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FRONTESPIZIO DE GLI ANGELI MALVAGI DI ERIC J OURDAN

LacampagnaattornoallaLoiracostituisceloscenariodellastoriad'amore, cheancheitinera-
rioversol'assoluto, fraPierreeGrard: storiasplendidaeterribilechei dueprotagonisti raccon-
tanociascunodal propriopuntodi vistanelledueparti incui suddivisoquestoromanzo. Seil
raccontodi Grardseguequellodi Pierre, neriprendeil filointerrottoegiungesinoallaconclu-
sione, rivede anche, per, certesituazioni raccontatedal primo elerielaboragettando nuova
lucesugli eventi dapprimateneri eappassionati, poi semprepidrammatici eterribili dellaloro
vicenda. Inunmondochiuso, meschino, soffocantedi ricchi borghesi annoiati, i dueragazzi as-
setati di libertcedono al richiamo di unpanteismo sensualecui bensi addicono leradureom-
breggiateinrivaal fiume, i silenzi abitati dal timor panicodell'orameridiana, tuttelesensazioni
visive, tattili, olfattivedellacampagna. Inquello scenario - complici lamalinconiainfinitache
d la consapevolezza di divenire adulti, i cupi richiami a una misteriosa pienezza del male, la
certezzacheil doloresianecessarioper prepararel'animaeil corpoaunostatosuperioredi gra-
zia- i dueragazzi si abbandonanoaunamorevisceraleincui l'unovuolefagocitarel'altro, entra-
reinlui, farsi apropriavoltadivoraredal complice. Il lettoresi lasciaprenderedal gioco, entra
nel gioco, assisteavvinto, nongiudicapi: lanozionedi peccato edi colpavieneabolita, tanto
per i protagonisti quanto per noi spettatori affascinati dallapienezzadellesensazioni, anchele
pi brutali, dai rituali cruenti esadici in cui si consumaquell'amoreimpossibile. Impossibile
nonper il suoesserefuori dellanorma, maper lasuairrealizzabileambizionedi far s chequei
due esseri diventassero ci che gli uomini chiamano di.
RACCONTO DI PIERRE
Il cieloerad'unazzurrosplendente, d'unagrandezzaserena. Nonsi capivapisec'erail sole.
L'acquascorrevasotto i platani elebetullesenzanullariflettere, balenando soltanto quando un
raggiodi luceneattraversavaleprofonditfattedi macchiedove, atratti, il verdeincupivafino
al nero.
L'estateavevabruciatoleerbealtechericadevano - capelli d'oroscarmigliati - sututtolospa-
ziofraalberoealbero. Dasottolecigliail paesaggiodiventavasmisurato. Gambeallargate, un
cioccadi saponariagiallo chiaro contro leginocchia, Grard dormiva. Lacamiciaapertasem-
bravaun'ondabiancachegli si frangessesul petto, il cui culmineeracolor del miele... ei miei
occhi si fissavano, nellincavodel collo, sui muscoli dellagola, checonil lorovigoredavanori-
salto alladolcezzadelleombreverso laspalla. Del volto, vedevo soltanto laguancia; ai capelli
s'eranointrecciati fili d'erbatagliata; qualchecioccagli ricadevasullafronte; nel cavodellatem-
pia, una vena spessa, gonfiata dal caldo, portava allo zigomo il bagliore indistinto del sangue,
dandoal ragazzoinriposounacaricadi voluttbenpiviolentadi quellachegli venivadallin-
solenza delle sue fattezze quand'era dritto in pieno sole.
Avrei voluto fermareil giorno, catturareper l'eternitl'istanteinafferrabilenel volto di Grard
addormentato allemieginocchia, maogni attimo mi portavalacrudelesmentitadel passato nel
miorespiro, nellatonalitpiverdedegli alberi, nel silenziopisolennedell'acqua. Grardera
d'unabellezzamalvagiae, anchementregiacevaaddormentato, losi capivadallacalzaarrotolata
alla caviglia che metteva in mostra una gamba liscia da cacciatore di nidi.
Rivedevotuttalanostravita, quellacheescludegenitori emaestri, em'imponevostudiatamente
di ricordaresoltantoleoredi quel giornodi vacanza. Lamattinaeratrascorsanellamiastanza.
Avevamo dei compiti dafare: giocammo adadi. Comeal solito, lacolazionefusilenziosa, con
suo padre, il mio, eunacuginaches'occupavadi noi daquando avevamo entrambi perduto le
nostre mamme, che erano sorelle.
Quandodicocolazioni silenziose, legiudicosempredal nostropuntodi vista, dal momentoche
noi dueopponevamounvoltoindifferenteallefrasi degli adulti emangiavamoal lorotavolocon
la sensazione di perdere tempo e basta.
Agli ultimi bocconi, Grardmi guarddasottoinsuinunmodochesarebbeparsoambiguose
laconversazionenonci avesseisolati dagli altri. Unavoltafuori, mi spiegquell'occhiata: An-
diamoinrivaal fiumeadormiresullerba, ti va?Il fiumeeraunospecchiod'acquafraduesta-
gni, elochiamavamocos per viadellapilontanaLoira, checi attiravamenoperchappartene-
vaatutti. Sullastradaper arrivarci perdemmotempoper impedirechequalcheinvitatoimportu-
no capissedoveandavamo epotessegiungereli allimprovviso costringendoci arientrareprima
che ne avessimo voglia.
Grard s'abbronzavameno in frettadi me, main otto giorni mi avevaeguagliato, ed eravamo
entrambi dorati aunpunto talecheragazzeeragazzi si soffermavano aguardarci quando attra-
versavamolacitt: eppureancheloroeranobaciati daquellabellezzache, grazieallariaapertae
allavitatranquilla, facevafiorirerosesottoleloroguancebronzee, dandoai corpi lapacatama-
gnificenzadellagiovinezza. Avevo imparato acapiretuttequelleocchiate. Quei giovani, sor-
presi sulleprime, univano poi Grardemeinunamutaammirazione; daquell'istante, riviveva-
mo nei loro sogni e il nostro volto non ci apparteneva pi.
A Grard piaceva tirarmi continuamente per un braccio; ci guardavamo per tutto il tempo,
comeseal di fuori di noi nonesistessenulla. Nonappenaci ritrovavamosoli incampagna, per,
ci allontanavamo l'uno dall'altro, senza riuscire tuttavia a distaccarci completamente. Grard
camminavaatestabassa, senzadireparola, eio, dopo qualcheminuto, cominciavo acalciarei
sassi econtinuavoafarlo finchduravail silenzio. Allalungaerainsopportabile; alloraGrard
buttavalatestaallindietroelasfidadel suoincederemi facevairrigidirenel mioatteggiamento
d'indifferenza. Gici amavamosenzasaperlo, elarabbiadi sentirci indispensabili l'unoallaltro
davaaquellincantoleparvenzed'unarivalit. Avevamopensatopivoltedi andarceneciascu-
no per proprio conto, senzadir nulla, maquando uno di noi avevadeciso bruscamentechequel
certo giorno avrebbe segnato l'inizio della sua indipendenza, capitava che l'altro, spinto da un
impulso incontrollabile, facesseil gesto cherendevaschiavi, comeper esempio direunaparola
vicinissimaallamore, sicchpiombavamo di nuovo acorpo morto nell'asservimento dellapre-
senza.
Quel pomeriggioavevamobighellonatopidel solitolungoil cammino, eil caldocherendeva
il paesaggio quasi grigio nellorain cui il solepicchiavapi forteci permisedi raggiungerelo
stagno imboccando direttamentelastradasenzaesserevisti, giacchil pomeriggio apparteneva
d'untrattoanoi soltanto. Procedevamoal copertodegli alberi, senzaparlare. Attornoanoi, tut-
toerasilenzio, lavicinanzadell'acquacocente. A uncertopunto, giovani getti di querceealcuni
rovi impedivano il passo; bisognavascostarelefoglieper raggiungereil fiume, esentii Grard
che, lavocedecisamabassacomequelladi unragazzoil cui cuorebattatroppoinfretta, diceva:
Qui staremmobene; il solehabruciatol'erba: pimorbidoper sdraiarsi... esaremofuori dal
mondo . Ci trovavamo in una piccola radura.
Grardsi sbottonlacamicia- ioerotroppoemozionatoper parlare-; si distesesullerba, met-
tendosi sottolatestalamagliettaches'eratoltoappenauscitodi casainfilandoselapoi nellacin-
turacongestoprovocatorio. Chiusegli occhi fingendosi addormentato. A miavolta, aprii laca-
miciaappiccicataallapelleemi piegai suunginocchioper toglierladel tutto. Volgendomi dalla
suaparte, vidi cheGrardm'esaminavadasottoleciglia: il suosguardoeratalmentestrano che
ebbi lasensazionedi non esseremai stato cos nudo, sebbeneogni giorno lui mi vedessenella
stanzadabagno. Dato checi vestivamo l'uno di fronteallaltro, capitavaspesso cherimanessi
seminudo, in mutande, davanti a lui, e perfino completamente nudo, quando avevamo appena
fatto il bagno e, sullarivadi quello stesso fiume, soltanto il pudorecomandavai nostri sguardi
mentreci asciugavamoeinfilavamoi jeanssullegambeancorabagnate. Al pari di me, nemme-
noalui erasfuggitoil momentoincui il miocorpononavevaavutopinulladainsegnargli, ma
noi rispettavamoi nostri turbamenti equelleposturechelasciavanogli occhi insoddisfatti. Cos,
avevoscopertoi suoi fianchi tondi, lacurvadellespalle, e- nel momentod'abbandonoincui s'e-
rastirato tenendo l'asciugamano sollevato sullebracciatese, il costumedabagno allecaviglie-
laformaperfettadi quellastatuacui il sanguedavavita. Sapevo cheeralo stesso per Grard,
poicheravamopiomenouguali, sebbenelui avessequalchemesepidi me, i suoi occhi fos-
sero pi scuri e i capelli pi chiari.
Grardsi rigirsullerba. Avevarecitatocos benecheil caldo, colpendoloallatempia, l'aveva
addormentatoper davvero. Del volto, vedevosoltantolaguancia. Restavoimmobile. Il sangue
mi fremevanellebracciaenellegambe, maresistevoallatentazionedi metterelatestacontrola
sua ' di abbracciarlo.
Grarddormiva, eiovegliavoinpienosole, il corpochinosudi lui, turbatodaquellacarneche
lacamiciasbottonataalonavad'undolcechiarore, mentreil solemi sferzavalespalleconlesue
fruste invisibili.
Grard, Grard. Lochiamavopianissimoelui nonmi sentiva; mi venivasottrattodaun'al-
travitaoasuavolta, gelosodi unabbracciodacui il suocorpoeraescluso, eralui chevegliava
su di me? Grard, Grard , supplicavo.
Il suono venivadapilontano chedallamiagola: eraforselavocedellanimaquell'implora-
zione diretta a un essere che non potevo pi raggiungere e che avrebbe sempre avuto, per na-
scondersi, il labirinto del sonno?
Unatristezzaimmensam'avvolsefralebraccia: tuttomi parvetetro, lavitaerasenzascopose
Grardmi sfuggivacos facilmenteesecos facilmentepotevo metterefranoi quel deserto che
nonappartienenallamortenall'esistenza, elacui sabbiaappesantiscelepalpebre. Il sopore
di Grard era gi l'eternit.
Finoaquel giorno, lasuapresenzam'erabastataper ignorarecheadiciassetteanni l'amicizia
unnomedellamore. Per laprimavolta, unGrardimprendbilemi disorientava. Strappai - non
so perchcon violenza- uno stelo di loglio e, lasciatalamalinconiaaccanto amio cugino, mi
voltai dallapartedell'acqua, cui ioeropivicino, scostai alcuni rami bassi, mi allungai, immersi
lapiantafinoalledita. Lostelosparivadopoaver increspatol'acqua, mal'ondanonriflettevan
lamiamano nlamiaboccachinasudi essa; sullesponde, distinguevo soltanto un'ombrad'un
verdeunpo' pigrigiocheerail riflessodei riflessi degli alberi. A tratti, comeunsassolanciato
dariva, unascheggiadi solepiombavanel bel mezzo dellacqua, ora, per il movimento di una
fogliachescoprivaunastrisciadi fiumeallasuafiondagigantesca, ora, per il suo lento calare
sullorizzonte, trasformando una scorza che oziava sull'acqua stagnante in barca luminosa.
Dovetti cogliere un altro stelo, avendo abbandonato il primo alla debole corrente vicino alla
riva, poi lasciai andareanchequello, quasi nonsapendopisenonfossero i miei stessi desideri
che abbandonavo. Quel gioco m'appassionava, trastullo di giovane Narciso di cui l'acqua non
vuoleriflettereil volto. Lostelosommergeva, scompariva, eioricominciavo, unaltro, poi unal-
troancora, per costringermi anonguardaredietrodi meil corposenzadifesedi miocugino. Di
colpoqualcosainmesi spezz- chefossel'orgoglio? -, mi voltai versoGrardegli sfiorai i ca-
pelli. Unavocemi sugger: Abbraccialo . Lui gemettenel sonno, allarg bracciadi cieco e,
senzasaperequel chefaceva, mi attir as, mi feceperderel'equilibrio emi strinsecontuttele
forze. Unasmorfiagli deformavalelabbra. Erosopradi lui, il suorespiro, il suocalore, il suo
alitodiventavanomiei. Il misterodi uncorpotenutofralebracciami s'impose, sempliceeterri-
bile: achi apparteneva? Poichil sonno chel'allontanadallaterralo portaper contradescono-
sciute, la sua solitudine non forse gi una piccola immagine della morte?
Credetti cheGrard, stringendomi as, si vendicassedell'acquachegli avevospruzzatoaddos-
so; cercai di liberarmi, gli dissi: Grard, lasciami , ma fui presto sicuro che non fingeva di
dormire.
Il solegli rivestivad'oroil viso, ingrandendolepalpebredoveleciglianonavevanopiombra,
screziandoi capelli spettinati, contornandol'orecchiod'unrosatrasparenteeimperlandogli di su-
doreil collodi vittimariversa. Di l aunminuto, aunsecondo, si sarebbevoltatoper terra, si sa-
rebbestirato, avevo soltanto un attimo per spiareil suo abbandono. Il corpo di Grard addor-
mentato aveval'immensitnotturna; gli posai l'orecchio sul cuore. Dacos vicino, lasuabocca
diventava la bocca d'un oracolo, ero pronto a qualsiasi sacrificio pur di sentire la parola amore.
Continuavaastringermi quandoapr gli occhi, e, primacheil risvegliogli restituisselamemo-
ria, ebbi dirittoal sorrisodi unvoltochenonconoscevo... Miocuginomostravaagli altri unviso
romanticoeambiguo, il cui fascinoagivanonappenas'erariusciti astrappargli unosguardo. Io,
tuttavia, eroil soloaconoscereil veroGrard. Spesso, facendolalotta, gli avevopresolatesta
e, rovesciandoglielainpienaluce, l'avevocostrettoamostrarmi lepupille, gialle, punteggiatedi
verde e marrone. E ogni volta, per non perdermi in esse, lo lasciavo andare.
Unamattinalitigammo aproposito di un libro chelui giuravad'avermi prestato echedoveva
inveceaver dimenticato nel fieniledov'erasolito isolarsi, edovel'avevo sorpreso pi volteal-
l'improvviso, legoteinfiammecomechi siaappenauscitodaunsognocarnale: nesegui l'inevi-
tabilecorpoacorpo, malui nonavevamai lameglioquandosi lasciavaandareallacollera, sic-
chpocodopoloserravofralegambe, sedevosul suotoraceegli chiedevosevolevaarrendersi.
1suoi occhi lampeggiavanod'odio. No, sibil. Allorastringo. E, conlastessacalmacon
cui pronunciavo questafrase, gli afferrai il polso elo torsi. Lafacciagli divent paonazza, gli
sfiorai lagotabrucianteescostai connoncuranzai riccioli chegli spiovevanosullesopracciglia.
Lui chiusegli occhi, io gli ingiunsi di guardarmi, accentuai lastretta. D'untratto, quasi volesse
ghermirmi il volto, mi squadr conlecigliapienedi lacrime. Lo lasciai. Lui nonsi mosse. Il
suovoltos'erafattoserio, lepupillenerissime, immense; ciglia, sopraccigliaecapelli splendeva-
no d'un sudoregreve, eunareconditadolcezzasulleguanceeattorno allaboccasollecitavale
percosse: il dolorem'avevarivelatolasuatenerezza, sicuramentequellachegli passavasui tratti
cometalvoltail ricordodi suamadre. Mi alzai, Grardrimaseaterra, el'ultimavisionecheebbi
di lui primadi uscirefuquelladi unragazzoabbronzatoche, conunagamba, premevasul tappe-
to con tutta la sua forza, mentre l'altro ginocchio era sollevato e, grazie al gioco dei muscoli
appena intuibili sotto la pelle splendente, dava alla sua posa umiliata un che di insolente.
Avrei dato tutti i giochi, leprovocazioni, i goffi desideri, tutto ci chenel corsodellagiornata
scandivail tempoingesti indimenticabili, perchGrardmi si mostrassenellasuaveraluce. Ma
mentivaamecomementivaagli altri. Sequel suo modo di esserelo proteggevadagli altri, da
checosalodifendevanei miei confronti? Temevadi perdereunpoterelacui tirannianonaveva
altraragioneapparentechelasuabellafaccia? Nonsapevachesaremmostati uniti daunfasci-
no ben pi profondo? E, con moti di stizza volontari, nascondeva i suoi desideri pi naturali,
comequello, lamattina, di baciarmi sullaguanciaper darmi il buongiorno. Temevagli slanci, la
tenerezza...
Sorridendomi, avevapropriol'ariachedesideravovedereinlui, esentii cheil sanguemi abban-
donava, come se fossi stato colpito al cuore.
Ci squadrammo in silenzio, il fiato corto etrattenuto, il sanguechepulsavaalletempie, nelle
braccia, nelle reni. Dovevo essere bello anch'io, perch Grard mi contemplava a bocca aperta.
Qualeoscuralottanei nostri corpi, chelungalottafrases! Metdi meeraGrard, l'altra
metlo respingeva. Eraun momento di deliziaedi tortura; giimmaginavo il ritorno, Grard
checamminavaatestabassa, di fronteame, nellarabbiadi unpomeriggio incui nonsaremmo
riusciti avincereil nostroorgoglio. Allora, spintodatuttoil miosangue, mi piegai sul voltoche
amavo, superai l'ostacolo caldo del suo respiro, e, lelabbrasocchiuse, sentii contro di essealtre
labbrachesi schiudevano. Nonosammopimuoverci, goffi efebbrili. Avevosottodi meil suo
piccolo viso; Grard si trasformavaper il mio corpo in quelleduelabbracarnosechebaciavo.
Pivolteci mancil respiroeriprendemmofiatoaspirando lastessaariasenzastaccarci; mai il
miocuorefupigrandeemai lagioiami parvetantovicinaal dolorefisico. Avevabaciatocos
alungo il mio viso chemi sembravafatto di diecimilabocche. Eravamo dueragazzi nuovi, il
passato non esistevapi, lanostraamiciziasi toglievalamascheradi guerrae, lentamente, l'a-
morestavaper posarelemani sui nostri veri volti ecavarci gli occhi. Quanto tempo restammo
conlaboccaincollataallelabbradell'altro, in uncontatto incui il pi piccolo gesto ci avrebbe
feriti? Nonloso, mafuronoore, equandononresistendopipensai d'essereinunaltromondo,
sentii di nuovolalinguadi Grardchecercavalamia. Scoprii il suopalatocomeunveroepro-
priopalazzo,' conlostuporedel bambinoinunadimoramisteriosa, poi gli cedetti lamiaboccae,
nellafogadel primodesiderio, rotolai al suofianco. Ci abbracciammoconviolenzadi gladiatori
chelottinoper lavita. E semprericonquistavolasuabocca, comesefossequello- per continua-
reagiocareconleparole' il solopalazzoincui si rendevaomaggioal nostroamore. Lasalivadi
Grardavevafreschezzad'acqua, mail suo bacio larendevabollente. Conunavocecos bassa
chedovetti fargli ripeterelafrase, mi disse: Sei bello. Il miosguardogli risposeconfessando-
gli quanto l'ammirassi: furono le nostre sole dichiarazioni d'amore.
Tuttoeraugualeetuttoeradiverso. Il giornoestivononerapiungiornodi vacanzainrivaal
fiume, mail primogiornodel mondo. Unatrappolasi chiudevasudi noi, ancheseeravamolibe-
ri di correre come in passato.
Essereadieci passi l'unodallaltroeragilasciarsi, perchil primoimpulsod'amoreabolisceil
tempo, aboliscei sogni, leparole, leribellioni controcolui chesi ama, manonaboliscelospazio.
Esso si fasentirepichemai, assoluto; eoccorreil lentocorteodei dispiaceri edei momenti di
gioiaperchquesti, svolgendo attraverso l'orizzontelaloro lungateoria, trasformino i boschi, i
campi, i fiumi fra i quali sono vissuti in legami per gli amanti.
Staccammo lelabbrasoltanto per guardarci congli occhi negli occhi, i nostri visi aunabocca
di distanzal'uno dallaltro. L'amoreeraquel giardino meraviglioso di cui infineavevamo osato
varcare il cancello per coglierne i fiori di carne.
Misi laguanciasu quelladi Grard; vedevo gli alberi dallapartedellaloro ombra, paesaggio
scuroesplendenteal tempostesso. Fraduecespugli, avevo di fronteametuttalapianuraal di
ldellaLoira, i boschetti piccoli comemosche, i campi di grano, leterrespogliefravigneti le
cui linee parallele salivano all'assalto degli sfondi. L'estate sfavillava. Il luccichio d'un vetro
tradivaper un attimo i casolari sparsi nei boschi, poi l'azzurro violaceo delleloro tegolesi ria-
malgamava con vigne e susini. Era la luce dell'amore.
Unatenerezzaviolentami rendevasensibileintuttoil corpo; sottolamia, lagotadi Grardera
calda; gli toccai conlamanol'altraguancia, accarezzandonecol palmolecurveche, nonostante
unafossettavoluttuosaquasi in fondo, gigli delineavano un volto virile, quasi fosseindegno
offrire alla vita, alla vita che ama tanto schiaffeggiare volti di uomini, una faccia d'adolescente.
Grardsi divincol per stirarsi e, attirandomi as, mi lecc un'orecchiaconunadolcezzache
infiacchivail miocoraggio. Chiusi gli occhi: portavoinmeunpaesaggiochenoi soltantoerava-
moingradodi vedere. L'acquacheriflettevaalberi irreali apparivadorata. Incontroluce, laval-
le, i boschi sgranavanolaloroillusione; noneropisullerba, nonc'eranopiLoira, norizzon-
ti, ncampi azzurrini, nvigne. Solo vivo, eraquel ragazzobrunoil cui odoredi fruttami per-
vadevasubdolamente, elacui camiciaapertasullapelledorata, i pantaloni stretti, lamaglietta
arrotolatasotto latestaerano laprovad'un miracolo al qualecredevo perchquegli indumenti
banali diventavanogli strumenti di un'adorazionechenonli rendevainferiori allalira, allegidae
ai talari degli di. Eravamo nell'et in cui i simboli avevano un senso immediato nelle nostre
vite. Mi portai lamanodi Grardallabocca, schiacciai il miovisosul suopalmo; lui allargle
ditaemi strinsedolcementementrelemielabbra, poggiatenel cavodi quel palmo, direttamente
sullelineedellafortunaedellavita, avrebberovolutoincidervici sopraconil lorobacio. Mi al-
zai di scatto; alloraGrard, sapendo cheavevamo appenavissuto il pi bel giorno dellanostra
estate, chequel momentonesegnavaunpo' lafinegiacchil solestavaprendendouncolor san-
gueslavato, echequellanostrastupefacentelentezzaavevalo scopo di non farci perderenulla
dei nostri gesti, dei colori edei rumori, Grard, ancorasemisdraiatoaterra, mi cinseleginocchia
premendovi sopra le labbra tumide. 11 tempo correva attorno a noi.
La sera, cenavamo alle otto. Eravamo dimentichi di tutto, a casa avrebbero fatto una tragedia.
Adesso il giorno moriva; la curva dellorizzonte sfumava nel cielo crepuscolare.
Riprendemmosenzaentusiasmolaviadel ritorno. Camminavamonostromalgrado, lasciando-
ci dietro le ombre di due ragazzi al loro primo appuntamento d'amore.
Quando spingemmoil cancellodel parco, ci trovammodi frontemio padreche, senzadarmi il
tempo di parareil colpo, mi butt latestaall'indietro con un ceffone. Dopo cheancheGrard
ebbe avuto la sua parte, attraversammo il prato in silenzio. Ci aspettavano da un bel pezzo.
La casa era illuminata; c'erano ospiti e, sotto lo sguardo ironico di qualche bravo adolescente i
cui genitori si degnarono di non guardarci, mio padre ci spinse sulla scala e ci chiuse ciascuno
nella nostra camera, portandosi via tutto quello che trovava sul suo passaggio, dischi, libri, perfi-
no le freccette con il bersaglio. Tentai di accendere la luce: erano stati tolti i fusibili in tutto il
piano. Come raggiungere Grard? Da basso si divertivano; avevo fame, una stanza vuota sepa-
rava le nostre camere. Presi un dizionario e cercai l'alfabeto Morse, ma avremmo dovuto dare
colpi troppo forti per poter comunicare. Provai un mazzo di chiavi che un giorno avevo, chiss
perch, rubato in un armadio: nessuna apriva.
Dei passi nel corridoio precedettero mio zio. Tent atono paterno: Checosaavetefatto di
bello, oggi? Seguirono supposizioni pi o meno garbate. Non risposi.
Eppurenonmi sembradi chiederegranche. Nonhai nientedadire? Be', standocos lecose,
torneremoatrovarvi domani amezzogiorno: digiunoesilenziovi porterannoconsiglio. Noi an-
diamodai Decazesafareunmurder-party conquel chesegue. Arrivederci, amico. Chiudendo
la porta, fischiett: In una torre di Londra.
Bisognavaagire. In quel momento un lieverumoremi attir allafinestra. Aprii. Grardera
appiccicato al muro einquel modo avevapercorso gli otto metri cheseparavano lenostrefine-
stre, sulla stretta cornice che circondava la casa. Poteva cadere dieci volte e ferirsi mortalmente.
Mi salt fra le braccia: Mio padre venuto; ora possiamo stare tranquilli fino a domani a
mezzogiorno. Rimanemmoper unattimoinsilenzio, prestandoorecchioai rumori. Poi lemac-
chinesallontanarono, enoi potemmoascoltaredi nuovoil movimentodei nostri cuori. Batteva-
no in fretta: quella sarebbe stata una notte d'amore.
CAP. 2
Mi svegliai erichiusi subito gli occhi, abbagliato dallaluce. Mi voltai, toccando uncorpo ac-
cantoal mio. Alloraricordai tutto, emi strinsi teneramentecontrolaspalladi Grard. Dormiva,
bocconi, latestarivoltaversodi me, lelabbradischiusedaunrespirolieve, i capelli arruffati, il
corpo anudo fino allavitaeunasolagambanellacopertarossa. Lanottecaldaci avevafatto
pianpianoscoprire, sicchgiacevamoper metsul lenzuolospiegazzatoeper metsuundrappo
color sangueimprigionato sotto unagambadi Grard. L'altrasplendevad'unalucesmorzatadi
metallogiallo; potevoseguirelalineascuradel suocorpo, dallacavigliaall'ascella, cheil suore-
spiro facevaappenafremere, etirai dolcementelastoffaarrotolataattorno allacoscia, comese
Grarduscissedallaporpora, perchc'eranonel coloredellasuacarnelastessacupaintensitdi
sangueelostessosplendore, per avereinterasottogli occhi quellastatuadi ragazzoaddormenta-
to.
Unadeliziosastanchezzam'appesantivaogni arto, esoprattuttolanuca. Ci eravamodati l'uno
all'altrofinoaquando, venutemenoleforze, eravamorimasti inermi estremati. Inunasolanot-
teavevamo voluto conosceretutti i segreti dell'amore; elafuriapresiedevaatal punto aquella
scoperta che l'alba illumin, in quei corpi soddisfatti ma non sazi, due giovani amanti doppia-
mente maschi nel loro modo di prendersi e di darsi.
Gli posai la mano sulla schiena, laddove una minuta bocca fatta di sole mordeva la carne,
giacchlaluces'insinuavaintuttelefessuredelleimposteper conoscereil seguito dellanostra
storia. Ero cos stanco chemi addormentai di nuovo. Muovendosi, Grardmi ridest del tutto.
Dai suoi occhi uscivalanotte. Avvertivalamiastanchezza; il suo collo elesuegambeerano
rotti. Eravamo distesi l'uno accanto all'altro, privi di forze, pareva, malanostragiovinezzaesi-
geva un'aurora trionfante...
Lastanzaeraassediatadallaluce; lunghefrecced'oro si conficcavano nellepareti, aterra, sul
letto, dovetrafiggevano i nostri corpi in modo taledafarneuno soltanto, dominato di voltain
voltadal viso delluno o dell'altro. Restammo per un po' immobili dopo il piacere; abbracciai
Grard e, lentamente, lo accarezzai. Mi sembrava d'esser partito alla ventura, nelloceano del
cielo, il lettoper vascello, equel bel ragazzonudosdraiatoaccantoamedovevafarmi naufraga-
re. Si rigiravacontinuamente, lasuaancasfregavacontro il mio palmo. Lamiamano non si
stancavadi attingerealladolcezzadi quellapellecheresistevaallamiacarne, maneinvocava
anchelapresa, epichelapresail morso, epidi questoil colpocheavrebbespezzatocol suo
imperiol'orgogliosabellezzadi uncorpoche, dasolo, possedevatutteleformedel desiderio, del
tattoedellavista. E l'estremopossesso, l'ideadi entrareinuncorpo, significavasoltantol'impo-
tenzaaesserel'altro. Nonvolevo limitarmi apenetrareinlui, volevo divorarlo idealmente; im-
possessarmi di lui, esserenellasuapellenonimpedivachelenostrecarezzesi rinnovassero al-
linfinito. Stavamoinsilenzio, mi bastavasfiorarelasuaspallaper eccitarmi. Millevoltepassai
laboccasullesueorecchie, millevoltelamiaguancia, si lasciaccarezzaredai capelli dellasua
nuca; lamiamano gli scendevalungo laschiena, il sanguemi si fermava, millevoltetoccai un
corpo diverso. Vinto dallasuanaturalasciva, Grardprendevail cuscino fralebracciaesi ab-
bandonava. Nonuncentimetro del suo corpo m'erasconosciuto. Lavita, sotto lesembianzedi
quel ragazzovigoroso, avevaintal modosegnatoil miocamminofuturo. Addio, licei incui im-
paravo adiventareugualeagli altri; orami disgustavaquellacolturaartificialedei fiori del suc-
cesso. Volevo esserelibero, libero di amareun corpo comeil mio. Costruivo unafortezzadi
cristallo attorno allanostravita, ben sapendo chegli altri avrebbero cercato di demolirla. Pre-
sentivo i rifiuti di mio cugino, lesuemenzognepronteacrollarecomecastelli di carteal primo
richiamo del padre alla fierezza virile;
lamortechelospiava, casomai avesseaffrontatolacommediadegli adulti conlastessaseriet
dei suoi giochi di bambino. Ricordavounadelleprimevolteincui cominciavamoaesseredav-
vero amici: eravamo aParigi, insecondaliceo, al Carnot. Avevamo quindici anni. Grardnon
piacevaanessuno, nonavevaamici: si mostravasuperbocontutti eparevasempreseccato. Era
notoancheil suoardoredi giovanebrutalenellezuffe; conlui, anchequandoavevalapeggio, i
pugni facevano male tanto a prenderli quanto a darli.
Non si degnava di prender parte alle cagnare, aveva un modo solitario di rifiutare l'autorit,
comeper esempioaddormentandosi sottol'occhiostessodei professori chetuttaviadavanoprova
d'unacolpevoleindulgenzanei suoi confronti. Soltanto uno neavevafatto il proprio bersaglio
prediletto. Presiedevaai destini del franceseedegli studi latini, standoaquantodicevanolepa-
gelle. Fradi noi lochiamavamoUm-um. Eraunuomomoltogiovane, dal visomagroelun-
go, chetrovavamobuffoecheconGrardfacevausodi un'ironiamachiavellica, interrogandolo
sempresulleregoledi sintassi, costringendoloadalzarsi nel silenziogeneraleper poi farsi beffe
dello stile poetico delle sue versioni e demolirlo con l'aiuto di Cicerone e Catullo.
Grardopponevaun'espressioneimpassibileesollevavafieramentelatesta, quandolerisatesa-
lutavano unafrecciataparticolarmenteben diretta. Lui, cos indifferenteallo studio eche, nel
momentoincui i professori gli avevanorivelatodavanti atuttalaclassedi considerarlounesse-
reaffascinante, mafortesoprattuttoaping-pongoatennisinvirtdi alcunepartitefolgoranti in
cui lo si eravisto metterefuori combattimento pid'uncampioneincontestato, s'eradegnato di
suscitare, dopo l'ammirazione, il loro stupore con uno di quei temi insoliti il cui segreto stava
nellasuafogaenellasuasolitudinegiovanile. Um-um, colpitonel vivodaunTacitoparticolar-
mente azzeccato, non gliela perdonava.
Cometutti i quindicenni, avevamocreatounreameprotettodaleggi spartanecui ci sottomette-
vamo di buon grado. Avevamo un codice, dei rituali, dei diritti. Esistevaun consiglio segreto
deputato aneutralizzarei progetti di sedizioneod ogni altramanovratendenteallassolutismo.
Insette, costituivamo unpiccolo comitato di salutepubblica, efacevamo regnareunterroreco-
centegrazieai pugni dei nostri sicari preposti ai supplizi ideati per distrarci nei momenti di ripo-
sooper soddisfareunanaturalecrudelt, incortileealluscitadallascuola, sulletestecaldedelle
altreclassi. Il nostro voleres'esercitavasotto milleforme: avevamo imposto di voltainvoltala
modaromanticadei gilscozzesi, dei bastoni dapasseggio, dei capelli lunghi, poi allaTito,' ac-
compagnata da un linguaggio da ergastolani. Al polso, un braccialetto d'argento, come quello
portato dai soldati, commemorava con tacche praticate con la lima le imprese del nostro club.
Grardvivevafuori daquesteregole. Sebbenefossemanifestaunasordaostilitcontrodi lui e
lasuainsolenza, lanostraparentelalotutelava, almenofintantochil gruppoavessecontinuatoa
volermi come uno dei capi del clan.
Primadellelezioni, boulevardMalesherbes erail nostropunto di raduno. Arrivavamo agrup-
petti e, raggiuntoil marciapiededel liceo, abbandonavoGrardallasuaattivitdi francotiratore.
Pur nontralasciandodi farelacortealleragazzeedi scambiarci lesoluzioni dei compiti di mate-
matica, organizzavamodei boicottaggi. Quel pomeriggio, avendodecisoalcuni giorni primaal-
l'unanimitunamessinscenainfernale, decisionecui l'assenzadel presideavevacontribuito non
poco, rientravamoascuolasovreccitati. SoltantoGrardnonsapevanullaofingevadi nonsape-
re e, quando mi unii ai pi scalmanati della banda, venni interrogato:
E il signorine tuo parente che fa?
Niente , risposi.
Bene. Va' a informarlo.
Mi avvicinai aGrardegli parlai senzapreamboli dellasvegliasottolapedana; dellacidocon
cui avevamoriempitoil cassettodi Um-um; delleversioni latinenessunadellequali corrisponde-
vaaquelleassegnatedal prof, etuttesottoformadi fumetti; del cororecitatocheavevamomes-
so apunto sullafalsarigadellestrofedi Ester, edellegridademoniachecheavrebbero coperto
col loro frastuono il tentativo del prof di aprire una porta accuratamente inchavardata subito
dopo il suo ingresso nella nostra tana.
Grardalzlespalle: I miei complimenti , mi sibilinfaccia. Siamoarrivati all'operabuf-
fa!
Confessai d'aver messo in rimai cori, d'aver portato lasveglia. Lui sincup eio paventai la
tragedia: snobbato da Um-um, Grard si studiava di tradurre le versioni senza aiutarsi con le
note, el'apprensione, durantelelezioni di latino, gli conferivaunabellezzainquietante. Abbass
latesta. Unragazzo lo punzecchi: Sefai il guastafeste, nontelaperdoneremo, econceremo
per bene la tua bella faccia! Il Rubicone era varcato.
Lalezioneebbeinizioinun'atmosferagelidamentefebbrilecherumori di variogenereturbaro-
noapocoapoco, facendoalzarelavoceacolui chestavaleggendoconuntonodaoratoredella
Costituente. Umumsinnervos, batt un colpo secco sullorlo della cattedra con il righello.
Scoppi unafragorosarisatasubito repressa. Il righello, abilmentesegato, eraandato in pezzi.
Unsilenzioopprimentecincollavaai banchi. Um-umci guardavaconlosguardodel domatore
chesi sasul puntod'esseredivorato. Alloralasvegliatrille, sul sottofondodi mormorii, si lev
la voce d'un prigioniero:
Piangiamo e gemiamo, fedeli compagni, lasciamo fluire le lacrime amare, sono sordi i Latini
ai nostri lagni: facciamoli fuori senza tanto pensare...
Un'altravocepichiarariprendevadaquel punto; il coro erascandito ameraviglia. Eravamo
trentacontrouno. Um-umnonriuscivaaincassareil colpoesi riavevasoltantolentamente. Ci
aspettavamochesi alzasseesi mettesseacorreredallunoallaltro. L'avevamoprevisto, ec'era-
nodei sostituti nel casocheunodei recitanti fossestatoridottoal silenzio. Poi ci sarebbestatala
corsaversolaporta, maneavevamocontrollatoi cardini, cheavrebberotenutofinoal corofina-
le. Bisognavachelo spettacolo andasseavanti fino allascenain cui Um-umavrebbeavuto la
meglio sulla serratura!
Inquella, per, Grardsi volseestrappil foglioconcui unragazzodi scarsamemoriasi aiu-
tavaper lesueduestrofe. Um-umaspettavasoltantoungesto: oraloaveva, einduesalti fuad-
dossoamiocugino, lopreseper lamanica, lotrascinai piedi dellacattedra. Nessunopirespi-
rava, in classe. Il gesto di Grard eralaprovadellasuainnocenza, sarebbebastataunaparola
per accomodaretutto: malui si chiusenel suosilenzioabituale. Um-umguardavaGrardcome
unapreda, poi, quasi cheil ragazzononesistesseproprio, sollevlacattedra, miselasvegliasul
piano e disse con voce neutra:
Di chi questo aggeggio?
Nessuno ebbeil tempo d'aprir bocca, quel chesegu ebbelarapiditd'uncolpo di frusta. G-
rardavevarisposto: Lasvegliamia, professore. E Umum, furenteetragico, loschiaffeggi
con un manrovescio che lo mand a sbattere sui gradini della pedana, in ginocchio.
Ammirai Grard: era una di quelle scene silenziose che segnano una persona per la vita. Si
alz, ma Umumaveva deciso di dargli una lezione e, afferrata la riga da disegno appesa a un
chiodosulladestradellalavagna, locolpi sullenatiche, sullecosce, perfinosullespalle. Turbati,
noi tutti ascoltavamo il respiro del professore che scaturiva dalla sua bocca come un gemito
strappatoallinterosuocorpodallabellezzadell'adolescente. Questi stringevai pugni, si morde-
va le labbra. Contai quindici colpi, ma furono di pi.
Unpo' pitardi, quandoGrardfutornatoal suoposto, avevamoriapertoi libri, eun'oscuraeb-
brezzaci trattenevainquell'auladoveil vuotodellalavagnaneraancoraserbaval'immaginedel
bracciodi unuomoalzatosuunragazzobrunoraggiuntodacolpi chesembravanolegridasoffo-
cate dei nostri cuori.
Dopo, avevamolezionedi chimica; quandouscimmo, il ventoautunnalespazzavavialefoglie
morte. Ritrovai lamiacombriccolasottoil portico. Grardnonerauscito; Christian, il ragazzo
chenel pomeriggio gli avevadato del guastafeste, mi disse: Faremo i conti questaserastessa
con lui; siamo tutti d'accordo: anchetu, no? Dovevamo soltanto aspettare. Mio cugino com-
parveconqualchealtrostudenteeattraversil portico; Christiangli sbarravail passo, mani nelle
tasche: Grard cap, indietreggi es'addoss aunacolonninadi ferro, in un cerchio di ragazzi
chelentamentesi chiudeva. Nondisseparola, prontoabattersi. Daogni partec'eranovolti di cui
la sera celava l'esaltazione.
Michel, unodei sette, futantoferocedadescrivergli quel cheintendevamofargli: avevamodel-
l'inchiostro indelebileper tracciargli sullenatichelacrocedi Malta, cheerail nostro simbolo, e
unafrustaper farglielapenetrarenellapelle. Grardarrotol l'impermeabileelo pos contro il
pilastro assiemeallacartella. Un ragazzo gli afferr l'avambraccio, maun pugno lo costrinsea
mollare la presa. Ci fu un momento d'attesa; il vento, la polvere, il portico appenailluminato
avevano la tinta violetta del sangue attorno a una ferita. Poi, due ragazzi si scagliarono d'im-
provvisoaddossoaGrard, atestabassa, senzacurarsi dei pugni, eloimmobilizzaronocontrola
colonna; altri dueloafferraronoalleginocchia; Maurice, giovanediavolocol nasodapugile, gli
apri lagiacca, strapplacravattaemiseanudo, nellalonechiarodellacamiciasbottonata, il to-
racevigoroso di mio cugino. Questi cercavainvano di divincolarsi, goccioloni di sudoregli in-
collavano i capelli alle tempie e le facevano luccicare. Maurice gli slacci la cintura.
Grardchiusegli occhi elascifare. lofui il soloaveder scendereunalacrimasullasuaguan-
cia. Convocerisolutaurlai: Basta! Si battaunosolo: sevinceGrard, sarlibero. Anchela
vittoriasuunGrardgimalconciofacevaesitare. Christiansugger insidiosamente: Bene, vai
tu... Lasciai aGrardil tempo di togliersi lagiaccaedi chiudersi lacamicia. Credeva, come
tutti gli altri, chevolessi umiliarlo; chiamavaaraccoltaleforzeperchio fossi costretto afare
appelloatuttelemie, oper riuscireaperderecoscienzanel momentoincui, spalleaterra, fosse
statopredadi quei ragazzi che, senzapudore, si sarebberoavventati sudi lui. Ci scagliammol'u-
no contro l'altro erotolammo sul cemento. Grardmi spezzavail collo; io mi resi conto chele
ginocchiaelaschienagli facevanomale, senz'altroper lefrustatepresequel pomeriggio, eloaf-
ferrai per lavitaal soloscopodi dimostrargli cheavrei potutobatterlo. Eravamoafacciaafac-
ciaeil vento ci riempivalaboccadi frammenti di foglieepolvere. Lasuastrettas'allentavaa
pocoapoco. Conunoscatto, comeper divincolarmi, rovesciai entrambi emi trovai adaderireal
suolocontuttalaschiena. Attraversolacamiciastrappatasentivoil suocuore, unodoredi trion-
fo salivadallasuaascella. Ci alzammo. Lui preselepropriecoseeseneand senzadireuna
parola.
Quandofummosul viale, unragazzodel gruppoparlper tutti: E sempremegliosuonarsele
infamiglia; quel tipounatigre! Lamiastellarischiavadi spegnersi, maerofeliced'aver fatto
brillare quella di Grard.
Quando rientrai a casa, c'erano soltanto quattro coperti. Grard aveva trovato la scusa di un
mal di testamanifestando il desiderio di andaresubito aletto. Non osai saliredi sopra, pur se
tutti i miei pensieri erano rivolti al dormiente. Lo immaginavo inuncaos di lenzuola. Lacena
futriste; aogni istantevenivodistrattodadomandeallequali rispondevoamonosillabi, edove-
vocontinuamentericostruireconl'ostinazioned'uncercatored'oroleimmagini chemi si costrin-
gevaadabbandonare. Cercandodi nonlasciarelatavolatroppopresto, aprii infinelaportadella
stanzadi Grard. Erainginocchiamoaccantoal letto, unamanostesasul lenzuolo, l'altralungo
il corpo. Sullagambapivicinaame, Grards'eratiratosulacalzadi lana, eunamacchiabru-
naglielaincollavaallapelle. L'altragambaeranuda, apartedellestriscedi sanguesecco: pote-
vanodestarei sospetti di qualcuno, per fortunaeroil primoavederle. S'eratoltolagiacca. Frai
calzoni elacamiciatiratasufinoallaschiena, lesuereni splendevano; lapelleopacami rendeva
consapevoledellemieinclinazioni profonde, egiimmaginavo attorno aGrardi prati ei bo-
schi in cui saremmo stati nudi. La tristezza mi serrava la gola.
I suoi occhi erano chiusi, allalucedellalampadaqualchelacrimaancoragli tremavasulleci-
glia; loscossi per laspalla, malui nonsi mosse. Lopresi fralebracciaelosollevai sul letto: il
postoincui avevaposatoil voltoeraumido. Lastanchezzaavevaavutoragionedi quel suodo-
lore segreto, ma non sapevo d'averlo salvato, n sapevo che mi amava.
L'indomani eragioved: Grardparevanonricordarenulladei fatti del giornoprecedente; solo,
per qualchetempoportsullacamiciaunmaglione, col pretestoches'avvicinaval'inverno, etal-
volta, di nascosto, mi sorrideva...
Senza stancarmi, continuai a toccare la sua schiena larga, divisa da quella linea cui il corpo
develasuasomiglianzaaunfrutto. Grardmi ferm lamano sullanuca, all'attaccaturadei ca-
pelli. Sentivo il suo cuore pulsarmi nel palmo attraverso il collo fremente.
Abbattutalabarrieradell'orgogliofisico, un'altrabarricatapisegretas'innalzavainnoi: lascia-
vapassarei sospiri, i mormorii voluttuosi, legridadi piacere, maarrestavalegridad'amore. Dal
giornoprimaavevamofattomillepassi l'unoversol'altro, maaltri milleancoraci allontanavano,
mio malgrado, suo malgrado.
Grardsi alz; ritrovai nel suoalitocaldotuttaunanottespesaavolerci annientare. Ignorava-
mo chel'amoreesigeduecorpi, nonper fonderli, maper scagliarli l'uno contro l'altro, ciascuno
desideroso di strapparelapredadel proprio piacere. C'eravamo comportati cometutti gli altri?
Amandolo, nonavevosmessoper unattimodi pronunciareil suonomeederocertoche, dal can-
tosuo, lui avessefattolostessocol Mio, maeravamoinattesadi qualcos'altrodi impronunciabi-
le...
Nei baci, lui mordevaper ritardarel'offertadellapropriabocca; lacosalofacevaridereequan-
do, stizzito, gli prendevolelabbrafraledita, il loroarcosi schiudevaeiobevevoaquellacoppa
il vinodellostordimento. Di attimoinattimo, lalucechefiltravadalletendesi facevapichia-
ra; ci alzammo. I raggi del soleattraversolepersianeegli alberi ci macchiettavanocomeleopar-
di. Grardsi stir. Lasuaagiliteil suovolto- cheil mattinotrasformavainunmuso- accen-
tuavanoquellaspettofelino; l'odoresensualedellanottechealeggiavanellastanzaparevauscire
dalla sua pelle.
Spinsi lepersiane. Unamareadi luceinondlepareti, i mobili, il letto. Il rossodellacoperta
divennepi vivo, lelenzuolaparvero pi spiegazzate. L'ariafrescacacciavagli odori notturni
annidati negli angoli. Eravamonudi inpienosole. Grardstrizzavagli occhi per vedermi, per-
cheroincontroluce, il corpoaureolatodaunafrangialuminosa. Lui mi offrivail suopetto, che
il respirosollevavaconladolcezzad'unamanoamorosa, eunfaccinoridentesucui si leggevano
tutti i miei baci. Rifacemmoil letto. Avevamoritrovatolanuditdel mondo, finchvennel'ora
di infilarci di nuovoi vestiti; mal'incantononfurotto: unaferoceintimitrendevainutili lepa-
role, eogni gestodi Grardmi proiettavainunpaesesconosciuto. Temevodi dovermi ricredere,
ma i giorni futuri m'avrebbero rassicurato. Grard non aveva nulla in comune con gli altri.
Il mioorologiosegnavaleotto. Nostracuginasi alzavatardi. Di sicurogli altri noneranoan-
cora tornati, perch nessun rumore animava la casa. Per precauzione, decidemmo che Grard
dovessetornareincamerasua. Lemiebracciasi chiuseroattornoalui invistad'unaseparazione
di pocheore, magitemevamoper quellabreveassenza. Eravamocos felici, eravamostati cos
felici: l'attimo d'unacortaseparazioneci mostravail cielo sereno sotto i colori del temporale, il
sole nero, i nostri cuori immensi.
Comeselasuastanzafosseal terminedi unlungo viaggio, gli baciavo gli occhi, lafronte, le
orecchie; lui poslelabbrasullamiaguanciaelepremettecos fortecheper unpo' vi rimasela
loroimpronta. Duevoltefusul puntodi passareper lafinestra: duevoltetornastringermi as
rovesciandomi latestaper fissarelamiaimmaginesullesuepupille. Infine, strappandosi ama-
lincuoreal nostro amore, lo vidi scavalcareil davanzale, colmareper un attimo lastanzadella
sua ombra e, simile a un giovane essere soprannaturale, sparire nella luce.
Rimasi alungo immobile. Gidesideravo raggiungereGrard, edi attimo in attimo il tempo
rendeva folle questo desiderio. Ecco, la fragile durata umana mi sottraeva mio cugino, cos
comeil prestigiatorerestituiscelillusioneallillusione. Pochi minuti bastavano per concludere
unanottetroppo bella, meno ancoraerano stati necessari perchi miei giovani anni equelli di
Grardseguisserolastessastrada, eperch, aquell'etincui tuttoassumeledimensioni del de-
stino, fossimo posti bruscamente, unasera, a facciaa faccia in quella che sarebbe diventata la
nostracasa. Ricordai il silenzio di mio padre, lasuatristezzachenon eralamiaquando tutto
sembrvuotodopolamortedi suamoglie. Grardavevaconosciutolostessotipodi isolamen-
to. I nostri padri, pocovicini primadi quei lutti, deciserodi semplificareleloroviteericordaro-
noinsiemelalorofelicitdi giovanotti; gli affari li unironopoi del tuttoefuper loronaturalele-
gare anche noi in una vita comune, senza curarsi delle nostre tenerezze e del nostro orgoglio.
Miopadremi avevaannunciatolalorodecisione, unasera, al mioritornodascuola: lindoma-
ni, unacuginasarebbevenutaaprendermi allafinedellelezioni, perchin mattinatadovevano
portareviai mobili. Erasicuro chemio cugino Grardeil grangiardino dietro lanostranuova
casa di boulevard Malesherbes mi avrebbero reso felicissimo.
L'indomani marinai lascuola, mi chiusi inunastanzagivuota; sedetti al buio adascoltareil
fracasso dei traslocatori cui rispondevano gli echi dellacasaviolata, comesenellappartamento
si stessescatenandounatempestaesul marecalmodel giornounafuriaimprovvisatramutassei
mobili inscogli. Guardavolastradadallefessuredi un'imposta. Ungiovaneoperaioinsalopette
azzurraportavai miei libri verso unfurgone. Avevalabbratumide; il solegiovanedi febbraio
gli mordevalebraccia; dallacanottierauscivaun collo tondo dove, sotto sforzo, palpitavauna
vena; unciuffodi capelli gli ricadevasullafronteeatratti, conunmovimentodel capo, lui lori-
cacciavaindietro; l'orlo dei calzoni eraarrotolato fino ametgambae, sopralecalzeabbassate
fino alle caviglie, una pelle di camelia lasciava indovinare polpacci che avrei voluto accarezzare.
Per tuttalamattinarimasi l asorvegliarei suoi andirivieni, attirato dallasuabellezza, deside-
rando unsorriso daquell'operaio biondo ch'io immaginavo accessibileai baci. Maquando alla
finelui entrnellastanza, ebbi dirittoaun: Filaviadi l, bamboccio... Allecinque, miacugi-
na m'aspettava alla porta del liceo e io finsi di uscire dalla scuola.
InboulevardMalesherbesc'eraunagrandeanticameradacui s'innalzavaunascala. Miopadre
emio zio erano insala, inmezzo ai mobili, ai libri eai tappeti arrotolati. Fuallorachescoprii
Grard, appenaintravistodurantequegli anni perch, giudicatotremendo, avevaper tempocono-
sciutoleinquietudini delleamiciziedi collegio. Senestavaindisparte, accantoallafinestra, la
testaunpo' piegata, estudiavail ragazzocheavanzavaversodi lui conlamanotesa. Lastrinse
conseriet, poi mi proposedi dareunocchiataallanostrasoffitta, dal momentoche, nellacasaa
unsolopiano, quellaerariservataanoi. Si componevadi duegrandi stanzebasseseparatedaun
tramezzo da cui era stata tolta la porta. Avevamo ciascuno la nostra stanza.
Nella sua, Grard aveva insediato il proprio disordine. Sistemai lemie cosee lui mi guard
senzaproferiremotto. Dopo pranzo, stesso silenzio. Mio cugino, sprofondato inunapoltrona,
sorvegliava le mie mosse. Il mio malumore cresceva, ero sull'orlo della disperazione, e, domi-
nandomi astento, quasi gli gridai: Hosonno, menevadoaletto. Lui si alz, fecedietrofront
epass nellasuastanza. Mi spogliai; unavoltaaletto, maccorsi d'aver lasciato laluceaccesa.
Stavoper alzarmi quandoGrard, inpigiama, si diresseversolalampadaefeceungestochesi-
gnificava: spengo? L'ombrainvaselastanza. Nefui abbagliato; millefiammellemi scintillavano
ancoradietrolepalpebreunattimodopo, quandolalosangadellafinestrasi delinesottoloscal-
pellodellaluna. Grardmi avevapresolatestafralemani emi baciavalaguanciaconunatene-
rezza di bambino materno. Mi aveva adottato; la felicit mi addorment.
Quel giorno ebbeinizio lanostralotta, unalottasubdola. Tentammo di ignorarci, mafranoi
c'era quella prima sera.
E adessoun'altranottevenivaadannullaretutti gli slanci interrotti, lanostracecitd'innamora-
ti, il nostrosilenziod'innamorati, eacostringerelanostrafierezzadi diciassettenni amettersi in
ginocchiodavanti all'altro, nellaposturadel vassallocheprestagiuramento. L'universo, lanotte,
il soleelaterra, lestellesarebberoscomparsi; noncos, nel fondodi noi stessi, lasembianzadel-
lamore. Per me, quellasembianzaavevacapelli bruno-dorati, boccacarnosaegilaviolenza
malinconica degli amanti induriti comecontadini. Vivevo di Grard. Potevamo cedere ai ca-
pricci del corpo: eravamo puri.
(1) Ovvero come si vede in certe statue dell'imperatore romano:
sia davanti sia dietro, i capelli sono tagliati alla stessa altezza.
(N.d.T.)
CAP. 3
Restammosottochiaveper un'interagiornata, poi lasorveglianzasallent. Dopotuttoeravamo
invacanza. Adessoogni pretestoerabuonoper tagliarelacorda. Volevamostarcenesoli. Do-
vevamo scoprire tutto l'uno dell'altro... intendo scoprire i capricci del corpo, capire quello che
l'altros'aspettava. SuquestopuntoGrardnesapevapidi me, madi l apocoavrebbevistoche
non avevo freni con lui.
Avevo sempreamato unvecchio fienileampio escuro incui sospettavo chetalvoltafossean-
datoamasturbarsi. Oraloseguivol. Nellapenombraviolentadel mattino, si tolsei vestiti esi
butt suuntelo chericoprivaungiaciglio di paglia. Sullasuacarnebrunadistinguevo soltanto
dueombred'unbruno appenapiscuro: una, sotto lafronte, eral'abisso degli occhi; l'altra, nel
basso ventre, quella che mi attirava.
Quantotempooccorreal destino! Facamminaredueragazzi sullastessastrada, per giorni, per
stagioni, ed'improvvisodecidedi farsi daparteeconsentelorodi incontrarsi edi prendersi frale
braccia. Erovecchiodi tuttalamiagiovent, comeogni ragazzodi diciassetteanni; avrei voluto
ritrovareil nostro primo ricordo comune, rifareun solo gesto in modo diverso poichper ogni
immaginedel passatounnonnullaavrebbecambiatoil nostroamore. Maerasoltantounsogno;
contavail presenteebasta. A checosasarebbeservitoscoprirepiinfrettacheci amavamo, dal
momentocheil nostrocuoreavevasceltodi ingannarsi? C'erabisognodi quei momenti di dub-
bio, di quei desideri inconfessati, di quei piaceri solitari pensandoall'altro, di quellezuffefisiche
chenon capivamo, perchil primo bacio vicino allo stagno fosseil primo bacio del mondo. Il
passato ci avevafatto dono d'unamemoriacieca. Ci sarebbetornatautile, perchtutto avrebbe
cercatodi separarci, leabitudini, leconvenzioni, leregoledellavita, maci sarebbevolutoqual-
cunopiforteancoraper rompereil nodogordianodellanostrapassione, percheraunapassio-
ne, adesso, l'amiciziadei nostri tredici anni che, apoco apoco, man mano checrescevamo, ci
avevavoluti estranei l'unoall'altro, finoallaseraincui, diventati adolescenti, i dueragazzi s'era-
no guardati per la prima volta e, sotto i colpi bassi dell'amore, erano rimasti inermi...
Accaddeunaseraincui eravamociascunonellanostrastanza, unpo' primadellesamedi matu-
rit. Stavoterminandounproblemad'algebraesupponevocheGrardstessefinendounaversio-
ne; invece, sfruttando gli ampi margini del dizionario, lui disegnavatesteegambedi guerrieri.
Nonsentendolomuoversi, lochiamai: Grard, stai lavorando? Mi giunseunborbottiochein-
terpretai comeuns. Risolvetti unultimaequazionee, senzaspostareniente, mi alzai. Fui per-
vasodaunasensazionedi potenza, noneropiunbambino, avevocoscienzadellinterocorpo, i
vestiti mi accarezzavanolapelle. Neavvertivolapiinfimaparticella, nel miopettosussultava
untorrentechecol suo corso impetuoso portavalavitafino alleunghiedi mani epiedi. Il mio
corpoeraunabelvacheavrebbevolutodivorarmi il cuore. Nonvedevopilecosedi sempre: il
cuoio dei libri tornavaaesserepelle, il legno dei mobili unaforestafremente, i colori avevano
un sapore. Un solo passo bastavaarivelarmi laforzadei muscoli nellegambe; un respiro pi
profondodavamani allamiacamicia. Mi sentivofiero, eroicocomeunastatuae, nonsoperch,
indefinibilmente infelice.
Daunpo' di tempo venivo guardato molto per strada. Cos, laseradel giorno precedente, tor-
nandosolodal liceo, avevodecisodi andareunpo' azonzoper parcoMonceaual tramonto. C'e-
raungruppodi studenti seduti vicinoallefinterovinedel tempiodell'amore, libri equaderni po-
sati suunapanca. Inquel puntoil vialesi restringeva: mentrepassavodi l, lorosmiserodi par-
lare, eli avevoappenasuperati quandounodisseadaltavoce: Chebel ragazzo! Ioarrossii e
avvertii unturbamentochescambiai per gioia. Richiamai allamentequellascenamentremi av-
vicinavoallafinestra, esentirelapresenzadi Grardnellasuastanzam'immersenellastessagio-
iosainquietudine. L'odoredellaprimavera, unodoresensualedi tiglio, entravaemi facevagira-
relatesta. Nellaserasplendenteeincolorecomeundiamante, vedevo di Parigi soltanto gli al-
beri ei tetti scuri. Entrai nellastanzadi Grard. Chino sul letto, nonmi sent; nel chiaroscuro,
mi offrivalanuca. M'infuriai: Continui agingllarti, teneinfischi dei compiti. Propriobravo!
Sei senza volont . Grard non si muoveva. Continuai: E menti come una ragazza! Lui
spinseindietroconviolenzalasedia. Chiudi il becco!Raggiunselaparetechedividevaledue
stanze; era in ombra, pronto a scagliarmisi contro. Assunsi il tono pi disinvolto possibile:
Bella espressione, vuoi che ti accarezzi il muso a suon di pugni? Di punto in bianco, la sua
vocefuunaltrocorpotranoi nellastanza. Eradiventatapicaldae, nonostanteil tonoconcui
parlava, aggressivamente carezzevole: Ti far rimangiare quel che hai detto .
Avanz, ioavevoil corpointensione, mafucomeseci vedessimoper laprimavolta, sorpresi
chei nostri indumenti noncelassero pilebracciapronteacolpire, lespalle, lecoscepossenti.
Il collettoapertodi Grardnemettevainmostrail collod'unbiancoeburneo, saldoeliscioed'u-
nasensualitdi cui avevoimprovvisamentefame. Il minimogestoetuttosarebbecrollato. Ma
ci sentimmostupidi, l'unodavanti all'altro, enessunodei dueebbeil coraggiodi affrontarei bat-
titi del propriocuore. Grardsi schiar lavocee, distogliendogli occhi, dissecheandavaaletto.
Avrebbefinitolaversionel'indomani. E tuttaviaparevaesitare. Lemiemani avevanovogliadi
gettarsi inavanti, eil miopettomi diceva: Putoccarti, sevuoi. Sentii invecelamiavoce, si-
mile a una voce lontana, dire buonanotte, e poi i passi di Grard che si allontanavano.
Mi svestii con rabbiaescivolai nudo fralelenzuola. Esses'impadronirono del mio corpo, gli
s'avvolseroattorno. Avevobisognodi quellacarezzaper noncorrereversomiocugino. Ascol-
tai il rumoredei libri chesi chiudevano, del tavolo spostato, dellescarpetolte, dei calzoni che
strusciavanosullagamba, dellacamiciastrappatavia. Dovevaesserenudoanchelui. Il gemito
del lettomi fececapireches'eracoricato. Nonpotevodormire. Batteronoleore, unadopol'al-
tra, quasi tutteuguali, senon fossestato per l'azzurro pi violaceo del cielo elaprofonditpi
lontanadel silenzio. Nonosavo muovermi. Ero inunafornacedi tela, lamiapellesudatas'in-
collava alle lenzuola. Movimenti impercettibili m'annunciarono che anche Grard cercava il
sonno, chenonosavavoltarsi, cheforses'immaginavafralemiebraccia, propriocomelovedevo
io. Sarebbebastatoalzarsi; indieci passi l'avrei strettocontrodi me, maquel lettoeraunapiaz-
zaforte d'orgoglio. Accarezzai Grard accarezzando il mio corpo.
Invistadellesamedi maturit, riuscimmoaevitarci per qualchegiorno, poi ci vollerodueset-
timanedi vacanzaeil sonno di mio cugino inunpomeriggio estivo, accanto all'acqua, perchi
nostri cuori si facessero sentire un'altra volta.
Unuccello cantavasuunalbero contro il fienile, cosacherendevaancor pipesanteil nostro
silenzio. Grardmi fissavaconariamaliziosa. Sorriselievemente: Comesei seriostamattina!
Lasuavocesopprimeval'uccello il cui canto, per giungerefino anoi, dovevaattraversarela
pesanteportadi legnosconnessoei fasci di fienosui quali c'eravamo sdraiati eil cui odoreche
mettevasetesi mescolavaaquellodel trifogliolasciatoaseccare. Mi svestii emi sdraiai afian-
codi Grard. Il fienomi pungevalaspallaeil polpacciononappenaci muovevamo, manonper
questoil suocorpodiventavamenocarezzevole. Quel mattinomi regalil suoalitocaldo, il suo
modo di sbadigliare, i capricci del suo sonno, laprecipitazionedel suo cuore. Pi s'avvicinava
mezzogiorno, piil fieniles'oscurava; fralaportaeil murosi distinguevaunalberoe, pilonta-
no, colatedi luce, accecanti comeacciaio. Ci rivestimmo; Grardvolevarimanerel, supplicava:
Tantopeggio, pranzerannosenzadi noi, ci chiuderannoincamera, passerdallafinestra, sare-
moancorafelici... Eraassurdo. S'erarotolatonel fieno. Tentai di sollevarlo, lui mi attiras,
mi baci tuttoil viso, si sbottonlacamicia, si rovescisullapaglia: stavaperdendolatesta. Il
suopettomi sfiorlaguancia; lemielabbraandaronodallunaall'altraaureola; Grardmelefer-
msuquelladi sinistra, soprail cuore. Gemettesollevandosi, eiotrasformai subitoquel gemito
in rantolo di dolore mordendo, il volto affondato nel
suopetto, quellacarnedi cui avrei desideratonutrirmi. Lopresi per lanucaegli dissi confer-
mezza di riabbottonarsi. Saremmo tornati l quanto prima.
Nontornammo, invece, perchinquellevacanzeGrardavrebbedovuto studiare. Gli eraan-
datomalel'orale; tutti seloaspettavano, tantoquantoil miosuccesso, ancheseper lui nonsareb-
bestatodifficiletrasformarequellosmaccointrionfo. Si facevabeffedi unesameche, ai nostri
giorni, diceva, erarobadabottegai, equel ragionamentogli sarebbevalsodellevacanzeinqual-
checollegiodi provinciaseiononavessi sacrificato, nontantoper cortesiaquantoper il timore
di nonvederlo, un'estateinCorsicaelemiepassioni subacqueeper quellacasainTurenna, che
ogni estatecerti amici prestavanoamiopadre. Grardnonmi ringrazi. Nonrimpiangevanien-
te, n, dopo il Carnot, i tanti licei dacui lasuapigriziaelesueamicizielo cacciavano costrin-
gendomi aseguirlo, nleramanzinedi miopadre, nlepunizioni del suo. Lui avevail poteredi
riparareinungiorno alletrascuratezzedi untrimestreedi farsi perdonareconunvoto eccezio-
nalelenotesardonichedi cui lasuapagellaeraunverocampionario. Daunannoaquellaparte,
noneracambiato. Inmaggioavevacompiutodiciassetteanni; quel giornoavevopotutoinvitare
alcuni amici. Il suo fascinoavevafinito col conquistarli; eraundio per tuttalaclasse, anchese
un dio tenebroso: un viso comeil suo attiravagli sguardi, durantelelezioni, con quellariasu-
perbaeribelle. Diedeil toccofinaleallasuaconquistainventandononsoqualedanzairochese,
seminudo, il corpo screziato di rosso, cerchi bianchi amo' di braccialetti allegambeeai polsi.
Avevaanchescovato dei cascami di lanamulticolorecon cui avevarivestito lecalzearrotolate
sottoi polpacci. Negli occhi dei ragazzi brillavalabramosia. Qualchesettimanadopo, avrei ca-
pito come mai erano usciti da casa nostra innamorati, e perdutamente, di lui.
Leprimemattinatedi vacanzefuronotristi. IoleggevoeGrardstudiavasenzavoglia. Lapa-
rolavacanze, magodorato, melomostravaspessoconlaguanciasullamano, gli occhi perduti su
unmareaperto, i capelli al vento, ungridoingola. Quandosi rendevacontochel'avevoseguito
nel suoviaggio, riprendevail libroeconvocecattiva, per distruggereladolcezzadellesueparo-
le, mi diceva: Cel'hai conmeperchti hotrascinatoinquesto bel postodi campagna, eh, ge-
niaccio? Dopo checi fummo amati, Grardcambi. Decisedi mettersi sotto conlo studio e,
per qualchegiorno, tennearditamentetestaallasuapigrizia; poi, per colpamia, si lascidi nuo-
vo sopraffare.
Volevochetornassenel fienile, ma, poichquellamattinanonavevafattoniente, dopopranzo
opposeresistenza: Sei statopropriotuachiedermi questosforzo, mi disse, quindi vieni ad
aiutarmi oppurealeggerenellamiastanza! Rifiutai, lui sal dasolo eio gli urlai, primache
sparisse: Torno nel fienile. Quando ne avrai abbastanza, puoi raggiungermi .
Mi allontanai fischiettando. Appenaarrivato, vidi latracciadei nostri corpi, lafossettaincui
s'erano adagiati.
Mi avvinghiai aun Grardimmaginario, mentreunavoceinteriorelo chiamava: Ti aspetto,
vogliochetuvenga. Passunminuto, Grardnonveniva. Chiesi anonso chi: Fallovenire;
se sei davvero potente, sar qui in men che non si dica.
Pass un secondo: Grard apri laporta, vergognandosi per aver ceduto. Rimasedritto nel ri-
quadrodi luce, iostetti insilenzio. Probabilmentepenschedisapprovassi enontentdi scusar-
si. Il mioatteggiamentoloaccalorava, erabellod'indignazione, gli zigomi accesi, lafrontefeb-
brile, laboccaumida. Insorgocontrolostudio, disse, controquellochem'impongonodi im-
parare. Giovent libert, einvece per stagioni e stagioni ci relegano fraquattro muri fino a
quando la nostra pelle prende il colore cartaceo dei libri. Rifiuto, rifiuto e rifiuto!
Risposi nel modo pi calmo possibile: Grard, togliti la camicia, ti verr caldo .
Mi si sedetteaccanto, gli toccai laguancia, eradolceecalda; gli toccai labocca, ma, primache
avessi il tempo di trattenerlo, part come un razzo verso la casa.
Oredopo, quando tornai in cameramia, lasuaportaerachiusaachiave; bussai, lo supplicai,
nonapr. Incollai l'orecchioal legno, losentivorespirareetrattenereil fiato. Alloraabbandonai
l'assedio eripiegai verso lamiastanza. Unaletterasul tavolo mi stup. L'aprii. Ecco quel che
lessi:
Pierre, mio caro Pierre. Mi sto comportando molto male. Ti prometto che studier, ma non
ho sa puto resstere al desiderio di vederti. Non ti dir mai pi che ti amo. Vorrei essere ai tuoi
piedi, quando leggerai queste righe. Non mi parlare mai di questa lettera. Quando non ci sei, il
mondo intero con te, io vivo in un'ombra e quell'ombra l'amore. Voglio che tu mi ami.
Grard
Ho scritto una poesia per te, avevo paura che tornassi prima che riuscissi a finirla. Non ho
tradotto neanche una riga, mi chiudo dentro fino a mezzogiorno per ricuperare.
Su un altro foglio piegato in quattro c'era questa poesia:
Sei la mia estasi
Fuggi da me, l'amore iconoclasta!
Il sogno del tuo corpo mi strazia allimprovviso. Tutto quel che t'ho dato non ti basta?
La pelle, il sangue, il sesso, il cuore, il viso?
Perch mi leghi a te? Fuggirti vano; se m'apri gli occhi, ti ci puoi vedere. A cuore a cuore,
senza dirsi t'amo , in te voglio morire di piacere.
Ho urlato e da un abisso l'anima mia rapita sale in un gran fragore... Chi vuole la mia vita?
Quando credi d'uccidermi, mi dai l'eternit.
Vieni: sono il deserto senza oasi di quiete, voglio che tu ti perda in questa infinit: san-
gue, saliva e sperma avrai per la tua sete.
Il cuoreinsubbuglio, mi precipitai nel corridoio. Lavocedi miocuginosalivadal piprofon-
dodi mestesso, sorgevadal miopettocontuttequelleparoled'amorelacui violenzam'inebria-
va. Bussai allaporta. Tuttoerasilenzio, eppureindovinavoGrardvicinoame: dall'altraparte,
appoggiatoallostipite, lafrontecontroil legno. Avrei potutodisegnarelasagomadel suocorpo,
tanto lo sentivo, incollato a quella porta che avrei desiderato invano veder aprire: si tradiva a
ogni respiroeil suofiatom'eracos vicinocheloimmaginavoconlelabbrapropriosul battente.
Baciai il muroconfoga, mi ci appiccicai contro, eravamocomedueamanti separati dauncarce-
re, pivisibili l'uno allaltro chenel soffocamento dei loro baci, piinnamorati chenei loro atti
d'amore.
Mormorai pianissimo, il cuorespezzatodasentimenti folli: Grard, cel'hai conme? Rispon-
di. Aprimi soltantounsecondo. Grard, apri... AlloraGrardsi scaglisullaporta, lafecetre-
mare, scosselamaniglia. Lo calmai: Senti, Grard, checosac'? Apri, su! Ho buttato la
chiavedallafinestra, confesslui. Vogliouscire, vogliovederti. Miopadrequi fuori. Non
posso passaredallacornice. In pochi salti fui in giardino. Grardvenneallafinestramanon
potevaaiutarmi, ricordavasoltantod'aver lanciatolachiavemoltolontano. Laritrovai per mira-
colo contro lasiepechecingevail prato, elabrandii verso il cielo. In quel momento mio zio
sbuc dalla veranda attigua alla casa. Rimasi con la mano alzata.
Che cosa fai con quella chiave? mi chiese. lo rimasi a bocca aperta.
L'avevo lasciata cadere, la chiave della mia stanza.
Ti porti via la chiave, adesso? No, zio, ma...
Mi feceil verso: No, zio, ma... Daunpezzoil bel Grardsegueconinteresselemiemosseda
lass, eiorecitoper lui lapartedi Barbabl. NE credi scemo, ragazzo? E, rivoltoaGrard:
Provaaspiegareun po', sorellaAnna!
1
' Grardarross enon si mosse. Mio zio s'arrabbi:
Vuoi che venga su? Lo interruppi:
Zio, ho chiuso dentro Grardelo prendevo ingiro daqui. Lui nonhafatto niente, manon
pu uscire. La cosa lo mise di buonumore.
Eccellente, vecchio mio; be', tengo io lachiave, cos potrstudiarefino all'oradi cena. Tu
puoi sloggiare.
Tornai su e m'inginocchiai davanti alla porta di Grard, baciandola con tutte le forze.
Nellamiastanza, nascosi i fogli abbandonati sul tavolo. laletteraelapoesia, conlapreoccupa-
zioneretrospettivad'averli lasciati allamercdi miozio, chesarebbepotutosalireper vederese
mentivoeper qualeragionemi rinchiudevonel miodominio. Il miocuoreavevasemprepibi-
sogno di Grard e, se un suo sorriso mi dava vita, saperlo infelice mi metteva addosso non la
vagamalinconiadegli adolescenti, malastessatristezzadi colui cheamavoechesottoi diversi
impulsi passava dalla gioia alla prostrazione, dalla disperazione alla malignit.
Attendevol'oradi cena, lafronteschiacciatacontroil vetro: gli alberi del giardinofiammeggia-
vano dolcemente, la corteccia arsa da un fuoco d'un rosso che s'incupiva col venir meno della
luce, erestavanoinpiedi comefossero di cenere, al punto dafar temerecheil minimosoffiodi
ventopotessesparpagliarli inpolveresull'erba. Avrei volutochetuttosi conformasseaquell'im-
magine, cheunmiosemplicedesiderioavesselafacoltdi cancellaretutto, lacampagna, il giar-
dino, lastanza, echeunanuovavitapotesseaver inizio sotto i miei occhi stupefatti, unanuova
vitaconGrard. Il gestodi suopadreavevarottoi ponti fralui elostudio. Fuquantoannunci
con ariainsolentequando, dopo il dessert, lasciammo gli adulti al loro caffeai loro filosofici
tornei di bridge. C'era ancora luce, mio cugino mi port verso l'orto.
Era il passatempo di suo padre. Questi vi si recava amorevolmenteogni mattina all'alba per
ammirareleinsalate, fierenel lorocorsalettodi rafia; i meloni che, sottolecampanedi vetro, si
svegliavano simili apasciuti finanzieri disturbati dal canto del gallo; lespallieredi meleepere.
Sinebriava, chinandosi sul timoesul cerfoglio; si tratteneval finoamezzogiorno, latestaom-
breggiatadauncappello di paglia, il sarchio costantementeinmano, intento acovarelapropria
progenie, facendo lapostaainsetti eaerbacce, piazzando qui unastuoia, lunfrangivento, di-
ventato lui stesso foglia, diventato radice, tanto si confondeva con le sue piante.
Grardtrassedi tascaunafiondae, concalma, raccolseunciottolodal viale, mir, feceesplo-
derelaprimacampana. L'ariasi colmd'unavibrazionedi cristallo. Nonprotestai, eroconqui-
stato. Unadopol'altra, Grardmandinpezzi tuttelecampane. Alcune, colpiteinpieno, scop-
piaronocomemine. Dissi aGrarddi lasciarmi l'ultima. Mi teselafionda. Guardai il sassoche
1
sorella della moglie di Barbabl (NdT)
colpivail vetro elo riducevain frantumi. Grardmi preseper i fianchi, tremava, lasuabocca
era umida di saliva, le sue dita piene di terra.
Davanti anoi leaiuolenonesistevanopi, sembravad'essereinuncampobombardato. Grard
volevaun'apoteosi. Infangandosi, svit untubo di gommaper innaffiare, apri levalvolechete-
nevanoprigionierainunacisternal'acquapiovanaequestasi riversnel solchi sommergendole
sementi, portandovialescheggedi vetro: un'Olandainminiaturamorivafrail ribeselabaracca
degli attrezzi. Lacamiciadi Grard, cosparsadi gocced'acquaezuppaall'altezzadellespalle,
gli sincollavaallacarnee, in trasparenza, rivelavalapelle. Sollevatosi, mio cugino scoppi a
ridere. E nonfinita, cittadino , mi disse. Adesso, allaBastiglia! LaBastiglia: chiamava-
mo cos lavolieradei Decazes. Bisognavaattraversaredueorti per arrivareal loro parco ealla
torre rivestita d'ardesia dove avevano rapaci per la caccia.
I Decazeseranoricchi eil lorosussiegofacevadi tuttoper mascherarsi davirt. L'ipocrisiaera
ladegnafigliadelleloro renditee, sesi mostravano indifferenti, noneratanto per naturalefie-
rezzaquantoper unosnobismodi banchieri. Iomi limitavoaignorarli; Grard, invece, li odiava
per viadelleumiliazioni chesuopadregli avevainflittodavanti ai lorofigli pigiovani. Questi
erano dueragazzi dellanostraet, convisi gradevoli, maunpo' tronfi, chetrascorrevano leva-
canze passando di festicciola in festicciola con la giovent ricca dei dintorni. Consideravano
Grardunpiccolo delinquenteeunpo' lo invidiavano, agiudicaredal piacerechetraevano dal
vederlo mortificare. Mio cugino nonperdonavaasuo padredi portarglieli sempreadesempio,
nacostoro d'esserei modelli prediletti di un De viris paterno. Il loro fratello ventenneeuna
sorellapi giovaneerano, per contro, nostri amici. Laragazza, brunaesemplice, eil ragazzo,
chesi chiamavaMichel, davanoun'impressionedi freschezza. Bastaronopochi giorni perchce
li trovassimosemprefrai piedi, l'infatuazionedurei nostri genitori fraternizzaronoaunpunto
talecheGrard, faceto, mi proposedi pavesarelacasaconi loro stemmi, perch, diceva, non
possibilechenonabbianoi colori, pur seVespasianohaparlatosoltantodellolezzo. Ogni volta,
noi ci davamodi gomitoper prendereil volo, secondoil vocabolariocheGrardrendevavivente
allargando e agitando le braccia non appena ce l'eravamo svignata...
Ci stavamoavvicinando. Latorrecinerinasi profilavafraduealberi, accanto aunedificio al-
lungato tipo giardino d'inverno; il tetto era sostituito da vetrate. Grard aveva preso con sun
cortopugnaletedescocheavevamotrovatofrai residuati bellici esen'erainfilatoil foderonella
cintura. Raccolse alcuni sassi, apri la porticina bassa e, nella penombra, mi sussurr: Vieni!
Si stavafacendo buio. Entrai. Levetratediffondevano uncrepuscolo biancastro inunampio
locale in cui si trovavano, per terra, grandi beccatoi pieni d'acqua scura dov'erano sparsi resti
sanguinolenti di carne. Piccoli roditori erano stati sgozzati e i loro cadaveri dilaniati.
Ci fuunfremito d'ali sullesbarredi metallo, falchi esparvieri erano immersi nel silenzio che
precedeil sonno. Pupilleluccicavano; alcuni uccelli volarono fino al tetto, in uno sbattereim-
provviso di penne.
L'acquapreseabrillare, un breveistante, comeselalucefosseandataarifugiarsi l in preda
allapaura. Ioavevolafiondaecamminavosupezzi di carnemollicciaesufattechemi davano
lanausea. Grardmi tesealcuni sassi. Primabuttagiquelli pialti, enonaver pauradi fare
rumore, non c' nessuno nel paraggi.
A quindici passi, gli uccelli formavanounalineascura, morbidaepacifica. 1primi trecaddero
senzachegli altri s'agitassero, i sassi li colpironoinpienagola, conunrumoresmorzato, sordoe
quasi carezzevole. Il quarto sasso colpi un posatoio; con un rantolo turbato, un falco prese il
volo, poi si pos accanto allebestieancoracaldecheavevo appenaabbattuto. Tirai un'ultima
volta. Una testolina fu strappata via, spruzzando sangue sulle ali vicine.
Uscii incercadi altri proiettili, lasciandoGrardinmezzoaunatempestadi gridi. Gli uccelli
strillavano, impazzivano, conbecchi eartigli sbattevanocontrolevetratemunitedi reteesi sca-
gliavano dall'alto su Grard come su una preda.
Quando tornai, socchiudendo appena la porta per impedire che i rapaci scappassero, gridi di
rabbiaedi disperazionecolmavanolavoliera. Ali mozzeecarni palpitanti giacevanodisordina-
tamentesul pavimento di terrabattuta; alcunepennes'erano incollateallepareti eunasoltanto,
delicata, sull'acqua del beccatoio, errava come la vela nera di Tristano sul mare.
Grard, addossatoallaportaavetri chedavaaccessoallaserra, si difendevaalzandolebraccia
e facendo roteare il pugnale per proteggersi dalle beccate e impedire d'essere colpito al volto.
Talora s'allungava di scatto trafiggendo una gola o troncando un collo con una pugnalata, e il
sanguecaldo gli coprivalemani. Neavevasul petto, oranonpiriparato dallacamicialacera,
sul braccio, sulla gola e perfino all'angolo delle labbra. E a tratti lo leccava...
Scatenato, si aggrappavaallesbarre, rovesciavail beccatoio, camminavasui cadaveri: lecalze,
lescarpe, i blue-jeanseranointrisi di sangue. Gli sparvieri volavanoallacieca, s'immobilizzava-
nonei punti pialti controlevetrateepoi, di colpo, si lasciavanocaderesudi lui, gli artigli pro-
tesi. Grard, instancabile, li inseguiva, li raggiungevaunodopol'altroeli ferivasenzaucciderli,
per correresubitoversoaltrevittime. Il sanguegli arrossavail sudore. Qualchepiumasi ferma-
vafrai suoi capelli. Lacacciacontinu. Di l apoco, avevasterminatotuttequelleali viventi e
stava dritto di fronte alla carneficina, coltello in pugno, quasi avesse trionfato sulle chimere.
Sgozzgli ultimi uccelli cheancorasi muovevano, poi, ebbro, barcollnell'odorevellutatodel-
le bestie uccise. Era imbrattato di sangue: aveva mani e avambracci coperti di ferite.
Feci saltareasassateduepannelli dellavetrata: l'ariafrescadellanottes'impadron di quello-
dore di uccelli morti e se lo port via, come per gustarselo nelle tenebre.
Facemmosostanel fienile; Grard, atratti, rabbrividivadallatestaai piedi. Pensai cheavesse
freddo, lo toccai. Sotto la camicia strappata sul fianco e sulla schiena, gocciolava sudore. Il
cuoregli battevaforte, lofeci sdraiaresullapaglia, e, nell'ombra, cercai laposizionedei suoi oc-
chi. Mi guid il respiro. Presi laboccadi quel ragazzo selvaggio avvolto dallodoredellasua
faticae, nonostantel'oscuritgrigio-ceneredanotteestivasenzastelle, ravvisai il suoprofiloim-
bronciato, individuai gli occhioni malinconici. Pocodopoeranudofralemiebraccia. Il buiomi
celavalemacchiedi sanguema, seil lorocoloremi erasottratto, il brunodellapelle, qui elpi
scura, menefacevaricordare. Restai insilenzio eil cupo fascino di quel corpo di Parsifal im-
brattatodi sangueedi terrami colmavadi desiderioed'orrore. Nel buio, capivachelasuaeffe-
ratezzaerad'untrattovenutaalloscopertomi avevarivelatounGrardcrudele, spietatocomeun
omicidadopoil primosangue. Adessosapevachesarebbevenutalapunizione. Iocontinuavoa
tacere, ma, per lealteper amore, dovevopunirlo. Aspettai che, insorgendodi fronteal disprez-
zoincui lorelegavail miosilenzio, si scostassedameochelesuelabbratrovasserounaparola
di pentimento. L'orgoglioloindussearestarealungoimmobile, l'ombral'avvolgevaconquella
forzavoluttuosadoveogni gesto diventaun fiorire. Allafine, distolseil capo. lo presi sotto la
gola, losollevai, gli piegai latestasul mioavambraccio, afferrandogli conil pugnosinistroi ca-
pelli corti, e ordinai in tono inflessibile: Mettiti in ginocchio .
Lui s'inginocchi. Conunagambagli imprigionai il corpoe, senzachelui facesseunsologe-
sto per impedirlo, lo schiaffeggiai col dorso della mano. Sentivamo soltanto il nostro respiro.
Lui stringevalelabbra, eiolopresi asberleconviolenzaeconrabbia, facendogli girarelatesta
daunaparteedall'altra. Colpii senzaarrestarmi, cos fortechenonsapevopichi ero, dov'ero,
quel che facevo. Il palmo mi bruciava, lo credetti pieno di sangue. Mi fermai.
Unsinghiozzo mi fececapirechesi trattavadi lacrime, il viso di Grardneeracoperto. Gli
rovesciai ancor pilatestaall'indietroericominciai acolpire. Unadellesuemani mi si poggi
sullacosciaper chiedererequie, mafusoltantolamiavigliaccheriaafarmi smettere. Lolasciai,
cercando paroleper ferirlo: Sei crudelecomeunaragazzina. Sei senzacuore. Vederti cedere
cos di colpo ai tuoi istinti... a chi e a che cosa non hai ceduto?
Grard scatt, d'un tratto si ribellava, lasuavocetremava: Orami chiedi scusa, subito, o ti
spezzo e,con te, spezzo l'amore che ti porto! Dopo un attimo di silenzio, mormorai: Scusa...
Fuori, il ventoerravaper il parcocomeungiovaneamantemortod'affanno. Senzafarerumo-
re, entrammo in casa. Adesso Grard rabbrividiva per un freddo reale. Nella sua stanza, alla
luce, avevail visosegnatodallemiepercosse, lacamiciaabrandelli, gambeebracciamacchiate.
Si spogli. Leareolesporchedi sudoreesangueseccotrasferivanoal suocorpolaloroseduzio-
nevolgare. Grardsi sdrai sul letto apanciain gi, latestasullebraccia, edimentic lamia
presenza. Spensi laluce. Attraversolafinestrachenonavevamochiusocompletamente, bench
Grardavesseil corpogelato, arrivavail rumoredel ventocaricodi polvereedi unprofumod'al-
beri edi terra. Tuttalanaturafremevaedi quandoinquando, inlontananza, correvaungranbri-
vido sul bosco. Lo stagno scuro doveva essere striato di bolle.
Unlampoviolettorigl'orizzonte, seguitodaaltri pibianchi erapidi. Unsaltodi ventoscate-
n unacquazzone. Lalunariapparveper scompariresubito dopo. D'improvviso, trombed'aria
sorserodal cielo; lapioggiacherimbalzavasul davanzalespalanclafinestra. Laghiaiaattorno
allacasacrepitava. Sullaveranda, l'acquasuonavaunamarciamalinconicacomeunamanteab-
bandonato. Bel tamburino, dammi latuarosa, ranplan, ranplanplan, plan... Gli alberi gemeva-
no. I lampi, raddoppiandod'intensit, illuminavanoviolentementelastanza, dandomi inunatti-
modi tuttalavalle, dellecollinelontane, degli alberi vicini, un'immaginepinitidadi quellache
m'avrebbepotutooffrirelagiornatapisplendida, e, quasi cheil loroobiettivofossequel ragaz-
zo sdraiato, si avventavano sul suo corpo indifeso, scorrevano dai piedi alleginocchiaallargate,
inondandogli la schiena e disegnandogli sulle reni l'ombra vigorosa delle natiche.
Mi sdraiai accanto alui, il temporaleci lanci per tuttalanotteocchiateabbaglianti, costrin-
gendoci a tenere gli occhi aperti.
Temporalebenedetto, cui mio zio imput lesuedisgrazie. Nei giorni cheseguirono, i ragazzi
Decazesnonlasciaronotrapelarealcunsegnodi stuporeapropositodei lororapaci. Il temporale
dovevaaverli aiutati afarnesparirelespoglie, cos comeavevapermessolorodi spiegareai ge-
nitori il massacroelafugadegli ultimi uccelli... manoneranostupidi, egimostravanonei con-
fronti di Grardattenzioni troppocontrarieallaloronatura, per nondestareil sospettochefosse-
ro parte di qualche strano progetto.
Nell'attesa, Grard e io ci amammo.
CAP. 4
Spesso, allalba, mi svegliavodi soprassaltoe, primadi riaddormentarmi, evocavoper mesolo
tutto cicheappartenevaal miopassato, quasi cheunanuovaesistenzalo facesserinascerecon
l'aurora, sotto le mie palpebre chiuse, cosi nitido da non consentire variazioni di sorta.
Lasolitudineavevafortificatoil miocuore; fraGrardeme, lafierezzadell'amoreeradegene-
ratainorgoglioeci eravamoallontanati l'unodall'altronel momentoincui lanostrapresenzasa-
rebbe stata ben pi importante della calda vicinanza di un corpo...
Giungemmo adAmboiseungioved sera; lindomani eravamo sistemati per l'interaestate. La
stanzadi Grarderaseparatadallamiadaunlocalevuoto incui si mettevano aseccarefruttae
tiglio. Eravamo soli in tutto il piano. Il parco eravasto; l'estatelo rendevaopprimentepoich
sembravacheleoreandasseroanascondersi l, nelleombresemprepifitte, mentreil caldol'ap-
pesantivaeal tempo stesso lo restituivapilievefacendo ondeggiaretuttelesuedistesed'erba,
rasoterra, come se l'aria le trascinasse con s nel suo flusso scintillante.
Nonpotevo fareameno di Grardelo lasciavo per averelagioiadi ritrovarlo. Ci vedevamo
appenasvegli; nonsi pu aspettarequando si ama. Masefrequenti erano lenostreocchiate, se
lunghi i momenti trascorsi insieme, c'eranoancheleoreincui eravamolontani acausadel sonno
o delle incombenze che la vita impone a coloro che si cercano.
In pigiama, facevamo colazionecon pescheesucco di frutta. Dopo, passavamo aturno dalla
stanzadabagnosenzachiudernelaporta. Rispettavamolanuditdell'altroparlandosenzaguar-
darci, nonper pudorebens per desiderio. Unasolavoltami capit d'entrare, dopo aver sentito
Grard lanciareun grido. Scivolando, s'eraferito sul portasapone. Erapiegato su sestesso, le
mani sui fianchi, laschienacopertadi gocceelenatichetondechesplendevano afior d'acqua.
L'aiutai ausciredallavasca. Perdevaunpo' di sangue, s'eraappenascalfitonel tentativodi met-
tersi in piedi, malaferitagli facevamaleeio glielaspennellai col mercurocromo finchparve
contornata dall'impronta di due labbra.
Cos, laprimasettimanafuungiocoarimpiattino. Quel chegli dicevosi deformavanellamia
testaeioreinventavoper meparoleappassionatesenzaesser certodi nonaverledetteper davve-
ro, poi felicedi averletenuteper mesolo, equindi di nuovoinquieto, volendoenonvolendo, in-
namoratoeostile, disperatosempre, finoaquandounimpulsomi scagliavadavanti aGrard, de-
cisoaconvincerlo, aviolargli il cuore... malui mi guardavaeiogli parlavod'altro. Ci nasconde-
vamoinpienaluce. lol'amavoconlafolliadel primoamore, eil suoimprovvisorossorequando
locontemplavoerasegno, ai miei occhi, soltantodi vanit, mentresenzasaperloeraunaconfes-
sione.
M'erabastatocompariree, nel momentostessoincui deponevolearmi di fronteacolui chemi
sottometteva, lo avevo conquistato. Tutto, l'estate, i nostri svaghi, levacanze, si riducevaauna
solafrase, cheper gli amanti laportadel loromondo: Ti amo. Questosesamocustodiva
i nostri tesori, etuttaviaesitavamodavanti aunaricchezzachesi basavasuunaparola. L'amore
ci avrebbeinsegnato checalpestal'orgoglio etutto ci chealtro dalui. In otto giorni, ci tra-
sform in uomini.
Dopo il bagno, Grardsi mettevaal lavoronellasuastanza; ioleggevo, nonil librocheavevo
sotto gli occhi, ma quello che scrivevo nel mio cuore. Ogni momento ci interrompevamo per
chiacchierare. Grardmettevanellostudiolavivacitdel canguro, induesalti eralontanodai li-
bri, einduesalti c'eradi nuovodentro. Alledue, nellegiornatepicalde, andavamoasdraiarci
nell'erba, equando lacalurapomeridianas'attenuava, verso lecinque, cedendo il posto aun'ar-
dentedolcezza, ci spostavamo sul campo datennis oppure, messaunabarcainacqua, cenean-
davamo alla deriva sulla Loira, fra il cielo giallino e l'acqua dorata.
Grardsi sdraiavasul fondoequando, stancodi remare, lorimproveravoper lasuaindolenza,
lui si alzava, il costumedabagno incollato allenatichedallacquasullaquales'eraseduto, esi
mettevaavogareabratto. Il paesaggiosembravaliquidofralesuegambe, eil coloredellacarne
loproiettavalontanoinunabrumagrigiastraeazzurrognola. Ungiornogli misi lafrontecontro
leginocchia. Grardlasciil remo, mi afferrlanucaefecerisalirelamiatestalungoleproprie
cosce. Iomi sottrassi. Il suoinguineodoravadi giovanedaino. Feceseguireallamiaboccale
lineedel suocorpo, dall'incavodel ventreal petto, poi, mentreavvicinavail miovoltoal suo, mi
fece perdere l'equilibrio e mi spinse in acqua. Quel gioco non poteva procedere oltre.
Nuotai fino ariva, dovefui costretto alasciarecamiciaecostume. Attraversai laperiferiain
mutande; Grard, chemi avevaraggiunto, mi prendevaingiro: Sei indecente, vuoi esibirti ete
nevai aspassosenzaasciugarti... Giunti nel nostroparco, vadoacercarti qualcosaperchtu
possacambiarti , mi disse. Setuopadreoil mioti vedessero, Diosolosachecosapensereb-
bero! Va' insoffitta. Ti pongounacondizione: dammi lemutande, farasciugaretutto.Fara-
butto, mi vendicher. Cedetti, gettai le mutande ai suoi piedi e lui, per la prima volta, ebbe
l'impudenza di dirmi: Sei ben fornito. Torno con quanto occorre per nascondermi alla vista
l'ottavameravigliadel mondo . Scomparveconuno scoppio di risa, esolo inseguito quel riso
mi parve turbato.
Mentre l'aspettavo, pensai di gettarmi allesue ginocchia. di abbandonarmi, di confessare, ma
quando torn mi vestii come se non fosse successo niente.
Inotto giorni nonavevamo fatto progressi inquel cammino verso lafelicit; lasettimanasuc-
cessivaavevo perso l'appetito, rabbrividivo senzaragionedopo esserestato col corpo bruciante
comeseavessi presotropposole. I nostri genitori, nutriti di menzogne, nons'accorserodi nien-
te, perchmi dominavo. Il miocorpoeratuttounsospiro, lottavocontrolelacrimenonappena
mi trovavodasolo, nonpotevofareamenodi Grardche, senzamotivo, sfuggivo. Lui facevalo
stesso. Ebbi l'impressionechemi tenesseil broncio. Nonmi resi conto chenonmangiavapi,
cheil suovisosi scavava, chei suoi occhi eranopigrandi, segnati daunsemicerchionerosopra
lo zigomo. Entrava in camera mia soltanto vestito; senza averlo concordato, occupavamo la
stanzada bagnoinorari diversi. Per il resto, tuttocomeprima. Il sabato, il caldosi feceparti-
colarmenteintenso, l'ariaerapienadi moscerini, tuttelefinestreeranochiuseper mantenerefre-
sco l'interno dellacasa, mail nostro spirito di contraddizionespinseGrard emeauscire, alla
faccia di tutto. Decidemmo di fare il bagno nel fiume. Un lieve vapore faceva tremolare le rive.
L'acquaeracalda. Mi tuffai subito. Quandotornai agalla, Grardsi lasciavacullaredall'acqua
ei suoi capelli eranobagnati soltantosulletempie. Mi avvicinai, lotirai per farloaffondare; lui
si dibatt, fu costretto a immergersi a sua volta e io seguii la traccia del suo corpo nell'acqua.
Continuavoadirigermi versodi lui, scorgendosoltantolapartealtadel suopetto; il restosfuma-
vanell'acquaverde. Cercai di avvinghiarlo, lui si dibattevacomeundiavolo, maridevamentre
tentavadi sfuggirmi, eio riuscii adafferrarlo allavita. Senzarendermeneconto, mi ritrovai in
mano il cordoncino del suo costume; tirai e Grard mi sfugg lasciandomelo fra le dita.
Tornai nel postodov'eranoposatelenostrecoseemi asciugai lentamente. Grards'immerse, si
reimmerse, cercando di ritrovareil costumechegli erascivolato via. Poi dovetteammetterela
sconfittae, dabuonperdente, vennedrittoversodi me. L'acqualasciavaamalincuoreil suotor-
so, i fianchi, il ventre. Quando Grard ne ebbe soltanto alle caviglie, rimaseimmobile sotto i
miei occhi, sullo sfondo verdognolo degli alberi, lebracciaappenapiegate, i capelli ches'arric-
ciavanosottolacarezzadell'ariadopoquelladell'acqua, lacarnedellecoscesplendenteper il ba-
gnoerosataladdoveil solelalambivapassandoattraversolefoglie. Unavenagli traversavala
gambasottoil ginocchio, un'altrasi gonfiavasull'avambracciofino al polso. Nonneapprofittai
per vendicarmi. Ma gi due volte la sorte aveva offerto ai nostri sensi l'alibi della nudit...
Quellafulanottechelui scelseper cercaredi oltrepassarel'ostacolo. Dopo unagiornatacos
opprimente, lanottesarebbestatasoffocante. Riposavonel lettosenzariuscireadaddormentar-
mi. Lalunaaltaepienailluminavagli oggetti d'unalucechiara, maforte, cheparevausciredal-
lecoseerivelarleattraverso laloro ombra. Nellastanza, noncolpitainpieno dallalucelunare
che investiva invece un angolo della casa, soltanto i vetri delle finestre erano illuminati.
A mezzanottepassataentrGrardemi chiesesedormivo. Gli dissi cheeraimpossibile. Ven-
ne accanto al mio letto. Sedette. 1 calzoni rossi del suo pigiama si stagliavano neri contro il
bianco del lenzuolo sucui ero sdraiato. Nondicemmo quasi nulla. Ebbi paurad'esseretradito
dal mio membro e, per impedirechemio cugino seneavvedesse, mi misi apanciaingicome
se intendessi dormire.
Simulai il sonno. Alloralui si alzsenzafarerumoreeprimadi ritirarsi, poichlalucelunare
cadeva addosso ai miei piedi e risaliva lungo una gamba, tocc quest'ultima; si ferm quando
ebberaggiuntolaspalla. Continuai afingere. Quandofui solo, il miocorpoeracos turbatoche
mi accarezzai il petto contro il lenzuolo, poi mi alzai nellalucebiancainvocando quanto prima
l'arrivo di un altro biancore...
Il mattinodelladomenicafutranquillo. Grossenuvoleci portavanoombra, eil ventodi ponen-
teariamarina. Ladomenicaandavo inchiesaasentirei canti, senzaaltri pensieri. Grardnon
credeva a niente e restava a letto.
Comeledueprimedomeniche, mi recai adAmboise. Grardnoneraalzato, miopadremi port
inmacchinaconmiacugina. NonavevoavvertitoGrard. Nonsoperch, unpresentimentomi
strinseil cuorenon appenafummo allafunzione. Lasciai mio padreallafinedellamessa; con
miacugina, sarebbeandato in pasticceriaein giro per altrecommissioni chel'avrebbero impe-
gnato fino amezzogiorno. Lacasaeradeserta; mio zio dovevaesseread annaffiarelepiante,
nessunatracciadi Grard. Mi spinsi finoallarivadel fiume: niente. Risalii nellastanza, l'ordine
chevi regnavanoneraconsueto. Pensai al fienile, nientenemmeno l. Eppure, nonappenafui
nel parco, unavoce, segretam'indusseatornaresui miei passi: fui di nuovo nel fienile. Inuna
nicchiadovearrugginivano unrastrello ealtri vecchi attrezzi, dietro i covoni di fieno, stavadi-
steso Grard, faccia a terra.
Lo chiamai, m'inginocchiai, lo rivoltai. Nel suo corpo non c'eratracciadi ferite; il cuorenon
battevaquasi pi. Annusai laboccadischiusa: unodorevegetalemi diedelanausea. Nonc'era
unminuto daperdere. Mi tolsi lacamiciae, poggiandomi lasuatestasul torace, gli infilai due
dita in fondo alla gola. Ebbe una contrazione e d'improvviso un fiotto di liquido nerastro mi
sprizzsul braccio. Grardapr lepalpebre; nonsmettevadi vomitare, ioerosul puntodi sveni-
re. Rigagnoli di bilemi scorrevanosullacoscia. Lui eramadidodi sudore, loasciugai, gli tolsi
la camicia e gli misi la mia. Era inebetito, la schiena contro una trave bassa.
Ebbi unconatodi vomitoemi diressi versolaporta. Grardseneaccorseesi sollevafatica.
Va meglio , mi disse. Usciamo. Ti do la nausea. Io mi risentii e, per dimostrargli che
nienteinlui avrebbemai potuto suscitareil mio disgusto, gli baciai lelabbraancoraumideelo
trascinai verso lasuastanza. Unavoltachefu sdraiato, ispezionai il fienile: petali gialli erano
schiacciati ldoveavevotrovatoGrard. Avevaraccoltounasolanaceaqualsiasi, eneavevain-
ghiottitoil pistillo, credendochel'avrebbeucciso. L'ideadellamortegimorte. Perch? Per-
chnonpotevaviverecomevolevalui, mi disse. Rifiut di aggiungerealtri commenti. Erala
provadel suoamore, perchl'innamoratononpusopportareil tempo, comenonpusopportare
chi gli sottragga di continuo la presenza che gli sfugge.
Grardrimasealettotuttoil pomeriggio; feci del miomeglio, atavola, per dareaintendereche
avevaunfortemal di denti, cosachemi valsel'ironicarisposta: Speriamochesiaundentedel
giudizio! Lasera, Grardstavameglio. Nulla, dell'incidente, si leggevasul suo volto, aparte
unaluminositpiprofondadegli occhi eunamalinconiacheattribuii al passaggiofranoi della
morte. Gli innamorati hannonei tratti unatalepresenzachesonocomeallontanati dal lorostes-
sovoltodal voltodi colui cheamanoposatosul proprio, tantolalorocarnechiamalasuacarne.
Grard viveva con la mia bocca sulla sua; talvolta mi capitava di non riconoscerlo.
Quel mancato suicidio eraun segno. Latempestas'avvicinavae, comei naviganti quando il
cielo al crepuscolo rosso ignorano sel'albasuccessivasarquelladi ungiorno calmo o di un
giorno di burrasca, anchenoi attendevamo ignorando i tormenti dellamore. Ci volleancoraun
giorno perchquellastoriadinnamorati senzastoriaavesseinizio, un'estatecomelealtre, con
un sonno d'adolescente e una veglia d'adolescente turbato...
A tuttoquestopensavoaprendogli occhi, all'alba, inquei primi quindici giorni di vacanzache
di puntoinbiancomi avevanoinsegnatolavolutt. Mi alzai alleotto, latestacolmadi quel ru-
moredellapassionecherendeperfinoi ricordi sonori comebaci. Il massacrodegli sparvieri mi
parvelontanissimo. DovevoandareadAmboisenel primopomeriggioper acquistaredei dischi,
eGrard avevapromesso d'aspettarmi nel nostro rifugio, valeadireil fienile, con un romanzo
poliziesco. Quando arrivai nellastanzadabagno, lui eranudo, unatrinadi schiumagli copriva
lanuca. Il solecheentravaafiotti dallafinestraapertafacevascintillareil saponesullasuapel-
le. Grardavevaunbuonodoredi carnegiovane, il suosorrisoerapismaglianteei suoi occhi
piteneri, comesequell'abluzionemattutinaavessedistruttol'ombravoluttuosadellanotteeof-
frisse al giorno un dio bambino. S'era strofinato cos a lungo che il suo corpo era roseo.
Quandoamiavoltauscii dall'acqua, lui si stavapettinando, senzavestiti, davanti allospecchio,
i muscoli gonfiati dagli esercizi ginnici cheavevaappenafatto. L'amoremi offrivail ragazzo
pibello, quellovenutodal fondodei miei sogni eche, prendendovita, avevaserbatodi essi non
so quale misterioso splendore. Grard era fatto dei miei sogni.
Vogliodarti unpo' del miosangue, disse. Preseuncoltellodacacciadal mucchiodi vestiti
che avevamo abbandonato sulle sedie e ci scambiammo il sangue attraverso due piccoli tagli.
Bevetti quellaforzarossachemi arrivavaimpetuosamenteinboccaafiotti. L'avvenireci apri-
va una porta immensa, entravamo nel palazzo dell'amore, come bambini in una foresta.
Unavoltachefummovestiti, ci sdraiammosul suoletto. Per laprimavolta, lui si confidemi
parl del futuro.
Checosaconti di fare? lo ripeter l'esame, staremo insieme. Ma, dopo, nonposso tollerare
l'idea d'una separazione. Hai diciassette anni, saprai bene quel che vuoi!
Il checosaconti di fare tornavainsistentemente. Cozzavo contro un muro, perchGrard
nondemordeva. Allafineritenni opportunorispondergli inmodogiudizioso, nonostantegli im-
pulsi del mio cuore: Vedi, bisognavivereil presente. Siamo invacanza, amiamoci invacan-
za. Finita l'estate, si vedr. L'estate sei tu. Ti amo, e questo deve bastarti. Il resto non conta .
Noneraquellochevolevasentire. Speravachelemieparolefosserodefinitive. Vogliosape-
requel chesai tu, quel checredi tu, quel chesenti tu, quel chevuoi tu. Voglioesserete. Quan-
do sono fraletuebraccia, di tutto il resto nonm'importaniente! Nullaconta, al di fuori dell'a-
more; ti adoro. latuavitachevoglio, tutta, eper tenondeveesisterenient'altrochelamia. E
subito dopo: Giuriamo... Ma no, giurare stupido: tu sei la mia patria...
Erotravoltodallagioia: il misteriosoGrardmi davail suocuoreconlastessafogaconcui mi
davail suo corpo. Scoprivo il suo desiderio di concedermi tutto sestesso. Fui sincero quando
cercai di attenuareil suo entusiasmo buttando suquel fuoco laceneredi unfuturo incerto. G-
rard eraincostante, volevo metterlo allaprova. Gli parlai dolcemente: Anch'io ti adoro. Ma
penso soltanto al presente. Evitiamo di guardarepilontano... Il tuo sentimento pu cambiare.
Nonsonulladi cichehai amatofinoaoggi: sei tuil mioprimoamore. E poi avent'anni potre-
sti andar pazzo per le ragazze, oppure io potrei esseremorto, o potremmo vivere lontani l'uno
dall'altro, oppure, anchesetunonfossi cambiato, ancheseiofossi sempreinnamoratodi te, po-
tremmo avereentrambi unavisionecos diversadellavitadaritenerechenon siapi possibile
affrontarlainsieme... Amami cometi amo io: lafelicitil presente. Gli parlavo avocecos
bassa che mi udivo a malapena. Grard mi si rananicchi contro.
Ti amer sempre , mormorava. Anche da morto.
Lo guardai. Lacrimoni gli rotolavano sulla guancia...
UnanotteGrardsogn. Gli posai l'orecchiosul cuore. Pronunciavaparolesconnesse, comea
scatti, quasi che stesse precipitando con quelle in un abisso dall'alto della montagna del sonno.
Cercai di sorprenderel'altro, quello chenonavrei mai conosciuto, ameno di varcarelasottile
barrieradellapelleper diventareinfinelastessacarne. Volevo un gemello perfetto, etalvolta
l'amore me ne faceva dono, quando annottava...
CAP. 5
Amboise, d'estate, eraunacittdoppia, unacittandroginaasecondadelleore: ai momenti so-
leggiati del mattino, pieni di rumori, si succedevanoleoregrevi del pomeriggiodesertoincui le
ombre sallungavano pigramente su un suolo crepato. non appena ci si allontanava dai selciati
cittadini. Pitardi, l'indolenzadel crepuscolopermettevadi sfoggiaretoilettechiare, el'atmosfe-
ratorbidadellemetropoli notturnepervadevaper pocheseratefugaci quelladonnachiamatacit-
t, unadonnachel'estatesconvolgevaecheparevasempreattenderelatreguadell'inizio della
notte per soddisfare le curiosit del suo cuore.
Ioconoscevosoltantoleoremattutine, quelleincui gierapossibileindovinarelabellezzad'u-
nagiornatadal cielouniformeeazzurroedal fattochenel luogodi provenienzadellalucenonsi
potevafissareil disco del sole, chespostavalapropriamassainfuocatafacendo vibrarel'ariaa
secoli di distanzaattornoas. Scoprivoil pomeriggiosilenziosoequasi incolore, tantol'uggiosa
oppressionedel caldoavviluppavaalberi ecaseinunsudariod'orogrigiastro. Il sudoremi cola-
vasul pettoelofacevaluccicare. Levetrinemi rimandavanoun'immagineseducente, macome
infondoaunospecchiod'acqua. Incontravosoltantobambini chegiocavanosottoimmensi cap-
pelli di pagliaequalchevecchiavestitadi cretonnescuro comeormai senevedono soltanto in
campagna. Quelleombremi riportarono, per non so qualesegreto meccanismo del pensiero, a
mio cugino, cheavevo lasciato immerso nellalettura. Com'ero pazzo di lui, com'ero pazzo di
quellesuecarezzebrutali concui credevadi nascondereunatenerezzacheunnonnullabastavaa
rendereestrema! Grarderal'amore. Grarderail mioamore. Nonvolevosaperenulladel suo
passato, mal'esserinoselvaggiochecontinuavaaesserenel profondodi serastatoaccarezzato
damolti ragazzi: locapivooscuramentedallasuaariasuperbadi adolescenteavvezzoagli omag-
gi altrui. Grardingannavagli altri grazieaunaleggerezzadi cui s'immaginavanolevoluttuose
condiscendenza, mentreinvecepiegavaapiacimentoai propri desideri chiunquesi fossetrovato
fra le sue braccia.
Percorsi senza fretta parecchie vie, isolato dal mio amore, non vedendo le tendine socchiuse
dietroallequali mezzacittspiaval'altramet; inconsapevoledi quellavitanascosta, perchper
melavitasi riassumevainunvolto, iononero adAmboise, eroai piedi del lettodi Grard. Io
loguardavoelui mi guardava, unginocchiopiegato, legambeaperte, lovedevodappertutto at-
torno a me...
Spinsi infinelaportadel negozio di dischi. Il proprietario eraungiovanotto affabile, peraltro
moltobello, cheaccoglievai clienti inquellachesembravapiunacavernacheunnegozio, tan-
tolestuoieverdi eazzurrecheproteggevanolavetrinadavanoall'ombraunaluminositchenon
ci si aspettavadi trovare, tipicadi certegrotteafil d'acqualacui solailluminazioneprovienedal
riverberoazzurrognolodellalucesul mare. Vortici, omegliotrombemusicali chelecabinenon
riuscivanoaisolaredel tuttoaccrescevanoquellillusione, tantopicheungiovanecommesso, il
viso brunito dal sole, faceva pensare - vigoroso comera - a quei marinai cos ricercati nella
Romadecadenteper il capricciodegli imperatori. Grardloaffascinava: miocuginoerastatol
unamattinaassiemeamee, senzacurarsi del discocheiovolevoascoltare, s'eramessoaparlare
conil ragazzo al solo scopo di sedurlo. Gli feci capiretanto benequanto fossefemminilequel
mododi comportarsi cheinseguitosi astennedall'accompagnarmi incitt. L'altrodovevaaver-
nesofferto, perchdopoaver vistoGrard, dopoaverloascoltato, continuavaachiedermi sempre
indirettamente notizie di mio cugino.
Mi mostrparecchienovitcherifiutai. Ascoltai l'iniziodi undiscodi J ohnCage, locomprai e
uscii. Mi sentivodi colpostancoe, poichdaqualcheminutocamminavoinpienosole, sentii il
bisognodi unpo' d'oscurit. Eroaduepassi daunachiesa. Uncarrofunebreanneriva, minusco-
lo, un angolo dellapiazzadivoratadallaluceesembravaabbandonato comequei vecchi aratri
chearrugginiscononei campi per tuttal'estate. Sottoil porticato, appassivanocoronedi gladioli
rossi. Non appena entrai, la frescura mi avvolse.
Rimasi inpiedi controunacolonnadi quellachiesabuiadovefintefinestreall'italiana, all'altez-
zadel matroneo, s'affacciavano sullanavatacon pannelli neri edovelevetrate, cheavrebbero
dovutobrillaredi tuttolosplendoredel giorno, gettavanodabassosoltantobagliori d'unoscialbo
azzurro per viadellecaseche, contro lenavatelaterali, smorzavano laluce. Alcuni ceri illumi-
navano il coro, eil lorosfolgorio ritagliavanellacerapetali effimeri. Eppure, eracos buioche
nonscorgevo nullaal di ldi uncatafalco nero frasei candelabri funebri. A tratti, l'organo ac-
compagnavalepreghiere. Ci fuunsilenzio, poi lavocetoccanted'uncontralto lanci nellana-
vata le prime parole del Dies Irae.
Giornodi collera, il giornochefardel mondounmondodi cenere, secondoDavideelaSi-
billa... Il miocuorerispondevaaquel cantoeioascoltavoil lorodialogoinme, inquellaluce
crepuscolare.
Vedevounadonnasegnatadallerugheetuttaviaimponente, unadonnascuradrappeggiatanel-
lepieghed'unavestesenzacinta, eaquestavisionesi mescolavaquelladi unreconun'altacoro-
nafrastagliataechereggevanellamano sinistraunlibro incui, accanto al mio, eradisegnato il
volto di Grard.
S, dicevalavoce, lavocedell'unoedell'altrainsieme, s, giornodi collerail giornoincui
la vostra passione sar ridotta a due cadaveri.
Quale sar il vostro terrore quando sarete condannati per aver creduto al vostro affetto...
Quellavoceimplacabiledistruggevaanzitempo lemieparoled'amore, matanto profondaerala
fedeinquellamorecheloseppi eterno, destinatoadurareanchenel casocheGrardfossemor-
to. Lui noneracredente, ionemmeno, perlomenononnel sensoincui avevanocercatodi faredi
meuncredente; disprezzavocoloroper i quali credereeraun'abitudineequelli cheeranopronti
a gettarsi nel tempio d'una qualsiasi religione per la paurache avevano di loro stessi. Lamia
fedeesistevasoltantonel fondopioscurodel miocuore; e, comeper il diamantenonoccorrono
soltanto il suolo duro ele foreste di volgare carbone pietrificateda dieci milioni di secoli, ma
l'interanatura, con i suoi rumori, lesuefelci, i suoi uccelli, brutalmentescagliatanelleviscere
dellaterrae, sopra, miriadi di erecheportinolalucedellestelleperchnoi si possaaverneil ri-
flesso, cos la mia fede aveva avuto bisogno di un amore senza scampo.
QuantoaGrard, lasuareligioneeral'amore, etaloraegli intravedevaunavitadi cui lanostra
sembraval'ombra. Per lui crederevolevadireamare; stringereasuncorpocomeil suolotra-
sfiguravaaunpuntotalecheio, allora, mi sentivoundiofralesuebraccia. Lagiovanebellezza
del suocorpoconsentivad'avvicinarequel Grardsegretocui si dnomeanima: i capelli ricci, le
orecchiepiccole, lanucadivisanonerano soltanto lefigureesteriori del desiderio maanchegli
strumenti di unamoresacrochefausodellabellezzaper asservireeternamenteil cuore. I nostri
baci noneranosoltantocarezzefisiche; dapartemia, volevoposarelaboccasuquel Grardinvi-
sibile pur se la subdola dolcezza della carne me ne allontanava ogni volta.
Sventuraacolui cheavrvoltooscuro. Si giudicherdasesarinesorabile... Cos, ascol-
tavolamessadel miofunerale: eranoper mequei parati, quel candelabri, quegli organi, quei fio-
ri. Quellaeralamiamorte. Il Dies Irae terminavafralesupplicheegli accordi veementi del-
l'organo, ma un'altravoce si levava in me: Giorno di collera il giorno della tuamorte. Sarai
giudicatodall'amoreel'amorenonti fargraziandellacecitndelleorechenongli apparten-
nero. Giustificherl'oblio soltanto nel momento del sonno. Vorrsapere, conoscerei pensieri
chesfioranolafronte, i desideri inconfessati, legridad'amoretrattenutenel petto, gli atti solitari,
i bagliori del piacere, laportatadellasperanza. L'ariacherespiri farscoppiareil cuoredegli al-
tri uomini: conGrard, tuttocichesoffocadiventalieve. Il suosangueesigel'inferno! Sarlui
l'amore, e lui non pu condannarti.
Di colpoebbi il presentimentodi unadisgrazia. Dovevorientrare, Grardmi chiamava. Rove-
sciai unasediaeil rumoresi propag fino allabside. Fuori ricevetti inpienafaccia, comeuna
frustata, i raggi del sole; quando mi ritrovai sullo stradone, il silenzio cacci di botto i pensieri
neri. Nonrientrai direttamente, gli odori estivi mi fermavanoper via, c'eranofiori selvatici nel-
l'alveoancoraumidodei fossi, el'ariaerasaturadell'odoreinebriantedell'erbatagliata. Nel fie-
nile, inmezzoallapaglia, c'era, aperto, il librodi Grard. Poichlasuastanzaeradeserta, andai
nella mia; capii che era l non appena aprii la porta: le tende erano tirate.
Sei tu, Pierre? chiese.
Erasul lettoapanciaingi, nudocomeal solito. Mi supplicdi lasciarloal buio. Mi avvici-
nai egli presi lafacciafralemani. Avevalelabbragonfie, unfilodi sanguegli correvadal naso
alla bocca.
Mi hannopresoepicchiato, mi disse, conunfremitodi rabbia. Fututtoquellochesi degn
di comunicarmi. Venne a tavola indossando una camicia con le maniche lunghe. Nessuno vi
fece caso, le notizie politiche non erano buone. Noi, come al solito, ce ne infischiavamo.
Alledieci s'addorment. Lalucedel crepuscolo sommergevaancoragli alberi conil suo can-
doreliquido. Grardsi volterivoltalmenocentovolte. Nel sonno, dicevafrasi spezzate. Af-
ferrai molti non voglio . Cos, ricostruii la scena con quei mozziconi di frasi strappati a un
brutto sogno. Grardsi agitavasenzaposa, il viso sudato, enonpotevasdraiarsi sullaschiena,
solcatadalunghestriscerosseal pari dellebracciaedellegambe. Lacarnevivainpiparti del
corpol'avevaindottoascostarelelenzuoladallapelle. A tavoladovevaaver soffertoparecchio,
perchper fierezzaavevaindossatodei calzoni di telachegli facevanobruciarenaticheecosce,
e una camicia che, nonostante la sua leggerezza, gli ridestava sulle spalle le scudisciate sopite.
Ecco quel cheimmaginai: al principiodel pomeriggio, Grard, stravaccato nel fienile, leggeva
comeal solito ungiallo. Sentendosi chiamare, pens chefossi io egrid: Sono qui . Allora
entrPhilippe, unodei fratelli Decazes, lasciandolaportaapertaperchgli altri potesseroentra-
realorovolta; avevanocalcolatoogni mossa. Gli altri fratelli aspettavanofuori, comepuredue
ragazzi con i quali avevamo talvolta giocato a tennis.
Dov' Pierre? chiese.
Continuando aleggere, Grardfeceungesto vagosenzaalzarsi. Philippes'avvicinavasempre
pi, finchgli piombaddossodi peso. Miocuginosi dibatt, maarrivaronogli altri, gli legaro-
nomani epiedi, gli applicaronodel cerottosullaboccae, indue, trascinaronolalorovittimaver-
so la voliera. La porta fu chiusa a doppia mandata.
Gli slegaronoi piedi perchGrardpotessetenersi dritto, gli tolseroil cerottoepoi unodi loro
lo prepar per il supplizio: gli sbotton lacamicia, glielafecescivolaresui polsi. Poi pass ai
blue-jeans, toccandoinvolontariamenteil sessodi Grardefacendolofremere. Quandolachiu-
suralampofuabbassataeil ragazzosfiorlemutande, Grardlocolpi coni polsi legati. Nese-
gu unacolluttazione; miocugino, immobilizzato, sputloroinfaccia. I ragazzi, infuriati, loac-
carezzaronoconlasuastessacintura, dopo, unpo' percherabellounpo' perchsi ribellava, lo
colpirono asanguesullegambe, sullecosce, sullaschiena, sullebraccia, sullenatiche. Grard
ebbe un mancamento.
Si rendevaconto del conciliabolo chestavano tenendo allo scopo di goderselo? Tutti quei ra-
gazzi eccitati dallepercosseinflittegli avevano in mentedi usarlo comefosseunaragazza, uno
dopol'altro. A terra, Grardnonsi muovevapi, unacinghiatasullanucal'avevastordito. I ra-
gazzi si tolseroi jeansconimpazienza; lecoscemassicceeabbronzatedallestatefuronomessea
nudo, el'atmosferasi fecepicaldaattorno aloro, fino aquando, per goderselo meglio, nonsi
furonotolteanchelecamiciolechenascondevanolorolenatiche. Grarderaai loropiedi, pan-
cia a terra, e i ragazzi lo contemplarono per un attimo. Poi il primo gli pos la bocca sulla
nuca...
Nonvolevosaperedi pi, preoccupatodallepalpitazioni del miocuore; mormorai: Hai desta-
to il mio desiderio. La notte lunga quando dormi, ma ti sento pi vero che a giorno fatto.
Amore violenza. Sono geloso di quel che hanno fatto gli altri.
Grard dormiva un sonno da bruto, la mano aperta nellombra come in attesa d'una bocca.
Sfioratodal desiderio, nonerapiGrard: lacarnedel piaceresi sostituivaallasua, comesenon
fossepiunragazzo di carne, mail piaceresotto fattezzevirili, ecomeseunsingolareaccordo
fralasuacarneeil piacerecreasseunessereal qualenonsi addicevapiil nomedi Grard, per-
lomeno non il nomedi Grard cheio ero abituato apronunciarecon tenerezza. Impazzivo nel
saperlotoccatodamani chenoneranolemie; l'esseredi cui quei ragazzi avevanoabusatoeroio,
io cheadesso non riuscivo pi ariconoscermi, tanto i pi piccoli gesti di Grard, in virt della
servileimitazionedegli amanti, penetravano apoco apoco i miei pi piccoli gesti. Con quale
amarezza invidiavo all'aurora la sua furia. Invano l'avrei strappato alla notte, toccarlo non mi
soddisfaceva pi, avevo bisogno di un gesto infinito che n il tempo n l'ombra potessero di-
struggeremaogni istanterendevalemiecarezzeridicole, perchdovevosemprericominciareda
capo al finedi nonperderecoscienzadi quel corpodisteso accantoamefralebracciainvisibili
del sonno. Erail sonnol'amantechemi sottraevaGrard, eGrardfinoal mattinodorm esi la-
ment.
Eragiorno fatto quando i rumori dellacampagnasi sostituirono ai canti solitari dei galli, sve-
gliandoci. L'acquagli bruciavaaddosso: Grardnonpotevalavarsi, sicchgli cosparsi laschie-
na di talco. Anche quel giorno dovette concedere alleleganza una tenuta irreprensibile, ma
appena tornava nella stanza si strappava quegli indumenti di tortura.
Lo lasciai un momento nel pomeriggio per ispezionare il fienile. Lui mi si affianc subito:
Vuoi sapere, mi disse, quel cheho appenasentito insalotto, passando? Nonho saputo resi-
stereallacuriositehoappoggiatol'orecchioallaporta. C'eranotuopadre, il mio, lasignoraPa-
lin, lasignoraDecazes, ealtredueotrepersonerispettabili - qui assunseuntonomondano, il
tono di quellaprovinciaduranteleserateestive-. Si parlavadel piedel meno. Senti cosa
poi venuto fuori...
A questopunto, cambiandoaogni istanteposaconunvirtuosismoeunaserietchenonsospet-
tavo, fecematerializzarenel fienilepienodi covoni unsalottoraffinato, contuttoil suostrascico
di noia, di stupiditedi sussiego. A identificareogni personaggiobastavail solomododi parla-
re.
Tuo padre (serio, lamanonel gil). Mi guardobenedal lasciaresimili pubblicazioni inmano
amio figlio. Questogeneredi letturapotrebbesoloincitarloafrequentarechissquali ragazze,
il che non proprio ci cui i genitori aspirino.
La signora Palin (untono piacuto del normale, molto sostenuto comeinBassaBretagna).
Mi sembra del resto una cosa cos grave che stento a credere a ci che si dice.
Mio padre (chefinoaquel momentoavevacontinuatoacercarelefotochehonascostol'altro
ieri in un vaso). E che cosa si dice?
La signora Palin. Nonsi pudar creditoasimili dicerie. E tuttaviaquel chepensanoi figli
della nostra cara amica. Vero, Graldine?
La signora Decazes (voce mielata). E una cosa priva d'interesse, non vale la pena di parlarne.
Tuo padre (curioso nonostantetutto). Oh! Fradi noi non doveteavereesitazioni, non fos-
s'altro che per aprire gli occhi a noi poveri ciechi.
La signora Decazes (unpo' concitata). Be', glielodicosoltanto perchnonriescoacrederlo.
Che cosa pensa dellinfluenza su suo figlio del cugino? Grard non perverso?
Mio padre (unpo' arrabbiatonel vedermi porresul bancodegli accusati). Chestranoaggetti-
vo!
La signora Palin (andando gentilmentein soccorso all'amicaturbatadallesuestesseconfes-
sioni). I lorogiochi li induconoadisprezzarelacompagniadei ragazzi dellaloroet. Ni miei
figli nquelli di Graldinesono riusciti adammansirli. Ho tutteleragioni per pensarechesia
colpa di Grard. Pare che i due stiano molto bene insieme. Non posso direaltro, se non che
quando sono qui con noi continuano a guardarsi negli occhi per ore.
Tuo padre (ostinandosi a non capire). Dev'essere un loro modo di tramare qualcosa.
La signora Decazes. Di sicuro qualche passeggiata notturna.
La signora Richard (chenonavevaperso unaparola, nonostantefosseintentaafareil filoal
dottore, cosa che l'aveva indotta a leggere Freud durante le sue insonnie di donna priva
d'uomini). Questomododi fuggiregli altri caratterizzaaquell'etquel tipodi affetti chevengo-
no denominati esclusivi.
Mio padre. Grardstapreparando conPierrel'esamedi riparazioneaottobre. Dopol'esame
fallitoagiugno, Pierrehachiestocortesementechetrascorressimoqui levacanzeper poter aiuta-
re suo cugino.
La signora Decazes. Nonsapevochelamaturitsi preparassebaciandoil propriocuginosul-
la bocca a cento metri da casa.
Non ho ascoltato il seguito, troppo stupido.
Ma Grard mentiva, perch era diventato bianco come un cencio.
Allora, l'ombradellamorteentr nel fienile. Esteriormente, eraunanubechepassavadavanti
al lucernario, ma quelloscurit improvvisa, dopo i raggi dorati in cui danzava la polvere, na-
scondevaunapersonacheci seguivapasso passo. Quei passi, li sentivo lontani nel mio cuore;
giorno dopo giorno si sarebbero fatti pi violenti, pi sonori, pi decisi, e poi sarebbe stata la
fine, il cuoresarebbescoppiatoper il tropporumore. Misi lamanosul pettodi Grard: eracome
se qualcuno bussasse per uscirne ed entrare in me.
I nostri padri nondisseronulla. Noi dueci abbandonammoall'amore, maaunamoresul quale
le minacce aleggiavano come uccelli di rapina.
CAP. 6
Pierre, Pierre. Il mionomeeradiventatogrido. DovevoaspettareGrardemi eronascosto,
per vedere. Si guardavaattorno senzacapire, preoccupato perchsarei gidovuto esserel. Il
cantodi untordotrafisseil silenzio. Grardmi chiamdi nuovo, poi, unasolavolta, pronunci
il mio nome a voce cos bassa che lo indovinai soltanto dal movimento delle labbra. E se ne
and, incespicando nelleradici sul bordo del viale. Sedettecontro unalbero, o meglio si lasci
scivolareaterraerovescilatestaall'indietrocontroil tronco. Di tralefoglie, nel cespuglioin
cui mi nascondevo, gli vedevo il collo elabocca, duedei posti sucui pimi piacevaposarele
labbra. Che cosa stava pensando?
Volevocorrereversodi lui, spiegargli chesi trattavadi unoscherzo, malacrudeltchestaalla
basedi ogni amoremi tratteneva. Volevospiarlo, vederecomesi comportavaquandosi credeva
solo evederesenonavrei scoperto chesi trasformavainqualcuno chepotevo anchenonamare
pi. S, c'eranomomenti incui avrei desideratosvuotareil miocuore, fareapezzi quell'immagi-
ne dell'amore, cancellare quel volto di ragazzo che, anche a occhi chiusi, vedevo in me.
Si avviavaversocasaacapochino, dandocalci ai sassi, unnonsochedi tristenel corpo. Infi-
nescomparvedietroil fienileeper mescomparveil sole... Gli alberi nonsi muovevanopi, non
provavopinulla, guardavosenzasentire, ascoltavosenzavivere, lagolaserrata. Lasolitudine
di Grards'impadronivadel miocorpo. Tuchem'avevi colmatodi bellezza, giornataardente, tu,
stagno verdepieno di brividi, voi, alberi freschi escuri, tutti voi mi sembravatedi colpo tristi.
Eravatesemprel, mastregati. Andandosene, Grards'eraportatovialavostraanima. Pis'era
allontanato dame, pi avevo avvertito latristezzadel ragazzo checercail modo di farelesue
prime confessioni.
Ero aquel punto. E nei nostri abbracci piardenti, durantelanotte, inventavo parolechenon
oltrepassavanomai lasogliadellemielabbra. Leparolecrudedell'amoreeranopifacili. Impe-
gnavanosoltantoi corpi. Lamiasolitudineavevaadessolefattezzedi Grard. Corsi versodi lui
e il mio desiderio lo raggiunse prima di me.
Cercavodi rammentareil suoviso. A tratti nonci riuscivo, credevodi vederlodi fronteame,
maerasoltantounatteggiamentoeffimero, oil lampodi un'espressione, eil suomiraggiomi cir-
condava... Qualche secondo dopo, spinsi la porta del fienile e mi gettai su di lui.
Facevamo un gioco dalleregoleinsensateil cui unico scopo eraasservirel'altro efarefisica-
mentedi lui quel chesi voleva. Eraungiocochescusavatutto. Il parcodiventavail territorioin
cui si dovevacatturarel'avversario: eravamonemici, ancheseper finta. Oraagivocomesestes-
simo facendo quello stesso gioco. Primachepotessedifendersi, ecco chegli piegavo i polsi, li
legavo a un chiodo arrugginito cui venivano appese vecchie selle, e all'improvviso lo colpivo.
M'erotoltolacinturaconl'intenzionedi straziargli lenatiche. Qualefoscagelosiainquel gusto
di fargli maleldovelammiravodi pi! Nonlospogliai, perchsugli indumenti i colpi faceva-
no pi male e perch temevo di cedere troppo presto ai miei pi bassi appetiti nel vederlo nudo.
Carogna, ripetevalui in un sussurro, carogna, carogna... Il suo tono non era diverso da
quando, la notte, perdeva la testa sotto di me. E la sua voce era calda come la sua pelle.
Lo colpii ripetutamente. Primac'erail lungo sibilo d'ammirazionedellacintura, poi il rumore
sordodel colposi combinavacol miorespirorotto. Grardsmettevadi respirare, gemendoappe-
naprimad'esserecolpito. Si lamentavasoltantodopo, seil colpomal direttoincontravalapelle
nuda, perch avevo finito con lo strappargli la camicia per vedergli la schiena e col calargli i
pantaloni fino alle caviglie. Mi piaceva legato, interamente in mio possesso. Una vena gli
splendevasul polpacciogonfioesparivaogni voltachelui s'abbandonavaal suodolorosopiace-
re. Nienteeraper mepidolcecheaccarezzarlol, posarvi sopraper unattimolelabbra. Lui si
sentivaapocoapocodomato, eiopotei ravvicinarel'intervallofrauncolpoel'altrosenzafarlo
soffrireal di ldellesueforze. Fui addiritturaio acedereper primo, vinto daun bruciorealla
spallaedal timoredi diventareper Grardsoltantoun'immensapercossasottoumanesembianze.
Allafineslegai i polsi bluastri, elofeci soltantonel momentoincui capii ches'eracalmato, per-
chprimal'ideadi vendicarsi avrebbepotuto incattivirlo... Lui feceunsorriso: Colpisci forte,
oggi; sei unaverabelva. Poi, pidolcementeesquadrandomi conlesuepupillecangianti: Se
mi capiti fralegrinfie, badaate... Manon aspetter alungo per... Lasci lafraseamet, si
riabbotton la camicia e gi era un altro corpo fra tutti quelli che popolavano le sue ore con me.
Dopo cena, poichmio padreavevaannunciato chevolevaparlarmi, Grardusc con ostenta-
zione. Mio padresedetteem'indic unasedia, maio preferivo rimanereinpiedi. Mi chiesedi
tornareaParigi per andareaiscrivereGrard, cos lui avrebbepotuto continuareastudiare: in
cambio, mi offrivaunconcertod'uncomplessoinglesechenoncapitavamai inFrancia. Feci ri-
corso atutteleargomentazioni possibili eimmaginabili: labellezzadel posto in cui eravamo, i
bagni, quantofossespossanteunagiornataestivaincitt. Lui repliccheParigi eradeserta, eio
ribattei cheaParigi si soffocavaecheletournedei cantanti anglosassoni finivano semprecon
manifestazioni di follia. E poi quel sommovimento nell'acquachetadellevacanze... Seper
questo, disse mio padre, puoi andare a finire le vacanze in Corsica, te lo sei proprio meritato.
Tuttaquellagentilezza, quellasollecitudinenascondevano l'ideaassai precisadi separarmi da
Grard, ei mortai di miopadre, entrati troppoprestoinazione, avrebberoormai sparatosoltanto
avuotosullamiadecisionedi nonmuovermi. Manondovevotradirmi. Feci il fintotonto. Lui
nonsospettnullaeioraggiunsi Grardnellasuastanza, ovesi struggevaper l'ansia. Tuttoci
succedeva perch i nostri padri non sapevano con certezza quel che ci univa veramente nono-
stanteloro, nonostantelavita, sottountettocheessi stessi avevanosceltodalunghi anni per al-
loggiarci insieme, comeseil lororuoloinquestastoriad'amorefossequellodi confidenti ciechi
e sordi.
Cosi, non avrei abbandonato mio cugino ai torpori di unaprovincia maledetta, come lo sono
tutte, in estate, con leloro case dalleimposte chiuse, le chiese nere, l'immobilit di necropoli.
RimanereconGrardinquel paesemortosarebbestatounpiacere, avevamobisognosoltantodi
noi stessi. Cometutti i piaceri, lo sentivo cos intensamentechescomparvesubito, enonseppi
confidargli nulladi quellafelicit, oracheavrei potutofarglielacondividere. E desideriom'ave-
vagiricompensato. Succedevaspessocos, nei gesti picomuni: toccareil corpodi Grardal-
lontanaval'immaginedi Grardabbandonatoallemiecarezze, insinuarelalinguafralesuelab-
bram'apparivacomeungestofolle. Poi tuttoriprendevalasuaforzaprimitiva, lelabbradi G-
rardlalorodolcezzaelasuafacciafralemiemani l'espressionebrutalecheavevaquandogode-
va. Scoprivo unragazzo nuovo ogni voltaeogni voltail mio corpo s'annientavainunragazzo
sconosciuto. Avevo paura di perderlo.
Quando mi chiesechecosaavevadeciso mio padre, nonrisposi, qualcuno chenonconoscevo
s'impossessdi menel profondodi me. Spogliati , gli dissi dolcemente, soltantoper vederti.
E, quando quel corpo fuallamercdellemiemani edei miei occhi, ammirai alungo laforza
che mi si offriva. Lui mi guardava dritto in faccia e, dato che non mi muovevo, abbass lo
sguardo, unlieverossoregli copr leguance, il suorespirosi fecepirapido. Checosavuoi?
mormor.
Io non risposi. Allora, di colpo, la statua fu ai miei piedi. Non posso esprimermi in altro
modo. Mi cinselecosceconlebracciaevi nascoseil viso. Iolosollevai, tenendoloper lanuca,
fino all'inguine. Lui mi poggi le mani aperte sul petto.
Hai mani da ragazza , dissi apposta, ridendo, ma non era vero e lui mi tese l'ampio palmo.
Di' chenonvero, implor. Di' no, di' no. Eraconsotterfugi di tal fattacheottenevoda
lui quel che volevo.
Lasuabellezzaerainstabile, soggettaatutti i mutamenti, cupadi colpo edi colposplendente,
in un istante di malinconia o negli ardori del piacere.
Perchpensai questo? Nessunopuricordaremegliodi unragazzocherivconlamenteatut-
to ci chehafatto echehaamato. Nerivedesoltanto l'essenziale. Tuttelesuepassioni sono
elementari, serbadi essesoltantoleimmagini perfette. Rivivevocos i minimi atti di questasto-
riaemi bastavaunattimodi silenzio nel fondodi meper avere d'untrattolaformadelledita
di Grardsuunapaginadi libro, unamacchiad'inchiostrosullasuaguancia, laformaprecisadel
suo corpo sulle lenzuola. Ebbi la sensazione chefra mee il resto del mondo s'innalzasse una
muragliachearrivavafinoagli astri, isolandomeemiocugino. Lafeliciteraquel murocheci
proteggeva.
Vennelaseradel giornoincui miopadreemioziopartironoper Parigi. Lacasadivennesubi-
toil paradiso. Quellanottelapassammonel fienile. Muniti di coperte, spiegammoanostracugi-
nacheeratroppocaldoper dormirenellestanzeechesaremmostati meglioalladdiaccio. Lei ci
giudic un po' matti, perch le notti talora erano fresche, ma non si oppose.
Lanottecheebbeinizio parvenon dover finiremai. Uscivo dallebracciadi Grard soltanto
per ributtarmici, comeunnuotatoreescedall'acquaevi si reimmergesenzaposa. Conobbi l'o-
ceano delle carezze, la marea montante del piacere, i fondali oscuri della quiete; fermammo il
tempoper lospaziod'unanotte; ci amammocomeseavessimoi giorni contati... matipicodel-
l'amorefaresempreesoltantogesti estremi. Mancavaallamiacondizioned'uomounlinguaggio
pi vasto di quello delle parole e quello delle carezze.
Verso leduedel mattino, quando cominciavaarinfrescare, mi accorsi cheGrarderainlacri-
me. Tirando indietro il braccio intrappolato dallasuanuca, gli sfiorai laguancia. Erafredda.
Lui si voltper nascondereil visonell'incavodel gomito. Gli sollevai latestaaforza: Grardre-
spiravaafatica. Gli posi lafrontesul visoelesuelacrimesi schiacciaronocontrolamiapelle.
Lui si sentivasoffocareecercavadi sfuggirmi. Iolostrinsi piforte. Erocomepazzo. Lelacri-
memi eccitavano, volevo quel doloresconosciuto eimprovviso, feci carezzepiprecise: lui le
respinse. Lo schiaffeggiai. Nonpotevapararei miei colpi; sapevo bened'essereio il piforte.
Colpii ancora. Nel silenzio notturno, quel rumore di univa come se stessimo facendo l'amore...
Lanottestaper finire, Grarddorme, iopenso. Checosaaveva? Nlemiedomandenlemie
carezzeeranoriusciteaconvincerloaparlarmi. Ti amo, tuttoqui , mi diceva, eiocredochein
effetti fossedavvero tutto, chesiatutto. Amareunasventuraeperfino il cielo pichiaro, per
dueamanti, uncieloterribile. Abbiamotregiorni interi primachei nostri padri tornino. Hoil
presentimento d'una disgrazia che s'approssima.
Grarddorme. Nonmai statocos bello; nel sonnoritrovaunvisodi bambino, eunfilodi sa-
livalounisceal suogiaciglio, quasi chequel legamesortodallacarnesiail soloatenerloancora
attaccato allaterra. Dormeelasuastanchezzami tienedesto. Sognaeil sogno pretendechei
miei occhi sianoaperti. Iosonoper lui l'amoreenonsonulladi quel chevuolequando dorme.
Quantenotti simili dovr affrontareinattesadell'aurora! Siamo giinfelici. Il nostro amore
un amore notturno, la sua notte una notte troppo lunga e io amo troppo Grard.
Dio mio, vorrei morire!
FINE DEL RACCONTO DI PIERRE
CAP. 7
IL RACCONTO DI GRARD
Dopo colazione, lasciammo subito la casa. Prendemmo il viale che portava al fienile. Non
appenafummoabbastanzalontani perchnonpotessero vederci daqualchefinestra, presi Pierre
per lanuca, gli rovesciai latestasullamiaspallaelobaciai sullabocca. Pierreil pibel ragaz-
zocheconosca; nefaccioquel chevoglio. Quandocamminoal suofianco, mi sembrasempredi
camminareal fianco di unesercito vittorioso: lui solo diecimilauomini, nehatuttalabaldan-
za...
fattod'untrattounicoecontinuo, pimarcatoattornoallespalle, al volto, allecosce, pisot-
tileinvita, comeseinmezzoatuttaquellacarnerobustaoccorresse, nell'ansadellereni, ladol-
cezzadegli atleti ariposo chetanto spesso conferisceai loro fianchi unagraziafemminea. Ha
testadi romano, occhi azzurri, capelli bruni. Iosembropidolce, mafranoi duesonoioil bru-
to, lui calmo. I capelli accuratamente pettinati gli ricadono suo malgrado in lunghe ciocche
brune sulle tempie e sulla fronte.
Mi piace provocarlo fino alle lacrime con una noncuranza in cui sono maestro, e un attimo
dopofacciodi tuttoperchdimentichi uncomportamentochelui mi perdonasempreper l'ultima
volta. Mi vendicointal mododel mioamore, perchiodetestocolui cheamoechemi fasentire
schiavoepadrone, equindi doppiamenteespostoalleincostanzedi unpotereedi unasottomis-
sione. AmoPierrepidi quantochiunquepotrmai amarlo. Hounbell'esserecattivo, cedereai
miei impulsi barbarici, arriva sempre il momento in cui tutto vano contro l'amore.
Baciai dunque la bocca di Pierre. Dapprima sentivo il lieve soffio di rilassamento quando
schiudevalelabbra, emoltopitardi, dopolecarezzemisteriosedei volti chini l'unosull'altro, il
secondosoffio, pipesante, dellacreaturatornatains, cherespiraper ritrovarelaproprialiber-
t. Ricominciai dieci volte, e, senza che lui facesse un solo gesto, lo abbracciai e lo trascinai
versoil fiume, nel postoincui c'eravamoamati per laprimavolta. Senzavolerloritrovai lostes-
so luogo. Ci sdraiammo sull'erbaedormimmo l'uno contro l'altro, cos strettamenteavvinti che
la pi piccola fogliolina non sarebbe riuscita a infilarsi fra i nostri corpi.
Al risveglio, eravamo entrambi limmagine del desiderio. Guardavo con tanta attenzione il
viso di Pierre, chefui spaventato, allapprossimarsi del piacere, dal doloreimprovviso chevi si
leggeva, al punto cheper un attimo lo credetti morto, non fossestato per lapupillasplendente
sottolecigliasocchiuseeper il gemitocheschiudevalesuelabbra; poi, insieme, perdemmoco-
scienza, perch, sebbenenonavessi smesso di guardarlo, un velo nero mi offusc lavistatutt'a
untrattoerividi soltantodopounpo' l'alberocheci riparavausciredaunabrumasplendenteeri-
prenderei suoi movimenti ei suoi colori. Il voltodi Pierreeraunaltro, i suoi zigomi brillavano,
l'amore gli aveva gonfiato le labbra: la sua era l'aria insolente di chi ha goduto.
Eranolesettequandodecidemmodi far ritornoacasa. E lacasaeravuota. Sedemmoinsalot-
to ePierreafferr laprimarivistachegli capit atiro. Nonvolevo chesenestesseinsilenzio,
cos gli tiravo lepagine, gli facevo saltareil foglio dallemani, fino aquando, stanco per lamia
insistenza, capitoleacconsent adarmi ascolto. Eccocichegli dissi: Pierre, amicomio, lei
leggedavanti ame, ecisconveniente. Anzituttohodirittoaunmaggiorerispetto; insecondo
luogo, lei qui per tenermi compagnia... sicchlacondannoaduebaci... Locostrinsi aporger-
mi labocca, dal momento chelui tentavad'opporsi aunpiacereobbligato. Si difesepidebol-
menteeioebbi lesuelabbra. Inquel momentomiopadre, chenonavevosentitoarrivare, entr.
Mi alzai cos bruscamentechefummosubitorassicurati daun: To', eccoti qui... Nonci aveva
visti. S siamoqui easpettavamochevi degnastedi scendereaunconvitodi mortali... Quel-
lironia non gli andava a genio; non rispose, ma mi lanci occhiate furenti.
Lanottegli avrebbeportato saggi consigli.. Del resto avevo colto, qualchegiorno prima, una
conversazionefrai nostri padri ealcuneanimemisericordiose, personaggi insignificanti einfiac-
chiti dallaprovincia, dovetuttocichenonfinanzaeLegiond'onoreoffreil solointeressedel-
lamaldicenza. Per loro, il denarosostituivalabellezza, e, seavevanoqualchetitoloinborsa, an-
chei rappresentanti piodiosi dellaspecieumanavenivanogiocoforzapromossi aesteti ogeni,
mentrecondannavano il nostro amoreperchavevamo diciassetteanni eunbel musetto! Tutta
quellagenteavevapauradi cichenonpossedeva, nellacommediadi un'esistenzafastosaincui
per amareoccorrevanounlettoLuigi XV elenzuoladi setarosa, ecos scaricavasuquellapas-
sione i torrenti di una bile che in lei sostituiva il sangue.
Daquellaconversazioneascoltatadi soppiatto, dietrounaporta, seppi chei miei sentimenti per
Pierre, per celati chefossero, eranopicheevidenti agli occhi degli altri, poichi nostri sguardi
parlavano per noi. Gli innamorati sono cos presi del loro sogno che esso scaturisce da loro
come il getto di una fontana e che, senza volerlo, sommergono d'amore tutto ci che li circonda.
Cos i nostri padri poteronovalersi, per capire, dei commenti di quei deliziosi amici ches'erano
presi labrigadi dipingereil mioritrattoconunnerocos nerochelanottestessapotevasembra-
re, al confronto, radiosa: Pierreapparivacomeun balordo posseduto daSatana. Io mi feci un
vantodi frontealui del fattodi averenemici conattenzioni tantodelicatedascusareil mioamo-
re. Pierre si preoccup, ma trascorsero parecchi giorni e nessuno parve guardarci con occhio
particolare. Comeal solito, di nottestavamoinsiemepassandoper lefinestre, eil nostropiacere
conobbel'intensitdellecosesullequali laminacciagravaconlasuazampadi leoneaddormen-
tato.
Fu l'indomani - eforseperchli avevo presi in giro invitandoli aun convito di mortali, quasi
chelorotroneggiasseroinqualcheOlimpoeiovolessi vederli tornareconi piedi per terra- chei
nostri padri scatenaronol'offensiva. Finitalacolazione, quellodi Pierrelochiamegli propose
qualchegiornoaParigi per diceva- iscrivermi allamaturit, comprarmi alcunetraduzioni di Tiro
Livio, eassistereaunconcertodai risvolti sicuramentefantastici. Pierregiocd'astuzia, rifiut,
rimase. Avevamo due giorni, prima della loro partenza, perch partivano entrambi per Parigi,
dove li aspettavano affari urgenti: loro, dicevano, non avevano a disposizione tre mesi d'ozio.
Incassai con indifferenzaquell'osservazioneperfida. Erasoltanto il primo assalto, del resto. I
miei incisivi avevanoabbastanzamordentedafarmi temeregli attacchi di quel genere. Lamag-
gior partedellevolte, cos, preferivoevitareunadisputaincui allafine, per sottomettermi, si fa-
cevaricorsoadaltrearmi: unapunizione, per esempio, datocheamiopadrepiacevanoleprove
di forza.
Il secondoattaccoebbecometeatrod'operazioni lastanzadabagnoeper obiettivolamiapigri-
zia. Ero nudo, l'indomani mattina, ancoragocciolanted'acqua, emi stiracchiavo lasciando poz-
zanghereinogni dove. Pierre, givestito, si pettinavadavanti allospecchio. Miopadrenonve-
nivamai inquellapartedellacasa, maquel giornoentr. Lamiauntipodi bellezzaabbastan-
zainsolentedarichiamaregli sguardi etrattenerli sudi meseper casosononudo. Miopadremi
ammir: forse rivedeva se stesso nell'adolescente dalle cosce larghe e dalle gambe forti, forse
ravvisavaancheladonnacheavevaamato nellafinezzadellamiapelleenellamiavitasottile.
AnchePierremi guard, eil suosguardomi lusingavaemi dicevachesarei statosuo, comelui
sarebbestatomio, nonappenamiopadrefosseuscitodi l. Macostui nonparevaintenzionatoa
farlo; iononmi eromosso, l'acquami imperlavail pettoeaogni istanteunagocciami scorreva
dal ventreallecosceandando aperdersi frai riccioli bruni del sesso. Mio padreurl. Il furore
aveva ragione dell'estasi in cui l'avevo immerso?
Esci Pierre , disse. Anzi... no, rimani pure. Si rivolse a me: Piccolo mascalzone, ti
comporti comeunasgualdrina. Passi oreadammirarti, ti stiri, ti gingilli nel bagno ei libri am-
muffisconosullascrivania. Tutenefreghi di tutto, sei unperdigiorno! Maadesso nehoabba-
stanza: tenevai inuncollegio sino allafinedel mese. Va' aprepararelevaligie; svelto, su...
Iononmi mossi. Pierrefeceper aprir bocca. Miopadreloferm: No? Nonti muovi? Vuoi
che ti dia una mano? Ti do un minuto e poi ci penso io...
Lastatuadi Lot nonerapiimmobiledi quanto lo fossi io. Telasarai voluta, url mio pa-
dre.
Torcendomi il braccio, mi costrinsein ginocchio, mi colp sullaboccacon un manrovescio e,
primachepotessi intuirechecosaavevainmente, mi abbattsullasuacoscia. Davanti aPierre,
mi sculacci con tutte le forze. Il suono delle sue mani sulle mie natiche nude lo inebriava.
Pierremi confesspitardi d'aver vissutounsogno. Larisonanzadei colpi mi riempivadi ver-
gogna: allamiaetedi fronteamio cugino, avrei preferitoesserepresoapugni, manonmi di-
battei.
Mio padrepicchiavaforteesi soffermavaconlamano perchil doloreavesseil tempo di im-
possessarsi dellemienatiche, equestatecnicaproducevaunrumored'inferno. Dopounaventina
di sculacciate, ero percorso daunalinfabrucianteequellalinfadiffusanellemiecoscerisaliva
voluttuosamentelungolaschiena, ramificandosi nei fianchi per poi sgorgare, inlungaedolorosa
carezza, dallepuntedel miopetto. A pocoapocolaviolenzadei colpi diminu, nel momentoin
cui lamanocominciafargli male, miopadredimenticil propriorisentimento. Osservandoun
silenziosolennedopoquel clamore, usc inunmodotaledadarel'impressioned'essereimbaraz-
zatoper avermi inflittodi fronteamiocugino unalezionetantoumilianteechenoneraimmune
da una certa oscura impurit. Fino all'esame, comunque, non mi avrebbe pi parlato di collegio.
Rimasti soli, guardai Pierre. Avrei accettato le botte per gioco, maessere mortificato a quel
modomi riempivad'indignazione. C'eramancatopococherispondessi asuondi pugni. Miopa-
dreavevacercatodi fareapezzi lamiastatua, iotornavoaesserelapiccolacanagliachevapre-
sa a cinghiate, avevo di nuovo dodici anni, non diciassette. Davanti allo specchio, mi voltai
macchinalmenteper vedereseerorosso. Lemienaticheluccicavanoinunmodocos provocan-
tedaserrarmi lagolaefarmi ronzareleorecchie. Pierres'avvicin, si lascicaderesullammat-
tonato epos lagotafrescacontro quellacarneardente. I colpi vi avevano lasciato leimpronte
delledita. Per circacinqueminuti Pierrecontinuastringermi cos, dimenticandoforsechenon
eralamiaguanciaaposarecontro lasua, perchd'un tratto vi schiacci lelabbraeio diventai
dallatestaai piedi unimmenso bacio: lavoluttdi quellacarezzalaamplificavasututto il mio
corpo facendoleseguirelastessastradacheavevapercorso il dolorequando mio padremi pic-
chiava.
Lamancanzadi allusioni aquantoerasuccessoci fececapirechemiopadreemioziononave-
vano concertato azioni comuni.
Lecolazioni seguivanounandamentodatragedia. Pierreeiorimanevamomuti, nostracugina
senestavaimmobilecomeunaguardiao unaconfidente. I nostri padri parlavano del piedel
meno fino al dessert: eraquello il primo atto. Al dessert, gli argomenti diventavano indiretta-
mentepersonali, maerainevitabilecheleideelanciateinariaricadesserosullatestadi qualcuno.
Pierrecontinuavaafareorecchiedamercante. Iorispondevoinsintoniaconlui, consvogliatez-
za. Spesso scoppiavalatempesta, comevogliono lebuonetradizioni dellatto secondo. Erail
caso, allora, di darselaagambe. Il pidellevolteci riuscivamo, sicchil terzo atto nonaveva
luogo. Quel giornofuimpossibile: fummopregati di prendereil caffeci vedemmooffriresiga-
rettebionde. Ioerotentato: accettai. Pierrem'imit. Entravamonellagoladel lupo, perlosa-
pevoemi ripromettevodi spezzarequalchedentequalorafossi statomorsicato. Leconversazio-
ni affabili nonmi andavanotroppoagenio, preferivosinceramenteunbuonsermone: perlomeno
inquel casosi conosceil momentoincui ci si puprenderelalibertdi mettersi apensareai fat-
ti propri. Il tono eratroppo mellifluo perchnon ci fossesotto qualchetrappola. Eraunpo' il
modo di catturaregli elefanti in Congo: frutti sopraunafossanascostadateneraerba. Non ero
una bestia cos ottusa da farmi abbindolare da qualche fiore di retorica. Ci parlarono di tutto
quellochesi sarebbefattoinottobre, noi dovevamodiredoveavremmopreferitoandare: nonsa-
rebbestato bello seio fossi partito, mettiamo, per l'Inghilterra? Unalinguavivalasi imparasul
posto. E, amenochenonvolesseseguireme, perchPierrenonseneandavaaRoma? Avrebbe
avutounannodavanti as, all'universit, per deciderequalestradaprendere. Insomma, tuttosu
questo tono.
Avevounatremendavogliadi batterelemani, mainfindei conti ioeroantagonista, nonspet-
tatore.
Pierrerisposechedovevariflettere, cheavrebberiflettuto, anchesesarebbestatomeglioaspet-
tarel'esitodell'esame. Erauneccellentedialogo, Narcisosi sarebbetrovatoperfettamenteasuo
agio. Eranecessario uno scioglimento: ci pensai io. Dichiarai cheaccettavamo, Pierreeio, di
passareunannoaRoma: eraun'ideameravigliosacomesoloi padri possonoaverne; inoltre, sa-
rebbestato unulterioreincitamento asuperarel'esamed'ottobre. Mi rimanevano tresettimane,
mi pregiavodunquedi ritirarmi per immergermi inun'altraanabasi. A quel punto, inShakespea-
re, si leggedi solito: Exit. Fuquel chefeci, primachepotesseroriaversi dallosbalordimento. Il
restononsi pudescrivere. PregaronoPierredi farmi cambiareidea, avevanotrovatoil mododi
risolvere tutti i problemi: io sarei rimasto a Parigi con loro; mia cugina avrebbe accompa-
gnato lui in Italia. La cosa fu annunciata in un tono che non ammetteva repliche; mio padre,
Burro, eil suo, Seneca, si dettero il cambio: loro avrebbero covato il mostro elui, Pierre, si sa-
rebbe ritirato presso non so quali vestali. Cal il sipario, la recita era finita.
Eranosicuri di lorostessi, eintal modos'assicuravanoil futuro. Quellestatecos chiaras'ad-
dentravaper meinunsettembrefosco; l'estatepassava, di l apochi giorni nonavremmopipar-
lato di vacanze se non con quel grido crepuscolare: Ti ricordi, l'estate scorsa... La felicit
s'insediavainunacasaapparentementepacifica, ci mostravalabellezza, sognavaconnoi, dormi-
vaconnoi, aspettavae, giornodopogiorno, inmodoinavvertibile, ci lasciava, enoi cenesarem-
mo accorti solo quando ci avesse detto addio. Era gi troppo tardi: l'estate passava. Chi mi
avrebbedatolafacoltdi tornareindietro? Il mioavvenireeraoscuro, adiciassetteanni si hala
forzamanonsi hannoi mezzi per lottare. E, finoaprovacontraria, tuttopermessotrannel'a-
more.
I nostri padri partivanol'indomani allalba, inmacchina, per Parigi; dovevanofirmarecerti do-
cumenti eoccuparsi dellalorovitaprivata. Nonli preoccupavail fattodi lasciarci ancorainsie-
me, datochenonsarebbestatopiper molto. Allora, unideasi fecestradanellamiasmaniadi
libert: Pierre e io saremmo scappati, oppure mi sarei ucciso.
Mi piaceva- tipicodellamiaet- quellideadellamorte, sottotutti i suoi aspetti grandiosi ero-
mantici, inverno, incendio, burrasca, tutto ci che distrugge di colpo, ma disprezzavo le morti
dolci, l'autunno, i suoi crepuscoli scialbi, lesueerbesecche, lesuefogliecondannate. L'indolen-
zadelleoreaddensavail sangue, cos comeinvadevail sottoboscoconunamolleetiepidaputre-
dine, volendolo acquatico, incolore, maconquell'oscuro precipitato di vegetali franti dal vento.
Laveramorte, l'inverno, gli avrebberestituito il suo vivo splendoredi gemmaliquida; nell'atte-
sa, dovevaschiarirsi, appesantirsi, rinnegarelaprimavera. Ioeronatoinprimavera, l'epocaincui
i giovani si uccidono: nonsopportavoottobre, mesedi calma, meserosso, madi unrossosover-
chiato datroppo oro per poter anchesoltanto ricordarelaricchezzadel sangue. Maggio erail
mese scarlatto...
Facevacaldocomeinagosto, perfinodi pi; nondimeno, qualcunoinmeavevafreddo. Aspira-
vo a un'altra primavera. Pierre avrebbe compreso quella fretta immotivata: non gli piaceva
aspettareel'autunnoeraunalungaseratad'attesa, lungaetriste. Noi indugiavamonellevacanze,
malevacanzeerano gifinitenel momento in cui lalucesettembrinaavevascacciato l'ultima
notte d'agosto. Settembre non era l'autunno, era di pi, era il desiderio dell'autunno; presto
avremmodovutocontarei giorni, e, di orainora, gli ultimi sarebberostati invisibili. Comeinvi-
diavolecoseimmaginate! Avrei volutovederei mesi chesarebberoseguiti, conoscereil futuro
limitatamenteaquellocheriguardavail mioamore. Il restodellaterrapotevaanchescomparire,
me ne infischiavo, Pierre era il mio universo!
Per unavoltariflettei, cosachedi solito mi spazientiva; usando l'istinto comelogica, seguii la
spintadellanecessitescesi al fondodi mestesso. Tuttocichel'immaginazionearchitettonica
avevapotutoideareinfattodi loggiati, di salesospese, di scale, eraunabazzecolaconfrontoallo
sconvolgimentodel miospirito. Domareil corsodel miosanguesarebbestataunasfidaper i co-
struttori piingegnosi, perchquel torrenteavevacomeforzal'amore, larabbiadell'amore, i so-
gni dell'amore; come voler far evaporare l'oceano! Io ci riuscii.
Pierreeraaffranto, lasuadisperazionesi trasmettevaancheame. Inqualsiasi altro momento
avrei risodi lui, l'avrei trascinatosuunlettoperchl'amoregli prodigasselasuaforzaetogliesse
dal suocorpotuttocichel'opprimeva, maoravolevochesprofondassenellapaura, chesentisse
finoallanauseal'inutilitdei battiti del suocuore, cheascoltasseil passomisteriosodel suosan-
guecrescergli senzafinenelletempiefinoall'oraincui ungridol'avrebbegettatofralemiebrac-
ciael'avrebbeindotto acompiereperfino un delitto, qualorail sanguefossestato il prezzo del
nostro amore. Non dovetti aspettare molto.
L'indomani all'albai nostri padri partirono. Dormivoquando, amplificandoogni rumore, l'alba
portfinoallamiatestaloscricchioliodei passi sullaghiaia, il romboovattatodellautomobilee,
nonappenafuapertoil cancello, quasi chelanaturafossestatainattesadi quel segnale, canti di
galli, fischi di treni, clamori dei primi uccelli, tutto nel frastuono del silenzio, perchil silenzio
era d'una tale intensit che martellava le tempie. Gli azzurri argentei dell'alba mi lasciavano
freddo; nondimeno, quellapartenzali facevabelli. Pierreerasveglio; aprimmo laportaperch
potessetornarenellasuastanzanel caso chelascalaci avesseannunciato qualchevisita. Non
accaddenulla; allora, dal letto, contemplammo il cielo. Lamacchinas'allontanavasullastrada;
lasentimmo per qualcheminuto efu tutto. Divent un rumoredellacampagna. Ci amammo,
eravamo soli...
Eravamo soli comesevivessimo insieme, entrambi maschi, senzaalcunacomplicazionefem-
minilefradi noi. Ci erareso possibilenontanto dalledebolezzedi unsentimento per il quale
tutto eranotte, quanto daun attaccamento virilefatto di cameratismo ed'amore, echeci univa
nei momenti consueti dellagiornataattraversoi millelegami dellefrasi, delleimpressioni comu-
ni, degli screzi edei sogni. M'aspettavotroppodal nostroisolamentoper esseredeluso: erocerto
che avremmo scovato le macchinazioni necessarie ad aprirci una via di scampo.
Tregiorni sembravanopochi: eranofintroppi per dueragazzi decisi aessereliberi eadamarsi.
Dalleoredi studio eravamo arrivati apoco apoco, senzariconoscerel'intransigenzad'unapas-
sione, eattraverso i meandri dellegiornateoziose, apassareinsieme, dasoli, unapartesempre
pi considerevole di tempo; poi, come se non ci bastasse pi, dato che pretendevamo non pi
ore, ma giorni di presenza, vivemmo le notti addormentati l'uno accanto all'altro, nell'estasi di
una vita in comune.
GuardavoPierremangiare, portareunbicchiereallabocca, aprireunlibro, riposare, ei momen-
ti pi semplici dellesistenza mi rivelavano la pi intensa felicit.
Lanotte, unamascheradi sudoremi ricoprivail volto; Pierrel'asciugavaemi guardavadormi-
re. Quantevolte, destato danonso qualedi quegli istinti chesotto leapparenzedellabestialit
favoriscono i moti pi appassionati del cuore, m'erasuccesso d'apriregli occhi per leggerenei
suoi chestavacustodendountesoroechequel tesoroerail miosonno! Nonpotevocredereche
un giorno saremmo invecchiati, etuttaviaavrei riso sequalcuno mi avessedetto che, in verit,
non avevamo futuro.
Allenoveci alzammo; alledieci uscimmodiretti incitt. AvevochiestoaPierretuttoil denaro
di cui disponevaevi avevo aggiunto quello trovato damenellascrivaniadi mio padre, perch,
per quel che mi riguardava, le mie tasche erano sempre vuote da quando ero stato rimandato.
Evidentementepensavanochequellevacanzefosserogiunregaloe, quantoai soldi per lespe-
succe quotidiane, ritenevano che fossi il tipo che si fa mantenere dalle ragazze, almeno prima
delleconfidenzedellevecchiearpiedellazona. Pierreavevaunamoto; avremmo trovato della
benzinaingarage, maci occorrevanounacartastradaleedegli zaini, pipratici daportarechele
valigie. Preparammo la nostra fuga.
Ad Amboisenon dovemmo cercarealungo, lafortunaci sorrideva: nel primo negozio in cui
entrammo trovammo gli zaini, proprio cos eleganti come li avevo immaginati. Anche nella
fuga, labellezzanonperdevai suoi diritti. Avevoportatoconmeunpaccodi libri chemi frutta-
rono, grazieai miei sorrisi, unpo' di denaro, sebbeneinveritnoninteressasseropoi tantolali-
braia. Il fascinoerail nostrosecondoalleato. Pierrerivendettei dischi col pretestocheneaveva
troppi, elamiapresenzaal suofiancoturbquantobastavail commessoperchnonglienepro-
ponessealtri. Acquistammo ancheun coltello dacombattimento per Pierreefummo di ritorno
all'oradi colazione. Avevamoancoraseimilafranchi, unorologiodacollezioneeunanelloche
avevo rubato a suo padre.
Il pomeriggiofubreve; provammoil coltellotagliandodei rami e, conquesti, fabbricammodel-
lespadeper batterci, daquei bambini chetalvoltaeravamo ancora. Feci sanguinarePierredal
polso. Subito lui s'infuri etent di colpirmi con forza. Io parai astento, malenostrearmi si
spezzaronoproprionel momentoincui erocertochestesseper sferzarmi inviso. Noncredere
di cavartelacos , disse. Il sanguecheuscivanoneramolto, mail puntoincui l'avevocolpito
si stavagonfiando ediventavablu. Quantevoltesi vendicavaseper caso, giocando, lo avevo
appenascalfito! Noncapivachenonlo facevo apposta, mi rinfacciavaquellacrudeltes'indi-
gnava per il fatto che venisse da me.
E se, quando lui si divertivaaprendermi aschiaffi, lanotte, mentrefacevamo l'amore, io mi
fossi rivoltatoegli avessi spaccatolafaccia! Scacciavodallamentequelleimmagini; s, l'amore
mi avevafattodiventarevileeioavevodepostoai suoi piedi lamiafierezzadi ragazzocomeun
manto regale. Ecco perch poi mi mostravo cos insolente alla luce del sole!
Ci evitammofinoall'oradi cena, quandol'atmosferagioiosa, sottolaveranda, al lumedi cande-
laeinmezzoallepianteverdi, rasserenPierre; al suoprimosorriso, sorrisi anch'io. Laseraera
opprimente, forti lampi solcavano il cielo, seguiti abrevedistanzadalugubri brontolii nessuno
dei quali, per, squarciava l'aria.
Il ventilatorespettinavaPierre, cheogni momento si passavalamano nei capelli; miacugina
raccontavastoriefantastiche, mac'eraancoraun po' di luce, sicchnon ero troppo spaventato.
Moltotardi leaugurammolabuonanottee, adducendoapretestoil caldo, leassicurammochenel
fienileavremmo dormito molto meglio. Ci raccomand di coprirci benecontro il fresco dell'al-
ba, perchtemevachepotessimoesseresorpresi dal temporale. Muniti di unacopertaciascuno,
raggiungemmoil fienile. Nonc'eraluce: mi svestii emi gettai nudo, apanciaingi, sullacoper-
tabuttataallabell'emeglio sullapaglia. Pierresi disteseal mio fianco, rimanemmo abbracciati
per ore, poi lui si assop e, nel momentoincui capii chestavaper addormentarsi, venni coltoda
unagrandetristezza. Lottai contro lelacrime, maquestemi salivano aogni sospiro dal cuore
fino in gola, eogni voltacherespiravo dallagolaallepalpebre; piangevo di solitudineaccanto
all'esserechechiamavoil mioamore. Allora, forsedestatodauntuono, forseancorainlottacon
le insidie della notte, Pierre mi sfior il viso e s'accorse delle mie lacrime.
Checosac', Grard? Volevasapereaogni costo, mi afferrlatesta, mi scosse: iorimasi in
silenzio. Lui si sollevdi pi, mi rovescilafrontecercandodi baciarmi sullabocca. Iostrinsi
lelabbra; frementedi desiderio, mi allargleginocchia, mi preselavergainmano. Iolorespin-
si rudemente. Senzalasciarmi, lui mi schiaffeggi come non avevamai osato fare; le lacrime
nonloarrestavano; fusorpresodel miocoraggio, ma, seavessesaputoquantomi eraindifferente
il dolore, avrebbecercatodi lenireun'altrapena, quellachemi lasciavanonappenalui nondor-
miva pi.
Checos'hai? ripeteva, perchquestelacrime? Dimmelo, ti supplico. Maio sprofondai
nellasolitudine; ascatti, comeunannegato. Ebbeunbel supplicare, farsi tenero, esigere, io ri-
masi muto. Mi piaceva la calda impazienza delle lacrime.
Nel momento in cui mi chiedevadi nuovo: Checos'hai in un sussurro, gli urlai laragione
della mia sofferenza: Ti amo, tutto qui. Parve non capire. Io sapevo bene che era im-
possibile descrivere un dolore che fatto di troppa felicit. L'amore un disastro.
Pierrepotevaadorarmi. Pierrepotevainseguirmi finoal cuoredel sonno, Pierrepotevavolermi
come si vuole un corpo che si ammira, ma non sarebbe riuscito a raggiungermi se soltanto io
avessi chiusogli occhi per pensareallanotte, al ventoingiardino, allamalinconiad'unapasseg-
giatanel buio. C'eraunmuro di carnefranoi, einquel muro l'amoresi rifugiavacol suo grido
d'uccello ferito, come il pettirosso dei muraglioni.
A manoamanocheil tempopassava, benchil nostrosentimentononpotesseaccrescerelasua
forzaessendosi abbattuto su di noi con laviolenzadel fulminesull'albero, l'amoretrasformava
ogni mattinaeogni serainaltrettantepietrebiancheconcui pianpianoinnalzavail propriotem-
pio. Con lesuepercosse, Pierremi asserviva, mentreavrei dovuto fuggirlo. Al principio, ero
abbastanzacrudeledasopportarle, poi troppo crudeleper nontrarnepiacereenondesideraredi
renderle, infinesuperbamentecrudeledavolerle. A Pierrepiacevamoltissimopicchiarmi, quel-
l'offesam'ingigantivaai suoi occhi, perchlui sapevachepossibilepicchiaresoltantogli uomi-
ni. Lamiaforzatrovavanellepercosseil proprioorgoglio, il mioorgogliovi trovavalasuavo-
lutt. Pi ancora chei colpi sullenatiche, a me piacevano, per il rumore che producevano, le
bottesullespalleelebottesullegambe. Questeerano lepidolorose, bisognavamordersi i pu-
gni per non urlare.
Pierreindugiavasoprattuttosullecosceperchdiventavanovermiglieeil lorocolore, quandosi
rotolavasudi me, lo spingevaagodere. Ai primi colpi, cercavo di ascoltaresoltanto lacintura
che schiaffeggiava l'aria, mi costringevo a contare i secondi per dimenticare la mia posizione
umiliante; poi, immaginavo meal posto di Pierreelui sdraiato allamiamerc. Ero lui sotto la
frusta. Allora, riconoscevo lasovranitdei colpi, mi abbandonavo aessi, tendevo il corpo per-
ch meglio segnassero la mia carne.
Lacosaandavaavanti; quandononfremevopi, Pierremi passavalamanosullespalleesulle
natiche, riprendevalacinghia, mi frustavaancora. Il respiro uscivadalui conlaviolenzadello
sperma. Lochiamavo, chiamavoil suocorpo, volevopossederlo; maper lui nonc'eraaltracon-
clusionecheentrareinmeper essereme. Il suocazzomi facevaunmaleatroce, gli mordevoil
braccio, lui mi affondavai denti nel colloemordevafinoafarlosanguinare. Lamiagioiaapoco
apoco superavaquell'efferatezzaequando, conungrido, mi avevaannunciato il lampo del suo
piacere, m'impossessavo a mia volta del suo corpo e gli facevo subire le stesse violenze.
Di solito, losommergevoconlesabbiemobili delleparole. Erail miomododi lottarecontrola
paura. Lapauraerail mio dramma; avevo pauradi invecchiare. Nondi perderelamorbidezza
della pelle, la freschezza della giovent, ma paura di quello che saremmo diventati. La gente
nonm'interessava: lasocietetutti i suoi intrighi nonportavanoanulla, nonsignificavanonulla,
insommanoneranonulla. Ioevadevonell'amore, elamortedimoravainogni mioatto. Erocir-
condatodalei: unafinestra, untubettodi sonnifero, uncoltellomelaoffrivano di continuo. La
miavitaerafattadi morti rifiutate. Questo stabilivail prezzo del mio amore. Pierrelo sapeva
senzacheglieneavessi mai parlato. Lemieparolelo inebriavano, lui mi supplicavadi restare
calmo, maquandoloeroalloratemevail silenzio. Cos dovevoparlareaPierredi futuro, di pas-
sione, dellanostravitacondivisa, elui mi nascondevalamorte, egli abissi dell'amoresi oppone-
vano agli abissi del vuoto...
Verso le tre del mattino, dormivo della grossa, senza rendermene conto. Pierre era sveglio.
Feci un sogno che esitai a raccontargli, l'indomani all'alba, per non spaventarlo. Ero sotto un
meloai bordi d'unaStradadeserta, inpienopomeriggio, emi uscivasanguedalleginocchia, co-
lavasullasfalto. Ero ferito. E il viso di Pierreerasul palmo dellamiamano, disegnato con il
sangue, labbra e occhi chiusi. Era morto.
Dovevo essermi mosso parecchio durante quell'incubo, perch Pierre mi asciug pi volte la
faccia. Lanottefuil suosupplizioe, quandogiunseil mattinoconi suoi pallori di ragazzover-
gine, eratrascorso ungiorno dallapartenzadei nostri illustri pap. Avevamo trovato unasolu-
zioneai nostri problemi: avremmoaspettatol'ultimogiornoesaremmofuggiti. Noneraunmito,
ma soltanto le leggende hanno una pienezza d'amore di tal fatta.
EravamoTristano eTristano, RomeoeRomeo, amanti einnamorati, pronti adaffrontarequal-
siasi sventura. Tempoeuomini nonpotevanonullacontrodi noi, eil futuroci offrivatristezza,
povert, solitudinedi fuorilegge, cheai nostri occhi diventavano laricchezza, perchc'erano, in
esse, gli slanci instancabili dellapassione. Avevoallespalleunanottedi tristezzaenonvolevo
Picheunistantepotesseallontanarci l'uno dall'altro; stavamo per partireinsiemeper sempre...
Del resto sapevo, nel piprofondo di mestesso, cheper ritrovareciascuno lalibertdellanima
nonavevamo pialtrarisorsachelamorte, ammesso chequestapossasepararecoloro di cui il
destino si dilettaaunireinunsolo abbraccio i volti simili, come, nel tempio dellaguerra, i due
volti di Giano.
CAP. 8
Il sangue mi aveva sempre affascinato. La vita, il dolore dipendono dai suoi movimenti. A
essosi attribuiscelaforza. Il suocolorediventail coloredellaguerra, el'amorenetingelepro-
priearmi, quasi cheamarealtrononsiachecombattere. Legrandi storiedi passionecheaveva-
no attraversato i secoli neerano macchiate; eio portavo inmequei colpi di dagaequei baci di
morte. Il cuore, chesi ritienesededel coraggioedil luogoincui si tengonocelatelegridadi
tenerezza, ha il solo scopo di drenare la sua violenza e risonare della sua musica sorda.
Unamattina, Pierrestavafinendo di lavarsi. Io mi pettinavo davanti allo specchio, o per me-
gliodirecercavodi domarealcuni riccioli ribelli. Laluceentravadallafinestraapertaeunalbe-
roci investivaconl'ombradellesuefoglie, comevolessenasconderelanostranudit. Nonriu-
scivo a distinguere la mia immagine nello specchio, cos come mi era impossibile descrivere
esattamenteil volto di Pierrequandochiudevogli occhi. Ogni istantemi modellavaunvisodi-
verso, un'oradi solegli davasplendore; unminuto di malinconia, profondit. Tusei venti ra-
gazzi , mi diceva Pierre, e io non so quale preferisco, forse un po' tutti insieme.
Lo specchio mi rinviava l'immagine di una persona irritante ch'io guardavo senza debolezza.
Attornoagli occhi, un'ombraneratradivalemienotti, egli zigomi arrossati dai morsi edai baci
accusavanoPierre, lesuetenerezzeelesueviolenze. Lui gocciolavasottoladocciaestringeva
gli occhi acausadel vapore. Tuttoil suocorposplendeva: iogli invidiavoquellabellezza, per-
chfrai desideri di unragazzoc'semprelavogliadi possederelabellezzadell'altro. Si asciug
e, quandogettl'asciugamanosullorlodellavasca, il suocorpovigorososi offri allemiecarez-
zetendendomi lebraccia. Mi posunamanosul petto, nesegu i unacurva, poi l'altraesi ferm
col palmo sul mio fianco. L'altramano sullamiaspalla, si chin, mi pos lelabbrasul petto e
mordicchi il disco bruno. Io lo respinsi. Andai afrugarenel disordinedegli indumenti suuna
sediaepresi il coltellocheavevamoappenacompratoinsieme. Pierremi seguivaattentamente:
eravamotroppovicini l'unoall'altroperchnoncapissesubitochecosastavaper accadere. Rivi-
di tutti i Pierrecheavevoconosciuto, il bambinosognantedallatestachinasui libri, quelloil cui
visoinquietosul fondodi unamacchinam'erastatorivelatodal lampoimprevistodi unfarosulla
strada... edi questavisioneserbavounricordocos dolcecheavrei potutodisegnareconil ditola
curvadellasuaguancia, l'inclinazionedellanuca, lecigliasocchiuseper celarelatristezzalucen-
tedel suo sguardo; c'erano poi latestabrunaschiacciatasul guancialeeil volto chevedevo da
sotto in su quando s'abbassava sul mio per baciarne la bocca.
Eranocos numerosi chelastanzadabagnodiventprestotroppopiccola: venivanotutti adas-
sistereal nostroscambiodel sangue. Iooffrivoquantoavevodi pivulnerabile, tuttalapassione
nontendevaadaltrocheaquell'istante. Erasoltantoun'immagine, maseavessimopotutodivo-
rarci l'avremmo fatto! Per amoredi Pierre, chiedevo sempredi pi amestesso, elui, per me,
cercavadi superarsi ogni giorno. Eraproprio dellamiciziaestenderedi continuo i nostri limiti;
vivevamo al di ldi noi stessi, elagente, cos inclineal piacere, nonci capiva. Imparavo pian
piano anon esserepi l'ottavameravigliadel mondo, attorno amevedevo soltanto l'ideale, mi
coricavo per terraal finedi ritrovareladolcezzadellesensazioni perdutedall'etdelloro ese-
polte in fondo alla nostra carne.
Intanto, l'inquietudinenonlasciavail miocuore. Eraforseunsegnod'amore? L'innamoratoha
bisogno dellapauraper accertarsi dellapropriapassione, oppurequellafebbrenascondevail ti-
more di destarsi tutt'a un tratto dal sogno e scoprirsi soli nel deserto della notte?
Per giorni egiorni nonriuscii atollerareil pensierodi mettermi atavola, laminimaquantitdi
cibomi disgustava: erosaziod'amore. Altrevolte, cercavoinvanoil sonnoeper tuttalanottemi
sforzavo di nonmuovermi fino afarmi venirei crampi, nel timorechePierresi svegliasse. Mi
avesserooffertolacalma, iosarei andatosenzatantoriflettereversoi tormenti, perchconquelli
lamiavitaeradi granlungapibellaeperch, pur selasventuralo seguecomeun'ombra, l'a-
moreper l'uomo lasolaragionedi vita, unavitaincui tutto quanto v'di grandioso vieneda
lui, fatto per lui, da lui e con lui.
Tornai versoPierre: tremava. Dovetti passargli pivoltelamanosul corpoper calmarlo, pro-
prio comesi accarezzaunanimale; quando mi sembr meno nervoso, gli sfiorai laspallaconil
coltello. Tutti quelli chein noi s'erano amati ci circondavano. Meli sentivo intorno in quella
stanzaimmensa, ei lorolunghi mantelli color porporaeranoun'unicapiegarossa. Anchei loro
visi sembravano immobili. Il palazzo eranero; unasolatorciabrillavadietro di me. Pierreera
nudo, ioeronudo. Attornoanoi c'eranoil buioequellafolladi ragazzoni dritti comeunafore-
starossa. Unavascadi marmoneroerainattesadel sangueefacevarisaltare, attraversoil con-
trastodi tuttoquel rossoedi tuttaquelloscurit, il palloredei nostri duecorpi. Il coltellobalen
fuori dal fodero eil tonfo sordo del cuoio checadevaper terrasovrast il respiro pirapido di
Pierre: senza por tempo in mezzo, gli afferrai il braccio.
I nostri petti si urtarono, lasuaboccaerasocchiusa. Lalamascivolsenzasforzonel satinela-
sticodellasuaspallaelapunta, affondandovi, ebbeun'esitazione. Lacarneeruttunfiottorosso
che serpeggi sui muscoli. Il petto di mio cugino si fece ancora pi duro.
Mi gettai sullaferitabevendoil sangue, succhiandocontutteleforzequellelisir vitalecheve-
nivadal suocuore. Il sanguedi Pierreeradolceesalso, m'inebriavacolmandomi labocca, poi,
dopo averlo ingoiato, il suo caloremintorpid. Allafinelasciai quellafonted'ebbrezza: avevo
inmeil sanguedi Pierre, eracomesel'amorevirile, attraverso ungesto chevolevamisterioso,
ritrovassel'annientamentodel propriocorponel corpodellamante, eal di ldel sangue, al di l
di quel cerimonialedellereligioni ctonie, l'offertadellamadrechedlapropriacarneper il figlio
fattodellasuastessasostanzaedel suostessopiacere. Nel nostroamoredi ragazzoper ragazzo,
c'era questo amore di madre, come c'era il desiderio dell'uomo di asservire l'uomo.
Il sanguesmorzavaunasetechenlasalivadi Perrenil suo sperma, quando facevamo l'a-
more, potevano appagaredel tutto, perchnonsi trattavapidi uno dei desideri del mio corpo,
ma della voglia di essere interamente i desideri dell'altro.
Pierreerail mio sogno. L'assolutezzadi un cuoredi diciassetteanni, lasuagioia, l'amicizia
fino allamorte, lasolitudinedegli innamorati in un giardino, contro un muro o nel buio, latri-
stezzadel ragazzocheneabbracciaunaltro, il bisognodi presenza, tuttoquestoerail sanguedi
Perre. Per tutti quegli anni eravamostati separati damomenti di svago, daamiciziediverse; ora
il sangueci univaconil suoardoreimpaziente. Pierreeraladdoveeroio. Pierreeraunpo' pi
di unsolo essere; nonsapevamo piconprecisionedovecominciaval'individualitdellanostra
anima. Di giornoingiornoimparavoavivereal suoposto; diventavamocos simili chesuccede-
va, sebbene fossimo alquanto diversi, che ci scambiassero l'uno per l'altro; l'amore ci dava lo
stesso volto. Conil suo sanguenellabocca, oltrepassavo l'amore, raggiungevo unculmine, ero
al di ldi Pierre, lanostraamiciziasi liberavadi tuttalamelmaconcui quegli stessi chelacon-
dividevanosi compiacevanodi degradarla; avevamoincorpolarabbiadellavitae, nel cuore, la
dolcezza della morte.
Non avevo giurato nulla, promesso nulla, equalcosadi pi fortedi un giuramento mi legava
per sempreaquel ragazzo. Quel qualcosaci rendevagoffi, anchequando di notte, nel silenzio,
ci dicevamo: Amoremio . Urtavamo di continuo contro il realecon lacecitdell'uccello su
unvetro. Il voltodi Pierreeralamiasolitudine. Unaforzasconosciutami spingevaversodi lui.
Il destino avevamescolato il mazzo eavevascelto per noi dueunasolacarta, eraunacartadi
cuori, unacartadi sanguechenascondevail futuro. Quel futuro, io lo vedevo comeunalunga
odissea notturna.
AmarePierremi rendevamigliore, stareaccanto alui mi rivelavalapresenzadel dio chefino
alloraavevo rifiutato eche, attraverso gli occhi di Pierre, mi guardavaandarelentamenteverso
di lui nelleburraschedellapassioneenellebonaccedellatenerezza. Losupplicavo oscuramen-
te, quel dio che possedeva l'infinito e ce lo faceva conoscere, di unirci con parole pi forti di
quelle scritte sopra la porta dellinferno. Sempre , per me, era il presente.
Mi mancavalaserenasicurezzadellafelicit. C'eratroppaviolenzanei miei sentimenti per po-
ter rendere felice colui che amavo, e tuttavia era a quello che tendevano tutti i miei desideri.
Ogni giornoscoprivounnuovoorizzonte: ldov'eraunalbero, iovedevoil cielo. Sesi fossedo-
vutoistituireunordineper quei ragazzi cheavevanoassistitoallenostreproved'amore, essendo
ciascuno unriflesso di Pierreo di me, avremmo scelto nonlalegionetebana, maquellaTavola
Rotonda dove ciascuno era uguale all'altro.
Pierremi fecesanguinareamiavolta. Mi afferrper il braccio. Sentii lasuaboccacaldapo-
sarsi sullaferita; nellamiatestaruotavanosempregli stessi pensieri: Pierremi ama, Pierrevive
. Gli misi la fronte sulla spalla e chiusi gli occhi.
Mi apparvero alloratutti i bigliettini scritti dall'amore, lacui mano avevaguidato lamia. Ri-
cordavounasolalettera, quelladel giornoincui, solo, inattesadi Pierre, avevotemutochetutto
mi venisse tolto all'improvviso.
Mio piccolo Pierre,
sonogelosodell'ariacherespiri, odiolalucecheti toccasottoi miei occhi. Nonsodirti quanto
ti amo e quanto ti voglio.
Grard
E tuttocichepotevamoscrivere- nonper nostraimpotenzaatradurrei nostri segreti, maper-
chavremmotraditolenostreparole- restavainnoi, trovandosfogosoltantonei gesti di piacere.
Quelleparoleeranopidellamore, eral'affettochecercavadi far entrarenel tempoumanoune-
ternit disumana.
Il suo amoresi rivelavaunamoregeloso, einveceio avevo dimenticato tutto del mio passato,
continuavoadavereintestail suonome, gli altri scomparivanosemprepifinoanonesistere, e
avrei annientato coloro cheavevo conosciuto prima di lui, se non fossebastato a ucciderli gi
quel semplice desiderio.
Finqui, nellamore, avevosoddisfattosoltantolamiaviolenza: miocuginomi rivelavalatene-
rezza; per unistantedi torporeal suofiancoegli abbracci incoscienti duranteil sonno, avrei ri-
fiutatoi piaceri pisfrenati eaccettatoi dolori piforti. Nonavevopiamici. Lui mi tenevail
broncioper unasempliceocchiata, eseeroscortesemelorimproverava: nonsapevocomecom-
portarmi. Il mioamoreeracresciutoatal puntochePierrenonpotevanonaccorgersi cheper me
esistevalui soltanto. Tutti i complimenti chemi avevanofatto, tutti gli sguardi concui erostato
seguitomi avevanoinpochi anni ammantatodi sicurezza; al primobaciodi Pierre, quellacoraz-
zadivenneinutile. Tantom'erapiaciutoessereammirato, quantooralacosami irritava. Volevo
esisteresoltantoai suoi occhi. Volevochenontrovassepiragazzi comeme, chequellenostre
orefosserotuttalasuavita. Pensavoameall'imperfetto, comesefossi morto. E nonfacevoal-
tro cheseguirelatetrachinacheconducedallamalinconiaai simulacri dellamorte. Vissi dieci
volte il mio suicidio. Mi bastava sognare per seguirne le varie fasi con la massima nitidezza.
Succedevasemprelasera, e, nonsoperch, aParigi. Mi vedevosoloinunastanzamal illumina-
ta, inattesadi Pierre. L'impazienzaerapartedellamiapassioneeogni minuto, ogni secondoche
passava erano altrettante pugnalate.
Lui nonvenivaeil tempomi soverchiava. Avevoaportatadi manoungranbicchieredi liqui-
do, loportavoallaboccaefindal primosorsosapevochequel velenomi avrebbeucciso. E tut-
taviabevevo finoall'ultimagoccia. Quando allafinePierrearrivava, cominciavoamorire. Lui
nonsenerendevacontosubito, nonprimach'ioavessi assuntol'aspettodi chi siastatoimmerso
inunbagnod'argento, col sudorechemi brillavaaddossoconun'oscuralucentezza. NE stende-
vaaterra. Iomi rotolavonellagoniaprovocatadaunembolo. Altrevolteeranoaltreimmagini,
ma finivo sempre col morire davanti a mio cugino...
Mi rifiutavodi guardareoltre: poichil doloredel sopravvissutoerapeggioredellamorte, deci-
si chenPerrenio avremmo mai dovuto conoscerlo. Coloro chelo accettano nonsi amano,
perchchi rimanehasoltanto unaparola, soltanto uno sguardo, soltanto undesiderio, edi quel
doppiocorpoinsostituibilenongli rimanecheunsolomododi guardarelestelle, di accarezzare
i corpi edi direcheannotta. Evocavospessolastoriadellamiamorte, ePierrenoncapivaper-
ch di punto in bianco mi trinceravo nelle ridotte del silenzio.
L'avevocoinvoltospessoinpasseggiatenotturneattraversoil parco; uscivamosenzafarerumo-
re: scarpedatennisai piedi; soloindumento, i jeans. Sottogli alberi, li toglievamo. Anchecon
l'afa, l'aria della notte era voluttuosa sopra la pelle. Ci accarezzavamo camminando prima di
buttarci nell'acquafreddadel fiume. Sceglievolesereincui lalunaeraalta, cos chenellaluce
algidaPierrem'apparissecomeunastatuad'avorio. Senuotavamo afior d'acqua, il chiarorelu-
nare in superficie ci faceva luccicare dolcemente, ci asciugava il vento.
Mentreeravamo ancoraumidi, lottavamo efinivamo semprecol cedereallecarezze. Ricordo
laschienadi Pierre, drittocontrounalbero, i fianchi bagnati chemi scivolavanodallemani. Un
largo solco divideva la sua nuca scendendo fino alle natiche.
A Pierrepiacevalamiaforzaeiomi accanivonellavolutt. Lofacevosdraiareper conoscere
tutti i meandri di quellavalleamorosa; lui nascondevail viso nei pugni. Quando mi sollevavo
sul suocorpo, nonsorvolavopiil paesedell'amore, maunimmensouccellodi carnemi portava
sulle sue ali al di sopra di un mondo di grida, di lampi, poi di silenzio.
Ripiombavosemprenellamiasolitudine. loerol'innamorato, colui il cui fascinodiventastupi-
ditecheunadisattenzionetrasformainbelva. Sapevobenechebisognavaconquistarselalano-
stravitaincomune, nonpotevamorestareeternamentesoli ecim'indignava. Quandoaltri divi-
devanoconmelapresenzadi Pierre, soffrivoper il fattodi dovermi continuamentetrattenere, di
non poter metteresenzaragionelamiatestacontro lasua, di non potereprendergli lamano e,
senzamotivo, parlargli d'amore. Invisibili tormenti mi straziavanoil cuore; Pierresenerendeva
conto. Mi martellava di domande, ma che dirgli, se non che lo amavo?
Questafraseerainsostituibile; incapoaunmesedi vacanzaapparivaridicolanel momento in
cui stavoper pronunciarla, poi, quandol'avevodetta, ritrovavalasuapurezzadi fontechesgorga
d'untratto allaluce, nel fondo di unaforra. L'amorem'insegnavalalinguameravigliosachefa
d'ogni innamoratounpoeta. A momenti. unlampodi gioiailluminavalamianotte; e- cos come
i lampi dei temporali notturni svelano i minimi particolari dellanatura, conun'intensittaleche
d'improvviso, nel nero disordineincui sono immerselecose, si stagliail granquadro dell'oriz-
zonteodi ungiardinoaddormentato- d'untrattoinmesi facevachiaroevedevoalloralarealt
violentadellamiapassione. Nonper molto. Quei mutamenti di unsentimentoinfusione- giac-
chavevaleparvenzedellalava, chesembradolceeinvecedivora- mi rendevano incapacedi
approfittare del presente, e io ne soffrivo.
Vivevamosenzacurarci delleore, soltantoil coloredel cieloci tenevainformati; i giorni si so-
migliano un po' tutti, d'estate. Cos, ci abbandonavamo alle promessedel sole e alladolcezza
polposa della notte.
Il nostrocalendarioeral'amore, ci accostavamoallavitaavendolesuefestenel corpoelesue
stagioni nell'anima.
Con la volutt delle creature giovani, ci rimpinzavamo di piacere, accorciando le serate per
averenotti pilunghe; soltantol'auroraci conoscevaintorpiditi dal piacereebaciavai nostri cor-
pi svestiti conlasuaboccaomicida, insanguinandounaspalla, unaschiena. Col suoappartener-
mi, Pierremi regalavalesensazioni delluomoricco, sapevochecosasignificassepossedere, ele
mie ricchezze erano vive perch stavano in un corpo di ragazzo.
Nulladi cicheavevodesideratomancava, etuttaviabastavapocoperchmi ritrovassi amani
vuote: un pomeriggio solitario, una stanza chiusa, il sonno. Non sapevo come serbare in me
Pierredurantelesueassenze; l'ideacheesistessem'impedivadi vivere. Avevo latestapienadi
rumore, di quello strano rumore del sangue che rifluisce nelle tempie come se salisse per una
scalagigantesca. Dal momentocheerosensuale, miocuginoeraper meinprimoluogounesse-
redi carne: il suospirito, lasuaanimaavevanounabocca, dellecosce, unodoredi giovanema-
schio. Il resto nasceva da l.
Conil suogestodi bereil miosangue, anchelui si sacrificavacomemi erosacrificatoio: vole-
vaessereGrard, costruivail proprioavveniresuunpassatochenonerapiil suo, maquellodi
un essere met l'uno met l'altro, doppio e unico come una coppia di gemelli...
Nonavevamo neppurebisogno di guardarci per conoscerei nostri riflessi, agivamo daautomi
manovrati dall'amore. E quellemacchinedi carnepianpianosfuggivano, diventavanomeccani-
smi intelligenti chereclamavano nonpigesti ordinati dal piacere, maunavitadi ldallavita,
un'animadi ldai sentimenti, uncorpochelesensazioni nonavrebberopisfioratofinoaquan-
doquei dueesseri nonfosserodiventati cichegli uomini chiamavanodi esi accorgesseroche
dovevano superareanchequestimmagineper raggiungere, con i loro passi di bambini, lesom-
mit innevate dellestasi.
QuandoPierresi alzconlelabbratraversatedauntrattorosso- l'ordinedel sangue-, restam-
mo per un attimo storditi, gi le ferite seccavano, il nostro amore sarebbe stato sacro...
Allafineci riscuotemmo; il soffitto splendevadi sole, eun albero proiettaval'ombradei suoi
rami attraverso la finestra. Mi guardai attorno: i ragazzoni purpurei erano spariti.
Alloralamemoria, richiudendo sudi noi lepesanti portedel carcere, comeseper aver tentato
di rubarei suoi tesori fossimodiventati suoi prigionieri per sempre, mi mostrinunistantei tor-
menti dellavita, efraquelli l'angosciachenessunaesperienzaumanapucolmare, disperazione
senzafinedel giornochepassa, dellanottechepassa, del ragazzochetrattieneil ragazzosul pro-
priocuore, dellapasseggiatachefinisce. del balloquandocessalamusica, dellosguardod'addio
per strada; enei meandri di quell'inquietudine, comeil bracciopirapidodi undelta, latristezza
che oppone allinstabilit dei desideri l'agonia sempre e comunque solitaria.
Sapevobenechei grandi sentimenti eranopassati di moda, cheavereuncuoreapparivaridico-
lo, che amare era una questione di cazzo. Mostrarsi disincantato sarebbe parso pi naturale,
quello era il segreto della felicit; amare un ragazzo sarebbe alloraentrato nell'ordine normale
dellecose, noi saremmodiventati uguali agli altri; unamorecherifiutavail loromondoerainve-
ceanormale, comequellodi tutti gli amanti chehannounavoltaper semprerifiutatovirt, fami-
glia, storiacomesemplici accidenti esterni eper i quali aVerona, aRimini o, comequestavolta,
vicino ad Amboise, il sogno lo stesso.
Il nostroamoreeralanotte, l'albafrescacomelagotadi ungiovaneamantee, allaurora, il ri-
sveglio dellanostracarnefelice. Chegli altri s'abbandonassero pureai loro desideri mutevoli,
seguissero purei loro capricci: io avevo scelto unavoltaper tutteil sentiero piarduo, daogni
parte c'era l'abisso.
lo avrei lottato: volevo un ragazzo per sempre, e per me solo.
CAP. 9
Laproprietconfinanteconlanostraerail feudo di unafamigliadi banchieri di cui il minimo
che potessi dire provava che non mi piacevano. Tre ragazzi e una ragazza erano cresciuti su
quelleaiuoledi titoli edi valori. Il primogiornoincui li conoscemmo, inseguitoai capricci di
unvicinato vacanziero, andammo conloro al campo di tennis doveio, essendo unpiccolo cam-
pioncino, dovetti battermi con ciascuno di loro per circatreore. Li sconfissi uno dopo l'altro.
Laprimadonna chesi celain ogni ragazzo minimamentebelloccio dettesubito mostradi s,
soprattuttoquandoil caldoelafogam'indusseroamettermi atorsonudo. Erosottogli occhi di
tutti: Pierresi rivel estasiato edeluso al contempo. Laforzadei miei smasheil mio modo di
occupareil centrocampo sconcertavano. Non mi mostrai modesto nellavittoria, equei ragazzi
mi presero inantipatia, pur ammirando lemiegambeetutto il resto. Nello spogliatoio, mentre
ero in mutandeper cambiarmi, uno di loro si offr di asciugarmi. Laterrarossadel campo mi
avevasporcatolecalzebiancheelapellefinoal polpaccio. Usandoil mioasciugamano, mi fre-
g lespalle, poi lereni, e, dopo un'esitazione, mi sfior lecosce: di fronteallamiaariaindiffe-
rente, lui s'imbaldanz. Pierrecamminavaavanti eindietro nello spogliatoio. Per gli altri, Phi-
lippeDecazesmi stavaaiutando; per lui eper me, mi accarezzava. Quellacomplicitduranche
il tempo del ritorno: lui guidavaeio gli sedevo accanto. Pierretorn inscooter conlaragazza;
gli altri due avevano la loro auto.
Dovettero credere che fossero nate grandi simpatie, perch ci invitarono per l'indomani, ma
quellaseragiurai aPierrechenonavrei mai picedutoal miobisognodi conquista, e, per farmi
perdonare, mi abbandonai a lui lasciando che mi facesse male.
Il giorno dopo, PhilippeDecazes venneaprenderci. Lui eio rimanemmo soli per qualchemi-
nutoingarage, mentrePierrecercavanellasuastanzalachiavedell'antifurto. Il ragazzotentdi
amoreggiare, mi attirase, nel momentoincui pensavadi raggiungerelamiabocca, si ritrov
sullelabbrauno straccio unto cheerastato abbandonato suunacassaecheio frapposi tramee
lui. Laseratafulugubre: Pierrenonparlava. Philippenonparlava. Quantoagli altri, li sbalordii
ostentandoatteggiamenti dagiovanerivoluzionario. Cenammoinunatrattoriasullaspondadel-
laLoirae, al momentodi tornare, Phlippeproposecheciascunoprendesseunastradadiversa, in
modo talechelo scooter non fossesvantaggiato, perchgli ultimi arrivati avrebbero pagato la
cena.
Scelselui per noi - col pretestochelasuaDelahayeerail mezzopipotente- lastradapilun-
gaedeserta. Finseunguasto e, nel momento incui gli feci osservarechelui egli altri avevano
forseabbastanzasoldi dapermettersi il ghiribizzodi arrivarevolontariamenteultimi epagareper
gli altri, macheioerocompletamenteal verdeenonci tenevoasovvenzionareil miocuginetto,
lui mi si avvicin: Ti darquantooccorreeperfinodi pi... sevuoi . NE cingevail collocon
il braccio. Pur seeravamoforti allostessomodo. mi avevanofattoberetroppoperchiopotessi
difendermi. Opposi unaresistenzaminima: lui mi rovescilatestasulloschienale, mi abbracci,
mi apr laboccaconlelabbraem'infillamanosul petto. Mi dicevacheerobello, chelui ave-
vadenaro, unagaronniereaParigi echepotevaprendersi curadi me. Mentremi slacciavala
cintura, gli morsi lelabbra. Riusc adabbassarmi i jeans, lamiaebbrezzasoccombevaal piace-
re. Nonlottavo pi; gli presi leorecchieefavorii conviolenzalesuecarezze. Conentrambele
mani, lui mi allarglecosce, lesollev, facendomi capirechesperavadi possedermi. Avevamo
poco spazio adisposizioneei jeans mi imprigionavano lecaviglie; riuscii atoglierli del tutto e,
ritrovandomi quasi inpiedi, piegai Philippesotto di meegli sedetti sullafaccia. Il suo profilo
mi apri lenatiche. Sentivol'alitocaldo, il naso chelamiacarnefacevaarricciare, lelabbrache
si aprivanoper darmi piacere. Gli presi lanucadasottoepremetti ancor pisullafaccia. Lasua
linguami viol. Dapprimafuunacarezzainsostenibile, al puntodafaredel miocorpo, finoalle
puntedel petto, unsolofasciodi nervi intrecciati, poi, mentrelasalivafacevarilassarei muscoli
elalinguadiventatasesso induceval'uomo acedere, mi abbandonai aquellacarezzaches'insi-
nuavaintuttoil corpo... Gemevomiomalgrado, lanotteeradolce, eil miocorpobruciavacome
dopo un bagno gelato. Avevo vogliadi mormorare: Continua, Pierre, continua, comevicino
allo stagno, edi gridareall'erba, allefoglie, al cielo: Vi amo . L'estatenon eraunastagione
dolce, eppure, al moriredel giorno, tutto eradolcezzaattorno anoi. Mi piaceval'orain cui la
lucesi facevaincertasotto i salici, vicino allo stagno, eprimadi rientrare, inpiedi l'uno contro
l'altro, ancoranudi, ci stringevamofralebracciaun'ultimavolta. Inquel momentotuttalanatura
ci guardava: i frutti del suo sogno prendevano vita... I faggi elequerce, nostri grandi fratelli si-
lenziosi, nonsi muovevano. I nostri corpi schiacciati l'unosull'altrovenivanoinvasi dolcemente
dal sangue, einquellaluceverde, controlosfondodegli alberi edei bagliori morenti sullacqua,
una gioia profonda apriva le sue porte nel fondo della nostra carne...
Conlemani, Philippeseparavalemiecosceper far si chemi offrissi meglio allasuagolosit.
Ero divorato da quell'insidioso piacere il cui moto faceva di me una spirale senza fine.
Quellesensazioni avrebberodovutotrasformarmi inragazza, einvecemi rendevanopivirile,
poicheralamiaforzaaispirarequell'omaggioeperchl'uomoinmeamavaconcedersi il lusso
di un godimento femminile. Il gesto di Philippeesigevaun ragazzo perchquellapromessadi
stupro, pimentalechefisica, si mutasse, nonostanteil modoincui sarei statotrattato, inapoteo-
si di maschio.
Nonsapevodaquantotempodurassequel gioco, quandod'improvvisomi sollevai inpredaalla
rabbia. Goccedi sudoremi colavanosullaboccaederointrisodellasalivadi Philippe. Toccai il
suo viso, lacui carezzas'eradi colpo arrestata, per quanto il mio corpo ancoranefremesse; gli
arruffai i capelli conleditae, quandolamiamanogli tocclafaccia, ricordai chenoneraPierre.
Di colpo, mi pass l'ubriacatura.
Mi raddrizzai del tutto. Lui pens chefosseper farmi penetrare, emi fecericaderesui sedili.
Conunpugnolomandai asbatterecontrolaportierae, senzaattendererisposta, continuai ape-
starlo. Gli tempestai il volto. Lui eraaccecato enonriuscivaacolpirmi. Allafineuscii dalla
macchinae, appoggiatoaquella, afferrai lanucadi Philippeconunamanoeconl'altraloschiaf-
feggiai contutteleforze. Quandononsi mossepi, lorimisi nellaDelahaye, nechiusi laportie-
raem'infilai i jeans, rimasti aterra. Rientrai acasa. Nonc'eranessunosullastrada: il bel Philip-
peavevascelto benelasuavia. Lalunaeraaltaealcunenuvole, d'unbianco troppo chiaro per
offuscarla quando le passavano davanti, correvano da un capo all'altro dell'orizzonte, e pareva
che fossero quelle, a tratti, a gridare, ma erano i richiami degli uccelli notturni.
QuandotornPierre- dopocheci avevanoaspettatoalungo, finendocol crederecheli stessi-
moprendendoingiro-, fusorpresodi trovarmi nellastanzadabagno, elelacrimechegli monta-
rono agli occhi echeio ebbi il tempo di scorgereprimachesi girasse, erano lacrimedi felicit.
Appenarientrato, m'erobuttatonellacquadellavascasenzaaccenderelaluceesenzasvestirmi.
Volevo lasciarmi affondareper nonsentirepisullapellelemani di Philippe. Mi sfregavo con
untaleaccanimentocheavevolecoscescorticate. Avrei volutochemi sanguinasseil culoper-
chdoloreesanguesubentrassero allasalivaeal piacere, malaboccadi Philippecontinuavaa
restarnepadrona, esoltantoquelladi Pierrel'avrebbecacciata. Nonsoffrii, quellasera, emi ad-
dormentai con Pierre sopra di me.
Logico prevederecheci sarebbestataunavendetta; il massacro cheavevo perpetrato dei loro
rapaci el'eccessivacortesiacheostentavamogli uni nei confronti degli altri davanti ai nostri ge-
nitori portaronoal parossismolamiainsolenzaelalororabbia. Quest'ultimaeralamiaaureola.
Loro senerendevano conto emorivano dallavogliadi avermi, fossestato ancheper un'orasol-
tanto, fralegrinfie. E allafinequel giornovenne, datochelaperfidiaeralamiglioredelleloro
armi.
Sconsideratamente, Pierreavevadettodavanti alorochesarebbeandatoacompraredei dischi,
eper tuttounpomeriggiononfuincasa. Sapevanocheeronel fienile, PhilippeDecazesvenne,
acercarmi col pretestodi voler vederePierre. Senzachemenerendessi conto, fui legato, imba-
vagliato, messoinunsaccoeportatonel lorodominio. Oltreai treDecazes, c'eranoaltri duera-
gazzi desiderosi aloro volta, per viadei mio modo di ignorarli, di spaccarmi lafaccia. Questo
era quello che credevo: fu peggio. Quando mi tirarono fuori dal sacco e mi misero in piedi,
m'accorsi cheeravamo nellatorredellavolieraechesul tavolo, inunangolo dellastanza, m'a-
spettavano corde e scudisci.
Uno dei ragazzi s'avvicin; mi sbotton lacamicia, melacal sui polsi; questi erano legati e,
dato chefino aquel momento non avevo opposto resistenza, lui mi pos lemani sullacintura.
Nonsodireinchemodoriuscii aliberarmi lemani, malocolpii allacieca. Eranoincinque, tut-
tosi rivelbenprestoinutile. Un'altramanosi curdi calarmi pantaloni emutande. Mi legaro-
no a uno dei pilastri che sostenevano il soffitto e, aturno, mi frustarono. Per non gridare, mi
mordevol'internodellelabbra; quandoebbi laboccapienadi sangue, pensavoatutt'altro, eloro
capirono che non mi avrebbero strappato alcuna implorazione di piet. Allentarono le corde:
caddi aterra, stordito. Nonsapevo piquel chesuccedeva. Pitardi, il peso di uncorpo eun
doloreallereni mi costrinseroasollevarelatesta. Il ragazzochemi stavapossedendomi ricac-
ciaterrae, per quantoavessi lottatoper noncedereal disgusto, vomitai: quellocheancoranon
mi avevaavuto mi preseinquellodore. Talefulaloro vendetta. Ebbi diritto aunpo' d'acqua
per pulirmi il volto e, incerchio attorno ame, i cinquemi riaccompagnarono al confinedel no-
stro parco, senza dire parola. Uno di loro mi gett in faccia la mia camicia.
Al suoritorno, Pierrecap. Per dimostrarmi chenonerodecadutonellasuastima, mi parldel-
l'odio.
Nondi quell'avversionelacui formamenoprofondaeral'antipatiairragionevolecheattribuivo
ai Decazes nei miei confronti, mal'odio vero, quello cheaffondalesueradici nellammirazione
enellamore. Pierresostenevachesi cominciavasemprecon l'amarmi, machein poco tempo
quegli amori che sapevo accendere, e del cui fuoco per io non bruciavo, si trasformavano in
violenza, primanei pensieri, poi negli atti. Vivo, masordo, erapirancorechegelosia. I nostri
vicini avevano creduto allafacileconquistaes'erano spinti troppo lontano perchancheil pi
piccolo smacco non assumesse l'ampiezza di un insulto.
Per quei cuccioli di banchieri, conquistarmi noneraungioco, maunaffare; unavoltamessimi
gli occhi addosso, nonavevano tollerato ch'io potessi esserealtro cheunapreda. Il male, lo so,
venivadal mioaspetto. Visoenaticheeranoi miei nemici. Avrei potutoaggiungereil miobiso-
gno del piacere, seeraquello il nomedellaforzainesorabilechemi spingeva. Dovevo godere
cos comealtri bevono. Mi mettevaallegria. Unasegretatristezzariapparivainseguito, quando
senzaragionemi sentivoinsoddisfatto. Mi credevovissutoper i miei anni gipieni di avven-
ture, ed ero invece un adolescente con i suoi deliri di entusiasmo e una gran fame di volutt.
Eccoperchquell'odiodi cui mi parlavaPierres'erasfogatosul miocorpoe, ricorrendoal sotter-
fugiodellalite, avevacamuffatoi gesti brutali riservati allamore. Gli altri, i gesti teneri, erano
passati in quellaviolenza, perch, pur seprivo di sensi, ciascuno mi avevaposseduto di fronte
agli altri eil loromododi dichiararmi il loroamores'erapotutorivelaresoltantonellarabbiadel
soddisfacimento.
Nonebbi il coraggiodi spiegaretuttoaPierre; lui mi supplicdi dimenticareedi nonfar nulla
di disperato. Ero soltanto unbambino: passai lanottecontro lasuaspalla, edurantequellave-
gliarafforzai lamiacertezzacheil paradiso non pu esserealtro cheunalungaseratad'amore
con l'essere il cui cuore sia stato pi vicino al nostro.
Incontrai Michel Decazesincitt, duegiorni dopo. Lui esitunistante, poi venneversodi me.
Parlammodaamici, comesenientefossesuccesso. L'assenza, inme, di rancorelosgomentava.
Neerapiferitocheseloavessi evitato. E tuttaviac'erafranoi il suocomportamentonellavo-
liera, datocheavevaincitatoi fratelli echemi avevaavutoa- suavolta. Il suomododi farecon-
fessavaqualcosachelasuaboccacercavadi nascondere. Perchtrovasseil coraggio d'avvici-
narmi, quel qualcosaeraindispensabile. Dopoqualchecommentosullastagioneelatemperatu-
ra, mi disse d'improvviso, guardandomi negli occhi:
Sono innamorato .
Ricevetti quellaconfessionecomeunoschiaffo. Arrossii. Cos, osavadirmi inmezzoallastra-
dachemi amava. Eroavvezzoasimili confessioni ma, cinonostante, nonnel bel mezzodi una
conversazionesul caldoelenuvole, per quantoquestefosseroquasi d'obbligonelledichiarazioni
d'amore. Feci il finto tonto.
Innamorato! Che cosa romantica in un giorno d'estate!
Romantica o no, sono innamorato e tu puoi aiutarmi.
lo, aiutarti! Vuoi che faccia l'amore al posto tuo?
Volevo fargli perdere terreno e ritardare il pi possibile il momento in cui la sua bocca mi
avrebbedettocicheil miocorpoeracertodi presagire. Manonsempreil corpoil cuore. In
quel modolui si sarebbeimbarazzatoconmezzeconfessioni, ei suoi pudori di linguaggioavreb-
berospiegatocol silenzioil rossoredegli zigomi. Aspettavo, crogiolandomi all'ideadellostupo-
recheavrei ostentatonel momentoincui mi avessegridatoinfacciail suoamore. Ah, comesa-
rebbesuonatoingenuo, allora, l'io? cheavrei lanciato, quantafogavi avrei messo, quantain-
credulit e innocenza! Passai all'attacco:
E di chi sei innamorato, si pu sapere? Di Pierre...
Ebbi l'impressione d'essere colpito al basso ventre, tanto poco m'aspettavo una simile uscita.
Respirai profondamente. Inogni caso, quel ragazzoignoravai miei sentimenti per Pierreequel-
li di Pierreper me. Cercai di vederci chiaro. Checosasi aspettava? Mi guardavainmodotrop-
po severo perch non ci fosse sotto qualche trappola.
Che cosa fai nel pomeriggio? chiesi con noncuranza.
Per ora, niente. Vorrei uscireconvoi. Prender lamacchina. Potremmo andareincampa-
gna.
Si buttavaacorpo morto, disperatamente, ein quei secondi di silenzio fraunaparolael'altra
Michel era d'una gran bellezza. Giocai d'astuzia:
Devo chiedere a Pierre .
Hai paura che la mia presenza lo infastidisca?
Perch dici cos?
Lui ti ama... molto, lo so.
Molto. Anch'io lo amo...
Non so perch, manon aggiunsi alcun avverbio. Ci fu un momento di soleradioso. Non ne
potevo pi, dovevo confessareaqualcuno il mio amore, eproprio acolui al qualeavrei dovuto
tenerlonascosto. Michel feceungestoqualesoloi ragazzi, anchequandorivali, osanofare. Mi
tese la mano.
Nel pomeriggio, Michel venneaprenderci in macchina; andammo verso Langeais per unadi
quellestradeincui ci si sentefelici, comesenullapiesistesseal di fuori di quel vialebordato
di salici e il mondo sconosciuto verso il quale ci porta. Non avevo detto niente a Pierre.
Fermammolamacchinainunpratoeandammoasederci sullarivadell'acqua, sularghi lastroni
di pietra. Eratutto un luccichio attorno ai banchi di sabbia, eunanebbiolinadi calorefaceva
muoverei salici nell'isolacheci stavadi fronte. Nuvoloni bianchi si stendevano, daun'estremit
all'altra dell'orizzonte, sulla terra, proprio come chi si adagi sul corpo amato.
Pierremi passunbraccioattornoal collo, stringendomi inmodotalecheMichel, ora, nonac-
compagnavapidueamici, madueinnamorati ches'abbandonavano davanti alui allescherma-
gliecheprecedonol'amore. Senzasaperlo, dovemmofarlosoffriremolto. I suoi fratelli nongli
perdonaronoquell'uscitaconnoi. Tornspesso, rimanendopialungoeandandoseneconlatri-
stezza di un confidente che si deve limitare a guardare.
Adesso avevo qualcuno concui potevo parlaredi Pierre. Michel m'ascoltavasemprecon una
serietcheavrebbedovutoindurmi adiffidare. Gli raccontavotutto, eogni cosaeraper lui una
pugnalata. Unasolavoltagli chiesi perchpreferivaPierre, elasuarispostaillumin abissi in
cui non osavo calarmi:
Tu sei uno che si desidera, ma non si ama.
Allora, per qualchetempo, cambiai. D'un tratto inseguivo lasolitudine. Pierremi cercavae
nonmi trovava. Lesuecarezzemi facevanomale; cominciavaasospettarecheMichel nonfosse
estraneoaquellostatodi cose. Unaserami disseches'eraaccortocheMichel eioci amavamo,
che tanto valevadirglielo, non se la sarebbe presa. Poi scoppi in singhiozzi. Io mi gettai ai
suoi piedi, gli parlai dellamoredi Michel, dellamiamalinconia, dellamiaangosciadi frontea
quel doloreche, senzavolerlo, nutrivoecheinseguitosi sarebbeforseriversatosudi me, maga-
ri attraversounaltroviso. Pierreritrovlasuaallegria. Pocogli importavadi Michel; lui aveva
pensato che non lo amassi pi e invece cos non era, tutto il resto non contava!
E lesofferenzedi Michel crebbero nei giorni cheseguirono. Allafinesmisedi venire, pi o
menonel momentoincui i nostri padri deciserodi passareil finesettimanaaParigi. Questopre-
cipitmoltecose: ci erastatodi grandeaiutoenonlosapeva. E- cos chel'amorescaccial'ami-
cizia, comeunusurpatorecedeungradino del proprio trono ai suoi compari per sterminarepi
facilmente i rivali.
Pierremi avevachiesto di raggiungerlo nel bosco, il giorno stesso apartiredal qualeMichel
nonvennepi. Lasciai lacasaconunleggeroritardo. Arrivai allostagno, tuttoerasilenzio, un
aironepescavatranquillamente. Chiamai. Nessuno rispose, senon l'eco ironicachetraevadal
mio nervosismo i suoi toni impazienti. Nonso cosatemessi, unadisgrazia, qualcosadi peggio,
forse. L'ideachePierrepotesseessereintento aspiarmi nonmi sfior nemmeno per unattimo.
Il volo grevedi unaironeal di sopradellacquascuram'invitavaafrugarefrai cespugli, mala
loro distesa era troppo vasta perch potessi sperare di trovare mio cugino. Tornai a star male.
Avevo sofferto, in tutti quegli anni, di non poter disporre liberamentedi denaro, dei desideri
chesuscitavoechenoncorrispondevanoai miei, di sentirmi incompresocometutti i ragazzi che
lasciano l'etdelle tasche sfondateper quella delleprime tronfiecravatte; avevo conosciuto lo
straziodel ribellequindicenne, cui il sognohamostratounmondosul qualel'altrononsi rispec-
chia, maeralaprimavoltachemi capitavadi soffriredi desiderio. Assente: questaparolaesiste-
va soltanto per le mie braccia e la mia bocca.
Eraun maleal di ldi ogni speranza. Volevo Pierre, volevo chefossepresente; il gran lago
scuro del silenzio opponevaaunasolaimmaginelasuasuperficiesenzarugheelasuadistesa
sconfinata. ChiamarePierrenonlofacevavenire. Senzadi lui, eral'inferno. Lesupposizioni pi
insensatesi aprivanounvarconellamiamente: dapprimaimmaginavochePierrenonmi volesse
pi; dal acrederechemi fuggisseil passoerabreve. Frugandofrai ricordi, il minimoindizio
assumeva le proporzioni di un dramma. L'amore si divertiva con i battiti del mio cuore.
La certezza che Pierre non mi avesse aspettato m'incit a rifugiarmi nel mio fienile come un
animale ferito. Poi Pierre arriv, e i nostri corpi ci riconciliarono.
Alloradi cena, fummo stupiti di trovareMichel che, assiemeallasorella, parlavacon nostra
cugina. Ci invitavaaunafesticcioladaloro, l'indomani. Promettemmo di andarci. Siccomeci
sarebbestatasicuramenteressa, Michel ci chiesein dispartedi nonparlaredei nostri dissapori.
Sarebbestatopidivertenteandarelsul tardi, quandol'atmosferaavesseallontanatogli invitati
dellaspeciefredda, quelli cheportanoaquel generedi festaunagioiadabatraci eunavitalitda
molluschi. Ci sarebbe stato un ballo mascherato.
Avevamo il tempo di preparareuningresso divertente. Michel ci offr dellemaschere; suaso-
rella volle venire con noi in citt, dal rigattiere.
Ci andammoinmattinata. Pierrescelseuncostumedagiovanefiorentino, farsettoarricciatosu
una camicia ampia e calzamaglia che lo fasciava come una seconda pelle.
Dopoaver esitatounpo', decisi cheil miosolotravestimentosarebbestatolamascheradi vel-
luto. Avrei indossatounacosaqualsiasi, unpaiodi calzoni di flanellaeunapolonera. Quel che
contavaeratornareil pi presto possibile, in nottata, per stringeresu un letto il corpo di colui
che amavo, come se avessi ormai i minuti contati.
CAP. 10
Pierre, c'eraquel momento, quel momentochemi erasfuggito, quel momentochenontorner
eduranteil qualenullaal mondo avrebbepotuto essereparagonato allabellezzadel tuo volto.
C'erano latuatenerezza, latuadolcezza, il tuo fascino. Cominciavo asaperecheil tempo era
unadimensionedi te; tucolmavi lospazio, eil tuocorpoerail mioregno. Pianpianosoccombe-
voalleinquietudini dellavita, nonpensavopiatecomeaunfratello, macomeaunamanteda
cui dipendetuttol'avvenire. Avevamounastradaimmensadapercorrere, contavosudi teespe-
ravo chetu sentissi lastessanecessit. Necessit, antico nomedel destino! DaPi aun giorno
saremmo partiti, dal apocheoreci sarebbestato il ballo, dal aqualcheminuto ci saremmo
preparati, madaPi aungiornoil nostrofuturoavrebbeavutoanzituttolalunghezzadi unastra-
da. Era buffo, non vedevo nulla oltre quella...
Ero innamoratopazzo; avevi scacciato tutteleideedi cui tunoneri il centro, decidevo tutto
invirtdi te, esistevosoltantosulletuelabbra. Per ricordarmi del passatodovevofareunosfor-
zo troppo grande, osavo crederechefossi stato tu l'inizio del mio desiderio. Rinnegavo i miei
amori facili di untempo. Checosacontavanocoloroai quali avevocedutoil miocorpo? Tutti i
liceali lofanno. Questasummad'amoreavevaapprofonditoil miosguardo, caricatoil miosorri-
so d'amarezza, conferito allamiacarnelapienezzachevienedai piaceri. Noncredevo d'essere
dipendenteatal punto, maavevo perso latestadal momento incui t'avevo dichiarato di volerti
amare...
Avevo sempreparlato inquesto modo, dentro di me, aPierre. L'avevo sempreconsiderato un
altrome, eavevofinitoconlosdoppiarmi affinchdurantelesueassenzerimanesseinmealme-
no unapartedi mestesso. Lo aspettavo sdraiato sul letto egli parlavo. Gli avevo detto, quella
mattina, frasi scortesi, percheraalmeno ladecimavoltachecambiavapettinatura. Gli avevo
dato dellaputtanaelui mi avevaguardato con un'espressionecos belladafarmi vergognare. I
suoi occhi brillavano, le ciglia ne esaltavano lo splendore e la sua bocca socchiusa chiamava
un'altrabocca: superavalasuastessabellezza. Poi, dasmagliante, torn aessereil bel ragazzo
cheera; l'istantedivinoerapassato. Cos, leimpressioni fuggevoli dacui lavitatraeil suofuoco
d'artificio svaniscono appenanate, asomiglianzadi quei fiori notturni cheunapioggiadi fuoco
schiudenel cielodi luglio; echequelleimpressioni sianolegambed'unciclistaintravistetroppo
frettolosamenteperchallimpossibilitdi rivederlenon si mescoli un certo rimpianto, lacapi-
gliaturadi unragazzosplendenteinunraggiodi sole, il sorrisodi unadolescentesorpresoinun
momentod'abbandono, qualsiasi scenadovelabellezzafacciasfoggiodi s, l'essenzadel lorofa-
scinolalororepentinascomparsa. A sedici anni si sognadi esse; aventi, si soffredel lorode-
siderio.
Gli atteggiamenti giocanounruoloimportantissimonei giovani. Tuttoeraper mepretestod'ef-
fetto. Mi cacciavo di continuo insituazioni estremeper creareturbamento esuscitareinPierre
un moto d'inquietudine. Lui non ci cascava, mi respingevanei miei ultimi baluardi e, nel mo-
mentoincui m'impuntavonellemieprovocazioni, concludevafreddamenteconun: Nonfarelo
scemo. Talvolta, tuttavia, si sbagliava, confondeval'attitudinecongli atteggiamenti. Gli atteg-
giamenti, per unadolescente, nonsonoaltrocheil modod'esseresoloaogni costo; l'attitudine,
per un ragazzo, il modo d'esibire le proprie debolezze.
UnavoltaavevoaccompagnatomiozioinruedeLondres, daunassicuratore. Gli uffici occu-
pavano. per laloroestensione, uninterostabile: unascensorerisparmiavaai clienti lescalemo-
numentali, e, dato che mio zio doveva andare al quarto piano, lo prendemmo.
Avevoappenacompiutoquattordici anni. Ungiovanelift assicuravalasalitaeaprivaleporte.
Lasuaariaallegra, i capelli ricci, laflessuositdel suo corpo nelluniformeazzurrachelo fa-
sciavacomeunsoldato, lalucentezzadei bottoni dorati del cortogiacchino, il mododi alzarele
bracciaper tirarelaportadi metallo, tuttoci, inunattimo, m'avevaconquistato. Nonstaccavo
gli occhi dalui enonvolevoincrociareil suosguardo. Avravutosedici anni epossedevaquel-
lo speciale splendore che viene conferito dall'adorazione agli esseri che quest'ultima ha fatto
spesso mettere a pancia in gi su un letto.
Al quartopiano, mi squadreparvecapireil miosguardo. Uscii dallascensoreconil cuorein
tumulto. Unlargosediledi pellerossaarredavail pianerottolo, eiononconcessi allozioil favo-
redi accompagnarlo negli uffici di unqualsiasi direttore. Mi sedetti etenni d'occhio i viavai di
colui chegichiamavoamico. Eraun'amiciziaper lavitaeper lamorte: il mondoracchiusoin
una divisa azzurra... Su quel sedile, concepii un romanzo meraviglioso. Poich non eravamo
lontani dallachiesadellaTrinite, passandovi di fronte, loziomi avevadettocheil giardinoesi-
stevadapochi anni, io vedevo quellachiesatrasformatainpalazzo eil giardinetto inscaleagi-
gantesca. I campanili eranoprigioni pienedi saledi tortura. Inunadi queste. il lift nudoveniva
frustato. Bisognavaliberarlo, ealloradiventavamofratelli, pur senonriuscivoacapirechecosa
c'era, in quel sogno, che non somigliava alle vere storie d'amore.
L'ascensorepassavaspessoeioincrociavoogni voltalosguardodel ragazzo. Allafine, lozio
usci efui di nuovoaccantoal mioamico. Al pianodi sottosalironoaltrepersone, potei accostar-
mi di pi alui elenostremani si sfiorarono. Ladiscesami parveeterna; non ci muovevamo,
tutti avrebberovistochelenostreditaeranointrecciate, checeneinfischiavamodi tutto! Eccola,
l'attitudine, ungestonotoanoi soltantoconcui lanostravolontsfidalagenteeil nostrostesso
orgoglio. Quellascensoremi portavaallinferno. Lolasciai conlamortenel cuore, senzapoter-
mi voltare. Nonrividi mai piquel ragazzo, fuil miopistranoricordod'amore, enei miei sogni
ebbe per mesi il posto d'un eroe in giacca azzurra a bottoni d'oro...
Lagioventsempreinclineai gesti gratuiti eai desideri disperati. Neavevomilleprove. Al
liceo, per esempio, unaerail mododi difenderei propri rivali. Avevo, ricordo, passatoore, pri-
madellamaturit, su
2
Madelin, per conosceretutti i particolari possibili sul Consolato. Avevo
lettoquellechelasuabibliografiaindicacomefonti infinedi volume; assistitodallamiamemo-
ria, conoscevo primadell'esamedi storiaunaseriedi aneddoti cheandavano di granlungaal di
ldel nostro corso. Mi prospettavo untrionfo; maparlai di tutto ci al solo ragazzo che, come
me, brigavaper il primoposto. Nongli nascondevonulladi cichesapevoe, trovandomi alle-
sameaccantoalui, loaiutai senzachesenerendessecontotacendolecosechelui scriveva. Ri-
sultai secondo. Me ne infischiavo dei loro allori, lui aveva una bocca cos bella!
forsedaqui chenascel'amoreper il teatrocaratteristicodi ogni ragazzo, unamorecheloco-
stringe talvolta a misurarsi con se stesso, di fronte a uno specchio, con i gesti e le parole pi
prossimi allagloriaoallamorte. Cometutti, avevocompiutoquel ritoinfantile, erostatodi vol-
tainvoltaRomeo, Ippolito, enonsoquanti altri semidei dell'antichit. A pocoapoco- equello
erainvecchiare- mi allontanavo daquegli eroi fino aritrovarmi solo in un drammapi oscuro
del loro, privodaiutoper trovareunaviad'uscitaesapendochesarebbefinitosoltantoconl'esi-
stenzaumana: quel drammaper taluni si chiamavafede, per altri sensodi unavitaallaqualeessi
s'aggrappavano disperatamente; per me si trattava non d'amore, ma di fine dell'amore. E, per
fine, intendoloscopo. Nullasembravapossibile, dopo, per noi, perchsarebbeequivalsoavive-
2
Louis Madelin, 1871-1956, storico, autore, fra l'altro, di un Consulat de Bonaparte, 1929.
(N.d.T.)
renellamenzogna: lasocietmi facevaorrore; coni suoi stupidi pregiudizi, lasuarispettabilit,
tutto il mondo astratto che aveva edificato sul suo vuoto.
ConPierrenonbaravo: loamavoinmodocos intensoeogni giornocos nuovoche, ogni vol-
ta, erocomedi fronteaun'altrapersona. Tendevoversolafelicitbracciaincapaci di stringerla,
sicchil mioamorefacevaamenodellafelicit. Quest'impotenzaavevalapropriafontenel ro-
manticismoincui eroimmerso, equandocapii lavanitdi quegli atteggiamenti, eratroppotardi,
vivevounmitoil cui dedaloconducevaallamorte. Conunpo' di diplomaziasaremmopotuti ri-
manereaccantoai nostri genitori egli anni avrebbero primaopoi fattodonoallanostravitadel
grangiorno incui i rapporti sarebbero stati riconosciuti dal tempo; maio amavo soltanto l'asso-
luto... cos ci votammo all'esilio.
Tutto ci si annunciavaavverso, anchei presagi. Il primo erastato, allalba, un volo d'uccelli
notturni. Mi eroalzatoprestoeguardavodallafinestraun'ultimastellachebrillava. Gli uccelli
volavano bassi, a filo degli alberi, nella zona d'ombra. Una sorta di gufo reale si trovava nel
puntopialto, al limitedel chiaro: comeaccecatoinpienovolo, cadded'improvvisosullaghiaia
allamiasinistra. Inebetito, si trascin sotto unalbero enonsi mossepidal. Fui sgradevol-
menteimpressionato: chiamai Pierre. Lui si alz, eci ritrovammoentrambi al balconeaguarda-
re, allalba, quel rapacespersoinunisolottodi buio chevenivadivorato pianpianodalloceano
di luce.
Nei momenti di gioiapifolle, nei momenti d'ebbrezzafisica1negli abbracci enei sospiri, cer-
cavo di scopriresec 1eraaltro, sec'eraqualcosacui nonpotevamo accedere, qualcosaal di l
dellanostravoluttedellanostratenerezza. Quelluccello mi facevapaura: Pierremi presein
giro, maio avevo ragione, lo sentivo, avevo ragionedi temerequel richiamo improvviso d'una
potenzanotturna, quasi essacostituisse, nellalucesplendentedellanostraamicizia, lapartecre-
puscolare. Lacadutadi unuccelloerail primocolpodi gongdel destino: nonci pensammopi,
lasciando la finestra.
Nondimeno, verso mezzogiorno, scendendo a tavola, quellepisodio mi torn a mente e volli
tentaredi esorcizzarlo. Ero in cimaallascalacheportavaallasalatappezzatadi verdechiaro.
Mi accordai col destino: selaprimacosachei miei occhi avrebberoincontratofossestataverde,
tuttosarebberisultatomeraviglioso, lanostrapartenza, il nostrofuturo. Erosicurodi me, sicuro
perchtuttalacartadaparati eraverdeinquellacasaestiva; scesi alacrementeeincontrai Pierre,
chemi venivaincontro in magliettarossa. Il verdedellasperanzasi mutavain color d'amore.
Eracichedicevo amestesso, cichevolevointendere, maunavocebassissimainsistevagra-
vementee, nonostantetutti i miei sforzi per scacciarla, dicevanellamiastessabocca: Colore
del sangue, coloredel sangue... Nonavevopifameetutti pensaronoauncapriccio, perchal
dessert l'obliomi restitu l'appetito. Miacuginanefulusingata: lepiacevanoi complimenti cos
apertamentesinceri, tantopicheci tenevaasecondarelanostragolosit. Il pomeriggiotrascor-
secomeal solito; rientrammoprimadel consueto, Pierreper sistemareleultimecose, ioper dor-
mire e risultare cos in piena forma alla festa dei nostri vicini.
Allenoveeroancorasdraiatoepensavoamiocugino, ricordandolamiavitapassata: avevola
sensazionechel'iniziodi quellevacanzeavessesegnatounavitanuova, echetuttoquantoveni-
vaprimami appartenessemeno cheseavessi creduto allametempsicosi. Pierrearriv comeun
turbine: Nonsei vestito, mi disse, dovresti cominciare; fatti almeno ladoccia! Feci ladoc-
cia, mi frizionai. Pierrecantavanellastanzavicina. Non avevo ideadell'ora; non mi rendevo
conto del tempo, lo disprezzavo, eistintivamentegli rifiutavo unposto nellamiavita, forseper
renderneeterni gli istanti di felicit: per questorompevogli orologi, per nonavereal polsoquel
rumore confidenziale e cocciuto cui senza volerlo si uniformano i battiti del cuore...
Mi eroguardatopivolteallospecchiosottotutti i punti di vista, di fronteedi profilo, aiutan-
domi con un secondo specchietto. Avevo posato quest'ultimo sul bordo del tavolo, contro la
polocheavrei indossato: tirai questasbadatamenteescagliai aterralospecchietto. Andinmil-
le pezzi; arriv Pierre. Ero nudo, mi disse di spicciarmi e pest i frammenti. Che cosa
combini? Lamiagoffagginelo divert. Anchel vedevo un avvertimento. Latendenzadella
mianaturaaimmaginareil peggiomi feceprevederel'arrivoinaspettatodei nostri padri, oppure
chelo scooter si sarebbeguastato, oppureancoralapoliziaallecalcagna, senzavoler guardare
oltre... la diffidenza, la mancanza di denaro, le denunce laddove fossimo arrivati...
Mi vestii; lapoloneraleggermentestintami davaun'ariaunpo' cattiva. Pierre, investedi fio-
rentino, non poteva che somigliare a Romeo.
Spesi gli ultimi minuti asistemaredei libri, el'ideadi aprirneuno acaso perchrispondesse
allemiedomandeplac lamiaangosciainteriore. Scelsi l'autoreconcura. Dato chePierremi
ricordavaRomeo, presi untestodi Shakespeareel'aprii al centro. Posai il ditosenzaguardarela
pagina. Ah! Quantodolcedev'esserepossederel'amore, selasuasolaombragicos prodiga
di felicit...
Posai Shakespeare. Checosavolevainsinuare? Pierreeraforseun'ombra, quandol'avevoogni
nottesul miocorpo? Vecchiocommediante, mi porgevi abellapostaunascenad'amoreper bur-
larti di meeimpedirmi di esserefelice. Al diavolo, Shakespeare. I morti hanno sempretorto.
Sarfeliceanchesenzaletuepromesse, nonhobisognodel tuoRomeoper avereil mioecono-
scere il mio cuore.
Presi dalla mensola il libro successivo, era Dante.
Pensai mentalmente: quindicesimarigae, poicheranoleventidueesette, feci lasomma: ven-
tinove. Aprii dunque a pagina ventinove, contai i versi e il quindicesimo mi disse:
E caddi come corpo morto cade.
Non avevasenso: i poeti erano tutti suonati. Com'ero stupido arivolgermi aloro. Il mondo
immaginario cheessi inventavano nonpotevaaverenienteincomuneconquello di uncuoredi
diciassetteanni. Maio volevo assolutamenteunaparolasul futuro. Dovetrovarla? Pierremi
faceva fretta; dissi che lo seguivo e andai nella stanza di mio padre.
Erastranopenetrarvi insuaassenza, perchavevosemprel'impressionecheentraredalui fosse
comeentrarenel regnodel Minotauro. Mi avevaeducatoseveramenteall'epocaincui si degna-
vadi occuparsi di me. Manonavevotempodi cercare, unavecchiabibbiaeraposataamo' di or-
namento suuntavolinetto. Gli occhi chiusi, indicai col dito il passo dacui sarebbescaturitala
risposta per il mio cuore.
Riaprii gli occhi, lessi. Ancheil profetasi circondavadi mistero enonmi portavaalcuncon-
forto. Ero davvero sciocco arimettermi acerti segni. Non mi rimanevaaltro dafarecherag-
giungerePierre, nellattesachelamiainquietudineseneandasse. Sotto il dito, il versetto indi-
cato dava una risposta senza capo n coda:
Ecco che tolgo dalle tue mani la coppa del turbamento .
Ci, arigore, avrebbepotuto indicarelafesticciola, maperchtolgo, dato checi stavo an-
dando? Corsi per riprenderemiocugino, gisottogli alberi. Loseguii, furiosoper unmomento
contro i tipi celesti, poeti o profeti, cherifiutavano di predireaunamantechelasuavitasa-
rebbe stata soltanto una bella storia d'amore.
E tuttaviaavevoil viziodei presagi. Quantevolte, dormendo, avevovistoimmagini del futuro!
Nel sonno, avevo vissuto tuttalamialottacontro Pierre; nellemienotti ci battevamo, eravamo
nemici, ma ogni sogno finiva allo stesso modo: lui mi apriva le braccia. E poi, la realt...
Unavolta, tuttavia, ero caduto per oreeore. Ero sdraiato accanto aPierreedi colpo, addor-
mentatomi, anzich provare la sensazione del nuotatore che risale alla superficie, avevo conti-
nuato a scendere verso il fondo del letto, interminabilmente, poi cadevo. Ero in pieno cielo:
un'aureolalo squarciava, comein certi crepuscoli quando il solestaper scomparire. Attorno a
mevedevomestessoreplicatoall'infinito; avevoali splendenti chequalsiasi uccellomi avrebbe
invidiato; eravamo millearcangeli, tutti conlastessafaccia, edall'altrapartedel cielo ardevano
spade fiammeggianti.
D'improvviso ci battevamo, c'erasanguesullenuvoleeil soleaveval'ariadi dissetarsene. Il
cozzodellearmi facevascaturirescintille. Poi, lottando, mi accorsi chel'ombraricoprivacoloro
cheeranome: il cielos'aprivaindue. Sentii unavocechemi davadel ribelleecominciai apre-
cipitare. Quellacadutaerasenzafine, esemprelavocemi inseguiva, con un'inflessionetriste,
come se il nome ribelle fosse pronunciato con amore...
Nel momento incui toccavamo il cancello, ci giunselamusica. Dal nostro parco aquello dei
Decazesil soloaccessoerasul fondo' perchselanostracasanoneramoltolontanadallastrada,
laloro eraalquanto isolatadaunbosco di faggi, ealti muri laproteggevano fino al nostro orto.
Arrivarefin l significavapercorrerelastessadistanzamapassareinosservati, cosachenoi au-
spicavamo.
Dai nostri vicini, i viali rigurgitavanodi macchine, il sottoboscodi coppienoncuranti chesem-
bravanodimenticarelafestaamanoamanocheseneallontanavanoechelalunaspalancavaoc-
chi malinconici eunaboccaprontaadamare. Procedemmo. Michel esuasorellaci accolseroin
fondo ai gradini della scalea.
Eravamo uno schianto. Salimmo, e il travestimento di Pierre richiam gente attorno a noi.
I lampadari eranostati decorati concandelinemulticolori. Dopoloscuritdellanotteeleluci
cineree del chiar di luna, quellilluminazione mi abbagliava. Quando gli oggetti tornarono di
nuovodistinti ai miei occhi, Pierreerascomparso, eroinmezzoauncerchiodi ragazzi eragazze
sconosciuti. Si bevevaesi giocavaaogni speciedi gioco, acarteenon so achealtro ancora.
L'atmosferadel gruppettoincui m'avevascagliatolasorteeratesa. Altrovesi barava. Nessuno
s'eratoltolamaschera, ioeroil solosenza. Alloracominciai abere. Molti ragazzi, col falsopre-
testodi ammirareil miomododi truccarmi, mi toccaronolegote. Poichprotestavochesi trat-
tavadi uncolorenaturale, laloroammirazionecrebbe: avevounacorte. Ederaancheverochela
nottecaldaavevascacciato tuttelemiepreoccupazioni. In grandi ciotole, galleggiavano frutti
immersi nel vino; avevoseteecontinuavanoaporgermi dabere. Semi fossi limitatoaquelloe
soprattuttosemi fossi servitodasolo, nonsarebbesuccessonulla, ma, unovial'altro, mi offriva-
no cocktail i cui ingredienti, per quanto dosati in modo sapiente, parevano tuttaviapreparati da
mani decise a farmi perdere la testa. E ci riuscirono: non resistevo allalcool.
Sei lampadari diffondevano unaluceabbagliantenell'atrio enei saloni, nellabibliotecaincui
mi trovavo Iilluminazioneeradiscreta, senon addiritturacarente, equesto, nonostantelafine-
straapertasul parco, accrescevalamiasensazioned'essereintrappola. Uscii aprender aria. La
purezza dell'atmosfera, lungi dal farmi passare l'ubriacatura, m'avvolse comeun corpo fisico e
mi fecegirareaunavelocitfollestringendomi il petto con mani di piombo. Unapiccolarin-
ghieradi ferrobattuto, infondoallascalea, mi valsedasostegno. Rimasi Pi il temponecessario
ariprendermi, poi rientrai, maunricciolodellaringhierami si agganciallatascaposterioredei
pantaloni lacerandola, eriapparvi nellabibliotecaconunostrappoalquantoprovocante, dal mo-
mentocheconsentivadi vedereun'ampiasuperficiedi pelle. Laflanellanonavevaresistito. Nel
rientrare, pensavochenessunosi sarebbeaccortodi nulla, sefossi rimastoinquellastanzaoscu-
ra. Michel si trovavaconquelli cheavevolasciato. Tunonballi! Lodisseintonocos stupi-
to chesubito apparvero alcuneragazzecuriose, maio risposi cheballavo sempreesoltanto da
solo, dal momentocheconoscevoesclusivamentedanzedi selvaggi. Lodissi senzaparlareanes-
suno in particolare.
Molte voci chiesero subito: Vogliamo vedere. Facci il selvaggio. Esibirsi. E-si-bir-si...
Fui costretto aeseguire, pur semi sentivo sbronzo, eandammo fuori in fondo allascalea. In
realteroproprioubriacoelamiadanzairochesemi lasciinunbagnodi sudore. Nevolevano
altre. Tolsi lapolo per asciugarmi il toraceestavo per rimetterlaquando melastrapparono di
mano. Nonsapevo piquel chefacevo. Tentai invano di smettere, loro reclamavano il seguito
battendolemani. Altri gruppi furonoattirati dal vociare. Dichiarai di nonconoscerealtredan-
ze, maunragazzosi feceavanti>per - cos disse- sostenermi, ei presenti si miseroaridere. Si
tolselagiacca, lagettdaparte, mi preseper il polsoemi costrinseagirare. Avevosonno. An-
cheil ragazzos'eratoltolamaschera. Notai il collopossenteelabocca. Mi asciugai il visocon
l'avambraccio. Il ragazzoavravutovent'anni, lointuivodallasuabaldanzanei miei confronti, e
non mi nascondevacheil suo piaceresarebbestato presto il mio. Ai miei occhi, gli alberi eil
gruppodi personeattornoanoi vorticavano, eil rettangololuminosod'unafinestram'avvolgeva,
girando, d'una sorta di grido di fuoco.
Quando credevo chefossefinita, il ragazzo si rivolseagli astanti eannunci cheavrebbeese-
guito lui stesso unadanzad'amoreapache. Mi attir as, pos unamano sullo strappo, v'infil
leditaeaccarezzlapelleinmodotalecheil suodesideriodivennepaleseatutti. Erostordito,
lolasciavofare. Unavoceurl: Montaloapeloper ladanzad'amore! Il ragazzomi stringeva
fraleginocchia, minacciando di spogliarmi con lamano libera. Non reagivo, sentivo soltanto
l'ebbrezzachealimentavano il ragazzo elanotte, l'uno conlaforzaconcui mi stringeva, l'altra
con la dolcezza di cui impregnava le mie membra. Un istante cambi tutto. Ci fu una zuffa.
Con unmanrovescio, Pierreavevaspedito aterrail ballerino. Tornai lucido; l'altro si stavaal-
zando, volevabattersi. Si scaglisuPierre, dovetterosepararli. Andai versomiocugino: mi re-
spinse.
Alloragridai avocebenaltachemi sarei battuto io, chenonerail caso di perder tempo! La
rabbiadel ragazzocontroPierresi rivoltcontrodi me. Mi davadelladescatore. Fudecisoche
ci saremmoaffrontati inunaradurainfondoal parco. Lafestacontinuava. Combattemmoator-
so nudo; gli altri rimasero sotto gli alberi, dovedi Pi apoco ripresero aballare, mentreleloro
ombre si mescolavano a quelle del fogliame. Eravamo soli nella luce lunare.
Il ragazzoavevaunbel voltosensuale, maai miei occhi eraPierreil depositariodi tuttalabel-
lezzaequellanonm'interessava. Erainpienaluceetuttavialovedevocomeunafiguradi tene-
bra, tanto i suoi capelli bruni e gli occhi apparivano neri. Le sue spalle splendevano: era un
uomo, quello che stavo per affrontare, e senza dubbio me le avrebbe suonate di santa ragione.
Ci avvinghiammo; mi stringeva alla vita per sollevarmi e soffocarmi; io gli serravo il collo.
Nellafreddalucelunare, formavamounostranogroviglio. Gli altri eranolontani, nonesistevano
pi. Mi mancavail respiro. Credetti chefosselafine, chestessearrivandoil peggio. Maconti-
nuai alottarefino aquando i muscoli mi si rilassarono dasoli. Rotolammo per terrasenzariu-
scirenl'uno nl'altro aprendereil sopravvento, orasopraorasotto asecondadellemosseche
ci ispiravano il vigore o l'astuzia.
Il suocorposi concedevafinnei minimi particolari; l'avessi posseduto, nonl'avrei conosciutoa
tal punto. Sarebbe bastato un niente per passare, senza cambiare un solo gesto, a una giostra
amorosa. Talorarimane-, vamo immobili, laboccasul viso dellaltro, spiando i sussulti; i mu-
scoli pronti all'ultimo sforzo vittorioso.
Lalunaci vestivadi silenzioenellasualuceil sudore, cheoraricoprivaanchelui comeme, ci
trasformavainstatuelucenti. Il solorumorechecolpivail mioorecchio, inquelloscontrosenza
grida, erail fiatocortodel ragazzoe, pibasso, il movimentopulsantedel sangue, pur seignora-
vo sefosseil suo o il mio. Allafinemi liberai dallastrettae, messolo schienaaterra, gli presi
d'improvvisolatestafralecosce, stringendogli il colloperchnonpotessepidifendersi. Nono-
stantel'ampio toraceelebracciavigorose, lui non riuscivaamuoversi. Tuttalamiaforzaera
nellecosce. Lesuemani s'avvinghiavanoallemieginocchiaper tentaredi separarlefinch, non
riuscendovi, si posaronodi piattosui miei fianchi. Accettai lasuasconfitta. Sottoil miosesso,
lasuafacciami venivaofferta, elalucelunare, sesoltantochiudevogli occhi, latrasformavain
maschera mortuaria. Schiusi le gambee con un balzo fui in piedi. Lui rimasea terra pallido
come la luce della luna.
Avevamocambiatomondo. L'aiutai arialzarsi eci stringemmolamano. Di nuovovedemmoi
rami oscillaresottolalunaedi nuovoil mormoriodellalievebrezzasovrastil rombodel nostro
sangue. Lui raggiunsegli altri ei lorodivertimenti; quantoame, Michel mi aspettavaassiemea
Pierre. Quando fummo soli noi tre, Pierre mi preseper il colletto della polo, che mi era stata
resa, e, messomi con lespallecontro il tronco di unfaggio, diedelibero sfogo allasuagelosia.
Questagli suggerivainsulti cheinaltri momenti nonavrebbemai pronunciato. Volevauccider-
mi. Mi raddrizzil mentoconlamano, ecapii subitocheintendevacolpirmi. Lalottami aveva
stremato, nonmi difendevo. Allafine, Pierremi schiaffeggidavanti aMichel. Il suoamoreera
cos esclusivochenonaccettavanemmenol'esistenzadegli altri: iodovevofareil ciecoeil sor-
do, ma mi piaceva farlo. Era colpa mia, l'avevo provocato.
Dapochefrasi, Michel capi pidi quantoavrebberopotutorivelargli anni di amicizia: ci lasci
infondo al parco. Avevo lafacciaarrossatae, dal suo modo di spingerelaportadel fienile, mi
resi conto che Pierre avrebbe continuato a picchiarmi. C'era uno scudiscio di pelle, un lungo
scudiscio appeso al muro. Non ebbi il tempo di toglierlo. Lui non l'avevamai toccato fino a
quel momento, salvoquandoandavaal maneggio. I suoi occhi vi cadderosoprae, freddamente,
lopreseemelopasssul corpo. Mi si gellaschiena... Quellacarezzachesi sarebbemutatain
percossaeraterribile. Pierresi divertivadavanti allamiapaurae, senzadireparola, comincia
frustarmi. Credevo cheavrebbepresto abbandonato quellabrutalit, emi piegavo aunasoffe-
renzachemi avrebberestituitounPierreinnamoratoeplacato. I suoi colpi, per, nons'arresta-
vano escatenavano inlui unaforzacheil mio coraggio nonarginavapi. Noncomandavo pi
allemielacrime, eper quanto mi stringessi alui, Pierremi respingevaecontinuavaacolpire, a
colpiredovecapitava, sullespalle, sul ventre, sullemani concui mi riparavo. Rabbiaper rabbia,
lamiaesplosedi colpo. Mi trovavoforsePi per il suopiacere? Mi amavaancora, per riempirmi
cosi di botte? Lanottemi avrebbeinsegnatoquantol'amoresiapiviolentodellodio, ecomeil
sangue sia il suo vero colore.
Conunamanoagguantai loscudiscioal volo, obbligai Pierrealasciarlo, locostrinsi conil con-
traccolpo acadereinginocchio, lo legai aunatravebassaelo colpii amiavoltaspietatamente,
sicurodi far uscirelacolleradal suocorpo, maavevofattoi conti senzalamia collera, perch, a
mano amano chelo scudiscio raggiungevalaschienao lenatichedi Pierre, ricordavo l'umilia-
zionechemi avevainflittodi fronteaMichel ei nomi chemi avevaaffibbiato, fracui quellodi
ragazzina, eaogni colpo sentivo mestesso dire: Guarda, chebei colpi sadareunaragazzi-
na! E la mia voce tremava, perch non ero pi padrone di me.
CAP. 11
Fagiornopianpiano: houccisoPierre. Dal legnosconnessodellaportascorgounquadratodi
cielo; dentro c'unasolastella, eil blusevero chelacircondaannuncialabellezzadel mattino.
Pierrestesoaterra, latestaunpo' piegatasullaspalla, comesedormisse, masochemortoe
nonvogliovederelemacchiedi sanguechegli riganoleginocchia, nil filosottilechegli cola
dalle labbra e va a seccare sulla sua gola.
Il coloredel suocorpoprivod'indumenti d'unabianchezzachefapirossalaforzavivadelle
miemani, Aspetto. Daoreaspetto chel'albariporti lasuatormadi gridi sullacampagnaeche
Pierreescadi nuovodal suosilenzio. Partiremocomunque, perchoggi chedovevamopartire,
e Pierre, vivo o morto, comunque mio. Ora lo vestir.
Non oso pi guardarlo, benchi suoi occhi siano chiusi enon possano riflettereil mio volto.
Oh! nonmi rimprovererebbenulla, perchmi amavaecontinuaadamarmi! Comepossoesserne
certo? Manesono certo, ancheseho soltanto il suo corpo inertecomeprovachetutto resta, e
restauguale. Abbiamovissutol'unoaccantoall'altro, per ore, contuttoil lorocorteodi silenzio
edi effusioni, abbiamo patito i momenti di tristezza, lo scoramento, afianco afianco, abbiamo
sperato, goduto, e, giunto il tempo dellasolitudine, anchei picrudeli di quei momenti ci sono
sembrati dolci. perchil ricordonedisponeconil poteredi unmagoeperchnullacambiatoe
nullapilo stesso: ecco checos'lamorte. Unacreaturamortaunacreaturaseparatadalla
distanza; non il tempo, lo spazio l'ostacolo.
Ditemi, ditemi voi, momenti di sogno; voi checi avetevisti addormentati sullostessogiaciglio,
uniti dal bracciodell'unoodell'altro, odaunagamba, oanchesoltantodallastoffacheci ripara-
vadal vento freddo dellanotte, ditemi segiusto cheunistanted'errorevi cancelli echeio sia
condannato a rivivervi senza posa, fino a quando una notte suprema mi ricongiunga col mio
amore! Nonvogliochelalucepenetri nel nostrofienile; aPierrepiaceval'ombraehosceltoper
lui unbuonlettodi tenebra. Nonvogliochelalucetocchi i suoi capelli, nchevengaaguardare
dasottoinsuil suovoltoper vedereseil suosonnounsonnoprofondo. Senevada, quellin-
quisitrice, questo cadavere m'appartiene!
Houccisoper amore. Rammentotuttaquestanotte. Pierreeralegatoaunatravebassa; gli ave-
vostrettounacordaai polsi. Avevaunbel dimenarsi, lecordenoncedevano. Ai primi colpi, la
rabbiagli erapassata, scherzava: di l apoco avrei smesso, neeracerto; erasoltanto per fargli
vederecomemi avevafattomale, volevovendicarmi. Avevaavutotorto. Poi tacque, perchio
nonsmettevodi frustarlocontutteleforze, comefacevalui di solito. Possoancorasentireil si-
bilo che mi usciva dalle labbra con la forza d'un animale feroce.
C'erabuio, malanottenoneracos oscuradanonconsentirmi di vederenel grigioredel fienile
quel chePierrepativa. Loscudiscioeraunlungotrattonerodi cui soltantoil sibiloattestavala
realt; dapprimagemevacomeil vento notturno tragli alberi, poi, quando il farsetto elacalza-
maglialacerati m'offrirono schienaegambenude, giacchPierreavevaancoraindosso il costu-
me, ringhiava in aria con rantoli d'amore e s'abbatteva sulla carne gi intrisa di sangue.
Pierregemeva, manon battevaciglio; eralegato in modo tale- non alto non basso - chenon
riusciva a stare n completamente ritto n inginocchiamo. L'oscurit mi celava le sue piaghe.
Appoggi la fronte ai polsi: forse piangeva gi!
Avevo laboccaaperta, perchil respiro m'opprimeva, evedevo meglio cheinpienalucequel
corpo piegato. Lo scudiscio era il mio braccio; mi prolungava comes'io fossi un tutt'uno con
esso e se fossi io ad abbattermi su quella schiena e su quelle cosce che la mia violenza adorava.
Noneropiunragazzo, erounaseriedi colpi convoltodi ragazzo. Allostessomodoavrei po-
tutocolpiremestesso. Eroinpiedi emi scorticavoil palmodellamanoconil cuoioper resistere
allatentazionedi gettarmi suquel corpo. Alloral'amore, nascondendoil sanguechecolavalun-
goi polpacci di Pierreesi perdevanellapaglia, l'amore, carneficechemi avevainsegnatolere-
goledel supplizio, esasperandoil miosessodopoil braccio, mi rivellosplendoredi quel ragaz-
zosemisdraiatoche, dopoi miei colpi, parevainattesadellostupro. Senzalasciareloscudiscio,
mi avvicinai. Il miosudoreeracos abbondantecheavevol'impressionedi brillarecomemetal-
lo; quellodi miocuginoaveval'odoredellamoreeiononsapevoancoracheerarosso. Gli mor-
si lanucaaboccaspalancata, eil suoodore, l'odoredellesuebraccia, del suopetto, dei suoi co-
glioni, mi pervase fino a farmi perdere la testa.
La mia mano riconosceva Pierre, lentamente, dalle spalle fino al ventre, e, mentre alzavo il
braccioper sollevargli latestaebaciarlosullabocca, l'odoredellesueascelle- unmistodi stan-
chezzaedesiderio - fin dinebriarmi. Poi quei dueodori si unirono e, quando il mio corpo si
trov in quello di Pierre, essi avevano dato vita attorno a noi a una terza persona: l'amore.
Avevofrai palmi lavitadi miocugino, l'avevocostrettoamettersi drittosullegambe, mentreil
busto rimanevacurvo acausadellecorde. Lo possedevo, ansioso nel vedereaogni istanteche
gilafelicitmi sfuggiva, dal momento chelasentivo arrivareesentirlaarrivareeraucciderla.
Pierreavevacercato di resistere, avevairrigidito i muscoli, maquando il mio desiderio gli ebbe
mostrato cheero io il piforte, si abbandon eunagrandedolcezzasimpadron del suo corpo.
Nonvedevo piniente, lemiemani nonsentivano piquel chetoccavano, pensieri mi attraver-
savano la mente con la violenza di cavalli imbizzarriti.
Loavvinghiavoal ventreconlebraccia, scatenavoinlui unuraganodi brutalit. Unattimodi
treguami diedemododi vederechepiangeva. Capii chenonsi trattavapidi dolore, cheasua
volta Pierre conosceva il piacere d'essere preso da chi si ama, ma che lui si ribellava alla sua
stessavolutt. Sel'avessi slegato, m'avrebbeucciso. Ero passato millevolteper quegli eccessi
di rabbiaemillevolteun'estasi infinitam'avevarapito daterraestaccato dacolui chemi dava
quellagioiadolorosa; dopo, fuggivo per noncedereai desideri omicidi. Pierreerastato il solo
cheavessi accettato, e, allafine, sapevo cheeracos ancheper lui. Mormorai: Ti adoro ; lo
afferrai per i fianchi, volevo chenonsoltanto il mio sesso, matutto il corpo facessemiaquella
pelle, miei il suo dolore e la sua debolezza... Il mio cuore mescolava i propri sogni alla lenta
ascesa del piacere. Pierre si concedeva a poco a poco,
con una forza che escludeva ogni sensualit femminile: l'uomo si adeguava al proprio bisogno.
Ioimpazzivoeogni movimentodellemiereni si scomponeva, diventavamaestoso. Mi pareva
di abbandonarequel corpoedi mettereframeelui distanzeastrali. Unlievelamentomi univaa
Pierre. Gli presi latestadadietroelamiaboccasocchiusariconobbequegli occhi dovelelacri-
mes'incollavanoalleciglia, leorecchiedoves'infillamialingua, laboccadallecui labbracola-
vaunasalivacaldamentrelaschiudevo con lemie; econ entrambelemani gli accarezzavo il
viso coprendolo di baci. Gli stringevo il collo.
Latempestadel piaceremi sferz con lasuafolgore, edopo molto tempo - cos mi parve- il
suo tuono esplosenel mio corpo lasciandomi comeun cadavere, lacarnedi colpo irrigiditasu
quelladi miocugino, mentrenonsentivopi, nonvedevopi, noncapivopisesi trattavadi un
odore di notte, un colore di notte, un grido notturno.
Quando tutto svan, Pierremi supplic: Slegami, Grard, slegami, sto morendo... Seppi che
avevo fatto l'amorenel sangue; lo slegai con unatal frettachefui maldestro elo feci scivolare
sullaschiena. Lui nonresistevaal dolore, sicchlo sdraiai apanciaingisuci cherimaneva
dei nostri indumenti. Lamalinconiachesegueil piaceremi fecesentireunassassino. M'inginoc-
chiai di fronteaPierre, gli sollevai il capo, gli baciai lafronte, labocca, leguancecomeaun
bambino.
Infinemi parl; eogni parolami trafiggevail cuoreconladolcezzad'unalama. Sentochesto
per morire, Grard, esonosempreinnamoratodi te, equestouccidecometumi hai ucciso... Era
quel che volevo. Non posso raccontarti la lunga storia del mio amore:
lovedotuttointerocomeun'isoladesertainmezzoal mare, unmarecrudele... Stomale... Devi
scappare, altrimenti gli uomini tratterannoanchetecomeunmorto... Datemponutroper tesen-
timenti di fratello e di amante, da cos tanto tempo che il ricordo...
E mi dichiartuttocicheavevanell'anima, cos comeunragazzosdraiato, inuncaldopome-
riggioestivo, pensaal proprioamore. Eratuttocichegli venivainmente, acasaccio, leoreal
liceo, lenostreserateaParigi, e, qui el, l'odoredi unalbero, il colored'unmattino, lapresenza
dell'altro, caldo come il sole.
Il cieloerad'unazzurroprofondo, splendente... raccontavadolcementeel, nel fienile, nelle
ultimeoredellanotte, lagiornatainrivaal fiumericominciavaconlastessaforzaincertaindue
ragazzi chenessungestoancorauniva. Imparai di nuovoil mioamore, loconobbi attraversooc-
chi diversi ed era altrettanto ardente, altrettanto virile, altrettanto tenero.
Il suovaneggiamentodurfinoalleprimeluci dell'alba, poi ci fuunattimodi silenziomentre,
sotto lemiemani, il volto gli traspiravacomesel'acquadellavitastesseabbandonando il suo
corpo. Gli zigomi diventavanogelidi, leditami stringevanodebolmente. Noneraun'agonia, ma
lafinedi un'agonia, perchfindall'ultimascudisciataavevacominciatoamorire. Mi parlavain
modosconclusionato: Il cieloerad'unazzurroprofondo, l'estatescorsa, l'estatescorsa... eG-
rard camminava con me su unastrada... Bisognastare attenti alle ombre: la morte ha in mano
meled'oroelelanciaper farci correrepiinfretta... poi ripresecoscienzaeconunagrandetri-
stezza mi disse: Muoio e tu camminerai nella luce, tu camminerai e io ho sete di te...
Mi chinai, riconobbi astento lelabbra, tanto erano fredde, e, quando lamiaboccalasci la
sua. lasuatestami scivol dallemani conlapesantezzadel sonno: il cuorenongli battevapi.
Presi Pierrefralebraccia, mi sdraiai sul suocorpo, lostrinsi, malui lasciavafarecomechi, stre-
mato dallafatica, nonvogliasvegliarsi. Rimasi adagiato sullasuamorte. Anch'io gli raccontai
del mioamore, conlavocedi ungiovaneinnamoratocheper celareil proprioturbamentoappro-
fitta del buio e confida ci che la sua lingua ha rifiutato di dire alla luce del giorno.
Stoimpazzendo. Sonopassateore; eccoches'alzail sole; albaeauroram'hannovistosdraiato
suPierre, abbracciatoalui, visocontroviso, cuorecontrocuore. Perchnonhai fattonienteper
salvarlo, assassino? L'amorehauccisol'amore, chevengapresoerinchiuso! Nonvolevouccide-
re, lasciateviverePierreefatemorireme! Comemi avetetentato, vecchi presagi! I vostri uc-
celli, i vostri colori, il vostrospecchio, i vostri libri nesapevanopidi me. Voi eravatecerti di
rispondermi eiosentivo, manonpotevovedere. Eccochelacoppadel turbamentosi allonta-
natadallemiemani ed ecco chemi lasciatesenzaamore, comesel'assoluto si ritraessedame
conlaviolenzadei fiumi inpienache, dopoil loropassaggio, nonlascianoaltrochefango. Oh!
invecchiare! Vecchi presagi, mi stateannunciandounamorteprossima, devosperaredi nonave-
re futuro?
L'innamoratochehatrascorsolanotteaccantoacolui cheamavedearrivareil mattinosenzati-
moreesenzasaperecheunnuovogiorno; l'innamoratolacui passioneprigionieradellanotte,
aspetta, non pu dormire e non appena la parte inferiore del cielo baciata da un riflesso pi
chiaro, lui si alzaecorreper ricuperareil tempoperduto; mal'innamoratocui rimangonosoltan-
toil ricordoeunsologridoper chiamarelamorteel'amore, disprezzaleore, disconoscelanot-
te, non dormenveglia, hasoltanto frettadi morire. Io ero quell'innamorato, il mio grido era
Pierre. Il mio corpo quel grido.
Respiravo con violenza, senzariuscireascacciarel'angosciadal mio petto. Immaginavo che
fosseinutileaspettare, elentamentel'ideadi andarmenes'insinu nel mio cervello, mi disseche
occorrevaportar viaquel morto, sevolevochefossemioper sempre... Potevanoarrestarmi, ucci-
dermi, non importava.
Cos, faccio tutto ci chevafatto eogni cosaprocedetanto infrettachetutto diventapassato.
Andai acasaaprenderedei vestiti. Tuttoerasilenzio. Scelsi concuranellastanzadi Pierrequel
chemi servivaper vestirlo. Presi unacamicia, dei calzoni, calzegrigie, scarpe, siaper lui siaper
me.
Mi pulii rapidamenteil corpo nellastanzadabagno, elo specchio mi rimand l'immaginedi
unaschienadovemacchierosseindicavanoi segni dei colpi. Mi vestii. Tornai al fienile. Avevo
portato conmeunasciugamano umido, gettai i vestiti per terraelavai il viso di mio cugino, la
boccadallelabbraincollatedal sangue, il collo, letempiedi ceracheil sudore, seccando, aveva
resolucide. Poi lovestii. Dovetti piegargli lebracciaesollevargli il corpoper infilargli lacami-
cia, lastoffanonscorreva, perdevolapazienzaeavevointestalasperanzainsensatachepotesse
essereancoravivo. Orasi sveglia, pensavo, sorrider, mi tenderlebraccia; eio chiudevo gli
occhi supplicandotutteledivinitdel mondodi restituirmi il mioamore, sicurochemi avrebbe-
ro ascoltato, e li riaprivo soltanto dopo un silenzio esasperato, quando nulla era potuto succedere.
Unavoltaabbottonatalacamicia, lacosapidifficilefuimporrelastessadocilitallegambe;
lapaglias'attaccavaai calzoni, lecosceopponevano resistenza, il sesso rifiutavadi lasciarsi na-
scondere.
Laluceaumentava, ebbi pauradi quellavestizionefunebre, di metteresullamoremortodei ve-
stiti d'amore vivo, di vestirmi come colui che avevo appena fatto morire rompendogli un'arteria.
Pierreparevariposareprimadi unapasseggiata. Lescarpefurono per meun altro supplizio,
eracomeseil tallonesi ribellasseaquellacommedia. Sonomorto, sembravadiremiocugino,
lasciami comeunmorto. Nonvoglioscimmiottareil tuomondo, nondevopicamminare, non
devo pi correre. Baciami e lasciami dormire...
A pocoapoco, tuttofupronto. Andai ingarageepresi loscooter. Losapevousareamalape-
na. Aprii laportadel fienileinmodotalecheil montantedi legnocelassecichestavoper fare.
Adesso ero in ginocchio accanto a Pierre; riuscii con difficolt a prenderlo sotto le braccia: i
morti sono pesanti.
Correvo in gara col tempo, la memoria a pezzi nella testa. Chi ero, che cosa stavo facendo?
Misi miocuginosulloscooter appoggiandoneil corpo allamiaspallae, perchnonciondolas-
se, dovetti calarlofralaruotadi scortaeil sellinoanteriore, elegarloaquest'ultimoconlacintu-
ra. Intal modo, sefossecaduto, sarebbestatocontrodi me. Nonsoper qualefavorevolecirco-
stanzail busto rimanevaeretto, appenainclinato in avanti. Gli misi gli occhiali dasoleperch
nondestassesospetti. Del resto, lavelocitsarebbestatamiaalleata: nessuno avrebbeprestato
grandeattenzioneaquello strano passeggero. Nel fienile, sparsi tutt'attorno lapaglia, raccolsi i
resti dei nostri vestiti, li bruciai su un cumulo di pietrechepoi sparpagliai. Nienteci avrebbe
tradito.
Nonavevobagaglio, matuttoil denarodellanostraspedizione. Andai ancheacercarebenzina
in garage, in unatanicadi scorta. Allafinefui pronto apartire. Salii sullo scooter eriuscii a
metterlo in moto subito, con lafacilitindottadal pericolo. Curvai di fronteal fienile. Orala
campagnaeradestaeil rumoredello scooter nonturbavail sonno di nessuno. Mi immisi inun
vialeghiaiosoper evitarelacasaecosteggiai il murodel parco. Nonavevopensatoal cancello.
Per purocolpodi fortunaerarimastoaperto. Senzascendere, lospinsi col piedeeloattraversai,
come un ragazzo che corre a divertirsi. Ero un assassino in fuga.
Mi allontanadaAmboise, diretto asud. Dove? Non sapevo. Dovevamo andarcene, il resto
non importava, ed era quanto stavo facendo. Cambiai dieci volte direzione, il corpo di Pierre
nonsi muoveva. Erostranamentecalmo, perchil mattinomi davaquellatranquillitchesegue
il risveglio e perch non ero ancora abituato a quanto mi stava succedendo.
Nellamiafuga, ero attorniato dallabellezza; lanaturam'offrivail suo volto pi bello proprio
nel momento in cui stavo per abbandonarla. Non volevo pi sentirel'odoredei campi nquel
gridonel miocuore: Tuami l'amore, tuami l'amore... Il mioamoreeraunmorto: dovevouc-
cidermi. Alloraammirai i boschi, visibili daunorizzonteallaltro, lefiledi alberi cheseparava-
no, comenei disegni, il grano el'avenafatua, gli orti dovel'erbaerapifoltaperchlaterrasi
nutrivadi frutti morti, legrandi distesed'erbamedicadoved'untratto esplodeungrido rosso di
papavero, i fossi lucenti, leforrefiorite, il saltocapricciosodei sentieri obliqui, l'odoredellater-
ra, il saporedellaterra, edi colpo sapevo che, di l apocheore, quel saporel'avrei avuto nella
bocca.
Andr nonso dove, mafuggir fino allamorte. Il mio sanguebattevatroppo fortecontro la
rocciadel miocuore. Di sognoinsogno, mi ritrovai inunacontradasconosciuta, il solegialto,
eattraversando unvillaggio scorsi auncampanilecheerano leundici. E furono di nuovo altre
strade deserte; non incrociavamo nessuno: il mondo ci abbandonava.
Ricordi , dicevoaPierre, i tigli, di cui toccavamoi rami; lanostrastanzainboulevardMa-
lesherbesel'incisionedi Davidnellascala, il giovaneacavalloagambenude; ricordi, accantoal
letto, lalampadacheavevo spento per baciarti; ricordi i miei libri indisordine, al tempo incui
morivo per il fatto di non poterti toccare; ricordi l'odoredel caprifoglio, nei pomeriggi aCu-
vres, il maglionerosso, leseredi maggionel giardinodiventatobuio, lepasseggiatenel bosco, le
stupidestoriellecheci facevanoridere; ricordi il liceoCarnot; ricordi i lunghi discorsi, di notte,
daunlettoallaltro, quando, lafinestrasocchiusa, l'angolodi cielochevedevi tunonerail mio;
ricordi lalucemalinconicadi luglio, legridadei bambini nel parcoMoriceau, labellezzadel cie-
lo, allenove, sul grovigliodi alberi aSaint-Cloud; ricordi il compleannoincui, senzavolerlo, ti
avevo baciato di fronteatutti sullabocca; ricordi latristezzailluminatadell'avenuedeCourcel-
les, lasera, quandotornavamodal cinema; ricordi comeeroinfelicequandotufacevi progetti di
cui io non ero parte; ricordi come ti trovavo bello, ricordi, ricordi... e quell'atmosfera fosca in
cui, per quantofossimoamici, giavvertivamoil sentoresoffocantedi undesideriosenzascam-
po, dal momentocheavevosemprelatuaboccasottogli occhi, eil tuocollo, letuegambeforti,
eche, per tutti i movimenti concui apoco apoco l'amoresi tradisce, comeposarti lamano sul
bracciooprenderti per laspalla, erainevitabilechefinissi col vedereil tuoviso avvicinarsi alla
miaboccaelatuaboccapercorrermi il corpoincercadel miopiacere. Avevointravistol'avve-
nirecontecomeunastradadritta senzaostacoli allanostratenerezza- anchelebottefacevano
lamiadolcezza... Vedrai, superol'esamedi maturitel'annoprossimoimparoapilotare. Ti por-
ter sulle nuvole...
Nonsocomenonsonouscitodi stradadieci volte. L'istintovitalemi preservava. MortoPier-
re, l'ideadi Pierresi sostituivaallasuapresenza, mariuscivoasopportarlasoltantograzieal suo
cadavere. Andato lui, lamicizia nella morte esigeva che io morissi, non ero uomo di ricordi.
Cicheeralontanoeraestraneo, elavitamindignavaconi suoi bei sentimenti eterni: eternit
presenza. Amavo Pierre, non lo avrei lasciato. L'anno prossimo... eraterra... nellasuaboccae
nella mia...
Il calorepalpitavasullastrada; adestra, i campi pialti di questaeranosollevati edanzavanoa
qualchepalmo daterra; dallaltro lato, c'eralaquietedellestatechefiniva; in controlucesi di-
stinguevano le efelidi che segnano la fronte degli alberi come quelle dei contadini attaccati al
loro pezzo di terra.
Io non appartenevo anessun luogo, lo capivo contemplando quel paesaggio. Mi trovavo nel
cuoredellaVienne, avevo fatto cento deviazioni, senzacarta, seguendo il capriccio degli oriz-
zonti, senzaincrociaremacchine. Dovevanoesserelequattro, giduevolteavevomessobenzi-
nanel serbatoio; latanical'avevobuttataeavevotiratovialatargadalloscooter, comesecipo-
tesseimpediredi identificarci. Alberi dappertutto, menocheai bordi di quellastradacheil sole
facevarisplenderecomeunatestadi morto. Collineepianurefacevanofareallastradaimmensi
tornanti, al punto che talora ne vedevo coperta unintera vallata.
Nonavevoalcunaideainmente. Quandoil serbatoio fossestato vuoto, ci avrei pensato... pi
in l. Fu quello il momento scelto dal destino? Dopo unacollina, avevo di fronteamecirca
quattrochilometri di discesa, primaversodestra, poi, dopounampiotornante, drittainsensoop-
postoverso unasecondacurvanascostadaunalbero. Eralamorte. Si nascondevadietroquel-
lalbero, nerainpienosole, conunafalsaparuredi fogliechelecoprivail volto. Imboccai ladi-
scesa.
Lamorteeraanzitutto unadonnagelosa, e, poicheravamo due ragazzi, avrebbedivorato in
primo luogo leparti teneredel nostro corpo, il sesso, lelabbra, gli occhi chec'erano serviti ad
amarci. Il cuoredi carne, per, l'avrebberaggiuntosoltantovuotoegelidonel nostropetto; esa-
remmo morti con quel simbolo muto d'amore in noi.
Adesso, lacertezzacheogni istantemi avvicinasseallafinemi davalafebbreemi mettevavo-
gliadi vomitare. Accelerando, mi dominai per affrontareil tornante. Latestadi Pierresi pieg
sullamiaspalla, earrivl'ombra: eraquelladi unmelo, esbarravalastradacomeunaportanera.
Dapivicinosi vedevanofrutti dorati frai rami e, acinquemetri, guardai il miovoltonel retro-
visore. Erapallido, per quantoscuritodallapolvereeabbronzatodal sole. Conunamanomi li-
sciai i capelli zuppi di sudore.
Allora, l'ombrami fuaddosso, mi strinseasemi accarezzconlasuamanotiepidadi sangue.
Lo scooter urlavain tuttalavalle... Avevo il volto intatto, volevo guardarlo un'ultimavoltaper
essernecerto, madavanti amelospecchiettoretrovisivogiacevatortoeapezzi. Sentivosul col-
lo le labbra di Pierre. Lo amavo: eravamo vivi.
Poi mi scoppiarono le ginocchia, e sono morto contro l'ombra.
FINE
Eric J ourdannato nel 1940. ViveaParigi. Hapubblicato Gli angeli malvagi asedici anni,
nel 1956: subitocolpitodallacensura, il romanzorimastoalungodisponibilesolonellatradu-
zioneamericana, chehavendutooltreduecentomilacopie. J ourdanancheautoredi testi teatra-
li e di Charit, un romanzo pubblicato, nel 1985.