Sei sulla pagina 1di 76

UNIVERSIT DI CASSINO

Facolt di Economia
Dipartimento di Economia e Territorio







Dispense per il Corso di:

Economia e Gestione dellAzienda Agraria e Agroindustriale

Anno Accademico 2002 2003


PARTE I
2
INDICE

PARTE I ECONOMIA DELLAZIENDA AGRARIA............................................................................... 3
CAPITOLO 1 ................................................................................................................................. 4
La disciplina catastale.................................................................................................................... 4
Introduzione ................................................................................................................................. 4
1.2 Il catasto terreni...................................................................................................................... 5
1.3 Organi dellamministrazione catastale................................................................................... 7
1.4 La particella catastale............................................................................................................. 8
1.5 Il nuovo catasto terreni........................................................................................................... 9
1.6 Considerazioni finali sulla determinazione catastale del reddito dominicale e del reddito
dellimpresa agraria.................................................................................................................... 16
1.7 Agricoltura e Pesca. Art. 34 DPR 26/10/1972, N.633........................................................ 16
1.8 LImposta Comunale Immobili (ICI)................................................................................... 19
CAPITOLO 2 ............................................................................................................................... 21
La classificazione delle aziende agrarie secondo lUE.............................................................. 21
2.1 La dec. CEE 463/78 ............................................................................................................. 21
2.2 La decisione cee 377/1985................................................................................................... 22
2.3 Come si determina praticamente lOTE di unazienda. ....................................................... 23
CAPITOLO 3 ............................................................................................................................... 31
Le principali novit della legge di orientamento e modernizzazione del settore agricolo..... 31
3.1 Definizione civilistica di impresa ........................................................................................ 31
3.2 Le principali novit della legge orientamento e modernizzazione del settore agricolo
forestale e della pesca ................................................................................................................ 33
3.3 Valorizzazione del territorio e distrettualizzazioni. ............................................................. 38
CAPITOLO 4 ............................................................................................................................... 41
Le Tipologie delle Aziende Agricole Italiane tra Professionalit e Accessoriet .................. 41
4.1 Introduzione ......................................................................................................................... 41
4.2 Tipologie strutturali e socio-economiche............................................................................. 45
4.2.1 I fattori di differenziazione delle aziende ......................................................................... 45
4.2.2 Le tipologie aziendali........................................................................................................ 47
4.3 Considerazioni conclusive .................................................................................................. 60
Nota metodologica........................................................................................................................ 67
Riferimenti bibliografici .............................................................................................................. 75

3
PARTE I ECONOMIA DELLAZIENDA AGRARIA

Lazienda - gli argomenti di questa sezione sono trattati nel testo di M. De Benedictis, V.
Cosentino: Economia dellAzienda Agraria, capp. XII e XIII
4
CAPITOLO 1
La disciplina catastale


Introduzione
Le seguenti dispense trattano la formazione del catasto terreni, le varie operazioni per la
determinazione dei redditi imponibili, sottolineando la centralit delle operazioni estimative e di
determinazione delle tariffe destimo a fini fiscali.Una volta viste le modalit di determinazione del
reddito imponibile verranno analizzati, per quanto concerne specificatamente il settore primario, i
caratteri strutturali e dapplicazione dellICI (Imposta Comunale sugli Immobili).

Pi specificatamente il primo capitolo verte sul funzionamento del moderno catasto terreni, sulle
modalit di reperimento ed utilizzo dei dati catastali e sulle funzioni degli organi nazionali e
periferici di amministrazione del catasto.

Dopo questo capitolo introduttivo ripercorreremo idealmente levoluzione del catasto terreni, dalle
fasi iniziali di formazione fino a quella attuale di conservazione. Al fine di rendere pi immediata la
comprensione della sequenzialit delle fasi si riporta il seguente schema.

FASE 1 FORMAZIONE DEL CATASTO

1.1 delimitazione, terminazione e rilievo planimetrico

1.2 operazioni estimative

1.2.1 qualificazione

1.2.3 classificazione

1.2.4 classamento

1.2.5 determinazione tariffe destimo RD e tariffe destimo RA

FASE 2 CONSERVAZIONE DEL CATASTO




TARIFFE R.D. REDDITO DOMINICALE





TARIFFE R.A. REDDITO AGRARIO
ICI
Il Reddito dominicale
utilizzato per la
determinazione del valore
imponibile ai fini ICI
5

1.2 Il catasto terreni
Il catasto linventario di tutti i beni immobili, ove per beni immobili si intendono non solo i terreni
e i fabbricati ma anche le strade, piazze, corsi dacqua, laghi e litorali, esistenti nel territorio dello
Stato al fine di accertarne la propriet, evidenziare le mutazioni e stabilire una giusta base per la
determinazione del reddito.

Esso non una istituzione moderna poich era gi noto nellantico Egitto, in Grecia (ove venivano
redatti rudimentali catasti descrittivi, cio senza rappresentazione grafica) e presso i Babilonesi e
gli Etruschi mentre, durante limpero Romano, raggiunse una notevole perfezione normativa.

Con la caduta dellimpero Romano dOccidente scompare anche il catasto, di cui si torner a parlare
solo con il sorgere dei Comuni quando allistituto in parola, oltre al carattere civile, viene abbinata
una funzione fiscale derivante dallintroduzione delle imposte sugli immobili.

Nel secolo XVIII i catasti subirono una profonda modifica ed acquistarono le caratteristiche
ancora oggi presenti. La riforma attuata nel periodo 1718-1759 nel Lombardo Veneto dagli Asburgo
introdusse numerosi elementi destinati ad essere ripresi nelle catastazioni del secolo XIX:
q realit e territorialit dellimposta
q presentazione grafica del terreno mediante mappe particellari
q imposizione commisurata al reddito medio ordinario quantitativo determinato col metodo
della qualit
q classi e tariffe
q estimo stabile e determinazione degli elementi catastali con minuziosa procedura che
consente al privato al difesa dei propri interessi.

Dopo lUnit dItalia, con la formazione di uno Stato concepito in senso democratico e moderno,
diviene forte lesigenza di abolire vecchi privilegi di immunit fiscale concessi ai molti latifondisti e
di uniformare la pressione fiscale nellintero territorio nazionale.

Di conseguenza si rendeva necessario la formazione di un catasto basato su esatti rilevamenti
planimetrici delle propriet immobiliari, onde stabilirne lestensione, distinta per natura e coltura, il
reddito netto da tassare ed il proprietario. Con la legge 26/01/1865 n 2136 venne disposto che si
distinguessero i fondi rustici dagli urbani e che si unificasse in tutto il Regno limposta sui
fabbricati.

Per tutto il XIX secolo in Italia operarono, ognuno con modalit e caratteristiche proprie, nove
compartimenti catastali. Tale anacronistica situazione termin nel 1886 quando la legge 1 Marzo
n 3680 (serie III) e le successive modificazioni, coordinate nel T.U. 8 Ottobre 1931 n 1532,
introdussero il catasto terreni (o rustico). Senza considerare le numerose altre norme che hanno
disciplinato la materia, raccolte nel citato T.U., arriviamo al R.D. 8 Dicembre 1938 n 2153
Regolamento per la conservazione del nuovo catasto terreni e al R.D.L 13 Aprile 1939 n 652
con cui venne disposto laccertamento generale degli immobili e formazione del NCEU (Nuovo
Catasto Edilizio Urbano). Si pu affermare che solo nel 1955 si giunti al completo accatastamento
dei terreni mentre maggiori difficolt sussistono ancoroggi per il catasto urbano.


6
Il catasto terreni (o rustico) inventaria tutti i suoli agricoli ed i fabbricati rurali a loro servizio
1
, i
terreni incolti sterili, le strade, i laghi e corsi dacqua, nonch le ferrovie e tranvie in sede propria
2
.
Il catasto fabbricati ( o urbano), di contro, inventaria tutti i generi di fabbricati esclusi quelli rurali
accennati sopra.
I dati catastali degli immobili (intestazione, mappale, qualit e classe, consistenza e reddito
imponibile) possono essere reperiti fornendo una delle seguenti indicazioni :
q possessore
q partita
q particella (rappresentazione planimetrica del singolo immobile di quella determinata qualit
e classe )
q foglio di mappa
consultando gli schedari dei dati stessi presso gli Uffici del Territorio (ex Uffici tecnici erariali ) o
presso i comuni.

Per quanto concerne, infine, il rapporto tra ordinamento tributario e catasto va sottolineata
limportanza della riforma fiscale del 1974 che ha eliminato le imposte dirette sui terreni e sui
fabbricati. Lattuale ordinamento tributario si basa sulle seguenti imposte :
1) imposta sul reddito delle persone fisiche IRPEF;
2) imposta sul reddito delle persone giuridiche IRPEG;
3) imposta regionale attivit produttive (IRAP)
4) imposta comunale sullincremento valore degli immobili INVIM (tale imposta stata
formalmente abrogata dallart. 17 commi 6 e 7, D.lgs 504/92, ma per una serie di
motivazioni, il legislatore ne ha disposto una graduale disapplicazione. Essa potr
considerarsi definitivamente abrogata a partire dal 01/01/2003)
5) imposta sul valore aggiunto;
6) imposta sulle successioni e donazioni, imposte ipotecarie, catastali e imposta di registro;
7) imposta sugli spettacoli, imposta comunale sulla pubblicit, imposte di bollo, di
fabbricazione, di consumo ecc.

L assenza tra i tributi elencati delle tradizionali imposte dirette non implica la non utilit fiscale dei
redditi imponibili dominicali, agrari e dei fabbricati urbani che il catasto attribuisce a tali immobili.

Tali redditi, infatti, opportunamente rivalutati, concorrono a formare il reddito imponibile delle
persone fisiche e giuridiche alle quali appartengono gli immobili, il cui reddito complessivo va
assoggettato ad imposta.
Inoltre suddetti redditi svolgono una importante funzione di indice di riferimento nei seguenti casi:
q determinazione dei canoni daffitto dei fondi rustici da parte delle apposite commissioni
regionali
q elemento coadiuvante per le valutazioni immobiliari richieste agli Uffici del Territorio nelle
espropriazioni per causa di pubblica utilit
q accertamento da parte degli Uffici del Territorio della congruit dei valori immobiliari
dichiarati ai fini dellimposta di successione, donazione (ed INVIM) nel caso di
trasferimento degli immobili e dei diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione)
q controllo dei redditi immobiliari dichiarati ai fini IRPEF e IRPEG.


1
Sono considerati fabbricati rurali tutte le costruzioni destinate al ricovero del bestiame, macchine ed attrezzi da lavoro,
alla conservazione e prima manipolazione dei prodotti, allabitazione dei coltivatori purch essi siano a servizio dei
terreni agricoli del proprietario cui appartengono.

2
Ferrovie e tranvie sono in sede propria quando anche il suolo su cui scorrono di propriet dello stesso complesso
aziendale.
7
Nonostante le mappe catastali svolgano anche funzione civile, cio prova dei confini ed esatta
individuazione degli immobili nelle compravendite, nelle divisioni ereditarie, nelle operazioni
ipotecarie, da un punto di vista giuridico il Catasto italiano (ad eccezione dellAlto Adige ove il
sistema tavolare dei registri fondiari ha carattere reale) non probatorio, cio le sue risultanze non
possono essere assunte come prova certa di un determinato diritto di propriet.

Le risultanze catastali hanno valore fino a prova contraria, cio possono essere smentite da prove di
altra fonte quali ad esempio: atti notarili di compravendita, decreti di espropriazione, decreti
pretoriali di espropriazione etc.


1.3 Organi dellamministrazione catastale
1) Direzione centrale del catasto, dei servizi geotopocartografici e della conservazione dei registri
immobiliari - Roma una delle direzioni centrali del Ministero delle Finanze.
2) Uffici del territorio - con sedi nei capoluoghi di provincia, comprendenti: le Sezioni catastali e le
Conservatorie dei Registri Immobiliari .

Le sezioni Catastali hanno il compito di conservare il catasto cio in ultima analisi di tenere
aggiornati:
a) gli estimi dei beni immobili, vale a dire i redditi imponibili dei terreni (redditi dominicali
RD: il reddito netto medio annuo ordinario di spettanza padronale - e redditi agrari - RA:
linteresse sul capitale desercizio pi il compenso per il lavoro direttivo medi annui) - in
funzione anche delle variazioni colturali e dei miglioramenti o declassamenti) ed i redditi
imponibili dei fabbricati urbani;
b) i trasferimenti di propriet conseguenti alle successioni, donazioni, compravendite,
espropriazioni, permute ed usucapione (artt. 1159 e 1159 bis c.c.);
c) le mappe rappresentanti il territorio (per ciascun comune).

Gli Uffici del Territorio sono suddivisi in cinque sezioni:
1
a
sezione si occupa dellamministrazione dei beni demaniali (demanio pubblico dello stato,
delle Province, e dei Comuni), nonch di consulenza tecnica e valutazione dei beni stessi, in
qualit di ufficio di fiducia dello Stato.
2
a
sezione- conservazione del catasto rustico

(terreni)
3
a
sezione- valutazione immobiliari ai fini delle imposte per i trasferimenti di propriet
4
a
sezione- formazione e conservazione del Nuovo Catasto edilizio Urbano
5
a
sezione accertamento e valutazione dei danni di guerra

3) Commissioni censuarie - le commissioni censuarie vennero istituite nel 1923 in occasione della
prima revisione generale degli estimi (R.D. e R.A.) con la seguente subordinazione: Commissioni
censuarie Comunali, Distrettuali, Provinciali e Centrale. Il loro principale ruolo era quello di
sovrintendere alle operazioni catastali di qualificazione, classificazione e classamento degli
immobili, alla formazione e revisione delle tariffe destimo e allesame dei reclami nella fase di
pubblicazione degli atti nei singoli Comuni.

Nel 1972 ( allepoca della revisione fiscale), dato che il loro lavoro non pi tanto come per
limpianto del nuovo catasto terreni, vennero soppresse le Commissioni censuarie comunali e nel
1993 quelle distrettuali. Sono, cos, attualmente operative solo le commissioni Censuarie
Provinciali e la Commissione Centrale (ex. art. 16 D.P.R. n 650/1972).


8
1.4 La particella catastale
La particella catastale una estensione continua dimmobile (terreno o fabbricato) situata in uno
stesso Comune, appartenente ad uno stesso proprietario ed avente unica qualit classe e
destinazione.

Come si evince dal seguente stralcio di mappa ogni particella viene rappresentata secondo la propria
forma geometrica ed assume un numero arabo detto mappale.

Ne discende che un determinato immobile formato da pi appezzamenti aventi destinazioni diverse
(ad esempio vigneto, uliveto, seminativo irriguo, di classe 1
a
e 2
a
, fabbricato) viene rappresentato
secondo le diverse particelle anche se appartenenti ad un unico proprietario.


(fonte: Catasto rustico e urbano; Panecaldo)
9

1.5 Il nuovo catasto terreni
Il Catasto attuale caratterizzato da due fasi, quella di formazione e quella di conservazione.La
seconda fase, che consiste nellespletamento continuo di tutte quelle operazioni tese ad aggiornare il
Catasto (aggiornamento tramite volture e verificazioni periodiche,) in funzione di tutti quei
mutamenti inerenti la classe, possesso e qualit dei beni immobili, di stretta competenza dei
dipendenti dellUfficio del Territorio ed esula dai fini di queste dispense. Essa iniziata dopo la
conclusione della fase di formazione e si protrarr, ovviamente, indefinitamente.

Per la formazione del Catasto terreni sono state poste in essere le seguenti operazioni:
1. delimitazione, terminazione e rilevamento planimetrico;
2. operazioni estimative: qualificazione, classificazione, classamento e determinazione delle
tariffe.
La prima operazione abbraccia un periodo di tempo che va dal 1865 (anno dapprovazione della
prima legge finalizzata a fornire al neonato Stato unitario un catasto moderno ) al 1961, anno in cui
si possono considerare conclusi i lavori di formazione (rilievi planimetrici dei beni immobili,
classamenti e attribuzione dei redditi imponibili). Tale fase ha attualmente un interesse
esclusivamente di carattere storico dato che riguarda il passato del catasto e non il presente. Essa
consiste nellindividuare le singole propriet, sulla scorta di documentazioni comprovanti la
provenienza dei cespiti o di altri atti pubblici e/o in contraddittorio con i proprietari interessati.

La seconda operazione che anche la pi elaborata consta di quattro fasi (qualificazione,
classificazione, classamento e determinazione delle tariffe) che vengono poste in essere in ordine
sequenziale.
a) Qualificazione. Essa consiste nel distinguere presso ciascun comune i terreni in relazione alla
loro destinazione colturale , qualit delle coltivazioni e diversa natura o, pi in generale, per altre
condizioni o circostanze favorevoli e permanenti. Il catasto ha elaborato le seguenti classificazioni:
1) seminativo: terreno lavorato con laratro o con la vanga o con la zappa, senza distinzione
di posizione, la cui coltivazione avvicendata, o suscettibile di esserlo, a cereali od
anche a legumi, a tuberi, a piante tessili, a piante erbacee da foraggio o a piante
industriali temporanee
3
;
2) seminativo irriguo: seminativo come sopra, irrigato con acqua propria o di affitto, sia
che lavvicendamento richieda irrigazione, come per esempio il riso, sia che lirrigazione
non risulti indispensabile;
3) seminativo erborato: seminativo come al numero 1, in cui esistono viti o alberi allineati
o sparsi, il cui prodotto costituisca un fattore notevole del reddito del fondo;
4) seminativo erborato irriguo: seminativo come sopra, cui si applichi lirrigazione come al
n 2;
5) prato: terreno comunque, produttore di erba da falciarsi almeno una volta lanno;
6) prato irriguo: terreno a prato perenne come sopra, che goda il beneficio di una regolare
irrigazione con acqua propria o daffitto;
7) prato erborato: terreno come al n 5 in cui esistano alberi come al n 3;
8) prato a marcita: terreno a prato perenne irrigato con acqua propria o daffitto, non solo
nella stagione estiva ma anche nellinvernale, che fornisca un taglio di erbe o
nellautunno avanzato o alla fine dellinverno;
9) prato irriguo erborato: terreno come al n 7, in cui si applichi lirrigazione come al n 2;
10) risaia stabile: terreno fornito di acqua dirrigazione, propria o daffitto, coltivato a riso
esclusivamente;

3
Sono piante industriali: tabacco, lino, canapa, barbabietola da zucchero, luppolo, ricino, cotone, arachide, colza,
girasole, papavero, sesamo, zafferano.
10
11) pascolo : terreno produttore di erbaggi utilizzabili come foraggio, i quali non si possono
economicamente falciare e si fanno pascolare dal bestiame (ossia vengono consumati dal
posto);
12) pascolo erborato: terreno come al n 1, in cui esistono alberi come al n3
13) pascolo cespugliato: terreno pascolativo, sparso di cespugli che, con lombra e lestesa
occupazione dello spazio, riducono a limiti ristretti la produzione delle erbe;
14) giardini : terreni destinati a scopo di delizia, a colture che richiedono speciale
apparecchio di riapro o riscaldamento, o in generali sottratti, per qualsivoglia uso, alla
ordinaria coltivazione, in quanto non siano considerati come accessori dei fabbricati
rurali
15) orto : terreno coltivato ad ortaggi per scopo commerciale;
16) orto irriguo :terreno come al numero 15, che gode di una regolare irrigazione;
17) agrumeto : terreno coltivato ad agrumi di ogni specie (distinguendo, ex legge 232 del
15/09/1965, in aranceto, mandarinato, limoneto, bergamotto e cedreto.)
18) vigneto : terreno coltivato a viti allo scopo di ottenere dal suolo, esclusivamente o
principalmente, il massimo raccolto di uva, attribuendosi agli altri prodotti una
importanza secondaria;
19) frutteto : terreno coltivato a piante da frutta esclusivamente o principalmente,
attribuendosi agli altri prodotti unimportanza secondaria;
20) oliveto: terreno coltivato ad olivi esclusivamente o principalmente, attribuendosi agli
altri prodotti unimportanza secondaria;
21) gelseto : terreno coltivato a gelseti esclusivamente o principalmente, attribuendosi agli
altri prodotti unimportanza secondaria;
22) colture speciali ad alcuni parti dItalia: escluse quelle colture che entrano nelle rotazioni
agrarie e quelle che possono essere assegnate ad altre qualit del presente quadro
(noccioleto, sughereto, querceto);
23) castagneto da frutta: terreno occupato esclusivamente o principalmente da castagni da
frutto, attribuendosi unimportanza secondaria agli altri prodotti;
24) canneto : terreno produttore di canne destinate al servizio delle vigne od al commercio;
25) bosco di alto fusto: terreno occupato da alberi di alto fusto di ogni genere;
26) bosco ceduo : terreno occupato da alberi di ogni genere che si tagliano ad intervalli
generalmente non maggiori di 15 anni, sia di ceppaia che di piante a capitozza;
27) bosco misto: bosco composto promiscuamente di alto fusto e di ceduo;
28) incolto produttivo : qualunque terreno, non compreso nei precedenti titoli, che senza
intervento della mano delluomo dia un prodotto valutabile, anche minimo
4
;
29) ferrovia o tranvia con sede propria
5
;
30) incolto sterile; terreni assolutamente improduttivi
6
. (tratto da Catasto urbano e rustico e
legislazione catastale, Virginio Panecaldo)
In questi ultimi anni il legislatore ha introdotte nellelenco nuove coltivazioni quali fungaie e
speciali produzioni in serre.
b) Classificazione. Questa fase consiste nel suddividere ogni tipologia di coltura in tante classi
quanti sono i livelli della diversa produttivit che valgono a distinguerla dalle altre, considerando
anche le condizioni fisiche ed economiche che influiscono sulla relativa rendita netta.
Normalmente le classi di produttivit sono cinque (si tenga presente che al terreno incolto non
viene attribuita alcuna classe) per cui si pu avere, ad esempio, un terreno seminativo di 1
a
classe
o un vigneto di 2
a
, etc.

4
Sono quei terreni che, nonostante il loro stato di abbandono, danno o potrebbero dare un certo reddito in quanto
spontaneamente producono, per esempio: erba, sia da pascolo che da sfalcio, oppure qualche prodotto arboreo.
5
Che si sviluppa su terreno di propriet della stessa azienda ferroviaria o tranviaria
6
il caso delle zone rocciose, sabbiose o ciottolose su cui non germoglia alcuna pianta per mancanza assoluta di
humus.
11
La classificazione viene elaborato tenendo presente i seguenti fattori
natura del terreno (umifero,sabbioso, calcareo, etc);
profondit dello strato coltivabile ;
situazione dei terreni (nella valle, sul colle), distanza dal centro abitato di
riferimento;
giacitura (pianeggiante, leggero o forte pendio);
quantit di acqua di cui si pu disporre per lirrigazione;
intensit arborea.
c) Classamento. A ciascuna particella del territorio comunale viene attribuita la propria qualifica e
classe secondo i quadri di qualificazione e classificazione prestabiliti (ogni particella viene quindi
definita ad esempio, uliveto di classe prima o di seconda etc).
Infine, va sottolineato che sono escluse dallimposta sui terreni le seguenti aree:
1) le aree sedi dei fabbricati urbani;
2) le aree dei fabbricati sede di opifici
3) le aree sedi dei fabbricati rurali e loro dipendenze
7
;
4) le aree sedi dei fabbricati destinati ai culti;
5) le aree dei cimiteri, parchi e viali di rimembranza;
6) le aree delle fortificazioni;
7) le aree occupate dai campi di aviazione o di fortuna;
8) gli alvei dei fiumi e torrenti;
9) le strade pubbliche
10) le piazze e le aree occupate da immobili di propriet dello Stato, sottratta alla
produzione per un pubblico servizio gratuito
11) le aree dei canali maestri per la condotta delle acque;
12) le aree delle miniere, cave, torbiere, saline stagni dautore e tonnare.
Gli immobili di cui ai numeri 4,5,6,7,8,9, 10 non sono soggetti ad alcuna imposizione fiscale
mentre quelli di cui al numero 1,2 11,12 sono di competenza del Catasto urbano.

d) Determinazione delle tariffe destimo. Limposizione fiscale sui fondi rustici grava sia sul
Reddito Dominicale, ossia sul reddito netto medio annuo di spettanza padronale (ossia il reddito
derivante dalla terra nel suo stato naturale, la rendita, e dai capitali in essa investiti stabilmente), che
sul Reddito Agrario, il quale, ex art.29 TUIR. (testo unico sulle imposte dei redditi) costituito
dalla parte del reddito medio ordinario imputabile al capitale desercizio e al lavoro di
organizzazione impiegati nei limiti delle potenzialit del terreno, nellesercizio di attivit agricole
su di esso. A tal fine sono considerate attivit agricole quelle:
1) dirette alla coltivazione del terreno,
2) dirette allallevamento di animali con mangimi ottenibili per almeno un quarto dal
terreno e le attivit dirette alla produzione di vegetali tramite lutilizzo di strutture fisse
o mobili, anche se provvisorie, se la superficie adibita alla produzione coltivata per
almeno la met del terreno su cui la produzione insiste;
3) dirette alla manipolazione, trasformazione e alienazione dei prodotti agricoli o
zootecnici, anche se non effettuati sul terreno, che rientrino nellesercizio normale
dellagricoltura secondo la tecnica che lo governa, e che abbiano per oggetto prodotti
ottenuti, per almeno la met, dal terreno o dagli animali allevati su di esso.


7
I fabbricati rurali e le loro dipendenze sono esenti dallimposta sulle aree agricole (e quindi dallestimo rurale) in
quanto di essi si tiene conto nella determinazione del reddito dominicale del fondo, con il quale sono parte integrante,
essendo tuttuno.In altri termini, si pu affermare che lapporto di utilit agricola dei fabbricati rurali, nelle stime di
censo, viene riportato sul R.D. dei terreni al cui servizio sono adibiti i fabbricati stessi.
12
Sia il RD che R.A. devono riferirsi a sistemi di coltivazione ordinari, secondo le consuetudini locali,
praticati senza straordinaria diligenza o trascuratezza. Infine, per quanto concerne il RD, non si
deve tener conto dei vantaggi derivanti dalla trasformazione di prodotti naturali in prodotti di
maggior VA tramite operazioni industriali.

Nel caso in cui le attivit di cui ai punti 2 e 3 superino i limiti previsti, la parte di reddito eccedente
viene considerata reddito dimpresa e sottoposta alla relativa disciplina tributaria.
Va sottolineato che la nozione di imprenditore agricolo, nella vigente legislazione, non assume
carattere unitario e valido per tutti i settori (in particolare la disciplina civilistica si differenzia da
quella tributaria).

Per quanto concerne la nozione di imprenditore agricolo, sotto il profilo civilistico si rimanda al
paragrafo successivo: Le principali novit della legge di orientamento e modernizzazione del
settore agricolo. Infatti larticolo che segue stato integralmente sostituito dal decreto legislativo
approvato dal Consiglio dei Ministri in attuazione della delega contenuta nella cosiddetta legge di
orientamento e modernizzazione del settore agricolo (legge n.57 del 5-3-2001).
E imprenditore agricolo chi esercita unattivit diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura,
allallevamento del bestiame e attivit connesse. Si reputano connesse le attivit dirette alla
trasformazione o allalienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nellesercizio normale
dellagricoltura..

Va per sottolineato come il legislatore, nel definire la fattispecie di reddito dimpresa a fini
IRPEF adotta si i connotati presenti nella definizione civilistica, ma amplia la nozione di
imprenditore e impresa intendendo per impresa commerciale lesercizio di altre attivit fra cui, per
quanto concerne il settore primario:
attivit di allevamento di animali e di manipolazione, trasformazione e alienazione di
prodotti agricoli e zoootecnici per la parte di reddito che eccede i limiti fissati nellart 29
comma 2 TUIR lettere b), c), nonch i redditi derivanti dallo sfruttamento di miniere, cave,
torbiere,saline laghi, stagni ed altre acque interne;
i redditi di terreni, per la parte derivante dallesercizio delle attivit agricole indicate
nellart.29 del TUIR, qualora siano prodotti da societ di capitali,residenti nel territorio dello
Stato, aventi per oggetto esclusivo principale lesercizio di attivit commerciale e,
dall01/01/1997, anche da societ in nome collettivo e in accomandita semplice. Tali redditi
devono tuttavia rispettare i limiti fissati dal citato art.29

Si cosi venuta a configurare una situazione anomala poich ad esempio, il medesimo soggetto
imprenditoriale pu essere considerato agricolo secondo il codice civile e anche secondo altre
norme ma, al contrario, potr essere considerato imprenditore commerciale (art. 2082 c.c) in
relazione alla norme previdenziali in materia infortunistica o come si visto, in materia fiscale. Al
fine di eliminare le conseguenti sperequazioni appare auspicabile un intervento del legislatore per
ricondurre alla necessaria unitariet il sistema legislativo nel suo complesso.

d.1) tariffe destimo. La tariffa destimo rappresenta il reddito per ettaro (cio unitario) espresso in
moneta legale, per ogni qualit e classe di terreno.
Le tariffe destimo sono due e pi specificatamente:
tariffa del reddito dominicale (RD): il reddito netto medio annuo ordinario unitario, di
spettanza padronale, al lordo di qualsiasi imposta;
tariffa del reddito agrario (RA) : linteresse ordinario, annuo, sul capitale desercizio , pi il
compenso per il lavoro direttivo, unitari, cio incidenti su un ettaro.
13
Le tariffe sia di R.D. che di R.A. sono riferite genericamente ad un ettaro di terreno di una
particolare qualit e classe mentre i RD e i RA di una determinata particella esprimono i redditi ad
essi attribuiti, moltiplicando la loro estensione per la relativa tariffa.
Ad esempio se un terreno coltivato a seminativi ha un estensione di 3,40 ettari e la relativa tariffa
di R.D. di 700.000 si attribuisce un Reddito dominicale imponibile pari a 3,40 x 700.000 =
2.380.000 .

d.2) stima censuaria per la determinazione dei RD e RA
La stima censuaria linsieme delle operazioni necessarie per determinare le tariffe destimo al fine
di stabilire il censo, cio limposta fondiaria. I diversi criteri estimativi, contenuti negli appositi
quaderni di stima, adottati dal 1887 sino ad oggi sono riassunti nella sottostante tabella:


Legge in forza Periodo di vigenza Criteri adottati
Legge fondamentale 1 Marzo 1886,
n 3682 e Reg. 2 Agosto 1887 n
4871)
Dal 1887 al 1905 vennero prese in esame le particelle
tipo, Comune per Comune,
assumendo nelle stime, per i prodotti
le quantit medie del dodicennio
1874/1895 e per i prezzi la media dei
tre anni di minimo prezzo registratisi
nel periodo medesimo
Legge 26 Gennaio 1905 n 5 dal 1905 al 1923 vennero prese in esame le particelle
tipo scelte nei comuni ed assunti
prodotti e prezzi come sopra
R.D.L. 7 Gennaio 1923 n 17 dal 1923 al 1939 si considerarono le particelle tipo
scelte nei Comuni tipo, per furono
assunte le medie dei prodotti e prezzi
del decennio 1904/1913, salvo i
prezzi con notevole tendenza al rialzo
o al ribasso, per i quali si prese la
media del triennio 1911/1913
Legge 29 Giugno 1939 n 976
(seconda revisione generale degli
estimi)
nel 1939 vennero prese in esame le aziende
tipo scelte nei comuni tipo ed
applicati, alle medie dei prodotti e
spese, i prezzi nel triennio del
triennio 1937/1939
D.M. Finanze 13/12/1979 (terza
revisione generale degli estimi)
Conclusasi nel 1988 alle medie ordinarie dei prodotti e
spese sono stati applicati i prezzi
medi del biennio 1978/1979
D.M. 20 gennaio 1990 (quarta
revisione generale degli estimi)
conclusasi nel 1992 revisione basata sui prezzi medi dei
prodotti e delle spese correnti nel
biennio 1988/1992


Il territorio nazionale stato suddiviso in 21 zone censuarie, aree molto omogenee sotto il profilo
dellordinamento colturale e delle aziende agrarie, ognuna delle quali, a sua volta, viene suddivisa
in una sezione che comprende Comuni che presentano una certa uniformit topografica ed
agronomica. A sua volta in ciascuna sezione (attualmente sono state individuate 300 sezioni)viene
identificato e scelto il Comune tipo o Comune di studio.Tale comune riunisce in s le colture
tipiche, le caratteristiche e le condizioni medie degli altri comuni della medesima sezione.Infine in
ciascun comune tipo viene scelta un numero sufficiente di aziende agrarie tipo, ordinarie (aziende di
studio). Lazienda tipo deve riunire il sistema di conduzione e lavorazione dei prodotti che siano
ordinari anche nelle aziende degli altri comuni della stessa sezione. Di norma e quando possibile
viene preferita lazienda semplice cio di classe e qualit uniforme (formata, ad esempio, da solo
seminativo di classe prima o seconda) evitando, a causa della maggiore complessit
14
nellelaborazione della ripartizione dei redditi e per i conseguenti risultati meno precisi, lazienda
complessa, formata cio da particelle con qualit e classe diverse. Lo stesso legislatore ha sancito
nel punto III dellart. 109 R.D. 12/10/1933 n 1539, afferendo alla determinazione delle tariffe, che
fra i differenti metodi di stima applicabili, dovr preferirsi in ogni caso il pi semplice.

d.3) procedimento di stima per la determinazione dei RD e RA
Una volta effettuata la scelta dellazienda tipo, dai documenti catastali si rilevano:
il proprietario dellazienda;
superficie, qualit e classe delle singole particelle;
i numeri di mappa indicanti le particelle che formano lazienda.
Le particelle catastali della medesima qualit e classe vengono raggruppate indicandone
lestensione complessiva mentre le tariffe destimo dei boschi vengono determinate a parte cio non
sono incluse nel bilancio aziendale.
Infine vanno ricercate tutte le notizie utili ai fini del bilancio aziendale e pi specificatamente:
sistema di conduzione aziendale prevalente nei Comuni della sezione censuaria;
PLV, secondo la media degli ultimi 5-6 anni, al netto degli infortuni ordinari quali ad
esempio inondazioni, grandine, malattia. Vanno quindi rilevate la qualit delle colture
praticate nelle rotazioni, la quantit media dei prodotti zootecnici vendibili. I prodotti da
considerare sono quelli venduti in misura maggiore nella localit;
spese medie annue
i prezzi medi dei prodotti, materiali manodopera nel periodo 1978-1979.
Infine viene calcolato il R.D. e il R.A. distinguendo se la conduzione aziendale diretta o a
mezzadria o colonia parziaria
8
:

8
Lazienda agraria un organismo produttivo formato dal capitale fondiario, da capitale desercizio e dal lavoro.
Le pi importanti modalit di gestione sono:
la conduzione diretta: il proprietario conduce direttamente lazienda, utilizzando sia (e/o) manodopera
familiare che esterna;
affitto o concessione in uso :il proprietario cede, in cambio di un compenso monetario o in natura, lo
sfruttamento dellazienda.

Le terra ed il bosco oltre che in propriet possono essere acquisiti in affitto. Anzi oggi, venuta meno la facolt di
concludere contratti di concessione del diritto di godimento del fondo rustico diversi dallaffitto (art. 23 legge 3
Maggio 1982, n 203), non vi altra possibilit qualora non si possa o non si voglia ricorrere alla compravendita
(Germano, Manuale di diritto agrario;Giappichelli editore).
Prima di effettuare brevemente lesame delle disciplina cogente del contratto di affitto va fatta una importante
premessa sullautonomia contrattuale delle parti contraenti. Questultima, infatti, insieme alla propriet (che
costitutiva una colonna portante del codice civile) ha subito, nella materia agricoltura, una continua
compressione da parte del legislatore.
Motivazioni economiche e politiche hanno spinto il legislatore a
1. prorogare i contratti agrari con coltivatori diretti;
2. ridurre lelevato numero di tipi sociali di contratti esistenti nellagricoltura italiana ai quattro tipi legali
dellaffitto, della colonia parziaria, dellenfiteusi e del lavoro subordinato (legge 15 settembre 1964 n
756)
3. disciplinare in modo cogente il rapporto di colonia e delle residue mezzadrie (legge 756/1964) e quello
dellaffitto (legge 22 luglio 1966 n 606; 11/02/1971 n 11;03/05/1982 N 203 ;14/02/1990 N 29)
4. vietare i contratti agrari associativi aventi ad oggetto la terra (legge 756/1964 e 203/1982)
5. convertire in affitto le ancora residue mezzadrie e colonie parziarie (203/82)
6. riconvertire allaffitto tutti i nuovi contratti agrari aventi per oggetto la concessione di fondi rustici o tra
le cui prestazioni vi sia il conferimento di fondi rustici (art 27, 203/1982)
7. vietare la stipulazione di contratti atipici e di contratti diversi dallaffitto, considerato dal legislatore dal
1982 il modello pi idoneo, economicamente e politicamente, a regolare i rapporti tra i proprietari di etrra
che non vogliono coltivarla e coloro che, pur privi di terreno, vorrebbero coltivarlo.

15

conduzione diretta
R.D.= PLV- (SV+SA+ST+Q+I)
Ove SV= spese varie per materiali e servizi non disponibili nellazienda ;
Q= quote di ammortamento, manutenzione ed assicurazione;
SA = salari
ST= stipendi per amministrazione, direzione e sorveglianza;
I= interessi dell8-10% (per 6 mesi su SV,SA,ST e per un anno sulle scorte fisse e capitale
desercizio)

conduzione a mezzadria o colonia parziaria

R.D.= PLV (di parte padronale)- Spese (di parte padronale)
R.D. =PLV- (SV+ST+Q+I) la voce salari non compare in quanto totalmente a carico del
mezzadro o colono cos come non compare la voce imposte incidenti sul reddito fondiario che,
appunto, devono essere stabilite tramite il procedimento di stima.
R.A. =Interessi sullintero capitale desercizio + compenso per il lavoro direttivo

d.4) ripartizione dei redditi fra le particelle che compongono lazienda di studio - determinazione
delle tariffe.
Una volta determinati il RD e il RA dellazienda di studio si passa alla fase successiva che consiste
nella determinazione delle relative tariffe unitarie. Questoperazione consiste nel ripartire ognuno
dei suddetti redditi fra le particelle che formano lazienda al fine di calcolarne lincidenza per ettaro
di quella determinata qualit e classe.
Si riporta, a titolo di esempio, la modalit di determinazione delle tariffe per una azienda semplice,
essendo questultimo il metodo pi semplice e sicuro e a cui viene dato preferenza.
Le tariffe si determinano dividendo la somma dei RD e quella dei RA per la somma totale delle
superfici delle aziende di studio, escludendo le aree dei fabbricati rurali. ESEMPIO:

AZIENDA

QUALITA SUPERFICIE
Ha A CA
CLASSE RD
LIRE
RA
LIRE
1
2
VIGNETO
VIGNETO
10 15 00
30 35 00
2
2
9.500.000
30.000.000
2.850.000
9.500.000
TOTALI 40 50 00 39.500.000 12.350.000
(op. cit)

Tariffa RD 39.500.000: 40.50 =975.000 /ha
Tariffa RA 12.350.000:40.50 =305.000 /ha




La disciplina cogente del contratto di affitto di fondi rustici (203/1982) distingue (anche se le differenze tra i
due tipi sono numericamente scarse) tra laffitto a un coltivatore diretto e ad un soggetto non coltivatore
diretto.
Secondo la legislazione vigente, le cui disposizioni sono inderogabili, laffitto dura 15 anni, pu essere
tacitamente rinnovato, e vi pu essere recesso del proprietario in caso di grave inadempimento da parte
dellaffittuario.
Il canone, che equo, viene determinato ogni anno da una commissione tecnica provinciale; inoltre
prevista la possibilit per le Regioni di fissare coefficienti aggiuntivi.
La normativa, infine, prevede che ciascuna delle parti possa apportare miglioramenti al fondo, addizioni e
trasformazioni. Se tali interventi sono posti in essere dal proprietario si d luogo ad un aumento del canone,se ,
invece, sono effettuati dallaffittuario si procede alla liquidazione di una indennit.
16
d.5) scale di merito e collegamento
Le tariffe stabilite tramite lesame delle qualit e classi di terreno delle aziende di studio vengono
applicate agli altri comuni del circolo censuario mediante scale di merito e collegamento, ossia una
serie di coefficienti di merito che rappresentano il merito di ciascuna qualit e classe rispetto a
quelle del comune tipo. Una volta assegnati i coefficienti di merito a ciascuna qualit e classe,
tramite paragone con quelle omogenee del comune tipo a cui viene assegnato il valore 100 di
coefficiente, si determinano le tariffe della qualit e classi degli altri comuni del circolo censuario.

Ex art. 56, legge n 549/1995 anche i Comuni possono concorrere alla formazione delle tariffe
destimo.

COMUNE TIPO COMUNE DI.
Qualit Classe Coeff. Tariffa Coeff. Tariffa
Semin. Irr.
Sem. Arb.
Vigneto

1
a
2
a

3
a


100
100
100

700.000
650.000
1.200.000
100
90
110
700.000
0.90650.00= 595.000 arrot. 600.000
1.10 1.200.000 =1.320.000 arrot. 1.300.000
(op.cit.)


1.6 Considerazioni finali sulla determinazione catastale del reddito dominicale e del reddito
dellimpresa agraria

.

Caratteristica peculiare del reddito dei terreni data dal fatto che esso colpito nella misura media
ordinaria risultante dalle tariffe di estimo catastale, e quindi non nella misura effettiva.
E un reddito ordinario, ottenuto da un coltivatore non troppo pigro, ma nemmeno troppo zelante,
di capacit normale, che applichi tecniche produttive n pi progredite n pi retrograde delle altre.
Inoltre un reddito medio perch viene calcolato per una media di pi anni, in modo da abbracciare
un ciclo produttivo che tenga conto della rotazione delle colture e delle vicende favorevoli e
sfavorevoli delle coltivazioni in modo da ottenerne una piena compensazione.
Si pensa che la tassazione di un reddito medio ed ordinario costituisca uno stimolo alla
produzione in quanto premia il coltivatore che ottiene un prodotto superiore alla media e penalizza
chi produce meno della media. In considerazione di ci la Corte Costituzionale ha ritenuto di non
esservi contrasto tra la determinazione del reddito con metodo catastale (cio astratto) e il principio
di capacit contributiva, che implicherebbe la tassazione del reddito effettivo.
La legge disciplina la revisione delle tariffe destimo e la riduzione dellimponibile in caso di
mancata coltivazione; prevede, inoltre, che non vi sia reddito imponibile in caso di perdita del
prodotto per eventi naturali Tali norme valgono sia per il reddito dominicale che per il reddito
agrario.

Sulla scorta di quanto stato detto analizzando la figura dellimprenditore agricolo dal punto di
vista civilistico, andiamo ad approfondire alcune peculiarit che lo caratterizzano dal punto di vista
fiscale.

1.7 Agricoltura e Pesca. Art. 34 DPR 26/10/1972, N.633

Regime speciale di non esonero: un regine speciale di detrazione anzich di applicazione
dellIVA. Infatti, la detrazione dellIVA in sede di liquidazione periodica viene determinata
forfetariamente applicando le percentuali di compensazione allammontare delle cessioni dei

F. Tesauro, Istituzioni di diritto tributario, UTET 1999.


17
prodotti agricoli. LIVA sulle vendite si calcola applicando alle cessioni di prodotti agricoli (esclusi
i conferimenti), le aliquote IVA ordinarie. Leventuale debito di imposta pari alla differenza fra
lIVA sulle vendite e lIVA detraibile determinata applicando le percentuali di compensazione.


ESEMPIO:
Vendita di uova fresche per 1000 aliquota 10%, percentuale di compensazione 9%.
IVA sulle vendite 1000 x 10%=100
IVA detraibile 1000 x 9% =90
IVA del periodo da versare =10
Pertanto lIVA da pagare si determina in relazione alla differenza tra le aliquote IVA ordinarie e le
percentuali di compensazione.

Soggetti ammessi al regime speciale: si tratta dei seguenti soggetti:
a) produttori agricoli che esercitano individualmente o in forma associata le attivit di cui
allart. 2135 c.c. come modificato dallart.1 D. LGS 18/05/2001, 228, in vigore nellanno
solare precedente. A seguito di tale modifica, potr beneficiare del regime speciale di
detrazione IVA forfetario anche la commercializzazione, da parte di imprese agricole, di
prodotti agricoli acquistati presso terzi effettuata in misura non prevalente in rapporto a
quelli prodotti direttamente. Dall01/01/2002 i produttori agricoli che nellanno precedente
hanno realizzato un volume di affari superiore a 40 milioni dovranno applicare il regime
normale IVA e non pi in base alle percentuali di compensazione. A seguito di detto
cambiamento di regime, occorrer distinguere gli acquisti a seconda della destinazione:
personale (IVA indetraibile) o imprenditoriale (IVA detraibile). Il regime normale prevede,
infine, lobbligo di certificare le cessioni nei confronti dei privati (scontrino, ricevuta, ecc.).
b) cooperative e loro consorzi, associazioni e loro unioni costituite e riconosciute ai sensi della
legislazione vigente che effettuano per conto dei produttori agricoli soci o associati la
vendita dei prodotti conferiti allo stato originario o previa manipolazione e trasformazione.
N.B.: il regime speciale applicabile limitatamente ai prodotti conferiti da soci o associati
aventi i requisiti per essere ammessi al regime speciale, anche se hanno optato per il regime
ordinario. Pertanto dall01/01/2002 il regime speciale sar applicabile solo per i
conferimenti di soci con volume daffari nellanno precedente fino a 40 milioni. Ai sensi del
nuovo art.2135 c.c. modificato dallart.1 del D.Lgs. 228/2001, in vigore dal 30/06/2001 sono
imprenditori agricoli le cooperative che utilizzano prevalentemente prodotti conferiti dai
soci (che svolgono attivit agricole) o forniscono prevalentemente ai soci beni e servizi per
lo sviluppo del ciclo biologico dei prodotti. Le cessioni dei prodotti acquistati dalla
cooperativa presso terzi sono comunque soggette al regime normale.
c) Organismi di intervento (AGEA - ex AIMA - EIMA) o altri soggetti per loro conto a
prescindere dal volume daffari. Gli interventi dellEIMA possono assumere la forma di -
ritiro delle eccedenze produttive; sono vere e proprie vendite da fatturare con le normali
procedure e termini, con possibilit fino al 31/12/1997, di fatturazione in sospeso;
- contributi, premi, aiuti, ecc.: non sono prestazioni imponibili ai fini IVA e non richiedono
lemissione di alcun documento.



Attivit agricole: sono quelle dellart.2135 come modificato dallart.1 D.Lgs. 228/2001, in vigore
dal 30/06/01: coltivazione del fondo (compresa la fungicoltura), silvicoltura, allevamento di animali

Percentuali di compensazione: dall1.1.1998 per api, bachi da seta, bovini, bufali vivi e vini si applicano le percentuali
fissate dal D.M.30/12/1997, per gli animali vivi della specie equina, suina, ovina, per gli animali da cortile e in generale
per quelli definiti a carne bianca, lo stesso D.M. 30/12/97 ha confermato la percentuale del 7,5% stabilita per il 1997.
per quanto riguarda gli altri prodotti, rimangono in vigore le altre percentuali fissate con ili D.M. 12/05/1992.
18
e attivit connesse, cio manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e
valorizzazione di prodotti ottenuti prevcalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o
dallallevamento, nonch la fornitura di beni e servizi utilizzando prevalentemente le attrezzature o
risorse dellazienda normalmente impiegate nellattivit agricola esercitata comprese le attivit di
valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale o di ricezione e ospitalit, nonch la
pesca in acqua dolce, la piscicoltura, la miticoltura, lostricoltura, la coltura di altri crostacei e
molluschi e lallevamento di rane. Il D.Lgs 228/2001, in vigore dal 30/06/01 ha parificato
limprenditore ittico a quello agricolo a titolo principale e ha istituito lattivit di ittiturismo.

Il regime speciale si applica solo alle cessioni di prodotti agricoli ed ittici elencati nella Tab. A parte
I, allegata al DPR 633/1972 a condizione che il loro acquisto sia derivato da un atto assoggettato ad
IVA (art.34, co.4, DPR 633/1972). A seguito delle modifiche allart.2135 c.c. rientra nel regime
speciale la commercializzazione diretta di prodotti provenienti in misura prevalente dallazienda
agricola.

Azienda agricola mista: il produttore agricolo in regime speciale che effettua occasionalmente
nellambito della stessa impresa operazioni imponibili diverse dalle cessioni di prodotti elencati
nella Tab. A parte I, ma comunque accessorie allattivit agricola deve effettuare separatamente la
registrazione, la liquidazione, ed indicare distintamente in dichiarazione annuale queste operazioni,
dall01/01/1994, lIVA dovuta si ottiene detraendo dallIVA applicata su tali operazioni quella
relativa agli acquisti di beni non ammortizzabili e dai servizi utilizzati specificatamente per la
produzione di tali beni e servizi non agricoli. Fra tali beni in parte provenienti dalla propria azienda
e in parte acquistati per migliorare i beni di propria produzione. Se le operazioni diverse diventano
sistematiche e ripetitive o organizzate vi lobbligo di contabilit separata.

Attivit di allevamento: considerata attivit agricola ammessa al regime speciale IVA lattivit
diretta allingrasso e allo sviluppo di bestiame. E necessario che il bestiame permanga sul fondo
per una fase apprezzabile del ciclo biologico, non solo per una mera sosta in attesa della rivendita o
macellazione. Lallevamento del bestiame considerata attivit agricola anche senza connessione
con il terreno. Pertanto lanimale pu essere allevato anche con prodotti provenienti completamente
dallesterno.
Le cessioni di animali della specie bovina o suina sono in regime speciale solo se si tratta di animali
vivi, (la carne macellata non considerata prodotto agricolo). Invece i volatili da cortile, i conigli
domestici, i piccioni, le lepri le pernici, i fagiani, gli struzzi destinati allalimentazione umana sono
in regime speciale anche se venduti macellati.

Attivit ortoflorovivaistica: considerata attivit agricola se i relativi prodotti vengono coltivati fino
ad ottenere un incremento qualitativo o quantitativo in mancanza di tale condizione non rientra nel
regime speciale.

Attivit connesse allagricoltura: rientrano nel regime speciale le attivit di manipolazione,
conservazione, trasformazione, o vendita di prodotti agricoli provenienti prevalentemente dalla
propria produzione, purch siano strumentali e complementari allattivit agricola.



Regime di esonero: dall1.1.98 consentito ai soggetti che nellanno precedente hanno realizzato un
volume di affari fino a 5 milioni, elevato a 15 milioni per i produttori agricoli che esercitano
lattivit esclusivamente nei comuni montami con meno di 1000 abitanti.
Il volume di affari deve essere composto per almeno 2/3 da prodotti compresi nella Tab A parte I
(DPR 633/72). Nel regime speciale di esonero sufficiente conservare numerare le fatture di
19
acquisto e le autofatture emesse dai clienti (i soggetti in regime di esonero non possono emettere
fattura).alle cessioni e ai conferimenti di prodotti agricoli compresi nella tab. A, Parte I, effettuati in
regime di esonero si applicano le percentuali di compensazione.
Superamento dei limiti: in caso di superamento del limite di volume di affari il regime di esonero
cessa a partire dallanno successivo.

Regime semplificato: dall1.1.98 i produttori agricoli con un volume di affari nellanno precedente
superiore a 5 milioni e fino a 40 milioni, purch composto per almeno 2/3 da cessioni di prodotti
agricoli o ittici sono ammessi al regime semplificato. Tale regime si differenzia da quello speciale
di non esonero principalmente per gli adempimenti contabili.
Sono esonerati dallobbligo di liquidazioni periodiche i dei relativi versamenti. Sono previsti i
seguenti adempimenti:
- emissione delle fatture per tutte le operazioni effettuate
- numerazione e conservazione delle fatture emesse e di acquisto o bollette doganali,
registrazione riepilogativa distinta per aliquote entro il termine di presentazione della
dichiarazione annuale su uno stesso registro delle fatture emesse, delle fatture di acquisto, e
le bollette doganali, e delle fatture relative ad acquisti delle operazioni intra UE.
- liquidazione annuale dellIVA sullo stesso registro visto sopra e versamento entro il termine
di dichiarazione.
La cessazione dal regime semplificato si verifica dallanno successivo a quello di superamento
del limite di 40 milioni, il regime cessa nellanno stesso di superamento.

Regime normale: i produttori agricoli ammessi al regime speciale, di esonero e semplificato
possono optare, con le modalit previste per lapplicazione dellIVA nei metodi ordinari. Lopzione
vincolante per un periodo di almeno 5 anni a partire dall1.1 di esercizio dellanno di opzione.
Dall1.1.2002 lopzione dovr essere applicata da tutti i produttori agricoli con un volume di affari
superiore a 40 milioni.

1.8 LImposta Comunale Immobili (ICI)
LICI una imposta
9
comunale annua che colpisce i beni immobili ( fondi rustici, suoli edificatori
e fabbricati urbani), in funzione del loro valore.Tale imposta entrata in vigore il 01/01/1993,
istituita dal d.lgs 504/92, in attuazione della legge delega 421/92.

Il legislatore ha previsto tre aliquote, 4
0
/
00
- 5
0
/
00
-6
0
/
00
(eccezionalmente il 7
0
/
00
) che i Comuni
potranno adottare a seconda delle loro esigenze di bilancio. Il valore imponibile degli immobili,
cio il valore sul quale va poi calcolato laliquota, si ottiene moltiplicando i redditi imponibili
catastali per dei coefficienti stabiliti dal legislatore.

In particolare, per quanto concerne i terreni agricoli e relativi fabbricati rurali, compresi gli alloggi
dei coltivatori (sono esclusi i suoli edificatori per i quali il valore imponibile quello determinato
dallincontro della domanda e dellofferta), il coefficiente pari a 75 e viene moltiplicato per il

9
Al fine di evitare confusioni tra i termini imposta e tassa se ne riportano le definizioni, tenendo presente che entrambe hanno la stessa struttura
giuridica e generano le medesime obbligazioni ex lege :
TASSA: controprestazione in denaro di un servizio speciale prestato dallo stato e dagli altri Enti pubblici ad un privato, generalmente
dietro sua richiesta e che procura un vantaggio diretto ed immediato al richiedente;
IMPOSTA: prelevamento coattivo di ricchezza effettuato dallo stato e dagli altri enti pubblici allo scopo di ottenere i mezzi necessari alla
produzione di servizi pubblici indivisibili (esempio difesa militare, ordine pubblico,giustizia, sanit, etc), cio servizi pubblici che
avvantaggiano la collettivit nel suo insieme.
In breve la tassa si differenzia dallimposta per il criterio della controprestazione. Essa collegata alla domanda da parte del soggetto di una specifica
prestazione da parte dellente pubblico e al vantaggio che il singolo ottiene da questultima ( si pensi ad esempio alle tasse scolastiche, tasse marittime
e aeroportuali, ecc).

20
reddito dominicale, assunto come valore imponibile ICI ( in forza dellart. 3 commi 48-51 legge
662/1996 ai coefficienti RD stato applicato un coefficiente di rivalutazione pari a 1.25 per tener
conto degli andamenti del mercato).

Per quanto concerne i terreni posseduti e direttamente condotti da imprenditori a titolo principale
(inclusi i coltivatori diretti a titolo principale) essi sono soggetti ad ICI esclusivamente per la parte
del loro valore imponibile che supera i 50 milioni (se non superano tale valore si esenti
dallimposta). Per il valore imponibile eccedente i 50 milioni sono previsti (ex art. 9 d.lgs 504/92) i
seguenti scaglioni:



fino al valore imponibile di 50 milioni esente
da 50 a 120 milioni cio su 70 milioni riduzione del 70%
da 120 a 200 milioni, cio su 80 milioni riduzione del 50%
da 200 a 250 milioni- cio su 50 milioni riduzione del 25%
Oltre 250 milioni di valore- nessuna riduzione




Ad esempio, si immagini il caso di un imprenditore agricolo proprietario
10
di fondi rustici, ricadenti
tutti nel territorio di uno stesso Comune, che abbia un R.D. pari a 6.400.000 e si veda applicare
unaliquota pari al 6
0
/
00.
Il valore imponibile dei terreni sar pari a 6.400.000 75 =480.000.000 e
limposta che il soggetto dovr versare indicata nel sottostante specchietto illustrativo:


fino a 50.000.000 esenzione
30% di 70.000.000 = 21.000.000 il 6
0
/
00
126.000
50% di 80.000.000 = 40.000.000 il 6
0
/
00
240.000
75% di 50.000.000 = 37.500.000 il 6
0
/
00
225.000
sui 230.000.000 il 6
0
/
00
1.380.000
480.000.000 totale imposta 1.971.000




10
Se il soggetto non ha la qualifica di imprenditore agricolo o di coltivatore diretto non si operano le riduzioni di cui
sopra.
21
CAPITOLO 2

La classificazione delle aziende agrarie secondo lUE

Sotto la voce aziende agricole si cela una realt troppo composita in cui accanto ad alcune aziende
marginali ed altre con una funzione di autoconsumo, coesistono aziende con reali e spiccate
funzioni produttive e occupazionali. Se da un lato tale diversit sinonimo di una ricchezza e di un
patrimonio culturale assai eterogenei (per una serie di motivazioni storiche, ambientali, etc),
dallaltro lato innegabile che per analisi o questioni specifiche fondamentale operare una
classificazione delle aziende in funzione di uno o pi caratteri.

Di qui il continuo tentativo di elaborare una equilibrata metodologia di stratificazione delle aziende
che riesca sia a cogliere le differenze interne al settore sia a costituire gruppi omogenei e
significativi di aziende agricole.

Naturalmente possibile elaborare numerose forme di classificazione a seconda degli aspetti
specifici che si intendono approfondire ed alle soluzioni in termini di politiche agrarie. In questa
nota ripercorreremo brevemente il sentiero delle metodologie di classificazione aziendale percorse a
livello comunitario nellambito Eurostat, partendo dalla presa datto da parte dellallora CE dei
limiti evidenti mostrati dalla decisione (dora innanzi dec.) 91/1966, basata sul concetto di
produzione vendibile standard. Pi specificatamente analizzeremo i tratti principali delle decc. CE
463/1978 e CEE 377/1985.

Va sottolineato che se da un lato le normative di cui sopra sono levoluzione della precedente,
dallaltro lato esse trovano nella trasformazione del dato fisico in dato economico il loro comune
denominatore.

2.1 La dec. CEE 463/78
Le tipologie del 1978 si basavano su una struttura classificatoria imperniata su tre elementi
principali:
1) produzioni vegetali o animali rappresentate dallOTE (ordinamento tecnico economico);
2) la struttura aziendale in termini di DE (dimensione economica);
3) localizzazione geografica.
I primi due elementi vengono determinati dallindicatore economico RLS (Reddito Lordo Standard)
che viene calcolato differenziando, rispetto alle zone altimetriche, per ogni attivit produttiva
praticata nellazienda.

La nozione di reddito lordo di una attivit produttiva alla quale la Comunit si riferisce la
seguente: valore unitario, ad ettaro ed a capo di bestiame, della produzione lorda detratto dei
seguenti costi specifici:
a) per le produzioni vegetali: sementi e materiali di moltiplicazione (acquistati o prodotti
nellazienda); concimi comprati; prodotti di protezione delle colture; spese varie specifiche,
comprendenti: il costo dellacqua di irrigazione; le spese di riscaldamento e di essiccazione;
le spese di assicurazione; altri costi specifici;
b) per le produzioni animali: acquisto di animali di sostituzione; alimenti concentrati
(acquistati o prodotti nellazienda); foraggi grossolani; spese varie specifiche, comprendenti:
spese veterinarie; spese di monta e di fecondazione artificiale; spese di controllo delle rese e
simili; spese di commercializzazione e di trasformazione; spese di assicurazione.

22
Non sono perci compresi, fra i costi specifici da detrarre, quelli concernenti la manodopera, la
meccanizzazione, i fabbricati, i carburanti e lubrificanti, le riparazioni e gli ammortamenti delle
scorte morte, nonch i lavori effettuati da terzi, a meno che questi ultimi non riguardino limpianto
e lestirpamento delle colture permanenti e la fase di essiccazione. (Bonati 1992)

La dimensione economica di ciascuna azienda corrisponde allammontare del RLS complessivo
calcolato con riferimento ad una situazione media aziendale standard relativa al territorio
dinsediamento.

Il vantaggio principale di questa metodologia consiste nel permetterci di quantificare lunit di
dimensione economica di ciascuna azienda. Il RLS, espresso in UDE (Unit di Dimensione
Economica) aveva un valore pari a 1000 UCE (unit di conto europea). Tale valore stato
modificato nel tempo per adeguarlo allinflazione. P specificatamente nel periodo 1982-1984 1
UDE era pari a 1100 Ecu mentre attualmente (ex dec CEE 260/1984) pari a 1200 euro (1 euro =
1936,27).

La combinazione e la somma dei RLS realizzati nellazienda censita consentono rispettivamente di
definire lOTE (tab.1) e la DE sulla base delle seguenti classi dimensionali:

tab.1 Classi di dimensione economica in base alla dec. 463/1978
CLASSE DE N CLASSI DI DIMENSIONE ECONOMICA
I < 2 UDE
II DA 2 A < 4 UDE
III DA 4 A < 8UDE
IV DA 8 A < 16 UDE
V DA 16 A < 40 UDE
VI DA 40 UDE E OLTRE


2.2 La decisione cee 377/1985
La dec. CEE 377/85, che istituisce le tipologie attualmente in vigore, introduce delle importanti e
sostanziali novit rispetto alle tipologie del 1978. Queste ultime, infatti,vengono modificate e
adattate alle nuove e diverse realt agricole dei nuovi paesi membri della UE.
Pi precisamente, diviene pi articolato lo schema tipologico (tab. 2 ) e vengono modificate le
classi di dimensione economica.

Tab.2 Classi di dimensione economica in base alla dec. 377/85
CLASSE DE N CLASSI DI DIMENSIONE ECONOMICA
I < 2 UDE
II DA 2 A < 4 UDE
III DA 4 A < 6UDE
IV DA 6 A < 8 UDE
V DA 8 A < 12 UDE
VI DA 12 A < 16 UDE
VII DA 16 A < 40 UDE
VIII DA 40 A < 100 UDE
IX 100 UDE E OLTRE

23
Il nuovo schema dellOTE presenta alcuni importanti vantaggi, gi parzialmente presenti nel 1978:
1) un numero di classi OTE abbastanza ridotto;
2) unisce alla caratteristica della completezza, quella della chiarezza, grazie alla rigorosa
definizione dei tipi di azienda;
3) la struttura si presenta articolata su quattro livelli, fra di loro raccordabili, di insiemi di
aziende. Nel dettaglio si hanno:
8 raggruppamenti generali molto vasti, detti poli;
17 orientamenti principali;
50 orientamenti particolari;
32 suddivisioni degli OTE particolari;
4) lelasticit della struttura dello schema permette una facile ed ampia adattabilit alle
variegate situazioni dellagricoltura comunitaria, consentendo cos di cogliere o meno, a
seconda del fine ultimo dellanalisi, le specificit colturali a livello regionale e/o nazionale;
5) viene attribuita una maggiore importanza che nel passato agli ordinamenti colturali misti
tramite la puntuale e rigorosa definizione di complessi aziendali caratterizzati nel mix delle
attivit colturali o di allevamento;
6) si evitano eccessive polverizzazioni del campione vincolando la facolt di attivare classi di
OTE alla numerosit delle aziende appartenenti alle classi OTE in questione. Pi
specificatamente la classe ( e le classi) OTE deve rappresentare almeno l1% delle aziende
complessive dellUnione Europea. In linea generale la denominazione di una classe OTE
indica lattivit produttiva prevalente realizzata dalle aziende che ricadono nella classe OTE.

Come per la tipologia del 1978 anche la dec. 377/85 vede nel RLS il criterio per classificare le
aziende secondo lOTE. Una applicazione puntuale di tale criterio implicherebbe unanalisi dei dati
contabili di ogni singola azienda, il che molto difficile da realizzare. Si cosi reputato opportuno
definire un RLS che rispecchi una situazione media, rappresentativa in linea di massima di un
determinato territorio e quindi di tutte le aziende ricadenti in esso.
In Italia a tal fine stata introdotta la circoscrizione di inchiesta che genera una combinazione tra
Provincia e zona altimetrica (Frosinone - montagna; Frosinone collina ;).
Per lItalia il compito di determinare i RLS stato affidato allINEA, il quale a livello regionale pu
avvalersi della collaborazione degli osservatori di Economia agraria e degli uffici di contabilit
agraria e di esperti regionali.

2.3 Come si determina praticamente lOTE di unazienda.
Lappartenenza di una azienda ad una classe tipologica viene determinata attraverso quattro fasi
principali:
a) anzitutto gli ettari di superficie di ciascuna coltura ed i capi di bestiame, suddivisi per
specie e categoria, vengono moltiplicati per i relativi redditi lordi unitari;
b) la somma dei valori risultanti costituisce il RLS complessivo dellazienda, che, a sua volta,
ne rappresenta la dimensione economica (essendo espresso da un valore monetario, il RLS
costituisce una grandezza adeguata per stabilire sia il peso economico delle singole attivit
produttive aziendali, o loro aggregazioni, sia confronti del tempo e nello spazio);
c) successivamente i risultati ottenuti vengono raggruppati per comparti produttivi omogenei
(ad esempio, cereali, ortaggi, fruttiferi, agrumi, bovini, ovini, ecc) o, per meglio dire, in
gruppi di attivit o in singole attivit comprese negli ordinamenti rispettivamente generali,
principali e particolari contemplati dallo schema tipologico;
d) infine, in funzione del peso percentuale a cui perviene ciascun ordinamento produttivo sul
totale reddito lordo aziendale viene stabilita la classe di OTE dellazienda.
Le indagini statistiche sulle strutture agricole rilevano i dati aziendali di superficie investita a
ciascuna coltura e quelli di consistenza del bestiame ; per il loro tramite possibile risalire alla
24
classificazione tipologica di tutte le aziende rilevate ed avere un quadro generale delluniverso
considerato. (Bonati 1992).
25
Classificazione delle aziende agricole secondo OTE (dec.n.463 del 7 aprile 1978; tratto datipologia
comunitaria delle aziende agricole -determinazione dei RLS; INEA, Il Mulino)
A. Schema generale
Orientamenti generali Orientamenti principali Orientamenti particolari
codice denominazione codice denominazione
111 Cereali senza riso
11 Cereali 112 Riso
113 Cereali,riso compreso

Agricoltura generale 121 Piante sarchiate
12 Altre coltivazioni agricole 122 Cereali e piante sarchiate
123 Coltivazioni agricole diverse

211 Orti stabili piena aria
212 Orti stabili sotto vetro
213 Orti stabili piena aria/sotto
vetro
Ortofloricoltura
21
ortofloricoltura 214 Floricoltura piena aria
215 Floricoltura sotto vetro
216 Floricoltura piena aria/sotto
vetro
217 Ortofloricoltura diversa

310 Viticoltura non specificata
311 Vino di qualit
31 viticoltura 312 Vino da pasto
313 Uva da tavola
Coltivazioni permanenti 314 viticoltura

321 Frutta

32

Frutticoltura/altre
coltivazioni permanenti

322

Agrumi
323 Olive
324 Coltivazioni permanenti
diverse


41

Bovini latte
411 Latte specializzazione
412 Latte con allevamento da
latte

42

Bovini allevamento/carne
421 Bovini
allevamento/carne(vacche
nutrici)
Erbivori 422 Bovini allevamento/carne
(altri)

43

Bovini misti
431 Bovini latte con
allevamento/carne
43 Bovini misti 432 Bovini allevamento/carne
con latte

441 Ovini
44 Altri erbivori 442 Bovini e ovini
443 Erbivori diversi

511 Suini allevamenti
51 Suini 512 Suini ingrasso
513 Suini misti
Granivori 521 Galline ovaiole
26
52 Altri granivori 522 Volatili da carne
523 Suini e volatili
524 Granivori diversi

61 Ortofloricoltura e
coltivazioni permanenti
611 Ortofloricoltura e
coltivazioni permananti

Policoltura 621 Agricoltura generale e
ortofloricoltura
622 Agricoltura generale e
viticoltura
62 Altri- policoltura 623 Agricoltura generale e
frutticoltura/altre
coltivazioni permanenti
624 Agricoltura generale parziale
parzialmente dominante
625 Ortofloricoltura o
coltivazioni permanenti
parzialmenente dominanti


71

Erbivori parzialmente
dominanti
711 Latte parzialmente
dominante
712 Erbivori no lattiferi
parzialmente non dominanti
poliallevamento
721 Granivori e latte
72 Altri- poliallevamento 722 Granivori e erbivori non
lattiferi
723 Granivori parzialmente
dominanti

811 Agricoltura generale con
latte
81 Agricoltura generale e
erbivori
812 Latte con agricoltura
generale
813 Agricoltura generale con
erbivori non lattiferi
Coltivazioni allevamenti 814 Erbivori non lattiferi con
agricoltura generale


82

Altri coltivazioni-
allevamenti
821 Agricoltura generale e
granivori
822 Coltivazioni-allevamenti
diversi



27
Classificazione delle aziende agricole secondo lorientamento tecnico economico (OTE)
(Dec. CEE n.377/85; tratto datipologia comunitaria delle aziende agricole -determinazione dei RLS; INEA, Il Mulino)


OTE generali OTE principali OTE particolari

Aziende specializzate produzioni vegetali

1 Aziende specializzate
nei seminativi

11 Aziende cerealicole specializzate


111 Aziende specializzate nei cereali (escluso riso)

112 Aziende risicole specializzate
113 Aziende con cereali e riso combinati

12 Aziende cerealicole ed altri
seminativi specializzate


121 Aziende specializzate nelle piante sarchiate

122 Aziende con cereali e piante sarchiate combinate
123 Aziende specializzate in orti in pieno campo
124 Aziende con seminativi diversi 1241 Aziende specializzate nella coltura del
tabacco
1242 Aziende specializzate nella coltura del
cotone
1243 Aziende specializzate in piante da semi oleosi e
piante tessili
1244 Aziende con diverse colture di
seminativi combinate

2 Aziende specializzate
in ortofloricoltura

20 Aziende specializzate in
ortofloricoltura


201 Aziende specializzate in orti industriali


2011 Aziende specializzate in orti industriali in piena
aria

2012 Aziende specializzate in orti industriali
sotto vetro
2013 Aziende specializzate in orti industriali in piena
aria e sotto vetro






202 Aziende specializzate in floricoltura e piante
ornamentali


2021 Aziende specializzate in floricoltura e
piante ornamentali in piena aria
2022 Aziende specializzate in floricoltura e
piante ornamentali sotto vetro
2023 Aziende specializzate in floricoltura e
piante ornamentali in piena aria e sotto vetro







28
3 Aziende specializzate
nelle coltivazioni
permanenti
31 Aziende specializzate nella
viticoltura
311 Aziende vinicole specializzate nella produzione
di vino di qualit


312 aziende vinicole specializzate nella produzione di
vino non di qualit

313 aziende vinicole specializzate nella produzione di
vini di qualit e non

314 aziende viticole con produzioni aventi diverse
destinazioni


3141 aziende vinicole specializzate nella
produzione di uva da tavola
3142 aziende vinicole specializzate nella produzione
di uva passa
3143 aziende con viticoltura mista

32 aziende specializzate in
frutticoltura e agrumicoltura


321 aziende specializzate in frutta (esclusi agrumi)



3211 aziende specializzate in frutta fresca
3212 aziende specializzate
In frutta a guscio
3213 aziende con frutta fresca e a guscio combinati

322 aziende specializzate in agrumi

323 aziende con frutta e agrumi combinati

33 aziende specializzate in olivicoltura
aziende specializzate in

330 aziende specializzate in
Olivicoltura


34 aziende con diverse coltivazioni
permanenti combinate


340 aziende con diverse coltivazioni permanenti
combinate



Aziende specializzate produzioni animali


4 aziende specializzate
in erbivori

41 aziende bovine specializzate
orientamento latte


411 aziende specializzate nella produzione di latte


412 aziende specializzate nella produzione di latte
con allevamento bovino


29


42 aziende bovine specializzate
orientamento allevamento e carne


421 aziende bovine specializzate orientamento

422 aziende bovine specializzateorientamento
ingrasso


43 aziende bovine-latte,allevamento e
carne combinati
431 aziende bovine-latte,allevamento e carne
432 aziende bovine-,allevamento e carne con latte

44 aziende con ovini,caprini ed altri
erbivori

441 aziende ovine specializzate

442 aziende con ovini e boivini combinati
443 aziende caprine specializzate


444azienda erbivore senza alcuna attivit dominante


5 aziende specializzate
in granivori

50 aziende specializzate in granivori


501 aziende suinicole specializzate


5011 aziende specializzate in suini di
allevamento
5012 aziende specializzate in suini da
ingrasso
5013 aziende con suini dallevamento e da
ingrasso
502 aziende specializzate in pollame
5021 aziende specializzate in galline da uova
5022 aziende specializzate in pollame da
carne
5023 aziende con galline da uova e da carne
combinati

503 aziende con diversi granivori combinati
5031 aziende con suini e pollame
5032 aziende con suini,pollame ed altri
granivori


Aziende miste

6 Aziende con
policoltura
60 Aziende con policoltura
601 aziende con ortofloricoltura e coltivazioni
permanenti combimnate

602 az.con seminativi e ortofloricoltura combinati
603 az.con seminativi e vigneti combinati
30
604 az.con seminativi e coltivazioni permanenti


605 az. Con policoltura ad orientamento seminativi
606 az. Con policoltura ad orientamento
ortofloricoltura o coltivazioni permanenti



6061 az. Con policoltura ad orientamento
ortofloricolo
6062 az. Con policoltura ad orientamento
coltivazioni permanenti

7 Aziende con
poliallevamento
71 aziende con poliallevamento
orientamento erbivori
711 aziende con poliallevamento ad orientamento
latte

712 aziende con poliallevamento ad orientamento
erbivori non da latte


72 aziende con poliallevamento ad
orientamento granivori


721 aziende con poliallevamento:granivori e bovini
da latte

722 aziende con poliallevamento:granivori e bovini
non da latte

723 aziende con poliallevamento:granivori ed
allevamento misto


8 Aziende miste
coltivazioni-
allevamento

81 Aziende miste seminativi erbivori


811 aziende miste seminativi e bovini da latte

812 aziende miste bovini da latte e seminativi

Aziende miste

813aziende miste seminativi con erbivori,esclusi
bovini da latte

814 aziende miste erbivori,esclusi bovini da latte,
con seminativi

82 Aziende miste con diverse
combinazioni coltivazioni-allevamento

821 aziende miste seminativi e granivori

822 aziende miste coltivazioni permanenti erbivori
823 aziende con coltivazioni diverse ed allevamenti
misti

8231 aziende apicole specializzate
8232 aziende miste diverse

9 Azi. non classificab.
31
CAPITOLO 3

Le principali novit della legge di orientamento e modernizzazione del settore
agricolo.

La definizione giuridica di impresa agricola si ritrova nel Titolo II del Libro V del Codice Civile,
il quale si divide in tre capi: il primo riguarda limpresa in generale (artt. 2082-2134) il secondo,
relativo allimpresa agricola (artt.2135-2187), ed il terzo che tratta delle imprese commerciali e
delle altre imprese soggette a registrazione (artt.2188-2221). Il Legislatore, quindi prima di
definire limprenditore agricolo, ha ritenuto opportuno delineare la disciplina dellimpresa in
generale, della quale quella agricola costituisce una fattispecie particolare. Tale struttura
sottolinea il carattere imprenditoriale dellattivit agricola professionale e distingue nettamente la
figura dellimprenditore agricolo da altri soggetti che svolgono unattivit di coltivazione o di
allevamento a fini diversi (ad esempio per autoconsumo).
In questa dispensa seguendo limpostazione del nostro ordinamento si proceder dapprima ad
analizzare brevemente la categoria generale dellimpresa per poi specificare le caratteristiche
dellimpresa agricola.

3.1 Definizione civilistica di impresa
Larticolo 2082 c.c. non definisce direttamente listituto giuridico dellimpresa, ma si limita a
caratterizzare la figura dellimprenditore, stabilendo che E imprenditore chi esercita
professionalmente unattivit economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di
beni o di servizi. Dalla definizione del Legislatore emerge che la figura dellimprenditore
caratterizzata da tre elementi:
lorganizzazione
la professionalit
la produzione o lo scambio di beni o servizi.
Lorganizzazione dellattivit economica consiste nella combinazione finalizzata dei fattori
produttivi relativi al capitale ed al lavoro. Ne consegue che un atto economico unico ed isolato
non espressione di una organizzazione e non pu assurgere ad attivit imprenditoriale;
ugualmente, nel caso in cui nellambito dellattivit lavorativa prevalga la componente
individuale rispetto allorganizzazione si ricadr in altre figure giuridiche quali ad esempio il
lavoro subordinato (art. 2094) o il lavoro autonomo (Titolo II, artt. 2222-2238). La caratteristica
peculiare dellimprenditore quindi la sua capacit di combinare (organizzare) i fattori della
produzione e non il suo contributo lavorativo individuale nellattivit dellazienda.
Si deve, inoltre, sottolineare che il requisito dellorganizzazione non comporta necessariamente
ampie e rilevanti dimensioni in termini di investimento o di forza lavoro: esistono infatti
imprenditori individuali che combinano il proprio lavoro con il capitale strettamente necessario
per lo svolgimento regolare dell attivit.
Il requisito della professionalit attiene alle caratteristiche dellattivit economica e non deve
essere n occasionale n saltuaria, ovvero deve essere esercitata con continuit. Ad esempio una
vendita occasionale di prodotti agricoli normalmente destinati allautoconsumo non comporta da
parte del produttore lassunzione della veste di imprenditore,
Nonostante ci, non sarebbe corretto ritenere che lattivit imprenditoriale debba essere
necessariamente esclusiva o prevalente per il soggetto: gli agricoltori pluriattivi (i cosiddetti part-
32
time) possono essere considerati imprenditori a pieno titolo purch la loro attivit economica
assuma un carattere continuativo nel corso dellanno, ancorch limitata a poche ore settimanali.
Il terzo elemento che caratterizza lattivit di impresa la sua finalit intrinseca ovvero la
produzione o lo scambio di beni o servizi. Lorganizzazione continuativa dei fattori della
produzione, per assumere la natura di impresa deve farsi carico di uno specifico fine che consiste
nelloffrire agli utenti i risultati dellattivit economica.
Nello specifico, la dottrina giuridica ha da tempo chiarito che il fine dellimpresa il rapporto
con il mercato di carattere diretto (vendita diretta) od indiretto ad es. tramite cooperative. Come
si gi avuto modo di sottolineare la produzione agricola per autoconsumo non rappresenta
unattivit di impresa, proprio a causa della mancanza di qualsiasi relazione con il mercato.
La presenza dei tre elementi (organizzazione, professionalit e finalit) d luogo allattivit
imprenditoriale in senso civilistico; nel paragrafo seguente verranno esaminate le condizioni
affinch unimpresa possa essere definita agricola.

Limpresa agricola
Il codice civile allart. 2135 definisce imprenditore agricolo chi esercita una attivit diretta alla
coltivazione del fondo, alla silvicoltura, allallevamento del bestiame e attivit connesse. Si
reputano connesse le attivit dirette alla trasformazione o allalienazione dei prodotti agricoli
quando rientrano nellesercizio normale dellagricoltura.
Dalla diretta lettura del testo si evince che la caratterizzazione di imprenditore agricolo deriva
esclusivamente dalla natura dellattivit economica che deve riguardare almeno una delle tre
categorie previste (coltivazione, allevamento, silvicoltura). Il legislatore non ha posto alcun
limite di importanza economica o complessit tecnica per cui sono imprenditori agricoli tanto
modesti operatori del settore primario quanto coloro che esercitano unattivit agricola con
ingenti patrimoni e notevoli investimenti sia in capitale che lavoro; pertanto deve essere
considerata errata la convinzione, peraltro diffusa, che unattivit agricola economicamente
rilevante rappresenti una impresa commerciale.
Sebbene la formulazione dellart. 2135 risulti chiara ad una prima lettura, essa ha dato luogo nel
tempo ad alcune controversie giurisprudenziali in merito ai confini ed agli ambiti delle varie
attivit agricole. La prima questione riguarda la natura di attivit agricola della produzione in
serra; il problema, a lungo considerato, diventato palese recentemente poich una disposizione
tributaria (art.31 Legge 724/94) ha specificato che luso di serre o strutture simili, allorch la loro
estensione superi di oltre la met lestensione totale del terreno coltivato, d luogo
allapplicazione delle norme in materia di tassazione del reddito di impresa.
Pertanto, ai fini civilistici e previdenziali la coltivazione in serra deve essere considerata attivit
agricola.
Lattivit di allevamento pone ulteriori problemi interpretativi. In primo luogo ci si chiesti se
lallevamento agricolo debba necessariamente svolgersi su di un fondo;
una risposta negativa porterebbe ad escludere dallalveo dellimpresa agraria gli allevamenti
intensivi in batteria.
Anche in questo caso, nonostante le indicazioni pi restrittive della normativa fiscale, la
giurisprudenza si orientata verso uninterpretazione estensiva sostenendo che, in assenza di una
esplicita previsione normativa, non ci sono elementi per sostenere una necessaria relazione fra
allevamento e coltivazione del fondo. Sono invece esclusi dalla nozione di allevamento agricolo
gli animali domestici, gli insetti, i lombrichi, i cavalli da corsa e altri animali non direttamente
riconducibili allalimentazione umana o non strumentali allattivit dellimpresa agricola.
33
Infine, deve essere posta particolare attenzione alla nozione di attivit connesse:
lesemplificazione offerta dal legislatore, trasformazione ed alienazione nellambito della
normale tecnica agricola non certo esaustiva ed occorrono quindi criteri generali. La dottrina ne
ha individuati due: unit e subordinazione. Lattivit connessa deve essere svolta dallo stesso
soggetto e deve essere parte integrante dellorganizzazione creata per lo svolgimento dellattivit
principale poich in caso contrario non potrebbe essere considerata prosecuzione dellattivit
agricola ma sarebbe unimpresa separata gestita dal medesimo individuo. Inoltre, lattivit
connessa deve essere subordinata, ovvero strumentale e condizionata, allattivit agricola che
deve costituire il nucleo principale dellimpresa.
In assenza di attivit agricola quella connessa perde di significato poich essa esiste solo come
strumento per una maggiore efficienza della produzione agricola e non ha vita autonoma.
Un esempio pu chiarire meglio i due concetti. Si considerino le seguenti tre attivit connesse ad
una azienda agricola:
a) lapertura di un ristorante nel centro della citt;
b) lapertura sul fondo di un ristorante specializzato in piatti di mare
c) lapertura sul fondo di un ristorante albergo che proponga una cucina basata sui prodotti
dellazienda.
La giurisprudenza concorde nel ritenere che solo nel terzo caso si ha unattivit connessa in
quanto nei primi due manca rispettivamente il requisito dellunit e della subordinazione.
Lart. 2135 al comma 2 fornisce esempi (non esaustivi) di attivit connessa, sottolineando che la
trasformazione e lalienazione dei prodotti viene assorbita nellattivit agricola solo quando
rientrano nellesercizio normale dellagricoltura.
La nozione di normalit richiede una attenta interpretazione a causa della vaghezza del
termine. Per normalit dovrebbe intendersi ci che tipico nellorganizzazione dellimpresa
agricola, in quanto oggettivamente e razionalmente rispondente alle sue finalit consentendo
lintegrazione del reddito derivante dallattivit agricola principale rispetto alla quale lattivit di
trasformazione o alienazione collaterale e dipendente.


3.2 Le principali novit della legge orientamento e modernizzazione del settore agricolo
forestale e della pesca

Il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri, in attuazione della delega contenuta
nella cosiddetta legge di orientamento e modernizzazione del settore agricolo (legge n.57 del
05/03/2001), contiene rilevanti modifiche apportate ad alcuni istituti di carattere civilistico e
novit introdotte per lattivit di acquicoltura e per la propriet coltivatrice.
Considerata la particolare complessit delle norme contenute nel decreto, opportuno analizzare
le principali novit che modificano e ristrutturano le seguenti materie nellintento di far chiarezza
sulle nuove disposizioni di legge:
Nozione di imprenditore agricolo e di attivit agricola principale e connessa
(riformulazione dellart.2135 del Codice Civile);
Coltivazione del fondo;
Attivit di silvicoltura;
Allevamento di animali;
Attivit connesse;
Vendita al dettaglio dei prodotti agricoli;
34
Attivit di pesca e acquacoltura;
Attivit di servizi;
Iscrizione nel registro delle imprese;
Cooperative in agricoltura
Utilizzazione dei beni demaniali e del patrimonio indisponibile;

Lart.2135 del Codice Civile, baricentro di tutto il sistema normativo che disciplinava lattivit
agricola, stato modificato, ridisegnando in tal modo la cornice che realizza il processo di
ammodernamento dellagricoltura italiana.
La nuova formulazione, in luogo della precedente che era piuttosto sintetica, presenta una
definizione di imprenditore pi elaborata e rispondente alle tendenze (anche normative) che in
questi anni si sono succedute per arrivare ad una figura di imprenditore agricolo che meglio
risponde alle attivit che egli svolge. In sostanza, secondo la vecchia formulazione del 2135 si
limitava ad elencare le attivit dellimprenditore agricolo, mentre lattuale formulazione tenta di
ampliare i confini delle attivit previste.
Dallinterpretazione dellart. 2135 risulta evidente che le attivit essenzialmente agricole
risultano essere le seguenti: coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali.

La coltivazione del fondo. Eindubbio che lart.2135 nella sua nuova formulazione, ha recepito,
per definire le attivit essenzialmente agricole, il criterio cosiddetto biologico, nel senso che
ineriscono lagricoltura le attivit volte alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una
fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono
utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
Questo comporta che, con riguardo allattivit di coltivazione del fondo, viene ad essere superata
la precedente nozione che veniva definita come il complesso unico e inscindibile del ciclo dei
lavori svolti dallagricoltore per conseguire i prodotti immediati e diretti della terra; dalla
lavorazione del terreno al raccolto dei prodotti.
Ora, lintroduzione del criterio del cosiddetto ciclo biologico comporta che lattivit
tipicamente agraria della coltivazione del fondo sussiste anche quando si realizza un incremento
necessario, sotto il profilo della qualit e della quantit, dello sviluppo vegetativo delle piante.
Si pu pertanto assumere che limpresa florovivaismo, anche nellipotesi che si avvalga di
sofisticate tecniche e di particolari accorgimenti finalizzati allo sviluppo quali-quantitativo della
pianta, deve ormai qualificarsi come tipica attivit agricola prevista dal nuovo art.2135 del
Codice Civile, che riconosce natura agricola alle iniziative volte alla cura e allo sviluppo di un
ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso di carattere vegetale che utilizzano o
possono utilizzare il fondo.

Attivit di silvicoltura. La silvicoltura rappresentata dalla coltivazione del bosco. Il decreto
legislativo in commento attuativo della legge n.57 del 5.3.2001 equipara ora i termini bosco
foresta e selva.
Le attivit silvicolturali sono considerate fattore di sviluppo delleconomia nazionale, nonch di
miglioramento delle condizioni economiche e sociali delle zone montane. A questo proposito
degno di nota quanto contenuto nellart. 8 del decreto legislativo, secondo il quale le
cooperative e i loro consorzi che forniscono in via principale, anche nellinteresse di terzi, servizi
nel settore silvicolturale, ivi comprese le sistemazioni idraulico-forestali, sono equiparati agli
imprenditori agricoli.
35

Allevamento di animali. La nuova norma civilistico pone fine a una lunga diatriba in sede
dottrinale e giurisprudenziale che, fondata sul significato linguistico del termine bestiame aveva
riconosciuto al solo allevamento degli animali da carne, da lavoro, da latte, e da lana, la qualifica
di impresa agricola.
Con lintroduzione del termine animali anche gli allevamenti avicoli, di conigli, di api e di equini
rientrano nel concetto di impresa agricola, indipendentemente da un rapporto di necessaria
inerenza funzionale alla coltivazione del fondo rustico. La nuova norma risolve, altres un
ulteriore contrasto sul significato da attribuire al termine allevamento: secondo alcune
interpretazioni, infatti, per dar luogo ad allevamento occorre che laccrescimento consistente nei
parti sopravvenuti non possa essere separato da quello determinato dal maggiore valore
intrinseco del bestiame al termine del contratto. Secondo altri, invece, la riproduzione dei capi
non essenziale ai fini dellindividuazione dellattivit di allevamento. A risolvere ogni dubbio
ce la nuova formulazione dellart. 2135 del cod. civ., che considera agricola lattivit di
allevamento di animali volta alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase
necessaria del ciclo stesso di carattere animale. In breve: lingrasso degli animali che costituisce
indubbiamente una fase necessaria del ciclo biologico di sviluppo, da ricondursi quindi alla
tipica attivit agricola.

Le attivit connesse. Prima della modifica dellart.2135, si distingueva fra attivit connesse
tipiche cio quelle che il legislatore fiscale ha chiaramente indicato nellart. 29 del Tuir - dpr
22/12/1986, n.917 al comma 2 lettera c le attivit dirette alla manipolazione trasformazione e le
attivit connesse atipiche ovvero quelle non nominate che dovevano tuttavia essere collegate o
comunque complementari sul piano funzionale ed economico a quelle considerate agrarie di per
s, e cio e cio alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura e allallevamento del bestiame.
Tale schema viene sostanzialmente ripetuto nella nuova formulazione dellart 2135 non
mancando tuttavia di far rilevare che sono state introdotte delle sostanziali novit.
Di seguito cerchiamo di illustrare come le norme sono cambiate con riferimento alle attivit
connesse, tema questo che ha dato in passato motivo per difformi interpretazioni e notevole
contenzioso.
Per le attivit connesse tipiche (vendita e trasformazione del prodotto agricolo realizzato sul
fondo), viene abolito il criterio della normalit che era legato allevolversi del ciclo produttivo e
non poteva pertanto assumere un significato univoco, ma era legato allevolversi del processo
produttivo agricolo. Oggi, con la nuova legge di orientamento limpresa agricola proiettata
verso il mercato. Accogliendo questa visione dinamica, sono da ritenersi connesse le attivit
dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione
della produzione agricola come naturale sbocco dell attivit agricola. Per quanto riguarda le
attivit appena menzionate la connessione si verifica con il concorso di questi due requisiti:
1. di natura soggettiva, ovvero tali attivit devono essere esercitata dallo stesso
imprenditore agricolo essendo richiesta lidentit soggettiva fra chi compie una delle tre
attivit essenziali (coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali), e
lattivit connessa.
2. di natura oggettiva, tali attivit devono avere ad oggetto prodotti ottenuti
prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dallallevamento di animali.
Se lagricoltore trasmoda questa attivit perde il carattere della agrariet per assumere natura
commerciale anche se sussiste un collegamento funzionale ed economico tra le due attivit.
36
Altra importante novit scaturisce dal fatto che, nella nuova formulazione dellart. 2135 per
qualificare una attivit connessa non vengono rilevati i capitali investiti le attrezzature ovvero gli
impianti utilizzati che possono, sotto il profilo economico, essere preponderanti e superiori alle
strutture ed organizzazioni produttive impiegate per lesercizio della attivit agricola principale.
Importante solo che con il processo produttivo si utilizzi, come materia prima in modo
prevalente, il prodotto ricavato dallazienda agricola. Qui utile analizzare il concetto di
prevalenza. Questo consente allimprenditore agricolo il ricorso al mercato per acquistare
prodotti da destinare alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e
valorizzazione semprech non siano prevalenti rispetto a quelli ottenuti dallimprenditore
attraverso la coltivazione del fondo o del bosco e lallevamento di animali e integrino il prodotto
originario al fine di realizzare un miglior prodotto finale. Siccome tra le attivit connesse trova
un giusto riconoscimento anche la commercializzazione, risulta naturale considerare il caso di un
produttore di fiori che pu acquistare da terzi fino al 49% del prodotto necessario e poi
ricollocarlo sul mercato unitamente al proprio mantenendo la qualifica di imprenditore agricolo
anche se ci non modificher lassoggettamento fiscale che in ogni caso rimarr diverso a
seconda che il prodotto derivi dallattivit di produzione o provenga dallesterno.
Per quanto si riferisce alle cooperative agricole e ai loro consorzi il requisito dellidentit
soggettiva fra una delle tre attivit essenziali e le attivit connesse viene normalmente derogato
in quanto lart.2135 nellattuale formulazione, prevede che le cooperative di imprenditori
agricoli e consorzi, quando utilizzano per lo svolgimento delle attivit essenzialmente agricole
prevalentemente i prodotti dei soci, sono da considerarsi imprenditori agricoli a ogni effetto.
Come risulta gi evidente dallanalisi fatta fino ad ora si tratta di interventi finalizzati a tenere
conto delle profonde trasformazioni registratesi nellagricoltura italiana soprattutto per la
costante apertura dei mercati. Per questo motivo necessario favorire la riduzione dei costi di
produzione nel settore, e per potenziare i collegamenti con settori limitrofi.
Vanno inoltre considerate quelle che potrebbero essere le conseguenze di una interpretazione
estensiva del criterio di prevalenza. Infatti ci potrebbe consentire alle piccole imprese agricole
di trasformarsi in imprese agricole, ed a molte imprese agricole di dilatare la propria attivit
perdendo il carattere di agrariet. Un effetto collaterale di ci sarebbe, tra laltro, il differente
regime fiscale e contributivo applicabile a medesime attivit con palesi ripercussioni sul piano
della concorrenza.

Vendita al dettaglio dei prodotti agricoli (art. 4): nel decreto legislativo sono state riscritte,
ordinate e semplificate le norme che disciplinano la vendita diretta dei prodotti agricoli da parte
dei produttori. Il decreto in esame introduce una nuova disciplina che di fatto tacitamente
cancella quella precedente prevedendo un regime di vendita al consumatore finale sul fondo del
tutto agevolativi rispetto al passato. Infatti lautorizzazione rilasciata dal sindaco per lesercizio
di tali attivit, viene sostituita da una semplice comunicazione al comune del luogo ove ha sede
lazienda in caso di vendita diretta dei prodotti agricoli in forma itinerante o al comune del luogo
in cui si intende esercitare la vendita in caso di vendita al dettaglio su aree pubbliche o in locali
aperti al pubblico.
E stabilito che gli imprenditori agricoli iscritti nel registro delle imprese, possono vendere
direttamente al dettaglio, in tutto il territorio dello Stato, i prodotti provenienti in misura
prevalente dalle rispettive aziende o dalle aziende dei soci (devono provenire almeno il 50%
dallazienda agricola fatto salvo ovviamente il rispetto delle disposizioni in materia di igiene e
sanit. Oltre alle due disposizioni richiamate se ne determinano altre che, nel caso in cui lattivit
37
di vendita diretta di prodotti non propri assuma importanza in termini economici, possono far
scattare i meccanismi che regolano il commercio.
Il comma 8 stabilisce che qualora lammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti
non provenienti dalle rispettive aziende o dalle aziende dei soci nellanno solare precedente sia
superiore a lire 80 milioni per gli imprenditori individuali ovvero a lire 2 miliardi per le societ,
si applicano le disposizioni contenute nella legge del commercio.
Le disposizioni fiscali, sia in materia di IVA che di imposizione diretta, pur prevedendo il
concetto di prevalenza, lo limitano ai beni e ai servizi che occorrono per conseguire un
miglioramento dei prodotti agricoli, mentre assoggettano sempre ai regimi ordinari o
commerciali quando si in presenza di beni nuovi acquistati per la rivendita.

Attivit di acquacoltura
Lacquacoltura viene considerata alla stregua dellattivit agricola, visto che in molti paesi
europei i prodotti della pesca in genere sono compresi fra quelli alla cui tutela sono preposti gli
organismi del settore dellagricoltura e dellallevamento del bestiame.
Ormai lacquacoltura considerata come una attivit agricola che apre nuove opportunit per i
soggetti imprenditoriali del settore della pesca e dellacquacoltura.
La legge orientamento inoltre equipara limprenditore ittico e quello agricolo ai fini fiscali e
previdenziali.
Il nuovo art. 2135, inoltre stabilisce che sono definite attivit connesse a quelle della pesca: la
prima lavorazione, la conservazione, la trasformazione, la distribuzione e commercializzazione
la valorizzazione dei prodotti ittici, il pescaturismo e littiturismo.
Con la nuova legge limprenditore ittico pu usufruire degli stessi vantaggi dellimprenditore
agricolo tanto da poter dire con un neologismo che nata la figura del pescagricoltore. Il testo
approvato fa diventare anche il settore ittico un settore multifunzionale, regolamentandone tutte
le attivit; dalla cattura alla lavorazione del pesce, dalla commercializzazione alla promozione di
opportunit occupazionali; stato un provvedimento molto atteso, che inquadra e ridisegna i
confini di pesca e acquacoltura e lidentit professionale del pescagricoltore.

Attivit di servizio
Prima dellapprovazione si sosteneva che le attivit di servizio in agricoltura avrebbero potuto
essere qualificate tra le attivit ausiliarie come si verifica per le imprese ausiliare del commercio.
In commento alla legge scritto quanto segue: attivit dirette alla fornitura di beni o servizi
mediante lutilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dellazienda normalmente impiegate
nellattivit agricola esercitata. Quindi i requisiti per riconoscere una attivit di servizio sono:
identit soggettiva fra limprenditore che esercita lattivit agricola principale e quello
che esercita le attivit connesse.
ausiliarit di tale attivit non solo sul piano economico ma anche funzionale nel senso che
limprenditore utilizza i mezzi e i capitali propri impiegati nellazienda.
Non deve acquisire i connotati dellimpresa al punto da diventare sul piano economico lattivit
principale o prevalente nella polifunzionalit dei beni aziendali. Un esempio la figura del
contoterzista; se presta solamente servizi e utilizza una modesta superficie di terreno non pu
considerarsi imprenditore agricolo.



38
Iscrizione nel registro delle imprese
Le nuove disposizioni modificano la precedente norma prevista dalla legge n.50 del 1993 sulla
efficacia delle iscrizioni presso il registro delle imprese degli imprenditori agricoli prevedendo
che la stessa iscrizione oltre alle funzioni di certificazione anagrafica svolga anche quella
specifica di cui allart.2193 cod.civ. Ora liscrizione nelle apposite sezioni del Registro delle
Imprese ha la medesima efficacia (dichiarativa) prevista per legge relativamente alla iscrizione
delle imprese commerciali nelle sezioni ordinarie.

Le cooperative in agricoltura
Una importante novit che leggiamo nellultimo comma dellart.1 la classificazione delle
cooperative tra gli imprenditori agricoli. Gli organismi associativi sono considerati agricoli solo
se utilizzano in modo prevalente i prodotti conferiti dai soci. Si tratta di tutte le cooperative che
operano nel settore agricolo, sia che esercitano a monte (cooperative di servizi), sia che
esercitano a valle (cooperative di trasformazione).

Contratti di affitto agrari
Il contenuto di tale articolo contiene una integrazione alla legge 203/82 e non comporta quindi
una variazione o sostituzione di una parte di essa. Larticolo fissa una procedura precontrattuale
dellaffitto:
il locatore in prossimit della scadenza del contratto nel caso intenda riaffittare il proprio
fondo tenuto a comunicare allaffittuario uscente le offerte ricevute;
laffittuario nel caso accetti le condizioni presenti in esse, comunica la propria intenzione
al locatore ed acquisisce il diritto a stipulare un nuovo contratto in conformit ad esse in
quanto titolare di una preferenza legale.
In caso di elusione dalle comunicazioni allaffittuario uscente, questi conserva il diritto di
prelazione entro il termine di un anno dalla scadenza del contratto non rinnovato.
Tale diritto volto alla conservazione dellunit aziendale, allammodernamento strutturale
dellimpresa, ed allottimizzazione del suo dimensionamento.

Utilizzazione dei beni demaniali e del patrimonio indisponibile
Viene confermata lapplicazione della normativa in materia di affitto di fondi rustici anche ai
contratti di affitto o di concessione amministrativa aventi ad oggetto il godimento di terreni
demaniali o del patrimonio indisponibile appartenenti a enti pubblici, territoriali e non territoriali.
Il decreto legislativo in commento estende la normativa dettata per gli affitti anche ai rapporti
fondati su concessione amministrativa. Sembrerebbe dunque che a seguito di tale equiparazione,
ad esempio, anche i canoni dovuti, nel caso in cui il rapporto sia regolato da tale provvedimento,
dovranno essere adeguati allequo canone come determinato dalla legge 203/82.


3.3 Valorizzazione del territorio e distrettualizzazioni.
Con lemanazione dei decreti legislativi di orientamento e modernizzazione n.226 (pesca e
acquicoltura), n.227 (settore forestale) e 228 (agricoltura) - in applicazione della legge 57/2001 -
si determina una notevole evoluzione della normativa per lagricoltura e la pesca.
Oltre ai brevi cenni riportati nei paragrafi precedenti, si ritiene importante soffermarsi sul
contenuto innovativo relativo alla riscoperta del radicamento territoriale dellagricoltura. Si far
in particolare riferimento alla possibilit introdotta a favore delle Regioni, di riconoscere
39
distretti rurali e distretti agro-alimentari di qualit, nonch di promuovere il riconoscimento
di quelli ittici.
In sostanza, si trattato di capire che entravano sempre pi in crisi, almeno in Europa, le
commodities, cio le produzioni scarsamente differenziabili, in cui maggiormente si sono
incorporate tutte forme di omologazione fordista/produttivista e che, viceversa, trovavano
sempre pi respiro le specialities, ossia i prodotti di qualit, altamente differenziabili intensivi di
saperi locali/contestuali. A questo si aggiunge il fenomeno grazie al quale si sono create le
condizioni perch le componenti del mondo agricolo rurale mercificassero i propri saperi in
una serie di nuovi circuiti di servizi alla persone ad alto contenuto posizionale. Circuiti
sintetizzabili con letichetta dellospitalit rurale, ma ricomprendenti tanti aspetti: alloggio,
ristorazione, recupero dei cosiddetti giacimenti gastronomici, fruizione di paesaggi,
scoperta/riscoperta di patrimoni storici di varia natura dispersi nelle campagne o raccolti in
borghi minori e via dicendo. Inoltre apparso sempre pi evidente come labbandono
dellattivit agricola in aree altimetricamente disagevoli avesse compromesso la produzione di
esternalit decisive per la costruzione/ricostruzione dellambiente inteso in senso fisico. Da qui
la necessit di regolamentazione delle realt esistenti e di incoraggiare la formazione di attivit in
tal senso. Alla luce di queste brevi considerazioni vediamo ora con una sintetica ricognizione le
innovazioni apportate dalla legge delega e del successivo decreto n.228, circoscritte alle parti
che evidenziano lispirazione territoriale.
Lart 7 della legge delega mette bene in chiaro la prospettiva che la nuova disciplina dovr:
a) promuovere, anche attraverso il metodo della concertazione, il sostegno e lo sviluppo
economico e sociale dellagricoltura, dellacquacoltura, della pesca e dei sistemi agro-
alimentari secondo le vocazioni produttive del territorio individuando i presupposti per
listituzione di distretti agro-alimentari, rurali ed ittici di qualit;
b) favorire lo sviluppo dellambiente rurale e delle risorse marine, privilegiando le
iniziative dellimprenditoria locale, anche con il sostegno della multifunzionalit
dellazienda agricola, di acquicoltura e di pesca, comprese quelle relative alla gestione
ed alla tutela ambientale e paesaggistica, anche allo scopo di creare fonti alternative di
reddito e valorizzare le peculiarit dei prodotti e il rapporto fra prodotti e territorio,
assicurare una adeguata informazione al consumatore e tutelare le tradizioni alimentari
e la presenza nei mercati internazionali con particolare riferimento alle produzioni
tipiche, biologiche e di qualit; favorire la cura e la manutenzione dellambiente rurale,
anche attraverso la valorizzazione della piccola agricoltura per autoconsumo o per
attivit di agriturismo e di turismo rurale.
Nel successivo art. 8, fra i principi e criteri direttivi demandati al Governo per lesercizio della
delega, leggiamo alla lettera o: sviluppo delle potenzialit produttive attraverso la
valorizzazione delle peculiarit dei prodotti tipici, anche con il sostegno dei distretti agro-
alimentari, dei distretti rurali ed ittici.
Il richiamo alla multifunzionalit pesa non meno di quello al riconoscimento delle forme
organizzative distrettuali, perch ricomprende unamplissima gamma di supporti che insieme con
la convenzionale offerta di prodotti agricoli in grado di assicurare la difesa del territorio, la
conservazione di valori e tradizioni legati al mondo rurale, contrastando ad esempio i fenomeni
di desertificazione e garantendo la tutela paesaggistica, linsieme di queste attivit consente di
innestare sullattivit agricola propriamente detta altre attivit collaterali.
Il decreto legislativo introduce, inoltre, tre disposizioni importanti che in parte precisano ed
ampliano la definizione delle attivit agrituristiche come disciplinata dalla legge n.730/85 e
40
tendenti ad accentuare la valorizzazione del territorio e la fruibilit delle risorse naturali,
paesaggistiche e culturali da parte dei cittadini tutti e, in particolare delle giovani generazioni e
dei portatori di handicap.
Infatti, il primo comma dellart.3, riconduce allesercizio di attivit agrituristiche ancorch svolte
allesterno dellazienda, lorganizzazione di attivit ricreative, culturali e didattiche, di pratica
sportiva, escursionistiche e di ippoturismo, finalizzate ad una migliore fruizione e conoscenza del
territorio.
Importante lesplicito richiamo anche a quelle attivit che hanno quale scopo la degustazione di
prodotti aziendali. Viene inoltre precisato che il concetto di stagionalit dellospitalit
agrituristica, non riferito al periodo temporale dellanno in cui lattivit viene svolta, ma alla
durata del soggiorno dei singoli ospiti.
Lart. 13 che regolamenta i distretti accentuando la portata multifunzionale della nuova
concezione di agricoltura; sono definiti distretti i sistemi produttivi locali caratterizzati da
unidentit storica e territoriale omogenea derivante dallintegrazione tra attivit agricole ed altre
attivit locali, nonch dalla produzione di beni o servizi di particolare specificit, coerenti con le
tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali. Questa nozione fa pensare che possano essere
definiti distretti anche le aree a forte specializzazione agricola indipendentemente dalla presenza
di un forte legame con altre attivit locali. Uninterpretazione riduttiva che, al contrario,
concepisse il distretto solo come sistema agro-alimentare escluderebbe aree ad altissima
vocazione produttiva e specializzate in produzioni agricole di alta qualit pur senza la presenza
di imprese di trasformazione. Il testo comunque rinvia a disposizioni regionali per
lindividuazione dei distretti.
In sostanza lidea che per rurale si debba intendere un sistema locale a elevata differenziazione
intersettoriale e forte base agricola.
Circa i distretti agro-alimentari, lart. 13 al punto 2 stabilisce che si definiscono distretti agro-
alimentari di qualit i sistemi produttivi locali anche a carattere interregionale, caratterizzati da
significativa presenza economica e da interrelazione e interdipendenza produttiva delle imprese
agricole e agro-alimentari, nonch da una o pi produzioni certificate e tutelate ai sensi della
vigente normativa comunitaria o nazionale, oppure da produzioni tradizionali o tipiche.
In questo caso, a differenza di quanto visto per i distretti rurali, assente il piano della comunit
umana, che, come ben sappiamo nella concettualizzazione distrettuale altrettanto importante
dellapparato produttivo.
Il riconoscimento distrettuale si deve qui incentrare su una certa produzione tutelata/certificata, o
tradizionale, o tipica.
Le tre tipologie comprendono in effetti una gamma molto vasta di casi: si va dalla piccolissima
produzione di nicchia, che in un certo territorio potrebbe interessare anche pochissime unit
aziendali, a produzioni ampiamente diffuse sul piano geografico (es parmigiano reggiano) e
caratterizzate da unorganizzazione a spiccata complessit e sofisticazione industriali
comprendente imprese agricole e manifatturiere. In tal modo la definizione dettata da un
prodotto implica un riscontro incerto col territorio per cui potremmo vedere riconosciuti distretti
agro-alimentari di qualit estesi su un certo numero di sistemi locali e altri concentrati in
piccolissime aree costitutive soltanto di parti di singoli sistemi locali.
41
CAPITOLO 4
Le Tipologie delle Aziende Agricole Italiane tra Professionalit e Accessoriet
(A. Marinelli, M. Sabbatini, E. Turri)



4.1 Introduzione
Lo sviluppo socio-economico dell'azienda agraria ha messo in evidenza capacit di adattamento
e di flessibilit nell'impiego del lavoro del tutto analoghe, se non superiori, a quelle dell'impresa
a conduzione familiare di altri settori produttivi. Il dinamismo manifestato, almeno nell'ultimo
decennio, certamente connesso non solo alla nota adattabilit nell'impiego del lavoro ma,
soprattutto, alla multifunzionalit dell'azienda in grado di fornire una gamma di beni e servizi
che vanno dalle produzioni tradizionali, alle quali negli ultimi anni si sono affiancati agriturismo
e contoterzismo, a quelle ambientali connesse alla qualit dei prodotti e anche della vita, se si
considera il rinnovato interesse nei confronti del territorio rurale. A riprova si pu citare non solo
la ripresa del mercato immobiliare nelle zone rurali e periurbane spinta da una crescente
domanda di rustici dove il movente ricreativo legato anche alla possibilit di praticare, a
livello hobbistico, alcune attivit produttive, ma la stessa impostazione data allo sviluppo rurale
dalla seconda met degli anni novanta ad oggi e confermata dagli obiettivi delle politiche
comunitarie delineati da Agenda 2000.

Dalla produzione alla ricreazione quindi, la gamma dei beni e servizi prodotti si notevolmente
ampliata e con essa evidentemente il fatturato aziendale che per, data la sua composizione,
andrebbe attribuito a diversi settori; agricolo, turistico, ambientale, perfino sanitario. del tutto
evidente che, nell'ottimizzazione della produzione della molteplicit dei beni e servizi
sommariamente enunciati, il conduttore adotti strategie aziendali profondamente
differenziate che implicano concetti e funzioni dell'azienda agraria molto diversi.

Dovendo tralasciare la cospicua fetta di valore delle attivit paragricole - la cui inclusione
porterebbe inevitabilmente lontano rispetto agli obiettivi del presente lavoro - per limitarci a
quella tradizionale dell'azienda agraria cos come definita dall'ISTAT, possiamo certamente
affermare che le trasformazioni indotte sia da dinamiche interne, connesse alle dotazioni di
risorse umane e materiali, che dai cambiamenti intervenuti nel contesto territoriale nel quale
l'azienda opera, sono state, nell'ultimo decennio, di straordinaria intensit e portata.

Nell'ambito aziendale, innovazioni di processo e di prodotto, incrementi di produttivit,
trasformazioni fondiarie hanno notevolmente modificato i rapporti quantitativi e qualitativi
interni, e con essi il concetto stesso di azienda e di struttura produttiva. Nel contempo anche il
contesto territoriale nel quale opera l'azienda ha subito trasformazioni che hanno mutato
notevolmente il quadro di riferimento operativo dell'azienda: le diverse dinamiche dello sviluppo
locale, del mercato del lavoro, il consolidarsi di processi integrativi tra agricoltura, industria e
distribuzione, l'affermarsi di nuovi stili e modelli di vita nelle aree rurali - aspetti che
rappresentano ulteriori fattori di differenziazione produttiva e strategica (destrutturazione,
contoterzismo, pluriattivit, ecc.).

L'impatto delle dinamiche interne ed esterne, amplificato dalle politiche agrarie regionali,

Tratto dalla Rivista di economia agraria, n. 3, 1998.


42
nazionali e comunitarie, ha accentuato, quindi, le differenziazioni aziendali, con effetti distorsivi
tra le diverse realt produttive e creando spesso nuovi tipi di impresa.

L'analisi delle strutture aziendali, con riferimento sia agli aspetti teorico-interpretativi che a
quelli empirici della descrizione e valutazione dei fenomeni aziendali, e della loro evoluzione,
uno dei temi pi dibattuti nella letteratura economico-agraria e nei quali pi affondano le radici
della tradizione scientifica italiana. Il tema stato ripetutamente affrontato nei convegni della
Societ italiana di economia agraria (SIDEA, 1965; 1979; 1987; 1993) e dibattuto in numerosi
seminari e incontri di studio; non nelle intenzioni degli Autori proporre in questa sede una
rassegna sull'evoluzione degli approcci teorici all'analisi dell'economia dell'azienda agraria
quanto evidenziarne, attraverso uno studio empirico, le differenziazioni cos come emergono dai
dati individuali del Censimento del 1990, nell'intento di fornire, nell'imminenza del prossimo, un
contributo conoscitivo alla predisposizione degli strumenti necessari ad una migliore
individuazione della complessa realt che forma il sistema delle imprese agricole nazionali.
Sarebbe tuttavia auspicabile una riflessione teorica e metodologica sulle possibili evoluzioni di
questo strano animale sollecitato da un numero crescente di soggetti interessati alle sue
molteplici funzioni in un contesto che non pi lo zoo di casa ma la foresta immensa e densa
di pericoli, che si apre con la liberalizzazione crescente degli scambi in una economia
globalizzata.

Negli anni sessanta e settanta gli studi sull'azienda agraria, largamente influenzati dai dominanti
paradigmi neoclassici, tendono ad una eccessiva semplificazione delle categorie analitico-
concettuali, attraverso le quali spiegare le strategie imprenditoriali, con la conseguenza di un
appiattimento nella comprensione e valutazione dei risultati economici alla dicotomia efficienza-
inefficienza in base al collegamento-isolamento dal mercato (De Benedictis e Cosentino, 1976;
Gorgoni, 1977).

Negli anni ottanta l'approccio neoistituzionalista recupera, alla luce di nuove categorie e
fenomeni economici (costi transazionali, mercati imperfetti, ruolo delle istituzioni e dell'azione
pubblica) il polimorfismo strutturale e produttivo dell'azienda agraria fornendo nuove categorie
analitico-concettuali che consentono una migliore comprensione dell'agire dell'imprenditore
agricolo concreto (Romagnoli, 1993; Corsi, 1993). Nella performance socioeconomica della
conduzione familiare, vista non solo come entit produttiva ma anche come soggetto storico-
culturale (cultural agent) possono risultare ottimizzanti anche comportamenti irrazionali; in
questa ottica l'inefficienza pu trovare adeguate motivazioni nell'ambito dei diversi contesti
istituzionali e socioeconomici locali. I riferimenti territoriali considerati nelle numerose indagini
ed analisi empiriche vanno dall'intera realt nazionale ad ambiti pi delimitati (regionali,
distrettuali, provinciali); dall'universo delle unit produttive, o campioni delle stesse, general-
mente preordinati per tipo di impresa e forma di conduzione, alla singola azienda. Gli obiettivi
conoscitivi di volta in volta perseguiti sono, da un lato l'approfondimento dell'analisi economica
e strutturale delle aziende, dall'altro il miglioramento delle conoscenze delle strategie aziendali
con l'ausilio di modelli teorici comportamentali basati sulla diversit delle funzioni obiettivo
(Casini, Bernetti e Menghini, 1997).

Negli ultimi anni l'interesse verso le indagini sulle strutture aziendali sembra attenuarsi in favore
delle tematiche del mercato e dell'intervento pubblico in agricoltura; oltre al lavoro, un poco
43
datato ma tuttora valido, di Barberis e Siesto (1993), all'indagine campionaria INEA-Arkleton
Trust (De Benedectis, 1995) e al contributo di Fabiani e Scarano (1995), non risulta siano state
effettuate altre analisi, su base empirica, aventi carattere di generalit e valenza olistica.

Nell'ambito di questo filone di ricerca, un significativo spazio dedicato all'analisi tipologica
delle strutture delle aziende agrarie secondo schemi concettuali e operativi, pi o meno
innovativi, che consentono di descrivere e interpretare la realt con maggiore rigore scientifico,
significato euristico e anche finalit pratiche nell'individuazione e definizione di indirizzi di
politica agraria; una bibliografia sull'analisi tipologica delle strutture aziendali, considerata anche
nei suoi aspetti teorici e generali, riportata in precedenti contributi (Sabbatini e Turri, 1992a;
1995) e aggiornata nei richiami di letteratura a fine testo.

In questo contesto analitico si colloca l'analisi tipologica delle aziende agrarie elaborata in questa
ricerca che fa riferimento all'universo della popolazione indagata - e non gi a campioni di unit
produttive con inevitabili problemi di significativit rispetto all'universo nazionale - e, in quanto
predisposta sulle informazioni desunte dall'intero Questionario d'azienda del Censimento
dell'agricoltura ISTAT del 1990 - e quindi non limitata a specifiche e circoscritte caratteristiche
strutturali - presenta elementi di notevole complessit e difficolt, sia di ordine metodologico che
operativo.

Con il presente lavoro si intende approfondire le conoscenze specifiche delle condizioni nelle
quali si realizza la produzione e la vendita, mediante l'individuazione e definizione delle diverse
realt socioeconomiche e strutturali delle imprese e dei mercati, valutate in base ai principali
parametri forniti delle fonti statistiche censuarie; ci consente di stabilire la consistenza numerica
dei diversi tipi di impresa e le loro esigenze di politica agraria fornendo la base per ulteriori
sviluppi analitici verso la formulazione di nuovi modelli comportamentali per la comprensione
delle strategie aziendali e dei sentieri di sviluppo delle diverse realt produttive. In tal modo le
tipologie aziendali possono essere utilizzate per individuare realt pi omogenee, che permettano
modellizzazioni e simulazioni pi accurate ed innovative nelle descrizioni delle strategie
aziendali. L'approccio consentirebbe di valutare, in termini anche dinamici, gli effetti del
consolidarsi delle politiche agricole, ambientali e sociali sulle diverse realt produttive e fornire,
attraverso la simulazione, utili indicazioni sulle politiche pi idonee nel sostenere uno sviluppo
differenziato.

La soluzione adottata sotto il profilo quantitativo, cio quella di prendere in considerazione su
scala nazionale, la totalit delle aziende censite, apparsa la pi esaustiva, anche se si reso
necessario scomporre l'universo per macro-ripartizioni e zona altimetrica in funzione sia
dell'elevata numerosit delle unit produttive, sia per comprensibili ragioni di ordine economico
agrario, sociale e ambientale che sono esposte nella nota metodologica in Appendice.

Gli universi analizzati riguardano le aziende provviste di SAU a conduzione diretta del
coltivatore (2.849.935 unit) e le aziende a conduzione con salariati e/o compartecipanti (96.134
unit), entrambi oggetto di specifica trattazione. Rispetto all'universo della rilevazione censuaria
1990 restano quindi escluse le aziende senza SAU condotte sia da persona fisica (43.210 unit)
che da persona giuridica (4.553 unit), le aziende con SAU gestite da persona giuridica (17.333)
e le altre forme di conduzione (12.179) per un totale di 77.274 unita.
44

Le motivazioni di tale scelta, e della opportunit di considerare separatamente i due pi
importanti sottoinsiemi aziendali della realt agricola italiana, sono egualmente illustrati nella
metodologia della ricerca. Nell'uno come nell'altro caso-studio, gli strumenti di elaborazione
statistica sono l'analisi delle corrispondenze multiple e la cluster analysis, ritenute in grado di
fornire - anche in base a precedenti e consolidate esperienze (Sabbatini e Turri, 1992b; 1996) - le
migliori risposte in tema di identificazione e interpretazione del polimorfismo strutturale e
socioeconomico delle aziende agrarie.

Oltre all'individuazione di una tipologia generale delle aziende italiane, il risultato di maggiore
interesse derivante dalla presa in esame degli interi universi aziendali - definiti ex ante come
conduzione diretta del coltivatore e conduzione a salariati/o compartecipanti - consiste nell'avere
fornito una risposta, quanto pi esatta ed accurata, agli aspetti dimensionali dei diversi gruppi a
livello nazionale (consistenza in termini numerici, di reddito, di superficie, di lavoro, ecc.) e
articolata territorialmente. Un ulteriore pregio dell'utilizzazione dell'intero universo consiste nel
poter attribuire, ad ogni azienda censita, un'identit tipologica utile nel verificare e segmentare il
campo di osservazione del Censimento ISTAT del 2000.
45
4.2 Tipologie strutturali e socio-economiche

4.2.1 I fattori di differenziazione delle aziende
Il primo prodotto di ricerca realizzato con l'applicazione di procedimenti multivariati costituito
dalla individuazione dei principali fattori di differenziazione delle aziende. In merito va
segnalata la sostanziale convergenza dei due universi aziendali, considerati separatamente,
rispetto ai set di variabili (e relative modalit) che nel loro insieme individuano e definiscono i
fattori di differenziazione delle aziende. Questo significa che gli elementi di polimorfismo
strutturale e socioeconomico delle imprese agricole sono molto simili, anche nella loro
articolazione territoriale, rispetto alla forma di conduzione, nonostante alcune specifiche
caratterizzazioni che verranno opportunamente evidenziate ma che in ogni caso non giustificano
il perdurare di distinte categorie concettuali. A dimostrazione di quanto affermato la lettura dei
fattori verr presentata distintamente iniziando dalla conduzione diretta.

4.2.1.1 Aziende a conduzione diretta
Per le aziende diretto-coltivatrici il primo fattore di variabilit evidenzia la professionalit
dell'occupazione agricola della famiglia coltivatrice legata alla struttura produttiva dell'azienda.
Il fattore sintetizza, in modo molto evidente, la professionalit/accessoriet dell'attivit agricola,
sia del conduttore che della famiglia, in funzione della disponibilit di capitali fissi e della scala
produttiva; da un lato del fattore si collocano le aziende professionali di medio-grandi dimen-
sioni fisiche ed economiche, con ricorso all'affitto integrativo di terreni, meccanizzate e con
ordinamenti produttivi intensivi, spesso irrigui; sul versante della accessoriet le unit
aziendali aventi caratteristiche opposte.

Il secondo asse fattoriale esprime l'intensit dell'impiego di lavoro familiare in rapporto alle
caratteristiche socioeconomiche della famiglia specificando la relazione tra professionalit
dell'occupazione agricola e impegno di lavoro in azienda. La condizione di professionalit
dell'occupazione familiare risulta essere legata all'alto impiego lavorativo, con un relativamente
modesto contributo della componente femminile, e all'esclusivo impegno in azienda del
conduttore e della famiglia coltivatrice; sul versante opposto figurano aziende caratterizzate da
scarso apporto di lavoro in azienda del conduttore, generalmente bi-occupato, e dell'intera
famiglia, talvolta anche numerosa e pluriattiva. Sono anche evidenziati elementi di
femminizzazione del lavoro aziendale collegati non tanto all'et o al ciclo di vita della famiglia
quanto piuttosto alle esigenze di lavoro interne all'azienda, in funzione dell'impegno extragricolo
della componente maschile; la donna sembra quindi esercitare una funzione di compensazione
particolarmente necessaria al mantenimento del carattere mercantile dell'attivit produttiva
agricola.

Il terzo fattore evidenzia la pluriattivit/esclusivit dell'occupazione agricola in funzione della
struttura demografica della famiglia. Risultano essere prevalentemente bi-occupate le famiglie
con un elevato numero di componenti e in fase giovane del ciclo vitale; nell'ambito delle
famiglie pluriattive il grado di part-time del conduttore spesso elevato. Condizioni opposte
caratterizzano le aziende esclusive. In base alla lettura del terzo asse fattoriale, le scelte
allocative della forza lavoro familiare tra azienda e mercato, sembrano essere soprattutto
46
connesse alla struttura demografica della famiglia e, in subordine, alla disponibilit di risorse
fisiche (capitale fondiario).

Il quarto fattore evidenzia i rapporti dell'azienda con il mercato dei prodotti e del lavoro salariato.
A fronte di imprese coltivatrici che commercializzano la quasi totalit della produzione agricola
e utilizzano manodopera esterna fissa o avventizia, stanno le unit in cui prevalente la funzione
di autoconsumo alimentare familiare (anche allargato) e in cui le necessit lavorative
dell'azienda sono interamente soddisfatte dalla famiglia e, al limite (pianura del Mezzogiorno),
dal solo conduttore. I legami con il mercato dei prodotti sottintendono aziende di adeguate
dimensioni fisiche ed economiche con ordinamenti zootecnici ed ortofloricoli (pianura e collina),
ma anche arboricoli (montagna e collina). L'autoconsumo prevalente nelle aziende piccole, con
ordinamenti tecnico-economici misti, arboricoli o con allevamenti ovini e caprini di modeste
dimensioni.

4.2.1.2 Aziende a conduzione con salariati e/o compartecipanti
Nelle aziende a salariati il primo fattore di variabilit anch'esso legato alla professionalit in
modo del tutto analogo a quello manifestatosi nell'universo delle aziende coltivatrici; nel caso
specifico esso individua anche il core dell'azienda a salariati, propriamente capitalistica. La
professionalit caratterizzata da un maggiore impegno del conduttore (attivo, esclusivo ed
inserito in un contesto di elevato impiego di lavoro), dall'utilizzo di salariati avventizi e fissi e di
almeno un addetto attivo occupato esclusivamente in azienda; come atteso da aziende
professionali, le dimensioni aziendali, il livello di meccanizzazione e i redditi sono tra i pi
elevati. Sul versante opposto si collocano le aziende non professionali o proletarie in quanto
piccolissime, caratterizzate da bassi impieghi di lavoro totale, dall'assenza di meccanizzazione
autonoma, di salariati e di addetti attivi ed esclusivi; l'occupazione aziendale fornita in
prevalenza dal solo conduttore accessorio in quanto anziano.

Il secondo fattore consente di individuare la morfologia dell'occupazione in rapporto
all'ordinamento produttivo e alle dimensioni aziendali; infatti l'assenza, o il contenuto ruolo della
componente lavoro familiare rispetto alla conduzione diretta (nell'azienda capitalistica
dovrebbe comparire soltanto l'imprenditore) modifica leggermente gli attributi dell'asse rispetto
alla conduzione diretta mantenendo tuttavia il significato di intensit nell'impiego di lavoro. Sul
versante positivo dell'asse fattoriale compaiono le aziende con almeno un addetto attivo ed
esclusivo, in genere il conduttore, che risulta anche essere l'unico membro della famiglia
occupato in azienda. Sul versante opposto, la morfologia del lavoro lascia intuire una azienda
condotta dalla coppia anziana o dal coniuge sopravvissuto (nella maggior parte dei casi fem-
mina), coadiuvata da qualche giornata di salariati avventizi impiegati per conseguire obiettivi
prevalentemente legati all'autoconsumo.

I contenuti informativi del terzo e quarto fattore risultano geograficamente trasposti ad indicare il
diverso peso dei fenomeni rappresentati nelle due ripartizioni. Il terzo fattore (quarto per il Sud-
Isole) consente di cogliere le possibilit di occupazioni esterne (pluriattivit) collegate alle
caratteristiche socio-demografiche del conduttore e della sua famiglia, in perfetta
corrispondenza, fatti i debiti distinguo di variabili, con il terzo fattore della conduzione diretta. Il
fattore evidenzia l'impegno extraziendale del conduttore legato all'et, figura professionale, al
rapporto presenza/assenza di familiari non attivi e alla assenza/presenza di salariati avventizi. Da
47
una parte si collocano le aziende il cui conduttore, fornito di alto grado di istruzione, giovane o
maturo (Sud-Isole) occupato anche fuori azienda; il lavoro, per oltre 2/3 erogato dai salariati
avventizi e da contoterzisti, unitamente all'accessoriet del conduttore, che anche l'unico ad
occuparsi dell'azienda, lascia intuire una agricoltura estensiva, destrutturata dove le attivit
produttive - di un certo rilievo date le non trascurabili dimensioni aziendali - sono ritenute
remunerative. Sul versante opposto figurano invece aziende il cui conduttore, esclusivo e senza
titolo di studio, generalmente anziano (Sud-Isole); in questo caso il lavoro, fornito in gran parte
dalle donne, proviene quasi esclusivamente da famiglie mononucleari o dalla coppia di coniugi
anziani.

Il quarto fattore (terzo per il Sud-Isole) infine descrive le altre situazioni nelle quali si ricorre alla
manodopera esterna, oltre a quella propria delle aziende professionali descritta nel primo fattore.
In questo caso l'impiego di lavoro salariato descritto dalla contrapposizione tra la presenza di
un addetto attivo ed esclusivo, che quasi sempre coincide con il conduttore (assenza di lavoro
salariato), e l'assenza di addetto attivo ed esclusivo alla quale generalmente associata una realt
strutturale e produttiva di marginalit (presenza di lavoro salariato). Il fattore esplora l'area della
marginalit inserita nell'universo delle aziende a salariati ma che in realt o non impiegano
manodopera esterna o, se hanno avventizi, perch sono funzionali agli obiettivi di
autoconsumo; in questo caso il lavoro salariato non associato alla professionalit, come avviene
nel primo fattore, ma ad una realt nella quale si ricorre a manodopera avventizia per realizzare
alcune attivit produttive (olivicoltura, viticoltura ecc.) legate prevalentemente all'autoconsumo,
che altrimenti non potrebbero compiersi essendo il conduttore anziano o fortemente pluriattivo.

La descrizione fattoriale si configura uno strumento particolarmente utile non solo nel
determinare i fattori principali che governano le strutture di dati ma anche nell'individuare le
variabili che contribuiscono maggiormente, in ciascun fattore, alla determinazione dei fenomeni
in esame, cosa di estrema importanza per chi volesse sapere ex post la marginalit di alcuni
quesiti inseriti nel Questionario di azienda.

Un ulteriore importante risultato della ricerca dato dalla dimostrata sorprendente stabilit dei
fattori per entrambi gli universi aziendali e per ciascuna delle aree considerate, con alcune lievi
variazioni di dettaglio riferibili ad aspetti gestionali connessi agli ordinamenti produttivi ed a
specifici contesti territoriali. Nonostante la parziale diversit numerica e qualitativa dei set di
variabili delle due indagini
11
, le descrizioni fattoriali consentono di sostenere la
commensurabilit dei due universi di riferimento descrivibili dallo stesso insieme fattoriale.

4.2.2 Le tipologie aziendali
La parte centrale della ricerca costituita dalla catalogazione tipologica delle aziende con SAU
condotte da persona fisica diretto-coltivatrici e a salariati.

I modelli tipologici delle aziende di seguito riportati e distinti per forma di conduzione
rappresentano gli stereotipi di riferimento generali che, a livello territoriale, possono comunque
presentare elementi di struttura e socioeconomici differenziati - come ad esempio l'ordinamento

11
Le variabili attive dell'analisi relativa alla conduzione diretta del coltivatore sono 13 alle quali corrispondono 52 modalit,
mentre quelle illustrative sono 14 con 42 modalit; per la conduzione a salariati le variabili attive sono invece 13 (51 modailt),
quelle illustrative 18 (50 modalit).
48
produttivo - oltrech assumere, in alcuni casi, attributi specifici che portano a differenziare
leggermente alcuni gruppi individuati come omogenei.
Il metodo di analisi stato applicato distintamente a ciascuna delle due ripartizioni geografiche
per poter cogliere con maggior accuratezza, dati gli ambiti territoriali pi ridotti, le peculiarit
socioeconomiche che determinano le due grandi componenti dell'agricoltura nazionale: quella
meridionale e quella settentrionale. Limitatamente alle aziende a conduzione diretta, a tale
distinzione ne stata sovrapposta una seconda che distingue tra aziende di montagna, collina e
pianura portando a sei gli universi selezionati ex ante sui quali stata effettuata la cluster
analysis. Sia per la conduzione diretta che per le aziende a salariati si tentata una lettura
nazionale dei cluster confrontando gli attributi presenti in ciascun gruppo.

Gli aspetti quantitativi dei fenomeni indagati sono evidenziati dal prospetto seguente e dalle
tabelle 1-3 riportate nellallegato al capitolo.

PROSPETTO 1 - Aziende a conduzione diretta del coltivatore e loro distribuzione percentuale per tipologia e
territorio

Tipologie Montagna Collina Pianura Totale
Numero % Numero % Numero % Numero %
Nord-Centro
PSAP 16.355 5,1 41.502 6,8 46.365 11,6 104.222 7,9
% 15,7 39,8 44,5 100,0
PREP 41.445 13,0 85.258 14,0 57.012 14,3 183.715 13,8
% 22,6 46,4 32,0 100,0
PREA 62.612 15,7 62.612 4,7
% 100,0 100,0
SUEA 58.879 18,4 58.879 4,4
% 100,0 100,0
SOPG 69.477 21,8 203.942 33,5 105.108 26,4 378.527 28,5
% 18,4 53,9 27,8 100,0
AUPG 72.894 22,8 178.654 29,3 70.185 17,6 321.733 24,2
% 22,7 55,5 21,8 100,0
AUEA 60.283 18,9 100.056 16,4 57.214 14,4 217.553 16,4
% 27,7 46,0 26,3 100,0
Nord-Centro 319.335 100,0 609.412 100,0 398.496 100,0 1.327.241 100,0

Sud-lsole
PSAP 10.385 3,4 38.284 4,6 26.382 6,9 75.051 4,9
% 13,8 51,0 35,2 1000
PREP 36.812 12,2 85.668 10,2 6.929 1,8 129.409 8,5
% 28,4 66,2 5,4 100,0
PREA 73.103 19,1 73.103 4,8
% 1000 100,0
SUEA 78.795 26,2 179.706 21,4 258.501 17,0
% 30,5 69,5 1000
SOPG 197.876 23,6 118.689 31,0 316.565 20,8
% 62,5 37,5 100,0
AUPG 89.975 29,9 182.134 21,7 86.290 22,5 358.399 23,5
% 25,1 50,8 24,1 100,0
AUEA 85.212 28,3 154.298 18,4 72.070 18,8 311.580 20,5
% 27,3 49,5 23,1 100,0
Sud-Isole 301.179 100,0 837.966 100,0 383.463 100,0 1.522.608 100,0
Italia 620.512 1.447.378 781.959 2.849.849
49


4.2.2.1 Aziende a conduzione diretta del coltivatore
Le tipologie aziendali di seguito descritte sono state individuate, per le due ripartizioni e le zone
altimetriche, in base ai primi cinque fattori. I dendrogrammi suggeriscono, per ciascun ambito
territoriale, una ripartizione in quattro o cinque gruppi, a seconda dei casi; alcuni comuni ai
diversi contesti territoriali, altri specifici. Complessivamente per la conduzione diretta del
coltivatore sono state individuate sette tipologie aziendali, di cui quattro comuni a tutte le
ripartizioni e zone altimetriche (PSAP, PREP, AUPG e AUEA) e tre (PREA, SUEA e SOPC)
presenti soltanto in alcune specifiche realt territoriali.

Aziende produttive, con salariati e professionali (PSAP)
Le aziende appartenenti alla tipologia PSAP hanno spiccate caratteristiche produttive e
mercantili, con occupazione familiare in agricoltura di tipo professionale con ricorso a
manodopera salariata fissa e/o avventizia. Le aziende PSAP sono presenti in tutte le zone
altimetriche e ripartizioni, con una numerosit aziendale generalmente ridotta (6,3%
dell'universo a conduzione diretta), anche se con un peso molto pi elevato in termini di
superficie coltivata e di reddito.

Per dimensione fisica ed economica le aziende possono definirsi grandi (28 ettari SAU e circa 45
UDE per unit produttiva), con punte che possono raggiungere valori anche molto elevati.

La meccanizzazione autonoma, con specifico riferimento alla dotazione di trattori e alla loro
potenza per ettaro SAU, contenuta, ma ci dovuto alla notevole superficie aziendale. Il
ricorso al noleggio macchine non una pratica ricorrente anche se nella pianura centro-
settentrionale sono presenti fenomeni di contoterzismo attivo.

La consistenza di bestiame grosso, compresi i bovini da latte, raggiunge, nelle aziende
specializzate nella zootecnia, livelli molto sostenuti, sia in termini di dimensione degli
allevamenti che di carico ad ettaro SAU.

La famiglia coltivatrice occupata soprattutto in azienda, ove in genere resiede, numerosa e in
una fase del ciclo vitale giovane o matura; di frequente pluriattiva, soprattutto nelle aree di
pianura e in collina, ma con un basso grado di part-time. Il conduttore, giovane e quasi sempre di
sesso maschile, di norma esclusivamente occupato in azienda in forma professionale e il suo
apporto lavorativo discreto (circa un terzo della totale occupazione interna).

Le unit produttive PSAP presentano un elevato impiego di lavoro (in media 678 giornate
all'anno - il pi elevato tra le tipologie individuate) con una contenuta partecipazione della
componente femminile (spesso inferiore al 25% dell'occupazione totale); il grado di attivit non
elevato, soprattutto in montagna in relazione alla differenziazione degli ordinamenti tecnico-
economici, mentre pi contenuti sono gli scarti tra le due ripartizioni.

Il peso sociale della fascia aziendale PSAP soprattutto evidente nelle zone di pianura del Nord-
Centro e del Mezzogiorno, dove anche relativamente maggiore l'utilizzo di manodopera
salariata. Le condizioni del mercato del lavoro locale e le diverse necessit dell'azienda - specie
50
in relazione agli ordinamenti tecnico-economici e ai calendari di lavoro - sono invece all'origine
della dicotomia esistente nell'impiego di salariati fissi tra le due ripartizioni a vantaggio del
Nord-Centro. L'impiego di manodopera salariata avventizia invece pi frequente nel
Mezzogiorno dove raggiunge il suo massimo nella pianura; il valore pi contenuto si verifica
nella collina del Nord-Centro.

Le caratteristiche tecnico-economiche collocano le aziende PSAP al primo posto nella
graduatoria della professionalit rappresentando il segmento pi vitale e stabile della realt
coltivatrice italiana. Le aziende appartenenti a questa tipologia sono molto affini a quelle definite
come professionali nella conduzione con salariati, vuoi per il comune impiego di manodopera
esterna, vuoi soprattutto per le caratteristiche produttive e le dotazioni fattoriali che in quel caso
risultano tuttavia pi consistenti.

Aziende produttive, esclusive e professionali (PREP)
La fisionomia della classe PREP ricalca quella della tipologia precedente, nel senso che riguarda
aziende ugualmente produttive, mercantili e con attivit agricola professionale, ma se ne discosta
non solo per la scala aziendale pi ridotta (mediamente 1/3 circa delle PSAP), ma anche per la
morfologia dell'occupazione che fa esclusivo riferimento alle risorse di lavoro familiari. Anche
questa tipologia presente in tutte le ripartizioni e zone altimetriche, con un peso, in termini di
numerosit aziendale, SAU e reddito pari rispettivamente all'11%, 19,6% e 22,5%) e una
eterogeneit territoriale legata soprattutto agli ordinamenti tecnico-economici.

Le dimensioni fisiche delle aziende possono considerarsi medie, con la sola eccezione della
pianura meridionale il cui valore molto pi elevato (intorno ai 25 ettari SAU); analogamente
media la dimensione economica, con livelli notevolmente pi elevati nella pianura, in funzione
soprattutto alla variabilit degli ordinamenti produttivi. Anche in queste aziende frequente il
ricorso all'affitto integrativo di terreni. La dotazione meccanica medio-bassa con una discreta
domanda di servizi di noleggio.

La mappa degli ordinamenti tecnico-economici meno variegata rispetto alla precedente
tipologia e appare largamente connotata dalla presenza della zootecnia, anche quella bovina da
latte, con allevamenti di piccole dimensioni. Il pluriallevamento, la policoltura e la presenza di
ordinamenti misti, anche irrigui, appaiono comunque dominanti.

La famiglia coltivatrice in genere numerosa, in una fase giovane o matura del ciclo vitale e
spesso risiede in azienda, nell'ambito della quale prevalentemente occupata. La pluriattivit pu
considerarsi occasionale e di norma realizzata nell'ambito dello stesso settore agricolo ma non
dal conduttore che svolge la propria attivit di lavoro in forma professionale ed esclusivamente
in azienda. il grado di attivit generalmente elevato (in media 43 giornate di lavoro ad ettaro
SAU), con la sola eccezione della pianura meridionale dove sono relativamente pi diffusi
ordinamenti produttivi di tipo estensivo. Gli elevati carichi di manodopera per azienda fanno s
che la tipologia PREP sia in tutta la montagna e collina d'Italia al primo posto in termini di
occupazione (giornate di lavoro), ruolo che nella zona di pianura detenuto dalla PSAP.
L'apporto di lavoro femminile generalmente pi sostenuto in montagna e collina, rispetto alla
pianura mantenendosi intorno al 30% circa.

51
I risultati economici sono discreti nella pianura mentre sono modesti nelle zone di montagna;
nella pianura del Nord-Centro il reddito medio per unit di superficie particolarmente alto e
superiore a quello delle stesse aziende PSAP, mentre la produttivit del lavoro si attesta su valori
medi.

La tipologia PREP pu considerarsi espressione tipica della tradizionale impresa coltivatrice la
cui stabilit e vitalit economica non sempre autonomamente garantita per l'eccessivo impiego
di lavoro familiare in rapporto alle risorse aziendali. Accanto a situazioni che possono definirsi
soddisfacenti se ne affiancano infatti altre meno positive (montagna e collina) che necessitano
di un riequilibrio nell'impiego dei fattori produttivi interni e anche una modifica degli attuali
ordinamenti tecnico-economici aziendali e forse un maggiore inserimento della famiglia
coltivatrice nel mercato del lavoro extragricolo. La corrispondente tipologia nel mondo delle
aziende a salariati (PASA) si caratterizza per il maggiore inserimento della famiglia in attivit
esterne con conseguente estensivazione degli ordinamenti e il ricorso a salariati avventizi nei
periodi di punta.

Aziende produttive, esclusive e accessorie (PREA)
La tipologia PREA, circoscritta alle sole zone di pianura dove tuttavia significativamente
presente, costituisce una variante delle due classi in precedenza descritte, nel senso che ne
condivide alcuni aspetti, come la produttivit, mentre se ne differenzia per alcuni caratteri
demografici e socio-strutturali del lavoro. Nonostante l'azienda sia fisicamente piccola (in media
4 ettari SAU), sotto il profilo economico e, al contrario, caratterizzata da una buona capacit
produttiva, legata alla presenza di ordinamenti colturali particolarmente intensivi.

Il livello di meccanizzazione autonoma discreto, con scarso ricorso al contoterzismo. Gli
ordinamenti tecnico-economici, specializzati o misti, privilegiano le coltivazioni erbacee, i
seminativi e l'ortofrutticoltura, generalmente realizzati con il sussidio dell'irrigazione.

La famiglia coltivatrice risiede in azienda, conta un numero medio-alto di componenti ed in
una fase anziana del ciclo vitale nel Nord-Centro e matura, o giovane, nel Sud-Isole, dove pi
diffusa la bi-occupazione; laddove invece prevale la componente demografica anziani, il lavoro
agricolo sempre accessorio ed esclusivo. il grado di attivit medio (200 giornate all'anno in
totale e 50 giornate per ettaro SAU) e non viene fatto ricorso a manodopera salariata.

Le aziende PREA manifestano, come le precedenti, chiari elementi di tradizione contadina, con
discreto livello di produttivit della terra e meno soddisfacente remunerazione del lavoro, ma
possono presentare problemi di stabilit, in relazione alla struttura demografica della famiglia e
alla successione nella conduzione aziendale soprattutto nel Centro-Nord; in questo senso
potrebbero, nel breve periodo, evolversi nella tipologia successiva (SUEA) o recuperare una
maggiore professionalit attraverso l'acquisizione di una dimensione tecnico-economica
adeguata, in particolare per il capitale fondiario, tale da consentire livelli di redditivit superiori
da proiettarle tra le PSAP. Qualora la successione privilegiasse membri della famiglia, o altri
soggetti, pienamente inseriti in attivit extragricole, le aziende PREA potrebbero confluire nella
INAD) (aziende di integrazione accessorie e destrutturate, gruppc individuato nell'ambito della
conduzione con salariati). Il fatto che la tipologia emerga soltanto nella pianura suffraga tale
interpretazione in quanto, l dove le condizioni economiche di contesto risultino pi favorevoli,
52
l'attivit agricola di tipo tradizionale resiste riuscendo a trovare occasioni di sostegno
aggiuntive, mentre condizioni generalmente meno favorevoli, come quelle delle zone montane e
collinari, inducono soluzioni di marginalizzazione dell'attivit agricola.

Aziende di sussistenza, esclusive e anziane (SUEA)
Nella tipologia SUEA l'attivit agricola rappresenta l'unica fonte di reddito di una famiglia poco
numerosa e spesso mononucleare in quanto anziana; a livello nazionale diffusa soltanto nella
montagna mentre nel Mezzogiorno, dove trova una pi accentuata localizzazione e omogeneit,
presente anche in collina. Nel complesso rappresenta l'11,1% della conduzione diretta.

Le aziende sono fisicamente ed economicamente piccole, con terreni quasi esclusivamente di
propriet e scarsa dotazione di capitali fissi; ci sembra essere particolarmente evidente nella
montagna del Nord-Centro e nella collina del Mezzogiorno dove abbastanza frequente il
contoterzismo passivo.

Gli ordinamenti tecnico economici sono incentrati sulla policoltura (senza irrigazione), sul
poliallevamento di piccole dimensioni, sulla arboricoltura, ecc., con una marcata tendenza alla
diversificazione produttiva.

Il lavoro agricolo soprattutto prestato dal conduttore, spesso di sesso femminile, che, data l'et,
non pu convenzionalmente considerarsi professionale. In termini assoluti le giornate
lavorative erogate in azienda si aggirano sulle 100, con un grado di attivit intorno alle 40
giornate ad ettaro SAU. Nella collina del Mezzogiorno, dove sono abbastanza diffuse le
coltivazioni arboree permanenti, viene anche fatto ricorso a manodopera salariata avventizia
(23% circa delle giornate di lavoro totali); tra tutte le tipologie quella che vede l'apporto pi
elevato del lavoro delle donne.

Le unit produttive SUEA sono espressione di una agricoltura familiare in declino che, pur
conservando una funzione mercantile, risente fortemente dei vincoli demografici e delle modeste
risorse aziendali. La produttivit media della terra e quella del lavoro ne sintetizzano
efficacemente la performance.

La sopravvivenza di questa tipologia legata non solo alla funzione residenziale dell'azienda e
allo stile di vita che tale funzione comporta in termini di tradizioni agricole, ma anche e
soprattutto a trasferimenti sociali e da altri aiuti finanziari pubblici.

Aziende di sostegno, pluriattive e giovani (SOPG)
il gruppo pi numeroso a livello nazionale anche se la sua diffusione non generale; le aziende
appartenenti a questa tipologia presentano gli stessi caratteri strutturali di quelle precedenti, ma
se ne differenziano profondamente per quanto riguarda la funzione economica e la struttura
demografica e occupazionale della famiglia. L'attivit agricola aziendale, di tipo mercantile,
costituisce infatti per la giovane famiglia coltivatrice una integrazione (sostegno) del reddito
familiare, in gran parte proveniente da attivit extragricole. Inoltre la classe SOPG rappresenta,
in assoluto, la tipologia territorialmente pi diffusa (24,4%), con molti elementi di sostanziale
omogeneit.

53
L'azienda ha dimensioni fisiche ed economiche ridotte (circa 2 ettari di SAU e 3,5 UDE), con
scarso ricorso all'affitto e una dotazione di capitali fissi molto contenuta, con la sola eccezione
dei trattori, generalmente di propriet; il ricorso al noleggio macchine comunque una pratica
abbastanza diffusa. Gli ordinamenti tecnico-economici sono di preferenza imperniati sulle
coltivazioni arboree (frutticoltura, viticoltura) ed erbacee (seminativi talvolta irrigui), o sulla
policoltura.

La famiglia coltivatrice medio-grande, non sempre residente in azienda, e in una fase del ciclo
vitale giovane o tendente alla maturit. La pluriattivit, che caratterizza la tipologia, interessa sia
il conduttore che la famiglia con attivit esterne in genere rivolte all'industria, ma anche
nell'ambito della stessa agricoltura, del commercio (pianura del Nord-Centro), della pubblica
amministrazione (montagna e collina del Sud-Isole) in funzione soprattutto delle opportunit
offerte dal mercato del lavoro locale.

Il lavoro complessivamente erogato in azienda basso (intorno alle 110 giornate all'anno, con un
massimo di 140 giornate nella montagna del Nord-Centro), con un grado di attivit che
raramente supera le 50 giornate ad ettaro SAU e una partecipazione del conduttore e della
componente femminile molto modeste: in qualche caso viene assunta anche manodopera agricola
avventizia.

In questa tipologia chiaro il ruolo di integrazione che l'attivit agricola fornisce alla formazione
del reddito familiare, prevalentemente di provenienza extraziendale, al quale spesso si associa la
funzione residenziale dell'azienda e, nei casi di ordinamenti produttivi ortofrutticoli, di
approvvigionamento di alimenti di qualit. Nelle aziende SOPG l'interesse per l'attivit agricola,
considerata come accessoria, permane, come attestano i valori medi della produttivit della
terra e del lavoro e il grado di attivit che, seppure non particolarmente elevati, sono al di sopra
della media e in alcuni territori (pianura del Mezzogiorno, montagna del Nord-Centro ad
esempio) persino superiori a quelli delle imprese diretto-coltivatrici professionali ed esclusive
(PREP).

In altri termini, la tipologia SOPG, vuoi per la sua larga diffusione nello spazio rurale che per la
sua struttura produttiva, demografica e di inserimento nel mercato, rappresenta una stabile
manifestazione di equilibrio socio-economico tra attivit agricola ed extragricola, con positivi
ricadute anche di ordine ambientale. Essa costituisce pertanto - insieme alla tipologia AUPG
che viene descritta di seguito - la pi tipica espressione della cos detta agricoltura part-time,
secondo la terminologia di uso corrente, ed un esempio di multifunzionalit aziendale da
valorizzare nelle strategie di sviluppo rurale.

Aziende di autoconsumo pluriattive e giovani (AUPG)
In termini di numerosit aziendale la tipologia AUPG viene al secondo posto, dopo quella
precedentemente descritta (23,8%), ed diffusa sull'intero territorio nazionale; a differenza della
SOPG per l'azienda agricola perde quasi del tutto la sua funzione mercantile per assumere, date
le ancor pi modeste disponibilit di risorse, quella di autoconsumo. La dimensione fisica ed
economica delle aziende AUPG infatti molto ridotta, rispettivamente inferiore all'ettaro SAU e
a una UDE o di poco superiore (montagna Sud-Isole); ne deriva che le aziende AUPG si
collocano agli ultimi posti nelle graduatorie in termini di superficie investita e risultati
54
economici.

Gli ordinamenti tecnico-economici privilegiano l'olivicoltura e la viticoltura realizzate in forma
specializzata o promiscua, unitamente alle altre colture arboree.

La famiglia coltivatrice conta un numero medio-alto di componenti di et complessivamente
giovane e non residenti in azienda; la responsabilit della conduzione aziendale di frequente
affidata a un membro familiare femmina, quasi sempre bi-occupato cos come gli altri membri
attivi della famiglia. Le giornate di lavoro prestate in azienda nel corso dell'anno si mantengono
generalmente al di sotto delle 50, anche se il grado di attivit ad ettaro il pi elevato di tutte le
tipologie esaminate, in funzione soprattutto degli ordinamenti tecnico economici vitiolivicoli e
delle modeste dimensioni aziendali; con ogni evidenza la funzione di autoconsumo alimentare
dell'azienda, talvolta associata all'uso di una seconda casa, affievolisce il problema della equa
remunerazione del lavoro aziendale.

Come per le aziende SOPG, si pu supporre che all'origine della tipologia AUPG vi sia, in buona
misura, un cambio di conduzione aziendale per successione ereditaria nel possesso dei terreni.

Aziende di autoconsumo, esclusive e anziane (AUEA)
La tipologia AUEA anch'essa diffusa su tutto il territorio nazionale con una incidenza rispetto
all'universo nazionale del 18,6%; le aziende sono di dimensioni fisiche ed economiche molto
ridotte, anche se superiori a quelle della precedente tipologia. L'unica funzione aziendale quella
di assicurare all'anziana, spesso mononucleare, prodotti alimentari da destinare eventualmente
anche ai consumi della rete parentale.

La meccanizzazione autonoma molto modesta, con contenuto ricorso ai servizi di
contoterzismo. Gli ordinamenti tecnico-economici sono vari e territorialmente abbastanza
differenziati: nelle diverse zone altimetriche del Sud-Isole sembra prevalere l'olivicoltura
specializzata, nella montagna e collina del Nord-Centro anche l'utilizzazione a prato permanente
o a pascolo e in pianura, come accennato, a seminativi.

La famiglia coltivatrice anziana e spesso costituita dal solo conduttore e coniuge; la residenza
in azienda poco frequente. L'occupazione aziendale ovviamente di tipo accessorio e talvolta
circoscritta al solo conduttore, spesso femmina. Nei casi (non prevalenti) in cui la famiglia
agricola comprenda, oltre il conduttore e il coniuge, altri componenti definiti come ospiti,
possono essere presenti situazioni di pluriattivit.

L'apporto di lavoro familiare sempre inferiore alle 50 giornate all'anno e il grado di attivit in
assoluto il pi basso di tutta la realt coltivatrice. In alcune aree, come ad esempio la montagna e
la pianura del centro-settentrione, viene anche fatto ricorso, in discreta misura, a manodopera
salariata avventizia.

La bassa intensit produttiva e di impegno lavorativo induce a considerare la tipologia AUEA
l'anello terminale della realt contadina povera di risorse e di prospettive economiche e sociali.
L'integrazione dei redditi familiari attraverso trasferimenti sociali e altri contributi , ovviamente,
un fenomeno generalizzato, mentre permangono nella classe i problemi della successione e della
55
destinazione dell'azienda.

4.2.2.2 Aziende a conduzione con salariati e/o compartecipanti
Le tipologie aziendali di seguito descritte sono state individuate, per entrambe le ripartizioni, in
base ai primi cinque fattori. I dendrogrammi suggeriscono una pari suddivisione in cinque
gruppi; nella maggior parte dei casi le caratteristiche dei gruppi sono, tra le due ripartizioni,
ampiamente coincidenti tuttavia, anche nei casi di differenziazione, permangono ampie
sovrapposizioni rispetto ad alcune variabili di base mentre le divergenze sono chiaramente
riconducibili a specifici aspetti produttivi e strutturali legati alle due realt territoriali.
Complessivamente le tipologie individuate sono sette, analogamente alla conduzione diretta. Le
principali caratteristiche socioeconomiche dei gruppi sono evidenziate nelle tabelle 4-7 mentre
una sintetica descrizione riportata nel prospetto seguente.

PROSPETTO 2 - Aziende con salariati e loro distribuzione per tipologia e territorio
Tipologie Nord-Centro Sud-Isole Italia
Numero % Numero % Numero %
PPSF 4.731 10,8 4.182 8,0 8.913 9,3
% 53,1 46,9 100,0
PASA 4.845 11,0 9.918 19, 0 14.763 15,4
% 32,8 67,2 100,0
INAD 14707 33,5 5.634 10,8 20.341 21,1
% 72,3 27,7 100,0
INEA - 15.842 30,3 15.842 16,5
% - 100,0 100,0
INAP 7.948 18,1 - - 7.948 8,3
% 100,0 100,0
AUEA - - 16.682 31,9 16.682 17,3
% - 100,0 100,0
SOPL 11.645 26,5 - - 11.645 12,1
% 100,0 100,0
Italia 43.876 100,0 52.258 100,0 96.134 100,0

Aziende produttive, professionali con salariati fissi (PPSF)
Le aziende appartenenti a questa tipologia, presente con caratteristiche molto ben delineate ed
omogenee su tutto il territorio nazionale, costituiscono il segmento pi robusto della conduzione
a salariati/compartecipanti; anche se in termini numerici la meno consistente (10,8% al Nord-
Centro e 8% al Sud-Isole), rispetto alle altre variabili dimensionali risulta la pi rilevante. Le
elevate dimensioni aziendali, molto simili nelle due ripartizioni (tra 69 e 59 ettari), l'alto reddito
(tra le 115 UDE del Nord-Centro e le 74 del Sud-Isole), gli elevati impieghi di mano d'opera,
erogata in prevalenza da salariati fissi, consentono di definire il gruppo come quello proprio delle
aziende capitalistiche dove gli obiettivi di accumulazione e di massimizzazione del profitto sono
certamente perseguiti con pi evidenza ed efficacia.

L'attivit agricola svolta professionalmente ed in forma esclusiva da conduttori full-time (oltre
il 70% sono impiegati solo in azienda o nel settore agricolo), in genere giovani o maturi e con
titolo di studio superiore (laurea o diploma), fortemente coadiuvati dalla componente femminile
della famiglia che mediamente fornisce da due (Nord-Centro) a quattro volte (Sud-Isole) il
lavoro erogato del conduttore. Nell'impiego di manodopera salariata si rileva una significativa
56
differenziazione tra Nord-Centro, dove i salariati fissi apportano circa il 50% del lavoro e gli
avventizi il 36%, e Sud-Isole dove tale apporto appena del 9% mentre il lavoro avventizio sale
ad oltre l'80%.

Le aziende sono mediamente meccanizzate, in parte irrigue, e svolgono anche la funzione
residenziale della famiglia (Sud-Isole). Gli ordinamenti produttivi prevalenti sono a seminativi e
a legnose agrarie (complessivamente il 50% delle aziende) con incidenze differenziate tra Nord-
Centro e Sud-Isole; rilevanti anche gli allevamenti che si distribuiscono quasi esclusivamente tra
questa tipologia e la successiva (PASA).

Aziende produttive, accessorie, con salariati avventizi (PASA)
La tipologia PASA, anch'essa presente in entrambe le ripartiziom ma con incidenza doppia al
Sud-Isole (19%), si differenzia nettamente dalla precedente per le pi contenute dimensioni
aziendali (9-6 ettari rispettivamente al Centro-Nord e Sud-Isole), per il modesto impiego lavora-
tivo totale ad ettaro (tra le 140 e le 200 giornate erogato per oltre il 75% da salariati avventizi) e,
di conseguenza, per bassi livelli di reddito.

Il conduttore, dotato di scolarit superiore, marginalmente impegnato in azienda (15-20 gg.)
risultando full-time solo se anziano; in tale contesto rilevante risulta il ruolo della componente
femminile delle famiglie che complessivamente erogano pi del doppio o il triplo (Sud-Isole) del
lavoro del conduttore non superando tuttavia le 30-50 giornate annue. La condizione di
accessoriet del conduttore non consente di considerare il gruppo professionale alla stregua del
precedente, tuttavia evidente la funzione produttiva dell'azienda incentrata sulle colture legnose
agrarie o su queste e l'OTE a seminativi.

Il buon livello di meccanizzazione consente di conseguire risultati economici ad ettaro di SAU
comparabili, se non superiori (Sud-Isole) alla tipologia precedente (PPSF) mentre per entrambi i
gruppi la remunerazione lorda giornaliera del lavoro al Sud-Isole notevolmente inferiore
raggiungendo appena il 40% di quella del Nord-Centro.

Un raffronto con la conduzione diretta suggerisce l'accostamento del gruppo alle aziende
produttive esclusive e professionali (PREP) collocate a pieno titolo, in quel contesto, nell'area
della professionalit, il confronto tra i due gruppi evidenzia una dotazione fattoriale origina-
riamente simile sulla quale intervenuta una diversa evoluzione socio-demografica della
famiglia che ha determinato sviluppi produttivi molto diversi; nelle PREP la strategia aziendale
guidata da un conduttore e da una famiglia fortemente impegnati nell'attivit produttiva con
ordinamenti intensivi dove la zootecnia da latte ampiamente presente mentre nelle aziende
PASA l'interesse prevalente rivolto alle attivit esterne con conseguente estensivazione degli
ordinamenti e progressiva sostituzione del lavoro familiare con manodopera salariata.

Nonostante il gruppo persegua evidenti obiettivi produttivi, sussistono incertezze nello sviluppo
aziendale legate alle possibili evoluzioni degli stili di vita verso modelli meno rurali che
potrebbero, nel lungo termine, portare alla marginalizzazione dell'attivit agricola.

Aziende di integrazione accessorie destrutturate (INAD)
l'ultima delle tipologie comuni, anch'essa ben definita e caratterizzata nelle due ripartizioni, ma
57
con incidenze notevolmente diverse. Rappresenta il gruppo pi diffuso nel Nord-Centro (1/3
delle aziende) mentre poco rilevante risulta nel Sud-Isole (10%); ovunque modeste le dimensioni
(4-5 ettari di SAU); di gran lunga pi contenuta l'incidenza economica in termini di reddito
(rispettivamente il 5% e il 2% del reddito complessivo). La poca diffusa meccanizzazione, i bassi
impieghi di mano d'opera, erogata quasi interamente dal conduttore, in totale assenza di salariati,
il modesto reddito collocano il gruppo nell'area dell'accessoriet. Nonostante le limitate dotazioni
fattoriali, la remunerazione lorda per giornata lavorata risulta particolarmente elevata a causa del
modestissimo grado di attivit, da ricondurre ad una organizzazione produttiva destrutturata con
ampio ricorso al noleggio.

In coerenza con le caratteristiche strutturali, l'ordinamento produttivo dominante quello a
seminativi (93% delle aziende al Nord-Centro e il 77% al Sud-Isole) perfettamente compatibile
con una conduzione affidata al contoterzismo. Appare del tutto evidente la strategia aziendale del
gruppo, mirata alla massimizzazione della rendita che tuttavia costituisce una integrazione ai
redditi provenienti da attivit extraziendali o da trasferimenti sociali
12
.

La tipologia accostabile alla PREA della conduzione diretta (alla quale si rinvia) non tanto per
convergenza negli obiettivi socio-economici del conduttore quanto per cogliere i possibili
sentieri di sviluppo di realt aziendali strutturalmente simili, ma segnate da cicli vitali e vincoli
familiari del tutto diversi.

Le tipologie che seguono, pur presentando ampie convergenze e sovrapposizioni sul piano
socioeconomico e strutturale, si differenziano per alcuni aspetti specifici dei contesti territoriali
di riferimento.

Aziende di integrazione esclusive anziane (INEA)
Aziende di integrazione accessorie produttive (INAP)
La tipologia INEA rappresenta una realt aziendale molto rilevante individuata in modo esplicito
soltanto nel Mezzogiorno, dove interessa oltre il 30% delle aziende, anche se del tutto marginale
in termini di SAU e di reddito. Nonostante le modeste dimensioni aziendali (2 ettari di SAU)
l'attivit produttiva svolta con criteri di economicit che consentono di realizzare redditi ad
ettaro in linea con le tipologie pi professionali. Un aspetto caratterizzante il ruolo dei salariati
avventizi (52 giornate annue) che compensa la modesta presenza lavorativa del conduttore (9
giornate annue) accessorio in quanto anziano; le ridotte dimensioni aziendali, in presenza di
impieghi di mano d'opera non trascurabili, fanno s che l'intensit lavorativa, cos come il reddito
per ettaro di SAU, siano tra i pi elevati; l'olivicoltura costituisce l'ordinamento principale
accompagnato dalle altre legnose agrarie.

La tipologia INAP (Nord-Centro) numericamente meno consistente (18%), con dimensioni e
redditi aziendali doppi (rispettivamente 4 ettari di SAU e 4,4 UDE); presenta impieghi di lavoro
unitari pi bassi e redditi per giornata lavorata notevolmente pi elevati della tipologia INEA
rilevata nel Mezzogiorno. Il lavoro erogato quasi esclusivamente dal conduttore e dai familiari,

12
Tra le tipologie individuate quella che trae i maggiori benefici dalla politica di estensivazione avviata dal regolamento (CEE)
n. 797/85, resa pi esplicita dalla riforma Mac Sharry del 1992, che ha modificato i rapporti di convenienza a vantaggio dei
seminativi attraverso il sostegno del prezzo prima e con consistenti aiuti ad ettaro dopo (regolamento CEE n. 1765/92); tali
politiche hanno contribuito ad esaltare la componente di rendita nell'ambito del reddito aziendale condizionando fortemente le
scelte sia di breve che di lungo termine (Sabbatini, 1997).
58
con una consistente componente femminile, in ordinamenti a seminativi. Prevalente la localiz-
zazione nelle zone montane e collinari soprattutto nel Centro. Gli elementi di differenziazione
dal gruppo precedente sono riconducibili a fattori sociali legati alla morfologia della struttura del
lavoro e della famiglia, pi giovane e numerosa rispetto al Meridione e alla maggiore incidenza
dei salariati avventizi al Sud.

Ci che accomuna le aziende INAP (Nord-Centro) e INEA (Sud-Isole) alla tipologia (INAD) la
loro non autonomia in termini di reddito per le modeste dotazioni fattoriali, in primo luogo del
capitale fondiario; quando tali vincoli si fanno pi stringenti e assommano aspetti connessi al
ciclo vitale della famiglia, anziana o mononucleare, il reddito aziendale diviene una integrazione
a trasferimenti sociali o trattamenti di quiescenza (INEA); qualora, in un contesto territoriale
collinare e montano, i vincoli strutturali dell'azienda si combinano a situazioni socio-economiche
della famiglia pi vitali e dinamiche in quanto meno anziane e impegnate in attivit esterne,
allora l'integrazione svolge un ruolo di incentivo al miglioramento di uno stile di vita rurale
basato sul radicamento al territorio, sulle abitudini alimentari, sulla qualit dei prodotti (INAP).
L'Area dell'integrazione economica, costituita dalle tipologie INAD, INEA e INAP, quindi
anche la pi composita per la molteplicit dei contesti socioeconomici e strutturali che la genera
ed anche la pi consistente dal punto di vista numerico costituendo la met dell'universo
aziendale considerato.

Aziende di autoconsumo esclusive anziane (AUEA)
Aziende di sostegno pluriattive (SOPL)
Sono due tipologie accomunate dalle minime dimensioni aziendali (un ettaro di SAU) e da un
reddito inferiore all'UDE ma che si differenziano per le funzioni aziendali in parte dipendenti
dalla localizzazione territoriale dell'azienda in zone montane (AUEA) o di pianura (SOPL) alle
quali esplicitamente connesso l'autoconsumo con la presenza delle colture legnose agrarie (la
prima) o la funzione residenziale associata ai seminativi (la seconda).

I contesti familiari e territoriali sembrano particolarmente rilevanti per queste due tipologie;
infatti i modesti valori di tutte le principali variabili tecnico-strutturali, ad eccezione di quelle
legate alla famiglia, non consentono di evidenziare autonomamente queste due realt della
marginalit agricola certamente presenti sia al Nord-Centro che al Sud-Isole. Nella palude
della polverizzazione aziendale (meno di un ettaro) nel Mezzogiorno prevale il carattere
dell'autoconsumo (AUEA) mentre nel Settentrione prevalgono altre funzioni accessorie
dell'azienda (residenziali, hobbistiche, ecc.) tipiche di un conduttore stabilmente occupato
all'esterno che, in quanto tale, risulta pi giovane rispetto al suo collega meridionale; gli
impieghi di mano d'opera sono i pi bassi, leggermente superiori al Sud in relazione alla
presenza delle legnose agrarie rispetto ai seminativi del Nord-Centro.

Nonostante in termini di numerosit le aziende AUEA costituiscano il gruppo pi consistente del
Sud-Isole (31,9%), dal punto di vista economico l'incidenza del tutto irrilevante; per
connotazioni socioeconomiche e valenze tecnico-strutturali, il gruppo del tutto simile alle
omologhe unit familiari diretto-coltivatrici esaminate nel paragrafo precedente al quale si
rimanda per ulteriori dettagli. Gli impieghi unitari di manodopera sono, dopo le aziende
destrutturate (INAD), i pi contenuti, per oltre il 50% forniti da salariati avventizi e per 1/3 da
lavoro femminile. Il conduttore, generalmente anziano, senza titolo di studio o provvisto della
59
sola licenza elementare, spesso di sesso femminile.
Il reddito da considerare totalmente accessorio rispetto a trasferimenti sociali o trattamenti di
quiescenza connessi alle eventuali attivit extraziendali svolte nel periodo di attivit.

La tipologia SOPL del Nord-Centro, nonostante raccolga 1/4 delle aziende, rappresenta appena
l'1% del reddito e dell'occupazione. L'assenza di manodopera salariata e le simboliche giornate di
lavoro dichiarate dal conduttore (appena 5), rendono poco comprensibili le motivazioni che
hanno indotto ad attribuire questa, ed altre tipologie, alla morfologia strutturale delle aziende a
conduzione con salariati e/o compartecipanti.

La funzione principale quindi quella di sostenere, in termini di qualit della vita, un reddito
proveniente da attivit esterne che potrebbe in parte trovare impieghi in azienda per assicurare la
funzionalit dei servizi resi, legati prevalentemente all'uso residenziale.

Emerge dal confronto tra la tipologia della conduzione diretta e quella delle aziende
capitalistiche una sostanziale convergenza - peraltro gi evidenziata a proposito dell'analisi
fattoriale - la cui valenza socio-economica verr pi dettagliatamente interpretata e commentata
nelle considerazioni conclusive. Per ora si segnala una pi generalizzata e pervasiva presenza di
aspetti connessi ad una agricoltura accessoria nelle aziende con salariati; infatti se si prescinde
dal modesto (in termini numerici) gruppo delle PPSF dove i caratteri di una agricoltura
capitalistica sono ben evidenti, nella rimanente parte dell'universo aziendale la pluriattivit o
accessoriet del conduttore risulta pi diffusa rispetto alla conduzione diretta.

60
4.3 Considerazioni conclusive
Sia per la conduzione diretta che per quella a salariati e/o compartecipanti le sette tipologie
individuate sono aggregabili secondo la loro vitalit economica e produttiva, in tre grandi
fasce: quella della professionalit e produttivit, quella dell'accessoriet o integrazione nella
quale il carattere multifunzionale dell'azienda determinante nello sviluppo agricolo e, in fine,
quella dell'autoconsumo.

Per la conduzione diretta i sette gruppi - di cui quattro comuni a tutte le ripartizioni e zone
altimetriche e tre presenti soltanto in alcuni contesti territoriali - concorrono alla formazione
delle tre fasce secondo lo schema seguente (tra parentesi l'incidenza percentuale in termini di
numerosit aziendale).

PSAP Produttive, con salariati, professionali (6,3) PROFESSIONALIT
PREP Produttive, esclusive, professionali (11,0) (17,3)

PREA Produttive, esclusive, accessorie (4,8)
SUEA Sussistenza, esclusive e anziane (11,1) ACCESSORIET
SOPG Sostegno, pluriattive, giovani o mature (24,4) (40,3)

AUPG Autoconsumo, pluriattive, giovani (23,8) AUTOCONSUMO
AUEA Autoconsumo, esclusive, anziane (18,6) (42,4)

Nella prima, formata dai gruppi PSAP e PREP ricadono 492.397 aziende, la seconda, quella
dell'accessoriet, formata dai gruppi PREA, SUEA e SOPG (complessivamente 1.148.187
aziende) differenziati, anche nella loro distribuzione territoriale, in base alle specifiche forme in
cui si manifesta l'accessoriet medesima, la terza, particolarmente stabile e presente su tutto il
territorio nazionale, quella dell'autoconsumo costituita dai gruppi AUPG e AUPG (1.209.265
aziende).

L'espressione pi elevata della professionalit rappresentata dalla PSAP la cui incidenza
numerica varia passando dal 4% al 12% mano a mano che si scende dalla montagna alla pianura
e dal Nord-Centro al Sud-Isole per attestarsi su una media nazionale intorno al 6%; in termini di
SAU e di RLA le incidenze nazionali sono rispettivamente il 42% e il 47%. Ugualmente
professionali ma su scala minore sono le aziende PREP che a livello nazionale incidono per
l'11% (22% di SAU e 20% di reddito lordo); le aziende di questo gruppo, sono quelle che
dimostrano maggiore attenzione ai risultati economici, soprattutto in pianura dove il loro reddito
raggiunge le 20 UDE. I risultati conseguiti derivano dal notevole impegno della famiglia
numerosa e giovane, che consente il raggiungimento di livelli di attivit elevati.

Le esigenze di politica agraria dei due gruppi sono nettamente distinte trattandosi nel primo caso
di migliorare la remunerazione dei capitali investiti attraverso politiche di contenimento dei costi
mentre nel secondo di remunerare adeguatamente il lavoro familiare per evitare la
destrutturazione e la pluriattivit cos come avvenuto nel gruppo PASA della conduzione a
salariati, strutturalmente simile. In entrambi i casi si tratta tuttavia di politiche di sostegno volte a
consolidare la vocazione produttiva delle aziende aiutandole a conseguire una maggiore
competitivit (PSAP) o stabilit e adeguatezza della remunerazione del lavoro familiare.

61
L'area dell'accessoriet, anch'essa molto folta, quella pi eterogenea non solo per la diversit
delle situazioni che la compongono, ma anche per i contesti locali. Accanto a realt dinamiche
nelle quali l'azienda riuscita a trovare un nuovo equilibrio produttivo e sociale grazie ad uno
spinto livello di pluriattivit (SOPG), sussistono realt marginali (SUEA) di aziende anziane,
legate alla tradizione contadina che, nonostante l'insoddisfacente remunerazione del lavoro,
continuano nel loro impegno produttivo (PREA) come dimostrano il discreto livello di
produttivit della terra e il grado di attivit; mentre il primo gruppo si mostra pi stabile grazie
alla flessibilit nell'impiego del lavoro, tipico di una famiglia giovane e numerosa, il secondo
(SUEA, PREA) lo meno, per la delicata struttura demografica della famiglia che richiede
soluzioni di passaggio dell'azienda lungo l'asse ereditario o ad altri soggetti pi giovani.

Le politiche per questa area tipologica dovrebbero essere volte ad incentivare un'agricoltura di
qualit basata su produzioni tipiche e di nicchia in grado di contribuire alla formazione di un
reddito derivante in prevalenza da attivit extraziendali o da trasferimenti; tali politiche
ampiamente dipendenti dai contesti territoriali, dovrebbero configurarsi come interventi di breve
periodo per assicurare un sostegno al reddito, rigorosamente disaccoppiato, nella fase di
ristrutturazione aziendale verso un modello basato sulla multifunzionalit e pluriattivit.

Larea dell'autoconsumo quella numericamente pi consistente sulla quale non c' altro da
aggiungere rispetto a quanto detto nella descrizione dei gruppi; trattandosi di aziende molto
piccole (intorno all'ettaro) sono destinate ad assumere una funzione prevalentemente residenziale
per le nuove generazioni dell'originaria famiglia contadina o come seconda abitazione per
popolazioni urbane, offrendo possibilit di sviluppo rurale legate alle attivit ricreative e
turistiche. L'utilizzazione residenziale potrebbe, anche in questo caso, indurre produzioni di
qualit connesse all'autoconsumo. La cessazione dell'attivit produttiva mercantile e il passaggio
dell'azienda ad altri usi implica una attenta politica di recupero di un patrimonio storico-abitativo
rilevante, altrimenti a rischio di degrado, ma anche di vigilanza volta ad evitare abusi edilizi.
Data la loro notevole diffusione, queste aziende possono svolgere una importante funzione di
presidio e conservazione del territorio.

Le politiche in questo caso sono necessariamente di tipo sociale e volte alla difesa del paesaggio
rurale incoraggiando la presenza umana nelle zone pi difficili; tali politiche vanno dagli
incentivi al trasferimento della propriet, o all'utilizzazione a fini ricreativi del bene, alle
agevolazioni per il restauro e ripristino di fabbricati rurali. Nel caso delle aziende vecchie
(AUEA) l'intervento deve perseguire la parit sociale rispetto alle popolazioni urbane.

I sette gruppi tipologici complessivamente identificati a livello nazionale per la conduzione a
salariati e/o compartecipanti, di cui tre morfologicamente simili tra Nord-Centro e Sud-Isole e
quattro distinti e ripartiti equamente tra le due ripartizioni, sono, in analogia con le aziende
diretto-coltivatrici, aggregabili, in base alle dotazioni fattoriali, alla struttura demografica e
socio-economica del conduttore e della sua famiglia, alle possibilit di plurioccupazione, in tre
fasce secondo lo schema seguente.





62


PPSF Produttive, professionali, con salariati fissi (9,3) PROFESSIONALIT
PASA Produttive, accessorie, con salariati avventizi (15,4) (24,7)

INAD Integrazione, accessorie, destrutturate (21,1)
INEA Integrazione, esclusive, anziane (16,5) INTEGRAZIONE
INAP Integrazione, accessorie, produttive (8,3) (45,9)

SOPL Sostegno, pluriattive (12,1) AUTOCONSUMO
AUEA Autoconsumo, esclusive e anziane (17,3) (29,4)

Consistenza ed impatti di questi tre macro gruppi tra Nord-Centro e Sud-Isole sono molto
differenziati, soprattutto nelle realt non professionali. Tra le tre fasce sussistono forti squilibri in
termini di numerosit aziendale, SAU e reddito del tutto analoghi a quelli registrati per la realt
coltivatrice.

L'attivit agricola definibile come professionale e altamente produttiva rappresentata, in
entrambe le ripartizioni, dai gruppi PPSF e PASA che complessivamente comprendono 23.676
aziende; il primo gruppo l'unico che possa definirsi, in termini serpieriani, delle aziende
capitalistiche essendo l'apporto di manodopera salariata (fissa o avventizia) superiore all'85% del
totale e le dimensioni fondiarie certamente ragguardevoli
13
. Tra professionalit e integrazione si
collocano le aziende PASA, molto simili a quelle PREP della conduzione diretta, dalle quali
tuttavia si differenziano per i fenomeni di destrutturazione ai quali sono interessate a seguito del
forte livello di part-time del conduttore e della famiglia. Le dimensioni aziendali e i redditi
conseguiti suggeriscono tuttavia di considerarle nell'area della professionalit.

La seconda fascia quella dell'integrazione (accessoriet nella conduzione diretta), costituita da
aziende le cui dimensioni e risultati economici risultano inadeguati per il carattere
particolarmente estensivo degli ordinamenti produttivi; comprende le tipologie INAD, INAP
(Nord-Centro) e INEA (Sud-Isole) che costituiscono una realt molto consistente in termini di
numerosit aziendale, equamente diffusa a livello nazionale (44.131 aziende).

La terza fascia accomuna l'autoconsumo che integra un reddito dell'imprenditore e della sua
famiglia la cui formazione totalmente di carattere extraziendale, con l'assenza di prospettive di
sviluppo agricolo, relegato principalmente alla funzione residenziale; le tipologie interessate
sono SOPL nel Nord-Centro e AUEA al Sud-Isole. Le modestissime dimensioni aziendali,
l'assenza di meccanizzazione ed irrigazione, unitamente all'et avanzata della famiglia (Sud-
Isole), accentuano il carattere di isolamento e disattivazione produttiva. Nell'area
dell'autoconsumo non sono chiaramente evidenziabili gli elementi che dovrebbero differenziare
la conduzione con salariati dalla conduzione diretta del coltivatore. Con ogni probabilit
l'appartenenza, per queste aziende, all'universo della conduzione con salariati e/o
compartecipanti deriva dalla dichiarazione del conduttore di svolgere in genere attivit di
direzione dell'azienda e non gi di svolgere lavoro manuale
14
. Questa considerazione induce

13
Si osserva che le aziende con tali caratteristiche sono ampiamente presenti anche nella conduzione diretta del coltivatore
(aziende PSAP) sebbene non evidenziate in un gruppo distinto date le diverse dimensioni dei due universi di riferimento.
14
L ISTAT definisce la conduzione con salariati come quella nella quale il conduttore impiega per i lavori manuali dell'azienda
esclusivamente manodopera fornita da operai a tempo indeterminato o a tempo determinato (salariati fissi ed assimilati,
braccianti, giornalieri e simili) compartecipanti, mentre la sua opera e quella dei familiari rivolta, in genere, alla direzione
63
alcune valutazioni di natura psicologica circa l'atteggiamento del conduttore nei confronti di
alcuni quesiti censuari; la prima, di carattere emotivo, legata all'evoluzione delle condizioni
economico-sociali del conduttore e della sua famiglia in rapporto alla nuova professione
extragricola che pu indurlo, a seconda del tipo e della profondit del legame con la tradizione
contadina, a considerarsi o meno ancora un lavoratore della terra; la seconda, di carattere pi
pragmatico, deriva dai possibili conflitti di ordine contrattuale legati a regimi di incompatibilit
tra la nuova attivit, certamente pi rilevante nella formazione del reddito familiare date le
modeste dimensioni aziendali, e l 'esercizio materiale dell'attivit agricola.

Dal confronto delle due realt aziendali emerge una generalizzata e diffusa accessoriet della
conduzione a salariati; se si prescinde dal gruppo di testa delle aziende capitalistiche (PPSF), ci
che differenzia i due universi non tanto l'impiego di lavoro salariato e/o dei compartecipanti
quanto un pi marcato ruolo della pluriattivit, una maggiore presenza di colture estensive
dovute a processi di destrutturazione tipici di agricolture dove l'assenza di addetti attivi ed
esclusivi inducono un evidente minore interesse alla valorizzazione della produzione e del
lavoro.

Una seconda considerazione riguarda l'evolversi del carattere professionale dell'azienda che
assume connotati diversi da quelli tradizionali; dall'analisi emerge una struttura tipologica nella
quale la professionalit si coniuga con la pluriattivit anche nel segmento pi importante e
forte delle aziende produttive e professionali, in particolare nelle aziende a salariati; mentre sul
ruolo non transeunte del part-time e sulla sua diffusione nell'area della accessoriet vi una
ampia convergenza di valutazioni, la sua presenza nelle aziende definite come produttive e
professionali rappresenta, viceversa, un fenomeno pi recente.

L'individuazione e quantificazione delle diverse forme di pluriattivit in base all'intensit del
fenomeno e alle sue motivazioni nell'ambito della famiglia, costituisce un altro risultato non
trascurabile della ricerca; che la pluriattivit rappresentasse un aspetto sempre pi rilevante e
stabile dell'evoluzione aziendale, e non elemento transitorio dell'agricoltura contadina, stato
ampiamente dibattuto negli anni settanta. Alla luce dei nuovi contesti socioeconomici e
produttivi che emergono dai dati censuari, la pluriattivit appare come fenomeno certamente
molto pi articolato e complesso di quello che si intravedeva nelle analisi di allora.

Le motivazioni soggettive che emergono si prestano a molteplici valutazioni riconducibili solo in
parte alle ormai classiche interpretazioni presenti in letteratura. Nell'ambito dei sette gruppi
distinti nei quali si articola la realt coltivatrice, oltre il 60% delle aziende ha almeno un
componente della famiglia occupato al di fuori dell'azienda; nella realt capitalistica, dove la
famiglia esercita un ruolo secondario, e quindi la pluriattivit riferibile al solo conduttore, il
fenomeno ancora pi esteso. Dalle tipologie aziendali nelle quali si riscontra la presenza di
pluriattivit del conduttore o di altri membri della famiglia si possono identificare, con
sufficiente chiarezza, almeno tre distinti tipi di bi-occupazione, ciascuno funzionale alle diverse
situazioni familiari e produttive.

dell'azienda nei riguardi dei vari aspetti tecrico-organizzativi. La presenza in tale gruppo morfologico di aziende che non
impiegano manodopera salariata, come evidenziato dai valori delle relative variabili, deriva dalla dichiarazione del conduttore
di non effettuare lavoro manuale in azienda. Questo aspetto, oltre ad estendere oltre misura il numero delle aziende a salariati
introduce elementi di distorsione nello studio della realt capitalistica.
64

Quello pi conosciuto e studiato certamente il part-time di necessit, indotto da modeste
dimensioni aziendali, insufficiente dotazione di mezzi tecnici ma con surplus di lavoro, che
nell'area dell'accessoriet, si rivela vitale all'evoluzione dell'azienda; le tradizionali motivazioni
di raggiungere soddisfacenti livelli di reddito familiare si ritrovano nelle aziende definite
produttive-accessorie (PREA) e in quelle di integrazione dove tuttavia l'attivit agricola rimane
centrale.

Un secondo tipo di part-time quello definibile di sostegno per la funzione, in termini di
servizi e di prodotti legati alla tradizione contadina, che svolge nella formazione del reddito e
della qualit della vita della famiglia (AUPG e SOPG); in questo caso l'agricoltura svolge un
ruolo secondario nella performance di sostegno in quanto l'occupazione esterna, ormai
consolidata, costituisce la principale fonte di reddito. Essendo una realt dove la presenza
giovanile ben evidente, sia a livello di conduttore che all'interno della famiglia, queste tipologie
aziendali sono destinate a svolgere comunque un ruolo nello sviluppo rurale. Tale circostanza,
unitamente alla funzione che il part-time di sostegno svolge nell'evitare la totale dismissione
aziendale, con conseguente abbandono e degrado anche del patrimonio abitativo, lo rende il
gruppo pi rilevante sotto l'aspetto economico, sociale ed ambientale.

Nella conduzione a salariati il part-time di sostegno pi palesemente diffuso al Nord-Centro
nei gruppi INAD e INAP mentre al Sud risulta celato da una struttura sociale della famiglia pi
anziana e caratterizzata da occupazioni extraziendali meno stabili da non essere ritenute come
tali. Si detto che l'et e la pluriattivit del conduttore e del suo nucleo familiare sono all'origine
del ridotto comportamento professionale dell'attivit agricola svolta in economia. Il carattere
molto pi pervasivo della pluriattivit rispetto alla conduzione diretta dovuto alle ragioni
precedentemente espresse circa le motivazioni psicologiche che inducono le dichiarazioni
censuarie del conduttore capitalista; infatti condizioni di pluriattivit di sostegno si
ravvisano in oltre la met delle aziende, anche l dove il conduttore risulta anziano (INAD,
INEA e INAP). Ci che sorprende maggiormente, anche rispetto alla conduzione familiare, che
le aziende che vedono impegnato in modo esclusivo almeno un membro della famiglia in et
lavorativa (attivo) sono appena il 2% rispetto ad una media nelle imprese coltivatrici che del
10-15% a seconda dei contesti territoriali. Per queste aziende non infatti da escludere il
passaggio nel breve periodo, attraverso il ricambio generazionale, il ricorso all'affitto e processi
di riordino fondiario, alla categoria della professionalit.

Il terzo tipo di pluriattivit, di pi recente individuazione, quello riscontrato, se pur in modo
contenuto, nell'area della professionalit agricola dove, in un contesto di impegno produttivo e di
redditi aziendali elevati, sembrerebbe ispirato pi dal miglioramento dell'immagine sociale che
dalla necessit di soddisfare esigenze economiche primarie della famiglia. Il part-time, che
possiamo definire di attrazione non di agevole quantificazione poich interessa una quota
parte di tipologie PREP e PSAP, tuttavia la sua individuazione nell'ambito della professionalit,
certamente un fatto nuovo e da approfondire. Nella conduzione a salariati il fenomeno ancora
pi esteso e marcato interessando per intero il gruppo PASA ma anche le aziende propriamente
capitalistiche (PPSF).

Queste tre aree morfologiche, alle quali fanno riferimento i modelli di pluriattivit descritti e
65
quantificati, necessitano di politiche specifiche connesse anche agli ambiti territoriali di
riferimento.

Una particolare attenzione riguarda l'area dell'accessoriet dominata dalle aziende SOPG (INEA
e INAP per la conduzione a salariati); il ruolo che pu esercitare nello sviluppo rurale e nel
recupero della funzione produttiva grazie alla pluriattivit, la pone come riferimento anche per
l'evoluzione dell'area dell'autoconsumo (AUEA, AUPG) verso un modello di sostegno al reddito
pi qualificato e dinamico, in alternativa alla destrutturazione; l'elemento chiave nel recupero
dell'impegno agricolo rappresentato dal passaggio della responsabilit aziendale a componenti
pi giovani e attivi che, nel tempo, potrebbero tendere a ridefinire la strategia aziendale
riallocando il lavoro familiare tra attivit interne ed esterne e puntare sulla qualit e tipicit dei
prodotti. Per numerosit e composizione della famiglia (giovane e numerosa), per il livello del
reddito aziendale e ad ettaro SAU, la SOPG assume quindi un rilievo socioeconomico da
meritare particolare attenzione nelle politiche di sviluppo rurale.

A cavallo tra professionalit e accessoriet si collocano le tipologie aziendali vecchie (SUEA,
AUEA e INEA per la conduzione a salariati), nelle quali, per ovvi motivi di et, la pluriattivit
molto limitata; tale fascia, che comprende circa il 30% della aziende, ma appena il 9% del
reddito agricolo, nel suo insieme stabile anche se, a livello territoriale le dinamiche risultano
alquanto differenziate. In questo caso potrebbe risultare utile una politica che agevoli il ricambio
generazionale, soprattutto se aiutasse una evoluzione verso i gruppi SOPG e AUPG.

Un aspetto da evidenziare nella conduzione a salariati riguarda, infine, la collocazione di una
quota rilevante di aziende (35-40%) in questa forma di conduzione, pur in assenza di lavoro
salariato. Con ogni probabilit in molti casi l'utilizzo del lavoro esterno non dichiarato e
rilevato, soprattutto quando si tratta di manodopera appartenente alla frangia di mercato debole
(manodopera femminile o extracomunitaria); tuttavia questa circostanza, che porta ad una
notevole sottostima dell'apporto di lavoro esterno, non documentabile dalle rilevazioni censuarie
ISTAT, potrebbe comunque ricorrere anche per le aziende diretto-coltivatrici e per tipologie
definite non professionali ma produttive.

In sintesi appare evidente la difficolt di operare una netta distinzione ti-a imprese agricole
capitalistiche e diretto-coltivatrici sulla base dell'articolazione del lavoro familiare, distinzione
che, se mai, andrebbe ricercata nelle altre caratteristiche strutturali delle aziende. Questa
considerazione deve indurre una attenta riflessione sull'opportunit (li continuare a considerare
come categoria classificatoria ex ante la conduzione con salariati e/o compartecipanti e l'utilit
da parte ISTAT di avviare in modo stabile analisi tipologiche di natura socioeconomica di tipo ex
post basate sulle variabili classificatorie fondamentali nello sviluppo aziendale.

Un'ultima considerazione riguarda la metodologia censuaria. Dal 1961, anno della prima
rilevazione, l'ISTAT ha progressivamente integrato il Questionario alla luce dei processi di
trasformazione relazionali e strutturali che hanno interessato l'azienda agraria, nell'intento di
cogliere i fenomeni nuovi manifestatisi nel corso degli anni (contoterzismo, pluriattivit, set-
aside, ecc.) mantenendo tuttavia inalterato il campo d'osservazione dell'azienda agraria cos
come definito dal l Censimento. Nell'avviare le fasi preliminari del Censimento 2000 si registra
un'ampia convergenza, tra produttori e fruitori di statistiche, sulla necessit di adeguare il campo
66
di osservazione alla nuova realt produttiva e di mercato nella quale opera l'impresa agricola,
modificando alcuni concetti e parametri definitori. In tale direzione necessario tuttavia
procedere con estrema cautela. Innanzitutto si deve assicurare una continuit e confrontabilit
statistica almeno nelle variabili pi significative (superfici, lavoro familiare, ecc.), in secondo
luogo, nella individuazione del sottoinsieme di aziende da sottoporre ad indagine pi
approfondita (long form) necessario utilizzare parametri oggettivi che discriminino ex ante
secondo criteri ben definiti e non in base alla comune appartenenza ad archivi di altre fonti
(AIMA, CCIAA, Ministero delle Finanze, ecc.) ciascuno dei quali rappresenta una particolare
realt agricola. L'intersezione, o la somma, di archivi costruiti in base a definizioni di
azienda/impresa agraria diverse per soddisfare specifici obiettivi istituzionali, non assicura ci
che si vorrebbe, ovvero costruire un sottoinsieme del campo di osservazione differenziato per
livello di professionalit nella conduzione dell'impresa; esclusioni o inclusioni senza un criterio
logico e noto a priori potrebbero distorcere la base informativa sulla quale poggia la
predisposizione di politiche agrarie, pregiudicando le possibilit di intervento sugli squilibri
sociali e territoriali delle aziende/imprese pi deboli.

L'individuazione di tipologie aziendali basate sull'analisi multidimensionale, da molti definita
oggettiva, potrebbe tornare utile sia nella predisposizione delle rilevazioni statistiche future
verso gli aspetti quantitativi e qualitativi pi rilevanti dei processi produttivi, come nel caso della
professionalit, sia nella definizione dei campi di osservazione visto che la tipologia proposta
direttamente riconducibile alle aziende censite attraverso il loro codice identificativo. Nella sfera
della politica potrebbe fornire indicazioni utili per modulare gli interventi differenziando e
quantificando le problematiche (politiche produttive, di sviluppo rurale, ambientali, sociali).

Tale tipologia si inoltre rivelata particolarmente efficiente quale criterio di stratificazione
aziendale nell'individuazione di campioni rappresentativi (Ballin, Benedetti e Salvatore, 1999).
In tale direzione l'analisi svolta potrebbe fornire indicazioni utili nel predisporre una rilevazione
pi mirata, opportunamente differenziata territorialmente e socialmente, con indubbi vantaggi in
termini di fedelt rappresentativa e di costi di rilevazione.
67
Nota metodologica
Comprensibili motivazioni di sinteticit non consentono, in questa sede, di sviluppare in maniera
approfondita il procedimento metodologico seguito per la ricerca che, viceversa, ampiamente
descritto nella pubblicazione ISTAT (Giovannini, Sabbatini e Turri, 1999) gi ricordata, nonch
illustrato in precedenti contributi (Sabbatini e Turri, 1996). Qui di seguito ne sono specificati e
sintetizzati alcuni fondamentali aspetti.

Il campo di osservazione
Il campo di osservazione costituito dall'universo delle aziende agricole italiane rilevate
dall'ISTAT attraverso il Censimento generale dell'agricoltura del 1990 che comprende, come
noto, 3.023.444 unit produttive. Nell'ambito di queste sono state prese in esame le aziende con
SAU a conduzione diretta del coltivatore (2.849.935 unit) e a conduzione con salariati e/o
compartecipanti che, nel loro complesso, rappresentano il 97,4% del totale, e costituiscono la
componente pi significativa dell'agricoltura italiana.

I due sottoinsiemi sono stati ulteriormente stratificati per territorio (zone altimetriche e
ripartizioni amministrative) vuoi per necessit di elaborazione dati che per omogeneit e
comparabilit analitica. Per ragioni di trattamento informatico la sommatoria delle aziende a con-
duzione diretta del coltivatore della collina non coincide perfettamente (-86 unit) con quella
complessiva della zona altimetrica riportata in ISTAT (1993a).

La banca dati e le variabili
I dati quantitativi e qualitativi utilizzati sono quelli originali contenuti nei Questionari di
azienda ISTAT. Da questi sono state estratte e trasformate 110 variabili strutturali e
socioeconomiche, delle quali solo una parte impiegata nell'analisi dei due collettivi sopra
menzionati; per la solo selezione (e ripartizione, ex ante, in attive e illustrative) si tenuto conto
delle matrici delle correlazioni e di precedenti esperienze maturate attraverso casi-studio. A
questi si rimanda per la descrizione delle variabili e la loro articolazione in modalit quanti-
qualitative, realizzate attraverso analisi delle frequenze, mentre di seguito ne viene indicato il
numero, in funzione dei pacchetti di record aziendali indagati (tra parentesi il numero di
modalit).

Aziende familiari Aziende capitalistiche
Attive Illustrative Attive lllustrative
Struttura aziendale 5 (25) 4 (11) 3 (19) 5 (15)
Lavoro aziendale 3 (11) 2 (7) 6 (18) 1 (2)
Famiglia occupazione 3 (10) - - 2 (6)
Conduttore aziendale - 5 (15) 3 (10) 3 (10)
Risultati economici 1 (4) - 1 (4) -
Mercato 1 (2) 2 (4) - 5 (10)
Contesto - 1 (5) - 2 (8)
Totale 13 (52) 14 (42) 13 (51) 18 (51)

Il reddito lordo aziendale (RLA) espresso in UDE 1990 (1 UDE=1.200 ecu), corrispondenti a
1.761.612 lire (1 ecu=1.468 lire).

Le variabili con due modalit sono generalmente dicotomiche.

L'algoritmo di elaborazione statistica
Il procedimento adottato quello multidimensionale e precisamente l'analisi delle
68
corrispondenze multiple e la cluster analysis, le cui fonti bibliografiche sono contenute e
ampiamente affrontate nei contributi in precedenza richiamati.

L'analisi degli elementi di differenziazione delle aziende, circoscritta ai primi quattro assi
fattoriali, ha evidenziato per tutte e due le morfologie aziendali e le identit spaziali (zone
altimetriche e ripartizioni) una variabilit spiegata intorno al 30% del totale, che sale al 90-95%
se la stessa viene rivalutata attraverso la formula proposta da Benzecr. Per ogni asse sono state
considerate (versanti positivo e negativo le prime dieci variabili/modalit attive e illustrative,
graduate in termini di significativit, da uno specifico test statistico.

Il processo di clusterizzazione avvenuto in base ai primi cinque fattori e la classificazione
tassonomica, di tipo gerarchico ascendente, stata ricavata dai dendrogrammi. La selezione degli
stereotipi aziendali quella ottimale e la lettura ed etichettatura delle classi (tipologie)
stata effettuata in base alle variabili/modalit attive e illustrative, tra loro strutturate e
compatibili, secondo test di significativit statistica.

Le procedure di elaborazione
Le procedure di elaborazione sono avvenute in cinque fasi: la prima, sviluppata in COBOL,
consistita nella lettura ed estrazione dei dati strutturali e socioeconomici ricavati dal
Questionario di azienda ISTAT e loro disaggregazione spaziale, la seconda si realizzata in
ambiente mainframe, con programma SAS, e ha portato alla trasformazione delle variabili e alla
costruzione del data set; i relativi file sono stati poi preparati (terza fase) per potere essere
successivamente elaborati con software SPAD.N in versione PC (file transfert) e scritti in
FORTRAM. Le ultime due fasi hanno riguardato l'analisi multivariata, effettuata attraverso
procedure del pacchetto SPAD.N, e l'ordinamento dei risultati secondo tradizionali procedimenti
statistici, sviluppati in SAS.
69
Tab. 1 - Superficie agricola utilizzata, reddito lordo aziendale e giornate di lavoro totali per tipologia -
Conduzione diretta
Tipologia Aziende Sau Reddito lordo aziendale (Rla) Lavoro totale
aziendale n % Ettari % media Ude % media gg.(000) % media
Nord-Centro
PSAP 104,222 7.9 2,731,950 44.7 26.2 5,299,786 51.9 50.9 72,397 31.1 695
PREP 183,715 13.8 1,458,211 23.9 7.9 2,263,681 22.2 12.3 75,285 32.4 410
PREA 62,612 4.7 291,519 4.8 4.7 564,941 5.5 9.0 12,363 5.3 197
SUEA 58,879 4.4 116,300 1.9 2.0 98,335 1.0 1.7 5,702 2.5 97
SOPG 378,527 28.5 954,909 15.6 2.5 1,408,651 13.8 3.7 44,405 19.1 117
AUPG 321,733 24.2 174,719 2.9 0.5 201,158 2.0 0.6 13,579 5.8 42
AUEA 217,553 16.4 386,132 6.3 1.8 377,033 3.7 1.7 8,696 3.7 40
Nord-Centro 1,327,241 100.0 6,113,740 100.0 4.6 10,213,585 100.0 7.7 232,426 100.0 175
Sud-Isole
PSAP 75,051 4.9 2,395,122 38.9 31.9 2,690,742 39.6 35.9 49,111 38.4 654
PREP 129,409 8.5 1,297,135 21.1 10.0 1,066,690 15.7 8.2 42,023 39.9 325
PREA 73,103 4.8 303,656 4.9 4.2 598,709 8.8 8.2 16,882 6.6 231
SUEA 258,501 17.0 710,192 11.5 2.7 753,900 11.1 2.9 25,458 3.0 98
SOPG 316,565 20.8 747,550 12.2 2.4 1,062,251 15.6 3.4 31,605 23.5 100
AUPG 358,399 23.5 307,586 5.0 0.9 324,593 4.8 0.9 14,604 7.2 41
AUEA 311,580 20.5 389,369 6.3 1.2 295,604 4.4 0.9 8,913 4.6 29
Sud-Isole 1,522,608 100.0 6,150,608 100.0 4.0 6,792,490 100.0 4.5 188,594 100.0 124
Italia
PSAP 179,273 6.3 5,127,072 41.8 28.6 7,990,528 47.0 44.6 121,508 28.9 678
PREP 313,124 11.0 2,755,346 22.5 8.8 3,330,372 19.6 10.6 117,307 27.9 375
PREA 135,715 4.8 595,175 4.9 4.4 1,163,650 6.8 8.6 29,245 6.9 215
SUEA 317,380 11.1 826,492 6.7 2.6 852,235 5.0 2.7 31,160 7.4 98
SOPG 695,092 24.4 1,702,459 13.9 2.4 2,470,902 14.5 3.6 76,010 18.1 109
AUPG 680,132 23.9 482,305 3.9 0.7 525,751 3.1 0.8 28,182 6.7 41
AUEA 529,133 18.6 775,501 6.3 1.5 672,637 4.0 1.3 17,609 4.2 33
Italia 2,849,849 100.0 12,264,348 100.0 4.3 17,006,075 100.0 6.0 421,020 100.0 148
70

Tab. 2 - Giornate di lavoro del conduttore, dei salariati fissi ed avventizi e delle donne - Conduzione diretta
Tipologia Conduttore Salariati fissi Salariati avventizi Donne
aziendale gg.(000) % media gg.(000) % media gg.(000) % media gg.(000) % media
Nord-Centro
PSAP 25,779 21.3 247 4,859 93.3 47 6,434 72.4 62 19,745 28.1 189
PREP 40,915 33.9 223 151 2.9 1 391 4.4 2 23,115 32.9 126
PREA 8,080 6.7 129 55 1.1 1 329 3.7 5 3,398 4.8 54
SUEA 3,708 3.1 63 5 0.1 0 81 0.9 1 1,995 2.8 34
SOPG 25,782 21.3 68 79 1.5 0 976 11.0 3 15,267 21.8 40
AUPG 8,653 7.2 27 5 0.1 0 105 1.2 0 4,423 6.3 14
AUEA 7,931 6.6 36 55 1.0 0 566 6.4 3 2,249 3.2 10
Nord-Centro 120,849 100.0 91 5,209 100.0 4 8,881 100.0 7 70,191 100.0 53
Sud-Isole
PSAP 16,023 17.6 213 752 72.9 10 15,518 49.1 207 14,776 23.5 197
PREP 22,568 24.8 174 135 13.1 1 2,527 8.0 20 14,368 22.8 111
PREA 8,245 9.1 113 33 3.2 0 2,403 7.6 33 5,293 8.4 72
SUEA 13,441 14.8 52 56 5.5 0 4,750 15.0 18 9,434 15.0 36
SOPG 15,765 17.3 50 32 3.1 0 4,094 12.9 13 10,618 16.9 34
AUPG 8,159 9.0 23 10 1.0 0 876 2.8 2 5,513 8.7 15
AUEA 6,789 7.5 22 13 1.3 0 1,471 4.6 5 3,005 4.8 10
Sud-Isole 90,992 100.0 60 1,031 100.0 1 31,638 100.0 21 63,006 100.0 41
Italia
PSAP 41,802 19.7 233 5,611 89.9 31 21,952 54.2 122 34,520 25.9 193
PREP 63,484 30.0 203 287 4.6 1 2,917 7.2 9 37,484 28.1 120
PREA 16,325 7.7 120 88 1.4 1 2,732 6.7 20 8,690 6.5 64
SUEA 17,150 8.1 54 61 1.0 0 4,831 11.9 15 11,428 8.6 36
SOPG 41,548 19.6 60 111 1.8 0 5,070 12.5 7 25,884 19.4 37
AUPG 16,812 7.9 25 15 0.2 0 981 2.4 1 9,936 7.5 15
AUEA 14,720 6.9 28 68 1.1 0 2,036 5.0 4 5,254 3.9 10
Italia 211,841 100.0 74 6,240 100.0 2 40,518 100.0 14 133,197 100.0 47
71

Tab. 3 - Indicatori strutturali e socio economici - Conduzione diretta del coltivatore
Tipologia Aziende SAU/Az. RLA/Az. LAV/Az. RLA/ha LAV/ha RLA/gg
aziendale n % ha Ude gg. Ude gg. Ecu
Nord-Centro
PSAP 104,222 7.9 26.2 50.9 695 1.9 27 88
PREP 183,715 13.8 7.9 12.3 410 1.6 52 36
PREA 62,612 4.7 4.7 9.0 197 1.9 42 55
SUEA 58,879 4.4 2.0 1.7 97 0.8 49 21
SOPG 378,527 28.5 2.5 3.7 117 1.5 47 38
AUPG 321,733 24.2 0.5 0.6 42 1.2 78 18
AUEA 217,553 16.4 1.8 1.7 40 1.0 23 52
Nord-Centro 1,327,241 100.0 4.6 7.7 175 1.7 38 53
Sud-Isole
PSAP 75,051 4.9 31.9 35.9 654 1.1 21 66
PREP 129,409 8.5 10.0 8.2 325 0.8 32 30
PREA 89,975 5.9 3.4 6.7 188 2.0 56 43
SUEA 331,604 21.8 2.1 2.3 77 1.1 36 36
SOPG 316,565 20.8 2.4 3.4 100 1.4 42 40
AUPG 268,424 17.6 1.1 1.2 54 1.1 47 27
AUEA 311,580 20.5 1.2 0.9 29 0.8 23 40
Sud-Isole 1,522,608 100.0 4.0 4.5 124 1.1 31 43
Italia
PSAP 179,273 6.3 28.6 44.6 678 1.6 24 79
PREP 313,124 11.0 8.8 10.6 375 1.2 43 34
PREA 152,587 5.4 4.4 8.6 215 2.0 49 48
SUEA 390,483 13.7 2.6 2.7 98 1.0 38 33
SOPG 695,092 24.4 2.4 3.6 109 1.5 45 39
AUPG 590,157 20.7 0.7 0.8 41 1.1 58 22
AUEA 529,133 18.6 1.5 1.3 33 0.9 23 46
Italia 2,849,849 100.0 4.3 6.0 148 1.4 34 48
72
Tab. 4 - Superficie agricola utilizzata, reddito lordo aziendale e giornate di lavoro totali
- Conduzione con salariati e/o compartecipanti
Tipologia Aziende Sau Reddito lordo aziendale (Rla) Lavoro totale
aziendale n % ha % media Ude % media gg. % media
Nord-Centro
PPSF 4.731 10,8 328.409 67,7 69,4 542.242 75,9 114,6 4.733.653 79,5 1001
PASA 4.845 11,0 41.443 8,5 8,6 53.606 7,5 11,1 684.678 11,5 141
INAD 14.707 33,5 75.613 15,6 5,1 76.557 10,7 5,2 148.274 2,5 10
INAP 7.948 18,1 31.258 6,4 3,9 35.183 4,9 4,4 324.699 5,5 41
SOPL 11.645 26,5 8.721 1,8 0,7 7.142 1,0 0,6 62.906 1,1 5
Nord-Centro 43.876 100,0 485.444 100,0 11,1 714.730 100,0 16,3 5.954.210 100,0 136
Sud-Isole
PPSF 4.182 8,0 245.776 64,6 58,8 310.935 67,1 74,4 4.541.745 57,3 1.086
PASA 9.918 19,0 63.654 16,7 6,4 94.657 20,4 9,5 1.958.637 24,7 197
INAD 5.634 10,8 25.280 6,6 4,5 12.829 2,8 2,3 64.953 0,8 12
INEA 15.842 30,3 25.424 6,7 1,6 30.886 6,7 2,0 996.394 12,6 63
AUEA 16.682 31,9 20.456 5,4 1,2 13.896 3,0 0,8 371.721 4,7 22
Sud-Isole 52.258 100,0 380.590 100,0 7,3 463.204 100,0 8,9 7.933.450 100,0 152
Italia
PPSF 8.913 9,3 574.185 66,3 64,4 853.177 72,4 95,7 9.275.398 66,8 1.041
PASA 14.763 15,4 105.097 12,1 7,1 148.263 12,6 10,0 2.643.315 19,0 179
INAD 20.341 21,2 100.893 11,7 5,0 89.386 7,6 4,4 213.227 1,5 10
INAP (1) 7.948 8,3 31.258 3,6 3,9 35.183 3,0 4,4 324.699 2,3 41
INEA (2) 15.842 16,5 25.424 2,9 1,6 30.886 2,6 1,9 996.394 7,2 63
AUEA (2) 16.682 17,4 20.456 2,4 1,2 13.896 1,2 0,8 371.721 2,7 22
SOPL (1) 11.645 12,1 8.721 1,0 0,7 7.142 0,6 0,6 62.906 0,5 5
Italia 96.134 100,0 866.034 100,0 9,0 1.177.934 100,0 12,3 13.887.660 100,0 144

(1) Tipologia presente soltanto nella Ripartizione Nord-Centro

(2) Tipologia presente soltanto nella Ripartizione Sud-Isole


73
Tab. 5 - Giornate di lavoro del conduttore e dei salariati fissi ed avventizi
Conduzione a salariati e/o compartecipanti
Tipologia Conduttore Fissi Avventizi
aziendale gg % media gg % media gg % media
Nord-Centro
PPSF 525.992 54,0 111 2.195.887 95,1 464 1.706.466 76,3 361
PASA 67.516 6,9 14 109.753 4,8 23 484.687 21,7 100
INAD 146.778 15,1 10 360 0,0 0 27 0,0 0
INAP 171.779 17,6 22 2.802 0,1 0 46.610 2,1 6
SOPL 61.854 6,4 5 34 0,0 0 100 0,0 0
Nord-Centro 973.919 100,0 22 2.308.836 100,0 53 2.237.890 100,0 51
Sud-Isole
PPSF 302.578 35,8 72 409.184 92,2 98 3.691.972 57,5 883
PASA 176.141 20,9 18 24.205 5,5 2 1.706.841 26,6 172
INAD 57.726 6,8 10 0 0,0 0 0 0,0 0
INEA 142.590 16,9 9 9.464 2,1 1 822.619 12,8 52
AUEA 165.361 19,6 10 1.099 0,3 0 198.283 3,1 12
Sud-Isole 844.396 100,0 16 443.952 100,0 9 6.419.715 100,0 100

Tab. 6 - Giornate di lavoro delle donne, degli esclusivi e dei non attivi
Conduzione a salariati e/o compartecipanti
Tipologia Donne Esclusivi Non attivi
aziendale gg % media gg % media gg % media
Nord-Centro
PPSF 1.025.273 75,6 217 569.694 88,7 120 140.242 39,7 30
PASA 141.655 10,5 29 5.155 0,8 1 32.954 9,3 7
INAD 51.582 3,8 4 9.501 1,5 1 62.079 17,6 4
INAP 116.936 8,6 15 57.102 8,9 7 90.704 25,7 11
SOPL 20.524 1,5 2 750 0,1 0 27.538 7,8 2
Nord-Centro 1.355.970 100,0 31 642.202 100,0 15 353.517 100,0 8
Sud-Isole
PPSF 1.292.480 58,4 309 268.438 85,6 64 95.470 26,7 23
PASA 490.196 22,2 49 34.942 11,1 4 74.395 20,8 8
INAD 23.152 1,1 4 4.643 1,5 1 21.884 6,1 4
INEA 292.237 13,2 18 1.710 0,6 0 78.539 22,0 5
AUEA 115.232 5,2 7 4.005 1,3 0 86.999 24,4 5
Sud-Isole 2.213.297 100,0 42 313.738 100,0 6 357.287 100,0 7
74

Tab. 7 - Indicatori strutturali e socio economici
Conduzione a salariati e/o compartecipanti
Tipologia Aziende SAU/Az. RLA/Az. LAV/Az. RLA/ha LAV/ha RLA/gg
aziendale n % ha Ude gg Ude gg Ecu
Nord-Centro
PPSF 4.731 10,8 69,4 114,6 1.001 1,7 14 137
PASA 4.845 11,0 8,6 11,1 141 1,3 17 94
INAD 14.707 33,5 5,1 5,2 10 1,0 2 620
INAP 7.948 18,1 3,9 4,4 41 1,1 10 130
SOPL 11.645 26,5 0,7 0,6 5 0,8 7 136
Nord-Centro 43.876 100,0 11,1 16,3 136 1,5 12 144
Sud-Isole
PPSF 4.182 8,0 58,8 74,4 1086 1,3 18 82
PASA 9.918 19,0 6,4 9,5 197 1,5 31 58
INAD 5.634 10,8 4,5 2,3 12 0,5 3 237
INEA 15.842 30,3 1,6 2,0 63 1,2 39 37
AUEA 16.682 31,9 1,2 0,8 22 0,7 18 45
Sud-Isole 52.258 100,0 7,3 8,9 152 1,2 21 70

75
Riferimenti bibliografici

BALLIN M. - BENEDETTI R. - SALVATORE R. (1999): La stratificazione nelle indagini ISTAT:
metodologie a confronto, in E. Giovannini, M. Sabbatini, E. Turri (a cura di) Le statistiche agrarie
verso il 2000: contributi di ricerca all'analisi strutturale e socioeconomica delle aziende, ISTAT,
Argomenti, n. 16, Roma.

BARBERIS C. - SIESTO V. (1993): Agricoltura e strati sociali, Milano, Franco Angeli.

BRUGNOLI A. (1995): I campi di osservazione dei censimenti e delle indagini comunitarie sulla
struttura delle aziende agricole, Il Filugello, n. 2.

CASINI L. - BERNETTI I. - MENGHINI S. (1997): Teoria delle libert e metodi multicriterio
per l'analisi delle condizioni di sviluppo territoriale, Rivista di Economia Agraria, n. 1-2.

CASINI L. - SABBATINI M. - TURRI E.: Tipologia socioeconomica e strutturale della realt
coltivatrice, in Atti del XXXIV Convegno di studi della SIDEA, Gli impatti della nuova politica
agraria europea sull'agricoltura italiana, Torino, 18-20 settembre 1997.

CORSI A. (1993): Azienda familiare, mercato del lavoro e razionalit limitata, in L'impresa
agraria: attuali problemi di organizzazione e di gestione, INEA (Quaderni della Rivista di
Economia Agraria, n. 19).

COSENTINO V. - DE BENEDICTIS M. (1976): Forme di conduzione ed equilibrio dell'impresa,
Rivista di Economia Agraria, n. 2.

DE BENEDICTIS M. (1995): (a cura di), Agricoltura familiare in transizione, INEA (Studi e
ricerche INEA), Roma.

EBOLI M.G. (1995): Cogliere la dinamica nel suo farsi: la sfida della ricerca intertemporale, in De
Benedictis M. (1995), op. cit.

FABIANI G. - SCARANO G. (1995): La stratificazione socioeconomica delle aziende agricole:
pluralismo funzionale e sviluppo territoriale, Le Questione Agraria, n. 59.

GIOVANNINI E. - SABBATINI M. - TURRI E. (1999): (a cura di), Le statistiche agrarie verso il
2000: contributi di ricerca all'analisi strutturale e socioeconomica delle aziende, ISTAT,
Argomenti, n. 16, Roma.

GORGONI M. (1977): Sviluppo economico, progresso tecnico e dualismo in agricoltura, Rivista di
Economia Agraria, n. 2.

ISTAT (1990): Istruzioni per la rilevazione dei dati, 4 Censimento generale dell'agricoltura 1990,
ISTAT, Roma.

ISTAT (1993 a): Caratteristiche strutturali delle aziende agricole, Fascicolo nazionale Italia,
ISTAT, Roma.

ISTAT (1993b): Caratteristiche tipologiche delle aziende agricole, Fascicolo nazionale Italia,
ISTAT, Roma.

76
ROMAGNOLI A. (1993): Sviluppi della teoria dell'impresa, in INEA: L'imprasa agraria: attuali
problemi di organizzazione e di gestione, (Quaderni della Rsvista di Econcmia Agraria, n. 19).

SABBATINI M. (1997): Prospettive di sviluppo delle oleaginose: caratteristiche dell'aiuto alle
aziende con semi oleosi, Aiso, Roma.

SABBATINI M. - TURRI E. (1992a): La struttura delle aziende agricole nel Lazio: una analisi
tipologica, Dipartimento economia e territorio dell'Universit degli studi di Cassino - Osservatorio
di economia agraria per il Lazio e l'Abruzzo, Formia, Ed. GrafiCart.

SABBATINI M. - TURRI E. (1992b): La struttura delle aziende-famiglia coltivatrici attraverso una
analisi multivariata, Rivista di Economia Agraria, n. 2.

SABBATINI M. - TURRI E. (1995): Contributi all'analisi strutturale delle aziende agricole del
Lazio nel I 990, le tipologie tradizionali, Working paper serie Economia Agraria n. 4,
Dipartimento economia e territorio, Universit degli studi di Cassino.

SABBATINI M. - TURRI E. (1996): Un'analisi delle tipologie aziendali nella realt coltivatrice
attraverso le rilevazioni censuarie, Rivista di Economia Agraria, n. 2.

SIDEA (1965): Le strutture fondiarie e agrarie, Rivista di Economia Agraria, n. 2-3.

SIDEA (1979): La ricerca economica in agricoltura, Rivista di Economia Agraria, n. 1.

SIDEA (1987): La struttura produttiva agricola: analisi, rilevazione, evoluzione, INEA. Roma.

SIDEA (1988): Strategie e adattamenti nel sistema agroindustriale, (Quaderni della Rivista di
Economia Agraria, n. 9).