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AFORISMI E DISCORSI DEL BUDDHA

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AFORISMI E DISCORSI DEL BUDDHA PREFAZIONE E SCELTA A CURA DI MARIO PIANTELLI TRA
DUZIONI DI EUGENIO FROLA E PIO FILIPPANI-RONCONI EDIZIONI TEA
Editori Associati S.p.A. Via Monte di Piet 1/A - 20121 Milano "1967 e 1968 UTET,
corso Raffaello 28, 10125 Torino Edizione su licenza della UTET dai Volumi I e I
I del Canone Buddhista appartenenti alla Collezione dei Classici delle religioni
sezione I ""Le religioni orientali"" diretta da Oscar Botto 1988 Editori Associ
ati S.p.A., Milano " per la Prefazione Prima edizione TEA ottobre 1988 Stampa: O
fficine Grafiche Stianti, Sancasciano-Firenze
PREFAZIONE "La scelta di testi buddhistici che il lettore si trova fra le mani u
n po' diversa da quelle correnti, in cui all'esigenza di presentazione dottrinal
e si sovrappongono variamente preoccupazioni apologetiche, tentativi di ricostru
zione ""biografica"" della vicenda terrena del Buddha, pregiudizi in sintonia co
n la ""demitizzazione"" caratteristica dell'orizzonte culturale d'Occidente negl
i ultimi due secoli. In s rispettabilissime e non prive d'interesse, siffatte ant
ologie tendono tuttavia ad ingenerare nei non ""addetti ai lavori"" un duplice e
quivoco. Da un lato, infatti, i passi - pervenutici attraverso un secolare lavor
o di correzioni e messe a punto pi o meno standardizzate secondo l'ottica dell'un
a o dell'altra scuola - sono suscettibili d'esser recepiti dal lettore non avver
tito come veridica testimonianza del pensiero stesso dell'antico asceta sulle cu
i labbra son posti gli insegnamenti ch'essi trasmettono, che - tutti - saranno c
os ritenuti in sostanza esenti da alterazioni ed elaborazioni. Dall'altro lato, i
l contenuto di tali insegnamenti, ridotto all'osso e spogliato di tutta la vario
pinta ricchezza della visione del mondo indiana che fa da sfondo alla predicazio
ne buddhistica, appare, nella sua stringatezza e nella sua tecnicit, al tempo ste
sso singolarmente ""moderno"" e insopportabilmente arido ci che in realt non . Ci s
iamo sforzati, attingendo alle versioni gi portate a termine da Eugenio Frola e P
io Filippani-Ronconi, di mettere a disposizione di chi nutra qualche interesse p
er il Buddhismo antico una immagine di esso abbastanza fedele da evitare letture
ingenuamente ""fondamentaliste"" e da mostrarne insieme la complessit e l'artico
lazione mitica. La nostra cura di rispettare l'integrit dei materiali, forniti se
nza tagli n adattamenti (al di fuori delle ripetizioni espunte gi nei testi dell'e
dizione in lingua pali, in base ad ovvie esigenze editoriali!), ha in qualche mi
sura limitato la vastit della selezione di ""aforismi e discorsi del Buddha"" che
proponiamo in questo volume, ma restano sufficienti elementi al quadro per alim
entare questa ambizione." "Colui che sarebbe stato in futuro oggetto come Buddha
, del culto di milioni di uomini, Gautama l'asceta (muni, ""silenzioso"", o sram
ana, ""sforzantesi"" in vista della purificazione e del conseguimento della libe
razione dal ciclo delle rinascite) trascorse la sua esistenza, elemosinando il v
itto quotidiano e predicando i suoi precetti, nella piana gangetica orientale qu
alche tempo prima dell'invasione da parte d'Alessandro il Macedone della provinc
ia del Sindh (327-325 a.C.) La sua datazione oggetto di controversie e dipende d
alla correlazione che s'intende stabilire con la consacrazione dell'imperatore A
soka della dinastia dei 2
Maurya, la quale sembra aver avuto luogo verso il 270 a. Cristo. Fonti indiane,
a noi pervenute anche in versione tibetana e cinese, pongono la morte del fondat
ore del Buddhismo un secolo innanzi tale data mentre la tradizione singalese la
spinge a duecentodiciott'anni prima di essa. Altre testimonianze, che parlano di
centosedici anni tra i due eventi, o pongono Gautama verso la met del VI secolo
a.C., godono di minor considerazione. I fatti di cui possiamo esser sicuri - o q
uasi quanto a lui e al suo entourage sono relativamente esigui: nei decenni dell
a sua vita itinerante (si sarebbe spento verso l'ottantina), egli ottenne un cer
to prestigio presso la ""borghesia"" urbana ed esponenti dell'aristocrazia dei r
egni locali, tra cui primeggiavano quello dei Magadha, allora retto da Bimbisara
della dinastia Haryanka, deposto e fatto uccidere dal figlio Ajatasatru, e quel
lo dei Kosala governato da Prasenajit, a sua volta detronizzato dal figlio Virud
haka. La politica espansionistica di quest'ultimo fin per assoggettare, ancor viv
o Gautama, la piccola repubblica aristocratica degli Sakya, nella terra dei Kosa
la settentrionali (Uttarakosala), oggi a cavallo del confine indonepalese. Gauta
ma stesso era probabilmente originario di quella zona, come attesta il suo epite
to di Sakyamuni (""Asceta degli Sakya""). Il nome simbolico di Siddhartha (""Che
ha raggiunto il suo scopo""), la nascita in una famiglia principesca o addiritt
ura regale, i nomi dei genitori (Suddhodana e Mayadevi), la conquista della bell
issima sposa Yasodhara, l'abbandono del palazzo paterno a seguito del turbamento
insorto dall'incontro traumatizzante con la realt del male nel mondo, esemplific
ato in un vegliardo, un infermo e un morto, sono tratti d'una leggenda atemporal
e che si sovrappone ad una biografia certo meno nota nei suoi inizi che nel suo
esito, esattamente come avverr per Ges nei racconti evangelici. Invero la qualit de
l meraviglioso che circonda il Buddha ricorda sotto alcuni rispetti, quella che
in tali racconti ci familiare. Lo vediamo misurarsi con il Maligno (Mara, ""l'uc
cisore"", divino e demoniaco principe del mondo dominato dal desiderio) in una s
erie di tentazioni simboleggianti le possibili deviazioni dalla sua vocazione di
maestro spirituale - la sfida a tramutare una montagna in oro l'offerta della r
egalit e del dominio sul mondo... e, pi insinuante di tutte, la tentazione ad abba
ndonare subito la vita e le sue pene, senza giungere ai fastigi dell'insegnament
o e ai suoi mille scacchi e delusioni. Lo vediamo camminare sulle acque, discend
ere dal cielo su una scala d'oro e di gemme con ai fianchi gli dei Brahma ed Ind
ra, dichiarare solennemente ""chi vede me, vede il Dharma"", la legge universale
che, nella visione buddhista, prende in qualche modo il posto di Dio... Insomma
, si direbbe che una sorta di archetipo comune sia sotteso alle narrazioni india
ne e a quelle fiorite sulle rive del Mediterraneo. Le prime sono probabilmente p
i antiche, e meglio inquadrate - nei loro elementi straordinari - di quelle che c
ircondano il Cristo. Cos la nascita del Buddha dal fianco materno, senza passare
per la via umiliante dei comuni mortali, riprende il mito della nascita del dio
Indra, gi noto fin dall'epoca dei Veda, mentre il docetismo occidentale riproduce
con minor convinzione - e minor successo - il discorso sul corpo ultraterreno (
lokottara) del Buddha, destinato a divenire, con i maestri del ""Grande Veicolo"
" (Mahayana), un corpo fantasmatico (Nirmanakaya) proiettato dall'eterna Realt ch
e fa tutt'uno con il Dharma (Dharmakaya) e destituito d'ogni funzione al di l del
l'impartir la dottrina agli esseri umani prigionieri dell'illusione cosmica. Ben
pi concreti sono i tratti relativi alla morte, avvenuta (dopo aver consumato un
indigesto piatto di ""delizie porcine"", offerto a Gautama dal fabbro Cunda) nel
parco presso Kuginagara, a qualche distanza dall'attuale Patna. Altrettanto att
endibili sembrano i dati relativi ai parenti di cui Gautama si circondava (la zi
a Gautami, che lo avrebbe allevato, posta, non senza resistenze e perplessit, a c
apo d'una comunit di ascete; i cugini di Ananda e Devadatta, il quale ultimo avre
bbe tentato di alienargli una parte dei discepoli e addirittura d'assassinarlo;
il figlio Rahula), cos come ad altri personaggi di varie condizioni sociali che g
li erano specialmente vicini, dal barbiere Vaisalin ai due brahmani rispettivame
nte designati col matronimico Sariputra e con l'appellativo del gotra o clan bra
hmanico d'appartenenza, Kasyapa. Il caso di quest'ultimo, succeduto al fondatore
come capo della comunit (sangha), identico a quello dello stesso Gautama, il cui
nome quello d'un gotra originato dal saggio Gotama, veggente di alcuni inni del
Rgveda. Ci sembrerebbe indicare che il Buddha fosse in realt anch'egli un brahman
o, i tentativi di conciliare la tradizione, che lo fa invece appartenere alla st
irpe guerriera degli ksatriya, con questo fatto sono poco convincenti. Che i nob
ili Sakya si fregiassero di un epiteto derivato dal loro guru familiare Kapila,
il quale era un Gautama, una notizia che non pare trovare 3
conferme al di l del testo del poema Saundarananda di Agvaghosa (che - a corrobor
are la sua asserzione ascrive erroneamente all'eroe divino Krsna l'appartenenza
a un gotra diverso da quello del fratello Balarama!). Siamo intorno al I secolo
d.C.: in quest'epoca i tratti biografici leggendari sono gi definitivamente conso
lidati. La ricerca dell'appoggio delle dinastie regnanti nel subcontinente india
no, molto spesso d'origine ksatriya, e la polemica sempre pi accesa con i brahman
i - e la loro eredit culturale possono aver giocato nella confezione di tali trat
ti." "Il primo testo che si propone qui al lettore, il Mahapadanasuttanta, regis
tra puntualmente la versione in discorso; ma il suo interesse sta piuttosto nell
a grandiosa cornice che fornisce alla vicenda, ormai fissata canonicamente del p
rincipe Siddhartha. Questa vi viene toccata, in effetti, soltanto per sommi capi
, mentre si narra il suo archetipo eternamente ripetentesi, esemplificato dalla
biografia d'un Buddha del remoto passato, chiamato Vipascit (in pali Vipassi ""L
'intelligente"")." "In un mondo destinato a ripresentare periodicamente le stess
e situazioni, salvo dettagli accidentali di minore importanza, Gautama perde la
sua unicit: la trama del suo destino si scopre costituire semplicemente un moment
o dell'avvicendarsi delle et cosmiche, ciascuna con il suo uomo-Dio (questo il se
nso abituale dell'epiteto Bhagavat, ""Possessore di maest divina"", piuttosto che
""Beato"", come tradizionalmente si traduce nelle lingue occidentali). Vengono
sottolineate discrepanze e concordanze fra i vari Buddha, ma le seconde contano,
evidentemente, ben pi delle prime: esse obbediscono ad una legge eterna che il p
io buddhista invitato a contemplare con rapita meraviglia." "Sempre gli stessi s
ono i momenti della nascita, gl'incontri che scatenano l'angoscia del futuro Bud
dha, ""Colui la cui mente naturata di comprensione"" (Bodhisattva, in pali Bodhi
satta), sempre gli stessi sono i trentadue segni prodigiosi che contraddistinguo
no il suo corpo impareggiabile, soprattutto sempre la stessa la verit ch'egli giu
nge ad esperire al culmine della sua meditazione, nel ""risveglio"" che ne fa, a
pieno titolo, il ""Desto"" (Buddha) della sua epoca. Tutto ci, nella storia di V
ipascit, si svolge su uno sfondo che ripete, ingigantendoli, i caratteri del mon
do indiano contemporaneo ai redattori del testo: in questa preistoria - in cui i
l fatale declino delle cose ancora non incide nel tessuto stesso dell'esistere u
mano - si vive ottantamila anni, i discepoli sono contati a milioni, le regge ha
nno la bellezza e il fasto d'una fiaba. Occorre tenere presente come una siffatt
a visione sia solidale con i dati della biografia di Siddharta, ed anzi tragga,
alla stessa stregua, la sua legittimazione da un discorso posto sulle labbra del
Buddha in persona, come uniformemente il caso dei diversi sutra (""fili"" onde
si dipana l'insegnamento) contenuti nei Canoni delle varie scuole buddhistiche.
Quello da cui i nostri testi son tratti, unico a sopravvivere nella sua intera e
stensione e in redazione ""popolare"" (nella lingua pali, basata sulla parlata s
tessa dei tempi del Buddha, anzich nel sanscrito - pi o meno artificialmente regol
arizzato - adottato per tempo dagli altri indirizzi dottrinali), appartiene alla
""setta"" affermatasi come ortodossia di stato nell'isola di Ceylon a met del XI
I secolo d.C., quella che faceva capo al ""Gran cenobio"" (Mahavihara), affermat
asi in un definitivo trionfo contro le rivali grazie al favore del re Parakkama
Bahu I. Essa, che reclama per s l'antico titolo di ""Dottrina degli Anziani"" (Th
eravada) - gi portato dal partito conservatore nato con lo scisma della comunit bu
ddhista consumatosi in occasione del Concilio di Pataliputra, tenutosi sotto Ago
ka -, fornisce oggi una guida spirituale ai popoli di tutta l'Indocina, l dove la
repressione non ne ha indebolito la presa, ed la sola sopravvissuta tra le nume
rose consorelle della pi antica stagione del Buddhismo indiano. Nella loro strutt
ura attuale, i diversi testi che compongono il Canone in lingua pali furono mess
i per iscritto all'epoca di Ges, in occasione d'un Concilio tenutosi nella capita
le di Ceylon, Anuradhapura, dominato dalla figura del re Vattagamam, poi pi volte
rimaneggiati nei secoli successivi, fino alla revisione in concomitanza con il
Concilio tenutosi in Birmania tra il 1868 e il 1871, sotto il re Mindonmin. Dove
il confronto con le corrispondenti parti dei Canoni d'altre ""sette"", come i M
ahisasaka e i Sarvastivadin, possibile, questo lavoro di alterazione emerge limp
idamente, come hanno dimostrato in particolare le ricerche di Andr Bareau. Il fon
do comune ai diversi Canoni comprendeva sia testi orali direttamente risalenti a
lla comunit attorno a Gautama, sia pie leggende, talora adattate da altra fonte,
che dovevano specialmente esser diffuse 4
nei centri, meta di pellegrinaggio, ricollegati all'una o all'altra tappa import
ante della carriera del Buddha: l'illuminazione, a Gaya, la prima predicazione,
a Varanasi (Benares), la morte, a Kuginagara... In origine dovette trattarsi di
passi brevi o brevissimi, concatenati soltanto in seguito dalla paziente fatica
dei diascheuasti." "Il secondo testo che figura nella nostra scelta appunto un s
aggio di quella che pot essere tale primitiva consistenza delle testimonianze con
fluite poi nei grandi sutra. Si tratta delle parole ""profferite"" dal Buddha (U
dana), in forma poetica e spesso oscura, in occasione di determinate circostanze
. L'asceta Gautama, negli altri testi solitamente impassibile e impersonale, pri
vo di qualsiasi profilo individuale plausibile (a differenza della sua cerchia,
in cui il carattere dei vari discepoli spesso lumeggiato in modo verisimile - e
coerente dal punto di vista delle loro diverse reazioni agli incidenti narrati),
qui invece effonde, trasportato dall'emozione, l'animo suo e ci appare molto pi
umano e vicino alla ""storicit"" dei personaggi dell'agiografia occidentale. Non
mancano, invero, nelle ottantadue brevissime porzioni del testo, strutturate com
e altrettanti sutra, elementi mirabili e apparizioni ultraterrene, che danno ai
""fioretti"" del Buddha un profumo affine a quello dei racconti francescani che
c'incantano nelle nostre pagine trecentesche. La sistemazione semicronologica de
i passi, cos come l'uso di epiteti invalsi relativamente tardi, quali quello di T
athagata (""Colui ch' in tal guisa pervenuto""), mostrano, beninteso, che anche q
ui intervenuto un certo lavoro d'adattamento, ma la natura stessa dei materiali
depone a favore della loro sostanziale antichit." Il terzo testo, che con le sue
parti in versi sembra riecheggiare le strutture espositive del precedente, un co
mpendio di norme per l'uomo che vive nel mondo, "dettate al giovane Sirigalaka,
da cui il suo titolo (Singalovadasuttanta). Esso apre una serie d'insegnamenti c
he segnaliamo qui in quanto si presentano come non strettamente indirizzati agli
asceti. Tali materiali costituiscono un aspetto del Buddhismo antico generalmen
te poco valutato: accade persino di leggere che le scuole del cosiddetto ""Grand
e Veicolo"" (Mahayana) avrebbero esse sole volto ai ""laici"" un interesse che e
ra prima interamente concentrato sulla prassi dei ""monaci"". La rivalutazione d
ella figura del Bodhisattva rispetto a quella dell'Arhat (Il ""rispettabile"" as
ceta che ha raggiunto la perfetta comprensione della dottrina ed certo di aver m
esso fine al meccanismo delle rinascite), centrale nel Buddhismo antico, starebb
e a testimoniare tale evoluzione. In realt non soltanto ritroviamo nei testi cano
nici tutta una precettistica indirizzata ai ""laici"" in quanto privati, ma anch
e una teoria della regalit e dei suoi compiti specifici. Le sottesa una visione d
ella storia del mondo, dell'umanit e del viver sociale che appare saldamente radi
cata nella visione indiana del tempo ciclico, con il suo progressivo degenerare,
da epoche auree di rispetto del Dharma e di paradisiaca pace universale, fino a
lla dura realt quotidiana del matsyanyaya, la sinistra legge del pesce grande che
divora il pesce piccolo, fondamento della politica e legittimazione del contrat
to sociale che affida al monarca la gestione esclusiva della violenza (danda, ""
il bastone"") che accompagna il potere." "Il quarto testo, l'Agannasuttanta, si
occupa appunto di tale tematica, con un'esposizione di notevole interesse dirett
a a due brahmani, del gotra Vasistha e del gotra Bharadvaja rispettivamente. Le
caratteristiche dei quattro grandi gruppi sociali indiani, ksatriya (che, signif
icativamente, sono posti innanzi a tutti gli altri!), brahmani, vaisya (""quelli
del popolo"", produttori di ricchezze) e sudra (""servitori"") sono passate in
rivista, in quanto suscettibili di biasimo o di lode, senza far distinzione tra
le tradizionali incombenze e i corrispondenti profili deontologici, che tanta pa
rte prendono nella letteratura non buddhistica, mentre si censura espressamente
la dottrina del primato dei brahmani, fondamento della prospettiva ortodossa del
l'ordinamento castale. L'origine di quest'ultimo poi rintracciata, assieme a que
lla della societ nel suo complesso, in una catena d'eventi che inizia con un vero
e proprio mito del peccato originale, posto come causa di ogni tipo di differen
ziazione, a cominciare dall'apparire del tempo segnato dalle evoluzioni dei corp
i celesti. Nutrizione, rapporti sessuali e propriet compaiono via via, progressiv
amente inquinando l'originaria purezza di esseri tutti eguali tra loro, fino a r
ender necessaria l'espropriazione della libert individuale con la 5
scelta di un detentore della regalit. Quasi a far da contraltare a questo culmine
negativo, ecco sorgere la prassi ascetica, fondata su un'esigenza di recupero d
ella primitiva condizione beata, superando ogni differenziazione in una sorta di
""regressione all'utero"" pre-sociale. L'alternarsi dei cicli cosmici provvede,
ovviamente, una alternativa a questa fuga all'indietro individuale, garantendo
la fine dei mali del mondo attuale, allorch esso avr toccato l'estremo della sua p
arabola d'abbiezione e di sofferenza, con il ritorno automatico all'et dell'oro."
" quanto si discute nel quinto testo della nostra scelta, il Cakkavattisihanadas
uttanta, che prende nome dal ""ruggito leonino dell'Imperatore"". La figura di q
uesti designata con l'epiteto di a Colui che fa girare la ruota"" (Cakravartin),
ma anche il Buddha (che - potenzialmente - era destinato al ruolo di monarca un
iversale, ove non avesse perseguito la via della conoscenza liberatrice) ""Quegl
i che mette in moto la ruota"" del Dharma! In effetti, l'ideologia del dominio i
mperiale propria della dinastia dei Maurya, in cui il simbolismo della ruota cen
tralissimo, pervade ancora la prima parte di questa analisi del declino della so
ciet e della qualit della vita, in concomitanza con l'eclissarsi via via della fun
zione regale. Si direbbe quasi che il disagio conseguente al crollo dei Maurya e
alla frammentazione del quadro politico indiano nei secoli immediatamente prece
denti l'era cristiana pesi sulla visione espressa nella narrazione, qui diretta
ad un'assemblea di discepoli. Invece di assistere ad un brusco rivolgimento, com
e avviene nella dottrina non buddhistica delle et cosmiche, il lettore si trova i
nnanzi, una volta giunto al punto di assoluta negativit sociale, ad un lento rito
rno ai valori gi abbandonati e al conseguente miglioramento della qualit della vit
a, che ripercorre, con una sorta di moto pendolare, l'arco del declino dianzi tr
atteggiato. Ci che l'asceta, con il suo deciso e coerente invertire la tendenza n
egativa, compie nello spazio d'una sola esistenza, la societ attinge con una lent
a e faticosa riforma dei costumi fino al ritorno all'assoluta positivit delle ori
gini. Alla figura messianica di Kalkin, il futuro avatara del dio Visnu, che con
il suo bianco destriero e la sua spada invincibile riporter, per l'ortodossia br
ahmanica, il secolo aureo, subentra qui la promessa del Buddha futuro, Maitreya
(""Il compassionevole""), destinato a venire quando i tempi saranno maturi, piut
tosto che a provocarne egli stesso, drammaticamente, la fine. Scomparso il ruolo
divino di direzione della vicenda del mondo, il suo dipanarsi resta affidato al
le leggi impersonali del divenire. Ad esse non sfuggono gli stessi di, a comincia
re da Brahma, che la tradizione non buddhista vuole manifestatore delle cose tut
te. Costui, che ha larga parte nei miti accentrati nella carriera del Buddha, vi
ene spogliato della sua funzione cosmogonica e ricondotto nel novero degli esser
i soggetti al ciclo delle rinascite." "Il sesto testo documenta, tra l'altro, gl
i esiti di questo processo. Brahma, venuto in esistenza per un processo spontane
o e legato soltanto al consumarsi del deposito di meriti accumulati in un preced
ente ciclo cosmico, ignora la propria origine ed identit, convinto, in buona fede
, d'essere il Signore e l'Origine degli esseri. La sua posizione ci rammenta irr
esistibilmente quella dello Yhwh veterotestamentario nella rilettura operata dag
li gnostici: demiurgo all'oscuro delle pi profonde realt che, atemporalmente, lo p
recedono, costui dichiara con le parole di Isaia (XLV, 5): ""Io sono il Signore
e non c' alcun altro; fuori di me non c' dio"", esattamente come qui, nel Patikasu
ttanta, Brahma proclama: ""Io sono Brahma, il Gran Brahma, l'onnipotente, il pad
rone, il fattore, il creatore, l'altissimo, l'ordinatore, il possente padre di c
i che fu e sar!"" Si tratta di un passo abbastanza rilevante, da venir riprodotto
in pi versioni: la pi nota nel lunghissimo Brahmajalasutta (II, 3, 5)." "Invero il
Buddhismo antico ha molti tratti in comune con le scuole della gnosi mediterran
ea: ci vale specialmente per la valutazione sostanzialmente negativa dell'esisten
za mondana in s, dominata da forze ciecamente protese al suo perpetuarsi (ipostat
izzate nel sinistro Mara), contrapposta ad una Realt assolutamente altra, trascen
dente e ineffabile (che qui , naturalmente, rappresentata dal concetto-limite del
Nirvana). Non sappiamo se vi sia stata una effettiva connessione tra le due gno
si, ma molto porta a supporlo: cos apprendiamo da un'iscrizione di Asoka ch'egli
aveva spedito missionari a diversi sovrani ellenistici, mentre Clemente Alessand
rino mostra di conoscere l'esistenza del Buddha e il nome di sua madre, Maya, 6
sembra figurare nelle aretalogie isiache. In ogni caso, la nozione dell'ignoranz
a del presunto manifestatore del mondo s'inserisce chiaramente nel disegno della
vicenda spirituale indiana: vi si allude in forma enigmatica gi nella chiusa del
famoso Nasavyasukta del Rgveda (X, 129, 6-7): ""Chi davvero sa, chi qui potrebb
e enunciare dond' stata generata, dond' questa manifestazione?... Se invero la sta
bil o se invero no, Colui ch' di questo mondo l'eccelso Supervisore, nel sublime s
pazio celeste, Costui soltanto lo sa, se pure non l'ignora!"", mentre nella Brha
daranyakopanisad (I, 4) troviamo uno sviluppo del tema come fondamento del timor
e, oscuro e ingiustificato, provato dal S (Atman) venuto in esistenza al principi
o dei tempi. Al contrario, nelle cosmogonie mediterranee degli antecedenti signi
ficativi alla dottrina in discorso non sono facilmente reperibili! Il Patikasutt
anta ha anche altri motivi d'interesse: le rivalit fra gli antichi asceti, a colp
i di prodigi e di straordinarie operazione di potenza, vi appare vividamente, e
porta con s un meraviglioso tutto indiano. Non manca neppure la favola con animal
i per protagonisti, un genere accolto largamente nei racconti delle vite anterio
ri del Buddha (Jataka), e diffusosi nei secoli in tutto l'antico Oriente, dove s
e ne constata l'impiego per ammaestramento e per diletto come nei racconti d'Eso
po e Fedro che ci sono familiari." "Il settimo testo apre il discorso sugl'inseg
namenti centrali del Buddhismo antico, orientati a guidare la prassi ascetica e
a fornire ad essa le basi teoretiche indispensabili all'attingimento dei suoi fr
utti pi elevati. Appunto da tali frutti prende nome il Samannaphalasutta, che int
roduce quale interlocutore del Buddha il possente e sinistro monarca dei Maghada
, Ajatasatru ("" Colui il cui nemico scilicet capace di vincerlo - non ancora na
to""), designato col matronimico Vaidehiputra (""Figlio di [Cellana, principessa
] dei Videha""). Ancorch la narrazione non vi faccia esplicitamente riferimento,
gravano sullo sfondo del dialogo cupe vicende, che ne coinvolgono entrambi i pro
tagonisti. Su consiglio del malvagio cugino di Gautama, Devadatta, Ajatasatru av
rebbe organizzato una congiura contro l'anziano genitore e, una volta ottenutane
l'abdicazione, l'avrebbe messo a morte - otto anni prima della estinzione del N
irvana di Gautama stesso. Quando si consideri che il defunto re, Bimbisara, era
ritenuto assai favorevole al Buddha, e che, sempre per istigazione di Devadatta,
Ajatasatru avrebbe consentito a un attentato contro il maestro (lasciando liber
o sulla sua strada il feroce elefante da battaglia Dhanapala), l'impeccabile cor
tesia con cui questi gi si rivolge permetter d'apprezzarne vieppi il distacco dal m
ondo e l'equanimit. L'autocrate ci appare - secondo un modello ideale di regalit a
ttenta alle speculazioni pi sottili dei maitres--penser contemporanei testimoniato
da numerosi testi dell'India antica, a cominciare dalle famose a Domande di re
Menandro"" (Milindapanha) - curioso degl'insegnamenti eterodossi rispetto alla t
radizione brahmanica e ne riassume concisamente i principali. Si tratta di un pr
ezioso repertorio di notizie sulla predicazione di guide spirituali contemporane
e a Gautama, che consente di cogliere lo sfondo su cui egli viene a situarsi, se
bbene la presentazione delle dottrine rivali sia - qua e l - deformata quasi ai l
imiti della caricatura. Cos, se ancora possibile riconoscere i tratti del severo
fatalismo di Gopala ""il Bardo"" (Maskarin), fondatore della ""setta"" degli All
vika, la complessa etica del Tainismo, fondata quanto quella buddhistica - e pi d
i essa! - sulla nonviolenza (ahimsa), non emerge affatto dalle parole riportate
del suo iniziatore, Vardhamana ""il Vincitore"" (Jina, epiteto dello stesso Gaut
ama), a il Grande Eroe"" (Mahavira), ""il Facitore del guado"" dell'oceano delle
rinascite (Tirthamkara). Designato con l'epiteto di a Libero da nodi"" (Nirgran
tha) e col patronimico Nayaputra (""Figlio del [principe Siddhartha della schiat
ta dei] Naya""), questi presentato da Ajatasatru che era suo parente! - discetta
nte sulla figura dell'asceta in oscuri rapporti con le ""acque"" (vari), forse m
etafora del flusso di materia entro la coscienza - in concomitanza con la condot
ta egoisticamente motivata (asrava), o allusione alla rappresentazione mentale d
ell'alluvione destinata a spazzar via le contaminazioni mentali (varunidharana),
importante momento dello yoga jainistico. In contrasto con l'inconcludente caos
delle esposizioni a suo tempo ascoltate da Ajatasatru, il Buddha gli spiega con
persuasiva eloquenza l'ascesi e i suoi frutti. Dapprima egli lo conduce ad amme
ttere - in un linguaggio sorprendentemente ""democratico""! - la promozione di s
tatus goduta nella societ indiana da ogni asceta, prescindendo dalla sua prassi e
dalle dottrine ad essa soggiacenti, poi traccia, sullo sfondo quasi picaresco d
ei costumi poco 7
dignitosi o troppo liberi della massa degli yogin itineranti dei suoi tempi, un
quadro delle regole di vita per i propri seguaci, in termini prevalentemente neg
ativi. Segue la precettistica positiva, che vien dipanando, in termini standardi
zzati costantemente ripresi nel Canone pali, il percorso meditativo seguito dall
'asceta buddhista, gradino per gradino. Gli stati di consapevolezza via via atti
nti sono descritti e illustrati con attraenti similitudini, ma Ajatasatru, pur f
avorevolmente impressionato dalla lunga serie d'istruzioni, si limita ad una pro
fessione di rifugio nel Buddha ed alla confessione del proprio parricidio, senza
deporre le insegne regali per la veste ocra del rinunciatario. Gautama commenta
che la macchia contratta col parricidio stesso gli ha precluso la comprensione
ultima del Dharma cos pazientemente insegnatogli." Ancora una volta si respira il
meraviglioso nell'ottavo testo, il Kevaddhasutta, dove una classificazione dell
e varie capacit paranormali attingibili mediante l'ascesi seguita dalla narrazion
e dei viaggi celesti di un praticante, che riprende un tema caro alla letteratur
a apocalittica in Occidente. La ricerca d'un substrato unitario dei quattro elem
enti che formano il mondo, mentre spinge alla sua ascesa in reami paradisiaci l'
asceta, animato da un astratto spirito d'indagine intellettualistica, offre il d
estro al redattore della narrazione per porre in rilievo al solito la nescienza
di Brahma. Essa sbocca in ultimo nella scoperta del fine, ben pi esistenzialmente
significativo, del Nirvana. Su questo sfondo s'inserisce nuovamente la presenta
zione standardizzata dell'iter ascetico del perfetto discepolo del Buddha. "La p
ratica meditativa, fondata sull'esercizio continuato dell'attenzione non coinvol
ta portata sui diversi momenti della vita psicofisiologica, , anzitutto, resa att
raente, nell'esposizione diretta ai ""laici"", attraverso l'elenco dei suoi sott
oprodotti, appartenenti alla sfera del folklore yogico, mentre agli ""addetti ai
lavori"" essa interessa come via di superamento delle false identificazioni del
l'""io"" con l'uno o l'altro settore dell'esistenza esteriore Si tratta di utili
zzare la consapevolezza (vyjana, lett. ""conoscenza comprensiva""), momento culm
inante del processo di percezione dell'universo oggettuale e ubi consistam del s
enso d'identit personale, come strumento di indebolimento e poi di negazione di q
uesta stessa identit, identificata dal pensiero buddistico (ma non sappiamo se da
llo stesso Gautama!) con l'Atman del lessico brahmanico, il S imperituro ed atemp
orale che funge, appunto, da testimone della vita dei sensi e della mente. ""Que
sto non sono io, questo non il mio Atman"", ripete il meditante buddhista, prend
endo in considerazione i vari strati della propria struttura corporea e dei prop
ri flussi e riflussi sensoriali e psichici, sistemati in cinque skandha (""compl
essi"", ""aggregati"") via via pi intimi. La conclusione che non vi da nessuna pa
rte un Atman suscettibile d'essere scoperto. Fino a qui l'indagine buddhistica r
iproduce, mutatis mutandis, quella vedantica, fondata negli antichi insegnamenti
delle Upanisad. Ma mentre quest'ultima sbocca nella presa di coscienza di un At
man ch' il puro soggetto immanente nell'indagatore, irriducibile al mondo oggettu
ale su cui la ricerca s'era esercitata fino a quel momento, il procedere buddhis
tico s'arresta alla disidentificazione e proclama che l'Atman stesso uno pseudo-
concetto. Questa comprensione liberatrice possibile soltanto quando gl'""ingorgh
i"" impuri della vita mentale (asrava) sono stati vinti dalla paziente fatica di
riorientamento di essa, cui la prassi ascetica in primissimo luogo mira." "Il n
ono testo, fondamentale per la comprensione di tale prassi, chiamato Mahasatipat
thanasuttanta, dai quattro ""pilastri dell'attenzione/memoria"" (smrtyupasthana)
su cui esso particolarmente indugia. Di notevole rilievo vi la presentazione de
lle quattro Nobili Verit (Aryasatya) legate alla predicazione buddhistica fin dal
le origini, che ripropongono la scoperta del disagio esistenziale (duhkha; il te
rmine non designa soltanto il dolore e la sofferenza, ma pi in generale ogni form
a di esperienza negativa e traumatizzante) seguendo il formalismo dell'antica me
dicina indiana: a) individuazione della presenza del morbo in base alla constata
ta presenza dei sintomi di esso; b) ricerca dell'eziologia del morbo; c) accerta
mento dell'efficacia della rimozione delle cause del morbo, in quanto producente
la scomparsa dei sintomi; d) prescrizione della cura vera e propria. Questa con
siste nell'Ottuplice Sentiero (Astangamarga), probabilmente la pi antica sistemat
izzazione dell'iter ascetico buddhistico, le cui tappe sono qui chiaramente 8
descritte. Il nesso tra disagio esistenziale e coinvolgimento involontario nel r
apporto con l'oggetto, sentito come sete (trsna) nei confronti dell'oggetto mede
simo, il punto forte della struttura delle Nobili Verit, e la sua scoperta tutt'u
no con il ""risveglio"" che fa di Gautama il Buddha della sua epoca. Tale nesso
viene esplicitato per tempo - in stretta associazione con una teoria del ciclo d
elle rinascite che si sforza di fare a meno della nozione di un Atman trasmigran
te di corpo in corpo - attraverso l'analisi del processo del pratityasamutpada (
""sorgere in concomitanza con il verificarsi di condizioni date""). Si tratta de
l momento teoretico sentito come di maggiore importanza nel Buddhismo antico, ri
valutato poi anche dalle scuole del ""Grande Veicolo"", in ispecie da quella che
fa capo al maestro Nagarjuna (II secolo d.C.), che fonda in esso la sua dottrin
a della vacuit (sunyata) di tutti i momenti del divenire, in quanto destituiti di
autonomia ontologica." "Ad esso dedicato il decimo testo, che prende il nome di
Mahanidanasuttanta dalle tappe del processo in discorso, presentate come altret
tante cause/condizioni (nidana) nei confronti delle tappe immediatamente success
ive. Vi si trova anche una critica articolata delle teorie relative all'Atman (r
eso con ""anima"" dal Frola) che mostra ancora una volta l'attenzione degli ambi
enti buddhistici alle componenti del pensiero indiano diverse dal loro indirizzo
. Giova ricordarlo, il Buddhismo anche una ""filosofia""! Segnaliamo altres la co
rrispondenza stabilita tra i diversi stati di meditazione ed una serie di condiz
ioni paradisiache sempre pi elevate. Si tratta di una nota caratteristica della r
iflessione indiana sullo yoga fin dall'epoca preclassica, che ritroviamo tanto i
n testi tecnici come il commento agli Yogasutra ascritto a Vyasa, quanto nelle d
ominanti sillogi puraniche ed agamiche che ispirano la pi matura visione induisti
ca. Del resto, la tradizione assegna una visione siffatta gi ai maestri di Gautam
a, che l'avrebbero guidato rispettivamente all'attingimento del settimo ed ottav
o stato sopracosciente: Arada Kalama di Vaisall, nel territorio della repubblica
aristocratica di Vrjji, e il meno caratterizzato Udraka Ramaputra di Rajagrha,
l'antica capitale dei Magadha. Di fatto, la capacit di accedere via via a queste
stazioni sempre pi rarefatte di esercizio dell'attenzione, fino ai gradi di atten
zione vuota in cui la pratica culmina, sono condizione necessaria, ma non suffic
iente alla esperienza terminale del Nirvana. Allorch il Buddha stesso si spegne,
tale esperienza detta comportare dapprima l'ascesa fino alla condizione pi elevat
a, quella in cui non v' pi presenza n assenza d'attenzione (naivasamjnanasamjnayata
na), indi la ridiscesa graduale allo stato di consapevolezza empirico. Come un p
endolo che abbia descritta in tal modo interamente la propria curva, acquistando
movimento ed energia, la coscienza del movente riparte poi verso gli stati pi el
evati fino a raggiungere la quarta esperienza. Qui, a met tra il mondo delle form
e (rupadhatu) e quello dell'informe (arupyadhatu), quasi aprendosi uno spazio in
terstiziale per uscire definitivamente dal cosmo, il Buddha si estingue (Mahapar
inibbanasuttanta, VI, 8-9). A parte il ricorso al motivo ""pendolare"", che gi av
evamo notato a proposito delle et cosmiche, questo passo (in cui concordano sosta
nzialmente le varianti della narrazione appartenenti ai diversi Canoni in lingua
diversa dalla pali sopravvissuti fino a noi, mostrandone l'antichit!) rivela l'i
mportanza tutta particolare della ""via di mezzo"" fra affermazione e negazione,
tanto spesso reperibile nelle fonti buddhistiche. Val la pena di segnalare che,
appunto in corrispondenza della divisione fra i due mondi accennati, i maestri
del ""Grande Veicolo"" pongono il ""corpo fruitivo"" del Buddha (Sambhogakaya),
sempre risplendente innanzi alla visione trascendente dei bodhisattva. L'estinzi
one dell'asceta Gautama viene cos a configurarsi come una sorta di riassorbimento
nella sua realt archetipale..." L'undicesimo testo ci trasporta ancora una volta
nei mondi divini, con maggior vividezza del consueto e una certa rivalutazione
del ruolo di Brahma (o almeno di un Brahma!). La narrazione della entit celestial
e dalla quale trae nome il Janavasabhasuttanta, ancorch destinata, ancora una vol
ta, a servir da quadro ad un'esposizione di temi dottrinali, folgora di luci tra
scendenti e anticipa le vivaci visioni dei sutra mahayanici. "Terminata la visit
azione di questi materiali, si spera che il lettore, ormai edotto dei contenuti
e del tono degl'insegnamenti buddhistici, sia in grado di apprezzare e gustare l
a gemma dell'apoftegmatica in lingua 9
pali, che chiude la scelta propostagli: Il dodicesimo testo , infatti il famoso D
hammapada (""Impronta del Dharma""), raccolta di 423 strofe, molte delle quali r
eperibili, con le circostanze in cui furono pronunciate, in altre porzioni del C
anone. L'elevatezza dei precetti, la sobria dignit dell'espressione, l'uso sapien
te delle similitudini, la vigorosa impostazione stilistica, l dove le ripetizioni
veicolano l'appassionata convinzione del poeta-maestro, fanno di questa breve e
ppur grande opera un classico degno di figurare nella biblioteca spirituale dell
'umanit." MARIO PIANTELLI NOTA BIBLIOGRAFICA
Nella presente edizione, si sono conservate le annotazioni dei curatori, P. Fili
ppani-Ronconi ed E. Frola, contenute nella pi vasta edizione del Canone Buddhista
(2 Voll., UTET, Torino 1967-68) cui il lettore rimandato per approfondimenti e
per una sommaria bibliografia ragionata. "Pi vasta la bibliografia che correda il
bel saggio di 0. BOTTO, Buddha, Esperienze, Fossano 1974, PP. 209-221 (ristampa
to per i tipi di Mondadori nella collana ""Uomini e religioni"", 1984) e quella
in appendice alla Storia del Buddhismo, di A. PEZZALI (EMI, Bologna 1983, PP.391
-433). Vale la pena di ricordare, comparsi pi di recente, Der buddhistische Kanon
: eine Bibliographie, di G. GRONBOLD (Harassowitz, Wiesbaden, 1984), di speciale
interesse per rendersi conto dell'imponente letteratura che fa da sfondo ai tes
ti qui presentati, e En suivant Bouddha, di A. BAREAU (Lebaud, Paris 1985), con
una vasta scelta dai Canoni delle diverse ""sette"" del Buddhismo antico, ordina
ta biograficamente e colma di preziose annotazioni. Degna di nota anche la bibli
ografia sparsa nelle note del Buddhismo e Cristianesimo in dialogo, di M. ZAGO (
Citt nuova, Roma 1985), che contiene pi di quanto non prometta il titolo. Recente
la traduzione italiana del saggio di H.W. SCHUMANN, Der Histortsche Buddha, Died
erichs, Koln 1982 (trad. it., Il Buddha storico, Salerno, Roma 1986), con una bi
bliografia circostanziata, cosa come La spiritualit buddhista, ancora di M. ZAGO
(Studium, Roma 1986), con piccola bibliografia alle pp. 7579 e scelta di testi i
n appendice. Da ultimo, si possono segnalare le traduzioni italiane dei classici
The Central Philosophy of Buddhismo, di T.V.R. MURTI (Allen & Unwin, London 195
5; it., La filosofia centrale del Buddhismo, Ubaldini, Roma 1983), Buddhism Thou
ght in India, di E. CONZE (Allen 8, Unwin, London 1962; trad. it., il pensiero d
el Buddhismo indiano, Ed. Mediterranee, Roma 1988) e Buddhist Philosophy in Theo
ry and Practice, di H. GUEETHER (Shambala, Berkeley 1971; trad. it., La filosofi
a buddhista nella teoria e nella pratica, Ubaldini, Roma 1975), che aiuteranno i
l lettore ad orientarsi nei labirinti delle diverse scuole di pensiero buddhisti
che." M.P. Aforismi e discorsi del Buddha
10
MAHAPADANASUTTANTA (LA GRANDE LEGGENDA)
PRIMA PARTE Cos ho sentito: "1. Un tempo il Sublime dimorava a Savatthi nel Jetav
ana, il parco di Anathapindika, in una piccola capanna di Rosa Muschiata. Allora
a molti monaci, tornati dal giro di elemosina, dopo il pasto, nel rotondo padig
lione di Rosa Muschiata, insieme seduti, insieme riuniti, sorse una conversazion
e sui tempi passati: ""Cos erano i tempi passati, cos erano i tempi passati""." 2.
Ud il Sublime col divino orecchio purificato, sorpassante la condizione umana, l
a conversazione di quei monaci. Allora il Sublime, sorto da sedere, si diresse a
l rotondo padiglione di Rosa Muschiata ed entratovi si sed su di un apprestato se
dile. Sedutosi il Sublime si rivolse ai monaci: Ajatasatru Per quale conversazio
ne, o monaci, siete ora insieme seduti, quale era il mutuo discorso ora interrot
to? . "Cos essendo stato detto, un monaco disse al Sublime cos: ""Ecco, o signore,
a noi, tornati dal giro di elemosina, dopo il pasto, nel rotondo padiglione di
Rosa Muschiah, insieme seduti, insieme riuniti, sorse una conversazione sui temp
i passati: "" cos erano i tempi passati, cos erano i tempi passati"". Questa la mu
tua conversazione interrotta allorquando comparve il Sublime ""." "3. ""Non desi
derereste voi, o monaci, udire un discorso sui tempi passati ? ""." Di ci tempo ,
o sublime, di ci tempo, o Benvenuto, ci che il sublime vorr dire sui tempi passati
i monaci, udendo dal Sublime, lo ricorderanno. Pertanto udite , o monaco, o pon
ete ben mente: io parler S, o signore, assentirono i monaci al Sublime. Il Sublime
cos disse: "4. ""Fu nel 9l evo, o monaci, che Vipassi il Sublime Santo, Perfetto,
perfettamente Svegliato, sorse nel mondo; fu nel 31 evo, o monaci, che Sikhi il
Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo; fu nel medesi
mo 31 evo che Vessabhu il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse
nel mondo. Fu nel nostro felice evo, o monaci, che Kakusandha il Sublime Santo,
Perfetto, perfettamente Svegliato sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo c
he Konagamana il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato sorse nel mond
o. E fu nel nostro felice evo che Kassapa il Sublime Santo, Perfetto, perfettame
nte Svegliato, sorse nel mondo. E fu nel nostro felice evo, o monaci, che io att
uale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, son sorto nel mondo." 5. Vipassi,
o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita n
obile, sorse nella classe dei nobili. Sikhi, o monaci, il Sublime, Santo, Perfet
to, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei nobili
. Vessabhu, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu d
i nascita nobile, sorse nella classe dei nobili. Kakusandha, o monaci, il Sublim
e, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella
classe dei brahmani. Konagamana, o monaci, il Sublime, 11
Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella cl
asse dei brahmani. Kassapa, o monaci, il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente
Svegliato, fu di nascita brahmano, sorse nella classe dei brahmani. Io, o monac
i, attuale Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sono di nascita nobile, sor
si nella classe dei nobili. 6. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, pe
rfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Sikhi, o monaci, il Sublime Sant
o, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanfia. Vessabhu, o mona
ci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kondanna
. Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu
di famiglia Kassapa. Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettam
ente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Per
fetto, perfettamente Svegliato, fu di famiglia Kassapa. Io, o monaci, attuale Sa
nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, sono di famiglia Gotama. 7. Di Vipassi,
o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della v
ita fu di 80.000 anni. Di Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettam
ente Svegliato, la durata della vita fu di 70.000 anni. Di Vessabhu, o monaci, i
l Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 6
0.000 anni. Di Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente S
vegliato, la durata della vita fu di 40.000 anni. Di Konagamana, o monaci, il Su
blime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 30.00
0 anni. Di Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliat
o, la durata della vita fu di 20.000 anni. A me, o monaci, attuale Santo, Perfet
to, perfettamente Svegliato, un breve insignificante tempo di vita, facilmente d
anneggiabile, colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. 8. Vipassi, o
monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illumin
azione al tronco di una bignonia. Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, p
erfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di un loto bianco. V
essabhu, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto. perfettamente Svegliato, raggiuns
e l'illuminazione al tronco di un albero di sala. Kakusandha, o monaci, il Subli
me Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco
di una acacia. Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente
Svegliato, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus glomerulata. Kassapa
, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'ill
uminazione al tronco di una ficus indica. Io, o monaci, attuale Santo, Perfetto,
perfettamente Svegliato, raggiunsi l'illuminazione al tronco di una ficus relig
iosa. 9. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliat
o, fu una coppia di discepoli di nome Kanda e Tissa, eccelsa nobile coppia. A Si
khi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppi
a di discepoli di nome Abhibhu e Sambhava, eccelsa nobile coppia. A Vessabha, o
monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di di
scepoli di nome Son e Uttara, eccelsa nobile coppia. A Kakusandha, o monaci, il
Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di
nome Vidhura e Sarijiva, eccelsa nobile coppia. A Konagamana, o monaci, il Subli
me Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli di nome
Bhiyyos e Uttara, eccelsa nobile coppia. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo,
Perfetto, perfettamente Svegliato fu una coppia di discepoli di nome Tissa e Bha
radvaja, eccelsa nobile coppia. A me, o monaci, ora una coppia di discepoli di n
ome Sariputta e Moggallana, eccelsa nobile coppia. 10. A Vipassi, o monaci, il S
ublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli.
Una di queste classi fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000
monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, o monaci, il Subli
me Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli t
utti liberi dagli asava. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfetta
mente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 100.
000 monaci, una di queste classi fu di 80.000 monaci, una di queste classi fu di
70.000 monaci. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sve
gliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A Vessabhu,
o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, furono tre classi
di discepoli. 12
Una di queste classi fu di 80.000 monaci, una di queste classi fu di 70.000 mona
ci, una di queste classi fu di 60.000 monaci. A Vessabha o monaci, il Sublime Sa
nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti
liberi dagli asava. A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfetta
mente Svegliato, fu una sola classe di discepoli, di 40.000 monaci. A Kakusandha
, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, questa classe f
u di discepoli tutti liberi dagli asava. A Konagamana, il Sublime Santo, Perfett
o, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli di 30.000 monaci. A
Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, quest
a classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava. A Kassapa, o monaci, il Subli
me Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una sola classe di discepoli di
20.000 monaci. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sv
egliato, questa classe fu di discepoli tutti liberi dagli asava. A me, o monaci,
attualmente una sola classe di discepoli di 1350 monaci. A me, o monaci, questa
classe di discepoli tutti liberi dagli asava. I l. A Vipassi, o monaci, il Subl
ime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile pe
rsonale attendente, un monaco di nome Asoka. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo
, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale a
ttendente, un monaco di nome Khemankara. A Vessabhu o monaci, il Sublime Santo,
Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale att
endente, un monaco di nome Upasannaka A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo,
Perfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale att
endente, un monaco di nome Buddhija. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, P
erfetto, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale atte
ndente, un monaco di nome Sotthija. Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfett
o, perfettamente Svegliato, fu personale attendente, nobile personale attendente
, un monaco di nome Sabbamitta. A me, o monaci, ora personale attendente, nobile
personale attendente, il monaco Ananda. 12. A Vipassi, o monaci, il Sublime San
to, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Bandhuma, la divin
a Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale del re
Bandhuma. A Sikhi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato
, fu padre il re di nome Aruna, la divina Pabhavati fu madre e genitrice. La cit
t di nome Arunavati fu capitale del re Aruna. A Vessabhu, o monaci, il Sublime Sa
nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il re di nome Suppatita, la div
ina Yasavati fu madre e genitrice. La citt di nome Anopama fu capitale del re Sup
patita. A Kakusandha, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli
ato, fu padre il brahmano di nome Aggidatta, la brahmana Visakha fu madre e geni
trice. In quel tempo, o monaci, era re Khema. La citt Khemavati era la capitale d
el re Khema. A Konagamana, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente S
vegliato, fu padre il brahmano Yannadatta, la brahmana Uttara fu madre e genitri
ce. In quel tempo, o monaci, era re Sobha. La citt di nome Sobhavati era la capit
ale del re Sobha. A Kassapa, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente
Svegliato, fu padre il brahmano Brahmadata, la brahmana Dhanavati fu madre e ge
nitrice. In quel tempo, o monaci, fu re Kiki. La citt di nome Baranasi (1) fu la
capitale del re Kiki. "A me, o monaci, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu
madre e genitrice. Capitale la citt di Kapilavatthu""." Cos parl il Sublime. Cos av
endo parlato, il Benvenuto sorse da sedere e rientr nella dimora. 13. Allora, ai
monaci, dopo la dipartita del Sublime, sorse questa conversazione: " meraviglioso
, o amici, straordinario, o amici, la grande potenza, la grande maest del Compiut
o. Infatti certamente il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti
, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, s
penta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda 13
nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali di
scepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: cos furono durante la vita quei Su
blimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le dott
rine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furon
o questi Sublimi"". E che, o amici? Al Compiuto non forse presente una suprema f
orza, tale che essendo a lui ben presente questa suprema forza, il Compiuto rico
rda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti,
interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella s
tirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata d
ella vita, li ricorda nelle classi di discepoli, li ricorda nei principali disce
poli: "" cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famigl
ie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimor
e, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi""""." Questa era la m
utua conversazione dei monaci. 14. Allora il Sublime, fattasi sera, uscito dalla
meditazione, si diresse al rotondo padiglione di Rosa Muschiata. Entrato sed sul
l'apprestato sedile, sedutosi cos il Sublime si rivolse ai monaci: Per quale conv
ersazione, o monaci, siete assieme seduti, quale era la mutua conversazione ora
interrotta?. Cos essendo stato detto, i monaci dissero al Sublime cos: " Ecco, o s
ignore, a noi, dopo la dipartita del Sublime, sorse questa conversazione: meravi
gliosa, o amici, straordinaria, o amici, la grande potenza, la grande maest del C
ompiuto. Infatti certamente il Compiuto ricorda gli antichi Buddha, totalmente e
stinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare, esausto il circ
olo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricor
da nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricorda nei principali
discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: ' cos furono durante la vita qu
ei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comportamenti, queste le
dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos
furono questi Sublimi'. E che, o amici? Al Compiuto non forse presente una supre
ma forza, tale che essendo a lui ben presente questa suprema forza, il Compiuto
ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimen
ti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nel
la stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella dura
ta della vita, li ricorda nelle classi di discepoli, li ricorda nei principali d
iscepoli: ' cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le fam
iglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le di
more, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi '. Forse che gli di
diedero al Sublime questa possibilit con cui il Compiuto ricorda gli antichi Bud
dha, totalmente estinti, che hanno superato gli impedimenti, interrotto l'andare
, esausto il circolo, spenta l'agitazione, li ricorda nella stirpe, li ricorda n
el nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li ricor
da nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: ' cos furono d
urante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i comport
amenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le liberaz
ioni Proprio cos furono questi Sublimi'?"". Questa era la mutua conversazione int
errotta allorquando comparve il Sublime""." "15. o Proprio, o monaci, cos dal Com
piuto ben conosciuta una regola universale per la conoscenza della quale il Comp
iuto, ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli imp
edimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spinta l'agitazione; li ricor
da nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nell
a durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle class
i di discepoli: "" cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste
le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, quest
e le dimore, queste le liberazioni"". Proprio cos furono questi Sublimi. Gli di (2
) diedero questa possibilit al Sublime, colla quale il Sublime ricorda gli antich
i Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli impedimenti, interrotto l'a
ndare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricorda nella stirpe, li rico
rda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nella durata della vita, li
ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle classi di discepoli: "" cos fu
rono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste le famiglie, questi i c
omportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, queste le dimore, queste le l
iberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi"". Non desidereste voi, o monaci, 1
4
udire un altro discorso sui tempi passati? ""." Di ci tempo, o Sublime, di ci temp
o, o Benvenuto. Quell'ulteriore discorso sui tempi passati, che il Sublime ci fa
r, i monaci avendolo udito lo ricorderanno . Pertanto udite, o monaci, e ponete b
en mente: io parler . S, o signore, assentirono i monaci al Sublime. Il Sublime co
s disse: "16. ""Fu proprio, o monaci, il 91 evo quello in cui Vipassi il Sublime S
anto, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo. Vipassi, o monaci, il
Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu di nascita nobile, sorse ne
lla classe dei nobili. Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettame
nte Svegliato, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, o monaci, il Sublime Santo,
Perfetto, perfettamente Svegliato, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipas
si, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, raggiunse l'i
lluminazione, al tronco di una bignonia. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo,
Perfetto, perfettamente Svegliato, fu una coppia di discepoli, di nome Khanda e
Tissa, eccelsa nobile coppia. A Vipassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, p
erfettamente Svegliato, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu
di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste cl
assi fu di 80.000 monaci. A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfe
ttamente Svegliato, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava.
A Virassi, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu per
sonale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipas
si, o monaci, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, fu padre il r
e di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice, la citt di nome Ba
ndhumati fu capitale del re Bandhuma." "17. Ecco o monaci, il Bodhisatta (3) Vip
assi, trapassando dal coro degli di Tubista (4) entr consapevole, cosciente nel gr
embo della madre. E questa una regola. E vi , o monaci, questa regola: allorquand
o il Bodhisatta, trapassando dalla classe degli di Tubista, entra nel grembo dell
a madre, allora nel mondo, coi suoi di, colle sue schiere di Mara, colle sue schi
ere di Brahma, coi suoi asceti e brahmani, colle sue generazioni di di e di uomin
i, un immenso eccelso splendore si manifesta, sorpassante il divino splendore de
gli di. Ed anche nei mondi intermedi, infelici, disordinati, bui, oscuri, nei qua
li questo sole e questa luna, cos potenti, cos magnifici, non penetrano colla loro
luce, anche l si manifesta un immenso, eccelso splendore sorpassante la divina m
agnificenza degli di. E gli esseri, col sorti, per quello splendore mutuamente si
riconoscono: "" Vi sono certo altri esseri qui sorti "". E questo universo di 10
.000 mondi freme, trema, si muove. Un immenso, eccelso splendore si manifesta ne
l mondo sorpassante la divina magnificenza degli di. Questa una regola. E vi , o m
onaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta entrato nel grembo della madre,
allora quattro figli di di sopravvengono dalle quattro regioni per protezione: ""
Non il Bodhisatta, non la madre del Bodhisatta, o uomo, o non uomo, o chicchess
ia offenda"". Questa una regola." 18. E vi , o monaci, questa regola: allorquando
il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, la madre rimane naturalmente (5) os
servante le regole di comportamento: si astiene dall'uccidere, si astiene dal no
n dato, si astiene da [cattivo stato per] brama, si astiene da menzogna, si asti
ene da vino, liquore, bevande eccitanti. Questa una regola. 19. E vi , o monaci,
questa regola: allorquando il Bodhisatta scese nel grembo della madre, nella mad
re del Bodhisatta non sorge pi pensiero di desiderio vincolante nei riguardi di u
omini e, senza pensiero pungente, la madre del Bodhisatta non con mente passiona
le verso alcun uomo (6). Questa una regola. 20. E vi , o monaci, questa regola: a
llorquando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, la madre del Bodhisatta,
pur nel possesso dei cinque tronchi del desiderio, pur dotata e provvista dei ci
nque tronchi del desiderio, li domina. Questa una regola. "21. E vi , o monaci, q
uesta regola: allorquando il Bodhisatta sceso nel grembo della madre, alla madre
del Bodhisatta non sorge alcuna tristezza. Beata la madre del Bodhisatta, sana
di corpo. La madre del Bodhisatta vede il Bodhisatta nella parte sinistra dell'u
tero, con ogni, anche pur minimo, organo. Come, o monaci, vi fosse un gioiello p
rezioso, puro, eccellente, a otto facce, ben tagliato, trasparente, chiaro, 15
provvisto di ogni qualit, ed in questo vi fosse infilato un filo azzurro, o giall
o, o rosso, o bianco, e vi fosse un uomo di buona vista che avendolo preso in ma
no lo guardasse: ""questo un gioiello prezioso, puro, eccellente, a otto facce,
ben tagliato, chiaro, trasparente, provvisto di ogni qualit, in cui infilato un f
ilo azzurro, o giallo, o rosso, o bianco (7)"". Proprio cos, o monaci, quando il
Bodhisatta sceso nel grembo della madre, alla madre del Bodhisatta non sorge alc
una tristezza. Beata la madre del Bodhisatta, sana di corpo. La madre del Bodhis
atta vede il Bodhisatta nella parte sinistra dell'utero con ogni pur minimo orga
no. Questa una regola." 22. E vi , o monaci, questa regola: sette giorni dopo la
nascita del Bodhisatta, la madre del Bodhisatta compie il suo tempo, e risorge n
el coro degli di Tubista. Questa una regola. "23. E vi , o monaci, questa regola:
mentre le altre donne partoriscono dopo aver portato nel loro ventre nove o diec
i mesi, non cos la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta; infatti la madr
e del Bodhisatta porta nel suo ventre il Bodhisatta dieci mesi. Questa una regol
a (8)." "24. E vi , o monaci, questa regola: mentre le altre donne partoriscono s
edute o giacenti, non cos la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta; in pi
edi la madre del Bodhisatta partorisce il Bodhisatta. Questa una regola." 25. E
vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della mad
re per primi lo accolgono gli di, posai gli uomini. E questa una regola. "26. E v
i , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madr
e non tocca la terra e quattro figli di di si pongono, sorreggendolo, di fronte a
lla madre: "" Sii felice, o divina, un figlio molto potente ti nato "". Questa u
na regola." 27. E vi , o monaci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce da
l grembo della madre, esce mondo, immacolato di siero, immacolato di muco, immac
olato di sangue, immacolato di ogni impurit, deterso, puro. Come, o monaci, ponen
do una gemma preziosa su una stoffa di Casi la gemma preziosa non macchia la sto
ffa di Casi, n la stoffa di Casi macchia la gemma preziosa, perch l'una e l'altra
sono pure, proprio cos, o monaci, allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della
madre esce mondo, immacolato di siero, immacolato di muco, immacolato di sangue
, immacolato di ogni impurit, deterso, puro. Questa una regola. 28. E vi , o monac
i, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre, due sor
genti d'acqua, sgorganti dal cielo, una di fredda, l'altra di calda acqua, sono
lavacri al Bodhisatta ed alla madre. Questa una regola. "29. E vi , o monaci, que
sta regola: appena nato il Bodhisatta, rizzandosi su entrambi i piedi, girandosi
verso settentrione, compie sette passi, riparato da un bianco ombrello, scruta
tutti i punti cardinali e con voce di toro dice: "" Il primo io sono del mondo,
il supremo io sono del mondo, l'eccelso io sono del mondo, questa l'ultima nasci
ta, non vi sar pi per me ripetersi di vita "". Questa una regola." "30. E vi , o mo
naci, questa regola: allorquando il Bodhisatta esce dal grembo della madre, allo
ra nel mondo coi suoi di, colle sue schiere di Mara, colle sue schiere di Brahma,
coi suoi asceti e brahmani, colle sue generazioni di di e di uomini, un immenso,
eccelso splendore si manifesta sorpassante il divino splendore degli di. Ed anch
e nei mondi intermedi, infelici, disordinati, bui, oscuri, nei quali questo sole
e questa luna, cos potenti, cos magnifici, non penetrano colla loro luce, anche l
s manifesta un immenso, eccelso splendore sorpassante la divina magnificenza degl
i di. E gli esseri, col sorti, per quello splendore mutuamente si riconoscono: ""
Vi sono certo altri esseri qui sorti "". E questo universo di 10.000 mondi freme
, trema, si muove. Un immenso, eccelso splendore si manifesta nel mondo sorpassa
nte la divina magnificenza degli di. Questa una regola." "31. Essendo, o monaci,
nato il fanciullo Vipassi, fu annunciato al re Bandhuma: ""Un fanciullo, o divin
o, ti nato, guardalo, o divino"". Il re Bandhuma, o monaci, visto il fanciullo V
ipassi, fatti chiamare i brahmani astrologi, disse: "" Guardino, o signori, i br
ahmani astrologi questo fanciullo "". E guardarono, o monaci, i brahmani astrolo
gi il fanciullo Vipassi, indi dissero cos al re Bandhuma: "" Felice tu sei, o div
ino, un molto potente figlio ti nato. Un gran tesoro tu hai, o gran re, una buon
a fortuna tu hai, o gran re, se nella tua famiglia un tale figlio nato. Questo f
anciullo, o divino, provvisto dei trentadue segni di grande uomo, ed a 16
colui che provvisto dei trentadue segni di grande uomo due destini sono possibil
i: se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto legittimo re, conquis
tatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, possesso
re dei sette reali tesori. I sette reali tesori sono: il tesoro della ruota, il
tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro d
ella donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Questi set
te. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici.
Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada conquistat
a, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa
un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da ogni ve
lame." 32. E di quali, o divino, trentadue segni (9) questo fanciullo provvisto,
ed a chi cos provvisto, due destini sono possibili, se rimane nella casa un re g
iratore della ruota, giusto legittimo re, conquistatore delle quattro regioni, s
tabilizzatore della sicurezza del regno, possessore dei sette reali tesori ? I s
ette reali tesori sono: il tesoro della ruota, il tesoro dell'elefante, il tesor
o del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna, il tesoro del mini
stro di palazzo, il tesoro della guida. Questi sette. Inoltre egli avr mille figl
i valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra, sino al confin
e dell'oceano, senza mazza, senza spada conquistata, colla legge governer. Se inv
ece abbandona la casa per l'anacoretismo, diventa un Santo, Perfetto, perfettame
nte Svegliato e per lui il mondo libero da ogni velame. Questo giovane, o divino
, ha piedi ben fatti, e che il fanciullo, o divino, abbia i piedi ben fatti ci ad
un grande uomo e proprio segno di grande uomo. A questo fanciullo, o divino, so
no tracciate sotto le piante dei piedi delle ruote con mille raggi, col loro cer
chio, col loro mozzo, complete in ogni particolare, e che al fanciullo, o divino
, siano tracciate sotto le piante dei piedi delle ruote, con mille raggi, col lo
ro cerchio, col loro mozzo, complete in ogni particolare ci ad un grande uomo pro
prio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha snello il calcagno e c
he il fanciullo, o divino, abbia snello il calcagno ci ad un grande uomo proprio
segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha lunghe dita e che il fanciu
llo, o divino, abbia lunghe dita ci ad un grande uomo proprio segno di grande uom
o. Questo fanciullo, o divino, ha morbidi e snelli mani e piedi e che il fanciul
lo, o divino, abbia morbidi e snelli mani e piedi ci ad un grande uomo proprio se
gno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha netti e proporzionati mani e
piedi e che il fanciullo, o divino, abbia netti e proporzionati mani e piedi ci a
d un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha le
caviglie centrate sui piedi e che il fanciullo, o divino, abbia le caviglie cen
trate sui piedi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciul
lo, o divino, muscoloso come un'antilope e che il fanciullo, o divino, sia musco
loso come una antilope ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo
fanciullo, o divino, ritto, senza flettersi, tocca e ricopre con ambo le mani le
ginocchia e che il fanciullo, o divino, ritto, senza flettersi, tocchi e ricopr
a con ambo le mani le ginocchia ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo
. Questo fanciullo, o divino, ha il pene interamente coperto dalla sua guaina e
che il fanciullo, o divino, abbia il pene interamente coperto dalla sua guaina c
i ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha
la pelle coloro dell'oro che il fanciullo, o divino, abbia la pelle coloro dell'
oro ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino
, ha la pelle liscia, e per la levigatezza della pelle la polvere e la sozzura n
on gli attaccano e che il fanciullo, o divino, abbia la pelle liscia, per la lev
igatezza della pelle la polvere e la sozzura non gli si attacchino ci ad un grand
e uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha peli solitar
i, ciascun pelo nasce da ciascun poro e che il fanciullo, o divini, abbia peli s
olitari, ciascun pelo nasca da ciascun poro ci ad un grande uomo proprio segno di
grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha i peli ricci, un pelo ricci nasce d
a ogni poro e che il fanciullo, o divino, abbia i 17
peli ricci, un pelo riccio nasca da ogni poro ci ad un grande uomo proprio segno
di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha peli neri, di colora scuro, avvol
ti su s stessi, rivolti verso destra e che il fanciullo, o divino, abbia peli ner
i, di colora scuro, avvolti su s stessi, rivolti verso destra ci ad un grande uomo
proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha nelle membra la sc
hiettezza di Brahma e che il fanciullo, o divino, abbia nelle membra la schiette
zza di Brahma ci ad un grande uomo proprio segni di grande uomo. Questo fanciullo
, o divino, ha sette bozze e che il fanciullo, o divino, abbia sette bozze ci ad
un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha il c
orpo simile a quello di vecchio leone e che il fanciullo, o divino, abbia il cor
po simile a quello di vecchio leone ci ad un grande uomo proprio segno di grande
uomo. Questo fanciullo, o divino, ha ampie le spalle e che il fanciullo, o divin
o, abbia ampie le spalle ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Quest
o fanciullo, o divino, ha le proporzioni del fico bagnano: quale di lui l'altezz
a tale l'apertura delle braccia, quale di lui l'apertura delle braccia tale l'al
tezza e che il fanciullo, o divino, abbia le proporzioni del fico bagnano: quale
di lui l'altezza tale l'apertura delle braccia, quale di lui l'apertura delle b
raccia tale l'altezza ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo f
anciullo, o divino, ha rotonde le spalle e che il fanciullo, o divino, abbia rot
onde le spalle ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciull
o, o divino, ha sensi assai acuti e che il fanciullo, o divino, abbia sensi assa
i acuti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o di
vino, ha la mascella leonina e che il fanciullo, o divino, abbia la mascella leo
nina ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divin
o, ha 40 denti e che il fanciullo, o divino, abbia 40 denti ci ad un grande uomo
proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha i denti piani e che
il fanciullo, o divino, abbia i denti piani ci ad un grande uomo proprio segno d
i grande uomo. Questo fanciullo, o divino, ha i denti intatti e che il fanciullo
, o divino, abbia i denti intatti ci ad un grande uomo proprio segno di grande uo
mo. Questo fanciullo, o divino, ha i denti bianchi e che il fanciullo, o divino,
abbia i denti bianchi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo
fanciullo, o divino, ha lunga la lingua e che il fanciullo, o divino, abbia lung
a la lingua ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo,
o divino, ha la voce di Brahma e che il fanciullo, o divino, abbia la voce di Br
ahma ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divin
o, ha soave la voce quale di cucolo e che il fanciullo, o divino, abbia soave la
voce quale di cucolo ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo f
anciullo, o divino, ha nerissimi gli occhi e che il fanciullo, o divino, abbia n
erissimi gli occhi ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanc
iullo, o divino, ha gli occhi bovini e che il fanciullo, o divino, abbia gli occ
hi bovini ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o
divino, ha tra le vellose sopraciglia un bianco ciuffo di morbidi peli, e che al
fanciullo, o divino, sia tra le vellose sopraciglie un bianco ciuffo di morbidi
peli ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. Questo fanciullo, o divi
no, ha il capo pari ad un turbante, e che al fanciullo, o divino, il capo sia pa
ri ad un turbante ci ad un grande uomo proprio segno di grande uomo. "33. Proprio
di questi trentadue segni di grande uomo provvisto, o divino, questo fanciullo,
ed a colui che provvisto dei trentadue segni di grande uomo due destini sono po
ssibili: se rimane nella casa un re giratore della ruota, giusto, legittimo re,
conquistatore delle quattro regioni, stabilizzatore della sicurezza del regno, 1
8
possessore dei sette reali tesori. I sette reali tesori sono: il tesoro della ru
ota, il tesoro dell'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il
tesoro della donna, il tesoro del ministro di palazzo, il tesoro della guida. Qu
esti sette. Inoltre egli avr mille figli valorosi, di bell'aspetto, vincitori dei
nemici. Egli la terra, sino al confine dell'oceano, senza mazza, senza spada co
nquistata, colla legge governer. Se invece abbandona la casa per l'anacoretismo,
diventa un Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato e per lui il mondo libero da
ogni velame""." Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatti rivestire i brahmani as
trologi di nuove vesti li soddisf di tutti i loro desideri. "34. Allora o monaci,
il re Bandhuma al fanciullo Vipassi procur una nutrice. Alcuni lo dissetavano, a
lcuni lo lavavano, altri lo portavano, altri ancora lo curavano nelle sue membra
. Dalla nascita, o monaci, sul fanciullo Vipassi fu steso giorno e notte un cand
ido ombrello. "" Non il freddo, n il caldo, n la polvere, n l'impurit, n la rugiada g
li siano di noia'. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi fu caro e gradito
a molte persone. Come, o monaci, il loto azzurro, od il loto rosso, od il loto
bianco sono cari e graditi a molte persone, proprio cos, o monaci, il fanciullo V
ipassi fu caro e gradito a molte persone. Cos egli era portato di grembo in gremb
o." 35. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi, era piacevolissimo, amabili
ssimo, dolcissimo, bellissimo. Come, o monaci, sul monte Himavant vi l'uccello d
i nome Kararika il cui canto piacevolissimo, amabilissimo, dolcissimo, bellissim
o, proprio cos, o monaci, il fanciullo Vipassi appena nato era piacevolissimo, am
abilissimo, dolcissimo, bellissimo. Cos egli era portato di grembo in grembo. 36.
Appena nato, o monaci, al fanciullo Vipassi, in conseguenza delle sue [preceden
ti] azioni si rese manifesto l'occhio divino col quale vedeva giorno e notte per
un intero yojana. "37. Appena nato, o monaci, il fanciullo Vipassi attento vede
va come vedono i trentatr di. "" Desto il fanciullo vede "", o monaci,"" Vipassi,
Vipassi, Vipassi (10), cos sorse questo nome al fanciullo. Allora, o monaci, il r
e Bandhuma quando sedeva in giudizio, preso sulle ginocchia il fanciullo Vipassi
lo istruiva nel diritto. Dunque, o monaci, il fanciullo Vipassi, seduto sulle g
inocchia del padre, osservando, riosservando, progred con metodo nel diritto: ""
osservando, riosservando il fanciullo progredisce con metodo nel diritto "". E d
unque, o monaci, al fanciullo Vipassi, essendo stato molte volte detto "" Vipass
i, Vipassi "", cos sorse il nome." 38. Allora, o monaci, il re Bandhuma al fanciu
llo Vipassi fece costruire tre palazzi. Uno per la stagione delle piogge, uno pe
r l'inverno, uno per l'estate, e lo soddisf nei cinque tronchi del desiderio. All
ora proprio, o monaci, il fanciullo Vipassi, nel palazzo per la stagione delle p
iogge, rimaneva i quattro mesi della pioggia, circondato da donne e da strumenti
musicali, n mai scendeva a terra dal suo palazzo.
SEZIONE DELLA NASCITA FINE
SECONDA PARTE
l. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di
anni, molte migliaia di anni, si rivolse al maestro di scuderia: Appresta, caro
maestro di scuderia, un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per ved
erne il territorio . " S, o divino ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo
al giovane Vipassi, fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane
Vipassi: "" pronto, o divino, il ben domo equipaggio, e pertanto 19
tempo ""." Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu
portato attraverso il territorio del parco. "2. Vide, o monaci, il giovane Vipa
ssi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo decrepito, chino come la tr
ave di un tetto, appoggiato al bastone, tremulo, che andava malfermo per la tard
a et; allora si rivolse al maestro di scuderia:" Com', caro maestro di scuderia, q
uest'uomo: i suoi capelli non sono come quelli degli altri, il suo corpo non com
e quello degli altri?. Quest'uomo, o divino, vecchio . E perch, caro maestro di s
cuderia, costui vecchio. Egli, o divino, vecchio perch ormai non gli resta pi lung
a vita . E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto all'inve
cchiare, incontrer io stesso la vecchiaia?. Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo
soggetti ad invecchiare, ad incontrare la vecchiaia. Pertanto, caro maestro di s
cuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale. " S, o divino
. Cos, o monaci, il maestro di scuderia, ubbidendo al giovane Vipassi, lo ricondu
sse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo
reale, addolorato, triste, medit: ""Ecco ora ben nota la nascita: certamente in
conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia""." 3. Allora, o monaci, il
re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scuderia, cos disse: Si , caro maestro
di scuderia, divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro m
aestro di scuderia, il giovane nel territorio del parco?. Di certo, o divino, il
giovane non si divertito nel territorio del parco, di certo, o divino, il giova
ne non stato felice nel territorio del parco. E che vide, caro maestro di scuder
ia, il giovane mentre era portato attraverso il territorio del parco? . "Vide, o
divino, il giovane, mentre era portato-attraverso il territorio del parco, un u
omo decrepito, curvo come la trave di un tetto, appoggiato al bastone, tremulo,
che andava malfermo per la tarda et; allora cos mi disse: ' com', caro maestro di s
cuderia, quest'uomo: i suoi capelli non sono come quelli degli altri, il suo cor
po non come quello degli altri ? '. ' Quest'uomo, o divino, vecchio '. ' E perch,
caro maestro di scuderia, costui vecchio?'. 'Egli, o divino, vecchio perch ormai
non gli resta pi lunga vita'. ' E che forse, caro maestro di scuderia, sono io s
tesso soggetto ad invecchiare, incontrer io stesso la vecchiaia? '. ' Tu, o divin
o, ed io, tutti noi siamo soggetti ad invecchiare, ad incontrare la vecchiaia '.
' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco a
l palazzo reale '. ' S, o divino'. Cos, o divino, ubbidendo al giovane Vipassi lo
ricondussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giovane Vipassi, rientrato al
palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' ecco ora ben nota la nascita: certame
nte in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia ' ." "4. Allora, o m
onaci, al re Bandhuma cos fu: "" Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni
il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si avve
ri la parola dei brahmani astrologi ! ""." Allora, o monaci, il re Bandhuma proc
ur con molta abbondanza al giovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del d
esiderio, affinch il giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giova
ne Vipassi non uscisse di casa per l'anacoretismo, affinch non si avverasse la pa
rola dei brahmani astrologi. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso
e nel godimento dei cinque tronchi del desiderio, si dilett. 5. Dunque, o monaci,
il giovane Vipassi, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia
di anni, si rivolse al maestro di scuderia: Appresta, caro maestro di scuderia,
un ben domo equipaggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio .
" S, o divino ed il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi,
fatto apprestare un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: "" pronto, o
divino, il ben domo equipaggio, e pertanto tempo""." 20
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato at
traverso il territorio del parco. "6. Vide, o monaci, il giovane Vipassi, mentre
era portato attraverso il parco, un uomo afflitto, dolente, gravemente infermo,
giacente sui suoi escrementi, in condizioni di dover esser mosso da altri, port
ato da altri; allora si rivolse al maestro di scuderia:" Come , caro maestro di s
cuderia, quest'uomo: i suoi occhi non sono come quelli degli altri, il suo aspet
to non come quello degli altri ? . Quest'uomo, o divino, ammalato . E perch, caro
maestro di scuderia, costui ammalato ? . Egli, o divino, per le sue afflizioni
divenuto ammalato . E che forse, caro maestro di scuderia, sono io stesso sogget
to all'ammalarmi, incontrer io stesso la malattia?. Tu, o divino, ed io, tutti no
i siamo soggetti ad ammalarci, ad incontrare la malattia. Pertanto, caro maestro
di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale. " S, o di
vino . Cos, o monaci, il maestro di scuderia, ubbidendo al giovane Vipassi, lo ri
condusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato al pa
lazzo reale, addolorato, triste, medit: ""Ecco ora ben nota la nascita: certament
e in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta la mala
ttia ""." 7. Allora, o monaci, il re Bandhuma, fatto chiamare il maestro di scud
eria, cos disse: Si , caro maestro di scuderia, divertito il giovane nel territori
o del parco, stato felice, caro maestro di scuderia, il giovane nel territorio d
el parco? . Di certo, o divino, il giovane non si divertito nel territorio del p
arco, di certo, o divino, il giovane non stato felice nel territorio del parco.
E che vide, caro maestro di scuderia, il giovane mentre era portato attraverso i
l territorio del parco?. " Vide, o divino, il giovane, mentre era portato attrav
erso il parco, un uomo afflitto, dolente, gravemente infermo, giacente sui suoi
escrementi, in condizioni di dover essere mosso da altri, portato da altri; allo
ra cos mi disse: ' Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: i suoi occhi non so
no come quelli degli altri, il suo aspetto non come quello degli altri ? '. ' Qu
est'uomo, o divino, ammalato '. ' E perch, caro maestro di scuderia, costui ammal
ato? '. ' Egli, o divino, per le sue afflizioni divenuto ammalato '. ' E che for
se, caro maestro di scuderia, sono io stesso soggetto ad ammalarmi, incontrer io
stesso la malattia? '. ' Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti ad ammala
rci, ad incontrare la malattia'. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito ripo
rtami dal territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino '." "Cos, o divin
o, ubbidendo al giovane Vipassi lo ricondussi al palazzo reale. Allora, o divino
, il giovane Vipassi, rientrato al palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' ec
co ora ben nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita si speriment
a la vecchiaia, si sperimenta la malattia ' ""." "8. Allora, o monaci, al re Ban
dhuma cos fu: "" Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni il regno, che pe
r questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si avveri la parola dei
brahmani astrologi!""." Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbond
anza al giovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch i
l giovane Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non usc
isse di casa per l'anacoretismo, affinch non si avverasse la parola dei brahmani
astrologi. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento de
i cinque tronchi del desiderio, si dilett. 9. Dunque, o monaci, il giovane Vipass
i, passati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivol
se al maestro di scuderia: Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equip
aggio, andremo attraverso il parco per vederne il territorio . "Si, o divino ed
il maestro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare
un ben domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: "" pronto, o divino, il ben
domo equipaggio, e pertanto tempo""." 21
Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato sul domo equipaggio, fu portato at
traverso il territorio del parco. "10. Vide o monaci, il giovane Vipassi, mentre
era portato attraverso il parco, una moltitudine di uomini riuniti, dai molti a
spetti, che portava un uomo di pelle oscura, flaccido; allora si rivolse al maes
tro di scuderia: ""Chi , caro maestro di scuderia, colui che quella moltitudine d
i uomini riuniti, dai molti aspetti, porta, di pelle oscura, flaccido? ""." Cost
ui, o divino, uno che ha compiuto il suo tempo . Verso costui, che ha compiuto i
l suo tempo, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio . S, o divino . E, o mon
aci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi, diresse il cocchio ve
rso colui che aveva compiuto il suo tempo. Vide cos, o monaci, il giovane Vipassi
il morto che aveva compiuto il suo tempo. Allora disse al maestro di scuderia:
E come, caro maestro di scuderia, costui ha compiuto il suo tempo? . Egli ha com
piuto il suo tempo, n pi lo vedranno la madre ed il padre, n gli altri parenti, n pi
egli vedr la madre ed il padre, n gli altri parenti. " E che forse, caro maestro d
i scuderia, anche io sono soggetto alla morte, incontrer la morte, e pi me non ved
ranno il divino, la divina, n gli altri parenti; n io pi vedr il divino, la divina,
n gli altri parenti? ." " Tu, o divino, ed io, tutti noi siamo soggetti alla mort
e, incontreremo la morte, te pi non vedranno il divino, la divina, n gli altri par
enti; tu pi non vedrai il divino, la divina, n gli altri parenti." Pertanto, caro
maestro di scuderia, sbito riportami dal territorio del parco al palazzo reale. "
S, o divino . Cos, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipassi
, lo condusse al palazzo reale. Allora, o monaci, il giovane Vipassi, rientrato
nel palazzo reale, addolorato, triste, medit: "" Ecco ora ben nota la nascita: ce
rtamente in conseguenza della nascita si sperimenta la vecchiaia, si sperimenta
la malattia, si sperimenta la morte""." I l. Allora, o monaci, il re Bandhuma, f
atto chiamare il maestro di scuderia, cos disse: Si , o caro maestro di scuderia,
divertito il giovane nel territorio del parco, stato felice, caro maestro di scu
deria, il giovane nel territorio del parco? . Di certo, o divino, il giovane non
si divertito nel territorio del parco, di certo, o divino, il giovane non stato
felice nel territorio del parco. E che vide, caro maestro di scuderia, il giova
ne mentre era portato attraverso il territorio del parco? . " Vide, o divino, il
giovane, mentre era portato attraverso il parco, una moltitudine di uomini, riu
niti, dai molti aspetti, che portavano un uomo di pelle oscura, flaccido; allora
mi disse: ' Chi , caro maestro di scuderia, colui che quella moltitudine di uomi
ni riuniti, dai molti aspetti, porta, di pelle oscura, flaccido? '. ' Costui, o
divino, uno che ha compiuto il suo tempo '. ' Verso costui, che ha compiuto il s
uo tempo, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio '. ' S, o divino' ed io, o
divino, obbedendo al giovane Vipassi, diressi il cocchio verso colui che aveva c
ompiuto il suo tempo. Vide cos, o divino, il giovane il morto che aveva compiuto
il suo tempo. Allora mi disse: ' E come, caro maestro di scuderia, costui ha com
piuto il suo tempo? '. ' Egli ha compiuto il suo tempo, n pi lo vedranno la madre
ed il padre, n gli altri parenti, n pi egli vedr la madre ed il padre, n gli altri pa
renti '. ' E che forse, o caro maestro di scuderia, anche io sono soggetto alla
morte, incontrer la morte, e pi me non vedranno il divino, la divina, n gli altri p
arenti, n io pi vedr il divino, la divina, n gli altri parenti ? '. ' Tu, o divino,
ed io, tutti noi siamo soggetti alla morte, incontreremo la morte te pi non vedra
nno il divino, la divina, n gli altri parenti; tu pi non vedrai il divino, la divi
na, n gli altri parenti '. ' Pertanto, caro maestro di scuderia, sbito riportami d
al territorio del parco al palazzo reale '. ' S, o divino '." "Cos, o divino, obbe
dendo al giovane Vipassi lo condussi al palazzo reale. Allora, o divino, il giov
ane Vipassi, rientrato nel palazzo reale, addolorato, triste, medit: ' Ecco ora b
en nota la nascita: certamente in conseguenza della nascita, si sperimenta la ve
cchiaia, si sperimenta la malattia, si sperimenta la morte'""." "12. Allora, o m
onaci, al re Bandhuma cos fu: "" Che il giovane Vipassi per questo non abbandoni
il regno, che per questo non esca dalla casa per l'anacoretismo, che non si ; av
veri la parola dei brahmani 22
astrologi!""." Allora, o monaci, il re Bandhuma procur con molta abbondanza al gi
ovane Vipassi soddisfazioni nei cinque tronchi del desiderio, affinch il giovane
Vipassi avesse da assumere il regno, affinch il giovane Vipassi non uscisse di ca
sa per l'anacoretismo, affinch non si verificasse la parola dei brahmani astrolog
i. Quindi, o monaci, il giovane Vipassi, nel possesso e nel godimento dei cinque
tronchi del desiderio, si dilett. 13. Dunque, o monaci, il giovane Vipassi, pass
ati molti anni, molte centinaia di anni, molte migliaia di anni, si rivolse al m
aestro di scuderia: Appresta, caro maestro di scuderia, un ben domo equipaggio,
andremo attraverso il parco per vederne il territorio . " S, o divino , ed il mae
stro di scuderia, o monaci, obbedendo al giovane Vipassi, fatto apprestare un be
n domo equipaggio, annunci al giovane Vipassi: "" pronto, o divino, il ben domo e
quipaggio, e pertanto tempo""." Allora, o monaci, il giovane Vipassi, montato su
l domo equipaggio, fu portato attraverso il territorio del parco. "14. Vide, o m
onaci, il giovane Vipassi, mentre era portato attraverso il parco, un uomo raso
il capo, errante, vestito di giallo; allora si rivolse al maestro di scuderia:"
Com', caro maestro di scuderia, quest'uomo: la sua testa non come quella degli al
tri, le sue vesti non sono come quelle degli altri?. Quest'uomo, o divino, uno c
he ha abbandonato . E perch, caro maestro di scuderia, costui uno che ha abbandon
ato ? . Egli, o divino, uno che ha abbandonato, virtuoso per aver realizzata la
dottrina, virtuoso per aver realizzata la calma, virtuoso per aver realizzati gl
i elementi salutari, virtuoso per aver realizzate azioni propiziatrici, virtuoso
per mancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esseri . Virtuoso
certo colui che ha abbandonato, caro maestro di scuderia, virtuoso per avere rea
lizzata la dottrina, virtuoso per avere realizzata la calma, virtuoso per avere
realizzati gli elementi salutari, virtuoso per avere realizzate azioni propiziat
rici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione verso gli esse
ri. Pertanto verso questo anacoreta, caro maestro di scuderia, dirigi il cocchio
. S, o divino , cos, o monaci, il maestro di scuderia, obbedendo al giovane Vipass
i, diresse il cocchio verso l'anacoreta. Allora, o monaci, il giovane Vipassi di
sse all'anacoreta: Tu, o caro, chi sei, il tuo capo non come quello degli altri,
le tue vesti non sono come quelle degli altri? . Io, o divino, sono un anacoret
a . E come, o caro, tu sei un anacoreta? . Io sono, o divino, un anacoreta, virt
uoso per aver realizzata una dottrina, virtuoso per aver realizzata la calma, vi
rtuoso per aver realizzati gli elementi salutari, virtuoso per aver realizzate a
zioni propiziatrici, virtuoso per mancanza di astio, virtuoso per la compassione
verso gli esseri . 15. Allora, o monaci, il giovane Vipassi disse al maestro di
scuderia: Pertanto, caro maestro di scuderia, ritorna con il cocchio al palazzo
reale, io invece rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, abbandoner la c
asa per l'anacoretismo. S, o divino . E cos il maestro di scuderia, obbedendo al g
iovane Vipassi, ritorn col cocchio al palazzo reale. Invece il giovane Vipassi, p
roprio, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, abbandon la casa per l'an
acoretismo. "16. Allora, o monaci, nella capitale Bandhumati una grande moltitud
ine, 84.000 uomini, ud: "" certo il giovane Vipassi, rasi capelli e barba, indoss
ato l'abito giallo, ha lasciata la casa per l'anacoretismo"" ed a coloro che udi
vano cos fu: ""o certo allora la dottrina e la regola non sono l'ultima cosa, l'a
bbandonare la casa non l'ultima cosa, se il giovane Vipassi, rasi capelli e barb
a, indossato l'abito giallo, ha lasciata la casa per l'anacoretismo. E se il gio
vane Vipassi, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, ha lasciato la cas
a per l'anacoretismo, perch non lo faremo anche noi ? ""." Allora, o monaci, quel
la grande moltitudine, 84.000 uomini, rasi capelli e barba, indossato l'abito gi
allo, 23
seguirono il Bodhisatta Vipassi, che aveva lasciato la casa per l'anacoretismo.
Allora circondato da quella schiera, il Bodhisatta Vipassi percorse elemosinando
i villaggi, la campagna e la capitale del regno. "17. Allora, o monaci, al Bodh
isatta Vipassi, mentre rimaneva appartato in solitudine, sorse nella mente quest
a considerazione: ""proprio cos, in questo mondo io vivo in un ambiente troppo af
follato, forse io dovrei vivere da solo, separato dalla schiera""." Allora, o mo
naci, il Bodhisatta Vipassi dopo qualche tempo visse solo, separato dalla schier
a. E da una parte andarono gli 84.000 pellegrini, dall'altra il Bodhisatta Vipas
si. "18. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che si era ritirato in una cas
a, appartato in solitudine, sorse nella mente questo pensiero: "" Miseramente, c
erto, costruito questo mondo: sorge, declina, muore, trapassa e risorge. N invero
si conosce uno scampo al dolore, alla vecchiaia ed alla morte. Ma non potr esser
e trovato lo scampo al dolore, alla vecchiaia ed alla morte? "". Ed, o monaci, a
l Bodhisatta Vipassi cos fu: "" dove risiede il perdurare della vecchiaia e della
morte, dove il fondamento della vecchiaia e della morte?"". Allora, o monaci, a
l Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, real
izzante certezza: "" nella nascita il perdurare della vecchiaia e della morte, l
a nascita il fondamento della vecchiaia e della morte""." "Allora, o monaci, al
Bodhisatta Vipassi cos fu: "" dove il perdurare della nascita, quale il fondament
o della nascita ? ""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concen
trava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: "" nell'esistenza i
l perdurare della nascita, l'esistenza il fondamento della nascita""." "Allora,
o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "" dove il perdurare dell'esistenza, qual
e il fondamento dell'esistenza ? ""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi,
che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: "" n
ell'attaccamento il perdurare dell'esistenza, attaccamento, fondamento dell'esis
tenza""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "" dove il perdurare d
ell'attaccamento, quale il fondamento dell'attaccamento? ""." "Allora, o monaci,
al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, re
alizzante certezza: "" nella sete il perdurare dell'attaccamento, la sete il fon
damento dell'attaccamento""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: ""
dove il perdurare della sete, quale il fondamento della sete ? ""." "Allora, o
monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chi
ara, realizzante certezza: "" nella sensazione il perdurare della sete, la sensa
zione il fondamento della sete""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos f
u: "" dove il perdurare della sensazione, quale il fondamento della sensazione?
""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua atten
zione, sorse chiara, realizzante, certezza: "" nel contatto il perdurare della s
ensazione, il contatto il fondamento della sensazione""." "Allora, o monaci, al
Bodhisatta Vipassi cos fu: ""dove il perdurare del contatto, quale il fondamento
del contatto ? ""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci con centr
ava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: "" nei sei organi del
senso il perdurare del contatto, i sei organi del senso sono il fondamento del
contatto""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: ""dove il perdurare
dei sei organi del senso, quale il fondamento dei sei organi del senso?""." "Al
lora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, s
orse chiara, realizzante certezza: "" in nome e forma il perdurare dei sei organ
i del senso, nome e forma sono il fondamento dei sei organi del senso ""." "Allo
ra, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos su: "" dove il perdurare di nome e forma,
quale il fondamento di nome e forma?""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipas
si, che su ci con centrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante 24
certezza: "" in vinnana il perdurare di nome e forma, vinnana il fondamento di n
ome e forma""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "" dove il perdu
rare di vinnana quale il fondamento di vinnana ? ""." "Allora, o monaci, al Bodh
isatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzant
e certezza: "" in nome e forma il perdurare di vinnana, nome e forma il fondamen
to di vinnana''." "19. Allora al Bodhisatta Vipassi cos fu: ""da nome e forma si
ritorna a vinnana e avanti non si va. Proprio per questo si sorge, si declina, s
i muore, si trapassa, si risorge: nome e forma fondamento a vinnana, vinnana fon
damento a nome e forma: nome e forma fondamento ai sei organi del senso, i sei o
rgani del senso sono fondamento a contatto, contatto fondamento a sensazione, se
nsazione fondamento a sete, sete fondamento ad attaccamento, attaccamento fondam
ento ad esistenza, esistenza fondamento a nascita, nascita fondamento a vecchiai
a e morte, vecchiaia, morte, angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione s
i perpetuano, cos l'origine dell'intero complesso del dolore ""." Origine, origin
e, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, in questi non prima uditi elementi, sorse l'
occhio, sorse la certezza, sorse la chiarezza, sorse il sapere, sorse la visione
. "20. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "" dove il non perdurare d
i vecchiaia e morte, con la fine di che la fine di vecchiaia e morte? ""." "Allo
ra, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sor
se chiara, realizzante certezza: "" per la nascita non vi il non perdurare di ve
cchiaia e morte. Colla fine della nascita la fine di vecchiaia e morte""." "Allo
ra, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "" dove il non perdurare di nascita,
con la fine di che la fine di nascita?"". Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipass
i, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: "
" per l'esistenza non vi il non perdurare della nascita, colla fine dell'esisten
za vi la fine della nascita ""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu:
"" dove il non perdurare di esistenza, con la fine di che la fine di esistenza?
"". Allora o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzio
ne, sorse chiara, realizzante certezza "" per attaccamento non vi il non perdura
re di esistenza, con la fine di attaccamento vi la fine di esistenza ""." "Allor
a, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu "" dove il non perdurare di attaccament
o, con la fine di che la fine di attaccamento ? "". Allora, o monaci, al Bodhisa
tta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante c
ertezza: "" per la sete non vi il non perdurare di attaccamento, con la fine del
la sete vi la fine dell'attaccamento ""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipas
si cos fu: ""do il non perdurare di sete, con la fine di che la fine di sete?"".
Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione,
sorse chiara, realizzante certezza: "" per la sensazione non vi il non perdurar
e di sete, con la fine di sensazione vi la fine di sete""." "Allora, o monaci, a
l Bodhisatta Vipassi cos fu: ""dove il non perdurare di sensazione, con la fine d
i che la fine di sensazione?""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che s
u ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: i' per il
contatto non vi il perdurare di sensazione, con la fine del contatto vi la fine
di sensazione ""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: ""dov' il non
perdurare di contatto, con la fine di che la fin di contatto? "". Allora o mona
ci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara,
realizzante certezza: "" per i sei organi del senso non vi il non perdurare di
contatto, con la fine dei sei organi del senso vi la fine del contatto""." "Allo
ra, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "" dove il non perdurare dei sei orga
ni del senso, con la fine di che la fine dei sei organi del senso?"". Allora, o
monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chi
ara, realizzante certezza: "" per nome e forma non vi il non perdurare dei sei o
rgani del senso, con la fine di nome e forma vi la fine dei sei organi del senso
""." 25
"Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, cos fu: "" dove il non perdurare di nom
e e forma, con la fine di che la fine di nome e forma?""." "Allora, o monaci, al
Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la sua attenzione, sorse chiara, reali
zzante certezza: "" per vinnana non vi il non perdurare di nome e forma, con la
fine di vinnana vi la fine di nome e forma""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta
Vipassi cos fu: ""dove il non perdurare di vinnana, con la fine di che la fine di
vinnana?""." "Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi, che su ci concentrava la
sua attenzione, sorse chiara, realizzante certezza: "" per nome e forma non vi i
l non perdurare di vinnana, colla fine di nome e forma vi la fine di vinnana""."
"21. Allora, o monaci, al Bodhisatta Vipassi cos fu: "" raggiunta da me una inte
riore via per l'illuminazione; per essa dalla fine di nome e forma fine a vinnan
a, dalla fine di vinnana fine a nome e forma, dalla fine di nome e forma fine ai
sei organi del senso, dalla fine dei sei organi del senso fine al contatto, dal
la fine del contatto fine a sensazione, dalla fine della sensazione fine a sete,
dalla fine della sete fine ad attaccamento, dalla fine dell'attaccamento fine a
d esistenza, dalla fine dell'esistenza fine a nascita, dalla fine della nascita
sono finiti vecchiaia, morte, angoscia, lamento, sofferenza, agitazione, e propr
io cos la fine dell'intero complesso del dolore""." Fine, fine , o monaci, al Bod
hisatta Vipassi in questi non prima uditi elementi, sorse l'occhio, sorse la cer
tezza, sorse la chiarezza, sorse il sapere, sorse la visione. "22. Allora, o mon
aci, il Bodhisatta Vipassi dimor sperimentando (12) il sorgere e lo sparire del q
uintuplo complesso dell'attaccamento "" questa la forma, questo il sorgere della
forma, questo lo sparire della forma; questa la sensazione, questo il sorgere d
ella sensazione, questo lo sparire della sensazione, questa la coscienza, questo
il sorgere della coscienza, questo lo sparire della coscienza; questi i sankhar
a, questo il sorgere dei sankhara, questo lo sparire dei sankhara; questo vinnan
a, questo il sorgere di vinnana, questo lo sparire di vinnana." E dimorando nell
'osservazione del quintuplo complesso dell'attaccamento, dopo non molto con la l
iberazione da ogni asava emancip la mente.
SECONDA PARTE FINE
TERZA PARTE
"1. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegl
iato, cos fu: "" e se io ora esponessi la Dottrina? ""." "Allora, o monaci, a Vip
assi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: "" raggiunta f
u da me una dottrina profonda, ardua a conoscersi, ardua a comprendersi, sottile
, percepibile dai saggi. Attaccate al piacere invece sono le genti, intente al p
iacere, dilettantisi di piacere; ora dalle genti attaccate al piacere, intente a
l piacere, dilettantisi di piacere, ardua a realizzare una posizione come quella
del fondamento e dell'origine del risorgere, pure ardua a realizzare la posizio
ne per cui cessa ogni sankhara, la posizione di distacco da ogni attaccamento, d
i esaurimento della sete, di compimento, di fine, di estinzione. E se io espones
si queste dottrine, e non fossi compreso, ci per me sarebbe una fatica, ci per me
sarebbe una noia""." 26
2. Allora, o monaci, a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegli
ato, vennero naturalmente in mente questi versi mai prima sentiti: Con difficolt
certo esporrei ci che raggiunsi. Gli immersi nella passione e nella ripulsione da
questa dottrina non sono ben illuminabili. Ci che va contro corrente (13), sotti
le, profondo, nascosto, Gli infocati dalla passione, gli avvolti dall'elemento d
ella [tenebra, non vedono. "Cos, o monaci, la mente di Vipassi, il Sublime Santo,
Perfetto, perfettamente Svegliato, propendeva alla inazione, non all'esposizion
e della Dottrina. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa riflessione
della mente di Vi. passi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato:
"" perir certo il mondo, perir certo il mondo se la mente; di Vipassi propende all
'inazione, non all'esposizione della Dottrina ""." 3. Allora, o monaci, il Maha
Brahma, come un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio diste
so,: proprio cos scomparendo dal mondo di Brahma, apparve innanzi a Vipassi, il S
ublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Allora, o monaci, il Maha Brahm
a, toccando il mantello sulla spalla destra, umiliando a terra le ginocchia inna
nzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, giunte le ma
ni cos parl a Vipassi il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: Esponga
, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga i Benvenuto la Dottrina: vi sono de
gli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina,
potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina . 4. Cos essendo s
tato detto, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, disse
al Maha Brahma cos: " A me o Brahma cos fu: ' e se io esponessi la Dottrina ' e al
lora, o Brahma, a me cos fu: ' Raggiunta fu da me una dottrina profonda, ardua a
conoscersi, ardua a comprendersi, sottile, percepibile dai saggi. Attaccate al p
iacere invece sono le genti, intente al piacere, dilettantisi di piacere; ora da
lle genti attaccate al piacere, intente al piacere, dilettantisi al piacere, ard
ua a realizzare una posizione come quella del fondamento e dell'origine del riso
rgere, pure ardua a realizzare la posizione per cui cessa ogni sankhara, la posi
zione di distacco da ogni attaccamento, di esaurimento della sete, di compimento
, di fine, di estinzione. E se io esponessi queste dottrine, e non fossi compres
o, ci per me sarebbe una fatica, ci per me sarebbe una noia'. Allora, o Brahma, mi
vennero naturalmente in mente questi versi mai prima sentiti:" Con difficolt cer
to esporrei ci che raggiunsi. Gli immersi nella passione e nella ripulsione da qu
esta dottrina non sono ben illuminabili. Ci che va contro corrente, sottile, prof
ondo, nascosto, Gli infocati dalla passione, gli avvolti dall'elemento della ten
ebra, non vedono. "Cos, o Brahma, la mia mente propende all'inazione, non all'esp
osizione della Dottrina""." 5. Per la seconda volta, o monaci, il Maha Brahma co
s disse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: "Esponga,
o signore, il Sublime la Dottrina, esponga il Benvenuto la Dottrina; vi sono de
gli esseri che sono di natura poco passionale, che, non applicati alla Dottrina,
potranno perdersi: essi diverranno conoscitori della Dottrina ." 6. Per la terz
a volta, o monaci, il Maha Brahma cos disse a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto
, perfettamente Svegliato: "Esponga, o signore, il Sublime la Dottrina, esponga
il Benvenuto la Dottrina; vi sono degli esseri che sono di natura poco passional
e, che, non applicati alla Dottrina, potranno perdersi: essi diverranno conoscit
ori della Dottrina ." 27
"Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato,
sentita la richiesta del Brahma, mosso da compassione per gli esseri, osserv con
l'occhio rischiarato il mondo. E vide, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Per
fetto, perfettamente Svegliato, osservando il mondo con occhio rischiarato, esse
ri poco passionali, esseri molto passionali, di facolt acute, di facolt ottuse, co
n buoni attributi, con cattivi attributi, di buona coscienza, di cattiva coscien
za, e di alcuni si accorse che erano timorosi di essere privati dell'altro mondo
. Come in un lago con loti azzurri, o rossi, o bianchi, alcuni loti azzurri, o r
ossi, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua, sono immersi nell'acqua
e dentro immersi si nutrono; altri loti azzurri, o rossi, o bianchi, nati nell'
acqua, sviluppati nell'acqua stanno a fior d'acqua; ed altri loti azzurri, o ros
si, o bianchi, nati nell'acqua, sviluppati nell'acqua emergono dall'acqua, non b
agnati dall'acqua, proprio cos, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, pe
rfettamente Svegliato, osservando il mondo con l'occhio rischiarato, vide esseri
poco passionali, esseri molto passionali, di facolt acute, di facolt ottuse, con
buoni attributi, con cattivi attributi, di buona coscienza, di cattiva coscienza
e di alcuni si accorse che erano timorosi di essere privati dell'altro mondo."
7. Allora, o monaci, il Maha Brahma, osservati questi pensieri nella mente di Vi
passi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rivolse a Vipassi
, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, coi versi: Come chi dall'
asceso picco, dalla cima del monte le genti intorno guarda, cos, o saggio, dall'a
scesa vetta della Dottrina, occhio onniveggente, tu che non ardi, le infocate ge
nti, soggette al nascere e all'invecchiare, osserva, e nel mondo, eroe vittorios
o, opera, e, guida immacolata, conduci. Esponga il Sublime la Dottrina, vi sar ch
i ben la impara. Allora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfetta
mente Svegliato, rispose al Maha Brahma con i versi: Aperta a costoro la porta d
el non pi morire. La varchino coloro che vogliono rettamente sapere. Conscio dell
a repulsione delle umane genti prima non volli enunciare la verace, profonda Dot
trina, o Brahma. "Allora, o monaci, il Maha Brahma disse: "" mi diede la promess
a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, di esporre la Do
ttrina "". E salutato Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sveglia
to, girato sulla destra di l disparve." "8. Allora, o monaci, a Vipassi, il Subli
me Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: ""a chi io dunque per primo
esporr la Dottrina, chi facilmente imparer la Dottrina ? ""." "Allora, monaci, a V
ipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos fu: "" Khanda, f
iglio di re, Tissa, figlio del brahmano di corte, abitano a Bandhumati; la capit
ale, colti, pieni d'esperienza, intelligenti, maturi, di natura poco passionale.
E se io esponessi la Dottrina per primi a Khanda figlio di re e a Tissa figlio
del brahmano di corte, questi rapidamente imparerebbero la Dottrina""." Allora,
o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, come un
uomo forte distende un braccio piegato o piega un braccio disteso, proprio cos, s
parendo dal tronco dell'albero dell'illuminazione, apparve presso la capitale Ba
ndhumati, in Khema, nel parco delle Antilopi. 9. Allora, o monaci, Vipassi, il S
ublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, si rivolse al guardiano del par
co: Ehi tu caro guardiano del parco, va nella capitale Bandhumati e a Khanda, fi
glio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, cos parla: Vipassi, il Sublime
Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o signori, venuto nella capitale Band
humati, dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Egli desidera vedervi. S, o si
gnore e, o monaci, il guardiano del parco, obbedendo a Vipassi, il Sublime Santo
, Perfetto, 28
perfettamente Svegliato, si rec nella capitale Bandhumati, ed a Khanda, figlio di
re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, cos disse: Vipassi, o signori, il Sub
lime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, venuto nella capitale Bandhumati,
dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Egli desidera vedervi . 10. Allora,
o monaci, Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, fatto app
restare un ben domo equipaggio, saliti sul ben domo equipaggio, si mossero dalla
capitale Bandhumati e andarono per il parco delle Antilopi, col ben domo equipa
ggio, sin dove il terreno era carrozzabile, indi, scesi dal cocchio, proseguendo
a piedi, si diressero l dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettame
nte Svegliato, salutatolo si sedettero accanto. "11. Ad essi Vipassi, il Sublime
Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un dis
corso sull'elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza
e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolment
e loro illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttile, l
a mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve la
Dottrina insegnata dai Buddha: il dolore, l'origine, la fine, la via. E come una
chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos a Khand
a, figlio di re, a Tissa, figlio del brahmano di corte, mentre l erano seduti, so
rse limpido e chiaro l'occhio della Dottrina: ""questa proprio la Dottrina dell'
origine, questa la Dottrina della totale estinzione ""." 12. Ed essi, osservata
nell'insegnamento del maestro la Dottrina, accettata la Dottrina, imparata la Do
ttrina, penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio, rag
giunta l'autosufficienza, liberi da ogni dipendenza, cos dissero a Vipassi, il Su
blime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato: " meraviglioso, o signore, meravi
glioso, o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si sco
prisse ci che era coperto, ad uno smarrito di mostrasse la strada, si portasse un
a lampada nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento f
u dal Sublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Subli
me e nella Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Sublime l'ordinazione, pot
remo ottenere l'ammissione ." I3. E, o monaci, Khanda, figlio di re, e Tissa, fi
glio del brahmano di corte, ottennero presso Vipassi il Sublime Santo, Perfetto,
perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E Vipassi, il S
ublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina li
istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia d
ei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, il Sublime S
anto, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla Dottrina, istruiti,
incitati, rallegrati e rasserenati, dopo non molto fu libera la mente. "14. Allo
ra, o monaci, nella capitale Bandhumati una grande folla di circa 84.000 uomini
ud: ""Vipassi, certo, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, appars
o nella capitale Bandhumati e dimora in Khema, nel parco delle Antilopi. Khanda,
figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, al sguito di Vipassi, il Su
blime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli e barba indossato i
l giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretismo"". A coloro che udi
vano cos fu: "" questa non una inferiore dottrina e regola, non un'inferiore ordi
nazione, se Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, rasi ca
pelli e barba, indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacor
etismo. E se Khanda, figlio di re, e Tissa, figlio del brahmano di corte, al sgui
to di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli
e barba, indossato il giallo mantello, hanno lasciata la casa per l'anacoretism
o, perch non sar anche per noi cos ? ""." Allora, o monaci, una grande folla di cir
ca 84.000 uomini uscita dalla capitale Bandhumati si diresse a Khema, al parco d
elle Antilopi, la dove era Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sv
egliato, ed avvicinatasi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sv
egliato, si sedette accanto. "15. A costoro Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto,
perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, cio un discorso sull'elemos
ina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla trascendenza, e lo svantaggio
, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente illustr. Ed il
Sublime fece loro nota la mente 29
chiara, la mente duttile, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente ser
ena, ed illustr in breve la Dottrina segnata dai Buddha; il dolore, l'origine, la
fine, la via. E come una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore r
iceve, proprio cos a questi 84.000 uomini, mentre l s'erano seduti, sorse limpido
e chiaro l'occhio della Dottrina : "" questa proprio la Dottrina dell'origine, q
uesta; la Dottrina della totale estinzione""." "l6. E costoro, osservata nell'in
segnamento del maestro la Dottrina, accettata la Dottrina, imparata la Dottrina,
penetrati nella Dottrina, superata l'incertezza, superato il dubbio, raggiunta
l'autosufficenza, liberi da ogni dipendenza, cos a Vipassi, il Sublime Santo, Per
fetto, perfettamente Svegliato dissero: "" meraviglioso, o signore, meraviglioso,
o signore! Come, o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse
ci che era coperto, ad uno smarrito si mostrasse la strada, si portasse una lampa
da nell'oscurit: chi ha gli occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento fu dal S
ublime esposta la Dottrina, e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Sublime e ne
lla Dottrina. Forse potremo ottenere presso il Sublime l'ordinazione, potremo ot
tenere l'ammissione ""." "17. E, o monaci, gli 84.000 uomini ottenne."" presso V
ipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, otte
nnero l'ammissione. E Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sveglia
to, con discorsi sulla Dottrina, li istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio,
la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed
a costoro, da Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con
discorsi sulla Dottrina, istruiti, mutati, rallegrati, rasserenati, dopo non mo
lto fu loro libera la mente." "18. Udirono i primi 84.000 pellegrini 14: "" cert
o Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, apparso nella ca
pitale Bandhumati, dimora in Khema nel parco delle Antilopi ed espone la Dottrin
a "". Allora, o monaci, gli 84.000 pellegrini si diressero alla capitale Bandhum
ati, in Khema, nel parco delle Antilopi, l dove era Vipassi, il Sublime Santo, Pe
rfetto, perfettamente Svegliato, si sedettero accanto." "19. Ad essi Vipassi, il
Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, tenne un regolare discorso, c
io un discorso sulla elemosina, un discorso sulla condotta, un discorso sulla tra
scendenza e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la rinunzia dei desideri profit
tevolmente illustr. Ed il Sublime fece loro nota la mente chiara, la mente duttil
e, la mente impregiudicante, la mente beata, la mente serena, ed illustr in breve
la Dottrina insegnata dai Buddha: il dolore, l'origine, la fine, la via. E come
una chiara veste, rimossa l'oscurit, il suo giusto colore riceve, proprio cos agl
i 84.000 pellegrini, mentre l erano seduti, sorse limpido e chiaro l'occhio della
Dottrina: "" questa proprio la Dottrina dell'origine, questa la Dottrina della
totale estinzione ""." "20. Ed essi, osservata nell'insegnamento del maestro la
Dottrina, accettata la Dottrina, impara la Dottrina, penetrati nella Dottrina, s
uperata l'incertezza, superato il dubbio, raggiunta l'autosufficenza, liberi da
ogni dipendenza, cos a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Sveglia
to, dissero: "" meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore! Come, o signore
, si raddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno s
marrito si mostrasse la strada, si portasse una lampada nell'oscurit: chi ha gli
occhi vedr le forme; cos con pi di un argomento fu dal Sublime esposta la Dottrina,
e noi, o signore, prendiamo rifugio nel Sublime e nella Dottrina. Forse potremo
ottenere presso il Sublime l'ordinazione, potremo ottenere l'ammissione ""." 21
. E, o monaci, questi 84.000 pellegrini, ottennero presso Vipassi, il Sublime Sa
nto, Perfetto, perfettamente Svegliato, l'ordinazione, ottennero l'ammissione. E
Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sull
a Dottrina istru, incit, rallegr, rasseren e lo svantaggio, la vanit, il decadere, la
rinunzia dei desideri profittevolmente loro illustr. Ed a costoro, da Vipassi, i
l Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, con discorsi sulla dottrina,
istruiti, mutati, rallegrati, rasserenati, dopo non molto fu loro libera la men
te. "22. Dunque cos in quel tempo, o monaci, nella capitale Bandhumati venne a tr
ovarsi una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci. Allora, o monaci, a Vipas
si, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, 30
ritirato in solitudine, sorse questo pensiero: ""ora nella capitale Bandhumati s
i trova una grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci, e se io prescrivessi ai
monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di
molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli
uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel pri
ncipio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spi
rito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esser
i, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saran
no dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale
Bandhumati per esporre il patimokkha (15)'""." 23. Allora, o monaci, ad un Maha
Brahma fu nota questa riflessione della mente di Vipassi, il Sublime Santo, Per
fetto, perfettamente Svegliato. E come un uomo forte distende un braccio piegato
, o piega un braccio disteso, proprio cos, scomparendo dal mondo di Brahma, appar
ve innanzi a Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Allor
a, o monaci, il Maha Brahma, denudando dal mantello la spalla destra, umiliando
a terra le ginocchia, giunte le mani, cos parl a Vipassi, il Sublime Santo, Perfet
to, perfettamente Svegliato: Proprio cos, o Sublime, proprio cos, o Benvenuto. Una
grande, o signore, schiera di monaci si trova nella capitale Bandhumati, 6.800.
000 monaci. Annunci, o signore, il Sublime ai monaci: ' aggiratevi, o monaci, a
propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la compassione del mond
o, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non da soli, ma in due and
ate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letificante nel mezzo, let
ificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la completa totalmente perfe
tta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura poco passionale, che,
privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottr
ina. Cos dopo ogni sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per esporre il pa
timokkha. Cos disse il Maha Buddha. E cos avendo detto, salutato Vipassi il Sublim
e Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, girando sulla destra di l spar. 24. Al
lora, o monaci, Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, su
l far della sera, uscito dal ritiro, si muove ai monaci: Proprio a me, ritirato
in solitudine, sorse questo pensiero: 'ora nella capitale Bandhumati si trova un
a grande schiera di monaci, 6.800.000 monaci, e se io prescrivessi ai monaci: ag
giratevi o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia di molti, per la
compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e degli uomini. Non d
a soli, ma in due andate, esponete la Dottrina, letificante nel principio, letif
icante nel mezzo, letificante nella fine, nella lettera e nello spirito, la comp
leta totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esseri, di natura
poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni
discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati p
er esporre il patimokkha. 25. Allora, o monaci, ad un Maha Brahma fu nota questa
riflessione della mia mente. E come un uomo forte distende un braccio piegato,
o piega un braccio disteso, proprio cos, scomparendo dal mondo di Brahma, mi appa
rve innanzi. Allora, o monaci, il Maha Brahma, denudando dal mantello la spalla
destra, umiliando a terra le ginocchia innanzi a me, giunte le mani cos mi parl: '
Proprio cos, o Sublime, proprio cos, o Benvenuto. Una grande, o signore, schiera
di monaci si trova nella capitale Bandhumati, 6.800.000 monaci. Annunci, o signo
re, il Sublime ai monaci: aggiratevi o monaci, a propiziare il vantaggio di molt
i, la gioia di molti per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia de
gli di e degli uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete` la Dottrina, leti
ficante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nella fine, nella lett
era e nello spirito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi s
ono degli esseri, di natura poco passionale, che, privi della Dottrina, perirebb
ero, essi saranno dei buoni discepoli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate
nella capitale Bandhumati per esporre il patimokkha'. Cos disse il Maha Brahma.
E cos avendo detto, salutatomi, girando sulla destra di l spar. 26. Ed io annuncio,
o monaci: ' aggiratevi, o monaci, a propiziare il vantaggio di molti, la gioia
di molti, per la compassione del mondo, per il vantaggio, la gioia degli di e deg
li uomini. Non da soli, ma in due andate, esponete la Dottrina letificante nel p
rincipio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nella lettera e nello spi
rito, la completa totalmente perfetta condizione di purezza. Vi sono degli esser
i, ,li natura poco 31
passionale, che, privi della Dottrina, perirebbero, essi saranno dei buoni disce
poli della Dottrina. Cos dopo sei anni ritornate nella capitale Bandhumati per es
porre " il patimokkha'""." Cos, o monaci, i monaci proprio da quel giorno andaron
o in giro per il paese. "27. In quel tempo, o monaci, vi erano 84.000 dimore (pe
r i monaci) nel Jambudipa (16). E come fin la prima stagione delle piogge gli di f
ecero udire una voce: finita, o venerabili, la prima stagione delle piogge. Ora
rimangono cinque stagioni delle piogge, dopo la quinta stagione delle piogge dov
rete dirigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha""." "Ed essend
o finita la seconda stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: "" finita
, o venerabili, la seconda stagione delle piogge. Ora rimangono quattro stagioni
delle piogge, dopo la quarta stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capit
ale Bandhumati per esporre il patimokkha""." " Ed essendo finita la terza stagio
ne delle piogge, gli di fecero udire una voce: "" finita, o venerabili, la terza s
tagione delle piogge. Ora rimangono tre stagioni delle piogge, dopo la terza sta
gione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhumah per scoprire il pat
imokkha""`" " Ed essendo finita la quarta stagione delle piogge, gli di fecero ud
ire una voce: "" finita, o venerabili, la quarta stagione delle piogge. Ora riman
gono due stagioni delle piogge, dopo la seconda stagione delle piogge dovrete di
rigervi alla capitale Bandhumati per esporre il patimokkha""" "Ed essendo finita
la quinta stagione delle piogge, gli di fecero udire una voce: "" finita, o vener
abili, la quinta stagione delle piogge. Ora rimane una sola stagione delle piogg
e." Dopo la prima stagione delle piogge dovrete dirigervi alla capitale Bandhuma
ti per esporre il patimokkha "Ed essendo finita la sesta stagione delle piogge,
gli di fecero udire una voce: "" finita, o venerabili, la sesta stagione delle pi
ogge. Ora tempo che ritorniate, dirigendovi alla capitale Bandhumati, per esporr
e il patimokkha""." Allora, o monaci, i monaci e per i poteri soprannaturali di
ciascuno, e per i poteri soprannaturali degli di, dirigendosi alla capitale Bandh
umati, in un solo giorno quivi convennero. "28. Dunque, o monaci, Vipassi, il Su
blime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, espose innanzi alla schiera dei
monaci il patimokkha"":" "Sopportazione, autocontrollo e perseveranza, estinzion
e supremamente insegnano i Buddha; colui che uscito nessuno ingiurii;" l'asceta
non sia ad alcuno ostile. Non esser causa di alcun male, ma origine di cose salu
tari, purificare la mente, questo il messaggio dei Buddha. Non essere insolenti,
non ingiurianti, ma dal patimokkha essere moderati e soli nel cibo e nel riposo
, frenati, frenati alla concentrazione della mente, questo il messaggio dei Budd
ha. "29. Io stesso, o monaci, un tempo dimoravo ad Ukkatthaya, nel bosco di Subh
aga, al tronco di un albero di sala. Allora, o monaci, mentre ero ritirato in me
ditazione sorse questo pensiero nella mia mente: "" la dimora degli di Suddhavasa
(17) non fu da me precedentemente abitata e da lungo tempo lo solo dagli di Sudd
havasa e se io ora mi dirigessi verso gli di Suddhavasa?""." Allora, o monaci, co
me un uomo forte distende un braccio piegato, o piega un braccio disteso, propri
o cos da Ukkatthaya, dal bosco di Subhaga, dal tronco di un albero di sala sparit
o comparvi agli di Aviha. Qui un'assemblea di di, alcune migliaia di di si diresse
verso di me, ed essendosi avvicinata, salutatomi si sedette accanto. Accanto sed
uti, o monaci, gli di mi dissero: Fu nel 91 evo, o Venerabile, che Vipassi, il Sub
lime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sorse nel mondo Vipassi, il Subli
me Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu di nascita nobile,
sorse nella classe dei nobili. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamen
te Svegliato, o Venerabile, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, il Sublime Sant
o, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, la durata della vita fu di 8
0.000 anni. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Vene
rabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una bignonia. A Vipassi, il Subli
me Santo, Perfetto, perfettamente 32
Svegliato, o Venerabile, fu una coppia di discepoli di nome Khanda e Tissa, ecce
lsa nobile coppia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliat
o, o Venerabile, furono tre classi di discepoli. Una di queste classi fu di 6.80
0.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di queste classi fu
di 80.000 monaci. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliat
o, o Venerabile, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli asava. A V
ipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu pe
rsonale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome Asoka. A Vipa
ssi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, fu padre
il re di nome Bandhuma, la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di no
me Bandhumati fu capitale del re Bandhuma. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia di V
ipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, cos l'uscita, cos la
concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la messa in moto della ruota del
la dottrina E noi, o signore, avendo realizzata la condizione di purezza, ed ess
endoci liberati dai desideri di attaccamento sensoriali, presso Vipassi il Subli
me qui siamo risorti. 30. E qui, o monaci, un'assemblea di di, di alcune migliaia
di di, di alcune centinaia di di si diresse verso di me, ed essendosi avvicinata,
ed avendomi salutato, si sedette accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi di
ssero: "In questo felice evo, o Venerabile, l'attuale Sublime Santo, Perfetto, p
erfettamente Svegliato apparso nel mondo. Il Sublime, o Venerabile, di nascita n
obile, sorto nella classe dei nobili. Il Sublime, o Venerabile, di famiglia Gota
ma. Al Sublime, o Venerabile, un breve, insignificante tempo di vita, facilmente
danneggiabile; colui che ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. Il Sublime,
o Venerabile, raggiunse l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa. Al Sub
lime, o Venerabile, una coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggallana, ecce
lsa nobile coppia. Al Sublime, o Venerabile, una sola classe di discepoli di 135
0 monaci. Al Sublime, o Venerabile, questa classe di discepoli tutti liberi dagl
i asava. Al Sublime, o Venerabile, ora attendente personale, nobile personale at
tendente, il monaco Ananda. Al Sublime, o Venerabile, padre il re Suddhodana, la
divina Maya fu madre e genitrice. Capitale la citt Kapilavatthu. Cos, o Venerabil
e, fu la rinuncia del Sublime, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema
illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore,
avendo realizzato la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri
di attaccamento sensoriale, presso il Sublime qui siamo risorti." 3l. Allora, o
monaci, cogli di Aviha mi diressi verso gli di Atappa, poi cogli di Atappa e cogli
di Aviha mi diressi verso gli di Sudassa. Poi cogli di Sudassa, cogli di Atappa, cog
li di Aviha mi diressi verso gli di Sudassa. Poi cogli di Sudassi, cogli di Sudassa,
cogli di Atappa, cogli di Aviha mi diressi dagli di Akanittha. Quivi, o monaci, un
'assemblea di di, alcune migliaia di di si diressero verso di me, ed essendosi avv
icinata, e salutatomi si sedettero accanto. Accanto seduti, o monaci, gli di mi d
issero: Fu nel 9l evo, o Venerabile, che Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, per
fettamente Svegliato, sorse nel mondo. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perf
ettamente Svegliato, o Venerabile, fu di nascita nobile, sorse nella classe dei
nobili. Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabi
le, fu di famiglia Kondanna. Di Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamen
te Svegliato, o Venerabile, la durata della vita fu di 80.000 anni. Vipassi, il
Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabile, raggiunse l'illu
minazione al tronco di una bignonia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perf
ettamente Svegliato, o Venerabile, fu una coppia di discepoli di nome Khanda e T
issa, eccelsa nobile coppia. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettament
e Svegliato, o Venerabile, furono tre classi di discepoli. "Una di queste classi
fu di 6.800.000 monaci, una di queste classi fu di 100.000 monaci, una di quest
e classi fu di 80.000 monaci. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamen
te Svegliato, o Venerabile, le tre classi furono di discepoli tutti liberi dagli
asava. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venera
bile, fu personale attendente, nobile personale attendente, un monaco di nome As
oka. A Vipassi, il Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, o Venerabil
e, fu padre il re di nome Bandhuma, 33
la divina Bandhumati fu madre e genitrice. La citt di nome Bandhumati fu capitale
del re Bandhuma. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia di Vipassi, il Sublime Santo,
Perfetto, perfettamente Svegliato, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la sup
rema illuminazione, cos la messa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o sig
nore, avendo realizzata la condizione di purezza, ed essendoci liberati dai desi
deri di attaccamento sensoriali, presso Vipassi il Sublime qui siamo risorti""."
32. Quivi, o monaci, un'assemblea di di, alcune migliaia di di, alcune centinaia
di di si diressero verso di me ed avendomi avvicinato, ed avendomi salutato si se
dettero accanto. Accanto seduti gli di cos mi dissero: " In questo felice evo, o V
enerabile, l'attuale Sublime, Sublime Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato,
apparso nel mondo. Il Sublime, o Venerabile, di nascita nobile, sorto nella clas
se dei nobili. Il Sublime, o Venerabile, di famiglia Gotama. Al Sublime, o Vener
abile, un breve, insignificante tempo di vita, facilmente danneggiabile; colui c
he ora vive a lungo vive cent'anni o poco pi. Il Sublime, o Venerabile, raggiunse
l'illuminazione al tronco di una ficus religiosa. Al Sublime, o Venerabile, una
coppia di discepoli di nome Sariputta e Moggalana, eccelsa nobile coppia. Al Su
blime, o Venerabile, una sola classe di discepoli di 1350 monaci. Al Sublime, o
Venerabile, questa classe di discepoli tutti liberi dagli asava. Al Sublime, o V
enerabile, ora attendente personale, nobile personale attendente, il monaco Anan
da. Al Sublime, o Venerabile, padre il re Suddhodana, la divina Maya fu madre e
genitrice. Capitale la citt Kapilavatthu. Cos, o Venerabile, fu la rinuncia del Su
blime, cos l'uscita, cos la concentrazione, cos la suprema illuminazione, cos la mes
sa in moto della ruota della Dottrina. E noi, o signore, avendo realizzato la co
ndizione di purezza, ed essendoci liberati dai desideri di attaccamento sensoria
le, presso il Sublime qui siamo risorti ." "33. Cos, o monaci, questa regola univ
ersale ben nota al Sublime. Il Compiuto per la conoscenza di questa regola unive
rsale ricorda gli antichi Buddha, totalmente estinti, che hanno troncato gli imp
edimenti, interrotto l'andare, esausto il circolo, spenta l'agitazione; li ricor
da nella stirpe, li ricorda nel nome, li ricorda nella famiglia, li ricorda nell
a durata della vita, li ricorda nei principali discepoli, li ricorda nelle class
i di discepoli: "" cos furono durante la vita quei Sublimi, questi i nomi, queste
le famiglie, questi i comportamenti, queste le dottrine, questi i saperi, quest
e le dimore, queste le liberazioni. Proprio cos furono questi Sublimi """"." Cos d
isse il Sublime. Contenti i monaci si rallegrarono alla parola del Sublime. MAHA
PADANA SUTTANTA FINE
NOTE 1) Benares "2) Il Sublime non pu penetrare la mente degli antichi Svegliati
perch totalmente estinti; solo attraverso agli dei del mondo di Brahma, che, nell
a loro lunghissima esistenza, furono contemporanei degli antichi Svegliati, che
il Sublime viene a sapere ogni cosa su costoro." 3) Colui che possiede l'element
o Bodhi od illuminazione. Nome che compete coloro che stanno per diventare Buddh
a. 4) Una classe di di inferiori al mondo di Brahma. 5) Diviene cio consustanziale
al retto comportamento che necessariamente ti realizza in lei. 6) Anche qui la
castit necessaria ed assoluta conseguenza del portare nel ventre il Bodhisatta. 7
) La madre del Bodhisatta raggiunge nei riguardi del proprio corpo e di quello d
el Bodhisatta la lucida chiarezza che si realizza colla pratica dei quattro jhan
a. 8) Anche le dee della Grecia avevano le loro gravidanza di 10 mesi. 34
9) Sulle mani, sui piedi, sulle spalle, e sulla schiena. 10) Vipassi = Vi + pass
i = buon veggente. 11) Intesa come possibilit quasi necessit di esistere. 12) Sper
imentando, realizzando su piano ontologico. Cio non solo riconoscendo la logicit,
veridicit dell'asserzione, ma vivendola in tutti i piani che tanti mano gli si an
davano schiudendo. 13) La corrente del Samsara. 14) I primi che avevano seguto Vi
passi, prima della sua illuminazione. 15) Pubblico esame cui ciascun monaco sott
opone il suo comportamento. 16) L'Isola del Melograno, l'India propriamente dett
a. 17) Una classe di di del mondo di Brahma comprendenti pi cori.
UDANA(1) (DETTI ISPIRATI O VERSI DI ESALTAZIONE) CAPITOLO I BODHI (IL RISVEGLIO)
"Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava, sulla riva d
el fiume Neranjara, ai piedi dell'albero della Bodhi, avendo proprio allora cons
eguito la perfetta illuminazione. Ora, in quella occasione, il Beato rimase assi
so per sette giorni (2) in una particolare posizione (3) sperimentando la beatit
udine della Liberazione. Quindi il Beato, trascorsi quei sette giorni, durante l
a prima vigilia della notte, riprendendosi da quell'estasi meditativa (samadhi),
volse attentamente il pensiero alla nascita delle cause l'un l'altra condiziona
te (paticca-samuppdda), secondo l'ordine diretto, cos: ""in questa [condizione di
] essere, ci si verifica; per il fatto che ci nasce, quest'altro nasce, cio: condiz
ionati dall'ignoranza (avijja), gli elementi dell'esistenza (sankhara); condizio
nato dagli elementi dell'esistenza, [lo stato di] coscienza (vinnana); condizion
ati dallo stato di coscienza, nome-e-forma (nama-rupa); condizionate da nome-e-f
orma, le sei sfere d'azione sensoria (salayatana = i cinque sensi pi il mentale),
condizionata dalle sei sfere di azione sensoria la percezione (phassa); condizi
onata dalla percezione, la sensazione (vedana); condizionata dalla sensazione, l
a sete [di esistenza] (tanha); condizionato dalla sete [di esistenza] il legame
[verso una particolare vita] (upadana); condizionata dal legame, l'esistenza (bh
ava); condizionata dall'esistenza, la nascita (jati); condizionati dalla nascita
, vengono ad esistere vecchiaia-e-morte (jara-marana), dolore, lamento, sofferen
za, tormento e disperazione. Cos avviene la nascita di tutto questo insieme di Ma
le""." Quindi il Beato, avendo intuito il significato di ci, profer in quel moment
o questo verso ispirato: Quando, invero, si rivelano gli elementi della realt (dh
amma) "al brahmana ardente di ascesi, meditante, allora svaniscono i suoi dubbi,
dacch egli gi conosce la contingente realt e le sue cause""." 2. Cos da me stato ud
ito. In una certa occasione..... (ecc., come sopra) "Quindi il Beato, sorgendo d
a quell'estasi meditativa, durante la vigilia di mezzo della notte, volse attent
amente il pensiero alla nascita condizionata delle cause in senso inverso, cos: "
"non essendovi questa [condizione di] essere, ci non si verifica: per il fatto ch
e ci cessa, [quest'altro] cessa di essere, e cio: cessando l'ignoranza, si ha la c
essazione degli elementi dell'esistenza: cessando gli elementi dell'esistenza, c
essa [lo stato di] coscienza: cessando lo stato di coscienza, cessano nome-e-for
ma: cessando nome-e forma, cessano le sei sfere di azione sensoria: cessando le
sei sfere di azione sensoria, cessa la percezione: cessando la percezione, cessa
la sensazione: cessando la sensazione, cessa la sete: cessando la 35
sete, cessa il legame: cessando il legame, cessa l'esistenza: cessando l'esisten
za, cessa la nascita; cessando la nascita, cessano vecchiaia-e-morte, dolore, la
mento, sofferenza, tormento e disperazione. Cos avviene la cessazione di tutto qu
esto insieme di Male"". Quindi il Beato, avendo intuto il significato di ci proffe
r in quel momento questo verso ispirato:" Quando, invero, si rivelano gli element
i della realt al brahmana che, ardente di ascesi, medita, allora svaniscono tutti
i suoi dubbi, dacch egli ha conosciuto il dileguarsi delle cause. 3. Cos da me st
ato udito. In una certa occasione, il Beato (ecc., come sopra) ....Quindi il Bea
to, riprendendosi da quell'estasi meditativa, durante l'ultima vigilia della not
te, consider attentamente la nascita condizionata delle concause in entrambo i se
nsi, quello diretto e quello indiretto, cos: " ""Quando c' questo, si verifica que
sto. Quando questo non c', questo altro non c'; quando questo cessa, quest'altro c
essa, e cio: condizionato dalla Ignoranza" "(ecc., come nel precedente paragrafo)
...Cos viene ad esistere tutto questo insieme di Male. Quando, invece, si dilegua
e cessa senza residui l'Ignoranza, si ha la cessazione degli elementi dell'esis
tenza (ecc., come nel precedente paragrafo) In tale modo si ha la cessazione di
tutto questo complesso di Male""." Perci il Beato, avendo intuito il significato
di tutto ci, in quel momento profer questo verso ispirato: Allorch, invero, si rive
lano gli elementi della realt al brahmana ardente di ascesi, meditante, allora eg
li si erge, avendo messo in rotta l'esercito di Mara, come il sole quando irragg
ia nel cielo. 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato dimorava
ad Uruvela, sulla sponda del fiume Neranjara, ai piedi dell'albero della bodhi,
avendo proprio allora conseguito l'Illuminazione. Ora, in quell'occasione, il B
eato rimase assiso per sette giorni in quella particolare posizione, sperimentan
do la beatitudine della Liberazione. Indi il Beato, trascorso il periodo di sett
e giorni, si riprese da quell'estasi meditativa. "Avvenne che un certo brahmana
della Huhumka-jajati venne dove si trovava il Beato e, avvicinandosi a lui, lo s
alut amichevolmente, e, dopo che i due si furono scambiati saluti e convenevoli,
si pose accanto a lui. Stando in piedi [in segno di rispetto] presso di lui, que
l brahmana interpell il Beato, dicendo: "" Ti prego, caro (5) Gotama, in che misu
ra [si pu dire che] uno brahmana e, inoltre, quali sono gli elementi che costitui
scono un brahmana?"". Allora il Beato, avendo intuito il significato di ci, proff
er in quel momento questo verso ispirato:" Quel brahmana che ha fugato da s i catt
ivi elementi non dice " "" huhum""(4 a), " [ma] privo di impurit e si controlla,
versato nei Veda (6) e vive una vita da brahmana (casta), un siffatto brahmana p
u "parlare del Brahman giustamente, proprio lui, nel quale non vi sono escrescenz
e (7) verso questo mondo!""." 5. Cos da me stato udito. In una certa occasione il
Beato si trovava presso Savatthi, nel boschetto Jeta, nel parco di Anathapindik
a. In quella circostanza i venerabili Sariputta, 1 Mogallana il Grande, Kassapa
il Grande, Kaccayana il Grande ed inoltre i venerabili Anuruddha, Revata, Devada
tta ed Ananda vennero l dove si trovava il Beato. E quando il Beato
"vide quei venerabili da lontano, mentre si avvicinavano, alla loro vista disse
ai monaci: ""Monaci, costoro sono dei brahmana che vengono, sono brahmana, costo
ro che vengono!""" "A queste parole un certo monaco, brahmana di nascita, disse
al Beato: ""O Signore, in che misura [si pu dire che] uno sia brahmana, e, inoltr
e, quali sono gli elementi che costituiscono un brahmana?"". Allora il Beato, in
tendendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:"
36
Avendo fugato da s i cattivi elementi, coloro che procedono sempre consapevolment
e, "i Risvegliati che hanno distrutto i legami, costoro sono certamente nel mond
o i brahmana!""." "6. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato dimo
rava presso Rajagaha nel Bosco dei Bamb (Veluvana), nella Radura ove si nutrono g
li Scoiattoli (Kalandakanivapa). Ora, in quell'occasione, il venerabile Maha-Kas
sapa stava nella Grotta del Fico (Pipphala-guha), malato, afflitto e colpito da
dura sofferenza. Pi tardi, essendosi sollevato da quella malattia, il venerabile
Maha-Kassapa disse: "" Che sarebbe se io andassi a Rajagaha per elemosinare?"".
In quello stesso momento pi di cinquecento di si occuparono intensamente per provv
edere al cibo che Maha-Kassapa voleva questuare. Ma il venerabile Maha-Kassapa r
ifiut i servizi di quei cinquecento di e, apprestandosi all'uscita mattutina, indo
ssata la veste e presa la ciotola, entr in Rajagaha per la questua, attraverso le
strade ove abitavano i poveri ed i bisognosi, nel quartiere dei tessitori. Allo
ra il Beato, intendendo il senso di ci, proffer in quel momento questo verso ispir
ato:" Chi non deve nutrire altri, che ignorato, domo, ben stabilito nell'essenza
[delle cose], "la cui adesione [al mondo] distrutta, i cui difetti sono espulsi
, costui io chiamo un brahmana""" 7. Cos da me stato udito. In una certa occasion
e, il "Beato si trovava a Patali, presso il tempio di Ajakatapa, dimora dello ya
kkha (8) Ajakalapa. Ora, in quella occasione, il Beato se ne stava seduto all'ar
ia aperta in una notte scurissima e il dio del cielo gli faceva piovere addosso
goccia a goccia. Allora lo yakkha Ajakalapa, volendo ispirare al Beato paura, co
sternazione ed orrore, avvicinatosi al Beato per ben tre volte gli url vicino il
suo ululato, dicendo: ""Vi un lemure per te, monaco!"". Per il Beato, avendo intu
ito il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:" quando h
a superato tutti gli elementi della realt che in lui stesso, "il brahmana di l da
questo lemure, con tutto il suo frastuono!""." "8. Cos da me stato udito. In una
certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di
Anathapindika. In quella circostanza il venerabile Sangamaji (9) era venuto a S
avatthi per vedere il Beato. Ora, colei che precedentemente era stata la moglie
di Sangamaji, senti che si diceva: ""Il nobile Sangamaji venuto a Savatthi"". Al
lora prese il suo bambino e se ne and al bosco Jeta. Ora, in quella occasione, il
venerabile Sahgamaji se ne stava assiso sulla radice di un certo albero per il
riposo meridiano. Allora colei che era stata in precedenza la moglie del venerab
ile Sahgamaji gli and incontro, gli si avvicin e gli disse questo: ""O monaco, nut
ri questo piccolo bimbo e me del pari""." "A queste parole il venerabile Sahgama
ji rimase silenzioso. Cos, ancora una seconda volta colei che era stata in preced
enza la moglie del venerabile Sahgamaji ripet: ""O monaco. nutri questo piccolo b
imbo e me del pari !""." A queste parole il venerabile Sahgamaji rimase silenzio
so ed essa ripet una terza volta la stessa domanda "ed il venerabile Sangamaji ri
mase silenzioso. Allora lei pose il bimbo di fronte al venerabile Sangamaji e se
ne and dicendo: ""Questo tuo figlio, o monaco, nutrilo!"", ma il venerabile Sang
amaji n lo guard n gli disse verbo. E lei, che si era di poco allontanata, voltatas
i, vide che il venerabile Sangamaji n guardava il bambino n gli parlava. Vedendo c
i essa pens: ""Questo monaco non ha neppure bisogno del suo bambino"". Allora torn
indietro, prese il bambino e se ne and via." Ora il Beato, col suo occhio divino,
purificato tanto pi di quello che proprio agli esseri umani, contemplando una ta
le impropriet, come quella compiuta da colei che era stata in precedenza la mogli
e di Sangamaji (10), ed intuendo il significato di ci, in quel momento proffer que
sto verso ispirato: 37
Non si rallegra quando essa arriva n soffre quando se ne "va via. Sangamaji lo sv
incolato, questi io chiamo un brahmana"" ." "9.
Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Gaya, al
Capo di Gaya. In quella circostanza un gran numero di asceti con la crocchia(11
), nelle fredde notti d'inverno fra gli ottavi [giorni prima e dopo il pleniluni
o] (12) all'epoca in cui cade la neve, s'immergevano ed emergevano dalle acque d
el Gaya, aspergendosi reciprocamente, e versavano l'oblazione sul fuoco sacrific
ale, [intendendo:] ""per questo mezzo si ottiene la purit"". Ora il Beato, vedend
o un tale numero di asceti che agiva cos e, allo stesso tempo, intuendo il signif
icato di ci, proffer questo verso ispirato:" Non per l'acqua si diventa puri, anch
e se tanta gente ivi si bagna. "Colui nel quale Verit e Buona Legge, costui puro,
costui un brahmana"" ." "l0.
Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi
, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In questa stessa epoca Bahiya, dall
a Veste di Scorza (? - Daruclriyo), risiedeva a Supparaka (13) in riva al mare,
dove era stimato, onorato, considerato, venerato e trattato con deferenza, per c
ui aveva ricevuto grande quantit di vesti, cibo, giacigli e seggi, conforti e med
icamenti per malattie. Ora, nella mente di Bahiya dalla Veste di Scorza, sorse q
uesta considerazione: ""Chiss che io sia uno di coloro che in questo mondo sono A
rhat, oppure che abbia conseguito la via degli Arhat?"". Allora una devota(14),
che in una sua esistenza precedente era stata un consanguineo di Bahiya dalla Ve
ste di Scorza, presa da compassione e dal desiderio di beneficarlo, venne ove eg
li si trovava e disse a Bahiya dalla Veste di Scorza: ""Bahiya, tu non sei un Ar
hat, n hai raggiunto la via degli Arhat. Questa non la strada per la quale puoi d
ivenire Arhat oppure raggiungere la via degli Arhat""." Ma allora - disse Baniya
- a chi sono coloro che, nel mondo con i suoi deva, sono Arhat oppure hanno rag
giunto la via degli Arhat?. "(""Vi una citt, Bahiya, nelle regioni settentrionali
, detta Savatthi. Ivi risiede quel Beato che un Arhat, un vero Risvegliato (samm
a-sambuddha). Egli davvero, o Bahiya, un Arhat e insegna la Legge che permette d
i raggiungere la condizione di Arhat""." "Allora Bahiya dalla Veste di Scorza, i
ncitato da quella devata, lasci Supparaka e, fermandosi una sola notte [in ogni p
osto - ?] durante il viaggio (15), giunse dove il Beato si trovava, presso Savat
thi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, un gra
n numero di monaci passeggiava all'aria aperta. Quando Bahiya dalla Veste di Sco
rza fu giunto presso quei monaci, chiese loro: ""Di grazia, Signori, dove si tro
va ora il Beato, che un Arhat, che il vero Risvegliato ? Noi desideriamo vedere
questo Arhat che un Vero Risvegliato!"". ""Il Beato, o Bahiya, andato per le cas
e a fare la questua di cibo"". Allora Bahiya dalla Veste di Scorza si volt in fre
tta, lasci il bosco Jeta ed entr in Savatthi, dove vide il Beato che questuava: eg
li era pieno di grazia, piacevole a guardarsi, con i sensi calmati, tranquillo d
i spirito, pieno di compostezza per il controllo su se medesimo, simile ad un el
efante domo, attento e perfettamente addestrato. Appena vide il Beato gli si avv
icin, cadde [toccandogli] i piedi con la testa e gli disse: ""O Signore, possa il
Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa Colui che Bene Andato (Sugata) insegnarm
i la Buona Legge, di modo che ne abbia beneficio e felicit per lungo tempo!""." "
A queste parole il Beato disse a Bahiya dalla Veste di Scorza: ""Sei venuto fuor
i tempo, Bahiya. Io sono ora entrato [in questa citt] per la questua"". Indi una
seconda volta Bahiya dalla Veste di Scorza [si rivolse] al Beato [e] gli disse:
""Questa cosa (= il Phamma) difficile a conoscersi e pericolo di vita (= morte)
sovrasta il Beato e me" "Possa il Beato insegnarmi la Buona Legge! Possa il Bene
Andato insegnarmi la Buona Legge, di modo che ne riceva beneficio e felicit per
lungo tempo!"". Allora, per la seconda volta, il Beato disse: ""Sei venuto fuori
tempo, Bahiya. Io sono entrato ora per la questua""." "Ancora una terza volta B
ahiya dalla Veste di Scorza disse al Beato: ""Questa cosa, o Signore, difficile
a 38
conoscersi, e pericolo di vita sovrasta il Beato e me. Possa il Beato insegnarmi
la Buona Legge! Possa il Bene Andato insegnarmi la Buona Legge, di modo che ric
eva beneficio e felicit per lungo tempo!"". ""Allora, Bahiya, tu devi esercitarti
: in ci che vedi ci deve essere solo ci che [da te] stato visto, in ci che odi solo
Ci che stato udito, in ci che pensi solo ci che stato pensato in ci che conosci sol
o ci che stato conosciuto (16). Cos invero Bahiya, tu ti devi esercitare." "Quando
, Bahiya, in ci che hai visto ci sar soltanto ci che stato visto, in ci che hai udit
o ci sar soltanto ci che hai udito, in ci che hai pensato ci sar soltanto ci che hai
pensato in ci che hai conosciuto ci sar soltanto ci che hai conosciuto allora, o Ba
hiya, poich non esister per te un quindi"" non ci sar neppure un ""perci"". E quando
O Bahiya, tu non avrai pi un ""perci"", ne deriva che per te non ci sar n un "" qui
"" n un "" di l "" e neppure un"" di mezzo ad entrambo "". Questa sar la fine del
Male""." Quindi Bahiya dalla Veste di Scorza in seguito a questo insegnamento co
nciso della Buona Legge del Beato, mediante l'atto di non aderire (16a) sciolse
la mente dai vincoli. Cos il Beato, dopo aver ammonito Bahiya con il suo insegnam
ento conciso, se ne and via. "Ora avvenne che, non molto tempo dopo la partenza d
el Beato, un vitello assal Bahiya dalla Veste di Scorza, privandolo della vita. I
l Beato dopo aver girato per Savatthi in cerca di cibo, ritornato dalla sua ques
tua ed avendo mangiato mentre lasciava la citt con un grande seguito di monaci, v
ide che Bahiya dalla Veste di Scorza era giunto al termine della sua vita. Veden
dolo, disse ai monaci: ""Monaci, raccogliete il corpo di Bahiya dalla Veste di S
corza. Portate una barella, portatelo via, bruciatelo e innalzate [sulle sue cen
eri] un thupa (17), poich uno che ha Compiuto la brahmanica disciplina assieme a
voi giunto al termine dei suoi d""." "S Signore, risposero i monaci al Beato. Racc
olsero il corpo, chiamarono per una barella, ve lo caricarono sopra e lo bruciar
ono e, quando ebbero innalzato un jthupa, vennero dal Beato, lo salutarono e si
sedettero da una parte. Seduti che furono quei monaci da parte dissero al Beato:
""Signore il corpo di Bahiya dalla Veste di Scorza stato arso ed un thupa stato
innalzato. Quale la sua sorte, quale il suo destino?""." "Un saggio o monaci fu
Bahiya dalla Veste di Scorza;" "egli praticava il Dhamma inferiore in vista del
Dhamma e non mi ha assillato per quanto intimamente riguarda l'insegnamento del
Dhamma. Ha raggiunto il Nibbana, O monaci Bahiya dalla Veste di Scorza""." Allo
ra il Beato, intuendo il senso di ci, profer in quel particolare momento questo ve
rso ispirato: Laddove acqua, terra, fuoco ed aria non hanno fondamenti dove non
risplendono le stelle n rifulge il sole, ivi non brilla la luna ivi non si conosc
e tenebra. Allorch l'asceta, il brahmana, mediante [La scienza di] se stesso " e
mediante il silenzio ha saputo, allora si libera da forma e non-forma da piacere
e dolore!""." CAPITOLO II MUCALINDA (18) "Cos da me stato udito. In una certa oc
casione il Beato si trovava presso Uruvela, sulla riva del fiume Nerarijara, ass
iso sulla radice di un [albero] mucalinda (18), avendo proprio allora col seguit
o il Perfetto Risveglio. Ora, in quell'occasione, il Beato rimase assiso per set
te giorni in una particolare posizione, sperimentando la beatitudine conseguente
mente alla Liberazione. Ora, in quella circostanza, scoppi una tempesta di pioggi
a fuori stagione, sicch per sette giorni vi fu pioggia, venti freddi e cattivo te
mpo. Allora Mucalinda, re dei Naga, uscendo dalla sua tana, si ravvolse sette vo
lte attorno al corpo del Beato con le sue spire e rimase a coprire col suo grand
e cappuccio il capo del Beato, [ pensando]: ""Non disturbino il Beato calore, fr
eddo, contatto di mosche, zanzare ed esseri striscianti!"". Quindi, trascorsi se
tte giorni, il Beato si riprese da quell'estasi meditativa e Mucalinda, re dei N
aga, vedendo che il cielo era terso e libero da nuvole, sciolse le sue spire dal
corpo del Beato, [indi,] ritirando la sua propria forma, assunse la forma di un
giovane, 39
che si pose dinanzi al Beato rendendogli omaggio con le mani giunte (19)." Allor
a il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento questo verso isp
irato: a Felice la solitudine di colui che si rallegra, avendo appreso la Buona
Legge ed avendo acquistato la Visione! Felice la libert dalla sofferenza nel mond
o ed il ritegno [dal danneggiare] le creature! Felice la libert dalle passioni in
questo mondo, ed il superamento dei desideri! "Che ci si sciolga dalla vanit del
l""' ego "", questa la suprema felicit""." "2. Cos da me stato udito. In una certa
occasiona, il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di An
athapindika. Ora, in quella circostanza, fra un gran numero di monaci che, dopo
il pasto, erano tornati dalla questua e si erano riuniti e seduti assieme nella
sala di servizio, si venne casualmente a parlare [di questo argomento]: ""Quale,
o fratelli, di questi due re, il re di Magadha Seniya Bimbisar e Pasenadi di Kos
ala (20), il pi ricco, ha le pi grandi propriet, ha i maggiori tesori, ha le maggio
ri province, ha maggior numero di carri, il pi forte, il pi potente, il pi autorevo
le?"". Questo discorso casuale non era ancora finito quando il Beato, alzandosi
dal suo ritiro, verso sera se ne venne a quella sala di servizio e, entrato, sed
ette su un sedile che gli era stato apprestato. Una volta seduto il Beato domand
ai monaci: ""Ditemi, o monaci, in quale conversazione vi stavate intrattenendo,
qui seduti e radunati, e quale il vostro discorso casualmente incompiuto?"". ""Q
ui, o Signore, dopo il pasto, ritornati dalla questua" Si venuti casualmente a p
arlare quale dei due re fosse il pi ricco, il pi potente, eccetera Questo il disco
rso casuale restato "incompiuto allorch giunse il Beato"". ""O monaci, non " degno
, per voi, o figli di famiglia (21), che con fede avete lasciato la casa per una
vita senza casa, di impegnarvi in simili chiacchiere. Allorch sediamo qui tutti
assieme, bisogna compiere una delle due azioni, o parlare riguardo la Buona Legg
e, o praticare il Silenzio Ario (22). Allora il Beato, intuendo il significato d
i ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: La beatitudine [del soddisfac
imento] dei piaceri e la beatitudine del mondo celeste non valgon la sedicesima
parte (23) della beatitudine conseguente alla "distruzione della brama!""." 3. C
os da me stato udito. In una certa occasione il Beato risiedeva a Savatthi, al bo
sco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, un gran numero
di giovani stavano tormentando un serpente con un bastone, fra Savatthi ed il b
osco Jeta. Il Beato, di buon mattino, indossata la veste e presa la ciotola, ent
r in Savatthi per la questua, quando vide fra Savatthi ed il bosco Jeta quella tu
rba di giovani che stavano tormentando il serpente col bastone. Allora il Beato,
intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato: Chi col
bastone tormenta [creature] che cercano felicit, costui non trova la felicit, una
volta che sia morto. Chi non tormenta col bastone creature che bramano felicit,
mentre cerca la propria felicit, costui la conquista una volta che "sia morto!"".
" 4. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Sav
atthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quell'epoca il Beato era st
imato, onorato, considerato, venerato e trattato con deferenza, per cui aveva ri
cevuto grande quantit di vesti, cibo, giacigli e seggi, conforti e medicamenti pe
r malattie. 40
Cos pure l'Ordine dei monaci era stimato mentre asceti Erranti (24) di vedute div
erse non erano stimati n avevano ricevuto grande quantit di vesti, cibo "In tal mo
do [avvenne che] gli asceti Erranti di diverse vedute, incapaci di sopportare la
considerazione tributata al Beato ed all'Ordine dei monaci, quando scorgevano i
monaci nel villaggio o nella foresta, li coprivano di improperi, sarcasmi ed in
giurie, li provocavano e li tormentavano. Allora un gran numero di monaci venne
dal Beato e, dopo averlo salutato, sedette in un canto. Una volta sedutisi, ques
ti monaci dissero al Beato: ""Signore, proprio ora che il Beato stimato, onorato
, considerato e venerato" mentre quegli Asceti Erranti di altre vedute non sono
stimati [avviene che essi,] incapaci di sopportare le attenzioni tributate al Be
ato, sia nel villaggio che nella foresta, appena scorgono i "monaci... li provoc
ano e li tormentano""." A quel punto il Beato, intuendo il significato di ci, pro
ffer in quel momento il verso ispirato: Nel villaggio e nella foresta, se siete t
occati dalla buona o dall'avversa sorte, non attribuite [ci] a voi stessi o agli
altri: i contatti si verificano perch esiste un substrato corporeo all'esistenza
(25): " come potrebbe avvenire con chi privo di substrato esistenziale?""." "5.
Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi
, al bosco Jeta, presso il parco di Anathapindika. In quella circostanza un devo
to laico (upasaka) di Icchanangala era venuto a Savatthi per qualche affare... I
ndi il devoto, avendo finito il suo affare a Savatthi, venne a visitare il Beato
. Venuto che fu da lui, lo salut e sedette in un canto. Quando si fu seduto, il B
eato gli disse: "" lungo tempo, upasaka, che non hai colto l'occasione di venire
da queste parti"". ""Per lungo tempo, o Signore, ho desiderato venire a visitare
il Beato, ma, attratto da questo o da quell'affare, che dovevo compiere, non so
no potuto venire"". Allora il Beato," intuendo il significato di questo, proffer
in quel momento seguente verso ispirato: Per chi ha ben soppesato la Buona Legge
, per chi ha molto appreso, "non v' [alcun pensiero del genere:] ""ah, come sareb
be bene" [per me] ! . Guarda come tormentato colui che ha qualche cosa! "Gli uom
ini sono l'un l'altro ben stretti da legami!""." "Cos stato da me udito. In una c
erta occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di
Anathapindika. Ora avvenne che in quel tempo la giovane moglie brahmana di un Er
rante era incinta e sul punto di partorire. La donna quindi disse al marito asce
ta: ""Vai, brahmana, procurami olio di tila che mi serva per il parto"". Al che
l'Errante rispose: ""Ma dove potr trovare olio per Vossignoria? "". Una seconda v
olta lei fece la medesima richiesta e ne ebbe la stessa risposta. Ed ancora una
terza volta rivolse al marito la stessa domanda....." "Ora avvenne che in quel t
empo, nel magazzino del Re Pasenadi di Kosala, si distribuiva ad ogni monaco o b
rahmana altrettanto burro fuso (sarpis) ed olio quanto ne poteva bere e non port
are via con s. Allora quell'Errante disse [ a se stesso]: ""Nel magazzino del Re
Pasenadi di Kosala si distribuisce" "Ora io andr al magazzino del Re Pasenadi di
Kosala e berr tanto olio quanto possa, indi ritorner a casa, e lo vomiter in modo c
he possa averlo costei per il parto""." [Con questa intenzione] l'Errante and nel
magazzino del Re Pasenadi di Kosala, bevve quanto olio pot e, ritornato a casa,
non gli riusc n di vomitarlo in su n di digerirlo in gi. Assalito da dolori acuti, a
spri e taglienti, si rotolava qua e l. In quel tempo il Beato, apprestatosi per l
'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola, entr a Savatthi per la
questua. Ivi vide l'Errante assalito da dolori acuti, aspri e taglienti, che si
rotolava qua e l. 41
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso is
pirato: "Beati coloro che nulla hanno; conoscitori dei Veda (26) sono invero" co
loro che non posseggon nulla. Guarda come torturato colui che ha qualcosa (27)!
Gli uomini "sono l'un l'altro stretti da legami!""." 7. Cos da me stato udito. In
una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel par
co di Anathapindika. Ora in quel tempo l'unico figlio, caro e grazioso, di un de
voto laico, era venuto a morire. Ed un gran numero di devoti laici con le vesti
ed i capelli ancora bagnati " [per il lavacro rituale] and a visitare il Beato. V
enuti che furono da lui, lo salutarono e sedettero in un canto. Quando essi si f
urono seduti il Beato disse a quegli upasaka: ""come mai, o upasada, siete venut
i qui in un momento cos importuno (28)?"". Quand'ebbe detto cos, il devoto gli ris
pose ""Mi morto, o Signore, l'unico figlio mio, caro e grazioso." Questa la ragi
one per la quale noi veniamo da te con i "capelli e le vesti bagnati, in un'ora
inopportuna""." " Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento questo verso di Esaltazione: ""Aderendo a ci che caro e grazioso, molti di
, molti uomini, peccatori e dominati dalla decadenza, vanno in dominio al Re del
la Morte." Ma coloro che giorno e notte, pieni di vigile attenzione, pongono " i
n disparte ci che caro e grazioso, costoro svellono la radice stessa del peccato,
la tentazione della Morte cos difficile da superare!""." 8. Cos da me stato udito
. In una certa occasione il Beato si trovava a Kundiya (29), nel bosco Kundadhan
a. Ora, a quel tempo, Suppavasa, figlia del re dei Koliya, [che] per ben sette a
nni era stata incinta, si trovava in travaglio di parto da sette giorni. Essa, n
onostante che fosse assalita da dolori "acuti, aspri e pungenti, mantenne il suo
spirito fisso su tre pensieri: ""Rettamente Risvegliato il Beato che insegna la
Buona Legge per l'abbandono del dolore, come questo [mio];" "Rettamente Procede
nte sulla Via invero l'Ordine dei discepoli del Beato, che avanza per l'abbandon
o del dolore, come questo [mio]; Retta Beatitudine quella del Nibbana, ove estin
to il dolore, come questo [mio]." "Allora Suppavasa, figlia del re dei Koliya, c
os disse al suo signore: ""Va', o nobile signore, presso il Beato e, venerandolo
in nome mio, col tuo capo ai piedi del Beato, chiedigli come sta di salute e ben
essere, vigore fisico, forza e comodit nel vivere, indi digli: "" Signore, Suppav
asa, figlia del re dei Koliya, presenta i suoi omaggi ponendo la testa ai piedi
del Beato e gli domanda come stia di salute e benessere, vigore fisico, forza e
comodit nel vivere "", indi aggiungi: "" Signore, Suppavasa, figlia del re dei Ko
liya, stata incinta per sette anni ed oggi si trova nel settimo giorno del trava
glio del parto. Essa, nonostante che sia assalita da dolori acuti, aspri e punge
nti, mantiene il suo spirito fisso su tre pensieri""""." " Molto bene , rispose
quell'uomo dei Koliya a Suppavasa, e se ne and a visitare il Beato. Entrato dal B
eato lo salut e sedette in un canto. Cos sedutosi, ripet le parole di sua moglie...
E il Beato disse: ""che stia bene Suppavasa, figlia del re dei Koliya. Possa in
buona salute partorire un robusto figliolo!""" Appena il Beato ebbe detto ci Sup
pavasa, figlia del re dei Koliya, si sent bene e, in buona salute, partor un figli
o robusto. "Cos sia! , disse il Koliya, tutto contento alle parole del Beato, e,
ringraziandolo, si alz in piedi, salut il Beato girandogli attorno verso destra (3
0) e se ne ripart per la sua casa. Ivi il Koliya vide Suppavasa, figlia del re de
i Koliya, bene ed in buona salute, avendo partorito un figlio robusto. Vedendo c
i egli pens :u Questo proprio meraviglioso! Questo proprio un miracolo! Grande il
potere magico, grande la potenza 42
del Tathagata, dacch Suppavasa, alle solo parole del Beato, ritornata in buona sa
lute ed ha partorito un figlio robusto"". Perci egli era contento e felice, pieno
di gioia e di letizia." "Allora Suppavasa, figlia del re dei Koliya, disse al s
uo signore: ""Vieni tu, o mio signore, vai da quel Beato e, dopo avergli espress
o venerazione in nome mio, ponendogli il capo sui piedi, digli: ""Signore, Suppa
vasa, la figlia del re dei Koliya, stata incinta per sette anni ed ha avuto un t
ravaglio durato sette giorni. Ma ora essa sta bene, e, in buona salute, ha parto
rito un figlio robusto, Lei ora invita l'Ordine dei monaci a mangiare da noi per
sette giorni. O Signore, possa il Beato accettare il cibo per sette giorni da S
uppavasa, figlia del re dei Koliya, assieme all'Ordine dei monaci! """"." Molto
bene, rispose l'uomo Koliya a Suppavasa, e si rec dal Beato (al quale ripet il mes
saggio dalla moglie)..... "Ora in quel periodo l'Ordine dei monaci, con a capo i
l Buddha, era stato invitato per il pranzo di quel giorno da un certo devoto lai
co e quel devoto era al servizio del venerabile Maha-Mogallana. Pertanto il Beat
o chiam a s Maha-Mogallana [e gli disse]: ""Vieni qui, Mogallana! Recati da quel t
ale devoto e digli: "" Mio caro Signore, Suppavasa, la figlia del re dei Koliya
stata incinta per sette anni e per sette giorni stata in travaglio di parto (rip
ete tutta la storia). Ora essa ha invitato l'Ordine dei monaci, con a" capo il B
uddha, a prendere cibo da lei per sette giorni. Permetti a Suppavasa di donare c
ibo per sette giorni all'Ordine "e successivamente tu offrirai il tuo""""." Sign
ore, se il nobile Maha-Mogallana pu garantirmi tre cose: ricchezza, vita e fede,
allora Suppavasa, la figlia del re dei Koliya, conviti pure per sette giorni i m
onaci e poi io dar loro il mio cibo. Amico, per due delle tre cose posso esserti
garante, ma, per quanto riguarda la fede, tu soltanto puoi essere garante a te s
tesso. Bene, Signore, se per due cose, cio per la ricchezza e per la vita, il mio
signore Maha-Mogallana si fa garante a me, allora inviti pure Suppavasa per set
te giorni i monaci, e poi io dar loro il mio cibo. "Quindi il venerabile Maha-Mog
allana convinse quel suo devoto laico ed and dal Beato. Giunto che fu, gli disse:
""Signore, quel devoto stato convinto da me. Dia pure Suppavasa, figlia del re
dei Koliya, il suo cibo per sette giorni. Egli dar il suo dopo""." "Perci Suppavas
a, la figlia del re dei Koliya, per sette giorni serv l'Ordine dei monaci, con a
capo il Buddha, di cibo scelto, vitale, sia solido che tenero, con le proprie ma
ni soddisfacendoli fino a quando dissero: ""Grazie, basta!"". E fece anche river
ire dal bambino il Beato e turno l'Ordine dei monaci. Allora il venerabile Sarip
utta disse a quel bambino: ""Ti trovi forse a tuo agio? Hai abbastanza da mangia
re? Soffri di qualche dolore ?"". Al che il bimbo rispose: "" Come potrei, Sarip
utta, stare a mio agio? Come potrei avere abbastanza cibo? Io, che ho trascorso
ben sette anni in una giara di sangue! (31)." "A questo punto Suppavasa, la figl
ia del re dei Koliya, [pens]: "" Mio figlio sta conversando con il duce dell'eser
cito della Buona Legge (32)"". A questo [pensiero] essa si sent compiaciuta, cont
enta, piena di gioia e di soddisfazione." "A questo punto il Beato disse a Suppa
vasa, la figlia del re dei Koliya: "" Ti piacerebbe, o Suppavasa, avere un altro
simile figlio?"". [Lei rispose:] ""O Beato, mi piacerebbe aver sette altri simi
li figli! ""." Allora il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quella ci
rcostanza questo verso ispirato: "L'inessenziale sotto forma di essenziale, ci ch
e spiacevole sotto forma di ci che piacevole, il dolore sotto forma di gioia trav
olgono colui che non attento"" (33-33 a)" "9. Cos da me stato udito. In una certa
occasione il Beato si trovava nei pressi di Savatthi, al parco orientale, nel p
alazzo a molti piani della Madre di Migara (34). In quello stesso tempo Visakha,
la Madre di Migara, aveva a che fare con Pasenadi, il re del Kosala. Il re Pase
nadi del Kosala, per, non condusse a conclusione quel tale affare secondo le inte
nzioni [di Visakha], cos costei se ne venne ad un'ora importuna a fare visita al
Beato, e, venendo da lui, lo salut e si sedette in un canto. Una volta che si fu
seduta, il Beato le disse: ""Ebbene, Visakha, come mai sei venuta ad un'ora fuor
i di tempo?"". ""Signore, avevo un affare con 43
Pasenadi, il re del Kosala, ma il re non ha condotto questo affare ad una conclu
sione""." A questo punto il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento questo verso ispirato: Doloroso essere soggetto all'altrui volont, piacev
ole ogni dominio [su se stesso]. "Nell'aver [affari] in comune gli uomini si tor
mentano: difficile sfuggire ai legami!""." "10. Cos da me stato udito. In una cer
ta occasione, il Beato si trovava ad Anupiya, nella foresta degli alberi amba (m
ango). In quello stesso tempo il venerabile Bhaddiya, figlio dei Kaligodhas (35)
, usava rifugiarsi nella foresta, sedendosi su radici di alberi in luoghi solita
ri, ove di tanto in tanto profferiva questa esclamazione: ""Oh, la felicit! Oh, l
a felicit!""." Ora un gran numero di monaci aveva udito i versi di esaltazione fr
equentemente ripetuti dal venerabile Bhaddiya, che usava rifugiarsi nelle forest
e "Udendo ci, a loro venne di pensare: ""Non v' dubbio che Bhaddiya, il figlio dei
Kali godhas, pratica l'ascesi malcontento, ricordando come precedentemente gode
va della beatitudine della regalit, vivendo nel suo palazzo. Quando gli capita di
pensare a ci, usando [ora] raccogliersi nei selvosi eremi, proferisce l'esclamaz
ione:" " "" Oh, la felicit, oh, la felicit ! """". Cos un gran numero di" monaci an
d dal Beato e, giunti che essi furono, lo salutarono e sedettero in un canto. Una
volta che furono seduti dissero: " ""O Beato, il venerabile Bhaddiya, figlio de
i Kaligodhas....." " (eccetera) ""." "Allora il Beato chiam un certo monaco: "" V
ieni qui, monaco, convoca in nome mio Bhaddiya, il monaco, dicendogli: "" Signor
e, il Maestro desidera parlarti "" "". "" Cos far, Signore"", rispose il monaco al
Beato, e si rec l dove si trovava il venerabile Bhaddiya, e, come fu giunto, gli
disse: ""Signore, il Maestro desidera parlarti "". ""Molto bene, Signore"", diss
e Bhaddiya in risposta a quel monaco: and dal Beato e, avvicinandoglisi, lo salut,
indi sedette in un canto." Quando si fu seduto, il Beato gli disse vero che tu,
o Bhaddiya, usando raccoglierti nella foresta esclami di " tanto in tanto "" Oh
, la felicit, oh, la felicit! "" ?"". "" vero," " o Signore !""." Ma, Bhaddiya, per
quale motivo, tu, che hai l'abitudine di rifugiarti in selvoso eremo "esclami c
os ? "". ""Una volta," o Signore, quando godevo del benessere della regalit, nella
condizione di padre di famiglia (36) erano poste guardie entro il mio palazzo,
ed erano poste guardie fuori del mio palazzo. Cos, o Signore, nonostante che foss
i sorvegliato e protetto, io vi dimoravo timoroso, ansioso, tremante e pieno di
paura. "Ma ora, o Signore, quando mi rifugio nella foresta, [siedo] sulle radici
degli alberi in luoghi deserti, nonostante che io sia solo, sono senza paura, s
icuro, fiducioso e non spaventato. Vivo a mio agio, senza soprassalti, di quello
che gli altri mi danno, con lo spirito allo stato [naturale] come quello di qua
lche animale selvaggio. Questo , o Signore, il motivo che mi induceva ad esclamar
e: "" Oh, la felicit, Oh, la felicit! "" ""." Allora il Beato, intuendo il signifi
cato di ci, proffer, in quel momento, questo [verso di] Esaltazione: Colui nel qua
le non albergano moti di collera, che ha superato il divenire cos e il non-diveni
re-cos, costui, che ha sormontato ogni paura, felice, senza dolore, neppure gli di
riescono a scorgerlo (= ad averlo in loro potere)!
44
CAPITOLO III NANDA l. Cos da me stato udito. In una certa occasione, il Beato se
ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella p
articolare circostanza un monaco se ne stava seduto a breve distanza dal Beato,
con le gambe incrociate (37) col corpo eretto, sopportando un dolore che era il
frutto di una sua precedente esistenza, un dolore lacerante, tagliente ed amaro:
ma egli se ne stava tutto raccolto in se stesso, composto e senza lamentarsi. E
d il Beato vide quel monaco cos seduto e cos intento sopportando il dolore, raccol
to in s, composto, senza lamentarsi. Allora il Beato, intuendo il significato di
ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: Per il monaco che ha lasciato d
ietro di s ogni specie di karma, che ha scosso da s la polvere precedentemente acc
umulata, "che sta saldo senza [ricoprire] "" io ' e "" mio"", per costui non v' a
lcun senso a parlare della gente (= chiedere aiuto agli altri) ! ""." "2. Cos da
me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al b
osco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, il beato Nanda,
germano del Beato, figlio dalla zia del Beato, si rivolse ad un gran numero di
monaci, dicendo loro: ""Cari Signori, senza alcun piacere io pratico la castit. I
o non posso sopportare la vita di asceta. Abbandonando la disciplina io ritorno
in basso (= nel mondo) "". Allora un certo monaco and dal" Beato e, quando gli fu
seduto al fianco, gli ripet le parole del venerabile Nanda. "Allora il Beato chi
am un monaco e gli disse: ""Vieni, monaco ! Convoca in nome mio il monaco Nanda,
dicendogli: ""Nanda, caro amico, il Maestro ti convoca"" "". ""S, Signore "", ris
pose il monaco al Beato, ed and (a ripetere il messaggio del Maestro a Nanda). ""
Molto bene, caro amico ""," rispose Nanda, e venne dal Beato Quando si fu sedut
o in " un canto, il Beato gli disse: "" vero, come mi hanno narrato, che tu, o N
anda, ti sei rivolto ad un gran numero di" " monaci, dicendo loro: ""Senza alcun
piacere io pratico la" " castit, eccetera "" ? "". ""vero, Signore "". "" Ma com
e avviene," o Nanda, che tu non provi alcun piacere per la vita di asceta, " che
non la puoi sopportare e vuoi ritornare in basso? "". "" Signore, quando lascia
i la casa, una ragazza dei Sakya, la pi" bella della regione, con i capelli mezzo
pettinati, si volt " guardandomi in tralice e mi disse: "" Possa tu tornare pres
to," " Giovane Signore!"". Signore, poich sto sempre pensando a" questo, non prov
o alcun diletto per la castit, n posso pi " sopportare la vita di asceta, [perci] la
scer la disciplina e torner in basso"". Allora il Beato, prendendo il venerabile"
Nanda per il braccio, proprio [nello stesso tempo in cui] un uomo forte pu stende
re il suo braccio piegato o piegarlo se lo ha disteso, proprio cos il Beato spar d
al bosco Jeta e comparve in mezzo ai trentatr di (38). "Ora, in quel momento appar
ve un numero di circa cinquecento Apsaras (39) dette ""Pi di colomba"" per servir
e il Sakya, signore degli di. Allora il Beato disse al venerabile Nanda: ""Nanda,
vedi queste 45
cinquecento ninfe, dette "" Pi di colomba""?"". "" S, Signore "". "" [Dimmi] ora,
Nanda, che pensi ? Chi pi bello, pi degno di essere guardato, pi affascinante, la r
agazza dei Sakya, la pi bella della regione, o queste cinquecento Apsaras dette "
"Pi di colomba""?"". ""O Signore, proprio come se lei fosse una scimmia mutilata,
con le orecchie ed il naso mozzi, proprio cos, o Signore, la ragazza dei Sakya,
vicino a queste cinquecento Apsaras dette "" Pi di colomba "", non vale una frazi
one di loro, non pu essere comparata con loro. Poich queste cinquecento Apsaras so
no di gran lunga pi belle, molto pi degne a vedersi, molto pi affascinanti!""." "Fa
tto ci il Beato, prendendo per il braccio il venerabile Nanda, proprio [nel tempo
in cui] un uomo forte pu stendere un braccio piegato o piegare un braccio distes
o, proprio cos si dilegu dal paradiso dei trentatr Deva e riapparve nel bosco Jeta.
E corse la voce fra i monaci: "" Si dice che il venerabile Nanda, germano del B
eato, il figlio della zia del Beato, conduca vita di austera ascesi per via dell
e Apsaras. Si dice che il Beato gli ha assicurato che potr provvedersi di cinquec
ento Apsaras dette "" Pi di colomba "" "". Al]ora i monaci che erano compagni di
Nanda presero a chiamarlo "" mercenario"" e ""domestico"", dicendo: ""un mercena
rio certamente il venerabile Nanda. Un domestico certamente il venerabile Nanda
Egli pratica la castit in vista delle Apsaras. Si dice che il Beato sia garante a
l venerabile Nanda per la conquista di cinquecento Apsaras dette "" Pi di colomba
"""". Quindi il venerabile Nanda, sentendosi cos infastidito, umiliato e di! spr
ezzato, da quando era stato chiamato ""mercenario"" e ""domestico"" dai suoi com
pagni, essendo andato a vivere solitario, remoto, attento, energico, distaccato,
avendo rafforzato, e stesso, in breve tempo, pur stando in questo mondo realizz
lui stesso, con piena comprensione, il motivo per cui il figlio di nobile famigl
ia giustamente abbandona la casa per la vita errante, ed anche quell'insuperabil
e mta della vita di ascesi, cos intuendo: ""Distrutta la nascitas, vissuta la vita
, compiuto ci che si doveva fare, non vi pi da essere qui"". Cos il venerabile Nand
a divenne uno degli Arhat." "Allora una certa devata, quando la notte si stava d
ileguando, illuminando tutto il bosco Jeta con splendore abbagliante, venne a ve
dere il Beato e, venendo da lui, lo salut e rest ritta in un canto. Cos stando, que
lla devata disse al Beato: ""Signore, il venerabile Nanda, il germano del Beato
e figlio di sua zia, col porre fine all'attaccamento, egli, Beato, pur [stando]
in questo mondo, ma comprendendolo pienamente cos la visione interiore, ha invera
to ed ha conquistato il non-attaccamento, la liberazione dello spirito, la liber
azione che propria alla Gnosi, e cos si dimora""." Allora nel Beato apparve la co
noscenza [che cos era] e quando, alla fine della notte, il venerabile Nandavenne
al Beato "e gli disse questo: ""Signore, per quanto riguarda" "la garanzia datam
i dal Beato circa la conquista delle cinquecento Apsaras dette "" Pi di colomba "
", io lascio libero il Beato" "da tale promessa"". o Io pure, Nanda, afferrando
il tuo pensiero col mio proprio, ho visto [che cos]. In ogni caso, una" "devata m
i ha informato, dicendo: ""Signore, il venerabile" Nanda Avendo posto fine all'a
ttaccamento ha conquistato la liberazione dello spirito "e cos si dimora"". Ma da
" quando, o Nanda, il tuo spirito libero per il fatto che non "pi si afferra ai v
incoli, anche io sono libero dalla promessa"". Al che il Beato, intuendo il sign
ificato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:" a Colui dal quale s
tata attraversato la palude, dal quale stata distrutta la spina della brama, "ch
e giunto all'annientamento dell'illusione, questo monaco non pi scosso da felicit
e dolore!""." "3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trova
va presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella ci
rcostanza, un numero di quasi cinquecento monaci, guidati da Yasaja (40), era gi
unto a Savatthi per vedere il Beato. I monaci che stavano arrivando, per il fatt
o che salutavano i monaci l residenti, si informavano di dove potevano alloggiare
, consegnavano le scodelle e le 46
vesti, provocavano un grande rumore e frastuono. Fu cos che il Beato chiam il vene
rabile Ananda e gli disse: ""Che cosa , o Ananda, tutto questo frastuono e rumore
, si direbbe che vi siano pescatori intenti ad acchiappare pesce!"". ""Signore,
sono questi cinquecento monaci, guidati da Yasoja, proprio ora arrivati a Savatt
hi per vedere il Beato. Sono costoro che, una volta arrivati" "hanno cagionato t
anto rumore e frastuono"". ""Allora, Ananda, vai tu a nome mio e di' a quei mona
ci: "" Il Maestro chiama i Reverendi """". ""Molto" "bene, Signore"", rispose il
venerabile Ananda al Beato (and" "e fece cos come gli era stato ordinato). "" Mol
to bene, Signore"", dissero quei monaci al venerabile Ananda, andarono" dal Beat
o e, ivi giunti, lo salutarono e sedettero da un lato. Quando si furono seduti,
il Beato indirizz le seguenti parole "ai monaci: ""Monaci, che cosa significa tut
to questo gran rumore e frastuono? Si direbbe che vi siano pescatori intenti" "a
d acchiappare pesce !""." A queste parole il venerabile Yasoja rispose al Beato:
"Signore, questi cinquecento monaci sono giunti proprio ora a Savatthi per vede
re il Beato. Questi nuovi arrivati, nel salutare i monaci residenti, chiedere do
ve fosse il loro alloggio e consegnare scodelle e vesti, hanno provocato tale ru
more e frastuono. ""Andate, monaci, io vi congedo, voi non meritate di abitare c
on me! "" o Cos sia, Signore! o, risposero quei monaci al Beato; si alzarono, lo
salutarono girandogli attorno verso destra, misero in ordine i loro alloggiament
i, presero ciotole e vesti e se ne andarono via per la questua presso i Vajji (4
1). Finita la loro questua sul posto, se ne andarono al fiume Vaggumuda. Sulla s
ponda di questo fiume costruirono capanne di foglie e si disposero a trascorrere
la stagione delle piogge. Or'ecco che il venerabile Yasoja, iniziata la stagion
e delle piogge, si rivolse ai monaci in questi termini: ""Venerabili amici, noi
siamo stati congedati dal Beato per il nostro stesso bene, per compassione di no
i, perch egli prov compassione di noi. Venite dunque, venerabili amici, dimoriamo
qui in modo tale che il Beato si rallegri della maniera in cui ci comportiamo ""
. ""Cos sar, venerabile! "", risposero i monaci al venerabile Yasoja. Di conseguen
za quei monaci, vivendo remoti dalla societ, ardenti di ascesi, interiormente sal
di, nello spazio della stagione delle piogge inverarono tutta la triplice conosc
enza (42)." "Nel frattempo il Beato, dopo essere restato quanto gli piacque in S
avatthi, inizi il suo giro per Vesali e, pi tardi, durante i propri giri, raggiuns
e Vesali Quindi il Beato prese dimora a Vesali, nel Grande Bosco, presso la Sala
dal Tetto a Pinnacolo. Allora il Beato, afferrando col suo pensiero i pensieri
di quei monaci che vivevano sui banchi in riva al fiume Vaggumuda, prestando att
enzione a questo, chiam il venerabile Ananda. a Ananda "", disse, ""quel quadrant
e del cielo mi sembra sia come illuminato. Tutto irraggiante mi sembra, Ananda,
quel quadrante del cielo. Mi gradito andare e pensare a quella zona ove, in riva
al fiume Vaggumuda, quei monaci risiedono. Ananda, manda un messaggero a quei m
onaci, dicendo: "" Il Maestro chiama i reverendi. Il Maestro desideroso di veder
e le Vostre Signorie"" "". ""Cos sia, signore"", rispose il venerabile Ananda al
Beato: and da un certo monaco e, giunto che fu presso di lui, gli disse: ""Vieni,
caro amico! Va' dove quei monaci risiedono, sulla riva del fiume Vaggumuda e, g
iunto che vi sarai, di' loro: "" Il Maestro chiama le Vostre Signorie. Il Maestr
o desideroso di vedere le Vostre Signorie "" "". ""Cos sia, Signore"", rispose il
monaco al venerabile Ananda, e, proprio [nel tempo che impiegherebbe] un uomo f
orte per stendere un braccio piegato o per piegare un braccio disteso, proprio c
os egli spar dalla Sala del Tetto a Pinnacolo per riapparire di fronte a quei mona
ci sulla riva del fiume Vaggumuda (" ai quali trasmise il messaggio "). ""Molto
bene, caro amico "", risposero quei monaci, e, dopo aver rassettato i loro allog
giamenti," prese la ciotola e le vesti, proprio [nel tempo che impiegherebbe] un
uomo forte per stendere un braccio piegato...... proprio cos essi sparirono dall
a riva del fiume Vaggumuda per riapparire al Gran Bosco nella Sala dal Tetto a P
innacolo, 47
faccia a faccia di fronte al Beato. In quel momento il Beato era seduto, sprofon
dato in uno stato di estatica meditazione, "di l [dal mondo delle forme]. Allora
quei monaci considerarono: "" In che condizione si trova ora a risiedere il Beat
o ? ""." Quindi quei monaci conclusero che il Beato era sprofondato in estatica
meditazione ed essi anche, tutti assieme, sederono rapiti in estatica meditazion
e. "Il venerabile Ananda, quando la notte era gi scesa e la prima vigilia stava t
rascorrendo, rialzata la tunica su una spalla (43), congiunse le mani in gesto d
i venerazione e disse al Beato: ""Signore, la notte ormai discesa, la prima vigi
lia sta trascorrendo. I monaci nuovamente arrivati sono seduti da lungo tempo. S
ignore, pu il Beato scambiare i saluti con i monaci nuovamente arrivati?"". A que
ste parole il Beato rimase in silenzio." Indi, quando la notte era calata ancora
di pi e la seconda vigilia stava trascorrendo, il venerabile Ananda si alz dal su
o "sedile e (ripet le stesse parole, aggiungendo): """ Signore, "la notte trascor
re, la seconda vigilia sta per finire"". E, per la" seconda volta, il Beato rima
se in silenzio. Indi ancora, quando la notte era tutta trascorsa e la terza vigi
lia stava finendo, mentre appariva gi l'aurora e la notte rivestiva il volto di g
ioia (= dell'alba), il venerabile Ananda, alzandosi dal suo sedile "disse al Bea
to: "" Signore, la notte" trascorsa, l'ultima vigilia sta finendo, l'aurora si a
nnuncia, la notte riveste il volto di gioia, i monaci nuovamente arrivati "sono
restati seduti da lungo tempo; voglia il Beato scambiare" "i saluti con loro "".
Allora il Beato si riprese da quella meditazione estatica e disse al venerabile
Ananda: "" Se tu in verit" sapessi o Ananda, non ti sarebbe occorso di chiedere
tante volte (44). 0 Ananda, sia io che questi cinquecento monaci "siamo tutti re
stati seduti in estatica meditazione "". Quindi il" Beato, intuendo il significa
to di ci, proffer, in quel momento, questo verso ispirato: Colui nel quale la spin
a della brama stata vinta, come anche ingiuria, ferita e prigionia, che come una
montagna sta, imperturbabile, questo monaco non scosso da felicit e sventura. 4.
Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato se ne stava presso Savatt
hi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il ve
nerabile Sariputta stava seduto a gambe incrociate non lungi dal Beato, tenendo
il corpo diritto, avendo fissa dinanzi a s la consapevolezza [di se stesso] (45).
Il Beato vide il venerabile Sariputta che cos faceva e, in quel momento, intuend
o il significato di ci, proffer il verso ispirato: Come una rupe montana si erge,
incommovibile, ben fondata, cos il monaco, in cui l'illusione e stata annientata:
come una "montagna non si scuote""." 5. Cos da me stato udito. In una certa occa
sione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapin
dika. Ora, in quella stessa circostanza il venerabile Maha-Mogallana era assiso,
non lungi dal Beato, Con le gambe incrociate, tenendo il Corpo eretto. Con la c
onsapevolezza riguardante il proprio Corpo 46 ben stabilita in. se medesimo. Il
Beato vide il venerabile Maha-Mogallana assiso non lungi da s ed allo stesso temp
o, intuendo il significato di ci, proffer questo Verso ispirato: 48
Allorch la consapevolezza riguardante il proprio corpo ben "stabilita, ben contro
llate sono le sei sfere dei sensi (47), sempre ben composto, il monaco [avr potut
o] conoscere il proprio nibbana""." "6. In Una Certa occasione il Beato si trova
va presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli
. Ora, proprio in quel tempo il venerabile Pilindavaccha aveva preso l'abitudine
di rivolgere ai monaci l'appellativo di ""servi"" (48). Allora un gran numero d
i monaci....."
venne dal Beato e, dopo averlo salutato, sed e gli disse: Signore, il venerabile
Pilindavaccha si avvicina ai monaci, "chiamandoli "" servi """". Al che il Beato
chiam un certo" "monaco, dicendogli: ""Vieni, monaco! Di' a nome mio al monaco P
ilindavaccha: "" Caro Signore, il Maestro vi chiama """"." Cos sia, Signore, risp
ose il monaco al Beato, se ne and "e cos fece. "" Molto bene, signore "", rispose
il venerabile Pilindavaccha a quel monaco, e si rec dal Beato. Una" volta giunto,
dopo aver salutato il Beato, sedette in un canto "e, avendolo salutato, il Beat
o cos gli disse: "" vero, Vaccha (49), come raccontano, che tu ti avvicini ai mona
ci, chiamandoli ""servi "" ? "". ""Cos , Signore "". Allora il Beato, avendo rivol
to la sua attenzione alle precedenti esistenze di" "Pilindavaccha, disse ai mona
ci: "" Non siate irritati col monaco Vaccha. Non per un senso interiore di dispr
ezzo che" "Vaccha chiama i monaci "" servi "". Monaci, lungo la successione di c
inquecento esistenze, Vaccha rinacque in una famiglia di casta brahmana. L'uso d
el termine "" servi "" gli si" radicato per lunga abitudine. Questa la ragione p
er cui "Vaccha dirige ai monaci il termine "" servo"" ""." Allora il Beato, intu
endo il senso di ci, profer in quel momento questo verso ispirato: Colui nel quale
non risiedono n illusione n orgoglio, che ha distrutto la cupidigia ed ha superat
o il senso di s, in cui la collera setta rigettata, questi un asceta, questi un "
brahmana, questi un monaco!""." "7. Cos da me stato udito. In una certa occasione
il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura in cui si n
utrono gli Scoiattoli. Ora, in quella circostanza, il venerabile Maha-Kassapa si
era ritirato nella Grotta del Fico, ove, per sette giorni, era rimasto assiso i
n una particolare postura. Ivi, raggiunto un determinato grado di meditazione, g
li occorse di pensare: ""Se io adesso entrassi in Rajagaha per la questua, in ta
le occasione qualcosa come cinquecento deit sarebbero intente a raccogliere cibo
elemosinato per il venerabile Maha-Kassapa "". Quindi il venerabile Maha-Kassapa
, apprestatosi per la sua uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotol
a, entr in Rajagaha per la questua." "Ora in quel tempo Sakka (50), signore degli
di, desiderava procurare cibo elemosinato al venerabile MahaKassapa. Quindi pres
e l'aspetto di un tessitore che volgeva il filo [sulla rocca], mentre Suja, la f
iglia degli Asura (51), riempiva la spola. Ora il venerabile Maha-Kassapa, mentr
e andava girando di casa in casa, venne all'abitazione di Sakka, il signore degl
i di. E Sakka, il signore degli di, scorse da lontano Maha-Kassapa, mentre si avvi
cinava. Alla sua vista venne fuori di casa per incontrarlo, gli tolse di mano la
ciotola, entr in casa, prese dalla pentola riso con cui riemp la ciotola, che res
titu a Maha-Kassapa. Questo cibo era condito 49
con diversi sughi, varie salse, misto di diversi intingoli, profumi e condimenti
. Allora a Maha-Kassapa occorse di pensare: ""Mi immagino chi sia questa persona
, che ha un simile potere magico "". Indi pens: ""Deve essere Sakka, il signore d
egli di "". Sicuro di ci disse a Sakka, il signore degli di:" "Questa una tua azion
e, Kosiyas (52) ! Non la fare pi!""." "Ma, venerabile Kassapa, anche noi abbiamo
bisogno di [compiere] azioni meritevoli, anche noi dobbiamo operare meritevolmen
te! "". Indi Sakka, il signore degli di, salutando Maha-Kassapa gli gir attorno ve
rso destra e, salendo in cielo, fece risuonare tre volte l'atmosfera con questo
verso ispirato: "" Oh, il sublime dei doni, il dono stato ben conferito a Kassap
a! "". A questo punto il Beato, mediante il suo udito divino, purificato, e che
oltrepassa [le possibilit di]" quello degli uomini, ud le parole di Sakka, signore
degli di, e quindi, intuendo il significato di ci, profer, in quel momento, il ver
so ispirato: Il monaco che questua il cibo, che sostiene se stesso, che altri no
n nutre, un siffatto uomo, interiormente pacificato e consapevole, anche gli di l
o invidiano!. "8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trova
va presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella ci
rcostanza, ai monaci, seduti assieme nell'mbito dell'albero kereri, essendo ritor
nati dalla questua ed avendo consumato il pasto, capit di fare questo discorso: "
"Cari Signori, il monaco che gira per la questua, di tanto in tanto, ha l'occasi
one di vedere forme gradevoli all'occhio, di udire suoni gradevoli all'orecchio,
di fiutare odori gradevoli al naso, di gustare sapori gradevoli alla lingua, di
toccare oggetti gradevoli al tatto. Cari Signori, il monaco questuante riverito
, onorato, considerato, venerato e rispettato, allorch va in giro questuando cibo
. Or dunque, Signori, anche noi andremo a questuare cibo, sicch di tempo in tempo
ci capiter l'occasione di vedere forme gradevoli" all'occhio, di udire , di fiut
are , di gustare , di toccare , allorch percepiremo oggetti gradevoli all'occhio,
all'orecchio, al naso, alla lingua ed al tatto. Anche noi saremo riveriti, onor
ati, considerati ", allorch andremo in giro questuando cibo""." Questa chiacchier
a non era ancora finita, quando il Beato, al tramonto, lasciando il suo ritiro,
venne verso il padiglione "dell'albero kareri e, giuntovi, sedette su un sedile
apprestatogli. Nel sedersi chiese ai suoi monaci: ""Ditemi, monaci," in quale di
scorso vi stavate intrattenendo mentre eravate seduti assieme, e quale la conver
sazione che non avete ancora "finito?"". ""Quando ci siamo seduti assieme, o Sig
nore, ci" "capit di fare questo discorso: ""Il monaco questuante, di" tanto in ta
nto, ha l'occasione di vedere forme gradevoli all'occhio, di udire suoni gradevo
li all'orecchio egli riverito, Onorato, considerato, venerato e rispettato, allo
rch va in giro questuando cibo Anche noi saremo riveriti .allorch andremo attorno
questuando cibo . Tale era, o Signore, la conversazione che non avevamo finito,
allorch arrivato il "Beato "". "" Monaci, non mi sembra degno di voi, che siete"
Figli di Famiglia, che per fede avete abbandonato la vita di casa per andare err
ando, di chiacchierare su di un argomento simile. Monaci, quando sedete qua radu
nati, una delle due si "deve fare: ""conversare riguardo alla Buona Legge o prat
icare" "il Silenzio Ariol""." A quel punto il Beato, intuendo il significato di
ci, profer in quel momento questo verso ispirato:
50
Il monaco che questua Cibo, che sostiene se stesso, che altri non nutre, un siff
atto uomo gli di invidiano, non se questi agisce per lode "o per fama!""." 9. Cos
da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Savatthi, al bos
co Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella occasione, un gran numero di
monaci si erano seduti assieme .(come nella narrazione precedente) "e capit loro
di fare il seguente discorso: ""Signore," chi conosce un'arte? Chi stato addest
rato in un'arte? Quale " la migliore fra le arti?"". Qualcuno disse: "" L'arte di
[addestrare] elefanti la migliore delle arti"". Altri disse: ""L'arte" di [adde
strare] cavalli ". Altri disse: L'arte di [guidare] carri la migliore delle arti
"". Altri disse: ""L'arte di" "tirar d'arco la migliore delle arti"". Altri diss
e: ."" La" "scherma..."". Altri: ""L'arte delle muasra (53)" . Altri disse: "L'a
rte del computo . Altri: ""L'arte del calcolo (54)...""." "Altri: ""L'arte dell'
incisione.... Altri: "" L'arte della poesia. Altri: ""L'arte di interpretare le
cause (= filosofia" naturale) . Altri invece dissero che la massima fra le arti
quella dello statista. Tale era la discussione che casualmente era sorta fra i m
onaci, che non era giunta a conclusione. Ora il Beato, abbandonato il suo ritiro
, verso sera, giunse col e sedette su un sedile che gli era stato preparato. Una
"volta seduto, chiese a quei monaci: ""Vi prego, monaci, su" quale argomento era
vate impegnati a discorrere, qui seduti in "radunanza, e quale era la conversazi
one casuale lasciata in sospeso?"". (Ed essi gli narrarono l'oggetto della loro
conversazione). Allora disse il Beato: "" Monaci, disdicevole per" voi impegnarv
i in simile conversazione. Monaci, quando sedete qui raduna, una delle due cose
deve essere compiuta, o "conversare su argomenti riguardanti la Buona Legge, o p
raticare il Silenzio Ario ""." A tale proposito il Beato, intuendo il significat
o di ci, proffer in quella circostanza le parole ispirate: Colui che vive non per
la sua arte, celato, intento all'oggetto, coi sensi domi, in ogni senso liberato
, senza casa, senza egoismo, libero da speranza, avendo ucciso Mara, "quel monac
o procede solo""." 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si
trovava ad Uruvela, sulle sponde del fiume Neranjara, avendo da poco consecutio
l'illuminazione Suprema ai piedi dell'albero della Bodhi. Ora in quella circosta
nza il Beato rimase assiso per sette giorni nella medesima posizione, sperimenta
ndo la Beatitudine conseguente alla Liberazione. Allora il Beato, alla fine di q
uei sette giorni, uscendo da quello stato di meditazione estatica, contempl il mo
ndo con l'occhio del Risvegliato e scorse quanti esseri erano torturati da diffe
renti tormenti e diversamente ardevano per brama, avversione ed ottundimento men
tale. Allora il Beato, intuendo il significato di tutto ci, profer in quel momento
le parole ispirate: Questo mondo, avvampato, mandato in perdizione dal contatto
(= dal sentire), innalza il suo lamento. Ci per cui uno si considera, proprio pe
r questo diventa un altro (55). Diventare altro iniziare ad esistere e la gente
e caduta nel [ciclo dell'esistenza pur si compiace di esistere! Per il fatto ste
sso che vi si compiace, [ivi nasce] timore: e ci per cui teme, questo Dolore. Med
iante il totale abbandono del Divenire (= esistere, bhava) 50, si vive nella con
dizione del Brahman (Brahmacariya). 51
Quei monaci, o brahmona, i quali hanno detto che mediante il divenire si giunge
alla liberazione del divenire, tutti costoro io dichiaro sono non-liberati dal d
ivenire. Ma tutti quei monaci, o brahmana, i quali hanno detto che, interrompend
o [il flusso del] divenire, si consegue un rifugio dal divenire, costoro io dich
iaro non sono liberi dal divenire. "No! in seguito al substrato (57) che il Male
viene ad essere; mediante la distruzione di tutti gli attaccamenti (upadana) no
n vi pi produzione di Dolore." Contempla questo mondo cos vario: rovinati dalla Ne
scienza gli esseri, che si rallegrano di esistere, non raggiungono la Liberazion
e. Poich, invero, tutte le esistenze, quali che siano e comunque siano, tutte le
condizioni di esistenza sono impermanenti, dolorose e costituite da incessante m
utamento. Colui che ha visto le cose come sono in realt, mediante la retta conosc
enza, abbandona la sete di esistere: egli si rallegra del fatto che la sete sia
stata uccisa. L'Estinzione, per, la distruzione di tutte le seti ed la cessazione
senza residui di ogni passione. "Per quell'asceta che si sia ""estinto"" non vi
pi attaccamento," non esiste pi rinascita. Sopraffatto Mara. Egli (= l'asceta) ha
vinto il combattimento. "Cos egli , avendo abbandonato ogni forma di esistere!"".
"
CAPITOLO IV MEGHIYA
"1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Calika, s
ulla collina di Calika. Ora, in quella occasione, il venerabile Meghiya (58) si
trovava al servizio del Beato. Quindi il venerabile Meghiya venne dal Beato e, v
enuto da Lui, lo salut e rimase in piedi in un canto. Mentre cos stava chiese al B
eato: ""Signore, io desidero andare al villaggio Jantu per la questua "". ""Fa'
quello che ti sembra il tempo adatto di fare, o Meghiya! "" Pertanto il venerabi
le Meghiya, apprestatosi alla sua uscita mattutina, indossato l'abito e presa la
ciotola, entr nel villaggio Jantu per la questua del cibo. Finita la questua e c
onsumato il cibo se ne venne verso la riva del fiume Kimikala e, mentre si sgran
chiva le gambe camminando avanti e indietro, vide un piacevole e delizioso bosch
etto di manghi." "Quella vista lo indusse a pensare: ""Veramente piacevole e del
izioso questo boschetto di manghi! Per un Figlio di Famiglia che voglia esercita
rsi, questo proprio adatto ad allenarsi alla concentrazione. Se il Beato mi d lic
enza verr in questo boschetto di manghi per esercitarmi "". Quindi il" venerabile
Meghiya and dal Beato e, sedutosi in un canto, gli narr [del luogo che aveva trov
ato] e gli disse: Se il Beato me lo permette, andrei a quel boschetto di "manghi
per esercitarmi"". A queste parole, il Beato disse al venerabile Meghiya: ""Att
endi un poco, Meghiya, io sono solo fintanto che non arrivi un altro monaco "" (
59)." "Pi tardi il venerabile Meghiya disse per la seconda volta al Beato: "" Sig
nore, il Beato non ha da compiere pi nulla che debba essere compiuto, non ha pi nu
lla da aggiungere a ci che ha gi fatto. Ma per me, o Signore, vi ancora di pi da co
mpiere di ci che deve essere compiuto, vi ancora da aggiungere a ci che ho gi fatto
. Se il Beato mi d licenza, andrei a quel bosco di manghi per esercitarmi [alla c
oncentrazione]"". Ancora, per seconda volta, il Beato rispose al venerabile Megh
iya: "" Aspetta un po', Meghiya. Io sono solo, intanto che non arrivi un altro m
onaco ""." "Pi tardi, per terza volta, il venerabile Meghiya present la sua richie
sta ed il Beato gli rispose: "" Bene, 52
Meghiya, che possiamo noi dire ad un Meghiya che ci parla di esercitarsi nella c
oncentrazione. Fa' ci che ti sembra opportuno compiere in questo tempo! "". A que
ste parole il venerabile Meghiya si alz dal luogo ove era assiso, salut il Beato g
irandogli attorno verso destra e se ne and al bosco di manghi; giuntovi, vi penet
r e sedette per il riposo meridiano ai piedi di un certo albero. Ora, mentre il v
enerabile Meghiya se ne stava in quel boschetto di manghi, soverchiarono [la sua
mente] tre formo di pensiero cattive e malefiche, cio pensieri concupiscenti, pe
nsieri di odio, pensieri di uccisione. Allora il venerabile Meghiya cos riflett: "
" strano davvero, stupefacente davvero che proprio io, che pieno di fede lasciai
la casa per la vita errante, venga cos assalito da tre forme di pensiero, cattive
e malefiche, cio pensieri concupiscenti, pensieri di odio, pensieri di uccisione
!"". Cos, venuta la sera, si alz dal suo eremo ed and dal Beato. Giunto che fu dal
Beato lo salut e, avendolo salutato, si sedette in un canto e gli disse: ""Signor
e, mentre me ne stavo nel boschetto di manghi sono stato assalito da tre forme d
i pensiero, cattive e malefiche" Allora, o Signore, ho riflettuto: strano davver
o, stupefacente davvero, che io venga cos assalito "!"". ""O Meghiya, cinque sono
gli elementi che ostacolano la maturazione di un cuore (= dello spirito), allor
ch questo non ancora maturo!" "1) Qui, o Meghiya, il monaco [circondato da] buona
amicizia, buona dimestichezza, buona confidenza. Questo il primo elemento che c
onduce un cuore non ancora maturo alla maturazione. 2) Oltre a ci, Meghiya, il mo
naco pratica le virt (sila), dimora raffrenato mediante l'obbedienza ai precetti
(60), perfetto nella pratica della giusta condotta, considera temibili le mancan
ze pi lievi, e intraprende ad allenarsi nelle diverse forme di ascesi. Quando il
cuore non ancora maturo, o Meghiya, questo il secondo elemento che conduce alla
sua maturazione. 3) Inoltre, o Meghiya, il monaco pratica la conversazione con p
iacere, senza pena e senza limite, soltanto in quanto purifica ed adatta ad apri
re il cuore [all'autoanalisi] e conduce alla revulsione [degli ostacoli], al dis
tacco, alla calma, alla quiete, alla perfetta intuizione, all'estinzione, cio, la
conversazione riguardante l'aver necessit di poco, l'essere contento del proprio
stato, lo stato solitario, l'essere schivi della societ, il porre in atto virile
energia. Quando il cuore non ancora maturo, questo, o Meghiya, il terzo element
o che conduce alla sua maturazione. 4) Inoltre ancora, o Meghiya, il monaco perm
ane risoluto nell'operare, nell'abbandonare le cose non benefiche e nell'acquist
arsi quelle benefiche; forte e costante nello sforzo e non scarica il fardello q
uando si tratta [di intraprendere] azioni meritorie. Quando il cuore non ancora
maturo, questo, o Meghiya, il quarto elemento che conduce alla sua maturazione.
5) Oltre a ci, o Meghiya, il monaco possiede la gnosi (61), quella gnosi che gli
permette di intuire lo sviluppo e la decadenza [degli elementi della realt], con
la penetrazione arya, che fa discernere la fine del Male. Quando il cuore non an
cora maturo, o Meghiya, questo il quinto elemento che conduce alla sua maturazio
ne." Ora, Meghiya, questo deve essere atteso da un monaco che ha buona amicizia,
buona dimestichezza, buona confidenza - cio, che egli praticher virt, dimorer raffr
enato mediante l'obbedienza ai precetti, sar perfetto nella pratica della giusta
condotta, considerer temibili le mancanze pi lievi, si allener nelle diverse forme
di ascesi. Questo, o Meghiya, deve essere atteso da un monaco che pratica virt...
... cio, che egli praticher con piacere la conversazione soltanto in quanto purifi
ca ed adatta ad aprire il cuore, a condurre alla revulsione, al distacco, alla c
alma, alla perfetta gnosi, all'estinzione Questo, o Meghiya, deve essere atteso
dal monaco che pratica con piacere la conversazione soltanto in quanto purifica
, cio che permarr risoluto nell'operare, nell'abbandonare le cose non benefiche e
nell'acquistarsi quelle benefiche, che sar forte e costante nello sforzo e non sc
aricher il fardello quando si tratter di intraprendere azioni meritorie (62). Ques
to, o Meghiya, sar atteso dal monaco che permarr risoluto nell'operare , cio, che p
ossieder la gnosi, quella gnosi che gli permetter di intuire lo sviluppo e la deca
denza [degli elementi della realt], con la penetrazione 53
arya che fa discernere la fine del Dolore. "Inoltre, o Meghiya, il monaco che ha
ben stabilito se stesso, in queste cinque condizioni, da costui altri quattro e
lementi devono essere sviluppati: il senso di disgusto deve venir sviluppato per
giungere all'abbandono della concupiscenza; l'amorevolezza deve venir sviluppat
a per giungere all'abbandono dell'avversione [per il prossimo]; la consapevolezz
a nell'inspirare e nell'espirare (anapana-sati) deve venir sviluppata per giunge
re alla soppressione del pensiero discorsivo (viitakka); la coscienza dell'imper
manenza deve venire sviluppata per giungere allo sradicamento dell'egoismo. In c
hi e cosciente dell'impermanenza, o Meghiya, si stabilisce la coscienza di ci che
non il S. Chi cosciente di ci che non il S conquista l'annientamento della vanit de
ll'egoismo (63) in questa stessa vita, cio conquista l'Estinzione (nibbana)"", A
questo punto il Beato, intuendo questo significato, proffer in quel momento quest
e parole ispirate:" "Piccoli, sottili pensieri, prendendo forma, rendono il ment
ale elato (54); coloro che ci non sanno, con lo spirito vagante, errano mentalmen
te qua e l; coloro che ci sanno, ardenti di ascesi e consapevoli, domano il mental
e nel pensiero; superata l'elazione della mente, il Risvegliato abbandona questi
pensieri e nulla pi rimane! ." 2. Cos da me stato udito. In una certa occasione i
l Beato si trovava presso Kusinara, ad Upavattana, nel bosco di alberi sala. In
quella circostanza una turba di monaci abitava in capanne nella foresta, non lon
tano dal Beato, superbi, insolenti, incostanti, maldicenti, ciarloni, privi di c
ontrollo, scomposti, dalla mente non raccolta, dai sensi non raffrenati. Ora il
Beato, vedendo quei monaci che erano di tale specie, viventi non lungi da lui, e
d intuendo il significato di ci, proffer, in quel momento, le parole ispirate: Col
corpo (= mente) non custodito, dedito a false teorie, dominato da indolenza e t
orpore, si soccombe al potere di Mara. Perci il monaco che agisce seguendo giuste
vedute, che ha conosciuto crescita e decadenza, superati indolenza e torpore, a
bbandona tutte le cattive vie!. 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione
il Beato compiva il suo giro in mezzo alle genti del Kosala, seguito da gran num
ero di monaci. In quella occasione il Beato, uscito dalla via maestra, and verso
la radice di un certo albero, ove sedette su un sedile che gli era stato prepara
to. "Poco dopo un certo vaccaro giunse presso il Beato, lo salut e sedette [press
o di lui] ad un lato. Una volta che fu seduto, il Beato istru, incit, infiamm e ral
legr quel vaccaro con conversazione attinente alla Buona Legge. Ed il vaccaro, co
s istruito, incitato, infiammato e rallegrato dal Beato, gli disse: ""Signore, vo
glia il Beato accettare da me il pasto di domani assieme all'Ordine dei monaci o
. Ed il Beato accett tacendo. Quindi il vaccaro, vedendo l'assenso del Beato, si
alz, lo salut girandogli attorno verso destra e se ne and. Poi, quando fu trascorsa
la notte, quel vaccaro prepar nella sua casa una buona quantit di latte-e-riso co
n poca acqua (= sostanzioso) e burro fresco fuso: indi annunci il tempo al Beato,
dicendogli: "" Signore, il riso cotto "". Cos il Beato, apprestatosi ad uscire n
el mattino, presa la ciotola ed indossata la veste, and con tutto l'Ordine dei mo
naci alla casa di quel vaccaro, ove, giunto, si sed in un posto preparatogli. All
ora quel vaccaro, con le sue stesse mani, soddisfece e nutr fino alla saziet l'Ord
ine dei monaci, a cominciare dal Beato, con latte e riso ben sostanzioso e burro
fresco fuso. E quel vaccaro, vedendo che il Beato aveva mangiato a saziet ed ave
va lavato sia la ciotola che le mani, prendendo un basso sedile gli si sedette a
ccanto. Quando si fu seduto cos il Beato lo istru, lo incit, lo infiamm e lo rallegr
con la sua conversazione attinente alla Buona Legge. Indi si alz ed and via. Non m
olto tempo dopo che il Beato se ne fu andato un certo uomo uccise il vaccaro nel
le vicinanze del villaggio ""(65)." "Ed i monaci, in gran numero accorsi presso
il Beato.... e gli dissero: ""Signore, dicono che il vaccaro dal quale l'Ordine
dei monaci, con a capo il Beato, stato proprio oggi soddisfatto e totalmente nut
rito con le sue stesse mani" stato 54
"ucciso da un certo uomo nelle vicinanze del villaggio"". Allora il Beato, intue
ndo il significato di ci, proffer in quel" momento le parole ispirate: Qualunque m
ale possa fare un nemico ad un nemico o l'odio "a chi odia, male molto maggiore
viene compiuto dalla mente mal diretta""." 4. Cos da me stato udito. In una certa
occasione il Beato si trovava a Rajagaha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ov
e si nutrono gli Scoiattoli. In quella circostanza i venerabili Sariputta e Maha
-Mogallana vivevano nella Grotta dei Piccioni, ed il venerabile Sariputta, in un
a notte illuminata dalla luna, proprio quando si era rasato i capelli, sedeva [i
n raccoglimento], avendo conquistato l'accesso ad un certo grado di meditazione
estatica. "Proprio allora si trovavano a passare per quelle parti due yakkha (66
) amici, i quali viaggiavano dal nord verso il sud per qualche cosa che avevano
da fare. Alla vista del venerabile Sariputta cos assiso, l'uno disse all'altro: "
"Mi viene in mente di dare a quel monaco un colpo in testa"". A queste parole l'
altro yakkha rispose: ""Guardatene, amico, un asceta un essere elevato, di grand
e potere [magico] e di grande maest! 1). Indi il primo yakkha ripet le medesime pa
role" e l'amico di nuovo lo dissuase Cos pure una terza volta allora quello yakkh
a, non tenendo conto del consiglio dell'altro, diede un colpo in testa al venera
bile Sariputta. Cos forte fu il colpo, che avrebbe potuto abbattere un elefante a
lto da sette a otto cubiti, e spaccato la cima di una montagna. "Istantaneamente
lo yakkha, gridando: ""Brucio, brucio!""," cadde entro il grande inferno. "Ora
il venerabile Maha-Mogallana, con purificato occhio divino, che di molto supera
quello umano, vide il colpo che era stato assestato dallo yakkha alla testa di S
ariputta. A quella vista, avvicinatosi a Sariputta, gli chiese: "" Caro mio Sign
ore, spero che lo abbiate sopportato, spero che lo possiate reggere, spero che n
on ne abbiate avuto male ! "". "" S, Mogallana, lo sto sopportando; s, mio Signore
, lo reggo, per sento soltanto un piccolo dolore alla testa"". "" meraviglioso, Sa
riputta, mio caro Signore! veramente una meraviglia il grande potere magico e la
grande maest del venerabile Sariputta! Perch proprio ora un certo yakkha vi ha da
to un colpo sulla testa: tanto potente era il colpo che avrebbe potuto abbattere
un elefante" "o spaccare la cima di un monte: ed il venerabile Sariputta dice:
"" Lo sopporto, Mogallana, caro amico" "per sento un leggero dolore al capo "" ""
. [E Sariputta soggiunse:] "" Ma questo meraviglioso! il miracoloso, Mogallana,
caro amico, il gran potere e la grande maest" del venerabile Mogallana, che egli
possa addirittura vedere uno Yakkha, addirittura! Quanto a me, non riuscirei a v
edere "in questo posto neppure uno spirito folletto (67)! """ Allora il Beato, c
on purificato orecchio divino, che di molto supera quello umano, ud i due saggi c
he in tal modo conversavano e, intuendo il significato di ci, profer in quel momen
to il verso ispirato: Colui il cui spirito, simile ad una roccia, sta fermo e no
n vacilla, "Libero dalle passioni non si agita per ci che dovrebbe turbarlo, a qu
esti, il cui spirito cos [concentrato], donde potrebbe venirgli male ? "" ." "5.
Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a Kosambi, nel
parco Ghosita. Ora, in quel]a circostanza il Beato era infastidito da monaci e m
onache, devoti laici e devote laiche, re e ministri reali, settari e loro seguac
i, e viveva In mezzo alla confusione, non a suo agio. Allora il Beato pens: ""Io
sto qui vivendo infastidito da" monaci e monache da settari e da loro seguaci. I
o vivo 55
scomodo, non a mio agio. Vivessi romito e solo, lontano dalla "folla"". Quindi i
l Beato, rassettatosi di buon mattino, indossa" la veste, prese la scodella ed e
ntr in Kosambi per la questua del cibo: compiuto il suo giro per la questua del c
ibo ritorn e se ne nutr, pose in ordine il suo alloggio ed il suo giaciglio, prese
la scodella e la veste senza informare il monaco che lo serviva o darne notizia
all'Ordine dei monaci, solo e senza seguaci inizi il suo giro diretto al villagg
io Parileya, che raggiunse successivamente. Ivi il Beato si ferm a risiedere nell
a radura della Fitta Foresta Custodita, presso la radice di un bell'albero sala.
Ora, un certo elefante maschio viveva infastidito dagli elefanti e dalle elefan
tesse, dagli elefantini e dagli elefanti lattanti, e doveva nutrirsi ove l'erba
era stata gi raccolta per loro. Essi mangiavano i fasci di rami che egli aveva sp
ezzato. Egli doveva bere l'acqua infangata e, quando attraversava un guado, le e
lefantesse lo seguivano spingendo il suo corpo. Cos il grande elefante maschio vi
veva scomodo, non a "suo agio. Quindi il grande elefante maschio pens: "" Qui io"
vivo infastidito da elefanti e da elefantesse, da elefantini e da elefanti latt
anti, debbo nutrirmi laddove l'erba gi stata raccolta. Gli altri mangiano i fasci
di rami che io spezzo, io devo bere acqua infangata e, quando attraverso un gua
do, le elefantesse mi spingono premendo il mio corpo: cos vivo "scomodo, non a mi
o agio "". Quindi il grande elefante maschio" abbandon il branco e part per il vil
laggio di Parileya, verso la radura della Fitta Foresta Custodita, e verso quell
'albero alla cui radice stava assiso il Beato. Quando vi fu giunto, tenne il luo
go, ove il Beato dimorava, pulito da erba, e, con la sua proboscide, portava acq
ua per uso del Beato. Cos al Beato, "che viveva in ritiro e meditazione, sorse il
pensiero: ""Io" vivevo prima infastidito da monaci e monache vivevo scomodo, no
n a mio agio. Ma ora vivo non infastidito da monaci e monache settari e loro seg
uaci. Non infastidito, vivo "tranquillo e a mio agio "". Egualmente il grande el
efante" "maschio pensava: "" Prima io vivevo infastidito da elefanti ed" elefant
esse "ora, invece, dimoro tranquillo ed a mio agio ""." Quindi il Beato, conside
rando il suo ritiro e con la sua mente penetrando nel pensiero di quel grande el
efante maschio, profer in quell'occasione il verso ispirato: Su questo concordano
, mente con mente, il Naga (68) col naga "dalle zanne a vomere: poich entrambi si
rallegrano della solitudine della foresta! ""." 6. Cos da me stato udito. In una
certa occasione il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco
di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Pindolabharadhvaja s
edeva non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, ess
endo egli un abitatore delle foreste, un questuante, uno vestito di panni rappez
zati, uno che porta addosso le tre robe (69), che aveva bisogno di poco, content
o del suo stato, eremita, schivante la societ, di ardente energia, che seguiva le
pratiche ascetiche, dedito alle pi alte meditazioni. Ora il Beato, vedendo il ve
nerabile Pindolabharadhvaja cos assiso in quel momento profer il verso ispirato:
56
Non ingiuriare, non danneggiare, vivi contenuto dalla disciplina, prendi poco ci
bo, dormi e giaci solo. Mantieni la mente dedita alla meditazione suprema: quest
o "l'insegnamento dei Risvegliati!""." 7. Cos da me stato udito. In una certa occ
asione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapi
ndika. Ora in quella stessa circostanza il venerabile Sariputta sedeva non lungi
dal Beato, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto. Egli era uno di qu
elli che hanno bisogno di poco, contento del suo stato, un monaco, che schiva la
societ, di ardente energia, dedito alle pi alte meditazioni. Ora il Beato, vedend
o Sariputta cos assiso in quel momento proffer il verso ispirato: Di alti pensieri
, gravemente attento, silente ed allenato nelle "discipline ascetiche, i dolori
non sopravvengono ad uno tale, calmo e sempre attento ""." 8. Cos da me stato udi
to. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, nel bosco Jeta,
nel parco di Anathapindika. Ora in quel tempo il Beato era molto stimato, onorat
o, considerato e venerato. Lo trattavano con deferenza e non gli facevano mancar
e vesti, cibo elemosinato, giaciglio e alloggio, comodit e medicine per le malatt
ie, e cos pure l'Ordine dei monaci. Ma gli Erranti (70), che sostenevano altre do
ttrine, non erano stimati ed onorati non ottenevano viveri, eccetera Allora queg
li Erranti, che sostenevano altre dottrine, incapaci di sopportare l'onore che v
eniva reso al Beato ed all'Ordine dei monaci, andarono da Sundan, donna "degli E
rranti, e le dissero: "" Sorella, tu puoi fare una buona" "azione ai tuoi confra
telli "". "" Che cosa posso io fare, fratelli ? Che cosa mi possibile fare ? La
mia stessa vita offerta" "in sacrificio per i miei parenti [spirituali] !"". ""
Allora, sorella," "va' frequentemente al bosco Jeta "". ""Bene, fratelli "", ris
pose" "Sundar; a quegli Erranti di altra dottrina, e prese ad andare" ogni momen
to al bosco Jeta. "Allora, quando quegli Erranti di altra dottrina furono sicuri
che correva voce che ""Sundari, la donna-asceta, era stata chiaramente veduta d
a molta gente andare ogni momento al bosco Jeta "", allora l'uccisero e la seppe
llirono nel cavo di un fosso, indi si recarono da Pasenadi, dal re del Kosala, e
gli dissero:""Maharaja, quella Sundari, donna-asceta, non si vede pi in nessun l
uogo "". ""E dove sospettate che possa trovarsi? "". "" Nel bosco Jeta, Maharaja
"". ""Allora setacciate il bosco Jeta per trovarla "". Cos quegli Erranti di alt
ra dottrina, dopo aver frugato il bosco Jeta, trassero il corpo dell'uccisa dal
fosso dove l'avevano sepolta, lo misero su un palanchino e lo portarono a Savatt
hi, dove lo fecero girare [per tutta la citt] di strada in strada, di crocicchio
in crocicchio e, quando incontravano gente, ne accendevano l'indignazione dicend
o: ""Guardate, fratelli, ci che hanno fatto i figli del Sakya! Svergognati sono q
uei monaci! I figli del Sakya sono perversi, malvagi, mentitori, non viventi sec
ondo castit ! Essi pretenderanno di vivere secondo la Buona Legge, di vivere in p
ace, di vivere secondo castit, veritieri, virtuosi, uomini di vita commendevole.
Ma, presso di loro, non vi monachesimo, non brahmanica condotta. Il loro monache
simo perduto, la loro condotta brahmanica perduta. Come potrebbero praticare il
monachesimo? Come potrebbero praticare la brahmanica condotta? Essi hanno abband
onato il monachesimo, essi hanno abbandonato la brahmanica condotta. Dico, come
pu un uomo, dopo aver fatto la parte dell'uomo (= giacendosi con donna), privare
di vita la donna? ""." "In quel tempo, pertanto, allorch la gente di Savatthi sco
rgeva i monaci, li assaliva, li insultava, li vilipendeva ed angariava con ingiu
rie ed improperi, dicendo: ""Svergognati sono" questi monaci dico, come potrebbe
un uomo, dopo aver 57
"fatto la parte dell'uomo, privare di vita la donna? ""." "Allora un gran numero
di monaci, preparatisi per l'uscita mattutina, presa la ciotola ed indossata la
veste, entr in Savatthi per la questua e, dopo aver girato per Savatthi ed aver
mangiato il cibo questuato, and dal Beato. Quei monaci, presentatisi al Beato, do
po averlo salutato si sedettero in un canto e dissero ""Ora, a Savatthi, o Signo
re, quando la gente vede i monaci, li assale con ingiurie ed improperi, dicendo:
" " Svergognati sono i monaci (eccetera) "". ""O monaci," "questo rumore non dur
er a lungo: durer solo sette giorni;" alla fine dei sette giorni dileguer. Pertanto
, o monaci, quando incontrate quelle persone che, alla vista dei monaci, li assa
le con ingiurie ed improperi, riprendetele con questo verso: Chi dice menzogna v
a all'inferno, cos pure chi nega di "aver fatto ci che egli comp. Tutti e due, trap
assando, diventano uguali, gente d'azione spregevole, nell'altro mondo! "" ""."
Quindi quei monaci appresero a memoria quella strofa e, allorch incontravano la g
ente che li assaliva con ingiurie ed improperi, le rispondevano con quella strof
a. Allora la "gente pens: "" Questi monaci, i figli del Sakya, sono consacrati da
giuramento"". Cos il rumore non dur a lungo: dur" esattamente sette giorni. Alla f
ine dei sette giorni esso svan. Allora molti monaci si recarono dal Beato e disse
ro: Straordinario , o Signore, meraviglioso , o Signore, come "sono state veraci l
e parole dette dal Beato, e cio: "" Questo" rumore, o monaci, non durer molto. Dur
er soltanto sette "giorni. Alla fine dei sette giorni dileguer!"""". Allora il" Be
ato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato:
La gente priva di controllo colpisce gli altri (71) con parole, come elefanti i
n combattimento. "Udendo proferire crudeli parole. resti il monaco imperturbabil
e""." "9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava press
o Rajagaha, nel Bosco di Bamb, nella Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora, i
n quel medesimo tempo, il venerabile Upasena (72), figlio di Vanganta, ""a andat
o in ritiro spirituale e raccoglimento, per cui gli era occorso di pensare: ""Un
acquisto questo mio"" un buon guadagno per me che il mio maestro sia il Beato,
l'Arhat, il Pienamente Risvegliato (samma-sam-buddha)! Che io abbia abbandonato
la casa per la vita errante nella ben proclamata disciplina della Buona Legge! u
n acquisto per me, che i miei compagni nella vita brahmanica siano virtuosi e di
amabile natura; che io sia uno che ha soddisfatto ai precetti di virt (sila), ch
e io sia composto, che sia uno con la mente concentrata in un punto solo (73), u
n Arhat che ha distrutto ogni attaccamento; che io sia uno di grandi poteri e di
grande potenza! Felice stata la mia vita e felice sar la mia morte!""." Ora il B
eato, afferrando con la sua mente il pensiero del venerabile Upasena, figlio di
Vahganta, intuendo il senso di tutto ci proffer in quel momento questo verso ispir
ato: Colui che la vita non arde, lui non cruccia la fine [allorch giunge] la mort
e. Se questo Costante ha visto il sentiero, non s'addolora in mezzo al dolore. P
er il monaco che ha troncato la sete di vivere, il cui spirito placato, "in cui
annientato l'errare di nascita in nascita, per costui non esiste pi altro divenir
e! ""." 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava pre
sso Savatthi, al bosco Jeta, nel 58
parco di Anathapindika. In quella circostanza il venerabile Sariputta era assiso
non lungi dal Beato, con le gambe incrociate, col corpo eretto, contemplando il
proprio stato di conquistata calma interiore (upasama). Ed il Beato, vedendo il
venerabile Sariputta cos meditante, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento questo verso ispirato: Per il monaco la cui mente calma, che ha spezzat
o la serie delle vite, " annichilito il flusso delle nascite: egli libero dal vin
colo di Mara!""."
CAPITOLO V L'ANZIANO (74) SONA
"1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Sava
tthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella stessa occasione
, il re Pasenadi dei Kosala era andato con la regina Mallika al piano rialzato d
el suo palazzo. Allora il re Pasenadi dei Kosala disse a Mallika, la regina: ""D
immi, o Mallika, esiste qualcuno che ti sia pi caro che il S (75)?"". ""Per me, ma
haraja, non vi alcuno pi caro del S. Ma per te, o maharaja, vi alcuno che ti sia p
i caro del S? "". ""Anche per me, Mallika, non vi alcuno che mi sia pi caro del S"".
Quindi il re Pasenadi dei Kosala scese dal palazzo e se ne and presso il Beato.
Giunto che fu al suo cospetto lo salut e, avendolo salutato, sedette in un canto.
Cos seduto, il re Pasenadi dei Kosala disse al Beato: "" Signore, sono andato co
n la regina Mallika al piano rialzato del palazzo ed ho detto a Mallika, la regi
na, quanto segue" "(e narr della conversazione avuta con la moglie) ""."
Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel tempo questo verso
ispirato: "Si attraversino con la mente tutte le direzioni dello spazio, nulla
si trover di pi caro [a s] che il S;" "poich anche per gli altri ad ognuno il s caro,
non danneggi altri, chi il s ha caro! ""." "2. Cos da me stato udito. In una certa
occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anat
hapindika. Ora il venerabile Ananda, alzandosi verso sera dal suo eremo, and dal
Beato: essendo giunto presso di lui lo salut e si pose a sedere in un canto. Sedu
tosi, cos il venerabile Ananda interpell il Beato: "" meraviglioso, o Signore, str
aordinario, o Signore, come vissuta poco la madre del Beato! Quando il Beato era
nato da appena sette giorni, sua madre pose termine [alla sua vita], rinascendo
presso gli di del Tubista (76) "" proprio cos, Ananda, breve la vita delle madri
dei Boddisattva (77). Quando i Bodhisattva sono nati da sette giorni, le loro ma
dri pongono fine all'esistenza e rinascono presso gli di del Tubista ""." Allora
il Beato, intuendo il significato di ci, profer in quell'occasione questo verso is
pirato: Che tutte le creature verranno ad essere e che tutte, abbandonando il co
rpo, se ne dipartiranno, "il Bennato, vedendo tutto questo, proceder ardente nell
a brahmanica ascesi! ""." "3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Be
ato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco dei Bamb. presso la Radura ove si nutro
no gli Scoiattoli. Ora, in quel tempo vi era a Rajahaga un lebbroso di nome Supp
abuddha, un pover'uomo, una creatura misera e disgraziata; ed avvenne che, in qu
ell'occasione, il Beato sedesse in mezzo ad una grande moltitudine, insegnando l
a Buona Legge. E Suppabuddha, il lebbroso, 59
avendo visto da lontano tutta quella turba riunita assieme, pens a tale vista: ""
Certamente laggi vi sar da ricevere cibo, vuoi duro vuoi morbido. Che sia il caso
che io vada vicino a quella folla? Potrei ottenere qualcosa da mangiare, sia du
ro sia morbido! "". Fu cos che Suppabuddha, il lebbroso, si avvicin alla moltitudi
ne e contempl il Beato che sedeva in mezzo alla grande folla, insegnando la Buona
Legge e, vedendolo, pens: "" No! Qui non si ottiene nulla da mangiare, n di duro
n di morbido. Questi Gotama, l'asceta, che insegna la Buona Legge all'assemblea.
Che sia il caso che anche io ascolti la Buona Legge? "" Cos sedette anche lui in
un canto, pensando: ""Voglio anche io ascoltare la Buona Legge ""." "Ora il Beat
o, afferrando in ispirito i pensieri di tutta quella assemblea, concep il pensier
o: ""Chi dei presenti perfettibile s da conoscere la Buona Legge ? "". E il Beato
vide Suppabuddha, il lebbroso, seduto in mezzo alla folla e, a tale vista, pens:
"" Questi uno evoluto s da comprendere la Buona Legge "" Cos, proprio tenendo pre
sente Suppabuddha, il lebbroso, inizi una conversazione riguardante, nell'ordine
dovuto, i seguenti argomenti: il dono, la virt morale, il mondo celeste, gli svan
taggi, la bassezza e la corruzione della sfera dei desideri ed il vantaggio che
si consegue rendendosene libero. E, allorch il Beato riconobbe che lo spirito di
Suppabuddha, il lebbroso, era pronto, docile, privo di inciampi, elevato ed in i
stato di grazia, allora Egli svilupp quegli insegnamenti sul Dhemma che soltanto
i Risvegliati hanno scoperto da soli, cio: il Dolore, il Sorgere, l'Estinzione, l
a Vita (78)." "Proprio come una veste bianca, senza macchie, pronta ad assorbire
la tintura, cos pure in Suppabuddha, il lebbroso, proprio allorch sedette in quel
luogo, sorse in lui la pura, immacolata intuizione del Dhamma, la conoscenza de
l fatto che, in tutto ci che soggetto al nascere, implicita la natura dell'esting
uersi. E [cos pure] Suppabuddha, il lebbroso, vide la Buona Legge, comprese la Bu
ona Legge, si immerse nella Buona Legge, pass di l da ogni dubbio, fu libero da og
ni [necessit di] chiedere, conquist fiducia e, non avendo pi bisogno di altro [che
della Buona Legge], si alz dal luogo ove sedeva, avanz verso il Beato e, essendogl
isi avvicinato, lo salut e sedette in un canto. Come si fu cos seduto Suppabuddha,
il lebbroso, disse al Beato: "" Benissimo, Signore! Benissimo, Signore! Proprio
come si dovrebbe sollevare ci che caduto, scoprire ci che nascosto, indicare la v
ia a chi stordito, mostrare una luce nelle tenebre, dicendo: "" Ora coloro che h
anno occhi per vedere possono vedere le forme"", cos pure il Beato ha spiegato in
diverse maniere la Buona Legge. Cos proprio io, o Signore, prendo rifugio nel Be
ato, nella Buona Legge e nell'Ordine (79). Possa il Beato accettarmi come suo se
guace (80), come uno che da quest'ora in avanti, fino alla fine della sua vita,
prende rifugio in lui "". Dopo di ci Suppabuddha, il lebbroso, istruito nella Buo
na Legge dall'esposizione del Beato, [da Lui] accolto, e reso felice da quanto a
veva ascoltato, rallegrato e contentato, ringrazi, si sollev da dove era seduto e
salut il Beato girandogli attorno verso destra, e se ne and via." [Pi tardi] un gio
vane vitello, assalito Suppabuddha, gli tolse la vita. Allora un gran numero di
monaci venne dal Beato, essendo venuto lo salut, e disse ": ""Signore, quel" lebb
roso chiamato Suppabuddha, dopo essere stato istruito, accolto, sollevato e reso
felice dall'esposizione della Buona Legge fatta dal Beato, giunto al termine de
lla sua vita. Quale sorte gli toccata [dopo questa vita] ? Quale la sua "vita su
ccessiva? """ " Monaci, Suppabuddha, il lebbroso, era un saggio (pandita). Egli
vissuto secondo la Buona Legge. Egli non mi ha infastidito domandandomi [tante c
ose] circa la Buona Legge. Suppabuddha, il lebbroso, o monaci, avendo spezzato t
re vincoli, ormai uno-che--entrato nella corrente (sotapanno), uno che oramai non
pi destinato a ricadere in basso: egli ormai destinato a conquistare la Suprema
Illuminazione (abhisambodhi) . A queste parole un certo monaco disse al Beato: "
"Dimmi, o Signore, quale la ragione, quale la causa per la quale Suppabuddha, il
lebbroso, fu un povero, miserabile e disgraziato essere ? "". ""Una volta, o mo
naco, il lebbroso Suppabuddha era [, in una sua vita trascorsa,] il figlio di un
ricco, in questo stesso Rajagaha. Un giorno, attraversando un giardino, vide Ta
gara-sikkhi, un Pacceka-buddha (81) che entrava in citt per la 60
questua. Vedendolo, egli pens: "" Chi quel lebbroso che va in giro?"". E, sputand
o e volgendoglisi a sinistra (82), se ne and. In seguito alla maturazione di tale
fatto egli soffr tormento nel purgatorio per molti secoli, per molti millenni, p
er molte centinaia di millenni (83). Ma, per l'ulteriore maturazione di quell'at
to, egli venne a nascere in questo stesso Rajagaha come una povera, miserabile,
inferma creatura. Ma, incontratosi con la disciplina della Buona Legge resa nota
dal Cos-Venuto (Tathagata), egli accolse in s la fede, accolse in s la virt, accols
e in s l'insegnamento udito, accolse in s il distacco, accolse in s la suprema sagg
ezza" (panna). Cos agendo quando il suo corpo fu disfatto, dopo la morte, egli ha
conquistato un buon destino, rinascendo nel "mondo celeste, in compagnia dei Tr
entatr Deva. Egli supera in isplendore, col, gli altri Deva, in bellezza e gloria"
"." Indi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo v
erso ispirato: Come chi ha occhi, con forza e conoscenza, evita di cadere nei fo
ssi, "cos, in questo mondo, scansi il saggio le cattive azioni! ""." "4. Cos da me
stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bos
co Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quel tempo, gran numero di ragazzi,
fra Savatthi ed il bosco Jeta, [si divertiva] a tormentare i pesci. Il Beato, [
in quella occasione,] apprestatosi per la sua uscita mattutina, indossata la ves
te e presa la ciotola, stava entrando in Savatthi per la questua. Allora il Beat
o vide tutti quei ragazzi che tormentavano i pesci, fra il bosco Jeta e Savatthi
. A quella vista Egli and da loro e disse: ""avete paura, ragazzi, del male ? Vi
gradito il dolore ? "". "" Proprio cos, abbiamo paura del male, il dolore ci sgra
dito ""." Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento
il verso ispirato: [Se temete il male,] (84) se il dolore vi sgradito, non compi
te una mala azione palesemente o nascostamente: "se farete il male, o gi lo fate,
non sfuggirete al male, comunque andiate o tentiate di sfuggirlo! ""." "5. Cos d
a me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, ne
l parco orientale, presso la casa a piani della madre di Migara. Ora, in quel te
mpo, il Beato se ne stava seduto, circondato dall'assemblea dei monaci, in un gi
orno che era uposatha (85). Il venerabile Ananda, entrata la notte, quando la pr
ima vigilia stava trascorrendo, si alz da dove sedeva e, buttandosi la veste sull
a spalla destra, congiunse le palme [salutando] il Beato, e gli disse: ""signore
, la notte bene entrata, la prima veglia trascorsa." "L'assemblea dei monaci sta
ta gi seduta a lungo. Signore, voglia il Beato pronunciare i voti (86) per i mona
ci ! ""." A queste parole il Beato rest silenzioso. Una seconda volta il venerabi
le Ananda, alla veglia mediana, (ripet la richiesta) Indi, una terza volta, quand
o la notte era ormai alla fine e la terza veglia stava trascorrendo, mentre l'al
ba sbiancava la notte rallegrandone il volto, il venerabile Ananda si alz da dove
era seduto e, buttandosi la veste sulla spalla, "congiunse le palme di fronte a
l Beato, dicendogli: ""Signore," la notte trascorsa. L'ultima veglia sta finendo
. giunta l'alba e la notte mostra il volto dell'allegrezza. L'ordine dei monaci
restato seduto per lungo tempo. Signore, voglia il "Beato pronunciare i voti per
i monaci ! "". ""Ananda, L'assemblea non totalmente pura! ""." "Allora al vener
abile Maha-Mogallana occorse di pensare: ""Riguardo quale persona il Beato ha de
tto: "" 61
Ananda, l'assemblea non totalmente pura ! "" ? "" . Perci il venerabile Maha-Moga
llana, afferrando questo [detto] con la mente, rivolse la sua attenzione a tutta
quell'assemblea di monaci. Ed il venerabile MahaMogallana si accorse di una per
sona che era immorale, di perversa natura, che era un impuro, di condotta sospet
ta, di azioni nascoste, che non era un vero monaco, pur pretendendo di esserlo,
n viveva castamente, pur pretendendo di vivere cos, marcio di dentro, pieno di bra
me, sporco mucchio di immondizia, ivi sedente in mezzo all'Ordine dei monaci. Do
po averlo scorto, si alz dal suo seggio ed and incontro a tale persona, e, essendo
giunto, le disse: "" Alzatevi, caro signore! Siete stato visto dal Beato! Non v
i societ per voi, qui, fra i monaci! "". Ma quella persona se ne ristette silenzi
osa. Allora una seconda volta ed una terza il venerabile Maha-Mogallana ripet le
stesse parole, ed [ancora] quella persona rimase zitta. Allora il venerabile Mah
aMogallana prese quella persona per il braccio, la cacci fuori dal portone, attra
verso il quale pose la sbarra, venne dal Beato e disse: ""Signore, quella person
a stata cacciata da me. La compagnia totalmente pura. Signore, si degni il Beato
di pronunciare i voti per i monaci!"". "" strano, Mogallana, meraviglioso, Moga
llana, come quell'imbecille abbia dovuto aspettare finch non venne afferrato per
il braccio! "". Allora il Beato ammon i monaci, dicendo: "" Da questo giorno in p
oi, o monaci, io non osserver pi l'uposatha, n pronuncer i voti [per i monaci]. Pron
unciateli voi, i voti [ai quali siete astretti]. fuor di luogo, o monaci, inoppo
rtuno che il Tathagata debba osservare l'uposatha, debba pronunciare i voti, qua
ndo l'assemblea non totalmente pura. Monaci, vi sono le seguenti otto cose nel g
rande Oceano, meravigliose e strane, contemplando le quali gli Asura (87) di vol
ta in volta, si deliziano nel vasto Oceano:" I) Monaci, il grande Oceano defluis
ce, scorre e tende verso il basso gradualmente. Non vi un improvviso precipitare
. Questa , o monaci, la prima circostanza meravigliosa e strana, contemplando la
quale, di tempo in tempo, gli Asura si rallegrano. II) Monaci, il grande Oceano ,
inoltre, di natura stabile, esso non sorpassa la spiaggia. Questa , o monaci, la
seconda circostanza meravigliosa e strana contemplando la quale, di tempo in te
mpo, gli Asura si rallegrano. "III) Monaci, il grande Oceano, inoltre, non coabi
ta con un corpo morto; poich, quando nel grande Oceano vi un cadavere, ben presto
lo sospinge verso la sponda e lo butta" sulla spiaggia. Questa La terza circost
anza meravigliosa e strana "IV) Monaci, quali che siano i grandi fiumi - cio la G
ariga, Aciravati, Sarabhu e Mahi - tutti costoro, allorch raggiungono il grande O
ceano, abbandonano gli antichi nomi, le famiglie, ma procedono avanti col solo n
ome di "" grande" "Oceano "". Questa , o monaci" La quarta circostanza meraviglio
sa e strana V) Monaci, quanti che siano i fiumi che scorrono verso il grande Oce
ano, e quanta sia la pioggia che vi cade dal cielo, non si osserva nel grande Oc
eano n ritirarsi n trabordare. Questa , o monaci La quinta circostanza meravigliosa
e strana VI) Monaci, il grande Oceano di un solo sapore, il sapore salato. Ques
ta , monaci .La sesta circostanza meravigliosa e strana VII) Monaci, il grande Oc
eano, inoltre, contiene molte gemme, differenti gemme, fra le quali se ne trovan
o di queste specie perle, cristalli, berillo, madreperla, quarzo, corallo, argen
to, pepite d'oro, rubini, agate Questa , o monaci La settima circostanza meravigl
iosa e strana..... "VIII) Monaci, il grande Oceano, inoltre, sede di grandi crea
ture, fra le quali si annoverano balene (?), pescicani (?"" orche (?) (88) asvra
, naga (89) gandharva (90). Vi sono, nel grande Oceano, animali lunghi uno yojan
a (91) due, tre quattro, cinque" yojena. Questa , o monaci L'ottava circostanza m
eravigliosa e strana Cos pure, o monaci, in questa disciplina della Buona Legge v
i sono anche otto circostanze meravigliose e strane, contemplando le quali, di v
olta in volta, i monaci si deliziano in questa disciplina della Buona Legge. 62
I) Proprio come, o monaci, il grande Oceano defluisce, scorre e tende verso il b
asso gradualmente, e non vi un improvviso precipitare, cos pure, o monaci, in que
sta disciplina della Buona Legge l'allenamento graduale, L'azione graduale, il p
rocedimento graduale. Questa , o monaci, la prima circostanza meravigliosa e stra
na, vedendo la quale i monaci, di volta in volta, si rallegrano(92), II) Proprio
come, o monaci, il grande Oceano di natura stabile e non sorpassa mai la spiagg
ia, cos pure, o monaci, i miei discepoli non trasgrediscono mai, dovesse loro cos
tare la vita, L'allenamento a cui io li astringo. Questa la seconda circostanza
meravigliosa e strana..... III) Proprio come, o monaci, il grande Oceano non coa
bita con un corpo morto, poich, quando nel grande Oceano vi un cadavere, ben pres
to esso lo sospinge verso la sponda e lo butta sulla spiaggia, cos pure, o monaci
, qualunque persona che sia immorale, di perversa natura, impura, di condotta so
spetta, di azioni nascoste, che non sia un vero monaco, pur pretendendo di esser
lo, che non viva castamente, pur pretendendo di vivere cos, marcia di dentro, pie
na di brame, sporco mucchio di immondizia - con una tale persona l'Ordine non co
nvive, ma, allorch si raccoglie, ben presto la butta fuori. Nonostante che essa s
ia assisa in mezzo all'Ordine, essa ben lontana dall'Ordine. Questa la terza cir
costanza meravigliosa e strana..... "IV) Proprio come, o monaci, quali che siano
i fiumi - cio la Gariga, Aciravati, Sarabhu e Mahl - tutti costoro, allorch raggi
ungono il grande Oceano, abbandonano gli antichi nomi e le famiglie, e procedono
avanti col solo nome di ""grande Oceano"", cos pure, o monaci, [gli appartenenti
al]le quattro caste: khattiya (khasatriya), brahmana, vessa (vais'ya) e sudda (
sudra) (93), procedendo dalla vita in casa alla vita errante nella disciplina de
lla Buona Legge insegnata dal Tathagata, abbandonano i loro nomi e le loro famig
lie e vanno solo col nome di ""monaci figli del Sakya"". Questa la quarta circos
tanza meravigliosa e strana....." V) Proprio come, o monaci, quanti siano i fium
i che scorrono verso il grande Oceano, quanta sia la pioggia che vi cade dal cie
lo, non si osserva nel grande Oceano n ritirarsi n trabordare, cos pure, o monaci,
nonostante che molti siamo i monaci che alla fine passano nella condizione del n
ibbana che non lascia residui, non vi n ritirarsi n trabordare nella condizione di
nibbana ivi sperimentata. Questa la quinta circostanza meravigliosa e strana...
.. VI) Proprio come, o monaci, il grande Oceano di un sapore, di sapore salato,
cos pure, o monaci, questa Buona Legge di un solo sapore, del sapore della Libera
zione. Questa la sesta circostanza meravigliosa e strana..... VII) Proprio come,
o monaci, il grande Oceano contiene molte gemme, differenti gemme, fra le quali
se ne trovano di queste specie: perle, cristalli, berillo, madreperla, quarzo,
corallo, argento, pepite d'oro, rubini, agate, cos pure, in questa Buona Legge, v
i sono molte gemme, diverse gemme: in essa vi sono le quattro sorgenti di Rammem
oramento (satipatthana), i quattro Retti Sforzi (sammappadhana), la quadruplice
Base per i Poteri [psichici] (iddhipada), le cinque Facolt (indriyani), le cinque
Forze (balani), le sette membra dell'Illuminazione (bojjhangant), il Nobile Ott
uplice Sentiero (ariyo attangiko, maggo). Questa la settima circostanza meravigl
iosa e strana..... VIII) Proprio come, o monaci, il grande Oceano la sede di gra
ndi creature, fra le quali si annoverano balene, pescicani ed orche, asura, naga
e gandhana cos pure, o monaci, "questa disciplina della Buona Legge la sede di g
randi creature. In lei sono queste creature: Colui che Entrato nella Corrente (s
otapanno), che procede realizzando i frutti nascenti dal vincere la Corrente; Qu
ello che ritorna una sola volta (sakadagamin), il quale procede realizzando i fr
utti del fatto che deve ritornare [ancora] una volta [sola sulla terra]; il Non-
ritornante, il quale procede realizzando i frutti del fatto che non ritorna [pi s
ulla terra]; il Degno (Arha), che procede in virt [della sua condizione di Arhat.
Questa l'ottava circostanza meravigliosa e strana, o monaci, di questa discipli
na della Buona Legge, contemplando la quale, di volta in volta, i monaci si rall
egrano di questa disciplina della Buona Legge." "Tutte queste, o monaci, sono le
otto meravigliose e strane circostanze in questa disciplina della Buona Legge,
contemplando le quali, ancora ed ancora, i monaci si deliziano [di praticare] qu
esta disciplina della Buona Legge ""." 63
A questo punto il Beato intuendo il significato di ci, proffer in quel momento que
sto verso ispirato: Piove attraverso il coperto, non piove laddove aperto (94):
quindi aprite il coperto: non vi piover pi attraverso! . "6. Cos da me stato udito.
In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel
parco di Anathapindika. Ora, in quel medesimo tempo, il venerabile MahaKaccana s
tava fra la gente di Avanti presso Kururaghara, nel monte [detto] "" Precipite "
" (Pavatta), mentre il devoto laico (upasaka) Sona, ""dalle orecchie appuntite (
kofi-kanna)"", era al suo servizio. Mentre il devoto Sona koti-kanna si trovava
in ritiro e meditazione, gli capit di pensare: ""Secondo quanto spiega il signore
Maha-Kaccana non facile per chi vive in famiglia seguire la disciplina brahmani
ca (brahmacariya = castit, meditazione e studio) in un modo totalmente puro e tot
almente levigato. Non sarebbe il caso che mi facessi radere i peli della barba,
rivestissi l'abito colora zafferano e mutassi la vita casalinga per la vita erra
nte?"". Di conseguenza il devoto laico Sona, detto ""dalle orecchie appuntite ""
, and dal venerabile Maha-Kaccana. Giunto da lui lo salut e sedette in un canto. S
edutosi, gli disse: ""Signore, quando mi trovavo in ritiro e meditazione, mi cap
it di pensare" "(gli narra la sua riflessione) e, quindi, voglia il venerabile Ma
ha-Kaccana conferirmi gli ordini di monaco! ""." "A queste parole il venerabile
Maha-Kaccana rispose: ""Non cosa facile praticare la brahmanica disciplina per t
utto il resto della vita, con la sua unica refezione quotidiana ed il solitario
giaciglio. Ors, o Sona, continua a praticare, assolvendo egualmente i tuoi doveri
domestici, cos ed oltre, gli insegnamenti del Buddha, mangiando un pasto una vol
ta sola [al giorno] e giacendo solo "". Cos si plac in Sona, detto "" dalle orecch
ie appuntite "", il desiderio di adottare la vita errante." Ma, in una seconda o
ccasione, mentre Sona si trovava in ritiro e meditazione, gli venne la medesima
idea ed anche una terza volta fece la medesima richiesta al venerabile Maha-Kacc
ana Quindi, allora, il venerabile Maha-Kaccana confer gli ordini [provvisori] al
devoto laico Sona, detto "a dalle orecchie appuntite "". In quel tempo, nel dist
retto di" Avanti, vi era scarsezza di monaci, di modo che il venerabile Maha-Kac
cana, alla fine di tre stagioni delle piogge, riusc a radunare, con difficolt e fa
tica, i dieci monaci [necessari] per il capitolo e diede la ordinazione completa
a Sona (95). "Indi, dopo aver trascorso una stagione delle piogge in solitudine
e raccoglimento, al venerabile Sona venne di pensare: "" Il Beato non mai stato
visto faccia a faccia da me, nonostante che io abbia sentito che il Beato una p
ersona cos e cos. Se il mio maestro (uspajjhaya) me lo permettesse, andrei a veder
e il Beato, che un Arhat rettamente Risvegliato ,)." "Pertanto il venerabile Son
a, alzandosi, al tramonto, dalla sua solitaria meditazione, and dal venerabile Ma
ha-Kaccana. Giunto che fu da lui lo salut e si sedette in un canto. Una volta sed
uto, gli rifer circa il suo desiderio di vedere il Beato ed aggiunse: "" Se Vostr
a Beatitudine lo consente vorrei, o signore, andare a vedere il Beato, che un Ar
hat ed uno rettamente Risvegliato "". "" Molto bene, molto bene! Vai," Sona! Tu
vedrai quel Beato, che sereno e rasserenante, calmo nelle sue facolt e calmo nell
a sua mente: che ha raggiunto la massima pace e controllo su se stesso: quell'el
efante (naga) domo, custodito e controllato nei suoi sensi. Quando Lo vedrai, ve
nera in nome mio, col tuo capo, i piedi (96) del Beato, interrogalo circa la Sua
salute e benessere, circa la Sua "leggerezza [d'umore], il Suo vigore e le Sue
buone condizioni di vita. Ed aggiungi: ""Signore, il mio 64
maestro, il" venerabile Maha-Kaccana, venera col suo capo i piedi del Beato e ch
iede notizie circa la Sua salute e benessere . "o Molto bene, Signore "", rispos
e il venerabile Sona, rallegrandosi alle parole del venerabile MahaKaccana, e, r
ingraziandolo, si alz da dove era seduto, lo salut girandogli attorno verso destra
, pose in ordine il suo giaciglio ed il suo" alloggio, prese la ciotola e la ves
te, indi inizi il suo cammino verso Savatthi. Dopo aver compiuto il viaggio nell'
ordine dovuto, raggiunse il bosco Jeta, nel parco di Anathapindika, a Savatthi.
Indi venne dove si trovava il Beato, lo salut... e gli rifer il messaggio del vene
rabile Maha-Kaccana... Il "Beato allora gli chiese: ""Dimmi, o monaco, sopporti
[la vita" ascetica] ? Hai da mangiare? Ti ha un po' affaticato il "viaggio? Sei
stanco della questua per il cibo?"". ""S, Signore, sopporto [la vita ascetica]. H
o da mangiare. Sono" un po' affaticato del viaggio. Non sono stanco di questuare
"il cibo""." "Allora il Beato chiam il venerabile Ananda, dicendo: ""Ananda, fai
preparare letto ed alloggio per questo monaco giunto or ora!"". Ed il venerabil
e Ananda pens: ""Per quanto riguarda l'ordine del Beato, che io debba far prepara
re letto ed alloggio per questo monaco arrivato or ora, il Beato desidera certam
ente avere lo stesso alloggio col venerabile Sona""." "Quindi egli prepar letto e
d alloggio per il venerabile Sona nello stesso luogo ove dimorava il Beato. Ora
il Beato, dopo aver trascorso gran parte della notte assiso all'aria aperta, si
lav i piedi e rientr nel suo alloggio. Cos pure fece il venerabile Sona. Quindi, al
zandosi ancora di notte, verso l'alba, il Beato disse al venerabile Sona: ""Ti p
iaccia, o monaco, di recitarmi la dottrina!"". ""Molto bene, Signore"", disse il
venerabile Sona, e, obbedendo al Beato, recit a memoria tutte le sedici sezioni
delle Ottave (atthakavaggikani), da capo a fondo. Quando il venerabile Sona ebbe
finito di recitare il Beato lo ringrazi, dicendo: ""Bene, bene, o monaco! Ben ap
prese a mente, ben considerate e riflettute, o monaco, sono queste sedici sezion
i delle Ottave. Tu sei benedetto da una buona favella distintamente e chiarament
e profferita, s da rendere chiaro ci che intendi dire. Quante stagioni di pioggia
hai tu trascorso, monaco, [a studiare] ?"". ""Una soltanto, Signore"". ""Come ma
i hai rimandato tanto [il pronunciare i voti], o monaco?"" ""Da lungo tempo, Sig
nore, avevo scorto il pericolo insito nelle passioni, ma la vita domestica, con
tutti i suoi vincoli e le sue necessit, mi aveva trattenuto""." Allora il Beato,
intuendo il significato di ci, profer in quel momento il verso ispirato: Vedendo l
a sofferenza nel mondo, avendo riconosciuto la Buona Legge come priva di substra
to, "L'Ario non gode del male, nel male non si rallegra il Puro""." 7. Cos da me
stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosc
o Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora avvenne che, in quella medesima circosta
nza, il venerabile Revata il Dubbioso (Kankha-Revata) stesse seduto non lungi da
l Beato, con le gambe incrociate, il corpo eretto, contemplando la propria purif
icazione nel passare di l da dubbio. Ed il Beato, vedendo lui che cos operava e, a
llo stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato: Qu
alunque siano i dubbi su questo mondo o sull'altro, o siano dubbi propri o altru
i, i meditanti li abbandonano tutti, ardendo d'ascesi e conducendo " brahmanica
esistenza!""." 65
8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Rajag
aha, nel Bosco di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Ora avven
ne che, in quella medesima circostanza, il venerabile Ananda, [pur] "essendo que
llo il giorno uposatha (97) (quindi festivo), apprestatosi ad uscire il mattino,
presa la ciotola ed indossata la veste, entr in Rajagaha per la questua. E Devad
atta (98), vedendo il venerabile Ananda che cos faceva, gli venne incontro e gli
disse: ""Da questo giorno in avanti, Ananda, mio" caro, indipendentemente dal Be
ato e indipendentemente dal "l'Ordine dei Monaci, osserver [la prescrizione di og
ni attivit nel]l'uposatha e la Disciplina dell'Ordine"". Il venerabile" Ananda, f
inito il giro della questua e ritornatone, dopo aver consumato la sua refezione,
and dal Beato e gli disse: a Ecco, Signore, apprestatomi questa mattina ad uscir
e, presa la ciotola e indossata la veste, entrai in Rajagaha. Devadatta, che mi
aveva visto questuare il cibo in Rajagaha, venuto da "me dicendomi: "" Da questo
giorno in avanti, Ananda, mio" "caro, indipendentemente dal Beato e indipendent
emente dall'Ordine dei monaci, osserver l'uposatha e la disciplina dell'Ordine ""
. Oggi, o Signore, Devadatta cagioner lo scisma" nell'Ordine ed osserver [il propr
io] uposatha e la disciplina "dell'Ordine""." Allora il Beato, intuendo il signi
ficato di ci, proffer in quel momento il seguente verso ispirato: a Facile per il
buono la buona azione, difficile per il cattivo la buona azione. "Facile per il
cattivo la mala azione, difficile per gli Arii la mala azione"" (99)." 9. Cos da
me stato udito. In una certa occasione il Beato compiva il suo giro presso le ge
nti di Kosala, accompagnato da una grande turba di monaci. Ora avvenne che, in t
ale circostanza, molti ragazzi, non lungi dal Beato, si facessero beffe [di loro
]. Ed il Beato, vedendoli agire cos, ed intuendo il significato di ci, proffer in q
uel momento questo verso ispirato: Gli scimuniti, sapienti a chiacchiere, spazia
no nel campo delle parole, "si sgolano quanto vogliono: non conoscono, per, chi l
i conduce!""(100)." 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si
trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in que
lla circostanza, accadde che il venerabile Culapanthaka stesse seduto a gambe in
crociate non lungi dal Beato, mantenendo il corpo eretto e con la consapevolezza
ben stabilita di fronte a s (101). E il Beato, vedendo lui che cos operava e, all
o stesso tempo, intuendo il significato di ci, proffer allora questo verso ispirat
o: Col corpo ben stabilito, con la mente ben stabilita, in piedi, seduto o giace
nte, quando un monaco risieda nella consapevolezza, ha gi conquistato la prima e
L'ultima eccellenza. "Conquistata la prima e l'ultima eccellenza, proceda invisi
bilmente per il Re della Morte""."
66
CAPITOLO VI JACCANDHA (102)
"1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Vesa
li, nel Grande Bosco, al Palazzo dal Tetto Appuntito. Ora avvenne che il Beato,
apprestatosi ad uscire nel mattino, presa la ciotola e indossata la veste, entr i
n Vesali per la questua del cibo. Ritornato dal suo giro in Vesali e consumata l
a refezione, chiam il venerabile Ananda, dicendo ""Ananda, prendimi una stuoia; a
ndr al santuario (cetsya) Capala per il riposo del pomeriggio"". ""Benissimo, Sig
nore"", rispose il venerabile Ananda, e, presa una stuoia, segu passo a passo il
Beato." "Quando ebbe raggiunto il santuario Capala, il Beato si sedette sulla st
uoia preparatagli. (E il venerabile Ananda, salutato il Beato, gli sedette accan
to). Una volta sedutosi [anche] il venerabile Ananda, il Beato gli disse questo:
""Deliziosa," o Anelnda, Vesali! Piacevoli sono i santuari di Udena, ed il sant
uario Gotamaka! Gradevole il santuario dei Sette Manghi (Sattamba), il santuario
dei Molti Figli (Bahuputta), piacevole quello di Sarandada! Gradevole il santua
rio Capala! Chiunque, o Ananda, si sia allenato [nella meditazione], si sia [int
eriormente] dilatato, si sia fatto un veicolo [della meditazione], si sia fatto
una base, si sia applicato strenuamente, abbia accresciuto e pienamente intrapre
so i quattro fondamenti dei poteri miracolosi (103), una tale persona, se lo des
iderasse, potrebbe rimanere [sulla terra] tutto un eone (104) o quanto ne rimane
! Ora, Ananda, il Tathagata si allenato e cos, se scegliesse [di rimanere], potre
bbe restare [sulla terra] un eone, o quanto ne rimane o. Per, nonostante che un'a
llusione cos fosse stata avanzata dal Beato, nonostante che il suo significato fo
sse cos chiaro e ovvio, Ananda non pot penetrarne il significato. Cos egli non preg
il Beato, "dicendo: "" Signore, possa il Beato restare per tutto un" eone. Possa
il Beato restare per il resto di un eone, per il vantaggio di molta gente, per
la felicit di molta gente, per compassione verso il mondo, per il benessere, il p
rofitto e la "felicit degli di e dell'umanit"", tanto la sua mente era" sviata da M
ara. Indi una seconda volta il Beato disse al venerabile Ananda: "o Deliziosa, o
Ananda, Vesal;" "(eccetera); chiunque, o" Ananda, si sia allenato una siffatta
persona, se lo desiderasse, potrebbe rimanere [sulla terra] un eone, o quanto ne
rimane! Ora il Tathagata si allenato .e cos, se scegliesse, potrebbe restare [su
lla terra] un eone o quanto ne rimane! l). Ed una seconda volta il venerabile An
anda non pot penetrare il significato dell'allusione Ancora una terza volta il Be
ato ripet le medesime parole ed una terza volta Ananda non riusc a penetrare il si
gnificato dell'allusione..... tanto era stato sviato da Mara. "Allora il Beato d
isse al venerabile Ananda: ""Vai pure, Ananda, e fai quello che adesso ti sembri
opportuno"". ""Cos far, Signore"", rispose il venerabile Ananda al Beato; si alz d
a dove stava seduto e salut il Beato girandogli attorno verso destra, e se ne and
via, per sedersi ai piedi di un albero non molto distante." "Poco dopo che Anand
a se ne fu andato, Mara, il Malefico, venne dal Beato e, venuto che fu, Gli diss
e: ""Si estingue, ora, il Beato! Si estingue ora Colui che Bene Andato (sugata)!
gi tempo, per il trapasso del 67
Beato! Cos era stato detto, Signore, dal Beato: "" Non mi estinguer, o Malefico, f
intanto che i miei monaci non siano discepoli bene esercitati, disciplinati e pi
eni di fede, che abbiano conquistato la sicurezza (yogakkhema), che abbiano udit
o molto, che conoscano la Buona Legge a memoria, che procedano secondo la Buona
Legge, che procedano secondo il dovere, che vivano secondo la Buona Legge, accog
liendo ci che abbiano appreso dal loro proprio maestro, finch non saranno in condi
zione di proclamare, insegnare, dimostrare ulteriormente, stabilire, rivelare, a
nalizzare e rendere facile [la Buona Legge]: fino a che non saranno capaci di co
nfutare ogni errata dottrina che sorga e che possa essere ben confutata con gius
to ragionamento, finch non insegneranno la Buona Legge, che porta con s la Liberaz
ione"". Ora, Signore, i monaci del Beato sono [ormai tali] discepoli bene eserci
tati, disciplinati, pieni di fede..... capaci di proclamare ed insegnare la Buon
a Legge, che porta con s la Liberazione. Quindi ora, o Signore, si estingua il Be
ato! Si estingua Colui che Bene Andato! Questo il tempo, Signore, per l'estinzio
ne del Beato! Perch fu detto, con la parola stessa del Beato: "" Non mi estinguer,
o Malefico, fintanto che i miei monaci, devoti laici, sia maschi" che femmine (
eccetera) . Inoltre, questo fu detto dal "Beato: "" Io non mi estinguer totalment
e, o Maligno (105), fintanto che questa mia brahmanica disciplina non sia potent
e e prospera, diffusa ed ampiamente nota, resa popolare e proclamata lontano da
di e da uomini"". Ed ora, Signore, questa brahmanica disciplina del Beato potente
e prospera, diffusa ed ampiamente nota, resa popolare e proclamata lontano da di
e da uomini. Pertanto, voglia il Beato estinguersi totalmente! Voglia Colui che
Bene Andato estinguersi totalmente! tempo, ormai, per la totale estinzione del
Beato!""." "A queste parole cos replic il Beato a Mara, il Maligno: ""Non ti contr
istare troppo, tu, o Maligno! Fra non molto tempo avverr la totale estinzione del
Tathagata. Alla fine di tre mesi, a partire da oggi, il Tathagata si estinguer t
otalmente""." Di conseguenza il Beato, nel santuario di Capala, pieno di consape
volezza e di dominio su se stesso, rigett l'insieme delle strutture vitali (107).
E, quando il Beato ebbe rigettato le strutture vitali, avvenne un grande terrem
oto, e si sent dal cielo un formidabile tuono, tale da far rizzare i capelli. Ed
il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispi
rato: Quanto era venuto ad essere, di misurabile e di non misurabile, "rigett l'a
sceta; raccolto in se stesso, composto, egli spezz, come una cotta a" "maglia, ci
che si era connaturato in lui"" (107)." 2. Cos da me stato udito. In una certa oc
casione il Beato si trovava presso Savatthi, nel parco orientale, nel palazzo a
molti piani della madre di Migara. In quel tempo, verso sera, il Beato, essendos
i alzato dal suo raccoglimento, sedeva fuori di casa, sotto il portico. Allora g
iunse il re Pasenadi, il kosalese, per visitare il Beato, che lo salut e gli si s
edette accanto. In quella stessa occasione passarono non lungi dal Beato sette a
sceti dai lunghi capelli, sette Nigantha (Nirgrantha), sette nudi asceti, sette
di quelli che portano addosso solo uno straccio e sette Erranti (paribbajaka), c
on le unghie lunghe, le ascelle pelose, portando il fardello in cima ad un palo,
sulla spalla(105). "Ora quando il kosalese, il re Pasenadi, vide tutti quei gru
ppi di sette, si alz da dove era seduto e, gettando il lembo della veste sulla sp
alla, piegando il ginocchio destro a terra, alz le palme congiunte verso quei gru
ppi di sette e pronunci tre volte il suo nome, dicendo cos: "" Signori, io sono il
re Pasenadi, il kosalese! "". Quindi, non molto tempo dopo che erano passati qu
ei sette asceti dai lunghi capelli, i sette Nigantha, i sette asceti nudi, i set
te asceti vestiti di un cencio solo" ed i sette erranti il re Pasenadi, il kosal
ese, torn dal Beato e, avendolo nuovamente salutato, gli sedette accanto e gli "d
isse: ""Signore, vi forse qualcuno, fra coloro, che possa" 68
essere annoverato fra quelli che nel mondo sono Arhat o "hanno raggiunto la via
degli Arha?. ""Questa cosa, maharaja, ben difficile che venga conosciuta da uno
come te," che vive la vita delle passioni, che vive una vita assillata da moglie
e figlio, che gode nell'uso del legno di sandalo di Benares, coperto di ghirlan
de ed unguenti, maneggiando oro "e argento - difficile per te il dire: "" Costor
o sono Arhat""," "o "" quegli altri hanno raggiunto il sentiero degli Arhat""."
E trattando da vicino un uomo, o maharaja, che se ne conosce la virt, e questo an
che dopo molto tempo! Non certo da parte di qualcuno che ci pensi di sfuggita, o
non ci pensi "affatto; da parte di un uomo saggio, non da parte di uno stupido.
vivendoci assieme, maharaja, che si conosce l'integrit morale di un uomo" in tem
po di sventure, maharajah, che la sua forza pu essere conosciuta, conversando con
lui, maharaja, che si conosce la sua saggezza, e anche questo dopo lungo tempo,
ma non da chi vi dedichi un pensiero fuggitivo, o non ci pensi affatto: da un s
aggio, non da "uno stupido!"" . meraviglioso, Signore!: meraviglioso" "come ques
to stato detto bene dal Beato: "" Questo, maharaja, difficile che venga conosciu
to da te" "[pu venir conosciuto] da un saggio, non da uno stupido "" (109). Tutte
queste" persone sono miei informatori. Essi percorrono ed investigano una provi
ncia, indi vengono da me. Ci che essi hanno prima investigato, giudico io dopo (?
). Per ora, o signore, quando si saranno mondati dalla polvere e dal sudiciume, q
uando avranno fatto un bagno, si saranno unti ed avranno raso la barba, rivestit
i di bianchi indumenti, forniti e dotati [come "sono] dei cinque sensi, si daran
no al piacere""." Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento il verso ispirato: Ci si rafforzi in tutti i sensi, non si sia uomo appa
rtenente ad un altro. Non si viva dipendendo da un altro, non si faccia mercato
della "Buona Legge!""." 3. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato
si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in
quella occasione, il Beato se ne stava assiso contemplando tutte le proprie cond
izioni non giovevoli, che egli aveva abbandonato, e tutte le varie condizioni gi
ovevoli, che egli aveva portato a compimento, coltivandole pienamente. Allora il
Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento il verso ispirato:
"Vi era all'inizio, poi non vi fu; non vi era all'inizio, poi vi fu. Non Vi era,
non vi sar e nemmeno ora appare! ." "4. Cos da me stato udito. In una certa occas
ione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapind
ika. Ora, in quella circostanza, una grande folla di monaci e di brahmana, che e
rano degli Erranti, seguaci di varie dottrine, entr in Savatthi per la questua di
cibo. Essi sostenevano differenti vedute; erano tolleranti in alcune cose [ad i
n altre no], favorivano differenti idee ed erano inclini a credere a questa o a
quella teoria. Alcuni, fra i monaci ed i brahmana, parlavano a favore di una par
ticolare teoria o 69
affermavano un altro punto di vista, [dicevano, ad esempio,] che il mondo eterno
, che questa la verit, e che ogni altra" teoria vana. Altri monaci ed altri brahm
ana sostenevano invece che il mondo non eterno, che questa la verit, e che ogni a
ltra teoria vana. Altri che il mondo limitato altri che illimitato altri afferma
vano che il principio vivente (jiva) il corpo, altri che il principio vivente un
a cosa, e che il corpo un'altra cosa Alcuni sostenevano che il Tathagata di l dal
la morte altri che questo non di l dalla morte altri che non n non di l dalla morte
: che questa la verit ed ogni altra teoria vana. "Cos tutti costoro, gi per natura
litigiosi, rissosi e disputanti, si ferivano l'un l'altro con le armi della ling
ua, affermando: ""il Dhamma cos e cos, non cos e cos; esso ," "esso non ...."". Ora
venne che un gran numero di monaci," apprestatosi ad uscire di mattina, presa la
ciotola ed indossata la veste, entr a Savatthi per la questua del cibo e, dopo a
ver compiuto il suo giro e mangiato il cibo mendicato, and dal Beato "e Gli disse
: ""Signore, si trova attualmente a" Savatthi una turba di monaci e di brahmana,
che sono degli Erranti, ognuno dei quali sostiene teorie differenti, cos congegn
ate "(si enunciano le teorie di quegli asceti)......"". Allora disse il Beato: "
"Monaci, gli Erranti che sostengono altre teorie sono ciechi, non veggenti. Essi
non conoscono ci che profittevole, essi non conoscono ci che non profittevole. Es
si non conoscono affatto il Dhamma, essi non conoscono nemmeno ci che non il Dham
ma. Nella loro ignoranza di queste cose [permangono nella] loro natura litigiosa
, rissosa e disputante, sostenendo [tutte queste teorie e punti di vista]." ....
. "Anticamente, o monaci, vi fu in questa stessa Savatthi; un" "certo re. Dunque
, o monaci, il re chiam un uomo dicendogli: "" Vieni, brav'uomo, va' e raduna ass
ieme in un solo luogo tutti i nati ciechi che vi sono in Savatthi ! "". "" Cos fa
r," "Sire"", rispose l'uomo, che, obbedendo al re, radun assieme" tutti i nati cie
chi di Savatthi. Fatto ci, and dal re e gli "disse: "" Sire, tutti i nati ciechi p
resenti in Savatthi; sono stati" "riuniti "". "" Allora, brav'uomo, mostra ai ci
echi un elefante ""." Cos far, Sire , disse l'uomo. Fece come gli era stato detto,
"indi disse ai ciechi: "" O ciechi, questo un elefante! "", e ad" uno di loro p
resent la testa dell'elefante, ad un altro l'orecchia, ad un altro la zanna, ad u
n altro la proboscide, ad un altro la zampa, ad un altro la schiena, ad un altro
la coda e ad un altro il ciuffo terminale della coda, dicendo ad ognuno che que
llo era l'elefante. Ora, o monaci, quell'uomo, dopo aver presentato l'elefante a
i ciechi in tale maniera, venne dal "re e gli disse: "" Sire, L'elefante stato p
resentato ai ciechi." "Fa' ora quello che ti pare"". Allora, o monaci, quel re a
nd" "dai ciechi e disse ad ognuno di loro separatamente "" Bene," "cieco, hai ' v
isto ' L'elefante ? "". "" S, Maest "". "" Allora" "dimmi, o cieco, che specie di
cosa l'elefante ? "". Allora quello" "a cui era stata presentata la testa disse:
""Sire, l'elefante " "simile ad un orcio"". Quelli che avevano percepito solamen
te" "l'orecchio risposero: "" Sire, l'elefante simile ad un crivello"". Quelli c
he avevano toccato la zanna 70
dissero" che l'elefante un vomere. Quelli che avevano toccato solo la proboscide
dissero "che l'elefante un aratro; quelli che I" "avevano toccato solo il tronc
o dissero che l'elefante un granaio; quelli che avevano toccato la zampa dissero
che una" "colonna; quelli che avevano toccato la schiena, che un mortaio; quell
i che avevano toccato la coda, che un pestello; quelli che avevano toccato il ci
uffo terminale della coda, che una scopa. Indi [i ciechi] cominciarono a disputa
re, gridando: "" S, questo!"", "" No, non lo ! "", "" L'elefante non quello! "", "
" Ma s, proprio questo! "", e cos continuarono, finch giunsero a picchiarsi per tal
e ragione. Allora, o monaci, il re si divert alla scena. Proprio cos sono quegli E
rranti asceti che sostengono altre teorie, ciechi, non vedenti, ignoranti di ci c
he vantaggioso, ignoranti di ci che svantaggioso. Essi non conoscono affatto il D
hamma. Essi non conoscono che cosa non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste
cose essi sono di natura litigiosi, rissosi e disputanti, ognuno sostenendo che
le cose stanno cos e cos"" (111)" Allora il Beato, intuendo il significato di ci,
proffer in quel momento il verso ispirato: Come sono attaccati a queste [teorie]
quei diversi monaci e brahmana! "Cos, immersi [nel loro particolare], litigano gl
i uomini che vedono un solo lato [della realt] !""." 5. Cos da me stato udito. In
una certa occasione il Beato se ne stava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel par
co di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, una grande folla di monaci e di
brehmene, che erano degli Erranti, seguaci di varie dottrine, entr in Savatthi p
er la questua del cibo..... (eccetera, come nel sutta precedente) Essi sosteneva
no differenti vedute ad esempio, che il mondo eterno e che questa la verit e che
ogni diversa teoria vana. Altri, invece, affermavano che il mondo non eterno e c
he ogni diversa teoria vana (eccetera, come nel precedente sutta). Allora un gra
n numero di monaci, recatosi dal Beato rifer questi discordanti punti di vista al
Beato, il quale rispose: Monaci, quegli asceti Erranti, che sostengono altri pu
nti di vista, sono ciechi, non vedenti: essi non conoscono ci che vantaggioso, n c
onoscono ci che non arreca vantaggio: essi non conoscono il Dhamma n conoscono ci c
he non il Dhamma. Nella loro ignoranza di queste cose essi sono di "natura litig
iosi, rissosi e disputanti, perch affermano in contrasto queste e queste teorie (
eccetera)....""." Allora il Beato, intuendo il significato di ci, proffer questo v
erso ispirato: "Oh, come sono attaccati a queste [teorie] quei diversi monaci e
brahmana! mezzo [al guado] sprofondano, senza avere il piede fermo sulla sponda!
""" 6. Come il precedente sutta, eccetto il verso ispirato finale) "Allora il Be
ato, intuendo il significato di ci, proffer questo verso ispirato: ""Gli uomini, d
editi all'idea di" essere agenti (112), vincolati all'idea che anche gli altri u
omini sono agenti, non afferrano il senso di questo, non vedono la spina. Per co
lui che attentamente consideri questo come una 71
"spina non esiste pi l'idea "" io sono quello che agisce "", "" " "l'altro quello
che agisce! "" (113)." Questa gente, guidata dalla vanit, dalla vanit legata, dall
a vanit vincolata. Protesa ad affermare le sue teorie non sorpassa il flusso del
samsara! 7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava pre
sso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circostanza i
l venerabile Subhuti stava seduto non lungi dal Beato, con le gambe incrociate,
tenendo il corpo eretto, avendo conseguito quello stadio di estasi meditativa (s
amadhi) che privo di concezioni mentali. Ora il Beato, vedendo il venerabile Sub
huti cos assiso non lungi da lui, con le gambe incrociate, tenendo il corpo erett
o, avendo conseguito quello stadio di estasi meditativa che privo di concezioni
mentali (114), avendo il Beato intuito il significato di ci, proffer in quel momen
to questo verso ispirato: Colui il cui intimo s ha disperso i pensieri, ben enucl
eati [da "s], senza residui, superato questo attaccamento diventa conscio dell'in
formale: trasceso il quadruplice vincolo egli non pi rinasce!""." 8. Cos da me sta
to udito. In una certa occasione, il Beato si trovava presso Rajagaha, nel Bosco
di Bamb, presso la Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. In quel tempo due bande
, in Rajagaha, erano innamorate, infatuate di una certa prostituta. Per causa su
a si abbassavano a litigi, chiassate ed ingiurie: si prendevano reciprocamente a
pugni, si attaccavano gettandosi zolle di terra, battendosi con bastoni ed armi
, sicch, per tale ragione [alcuni] incontrarono la morte, o dolore come la morte.
"Ora un gran numero di monaci, apprestatosi ad uscire il mattino, presa la ciot
ola ed indossata la veste, entr in Rajagaha per la questua del cibo. Fatti i loro
giri in Rajagaha, consumato il cibo mendicato, i monaci vennero dal Beato, lo s
alutarono e, avendolo salutato, sedettero in un canto. Una volta seduti, dissero
al Beato: ""Signore, in Rajagaha vi sono" due bande "(eccetera)"", e spiegarono
tutto ci che accadeva." Allora il Beato, intuendo il significato di ci, in quel m
omento proffer il verso ispirato: Ci che stato ottenuto, ci che si vuole ottenere -
entrambe le direzioni sono infette di passione (115) per quel malato che intent
o a loro, che per loro si affanna. Coloro che attribuiscono valore al vivere sec
ondo virt, al seguire la castit - questa una direzione. "Coloro che, invece, dicon
o: "" non c' danno nei desideri sensuali "" - questa una seconda direzione." Tutt
e e due le direzioni fanno crescere i carnai: i carnai, a loro volta, accrescono
le teorie. Non riconoscendo queste due direzioni alcuni soggiacciono, altri olt
repassano i limiti. . Quanto a coloro, per, che, pienamente riconoscendo entrambe
` . " le direzioni, non hanno seguito tale modo di pensare, n se ;" ne sono vant
ati, per costoro non vi bisogno di insegnare il . " giro [della ruota delle esis
tenze] "" (116)." 9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si tr
ovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. In quella circ
ostanza il Beato se ne stava seduto all'aria aperta, in una notte assolutamente
buia, per cui erano state accese lampade ad olio. E proprio per questo sciami di
insetti alati cadevano continuamente in quelle lampade ad olio, e perci trovavan
o la loro fine, si distruggevano e continuavano a distruggersi. E il Beato vide
quegli sciami di insetti alati che cos facevano e, in quel momento, intuendo il s
ignificato di ci, proffer questo verso ispirato:
72
Si affrettano e passano oltre, ma falliscono a cogliere l'essenza: un vincolo se
mpre nuovo essi crescere fanno, "e cadono come moscerini nella lampada. Cos sono
intenti alcuni a ci che odono e vedono! ""." 10. Cos da me stato udito. In una cer
ta occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di An
athapindika. Avvenne che il venerabile Ananda and dal Beato "e gli disse questo:
"" Signore, fintanto che i Tathagata non sorgono nel mondo, essi che sono Arhat
rettamente" e pienamente risvegliati, gli asceti Erranti che sostengono differen
ti dottrine sono stimati, considerati, venerati, rispettati e tenuti in grande o
nore, ricevendo provviste di vesti, cibo questuato, giacigli e seggi, conforti e
medicine in caso di malattia. Ma, Signore, allorch i Tathagata appaiono nel mond
o, essi che sono Arhat, rettamente e pienamente risvegliati, allora codesti Erra
nti, che sostengono altre dottrine, non sono pi stimati, non pi considerati, non p
i venerati, non pi rispettati e tenuti in considerazione (eccetera). Cos ora, o Sig
nore, il Beato stimato, considerato e cos "pure l'Ordine dei monaci "". "" proprio
cos, Ananda! Fintanto che i Tathagata non sorgono, nel mondo [avvengono" i fatti
che hai detto] ma, allorch un Tathagata viene ad essere quei fatti cessano. Cos o
ra il Beato stimato, considerato e venerato (eccetera) e cos pure l'Ordine dei "m
onaci""." A tale proposito il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in que
l momento questo verso ispirato: Brilla l'insetto finch non sorge il Portatore di
Luce. Quando lo Splendente sorto, uccisa la sua luce, esso pi non brilla. Tale l
a luce dei settari: fintanto che non appaiono nel mondo "Coloro che sono rettame
nte e pienamente Risvegliati, i meri speculatori non danno luce e neppure i loro
seguaci, n quelli dalle false teorie possono liberarsi dal Dolore!""."
CAPITOLO VII CULA-VAGGA (IL CAPITOLO BREVE) l. Cos da me stato udito. In una cert
a occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Ana
thapindika. Avvenne che, in quella circostanza, il venerabile Sariputta stesse,
in modo crescente ed in diverse maniere, erudendo, incitando, rallegrando e deli
ziando il venerabile Bhaddiya-il-nano (LakunthakaBhaddiya), con un discorso rigu
ardante il Dhamma. Allora lo spirito di Lakunthaka-Bhaddiya, essendo stato cos is
truito, incitato, rallegrato e deliziato, ebbe lo spirito liberato da [ogni] att
accamento senza il minimo sforzo (an-upadaya). E il Beato vide il venerabile Lak
unthaka-Bhaddiya che era stato cos istruito ..... dal venerabile Sariputta con lo
spirito liberato da ogni 73
attaccamento senza il minimo sforzo: pertanto, in quel momento, intuendo il sign
ificato di ci, proffer questo verso ispirato: "In alto, in basso (117), ovunque li
berato, non pi si riguarda come: io sono questi "";" "cos liberato attravers la fiu
mana mai traghettata, per non tornare mai pi a rinascere!""." 2. Cos da me stato u
dito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta,
nel parco di Anathapindika. Ora proprio in quella circostanza, il venerabile Sa
riputta stava, in modo crescente ed in diverse maniere, istruendo, incitando, ra
llegrando e deliziando il venerabile Lakunthaka-Bhaddiya, con un discorso riguar
dante il Dhamma, tutto ci nel modo pi serio, perch lo considerava un allievo. E il
Beato vide il venerabile Sariputta che cos faceva ed in quel momento, intuendo il
significato di ci, proffer questo verso ispirato: "Spezzato ha il vortice, conqui
stato il non-desiderio; prosciugata, non pi fluisce la fiumana; infranta, non gir
a pi la ruota (118) Questa la fine del Dolore!." 3. Cos da me stato udito. In una
certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di
Anathapindika. Ora, in quel tempo, vi erano in Savatthi uomini in gran parte di
sordinatamente attaccati ai desideri, che vivevano gaudenti, bramosi, desiderosi
, infatuati, impacciati ed avvelenati dai desideri. Ed un gran numero di monaci
dopo aver compiuti i giri per la questua, in Savatthi, venne dal Beato e gli des
crisse tali condizioni. Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer qu
esto verso spirato: Vivendo [immersi] nel desiderio, aderendo alle brame, senza
percepire errore in questo legame, cos vincolati ed attaccati, non potranno mai a
ttraversare l'onda cos grande e possente! 4. Cos da me stato udito. In una certa o
ccasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anatha
pindika. Ora, in quel tempo, vi erano in Savatthi molti uomini disordinatamente
attaccati ai desideri, ..(come nel sutta precedente) avvelenati ed acciecati dai
desideri. Allora il Beato, apprestatosi ad uscire il mattino, indossata la vest
e e presa la ciotola, entr in Savatthi per la questua del cibo. Ed in Savatthi il
Beato contempl quegli uomini che vivevano disordinatamente, attaccati ai desider
i avvelenati ed acciecati dai desideri. Allora, intuendo il significato di ci, Eg
li proffer in quel momento questo verso ispirato: "I ciechi di desiderio sono com
e presi in una rete, coperti dalla cappa della brama;" quelli legati col vincolo
della distrazione sono come pesci nella "rete ad imbuto; vanno verso la vecchia
ia-e-morte come un vitello da latte verso la" "madre ""." "5. Cos da me stato udi
to. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, n
el parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il venerabile Bhaddiya-il
-nano se ne veniva camminando dietro ad un gran numero di monaci, per visitare i
l Beato. Ed il Beato vide il venerabile Bhaddiya-il-nano venire seguendo un gran
numero di monaci, ancorch da lontano - brutto, sgradevole a vedersi, gobbo e 74
generalmente disprezzato dai monaci - . Guardando lui, il Beato si rivolse ai mo
naci, dicendo: ""Monaci," vedete voi venire da laggi quel monaco "che generalment
e disprezzato dai monaci? "". ""S, Signore"" ""Ebbene," monaci, quel monaco dotat
o di grande potere, di grande energia. Non certamente facile da conquistare ci ch
e egli non aveva precedentemente conquistato, anche ci per cui i figli di famigli
a giustamente lasciano la casa per la vita errante, anche quel supremo fine dell
a vita brahmanica che egli ha conquistato, nel quale egli dimora sicuro, essendo
giunto a "conoscerlo pienamente per se stesso e ad inverarlo!""" Quindi il Beat
o, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: D
alle membra pure, immacolato, procede il carro con una ruota (119), "Guardalo, c
om'egli viene! Senza macchia, avendo tagliato la corrente, svincolato! ""." 6. C
os da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi,
al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Avvenne che, in quella circostanza,
il venerabile Anna[ta] Kondariria (120) stesse seduto a breve distanza dal Beato
, con le gambe incrociate e col tronco eretto, contemplando il proprio svincolam
ento conseguente alla distruzione della brama. E il Beato contempl il venerabile
Arina Kondarir-La che cos operava e, intuendo il significato di ci, proffer in quel
momento il seguente verso ispirato: Colui la cui radice non in terra, non ha fo
glie: quindi dove le liane? Quel forte, svincolato da ogni legame, chi degno di
lodarlo? "Non son soli gli dei a lodarlo: anche da Brahma egli fondato! ""." 7.
Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava presso Savatthi
, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella circostanza, il Beat
o se ne stava seduto contemplando il proprio abbandono delle concezioni e delle
idee [concomitanti] allo sviluppo [degli ostacoli] (121), Allora il Beato, ricon
oscendo come egli avesse abbandonato le proprie idee e concezioni concomitanti a
llo sviluppo [degli ostacoli], proffer in quel momento il verso spirato: Colui ne
l quale sviluppo e permanenza [dell'ostacolo] non esistono, che ha superato vinc
olo ed ostruzione, "questo silenzioso che, privo di brama, procede, lui non cono
sce il mondo con tutti gli di! ""." 8. Cos da me stato udito. In una certa occasio
ne il Beato si trovava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindik
a Ora, in quella circostanza, non lungi dal Beato stava seduto il venerabile Mah
a-Kaccana, con le gambe incrociate, tenendo il corpo eretto, con la consapevolez
za della sua entit corporea (121) ben stabilita di fronte a se stesso. E il Beato
contempl il venerabile Kaccana cos operante e, quindi, intuendo il significato di
ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: Colui la cui consapevolezza in
ogni senso e perennemente ben stabilita riguardo al corpo [mentre pensa]: " ci n
on sia e per me non sarebbe , "" ci non sar e per me non avverr"" (123), cos dimoran
do di stato in istato, a suo tempo sar di l da ogni attaccamento!""" "9. Cos da me
stato udito. In una certa occasione il Beato, compiendo i suoi giri fra i Malla,
assieme ad una grande comitiva di monaci, giunse a Thuna, un villaggio brahmana
della gente Malla. Ed i brahmana capifamiglia udirono la novella: "" Si dice, a
mici, che Gotama il monaco, uscito dalla stirpe dei Sakya, stia compiendo i suoi
giri in mezzo ai Malla con una grande comitiva di monaci, ed abbia raggiunto Th
una "". 75
[Di conseguenza] colmarono il pozzo fino all'orlo con ogni sorta di erbacce e pa
glia [, pensando]: "" Non attingano acqua quei monaci dal capo raso "". Ora il B
eato, uscendo dalla strada principale, and verso la radice di un certo albero: gi
unto col sedette in un luogo apprestatogli e, una volta assiso, si rivolse al ven
erabile Ananda, dicendogli: ""vieni, Ananda, fammi avere un sorso da questo pozz
o ),. A queste parole il venerabile Ananda rispose al Beato: "" Proprio adesso,
signore, quel pozzo stato ostruito fino all'orlo da erbacce di ogni sorta e pagl
ia da quei brahmana capifamiglia [, col pensiero]: "" non attingano acqua quei m
onaci dal capo raso "" "". Pi tardi il Beato ripet la richiesta una seconda volta
ed il venerabile Ananda diede la" "medesima risposta. Una terra volta ancora il
Beato ripet la richiesta e, allora, il venerabile Ananda rispose: ""Cos sia, Signo
re"", prese la ciotola e si diresse verso il pozzo. Ora, appena il venerabile An
anda si fu avvicinato a quel pozzo, esso vomit tutta quell'erbaccia e paglia, rim
anendo pieno fino all'orlo di acqua trasparente, limpida e tranquilla, che persi
no trabordava. A questo fatto il venerabile Ananda pens: ""Meraviglioso questo !
Un vero miracolo stato operato dal grande potere e dalle grandi facolt sovrannatu
rali del Beato! Perch mai questo pozzo, appena mi sono avvicinato, ha vomitato tu
tte quelle erbacce e paglia, ed ora rimane pieno fino all'orlo di acqua traspare
nte, limpida e tranquilla, che persino traborda.....? "". Cos, empita d'acqua la"
ciotola, se ne torn al Beato e, giunto che fu da lui, gli disse: Che meraviglia!
Un miracolo invero stato operato dal grande potere e dalle grandi facolt sovrann
aturali del Beato ! Voglia il Beato bere l'acqua! Voglia il Beato bere "l'acqua
! """ Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento ques
to verso ispirato: " Perch si dovrebbe costruire un pozzo, se le acque sono ovunq
ue? Una volta troncata la sete"" alla radice, cosa si dovrebbe andare" "a cercar
e? ""." 10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava a K
osambi, nel parco Ghosita. Ora, in quella occasione, il gineceo del re Udena, ch
e era andato al [padiglione] del parco, prese fuoco, e cinquecento donne vi inco
ntrarono la morte, prima fra di loro Samavati. Quindi un gran numero di monaci,
che, al mattino, indossata la veste e presa la ciotola, erano entrati a Kosambi
per la questua e, dopo, avevano consumato la loro refezione vennero dal Beato e,
venuti che furono, lo salutarono, sedettero in un "canto e gli chiesero "" Qui
il gineceo del re Udena" ha preso fuoco Dicci, Signore, quale il destino, a qual
e "forma di esistenza andranno incontro quelle devote laiche? ""." Monaci, fra q
uelle devote alcune sono entrate-in-corrente, altre dovranno ritornare sulla ter
ra una volta sola, altre ancora non avranno bisogno di ritornare pi. Non senza fr
utto, monaci, che quelle devote laiche abbiano incontrato la loro fine! Quindi i
l Beato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispir
ato: " Legato all'illusione il mondo, il suo essere appare un [continuo] divenir
e; lo stolto, condizionato al substrato"" (125) dalle tenebre ravvolto; [il mond
o gli] appare come eterno: per chi veramente guarda" " esso nulla! """
CAPITOLO VIII
76
PATALIGAMA (125) 1. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si tro
vava presso Savatthi, al bosco Jeta, nel parco di Anathapindika. Ora, in quella
circostanza, il Beato istruiva, incitava, illuminava e rallegrava i monaci con u
n discorso d'accordo col Dhamma che riguardava il Nibbana. E quei monaci, presta
ndo intensa attenzione, tutto afferrando nel loro spirito, stavano ad ascoltare
la Buona Legge con orecchie attente. Quindi il Beato, intuendo il significato di
ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: Vi , o monaci, quella condizion
e ove non ne terra, n acqua, n fuoco, n aria, ove non n la sede dello spazio infinit
o n quella dell'infinita coscienza, n quella della nullit, n quella " propria a "" n-
coscienza-n-non-coscienza"", ove non n questo mondo n un mondo di l da questo, n entr
ambo assieme," "n luna, n sole. Da l, o monaci, io dichiaro, non si viene a nascere
: ivi non si va [In quella condizione] non v' permanenza, non v' decadenza, non v'
nascita. Non fissa, non si muove, non fondata su cosa alcuna. Quella , invero, la
fine del Dolore ""." 2 (Ripetizione del precedente sutta, cui segue :) Quindi i
l Beato, intuendo il significato di ci (= di questa conversazione), proffer questo
verso ispirato: "Difficile da vedere il non-s: non facile certamente da vedere i
l Vero;" "trafitta la "" sete "" per chi conosce: per chi vede, nulla v'! ""." 3
(Ripetizione del sutta precedente, cui segue :) Quindi il Beato proffer questo ve
rso ispirato: Vi , o monaci, il non-nato, il non-divenuto, il non-fatto, il non-c
omposto. Monaci, se questo non-nato, nondivenuto, non-fatto, non-composto non fo
ssero, non si conoscerebbe modo di sfuggire a questo nato, divenuto, fatto, comp
osto. Perci, o monaci - dato che vi un non-nato - si conosce rifugio " da questo
nato, divenuto, fatto, composto """ 4 (Ripetizione dei primi tre sutta, cui si a
ggiunge :) Quindi il Beato proffer questo verso ispirato: "Per chi dipende [da al
tro] che s vi il vacillare, per chi non dipende non vi vacillare. Non esistendo v
acillare vi calma; essendovi calma non vi piacere [in cosa diversa da s]: non ess
endovi piacere, non v' andare-e-venire; non essendovi andare-e-venire, non v' dece
sso e-rinascita; non essendovi decesso-erinascita non vi n qui"" n "" [al di] l "",
n alcunch di mezzo ai due. Questa , invero, la fine del Dolore """ 5. Cos da me sta
to udito. In una certa occasione il Beato stava compiendo i suoi giri fra i Mall
a, assieme ad una grande comitiva di monaci, quando giunse a Pava. Ed avvenne ch
e il Beato si allogasse nel bosco di manghi di Cunda, il (figlio del) fabbro (ka
mmdra-putta) (126), in Pava. Ora, a Cunda, "al fabbro capit di sentire: "" Si dic
e che il Beato, nel compiere i suoi giri con una grande comitiva di monaci, sia
giunto a Pava "", [e, aggiunse lui,] a si sia trattenuto nel mio bosco di manghi
"". Quindi Cunda, il fabbro, and a visitare il Beato e, giunto che fu, lo salut e
sedette in un canto. Come egli si fu cos seduto, 77
il Beato lo istru, incit, illumin e lo rese felice con un discorso d'accordo con la
Buona Legge." "Allora Cunda il fabbro, in tale maniera istruito, incitato, illu
minato e reso felice, disse questo al Beato: "" O Signore, consenta il Beato ad
accettare il mio cibo, domani, assieme all'Ordine dei monaci! "" Il Beato accett,
rimanendo silenzioso. Allora Cunda, il fabbro, vedendo che il Beato accettava,
si alz da dove stava seduto, salut il Beato girandogli attorno verso destra e se n
e and. Indi Cunda, il fabbro, passata che fu la notte, prepar in casa sua del cibo
scelto, sia duro che morbido, assieme ad un abbondante piatto di funghi porcini
(127): indi annunci al Beato che era giunto il tempo [di mangiare], dicendo: ""
Signore, preparato il desinare "". Allora il Beato, apprestatosi all'uscita matt
utina, indossata la veste e presa la ciotola, usc assieme all'Ordine dei monaci,
diretto alla casa di Cunda, il fabbro, e, giuntovi, sedette in un posto appresta
togli. Al momento di sedersi il Beato disse a Cunda il fabbro: "" Cunda, quel pi
atto di porcini servilo a me. Quanto all'altro cibo, sia duro sia morbido, che t
u hai preparato, servilo all'Ordine dei monaci "". "" Cos sar, signore "", rispose
Cunda, il fabbro, al Beato, e fece come gli era stato detto....."
"Pi tardi il Beato disse a Cunda, il fabbro: ""Cunda, quanto ai resti del piatto
di porcini, seppelliscili in un fosso. Poich io non vedo alcuno, o Cunda, in tutt
o questo mondo con i suoi deva, i suoi Brahma, con tutta la schiera degli asceti
e dei brahmana, io non vedo alcuno che, una volta mangiato questo cibo, possa d
igerirlo, altro che il Tethagete "". "" Cos sia o, rispose Cunda, il fabbro, pres
tando orecchio a quanto gli diceva il Beato; quindi, dopo aver seppellito in un
fosso i resti del piatto di boleti porcini, torn dal Beato e, avendolo salutato,
sedette in un canto. Quando si fu seduto il Beato lo istru, lo incit, lo illumin e
lo rese felice con un discorso d'accordo con la Buona Legge, indi si alz da dove
era seduto e se ne and. Avvenne che, dopo che il Beato ebbe mangiato il pranzo of
fertogli da Cunda, il fabbro, gli venne una violenta malattia, con dolorose soff
erenze accompagnate da flusso di sangue, s da condurre a morte. Tali dolori, inve
ro, il Beato sostenne, sempre concentrato e composto, senza venirne angustiato."
"Indi il Beato chiam Ananda, [dicendo]: ""Ananda, andiamo ! Voglio giungere a Ku
sinara "". a Va bene, Signore"", rispose il venerabile Ananda al Beato." "(""Qua
nd'ebbe ingerito il cibo di Cunda - cos io ho udito - quel Costante pat un duro ma
lanno, che a morte lo condusse." "Poi che ebbe mangiato ""la delizia porcina "",
atroce malanno" " crebbe al Maestro ""." "Finito il flusso , disse il Beato, ""
io vado, dunque, a Kusinara "")." "Quindi il Beato, uscendo dalla via maestra, s
i diresse verso la radice di un certo albero, giunto al quale chiam a s il venerab
ile Ananda, dicendogli: "" Vieni, Ananda. Piegami in quattro la roba (= veste).
Sono stanco, sieder"". ""S, Signore "", rispose il venerabile Ananda. E il Beato s
edette sul posto preparatogli. Dopo essersi seduto, si rivolse al venerabile Ana
nda, e gli disse "" Vieni, Ananda, vammi a prendere dell'acqua; sono assetato, v
orrei bere""!" "A queste parole il venerabile Ananda rispose al Beato: "" Propri
o ora, Signore, circa cinquecento carri sono passati per qua. L'acqua agitata da
lle ruote, essendo poco fonda, scorre torbida e fangosa. Ma non molto lontano, S
ignore, vi il lume Kukuttha, con acqua spumeggiante e gradevole, fresca e chiara
, di facile accesso, deliziosa. Ivi il Beato pu bere e rinfrescare le Sue membra
"". Una seconda volta il Beato fece la medesima richiesta e ricevette la stessa
risposta" Una terza volta, ancora, il Beato fece la medesima "richiesta. Quindi
il venerabile Ananda, dicendo: ""Cos sia," "Signore"", in obbedienza al Beato, pr
ese la ciotola e and" verso quel ruscello [vicino]. Il ruscello, agitato dalle ru
ote ed essendo poco fondo, scorreva torbido e fangoso. Ma, appena si fu avvicina
to il venerabile Ananda, esso prese a scorrere chiaro e puro, fresco e trasparen
te. E il venerabile Ananda 78
"pens: "" Che meraviglia! Un miracolo, invero, stato compiuto dal Tathagata! Perc
h questo ruscello che, agitato dalle" ruote dei carri, essendo poco fondo, scorre
va torbido e fangoso, quando mi sono avvicinato si messo a scorrere chiaro "e pu
ro, fresco e trasparente ? "". Cos, presa l'acqua con la ciotola, and dal Beato e,
avvicinandosi a Lui, disse: "" Signore," meraviglioso, un miracolo compiuto dal
grande potere e dalle grandi facolt del Tathagata! questo ruscello scorre "ora f
resco e puro! Ne beva il Beato l'acqua!"". Ed il Beato" bevve quell'acqua. Indi
il Beato, con una gran comitiva di monaci, venne al fiume Kukuttha, giunto che f
u vi si immerse e, dopo essersi lavato, aver bevuto ed essere uscito dall'acqua,
and al boschetto di manghi e si rivolse al venerabile "Cundaka: "" Vieni, Cundak
a! Preparami la mia roba piegata" "in quattro! Sono stanco, mi sieder"". "" S, Sig
nore"", rispose" il venerabile Cundaka, e, obbedendo al Beato, prepar la roba pie
gata in quattro. Indi il Beato giacque sul lato destro, nella posizione del leon
e (128), posando un piede sul[la pianta della altro, consapevole, conoscente, vo
lgendo la mente alla coscienza di energia (? - utthana-sannam) (129). Tuttavia i
l venerabile Cundaka sedette allora di fronte al Beato. Giunto che fu il Beato a
l lume Kukuttha, dall'acqua tersa, fresca, trasparente, vi si immerse, ben stanc
o, il Maestro, quaggi nel mondo impareggiabile Tathagata. Lavato e dissetato [che
fu], ne venne fuori, il Maestro, in mezzo alla scorta dei monaci. Il Maestro, I
struttor della Legge, Beato - il Possente Signore and al bosco di manghi. "Un mon
aco chiam, detto Cundaka: "" Piegami in quattro la veste per giaciglio ""." Da Qu
egli-che-ha-se-stesso-conseguito (bhavitattena) cos comandato, Cunda presto [obbe
d], stendendo la veste piegata in quattro come giaciglio, sul quale si stese il M
aestro affaticato. E Cunda (130) di fronte a lui si pose a sedere o). "Indi il B
eato si rivolse al venerabile Ananda, dicendo: ""Pu darsi, Ananda, che qualcuno f
accia sorgere rimorso in" "Cunda, il fabbro, dicendo: "" una pecca per te, caro
Cunda," una disgrazia per te, caro Cunda, che il Tathagata sia trapassato defini
tivamente dopo aver mangiato il suo ultimo "cibo, offerto dalle tue mani! "". Ta
le rimorso per Cunda deve" "venire impedito, o Ananda, [col dire]: "" un prodott
o per" te, caro Cunda. una grazia per te, caro Cunda, che il Beato sia definitiv
amente trapassato dopo aver mangiato il suo ultimo cibo offerto dalle tue mani.
Faccia a faccia con Lui, caro Cunda, io ho udito questo: faccia a faccia con Lui
, caro Cunda, ho accolto questo detto: ' Questi due doni di cibo sono esattament
e di eguale merito, di eguale risultato, e sono ben pi fruttuosi e profittevoli d
i qualsivoglia altro dono di cibo. Quali due? Quel dono di cibo, dopo aver consu
mato il quale il Tathagata si risvegliato alla Suprema Illuminazione (anutaram s
ambodhim ) e quel dono di cibo, dopo aver consumato il quale il Tathagata trapas
sa finalmente in quella sfera di Estinzione (nibbana-dhatu) che senza residuo. Q
uesti due doni di cibo sono di merito esattamente eguale, di eguale risultato, e
sono ben pi profittevoli di qualsiasi altro dono di 79
cibo'. Per il venerabile Cunda il fabbro il kamma stato accumulato s da condurlo
a vivere una lunga vita .a godere della bellezza ad essere felice al mondo celes
te ed alla fama. stato messo in moto il kamma che porta alla "supremazia"". Cos ,
o Ananda, come si deve impedire il" "rimorso di Cunda il fabbro ""." Quindi il B
eato, intuendo il significato di ci, proffer il verso ispirato: Per colui che d li
merito cresce: per chi si raffrena non si accumula l'ira. "L'uomo retto abbandon
a le cattive azioni; avendo distrutto brama," "avversione ed ottundimento, egli
trapassa nell'Estinzione!""." "6. Cos da me stato udito. In una certa occasione i
l Beato si trovava a compiere i suoi giri fra i Magadhi e, con una grande comiti
va di monaci, arriv a Pataligama. Ed i devoti laici di Pataligama udirono novella
: ""Il Beato, invero, assieme ad una grande comitiva di monaci" giunto "a Patali
gama "". Cos quei devoti laici andarono a visitare il" Beato. Venuti che furono d
a lui, lo salutarono e sedettero in "disparte. Cos seduti, dissero al Beato: "" P
renda alloggio il" "Beato nella nostra sala comunale! "". E il Beato accett media
nte il suo silenzio. Quindi quei devoti laici, vedendo che" il Beato acconsentiv
a, si alzarono dai posti ove erano seduti, lo salutarono girandogli attorno vers
o destra e se ne andarono alla sala comunale. Giunti che furono alla sala comuna
le la apprestarono in ogni modo e in ogni lato, prepararono seggi, collocarono u
n bacile d'acqua ed appesero una lampada ad olio. Indi ritornarono dal Beato, lo
salutarono [di nuovo] ..... "e, stando in piedi, gli dissero: "" Signore, la sa
la del consiglio pronta in ogni particolare. I seggi sono stati preparati, un ba
cile d'acqua stato collocato, una lampada a olio" stata appesa. Voglia il Beato
fare ora ci che Gli sembri pi "opportuno ""." Quindi il Beato, apprestatosi ad usc
ire di mattina, indossata la veste e presa la ciotola, and con una grande comitiv
a di monaci alla sala comunale: giunto che vi fu ebbe i piedi lavati, entr nella
sala e si assise addossato al pilastro centrale, volto ad oriente. L'Ordine dei
monaci si lav pure i piedi, entr nella sala comunale e sedette addossato alla pare
te occidentale, guardando quindi ad oriente, col Beato di fronte a tutti. I segu
aci laici di Pataligama si lavarono pure i piedi, entrarono nella sala del consi
glio e sedettero col dorso appoggiato alla parete orientale, volti quindi ad occ
idente, ed avendo il Beato di fronte. "Allora il Beato si diresse ai devoti laic
i di Pataligama, dicendo: "" Capifamiglia, cinque sono le cattive conseguenze (a
dinava) alle quali va incontro l'uomo immorale, in conseguenza del suo essere ca
duto fuori dalla virt. Quali sono queste cinque conseguenze?" 1) In questo mondo,
o capifamiglia, l'uomo immorale, caduto fuori della virt, in conseguenza del suo
essere dedito alla distrazione (131) patisce una grande perdita di ricchezza. Q
uesta la prima delle cattive conseguenze che patisce l'uomo immorale in seguito
all'essere caduto fuori del cammino della virt. 2) Inoltre, o capifamiglia, per l
'uomo immorale, caduto fuori della via della virt, nasce una cattiva fama. Questa
la seconda cattiva conseguenza..... 3) Inoltre, o capifamiglia, l'uomo immobile
, che caduto fuori della via della virt, qualunque sia la societ nella quale si in
troduce, sia di guerrieri, di brahmana, di capifamiglia o di asceti, vi si appre
ssa timido e vergognoso. Questa la terza cattiva conseguenza..... 4) Inoltre, o
capifamiglia, l'uomo immorale, che caduto fuori della via della virt, finisce la
sua vita 80
stralunato, paralizzato (sammulha). Questa la quarta cattiva conseguenza..... 5)
Infine, o capifamiglia, l'uomo immorale, che caduto fuori della via della virt,
alla distruzione del corpo, quando morte sopravviene, procede verso un cattivo d
estino, cadendo in basso, nel Purgatorio. Questa la quinta cattiva conseguenza e
tutte queste sono le cinque cattive conseguenze che colpiscono l'uomo immorale,
che caduto fuori della via della virt. Queste sono le cinque buone conseguenze,
o capifamiglia, che toccano agli uomini virtuosi, poich hanno praticato virt (132)
. Quali sono? I ) In questo mondo, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, dotato di vi
rt, in conseguenza del suo essere dedito al l'attenzione consapevole, consegue un
a grande porzione di ricchezze. E questa la prima buona conseguenza a cui va inc
ontro l'uomo virtuoso, per il fatto che segue la via della virt. 2) Inoltre, o ca
pifamiglia, attorno all'uomo virtuoso, per il fatto che segue la via della virt,
si diffonde una buona fama. Questa la seconda buona conseguenza..... 3) Ed ancor
a, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, in qualunque com
pagnia egli entri, sia di guerrieri che di brahmana, o di capifamiglia o di asce
ti, vi entra fiducioso in se stesso e non confuso. Questa la terza buona consegu
enza..... 4) Oltre a ci, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della
virt, finisce la propria vita in piena coscienza. Questa la quarta buona consegue
nza. 5) Infine, o capifamiglia, l'uomo virtuoso, che segue la via della virt, all
a distruzione del corpo, quando morte sopravviene, procede verso un buon destino
, rinascendo nel mondo celeste. Questa la quinta buona conseguenza..... e tutte
queste sono le cinque buone conseguenze che toccano all'uomo virtuoso, a cagione
della sua pratica della virt "Cos il Beato, dopo aver istruito, incitato, illumin
ato e rallegrato i devoti laici di Pataligama con un discorso consono alla Buona
Legge fino a tarda notte, li licenzi dicendo: ""Ora, capifamiglia, la notte bene
avanzata, fate adesso ci che vi sembri bene "". Quindi i devoti laici di Patalig
ama, rallegrati dalle parole del Beato, lo ringraziarono, si alzarono da dove er
ano seduti, salutarono il Beato girandogli attorno verso destra e se ne andarono
. Avvenne che il Beato, non molto tempo dopo la partenza dei devoti laici di Pat
aligama, entr nel suo alloggio (sunnagaram). Circa in quello stesso tempo Sumdha
e Vassakara, grandi ministri del Magadha, costruivano una citt sul sito di Patali
gama, allo scopo di contenere i Vajji (133). E, nello stesso tempo, un gran nume
ro di devatas (134), in gruppi di un migliaio, si era stabilito nei luoghi delle
costruzioni in Pataligama. Ora, accade che, quando devatas di grande potere occ
upano un luogo, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi ministri dei r
e a costruire abitazioni. Quando, invece, devatas di minore potere occupano un l
uogo, esse rendono inclini le menti dei minori governanti e dei loro ministri a
costruire abitazioni. Il Beato, allora, contempl con la sua vista divina e sovrum
ana quelle devatas schierate per migliaia che occupavano siti in Pataligama. Egl
i vide che, ovunque le devatas occupino un sito, esse rendono inclini le menti d
ei re e dei grandi ministri ad edificare" abitazioni Ed alzandosi, alla fine di
quella notte, quando "l'alba rischiarava il cielo, si rivolse al venerabile Anan
da, dicendo: ""Dimmi, Ananda, chi sta costruendo una citt in" "Pataligama?"". ""S
ignore, sono Sunidha e Vassakara, grandi" "ministri di Magadha, che stanno costr
uendo una citt a Pataligama per tenere lontani i Vajji""." Certamente, dopo esser
si consultati coi deva dei Trentatr (135) Ananda, si saranno messi a fabbricare l
a citt sul sito di Pataligama per tener lontani i Vajji. Io ho visto, Ananda, con
lo sguardo celeste, purificato, sovrumano, un gran numero di devatas, in schier
e di mille, che occupavano luoghi in Pataligama. In qualunque luogo devatas di g
rande potere occupano un sito, esse rendono inclini le menti dei re e dei grandi
ministri dei re a costruire abitazioni. Quando, invece, devatas, di minore pote
re, occupano un luogo, esse rendono inclini le menti dei minori governanti e dei
loro ministri a costruire edifici (ripetuto tre volte). O Ananda, per quanto si
stende la sede degli Arii, per quanto lungi i mercanti viaggino, questa sar la 8
1
capitale delle citt, il luogo ove gli uomini apriranno le balle di mercanzia. Per,
Ananda, tre sventure colpiranno Pataligama - cio - a causa di fuoco, a causa di
acqua e a causa di discordia (136). "Ora Sunidha e Vassakara, grandi ministri de
l Magadha, vennero a visitare il Beato. Venuti che furono lo salutarono cortesem
ente e, dopo lo scambio di saluti e convenevoli, restarono in piedi in un canto.
Standosene cos in piedi, in un canto, i grandi ministri del Magadha, Sumdha e Va
ssakara, dissero questo al Beato: ""Voglia il venerando signore Gotama accettare
oggi il nostro invito a pranzo assieme all'Ordine dei monaci "". Ed il Beato ac
consent con il silenzio." Quindi Sunidha e Vassakara, vedendo che il Beato accons
entiva, se ne tornarono a casa e, giuntivi, fecero preparare nella loro magione
cibo scelto, sia duro che morbido, indi annunciarono il tempo [di mangiare] al B
eato, dicendo: il tempo, Signore Gotama, il cibo stato preparato! . Allora il Be
ato, apprestandosi all'uscita mattutina, indossata la veste e presa la ciotola,
si rec in casa di Sumdha e Vassakara, i grandi ministri del Magadha. Giunto che v
i fu si assise in un seggio preparatogli. Indi Sumdha e Vassakara servirono e so
ddisfecero l'Ordine dei monaci, diretto dal Buddha, con cibo scelto, vuoi tenero
vuoi duro. Poi Sumdha e Vassakara vedendo che il Beato aveva mangiato quanto gl
i soddisfaceva ed aveva ritirato la mano [destra] dalla ciotola [e lavato entram
be], presero uno sgabello e sedettero in un canto. Come si furono seduti, il Bea
to espresse loro il suo ringraziamento con questi versi: In qualunque regione l'
uomo saggio ponga la [sua] dimora, nutra i virtuosi controllati, praticanti il b
rahmacariya, propizii con l'offerta tutti gli di ivi viventi: cos venerati, lo ven
ereranno, cos onorati, lo onoreranno. "Come la madre ha compassione del figlio ch
e essa ha portato, chi delle deit ha compassione vedr sempre la buona fortuna ""."
Cos il Beato, dopo aver ringraziato con questi versi Sunidha e Vassakara, grandi
ministri del Magadha, si alz dal suo seggio e se ne and. Ora, in quel tempo, Suni
dha e Vassakara seguivano i "passi del Beato, passo a passo, con questa idea: ""
Quale sar" la porta di citt per la quale uscir Gotama l'asceta, quella diverr la por
ta di Gotama. Quale sar il guado per il quale Gotama l'asceta attraverser il Gange
, quello sar il [Sacro] Guado (137) di Gotama o. Per questa ragione la porta per
la quale il Beato usc di citt prese il nome di Porta di Gotama. Indi il Beato giun
se al fiume Gange. In quel tempo il Gange era in piena, giungendo all'altezza de
i banchi rivieraschi, in modo tale che perfino un corvo vi avrebbe potuto bere.
E alcune persone andavano alla ricerca di un'imbarcazione, altre erano intente a
cercare una zattera, altre ancora legavano assieme fasci di canne, desiderose d
i giungere all'opposta sponda. Ma il Beato, proprio come un uomo forte potrebbe
distendere il suo braccio piegato o piegare il suo braccio disteso - allo stesso
modo spar da questa sponda del fiume per ritrovarsi, assieme a tutto l'Ordine de
i monaci, sulla sponda opposta. E il Beato vide alcune persone che andavano alla
ricerca di un'imbarcazione, altre intente a cercare una 82
zattera, altre ancora che legavano assieme fasci di canne, desiderose di giunger
e alla sponda opposta. Quindi il Beato, intuendo il significato di ci, proffer in
quel momento questo verso ispirato: Hanno L'atto un ponte per attraversare l'oce
ano e la corrente "per passare la palude: la gente intreccia una cesta, perfino.
I saggi hanno gi guadato!"" (138)."
"7. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato viaggiava sulla strada
maestra nel territorio dei Kosali, assieme al venerabile Nagasamala come suo at
tendente personale. Mentre essi procedevano, il venerabile Nagasamala vide una b
iforcazione e, avendola scorta, disse al Beato: "" O Beato, vi un'altra] strada:
andiamo per quella! "". A questo detto il Beato rispose al venerabile Nagasamal
a: "" Questa [qui] la strada, Nagasamala, andiamo per questa strada! "". Una sec
onda volta il venerabile Nagasamala disse al Beato" "e ancora una terza volta, e
d il Beato rispose: ""Questa [qui] la strada, Nagasamala, andiamo per questa str
ada ! "". A questo punto il venerabile Nagasamala lasci proprio l per terra la cio
tola e la veste del Beato, e se ne and dicendo: ""Eccovi, Beato, la vostra veste
e la vostra ciotola ""." "Ora capit che, mentre il venerabile Nagasamala se ne an
data per quella via secondaria, dei ladroni lo sorprendessero: lo picchiarono, l
o presero a calci, gli ruppero la ciotola e gli stracciarono la veste. Allora il
venerabile Nagasamala, con la ciotola spezzata e le vesti stracciate, se ne rit
orn dal Beato e, giunto che fu presso di Lui, Lo salut e sedette in un canto. Come
si fu cos seduto il venerabile Nagasamala disse al Beato: ""Signore, mentre anda
vo per quella strada i ladri mi hanno assalito, picchiato e preso a calci, mi ha
nno rotto la ciotola e stracciato le vesti ""." A questo punto il Beato, intuend
o il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: Camminando
adagio con lo sciocco il saggio perde soltanto tempo (?). Quando scopre che un m
ariuolo, subito lo abbandona, come un "airone nutrito con latte abbandona l'acqu
a (139)""." "8. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava
presso Savatthi, nel parco orientale, nella casa a pi piani della Madre di Migar
a. In quel tempo avvenne che l'amata e graziosa nipote di Visakha, madre di Miga
ra, venne a morire. Cos Visakha, la madre di Migara, con le vesti ed i capelli an
cora umidi (140) venne a visitare il Beato ad un'ora impropria. Venuta che fu lo
salut e sedette in un canto. Una volta che si fu seduta, il Beato disse a Visakh
a, la madre di Migara: "" Orbene, Visakha, come mai sei venuta qui, con gli abit
i ed i capelli ancora umidi, in un'ora impropria? ""." " O Signore, la mia cara
e graziosa nipote morta! Questa la ragione per la quale sono venuta qui coi cape
lli e le vesti ancora umidi in un'ora impropria . "" Ti piacerebbe, Visakha, ave
r tanti figli e tanti nipoti quanti uomini ci sono a Savatthi? "". "" Desiderere
i davvero, Signore, aver tanti figli e nipoti quanti uomini ci sono a Savatthi!
"". "" [Dimmi, allora,] Visakha, quante persone pensi che muoiano quotidianament
e a Savatthi? "". "" Dieci, Signore, saranno le persone che muoiono quotidianame
nte a Savatthi, o forse nove, o" otto Forse, invece, sette sei, cinque, o quattr
o o tre, o due. Forse una sola persona quella che muore giornalmente in Savatthi
, Signore. Savatthi non mai priva di gente "che muore, Signore "". "" E allora,
Visakha, che pensi ? In tal" caso potresti tu stare qualche volta senza i capell
i e le vesti "bagnate? "". "" No di certo: basta, Signore, con tanti figli e" "t
anti nipoti! "". "" Visakha, coloro i quali hanno cento cose" care, hanno altret
tanti cento dolori. Coloro che hanno novanta cose care hanno altrettanti novanta
dolori. 83
Coloro che hanno ottanta trenta ..venti dieci cose care, hanno altrettanti ottan
ta trenta venti dieci dolori. Chi, per, ha una sola cosa cara, ha un solo dolore.
E chi nulla ha di caro (141), costui non patisce alcun dolore. Costoro sono sen
za dolore e senza passione: essi sono sereni, "io dichiaro! ""." Quanti sono i d
olori, i lamenti ed i malanni in questo mondo, innumerevoli, per quello che vi d
i caro, questi divengono [tali]: se non vi ci che caro, essi non sono. Perci felic
i, liberi da dolore sono tutti coloro per i quali nulla caro al mondo. "Se, quin
di, ricerchi il non-dolore e il non-soffrire, non renderti caro nulla in questo
mondo!""." "9. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trovava
presso Rajagaha, nel Bosco di Bamb, alla Radura ove si nutrono gli Scoiattoli. Or
a, in quella circostanza, il venerabile Dabba (142), della stirpe dei Malla, ven
ne a visitare il Beato. Venuto che fu lo salut e, salutatolo, sedette in un canto
. Quando si fu cos seduto, il venerabile Dabba disse al Beato: ""O Bene-Andato (S
u-gattl), giunto il tempo della mia Finale Estinzione (parinibbana) "". "" Fa' p
ure ci che ti sembri tempo di fare, Dabba! ?). Allora il venerabile Dabba, alzand
osi dal suo seggio, salut il Beato girandogli attorno verso destra, indi si solle
v in aria e, seduto a gambe incrociate nell'atmosfera, raggiunse la sfera del cal
ore, superando la quale si estinse totalmente (143). Quindi, allorch il venerabil
e Dabba della gente Malla, sollevatosi" nell'aria si fu totalmente estinto, il s
uo corpo fu consumato, arso fino in fondo, sicch di lui non rimase visibile n un a
tomo di cenere n uno di fuliggine. Proprio come quando burro fuso o olio consunto
ed arso totalmente e non ne rimane visibile n un atomo di cenere n uno di fuliggi
ne, cos pure, allorch il venerabile Dabba fu sollevato in aria..... non un atomo d
i cenere n di fuliggine ne rimase visibile. Allora il Beato, intuendo il signific
ato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato: Spezzato il corpo, estin
to l'ideare, arso ogni sentire, disciolti "i componenti, giunta la coscienza al
suo fine!""." "10. Cos da me stato udito. In una certa occasione il Beato si trov
ava presso Savatthi, al bosco Jeta, nei parco di Anathapindika. Ivi il Beato chi
am i monaci, dicendo: ""Monaci! "" ""S, Signore, [eccoci] "", risposero i monaci a
l Beato." "Il Beato disse questo: "" Monaci, allorch Dabba della gente" Malla si
sollev nell'aria (come nel sutta precedente) non un atomo di cenere o di fuliggin
e rimase visibile. Proprio come, per esempio, quando burro fuso o olio viene con
sumato, arso totalmente "cos avvenuto con Dabba dei Malla """ A questo punto il B
eato, intuendo il significato di ci, proffer in quel momento questo verso ispirato
: Come un'ardente favilla di fuoco - sprigionata da incudine battuta, di essa no
n si conosce il destino, mentre si va estinguendo, cos per quelli rettamente Libe
rati, che ha.... della brama che lega [alla vita], "che sono giunti alla felicit
i incommovibile rintracciare la via!""" (Traduzione di Pio Filippani Ronconi)
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NOTE "1) Udana significa propriamente ""elevazione"", ""esaltazione""." "Nella t
eoria fisio-psicologica delle Upanisad si denota la principale forma dello spiri
to vitale (prana), quella che esso assume ""ascendendo"" (udana) dal plesso lari
ngeo alla sutura sagittale, o ""foro del Brahman"" (brahma-randhra), ove si rico
ngiunge con lo Spirito Universale ." "2. La permanenza di sette giorni nel luogo
dell'illuminazione un elemento rituale caratteristico, nell'antica India, dei s
ovrani consacrati dal battesimo regale (abhisaka). Il Buddha, infatti, venne con
siderato alla stregua di un Sovrano Universale (cakra-vartin, ""volgitore di ruo
ta"") e, come tale, vennero tributati onori funebri regali alla sua salma." "3)
Il testo denota unicamente tale posizione e posa a palanchino (-pallanka, sanscr
ito - poryanka), che probabilmente la posizione yoghica di ""fiore di loto"", pa
dmasana cio con le palme dei piedi volte in su, piede sinistro su coscia destra,
piede destro - al di sopra del malleolo sinistro, posato sulla coscia opposta, p
osizione nella quale si rappresenta il Buddha meditante." "4-4a) Huhumka-jati, o
humhumka-iati, ""della gente che dice hum- hum"" Hum una giaculatoria mistica (
mantra), la cui ripetizione meditata ritenuta aprire il varco verso esperienze s
uperiori. A parte questo significato pi evidente, il termine hjtiko pu significare
""individuo che borbotta , ""che si d arie""' ecc., come appare nel verso seguent
e.." "5) F. L. WOODWARD, Cfr. bibl., pag. 4, traduce ""Master Gotama, cio l'espre
ssione bho Gotama, ci che non sembra preciso, poich bho un termine familiare adope
rato dai bradhmana per parlare con quelli di casta inferiore, tanto vero che nel
Canone essi vengono spesso designati come bho-vadin, gente che dice [agli altri
] "" bho """"." 6) Il verso dimostra, contro coloro che ritengono il Buddha una
specie di rivoluzionario anticastrale, come egli considerasse naturale e giusta
la funzione dei brahmana nella societ indiana, purch il loro rango corrispondesse
ad una qualificazione interiore (v. i versi 363-423 del Dhammapada). 7) Ci: brama
, avversione, torpidit mentale orgoglio e false teorie (raga, dosa, moha, mana, d
itthi). 8) Creatura sovrannaturale (sanscrito yaksa) di carattere demoniaco, rit
enuta abitare nei boschi, generalmente nemica degli uomini, talvolta invece bene
vola. Buddha ritenuto aver convertito alla Buona Legge alcuni di questi fauni. 9
) Figlio di un setthi, o capo di una corporazione di banchieri, che aveva ottenu
to dal Buddha, il permesso di farsi monaco sebbene gi ammogliato e padre, a condi
zione che i suoi genitori avessero acconsentito, il che era avvenuto. Insistere,
per il ritorno allo stato di padre di famiglia presso uno che aveva lasciato il
mondo costituiva, per gli Indiani, addirittura una ingiuria. Jatila, segno dist
intivo degli asceti ortodossi indiani. 12) Dei mesi Magha e Phalguna, che corris
pondono circa ai nostri Gennaio e Febbraio. "13) Sanscrito Surparak, attualmente
Sopara, a nord di Bombay; citt successivamente nota ai mercanti greci e romani."
14) Secondo lo scol. deit del Brahma-loka, che in epoca precedente era stata e f
amosi monaci, cinque dei quali si reincarnarono all'epoca dei, come preminenti s
uoi discepoli. Uno di essi lo stesso Bahiya. 15) Il testo anche interpretabile n
el senso che Bahiya comp il viaggio - di circa, un migliaio di chilometri nello s
pazio di un. sola notte. 16-16 a) Il punto di un'importanza capitali, perch il Bu
ddha vi impartisce l'essenza del suo insegnamento. che, nel caso esposto, consis
te nell'isolare le percezioni - puramente obbiettive - dalla risonanza soggettiv
a delle sensazioni, il che libera l'uomo dal complesso delle tendenze innata, sa
nkhdra, e dalle abitudini contratte, vasana, restituendogli la coscienza della s
ua primordiale trasparenza. 17) Sanscrito steppa (o cetiva), classico edificio b
uddhista destinato a raccogliere le reliquie di qualche santo neppure oggetti e
libri sacri, consistente - nella su forma pi elaborata - di un cubo arrotondato e
svasato in 85
alto, posato su una base e sormontato da un cono a sei o dieci gradini (quante s
ono le Perfeziona, paramitah). Per, in questo caso, si intende, naturalmente, un
semplice tumulo di sassi sovrapposti. 18) Nome di un albero della specie Asoka (
Barringtonia actutangula) e nome del re di quei genii serpiformi conosciuti dall
a tradizione indiana come Naga (cfr. lat. Anguis). 19) Si tratta del gesto class
ico (mudr) delle preghiera o della venerazione, simile a quello della preghiera c
ristiana occidentale. Consiste nel portare davanti al viso, o, meglio, davanti a
ll'intercilio, le due mani con le palme unite (anjali), inchinando (namas) conte
mporaneamente il tronco in segno di devozione. 30) I due re contemporanei di Bud
dha. 21) Kuluputta (sanscrito kula-putra), figlio di famiglia, cio nobile per ant
onomasia. 22) Ariyo tunihibhavo, il nobile silenzio, cio la meditazione: cos lo sc
oliaste. "23) Solesim kalam, per antonomasia la ""sedicesima parte o, indica il
giorno di luna nuova, in cui gli asceti brahmanici compiono il digiuno completo,
raggiungendo quindi lo stato di massima purit sacrale. Il termine, pertanto, sig
nifica ""la quiescenza"", o la parte migliore""." 24) Paribbajaka (sanscrito par
ivrajaka), qui non indica i monaci dell'Ordine, altrove anch'essi denotati con l
o stesso nome, bens gli asceti loro avversari, probabilmente jaina e saiva seguac
i delle varie discipline yoghiche. 25) Upalhi, substrato e base per l'aggregazio
ne dei cinque khandha (sanscrito skhandha) che costituiscono secondo il Buddhism
o - la base della transeunte personalit umana. "26) Vada-gu, ""conoscitore dei Ve
da"", intendendo per ""Veda"", la sapienza in generale. Nell'espressione pali im
plicita l'armonia verso coloro che conoscevano un sapere puramente rituale e let
terale, ignorando la sorgente donde questo eternamente sgorga, secondo forme sem
pre diverse." "27) A-kincand, ""che non hanno ""qualcosa"", intendendo per "" qu
alcosa ci che resta irrimediabilmente confinato nella sfera dell'esteriorit, non e
ssendo posseduto realmente dallo spirito." 28) Di regola l'ora della visita ad m
onaco immediatamente dopo il patto di mezzogiorno. 29) Citt nella regione abitata
dai Koliya. 30) Padakkhina (sanscrito pradaksina), circumambulazione a destra c
he gli Indiani seguono ritualmente attorno ad altri templi, luoghi consacrati o
personaggi divini. "31) Lohita-kumbhi: vi un'allusione ironica all'inferno della
""caldaia di rame"" lolla-kumbha, Ove vengono bolliti i dannati Il fatto di dov
er [ri]nascere" implicitamente concepito come una maledizione. "32) Il termine m
ilitaresco dhamma-sena-pati richiama all'espressione medioironica di ""generale"
", ""duce di esercito"" ispdhbad, attribuita ai capi religiosi ed agli Arcangeli
" "33-33 a) cio l'invocazione alla suona Legge da parte di Suppavasa ha avuto com
e scopo la creazione di un nuovo anello nella catena delle nascite-morti-rinasci
te, cio di qualcosa che in contrasto col Dhamma. Tanto pi lo il desiderio di altri
sette figli e l'attaccamento ad una tale previsione. Secondo i jadaka (1, 407),
Suppavasa sarebbe invece stata regina di senares da dove, assieme a suo figlio,
Sarebbe stata cacciata da ""quelli del Kosala"". Per riprendere la citt essa con
sigli al figlio di bloccarne i viveri per sette giorni, affamando la popolazione
come punizione, s., in una vita successiva dove sopportare" sette anni ed un tra
vaglio di sette giorni "34) La madre di Migara "" era, in realt, la nuora di ques
to potente signore Madre"" o ""Piccola Madre"" (matrkd) si dice, ancor oggi, in
India a qualunque donna propria parente, anche se non sposata con un sottinteso
riferimento religioso alla funzione femminile nel mondo divino." 35) Monaco di n
obile stirpe, la cui madre era una principessa (raja-devi) degli Saltya, contrib
ale, quindi, del Buddha. "36) Il secondo stadio della vita dell'Indiano ario, do
po il discepolato (brahma-carya), consiste nel ""vivere in casa"" (graha-stha),
cio formarsi una famiglia e far parte della societ attiva."
86
37) V. nota 3. 38) Gli di (deva) del paradiso vedico, che i Buddhisti considerano
come uno dei tanti stadi transitori di esistenza. 39) Pali ucchara (sanscr. Aps
aras). Ninfa celeste, dispensatrice di piaceri, che la mitologia indiana conside
ra generalmente come una tentatrice inviata dagli di per distogliere dalla medita
zione quei saggi la cui ascesi mette in pericolo la supremazia degli dei stessi.
Le a. sono le compagne dei Gandharva (v. Dhammapuda, nota 34). "40) Il padre di
Yasoja era il capo di ""cinquecento famiglie di pescatori"" (cos lo scol.). L'il
lusione successiva ai pescatori non , quindi, casuale." 41) Sanscrito Vrjji, pote
nte ed irrequieta drya del Magdha, che ebbe notevole peso nelle vicende politich
e contemporanee. 42) Tisso vijja. La conoscenza della nascita precedenti, la chi
aroveggenza e la conoscenza del fatto che i legami erano finiti. Per avere le br
accia libere per salutarlo. 44) Ananda, essendosi occupato per tutta la vita del
le minute necessit del Beato, non aveva mai potuto sviluppare in s quelle facolt di
chiaroveggenza e di intuito proprie agli Arhae Cosa che gli fu rimproverata dop
o la morte del Maestro e lo indusse a percorrere immediatamente il cammino inter
iore trascurato prima. "45) Quasi certamente allude ad una fase della meditazion
e sul respiro (anapenasati), durante la quale l'asceta assiste ""dal di fuori""
all'alterno flusso del proprio respiro, s da concepire che non lui a respirare, b
ens ""in lui il respiro viene respirato"", e cos pure ""in lui viene pensato), ecc
. Questa operazione, che conduce a pi alte forme di chiaroveggenza, sembra chiara
mente espressa dal contesto parimukham satim upatthapetva, test.: avendo stabili
to la consapevolezza davanti alla propria faccia""." "46) Kaya-geta-sati (sanscr
ito keya-gate-smrti), consapevolezza riguardante l'assenza o, meglio, la nonesse
nza del corpo. Uno dei sedici ""rammemoramenti"" di Sasipatthana (V. Dhammapadia
, note 6 e 79)." 47) I cinque sensi pi il mentale. 48) Vasala (sanscrito vrsala),
appartenente alla casta dei servi, gli sudra. "49) Sanscrito vatsa, ""vitulus""
, termine affettivo o nome tribale del monaco." "Sanscrito Sakra, ""il Potente "
", sinonimo di Indra, re dei Trentatr Di. " Di di una classe opposta ai Deva, che n
ei Veda rivestono frequentemente carattere magico e malvagio. I Buddhisti. Per, l
i accomunano ai Deva al servizio della Buona Legge. "52) Sanscrito Kausika, ""ci
vetta"", nome totemico o tribale di Indra." "53) Mudra significa gesto magico, "
"sphrags"", la cui corretta esecuzione evoca superiori potenze dello spirito e do
ta l'operatore di magici poteri. A meno che qui si intenda il linguaggio a gesti
praticato ancor oggi da alcuni mercanti singhalesi di gioielli per non fare asc
oltare le contrattazioni (v. ""Journal Asiatique"", avril-septembre 1937)." 54)
Sankhana l'arte di calcolare a colpo d'occhio un numero sconosciuto di oggetti r
adunati in un luogo il numero delle foglie di un albero ecc. "55) L'entrata nel
ciclo delle esistenze concepita come un alterarsi di una primordiale identit, per
il fatto che ci si identifica a questa o a quella ""persona"" con il suo carico
di possibilit, di limitazioni e di difetti frutto di una sua adesione""" (assava
, asrava) passionale all'azione. 56) In questo e nei passi seguenti vi un costan
te gioco di parole, imperniato sui vari significati del vocabolo bhava: divenire
, esistenza, vivere essere. 57) Upadhi, il quadruplice substrato all'esistere i
cinque Khandha, kama, kilesa e kamma. 58) Monaco della stirpe regale dei Sakya.
Evidentemente, essendo il Buddha diventato vecchio i monaci lo servano a turno n
elle sue necessit quotidiane, eccetto la questua, che comp da solo fino alla fine
dei suoi giorni. 87
"Pattimokka. l'insieme delle regole disciplinari e morali di stretta osservanza;
per estensione del concetto, p. venuto a significare il codice dei peccati e de
lle pene relative e la ""confessione dei peccati""." Panna (sanscrito prajna) no
n soltanto la conoscenza trascendentale, ma la percezione dell'operare del vero
S entro la compagine umana. 62) Allusione evidente al rifiuto di Meghiya di servi
re il Buddha, quando gli toccava tale incombenza. "63) Asmi-mena-samugghata, let
t. ""l'annientamento delle idee io sono """" riferita, naturalmente, alla compag
ine umana. Nella ""non-condizione"" di nirvana non pi questione di ""io sono"" o
""io non sono""." 64) Allude all'impercettibile depositarsi nelle zone oscure de
lla coscienza dei "sottili impulsi prodotti dal pensiero discorsivo (vitekka, sa
nscrito vitarka), i quali, loro volta risorgono come abitudini aquisite, ""compl
essi"" (vasana) sfera istintiva. A queste abitudini l'uomo, inconsciamente, si i
dentifica." 65) Secondo il commento, il vaccaro era un certo Nanda, ricco propri
etario, e la sua uccisione, avvenuta per mano di un cacciatore era stata motivat
a, da una disputa circa i diritti di abbeverata in una certa fonte. 66) V. nota
5. "Pamsu-pisaca, lett. ""lemure del fango"" spirito elementare della terra, all
a cui visione si accade nei primi gradi della chiaroveggenza." 68) Naga, in pali
e sanscrito significa contemporaneamente serpente cobra elefante e Saggio nonch
una particolare specie di esseri sovrannaturali anguiformi che, nelle viscere de
lla Terra, custodiscono una Sapienza primordiale (v. nota 18). "La veste di pann
i rappezzati civara, avuta in dono raccolta in un cimitero o nella spazzatura, i
n tre pezze, l'indumento classico del monaco buddhista. Si noti per incidenza co
me in ambiente mussulmano il vestito rappezzato (hirga sia caratteristico degli
appartenerti agli ordini mistici o gnostici, sufi di Persia e l'abito formato di
tre strisce di tela sia prescritto durante le cerimonie del pellegrinaggio alla
Mecca come simbolo dell'entrata in ""istato sacro "" (haram)." Puhhajaka (sansc
rito parivrajaka) asceti erranti dediti a varie forme di Yoga, non appartenenti
all'ordine del Buddha, n qui meglio identificati. Sono comuni anche all'India att
uale. "71) Il Chieders (cfr bibl.) preferisce la lettura sarehi/sayakehi = ""con
i dardi""; lo STEINIHAL (cfr. bibl.) la lettura parehi = ""[con] gli altri""."
72) Fratello di Sariputta. "73) Ekaggacitta (sanscrito ekagracitta) il requisito
fondamentale nella meditazione estatica raccogliere la mente su ""un punto solo
"" (sanscrito eka-agra), fino a raggiungere l'identificazione psichica con l'ogg
etto meditato." "74) Thera (sanscrito sthavira) l'appellativo corrente per gli a
nziani ed i capi di comunit nel Buddhismo meridionale. Thera-vada, o ""Dottrina d
egli Anziani, la denominazione della Scuola pi importante del Buddhismo Hinayana.
" "75) La teoria del ""S"" (atman) che sperimentando se stesso attraverso gli ogg
etti della conoscenza ama questi perch in loro si riconosce, stata sintetizzata d
el celebre passo upanisadico (""... Non e certo per amore del marito che il mari
to caro: per amore di s [dello atmaa] che caro il marito. Non certamente per l'am
ore della sposa che la sposa cara; per l'amore del s che la sposa cara. Non certa
mente per l'amore dei figli che i figli sono cari: per l'amore del s che i figli
sono cari. Non certamente per l'amore delle ricchezze che le ricchezze sono care
: per l'amore del s che le ricchezze sono care. Non per l'amore del Brahman che s
i ama Brahman: per l'amore del s che si ama il Brahman... "" Brh.-up., II, 4 5. n
ostra traduzione in upanisad Antiche e Medie, vol. Il Torino 1961 pag. 63). impo
rtante osservare come il Buddhismo pur affermando l'inessenzialit (anatta) del S t
rasponga proprio in questa inessenzialit il significato autocosciente dell'esperi
enza umana." "76) (Sanscr. Tubista, o Tusitah, [degli di] ""Deliziati"" paradiso
ove dimorano i Buddha, prima di discendere sulla Terra." 88
"77) ""Coloro la cui essenza (sattva) illuminazione (bodhi)"". Esseri allo stadi
o anteriore a quello della Buddheit vera e propria." 78) Cio le Quattro Nobili Ver
it. E la formula classica mediante la quale si entra nella Chiesa buddhista. La l
eggenda narra che Suppabuddha chiese di entrare come semplice devoto laico (upas
aka) e non come monaco, probabilmente per giustificare la proibizione successiva
che vietava di accogliere nell'Ordine - quali monaci - i malati di malattie ing
uaribili i minorenni ecc. "81) Sanscrito Pratyeka-buddha, ""Buddha di per s"", un
essere illuminatosi per la propria salvezza non un Maestro Universale." 82) In
segno di disprezzo. La circumambulazione a destra intendendo imitare il corso de
l sole attorno alla terra , come si visto in altri passi, l'espressione di omaggi
o verso luoghi immagini e personaggi sacri. 83) Si tratta naturalmente di un tem
po interiormente, concepito, non di quello cronologicamente misurato sulla terra
. 84) Variante generalmente espunta metri causa. "85) Sanscrito upavasarha; gior
no di digiuno astinenza e confessione patimokkha, oltre che di festa, Della comu
nit buddhista. Si celebra nei quattro giorni cardinali del mese lunare: luna pien
a, quarto, ottavo e luna nuova." "86) Si tratta del patimokhha (sanscrito pratim
oksa), gi citato nel quale vengono elencati e rammentati i voti ai quali i monaci
debbono sottostare trasgredendo i quali soggiacciono a varie pene, fino all'esp
ulsione dall'Ordine. In tale occasione i monaci compiono collettivamente una spe
cie di "" confessione dei peccati""." 87) Gli Asura sono di primordiali di caratt
ere piuttosto magico che la religione, vedico-brahmanica considera generalmente
nemici dei Deva, gli di propriamente detti luminosi e giusti. "88) Interpretazion
e incerta di termini favolosi (timi timngalo, timirapingilo), appartenenti oltre
tutto ad una civilt ""non marinara""." 89)V. nota 68. "90) Geni di sostanza iper
fisica, che sovraintendono al mondo degli impulsi passionali specialmente amoros
i. Ritenuti ora musici celesti, ora medici miracolosi ora custode della bevanda
dell'immortalit, i gandharva sono i compagni delle ninfe apsaras, seduttrici di q
uei saggi la cui ascesi mette in pericolo la sovranit degli di. Son detti anche Ki
nnara (cfr. i "" Centauri "" della mitologia greco-latina)." 91) Misura di circa
8-9 miglia. "92) Il Buddha precisa qui polemicamente la differenza fra la sua d
isciplina che si fonda su un graduale allenamento, commisurato alle possibilit di
un uomo normale e gli esercizi dello Yoga ""violento"" (hathayoga ecc.), gi si s
uoi tempi seguiti dai vari asceti degli ordini settari." 93) Le quattro caste de
ll'India tradizionale: guerrieri. sacerdoti agricoltori allevatori-mercanti e se
rvi (indigeni non Arii). Come in alcune upanisad antiche, il Buddha pone in prim
o luogo i guerrieri, anzich i sacerdoti forse perch gli stesso come anche Jina ed
altri innovatori appartengono a quella casta. "94) Cio l dove si inverato il nibba
na, scompaiono le limitazioni e le reciproche opposizioni (dolorepiacere male-be
ne vincolo-liberazione): non vi quindi pi bisogno di ""coprire"" di un solido tet
to la casa della mente (v. Dhammapada, 13), onde non vi penetri la pioggia dei p
ensieri distraenti, ecc." "95) Pabbajjd (sanscrito pravrajya = dipartita). una s
emplice cerimonia per la quale il devoto presentandosi all'abate di un monastero
assistito dal capitolo di almeno cinque (o dieci) monaci con la veste di monaco
chiede di venire ordinato. Egli recita quindi il Credo (Saranattaya) ed i Dieci
Comandamenti (Dassasila), viene raso, rivestito dalla veste, e diventa membro a
ttivo del Sangha, come novizio (samanera) o diacono. Il grado superiore quello d
i ""anziano "" (thera) (V. nota 74)." 96) In tutte le sette indiane il discepolo
usa onorare i piedi del Maestro. Le stesse prime raffigurazioni del 89
Buddha, puramente simboliche, lo rappresentavano con due piante dei piedi entro
le quali era tracciata lo svastika, simbolo della Buona Legge. 97) L'uposatha es
sendo giorno festivo era implicitamente dedicato alle attivit religiose come il s
abbath ebraico. La questua ed il lavoro ne erano esclusi. 98) Il celebre cugino
discepolo e poi rivale del Buddha, iniziatore di una setta rigorista . 99) Cio: p
er il simile facile il simile o meglio comunque agisce - anche violando la legge
esteriore - il Buono resta sulla retta via mentre il cattivo, anche se segue ap
parentemente la Legge (v. il caso dell'uposatha), agisce implicitamente seguendo
la propria malvagia natura. 100) Cio Mara. V. nota 46. " Sanscrito Jaty-andha, c
ieco di nascita "". Vedi la storia 4." "103) Iddhi-pada (sanscrito rddhi-pddah):
sono generalmente dieci, delle quali quattro principali; attraversare l'aria in
volo, prendere la forma che si vuole, creare e fare apparire ci che si vuole (ni
mmalla)." 104) Kappa (sanscrito kalpa), evo, nel quale, secondo le tradizioni in
diana buddhista, un cosmo viene creato, mantenuto e distrutto, attraverso un cer
to numero di periodi (generalmente quattro) detti yuga, o arankheyyahappa. Cio ef
fettua il cosiddetto parinibbano (sanscrito parinirvana), che consiste nel suppl
emento anche dell'insieme delle azioni che hanno condotto al nibbana. Per il rig
etto delle strutture vitali (oyulonkhoro-osojjano) "Atta sam-bhavar., ""ci che er
a divenuto [di] lui "", cio la stessa personalit psico-fisica, come si era venuta
formando in quella particolare esistenza." "108) In questo brano raffigurato pi o
meno il campionario degli asceti fachiri mistici e lunatici dell'india di tutti
i tempi. L'asceta dal lungo ciuffo (jatila) probabilmente un sadhu di una scena
dedita alle liturgie della a ""mano sinistra"" il Nirgrantha, ""svincolato"", u
n Jaino, l'asceta nudo forse anch'esso un Jaino ortodosso o, piuttosto, un adept
o di qualche culto proto-scivaita. Dei porivrajaka o ""Erranti"", si gi accennato
." 109) Si osservi la franchezza, da pari a pari con la quale il Buddha tratta P
asenadi dandogli dello sciocco. Franchezza dovuta non solo alla superiorit spirit
uale ma anche al rango regale che il Gotamide aveva per nascita. 110) detto cont
ro gli asceti a met i quali, per vivere fanno mercato della fiducia loro tributat
a dal popolo. 111) L'apologo molto importante perch illustra una delle caratteris
tiche fondamentali del Buddhismo: l'atteggiamento apofatico di fronte a qualunqu
e questione, ritenendosi che solo L'esperienza diretta, totale, ineffabile, di t
utta la realt - che in s inessenziale - possa illuminare circa i suoi particolari
aspetti, non gi il pensiero discorsivo che coi suoi risultati si sovrappone alla
serie degli eventi, senza peraltro risolverli. "112) Ahan-kara, qui non ha il Se
nso Sankhya di ""organo di individuazione"", bens quello di idea per la quale lo
""io"" (aham) si ritiene ""agente"" (hara). " "Cio la insostanzialit di tutti gli
elementi dell'esistenza conduce a concepire i ""fatti"" di cui l'uomo protagonis
ta, come meri ""accadimenti"", nei quali egli tesse il karma universale. uno non
e pi ""agente o, ma ""occasionale"" per il verificarsi di un avvenimento, che eg
li stesso, con una sua precedente azione si meritato." Avitakka samaddhi lo stat
o cio nel quale si realizza l'insostanzialit di tutte le cose, in seguito allo sva
nire delle concezioni mentali per mezzo delle quali esse si presentano alla cosc
ienza. "115) Rajanukinna pu anche significare ""offuscato dalla polvere"", cos il
WOODWARD, op. cit., pag. 85, rajas, rajo significando passione, polvere, agitazi
one, eccetera." "116) Con ci il Buddha allude alla funzione ""mediana"" del suo i
nsegnamento, detto appunto madhyamapratipad, ""via di mezzo"", non perch stia a m
et strada tra ascesi e godimento, bens perch rifugge la 90
""mortificazione della carne come fine a s, e la ricerca del godimento come soluz
ione al problema del dolore." 117) Nel mondo informale (in alto), e in quello de
lle forme (in basso). 118) Delle nascite e delle morti. 119) Il simbolo del carr
o, a significare il complesso psico-fisico umano, il proprio anche alle Upanisad
antiche e medie (v. Katha-up., I, 3, 3, tradotta nelle nostre Upanisad antiche
e medie, op. cit., vol. 2, pag. 195). "La ""ruota sola"" indica lo stato di equi
librio di chi si fonda non sulla natura costituzionale, bens sull'energia che lo
spinge verso a mta." Sanscrito Ajnata-Kaundinya, il primo dei cinque discepoli de
l Buddha. "Papanca-sanna-sankhd-pahanam (sanscrito prepanca-samjna-sankhya-apahd
nam). Secondo lo scol., papanca, ""sviluppo "", indica i sei ""ostacoli"": ragad
osa-moha-ditthi-tanha-mana (passione-avversioneottundimento dottrina-""sete"" or
goglio)" 122) Ajjhattam (sanscrito adhyatmam) corrisponde chiaramente alla kaya-
gata-sati, la consapevolezza meditativa del proprio corpo e della sua alterit ris
petto alla coscienza che lo pone come oggetto. la prima delle quattro consapevol
ezze (V. note 45 e 46). 123) Il verso allude alla disidentificazione rispetto ai
processi psico-fisici, ottenuta mediante la consapevolezza a cui si accenner nel
la nota precedente. "124) Upadhi, il ""substrato"" all'essere apparente dell'esp
erienza del mondo. Gli upadi sono, oltre ai cinque khanda, kama, kilesa e kamma.
" 125) Nome originario (sanscrito Pataligranna) della citt nel Magadha, pi tardi n
ota come Pataliputta (sanscrito Pataigranna). V. anche nota 136. 126) Pi che di u
n fabbro pare che si truccasse di un ricco orefice. "127) Sukara-maddavam, ""ten
erume da cinghiale"". Ritengo da respingersi l'interpretazione di ""carne di mai
ale"", data anche la dieta vegetariana seguita dagli asceti indiani (v. RHYS DAV
IDS, Budda. Sut., 71). I sintomi del malore che colse il Buddha sembrano, invece
, quelli classici di un avvelenamento o indigestione di boletus satanas o boletu
s felleus, che producono una sindrome acre-resinoide, la quale induce ad emolisi
e altri disturbi gastro-enterici (v. CAVARA F., Funghi e Tartufi, pagg. 30-39,
Milano, 1934; MACCANI A., Avvelenamento da funghi, Trento, 1915). I fenomeni col
erici (visucika) ai quali, secondo l'Anguttara-nikaya, and soggetto il Buddha, fa
rebbero pensare anche a funghi di diversa natura, che producono una sindrome tos
sica, come l'Amanita Phalloides e l'Amanita Verna (vomito, sete, ecc.)." 128) Si
mha-asana, consistente nello star sdraiato e disteso sul fianco destro braccio d
estro piegato si che la mano regga la testa, gamba sinistra, distese sulla destr
a in modo che il piede superiore posi sulla pianta di quello inferiore a posizio
ne generalmente adottata dai monaci buddhisti durante il riposo. La locuzione se
mbra alludere all'evocazione dell'energia spirituale. Qui il monaco Cundaka si i
dentifica a Cunda il fabbro come a far risaltare la provvidenzialit del cibo avve
lenato da lui offerto al Buddha per dischiudergli inconsapevolmente la Suprema E
stinzione. I due responsabili della morte del R,, Ananda - che non cap l'allusion
e contenuta nella narrazione (Cap. VI, I) - e Cunda, sono qui prescritti negli u
ltimi momenti del Buddha. 131) Pamada. contrario all'appamoda (v. Dhammapado, no
ta 6), distrazione, o, meglio, mancanza di consapevolezza e di cosciente attenzi
one per tutto ci che si pensa, si dice e si compie, il che, per la disciplina bud
dhista, e il peccato capitale, sorgente di tutti gli altri. 132) Si tratta dei d
assasjan, le dieci virt, che fanno la pratica dell'Ottuplice Sentiero. 133) Sanscri
to Vrjji, stirpe drya del Magadha, dominata dal clan dei Licchavi (v. nota 41).
134) Deit non meglio identificate, del rango dei genii loci, ecc. 135) I Trentatr
deva dell'Olimpo vedico. 91
136) La profezia stata, naturalmente, interpretata come una profezia a posterior
i dagli studiosi occidentali, inserita nel Canone al tempo dell'imperatore Asoka
, allorch Pataliputra (greco oggi Patna) primeggiava fra le citt indiane. "137) Ti
tthe (sanscrito tirtha), ""guado"". Considerato sacro in India, come nell'antica
Roma, il ponte , pertanto, sinonimo di ""tempio""." 138) Il senso del verso e ch
e, mentre chi non illuminato si adopera a traversare il flusso del samsara, colu
i che, invece, illuminato, si trova implicitamente ad avere di gi attraversato ta
le condizione. Condizione la quale, nella conoscenza esteriore, corrisponde all'
esperienza dello spazio, nascente da un moto interiore del quale non si afferrat
o, comunemente, le dimensioni ideali. 139) La credenza popolare indiana affermav
a che se un airone, o una gru (kraunca), veniva nutrito con latte misto ad acqua
, il volatile avrebbe separato i due componenti, bevendo solo il latte. 140) Cio,
il lavacro illustratorio dopo il funerale. "141) L'aver qualcosa di caro (piyam
, sanscrito priyam) significa qui l'identificazione ""dolorosa"" all'oggetto o a
lla persona amata. Il distacco (vairagya) predicato dal Buddha non contrasta, qu
indi, col precetto dell'Amorevolezza Universale (metta, maitri)." 142) Discepolo
del Buddha famoso per la sua affinit meditativa con l'elemento fuoco Si diceva,
infatti, che nelle notti senza luna illuminasse la strada col suo pollice risple
ndente (Vin., III, pagg. 76-80, 124). 143) Si tratta invero di un processo yoghi
co che avviene sul piano del forze causanti spirituali. La realizzazione esterio
re, fisica, il simbolo della realt che interiormente si invera.
SINGALOVADASUTTANTA (ISTRUZIONE A SINGALAKA) Cos ho sentito: 1. Un tempo il Subli
me dimorava a Rajagaha nel bosco . bamb, nel pascolo degli scoiattoli. In quel te
mpo Singalaka, figlio di famiglia, che dimorava a Rajagaha per la stagione delle
piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli 1, giunte le mani, onorava tutte l
e regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente,
la regione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello zenit. 2. A
llora il Sublime, levatosi di buon mattino, presi scodella e mantello, entr in Ra
jagaha per l'elemosina. Vide allora il Sublime Singalaka, figlio di famiglia, ch
e dimorava a Rajagaha per la stagione delle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei
capelli, giunte le mani, onorare tutte le regioni: la regione del levante, la r
egione del mezzod, la regione del ponente, la regione del settentrione, la region
e del nadir, la regione dello zenit. Allora disse a Singalaka, figlio di famigli
a, cos: Perch tu, o figlio di famiglia, mentre dimori a Rajagaha per la stagione d
elle piogge, mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onori tutte l
e regioni: la regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente,
la regione del settentrione, la regione del nadir, la regione dello Zenit? . "
Mio padre, o signore, mentre compiva il suo tempo cos mi disse: Possa tu, o caro,
onorare le regioni "". Ed io, o signore, onorando, venerando, stimando, ossequi
ando la parola del padre, mentre dimoro a Rajagaha per la stagione delle piogge,
mondo nelle vesti, mondo nei capelli, giunte le mani, onoro tutte le regioni: l
a regione del levante, la regione del mezzod, la regione del ponente, la regione
del settentrione, la regione del nadir, la regione dello zenit""." "a Non cos, o
figlio di famiglia, nelle regole del nobile si onorano le sei regioni ""." E com
e, o signore, nella regola del nobile si onorano le sei regioni? Il Sublime, o s
ignore, mi esponga quella dottrina per la quale, nella regola del nobile, si ono
rano le sei regioni . 92
Pertanto, o figlio di famiglia, odi e poni ben mente, io parler . S, o signore ass
ent Singalaka, il figlio di famiglia, al Sublime. Il Sublime cos disse: "3. "" Per
tanto, o figlio di famiglia, un nobile discepolo deve eliminare quattro cattivi
elementi, in quattro modi non compie azioni dannose, non pratica sei cattive fon
ti di piacere. Egli cos quattordici cose cattive rimuove e nelle sei regioni prot
etto, ottiene la vittoria in entrambi i mondi, per lui e questo e l'altro mondo
sono senza pericoli. Colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felicemente ri
sorge in mondo beato." "Quali sono, o figlio di famiglia, i quattro cattivi elem
enti da eliminare ? La distruzione della vita, o figlio di famiglia, cattivo ele
mento, il prendere il non dato cattivo elemento, il non retto comportamento per
brame cattivo elemento, il dire menzogna cattivo elemento. Questi sono i quattro
cattivi elementi da eliminare ""." Cos disse il Sublime. 4. Cos avendo detto il B
envenuto, soggiunse il Maestro cos: Distruggere la vita, prendere il non dato, me
ntire, si dice, l'andar coll'altrui donna, ci i saggi non approvano.
"5. In quali quattro modi non si compie azione dannosa? Chi cammina sulla via de
lla passione compie azione dannosa, chi cammina sulla via dell'ira compie azione
dannosa, chi cammina sulla via del torpore compie azione dannosa, chi cammina s
ulla via della paura compie azione dannosa. In conseguenza, o figlio di famiglia
, un nobile discepolo non cammina sulla via della passione, non cammina sulla vi
a del l'ira, non cammina sulla via del torpore, non cammina sulla via della paur
a, ed in questi quattro modi non compie azione dannosa ""." Cos disse il Sublime.
6. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro cos: Per passione, per ira
, per torpore e paura colui che trascura la legge la sua libert distrugge, faccia
nera della luna. Per passione, per ira, per torpore e paura colui che non trasc
ura la legge aumenta la sua gloria, faccia lucente della luna. "7. Quali sei cat
tive fonti di piacere non pratica? Essere abitualmente e supinamente dedito a be
vande spiritose, eccitanti , o figlio di famiglia, una cattiva fonte di piacere;
l'essere dedito a frequentare le strade in tempo non opportuno una cattiva fonte
di piacere; l'essere dedito a frequentare le feste una cattiva fonte di piacere
; l'essere abitualmente e supinamente dedito ai giochi una cattiva fonte di piac
ere; essere dedito a cattive compagnie una cattiva fonte di piacere; essere dedi
to alla pigrizia una cattiva fonte di piacere." 8. Sei danni, o figlio di famigl
ia, vi sono nell'essere abitualmente e supinamente dedito a bevande spiritose, e
ccitanti: immediata perdita di denaro, incremento di dispute, occasione di malat
tie, perdita di stima, scostumatezza, indebolimento dell'intelligenza. Questi so
no i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere abitualmente e supinamente ded
ito a bevande spiritose, eccitanti. 9. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono
nell'essere dediti a frequentare le strade in un tempo non opportuno: non si n si
curi n protetti, non sono n sicuri n protetti la moglie ed i figli, non sicura n pro
tetta la propriet, ci si trova in spiacevoli situazioni, si provocano non buone d
icerie, e si soggetti a molti cattivi elementi. Questi sono i sei danni, o figli
o di famiglia, nell'essere dediti a frequentare le strade in tempo non opportuno
. 10. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono ad essere dediti a frequentare le
feste: dove la danza? Dove il canto? Dove la musica? Dove la rappresentazione?
Dove il suono delle mani ? Dove il tamburo? Questi sono i sei danni, o figlio di
famiglia, nell'essere dediti a frequentare le feste. 11. Sei danni, o figlio di
famiglia, vi sono nell'essere abitualmente e supinamente dediti al gioco: la vi
ttoria 93
implica la rivincita, il vincitore non si accontenta della sua vittoria, vi mani
festa perdita di denaro, [del giocatore] non si ascolta la voce ove intervenga i
n assemblea, disprezzato da compagni ed amici, non ricercato tra i possibili spo
si, chi ha il vizio del gioco marito mal gradito alla moglie. Questi sono i sei
danni, o figlio di famiglia, nell'essere abitualmente e supinamente dediti al gi
oco. 12. Sei danni, o figlio di famiglia, vi sono nell'essere dediti a cattive c
ompagnie: giocatori, libertini, bevitori, fraudolenti, falsi, violenti, tra cost
oro sono i suoi amici e compagni. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia,
nell'essere dedito a cattive compagnie. "13. Sei danni, o figlio di famiglia, v
i sono nell'essere dedito alla pigrizia: "" troppo freddo"", e non fa ci che deve
fare. "" "" troppo caldo"", e non fa ci che deve fare. ' "" troppo tardi "", e non
fa ci che deve fare. "" troppo presto "", e non fa ci che deve fare. "" Ho troppo
appetito "", e non fa ci che deve fare. "" Sono troppo sazio "", e non fa" "ci ch
e deve fare. Cos a costui, che cos dimora colmo di ragioni di debito, mai non giun
ge la ricchezza. Questi sono i sei danni, o figlio di famiglia, nell'essere dedi
ti alla pigrizia""." Cos disse il Sublime. "14. Cos avendo detto il Benvenuto, sog
giunse il Maestro cos: ""vi il compagno del bicchiere, e costui tutta gentilezza,
ma colui che, al momento del bisogno compagno, costui amico. Sin dopo l'alba co
n l'altrui donna, pronto al litigio, cattivi affari, cattive amicizie, durezza d
i cuore, questi sei rovinano l'uomo. Cattivo amico, cattivo compagno, non retto
comportamento in questo mondo e nell'altro entrambi rovinano l'uomo. Gioco, donn
e, liquori, danza e canto, il giorno dormire, uscire di notte, cattivi compagni,
durezza di cuore, questi sei rovinano l'uomo. Chi beve liquori povero e miserab
ile, assetato frequenta le osterie. Come in acqua, cos affonda nei debiti, rovina
la famiglia, e presto mal finisce. Per l'abitudine di dormire il giorno, di ved
er, la notte, sorgere l'alba, per perpetua intossicante ebriet non possibile rima
nere in casa. Troppo freddo, troppo caldo, troppo tardi, cos dice, e vivendo rila
ssato fugge dal suo vantaggio." Chi il freddo ed il caldo non valuta pi d'un filo
d'erba, adempie al suo umano dovere e pi la gioia non lo abbandona. 15.
Quattro, o figlio di famiglia, sono i falsi amici, da riconoscere come nemici. C
hi sempre solo accetta un falso amico, da riconoscere come nemico. Chi eccede ne
lle chiacchiere un falso amico, da riconoscere come nemico. L'adulatore un falso
amico, da riconoscere come nemico. Il compagno in dissolutezze un falso amico,
da riconoscere come nemico. 16. In quattro modi, o figlio di famiglia, chi solam
ente accetta un falso amico, da riconoscere come nemico: solamente accetta, per
poco chiede molto, solo per paura compie ci che deve, fa solo ci che gli di vantag
gio. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, chi sempre solo accetta un fa
lso amico, da riconoscere come nemico. 17. In quattro modi, o figlio di famiglia
, chi eccede nelle chiacchiere falso amico, da riconoscere come nemico: si profe
ssa amico nel passato, si professa amico nel futuro, vano il suo aiuto, nelle ne
cessit presenti di completo danno. In questi quattro modi, o figlio di famiglia,
chi eccede nelle chiacchiere falso amico, da ben riconoscere come nemico. 18. In
quattro modi, o figlio di famiglia, l'adulatore un falso amico, da riconoscere
come nemico: egli favorisce le cose cattive, non favorisce le buone, di fronte d
ice cose piacevoli, in assenza dice cose spiacevoli. In questi quattro modi, o f
iglio di famiglia, l'adulatore un falso amico, da ben riconoscere come nemico. "
19. In quattro modi, o figlio di famiglia, il compagno in dissolutezza un falso
amico, da riconoscere come nemico: abitualmente e supinamente dedito a bevande s
piritose, eccitanti, dedito a frequentare le strade fuori tempo, dedito a freque
ntare le feste, abitualmente e supinamente dedito al gioco. In questi quattro mo
di, o figlio di famiglia, il compagno in dissolutezza un falso amico, da ben ric
onoscere come nemico ""." Cos disse il Sublime. 94
20. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maestro ff L'amico che solo accet
ta, quello che nelle chiacchiere eccelle, quello che con lusinga parla, ed il co
mpagno di dissolutezza, questi quattro sono nemici. Cos chi dotto nella regola, d
a lungi li fugge come una strada di spavento. 21. Quattro, o figlio di famiglia,
sono gli amici da riconoscere come amici: l'amico servizievole da riconoscere c
ome amico, l'amico sempre uguale nella gioia e nel dolore da riconoscere come am
ico, l'amico che indica ci che profittevole da riconoscere come amico, l'amico co
mpassionevole da riconoscere come amico. 22. In quattro modi, o figlio di famigl
ia, l'amico servizievole da riconoscere come amico: ti difende quando sei in per
icolo, difende la tua propriet quando in pericolo, rifugio nel timore, in forti o
bblighi d'affari ti appresta doppio aiuto. In questi quattro modi, o figlio di f
amiglia, l'amico servizievole da riconoscere come amico. 23. In quattro modi, o
figlio di famiglia, l'amico, sempre uguale nella gioia e nel dolore, da riconosc
ere come amico: ti manifesta i suoi segreti, tiene nascosti i tuoi segreti, nell
a disgrazia non ti abbandona, sacrifica la vita al tuo vantaggio. In questi quat
tro modi, o figlio di famiglia, l'amico, sempre uguale nella gioia e nel dolore,
da riconoscere come amico. 24. In quattro modi, o figlio di famiglia, l'amico,
che indica ci che profittevole, da riconoscere come vero amico indica ci che profi
ttevole, ti impedisce il male, ti favorisce il bene, ti fa udire ci che non odi,
ti indica la via della felicit. In questi quattro modi, o figlio di famiglia, l'a
mico che indica ci che profittevole da riconoscere come amico. 25. In quattro mod
i, o figlio di famiglia, l'amico compassionevole da riconoscere come vero amico:
non si diletta, in ci che a te non di diletto, si diletta in ci che a te di dilet
to, confuta chi parla male di te, incoraggia chi parla bene di te. In questi qua
ttro modi, o figlio di famiglia, "l'amico compassionevole da riconoscere come am
ico""." Cos disse il Sublime. 26. Cos avendo detto il Benvenuto, soggiunse il Maes
tre cos: L'amico servizievole, chi amico nella gioia e nel dolore, l'amico che in
dica il profittevole, chi amico compassionevole, proprio questi quattro amici il
dotto nella regola accudisce con amore, come madre il proprio figlio. Il dotto
che segue la regola splende come fuoco sull'acqua. A chi ammassa ricchezze, come
sempre volante ape, le ricchezze vanno al cumulo, come alle schiere gli armati.
Cos, riunendo ricchezze, il laico di molto vantaggio alla famiglia. Se in quattr
o parti divide il suo avere a s gli amici lega: con una parte vive, con due prose
gue i suoi affari, la quarta risparmia per eventuali sciagure. 27. E come, o fig
lio di famiglia, un nobile discepolo onora le sei regioni ? Queste sei regioni,
o figlio di famiglia, sono cos da individuare: la regione del levante da individu
are in madre e padre, la regione del mezzod da individuare nel Maestro, la region
e di ponente da individuare nei figli e nella moglie, la regione di mezzanotte d
a individuare negli amici e compagni, la regione del nadir da individuare nei se
ni ed operai, la regione dello zenit da individuare negli asceti e brahmani. "28
. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione del levante un figlio deve
onorare madre e padre: da loro fui nutrito, ora li nutrir; li sostituir nelle lor
o incombenze; manterr la tradizione di famiglia; accudir l'eredit; infine offrir off
erte espiatorie agli spiriti dei defunti. Madre e padre, o figlio di famiglia, o
norati nella regione del levante in questi cinque modi dal figlio, dimostrano la
loro gratitudine al figlio a in cinque modi: lo difendono dal male, ne favorisc
ono il bene, lo istruiscono, lo sposano opportunamente, e a suo tempo gli lascia
no l'eredit. Cos madre e padre, onorati nella regione del levante in cinque modi d
al figlio, 95
dimostrano al figlio gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione
del levante sicura tranquillit, mancanza di timore." 29. In cinque modi, o figli
o di famiglia, nella regione di mezzod un discepolo deve onorare il Maestro: col
levarsi in piedi, col servirlo, coll'obbedirlo, con l'onorarlo, con accoglierne
rispettosamente l'insegnamento. Un maestro, o figlio di famiglia, onorato nella
regione di mezzod in questi cinque modi dal discepolo, dimostra la sua gratitudin
e al discepolo in cinque modi: lo educa con buona educazione, gli procura un buo
n sapere, gli comunica tutto ci che sa, lo mette in buona luce tra gli amici ed i
compagni, provvede a difenderlo da ogni pericolo. Cos un maestro, onorato nella
regione di mezzod in cinque modi dal discepolo, dimostra al discepolo gratitudine
in questi cinque modi. E cos a lui nella regione di mezzod sicura tranquillit, man
canza di timore. 30. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione di pone
nte un marito deve onorare la moglie: colla stima, colla mancanza di sospetto, c
ol non tradirla, col non concederle autorit, col provvedere al suo ornamento. Una
moglie, o figlio di famiglia, onorata nella regione di ponente in questi cinque
modi dal marito, dimostra la sua gratitudine al marito in cinque modi: ben adem
pie al suo debito, ben dirige la servit, non lo tradisce, ben conserva le provvis
te, diligente e sollecita nei suoi doveri. Cos una moglie, onorata nella regione
del ponente in cinque modi dal marito, ! dimostra al marito gratitudine in quest
i cinque modi. E cos a lui nella regione di ponente sicura tranquillit, mancanza d
i timore. "31. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione` di settentri
one un figlio di nobile famiglia deve onorare gli amici: con doni, con cortesi p
arole, coll'agire a loro vantaggio, con imparzialit, con onest. I compagni e gli a
mici, o figlio di famiglia, onorati nella regione di settentrione in questi cinq
ue modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano la loro gratitudine al figli
o di nobile famiglia in cinque modi: lo difendono se in pericolo, ne difendono l
a propriet se in pericolo, gli sono di rifugio nel timore, non lo abbandonano nel
la sventura, e ne onorano la famiglia. Cos compagni ed amici, onorati nella regio
ne del settentrione in cinque modi da un figlio di nobile famiglia, dimostrano a
l figlio di nobile famiglia gratitudine in questi cinque modi. E cos a lui nella
regione di settentrione sicura tranquillit, mancanza di timore""." 32. In cinque
modi, o figlio di famiglia, nella regione del nadir un nobile signore deve onora
re i servi e gli operai: col distribuire il lavoro secondo la forza, col distrib
uire cibo e stipendio, col curarli se ammalati, col concedere piaceri straordina
ri, con lasciare loro, a tempo debito, libert. Servi ed operai, o figlio di famig
lia, onorati nella regione del nadir in questi cinque modi da un nobile signore,
dimostrano la loro gratitudine al nobile signore in cinque modi: si alzano pres
to, si coricano tardi, prendono solo quanto loro dato, fanno bene il lavoro, e d
iffondono intorno a lui buona fama. Cos servi ed operai, onorati nella regione de
l nadir in cinque modi da un nobile signore, dimostrano al nobile signore gratit
udine in questi cinque modi. E cos a lui nella regione del nadir sicura tranquill
it, mancanza di timore. "33. In cinque modi, o figlio di famiglia, nella regione
dello zenit un figlio di nobile famiglia deve onorare asceti e brahmani: con ami
chevole comportamento nelle opere, con amichevole comportamento nelle parole, co
n amichevole comportamento nei pensieri, col tener loro aperta la porta [della p
ropria casa], col provvedere alla loro vita. Asceti e brahmani, o figlio di fami
glia, onorati nella regione dello zenit in questi cinque modi da un figlio di no
bile famiglia, dimostrano la loro gratitudine al figlio di famiglia in cinque mo
di: gli tengono lontano il male, gli propiziano il bene, gli fanno udire ci che n
on ha udito, gli rendono chiaro ci che ode, gli indicano la via della beatitudine
. Cos asceti e brahmani, onorati nella regione dello zenit in cinque modi da un f
iglio di nobile famiglia, dimostrano al figlio di nobile famiglia gratitudine in
questi cinque modi. E cos a lui nella regione dello zenit sicura tranquillit, man
canza di timore""." Cos disse il Sublime. 34. Cos avendo detto il Benvenuto, soggi
unse il Maestro cos: Madre e padre, la regione del levante, il maestro, la region
e del mezzod, figli e moglie, la regione del ponente, compagni ed amici, la regio
ne del settentrione, servi ed operai, la regione del nadir, e lo zenit, asceti e
brahmani. 96
Queste regioni onorando, il laico ha molto profitto nella famiglia, dotto, segua
ce di retta condotta, gentile ed intelligente, senza passione, non ostinato sicu
ramente diviene cos. Alacre, sano, senza timore di sciagura, integro e comprensiv
o, sicuramente diviene cos. Cortese, amichevole generoso, non invidioso, guida, i
struttore, maestro, sicuramente diviene cos. Munifico e di cortesi parole, di pro
fittevole comportamento, . equanime nelle vicende, proprio cos merita lode. Per i
l mondo la cortesia come l'asse per il giro della ruota. Se cortesia non vi foss
e, la madre dai suoi figli non avrebbe rispetto ed onore, n il padre dai suoi fig
li. Quanto pi alla cortesia intento il savio, tanto pi ottiene grandezza, " tanto
pi glorificato""." 35. Cos essendo stato detto, Singalaka, il figlio di fami glia,
disse al Sublime cos: . meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore. "Come,
o signore, si raddrizzasse ci che era rovesciato, come si scoprisse ci che era co
perto, come ad uno smarrito si mostrasse la strada, come nell'oscurit si portasse
una lampada: "" Chi ha gli occhi vedr le forme "", proprio cos dal Sublime con pi
di un argomento fu esposta la Dottrina. Ed io, o signore, prendo rifugio nel Sub
lime, nella Dottrina, nell'ordine dei monaci. Devoto seguace il Sublime voglia a
ccogliermi quale prendente rifugio da oggi per la vita """
SINGALO VADA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola) Cos ho sentito: 1. Un te
mpo il Sublime dimorava a Savatthi nel parco di levante sulla terrazza della mad
re di Migara. In quel tempo Vasettha e Bharadvaja abitavano tra i monaci, ponend
o quesiti ai monaci. Allora il Sublime, sul far 97
della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, camminava all'aperto
all'ombra del terrazzo. 2. Vide allora Vasettha il Sublime che, sul far della s
era, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, camminava all'aperto all'om
bra del terrazzo. Allora si rivolse a Bharadvaja: Quegli, o amico Bharadvaja, il
Sublime, sul far della sera, uscito dalla meditazione, disceso dal terrazzo, ca
mmina all'aperto all'ombra del terrazzo. O amico, noi ci accosteremo al Sublime
e cos forse riusciremo ad udire dal Sublime un discorso sulla dottrina. S, o amico
assent Bharadvaja a Vasettha. Allora Vasettha e Bharadvaja si accostarono al Sub
lime, ed avendolo salutato, camminarono accanto al Sublime che camminava 3. Allo
ra il Sublime si rivolse a Vasettha. Voi, o Vasettha, siete di nascita brahmani,
figli di brahmani, di stirpe brahmana, ed avete lasciata la casa per l'anacoret
ismo. E, o Vasettha, i brahmani non vi rimproverano, non vi criticano?. Certo, o
signore, i brahmani ci rimproverano, ci criticano, con una riprovazione complet
a, senza mezzi termini . E per qual ragione, o Vasettha, i brahmani vi rimprover
ano, vi criticano con una riprovazione completa, senza mezzi termini ?. " I brah
mani, o signore, cos dicono: Eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste; pur
a la casta brahmana, nere le altre caste. I brahmani ben si purificano, non colo
ro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla
sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma. Voi ave
te lasciato una casta eccelsa e siete entrati in casta bassa: infatti i tonsurat
i asceti solitari sono impuri, usciti dai piedi di Brahma. Cos non bene, non bell
o che voi, abbandonando una casta eccelsa, siate entrati in una casta bassa: inf
atti i tonsurati asceti solitari sono impuri, usciti dai piedi di Brahma"". Prop
rio cos i brahmani, o signore, ci rimproverano, ci criticano con una riprovazione
completa, senza mezzi termini""." "4. ""Ordunque, o Vasettha, i brahmani pur ig
norando le origini, cos dicono: ""eccelsa la casta brahmana, basse le altre caste
; pura la casta brahmana, nere le altre caste I brahmani ben si purificano, non
coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi, nati d
alla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brahma "".
Ma si vedono, o Vasettha, brahmane gestanti e partorienti, fecondate e gravide d
i brahmani, e questi brahmani, pur nati da ventre di donna, cos dicono: "" eccels
a la casta brahmana, basse le altre caste; pura la casta brahmana, nere le altre
caste. I brahmani ben si purificano, non coloro che non sono brahmani. I brahma
ni sono figli di Brahma, legittimi, nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, crea
ti da Brahma, consustanziali a Brahma"". Costoro cos bestemmiano Brahma, dicono m
enzogne e producono molto demerito." 5. Quattro, o Vasettha sono le caste: i nob
ili, i brahmani, i borghesi, i servi. Ecco, o Vasettha, un nobile un uccisore, u
no che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un i
nsolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. Allor
a, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiamati
(1) non salutari, ci che biasimevole, chiamato biasimevole, ci che da non seguirs
i chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscu
re producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vas
ettha, alcuni nobili vivono in tal modo. Ecco, o Vasettha, un brahmano un ucciso
re, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero,
un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione.
Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chi
amati non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che non da seguirs
i chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscu
re producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vas
ettha, alcuni brahmani vivono in tal modo. Ecco, o Vasettha, un borghese un ucci
sore, uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzogner
o, un insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione
. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono c
hiamati non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che non da segui
rsi 98
chiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure
producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vaset
tha, alcuni borghesi vivono in tal modo. Ecco, o Vasettha, un servo un uccisore,
uno che prende il non dato, che mal si comporta per le brame, un menzognero, un
insolente, un ciarliero, un avido, di mente astiosa, di non retta opinione. All
ora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi non salutari sono chiama
ti non salutari, ci che biasimevole chiamato biasimevole, ci che da non seguirsi c
hiamato da non seguirsi, ci che non nobile chiamato non nobile, e le cose oscure
producono frutti oscuri e sono da biasimarsi con intelligenza. Proprio, o Vasett
ha, alcuni servi vivono in tal modo. 6. Un nobile, o Vasettha si astiene dall'uc
cidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento
per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ci
arla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, qu
elli che in costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lode
vole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chi
amato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi co
n intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni nobili vivono in tal modo. Un brahma
no, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, s
i astiene da cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si asti
ene da insolenze.., si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di re
tta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutar
i sono chiamati salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi ch
iamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono
frutti gioiosi e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni
nobili vivono in tal modo. Un borghese, o Vasettha, si astiene dall'uccidere, si
astiene dal prendere il non dato, si astiene da cattivo comportamento per le br
ame, si astiene da menzogna, si astiene da insolenza, si astiene da ciarla, non
avido, di mente non astiosa, di retta opinione. Allora, o Vasettha, quelli che i
n costui sono gli elementi salutari sono chiamati salutari, ci che lodevole chiam
ato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seguirsi, ci che nobile chiamato nobi
le, gli elementi gioiosi producono frutti gioiosi e sono da lodarsi con intellig
enza. Proprio, o Vasettha, alcuni borghesi vivono in tal modo. Un servo, o Vaset
tha, si astiene dall'uccidere, si astiene dal prendere il non dato, si astiene d
a cattivo comportamento per le brame, si astiene da menzogna, si astiene da inso
lenza, si astiene da ciarla, non avido, di mente non astiosa, di retta opinione.
Allora, o Vasettha, quelli che in costui sono gli elementi salutari sono chiama
ti salutari, ci che lodevole chiamato lodevole, ci che da seguirsi chiamato da seg
uirsi, ci che nobile chiamato nobile, gli elementi gioiosi producono frutti gioio
si e sono da lodarsi con intelligenza. Proprio, o Vasettha, alcuni servi vivono
in tal modo. "7. Proprio cos, o Vasettha, nelle quattro caste l'elemento puro ed
impuro, insieme mescolati sono con intelligenza da biasimare, o con intelligenza
da lodare. Ma che i brahmani dicano: "" eccelsa la casta bramana, basse le altr
e caste, pura la casta bramana, nere le altre caste. I brahmani ben si purifican
o, non coloro che non sono brahmani. I brahmani sono figli di Brahma, legittimi,
nati dalla sua fronte, fatti da Brahma, creati da Brahma, consustanziali a Brah
ma""; ci non si deve loro concedere. E quale di ci la ragione? Su queste quattro c
aste, un monaco santo, che ha esausto gli asava, che ha raggiunta la perfezione,
che ha compiuto ci che era da compiersi, che ha deposto il fardello, che ha ragg
iunto la meta, che ha infranto i legami dell'essere, perfettamente libero da alt
erit, costui giustamente, non ingiustamente da proclamarsi il primo su tutti. La
dottrina, o Vasettha, eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mo
ndo futuro." 8. Ed , o Vasettha, per il seguente argomento che si pu affermare: la
dottrina eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo futuro.
"Ben sa, o Vasettha, il re Pasenadi del Kosala: "" l'asceta Gotama a nessuno sec
ondo ha lasciato la stirpe dei Sakya"". I Sakya, o Vasettha, sono vassalli del r
e Pasenadi del Kosala. I Sakya, o Vasettha, prestano aiuto, rispetto, riverenza,
ossequio, omaggio al re Pasenadi del Kosala. E proprio quell'aiuto, quel rispet
to, quella riverenza, quell'ossequio, quell'omaggio che i Sakya portano al re Pa
senadi del Kosala, proprio lo stesso, aiuto, lo stesso rispetto, la stessa river
enza, lo stesso ossequio, lo stesso omaggio il re Pasenadi del Kosala 99
porta al Compiuto: "" forse non ben nato l'asceta Gotama ?" "Allora anch'io sono
mal nato, non forte l'asceta Gotama? Allora debole io sono, non amabile l'ascet
a Gotama? Spiacevole io sono, non molto potente l'asceta Gotama? Poco potente io
sono "". E siccome onora la dottrina, venera la dottrina, rispetta la dottrina,
stima la dottrina, il re Pasenadi del Kosala porta al Compiuto aiuto, rispetto,
riverenza, ossequio, omaggio. per questo argomento, o Vasettha, che si pu afferm
are: la dottrina eccelsa ad ogni essere e in questo visibile mondo e nel mondo d
el futuro." "9. Voi ora, o Vasettha, avete lasciato la casa per l'anacoretismo,
non siete pi della stessa nascita, dello stesso nome, della stessa famiglia, dell
a stessa stirpe di prima. "" Chi siete voi?"". Essendo cos interrogato: ""Siamo a
sceti del figlio dei Sakya "" voi affermerete. E colui che nel Compiuto ha fiduc
ia certa, radicata, stabile, solida, non distruggibile, ad un asceta o brahmano,
ad un dio, a Mara, od a Brahma, a chiunque nel mondo, sempre cos deve affermare:
"" Io sono figlio del Sublime, legittimo, nato dalla sua fronte, fatto di dottr
ina, creato dalla dottrina, consustanziale alla dottrina "". E perch ci ? Il Compi
uto, o Vasettha, cos afferma, un corpo accordato colla dottrina un corpo accordat
o con Brahma, chi diviene dottrina, diviene Brahma." 10. Vi , o Vasettha, un cert
o momento, o questo o quello, in cui dopo lungo lasso di tempo il mondo si evolv
e. Evolvendosi il mondo praticamente gli esseri si evolvono come di raggianti (2)
. Essi allora sono fatti di pensiero, nutriti di beatitudine, da s irradiano luce
, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo tempo, rim
angono. Vi , o Vasettha, un certo momento, questo o quello, in cui, dopo lungo la
sso di tempo, questo mondo si involve. Nel mondo involutosi gli esseri, trapassa
ndo dal coro degli di raggianti, sorgono. Costoro sono fatti di pensiero, nutriti
di beatitudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente glor
iosi, a lungo, per lungo tempo, rimangono. 11. Una natura acquea, o Vasettha, fu
a quel tempo, circondata dal buio, dal buio delle tenebre. Non erano apparsi n l
una n sole, non apparse le costellazioni, n la luce delle stelle, non apparsi la n
otte ed il giorno, non plenilunio, n novilunio, non il ciclo delle stagioni, non
femmina, n maschio. Gli esseri solo come esseri erano conosciuti. Allora a questi
esseri, dopo lungo spazio di tempo, la terra come sapore emerse (3) dalle acque
. Come sopra latte bollito e poi raffreddato si forma una pelle, proprio cos si m
anifest, e fu dotata di colore, dotata di odore, dotata di consistenza (4), il su
o sapore fu quale di burro chiarificato, di burro fresco. Quale il chiaro miele
di api tale fu la sua dolce consistenza. "12. Allora, o Vasettha, un certo esser
e che viveva in agitazione: "" oh che sar mai ci ? "" saggi col dito la terra come
sapore. Ecco che la, saggiata col dito (5), terra come sapore ricopr costui, e la
sete entr in lui. Allora altri esseri, o Vasettha, vollero imitare quell'essere
e saggiarono col dito la terra come sapore. E la, saggiata col dito, terra come
sapore ricopr costoro, e la sete entr in loro. Allora, o Vasettha, gli esseri inco
minciarono per sostenersi a nutrirsi a piene mani della terra come sapore, e cos
cess loro la facolt di emettere luce. Cessata agli esseri la facolt di emettere luc
e, ecco apparire il sole e la luna (6). Apparsi sole e luna, apparvero le costel
lazioni e la luce delle stelle. Apparse le costellazioni e la luce delle stelle,
si conobbero il giorno e la notte, noti giorno e notte, si conobbero il plenilu
nio ed il novilunio, noti plenilunio e novilunio si conobbe il ciclo delle stagi
oni (7)." "13. Allora, o Vasettha, gli esseri che si erano nutriti della prima t
erra, in tale nutrimento, in tale cibo, rimasero per lungo lasso di tempo. E man
mano che quegli si nutrivano di tale nutrimento, di tale cibo, entrava nel loro
corpo la: grossolanit e cos furono noti il bello ed il brutto. Alcuni esseri, o V
asettha, erano belli, ed alcuni esseri erano brutti: gli esseri belli disprezzan
o gli esseri brutti. "" Noi siamo pi, belli di costoro, costoro sono pi brutti di
noi"". Allora, o Vasettha, agli esseri, a causa di coloro che erano sprezzanti p
er alta opinione della loro bellezza, venne a mancare la terra come sapore. E pe
r la mancanza della terra come sapore si riunirono, si lamentarono: ""oh il sapo
re! oh il sapore!"" E cos, o Vasettha, anche ora gli uomini, quando hanno gustato
un buon sapore a loro : "" oh il sapore ! oh il sapore ! "". E cos pronunciano un
'antica primordiale frase senza conoscerne il significato." "14. Allora, o Vaset
tha, agli esseri, cui era venuta a man care la terra come sapore, si manifest sul
la terra la capacit di germogliare. E come i funghi si manifestano, proprio cos si
manifest. E ci che germogliava fu 100
dotato di colore, fu dotato di odore, fu dotato di consistenza. Il suo sapore fu
quale di burro chiarificato, di burro fresco. Quale il chiaro miele di api tale
fu la sua dolce consistenza. Allora gli esseri si avvicinavano a ci che germogli
ava dalla terra per nutrirsene. E costoro, o Vasettha, in tale nutrimento, in ta
le cibo rimasero per lungo lasso di tempo. E man mano che quegli esseri si nutri
vano di tale nutrimento, di tale cibo, entrava nel loro corpo la grossolanit: e c
os furono noti il bello ed il brutto. Alcuni esseri, o Vasettha, erano belli, ed
alcuni esseri erano brutti: gli esseri belli disprezzarono gli esseri brutti ""
Noi siamo pi belli di costoro, costoro sono pi brutti di. noi"". Allora, o Vasetth
a, agli esseri, a causa di coloro che erano sprezzanti per l'alta opinione della
loro bellezza, venne a mancare ci che germogliava dalla terra. Venuto a mancare
ci che germogliava dalla terra apparvero le piante rampi canti. E come il bamb, pr
oprio cos apparvero. E furono dotate di colore, di odore, di consistenza. Ed il l
oro sapore fu quale di burro chiarificato, fu quale di burro fresco. Quale il ch
iaro miele di api, tale fu la loro dolce consistenza." "15. Allora, o Vasettha,
gli esseri si avvicinarono alle piante rampicanti per nutrirsi. E costoro, o Vas
ettha, in tale nutrimento, in tale cibo, rimasero per lungo lasso di tempo. E ma
n mano che quegli esseri si nutrivano di tale nutrimento, di tale cibo, entrava
nel loro corpo la grossolanit: e cos furono noti il bello ed il brutto. Alcuni ess
eri, o Vasettha, erano belli ed alcuni esseri erano brutti: gli esseri belli dis
prezzarono gli esseri brutti. "" Noi siamo pi belli di costoro, costoro sono pi br
utti di noi "". Allora, o Vasettha, agli esseri, a causa di coloro che erano spr
ezzanti per l'alta opinione della loro bellezza, vennero a mancare le piante ram
picanti. Essendo venute a mancare le piante rampicanti, gli esseri si radunarono
e si lamentarono: ""a noi prima erano, ma ora sparirono le piante "". E cos, o V
asettha, anche ora gli uomini quando a loro vien a mancare qualcosa a loro cos : "
" a noi prima era, ma ora spar ci "". E cos pronunciano un'antica primordiale frase
senza conoscerne il significato." "16. Allora, o Vasettha, agli esseri, cui era
no venute a mancare le piante rampicanti si manifest il riso che non richiedeva a
ratura e cottura, libero da polvere, libero da loppa, ben odorante, in grani. E
quanto alla sera consumavano per il loro pasto serale, altrettanto al mattino ri
germogliava pronto. E quanto al mattino consumavano per il pasto mattutino altre
ttanto alla sera rigermogliava pronto. E cos non era noto il pilare. E, o Vasetth
a, allora quegli esseri che si cibavano di quel riso che non richiedeva aratura
e cottura, in tale nutrimento, in tale cibo rimasero per lungo lasso di tempo. E
man mano che gli esseri si cibavano di tale nutrimento di tale cibo entrava nel
loro corpo la grossolanit, e cos furono noti il bello ed il brutto. E nelle donne
apparve la matrice, e negli uomini la verga. E la donna troppo a lungo ammir l'u
omo, l'uomo troppo a lungo ammir la donna. Ed in costoro, che troppo a lungo l'un
l'altra si ammiravano, sorse affatto ed entr nei corpi la passione. Costoro a ca
usa della passione indulsero all'elemento sessuale. Ed in quel tempo si videro g
li esseri che avevano indulto all'elemento sessuale, alcuni cospargersi di polve
re, altri cospargersi di cenere, altri cospargersi di sterco vaccino: "" scompai
a l'impuro, scompaia l'impuro. E che un essere cos pu fare ad un altro essere? "".
Ed ora, in certe province, allorquando gli uomini conducono in sposa una fanciu
lla, alcuni si cospargono di polvere, altri si cospargono di cenere, altri si co
spargono di sterco vaccino. Ed essi cos ripetono un antico primordiale gesto, ma
non ne conoscono il significato." "17. In quei tempi, o Vasettha, erano consider
ate non giuste cose che ora sono considerate giuste. Gli esseri, che in quel tem
po avevano indulto all'elemento sessuale, per un mese, o per due mesi, non potev
ano abitare il villaggio o la citt. E siccome gli esseri in quel tempo compivano
molti falli nei rapporti sessuali, presero cos a costruire delle citt, in cui si p
otessero nascondere i rapporti sessuali. Allora, o Vasetthai, ad un certo essere
particolarmente debole cos fu: "" certo io sono oppresso dal cibarmi di riso ed
alla sera nel pasto serale, ed alla mattina nel pasto mattutino. E se io ora man
giassi il riso solo una volta, al mattino, nel pasto mattutino?"". Allora, o Vas
ettha, quell'essere mangi il riso solo una volta (8), al mattino, nel pasto mattu
tino. Allora, o Vasettha, un altro essere si accost a quell'essere ed essendosi a
ccostato cos gli disse: ""Caro essere, andiamo a mangiare il riso "". "" Ors, o ca
ro essere, io mangio il riso una sola volta, al mattino, al pasto mattutino "".
Allora, o Vasettha, quest'essere per emulare quello si cib di riso una sola volta
ogni due giorni: "" cos certo bene "". Allora, o Vasettha, un altro essere si ac
cost a quest'ultimo, ed essendosi accostato, cos gli disse: "" Caro essere, andiam
o a mangiare il riso "". "" Ors," 101
"o caro essere, io mangio il riso una sola volta ogni due giorni "". Allora, o V
asettha, quest'altro essere per emulare quell'altro si cib di riso una sola volta
ogni quattro giorni: "" cos certo bene "". Allora, o Vasettha, un altro essere a
ncora si accost a quell'altro, essendosi accostato, cos gli disse: "" Caro essere,
andiamo a mangiare il riso "". "" Ors, o caro essere, io mangio il riso una sola
volta ogni quattro giorni "". Allora, o Vasettha, l'ultimo essere per emulare l
'altro si cib di riso una sola volta ogni o""o giorni. "" Cos certo bene "". Perta
nto, o Vasettha, gli esseri poco alla volta cominciarono a mangiare del riso i c
ui grani erano coperti di polvere, erano coperti di loppe, del riso che, colto,
pi non rigermogliava. Ed ecco che si rese noto il pilare, e rimasero le stoppie."
"18. Allora, o Vasettha, gli esseri si radunarono e cos si lamentarono: "" Certo
degli elementi non salutari sono comparsi tra gli esseri. Una volta eravamo fat
ti di pensiero, ci nutrivamo di beatitudine, irradiavamo luce, eravamo di strutt
ura aerea, costantemente gloriosi, e cos restammo per lungo lasso di tempo. Indi,
dopo un lungo lasso di tempo la terra come sapore apparve sulle acque, ed era d
otata di colore, di odore, di consistenza. Allora noi cominciammo a prendere a p
iene mani la terra come sapore per nutrirci. Ed a noi, che avevamo cominciato a
prendere a piene mani la terra come sapore per nutrirci, sparve la luminosit. Col
lo sparire della nostra luminosit apparvero la luna ed il sole, apparsi la luna e
d il sole, apparvero le costellazioni e la luce delle stelle. Apparse le costell
azioni e la luce delle stelle conoscemmo il giorno e la notte. Noti il giorno e
la notte, conoscemmo i pleniluni ed i noviluni, noti pleniluni e noviluni, conos
cemmo il corso delle stagioni. Cos ci nutrimmo della terra come sapore e con tal
cibo, tal nutrimento, rimanemmo per lungo lasso di tempo. Ma comparvero elementi
oscuri e non salutari, ed a noi venne a mancare la terra come sapore. Venuta a
mancare la terra come sapore si manifest ci che germogliava sul suolo. E ci fu dota
to di colore, di odore e consistenza. E noi cominciammo a nutrirsi di ci che germ
ogliava" "sul suolo. Noi dunque ci cibammo di ci che germogliava sul suolo e con
tale cibo, con tale nutrimento, dimorammo per lungo lasso di tempo. Ma comparver
o elementi oscuri e non salutari, ed a noi venne a mancare ci che germogliava sul
suolo. Venuto a mancare ci che germogliava nel suolo si manifestarono a noi le p
iante rampicanti. Ed erano dotate di colore, di odore, e di consistenza. E noi i
ncominciammo a nutrirci delle piante rampicanti. Noi dunque ci cibammo delle pia
nte rampicanti e con tal cibo, con tal nutrimento, dimorammo per lungo lasso di
tempo. Ma comparvero elementi oscuri e non salutari, ed a noi vennero a mancare
le piante rampicanti. Venute a mancare le piante rampicanti si manifest il riso c
he non richiedeva aratura n cottura, libero da polvere, libero da loppa, ben odor
ante, in grani. E quanto alla sera consumavamo per il pasto serale, altrettanto
era pronto al mattino. E quanto al mattino consumavamo per il pasto mattutino, a
ltrettanto era pronto alla sera. Cos noi ci cibammo di quel riso che non richiede
va aratura n cottura, e con tal cibo, con tal nutrimento, dimorammo per lungo las
so di tempo. Ma comparvero elementi oscuri e non salubri, e si manifestarono a n
oi i grani di riso coperti di polvere, coperti di loppa, che colti pi non rigermo
gliano. Ed ecco che si rende noto il pilare e rimangono le stoppie di riso. E se
noi ora dividessimo il riso, stabilendo i confini ? ""." Allora, o Vasettha, gl
i esseri si divisero il riso stabilendo i confini. "19. Allora, o Vasettha, un e
ssere per conservare la sua parte mangi, prendendola, la non data parte altrui. E
sorpresero costui, e avendolo sorpreso, cos gli dissero: "" tu, o caro essere, h
ai compiuta una cattiva azione: infatti per conservare la tua parte hai mangiata
, prendendola, la non data parte altrui. Che ci pi non accada ""." "S assent, o Vase
ttha, costui agli altri esseri. Una seconda volta, o Vasettha, un essere per con
servare la sua parte mangi, prendendola, la non data parte altrui. E sorpresero c
ostui, e avendolo sorpreso, cos gli dissero: "" tu, o caro" "essere, hai compiuta
una cattiva azione: infatti per conservare la tua parte hai mangiata, prendendo
la, la non data parte altrui. Che ci pi non accada"". Una terza volta, o Vasettha,
un essere per conservare la sua parte mangi, prendendola, la non data parte altr
ui. E sorpresero costui, e avendolo sorpreso, cos gli dissero: "" tu, o caro esse
re, hai compiuta una cattiva azione: infatti per conservare la tua parte hai man
giata, prendendola, la non data parte altrui. Che ci pi non accada "". Alcuni colp
irono esseri viventi, alcuni colpirono con 102
ciotoli, alcuni con bastoni. Infine, o Vasettha, si conobbe il furto, si conobbe
la rampogna, si conobbe la menzogna, si conobbe la percossa." "20. Allora, o Va
settha, gli esseri si riunirono e si lamentarono: "" cattivi dementi sono appars
i tra gli esseri, se si potuto conoscere il furto, se si potuta conoscere la ram
pogna, se si potuta conoscere la menzogna, se si potuta conoscere la percossa. S
e noi ora delegassimo un essere, che possa colpire chi giustamente da colpire, r
improverare chi giustamente da rimproverare, cacciare chi giustamente da cacciar
e. Noi gli potremmo cedere una parte del riso ""." "Allora, o Vasettha, gli esse
ri si accostarono a quello che tra loro era il pi bello, il pi mirabile, il pi piac
evole, il pi forte, ed accostatisi cos gli dissero: "" oh, o essere, colpisci chi
giustamente da colpire, rimprovera chi giustamente da rimproverare, caccia chi g
iustamente da cacciare "". "" Proprio cos "", e, o Vasettha, quell'essere assente
ndo agli altri esseri, colp chi giustamente era da colpire, rimprover chi giustame
nte era da rimproverare, cacci chi giustamente era da cacciare. E gli esseri died
ero a costui una parte di riso." 21. Da molta gente onorato, molto onorato, o Va
settha, maha-sammata, questo primo vocabolo venne usato. Signore delle terre (kh
etta), o Vasettha, nobile (khattiya) questo secondo vocabolo venne usato. Inoltr
e per la sua abitudine a dilettarsi (ranjati), o Vasettha, re (raja) questo terz
o vocabolo venne usato. E cos, o Vasettha, queste le antiche origini dei nomi del
cerchio dei nobili. E tra gli esseri alcuni furono di questo cerchio, proprio c
os, non diversamente. Ma la dottrina, o Vasettha, eccelsa per ogni essere sia nel
visibile mondo, sia nel mondo futuro. "22. Ad alcuni tra gli esseri, o Vasettha
, cos fu: "" cattivi elementi sono certo comparsi tra gli esseri: sono noti il fu
rto, la rampogna, la menzogna, la percossa, l'esilio. E se noi ora tenessimo lon
tani gli elementi cattivi, non salutari ? "". E costoro tennero lontani gli elem
enti cattivi, non salutari. "" Tengono lontani (bahenti) gli elementi cattivi, n
on salutari "". Quindi, o Vasettha, brahmani, questo primo vocabolo venne usato.
E costoro abitarono nelle foreste e avendo costruito delle capanne di fronde me
ditarono arsero '. Ed erano senza focolare, senza fumo, senza foglie o legno. Vi
sitarono paesi, citt e capitali in cerca di cibo, al mattino per il pasto mattuti
no, alla sera per il pasto serale. Costoro avendo ricevuto il cibo meditavano ar
devano nella foresta, nelle capanne di fronde. E di essi gli uomini cos dicevano:
"" costoro abitano nella foresta, avendo costruite capanne di fronde, nelle cap
anne di fronde meditano ardono, e sono senza focolare, senza fumo, senza foglie
e legna; visitano i paesi, le citt e le capitali in cerca di cibo, al mattino per
il pasto mattutino, alla sera per il pasto serale. E dopo aver ricevuto il cibo
, nella foresta, nelle capanne di fronde, meditano ardono "". "" Meditano ardono
"" (jhayanti). Cos, o Vasettha, meditanti ardenti (jhayaka) e questo il secondo v
ocabolo che venne usato." "23. Ma, o Vasettha, alcuni tra quelli esseri viventi
nella solitudine delle selve, nelle capanne di fronde pur non erano abili a ragg
iungere la meditazione, ma ugualmente, visitarono le vicine citt, i vicini paesi,
stettero scrivendo dei libri. Costoro non meditano ardono: "" costoro ora non m
editano ardono "" cos, o Vasettha, non meditano ardono (ajjhayaka gli studiosi de
i Veda e cos ajjhayaka questo terzo vocabolo fu usato. E quella, o Vasettha, allo
ra era una bassa qualifica," ora invece un'eccelsa qualifica. Questa, o Vasettha
, dunque l'antica origine dei nomi del cerchio dei brahmani. E tra gli esseri al
cuni furono di questo tipo, proprio cos, non diversamente. Ma la dottrina, o Vase
ttha, eccelsa per ogni essere sia nel visibile mondo, sia nel mondo futuro. "24.
Tra gli esseri, o Vasettha, alcuni assunsero l'elemento sessuale e crearono div
erse (vissu) occupazioni. E allora, o Vasettha, "" borghesi "" (vessa) questo vo
cabolo sorse. Questa dunque l'antica origine del nome del cerchio dei borghesi.
E degli esseri alcuni furono di questo tipo, proprio cos, non diversamente. Ma la
dottrina, o Vasettha, eccelsa, per ogni essere sia nel visibile mondo, sia nel
mondo futuro." "25. E, o Vasettha, tra gli esseri, gli altri vissero di caccia.
"" Vivono di caccia "" (luddacara). "" Conducono bassa esistenza "" (khuddacara)
. "" Servi "" (sudda) cos questo vocabolo venne usato. E questo dunque l'antica o
rigine del nome del cerchio dei servi. Cos fu per gli esseri di questo tipo, prop
rio cos, non diversamente. Ma la dottrina, o Vasettha, eccelsa per ogni essere si
a nel visibile mondo, sia nel mondo 103
futuro." "26. Ma venne, o Vasettha, il tempo, in cui un nobile non contento dell
a sua sorte abbandon la casa per l'anacoretismo: "" sar un asceta "". Ed anche un
brahmano non contento della sua sorte abbandon la casa per l'anacoretismo: "" sar
un asceta"". Ed un borghese non contento della sua sorte abbandon la casa per l'a
nacoretismo: ""sar un asceta"". Ed un servo non contento della sua sorte abbandon
la casa per l'anacoretismo: "" sar un asceta "". E cos sorse accanto agli altri qu
attro cerchi il cerchio degli asceti. Ma la dottrina, o Vasettha, eccelsa per og
ni essere sia nel visibile mondo, sia nel mondo futuro." 27. Il nobile, o Vasett
ha, che mal si comporta nelle opere, mal si comporta nelle parole, mal si compor
ta nei pensieri, di non retta opinione, a causa della cattiva opinione e del cat
tivo comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge malament
e, su cattivo sentiero, in rovina, in mondo infernale. Il brahmano, o Vasettha,
che mal si comporta nelle opere, mal si comporta nelle parole, mal si comporta n
ei pensieri, di non retta opinione, a causa della cattiva, opinione e del cattiv
o comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge malamente,
su cattivo sentiero, in rovina, in mondo infernale. Il borghese, o Vasettha, che
mal si comporta nelle opere, mal si comporta nelle parole, mal si comporta nei
pensieri, di non retta opinione, a causa della cattiva opinione e del cattivo co
mportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge malamente, su c
attivo sentiero, in rovina, in mondo infernale. Il servo, o Vasettha, che mal si
comporta nelle opere, mal si comporta nelle parole, mal si comporta nei pensier
i, di non retta opinione, a causa della cattiva opinione e del cattivo comportam
ento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge malamente, su cattivo
sentiero, in rovina, in mondo infernale. L'asceta, o Vasettha, che mal si compor
ta nelle opere, mal si comporta nelle parole, mal si comporta nei pensieri, di n
on retta opinione a causa della cattiva opinione e del cattivo comportamento, co
lla dissoluzione del corpo, dopo la morte, risorge malamente, su cattivo sentier
o, in rovina, in mondo infernale. 28. Il nobile, o Vasettha, che ben si comporta
nelle opere, che ben si comporta nelle parole, che ben si comporta nei pensieri
, di retta opinione a causa della retta opinione e del retto comportamento, coll
a dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge beatamente in mondo beato. Il br
ahmano, o Vasettha, che ben si comporta nelle opere, che ben si comporta nelle p
arole, che ben si comporta nei pensieri, di retta opinione a causa della retta o
pinione e del retto comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte r
isorge beatamente in mondo beato. Il borghese, o Vasettha, che ben si comporta n
elle opere, che ben si comporta nelle parole, che ben si comporta nei pensieri,
di retta opinione a causa della retta opinione e del retto comportamento, colla
dissoluzione del corpo, dopo la morte risorge beatamente in mondo beato. Il serv
o, o Vasettha, che ben si comporta nelle opere, che ben si comporta nelle parole
, che ben si comporta nei pensieri, di retta opinione a causa della retta opinio
ne e del retto comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorg
e beatamente in mondo beato. L'asceta, o Vasettha, che ben si comporta nelle ope
re, che ben si comporta nelle parole, che ben si comporta nei pensieri, di retta
opinione, a causa della retta opinione e del retto comportamento, colla dissolu
zione del corpo, dopo la morte, risorge felicemente, in mondo beato. 29. Il nobi
le, o Vasettha, che si comporti nei due modi nelle opere, che si comporti nei du
e modi nelle parole, che si comporti nei due modi nei pensieri, retta e non rett
a opinione, a causa della retta e non retta opinione e del duplice comportamento
, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gioia e dolore. Il bra
hmano, o Vasettha, che si comporti nei due modi nelle opere, che si comporti nei
due modi nelle parole, che si comporti nei due modi nei pensieri, retta e non r
etta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del duplice comportame
nto colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gioia e dolore. Il b
orghese, o Vasettha, che si comporti nei due modi nelle opere, che si comporti n
ei due modi nelle parole, che si comporti nei due modi nei pensieri, retta e non
retta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del duplice comporta
mento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gioia e dolore. I
l servo, o Vasettha, che si comporti nei due modi nelle opere, che si comporti n
ei due modi nelle parole, che si comporti nei due modi nei pensieri, retta e non
retta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del 104
duplice comportamento colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gi
oia e dolore. L'asceta, o Vasettha, che si comporta in due modi nelle opere, che
si comporta in due modi nelle parole, che si comporta in due modi nei pensieri,
di retta e non retta opinione, a causa della retta e non retta opinione e del d
uplice comportamento, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, sperimenta gi
oia e dolore. 30. Il nobile, o Vasettha, controllato nelle azioni, controllato n
elle parole, controllato nei pensieri, che attua e realizza le sette componenti
del risveglio gi in questo visibile mondo . | completamente si estingue. Il brahm
ano, o Vasettha, controllato nelle azioni, controllato nelle parole, controllato
nei pensieri, che attua e realizza le sette componenti del risveglio ` gi in que
sto visibile mondo completamente si estingue. Il borghese, o Vasettha, controlla
to nelle azioni, controllato nelle: parole, controllato nei pensieri, che attua
e realizza le sette componenti del risveglio gi in questo visibile mondo completa
mente si estingue. Il servo, o Vasettha, controllato nelle azioni, controllato n
elle parole, controllato nei pensieri, che attua e realizza le sette componenti
del risveglio gi in questo visibile mondo completamente si estingue. L'asceta, o
Vasettha, controllato nelle azioni, controllato nelle parole, controllato nei pe
nsieri, che attua e realizza le sette componenti del risveglio gi in questo visib
ile mondo si estingue. 31. Da qualunque, o Vasettha, di queste quattro caste usc
ito, un monaco santo, che ha esausto gli asava, che ha raggiunta la perfezione,
che ha compiuto ci che era da compiersi, che ha deposto il fardello, che ha raggi
unta la meta, che ha infranto i legami dell'essere, perfettamente libero da alte
rit, costui giustamente, non ingiustamente, proclamato il primo su tutti. La dott
rina, o Vasettha, eccelsa per ogni essere, sia in questo visibile mondo, sia nel
futuro. 32. A Brahma Sanamkumara si cantano questi versi: Il nobile alto su ogn
i essere che si attacchi ad una stirpe, il possessore del cibo della sapienza al
to sugli di e sugli "[uomini ""." Questi versi, o Vasettha, sono ben cantati a Br
ahma Sanamkumara, non mal cantati, ben detti, non mal detti, profittevoli, non m
al profittevoli. Io stesso, o Vasettha, dico: Il nobile alto su ogni essere che
si attacchi ad una stirpe, il possessore del cibo della sapienza eccelso sugli di
e sugli "[uomini""""." Cos disse il Sublime. Contenti Vasettha e Bharadvaja si r
allegrarono alle parole del Sublime.
AGGANNA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola)
CAKKAVATTISIHANADASUTTANTA (IL GIRATORE DELLA RUOTA) Cos ho sentito: "l. Un tempo
il Sublime dimorava nel Magadha in Matula. Allora il Sublime si rivolse ai mona
ci: "" O 105
monaci "". "" Signore "" i monaci assentirono al Sublime cos" disse: In voi isola
ti, o monaci, dimorate, null'altro rifugiati, in null'altro rifugiati , nella do
ttrina isolati, nella dottrina rifugiati, in null'altro rifugiati (1). E come, o
monaci, un monaco dimora in s isolato, in s rifugiato, in null'altro rifugiato, n
ella dottrina isolato, nella dottrina rifugiato, in null'altro rifugiato? "Ecco,
o monaci, un monaco nel corpo, osservando il corpo, dimora strenuo, attento, co
nsapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza, nella sensazione isol
ato, nella sensazione rifugiato, nella mente isolato, nella mente rifugiato; tra
gli elementi osservando gli elementi dimora strenuo, attento, consapevole, lont
ane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Cos, o monaci, un monaco in s isolato
dimora, in s rifugiato, in null'altro rifugiato, nella dottrina isolato, nella do
ttrina rifugiato, in null'altro rifugiato?" Secondo le vostre consuetudini, o mo
naci, vivete. E su voi che vivete, o monaci, secondo le vostre consuetudini, Mar
a non ha presa, Mara non ha aderenza. E cos, o monaci, vi origine di acquisto di
elementi salutari, accrescimento di cose favorevoli. 2. Una volta, o monaci, vi
era un re di nome Dalhanemi, giratore della ruota, legittimo, giusto re, che nel
le quattro direzioni il paese aveva sicuramente conquistato, possessore dei sett
e tesori. A lui erano i sette tesori, cio: il tesoro della ruota, il tesoro dell'
elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donna,
il tesoro del ministro, il tesoro della guida, questi sette. A lui poi erano pi d
i mille figli valorosi, di virile aspetto, vincitori dei nemici. Egli la terra s
ino ai confini dell'oceano senza mazza, senza spada, con la legge conquistata, g
overnava. 3. Allora, o monaci, il re Dalhanemi dopo molti anni, molte centinaia
di anni, molte migliaia di anni si rivolse ad un certo uomo: Allorch tu, o caro u
omo, vedrai il divino tesoro della ruota tramontare, offuscarsi, allora avvertim
i (2). S, o divino cos quell'uomo, o monaci, assent al re Dalhanemi. E quell'uomo,
o monaci, vide dopo molti anni, dopo molte centinaia di anni, dopo molte migliai
a di anni tramontare, I offuscarsi il divino tesoro della ruota. Allora si rec da
l re Dalhanemi, ed accostatolo, cos disse al re Dalhanemi: Ors, o divino, sappi ch
e il divino tesoro della ruota "tramonta, si offusca ""." I Allora, o monaci, il
re Dalhanemi, fatto chiamare il giovane suo figlio primogenito, cos disse: Ecco,
o caro giovane, il divino tesoro della ruota per me tramonta, si offusca. Inver
o io cos udii: ' A quel re, giratore della ruota, cui tramonta, si offusca il div
ino tesoro della ruota, non pi lungo tempo di vita '. Mi nutrii dei piaceri umani
, tempo ora di cercare piaceri divini. Ors tu, o caro giovane, governa la terra s
ino ai confini dell'oceano, io invece rasi i capelli e barba, indossato il giall
o mantello, lascer la casa per l'anacoretismo. Allora, o monaci, il re Dalhanemi
dopo aver ben istruito il giovane figlio primogenito nell'arte del regno, rasi c
apelli e barba, indossato il giallo mantello, lasci la casa per l'anacoretismo. E
dopo sette giorni, o monaci, il divino tesoro della ruota spar dal vecchio re. 4
. Allora, o monaci, un certo uomo si accost al re guerriero, unto nel capo, ed av
endolo accostato cos disse al re guerriero unto nel capo: Sai tu, o divino, che i
l divino tesoro della ruota sparito ? (3). Allora, o monaci, il re guerriero unt
o nel capo per la dipartita del divino tesoro della ruota si dispiacque, prov dis
piacere. E si diresse dal vecchio re, il vecchio re, avvicinato cos gli disse: Tu
, o caro, non essere spiacente per la dipartita del divino tesoro della ruota, n
on provarne dispiacere. Il divino tesoro della ruota non , o caro, eredit paterna.
Ors, o caro, procedi nella nobile virt del giratore della ruota: si conosce la po
ssibilit che, a chi procede nella nobile virt di un giratore della ruota, un d fest
ivo, il quindicesimo, compiute le abluzioni, celebrata la festa, salito sull'alt
a nobile terrazza, si manifesti 106
sul capo il divino tesoro della ruota, coi suoi mille raggi, col suo mozzo, perf
etta in ogni sua parte . "5. "" E quale , o divino, la nobile virt di un giratore
della ruota ? ""." Pertanto, o caro, vivi secondo la legge, onorando la legge, s
timando la legge, venerando la legge, riverendo la legge, rispettando la legge,
sii il simbolo della legge, lo splendore della legge, il supremo regolatore dell
a legge, il legittimo vigile custode e difensore della legge, tutore del singolo
e della collettivit, dei nobili vassalli, dei brahmani, dei padri di famiglia, n
elle citt e nelle province, degli asceti e brahmani, dei quadrupedi e degli uccel
li. E mai nel territorio del tuo regno, o caro, non ti voler comportare secondo
illegittimi desideri. Ed a coloro che nel regno sono privi di beni, tu distribui
sci beni. E coloro, o caro, che nel regno sono asceti o brahmani, che vigili si
astengono dagli eccessi, nella pazienza e tolleranza sicuri, che da loro si corr
eggono, che da loro si conoscono, che da loro si emancipano, di tempo in tempo c
ostoro avvicina, e cos interrogali: ' Questo, o signore, salutare, questo non sal
utare, questo biasimevole, non biasimevole, da seguire, da non seguire, da quest
a azione me ne verr per lungo tempo danno e dolore, od invece da quest'azione me
ne verr per lungo tempo vantaggio e gioia?'. E avendo da costoro apprese le cose
non salutari, da queste astienti, e avendo da costoro apprese le cose salutari,
queste sempre pratica ed esercita. Ecco, o caro, la nobile virt di un giratore de
lla ruota . " S, o divino ed il re guerriero, unto nel capo, obbedendo al vecchio
re pratic la nobile virt di un giratore della ruota. Ed a lui che praticava la no
bile virt di un giratore della ruota, un d di festa, il quindicesimo, dopo aver co
mpiute le abluzioni e dopo aver celebrata la festa, salito sulla nobile alta ter
razza gli si manifest sul capo il divino tesoro della ruota, coi suoi mille raggi
, col suo mozzo, perfetta in ogni sua parte: "" Ora io sono un re giratore della
ruota ""." "6. Allora, o monaci, il re guerriero, unto nel capo, sorse da seder
e, aggiustatosi il manto, presa con la mano sinistra una coppa, con la mano dest
ra asperse il tesoro della ruota: "" Gira, o tesoro della ruota, conquista, o te
soro della ruota "". Allora, o monaci, il tesoro della ruota gir verso la regione
di levante ed il re giratore della ruota lo segu con un quadruplice esercito. E
quelli, che nella regione del levante erano gli avversari del re, si accostarono
al re giratore della ruota e cos gli dissero:" " Vieni, o gran re, benvenuto, o
gran re; ogni cosa tua, o gran re; istruiscici, o gran re." "Il re giratore dell
a ruota cos disse: "" il vivo non si uccida, il non dato non si prenda, con desid
erii torbidi non si viva, menzogna non si dica, bevande inebrianti non si bevano
, si mangi secondo il" "bisogno"". E coloro, che nella regione del levante erano
stati avversari del re, divennero vassalli del re giratore della ruota." 7. All
ora, o monaci, il tesoro della ruota dalla regione del levante, dopo essere giun
ti sino all'oceano, ritorn indietro, e gir verso la regione di mezzod ed il re gira
tore della ruota lo segu con un quadruplice esercito. E quelli, che nella regione
del mezzod erano gli avversari del re, si accostarono al re giratore della ruota
e cos gli dissero: " Vieni, o gran re, benvenuto, o gran re; ogni cosa tua, o gr
an re; istruiscici, o gran re." "Il re giratore della ruota cos disse: "" Il vivo
non si uccida, il non dato non si prenda, con desiderii torbidi non si viva, me
nzogna non si dica, bevande inebrianti non si bevano, si mangi secondo il bisogn
o"". E coloro, che nella regione del mezzod erano stati gli avversari del re, div
ennero vassalli del re giratore della ruota. Allora, o monaci, il tesoro della r
uota dalla regione di mezzod, dopo essere giunto sino all'oceano, ritorn indietro
e gir verso la regione di ponente ed il re giratore della ruota lo segu con un qua
druplice esercito. E quelli, che nella regione di ponente erano gli avversari de
l re, si accostarono al re giratore della ruota e cos gli dissero:" " Vieni, o gr
an re, benvenuto, o gran re; ogni cosa tua, o gran re; istruiscici, o gran re."
"Il re giratore della ruota cos disse: "" Il vivo non si uccida, il non dato non
si prenda, con desiderii torbidi non si viva, menzogna non si dica, bevande ineb
rianti non si bevano, si mangi secondo il bisogno "". E coloro, che nella region
e di ponente erano stati gli avversari del re, divennero vassalli del re girator
e della ruota. Allora, o monaci, il tesoro della ruota dalla regione di ponente,
dopo essere giunto sino" all'oceano, ritorn indietro e gir verso la regione di me
zzanotte ed il re giratore della ruota lo segu con un 107
quadruplice esercito. E quelli, che nella regione di mezzanotte erano gli avvers
ari del re, si accostarono al re giratore della ruota e cos gli dissero: " Vieni,
o gran re, benvenuto, o gran re; ogni cosa tua, o gran re; istruiscici, o gran
re." "Il re giratore della ruota cos disse: "" Il vivo non si uccida, il non dato
non si prenda, con desiderii torbidi non si viva, menzogna non si dica, bevande
inebrianti non si bevano, si mangi secondo il bisogno"". E coloro, che nella re
gione di mezzanotte erano stati gli avversari del re, divennero vassalli del re
giratore della ruota. Allora, o monaci, il tesoro della ruota, avendo conquistat
o la terra sino ai confini dell'oceano, ritorn nella capitale e sulla porta del r
eale palazzo, nella corte dei giudizi, si ferm splendendo bellissima." 8. Il seco
ndo, o monaci, re giratore della ruota...* Il terzo, o monaci, re giratore della
ruota...* Il quarto, o monaci, re giratore della ruota...* Il quinto, o monaci,
re giratore della ruota...* Il settimo, o monaci, re giratore della ruota dopo
molti anni, molte centinaia d'anni, molte migliaia d'anni si rivolse ad un certo
uomo: Allorch tu, o caro uomo, vedrai il divino tesoro della ruota tramontare, o
ffuscarsi, allora avvertimi. S, o divino cos quell'uomo, o monaci, assent al settim
o re giratore della ruota. E quell'uomo, o monaci, vide, dopo molti anni, dopo m
olte centinaia di anni, dopo molte migliaia di anni, tramontare, offuscarsi il d
ivino tesoro della ruota. Allora si rec dal re giratore della ruota, ed accostato
lo cos disse al re giratore della ruota: Ors, o divino, sappi che il divino tesoro
della ruota tramonta, si offusca. Allora, o monaci, il re giratore della ruota
fatto chiamare il giovane suo figlio primogenito cos disse: Ecco, o caro giovane,
il divino tesoro della ruota per me tramonta, si offusca. Invero io cos udii: '
A quel re giratore della ruota, cui tramonta, si offusca il divino tesoro della
ruota, non pi lungo tempo di vita '. Mi nutrii di piaceri umani, tempo ora di cer
care piaceri divini. Ors tu, o caro giovane, governa la terra sino ai confini del
l'oceano, io invece, rasi capelli e barba, indossato il giallo mantello, lascer l
a casa per l'anacoretismo . Allora, o monaci, il re giratore della ruota, dopo a
ver ben istruito il giovane figlio primogenito nell'arte del regno, rasi capelli
e barba, indossato il giallo mantello, lasci la casa per l'anacoretismo. E dopo
sette giorni, o monaci, il divino tesoro della ruota spar dal vecchio re. 9. Allo
ra, o monaci, un certo uomo si accost al re guerriero unto nel capo, ed avendolo
accostato cos disse al re guerriero unto nel capo: Sai tu, o divino, che il divin
o tesoro della ruota sparito ? . "Allora, o monaci, il re guerriero unto nel cap
o per la dipartita del divino tesoro della ruota si dispiacque, prov dispiacere,
ma non si diresse dal vecchio re, n lo interrog sulla virt di un re giratore della
ruota. Ed egli, di testa propria, govern il paese; e le citt e le province, da lui
cos governate di testa propria, diversamente da quanto accadeva prima, pi non pro
sperarono, non essendo pi esercitate le nobili virt degli antichi re giratori dell
a ruota." Allora, o monaci, gli amici, i consiglieri, i ministri, le guardie rea
li, che vivevano secondo le tradizioni, essendosi riuniti si accostarono al re g
uerriero unto nel capo, e cos gli dissero: Ora tu, o divino, governi il paese di
tua testa, e le province pi non prosperano, non essendo pi esercitate le nobili vi
rt dei re giratori della ruota. Nel regno gli amici, "i consiglieri, i ministri,
le guardie reali, che vivono secondo le tradizioni sono turbati; ma tutti noi e
molti altri ancora conserviamo memoria delle nobili virt dei re giratori della ru
ota, ors interrogaci, o divino, sulle nobili virt dei re, giratori della ruota e n
oi, interrogati, ti esporremo le nobili virt dei re giratori della ruota "". I" "
10. Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo interrog gli amici, i consigl
ieri, i ministri, le guardie reali, che vivevano secondo le tradizioni, che si e
rano riuniti, sulle nobili virt dei re giratori della ruota. E a costoro, dopo av
erli uditi, apprest giusta protezione e difesa, ma non distribu ai ricchezze ai po
veri, e, non avendo distribuito ricchezze ai poveri, la miseria ovunque dilag. Di
lagando ovunque la miseria, un certo uomo di soppiatto prese ad altri il non dat
o. E costui fu preso; ed avendolo preso lo mostrarono al re 108
guerriero unto nel capo: ""Quest'uomo, o divino, di soppiatto prese ad altri il
non dato""." Cos essendogli stato detto, o monaci, il re guerriero unto nel capo
disse a quell'uomo cos: vero, o caro uomo, che tu di soppiatto prendesti ad altri
il non dato?. vero, o divino . " ""E perch facesti ci? ""." Io, o divino, non ho
di che vivere . "11. Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo diede a que
ll'uomo del denaro: "" Con questo denaro, o caro uomo, vivi, sostieni padre e ma
dre, sostieni figli e moglie, prosegui i tuoi affari ed offri ad asceti e brahma
ni propiziatorie elemosine che ti fruttino celesti gioie""." S, o divino e quell'
uomo, o monaci, ubbid al re guerriero unto nel capo. "Un altro uomo, o monaci, di
soppiatto prese ad altri il non dato. E costui fu preso; ed avendolo preso, lo
mostrarono al re guerriero unto nel capo: ""Quest'uomo, o divino, di soppiatto p
rese ad altri il non dato ""." Cos essendogli stato detto, o monaci, il re guerri
ero unto nel capo disse a quell'uomo cos: vero, o caro uomo, che tu di soppiatto
prendesti ad altri il non dato?. vero, o divino . E perch facesti ci? . Io, o divi
no, non ho di che vivere "Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo diede
a quell'uomo del denaro: "" Con questo denaro, o caro uomo, vivi, sostieni padre
e madre, sostieni figli e moglie, prosegui i tuoi affari ed offri ad asceti e b
rahmani propiziatorie elemosine che ti fruttino celesti gioie""." S, o divino e q
uell'uomo, o monaci, ubbid al re guerriero unto nel capo. "12. Allora, o monaci,
gli uomini udirono: ""A coloro, che di soppiatto prendono ad altri il non dato,
il re guerriero unto nel capo offre denaro "". Avendo ci udito a costoro cos fu: "
" E se noi ora prendessimo di soppiatto ad altri il non dato ? ""." "Allora, o m
onaci, un altro uomo di soppiatto prese ad altri il non dato. E costui fu preso,
ed avendolo preso, lo mostrarono al re guerriero unto nel capo: "" quest'uomo,
o divino, di soppiatto prese ad altri il non dato""." Cos essendogli stato detto,
o monaci, il re guerriero unto nel capo disse a quell'uomo cos: vero, o caro uom
o, che tu di soppiatto prendesti ad altri il non dato?. vero, o divino . E perch
facesti ci ? . Io, o divino, non ho di che vivere . "Allora, o monaci, al re guer
riero unto nel capo cos fu: "" Se io all'uno ed all'altro, che di soppiatto ad al
tri prendono il non dato, d denaro, proprio cos aumentano i furti; e se" "ora inve
ce con un castigo esemplare, punissi quest'uomo, lo togliessi di mezzo, gli face
ssi tagliare la testa?""." "Allora, o monaci, il re guerriero unto nel capo ordi
n ai suoi uomini: "" Pertanto quest'uomo, da robuste corde le mani avvinte dietro
la schiena, con forti catene legato, completamente rasato, con aspro suono di t
amburi, strada per strada, piazza per piazza sia condotto, e fatto uscire dalla
porta di mezzogiorno (4), a mezzogiorno della citt con castigo esemplare sia puni
to, sia tolto di mezzo, gli si tagli la testa""." S, o divino , ed, o monaci, gli
uomini ubbidendo al re guerriero unto nel capo, avvinte con robuste corde le ma
ni dietro la schiena a quest'uomo, con forti catene legato, completamente rasato
, con aspro suono di tamburo, strada per strada, piazza per piazza lo condussero
, e fattolo uscire per la porta di mezzogiorno, a mezzogiorno della citt con un e
semplare castigo lo punirono, lo tolsero di mezzo, gli tagliarono la testa. "13.
Udirono allora, o monaci, gli uomini: "" Coloro, che di soppiatto prendono ad a
ltri il non dato, il re guerriero unto nel capo con un esemplare castigo punisce
, toglie radicalmente di mezzo, taglia loro la testa"". Cos avendo udito, a loro
cos fu: "" e se ora noi, fatte fare acute spade, coloro cui prendiamo furtivament
e il non dato con un buon colpo colpissimo, togliessimo radicalmente di mezzo, t
agliassimo loro la testa? ""." E costoro fecero fare acute spade, e fatte fare a
cute spade, coloro cui prendevano furtivamente il non dato 109
con un buon colpo colpivano, li toglievano radicalmente di mezzo, tagliavano lor
o la testa, si accostavano ai villaggi per porli a sacco, si accostavano alle ci
tt per porle a sacco, si accostavano per rapinare. 14. Proprio cos, o monaci, non
essendo stato dato denaro ai poveri, si diffuse una grande miseria, essendosi di
ffusa la miseria, si diffusero i latrocinii, essendosi diffusi i latrocinii, si
diffusero le spade, essendosi diffuse le spade, si diffusero gli assassinii, ess
endosi diffusi gli assassinii si diffuse la menzogna, essendosi diffusa la menzo
gna decadde la durata della vita, decadde la bellezza degli esseri, ed i figli d
i coloro cui decadde la durata della vita, che prima era di 80.000 (5) anni, cui
decadde la bellezza, ebbero una durata della vita di 40.000 anni. "E tra gli uo
mini, o monaci, la cui durata della vita era di 40.000 anni un certo uomo prese
altrui furtivamente il non dato, e lo presero, ed avendolo preso, lo portarono d
al re guerriero unto nel capo: "" Quest'uomo, o divino, prese altrui furtivament
e il non dato""." Cos essendo stato detto, o monaci, il re guerriero unto nel cap
o cos disse a quell'uomo: vero, o caro uomo, che tu prendesti altrui furtivamente
il non dato? . No, o signore disse e fu deliberata menzogna. 15. Proprio cos, o
monaci, non essendo stato dato denaro ai poveri, si diffuse una grande miseria,
essendosi diffusa la miseria si diffusero i latrocinii, essendosi diffusi i latr
ocinii si diffusero le spade, essendosi diffuse le spade si diffusero gli assass
inii, essendosi diffusi gli assassinii si diffuse la menzogna, essendosi diffusa
la menzogna decadde la durata della vita, decadde la bellezza degli esseri, ed
i figli di coloro cui decadde la durata della vita, che prima era di 40.000 anni
, cui decadde la bellezza, ebbero una durata della vita di 20.000 anni. "E tra g
li uomini, o monaci, la cui durata della vita era di 20.000 anni un certo uomo p
rese altrui furtivamente il non dato. E quell'uomo denunci al re guerriero unto n
el capo: "" L'uomo di tal nome, o divino, prese altrui furtivamente il non dato
"". E fu una calunnia." 16. E proprio cos, o monaci, non essendo stato dato denar
o ai poveri si diffuse una grande miseria, essendosi diffusa la miseria si diffu
sero i latrocinii, essendosi diffusi i latrocinii si diffusero le spade, essendo
si diffuse le spade si diffusero gli assassinii, essendosi diffusi gli assassini
i si diffuse la calunnia, essendosi diffusa la calunnia decadde la durata della
vita, decadde la bellezza degli esseri, ed i figli di coloro, cui decadde la dur
ata della vita, che prima era di 20.000 anni, cui decadde la bellezza, ebbero un
a durata della vita di 10.000 anni. E tra gli uomini, o monaci, la cui durata de
lla vita era di 10.000 anni alcuni erano di bello, altri di brutto aspetto. Allo
ra gli esseri di brutto aspetto desiderando ardentemente gli esseri di bello asp
etto, si ebbero contatti colle mogli altrui. 17. E proprio cos, o monaci, non ess
endo stato dato denaro ai poveri, si diffuse una grande miseria, essendosi diffu
sa la miseria si diffusero i latrocinii, essendosi diffusi i latrocinii si diffu
sero le spade, essendosi diffuse le spade si diffusero gli assassinii, essendosi
diffusi gli assassinii dilagarono i cattivi costumi, ed essendo dilagati i catt
ivi costumi, decadde la durata della vita, decadde la bellezza degli esseri, ed
i figli di coloro cui decadde la durata della vita, che prima era di 10.000 anni
, cui decadde la bellezza, ebbero una durata della vita di 5.000 anni. E, o mona
ci, tra gli uomini, la cui durata della vita era di 5.000 anni dilagarono due el
ementi: le parole aspre ed i discorsi frivoli, e per la diffusione di questi due
elementi a quegli esseri decadde la durata della vita, decadde la bellezza. Ed
i figli di coloro, cui decadde la durata della vita, che era di 5.000 anni, cui
decadde la bellezza, alcuni ebbero la durata della vita di 2.500 anni, altri ebb
ero la durata della vita di 2.000 anni. E, o monaci, tra gli uomini, la cui dura
ta della vita era di 2.500 anni, si diffusero la brama e l'astio, ed essendosi d
iffusi brama ed astio, decadde la durata della vita, decadde la bellezza degli e
sseri. E i figli di coloro, cui decadde la durata della vita, che prima era di 2
.500 anni, cui decadde la bellezza, ebbero la durata della vita di 1.000 anni e,
o monaci, tra gli uomini la cui durata della vita era di 1.000 anni si diffuse
la falsa opinione, ed essendosi diffusa la falsa opinione decadde la durata dell
a vita, decadde la bellezza di quegli esseri. Ed i figli di coloro, cui decadde
la durata della vita, che prima era di l.000 anni, cui 110
decadde la bellezza, ebbero la durata della vita di 500 anni. "E, o monaci, tra
gli uomini, la cui durata della vita era di 500 anni, si diffusero tre elementi:
non giusta passione 6, disordinata ingordigia, falsit; ed essendosi diffusi ques
ti tre elementi, decadde la durata della vita, decadde la bellezza di quegli ess
eri. Ed i figli di coloro, cui decadde la durata della vita, che prima era di 50
0 anni, cui decadde la bellezza, alcuni ebbero la durata della vita di 250 anni,
altri ebbero la durata della vita di 200 anni." E, o monaci, tra gli uomini, la
cui durata della vita era di 250 anni, si diffusero questi elementi: la mancanz
a di rispetto per la madre, la mancanza di rispetto per il padre, la mancanza di
rispetto per gli asceti, la mancanza di rispetto per i brahmani, la mancanza di
rispetto per i capi famiglia (7). 18. Proprio cos, o monaci, non essendo stato d
ato denaro ai poveri, si diffuse la miseria, essendosi diffusa la miseria si dif
fuse il latrocinio, essendosi diffuso il latrocinio si diffusero le spade, essen
dosi diffuse le spade si diffuse l'assassinio, essendosi diffuso l'assassinio si
diffuse la menzogna, essendosi diffusa ]a menzogna si diffuse la calunnia, esse
ndosi diffusa la calunnia si diffuse il cattivo comportamento per brame, essendo
si diffuso il cattivo comportamento per brame si diffusero due elementi: parole
aspre e discorsi frivoli, essendosi diffusi questi due elementi si diffusero bra
ma ed astio, essendosi diffusi brama ed astio, si diffusero tre elementi: non gi
usta passione, disordinata ingordigia e falsit, essendosi diffusa questi tre elem
enti si diffusero la mancanza di rispetto per la madre, la mancanza di rispetto
per il padre, la mancanza di rispetto per gli asceti, la mancanza di rispetto pe
r i brahmani, la mancanza di rispetto per i capi famiglia, per la diffusione di
questi elementi la durata della vita decadde, decadde la bellezza degli esseri,
ed i figli di quegli uomini, cui decadde la durata della vita, che prima era di
250 anni, cui decadde la bellezza, ebbero la durata della vita di 100 anni. 19.
E vi sar, o monaci, un tempo in cui i figli degli uomini avranno la durata della
vita di 10 anni, e tra gli uomini la cui durata della vita sar di 10 anni, le fan
ciulle a 5 anni saranno da marito. E, o monaci, agli uomini, la cui durata della
vita sar di 10 anni, spariranno questi cibi: il burro chiarificato, il burro fre
sco, l'olio di sesamo, lo zucchero di canna ed il sale (8). E, o monaci, agli uo
mini, la cui durata della vita sar di 10 anni, il principale alimento sar il kudru
saka (9). Come oggi riso e curry il principale alimento, cos, o monaci, agli uomi
ni, la cui durata della vita sar di 10 anni, il kudrusaka sar il principale alimen
to. E agli uomini, la cui durata della vita sar di 10 anni, completamente, totalm
ente avranno fine i dieci salutari modi di agire, e dieci non salutari modi di a
gire saranno celebrati. E tra gli uomini la cui durata della vita sar di 10 anni
la parola salutare pi non vi sar. E chi invero sar ancora seguace delle cose saluta
ri? Tra gli uomini, la cui durata della vita sar di 10 anni, coloro che non onora
no la madre, che non onorano il padre, che non onorano gli asceti, che non onora
no i brahmani, che non onorano i capi famiglia saranno stimati e rispettati. E c
ome oggi coloro che onorano la madre, che onorano il padre, che onorano gli asce
ti, che onorano i brahmani, che onorano i capi di famiglia sono stimati e rispet
tati, proprio cos tra gli uomini, la cui durata della vita sar di 10 anni, coloro
che non onorano la madre, che non onorano il padre, che non onorano gli asceti,
che non onorano i brahmani, che non onorano i capi di famiglia saranno stimati e
rispettati. 20. E tra gli uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 10 a
nni non varr madre, n zia materna, n zio materno, non moglie del maestro, n moglie d
el guru 10 E il mondo cadr in una promiscuit come quella delle capre, dei polli, d
ei maiali, dei cani, e degli sciacalli. E tra gli uomini, o monaci, la cui durat
a della vita sar di 10 anni, sar presente un confuso reciproco astio tra gli esser
i, una confusa malevolenza, una confusa ostilit, una confusa tendenza all'assassi
nio: alla madre verso i figli, ai figli verso la madre, al padre verso i figli,
ai figli verso il padre, al fratello verso il fratello, al fratello verso la sor
ella, alla sorella verso il fratello sar presente confuso reciproco astio, una co
nfusa malevolenza, una confusa ostilit, una confusa tendenza all'assassinio. E co
me, o monaci, al cacciatore verso la preda presente un confuso reciproco astio,
una confusa malevolenza, una confusa ostilit, una confusa tendenza all'assassinio
, proprio cos alla madre verso i figli, ai figli verso la madre, al padre verso i
figli, ai figli verso il padre, al fratello verso il fratello, al fratello vers
o la sorella, alla sorella verso il fratello, tra quegli esseri la cui durata de
lla vita sar di 10 anni, 111
sar presente un confuso reciproco astio, una confusa malevolenza, una confusa ost
ilit, una confusa tendenza all'assassinio. "21 . Agli uomini, o monaci, la cui du
rata della vita sar di 10 anni, verr l'ra della spada, di sette giorni 11, e costor
o riceveranno coscienza l'un contro l'altro belluina, e sul capo di costoro appa
riranno pungenti spade, e costoro: "" Costui una belva; costui una belva "" l'un
l'altro toglieranno la vita Allora, o monaci, ad alcuni tra questi esseri cos sa
r: "" Noi non dobbiamo essere in tali condizioni, tale condizione non deve essere
di noi; e se noi ora, ritirati nella giungla, nella selva, nel bosco, tra ingua
dabili fiumi, su impervi monti ci" "nutrissimo di radici e frutti selvaggi? "".
E costoro rifugiati nella giungla, nella selva, nel bosco, tra inguadabili fiumi
, su impervi monti si nutriranno di radici e frutti selvaggi. E costoro, per que
ll'ra di sette giorni, dimorando nella giungla, nella foresta, nel bosco, tra ing
uadabili fiumi, su impervi monti l'un l'altro abbracciandosi ove si troveranno,
si ripeteranno confortandosi: ""Finalmente, o amico, vivi in pace. Finalmente, o
amico, vivi in pace"". Allora a questi esseri cos sar:" Noi a causa dell'attaccam
ento a cose non salutari abbiamo percorso una lunga via, e se noi ora compissimo
cose salutari? E che di salutare potremmo compiere? Noi potremo astenerci dall'
uccidere, e procedere con questo elemento salutare. E costoro si asterranno dall
'uccidere, e cos con questo elemento salutare procederanno. E costoro, a causa de
lla compagnia di questo elemento salutare, aumenteranno in durata di vita, aumen
teranno in bellezza. Ed i figli di coloro la cui durata della vita sar stata di 1
0 anni e che saranno stati aumentati in durata di vita, aumentati in bellezza, a
vranno una durata di vita di 20 anni. "22. Allora, o monaci, a questi esseri cos
sar: "" Noi a causa della compagnia di elementi salutari aumentammo in durata del
la vita, aumentammo in bellezza. E se noi ora compissimo delle cose ancor pi salu
tari? E se noi ora vivessimo astenendosi dal non dato, vivessimo astenendoci da
cattivi desideri, vivessimo astenendoci da menzogne, vivessimo astenendoci da ca
lunnia, vivessimo astenendoci da parole aspre, vivessimo astenendoci da parole f
rivole, vivessimo astenendoci da astio, vivessimo astenendoci da ira, vivessimo
astenendoci da falsa opinione, vivessimo astenendoci da questi tre elementi: non
giusta passione, disordinata ingordigia e falsit, se noi ora fossimo rispettosi
verso la madre, fossimo rispettosi verso il padre, fossimo rispettosi verso gli
asceti, fossimo rispettosi verso i brahmani, fossimo rispettosi verso i capi fam
iglia, e procedessimo in compagnia di questi elementi salutari ? ""." E costoro
saranno rispettosi della madre, del padre, degli asceti, dei brahmani, dei capi
famiglia e procederanno in compagnia di elementi salutari, e aumenteranno in dur
ata della vita, aumenteranno in bellezza. Ed i figli di coloro che aumenteranno
in durata della vita che allora sar stata di 20 anni, che aumenteranno in bellezz
a, avranno la durata della vita di 40 anni. I figli di coloro, la cui durata del
la vita sar stata di 40 anni, avranno la durata della vita di 80 anni. E i figli
di coloro, la cui durata della vita sar di 80 anni avranno la durata della vita d
i 160 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di 160 anni,
avranno la durata della vita di 320 anni. E i figli di coloro, la cui durata del
la vita sar stata di 320 anni, avranno la durata della vita di 640 anni. E i figl
i di coloro, la cui durata della vita sar di 640 anni, avranno la durata della vi
ta di 2.000 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita sar di 2.000 anni
, avranno la durata della vita di 4.000 anni. E i figli di coloro, la cui durata
della vita sar stata di 4.000 anni, avranno la durata della vita di 8.000 anni.
E i figli di coloro, la cui durata della vita sar stata di 8.000 anni, avranno la
durata della vita di 20.000 anni. E i figli di coloro, la cui durata della vita
sar Stata di 20.000 anni, avranno la durata della vita di 40.000 anni E i figli
di coloro, la cui durata della vita sar stata di 40.000 anni, avranno la durata d
ella vita di 80.000 anni. 23. Coloro, la cui durata della vita sar di 80.000 anni
, potranno sposarsi al 500 anno. Coloro, la cui durata della vita sar di 80.000 an
ni, saranno afflitti da tre afflizioni: l'appetito, il desiderio e la vecchiaia.
Agli uomini, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, l'isola del melograno
sar prospera e ricca: i paesi, le citt, e la capitale vicini l'un l'altro ad un vo
lo di gallo. Agli uomini, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, l'isola de
l melograno sar piena di gente come Avici (12), come una macchia di canne, come u
na macchia di canne da zucchero. Agli uomini, la cui durata della vita sar di 80.
000 anni, sar capitale l'attuale 112
Baranasi, il cui nome sar Ketumati, prosperosa e ricca, densamente popolata, ben
provvista di cibo. Agli uomini, la cui durata i della vita sar di 80.000 anni, ne
ll'isola del melograno saranno 40.000 citt, oltre la capitale Ketumati. 24. Agli
uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 80.000 anni, nella capitale Ket
umati sorger un re di nome Sankha, giratore della ruota, giusto legittimo re, che
nelle quattro direzioni il paese avr sicuramente conquistato, possessore dei set
te tesori. A lui saranno i sette tesori, cio: il tesoro della ruota, il tesoro de
ll'elefante, il tesoro del cavallo, il tesoro del gioiello, il tesoro della donn
a, il tesoro del ministro, il tesoro della guida, questi sette. A lui poi sarann
o pi di mille figli valorosi, di virile aspetto, vincitori dei nemici. Egli la te
rra sino ai confini dell'oceano senza mazza, senza spada, con la legge conquista
ta, governer. 25. Tra gli uomini, o monaci, la cui durata della vita sar di 80.000
anni sorger nel mondo il Sublime di nome Metteyya Santo, Perfetto, perfettamente
Svegliato, possessore del cibo di sapienza, benvenuto, del mondo conoscitore, i
ncomparabile guida delle genti umane, maestro degli di e degli uomini, Svegliato,
Sublime, come oggi io son sorto nel mondo Santo, Perfetto, perfettamente Svegli
ato, possessore di cibo di sapienza, benvenuto, del mondo conoscitore, incompara
bile guida alle genti umane, maestro degli di e degli uomini, Svegliato, Sublime.
Costui questo mondo coi suoi di, con ci che appartiene a Mara, con ci che appartie
ne a Brahma, con quanti in lui sorgeranno asceti o brahmani, cogli di e cogli uom
ini, avendolo da se stesso appreso, realizzato, render noto, proprio come io oggi
questo mondo, con suoi di, con quanto appartiene a Mara, con quanto appartiene a
Brahma, con quanti in lui sorgono asceti o brahmani, cogli di e cogli uomini, av
endolo da me stesso appreso, realizzato, rendo noto. Egli esporr una Dottrina let
ificante nel principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nello spiri
to e nella lettera, soddisfacente nella sua completezza, e far nota una perfetta
condizione di purezza, proprio come io ora espongo una dottrina, letificante nel
principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nello spirito e nella l
ettera, soddisfacente nella sua completezza, e faccio nota una perfetta condizio
ne di purezza. Egli sar circondato da una schiera di alcune migliaia di monaci, c
ome io oggi sono circondato da una schiera di alcune centinaia di monaci. 26. Al
lora il re di nome Sankha, l dove il re Maha Panada fece costruire un palazzo, fa
r costruire un palazzo, avendolo abitato, ed essendo stato generoso e munifico in
elemosine con asceti, brahmani, poveri, mendicanti, bisognosi, alla presenza de
l Sublime Metteyya Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, rasi capelli e barb
a, indossato l'abito giallo, lascer la casa per l'anacoretismo. Ed egli, dimorand
o solo, isolato, di poco soddisfatto, zelante, risoluto, non molto tempo dopo la
sua uscita, come i figli di nobile famiglia che per il loro profitto lasciano l
a casa per l'anacoretismo, gi tra gli elementi visibili l'incomparabile fine dell
a condizione di purezza, da s realizzato, posseduto, raggiunto dimorer. 27. In voi
isolati, o monaci, dimorate, in voi rifugiati, in null'altro rifugiati, nella d
ottrina isolati, nella dottrina rifugiati, in null'altro rifugiati. E come, o mo
naci, un monaco dimora in s isolato, in s rifugiato, in null'altro rifugiato, nell
a dottrina isolato, nella dottrina rifugiato, in null'altro rifugiato? Ecco, o m
onaci, un monaco nel corpo, osservando il corpo, dimora strenuo, attento, consap
evole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza, nella sensazione... nella
mente... tra gli elementi, osservando gli elementi, dimora strenuo, attento, co
nsapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Cos, o monaci, un mona
co in s isolato dimora, in s rifugiato, in null'altro rifugiato, nella dottrina is
olato, nella dottrina rifugiato, in null'altro rifugiato. 28. Secondo le vostre
consuetudini, o monaci, vivete. Coloro, o monaci, che vivono secondo le loro con
suetudini progrediscono in durata della vita, progrediscono in bellezza, progred
iscono in gioia, progrediscono in ricchezza, progrediscono in forza. Che , o mona
ci, ad un monaco lunga vita? Ecco, o monaci, un monaco possessore della base del
potere, del sankhara di ben diretto sforzo di concentrazione, di potente concen
trazione... di mentale concentrazione, del sankhara di esaminante sforzo di conc
entrazione. Ed egli, equilibrato, esercitato in queste quattro basi del potere,
pu, se richiesto, rimanere un kalpa o sino alla fine del kalpa. Ecco, o monaci, c
os' ad un monaco la lunga vita. 113
E che , o monaci, ad un monaco la bellezza? Ecco, o monaci, ad un monaco retto co
mportamento, egli dimora controllato da interiore controllo, possessore di retto
controllo di vita, di ogni sia pur piccolo fallo realizza il danno, I seguendo
le regole di esercizio, si esercita. Ecco, o monaci, cosa ad un monaco la bellez
za. E cosa , o monaci, ad un monaco la gioia? Ecco, o monaci, un monaco, lungi da
brame, lungi da elementi non salutari, raggiunta la riflettente ed osservante,
nata da distacco, beata gioia, la prima esperienza dimora. Riflessione ed osserv
azione quietate, l'interna tranquillit della mente, l'unit dell'essere, la non rif
lettente, non osservante, beata gioia, la seconda esperienza raggiunta dimora. E
cco, o monaci, cos' ad un monaco la gioia. E cosa , o monaci, ad un monaco la ricc
hezza? Ecco, o monaci, un monaco, con mente intonata ad amicizia una regione irr
adiando dimora, cos una seconda, cos una terza, cos la quarta, cos in alto, in basso
, di traverso, totalmente ovunque, interamente il mondo con mente intonata ad am
icizia, ampia, espansa, non limitata, tranquilla, libera di astio irradiando dim
ora. Con mente intonata a compassione... con mente intonata a distacco... con me
nte intonata ad equanimit, ampia, espansa, non limitata, tranquilla, libera da as
tio, irraggiando dimora. Ecco cosa , o monaci, ad un monaco la ricchezza. E come,
o monaci, ad un monaco forza? Ecco, o monaci, un monaco colla rimozione degli a
sava, privo di ajava, la libert della mente, la libert del sapere, gi tra questi vi
sibili elementi sperimentando, avendola da s realizzata, dimora. Ecco, o monaci,
cosa ad un monaco la forza. "Io non vedo, o monaci, che esista anche una sola al
tra forza capace di soverchiare la forza di Mara, e capace, in compagnia di cose
salutari, di raggiungere il sapere ""." Cos disse il Sublime. Contenti i monaci
si rallegrarono alla parola del Sublime,
CAKKAVATTI SIHANADA .SUTTANTA
(Traduzione di Eugenio Frolla)
PATIKASUTTANTA (PATIKAPUTTA L'ASCETA D'ALTRA DOTTRINA)
l PRIMA PARTE
Cos ho sentito "l. Un tempo il Sublime dimorava tra i Malla, in una citt di nome A
nupya. Allora il Sublime, levatosi di buon mattino, presi mantello e scodella, a
nd ad Anupya per l'elemosina. Ma al Sublime cos fu: "" troppo presto per girare per
Anupya per l'elemosina, e se io mi dirigessi al parco di Bhaggava-gotta il pell
egrino, mi accostassi a Bhaggava-gotta il pellegrino, mi accostassi a Bhaggava-g
otta il pellegrino? . Allora il Sublime si diresse al parco di Bhaggava-gotta il
pellegrino, si accost a Bhaggava-gotta il pellegrino." 2. Allora Bhaggava-gotta
il pellegrino disse al Sublime cos: "Venga, o signore, il Sublime; benvenuto, o s
ignore, il Sublime. Da lungo tempo io desidero, o signore, 114
l'occasione della venuta del Sublime. Si segga, o signore, il Sublime, questo se
dile pronto." Sed il Sublime sull'apprestato sedile, Bhaggava-gotta il pellegrino
poi, preso un pi basso sedile, gli sed accanto. Accanto seduto Bhaggava-gotta il
pellegrino disse al Sublime cos: Alcuni giorni or sono, o signore, proprio alcuni
giorni or sono, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi (1), mi si accost, "ed essen
dosi accostato cos mi disse: stato ora, o Bhaggava-gotta, da me abbandonato il Su
blime, pi ora io non dimoro presso il Sublime"". Cosa vi , di vero, o signore, in
- in ci che disse Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi? ""." a Proprio quello che,
o Bhaggava-gotta, disse Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi. "3. Alcuni giorni
or sono, proprio alcuni giorni or sono, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio
dei Licchavi, mi si avvicin. Avvicinatosi, avendomi salutato, si sed accanto; acc
anto seduto, o Bhaggavagotta, Sunakkhatta il figlio dei Licchavi cos mi disse: ""
Ora io abbandono, o signore, il Sublime, non pi d'ora innanzi io dimorer presso il
Sublime"". " "Cos avendo detto, o Bhaggava-gotta, io dissi a Sunakkhatta, figlio
dei Licchavi, cos: ""Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: ' Ehi tu, o Sunak
khatta, dimora presso" "di me?'""." No di certo, o signore . O forse tu mi dices
ti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime?'. No di certo, o signore . Cos cer
to, o Sunakkhatta, io non ti dissi: ' Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora presso di me
', n tu certo a me dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime '. E cos ess
endo le cose, o uomo stolto, proprio cos essendo, che abbandoni ? Vedi, o uomo st
olto, quale il tuo errore . "4. "" Il Sublime, o signore, con me non us elementi
sovrumani, straordinari poteri ""." Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: 'E
hi tu, ' o Sunakkhatta, dimora presso di me ed io con te user elementi sovrumani,
straordinari poteri? '. No di certo, o signore . Forse che tu, o Sunakkhatta co
s mi dicesti: ' Io, o signore, dimorer presso il Sublime, ed il Sublime con me use
r elementi sovrumani, straordinari poteri?'. No di certo, o signore . Cos certo, o
Sunakkhatta, io non ti dissi: 'Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora presso di me ed io
con te user elementi sovrumani, straordinari poteri ', n tu mi dicesti: ' Io, o s
ignore, dimorer presso il Sublime, ed il Sublime con me user elementi sovrumani, s
traordinari poteri '. E cos essendo le cose, o uomo stolto, proprio cos essendo, c
he abbandoni? Che pensi, o Sunakkhatta? Che siano usati elementi sovrumani, stra
ordinari poteri, o che non siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri,
non da me forse esposta una dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzi
one del dolore ? . Che siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, che
non siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, dal Sublime esposta una
dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzione del dolore. Cos certo, o
Sunakkhatta, che siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, o che non
siano usati elementi sovrumani, straordinari poteri, da me esposta una dottrina
, menante chi la segue, alla totale distruzione del dolore. Allora, o Sunakkhatt
a, che importa l'uso di elementi sovrumani, straordinari poteri? Vedi, o uomo st
olto, quale il tuo errore . "5. "" Il Sublime, o signore, non mi annunci le verit
fondamentali ""." Forse che io, o Sunakkhatta, cos ti dissi: 'Ehi tu, o Sunakkhat
ta, dimora presso di me ed io ti annuncer le verit fondamentali? '. No di certo, o
signore . Forse che, o Sunakkhatta, cos mi dicesti: ' Io, signore, dimorer presso
il Sublime, ed il Sublime mi annuncer le verit fondamentali?'. No di certo, o sig
nore . 115
Cos certo, o Sunakkhatta, io non ti dissi: ' Ehi tu, o Sunakkhatta, dimora presso
di me ed io ti annuncer le verit fondamentali ', n tu mi dicesti: ' Io, o signore,
dimorer presso il Sublime, ed il Sublime mi annuncer le verit fondamentali '. E co
s essendo le cose, o uomo stolto, proprio cos essendo, che abbandoni ? Che pensi,
o Sunakkhatta ? Che siano annunciate le verit fondamentali, o che non siano annun
ciate le verit fondamentali, non da me forse esposta una dottrina, menante chi la
segue, alla totale distruzione del dolore ?. Che siano annunciate le verit fonda
mentali, o che non siano annunciate le verit fondamentali, dal Sublime esposta un
a dottrina, menante chi la segue, alla totale distruzione del "dolore "". . "" C
os certo, o Sunakkhatta, che siano annunciate le ' verit fondamentali, o che non s
iano annunciate le verit fondamentali, da me esposta una dottrina, menante chi la
segue, alla totale distruzione del dolore. Allora, o Sunakkhatta, che importa l
'annuncio di verit fondamentali ? Vedi, o uomo stolto, quale il tuo errore""." "6
. "" Con pi di un argomento, o Sunakkhatta, ti furono dette nel paese dei Vajji l
e mie qualit: Costui il Sublime, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, posses
sore del cibo di sapienza, benvenuto, del mondo conoscitore, incomparabile guida
delle umane genti, maestro degli di e degli uomini, Svegliato, Sublime. Proprio
cos, o Sunakkhatta, con pi di un argomento ti furono dette nel paese dei Vajji le
mie qualit." Con pi di un argomento, o Sunakkhatta, ti furono dette nel paese dei
Vajji le qualit della dottrina: Ben esposta fu dal Sublime una dottrina, attuale,
immediata, invitante all'introspezione, conducente all'estinzione, direttamente
realizzabile dagli intelligenti. Proprio cos, o Sunakkhatta, con pi di un argomen
to ti furono dette nel paese dei Vajji le qualit della dottrina. Con pi di un argo
mento, o Sunakkhatta, ti furono dette nel paese dei Vajji le qualit dell'ordine:
Ben regolato fu dal Sublime l'ordine dei discepoli, sapientemente regolato fu da
l Sublime l'ordine dei discepoli, propriamente regolato fu dal Sublime l'ordine
dei discepoli, cio: quattro assemblee di uomini ed otto assemblee di spiriti. L'o
rdine dei discepoli del Sublime degno di venerazione, degno di onore, degno di o
maggio, ed nel mondo incomparabile sorgente di merito. Proprio cos, o Sunakkhatta
, con pi di un argomento ti furono dette nel paese dei Vajji le qualit dell'ordine
. "Allora, o Sunakkhatta, io cos affermo, o Sunakkhatta, io cos concludo: di te si
dir, o Sunakkhatta, cos: ' Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, non fu capace di
dimorare in purezza presso l'asceta Gotama, non essendo capace di esercitarsi, e
videntemente, ricadde in basso '. Cos, o Sunakkhatta, di te si dir""." Proprio cos,
o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi fu da me riconosciuto immatur
o per questa dottrina e regola, destinato alla rovina, all'inferno. 7. Un tempo,
o Bhaggava-gotta, io dimoravo tra i Bumu, in una citt dei Bumu di nome Uttaraka.
Allora, levatomi di buon mattino, o Bhaggava-gotta, presi scodella e mantello,
mi recai a Uttaraka per elemosina con Sunakkhatta figlio dei Licchavi, aspirante
asceta. In quel tempo vi era il penitente Korakkhattiya, che imitava il cane (2
), rimanendo su quattro gambe, pronto a prendere colla bocca, a mangiare colla b
occa per terra il cibo. Vide, o Bhaggavagotta, Sunakkhatta, il figlio dei Liccha
vi, il penitente Korakkhattiya, che imitava il cane, rimanendo su quattro gambe,
pronto a prendere colla bocca, a mangiare colla bocca per terra il cibo. Allora
a lui cos fu " E degno di rispetto, un santo asceta chi imita il cane; rimanendo
su quattro gambe, pronto a prendere colla bocca, a mangiare colla bocca per ter
ra il cibo." Allora io, o Bhaggava-gotta, assunta con la mente la mente di Sunak
khatta figlio dei Licchavi, cos gli dissi: Tu, o stolto uomo, stimi il figlio dei
Sakya?. Perch, o signore, ora il Sublime mi dice: ' Tu, o stolto uomo, stimi il
figlio dei Sakya?'. Non forse a te, o Sunakkhatta, nei riguardi del penitente Ko
rakkhattiya, che imita il cane rimanendo su quattro gambe, pronto a prendere col
la bocca, a mangiare colla bocca per terra il cibo, ora cos fu: degno di rispetto
, un santo asceta chi imita il cane, rimanendo su quattro gambe, pronto a prende
re colla bocca, a mangiare colla bocca per terra il cibo ? ' . 116
S, o signore, forse che il Sublime disprezzerebbe un 3 santo ? . " Non certo io,
o uomo stolto, disprezzo un santo. Ors a questa cattiva opinione sorga in te rinu
ncia, affinch a te non sia per lungo tempo di danno e di dolore. E costui di cui,
o Sunakkhatta, pensi: ' Degno di rispetto, certo, e santo asceta il penitente K
orakkhattiya ', costui, fra sette giorni, . per languore compir il suo tempo e ri
sorger quale asura di nome Kalakanja nel pi basso coro asurico (3), ed il suo corp
o sar abbandonato in un mucchio d'erbacce in un cimitero. Se i, I tu lo vuoi, va
da Korakkhattiya e cos interrogalo: ' Conosci, o amico Korakkhattiya, la tua sort
e?'. Pu darsi il caso, o Sunakkhatta, che il penitente Korakkhattiya risponda: '
Conosco, o amico Sunakkhatta, la mia sorte: io risorger quale .b; asura di nome K
alakanja nel pi basso coro asurico ' ." "8. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta
figlio dei Licchavi and dal penitente Korakkhattiya ed essendoglisi accostato, d
isse a costui cos: "" Fu detto dall'asceta Gotama, amico Korakkhattiya: ' Il peni
tente Korakkhattiya tra sette giorni, per languore compir il suo tempo e sorger qu
ale asura di nome Kalakanja nel pi basso coro asurico, ed il suo corpo sar abbando
nato in un mucchio d'erbacce al cimitero ' pertanto, o amico Korakkhattiya, nutr
iti di cibo in quantit sufficiente, bevi in quantit sufficiente delle bevande, a c
he risultino false le parole dell'asceta Gotama"". Allora, o Bhaggava-gotta, Sun
akkhatta cont uno per uno i giorni di una settimana sperando che fosse smentito i
l Compiuto. Ma, o Bhaggava-gotta, il penitente Korakkhattiya, al settimo giorno,
per languore comp il suo tempo e risorse quale asura di nome Kalakanja, nel pi ba
sso coro asurico, ed il suo corpo fu abbandonato in un mucchio d'erbacce in un c
imitero." "9. Ud, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta: "" Il penitente Korakkhattiya pe
r languore comp il suo tempo ed il suo corpo fu abbandonato in un mucchio d'erbac
ce in un cimitero"". Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Liccha
vi, si rec, presso il mucchio di erbacce nel cimitero, accanto al penitente Korak
khattiya, ed essendoglisi accostato per tre volte batt con la mano Korakkhattiya:
""Conosci, amico Korakkhattiya, la tua sorte?""." "Allora, o Bhaggava-gotta, il
penitente Korakkhattiya appoggiandosi sulle mani sollev il dorso: "" Conosco, am
ico Sunakkhatta, la mia sorte: io sono sorto quale asura Kalakanja nel pi basso c
oro asurico "". E cos avendo parlato ricadde supino." 10. Allora, o Bhaggava-gott
a, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, mi si avvicin, essendosi avvicinato mi sa
lut e si sedette accanto. A lui, che mi era accanto seduto, dissi cos: Che tu pens
i, o Sunakkhatta? Ci che ti dissi nei riguardi del penitente Korakkhattiya si ver
ificato cos, oppure diversamente? . Ci, o signore, che il Sublime mi disse nei rig
uardi del penitente Korakkhattiya, cos si verificato, non diversamente . E che tu
pensi, o Sunakkhatta, cos essendo stato usato un elemento sovrumano, uno straord
inario potere, oppure non stato usato?. Cos essendo, o signore, stato usato un el
emento sovrumano, uno straordinario potere. E cos tu, o uomo stolto, pur essendo
stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere, cos dici: ' Il Sublime,
o signore, non usa con me l'elemento sovrumano, straordinario potere'. Vedi, o u
omo stolto, quale il tuo i errore . Proprio cos, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta fi
glio dei Licchavi fu da me riconosciuto immaturo per questa dottrina e regola, d
estinato alla rovina, all'inferno. "11. Un tempo, o Bhoggava-gotta, io dimoravo
a Vesali nella grande foresta, nella casa dall'acuto tetto. In quel tempo, l'asc
eta d'altra dottrina Kandaramasuka abitava a Vesali e per. conseguire alto profi
tto, alta fama praticava e coltivava nella citt dei Vajji queste sette virt: ""Sin
ch a me sar vita,: sar asceta non coperto da veste; sinch a me sar vita, sar puro, non
indulger all'elemento sessuale; sin che a me sar vita, mi nutrir di eccitante carn
e (4) e non manger riso e giuncata; non oltrepasser a mezzod di Vesali il tumulo di
Udena; non oltrepasser a settentrione di Vesali il tumulo di Gotama; non oltrepa
sser a levante di Vesali il tumulo di Sattamba; non oltrepasser a ponente di Vesal
i il tumulo di Bahuputta (5). E proprio, per ottenere alto profitto, alta fama,
praticava e coltivava nella citt dei Vajji queste sette virt." 117
"12. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi si accost all'asce
ta Kandaramasuka, ed essendosi accostato, pose all'asceta Kandaramasuka un probl
ema. A lui l'asceta Kandaramasuka, interrogato su quel problema, non fu capace d
i rispondere. Non essendo capace di rispondere, manifest dispiacere, disgusto, sc
ontento. Allora a Sunakkhatta figlio dei Licchavi, o Bhaggavagotta, cos fu: "" Ch
e io non offenda un santo asceta cos degno di onore, che ci non mi sia per lungo t
empo di danno e dolore""." 13. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio
dei Licchavi mi si accost, accostatosi, dopo avermi salutato si sed accanto. A lui
, o Bhaggava-gotta, che mi era accanto seduto, cos dissi: Tu, o uomo stolto stimi
il figlio dei Sakya ? . Perch, o signore, ora il Sublime mi dice: ' Tu, o uomo s
tolto, stimi il figlio dei Sakya? '. Non forse tu, o Sunakkhatta, avendo accosta
to l'asceta Kandaramasuka, gli ponesti un problema? A te l'asceta Kandaramasuka,
interrogato su quel problema, non fu capace di rispondere. Non essendo capace d
i rispondere, manifest dispiacere, disgusto, scontento. Allora a te, cos fu: ' Che
io non offenda un santo asceta cos degno di onore, che ci non mi sia per lungo te
mpo di danno e di dolore'. S, o signore, forse che il Sublime disprezzerebbe un s
anto ? . Non certo io, o uomo stolto, disprezzo un santo. Ors a questa cattiva op
inione sorga in te rinuncia, affinch a te non sia per lungo tempo di danno e di d
olore. E costui di cui, o Sunakkhatta, pensi: ' Degno di rispetto certo, e santo
asceta l'asceta Kandaramasuka ', costui, fra non molto, vestito ed in compagnia
, mangiando riso e giuncata, oltrepassati tutti i tumuli di Vesali, intento alla
sua gloria, compir il suo tempo . Allora, o Bhaggava-gotta, l'asceta Kandaramasu
ka, dopo non molto, vestito, in compagnia, mangiando riso e giuncata, oltrepassa
ti tutti i tumuli di Vesali, intento alla sua gloria, comp il suo tempo. "14. Ud a
llora Sunakkhatta figlio dei Licchavi: "" Certo l'asceta Kandaramasuka rivestito
, in compagnia, mangiando riso e giuncata, oltrepassati tutti i tumuli di Vesali
, intento alla sua gloria, comp il suo tempo"" (6). Allora, o Bhaggavagotta, Suna
kkhatta mi si accost, ed essendosi accostato, avendomi salutato, sedette accanto.
A lui, che mi era accanto seduto, o Bhaggava-gotta, cos dissi:" Che tu pensi, o
Sunakkhatta? Ci che ti dissi nei riguardi dell'asceta Kandaramasuka si verificato
cos, oppure diversamente ? . Ci, o signore, che il Sublime disse nei riguardi del
l'asceta Kandaramasuka cos si verificato, non diversamente . E che tu pensi, o Su
nakkhatta, cos essendo stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere, o
ppure non stato usato? . Cos essendo, o signore, stato usato un elemento sovruman
o, straordinario potere. E cos, o uomo stolto, pur essendo stato usato un element
o sovrumano, straordinario potere, cos dici: ' il Sublime, o signore, non usa con
me l'elemento sovrumano, straordinario potere'. Vedi, o uomo stolto, quale il t
uo errore. Proprio cos, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi fu da m
e riconosciuto immaturo per questa dottrina e regola, destinato alla rovina, all
'inferno. "15. Un tempo, o Bhaggava-gotta, io dimoravo a Vesali, nella grande fo
resta, nella casa dall'acuto tetto. In quel tempo l'asceta di altra dottrina Pat
ikaputta si era stabilito a Vesali; per conseguire alto profitto, alta fama nell
a citt dei Vajji. E costui, in Vesali, diceva cos: " L'asceta Gotama ha raggiunta l
a sapienza, io ho raggiunta la sapienza, colui che ha raggiunta la sapienza atto
, per la raggiunta sapienza, ad insegnare l'elemento sovrumano, straordinario po
tere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, anch'io percorrer mezzo cammino. Co
s insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'asceta G
otama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due
. Se l'asceta Gotama far uso di due elementi sovrumani, straordinari poteri, io n
e far uso di quattro. Se l'asceta Gotama far uso di quattro elementi sovrumani, st
raordinari poteri, io ne far uso di otto. Ogni qualvolta l'asceta Gotama far uso d
i un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due. 118
16. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, si avvicin a m
e, essendosi avvicinato ed avendomi salutato si sed accanto. Accanto seduto, o Bh
aggava-gotta, Sunakkhatta, il figlio dei Licchavi, cos mi disse: L'asceta, o sign
ore, Patikaputta dimora a Vesali per conseguire alto profitto, alta fama nella c
itt dei Vajji. Egli in Vesali cos dice: ' L'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza
, io ho raggiunta la sapienza, colui che ha raggiunto la sapienza atto per la ra
ggiunta sapienza ad insegnare l'elemento sovrumano straordinario potere. L'ascet
a Gotama percorra mezzo cammino, io anche percorrer mezzo cammino. Cos insieme pot
remo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'asceta Gotama far uso
di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due. Se l'ascet
a Gotama far uso di due elementi sovrumani, straordinari poteri, io ne far uso di
quattro. Se l'asceta Gotama far uso di quattro elementi sovrumani, straordinari p
oteri, io ne far uso di otto. Ogni qualvolta l'asceta Gotama far uso di un element
o sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di due ' . Cos essendo stato dett
o, o Bhaggava-gotta, dissi a Sunakkhatta figlio dei Licchavi cos: Non capace, o S
unakkhatta, l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare qu
esto suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se viene a confronto
con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io
non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama'
la sua testa sarebbe allora fatta in pezzi . "17. ""Controlli, o signore, il Sub
lime la parola, controlli, o signore, il Benvenuto la parola ""." Perch, o Sunakk
hatta, tu dici: ' Controlli, o signore, il Sublime la parola, controlli, o signo
re, il Benvenuto la parola ? ' . Dal Sublime, o signore, queste parole furono pr
onunciate come una sentenza: ' Non capace l'asceta Patikaputta "a confermare que
sta sua parola a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua o
pinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: io confermer la parola, io
confermer il pensiero, io non rinuncer a questa : opinione, allorquando verr a con
fronto coll'asceta Gotama', la sua testa sarebbe allora fatta in pezzi. L'asceta
Patikaputta, o signore, in un modo o nell'altro pu venire a confronto col Sublim
e e allora ci sarebbe menzogna al Sublime""" "18. "" Forse che, o Sunakkhatta, al
lorquando il Compiuto" "parla dice parole non vere?""." . E che forse, o signore
, il Sublime, avendo colla sua mente assunta la mente dell'asceta Patikaputta, s
a: non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare
questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto
con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io
non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama '
la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi. Oppure gli di, o signore, cos annuncia
rono al Compiuto: ' Non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua paro
la, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se
verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io conferme
r il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr (5) a confronto
coll'asceta Gotama' la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi ? ' . Avendo, o S
unakkhatta, proprio colla mia mente assunta la mente dell'asceta Patikaputta, co
s di lui io so: 'non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola,
a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se ver
r a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il
pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asc
eta Gotama ' la sua testa sar fatta in pezzi. E proprio gli di mi annunciarono: '
Non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa sua parola, a confermare que
sto suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opinione, se verr a confronto con
me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non
rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto coll'asceta Gotama, la s
ua testa sar fatta in pezzi'. Infatti Ajita, il condottiero dei Licchavi, or non
molto, compiuto il suo tempo, sorse nel coro dei trentatr di. Costui, essendosi ac
costato, cos mi annunci: 'non prudente l'asceta Patikaputta, bugiardo 119
l'asceta Patikaputta: su di me l'asceta Patikaputta spieg nei paesi dei Vajji: -
Ajita, il condottiero dei Licchavi, sorger in un grande inferno - . Io non sono s
orto in un grande inferno, ma sono sorto nel coro dei trentatr di. Non prudente l'
asceta Patikaputta, bugiardo l'asceta Patikaputta, non capace l'asceta Patikaput
ta a confermare questa sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinun
ciare a questa sua opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: ' io
confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, a
llorquando verr a confronto coll'asceta Gotama ' la sua testa sarebbe allora fate
in pezzi. Proprio cos, o Sunakkhatta, avendo colla mia mente assunta la mente de
ll'asceta Patikaputta, io so: ' non capace l'asceta Patikaputta a confermare que
sta sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua
opinione, se verr a confronto con me. Se a lui cos fosse: - Io confermer la parola,
io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a co
nfronto coll'asceta Gotama - la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi'. E prop
rio gli di mi annunciarono: ' non capace l'asceta Patikaputta a confermare questa
sua parola, a confermare questo suo pensiero, a non rinunciare a questa sua opi
nione, se verr a confronto col Sublime. Se a lui cos fosse: - io confermer la parol
a, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a
confronto coll'asceta Gotama - . La sua testa allora sarebbe fatta in pezzi'. "I
o, o Sunakkhatta, dopo aver girato per elemosina in Vesali, essendo tornato dall
'elemosina, dopo il pasto, mi recher nel parco l dove si trova l'asceta Patikaputt
a. O Sunakkhath, annuncia pure ci a chi tu desideri""." "19. Allora, o Bhaggava-g
otta, di prima mattina, presi mantello e scodella, andai in Vesali per l'elemosi
na, dopo aver girato per elemosina in Vesali, ritornato dall'elemosina, dopo il
pasto, mi recai nel parco dove l'asceta Patikaputta si trovava per passare il gi
orno. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhath, il figlio dei Licchavi, di furia ent
r in Vesali si accost ai pi noti Licchavi, e a tutti i pi noti Licchavi disse: "" O
amico, il Sublime, dopo aver girato per elemosina in Vesali, essendo tornato dal
l'elemosina, dopo il pasto, si recher nel parco dove l'asceta Patikaputta si trov
a per passare il giorno. Vengano gli onorevoli, vengano gli onorevoli, useranno
gli elementi sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti"". Allora, o Bhagg
ava-goth, a tutti i pi noti Licchavi cos fu: "" Certo useranno gli elementi sovrum
ani, straordinari poteri due famosi asceti. Or noi andremo""." "Ed ai pi noti ric
chi brahmani, ai pi facoltosi padri di famiglia, ad asceti e brahmani di varie sc
uole costui si accost, ed essendosi accostato a costoro, cos disse: "" O amico, il
Sublime, dopo aver girato per elemosina in Vesali, essendo tornato dall'elemosi
na, dopo il pasto, si recher nel parco dove l'asceta Patikaputh si trova per pass
are il giorno. Vengano gli onorevoli, vengano gli onorevoli, useranno gli elemen
ti sovrumani, straordinari poteri due famosi asceti"". Allora, o Bhaggava-gotta,
agli asceti e brahmani di varie scuole cos fu: ""Certo useranno gli elementi sov
rumani, straordinari poteri due famosi asceti. Or noi andremo "". Allora, o Bhag
gava-goth, i pi noti Licchavi, i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri di fam
iglia, gli asceti o brahmani di varie scuole si recarono al parco dove si trovav
a l'asceta Patikaputta. E cos, o Bhaggava-gotta, si radun una grande assemblea di
pi di un centinaio di persone, di pi di un migliaio di persone." "20. Allora ud, o
Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputta: "" Certo ora vengono i pi noti Licchavi, ve
ngono i pi noti" "ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti e br
ahmani di varie scuole, e viene l'asceta Gotama nel parco dove io dimoro durante
il giorno"". Avendo ci udito, in lui sorse terrore, costernazione, e gli si rizz
arono i capelli. Allora, o Bhaggava-gotta, l'asceta Patikaputha terrorizzato, co
sternato, coi capelli ritti, se ne and nel parco dei pellegrini Tindukkhanu." "Ud,
o Bhaggava-goth, l'assemblea: "" Certo l'asceta Patikaputta, terrorizzato, cost
ernato, coi capelli ritti, se ne andato nel parco dei pellegrini Tindukkhanu "".
Allora, o Bhaggava-goth, l'assemblea si rivolse ad un uomo:" Ehi tu, o uomo, va
al parco dei pellegrini Tindukkhanu, l dov' l'asceta Patikaputta, col giunto di' a
ll'asceta Patikaputta cos: ' vieni, o amico Patikaputta, nel parco dove l'onorevo
le solito passare il giorno, 120
sono ora giunti i pi noti Licchavi, i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri d
i famiglia, gli asceti o brahmani di varie scuole e l'asceta Gotama ' O amico Pa
tikaputh, tu pronunciasti innanzi a tutta Vesali queste parole: ' l'asceta Gotam
a ha raggiunge la sapienza, io ho raggiunta la sapienza, e colui che ha raggiunt
a la sapienza atto, per la raggiunta sapienza, ad insegnare l'elemento sovrumano
straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche percorre
r mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario pot
ere. Sc l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, i
o ne far uso di due. Se l'asceta Gotama far uso di due elementi sovrumani, straord
inari poteri, io ne far uso di quattro. Se l'asceta Gotama far uso di quattro elem
enti sovrumani, straordinari poteri, io ne far uso di otto. Ogni qualvolta l'asce
ta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far uso di
due '. Vieni, o amico Patikaputh, per mezzo cammino, l'intero cammino ha gi perc
orso l'asceta Gotama, che ora siede nel parco dove l'onorevole suole passare il
giorno. 21. Allora, o Bhaggava-gotta, quell'uomo ubbidendo all'assemblea, si rec
al parco dei pellegrini Tindukkhanu dove "si trovava l'asceta Patikaputta, accos
tatosi all'asceta Patikaputta, cos gli disse: "" Vieni, o amico Patikaputta, nel
parco dove l'onorevole suole passare il giorno, sono ora giunti i pi noti Licchav
i, i pi noti ricchi brahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti o brahman
i di varie scuole e l'asceta Gotama. O, amico Patikaputta, tu pronunciasti innan
zi a tutta Vesali queste parole: 'l'asceta Gotama ha raggiunta la sapienza, io h
o raggiunto la sapienza, colui che ha raggiunto la sapienza atto per la raggiunt
a sapienza ad insegnare l'elemento sovrumano, straordinario potere. L'asceta Got
ama percorra mezzo cammino, io anche percorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo
usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'asceta Gotama far uso di u
n elemento sovrumano, straordinario potere io ne far uso di due '. Vieni, o amico
Patikaputta, per mezzo cammino, l'intero cammino ha gi percorso l'asceta Gotama,
che ora siede nel parco dove l'onorevole suole passare il giorno""." "Cos essend
o stato detto l'asceta Patikaputta: ""Vengo, o amico; vengo, o amico"" pur cos di
cendo si agitava e non poteva levarsi da sedere. Allora, o Bhaggava-gotta, quell
'uomo cos disse all'asceta Patikaputta: ""che , di grazia, o amico Patikaputta? Fo
rse che i peli ti si sono attaccati alla sedia, o che la sedia ti si attaccata a
i peli ? Tu dici: ' Vengo, o amico, vengo, o amico ', e tuttavia ti agiti e non
puoi levarti da sedere""." "Cos essendogli stato detto, o Bhaggava-gotta, l'ascet
a Patikaputta: ""Vengo, o amico; vengo, o amico"", pur cos dicendo si agitava ma
non poteva levarsi da sedere." "22. Allora, o Bhaggava-gotta, quell'uomo riconob
be una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta, ' Vengo, o amico, vengo, o amic
o' pur cos dicendo si agita ma non riesce a levarsi da sedere"". E ritornato all'
assemblea cos rifer:" " una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta ' Vengor o am
ico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita ma non riesce a levarsi da sedere.
" "Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, io dissi all'assemblea cos: "" Non c
apace, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a confermare il
suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me. S
e a lui cos fosse: ' Io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinun
cer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua te
sta allora sarebbe fatta in pezzi""."
PRIMA PARTE FINE
121
SECONDA PARTE
1. Allora, o Bhaggava-gotta, un tale, gran ministro dei Licchavi, sorse da seder
e e disse all'assemblea: Pertanto attendete qui un istante ed io sicuramente con
durr qui, all'assemblea, l'asceta Patikaputta . Allora, o Bhaggava-gotta, il gran
ministro Licchava and nel parco dei pellegrini Tindukkhanu, l dove era l'asceta P
atikaputta, ed essendosi avvicinato all'asceta Patikaputta, disse cos: Vieni, o a
mico Patikaputta, meglio che tu venga: ! nel parco dove l'onorevole suole passar
e il giorno sono ora giunti i pi noti Licchavi, sono ora giunti i pi noti ricchi b
rahmani, i facoltosi padri di famiglia, gli asceti ed i brahmani di varie scuole
e l'asceta Gotama. Tu pronunciasti innanzi a tutta Vesali queste parole: 'L'asc
eta Gotama ha raggiunta la sapienza, io ho raggiunto la sapienza, colui che ha r
aggiunto la sapienza atto per la raggiunta sapienza ad insegnare l'elemento sovr
umano, straordinario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche pe
rcorrer mezzo cammino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinar
io potere. Se l'asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario pot
ere, io ne far uso di due '. Venga l'amico Patikaputta per mezzo cammino, l'ascet
a Gotama ha percorso l'intero cammino ed ora siede nel parco dove l'onorevole su
ole passare il giorno. L'asceta Gotama pronunzi innanzi all'assemblea queste paro
le: ' Non capace, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a co
nfermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confront
o con me '. Se a lui cos fosse: ' Io confermer la parola, io confermer il pensiero,
io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gota
ma ' la sua testa sarebbe allora fatta in pezzi. Vieni, o amico Patikaputta, e c
olla tua venuta vi sar il confronto con l'asceta Gotama. "2. Cos essendo stato, l'
asceta Patikaputta: ""Vengo, o amico; vengo, o amico "" pur cos dicendo si agitav
a ma non poteva levarsi da sedere. Allora, o Bhaggava-gotta, il gran ministro de
i Licchavi cos disse all'asceta Patikaputta: "" Che , di grazia, o amico Patikaput
ta? Forse che i peli ti si sono attaccati alla sedia, o che la sedia ti si attac
cata ai peli ? Tu dici: 'Vengo, o amico; vengo, o amico', e tuttavia ti agiti e
non puoi levarti da sedere ""." "Cos essendogli stato detto, o Bhaggava-gotta, l'
asceta Patikaputta: ""Vengo, o amico; vengo, o amico"", pur cos dicendo si agitav
a ma non poteva levarsi da sedere." "3. Allora, o Bhaggava-gotta, il gran minist
ro dei Licchavi riconobbe: "" una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputta, ' Ve
ngo, o amico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita ma non riesce a levarsi d
a sedere"". E ritornato all'assemblea cos rifer:" " una cosa straordinaria: l'asce
ta Patikaputta, ' Vengo, o amico; vengo, o amico', pur cos dicendo si agita ma no
n riesce a levarsi da sedere." "Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, io dis
si all'assemblea cos: ""Non capace, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la
sua parola, a confermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se
viene a confronto con me. Se a lui cos fosse: 'io confermer la parola, io conferm
er il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con
l'asceta Gotama, la sua testa sarebbe fatta a pezzi'. Se agli onorevoli Licchav
i cos fosse: 'Legato l'asceta Patikaputta con una corda ad una coppia di buoi, lo
trascineremo qui' si spezzerebbe la corda o l'asceta Patikaputta. Non capace l'
asceta Patikaputta a confermare la sua parola! a confermare il suo pensiero, a n
on rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse '
io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinion
e, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua testa sarebbe fatta i
n pezzi ""." 4. Allora, o Bhaggava-gotta, Jaliya discepolo portatore di scodella
, sorto da sedere, cos disse all'assemblea: Pertanto attendete qui un istante ed
io certamente potr condurre qui, all'assemblea, l'asceta Patikaputta. Allora, o B
haggava-gotta, Jaliya (7), discepolo portatore di scodella, si rec al parco dei p
ellegrini Tindukkanu l dove era l'asceta Patikaputta, ed essendosi avvicinato all
'asceta Patikaputta: "Vieni, o amico Patikaputta, meglio che tu venga: nel parco
dove l'onorevole suole passare il giorno sono 122
ora giunti i pi noti Licchavi, sono ora giunti i pi noti ricchi brahmani, i facolt
osi padri di famiglia, gli asceti ed i brahmani di varie scuole e l'asceta Gotam
a. Tu pronunciasti innanzi a tutta Vesali queste parole: ' L'asceta Gotama ha ra
ggiunta la sapienza, io ho raggiunta la sapienza, colui che ha raggiunta la sapi
enza atto per la raggiunta sapienza ad insegnare l'elemento sovrumano, straordin
ario potere. L'asceta Gotama percorra mezzo cammino, io anche percorrer mezzo cam
mino. Cos insieme potremo usare l'elemento sovrumano, straordinario potere. Se l'
asceta Gotama far uso di un elemento sovrumano, straordinario potere, io ne far us
o di due ' Vieni, o amico Patikaputta per mezzo cammino; l'asceta Gotama ha perc
orso l'intero cammino ed ora siede nel parco dove l'onorevole suole passare il g
iorno. L'asceta Gotama pronunci innanzi all'assemblea queste parole: ' Non capace
, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a confermare il suo
pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con me. Se a l
ui cos fosse - Io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a q
uesta opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama - se a lui cos fo
sse: - io confermer la parola, allora la sua testa sarebbe fatta in pezzi - . Se
agli onorevoli Licchavi cos fosse: - Legato asceta Patikaputta con una corda ad u
na coppia di buoi, lo trascineremo qui - si spezzerebbe la corda o l'asceta Pati
kaputta. Non capace l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a confermar
e il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione se viene a confronto con m
e. Se a lui cos fosse. - Io confermer la parola, io confermer il pensiero, io non r
inuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotama - la s
ua testa sarebbe fatta in pezzi '. Vieni, o amico Patikaputta, e colla tua venut
a vi sar il confronto con l'asceta Gotama ." "5. Cos essendo stato detto, l'asceta
Patikaputta: "" Vengo, o amico; vengo, o amico "" pur cos dicendo si agitava ma
non poteva levarsi da sedere. Allora, o Bhaggava-gotta, Jaliya, discepolo portat
ore di scodella, cos disse all'asceta Patikaputta: "" Che , di grazia, o amico Pat
ikaputta? Forse che i peli ti si sono attaccati alla sedia o che la sedia ti si
attaccata ai peli ? Tu dici: ' Vengo, o amico; vengo, o amico ' e tuttavia ti ag
iti e non puoi levarti da sedere ""." "Cos essendogli stato detto, o Bhaggava-got
ta, l'asceta Patikaputta: ""Vengo, o amico; vengo, o amico"", pur cos dicendo si
agitava ma non poteva levarsi da sedere." "6. Allora, o Bhaggava-gotta, Jaliya d
iscepolo portatore di scodella riconobbe: "" una cosa straordinaria: l'asceta Pa
tikaputta: ' Vengo, o amico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita, ma non ri
esce a levarsi da sedere "". Allora a costui cos disse: "" Un tempo, o amico Pati
kaputta, ad un leone, re degli animali, cos fu: ' Se io ora mi preparassi un rifu
gio nella foresta e se, dopo averlo preparato, vi entrassi al mattino, e dopo es
servi entrato, mi svegliassi, e dopo essermi svegliato, girassi nelle quattro di
rezioni lo sguardo, e dopo aver girato nelle quattro direzioni lo sguardo, per t
re volte ruggissi col ruggito del leone, e dopo aver per tre volte ruggito col r
uggito del leone, mi recassi al pascolo, e qui uccidessi tra il gregge degli ani
mali quelli di migliore e pi tenera carne, e dopo averne mangiata la tenera carne
, raggiungessi cos il rifugio? '." Allora, o amico, il leone, re degli animali, s
i prepar un rifugio nella folta foresta, e dopo esserselo preparato, vi entr al ma
ttino, e dopo esservi entrato, si svegli, dopo essersi svegliato, gir nelle quattr
o direzioni lo sguardo, e dopo aver girato nelle quattro direzioni lo sguardo, p
er tre volte rugg col ruggito del leone, e dopo aver per tre volte ruggito col ru
ggito del leone, si rec al pascolo e uccise tra il gregge degli animali quelli di
migliore e pi tenera carne, e avendone mangiate le teneri carni, raggiunse cos il
rifugio?'. 7. Dunque, amico Patikaputta, a Jara, lo sciacallo arrogante e scioc
co, che si nutriva degli avanzi del leone, proprio a Jara lo sciacallo Cos fu: '
Che sono io, che il leone, re degli animali? Se io ora mi preparassi un rifugio
nella foresta e se, dopo averlo preparato, vi entrassi al mattino, e, dopo esser
vi entrato, mi svegliassi, e dopo essermi svegliato, girassi nelle quattro direz
ioni lo sguardo, e dopo aver girato nelle quattro direzioni lo sguardo, per tre
volte ruggissi col ruggito del leone e dopo aver per tre volte ruggito col ruggi
to del leone, mi recassi al pascolo e qui uccidessi tra il gregge quelli di migl
iore e pi tenera carne, e dopo averne mangiata la tenera carne, raggiungessi cos i
l rifugio ? '. Allora, o amico, Jara lo sciacallo si prepar un rifugio nella folt
a foresta, e dopo esserselo preparato, vi entr al mattino, e dopo esservi entrato
, si svegli, e dopo essersi svegliato, gir nelle quattro direzioni lo sguardo, e d
opo aver girato nelle quattro direzioni lo sguardo: ' Per tre volte ruggir col ru
ggito del leone ', ma lo 123
sciacallo non rugg ed emise invece il suo urlo. E che il vile urlo dello sciacall
o, e che il ruggito "del leone ? Proprio cos tu, o amico Patikaputta, vivendo cog
li attributi del Benvenuto, nutrendoti col cibo del Benvenuto, pensi di poter co
mpetere col Compiuto, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Che sono i vili
Patikaputta al confronto dei Compiuti, Santi, Perfetti, perfettamente Svegliati?
""." 8. Ma con ci, o Bhaggava-gotta, Jaliya, discepolo portatore di scodella, co
n questo paragone, non fu in grado di trarre l'asceta Patikaputta dal suo sedile
, allora cos gli disse: Uno sciacallo pensa di poter essere scambiato da chi lo [
guarda per un leone: ma ecco lo sciacallo ruggisce: ' che il vile urlo dello sci
a [callo, e che il ruggito del leone? '. "Proprio cos tu, amico Patikaputta, vive
ndo con gli attributi del Benvenuto, nutrendoti col cibo del Benvenuto, pensi di
poter competere col Compiuto, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Che son
o i vili Patikaputta al confronto dei Compiuti, Santi, Perfetti, perfettamente S
vegliati? ""." 9. Con ci, o Bhaggava-gotta, Jaliya, il discepolo portatore di sco
della, con questo paragone, non fu in grado di trarre l'asceta Patikaputta dal s
uo sedile, e allora cos gli disse: Colui che si aggir cercando per s gli avanzi del
l'altrui cibo non vede se stesso e si crede simile ad una tigre, ma ecco lo scia
callo ruggisce: ' e che il vile urlo dello scia[callo, e che il ruggito del leon
e?'. "Proprio cos tu, o amico Patikaputta, vivendo cogli attributi del Benvenuto,
nutrendoti col cibo del Benvenuto, pensi di poter competere col Compiuto, Santo
, Perfetto, perfettamente Svegliato. Che sono i vili Patikaputta al confronto de
i Compiuti, Santi, Perfetti, perfettamente Svegliati? ""." 10. Ma con ci, o Bhagg
ava-gotta, Jaliya, discepolo portatore di scodella, con questo paragone, non fu
in grado di trarre l'asceta Patikaputta dal suo sedile, allora cos gli disse: Chi
si nutr di rane, di topi da grano, di crani, di ossa e [di rifiuti nella grande
foresta, nell'inospitale foresta si crede stimabile: [' io sono il re degli anim
ali ' ma ecco lo sciacallo ruggisce: ' che il vile ruggito dello scia[callo, e c
he il ruggito del leone? '. "Proprio cos tu, o amico Patikaputta, vivendo cogli a
ttributi del Benvenuto, nutrendoti col cibo del Benvenuto, pensi di poter compet
ere col Compiuto, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato. Che sono i vili Pati
kaputta al confronto dei Compiuti, Santi, Perfetti, perfettamente Svegliati?""."
"I l. Con ci, o Bhaggava-gotta, Jaliya, discepolo portatore di scodella, con que
sto paragone, non fu in grado di trarre l'asceta Patikaputta dal suo sedile. All
ora tornato all'assemblea cos rifer: "" una cosa straordinaria: l'asceta Patikaputt
a, ' Vengo, o amico; vengo, o amico ' pur cos dicendo si agita ma non riesce a le
varsi da sedere""." Cos essendo stato detto, o Bhaggava-gotta, cos dissi all'assem
blea: Non capace, o amici, l'asceta Patikaputta a confermare la sua parola, a co
nfermare il suo pensiero, a non rinunciare alla sua opinione, se viene a confron
to con me. Se a lui cos fosse: ' io confermer la parola, io confermer il pensiero,
io non rinuncer a questa opinione, allorquando verr a confronto con l'asceta Gotam
a' la sua testa allora sarebbe fatta in pezzi. Se agli onorevoli Licchavi cos fos
se: ' Legato l'asceta Patikaputta con una corda ad una coppia di buoi lo trascin
eremo qui' si spezzerebbe la corda o l'asceta Patikaputta. Non capace l'asceta P
atikaputta a confermare la sua parola, a confermare il suo pensiero, a non rinun
ciare alla sua opinione, se viene a confronto con me. Se a lui cos fosse ' Io con
fermer la parola, io confermer il pensiero, io non rinuncer a questa opinione, allo
rquando verr a confronto con l'asceta Gotama' la sua testa sarebbe fatta in pezzi
. 124
12. Allora io, o Bhaggava-gotta, istruii, incitai, rallegrai, rasserenai l'assem
blea con un discorso sulla dottrina ed avendo istruita, incitata, rallegrata, ra
sserenata l'assemblea con un discorso sulla dottrina e avendo cos liberato dai gr
andi legami, avendo rimosse le maggiori difficolt a 84.000 esseri, raggiunto l'el
emento fuoco, feci apparire sette palme nel cielo e avendo costruite di fuoco e
di fumo altre sette palme, riapparvi nella grande selva, nel padiglione dall'acu
to tetto. Allora, o Bhaggava-gotta, Sunakkhatta figlio dei Licchavi, mi si avvic
in, avvicinatomi ed avendomi salutato, sedette accanto. A lui che si era accanto
seduto, o Bhaggavagotta, cos dissi: Che tu pensi, o Sunakkhatta? Ci che ti dissi n
ei riguardi dell'asceta Patikaputta si verificato cos oppure diversamente ? . Ci,
o signore, che il Sublime mi disse nei riguardi dell'asceta Patikaputta cos si ve
rificato, non diversamente . E che tu pensi, o Sunakkhatta, cos essendo stato usa
to un elemento sovrumano, straordinario potere, oppure non stato usato ? . Cos es
sendo, o signore, stato usato un elemento sovrumano, straordinario potere. E cos
tu, o uomo stolto, pur essendo stato usato un elemento sovrumano, straordinario
potere, cos dici: ' Il Sublime, o signore, non usa con me l'elemento sovrumano, s
traordinario potere'. Vedi, o uomo stolto, quale il tuo errore ' . Proprio cos, o
Bhaggava-gotta, Sunakkhatta fu da me riconosciuto immaturo per questa dottrina
e regola, destinato alla rovina, all'inferno. "13. Ed io, o Bhaggava-gotta, ho r
ealizzato il sapere delle origini; questo ho realizzato e cose di queste pi alte
ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; non essendo vincola
to, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiuto consegue la libera
zione dal destino. Vi sono, o Bhaggava gotta, alcuni asceti o brahmani che espon
gono un insegnamento sulle origini: il mondo di Issara, il mondo di Brahma. Esse
ndomi loro avvicinato, cos dissi: "" vero che, onorevoli, esponete un insegnament
o intorno alle origini, al mondo di Issara, al mondo di Brahma?"". Costoro, cos d
a me interrogati: "" S "" risposero. E di conseguenza dissi loro: "" In che modo,
onorevoli, voi avete stabilito il vostro sapere sulle origini, sul mondo di Iss
ara, sul mondo di Brahma che insegnate, che esponete? "". Costoro da me cos inter
rogati, non risposero, ma a loro volta mi interrogarono. Interrogato, a loro ris
posi cos:" "l 4. "" Vi , o amici, un certo momento, questo o quello, in cui dopo l
ungo lasso di tempo questo mondo si evolve. Evolvendosi il mondo, gli esseri pra
ticamente si evolvono come di raggianti. Essi allora sono fatti di pensiero, nutr
iti di beatitudine, da s irradiano luce, sono di struttura aerea, costantemente g
loriosi, e cos a lungo, per lungo tempo rimangono. Vi , o amici, un certo momento,
questo o quello, in cui, dopo lungo lasso di tempo, questo mondo si involve, ne
l mondo che si involuto, una vuota regione di Brahma si rende manifesta. Allora
un certo essere, o per l'esaurirsi del tempo, o per l'esaurirsi del merito, trap
assando dal coro degli di raggianti, sorge nella vuota regione di Brahma. Costui
allora fatto di pensiero, nutrito di beatitudine, da s irradia luce, di struttura
aerea, costantemente glorioso, ed a lungo, per lungo tempo rimane. A costui all
ora, da lungo tempo solitario, nella non soddisfatta mente, un'insoddisfazione,
un desiderio sorge: Oh, certo, altri esseri possono venire in questo mondo! Allo
ra altri esseri, per esaurirsi del tempo, o per esaurirsi del merito, trapassati
dal coro degli di raggianti sorgono nella regione di Brahma in compagnia di quel
l'essere. Costoro allora sono fatti di pensiero, nutriti di beatitudine, da s irr
adiano luce, sono di struttura aerea, costantemente gloriosi, a lungo, per lungo
tempo rimangono." l S. Allora, o amici, a quell'essere per primo sorto cos : Io s
ono Brahma, il Gran Brahma, il Signore, il mai vinto, l'onniveggente, l'onnipote
nte, il padrone, il fattore, il creatore, l'altissimo, l'ordinatore, il possente
padre di ci che fu e sar. Da me questi esseri furono creati. E quale ne la ragion
e? Al principio a me cos fu: Oh certo altri esseri possono venire in questo mondo
! A quegli esseri, dopo sorti, invece cos : costui il signore Brahma, il Gran Brah
ma, il signore, il mai vinto, l'onniveggente, l'onnipossente, il padrone, il fat
tore, il creatore, l'altissimo, l'ordinatore, il possente padre di ci che fu e ci
che sar. Da costui, dal signor 125
Brahma, noi fummo creati. E quale di ci la ragione? Costui noi vedemmo qui primo
sorto: noi qui sorgemmo dopo! "16. Allora, o amici, l'essere prima sorto dotato
di pi lunga vita, di maggior splendore, di pi grande potenza, mentre gli altri ess
eri, sorti dopo, sono dotati di men lunga vita, di scarsa bellezza, di minore po
tenza? Si conosce questa possibilit, o amici, che un certo essere, trapassando da
quel coro, appaia in questo mondo. In questo mondo venuto, fatto asceta, abband
oni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacoretismo, fatto as
ceta, realizzato lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzato il controllo, real
izzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del pensiero, in modo da
raggiungere la concentrazione della mente, nella sua mente raccolta sorge consap
evolezza di una anteriore forma di esistenza, ma non sorge consapevolezza di alt
ro. Ed egli cos dice: ' Quegli certo il signor Brahma, il gran Brahma, il signore
, il mai vinto, l'onniveggente, l'onnipotente, il padrone, il fattore, il creato
re, l'altissimo, l'ordinatore, il possente padre di ci che fu e ci che sar. Da cost
ui, dal signor Brahma noi fummo creati. Egli permanente, perdurante, eterno, ele
mento immobile, cos per sempre uguale sar. Noi invece fummo creati dal Brahma, imp
ermanenti, non perduranti, di corta vita, elementi mutabili venuti a questo mond
o '. Cos l'origine, o amici, del mondo di Issara, del mondo di Brahma, del sapere
delle origini, che voi esponete ""." "Costoro cos dissero: ""Ecco, o amico Gotam
a, noi abbiamo udito ci che disse l'onorevole Gotama "". Ed io, o Bhaggava-goth,
ho realizzato il sapere delle origini; questo ho realizzato e cose di queste pi a
lte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; non essendo vin
colato, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiuto consegue la li
berazione dal destino." "1 7. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asceti o brahman
i che espongono un insegnamento sul sapere delle origini per corruzione del piac
ere. Essendomi loro avvicinato, cos dissi: "" vero che, onorevoli, voi esponete u
n insegnamento sulle origini per corruzione del piacere?"". Costoro cos da me int
errogati: ""S"", risposero. Ed in conseguenza, dissi loro: "" In che modo, voi on
orevoli, avete stabilito il sapere delle origini per corruzione del piacere, che
esponete? "". Costoro da me cos interrogati non risposero, ma a loro volta mi in
terrogarono. Interrogato, a loro risposi cos:" Vi sono invero, o amici, gli di cor
rotti dal piacere. Essi avendo raggiunto l'elemento gioia-piacere a lungo attacc
ati dimorano, avendo a lungo dimorato attaccati al raggiunto elemento gioia-piac
ere, la loro consapevolezza si attenua, attenuata la consapevolezza, essi trapas
sano dal loro coro divino. Si conosce, o amici, questa possibilit, che un essere
trapassato da quel coro, giunga in questo mondo. E, giunto in questo mondo, fatt
o asceta, abbandoni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacor
etismo, fatto asceta, realizzato lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzato il
controllo, realizzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del pensi
ero, in modo da raggiungere la concentrazione della mente, s che colla mente racc
olta sorge in lui la consapevolezza di una precedente esistenza, ma non sorge co
nsapevolezza di altro. Egli cos dice: ' Vi sono i signori di non corrotti dal piac
ere. Essi non attaccati al raggiunto elemento gioiapiacere a lungo dimorano, e a
vendo dimorato a lungo non attaccati al raggiunto elemento gioia-piacere, la lor
o consapevolezza non si attenua e non trapassano dal loro coro, permanenti, perd
uranti, eterni, elementi immutabili, cos per sempre uguali staranno. Invece noi f
ummo corrotti "dal piacere: a lungo dimorammo attaccati al raggiunto elemento gi
oia-piacere, e, avendo noi a lungo dimorato attaccati al raggiunto elemento gioi
a-piacere, la nostra consapevolezza si attenu, attenuata la consapevolezza, trapa
ssati da quel coro, impermanenti, imperduranti, di corta vita, elementi mutabili
siamo venuti a questo mondo'. Cos, o amici, si stabilito il sapere delle origini
per corruzione del piacere, che voi esponete ""." "Costoro cos dissero: ""Ecco,
o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onorevole Gotama"". Ed io, o Bha
ggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini; questo ho realizzato e cose
di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; no
n essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiuto c
onsegue la liberazione dal destino." "18. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asce
ti o brahmani che espongono un insegnamento sul sapere delle 126
origini per corruzione della mente. Essendomi loro avvicinato cos dissi: "" vero
che voi onorevoli esponete un insegnamento sulle origini per corruzione della me
nte? "". Costoro cos da me interrogati: "" S "", risposero. Ed in conseguenza diss
i loro: "" In che modo voi onorevoli avete stabilito il sapere delle origini per
corruzione della mente, che esponete ? "". Costoro da me cos interrogati non ris
posero, ma a loro volta mi interrogarono. Interrogato, a loro risposi cos:" " Vi
sono, o amici, gli di corrotti dal pensiero. Essi a lungo si pensano l'un l'altro
, ed essendosi a lungo l'un l'altro pensati, si corrompono la mente. Essi corrot
ta l'un l'altro la mente, esauriscono la mente, esauriscono il corpo, trapassano
dal loro coro divino. Si conosce, o amici, questa possibilit: che un essere trap
assato da quel coro giunga in questo mondo. E giunto in questo mondo, fatto asce
ta, abbandoni la casa per l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacoretismo
, fatto asceta, realizzato lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzato il contr
ollo, realizzata la vigilanza, realizzata la giusta applicazione del pensiero, i
n modo da raggiungere la concentrazione della mente, s che colla mente raccolta s
orge in ` lui consapevolezza di una precedente esistenza, ma non sorge consapevol
ezza di altro. Egli cos dice: ' Vi sono, o signori, gli di non corrotti dal pensie
ro. Essi, non essendosi a lungo l'un l'altro pensati, non hanno corrotta la ment
e. Essi, non essendosi l'un l'altro corrotta la mente, non hanno esaurita la men
te, non hanno esaurito il corpo. Questi di non trapassano dal loro coro, permanen
ti, perduranti, eterni, elementi immutabili, cos per sempre eguali staranno. Noi
invece fummo corrotti dal pensiero, a lungo l'un l'altro ci pensammo, ed essendo
ci a lungo l'un l'altro pensati, indebolimmo l'un l'altro la mente, corrotta l'u
n l'altro la mente esaurimmo la mente, esauriscono il corpo, e trapassati da que
l coro, impermanenti,; imperduranti, di corta vita, elementi mutabili, siamo ven
uti a questo mondo'. Cos, o amici, si stabilito il sapere delle" "origini per cor
ruzione della mente, che voi esponete ""." "Costoro, cos dissero: "" Ecco, o amic
o Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onorevole Gotama"". Ed io, o Bhaggava-
gotta, ho realizzato il sapere delle origini; questo ho realizzato e cose pi alte
ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato; non essendo vincol
ato, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiuto consegue la liber
azione dal destino." "19. Vi sono, o Bhaggava-gotta, alcuni asceti o brahmani ch
e espongono un insegnamento sul sapere dell'origine casuale. Essendomi loro avvi
cinato cos dissi: "" vero che voi onorevoli, esponete un insegnamento sull'origine
casuale? "". Costoro cos da me interrogati: "" S "", risposero. E di conseguenza
dissi loro: ""In che modo voi, onorevoli, avete stabilito il sapere dell'origine
casuale, che esponete?"". Costoro da me cos interrogati, non risposero, ma a lor
o volta mi interrogarono. Interrogato risposi cos:" Vi sono, o amici, gli di esser
i inconsci, questi di raggiunta una coscienza trapassano dal loro coro. Si conosc
e questa possibilit, o amici, che un certo essere, trapassato da quel coro, appai
a in questo mondo. Giunto in questo mondo, "fatto asceta, abbandoni la casa per
l'anacoretismo. Abbandonata la casa per l'anacoretismo, fatto asceta, realizzato
lo zelo, realizzata l'attenzione, realizzato il controllo, realizzata la vigila
nza, realizzata la giusta applicazione del pensiero, in modo da raggiungere la c
oncentrazione della mente, s che colla mente raccolta sorge in lui consapevolezza
di una precedente esistenza, ma non sorge consapevolezza di altro. Egli cos dice
: ' Origine casuale hanno l'anima ed il mondo. E quale di ci la ragione? Io non e
sistevo prima che quest'io fosse maturato in esistenza'. Cos, o amici, si stabili
to il sapere dell'origine casuale che voi esponete""." "Costoro cos dissero: ""Ec
co, o amico Gotama, noi abbiamo udito ci che disse l'onorevole Gotama"". Ed io, o
Bhaggava-gotta, ho realizzato il sapere delle origini, questo ho realizzato e c
ose di queste pi alte ho realizzato, ma da ci che ho realizzato non sono vincolato
; non essendo vincolato, solo, stabilita la pace ed il supremo sapere, il Compiu
to consegue la liberazione dal destino." "20. Cos, o Bhaggava-gotta, avendo io de
tto, alcuni asceti o brahmani, vani, bugiardi, calunniano non secondo realt: ""No
n chiaro l'asceta Gotama coi suoi monaci. L'asceta Gotama cos dice: 'Nel tempo in
cui un asceta ha raggiunta la splendente liberazione, in quel tempo egli percep
isce solo oscurit ' "". Non io, o Bhaggava-gotta, cos dico: "" Nel tempo in cui un
asceta ha raggiunta la splendente liberazione, in quel 127
tempo percepisce solo oscurit "". Ma cos io dico: "" Nel tempo in cui un asceta, r
aggiunta la splendente liberazione, dimora, in quel tempo percepisce lo splendor
e""""." Pertanto, o signore, oscuri sono coloro che accusano il Sublime ed i mon
aci di oscurit, che io possa essere rischiarato dal Sublime, possa il Sublime ins
egnarmi la dottrina per mezzo della quale, raggiunta la splendente liberazione,
si dimora. Difficile, o Bhaggava-gotta, a chi di altra opinione, di altra creden
za, a chi sotto un altro influsso, ad altro aggiogato ad un altro insegnamento i
ntento, poter dimorare "nella raggiunta splendente liberazione; ma a te, o Bhagg
avagotta, quella certezza che hai in me ti serve di buona protezione ""." Se dif
ficile, o signore, a chi di altra opinione, di altra credenza, a chi sotto un al
tro influsso, ad altro aggiogato, ad un altro insegnamento intento, dimorare nel
la raggiunta splendente liberazione, certo la certezza che io ho nel Sublime mi
sar di buona protezione. Cos disse il Sublime, contento Bhaggava-gotta il pellegri
no si rallegr alla parola del Sublime.
PATIKA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola) SAMANNAPHALASUTTA (SUL FRUTTO
DELL'ASCESI)
Cos ho sentito: "1. Un tempo il Sublime dimorava a Rajagaha (1) nel boschetto di
manghi di Jivaka il pediatra, con una schiera di monaci, milletrecentocinquanta
monaci. quel tempo il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta (2) nei giorni della
vigilia, al quindicesimo, alla festa della fine delle piogge, nelle notti di pl
enilunio (3), circondato dai suoi reali amici, era uso sedere sul terrazzo dell'
eccelsa casa. E dunque il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, una notte di vi
gilia cos esclam: ""bellissima, o amici, questa notte di plenilunio; meravigliosa,
o amici, questa notte di plenilunio; splendida, o amici, questa notte di plenil
unio; mirabile, o amici, e questa notte di plenilunio; propizia, o amici" "quest
a notte di plenilunio. Quale asceta o brahmano potremmo onorare, che onorato pos
sa di pace colmarci la mente ?"" ." "2. Cos essendo stato detto, uno tra gli amic
i del re, al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta. cos disse: ""tale," "o divino
, Purana Kassapa', capo di una scuola, con molti seguaci, celebre, famoso, fonda
tore di una dottrina, per la calma virtuoso, da molta gente onorato, grande anac
oreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si onori Purana Kassapa ed al
lora certamente, onorando Purana Kassapa, colma di pace verr a noi la mente "". M
a, essendo stato cos detto, il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta rimase in si
lenzio." "3. Un altro tra gli amici del re, al re dei Magadha Ajatasattu Vedehip
utta, cos disse: "" tale, o divino, Makkhali - Gosala, capo di una scuola, con mo
lti seguaci, celebre, famoso, fondatore di una dottrina, per la 128
calma virtuoso, da molta gente onorato, grande anacoreta, vegliardo d'et venerand
a. Proprio, o divino, si onori Makkhali-Gosala ed allora certamente, onorando Ma
kkhali-Gosala, colma di pace verr a noi la mente"". Ma, essendo stato cos detto, i
l re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta rimase in silenzio." "4. Un altro tra gl
i amici del re, al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, cos disse: ""tale, o di
vino, Ajita Kesakambala, capo di una scuola, con molti seguaci, celebre, famoso,
fondatore di una dottrina, per la calma virtuoso, da. molta gente onorato, gran
de anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si onori Ajita Kesa-ka
mbala ed allora certamente, onorando Ajita Kesa-kambala, colma di pace verr a noi
la mente "". Ma, essendo stato cos detto, il re del Magadha Ajatasattu Vedehiput
ta rimase in silenzio." "5. Un altro degli amici del re, al re del Magadha Ajata
sattu Vedehiputta, cos disse: ""tale, o divino, Pakudha Kaccayana, capo di una sc
uola, con molti seguaci, famoso, fondatore di una dottrina, per la calma virtuos
o, da molta gente onorato, grande anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o
divino, si onori Pakudha Kaccayana ed allora certamente, onorando Pakudha Kacca
yana, colma di pace verr" "a noi la mente "". Ma, essendo stato cos detto, il re d
el Magadha Ajatasattu Vedehiputta rimase in silenzio." "6. Un altro tra gli amic
i del re, al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta cos disse: ""tale, o divino, S
arijaya Belatthiputta, capo di una scuola, con molti seguaci, celebre, famoso, f
ondatore di una dottrina, per la calma virtuoso, da molta gente onorato, grande
anacoreta, vegliardo d'et veneranda. Proprio, o divino, si onori Sanjaya Belatthi
putta ed allora certamente, onorando Sanjaya Belatthiputta, colma di pace verr a
noi la mente "". Ma, essendo stato cos detto, il del Magadha Ajatasattu Vedehiput
ta rimase in silenzio." "7. Un altro tra gli amici del re, al re del Magadha Aja
tasattu Vedehiputta, cos disse:""tale, o divino, Nigantha Nataputta, capo di una
scuola, con molti seguaci, celebre, famoso, fondatore di una dottrina, per la ca
lma virtuoso, da molta gente onorato, grande anacoreta, vegliardo d'et veneranda.
Proprio, o divino, si onori Nigantha Nataputta ed allora certamente, onorando N
igantha Nataputta, colma di pace verr a noi la mente "". Ma, essendo stato cos det
to, il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta rimase in silenzio." "8. Durante qu
esto tempo Jivaka il pediatra era rimasto seduto in silenzio accanto al re del M
agadha Ajatasattu Vedehiputta. Allora il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta c
os disse a Jivaka il pediatra: ""Ma tu, o caro Jivaka, perch resti in silenzio? ""
." " Il Sublime, o divino, il Santo Perfetto perfettamente Svegliato dimora nel
mio boschetto di manghi con una grande schiera di monaci, con milletrecentocinqu
anta monaci, ed intorno a lui, al Sublime Gotama meravigliosa una voce di fama c
os si espande: Ecco, quegli il Sublime Santo Perfetto perfettamente Svegliato, po
ssessore del cibo della sapienza, benvenuto, del mondo conoscitore, insuperabile
guida delle umane genti, maestro degli di e degli uomini, Svegliato, Sublime Il
Sublime, o divino, si onori ed allora certamente onorando il Sublime, colma di p
ace verr a noi la mente ""." Pertanto, caro Jivaka, fa preparare gli elefanti. "9
. ""S, o divino"". E cos Jivaka il pediatra, ubbidendo al re del Magadha Ajatasatt
u Vedehiputta, fece preparare cinquecento elefanti, ed il reale elefante da sell
a, ed al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta annunci: ""Pronti, o divino, sono
gli elefanti, ora il tempo cui tu pensi "". Ed il re del Magadha Ajatasattu Vede
hiputta sulle cinquecento elefantesse fatte salire a parte le dame, salito egli
stesso sul reale elefante da sella, al lume delle torce, entr in Rajagaha con mag
nifico reale splendore e si inoltr nel boschetto di manghi di jivaka il pediatra.
" "10. Ma al re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta nel boschetto di manghi sorse
meraviglia, sorse stupore, sorse spavento. E allora il re del Magadha Ajatasatt
u Vedehiputta agitato, stupito, spaventato a Jivaka il pediatra cos disse: ""Mi h
ai tu forse, caro Jivaka, ingannato? Mi hai tu forse, caro jivaka, mentito? Mi h
ai tu forse, caro Jivaka, tradito? Per il tuo onore, dove la grande schiera di m
onaci, i milletrecentocinquanta monaci? Ch qui non s'ode respiro, non sospiro, no
n voce"" (5)." Non spaventarti o gran re. Non ti ho, o divino, ingannato, non ti
ho, o divino, mentito, non ti ho, o divino, tradito. Avvicinati, gran re. Avvic
inati, gran re. Essi nel rotondo padiglione, in s isolati, meditano . "11. E cos i
l re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta, fatto chinare a terra l'elefante, ne sc
ese, lo leg, e a piedi raggiunse l'entrata del padiglione; raggiunta che ebbe l'e
ntrata del padiglione cos parl a Jivaka il 129
pediatra:" Quale dunque, caro Jivaka, il Sublime?. Quello, o gran re, il Sublime
, o gran re, il Sublime, che di fronte, nel mezzo, al posto d'onore siede tra la
schiera dei monaci . "12. E dunque il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta si
avvicin al Sublime, ed avvicinatosi, si ferm presso un sedile, fermo presso il sed
ile il re, circondato dalla silenziosa e, come l'acqua di un lago, immobile schi
era dei monaci, cos esclam: ""Di questa calma possa essere ricolmo il mio giovane
Udayi-bhadda (6), della quale ora ricolma la schiera dei monaci ""." "Mosso da a
ffetto forse, o gran re, tu qui ti accostasti ? ""." Mi caro il giovane Udayi-bh
adda. Di questa calma, o signore, possa essere ricolmo il giovane Udayibhadda de
lla quale ora ricolma la schiera dei monaci . "13. E cos il re del Magadha Ajatas
attu Vedehiputta, reso omaggio al Sublime, inchinatosi con giunte le mani alla s
chiera dei monaci, si sed sul sedile, seduto sul sedile il re del Magadha Ajatasa
ttu Vedehiputta cos disse al Sublime: posso, o signore, interrogare il Sublime su
una piccola questione, se il Sublime permette richieste di spiegazione? ""." In
terroga, o gran re, su ci che desideri o. "14. ""Per ciascuno che esercita delle
attivit, o signore, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i co
cchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di
vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figl
i di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lava
ndai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle al
tre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo,
fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre
, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani le opere che prom
uovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano, in mon
di celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o signore, proprio q
ui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi ? ""." "15. ""Non ricordi tu
, o gran re, di aver gi posta questa domanda ad altri asceti o brahmani? "" (7)."
S, ricordo, o signore, di aver gi posta questa domanda ad altri asceti o brahmani
. Quanto, o gran re, ti risposero al riguardo, se a te non spiace, ripeti . Null
a mi , o signore, sgradito, allorquando presente il Sublime, la forma del Sublime
. " ""Allora, o gran re, parla ""." "16. ""Un tempo, o signore, avvicinai di pe
rsona Parana Kassapa, e, avendo avvicinato Purana-Kassapa, dopo aver scambiato c
ortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi
seduto, io, o signore, cos dissi a Purana-Kassapa: ""Per ciascuno che esercita u
na attivit, o Kassapa, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i
cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori
di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, f
igli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, l
avandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle
altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mond
o, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e pa
dre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che
promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in
mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Kassapa, propri
o qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi?""." "17. Avendo io cos de
tto, o signore, Purana-Kassapa cos mi rispose: ""Agire, o gran re, provocare azio
ne, distruggere, provocare distruzione, incendiare, provocare incendi, far piang
ere, far stare in agitazione, palpitare, far palpitare, causare morte ad essere
vivente, prendere il non dato, separare ci che unito, abitare sempre nella propri
a casa, rimanere nei villaggi, correre ai piaceri, mentire: nessuna azione produ
ce male. Se con una affilata arma tagliente tu riducessi il mondo in una poltigl
ia di carne, non ne verrebbe male n origine di male. Se sulle rive settentrionali
del Gange tu fossi andato uccidendo, incendiando, torturando, oh non per questo
ne verrebbe male, n origine di male. Se su questa riva tu andassi beneficando, r
egalando, 130
facendo sacrifici, compiendo olocausti, non ne verrebbe bene, n origine di bene.
Dalla generosit, dalla moderazione, dall'astinenza, dalla sincerit non nasce bene
n origine di bene ""." "18. Cos letteralmente, o signore, Purana-Kassapa, interrog
ato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose sulla non causalit. Come interrog
ato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse
del mango, proprio cos Purana-Kassapa interrogato sul visibile frutto dell'asces
i a proposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: ""E come, di grazia, pu
oi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa della
rinuncia? "". Cos io, o signore, dissi a Purana-Kassapa, ma non vi fu accettazion
e n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferir
e parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, per nulla co
nvinto, levatomi da sedere me ne andai." "19. Un tempo, o signore, avvicinai di
persona MakkhaliGosala, e, avendo avvicinato Makkhali-Gosala, dopo aver scambiat
o cortesi e amichevoli parole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo esse
rmi seduto, io, o signore, cos dissi a Makkhali-Gosala: "" Per ciascuno che eserc
ita una attivit, o Gosala, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guida
no i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distribut
ori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratt
i, figli di servi, cuochi barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande
, lavandai, fabbricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o" "esercitano q
uelle altre attivit che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo
mondo, fanno lieto e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre
e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere
che promuovono spirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttifican
o in mondi celesti, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Gosala, pr
oprio qui in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi?""." "20. Avendo io c
os detto, o signore, Makkhali-Gosala cos mi rispose: "" Non vi causa, o signore, n
on motivo per le impurit degli esseri, senza causa, senza motivo gli esseri diven
tano impuri, non vi causa, non motivo della beatitudine degli esseri, senza caus
a, senza motivo gli esseri diventano beati. Non vi un io personale, non vi un'al
terit, non vi una condizione umana, non potenza, non virilit, non vi potere umano,
non energia umana. Tutti gli esseri, tutti i viventi, tutte le creature, tutti
gli spiriti sono impotenti, non virili, piegati sotto la vincolante necessit dell
'essere e sperimentano gioia e dolore. Un milionequattrocentoseimila e seicento
modi fondamentali di esistere, cinquecento karma, cinque karma, tre karma, un so
lo Karma, mezzo karma, sessantadue linee di condotta, sessantadue stati intermed
i, sei razze, od otto cori di spiriti, una conoscenza unica in cento modi di viv
ere, una conoscenza unica in cento modi di mendicare, una conoscenza unica in ce
nto stati di perfezione, due pienezze della mente, tre fermezze della mente, i q
uattro elementi della terra, le sette generazioni animali, le sette generazioni
inanimate, le sette generazioni svincolate, i sette di, i sette stati umani, i se
tte demoni, i sette colori, i sette nodi, i settecento nodi, i sette abissi, i s
ettecento abissi, le sette visioni, le settecento visioni, gli ottantaquattro gr
andi kalpa, i centomila modi principali di esistere (8): gli ignoranti ed i dott
i, trasmigrando e turbinando, porranno fine al dolore. Perci non pu dirsi: ' Costu
i con la condotta, con l'osservanza, con la castit, porter a maturazione un immatu
ro karma, o realizzando porr termine ad un maturo karma'. Non vi possibilit di col
mare la misura della gioia o del dolore, non di limitare il samsara, non di dimi
nuzione, n di accrescimento, non di innalzamento n di abbassamento; come un gomito
lo di filo gettato, dipanandosi si distende, cos ignoranti e dotti, trasmigrando
e turbinando, porranno fine al dolore""." "21. Cos letteralmente, o signore, Makk
hali-Gosala, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose sulla non e
sistenza di alcunch al di fuori del samsara. Come interrogato sul mango mi parlas
se dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos
Makkhali-Gosala interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi risp
ose. Allora, o signore, a me cos fu: "" E come, di grazia, puoi pensare che vi si
a un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa della rinuncia ? "". Cos io
, o signore, dissi a Makkhali-Gosala, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e non
avendo costui n accettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddi
sfazione, preso da disgusto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da
sedere, me ne andai." 131
"22. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Ajita Kesakambala, e, avendo avvi
cinato Ajita Kesa-kambala, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, pres
i posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi
ad Ajita Kesa-kambala: "" Per ciascuno che esercita una attivit, o Ajita, cio per
coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, port
ano stendardi, Sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, principi
, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, bar
bieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ce
ste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono
, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfat
to colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compa
gni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale bene
ssere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono p
ropensione ai cieli. Ora si possono, o Ajita, proprio qui in questo mondo ricono
scere i frutti dell'ascesi? ""." "23. Avendo io cos detto, o signore, Ajita Kesa-
kambala cos mi rispose: "" Non vi , o gran re, elemosina, non vi sacrificio, non v
i olocausto, non vi frutto delle azioni piacevoli o dolorose, non vi questo mond
o, non vi l'altro mondo, non vi madre n padre, non vi spontaneo rinascere degli e
sseri, non vi sono al mondo asceti e brahmani perfetti che, con retta conoscenza
, da s coi propri occhi conoscono questo mondo e l'altro mondo; allorquando l'uom
o, composto dei quattro grandi elementi, raggiunge la morte, ci che nel suo corpo
terra si dirige, va verso la terra, ci che nel suo corpo acqua si dirige, va ver
so l'acqua, ci che nel suo corpo fuoco si dirige, va verso il fuoco, ci che nel su
o corpo aria si dirige, va verso l'aria, ci che causa di coscienza si dissolve ne
llo spazio. Composti di cinque elementi gli uomini vanno verso la morte che li a
fferra. Allora essi sperimentano le caratteristiche dei cimiteri, diventano grig
e ossa, abbandonano la religione. Dottrine da stolti sono quelle sulla religiosi
t, sull'empiet e quelle che bugiardamente proclamano inesistenti profitti. Ignoran
ti e sapienti, colla distruzione del corpo, sono distrutti, annientati, non esis
tono dopo la morte""." "24. Cos letteralmente, o signore, Ajita Kesa-kambala, int
errogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose colla teoria dell'annientam
ento. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'ar
tocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Ajita Kesa-kambala interrogato sul vis
ibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu:
"" E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante
vincitore a causa della rinuncia? "". Cos io, o signore, dissi ad Ajita Kesa-kam
bala, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respi
nto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per
questo discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere me ne andai." "25. Un t
empo, o signore, avvicinai di persona Pakudha Kaccayana, e, avendo avvicinato Pa
kudha Kaccayana, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su
un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Pakudha
Kaccayana: "" Per ciascuno che esercita una attivit, o Kaccayana, cio per coloro
che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano sten
dardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che salt
ano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bag
nini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricanti di ceste, di va
si, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti
si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lieto e soddisfatto colui c
he si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed ami
ci; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benessere, le
opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione
ai cieli. Ora si possono, o Kaccayana, proprio qui in questo mondo riconoscere
i frutti dell'ascesi?""." "26. Avendo io cos detto, o signore, Pakudha Kaccayana
cos mi rispose: "" I sette elementi, o gran re, sono originarii, assolutamente or
iginarii, non creati, non generati, sterili, permanenti, immobili come pilastri.
Essi non muovono, non mutano, non si urtano l'un contro l'altro, non causano l'
un all'altro n gioia n dolore, n gioia e dolore. Quali sette? La Sostanza terra, la
sostanza acqua, la sostanza fuoco, la sostanza aria, la gioia, il dolore, e set
tima la vita. Proprio questi" "sette elementi sono originarii assolutamente orig
inarii, non creati, non generati, sterili, permanenti immobili 132
come pilastri, essi non muovono, non mutano, non si urtano uno con l'altro, non
causano l'un all'altro n gioia n dolore, n gioia e dolore. Pertanto non vi un separ
are, non un unire, non vi sensazione n causa di sensazione, non vi percezione n ca
usa di percezione. Se con un'arma tagliente si troncasse ad alcuno la testa non
per questo alcuno verrebbe privato della vita, ma il taglio della spada si intro
durrebbe tra i setti elementi ""." "27. Cos letteralmente, o signore, Pakudha Kac
cayana, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, mi rispose sulla distinzion
e per la distinzione. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, int
errogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Pakudha Kaccayana inte
rrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signo
re, a me cos fu: "" E come, di grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o un bra
hmano dimorante vincitore a causa della rinuncia? "". Cos io, o signore, dissi a
Pakudha Kaccayana, ma non vi fu accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n acc
ettato n respinto, scontento, senza proferire parola di insoddisfazione, preso da
disgusto per questo discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere me ne anda
i." "28. Un tempo, o signore, avvicinai di persona Nigantha Nataputta (9), e, av
endo avvicinato Nigantha Nataputta, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli par
ole, presi posto su un sedile accanto a lui. Dopo essermi seduto io, o signore,
cos dissi a Nigantha Nataputta: "" Per ciascuno che esercita una attivit, o Aggi-V
essana, cio per coloro che: cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tiran
o d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, no
bili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi,
cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di" "ghirlande, lavandai, fab
bricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attiv
it che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno lie
to e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e
figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani, le opere che promuovono s
pirituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celest
i, producono propensione ai cieli. Ora si possono, o Aggi-Vessana, proprio qui,
in questo mondo riconoscere i frutti dell'ascesi ? ""." "29. Avendo io cos detto,
o signore, Nigantha Nataputta cos mi rispose: "" Ecco, o gran re, il Nigantha qu
adruplice freno, controllo, limitazione. E come o gran re, il Nigantha quadrupli
ce freno, controllo, limitazione? Ecco, o gran re, il Nigantha di ogni acqua lim
itazione, di ogni acqua controllo, di ogni acqua scrupolo, di ogni acqua saziet.
Cos, o gran re, un quadruplice freno, controllo, limitazione; e siccome, o gran r
e, il Nigantha questo quadruplice freno, controllo, limitazione, cos svincolato v
iene chiamato colui che da s giunto, che da s controllato, da s calmato ""." "30. C
os letteralmente, o signore, Nigantha Nataputta, interrogato sul visibile frutto
dell'ascesi, mi rispose sul quadruplice freno, controllo, limitazione. Come inte
rrogato sul mango mi parlasse dell'artocarpo, interrogato sull'artocarpo mi parl
asse del mango, proprio cos Nigantha Nataputta interrogato sul visibile frutto de
ll'ascesi a sproposito mi rispose. Allora, o signore, a me cos fu: "" E come, di
grazia, puoi pensare che vi sia un asceta o brahmano dimorante vincitore a causa
della rinuncia? "". Cos io, o signore, dissi a Nigantha Nataputta, ma non vi fu
accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, scontento, sen
za proferire parola di insoddisfazione, preso da disgusto per questo discorso, p
er nulla convinto, levatomi da sedere me ne andai." "31. Un tempo, o signore, av
vicinai di persona Sanjaya Belatthiputta, e, avendo avvicinato Sanjaya Belatthip
utta, dopo aver scambiato cortesi e amichevoli parole, presi posto su di un sedi
le accanto a lui. Dopo essermi seduto, io, o signore, cos dissi a Sanjaya Belatth
iputta: "" Per ciascuno che esercita un'attivit, o Sanjaya, cio per coloro che: ca
valcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tirano d'arco, portano stendardi,
sono aiutanti di campo, distributori di vivande, nobili, prncipi, che saltano sui
grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi, cuochi, barbieri, bagnini, s
guatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabbricante di ceste, di vasi, con
tabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivit che esistono, i frutti si man
ifestano sensibilmente in questo mondo fanno lieto e soddisfatto colui che si oc
cupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e figlie, compagni ed amici; per
gli asceti e brahmani, le opere che promuovono spirituale benessere, le opere 13
3
espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti, producono propensione ai ci
eli. Ora si possono, o Sanjaya, proprio qui in questo mondo riconoscere i frutti
dell'ascesi ? ""." "32. Avendo io cos detto, o signore, Sanjaya Belatthiputta co
s mi rispose: "" C' l'altro mondo? - Che tu cos possa chiedere, - c' l'altro mondo,
- che ci per me abbia senso, - c' l'altro mondo, - che cos da qualcuno sia insegnat
o: il primo non pu essere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere. N pu non
essere, n non pu non essere. - Non c' l'altro mondo? - che tu cos possa chiedere, -
non c' l'altro mondo, - che ci per me abbia senso, - non c' l'altro mondo, - che c
os da qualcuno sia insegnato: il primo non pu essere, il secondo non pu essere, il
terzo non pu essere. - C' e non c' l'altro mondo? Non c', n non c' l'altro mondo? - Ch
e tu cos possa chiedere, - c' e non c' l'altro mondo non c' n, - che ci per me abbia s
enso, - c' e non c' l'altro mondo, non c' l'altro mondo, - che cos da qualcuno sia i
nsegnato: il primo non pu essere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere.
- Vi possibilit di risorgere per gli esseri? Non vi possibilit di risorgere per g
li esseri ? Vi e non vi possibilit di risorgere per gli esseri? Non vi n non vi po
ssibilit di risorgere per gli esseri? - Che tu cos possa chiedere, - c' l'altro mon
do, che ci per me abbia senso, - c' l'altro mondo," - che cos da qualcuno sia inseg
nato: il primo non pu essere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere. - V
i frutto e conseguenza delle azioni piacevoli e dolorose ? Non vi frutto e conse
guenza delle azioni piacevoli e dolorose ? Vi e non vi frutto e conseguenza dell
e azioni piacevoli e dolorose? Non vi n non vi frutto e conseguenza delle azioni
piacevoli e dolorose? - Che tu cos possa chiedere, - c' l'altro mondo, - che ci per
me abbia senso, - c' l'altro mondo, - che cos da qualcuno sia insegnato: il primo
non pu essere, il secondo non pu essere, il terzo non pu essere. - Esiste il Compi
uto dopo la morte ? Non esiste il Compiuto dopo la morte ? Esiste e non esiste i
l Compiuto dopo la morte? Non esiste n non esiste il Compiuto dopo la morte? - Ch
e tu cos possa chiedere, - non esiste n non esiste il Compiuto dopo la morte? - ch
e ci per me abbia senso, - non esiste, n non esiste il Compiuto dopo la morte ? -
che cos da qualcuno sia insegnato, il primo non pu essere, il secondo non pu essere
, il terzo non pu essere, n pu non essere, n non pu non essere 10. "Cos letteralmente,
o signore, Sanjaya Belatthiputta, interrogato sul visibile frutto dell'ascesi, m
i rispose sull'ambivalenza. Come interrogato sul mango mi parlasse dell'artocarp
o, interrogato sull'artocarpo mi parlasse del mango, proprio cos Sanjaya Belatthi
putta interrogato sul visibile frutto dell'ascesi a sproposito mi rispose. Allor
a, o signore, a me cos fu: "" Costui il pi stolto, il pi fatuo di questi asceti o b
rahmani. E come, di grazia potr spiegare, essendo cos confuso, la domanda sul visi
bile frutto dell'ascesi?"". Allora, o signore, a me cos fu: "" E come, di grazia,
costui pu pensare che vi sia un asceta o un brahmano dimorante vincitore a causa
della rinuncia?"". E queste parole, o signore, dissi a Sanjaya Belatthiputta, m
a non vi fu n accettazione n ripulsa, e, non avendo costui n accettato n respinto, s
contento, senza proferire parola d'insoddisfazione, preso da disgusto per questo
discorso, per nulla convinto, levatomi da sedere, me ne andai." "34. Su questo,
o signore, io interrogo il Sublime: ""Per ciascuno che esercita delle attivit, o
signore, cio per coloro che cavalcano elefanti e cavalli, guidano i cocchi, tira
no d'arco, portano stendardi, sono aiutanti di campo, distributori di vivande, n
obili, prncipi, che saltano sui grandi elefanti, eroi, catafratti, figli di servi
, cuochi, barbieri, bagnini, sguatteri, preparatori di ghirlande, lavandai, fabb
ricanti di ceste, di vasi, contabili, scrivani, o esercitano quelle altre attivi
t che esistono, i frutti si manifestano sensibilmente in questo mondo, fanno liet
o e soddisfatto colui che si occupa, lieti e soddisfatti madre e padre, figli e
figlie, compagni ed amici; per gli asceti e brahmani le opere che promuovono spi
rituale benessere, le opere espiatorie dolcemente fruttificano in mondi celesti,
producono propensione ai cieli. Ora si possono, o signore, proprio qui in quest
o mondo riconoscere i frutti dell'ascesi ? "" (11)""." possibile, o gran re, ma
ora io ti porr una domanda, se vuoi tu mi risponderai . "35. ""Che pensi tu, o gr
an re, se ci fosse un uomo, un plebeo, molto operoso, che presto si leva, che ta
rdi giace, obbediente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevole"" E cos a lui
fosse: "" meraviglioso, straordinario certamente l'andare verso il bene, l'oper
are bene. Quegli, il re del Magadha Ajatasattu 134
Vedehiputta un essere umano, ed anch'io sono un essere umano. Quegli, il re del
Magadha Ajatasattu Vedehiputta nel possesso dei cinque tronchi del desiderio, go
de nel possesso dell'esistenza, certamente, invece io sono un plebeo, molto oper
oso, presto mi levo, tardi giaccio, ubbidiente, ossequioso, riverente nel parlar
e, gradevole. E cos facendo io ne trarr bene. Ma se ora io, rasi capelli e barba,
indossato l'abito giallo, uscissi dalla casa verso l'anacoretismo ? (12). Allora
costui, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, esce dalla casa verso l
'anacoretismo. Cos uscito col corpo vigilato dimora, colla parola vigilata dimora
, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s liet
o isolato. Se a te alcuni, in riferimento a quest'uomo, dicessero: "" Di grazia,
o divino, vorresti conoscere forse tu un uomo, un plebeo, operoso, che presto s
i leva, che tardi giace, obbediente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevol
e: costui, o divino, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscito dall
a casa verso l'anacoretismo, cos uscito, col corpo vigilato dimora, colla parola
vigilata dimora, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca be
vanda, in s lieto ed isolato"". Forse cos tu risponderesti: ""Se ne vada questo mi
o caro uomo, egli tuttora rimane un plebeo, un plebeo molto operoso, che presto
si leva, che tardi giace, obbediente, ossequioso, riverente nel parlare, gradevo
le """"." "36. ""No di certo, o signore, ma lui io saluterei, mi alzerei da sede
re, lo inviterei, gli offrirei manto, scodella, medicine e, secondo la consuetud
ine, gli appresterei riparo, protezione, difesa ""." Che pensi, o gran re ? Prop
rio cos essendo, vi un visibile frutto dell'ascesi, o non vi ? .
Certamente, o signore, cos essendo, vi e un visibile frutto dell'ascesi . Cos, o g
ran re, ti ho indicato un primo, composto di visibili elementi, visibile frutto
dell'ascesi . "37. "" Si pu dunque, o signore, indicare ancora un altro, composto
di visibili elementi, visibile frutto dell'ascesi? ""." " possibile, o gran re;
ma ora io ti porr una domanda, se vuoi tu mi risponderai. Che pensi tu, o gran re
? Se ci fosse un uomo, un proprietario terriero, capo di casa, religioso, buon
amministratore, e cos a lui fosse: meraviglioso, straordinario certamente l'andar
e verso il bene, l'operare bene. Quegli, il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputt
a un essere umano, ed anch'io sono un essere umano. Quegli il re del Magadha Aja
tasattu Vedehiputta nel possesso dei cinque tronchi del desiderio, gode nel poss
esso dell'esistenza, certamente; invece io sono un proprietario di terre, capo d
i casa, religioso, buon amministratore. E cos facendo io ne trarr bene. Ma se ora
io, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscissi dalla casa verso l'a
nacoretismo ? "". Allora costui abbandonata una piccola od una grande propriet, u
na piccola od una grande cerchia di amici, rasi capelli e barba, indossato l'abi
to giallo, esce dalla casa verso l'anacoretismo. Cos uscito col corpo vigilato di
mora, colla parola vigilata dimora, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di
poco cibo e poca bevanda, in s lieto ed isolato. Se a te alcuni in riferimento a
quest'uomo dicessero: ""di grazia, o divino, vorresti conoscere forse tu un uomo
, proprietario di terra, capo di casa, religioso, buon amministratore: costui, o
divino, rasi capelli e barba, indossato l'abito giallo, uscito dalla casa verso
l'anacoretismo, cos uscito col corpo vigilato dimora, colla parola vigilata dimo
ra, colla mente vigilata dimora, soddisfatto di poco cibo e poca bevanda, in s li
eto isolato"". Forse cos tu risponderesti: "" se ne vada questo mio caro uomo, eg
li tuttora rimane un proprietario terriero, capo di casa, religioso, buon ammini
stratore ? "" """ "38. "" No di certo, o signore, ma lui io saluterei, mi alzere
i da sedere, lo inviterei, gli offrirei manto, scodella, medicine e, secondo la
consuetudine, gli appresterei riparo, protezione, difesa ""." Che pensi o gran r
e? Proprio cos essendo vi un visibile frutto dell'ascesi, o non vi ? Certamente, o
signore, cos essendo vi un visibile frutto dell'ascesi . Cos, o gran re, ti ho in
dicato un secondo, composto di visibili elementi, visibile frutto dell'ascesi (1
3) "39. a Si pu dunque, o signore, indicare ancora un altro, composto di visibili
elementi, visibile frutto dell'ascesi, di questi visibili frutti pi eccelso, pi a
lto? ""." "o Si pu o gran re; pertanto, ascolta attentamente e poni mente, io ti
risponder ""." 135
S, o signore , cos al Sublime assent il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta. Il S
ublime cos disse: "40. ""In questo mondo, o gran re, sorge il Compiuto, Santo, Pe
rfetto, Perfettamente Svegliato, possessore del cibo della sapienza, benvenuto,
conoscitore del mondo, incomparabile guida delle umane genti, maestro degli di e
degli uomini, svegliato Sublime. Questo mondo, con ci che vi di divino, con ci che
appartiene a Mara, con ci che appartiene a Brahma, con quanti in lui sorgono asc
eti e brahmani, con quanti in lui sono di e uomini, egli descrive, avendolo da s s
tesso sperimentato, visto coi propri occhi. Egli insegna una dottrina letificant
e nel principio, letificante nel mezzo, letificante nel fine, nella lettera e ne
llo spirito, palesa la condizione di isolata pienezza, di limpida purezza." "41
. E questa dottrina ode un padre di famiglia, o il figlio di un padre di famigli
a, o chi sia nato in altro stato. Egli, udendo questa dottrina, si empie di fidu
cia nel Compiuto. Possessore della fiducia ottenuta in Lui, cos riflette: ""oppre
ssione la vita comune, via regale, libero cielo l'andare errando. Non possibile,
abitando la casa, arrivare all'isolata pienezza, alla condizione di limpida, qu
asi lucida madreperla, purezza. E se io, rasi i capelli e barba, indossato l'abi
to giallo, uscissi di casa verso l'anacoretismo?"". Ed egli in sguito, una piccol
a propriet, od una grande propriet abbandonata, una piccola cerchia di amici, od u
na grande cerchia di amici abbandonata, rasi capelli e barba, esce di casa verso
l'anacoretismo." "42. Cos uscito, controllandosi da s, secondo il controllo del p
atimokkha, dimora nutrendosi di retto comportamento, e di ogni pur minimo errore
vede il danno, assumendoli si rende atto a realizzare una serie di precetti nel
corpo, nell'azione, nella parola; in possesso di rettitudine, limpido di vita,
perfetto nella condotta, vigilante alle porte dei sensi, in possesso della facol
t di autorealizzarsi nella propria consapevolezza, soddisfatto." 43. E come, o gr
an re, un monaco perfetto nella condotta? Ecco, o gran re, un monaco ha rinuncia
to ad uccidere, si astiene dall'uccidere, senza mazza, senza spada, riguardoso,
pieno di simpatia, amico, compassionevole con tutti gli esseri viventi, dimora.
Cos essendo egli nella regola. Ha rinunciato al non dato, si astiene dal non dato
, [solo] il dato ricevendo, [solo] il dato accogliendo, con puro animo non furti
vo, in s dimora. Cos essendo egli nella regola. Ha rinunciato alla condizione di i
mpurit, in condizione di purezza, in condizione di solitudine, si astiene dalla c
omune legge sessuale. Cos essendo egli nella regola. 44. Ha rinunciato alla menzo
gna, si astiene dalla menzogna, veritiero, tutt'uno col vero, fermo, conseguente
, non adulatore del mondo. Cos essendo egli nella regola. Ha rinunciato a parole
maligne, si astiene da parole maligne, quanto qua ode non riferisce l per la disu
nione di quelli, quanto l ode non riferisce qua per la disunione di questi, cos de
i discordi conciliatore, dei concordi rafforzatore, nell'armonia lieto, nell'arm
onia giocondo, nell'armonia felice, parole che generano armonia egli parla. Cos e
ssendo egli nella regola. Ha rinunciato a parole aspre, si astiene da parole asp
re, parole non pungenti, dolci all'orecchio, amorevoli, che scendono al cuore, c
orrette, che molti allegrano, che molti sollevano, parole siffatte egli dice. Co
s essendo egli nella regola. Ha rinunciato alle chiacchiere, si astiene da chiacc
hiere, interlocutore tempestivo, parla di cose reali, parla di cose profittevoli
, secondo la Dottrina, secondo la Norma, dice parole ricche di contenuto, opport
unamente adorne di paragoni, adeguate al soggetto, parole siffatte egli dice. Co
s essendo egli nella regola. "45. Si astiene dal danneggiare gli esseri che nasco
no da semi; una sola volta [al giorno] si nutre. Di notte digiuna, si astiene da
cibo fuori tempo, si astiene da danze, canti, giochi, spettacoli, si astiene da
corone, profumi, unguenti, ornamenti, acconciature, addobbi. Si astiene da alti
e grandi letti. Si astiene dall'accettare oro ed argento. Si astiene dall'accet
tare cereali crudi. Si astiene dall'accettare carne cruda. Si astiene dall'accet
tare donne e fanciulle. Si astiene dall'accettare servi e serve. Si astiene dall
'accettare pecore e capre. Si astiene dall'accettare polli e maiali. Si astiene
dall'accettare elefanti, buoi e cavalli. Si astiene dall'accettare propriet terri
ere. Si astiene dall'assumere messaggi, commissioni, incarichi. Si astiene da co
mpra-vendita. Si tiene lontano da falsa bilancia, falsa moneta, falsa misura. Si
tiene lontano dalle tortuose vie dell'inganno, della frode, della bassezza. Si
tiene lontano dai ferimenti, dalle risse, dalle baruffe, dai furti, dalle rapine
, 136
dalle violenze. Cos essendo egli nella regola." "46. Mentre vi sono asceti o brah
mani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano intenti a danneggiare sem
i e piante, quali: [le piante] che si propagano per rizomi, che si propagano per
radici aeree, che si propagano per innesti, che si propagano per talee, che si
propagano per semi; questi cinque, siffatti semi e piante si astiene dal dannegg
iare. Cos essendo egli nella regola." "47. Mentre vi sono asceti o brahmani, che,
pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano intenti ad accumulare siffatte pro
vviste, quali: provviste di cibo, provviste di bevande, provviste di abiti, prov
viste di carrozze, provviste di letti, provviste di profumi, provviste di denaro
; siffatte provviste si astiene dall'accumulare. Cos essendo egli nella regola."
"48. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, d
imorano applicati ad assistere a siffatti spettacoli, quali: la danza, il canto,
la musica, la rappresentazione, la recitazione di leggende, i ritmi colle mani,
il canto dei bardi, il tamburo, il suono dei bicchieri, la scena incantata, il
giuoco acrobatico dei fuori casta, lotte di elefanti, lotte di cavalli, lotte di
bufali, lotte di tori, lotte di caproni, lotte di galli, lotte di quaglie, sche
rma coi bastoni, pugilato, tiro alla fune, finte battaglie, riviste, sfilate di
truppe, ispezioni a truppe; da questi e siffatti generi di spettacolo si astiene
. Cos essendo egli nella regola." "49. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur
nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati all'[uso di] siffatti giacigl
i ricchi e comodi, quali, la sedia lunga, il divano, la coperta di lunga lana, l
a coperta a pi colori, il lenzuolo, le varie specie di lenzuolo, il materasso, il
copriletto con ricamo, il copriletto con frangia, con la frangia ad un orlo, il
copriletto ricamato con gemme, [il tappeto di] seta, il tappeto di lana, la cop
erta da elefante, la coperta da cavallo, la coperta da carrozza, il lenzuolo di
strisce intrecciate di pelle di antilope nera, la coperta di pelle di cervo; da
questi e da simili giacigli biechi e comodi si astiene. Cos essendo egli nella re
gola." "50. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosi
nato, dimorano applicati a siffatti divertimenti sedentari, quali: le otto pedin
e, le dieci pedine, in aria, la strada rotonda, santika, i dadi, i bastoni, la s
pazzola, l'occhio, i tubi, l'amo, la giostra, il mulino a vento, il bicchiere di
foglia di palma, il piccolo carro, il piccolo arco, le lettere, indovinare il p
ensiero, imitare i difetti; da questi e siffatti divertimenti sedentari si astie
ne. Cos essendo egli nella regola." "51. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pu
r nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati a siffatti acconciature e c
osmetici, quali: il profumo, la lozione, il massaggio, il bagno, la frizione, lo
specchio, il collirio, la ghirlanda, il cosmetico, la cipria per il volto, la c
rema per il volto, i nastri ai polsi, i nastri in capo, il bastone, la canna, la
spada, il parasole, i sandali, il variopinto turbante, i gioielli, lo scacciamo
sche, l'abito bianco con lunghe frange; da questi e simili acconciature e cosmet
ici si astiene. Cos essendo egli nella regola." "52. Mentre vi sono asceti o brah
mani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, dimorano applicati a siffatte chia
cchiere, quali: chiacchiere su re, chiacchiere su ladri, chiacchiere su primi mi
nistri, chiacchiere su eserciti, chiacchiere su cose spaventevoli, chiacchiere s
u guerre, chiacchiere su cibo, chiacchiere su bevande, chiacchiere sull'abito, c
hiacchiere sulle ghirlande, chiacchiere sui profumi, chiacchiere su parenti, chi
acchiere su carrozze, chiacchiere su villaggi, chiacchiere su citt, chiacchiere s
u piazzeforti, chiacchiere su province, chiacchiere su donne, chiacchiere su uom
ini, chiacchiere su eroi, chiacchiere da strada, chiacchiere da pozzo, chiacchie
re su spiriti, chiacchiere vane sull'origine del mondo, sull'origine dell'acqua,
sull'essere o non essere; da queste e simili chiacchiere si astiene. Cos essendo
egli nella regola." "53. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi d
i cibo elemosinato, dimorano applicati a siffatte dispute, quali: "" Tu non cono
sci questa dottrina e regola: conosceresti forse tu questa dottrina e regola? Io
conosco questa dottrina e regola "". "" Su cattiva strada tu sei, su buona stra
da io sono"". "" Conseguente sono io, non conseguente sei tu "". "" Quanto dovev
i dire prima tu dici dopo, quanto dovevi dire dopo tu dici prima"". ""Tu sei osc
uro ed involuto "". ""Ti stata mossa una confutazione, tu sei disapprovato"". ""
Tu divaghi, esci dal discorso, negalo se sei capace "";" da queste e simili dis
pute si astiene. Cos essendo egli nella regola. 137
"54. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, d
imorano applicati ad assumere siffatti messaggi, commissioni, incarichi, quali:
[messaggi] di re, di reali ministri, di nobili, di brahmani, di padri di famigli
a, di fanciulli: "" va in questo luogo, va in quel luogo, prendi questo, prendi
quello""; da questi e simili messaggi si astiene. Cos essendo egli nella regola."
"55. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato,
sono ingannatori, mormorati, astrologi, prestigiatori, ardenti di desiderio per
il guadagno; da questi e simili inganni e mormorazioni si astiene. Cos essendo eg
li nella regola." "56. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di c
ibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique sci
enze, quali: la chiromanzia, la profezia, il miracolo, l'interpretazione dei sog
ni e delle erosioni dei topi nella stoffa, il rito del fuoco, il rito del cucchi
aio, il rito della crusca, il rito della farina di riso, il rito del grano di ri
so, il rito del burro, il rito dell'olio, il rito della saliva, il rito del sang
ue, L'arte di [propiziare] i luoghi, L'arte della costruzione, l'arte del govern
o, la scienza auspicale, la demonologia, la geomanzia, la scienza dei serpenti,
dei veleni, degli scorpioni, dei topi, degli uccelli, dei corvi, la previsione d
ella morte, gli scongiuri, lo zodiaco; da queste e simili oblique scienze si ast
iene. Cos essendo egli nella regola." 57. Mentre vi sono asceti o brahmani che, p
ur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da si
ffatte oblique scienze, quali: la signatura della gemma, la signatura del baston
e, la signatura del manto, la signatura della spada, la signatura della freccia,
la signatura dell'arco, la signatura dello scudo, la signatura dell'uomo, la si
gnatura della donna, la signatura del fanciullo, la signatura della fanciulla, l
a signatura del servo, la signatura della serva, "a signatura dell'elefante, la
signatura del cavallo, la signatura del bufalo, la signatura del toro, la signat
ura del bue, la signatura della capra, la signatura del cervo, la signatura del
gallo, la signatura della quaglia, la signatura dell'iguana, la signatura dell'o
recchione, la signatura della tartaruga, la signatura dell'antilope; da queste e
simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola." "58. Mentre v
i sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spir
ito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: "" vi sar una succe
ssione di re "", "" non vi sar una successione di re "", "" vi sar la venuta di vi
cini re "", "" vi sar la dipartita di lontani re "", "" vi sar la venuta di lontan
i re "", "" vi sar la dipartita di vicini re "", "" vi sar la vittoria di vicini r
e "", "" vi sar la sconfitta di lontani re "", "" vi sar la vittoria di lontani re
"", "" vi sar la sconfitta di vicini re "", "" vi sar vittoria di questo "", ""vi
sar sconfitta di quello""; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos ess
endo egli nella regola." "59. Mentre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendo
si di cibo elemosinato, con basso spirito si procurano vantaggi da siffatte obli
que scienze, quali: "" vi sar una eclissi di luna "", "" vi sar una eclissi di sol
e "", "" vi sar una eclissi di stelle "", "" vi sar l'ordinario corso della luna e
del sole "", "" vi sar uno straordinario corso della luna e del sole "", "" vi s
ar l'ordinario corso delle stelle "", "" vi sar uno straordinario corso delle stel
le "", "" vi sar un globo di fuoco "", "" vi sar una luce zodiacale"", ""vi sar un
terremoto"", ""vi sar il tamburo degli di (tuono) "", "" vi sar il sorgere, il tram
ontare, L'offuscarsi della luna, del sole e delle stelle "", "" cos sar la consegu
enza dell'eclissi di luna "", "" cos sar la conseguenza dell'eclissi di sole "", "
" cos sar la conseguenza dell'eclissi di stelle "", "" cos sar la conseguenza dell'o
rdinario corso della luna e del sole "", "" cos sar la conseguenza dello straordin
ario corso della luna e del sole"", "" cos sar la conseguenza dell'ordinario corso
delle stelle "", "" cos sar la conseguenza dello straordinario corso delle stelle
"", "" cos sar la conseguenza di un globo di fuoco "", "" cos sar la conseguenza di
una luce zodiacale "", "" cos sar la conseguenza di un terremoto "", "" cos sar la
conseguenza del tamburo degli di "", "" cos sar la conseguenza del sorgere, tramont
are, offuscarsi, schiarirsi della luna, del sole e delle stelle""; da queste e s
imili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola." "60. Mentre vi
sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spirit
o si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: "" vi sar abbondante
pioggia "", "" vi sar scarsa pioggia "", "" vi sar abbondante raccolto "", "" vi s
ar scarso raccolto "", "" vi sar pace "", "" vi sar agitazione"", ""vi sar malattia"
", ""non vi sar malattia"", talismani, calcoli magici, matematica, poetare, filos
ofare; da queste e 138
simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola." "61. Mentre vi
sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con basso spiri
to si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze, quali: lo sposare, dar mar
ito alle fanciulle, causare simpatia, causare antipatia, causare unione, causare
disunione, causare la buona sorte, causare la mala sorte, procurare aborto, par
alizzare la lingua, paralizzare la mascella, paralizzare le mani, mormorare negl
i orecchi, divinare collo specchio, colla fanciulla, con gli di, L'adorazione del
sole, L'adorazione della terra, il soffiare nel fuoco, L'invocare il nome; da q
ueste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo egli nella regola." "62. M
entre vi sono asceti o brahmani che, pur nutrendosi di cibo elemosinato, con bas
so spirito si procurano vantaggi da siffatte oblique scienze: il placare [gli di]
, L'adempiere ai voti, le opere coi demoni della terra, procurare la virilit, pro
curare l'impotenza, la determinazione e la propiziazione dei riti, le abluzioni,
le purificazioni, i sacrifici, L'emetico, la purga, L'acqua purgante, la purga
inferiore, la purga superiore, L'unzione dell'orecchio, la medicazione del naso,
il collirio, il lavaggio dell'occhio, la cura dell'occhio, L'estrazione dei dar
di, la cura dei fanciulli, la cura colle radici, il somministrare [medicine], il
confortare, i rimedi; da queste e simili oblique scienze si astiene. Cos essendo
egli nella regola." 63. E quel monaco, o gran re, perfetto nella condotta, non
conosce pi timore perch controllatore della condotta Come, o gran re, un re guerri
ero unto nel capo, vincitore del nemico non conosce pi timore perch ha vinto il ne
mico, proprio cos, o gran re, il monaco perfetto nella condotta non conosce pi tim
ore perch controllatore della condotta. Cos costui possessore delle nobili parti d
ella condotta, sperimenta una interna giustamente ricercata gioia. Cos, o gran re
, un monaco perfetto nella condotta. "64. E come, o gran re, un monaco vigila al
le porte dei sensi? Ecco, o gran re, il monaco, se con l'occhio vede una forma,
lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in
colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt visiva, desiderio e
sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo
controllo, vigila la facolt visiva, esegue il controllo della facolt visiva. Se e
gli coll'orecchio ode un suono, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere
ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo
della facolt uditiva, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si i
ntroducono, egli procede a questo controllo, vigila la facolt uditiva, esegue il
controllo della facolt uditiva; se col naso odora un odore, lascia cadere i rifle
ssi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non
possedendo questo controllo della facolt olfattiva, desiderio e sofferenza, catti
vi non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila
la facolt olfattiva, esegue il controllo della facolt olfattiva; se colla lingua
gusta un sapore, lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne conseg
ue. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt gu
stativa, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, e
gli procede a questo controllo, vigila la facolt gustativa, esegue il controllo d
ella facolt gustativa; se col corpo percepisce un contatto, lascia cadere i rifle
ssi mentali, lascia cadere ci che ne consegue. E siccome in colui che dimora non
possedendo questo controllo della facolt tattile, desiderio e sofferenza, cattivi
non salutari elementi si introducono, egli procede a questo controllo, vigila l
a facolt tattile, esegue il controllo della facolt tattile; se colla mente conscio
di un pensiero lascia cadere i riflessi mentali, lascia cadere ci che ne consegu
e. E siccome in colui che dimora non possedendo questo controllo della facolt men
tale, desiderio e sofferenza, cattivi non salutari elementi si introducono, egli
procede a questo controllo, vigila la facolt mentale, esegue il controllo della
facolt mentale." 65. E come, o gran re, un monaco possessore di vigile consapevol
ezza? Ecco, o gran re, un monaco chiaro e vigilante nell'andare e nel venire, ch
iaro e vigilante nel guardare e nel riguardare, chiaro e vigilante nell'alzarsi
e nel muoversi, chiaro e vigilante nel portare il manto dell'ordine e la ciotola
dell'elemosina, chiaro e vigilante nel cibarsi e nel bere, nel masticare e nel
gustare, chiaro e vigilante nello svuotarsi di sterco e d'urina, chiaro e vigila
nte nell'andare e nello stare, nel sedersi, nell'addormentarsi, nel destarsi, ne
l parlare e nel rimanere in silenzio. Cos, o gran re, un monaco possessore di vig
ile consapevolezza. 66. E come, o gran re, un monaco soddisfatto? Ecco, o gran r
e, un monaco soddisfatto del manto che 139
protegge il suo corpo, del cibo elemosinato che sostenta il suo ventre, e dovunq
ue egli vada solo con s stesso egli va. Come, o gran re, un alato uccello, ovunqu
e egli voli, solo col peso delle sue penne egli vola, cos proprio, o gran re, un
monaco soddisfatto del manto che protegge il suo corpo, del cibo elemosinato che
sostenta il suo ventre, e ovunque egli vada solo con s stesso egli va. Cos, o gra
n re, un monaco soddisfatto. 67. Cos egli, possessore del nobile comportamento, p
ossessore del nobile controllo dei sensi, possessore della nobile vigile consape
volezza, possessore della nobile soddisfazione, cerca una dimora appartata, una
foresta, un piede di un albero, una grotta tra le rupi, una caverna di montagna,
un cimitero, il mezzo della foresta, un giaciglio di strame nell'aperta pianura
. Egli dopo aver mangiato, ritornato dalla elemosina, siede, piegando le incroci
ate gambe, drizzando l'eretto corpo, dispone di fronte a s la sua consapevolezza.
68. Egli, rigettati i desideri del mondo, dimora colla mente priva di desideri,
purifica di desideri la mente. Egli, rigettato l'astio, dimora con un animo pri
vo di malevolenza, verso tutti gli esseri viventi amico e compassionevole, purif
ica la mente da astiosit. Egli, rigettati ignavia e torpore, dimora con coscienza
chiara, consapevole e attenta, purifica la mente da ignavo torpore. Egli, riget
tato il turbine dell'ira, dimora con non orgogliosa calma, colla mente interiorm
ente calmata, purifica la mente dal turbine dell'ira. Egli, rigettato il dubbio,
dimora libero dal dubbio, non incerto sulle cose salutari, purifica la mente da
l dubbio. "69. Proprio come, o gran re, un uomo gi carico di debiti, i suoi affar
i continuando, i suoi affari prosperando e le vecchie radici dei debiti e questi
estinguesse, sicch a lui restasse pi di quanto gli occorre, a lui cos sarebbe: ""
io dunque prima ero oppresso dai debiti, continuando i miei affari, gli affari p
rosperano e le vecchie radici dei debiti e questi ho abolito, s che a me resta pi
di quanto mi occorra"". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe
piacere." "70. Proprio come, o gran re, un uomo colpito da malattia fosse dolent
e, affranto, non provasse piacere al cibo, il suo corpo non avesse pi forza; egli
poi, guarito dalla malattia, avesse di nuovo piacere di prendere cibo ed il cor
po incominciasse a riacquistare in forza. A lui cos sarebbe: "" io prima ero amma
lato, dolente, affranto, non provavo piacere al cibo, il mio corpo non aveva pi f
orza; ora sono guarito dal male, riprovo piacere al cibo, il corpo si rinforza""
. Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere." 71. Proprio
come, o gran re, un uomo fosse imprigionato, legato, ed in sguito venutosi a libe
rare dai ceppi, sicuramente libero, non potesse pi perdere questo vantaggio. "A l
ui cos sarebbe: "" io prima ero imprigionato, legato, ora sono libero dai ceppi,
sicuramente libero, e pi da me non pu essere perso questo vantaggio"". Egli in con
seguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere." "72. Proprio come, o gran
re, un uomo fosse schiavo, non da s dipendendo, da altri dipendendo, non libero
di andare dove vuole, ed in sguito, libero dalla schiavit, da s dipendendo, non da
altri dipendendo, fosse libero di andare dove vuole. A lui cos sarebbe: "" io pri
ma ero schiavo, non dipendevo da me, dipendevo da altri, non andavo dove volevo,
ora invece non sono pi schiavo, ma libero, da me dipendo, non da altri dipendo,
sono padrone di andare dove voglio"". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe let
izia, avrebbe piacere." "73. Proprio come, o gran re, vi fosse un uomo che, reca
ndo seco un tesoro, percorresse una pericolosa strada piena di insidie e di terr
ori, ma poi, fuori di pericolo, raggiungesse i dintorni di un villaggio tranquil
lo senza terrore. A lui cos sarebbe: "" io prima, recando meco un tesoro, percorr
evo una strada pericolosa, piena di insidie, di terrori; ora io sono uscito dal
pericolo, sicuramente ho raggiunto i dintorni di un villaggio tranquillo, privo
di terrore"". Egli in conseguenza di ci acquisterebbe letizia, avrebbe piacere."
74. Proprio cos, o gran re, il monaco quasi un debito, quasi una malattia, quasi
il carcere, quasi la schiavit, quasi una strada pericolosa, questi cinque impedim
enti non ancora superati in s riconosce dapprima. Poi, o gran re, come liberazion
e dai debiti, come guarigione da malattia, come liberazione dal carcere, come li
bert da servit, come superamento del pericolo, questi impedimenti superati, in s ri
conosce. 75. In lui, che riconosce di avere in s superati i cinque impedimenti, n
asce letizia, dalla letizia nasce beatitudine, con la mente beata il corpo si ca
lma, il corpo calmato sperimenta gioia, la mente gioiosa si 140
concentra. Egli cos lungi da brame, lungi da elementi non salutari, raggiunta con
vitakka e con vicara, la nata da distacco beata gioia, prima esperienza, dimora
. Ed egli questo corpo di nata da distacco beata gioia empie, colma, permea ed i
ntride, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata da d
istacco beata gioia. 76. E come, o gran re, un abile bagnino, o garzone di bagni
no, in una conca di bronzo intridesse polvere da bagno spruzzandola d'acqua prof
umata, la mescolasse s che la saponata profumata, intrisa di profumo entro e fuor
i, fosse pervasa di profumo e non gocciolasse, cos, o gran re, un monaco questo c
orpo empie, colma, permea ed intride di nata di distacco beata gioia, s che la no
n pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata di distacco beata gioi
a. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti de
ll'ascesi eccellentissimo ed altissimo. 77. Ed inoltre ancora, o gran re, un mon
aco, superando vitakka e vicara, raggiunta l'interna tranquillit della mente, l'u
nit dell'essere, la priva di vitakka, priva di vicara, nata di concentrazione bea
ta gioia, seconda esperienza, dimora. Ed egli questo corpo di nata da concentraz
ione beata gioia empie, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte d
el corpo non rimanga imbevuta di nata di concentrazione beata gioia. 78. E come,
o gran re, vi fosse un lago di acqua sorgiva in cui n dalla regione di levante,
n dalla regione di ponente, n dalla regione di mezzanotte, n dalla regione di mezzo
d sfociasse dell'acqua, n mai dal cielo cadesse scroscio di pioggia, ma in quel la
go fresca acqua sgorgasse da una sorgente, s che il lago di fresca acqua sorgente
fosse pieno, colmo, pervaso, intriso, s che la non pur minima parte del lago non
rimanesse imbevuta di fresca acqua, cos, o gran re, un monaco questo corpo, empi
e, colma, permea ed intride di nata di concentrazione beata gioia, s che la non p
ur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata da concentrazione beata d
i gioia. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori fru
tti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo. "79. Ed inoltre ancora, o gran re,
un monaco superata la beatitudine, in assenza di ogni eccitamento, equanime, ch
iaro, consapevole dimora e sperimenta col corpo quella gioia di cui i nobili dic
ono: ""l'equanime consapevole dimora gioioso"", terza esperienza raggiunta, dimo
ra. Ed egli questo corpo di sbeatificata gioia, empie, colma, permea ed intride,
s che la non pur minima parte del corpo non rimanga imbevuta di beatificata gioi
a." 80. E come, o gran re, vi fossero dei fiori di loto celesti, rossi, bianchi,
ed alcuni di questi fiori di loto celesti, rossi, bianchi, nati dall'acqua, cre
sciuti nell'acqua, sbocciati nell'acqua, in questa vivono e le loro radici, le l
oro sommit di fresca acqua sono ripiene, colme, permeate ed intrise, s che la non
pur minima parte dei fiori di loto celesti, rossi, bianchi non rimane imbevuta d
i fresca acqua, cos, o gran re, un monaco questo corpo di sbeatificata gioia empi
e, colma, permea ed intride, s che la non pur minima parte del corpo non rimanga
imbevuta di sbeatificata gioia. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'asces
i, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo. I 81. Ed in
oltre ancora, o gran re, un monaco superando la gioia, superando il dolore, puri
ficandosi da precedente piacere e sofferenza, raggiunta la priva di dolore, priv
a di gioia, equanime, consapevole, perfetta quarta esperienza, dimora. Ed egli p
osa ricoprendo questo corpo con la mente perfetta, trasparente, s che la non pur
minima parte del corpo non rimanga ricoperta dalla mente perfetta, trasparente.
82. E come, o gran re, un uomo seduto si copre di una chiara veste, s che nessuna
parte del suo corpo non rimanga ricoperta dalla chiara veste, cos, o gran re, un
monaco posa ricoprendo questo corpo con la mente perfetta, trasparente, s che la
non pur minima parte del corpo non rimanga ricoperta dalla mente perfetta, tras
parente. Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori fru
tti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo. "83. Egli cos essendo nella mente r
accolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustion
i, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza
, la rivolge al chiaro sapere. Egli cos realizza: "" questo il mio corpo, formato
dai quattro grandi elementi, nato da padre e madre, nutrito di cibo, soggetto a
lla legge di impermanenza, decadimento, dissoluzione, distruzione, 141
annientamento. Questo vinnana qui in me localizzato, in me limitato ""." "E come
, o gran re, vi fosse un gioiello, una pietra preziosa, bellissima, eccellente,
a otto facce, ben lavorata, chiara, trasparente, senza macchie, dotata di piena
perfezione, e in lei un filo che l'attraversa o azzurro, o giallo, o rosso, o bi
anco, o verde, ed un uomo vi fosse di chiara vista che, presala in mano, la cont
emplasse: "" questo un gioiello, una pietra preziosa, bellissima, eccellente, a
otto facce, ben lavorata, chiara, trasparente, senza macchie, dotata di piena pe
rfezione ed in lei vi un filo che l'attraversa o azzurro, o giallo, o rosso, o b
ianco, o verde"", cos, o gran re, un monaco, essendo nella mente raccolta, perfet
ta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile,
forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge al
chiaro sapere. Egli cos realizza: "" questo il mio corpo, formato dai quattro gr
andi elementi, nato da padre e madre, nutrito di cibo, soggetto alla legge di im
permanenza, decadimento, dissoluzione, distruzione, annientamento. Questo vinnan
a qui in me localizzato, in me limitato ""." Questo , o gran re, un visibile frut
to dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo ed altissimo
. 85. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta d
a scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, ra
ggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge a costruire un corpo costituito
di pensiero: egli cio dal corpo ne costruisce un altro formale, costituito di pen
siero, con ogni singolo membro, con facolt sensorie supernormali. "86. E come, o
gran re, un uomo da una canna di sakkara munja traesse il midollo. A lui cos sare
bbe: ""questo il munja, questo il midollo, altro il munja, altro il midollo, dal
la munja ho tratto il midollo"". Ed inoltre come, o gran re, un uomo traesse dal
fodero una spada. Cos a lui sarebbe: "" questa la spada, questo il fodero, altra
la spada, altro il fodero, dal fodero ho tratta la spada"". Ed inoltre come, o
gran re, un uomo da un cesto traesse un serpente. Cos a lui sarebbe: "" questo il
serpente, questo il cesto, altro il serpente, altro il cesto, dal cesto ho trat
to il serpente "". Cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfet
ta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile,
forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e rivolge a co
struire un corpo costituito di pensiero; egli cio da questo corpo ne costruisce u
n altro formale, costituito di pensiero, con ogni singolo membro, con" facolt sen
sorie supernormali. "87. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, traspar
ente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile,
non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge alla variet de
i poteri. Egli realizza quel potere di apparire diverso: uno essendo egli [appar
e] molteplice, molteplice essendo egli [appare] uno; di essere trasferibile su a
ltri piani di esistenza, o attraverso muri, ostacoli, montagne: spedito passa at
traverso la terra come attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come ne
ll'acqua, spedito cammina sull'acqua come sulla terra, nel cielo colle sue gambe
passeggia come un volante uccello, e la luna ed il sole, pur cos potenti e cos ec
cellenti egli accarezza e tocca colla palma della sua mano, e sino nel mondo di
Brahma dispone del suo corpo." "88. E come, o grande, un abile vasaio, o garzone
di vasaio, avendo ben preparata l'argilla, proprio quel particolare vaso che pr
ogetta, cos quello fa e crea; inoltre come, o gran re, un abile scultore in avori
o, o garzone di scultore in avorio, avendo ben preparato l'avorio, quella partic
olare scultura che progetta, proprio quella fa e crea; inoltre come, o gran re,
un abile orefice, o garzone d'orefice, avendo ben preparato l'oro, quel particol
are gioiello progettato proprio quello fa e crea, cos, o gran re, un monaco essen
do nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza res
ti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impass
ibilit, la drizza, la rivolge alla variet dei poteri. Egli realizza quel potere di
apparire diverso: uno secondo egli [appare] molteplice, molteplice essendo egli
[appare] uno; di essere trasferibile in altri piani di esistenza, o attraverso
muri, ostacoli e montagne: spedito passa attraverso la terra come attraverso l'a
ria, ascende e discende nella terra come nell'acqua, spedito cammina sull'acqua
come sulla terra, nel cielo colle sue gambe passeggia come un volante uccello, e
la luna ed il sole, pur cos potenti e cos eccellenti, egli accarezza e tocca coll
a palma della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del suo corpo." 142
Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'
ascesi eccellentissimo, altissimo. 89. Egli cos essendo nella mente raccolta, per
fetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabil
e, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e la rivolg
e all'organo dell'udito divino. Egli coll'organo dell'udito divino, eccelso, sov
rumano, entrambe le voci ascolta, divine ed umane, remote e vicine. "90. Come, o
gran re, un uomo percorrendo una grande strada udisse suoni di tamburi, suoni d
i crotali, suoni di trombe, suoni di cimbali, suoni di timpani, a lui cos sarebbe
: ""questo il suono del tamburo"", "" questo il suono del crotalo"", "" questo i
l suono della tromba"", "" questo il suono del cimbalo "", "" questo il suono de
l timpano "", cos, o gran re, un monaco essendo nella mente raccolta, perfetta, t
rasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgi
abile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'or
gano dell'udito divino. Egli coll'organo dell'udito divino, eccelso, sovrumano,
entrambe le voci ascolta, divine ed umane, remote e viene." Questo , o gran re, u
n visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissi
mo, altissimo. 91. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente,
non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non o
scillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza e la rivolge all'interiore cono
scenza delle menti. Egli realizza ci che nella mente di altre persone, di altri e
sseri: la mente bramosa come mente bramosa realizza, la mente non bramosa come m
ente non bramosa realizza, la mente astiosa come mente astiosa realizza, la ment
e non astiosa come mente non astiosa realizza, la mente fatua come mente fatua r
ealizza, la mente non fatua come mente non fatua realizza, la mente casta come m
ente casta realizza, la mente non casta come mente non casta realizza, la mente
magnanima come mente magnanima realizza, la mente non magnanima come mente non m
agnanima realmente superiore come mente superiore realizza, [lizza, la mente non
superiore come mente non superiore realizza, la mente attenta come mente attent
a realizza, la mente non attenta come mente non attenta realizza, la mente liber
a come mente libera realizza, la mente non libera come mente non libera realizza
. "92. E come, o gran re, una donna, od un uomo, od un fanciullo, od un giovane,
amanti della propria bellezza in uno specchio purissimo, chiarissimo, trasparen
te, o in un vaso d'acqua il volto riflesso considerando, con un neo sa di avere
un neo, senza neo sa di essere senza neo; cos, o gran re, un monaco essendo nella
mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di co
mbustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, l
a drizza e la rivolge all'interiore conoscenza delle menti. Egli realizza ci che
nella mente di altre persone, di altri esseri: la mente bramosa come mente bramo
sa realizza," la mente non bramosa come mente non bramosa realizza, la mente ast
iosa come mente astiosa realizza, la mente non astiosa come mente non astiosa re
alizza, la mente fatua come mente fatua realizza, la mente non fatua come mente
non fatua realizza, la mente casta come mente casta realizza, la mente non casta
come mente non casta realizza, la mente magnanima come mente magnanima realizza
, la mente non magnanima come mente non magnanima realmente superiore come mente
superiore realizza, [lizza, la mente non superiore come mente non superiore rea
lizza, la mente attenta come mente attenta realizza, la mente non attenta come m
ente non attenta realizza, la mente libera come mente libera realizza, la mente
non libera come mente non libera realizza. Questo , o gran re, un visibile frutto
dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi eccellentissimo, altissimo. 14
3
"93. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da
scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, rag
giungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza di sorgente cons
apevolezza di anteriori forme di esistenza. A lui sorge consapevolezza di molte
anteriori esistenze, come di un'esistenza, come di delle esistenze, di tre, di q
uattro, di cinque, di dieci, di venti, di trenta, di quaranta, di cinquanta, di
cento esistenze, di mille esistenze, di centomila esistenze, delle esistenze dur
ante epoche di molte formazioni di mondi, epoche di molte trasformazioni di mond
i, epoche di molte formazioni e trasformazioni di mondi: "" in questo luogo, que
sto nome questa famiglia, questo stato, questa gioia e dolore sperimentati quest
a la fine della vita, e quanto qui sorse di qui trapass. In quel luogo, quel nome
, quella famiglia, quello Stato, quella gioia e dolore sperimentati, quella la f
ine della vita, e quanto l sorse di l trapass"". Cos a lui sorge consapevolezza di m
olte precedenti esistenze nelle loro caratteristiche, nelle loro circostanze." "
94. E come, o gran re, un uomo andasse dal suo ad un altro villaggio, e da quest
o ad un altro ancora, e da quest'ultimo ritornasse al suo. Allora a lui cos sareb
be: "" io andai dal mio villaggio ad un altro villaggio, l cos sono stato, cos mi s
ono seduto, cos ho parlato, cos ho taciuto, da quello poi sono andato in un altro
villaggio, in quell'altro cos sono stato, cos mi son seduto, cos ho parlato, cos ho
taciuto, e da quest'ultimo villaggio cos sono tornato nel mio ""; cos, o gran re,
un monaco, essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da s
corie, senza resti di combustioni, malleabile, non oscillante, raggiungente l'im
possibilit, la drizza, la rivolge a riconoscere la sorgente consapevolezza di ant
eriori forme di esistenza. A lui sorge consapevolezza di molte precedenti esiste
nze, come di un'esistenza, come di due esistenze, di tre, di quattro, di cinque,
di dieci, di venti, di trenta, di quaranta, di cinquanta esistenze, di cento es
istenze, di mille esistenze, di centomila esistenze, delle esistenze durante epo
che di molte formazioni di mondi, epoche di molte trasformazioni di mondi, epoch
e di molte formazioni e trasformazioni di mondi: "" in questo luogo, questo nome
, questa famiglia, questo stato, questa gioia e dolore sperimentati, questa la f
ine della vita, e quanto qui sorse di qui trapass, In quel luogo, quel nome, quel
la famiglia, quello stato, quella gioia e dolore sperimentati, quella la fine de
lla vita, e quanto l sorse di l trapass"". Cos a lui sorge consapevolezza di molte p
recedenti esistenze nelle loro caratteristiche, nelle loro circostanze." Questo ,
o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'ascesi
eccellentissimo, altissimo. "95. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta,
trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, ! malleabile, f
orgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge all
'intelligenza del trapassare e del risorgere degli esseri. Egli, col divino occh
io rischiarato, vede gli esseri divini ed umani trapassanti e sorgenti in basso,
in alto, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere gli esseri ri
appaiono, realizza: "" Questi cari esseri sono seguaci di un non retto comportam
ento nelle opere, sono seguaci di un non retto comportamento nelle parole, sono
seguaci di un non retto comportamento nei pensieri, disprezzano le cose nobili,
stimano il cattivo, ed il cattivo stimato attuano colle opere. Essi, colla disso
luzione del corpo, dopo la morte, vanno cos su cattiva strada, in cattive condizi
oni, in rovina. Questi cari esseri invece sono seguaci di un retto comportamento
nelle opere, sono seguaci di un retto comportamento nelle parole, sono seguaci
di un retto comportamento nei pensieri, non disprezzano ci che nobile, stimano il
buono, ed il buono stimato attuano colle opere. Essi, colla dissoluzione del co
rpo, dopo la morte, felicemente risorgono in mondo beato"". Cos col divino occhio
rischiarato vede gli esseri divini ed umani trapassanti e risorgenti in alto, i
n basso, belli, brutti, felici, infelici, e come secondo le opere sempre gli ess
eri riappaiono realizza." "96. E come, o gran re, in mezzo ad una piazza vi foss
e un terrazzo e quivi un uomo di buona vista vedesse gli uomini che nelle case e
ntrano ed escono, per la via carreggiabile si avviano, o sostano in mezzo alla p
iazza, a lui cos sarebbe: "" Questi uomini entrano ed escono di casa, per la via
carreggiabile si avviano, o sostano in mezzo alla piazza""; cos, o gran re, un mo
naco nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senza r
esti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impa
ssibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza del trapassare e del risorgere d
egli esseri. Egli, col divino occhio rischiarato, vede gli esseri divini ed uman
i trapassanti e sorgenti in basso, in alto, belli, brutti, felici, 144
infelici, e come secondo le opere gli esseri riappaiono realizza: "" Questi cari
esseri sono seguaci di un non retto comportamento nelle opere, sono seguaci di
un non retto comportamento nelle parole, sono seguaci di" "un non retto comporta
mento nei pensieri, disprezzano le cose nobili, stimano il cattivo, ed il cattiv
o stimato attuano con le opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la mort
e, vanno cos su cattiva strada, in cattive condizioni, in rovina. Questi cari ess
eri invece sono seguaci di un retto comportamento nelle opere, sono seguaci di u
n retto comportamento nelle parole, sono seguaci di un retto comportamento nei p
ensieri, non disprezzano ci che nobile, stimano il buono, ed il buono stimato att
uano colle opere. Essi, colla dissoluzione del corpo, dopo la morte, felicemente
risorgono in mondo beato "". Cos, col divino occhio rischiarato vede gli esseri
divini ed umani trapassanti e risorgenti in alto, in basso, belli, brutti, felic
i, infelici, e come secondo le opere sempre gli esseri riappaiono realizza." Que
sto , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori frutti dell'asc
esi eccellentissimo, altissimo. "97. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfe
tta, trasparente, non affetta da scorie, senza resti di combustioni, malleabile,
forgiabile, non oscillante, raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge a
ll'intelligenza distruggitrice degli asava. Egli: "" Ecco il dolore "" cos second
o realt realizza. "" Questa l'origine del dolore "" secondo realt realizza. "" Que
sta la fine del dolore"" secondo realt realizza. ""Questa la via che mena alla fi
ne del dolore"" secondo realt realizza. "" Questi gli asava "" secondo realt reali
zza. ""Questa l'origine degli asava"" secondo realt realizza. ""Questa la, fine d
egli asava "" secondo realt realizza. "" Questa la via che mena alla fine degli a
sava "" secondo realt realizza. Ed a lui, I che cos sa, cos vede, la mente si liber
a dall'asava del desiderio, si libera dall'asava dell'essere, si libera dall'asa
va del l'ignoranza. "" Nel redento la redenzione "" in lui sorge questa intellig
enza. "" Esausta la vita, estinta la condizione di purezza, fatto ci che era da f
are, non esiste altro stato condizionato"" realizza allora." "98. E come, o gran
re, vi fosse un lago tra i monti trasparente, limpido, chiaro ed un uomo di buo
na vista fermo sulla sponda vedesse ostriche e conchiglie, cristalli e ghiaia, f
rotte di pesci che vanno e che stanno, a lui cos sarebbe: "" Questo un lago tra i
monti trasparente, limpido, chiaro e quivi sono ostriche e conchiglie, cristall
i e ghiaia e frotte di pesci che vanno e che stanno""; cos, o gran re, un monaco
essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affetta da scorie, senz
a resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante, raggiungente l'i
mpassibilit, la drizza, la rivolge all'intelligenza distruttrice degli asava. Egl
i: "" Ecco il dolore "" cos secondo realt realizza. "" Questa l'origine del dolore
"" secondo realt realizza. "" Questa la fine del dolore "" secondo realt realizza
. "" Questa la via che mena alla fine del dolore "" secondo realt realizza. "" Qu
esti gli asava "" secondo realt realizza. "" Questa l'origine degli asava "" seco
ndo realt realizza. "" Questa la fine degli asava secondo realt realizza. "" Quest
a la via che mena alla fine degli asava "" secondo realt realizza. Ed a lui che c
os sa, che cos vede la mente libera dall'asava del desiderio, si libera dall'asava
dell'essere, si libera dall'asava dell'ignoranza. "" Nel redento la redenzione
"" in lui sorge questa intelligenza. "" Esausta la vita, estinta la condizione d
i purezza, fatto ci che era da fare, non esiste altro stato condizionato "" reali
zza allora." Questo , o gran re, un visibile frutto dell'ascesi, e tra i migliori
frutti dell'ascesi eccellentissimo, altissimo. "Di questi, o gran re, visibili
frutti dell'ascesi, un altro visibile frutto dell'ascesi pi alto, pi eccelso non v
i ""." "99. Cos essendo stato detto il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta diss
e al Sublime cos: "" meraviglioso, o signore, meraviglioso, o signore, come si ra
ddrizzasse ci che era rovesciato, si scoprisse ci che era coperto, ad uno smarrito
si mostrasse la strada, si portasse nel buio una lampada, chi ha gli occhi vedr
le forme, cos dal Sublime con pi di un argomento stata esposta la Dottrina. Ed ecc
o, o signore, io prendo rifugio presso il Sublime, prendo rifugio presso la dott
rina e l'Ordine dei monaci. Me fedele seguace voglia il Sublime accogliere prend
ente da oggi rifugio per la vita. Un errore mi vinse, o signore, come uno stolto
, come un folle, come un insensato. Per desiderio di potere privai della vita il
padre, giusto, legittimo re. Questo mio errore, o signore, accetti il Sublime i
n vista di futuro controllo ""." "100. ""Ors, o gran re, un errore ti vinse come
uno stolto, come un folle, come un insensato: tu per desiderio di potere I priva
sti della vita il padre, giusto, legittimo re. E perci tu, o gran re, compisti un
errore, un 145
duplice errore secondo la, dottrina e questo io accetto. Vi miglioramento, o gra
n re, nella norma dei nobili a chi, pur avendo errato di un duplice errore, seco
ndo la Dottrina, nel futuro si controller ""." 101. Cos essendo stato detto il re
del Magadha Ajatasattu "Vedehiputta disse al Sublime cos: "" Ora tempo, o signore
, che io vada. Molti affari, molte incombenze ci attendono ""." Questo il tempo,
o gran re, a cui tu pensi . Allora il re del Magadha Ajatasattu Vedehiputta ral
legrato, rasserenato dalle parole del Sublime sorse da sedere, avendo salutato i
l Sublime, girando sulla destra se ne and. "102. Allora il Sublime, dopo la parte
nza del re del Majgadha Ajatasattu Vedehiputta, si rivolse ai monaci: "" Stronca
to, o monaci, il re, contaminato, o monaci, il re. Se il re, o monaci, non avess
e privato della vita il padre, giusto, legittimo re, libero da passione, senza m
acchia, su questo stesso sedile gli si sarebbe dischiuso l'occhio della Dottrina
"" ." Cos disse il Sublime, contenti i monaci si rallegrarono I alla parola del
Sublime.
SAMANNA PHALA SUTTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola) KEVADDHASUTTA (KEVADDI LA
IL FIGLIO DI FAMIGLIA)
Cos ho sentito " 1. Un tempo il Sublime dimorava a Nalanda nel bosco di manghi de
l mercante di vesti. Allora Kevaddha figlio di famiglia, si diresse l dove era il
Sublime; accostatosi, salutato il Sublime, gli sedette accanto. Accanto seduto
Kevaddha figlio di famiglia cos disse al Sublime:" Nalanda, o signore, prosperosa
, opulenta, molto popolata, densa di abitanti devota al Sublime. Voglia il Subli
me, o signore, ben ammaestrare un monaco che possa compiere cose sovrumane, mera
vigliosi miracoli, e cos proprio Nalanda sar ancor pi devota al Sublime. "Cos essend
o stato detto il Sublime disse a Kevaddha figlio di famiglia cos: ""Non cos, o Kev
addha, io espongo la Dottrina: "" andate voi, o monaci, presso il laico bianco v
estito e compite cose sovrumane, meravigliosi miracoli "" ""." "2. Per la second
a volta Kevaddha figlio di famiglia disse al Sublime cos: "" Io non vorrei molest
are il Sublime, per cos dico: Nalanda, o signore, prosperosa, opulenta, molto popo
lata, densa di abitanti devota al Sublime. Voglia il Sublime, o signore, ben amm
aestrare un monaco che possa compiere cose sovrumane, meravigliosi miracoli, e c
os proprio Nalanda sar ancor pi devota al Sublime o." Per la seconda volta il Subli
me disse a Kevaddha figlio di famiglia cos: " Non cos, o Kevaddha, io espongo la D
ottrina: andate voi, o monaci, presso il laico bianco vestito e compite cose sov
rumane, meravigliosi miracoli """ "3. Per la terza volta Kevaddha figlio di fami
glia disse al Sublime cos: "" Io non vorrei molestare il Sublime, per cos dico: Nal
anda, o signore, prosperosa, opulenta, molto popolata, densa di abitanti devota
al Sublime. Voglia il Sublime, o signore, ben ammaestrare un monaco che possa co
mpiere cose sovrumane, meravigliosi miracoli, e cos proprio Nalanda sar ancor pi de
vota al Sublime ""." 146
Questi tre elementi straordinari sono stati da me stesso realizzati, posseduti,
resi noti: i poteri sovranormali, la penetrazione sovranormale dell'altrui mente
e l'insegnamento sovranormale. "4. Qual , o Kevaddha, il potere sovranormale? Ec
co, o Kevaddha, un monaco realizza quel potere di apparire diverso: uno essendo
egli appare molteplice, molteplice essendo egli appare uno; trasferibile su altr
i piani di esistenza, attraverso muri, ostacoli, montagne; non impedito cammina,
attraverso la terra come attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come
nell'acqua; spedito cammina sull'acqua come sulla terra; nel cielo colle sue ga
mbe passeggia come un volante uccello, e il sole e la luna cos potenti, cos eccell
enti accarezza e tocca col palmo della sua mano, e sino nel mondo di Brahma disp
one del suo corpo. E se un tale assiste fiducioso e vede quel monaco che realizz
a il potere di apparire diverso: che uno essendo egli appaia molteplice, moltepl
ice essendo appaia uno; di essere trasferibile su altri piani di esistenza, attr
averso muri, ostacoli, montagne; che non impedito cammini attraverso la terra co
me attraverso l'aria, ascenda e discenda nella terra come nell'acqua; che spedit
o cammini sull'acqua come sulla terra; che nel cielo colle sue gambe passeggi co
me un volante uccello, e il sole e la luna cos potenti, cos eccellenti accarezzi e
tocchi col palmo" della sua mano, e sino nel mondo di Brahma disponga del suo c
orpo. "5. E se quel tale che assistette fiducioso dice ad un altro che non assis
tette e non fiducioso: "" meraviglioso, o signore, straordinario, o signore, il
grande potere, la grande eccellenza di un asceta. Io stesso vidi un monaco che r
ealizza il potere di apparire diverso: uno essendo egli appare molteplice, molte
plice essendo egli appare uno; che trasferibile su altri piani di esistenza, att
raverso muri, ostacoli, montagne; che non impedito cammina attraverso la terra c
ome attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acqua; che spedi
to cammina sull'acqua come sulla terra; che nel cielo colle sue gambe passeggia
come un volante uccello, e il sole e la luna cos potenti, cos eccellenti accarezza
e tocca col palmo della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del suo co
rpo"". Allora colui che non ha assistito e non fiducioso cos potrebbe dire a colu
i che ha assistito fiducioso: ""Questo certamente un incanto di Gandhari, per qu
esto quel monaco realizza quel potere di apparire diverso: uno essendo egli appa
re molteplice, molteplice essendo egli appare uno; trasferibile su altri piani d
i esistenza, attraverso muri, ostacoli, montagne; non impedito cammina, attraver
so la terra come attraverso l'aria, ascende e discende nella terra come nell'acq
ua; spedito cammina sull'acqua come sulla terra; nel cielo colle sue gambe passe
ggia come un volante uccello e il sole e la luna cos potenti, cos eccellenti accar
ezza e tocca col palmo della sua mano, e sino nel mondo di Brahma dispone del su
o corpo "". Che tu pensi, o Kevaddha ? Forse che colui che non ha assistito e no
n fiducioso non direbbe cos a colui che fiducioso ha assistito?""." " ""Cos direbb
e, o signore ""." E vedendo questo pericolo, o Kevaddha, del potere supernormale
io non sono propenso, non sono disposto, non sono favorevole al potere sovranor
male. "6. Qual , o Kevaddha, la penetrazione sovranormale dell'altrui mente? Ecco
, o Kevaddha, un monaco penetra la mente di altri esseri, di altre persone, pene
tra quanto appartiene alla mente, penetra il ragionamento, penetra le consideraz
ioni: "" cos quel pensiero, cos quel pensiero, proprio in quella mente"". Ed ecco
un tale assiste fiducioso e vede quel monaco che realizza il potere di penetrare
le menti di altri esseri, di altre persone, che penetra quanto appartiene alla
mente, penetra il ragionamento, penetra le considerazioni: "" cos quel pensiero,
cos quel pensiero, proprio in quella mente ""." "7. E se quel tale che assistette
fiducioso dice ad un altro, che non assistette e non fiducioso: "" meraviglioso,
o signore, straordinario, o signore, il grande potere, la grande eccellenza di
un asceta. Io stesso vidi un monaco che penetra la mente di altri esseri, di alt
re persone, penetra quanto appartiene alla mente, penetra il ragionamento, penet
ra le considerazioni: ' cos quel pensiero, cos quel pensiero, proprio in quella me
nte'"". Allora colui che non ha assistito e non fiducioso cos potrebbe dire a col
ui che ha assistito fiducioso: "" Questo certamente un incanto Manika, per quest
o quel monaco penetra la mente di altri esseri, di altre persone, penetra quanto
appartiene alla mente, penetra il ragionamento, penetra le considerazioni: ' co
s quel pensiero, cos quel pensiero in quella mente ' ""." "Che tu pensi, o Kevaddh
a? Forse che colui che non ha assistito e non fiducioso non direbbe cos a colui 1
47
che fiducioso ha assistito ?""." Cos direbbe, o signore E vedendo questo pericolo
, o Kevaddha, nella penetrazione della mente io non sono propenso, non sono disp
osto, non sono favorevole alla penetrazione della mente. "8. E quale , o Kevaddha
, l'insegnamento supernormale? Ecco, o Kevaddha, un monaco cos insegna: "" Cos dev
i considerare, cos non devi considerare, a questo devi por mente, a questo non de
vi por mente, questo raggiungi, questo raggiunto, dimora"". Questo si chiama, Ke
vaddha, l'insegnamento sovranormale." 9. Ed inoltre ancora, o Kevaddha, ecco in
questo mondo sorge il Compiuto, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato *... 44
. In lui che ha riconosciuto di aver da s superato i cinque impedimenti, nasce le
tizia, dalla letizia nasce beatitudine, colla mente beata il corpo si calma, col
corpo calmato sperimenta gioia, la mente gioiosa si concentra ed egli cos, lungi
da brame, lungi da elementi non salutari, raggiunta, con vitakka e vicara, la n
ata da distacco beata gioia, prima esperienza, dimora. Ed egli questo corpo empi
e, colma, permea ed intride di nata di distacco beata gioia, s che la non pur min
ima parte del corpo non rimanga imbevuta di nata di distacco beata gioia. 45. Co
me, o Kevaddha, un abile bagnino o garzone di bagnino, in una conca di bronzo in
tridesse polvere da bagno spruzzandola d'acqua profumata, la mescolasse s che la
saponata profumata, intrisa di profumo, entro e fuori fosse pervasa di profumo e
non gocciolasse, cos o Kevaddha, un monaco questo corpo empie, colma, permea ed
intride di nata di distacco beata gioia, s che la non pur minima parte del corpo
non rimanga imbevuta di nata di distacco beata gioia. 50. *... La quarta esperie
nza raggiunta dimora *... Questo Si chiama, o Kevaddha, l'insegnamento sovranorm
ale. 52. Egli cos essendo nella mente raccolta, perfetta, trasparente, non affett
a da scorie, senza resti di combustioni, malleabile, forgiabile, non oscillante,
raggiungente l'impassibilit, la drizza, la rivolge al chiaro sapere *... Ci si ch
iama, o Kevaddha, l'insegnamento sovranormale. "53. *... non esiste alcun altro
stato condizionato cos realizza allora"". E ci si chiama, o Kevaddha, l'insegnamen
to sovranormale." 67. Questi, o Kevaddha, tre elementi sovranormali sono stati d
a me stesso, realizzati, posseduti, resi noti. Una volta, "o Kevaddha, in una ce
rta schiera di monaci, ad un monaco sorse in mente una riflessione: "" in qual l
uogo i quattro elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco
, l'aria?"". Allora, o Kevaddha, quel monaco concentr la mente sicch nella sua men
te raccolta fu visibile la via che mena agli di '." "68. Allora, o Kevaddha, quel
monaco si diresse verso gli di dei quattro grandi re, e avendoli raggiunti cos di
sse loro: "" Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo,
cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?""." "Cos essendo stato detto, o Kevaddha,
gli di dei quattro grandi re dissero al monaco cos: "" Noi, o monaco, non sappiam
o dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua,
il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o, monaco, i quattro grandi re, di noi pi eccelsi,
pi alti. Essi certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senz
a residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ""." "69. Allora, o Kevaddha,
quel monaco si diresse verso i: quattro grandi re, e avendoli raggiunti cos disse
loro: ""Dove, . o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, ci
o la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?"". Cos essendo stato detto, o Kevaddha, i q
uattro grandi re dissero al monaco cos: "" Noi, o monaco, non sappiamo dove i qua
ttro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il: fuoco,
l'aria. Ma vi sono, o monaco, i trentatr di, di noi pi eccelsi, pi alti. Essi certam
ente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la ter
ra, l'acqua, il fuoco, l'aria ""." "70. Allora, o Kevaddha, quel monaco si dires
se verso i Trentatr di, e avendoli raggiunti cos disse loro: ""Dove, o amici, i qua
ttro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l
'aria? ""." 148
"Cos essendo stato detto, o Kevaddha, i trentatr di dissero al monaco cos: "" Noi, o
monaco, non sappiamo dove" "i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo,
cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Sakka, re degli di, di
noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompa
iono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria""." "71. Allora, o Ke
vaddha, quel monaco si diresse verso Sakka, re degli di, e avendolo raggiunto cos
gli disse: "" Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo,
cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ""." "Cos essendo stato detto, o Kevaddh
a, Sakka re degli di disse al monaco cos: ""Io, o monaco, non so dove i quattro gr
andi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria.
Ma vi sono gli di dei Yama di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapranno dove
i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fu
oco, l'aria""." "72. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di dei
Yama, e avendoli raggiunti cos disse loro: "" Dove, o amici, i quattro grandi ele
menti scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?""." "Cos
essendo stato detto, o Kevaddha, gli di dei Yama dissero al monaco cos: "" Noi, o
monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, ci
o la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Suyama-Devaputta di noi p
i eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaiono
senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ""." "73. Allora, o Kevadd
ha, quel monaco si diresse verso Suyama Devaputta, e avendolo raggiunto cos gli d
isse: "" Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio l
a terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?""." "Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Suy
ama-Devaputta disse al monaco cos: "" Io, o monaco, non so dove i quattro grandi
elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, I acqua, il fuoco, l'aria. Ma, v
i sono, o monaco, gli di Tubista, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente sapran
no dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua
, il fuoco, l'aria ""." "74. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gl
i di Tubista, e avendoli raggiunti cos disse loro: ""Dove, o amici, i quattro gran
di elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?"".
" "Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di Tubista dissero al monaco cos: "" No
i, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residu
o, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi , o monaco, Santusita-Devaputta,
di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr dove i quattro grandi elementi sc
ompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ""." "75. Allora,
o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Santusita-Devaputta, e avendolo raggiu
nto cos gli disse: "" Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza r
esiduo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ? ""." "Cos essendo stato detto, o
Kevaddha, Santusita-Devaputta disse al monaco cos: "" Io, o monaco, non so dove
i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuo
co, l'aria. Ma vi sono, o monaco, gli di Nimmanarati, di me pi eccelsi, pi alti. Es
si certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo,
cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria""." "76. Allora, o Kevaddha, quel monaco
si diresse verso gli di Nimmanarati, ed avendoli raggiunti, cos disse loro: "" Dov
e, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'a
cqua, il fuoco, l'aria? ""." "Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di Nimmanar
ati dissero al monaco cos: "" Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi e
lementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi ,
o monaco, Sunimitta-Devaputta, di noi pi eccelso, pi alto. Egli certamente sapr do
ve i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il
fuoco, l'aria""." "77. Allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso Sunimitt
a-Devaputta, e avendolo raggiunto cos gli 149
disse: "" Dove, o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio
la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?""." "Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Su
nimitta-Devaputta disse al monaco cos: "" Io, o monaco, non so dove i quattro gra
ndi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. M
a vi sono, o monaco, gli di Paranimmita-Vasavatti, di me pi eccelsi, pi alti. Essi
certamente sapranno dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio
la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ""." "78. Allora, o Kevaddha, quel monaco si
diresse verso gli di Paranimmita-Vasavatti, e avendoli raggiunti cos disse loro:
"" Dove, o amici, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terr
a, l'acqua, il fuoco, l'aria ? ""." "Cos essendo stato detto, o Kevaddha, gli di P
aranimmita-Vasavatti dissero al monaco cos: "" Noi, o monaco, non sappiamo dove i
quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoc
o, l'aria. Ma vi , o monaco, Vasavatti-Devaputta, di noi pi eccelso, pi alto. Egli
certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la te
rra, l'acqua, il fuoco, l'aria ""." "79. Allora, o Kevaddha, quel monaco si dire
sse verso Vasavatti Devaputta e avendolo raggiunto cos gli disse: "" Dove, o amic
o, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il
fuoco, l'aria ? ""." "Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Vasavatti-Devaputta di
sse al monaco cos: "" Io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompai
ono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi sono, o monaco,
gli di della schiera di Brahma, di me pi eccelsi, pi alti. Essi certamente saprann
o dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua,
il fuoco, l'aria""." "80. Allora, o Kevaddha, quel monaco entr in concentrazione
s che nella sua mente raccolta fu visibile la strada che conduce a Brahma (2). E
allora, o Kevaddha, quel monaco si diresse verso gli di della schiera di Brahma,
e avendoli raggiunti cos disse loro: "" Dove, o amici, i quattro grandi elementi
scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria?""." "Cos essen
do stato detto, o Kevaddha, gli di della schiera di Brahma dissero al monaco cos:
""Noi, o monaco, non sappiamo dove i quattro grandi elementi scompaiono senza re
siduo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. Ma vi Brahma, il gran Brahma, sig
nore, non divenuto, onnipresente, onnipotente, sommo fattore, creatore, eccelso
reggitore, potente padre di ci che fu e di ci che sar, di noi pi eccelso, pi alto. Eg
li certamente sapr dove i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la
terra, l'acqua, il fuoco, l'aria ""." Dove al presente, o amici, il gran Brahma
?. Noi non sappiamo, o monaco, donde viene Brahma, ` dove Brahma, dove va Brahma.
Ma, o monaco, dove appaiono dei segni, si produce una luce, si manifesta uno sp
lendore, la sar visibile Brahma. Quello il segnale della manifestazione di Brahma
: dove si produce una luce, si manifesta uno splendore. "81. Allora, o Kevaddha,
dopo non molto si manifest il gran Brahma. Allora, o Kevaddha, quel monaco si di
resse verso il gran Brahma, e avendolo raggiunto cos gli disse: "" Dove, o amico,
i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fu
oco, l'aria? ""." "Cos essendo stato detto, o Kevaddha, Brahma disse al monaco co
s: "" Io sono, o monaco, il gran Brahma, signore, non divenuto, onnipresente, onn
ipotente, sommo fattore, creatore, eccelso reggitore, potente padre di ci che fu
e di ci che sar""." "82. Per la seconda volta, o Kevaddha, quel monaco disse al gr
an Brahma cos: "" Io, o amico, non ti ho chiesto se tu" "sei il gran Brahma, sign
ore, non divenuto, onnipresente, onnipotente, sommo fattore, creatore, eccelso r
eggitore, potente padre di ci che fu e di ci che sar, ma cos io ti ho chiesto: dove,
o amico, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acq
ua, il fuoco, l'aria?""." "E per la seconda volta, o Kevaddha, il gran Brahma ri
spose a quel monaco cos: "" Io sono Brahma, il gran Brahma, signore, non divenuto
, onnipresente, onnipotente, sommo fattore, creatore, eccelso reggitore, potente
padre di ci che fu e di ci che sar""." 150
"83. Per la terza volta, o Kevaddha, quel monaco disse al gran Brahma cos: "" Io,
o amico, non ti ho chiesto se tu sei il gran Brahma, signore, non divenuto, onn
ipresente, onnipotente, sommo fattore, creatore, eccelso reggitore, potente padr
e di ci che fu e di ci che sar, ma cos ti ho chiesto: dove, o amico, i quattro grand
i elementi scompaiono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria? "".
" "Allora, o Kevaddha, il gran Brahma prendendo per il braccio il monaco, ed acc
ostandoglisi cos disse: "" Certo, o monaco, gli di della schiera di Brahma credono
che non vi sia alcunch non visto da Brahma, non vi sia alcunch non saputo da Brah
ma, non vi sia alcunch di impossibile a Brahma, e per questa ragione io non rispo
si di fronte a loro: io, o monaco, non so dove i quattro grandi elementi scompai
ono senza residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria. E pertanto qui, o mon
aco, tu hai commesso un errore, tu hai commesso una colpa e, trasgredendo al Sub
lime, hai ricercato non rettamente la risposta a questa domanda. Va tu, o monaco
, accostati al Sublime, e fagli questa domanda, quanto il Sublime risponder, ques
to tu devi ricordare""." "84. Allora, o Kevaddha, il monaco, proprio come un uom
o forte distende un braccio piegato o piega un braccio disteso, scomparso dal mo
ndo di Brahma comparve dinnanzi a me. Allora, o Kevaddha, il monaco dopo avermi
salutato mi si sed accanto. Accanto, seduto, o Kevaddha, il monaco cos mi disse: "
" Dove, o signore, i quattro grandi elementi scompaiono senza residuo, cio la ter
ra, l'acqua, il fuoco, l'aria? ""." "85. Cos essendo stato detto, o Kevaddha, cos
io al monaco risposi: "" Da tempo, o monaco, i mercanti che viaggiano per mare s
i imbarcano, prendendo sulla nave un uccello ci indichi la terra. Essi dalla nav
e, non in vista della spiaggia, liberano l'uccello indicatore della terra. Quegl
i va verso il levante, va verso il mezzod, va verso il ponente, va verso la mezza
notte, va sull'oceano, va in ogni direzione. Se di qualche parte vede la terra,
verso quella parte e guida, se da nessuna parte vede la terra, egli ritorna alla
nave. Proprio cos tu, o monaco, desiderando una risposta a quella domanda non l'
hai ottenuta neppure nel mondo di Brahma e sei ritornato presso di me. Tu deside
ri che questa domanda sia posta: ' dove i quattro grandi elementi scompaiono sen
za residuo, cio la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria'. Cos invece, o monaco, da por
si la domanda""." Dove la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria non hanno pi luogo ove
posare il piede ? . Dove il lungo ed il corto, il sottile, lo spesso, il buono
ed il cattivo?. Dove nome e forma totalmente sono distrutti? . Allora cos la risp
osta: " L, senza attributi, l'infinito vinnana abbandonato;" "Allora acqua e terr
a, fuoco e aria, non han luogo ove posare il piede; " "Allora il lungo, il corto
, il sottile, lo spesso, il buono, il cattivo; " "Allora nome e forma totalmente
sono distrutti; " "Colla distruzione di vinnana queste cose sono distrutte """
Cos disse il Sublime. Contento Kevaddha, figlio di famiglia, si rallegr alle parol
e del Sublime.
KEVADDHA SUTTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola)
MAHASATIPATTHANASUTTANTA (LA BASE DELLA CONSAPEVOLEZZA)
151
Cos ho sentito: "l. Un tempo il Sublime dimorava tra i Kuru in una citt dei Kuru d
i nome Kammassadhamma. Allora il Sublime si rivolse ai monaci: ""O monaci "", ""
Signore "", i monaci risposero al Sublime." Il Sublime cos disse: La strada, o mo
naci, ad una unica meta, alla purificazione degli esseri, al superamento del pia
nto e del lamento, all'allontanamento del dolore e della sofferenza, al comparir
e del giusto metodo per la realizzazione dell'estinzione quella dei quattro pila
stri della consapevolezza. Quali quattro? Ecco, o monaci, un monaco nel corpo os
servando il corpo, dimora strenuo, attento, consapevole, lontane nel mondo la cu
pidigia e la sofferenza. Nella sensazione, osservando la sensazione, dimora stre
nuo, attento, consapevole lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Nella
mente osservando la mente, dimora strenuo, attento, consapevole, lontane nel mon
do la cupidigia e la sofferenza. Negli elementi osservando gli elementi, dimora
strenuo, attento, consapevole lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. 2.
E come, o monaci, un monaco nel corpo, osservando il corpo, dimora? "Ecco, o mo
naci, un monaco andato nella foresta, al piede di un albero, in un vuoto eremo,
si siede, le gambe incrociate, diritto, erigendo il corpo presente, presente la
consapevolezza. Consapevole egli inspira, consapevole egli espira. Se lungamente
egli inspira realizza: ""Io inspiro lungamente"", se lungamente egli espira rea
lizza: ""Io espiro lungamente"", se brevemente egli inspira realizza: "" Io insp
iro brevemente "", se brevemente egli espira realizza: "" Io espiro brevemente "
", ""Inspirer sperimentando tutto il corpo"", egli si esercita, "" Espirer sperime
ntando tutto il corpo "", egli si esercita "" Inspirer calmando questo shankara d
el corpo"", egli esercita. "" Espirer calmando questo shankara del corpo egli si
esercita (1)." "Come, o monaci, un abile tornitore od allievo tornitore allorqua
ndo lungamente gira il tornio realizza: "" Io lungamente giro il tornio"", ed al
lorquando brevemente gira tornio realizza: "" Io brevemente giro il tornio "", p
roprio come un monaco se inspira lungamente realizza: "" Io inspiro lungamente""
, se egli espira lungamente realizza: ""Io espira lungamente"", se brevemente eg
li inspira realizza: ""Io inspiro brevemente "", se brevemente egli espira, real
izza: "" Io espiro brevemente "". "" Inspirer sperimentando tutto il corpo "", eg
li si esercita, ""Espirer sperimentando tutto corpo "", egli si esercita, "" Insp
irer calmando questo shankara del corpo "", egli si esercita, "" Espirer calmando
questo shankara del corpo"", egli si esercita." "Cos egli dall'interno del corpo
dimora osservando il corpo, dal di fuori del corpo dimora osservando il corpo, d
all'interno e dal di fuori del corpo dimora osservando il corpo. Egli dimora oss
ervando il sorgere degli elementi nel corpo, dimora osservando il trapassare deg
li elementi nel corpo, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli eleme
nti del corpo. ""Cos il corpo "", e pertanto in lui questa consapevolezza di fond
amento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive l
ibero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco, nel corpo dimora osserva
ndo il corpo." "3. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco allorquando va egli re
alizza "" Io vo "", allorquando egli sta egli realizza: ' Io sto ""; allorquando
egli siede egli realizza: "" Io siedo""; allorquando egli giace egli realizza:
"" Io giaccio "". E se a questo od a quello egli applicato, col suo corpo, propr
io quello egli realizza." "Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il c
orpo, dal di fuori del corpo dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di f
uori del corpo dimora osservando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere deg
li elementi nel corpo, dimora osservando il trapassare degli elementi nel corpo,
dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi nel corpo. "" Cos i
l corpo "", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui ba
se di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama n
el mondo. Cos, o monaci, un monaco nel corpo dimora osservando il corpo." "4. Ed
inoltre ancora, o monaci, un monaco che vada o che venga, egli realizza ci che fa
; che guardi o distolga lo sguardo, egli realizza ci che fa; che si chini o si al
zi, egli realizza ci che fa; che porti il mantello 152
o la scodella, egli realizza ci che fa; che mangi o che beva, che mastichi o che
gusti, egli realizza ci che fa; che si vuoti di feci o di urina, egli realizza ci
che fa; che vada, stia, sieda, si addormenti o si svegli, egli realizza ci che fa
." Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del c
orpo dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora os
servando il corpo Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, di
mora osservando il trapassare degli elementi nel corpo. Cos il corpo , e pertanto
in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di
pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos o monaci,
un monaco, nel corpo dimora osservando il corpo. "5. Ed inoltre ancora, o monac
i, un monaco considera questo corpo dal capo sino al basso della palma dei piedi
: "" Ricoperto di peli, limitato esteriormente dalla pelle, composto di varie so
stanze: vi sono in questo corpo capelli, peli, unghie, denti, pelle, carne, tend
ini, ossa, midollo osseo, reni, cuore, fegato, diaframma, milza, polmoni, intest
ini, pacco intestinale, stomaco, feci, bile, secrezioni, umori, sangue, sudori,
linfa, lacrime, siero, saliva, muco, sinovia, urina""." "Come, o monaci, vi foss
e un sacco legato da ambo le parti, ripieno di molte specie di grani, come di ri
so, riso di monte, fagioli, fave, sesamo, riso non brillato, ed un uomo di buona
vista, slegatolo considerasse: "" Questo riso, riso di monte, fagioli, fave, se
samo, riso non brillato"", proprio cos, o monaci, un monaco questo corpo dal capo
sino al basso della palma dei piedi, ricoperto di peli, limitato esteriormente
dalla pelle, composto di varie sostanze considera: ""Vi sono in questo corpo ca
pelli, peli, unghie, denti, pelle, carne, tendini, ossa, midollo osseo, reni, cu
ore, fegato, diaframma, milza, polmoni, intestini, pacco intestinale, stomaco, f
eci, bile, secrezioni, umori, sangue, sudori, linfa, lacrime, siero, muco, sinov
ia, urina ""." "Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal d
i fuori del corpo dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del co
rpo dimora osservando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi
nel corpo, dimora osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora oss
ervando il sorgere ed il trapassare degli elementi nel corpo. "" Cos il corpo "",
e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di saper
e, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. C
os, o monaci, un monaco nel corpo dimora osservando il corpo." "6. Ed inoltre anc
ora, o monaci, un monaco esamina e considera questo corpo, sia che stia, sia che
vada, in rapporto agli elementi: "" Vi in questo corpo l'elemento terra, l'elem
ento acqua, l'elemento fuoco, l'elemento aria""." "Cos come, o monaci, un'abile m
acellaio od allievo macellaio uccisa una mucca, portatala al [mercato del] quadr
ivio, avendola sezionata pezzo per pezzo, si siede, proprio cos, o monaci, un mon
aco questo corpo, sia che stia, sia che vada, esamina e considera in rapporto ag
li elementi: ""Vi in questo corpo l'elemento terra, l'elemento acqua, l'elemento
fuoco, l'elemento aria ""." "Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando i
l corpo, dal di fuori del corpo dimora osservando il corpo, dall'interno e dal d
i fuori del corpo dimora osservando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere
degli elementi nel corpo, dimora osservando il trapassare degli elementi nel cor
po, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi nel corpo. "" C
os il corpo "", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui
base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla bram
a nel mondo. Cos, o monaci, un monaco nel corpo dimora osservando il corpo." "7.
Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco come vedesse un cadavere abbandonato in u
n cimitero un giorno, o due giorni, o tre giorni, dopo la morte, privo di colore
, generante putrefazione, cos focalizza questo corpo: "" Questo corpo soggetto al
la stessa legge, della stessa natura, non pu evitare questo [destino]"" (2)." "Co
s egli dall'interno dimora osservando il corpo, dal di fuori del corpo dimora oss
ervando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora osservando il cor
po. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, dimora osservand
o il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sorgere ed il tra
passare degli elementi nel corpo. "" Cos il corpo "", e pertanto in lui questa co
nsapevolezza di 153
fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vi
ve libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco nel corpo dimora osse
rvando il corpo." "8. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco come vedesse un cad
avere abbandonato in un cimitero, preda di corvi, poiane, ed avvoltoi, lamie, sc
iacalli, di diversi generi di esseri viventi, cos focalizza questo corpo: "" Ques
to corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natura, non pu evitare questo "
"." "Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di fuori del
corpo dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corpo dimora
osservando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel; corpo
, dimora osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il
sorgere ed il trapassare degli elementi nel corpo. ""Cos il corpo"", e pertanto
in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di p
i alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mando. Cos, o monaci,
un monaco nel corpo dimora osservando il corpo." "9. Ed inoltre ancora, o monac
i, un monaco come vedesse un cadavere abbandonato in un cimitero: un insieme di
ossa con sangue e carne legate dai tendini, cos focalizza questo corpo: "" Questo
corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natura, non pu evitare questo"" u
n insieme di ossa prive di sangue e carne legate dai tendini, cos focalizza quest
o corpo: "" Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natura, non pu
evitare questo"" un insieme di ossa prive di legamenti qua e l sparse, qua un oss
o della mano, qua un osso del piede, l un osso della gamba, l un osso della coscia
, l un osso dell'anca, qua una vertebra, l il cranio, cos focalizza questo corpo: "
"Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natura, non pu evitare que
sto ""." Cos egli dall'interno dimora osservando il corpo, dal di fuori del corpo
dimora osservando il corpo, dall'interno ! "e dal di fuori del corpo dimora oss
ervando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi nel corpo, di
mora osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osservando il sor
gere ed il trapassare degli elementi nel corpo. "" Cos il corpo "", e pertanto in
lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi a
lta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, u
n monaco nel corpo dimora osservando il corpo." "10. Ed inoltre ancora, o monaci
, un monaco come vedesse un cadavere abbandonato in un cimitero: le ossa candide
come bianche conchiglie, cos focalizza questo corpo: "" Questo corpo soggetto al
la stessa legge, della stessa natura, non pu evitare questo"" le ossa ammucchiate
, trascorso un anno, cos focalizza questo corpo: ""Questo corpo soggetto alla ste
ssa legge, della stessa natura, non pu evitare questo"" le ossa putride, cos focal
izza questo corpo: "" Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natu
ra, non pu evitare questo"" le ossa ridotte in polvere, cos focalizza questo corpo
: "" Questo corpo soggetto alla stessa legge, della stessa natura, non pu evitare
questo ""." "Cos egli dall'interno del corpo dimora osservando il corpo, dal di
fuori del corpo dimora osservando il corpo, dall'interno e dal di fuori del corp
o dimora osservando il corpo. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi n
el corpo, dimora osservando il trapassare degli elementi nel corpo, dimora osser
vando il sorgere ed il trapassare degli elementi nel corpo. "" Cos il corpo "" e
pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere,
base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama del mondo. Cos,
o monaci, un monaco nel corpo dimora osservando il corpo." 11. E come, o monaci,
un monaco, nelle sensazioni, osservando le sensazioni, dimora? "Ecco, o monaci,
un monaco sperimentando una sensazione piacevole realizza: "" Sperimento una se
nsazione piacevole ""." "Sperimentando una sensazione dolorosa realizza: "" Sper
imento una sensazione dolorosa"". Sperimentando una sensazione n piacevole n dolor
osa realizza: "" Sperimento una sensazione n piacevole n dolorosa"". Sperimentando
una sensazione grossolana e piacevole realizza - "" Sperimento una sensazione g
rossolana e piacevole"". Sperimentando una sensazione sottile e piacevole realiz
za: "" Sperimento una sensazione sottile e piacevole"". Sperimentando una sensaz
ione grossolana e dolorosa realizza: "" Sperimento una sensazione: grossolana e
dolorosa "". Sperimentando una sensazione sottile e dolorosa 154
realizza: "" Sperimento una sensazione sottile e dolorosa"". Sperimentando una s
ensazione grossolana n piacevole n dolorosa realizza: "" Sperimento una sensazione
grossolana n piacevole n dolorosa"". Sperimentando una sensazione sottile n piacev
ole n dolorosa realizza: "" Sperimento una sensazione sottile n piacevole n doloros
a ""." "Cos egli dall'interno della sensazione dimora osservando la sensazione, d
al di fuori della sensazione dimora osservando la sensazione, dall'interno e dal
di fuori della sensazione dimora osservando la sensazione. Egli dimora osservan
do il sorgere degli elementi nella sensazione, dimora osservando il trapassare d
egli elementi nella sensazione, dimora osservando: il sorgere ed il trapassare d
egli elementi nella sensazione. "" Cos la sensazione "", e pertanto in lui questa
consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consape
volezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco ne
lla sensazione dimora osservando la sensazione." 12. E come, o monaci, un monaco
nella mente, osservando la mente, dimora ? Ecco, o monaci, un monaco "Con mente
passionale realizza: "" La mente passionale"". Con mente non passionale realizz
a: "" La mente non passionale "". Con mente ostile realizza: "" La mente ostile
""." "Con mente non ostile realizza: ""La mente non ostile""." "Con mente torpid
a realizza: "" La mente torpida ""." "Con mente non torpida realizza: "" La ment
e non torpida "". Con mente agitata realizza: "" La mente agitata ""." "Con ment
e non agitata realizza: "" La mente non agitata "". Con mente espansa realizza:
"" La mente espansa ""." "Con mente non espansa realizza: "" La mente non espans
a "". Con mente devota realizza: "" La mente devota ""." "Con mente non devota r
ealizza: "" La mente non devota "". Con mente raccolta realizza: "" La mente rac
colta ""." "Con mente non raccolta realizza: "" La mente non raccolta "". Con me
nte emancipata realizza: "" La mente emancipata"". Con mente non emancipata real
izza: "" La mente non emancipata "" ." "Cos egli dall'interno della mente dimora
osservando la mente, dal di fuori della mente dimora osservando la mente, dall'i
nterno e dal di fuori della mente dimora osservando la mente. Egli dimora osserv
ando il sorgere degli elementi nella mente, dimora osservando il trapassare degl
i elementi nella mente, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elem
enti nella mente. "" Cos la mente "", e pertanto in lui questa consapevolezza di
fondamento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vi
ve libero e nulla brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco nella mente dimora os
servando la mente." 13. E come, o monaci, un monaco negli elementi osservando gl
i elementi, dimora? (3). Ecco, o monaci, un monaco negli elementi dimora osserva
ndo gli elementi nei cinque impedimenti. E come, o monaci, un monaco negli eleme
nti dimora osservando gli elementi nei cinque impedimenti? "Ecco, o monaci, un m
onaco essendogli interiormente desiderio di brame realizza: "" Non a me interior
mente desiderio" "di brame "". Non essendogli interiormente desiderio di brame r
ealizza: "" Non a me interiormente desiderio di brame "". E se a lui che dimora
osservando, sorgere di desiderio di brame egli ci realizza; e se a lui che dimora
osservando, trapassare di desiderio di brame egli ci realizza. E se a lui che di
mora osservando, non pi sorgere di trapassati desiderii di brame egli ci realizza.
" "Essendogli interiormente astio realizza: "" a me interiormente astio "". Non e
ssendogli interiormente astio realizza: "" Non a me interiormente astio "". E se
a lui che dimora osservando sorgere di astio egli ci realizza. E se a lui che di
mora osservando trapassare di astio egli ci realizza. E se a lui che dimora osser
vando non pi sorgere di trapassato astio egli ci realizza." "Essendogli interiorme
nte inerte accidia realizza: "". a me interiormente inerte accidia "". Non essend
ogli 155
interiormente inerte accidia realizza: "" Non a me interiormente inerte accidia"
". E se a lui che dimora osservando sorgere di inerte accidia egli ci realizza. E
se a lui che dimora osservando non pi sorgere di tramontata inerte accidia egli
ci realizza." "Essendogli interiormente turbante rimorso realizza: "" Vi a me int
eriormente turbante rimorso"". Non essendogli interiormente turbante rimorso rea
lizza: "" Non a me interiormente turbante rimorso"". E se a lui che dimora osser
vando non pi sorgere di tramontata inerte accidia egli ci a lui che dimora osserva
ndo trapassare di turbante rimorso egli ci realizza. E se a lui che dimora osserv
ando non pi sorgere di tramontato turbante rimorso egli ci realizza." "Essendogli
interiormente dubbio egli realizza: "" a me interiormente dubbio"". Non essendog
li interiormente dubbio realizza: "" Non a me interiormente dubbio "". E se a lu
i che dimora osservando sorgere di dubbio egli ci realizza. E se a lui che dimora
osservando trapassare di dubbio egli ci realizza. E se a lui che dimora osservan
do non pi sorgere di trapassati dubbi egli ci realizza." "Cos egli dall'interno deg
li elementi dimora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora o
sservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degli elementi dimora osserv
ando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi tra gli elem
enti, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli elementi, dimora os
servando il sorgere e il trapassare degli elementi tra gli elementi. "" Cos sono
gli elementi "", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a l
ui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla br
ama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elem
enti nei cinque impedimenti." 14. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco negli e
lementi osservando gli elementi dimora nel quintuplo complesso dell'attaccamento
. E come, o monaci, un monaco negli elementi osservando gli elementi dimora nel
quintuplo complesso dell'attaccamento ? "Ecco, o monaci, un monaco [cos realizza]
: Questa la forma, questo il sorgere della forma, questo il trapassare della for
ma; questa la sensazione, questo il sorgere della sensazione, questo il trapassa
re della sensazione, questa la coscienza, questo il sorgere della coscienza, que
sto il trapassare della coscienza; questo il sankhara, questo il sorgere del san
khara, questo il trapassare del sankhara; questo vinnana, questo il sorgere di v
innana, questo il trapassare di vinnana." "Cos egli dall'interno degli elementi d
imora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli
elementi, dall'interno e dal di fuori degli elementi, dimora osservando gli ele
menti. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi tra gli elementi, dimora
osservando il trapassare degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il
sorgere ed il trapassare degli elementi tre, gli elementi. "" Cos sono gli elemen
ti "", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di
sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mo
ndo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nel q
uintuplo complesso dell'attaccamento." l5. Ed inoltre ancora, o monaci, un monac
o, negli elementi dimora osservando gli elementi nei sei dominii dell'interno-es
terno. E come, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi
nei sei dominii dell'internoesterno? "Ecco, o monaci, un monaco realizza l'occh
io, realizza le forme, e la combinazione che da entrambi sorge anche questa real
izza. E realizza allorquando il sorgere di non ancor sorta combinazione, e reali
zza allorquando il trapassare della sorta combinazione, e realizza allorquando n
on pi il sorgere della trapassata combinazione; realizza l'orecchio, realizza i s
uoni, realizza il naso, realizza gli odori, realizza la lingua, realizza i sapor
i, realizza il corpo, realizza le cose tangibili, realizza l'intelletto, realizz
a gli elementi e la combinazione che da entrambi sorge, anche questa realizza. E
realizza allorquando il sorgere della non ancor sorta combinazione, e realizza
allorquando il trapassare della sorta combinazione, e realizza allorquando non p
i il sorgere della trapassata combinazione." "Cos egli dall'interno degli elementi
dimora osservando gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora 156
osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degli elementi dimora osser
vando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere degli elementi tra gli ele
menti, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli elementi, dimora o
sservando il sorgere ed il trapassare degli elementi tra gli elementi. "" Cos son
o gli elementi "", e pertanto in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a
lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla
brama nel mondo. Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli el
ementi nei sei dominii dell'interno-esterno." 16. Ed inoltre ancora, o monaci, u
n monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei sette fattori del ris
veglio. E come, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli element
i nei sette fattori del risveglio? "Ecco, o monaci, un monaco essendogli interio
rmente consapevolezza, fattore del risveglio realizza: "" In me interiormente vi
la consapevolezza, fattore del risveglio "". Non essendogli interiormente la co
nsapevolezza, fattore del risveglio realizza: "" In me interiormente non vi la c
onsapevolezza, fattore del risveglio"". Sorgendogli interiormente non sorta cons
apevolezza, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli interiormente completo
sviluppo della sorta consapevolezza, fattore del risveglio ci realizza." "Essendo
gli interiormente in lui l'esame della Dottrina, fattore del risveglio, realizza
: ""In me interiormente vi l'esame della Dottrina, fattore del risveglio"". Non
essendogli interiormente l'esame della Dottrina, fattore del risveglio realizza:
"" In me interiormente non vi l'esame della Dottrina, fattore del risveglio"".
Sorgendogli interiormente non sorto esame della Dottrina, fattore del risveglio
ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo del sorto esame della Dot
trina, fattore del risveglio ci realizza, essendogli interiormente la forza, fatt
ore del risveglio realizza: ""In me interiormente vi la forza, fattore del risve
glio "". Non essendogli interiormente la forza, fattore del risveglio, realizza:
"" In me interiormente non vi la forza, fattore del risveglio "". Sorgendogli i
nteriormente non sorta forza, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli inter
iormente completo sviluppo della sorta forza, fattore del risveglio ci realizza,
essendogli interiormente la beatitudine, fattore del risveglio realizza: "" In m
e interiormente vi la beatitudine, fattore del risveglio"". Non essendogli inter
iormente la beatitudine, fattore del risveglio realizza: ""In me interiormente n
on vi la beatitudine, fattore del risveglio "". Sorgendogli interiormente non so
rta beatitudine, fattore del risveglio ci realizza. Essendogli interiormente comp
leto sviluppo della sorta beatitudine, fattore del risveglio ci realizza, essendo
gli interiormente la calma, fattore del risveglio realizza: "" In me interiormen
te vi la calma, fattore del risveglio"". Non essendogli interiormente la calma,
fattore del risveglio realizza: "" In me interiormente non vi la calma, fattore
del risveglio"". Sorgendogli interiormente non sorta calma, fattore del risvegli
o ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta calma, fatt
ore del risveglio ci realizza, essendogli interiormente la concentrazione, fattor
e del risveglio realizza: "" In me interiormente vi la concentrazione, fattore d
el risveglio "". Non essendogli interiormente la concentrazione, fattore del ris
veglio realizza: "" In me interiormente non vi la concentrazione, fattore del ri
sveglio"". Sorgendogli interiormente non sorta concentrazione, fattore del risve
glio ci realizza. Essendogli interiormente completo sviluppo della sorta concentr
azione, fattore del risveglio ci realizza, essendogli interiormente l'equanimit, f
attore del risveglio realizza: ""In me interiormente vi l'equanimit, fattore di r
isveglio "". Non essendogli interiormente l'equanimit, fattore del risveglio real
izza: "" In me interiormente non vi l'equanimit, fattore del risveglio"". Sorgend
ogli non interiormente sorta equanimit, fattore del risveglio ci realizza. Essendo
gli completo sviluppo della sorta equanimit, fattore del risveglio ci realizza." "
Cos egli dall'interno degli elementi osservando gli elementi, dal di fuori degli
elementi dimora osservando gli elementi, dall'interno e dal di fuori degli eleme
nti dimora osservando gli elementi. Egli dimora osservando il sorgere degli elem
enti tra gli elementi, dimora osservando il trapassare degli elementi tra gli el
ementi, dimora osservando il sorgere ed il trapassare degli elementi tra gli ele
menti. "" Cos sono gli elementi"", e pertanto in lui questa consapevolezza di fon
damento, perch a lui base di sapere, base di pi alta consapevolezza. Ed egli vive
libero e nulla brama nel mondo" 157
Cos, o monaci, un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nei sette
fattori del risveglio. 17. Ed inoltre ancora, o monaci, un monaco negli elementi
dimora osservando gli elementi nelle quattro nobili verit. E come, o monaci, un
monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nelle quattro nobili verit?
"Ecco, o monaci, "" Questo il dolore"", secondo realt realizza. "" Questa l'origi
ne del dolore "", secondo realt realizza. "" Questa la fine del dolore "", second
o realt realizza. "" Questa la via che mena alla fine del dolore "", secondo real
t realizza." 18. E cosa , o monaci, la nobile verit sul dolore ? Nascita dolore, ve
cchiaia dolore, morte dolore, angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione,
sono dolore, non soddisfare un desiderio anche questo dolore. In breve il quint
uplo complesso dell'attaccamento dolore. Cosa , o monaci, la nascita? A questi od
a quegli esseri, in questa od in quella classe di esseri, nascere, sorgere, app
arire, divenire, manifestarsi di indicazioni, acquistare sfere, questo si dice,
o monaci, nascita. Cosa , o monaci, la vecchiaia ? A questi od a quegli esseri ve
cchiaia, decadenza, usura, incanutire, raggrinzirsi, diminuire di vitalit, decade
re di sensibilit, questo si dice, o monaci, vecchiaia. Cosa , o monaci, la morte?
A questi od a quegli esseri, in questa o in quella classe di esseri, quanto cess
are, essere rimosso, dissolversi, svanire, sparire nella morte, compiere il temp
o, dissolversi dei composti, distruzione del cadavere, questo, si dice, o monaci
, morte. Cosa , o monaci, angoscia? A chi, o monaci, afflitto da una o da un'altr
a miseria, a chi afflitto da uno o da un altro elemento doloroso, angoscia, tris
tezza, melanconia, angoscia della fine, tormento della fine, questo si dice, o m
onaci, angoscia. Cosa , o monaci, lamento? A chi, o monaci, afflitto da una o da
un'altra miseria, a chi afflitto da uno o da un altro elemento doloroso, pianto
e lamento, lacrima e grido, singhiozzo ed urlo, questo si dice, o monaci, lament
o. Cosa , o monaci, dolore? Ci che, o monaci, corporale dolore, corporale scontent
o, corporale contatto ed esperienza con dolore e scontento, questo si dice, o mo
naci, dolore. Cosa , o monaci, sofferenza? Ci che, o monaci, intellettuale dolore,
intellettuale scontento, intellettuale contatto ed esperienza con dolore e scon
tento, questo si dice, o monaci, sofferenza. Cosa , o monaci, agitazione? A chi,
o monaci, afflitto da una o da un'altra miseria, a chi afflitto da uno o da un a
ltro elemento doloroso, turbamento, agitazione, spavento, terrore, questo si dic
e, o monaci, agitazione. "E come, o monaci, il non soddisfare al desiderio dolor
e ? Agli esseri, o monaci, soggetti all'elemento della nascita il desiderio cos s
orge: "" Oh, a noi non fosse pi l'elemento della nascita, a noi non spettasse pi n
ascita"". Ed invece questo desiderio non soddisfatto, e cos il non soddisfare que
sto desiderio dolore. Agli esseri, o monaci, soggetti all'elemento malattia il d
esiderio cos sorge: ""Oh, a noi non fosse pi l'elemento della malattia, a noi non
spettasse pi malattia"". Ed invece questo desiderio non soddisfatto, e cos il non
soddisfare questo desiderio dolore. Agli esseri, o monaci, soggetti all'elemento
vecchiaia il desiderio Cos sorge: "" Oh, a noi non fosse pi l'elemento della vecc
hiaia, a noi non spettasse pi vecchiaia"". Ed invece questo desiderio non soddisf
atto, e cos il non soddisfare questo desiderio dolore. Agli esseri, o monaci, sog
getti all'elemento morte il desiderio cos sorge: "" Oh, a noi non fosse pi l'eleme
nto della morte, a noi non spettasse pi morte "". Ed invece questo desiderio non
soddisfatto, e Cos il non soddisfare questo desiderio dolore. Agli esseri, o mona
ci, soggetti agli elementi angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione, co
s il desiderio sorge: "" Oh, a noi non fossero pi gli elementi angoscia, lamento,
dolore, sofferenza, agitazione"". Ed invece questo desiderio non soddisfatto, e
cos il non soddisfare questo desiderio dolore." E come, o monaci, in breve, il qu
intuplo complesso dell'attaccamento dolore ? Cio la componente dell'attaccamento
alla forma, la componente dell'attaccamento alla sensazione, la componente dell'
attaccamento alla percezione, la componente dell'attaccamento all'indicazione, l
a componente 158
dell'attaccamento alla coscienza, queste, in breve, il quintuplo complesso dell'
attaccamento al dolore, s dicono dolore. Questa, o monaci, vien detta la nobile v
erit sul dolore. l9. Cosa , o monaci, la nobile verit sull'origine del dolore ? Vi
la sete, legante alla nascita, accompagnata da passione per i diletti, qua e l mo
lto dilettevole, come sete di brama, sete di esistere, sete di riesistere. E col
sorgere di che, o monaci, sorge la sete? E con lo stabilirsi di che si stabilis
ce la sete? Vi sono nel mondo le forme piacevoli, le forme gradevoli, e col sorg
ere di queste sorge la sete, collo stabilirsi di queste si stabilisce la sete. "
Cosa nel mondo forma piacevole, forma gradevole? Nel mondo l'occhio forma piacev
ole, forma gradevole, col suo sorgere sorge la sete, col suo stabilirsi si stabi
lisce la sete; nel mondo l'orecchio, il naso, la lingua, il corpo (4), la mente
sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro
stabilirsi si stabilisce la sete." Nel mondo le forme (5), i suoni, gli odori, i
gusti, le cose tangibili, i pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col
loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mond
o vinnana (5) visivo, vinnana uditivo, vinnana olfattivo, vinnana gustativo, vin
nana tattile, vinnana mentale, sono forme piacevoli, forme gradevoli, col sorger
e sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo il contatt
o visivo, il contatto uditivo, il contatto olfattivo, il contatto gustativo, il
contatto tattile, il contatto mentale sono forme piacevoli, forme gradevoli, col
loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. ! Nel mo
ndo la sensazione per contatto visivo, la sensazione per contatto uditivo, la se
nsazione per contatto olfattivo, la sensazione per contatto gustativo, la sensaz
ione per contatto tattile, la sensazione per contatto mentale sono forme piacevo
li, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stab
ilisce la sete. Nel mondo la coscienza delle forme, la coscienza dei suoni, la c
oscienza degli odori, la coscienza dei gusti, la coscienza dei contatti, la cosc
ienza dei pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge
la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo il giudizio sulla
forma, il giudizio sul suono, il giudizio sull'odore, il giudizio sul gusto, il
giudizio su cose tangibili, il giudizio sul pensiero sono forme piacevoli, form
e gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce l
a sete. Nel mondo la sete di forme, la sete di suoni, la sete di odori, la sete
di gusti, la sete di cose tangibili, la sete di pensieri sono forme piacevoli, f
orme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisc
e la sete. Nel mondo la riflessione sulle forme, la riflessione sui suoni, la ri
flessione sugli odori, la riflessione sui gusti, la riflessione sui contatti, la
riflessione sui pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorger
e sorge la sete, col loro stabilirsi si stabilisce la sete. Nel mondo l'osservaz
ione (7) delle forme, l'osservazione dei suoni, l'osservazione degli odori, l'os
servazione dei gusti, l'osservazione dei contatti, l'osservazione dei pensieri s
ono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro sorgere sorge la sete, col loro s
tabilirsi si stabilisce la sete. Questa, o monaci, vien detta la nobile verit sul
l'origine del dolore. 20. Cosa , o monaci, la nobile verit sulla fine del dolore ?
Quando vi fine della sete per completa indifferenza, rinuncia, abbandono, liber
azione, disabitudine [vi la fine del dolore] . E dunque, o monaci, con lo svanir
e di che la sete svanisce, col cessare di che la sete cessa ? Vi sono nel mondo
forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro ce
ssare cessa la sete. E cosa nel mondo forma piacevole, forma gradevole? Nel mond
o l'occhio, l'orecchio, il naso, la lingua, il corpo, la mente sono forme piacev
oli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare 159
cessa la sete. Nel mondo le forme, i suoni, gli odori, i gusti, le cose tangibil
i, i pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce l
a sete, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo vinnana visivo, vinnana uditiv
o, vinnana olfattivo, vinnana gustativo, vinnana tattile, vinnana mentale sono f
orme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro ces
sare cessa la sete. Nel mondo il contatto visivo, il contatto uditivo, il contat
to olfattivo, il contatto gustativo, il contatto tattile, il contatto mentale so
no forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro
cessare cessa la sete. Nel mondo la sensazione per contatto visivo, la sensazio
ne per contatto uditivo, la sensazione per contatto olfattivo, la sensazione per
contatto gustativo, la sensazione per contatto tattile, la sensazione per conta
tto mentale sono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la
sete, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo la coscienza delle forme, la cos
cienza dei Suoni, la coscienza degli odori, la coscienza dei gusti, la coscienza
delle cose tangibili, la coscienza dei pensieri sono forme piacevoli, forme gra
devoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. Nel m
ondo il giudizio sulla forma, il giudizio sul suono, il giudizio sull'odore, il
giudizio sul gusto, il giudizio sulle cose tangibili, il giudizio sul pensiero s
ono forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col lor
o cessare cessa la sete. Nel mondo la sete di forme, la sete di suoni, la sete d
i odori, la sete di gusti, la sete di cose tangibili, la sete di pensieri sono f
orme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro ces
sare cessa la sete. Nel mondo la riflessione sulle forme, la riflessione sui suo
ni, la riflessione sugli odori, la riflessione sui gusti, la riflessione sui con
tatti, la riflessione sui pensieri sono forme piacevoli, forme gradevoli, col lo
ro svanire svanisce la sete, col loro cessare cessa la sete. Nel mondo l'osserva
zione delle forme, l'osservazione dei suoni, l'osservazione degli odori, l'osser
vazione dei gusti, l'osservazione dei contatti, l'osservazione dei pensieri sono
forme piacevoli, forme gradevoli, col loro svanire svanisce la sete, col loro c
essare cessa la sete. Questa, o monaci, vien detta la nobile verit sulla fine del
dolore. 21. Cosa , o monaci, la nobile verit sulla via che mena alla fine del dol
ore? Il nobile ottuplice sentiero, o monaci, cio: retta opinione, retta intenzion
e, retta vita, retto esercizio, retta consapevolezza, retta concentrazione. Cosa
, o monaci, retta opinione? Quella che , o monaci, conoscenza del dolore, conosce
nza dell'origine del dolore, conoscenza della fine del dolore, conoscenza della
via che mena alla fine del dolore. Questa, o monaci, vien detta retta opinione.
Cosa , o monaci, retta intenzione? Quella che intenzione di astenersi da bramare,
che intenzione di astenersi da astio, che intenzione di astenersi da crudelt. Qu
esta, o monaci, vien detta retta 160
intenzione. Cosa , o monaci, retta parola? l'astenersi da parola falsa, l'astener
si da parola calunniosa, l'astenersi da parola aspra, l'astenersi da parola friv
ola. Questa, o monaci, vien detta retta parola. Cosa , o monaci, retta azione? l'
astenersi dall'uccidere, l'astenersi dal non dato, l'astenersi da cattivo compor
tamento per brame. Questo, o monaci, vien detta retta azione. Cosa , o monaci, re
tta vita? Ecco, o monaci, un nobile discepolo, abbandonata una vita opposta, int
raprende un modo di vivere secondo retta vita. Questa, o monaci, vien detta rett
a vita. Cosa , o monaci, retto esercizio? Ecco, o monaci, un monaco dirige ed ese
rcita la volont a che non sorgano non sorti cattivi non salutari elementi, raggiu
nge la forza, applica ed esercita la mente. Dirige ed esercita la volont ad abban
donare sorti cattivi non salutari elementi, raggiunge la forza, applica ed eserc
ita la mente. Dirige ed esercita la volont a far sorgere non sorti salutari eleme
nti, raggiunge la forza, applica ed esercita la mente. Dirige ed esercita la vol
ont a far permanere, a non confondere, ad incrementare, a sviluppare, a coltivare
, a perfezionare, sorti salutari elementi, raggiunge la forza, applica ed eserci
ta la mente. Questa, o monaci, vien detta retto sforzo. Cosa , o monaci, retta co
nsapevolezza ? "Ecco, o monaci, un monaco dimora nel corpo osservando il corpo,
strenuo, presente, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza;
dimora nella sensazione osservando la sensazione, strenua, presente, consapevole
, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza; dimora nella mente osservando
la mente, strenua, presente, consapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la so
fferenza; dimora tra gli elementi osservando gli elementi, strenuo, presente, co
nsapevole, lontane nel mondo la cupidigia e la sofferenza. Questa, o monaci, vie
n detta retta consapevolezza." Cosa , o monaci, retta concentrazione? "Ecco, o mo
naci, un monaco lungi da elementi non salutari raggiunta la riflettente, osserva
nte, nata da distacco beata serenit, prima esperienza raggiunta dimora. Riflessio
ne ed osservazione quietate, l'interna tranquillit della mente, l'unit dell'essere
, la non riflettente non osservante, nata di concentrazione, beata serenit, secon
da esperienza raggiunta dimora. Superata la beatitudine, in assenza di ogni alte
rit, equanime dimora, e prova nel corpo quella serenit per cui i nobili dicono: ""
l'equanime savio dimora sereno"", e terza esperienza raggiunta dimora. Ed ancora
superando la gioia, superando il dolore, purificandosi da precedenti euforie o
sofferenze, raggiunta la priva di dolore, la priva di gioia, equanime, consapevo
le, perfetta, quarta esperienza raggiunta dimora. Questa, o monaci, vien detta r
etta concentrazione." Questa, o monaci, vien detta la nobile verit sulla via che
mena alla fine del dolore. "Cos egli dall'interno degli elementi dimora osservand
o gli elementi, dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi, dall
'interno e dal di fuori degli elementi dimora osservando gli elementi. Egli dimo
ra osservando il sorgere degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il t
rapassare degli elementi tra gli elementi, dimora osservando il sorgere ed il tr
apassare degli elementi tra gli elementi. "" Cos sono gli elementi "", e pertanto
in lui questa consapevolezza di fondamento, perch a lui base di sapere, base di
pi alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama al mondo. Cos, o monaci,
un monaco negli elementi dimora osservando gli elementi nelle quattro nobili ve
rit." "22. E colui, o monaci, che questi quattro pilastri della consapevolezza co
s pratica per sette anni, di questi due frutti un frutto consegue: ""la sapienza
negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rima
ngano, o monaci, sei anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos p
ratica per sei anni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza negl
i elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rimangan
o, o monaci, cinque anni. Chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pr
atica per cinque anni, di questi due frutti un frutto ne consegue: o la sapienza
negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Rim
angano, o monaci, quattro anni. Chi questi quattro 161
pilastri della consapevolezza cos pratica per quattro anni, di questi due frutti
un frutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di
una esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, tre anni. Chi questi quattro
pilastri della consapevolezza cos pratica per tre anni, di questi due frutti un f
rutto consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una
esistenza senza ritorno. Rimangano, o monaci, due anni. Chi questi quattro pila
stri della consapevolezza cos pratica per due anni, di questi due frutti un frutt
o consegue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esi
stenza senza ritorno. Rimanga, o monaci, un anno. Chi questi quattro pilastri de
lla consapevolezza cos pratica per un anno, di questi due frutti un frutto conseg
ue: o la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza in una esistenza s
enza ritorno. Rimanga, o monaci, un anno, chi questi quattro pilastri della cons
apevolezza cos pratica per sette mesi, di questi due frutti un frutto consegue: o
la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza
ritorno. Rimangano, o monaci, sei mesi, chi questi quattro pilastri della consap
evolezza cos pratica per sei mesi, di questi due frutti un frutto consegue: o la
sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza rito
rno. Rimangano, o monaci, cinque mesi, chi questi quattro pilastri della consape
volezza cos pratica per cinque mesi, di questi due frutti un frutto consegue o la
sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza rit
orno. Rimangano, o monaci, quattro mesi, chi questi quattro pilastri della consa
pevolezza cos pratica per quattro mesi, di questi due frutti un frutto consegue o
la sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza
ritorno. Rimangano, o monaci, tre mesi, chi questi quattro pilastri della consap
evolezza cos pratica per tre mesi, di questi due frutti un frutto consegue: o la
sapienza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza rito
rno. Rimangano, o monaci, due mesi, chi questi quattro pilastri della consapevol
ezza cos pratica per un mese, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapie
nza negli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno.
Rimanga, o monaci, un mese, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos
pratica per mezzo mese, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza n
egli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno. Riman
ga, o monaci, mezzo mese, chi questi quattro pilastri della consapevolezza cos pr
atica per sette giorni, di questi due frutti un frutto consegue: o la sapienza n
egli elementi visibili o la consapevolezza di una esistenza senza ritorno." "La
via, o monaci, ad una unica meta, alla purificazione degli esseri, al superament
o del pianto e del lamento, all'allontanamento del dolore e della sofferenza, al
comparire del giusto metodo per la realizzazione dell'estinzione quella dei qua
ttro pilastri della consapevolezza. Questo detto e questo il motivo per cui dett
o ""." Cos parl il Sublime. Contenti i monaci si rallegrarono alla parola del Subl
ime.
MAHA SATIPATTHANA SUTTANTA FINE
(Traduzione di Eugenio Frola)
MAHANIDANASUTTANTA (GRANDE DIALOGO DELLE CAUSE)
Cos ho sentito: 1. Un tempo il Sublime dimorava tra i Kuru, in un villaggio dei K
uru di nome Kammassadhamma. Allora il 162
venerabile Ananda si diresse l dove era il Sublime e avvicinatolo, dopo averlo sa
lutato, gli sed accanto. Accanto seduto, il venerabile Ananda cos disse al Sublime
: meraviglioso, o signore, straordinario, o signore, come generalmente sia, o si
gnore, difficile l'origine da precedenti, difficile a capire. Invece a me appare
assai facile . Non dire, cos, o Ananda, non dire cos, o Ananda. Difficile, o Anan
da, l'origine da precedenti, difficile a capire. Senza la comprensione, senza l'
approfondimento di questa dottrina, non si supera il ciclo delle generazioni, ag
grovigliato come una matassa, immerso nelle tenebre, simile a cespugli di erba p
ungente e tagliente (1), sfuggente, doloroso, ruinoso samsara. "2. "" Esiste un
presupposto a vecchiaia e morte? "". Cos, o Ananda, alla domanda in piena consape
volezza da rispondere: ""Esiste"". ""Quale il presupposto a vecchiaia ed a morte
?"". Cos pu essere chiesto. ""Nascita presupposto a vecchiaia e morte "". Cos da ri
spondere." " Esiste un presupposto a nascita? . Cos, o Ananda, alla domanda in pi
ena consapevolezza da rispondere: "" Esiste""." " Quale il presupposto a nascita
? . Cos pu essere chiesto. "" Esistenza il presupposto a nascita "". Cos da rispon
dere." " Esiste un presupposto ad esistenza? . Cos, o Ananda, alla domanda in pie
na consapevolezza da rispondere: "" Esiste "". "" Quale il presupposto ad esiste
nza ? "". Cos pu essere chiesto. "" Attaccamento il presupposto ad esistenza "". C
os da rispondere." " Esiste un presupposto ad attaccamento ? . Cos, o Ananda, alla
domanda in piena consapevolezza da rispondere: "" Esiste "". "" Quale il presup
posto ad attaccamento?"". Cos pu essere chiesto. "" La sete il presupposto ad atta
ccamento"". Cos da rispondere." "Esiste un presupposto a sete?. Cos, o Ananda, all
a domanda in piena consapevolezza da rispondere: "" Esiste "". ""Quale il presup
posto a sete?"". Cos pu essere chiesto. "" Sensazione il presupposto a sete "". Co
s da rispondere." " Esiste un presupposto a sensazione ? . Cos, o Ananda, alla dom
anda in piena consapevolezza da rispondere: "" Esiste "". "" Quale il presuppost
o a sensazione? "". Cos pu essere chiesto. "" Contatto presupposto alla sensazione
"". Cos da rispondere." "Esiste un presupposto a contatto?. Cos, o Ananda, alla d
omanda in piena consapevolezza da rispondere: "" Esiste "". "" Quale il presuppo
sto a contatto ? "". Cos pu essere chiesto. "" Nome e forma il presupposto a conta
tto "". Cos da rispondere." " Esiste un presupposto a nome e forma ? . Cos, o Anan
da, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: "" Esiste "". "" Quale i
l presupposto a nome e forma ? "". Cos pu essere chiesto. "" Vinnana il presuppost
o a nome e" "forma "". Cos da rispondere." "Esiste un presupposto a Vinnana?. Cos,
o Ananda, alla domanda in piena consapevolezza da rispondere: "" Esiste "". ""
Quale il presupposto a vinnana? "". Cos pu essere chiesto. "" Nome e forma il pres
upposto a vinnana "". Cos da rispondere." 3. Cos, o Ananda, nome e forma il presup
posto a vinnana, vinnana presupposto a nome e forma, nome e forma presupposto a
contatto, contatto presupposto a sensazione, sensazione presupposto a sete, sete
presupposto ad attaccamento, attaccamento presupposto ad esistenza, esistenza p
resupposto a nascita, nascita presupposto a vecchiaia e morte, vecchiaia, morte,
angoscia, lamento, dolore, sofferenza, agitazione, si perpetuano. Cos l'origine
dell'intero complesso del dolore. "4. Nascita presupposto a vecchiaia e morte. C
os invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: "" nasc
ita presupposto a vecchiaia e morte "". Se, o Ananda, totalmente, completamente,
a ciascuno, ovunque non fosse pi nascita, cio: agli di nei cieli, ai Gandhabba (2)
nel loro regno, agli Yakka (3) nel loro regno, agli spiriti nel loro regno, agl
i uomini nel loro regno, ai quadrupedi nel loro regno, agli uccelli nel loro reg
no, ai serpenti nel loro regno e a questi ed a quegli esseri, o Ananda, ovunque,
pi non fosse nascita, se completamente vi fosse il cessare della nascita, colla
distruzione della 163
nascita forse che si sperimenterebbe ancora vecchiaia e morte?""." " ""No di cer
to, o signore ""." Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origin
e, questa la radice, questo il presupposto della vecchiaia e della morte: la nas
cita. "5. Esistenza il presupposto di nascita. Cos invero ci si dice, ma in forza
del seguente argomento che si pu dire cos: "" Esistenza presupposto di nascita "".
Se, o Ananda totalmente completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi esistenz
a; cio: l'esistenza passionale, l'esistenza formale, l'esistenza priva di forma (
4), se completamente vi fosse il cessare dell'esistenza, colla distruzione dell'
esistenza forse che si sperimenterebbe ancora nascita? ""." " No di certo, o sig
nore""." Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa
la radice, questo il presupposto della nascita: l'esistenza. "6. Attaccamento pr
esupposto ad esistenza. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento
che si pu dire cos: "" Attaccamento presupposto ad esistenza"". Se, o Ananda, tota
lmente, completamente, a ciascuno, ovunque, non fosse pi attaccamento; cio: l'atta
ccamento alla passione, l'attaccamento ai rituali, l'attaccamento all'opinione,
l'attaccamento all'affermazione dell'io, se completamente vi fosse il cessare de
ll'attaccamento, colla distruzione dell'attaccamento forse che si sperimenterebb
e ancora l'esistenza? ""." No di certo, o signore . Pertanto, o Ananda, proprio
questo il motivo, questa l'origine, questa la radice, questo il presupposto dell
'esistenza: l'attaccamento. "7. Sete il presupposto ad attaccamento. Cos invero c
i si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: "" sete il presup
posto ad attaccamento "". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, o
vunque non fosse pi sete; cio: la sete di forme, la sete di suoni, la sete di odor
i, la sete di sapori, la sete di cose tangibili, la sete di pensieri, se complet
amente vi fosse il cessare della sete, colla distruzione della sete forse che si
sperimenterebbe ancora l'attaccamento? """ No di certo, o signore . Pertanto, o
Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radice, questo il
presupposto ad attaccamento: la sete. 8. Sensazione il presupposto a sete. Cos i
nvero ci si "dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: "" sensaz
ione il presupposto a sete "". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascu
no, ovunque non fosse pi sensazione: cio la sensazione attraverso il contatto dell
'occhio, la sensazione attraverso il contatto dell'orecchio, la sensazione attra
verso il contatto del naso, la sensazione attraverso il contatto della lingua, l
a sensazione attraverso il contatto del corpo, la sensazione attraverso il conta
tto della mente, se completamente, vi fosse il cessare della sensazione, colla d
istruzione della sensazione forse che si sperimenterebbe ancora la sete ? ""." N
o di certo, o signore. Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'or
igine, questa la radice, questo il presupposto della sete: la sensazione. 9. Cos,
o Ananda', la sensazione origine della sete, la sete origine della ricerca, la
ricerca origine dell'assunzione, l'assunzione origine del gradimento, il gradime
nto origine del desiderio turbante, il desiderio turbante origine del possesso,
il possesso origine della propriet, la propriet origine dell'avarizia, l'avarizia
origine della tesaurizzazione, a scopo di tesaurizzare l'armarsi di mazza, l'arm
arsi di spada, guerra, conquista, litigio, discussione, calunnia, menzogna e pi d
i un elemento torbido, non salutare si manifesta. "10 A scopo di tesaurizzare l'
armarsi di mazza, l'armarsi di spada, la guerra, la conquista, il litigio, la di
scussione, la calunnia, la menzogna e pi di un elemento torbido, non salutare si
manifesta. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire
cos: "" a scopo di tesaurizzare l'armarsi di 164
mazza, l'armarsi di spada, la guerra, la conquista, il litigio, la discussione,
la calunnia, la menzogna e pi di un elemento torbido, non salutare si manifesta""
. Se, o Ananda, totalmente, completamente, a" "ciascuno, ovunque non fosse pi tes
aurizzare forse che si manifesterebbe ancora l'armarsi di spada, l'armarsi di ma
zza, la guerra, la conquista, il litigio, la discussione, la calunnia, la menzog
na e pi di un elemento torbido, non salutare?""." No di certo, o signore . Pertan
to, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la radice, ques
to il presupposto dell'armarsi di mazza, dell'armarsi di spada, della guerra, de
lla conquista, del litigio, della discussione, della calunnia, della menzogna e
del manifestarsi di pi di un elemento torbido, non salutare: la tesaurizzazione:
"11. Avarizia origine di tesaurizzazione. Cos invero ci si dice, ma in forza del s
eguente argomento che si pu dire cos: "" avarizia origine di tesaurizzazione "". S
e, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi avarizia
, se completamente vi fosse il cessare dell'avarizia, colla distruzione dell'ava
rizia forse che si sperimenterebbe ancora tesaurizzazione ? ""." " ""No di certo
, o signore ""." Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questo l'origine,
questa la radice, questo il presupposto di tesaurizzazione: avarizia. "12. Prop
riet origine dell'avarizia. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomen
to che si pu dire cos: "" propriet origine di avarizia ""; Se, o Ananda, totale men
te, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi propriet, se completamente vi
fosse il cessare di propriet, colla distruzione di propriet forse che si speriment
erebbe ancora avarizia? ""." No di certo, o signore . Pertanto, o Ananda, propri
o questo il motivo, questa l'origine, questa la radice, questo il presupposto di
avarizia: propriet. "13. Possesso origine di propriet. Cos invero ci si dice, ma in
forza del seguente argomento che si pu dire cos: "" possesso origine di propriet "
". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi poss
esso, se completamente vi fosse il cessare del possesso, colla distruzione del p
ossesso forse che si sperimenterebbe ancora propriet ? ""." No di certo, o signor
e. Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa la rad
ice, questo il presupposto di propriet: possesso. "14. Desiderio turbante ' origi
ne di possesso. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si p
u dire cos: "" desiderio turbante origine di possesso "". Se, o Ananda, totalmente
, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi desiderio turbante, se completa
mente vi fosse il cessare di desiderio turbante, colla distruzione del desiderio
turbante forse che si sperimenterebbe ancora possesso? ""." "No di certo, o sig
nore ""." Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine, questa
la radice, questo il presupposto di possesso: desiderio turbante. "15. Compiaci
mento origine di desiderio turbante. Cos invero ci si dice. Ma in forza del seguen
te argomento che si pu dire cos: "" compiacimento origine di desiderio turbante"".
Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi compia
cimento, se completamente vi fosse il cessare di compiacimento, colla distruzion
e di compiacimento forse che si sperimenterebbe ancora desiderio turbante ? "" .
" No di certo, o signore . Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa
l'origine, questa la radice, questo il presupposto di desiderio turbante: compia
cimento. "10. Assunzione "" origine di compiacimento. Cos invero ci si dice, ma in
forza del seguente argomento che si pu dire cos: "" assunzione origine di compiac
imento "". Se, o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non foss
e pi assunzione, se completamente vi fosse il cessare di assunzione, colla 165
distruzione di assunzione forse che si sperimenterebbe ancora compiacimento? "".
" "No di certo, o signore ""." Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, que
sta l'origine, questa la radice, questo il presupposto di compiacimento: assunzi
one. "17. Ricerca (9) origine di assunzione. Cos invero ci si dice, ma in forza de
l seguente argomento che si pu dire cos: "" ricerca origine di assunzione "". Se,
o Ananda, totalmente, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi? ricerca,
se completamente vi fosse il cessare di ricerca, colla distruzione di ricerca fo
rse che si sperimenterebbe ancora assunzione ? ""." "No di certo, o signore . ""
Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questo l'origine, questa la radice
, questo il presupposto di assunzione ricerca. " "18. Sete origine di ricerca. C
os invero ci si dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: "" sett
e origine di ricerca"". Se, o Ananda, totalmente, completo mente, a ciascuno, ov
unque non fosse pi sete, se completamente vi fosse il cessare della sete, colla d
istruzione della sete forse che si sperimenterebbe ancora ricerca? ""." No di ce
rto, o signore . Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'origine,
questa la radice, questo il presupposto di ricerca: la sete. Cos, o Ananda, ques
te due dottrine, sono ricondotte tutte e due alla sensazione. "19. Contatto (10)
presupposto di sensazione. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente argome
nto che si pu dire cos: contatto presupposto di sensazione. Se, o Ananda, totalmen
te, completamente, a ciascuno, ovunque non fosse pi contatto, cio: il contatto del
l'occhio, il contatto dell'orecchio, il contatto del naso, il contatto della lin
gua, il contatto del corpo, il contatto della mente, se completamente vi fosse i
l cessare di contatto, colla distruzione di contatto forse che si sperimenterebb
e ancora sensazione? "". ""No di certo, o signore""." Pertanto, o Ananda, propri
o questo il motivo, questa l'origine, questa la radice, questo il presupposto di
sensazione: contatto. "20. Nome e forma presupposto di contatto. Cos invero ci si
dice, ma in forza del seguente argomento che si pu dire cos: ""nome e forma presu
pposto di contatto"". O Ananda, da certi attributi, da certi organi, da certi fe
nomeni, da certe espressioni viene la facolt conoscitiva dell'aggregato nominale
(11). Ma se in questi attributi, in questi organi, in questi fenomeni, in queste
espressioni fosse cessazione, forse che nell'aggregato formale si sperimentereb
be il contatto indicante? ""." No di certo, o signore . O Ananda, da certi attri
buti, da certi organi, da certi fenomeni, da certe espressioni viene la facolt co
noscitiva dell'aggregato formale: ma se in questi attributi, in questi organi in
questi fenomeni, in queste espressioni, fosse cessazione forse che nell'aggrega
to nominale si sperimenterebbe il contatto reattivo ? . No di certo, o signore .
O Ananda, da certi attributi, da certi organi, da certi fenomeni, da certe espr
essioni viene la facolt conoscitiva dell'aggregato nominale e dell'aggregato form
ale: ma se in questi attributi, in questi organi, in questi fenomeni, in queste
espressioni fosse cessazione, forse che si sperimenterebbe il contatto indicante
ed il contatto reattivo?. "No di certo, o signore ""." O Ananda, da certi attri
buti, da certi organi, da certi fenomeni, da certe espressioni, viene la facolt c
onoscitiva di nome e forma: ma se in questi attributi, in questi organi, in ques
ti fenomeni, in queste espressioni fosse cessazione, forse che si sperimenterebb
e il contatto? . No di certo, o signore. Pertanto, o Ananda, proprio questo il m
otivo, questa l'origine, questa la radice, questo il presupposto di contatto: no
me e forma. "21. Vinnana presupposto di nome e forma. Cos invero ci si dice, ma in
forza del seguente argomento 166
che si pu dire cos: "" vinnana il presupposto di nome e forma "". Se, o Ananda, vi
nnana (12) non si introducesse nell'utero della madre, forse che nell'utero dell
a madre, si determinerebbe nome e forma? ""." "No di certo, o signore ""." Se, o
Ananda, vinnana, introdottosi nell'utero della madre, deviasse, forse che nome
e forma si manifesterebbe alla stato normale? . . No di certo, o signore. Se, o
Ananda, vinnana di un infante fosse strappato all bimbo od alla bimba, forse che
nome e forma prosperamente, felicemente, favorevolmente si svilupperebbe? . No
di certo, o signore . Pertanto, o Ananda, proprio questo il motivo, questa l'ori
gine, questa la radice, questo il presupposto di nome e forma: vinnana. "22. Nom
e e forma presupposto a vinnana. Cos invero ci si dice, ma in forza del seguente a
rgomento che si pu dire cos: ""nome e forma presupposto di vinnana"". Se, o Ananda
, vinnana non trovasse il suo supporto in nome e forma, forse che si sperimenter
ebbe il futuro, la nascita, la vecchiaia, la morte, il dolore, l'angoscia, l'esi
stenza? ""." " No di certo, o signore""." Pertanto, o Ananda, proprio questo il
motivo, questa l'origine, questa la radice, questo il presupposto di vinnana: no
me e forma. "Proprio cos, o Ananda, si sorge, si declina, si muore, si trapassa,
si risorge; proprio in conseguenza di ci si sviluppa il processo semantico, il pr
ocesso logico, il processo delle idee, il processo della conoscenza, proprio cos
turbina il ciclo del samsara nel normale stato del conoscere, cos si unisce nome
e forma a vinnana." "23. E come, o Ananda, coloro che definiscono l'anima la def
iniscono? Colui che definisce l'anima formale e finita proprio cos definisce: ""f
ormale e finita secondo me l'anima"" Colui che definisce l'anima formale e infin
ita proprio cos definisce: ""formale ed infinita secondo me l'anima"" Colui che d
efinisce l'anima priva di forma e finita proprio cos definisce: "" priva di forma
e finita secondo me l'anima"" Colui che definisce l'anima priva di forma ed inf
inita proprio cos definisce: ""priva di forma ed infinita secondo me l'anima""."
"24. Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima formale e finita proprio la d
efinisce, e sia che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietro ded
uzione, sempre in lui cos : "" se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di
verit "". E cos essendo, costui ripete continuamente nel discorso la sua opinione
sull'anima formale e finita." "Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima fo
rmale ed infinita proprio la definisce, e sia che la definisca immediatamente, s
ia che la definisca dietro deduzione, sempre in lui cos : "" se anche ci non certo,
me ne servir lo stesso come di verit"". E cos essendo, costui ripete continuamente
nel discorso la sua opinione sull'anima formale ed infinita." "Dunque, o Ananda
, colui che definisce l'anima priva di forma e finita proprio la definisce, e si
a che la definisca immediatamente, sia che la definisca dietro deduzione, sempre
in lui cos : "" se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit"". E cos
essendo costui ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull'anima priv
a di forma e finita." "Dunque, o Ananda, colui che definisce l'anima priva di fo
rma ed infinita proprio la definisce, e sia che la definisca immediatamente, sia
che la definisca dietro deduzione, sempre in lui cos : "" se anche ci non certo, m
e ne servir lo stesso come di verit"". E cos essendo costui ripete continuamente ne
l discorso la sua opinione sull'anima priva di forma ed (1) infinita. Proprio co
s, o Ananda, definiscono coloro che definiscono l'anima." "25. E come, o Ananda,
coloro che non definiscono l'anima non la definiscono? Colui che non definisce l
'anima formale e finita non cos definisce: "" formale e finita secondo me l'anima
"". Colui che non definisce l'anima formale ed infinita non cos definisce: "" fo
rmale ed infinita secondo me l'anima"". Colui 167
che non definisce l'anima priva di forma e finita non cos definisce: "" priva di
forma e finita secondo me l'anima"". Colui che non definisce l'anima priva di fo
rma ed infinita non cos definisce: "" priva di forma ed infinita i secondo me l'a
nima ""." "26. Dunque, o Ananda, colui che non definisce l'anima formale e finit
a proprio non la definisce, e sia che non la definisca immediatamente, sia che n
on la definisca dietro deduzione, mai in lui cos non : "" se anche ci non certo, me
ne servir lo stesso come di verit"". E cos essendo costui non ripete continuamente
nel discorso la sua opinione sull'anima formale e finita." "Dunque, o Ananda, c
olui che non definisce l'anima formale ed infinita proprio non la definisce, e s
ia che non la definisca immediatamente, sia che non la definisca dietro deduzion
e, mai in lui cos : "" se anche ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit ""
. E cos essendo costui non ripete continuamente nel discorso la sua opinione sull
'anima formale ed infinita." "Dunque, o Ananda, colui che non definisce l'anima
priva di forma e finita proprio non la definisce, e sia che non la definisca imm
ediatamente, sia che non la definisca dietro deduzione, mai in lui cos : "" se anc
he ci non certo, me ne servir lo stesso come di verit"". E cos essendo costui non ri
pete continuamente nel discorso la sua opinione sull'anima priva di forma e fini
ta." "Dunque, o Ananda, colui che non definisce l'anima priva di forma ed infini
ta proprio non la definisce, e sia che non la definisca immediatamente, sia che
non la definisca dietro deduzione, mai in lui cos : "" se anche ci non certo, me ne
servir lo stesso come di verit "". E cos essendo costui non ripete continuamente n
el discorso la sua opinione sull'anima priva di forma ed infinita. Proprio cos, o
Ananda, non definiscono coloro che non definiscono l'anima." "27 . E come, o An
anda, coloro che introspezionano l'anima, la introspezionano? Vi , o Ananda, chi
introspezionando l'anima, introspeziona la sensazione: ""la sensazione secondo m
e l'anima "". Oppure: "" non la sensazione secondo me l'anima, la cessazione del
la sensazione secondo me l'anima "". Oppure: "" non la sensazione secondo me l'a
nima, non la cessazione della sensazione secondo me l'anima, l'anima da me senti
ta come la capacit di sentire, questo secondo me l'anima"". Cos, o Ananda, coloro
che introspezionano l'anima introspezionano." "28. Dunque, o Ananda, a colui che
cos afferma: "" sensazione l'anima "", da rispondere: "" vi sono, o amico, quest
e tre sensazioni: la sensazione piacevole, la sensazione dolorosa, la sensazione
indifferente. Quali di queste tre sensazioni tu introspezioni come anima'"". Ne
l momento, o Ananda, in cui ottenendola, percepisci sensazione piacevole, in que
l momento non percepisci sensazione dolorosa, n percepisci sensazione indifferent
e. In quel momento in cui ottenendola percepisci sensazione dolorosa, in quel mo
mento non percepisci sensazione piacevole, n percepisci sensazione indifferente.
In quel momento in cui ottenendola percepisci sensazione indifferente, in quel m
omento non percepisci sensazione piacevole, n percepisci sensazione dolorosa." "2
9. La sensazione piacevole, o Ananda, impermanente, condizionata, originata da p
recedenti, soggetta al decadere, soggetta al trapassare, soggetta allo svanire,
soggetta alla distruzione. La sensazione dolorosa, o Ananda, impermanente, condi
zionata, originata da precedenti, soggetta al decadere, soggetta al trapassare,
soggetta allo svanire, soggetta alla distruzione. La sensazione indifferente, o
Ananda, impermanente, condizionata, originata da precedenti, soggetta al decader
e, soggetta al trapassare, soggetta allo svanire, soggetta alla distruzione. All
ora a colui che sperimenta sensazione piacevole dovrebbe essere: "" questa l'ani
ma "", ma collo sparire della sensazione piacevole cos dovrebbe essere: "" a me s
par l'anima"". A colui che sperimenta sensazione dolorosa dovrebbe essere: "" que
sta l'anima "", ma collo sparire della sensazione dolorosa cos dovrebbe essere: "
"a me spari l'anima"". A colui che sperimenta sensazione indifferente dovrebbe e
ssere: "" questa l'anima "", ma collo sparire della sensazione indifferente cos d
ovrebbe essere: ""a me spar l'anima "". Cos coloro che affermano: "" sensazione pe
r me l'anima"", introspezionando nel campo della sensazione, introspezionano l'i
mpermanenza, il dolore mescolato al piacere, la legge del sorgere e del trapassa
re. Pertanto, o Ananda, non si pu introspezionando affermare: "" la sensazione pe
r me l'anima ""." 168
"30. Ecco, o Ananda, a colui che cos afferma: ""non la sensazione secondo me l'an
ima, la cessazione della sensazione secondo me l'anima "", cos da rispondere: ""
quando, o amico, totalmente manca il sentire, allora forse sussiste: ' io sono?
' "" ""." No di certo, o signore . " Pertanto, o Ananda, non si pu introspezionan
do affermare: non la sensazione secondo me l'anima, la cessazione della sensazio
ne secondo me l'anima ""." "31. Ecco, o Ananda, a colui che cos afferma: "" non l
a sensazione secondo me l'anima, n la cessazione della sensazione, l'anima da me
intesa come la facolt di sentire"", cos da rispondere: "" se, o amico, la sensazio
ne totalmente, completamente fosse distrutta, colla cessazione di ogni sensazion
e, colla distruzione della sensazione forse che sussisterebbe: ' io sono questo
? ' "" ""." No di certo, o signore. " Pertanto, o Ananda, non si pu introspeziona
ndo affermare: non la sensazione secondo me l'anima, non la cessazione della sen
sazione, l'anima da me intesa come la facolt senziente ""." "32. Ma, o Ananda, un
monaco non cos introspeziona l'anima nella sensazione, non introspeziona l'anima
nella cessazione della sensazione, non cos introspeziona: "" da me cos intesa l'a
nima: l'anima la facolt senziente"". Egli cos non introspezionando, non attaccato,
libero da attaccamento, non si agita, calmo, isolato, totalmente si estingue: "
" Esausta la vita, estinta la condizione di purezza, fatto ci che si doveva fare,
non esiste pi alcuno stato condizionato "", cos comprende." "E se qualcuno interr
oga cos un monaco dalla mente emancipata: ""esiste il Compiuto dopo la morte?"",
ci per lui l'opinione da scartare. "" Non esiste il Compiuto dopo la morte?"", ci
per lui opinione da scartare. ""Esiste e non esiste il Compiuto dopo la morte? "
", ci per lui opinione da scartare. "" Non esiste e non non esiste il Compiuto do
po la morte? "", ci per lui opinione da scartare. E quale il motivo di ci? Quanto ,
o Ananda, nei confronti della semantizzazione e del processo semantico, nei con
fronti della logica, e del processo logico, nei confronti delle idee e del proce
sso delle idee, nei confronti della conoscenza e del processo della conoscenza,
nei confronti del ciclo del samsara e di ci che gira il ciclo del samsara, ci un m
onaco emancipato, possessore del sapere, non considera, non se ne occupa, per lu
i" opinione, cosa da scartare. 33. Vi sono, o Ananda, sette stazioni di vinnana
e due dyatana, Quali sette? Vi sono degli esseri aventi corpo non semplice e cos
cienza non semplice. Cio alcuni uomini cd alcuni di, ed i soggetti alla rovina. Qu
esta la prima stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri aventi corpo
non semplice e coscienza semplice, cio gli di del coro di Brahma che sono alla lor
o prima esistenza. Questa la seconda stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, deg
li esseri che hanno corpo semplice e coscienza non semplice: gli di Abhassara. Qu
esta la terza stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri che hanno cor
po semplice e coscienza semplice: gli di Subhakinna. Questa la quarta stazione di
vinnana. "Vi sono, o Ananda, degli esseri che hanno totalmente sorpassate le co
scienze formali, che col tramontare delle coscienze dovute a reazioni sensorie,
distolta la mente dalle coscienze non semplici, ""infinito lo spazio"", vivono n
el dominio dello spazio infinito. Questa la quinta stazione di vinnana." "Vi son
o, o Ananda, degli esseri che, superato il dominio dello spazio infinito, "" inf
inito vinnana "", vivono nel dominio del vinnana infinito. Questa la sesta stazi
one di vinnana." "Vi sono, o Ananda, degli esseri che, superato il dominio del v
innana infinito, "" non vi alcunch "", vivono nel dominio del non vi alcunch. Ques
ta la settima stazione di vinnana." Vi l'ayatana degli esseri inconsci, e l'ayat
ana degli esseri non consci n inconsci: questi due. 34. Dunque, o Ananda, forse c
olui che intento a giocare nella prima stazione di vinnana, con corpo non sempli
ce, coscienza non semplice, cio qualche uomo e qualche dio, forse che questa situ
azione realizza, forse che di questa 169
realizza il sorgere, di questa realizza il tramontare, di questa realizza la saz
iet, di questa realizza il disgusto, da questa "realizza la salvezza? ""." " ""No
di certo, o signore ""." o Dunque, o Ananda, vi sono degli esseri aventi corpo
non semplice e coscienza semplice, cio gli di del coro di Brahma che sono alla lor
o prima esistenza. Questa la seconda stazione di vinnana. Dunque, o Ananda, vi s
ono degli esseri che hanno corpo semplice e coscienza non semplice: gli di Abhass
ara. Questa la terza stazione di vinnana. Dunque, o Ananda, vi sono degli esseri
che hanno corpo semplice e coscienza semplice: gli di Subhakinna. Questa la quar
ta stazione di vinnana. Vi sono, o Ananda, degli esseri che hanno totalmente sor
passate le coscienze formali, che col tramontare delle coscienze dovute a reazio
ni sensorie, distolta la mente dalle "coscienze non semplici, ""infinito lo spaz
io"", vivono nel" dominio dello spazio infinito. Questa la quinta stazione di vi
nnana. Dunque, o Ananda, vi sono degli esseri che, superato il "dominio dello sp
azio infinito, "" infinito vinnana "", vivono" nel dominio del vinnana infinito.
Questa la sesta stazione di vinnana. Dunque, o Ananda, forse colui che intento
a giocare "nella settima stazione di vinnana "" non vi alcunch "", forse" "che qu
esta situazione realizza; forse che di questa realizza" ` il sorgere, di questa
realizza il tramontare, di questa realizza la saziet, di questa realizza il disgu
sto, da questa realizza "la salvezza? ""." No di certo, o signore . Dunque, o An
anda, forse colui che nell'ayatana degli esseri inconsci, forse che questa situa
zione realizza, forse che di questa realizza il sorgere, di questa realizza il t
ramontare, di questa realizza la saziet, di questa realizza il disgusto, da quest
a realizza la salvezza? . No di certo, o signore . Dunque, o Ananda, forse colui
che nell'ayatana degli esseri non consci, n inconsci, forse che questa situazion
e realizza, forse che di questa realizza il sorgere, di questa realizza il tramo
ntare, di questa realizza la saziet, di questa realizza il disgusto, da questa re
alizza la salvezza? . " ""No di certo, o signore ""." Invece, o Ananda, un monac
o riconoscendo secondo realt delle sette stazioni di vinnana, e dei due ayatana i
l sorgere, il tramontare, la saziet, il disgusto e la salvezza, libero da ogni at
taccamento. 35. Otto, o Ananda, sono le liberazioni. Quali otto? Formale vede le
forme. Questa la prima liberazione. Internamente una coscienza non formale, ved
e esteriormente le forme. Questa la seconda liberazione. intento alla bellezza.
Questa la terza liberazione. "Col superamento totale delle coscienze formali, co
l tra montare delle coscienze dovute a reazioni sensorie, distolta la mente dall
e coscienze non semplici, "" infinito lo spazio"", il dominio dello spazio infin
ito raggiunto, dimora. Questa la quarta liberazione." "Col superamento totale de
llo spazio infinito, "" infinito vinnana "", il dominio dell'infinito vinnana ra
ggiunto, dimora. Questa la quinta liberazione." 170
"Col totale superamento del dominio dell'infinito vinnana ""non vi alcunch"", il
dominio del ""non vi alcunch"" raggiunto, dimora. Questa la sesta liberazione." "
Col totale superamento del dominio del "" non vi alcunch"" il dominio della non c
oscienza n incoscienza raggiunto, dimora. Questa la settima liberazione." Col tot
ale superamento del dominio della non coscienza n incoscienza, la distruzione di
coscienza ed esperienza raggiunta, dimora. Questa l'ottava liberazione. Queste,
o Ananda le otto liberazioni. "30. Dunque, o Ananda, un monaco, queste otto libe
razioni, ordinatamente raggiunge, inversamente raggiunge, e l'una voluta e l'alt
ra voluta raggiunge e ne esce. E coll'estinzione degli asava, privo di asava, co
lla mente libera, libero da sensazioni, da opinioni, da s raggiunta nella Dottrin
a la sapienza e la potenza, dimora. Costui, o Ananda, si chiama un monaco d'ambo
le parti libero, e di questa liberazione d'ambo le parti, o Ananda, non vi altr
a liberazione d'ambo le parti pi alta e pi perfetta ""." Cos disse il Sublime. Cont
ento il venerabile Ananda si rallegr alla parola del Sublime.
MAHA NIDANA SUTTANTA FINE (Traduzione di Eugenio Frola)
JANAVASBHAASUTTANTA (LO SPIRITO JANAVASABHA)
Cos ho sentito: "1. Un tempo il Sublime dimorava a Nadika, nella casa di mattoni.
Proprio in quel tempo il Sublime, in giro per le province, indicava nella rinas
cita i discepoli morti trapassati: i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti
nel Vansa, i Kuru nel Pancala, i Maecha nel Surasena: ""Costui costui risorto,
colui col risorto. Pi d'uno, tra i discepoli di Nadika morti trapassati, i cinque
vinelli mondani esausti, risorto senza causa apparente, in attesa della totale e
stinzione, elemento non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta tra i discepo
li di Nadika, morti trapassati, tre vinelli esausti: brama, astio, dubbio sparit
i, con un solo ritorno, tornando una sola volta a questo mondo porranno fine al
dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadika, morti trapassati, esausti tre
vincoli, entrati nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in attesa della
finale illuminazione ""." "2. Dissero i discepoli di Nadika: ""Certo il Sublime
in giro per le province indica nella rinascita i discepoli morti trapassati i K
ahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel Vansa, i Kuru nel Paricala, i Mac
cha nel Surasena: "" Costui Cost risorto, colui col risorto. Pi d'uno tra i discepo
li di Nadika, morti trapassati, i cinque vincoli mondani esausti, risorto senza
causa apparente, in attesa della totale estinzione, elemento non pi ritornante in
questo mondo. Pi di novanta tra i discepoli di Nadika, morti trapassati, tre vin
coli esausti: brama, astio, dubbio spariti, con un solo ritorno, tornando una so
la volta a questo mondo porranno fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli
di Nadika, morti trapassati, esausti tre vincoli, entrati nella corrente, sono e
lementi liberi da rovina, in attesa della finale illuminazione "". E pertanto i
discepoli di Nadika erano contenti, molto compiaciuti, pieni di gioia e soddisfa
zione, avendo udito l'esposizione, l'indicazione del Sublime." "Disse il venerab
ile Ananda: "" Il Sublime certo, in giro per le province, indica i discepoli mor
ti trapassati nella rinascita: i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel
Vansa, i Kuru nel Paricala, i Maccha nel 171
Surasena: "" Costui cost risorto, colui col risorto. Pi d'uno, tra i discepoli di N
adika morti trapassati, i cinque vincoli mondani esausti, risorto senza causa ap
parente, in attesa della totale estinzione, elemento non pi ritornante in questo
mondo. Pi di novanta, tra i discepoli di Nadika, morti trapassati, tre vinelli es
austi: brama, astio, dubbio spariti, con un solo ritorno, tornando una sola volt
a a questo mondo porranno fine al dolore. Ben pi di cinquecento discepoli di Nadi
ka, morti trapassati, esausti tre vinelli, entrati nella corrente, sono elementi
liberi da rovina, in attesa della finale illuminazione """". E pertanto i disce
poli di Nadika erano contenti, molto compiaciuti, pieni di gioia e soddisfazione
, avendo udito l'esposizione, l'indicazione del Sublime." "4. Allora cos fu al ve
nerabile Ananda: "" Vi sono molti discepoli del Magadha che, come noto, sono mor
ti trapassati, certamente una parte del Magadha spopolata dei discepoli morti tr
apassati. Essi furono devoti al Buddha, devoti alla Dottrina, devoti all'ordine,
perfetti nel comportamento. I morti trapassati furono indicati dal Sublime, e p
er essi fu buona l'indicazione, ed il popolo si rallegr perch essi giunsero a buon
a meta. Colui invece che fu il re Seniya Bimbisara (1), giusto legittimo sovrano
, benefico ai brahmani ed ai padri di famiglia, agli abitanti della citt ed a que
lli del contado, certo gli uomini cos l'onorano: "" Ecco a noi morto il giusto le
gittimo re che ci rendeva felici, noi che lietamente dimorammo nel regno di ques
to giusto legittimo re. Egli fu certo devoto al Buddha, devoto alla Dottrina, de
voto all'ordine, perfetto nel comportamento. E gli uomini cos dicono: ' Sino alla
morte fu dal Sublime lodato il morto re del Magadha, Seniya Bimbisara '. Se egl
i morto e trapassato fosse dal Sublime indicato con buona indicazione, il popolo
si rallegrerebbe per lui, che giunse a buona meta. Poi la perfetta illuminazion
e del Sublime si comp nel Magadha"". E se la perfetta illuminazione del Sublime s
i comp nel Magadha, perch allora il Sublime non indica nella loro rinascita i disc
epoli del Magadha morti trapassati? Invece il Sublime non indica nella loro rina
scita i discepoli del Magadha morti trapassati, pertanto i discepoli del Magadha
restano umiliati, e se i discepoli del Magadha sono umiliati, perch il Sublime n
on indica ci? ""." 5. Allora il venerabile Ananda, dopo aver da solo interiorment
e meditato sui discepoli del Magadha, sul calare della notte si lev e si diresse
l dove era il Sublime, avvicinatosi al Sublime salutatolo, si sedette accanto. Ac
canto seduto il venerabile Ananda cos disse al Sublime: "a Ho udito questo, o sig
nore: "" Certo il Sublime, in giro per le province, indica nella rinascita i dis
cepoli morti trapassati: i Kahsi nel Kosala, i Vajji nel Malla, i Ceti nel Vansa
, i Kuru nel Pancala, i Maccha nel Surasena: ' Costui cost risorto, colui col riso
rto. Pi d'uno, tra i discepoli di Nadika morti trapassati, i cinque vincoli monda
ni esausti, risorto senza causa apparente in attesa della totale estinzione, ele
mento non pi ritornante in questo mondo. Pi di novanta, tra i discepoli di Nadika
morti trapassati, tre vincoli esausti: brama, astio, dubbio spariti, con un solo
ritorno, tornando una sola volta a questo mondo porranno fine al dolore. Ben pi
di cinquecento discepoli di Nadika morti trapassati, tre vincoli esausti, entrat
i nella corrente, sono elementi liberi da rovina, in attesa della finale illumin
azione'. E pertanto i discepoli di Nadika sono contenti, molto compiaciuti, pied
i di gioia e soddisfazione, avendo udito, l'indicazione del Sublime." "6. Vi son
o molti discepoli del Magadha che, come noto, sono morti trapassati: certamente
una parte del Magadha spopolata dei discepoli morti trapassati. Essi furono devo
ti al Buddha, devoti alla Dottrina, devoti all'ordine, perfetti nel comportament
o. I morti trapassati furono indicati dal Sublime e per essi fu buona l'indicazi
one, ed il popolo si rallegr perch essi giunsero a buona meta. Colui invece che fu
il re Seniya Bimbisara, giusto legittimo sovrano, benefico ai brahmani e ai pad
ri di famiglia, agli abitanti della citt ed a quelli del contado, certo gli uomin
i cos l'onorano: ' Ecco a noi morto il giusto legittimo re che ci rendeva felici,
noi che lietamente dimorammo nel regno di questo giusto legittimo re. Egli fu c
erto devoto al Buddha, devoto alla Dottrina, devoto all'ordine, perfetto nel com
portamento'. E gli uomini cos dicono: ' Sino alla morte fu dal Sublime lodato il
morto re del Magadha, Seniya Bimbisara'. Se egli morto e trapassato fosse dal Su
blime indicato con buona indicazione, il popolo si rallegrerebbe per lui che giu
nse a buona meta Poi la perfetta illuminazione del Sublime si comp nel Migadha. E
se la perfetta illuminazione del Sublime si comp nel Magadha, perch allora il Sub
lime non indica i discepoli del Magadha morti trapassati nella loro rinascita? I
nvece il Sublime non indica i discepoli del Magadha morti trapassati nella loro
rinascita, pertanto 172
i discepoli del Magadha restano umiliati, e se i discepoli del Magadha sono umil
iati, perch i] Sublime non indica ci? "" ""." Cos il venerabile Ananda esposte al c
ospetto del Sublime le sue osservazioni intorno ai discepoli del Magadha, sorto
da sedere salutato il Sublime, girando sulla destra se ne and "7. Allora il Subli
me, non molto dopo che il venerabile Ananda se ne era andato, di buon mattino, p
resi mantello e scodella, verso Nadika si avvi per il cibo. Ed avendo in cerca di
cibo girato per Nadika, ed essendo tornato dal giro di elemosina, dopo il pasto
, lavata la scodella, entrato nella casa di mattoni, concentrata l'unita mente a
lla conoscenza ed alla realizzazione dei discepoli del Magadha, sull'apprestato
sedile sed: "" la sorte conoscer di costoro, lo stato dopo la morte, questa essend
o la loro sorte questo il loro stato dopo la morte "". E vide il Sublime quale f
osse dei discepoli del Magadha la sorte, quale lo stato dopo la morte." Allora i
l Sublime, sorto dalla meditazione serale, uscito dalla casa di mattoni e rientr
ato nella dimora, sull'apprestato sedile sed. "8. Allora il venerabile Ananda si
diresse l dove era il Sublime, ed avvicinatosi, salutato il Sublime si sed accanto
. Accanto seduto il venerabile Ananda cos disse al Sublime: ""Calmo d'aspetto, o
signore, appare il Sublime, radioso, l'aspetto del Sublime piacevole a vedersi.
Forse che il Sublime in pace oggi dimor nel vihara? ""." "9. "" Siccome tu, o Ana
nda, hai al mio cospetto esposte le tue osservazioni intorno ai discepoli del Ma
gadha, e sorto da sedere ti sei allontanato, io, dopo aver girato per cibo in Na
dika, ed essere ritornato dal giro di elemosina, dopo il pasto, lavata la scodel
la, entrato nella casa di mattoni, concentrata l'unita mente alla conoscenza ed
alla realizzazione dei discepoli del Magadha, sedei sull'apprestato sedile: "" L
a sorte conoscer di costoro, lo stato dopo la morte, questa essendo la loro sorte
questo il loro stato dopo la morte "". Ed io vidi, o .Ananda, proprio la sorte,
proprio lo stato dopo la morte dei discepoli del Magadha. Ed ecco, o Ananda, ch
e uno spirito evanescente esclam: "" Io, o Sublime, sono Janavasabha Io, o Benven
uto, sono Janavasabha "". Ti ricordi forse, o Ananda, di aver gi udito un tale no
me? ""." " No, o signore, io non ricordo di aver di gi udito un tal nome come que
sto di Janavasabha. Ma, o signore, mi si drizzano i capelli udendo il nome di Ja
navasabha. O signore, io penso: ahi forse sar uno spirito infernale quello il cui
nome Janavasabha""""." "10. ""Immediatamente si manifest di nuovo quello spirito
, e con superbo splendore apparve al mio cospetto e per la seconda volta esclam:
"" lo sono, o Sublime, Bimbisara, io sono, o Benvenuto, Bimbisara. Questa la set
tima volta che risorgo in compagnia del gran re Vessavana. Io che prima fui re u
omo ora sono re non uomo:" "Qui sette, l sette: quattordici nascite ben conosco l
'esistenza, presto sar esausto. Da lungo tempo senza rovina, ho realizzate il sen
za rovina, ed ora attendo l'ultimo ritorno""." " meraviglioso ci al venerabile sp
irito Janavasabha, straordinario ci al venerabile spirito Janavasabha: ' da lungo
tempo senza rovina, ho realizzato il senza rovina ed ora attendo l'ultimo ritor
no'. Per qual motivo il venerabile spirito Janavasabha ha realizzato tale splend
ido personale guadagno? ""." "11. "" Non per altro insegnamento se non per i] tu
o, o Sublime, non per altro insegnamento, se non per il tuo, o Benvenuto. Siccom
e estremamente, o signore, io fui devoto al Sublime, ecco che io, gi da lungo tem
po senza rovina, ho realizzato il senza rovina, ed ora attendo l'ultimo ritorno.
Proprio io, o signore, inviato per certi affari dal gran re Vessavana alla pres
enza del gran re Virulhaka, vidi il Sublime che, entrato dalla strada nella casa
di mattoni, i discepoli del Magadha oggettivando, osservando, rivolta la concen
trata mente, sedeva: "" La sorte conoscer di costoro, lo stato dopo la morte, que
sta essendo la loro sorte questo il loro stato dopo la morte "". E dopo non molt
o, o signore, mentre nell'assemblea del gran re Vessavana parlavo, proprio quest
o ho udito, proprio questo ho appreso: ""questa essendo la loro; sorte, questo i
l loro 173
stato dopo la morte "". Ed allora, o signore, cos fu in me: "" vedr il Sublime, e
gli riferir ci"". Questi dunque, o signore, i due motivi per cui venni a vedere il
Sublime." "12. I giorni precedenti, o signore, gli antiprecedenti, al tempo del
la vigilia, al quindicesimo, alla festa della fine delle piogge, nelle notti di
plenilunio, per un intero kalpa, i trentatr di nella sala fatta d'ambrosia sono in
sieme seduti, e insieme riuniti; e sono tutti quanti seduti nella grande divina
assemblea, ed i quattro grandi re sono seduti ai quattro punti cardinali. Nella
regione del levante Dhatarattha, grande re, seduto rivolto a ponente in onore de
gli di. Nella regione del mezzod Virulhaka, grande re, seduto rivolto a settentrio
ne in onore degli di. Nella regione del ponente Virupakkha, grande re, seduto riv
olto verso levante in onore degli di. Nella regione del settentrione Vessavana, g
rande re, seduto rivolto verso mezzod in onore degli di. E proprio cos, o signore,
per un intero kalpa, i trentatr di nella sala fatta d'ambrosia sono insieme seduti
, insieme riuniti; e sono tutti quanti seduti nella grande divina assemblea, ed
i quattro grandi re sono seduti ai quattro punti cardinali ed ognuno di essi l su
l trono ed anche a noi un pi basso sedile. E quegli di, o signore, che sono vissut
i secondo la purezza del Sublime e sono risorti nel coro dei trentatr di, gli altr
i di superano e per aspetto e per qualit. Pertanto proprio o signore, i trentatr di
erano lieti, contenti, fatti felici e beati: i cori divini, certamente, aumentan
o, i cori degli Asura (2) diminuiscono." 13. Allora, o signore, Sakka re degli di
, vedendo la gioia dei trentatr di, si compiacque con questi canti: " Si rallegran
o certo, o cari, i trentatr di col loro re. ." Essi onorano il Compiuto e la buona
realizzazione della Dottrina vedendo nuovi di, splendidi e gloriosi,: qui sorger
e per aver praticato purezza nel Benvenuto. Costoro gli altri superano per aspet
to e qualit, discepoli dell'Ampiveggente, eccellentemente qui sorti. giustamente
si allietano i trentatr di col loro re. "Essi onorano il Compiuto e la buona reali
zzazione della Dottrina "" ." "Pertanto proprio, o signore, i trentatr di erano li
eti, contenti, fatti felici e beati: "" i cori divini certamente aumentano, i co
ri asurici diminuiscono""." 14. Allora, o signore, i trentatr di gioiosamente nell
a sala d'ambrosia erano insieme seduti, insieme riuniti e risplendendo di questa
gioia, considerando questa gioia essi pronunciavano le parole nelle quali si ra
llegravano i quattro grandi re. Erano enunciate parole nelle quali si rallegrava
no i quattro grandi re: quattro grandi re seduti immobili sui loro troni. Le sen
tenze pronunciate, i re eseguiscono gli ordini. Pura la mente, calmi siedono sui
troni. 15. Allora, o signore, dalla regione del settentrione sorse una luce abb
agliante e si manifest uno splendore superante la divina magnificenza degli di. Al
lora, o signore, Sakka re degli di cos disse ai trentatr di: L dove, o venerabili, si
vedono prodigi, sorge una luce, si manifesta uno splendore, l apparir Brahma (3).
Tale il segno preannunciatore dell'apparire di Brahma: proprio l dove sorge una
luce si rende manifesto uno splendore. "Se si vedranno prodigi: Brahma sar manife
sto, di Brahma questo il segno: un grande esteso splendore""." "16. Allora, o si
gnore, i trentatr di si sedettero sui loro seggi: "" Se conosceremo questa meravig
lia vi sar un effetto, sperimentando il quale progrediremo""." "I quattro grandi
re sedettero sui loro seggi: "" Se conosceremo questa meraviglia vi sar un effett
o, sperimentando il quale progrediremo""." "Ci avendo udito i trentatr di raggiunse
ro la calma: "" Se conosceremo questa meraviglia vi sar un effetto, sperimentando
il quale progrediremo""." 174
"17. E come, o signore, Brahma Sanamkumara si rese manifesto ai trentatr di, si re
se manifesto creando una splendente immagine ma non assumendo, o signore, quello
che l'abituale aspetto di Brahma, fu agli occhi dei trentatr di. Ed essendosi, o
signori, Brahma Sanamkumara manifestato ai trentatr di, li superava tutti in aspet
to e qualit; e come la materia dell'oro supera la materia dell'uomo, cos, o signor
e, Brahma Sanamkumara, manifestatosi ai trentatr di, li superava tutti in aspetto
e qualit. Come, o signore, Brahma Sanamkumara si rese manifesto ai trentatr di, nes
sun dio dell'assemblea lo salut, n sorto lo invit a sedere: tutti rimasero in silen
zio e giunte le mani si sedettero sui garretti: "" ora Brahma Sanamkumara si sie
der sul trono di quel dio che vorr "". Proprio, o signore, il dio sul cui trono si
ede Brahma Sanamkumara ottiene un'eccelsa consacrazione, ottiene un'eccelsa spir
ituale gioia. Come, o signore, un re guerriero, essendo stato unto nel capo, giu
stamente consacrato re, ottiene un'eccelsa consacrazione, una eccelsa spirituale
gioia, proprio cos quel dio, sul cui seggio siede Brahma Sanamkumara ottiene un'
eccelsa consacrazione, ottiene una eccelsa spirituale gioia." 18. Allora, o sign
ore, Brahma Sanamkumara si manifest ai trentatr di assumendo la sua naturale forma,
che la forma del fanciullo Pancasikha. E, rimanendo in aria, sospeso tra cielo
e terra, si sed sui garretti. Come, o signore, un uomo robusto, aperte ed incroci
ate le gambe, in terra pu sedersi sui garretti, proprio Cos Brahma Sanamkumara, ri
manendo in aria, sospeso tra cielo e terra, si sed sui garretti e, conoscendo la
gioia dei trentatr di, disse questo canto: Si rallegrano certo, o cari, i trentatr
di col loro re. Essi onorano il Compiuto e la buona realizzazione della Dottrina
vedendo nuovi di, splendidi e gloriosi, "qui sorgere per aver praticato purezza n
el Benvenuto. Costoro gli altri superano per aspetto e qualit, discepoli dell'Amp
iveggente, eccellentemente qui sorti. Giustamente si allietano i trentatr di col l
oro re. Essi onorano il Compiuto e la buona realizzazione della Dottrina ""." 19
. Cos felicemente parl, o signore, Brahma Sanamkumara e proprio la voce con cui Br
ahma Sanamkumara parl era dotata di otto qualit: chiara, ben udibile, piacevole, a
rmoniosa, piena, raccolta, profonda, risonante. E mentre l'assemblea risonava pe
r la voce di Brahma Sanamkumara nessun suono usc dall'assemblea. Cos, o signore, l
a voce era dotata di otto qualit, cos parl la voce di Brahma. 20. Allora, o signore
, Brahma Sanamkumara, create trentatr forme si sed su ciascuno dei seggi dei trent
atr di, e cos parl ai trentatr di: Che pensano, o signori, i trentatr di? Che il Subli
insegna a beneficio di molti, a letizia di molti, per compassione del mondo, a
beneficio, a letizia di uomini e di. Che coloro che prendono rifugio nel Buddha,
rifugio nella Dottrina, rifugio nell'ordine, e sono perfetti nel comportamento,
colla dissoluzione del corpo, dopo la morte risorgono alcuni per una sola volta
compagni degli di Paranimmita Vasavatti, altri degli di Nimmanarati, altri degli di
Tubista, degli di Yama, dei trentatr di, dei quattro grandi re risorgono in compag
nia. E quelli che conseguono il pi basso conseguono il coro dei Gandhabba. "21. C
os felicemente parl, o signore, Brahma Sanamkumara. Cos felicemente avendo parlato,
o signore, della voce di Brahma Sanamkumara ciascun dio allora credette: "" que
gli che sul mio sedile quegli solo ha parlato""." Per un solo che parla tutte pa
rlano le immagini, per un solo che tace tutte tacciono le immagini. Ora ben pens
ano i trentatr di col loro capo quegli che sul mio seggio quegli solo parla. 22. A
llora, o signore. Brahma Sanamkumara si riun in una sola entit, riunitosi in una s
ola entit, sedutosi sul seggio di Sakka (4), re degli di, cos parl: Che pensano, o s
ignori, i trentatr di? Che ben sistemate furono dal Sublime, Sapiente, Veggente, S
anto, Perfetto, perfettamente Svegliato, le quattro basi dei poteri, del potere
comune, del potere diffuso, del potere miracoloso. Quali quattro? Ecco un monaco
dotato di volont fortemente concentrata, di sforzo fortemente concentrato, di me
nte fortemente concentrata, di investigazione fortemente concentrata: queste son
o le basi del potere. Queste sono le discipline ben sistemate del Sublime Sapien
te, Veggente, Santo, Perfetto, perfettamente Svegliato, sulle quattro basi del p
otere, del potere comune, del potere diffuso, del potere 175
miracoloso. E tutti quei molteplici insiemi di poteri, che nel passato asceti o
brahmani realizzarono, furono conseguenza e pratica delle quattro basi del poter
e. E tutti quei molteplici insiemi di poteri, che nel futuro asceti o brahmani r
ealizzeranno, saranno conseguenza e pratica delle quattro basi del potere. Non v
edono forse, o signori, i trentatr di che proprio di siffatta origine il mio grand
e potere?. S, o Brahma . Io proprio in conseguenza, per pratica delle quattro bas
i del potere sono molto potente, molto eminente. 23. Cos felicemente parl Brahma S
anamkumara. Cos felicemente Brahma Sanamkumara avendo parlato si rivolse ai trent
atr di: Che pensano, o signori, i trentatr di? I tre precetti opportuni costituiti d
i lunga gioia, scoperti dal Sublime, Sapiente, Veggente, Santo, Perfetto, perfet
tamente Svegliato. Quali tre? Ecco, o signori, un tale dimora in mezzo alle bram
e, dimora in mezzo ad elementi non salutari. Egli ode q