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INTRODUZIONE

a) Il soggetto
I. Non si tratta dell interpretazione dei trattati in generale, ma
dell'interpretazione dei trattati dopo la Convenzione di Vienna sul diritto dei
trattati, adottata il 23 maggio 1969. Questo corso il risultato degli studi che
l'Accademia di Diritto Internazionale dell'Aja ha effettuato su questa
convenzione che chiamata ad essere il diritto comune dei trattati. La
Convenzione non ancora entrata in vigore, tuttavia ha gi acquisito una certa
autorit e gi molte delle sue disposizioni sono invocate, perch considerata, in
larga misura, come una dichiarazione precisa e fedele del diritto internazionale
positivo esistente .

b) il fenomeno dellinterpretazione
2. Il fenomeno dell interpretazione conosciuto da tutti gli ordinamenti
giuridici interni e internazionali; un contratto, una legge o un trattato devono
essere compresi affinch vengano applicati. una necessit logica. Uno sforzo
intellettuale pi o meno grande deve essere fatto per chiarire il significato del
testo e per determinare il campo di applicazione. E 'giustamente Georges Seals
ha detto che "non vi alcuna applicazione senza interpretazione". Tutti quelli
che applicano un testo lo interpretano, senza tuttavia sempre rendersene conto,
e seguendo a tal fine un certo metodo.

c) Il concetto di interpretazione dei trattati.
3. Che cos dunque l'interpretazione del trattato? L'INTERPRETAZIONE del
trattato loperazione intellettuale che mira a comprendere il trattato, a
chiarirne il senso e a determinare la portata; essa per natura dichiarativa,
identifica sia ci che e non enunciato, sia ci che dovrebbe essere, non serve
certo a modificare le regole o a colmare le lacune.
4. Potremmo riconoscere al giudice un potere creativo residuale nel diritto
internazionale come nel diritto interno, permettergli, ad esempio, di decidere ex
aequo et bono, ma questa non sarebbe interpretazione. L'interpretazione
riguarda un testo o, pi in generale, una regola e la sua funzione limitata a
scoprire il vero significato e la portata esatta di tale regola.

d) Interpretazione, qualificazione e applicazione
5. Anche se l'interpretazione strettamente legato alla qualificazione e
applicazione , si distingue chiaramente .
La qualificazione l'operazione che consiste nellesaminare situazioni specifiche
alla luce delle norme, il cui significato generato dall interpretazione; essa ha lo
scopo di verificare se una data situazione pu essere inquadrata nella fattispecie
astratta disegnata da queste regole e pu quindi essere regolata da queste
regole, e come qualsiasi applicazione richiede un'interpretazione, ogni
applicazione richiede anche una qualificazione.
6. L'applicazione il processo che assicura il passaggio dallastratto al concreto,
essa determina le conseguenze della norma, il cui significato generato dalla
interpretazione di una situazione concreta. Linterpretazione, a condizione che si
tratti di norme giuridiche in vigore, un passo verso l'applicazione. Essa pu,
tuttavia, non mirare a un immediata applicazione, come nel caso di una
interpretazione dottrinale. Inoltre, alla luce della stretta relazione che intercorre
tra l'interpretazione e l'applicazione, si potrebbe dire che l'interpretazione
l'operazione intellettuale che mira a stabilire la soluzione giuridica che si rende
necessaria; essa deve quindi sempre essere effettuata con riferimento ad una
particolare situazione.

e) In che modo si elabora il metodo dinterpretazione
7. Il metodo dinterpretazione pu non essere lo stesso, esso pu variare a
seconda di una serie di considerazioni, esso determinato principalmente
dallidea che uno ha di interpretazione, la capacit dello strumento a
interpretare e dalle caratteristiche dellordine giuridico di cui si tratta.
8. Inoltre, per quel che concerne i trattati, il metodo dinterpretazione deve
mirare a svolgere una funzione dichiarativa, non creativa, esso deve considerare
che il trattato un atto di volont, che non un atto unilaterale, che le parti dei
trattati sono gli Stati sovrani, che non si tratta di un contratto tra individui, n di
una legge di diritto interno. Infine, tale metodo deve tenere conto delle
caratteristiche dellordine giuridico internazionale, in cui il formalismo non
rigido, in cui gli Stati godono di una grande libert, in cui essi sono sia gli autori
sia i destinatari dei trattati, in cui la scelta di mezzi pacifici di soluzione delle
controversie deriva principalmente dalla volont degli Stati. Non dovrebbe
dunque stupire se il metodo di interpretazione di un trattato diverso da quello
della legge e da quello di un contratto.

f) E mai esistito un metodo di interpretazione dei trattati?
9. Da sempre si reso necessario interpretare i trattati. E coloro che sono
chiamati a applicare un trattato applicano una serie di massime, prassi e regole
attinte da varie fonti, e alcune norme di diritto interno che riguardano
linterpretazione di una legge o di un contratto.
10. Alcune di queste massime e di queste regole possono generalmente essere
applicate in maniera adeguata per linterpretazione dei trattati, quali il principio
di buona fede, la regola del significato ordinario, quella che prevede lanalisi
delle parole nel loro contesto e alla luce dello scopo e delloggetto dellatto di cui
si tratta, ma altre, innumerevoli, non si possono applicare se non in certi casi,
talvolta eccezionali, e, non essendo sottoposte ad alcuna gerarchia,
rischierebbero di neutralizzarsi a vicenda e persino di contraddirsi. Esse hanno
rango e natura differenti; ci sono tra esse regole giuridiche, logiche e
linguistiche.
11. Tuttavia alcuni autori negano lesistenza di regole giuridiche
dinterpretazione, essi non considerano questinsieme di massime, prassi e
regole come obbligatorie; essi ne contestano anche lutilit. Altri riconoscono a
qualunque regola dinterpretazione un certo valore giuridico. Altri ancora
considerano queste regole come delle semplici indicazioni o criteri che, pur non
essendo obbligatorie, potrebbero, essendo il risultato di una lunga esperienza,
guidare linterprete nello svolgimento del suo compito.
12. Questa situazione non poteva che rendere difficile il compito dellinterprete.
Perci il problema dellinterpretazione dei trattati continu a persistere. Esso ha
dato luogo a degli studi approfonditi, che hanno portato a notevoli risultati. Noi
citeremo tra gli autori il progetto di Harward e la risoluzione dellIstituto di
diritto internazionale, adottata il 19 aprile 1956, allepoca della sessione di
Granada. Questa risoluzione, che solo un compromesso, era il risultato di
parecchi anni di ricerche collettive che hanno impegnato le differenti dottrine
sullinterpretazione dei trattati. Comunque sia, questi sforzi non hanno potuto
risolvere lintero problema dellinterpretazione dei trattati ed corretto dire che
non esisteva un sistema generalmente accettato di interpretazione dei trattati.
g) Il progetto della Commissione del diritto internazionale
13 . Pi tardi chiamata a preparare un progetto di convenzione sulla
l'intero diritto dei trattati , la Commissione del diritto internazionale
ha ritenuto che fosse utile e persino necessario che un tale progetto contiene
articoli sull'interpretazione . Ha quindi deciso di intraprendere questa
strada .
14 . La decisione stata senza dubbio giustificata . Un sistema integrato
interpretazione generalmente accettata assicura infatti la certezza della
legge. Diversi metodi di interpretazione possono portare a
diverse soluzioni , che potrebbero incidere sulla sicurezza delle relazioni, che
il trattato ha il compito di garantire . Inoltre, questo sistema potrebbe
orientare le parti nell'attuazione del Trattato, e anche prima di tale
attuazione, durante la stesura del Trattato. Sapendo come il trattato
dovr essere interpretato, le parti del trattato sapranno come scriverlo . "
D'altra parte , questo sistema agevola certamente il compito di coloro che, arbitri
o giudici, sarebbero responsabili della risoluzione dei conflitti di
interpretazione.
15 . Ma come affrontare il problema dell interpretazione dei trattati ? come
individuare le regole che possono essere rilevanti ? La Commissione del
Diritto Internazionale si limitata a individuare e codificare un numero limitato
di principi strettamente giuridici che sembrano costituire le regole generali per
l'interpretazione dei trattati . "
16 . In primo luogo, i principi strettamente giuridici .
L'interpretazione , bisogna sottolineare , un'operazione complessa , che ha
diversi aspetti e quindi pone diversi problemi di diritto , di logica , di
grammatica ... Ma una convenzione sul diritto dei trattati , anche rispetto all
interpretazione non dovrebbe trattare gli aspetti relativi ad altre discipline ; non
dovrebbe, per esempio , contenere regole della logica o grammatica. E giusto
che contenga solo principi strettamente giuridici e che liberi luniverso dell
interpretazione da una serie di massime di varia natura che confondono, per la
loro imprecisione, il compito dellinterprete.
17. Inoltre, anche entro questi limiti, necessario, secondo quanto deciso dal
Diritto Internazionale Commissione, non entrare nei dettagli;
Non si dovrebbero codificare tutte le norme giuridiche riguardanti
l'interpretazione, ma semplicemente individuare e codificare le regole generali.
Questo approccio consente di adottare norme specifiche da applicare soltanto a
talune categorie di trattati; inoltre, lascia agli interpreti quella flessibilit che
consente loro di prendere in considerazione tutte le circostanze del caso.
18. L'International Law Commission stata in grado, grazie al suo eccezionale
Relatore Speciale, Sir Humphrey Waldock, di portare a termine il suo lavoro
sull'interpretazione dei trattati nel modo in cui era stata pianificata e alle
condizioni che aveva deciso. Anche il suo progetto iniziale non era stato
contestato; le osservazioni che alcuni governi avevano formulato per quanto
riguarda il progetto hanno mostrato un riconoscimento in linea di principio. I
governi non hanno in particolare messo in discussione la necessit di includere
nella Convenzione sul diritto dei trattati, un sistema integrato di interpretazione.
La Commissione di diritto internazionale stata quindi in grado di includere nel
suo progetto finale i tre articoli riguardanti l'interpretazione: l'articolo che
stabilisce la regola generale d'interpretazione, l'articolo che prevede il ricorso
mezzi complementari di interpretazione e, infine, l'articolo concernente
l'interpretazione di trattati autenticati in due o pi lingue.

h) La convenzione adottata dalla Conferenza di Vienna sul diritto dei
trattati

19. Durante la prima sessione della Conferenza di Vienna, la Commissione
plenaria ha considerato questi articoli. Alcune delegazioni hanno proposto
emendamenti relativi a dei particolari; poche altre hanno contestato il
fondamento stesso del sistema proposto dalla Commissione
diritto internazionale, sostenendo, a scapito del testo che il punto di partenza
delloperazione interpretativa secondo questo sistema, un metodo che consenta,
per linterpretazione dei trattati, un ricorso quasi senza limiti a elementi esterni
al testo e soprattutto ai lavori preparatori.
20. La Commissione plenaria ha respinto tutte le proposte di emendamenti
finalizzati al fondamento del sistema, accettando, su raccomandazione del
comitato di redazione, un piccolo numero di modifiche ispirate da alcune
proposte di modifica finalizzate, secondo i loro autori, a conferire maggiore
chiarezza.

21. Durante la seconda sessione, il 6 Maggio 1969, la Convenzione di Vienna sul
diritto dei trattati ha adottato all'unanimit gli articoli sull'interpretazione che la
Commissione plenaria aveva gi accettato nella prima sessione. Questi articoli
sono cos concepiti:

Interpretazione dei trattati

Articolo 31
Regola generale per l interpretazione
1. Un trattato deve essere interpretato in buona fede in base al senso comune da
attribuire ai termini del trattato nel loro contesto ed alla luce dei suo oggetto e
del suo scopo.
2. Ai fini dellinterpretazione di un trattato, il contesto comprende, oltre al testo,
preambolo e allegati inclusi:
a) ogni accordo relativo al trattato e che sia intervenuto tra tutte le parti
in occasione della sua conclusione;
b) ogni strumento disposto da una o piu parti in occasione della
conclusione del trattato ed accettato dalle altre parti in quanto strumento
relativo al trattato.
3. erra tenuto conto, oltre che del contesto
a) di ogni accordo ulteriore intervenuto tra le parti circa linterpretazione
del trattato o lattuazione delle disposizioni in esso contenute;
b) di ogni ulteriore pratica seguita nellapplicazione del trattato con la
quale venga accertato laccordo delle parti relativamente
allinterpretazione del trattato;
c) di ogni norma pertinente di diritto internazionale, applicabile alle
relazioni fra le parti.
4. Si ritiene che un termine o unespressione abbiano un significato
particolare se verra accertato che tale era lintenzione delle parti.


Articolo 32
Mezzi complementari di interpretazione

Si potra ricorrere a mezzi complementari dinterpretazione, ed in particolare ai
lavori preparatori ed alle circostanze nelle quali il trattato e stato concluso, allo
scopo, sia di confermare il significato risultante dallapplicazione dellarticolo 31,
che di definire un significato quando linterpretazione data in base allarticolo
31:
a) lasci il significato ambiguo od oscuro; o

b) porti ad un risultato chiaramente assurdo o non ragionevole.
Articolo 33
Interpretazione di trattati autenticati in due o pi lingue
1. Quando un trattato e stato autenticato in due o piu lingue, il suo testo fa fede
in ciascuna di tali lingue, a meno che il trattato non preveda o le parti non
convengano fra loro che, in caso di divergenza, prevarra un determinato testo.
2. La traduzione di un trattato in una lingua diversa da una di quelle nelle quali il
testo e stato autenticato non sara ritenuta testo autentico qualora il trattato non
lo preveda o le parti non abbiano cos convenuto.
3. Si presume che i termini e le espressioni di un trattato abbiano lo stesso senso
nei vari testi autentici.
4. Ad eccezione del caso in cui un determinato testo prevalga in conformita del
paragrafo 1, quando il confronto fra i testi autentici renda evidente una
differenza di significato che lapplicazione degli articoli 31 e 32 non permette di
eliminare, verra adottato il significato che, tenuto conto delloggetto e dello
scopo del trattato, concili nel migliore dei modi i testi in questione.
22. Roberto Ago, l'illustre presidente della conferenza, ha detto in questa
occasione:
"La Conferenza giunto alla fine della questione di interpretazione trattato che
una delle pi controverse e difficili di tutte le questioni del diritto dei trattati.
La sezione sulla interpretazione stata racchiusa in poche formule che sono
state adottate all'unanimit dalla Conferenza.
Quando la Commissione di diritto internazionale si pronunciata sulla
questione, ci sono stati molti che pensavano che forse era imprudente per la
Commissione avventurarsi nella codificazione di un argomento cos difficile. Il
Presidente stato, per sua parte pi ottimista. Lui molto grato alla Conferenza
per avergli dato ragione

i) Le caratteristiche del sistema istituito dalla convenzione

23. Gli articoli sull'interpretazione contenuti nella convenzione Vienna
costituiscono un metodo di interpretazione coerente e armonioso che potrebbe
essere qualificato sistema. Essi "combinano efficacemente tre possibili approcci
alla questione del metodo di interpretazione: il metodo testuale, il metodo
intenzionale e lapproccio intenzionale. Essi costituiscono quindi una parte
coerente ed ben equilibrata della Convenzione.
24. Le disposizioni di questi articoli sono tratte da dottrina,
giurisprudenza, cos come dalla pratica degli Stati; la loro formulazione
potrebbe quindi essere considerato come una codificazione. Tuttavia, la loro
presentazione, la loro pianificazione, la posizione di ciascuna disposizione
e il loro valore relativamente alle altre allinterno di una determinata gerarchia
suggeriscono indubbiamente un graduale sviluppo del diritto internazionale.
25. L'opera della Conferenza di Vienna per quanto riguarda l'interpretazione
potrebbe certamente essere compresa alla luce delle regole e dei concetti che
l'ordinamento giuridico internazionale gi conosce in materia. Tuttavia
dovrebbe essere preso in considerazione laspetto indipendente e originale di
questo lavoro. Bisogna quindi esaminare le norme della Convenzione di Vienna
sullinterpretazione allinterno del loro contesto; questa convenzione ha infatti
assegnato a certi strumenti o elementi gi conosciuti un compito che pu essere
diverso ed a cui essa ha riconosciuto sotto certi aspetti una portata particolare.
26. Il trattato un atto di volont e, se si esclude laccordo orale come ha fatto la
Convenzione di Vienna, il trattato una volont comune espressa per iscritto o,
pi esattamente, ci che il testo esprime dellintenzione comune delle parti.
27. Il testo del trattato dovrebbe quindi sancire ci che le parti hanno voluto.
Anche il punto di partenza dell'interpretazione il testo; il trattato pu essere
compreso indagando il testo nellambito di un determinato contesto... ma questa
indagine potrebbe in qualche modo rivelarsi sterile, incapace di enucleare il
significato del Trattato. Sar necessario fare riferimento, per interpretare il
trattato, ad elementi estrinseci, utilizzare dei metodi complementari. D'altra
parte, l'interpretazione di un trattato autenticato in due o pi lingue pone alcuni
problemi particolari.







PRIMA PARTE
LA REGOLA GENERALE DI INTERPRETAZIONE
LART.31 DELLA CONENZIONE

1. L'articolo 31 della Convenzione di Vienna prevede la regola di
interpretazione generale. Pur prendendo il testo del trattato come punto di
partenza, questa regola generale non enuncia un metodo di interpretazione
letterale, ma prevede piuttosto un'operazione interpretativa ricca di possibilit.
2. Seguiamo il processo di questa operazione nelle sue varie fasi.
E utile analizzare in successione la buona fede, il senso comune e
Significato particolare, il contesto, loggetto e lo scopo, laccordo interpretativo
espresso o tacito e il ricorso a regole rilevanti di diritto internazionale
applicabili nei rapporti tra le parti. Bisogner poi domandarsi se la regola
generale di interpretazione permette di richiamarsi al criterio delleffetto utile,
se, in altre parole, questa regola implica il principio ut res magis valeat quam
pereat.


CAPITOLO 1
LA BUONA FEDE

1. Il primo principio che prevede la regola generale di interpretazione il
principio della buona fede. "Un trattato deve essere interpretato in buona
fede...". Questo principio, il cui obiettivo morale, non solamente un principio
morale, esso fa parte del diritto internazionale positivo. Come uno dei principi
generali del diritto, esso domina lintero diritto internazionale e governa tutti
i rapporti reciproci degli Stati membri della comunit internazionale.
2. La natura giuridica del principio di buona fede confermata dalla dottrina,
dalla giurisprudenza e dalle pratiche degli Stati. Recentemente, l'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite ha inserito la buona fede tra i principi di diritto
internazionale enunciati dalla Dichiarazione relativa ai principi di diritto
internazionale concernenti le relazioni amichevoli e la cooperazione tra gli Stati
membri in conformit con la Carta delle Nazioni Unite che l'Assemblea Generale
ha adottato 24 ottobre 1970 durante la sua venticinquesima sessione. Vi stato
stato inoltre anche uno sviluppo del paragrafo 2 dell'articolo 2 della Carta delle
Nazioni Unite che prevede che i Membri dell'organizzazione, al fine di garantire
a tutti il godimento dei diritti e dei benefici derivanti dalla loro qualit di
Membri, devono adempiere in buona fede gli obblighi da loro assunti in
ai sensi del presente Statuto.
3. Nell'ambito dell esecuzione dei trattati, la buona fede considerata parte
integrante della regola pacta sunt servanda; infatti l'articolo 26 della
Convenzione di Vienna, che stabilisce questa regola, menziona espressamente la
buona fede. Ora, se il trattato deve essere eseguito secondo buona fede, esso
deve necessariamente essere interpretato in buona fede. L'attuazione dipende
dall'interpretazione e, senza confonderle, entrambe le operazioni giuridiche
sono strettamente correlate.
4. Enunciando espressamente il principio di buona fede di cui allart 31, che
stabilisce la regola generale di interpretazione, la Convenzione non fa che
addivenire alla conclusione che si impone al riguardo.
Comunque, con l'entrata in vigore della Convenzione di Vienna sul diritto dei
trattati, la natura giuridica del principio di buona fede nell'interpretazione non
sar pi dubbio.
5. Inoltre, la buona fede il fondamento di diverse regole di interpretazione che
acquisiscono una certa autonomia e alcune delle quali sono previste dalla
Convenzione di Vienna.
Inoltre la buona fede produce degli effetti diretti e allo stato puro, senza che
nulla sia stato previsto da una regola specifica e precisa, essa gioca un ruolo
nellinterpretazione.

Che cos la buona fede?

6. Che significa precisamente buona fede nellinterpretazione? La buona fede
il senso di lealt, di rispetto del diritto, di fedelt agli impegni assunti da coloro
la cui azione controversa e di astensione dalla dissimulazione, dallinganno,
dal dolo nelle relazioni con gli altri. La buona fede quindi uno stato danimo
dei soggetti di diritto, un atteggiamento psicologico. Ma essa si esteriorizza e si
rivela mediante indizi che possono essere valutati secondo alcune regole
giuridiche. Ci che interessa il diritto non tanto la buona fede come
atteggiamento psicologico del soggetto, quanto il comportamento oggettivo che
ne il risultato. Ponendo questo comportamento in relazione alle regole
menzionate, si pu valutare la buona fede di un soggetto in un determinato caso.
Queste regole giuridiche non sono tuttavia fissate una volta per tutte, esse si
evolvono con lo sviluppo della vita internazionale per riflettere ci che pu
essere considerato in un determinato momento come comportamento in buona
fede.

b) La buona fede di chi?


7. Si parlato certamente della buona fede che deve animare le parti ed questa
la buona fede che deve guidare linterpretazione, anche se linterpretazione non
stata fatta dalle parti stesse, ma da un terzo.
8. Alcuni ritengono tuttavia che l'obbligo di interpretare secondo buona fede "si
riferisce ai destinatari di norme convenzionali e non agli organismi incaricati di
risolvere un conflitto di interpretazione. Certamente l interpretazione secondo
mala fede di un testo da un organo giudiziario o quasi giudiziario rileverebbe
come diniego di giustizia, ma non si tratta di buona fede nello svolgimento di
una funzione giudiziaria o quasi giudiziaria, non si tratta cio dell'obbligo di
adempiere a questa funzione in modo imparziale, ma si tratta dellobbligo di
ispirarsi, nellinterpretare un trattato, alla buona fede che dovrebbe animare le
parti se fossero esse stesse chiamate a ricercare il significato del testo che esse
hanno formulato.

c) La posizione del principio di buona fede nellinterpretazione

9. Nel complesso, l'articolo 31, che stabilisce la regola generale di
interpretazione non stabilisce "una gerarchia giuridica delle regole per
l' interpretazione dei trattati "; la Commissione di diritto internazionale
" giunta alla disposizione che propone di ispirarsi al carattere logico e non ad
una gerarchia giuridica vincolante."
10. Tuttavia, giusto assegnare al principio di buona fede un ruolo generale
nell'interpretazione, che gli conferisce una certa superiorit. La buona fede ,
infatti, la base di tutto il diritto internazionale e del diritto dei trattati in
particolare. Nellenunciarla, la regola generale dinterpretazione conferma il suo
ruolo in una particolare area ma senza compromettere il suo specifico valore che
giustifica la sua stessa natura e che riconosce lordinamento giuridico
internazionale
11. Inoltre la formulazione dell'articolo 31 molto significativa, esso sottolinea
l'importanza della buona fede nel processo interpretativo, non per lordine
formale che esso fissa, ma semplicemente per quello che ha detto "il trattato
deve essere interpretato in buona fede in base al senso comune...". D'altra parte,
il commento della Commissione del diritto internazionale sulla gerarchia
giuridica non parla di buona fede; esso concerne piuttosto, a nostro parere, il
rapporto tra altri elementi che costituiscono la regola generale di
interpretazione, testo, contesto, un accordo interpretativo, pratica successiva,
ecc.