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FILOSOFIA
Quasi tutti i loso occidentali si sono posti il problema del tempo,
dando risposte assai diverse tra di loro; per comodit di presentazione,
potremmo distinguere tre concezioni fondamentali:
1. il tempo oggettivo

2. il tempo soggettivo

3. il tempo come struttura della possibilit.

Oggettivit o soggettivit del tempo ?

Distinguiamo due concetti di tempo. Possiamo innanzitutto considerarlo


come durata, misura dell'intervallo temporale necessario al compiersi di
un processo sico obiettivo.
ES : se metto una zolletta di zucchero in un bicchiere d'acqua dovr
attendere un certo lasso di tempo, nch lo zucchero non si sia completamente sciolto.

Ma possiamo anche intenderlo come usso c, come successione di istanti temporali, che scorrono secondo una direzione precisa ed irreversibile
(sempre dal futuro verso il fassato ), fondendosi l'uno nell'altro, percepiti fuggevolmente dalla coscienza. Qui la misurazione del tempo diventa
incerta. Se mi trovo alla stazione e attendo l'arrivo del treno, annunciato con un ritardo, gli istanti che si frappongono tra il momento presente
e quello del suo arrivo mi sembreranno lunghi, se invece mi trovo in
compagnia di una persona cara, o intento al mio passatempo preferito,
il medesimo lasso di tempo mi sembrer al contrario breve . Gli antichi
hanno inventato uno strumento di misurazione del tempo, la clessidra,
per dare al trascorrere del tempo un'apparenza costante e per indurre
l'uomo a una valutazione prudente del suo possibile uso nelle diverse
situazioni della vita.

Il Tempus  mensura di

Aristotele

La Fisica di Aristotele contiene la pi compiuta analisi losoca del


tempo e la sua pi classica denizione .
Il tempo

<< la misura del movimento secondo il prima e il poi >>,

sebbene infatti il tempo non sia identicabile con il movimento (termine


che si riferisce a qualsiasi processo di trasformazione di un ente sico),
non neppure concepibile in assenza di esso: se dormiamo profondamente , non sentiamo nemmeno il trascorrere del tempo .
Per stabilire il carattere obiettivo e misurabile del tempo , Aristotele lo
pone in riferimento con lo spazio .
Vi un rapporto preciso tra lo spazio percorso da un corpo in movimento e il tempo da esso impiegato per passare dal punto A al punto
B. Si tratta , in entrambi i casi (spazio e tempo) di grandezze continue
, innitamente divisibili . Ai  luoghi percorsi dal corpo in movimento
dovranno corrispondere i momenti temporali del prima e del poi. Per
passare da A a B , il corpo dovr passare prima da C , poi da D ecc ,
ossia da tutti i luoghi intermedi tra gli estremi. In conclusione possiamo
dire che il tempo, concepito come l'intervallo tra due  ora (due istanti
successivi, considerati per come coesistenti) ci che permette di misurare (Aristotele dice di <<numerare>>) il moto sico. Come termine
di riferimento ultimo ditale misurazione aristotele indica il movimento
circolare uniforme degli astri , che funge da unit di misura del tempo cosmico.

Esso eterno , in quanto ripercorre all'innito le stesse

posizioni, facendo coincidere il prima e il poi.

Ma se il movimento

eterno (dunque lo sar anche il tempo), da dove deriva la coscienza di


uno scorrere temporale irreversibile?
Forse dall'anima, ma su questo punto Aristotele sobriamente reticente.

Agostino : il tempo come distensio animi

L'autore classico che ha maggiormente insistito sulla nozione soggettiva del tempo sant'Agostino. Egli contrappone nettamente la nozione
di eternit ( riferita a Dio ) a quella di tempo (riferita alle creature).
Agostino assegna all'analisi della coscienza temporale uno spazio in
precedenza ignorato dai loso, insistendo soprattutto sulla dimensione
esistenziale del tempo, che appare come il contrassegno psicologico della
nitezza della condizione umana, della sua inquietudine e instabilit.
Come possibile - egli si chiede, pensando alla brevit della vita umana
- pretendere di possedere e dominare una realt tanto sfuggente, come
il tempo ? L'istante passato non gi pi; quello futuro non ancora;
solo l'istante presente sembra reale. Ma, in s, l'istante non nulla, non
ha dimensione, e il presente solo la coscienza di un continuo uire e
svanire degli stati precedenti dell'anima. Come la sabbia nella clessidra,
che dovrebbe misurare il tempo, pu essere percepita solo staticamente
(paragonando la quantit che sopra con quella che sotto), ma non
nel suo passare; cos la vita umana sembra trascorrere nel tempo, mentre siamo noi stessi che passiamo(che ci consumiamo), non il tempo,
nch non sopraggiunga la morte.

E' solo il movimento inquieto del-

l'anima - il suo protendersi ( nell'attesa ) verso il futuro, il suo vano


sforzo di trattenere ( nel ricordo) il passato, l'instabile permanenza nel
presente attuale (nell'attenzione) - a generare il tempo, il quale dunque
nient'altro che una estensione dell'anima (distensio animi).

In te, anima mia, misuro il tempo . S, l'impressione che le cose passando


producono in te rimane quando le cose sono passate : questa che
presente , non quelle, che son passate perch lei ne nascesse. E' questa che
misuro, quando misuro il tempo. Il tempo lei -o non il tempo quello
che misuro. [...] Come pu decrescere o consumarsi il futuro che non esiste
ancora, se non in quanto esistono tutti e tre [futuro, passato, presente] nella
mente che opera questo processo? Perch la mente che ha aspettative,

fa attenzione, ricorda: e quello che si aspetta le si fa oggetto di attenzione


per divenire oggetto di memoria.Chi nega allora che il futuro ancora non
esista? Ma c' l'aspettativa mentale del futuro. E chi nega che il passato
non esista pi ? Ma nella mente c' il ricordo del passato. E chi nega
che il presente sia privo di estensione, poich passa in un punto? Ma ci
che perdura l'attenzione, attraverso la quale ogni cosa si abbia presente
sconna gradualmente nell'assenza.
(Confessioni, XI, 27, 36-37)

Kant

il tempo non un concetto empirico ma una forma a priori

della sensibilit
Nella Critica della ragion pura, il celebre losofo si occupa si attuare
un'analisi critica dei fondamenti del sapere, ossia scienza e metasica.
Kant si pone nella C.R.P. quettaro domande :

come possibile la matem-

atica pura? Come possibile la sica pura? Come possibile la metasica


come disposizione naturale? Come possibile la metasica come scienza?
La risposta alla prima domanda data nell'estetica trascendentale
(non si occupa della teoria della bellezza, come il termine estetica
potrebbe far pensare a prima vista ma secondo l'etimologia greca isthesis vuol dire sensazione ) che

della sensibilit>>

<<la scienza di tutti i principi a priori

La sensibilit denita come la capacit di ricevere rappresentazioni


ed distinta dall'intelletto, che la facolt attiva del pensare. Gli oggetti
esterni producono in noi sensazioni in quanto modicano i nostri sensi e
agiscono sulla nostra capacit di rappresentazione , le sensazioni costituiscono il contenuto dell'intuizione sensibile. La sensazione non ancora
conoscenza, ne solo la materia; perch diventi conoscenza bisogna che
la molteplicit dei dati empirici sia unicata e ordinata dalle forme a
priori dell'intuizione sensibile. Tali forme sono lo spazio ed il

tempo .

Lo spazio la forma del senso esterno e tramite esso ci rappresentiamo


gli oggetti fuori di noi; il tempo la forma del senso interno, attraverso
cui intuiamo gli stati d'animo interiori.

Spazio e tempo non derivano

dall'esperienza: noi non abbiamo esperienza dello spazio e del tempo,


ma di oggetti nello spazio e di stati d'animo vissuti nel tempo dunque
per poter rappresentare i contenuti dell'esperienza dobbiamo possedere
a priori (in un prima logico ) lo spazio ed il tempo. Il tempo cos
inteso dal losofo come una forma necessaria alle costruzioni .

1.

Il tempo non un concetto empirico, ricavato da una esperienza:


poich la simultaneit o la successione non cadrebbe neppure nella
percezione, se non vi fosse a priori a fondamento la rappresentazione
del tempo.Solo se presupponiamo il tempo, possibile rappresentarsi che qualcosa sia nello stesso tempo(simultaneamente), o in tempi
diversi (successivamente).

2.

il tempo una rappresentazione necessaria, che sta alla base di tutte


le intuizioni. Non si pu , rispetto ai fenomeni in generale, sopprimere
il tempo, quantunque sia del tutto possibile toglier via dal tempo tutti
i fenomeni. Questi possono sparir tutti, ma il tempo stesso (come
condizione universale della loro possibilit) non pu esser soppresso
[...].

3.

Il tempo non un concetto discorsivo o, come si dice, universale, ma


una forma pura dell'intuizione sensibile .
(Immanuel Kant, Critica della ragion pura, trad. di Giovanni Gentile
e Giuseppe Lombardo-Radice, Roma-Bari, Laterza, 1996. P.61)

Bergson e il problema del tempo

Nel primo decennio del nostro secolo Einstein introdusse nella scienza
il concetto di relativit mettendo in crisi l'accettazione acritica che il
Positivismo aveva fatto della tradizionale nozione newtoniana di spaziotempo assoluto.
Il pensiero di Bergson, in particolare, si caratterizz per l'attenzione
dedicata al concetto di tempo, rispetto al quale egli distinse fra due
approcci possibili.
Il tempo della scienza indica la nozione utilizzata dai ricercatori nella teoria scientica e nella pratica sperimentale. un tempo che gode
delle propriet di essere: oggettivo, esterno e indipendente dal soggetto
umano; quantitativo, perch la scansione degli attimi (o di qualsivoglia
unit di misura) che si succedono sempre con lo stesso ritmo non presenta dierenze qualitative: ogni momento sempre uguale a tutti gli
altri; geometrico, cio immaginabile come una sequenza innita di stati
uniformi; meccanico e spazializzato, ossia misurato tramite la dimensione spaziale, per esempio il quadrante dell'orologio su cui si muovono
le lancette. Secondo Bergson si pu paragonare questa concezione del
tempo a una collana di perle, tutte uguali e distinte fra loro.
Il tempo della vita, quello vissuto dagli individui concreti, essenzialmente qualitativo: quando si annoiati certe ore sembrano non passare
mai; altri istanti invece appaiono lunghi come un'eternit. Altri ancora
danno senso all'intera esistenza segnandola in modo indelebile: l'attimo della nascita e quello della morte, per esempio.

Il tempo vissuto

denso di signicato, ha sempre un sapore particolare per il soggetto;


non per nulla possediamo un termine specico, noia, per designare quella soerenza che nasce quando non si riesce a dare un senso al tempo.
Nell'esperienza di vita questo tempo psicologico, una dimensione peculiare della spiritualit, soggettivo e non separabile dalla memoria del
passato e dall'anticipazione del futuro. Per il singolo individuo esso

sempre una durata: un intervallo temporale concreto e psicologicamente


variabile, in cui si svolgono gli eventi della vita. Ponendosi su una linea
di integrazione con la Fenomenologia e l'Esistenzialismo, la riessione
di Bergson ebbe un impatto notevole sulla cultura e sulle arti visive in
particolare. stato coniato il termine bergsonismo per designare l'irruzione della dimensione temporale nello spazio pittorico, un elemento
di poetica che accomuna praticamente tutte le avanguardie di inizio secolo, Futurismo e Cubismo in particolare. La scienza, spazializzando il
tempo, lo snatura; inaspettatamente per la pittura si rivela in grado di
ribaltare questo rapporto: attraverso una deformazione delle immagini
spaziali essa inventa l'eetto visivo di un tempo vivo.
La durata il concetto fondamentale della losoa di Bergson.

Il

tempo misurabile dalla scienza il tempo della meccanica, cio un tempo


spazializzato, come il tempo dell'orologio, che un insieme di posizioni
delle lancette sul quadrante; questo un tempo reversibile, nel senso che
in un fenomeno meccanico possibile tornare indietro e ripartire da capo;
nel tempo della meccanica ogni momento esterno all'altro, uguale
all'altro: un istante segue l'altro e nessun istante diverso dall'altro;
nessun istante diverso, pi intenso o pi importante dell'altro. Il tempo
dell'esperienza concreta cosa ben diversa dal tempo della meccanica.
E ci perch il tempo concreto  una durata vissuta, irreversibile, nuova
ad ogni istante [. . . ] 1 .
La coscienza coglie immediatamente il tempo come durata.

E du-

rata vuol dire che l'io vive il presente con la memoria del passato e
l'anticipazione del futuro. L'immagine adatta del tempo concreto della
coscienza quella di un gomitolo di lo che cresce conservando se stesso
nella vita della coscienza; infatti  il nostro passato ci segue e s'ingrossa
senza posa col presente che raccoglie lungo la strada . E ci mentre la
concezione spazializzata del tempo trova un po' un paragone nell'im1 1. Mathieu, Bergson. Il profondo e la sua espressione , Napoli, Guida,

1971.

magine di una collana di perle tutte uguali ed esterne le une alle altre.
Con la sua opera Bergson contribu, anche se non intenzionalmente, alla
critica del concetto newtoniano di tempo.

Nietzsche e il tempo come eterno ritorno

L' Eterno Ritorno una della dottrine pi importanti e dicili di Nietzsche, con questa si oppone alla concezione rettilinea del tempo, che
aermava: noi nel presente aspettiamo il futuro e quindi viviamo male
il nostro presente. Un losofo,Vattimo, la chiam concezione edipica del
tempo: il presente  mangia il passato e tende al futuro. Con l'eterno
ritorno Nietzsche vuol farci capire che ogni attimo che noi viviamo deve
avere pienezza di signicato e deve rendere possibile la realizzazione totale dell'uomo, cos che l'uomo dica di volere che ogni attimo ritorni
in eterno.

Quando l'uomo riesce a vivere in questo modo l'eterno ri-

torno, si libera dalla concezione errata degli Stoici che , al contrario del
losofo tedesco, con l'eterno ritorno negavano la libert dell'uomo. Immagine: Zarathustra sale su un monte in compagnia di un nano e nota
due sentieri (passato e futuro) e dice al nano:  credi che i due sentieri
si incontrino? il nano risponde di si e Zarathustra lo rimprovera perch ha risposto in base alla concezione stoica del ritorno (necessario).
Continuando a salire nota un pastore che ha un serpente in bocca che
lo morde e gli dice di mordere il serpente per ucciderlo, con ci vuol
indicare il liberarsi dalla concezione del passato. Dopo essersi liberato
dal passato, l'uomo si trasforma in superuomo. Questo passaggio per

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implica il dolore perch per diventare superuomo, bisogna distruggere


l'uomo.

Heidegger: il tempo come struttura delle possibilit

La terza concezione del tempo si fatta strada all'interno della losoa


esistenzialistica che considera il tempo come struttura della possibilit.
Il losofo che prese in considerazione questa concezione fu Heidegger.
Egli sostiene che nel tempo sussistono: un'esistenza autentica, vivendo
attivamente il presente, e una non autentica, rimanendo legati al passato.

Heidegger muove le sue prime riessioni a proposito del tempo

chiedendosi: Come mai il tempo cos importante? Risponde dicendo


che l'interesse di sapere cosa sia il tempo stato risvegliato dallo sviluppo della sica. Lo stato attuale di questa ricerca scientica ssato nella
teoria della relativit di Einstein. Estremizzando queste tesi giunge ad
aermare che non esiste un tempo assoluto e nemmeno una sincronicit
degli eventi, esso viene quindi strettamente legato ad un sistema di riferimento: ci in cui si svolgono gli eventi. Il tempo per il sico il tempo
di un orologio, uno svolgersi in cui gli stadi stanno in rapporto come un
prima rispetto ad un poi, costituito da stadi omogenei ed misurabile
(ogni prima e poi determinabile partendo da un "ora"). L'orologio ci
mostra la durata nel tempo di un evento tuttavia l'"ora" indipendente
dagli orologi in quanto anche la coscienza dell'uomo ne fa esperienza:
"Ora mattina, Ora notte". Si domanda allora se il tempo, l'"ora"
non sia all'interno della coscienza: Per Heidegger la temporalit non
fondata dall'esistenza, ma piuttosto da essa soltanto manifestata. Il
tempo scoperto come ci che rende possibile sia la decisione sia il modo
non autentico di esistere: il senso dell'esserci (ente che noi conosciamo
come vita umana nel suo essere).

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STORIA

Il dibattito sulla periodizzazione del Novecento stato riacceso dal


crollo del comunismo e dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica. Questi
eventi che si sono vericati tra il 1989 e il 1991, sono stati interpretati
dal alcuni storici non solo come la ne dell'epoca della guerra fredda
(1945-1991) ma come la ne del Novecento stesso. In questa prospettiva
il Novecento concepito come un secolo di guerre ideologiche, calde e
fredde, sostanzialmente articolato in due et :

1.

<<la guerra dei Trent'anni del XX secolo>>, cio il periodo delle


due guerre mondiali (1914-1945)

2.

<<la pace dei quarantacinque anni>> (1945-1991) cio l'epoca


dominata dalla guerra fredda e dal confronto tra Stati Uniti e
Unione Sovietica.

Le nuove proposte di periodizzazione sono state attentamente esaminate dallo storico Bruno Bongiovanni in un interessante saggio,

periodizzazione del Novecento

La

, ricco di riferimenti storiograci.

Riporto qui i brani dell'autore che prendono in esame le proposte di


Maver e Hobsbawm.

La ne della pace dei cento anni

La disintegrazione dell'URSS (1991) ha concluso l'arco storico che si


pu probabilmente denire il pi lungo dopoguerra della storia.

Si

contestualmente conclusa l'ultima fase della guerra fredda, che poi


stata una pax nucleare sovietico- americana .
L'organica compiutezza che viene dunque in qualche modo ad assumere la parabola del confronto tra le due superpotenze non pu che
rendere ancora pi interessanti alcune proposte di periodizzazione storiograca avanzate nel passato. Esce innanzitutto raorzata la denizione,

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argomentata nel 1944 da Karl Polanyi con il primo capitolo de

trasformazione

La grande

di <<pace dei cento anni>> per il secolo diciannovesi-

mo :un secolo che, in un'ottica costruita sulle relazioni internazionali e


soprattutto sulla fenomenologia socio-strutturale, viene da Polanyi fatto
iniziare nel 1815, con la ne di quella prima versione di guerra civile europea che furono le guerre napoleoniche , e tramontare nel 1914, con la
prima guerra mondiale. Le quattro caratteristiche della pace dei cento
anni, tutte gravissimamente danneggiate nel 1914, erano state, in primo
luogo, il sistema dell'equilibro del potere, che per un secolo, interpretato
nel modo pi consono da Metternich, Cavour e Bismark ( e nel modo
meno adeguato Napoleone III ), imped pur tra grandissimi ed ineludibili sommovimenti, che tra le grandi potenze scoppiassero guerre prolungate, generalizzate e devastanti; in secondo luogo, <<la base aurea
internazionale che simboleggiava un'organizzazione unica dell'economia
mondiale>>; in terzo luogo, <<il mercato autoregolato>>, vale a dire
il compimento straordinario del processo strutturale dell'et moderna,
un compimento che avrebbe dovuto armoniosamente disegnare sul terreno degli scambi un equilibrio omologo a quello, pi volte faticosamente
riaggiustato nell'Ottocento, della politica internazionale; in quarto luogo
, lo Stato tendenzialmente e progressivamente liberale.
Il 1914, punto d'arrivo di una stagione di politica di potenza e di
imperialismi economici, mand in pezzi l'equilibrio dei cento anni precedenti, certamente precario , certamente insidiato dal disseminarsi della
Realpolitik , e cionondimeno sempre, sino ad allora, riaerrato.

Mayer : la guerra dei trent'anni del XX secolo

In assenza dell'equilibrio internazionale, nonostante la Societ delle Nazioni,


e in presenza di un'economia che, pur incrementando il benessere materiale, andava corazzandosi e ridenendosi in senso dirigistico, ebbe cos
inizio la frase pi terribile della storia del secolo, e forse di questi ultimi secoli; una frase che con moltissime buone ragioni, Arno J. Mayer

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ha ritenuto di presentare come la <<guerra dei Trent'anni del XX secolo>>, proponendo cos una delle periodizzazioni che gli eventi a cavaliere
tra gli anni '80 e '90 valorizzeranno.
La nuova guerra dei Trent'anni, iniziata nel 1914, ebbe infatti ne,
secondo la proposta di Mayer, solo nel 1945.

non era del resto una

novit questo accorpamento di tutto il trentennio in questione.

Gi

Wiston Churchill e l'ideologo nazista Alfred Rosemberg, l'uno all'insaputa dell'altro, l'uno acerrimo nemico dell'altro, in piena seconda guerra
mondiale avevano denito appunto guerra dei Trent'anni in periodo iniziato nel 1914e allora ancora inconcluso.

Si deve inoltre rammentare

che questa denizione stata, sul terreno storico storiograco, utilizzata dallo stesso Meyer per la prima volta nell'introduzione a

dell'Ancien Regime no alla prima guerra mondiale

Il potere

, allo studio apprez-

zatissimo del 1981 che ha tentato di dimostrare che il crollo dell'Antico


Regime si vericato una volta per tutte nel 1789, ma nel 1914.
La stessa prima guerra mondiale non fu dunque, se non in parte l'esplosione delle contraddizioni capitalistiche, ma piuttosto l'esito di una
realizzazione aristocratica e di un tentativo disperato e suicida di

vanche

re-

di un ordine sociale, politico e militare ancora assai forte in tut-

ta Europa ad eccezione, per altro parziale, della sola Terza Repubblica


francese.
Il XIX secolo, il secolo della <<pace dei cent'anni>>, fu dunque
ancora in larga parte dominato, nella politica, nella burocrazia civile e
militare, nella cultura, nella propriet fondiaria e talora anche in quella
industriale, delle forze, o quantomeno delle persistenze a delle mentalit
dell'Antico Regime. Il crollo di questo mondo, nel 1914-1918, produsse
inoltre una tabula rasa che coinvolse, sconvolse e travolse tutte le classi,
e che, secondo la ben nota interpretazione fornita da Hannah Arendt ne

Le origini del totalitarismo

del 1951, condusse ad una societ di massa

senza punti di riferimento morali e alla generalizzazione di un tipo umano

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e sociale conformisticamente plebeo. Era questo il clima insieme sociale,


culturale e psicologico, che apriva la strada al fenomeno appunto del
totalitarismo: questo s moderno e contiguo alla stessa democrazia di
massa, di cui era insieme la negazione ipergerarchica e l'aermazione
plebiscitaria .

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Il cortissimo Novecento

Pare comunque che si possa dire che il porre il 1914 all'inizio del XX
secolo sia ormai cosa abbastanza diusa nella comunit degli storici
dell'et moderna e contemporanea. E' d'altra parte comprensibile che
le scansioni logiche abbiano la meglio sulle convenzioni cronologiche .

(Le rivoluzioni
borghesi 1789-1848, L'et della borghesia 1848-1875, L'et degli imperi
1875-1914) non ha cos esitato a denire <<lunghissimo Ottocento>>
Eric Hobsbawm, nella sua ben nota e fortunata trilogia

l'arco di tempo arontato: vale a dire un secolo durato in realt circa


centoquarant'anni ed iniziato ad una prima volta con la disobbedienza
scale di un pugno di coloni americani, poi nuovamente iniziato il 4
maggio 1789 con la solenne ed ancora inconsapevole slata versagliese
degli Stati Generali, e concluso il 28 giugno 1914 con i colpi di rivoltella
separati da un nazionalista serbo-bosniaco. L'ottocento si concluderebbe
dunque nello stesso anno per Hobsbawm e Polanyi, ma Hobsbawm lo
fa cominciare tra venticinque e quarant'anni prima dell'inizio della pace
dei cento anni .
Lo stesso Hobsbawm, nel suo ultimo libro

Il secolo breve

, che suc-

cede ai precedenti inerpicandosi magistralmente lungo tutto il Novecento, sostiene che il ventesimo dei secoli dell'era cristiana, iniziatosi
appunto nel 1914 si sarebbe34 concluso nel 1989-1991 con il crollo del
comunismo in tutta Europa.
Dopo il <<lunghissimo Ottocento>> avremo dunque il <<cortissimo
Novecento>>.

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Dunque secondo Hobsbawm si ha :

La prima fase, che ha chiamato l' Et della Catastrofe , ha visto lo


svolgersi delle due grandi guerre mondiali.

La seconda fase denita L'Et dell'oro ha signicato un trentennio


di crescita economica e di profonde trasformazioni sociali di grande
intensit per molti paesi dell'Occidente industrializzato.

La terza fase, denita Fase della Frana , racconta invece di un'epoca


di incertezze e di crisi, un'epoca che colpisce una serie di paesi tra
i quali, oltre a quasi tutti i paesi dell'Africa subsahariana, gli ex
paesi comunisti.

Charles Maier individua invece un' epoca lunga, che dagli anni Cin-

quanta dell'Ottocento si snoda no al 1970/80: l'et delle ciminiere e


della crescente produzione di massa si tratta di un periodo,caratterizzato
dall'aermazione e poi dal declino della territorialit, intesa come la dimensione in cui lo stato-nazione esercita la sua sovranit.

In ombra

rimane l'Imperialismo che se fosse stato preso in considerazione avrebbe


fornito alla tesi del SECOLO LUNGO un'importante conferma.

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ITALIANO

GIOVANNI PASCOLI:  Regresso infantile

Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855 ed considerato una delle gure maggiori del panorama letterario di ne Ottocento.
Ha saputo rinnovare la poesia nei suoi contenuti, toccando temi no ad
allora trascurati dai grandi poeti. Grazie alla sua poetica stato capace
di trasmettere il piacere per le cose pi semplici, viste con la sensibilit
infantile che ogni uomo porta dentro di s.

Per pochi scrittori come

per Pascoli le vicende della prima giovinezza furono tanto determinati


nello sviluppo creativo della maturit: sembra quasi impossibile comprendere il vero signicato di gran parte della sua produzione poetica
senza conoscere almeno in parte la sua biograa. Assistette giovanissimo
all'assassinio del padre il 10 Agosto del 1867 e un anno dopo alla morte
della madre e di alcuni suoi fratelli. Si avvicin ai socialisti nel 1877 e
ci lo port alla detenzione nel carcere di Bologna , in seguito ad una
retata della polizia. L'isolamento forzato lo costrinse a riettere su di
s e secondo la critica moderna in questo periodo che ebbe inizi la
sua regressione infantile. E' nel solco della poetica del fanciullino che si
inscrive la parte pi originale dell'intera produzione poetica pascoliana.
 C' in ognuno di noi un fanciullino -dice Pascoli- vivo nella prima fase
dell'esistenza, ma destinato di solito ad essere sommerso, mai completamente distrutto dalle voci dell'et adulta . Il poeta per Pascoli un
fanciullino:
quello che alla luce sogna, o sembra sognare, ricordando
cose non vedute mai, quello che parla alle bestie, agli alberi,
ai sassi, alle nuvole, alle stelle; che popola l'ombra di fantasmi
e il cielo di dei
Questo fanciullo scopre nelle cose le somiglianze e le relazioni pi impensate, ma non sa cogliervi le relazioni e i legami relazionali, n sa pi

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intendere quelle stesse cose che ha viste o sognate. La poetica del fanciullino , dunque, conceione dell'arte come sogno, visione, astrazione;
nata da una incapacit di aderire al reale, l'arte non strumento a
conoscere il reale, ma senso di angoscia, mistero, ebbrezza e sgomento
dl libro del mistero che sfogliamo invano, e l'artista, rinunziando ad una
poesia che ragioni, esorti e si radichi nella storia, aspira ad una poesia
asociale,che, fuori dal tempo, aerri e isoli un particolare staccato, e se lo
faccia oggetto di meraviglia e di conforto, ne libi una sua segreta malata
felicit. I venti capitoli del fanciullino si basano sull'idea che esistano due
et poetiche: fanciullezza e vecchiaia. Quest'ultima sa dire ed esprimere
ci che la prima fase sa vedere. La poesia, tale solo quando riesce a
parlare con la voce del fanciullo ed vista come la perenne capacit di
stupirsi tipica del mondo infantile in una disposizione irrazionale che si
allontanata cronologicamente dall'uomo adulto. Ha scarso rilievo per
Pascoli la dimensione storica, la poesia infatti vive fuori dal tempo ed
esiste in quanto tale. Il fanciullino metaforicamente indica quella sensibilit istintiva che ci consente di cogliere la realt nella sua parte pi
misteriosa.

Il poeta colui che riesce a conservare integra tale sensi-

bilit e che non solo sa usufruirne in proprio, ma anche in grado di


trasmetterla a tutti gli altri uomini. Per Pascoli la creazione poetica
un atto prelogico dello spirito.

GIUSEPPE UNGARETTI:  SENTIMENTO DEL TEMPO

Nel  Sentimento del Tempo di Giuseppe Ungaretti (1888-1970) il punto focale della raccolta , il sentimento che il poeta ha del tempo. Alla
poetica dell'attimo, utilizzata nella prima raccolta  Allegria , si sostituisce una diversa percezione del tempo che inteso, facendo riferimento a
Bergson, come pura durata interiore ed evocato in una dimensione mitologica,  sentito nella violenza e nel torpore dei momenti estivi della
giornata e assunto nel uire della stagioni.  Sentimento del Tempo
anche l'approdo ad un universo ancestrale e primigenio, alieno da colpe
e da peccati, ove la realt sublimata nell'incontro metasico tra l'accidente e l'eterno. Il poeta individua nell'opera tre momenti fondamentali

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nel suo modo di avvertire il tempo:  Nel primo mi provavo a sentire il


tempo nel paesaggio come profondit storica; nel secondo, una civilt
minacciata di morte m'induceva a meditare sul destino dell'uomo e a
sentire il tempo, l'emero in relazione con l'eterno; l'ultima parte del
Sentimento del Tempo ha per titolo l'amore, e in essa vado accorgendomi dell'invecchiamento e del perire della mia carne stessa . Ungaretti
sente profondamente il veloce scorrere del tempo, il rapido uire delle
cose, delle persone amate e questo sentimento produce, per contrasto, la
nostalgia del passato e il pi tenace attaccamento alla vita. Ma accanto
al uire delle cose appare l'altro tema della raccolta, sentimento di Dio,
in cui si placa l'angoscia esistenziale del poeta. La ricerca di Ungaretti
di un'autenticit del vivere, si nutre del senso del divino. un elevarsi
in una dimensione mitico-metasico alla conquista di una purezza originaria. Ne deriva una totale dilatazione del tempo, le cui parabole sono
trasgurate come eterne gure dell'armonia universale e sono recepite
con una disposizione onirico impressionista.