella cronaca sportiva di unquotidia-
no viennese si pot leggere che un certo ca-
vallo, granvincitoredi corseera, geniale.
Oggi per, dato che siamo pi spregiudi-
cati, picorretti epiintelligentementeani-
malisti di Musil, posso dire che Carrera con
questo libro ci ha finalmente dato ci che
aspettavamo(aspettavo) datempo: unottimo
antidotocontroquel particolarequozientedi
stupiditchesembradover accompagnarela
decisionedi scriverepoesieechealimentala
produttivitdei poeti attuali. Hodettoattua-
li. MaCarreraci ricordaunaltracosaimpor-
tante: Orazio, Francisco De Quevedo, Pietro
Giordani, OsipMandelstameMontalesi era-
nogiespressi inpropositoconanalogopes-
simismo. Oraziolamentavachei poeti fosse-
roinnumerevoli. QuevedoscrivevacheDio
aveva mandato unepidemia di poeti inSpa-
gnaper punirci dei nostri peccati; duesecoli
dopo Pietro Giordani si lamentava con Leo-
pardi cheormai chiunquesapesseleggeree
scrivere si riteneva in grado di impugnare
cartaepennaegettar giversi aprofusione;
OsipMandelstamconstatava conscoramen-
tolesistenzadi unostraccionissimoesercito
di poeti che aveva invaso la Mosca postrivo-
luzionaria. MontalescrissecheseGugliel-
moGiannini, invecedi fondareil movimento
dellUomoQualunque, avessefondatoil par-
tito del Poeta Qualunque, conobbligo impo-
sto allo Stato di stampare a proprie spese i
versi di ogni cittadino, avrebbe mandato al-
meno uncentinaio di deputati inParlamen-
to. E gimolto. MaCarreraaggiunge: Dopo
larivoluzionesandinistainNicaragua, per te-
stimonianzadi chi cera, mentreil paeseave-
va un disperato bisogno di ingegneri, capi-
mastri eidraulici, ogni voltachesi annuncia-
vaunaletturapubblicacentinaiadi aspiran-
ti poeti si mettevano in fila dal mattino, de-
terminatissimi aleggereleloroinvettivecon-
trolos gringos, mentreintornononcerauna
stradachenonfossepienadi buche. Queste
parolesonoscrittenel primocapitolodel li-
bro, cheportauntitolodefinitivoper chiari-
resubitodi checosasi tratta. Unpopolodi
poeti preme alle porte delloblio. Carrera
comunque, per essere ancora pi chiaro (il
suo uno dei libri pi insopportabilmente
chiari per i poeti di oggi), dicesubitolessen-
ziale: Nella seconda met dellOttocento,
quando Lautramont lanci la profezia che
ungiornolapoesiasarebbestatafattadatut-
ti forse non si aspettava che il tempo gli
avrebbe dato ragione al di l delle sue pi
pazzeaspettative. Ecertamentenonsi aspet-
tavache, comeeffettocollaterale, unapoesia
fatta da tutti avrebbe ridotto la poesia stes-
saallinsignificanza. Perchsetutti, inunca-
baret dadaistadi dimensioni planetarie, scri-
vono, pubblicano, recitano e urlano i propri
versi, per unaleggedi conversionedi cui nes-
suno vuole assumersi la paternit, proprio
quei versi hanno una forte probabilit di ri-
sultareirrilevanti. Anchiopensoquesto. Ma
penso(forseCarrerasardaccordo) ancheil
contrario. Sullamassadi testi senzacapon
coda n ragioni di esistenza, si possono solo
scrivere puntuali piccoli saggi in punta di
penna, chepuntualmentemancanologgetto
di cui dovrebberoparlareequindi parlanodi
unpurofantasmamentale. Esistonotuttavia,
inquestanebbiadi parolecheavvolgeil pia-
neta e intasa Internet, delle poesie vere e
proprie, cheliberanolamentedi chi lelegge
per qualcheminutoechequindi fannoveni-
revogliadi essererilette. Madicendoquesto
mi accorgo di essere stato ottimista. Perch
se individuare e riconoscere queste poesie
fosseovvioefacile, il fenomenodellapoesia
scritta da tutti non si darebbe. Come po-
trebbe scrivere quelle non-poesie chiunque
abbia letto anche solo una decina di vere
poesie e abbia percepito perch lo sono? A
questapercezioneparechenonsappianopi
arrivarenonsologli aspiranti poeti, manep-
purei critici inservizio. Il primoservizioche
i critici in servizio dovrebbero rendere oggi
agli altri easestessi direquali poesieesi-
stono e quali nonesistono, anche senza par-
lare degli autori che ne sono responsabili.
Facendo questo, potrebbe capitare loro di
nonsembraregentili. Ma, comeosservaCar-
rera, essere carini con tutti i poeti e con i
poeti qualunque, mandaallosbaragliomolte
brave persone. Le rende ridicole. Macch,
neppurequestovero. Comesi puessereri-
dicoli senessunoride? E il cattivopubblico,
oil nessunpubblico, cherendelapoesiacat-
tivaonulla.
Alfonso Berardinelli
DI T E AI POL I T I CI CHE NON E UN I NS UL T O
Avanspettacolo? Magari! Appassionata difesa di un genere vituperato
P
er favore, lasciate perdere lavanspet-
tacolo che era una cosa seria. Per di pi
non si faceva nelle procure, tranne i casi
relativamentefrequenti incui i comici do-
vevano difendersi dalla censura. Lasciate
perdere lavanspettacolo, perch faceva ri-
deresul serioeperch sul serio facevari-
dereraccontandocosevereeconcretedella
vita quotidiana degli spettatori. Lasciate
perderelavanspettacoloperchchi loface-
vavivevadi paneeveleno(soprattuttovele-
no) ecomeunicaricchezzaavevalapplauso
del pubblico; quandoarrivava. Perchpoi
assai pidi consueto invecedellapplauso
arrivavanoi fischi, lepernacchie, lebattute
cattivescanditedallaplatea.
Ma mai possibile che quando c da in-
sultare qualcuno, si ricorre sempre al luogo
comunedellavanspettacolo? E il destinoci-
nico e baro che si accanisce contro ungene-
re di teatro popolarissimo a suo tempo ma
ignoratodallastoriaufficialeescreditatonel-
la memoria comune a colpi di pregiudizio.
Credete, per caso, che sia facile far ridere
genteincattivitadallamiseriaedallarabbia
sociale? Credete che sia comodo avere a di-
sposizionepoverescene, squisiti giochi di pa-
role e spicci richiami al sesso e al desiderio
per contrastare lo strapotere di un cinema
tuttosogni, favoleederoismo? Provateci voi.
Provateoggi mettiamo aconvincerelagen-
te a seguirvi intv senza talpe da smaschera-
re, senzaconfessionali, senzaquiz, senzapo-
liziotti laureati ad Harvard e senza carabi-
niereavvenenti. Lavanspettacoloavevacon-
trolaretoricadei condottieri dellAnticaRo-
ma, le fantasie erotiche di cappa e spada, i
paesaggi esoticiecombattevai suoi nemici
asuondi battutesopraffine, allusioni pesan-
ti ecosceemulsionatedallacelluliteche, per
di pi, proprio non riuscivano a inseguire i
tempi musicali. E robadadileggiare, questa?
Einbaseaqualeconcentratodi ignoranzasi
pu definire il piccolo bagaglio di genialit
dellavanspettacolo come effetti speciali?
Piuttosto: quali piproficuerisorsehannoa
disposizioneoggi coloroi quali vengonoac-
cusati di fare avanspettacolo? E dove met-
tiamoil fattochearileggerei copioni della-
vanspettacolo (ce ne sono, ce ne sono: qual-
che migliaio sepolti nellarchivio della Cen-
surafascista) sembradi consultarecronache
di vitavissutacos vereevivaci comenessun
manualepurenderci? Si potrdirelostes-
so, framezzosecolo, apropositodelledichia-
razioni di colorocheoggi vengonodefiniti im-
propriamenteguitti davanspettacolo?Anche
sulla parola guitto, poi, ci sarebbe da ridire.
Chi lha detto che un insulto? Dalla met
del Cinquecentoallametdel Novecentofa-
re il guitto era un mestiere importante e
neanchetroppofacile: consistevanellintrat-
teneregli altri; per lopialtri chenonerano
moltodisponibili allintrattenimento. Perch
questalasostanza: lavanspettacoloerami-
seroemalvolutodai poteri, dovevasopravvi-
vere fra mille difficolt e fra mille difficolt
crescere, attrarreattenzioni, mettereinsieme
pranzi eceneasuondi biglietti venduti, di fi-
schi evitati edi risatestrappate. Ladignitdi
chi lopraticava(negli anni TrentaeQuaran-
tadellaltrosecolo, quandonacqueesoprav-
visse) fuori discussione. Eranotrucchi one-
sti, i loro: boccacce, mossette, cappellini ridi-
coli, magari duepomelli rossi troppoappari-
scenti sulle guance. Poi parole sussurrate o
urlate, asecondadel livellodi attenzionege-
nerale; esempre pensateunpo conil pe-
soincombentedel filmchecominciavaafru-
sciarenel rulloeconlimpresariodellasala
che saffacciava dalla quinta a far segno di
stringere, di tagliare, perch secondo lui la
gente voleva il film. Che relazione ha, tutto
questo, congli attori benpasciuti cheoggi re-
citanopoliticaareti unificate?Epoi lasciate
perdereunavoltaper tuttei fratelli DeRege
eil loroVieni avanti, cretino!.GiorgioeCic-
cioDeRegedi Donatodi SanRaffaele, ram-
polli dorodi unadellefamiglienobili piin
vista del Regno dItalia, rinunciarono a una
carrieradorataindiplomaziaper il teatropo-
vero. Inventaronounodei tormentoni pilon-
gevi dellastoriaitalianaedimostraronoche
ancheuncretinopuaverecolpi di genioper
risolveresituazioni difficili. Conquestasem-
pliceintuizioneguadagnaronosoldi apalate
mafinironolavitainpovert. Figuratevi: Cic-
cio il comico partecip pure alla Resi-
stenza, a Milano, eppure nessunmanuale di
storialocommemora. Morironosoli edisere-
dati; non si sa nemmeno dove siano sepolti.
Se proprio non volete ricordarli per le divi-
nitchefurono, almenolasciateli inpace.
Nicola Fano
E finita. E finita cos , senzalare-
plica della domenica mattina,
senzapermettereaunapoverina
che avesse osato trascorrere un
finesettimanafuori di recupera-
re la penultima puntata, finita con la Mar-
cuzzi vestita da marescialla al posto della fi-
glia della Durso che si trasforma da adole-
scentebisbeticaindonninaresponsabile, fi-
nitasenzachequi si sappiacomeavvennela
trasformazione(masi notacheormai laMar-
cuzzi rimpiazzalaDUrsoinogni snododi pa-
linsesto). E finita con una rumena incinta
spuntatadal nullachediceHopauradi non
essere la madre che mio figlio vuole e la
DUrso (che privata della permanente si
scoperta saggissima) che risponde: Lui non
sacomedevessereunamadre, lui sacheha
scelto te e che nonvede lora di conoscerti.
E finita con la prima moglie di Ricky T o-
gnazzi cheprimafail diavoloaquattroper ri-
prendersi il maritoelamattinadopoinciucia
inbarcaavelaconunaltro, egli diceGrazie
per avermi aspettato e quello con laria di
uno che sa di star dicendo cose brillanti ri-
sponde Non devi ringraziarmi. Ho letto
unintervistaaungrandeallenatore. Gli han-
no chiesto Lei intelligente?. No, sono te-
nace. Elei invecedi buttarsi amareprose-
gue: Iosonostatacos male, eti hofattodel
male, e lui a quel punto sceglie la formula
monologhi paralleli: Quellannolallenatore
havintoil campionato, al chelei si risveglia
dal comadialoghisticoegarrulagli fa: Allo-
ra dobbiamo festeggiare. E finita con la fi-
gliadellaDUrsoche, rassegnatasi aunavita
da povera, si mette persino a suonare le ta-
stiere nel gruppo del paesello, i Lake s Boys
andSisters, epassi labarcaavela, mail fatto
cheil grupposuoni MaIl CieloE SemprePi
Blucostituiscegraveviolazionedellapar con-
dicioprimaancoracheessaentri invigore. E
finita con la DUrso che, licenziata da una-
genzia immobiliare, decide di rilevarla per
creare lagenzia Ricomincio da me, perch
nontutti hannolafortunadi trovareunami-
cacomete(laSandrelli, notadellAcritica) o
dei figli comei miei ounamorecomeFabio
(Tognazzi, ndA) o di ritrovare un padre (per-
ch allultima puntata risorto pure pap
DUrso, ndA), ma non chiarissimo lei e la
sua agenzia cosa facciano, per questi sfortu-
nati che non son degni di una fiction: gli ap-
partamenti li dannoviagratis? Maquesti so-
nodettagli, contasolocheRicomincioDaMe
finita, elinvernoancoralunghissimo.
Questa rubrica a questo punto aveva dei
programmi benprecisi, mahafattolerroredi
lasciarelatv accesa. Nonsarpenalmenteri-
levante, maquestarubricaprontaagiurare
cheieri, intornoallequattro, adAmici venis-
sebruciatasul rogodellemaldicenze(di rac-
comandata, le davano, niente di meno) una
povera fanciulla colpevole solo di aver fatto
unaduragavettanel mondodellospettacolo.
Ho lavorato ammetteva la poverina con
Apicella per Berlusconi. E la vogliono cac-
ciaredaAmici, per questo? Mentrequellose
nestainogni programma, daBiscardi aogni
AnnaLaRosacheci sia, acantareSalvami/
salvati/ salvami/ salviamoci?
Il checi conduceaJovanotti. VistosuMtvin
unprogrammamediamenteinutile, doverac-
contava gli stessi aneddoti di sempre (per
quellodi Cecchettochegli diceFai unacan-
zone che si chiami Ciao Mamma cos il pub-
blico ha gi gli striscioni pronti fa sempre
moltoridere) ecantavatroppopocoMi Fido
Di Te (una volta sola, uffa) e faceva trarre la
solitamorale: volevafareil cantautore, maha
sbagliato nome darte. Ma il fatto che a un
certo punto, a leggere le parole di Chiss se
stai dormendo, comparsotal Scamarcio, che
mi diconoesserefamosissimosexsymbol per
teenager eiodicomamai nessunochemi av-
visi delle cose importanti, ma se c uno con
una cos strepitosa aria da figlio di buona
donna, ingiro, maallorateenager anchio.
Un paese serio quello in cui un grande
giornale, in occasione del Grande Fratello,
apre un blog dove quattro prestigiosi edito-
rialisti dicanolalorosui concorrenti e, persi-
no, invitino il pubblico a non votare per la
cacciatadei piantipatici, vistochefacendo-
lo regaleranno 16 pence a un ente benefico
scelto da quello che trovano cos odioso da
volerlo cacciare. Il Times, per Celebrity Big
Brother, lha fatto. Qui gioved comincia il
GF6. Chi vuol essereungrandegiornale?
titononschieratoorganicamenteconlasini-
stra, perch non voleva legarsi le mani. E
DAlemaperchpensava, congranpartedel
suopartito, aunruoloegemonicodei Ds, sul-
la base dellerronea analogia tra lItalia e i
paesi normali, dovelalternanzaavvienetra
un partito conservatore e un partito social-
democratico. E per questi motivi profondi
eradicati nel passato cheentrambi furono
piuttosto tiepidi nei confronti dellUlivo co-
meentitdistintadai partiti dellacoalizione,
edi Prodi comeleader politicodi questaen-
tit. Sicuramenteessi hannomodificatoil lo-
ro giudizio, ma il ruolo che hanno avuto nel
recente passato rende difficile immaginarli
comeprotagonisti dellascommessachestia-
mo proponendo. E le stesse considerazioni
cheabbiamosvoltoper DAlemapossonoes-
serefatteper GiulianoAmato. Qualcunogiu-
dicquestobeninvecchiatoarticolocomeun
ballon dessai. Altri avrebbero poi creduto,
nel 2004, cheil nuovopattounionistatraDA-
lemaeProdi nascesseproprioper tampona-
relaprospettivademocrat raffiguratadaSal-
vati. I menosmemorati oggi nonsi stupiscono
chelingegner CarloDeBenedetti continui a
raccomandareallasinistralargoai giovani.
E che Fassino e DAlema (e in fondo anche
Marini) obiettino a Prodi che un Partito de-
mocraticononsi puimprovvisarecos.
Il Partito democratico non si improvvisa Ci lavorano dal 2003
IL FOGLIO quotidiano
ORGANO DELLA CONVENZIONE PER LA GIUSTIZIA
DIRETTORE RESPONSABILE: GIULIANO FERRARA
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GIUSEPPE SOTTILE (RESPONSABILE
DELLINSERTO DEL SABATO)
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ISSN 1128 - 6164
www.ilfoglio.it e-mail: letter e@ilfoglio.it
Ossimori
Un suggestivo accostamento
tra valori e bretelle, e una
logica trucibalda sullaborto
Oggi non mi va di star dietro alle novit,
sia concesso un saltuario letargo. Mi sollaz-
zoagiocareconITunes ecoi bei solitari che
permettedi realizzare. Il giocoinquestione
lo chiamerei Rama Lama Ding Dong . Con-
siste nellordinare larchivio per nome del-
la canzone, sceglierne una di cui avete di-
verseversioni, ascoltarleunainfilaallaltra
e delirare in libert. La prima canzone che
giudico degna Dont Think Twice, Its Al-
right di Bob Dylan. Beh, canzone sfiziosa e
memorabile, di eterna classicit, ma con la
prerogativa, raramente condivisa dalla mi-
gliore produzione dylaniana, di sopportare
esecuzioni chenonsianolasua. Dont Think
Twice no: col suo andamento serrato, con la
sua narrazione esposta e con lelevato tasso
di mel che contiene, accetta letture diver-
se. Dunque qui un Bob dei suoi ventanni,
quando era il tipo pi svelto e sexy del V il-
lage, le canta chiare a quella gattamorta
della sua ragazza, una che non gli lascia
aria. Questo il canto della liquidazione:
Se fino adesso non lhai capito / quando il
gallo allalba canter / guarda fuori dalla fi-
nestra e io me ne sar andato. Parte la po-
lemica caratteriale: Non sono abituato a
guardare la tua luce / io sto dal lato buio
della strada. L ammissione delle colpe:
Pensavo ci fosse qualcosa che tu avresti
fatto o detto per provare a farmi cambiare
idea e restare / noi non abbiamo mai parla-
togranchcomunque/ nonripensarci, tut-
to a posto. Lamarezza: E inutile che gridi
il mio nome / non ti sento pi / un tempo
amavo una donna / roba da bambino mi dis-
sero / le ho dato il mio cuore ma lei voleva
la mia anima. Infine lo sberleffo: Non vo-
glio dire che mi hai trattato male / avresti
potuto fare meglio, ma non importa / pi
che altro mhai fatto perdere tempo e per-
cigoodbyes toogoodaword, babe/ SoIll
just say fare thee well.
Come lasciare una ragazza
Via con le versioni. La prima quella
acustica, cantata da Mike Ness, icona del
punk Usa quando cantava coi Social Di-
stortion. Linterpretazione insufficiente,
scomposta e nervosa, con tutto quello
strumming di chitarra e la voce che sar-
rabbia troppo. Passiamo alla seconda, con
Joan Baez in compagnia delle Indigo Girls.
Lesecuzione di qualit, il gioco delle tre
belle voci (quanto stato cretino per anni
snobbare la Baez) virtuosistico, toccante.
Peccato solo che manchi lessenziale umo-
rismo sardonico, il passa e vai dylaniano,
sostituito da un tono acre, recriminatorio.
Terza versione: Peter, Paul & Mary, trio che
annacqu il folk anni 60, rendendolo pro-
dotto televisivo. Non a caso, la loro versio-
ne pi cronachistica, la storia del distac-
co la raccontano come se non centrassero,
loro cos perbene che non lascerebbero
mai il compagno di tutta la vita. Giudizio:
ipocrita. Versione 4: entra Nick Drake, trat-
to dalla cassetta casalinga di quandera un
ragazzino di belle speranze. Che Nick fosse
luomo pi sensibile dInghilterra labbia-
mo accertato a suo tempo, e perci siamo
doppiamente felici scoprendolo qui con un
sorriso allangolo della bocca. Lui, profes-
sionista della voglia di ammazzarsi senza
fare rumore, della canzone di Dylan coglie
lo spirito vagabondo, lirrequietezza che ha
la meglio sui contorti meccanismi della re-
ciprocit. La canta sbrigativa, la suona in
accelerazione e la sua voce divina fa il re-
sto. Peccatochelaqualitdellincisionesia
schifosa. Ora parte una chitarra elettrica e
arriva la versione 5: Waylon Jennings, che
rif il pezzo del nipotino in saltellante tono
country. Waylon un uomo vero, uno che sa
come lasciare una donna. Lo fa con una
punta di sciovinismo da quellimpenitente
puttaniere che devessere, ma con armo-
nia, allorch ci ficca dentro un irresistibi-
le coro a bocca chiusa. Morale: se una ra-
gazza s innamorata di lui, dal primo
giorno che saspetta che lui le canti questa
canzone. Conclusivo ascolto, numero 6: ar-
riva Bobby D. e si resta sconcertati a senti-
re come avesse questimpareggiabile ca-
pacit di prendere le questioni di petto.
Nessuno vola alla sua altezza, la chitarra si
sente a malapena, declama con tutta la na-
salit possibile versi che sono stilettate, e
poi si distrae immergendosi nellarmonica.
Suona in punta di sedia, elegante, non
troppo lavato, vicinissimo e lontano come
sempre. Dal tono, non nasconde che quel-
la storia damore andata a male gli abbia
fruttato questa cantilena precisa che i col-
leghi gli invidieranno per quanto leviga-
ta. E cominceranno a farne reinterpreta-
zioni, ossessionati da non farsi mettere
troppo in ombra dal ragazzino che pare sa-
perne una pi del diavolo.
Stefano Pistolini
Stato della musica
Il Rama Lama Ding Dong,
gioco che permette di conoscere
sei diversi Bob Dylan
Che Giorgio Bocca la
smetta di offendere, Na-
poli siamonoi vadaadir-
loai suoi famigliari. Quelli cheil sabatoe
ladomenicavannoinmacchinasul lungo-
mare, quelli che portano il Rolex e quelli
chescippanoi Rolex, quelli cheascoltano
Gigi DAlessio, quelli che comprano cd e
dvdfalsi allaDuchesca, quelli chemanda-
noi faxperchRosaRussoJervolinosi ri-
candidi, quelli cheservonoil caffnei bic-
chierini di plastica al bar della stazione e
quelli che se lo bevono: Napoli sono loro,
Napoli loro, selatengano.
PREGHIERA
di Camillo Langone
CORTESIE PER GLI OSPITI
La par condicio gi in vigore, ma solo per lex corista di Apicella
LA DEFICIENTE
ANNO XI NUMERO 14 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO MARTED 17 GENNAIO 2006
Il D-Day a Bankitalia/1. Che cosa resta del fazismo: parlano Della Vedova, Messori, Piluso, Nesi e Toniolo
Il D-Day a Bankitalia/2. Tutti pazzi per Mario, ma i dipendenti promettono lo stesso trattamento riservato a Fazio: battaglia
In Cile vince la socialista Michelle, in Finlandia la presidente va per un soffio al ballottaggio. Le quote rosa non centrano
Roma. In molti sbirciano dietro il portone di Palazzo Ko-
ch, mentre Mario Draghi prende il posto di Antonio Fazio,
scegliendo simbolicamente lufficio che fu di Carlo Azeglio
Ciampi, il primo a introdurre gli enzimi della concorren-
za nel mondo del credito. Tutti sono sicuri che gli elementi
di discontinuit, fra Draghi e Fazio, risulteranno, alla pro-
va dei fatti, molto marcati, con il prevalere di un orienta-
mento gradualmente favorevole alla concorrenza, dopo una
stagione di tipo neo-protezionista. Anche se nessuno nega
che, negli ultimi tredici anni, il comparto bancario sia mi-
gliorato, in termini di efficienza e di solidit, pi di qua-
lunque altro settore delleconomia italiana.
A differenza di Fazio afferma Benedetto Della Vedo-
va, economista e presidente dei Riformatori liberali Dra-
ghi ha una naturale propensione a confrontarsi con il mer-
cato. Pesano gli studi americani al Mit di Boston, gli anni
come direttore esecutivo della Banca Mondiale e lespe-
rienza da direttore generale del Tesoro che diede il via al-
le privatizzazioni, insieme al network di relazioni interna-
zionali che lha condotto alla vicepresidenza per lEuropa
di Goldman Sachs. Inoltre, agisce in un contesto diverso ri-
spetto al suo predecessore.
Il governatore, nel linguaggio faziano organo apicale,
non pi un dominus che, nel rispetto delle regole, gode
legittimamente di una amplissima discrezionalit. Il man-
dato a termine (sei anni rinnovabili). E stato introdotto
il principio di collegialit nelle decisioni del Direttorio. I
poteri di vigilanza sulla concorrenza bancaria sono passa-
ti allAntitrust. Tutti questi elementi riflette Gianni To-
niolo, docente di Storia economica a T or Vergata a Roma
e alla Duke University concorreranno a una Banca dIta-
lia pi neutrale sia nei confronti dei progetti di fusione e
aggregazione che nasceranno dal basso, sia verso le ini-
ziative che arriveranno dallestero. E difficile pensare che
si favorir questo o quel player. Il cambio di rotta nella
delicata questione della contendibilit probabile che sia
impresso con passo felpato: Scommetto su uno stile pru-
dentemente innovativo, dice Toniolo.
Non c, per, soltanto il nodo della contendibilit. Nel
passaggio fra lassolutismo faziano e la monarchia costitu-
zionale (a tempo) draghiana, esiste anche la delicata que-
stionedel rapportoconlaBancaCentraleEuropea. Fazio
rammentaMarcelloMessori, docentedi Economiadei mer-
cati monetari efinanziari aTor VergataaRoma, consigliere
per le privatizzazioni del governo di Massimo DAlema
mantenneunapoliticamonetariamoltorigidache, insieme
al controllo dei conti pubblici, consent lingresso al nostro
paese nelleuro. Tuttavia, non fu mai un euroentusiasta.
Persa la prerogativa del batter moneta, si assistette al raf-
freddamentodei rapporti conFrancoforte. Lostilitdi Fa-
zio verso la Bce commenta Nerio Nesi, membro del grup-
poparlamentaredelloSdi epresidentedellaBnl dal 1978 al
1989 fu concomitante allarroccamento nella difesa delli-
talianit del sistema. Il rischio, con Draghi, semmai lop-
posto: unaminoreattenzioneper linteressenazionale, daun
uomochestatoai vertici dellafinanzainternazionale.
Il problema della relazione con la Bce non dappoco.
Rafforzarelufficiostudi di ViaNazionale sostieneGian-
domenico Piluso, docente di Storia economica a Siena e a
MilanoinBocconi lamossagiustaper tornareacontare
nei processi decisionali che determinano la politica mone-
taria europea. Le scelte di fondo della Banca dItalia, il
mercatodei diritti proprietari ei rapporti conlaBcenonso-
no gli unici dossier su cui Draghi potr o meno esercitare
unadiscontinuitrispettoaFazio. Canchedellaltro. Nel
segmento retail dice Piluso i costi complessivi dei conti
corrente sono ben maggiori della media Ue. In nome della
stabilitdel sistemabancario, Fazioaccettchequesti rica-
vi spropositati esottratti allaconcorrenzacompensasseroal-
treinefficienzedegli istituti di credito. Vedremoseil nuovo
corsodellaBancadItalia, insiemeallAntitrust, si muover
controi comportamenti collusivi.
Pi zapaterista che zapatista. Nel ballottaggio cileno di do-
menicaper lapresidenzadellaRepubblicanonhavintoEvo
Morales e neppure Hugo Chvez. Probabilmente neanche
Nstor Kirchner. Insomma, a Santiago non si annunciano ri-
voluzioni bolivariane, n politiche cocaleras e nemmeno le
nuances populiste del presidente argentino. La vincitrice,
Michelle Bachelet, portatrice di un socialismo di impron-
ta pi moderata. Secondo i pi fra gli analisti, quindi, il nuo-
vo governo sar allinsegna della continuit economica: so-
luzioni di sinistra, certo, ma non allarmate dalla globalizza-
zione, n un granch collidenti con le dottrine neoliberiste.
Pi probabile, invece, un restyling di quel celebre sistema
di previdenza privatistico confezionato al tempo del dittato-
re Pinochet e ancora ammirato da molti economisti. Dal-
tronde, annunciava sostanziosi ritocchi al meccanismo pen-
sionistico anche lavversario della signora Bachelet, Seba-
stin Piera, che oltre a essere collocato a destra anche
fratello di quel Jos che, da ministro del Lavoro, fu artefice
di tale sistema privato. Se in Cile altre sorprese si aggiunge-
ranno alla sorpresissima di una donna alla Moneda saranno
forsepisul ctzapaterianochesuquelloeconomico. Don-
na in un ambiente maschilista, madre di tre figli da due uo-
mini diversi (uno dei quali non era neanche suo marito) in
un paese che permette il divorzio dal 2004, agnostica in un
Cile assai cattolico, Bachelet qualcosa a met tra un ar-
chetipo e unavanguardista dei cambiamenti sociali e di co-
stumecheinCilesonosempremenosottotraccia. Si trattadi
vedere se tali cambiamenti saranno normati con leggi la
madrilena. A ogni modo, movenze pi caute: un provvedi-
mento, per esempio, che legalizzi laborto non sembra esse-
re nellagenda di Bachelet, che ha per gi fatto una pro-
messadal lessicofilologicamentezapaterista: Unnuovosti-
ledi governo, unostileciudadano, prossimoallagente, par-
tecipativo. Anche se stata criticata per alcune incertezze
durantelacampagnaelettorale, arduoprofetizzarecheBa-
chelet inciampi in proprie fragilit di carattere. La sua bio-
grafia dice il contrario: padre ucciso dagli uomini di Pino-
chet e, in aggiunta, prigione, tortura, esilio vissuti in prima
persona. Poi una solida vittoria elettorale.
Presidentessa ossimorica. Suppergiil 46 per centodei vo-
ti al primo turno e una quasi sicura vittoria al ballottaggio
del 29 gennaio. Ciononostante, un mezzo disastro elettorale
per Tarja Kaarina Halonen, presidente socialdemocratico
uscente (e probabilmente rientrante) della Finlandia. Una
carica parzialmente svuotata di poteri qualche anno fa a fa-
vore di governo e Parlamento, ma con un ruolo ancora rile-
vantenel settoreAffari esteri. Haloneneraaccreditatadi un
indice di gradimento che accarezzava un incredibile cento
per cento. Non un gran successo, quindi, essere costretta al
secondoturno. Primapresidentessadel suopaese, Halonen,
contamoltosullelettoratofemminile, orbatodueanni fadel-
la premier Anneli Jtteenmki, impigliatasi in un surreale
Iraqgate scandinavo che le cost le dimissioni dopo due me-
si. Ruvida e irritabile secondo alcuni, grande mamma del
paesesecondoaltri, Halonengodedi ampiesimpatieinFin-
landia. Qualcunorimastodeluso, per, dal suomodestoim-
pegno governativo a favore degli omosessuali, pur essendo
stata (lei etero) al vertice dellassociazione finlandese per i
diritti gay-lesbici: lasuasollecitudineper i diritti sociali non
si tradotta in articoli del codice civile. La presidentessa
divenuta molto pi nota allestero della media dei suoi con-
terranei chenonfaccianoi piloti di auto. NonsoltantoinIta-
lia, a seguito della querelle con Silvio Berlusconi, reo a suo
dire di una battuta odorosa di gallismo, ma anche negli Sta-
ti Uniti. Mentore di Halonen Conan OBrien, conduttore tv,
che si accorto della propria somiglianza con la presiden-
tessa. Somiglianzachehacondottoaunosketchincui lui pe-
sca in compagnia di due finnici attraverso un foro nel ghiac-
cio. Ogni volta che nominato un antagonista di Halonen
dalla buca salta fuori un pesce suicida. Commento di O-
Brien: Un pesce sa riconoscere un cattivo leader.
Previsioni di prudente discontinuit: concorrenza e neutralit
Draghi atteso al varco del nuovo contratto e dei privilegi tab
Bachelet e Halonen, signore di potere, primati e trasgressioni
Roma. La soddisfazione per la fine della
gestione di Antonio Fazio unanime, ma i
sindacati della Banca dItalia promettono
battaglia anche al nuovo governatore. E
lungo, infatti, il cahier de dolances che le
organizzazioni dei dipendenti di via Nazio-
nale stanno mettendo a punto per presen-
tarlo a Mario Draghi, che ieri si ufficial-
mente insediato al vertice di Palazzo Koch.
Al primo posto c la firma del contratto
di lavoro, scaduto da quattro anni e non an-
cora rinnovato. Dice Luigi Leone, segreta-
rio della Falbi, il sindacato col maggior nu-
mero di iscritti in Bankitalia: Innanzitutto
ci aspettiamo dal nuovo governatore che ci
incontri immediatamente per definire un
corretto percorso che consenta di ridare fi-
ducia a tutti i colleghi. Se cos non dovesse
essere, non avremmo dubbi o perplessit
sulla ripresa del conflitto. Una delle ri-
chieste che giunger al nuovo numero uno
di via Nazionale. Si legge sulla rivista inter-
na del Sindirettivo-Cida guidato da Omero
Papi: Guardiamoci intorno, in Banca: le
stesse persone che ventanni fa spingevano
per fare carriera, per innovare, oggi sono
abbarbicate alle loro posizioni di comando
e sostengono con forza e apparente convin-
zione lesigenza di un innalzamento del li-
mite della pensione di vecchiaia. Un no al
conservatorismo, almeno anagrafico, che va
di pari passo con altri no, come quello a
eventuali esuberi, rispetto a una pianta or-
ganica di 8 mila dipendenti. Spiega al Fo-
glio un funzionario che non iscritto ad al-
cuna organizzazione: Quando i sindacati si
oppongono a tagli del personale, ci si di-
mentica di ricordare che negli ultimi otto
anni anni il personale della Banca dItalia
diminuito del 16 per cento, perch le per-
sone andate in pensione non sono state so-
stituite. E comunque altre Banche centrali,
come quella francese o tedesca, hanno po-
co meno del doppio dei dipendenti della
nostra. Un tema che sembra un tab a via
Nazionale anche quello delle retribuzio-
ni. Lo slogan che di fatto accomuna tutti :
nessuno tocchi le prerogative. Ma quelle
che a Palazzo Koch si definiscono tali, negli
altri settori statali sonochiamati privilegi,
buste paga alla mano. E significativo un
esempio: con il passaggio delle competenze
sullaconcorrenzabancariadallIstitutocen-
trale allAutorit garante del mercato pre-
sieduta da Antonio Catrical, si attendeva
che gli uomini di Bankitalia che svolgono
questo compito chiedessero di essere tra-
sferiti allAntitrust (passaggio previsto dal-
la legge sul risparmio). Ma al momento nes-
suno da Bankitalia ha chiesto il trasferi-
mento: E chi glielo fa fare, subirebbero
una riduzione di stipendio di circa il 30 per
cento, si mormora in via Nazionale.
della Banca centrale la fine delle proro-
ghe in servizio per gli alti funzionari che
vanno in pensione. Proroghe stabilite da
Fazio, che le ha difese anche ricorrendo
contro decisioni sfavorevoli del T ar. Per
questo, anche da parte dei sindacati confe-
derali, arriva lauspicio al ritiro immedia-
to dei ricorsi. Una questione non solo di
contesa giudiziaria, come sottolinea al Fo-
glio Angelo Maranesi, a capo degli autono-
mi della Fabi: E urgente una riforma del-
le carriere. Basti pensare che negli ultimi
anni listituto ha gestito la neonata moneta
unica, il changeover, i sistemi di pagamen-
to Target 1 e 2, che regolano le compensa-
zioni internazionali e per i quali occorrono
turni e orari pesanti e differenziati a se-
conda delle nazioni coinvolte. E, tuttavia, la
struttura gerarchico-funzionale rimasta
quella di 20 anni fa. E ora di cambiare.
Gli attriti, comunque, covanonei corridoi
A Parigi tutti rivendicano il cambiamento, il leader dellUmp li irride. Gli chiracchiani ostacolano le idee di riforme istituzionali
La rottura sono io. Sarkozy lancia il suo modello (americano)
Parigi. Nicolas Sarkozy non ha pi biso-
gno di parlare della rottura, il tema cen-
trale della sua campagna in vista delle ele-
zioni presidenziali 2007. Io la incarno la
rottura, ha spiegato il presidente dellUmp
al Monde, che gli chiedeva stupito perch,
durante la cerimonia di auguri alla stampa
di gioved scorso, non avesse pronunciato
una sola volta la parola divenuta un pro-
gramma. Ormai tutti la rivendicano, si
divertito a constatare Sarko: se i suoi avver-
sari nelladestrapreferisconousarequalche
eufemismo il primo ministro, Dominique
de Villepin, vuole un cambiamento , a si-
nistra tutto una rottura. I socialisti chie-
dono di rompere con il passato, lo chirac-
chismo, il governo Villepin, la destra, liper-
liberalismo, il mercato, la mondializzazione
uno dei tanti candidati allEliseo, Jack
Lang, ha lanciato lo slogan socialismo di
rottura mentre la sinistra radicale, alter-
sere profondamente cambiate: Sarko vuole
una Francia presidenzialista allamericana,
conunpresidente-leader: soltantolui de-
ve esercitare le responsabilit del potere e
nessun altro, il potere deve essere nelle
mani di chi stato eletto e non di chi stato
nominato e, quindi, il primo ministro si li-
miter a coordinare invece di dirigere il
governo. Tantoper far capiremeglioqual
il modello a cui si ispira, Sarko propone che
il presidente spieghi direttamente la sua
politica ai parlamentari lannuale discor-
so Stato dellUnione e che i mandati siano
limitati a due.
Insomma, addioconsuetudinegollistache
considera intoccabili le istituzioni della
QuintaRepubblica, ancheseinrealtSarko
propone una riforma senza cambiarne il
numero. Per i turiferari del regime e del-
lattuale presidente, lamericanismo istitu-
zionale ovviamente un sacrilegio. Queste
mondialista e trotzkista annuncia la rottura
con il capitalismo. Come quella reclamata
da Franois Mitterrandal congresso sociali-
sta di Epinay del 1971: Pacifica o violenta,
la rivoluzione innanzitutto rottura: pu es-
sere membro del Partito socialista chi ac-
cetta la rottura con lordine stabilito e con il
capitalismo, disse allora il futuro presi-
dente, a cui va riconosciuta la paternit del
sostantivo.
Ma, arrivatoallEliseo, Mitterrandcambi
idea sul capitalismo, mentre, trentacinque
anni dopo Epinay , Sarko incarna ancora
lantitesi di quella rottura. Pi che mai la
Francia ha bisogno di comprendere che il
vasto mondo si muove, cambia, innova, in-
venta, ha dichiarato la scorsa settimana,
delineando il suo ampio programma presi-
denziale. Ineconomia, il paesenonpupi
restare immobile o accontentarsi di mezze
riforme. Ed anche le istituzioni devono es-
dichiarazioni sono totalmente indigeste per
un gollista, ha sentenziato Jean-Pierre
Grand, molto vicino a V illepin. Il regime
presidenziale appannaggio del continente
americano. Non la buona direzione, ha
dichiarato il ministro della Ricerca,
Franois Goulard, altro uomo del primo mi-
nistro. Ma il presidente dellUmp non ri-
nuncia alla sua candidatura di rottura an-
che istituzionale alle presidenziali. Dome-
nica ha annunciato che, se vincer il con-
gresso di designazione del candidato del-
lUmpnel gennaio2007, lascerlincaricodi
ministro dellInterno per dedicarsi comple-
tamente alla campagna elettorale. Per ora,
per, si definisce solo un candidato possi-
bile, che tuttavia non ha trovato nessun
elemento personale che potrebbe incitarlo
a rinunciare. Anzi, riconquistati lamore e il
consiglio della preziosa Cecilia, la mia de-
terminazione fa sapere Sarko totale.
EDITORIALI
Sta tornando la Germania
I
nostri sacri principi sono due: nella
storia umana la diversit morale non
esiste, una bestemmia antropologica
contro ogni credo e ogni buonsenso, e
non vale alcuna separazione tra affari e
politica. Esistono reati, conflitti di inte-
resse pi o meno coperti e pi o meno
diffusi, ma nessuno di per s santifica-
to dalla propria storia, ideologia o pro-
gramma politico; laffarismo becero
una degenerazione della politica, ma un
politico che non si occupi di economia e
di business, cio di affari, un politico che
non faccia il tifo e non agisca a buon pro
del suo blocco di interessi e contro quel-
lo dellavversario un Ircocervo, un ani-
male della fantasia mitica. Politica e
scambio sono sinonimi. Detto questo, sic-
come il mondo politico italiano si regge
da molti anni sulla negazione moralisti-
ca, insincera, truffaldina, di queste ve-
rit, opportuno che i moralisti, coloro
che si considerano perbene, rispondano
dei loro atti, rendano conto come e pi di
chiunque altro del loro modo di essere.
Che senso aveva se non questo la nostra
lunga campagna su Antonio Di Pietro e
sulle sue cadute di stile?
Veniamo dunque ai 50 milioni circa di
euri di cui si parla e straparla in questi
giorni, dopo il sasso nello stagno che lan-
ciammo alla fine dellanno scorso. Luffi-
cio stampa dei Ds comunica che con quei
soldi, erogati dal finanziere Emilio Gnut-
ti a Giovanni Consorte e a Ivano Sacchet-
ti in parti esattamente eguali, estero su
estero, e poi rientrati in Italia a quanto
pare con lo scudo fiscale, e a disposizio-
ne di qualcuno, forse perfino intonsi, il
partito centra niente. Prendiamo per
buona questa risposta. Consorte e Sac-
chetti si sono arricchiti personalmente,
con metodi sui quali la magistratura sta
indagando, alle spalle di un DAlema che
si dichiara ferito nella sua fiducia e di
un partito che ufficialmente li ha subito
scaricati dal ruolo, che evidentemente ri-
coprivano, di banchieri di riferimento.
(Ugo Sposetti, il tesoriere che conferma
invece a Consorte la sua amicizia, ha il
magico dono di umanit che fu anche di
Celentano quando disse scherzando a
Tony Renis, sul palco di Sanremo: An-
chio ho amici criminali). Alla risposta
dei Ds, che riprendiamo per buona, se-
gue per una domanda alla quale gli ami-
ci del maggior partito di opposizione sa-
ranno cos gentili di rispondere: credi-
bile che il capo di Unipol e il suo vice val-
gano come consulenti cento miliardi cir-
ca di vecchie lire divise perfettamente a
met tra il numero uno e il numero due,
e che questa montagna di soldi venga lo-
ro accreditata con quelle modalit riser-
vatissime dalluomo chiave di un sistema
finanziario nel quale, da Telecom allopa
Unipol su Bnl, il gruppo dirigente dei Ds,
in particolare lex presidente del Consi-
glio, ha rivestito un ruolo cos chiaro, in-
cidente, pubblico e pubblicamente testi-
moniato? Pu essere che dettagli tuttora
sconosciuti rendano credibile questa ver-
sione, ma allora interesse politico del-
lonorevole DAlema fare di tutto perch
siano resi noti. Dove sta la ferita e per-
ch sanguina? Se Consorte e Sacchetti
non sono compagni G., come ha detto
DAlema in risposta cortese a unaltra no-
stra domanda, perch i Ds non fanno un
piccolo sforzo per dimostrarlo?
F
ra le dieci monete del mondo che
nel 2005 hanno registrato il maggio-
re accumulo di riserve cinque sono del-
lAmerica Latina: Brasile, Messico, Cile,
Uruguay, Colombia. La Banca centrale
brasiliana nel 2005 ha acquisito 21 mi-
liardi di dollari, dopo averne incassati 5
nel 2004. Un risultato sorprendente, se si
considera che nel 2002 delle dieci mone-
te del mondo che si erano comportate
peggio sette erano di stati latino-ameri-
cani. E fra questi vi era il real brasiliano,
che nellottobre di quellanno attravers
una grave crisi, travolto da quella del pe-
so argentino, mentre linflazione tornava
verso le due cifre. Il cambio della mone-
ta brasiliana, ai primi di gennaio di que-
stanno, risulta accresciuto del 74 per
cento, rispetto al minimo del 2002. Nel
2005 il real ha guadagnato il 14 per cento
sul dollaro. E ora il flusso dei capitali in
cerca di impiego finanziario si inverti-
to: anzich uscire dal Brasile vi affluisce.
La ragione del rapido cambiamento di
trend, che riguarda gran parte dei paesi
latino-americani, sta nella crescita del
loro commercio estero, che ha luogo no-
nostante la rivalutazione delle loro mo-
nete. E che dipende dalla fame di mate-
rie prime dellAsia.
Nel 2005 le esportazioni brasiliane so-
no aumentate, in dollari, del 23 per cento,
per met per il miglioramento dei prezzi
in dollari e per met a causa della cresci-
ta reale delle vendite, in particolare di
minerali di ferro e di semi di soia. LAme-
rica Latina, grande esportatrice di mate-
rie prime, ha molto sofferto dei protezio-
nismi dellEuropa e degli Stati Uniti. Ma
ora ha trovato nellAsia un grande merca-
to, bisognoso di derrate alimentari, di mi-
nerali, di pelli grezze, di semilavorati.
La rivalutazione del cambio delle mo-
nete, dovuta alla necessit di combatte-
re linflazione (che in Brasile ancora al
di sopra del 6 per cento, in Argentina per
il rincaro dei prodotti petroliferi oltre
il 10, ma in Messico al 3 per cento), ha
portato a un alto tasso della Banca cen-
trale: in Brasile, il 18 per cento. E ci fre-
na lindustrializzazione. Ma non il setto-
re delle materie prime. Cos lAmerica
Latina lega sempre pi i suoi destini al-
lAsia, con un ruolo simile a quello che
ha avuto, un tempo, coi paesi capitalisti
occidentali.
L
e visite della cancelliera tedesca nel-
le capitali americana e russa sono
state loccasione per dare avvio a un ri-
posizionamento della Germania sullo
scacchiere internazionale. La politica
estera del cancelliere precedente,
Gerhard Schrder, aveva assunto pro-
gressivamente il carattere di un antago-
nismo nei confronti dellAmerica, so-
stanziato da rapporti che molti conside-
rarono subalterni con la Francia e la
Russia. Angela Merkel, a Washington, ha
delimitato la presa di distanze dallAm-
ministrazione americana alla questione
umanitaria del trattamento dei prigio-
nieri reclusi nella base di Guantanamo,
ma ha voluto rendere chiara la sua in-
tenzione di inaugurare un nuovo capi-
tolo dei rapporti con Washington.
Se ne avuta limmediata riprova nel-
lenergia con cui stata posta a Vladi-
mir Putin lesigenza di agire con deci-
sione per evitare latomica iraniana, in
piena sintonia con le recenti dichiara-
zioni di Condoleezza Rice. La Germania
torna a esercitare la funzione, che fu di
Helmut Kohl, di costruttore di equilibri
internazionali. Sar, con ogni probabi-
lit, un ruolo meno appariscente di
quello che si era espresso con lantago-
nismo nei confronti dellAmerica, ma
che consentir ad Angela Merkel di da-
re un contributo al recupero dellunit
delloccidente come condizione per
unazione internazionale meno caratte-
rizzata da fronteggiamenti polemici. An-
che in Europa il volto della Germania
sembra destinato a cambiare. Il nuovo
governo si reso conto della reazione
provocata dallassunzione da parte del-
lex cancelliere della presidenza di una
societ energetica russo-tedesca nei
paesi della mitteleuropa. Invece della
supponenza con cui nel recente passato
erano stati trattati i rapporti con Polo-
nia, Cechia e Ungheria, oggi c una
comprensione per le loro preoccupazio-
ni, che non riguardano soltanto le risor-
se energetiche. Si tratta, ovviamente, so-
lo dei primi passi, ma la direzione sem-
bra chiaramente orientata a sostituire la
collaborazione allantagonismo.
LAsia Latina
Anchio ho amici criminali
Cos lAmerica del sud trova un mercato affamato e fa provvista di valuta
La storia dei 50 milioni di euri pi complicata di quanto non sembri
Costruire equilibri e non ostentare antagonismi. E la diplomazia di Merkel
OGGI Nord: neve, nuvoloni scuri dal
Piemonte al Trentino Alto Adige. Cen-
tro: poco nuvoloso lungo la costiera
adriatica. Sul versante tirrenico possi-
bili piogge. Variabilenel Lazio. Sud: mi-
glioramenti inSiciliaeinSardegna. So-
leinPuglia. NientepioggiainCalabria.
DOMANI Nord: la giornata comincia
conuncieloparticolarmentecupo. Nel
pomeriggionebbiainpianura, soleggia-
to in Veneto. Centro: neve in Umbria,
pioggenel LazioeinToscana. Possibili
temporali. Sud: soleinSardegna. Poche
nuvole, ma variabili, in Sicilia. Pioggia
inCampania, velatoinPuglia.
U
na Fiat Tipo amaranto 16 valvole. Da-
niele Barill ne ha appena comprata
una da affiancare allAudi, allAlfa 75, al
fuoristrada. E il 13 febbraio 1992 a Nova
Milanese, provincia lombarda. Daniele
viene da una famiglia con molti problemi
e pochi soldi. Ma proprio lui, che qualche
anno prima si impigliato in una storia di
droga che gli costata un soggiorno in pri-
gione, ora ha risollevato le sorti della fa-
miglia. Si scoperto un talento da im-
prenditore e i quattrini cominciano ad af-
fluire. Quel giorno scorre un po noioso.
Non la serata, complice proprio quella Ti-
po, lultimogiocattolo. Alle8.30Barillvie-
ne ammanettato a Nova e condotto in ca-
serma a Milano. Come cadeau, riceve una
bella quota di botte. Poi, il colpo finale,
quello che gli procura un livido che far
male per sempre: laccusa. Narcotraffico.
50 chili di cocaina. Flagranza di reato.
Barill forse non sa chi sia Kafka, ma
conosce per esperienza diretta cosa signi-
fichi situazione kafkiana. Lui ha quel
precedente penale, ma di quei 50 chili
proprio non sa niente. Ma non serve a nul-
la. Barill verr condannato a 18 anni, poi
ridotti a 15 ma confermati fino in Cassa-
zione. Le carte del processo hanno per-
corso un pellegrinaggio lungo tutti i tribu-
nali della Penisola, ma i legali di Daniele
non sono riusciti a dimostrarne linnocen-
za. Neppure Giuliano Spazzali che non
certo un pivello del Foro. Troppe coinci-
denze hanno confuso i giudici.
Quel che pi grave, si attribuita
unautorevolezza oracolare alle deposizio-
ni dei Ros di Genova che, inseguendo una
Uno e una T ipo, hanno compiuto la bril-
lante cattura dei narcos. Ma anche larre-
sto di Barill, che non centrava nulla. Al-
cuni di quei Ros verranno poi fermati con
laccusa di aver sexed up le inchieste. Il
loro crollo di credibilit, unito allinteres-
samento di alcuni magistrati hanno reso
possibile la revisione del processo. La pe-
na di Barill verr cancellata il 17 luglio
2000 dopo pi di sette anni in prigione. La
Tipo amaranto seguita dai carabinieri non
era la sua, che si era casualmente sostitui-
ta allaltra in un buco del pedinamento. I
testimoni che si erano affannati a fornire
alibi aBarillnoneranodei mitomani. Un
errore terribile che lo Stato ha cercato di
cicatrizzare con un risarcimento un po tir-
chio ma comunque da record. Un errore
che imbarazza tutti coloro che si occupano
di giustizia, al di l delle trincee politiche.
Cos il ministro Castelli firma la prefazio-
neeAntonioDi Pietrolapostfazionedel li-
bro di Stefano Zurlo. Ricostruzione appas-
sionataacui si ispiratolomonimofilmtv.
LIBRI
Stefano Zurlo
LUOMO SBAGLIATO.
IL CASO BARILL
126 pp. Rai-Eri, euro 14
ANNO XI NUMERO 14 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO MARTED 17 GENNAIO 2006
Pignolerie
Dieci piccoli indiani fanno
lo sgambetto a Morandini
I tg sovrastimano la Bachelet
C
on una qualche sorpresa per il lettore
pi avvertito e rivelando una scarsa
conoscenza degli antefatti, parlando del-
la non malvagia pellicola da noi nota co-
me Dieci piccoli indiani (realizzata ne-
gli Stati Uniti nel 1945 dal regista france-
se Ren Clair), il pur ottimo e imperdibi-
le Il Morandini il celebre dizionario
dei film che viene riproposto ogni anno
aggiornato scrive: In uno dei due titoli
originali, gli indiani del titolo italiano (e
francese) sono niggers (T en little nig-
gers) come si vede dalle statuette che
rompono a ogni omicidio.
Ora, per la storia (almeno, quella della
letteratura cosiddetta gialla prima an-
cora che di quella cinematografica), cos
accade semplicemente per il fatto che il ti-
tolo dato originalmente, nel 1939, al mo-
mento della pubblicazione in Inghilterra,
da Agatha Christie al romanzo dal quale il
film fu ricavato era proprio Ten little nig-
gers dal nome di una filastrocca alle-
poca assai nota nella patria della scrittri-
ce e che solo dopo, quando si dovette
proporre la storia agli americani, risul-
tando lespressione niggers dispregiati-
va, si pens di modificare il travagliato ti-
tolo prima (senza grande successo) in E
poi non rimase nessuno (And then there
were none) e, infine, appunto in Dieci
piccoli indiani (Ten little indians). Resta-
no in tal modo, incongruenti per chi non
conosca gli antefatti e per il Morandini
stesso, le citate statuette di neri e non di
indiani e il nome dellisola nella quale so-
no reclusi i protagonisti: Negger Island.
Lelezione a presidente del Cile di Mi-
chelle Bachelet ha portato numerosi tele-
giornali e gr in programmazione la sera
del 15 gennaio e il mattino del successivo
16 ad affermare tout court che la neo capo
di stato sia la prima donna dellintera
America Latina arrivata a ricoprire un co-
s alto incarico. Ora, per la storia, altre si-
gnore hanno preceduto per tale via Ba-
chelet (ricordiamo almeno Isabella di Bra-
ganza, imperatrice reggente del Brasile
nel 1888, e Isabelita Pern, succeduta in
Argentina al marito Juan Domingo dopo la
sua dipartita nel 1974). Della Bachelet si
pu solo dire correttamente che senza
dubbio la prima donna eletta capo dello
stato in Cile.
Mauro della Porta Raffo
Scenari
Come arginare il dumping dei
paesi emergenti esportando
welfare e rivalutando le monete
I
n alcuni think tank di attualit porsi la
questione se i paesi ricchi in via di im-
poverimento per crisi competitiva dovuta
ai costi di sistema elevati debbano gestire
la concorrenza con i paesi emergenti to-
gliendo garanzie o cercando di mantenerle.
In realt la prima alternativa non esiste. Lo
scenario pi probabile indica che o salta la
globalizzazione, e sarebbe un disastro per
altra via, oppure si alzano i costi dei com-
petitori in dumping. Al di sopra di questo
problema c quello della tenuta della
Teoria del commercio internazionale, la
teoria economica meno smentita negli ulti-
mi due secoli. Il suo enunciato principale
prevede che allestendersi del mercato, do-
ve sono inclusi sistemi a costi differenziali,
alla fine del gioco tutti saranno pi ricchi.
Ma da un decennio si osserva che il tempo
tra uscita e ritorno della ricchezza nei si-
stemi sviluppati sta aumentando. E questo
genera un intervallo entro cui avviene una
deindustrializzazione strutturale. Questo
avviene perch non funziona a pieno regi-
me il fenomeno previsto: perdo la fabbrica
di biciclette perch in Cina le fanno a costi
imbattibili, ma il cinese ha pi soldi per
comprare tecnogadget che solo io posso
fabbricare e tutti e due siamo contenti. Le
cose non stanno andando cos: il cinese fa
anche il gadget in dumping; i sistemi ricchi
non riescono a sostituire in tempo utile i
settori cedenti con settori nuovi. Per questo
pare improbabile che il mercato globale si
riequilibri senza interventi. Tale scenario
di rilievo perch la giustificazione scienti-
fica ed etica della globalizzazione dipende
dalla previsione che lapertura dei mercati
produca un beneficio complessivo e non se-
lettivo. In realt i paesi poveri stanno di-
ventando ricchi, e qui funziona, ma for-
mando societ spaccate tra poveri e ricchi,
e gli ex ricchi, noi, stanno diventando un
po pi poveri. Due difetti da riparare con
una sola ricetta possibile: alzare i costi di
sistema attraverso la creazione di welfare
generato da una democrazia dove i poveri
votano, e rivalutare le monete per mode-
rarne leccesso di competitivit. Il punto
la capacit degli occidentali di definire
unagenda graduale di rialzo dei costi si-
stemici dei paesi emergenti, di imporla, e
di dotarsi di una forza strategica per gesti-
re le conseguenze. In tale prospettiva que-
sta rubrica raccomanda ai ricercatori in
materia, per intanto, di studiare gli stan-
dard di costo bilanciati. E di produrre im-
magini pi realistiche della globalizzazio-
ne perch troppi sprovveduti ancora pen-
sano o che questa non vada governata o che
danneggi i poveri oppure che sia bilancia-
bile con un po di innovazione in pi nei
paesi decompetitivi. No, bilanciabile solo
con un capitalismo post-efficiente.
Carlo Pelanda
Quasi impossibile a Londra trovare un
posto nel nuovo ristorante cinese super
lusso di David Tang. Si chiama Chi-
na Tang e si trova nel basemant del
Dorchester.
Alta Societ
Al direttore - Per Ahmadinejad, latomica
un diritto e un desiderio. Roba da pacsi.
Maurizio Crippa
Al direttore - Gad Lerner ha spiegato al Cor-
riere che milioni di elettori cercano un riferi-
mento a quel progetto unitario e post ideologi-
co di Partito democratico che ha in Prodi un
punto di riferimento. Ricordo il momento
esatto in cui Lerner pass la sottile linea rossa
che divide il giornalista dallagit prop. Fu
quando, commentando la morte del Papa, fe-
ce un paragone tra la dignit sofferente con
cui Giovanni Paolo II aveva portato la sua
vecchiaia e la volgare rimozione superomisti-
ca del presidente del Consiglio, fatta di lifting
e trapianti. Vale a dire, tra il dignitoso crepa-
re del pontefice e il volgare ostinarsi a restare
in vita di Berlusconi.
Paolo Luti, Milano
Agit prop domo sua.
Al direttore - I signori abortisti, ammesso in-
fine il dilemma etico, e che la scelta non ri-
guarda solo un miserabile grumo di cellule, si
traggono infine dallimpaccio della immediata
conseguenza logica, riconoscendo la tragedia,
e lumana impossibilit di evitarla, a volte. Ma
non da meno sono pure quelli per la vita, che
al cospetto di cellule che ormai pi per nessu-
no sono solo dei grumi, alzano pacificatori le
loro braccia al cielo, si ritraggono sulla sedia, e
senza indugio inaspettatamente concedono:
Qui mica nessuno vuole equipararlo a un
omicidio. Saluti
Giovanni Gabbriellini, Pisa
Pensare che dicevano: non si spezza una
storia, non sinterrompe unemozione.
Al direttore - A lei sempre molto sensibile ai
nessi e connessi dellEroe sottopongo quanto
dichiarato dal nostro al Corsera del 14 gen-
naio 2005 a proposito di fraintendimenti le-
gati a intercettazioni. Dunque dice lEroe:
unintercettazione fuori contesto che mi hapro-
curato un sacco di guai: ho dovuto dimettermi
da ministro per via del famoso quei due mi
hanno sbancato. Pareva chiss quale rivela-
zione. E invece chi la diceva, Pacini, stava leg-
gendo al suo avvocato il titolo di prima pagina
dun quotidiano. A controllare lintera sbobi-
natura, alla fine, lavvocato chiedeva: Ma tu
hai dato dei soldi? e lui: Non sono mica mat-
to. Capito quanto conta il contesto?. Si trat-
ta della trecentocinquantesima interpretazio-
ne di quella conversazione intercettata tra Pa-
cini e il suo legale fornita dallEroe che per fa-
rebbe bene a tranquillizzarsi. Lipotizzata cor-
ruzione in atti giudiziari datata 1993 ormai
prescritta, essendo passati pi di 10 anni. Gra-
zie alla vituperata legge. Cirielli o ex Cirielli,
che dir si voglia.
Frank Cimini, Milano
Al direttore - La Banca di Lodi concede fidi,
rivela la Repubblica. Fazzo che scoop!
Roberto Alatri, Roma
Non affatto un fido, sono i quattrini che
anticipano il finanziamento pubblico. Lo
fanno anche i giornali perbene, fi-
guriamoci noi criminali.
Gad da giornalista ad agit prop? Ma no, agit prop domo sua
Al direttore - Mi attacco a un editoriale
del Foglio di qualche tempo fa. Si rilevava
che il problema non stava tanto in quello
che Fassino diceva nella telefonata inter-
cettata, ma in quello che non aveva mai
detto in pubblico: la politica fatta dei le-
gami svelati dalla telefonata intercettata.
Vorrei fare una considerazione su quella
che mi sembra una tendenza dominante
nella cultura politica italiana, anche se
questo comporter un certo schematismo
che serve per farmi capire.
Dalla questione di bancopoli sembra
uscire rafforzato un atteggiamento sempre
pi diffuso: i valori debbono essere sepa-
rati dagli interessi e dalle appartenenze.
Anzi, gli interessi neppure debbono esi-
stere; la loro sussistenza giustificata solo
se sono a favore degli altri, non di s. I va-
lori, secondo lopinione corrente, sembra
debbano essere disinteressati, purificati
dalla contaminazione dei desideri perso-
nali, pure idee, che stanno in un mondo lo-
ro, distaccato da quello degli uomini.
In effetti, apprendiamo dai giornali che:
al presidente del partito pi popolare
piacciono le barche suo malgrado; se il se-
gretario dello stesso partito ha fatto il tifo
per la Unipol, si pente; il premier non ha
mai coltivato i suoi interessi in politica; il
nuovo capo della Banca dItalia il mi-
gliore perch nella sua alta funzione non
appare attaccato a nulla. Non parliamo poi
dei soldi, i quali si manifestano sotto una
luce assai ambigua; sono s un valore, ma
pericolosissimo. Per trattarli, bisogna es-
sere dotati di una superiore verginit, al-
trimenti meglio starne lontano e, se pos-
sibile, non conoscerli. Le coop non posso-
no trattare i soldi perch evidentemente
legate a un interesse collettivo, di parte,
che ora negano. I grandi finanzieri e indu-
striali, invece, possono operare sui soldi,
perch loro di interessi di parte non ne
hanno; hanno cura per leconomia e il pro-
gresso, che sono notoriamente interesse di
tutti: anche gli operai piangevano quando
morto Agnelli. Eccetera.
Secondo il pensiero comune i valori so-
no di tutti, non appartengono cio a nessu-
no. Non si sta insieme a qualcuno perch
porta un valore, perch senza di lui il va-
lore sarebbe incomprensibile, ma perch
daccordo con noi, perch il valore nuo-
vo che, eventualmente ci comunica, era
gi nostro di diritto. Se lamico il compa-
gno di strada sbaglia, viene abbandonato.
Non si era insieme a lui, ma ai suoi valori
che, una volta traditi, rendono la sua pre-
senza inutile e dannosa. Come lontana la
figura di Giovanni Paolo II, che chiedeva
perdono a tutti, non per gli sbagli di oggi o
di ieri, ma per gli sbagli dei cristiani in
2000 anni. Il discorso che fece Craxi in Par-
lamento su tangentopoli nemmeno sfiora
la sensibilit di molti politici di oggi. Loro
si definiscono persone perbene; sono at-
taccati alle idee, mica agli interessi o alle
persone.
Infatti, la nostra una societ delle idee.
Dire ideologica sarebbe troppo perch bi-
sognerebbe attribuire alle idee una forza
di verit, che nessuno ha il coraggio di af-
fermare. Si sta insieme, si fa societ, per le
idee, quelle cangianti ma riconosciute, ap-
provate da tutti e che nessuno pu osare di
smentire. Si fa societ non per il sangue e
la pelle degli uomini, ma per qualcosa di
impalpabile e astratto, che si impone come
minimo comune denominatore costitutivo
dellunica religione civile possibile: quella
che non scomoda il comodo della maggio-
ranza. In questo senso, la nostra proprio
una societ moralistica, ovvero una societ
in cui la morale conformazione al costu-
me prevalente, o meglio, alle idee preva-
lenti (poich poi, magari, i costumi vanno
dove vogliono).
Come lontano il cristianesimo, il cui
Dio, il valore sommo, si fatto uomo e si
attaccato agli uomini. Una volta un ragaz-
zo disse a don Giussani: Io sto insieme al-
la mia morosa per Cristo. E lui di riman-
do: E a lei cosa gliene frega?. Non si pu
amare un valore senza amare chi lo porta.
Non si pu amare la vita senza amare gli
uomini. Non si pu sostenere o difendere
lideale, senza sostenere e difendere la
compagnia in cui vissuto, cos come ,
con i suoi pregi e anche i suoi errori. Non
si tratta di sentirsi colpevoli di sbagli di no-
stri amici, ma consapevoli s. Bisogna esse-
re responsabili, ovvero dare risposte che
non aboliscano lerrore e chi lo commette,
ma che correggano, ovvero reggano insie-
me il nuovo cammino da intraprendere.
Invece, la tentazione, che ormai una
caratteristica socialmente condivisa, di
cancellare il peso degli errori, esorcizzare
la fragilit umana, elevandola a diritto
quando appare imbattibile (dallaborto ai
condoni fiscali); nascondendola, come la
polvere sotto il tappeto, quando inaccet-
tabile alle idee che per lo pi si professa-
no. Perch, appunto, sono le idee quelle
che valgono, che indicano al mondo come
dovrebbe essere, a prescindere da quello
che . Che ogni tanto arrivi qualche tsuna-
mi, che le cose in fondo vadano come sono
sempre andate, senza tenere gran conto
delle nostre opinioni, secondario. Siamo
insieme per le idee, solo per quelle!
Ma in fondo sappiamo che non cos,
che una societ solo di idee una societ
di pazzi. E una societ che non tiene con-
to della realt: in positivo, degli interessi e
degli affetti; in negativo, delle connivenze
e delle complicit, che agitano la vita degli
uomini. Da dove ricaviamo questa convin-
zione contro tutto quello che viene esplici-
tamente detto? Dal buon senso, dalla espe-
rienza elementare di tutti giorni. Il proble-
ma per che cos, stante il suono tanto
falso dei discorsi pubblici, siamo inclini a
prestare pi attenzione alle intercettazio-
ni telefoniche, che rivelano le uniche so-
ciet vere, di interessi e appartenenze,
quelle segrete. Cos non va, non va proprio.
E troppo e troppo giustificato lo spazio per
gli inquisitori, agenti segreti, detective e si-
mili. La realt non pu essere lasciata al di
l del buco di una serratura; deve essere
portata al di qua, in campo aperto. E pro-
prio vero che Se ci fosse uneducazione, il
popolo starebbe meglio. Diamocela.
Giancarlo Cesana
Ci scrive un leader cattolico che conosce bene la morale e la storia
Sono ancora incazza-
to, settantadue ore
dopo. S, mi sono in-
cazzato mica male alla mattina di sabato
scorso quando ho preso in mano la Re-
pubblica e sono arrivato alla pagina 8.
Dovera un titolo che alludeva maliziosa-
mente al giornale su cui sto scrivendo, al
fatto che beneficiasse di un fido concesso
dalla fatidica banca di cui era un tempo
sovrano Gianpiero Fiorani. E a rafforzare
quel titolo era anche riprodotta la testata
di questo giornale. Soldi morbosi quelli
che mi paga questo giornale? mi sono
chiesto. Soldi che avevano qualcosa di am-
biguo i 2.500 euro (lordi) che ho ricevuto
qualche giorno fa a pagamento dei 22 o
forse pi Uffa scritti a dicembre? Sono an-
dato subito a leggere larticolo. Ma no, era
spiegato palese palese che in quel fido
non c niente di niente che non sia pi
che lecito. Nientaltro che un fido conces-
so da una banca a unazienda, quale lo
avrebbe potuto concedere la Bnl di cui si
fosse eventualmente accaparrata lUnipol
cara ai nostri amici diessini. Un fido,
nientaltro che questo. E dunque nulla ma
proprio nulla di morboso in quei 2.500 eu-
ro lordi che mi sono guadagnato a dicem-
bre con un bel po di lavoro. Solo che di
quella insinuazione maliziosa e un po
cialtrona contenuta nel titolo del quoti-
diano romano sono ancora incazzato.
UFFA!
di Giampiero Mughini
N
on una rivincita. No. Non cambia la
storia, non inverte la situazione: lo
United sar sempre pi forte e il City do-
vr rincorrere. Per fantastico, mezza
Manchester gode, laltra si nasconde dal-
la vergogna. Avesse vinto lo United non
sarebbe successo: troppo abituati i Red
Devils a vincere e troppo abituati a perde-
re gli avversari, per rendersi conto che il
derby non una partita come le altre. E
questo il bello di essere secondi: battere
il parente nobile e spocchioso vale quan-
to vincere un campionato. Per un anno si
tira avanti. E cos il Manchester City il
suo 2006 lha gi messo a posto: 3-1 al Man-
chester United, 3-1 ai nemici di sempre.
Questo derby uno di quelli veri: la riva-
lit si porta dentro dalla nascita, il tifo
per una o laltra squadra dipende dal ce-
to sociale, dal quartiere e dal lavoro.
A Manchester quelli del City sono sem-
pre stati indietro. Nella vita e nel pallo-
ne. Secondi, appunto. Che in citt signifi-
ca anche ultimi. Questo non ha influito
negativamente sul loro orgoglio. Anzi.
Quando lArsenal arriv nel loro stadio e
ne fece quattro in venticinque minuti,
dalle gradinate si alz un solo coro: Bo-
ring, boring Arsenal. Altro giro, sempre
contro lArsenal, sempre in casa. Perde-
vano 5-0, segnarono l1-5 e via un altro co-
ro contro i tifosi avversari: Non cantere-
te pi. A quelli del City non gliene im-
porta molto delle sconfitte. Importa di
giocare in Premier League perch c lo
United, cos due volte lanno c il derby.
La concorrenza con i concittadini
una specie di ossessione. Comincia dal
colore della magliette. Per il City lo sky
blue, lazzurro del cielo, spesso ridicoliz-
zato da quelli dello United perch a Man-
chester il cielo non si vede mai e se si ve-
de grigio. La seconda maglia rossone-
ra, come oltraggio ai nemici che gli stessi
colori li usano come prima divisa. Essere
del City, poi, significa essere diversi. Si-
gnifica appartenere a una minoranza, a
un gruppo di persone rassegnate alla
sconfitta, ma sempre travolte dalla spe-
ranza in una vittoria. Non una qualsiasi,
ma quella contro lo United. Il 3-1 di saba-
to una ricompensa, la realizzazione di
quella speranza. Non cambia nulla, ve-
ro: lo United resta secondo in classifica,
mentre il City ottavo. La stagione an-
data cos. Le prossime chiss: il club ha
investito molte sterline, gli affari vanno
alla grande. Il City nel gruppetto delle
quindici squadre con il miglior bilancio
del pianeta.
Si spera tanto nel Comune
I soldi. Quelli che mancano allAtletico
Madrid. Questa laltra faccia del calcio
madrileno e anche un altro modo di esse-
re secondi. Perch il Manchester City pu
sperare, lAtletico no. V ede il Real Ma-
drid spendere 25 milioni di euro per in-
gaggiare Antonio Cassano e nel frattempo
costretto ad andare a scavare sotto ter-
ra in cerca di qualche spicciolo. La casse
del club sono vuote. Alla fine del 2005, la
dirigenza ha presentato ai suoi azionisti i
risultati economici della passata stagione,
riportando una perdita finale pari a 20
milioni e 400 mila euro. Anche vendendo
la gran parte dei giocatori non sarebbe ri-
pianabile in fretta. Allora lidea: vendere
il 15 per cento della divisione immobilia-
re. Praticamente significa vendere il 15
per cento della sua propriet edilizia, ov-
vero lo stadio nel quale gioca, il Vicente
Calderon. Nel bilancio dellAtletico, il Vi-
cente lunica voce attiva. Il club lha
sempre ceduto per i concerti estivi e per
tutte le manifestazioni che il Comune non
sa dove tenere. Eppure proprio il Munici-
pio pu essere lostacolo allunica via che
la squadra ha per salvarsi. Il misterioso
acquirente della porzione di stadio in
vendita ha fatto aggiungere una clausola
nel contratto: la compravendita si realiz-
za soltanto se lAtletico ottiene la riquali-
ficazione del terreno sul quale sorge il
Calderon per poter trasformare una sua
parte in ristoranti, locali da intratteni-
mento, cinema o appartamenti. Il proble-
ma che il Comune, per il momento, ha
negato la riqualificazione del suolo. E
scoppiato lo psicodramma, lennesimo ca-
pitolo di una rivalit esasperata.
Perch il Real ha avuto dittatori, re,
primi ministri e amministratori locali
dalla sua parte e allora oggi i tifosi del-
lAtletico e la dirigenza accusano il Co-
mune di essere di nuovo filo-merengue:
Florentino Perez fece la stessa richiesta
quattro anni fa per lex Ciudad deportiva
della Casa Blanca e ottenne il cambio di
destinazione duso. La vendita di quel
terreno ha creato il Real dei Galacticos.
La squadra che lAtletico sogna di diven-
tare un giorno. (bdc)
Eriksson, il ct che degli scandali si fa beffe
del Foro di Roma, oltre che una signora
sposata. Da quel vecchio gentiluomo, che
sempre stato e che la passione non pu
cancellare cos in fretta, Sven Goran chie-
de un appuntamento al marito e gli comu-
nica, senza inutili perifrasi, di essersi per-
dutamente innamorato di sua moglie. Nel
2001 Eriksson lascia la Lazio e assume la
carica di commissario tecnico della nazio-
nale inglese. Da quel punto in poi le sue
carriere si sdoppiano in due. Prosegue con
alterne fortune quella del trainer miliona-
rio (in euro netti), senza cuore. Esplode
quella del gaudente, dellamante irresisti-
bile e insieme maldestro. Non si vive di so-
lo pallone e neppure di sola Nancy. Fatto
che, quando Sven approda a Londra per
assolvere al nuovo incarico, lavvocatessa
DellOlio non abbandona il suo Foro natu-
rale e per amore fa solo la pendolare. La
separazione forzata non deprime, ma anzi
eccita il novello Albione, che non resiste
alla grazia, evidentemente non solo media-
tica, della biondissima presentatrice del-
la Bbc Ulrika Johnsson. A quel punto
Nancy non ci pensa due volte, abbandona
i clienti al loro destino, lascia vacante il
Foro di Roma di una bellezza niente affat-
to discreta e si trasferisce a casa del fedi-
grafo in Inghilterra. Inizia allora una tele-
novela tendenzialmente infinita, che man-
da ai pazzi anche i pi pettegoli tabloid
dOltremanica. Pi di mille articoli allan-
no raccontano agli avidi lettori la vita tur-
bolenta della strana coppia, lui svedese ex
di ghiaccio, lei mediterranea e focosa, sen-
za abiure. Nancy DellOlio diventa Nostra
Signora del Football e litaliana pi cono-
sciuta dInghilterra. Lei non si tira indie-
tro, ma anzi esageratamente rilancia: Dal
primo giorno che siamo arrivati ho sostitui-
to qualcosa che allInghilterra manca, con
evidente allusione alla principessa Diana.
Il gossip racconta di unaltra tempesta
coniugale, seguita a una nuova avventura
in cui Sven gioca in casa, perch lei Fa-
ria Alam, segretaria della Football Asso-
ciation, che vende a carissimo prezzo la
sceneggiatura della storia. Sar per Faria,
sar perch tutto prima o poi si stempera,
ma unintervista rilasciata da Nancy al
News of the World sembra ricomporre li-
dentikit dellEriksson prima DellOlio: Mi
tratta come se fossi un giocatore della sua
nazionale, freddamente e senza passione.
Gli ho chiesto quattro volte di sposarmi,
ma non c verso. La Nancy, delusa da una
vitaconiugalesemprepiprossimaaunri-
tiro calcistico, avrebbe seriamente preso
in considerazione la proposta di Channel
4, che la vorrebbe fra i protagonisti del rea-
lity Celebrity Big Brothers.
Ma fan incalliti di Sven non abbiate pau-
ra, Sven non tornato a essere solo un al-
lenatore senza cuore, secondo il clich di
unaccusa ribadita di recente da Ian Wri-
ght, il Del Piero dellArsenal, in virt del
record di segnature con la maglia dei Gun-
ners. Perch, riapparizioni di Faria a par-
te, Sven continua a godersi la vita, senza
paura n di quelli che i benpensanti chia-
mano scandali n della beffa, che secondo
qualcuno lo avrebbe ridotto nei panni di
Pinocchio nel paese dei campanelli. A con-
frontarloconil nostroScherzi aparte, un
vero capolavoro. Su commissione del soli-
to News of the World, tal Mazher Mahmood
ha offerto a Eriksson, fingendosi uno sceic-
co, la direzione di unaccademia del calcio
nel Dubai. L incarico sarebbe diventato
operativo solo nel 2008, allo scadere del
contratto del tecnico con la nazionale in-
glese. Una settimana fa Sven Goran parte
con il suo avvocato (maschio) per Dubai,
dove in uno dei ristoranti dellhotel a 7
stelle Burj Al Arab, quello dedicato alle
specialit di pesce, incontra il vero croni-
sta, che non gli sembra un falso sceicco.
Aragoste, granseole e tanto champagne.
Qualcuno che assomiglia a Sven si lascia
andare: Perch non acquistate lAston
Villa, il presidente vecchio e malato, ba-
stano 37 milioni di euro. E se ne date a me
7,5 milioni netti lanno, lascio la nazionale
prima della scadenza del contratto, subito
dopo la fine dei Mondiali. Possiamo volare
alto. Ci penso io a convincere Beckham e
Owen a trasferirsi al V illa. Sven Goran
Eriksson, come cantava in coro la Curva
Nord, che vuoi che sia, per te che sei so-
pravvissuto a quel Roma-Lecce 2 a 3. E, se
Torbsy cos distante da Dubai, tu che co-
sa centri e, soprattutto, che male c.
Antonello Sette
Q
ui si racconta della distanza che sepa-
ra Dubai da Torsby, piccola cittadina
svedese, angustiata da un freddo e da un
anonimato siderali, fino a quando non ne
rovesci il destino uno dei suoi figli glacia-
li, una volta divenuto adulto. Si chiama e si
canta in coro Sven Goran Eriksson. Comin-
cia ovviamente in patria la sua fulgida car-
riera, portando con due promozioni conse-
cutive il Degerfors in prima divisione. An-
tefatto obbligato della gloria. Sven trasci-
na, si fa per dire, se si guarda allaplomb,
prima il Goteborg allo scudetto svedese e
alla Coppa Uefa, poi il Benfica a due titoli
consecutivi di campione portoghese.
Nell84 si trasferisceaRomaedueanni do-
po fallisce lo scudetto, per una partita che
rimarr un incubo a vita per i tifosi della
magica e un ricordo sublime per chi gi al-
lepoca non aveva la Roma nel cuore. Dopo
una lunga e felice rincorsa, la Roma, rag-
giunta la Juventus, ha il titolo in tasca, ma
accade limpossibile. E il 20 aprile 1986.
AllOlimpico si gioca Roma-Lecce, con i
pugliesi ultimi in classifica e poco pi di
dieci punti allattivo. Roma in vantaggio,
poi il pallone gonfia la rete, ogni qualvolta
un giocatore del Lecce si avventura in un
tiro in porta. Uno a tre, poi due a tre, epilo-
go di una tragedia cittadina. Unoverdose
di lacrime, che non coinvolge lillustre cit-
tadino di Torsby. Sven Goran, reso merito
al Lecce e alla Juve, dichiara, come dopo
ogni sconfitta, che bisogna reagire. La Ro-
ma non reag e perse anche lultima di
campionato e le ormai disperate speranze
di scudetto. Nacque allora la leggenda ita-
liana del perdente di successo, che avreb-
be avvolto limperturbabile fino al 2000,
per niente scossa da un altro scudetto vin-
to con il Benfica e la Coppa Italia conqui-
stata con la Sampdoria nel 94. Nel 97
Eriksson torna a Roma, ma sulla sponda
opposta. E questa volta il perdente lette-
ralmente bagnato dal successo, non solo
per quella nuvola celeste che alle porte
dellestate trasforma il Curi di Perugia in
una piscina benedicente il secondo scudet-
to laziale, ma perch luomo venuto dal
freddo inforca finalmente la porta della
passione bollente. Lei si chiama Nancy
DellOlio ed una dei pi avvenenti legali
ANNO XI NUMERO 14 - PAG I IL FOGLIO QUOTIDIANO MARTED 17 GENNAIO 2006
La citt dei secondi
Il Manchester (City) si gode il suo
scudetto vinto nel derby, il Madrid
(Atletico) vende un po di stadio
Z
emanlandia non c pi. Le sue tre
punte che si incrociavano. Partendo da
centrocampo, scambiandosi di posizione,
accelerando, arrivando con pochi tocchi
dentro la porta. Velocit, frenesia, tantissi-
mi gol. Presi, ma soprattutto fatti. Con
uninnovazione tattica cos forte da creare
difficolt di interpretazione e di risposte
aerobiche a tutti gli altri 19 giocatori in
campo, compresi i propri difensori e i pro-
pri centrocampisti. Nessuno riusciva a
star loro dietro. E pur di star loro dietro fi-
nivano per inseguirli, gli attaccanti. Infon-
dendo nello spirito e nelle gambe della
(propria) squadra una fortissima e incon-
trollabile propulsione a passare pi tem-
po in avanti piuttosto che indietro. Un 4-3-
3 che pi che una tattica era diventato un
paradigma buono da applicare in qualsia-
si contesto anche extracalcistico.
Zemanlandia non esiste pi. Ma qualcu-
no, forse lo stesso Casillo (presidente di
quel Foggiaorariavvistatoconsospettaas-
siduit allo stadio Zaccheria), vorrebbe
provare a far rivivere il sogno. E insieme a
lui Peppino Pavone, ideatore e seleziona-
tore dei calciatori e dello staff tecnico di
dodici anni fa, ritornato a Foggia con lin-
tenzione di dare, dal basso, una forte iden-
tit zemaniana alla squadra. Chiamando,
nonacaso, per il settoregiovaniledellaso-
ciet pugliese proprio uno di quei terzini
del Foggia di Zeman, Maurizio Codispoti.
Quella Zemanlandia non c pi. Ma gli
insegnamenti del tecnico boemo sono ar-
rivati fino al 2006. Qualcuno sta provando
a farli rivivere. Altri non hanno mai smes-
so. Signori, Rambaudi e Baiano. Filosofia,
calcio, tattica, allenamenti, gol, esaspera-
zioni. La rosa di quel Foggia che dodici
anni fa aveva sfiorato anche la zona Uefa
non ha smesso di essere devota al proprio
maestro. Maurizio Codispoti, terzino, ora
al Foggia. Molto offensivo, tre punte. Un 4-
3-3, ci mancherebbe. T rentaquattro pre-
senze e tre gol nel 1991/1992 al Foggia, se-
guite da altre due stagioni in serie A con
lAtalanta, una in C con la Spal e poi, ulti-
ma sua stagione, sei presenze in B con il
Cesena. Ha smesso a trentuno anni. Con
una longevit calcistica molto diversa da
quella di Francesco Mancini (38 anni, por-
tiere attualmente a Teramo), o di Onofrio
Barone, uno dei nomi meno pomposamen-
te ritratti e acclamati di quel centrocampo
foggiano (di cui era regista) cos oggettiva-
mente torturato dalle scappatelle di una
squadra intera in avanti che, dopo gli
straordinari sforzi patiti in quegli anni,
ora non ne vuole sapere di smettere. Baro-
ne, quarantadue anni, in quattro anni di
Foggia non ne ha persa quasi nessuna di
partita. E allora, tanto vale continuare.
Peggio di cos, avr pensato, non mi faran-
no correre. La sua parabola discendente
stata impietosamente evidenziata dal pro-
gressivo arricchimento di lettere dellalfa-
beto nella descrizione della categoria di
appartenenza. Dalla serie A del Bari nel
1995, si ritrovato passando per la B, la C
e la D a giocare oggi in Eccellenza nella
non meglio identificata Puteolana. Dove
Barone gioca e allena. Andando contro a
una provocazione zemaniana (Io alleno,
ma non posso scendere in campo e gioca-
re). Anche se nella sua prima partita da
player manager (a dicembre) ha incassato
(forse non a caso) una sconfitta (da allena-
tore) e unespulsione da giocatore.
La filosofia e la tattica
AllenatoreancheMauroPicasso, centro-
campista anche lui, nei giovanissimi pro-
vinciali dellaSampdoria. Giocaancora, ma
insecondacategoriaal SantErminioMon-
tebagnolo, SalvatoreMatrecano. Noncerto
come Dan Petrescu, Igor Shalimov e Igor
Kolyvanov. Che insieme hanno corso e se-
gnatoproprionellastagione1991/92aFog-
gia. Recependo ed elaborando in maniera
cos forte la dottrina zemaniana (anche se
Shalimovhaconclusolasuacarrieraal Na-
poli con una squalifica per doping di due
anni, laprimainItaliaper nandrolone) da
essere diventati tutti allenatori. Shalimov
in Russia nellUralan, Petrescu al W isla
Cracovia, inPolonia, conil qualestadomi-
nando il campionato di serie A polacco.
Igor Kolyvanov con la nazionale russa un-
der 17concui arrivatoallefasi finali de-
gli Europei. I perdenti spesso insegnano
pi dei vincenti. Vinceva, Zeman. Anche,
esoprattutto, quandoperdeva. Segnava, su-
biva. Mainsegnava. Il calcio, lafilosofia, la
tattica. Zemanlandia non c pi, di fatto.
Maesiste, nellepersone. Qualcunoprovaa
farlarivivere. Coni nomi, lepersone, i gol.
Ma lui, con il Foggia, vinceva anche quan-
do perdeva. Per questo Zemanlandia era
(per fortuna) unaltracosa. (2. fine)
Claudio Cerasa
Zemanlandia
Correvano tutti. Ora c chi allena,
chi gioca, chi allena giocando. I
perdenti a volte insegnano di pi
UN FOGLIN SPORTIVO
Lest teso di Scala, lEgitto impulsivo di Tardelli, il Mali franco di Matt
ta in Champions League con il Bruges ar-
riva il licenziamento. Credo che Akhme-
tov se ne sia pentito. Ci sentiamo spesso e
se volesse riprendermi tornerei immedia-
tamente. Nel 2003 Scala rimane a respira-
re i rigidi climi dellest, approdando allo
Spartak Mosca. Un periodo di grande ten-
sione politica. Per soli quaranta minuti
scampo a un attentato terroristico alla me-
tropolitana. Ottiene lacquisto del difen-
sore Nemanja Vidic (recentemente strap-
pato dal Manchester United alla Fiorenti-
na) e cerca vanamente di persuadere Da-
miano Tommasi (gli chiesi di venire a fa-
re il capitano, una settimana prima del suo
gravissimo infortunio) a seguirlo nellav-
ventura. Incassato il rifiuto del centrocam-
pista della Roma, disegna la squadra su
Igor Titov, il Totti locale, ma allinizio del-
la stagione la stella russa viene squalifica-
ta per doping. Il cambio al vertice societa-
rio, con larrivo della Lukoil, lo riporta in
Italia. Attualmente Nevio Scala, dopo aver
declinato una panchina scozzese, valuta le
offerte che arrivano da tutto il mondo,
Emirati arabi in particolare.
Dopo le esaltanti vittorie con lUnder 21
italiana e le cocenti delusioni su panchine
di club (Inter e Bari), Marco Tardelli cerca
il riscatto in Africa. Nel 2004 fa la spola
con il Cairo per otto mesi. In Egitto ci so-
no due autorit, il presidente della federa-
zione e il consigliere finanziatore. A deci-
dere il mio ingaggio questultimo. Une-
sperienza conclusasi anticipatamente per
questioni politiche. Nonostante fosse pre-
visto dal contratto, si scatenano innumere-
voli polemiche sui dodici giorni al mese
che Tardelli trascorre in Italia. Durante la
sua gestione lEgitto ottiene discreti risul-
tati, battendo anche il Camerun. Le parti-
te in casa registrano il tutto esaurito con
centotrentamila spettatori. Niente da fare
invece per la qualificazione al Mondiale, il
girone troppo duro. In Egitto ci sono
grandi potenzialit, per emergere devono
per cambiare mentalit. Sono impulsivi,
se dopo dieci minuti un giocatore non fa-
ceva una buona azione, mi chiedevano di
sostituirlo. Purtroppo manca una seria
programmazione. Il mio interlocutore cam-
biava in continuazione, in sei mesi si sono
avvicendati tre ministri dello sport.
Romano Matt in estate si occupa dei di-
soccupati del calcio italiano. Ai giocatori
senza squadra regala aneddoti sulle sue
esperienze allestero. Nel 1990, per un ac-
cordo tra Paolo Mantovani e Nirwan Barie,
presidente della federcalcio indonesiana,
alleno una selezione dei migliori giovani
del paese asiatico trasferitasi in Liguria, a
Sestri Levante. Eccezionalmente ci conce-
dono di partecipare al campionato italia-
no Primavera fuori classifica. I talenti in
erba per non interrompere gli studi, han-
no al seguito dei docenti indonesiani. Nel
92 il passaggio di Matt alla nazionale
maggiore e il trasloco a Savannah. Sem-
pre in viaggio per le diecimila isole del
paese a osservare partite, dallarcipelago
delle Molucche alla Nuova Guinea. Instau-
ro un rapporto di stima con i tifosi, che ap-
prezzano uno straniero non supponente
che impara in breve tempo la loro lingua e
studia le tradizioni locali. Otteniamo an-
che buoni risultati come le semifinali ai
Campionati dAsia battendo India e Male-
sia. Sono gli anni del regime di Suharto
(una dittatura blanda) e nel paese non
c traccia di integralismo islamico. Pri-
ma della partita preghiamo insieme, ognu-
no secondo la propria fede. Per motivi fa-
miliari il tecnico italiano lascia lIndone-
sia nel 96. Dopo una sconfitta per 3-0 dal-
lo Zimbabwe mi chiedono di tornare, ma
dopo la morte di mia moglie, devo occu-
parmi di mio figlio. Per lo stesso motivo
Matt rifiuta la panchina della nazionale
giapponese ed entra nei ranghi della Ju-
ventus come osservatore. I bagagli li pre-
para quattro anni pi tardi, nel 2000: desti-
nazione: Mali. Partiamo forte. Vinciamo il
torneo Citt di Parigi e battiamo anche le
Balck Stars, la squadra formata dai gioca-
tori africani del campionato francese. A
Bamako accorrono in ottantacinquemila
per i match casalinghi e lentusiasmo au-
menta dopo le vittorie su Marocco e Suda-
frica. Litaliano che vince per non piace ai
francesi, che esercitano grande influenza
sulle scelte del paese africano. Sulla sca-
letta dellaereo che mi riporta in Italia, con
le lacrime agli occhi un generale mi confi-
da: mi vergogno, ma siamo poveri e dob-
biamo sottostare alla scelta di Parigi. In
aeroporto lo salutano con gli onori milita-
ri. (1. continua)
Filippo Nassetti
Roma. In principio fu Peppino Meazza.
Nel lontano 1947 lex bomber della Nazio-
nale campione del mondo nel 34 e nel 38
fu lapripista degli allenatori desportazio-
ne. Lasci lItalia delle macerie della Se-
conda guerra mondiale per traslocare in
Turchia alla guida del Besiktas. Travalica-
re i confini nazionali oggi non uneccezio-
ne. Ai casi celebri di Fabio Capello nella
Liga spagnola, di Giovanni Trapattoni nel-
la Bundesliga tedesca o di Gianluca Vialli
nella Premier League inglese, si aggiungo-
no quelli dei tecnici che hanno deciso di
esplorare football sconosciuti, figli di un
dio minore, dove i riflettori dei media ri-
mangono spenti.
Proprio sulla panchina di Meazza si ac-
comoda, dal maggio 2000 al marzo 2001,
Nevio Scala. Il Galatasaray e il Fenerba-
che sono in calo e il Besiktas la forza
emergente, disputiamo una buona stagio-
ne portando a casa la Coppa Ataturk e un
posto per la Champions League. Rispetto
allItalia incontro per molte differenze,
giocatori svogliati e poco inclini ai sacrifi-
ci. E poi allenarli nel periodo del Rama-
dan impossibile. Lanno successivo lex
allenatore del Parma si trasferisce in
Ucraina, allo Shakhtar Donetsk di Rinat
Akhmetov, uno dei pi facoltosi e discussi
industriali del paese. Il presidente mi
mette subito a disposizione il suo stermi-
nato parco macchine extralusso. Ringrazio
per la generosa offerta, ma rifiuto, a me
serve una jeep per andare a caccia. Acqui-
sto una Lada Niva usata e, scegliendo un
automobile che in passato rappresent
lorgoglio nazionale, conquisto subito la
simpatia dei tifosi. Dopo lo splendido de-
butto, culminato con il primo scudetto nel-
la storia del club, Scala progetta di fermar-
si a lungo in Ucraina e studia il cirillico.
Ma anche nel calcio ucraino la riconoscen-
za merce rara. Dopo una pesante sconfit-
Ricettario per cucinare il branzino alla Rummenigge e vincere
segreti della cucina russa. Oppure come
quellAnonimo che ha ricostruito la biogra-
fia di tal Hanna R., fantomatica cuoca al
servizio di una cellula spartachista legata
al circolo Bahaus di Gropius, con tanto di
ricettario in appendice. Cambiando com-
pletamente scenario, uscita a fine 2005 la
nuova, originale risposta ai detrattori del-
larte culinaria made in Germany. E visto il
successo, con quasi 20 mila copie vendute
in meno di due mesi, forse, stavolta, il ri-
scatto vicino. Si tratta del Bayern Mun-
chen Kochbuch (edizioni Zabert Sand-
mann) il libro di cucina ufficiale del pi ti-
tolato club della Bundesliga, che anche
lunico team ad aver vinto tutte e tre le
principali coppe europee (Campioni, Uefa
e Coppe), pi due Intercontinentali. Con
neanche 20 euro i fan della grande squadra
bavarese possono dunque portarsi a casa
un vero ricettario con i consigli gastronomi-
ci dei propri beniamini. Coordinati, nelloc-
casione, dal noto chef, anzi Meisterkoch,
tedesco Alfons Schuhbeck, classe 1949, che
si fatto conoscere nei pi prestigiosi risto-
ranti dEuropa, da Salisburgo a Londra,
passando per Parigi. E che ora compare
sorridente in copertina circondato dai
campioni pi rappresentativi del Bayern,
Michael Ballack, Roy Makaay, Claudio Pi-
zarro e Bastian Schweinsteiger, tra ortaggi,
verdure, e cesti di frutta. Ernhrung zum
Erfolg, nutrizione e successo, il motto del
volume, che raccoglie pi di cento ricette,
con tanto di tabelle con consigli dietetici,
divise in sette capitoli. Si comincia con co-
lazione e merende, per passare poi ad an-
tipasti, insalate e insalatine. Nella terza e
quarta parte la fanno da padrone zuppe e
minestre, pasta, riso e pizza, mentre nella
quinta il pesce e i frutti di mare. E qui ini-
ziano i camei prestigiosi. Imperdibile, ad
esempio, il branzino alla Karl Heinz Rum-
menigge. Gi, anche il Kalle nerazzurro,
due volte Pallone doro e inarrivabile ban-
diera del Bayern, di cui oggi direttore ge-
nerale, oltre che capitano onorario in per-
petuum, ha voluto dare il suo contributo al-
la causa, dimostrando di essersi definitiva-
mente lasciato alle spalle la schiavit da
pane e formaggino, che viaggi parallela ai
suoi gol interisti durante lesperienza ita-
liana nei primi anni 80, e anche i luoghi co-
muni su pizza, spaghetti e mafia esternati
contro Luciano Moggi nelle scorse settima-
ne. Passando poi al capitolo sesto, quello
dedicato alla carne e al pollame, a spicca-
re , udite udite, il filetto alla Franz
Beckenbauer, visto che nemmeno lirrag-
giungibile Kayser, attuale presidente del
Bayern, ha voluto sottrarsi allonere e allo-
nore di firmare la propria ricetta. Una ci-
liegina sulla torta, prima di passare al set-
timo e ultimo capitolo, dedicato, appunto a
dolci e dessert. Guten Appetit.
Luigi Barnaba Frigoli
B
irra, wurstel, crauti, kartoffeln, pizza al-
la Bismark (quella con sopra luovo al-
locchio di bue). Checch ne dica la star
hollywoodiana Julienne Moore, che si dice
da sempre grande estima-
trice della cucina teutoni-
ca, la Germania non cer-
to terra nota per squisiti
manicaretti o deliziose
prelibatezze. Niente a che
vedere, diciamolo, con le
prodezze ai fornelli dei
cugini francesi o italiani.
A riscattare siffatta, cattiva fama, per,
ogni tanto qualcuno ci prova. Magari con-
dendo, il caso di dirlo, il proprio tentati-
vo con suggestioni che poco hanno a che fa-
re con la cucina in senso stretto. Ed sem-
pre chi non taspetti. Come lex superspia
della Stasi Ddr, Markus Wolf, che nel 2000,
il Muro di Berlino caduto da 11 anni, deci-
se di dare alle stampe il curioso volume I
Lallenatore dellInghilterra, Sven Goran Eriksson, il 2 settembre 2005 (foto Eddie Keogh/Reuters)
NON C AFFARE DI CUORE E NO CHE TENGA: UN SOPRAVVISSUTO A ROMA-LECCE 2 A 3 (CAMPIONATO PERSO) SOPPORTA TUTTO
STORIE DI ALLENATORI CHE PROVANO A ESPORTARE IL CALCIO ITALIANO TRA ONORI, ONERI E POLITICA. IL PRIMO FU MEAZZA
Roma-Milan 1-0. Ovvero dove
si dimostra che aveva ragione
Spalletti quando reclamava
dai suoi supponenti ragazzi un atteggia-
mento da squadra provinciale. T attica-
mente: zero attaccanti o quasi, un batta-
glione di opliti a centrocampo per am-
mazzare ginocchia e fantasia dellavver-
sario. AllAscoli di Ilario Castagner il
gioco riusc sia in casa sia in trasferta
nella stagione 86-87 (0-1 e 1-0). E non
aveva Totti.
Juventus campione dinverno
con 52 punti. Dove si dimostra
che, se gli europei provengono
da Venere e gli americani da Marte, gli ju-
ventini questanno sono discesi in terra da
Giove: padreterni del pallone, dotati di
una regolarit pari soltanto ai sentimenti
dinvidia suscitati in noialtri antipatizzan-
ti e complottisti senza pi pretesti. Per
non dessero troppi meriti ad Alex Del Pie-
ro: in una squadra simile oggi potrebbe
giocare e far gol perfino Batistuta.
ULTIMO STADIO
di Alessandro Giuli
IL MISTER VIAGGIATORE - 1
LA FOGGIA DEI CAMPIONI - 2
ANNO XI NUMERO 14 - PAG II IL FOGLIO QUOTIDIANO MARTED 17 GENNAIO 2006
LE GUERRE CULTURALI CHE RE
Roma. Quando acquist la sua villetta
nel New Hampshire, Mark Steyn and da
un poliziotto a chiedergli che cosa avrebbe
dovuto fare nel caso in cui dei ladri gli fos-
sero entrati in casa. Beh, puoi chiamarmi
a casa. Ma meglio se lo affronti, tu sei l,
io no. Benvenuto in un altro pianeta. Mark
Steyn considerato lerede di Mordechai
Richler. Entrambi ebrei, entrambi scorret-
tissimi. Richler aveva il biliardo, Steyn ha
il musical, di cui considerato un sofisti-
cato recensore. Turki al-Faisal, ambascia-
tore saudita negli Stati Uniti, ha detto che
larroganza di Steyn non conosce limiti.
Steyn arrogante, grasso, estroso, icastico,
geniale. Per lex commissario europeo Ch-
ris Patten, meraviglioso trovare un ca-
nadese guerrafondaio. Mark si divide fra
Londra, Woodsville (New Hampshire) e il
Qubec. Dice divertito che sta cercando in
Iraq una casa per le vacanze. Lo abbiamo
intervistato sui temi caldi del momento, a
cominciare dalla scelta di Samuel Alito, i
liberal e laborto.
Chefaseattraversail suodisprezzoper il
Canada? Non odio il Canada, sebbene ne
sia ogni volta accusato. Non capisco per
perch non siano i primi 470 anni del Cana-
da, ma gli ultimi trenta, a fare di me un ca-
nadese che odia se stesso. Il Canada che
onoro ha combattuto in due guerre mon-
diali ed era maggiormente onorato di Fran-
cia e Cina nel Consiglio di sicurezza delle
Nazioni Unite. Il suo accartocciamento mi
sta affliggendo. Il New Hampshire gli
piaciuto subito, a cominciare dal suo slo-
gan, Vivi libero o muori. La libert
qualcosa di molto pi fondamentale della
sicurezza o delle elezioni. La libert di un
popolonondefinitadal suodirittodi eser-
citare il voto ogni cinque anni, ma da come
spende il tempo che loro concesso. Cosa
ama di pi un esiliato canadese dellespe-
rimento americano sulla felicit? La sua
garanzia della ricerca della felicit, non la
felicit stessa. Non pu dartela lo stato, co-
me si crede in Europa, esci di casa e vai a
cercartela. ConfidoanchenellAustralia. La
prima causa del declino occidentale pro-
priolostatoonnipotente, picorrottoecor-
rosivodi unregimeoppressivocomequello
sovietico. Quando lo stato usurpa per ragio-
ni apparentemente benigne le responsabi-
litdellavitaadulta, abbattegli impulsi tra-
dizionali della societ. A quel punto pen-
siamo sia nostro diritto disporre di unilli-
mitatalibertdi scelta, quandosi trattadel-
la tv via cavo o di siti porno, ma poi appal-
tiamo allo stato le scelte pi serie. E il mo-
do migliore per essere sicuri che adulti cit-
tadini del modernostatosocialdemocratico
vivano come ragazzini pieni di rughe. Nel
2004 ha seguito la campagna di John Kerry.
E difficile avere a disposizione una figura
pi comica di Kerry, uno snob pi fiacco di
tutte le duchesse di Casa Windsor. Lassur-
dit di un uomo che viveva la sua vita con i
soldi della moglie regina del ketchup, sen-
za essere in grado di mangiare il cibo ame-
ricano su cui spruzzi il ketchup. Bisognava
vederlo con un hot dog in campagna eletto-
rale. Era pi estraneo al panino di re Gior-
gioVI, acui Eleanor Roosevelt neserv uno
nel 1939. Questo era luomo che diceva di
capire la classe operaia, a cui era vicino so-
lo quando le dava qualche spicciolo allae-
roporto o davanti a un ristorante. Potreb-
be votare per i democratici? La scorsa set-
timana ci sono state le elezioni in una citt
del New Hampshire e il candidato repub-
blicano era cos inaccettabile che avrei vo-
tato per il democratico. V isto lopportuni-
smodi Michael Howardedei Tory sullIraq,
lannoscorsoavrei votatoper i laburisti. Ma
mai per un pacifista.
Sharon e la moglie delleurobanchiere
Samuel Alito ha superato con coraggio
lesamedellacommissioneGiustiziadel Se-
nato, dove i democratici sembravano parla-
re solo la lingua del Massachusetts. Il pro-
blema del liberalismo americano che le
sue tre branche pi dinamiche i miliona-
ri del Senato, i media e i libertini di Hol-
lywood sono disconnesse dalla realt del-
lavitaamericana. I liberal hannoavutosuc-
cesso nellinventare un linguaggio evasivo
per far avanzare la loro agenda, aborto
diventato scelta. L hanno accusata di
omofobia. Perch ho detto che una mino-
ranza che nemmeno esisteva fino a un se-
colo fa ha lavorato per annientare unistitu-
zionesocialeuniversaledi migliaiadi anni,
il matrimonio. Trentanni fa, durante i gior-
ni della liberazione omosessuale, ci venne
chiestocheli lasciassimovivere. Eabbiamo
lasciato vivere. Ma in occidente, la tolle-
ranza diventata intollerante, la diversit
feroce conformismo. Le chiese esisteranno
sempre per opporsi alla cultura dominan-
te. Milioni di americani sentono che la
Corte suprema negli ultimi trentanni ha
fatto della libert religiosa un principio di
esclusione. La scelta di Alito pu invertire
la tendenza. Nella guerra alla religione i
secolaristi hanno vinto decine di battaglie
i dieci comandamenti sono stati tirati gi e
alcune canzoni natalizie giudicate offensi-
ve ma hanno perso la guerra: nei decenni
successivi alla messa al bando della pre-
ghiera dalle scuole pubbliche, la religiosit
americana diventata pi fiera, evangelica
e conservatrice. E davvero difficile capire
perchnonsi possaesseredemocratici ere-
ligiosi. Tempofaeroinfiladietroaunamac-
china che aveva scritto invece di essere un
cristiano rinato alla fede, quando cresce-
rai?. La clausola di separazione fra stato e
chiesa chiarissima: i Padri Fondatori non
volevanocheil presidenteWashingtonfosse
anchecapodellaChiesaamericana, nel mo-
do in cui la regina lo era di quella inglese.
In Europa anzich la separazione fra stato e
chiesa hai lo stato come chiesa, che ovvia-
mentenontolleralapostasia. LaChiesaepi-
scopale, comequellainglese, stamorendo, e
adottare esotiche mascot gay lo render so-
lopievidente. Lechiesepiliberal sonole
pi vuote. La religione che cresce di pi nel
Nord America e in Europa lislam. E le so-
le chiese cristiane che mostrano di aumen-
tare sono le evangeliche, i bigotti, come li
ha chiamati Richard Holloway, lex primate
episcopaliano di Scozia. Gli islamisti arabi
disprezzano lAmerica per la lap-dance e le
linee telefoniche gay; i secolaristi europei
perch born-again sullaborto. Entrambi
sono nel giusto. Il libero mercato ha fatto
prosperare Hustler e la religione. Da quan-
do la chiesa episcopale diventata post-cri-
stiana ed degenerata in un gruppo di du-
bitatori e mezze calzette, gli americani sono
andati altrove. QuandolachiesadInghilter-
raattraversaundeclinosimile, gli inglesi la-
sciano per sempre la religione. Chesterton
diceva che quando luomo cessa di credere
in Dio, non crede in niente, crede a tutto.
La testa di Rumsfeld e quella di Nick Berg
Perchdetestail welfarestate? Perch
una minaccia alla mia vita. I principali ter-
roristi islamici i ragazzi dell11 settembre,
il bombarolo delle scarpe e quelli della me-
tr di Londra sono passati dai sistemi so-
ciali continentali. Il governo ha finanziato i
loro studi del jihad. E solo un esempio del
perch il welfare incoraggia le nostre peg-
giori inclinazioni. Cosa ha significato lo
sgozzamento di van Gogh per lEuropa? La
morte di Theo una strategia niente male
per i musulmani. Se uccidi centinaia di per-
sonesui treni ogli aerei, persinogli euro-ap-
peasers senza spina dorsale capiscono che
qualcosa non va e che devono agire. Ma se
neuccidi uno, nonmetti ataceresoloil mor-
to, ma anche tutti gli altri, come successo
in Olanda. Li costringi al silenzio e a vivere
sotto scorta. La gente allora pensa che me-
glioabbassarelatestaefareunavitapitie-
pida. InOlandalagentecredecheil proprio
paese non sia pi salvabile. Chi difender
lEuropa dalla guerra civile che seguir al-
limmigrazione-invasione delle culture non
occidentali? LEuropa? Difendersestessa?
Dovlavolont?. Perchgli europei nonsi
svegliano? Perchlaloroidentitmoderna
stata costruita sullevoluzione sociale di
uno stato perfetto. Avendo solo da poco ri-
fiutatoleformetradizionali di nazionalismo,
gli europei nonconcepisconochelaloroEu-
topia sia molto pi instabile dei vecchi sta-
ti-nazione. Ha a che fare con il multicultu-
ralismo? S, perch un fenomeno unicul-
turale. In Arabia Saudita, dove i segnali au-
tostradali istruiscono gli infedeli ad uscire
alla prossima fermata, la Mecca, e dove il si-
to web del governo dice no agli ebrei, nes-
suno si preoccupa di essere culturalmente
insensibile. Nella mente bacata del pro-
gressista non ci sono nemici, ma solo amici
le cui richieste non sono state ancora esau-
dite. Lideologia della sinistra occidentale
non il socialismo o il comunismo, ma il po-
ter dimostrare la propria virt e sofistica-
tezza stando sempre, ogni volta, dalla parte
dellaltro. I radioamatori di Hollywood i
senatori Kennedy, Levin, Leahy , Harkin
hanno chiesto la testa di Rumsfeld nel mo-
mento in cui i nemici dellAmerica avevano
gi preso quella di Nick Berg.
Cosa intende la sinistra quando parla di
dialogo con lislam? Significa questo: con-
gratularsi con se stessi della propria supe-
riorit morale mentre ti arrendi a coloro
che vogliono distruggerti. Ti girano davvero
le palle vedere a Londra, Parigi e nelle al-
tre citt europee musulmani assieme a don-
ne europee col capo coperto. Ci sar un si-
gnificativo numero di convertiti prima del-
lislamizzazione dellEuropa. In Italia non
muore mai il mito delle due Americhe.
Non sanno che un liberal di uno stato co-
me il Vermont certamente pi vicino al
Mississipi che non al Belgio? Le lite libe-
ral pensano gli stati blu come membri ono-
rari dellUnione europea. T orniamo ad
Alito. Come si comportato sullaborto?
Contro lassolutismo abortista. I democra-
tici sono ormai il partito delle vecchie don-
ne. Ah, ok, donne mature. Alle elezioni del
damentalisti, i fanatici di GesCristo, i born
again dellAmerica sono i razionalisti. E li-
per-razionalismo dellEuropa secolare che
vive in una fede cieca.
La sua dipartita dal Canada ha a che fare
con la Francia? Amo la Francia, preferirei
sempre stare in Plaza-Athenee che in un al-
bergo di Washington. Amo le donne france-
si, il cibo francese e i film francesi, esclusi
gli ultimi trentanni. Sfortunatamentecun
prezzo, lappeasement, larroganza e la stu-
pidit. Ho trascorso met della mia vita in
una provincia che parlava francese, il Que-
bec. E sar molto triste il giorno in cui la
cultura francese si sar estinta nel cuore
dellEuropa. Ma ho paura che abbiamo pas-
sato il punto di non ritorno. La Francia ha
un ministro degli Esteri che crede nella co-
spirazione dellinternazionale ebraica e
uno scrittore best seller che dice che lae-
reo che si schiantato sul Pentagono non
mai esistito.
I principali stati europei a rischio isla-
mizzazione sono gli stessi da cui nel 1943
partirono pi ebrei verso i campi della mor-
te. Gli ebrei sono canarini in una miniera
di carbone. E in questo senso lantisemiti-
smo il primo indicatore di altre disfunzio-
ni. Lironia del vecchio continente che og-
gi sono loro gli ebrei. Hanno bisogno di ve-
dere in Israele laggressore. E questo il mo-
tivo per cui quella signora di ampie vedute
sposata alleurobanchiere ha paragonato
Ariel SharonaHitler eil Likudai nazisti. E
un modo per chiudere ai punti, certo, noi
abbiamoavutoHitler, tuhai Sharon; noi Au-
schwitz, voi Jenin. Che cos diventata lU-
nione europea? E sempre stata una solu-
zionedegli anni Settantaper problemi degli
anni Quaranta. I cittadini del Vermont sono
molto diversi dai texani, ma sono pur sem-
pre americani. I greci invece non hanno
niente in comune con gli scozzesi. Lidentit
europea serve solo a burocratizzare ogni
aspetto della vita umana. In Europa un uo-
mo come Rocco Buttiglione risultato inac-
cettabile, in America forse lo avrebbero
eletto presidente. Mentre il Dio cristiano
viene deriso, i secolaristi europei sono pi
delicati quando trattano con Allah.
Perch era importante andare in Iraq?
Perch gli americani non avevano finito il
lavoro. Lasciare Saddam Hussein al potere
significava lanciare al mondo il segnale che
lAmerica non aveva preso seriamente in
considerazione l11 settembre. E fare dellI-
raq la base per la destabilizzazione dellin-
tero medio oriente. La pace sulla bocca dei
pacifisti comeloffertadi GeorgeGalloway
a Saddam Hussein, una scatola delle mi-
gliori caramelle inglesi.
Giulio Meotti
2002 perserotutti i candidati appoggiati dal-
la National Organization of W omen. Per-
ch? Perch le donne americane non vo-
gliono sentir parlare dei diritti delle don-
ne. Quando le femministe parlano di dirit-
ti riproduttivi delle donne, intendono il di-
rittodelladonnaanonriprodursi. Bene. Ma
lo stato non ha interesse nel promuoverli. Il
feticismo abortista e il nostro tasso di cre-
scita sono i sintomi della perdita della con-
fidenza delloccidente, come le dimostra-
zioni saddamite nel weekend e le conferen-
ze stampa di Schrder. LEuropa, eliminan-
do le gravidanze indesiderate, sta elimi-
nando se stessa. Cosa far Bush sulle limi-
tazioni ai fondi pubblici nella ricerca sul-
lembrione? Terr duro, perch lunico in-
teresse dei democratici non il potenziale
medico delle staminali. Ma la possibilit di
trasformare in legge lidea che il feto solo
una palla di materia. Alito ha parlato an-
che di Terri Schiavo Fu disgustoso il mo-
do in cui una corte di giustizia decise lese-
cuzione pubblica di una donna. Schiavo
non era pi suo marito, aveva fatto dei figli
con unaltra donna. Bene. Quando un uomo
fa sesso con unaltra donna quelluomo do-
vrebbe perdere sulla precedente compagna
il diritto legale nel metterla a morte. Do-
vrebbe dire questo la legge.
Qual oggi la vera questione femmini-
le? Per alcuni ancora il sacro diritto co-
stituzionale di avvalersi dellaborto a nasci-
taparziale. Per altri laguerraal terrore. C
una cosa che distingue i valori occidentali
dal fascismo islamico ed il trattamento
delle donne. Immagina se non puoi andare
a scuola o lasciare casa da sola. Immagina
se lo stato decide quali abiti devi indossare.
Immagina che tu non possa sentire il sole
sulla tua faccia. Dico che votare per le per-
sone che liberano le donne dalla teocrazia
fascistalaquestionefemminile. InunEu-
ropapostcristiana doveledonnefertili che
un po di tempo fa avrebbero avuto tre bam-
bini a 24 anni oggi ne hanno uno su misura
a 39, dove i programmi del welfare dipendo-
no dalla crescita della popolazione, dove le
principali risorse dellimmigrazione pro-
vengono da una cultura che disprezza il se-
colarismo come miope narcisismo la sme-
moratezza sociale non un fenomeno che
passa. In questa situazione, i cristiani fon-
Mark Steyn ci spiega perch i liberal hanno perso ogni legame con la realt e lAmerica
N
el coro di elogi a Greenspan per la sua
guida della Fed, ecco che si leva dal-
lautorevole Economist una nota fuori tono,
per mettere in guardia contro i pericoli di
uneredit cos ricca di successi da poter
schiacciare col suo peso il successore, e con
lui leconomia americana. E il successore,
Bernanke, un minuto professore di Prin-
ceton, che ha studiato a lungo la politica mo-
netaria e i mercati, ma da accademico non
ha tutte le doti che hanno fatto di Greenspan
il Maestro, ovunque riconosciuto, della poli-
tica monetaria in azione, e non sui libri.
Quali le trappole in questa eredit? Essen-
zialmente aver alimentato con una politica
di bassi tassi dinteresse una bolla specula-
tiva nei valori immobiliari, che ha consenti-
to alle famiglie di spendere pi dei loro red-
diti e alleconomia di continuare a crescere,
al costo per di un enorme deficit nella bi-
lancia corrente con lestero e uno strascico
pericoloso. Infatti, si teme che, una volta sta-
bilizzati i prezzi degli immobili, la bolla la-
sci il posto a una caduta della spesa delle fa-
miglie e della crescita, ponendo alla Fed di-
lemmi molto difficili per uscirne. La critica
si riduce, in breve, allinterrogativo se la po-
litica monetaria americana e dei maggiori
paesi debba farsi carico di contrastare solo
linflazione che tocca i beni e i servizi in via
di produzione o, pur in assenza di questa,
anche quellinflazione che coinvolge i beni
accumulati. LEconomist sostiene che la Fed
dovrebbe intervenire danticipo per preve-
nire lemergere di queste bolle speculative,
cosa che Greenspan non ha fatto. Una criti-
ca che ha una sua attrattiva intellettuale, ma
che appare ingenerosa e non molto solida,
perch controvertibile. Ingenerosa, visto che
con la sua politica Greenspan ha contribui-
to (non da solo) ad assicurare allAmerica
stabilit dei prezzi e crescita sostenuta per
18 anni e mezzo (non una breve espansione),
con due sole recessioni, per giunta molto te-
nui e durate meno di 8 mesi. Ingenerosa,
perchegli hasaputocapireinanticipoqua-
li fattori, come lo shock benefico della nuo-
va economia e della globalizzazione dei
mercati, avrebbero esercitato un effetto fre-
nante sui prezzi, risparmiando il freno mo-
netario. E perch trascura pure il ruolo po-
sitivo della sua politica su altri fronti, ad
esempio nella conduzione di fatto delleco-
nomia mondiale, per evitare che si avvitasse
in una stagnazione, sotto le spinte recessive
provenienti da Europa e Giappone. Per non
parlare del suo ruolo notevole nella riforma
del sistema bancario.
Maguardandoallaconsistenzadellaccusa
di non aver agito in via preventiva contro le
bolle, diversi sono gli argomenti che induco-
noadubitaredi unasimilestrategia. Il primo
che la politica monetaria non una scien-
za, ma si avvicina a unarte, che si fonda sui
dati e sulle analisi, ma poggia anche su mol-
ta incertezza. Non facile capire quando si
in presenza di una bolla immobiliare o azio-
naria, se non quando gi molto grande. E
anche dopo questo momento, non compito
della politica monetaria (n solo di essa)
sgonfiarla, n avrebbe gli strumenti pi ido-
nei per farlo, perchpotrebbeinnescarerea-
zioni incontrollabili sui mercati e una vera
recessione economica. Inoltre, in un mondo
con piena libert di movimenti di capitale,
una restrizione monetaria negli Usa potreb-
be essere compensata in buona misura dal-
labbondante liquidit e dai risparmi gene-
rati inaltreareedel mondo, comeavvieneda
anni col carry trade, cio indebitarsi ad
esempio in Giappone, dove i tassi dinteresse
sono insignificanti, per investire in Usa dove
i rendimenti sono consistenti.
Sul piano dei fatti, va detto che la politica
di Greenspandivenutaaccomodantequan-
do il bilancio pubblico andava verso, o era
in surplus (i periodi di Clinton e il primo
mandato di Bush jr .), mentre ha invertito
corso in concomitanza con un orientamento
del bilancio verso deficit consistenti, per
portarsi in un anno allattuale situazione di
tassi di interessi su livelli non accomodanti.
In questo iter leconomia cresciuta dallul-
tima recessione a pi del 3 per cento in me-
dia annua e gli investimenti a pi del 4 , mo-
strando che le contropartite dei deficit con
lestero non sono solo i consumi, ma lam-
pliamento del potenziale produttivo del pae-
se per gli anni futuri. I pericoli attuali na-
scono invece da una politica di bilancio
inappropriata, in quanto non induce ad ac-
crescere il tasso di risparmio delleconomia
e contribuisce ai disavanzi. In queste condi-
zioni non facile condurre leconomia verso
il triplice obiettivo di facilitare lo sgonfia-
mento della bolla immobiliare, mantenere
una crescita oltre il 3 per cento annuo e ri-
durre il disavanzo corrente con lestero. La
politica monetaria non pu fare tutto ci, co-
me non ha potuto farlo nellultima recessio-
ne dopo la bolla azionaria, nonostante lE-
conomist leattribuiscail meritodi averesal-
vaguardato la crescita. N Bernanke ha le-
sperienza e la credibilit per affrontare da
solo questa sfida. N ne avrebbe voglia, in
quanto sostiene che una politica monetaria
con un obiettivo dinflazione non debba ri-
spondere a simili bolle, se non nella misura
in cui esse influiscono sulla formazione dei
prezzi al consumo. Occorre piuttosto una
manovra pi ampia: il riequilibrio del bi-
lancio federale, una crescita pi sostenuta
delle economie europea e giapponese e,
molto importante, un deprezzamento reale
del dollaro in rapporto ai paesi in surplus.
Per contrastare le bolle si richiedono inve-
ce interventi differenti, diversificati e poco
dannosi per la crescita. Essi toccano sia le
politiche strutturali di tassazione e spesa
pubblica allo scopo di sollecitare le famiglie
a risparmiare, sia le misure di disciplina dei
mercati, ad esempio sulle operazioni di Bor-
sa e sulle vendite immobiliari a credito.
Ma verso tutte queste misure vi pur-
troppo una forte resistenza.
Salvatore Zecchini
Quel chelEconomist nonhacapitodi Greenspan
P
rendiamo la copertina e i due articoli
dellultimo Economist dedicati alleco-
nomia americana. E evidente che per lEco-
nomist leconomiaamericanagalleggiainun
bicchiere mezzo vuoto. E ci a dispetto
della pi lunga crescita non inflazionistica
nella storia di quel paese. Ma lEconomist
non solo molto pessimista e vede scuro il
futuro degli Stati Uniti Danger time for
America. E anche molto ostile, perch at-
tribuisce la responsabilit di ci ad Alan
Greenspan e al modo nel quale ha condotto
la politica monetaria. Il presidente uscente
della Fed non deve essere giudicato per i ri-
sultati raggiunti nei 18 anni del suo manda-
to durante i quali la volatilit dellecono-
mia americana si ridotta in modo rilevan-
te (due sole recessioni, le pi brevi della sto-
ria) perch al (malcapitato) successore,
Ben Bernanke, trasmette un lascito pesante:
il disavanzo senza precedenti nel conto cor-
rente della bilancia dei pagamenti, il tasso
di risparmio negativo, la bolla del mercato
edilizio. LEconomist ce lha soprattutto con
i prezzi degli assets (azioni, caseeccetera), di
cui Greenspan avrebbe tollerato leccessivo
rialzo, mantenendo troppo bassi e troppo a
lungo i tassi dinteresse. Ci che d fastidio
allEconomist insommail permissivismodi
Greenspan nei confronti delle bolle specu-
lative, tanto quella passata del mercato azio-
nario quanto quella attuale del mercato im-
mobiliare, che hanno minato la stabilit del
sistema finanziario, il totem del settimanale
che si stampa nella capitale finanziaria
dEuropa. E quali altri modi ha oggi un bri-
tannico per dare lezioni di economia a un
americano? Si chiama inferiority complex, e
lhanno inventato gli inglesi per prendersi
gioco del mondo quando erano loro a gover-
narlo. Ora lEconomist rinfaccia a Green-
span persino la sua innegabile fortuna.
Le bolle sono una tipica manifestazione
di animal spirits (come li chiamava il molto
inglese John Maynard Keynes), ossia di com-
portamenti imprevedibili. Su di esse la poli-
tica monetaria, che non onnipotente giac-
ch la conoscenza del funzionamento delle-
conomia rimane incompleta, impotente. E
allora come avrebbe potuto prevenire que-
ste bolle un banchiere centrale, pi o meno
dotato? In effetti, un mezzo ci sarebbe stato:
spingere sempre pi in alto i tassi dinteres-
se e tenerli lass il pi a lungo possibile. Os-
sia provocare una lunga recessione o una
stagnazione prolungata. Un prezzo alto. E si
deve condannare Greenspan se, per quanto
dipeso da lui, ha evitato di pagarlo? Sfog-
giando labituale cinismo che da inconfon-
dibile marchio stilistico si ormai trasfor-
mato in una posa manieristica, lEconomist
insinua che lo abbia fatto per cedevolezza
alle pressioni politiche e non per salde con-
vinzioni teoretiche (che Greenspan non ha
essendo un pragmatico). E si deve condan-
nare Greenspan se, pur non essendo stato
capace di prevenire le bolle, ha dato lim-
pressione di riuscire a ridurre le conse-
Quel cheGreenspan ha
Le femministe parlano di diritti
delle donne, intendono il diritto della
donna a non riprodursi. Aborto
diventa scelta
I veri razionalisti sono i fanatici
born again di Ges. Anzich la
separazione fra stato e chiesa,
lEuropa ha lo stato come chiesa
Ha scelto di vivere in New
Hampshire anche perch gli
piaciuto subito il suo slogan: Vivi
libero o muori
ANNO XI NUMERO 14 - PAG III IL FOGLIO QUOTIDIANO MARTED 17 GENNAIO 2006
ENDONO RIGHT UNA NAZIONE
N
ella sua dichiarazione dapertura di
fronte al Judiciary Committee, il giudi-
ce Samuel Alito ha raccontato ai senatori
chi e da dove viene. Innanzitutto, Hamil-
ton Township, New Jersey , dove nato e
cresciuto.
Era una comunit vivace e accogliente,
priva di qualsiasi presunzione e molto pra-
tica e terra terra. Quasi tutti gli adulti del
quartiere non si erano laureati al college. Io
ho fatto le scuole pubbliche. Nel tempo li-
bero, giocavo a baseball o facevo altri sport
con i miei amici. Ho bellissimi e intensi ri-
cordi di quei giorni, e del buon senso e del-
la cortesia dei miei amici e dei miei vicini.
Poi Alito ha descritto Princeton, situato
ad almeno dodici miglia da dove abitavo.
Fu per me un periodo di grande entusia-
smo intellettuale. Il college e la scuola di
legge mi aprirono nuovi mondi di idee. An-
cora ricordi positivi. Poi, per, ecco una no-
ta negativa: Ma eravamo alla fine degli an-
ni Sessanta e allinizio degli anni Settanta,
un periodo di grande agitazione nei college
e nelle universit. Ho visto alcune persone
molto intelligenti e molto privilegiate com-
portarsi in modo irresponsabile. E non ho
potuto fare a meno di riconoscere un netto
contrasto tra alcune delle cose peggiori che
vedevo al campus e la dignit e lonest del-
le persone della mia comunit.
Lortodossia di Princeton
Alle orecchie di alcuni senatori, queste
parole devono avere suonato come una no-
ta discordante e stonata. Per loro, universit
come Princeton sono luoghi nei quali sin-
segna ai giovani a condannare il razzismo, il
sessismo e a tutti gli altri peccati che domi-
nano incontrollati in posti come Hamilton
Township. Ma Alito, uomo di estrema finez-
za intellettuale e profonda cultura, vede il
contrasto in un altro modo. Dopo avere visto
con i propri occhi alcuni radicali chiudere
un college e buttare bombe in ununiversit,
si convinse che il liberalismo di sinistra che
circolava nei campus era un attacco contro
le pi alte istituzioni della civilt. E non
credeva che i radicali dei campus avessero
una pi elevata posizione morale rispetto
alle persone della middle-class con la qua-
le era cresciuto.
La fine degli anni Sessanta e gli inizi de-
gli anni Settanta sono stati un periodo di
conflitto culturale, nel quale si combattu-
ta una battaglia tra ci che vorrei definire
le persone carine e le persone ligie al dove-
re. Mentre gli eleganti intellettuali di
Manhattan si affollavano nellappartamen-
to di Leonard Bernstein per celebrare le
Black Panthers, la gente comune dei quar-
tieri periferici e dei sobborghi Hamilton
Township andavano a lavorare, allevavano
le proprie famiglie e insegnavano ai figli a
obbedire a lla legge costituita e a impe-
gnarsi a fondo per realizzare le proprie
aspirazioni.
Negli anni Sessanta questa genia di in-
tellettuali ha occupato i centri di comando
culturale della nostra societ: le universit,
i media, lUpper East Side di Manhattan e
Westside Los Angeles. Ma, come dimostra lo
stesso successo raggiunto da Samuel Alito,
non hanno ancora conquistato tutte le men-
ti e i cuori degli americani.
Sono stato recentemente sia a Hamilton
Township sia a Princeton. Il contrasto tra le
case da un milione di dollari e i negozi alla
moda di Princeton e i modesti semplici
quartieri e centri commerciali di Hamilton
Township era stupefacente. Lo sono altret-
tanto anche le statistiche sui voti elettorali.
Nel 2004 il 74 per cento di Princeton ha vo-
tato per il democratico John F . Kerry. Ad
Hamilton Township il 49,3 per cento ha vo-
tato per il repubblicano George W. Bush e il
49,8 per cento per Kerry.
Oggi le universit sono diventate le no-
stre istituzioni pi intellettualmente corrot-
te. I loro amministratori devono mentire e
negare di usare le quote razziali per le am-
missioni, cosa che fanno invece con regola-
rit. Devono giurare fedelt alla diversit,
quando invece i loro campus sono una del-
le parti pi politicamente irrigidite della
nostra societ, nei quali domina un codice
linguistico che condanna il dissenso e tal-
volta sopprime con violenza qualsiasi opi-
nione conservatrice. Ad Hamilton Township
si pu andare a bussare a una porta dopo
laltra e trovare persone che si sentono li-
bere di esprimere ogni genere di opinione
politica. A Princeton, si trovano ben poche
persone che si sentono libere di dissentire
dallortodossia dellequivalenza Bush-Hi-
tler. E interessante che il senatore Edward
Kennedy abbia cercato di accusare Alito di
razzismo e sessismo perch un tempo aveva
fatto parte di un gruppo di studenti critici
nei confronti di Princeton. A quanto pare,
nella testa di Kennedy, dissentire dallorto-
dossia del campus un segno indiscutibile
di bigottismo.
Prima degli anni Sessanta
A mio giudizio, il giudice Alito uno dei
migliori esempi di ci che le universit
americane rappresentavano prima degli an-
ni Sessanta: eccellenza intellettuale, libera
ricerca, rispetto nei confronti del dissenso,
impegno patriottico. S, a Princeton e in al-
tre grandi universit si possono ancora tro-
vare queste cose, per esempio nellinsegna-
mento dei professori di Princeton Sean Wi-
lentz e Robert George. Ma, per riprendere
le parole di William F. Buckley, ritengo che,
per avere buoni consigli, faremmo meglio a
pescare tra i primi cento nomi sullelenco
telefonico di Hamilton Township piuttosto
che tra il corpo insegnante di Princeton. E
davvero confortante che anche il giudice
Alito la pensi nello stesso modo.
Michael Barone
Creators
distribuito da RealClearPolitics
(traduzione di Aldo Piccato)
Yankee carini contro yankee ligi al dovere
O
sserviamo la storia della vita di Samuel
Alito. E perfetta. Alito proviene da una
comunit etnica bianca che ha sempre dato
grande valore alla famiglia, alla tradizione,
al patriottismo e al Partito democratico.
Quando entrato a Princeton, un outsider
inununiversitdellIvy Leaguenellaquale
vi erano pochissimi cattolici, la rivoluzione
culturale era in pieno svolgimento e i per-
sonaggi pi estremisti degli anni Sessanta
facevano ancora il bello e il cattivo tempo
(persone molto privilegiate che si compor-
tavano in modo irresponsabile, come lui
dice con gentilezza). Alito non si riconobbe
nei loro valori. Come ha scritto David
Brooks sul New York Times: I liberal ave-
vano adesivi elettorali con la scritta metti
indiscussionelautorit; alleminoranzeet-
niche era stato insegnato fin dalla scuola di
rispettare lautorit. Alito voleva imparare,
i ricchi liberal volevano colpire duro. Alito
voleva partecipare ai Rotc (corsi di recluta-
mento dellesercito americano, ndt), i libe-
ral di Princeton la bandirono dal campus.
Le porte del divario culturale erano ormai
spalancateeAlitoeraprontoper lasciareil
Partito democratico. Anzi, il Partito demo-
cratico stava per abbandonare Alito e altri
milioni di Reagan s Democrats. Lanno in
cui Alito si laure la rivoluzione di McGo-
vern trasform il Partito democratico.
Convinto che la vecchia coalizione del
New Deal fosse ormai in punto di morte, il
partito prese la fatale decisione di schie-
rarsi con gli antitradizionalisti, abbando-
nando i white ethnics, i sindacati, i
southerners, i cattolici e, come si poi di-
mostrato, unenormenumerodi elettori spo-
sati e protestanti. Per sostituire la coalizio-
ne di Roosevelt, il Partito democratico si ri-
volse ai giovani, ai movimenti pacifisti, a
una certa lite intellettuale, alle femmini-
ste e ai neri. La profonda spaccatura cultu-
rale che si creata entrata nelle audizio-
ni di Alito, ancoraintuttalasuapotenzado-
po oltre trentanni. Ted Kennedy ha raccol-
to la consueta posizione post anni Sessanta
dopposizione alla severa imposizione del
rispettodellalegge, accusandoil governodi
metodi da Gestapo nellattuazione dei
programmi di controterrorismo (). C sta-
taancheunacertaretoricarazziale. Finda-
gli anni Sessanta, i whiteethnics sonosta-
ti accusati dalle lite democratiche di esse-
re crudeli e razzisti. Questaccusa si con-
cretizzata nella diceria secondo cui Alito
avrebbe inventato la storia che suo padre
aveva combattuto il razzismo. La storia era
vera, la diceria falsa. Anche Kennedy ha
battutoil tastodel razzismo, sostenendo(fal-
samente) che Alito non aveva mai firmato
una sentenza a favore di afroamericani. Ne
ha firmate sette.
I pezzi grossi hanno sempre torto
Lastrategiadel Partitodemocratico, sela
si pudefiniretale, si ridottaallosforzodi
presentare Alito come un bigotto, un bu-
giardo e un ideologo. La stampa ha posto le
basi per laccusa dideologismo. Stuart Tay-
lor, un peso massimo del National Journal,
adicembrehascrittochelasistematicadi-
storsione dei fatti, consapevole o inconsa-
pevole, hainnescatounacampagnadapar-
te dei gruppi e dei senatori liberal per rap-
presentare Alito come un ideologo, quando
invece unanalisi della sua carriera profes-
sionale mostra che non legato a nessuna
agendaideologicasenonaquelladellamo-
derazione nellesercizio del potere giudi-
ziario. Ogni tanto i senatori democratici si
sono trattenuti dalla loro dedizione costan-
tealladenigrazione. Ci si alloraaffidati ai
giudici di altri paesi. I democratici sono
sembrati sorpresi dal fattocheAlitosi op-
posto allidea di allineare le decisioni delle
Corti statunitensi a quelle raggiunte nelle
Corti straniere. Le lite statunitensi si irri-
tano per la vecchia regola che i giudici fe-
derali debbano riferirsi alla Costituzione e
non alle lite di Inghilterra, Francia o Ca-
nada. I Democratici hanno anche detto che
i giudici dovrebbero prendere le proprie
decisioni tenendo conto della posizione so-
ciale del querelante: il comune cittadino
ha sempre ragione, i pezzi grossi, soprat-
tutto se sono a capo di corporation, hanno
sempre torto e sono malvagi. Come ha detto
John Roberts durante le audizioni, quando
laCostituzionedragioneal comunecitta-
dino, mi schiero dalla sua parte; quando
invece d ragione al pezzo grosso, mi
schiero con il pezzo grosso. Per i democra-
tici questa unideologia rivoluzionaria.
John Leo
Creators
distribuito da RealClearPolitics
(traduzione di Aldo Piccato)
guenze negative del loro scoppio, dando un
sbocco non traumatico alla esuberanza ir-
razionale degli investitori?
Naturalmente il protratto periodo di pro-
sperit che ha vissuto leconomia americana
non dovuto solo ai bassi tassi dinteresse
(negativi in termini reali per un lungo pe-
riodo e ancora oggi ai minimi storici), cio
alla politica monetaria di cui Greenspan
stato il responsabile. Altri fattori interni ed
esterni alleconomia americana hanno gio-
cato e su di essi la politica monetaria non ha
avuto alcun effetto. Ma i bassi tassi di inte-
resse non sono responsabili unicamente di
aver spinto la domanda interna, permetten-
do alle famiglie americane di indebitarsi e
di alimentare la spesa per consumi. Ed ve-
ro, come scrive lEconomist, che questo
stato uno dei canali (non il solo) attraverso il
quale si generato lenorme sbilancio dei
conti correnti, a sua volta finanziato dal ri-
sparmio del resto del mondo, e che prima o
poi dovr essere riassorbito. La straordina-
ria capacit delleconomia americana di ri-
spondere meglio di qualsiasi altra alle oscil-
lazione cicliche, dipende soprattutto da fat-
tori strutturali sui quali la politica moneta-
ria non incide direttamente e che rendono il
capitalismo Usa il pi dinamico del mondo.
Ma ci che sfugge allEconomist un fatto
molto importante: i bassi tassi dinteresse
hanno tenuto bassi non solo i risparmi degli
americani, ma anche i markup delle impre-
se dellindustria e dei servizi. I mercati mo-
derni sono certamente sempre pi globaliz-
zati. Ma sono anche dei customer markets
nei quali le imprese tendono a stabilire con
i loro clienti relazioni di lungo periodo, in
cui la strategia di prezzo rimane un fattore
importante. I clienti sono un asset come i
beni capitali o le attivit fruttifere. Le im-
prese investono in questo asset praticando
prezzi bassi per attirare i consumatori e tra-
sformarli in clienti. Il prezzo (ombra) di que-
sto asset speciale il tasso dinteresse (il tas-
so al quale si sconta il futuro), e tanto pi i
tassi sono alti tanto minore la convenienza
a fare concessioni di prezzo. Al contrario,
quando i tassi dinteresse rimangono bassi
non si creano soltanto opportunit di credi-
to per famiglie e imprese (e il valore di case
e azioni cresce), ma anche lincentivo a te-
nere bassi i markup e quindi i prezzi. Anche
quando la domanda aumenta (o ci si aspetta
che aumenti). Ed quello che probabilmen-
te accaduto in America. Anche per merito
di Greenspan, che non un mago sebbene
il suo viso evochi quello di Harry Potter da
grande ma deve aver capito delle cose che
allEconomist sono sfuggite.
E difficile fare previsioni accurate. Ma an-
chequandononcolgononel segno, il chenon
capita di rado, le previsioni ci danno indica-
zioni utili su chi le formula. Sono la chiave
migliore per capire come vivano il loro tem-
po presente (Kundera). E il caso delle pre-
visioni dellEconomist sulleconomia Usa.
Ernesto Felli
acapito e lEconomist no
W
e told ya. Ve lavevamo detto. A pen-
sarci bene potrebbe essere questo lo
slogan di partenza della prossima campa-
gnaelettoralerepubblicana, nel tentativodi
mettereunafaccianuova(JohnMcCain, Ru-
dolph Giuliani, George Allen) al posto della
dinastiaBush. Velavevamodettocheil me-
dio oriente era un problema da sistemare
come un carciofo, foglia dopo foglia, perch
finch non si tolgono tutte quelle cattive, il
risultatocompromesso. Lesplicitadiscesa
in campo del presidente Bush contro lIran
in occasione dellincontro con la Merkel in-
dica lescalation di politica internazionale
cui i politici repubblicani dovranno alli-
nearsi, seintendonoguardarealleprossime
elezioni da sotto lombrello dellAmmini-
strazione Bush. E la linea ribadisce che il
principio iniziale era giusto, che la questio-
ne delle armi di distruzione di massa sta-
taunagaffepericolosasoltantoper comeri-
schiava di minare il processo, che la polve-
riera in buona parte ancora l, e che sol-
tanto la pacificazione dellintero sistema
geopolitico attraverso unininterrotta pres-
sione e tutti gli interventi necessari, per-
metter al mondo di guardare ottimistica-
menteal XXI secoloinoltrato. Velavevamo
detto: noi siamoi promulgatori dellalineae
quelli che se ne occupano praticamente da
almeno cinque anni, da quando George W.
sulle macerie del World Trade Center un
conunalineaduepunti noncoincidenti, di-
chiarando ufficialmente guerra al Terrore.
Noi ve lavevamo detto, perci lasciateci la-
vorare perch tenere a bada lIran di Ah-
madinejad sar una questione complessa.
Ma fidatevi di noi perch abbiamo lespe-
rienza e le tecniche affinate per riuscirci.
Perch ormai sappiamo che non sono que-
stioni chesi risolvonoinduesettimane. Per-
ch per fortuna siamo gi l e questa la di-
mostrazione che conviene restarci. Ve la-
vevamo detto che era opportuno stare dalla
parte della vostra nazione e di quelle che
saranno pure ansie di sicurezza, ma che so-
lo un alienato o un nichilista pu rifiutare.
Che c dallaltra parte? La solidariet per
gli insorgenti musulmani? Sicuri di capirne
le ragioni? Fateci continuare a lavorare su
quanto gi esposto, perch la nostra pro-
messa elettorale adesso pu andare ben ol-
tre. Ormai siamo talmente esperti e radica-
ti nellaWar OnTerror, chelimpegnodi una
nuova amministrazione repubblicana pu
essere un altro: quello di affiancare alla
missioneper lademocratizzazionedel mon-
do un ritorno dattenzione per la cosa inter-
na, per le questioni domestiche, per il quo-
tidiano del cittadino americano. Fidando
nelle strutture dispiegate sullo scacchiere
internazionale, siamo pronti a chiedere al
nostro candidato di tornare a fare il Buon
Americanodi unavolta, quelloprimadi tut-
to attento a salvaguardare il privilegio des-
sere cittadini del Grande Paese. L Econo-
mia ha bisogno di strategie serie, Salute,
Educazione, Immigrazionesononodi dastu-
diare con attenzione per produrre le scelte
giuste. Ma soltanto noi possiamo farlo, per-
chabbiamoil knowhowper smetteredoc-
cuparci soltanto di medio oriente. Inutile
dirvi che scegliendo un candidato demo-
craticoil discorsoverrebbeacadere. Perci
fate attenzione: ve lavevamo detto. Vi ave-
vamo avvisato che una parte del mondo
malata e che lunico medico con la medici-
na giusta siamo noi. Lasciateci continuare.
Il tutto pronunciato con uno stile pi di-
messo che in passato, frutto di questo hu-
mility theme che gli advisor di Bush gli
avrebbero consigliato per recuperare.
Comincia cos a delinearsi la rincorsa
lungapocomenodi treanni destinataapor-
tare alla Casa Bianca forse (ma davvero sol-
tanto forse) John McCain, o forse un repub-
blicano meno atipico, pi rassicurante, di
continuit, uno che, senza smorfie, conti-
nuer a dire Ve lavevamo detto. Il nuovo
surriscaldamento dello scenario medio-
rientale paradossalmente arriva al momen-
to giusto, insieme alle incertezze provocate
dalla defaillance di Sharon e forse mentre
latteggiamento di sfiducia dellAmerica nei
confronti della guerra in Iraq ha superato il
momento pi basso, il fondo della curva, e
grazie allincessante pressione di editoriali-
sti etalkshowradiotelevisivi, unacrescente
quantitdi americani si vaconvincendo, che
per quanto ci fosse da discutere era giu-
sto andare a sistemare le cose, e che ora che
il lavoroabuonpunto, conlAfghanistanin
controllo e un Iraq che sbanda ma avanza,
sarebbefolliachiuderebottegacomeinvoca
la sinistra democratica. Che il compito du-
ro, la missione penitenziale, ma che i nostri
figli ne godranno i frutti e i posteri capiran-
no che andava fatto. E che la filosofia-Bush
non pu essere lasciata l a inaridirsi, le va
datacontinuit, perchaltrimenti il castello
di carte va gi. Certo, ci sono i problemi in-
terni, c la preoccupazione che da troppo
tempo a Washington ci si occupi solo di Iraq
e non di Nebraska o, per dirne unaltra, di
New Orleans. Che in questi casi le cose ven-
gano fatte quasi distrattamente. E che gli
americani debbano preoccuparsi di essere
sottostimati, dimenticati da chi dovrebbe
prima di tutto pensare a loro. Questo ormai
i repubblicani sembrano averlo capito e
perci non ci si dovr stupire nellassistere
a una campagna elettorale pi sintonizzata
sulle vecchie cose, sullold country, sulla
right nation, di quanto sia accaduto in tutto
il post-11 settembre. Un ritorno a casa, men-
tre altrove c qualcuno che continua a fare
il lavoro che va fatto. Una sistemata allo
steccato. Anche per questo non c da giura-
re che un personaggio strabordante ma in-
stabilecomeMcCainsialuomogiustoper la
prossima corsa repubblicana. Meglio forse
qualcosa di pi solido e vicino alle radici.
Un partito con il dna della minoranza
Dallaltra parte della barricata il proble-
ma diverso. Se i repubblicani devono insi-
stere sul gi fatto, sul non cambiar percorso
e in un certo senso restare se stessi maga-
ri facendola pagare esemplarmente cara
agli Abramoff che ne mettono a repentaglio
il cammino i democratici devono comin-
ciare la grande deriva, quella per ora guar-
data con scetticismo dai grandi opinionisti,
cinici al puntodadefinirli unpartitocol dna
della minoranza (David Brooks, NY Times),
incapaci di coinvolgereil grandecentro(Mi-
chael Woolridge, Economist) e comunque a
corto di idee nuove, sullorlo di una crisi di
nervi provocata da un avversario roccioso,
motivato e semplicemente pi in armonico
con le cose che dice. I problemi dei demo-
cratici sono enormi e non di rapida soluzio-
ne (il che, a meno di un suicidio repubblica-
no a base di scandali e porcherie, fa pre-
supporre unampia tenuta nelle imminenti
elezioni di mezzo termine). I problemi sono
il dove e il perch. Per dove sintende la
necessit impellente di ritrovare il feeling
col grandeelettoratomiddleclass chefatica
a decifrare il messaggio liberal e le sue con-
tinuecontraddizioni (giustodifendereleli-
bert individuali, ma sbagliato intercetta-
re un probabile terrorista?). I democratici,
in sostanza, continuano a barcamenarsi, a
proporre distinguo, a essere inseguiti da
sensi di colpa, perch lunica linea che rie-
sconoaesprimerequelladi sembraredu-
ri, puri e idealisti che raramente un at-
teggiamento sincero, e altrettanto raramen-
te in politica, alla lunga, paga. In assenza di
una piattaforma autonoma, i democratici vi-
vono della difesa delle vecchie glorie (la-
borto, per ci che incarna degli anni 60), del
trend di ostilit antigovernativa e degli at-
teggiamenti di circostanza (la crociata anti-
Hollywoodoil riportiamoacasai nostri ra-
gazzi). Equi entrainballoil fattore-Hillary,
lago della bilancia per le speranze demo-
cratiche. Non si sa ancora se sar vincente,
ma almeno lex first lady si dimostra in pos-
sesso duna tattica, quella che manca ai suoi
nervosi compagni di partito. Hillary ha fatto
coincidere la decisione di guardare seria-
mente alla Casa Bianca con il dove e il per-
ch di cui sopra. Il dove che Hillary cerca in
primaistanzalelettorato(elexelettorato)
democratico demotivato, sfiduciato, recen-
temente passato sotto le insegne avverse.
Hillary vuole intercettare lAmerica stanca
del lungo matrimonio con casa Bush, senza
per suonare arrogante e destabilizzante,
ovvero offrendosi lei per prima di andare
verso lelettorato, piuttosto che chiamarlo a
s. Ecco la Hillary falco sullIraq e solidale
con la sofferenza della nazione al riguardo,
ecco lHillary addolorata sullaborto, eccola
a braccetto col potente Joe Lieberman sulla
moralizzazione della societ dello spettaco-
lo. LHillary che pensa di avere dei trascorsi
femministi e un passato da progressista am-
piamentesolidi danonalienarlelesimpatie
della sinistra del partito, mentre va a caccia
di voti nella destra democratica e allestisce
la campagna post-primarie nel grande cen-
tro indistinto, quello convinto che la deci-
sione di votare per un presidente sia prima
di tutto una questione personale, prima che
politica. Hillary, di fatto, lunica col pedi-
gree per giocare questa partita con ragione-
voli chance. Certo lAmerica sa che con lei
torna il vecchio carrozzone, che prevede il
rientro di Bill alla Casa Bianca, i sermoni
stucchevoli di Lieberman, laria di palpabi-
le ipocrisia elitaria e moralisteggiante che i
NewDemocrats nonsi scollanodi dosso. Ma
lei un piano ce lha. Altrove, per ora, ci sono
solocandidaturedi volenterosi sorridenti in
coda per il patibolo delle primarie. E pur
vero che il carisma di Hillary attira altret-
tanto violente antipatie e che il fronte dei
suoi oppositori di partito gi ribolle sulla
Rete. Ma lei nel frattempo diventata gran-
de amica di Rupert Murdoch che adesso, di
colpo, paredispostissimoadaccompagnarla
almeno fino in fondo alle primarie, e questo
conta pi della stizza dei blog politici. I suoi
contendenti, insomma, cominciano a ronza-
re, sembrano aver laria di volersi organiz-
zare, manessunoriesceacapiredovestiano
andando, con quali mezzi e a quale scopo.
Hillary ha la sua proposta di far riassapora-
re un po di happy days in questi tempi dif-
ficili. I repubblicani per orasonoconvinti di
fermarlaconlachiarezzadel loromessaggio
di workinprogress. Almenoper ora, paio-
no due visioni alte, ancora combattute tra il
contrapporsi e il sovrapporsi. Laddove c il
pericolo che finirebbe per trionfare un vec-
chio gioco americano: il populismo.
Stefano Pistolini
Ai Democratici si sono ristrette le idee, resta soltanto il vecchio carrozzone dei Clinton
Le dicerie su Alito e le ossessioni culturali post sessantottine
A
ppena prima di Natale, con il mio ami-
co Amedeo Zottola si era pensato di
andare in Corsica con le rispettive trib e
attraversare il deserto degli Agreates. Ed
eccolo qui il deserto. Poi capitano anche
imprevisti. Tipo, che aguzzo la vista per tro-
vare parcheggio sotto lospedale e dimenti-
co una precedenza. E cos mi portano via il
musetto della Nissan Micra. Faccio mac-
china indietro, scendo, e mentre Gi strilla
e gli cola gi il sangue sul petto, mi conse-
gno subito prigioniero. Perdoni, ero di-
stratto, ecco, scrivo, mi assumoper interola
responsabilit dellincidente. Non ci sono
feriti vero? Vero! faGituttovispo(tran-
quilli, non successo niente, ha solo battu-
to il naso). Laltro fa, scusi, anchio ero so-
prapensiero, non lho vista proprio, sono
stato da mia madre, in coma. Abbiamo
risolto il caso in tre minuti, tre. Ho messo
insieme questo, il primo mese di ospedale
con Lucilla, la gente al mattino in coda per
il ticket, quelli che vanno e vengono sulla
nave del dolore, con i loro fardelli nellani-
ma, i loro pensieri nel cuore, i loro sac-
chetti di aranceebiscottini, lelorofacceda
agnelli spaventati, il loro sangue buono o
cattivo. Homessoinunimmaginarioalbum
di famiglia gli amici di Lucilla, tutte le sere
l fuori, in corsia, anche se non possono ve-
derla, tutte le sere l, da una mese, come
decine di amiche di Annalena, da un mese
a cucinare, stirare, comprare il pane, por-
tare i piccolini in piscina o al catechismo,
decine di ragazzini che sono l a darsi il
turno, e che vanno su in corsia anche solo
per versarle coralmente un ciaooo! nel
walkie talkie. Ho messo insieme Lucilla
che da qualche giorno non riesce ad arti-
colare che huum? Grr! Ehmm?! (tran-
quilli, ha voluto vedere il Tg e sembra che
provasse pi pena per il povero Fassino
che per s), non parla, non beve, non man-
gia, e sbava o vomita da mattina a sera
(tranquilli, sono solo gli effetti collaterali
del primo ciclo di chemioterapia, mica la
depressione infinita di essere gente perbe-
ne). Homessoinsiemetuttequestecosequi
con il filmato di Quattrocchi che muore co-
memuore, lavedovaColettadel soldatoita-
liano a Nassiriyah, le parole di Giussani al
Tg2, Se ci fosse uneducazione del popolo
tutti starebbero meglio, i canti popolari
yiddish e copti, gregoriani e dellArmata
Rossa che solo Giussani si fatto scrupolo
testardo di farci ascoltare e imparare e tra-
mandare ai nostri figli. Alla fine ho pensa-
to a quella leucemia del pensiero che, co-
me dice Benedetto XVI, lanticultura
della morte oggi ampiamente dominante
che fa stare tutti peggio.
Ho ripensato a una pagina di Repubbli-
ca del 6 gennaio, dove per qualche riga il
midollo di Umberto Galimberti sembrava
non produrre solo cellule immature, in-
complete di pensiero. E invece niente, la
tradizione giudaico-cristiana, per avere
educato lumanit occidentale alla ricerca
di senso, ha inflitto a questa umanit una
terribile sofferenza che lirreperibilit di
un senso nellet della tecnica. Il senso
come la fame che si avverte non quando si
sazi, ma quando manca il cibo. E lespe-
rienzadel negativoapromuoverelaricerca
di senso, la malattia, il dolore, non la feli-
cit, sul cui sensonessunosi mai postodo-
mande. Notare lidentificazione di feli-
cit con saziet, ma a parte questo: gi,
ci voleva messia Galimberti per rivelarci
che non mica lui il somaro, somara la
storia dellumanit; ci voleva un servo mi-
nore di un dio minore, la tecnica, per di-
re la somma cretineria (giacch semmai
lesatto contrario) che la domanda di senso
spinta da sofferenza e dolore, quando il
contenuto stesso della ragione strutturato
inperch?. Ci volevaunrivenditoredi op-
piacei per le Pierine del D di Repubblica
per sbianchettare quellessere dotato di
senso che si chiama uomo, giudaico-cristia-
no o non giudaico-cristiano che sia, altri-
menti vegetale, come pare sia quel rabar-
baro di psico-filosofo dei nostri stivali. E
poi, te lha rivelato mago Merlino che quel-
li che hanno le pance piene non si pongono
domande? Evabene, mi sondetto, abbiamo
capito che la solfa dei festeggiamenti dei 30
anni di Rep. chenoncaltrochecaos, ev-
viva la rinuncia alla verit, evviva la Reli-
gione della Tecnica (a patto che comandia-
mo noi, e noi comandiamo anche grazie a
quelli cheinsegnanocomesi vivefelici vi-
vendo alla cazzo di cane, gi, dice Galim-
berti, il senso della vita che altro se non
toccare, toccarsi?). Daccordo, lalinguave-
la, per al tempo stesso rivela. Se c une-
ducazione la lingua pu dire qualsiasi be-
stemmia, manonpunonriflettere, pur nel-
lasuanegazioneestrema, unaontologia, una
vibrazioneestetica; nonpunoncontenere
lanostalgiadel reale, eperciunrinvio, per
quanto debole e irriflesso sia, a un ricordo
di Dio. Seinveceleducazionenonc, lalin-
guafiniscecomefiniscenei discorsi dapre-
ti, sianoessi vescovi ofilosofi di Rep, finisce
aillustraregli idoli di unastagione, finisce,
direbbeDante, tralepenenelequali sono
puniti coloro che commisero baratteria, a
faredel cul trombetta.
Luigi Amicone
Roma. Benedetto XVI tornato a con-
dannare con forza lantisemitismo e a riaf-
fermare il proprio dolore e la propria
preoccupazione per le sue rinnovate mani-
festazioni che si registrano alla nostra epo-
ca. Lo ha fatto ieri nel suo discorso letto in
occasionedelludienzaconcessaaRiccardo
Di Segni, Rabbino capo di Roma.
Lincontro si svolto in un clima cordia-
le e positivo, ha detto il leader spirituale
della comunit ebraica, e ha avuto una im-
prontaprevalentementereligiosa. Acomin-
ciare dal discorso di Papa Ratzinger, il qua-
le ha ricordato che il popolo di Israele
stato liberato varie volte dalle mani dei ne-
mici, e nei secoli dellantisemitismo, nei
momenti drammatici della Shoah, la mano
dellOnnipotente lo ha sorretto e guidato.
Di questaamorevoleattenzionedivina ha
aggiunto pu rendere testimonianza an-
che la vostra comunit ebraica, presente
nella citt di Roma da oltre duemila anni.
Dopoquestoriconoscimentohadetto: Avoi
vicina la Chiesa cattolica e vi amica. S,
noi vi amiamoenonpossiamononamarvi, a
causa dei Padri: per essi voi siete a noi ca-
rissimi e prediletti fratelli. Dopo il Concilio
andata crescendo questa stima e recipro-
ca fiducia. Si sono sviluppati contatti sem-
pre pi fraterni e cordiali, intensificatisi
lungo il pontificato del mio predecessore
Giovanni Paolo II. Da notare come il Papa
abbia evitato di usare la locuzione fratelli
maggiori, suscettibile di interpretazioni
malevole. Il pontefice ha quindi ricordato
come in Cristo la Chiesa cattolica parteci-
padellavostrastessaereditdei Padri, per
servirelOnnipotentesottounostessogiogo,
innestati sullunico tronco santo del popolo
di Dio. A questo punto si inserita la ri-
flessione del Papa sullattualit dellantise-
mitismo. Ci rende noi cristiani consape-
voli che, insieme con voi, abbiamo la re-
sponsabilit di cooperare al bene di tutti i
popoli, nella giustizia e nella pace, nella ve-
rit e nella libert, nella santit e nellamo-
re. Allalucedi questacomunemissionenon
possiamo non denunciare e combattere con
decisione lodio e le incomprensioni, le in-
giustizie e le violenze che continuano a se-
minare preoccupazioni nellanimo degli uo-
mini e delle donne di buona volont. In tale
contesto, come non essere addolorati e
preoccupati per le rinnovate manifestazioni
di antisemitismo che talora si registrano?.
Parole analoghe Papa Ratzinger le aveva
pronunciate lo scorso agosto durante la
Giornata mondiale della giovent, quando,
incontrandonellaSinagogadi Coloniasi era
rammaricatodi comeoggi purtroppoemer-
gono nuovamente segni di antisemitismo.
Infine, dopo aver manifestato stima e cor-
diale amicizia nei confronti del Rabbino ca-
Antisionismo / 3 - A Oslo una ministra boicotta le arance dIsraele
teggere i propri territori, anche con la forza,
da eventuali azioni eversive palestinesi. Ma
non tutti la pensano alla stessa maniera, an-
zi. A smorzare sul nascere i toni adoperati
dalla componente socialista del Partito del-
la sinistra socialista il ministro degli Este-
ri, Jonas Gahr Stoere, che, intervenendo al-
la NRK Radio, si trovato a dover spiegare
la politica ufficiale del paese. E cio che
la Norvegia non ha nessuna intenzione di
bloccare lo scambio di merci o lacquisto di
prodotti made in Israel, ma che si sem-
pre adoperata per la soluzione del conflitto
fra i due popoli, ha ribadito nelle comuni-
cazioni ufficiali conlambasciata israeliana.
La presa di posizione di Halvorsen, per,
non isolata poich fa eco alle recenti deli-
bere del Parlamento regionale del Soer -
Trondelag, che ha intrapreso gi nel dicem-
bre scorso la linea del boicottaggio nei con-
fronti delle merci esportate da Israele. Se-
condo i suoi componenti sarebbero conti-
nue le violazioni di alcuni diritti umani nei
confronti dei palestinesi, come la costruzio-
ne del muro che impedisce loro di avere li-
beroaccessoai territori degli israeliani. Du-
ralareazionevenutadallaAnti-Defamation
League (Adl): Questa decisione non favori-
sce il processo di pace fra israeliani e pale-
stinesi, ma anzi lo acuisce. Per questo mo-
tivo Abraham Foxman, presidente dellAdl,
ha chiesto formalmente al governo norvege-
se di condannare la decisione del Parla-
mento regionale: Bisogna contribuire al
processo di pace ha spiegato in una lette-
ra allambasciatore norvegese, Knut Volle-
baek e tener conto del programma di riti-
ro graduale nei territori palestinesi avviato
da Israele. Questo provvedimento pu solo
generare odio e gettare confusione fra due
popoli che hanno sempre cooperato.
Lentit della proposta dei socialisti ha
dunquemessoinimbarazzolinterogoverno
che si visto piovere addosso anche le rea-
zioni degli Stati Uniti. Secondo numerosi
quotidiani, allambasciata norvegese a Wa-
shingtonlareazionearrivatadai livelli pi
alti del dipartimento di stato: Nel caso le
proposte della Halvorsen rappresentassero
ufficialmente la politica estera della nuova
alleanza rosso-verde del Labour, della sini-
stra socialista e dei partiti di centro si leg-
ge nelle note riservate il clima tra gli Stati
Uniti e la Norvegia si farebbe molto pi
aspro. Secondo unnoto analista norvegese,
Sverre Lodgaard, il boicottaggio promosso
dal partito della Halvorsen ora limiter la
libert di criticare Israele qualora fosse ne-
cessario: Il governo ha spazi molto pi li-
mitati per i negoziati, ha dichiarato. Lopi-
nione pubblica divisa e non ha compreso
il motivo di tale campagna. Ma come fa no-
tare la gran parte della stampa le decisioni
del piccoloParlamentoeleposizioni dei so-
cialisti sono vicine a quelle di alcuni gover-
ni contro Israele, come la Siria, lIran o la
Libia. Questa sottolineatura ha suscitato
non poche riflessioni tra chi comincia a
chiedersi se il boicottaggio sia un provvedi-
mento degno di un paese democratico come
la Norvegia, che vanta una lunga tradizione
democratica e diplomatica.
po, il Papahasollecitatounacollaborazione
tra Chiesa cattolica e Comunit ebraica per
intraprendere, a Roma e nel mondo, con-
crete iniziative di solidariet, di tzedek (giu-
stizia) e di tzedekah (carit), e per tra-
smettere la fiaccola del Decalogo e della
speranza alle giovani generazioni.
Nel suodiscorsoDi Segni, chealludienza
era accompagnato dal presidente della Co-
munit romana Leone Paserman, ha ricor-
dato la storica visita di Giovanni Paolo II al-
laSinagogadi Roma, uneventounicoma
nulla impedisce che sia ripetuto dal nuovo
Papa, che sempre il benvenuto. Alla fine
della visita Di Segni ha riferito che il Papa
ha accolto cordialmente linvito a visitare la
Sinagoga. Levento del 1986 stato di assolu-
ta unicit. Bisogner studiare il modo per-
ch la visita di Benedetto XVI non sia una
copia di quella di Papa Wojtyla. Limportan-
te che ci sia la disponibilit reciproca.
A
vevo quattordici anni quando sono an-
dataal primocorteo, eppurei cortei mi
annoiano, preferiscodiscutere, chiacchiera-
re. Il serpentoneparte, festanteedisordina-
to o aggressivo e compatto, e mi sento une-
stranea. Mi chiedo: ma dove diavolo stiamo
andando? Quel che adoro, invece, il con-
centramento, scambio di baci, abbracci,
commenti, incontri con amiche e amici; mi
aggiro e perlustro, n so, alla fine, con chi
star. Sonoquindi andataaMilanoallama-
nifestazione indetta da Usciamo dal silen-
ziosoprattuttoper gratitudineversoledon-
nechelhannoorganizzata, eperchil titolo
del volantino La libert femminile allo-
rigine della vita mi bastava. Della politi-
ca degli uomini non ho mai capito niente,
soffro di una forma di cretinismo, e magari
fosselunico. Conledonneinvecefacciopo-
litica senza sforzo, facile come sciare, nuo-
tare, danzare, qualcosa che attiene al mio
corpo: politicamentesonodel tuttolesbica.
Su molti contenuti della manifestazione
dissentivo, questoil bello. Noncredoci sia
bisognodi difenderelalegge194, noncorre
rischi concreti, easuotempoavrei preferi-
toladepenalizzazione. Abortirenonundi-
ritto, ma un potere e un arbitrio, lo so con
certezza avendo abortito e partorito. Non
condividoinnullalacampagnaafavoredel-
laRu486, dannosaper lasalutedelledonne
ma comoda per alcuni medici, si dicono di-
sposti asomministrarlaperfinotaluni obiet-
tori di coscienza. Non sono anticlericale, e
per dirla tutta diffido anche del laicismo.
Nonhovotatoal referendumsullafeconda-
zioneassistita. Checi faccio, allora, qui? In-
tanto ho un appuntamento con Daniela e
consuafiglia, Miriam, ottoanni il prossimo
maggio. Ha un cappello rosa, occhi scintil-
lanti enonconoscelefemministe, dunquesi
tratta di collaborare a uniniziazione e
unAggadah. Com una manifestazione, ci
chiede, cos seria e attenta da metterci sog-
gezione, eperchci andiamo? Raccontiamo
chi eravamo, e chi siamo adesso, come sia-
mouscitedallaschiavitconlenostreforze,
per noi stesse e per lei, perch ancora ap-
parteniamo a questa folla che si addensa,
come mai questo il nostro posto e, se vuo-
le, anche il suo. Le facciamo largo fra noi e
fra i discorsi, gli slogan e i gruppetti, i cor-
doni che si vanno formando, dribbliamo le
bandiereelaguidiamooltregli striscioni di
partito che ci danno fastidio. Troviamo Cri-
stina e Brunella, non riusciamo a beccare
Silvia, DonatellaeLaura, econtroogni logi-
ca ci sonocomeminimogicentomilaper-
sone non smettiamo di cercarle. Sempre
tenendoMiriamsaldamenteper mano, sep-
pure Daniela si ferma a comprare un cap-
potto uninterventocreativoserio, nonco-
nosconessunaltracapacedi andareper sal-
di in simili occasioni raggiungiamo cor-
rendolatestadel corteo, lostriscioneazzur-
rodietroal qualemarciano, silenziosemain
piena chiacchiera, quelle per amore delle
quali sonovenuta, lemiecompagnedi sem-
pre, amiche, sorelle, benefattrici, le donne
concui hofattoil femminismoei trentanni
migliori dellamiavita. LostriscioneSiamo
usciteal silenzio mi irritaemi piace, come
tuttoinquestogiorno. Daunparte, penso, in
silenziononsiamomai state. Dallaltra, amo
crederechesolocasi di estremanecessitci
spingono ad agire come oggi, in questa for-
mainnaturale, noi chesiamocomelacqua,
a una forma precisa non vogliamo n pos-
siamo adattarci mai. Per me, la goccia che
ha fatto traboccare il vaso stata la com-
missionedinchiestaparlamentare. Mi sono
detta lohascrittoIdaDominjanni sul ma-
nifesto chesi dovevafaredigacontrotan-
ta malafede, e sono venuta a mettere il mio
dito nella falla. Mando sms alle altre che
nonci sono, achi staper partorire, achi ri-
masta al giornale, a chi ha linfluenza. Scri-
vo: lamanifestazioneimmensa. Avevopau-
ra, eanchequalcunadi loro, chelamanife-
stazione non riuscisse, o legemonia femmi-
nista non fosse chiara. Diffidavo della pre-
senzadegli uomini, chemai hannodettouna
paroladi genereumileesincerasullaborto.
Avevorepulsioneper leinsegnedi partiti e
sindacati. Ma Rosetta mi ha rimproverata,
col suo fare malizioso da folletto: avrei do-
vuto fidarmi di pi, e davvero, della libert
delle donne. Ci ho pensato tanto. Ci penso
ora, sommersaper untrattodallepigiova-
ni. Gridanoslogansullembrioneeper lapil-
lolaRu486, borbottoversodi loro, comeuna
vecchiapazza: fanciulle, voi nonsapetequel
che dite. Poi le guardo alzare le mani a
triangolo, e so che ci saranno altre occasio-
ni, ci incontreremodi nuovoeavremomodo
di discutere, una promessa. V edo sfilare
tregenerazioni, lenonne, lefiglie, lenipoti.
Siamo noi lalbero della vita. E improvvisa-
mente, convergogna, piangoper stupidera-
gioni esistenziali. Mi sembradi nonessere
io, gocciadi pioggia, granellodi sabbia, spu-
toimmeritevoledellaDeasuquestaterra
passata invano. Sono in questo popolo di
donneanchequandomi deludonoeledelu-
do, olitighiamo, quandosonoindignata, giu-
rochenonvogliovederlepi, nemmenodi-
pinte, chetranoi finita. Nonmai vero. Si
tratta temo di amoreeterno.
Paola Tavella
Ratzinger dice a Di Segni che la Chiesa ama gli ebrei
Oslo. Se non di antisemitismo, un sospet-
to di antisionismo saggira anche nel nord
Europa dove sporadici focolai rimasti fino-
ra nellombra stanno trovando importanti
sponsor. E il casodellaNorvegia, doveil mi-
nistro delle Finanze, Kristin Halvorsen, ha
pubblicamente dichiarato che a partire da
febbraio boicotter i prodotti israeliani in
vendita nel suo paese. Si tratta soprattutto
di arance, una vera e propria battaglia con
la quale si vuole dimostrare solidariet al
popolo palestinese. Foto con agrumi cam-
peggiano sui giornali e sulle radio locali
rimbalzano dubbi e domande. Ma quali
arance bisogna comprare? Le cubane o le
israeliane? Halvorsen ha infatti rivolto un
appello ai consumatori della sua nazione,
cercando di convincere il popolo delle ca-
salinghe, ma non solo, attraverso il teorema
dello stato oppressore.
Il successo dellexport israeliano, secon-
do lesponente socialista, rappresenterebbe
infatti unulteriorelegittimazioneallattuale
politica del paese. Quella che cerca di pro-
Lapid, lamico triste di Sharon travolto al centro dal ciclone Kadima
vero risultato segno della marginalizzazio-
nedei dueleader edellesistenzadi dueani-
menel partito. Alcuni membri hannogide-
ciso di lasciare Shinui: per fondare un nuo-
vo gruppo oppure per unirsi ad altre picco-
le entit di centro, come il nuovo movimen-
todi Uzi Dayan, Tafnit. Ci sarebberostati an-
che contatti con Kadima, il neo partito di
centro creato dal primo ministro Ariel Sha-
ron dopo luscita dal Likud.
Shinui si sfalda. La piccola formazione
del miracolo (da sei seggi ottenuti al Parla-
mento, nel 1999, a 15 nel 2003, dopo lentrata
in scena di Lapid), per anni il terzo gruppo
allaKnesset, dopoi grandi, il LikudeAvoda,
destabilizzato dalle divisioni interne. Si
trovato davanti a un inaspettato e poco ge-
stibileavversario, Kadima. Leprevisioni per
Shinui non sono ottime: una caduta da 15
seggi a meno di cinque. Partito liberale, di
centro, laico, favorevolealleconcessioni ter-
ritoriali alla controparte palestinese, a ne-
goziati, ma anche a una forte politica di si-
curezza in prevenzione del terrorismo pale-
stineseeallutilizzodellecontroverseucci-
sioni mirate, Shinui, rinnovamento, na-
to nel 1974, fondato da un gruppo di uomini
daffari liberali. Ma soltanto nel 1999, con
lentrata in politica di Yossef Tommy La-
pid, che fa il salto di qualit. In meno di
quattro anni il partito ottiene 15 seggi alla
Knesset, diventando il terzo partito del pae-
se. La sua identit laica, disegnata in op-
posizione a Shas, gruppo radicale religioso.
E contro linfluenza del giudaismo ultraor-
todosso nella politica israeliana. Il successo
di Shinui stato quello di entrare nella coa-
lizione di Sharon e diminuire il potere dei
partiti religiosi. Lapid stato ministro della
Giustizia del premier. Si dimesso nel 2004,
quando Sharon decise di rinnovare i finan-
ziamenti alle istituzioni ultraortodosse. Nel
2005, alla vigilia del ritiro dalla Striscia di
Gaza, non lascia solo il premier e appoggia
il disimpegno. Nel miracolo di Kadima, con
il suoleader inunlettodospedale, mainte-
staatutti i sondaggi, cunpo di Shinui edi
quei 15 seggi ottenuti in poche stagioni.
Lanziano leader Lapid un amico del
premier Sharon. E arrivatotardi inpolitica.
Per unirsi a Shinui, nel 1999, ha lasciato gli
schermi dellasuatrasmissione, Popolitika
e la sua scrivania al quotidiano Maariv . E
noto per la sua feroce retorica contro i par-
titi religiosi inIsraele. Oggi, il vecchiodi No-
vi Sad, nato in quello che era il regno di Ju-
goslavia, il sopravvissuto dellOlocausto, po-
trebbe dare il suo addio alla politica, un po
per colpa dellamico Sharon e della sua de-
cisione di creare un centro capace di vince-
re le elezioni. Non ci credeva, allinzio, La-
pid, ai sondaggi che davano Shinui in calo. I
mass media parlarono di terremoto politi-
co quando Sharon annunci il nuovo nato.
Cataclismastato. Alcuni membri di Shinui
avrebbero voluto che il gruppo si unisse su-
bitoaKadima. I dueprogetti sincontrano, fi-
gli di due amici.
Rolla Scolari
Gerusalemme. Tommy Lapid e A vrham
Poraz, leader del partito laico e di centro
Shinui, hannorimandato, ieri, adataancora
da decidere, una conferenza stampa a T el
Aviv. Lincontro avrebbe dovuto concentrar-
si sui futuri passi del gruppo, in seguito alle
primarie di gioved. Era atteso lannuncio
delladdioallapoliticadi Lapid, il passaggio
di consegne a Poraz. Non ci sar nessuna
decisione oggi, tutto rimandato, confer-
mano fonti interne al partito. Lo stesso La-
pid, al telefono con il Foglio, si scusato di
non poter fornire informazioni: Se parlassi
ai mass media internazionali prima che a
quelli israeliani sarebbe alquanto strano.
Dicedi nonsapereancoraseequandopren-
der una decisione.
Shinui entrato in crisi gioved, il giorno
delle primarie. Lapid ha riottenuto il verti-
ceafatica, Poraz statosconfittodaRonLe-
venthal, politico critico nei confronti delle
due guide sin dai tempi in cui Shinui entr
nel Parlamento israeliano, tre anni fa. Il po-
Antisemitismo / 2 - In Venezuela un appello contro lurlo di Chvez
dal potere: il regista, Jonathan Jaku-
bowicz, ebreo. Abbiamo visto con stupo-
re e costernazione c scritto nel comuni-
cato lapparire di alcune allusioni antise-
mite nemmeno tanto nascoste nel discorso
del presidente della Repubblica, cos come
lo ha appena denunciato il sempre vigilan-
te Centro Simon Wiesental che, dalla fine
della Seconda guerra mondiale, ha perse-
guitato i criminali di guerra nazisti che so-
no riusciti a fuggire dalla giustizia di No-
rimberga; cos come denunciando le mani-
festazioni di un razzismo mai del tutto
scomparso. Le parole pronunciate dal pre-
sidente il 24 dicembre del 2005, nel Centro
di Sviluppo Endogeno La sorgente dei so-
gni, contiene due vecchi clich antisemiti:
quello della crocifissione di Cristo e quello
dellaccumulazione della ricchezza a di-
scapito, si suppone, dei gentili. Che a solo
mezzo secolo dallOlocausto ci sia un go-
vernante nellemisfero occidentale capace
di ripetere questi luoghi comuni, che sa-
rebbero ridicoli se non fossero macchiati
del sangue di milioni di esseri umani di
ogni et e condizione, sarebbe gi allar-
mante. Per disgrazia non si tratta di una di-
chiarazione isolata del presidente, come fa-
cilmente si pu constatare in altre affer-
mazioni del discorso ideologico del regime.
E noto che, durante un certo periodo, lat-
tuale presidente stato consigliato dallav-
venturiero Norberto Ceresole (esperto ar-
gentino di geopolitica di area peronista,
ndr), che si vantava di non essere antisemi-
ta n di opporsi alla politica dello stato dI-
sraele, bens di essere antiebreo ossia, ne-
mico di un popolo la cui vocazione tradi-
trice risale alla sua fuga dallEgitto. Per la
prima volta in cinquecento anni di storia,
qualcuno osa fare propaganda antisemita
in Venezuela.
Il manifesto ha 32 firme, prima tra le qua-
li quella di Carlos A. Moros Gershi, profes-
sore di Medicina ed ex rettore dellUniver-
sidad Central de Venezuela. Non risultano
risposte ufficiali del governo venezuelano,
che peraltro per bocca del vicepresidente
Rangel ha detto di non condividere lidea
dellattuale governo di Teheran che Israele
vada distrutto. Ma, a livello non ufficiale, il
veleno continua a scorrere. Il sito Apor-
rea.org ha scritto: Noi chavistas disprezzia-
mo gli ebrei e non riconosciamo lo stato dI-
sraele cos come non riconosciamo nessuna
organizzazione ebrea nazionale e interna-
zionale. Non possiamo tollerare che una
parte importante del racconto canonico del-
la deportazione e morte degli ebrei sotto il
sistema nazista sia stata trasformata in mito
da quegli ebrei animali apatridi e che oggi
si usi il sionismo per preservare lesistenza
di unazienda coloniale dotata di una ideo-
logia religiosa (monoteista e mistico-satani-
ca) con lobiettivo di ottenere che lIsraele
Demoniaco simpossessi della Santa Pale-
stina Araba.
Nel centro di Caracas sono comparsi stri-
scioni rossi che recavano la scritta: No ai
commando israeliani in Venezuela. La fir-
ma era del Partito comunista venezuelano,
parte della coalizione chavista.
Caracas. Il Venezuela a rischio dantise-
mitismo. Lo denuncia un comunicato degli
scrittori e artisti, professori e investigatori,
intellettuali venezuelani cheaccusalasem-
pre pi intensa amicizia tra Chvez e il regi-
me di Teheran. La prima avvisaglia la si eb-
be il 29 novembre 2004, quando alle 6 e mez-
za del mattino una ventina di poliziotti fece
irruzione nel Club Hebraica di Caracas, ter-
rorizzando i 1.500 studenti che stavano fre-
quentandolelezioni dellascuolalocale. Poi
ci fu, lo scorso 19 settembre, il conduttore
Albert Noliache, allastazioneradiodi stato
Yvke, defin i dirigenti della Confederazio-
ne delle associazioni israelitiche del Vene-
zuela (Caiv) banditi, criminali e assassini
espiegchelatorturaoggi inIsraelemol-
to peggio di quello che fu la tortura nella
Germania nazista.
Dopo ci furono le bordate del governo
contro il film Secuestro Express, che ri-
traeva la violenza politica in Venezuela e
che stato definito una cospirazione di
miliardari sionisti per estromettere Chvez
Antisemitismo / 1 - In Russia gli attacchi sono semplici atti vandalici
procura federale, Vladimir Ustinov , disse
chiaramente il suo punto di vista: Lantise-
mitismo come la merda, non bisogna toc-
carla. Pinediscutiamo, pipuzza. Inaltre
parole, spieg il senatore Ramasan Abdula-
tipov, aspettiamo che sparisca da s, ma ri-
cordiamoci cheladiscriminazionerazziale
sta aumentando. Gli eventi hanno dato ra-
gione al senatore. Un sondaggio dellanno
scorso del Pew Research Center indicava la
Russia come il paese pi antisemita tra
quelli amaggioranzacristiana: oltreil 51 per
cento degli intervistati si dichiarato con-
trario agli ebrei.
Gli antisemiti hanno sfidato anche il pre-
sidente, Vladimir Putin. Mentre era in visi-
ta ad Auschwitz, venti deputati della Duma
hanno inoltrato alla Procura generale la ri-
chiesta di dichiarare fuorilegge tutte le or-
ganizzazioni ebraiche. A prima vista pu
sembrare che la reazione alluscita antise-
mita dei firmatari comunisti e nazionalisti
sia stata adeguata: Putin ha detto di prova-
re vergogna per tali rigurgiti. La Duma e la
Chiesa ortodossa hanno condannato la let-
teradei venti. LaProcuraintervenutacon
un ammonimento contro il quotidiano Rus-
sia ortodossa. Ma le parole non sono poi sta-
te accompagnate dalle misure previste dal-
la legge. Il risultato si potuto osservare
qualche settimana dopo nel corso di uno
scontro sul canale Ntv tra il cosmonauta
Alexey Leonov e il generale Albert Maka-
sciov. Questultimo, deputatocomunista, non
a caso si autodefiniva generale sovietico
retto come una baionetta, rivelando nella
loro forma pi pura i fondamenti dellanti-
semitismo russo. Gli ebrei secondo le sue
elucubrazioni hanno colpa in tutto e per
tutto: Manca lacqua? Ne sono responsabi-
li certamentegli ebrei, hadettoil generale,
nonavendoalcunaremoranel citareunpro-
verbio antisemita. Hanno rubato tutto quel
che fu dato alla Russia da Dio e, ovviamen-
te, hanno crocifisso Cristo. In pi, avreb-
bero derubato il paese attraverso la priva-
tizzazione, poich erano attorno a Gorba-
ciov eaEltsin: Loligarcanonunacarica,
una nazionalit. Le fonti principali del-
lantisemitismo, sentenzia un altro naziona-
lista, Vladimir Miloserdov, sono lideologia
e leconomia liberali, inculcate dallocci-
dente nella nostra realt, sempre attraver-
so gli ebrei. Come ha detto lanchorman So-
lovjov, gli ebrei sono colpevoli anche del-
lantisemitismo.
Le pubblicazioni nelle edicole della Duma
Dopo lultimo attacco contro gli ebrei alla
sinagoga di Mosca, la Duma ha chiesto di
rafforzare la legislazione contro la xenofo-
bia. Non ce n bisogno, ha replicato il rab-
bino capo in Russia, Berl Lasar: Bastereb-
be applicare le leggi che gi esistono. Nel-
la stragrande maggioranza dei casi le forze
dellordine nonch la giustizia russa non
riconoscono il carattere razziale degli attac-
chi contro gli ebrei, ma li qualificano come
atti vandalici. I poliziotti mal pagati ear-
ruolati spesso tra i giovani con poca istru-
zione simpatizzano con skinheads e prose-
liti di numerosi gruppi ultranazionalisti che,
con lo slogan La Russia per i russi, hanno
confuso parte della popolazione. La Chiesa
ortodossa, collaborando con i leader delle
organizzazioni ebraiche, non riesce a con-
trollare le proprie strutture a volte influen-
zatedaultranazionalisti. Nellelibreriepres-
so le parrocchie e nelle edicole della Du-
ma si possonotrovarelibri erivistedi con-
tenutoantisemita. E questatmosferachege-
nera lodio razziale, fenomeno particolar-
mente pericoloso in un paese multinaziona-
le e multiconfessionale come la Russia.
Il Cremlino ha cominciato a preoccupar-
si. Il ministrodellInterno, RashidNurgaliev,
ha incontrato Berl Lasar per discutere il da
farsi. Il partito nazionalista Rodina (Patria),
che ha pubblicato un filmato propagandista
razzista, non stato ammesso alle elezioni
nellaDumadi Mosca. I canali televisivi han-
no assunto una posizione univoca di con-
danna dellantisemitismo. Si vedr col tem-
po se si tratta di una campagna contingente
o, finalmente, di unazione a lungo termine.
Felix Stanevskiy
Mosca. Alexandr Kopzev, un giovane rus-
so di ventanni, diventato famoso. I canali
televisivi gli hanno dedicato lunghi servizi.
Di quello che ha fatto l11 gennaio si par-
lato non soltanto in Russia, ma anche in
Israele, al Consiglio dEuropa, al diparti-
mento di stato a W ashington. Kopzev un
giovanotto divenuto celebre perch ha pre-
soil coltelloedandatoallasinagogaconlo
scopo di uccidere ebrei: ne ha feriti nove
perch loro vivono meglio, ha detto al
commissariato. Questo episodio d lidea di
quanto e come si sia diffuso lantisemitismo
negli ultimi anni in Russia.
Ai tempi dellUnione Sovietica lantise-
mitismo era di fatto una mal celata politica
ufficiale. Laccesso degli ebrei alle istituzio-
ni dello stato era praticamente vietato, an-
che se, per dimostrare al mondo la purezza
del suointernazionalismoproletario, il re-
gime comunista esibiva qualche persona di
origineebraicanellecarichepielevatedel
paese. Le universit limitavano al massimo
il numero degli studenti con la scritta
ebreo nel celeberrimopuntocinque del
passaporto. I russi con cognomi sospetti
non avevano possibilit di far carriera. In
Russia oggi, a livello statale, non si pratica
la politica dellantisemitismo. Eppure pi
che mai viva. Perch? Quando un anno fa il
ConsigliodellaFederazione, il Senatorusso,
discuteva questo problema, il capo della
ANNO XI NUMERO 14 - PAG IV IL FOGLIO QUOTIDIANO MARTED 17 GENNAIO 2006
Padri e figli
Sfasciare la macchina davanti
allospedale meno deprimente
di leggere Galimberti
Da donna a donna
Alla manifestazione di Milano,
con qualche riserva
ma comunque felice di esserci