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Con linizio del nuovo millennio, la crescita economica mondiale ha subito un

forte rallentamento: gli Stati Uniti sono in grave difficolt, il Giappone in una
fase di stagnazione e lEuropa evidenzia chiari segni di recessione.
In controtendenza, nessuno ha manifestato un trend di crescita superiore a quello
della Cina: la sua vivacit economica trae beneficio dalla ristrutturazione del
sistema sociale che, come dichiarato dallo stesso Hu Jintao, Segretario Generale
del Partito Comunista Cinese dal 2002, intende perseguire una politica di
aperture e riforme. Le forze politiche ed economiche in gioco sono notevoli:
numerosi sono gli investimenti (anche dallestero), le iniziative e i programmi
avviati in pochissimi anni.
In questo contesto, evidente quante e quali siano le opportunit che
larchitettura e gli architetti hanno per orientare la trasformazione della vita
sociale, economica e culturale del Paese. Si pensi, ad esempio, allimpulso che
hanno ricevuto lurbanistica e la modernizzazione di citt come Pechino e
Shanghai in occasione, rispettivamente, delle Olimpiadi del 2008 e del World
Expo 2010. In Cina, soltanto per citare alcuni dati, il tasso di urbanizzazione
passato dal 17% al 39%, con un livello che a met secolo aumenter ancora fino a
superare il 50%; le principali metropoli cinesi hanno vissuto sviluppi ed
incrementi della popolazione impensabili se paragonati agli standard delle citt
europee; il numero di edifici costruiti in citt come Pechino o Shanghai
superiore a quello realizzato, nello stesso periodo, nellintera
Unione Europea; nel Paese vengono impiegati il 40%
dellacciaio e il 60% del calcestruzzo prodotti in tutto il
mondo. Con linizio del nuovo secolo, la Cina ha
inevitabilmente attirato un crescente numero di archistar,
trasformandosi in uno straordinario palcoscenico per
larchitettura mondiale: ne sono un esempio lo stadio
olimpico di Herzog&deMeuron, laeroporto di Pechino di Norman Foster, il
Water Cube di PTW, il Gran Teatro Nazionale cinese di Paul Andreu, lo Shanghai
World Financial Center di Kohn Pedersen Fox Associates, il REN People
Building di Bjarke Ingels Group e la nuova Torre CCTV di Rem Koolhaas.
Lapertura verso i progettisti stranieri , in linea di massima, riconducibile agli inizi
degli anni Ottanta (1979-82), data in cui lamericano (ma con chiare origini
cinesi) Bei Yumin ha realizzato il Fragrant Hill Hotel a Pechino. Da allora, i molti
progettisti cinesi sono stati affiancati da una massiccia quantit di professionisti
stranieri che, con parcelle dieci volte superiori a quelle dei colleghi autoctoni,
propongono il meglio (e il peggio) dellarchitettura contemporanea.
Si sono, quindi, delineate diverse categorie di progettisti operanti sul territorio
cinese: la vecchia generazione (che promuove contenuti socialisti e forme
nazionali), la giovane generazione (che armonizza la cultura occidentale con la
tradizione locale), gli istituti e le societ di progettazione, i progettisti formatisi
allestero e gli stranieri. Ne emerge un quadro variegato, ricco di diversit e
contaminazioni culturali, con una pluralit di stili linguistici.
Tuttavia, la maggior parte della produzione recente si contraddistingue,
alternativamente, per il proliferare caotico di elementi architettonici ripetitivi o
per la creazione di edifici unici al mondo, ricchi di un alto valore simbolico: in
entrambi i casi, evidente il fanatismo nei confronti dellOccidente che
condiziona la produzione edilizia cinese.
Non si pu infatti negare che la Cina, nel suo caotico processo di trasformazione,
abbia incontrato delle difficolt e che abbia commesso degli errori di valutazione.
Attualmente, circa duecento milioni di persone vivono una situazione di
disoccupazione o sottoccupazione; il divario economico interno alla popolazione
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Adolfo F. L. Baratta
La nuova Cina
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Nelle due immagini di Chongqing, che con pi di 33
milioni di abitanti il centro pi popoloso della Cina,
risalta lo sviluppo che ha avuto la citt dagli anni
Cinquanta ad oggi.
Nella pagina a fianco:
nellattuale Pudong, la Jin Mao Tower di Skidmore
Owings Merrill stata affiancata dal recente Shanghai
World Financial Center di Kohn Pedersen Fox.
in drammatico aumento; i cinesi non dispongono di un sistema di prevenzione
sociale; nel settore delle costruzioni, il Governo ingerisce ancora molto
nellambito dellimpresa, mentre la trasformazione delle sue funzioni non stata
ancora del tutto completata.
Inizialmente, il processo di ammodernamento, che veniva direttamente gestito
dagli operatori immobiliari, ha portato alla distruzione di edifici esistenti per fare
posto ai moderni grattacieli: in un Paese come la Cina, certamente un continente
dal punto di vista dellestensione e della popolazione, che comprende nel suo
territorio condizioni e modelli di urbanizzazione differenti, tutte le pi grandi
citt si assomigliano perch oramai sono quasi del tutto prive di eredit storiche e
culturali.
Il fenomeno negativo pi impressionante dellespansione urbanistica odierna
proprio la scomparsa di forme urbane e caratteristiche culturali locali:
lindustrializzazione selvaggia ha portato alla progressiva demolizione degli antichi
quartieri storici (le hutong di Pechino e le lilong di Shanghai) a favore di nuovi ed
asettici modelli insediativi, generando, inoltre, nuove segregazioni e certamente
preoccupanti divisioni economiche.
Pechino, ad esempio, era strutturata su un reticolo di strade con abitazioni
orientate verso le corti interne, secondo una struttura sociale conservatrice che, a
differenza di citt pi progressiste, come Shanghai e Guangzhou, si basava
essenzialmente sui valori della famiglia piuttosto che sullappartenenza ad una
comunit urbana. La sostituzione del quartiere tradizionale con forme globali di
edifici ha cancellato, inevitabilmente, non solo una struttura architettonica e
urbana, ma anche uno stile di vita.
Daltronde, lintegrazione tra larchitettura imperialista, o le monumentali
architetture soviet-nazionaliste, e le moderne strutture urbane, oltre che la
reinterpretazione del passato storico e comunista con il nuovo capitalismo liberal,
non rappresenta certo una facile impresa.
certo, comunque, che in poco pi di venti anni la Cina ha coperto la stessa
strada che i Paesi occidentali pi sviluppati hanno percorso nellultimo secolo.
Da qualche anno, tuttavia, oltre a costruire incessantemente grattacieli e palazzi,
lattenzione si spostata verso la rigenerazione e valorizzazione di ampie aree
urbane esistenti. Dalla fine degli anni 90, numerose autorit locali hanno
adottato misure per tutelare il proprio patrimonio storico-culturale,
confermando lattuale, unanime consapevolezza dellimportanza della
conservazione del patrimonio edilizio esistente.
Come sostiene Delin Lai, della Tsinghua University,la storia moderna cinese il
paradosso delle richieste di passato e futuro, delle battaglie per risolvere le
difficolt che implica la strada per la modernit, mentre si vogliono al tempo
stesso conservare gli elementi pi validi della propria eredit culturale.
Dunque, dopo aver raggiunto livelli quantitativi veramente incomparabili, il
nuovo vero obiettivo , ora, la creazione di nuove citt improntate sulla qualit e
sulla tutela dellambiente. Il Governo britannico ha per questo avviato unintesa
con il Governo cinese per la realizzazione di una eco-citt di 500.000 abitanti da
realizzare vicino a Shanghai. Iniziative dello stesso tipo sono state avviate anche
con altri Paesi come la Finlandia, la Germania e la stessa Italia.
Questo numero di Costruire in Laterizio cerca di offrire una visione (ovviamente
parziale) della produzione architettonica contemporanea in laterizio in Cina,
volutamente senza fare riferimento alle prodezze di archistar ma, piuttosto,
proponendo dei ritratti di progettisti locali che emergono nel panorama
generale e che possono offrire spunti di riflessione su uno scenario di forte
contaminazione di forme e contenuti.