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APPUNTI

di
IDRODINAMICA
M.Calvetti e E.Iacopini
per Il Corso di FLUIDI e TERMODINAMICA
Dipartimento di Fisica, Universit`a di Firenze
May 8, 2004
Abstract
1
0.1 Programma del corso
CORSO DI LAUREA IN FISICA - UNIVERSITA DI FIRENZE
Anno accademico 2003-2004
Programma del corso di DINAMICA dei FLUIDI e TERMODINAMICA.
60 Ore, con esercitazioni.
Prof. Mario Calvetti
Dinamica dei Fluidi
Principio di Pascal. Legge di Stevino. Legge di Pascal. Legge di
Archimede. Descrizione del moto dei uidi. Operatori gradiente, diver-
genza e rotazione. Equazione di continuit`a.Equazioni del moto di Eulero.
Teorema di Leonardo. Teorema di Bernoulli. Moto di liquidi reali. Vis-
cosit`a e tensione superciale. Legge di Poiseulle
Termodinamica
Denizione di gas perfetto. Calcolo della pressione sulle pareti di una
scatola con il modello microscopico. La costante di Boltzman e l energia
cinetica media delle molecole di un gas. Derivazione dellequazione di stato
di un gas perfetto (legge di Boyle). Principio zero della Termodinamica ed
equilibrio termodinamico. Grandezze termodinamiche. Variabili di stato.
Denizione di Energia Interna, calore assorbito e lavoro compiuto dal sis-
tema. Equivalente meccanico del calore. La caloria. Primo Principio della
Termodinamica. Le scale termometriche Celsius e Fahrenheit. Il piano di
Clapeyron e le trasformazioni termodinamiche. Trasformazioni di un gas
perfetto. Trasformazioni Isoterme, Isobare, Isocore, Adiabatiche per un
gas perfetto. Calore specico a pressione e a volume costante per un gas
perfetto. Il termometro a gas e la temperatura assoluta. Trasformazioni re-
versibili ed irreversibili. Il secondo Principio della Termodinamica. Postu-
lato di Clausius , postulato di Kelvin e loro equivalenza. Il ciclo di Carnot.
Rendimento delle macchine termiche. Rendimento del ciclo di Carnot e
dei cicli irreversibili. Denizione di Entropia. Entropia come variabile di
stato. Il secondo principio della termodinamica formulato tramite le pro-
priet`a dellentropia. Relazione tra lEntropia e la probabilit`a di Stati in
equilibrio. Calcolo della variazione di Entropia nellespansione di una gas
perfetto con metodi termodinamici (espansione Isoterma) e metodi statis-
tici. Funzioni termodinamiche. Energia interna, Entalpia, Energia libera
di Helmoltz e di Gibbs. Sistemi statistici in equilibrio. Discretizzazione
dello spazio delle fasi in posizione ed impulso. Stati di energia possibili
e calcolo della popolazione di equilibrio con la distribuzione multinomi-
ale. Funzione di ripartizione. Denizione di Temperatura assoluta in gradi
Kelvin. Legge di distribuzione di Maxwell Boltzman per un sistema in
equilibrio statistico. Relazione tra temperatura assoluta e lenergia cinet-
ica media. Funzione di distribuzione delle velocite0 di Maxwell per un gas
perfetto.
2
Testi consigliati per il programma di Termodinamica classica:
C.Mencuccini V.Silvestrini: Meccanica e Termodinamica-LIGUORI
EDITORE
S.Rosati : Meccanica e Termodinamica-
P.Mazzoldi M.Nigro C.Voci : Elementi di Fisica-Meccanica Termodinamica-
EdiSES
Per la dinamica dei uidi e la meccanica statistica sono sucienti
queste dispense
E.Fermi: Termodinamica-Boringhieri
F.Reif: La sica di Berkeley-Fisica Statistica 5-ZANICHELLI BOLOGNA
M.Alonso E.J.Finn: Fundamental University Physics-Quantum and
statistical physics III.ADDISON WESLEY
Lesame consiste in una prova orale durante la quale si discutono gli
argomenti del programma e si svolgono alcuni esercizi numerici.
3
Contents
0.1 Programma del corso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1 Idrostatica 5
1.1 introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.2 La pressione nei gas . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.3 La Legge di Boyle dei gas perfetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.4 La pressione nei liquidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
1.5 Legge di Stevino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
1.6 Il barometro di Torricelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
1.7 Paradossi idrostatici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
1.8 I vasi comunicanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
1.9 Il Principio di Archimede . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
1.10 Elementi utili di algebra vettoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
1.11 Operatori di campo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
1.12 Il Teorema di GAUSS . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
1.13 Il Teorema di STOKES . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
1.14 Esercizi di calcolo vettoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
2 Idrodinamica 42
2.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
2.2 Lequazione di continuit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
2.3 Equazioni del moto e la legge di Stevino . . . . . . . . . . . . . . 45
2.4 Le equazioni del moto di Eulero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48
2.5 Il teorema di Leonardo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
2.6 Il teorema di Bernoulli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
2.7 Il teorema di Torricelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54
2.8 Il Tubo di Venturi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
2.9 Il moto di liquidi reali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57
2.10 Moto di un liquido viscoso in una condotta . . . . . . . . . . . . . 60
2.11 Equilibrio di un liquido in rotazione uniforme . . . . . . . . . . . 61
2.12 Eetti della rotazione terrestre sulla supercie degli oceani . . . . 62
2.13 Legge di Poiseuille . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67
4
1 Idrostatica
1.1 introduzione
Iniziamo denendo che cosa si intende per gas perfetto e liquido perfetto. Come
sappiamo dalla Fisica elementare, le dierenze essenziali che ci sono fra corpi
solidi, liquidi e gassosi sono che
i corpi solidi possiedono volume e forma propria;
i corpi liquidi hanno volume proprio (i.e. sono incomprimibili) ma possono
variare di forma;
i corpi gassosi non hanno volume e forma propri: occupano qualunque
volume posto a loro disposizione, di qualunque forma esso sia.
Pur esistendo corpi che non appartengono a nessuna delle categorie sopra elen-
cate (colloidi), e pur esistendo corpi di dicile collocazione (vetri, lave, ecc, la
classicazione data `e molto generale.
Noi ci occuperemo delle propriet`a dei gas e dei liquidi perfetti (come sappiamo
le cose perfette non esistono . . . ).
Il gas perfetto.
Si denisce gas perfetto un gas costituito da molecole che interagiscono per
urto e non attraverso forze di potenziale a lunga distanza. Negli urti le molecole si
scambiano energia ed il gas raggiunge lequilibrio termodinamico nel quale tutte
le molecole hanno la stessa funzione di distribuzione dellenergia. Una buona
approssimazione dei gas perfetti sono i gas rarefatti.
Il liquido perfetto.
Si tratta di un liquido la cui densit`a non pu`o essere modicata in alcun modo
(cio`e incomprimibile) tale da non possedere attrito interno, ovvero tale che le
forze interne non si oppongano allo scorrimento di uno strato di liquido su un
altro. Come conseguenza di questa seconda propriet`a, il lavoro compiuto contro le
forze interne del liquido, pur cambiandone la forma, `e sempre nullo ! Lacqua, la
benzina, lalcool possono essere visti come una buona approssimazione di liquido
perfetto, mentre lolio, il miele, per esempio, sono liquidi molto viscosi, cio`e con
forte attrito interno e dunque lontani dallapprossimazione di liquido perfetto.
5
1.2 La pressione nei gas
La pressione che un gas esercita contro il recipiente che lo contiene `e dovuta ai
numerosi urti che le molecole del gas fanno contro le sue pareti.
La pressione P, denita come la forza per unit`a di supercie, si calcola
nellipotesi di urti elastici (vedi Fig.1).
Figure 1: La pressione del gas `e provocata dallurto delle molecole contro le pareti
Sia la densit`a numerica, cio`e il numero di molecole per unit`a di volume, m
la massa delle singole molecole, supposte in questo esempio tutte uguali, v
x
la
componente della velocit`a molecolare perpendicolare alla parete considerata.
Nel caso di urto elastico, la componente dellimpulso parallela alla parete ri-
mane inalterata mentre, a causa della forza che la parete esercita sulla molecola, la
componente perpendicolare cambia di segno. Per il principio di azione e reazione
la stessa forza viene esercitata dalla molecola sulla parete.
La durata dellurto della singola molecola, contro la parete, `e molto piccolo
(provate a calcolarlo per esercizio alla ne del capitolo), ma dato il grande numero
di urti per unit`a di tempo, e di supercie, la forza risultante `e praticamente
continua.
6
Consideriamo un elemento di supercie di parete dS per calcolare la forza dF
esercitata da questo elemento di supercie sulle molecole del gas.
I parametri importanti sono:
la densit`a numerica del gas , cio`e il numero di atomi per unit`a di volume
il numero di urti nel tempo dt sulla supercie dS; dato da
1
2
dSv
x
dt
dove il fattore
1
2
tiene conto del fatto che solo la met`a delle molecole si
muove verso la parete, e quindi la urta se abbastanza vicine, mentre laltra
met`a si allontana.
il modulo della variazione dimpulso (o quantit`a di moto) in ogni urto
p = 2mv
x
La variazione totale della quantit`a di moto, nel tempo dt, si ottiene moltipli-
cando la variazione dimpulso di un singolo urto per il numero di urti nel tempo
considerato; questa deve essere uguale, per la legge di Newton, al prodotto della
forza media dF esercitata dalla parete sul gas per il tempo dt:
dF dt = dS dt mv
x
2
La pressione P , la forza esercitata sullunit`a di supercie, `e quindi:
P =
dF
dS
= mv
x
2
Ora, come sappiamo,lenergia cinetica di una molecola `e data da
1
2
mv
2
=
1
2
m(v
x
2
+v
y
2
+v
z
2
)
e cambia continuamente a causa degli urti, tuttavia tutte le molecole hanno la
stessa energia cinetica media < E
cin
> perche il gas `e in equilibrio termodinamico:
< E
cin
>=
1
2
m(< v
x
2
> + < v
y
2
> + < v
z
2
>)
Se tutte le direzioni della velocit`a sono egualmente probabili, che `e vero
allequilibrio, allora si ha:
< v
x
2
>=< v
y
2
>=< v
z
2
>
< E
cin
>=
3
2
mv
x
2
7
P =
2
3
< E
cin
>
Come si vede la pressione sulla supercie `e proporzionale alla densit`a numerica
del gas vicino alla parete ed allenergia cinetica media. Questa `e la legge dei gas
perfetti in forma microscopica (locale).
Si noti che, a causa della conservazione della componente dellimpulso paral-
lela alla parete, la forza di pressione risulta perpendicolare alla parete stessa.
1.3 La Legge di Boyle dei gas perfetti
Consideriamo ora un gas di N
tot
molecole (N
tot
`e molto grande, come vedremo)
contenuto in un recipiente chiuso di volume V ed allequilibrio termodinamico,
per cui la densit`a numerica del gas, la pressione e lenergia cinetica media sono
le stesse in ogni punto del volume considerato.
In questo caso:
P =
2
3
N
tot
V
< E
cin
>
PV =
2
3
N
tot
< E
cin
>
Si denisce una mole di gas una quantit`a in grammi pari al peso molecolare.
Come osservato da Boyle, contemporaneo di Galileo, per i gas in condizioni di
equilibrio ed a temperatura data, il prodotto pV `e costante.
Pi` u precisamente la legge dei gas di Boyle, osservata sperimentalmente, dice
che per un gas perfetto allequilibrio vale la relazione:
PV = nRT
dove
n numero di moli.
Una mole contiene un numero di molecole pari al numero di Avogadro
N
A
= 6.022 10
23
mol
1
.
R costante universale dei gas = 8.3JK
1
mol
1
T temperatura in gradi Kelvin (T
Kelvin
= t
Centigradi
+ 273.15)
Si ha quindi che:
PV =
2
3
N
tot
< E
cin
>= nRT
dalla quale
< E
cin
>=
3
2
n
N
tot
RT =
3
2
n
nNA
RT =
3
2
k T
dove k = 1.38 10
23
JK
1
`e la costante di Boltzmann.
8
La costante dei gas, il numero di Avogadro e la costante di Boltzmann sono
legate dalla relazione R = kN
A
Abbiamo quindi visto come le propriet`a macroscopiche del gas, i suoi parametri
di stato come la temperatura, il volume e la pressione, siano legate alle loro pro-
priet`a microscopiche, come la densit`a numerica e lenergia cinetica media delle
molecole. La connessione tra le propriet`a macroscopiche e quelle microscopiche,
descritta dalla meccanica statistica, `e uno dei grandi successi della sica dell800.
Approfondiremo in seguito alcuni aspetti della meccanica statistica legati ai prin-
cipi fondamentali della termodinamica.
1.4 La pressione nei liquidi
Un liquido esercita su tutte le superci con le quali `e a contatto delle forze, dette
forze di pressione. Consideriamo, per esempio, cosa accade a dellacqua in un
recipiente (vedi Fig.2)
Figure 2: Liquidi e recipienti
Lacqua esercita delle forze sulle pareti le quali reagiscono con forze uguali
ed opposte, realizzando cos` una situazione di equilibrio. Che sia proprio cos`
lo capiamo immediatamente praticando un foro nella parete del recipiente. In
quella zona, la parete non pu`o opporre alcuna forza contro lacqua per cui essa
non `e pi` u in equilibrio e fuoriesce dal recipiente!
In assenza di attrito interno (liquido perfetto), ed in uno stato di quiete, la
forza dF esercitata dal liquido su una supercie innitesima dS ha una intensit`a
proporzionale a dS , ed `e diretta secondo la normale a dS.
9
La costante di proporzionalit`a P fra l intensit`a della forza e la supercie su
cui agisce viene chiamata pressione
d

F = P d

S
e dipende solamente dal punto dove si trova l elemento di supercie d

S , non da
come essa `e orientata.
Questo fatto va sotto il nome di PRINCIPIO DI PASCAL (Blaise Pascal,
1623 1662). (vedi Fig.3)
Figure 3: Principio di Pascal. In un liquido perfetto la forza di pressione `e sempre
perpendicolare alla supercie considerata.
La validit`a del principio di Pascal risiede nel fatto che in liquido perfetto gli
strati di liquido si muovono tra di loro senza attrito.
In questo caso il liquido pu`o solo esercitare una forza perpendicolare alla
superce perch`e parallelamente non c`e attrito.
Consideriamo il prisma retto (vedi Fig.4) di dimensioni innitesime dx, dy e
dz, posto in un punto interno al volume occupato dal uido in quiete.
10
Se il liquido contenuto nel prisma `e in equilibrio, la somma vettoriale delle
forze esterne che agiscono su di esso deve essere nulla, cio`e la somma algebrica di
ciascuna delle tre componenti delle forze che agiscono sulle superci deve essere
nulla.
Figure 4: La pressione `e la stessa in ogni direzione. La risultante delle forze
esterne `e nulla.
Calcoliamo per esempio la risultante lungo l asse y.
Poich`e le forze sono ortogonali alle superci, lungo questa direzione contribuis-
cono solo quelle che agiscono rispettivamente contro la faccia verticale, di lati dx
e dz e contro la faccia obliqua. Indichiamo rispettivamente con P
y
e con P le
pressioni che agiscono contro le due facce.
Per soddisfare la condizione di equilibrio deve essere
P
y
dxdz = P dx

(dz)
2
+ (dy)
2
sin
Si riconosce immediatamente che

(dz)
2
+ (dy)
2
sin = dz e quindi P
y
= P
: le pressioni sulle due superci considerate sono uguali.
Quanto detto vale qualunque sia lorientamento del prisma retto, per cui si pu`o
dire che la pressione in un punto non dipende dall orientamento della supercie.
11
Nel sistema di unit`a di misura internazionale (SI), dove la forza si misura in
newton (N) e la supercie in metri quadri, la pressione si misura in
N
m
2
= pascal.
Esistono altre unit`a di misura storiche ancora diuse come, per esempio:
1 baria = 1
dine
cm
2
unit`a di pressione nel sistema cgs = 0.1 pascal
1 bar = 10
6
barie
Le previsioni del tempo riportano pressioni atmosferiche dellordine d 1000
mbar ovvero
1bar = 10
6
barie = 10
5
pascal (1000hectopascal) = 10
5
N
m
2
circa
10
4
Kg
p
m
2
= 1
Kg
p
cm
2
Dimostriamo adesso che in un liquido in quiete in assenza di forze esterne, la
pressione e ovunque la stessa.
Figure 5: In un liquido, in assenza di forze esterne come per esempio la gravit`a,
e in condizioni di equilibrio, la pressione P `e la stessa in ogni posizione
Consideriamo in un liquido (vedi Fig.5) due punti generici P
1
e P
2
. Costru-
iamo il cilindro avente come generatrice la congiungente i due punti e come basi
due superci circolari innitesime dS
1
e dS
2
aventi lo stesso raggio dr, centrate
rispettivamente intorno a P
1
e P
2
, ed ortogonali allasse del cilindro.
12
Applichiamo le solite considerazioni di statica al liquido contenuto nel cilindro:
poiche esso `e in quiete, la risultante delle forze esterne deve essere nulla.
Occupiamoci della componente della risultante delle forze lungo la direzione
denita dalla generatrice del cilindro (orientata, per esempio, da P
1
a P
2
).
Chiaramente la pressione sulla parete laterale del cilindro non ha componente
lungo questa direzione, solo la pressione esercitata sulle due superci di base pu`o
contribuire a questa risultante, che vale
R = P
1
dS
1
P
2
dS
2
Poiche R deve essere nulla, e le due superci hanno la stessa area, la pressione
nei due punti `e la stessa.
Il funzionamento del TORCHIO IDRAULICO `e basato su questo fatto. Esso
consente, per esempio, di sollevare oggetti molto pesanti, come per esempio un
automobile, ovvero di generare forze intense a partire da forze molto meno intense.
(vedi Fig.6)
Figure 6: Il torchio idraulico. Essendo la pressione la stessa in ogni punto
del liquido, aumentando la supercie sulla quale il uido preme si aumenta la
forza totale esercitata dal liquido. Naturalmente lo spostamento della supercie
diminuisce in modo che lenergia totale sia conservata.
Dato che la pressione nel liquido `e la stessa, ( a parte eetti dovuti al campo
gravitazionale) usando la forza f sulla supercie s possiamo produrre sulla su-
percie S (con S >> s) una forza
F = PS = f
S
s
13
che pu`o essere anche molto maggiore di f pur di fare il rapporto delle superci
tale che
S
s
>> 1.
E lanalogo della leva. Come nel caso di questultima, durante il funziona-
mento del torchio, se la forza f sposta il suo punto di applicazione di una quantita
dx, allora, dato che il liquido `e incompressibile e quindi il suo volume non pu`o
cambiare, la forza F sposta il suo punto di applicazione di dx
s
S
.
Il lavoro fatto dalla forza f e quello fatto dalla forza F risultano cos` uguali
(principio dei lavori virtuali), lenergia meccanica si conserva.
Si pu`o inne, con un marchingegno (compressore) per certi versi simile al
torchio, trasformare una pressione p in una pressione P p .
La macchina in questione `e rappresentata nella Fig.7. Potete vericare che,
anche in una macchina cos` fatta, lenergia meccanica si conserva.
Figure 7: Il compressore.
14
1.5 Legge di Stevino
La legge di Stevino dice che, a causa della presenza della forza di gravit`a, la
pressione in un liquido aumenta con la profondit`a perche gli strati inferiori, del
liquido, devono sostenere quelli superiori.
Consideramo infatti il parallelepipedo di liquido rappresentato in Fig.8.
Figure 8: Legge di Stevino. La pressione aumenta con la profondit`a e sostiene il
peso del liquido sovrastante in quiete.
Se la porzione di liquido `e in equilibrio, la risultante delle forze agenti su di
esso deve essere nulla.
La componente verticale della forza agente sulla supercie orizzontale pi` u
bassa deve essere uguale, allequilibrio, alla forza di pressione agente sulla faccia
superiore P(z + dz) dxdy sommata al peso del liquido g dxdy dz compreso tra
le due superci.
La forza di pressione sulla faccia inferiore P(z) dxdy `e quindi tale che :
P(z +dz)dxdy +(z)gdxdydz = P(z)dxdy
dalla quale
P(z +dz) P(z) = gdz
P
z
= g
15
che si integra immediatamente fornendo
P +gz = cost
dove `e la densit`a del liquido e g il modulo dellaccelerazione di gravit`a.
Il valore di P + U , dove U `e lenergia potenziale per unit`a di massa, non
cambia se lo valutiamo in punti diversi del liquido.
Questo risultato `e noto in generale come Legge di Stevino: essa aerma che in
un liquido in equilibrio idrostatico nel campo di gravit`a, la dierenza di pressione
fra due punti `e data dalla pressione esercitata alla base da una colonna di quel
liquido, avente altezza uguale al dislivello fra i due punti.
Se h `e il dislivello ed S `e larea della base del cilindro, il peso della colonna di
liquido vale
mg = ghS
dunque la pressione alla base P =
mg
S
= gh , vedi Fig.9.
Figure 9: La pressione aumenta con la profondit`a e sostiene il peso del liquido in
quiete.
Una dimostrazione sperimentale di questa legge fu suggerita da Blaise Pascal
nel 1648, mostrando come si potesse provocare la rottura di una botte sem-
plicemente collegandola ad un tubo verticale (di sezione qualsiasi) e riempiendo
questultimo dacqua.
16
Alla base del tubo e dunque sulla supercie interna della botte:
P = P
atm
+gh
dove h `e laltezza dellacqua nel tubo (si trascura laltezza della botte). Natu-
ralmente, la pressione atmosferica `e presente, anche allesterno della botte, per
cui la quantit`a gh fornisce direttamente la dierenza di pressione a cui `e sot-
tosposta la parete della botte. Basta allora, per esempio, che h = 10 m perch`e
questa dierenza di pressione sia gi`a dellordine della pressione atmosferica, in-
fatti gh = 1000 9.8 10 = 0.98 10
5
pascal.
Da questo risultato segue che la pressione a cui viene sottoposto un subacqueo
mentre scende nelle profondit`a marine, cresce di circa una atmosfera ogni 10 metri
di discesa. Analogamente si deduce che non si pu`o aspirare acqua da un pozzo
profondo pi` u di 10 metri.
17
1.6 Il barometro di Torricelli
Fu Evangelista Torricelli, allievo di Galileo, il primo ad utilizzare la legge di
Stevino per mettere in evidenza sia lesistenza del vuoto che lesistenza di una
pressione esercitata dallatmosfera presente intorno a noi.
Egli invent`o per questo uno strumento, oggi noto appunto come Barometro
di Torricelli, ovvero Barometro a mercurio. Si tratta semplicemente di un tubo
chiuso ad una estremit`a che, riempito preventivamente di mercurio, viene capo-
volto in una bacinella ripiena dello stesso liquido, vedi Fig.10.
Figure 10: Il barometro di Torricelli. Il peso del Mercurio `e sostenuto dalla
pressione atmosferica.
Il pelo libero del liquido nel tubo e la supercie libera nella bacinella non
stanno alla stessa altezza, la dierenza di altezza h `e dovuta al fatto che le due
superci libere del mercurio non si trovano alla stessa pressione.
Sulla supercie del mercurio nella bacinella si esercita infatti la pressione
atmosferica P
a
, mentre il pelo libero nel tubo si trova a pressione nulla (nel
volume di tubo che si `e vuotato del mercurio preesistente, la pressione residua `e
18
uguale alla tensione di vapore T
Hg
del mercurio a temperatura ambiente, molto
inferiore alla pressione atmosferica).
Dalla legge di Stevino, segue che
P
a
T
Hg
P
a

Hg
gh
dove
Hg
`e la densit`a del mercurio (13595.5Kg/m
3
), mentre g `e laccelerazione
di gravit`a.
Sperimentalmente risulta che, in condizioni normali e sul livello del mare
h = 760 mm.
Una unit`a di misura di pressione legata direttamente a questa legge `e il Torri-
celli (Torr). Essa `e denita come la pressione esercitata alla base da una colonna
di mercurio alta 1mm (per cui viene anche detta millimetro di mercurio, mmHg).
Questa `e lunit`a attraverso la quale, per esempio, viene tuttoggi espressa la pres-
sione sanguigna.
Risulta
1Torr 1mmHg gh = 13.610
3
Kgm
3
9.8 ms
2
10
3
m = 133.3 Nm
2
= 133.3 Pascal
19
1.7 Paradossi idrostatici
Consideriamo i recipienti rappresentati nella gura riportata sotto (vedi Fig.11).
Figure 11: Legge di Stevino. La pressione aumenta con la profondita e sostiene
il peso del liquido in quiete. Eetti sulle pareti dei recipienti.
Tutti hanno la stessa supercie di base S e sono riempiti di liquido no alla
stessa altezza. Chiaramente non contengono la stessa massa di liquido eppure,
per quanto ci assicura la legge di Stevino, la pressione che il liquido esercita sulle
basi dei recipienti `e la stessa nei tre casi.
Dunque la forza di pressione sulla base non pu`o coincidere necessariamente
con il peso del liquido, perch`e esso, nei tre casi `e diverso !
Daltronde se dovessimo sostenere i recipienti, lo faremmo applicando alle loro
basi un forza uguale ed opposta al peso del liquido in essi contenuto (ammettiamo,
per semplicit`a, di poter trascurare la massa del contenitore in confronto con quella
del liquido che contiene). Come si esce da questo apparente paradosso?
Occorre ricordare che le forze di pressione sono ortogonali alle superci su cui
agiscono: `e immediato notare che
nel caso a), la pressione sulle superci laterali non ha componente verticale,
mentre le varie componenti orizzontali si elidono a vicenda;
nel caso b) e c), la pressione sulle superci laterali continua a produrre una
forza risultante sulle pareti che non ha componente orizzontale, ma, essendo
le superci oblique, ha componente verticale.
E proprio questa componente verticale, che si origina sulle pareti laterali, che
sommata algebricamente alla forza di pressione sul fondo, uguaglia il peso del
liquido(!) qualunque sia la forma del recipiente!
20
Per renderci conto quantitativamente che le cose stanno proprio cos` conside-
riamo un recipiente qualsiasi riempito di un liquido (vedi Fig.12).
Figure 12: La pressione produce sul fondo del recipiente una forza uguale al peso
totale del liquido.
Su ogni elemento di supercie d

S a contatto con il liquido, la colonna di liquido


sovrastante, di altezza h, esercita una pressione che per la legge di Stevino vale:
P = gh
La forza risultante sulla supercie vale
d

F = P d

S
dove d

S `e un vettore che ha per modulo larea dS, per direzione quella della
normale allelemento di supercie considerato e come verso quello uscente dal
volume del liquido. Questultima `e la denizione di supercie orientata (vedi
Fig.13).
Nel nostro problema siamo interessati alla componente verticale di d

F ,
Introduciamo dunque il versore

k = (0, 0, 1) dellasse z.
Possiamo scrivere che la componente verticale di d

F nel modo seguente:


dF
z
=

k d

F = P

k d

S = g h

k d

S
21
Figure 13: La supercie orientata
Osserviamo che, pur di eettuare una opportuna rotazione intorno allasse z,
si pu`o sempre fare in modo che il versore normale alla supercie n si trovi nel
piano zy (vedi Fig. 13). Risulta allora evidente che

k d

S = da db cos = da db cos = dxdy


fornisce il valore della proiezione della supercie d

S lungo

k , cio`e secondo la
verticale.
Nel nostro caso, essa `e dunque, semplicemente, larea di base della colonna di
liquido che stiamo considerando, misurata proprio nel piano di cui

k `e la normale,
cio`e nel piano orizzontale. Lelemento si supercie `e stato proiettato sul piano
orizzontale.
Ne segue che la quantit`a h

k d

S non `e altro che il volume dV del liquido che


costituisce la colonna, per cui abbiamo
dF
z
= g dV = g dm
dove dm `e la massa di liquido contenuta nella colonna sovrastante la supercie
d

S.
Integrando allora su tutta la supercie del recipiente bagnata dal liquido, ecco
che la componente verticale della forza dovuta alla pressione del liquido nei vari
punti della supercie del recipiente, uguaglia il peso del liquido stesso.
22
Per concludere questo argomento, verichiamo anche che le forze di pressione
sulle pareti del recipiente non possono produrre una risultante avente componente
orizzontale (infatti, non si `e mai visto un recipiente pieno di liquido, appoggiato
ad un tavolo orizzontale, accelerare a causa della pressione del liquido sulle sue
pareti!).
Consideriamo la gura 14 ed occupiamoci, per esempio, della componente y
della forza di pressione sulla parete del recipiente (vedi Fig.14).
Figure 14: La pressione produce sulle pareti del recipiente una forza totale con
componente orizzontale nulla.
Consideriamo la porzione di liquido compresa fra z e z + dz e suddividiamo
ancora tale porzione di liquido attraverso piani paralleli al piano z y e distanti
fra di loro dx. Ognuno di questi parallelepipedi individua sulla supercie del
recipiente due superci dS
1
e dS
2
rispettivamente con coordinata y
1
< y
2
.
La pressione agente su entrambe le superci `e la stessa, perche esse si trovano
alla medesima altezza z.
La componente della forza di pressione nella direzione y `e data allora da:
dF
y
= P d

S
1

j +P d

S
2

j
dove

j `e il versore dellasse y.
23
Da quanto detto prima, circa il signicato del prodotto scalare

k d

S ,risulta
evidente che

j d

S
1
=

j d

S
2
= dxdz
Le due superci dS
1
e dS
2
sul piano xz sono quindi uguali e la componente
y della forza di pressione agente sulla porzione di supercie del recipiente indi-
viduata dal parallelepipedo innitesimo considerato risulta identicamente nulla.
Integrando sulla coordinata x, abbiamo che anche la componente y della forza
di pressione agente sulla intera supercie del recipiente, compresa fra z e z +dz `e
nulla. Integrando anche su z, concludiamo che non c `e componente y della forza
di pressione sulla intera supercie del recipiente.
Analogamente possiamo procedere per la componente x, per cui resta di-
mostrato che la pressione sulla parete di un recipiente qualsiasi non produce
componente orizzontale.
1.8 I vasi comunicanti
La legge di Pascal e i vasi comunicanti.
Una conseguenza della legge di Stevino `e la legge di Pascal. Questa stabilisce
che in un liquido in equilibrio, in presenza della forza di gravit`a, la pressione `e la
stessa in tutti i punti che si trovano alla stessa quota rispetto al suolo.
Da questa legge discende direttamente il Principio dei vasi comunicanti.
Se diversi recipienti contenenti lo stesso liquido sono posti in comunicazione
fra di loro, (vedi Fig.15) le superci libere, se aperte, o comunque se tutte in
comunicazione diretta fra di loro, si trovano tutte allo stesso livello, indipenden-
temente dalla forma e dalla capacit`a dei diversi recipienti.
Naturalmente, questo non `e vero se i liquidi (immiscibili) sono di natura
diversa, come, per esempio, acqua e olio, benzina e acqua, mercurio e acqua, etc.
In questo secondo caso, i liquidi si dispongono su altezze tali che la pressione
esercitata da una colonna, in un qualunque punto assegnato, coincide con la
pressione esercitata in quello stesso punto dallaltra colonna (i.e., la pressione `e
comunque una funzione continua.) .
1.9 Il Principio di Archimede
Consideriamo un corpo immerso in un liquido. La legge di Archimede dice che
un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso lalto pari al
peso del liquido spostato vedi Fig.16.
Iniziamo considerando un corpo che abbia forma di parallelepipedo rettangolo
(vedi Fig.17). le forze di pressione sulle superci laterali si elidono a vicenda.
Invece le pressioni sulla base e sulla supercie ad essa corrispondente in alto (a
distanza h dalla base) non sono uguali, ma dieriscono, per la legge di Stevino,
della quantit`a
P = gh
24
Figure 15: I vasi comunicanti e la legge di Pascal. I liquidi si dispongono su
altezze tali che la pressione esercitata da una colonna, in un qualunque punto
assegnato, coincide con la pressione esercitata in quello stesso punto dallaltra
colonna.
ne segue che la risultante delle forze di pressione esercitate dal liquido sul corpo
`e una forza diretta verso lalto (la pressione `e maggiore in basso) che vale (legge
di Archimede):
F = SP = ghS = gV = gM
dove V `e il volume del parallelepipedo ed M la massa di liquido in esso contenuto.
Questo risultato, ottenuto nel caso di un corpo avente una simmetria parti-
colarmente semplice, vale, come `e noto, in generale. La dimostrazione `e sempli-
cissima. Consideriamo per questo un corpo solido di forma qualsiasi immerso in
un liquido, per esempio acqua, come mostrato in Fig.16.
Chiamiamo S la sua supercie esterna. Immaginiamo che la supercie S,
invece del corpo , racchiuda idealmente un corpo fatto dallo stesso liquido in cui
`e immerso. Risulta ovvio che il corpo sarebbe in equilibrio!
Questo signica che il peso del liquido viene equilibrato dalle forze di pressione
del liquido stesso, ovvero che le forze di pressione del liquido esercitano sulla
supercie S una forza esattamente uguale al peso del liquido racchiuso entro la
supercie S.
Tuttavia, per lo studio della statica di un corpo solido (corpo rigido), non
basta conoscere le forze che vi agiscono sopra, ma anche il loro punto di appli-
cazione!
25
Figure 16: Il peso del liquido stesso `e sostenuto dalla spinta di Archimde
Qual`e il punto di applicazione della spinta di Archimede? Il ragionamento
fatto sopra circa il valore della spinta pu`o di nuovo aiutarci e portarci alla giusta
conclusione. E infatti chiaro che il corpo, essendo in equilibrio indierente nel
liquido, non solo riceve una spinta uguale al suo peso, ma anche il momento di
questa spinta rispetto al baricentro deve essere nullo, cos` come `e nullo quello
della forza peso.
In questo modo sul corpo non solo la risultante totale delle forze sar`a nulla,
ma lo sar`a anche il loro momento (altrimenti il corpo ruoterebbe su se stesso).
Ne segue che la spinta di Archimede deve essere pensata applicata nel bari-
centro del volume di liquido spostato (centro di galleggiamento).
Questo risultato `e importante quando si consideri un corpo immobile, per
esempio una nave, che galleggi in un liquido, vedi Fig.20.
Allequilibrio il baricentro B della nave ed il centro di galleggiamento C della
stessa saranno allineati secondo la verticale, in modo da non produrre nessun
momento complessivo (allequilibrio sia la risultante delle forze che quella dei
momenti devono essere nulle).
Se il baricentro si trova sotto il centro di galleggiamento, per piccole oscil-
lazioni intorno al punto di equilibrio, il momento delle forze che viene ad origi-
narsi tende, normalmente, a ripristinare lequilibrio e, dunque, lequilibrio `e sta-
bile. Ecco perch`e, in alcuni casi, si appesantisce la parte bassa della chiglia con
materiali di alta densit`a, per abbassare il baricentro del natante vedi Fig. 19.
Il caso in cui B `e sotto C non `e lunico caso possibile di equilibrio stabile per
26
Figure 17: Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso lalto pari al
peso del liquido spostato.
un oggetto galleggiante. Infatti il problema della stabilit`a non `e cos` immediato
come potrebbe sembrare perche mentre, se il corpo `e rigido, il baricentro segue
chiaramente lo spostamento del corpo, il centro di spinta, in genere non lo fa
poiche, di solito cambia la forma della parte immersa (pur non cambiando il
volume!).
Supponiamo che B si trovi sopra C (vedi Fig.20) Immaginiamo di spostarci di
poco dalla posizione di equilibrio: mentre B, ovviamente, non cambia posizione
rispetto al natante, il nuovo centro di spinta C

, a causa della diversa geometria


del volume di liquido spostato, pu`o non coincidere, rispetto al natante, con il
precedente centro di spinta C. Se la verticale che passa per C

incontra la retta
denita dal baricentro B e dal centro di spinta C allequilibrio in un punto M
che `e sopra B, allora, di nuovo, abbiamo equilibrio stabile (ovvero il natante `e
soggetto ad una coppia che tende a riportarlo in equilibrio), altrimenti la nave si
rovescia !
Il punto M `e detto metacentro. Per piccole oscillazioni intorno allequilibrio,
i centri di spinta si trovano su un arco di circonferenza di cui M `e il centro .
27
Figure 18: Se il centro di spinta `e pi` u in alto del centro di massa lequilirio `e
stabile.
1.10 Elementi utili di algebra vettoriale
Alcune denizioni
Grandezza scalare.
Si dice che una grandezza sica `e scalare quando il suo valore non cambia
per rotazioni del sistema di riferimento. Sono scalari lenergia cinetica,
lenergia potenziale, la temperatura ecc.
Grandezza vettoriale.
Una grandezza sica `e detta vettoriale quando, per rotazioni del sistema
di riferimento, si trasforma come la posizione di un punto materiale. Sono
vettori la velocit`a, la forza, laccelerazione, etc...
In generale, ssato un riferimento cartesiano ortogonale, un vettore v `e
completamente individuato dalle sue componenti cartesiane v
x
, v
y
, v
z
v = (v
x
, v
y
, v
z
)
Prodotto scalare.
Si dice prodotto scalare o interno di due vettori

A e

B la quantit`a (per
28
Figure 19: Se il centro di spinta `e pi` u in alto del centro di massa lequilirio `e
stabile.
convenzione, indici ripetuti si intendono sommati da 1 a 3):

A

B = A
x
B
x
+A
y
B
y
+A
z
B
z
= A
i
B
i
=
ij
A
i
B
j
dove
ij
`e il simbolo di Kronecker e coincide con la matrice identit` a 3 3 .
Chiaramente il prodotto scalare `e commutativo

A

B =

B

A.
Prodotto vettoriale.
Si chiama prodotto vettoriale o esterno di due vettori

A e

B il vettore :

A

B =

A

B = ( A
y
B
z
A
z
B
y
, A
z
B
x
A
x
B
z
, A
x
B
y
A
y
B
x
)
(

A

B)
i
=
ijk
A
j
B
k
dove
ijk
`e il tensore a tre indici completamente antisimmetrico, che vale
1 se la terna ijk `e una permutazione pari (ciclica) di 123,
1 se si tratta di una permutazione dispari (permutazione ciclica + una
inversione),
29
Figure 20: Per avere equilibrio stabile il Metacentro deve essere pi` u in alto del
centro di massa.
0 se almeno due indici sono uguali.
I soli suoi valori non nulli sono dunque:

123
=
231
=
312
= 1

213
=
132
=
321
= 1
Dalla denizione risulta che il prodotto vettoriale `e antisimmetrico, i.e.

A

B =

B

A
Campo scalare.
Si chiama campo scalare una funzione f(x, t) a valori scalari, per esempio
il campo di temperature in un corpo assegnato. Il campo `e detto costante
se non dipende dal tempo ed `e detto uniforme se non dipende dal punto x.
Campo vettoriale.
Si dice campo vettoriale una funzione

V (x, t) a valori vettoriali, per esempio
30
il campo di velocit`a allinterno di un liquido in moto.
Di nuovo, si parla di campo costante quando esso `e indipendente dal tempo
e di campo uniforme quando `e indipendente dalle coordinate spaziali.
Supercie chiusa.
Una supercie si dice chiusa se racchiude un volume, come per esempio
quella di una sfera, di un cubo, etc.
Supercie aperta.
E una supercie non chiusa, necessariamente essa `e limitata da un bordo
.
Supercie orientata.
In ogni punto di una supercie descritta da un vincolo derivabile `e denita la
retta perpendicolare al piano tangente alla supercie nel punto dato. Se la
supercie `e chiusa, allora la normale alla supercie in un suo punto gener-
ico `e il versore diretto secondo la retta perpendicolare alla supercie nel
punto dato, orientato in modo che esca dal volume racchiuso dalla super-
cie stessa. Se la supercie `e aperta, occorre denire un verso (arbitrario) di
circolazione sul suo bordo . Il verso della normale alla supercie `e denito
in modo che un osservatore allineato secondo tale verso veda lorientamento
denito su come antiorario.
Flusso attraverso una supercie.
Dato un campo vettoriale

V ed una supercie orientata innitesima d

S, si
chiama usso di

V attraverso la supercie d

S il prodotto scalare:
d =

V d

S
1.11 Operatori di campo
Si deniscono tre operatori che agiscono sui campi (scalari o vettoriali):
Gradiente.
E un operatore lineare che applicato ad un campo scalare genera un campo
vettoriale nel modo seguente:
grad(f(x)) = (f(x)) =
= (
f(x)
x
,
f(x)
y
,
f(x)
z
)
Questoperatore si scrive in modo compatto denendo loperatore (nabla):
= (
x
,
y
,
z
) = grad f(x) = f(x) = (
i
f)
31
La direzione del grad f(x) (calcolato in un punto x
0
, y
0
, z
0
) `e quella nella
quale la derivata direzionale calcolata in quel punto `e massima. Il valore
massimo della derivata direzionale `e pari al modulo del gradiente.
La derivata direzionale nella direzione del versore u , indicata con
u
f(x)
`e la variazione della funzione f(x, y, z) per unit`a di spostamento nella di-
rezione di u. E la forma vettoriale della comune derivata e viene denita
come:

u
f(x) = f(x) u = lim
h0
f(x +h u) f(x)
h
La derivata direzionale nella direzione u si scrive anche come:
d
d u
= u

= u
x

x
+u
y

y
+u
z

z
Il vettore gradiente `e perpendicolare alla curva di livello in x
0
, y
0
se z =
f(x, y) e perpendicolare alla supercie F(x, y, z) = 0.
Divergenza.
E un operatore dierenziale che applicato ad un campo vettoriale genera
un campo scalare:
div

V (x) =
x
V
x
(x) +
y
V
y
(x) +
z
V
z
(x)
In termini delloperatore nabla, la divergenza si scrive come prodotto scalare
div

V =

V =
i
V
i
Rotazione.
E un operatore dierenziale che applicato ad un campo vettoriale genera
un altro campo vettoriale nel modo seguente:
rot

V (x)
= (
y
V
z
(x)
z
V
y
(x) ,
z
V
x
(x)
x
V
z
(x) ,
y
V
x
(x)
x
V
y
(x) )
che si pu`o scrivere come
rot

V =

V =(rot

V )
i
=
ijk

i
V
k
Un campo vettoriale `e detto irrotazionale in un volume aperto se la sua
rotazione `e identicamente nulla in quel volume, cio`e:
rot

V (x) = 0
per ogni x elemento di .
Un campo vettoriale ottenuto come gradiente di un campo scalare `e sempre
irrotazionale.
32
Questa condizione vale anche al contrario, nel senso che se

V `e un campo
vettoriale il quale, in un volume aperto e connesso dato, ha rotazione
identicamente nulla, allora esiste una funzione scalare F denita in quel
volume , tale che il campo ne `e il gradiente.
La funzione F viene detta il potenziale del campo , per ragioni che appari-
ranno chiare pi` u in seguito. Essa non `e univocamente determinata, bens`
lo `e a meno di una qualunque funzione che dipenda unicamente dal tempo.
33
1.12 Il Teorema di GAUSS
Il teorema aerma che il usso di un campo vettoriale uscente da una qualsiasi
supercie chiusa `e uguale allintegrale della divergenza del campo sul volume
racchiuso:

div

V d =

V d

S
La divergenza di un campo vettoriale

V `e denita come:
div

V = lim
0

V d

dove lintegrale superciale `e il usso uscente dalla supercie S che racchiude il


volume , centrato nel punto in cui si calcola la divergenza. In parole si pu`o dire
che la divergenza `e il usso uscente dallunit`a di volume, nel punto considerato.
Il usso d uscente da un volume innitesimo d si pu`o quindi scrivere come
d = divV d
Dimostrazione.
Sia dato un campo vettoriale

V (x) ed una supercie chiusa innitesima cubica
, vedi Fig.21, che racchiuda il volume innitesimo d
Il usso del campo

V uscente dal volume innitesimo attraverso le superci
laterali parallele al piano x z `e dato da
dxdz( V
y
(x + 1/2 dy

j) V
y
(x 1/2 dy

j))
il segno negativo del secondo termine `e dovuto al fatto che la supercie `e orientata
con versore uscente dal volume innitesimo,
dxdz( V
y
+ 1/2
y
V
y
dy) dxdz(V
y
1/2
y
V
y
dy) =
y
V
y
dxdydz
Analogamente nella direzione dellasse x e z:

x
V
x
dxdydz

z
V
z
dxdydz
si ha quindi che il usso totale uscente dal volume innitesimo `e dato da
d = (
x
V
x
+
y
V
y
+
z
V
z
) dxdydz = div

V dxdydz =

V dxdydz = (
i
V
i
) d
Si consideri un volume qualunque interno ad una supercie chiusa , cos-
tituito dallunione di inniti volumetti innitesimi, vedi Fig.22.
34
Figure 21: La Divergenza, calcolata in un punto, non `e altro che il usso uscente
da una supercie ininitesima chiusa diviso per il volume racchiuso.
La somma dei ussi uscenti da tutti volumetti `e dato da:

div

V d
E importante notare che i ussi uscenti dalla faccie laterali dei volumi in-
nitesimi interni al volume si cancellano in quanto uscendo da un volume entrano
in quello adiacente. Ne risulta che solo i ussi uscenti dalla supercie esterna non
sono cancellati, vale quindi il teorema di Gauss:
Lintegrale di volume della divergenza di un campo vettoriale `e uguale al usso
totale uscente dalla supercie che racchiude il volume:

div

V d =

V d

S
35
Figure 22: Il teorema di Gauss
1.13 Il Teorema di STOKES
Il teorema di Stokes ( o della rotazione) aerma che data una qualsiasi supercie
aperta e orientata S immersa in un campo vettoriale

V (vedi Fig.23) allora, detto
il suo bordo orientato, si ha che:

V d

l =

S
rot

V d

S
Dimostrazione.
Si consideri il percorso innitesimo, di lati dy e dz, centrato nel punto x,
perimetro della supercie d

S = dydz orientata come mostrato in Fig. 24.


Lorientamento del sistema di riferimento `e scelto in modo tale che la supercie
considerata sia nel piano y z.
Il verso (positivo) di percorrenza del perimetro `e quello per il quale ruotando
la vite destrorsa (il cavatappi) avanza nella direzione di d

S.
Si calcoli lintegrale di linea del campo

V sul percorso innitesimo, come
somma dei contributi calcolati sui quattro lati:
Lato 1

V d

l =

V (x 1/2

kdz)

jdy = (V
y
(x) + 1/2
z
V
y
dz) dy
36
Figure 23: Teorema della circuitazione
Lato 2

V d

l =

V (x + 1/2

jdy)

kdz = (V
z
(x) + 1/2
y
V
z
dy) dz
Lato 3

V d

l =

V (x + 1/2

kdz)

jdy = (V
y
(x) 1/2
z
V
y
dz) dy
Lato 4

V d

l =

V (x 1/2

jdy)

kdz = (V
z
(x) 1/2
y
V
z
dy) dz
La somma dei quattro contributi `e lintegrale cercato:
(
z
V
y

y
V
z
) dz dy = (

V )
x
dy dz = (rot

V )
x
dy dz
Lintegrale di linea sul percorso innitesimo `e quindi uguale al usso del
vettore rot

V attraverso la supecie d

S. Questa relazione vale qualunque sia


lorientamento della supercie e ovviamente non dipende da come sono orientati
gli assi cartesiani.
Si consideri ora una supercie aperta qualunque, vedi Fig.25
Questa supercie pu`o essere considerata come costituita dallinsieme di in-
nite superci innitesime, su ciascuna delle quali vale quanto detto precedente-
mente.
37
Figure 24: Circuitazione innitesima
Se si sommano tutti gli integrali sui circuiti innitesimi i contributi sui lati
adiacenti interni alla supercie si annullano perch`e vengono percorsi in senso
opposto, e quindi danno contributo totale nullo.
Solo i lati coincidenti con il perimetro esterno della supercie danno
contributo non nullo, vale quindi il teorema di Stokes:

V d

l =

S
rot(

V ) d

S
38
Figure 25: Il teorema di Stokes
1.14 Esercizi di calcolo vettoriale
Dimostrare che:

A (

B

C) =

B (

C

A) =
=

C (

A

B)
Dimostrazione.

A (

B

C) = A
i

ijk
B
j
C
k
=
ijk
A
i
B
j
C
k
=
come sappiamo
ijk
=
jki
, quindi

ijk
A
i
B
j
C
k
=
jki
A
i
B
j
C
k
= B
j

jki
A
i
C
k
=

B (

C

A) =
come volevamo dimostrare.
Dimostrare che:

A(

B

C) =

B(

A

C)

C(

A

B)
Dimostrazione.
Calcoliamo la componente iesima del vettore risultato:
39
(

A(

B

C))
i
=
ijk
A
j
(

B

C)
k
=
ijk
A
j

klm
B
l
C
m
=
ijk

klm
A
j
B
l
C
m
=
Consideriamo il prodotto
ijk

klm
. Ruotando gli indici del primo termine si
ha

ijk

klm
=
kij

klm
=
il

jm

im

jl
dove
ij
`e la delta di Kronecker.
Applicando questa relazione si ha che

ijk

klm
A
j
B
l
C
m
= (
il

jm

im

jl
)A
j
B
l
C
m
=
=
il

jm
A
j
B
l
C
m

im

jl
A
j
B
l
C
m
= B
i
A
j
C
j
C
i
A
l
B
l
= (

B(

C)

C(

B))
i
come volevamo dimostrare.
Dimostrare che se

V `e un campo vettoriale continuo e derivabile, allora:
grad(rot

V ) = 0
Dimostrazione:
div(rot

V ) =
i
(rot

V )
i
=
i

ijk

j
V
k
=
ijk

j
V
k
=
dove la posizione delle derivate nei vari termini `e ovviamente importante.
Nella sommatoria di 27 termini cos` ottenuta solo quelli con i = j = k sono
diversi da 0.
Abbiamo quindi solo 6 termini raggruppati due a due come segue
k = 1
231

3
V
1
+
321

2
V
1
=
2

3
V
1

2
V
1
= 0
perche le derivate parziali miste sono uguali. La stessa cosa viene ripetuta
per k = 2ek = 3.
La somma totale `e quindi nulla, come dovevamo dimostrare.
Analogamente si dimostra che rot(grad f(x)) = 0, dove f `e un campo
scalare.
40
Sia v(x) un campo vettoriale continuo e derivabile, dimostrare che:
v rot(v) = grad(1/2v
2
) (v

)v
Dimostrazione.
Il risultato deve essere un vettore. Calcoliamone quindi la componente
iesima.
(v rot(v))
i
=
ijk
v
j

klm

l
v
m
= (
il

jm

im

jl
)v
j

l
v
m
= v
j

i
v
j
v
l

l
v
i
=
=
i
(1/2v
2
) (v

)v
i
= (grad(1/2v
2
) (v

)v)
i
come volevamo dimostrare.
Provate voi a dimostrare che: rot(rot

(v)) = grad(div v)
2
v
41
2 Idrodinamica
2.1 Introduzione
Il compito dellidrodinamica `e quello di studiare il moto dei liquidi. Esistono
sostanzialmente due modi per arontare il problema:
Punto di vista lagrangiano (Joseph Louis de Lagrange (1736-1813).
Si considera un elemento innitesimo di liquido: al tempo t
0
esso si trover`a
nel punto

P
0
(x
0
, y
0
, z
0
). Al passare del tempo, questo elemento di liquido
si sposter`a, e le sue coordinate saranno funzioni del tempo:
x = X(

P
0
, t
0
, t)
y = Y (

P
0
, t
0
, t)
z = Z(

P
0
, t
0
, t)
Conoscendo le funzioni X, Y , Z per ogni (

P
0
, t
0
) , conosceremo natural-
mente il moto di ogni elemento di liquido.
Punto di vista euleriano (Leonhard Euler 1707-1783).
Si ssa un sistema di riferimento e sia (x, y, z) un generico punto P. Il
moto del liquido sar`a noto se conosceremo, ad ogni tempo, la funzione
vettoriale v(x, y, z, t) che fornisce la velocit`a del volumetto innitesimo dV
che, al tempo t, si trova nel punto P. In questo caso non seguiamo ciascuna
particella di liquido durante il suo moto, bens` determiniamo, istante per
istante e punto per punto, la legge di velocit`a del liquido. Noi adotteremo
questo secondo punto di vista.
La funzione v(x, y, z, t) `e detta, in generale, campo di velocit`a, ed `e un campo
vettoriale.
2.2 Lequazione di continuit`a
Consideriamo un liquido in movimento descritto dal campo di velocit`a euleriano
v(x, y, z, t).
La portata del uido attraverso la supercie `e denita come la quantit`a di
liquido che attraversa la supercie nellunit`a di tempo.
Sia data una supercie S allinterno di un liquido in movimento e consideri-
amola costituita dallinsieme di tante superci sucientemente piccole (innites-
ime) d

S
i
.
La quantit`a, in volume, di liquido che attraversa una generica supercie in-
nitesima d

S(x) posta nel punto x `e data dal usso moltiplicato per lintervallo
di tempo considerato dt:
d

S(x) v(x, t)dt


42
Il volume di liquido che nel tempo dt uisce attraverso lintera supercie S `e
dato dalla somma di tutti i contributi innitesimi calcolati sulla supercie:
Q =

S
v(x) d

S
Accanto alla portata volumetrica Q si denisce talvolta la portata P (senza
altri aggettivi) come la quantit`a di massa che attraversa la supercie assegnata
nellunit`a di tempo.
Evidentemente si ha P =

S
(x)v(x) d

S.
Ricordando che in un liquido ideale la densit`a costante, risulta semplicemente
P = Q.
Nel caso particolare in cui la supercie S sia chiusa, ovvero che racchiuda
un volume V , `e evidente che se scegliamo lorientamento della supercie secondo
la normale uscente al volume, il usso
S
del campo vettoriale v attraverso la
supercie S fornir`a semplicemente la massa di liquido che, nellunit` a di tempo,
lascia il volume racchiuso dalla supercie S.
Il campo vettoriale v `e detto densit`a di corrente del liquido, con ovvio signi-
cato.
La legge di conservazione della massa ci consente allora di aermare che, detta
M(t) la massa di liquido presente nel volume V , allora:

dM
dt
=
d(

V
dV )
dt
=

S
v(x) d

S
Questa equazione `e lequazione di continuit`a in forma integrale.
Essa aerma che lintegrale del usso uscente dalla superce `e uguale alla
variazione totale della quantit`a di liquido contenuto allinterno dalla supercie.
E il prototipo di ogni legge di conservazione e pu`o essere messa in forma
dierenziale attraverso il Teorema di Gauss, valido per ogni campo vettoriale. Si
pu`o infatti scrivere per il campo della densit`a di corrente:

S
v d

S =

V
div(v) dV
Essendo

dM
dt
=
d(

V
dV )
dt
=
S
=

V
div(v)dV
per ogni supercie, segue che:
div(v) =
d
dt
Questa `e la prima equazione fondamentale dellidrodinamica. Esprime matem-
aticamente il principio di conservazione della massa. Come si vede `e una propriet`a
locale,valida in ogni punto x. La massa si conserva IN OGNI PUNTO!
43
Nel caso particolare di un liquido ideale la densit`a `e costante:

d
dt
= 0 = div(v)
Il campo di velocit`a di un liquido ideale ha divergenza nulla.
44
2.3 Equazioni del moto e la legge di Stevino
(Leonhard Euler (1707 1783) sico matematico di Basilea, allievo di Johann
Beroulli)
Vogliamo scrivere lequazione del moto per i liquidi perfetti.
Per fare questo consideriamo un elemento del uido contenuto in un volume
innitesimo dV , come indicato in Fig.26. La massa di uido in esso contenuto `e
Figure 26: Legge del moto dei uidi. Un elemento di uido soggetto alle forze
di pressione ed alla forza peso.
data dal prodotto della densit`a per lelemento di volume
dm = dV
La legge fondamentale della dinamica newtoniana collega laccelerazione della
massa alle forze totali esterne che agiscono su di essa
dma = d

F
dove

F `e la risultante delle forza esterne.
Le forze esterne che agiscono sullelemento di uido dm, sono di due tipi
45
le forze di pressione; sono quelle dovute alla presenza del liquido esterno
al volume considerato. Queste forze agiscono sul uido dm attraverso la
pressione che, dallesterno del volumetto, agisce sulle sei facce. Se le pres-
sioni sulle sei facce sono sono diverse la risultante delle forze di pressione `e
diversa da zero.
le forze di massa , come le forze del campo gravitazionale, per esempio. In
questo caso, come sappiamo, la forza agente su dm `e data da
d

F = dV gradU(x, y, z)
dove U `e il potenziale gravitazionale.
Calcoliamo ora la risultante delle forze di pressione supponendo di conoscere il
campo scalare P(x, y, z). Consideriamo per esempio le forze agenti sulle superci
perpendicolari allasse x, vedi Fig.27. Sappiamo che le forze di pressione, in un
Figure 27: La forza risultante di pressione che agisce su un elemento di uido
nel punto x, `e dovuta alla variazione (spaziale) della pressione in quel punto.
liquido perfetto, sono perpendicolari alle superci, e che le superici chiuse sono
orientate con i versori uscenti dal volume dV .
46
La risultante delle forze esterne di pressione, nella direzione x `e data dalla
dierenza di pressione tra le due superici opposte
dF
x
= P(x1/2dx, y, z) dy dz P(x+1/2dx, y, z) dy dz =
P(x, y, z)
x
dxdy dz
Nelle altre direzioni si ottiene
dF
y
= P(x, y 1/2dy, z) dxdz P(x, y +1/2dy, z) dxdz =
P(x, y, z)
y
dxdy dz
dF
z
= P(x, y, z 1/2dz) dxdy P(x, y, z +1/2dz) dxdy =
P(x, y, z)
z
dxdy dz
Possiamo quindi scrivere la risultante delle forze di pressione come
d

F = grad PdV
Per la legge di Newton vale quindi la relazione
dV a = grad(P)dV grad(U)dV
dove a `e laccelerazione istantanea del uido contenuto nellelemento di volume
dV , laccelerazione lagrangiana.
A questo punto `e interessante osservare come da questa equazione possa essere
derivata la legge di Stevino. In caso di equilibrio statico nel campo gravitazionale
possiamo scrivere:
0 = grad(P) grad(U)
Essendo grad(P) parallelo al grad(U) si deduce, dato il signicato del gradi-
ente, che le superci equipotenziali sono anche isobariche. Nel caso del campo
gravitazionale si ha anche che, allequilibrio, g = grad(P), cio`e le superci iso-
bariche (ed equipotenziali) sono anche superci di uguale densit`a.
Nella direzione verticale z (rivolto verso lalto), essendo U = gz, si ha
0 =
P
z

U
z
0 =
P
z
g
P
z
= g
che integrata da la legge di stevino:
P +gz = cost
47
2.4 Le equazioni del moto di Eulero
Come sappiamo il metodo che usiamo per la desrizione del moto del uido `e il
metodo euleriano.
Come si collega laccelerazione istantanea del liquido in un punto al campo di
velocit`a euleriano?
Per denizione la massa dm che al tempo t si trova in x(x, y, z) ha velocit`a
v(x, y, z, t). Se aspettiamo un tempo dt essa si sposter`a in una nuova posizione

legata a x dalla relazione

= x +vdt = (x +v
x
dt, y +v
y
dt, z +v
z
dt)
La velocit`a di dm in questo punto sar`a data dal valore del campo di velocit`a
euleriano nel punto x ma . . . al tempo t +dt.
Deve quindi essere
adt = v(x +v
x
dt, y +v
y
dt, z +v
z
dt, t +dt) v(x, y, z, t) =
= v
x
dt
v
x
+v
y
dt
v
y
+v
z
dt
v
z
+dt
v
t
a = v
x
v
x
+v
y
v
y
+v
z
v
z
+
v
t
= (v

)v +
v
t
Si possono quindi scrivere in forma vettoriale le equazioni del moto
(v

)v +
v
t
= grad(U) +gradP
Lequazione del moto ora scritta e lequazione di continuit`a divv = 0 per un
liquido incomprimibile sono chiamate le equazioni di Eulero.
Usando la relazione vettoriale
v
i

i
v = 1/2grad(v
2
) v rot(v)
si possono scrivere le equazioni del moto nella forma
(U +
1
P) = 1/2grad(v
2
) v rotv +
t
v
ovvero
grad(
1
2
v
2
+U +
1
P) = v rotv
t
v
Un liquido che si trovi in stato di moto irrotazionale (rotv = 0), diremo che
`e soggetto ad un moto di potenziale. La ragione `e che, come abbiamo detto
precedentemente, se rotv = 0 allora esiste una funzione scalare tale che v =
grad. Cio`e se il moto `e irrotazionale allora il campo di velocit`a si ottiene da
una opportuna funzione scalare che viene chiamata potenziale.
48
Sostituendo nellequazione di Eulero
grad(1/2v
2
+U +
1
P) =
t
v
si ottiene
grad(1/2v
2
+U +
1
P +
t
) = 0
Sapendo che anche una funzione di (x, y, z) possa avere gradiente identica-
mente nullo, in un volume aperto e connesso, occorre e basta che essa sia uniforme
(costante nello spazio). In questo caso si pu`o scrivere che
1/2v
2
+U +
1
P +
t
= f(t)
Ricordiamo che il potenziale non `e univocamente determinato dalla con-
dizione di avere il gradiente uguale al campo v. Gli si pu`o infatti sommare una
qualunque funzione del solo tempo, senza alterare il campo v. Si sceglie quindi
questa funzione in modo tale che il suo integrale nel tempo coincida con la fun-
zione f(t).
Fatto questo lequazione precedente si semplica nel modo seguente
1/2v
2
+U +
1
P +
t
= 0
Nel caso in cui il liquido sia, per esempio, lacqua di mare e si stia considerando
la sua supercie , dove la pressione `e costante rispetto al tempo ed alla posizione
ed uguale alla presione atmoserica P
0
, possiamo assorbire il termine costante di
pressione nel potenziale aggiungendovi il termine
1
P
0
t.
In questo modo, trascurando il termine quadratico della velocit`a, abbiamo
gz +
t
= 0
Questa `e lequazione delle onde di un liquido in un campo gravitazionale,
come le onde del mare.
Nel caso in cui il liquido si muova di moto irrotazionale e stazionario, cio`e
con anche
t
v = 0 allora lequazione di Eulero si semplica ulteriormente
grad(
1
2
v
2
+U +

1P) = 0
Ovvero la quantit`a
1/2v
2
+U +P/
risulta essere indipendente dalla posizione in cui viene calcolata, allinterno del
liquido.
Siccome in un liquido ideale anche la densit`a `e costante segue che in un liquido
omogeneo
1/2v
2
+U +P = costante
nota come Equazione di Bernoulli.
49
2.5 Il teorema di Leonardo
(Leonardo da Vinci (1452-1519) genio universale)
Introduciamo il concetto di linea di usso e di tubo di usso. Supponiamo di
essere in condizioni stazionarie; sia dato cio`e un campo vettoriale v(x, y, z), non
dipendente dal tempo.
Si denisce linea di usso del campo v(x, y, z) passante per un dato qualunque
punto P, quella linea che passa per P ed ha, in ogni suo punto, la tangente
parallela al vettore v(x, y, z).,see Fig.28. Da questa denizione si deducono le
equazioni che devono essere soddisfatte dalle linee di usso:
dx
dy
=
v
x
v
y
;
dx
dz
=
v
x
v
z
cio`e , in generale
dx
v
x
(x, y, z, t)
=
dy
v
y
(x, y, z, t)
=
dz
v
z
(x, y, z, t)
In generale le linee di usso cambiano in funzione del tempo. Se il campo
delle velocit non dipende dal tempo il moto si dice stazionario. In questo caso le
linee di usso coincidono con le traiettorie delle particelle di uido. Le traiettorie
vecx(x, y, z, t) sono date dalle equazioni:
dx
dt
= v(x, y, z, t)
Diremo che un liquido si muove, in un dato volume, di moto non vorticoso se
rotv = 0
in ogni punto del volume considerato. In questo caso allinterno del volume
considerato nessuna linea di usso pu`o essere chiusa su se stessa. Questo si
dimostra procedendo per assurdo.
Supponiamo che esista una linea di usso chiusa nel volume considerato. In
questo caso lintegrale di linea di v sulla curva :

v

dl = 0
perch`e in ogni punto v `e parallelo a d

l. Essendo completamente interna al


liquido, esiste sempre una supercie S, anchessa interna al liquido, che ha
come bordo. Per il Teorema di Stokes, tuttavia, deve anche essere

v d

l =

rotv(x) d

S
e quindi rotv non pu`o essere identicamente nullo. Questo risultato chiarisce, fra
laltro, lorigine del nome rotore per loperatore dierenziale .
50
Figure 28: Le linee di usso sono sempre parallele alla velocit`a euleriana
Nel seguito, salvo diverso avviso, tratteremo il caso di moto non vorticoso
(irrotazionale).
Data una supercie S, chiameremo tubo di usso che si appoggia su S il
volume denito dallinsieme delle linee di usso che attraversano S. Chiameremo
poi parete del tubo di usso la supercie denita dalle linee di usso che si
appoggiano sul bordo della supercie S,
Osserviamo che, data la denizione di tubo di usso, il liquido in moto non
pu`o attraversare la parete laterale perch`e, sulla parete, la velocit`a del liquido non
ha componente ortogonale.
Consideriamo allora due superci S
1
ed S
2
che si appoggiano entrambe allo
stesso tubo di usso. (vedi Figura 29). Consideriamo il volume V denito dalla
supercie S costituita da S1 ed S2 e dalla supercie laterale S del tubo di usso
che va da S
1
ad S
2
.
Applichiamo a questo volume il teorema della divergenza del vettore densit`a
di corrente

J = v:
0 =

V
div

J dV =

V
div(v) dV =

S
TOT
v ds =

S1

J ds +

S2

Jds +

Jds
per denizione di supercie laterale di tubo di usso, lintegrale su S `e nullo e
quindi:

S1

Jds +

S2

Jds = 0
51
Figure 29: Il tubo di usso ed il teorema di Leonardo
Osserviamo che nei due integrali rimasti lorientamento delle due superci
`e quello denito dal Teorema di Gauss, ovvero secondo la normale uscente dal
volume V.
Il risultato ottenuto stabilisce quindi che la portata entrante il tubo di usso
in S
1
, dove il vettore v `e opposto al vettore ds, `e uguale alla portata in uscita
sulla supercie S
2
. Non `e altro che la conservazione della massa del liquido.
Se il tubo di usso `e abbastanza stretto da poter assumere che la velocit`a del
liquido sia la stessa nei vari punti della superci dingresso ed uscita, allora si ha

J
1
S
1
=

J
2
S
2
v
1
S
1
=

J
2
S
2
v
1
S
1
=

J
2
S
2
ovvero che, lungo un tubo di usso (per esempio, lungo una condotta, un ume
ecc) la velocit`a media del liquido `e inversamente proporzionale alla sezione del
tubo. Questo risultato `e noto come Teorema di Leonardo.
2.6 Il teorema di Bernoulli
Il Teorema di Bernoulli
(Daniel Bernoulli (17001785), sico e matematico olandese, glio del matem-
atico Johann)
Per capire meglio il signicato sico del risultato ottenuto, ripercorriamo la
strada storica che port`o Bernoulli a formulare il suo Teorema, prima che Eulero
(allievo del padre) giungesse alle sue equazioni.
52
Suppuniamo di essere in condizioni di moto stazionario, e consideriamo un
generico tubo di usso innitesimo, che si appoggia su due superci dS
1
e dS
2
,
ortogonali al tubo stesso, vedi Fig.30.
Figure 30: Il teorema di Bernouilli. La conservazione dellenergia meccanica.
Indichiamo con v
1
la velocit`a del liquido quando attraversa dS
1
(ortogonal-
mente ad essa), con v
2
la velocit`a del liquido quando attraversa dS
2
, lasciamo
passare un tempo dt.
Il liquido si muove in un campo di forza esterne. Poiche, per ipotesi, nel liquido
non ci sono forze dissipative (di attrito) interno o viscosit`a, il lavoro meccanico
fatto dalle forze esterne deve tradursi in una variazione di energia cinetica.
Osservando il sistema nellintervallo di tempo tra t e t +dt si vede
entrare da dS
1
una massa dacqua dm = dS
1
v
1
dt
uscire da dS
2
la stessa massa dacqua dm = dS
2
v
2
dt
mentre tutto il resto `e rimasto invariato (ipotesi di stazionariet`a).
Il lavoro delle forze di pressione sul liquido `e dato da
dL
P
= P
1
dS
1
v
1
dt P
2
dS
2
v
2
dt =
1
dm( P
1
P
2
)
53
Quello dovuto alla forza peso `e stato, assumendo di spostarci nel campo grav-
itazionale terrestre con accelerazione di gravit`a costante:
dL
g
= dmg h
Per il teorema dellenergia cinetica la somma di queste due quantit`a deve
uguagliare la variazione di energia cinetica della massa dm.
Fissato un livello di riferimento arbitrario, possiamo scrivere il dislivello tra
le due superci come dierenza delle due altezze h = h1 h2. In questo caso
possiamo scrivere:
1
2
dm(v
2
2
v
2
1
) = dm
1
(p
1
p
2
) +dmg (h
1
h
2
))
ovvero:
p
1
+ g h
1
+
1
2
v
2
1
= p
2
+ g h
2
+
1
2
v
2
2
che esprime, appunto, il Teorema di Bernoulli. Esso `e quindi niente altro che
lespressione della conservazione dellenergia meccanica nel moto di un liquido
ideale.
Dividendo lequazione di conservazione precedente per g, otteniamo unaltra
forma del Teorema di Bernoulli, cio`e
(g )
1
p
1
+h
1
+
1
2g
v
2
1
= costante
Dimensionalmente ciascun addendo ha le dimensioni di una lunghezza: la
prima viene chiamata altezza piezometrica, la seconda altezza geometrica e la
terza altezza cinetica : il Teorema di Bernoulli stabilisce che la somma algebrica
di queste tre altezze e costante nel liquido in moto. Si noti che il Teorema di
Bernoulli stabilisce che la costante a cui `e pari la somma delle tre altezze sopra
citate `e indipendente dalla posizione solo entro il tubo di usso considerato.
Solamente nel caso in cui il moto sia anche irrotazionale oltrech`e stazionario,
allora essa `e indipendente dalla posizione nel liquido, come mostrato a partire
dallequazione di Eulero !
2.7 Il teorema di Torricelli
Il Teorema di Bernoulli implica un risultato che era gi`a noto a Torricelli, relativo
alla velocit`a di un liquido che fuoriesce da un orizio praticato in un contenitore
di sezione molto pi` u grande (per esempio dal rubinetto di una botte), vedi Fig.31.
Se laltezza del liquido nel contenitore `e h allora la velocit`a del liquido che
fuoriesce vale
v =

2gh
ovvero `e la stessa come se il liquido cadesse direttamente dallaltezza della super-
cie di separazione liquido-aria.
54
Figure 31: Teorema di torricelli: La velocit`a di uscita del liquido `e uguale a quella
della caduta libera da unaltezza h
Questo risultato `e, come dicevamo, una conseguenza della conservazione dellenergia
meccanica che, nei liquidi ideali, abbiamo visto essere descritta dal Teorema di
Bernoulli.
Come abbiamo visto, nel moto irrotazionale di un liquido ideale, in con-
dizioni stazionarie, la somma delle altezze piezometriche, geometriche e cinetiche
`e costante.
Osserviamo che al livello del pelo del liquido ed alluscita dellorizio la pres-
sione, e dunque anche laltezza piezometrica, `e la stessa (la pressione coincide in
entrambi i casi con quella atmosferica, che, almeno se h non `e troppo grande, `e
la stessa).
Laltezza cinetica `e praticamente nulla in alto (grande sezione della botte
rispetto a quella del rubinetto), mentre quella geometrica `e nulla in basso (pren-
dendo quello del rubinetto come livello di riferimento): per il Teorema di Bernoulli
ne segue che, se h `e il dislivello fra il pelo liquido ed il rubinetto, e v la velocit`a
di uscita, risulta
h =
v
2
2g
v =

2gh
che, formalmente, `e lo stesso risultato che otterremmo nel moto di caduta del
liquido nel campo di gravit`a della Terra, partendo da fermo, da unaltezza h.
55
2.8 Il Tubo di Venturi
Unaltra applicazione del Teorema di Bernoulli `e rappresentata dal cosiddetto
Tubo di Venturi , usato, per esempio, per misurare la portata di una condotta,
vedi Fig.32.
Si tratta di un tubo orizzzontale, che presenta una strozzatura: la dierenza
di pressione del liquido nella sezione normale e in qualla strozzata consente, note
le due sezioni, di conoscere la portata della condotta. Allesterno di un aereo, per
esempio, permette di misurare la portata dellaria e, quindi, la velocit`a dellaereo
rispetto allaria.
Figure 32: Leetto Venturi: la velocit`a aumenta e la pressione diminuisce
Ricordiamo che la portata volumica Qnella condotta vale (Teorema di Leonardo)
Q = S
1
v
1
= S
2
v
2
Daltronde, dal Teorema di Bernoulli abbiamo che, essendo laltezza geomet-
rica costante,
p
1
g
+
v
1
2
2g
=
p
2
g
+
v
2
2
2g
p
1
p
2
=
1
2
(v
2
2
v
1
2
) =
1
2
Q
2
S
1
2
S
2
2
S
1
2
S
2
2
56
da cui si ricava che la portata volumetrica `e data da
Q = S
1
S
2

2(p
1
p
2
)
(S
1
2
S
2
2
)
Unaltra interessante applicazione del tubo di Venturi `e quella di usarlo per
estrarre laria da recipienti chiusi no ad avere pressioni dellordine di qualche
millesimo di pressione atmosferica. Pu`o essere usato come mostrato in gura
usando semplicemente un usso dacqua (per esempio, di rubinetto).
2.9 Il moto di liquidi reali
Un liquido reale pu`o eettivamente considerarsi incomprimibile con ottima ap-
prossimazione, ma presenta sempre una certa viscosit`a o attrito interno. Vedi-
amo di denire, intanto, questa nuova grandezza, cio`e la viscosit`a. Immaginiamo
di avere del liquido compreso fra due lamine, e di traslare una lamina rispetto
allaltra con una velocit`a ssa v
0
,vedi Fig33.
Figure 33: In una lamina di liquido viscoso, in moto laminare, la forza di attrito
prodotta `e proporzionale alla dierenza di velocit`a tra il pelo superiore e quello
inferiore, alla superce di contatto considerata, ed inversamente proporzionale
allo spessore della lamina. Il coeciente di proporzionalit`a `e, per denizione, la
viscosit`a.
In assenza di viscosit`a non dovrebbe essere necessaria alcuna forza per man-
tenere la lamina in movimento, invece osserviamo quanto segue:
57
occorre applicare alla lamina una forza F nella direzione del moto, pro-
porzionale alla supercie della lamina, proporzionale alla sua velocit`a e
inversamente proporzionale alla distanza fra le lamine
F =
Sv
0
d
La costante di proporzionalit`a dipende dal liquido e si chiama coeciente
di viscosit`a dinamica, le sue dimensioni sono Kg (ms)
1
Il liquido viene trascinato dalla lamina e la distribuzione di velocit`a decresce
linearmente dal valore di v
0
no a zero, passando dalla lamina in moto a
quella ferma:
v(y) = v
0
y
d
Nel caso in cui la geometria non sia cos` semplice, purche per`o il moto sia lam-
inare, ovvero purche i vari strati di liquido scorrano uno sullaltro senza mesco-
larsi, risulta che su una lamina di liquido dS agisce una forza di attrito (forza di
taglio, opposta alla velocit`a) che dipende dalla derivata della velocit`a del liquido
nella direzione ortogonale alla supercie stessa),
dF
i
= d

S grad(v
i
)
Vediamo, partendo da queste premesse, come cambia la legge di Eulero per il
moto di un liquido viscoso. Per questo `e necessario conoscere lespressione della
forza di origine viscosa su un generico elemento di volume dV di liquido.
Consideriamo un volume innitesimo di lati dx, dy, dz e cominciamo col deter-
minare la componente dF
x
della forza di origine viscosa che agisce sullelemento
di liquido considerato.
Consideriamo le due superci parallele di area dydx la cui normale `e diretta
secondo lasse z (quella di sopra in verso positivo, quella di sotto in verso nega-
tivo): il loro contributo vale
dF
xy
= dxdy

k gradv
x
(z) + dxdy

k gradv
x
(z +dz) = dxdydz
z

z
v
x
Analogamene per le altre due coppie di superci:
dF
zy
= dxdydz
x

x
v
x
dF
xz
= dxdydz
y

y
v
x
Quindi, in denitiva, la componente dF
x
della forza di origine viscosa che
agisce sullelemento di liquido considerato vale:
dF
x
= dV
2
v
x
= dV v
x
58
dove dV `e il valore del volume considerato dV = dxdydz e
2
= `e loperatore
scalare laplaciano, denito come

2
=
x
2
+
y
2
+
z
2
Questo risultato, ottenuto per la componente dF
x
agente sul volumetto con-
siderato, si generalizza banalmente alle altre componenti, per cui, in denitiva,
la forza di origine viscosa agente su di esso vale
d

F = dV
2
v
Questo risultato `e indipendente dalla geometria del volume, e consente di
arrivare immediatamente alla nuova forma dellequazione di Eulero per i liquidi
viscosi (incomprimibili). Ricordiamo a questo proposito la relazione di Eulero (la
legge di Newton per i liquidi):
d

F dV gradP = dma
che consente di esprimere laccelerazione del volume di liquido dV in termini della
forza esterna agente su di esso e della forza dovuta alle forze di pressione.
Per i liquidi ideali sottoposti a un campo di forze di massa che ammettono
potenziale, questa equazione diveniva
dVa = dV (gradP +gradU)
Nel caso reale, in presenza di attrito interno, dobbiamo sommare al secondo
membro anche la forza di origine viscosa, ovvero
dV a = dV (gradP +gradU
2
v)
dalla quale
a = gradU
1

2
v
Come sappiamo laccelerazione a `e legata al campo delle velocit`a euleriano
dalla relazione
a = (v
i

i
)v +
t
v
per cui abbiamo inne

t
v +v
i

i
v = U
1
P +
1

2
v
Questa `e lequazione di Navier-Stokes.
La quantit`a
1
= `e detta coeciente di viscosit`a cinematica e si misura
in m
2
/s .
Lequazione di Navier-Stokes pu`o essere riscritta usando lidentit`a
(v
i

i
)v =
1
2
gradv
2
v rotv
59
Nel caso di un liquido viscoso in moto irrotazionale, ricordiamo che la densit`a
del liquido `e costante per ipotesi, essa diventa

t
v = grad(U +P
1
2
gradv
2
) +
2
v
Nel caso di moto stazionario si ha
grad(U +
1
P + 1/2

v
2
) =
2
v
Questa relazione esprime ancora la conservazione dellenergia.Il primo mem-
bro, per quanto visto a proposito del Teorema di Bernoulli, rappresenta la vari-
azione dellenergia totale per unit`a di massa associata allelemento di liquido,
mentre il secondo membro `e pari al lavoro fatto dalla forza viscosa.
2.10 Moto di un liquido viscoso in una condotta
Passiamo adesso a considerare il moto di un liquido reale in una condotta oriz-
zontale e di sezione costante.
Se lenergia meccanica si conserva lungo la condotta, il Teorema di Bernoulli ci
dice che la pressione lungo la condotta resta costante. Sperimentalmente troviamo
che essa diminuisce lungo il verso del usso del liquido, ovvero che la condotta
presenta una perdita di carico.
La perdita di carico `e dovuta ad una perdita di energia meccanica dovuta al
lavoro fatto contro forze di attrito sia fra liquido e pareti che fra le varie parti del
liquido.
Data la geometria della condotta che abbiamo scelto, una perdita di energia
lungo il moto del liquido non pu`o tradursi in una perdita di energia cinetica, visto
che lincompressibilit`a del liquido e la sezione costante richiedono che la velocit`a
media (poiche, come vedremo, essa non `e la stessa nei vari punti della sezione,
proprio a causa della viscosit`a) non cambi lungo la condotta; ne pu`o tradursi in
una perdita di energia potenziale, poiche laltezza della condotta, per ipotesi, `e
costante; per cui deve necessariamente tradursi in una diminuzione dellaltezza
piezometrica, come, in realt`a accade.
Supponiamo che il moto del liquido sia laminare , ovvero che la velocit`a del
liquido su una qualsiasi sezione del usso sia, in ogni punto, parallela ad una
direzione ssa. Questa condizione garantisce che i vari strati di liquido scorrano
uno sullaltro senza mescolarsi tra loro attraverso movimenti turbolenti.
In queste condizioni si osserva che, a sezione S e lunghezza L della condotta
ssate, la perdita di carico P dipende linearmente dalla portata Q secondo la
relazione P = RQ, dove R rappresenta la resistenza oerta dalla condotta al
passaggio del liquido.
Valutiamo la potenza meccanica dissipata in una condotta di sezione costante,
a causa della viscosit`a. Calcoliamo il lavoro fatto nel tempo dt contro le forze di
60
pressione per immettere una massa dm = Svdt = Qdt nella condotta, esso vale
dL
in
= P
in
Sv dt = P
in
Qdt
mentre il lavoro che ne ricaviamo alluscita dalla condotta, dove la pressione
`e minore, vale soltanto
dL
out
= P
out
Qdt
ovvero c`e una perdita di energia meccanica nel tempo dt pari a
dL
out
dL
in
= (P
out
P
in
)Qdt
si ha quindi una dissipazione di potenza meccanica pari al lavoro delle forze di
dissipazione W = RQ
2
.
2.11 Equilibrio di un liquido in rotazione uniforme
Consideriamo un recipiente contenente un liquido, ed ammettiamo che il recipi-
ente sia in rotazione con velocit`a angolare costante intorno ad un asse verticale
z.
E un fatto che, dopo un p`o di tempo, appunto perche il liquido non `e ideale
ed ha attrito interno, anche il liquido si mette in rotazione con la stessa velocit`a
angolare del contenitore, vedi Fig.34.
Se ci poniamo nel riferimento rotante rigido con il contenitore, in esso, oltre
alla solita forza peso, compare un campo di forze centrifugo (ovvero diretto in
verso opposto allasse z), che cresce proporzionalmente alla distanza dallasse e
che `e proporzionale alla massa su cui la forza agisce.
Essendo la forza radiale, questo campo di forze ammette un potenziale U
c
(x, y, z)
dato da
U
c
(x, y, z) = 1/2
2
(x
2
+y
2
)
A questo potenziale si deve aggiungere il consueto potenziale gravitazionale gz.
Ne segue che, nel riferimento rotante, il potenziale complessivo per unit`a di
massa) vale
U(x, y, z) = gz 1/2
2
(x
2
+y
2
)
In questo sistema di riferimento il liquido, naturalmente, `e a riposo, per cui
possiamo applicare le conclusioni a cui siamo giunti circa la statica di un liquido
in un campo di forze che ammette potenziale, secondo le quali la supercie libera
del liquido (isobara) `e una supercie equipotenziale.
Lequazione della supercie libera sar`a dunque la seguente
gz 1/2
2
(x
2
+y
2
) = cost z z
0
=

2
2g
(x
2
+y
2
) =
v
2
2g
la quale `e lequazione di un paraboloide di rotazione intorno allasse z, avente
la concavit`a rivolta verso lalto.
61
Figure 34: In un recipiente in rotazione uniforme il pelo dellacqua ha una forma
parabolica
Immaginiamo che il secchio abbia un diametro di 30cme che ruoti a 1giro/secondo
(quasi come in un vecchio giradischi): di quanto `e pi alto il livello al bordo rispetto
al centro del secchio?
Da quanto sopra, segue che, detto R il raggio del secchio,
z z
0
=

2
2g
R
2
si ha che con = 2rad/s = 6.28rad/s, g = 9.81m/s, R = 15cm
z z
0
=
6.28
2
19.62
0.0225 = 0.045m = 4.5cm
2.12 Eetti della rotazione terrestre sulla supercie degli
oceani
Un altro caso di equilibrio di un liquido in rotazione, interessante da studiare, `e
quello degli oceani sulla Terra stessa.
Come sappiamo, la supercie della Terra `e per la maggior parte coperta di
acqua. Supponiamo che la supercie del mare sia una supercie isobarica a livello
62
mondiale (vero solo in media ...), e che la densit`a dellacqua sia costante ovunque
(salinit`a costante). Ne segue che sulla supercie del mare il potenziale per unit`a
di massa, determinato dalla gravit`a e dal campo centrifugo dovuto alla rotazione
diurna della Terra sul suo asse, deve avere un valore costante, ovvero la supercie
del mare deve essere una equipotenziale.
Circa la gravit`a, assumeremo anche, in prima approssimazione, che sia lecito
trattare il problema come se tutta la massa della Terra fosse concentrata nel suo
centro. Come sappiamo questo `e rigorosamente vero solo se la distribuzione di
massa della Terra ha simmetria sferica.
Chiamando allora la velocit`a angolare della Terra sul suo asse (vedi Fig.
35)
Figure 35: Deformazione della supercie oceanica causata della rotazione terrestre
=
2
T
=
2
86400
rad/s 7.272 10
5
rad/s
indicando con G la costante di gravitazione universale
(G = (6.673 0.01)10
11
m
3
Kg
1
s
2
)
63
ed indicando con M la massa dellintera Terra, in coordinate sferiche abbiamo
che la supercie oceanica deve vericare lequazione

GM
R

1
2

2
R
2
sin
2
() = cost
Lequazione implicita
R = R(, )
che deriva dalla condizione precedente `e lequazione della supercie delloceano.
Si osservi che, se la rotazione non ci fosse, l equazione fornirebbe R = cost
ovvero denirebbe una supercie sferica (com `e ovvio !).
Nel caso sia presente la rotazione invece, allo scopo di esplicitare lequazione
precedente per la supercie oceanica, cominciamo con il denire la quantit`a R
0

6400Km come la distanza tra tale supercie al polo (cio`e per = 0 ) ed il centro
della Terra.
Dallequazione precedente si ha allora

GM
R

1
2

2
R
2
sin
2
() = cost =
GM
R
0
Osserviamo adesso che, nelle stesse approssimazioni, laccelerazione di gravit`a
sulla supercie terrestre vale g =
GM
R
2
0
, per cui risulta
GM
R
0
= gR
0
= 9.81 6.4 10
6
= 6.28 10
7
(m/s)
2
mentre risulta invece
1
2

2
R
2
0
= 1.08 10
5
(m/s)
2
E dunque chiaro che possiamo trattare il termine centrifugo come una per-
turbazione (piccola) a quello gravitazionale. Introduciamo per questo la quantit`a
R = R R
0
e sviluppiamo al primo ordine in
R
R
0
l equazione della supercie equipoten-
ziale. Essendo
1
R
0
+R
=
1
R
0
(1 +
R
R
)

1
R
0

R
R
2
0
e confondendo R con R
0
(considerandoli uguali) nel termine
1
2

2
R
2
sin
2
(), risulta

GM
R
0
+
RGM
R
2
0

1
2

2
R
2
0
sin
2
() =
GM
R
0
64
da cui si ottiene
Rg
1
2

2
R
2
0
sin
2
() = 0
ovvero
R
R
0
=
1
2g

2
R
0
sin
2
() = Ksin
2
()
dove abbiamo posto
K =
1
2g

2
R
0
1.725 10
3
Il fatto che K 1 conferma la liceit`a di fermarsi al primo ordine nello sviluppo
di 1/(R +R).
Da quanto abbiamo detto, segue quindi che
R(, ) = R
0
(1 +Ksin
2
())
Questa, a meno di termini in K
2
, `e la supercie di un ellissoide di rotazione
intorno allasse z, avente semiasse minore pari a R
0
(distanza del polo dal centro)
e semiasse maggiore pari a R
0
(1 +K), ovvero avente ellitticit`a K.
Ricordiamo infatti che lequazione di un siatto ellissoide ha la forma seguente:
z
2
R
2
0
+
y
2
(R
0
(1 +K))
2
+
x
2
(R
0
(1 +K))
2
= 1
ovvero, in coordinate polari
(
R
R
0
)
2
cos
2
() + (
R
R
0
(1 +K)
)
2
sin
2
() = 1
R
2
cos
2
() +
R
2
(1 +K)
2
sin
2
() = R
2
0
R
2
+R
2
(
1
(1 +K)
2
1)sin
2
() = R
2
0
Al primo ordine perturbativo si ha
1
(1 +K)
2
(1 K)
2
1 2K
Quindi possiamo scrivere
65
R
2
2KR
2
sin
2
() R
2
0
R
2
(1 2Ksin
2
()) R
2
0
R
2
R
2
0
(1 + 2Ksin
2
()) R R
0
(1 +Ksin
2
())
L ellitticit`a K cos` trovata `e circa la met`a di quella reale (
1
298.3
= 3.3610
3
).
Una ragione sta nel fatto che la forma della Terra ad ellissoide modica a
sua volta il potenziale gravitazionale (questa correzione la farebbe crescere di un
fattore 5/2, ovvero otterremmo un valore 1.25 volte pi` u alto del vero...).
Un altro motivo `e che la distribuzione della massa nella Terra non `e radial-
mente isotropa, bens` la parte pi` u densa si trova allinterno (questo rende la realt`a
pi` u simile al caso da noi studiato, ovvero tende a riabbassare il valore di K). In-
vece leetto della nostra approssimazione sul raggio della Terra (6357 Km invece
di 6400 Km) trascurabile: perch ? provate a rispondere voi.........
66
2.13 Legge di Poiseuille
Vediamo adesso di legare la resistenza R al coeciente di viscosit`a introdotto
prima ed ai parametri geometrici della condotta.
Immaginiamo, per semplicit`a, che si tratti di una condotta a sezione circolare,
per avere un sistema a simmetria cilindrica, e che il moto sia laminare.
Essendo il sistema a simmetria cilindrica ci aspettiamo che la velocit`a sia una
funzione di r e sia massima al centro della condotta.
Consideriamo la lamina di liquido di lunghezza L compresa nella corona cilin-
drica di raggi r ed r +dr, vedi Fig.36. La supercie esterna della corona subisce,
Figure 36: Legge di Poiseuille.Moto di un liquido viscoso in una condotta.
a causa dellattrito con il liquido esterno che si muove pi` u lentamente, una forza
diretta nel verso opposto al moto (
dv(r)
dr
`e negativa perche la velocit`a decresce
con r), la cui componente `e pari a
F(r +dr) = S(r +dr)
dv
dr
(r +dr)
La supercie interna, a sua volta, `e spinta nella direzione del moto dalla forza
F(r) = S(r)
dv
dr
(r)
67
Occorre tenere presente che nel verso del moto `e presente anche la forza che
si origina dalla dierenza di pressione fra i due estremi della lamina, data da
P 2rdr
Siccome il liquido non accelera, la somma di queste forze deve essere nulla,
per cui
F
(
r +dr) F
(
r) + P 2rdr = 0
da cui otteniamo
dF
dr
= P2r
daltronde
dF
dr
= (
dS
dr
dv
dr
+S
d
2
v
dr
2
)
per cui otteniamo
(
dS
dr
dv
dr
+S
d
2
v
dr
2
) = P 2r
Essendo larea interna della corona circolare al raggio r data da
S(r) = 2rL
si ottiene
(2L
dv
dr
+ 2rL
d
2
v
dr
2
) = P 2r
ovvero, dividendo per 2rL e ponendo A =
P
L
(per quanto detto questa
grandezza `e indipendente la L e rappresenta appunto la perdita di carico), otte-
niamo
1
r
dv
dr
+
d
2
v
dr
2
=
A

la cui soluzione che soddisfa la condizione al contorno v(r


0
) = 0 `e
v(r) =
A(r
0
2
r
2
)
4
Dunque il prolo della velocit`a nel tubo `e parabolico, con valor massimo
v(0) =
Ar
0
2
4
Possiamo utilizzare adesso questo prolo di velocit`a per calcolare la portata
del tubo. Occorre integrare da r = 0 ad r = r
0
la seguente funzione
Q =

2rdrv(r) =
2A
4

rdr(r
2
0
r
2
)
68
daltronde lintegrale vale

rdr(r
2
0
r
2
) =
r
4
0
4
per cui abbiamo
Q =
2Ar
4
0
16
=
Pr
4
0
8L
Questo risultato `e noto come legge di Poiseuille. Essa stabilisce che in con-
dizioni di moto laminare, la portata di un tubo `e direttamente proporzionale alla
dierenza di pressione fra gli estremi del tubo, alla quarta potenza del raggio ed
inversamente proporzionale alla lunghezza del tubo ed al coeciente di viscosit`a
Q =
r
4
P
8L
da cui segue che la resistenza opposta dalla condotta al moto del liquido vale
R =
8L
r
4
69