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a cura di

Margaret Weis e Tracy Hickman


I DRAGHI DEL CHAOS
The Dragons of Chaos, 2003

Gli autori


MARK ANTHONY ha ispirato parecchi romanzi e racconti
ambientati in FORGOTTEN REALMSO, DRAGONLANCE e
RAVENLOFT. Il suo Shores of Dusk, del 1997, continua la saga di
Drizzt D Urden, il popolare eroe delle trilogie Icewind Dale e degli
Elfi Scuri. Mark un rocciatore e per il suo contributo a questo
volume, La nobile follia, ha attinto a esperienze personali sui monti
del Colorado, stato in cui nato (bench non gli sia ancora capitato di
trovare un drago in cima a una di quelle vette).
LINDA P. BAKER autrice del romanzo DRAGONLANCE THE
IRDA, il secondo volume della serie Lost Histories. I Suoi racconti
compaiono nelle precedenti antologie DRAGONLANCE e in THE
HISTORY OF DRAGONLANCE. Vive a Mobile, in Alabama, con il
pi entusiasta dei suoi ammiratori, il marito Larry.
Dopo un periodo di esordio come cronista e redattrice in un
quotidiano, SUE WEINLEIN COOK ha rinunciato alle aspirazioni di
giornalista e ha fatto il suo ingresso nella squadra di autori della TSR.
Al momento lavora al settore giochi e segue la linea
DRAGONLANCE: FIFTH AGE. Lei e il marito, il game designer
Monte Cook, vivono con il loro coniglio in un'abitazione centenaria,
una chiesa restaurata; collezionano draghi, fumetti e molti, molti libri.
JEFF GRUBB, simpatico game designer, autore di Lord Toede,
Knorrman Steel, Charonti Bone; insieme a Ed Greenwood ha scritto
Cormyr: A Novel e con la moglie Kate Novak la Finder's Stone
Trilogy, il successivo Finder's Bane e il suo seguito, Tymoras Luck.
Si chiede spesso che cosa succederebbe se gli gnomi si impadronissero
del Congresso degli Stati Uniti.
I romanzi di RICHARD A. KNAAK hanno venduto oltre un milione
di copie; tra questi ricordiamo The Legend of Hwna, entrato nella
classifica dei best seller del New York Times e la serie Dragonrealm.
Le sue opere sono state pubblicate in tedesco, italiano, spagnolo,
polacco, giapponese, ceco e russo. Ha inoltre dato un costante
contributo alle antologie di DRAGONLANCE. Le sue ultime opere
annoverano Land of the Minotaurs, il fantasy moderno Dutchman e un
nuovo romanzo epico ambientato nel mondo Dragonrealm: The Horse
King.
ADAM LESH, appassionato di giochi di ruolo e aspirante autore, ha
visto pubblicare per la prima volta un suo lavoro in The History of
DRAGONLANCE. Il racconto, Quarry, fa parte dell'antologia The
Dragons at War.
TERI MCLAREN insegna letteratura internazionale, scrittura e
cultura medievale alla Louisville University. Ha scritto Nature of the
Beast per The Dragons at War, e quattro libri per MAGIC: THE
GATHERING: the Cursed Land, Song of Time e il suo seguito,
Shadows of Time. Lei e il marito hanno in progetto un'arrampicata sul
Kilimangiaro.
ROGER E. MOORE, analista creativo della TSR, subisce da tempo
il fascino dei racconti paralleli alle varie serie di DRAGONLANCE,
ma promette che questa sar la prima e ultima volta che si cimenter
nel ruolo di autore e ringrazia tutti per la disponibilit. Questo racconto
dedicato a Greg, che potrebbe trovarlo di suo gradimento, bench al
momento della stesura non fosse ancora in grado di leggerlo.
DOUGLAS NILES da tempo uno degli autori pi venduti di
DRAGONLANCE e FORGOTTEN realms. Di recente ha creato una
trilogia in cui descrive un mondo di sua creazione, il Watershed.
NICK ODONOHOE ha scritto parecchi racconti DRAGONLANCE
per la TSR. inoltre autore dei romanzi della serie Crossroads: The
Magic and the Healing scelto come miglior libro per l'adolescenza
dalla American Library Association), Under the Healing Sign, e The
Healing of the Crossroads.
JANET PACK adora i gatti e vive a Williams Bay, nel Wisconsin.
Le sue opere ricche di musicalit compaiono in Leaves from the Inn of
the Last Home, THE HISTORY OF DRAGONLANCE, e nel Death
Gate Cycle di Margaret Weis e Tracy Hickman. Suoi racconti sono
stati pubblicati in The Dragons of Krynn, The Dragons at War,
Fantastic Alice e CatFantastic IV. Quando non scrive disegna gioielli
insieme a Margaret Weis, con cui gestisce The Medicine Wheel.
CHRIS PIERSON vive a Whitby, in Ontario, da tempo un
appassionato di DRAGONLANCE e il suo primo racconto uscito in
The Dragons at War. Ha inoltre pubblicato narrativa sulla rivista
Dragon e ora lavora per una societ di computer game di Boston.
JEAN RABE alleva pesci rossi, una studiosa dell'aviazione della
prima Guerra Mondiale e ama viaggiare nel mondo di Krynn. Ha
scritto L'era dei dragoni e Il giorno della grande tempesta nella serie
DRAGONLANCE: FITH AGE, ed coautrice di Maquesta KarThon
nella serie DRAGONLANCE The Warriors. Altre suo opere
annoverano Red Magic, Secret of the Djinn e Night of the Tiger.
KEVIN T. STEIN autore di Brothers Majere e di racconti inclusi in
altre antologie. Tra le sue opere The Fall of Magie (con lo pseudonimo
D. J. Heinrich), Twisted Dragon e The Guide to Larry Nivern's
Ringioorld.
MARGARET WEIS e DON PERRIN formano una squadra
collaudata; nei pressi di Lake Geneva, nel Wisconsin, si trova The
Game Guild, la loro libreria specializzata in giochi e libri fantasy e di
fantascienza. Tra le loro opere ricordiamo The Doom Brigade e Robot
Blues. Margaret Weis ha narrato in The Soul Forge la storia dei primi
anni di Raistlin e la sua prova alla Torre dell'Alta Magia.

Per tutti i lettori affascinati dalle atmosfere dei romanzi di
Dragonlance e desiderosi di riviverne il clima barbarico e avventuroso,
colmando i vuoti narrativi tra i vari cicli, ecco una splendida raccolta di
racconti brevi selezionati e presentati da Margaret Weis e Tracy
Hickman.
Si tratta di storie ambientate nel mondo di Krynn, frutto della
fantasia di autori molto conosciuti e apprezzati negli Stati Uniti, che
dal 1986 ad oggi hanno contribuito con i loro romanzi a rendere
famosa nel mondo la serie Dragonlance.
Mark Anthony Mary Kirchoff, Doug Niles Dan Parkinson, Don
Perrin e la stessa Margaret Weis sono solo alcuni dei grandi scrittori di
fantasy che danno lustro a questa memorabile antologia.

Prefazione


Chi lo conosce bene, Krynn un mondo che evoca immagini di
draghi possenti e di potente magia, sullo sfondo del paesaggio
devastato dalla Guerra delle Lance. una terra dove i maghi si
distinguono per il colore delle vesti che indossano e per il tipo di magia
che praticano. Ma la vita di coloro che vivono su Ansalon non si pu
catalogare con tanta facilit; il Bene e il Male non sono bianco e nero,
ma presentano molte sfumature di grigio. Mentre i territori sono
devastati dalla guerra e dal conflitto tra le varie razze, nascono eroi e si
creano leggende.
Si tratta degli eroi e delle leggende della saga di dragonlance:
guerrieri, maghi e religiosi; gente comune che lotta nell'esistenza
quotidiana per fare ci che giusto, bench questo non li porti alla
gloria e abbia spesso come risultato una morte violenta e repentina;
eroi riluttanti, a cui la fama viene imposta; giovani cavalieri temerari
che considerano soltanto la gloria della guerra, ignorandone l'orrore.
Non sono che alcuni di coloro che trovano posto negli annali del
mondo.
Non tutti sono umani. Pu trattarsi di elfi, nani, gnomi oppure gli dei
ce ne scampino! - di kender. Ci sono eroi di tutte le forme e
dimensioni, di entrambi i generi e di molte razze.
Hanno in comune una cosa soltanto: l'azione.
Agiscono, al meglio delle loro capacit, laddove altri si limiterebbero
a starsene ad aspettare l'avvento dei conquistatori, ovvero i draghi
malvagi, i draconiani mutanti, la Regina delle Tenebre Takhisis, che
con i suoi seguaci vorrebbe impadronirsi di Krynn. Con l'aiuto degli
dei o senza di esso, i veri eroi della saga di dragonlance sono gli
individui che si ergono contro il Male, sia coraggiosamente e di propria
spontanea volont, sia perch non resta loro alternativa.
Di costoro narrano le nostre storie.


Gli occhi di Chaos di Sue Weinlein Cook


L'ultimo ogre cadde violentemente sul terreno cotto dal sole e
giacque immobile accanto ai corpi dei compagni; un attimo dopo la
creatura stordita cerc debolmente di strisciare via per portarsi lontano
dalla carneficina.
La femmina di drago azzurro ritrasse gli artigli per assestare un'altra
zampata alla preda, poi esit; socchiuse gli occhi, si era stancata di
quel gioco.
Ispir a fondo, assaporando il gusto aspro dell'alito fulminante sul
punto di esploderle dalle fauci. La femmina di drago osserv l'ogre
cercare invano di liberarsi dal mucchio di cadaveri; trattenne il fiato
finch non ce la fece pi.
Un lampo fulmineo esplose con violenza dal mostro azzurro,
scaravent in aria il miserevole ogre, facendolo volare all'indietro di
una quindicina di metri, mandandolo a schiantarsi tra le macerie di una
rozza dimora di legno. La creatura piomb pesantemente al suolo, il
corpo carbonizzato era in preda agli spasmi per le ingenti cariche
elettriche che lo percorrevano a ondate; sul suo volto annerito e
terrorizzato serpeggiavano scintille. Fili di fumo acre si levarono dal
legno secco, e nel giro di pochi secondi l'intera struttura fu avvolta da
fiamme sibilanti e scoppiettanti.
L'ogre non si rialz.
Con il naso cornuto rivolto al cielo, la femmina di drago azzurro
emise un possente ruggito; adorava il suono della propria voce che
tuonava sul territorio devastato. Avanz, conficcando le grinfie in
profondit nella pila di corpi degli ogre, ormai ridotti a un mucchio di
carogne. Qualche passo ancora e tese i possenti muscoli delle gambe,
poi si proiett in volo.
La femmina di drago agit furiosamente le ali, salendo sempre pi
veloce nel tardo cielo estivo. Clamor adorava la velocit quasi quanto
amava il rumore; la rapidit e il volume le provocavano uno
struggimento. Continu a librarsi sempre pi in fretta, stimolata da un
improvviso impeto d'energia ed esaltata dal flusso di aria fresca dei
Khalkist che le investiva la pelle azzurro cupo. Esortando il cavaliere a
tenersi stretto, la femmina di drago si inclin vertiginosamente nella
virata, abbass il lungo muso e ripieg le ali possenti, poi torn a
precipitarsi verso terra come la freccia di un elfo, passando a volo
radente sul villaggio ogre annerito.
Come ti sono sembrata, Jerne?
Clamor era troppo soddisfatta del suo operato per accorgersi che il
cavaliere non le aveva dato risposta.
Osservando lo scenario di distruzione, la femmina di drago emise
soddisfatta un profondo brontolio di gola, imitando come meglio
poteva la bassa risata del suo compagno, un Cavaliere delle Tenebre.
Agit la grande testa avanti e indietro, prendendo nota dei resti delle
rozze capanne ancora fumanti dopo l'assalto dell'alito fulmineo, e delle
grezze dimore di pietra ridotte in macerie dalle sue raffiche. Il puzzo
della carne carbonizzata le indugiava intorno alle narici; not i resti
dell'ogre che giacevano in mezzo alla devastazione, bruciacchiati al
punto da essere ormai irriconoscibili. Altri cadaveri erano disseminati
intorno al centro del villaggio, ma questi corpi non recavano il minimo
segno di violenza; accanto a loro giacevano ceste e arnesi abbandonati
dai proprietari un attimo prima di perire. I maiali e i sauri, che gli
abitanti del villaggio allevavano per sostentarsi, si erano analogamente
accasciati all'interno dei recinti.
Ben diverso dall'ultima volta che siamo stati qui, vero Jerne?
chiese freddamente Clamor. Era stato soltanto un mese prima che loro
due, insieme al resto della brigata, avevano percorso in fretta il
territorio di Blode per reclutare tutti i guerrieri abili e accoglierli al
servizio delle forze delle tenebre, Sono accadute talmente tante cose
da allora. La nostra invasione...
Perduta nei propri pensieri, la femmina di drago descrisse un ampio
circolo per passare un'ultima volta al volo sul villaggio. Spieg bene le
ali per cogliere l'aria e piomb in caduta libera, rivivendo le settimane
di trionfo di quell'estate, la pi infuocata a memoria di drago. Gli
eserciti dei Cavalieri di Takhisis, costituiti da temibili paladini delle
tenebre e dai draghi loro compagni, avevano spazzato il continente in
una campagna di conquista che non aveva precedenti in nessuna delle
Grandi Ere di Ansalon. Ricordi come abbiamo schiacciato intere
nazioni, neanche fossero rametti che si spezzavano sotto ai nostri
piedi? Abbiamo insegnato loro il significato del vero onore, e della
paura! L'intero territorio si inchinato dinnanzi alla gloria della
Tenebrosa Maest...
Clamor esit, non volendo ricordare l'ultimo capitolo di quell'estate
notevole, e con il sangue che le pulsava nel capo agit invece con forza
le ali contro l'aria soffocante e torn a salire. Dopo aver preso quota
allung il collo all'indietro per rivolgere un ultimo sguardo alla propria
opera. Sembrava che un gruppo di cacciatori ogre fosse appena giunto
al villaggio; lei sorrise compiaciuta immaginando lo sgomento che
avrebbero provato al trovare le proprie case...
Un cavaliere non deve impegnarsi in combattimento contro un
avversario disarmato.
... ridotte a nient'altro che rovine fumanti.
Uno degli esseri pelosi alz lo sguardo e punt la clava contro di lei;
gli altri ogre si fecero piccoli per la paura, apparivano insignificanti tra
le rovine e i morti. Povere creature! disse a voce alta, beffarda, poi
schizz nel freddo biancore delle nuvole.
Povera Clamor!
La femmina di drago trasal aspramente a un improvviso dolore alla
zampa destra; l'arto, annerito, avvizzito e gocciolante icore verde,
pendeva floscio sotto di lei. Clamor maled gli ogre che si trovavano
laggi, sapendo che la sosta a Blode aveva aggravato la ferita. Il dolore
le riport di scatto i pensieri al combattimento in cui si era procurata il
danno; sent il battito cardiaco che accelerava e la pelle che si
infiammava malgrado i freddi venti meridionali, al ricordo del
momento che aveva cercato con tanta intensit di escludere dalla
propria memoria. Sembrava ieri... no, era ieri.
Clamor era ferocemente fiera; lei e Jerne avevano ricevuto il raro
onore di fungere da supporto al prode cavaliere Steel Brightblade, in
sella a Flare. La loro brigata aveva lasciato le rovine della Torre del
Sommo Chierico per penetrare nella fenditura di recente formazione
nell'Oceano Turbidus. Volarono gi, gi, gi, finch Clamor non ebbe
la certezza che da un momento all'altro sarebbero fuoriusciti dall'altra
parte del mondo; infine emersero nell'Abisso e scorsero il nemico.
Bench fossero poche le cose che spaventavano la grande femmina
di drago azzurro, la vista del gigante chiamato Chaos le trasmise lungo
il corpo ondate di terrore. L'enorme figura brutale ruggiva come un
vulcano in eruzione, ridendo di coloro che erano giunti a contrastarlo.
Il volto orrendo era in grado di sgomentare perfino un drago, e le sue
dimensioni erano tali da rendere insignificante anche il pi possente
dei draghi rossi. Ma Clamor trov che le caratteristiche pi terrificanti
in assoluto fossero gli occhi; quelle cavit prive di palpebre che aveva
sul viso sembravano risucchiare nel loro vasto nulla tutto ci che
osservavano e le parve che quegli orribili vortici scuri potessero
catturare la sua stessa anima.
Tutt'intorno a lui si precipitavano in picchiata draghi di fuoco,
terribili servitori di Chaos. Queste creature di magma vivente alitavano
zolfo fetido e bruciante contro i nemici, mentre dalle loro scaglie di
ossidiana e dalle ali fiammeggianti volavano scintille che ustionavano
il corpo di draghi e uomini.
Steel ordin ai propri cavalieri di attaccare coloro che erano in sella
a queste abominevoli creature, i demoni guerrieri. Clamor e Jerne, una
squadra collaudata da molti anni di addestramento congiunto e da
innumerevoli battaglie nel corso dell'invasione di quell'estate, si
lanciarono contro il nemico con una furia a cui fecero eco gli altri
draghi azzurri, oltre a quelli d'argento che li accompagnavano in
battaglia con i Cavalieri di Solamnia. La femmina di drago sapeva che
quel combattimento includeva tutti i figli di Krynn.
Nel calore opprimente dell'Abisso continuava a infuriare il conflitto
e le grida dei draghi all'attacco si mescolavano alle urla di morte dei
caduti. Clamor e il suo cavaliere avevano gi distrutto varie creature da
incubo, quando accadde il peggio.
Jerne lev la spada benedetta dalla Sua Tenebrosa Maest nel giorno
in cui era stato fatto cavaliere, e spron Clamor ad approssimarsi
ancora un po al nemico. Bench quasi esausta per le fatiche di quella
battaglia infinita, la femmina di drago acconsent arditamente. Il
demone guerriero ghign con ferocia contro di loro mentre il drago di
fuoco su cui era montato agitava le ali fiammeggianti, portandosi
ancora pi vicino.
Aspetta! pens allarmata la femmina di drago azzurro. Jerne non
ben saldo in sella! Cerc di virare interrompendo l'avvicinamento, ma
era troppo tardi. Dandole un ultimo colpetto affettuoso sul fianco, il
cavaliere si lanci, staccandosi dal dorso squamoso e proiettandosi
contro il demone nemico in un attacco suicida, levando il proprio grido
di battaglia e descrivendo un terribile arco con la lama oscura.
Perdendo improvvisamente l'equilibrio, Clamor si raddrizz a fatica
e osserv inorridita Jerne che trascinava il demone guerriero gi dal
dorso della cavalcatura e poi ricadeva con esso verso il terreno
sottostante.
No! Jerne! Il grido di disperazione di lei si trasform in un ululato
di dolore mentre il drago di fuoco ormai privo di cavaliere le si tuffava
sotto, bruciandole la zampa destra. Infuriata, Clamor si volse di scatto
a mezz'aria e cattur con lo sguardo quello del drago di fuoco, poi
erutt un fulmine contro la progenie di Chaos. L'impatto sollev
un'esplosione di scaglie d'ossidiana e il rettile fiammeggiante schizz
all'indietro verso la lancia di un cavaliere di Solamnia che giungeva
all'assalto sulla sua possente creatura d'argento.
A Clamor, che era ferita, rest appena la forza sufficiente a rallentare
la propria caduta prima di toccare terra. Con la vista annebbiata scorse
Jerne che giaceva non lontano da l, immobile sotto al cadavere del
demone guerriero. Desiderosa di vedere qualche cosa, qualunque cosa,
ma non il corpo privo di vita del suo adorato compagno, la femmina di
drago alz lo sguardo. Scorse Flare e vide che Steel trafiggeva Chaos,
versando un'unica goccia di sangue che cadde sul terreno grigio
accanto a lei. Con gli occhi fissi su Flare, Clamor esult debolmente
per quel colpo. Non si accorse neppure del piccolo umano dai capelli
d'argento che armeggiava freneticamente con due pezzi di roccia
scintillante sulla sabbia dove era caduto il sangue e che poi correva via
quasi in lacrime.
A malapena in grado di sopportare il dolore pulsante alla gamba
ustionata, Clamor riusc ad alzarsi malgrado fosse azzoppata. Avanz
di qualche passo, incespicando nel tentativo di trovare l'equilibrio, e
pos il piede ferito proprio sul pezzette di terreno macchiato di rosso
dal fluido vitale di Chaos.
Mentre il sangue del Padre di Tutto e di Niente si mescolava al suo,
la femmina di drago azzurro si sent inspiegabilmente distaccata dal
combattimento. Pur ricordando che Jerne le aveva detto che la
sopravvivenza stessa di Krynn dipendeva dal risultato di questa
battaglia, lei non riusciva a resistere alla voce che ora le ordinava di
volare su, in alto, e di uscire dall'Abisso. Ormai incapace di ragionare,
alla femmina di drago parve che Chaos la guardasse con quegli orribili
occhi, quelle vuote cavit. L'ultima cosa che ud prima di allontanarsi
dal conflitto fu la risata schiamazzante e vulcanica del gigante.
Figlia di Chaos!
Clamor scroll il capo, cercando di allontanare quei ricordi
inquietanti. Jerne, come hai potuto lasciarmi? gemette.
Non ricordi, vero?
Non voglio ricordare! rugg la femmina di drago, rivolta alle
nuvole.
Quasi in risposta, il dolore alla gamba le procur un'altra fitta.
Clamor inspir aspramente, sentendo che il male oscuro della ferita le
strisciava lentamente lungo la gamba e attraverso il ventre. In quel
momento cap di non potersi pi nascondere dall'oscura verit. Mi sta
divorando, pens follemente, in preda al panico. La ferita parte stessa
di Chaos! Mi sta privando della vita! Jerne, che cosa posso fare?
L'unica cosa che mi da sollievo ...
Un pensiero improvviso argin il terrore che le scaturiva dentro e la
femmina di drago cap come avrebbe dovuto fare per alimentare il
sangue famelico di Chaos dentro di s. Se era vita che voleva, lei
gliel'avrebbe data. Ma non la propria.
Guizzando esultante nell'aria, scaten un fulmine che fece sfavillare
le nuvole di luce riflessa. Un rombo le colm la gola. Ripiegando le ali
e facendole aderire contro il dorso, la femmina di drago azzurro si
lasci cadere in picchiata gi dalle nuvole, contemplando la rigogliosa
foresta sottostante. Conquister tutte queste terre in tuo nome, Sir
Jerne Stormcrown! proclam a beneficio del compagno assente.
Tutti onoreranno il tuo prode sacrificio e ti conosceranno come il pi
grande dei cavalieri!
Onoreonoreonoreonoreonoreonore
Clamor si scagli verso il limitare degli alberi e rasent i boschi alla
ricerca di qualche segno di civilt. Non aveva pi visitato quest'area
del sud di Ansalon negli anni successivi alla cacciata, da parte degli
elfi, dell'Incubo che aveva afflitto la foresta di Silvanesti dopo la
Guerra delle Lance. La femmina di drago inal profondamente l'aroma
delle giovani piante. Soltanto gli elfi potevano coltivare qualcosa con
una simile siccit, pens lei, con una fitta di nostalgia per l'isola fredda
e arida dove lei e il suo cavaliere avevano vissuto e si erano addestrati
per tanto tempo.
Gli occhi di Clamor si posarono su una radura tra gli alberi; mentre
si avvicinava, gi in basso si pales la scena di un villaggio tranquillo.
Molto simile all'ultimo, pens, borbottando deliziata al pensiero di
come si sarebbero infuriati gli elfi che vivevano qui, a sentirsi
paragonare in qualche modo a degli ogre.
La femmina di drago azzurro effettu un giro intorno al villaggio,
poi si tuff in picchiata. Il flusso dell'aria intorno a lei fu come musica
per i suoi orecchi. Per te, Jerne! rugg scatenando un fiotto fulmineo
contro i silvanesti raccolti intorno a un piccolo specchio d'acqua al
centro del villaggio. La raffica abbatt una mezza dozzina di elfi e ne
fece cadere nella pozza vari altri, che si dibatterono. Alcuni si
sparpagliarono, urlando in preda al terrore e alla sorpresa. Clamor
segu un gruppo di quelle delicate creature bionde che fuggivano veloci
verso un elegante edificio a guglia scavato in un albero vivente. La
femmina di drago sent l'odore della loro paura.
Mentre gli elfi si avvicinavano a quello che ipotizzavano essere il
proprio rifugio, lo sguardo di Clamor si pos su di loro, obbligandoli a
volgersi ad affrontarla. Rimase sospesa, bloccandoli con gli occhi, e si
meravigli di ci che accadde poi. Lentamente, sottili filamenti
argentei si levarono dal corpo delle esili creature e rimasero sospesi
con leggerezza nell'aria.
Strano, osserv la femmina di drago, attirando inesorabilmente a s i
fili d'argento; quelli degli ogre erano di bronzo. Lo sguardo
implacabile di Clamor attinse alle delicate energie vitali degli elfi,
finch la luce argentea quasi non l'accec. La femmina di drago gio
per l'infusione di vitalit da cui si sent inondare. Rimase
momentaneamente sconcertata nel vedere sui volti dei silvanesti
morenti la stessa espressione inorridita che immaginava di aver avuto
lei stessa quando aveva scorto per la prima volta il volto di Chaos. Poi
gli elfi crollarono a terra come fantocci, e la cosa non ebbe pi
importanza.
Clamor sistem in breve tempo il resto del villaggio, alternando l'atto
di annientare gli elfi e le loro dimore con il suo alito fulminante a
quello di divorarne le anime per alimentare il sangue di Chaos.
Prestando scarsa attenzione ai pochi silvanesti che fuggivano nei
boschi, la femmina di drago ritorn con un lieve battito d'ali allo
specchio d'acqua centrale. Sentendosi realmente ringiovanita, si distese
con aria soddisfatta accanto alla pozza e scrut nell'acqua.
Ci che scorse sulla superficie liscia la spavent a tal punto da farla
ritrarre da quella vista, ma poi, lentamente, la femmina di drago si
protese pi vicino per dare un'altra occhiata. Inorridita e disgustata,
fiss la propria immagine riflessa, la sfumatura malata e nerastra che
aveva assunto la sua pelle dalla met del petto direttamente gi fino ai
piedi. L'intera area scolorita era completamente coperta di orrende
pustole e foruncoli cancerosi. Il piede destro bruciato era avvizzito e
ormai ridotto a un moncherino deforme; ormai lei non aveva quasi pi
l'aspetto di un drago.
Ma la cosa peggiore erano gli occhi; fissando lo sguardo su di essi,
Clamor sent una morsa di paura serrarle il cuore. Gli occhi che la
fissavano di rimando dalla superficie della pozza sembravano estranei
al drago azzurro, ancor pi del resto dell'orribile corpo. Le cavit prive
di palpebre sul suo volto non lasciavano pi trapelare l'intelligenza e
l'umorismo del drago, n intravedere la dedizione e l'energia acquisiti
dal connubio con Jerne. Ora contenevano soltanto una vasta tenebra. Il
nulla.
Tale padre, tale figlia.
Clamor grid e si lanci contro il cielo. Indipendentemente
dall'intensit con cui agitava le ali, non riusciva a sfuggire alla
gigantesca risata roboante che le esplodeva negli orecchi.
Dopo quelle che le parvero ore di volo precipitoso, senza alcun
pensiero se non il continuo pompare delle grandi ali, dalla mente della
femmina di drago delirante emerse un'idea. Silvanost! pens. Stava
volando dritta verso la luminosa capitale della foresta riconquistata
dagli elfi e gli occhi ultraterreni le luccicarono al pensiero. A Silvanost
vivevano migliaia di elfi! Assorbire tutta quell'energia avrebbe senza
dubbio placato il famelico sangue di Chaos!
Ma l'andatura convulsa di Clamor iniziava a esigere il proprio
tributo; sentiva le ali indolenzite dalla fatica del volo precipitoso e
iniziava a dolerle tutto il corpo. A questo ritmo non ce l'avrebbe mai
fatta ad arrivare alla capitale degli elfi. Un breve attimo di riposo
soltanto, annunci rivolta al cavaliere assente, ondeggiando un po
per lo sforzo di mantenersi in volo. Un breve riposino non pu far
male. Poi ti procurer un gioiello scintillante per la corona del tuo
dominio!
La femmina di drago gir intorno, scivolando ancora pi in basso
alla ricerca di un luogo adatto a una sosta. Infastidita per la mancanza
degli spazi liberi e asciutti prediletti dai draghi azzurri, trov una
piccola radura vicino a un ruscello e atterr. Fu sorpresa per lo
scossone che si procur toccando goffamente terra. Attento, Jerne,
mormor stancamente, stiracchiandosi con cautela sul terreno
muscoso. Non vorrei che cadessi. La femmina di drago esausta
chiuse gli occhi e soccombette al sonno per la prima volta dal
combattimento contro Chaos.
Non vorrei che cadessi cadessi
cadessi
cadessi
cadessi
cadessi
Clamor si ritrov nell'Abisso, di nuovo nel bel mezzo della violenta
battaglia contro il Padre di Tutto e di Niente. Ancora una volta sent
l'orribile puzzo di zolfo dell'alito dell'orrenda creatura, e ud grida
umane e di draghi. Sent che il suo cavaliere la spronava ad accostarsi
maggiormente al ghignante demone guerriero in sella a un vicino drago
di fuoco e sent la propria voce che rispondeva a quell'ordine.
Socchiuse gli occhi contro la luce proiettata dalle ali fiammeggianti del
drago cavalcato dal nemico. Era cos luminosa. Dove... No!
Ansiosa di evitare il contatto con le ali infuocate della preda,
Clamor, parzialmente accecata, si allontan sollevandosi rapidamente.
L'improvviso spostamento ebbe luogo proprio mentre Jerne stava
preparando il proprio attacco e lo sbilanci, facendolo cadere.
Nell'inutile tentativo di trovare un appiglio, Jerne fu disarcionato e
grid: Clamor!. L'uomo torse il corpo nella caduta e riusc a finire
proprio addosso al demone guerriero stupefatto, trascinandolo con s
gi dalla cavalcatura e precipitandoli entrambi verso il duro terreno
sottostante. No! Jerne!
Clamor si svegli di scatto, ansante per lo sforzo rivissuto nel sogno.
Volevo fare di te un eroe! Se soltanto il fiotto precipitoso delle
parole avesse potuto arginare il flusso dei ricordi indesiderati. Avrei
raccontato a tutti del tuo ardito attacco suicida.
Tu sai che non stato un suicidio.
Sarai conosciuto come il pi grande dei cavalieri! Pronunceranno il
tuo nome con onore! Ma prima devo arrivare a Silvanost... La
femmina di drago azzoppata cerc di alzarsi in piedi, sussultando
mentre sollevava da terra il corpo pustoloso.
Tu non ricordi nulla dell'onore, Clamor.
Lo faccio per te, Jerne!
Davvero?
Ma non vedi, mi sta uccidendola
Un rumore improvviso dal margine della radura le fece volgere il
capo. Dal sottobosco un gruppo di elfi e ogre giunse alla carica contro
di lei. Tenendosi a distanza, gli elfi incoccarono gli archi, mentre una
mezza dozzina di ogre si precipitavano in avanti, brandendo le clave.
Lei si chiese che cosa potesse trasformare nemici cos mortali in
alleati.
Tu.
Proprio mentre Clamor stava cercando di immaginare come avessero
fatto le creature a raggiungerla, dicendosi che non poteva essere stata
cos sconsiderata da lasciare una traccia, fu colpita dalla prima raffica
di frecce. La femmina di drago rugg in preda alla sofferenza e
all'incredulit. Le squame ormai inconsistenti che la coprivano, gi
vittime del sangue canceroso che le scorreva nelle vene, non erano in
grado di respingere i dardi devastanti degli elfi. Clamor punt lo
sguardo sugli ogre in avvicinamento, pronti a sacrificare le proprie
forze vitali alla bestia che era dentro di lei.
Quando avr fine, Clamor?
La femmina di drago azzurro scroll il capo, cercando di liberare la
propria mente confusa dalla voce familiare che tanto la turbava.
Prima loro, poi Silvanost, e poi che cosa? Ti scaglierai contro l'intero
Ansalon?
L'enorme creatura stanca indugi; era cos stanca di contrastare la
forza mortale che aveva dentro. Voglio vivere!
Non questo il modo. Per salvarci dobbiamo combattere Chaos, non
alimentarlo.
Mentre gli ogre si avvicinavano, Clamor pos tranquillamente il
capo e rivolse lo sguardo sul ruscello che aveva davanti. Dall'acqua
trasparente che le scorreva davanti agli occhi si form un'immagine, il
volto familiare di un uomo con corti capelli rossi e occhi verdi. Jerne le
sorrise, e quando lei ud la sua risata cap di essere stata perdonata.
Clamor non sent neppure le clave degli ogre che la colpivano con
impeto, non avvert la seconda e poi la terza ondata di frecce che le si
conficcavano nel petto, nel capo e nelle gambe. Il ruscello trascin via
ogni cosa, lasciando soltanto Jerne. Ora andr tutto a posto, disse lui,
facendole cenno di raggiungerlo.
Clamor ud le esili voci dei suoi aggressori che si levavano
trionfanti, sembravano giungere da molto, molto lontano. Poi quel
voco perse ogni significato, mentre la femmina di drago si proiettava
in avanti per raggiungere il suo cavaliere.


La nobile follia di Mark Anthony


Venni alla Pietra Rossa in cerca di potere. Per lo meno questo era ci
che mi dicevo. In verit credo di essere venuto a cercare la morte.
Tuttavia un assioma della vita che un uomo non trovi mai l'unica
cosa che cerca, o forse che non cerchi mai l'unica cosa che trova, e in
quelle ultime ore non trovai n potere n morte sui dirupi scoscesi della
Pietra Rossa. Ma ora capisco di avere soltanto un modo per spiegarmi,
e dunque sia, racconter la mia storia, che strana gi dall'inizio,
perch non comincia con un principio, ma con una fine.
La morte di Krynn.
Fuoco, tuoni, oscurit. Poi in qualche modo, seppur impossibile,
spunt una nuova alba rosata. Nei primi terribili giorni successivi al
Secondo Cataclisma, i sopravvissuti passarono con incedere malfermo
tra le rovine fumanti che erano state le loro case, le loro citt, le loro
vite, alla ricerca di una risposta. Chi? gridarono. Chi aveva attirato tale
distruzione sul mondo? Ma si trattava di una domanda insensata. Tra la
polvere e il sangue io risi di loro. La risposta era semplice davvero,
perch non ce n'era alcuna. Chi aveva causato il Secondo Cataclisma?
Era stato ciascuno di noi e nessuno di noi al contempo. Non aveva
importanza. Tutto era cambiato, e ora contava soltanto quello. Non era
la prima volta che il mondo moriva.
Prima del Secondo Cataclisma ero allineato con forze potenti; come
molti altri, non le avevo scelte, pi che altro erano state loro a scegliere
me. Tuttavia mi avevano fornito un luogo e uno scopo, mi avevano
messo in mano una spada e cibo nello stomaco; con loro mi ero sentito
al sicuro, e avviato a fare grandi cose, tanto sembravano forti, gloriose,
indomabili, ma alla fine della Guerra del Chaos erano andate in
frantumi come fossero state di vetro.
Ora dovevo cavarmela da solo. Le consuetudini di un tempo, le
vecchie regole erano sparite, ridotte in cenere insieme alle pergamene
su cui erano scritte. C'erano nuove leggi da stabilire, e sapevo che chi
le avrebbe fissate si sarebbe trovato in cima a questo mondo ormai
mutato. Io intendevo essere tra costoro ed era per questo che ero giunto
fin qui.
Gli fui quasi a ridosso prima ancora di dargli la prima occhiata.
Il vento riarso mut direzione e lacer uno spiraglio tra nuvole di
polvere sabbiosa; era l dinnanzi a me, si ergeva a millecinquecento
metri di altezza sull'arida piana di Estwilde, un gran mucchio di rocce
frastagliate del colore del sangue rappreso.
La Pietra Rossa.
Mi leccai le labbra spaccate con la lingua riarsa. Che io sia dannato
nell'Abisso, dissi, e mi chiesi se non lo fossi gi stato, se non mi
trovassi gi l.
Allungai il collo verso l'alto, e ancora pi su, ma la cima si perdeva
nella bruma e svaniva in un cielo macchiato di rosso dalla fuliggine di
mille migliaia di incendi. Per un attimo vacillai e credo di essere quasi
caduto in ginocchio. Come sarei riuscito ad arrampicarmi sulla
sommit di questa... questa cosa? Come potevo anche soltanto pensare
di provarci?
Ma ero arrivato fino a questo punto e non avevo intenzione di
andarmene, non ora. Lasciai che l'ondata di debolezza mi scivolasse
addosso, feci un respiro profondo e mi misi in cammino sulla piana
riarsa, verso la base franata della montagna.
Avevo sentito la storia per la prima volta in una taverna non lontano
da Kalaman, un lurido locale dove i porci grufolavano sul pavimento
alla ricerca di avanzi, e mangiavano quasi come chi pagava, invece,
moneta sonante. Un viandante proveniente da sud, che si definiva un
mercante ma che io ipotizzai essere un ladro e un assassino, mi rivel,
al prezzo di un boccale di birra rancida, l'esistenza della grande roccia
affiorata dalle ossa di Krynn con le scosse del Secondo Cataclisma, e
della sagoma che una volta lui aveva scorto al chiaro di luna lass,
appollaiata sulla sommit: la forma alata di un sauro che levava al cielo
la testa a forma di cuneo.
Bevvi la mia birra, riflettendo.
Sentii di nuovo il racconto ai piedi dei Khalkist settentrionali,
raccontata da un gruppo di pellegrini impegnati nella vana ricerca di
segni degli dei. Poi ancora una volta, in un accampamento di
fuorilegge, che finsero di accogliermi come un compatriota e che mi
avrebbero tagliato la gola nel sonno se non li avessi prevenuti nel
giocare loro quello stesso scherzo. La udii narrare in altre occasioni
ancora, in una stamberga, in un villaggio, in una citt. Se si fosse
trattato di una sola storia l'avrei tenuta in scarsa considerazione, se
fossero state due ne avrei dubitato, ma a una decina credevo, perci ero
giunto fino a l.
Il sole batteva sulla mia armatura, il sudore mi scorreva lungo la
fronte, negli occhi, provocandomi bruciore. Un centinaio di volte
durante il viaggio avevo avuto la tentazione di togliermi di dosso
l'acciaio che mi incassava, di gettarlo in qualche sudicio pozzo o di
farlo rotolare rumorosamente gi da una parete rocciosa, per liberarmi
del calore e del puzzo. Ma il mio percorso mi aveva condotto
attraverso territori pericolosi e accidentati; avevo conservato l'armatura
e mantenuto intatta la pelle.
Mi stavo facendo strada attraverso i primi massi confusi della
montagna, quando scorsi il fumo.
Una linea scura e sottile si levava verso l'alto, da dietro un grosso
sperone roccioso. Raggelai. Avevo ipotizzato che la bestia dimorasse
sulle zone pi elevate del picco, di cui non ero riuscito a vedere la
sommit, a causa della foschia. Forse era scesa, ad aggirarsi furtiva tra
il pietrisco, in cerca di cibo. Certo avrebbe potuto decidere che fossi
una preda appetibile prima ancora che aprissi bocca per pronunciare
una sola parola, come intendevo fare, ma per lo meno mi avrebbe
risparmiato la fatica dell'ascesa. Mi inerpicai sulle rocce verso la
colonna di fumo.
Non fu un drago quello che vidi nella gola sottostante.
Inizialmente pensai di svignarmela tra le pietre, per non farmi
individuare, poi mi fermai. Non sarebbe stato meglio sapere chi si
arrampicava alle mie spalle? E una parte di me ricordava ancora ci
che ero stato in passato, i giuramenti d'onore che avevo fatto. Ora
sembravano vuoti, privi di senso, ma c'era forse qualche cosa che non
sembrasse tale in questo nuovo mondo? Esitai, poi mi alzai in piedi e
scesi lungo il ripido pendio.
Intorno a me danzavano turbini di polvere; dovevano avergli
bloccato la vista, oppure stava sonnecchiando nel caldo, perch non
parve vedermi finch non fui a una decina di passi da lui e dal suo
piccolo fuoco da campo. Alz di scatto la testa, salt in piedi e sguain
la spada. Tenne la lama davanti a s, la gir a sinistra, a destra, di
nuovo a sinistra, come a titolo di prova. Ero sconcertato; gli stavo
proprio davanti, non mi vedeva?
Soltanto allora mi accorsi dello straccio sporco che recava legato
intorno agli occhi, incrostato di sangue scuro.
No, non mi vedeva.
Mi avvicinai, facendo stridere deliberatamente i tacchi degli stivali
sui sassi. Si volse di scatto verso di me, con la spada spianata davanti a
s. Sotto la patina di polvere vidi la rosa che recava sbalzata
sull'armatura ripulita dal vento.
Nemico o amico? grid.
Nessuna delle due cose, dissi.
Lui aggrott la fronte a questa risposta e in quel momento me ne
sarei potuto andare, avrei potuto lasciare al suo destino il cavaliere
ferito, se non fosse stato per un oggetto che notai in quel momento tra
le sue poche cose: una grande ghirba in una struttura di vimini. Mi
passai la lingua asciutta all'interno della bocca; l'arrampicata fino alla
cima sarebbe stata lunga e io avevo davvero pochissima acqua.
Lui parve prendere una decisione, poi abbass la spada. Se non hai
cattive intenzioni ti considerer un amico in questo luogo maledetto.
Non risposi, non m'importava ci che pensava.
Sono Brinon, si present, Cavaliere della Rosa.
Mi chiamo Kal, dissi io.
S'inchin rigidamente. Non posso offrirti un banchetto Kal, ma ho
ancora del cibo, e puoi dividerlo con me.
Mi fece cenno di sedere e lo accontentai. Cerc con le mani tra le sue
cose, alla cieca e io lo osservai muoversi. Non saremmo potuti essere
pi dissimili, lui e io, e non era soltanto l'armatura che indossavamo a
renderci tali. Lui era biondo e basso, di corporatura possente, mentre io
sono sempre stato scuro, alto e magro. Anche ferito aveva un volto
nobile e attraente, mentre mai in vita mia sono stato trovato avvenente;
a questo ha pensato il volto butterato che mi accompagna fin dalla
fanciullezza.
Nel suo zaino c'era ben poco, cibo raffermo e strisce di carne secca,
ma io non disdegnai certo ci che mi offriva. Mangiammo, poi gli
chiesi se potessi riempire la mia borraccia dalla sua ghirba, e lui disse
che ne sarebbe stato onorato.
Onorato. Talvolta penso che questa parola abbia lo stesso significato
di morto. Scoppiai quasi a ridere, ma c'era poca acqua nella ghirba e
riempii la borraccia soltanto a met.
Ora te ne andrai, vero Kal?
S, dissi.
Lui annu. Non posso biasimarti, sono qui per il tuo stesso motivo,
ad affrontare il mostro della Pietra Rossa per ucciderlo.
Perch? chiesi, bench gi l'immaginassi.
Per un attimo il suo volto si illumin sotto lo straccio insanguinato.
Dopo che avr portato a termine un'impresa cos gloriosa, Paladine e
gli altri dei del bene non potranno certo rifiutarsi di fare ritorno nel
mondo, non ti pare?
Dunque era uno sciocco, un nobile idiota, e del resto erano proprio
quelli i pi pericolosi.
Combattere un drago un'impresa mortale, anche se si ha la fortuna
di avere la vista.
Brinon scroll le spalle. Se la volont forte, si pu sempre trovare
un modo per riuscire. Ho convinto un mercante a portarmi fino a qui
nel suo carro, ora ho acceso questo fuoco; prima o poi la bestia vedr il
fumo e verr a indagare. Afferr l'elsa della spada. Sono stato
addestrato a combattere al buio e ora sono sempre immerso
nell'oscurit, dunque vedi, non c' differenza. Ce la far comunque.
A queste parole sbottai in un brontolio di disapprovazione; aveva
perduto la vista, ma non la propria alterigia.
Puoi continuare ad aspettare che il drago venga da te, dissi, ma io
intendo arrampicarmi sul picco della Pietra Rossa e trovare il mostro
per primo.
E poi tenterai di ucciderlo?
Perch non dirgli la verit? No, intendo parlargli, forgiare
un'alleanza con lui.
La tracotanza sul suo volto si trasform in indignazione. Per
Paladine, perch mai vuoi fare una cosa simile?
Pronunciai una parola soltanto. Potere.
Brinon scroll il capo. No Kal, il drago una creatura del male, non
posso permettere che tu ti venda a un simile essere. Si protese verso
di me, ma colp una pietra con lo stivale e inciamp; lo presi al volo
prima che cadesse, lui mi afferr la spalla per sorreggersi e trov con la
mano l'acciaio rovente. Rimase a bocca aperta per la sorpresa.
Ma sei un cavaliere anche tu! Perch non l'hai detto, fratello? Da
quale ordine provieni?
Non dissi nulla. Mi tocc l'armatura con le mani, alla cieca, raggel,
poi cerc a tentoni lungo il metallo, seguendo i rigidi profili. Ghignai,
come il teschio che recavo sbalzato sulla corazza. S, che mi toccasse,
che scoprisse pure quello che ero.
Alla fine si stacc da me.
Ora capisco, Cavaliere di Takhisis; tu hai la tua strada da seguire e
io ho la mia.
Le sue parole non erano furiose, ma piuttosto colme di disgusto e di
piet; questo mi infastid ancora di pi.
Grazie per l'acqua, dissi.
Lui non replic.
A quel punto lo lasciai, senza voltarmi indietro.
Iniziai l'ascesa al ripido pendio, arrampicandomi in modo rapido e
mirato, usando tanto le mani quanto le gambe per inerpicarmi sulle
rocce infide. Aria calda saliva a ondate vertiginose dalle piane
sottostanti a inaridirmi i polmoni, ma io la ignoravo. Brinon aveva
ragione su una cosa, ognuno di noi aveva la sua strada da seguire, ma il
suo percorso portava alla morte, mentre il mio, se non mi sbagliavo e
se avessi avuto fortuna, avrebbe condotto alla supremazia. Certamente
avrei potuto trovare un modo per rendermi utile al drago; se non altro,
procurandogli con la caccia molta pi carne di quanta gliene avrei
potuto offrire come pasto. E con un alleato cos potente accanto a me,
impossibile dire quanto mi sarei spinto lontano in questo nuovo
mondo.
Continuai a salire.
Poi accadde qualche cosa di cos repentino che non potei fare altro
che restare a guardare. Con la mano afferrai l'angolo di un masso per
tirarmi su, ma l'appiglio era traballante e in equilibrio precario, si
spost sotto il mio peso e si inclin, staccandosi di colpo. Il masso
scivol gi con uno stridio di roccia contro roccia; non ebbi il tempo di
spostarmi. Il pesante blocco mi colp la gamba sinistra e la incastr
contro uno sperone di roccia presente dietro. La gambiera d'acciaio che
indossavo si accartocci come fosse di carta e udii, pi che sentire, lo
schianto attutito della gamba che si spezzava.
Una lucidit vibrante mi colm la mente; una brutta lesione in
grado di ispirare una simile chiarezza. Kal, razza di idiota! Ti sei
lasciato distrarre da quello stupido cavaliere e ora la pagherai!
E cos fu, con le prime intense fitte di dolore.
Fui quasi sul punto di perdere i sensi, ma lottai per mantenere il
controllo mentale e ci riuscii, sebbene per poco. Sguainai la spada, la
infilai sotto il masso e la incuneai contro lo sperone di roccia che mi
schiacciava la gamba; poi mi appoggiai sull'impugnatura. La roccia
scricchiol, il masso si spost e io sentii le estremit spezzate dell'osso
che grattavano l'una contro l'altra. Mi fermai per vomitare, poi tornai a
far leva sulla spada; il blocco di roccia si sollev di un dito, poi di due,
di tre. Strinsi i denti per contrastare il dolore e iniziai a estrarre la
gamba ciondolante.
Fu allora che la lama della spada si spezz.
Volai all'indietro, il macigno vacill di lato, rotol oltre e precipit
gi dal pendio. Annaspai con le dita alla ricerca di un appiglio che
arrestasse la mia caduta, ma trovai soltanto pietre sciolte. Il masso
aveva smosso le rocce intorno a me; imprecai contro tutti gli dei
dell'oscurit. Poi, con un ruggito tonante, una vasta parte della
montagna fran gi per il pendio, trascinandosi dietro il mio corpo.
Avrei potuto urlare, ma una pietra mi colp la testa e calarono le
tenebre.
Mi svegliai e sopra di me vidi le stelle sconosciute del nuovo cielo
notturno.
Per un attimo mi dibattei disorientato, un'ombra era china su di me.
La luce dell'unica luna, che brillava al posto delle due di un tempo,
luccic sull'acciaio delineando una rosa e allora sbattei le palpebre,
capendo, e lasciai che le mani forti del cavaliere tornassero ad
adagiarmi sul terreno.
Sapevo che Paladine ti avrebbe riportato indietro, disse Brinon.
Sbottai in un'aspra risata per la boria insita nelle sue parole. Il tuo
dio spezza spesso le gambe alla gente, soltanto per ottenere ci che
vuole? Mi sembra pi simile a un comune malfattore.
Ora aveva il volto contorto di rabbia. E la tua Regina delle Tenebre,
allora? Non sfrutta forse gli altri a proprio vantaggio?
Lo faceva, ma era onesta al riguardo e non ha mai mascherato il suo
intento spacciandolo per altro. Tuttavia nulla di tutto questo ha pi
importanza, gli dei se ne sono andati.
Ritorneranno, lo so.
Mi limitai a sbuffare, sprezzante; non ero cos sicuro di volerlo.
Mi alzai a sedere con una smorfia e cercai di mettere insieme ci che
era appena accaduto. Lui doveva aver sentito cadere i massi, doveva
aver seguito il suono dei miei gemiti, in qualche modo doveva avermi
trascinato di nuovo al suo accampamento. Palpai con le mani; mi aveva
steccato la gamba e aveva infilato nel fodero l'elsa della spada
spezzata. Perch non si era limitato a uccidermi? Non aveva
importanza.
Devo andare, dissi.
Lottai per alzarmi in piedi; con la stecca il dolore era sopportabile.
Feci un passo e un attimo dopo ero di nuovo a terra, che mi
avvinghiavo la gamba, schiumando e imprecando.
Lui mi si inginocchi accanto. Non puoi camminare con sufficiente
autonomia, Kal.
S che posso. Mentivo ma non m'importava; in quel momento lo
odiavo.
No, un segno. Ancora una volta quella fiducia assoluta gli
illumin il volto cieco. Tu puoi vedere il percorso Kal, e io sono forte,
posso aiutarti ad arrampicarti sulla roccia. Soli non possiamo fare
nulla, ma insieme potremmo riuscire ad arrivare in cima.
Ricaddi immobile, fissandolo. E che cosa dovremmo fare una volta
arrivati l, Brinon? O forse hai dimenticato che le nostre intenzioni
divergono?
Lui scroll il capo. Magari ci sar chi decider per noi. Forse il
drago sar sensibile alla tua proposta d'alleanza, oppure non sar cos,
e allora io lo uccider. Vedremo una volta giunti lass.
Sapevo che era una follia, il Cavaliere di Solamnia non poteva
rappresentare altro che guai; credeva di riuscire a convertirmi strada
facendo, di conquistarmi alla sua causa. Maledizione alla sua folle
arroganza, mi dava la nausea. Tuttavia, talvolta, in un mondo di
demenza, la pazzia era l'unica via possibile. S, dissi infine.
Vedremo.
Iniziammo la nostra ascesa all'alba.
Il sole spunt all'orizzonte, un occhio minaccioso che guatava
furioso il territorio; nel giro di pochi attimi un vento rovente si lev dal
nulla, precipitandosi sulla piana. Il suo alito sabbioso ci pungeva le
mani, i volti. Alzai lo sguardo sulla Pietra Rossa, ma non riuscii a
scorgere la sommit del picco. Vidi soltanto ripide pendici rosse fino a
dove riusciva a spingersi lo sguardo.
Sei pronto? chiesi.
Brinon si sistem lo straccio intorno agli occhi, poi annu. S.
Allora sar meglio muoversi, per arrivare in cima prima del
tramonto, se possibile. Sia per parlare con il drago che per combatterlo
meglio affrontarlo alla luce, piuttosto che nell'oscurit.
Cercai di sollevarmi da terra con le braccia, sistemai la gamba buona
sotto di me e mi alzai, anche se quel movimento mi fece inalare con un
sibilo di dolore.
Probabilmente Brinon mi ud, perch si protese, trov il mio braccio
e se lo pass sull'ampia spalla, chinandosi verso di me.
Ti aiuter io, Kal.
Esitai; non mi piaceva l'idea di dipendere da un altro, per nulla. E
quel cavaliere sembrava fin troppo disponibile, quasi eccessivamente
ansioso di aiutarmi, come se gli piacesse trovarmi pi debole di lui.
Tuttavia aveva ragione, indipendentemente dalle mie sensazioni,
perch non avevo la minima possibilit di scalare la montagna da solo.
Strinsi i denti, poi passai il braccio intorno al collo di Brinon e gli
consentii di caricarsi il peso della mia gamba immobilizzata.
Ora devi mostrarmi la via, disse.
Il suo volto era talmente calmo sotto alla benda sporca, ancora cos
pieno d'orgoglio. Non era disgustato dalla propria inadeguatezza? Non
era furioso per il fatto di aver bisogno di un altro che lo guidasse come
un bambino? Tuttavia mi limitai a borbottare e zoppicai verso la base
del pendio pi vicino, con Brinon accanto a me.
Che spettacolo assurdo dovevamo costituire, due cavalieri
sopraffatti, uno scuro e uno chiaro, uno zoppo e uno cieco, che
lottavano insieme per salire il fianco di una montagna affilato come
una lama. Ma non c'era nessuno a vederci, soltanto l'occhio rovente e
imperturbabile del sole. Sui pendii di questo picco maledetto non
cresceva n viveva nulla. Roccia, sabbia e vento, nient'altro.
Avanzavamo con penosa lentezza; ogni masso, ogni sporgenza di
pietra rappresentava una battaglia. Descrivevo a Brinon le
caratteristiche della via, usavo le parole per guidargli mani e piedi
verso gli appigli limitati, finch non riusciva a issarsi. Poi si
protendeva verso il basso e usava le braccia possenti per sollevare
anche me dopo di s, mentre io spingevo con la gamba buona. In pi di
un'occasione le mani cieche di Brinon mancarono il segno, facendolo
scivolare di nuovo lungo il pendio, a graffiarsi le mani e il volto. E
ogni volta che mi tirava su, la gamba fratturata subiva colpi e scossoni,
trasmettendomi aspre fitte di dolore.
L'armatura costituiva un fardello rovente e gravoso, tuttavia eravamo
restii a disfarcene, sapendo che sulla sommit avremmo potuto averne
davvero bisogno; inoltre ci proteggeva dalle escoriazioni e dai lividi
peggiori. Tuttavia a mezzogiorno eravamo ormai malconci,
sanguinanti e stremati. Sedemmo su un'ampia cengia di pietra ruvida;
in lontananza, sotto di noi, si stendevano le pianure monotone e brune
come una pelle di tamburo e guardare gi mi dava le vertigini. Non
riuscivo ancora a scorgere la vetta a causa della bruma, ma
immaginavo fossimo per lo meno a met strada.
Mangiammo qualche cosa, poi estrassi la mia borraccia dallo zaino
di Brinon; l'acqua era bollente e dal sapore sembrava provenire dallo
scarico di una bottega di conciatore, ma la bevemmo comunque, e
dovemmo trattenerci dal tracannarla. Rimisi il tappo con cura, c'era
ancora molta strada da fare.
Riposammo per qualche minuto ancora, io guardavo nel vuoto
davanti a noi, non so dove scrutasse Brinon.
Dimmi, stata la Visione a condurti qui? chiese all'improvviso il
cavaliere dai capelli chiari.
Gli rivolsi un'occhiata aspra, pur sapendo che non poteva vederla.
Che ne sai tu della Visione, Cavaliere di Solamnia?
So soltanto che ce l'hanno tutti i Cavalieri di Takhisis, che
qualche cosa che li guida, che li porta a perseguire il loro oscuro
obiettivo.
No, non ce l'hanno tutti; ce l'avevano tutti. Non c' pi nessuna
Visione, morta, scomparsa. C'era acredine nelle mie parole, ma non
m'importava.
Non avrei mai dimenticato quel giorno, il giorno in cui fui portato
davanti ad Ariakan, il Comandante Supremo dell'Esercito della Regina
delle Tenebre, il giorno in cui lui pos le proprie mani su di me. Alcuni
dicevano che sua madre fosse una dea del mare, e io ci credevo. Mi
sembrava che avesse l'aspetto di un dio: potente, attraente e tenebroso,
con gli occhi che imponevano rispetto, la voce autorevole.
Alcuni dei suoi uomini mi avevano raccolto nelle strade di Palanthas,
dove vivevo fin da quando la guerra mi aveva privato della famiglia e
della casa. Ariakan mi aveva dato una possibilit di scelta: ritornare per
strada e vivere con ladri e assassini fino a trasformarmi a mia volta in
uno di loro e finire a penzolare da una forca, oppure entrare nel suo
esercito, diventare uno dei suoi cavalieri e conoscere onore e gloria.
Ricordo che le sue parole mi fecero infuriare. Chi era mai per propormi
una simile alternativa? Chi era per dirmi che cosa sarebbe stato o meno
della mia vita? Ma non riuscii a resistere alla forza dei suoi occhi. Gli
presi la mano e lui mi baci, dandomi il benvenuto; mi fu portata
immediatamente una spada. Mi inginocchiai davanti a lui, che mi pos
le mani sul capo e recit una preghiera alla Regina delle Tenebre, a
Takhisis; fu allora che ebbi la Visione.
Era come un sogno, la Visione, ma mi accompagnava ogni volta che
chiudevo gli occhi, nelle cupe ore della notte, e nella quiete tra un
pensiero e l'altro. L'autentica magia della Visione era che risultava
diversa per ogni cavaliere, e gli rivelava il suo destino personale, il suo
cammino verso la gloria o la morte.
La cosa strana era che non riuscivo pi a ricordare quale fosse stata
per me.
Quando Ariakan era stato ucciso, quando Takhisis era fuggita dal
mondo, la Visione se n'era andata con loro, perch era giunta attraverso
di loro, ed era parte di loro. Ormai ero rimasto con una voragine
spalancata nella mente, un vuoto di cui non riuscivo a smettere di
preoccuparmi, come un uomo che, dopo essere stato dal dentista,
cerchi con la lingua l'incavo vuoto laddove in precedenza aveva un
dente. Sapevo che la Visione mi aveva colmato al contempo di terrore
e di meraviglia, ma ormai anche il suo solo ricordo era svanito, e io
sapevo che non l'avrei mai pi riacquistata.
Mi dispiace, disse infine Brinon.
Le sue parole mi fecero infuriare. Gli dispiaceva per quello che
aveva detto? O gli dispiaceva per me? Anche quando pronunciava una
frase umile come questa, sembrava lo facesse sottintendendo la propria
superiorit. Tuttavia la sua voce era caratterizzata da un sincero
rammarico e mi resi conto di essere ingiusto.
Non c' nulla di cui dispiacersi, dissi. Non ho bisogno della
Visione. Conosco la mia strategia per il raggiungimento della gloria, e
l'avr ben presto, una volta che il drago e io saremo in combutta; con la
sua forza e il mio cervello nulla potr fermarci.
Brinon scroll il capo. Altrove saremmo stati nemici Kal, e
potremo esserlo ancora in futuro, ma in questo preciso istante siamo
compagni, perci non desidero offenderti. Ribadisco tuttavia che le tue
intenzioni sono fuorviate. Che cos'hai da offrire a un drago? Che cosa
ti fa pensare di poterlo convincere a forgiare un'alleanza con te?
E che cosa ti fa credere che grazie a un tuo stupido atto eroico
Paladine ritornerebbe di corsa nel mondo?
Il cavaliere sussult alle mie parole, e io capii di aver toccato un
punto dolente nel profondo, dentro di lui. Bene, non avevamo tempo
per questo. Levai lo sguardo al cielo, il sole aveva oltrepassato lo zenit
e iniziava gi la sua discesa.
Mettiamoci in marcia, dissi, se vuoi davvero uccidere il drago.
Mi aiut ad alzarmi in piedi, e ricominciammo l'arrampicata.
Dopo la caduta del giorno prima avrei dovuto dimostrare pi cautela
sul pendio infido, ma durante l'ascesa la spossatezza ci spinse
all'imprudenza. Era soltanto questione di tempo, prima o poi uno di noi
avrebbe commesso un errore.
Fu Brinon a farlo per primo.
Ci trovavamo su una cengia sottile, sotto di noi c'era un dislivello di
centocinquanta metri. Forse era troppo stanco per pensare, o magari si
sentiva troppo sicuro di s; comunque sia inizi a issarsi sulla
prominenza rocciosa che avevamo davanti, prima che io gli guidassi
sufficientemente le mani verso gli appigli migliori. La fenditura a cui si
era afferrato era troppo superficiale, le dita che si muovevano alla cieca
non penetrarono abbastanza in profondit e non riuscirono a sostenere
il suo peso. Torn a cadere rudemente sulla cengia stretta, il tallone gli
scivol sul margine del precipizio, le mani gli volarono verso l'esterno
per fargli riacquistare l'equilibrio, ma non trovarono nulla e lui ruzzol
oltre, all'indietro.
No!
Non so se urlai la parola o se non mi usc alcun suono, ma non aveva
importanza; per quanto detestassi ammetterlo avevo bisogno di Brinon.
Mi allungai verso di lui, un'ondata di sofferenza mi sal lungo la gamba
spezzata, ma l'ignorai. Mi tesi pi in l di quanto ritenessi umanamente
possibile, al punto di sentire lo schiocco delle articolazioni. Sfiorai
appena con le dita il metallo rovente della corazza del cavaliere, poi
afferrai il margine superiore dell'acciaio battuto e mi proiettai
all'indietro con tutto il peso.
Il Cavaliere di Solamnia si ritrov a braccia e gambe allargate sulla
cengia che in precedenza ci aveva ospitato entrambi. Inciampai a mia
volta, sentii la gamba torcersi orrendamente e caddi di lato; prima di
riuscire a fermarmi rotolai oltre il margine del precipizio.
Annaspai alla ricerca di qualche cosa, di qualsiasi cosa potesse
fermarmi, ma non trovai altro che pietra liscia. Caddi. Poi una mano
scivol in una fessura della pietra, si afferr e resse. Avvertii
un'esplosione infuocata alla spalla mentre il mio corpo si arrestava di
scatto. Mi contorsi a mezz'aria, appeso all'oggetto con una mano; sotto
ai miei stivali penzolanti c'erano centocinquanta metri di vuoto e,
ancora pi basso, roccia acuminata.
Il dolore mi spaccava la mano, il sangue mi rendeva il palmo
scivoloso, non potevo restare l appeso ancora per molto.
Un'ombra si profil sopra di me.
Brinon!
Urlai il suo nome, e al diavolo l'onore.
Il giovane cavaliere annasp a tentoni lungo il margine del
precipizio, cercandomi. Si era tagliato la fronte nella caduta e il sangue
scorreva a inzuppargli la benda gi incrostata che gli copriva gli occhi.
Alla tua sinistra! gridai. Pi in l!
Un tormento bruciante mi squagliava i muscoli, le dita bagnate di
sangue allentavano la presa. Avrei retto ancora per pochi secondi, non
di pi. La sua mano arriv a un paio di centimetri dalla mia, si
allontan e poi, come guidata da un istinto misterioso, torn a scivolare
indietro.
Contatto.
Proprio mentre le dita mi sgusciavano fuori dalla fenditura, Brinon
mi afferr il polso e tir indietro con tutto il suo peso, trascinandomi
sulla cengia.
Per un minuto restammo entrambi l distesi, ansanti; alla fine lui
parl.
Tutto a posto, Kal?
Mi strinsi la mano malconcia. Sopravvivr.
Sul suo volto cieco si diffuse un palese sollievo; in qualche modo,
non so perch, quel fatto allevi la mia sofferenza.
Ero ancora scosso dallo scampato pericolo, ma bevvi un goccio
d'acqua e Brinon mi strinse la stecca intorno alla gamba; ora ero pi
pronto che mai a continuare.
Riprendemmo a salire lungo la rupe e ben presto l'ascesa divenne
una sorta di gioco, bench mortale; ogni volta che evitavamo una
roccia non salda o sopravvivevamo a un ruzzolone lungo un breve
ghiaione, o ancora schivavamo un masso che cadeva, era come un
trionfo personale, una vittoria che affermava la nostra supremazia su
questo maledetto mucchio di sassi. Ben presto ci ritrovammo a ridere
mentre, malconci ma non sconfitti, ci facevamo faticosamente strada
su per la montagna.
Di colpo la risata di Brinon venne meno; la curvatura del picco in
una direzione e nell'altra era ormai evidente, c'eravamo quasi.
Ti credevo morto, sai, disse. Laggi, dopo che mi hai salvato
dalla caduta.
Per un attimo rimasi in silenzio e poi ghignai, con mia stessa
sorpresa. Non ti libererai di me cos facilmente, Cavaliere di
Solamnia, dissi.
Non so perch, forse mi stavo abituando al dolore alla gamba, ma in
quel momento sfilai il braccio dalla sua spalla, tesi la mano e strinsi la
sua; percorremmo quegli ultimi passi tormentosi in quel modo,
insieme.
Arrivammo in cima proprio mentre il sole moriva in un mare di
nuvole insanguinate.
Inizialmente non riuscivo a vedere nulla, sabbia vorticava intorno a
noi; poi il vento cambi, pratic uno squarcio nel velo di polvere e in
quel momento intravidi per la prima volta il drago della Pietra Rossa.
Era enorme. Avevo visto i draghi azzurri montati in battaglia nella
Guerra del Chaos dai cavalieri scelti di Takhisis, e all'epoca mi
avevano colmato di sgomento e di timore, ma questa creatura era
cinque volte pi grande del pi enorme di loro. Era sdraiata di traverso
sulla sommit della montagna, rossa come le pietre che davano il nome
al luogo. Lungo la colonna vertebrale presentava una cresta dentellata
simile a una fila di coltelli arrugginiti. Le ali ripiegate aderivano al
corpo snello e spigoloso, la testa massiccia era posata su un mucchio di
pietre, e le fauci erano spalancate e grandi abbastanza da inghiottire un
uomo intero.
Ci fermammo, nascondendoci dietro a un masso; il drago era a non
pi di trenta passi di distanza. La mia mano scivol via da quella di
Brinon.
Che cosa c'? chiese il cavaliere.
Non dissi niente.
Lui inal aspramente e afferr l'elsa della propria spada. Lo vedi,
vero?
S, sussurrai.
La paura mi sal strisciando lungo la gola, ebbi un conato di vomito
che cercai di ringoiare. Penso che una parte di me non avesse davvero
creduto di trovarlo, ma era per questo che ero venuto fin l Se Non ero
passato attraverso l'Abisso e ritorno soltanto per andarmene ora.
Inoltre, da un momento all'altro la creatura avrebbe voltato la grande
testa a forma di cuneo; era soltanto questione di tempo, ben presto ci
avrebbe individuato. Poi sarebbe finito tutto, in un modo o nell'altro.
Avanzai di un passo.
La mano di Brinon scatt, annasp nell'aria, poi trov la mia spalla e
mi ferm. Che cosa fai, Kal? chiese con voce roca.
Lasciami andare.
No, non puoi voler fare davvero una cosa simile.
Ti ho detto di lasciarmi andare Brinon, devo parlargli.
E che cosa intendi dirgli? Strinse la presa sulla spalla. Che parole
userai per convincerlo a non strapparti la pelle dalle ossa non appena ti
vedr? Dimmelo, prima di andare, Cavaliere di Takhisis.
Aprii la bocca, ma non ne usc nulla. Per un lungo attimo restammo
raggelati, in silenzio; il vento sibilava sui sassi e infine, lentamente, lui
scroll il capo.
Non vuoi fare un patto con lui, vero? sussurr. Non affatto per
questo che sei venuto. Speri che ti uccida, non cos?
Che cosa potevo rispondere? Strano, non riuscivo a ricordare la
Visione, ma rammentavo il volto di ogni uomo che avevo ucciso nel
nome della Regina delle Tenebre, ciascuno pietrificato nel momento di
terrore, o di tormento, o d'incredulit in cui gli estraevo la spada
gocciolante dalle viscere. La Visione non c'era pi, ma quello, quello
mi avrebbe accompagnato per sempre.
Alla fine credo di aver riso. Fu un suono amaro.
Ariakan mi disse che mi avrebbe salvato, Brinon, ma penso invece
che mi abbia dannato.
Per un attimo non disse niente; se avesse avuto gli occhi, penso che
avrebbe pianto. Poi di colpo la sua espressione mut, trasformandosi in
rabbia, rabbia legittima.
No, disse. La sua voce si lev fino a diventare un grido che si
ripercosse contro la dura pietra circostante. No, non te lo lascer
fare! mi spinse da parte. Poi, prima che potessi fermarlo, sguain la
spada e si inerpic alla cieca su per l'ultima erta che ci separava dalla
vetta. Io gli urlai dietro, ma non si ferm. Inciamp, cadde, si rialz e
torn a cadere. Con le mani sanguinanti si rimise in piedi e avanz
barcollando. Pensai che il drago l'avrebbe di sicuro visto arrivare, si
sarebbe voltato e gli sarebbe balzato addosso come un gatto su un topo.
Ma forse il mostro stava dormendo, perch non si mosse. Feci per
seguirlo, ma la gamba spezzata si trascinava inutilmente dietro di me.
Poi Brinon and a urtare contro la spalla della creatura e grid, un
suono senza parole, di rabbia, odio, dolore, e agit la spada contro la
bestia.
Con un netto suono metallico, la lama rimbalz sulla pelle del drago.
Brinon rimase a bocca aperta, in preda a un cieco senso di
confusione, poi men un altro fendente, e colp di nuovo e poi ancora,
e ogni volta la spada rimbalzava con una nota sonora. Nel corso di
tutto questo il drago non si mosse.
Probabilmente ci rendemmo conto della verit contemporaneamente.
Brinon piomb in ginocchio; con il capo chino si appoggi all'elsa
della spada, la cui lama era ormai intaccata in una decina di punti.
Infine lo raggiunsi zoppicando, portandomi al suo fianco, mi protesi e
posai una mano sul collo della bestia.
Roccia: dura, calda, solida.
Il drago della Pietra Rossa. Di pietra rossa. C' sempre un nocciolo
di verit nelle storie raccontate dalla gente, ma soltanto un nocciolo;
avrei dovuto saperlo. Qui non c'era nessun drago, soltanto un mucchio
di rocce che, controluce, ricordavano vagamente la sagoma di una di
quelle creature, abbastanza da spaventare i viandanti mutevoli, quel
tanto da spingerli a raccontare storie a cavalieri cos sciocchi e bramosi
da prestarvi ascolto.
Mi misi a sedere accanto a Brinon. Immagino che nessuno di noi
abbia ottenuto ci che voleva, dissi. Non cos?
Lui non rispose, si pieg sulla spada cos com'era, sembrava quasi
che stesse pregando.
All'improvviso mi infuriai. Ebbene, il nostro drago si rivelato
soltanto un mucchio di roccia, e allora? Che si preoccupi qualcun altro
degli dei, Brinon. Che sia qualcun altro a cimentarsi nell'impresa
eroica.
Lui boccheggi, pronunciando le parole come un uomo che stesse
affogando. No, tu non capisci; devo farlo io.
Gli scrutai il volto cieco. Perch, Brinon? Perch devi essere tu a
farlo?
Lui scroll il capo. No, non bastava. Chiusi le mani a pugno, colpii
la rigida armatura che gli incassava le spalle, e urlai la mia domanda.
Perch tu, Brinon?
Per un lungo attimo rimase in silenzio e pensai che non mi avrebbe
risposto affatto; lasciai ricadere le mani. Infine parl a voce bassa, il
volto distante sotto lo straccio insanguinato, l'espressione di rettitudine
che aveva mantenuto da quando l'avevo incontrato ormai sparita.
Eravamo impegnati in combattimento quando si verific, disse.
Proprio a est di Lemish. I miei fratelli e io, per lo pi Cavalieri della
Rosa, con alcuni della Corona, scorgemmo un reparto di Cavalieri di
Takhisis. Questi ci superavano numericamente: quattro contro uno;
sapevamo che se li avessimo affrontati saremmo quasi certamente
morti. Loro non ci avevano visto, e il terreno era accidentato; c'era la
possibilit di svignarcela senza che ci vedessero. Ma si sarebbe trattato
di un atto di codardia e il nostro comandante ci ordin di impegnare il
nemico. Forse la gloria sufficiente quando la vittoria impossibile.
No, pensai io, non cos; ma non dissi nulla e lo lasciai continuare.
Assunse un'espressione di paura mentre ricordava. Furono le urla a
impressionarmi; probabilmente non avrei mai immaginato nulla di
simile. Sapevo che ci sarebbe stata disperazione, e il cozzo delle spade,
ma le grida dei moribondi erano ovunque e non ho mai sentito uomini
adulti urlare in quel modo.
Era il tuo primo combattimento, vero? chiesi. Lui non rispose, ma
non serviva che lo facesse.
Sembrava quasi un mare, disse. Il modo in cui la battaglia
fluttuava avanti e indietro. All'improvviso tutto prese a vorticarmi
intorno e mi ritrovai accanto al comandante. Combatteva contro due
cavalieri, e bench perdesse sangue da una ferita al fianco, li teneva a
bada, anche se a fatica. In quel momento mi vide e mi chiam perch
lo aiutassi, ma io mi limitai a starmene l, non riuscivo a muovermi.
Era come se fossi una statua, impietrito, fatta eccezione per gli occhi.
Gli occhi funzionavano ancora, maledizione; vedevano tutto. Il
comandante rugg e si lanci alla carica contro uno dei Cavalieri delle
Tenebre, uccidendolo, ma inciamp e cadde in ginocchio. Gi l'altro
nemico incombeva su di lui, brandendo in alto la spada.
Non riuscivo a staccare lo sguardo da Brinon; ora gli tremavano
violentemente le spalle.
Sarebbe stato cos facile, sussurr. Il fianco del Cavaliere delle
Tenebre era esposto, non avrei dovuto fare altro che affondare la
spada. Ma non potevo... la paura... tutto me stesso, ero di pietra, tranne
gli occhi, i maledetti occhi. Il nemico mi guard ghignando; penso
avesse capito che non avrei fatto nulla. Men un gran fendente che
mozz la testa al mio comandante. A quel punto, in quel momento,
riuscii di nuovo a muovermi, mi volsi e mi misi a correre.
L'altro m'insegu, sapevo che da un momento all'altro avrei sentito la
sua lama che mi si conficcava tra le spalle.
Fece un respiro stridente. Accadde soltanto allora; il cielo si oscur,
la terra trem e in quel momento tutti noi, tutti i Cavalieri di Solamnia,
sentimmo la forza del nostro dio, di Paladine, che ci lasciava. La
battaglia piomb nel caos; uomini fuggivano in tutte le direzioni, e mi
misi a correre anch'io. Corsi finch il terreno cess di tremare e mi
ritrovai solo. Fu l'ultima volta che vidi qualcuno dei miei compagni.
Scrollai il capo, nauseato dalla sua storia. Conoscevo fin troppo bene
gli orrori della battaglia, avevo visto come potevano annientare lo
spirito dei giovani, degli innocenti che vi assistevano per la prima
volta. Uomini come Brinon. Tuttavia in questa storia c'era un elemento
che mi inquietava, qualche cosa che non sembrava propriamente a
posto. Poi, di colpo, compresi.
Ma i tuoi occhi, Brinon, dissi. Il Secondo Cataclisma ebbe inizio
prima che il Cavaliere delle Tenebre ti raggiungesse. La battaglia era
terminata, e tu fuggisti; come fosti ferito, dunque?
Fece ciondolare il capo e per un attimo lo fissai, poi sentii che la mia
mente vacillava.
Era come se fossi una statua, impietrito fatta eccezione per gli occhi.
Gli occhi funzionavano ancora, maledizione; vedevano tutto.
Lo fissai inorridito. Sei stato tu, non cos, Brinon? I tuoi occhi.
Per tutti gli dei scomparsi, sei stato tu!
Quando torn a parlare, la sua voce era a malapena un sussurro.
Non capisci, Kal? E stata colpa mia. stato il mio atto di codardia a
offendere Paladine e a spingerlo ad abbandonare il mondo. per
questo che sono venuto qui, per mettermi alla prova con un'impresa
gloriosa. Sapevo che se fossi riuscito a uccidere il drago, Paladine
sarebbe stato soddisfatto, avrebbe fatto ritorno su Krynn. Il suo corpo
fu scosso da un singhiozzo. Ma non c' nessun drago, e non ci sar
nessun atto glorioso; ho fallito.
Torn a chinare il capo sulla spada. In qualche modo riuscii a
rimettermi in piedi e a ergermi su di lui, raggiungendolo laddove si
trovava in ginocchio. Fui investito da un'ondata di disgusto, mi
asciugai le lacrime dalle guance e sputai fuori una risata, come un
uomo che avesse ricevuto un calcio in bocca potrebbe sputare fuori i
denti.
Povero Brinon, volevi che un drago ti salvasse e non hai trovato
altro che me.
Per un attimo il cavaliere rimase in silenzio, raggelato; io feci per
allontanarmi, ma poi lui alz di scatto la testa e gli sfugg una parola
sommessa.
S.. Si alz in piedi, afferr la spada e si volse verso di me.
Socchiusi gli occhi. Che cosa fai, Brinon?
Il giovane avanz incespicando verso il suono della mia voce. Non
capisci, Kal? Paladine mi ha offerto una seconda opportunit di farmi
valere. Sono stato un codardo, sono fuggito dal Cavaliere delle
Tenebre che avrei dovuto affrontare, ma ora eccoti qui, anche tu sei un
seguace di Takhisis. Come ho fatto a non rendermene conto prima?
Non contro un drago che devo combattere. Lev la lama e fece un
altro passo verso di me. contro di te.
Imprecai e sguainai la spada; era spezzata, ma sarebbe stata pi che
sufficiente. Non fare l'idiota, Brinon, dissi aspramente. Sei cieco;
se mi affrontassi ti taglierei la gola in un secondo.
Avanz ancora di un passo; sotto alla benda insanguinata aveva
un'aria rapita, un'espressione folle. Fai quello che devi fare, Kal.
In quel momento capii che cosa voleva; aveva soltanto un modo per
salvarsi, per espiare ci che credeva di avere fatto.
No, dissi indignato, non ti aiuter, Brinon. Gettai la spada, che
rotol rumorosamente gi per il pendio. Abbattimi se vuoi, non
m'importa, ma non avr parte nel tuo giochetto deviato.
Per un attimo il cavaliere si pose davanti a me come una statua, poi
sussurr con voce riverente.
Perdonalo, Paladine.
Troppo tardi capii le sue intenzioni; rovesci la spada, afferr la
lama e spinse l'elsa verso di me. D'istinto chiusi le mani intorno
all'impugnatura che urtava contro la mia corazza. In quel momento
Brinon proiett il proprio corpo in avanti, mi afferr per le spalle,
strinse i denti e si tir verso di me finch i nostri corpi non furono
premuti insieme in un abbraccio. Per un attimo restammo in quel
modo, come fossimo una persona sola; infine sorrise.
Grazie, Kal, sussurr.
Poi gli sgorg dalla bocca un fiotto di sangue.
Le stelle svanirono nel cielo grigio ardesia; scrutai l'orizzonte
lontano, stava giungendo l'alba.
Posi un'ultima pietra in cima al tumulo che avevo eretto per Brinon.
Dopo tutto il giovane aveva ottenuto quel che voleva, speravo soltanto
che in quello ci fosse un po di pace per lui, che nella morte si fosse
infine ricongiunto con il suo dio. Anch'io ora ero solo; Thakisis mi
aveva abbandonato, e lo stesso valeva per la Visione, ma questo non
mi turbava pi come prima. Non avevo bisogno della Regina delle
Tenebre per salvarmi, n di Ariakan e neppure di Brinon.
Stava a me farlo.
Poi giunse l'alba e proiett la propria luce sul sottostante paesaggio
dirupato. Sarebbe passato molto tempo prima che Krynn potesse
guarire dalle ferite inferte dalla follia degli dei e degli uomini. Ma le
divinit erano ormai sparite e noi che eravamo rimasti avevamo ancora
il potere di scegliere che cosa saremmo stati. Non era la prima volta
che il mondo moriva. Forse, ma soltanto forse, sarebbe stata l'ultima.
Strinsi la stecca intorno alla gamba e iniziai la discesa dalla
montagna.


Lezioni dalla natura
di Linda P. Baker


La primavera volgeva al termine e Chislev, Dea degli Animali e
della
Natura,
Apportatrice delle stagioni, inspir a fondo.
Trattenne il respiro finch l'aria non fu riarsa e rovente,
E lo esal soffiandolo sulla faccia di Krynn.
Poesia siivanesti, scritta dopo la Seconda Estate di Chaos

Inginocchiandosi per acquattarsi a fianco del capo pattuglia, Calarran
fece scricchiolare e crocchiare le foglie secche del sottobosco. Sospir
pesantemente, si sfil l'arco dalla spalla e si spost, cercando di trovare
una posizione pi comoda sul dolce declivio.
Il capo pattuglia Eliad non bad alla sua presenza e continu a
scrutare la parte di foresta di Qualinesti che gli si stendeva davanti,
socchiudendo gli allungati occhi d'elfo fino a farli quasi sembrare due
fessure.
Calarran era ben felice di lasciare che fossero Eliad e la sua pattuglia
a sobbarcarsi l'incarico di esaminare il bosco alla ricerca di segni del
nemico. Accaldato e assetato dopo la lunga camminata di quella
mattina, era infinitamente pi interessato a placare la stanchezza che
avvertiva alle spalle e alla schiena e a bere un sorso di acqua tiepida
dalla ghirba che recava a tracolla.
Scroll il capo con incredulit volgendosi a prendere il recipiente di
pelle che recava a tracolla. Calarran era figlio e nipote di senatori di
Qualinesti; come avrebbero riso i suoi amici se avessero potuto vederlo
ora, tra i membri della pattuglia di Eliad! Si aggirava furtivo nella
vasta foresta, in ricognizione, cercando di scovare le truppe nemiche
che cingevano d'assedio la sua citt, Qualinost.
Agli occhi della maggior parte dei Qualinesti di sua conoscenza, gli
elfi appartenenti alla pattuglia e quelli rimasti all'accampamento dei
Tessiel erano traditori del loro stesso popolo, rinnegati che seguivano
capi indesiderati all'interno delle loro nazioni.
A Calarran, che non aveva mai incontrato un esule prima di giungere
in quell'accampamento di esiliati, costoro non erano sembrati poi tanto
male. Non avevano corna, verruche n denti verdi, e per essere
silvanesti sembravano davvero molto civili. Ma lui immaginava che la
vita di quei nomadi ribelli, gli spostamenti da un accampamento
all'altro e la condizione di girovaghi erranti, fossero elementi in grado
di smussare almeno in parte la tracotanza di qualunque elfo.
I Tessiel erano un gruppo di Silvanesti vagamente imparentati, che
avevano seguito la propria regina, Alhana Starbreeze, e suo marito
Porthios, ex Portavoce del Sole dei Qualinesti in esilio. Il motivo
preciso per cui il Senato qualinesti avesse accettato di incontrarsi con
l'esiliato Porthios, e avesse mandato nella foresta il senatore Idron della
famiglia Estfalas per farlo, non costituiva informazione che Calarran
avesse il privilegio di conoscere, bench la cosa gli avesse dato da
pensare per parecchie ore. Incontrare personalmente Porthios, l'elfo
scuro respinto dai suoi, non era proprio il tipo di incarico che aveva
immaginato di intraprendere quando aveva iniziato il praticantato
presso Idron, senatore dei Qualinesti.
Calarran sorseggi dell'acqua dalla ghirba; era calda e aveva il
sapore del ruscello dal fondo sabbioso dell'accampamento dei Tessiel.
La stanchezza gli affond pi profondamente nel corpo; torn a
spostarsi e cerc di liberare un rametto secco rimasto impigliato nel
bordo della casacca. Foglie gli scricchiolarono e crocchiarono sotto il
ginocchio.
Questa volta Eliad lo not e non si preoccup di dissimulare il
proprio fastidio facendogli segno di fare silenzio con un movimento
deciso della mano. Poi, senza una parola, riprese a esaminare le chiome
degli alberi ondulate che si stendevano sotto di loro.
Calarran sent che la casacca di seta gli aderiva alle costole e alla
schiena, appiccicata da un misto colloso di sudore e di polvere. La
lingua del giovane non era meno viscosa, e l'acqua non era riuscita in
alcun modo a placare quella sensazione sgradevole. Aveva una pietra
nello stivale sinistro, e due foglie in quello destro. Per tutto il giorno
aveva sopportato stoicamente i fastidi, arrancando in silenzio al seguito
di Eliad, seguendo gli ordini che gli venivano impartiti, come se
facesse parte della truppa. Il gesto spazientito del capo pattuglia fu
troppo e sent che il volto gli si accendeva d'imbarazzo. Non colpa
mia se la foresta secca come il deserto, sbott aspramente.
A che serve indicargli di fare piano? chiese una sommessa voce
femminile in un sussurro perfettamente udibile, giusto quel tanto da
giungere all'orecchio di Calarran. Fanno lo stesso rumore di una
mandria di hobgoblin.
Calarran non aveva l'altezza di silvanesti di Eliad e l'elfa che aveva
parlato era nascosta dietro al capo pattuglia, perci lui dovette
protendersi per vedere a chi appartenesse la voce. Si mosse
schiacciando altre foglie e infine il suo sguardo entr in contatto con
quello di lei; il giovane rimase talmente sorpreso che quasi si ritrasse.
L'espressione dell'elfa era sprezzante, ma era palese che la sua critica
non si riferiva agli altri membri della pattuglia, che del resto facevano
a loro volta altrettanto rumore mentre si disponevano lungo la dorsale;
quella ribelle parlava di lui.
Il diplomatico le osserv il volto, dal cuoio marrone chiaro del
colletto alla radice dei capelli castani, dalla punta di un orecchio
all'altra. Ogni centimetro di pelle esposta, comprese le mani sottili, era
dipinto di grigio, verde e marrone, con le spirali e i ghirigori
caratteristici degli elfi kagonesti. Lui incresp le labbra; nessun
Silvanesti, neppure un rinnegato, avrebbe deturpato in tal modo il
proprio corpo.
Non si era reso conto della presenza tra i Tessiel di una Kagonesti.
Gli elfi appartenenti a questo popolo erano poco pi che selvaggi,
vivevano come animali allo stato brado nella foresta; perfino i ribelli
silvanesti dimostravano pi rispetto di s.
Eliad inclin il capo sottile prima da una parte e poi dall'altra, come
per prendere in considerazione le parole della giovane. Bench i
membri della pattuglia fossero molto simili a ombre, mentre
guizzavano da un albero all'altro arrampicandosi lungo il pendio, gli
scricchiolii e i crepitii che producevano erano innegabilmente passi.
Eliad scroll le spalle e si rivolse all'aria davanti a s, come se non
parlasse ai suoi due compagni. Ci stanno provando; talmente secco
che impossibile mantenere un silenzio assoluto. Tocc il terreno
nelle vicinanze e le foglie crepitarono sotto alle esili dita.
Io ci riesco, replic l'elfa, con un'insolenza che Calarran non
avrebbe mai tollerato da parte di una sottoposta kagonesti.
Prima che lui potesse rimproverarla, Eliad gli fece nuovamente
segno di fare silenzio e comunic a gesti alla giovane di osservare la
foresta sottostante.
Con una scrollata di spalle lei riprese a scrutare le chiome degli
alberi.
Calarran si astenne dal guardare e tocc invece le foglie con la punta
delle dita, come aveva fatto il capo pattuglia: il crepitio lo fece
sussultare. Calarran riusciva a sentire l'aridit della foresta sulla
propria pelle. L'oppressivo calore estivo, talmente terribile che neppure
gli elfi pi anziani riuscivano a ricordarne l'eguale, gravava sulle
chiome dei grandi alberi e su tutti coloro che vagavano sotto le piante.
Perfino i suoi occhi inesperti vedevano che la magnifica foresta stava
soffrendo. Quando faceva bello le foglie erano talmente fitte e
rigogliose da non lasciar intravedere il cielo, mentre oggi, da quella
posizione elevata sulla cresta, lo sguardo spaziava fino alla propaggine
dei monti Kharolis che nascondeva la citt elfa di Qualinost, ma non si
scorgevano segni di movimento, di truppe.
Nulla, mormor Eliad sottovoce.
Sembri quasi deluso, disse Calarran. Speravi forse di individuare
segni dell'esercito della Regina delle Tenebre?
No, certo che no; mi auguravo di scorgere traccia della pattuglia di
Porthios. Speravo che giungessero da questa parte, e che avremmo
avuto l'onore di scortarlo fino al luogo dell'incontro.
Dovrebbe dunque arrivare da questa direzione? Calarran si chiese
quanto fosse cambiato l'aspetto di Porthios in veste di capo ribelle,
rispetto a come lo ricordava nel ruolo di Portavoce del Sole. Era
difficile immaginare che l'elegante, altezzoso Porthios vivesse come i
Tessiel, in rozzi accampamenti costituiti da tende di pelle.
Elias scroll le spalle. Ne ero sicuro. Perch ti avrebbero mandato
con noi, dunque, se non per svolgere il tuo ruolo di rappresentante?
Calarran fu talmente sorpreso da quell'idea che non seppe che cosa
rispondere; non gli era mai venuto in mente che il suo incarico potesse
essere cos importante. Certamente se cos fosse stato Idron
gliel'avrebbe detto. Non credo...
Un improvviso richiamo, come lo strido di un uccello selvatico, zitt
il sussurro di Calarran. Intorno a lui tutti i rumori prodotti dalla
pattuglia cessarono, fu interrotto bruscamente ogni movimento, gli elfi
s'impietrirono. Per un attimo si ud soltanto il fruscio delle foglie
secche spostate dalla calda brezza; poi torn a risuonare il richiamo.
Eliad volse di scatto la testa verso lo strido, punt un dito contro la
Kagonesti ed effettu un brusco movimento del pollice all'indietro; poi
indic se stesso e punt nella direzione che avrebbe preso.
Senza un solo movimento superfluo, l'elfa arretr sgattaiolando,
chinandosi e dileguandosi a sinistra. Il capo pattuglia imit il suo
movimento furtivo acquattato, rasentando Calarran e passandogli
intorno a destra.
Il giovane diplomatico scrut le chiome degli alberi, si azzard a
spostarsi quel tanto da controllare la foresta dietro di s, ma non vide
nulla, non ud nulla. Non c'era segno dei Cavalieri delle Tenebre di
Lord Ariakan, n della guardia d'onore del ribelle Porthios.
Alla sua sinistra, dove era scomparsa la Kagonesti, c'era uno sfregio
asciutto e polveroso che soltanto settimane prima era stato un
ruscelletto gocciolante; nel punto in cui passava nei pressi di un trio di
pioppi tremuli, un tratto di sottobosco era ancora verde, fitto d'ombra.
Calarran, carponi, si port con cautela all'interno di quella sorta di
fossato, spostandosi tra i folti cespugli. Una frescura gli inond la
pelle, fu come scivolare in una pozza alimentata da un corso d'acqua
che scendesse dalle montagne; la viva, verde fragranza delle foglie
aveva la dolcezza dello zucchero candito.
Il giovane scorse Eliad che sgattaiolava via dileguandosi, quasi
piegato a met mentre correva tra gli alberi. Non appena il capo
pattuglia fu entrato nell'ombra, i piedi e le gambe della Kagonesti
entrarono nel campo visivo di Calarran. I passi di lei, leggeri come un
soffio d'aria sulle foglie secche, risultavano comunque rumorosi come
rombi di tuono.
L'elfa si ferm al margine del letto del torrente e si abbass
acquattandosi quasi volesse scattare nella corsa, tesa come una molla.
La giovane gli era talmente vicina che riusciva a sentirne l'aroma di
agrumi e di terriccio. Con i ghirigori dipinti sulla pelle, la casacca tinta
del colore delle pallide foglie nuove, lei era quasi invisibile contro il
marrone, il verde e l'argento della foresta.
Calarran arretr, sapendo di essere facilmente individuabile;
all'improvviso fu consapevole del fatto che la sua casacca azzurro cielo
risaltasse come un faro in quell'ambiente.
Mentre si muoveva, le foglie gli vibrarono contro la guancia,
fremendo con violenza; un aspro vento secco spazz via la frescura,
aria rovente e acre gli colm i polmoni con l'odore del fuoco. Ci fu un
rombo di tuono proprio al di sopra della sua testa; il sole scomparve.
A neppure un braccio di distanza dal volto di Calarran, le foglie si
arricciarono e avvizzirono, in un batter d'occhio passarono da un verde
succulento e carnoso a un marrone friabile, crepitanti su rami
improvvisamente neri e fumanti. Per un attimo il giovane rest l
impietrito, troppo sconvolto per muoversi, dondol all'indietro sui
talloni, avvertendo sul volto il calore di un fuoco innaturale.
Poi con un grido si gett indietro per sottrarsi a quella sorprendente
vampata e fugg carponi dal letto del ruscello.
Il mondo intorno a lui era piombato nel pandemonio, ovunque fuoco,
calore, le urla acute della pattuglia, lo scalpicco di piedi che
correvano. Eliad urlava, cercando di portare ordine nel caos. Il vento
sferzava gli alti alberi come se fossero spighe di grano su una pianura
aperta.
E i draghi.
I draghi terribili, spaventosi, che mulinavano gettandosi a capofitto
sulla cima degli alberi, cancellando il sole, ruggendo, alitando grandi
raffiche terrificanti. Sfrecciavano intorno rapidissimi, forse cinque,
forse quindici.
L'attacco era concentrato sulla sommit della cresta alla destra del
giovane, che si sent avviluppare dalla paura, tangibile, densa al punto
che gli parve di sentirne l'odore. Si volse di scatto per correre, per
portarsi il pi lontano possibile dai mostri urlanti, pi velocemente che
poteva.
Ma prima che potesse muovere un passo la Kagonesti lo afferr per
il braccio. Da Eliad! url, conficcandogli dolorosamente le dita
nell'avambraccio, trascinandolo con s di peso.
Calarran la segu, troppo spaventato per fare altro che obbedire.
Mentre correva in direzione della voce di Eliad, vide un gruppo di
draghi giungere in massa attraverso le chiome degli alberi, abbattendo i
pioppi, affluendo a ondate verso di lui come una nube temporalesca.
L'armatura dei cavalieri in sella ai mostri luccicava azzurra e micidiale
alla luce del sole.
Fu pervaso da una paura oscura come la torbida nuvola di draghi,
che travolse ogni cognizione di giusto e sbagliato, davanti e dietro, alto
e basso.
Riusc a vedere Eliad attraverso gli alberi, pi in l davanti a s. Il
Silvanesti mantenne la propria posizione mentre un drago lo sfiorava
rapidamente; alz le braccia, lev uno stridulo grido di sfida e mor
con le braccia ancora tese verso il cielo, incenerito in un istante.
L'urlo della ricognitrice kagonesti fu ghermito dal ruggito del fuoco
e proiettato verso il cielo; Calarran vide la bocca dell'elfa spalancarsi in
un grido d'orrore, poi la scorse volgersi di scatto e dirigersi verso un
altro gruppo di elfi, sfilandosi l'arco dalla schiena mentre correva.
Calarran desider seguirla con ogni muscolo del suo corpo, ma i
piedi del giovane erano impietriti sul terreno, il suo sguardo incollato
nel punto dove appena un attimo prima un elfo coraggioso aveva
vissuto e respirato.
Dall'alto giunse una raffica di fuoco, che bruci fogliame gi
annerito e carbonizzato. Il calore risucchi tutta l'aria dai polmoni del
giovane e arrost il terreno spingendolo a muovere i piedi affinch non
fossero a loro volta ustionati.
Ansando in cerca d'aria, Calarran si mise a correre.
Era accecato dal terrore, assordato dal ruggito del fuoco e dei draghi
sopra di s, terrorizzato dallo strido e dal battito delle ali membranose.
Rami gli laceravano gli abiti e le braccia, la paura gli estirpava il
cuore. Salt un fosso asciutto e arriv dall'altra parte correndo; sal su
una piccola altura e prese a zigzagare tra gli alberi, ma il battito delle
ali e il flusso d'aria provocato dal drago risuonavano tra gli alberi alle
sue spalle.
Un ramo gli si impigli nella manica della casacca, facendolo
volgere completamente su se stesso prima di strappargliela via,
portando con s cuoio e pelle. Il sangue gli rese scivoloso il fianco
della giubba, ondate di dolore si diffusero dal polso al gomito,
spronandolo ad accelerare la corsa.
Inciamp e rotol gi da un lieve pendio, andando a urtare contro la
base di un albero. Il cuore gli martellava cos forte che riusciva a
sentire il sangue pulsargli negli orecchi, vedeva rosso ai margini del
proprio campo visivo. E il rumore prodotto dai draghi continuava a
straziarlo, sempre pi vicino; giungevano incendiando e urlando,
espandendosi a est, a ovest e a sud.
Non si poteva fuggire da nessuna parte, non c'era modo di correre
abbastanza veloci, non era possibile nutrire speranze. Con un gemito di
dolore, di paura, di vergogna il giovane croll a terra.
Il drago azzurro sfrecci in alto, verso l'accampamento dove Idron
attendeva d'incontrarsi con Porthios. La mente di Calarran piomb gi
a spirale in una nera follia.
Gaellal, a capo di Casa Tessiel, si trovava accanto a Idron, senatore
dei Qualinesti e lo osserv volgersi lentamente, osservando
l'accampamento; lei sapeva che il nobile era impaziente.
Porthios era ormai in ritardo di due giorni e ogni momento che Idron
trascorreva fuori da Qualinost rappresentava per lui un rischio
crescente. Il pericolo poteva essere costituito dai Cavalieri delle
Tenebre, ma quell'assenza poteva anche essere messa in discussione
dal suo stesso popolo. Il ritardo aumentava inoltre la minaccia per la
citt del senatore, assediata dalle truppe di Lord Ariakan. Tuttavia
Idron riusciva a mascherare bene l'impazienza che provava.

Bench l'elfo fosse qualinesti, a Gaellal andava a genio. Con gli
occhi del colore della birra dorata e lucenti capelli biondo miele legati
all'indietro con lacci d'oro, era fin troppo attraente per essere un
maschio, eccessivamente elegante per un soggiorno nei boschi, e
notevolmente cordiale e cortese, malgrado fosse un senatore qualinesti.
L'accampamento si trovava all'interno di un triangolo creato dalla
foresta, un aspro, inatteso pendio scosceso, con il fangoso rimasuglio
gocciolante di un ruscello. Le tende erano state innalzate lungo il
margine ombroso del bosco, a distanza sufficientemente ravvicinata da
costituire un agglomerato, ma lontano dal calore torrido del sole.
L'ultima volta ci siamo accampati in una zona pi inoltrata dei
monti, meno raggiungibile dal caldo.
Vi spostate spesso? Il nobile pose la domanda educatamente, ma
era palese che con il pensiero si trovava altrove. Era due palmi buoni
pi alto di lei, e scrut verso sud passandole con lo sguardo al di sopra
della testa.
Secondo la necessit. Lei s'inclin all'indietro sui talloni e alz gli
occhi sul volto incupito del senatore.
Da quale direzione giunger l'elfo scuro? domand lui, senza
staccare lo sguardo dalla foresta.
Non lo sappiamo.
Voi non lo sapete!
No. I movimenti del Portavoce non vengono divulgati con tanta
facilit.
Idron la osserv con un misto di sorpresa e di piet.
Mia signora, pensavo che fosse Gilthas il Portavoce del Sole,
osserv sommessamente, ma con fermezza.
Gaellal fu sul punto di replicare aspramente, ma tenne a freno la
rabbia, perch il nobile era ospite nel suo accampamento. I movimenti
di Porthios non sono resi noti per ovvi motivi.
Come sapete che verr?
Mi dispiace che dobbiate attendere, senatore, si scus lei, gelida,
ma se Porthios vi ha dato la sua parola, arriver.
Lui abbandon all'istante l'atteggiamento infastidito e s'inchin
cortesemente. Perdonate l'impazienza, mia signora, non intendevo
offendervi, ma questo incontro davvero molto importante, per il
vostro popolo e per il mio. Se Porthios e io riuscissimo a giungere a un
accordo...
Gaellal annu, ricambiando il sorriso con indulgenza. Non c' nulla
da perdonare. Avete ragione; indipendentemente dalle nostre
divergenze, insieme possiamo raggiungere la vittoria. io mentre
pronunciava quell'ultima parola, le cime degli alberi tremarono,
lasciando intravedere brevemente la superficie grigioverde delle foglie.
Quando Calarran pass lentamente intorno al tronco di un albero
fuoriusc nella radura, fu salutato dal sibilo metallico delle daghe che
venivano sguainate dai foderi. La luce lunare luccic sulle lame dei
guerrieri elfi, che se ne stavano in circolo intorno a un misero fuoco da
campo.
Sapeva che senza la protezione della guardia che l'aveva trovato a
vagare alla ricerca dell'accampamento tessiel, quelle lame l'avrebbero
fatto a brandelli prima ancora che riuscisse ad aprire bocca.
La guardia grid una parola d'ordine, prese Calarran per un braccio
notando che barcollava e lo condusse alla luce. L'acciaio frusci contro
il cuoio quando le armi dei guerrieri vennero riposte nei foderi. Un
sommesso mormorio di domande e commenti si diffuse intorno al
giovane, che tuttavia quasi non se ne accorse; inciamp, e rimase in
piedi soltanto grazie alla stretta dell'elfo sul suo braccio.
Dov' il senatore Idron? chiese Calarran con voce raspante.
Parlare gli procurava dolore, le parole si facevano strada a fatica
attraverso la laringe, al di l della lingua gonfia. La guardia gli aveva
dato dell'acqua, ma appena un sorso, che non era bastato a placare
l'arsura della gola.
Calarran, vero? chiese una voce.
Con uno sforzo il giovane si scroll via dalla stretta della guardia e si
resse da solo. Dov' Idron? chiese, imponendo alla propria voce di
rafforzarsi. Dimmelo!
Andato.
Andato? Calarran si guard follemente intorno, aspettandosi in
qualche modo di trovare il volto patrizio di Idron tra coloro che erano
raccolti presso il fuoco da campo. C'era di sicuro! Questi sciocchi non
dovevano aver capito di chi stava parlando. Il senatore! torn a
chiedere. Il senatore venuto da Qualinesti.
Calarran? Un'altra voce, questa era dolce e stanca. Si fece avanti
Gaellal, con i lunghi capelli dorati scarmigliati, la casacca di seta
sgualcita e macchiata di sangue.
Di chi era quel sangue? Idron era morto? Dove si trova? sussurr
il giovane, questa volta in modo pi sommesso.
Gaellal fece un cenno, tenendo la mano bassa, ma Calarran non
aveva idea di che cosa significasse. Era un gesto di commiserazione?
voleva dire che non sapeva nulla?
Il senatore vivo, per quanto ne sappiamo.
Una mano si protese a dargli una tazza d'acqua; il liquido era tiepido
e sabbioso ma gli parve pi dolce di qualsiasi altra cosa avesse mai
bevuto. Le parole di lei erano ancora pi dolci, ma lo disorientavano.
Per quanto ne sapete?
L'accampamento stato attaccato da Cavalieri delle Tenebre in
sella a draghi; per questo siamo cos sorpresi a vederti, ti credevamo
morto, come molti altri.
I volti degli elfi si spostarono, tornando a disporsi in circolo intorno
a lui e a Gaellal; erano storditi e stanchi.
Per la prima volta Calarran prese nota dell'accampamento, e bench
fosse buio vide che era stato attaccato e distrutto; le tende erano
abbattute, i fuochi da campo sparpagliati, i pentoloni rovesciati e ridotti
in frantumi.
Il senatore Idron stato rapito da coloro che ci hanno attaccato,
spieg la donna a capo di Casa Tessiel. I Cavalieri delle Tenebre
l'hanno portato via sul dorso di un drago.
Un nuovo terrore lo strozz al punto da consentirgli a malapena di
respirare. Rapito! Si pass una mano sulla fronte, aveva il volto
sabbioso, sporco di fuliggine e di cenere. Il palmo annerito gli riport
alla mente il fragore dell'assalto, le urla dei draghi che piombavano
dall'alto. Ricord il calore, come tutto fosse in fiamme, e allontan da
s quei pensieri; cerc di concentrarsi, di pensare.
Dovete mettervi all'inseguimento, pretese.
Gaellal stava gi scrollando il capo ancor prima che lui terminasse di
parlare. Non possiamo aiutarti...
Qui avrete una ventina di guerrieri! l'interruppe Calarran,
effettuando un ampio gesto con la mano a indicare la cerchia di elfi
maschi e femmine.
Non possiamo, ripet l'elfa con fermezza. Mi rendo conto che tu
desideri salvare il vostro senatore, ma anche il nostro leader l fuori
da qualche parte e per noi il dovere primario quello di garantirne la
sicurezza.
Voi non capite! insistette Calarran. Hanno rapito il senatore
Idron dei Qualinesti! Non ci sono ostaggi pi importanti di lui, se non
il senatore Rashas o lo stesso Portavoce del Sole!
L'elfa lo guard. Hai ragione, ma prima devo trovare Porthios, poi
cercheremo Idron.
Il giovane diplomatico parl con fermezza, lentamente, come se si
stesse rivolgendo a una bambina. Insisto affinch mi aiutiate; Idron
era qui su vostra richiesta e sotto la vostra protezione.
Gaellal sospir. Me ne rendo conto; non so esprimerti il mio
dispiacere per quanto accaduto. Forse hai ragione, dobbiamo fare
qualche cosa.
Calarran sent placarsi la tensione alle spalle, si accorse di avere i
pugni fortemente contratti, flett le dita e rabbrivid mentre il sangue
tornava ad affluirvi precipitosamente.
L'elfa a capo dell'accampamento si volse a scrutare i propri guerrieri
e quando non trov il volto che cercava fece un cenno a uno di quelli al
suo fianco, che si allontan di corsa nell'oscurit. Un attimo dopo
ricomparve, con al fianco la ricognitrice kagonesti della pattuglia di
Eliad.
Tu! La parola proruppe dalla gola di Calarran, quasi l'avesse
scaraventata fuori.
Gaellal tese una mano, indicando alla Kagonesti di farsi avanti.
Daraiel la migliore ricognitrice che abbiamo, spieg. Se qualcuno
di noi in grado di trovare il tuo senatore, quella persona lei.
L'elfa dei boschi, con il volto lavato e ripulito dagli scandalosi
disegni, lo guard con occhi color ambra; la sua espressione
rispecchiava tutte le emozioni che si affollavano nel giovane
qualinesti: avversione, disprezzo, rifiuto, tutto tranne la vergogna. Il
volto di lui avvampava come la foresta bruciante durante l'attacco, e
immaginava che dovesse essere inondato da un analogo rossore.
Non andr da nessuna parte con questo codardo, sbott
aspramente lei.
Non sono un codardo! Le dita di Calarran tornarono a chiudersi a
pugno.
La Kagonesti guard il giovane in cagnesco e sbott, rivolta a
Gaellal: Questo vigliacco ha cercato di fuggire dal combattimento
invece di andare in aiuto di Eliad.
I muscoli della mascella dell'elfo si contrassero al punto da fargli
digrignare i denti; la vergogna minacci di piegargli le spalle, ma lui
non lo consent. Tese le mani, con il palmo rivolto verso l'alto,
appellandosi agli altri. S, sono fuggito, ma non sono un codardo.
Sfido chiunque di voi a tenere testa a una squadra di draghi che vi si
lancia contro, infiammando l'aria stessa che respirate.
Io sono un diplomatico, non un guerriero, sono stato preparato per il
ruolo di rappresentante e di ambasciatore. Sfido il pi forte di voi, il
pi valido, ad affrontare senza cedimenti il terrore che ispirano i
draghi.
La Kagonesti ritrasse le labbra in modo da rivelare i denti nella
brutale imitazione di un ringhio; lui sapeva che l'elfa era rimasta ferma
laddove lui non era riuscito a farlo. Il Qualinesti ricordava che la
giovane si era messa a correre verso il combattimento prima che lui
fuggisse, ma lei non disse nulla, non diede segno di accettare le sue
spiegazioni.
Gli elfi disposti in cerchio intorno a lui rimasero impassibili, quasi
indifferenti; sui loro volti lunghi e affusolati non si scorgeva il minimo
accenno di commiserazione n di comprensione.
Gaellal spost lo sguardo da lui alla ricognitrice, poi annu tra s
come se fosse giunta al termine di un dibattito interiore. Andrete tu e
Daraiel, dichiar.
Calarran alz di scatto la testa; si sent divampare di rabbia laddove
aveva creduto di essere troppo stordito, troppo stanco anche soltanto
per provare di nuovo una sensazione simile. Noi! Manderete una
servitrice kagonesti e un diplomatico in aiuto di un senatore qualinesti,
quando avrete a disposizione dei guerrieri!
L'elfa dei boschi avanz verso di lui, con la mano sull'impugnatura
del minuscolo pugnale che le pendeva dalla cintura. Io non sono la
servitrice di nessuno! sibil.
Gaellal tese una mano e la ferm, ma indirizz a Calarran le proprie
parole. Intendete litigare tra voi mentre il nemico sul punto di
sconfiggerci? Daraiel la nostra migliore ricognitrice, la pi in gamba
nel seguire una traccia.
Lui rivolse uno sguardo furioso alla Kagonesti, sapendo che le sue
accuse avevano allontanato l'elfa a capo dei Tessiel da qualsiasi
ulteriore offerta di aiuto, e rendendosi conto di avere una grossa
responsabilit in questo.
Ora basta! sbott aspramente Gaellal. Daraiel conosce
l'ubicazione dell'accampamento principale dei Cavalieri delle Tenebre;
il pi grande e l'unico permanente che abbiano. Si tratta della
destinazione pi probabile per un prigioniero cos importante. Daraiel
ti guider l; dopo tutto Idron il tuo senatore.
Indipendentemente da quanto trovasse terrificante la prospettiva di
affrontare di nuovo i draghi, Calarran sapeva di non poter rifiutare.
Non poteva trovarsi in un accampamento di rinnegati e dimostrare
meno coraggio di loro. Con uno sforzo che risult palese a tutti, il
giovane fece un passo indietro e chin il capo.
La Kagonesti si pieg e abbass lo sguardo in preda a una cupa
frustrazione.
Quando avremo trovato Porthios vi seguiremo. Gaellal volse le
spalle a entrambi; gli altri elfi si allontanarono con lei, lasciando i due
l da soli.
Quando Calarran si mise in cammino non c'era il minimo accenno di
sole nelle tenebre assolute del folto della foresta, eppure faceva caldo
come in un normale mezzogiorno estivo.
Il giovane diplomatico aveva un aspetto molto diverso dal giorno
prima e non pot fare a meno di abbassare lo sguardo su di s mentre
camminava. Al posto della casacca azzurra indossava una giubba che
gli avevano prestato, insieme a pantaloni usati, lievemente malconci
per l'utilizzo sulle piste e macchiati con i colori della terra fresca e dei
pioppi. Portava con s un arco leggero, una coperta arrotolata a tracolla
sulla schiena e ghirbe appese su entrambi i fianchi.
Gli indumenti e l'attrezzatura da viaggio mal si adattavano al suo
fisico; la casacca di pelle era pi rigida degli abiti di seta che portava
normalmente, e gli tirava le braccia quando le alzava. Il peso della
coperta arrotolata gli gravava sulle spalle e gli stivali non si erano
modellati alla forma dei piedi. Tuttavia la sensazione estranea della
pelle sulla schiena e la pesantezza del fardello gli trasmettevano
un'eccitazione pari a quella provata da bambino quando gli facevano
fare un giro nelle sale del Senato.
La ricognitrice kagonesti aveva pi o meno lo stesso aspetto del
giorno prima, con il volto dipinto di ghirigori grigi e verdi; si mise
subito in cammino davanti a lui, a un'andatura tale che ben presto il
giovane la perse di vista.
Per raggiungerla l'elfo dovette mettersi a correre, con la coperta
arrotolata che gli sbatteva contro il fianco. Resteremo insieme, le
ordin con gentile fermezza.
Tu non mi dai ordini. Inoltre sto cercando di starti abbastanza
lontano, in modo che chiunque ti senta arrivare non trovi anche me,
sbott lei con asprezza.
Calarran la guard in cagnesco, ma lasci che si allontanasse.
L'elfa rallent l'andatura quel tanto da permettergli di vederla farsi
strada tra gli alberi, cosa che parve calcolata deliberatamente per
infastidirlo, proprio come era stato per il suo allontanamento in
precedenza. Lei era abbastanza vicino da consentirgli di osservare con
quanta leggerezza camminasse; il giovane riusciva a udire, o meglio a
non udire, i passi della Kagonesti sul fondo asciutto e crepitante del
terreno.
E Calarran sentiva il rumore prodotto dai propri piedi; non faceva lo
stesso fracasso di una mandria di hobgoblin, come aveva detto la
ricognitrice il giorno prima, ma forse risultava rumoroso come una di
quelle creature, magari una piccola. Malgrado l'irritazione che provava,
cerc per tutta la mattina di camminare come lei; era deciso a scoprire
che cosa facesse esattamente Daraiel per passare leggera sulle foglie
secche.
Carralan era talmente indaffarato a cercare di emulare l'abilit
dell'elfa, che le and quasi a sbattere contro quando lei si ferm di
colpo alla base di un alto pioppo. Il Qualinesti sent che il cuore gli
balzava in gola quando la giovane si immobilizz e cerc intorno a s,
scrutando nell'ombra della foresta. Di che cosa si tratta? sussurr
l'elfo.
Senza rispondere, la Kagonesti gir lentamente intorno all'albero,
guardando su e gi, poi prese un pezzetto di morbida roccia bianca
dalla bisaccia che recava alla cintura e tracci un segno sull'albero
all'altezza degli occhi.
Calarran la afferr per il polso proprio mentre lei completava il
disegno di una freccia. Che cosa fai? Questa volta non si sforz
minimamente di tenere bassa la voce.
Segno la direzione che abbiamo preso; o forse pensavi che Gaellal
ci avrebbe trovato per magia? L'elfa gli rivolse un'occhiata furiosa,
spostando poi lo sguardo sul polso che lui le stringeva.
Daraiel si strapp dal giovane con uno strattone, si volse e scese
pestando i piedi gi per il pendio. Calarran non ebbe problemi a
seguirne l'avanzata, con tutto il rumore che produceva, schiacciando
foglie morte e rametti sotto gli stivali, passando fragorosamente tra i
rami bassi.
Faceva decisamente pi baccano di un hobgoblin e tutto quel
fracasso risult infinitamente piacevole agli orecchi di Calarran, che
part dietro di lei, muovendosi con pi leggerezza che pot.
Raggiunsero il luogo dell'attacco proprio allo spuntare dell'alba, e il
giovane si ferm cos bruscamente che la coperta arrotolata gli scivol
in avanti dalle spalle.
Alla Kagonesti sfugg un'esclamazione sommessa e la sua voce
rispecchi la stessa sofferenza avvertita da lui alla vista della foresta
ferita. Forse il diplomatico non era addestrato come lei a vivere nei
boschi, ma nessun Qualinesti, indipendentemente da quanto potesse
essere legato alla citt, era mai davvero separato dal bel bosco che
circondava la sua patria.
L'indignazione che lo pervase alla vista della natura carbonizzata fu
rovente come l'alito dei draghi che avevano provocato tanta
distruzione.
Il giovane si ferm al margine della fascia ridotta in cenere, incapace
di toccare la terra annerita. Non c'erano pi foglie, cespugli, rovi, ma
soltanto fuliggine e cenere. Laddove in precedenza si trovavano pioppi
alti e fieri, pi antichi del pi vecchio degli elfi, vetusti quanto lo
stesso Krynn, rimanevano monconi carbonizzati, talmente fragili e
privi di vita da poter essere soffiati via alla minima brezza. E in quella
stessa polvere c'erano le ceneri degli amici kagonesti.
Gli aromi della foresta erano completamente svaniti, non restava pi
nessun profumo di vita. Se un odore avesse potuto avere un nome,
questo si sarebbe dovuto definire nero. Morto. Anche la terra stessa era
annerita, inaridita dal calore fino a diventare fine come sabbia.
La Kagonesti si ferm al suo fianco, come se anche lei fosse restia a
toccare il terreno distrutto; gli sfiorava quasi il braccio con la spalla.
Calarran si inginocchi lentamente e tocc con la punta di un dito la
terra morta, che ader come fosse polvere, polvere grigia.
Quando guard l'elfa, lei distolse il volto, ma non prima che il
giovane si accorgesse che sbatteva le palpebre per ricacciare le
lacrime. Anche gli occhi del Qualinesti si offuscarono di pianto.
Daraiel deglut e tenne il volto discosto. Pagheranno per questo,
disse sommessamente. Dovessi morire per riuscirci, gliela far
pagare.
L'angoscia di lei lo sorprese, quasi quanto la propria gentilezza.
Ami questa foresta quanto i Qualinesti. Per quell'affetto nei
confronti del loro bosco, avrebbe perfino potuto perdonarla per aver
assistito al suo atto di codardia.
Fu mio padre a insegnarmi l'amore per la selva e per tutte le
creature viventi.
Ho sentito che i Kagonesti vivono in armonia con la natura;
naturalmente anche a Qualinost ci sono elfi della tua specie, ma
sono... Lui si arrest prima di dire servitori, perch sapeva che
molti Kagonesti detestavano il modo in cui i loro fratelli vivevano in
uno stato di subordinazione. B, abitano in citt, non nei boschi.
Mio padre non era Kagonesti, disse sommessamente lei. Lui era
Silvanesti; la Kagonesti era mia madre. Senza guardarlo, la giovane si
allontan.
Calarran rimase talmente sorpreso che rest dov'era, accovacciato ai
margini della zona devastata. Una meticcia! Davvero straordinario. Si
chiese quale conflitto potesse avere luogo nella sua anima, essendo lei
nata da una selvaggia kagonesti e da un aristocratico silvanesti.
Il giovane osserv la ricognitrice finch lei non scomparve tra gli
alberi, poi riport lo sguardo sulla desolazione del luogo e la
distruzione gli fece dimenticare l'elfa. Strofin la cenere tra le dita e
cap che la lunga, lunghissima esistenza che gli si profilava davanti non
sarebbe stata un periodo di tempo sufficiente a riportare quegli alberi
all'antica imponenza. S, conferm, la pagheranno.
Dopo un attimo riprese a seguire la giovane, che aveva scelto un
percorso parallelo all'area bruciata, pur tenendola lontana dalla propria
vista. Il cammino si inerpicava lungo il fianco della collina, dove si
trovavano i due elfi al momento dell'assalto da parte dei draghi.
Quando Calarran giunse sulla sommit, Daraiel era acquattata dietro
a un folto di cespugli e spaziava con lo sguardo al di sopra delle
chiome degli alberi, proprio come aveva fatto appena un giorno prima.
Il cuore prese a battergli freneticamente quando la raggiunse per
scrutare l'orizzonte alla ricerca di segni dei draghi.
L'attacco veniva da nord. Gli indic il punto e il tremito nella voce
dell'elfa gli fece rivivere il momento terrificante in cui aveva alzato lo
sguardo e visto i draghi.
Lui si protese e le pos la mano sul braccio, per impedirle di
riportare in superficie un ricordo che era ancora troppo recente, troppo
vivo. La kagonesti si allontan dal tocco delle sue dita con un
lievissimo accenno di disgusto sul volto.
L'espressione non lo offese. Li ho visti, disse con voce roca, senza
poter evitare di ricordare. Sono comparsi praticamente dal nulla,
quasi fossero sorti dalla foresta come spettri, o come fumo. Inspir
forte, tremante.
Non erano fantasmi; giungevano da nord, dove si trova
l'accampamento pi grande dei Cavalieri delle Tenebre, quello
permanente, a nord vicino al Fiume della Rabbia Bianca. Lei indic a
nord, ma a ovest di Qualinost. Prima di tutto ci recheremo l.
Si mossero veloci, malgrado il terreno infido, tutto in discesa fino a
valle, e andarono ancora pi rapidi una volta giunti in piano.
Mangiarono camminando, pesce secco portato dall'accampamento,
radici e una manciata di misere bacche grinzose, quasi rinsecchite per
il caldo, che la donna raccolse mentre camminavano. Non si rivolsero
una sola parola, ma in qualche modo a Calarran parve che fosse pi
facile restare in silenzio.
Al calare della notte si fermarono nei pressi di un rivolo d'acqua che
un tempo era stato un ruscello gorgogliante. Il giovane sonnecchi,
appoggiato in posizione eretta tra le radici di un albero e sospett che
l'elfa non fosse riuscita a dormire pi di lui.
Riempirono le loro ghirbe e furono di nuovo in piedi e in movimento
prima dello spuntare del giorno. Il calore, che si placava a malapena
durante la notte, divenne insopportabile quando il sole si lev al di
sopra degli alberi. La nottata trascorsa in terra aveva lasciato Calarran
rigido e dolorante.
Quando il sole ebbe oltrepassato lo zenit e ripreso a proiettare ombre
lievi, la ricognitrice si ferm.
Che cosa c' che non va? chiese l'elfo, mentre lei sceglieva un
ampio punto soleggiato tra gli alberi e si accovacciava.
Senza rispondere la kagonesti smosse le foglie morte che ricoprivano
il terreno intorno a s, cerc tra la vegetazione, scelse un legnetto pi o
meno della lunghezza del suo avambraccio, lo sollev per esaminarlo,
poi lo scart e ne prese un altro.
Che cosa fai? chiese lui.
Lei ripet ancora una volta il gesto, prima di rispondere. Controllo
la nostra direzione. La giovane sottoline quelle parole concise
conficcando nel terreno il bastoncino che aveva tenuto. Cerc di nuovo
tra le foglie finch non trov una piccola pietra che us per segnare la
sommit dell'ombra.
Calarran si lasci cadere a poca distanza da l, accanto a un albero
che forniva scarsa frescura, e bevve qualche sorso da una ghirba.
Come funziona?
Che cosa imparavi quando agli altri bambini venivano insegnate le
tecniche per cavarsela nei boschi? chiese lei, in tono palesemente
esasperato.
Le parole della giovane gli riportarono alla mente un piacevole
ricordo di mattinate felici trascorse in giardino con sua madre; lui
sbott in un largo sorriso. Non mi crederesti se te lo dicessi.
Quando Calarran non and oltre nella spiegazione, la Kagonesti
stapp la propria ghirba e si sistem contro un albero. Quando
l'ombra si sposter un po', segner la punta di quella nuova; la linea tra
i due segni sar da ovest a est. La retta che andr dalla base del
bastoncino alla linea indicher il nord. In tal modo potr capire se ci
stiamo ancora dirigendo esattamente a nordovest, come dovremmo.
Lui scrut il bastoncino e la sua ombra, come se potesse muoversi
all'improvviso, poi si rese conto di quanto questo fosse assurdo e si
rimise comodo; suo malgrado trov che quel trucco fosse notevole.
Se tuo padre ti ha insegnato ci che riguarda la foresta, che cosa hai
appreso da tua madre?
Daraiel esit, scrutandogli attentamente il volto. La giovane aveva
una circospezione che lui sospettava provenire da molti, molti anni di
domande da parte di sconosciuti.
Evidentemente l'elfa trov qualche cosa di accettabile
nell'espressione di lui, perch rispose: Entrambi i miei genitori mi
hanno insegnato l'amore per la natura. Mia madre era... la persona pi
coraggiosa che io abbia mai conosciuto.
Calarran arross a quel riferimento. Coraggiosa. Lui si era sempre
ritenuto tale; ed era ancora cos, si disse con fermezza. Alz lo sguardo
e la scopr a fissarlo. Ti prego, continua.
Non c' molto da dire. I miei genitori si conobbero durante la
Guerra delle Lance, e morirono combattendo l'incubo di Lorac a
Silvanesti.
Calarran inal; aveva sentito parlare delle cose terribili fatte alla
bella e antica terra di Silvanost quando il suo dominatore aveva cercato
di usare uno dei Globi dei Draghi malvagi per sconfiggere l'esercito
della Regina delle Tenebre. Non esisteva un solo elfo vivente che non
piangesse il danno causato allora.
per questo che seguo Porthios e Alhana; perch combatterono per
Silvanesti cos come ora lottano per salvare Qualinesti. Io non posso
essere da meno in questo luogo.
Calarran abbass lo sguardo; provava vergogna, si sentiva criticato,
ma era deciso a non essere da meno, avrebbe dimostrato un impegno
pari a quello della Kagonesti.
Il giovane si sollev sui gomiti e scrut l'accampamento; per la
quarta volta Daraiel lo tir gi e gli indic di tenere bassa la testa.
Giacevano distesi sul ventre su una lieve altura a est
dell'accampamento dei Cavalieri delle Tenebre. Il campo, eretto sulla
riva erbosa del fiume, ferveva d'attivit, affollato di truppe che
indossavano l'armatura grigia dei soldati di Lord Ariakan; sembrava
trattarsi di una zona di attestamento permanente. Decine di grandi
alberi erano stati abbattuti per fare spazio alle tende; i tronchi erano
distesi lungo i lati dell'accampamento, dove creavano un'efficace
barriera.
Mentre lui osservava, il sole era quasi tramontato, lasciando un
bagliore rosso incandescente nel cielo occidentale.
Dove sono i draghi? sussurr il giovane, spostandosi rispetto a
Daraiel in modo da avere una vista diversa attraverso gli alberi.
L'elfa lo segu, avanzando lentamente su gomiti e ginocchia, attenta
a tenersi gi. Probabilmente pi a ovest, sui monti, ma quella grande
area libera laggi sembra un punto d'atterraggio. Dovremo fare
attenzione, potrebbero sempre arrivare. Sono...
Daraiel emise un basso sibilo e lo afferr per il braccio. Guarda!
Laggi, vicino alla tenda a strisce. Non Idron?
Calarran si alz carponi a scrutare gi nell'accampamento.
Questa volta la ricognitrice non cerc di trascinarlo gi.
La figura era vestita come il senatore ed era alta e sottile come un
elfo; gir due volte intorno alla radura, poi ritorn al padiglione a
strisce. Le due guardie presero posizione vicino all'ingresso.
lui! sussurr Calarran. Riconosco il suo modo di camminare!
Si lasci cadere supino, sorpreso per il fatto che il cuore gli
martellasse come se avesse corso in circolo intorno all'accampamento
invece di strisciare. Cos ora sappiamo che l'hanno preso loro. E
adesso?
Durante i giorni impiegati per raggiungere l'accampamento, nelle ore
trascorse in ricognizione, non aveva voluto prendere in esame la
possibilit di trovare Idron, proprio come aveva evitato di pensare
all'eventualit di scoprirlo morto.
Si morse il labbro e fiss le foglie che si muovevano dolcemente
sopra di loro. E ora? Lui era un diplomatico, non un guerriero, ma non
poteva semplicemente scendere laggi per negoziare il rilascio del
nobile.
Aspettiamo, restiamo in osservazione e speriamo che i tuoi arrivino
in tempo? Ritorniamo da loro? Vai tu e io resto qui di guardia?
Calarran rivolse un'occhiata a Daraiel e dalla reazione di lei si rese
conto di aver formulato tutte quelle domande a voce alta. Malgrado i
ghirigori dipinti, il volto della giovane recava un'espressione decisa
che lui era giunto a conoscere bene. Siamo soltanto in due, protest
l'elfo. Pensi che dovremmo attaccare l'accampamento?
No, ma forse possiamo introdurci furtivamente e liberarlo.
Che cosa?
Io posso sgusciare all'interno dopo che si sar fatto buio; un lato
della sua tenda non poi cos lontano dalla foresta. Possiamo praticare
un foro sul retro della tenda e farlo uscire di l prima ancora che si
rendano conto che sparito.
Lui si volse ed esamin ancora una volta l'accampamento, con il
cuore che gli martellava per l'audacia del piano. Vide che lei si sarebbe
potuta introdurre di soppiatto, passando a zigzag tra le tende, tenendosi
nell'ombra.
Non pensi che ci riusciresti anche tu? Quelle parole avevano al
tempo stesso un tono di scherno e di sfida.
Non si capacitava neppure di ritrovarsi a considerare una cosa simile,
eppure al tempo stesso... che cos'altro poteva fare? Se si fosse
acquattato tra gli alberi in attesa che la trib dell'elfa salvasse Idron,
sarebbe stato considerato doppiamente codardo. E non era un vile!
Raddrizz le spalle nella speranza che quel gesto conferisse vigore alla
sua volont.
Daraiel rise senza allegria.
Calarran si rese conto di avere un'aria ridicola, l seduto, eretto e
fiero in quegli indumenti di pelle che non erano suoi, il volto
imbrattato di terra, le lunghe dita macchiate di fuliggine e di gesso. Il
suo aroma di pulito da cittadino era ormai perduto da tempo, sostituito
dal sudore e dallo sporco, ma le avrebbe dimostrato che si sbagliava.
Annu con tutta la fermezza a cui riusc a fare appello. Posso
farcela.
I loro sguardi s'incontrarono e restarono allacciati per un attimo. Lei
lo fiss negli occhi e il suo esile volto si fece solenne. Perch sei
fuggito... in realt?
Il giovane inspir con forza.
Lo sguardo di Daraiel, inflessibile, indagatore, lo valutava ed era
talmente intenso che lui non os distogliere il proprio, n evitare di
rispondere. Non lo so. Ho provato terrore nei confronti dei draghi non
appena ho visto i cespugli divampare all'improvviso. Era come... era
come qualche cosa di vivo. Come se la caligine avesse preso vita.
Ricordo di aver sentito il bisogno di andarmene... I mostri urlavano in
cielo e io sentivo l'odore dell'incendio...
Si arrest, rabbrivid e inspir a fondo, nella speranza di ricacciare
l'odore della carne bruciata, della foresta morente. Ricordo che
quando sono tornato in me mi trovavo... a due metri di distanza da
un'area incendiata. Il calore era ancora cos elevato che riuscivo a
vederlo danzare nell'aria. Non so perch sono fuggito invece di morire.
Non so perch non mi hanno ucciso; forse non mi hanno visto, forse gli
dei hanno in mente per me un altro destino. So di aver pregato affinch
mi risparmiassero.
La forza che aveva sperato di trovare gli tese i muscoli, gli colm il
cuore. Questa volta non fuggir, Daraiel; lo prometto. Trattenne il
fiato quando infine alz lo sguardo e torn a incontrare lo sguardo
della Kagonesti.
Per un lungo, lungo attimo lei non parl, ma continu a fissarlo negli
occhi. Infine, proprio quando lui credeva che gli sarebbero esplosi i
polmoni, l'elfa si volse e scrut oltre la cresta, gi nell'accampamento.
Guarda, disse, facendogli cenno di raggiungerla. Entreremo tra le
tende; se passiamo a zigzag, laggi verso il bordo dell'acqua,
dovremmo essere nascosti dalla maggior parte delle guardie. Tu vai per
primo, io ti seguir.
Calarran fu sul punto di protestare, per dirle che sarebbe stato meglio
che fosse lui a restare nella retroguardia, ma poi raccolse l'arco e inizi
a scendere obliquamente lungo il pendio, verso l'accampamento, senza
guardarsi indietro per vedere se lei lo seguisse.
Aggir il campo con cautela, ricordando tutto quello che le aveva
visto fare per non dare nell'occhio. Passando da una zona di
semioscurit all'altra, guizzando veloce come un'ombra trasportata da
una brezza estiva, o per lo meno cos sperava.
Arriv alla prima tenda, poi alla seconda; cerc di muoversi come le
sagome guizzanti proiettate dai fuochi da campo. Oltrepass la terza
tenda; all'interno qualcuno russava sonoramente. Poi fu la volta della
quarta e non c'era ancora segno di guardie. Calarran si arrest
nell'ombra pi fitta prima di iniziare la prima svolta lungo le file dei
padiglioni, per guardarsi indietro, per cercare Daraiel che lo seguiva.
Il giovane era entrato nell'accampamento prima che l'ultimo accenno
di grigiore del crepuscolo avesse lasciato il cielo. Ma ora le ombre
erano fitte e cupe e non c'era traccia della sua compagna. Forse non
l'aveva seguito?
Il respiro gli vacill come la luce del fuoco. Era forse rimasto solo
nell'accampamento nemico? Inspir a fondo per calmarsi. Non
importava; solo o meno, doveva andare avanti.
Procedette lentamente, con cautela, passando accanto a un'altra fila
di tende. Torn a volgersi in direzione del padiglione in cui era tenuto
prigioniero Idron e fin con tranquilla precisione dritto tra le braccia di
un cavaliere che usciva da una delle tende.
Il volto del Cavaliere delle Tenebre assunse un'espressione ridicola,
sconvolta; l'uomo non era alto quanto l'elfo, ma era due volte pi
grosso e l'espressione turbata non lo abbandon neppure dopo che ebbe
afferrato Calarran, urlando una richiesta d'aiuto ai compagni.
Il giovane si sent bloccare le braccia lungo i fianchi da arti robusti
come querce e con la circonferenza di giovani pioppi, perci non cerc
neppure di fuggire. Contrast ogni istinto gli dicesse di lottare a sua
volta, di fuggire, perch se fosse scappato l'avrebbero cercato e
avrebbero potuto trovare Daraiel.
Si tir su come meglio pot, raddrizz le spalle e formul la propria
richiesta in tono enfatico: Sono Calarran, assistente del senatore Idron
e figlio del senatore Rodalas; chiedo di essere portato da Idron. Sper
di aver parlato abbastanza forte, di essere stato udito dalla sua
compagna.
Gli legarono strettamente i polsi dietro la schiena con strisce di cuoio
e lo colpirono sugli orecchi quando url, pretendendo di nuovo di
essere condotto dal nobile prigioniero. Malgrado gli fischiassero gli
orecchi per il trattamento rude da parte di una delle guardie, il giovane
non cedette, non vacill neppure quando i soldati lo trascinarono senza
tante cerimonie davanti al comandante.
Ripet la propria litania e sent entrare in tensione l'uomo alla sua
destra, quello che l'aveva colpito, che emise un basso ringhio di gola e
si volse con fare minaccioso.
Se lo ripeti ancora una volta... sbott aspramente.
Il comandante, con un sorriso che gli torceva gli angoli della bocca,
indic alla guardia di allontanarsi con un cenno della mano. Sei molto
coraggioso o parecchio sciocco, Calarran.
Calore e colore si diffusero verso l'alto a partire dal colletto del
giovane, salendo lentamente verso gli zigomi pronunciati. Sono stato
incaricato di accompagnare Idron in veste di sua scorta e assistente, il
mio posto al suo fianco; non posso ritornare a Qualinost senza di
lui.
Perci sei venuto fino a qui, hai seguito le nostre tracce, hai eluso le
pattuglie, soltanto per poterti offrire in ostaggio insieme al senatore?
Il tono della voce del comandante era palesemente scettico, la sua
ultima parola fu pronunciata con evidente incredulit: Solo?.
Non sono venuto a offrirmi in ostaggio, disse Calarran, e fu fiero
della dignit che riusc a trasmettere. Non sapevo neppure che Idron
fosse vivo. Gli elfi dell'accampamento hanno detto che era stato
portato via; dovevo accertarmene, scoprire che cosa gli fosse successo.
E una volta determinato questo, avevo il dovere di liberarlo. Calarran
deglut. Avendo fallito nell'intento, il mio posto al suo fianco.
E gli altri, gli elfi rimasti all'accampamento? Dal tono del
condottiero era evidente la sua disapprovazione per il fatto che
qualcuno si fosse salvato.
Non sono voluti venire; fingevano di volersi alleare con i
Qualinesti, ma alla fine hanno rivelato la loro autentica natura. Il
giovane incresp le labbra nella sua migliore imitazione di
un'espressione di disgusto. Rinnegati. Esuli, sbott in tono
sprezzante. Non li considero amici e so dove si trova il loro capo.
Il comandante lo osserv, soppesandolo con lo sguardo.
Informazione che vi fornir soltanto se mi porterete da Idron.
Il volto del comandante si apr in un ampio sorriso brutale; fece
cenno alle guardie di precederlo.
I soldati condussero l'elfo attraverso l'accampamento rudemente
calpestato, passando accanto a fuochi su cui si cucinava, a tende e a
gruppi di guardie. Gli odori, cos diversi da quelli del campo elfo,
erano aspri, di sudore umano e di animali, di carne che bolliva, di armi
oliate, di foresta distrutta, di erba e cespugli frantumati e ridotti in
polvere dal calpestio.
Malgrado le corde che gli legavano i polsi dietro alla schiena, le
guardie che accompagnavano il giovane diplomatico lo tenevano
talmente stretto per la parte superiore delle braccia, che lui sentiva le
dita intorpidite. Al suo passaggio cavalieri si volgevano a guardare,
con il volto duro e impassibile sotto l'elmo grigio.
La scorta lo port direttamente alla tenda a strisce sorvegliata e lo
spinse rudemente all'interno.
Idron balz in piedi quando il giovane entr barcollando nel
padiglione. In precedenza il nobile era seduto a un tozzo tavolo di
legno. Calarran!
La paura che il diplomatico aveva controllato fino a quel punto
affior alla vista del senatore. Le guardie seguirono l'elfo all'interno
della tenda, afferrandolo rudemente mentre inciampava.
Ora basta, ordin Idron, con voce uniforme ma ferma, come
qualcuno che si aspetti di ottenere obbedienza in qualsiasi circostanza.
I soldati raddrizzarono Calarran, poi lo lasciarono e si ritrassero
proprio mentre il comandante entrava nella tenda.
Comandante Haros, che cosa significa tutto questo?
Abbiamo sorpreso costui che si aggirava di soppiatto
nell'accampamento, senatore; sostiene di essere il vostro assistente.
Dice di avervi rintracciato, da solo, perch il suo posto al vostro
fianco.
Idron sorrise a Calarran e gli disse gentilmente: Non saresti dovuto
venire. Poi si rivolse al condottiero e disse con fierezza: il mio
aiutante; i miei collaboratori sono molto fedeli.
Le labbra di Haros si incresparono di sdegno. palese. Si rivolse
a Calarran. Ebbene, ecco il tuo signore; ora dimmi dove possiamo
trovare Porthios, il ribelle.
Idron rimase senza fiato, ma prima che potesse parlare il giovane
scroll il capo. Pensavi davvero che te l'avrei detto?
Il comandante avanz furioso, ma il senatore intervenne, rivolgendo
uno sguardo di avvertimento alle proprie spalle, all'elfo.
Comandante... lasciatemi parlare con il mio assistente; non intendo
tollerare che gli venga fatto del male.
Haros esit, gettando un'occhiata furente, piena di disgusto e di odio
al di sopra della spalla di Idron. Poi effettu il saluto, con un
movimento rigido di sarcasmo. Lo lascer qui con voi per qualche
minuto, cercate di parlargli e di infondergli un po di buonsenso prima
del mio ritorno. Vi riterr responsabile del suo comportamento.
Non appena la falda d'ingresso della tenda fu lasciata cadere alle
spalle dell'ultima guardia, Calarran si proiett in avanti. Mio signore,
vi hanno fatto del male?
No; questo non certo il pi elegante degli alloggi, ma non sono
stato maltrattato. Come sei giunto fin qui?
Per la prima volta da quando era entrato, il giovane si sofferm a
osservare l'ambiente in cui si trovava. Come il resto
dell'accampamento, anche la tenda era molto diversa da come era
sembrata dal fianco della collina. I lati di tela e il tetto a volta si
muovevano lievemente alla calda brezza serale, dando a Calarran
l'impressione irreale e claustrofobica di trovarsi all'interno dei polmoni
di una bestia a strisce.
Il tavolo a cui Idron sedeva in precedenza era vicino al centro della
tenda; su di esso c'era un libro aperto, accanto al volume una lampada,
che brillava di luce calda e gialla, e una tazza di latta.
In un angolo si trovava un giaciglio arrotolato, accuratamente legato
con strisce di cuoio; nell'altro c'era una lanterna, posta all'altezza delle
spalle, su un treppiede di rami scortecciati.
Come sei giunto fin qui? ripet il senatore.
Calarran smise di esaminare l'ambiente e con un ulteriore rapido
sguardo intorno per assicurarsi che fossero soli, si avvicin al suo
signore. Dobbiamo ritardare deliberatamente il comandante con degli
espedienti, guadagnare pi tempo possibile. Sono qui con una
ricognitrice dell'accampamento tessiel, siamo venuti a salvarvi.
Dunque Porthios non con voi?
Il giovane scroll il capo.
I fini lineamenti di Idron si torsero in una smorfia. Tu e una
ricognitrice? questo il meglio che sono riusciti a fare quelle nullit di
rinnegati?
Il fatto che il senatore nutrisse cos scarsa fiducia in lui lo punse nel
vivo. Pensavo che il nostro intervento sarebbe stato sufficiente,
ment Calarran. Il loro accampamento era praticamente distrutto.
Daraiel e io siamo venuti avanti a cercarvi; gli altri arriveranno dopo.
Il diplomatico fece una pausa, un po affannato dopo quelle parole
frettolose.
Porthios sar con loro?
Non lo so, mio signore; immagino di s.
E questa Daraiel?
Doveva seguirmi. Calarran non pot fare a meno di guardarsi alle
spalle, come se lei potesse trovarsi all'interno della tenda insieme a
loro. Io... io non so che cosa le sia accaduto.
Idron esit per un attimo, poi si mosse cos bruscamente che il
giovane ne fu allarmato. Con un sorriso di scusa si port dietro all'elfo
per esaminarne i vincoli; tir prima da una parte, poi dall'altra.
Il giovane trasal mentre il cuoio ruvido gli tagliava i polsi.
Temo di non poterli allentare; chieder alle guardie di tagliarli. Il
nobile si rec a lunghi passi aggraziati e decisi fino alla falda della
tenda e usc, chiamando per nome uno dei soldati.
Bench parlassero in tono troppo sommesso perch Calarran
comprendesse le parole, l'elfo riusc a distinguere prima la voce del
senatore, poi una che non conosceva e poi di nuovo quella di Idron.
All'inizio il tono gli parve esigente, poi persuasivo, perfino allettante.
Calarran non rimase sorpreso quando il senatore ritorn all'interno
della tenda e scroll le spalle con espressione dispiaciuta. Dice che ti
libereranno quando Haros sar di ritorno; non prima.
Che cosa dovrei dirgli quando verr di nuovo? Calarran guard il
proprio mentore per riceverne consiglio.
Spero che la tua amica arrivi prima del ritorno di Haros; se cos non
fosse... dovremo elaborare un piano che lo plachi.
Vuole sapere dove si trova Porthios.
S. I cavalieri sono rimasti parecchio delusi per il fatto che Porthios
non fosse all'accampamento. Idron gir intorno al tavolino,
rallentando la propria andatura, accarezzandosi il mento con il pollice.
Ssss... Pronunci la parola allungandola, a voce bassa,
profondamente immerso nei propri pensieri.
Era un gesto a cui Calarran aveva assistito molte volte da quando
aveva iniziato il praticantato presso Idron, e in quel momento lo trov
confortante, rassicurante, gli diede forza e speranza.
Il senatore si ferm, volgeva parzialmente le spalle al giovane, il
lungo volto era in ombra. Ma tu non lo sai, vero?
B... non proprio; so che dovevano seguirci. Daraiel ha segnato il
nostro percorso in modo che riuscissero a rintracciarci, ma dove
possano essere ora... questo lo ignoro.
Un sorriso sollev le labbra di Idron, che alz la testa di scatto,
attento, facendo protrudere il mento con fierezza.
Calarran aveva assistito molte volte anche a questo gesto, quando
Idron aveva messo a segno un punto in un dibattito, sconfitto
l'opposizione in uno scambio o fatto valere la propria opinione in una
riunione del Senato.
Avete un piano! afferm il giovane con certezza.
Idron si volse sui talloni, aveva gli occhi accesi, i denti esposti in un
largo sorriso. Prima che potesse parlare si ud un certo trambusto
appena fuori dalla tenda: voci alterate, rumori di tafferugli e un forte
tonfo seguito da un grugnito, come se un pugno o un piede avessero
colpito qualcuno al ventre. La falda della tenda vol in alto e all'interno
fu gettato un corpo scalciante che si contorceva.
Il Cavaliere delle Tenebre che teneva stretta Daraiel in parte la
spinse e in parte la scaravent all'interno della tenda. Lei rotol
raggomitolata su di s, cadendo in terra e ritornando su in piedi,
vorticando e spostandosi in posizione d'attacco, bilanciata sui talloni
bench avesse i polsi legati dietro la schiena.
La guardia estrasse per met la spada dal fodero.
Un altro uomo, con la mano sulla spada, si chin ed entr nella tenda
raggiungendo il compagno.
Daraiel entr in tensione come se intendesse attaccare comunque, ma
spostandosi vide Calarran e Idron. In un istante tutta la sua furia mut
direzione; balz verso il giovane e il primo dei due soldati la afferr
prima che potesse giungere a destinazione, avvolgendole un braccio
massiccio intorno alle spalle snelle e attirandola indietro contro il
proprio corpo.
Mentre lottava per liberarsi, lei imprec in kagonesti.
Calarran non cap, ma la rabbia e la furia negli occhi dell'elfa non
lasciarono dubbi riguardo alla sostanza; e neppure le sue parole,
quando infine ricord di passare al silvanesti. Razza di codardo
traditore! Gli hai detto dov'ero, non cos?
Mentre Haros entrava nella tenda, Idron osserv con sarcasmo:
Ebbene, comandante, vedo che l'avete trovata.
Daraiel tacque, come se quelle parole fossero state incise da un
coltello. Il giovane elfo barcoll come se l'avessero colpito. Il dolore
dell'attacco di Daraiel fu come una puntura di zanzara in confronto alla
pugnalata del tradimento del nobile qualinesti.
Esattamente dove avete detto che sarebbe stata. L'uomo
corpulento indic la direzione con uno scatto del pollice.
S. Idron s'inchin di fronte alla giovane.
Lei ringhi, producendo un basso verso animalesco diverso da
qualunque altra cosa Calarran avesse mai udito uscire da una gola
d'elfo, e si scagli contro il senatore.
La guardia la tir indietro con uno strattone.
Lei scalci contro il soldato, sfruttando la stretta con cui l'uomo le
bloccava il petto, per far leva e sollevare da terra entrambi i piedi.
La guardia imprec quando la giovane gli colp le tibie con i talloni.
Lui estrasse dalla cintura un pugnale luccicante e glielo premette alla
gola, sotto l'orecchio. Colpiscimi di nuovo, ringhi, e annaffier
quest'arido terreno con il tuo sangue.
Daraiel continu a dimenarsi, ma tenne a terra entrambi i piedi.
Idron sorrise biecamente. Ho un altro incarico per le tue truppe,
comandante, non appena ci sar luce sufficiente. Il mio assistente mi
ha informato del fatto che Porthios e la sua banda stanno seguendo la
pista lasciata da questi due, in cerca di me. Credo che arriveranno da
sud. Il nobile qualinesti guard Calarran come per averne conferma.
Il giovane non rispose, era troppo disgustato, non riusciva neppure a
guardare il senatore. Era inebetito e addolorato quanto Daraiel era
furiosa. Idron era per lui un mentore e un amico, l'elfo che godeva
della fiducia di suo padre, colui a cui l'aveva affidato affinch
completasse l'istruzione del suo unico figlio. Apprendere che il nobile
era in combutta con la Regina delle Tenebre... Il diplomatico aveva
rischiato di morire nell'attacco, aveva attraversato faticosamente la
foresta di Qualinesti. E per che cosa? Per salvare la vita a un traditore.
Daraiel vide la nausea sul volto di lui, la paralisi, e all'improvviso si
afflosci a sua volta nella stretta della guardia, come se ogni impulso a
lottare avesse ormai abbandonato anche lei.
Idron se ne accorse e sorrise. Comandante, penso che ora possiate
andare. Non avremo altri problemi su questo fronte.
Quando Haros e la seconda guardia se ne furono andati, e la falda
della tenda fu richiusa, il senatore prese delicatamente per il braccio il
suo assistente. Calarran, ti prego di capire che non mi piace affatto ci
che faccio.
Il giovane liber bruscamente il braccio e arretr portandosi sul lato
estremo della tenda. Sei un traditore del nostro popolo! Della mia
famiglia! Hai ingannato anche me! Sono quasi morto nell'attacco
contro la pattuglia di Eliad!
Quella stata una fatalit, non ho mai desiderato danneggiarti.
Agisco in tal modo per Qualinesti; hai visto i danni che possono
infliggere queste truppe. Idron si protese, tutto sincerit e candore.
Vorresti che facessero una cosa simile a Qualinost? Vorresti vedere la
tua patria rasa al suolo dalle fiamme? Con me in ostaggio Lord
Ariakan avr potere presso il Senato e quest'ultimo costringer Gilthas
a trattare con Ariakan, a giungere a qualche forma di accordo.
Calarran guard negli occhi l'elfo pi anziano e vide che non si
rendeva conto dell'estrema malvagit del suo progetto.
E Porthios? chiese Daraiel con voce roca. Era rimasta cos
tranquilla che la guardia che la tratteneva le aveva allontanato il
coltello dal collo. Sacrificherai anche lui?
Idron si strinse nelle spalle. Ci sono ancora membri del Senato che
apprezzano Porthios; finch sar in vita ne influenzer le decisioni.
E poi?
Purtroppo la sua morte una necessit; gli umani lo vogliono
eliminare e questa una parte del prezzo da pagare per la salvezza di
Qualinost. Ma devo ammettere che la sua dipartita servir anche a noi,
faciliter molte cose. Finch lui in vita ci saranno sempre coloro che
opereranno per il suo ritorno al trono.
Non puoi fare una cosa simile! protest Daraiel. Parlando, si
spost e il suo aguzzino torn a stringere la presa.
Idron si limit a dire: L'ho gi fatto. Si rivolse a Calarran. Voglio
che per lo meno tu capisca. Ti rendi conto che questo l'unico modo
per salvare la nostra citt, il nostro popolo? Non sono un traditore.
C' un sistema! esclam la Kagonesti. Porthios ha protetto
Qualinost, distribuendo i suoi seguaci lungo una linea verso est. Con i
guerrieri di Qualinost...! Daraiel si ferm, spost lo sguardo da un
elfo all'altro, come per valutare se fosse o meno il caso di continuare.
Calarran la guard annuendo.
Con i guerrieri di Qualinost, le truppe delle tenebre potrebbero
trovarsi bloccate tra le nostre forze e le vostre. Potremmo metterle alle
strette e ricacciarle da Qualinesti.
questo il piano che Porthios intendeva proporre in occasione del
nostro incontro?
Non avrei dovuto saperne nulla... Daraiel riport lo sguardo su
Calarran, poi continu. Li ho uditi per caso mentre ne parlavano.
Il giovane diplomatico trattenne il fiato mentre il senatore prendeva
in considerazione le parole della ricognitrice.
Non funzionerebbe mai. Idron la guard con commiserazione,
come se fosse una bambina o un'idiota, poi apr le mani, con il palmo
rivolto verso l'alto, in direzione di Calarran. Sono in troppi e noi
siamo troppo pochi. Non capisci?
Dopo un attimo il giovane annu con riluttanza. S. S, capisco.
Il senatore alz di scatto la testa come se non avesse udito
correttamente le parole del suo assistente. Sei d'accordo? Ti piegherai
al mio volere su questo? chiese il nobile con cautela.
Il giovane impallid, ma diede il proprio tacito consenso. S.
No! Daraiel si scagli ancora una volta contro di lui e di nuovo la
guardia corpulenta la trattenne.
Mentre Idron gli si avvicinava, Calarran gli volse le spalle e tese le
mani affinch gliele slegasse. Aveva vicino ai piedi la struttura in
legno che sorreggeva la lanterna, il calore della fiamma gli inondava il
volto.
Il senatore rivolse un'occhiata in tralice all'elfa, cercando di coglierne
lo sguardo. Daraiel, disse sommessamente.
Il giovane si spost mentre Idron toccava i vincoli di cuoio e spost
la gamba verso il treppiede.
Daraiel trattenne il fiato quando not la mossa dell'elfo. Lui vide il
movimento della gola della Kagonesti, che deglutiva in modo
convulso. I loro sguardi si incontrarono e restarono allacciati cos a
lungo che Calarran temette che la guardia potesse accorgersene.
Poi lei annu con un movimento impercettibile del capo; questo fu
sufficiente ad allarmare la guardia, che tuttavia reag troppo tardi.
A quel cenno Calarran diede un calcio alla gamba del treppiede;
mentre l'intera struttura si rovesciava, abbass la spalla e scaravent la
lanterna verso la parete della tenda. Un fiotto d'olio bollente fuoriusc
dalla lampada descrivendo un arco. Gocce luccicanti come diamanti
neri spruzzarono il fianco del padiglione, il terreno e la spalla del
giovane. Divamp un incendio ovunque si fosse posato il liquido
infiammabile.
Mentre la guardia stringeva la presa su Daraiel, lei inarc la schiena
ed effettu un balzo in aria, scalciando all'indietro con tutta la propria
forza. Il soldato non riusc a trattenere sia lei che il pugnale e
contemporaneamente a evitare il calcio. L'uomo allent la presa sulle
spalle dell'elfa, cercando di evitare il calcio. Lei si torse mentre cadeva
e si strapp via dalla stretta del cavaliere. Prima che lui potesse
raddrizzarsi, riacquist l'equilibrio, abbass il capo e gli si scagli
contro con tutta la sua forza e agilit.
Calarran vide i due cadere e si gett a terra a sua volta, rotolando
lontano dall'incendio di olio fiammeggiante diffusosi all'istante e
strofinando la spalla contro il terreno, nel caso che parte dell'olio che
aveva addosso fosse a sua volta in fiamme.
Quando si ferm e si sollev su un gomito, sia Daraiel che la guardia
erano a terra. La giovane si stava a sua volta alzando, mentre il soldato
aveva urtato con la testa contro la gamba del tavolo di legno e non si
muoveva.
La tenda iniziava a riempirsi di fumo e dell'odore della stoffa che
bruciava. Calarran si mise in ginocchio e si alz in piedi barcollando.
Idron gli and contro con i pugni sollevati. Razza di scemo! url
al di sopra del rombo del fuoco.
Il diplomatico abbass le spalle e l'affront; ud il sibilo del suo
antico mentore, che ansim nel ricevere la testata del giovane nello
stomaco, e avvert lo scossone quando caddero a terra entrambi; sent
anche il tonfo della testa del senatore contro il terreno, seguito dal
proprio ansito mentre cadeva sulle gambe del nobile.
Questa volta mentre lui rotolava su se stesso Daraiel era l, a offrirgli
la propria coscia come sostegno mentre cercava di sollevarsi. Lei
tossiva cos forte da riuscire a malapena a stare in piedi.
Diversamente dalla guardia, Idron era cosciente; gemette a fatica e
cerc di muoversi, grattando debolmente il terreno con le mani.
Calarran ans in cerca d'aria e i polmoni gli si riempirono di fumo.
Ora il fuoco crepitava tutt'intorno a loro, lambendo famelico la parte
superiore della tenda; non avevano molto tempo.
Dobbiamo uscire! grid l'elfa, con voce soffocata.
Idron lev un altro gemito.
Calarran infil il piede sotto la testa del nobile e spinse, facendolo
rotolare verso la parete della tenda.
Che cosa fai? Daraiel lo sollecit con la spalla. Fuori! Fuori!
Non posso lasciarlo, le url il giovane di rimando. Aiutami!
Lei esit per una frazione di secondo.
Non voglio che muoia per causa mia.
Lei lo raggiunse e insieme spinsero Idron fuori dalla parete in
fiamme della tenda. Non appena fu libera dal fuoco l'elfa si mise a
correre, acquattata. Calarran la segu.
L'accampamento era animato di urla, truppe che correvano, soldati
che gi portavano secchi d'acqua. Sempre tenendosi china, Daraiel si
allontan dal gruppo pi numeroso, portandosi dietro a una tenda.
A Calarran l'afosa aria notturna parve la pi dolce, la pi fresca che
avesse mai respirato; la sua freschezza lo proiett in un altro
parossismo di tosse.
Pur tossendo a sua volta, la Kagonesti continu a spostarsi lungo una
fila di tende, effettu una rapida svolta e si port accanto a un'altra
serie di padiglioni; quando lei si nascose dietro a uno di questi per
evitare un gruppo di soldati, il suo compagno riusc a raggiungerla.
Stiamo correndo nella direzione sbagliata, ansim lui. Dirigiti a
sinistra, verso la foresta.
Lei scroll il capo, rimettendosi gi in moto. Lontano dal fiume,
ansim di rimando. Andranno... tutti... al fiume. Per l'incendio.
Calarran si ferm a guardare indietro; il fuoco si era diffuso, le
vivaci fiamme arancione guizzavano nel cielo notturno levandosi alte
quanto le cime dei vicini pioppi. Intorno a lui iniziava gi a scendere,
fluttuando, la cenere. Nella notte risuonavano le grida dei Cavalieri
delle Tenebre, il crepitio del fuoco e il nitrito terrorizzato dei cavalli.
Il giovane corse dietro a Daraiel; non c'erano soldati in vista, e lei
aveva smesso di muoversi a zigzag tra le tende, puntando dritto verso
la foresta. L'elfo la raggiunse proprio mentre entrava tra gli alberi.
Il Qualinesti segu nell'oscurit il colore grigio argento della casacca
della sua compagna; riusciva a malapena a vedersi i piedi. Non si erano
spinti molto lontano, quando lei rallent passando a una rapida
camminata, per poi rallentare e infine fermarsi. La Kagonesti scese per
un lieve pendio e la sua testa scomparve dalla vista; lui ud che la
giovane si sedeva.
Calarran si guard alle spalle prima di seguirla. Un bagliore irreale
illuminava il cielo presso il lago, ma ora sembrava ridotto. Gli alberi
erano forme nere minacciose, con i rami che si stagliavano contro il
baluginio, simili a braccia nodose e deformi che si protendessero verso
di lui.
L'elfo fece due passi in discesa, si lasci cadere sul sedere e scivol
gi portandosi all'altezza di Daraiel. Dobbiamo andarcene in fretta;
credo che ormai abbiano quasi domato l'incendio.
Lui la vide annuire nella strana luce arancione. Solo una minima
parte di quel riverbero luminoso penetrava nella foresta, ma lui sentiva
il gemito e il crepitio del fuoco, simile alla conflagrazione prodotta
dall'alito di un drago.
Devo riposare ancora un minuto soltanto, per riprendere fiato,
ans lei.
Sei ferita?
La giovane scroll il capo. No. Devo proseguire, per mettere in
guardia gli altri, dire loro... di Idron.
La sofferenza per il tradimento di quello che era stato il suo mentore
gli strinse il cuore, scalzando l'euforia della fuga.
La respirazione di Daraiel era aspra e frammentaria e si rese conto
che la propria risultava altrettanto difficoltosa. Le si avvicin,
premendo una gamba contro quella della giovane. L'elfa odorava di
fumo e sudore, la sua gamba era rovente e tremante, ma gli diede un
grande conforto.
Mi dispiace di non essermi fidata di te, disse lei con voce sottile.
Mi rincresce di averti rivolto... tutti quegli improperi.
Lui scroll le spalle nell'oscurit, sicuro che lei riuscisse a sentire il
movimento contro di s. Non preoccuparti, ti capisco, pensavi
all'attacco.
La voce di lei fu ancora pi sommessa, ancora pi lieve quando
torn a parlare. Non mi hai mai chiesto come sono riuscita a
sopravvivere all'attacco.
Quelle parole lo sorpresero. Immagino di avere semplicemente
ipotizzato che ti fossi salvata.
Sono fuggita anch'io, disse senza mezzi termini la Kagonesti.
Lui rimase senza fiato.
Avevo paura, tanta paura, ma riuscivo a sentire Eliad, volevo
andare da lui. L'ho raggiunto, seppure con la paura che mi premeva
addosso. Ma... ma non l'ho salvato. Non ho potuto salvarlo. Sembrava
che non ci fosse nessun motivo per non fuggire.
Calarran rimase assolutamente immobile, con il petto che si
sollevava appena nel respiro, i pensieri che si muovevano a rilento
nella mente.
Per alcuni minuti lei non disse nulla. Il suo ansito si plac e sentendo
che la respirazione della giovane si faceva pi regolare, anche il dolore
nei polmoni di lui venne meno. Quando il tremito abbandon le
membra dell'elfa e lei giacque premuta contro il suo fianco, immobile e
silenziosa, la sofferenza lasci anche il cuore di Calarran. Dobbiamo
andare, disse lui con fermezza. La sua voce risult molto forte
nell'oscurit.
Con un sospiro Daraiel si alz a sedere e inizi a contorcersi e a
rigirarsi.
Si alz anche lui. Che cosa fai?
Sto cercando di sciogliermi i polsi, non far pi un passo prima di
essermi liberata le mani. Si pieg di lato al punto che rischi quasi di
cadere. Riesco a sentire il nodo in cima; se soltanto potessi vederlo...
Con un largo sorriso, lui si spost, scostandosi da lei. Forse posso
aiutarti? Il giovane si mise in equilibrio sui talloni, effettu un paio di
respiri profondi e rilassanti ed espir in modo lento e deliberato, poi
rotol con grazia sulla schiena. Avvicinandosi le ginocchia al petto,
abbass le mani legate in basso, passandole davanti al proprio corpo.
Con aria trionfante si alz a sedere e agit le dita davanti a Daraiel.
Mi hai chiesto che cosa facevo invece di giocare nella foresta? Mia
madre mi insegnava esercizi e tecniche acrobatiche.
Lei lo guard stupefatta.
Dopo un attimo il volto della giovane si apr in un largo sorriso, poi
si volse e tese i polsi legati pi indietro che pot. Spero che tua madre
ti abbia anche insegnato a sciogliere i nodi.


Il figlio di Huma
di Richard A. Knaak


La morte scese sul mondo... Il cielo incupito s'incresp e la terra
sottostante si deform come se fosse liquida. Il contingente di
Cavalieri di Solamnia ebbe poco tempo per rendersi conto del terribile
disastro, e ancor meno per salvarsi. Uomini e cavalli urlavano mentre
venivano proiettati in aria o affondavano rapidamente nella terra fusa. I
quattro draghi che li accompagnavano non ebbero sorte migliore,
poich nel cielo intorno a loro si scaten una tempesta talmente
violenta che furono proiettati qua e l come minuscoli giocattoli. Il
drago dorato che guidava il gruppo mor per primo, scaraventato
contro il fianco di una montagna con forza tale che si ud lo schianto
della sua spina dorsale. Il vetusto drago di bronzo cerc valorosamente
di restare in aria, ma alla fine la spossatezza lo fece precipitare al suolo
in picchiata. Soltanto le due creature d'argento riuscirono a mantenersi
in volo per un po', ma non poterono fare nulla n per i propri simili n
per gli umani.
Stoddard fece appena in tempo a rendersi conto che Blane cadeva da
cavallo e veniva schiacciato sotto una massa di terra vorticante, prima
di essere a sua volta disarcionato dal suo animale in preda al panico. Il
Cavaliere della Rosa tocc terra con un aspro clangore, ma il sollievo
che prov per essere atterrato su terreno solido cedette il posto
all'orrore.
Fu allora che vide le tenebre fluttuanti prendere forma; s, la morte
era venuta a ghermirli e aveva le vaghe sembianze di un drago enorme.
Stoddard sapeva dell'esistenza dei draghi di fuoco di Chaos, ma questo
era diverso. Il suo corpo era un vorticante campo cosmico, un turbine
vivente; l'apertura alare della bestia era due volte superiore a quella di
qualunque drago accompagnasse il contingente di cinquanta uomini, e
le sue fauci avrebbero potuto inghiottire due o tre destrieri da battaglia
interi, armatura compresa.
Il primo drago d'argento, la femmina, non si accorse neppure di
quella massiccia entit; i terribili artigli del drago di Chaos le
lacerarono le ali. Rugg di dolore e cerc di volgersi, ma non riusciva
pi a controllare il proprio volo. Tuttavia, evidentemente non pago di
lasciarla cadere incontro alla morte, il mostro di Chaos la afferr con
gli artigli e, mentre lei si dibatteva, le squarci la gola. Soltanto allora
lasci il corpo della femmina d'argento e pass all'altro.
Il maschio, il compagno di lei, rugg infuriato e fece del proprio
meglio per attaccare, ma le raffiche fluttuanti che sembravano
circondare il drago di Chaos impedivano al leviatano d'argento di
acquisire il minimo slancio. L'orrendo avversario sbaragli l'intrepida
creatura con la stessa facilit con cui avrebbe sconfitto uno sparuto
essere umano. Il mostro lev in alto il capo, apr la bocca... e il
cavaliere ferito fu investito da un rimbombo da fracassare i timpani.
Stoddard non os lasciare la presa per tapparsi gli orecchi, bench
desiderasse enormemente farlo. Lacrime gli scorrevano lungo il volto.
La testa del drago su cui era montato pendeva di lato, gli occhi ormai
ciechi erano fissi in lontananza. La creatura ebbe uno spasmo, poi si
abbandon.
Paladine... proteggici, pens Stoddard. Esso controlla... tutto ci che
ci circonda! Ha ucciso... cinquanta uomini validi... i draghi. Non c'
nulla che possa fermarlo?
Il drago di Chaos spieg le ali e contempl la distruzione che aveva
creato; i suoi occhi parvero fissarsi su Stoddard.
Ogni traccia di pensiero abbandon il Cavaliere della Rosa; mai in
tutta la sua esistenza si era sentito cos impotente, cos... spaventato.
Il leviatano spalanc la bocca e rugg...
Questa volta la paura fu eccessiva e il cavaliere perse i sensi. >
Un rivolo d'acqua gli scese lungo la bocca inaridita; Stoddard deglut
di riflesso, poi con bramosia quando trov altro liquido. Un flusso
d'acqua gli gocciol lungo la guancia.
Mi dispiace, sussurr qualcuno dall'oscurit circostante. Sono
arrivato troppo tardi...
Momentaneamente appagato, il cavaliere smise di deglutire; il flusso
d'acqua si arrest poco dopo, ma non prima di infradiciargli il mento e
il collo.
Chi...? Stoddard quasi non riconobbe la propria voce vacillante.
Toss, poi riprov. Chi? Non era migliorata.
Un'altra voce sussurr a sua volta. Fatti da parte, ragazzo. Fammi
vedere; l'hai quasi annegato.
Infine il condottiero riconobbe in costui uno dei suoi uomini, un
Cavaliere della Spada di nome Ferrin. Non si era reso conto di avere
gli occhi ancora chiusi; lentamente il mondo acquis nitore, rivelando il
volto stretto e barbuto di Ferrin e quello di un giovane pallido,
attraente, sbarbato, con lineamenti che sembravano vagamente elfi e
capelli castani prematuramente sfumati di grigio.
Come vi sentite, mio signore? chiese il sottoposto, nello stesso
tono sommesso.
Sono... malconcio, ma... Il Cavaliere della Rosa esamin con
circospezione le proprie membra. La spalla sinistra gli doleva
terribilmente, ma non sembrava esserci niente di rotto. Rese grazie a
Paladine per quel miracolo. Sembra che io sia tutto intero.
Rendiamo lode.
Perch sussurrate? Il mostro ancora nei paraggi?
Ferrin fece una smorfia. Non sussurro, mio signore, e neppure il
ragazzo.
L'urlo del drago gli aveva danneggiato l'udito. Forse con la
preghiera, con un po di fortuna, prima o poi le cose sarebbero ritornate
a posto, ma ora Stoddard sapeva di non avere n la forza n il tempo di
preoccuparsi di cose simili; c'era in ballo ben altro. Quanti... quanti...
sono sopravvissuti?
Il cavaliere e il giovane si scambiarono un'occhiata, e gi quello
diceva tutto.
Ho trovato soltanto Karis, Crandel e Marlane, mio signore, rispose
infine Ferrin. Marlane morto tra le mie braccia e Karis se n' andato
neppure un'ora fa. Sono riuscito a bendare le ferite di Crandel; per il
momento riposa.
Nessun altro?
Nessuno. Quasi non trovavo neppure voi; siete stato proiettato a
grande distanza. Ferrin rivolse uno sguardo al ragazzo. Quando vi ho
rinvenuto questo giovane si stava gi occupando di voi. stato quasi
un'ora fa, mio signore. L'altro cavaliere sospir. Abbiamo soltanto
un cavallo. Ne ho trovati quattro ma ho dovuto abbatterli; penso che la
maggior parte degli altri sia stata uccisa dal semplice shock.
Lo shock; destrieri da combattimento perfettamente addestrati che
morivano per un trauma; era quasi inaudito. Infine Stoddard trov la
forza per cercare di alzarsi a sedere. E i draghi sono tutti morti?
Quello di bronzo vivo, Lord Stoddard. L'ufficiale gli fece
ripetere quell'affermazione sbalorditiva. Davvero? Mi era parso di
vederlo cadere.
in grado di volare soltanto per brevi distanze e ha una distorsione
a una gamba, ma per il resto fisicamente illeso. Forse per un certo
periodo sar un po lento nel ragionare.
Il giovane abbass lo sguardo, aveva le lacrime agli occhi. Mi
dispiace; ho cercato di seguire come meglio potevo, ma ho
sottovalutato il drago di Chaos. Non sapevo che fosse in grado di
volare cos velocemente.
Le parole del suo salvatore non avevano molto senso, ma in quel
momento Stoddard non vi diede peso. Cinquanta uomini e quattro
draghi; il mostro aveva spazzato via un intero contingente volto a
proteggere il porto di Aramus, un collegamento importante sulle rotte
di approvvigionamento per gli eserciti che combattevano le forze di
Chaos nell'Ansalon settentrionale. I Cavalieri di Takhisis avevano
eliminato dal porto la maggior parte delle forze originarie, ritenendo
che il luogo fosse sufficientemente lontano dalle ostilit da essere
sicuro. Troppo tardi si erano resi conto che Aramus non era pi tutelato
di qualsiasi altro posto, e cos Stoddard e i suoi uomini erano stati
relegati l con il compito di difenderlo.
Abbiamo fallito prima ancora di arrivare a destinazione, pens il
condottiero.
Non poteva essere una coincidenza il fatto che il drago di Chaos
avesse colpito cos vicino alla citt portuale. O Aramus era gi stata
ridotta in macerie, oppure lo sarebbe stata ben presto. Aramus.
Dobbiamo scoprire...
Il porto dovrebbe essere intatto, si affrett a informarlo il giovane,
ma non per molto. Il drago di Chaos dovr prendere tempo per
riprendersi da quest'attacco, tuttavia gi trascorso un giorno e non gli
servir molto di pi.
Il comandante dovette concentrarsi per cogliere ogni parola. Studi
attentamente il suo salvatore, che era giovane, forse uno scudiero.
Sembri sapere pi di noi su questo mostro. Chi sei?
Sono Liam di Eldor, mio signore. Do la caccia a quelle creature fin
dal mio arrivo su Krynn. Mi... mi dispiace di non essere riuscito a
fermarlo prima che vi attaccasse.
Lui si era prefisso di fermare la bestia di Chaos prima che
distruggesse cinquanta cavalieri ben armati e quattro draghi adulti? Il
ragazzo doveva essere frastornato. Stoddard non ne fu molto sorpreso;
ne aveva incontrati fin troppi come lui, vittime di guerra che vivevano
nel loro mondo di fantasia piuttosto che affrontare gli orrori della
realt. Era un peccato. E perch mai una simile, terribile
responsabilit dovrebbe ricadere su di te, Liam di... Eldor, hai detto?
Siamo in guerra e tali compiti spettano ai guerrieri. Il condottiero non
pot fare a meno di rabbrividire. E spesso anche noi siamo destinati a
fallire.
Liam lev lo sguardo al cielo. Non c'era nessun altro. Mio padre fa
quel che pu, ma le forze di Chaos sono ovunque. Il giovane scroll il
capo e si asciug ci che restava delle proprie lacrime. Ma io non
posso lasciare che le cose vadano cos, mio signore, non pi di quanto
avrebbe potuto farlo mio padre. Inoltre sono l'unico ad avere una
possibilit contro un essere come il drago di Chaos.
Facendo segno a Ferrin di aiutarlo ad alzarsi in piedi, Stoddard
rispose cortesemente: Ti sono grato per il tuo aiuto, Liam, ma si tratta
comunque di una faccenda che meglio lasciare a noi. Se davvero ti
rimangono dei familiari, dovresti ritornare da loro. Questa non ... non
potrebbe mai essere una questione di tua responsabilit.
Ma voi avete bisogno di me! So di non essere mio padre, ma ho
imparato davvero molto da lui.
Protendendosi verso il comandante, Ferrin mormor: Chiedetegli
chi suo padre, Lord Stoddard. Chiedeteglielo.
A giudicare dal tono, il cavaliere aveva gi udito la risposta e l'aveva
trovata insoddisfacente. Ormai avevano risvegliato la sua curiosit e il
condottiero segu il suggerimento di Ferrin. Dunque tuo padre un
cavaliere? Come si chiama? Potrei conoscerlo.
Il giovane si mise tutto impettito e in quel momento parve di gran
lunga pi notevole di quanto fosse sembrato inizialmente al cavaliere
pi anziano. Forse lo conoscete, mio signore; si chiama Huma di
Eldor, altrimenti noto come Huma della Lancia.
A quel punto Stoddard ebbe la certezza di essere diventato
completamente sordo; sbatt le palpebre e poi guard Ferrin per averne
conferma. L'altro annu tristemente. quel che ha detto, Lord
Stoddard, "Huma della Lancia".
Il comandante si schiar la voce ma non disse nulla. istupidito... il
ragazzo decisamente istupidito.
Liam si accorse del silenzio pieno di disagio e continu:
Naturalmente la sua forma mortale mor secoli fa, ma sia lui sia mia
madre furono portati lass da Paladine, per dimorare insieme al dio. Il
petto gli si gonfi d'orgoglio. Io sono il prodotto della loro unione,
loro figlio. Da tempo osservo Krynn e ho sempre desiderato trovarmi
su Ansalon. Quando infine mio padre ritorn nel mondo... per essere
d'aiuto in questa guerra... gli ho chiesto di portarmi con s, ma lui
temeva per me e mi proib di venire. Il giovane assunse
un'espressione vagamente colpevole. Non poteva sapere di questo
mostro, tuttavia, perch comparso dopo che lui aveva gi raggiunto il
mondo dei mortali. Io l'ho percepito, e ho deciso che fosse mio dovere
venire su Krynn per fornire il mio aiuto.
Davvero... Ma era inutile prestare seriamente attenzione alla storia
del ragazzo e con un sospiro affaticato il Cavaliere della Rosa spost lo
sguardo da Liam e pass a osservare il paesaggio. Nuove colline erano
state formate dalle devastazioni del drago di Chaos, in molti punti
alberi giacevano spezzati e sparsi; tuttavia, Stoddard non vedeva
traccia della carneficina di umani. Ferrin, portami dagli uomini.
Dovreste riposare, mio signore...
Portami da loro.
L'altro cavaliere lo prese per il braccio. Il comandante fece del
proprio meglio per non dipendere dal compagno, contrastando dolore e
debolezza. Mentre i due si allontanavano, all'improvviso Liam di Eldor
si precipit dall'altro lato di Stoddard e lo afferr per l'avambraccio,
indubbiamente nel tentativo di rendersi utile. Invece riusc soltanto ad
aggravare la situazione del condottiero.
F attenzione, zuccone! Se non fosse stato impegnato ad assistere
il suo superiore, probabile che Ferrin avrebbe preso il giovane per la
gola.
Mi dispiace, mio signore. Liam si allontan, ma senza
abbandonarli.
tutto a posto, ragazzo. Stoddard rivolse un'occhiata a Ferrin,
dicendogli con la sola espressione dello sguardo che non serviva che
perdesse tempo a rimproverare il loro compagno squilibrato.
Il viaggio non fu lungo, anche se richiese da parte del condottiero pi
forza di quanta ne avesse creduta necessaria. Ci che vide gli fece
dimenticare elementi irrilevanti quali la spossatezza e il dolore.
I corpi dei suoi uomini giacevano ancora laddove erano caduti,
alcuni semisepolti nella terra. Un braccio fuoriusciva dal fianco di una
collina, un piede calzato nello stivale da un altro lato. Un cavallo da
guerra giaceva allargato scompostamente non lontano da loro, con la
schiena palesemente spezzata. Un cavaliere era schiacciato sotto a
un'enorme roccia e la sua espressione inorridita bast a dare un brivido
al veterano. La scena era quasi surreale.
Liam inciamp accanto a lui; era pallido in volto, aveva la bocca
spalancata. Fiss senza battere ciglio lo spettacolo che avevano
dinnanzi e poi, con una reazione che Stoddard avrebbe potuto
prevedere, il giovane si volse, piomb in ginocchio e vomit.
Il figlio di Huma... comment Ferrin, beffardo, parlando a voce
alta in modo che non potesse sentirlo soltanto il comandante, ma anche
l'aspirante difensore.
Ricordi la tua prima esperienza in battaglia, Ferrin?
L'altro si zitt. Lord Stoddard si stacc da lui, deciso a esaminare in
modo autonomo il resto della tragedia; doveva imparare a dipendere
soltanto dalle proprie forze, e in fretta.
Molti degli uomini erano morti rapidamente, alcuni avevano
palesemente indugiato, pensiero su cui il comandante non volle
soffermarsi. Era uno dei peggiori disastri a cui avesse assistito nel
corso della sua lunga carriera; ai cavalieri non era neppure stata data
l'opportunit di difendersi con onore.
E un'intera citt, Aramus, si trova ad affrontare lo stesso pericolo
imminente, pens Stoddard. Se in ci che dice Liam di Eldor c' un
briciolo di verit, il porto in grave pericolo da parte della stessa
bestia. Noi siamo soltanto in tre... quattro contando il drago... ma
dobbiamo fare qualche cosa...
All'improvviso Liam gli fu accanto e il comandante imprec
mentalmente contro il proprio pessimo udito; la presenza del ragazzo,
combinata con i cupi pensieri, aveva fatto trasalire il cavaliere.
Mi... mi dispiace per prima, quando io... io non ho mai visto uno
spettacolo cos terrificante.
Fa tutto parte della guerra, ragazzo, dovresti saperlo. una delle
prime cose che inculchiamo a chi vuol diventare cavaliere. La guerra
non un gioco, i nostri uomini non si limitano ad andarsene in giro a
cavallo giostrando ed effettuando contese con la spada. Stoddard alz
le braccia, indicando la devastazione circostante. Questo ci che
ogni nuovo membro degli Ordini Solamnici deve imparare ad
affrontare: la morte nella sua forma pi agghiacciante.
Il volto di Liam impallid ulteriormente, ma questa volta il giovane
parve farsi animo. Mio padre mi ha parlato di quest'aspetto del
cavalierato; penso che l'abbia fatto per spaventarmi e distogliermi dal
cercare di seguire i suoi passi. Ma io ho sempre pensato che se lui
riteneva che valesse la pena di rischiare, io non avrei potuto certo
essere da meno.
Il ragazzo era cos sincero, che Stoddard desider quasi credere che
fosse chi credeva di essere, anche se non poteva permettersi di perdere
tempo ad assecondarlo. Forse, se il giovane non fosse stato in grado di
rispondere a una domanda, la cosa l'avrebbe scosso, riportandolo
bruscamente alla realt. Encomiabile, ma perch proprio ora, Liam?
Certamente avremmo avuto bisogno di te e di tuo padre durante la
Guerra delle Lance. Perch non siete venuti allora? All'epoca ci
trovavamo in una situazione decisamente tragica, la Signora delle
Tenebre era quasi riuscita ad assumere il controllo di Krynn.
In risposta Liam mormor qualche cosa, ma Stoddard non avrebbe
potuto capirlo neppure se il suo udito fosse stato buono. Il cavaliere
fiss il ragazzo, finch questi non ripet. Mio padre avrebbe voluto
aiutarvi gi allora, ma Paladine non volle permetterglielo, disse che
non era il momento. So che accadde lo stesso durante il Cataclisma;
anche in quell'occasione mio padre avrebbe voluto assistervi, ma il dio
glielo proib. Soltanto ora, soltanto quando lo stesso Paladine lo ha
dichiarato possibile, mio padre ha potuto fare ritorno su Krynn. Liam
aveva l'aria di un bambino piccolo e colpevole. E solo perch non mi
stava pi sorvegliando, io stesso sono stato in grado di visitare Krynn.
Liam si era allontanato furtivamente da un ipotetico regno celestiale
in cui conduceva la propria esistenza, mentre i suoi genitori erano
indaffarati altrove? Da un lato la storia divert Stoddard, facendolo
quasi sorridere, ma dall'altro quell'idea era talmente patetica da
rattristarlo. Con ogni probabilit, il giovane era figlio di qualche
agricoltore ucciso durante l'attuale campagna, un sopravvissuto che
desiderava cos disperatamente riparare ai torti subiti, da immaginarsi
nelle vesti di un eroe.
Il comandante replic con cortesia: Figliolo, tu hai fatto quel che
potevi e ti ringrazio per questo, ma ti consiglio di lasciare il
combattimento a chi stato addestrato per questo.
Ma...
Il condottiero non poteva permettersi di essere troppo gentile, ogni
momento di ritardo assottigliava le gi scarse possibilit che avevano
di aiutare la citt. Dovevano affrettarsi, erano perfino costretti a
lasciare i morti insepolti.
Stoddard si chiese anche che cosa avrebbero fatto se fossero riusciti
a raggiungere Aramus in tempo. Erano tre cavalieri feriti e un vecchio
drago sciancato...
Non importava, erano Cavalieri di Solamnia, il Giuramento e la
Misura imponevano di dare il massimo.
Si rivolse a Ferrin, che era rimasto nelle vicinanze, chiaramente
sospettoso nei confronti del loro folle compagno. venuto il
momento di raccogliere le nostre forze. Il comandante non rivolse
neppure un'occhiata a Liam di Eldor, ma intu che il giovane restava in
ascolto, nella speranza di avere un'altra opportunit di perorare la
propria causa. Sveglia Crandel e vedi se in grado di viaggiare. Passa
in esame la zona e controlla se rimasto qualche elemento di
attrezzatura che potrebbe esserci ancora utile. Stoddard fece una
pausa. Se riesci a fare in fretta qualche cosa per alcuni dei corpi,
procedi; io andr a parlare con il drago di bronzo, ho in mente un
piano.
Ce la fate ad arrivare fino a l, mio signore? Potrei
accompagnarvi...
Mi arranger da solo, grazie. Le gambe gli tremavano, ma rimase
in piedi per pura forza di volont. Dopo aver fatto un respiro profondo,
il Cavaliere della Rosa si avvi lentamente nella direzione indicata da
Ferrin.
Trov il leviatano di bronzo ferito che giaceva sul fianco, con l'arto
danneggiato penzolante; il drago apr gli occhi all'avvicinarsi
dell'uomo.
Lord Stoddard...
Era un piacere udire quella voce rimbombante; dal disastro in poi,
era la prima volta che il cavaliere non doveva sforzarsi per percepire le
parole altrui. Razer, come va?
Come va? B, sono vivo... pi di quanto si possa dire degli altri,
eh? Che cos' accaduto?
Non ricordi il drago di Chaos?
L'anziano drago di bronzo lo guard fisso. Oh sss. Quella
creatura. Sbarr gli occhi, di colpo gli torn la memoria. Quella
creatura. Ha squarciato loro la gola! All'improvviso il drago cerc di
alzarsi, ma commise l'errore di tentare di caricare il peso sull'arto
ferito; rischi quasi di crollare addosso al visitatore, che si ritrasse
precipitosamente. Lo far a pezzi!
Braccia forti afferrarono Lord Stoddard. Vi sorreggo io, mio
signore.
Liberandosi con uno strattone, il comandante osserv lo strano
giovane onnipresente, che iniziava a dargli sui nervi; non si era
aspettato che il ragazzo lo accompagnasse fin dal drago. Grazie, ma
posso farcela senza il tuo aiuto.
Annuendo tristemente, il ragazzo si allontan. Il cavaliere pi
anziano si volse e si accorse che il drago di bronzo scrutava il nuovo
arrivato. Razer parve dimenticare le proprie ferite mentre studiava
Liam di Eldor. Non ti conosco, tuon la creatura, socchiudendo gli
occhi da rettile. O forse s? Dimentico tante cose...
Lord Stoddard, l'interruppe Liam, con la voce che gli tremava
lievemente. Per essere una persona che si dichiarava pronta a muovere
battaglia contro un drago, il ragazzo non sembrava preparato neppure
ad affrontarne uno amichevole, visto che ora tremava. Il drago di
Chaos dovrebbe essersi quasi ripreso dalla spossatezza. Aramus non
lontana! Dobbiamo sbrigarci! Potremmo fare ancora in tempo a salvare
gli abitanti!
Giusto! rugg Razer, smettendo subito di esaminare il giovane, alla
luce di quelle parole. Quanti cavalieri rimangono, mio signore?
Siamo soltanto in tre, feriti ma operativi, anche se non so davvero
che cosa potremo fare contro quel mostro...
Anche se dovessi usare i posteriori per rispedirlo a forza di calci dal
suo padrone, ci prover Lord Stoddard, ma avrei probabilit di gran
lunga maggiori se avessi un cavaliere armato di lancia sul dorso! Sono
vecchio e ne sono consapevole; affronter tutti i rischi che posso
correre.
Il Cavaliere della Rosa rimugin sulla questione; avevano delle lance
comuni, ma nessuna delle leggendarie dragonlance, la maggior parte
delle quali erano in mano ai Cavalieri di Takhisis. Il condottiero e i
suoi uomini si sarebbero semplicemente dovuti arrangiare con le armi
che avevano a disposizione. Per lo meno le loro lance erano appuntite e
ben realizzate; certamente sarebbero state sufficienti a perforare la
pelle di quell'abominio cosmico. Era l'unica linea di condotta che
potevano tentare. Penso che saremo in grado di trovare per lo meno
una lancia utilizzabile. In quanto al cavaliere che dovr brandirla, l'hai
davanti a te, sono io stesso, Razer.
Il drago di bronzo si mise a ridacchiare. proprio questo lo spirito!
Squarceremo la gola di quella bestia proprio come quell'essere ha fatto
con i miei compagni!
Stoddard sapeva che Razer avrebbe fatto qualsiasi cosa Paladine
avesse ritenuto possibile. Lasciando riposare il drago di bronzo, nella
speranza che si riprendesse ulteriormente, il cavaliere anziano ritorn
sulla scena della carneficina, sempre con Liam al seguito.
Dovrei essere io a prendere il vostro posto, Lord Stoddard,
insistette a voce alta il giovane. Ammetto di non essere stato
addestrato nel cavalierato, e che questa sarebbe la mia prima
esperienza in combattimento, ma io...
Ogni tua parola perora la causa contro di te, con la stessa efficacia
con cui potrei farlo io stesso, ragazzo. Stoddard si ferm a guardare
Liam negli occhi. Ritorna da dove sei venuto, ovunque sia questo
luogo, Eldor o il cielo, non importa quale dei due posti, e restaci finch
non sar tutto finito. Si volse e continu senza aspettare di vedere se il
giovane avrebbe cercato ancora di seguirlo.
L'anziano cavaliere trov Ferrin e Crandel impegnati a ricomporre
con lentezza alcuni dei morti e delle loro cose. Crandel, un Cavaliere
della Spada costantemente sopraffatto dal proprio appetito, si accorse
per primo del comandante e si raddrizz lentamente, mettendosi
sull'attenti. L'uomo aveva il lato sinistro del capo bendato e un braccio
fasciato stretto contro il torso; il volto rotondo era pallido, madido di
sudore.
Era chiaro che Crandel non sarebbe stato in grado di prendere il
posto del comandante sul dorso del drago, neppure se il cavaliere pi
anziano l'avesse auspicato. Restava dunque da affrontare soltanto
Ferrin; quest'ultimo avrebbe certamente pensato di essere il candidato
pi logico per scendere in campo contro una creatura che avevano
scarse speranze di riuscire a ferire, tanto meno di sconfiggere, e
probabilmente aveva ragione.
Ho bisogno della lancia migliore che riusciate a trovare, li inform
Stoddard. Il suo sguardo si pos su una delle armi gi recuperate, la cui
forma contorta la rendeva chiaramente non idonea a un ulteriore uso.
Deve pur essercene per lo meno una in buono stato.
Come previsto, Ferrin sollev obiezioni al ruolo di Stoddard nel
progetto. Mio signore, non dovreste rischiare la vita sul dorso del
drago; io sono quello in condizioni migliori e...
... e nel fiore degli anni, immagino, ringhi il comandante. Ti
stato dato un ordine, Ferrin. Trovami una lancia, questo tutto.
Perch non usare semplicemente quella che ha portato con s il
ragazzo?
L'altro cavaliere aveva parlato troppo piano. Che cosa hai detto?
chiese Stoddard.
Ferrin ripet la frase, poi indic verso ovest. Per la prima volta il
condottiero esamin attentamente l'enorme destriero di Liam e
l'attrezzatura che si trovava accanto all'animale. A un esame
ravvicinato il cavallo risult essere una meraviglia, un gigante baio pi
grande di qualunque altro il cavaliere avesse mai visto in precedenza,
ma ci che lo interess di pi fu la lancia indicata da Ferrin. Lunga e
affusolata, chiaramente realizzata da un abile artigiano, l'arma di Liam
poteva anche essere antica e macchiata, ma era in condizioni di gran
lunga migliori di qualunque altra avessero probabilit di rinvenire.
Dopo un po il comandante si rese conto che accanto alla lancia si
trovavano anche una spada e un'armatura intaccate e consunte dall'uso
che, bench piuttosto arcaiche e arrugginite, un tempo dovevano essere
appartenute a un Cavaliere di Solamnia. Dunque Liam era il figlio o il
discendente di un cavaliere, a meno che non avesse sottratto l'armatura
da qualche tomba.
Non voleva pensare alla possibilit di un furto del genere. La cosa
importante era che Ferrin aveva ragione; la lancia che Liam aveva
portato con s nella sua insana ricerca era perfetta per le loro esigenze.
Stoddard annu e il suo sottoposto fece per prendere l'arma.
Che cosa fai? chiese Liam che, pur tenendosi a rispettosa distanza
dietro di loro, aveva udito ogni parola.
Il Cavaliere della Rosa gli blocc la strada. Abbiamo bisogno di
quella lancia, figliolo. Tu stesso ci hai ricordato quanto importante
fermare la bestia prima che cerchi di distruggere Aramus. Ebbene, la
tua arma e il drago di bronzo sono la nostra sola speranza! Se vuoi
combattere davvero contro la minaccia incombente, a questo punto ci
aiuterai restandone fuori.
Ma io sono quello che ha pi possibilit... l'unica possibilit tra tutti
noi! E devo usare quella lancia! Voi non potete proprio capire! Liam
fece per raggiungere Ferrin, ma Crandel gli blocc la strada facendolo
inciampare con facilit. Il ragazzo cadde a faccia in gi nella polvere e
prima che potesse rialzarsi, il cavaliere che gli aveva fatto lo sgambetto
gli pos un piede dritto sulla schiena, bloccandolo al suolo.
Lascia che si alzi, soldato. Stoddard prese il giovane per il braccio
e lo aiut a rimettersi in piedi, ma Liam sgusci via dalla sua presa e si
lanci verso Ferrin.
L'altro cavaliere abbass la lancia e pos la mano sulla spada; il
giovane si ferm.
Se mi permettete, mio signore, grid Ferrin, forse riuscir a
convincere costui della sua insensatezza, dandogli un primo assaggio
delle capacit di cui c' bisogno per sopravvivere in combattimento.
Stoddard annu con aria grave. Con un rapido movimento Ferrin si
chin e afferr la vecchia lama che si trovava accanto all'armatura,
lanciandola delicatamente verso il giovane, che la fiss per un attimo
prima di raccoglierla. Poi Liam alz lo sguardo sui cavalieri, era in
preda a una certa confusione.
Sguainando la spada, Ferrin affront il ragazzo. Mostrami come
combatti, facci vedere di che cosa capace il figlio di Huma della
Lancia.
Liam trasal. Lord Stoddard torn a rivolgere un cenno del capo a
Ferrin. Sul volto del ragazzo scese un'espressione concentrata;
brandendo la spada con entrambe le mani fece un passo verso il
cavaliere, agitando la lama con fare esitante.
Quest'ultimo effettu una lieve torsione e l'arma del suo avversario
fin per fendere l'aria. Il peso della lama port Liam in avanti,
facendolo inciampare. Arretrando di un passo, Ferrin aspett che il
ragazzo ritrovasse l'equilibrio e poi si lanci all'attacco.
A Stoddard, che conosceva l'abilit dell'altro cavaliere, risult chiaro
che Ferrin stava giocando con il giovane. La lama dell'uomo guizz
ripetutamente e in ogni occasione riusc a penetrare con facilit
attraverso la guardia di Liam. Non inferse neppure un graffio
all'avversario inesperto, ma il ragazzo doveva sapere che questo era
dovuto unicamente alla sua clemenza.
Un altro abile fendente lasci Liam completamente scoperto e questa
volta l'avversario non si trattenne; alz la spada e colp le mani del
giovane con la parte piatta della lama. Il ragazzo lasci la presa con
uno strillo e la sua spada atterr senza danno ai piedi del cavaliere.
S, direi che sei pronto per affrontare la bestia, comment Ferrin
con un sorriso condiscendente. Specialmente se vuoi offrirti per
cena.
Liam di Eldor fu sopraffatto dalla rabbia. Non giusto! Non ero
preparato!
Stoddard e Crandel giunsero alle spalle del novellino. Ma proprio
questo il punto, non ti pare ragazzo? replic il veterano. Inoltre,
anche se fossi pronto, non te la caveresti molto meglio di quanto tu non
abbia fatto ora.
S invece. Ancora furioso, Liam fece per gettarsi di nuovo contro
Ferrin, ma Stoddard lo afferr per un braccio e lo tenne con forza.
Crandel prese Liam dall'altro lato e infine il giovane si calm.
Mi dispiace, ragazzo, ma non abbiamo altro tempo per questo; ci
serve la tua arma perch sappiamo brandirla al meglio. Dovresti
riuscire a capire che, malgrado tu sia mosso dalle migliori intenzioni, ti
manca molto dell'addestramento necessario. Anche il figlio di Huma
della Lancia ha bisogno di esperienza in battaglia.
Il ragazzo non gli rispose, la sua attenzione era ancora concentrata su
Ferrin e sulla lancia.
Capisci che cosa voglio dire, Liam? Il comandante sper che cos
fosse, altrimenti sarebbe stato necessario utilizzare misure pi
drastiche per impedire al giovane di interferire.
S... s signore, capisco, disse infine il ragazzo.
Annuendo rivolto a Crandel, Stoddard lo liber.
Mentre il giovane continuava a guardarli con aria risentita, i tre
cavalieri iniziarono l'ardua impresa di portare la lancia fino al drago,
attraversando il terreno accidentato.
Il drago di bronzo si mosse e quando vide che cosa gli portavano gli
luccicarono gli occhi. Avete trovato una lancia degna di questo nome,
non vero umani? Non sembra un granch, ma immagino che possa
fare al caso nostro!
Non avevano a disposizione una sella vera e propria, ma Ferrin riusc
ad approntarne un surrogato. Non era necessario che fosse perfetta;
tutti loro sapevano che il cavaliere avrebbe inferto uno, forse due colpi
al drago di Chaos prima che quell'essere mostruoso colpisse di
rimando.
Nel corso dei preparativi prestarono scarsa attenzione a Liam, al
punto che, quando infine Stoddard si guard intorno alla ricerca del
ragazzo, pens che il giovane fosse fuggito, considerato che era
sufficientemente instabile da tentare qualche gesto temerario con o
senza la lancia.
Non puoi fare nient'altro per lui se partito verso qualche folle
impresa, si disse il comandante. Preoccupati di Aramus e della sua
gente.
Tuttavia Liam non era fuggito. Alla fine il cavaliere lo individu,
stava osservando la devastazione inflitta dal drago di Chaos. In una
mano brandiva la spada arrugginita e mentre il Cavaliere della Rosa lo
osservava, il giovane gett via l'arma, disgustato, e si mise a sedere su
una roccia, prendendosi il volto tra le mani.
Lasciando il ragazzo in compagnia dei suoi demoni interiori, il
veterano si volse verso i compagni, completamente concentrato sulla
necessit di salvare Aramus. Chiese al vecchio drago di bronzo:
Razer, esiste qualche possibilit che tu possa portarci tutti e tre?.
Potrei... ma per un brevissimo tratto; Aramus non lontana ma
dopo il viaggio non so quanta forza mi rimarrebbe per combattere.
Ebbene, allora ti cavalcher soltanto uno di noi, colui che brandisce
la lancia. Ferrin, tu e Crandel prenderete il cavallo restante e ci terrete
dietro come meglio potrete...
Mio signore, l'interruppe il soldato, socchiudendo deliberatamente
gli occhi. Vorrei che ci ripensaste! Sono il pi leggero e costituirei il
fardello minore per il drago. Ribadisco che dovrei andare io al posto
vostro!
La decisione stata presa. Stoddard fiss il suo sottoposto, finch
Ferrin si rassegn. Portandosi pi vicino, il comandante aggiunse: Ho
un altro ordine per te; fai quel che puoi per il ragazzo. Portalo con voi,
non dovrebbe trovarsi in questi luoghi da solo, nel suo stato.
Chiaramente quest'incarico non gli fece affatto piacere, ma Ferrin era
un soldato ligio al dovere. Cercher di insegnargli alcune delle
mansioni di uno scudiero; se riuscisse a sopravvivere forse potrebbe
comunque diventare un cavaliere.
Benissimo disse Stoddard, bench non credesse pi di Ferrin a una
simile eventualit. Se il Cavaliere della Rosa e Razer avessero fallito,
era probabile che sarebbero morti tutti nel giro di un paio di giorni al
massimo.
Sei pronto, Razer?
Sono pronto ormai da un pezzo, umano. Non vedo l'ora di
cimentarmi in questa sfida!
La brama sanguinaria del leviatano incoraggi il guerriero; era
necessario che il drago fosse entusiasta e sveglio.
Ferrin e Crandel effettuarono il saluto, il comandante rispose e poi si
posizion; riusciva a stringere comodamente la lancia malgrado la sella
improvvisata.
Lord Stoddard!
Una mano sul braccio lo fece trasalire; il cavaliere si volse a
guardare e trov accanto a s il caparbio Liam. Riprendendosi dalla
sorpresa, il condottiero sbott aspramente: Fatti da parte, ragazzo!
Dobbiamo partire. Rimani insieme a Ferrin e a Crandel, loro
cercheranno di insegnarti un paio di cose.
Ma dovete ascoltarmi! C' un segreto che dovete conoscere!
Penso che tu ci abbia raccontato abbastanza segreti...
Riguarda la lancia... Liam si avvicin e mormor qualche cosa di
cui Stoddard riusc a cogliere soltanto un frammento. Quando si rese
conto di aver parlato troppo piano, il ragazzo ci riprov. Si tratta di
una delle dragonlance originali, mio signore.
Che cosa? Stoddard rivolse un'altra occhiata all'arma prima di
rendersi conto di quanto risultasse assurda l'intera faccenda; la lancia
era uno strumento valido, ma non certo una delle armi magiche della
tradizione. Nessuna dragonlance di cui avesse mai sentito parlare
poteva avere un'aria cos malconcia e dimessa.
Liam continu con una luce negli occhi. cos! Proprio una di
quelle usate da mio padre. Not l'espressione scettica di Stoddard.
Giuro che vero! Consapevole del fatto di non aver ancora convinto
il cavaliere, il giovane tese la mano per stringere la lancia. Quando la
vedrete in tutto il suo splendore, allora ci crederete.
Stoddard inclin il capo, in attesa. Liam strinse la lancia, fissandola
come se dovesse accadere qualche cosa. Tuttavia l'arma non prese a
brillare all'improvviso, illuminata dalla benedizione di Paladine; non
crebbe e la punta non si allung fino a divenire talmente aguzza da non
poter essere respinta neppure dalla pi coriacea delle pelli di drago.
Rimase un'arma fin troppo terrena.
Il Cavaliere della Rosa stacc con delicatezza la mano di Liam. Ti
ringrazio per l'interesse, ragazzo, ma non possiamo pi tardare. Rimani
con Ferrin e Crandel.
Ma... Liam parve afflosciarsi.
Ci ritroveremo ad Aramus. Paladine vegli su di te. L'anziano
cavaliere rivolse un cenno del capo ai suoi sottoposti, che gli fecero il
saluto. Rivolto a Razer, aggiunse: Sono pronto.
Reggiti forte, allora! State lontani, umani! Non appena fu sicuro, il
drago di bronzo spieg le ali, alzandosi rapidamente in volo. Stoddard
osserv i compagni rimasti a terra che si allontanavano dalla vista, poi
nuvole gli offuscarono la visuale. Il condottiero preg Paladine non
soltanto per la salvezza dei suoi uomini, ma anche per Liam di Eldor e
tutti gli abitanti di Aramus; all'ultimo momento ricord di chiedere un
po di protezione anche per s.
Contro il drago di Chaos avrebbe accettato di buon grado tutto l'aiuto
che gli dei gli avrebbero potuto concedere.
Stoddard doveva essersi assopito malgrado la situazione fosse
disperata, perch si rese conto di colpo che Razer gli stava gridando
qualche cosa.
Vedo la citt portuale, ma non c' segno della bestia!
La parziale sordit del cavaliere e i venti sferzanti gli resero
praticamente impossibile distinguere le parole urlate dal leviatano di
bronzo. Il condottiero si protese in avanti, urlando: Come ti sembra la
citt? Ci sono molti danni?.
Questa volta la voce di Razer risuon pi chiaramente. Non vedo
fumo n devastazione, ma il sole sta calando e noi siamo ancora un po
troppo lontani per la mia povera vista di vecchio! Ancora qualche
minuto, poi potr dirtelo per certo!
Sarebbe stato un miracolo se il drago di Chaos non avesse ancora
attaccato Aramus, ma Stoddard ci sperava. Attese quella che gli parve
un'eternit, prima che il drago esclamasse: Sembra intatta! Le torri, i
tetti e perfino le mura! Vedo navi che entrano in porto!.
Sia lode a Paladine! grid mentalmente Stoddard. A quanto pareva,
su questo Liam aveva avuto ragione. Malgrado l'apparente facilit con
cui la bestia di Chaos aveva decimato i cavalieri, evidentemente si era
affaticata parecchio e aveva bisogno di tempo per recuperare.
Naturalmente, restava sempre l'incognita di dove potesse trovarsi il
mostro in quel preciso istante.
Razer volse il capo verso il comandante. Atterriamo alle porte della
citt?
Dato che non c'era segno del drago di Chaos, Stoddard ritenne fosse
meglio farlo senza indugio. Per lo meno avrebbero potuto mettere in
guardia gli abitanti su quello che stava per accadere. Forse i cittadini di
Aramus avrebbero potuto intraprendere un'evacuazione; certamente
avrebbero rischiato di pi a restare, piuttosto che a fuggire. Sarebbero
sempre potuti ritornare... ammesso che il cavaliere e il drago suo
compagno riuscissero in qualche modo a riportare la vittoria.
S, procedi all'atterraggio!
Razer distolse lo sguardo e inizi la discesa. Stoddard si ritrov a
sospirare di sollievo; dichiaratamente preferiva prendere pi tempo
possibile, prima di affrontare il drago di Chaos. Forse il suo udito non
sarebbe pi stato lo stesso, ma le altre ferite avevano bisogno di tempo
per guarire.
Anche Razer aveva bisogno di riposo. In sella al drago il cavaliere
sentiva lo sforzo con cui il suo enorme compagno effettuava ogni
respiro frammentario. La vetusta creatura si era spinta al limite, per
raggiungere cos in fretta la citt.
Malgrado ci fosse ancora un po di luce solare, in un quarto dei cieli
erano gi visibili le stelle. Il cavaliere ricord che era giorno, quando il
drago di Chaos aveva attaccato le forze solamniche. Quel fatto non
escludeva necessariamente un assalto notturno da parte del nemico, ma
aumentava le speranze di aver tempo per lo meno fino al mattino.
Attaccati meglio che puoi, umano! Ho soltanto tre arti buoni su cui
atterrare, perci non posso promettere la perfezione!
Stoddard fece come richiesto, preparandosi. Per la prima volta
ricord di non aver mangiato per tutto il giorno, cosa che ora risult un
vantaggio; l'atterraggio di Razer non si preannunciava certo dolce, e il
pensiero dello stomaco pieno...
Improvvisamente il terreno inizi a incresparsi e a scuotersi.
Il drago di bronzo si alz appena in tempo per evitare di essere
inghiottito dalla terra in movimento. Stoddard riusc a stento a evitare
di cadere gi, mentre Razer virava lateralmente e ritornava a librarsi
nell'aria. Il cavaliere vide sgretolarsi la sezione di mura cittadine pi
vicina a loro, ma in quel momento non poteva pi preoccuparsi di
Aramus.
Dov'? Dov'? Il gigante di bronzo si raddrizz, scrutando in giro
con lo sguardo nell'oscurit crescente. Non lo vedo da nessuna parte!
Scrollando il capo, il cavaliere non riusc pi a vedere le stelle. Alla
tua sinistra! grid all'improvviso. In alto alla tua sinistra.
Il drago di Chaos non cerc pi di nascondersi; una parte del cielo
inizi a incresparsi e a vorticare, prendendo forma in un turbinante
campo cosmico che somigliava vagamente a un drago. I suoi occhi
scintillanti e senz'anima si concentrarono sui nemici, che si
prepararono a un assalto frontale.
Tienti pronto! Sia Stoddard che Razer trovarono nuova
determinazione nella scarica di adrenalina che li invest. Il drago di
bronzo si spinse avanti, raccorciando rapidamente la distanza che lo
separava dall'avversario; ogni traccia di stanchezza era svanita.
Il comandante prepar la lancia; sarebbe bastato un buon colpo.
Il drago di Chaos apr le enormi fauci, ma invece di emettere il
rombo assordante, parl.
Morirete.
Detto questo si scaravent contro Razer, che cerc di cimentarsi con
lui; malgrado le sue dimensioni immense, tuttavia, il gigante di bronzo
sembrava insignificante accanto al drago di Chaos. Stoddard cerc di
raddrizzare la lancia, ma era impossibile trovare il bersaglio nella
realt distorta creata dal mostro.
Il cavaliere si rese conto che ormai erano spacciati. Erano
praticamente gi morti e tutti coloro che si trovavano a terra avrebbero
seguito il loro destino. Malgrado i migliori sforzi del cavaliere e del
drago, la creatura li aveva vinti con facilit. Il mostro si era appostato
in attesa, tendendo loro una trappola classica, e loro due ci erano caduti
dentro come se niente fosse.
Il drago di Chaos cerc di affondare le zanne nella gola di Razer, ma
l'astuto veterano di bronzo lo schiv tenendo bassa la testa. Purtroppo
non riusc a proteggere anche le ali che, nella lotta, furono lacerate dal
mostruoso avversario. Razer aveva sempre pi difficolt a tenersi in
volo e Stoddard era impossibilitato a trovare la posizione giusta per
scagliare la lancia.
Sto... perdendo la capacit... di volare, ans il drago. Mi dispiace,
Lord Stoddard... mi dispiace.
Il comandante non pot fare altro che cercare di restare in sella.
Ruggendo trionfante, il drago di Chaos lasci la presa su Razer che,
pur cercando di colpirlo, non riusc neppure in quel tentativo. Drago e
cavaliere piombarono gi.
Onore al merito, Razer fece del suo meglio per attutire la caduta di
entrambi e utilizz ci che rimaneva della sua capacit di volare per
rallentare il volo in picchiata. Malgrado questo, all'impatto con il
terreno il cavaliere fu disarcionato e proiettato lontano.
Stoddard atterr sul fianco e il dolore delle precedenti ferite fu
centuplicato, mentre rimbalzava e rotolava sul terreno. Alla fine si
ferm, in preda a una sofferenza talmente intensa che anche il solo
respirare gli provocava fitte terribili. Giacendo supino, il veterano fiss
lo sguardo in alto nel cielo da cui era caduto, senza vedere nulla. C'era
soltanto tormento.
Con sollievo, perse i sensi.
Quando si svegli, evidentemente appena pochi secondi pi tardi,
scopr il corpo di Razer immobile e si rese conto che da parte sua non
era neppure in grado di alzarsi a sedere. Il vecchio drago era
chiaramente morto, si era spezzato il collo nell'impatto, sacrificandosi
per salvare il cavaliere umano. Stoddard desider quasi piombare
nell'oblio, ma poi vide la vasta forma della bestia di Chaos guizzare in
alto, lass. Una parte del suo cervello si chiese perch, malgrado la
bestia si trovasse a distanza cos ravvicinata, il terreno intorno a lui
fosse stabile.
Una mano gli scivol delicatamente sotto la schiena e con l'aiuto del
nuovo arrivato il comandante riusc a mettersi a sedere. Rimase
sbalordito nello scoprire di non aver riportato fratture; ormai era la
seconda volta che sopravviveva al disastro. Il cavaliere non sapeva se
rendere grazie per la sua incredibile fortuna, oppure maledire il fatto di
aver ormai subito per due volte una totale sconfitta.
Mi dispiace, Lord Stoddard; ci ho messo pi tempo di quanto
pensassi. Immagino che la trappola fosse volta a colpire me; penso che
sappia che lo sto inseguendo.
LLiam? Di nuovo? Non era possibile. Il ragazzo si sarebbe dovuto
trovare molto indietro, con Ferrin e Crandel, non poteva aver percorso
tanta strada in cos breve tempo. Il condottiero era convinto che nessun
cavallo potesse essere cos veloce.
Sissignore. Ecco, bevete questo. Una mano gli pass intorno e gli
accost alle labbra una piccola ghirba.
Stoddard inizi a bere, poi si accorse che la mano era ricoperta da un
guanto di ferro molto simile al suo, decorato con il segno della corona;
era arrugginito e ammaccato. Il veterano dimentic le ferite e la sete.
Liam, come hai fatto...
Non c' tempo, signore. La mano lo lasci e una figura gli pass
intorno portandosi davanti a lui; ogni movimento del giovane era
accompagnato da un clangore metallico.
Il comandante aveva dinnanzi il ragazzo, che aveva indossato
l'attrezzatura completa, bench un po logora, di un Cavaliere della
Corona, lo stesso ordine a cui era appartenuto il suo presunto padre,
Huma della Lancia. La visiera dell'antico elmo era sollevata e rivelava
i lineamenti pallidi del giovane volonteroso.
Guardandolo, Stoddard ebbe quasi voglia di piangere. Quello
sciocco novellino era talmente preso dalla propria ossessione, da non
riuscire a capire che flirtava con la morte. L'armatura sarebbe riuscita
soltanto ad attirare l'attenzione della bestia di Chaos, e certamente non
l'avrebbe protetto dall'assalto.
Il drago di Chaos scelse quel momento per passare di nuovo sopra di
loro; girava in circolo sempre pi vicino alla citt portuale,
preparandosi palesemente alla sua orgia omicida. Intorno alla bestia il
cielo rimbombava di tuono e balenava di un susseguirsi di lampi.
Devo fermarlo... Il Cavaliere della Rosa fece del proprio meglio
per alzarsi in piedi, bench le gambe rifiutassero di obbedirgli.
Liam disse qualche cosa, ma Stoddard ud soltanto suoni
inintelligibili, allora l'aspirante cavaliere si avvicin, piegandosi. Ho
detto che la vostra gamba destra sanguina profusamente, mio signore.
Non ve ne siete accorto?
Non sentiva nulla; l'intera gamba era intorpidita.
Non dovreste muovervi. Il giovane si ritrasse. Pensavo di riuscire
ad arrivare qui prima di voi... ma ho fallito di nuovo. Rivolse uno
sguardo verso l'alto. Questa volta non fallir, lo giuro su mio padre,
Lord Stoddard.
Era troppo, il comandante ne aveva abbastanza delle fissazioni del
giovane. Tu non sei il figlio di Huma della Lancia, ragazzo! Lui
visse... secoli fa! Se cercherai di affrontare quella creatura otterrai
l'unico risultato di venire ucciso!
Liam continuava a osservare il mostro. Mio padre era un cavaliere,
ha dedicato la vita all'onore, a proteggere gli altri. Est Sularus oth
Mithas. Ho sempre voluto emularlo, era destino che seguissi i suoi
passi.
Ascoltami, ragazzo! Tu...
Liam si irrigid, sbarrando gli occhi alla vista di qualche cosa al di l
del raggio visivo del veterano. Ho atteso troppo a lungo, si sta
dirigendo verso Aramus. Questa la mia ultima opportunit.
Il ragazzo si mosse verso la forma immobile di Razer; Stoddard si
protese, afferrandolo per la caviglia. Non c' nulla che tu possa fare
da solo! Aiutami a montare sul tuo cavallo! Insieme potremo
raggiungere Aramus e riuscire per lo meno a guidare verso la salvezza
alcuni degli abitanti!
No, devo salvare la citt. Devo salvare tutti.
Malgrado i suoi sforzi, il comandante non riusc a mantenere la
presa; Liam si liber con uno strattone e si allontan in fretta. Il
Cavaliere della Rosa si trascin intorno, cercando di tenere d'occhio
quel giovane intrepido ma folle.
Liam recuper l'antica lancia dal punto dov'era caduta, sollevandola
con sorprendente facilit; fischi e il suo cavallo miracoloso si pales,
giungendo al trotto. Malgrado le dimensioni dell'arma, il novellino la
fiss al suo posto con rapidit e sicurezza, poi mont sull'enorme
destriero Con un ultimo sguardo pieno di rammarico a Stoddard, si
allontan a cavallo.
Per Paladine! No! Attingendo a forze che non sapeva neppure di
possedere ancora, il cavaliere riusc ad alzarsi in piedi e a effettuare
qualche passo barcollante dietro a Liam. Arriv soltanto fino a Razer,
poi croll a terra. La figura si allontan, resa minuscola dall'orrenda
forma che volava in circolo in alto, al di sopra della citt portuale
condannata. Si sarebbe potuto trattare del soggetto ideale per un
glorioso episodio di qualche eroico poema epico, ma il condottiero si
rendeva conto della futilit dell'intera faccenda. Non ci sarebbe stato
nulla di grandioso nella distruzione di Aramus, n nella morte del
giovane.
Forse la bestia non si accorger neppure di lui, pens Stoddard.
Il cavaliere non aveva neppure terminato di formulare quel pensiero,
tuttavia, che il drago di Chaos, quasi l'avesse udito, all'improvviso si
volse di scatto e allontanandosi da Aramus and dritto verso Liam di
Eldor.
Qualunque fosse la verit sulla discendenza del giovane, qualche
cosa in lui aveva effettivamente attirato l'attenzione del drago di
Chaos, che ora gli si precipitava contro come un lupo famelico verso
un agnello sacrificale. La bestia irradiava bramosia. La distruzione di
Aramus era stata relegata a una questione remota, rispetto
all'annientamento di questo sciocco mortale che si credeva un
cavaliere.
Stoddard sapeva esattamente che cosa sarebbe accaduto a quel
punto, bench pregasse di sbagliarsi. Il colosso si tuff verso Liam, che
sollev la lancia pi in alto che pot mentre spronava il coraggioso
destriero ad avanzare. La bestia di Chaos rugg... e di colpo il
paesaggio circostante la minuscola figura a cavallo inizi a muoversi e
a deformarsi. Colline affondarono, se ne formarono di nuove. Il
fulmine colp con furia rinnovata e un vento potente minacci di
divellere gli alberi dal terreno.
Corri, Liam, sussurr il cavaliere. Per lo meno cerca di farlo!
Potrebbe distrarsi... perdere interesse.
Tuttavia il ragazzo non si spost e prosegu sulla rotta di collisione;
la lancia rovinata dal tempo sembrava un'arma pietosamente piccola
contro un leviatano cos enorme e terribile.
Il terreno si sollev all'improvviso davanti a loro, proiettando
all'indietro cavaliere e animale. Il cavallo si volse di scatto su se stesso
mentre volava in aria, e la sua morte fu una certezza ancor prima che si
fracassasse al suolo. Liam fu proiettato ancora pi in alto, quasi fosse
destinato a incontrare il drago in volo.
Alzandosi faticosamente in piedi, Stoddard riusc a fare una decina
di passi prima di essere nuovamente sopraffatto dalla spossatezza; la
testa gli girava vorticosamente e fu quasi sul punto di perdere i sensi.
Purtroppo pot fare ben poco, se non osservare con orrore mentre il
ragazzo ruzzolava a terra.
Cadde un fulmine che oscur per un attimo il trapasso di Liam di
Eldor. Il drago di Chaos vol sopra di loro e le sue enormi fauci
scatenarono l'ennesimo ruggito di trionfo.
Lacrime di frustrazione rigarono le guance dell'anziano cavaliere.
Quel giovane poteva anche essere stato pazzo, ma il suo coraggio
avrebbe reso fiero qualsiasi guerriero. Era una delle tragedie della
guerra che il valore della gente comune finisse molto spesso per essere
obliato.
Il drago di Chaos si prepar a tornare indietro, sempre seguendo il
suo andamento circolare, palesemente deciso a distruggere Aramus. Il
pensiero di quel massacro imminente e totale nause Stoddard ancor
pi della morte tristemente inevitabile del giovane.
La mente del condottiero era colma di domande. Paladine! So che
combatti la tua battaglia altrove, ma parte del tuo divino potere non
pu essere usata per salvare la citt? Non c' nulla che si possa fare?
Ci fu un nuovo schianto di fulmine, che illumin il paesaggio
devastato laddove un'anima coraggiosa aveva ritardato di qualche
minuto l'inevitabile tragedia.
Il cavaliere sbatt le palpebre.
In quel punto si ergeva una figura spossata, che cercava a fatica di
sollevare la lancia. Cadde un'altra saetta che parve lasciare un bagliore
intorno all'uomo e all'arma. Per qualche ragione a Stoddard parve che
ora la lancia apparisse pi lunga e pi micidiale di prima.
Il drago di Chaos era concentrato sul banchetto di anime che
l'attendeva eppure, non si sa come, capit che si voltasse a guardare... e
all'improvviso la sua furia si rinnov. L'enorme bestia rugg e si volse,
virando verso l'insetto che non aveva avuto la buona creanza di morire.
Il campo cosmico che costituiva il corpo del mostro vortic con
un'intensit che ne rispecchiava la rabbia.
Lo spettacolo spaventoso rivolt lo stomaco di Stoddard. Quante
volte avrebbe dovuto assistere alla morte del ragazzo?
Liam appoggi in terra l'estremit posteriore della lancia, poi afferr
l'arma come se avesse intenzione di scagliarla contro il drago di Chaos.
Quel giovane era certamente folle, ma il comandante vide in lui
qualche cosa che sarebbe potuta essere degna del figlio di Huma della
Lancia.
Il drago di Chaos si tuff verso il ragazzo, con le fauci spalancate in
un urlo penetrante. Bench fosse parecchio lontano e malgrado la
parziale sordit che lo affliggeva, il cavaliere trasal a quel fragore. Il
fatto che Liam potesse mantenere la propria posizione contro un simile
assalto lo sbalordiva davvero.
Tuttavia il ragazzo non si mosse e il fulmine confer uno strano
scintillio sia alla sua armatura, sia alla lancia. Il leviatano continu
quell'urlo assordante, protendendo i lunghi artigli verso il giovane. Il
terreno divenne violentemente fluido.
Questa volta non sopravvivr, pens Stoddard. Paladine, veglia su di
lui.
Come se il grande dio avesse prestato ascolto alle parole dell'uomo,
in Liam si verific un mutamento improvviso; divenne pi luminoso
che mai, sembr crescere sempre pi sotto gli occhi del cavaliere.
Anche la sua forma mut; il corpo si fece pi lungo, pi affusolato... e
assunse un baluginio argenteo. Ali gli fuoriuscirono dalla schiena,
lacerando l'armatura come fosse di stoffa.
Ora era un lucente drago d'argento, grande quanto Razer, sollevato
sui posteriori e intento a scrutare il mostro alla carica. Stoddard riusc
quasi a dimenticare il proprio sbalordimento mentre ne ammirava la
splendida forza e il corpo scintillante, per certi versi umano, per altri
chiaramente di drago.
Sono il prodotto della loro unione, loro figlio.
La mente del comandante vacill, colma di storie in parte
dimenticate su Huma, racconti che includevano l'amore del guerriero
per un'elfa che, in realt, era la femmina di drago d'argento conosciuta
come Heart.
Non possibile, continuava a ripetersi Stoddard. Liam non pu
essere chi sostiene di essere.
Il mutamento avvenuto nella lancia era altrettanto notevole; non
sembrava pi antica, ma risultava liscia, scintillante e talmente
appuntita da poter perforare anche la pelle pi coriacea.
Una dragonlance. Anche senza il baluginio, il comandante l'avrebbe
riconosciuta per quello che era... per quello che Liam aveva affermato
che fosse.
Se Stoddard era rimasto stupefatto dalla trasformazione del giovane,
il drago di Chaos ne rimase analogamente stordito. Il colosso si arrest
praticamente a mezz'aria e tronc il terribile urlo, mentre cercava di
trovare un senso a ci che era accaduto alla sua preda precedentemente
insignificante.
Con zampe simili a mani, il drago d'argento sollev la lancia magica
e la scagli contro il nemico.
La dragonlance and a segno, penetrando nel petto del servitore di
Chaos mentre stava ancora cercando di recuperare il proprio slancio.
Dalla ferita fuoriusc un'esplosione di fuoco e lava che invest il drago
d'argento sottostante. Il mostro rugg in preda al tormento e mentre era
scosso dalla sofferenza, l'aria e il terreno circostanti tremarono a loro
volta. Ci fu un baluginio di lampo, si levarono venti violenti e la terra
fremette.
All'improvviso il drago d'argento si lasci cadere carponi,
chiaramente assalito da un terribile tormento, bench Stoddard non
riuscisse a capire che cosa gli fosse accaduto. Nel frattempo la bestia di
Chaos si riprese abbastanza da cercare di strappare via la lancia dal
proprio corpo. Quando se ne accorse, il leviatano d'argento si alz in
volo.
La luce dell'Ordine cozz contro la follia del Chaos mentre i due si
scontravano a poca distanza da terra. Il drago di Chaos rugg mentre la
massa dell'avversario gli premeva pi profondamente nel petto la
lancia magica. Una nuova tempesta furibonda esplose dal torace del
mostro, una violenta eruzione che colse in pieno volto la creatura
d'argento.
Accecata, quest'ultima non riusc a schivare gli artigli che le
sfregiarono il capo e le lacerarono lateralmente il collo, proiettando
una pioggia di sangue sul terreno sottostante.
La ferita era grave, ma il drago d'argento non mitig l'assalto e
continu a sfruttare il proprio peso per premere la dragonlance ancor
pi in profondit. Il mostro di Chaos lev in alto il capo e, mentre
Stoddard osservava impotente, scaten un gran torrente di fuoco e di
pioggia nera che inond il suo avversario.
La forza dell'assalto scaravent all'indietro il drago d'argento che, in
fiamme, precipit a spirale verso terra, andando a cozzare con forza
contro il fianco di una collina. Il comandante preg che tornasse a
sollevarsi, ma la coraggiosa creatura rimase immobile.
Il drago di Chaos non ebbe certo l'opportunit di assaporare il
trionfo, perch fiamme e pioggia nera continuavano a esplodergli dal
petto. Cerc di rimanere in aria, ma il suo volo si fece folle e
azzardato. La lancia conficcata in profondit tormentava la bestia, che
ruggiva, mentre tuoni e fulmini sembravano riecheggiarne la
sofferenza.
A quel punto una saetta colp la lancia metallica e la bestia di Chaos
vacill; poi fu investita da un secondo fulmine, e da un terzo.
Quattro lampi frastagliati colsero contemporaneamente la
dragonlance, e il drago di Chaos esplose.
Seppure da quella distanza, la forza della conflagrazione che
distrusse il leviatano fu sufficiente a scaraventare vertiginosamente a
terra Lord Stoddard. Una pioggia di fuoco gli annebbi la vista; erano i
resti del mostro che cadevano al suolo.
Il comandante cadde a terra battendo la testa e l'elmo che indossava
non pot salvarlo dall'oblio.
Una luce brillante lo trascin lontano dall'oscurit confortante.
Stoddard apr gli occhi e vide quella che doveva essere una torcia che
illuminava il corpo devastato di Razer. Una mano gli tocc con cautela
la spalla, e qualcuno url: Questo sembra vivo!.
Varie figure si muovevano nel campo visivo del veterano; erano
almeno sei, due uomini piuttosto anziani e per il resto ragazzi non
ancora entrati nell'et adulta. Quello che sembrava il capo, un vecchio
sottile che con ogni probabilit in vita sua aveva trascorso pi giorni a
fare il pescatore piuttosto che il guerriero, fece il saluto a Stoddard, poi
disse qualche cosa che il cavaliere non riusc a capire.
Quando infine l'uomo cap che l'altro non riusciva a udirlo, alz la
voce. Ho chiesto se c'erano altri di voi qui nei paraggi.
Stoddard annu. L'altro... drago... il ragazzo.
L'anziano magro mormor qualche cosa a uno dei suoi compagni pi
giovani, che sussurr alcune parole di rimando. Frustrato
dall'incapacit di capirli, il cavaliere ferito cerc di alzarsi.
Il capo gli pos una mano sul braccio. State tranquillo; ho
dimenticato che a quanto pare non ci sentite molto bene. C' da
meravigliarsi che non siamo diventati tutti sordi dopo l'arrivo di quella
bestia. Il ragazzo ha detto che abbiamo trovato soltanto te e un altro
cavaliere, quello dell'Ordine della Corona. Abbiamo rinvenuto anche il
drago di bronzo, quello l, e il mostro cosmico, i cui brandelli sono
sparpagliati un po ovunque.
Il comandante scroll il capo, stordito. No. Non... Si ferm. E il
drago d'argento? Per favore... devo vedere l'altro cavaliere.
Se pensate di potervi muovere con sufficiente facilit... Il capo
della pattuglia fece schioccare le dita e due dei giovani aiutarono il
veterano ad alzarsi in piedi. A proposito, io sono il Sostituto
Comandante della Guardia Billus e in questo preciso momento la
modesta combriccola che vedete costituisce il grosso delle difese della
nostra citt. E voi siete...?
Lord Stoddard. Ma il cavaliere prestava scarsa attenzione al suo
soccorritore; era pi interessato alla forma immobile verso cui lo
stavano portando. Gli uomini provenienti da Aramus avevano adagiato
la figura su una slitta improvvisata agganciata a un cavallo; qualcuno
aveva coperto parzialmente il corpo con una coperta, ma il condottiero
riusc comunque a vedere i lineamenti del volto.
Liam. Liam in forma umana.
L'abbiamo trovato sul fianco di una collina, aveva la schiena
spezzata, cos come le braccia e una gamba. Deve aver fatto una brutta
caduta dalla sommit dell'altura; era gi morto quando siamo arrivati.
Liam si era trasformato in un drago, ma ora eccolo qui, sotto spoglie
umane, e indossava nuovamente l'antica armatura. Com'era possibile?
Il cavaliere continu a fissare la salma del giovane.
Mi dispiace per quello che accaduto al vostro amico, e anche al
drago di bronzo, comment Billus, cercando di alleviare l'angoscia di
Stoddard. Tutti noi abbiamo visto l'inizio della battaglia e come il
drago di bronzo e il suo cavaliere abbiano cercato di fare del proprio
meglio. Quando loro due sono caduti gi dal cielo eravamo sicuri che
ormai toccasse a noi. In seguito siamo riusciti a capire a malapena
quanto accaduto. Il drago di bronzo, che creatura coraggiosa!
Continuava a ritornare. Li onoreremo entrambi per i loro sforzi. Il
sostituto comandante sospir. Tuttavia non riesco a crederci! Tutto
sembrava perduto e poi alla fine stata la stessa tempesta a salvarci. Il
fulmine! Riuscite a crederci? Il fulmine sceso dal cielo colpendo
ripetutamente il mostro! Dev'essersi proprio trattato della mano di
Paladine!
Alla fine il cavaliere strapp lo sguardo dal giovane, rendendosi
conto di ci che stava dicendo l'uomo. Non stato Paladine, ma il
ragazzo. Il vero eroe di questa battaglia Liam di Eldor, il figlio di
Huma della Lancia.
Intorno a lui i soldati di Aramus interruppero le proprie attivit.
Billus sbatt le palpebre. Devo essere un po sordo, dopo tutto. Che
cos'avete detto? Guard il corpo. Chi avete detto che era costui?
Prima di rendersi conto di ci che stava facendo, il guerriero rispose
di getto: Liam di Eldor, il figlio di Huma e della femmina di drago
d'argento.... La storia gli sembrava semplice, ora che ci credeva. Il
ragazzo aveva detto la verit; come spiegare altrimenti tutto ci a cui
aveva assistito? In quale altro modo si sarebbe potuto sconfiggere il
drago di Chaos?
A onor del merito i soccorritori lo ascoltarono, ma era chiaro che non
gli credevano, anche se, in quanto Cavaliere di Solamnia, la sua parola
si sarebbe dovuta accettare come verit. Lesse il dubbio sui loro volti
quando la storia culmin con il tiro della lancia, la lotta tra titani e il
fulmine attirato sulla dragonlance anche dopo che la bestia aveva
ucciso il coraggioso drago d'argento. Lo ascoltarono, ma senza credere
a una parola.
Il figlio di Huma? Billus socchiuse gli occhi guardando il corpo,
poi studi i suoi compagni. Chi si preso carico della lancia che
abbiamo recuperato?
Si fece avanti un giovane con la corporatura di un fabbro.
quaggi, signore.
Con il comandante in testa, il gruppo lo raggiunse ed esamin l'arma.
Il tono di Billus si fece ancora pi scettico. Una dragonlance.
robusta, ve lo concedo, ma sembra parecchio arrugginita per essere una
delle armi benedette di Paladine.
Stoddard non lo neg; la lancia era proprio come quando l'aveva
vista per la prima volta, un povero vestigio che sembrava rimasto
esposto agli elementi davvero per troppo tempo. Non c'erano neppure
segni di bruciatura laddove era stata ripetutamente colpita dal fulmine.
Inizi a chiedersi se non avesse immaginato l'intero episodio; forse
aveva sognato quegli strani eventi. Forse...
Il comandante li condusse via. Ebbene, figlio di Huma o meno,
chiaro che si trattava di un ragazzo coraggioso che ha dato la vita per
noi montando il drago di bronzo in battaglia. Onoreremo
opportunamente la sua memoria, credetemi. Nel frattempo, penso che
sia necessario portarvi al pi presto da un guaritore.
Era inutile cercare di convincerli; non avrebbero mai creduto. Ferrin
e Crandel avrebbero potuto dargli retta, ma probabilmente anche loro
avrebbero ipotizzato che il comandante avesse semplicemente
immaginato l'intero dramma, mentre gli vorticava il capo per le ferite
riportate. Lo stesso Stoddard non poteva fare a meno di interrogarsi...
ma no, non poteva aver immaginato tutto!
Probabilmente domani ci saranno una commemorazione e un
funerale solenne per il vostro amico, aggiunse Billus mentre le
guardie aiutavano il cavaliere ferito a montare su uno dei cavalli.
Faremo qualche cosa anche per il drago di bronzo.
Gli abitanti di Aramus pensavano che fosse stato Liam e non
Stoddard a montare il drago in battaglia, e questo sarebbe dovuto
bastare. Il ragazzo avrebbe per lo meno ricevuto l'onore che gli era
dovuto come membro dell'Ordine Solamnico. Fosse o meno il figlio di
Huma, sarebbe stato ricordato per il suo valore, per l'onore dimostrato
in un momento critico; l'avrebbero commemorato per il suo sacrificio
supremo.
Est Sularus oth Mithas, sussurr il Cavaliere della Rosa, mentre
una delle guardie tirava la coperta sul volto del giovane guerriero.
Molte, molte altre anime coraggiose, umane o di altre razze, sarebbero
state sacrificate nel corso della Guerra del Chaos, ma per il momento
questa citt avrebbe celebrato un paladino davvero straordinario.
Liam di Eldor, Cavaliere della Corona... e, ormai Stoddard non
nutriva pi dubbi al riguardo, figlio di Huma.


Una questione personale
di Kevin T. Stein


Voglio il ladro morto e la restituzione della cintura, aveva detto
Malefiche. Ma la morte di quel delinquente pi importante;
ricordalo Borac, devi ucciderlo. Dopo che l'avrai fatto non avr pi
bisogno di te per un po di tempo.
Appiattito contro le tenebre di un oscuro marciapiede, Borac sbirci
dietro l'angolo nella stretta strada affollata, mentre le parole del
mandante gli indugiavano nella mente. Malefiche era un religioso di
rango elevato tra le fila degli eletti di Takhisis e, in quanto drago nero,
Borac aveva l'obbligo di seguirne gli ordini. Tuttavia, qualche cosa nel
modo in cui il chierico aveva parlato, qualche cosa nella sua insistenza
affinch il ladro fosse ucciso spingevano il sicario alla cautela.
Malefiche era potente e acuto, ma non pi intelligente di un drago, non
pi perspicace dello stesso Borac.
Tutto sommato non ci si poteva fidare degli umani e lui avrebbe
soltanto voluto intuire quale fosse l'obiettivo pi remoto del chierico.
C'erano voci di una micidiale guardia segreta, da cui nessuno era al
sicuro, neppure gli stessi draghi della Regina delle Tenebre. E alcuni
dei suoi simili erano spariti... La risposta sarebbe arrivata a tempo
debito.
In questa parte della citt ferveva l'attivit. Era quell'ora della notte
in cui la brava gente andava a dormire e gli spiriti avventurosi erano
pronti per un po di divertimento, o quello che consideravano tale.
L'unica cosa che Borac aveva in comune con gli umani era la passione
per il gioco d'azzardo.
I due uomini che lo accompagnavano aspettavano suoi ordini nel
vicolo sul retro; si trattava di uomini veri, non di draghi in forma
umana come lui. Borac sfior con le dita l'amuleto che portava al collo
e che gli garantiva un corpo umano pi forte e dall'aspetto migliore del
loro. Lui era alto, scuro e s, anche attraente, fatta eccezione per
l'occhio sinistro lattiginoso, spento. I due tirapiedi non sapevano di
essere alle dipendenze di un drago, e Borac avrebbe rivelato loro quel
fatto, unicamente se si fossero verificate circostanze infauste.
La citt trasudava l'odore degli umani, la puzza della loro paura e
della noia che provavano. Il terrore era una delle molte debolezze
umane che Borac disprezzava. Sperava che i due uomini al suo seguito
imitassero il suo esempio di forza e determinazione, come amava
definirla.
Non gli importava nulla di quei due, non voleva conoscerne neppure
i nomi; li chiamava Grigio e Nero. Grigio era di altezza media, magro,
con belle mani veloci ed era abile con il coltello. Nero era pi forte
dell'altro, aveva le spalle pi larghe, con braccia nerborute. Entrambi
avevano capelli scuri e corti, occhi castani e lo stesso tipo di indumenti
trasandati. C'era ben poco che li distinguesse da chiunque altro in
questa citt di confine. Potevano essere mercenari, soldati, o viandanti.
Potevano essere chiunque. E in quanto... scagnozzi di Borac, o meglio
suoi sottoposti, se una persona del luogo li avesse visti brandire un
pugnale insanguinato nell'adempimento delle loro funzioni, non
sarebbe poi stata in grado di individuarli tra la folla. Non erano altro
che due volti anonimi come tanti e, in effetti, erano vestiti allo stesso
modo di Borac.
Grigio e Nero erano... l'appoggio del drago, che disdegnava di
considerarli guardie del corpo. Essendo due soldati d'esperienza,
sapevano cavarsela agevolmente in combattimento e se necessario lui
avrebbe potuto sacrificarli facilmente per salvarsi. Le armi che
portavano, prese dal suo arsenale personale, erano incantate; preziose,
ma non troppo, e non particolarmente utili a un drago, cos che Borac
avrebbe sacrificato di buon grado anche queste.
La creatura continu ad accarezzare l'amuleto, osservando con
attenzione la porta di una particolare taverna. I draghi neri non
potevano mutare forma a piacimento, come erano invece in grado di
fare altri membri della sua specie. L'amuleto era stato un dono da parte
di Malefiche, all'epoca in cui i due avevano forgiato la loro prima
alleanza. I draghi neri erano noti per la loro indipendenza, perci si
trattava di un'intesa di convenienza. Malefiche aveva comprato i
servigi di Borac con l'amuleto, che il drago bramava da molto tempo.
Questo gli permetteva di assumere l'aspetto di un uomo, ma purtroppo
recava con s una maledizione; se fosse stato ferito mortalmente
quando era sotto spoglie umane, non avrebbe potuto riacquistare
l'aspetto di un drago, che poteva essere l'unico sistema per salvarsi.
Borac detestava l'idea di morire in forma umana.
La taverna che Borac teneva sotto osservazione non recava nessun
nome sull'insegna, soltanto l'immagine male intagliata di un cinghiale
infilzato da una lancia spezzata. Il suo obiettivo, il ladro, alloggiava
nella sala al primo piano della locanda. Borac non conosceva il nome
dell'uomo, ma era in grado di distinguerlo con facilit grazie alla
corporatura tarchiata, ai fiammeggianti capelli rossi e alla cintura che
recava su qualsiasi armatura decidesse di indossare. Questa fascia di
cuoio bulinato dall'aria comune, in realt era magica.
Borac sibil, sospirando. Avrebbe ucciso questo ladruncolo senza
nome e portato a termine senza fallo la missione; riusciva sempre in
ci che si prefissava, ma era tutto un tale spreco. Detestava Malefiche
perch era disposto a barattare la vita di un drago contro quella di un
umano per realizzare qualsiasi altra cosa avesse in mente. Il drago
odiava tutti gli uomini per il loro comportamento gretto, ambizioso e
limitato.
Tuttavia l'odio non influiva minimamente sulla missione. Non
detestava questo ladro, n nessun altro avesse ucciso per la Regina
delle Tenebre. L'odio non era... professionale, per dirla come gli
umani. Borac ben sapeva che era una follia uccidere spinti da un
coinvolgimento personale. Nel momento in cui un assassino colpiva
mosso dalla rabbia, dalla vendetta o dal piacere, era morto. C'era un
cimitero pieno di umani che avevano ascoltato gli insegnamenti di
Borac, li avevano ignorati ed erano andati all'altro mondo. Il drago
rivolse un'occhiata a Grigio e Nero, in paziente attesa. Loro sarebbero
stati i prossimi; era inevitabile, erano umani. Torn a fissare lo sguardo
sulla strada.
Abbiamo perduto la vittima? chiese sommessamente Grigio.
No, replic il drago, di colpo infastidito. Non c'era bisogno di fare
quella domanda, se non per impazienza tipicamente umana. Perch lo
chiedi?
Ud l'uomo scrollare le spalle; la risposta fu inespressiva.
Aspettiamo gi da un po'.
Borac concentr la propria attenzione sulle persone che entravano
nella taverna. Considerava importante ricordare i volti di coloro che
avevano esperienza bellica e che odoravano di magia, perch si
sarebbero potuti rivelare pericolosi, un intralcio ai suoi piani. Non c'era
ancora segno dell'uomo con la cintura. Non mutato nulla.
Malefiche l'aveva avvertito che il ladro non sarebbe stato facile da
uccidere; la cintura magica conferiva a chi la indossava la forza di un
gigante. A sentire il chierico la restituzione della fascia di cuoio
costituiva l'obiettivo secondario, mentre la morte del furfante era di
primaria importanza. In caso contrario il religioso delle tenebre si
sarebbe limitato a ingaggiare un altro malvivente per portare a termine
l'incarico. Il fatto che il ladro fosse protetto dalla magia imponeva
l'utilizzo di Borac, con la sua forza straordinaria, per la realizzazione
dell'opera. Lui pens a possibili utilizzi di Grigio e Nero per salvarsi,
nel caso se ne fosse presentata la necessit. Al momento, la loro perdita
non sarebbe stata sentita in modo significativo, specialmente dopo
quell'ultima domanda oziosa.
I due sicari si spostavano da un piede all'altro; Borac sentiva il loro
sguardo puntato sulle proprie spalle, le incidentali parole d'impazienza
che si scambiavano.
Perch avete tanta fretta? chiese, memorizzando il volto di una
donna magra che probabilmente aveva origini elfe.
Nessuno dei due reag e il drago si volse ad affrontarli, fiutando il
motivo di quel nervosismo, che indugiava sui loro corpi come un velo
di caligine. Avete paura.
Nero si accigli, inalberandosi, e Grigio fece un mezzo passo
indietro.
Borac agit una mano in un gesto sdegnoso. Conosco il passato di
entrambi nell'esercito della Regina delle Tenebre; vi siete distinti
parecchio. Fiss intensamente negli occhi prima Nero e poi Grigio.
Se non foste spaventati, dovrei essere io stesso a uccidervi; un uomo
che non ha paura alla sua prima missione un pazzo o un idiota. Il
drago torn a volgersi verso la strada. E io non ho tempo per nessuna
delle due cose.
I due ripresero il proprio posto nell'ombra, senza pi strisciare i piedi
in terra. Borac era persuaso che le sue parole li avrebbero fatti restare
zitti e immobili, almeno per un po'; da questo punto di vista gli esseri
umani erano come cani.
Ma dopo aver aspettato altri trenta minuti, anche il drago inizi ad
averne abbastanza. Non c' segno della nostra vittima ed trascorsa
da un pezzo l'ora in cui si sarebbe dovuto fare vivo; entrate nella
taverna e guardate se si trova l dentro.
Grigio e Nero annuirono, avevano capito; Borac fu lieto che non
avessero effettuato il saluto. Aveva detto loro di confermare
l'accettazione degli ordini con discrezione per essere sicuri che, se
fossero stati visti da qualcuno del luogo, nessuno avrebbe potuto
collegare la loro persona ai soldati che si erano frammentati in vari
gruppi nel corso dei molti anni successivi alla Guerra delle Lance.
I due uscirono in strada con andatura studiata per simulare
disinvoltura, mentre in realt esaminavano con attenzione ogni finestra
e vicolo. Con il suo udito superiore, Borac ud gli uomini sussurrare tra
loro, accennando a cose di cui non avrebbero dovuto parlare. Pi tardi
li avrebbe rimproverati, avrebbe sottolineato la necessit di uniformarsi
all'ambiente, e questo non includeva parlare di una missione.
Avrebbero impiegato vari giorni a riprendersi dal suo insegnamento.
Quando Grigio e Nero furono a met strada, l'individuo che
cercavano usc dalla taverna; Borac non lo riconobbe, malgrado avesse
pensato a questa possibilit. Chiunque fosse in grado di rubare qualche
cosa a un religioso di Takhisis, con ogni probabilit doveva essere un
elemento interno, con collegamenti al Tempio; un luogotenente, o
magari un assistente.
Il ladro rivolse uno sguardo in entrambe le direzioni prima di lasciare
la sicurezza della taverna. Un simile comportamento non era insolito;
spesso la prudenza era di fondamentale importanza, specialmente in
una citt di confine. L'uomo non parve accorgersi di Grigio e di Nero.
Individuata la vittima, il drago fece una pausa, appoggiandosi alla
parete esterna di un edificio vicino. Facendo schioccare le nocche
rigide lasci il favore delle tenebre e pass rapidamente accanto ai suoi
uomini, bench sul lato opposto della strada. Il ladro dai capelli rossi si
stava portando nella parte pi turbolenta della citt. Con un gesto del
capo Borac fece cenno a Grigio e a Nero di seguirlo; i due gli si misero
alle costole, tenendosi indietro di qualche passo. Il drago prese in
considerazione l'idea di lanciare un incantesimo per confermare la
magia della cintura indossata dall'uomo, ma decise di non farlo; nelle
vicinanze ci sarebbe potuto essere un mago in grado di percepire
l'azione della magia, e quello avrebbe potuto pregiudicare l'esito della
missione.
Borac si meravigli della stupidit del ladro. Come poteva ignorare
di essere condannato? C'era anche la possibilit che l'intera faccenda
fosse un imbroglio, una manovra... una trappola?
Il drago accenn un mezzo sorriso pieno d'amarezza; si era fatto
molti nemici nel corso degli anni di servizio. L'esercito della Regina
delle Tenebre, costituito per lo pi di umani volubili e sleali, pullulava
di meschine rivalit e conflitti.
C'erano voci secondo cui si sarebbe formato un nuovo esercito, un
esercito di cavalieri votati alla Sua Tenebrosa Maest; si parlava di
onore, di lealt, di altruismo, ma lui non ci credeva.
Neppure i chierici delle tenebre erano al di sopra di ogni sospetto,
per quanto riguardava possibili macchinazioni; lo stesso Malefiche si
era recentemente schierato con certi nobili del nord, personaggi a cui in
passato Borac aveva assassinato la famiglia. Quando si forgiavano
alleanze, venivano spesso concordati sacrifici, e a quel punto il drago
sospett di essere la pedina in attesa di essere sacrificata per garantire
questa nuova intesa. Era il sicario, ma la missione si sarebbe potuta
rivelare un attentato alla sua stessa esistenza.
Il drago digrign i denti aguzzi in quel mezzo sorriso; se il chierico
lo aveva ingannato, mentendo riguardo alla natura dell'incarico, lui si
sarebbe vendicato, ma prima di poterlo sapere per certo doveva
giungere alla fine del mandato.
Non avrebbe consentito l'interferenza di nulla di personale.
A quanto pareva il ladro continuava a camminare senza fare nulla di
straordinario. Non c'erano segni di sicari nascosti nei vicoli, nulla
lasciava intendere che la vittima sapesse di essere pedinata. Grigio e
Nero seguivano Borac in silenzio, bench avessero la respirazione
accelerata. Nervosismo, eccitazione; il drago si accigli, infastidito.
L'uomo giunse a un incrocio e si ferm, guardando a destra. Grigio e
Nero raggiunsero il loro capo, che si port sotto al portico in legno di
un negozio e si volse verso la finestra, come per guardare all'interno,
mentre in realt continuava a tenere d'occhio l'obiettivo. I due
sottoposti seguirono il suo esempio.
Due sconosciuti raggiunsero l'individuo dai capelli rossi e lo
salutarono con una stretta di mano. Borac vide che a entrambi veniva
passata con fare furtivo una gemma nera grande come un palmo. Nel
caso di un drago rosso avrebbero ricevuto una pietra rossa; una nera
indicava un drago nero.
C' soltanto un drago da uccidere, quello che ha assassinato mio
fratello nel sonno, disse il ladro a voce bassa, ma non abbastanza da
sfuggire all'udito superiore di Borac. in citt, l'hanno mandato qui a
svolgere un incarico per Malefiche.
Come si chiama? chiese uno degli sconosciuti. Lo conosciamo?
Si chiama Borac. Il corpo dev'essere restituito al Tempio, come al
solito.
Il drago guard con attenzione i volti degli sconosciuti e li
riconobbe, li aveva visti molto tempo prima, appartenevano al seguito
di Malefiche. I suoi sospetti furono confermati; era vittima di un
tradimento. I due si misero in tasca le gemme; uno di loro si scost
involontariamente la giacca, a rivelare una lunga spada ricurva su cui
erano sbalzate in rilievo rune elaborate.
Borac rimase senza fiato, si sent soffocare e dovette afferrarsi al
davanzale per sorreggersi; conficc le unghie nel duro legno,
lasciandovi degli incavi. Perfino a questa distanza riusciva a sentire il
potere della spada incantata. Non seppe con certezza per quanto tempo
fosse rimasto l, prima di essere finalmente in grado di respirare, ma in
quel lasso di tempo sent che il sangue gli si raggelava, addensandosi.
Che cosa hai fatto, Malefiche? sussurr. Che cos'hai fatto?
N Grigio n Nero si erano mossi, non volevano farsi scoprire e
naturalmente non avevano idea di che cosa stesse succedendo, non
avendo udito le parole sussurrate.
Borac si pose una mano sull'occhio buono, concentr i propri
pensieri sulla missione, ma trov difficile focalizzarli. L'odore del ferro
misto a sangue, sangue di drago, gli aveva invaso le narici umane.
Quegli uomini recavano armi magiche, letali per i draghi, la cui
creazione veniva rivelata in un unico tomo antico, il Draconus Dictum.
Questa, che era un'opera clericale, insegnava a realizzare armi di magia
oscura volte a uccidere i draghi delle tenebre. E tali strumenti di morte
venivano forgiati utilizzando gli stessi organi vitali dei draghi!
Borac sapeva dell'esistenza del Draconus Dictum, bench non tutti i
suoi simili lo conoscessero; il volume rivelava al lettore molte cose
sulla loro specie. Aveva creduto che il libro fosse stato distrutto e non
aveva mai capito perch la Regina delle Tenebre avesse fornito agli
esseri umani una simile conoscenza. Ma ora era ovvio che Malefiche
aveva scoperto il tomo; Borac si chiese quale altro drago fosse stato
ucciso per primo per creare le armi letali, ma sapeva che il prossimo
sarebbe stato lui.
Dopo quest'incarico non avr bisogno di te per un po di tempo,
aveva detto Malefiche. Borac digrign i denti, pensando che le parole
del ladro dai capelli infuocati erano la conferma dei suoi sospetti.
Volevano sacrificarlo per una nuova alleanza, il suo corpo sarebbe
stato ridotto in polvere per forgiare la spada di un altro uccisore di
draghi.
Chi sono quei due? chiese piano Grigio.
La "guardia segreta". Assassini! rispose Borac. Vogliono me!
Vide la propria immagine riflessa nella finestra, l'occhio morto lo
fissava di rimando. Come predetto dai profeti del maledetto Paladine,
alla fine il male si autoalimentava. Ora i chierici della Regina delle
Tenebre addestravano, equipaggiavano e utilizzavano uomini per
uccidere i loro stessi alleati. Perch? Per garantire fedelt e sostegno
assoluto? Per tenere in riga gli elementi difficili come lui? Il drago
sbuff di disprezzo.
I cacciatori di draghi e il ladro erano ancora impegnati ad accordarsi;
l'individuo dai capelli rossi forniva la descrizione della vittima, proprio
come aveva fatto Borac in precedenza!
Portiamo a termine la missione? chiese Nero.
Il drago prese in considerazione la fuga, ma se l'avesse fatto i sicari
l'avrebbero seguito, braccato. L'odio gli sal alle labbra, caldo e acido.
Voleva ucciderli. Voleva eliminare Malefiche.
Ma la sua missione non prevedeva l'esecuzione di quegli uomini; per
quanto odiasse ammetterlo, era mentalmente impegnato sull'onore a
portare a termine l'incarico. Borac punt l'occhio buono sul suo
subalterno. Certo che no, idiota! sibil. Nero fece un passo indietro.
Il nostro compito terminer quando quell'uomo sar morto!
I suoi sicari annuirono, imbarazzati, e Borac fu convinto che non
avrebbero pi posto domande simili. Si schiar i pensieri. Non ho
detto a Malefiche che intendevo assumere dei collaboratori, perci non
vi cercheranno.
Con indifferenza Grigio si port la mano alla cintola, all'interno della
quale teneva un paio di coltelli da getto. Che cosa dobbiamo fare?
Borac rivolse un cenno del capo allindietro, verso i due individui
assunti dal ladro; conservava una calma esteriore, ma dentro di s
avvertiva una rara paura. Uccideteli. Uccideteli entrambi, e in fretta!
Portatemi le loro armi!
Se i suoi uomini avessero fallito, avrebbe dovuto affrontare i
cacciatori di draghi, ma sarebbero stati indeboliti, forse feriti. Prima
avrebbe portato a termine quest'incarico, pi in fretta si sarebbe potuto
occupare dei propri nemici e del Dinconus Dictum; nonch di
Malefiche.
Io mi occuper dell'obiettivo iniziale, disse Borac.
I tre rimasero l ancora per qualche attimo, poi si separarono. I
cacciatori di draghi si diressero verso un'altra parte della citt, seguiti
d'appresso da Grigio e Nero. Il ladro and per la propria strada,
pedinato dal drago.
L'uomo dai capelli rossi non recava armi letali per i draghi, e
seguirlo in silenzio era facile. A quanto pareva riteneva che i due sicari
che aveva assoldato sarebbero stati pi che sufficienti ad affrontare un
unico drago nero in forma umana; questo divert Borac.
Il ladro entr in un'altra taverna alla periferia della citt di confine; il
locale stava facendo buoni affari. Il drago si inser nel flusso d'umanit
e non fu certo lieto di scoprire che la sua statura si staccava nettamente
da quella del resto degli avventori. Era di gran lunga pi alto e forte di
chiunque altro all'interno della taverna; si distingueva tra la folla e
questo non era mai un bene per un assassino.
La locanda era ampia e ben illuminata, lanterne pendevano dalle
pareti e dalle travi di sostegno. Lungo la parete di fondo si stendeva un
unico bancone e la sala era disseminata di tavoli e sedie. Si giocava
parecchio d'azzardo e Borac si chiese se dopo aver portato a termine
l'incarico avrebbe avuto tempo di alleggerire i clienti del loro denaro.
Il drago si fece strada fino al bar, da dove vedeva con chiarezza il
ladro, i cui capelli rossi si stagliavano tra la folla in movimento, mentre
prendeva posto a uno dei tavoli dove si giocava a carte. Dai movimenti
rilassati dell'uomo era evidente che non si era ancora accorto di essere
seguito.
Forse non sapeva di venir usato come esca; aveva detto ai cacciatori
di draghi che Borac era qui per un incarico, ma non gli era stato
rivelato che la vittima era lui! La cosa era tipica dell'umorismo distorto
di Malefiche. Uno dei molti baristi indaffarati lanci un boccale
all'altezza del gomito del drago, che gli gett una moneta d'acciaio
senza voltarsi.
Borac vide che il ladro non era un giocatore d'azzardo
particolarmente in gamba, e sper di poter usare questa debolezza al
momento di colpire. Seppure dotato della forza magica di un gigante,
l'umano avrebbe potuto cercare di bluffare per uscire da una situazione
disperata; tuttavia, quest'individuo dai capelli rossi non sapeva fingere
con particolare abilit. Il sicario lo osserv giocare una mano dietro
l'altra, perdendo un po di denaro, vincendone altro e bevendosi quanto
guadagnato.
Un'ora pi tardi il ladro si alz da tavola, avendo ormai esaurito il
suo mucchio di monete. Borac socchiuse l'occhio buono quando lo
vide piegare un pezzo d'acciaio tra le dita e gettarlo a colui che
distribuiva le carte, che lo colse a mezz'aria con sguardo sbalordito. Il
drago si volse verso il bar, annuendo tra s; nessun essere umano
sarebbe stato normalmente in grado di piegare una moneta d'acciaio,
perci la magia della cintura doveva essere reale e lui avrebbe fatto
bene a dimostrarsi ancora pi cauto.
L'uomo dai capelli rossi sembrava ubriaco e si fece strada a spinte
verso le porte della taverna. Borac fece per seguirlo, poi pens che
fosse meglio evitare. Torn a volgersi, afferrando il pesante boccale, e
lo svuot in fretta; non voleva che il barista s'insospettisse. Una
persona che ordinava una birra ma non la beveva aveva in mente molto
pi di una serata fuori.
Il drago si fece strada con disinvoltura fino alle doppie porte della
taverna, ma un grassone salt su dalla sedia bloccandogli la strada.
Borac tent di portarsi oltre a forza di spinte, ma il corpulento
individuo prese a muoversi con fare ubriaco, ondeggiando da una parte
all'altra. Acido nero, odio di drago, sal in fondo alla gola di Borac, che
fiss intensamente negli occhi il pingue personaggio, il quale ans e
croll sulla sedia. Il drago guard verso l'uscita; il ladro dai capelli
rossi si era voltato udendo quel trambusto e ora, pallido in volto,
fissava direttamente il sicario.
Maledizione! Borac imprec sottovoce, si proiett verso la porta e
quando infine usc all'esterno vide il ladro svoltare un angolo di corsa e
gettarsi nelle strade buie.
Il drago saggi l'aria; non sentiva l'odore delle armi letali per la sua
specie e sper che i suoi uomini avessero sistemato gli assassini. Si
lasci guidare dall'esperienza e dalla preda.
Svolt un angolo e scorse il ladro che cercava di farsi strada a forza
attraverso una calca di festaioli; i lineamenti dell'uomo erano
adombrati dalla paura. Borac lo segu in fretta, spingendo da parte la
gente con facilit, senza pi curarsi di nascondersi; voleva concludere
questa missione.
Il malfattore dai capelli rossi trov un varco tra la folla e sfrecci
via, ma il sicario lo segu a breve distanza. Il ladro gir rapidamente un
angolo, poi ne svolt un altro, cercando di dileguarsi nelle parti pi
oscure della citt, ma il suo assassino correva pi veloce...
Si svegli, ritrovandosi a giacere in terra, e dal dolore alla mascella
si rese conto di essere caduto vittima di un'imboscata e di aver perso i
sensi in seguito a una botta. Un movimento attir il suo sguardo. Il
ladro alz il pugno per infliggergli un altro colpo ma Borac rotol di
lato. Il pugno dell'uomo sbriciol l'acciottolato della strada e il drago si
torse, alzandosi in piedi.
Non puoi farcela contro di me! ringhi l'individuo dai capelli
rossi. Non quando ho dalla mia parte la magia!
Borac non affront l'avversario corpo a corpo; la sua forma umana
non poteva competere con la forza di un gigante. Lasci che il ladro
caricasse, sfruttando lo slancio dell'antagonista a suo discapito e lo
scaravent di lato, facendogli perdere l'equilibrio. La testa dell'uomo
urt contro la parete di pietra di un edificio; cadde lungo disteso e
giacque immobile.
A quanto pare aveva la forza di un gigante, ma non la testa
altrettanto dura, osserv Borac. Esamin la cintura che l'uomo
portava in vita e cerc di trovare la fibbia; era difficile vedere
nell'oscurit, ma riusc a slacciarla e a sfilargliela. Sent che la fascia di
cuoio gli fremeva tra le mani; era decisamente magica.
Gettando da parte la cintura, Borac svegli il ladro, scuotendolo. Ora
il drago aveva il controllo completo della situazione e aveva quasi
ultimato la missione. Tuttavia aveva bisogno di ulteriori informazioni.
Chi ti ha mandato? domand all'umano.
Sai bene chi l'ha fatto!
Chi? torn a chiedere l'altro. Protendendosi, afferr la vittima per
la camicia e la trascin verso di s. Chi stato esattamente?
Chiunque sia, rispose il ladro, puoi scommettere che mander
altri cacciatori di draghi.
Borac socchiuse l'occhio buono, ma ricacci la rabbia.
Chi? domand per la terza volta.
Il ladro rise e gli sput addosso.
Questo gioco si pu fare anche in due, disse il drago.
Lasci che una minuscola goccia d'odio di drago gli fuoriuscisse
dalle labbra e cadesse sul petto dell'uomo.
L'acido nero corrosivo penetr attraverso la lunga barba rossa, la
sottile armatura di cuoio che il ladro indossava sotto gli abiti e la pelle
del petto. Invece di urlare di dolore o di implorare perdono come Borac
si era aspettato e come avrebbe voluto, l'avversario digrign i denti,
guardandolo in cagnesco.
Il drago dimentic l'insegnamento che aveva impartito a Grigio, a
Nero e a una ventina di altri umani ormai morti. Altro odio nero gli
schium alle labbra, ma l'uomo continu a limitarsi a reagire
ringhiando.
Uccidimi, dunque! grid la vittima, ancora trattenuta dalla stretta
inflessibile del sicario. Uccidimi! Ammazzami come hai fatto con i
miei congiunti!
Le parole dell'uomo risvegliarono un ricordo nel drago che, tuttavia,
al momento non riusc a rammentare di che cosa si trattasse. Gli sal
allo stomaco tutto l'odio che provava.
Non ne hai il coraggio? lo stuzzic l'altro.
Borac apr la bocca per fargli vedere la pozza nera che vi si stava
formando.
Che cosa aspetti? Mi vuoi morto! Mi odi! Uccidimi!
Nero e Grigio aspettavano alla taverna con l'insegna del cinghiale
trafitto dalla lancia e giocavano a dadi seduti a un tavolo. Quando
comparve Borac, agitarono entrambi la mano.
Non fatelo mai pi! sibil sottovoce il drago. La missione non
sar finita finch non avremo lasciato la citt. I due parvero
mortificati. Gli umani erano talmente sciocchi. Avete ucciso i
cacciatori di draghi... gli assassini?
S, rispose Grigio.
E le armi? domand Borac, pregando Takhisis che non le avessero
perdute o vendute. Il drago interruppe di colpo l'invocazione; perch
avrebbe dovuto implorare una dea che aveva fornito a questi individui i
mezzi per distruggere la sua specie? Avrebbe dovuto pensarci.
Comunque la sua supplica ricevette risposta. Abbiamo avvolto le
spade con cautela e le abbiamo caricate sui cavalli, replic Grigio.
Sembravano speciali.
Se soltanto sapeste, mormor Borac. Si alz da tavola. Era ora di
andare.
E la tua missione? riuscita? chiese Nero.
Borac rimase in silenzio. La mascella gli doleva nel punto in cui
aveva ricevuto un colpo con la forza di un gigante, ma l'osso non era
fratturato; questo lo spinse a domandarsi fino a che punto la sua forma
umana avrebbe potuto sopportare una punizione. Forse aveva
sottovalutato questo corpo.
L'uomo morto? chiese Grigio. Oppure dobbiamo riprendere a
braccarlo?
Non dovrete pi inseguirlo, afferm biecamente Borac. Aveva in
mente parecchie cose, non ultima di esse il suo confronto imminente
con Malefiche e, con ogni probabilit, con altri cacciatori di draghi.
Allora la missione terminata, osserv Nero.
Il drago sollev una bisaccia da viaggio. Ho la cintura, disse, ma
il ladro ancora in vita.
Sia Grigio che Nero sbatterono le palpebre, stupefatti; il loro capo si
volse e li guard entrambi con aria furiosa. Non poteva sperare che
capissero.
Avrei potuto ucciderlo, ma ha fatto l'unica cosa che mi ha impedito
di eliminarlo.
I due uomini rimasero in silenzio.
Ha detto: "Ammazzami, come hai fatto con i miei congiunti".
Borac si pass le mani tra i capelli neri. Odiavo quell'ometto, quel
miserabile individuo e i suoi compagni mandati a uccidermi come
prezzo finale per forgiare un'alleanza. Ma mi ha ricordato qualche
cosa, mi ha rammentato tutto quello che vi avevo insegnato, osserv
il drago, indicando i due sottoposti. Non potevo ucciderlo come avevo
fatto con il fratello, una persona che neppure ricordo. Lo odiavo,
volevo che morisse per mia mano, avevo perduto ogni obiettivit, il
mio "distacco professionale".
Grigio e Nero continuarono a fissarlo; Borac sospir, nella speranza
che quest'ultima spiegazione fosse sufficiente a far loro capire le sue
motivazioni. Ha fatto l'unica cosa che mi ha impedito di togliergli la
vita. Ha portato la questione sul piano personale.


L'occhio del drago
di Adam Lesh


L'Occhio del Drago al mio padrone nelle fogne di Palanthas, questa
notte a mezzanotte, altrimenti tua moglie morir.
Il piccolo nano theiwar dall'aria subdola alz lo sguardo su di me con
un sorriso storto e beffardo, trasmettendomi il messaggio che gli era
stato affidato. Era pallido e sporco, come tutti quelli come lui, con
globi bianchi sporgenti al posto degli occhi, e si leccava troppo le
labbra. Desiderai ardentemente sbattergli la porta in faccia, ma non
osai. Dovevo scoprire di pi e trascinai all'interno della mia stanza la
lurida creatura.
Come faccio a sapere che mi stai dicendo la verit? chiesi.
Il nano emise una risatina disgustosa, infil la mano nella sacca che
portava, ne estrasse uno straccio sporco e me lo porse. Aprendolo,
inizialmente non capii di che cosa si trattava, poi riconobbi l'orecchino.
Ringhiando, afferrai il nano per il farsetto, lo sollevai da terra e lo
scaraventai contro la parete della locanda; non aveva pi l'aria tanto
compiaciuta.
Che cosa le hai fatto, razza di bastardo?
Nnniente pi di questo, lo giuro sul mio onore!
Il tuo onore, lo schernii. Vale meno della polvere sul
pavimento.
Fui sul punto di prenderlo a calci, poi riflettei sul fatto che qualsiasi
punizione gli avessi inflitto avrebbe potuto avere ripercussioni, e mi
limitai... a stento.
Penso che il tuo padrone abbia commesso un grosso errore;
l'Occhio del Drago reputato un diamante leggendario. Ho l'aria di
possedere una pietra favolosa?
Lui sa che non ce l'hai. Il nano ghign malignamente. Vuole che
te lo procuri per lui; lo troverai al maniero di Ashton.
Perch io? Perch non ha assoldato un ladro per questo colpo?
I ladri non vogliono avvicinarsi a quel luogo. Abbiamo pensato che
un guerriero, specialmente un elfo della tua notoriet, potrebbe avere
pi opportunit di trafugare l'Occhio e di fuggire salvando la pelle.
Vi sareste potuti limitare ad ingaggiarmi per effettuare l'impresa,
affermai.
Perch accollarsi una simile spesa quando in questo modo possiamo
ottenere i tuoi servigi a titolo gratuito? torn a ridacchiare
stupidamente il nano.
Lo guardai in cagnesco e lui si ritrasse, facendosi piccolo e
coprendosi il volto con le braccia.
Non farmi pi del male, gemette.
Vattene! E ricorda, se le torcerete un capello ti strapper ogni
singolo pelo dal corpo usando tenaglie incandescenti!
Mi finsi spavaldo per mascherare la paura che provavo.
Lui rise, si sfil un biglietto dalla borsa, me lo gett in faccia e fugg.
Il foglio conteneva indicazioni per raggiungere la prigione di mia
moglie, situata in un labirinto di passaggi misteriosi che costituiva le
fognature di Palanthas. Infilai la mappa nella bisaccia.
Il maniero di Ashton: avevo sentito raccontare parecchie storie su
quel luogo temuto. Si diceva che ogni genere di creature micidiali
vagassero furtive nei suoi meandri, custodendone i segreti, ma c'erano
ben poche informazioni concrete sulla dimora stessa. Come aveva
detto il nano, i ladri di Palanthas se ne tenevano alla larga; sostenevano
che per lo meno una dozzina di loro compagni fossero entrati, ma non
ne fossero mai usciti. Io avevo meno di tre ore per trovare il diamante e
ritornare in citt con la gemma. Iniziai a recitare una preghiera a
Paladine, poi ricordai che non risultava pi nei paraggi. Ero solo e
sarebbe stata una lunga nottata.
Un'ora pi tardi mi trovavo davanti all'alta ringhiera metallica che
circondava il perimetro della tenebrosa propriet; ora capivo perch
soltanto i ladri pi coraggiosi, o pi stupidi, si fossero azzardati a
entrare. La maggior parte della magia era svanita da Krynn, ma
qualunque spaventosa maledizione fosse stata posta sul maniero di
Ashton sembrava perdurare. Avevo viaggiato in molti luoghi oscuri e
pericolosi, ma nessuno mi era parso pi scoraggiante di questo;
dall'altra parte c'era la morte in agguato. Soltanto il pensiero di quello
che sarebbe accaduto se avessi fallito mi spinse a proseguire.
La ringhiera non costituiva una minaccia; i rami di un albero s
protendevano al di sopra delle sbarre. Mi arrampicai sulla pianta e
osservai con attenzione la propriet; l'esame si rivel una perdita di
tempo perch era come una giungla, con alberi contorti, cespugli
spinosi, rampicanti soffocanti, fiori orrendi ed erba alta. Riuscivo a
udire bassi ringhi e grugniti, prodotti senza dubbio da una grossa bestia
che si aggirava nel folto fogliame.
Sciabola alla mano strisciai lungo il ramo pi robusto dell'albero e
mi lasciai cadere silenziosamente a terra. Era come una palude, viscida
e fangosa. Al di fuori della recinzione l'aria notturna era fresca e
asciutta, all'interno calore e umidit mi avvolsero come una coperta
bagnata e ben presto fui zuppo del mio stesso sudore. Era come se fossi
entrato in una foresta pluviale; la puzza di marciume e di
decomposizione e l'odore nauseante del giglio della morte mi
provocarono un conato di vomito.
C'era un silenzio irreale, eccessivo. Nessun suono, neppure prodotto
da insetti o uccelli, penetrava quella quiete mortale. Il melmoso
risucchio, umido e molle, prodotto dai miei stivali nella fanghiglia
risultava forte come un rullo di tamburo. I ringhi erano cessati, forse la
bestia che li aveva prodotti ora mi stava seguendo furtiva. Continuavo
ad aspettarmi che artigli selvaggi mi squarciassero la schiena, ma
continuai a camminare.
Di colpo mi fermai; pi avanti vedevo forme scure.
Guardie, pensai. Attesi, in tensione, che lasciassero le proprie
postazioni, ma non si mossero.
Dopo un po avanzai strisciando e vidi che sarebbe stato improbabile
che potessero muoversi, dato che si trattava di statue di pietra. Erano
sette: tre umani, due nani e due kender. Tutti, tranne i kender, avevano
espressioni d'orrore raggelate sul volto. Un tempo costoro erano vivi;
erano stati attaccati da un...
Basilisco!
Un terribile ruggito risuon dall'erba alta alla mia destra. Tradito
dall'istinto, guardai in quella direzione, fissandolo direttamente negli
occhi. Le braccia e le gambe mi si irrigidirono, rimasi senza fiato, i
pensieri si fecero stagnanti; come gli altri fui sul punto di soccombere
al suo sguardo terribile. Concentrando ogni grammo di forza che avevo
in corpo riuscii a chiudere le palpebre; l'incantesimo si spezz, ma ora
ero completamente cieco. Incespicai alla mia sinistra, nella speranza di
nascondermi nella boscaglia; una secca artigliata della bestia mi
scaravent scompostamente a terra e mi apr tre ferite sanguinanti sul
fianco. La sofferenza risvegli le deboli energie che mi erano rimaste;
il basilisco cerc di affondarmi i denti nella carne, ma io rotolai via.
Purtroppo inspirai una boccata del suo alito velenoso; con lo stomaco
in subbuglio cercai di alzarmi faticosamente in piedi. In passato, se mi
fossi trovato ad affrontare un basilisco, avrei usato un sortilegio, avrei
fatto in modo che lo sguardo mortale del mostro tornasse a riflettersi
nei suoi stessi occhi. Ma la magia era sparita, svanita laddove era
tramontata Solinari, per non tornare a sorgere mai pi. Non avevo altra
scelta che lottare.
Avevo le membra rigide, i riflessi rallentati; ero quasi sopraffatto
dall'alito nocivo e non osavo guardare la bestia negli occhi. Allentai la
presa sulla spada, fingendomi stremato. Il basilisco cerc di mettere
rapidamente fine allo scontro e mi si scagli direttamente addosso; io
brandii rapidamente la spada con entrambe le mani, la sollevai e la
conficcai nel cranio della bestia, dritto in mezzo agli occhi letali.
L'enorme rettile ebbe uno spasmo convulso e mor.
Questo un metodo praticamente infallibile per ingannare un
basilisco.
Il maniero di Ashton era la costruzione pi bizzarra che avessi mai
visto; torrette, guglie e timpani spuntavano da una struttura
pentagonale. Nessuno sapeva chi avesse costruito la dimora in origine;
era comparsa qualche decennio prima, all'epoca della Guerra delle
Lance. Lord Ashton, come si faceva chiamare, era un mago umano
dalla veste rossa, che si diceva avesse grandi poteri magici, ma fosse
carente di buonsenso. Avrebbe dovuto sapere che il proprietario
originario dell'Occhio del Drago l'avrebbe scovato, indipendentemente
da quante volte avesse spostato il proprio rifugio.
Impiegai un lungo minuto solo per trovare una porta in quel folle
ammasso raffazzonato di angoli, archi rampanti e lascive gargouille, e
quando la trovai non riuscii ad aprirla. Bench non sembrasse molto
robusta e io non avessi rinvenuto serrature magiche, nonostante tutti i
calci e i colpi che le assestai non riuscii a smuoverla di un centimetro.
Inoltre, al piano terra non c'erano finestre.
Mi ero fasciato le ferite provocate dall'artiglio del basilisco, ma il
fianco mi doleva ed ero indebolito dalla perdita di sangue. Questa la
devo al capo del Theiwar, pensai, mentre mi toglievo un tratto di fune
che recavo arrotolato intorno alla vita. Vi fissai un rampino, me lo feci
vorticare sopra la testa e lo lanciai in alto sul tetto dell'abitazione.
Atterr su un camino, colpendo il tetto con un lieve rumore metallico
che io stesso udii a malapena. Tirai la corda per assicurare il gancio,
ma il camino si sgretol e il rampino torn a scivolare gi. Tuttavia, il
secondo tentativo riusc e agganciai la corda intorno al collo di una
gargouille.
Mi arrampicai lungo la parete della dimora fino a una terrazza a circa
sei metri d'altezza da terra. Attraversai furtivo il balcone e trovai
un'altra porta, che si apr facilmente, fin troppo. Ora venivo esortato a
entrare ma avrei preferito di cuore poter rifiutare l'invito.
Il sudore mi gocciolava dalla fronte e ansai per lo sforzo sgusciando
oltre la porta; non avevo tempo per riposare. Una volta all'interno vidi
una torcia sul pavimento, come se fosse stata lasciata l apposta per
me; l'accesi. Mi trovai alla fine di un lungo corridoio, alle pareti erano
appesi arazzi ormai in brandelli. Sentivo la mancanza della magia; un
incantesimo di luce avrebbe fornito un lieve bagliore continuo, in
contrasto con la fiamma fumosa e guizzante della torcia.
Lungo il corridoio si trovavano delle porte, ne aprii parecchie e
sbirciai all'interno; questo piano era vuoto, fatta eccezione per alcuni
pezzi di mobilio infranto e oggetti d'arte ammuffiti. Ero entrato
nell'abitazione senza avere la minima idea di dove si trovasse il
diamante. Pensavo che avrei dovuto perquisire la casa da cima a fondo
ma, una volta all'interno, iniziai a ricevere degli impulsi mentali che mi
guidavano verso l'Occhio del Drago. Al centro del corridoio c'era una
lunga scalinata che portava al piano interrato; iniziai a scendere.
Mi trovai in una sorta di grotta; inizialmente pensai che le pareti
fossero di pietra rozzamente sbozzata, poi mi resi conto che si trattava
di legno pietrificato! Il pavimento presentava un profondo strato di
fanghiglia melmosa che mi risucchiava gli stivali e mi impediva di
avanzare senza far rumore. Il caldo e l'umidit quasi insopportabili
producevano una nebbia che mi vorticava intorno; riuscivo a malapena
a vedermi i piedi.
Come tutti gli elfi, aborro le grotte; datemi il fresco verde di una
foresta, o anche le strade sporche di una citt, ma tenetevi pure le
spelonche ammuffite, puzzolenti e umide.
Non avevo idea di dove stessi andando, l'Occhio del Drago mi
guidava... ma non potevo fare a meno di ipotizzare che questo non
preannunciasse nulla di buono. Procedevo faticosamente nella melma.
Uno spostamento improvviso sotto a un piede e un clic a malapena
udibile mi misero in guardia; questa volta l'istinto mi fu utile e mi
tuffai in avanti, sentendo qualche cosa che mi passava sibilando al di
sopra del corpo. Atterrai in quel fango disgustoso, sollevando spruzzi.
Rotolai in piedi, non certo con grazia, e questo mi provoc una fitta di
dolore al fianco ferito. Con cautela ritornai a controllare la trappola che
avevo evitato per un pelo; forse avrei dovuto fare ritorno seguendo lo
stesso percorso e volli accertarmi che fossero gi scattate tutte le
trappole. Spingendo via la melma, scoprii che esercitando pressione su
due pietre, una o l'altra, da fessure alle pareti schizzavano fuori due
lame: un brutto modo per morire.
Il corridoio si apr in un'ampia sala da pranzo, al centro della quale
c'era un enorme tavolo di quercia ornato, ma niente sedie. Immagino
che dover mangiare in piedi riduca la quantit di cibo consumata dagli
ospiti durante una cena. Rastrelliere per il vino rivestivano le pareti
intorno alla stanza, alcune contenevano ancora bottiglie, ma non avrei
assaggiato quel vino per tutto l'acciaio di Flotsam. La stanza era piena
di ragnatele, tele di ragno enormi; notai che nei fili di seta era avvolto
qualche cosa e avvicinandomi vidi che ne fuoriuscivano dei piedi,
ormai immobili. Sguainando la spada uscii lentamente dalla stanza,
camminando all'indietro, e appiccai fuoco alle ragnatele con la torcia.
Un gigantesco ragno bisbigliante in fiamme si proiett fuori dalla
stanza infuocata, travolgendomi nella fretta di sfuggire all'incendio; la
creatura incombeva sulla mia persona, aveva zampe lunghe quanto io
ero alto.
Mi venne in mente un incantesimo e pronunciai le parole arcane,
effettuando simultaneamente un movimento complicato con la mano
sinistra.
Nulla.
Niente magia. Giusto. Maledizione.
Schivai un filamento di ragnatela che mi aveva schizzato contro il
mostro, rotolai di lato e lottai per ritornare faticosamente in piedi senza
lasciar cadere n la spada, n la torcia. Lo sforzo mi trasmise ondate di
dolore lungo il corpo, ma dovevo impedire al fuoco di spegnersi.
Agitai la fiaccola fiammeggiante contro il ragno, tenendolo a bada per
qualche attimo, ma il mostro proiett un altro filamento, non contro di
me, ma sulla torcia, e afferrandola con il filo me la strapp di mano,
mandandola a guizzare debolmente sul terreno fangoso. Dovevo
raggiungerla prima che si spegnesse.
La creatura torn all'attacco, correndo verso di me, cercando di
afferrarmi con le lunghe zanne; io feci un balzo indietro e le mozzai
parte di una zampa. Furioso, il ragno fece un balzo per finirmi, ma mi
manc, passandomi accanto e andando a schiantarsi contro una
rastrelliera, mandando in frantumi alcune bottiglie. Fradicio di vino, il
mostro continu il suo attacco, con le zanne gocciolanti di veleno; mi
tuffai verso la torcia, la afferrai e la gettai contro la bestia. Le fiamme
incendiarono l'alcool sul suo corpo, che divamp all'istante. Cercai di
togliermi di mezzo, ma scivolai sul pavimento viscido e fin per
rotolare sotto la creatura fiammeggiante. Il suo peso morto mi
schiacci, mi si spezzarono due costole, trasmettendomi ondate di
tormento. Cosa ancor peggiore, il ragno morente mi morse sul petto,
iniettandomi nelle vene il suo veleno bruciante.
Spinsi verso l'alto il braccio ancora libero con cui brandivo la spada,
conficcando la sciabola nel corpo della creatura, che si raggomitol, si
rattrapp e mor.
Trascinandomi in piedi, barcollante per il dolore e sofferente per il
veleno, riposi la lama nel fodero e ritornai zoppicando in cucina; le
fiamme si erano esaurite, lasciando l'intera area ricoperta di fuliggine
nera. In una parete di pietra c'era una grande porta di legno chiusa a
chiave.
Buttai gi quel maledetto uscio con un calcio.
Mentre entravo in una piccola anticamera, nella testa dolorante mi
risuon una voce:
Esci subito o andrai incontro alla morte!
Non ci fu nessun suono; la voce era impressa nel mio cervello. Non
risposi.
All'interno della stanza c'erano scalini di legno che portavano verso
l'alto, ma nessun altro ingresso o uscita. Cercai porte nascoste, ma non
ne trovai nessuna. Le scale conducevano a un piccolo pianerottolo, con
altri gradini che andavano su; mentre salivo, la voce torn a parlare:
Vattene, ti avverto, altrimenti morirai di sicuro!
L'ignorai.
Raggiunsi il pianerottolo e quando abbassai lo sguardo vidi la
botola... ma troppo tardi. Lo sportello si apr verso il basso e mi
precipit lungo un piano inclinato. Scivolai gi verso un destino
sconosciuto ma presumibilmente orrendo. Cercai di arrestare la mia
caduta, ma i fianchi del piano inclinato erano viscidi e le mani
scivolavano via. Disperato, presi delle punte di ferro che recavo alla
cintura, una in ciascuna mano, e torcendomi riuscii a rallentare la
discesa conficcandole nelle pareti. Mi fermai ma rimasi appeso ai
chiodi, con i piedi penzolanti; era buio pesto, ma sentivo aria fredda
che mi soffiava sulle gambe. Le ferite si erano riaperte con violenza, il
dolore mi torturava il petto e il fianco, ma tenni duro. Guardando gi
non riuscivo a vedere nulla, non sarei riuscito a reggere ancora per
molto. Minuti pi tardi udii che alcune zolle di terra che avevo staccato
colpivano il fondo, seguite dal sangue che gocciolava dalle ferite.
Scalciando trovai con le gambe quella che sperai essere una
prominenza, o forse il bordo del pozzo. Mi issai sulla sporgenza e
davanti a me vidi un guizzo di luce; zoppicando intorno al bordo del
baratro entrai in un lungo corridoio.
Udii un rumore raschiante e un sibilo sopra di me; mi tuffai in
avanti. Un'enorme lastra di pietra and a schiantarsi fragorosamente
alle mie spalle, bloccandomi la via d'uscita.
Balzai in piedi, correndo, lasciandomi alle spalle una scia di sangue.
No, no! Dico sul serio! Morirai.
Mentre mi avvicinavo alla fine del corridoio, una saracinesca
precipit con violenza dal soffitto. Mi tuffai verso di essa, riuscendo
appena a sgusciarvi sotto; balzando in piedi, sguainai la spada.
Mi trovavo in una grande sala illuminata da torce; i muri erano
rozzamente sbozzati e irregolari, risultato palese di scarsa maestria. Un
nano che avesse esaminato questo posto avrebbe avuto grossi problemi
a tenere a bada lo stomaco. Dalle pareti gocciolavano rivoli d'acqua
che si lasciavano dietro strisce di depositi minerali. Le torce fissate ai
muri sputacchiavano debolmente, lasciando parti della sala
profondamente immerse nell'oscurit. Casse erano state ammucchiate
ordinatamente su un lato della stanza, e in un altro si trovavano un
tavolo e delle sedie; alla parete erano appesi arazzi, lontano dal
gocciolio dell'acqua.
Questo il problema con voi elfi, giunse una voce dall'oscurit.
Non ascoltate mai.
Divamp una luce; su un trono al centro della stanza sedeva l'umano
pi orrendo che avessi mai visto. Uno strano bastone con un micidiale
gancio ricurvo a un'estremit era appoggiato sul lato destro del seggio.
Su un piedistallo, luccicante alla luce della torcia, c'era l'Occhio del
Drago.
Si trattava di un diamante grosso come un pugno, con una
colorazione alquanto insolita. Il centro era incrinato in modo tale che
quando la luce lo colpiva, la pietra scintillava come un prisma, dando
l'impressione di un occhio che ammiccasse. Secondo la leggenda la
gemma era effettivamente il bulbo oculare di un antico drago rosso,
cavato via da maghi che l'avevano poi trasformato in una pietra
preziosa. Prima della Guerra del Chaos, l'Occhio era un oggetto
magico molto potente, capace di produrre raffiche esplosive a
imitazione dell'alito di tutti i veri Draghi di Krynn; un'arma micidiale.
Ma ora, chi poteva sapere quali fossero le sue qualit? Forse era
semplicemente un diamante favolosamente grande e immensamente
prezioso.
Dunque sei venuto per l'Occhio, disse l'umano, che era
completamente ammantato in vesti bianche. Ebbene, eccolo l, ma
sappi che privo di valore, tutta la sua magia svanita.
Allora non ti dispiacer se lo prendo, ribattei, avanzando.
L'umano mi guard in cagnesco. Sei un bravo giocatore di poker,
vero? Benissimo; io sono il Guardiano dell'Occhio. La pietra conserva
ancora la sua magia, bench io non sappia bene in quali termini. Sono
stato incaricato di sorvegliarla in attesa che i maghi riescano a
studiarla.
Non voglio farvi del male, signore, dissi io, ma ho bisogno
dell'Occhio. Ci sono in ballo delle vite.
L'umano scroll il capo. Mi dispiace, che tu sia mosso da intenzioni
buone o cattive, non posso permetterti di prenderlo; sconvolgeresti
l'Equilibrio.
Se non vorrai darmelo, immagino che dovr prenderlo.
Dalla cintura estrassi una corta bacchetta di metallo, dono di uno
gnomo riconoscente. Premendo un pulsante si allungava a
cannocchiale, fino a bloccarsi; ora brandivo un'asta dalla punta ferrata,
leggera ma robusta. Forse il Guardiano non avrebbe esitato a
uccidermi, ma io non nutrivo alcun desiderio di eliminarlo.
Il mio avversario si alz e si scroll di dosso le vesti; era un umano
sottile e irsuto, alto circa un metro e ottanta, e indossava soltanto un
perizoma. Il piccolo naso piatto, la mascella pronunciata, la bocca
ampia, i denti inferiori sporgenti gli conferivano un aspetto
scimmiesco, ma gli occhi color ambra rivelavano grande intelligenza.
Raccolse il bastone con il gancio e lo fece vorticare alcune volte al di
sopra del capo, increspando i muscoli del torso magro ma potente; in
condizioni normali avrei potuto considerare che fossimo alla pari, ma
non ora.
Ci affrontammo: un elfo ferito contro un guerriero umano riposato.
Stavo per intraprendere il combattimento pi importante della mia vita.
Lui attacc in un lampo con un ampio colpo dall'alto, cercando di
trafiggermi con l'aguzzo gancio metallico del randello. Io riuscii a
parare il primo assalto per un pelo, torcendo la mia asta ed effettuando
un allungo verso la parte bassa del suo torace. Lui schiv abilmente il
mio affondo.
L'uomo giunse contro di me con una serie di mosse terribili,
sfruttando la propria superiorit, cercando di logorarmi. Ancora sotto
gli effetti dello sguardo del basilisco e del veleno del ragno, io assunsi
una posizione difensiva, concentrandomi per evitare di essere
raggiunto dall'uncino. Bench la punta ricurva non mi avesse ancora
ferito, stavo subendo parecchi colpi punitivi dall'estremit smussata del
bastone.
Nel giro di alcuni attimi il mio antagonista si rese conto che la sua
tattica non funzionava; si stava stancando in fretta mentre io
risparmiavo le forze.
L'uomo arretr, ansando per lo sforzo.
Tutto questo proprio necessario? domandai. Come ho detto,
signore, non voglio farvi del male, ma devo avere l'Occhio.
Combatter fino alla morte. Devo farlo, insistette lui.
Attacc, cercando di agganciare il mio bastone e di disarmarmi; io
opposi resistenza per un attimo, poi lasciai andare l'asta con una mano.
Il suo gancio scivol in modo innocuo dall'estremit, e l'improvvisa
mancanza di tensione gli fece perdere l'equilibrio.
Mi lanciai all'attacco. Piantando in terra la lancia saltai verso l'alto e
lo colpii al petto con i piedi, abbattendolo e lasciandolo senza fiato.
Mentre lui lottava per rialzarsi, premetti il pulsante sull'asta, che torn
a trasformarsi in una corta sbarra di metallo, e gliela scaraventai alla
base del cranio.
Cadde gi privo di sensi.
Gli crollai accanto, ansando; avevo esaurito le ultime forze e
piombai nell'oscurit.
Al mio risveglio lo trovai ancora incosciente accanto a me. Presi dei.
tratti di corda dalla bisaccia e lo legai stretto. A tempo debito si
sarebbe liberato con l'aiuto delle unghie affilate, ma non prima che io
fossi sparito da un pezzo.
Presi l'Occhio del Drago dal piedistallo; un tempo sarei stato in
grado di percepirne la magia con la mia, ma ora per me era soltanto un
pezzo di roccia qualsiasi. Lo cosparsi per bene con la polvere speciale
che avevo portato, che svaniva un attimo dopo essere stata applicata.
Mi infilai un paio di guanti di pelle, raccolsi il diamante e lo introdussi
nel tascapane.
Una rapida ricerca rivel il passaggio che il Guardiano usava per
entrare e uscire dalla stanza. Una volta fuori capii dalla posizione della
nuova luna, giunta soltanto di recente su Krynn, che avevo meno di
un'ora per ritornare a Palanthas e presentarmi all'appuntamento.
Trovai il mio cavallo dove l'avevo lasciato, fuori dalla recinzione
della dimora e galoppai verso sud, tornando verso Palanthas.
Mentre mi avvicinavo alla citt, fui costretto a rallentare l'andatura;
negli anni successivi alla Guerra del Chaos, un certo numero di signori
meschini avevano acquisito e poi perduto il controllo di Palanthas.
L'ultimo, e finora il pi potente, era Lord Bryn Mawr, comandante di
una forza di quasi cinquecento criminali e briganti che lui definiva
Guardia Cittadina.
Costui imponeva un severo coprifuoco e manteneva tra le proprie
truppe una certa disciplina, cosa che rendeva difficile introdursi di
soppiatto in citt durante la notte. Tuttavia c'erano altri sistemi,
naturalmente dietro compenso, per entrare a Palanthas dopo il calare
dell'oscurit.
Legai il mio destriero a circa un miglio di distanza dalla citt; pi
tardi avrei avuto bisogno di lui, ma era troppo rischioso cercare di
introdursi nell'agglomerato urbano a cavallo.
Avvicinandomi alle mura svoltai a nordovest, passando intorno alla
citt, verso il mare. Mi tolsi gli stivali, li infilai nello zaino e mi tuffai
nell'acqua fredda. Il mezzo miglio che dovetti percorrere a nuoto fino
al porto mi rinvigor e sciacqu via parte del sangue e del sudiciume
dai miei abiti.
Fendendo silenziosamente i flutti, nuotai verso le banchine, diretto a
un molo in particolare; quando l'ebbi raggiunto iniziai ad arrampicarmi
su per una scaletta improvvisata. Mani si protesero verso il basso, mi
afferrarono per i polsi e mi trascinarono sul pontile, poi mi premettero
un coltello alla gola.
La parola d'ordine, altrimenti la testa ti sar separata dal collo,
elfo!
"La Corporazione dei Ladri domina ancora." Sei soddisfatto, Tari il
Guercio?
Ah, sei tu. Sbrigati a passare, si sta avvicinando una pattuglia.
L'omaccione con una benda su un occhio mi lasci; sgattaiolai via
dalla banchina, entrando in un tunnel segreto nei pressi dei moli. Al
suo arrivo, la pattuglia avrebbe trovato Tari, ubriaco, addormentato
nella sua imbarcazione, e io sarei stato all'interno della citt.
Uscii dal tunnel e svoltando un angolo andai proprio a urtare contro
una delle guardie del corpo di Bryn Mawr, in una strada per il resto
deserta. Lo riconobbi e, purtroppo, lui si ricord di me, si protese e mi
afferr per un braccio.
Per gli Dei Perduti, finalmente ti ho preso, elfo assassino...
Gli infilai il pugnale sotto alla corazza, conficcandoglielo nel ventre;
lui cadde a peso morto, staccandosi da me.
Mentre si accasciava, un'altra guardia usc in strada dalla taverna, mi
vide accanto al cadavere del compagno e lev immediatamente un
grido, poi sguain la spada e corse verso di me. La porta della locanda
si apr di scatto e altri armigeri si riversarono sulla via.
I soldati mi inseguirono lungo la strada e continuarono a starmi alle
costole mentre svoltavo e zigzagavo per le strade e i vicoli di
Palanthas. Ben presto li seminai, erano appesantiti dalle pance da birra,
ma le loro urla attirarono un'altra pattuglia. In fuga mi tolsi di nuovo la
corda che recavo in vita e vi fissai il rampino, poi lo lanciai; il gancio
prese bene al primo tentativo e mi arrampicai con tutta la rapidit che
mi permise il corpo ferito. Gli inseguitori arrivarono proprio mentre mi
issavo sulla sommit; fuggii attraverso i tetti.
Le guardie non mollarono, sapevano che avevo ucciso uno di loro.
Nel giro di pochi secondi decine di soldati stavano gi perquisendo i
tetti dell'intera citt; erano implacabili. La mia unica speranza di fuga
era arrivare alle fogne; mancavano pochi minuti all'appuntamento.
Mi alzai in piedi sul tetto di una grande locanda, il Pugno e il
Guanto, mi lasciai cadere gi, mi afferrai a un davanzale e sfruttai lo
slancio per spingermi direttamente all'interno di una finestra. Mandai
in pezzi le imposte e atterrai su un letto, per giunta occupato; un grasso
ometto si alz a sedere ed emise uno strillo che si sarebbe potuto udire
fino a Flotsam. Mi dispiace, ho sbagliato stanza, dissi, saltando sul
pavimento.
Tutti gli ospiti della taverna erano ormai svegli e si stavano
riversando precipitosamente nei corridoi per vedere che cosa stesse
accadendo. Due guardie stavano entrando dalla porta d'ingresso, la mia
unica via d'uscita; corsi gi per le scale e sfrecciai direttamente tra
loro.
Gli armigeri cercarono di colpirmi con i pugni, mi mancarono e si
misero reciprocamente fuori combattimento.
Io continuai a correre.
Mi diressi gi per un vicolo, fino a uno dei molti tombini che
scendevano nelle fognature. Con la mia solita fortuna vidi che c'era
proprio sopra una delle guardie! Il tempo a mia disposizione stava per
scadere. Feci una capriola in avanti saltando sulle mani, atterrai in
piedi, effettuai un volteggio contro il soldato, con un salto mortale a
mezz'aria per arrivargli addosso a piedi uniti. Lo colsi con un impatto
da far vibrare le ossa, che lo butt gi lungo disteso.
Spostai di lato la pesante grata e scesi gi dalla scaletta, fermandomi
appena il tempo sufficiente a rimettere a posto l'inferriata sopra di me.
Le guardie avrebbero trovato ben presto il compagno privo di sensi e si
sarebbero rese conto che ero fuggito nelle fognature, ma comunque era
improbabile che mi inseguissero l sotto; la Corporazione dei Ladri
dominava ancora, per lo meno in quella parte di Palanthas.
Una volta arrivato in fondo alla scala accesi un'altra torcia. Il soffitto
di questa parte delle cloache era pi alto che altrove, perci riuscii a
camminare eretto. Controllai i segni sulla parete, tracciati da coloro che
trovano pi sicuro viaggiare nel sottosuolo che in superficie, tirai fuori
la mappa e mi diressi al luogo dell'incontro. Non vidi tracce di vita, a
parte gli onnipresenti ratti. Poi una risatina irreale risuon lungo il
tunnel dietro di me; mi volsi a guardare ma non vidi nulla.
Qualche minuto pi tardi udii di nuovo sghignazzare, ma questa
volta udii anche un fruscio di stoffa contro la pietra.
Allungai il passo.
All'improvviso fui circondato da piccole creature lerce, con i capelli
arruffati e le facce sporche; il fetore che emanavano mi fu quasi fatale.
Mi afferrarono da tutte le direzioni contemporaneamente, stringendosi
a me con forza e urlando.
Oh ragazzi! Un ospite a cena! Ti vanno dei bei ratti succulenti?
Nani di fosso!
Mi circondarono. Non volevo uccidere nessuna di quelle miserabili
creature, ma certamente non avevo il tempo di cenare! Li colpii di
piatto con la spada, nella speranza di spaventarli e di farli fuggire.
Ebbero paura ma non riuscii ad allontanarli; alla vista del nudo
acciaio si misero a urlare tutti all'unisono e, gettandosi contro di me,
mi allacciarono le braccia intorno alle gambe e alla vita, implorando
piet.
Presi ad agitare la spada, ma fu un gesto debole; non avevo la forza
di strapparmi di dosso due dozzine di nani di fosso. I miei piedi si
sollevarono da terra; mi stavano portando via di peso, come un ospite
riluttante.
Improvvisamente si misero a strillare in preda al panico e mi
lasciarono cadere nella melma; alzai lo sguardo e vidi un enorme ogre
che avanzava a fatica facendosi largo tra le creature in fuga.
Sei in ritardo, elfo, osserv l'ogre con un sogghigno.
Mi condusse attraverso le fognature fino a una porta pesantemente
fortificata; vi sbatt contro il pugno. Un piccolo battente scivol da una
parte e si videro un paio d'occhi che sbirciavano, poi la porta si apr.
Entrai in una stanza di pietra spoglia e fredda; l'aria era stagnante,
come quella di una tomba. All'interno c'erano un altro ogre, il Theiwar
che mi aveva contattato in precedenza e un'elfa vestita di cuoio nero.
La donna mi guard in cagnesco, con aria di sfida, con gli occhi scuri
che ardevano sommessamente. Non c'era segno della prigioniera, n
del rapitore; mi guardai intorno, scrutando le ombre.
Allora elfo, ce l'hai? L'Occhio del Drago?
La voce era al tempo stesso bella e agghiacciante. Un tenore
silvanesti con un coro di goblin, un drago dorato che nuotava in un
mare di sangue, luce inghiottita dall'oscurit.
Ascoltarla mi feriva l'anima.
Ce l'ho, esclamai, cercando il mostro che ero giunto ad affrontare.
Mia moglie sta bene?
La creatura emerse dalle tenebre e il cuore mi si colm di freddo
terrore.
Gli elfi li chiamavano spawn di Chaos, perch a quanto pare erano
nati dalla Guerra del Chaos. Questo particolare spawn sembrava un
terribile incrocio tra un rettile e un uccello. Era alto quasi due metri e
ottanta, con pelle squamosa rosso vivo, striata di nero come lava fusa.
Aveva la testa lunga e affusolata, gli occhi sporgevano da entrambi i
lati del volto privo di naso. Apr la piccola bocca sottile per parlare,
rivelando file di denti affilati come rasoi, in grado di recidere carne e
ossa in un istante. Aveva due braccia ossute e mani artigliate con tre
dita. Sopra e sotto a ciascun braccio presentava due tentacoli che si
agitavano incessantemente. Anche le gambe erano due, piegate
all'indietro come quelle di un uccello, ciascuna con tre artigli.
Malgrado l'aspetto bizzarro e terrificante, si muoveva con grazia e
fluidit.
E poi vidi Mara.
Uno dei tentacoli dello spawn era avvolto intorno al corpo di lei e
una mano era chiusa intorno alla gola; una sciarpa sporca e
insanguinata le copriva un lato del capo, ma Mara sembrava pi furiosa
che spaventata.
Lo spawn di Chaos tese una mano artigliata.
Dammi l'Occhio del Drago!
Prima libera mia moglie.
Non sei in condizione di trattare; porgimi la pietra, altrimenti le
taglier la gola!
Per sottolineare quel fatto premette le grinfie sulla pelle di Mara. Lei
ans per il dolore, io vidi il sangue.
Fermo! Hai vinto! gridai.
Tolsi l'Occhio del Drago dalla borsa e lo porsi alla creatura
tenendolo nella mano guantata; lo spawn di Chaos afferr il diamante e
lo sollev alla luce.
La pietra priva di valore, dissi, nella speranza di distrarlo. La
sua magia svanita.
Rise in modo orribile.
Questo quello che credi tu! Sciocco...
Lo spawn di Chaos si avvinghi la gola; la gemma gli cadde dalla
mano inerte. Con un basso gemito il mostro ruzzol sul pavimento e
giacque l, impotente.
Mara balz lontano dall'orrenda creatura, gridando: Attento a lei!.
L'elfa sguain la lunga spada e mi attacc; estraendo la mia lama
affrontai la sua carica. L'ogre che mi aveva salvato dai nani di fosso
balz in mio aiuto, assestando una martellata sul collo del suo simile.
Mara attacc il Theiwar, a mani nude.
L'elfa scura e io iniziammo a girare l'uno intorno all'altra, ciascuno
cercando di valutare l'abilit dell'avversario. Lei not la mia
stanchezza, le reazioni rallentate, e m'incalz, sfruttando il proprio
vantaggio. Mi affront ripetutamente con attacchi costanti,
intorpidendomi il braccio mentre deviavo quei colpi potenti. I due ogre
lottavano tra loro; non potevo sperare in nessun aiuto da quella parte. Il
Theiwar combatteva selvaggiamente, impegnando Mara.
Un colpo di taglio s'infiltr attraverso le mie difese, riaprendo la
ferita insanguinata che avevo al petto. L'elfa, con gli occhi neri
fiammeggianti, ulul trionfante e attacc di nuovo, con sempre minor
sottigliezza e pi forza bruta. La testa prese a vorticarmi e mi si
annebbi la vista; un ultimo colpo e la spada mi cadde dalle dita
sfibrate. Piombai in ginocchio e la mia antagonista sollev la spada per
il colpo di grazia. All'improvviso url e piomb in avanti; mia
moglie si ergeva sull'elfa caduta. Poi Mara strapp via il pugnale del
Theiwar dalla schiena dell'elfa scura.
Mara si srotol la sciarpa dalla testa.
Dove sei stato? chiese.
Vidi il Theiwar accasciato privo di sensi sull'altro lato della stanza.
Io ero coperto di sangue, per lo pi mio, avevo le costole rotte, ero
ancora nauseato per il veleno. Ghignai rivolto al mio compagno. Mi
sono fermato in una taverna a bere qualche cosa. Perch? Avevi fretta,
mogliettina adorata?
Mara abbass lo sguardo sul vestito che indossava e fece una
smorfia. Non dirai a nessuno di questo! L'hai promesso!
L'ogre, che in realt era un membro della squadra di cacciatori di
draghi incaricata di occuparsi degli spawn di Chaos, rise e scroll il
capo. Ma io non ho promesso niente!
Ci radunammo intorno allo spawn di Chaos in stato comatoso.
Che cosa gli hai dato? mi chiese Mara.
Ho rivestito l'Occhio con il pi potente veleno paralizzante che
sono riuscito a trovare; potrebbe mettere fuori combattimento un intero
contingente di draconiani. Spero che non l'abbia ucciso.
Improbabile, rispose l'ogre. Il resto della squadra in loco?
Lieve cambiamento di piani; c' stata un po di eccitazione lass
prima del mio arrivo qui, le strade brulicano di guardie. Dobbiamo
arrivare al porto, Tari ci aspetta con la barca. Conoscete la strada
attraverso le fognature?
Pensi di poter portare quella cosa fino a l? chiese Mara.
Org annu e si pieg sullo spawn di Chaos, io recuperai con cautela
l'Occhio del Drago dalla mano di quell'essere e l'ogre si iss lo spawn
sulle spalle. Ritornammo indietro attraverso le fogne e quando Org
ritenne che fossimo quasi arrivati a destinazione, salimmo in superficie
e uscimmo. Le banchine erano libere, Tari ci stava aspettando e ci fece
cenno che era tutto a posto.
Org port la creatura al pontile; dopo essersi accertato che fosse
ancora priva di sensi, avvolse la bestia in una grande borsa di cuoio, le
somministr una pozione per accertarsi che dormisse durante il
trasporto e poi lasci cadere la sacca in un'enorme cassa, che
caricammo su una nave in attesa.
Mi infilai la mano in tasca e ne estrassi l'orecchino di Mara,
indicandogli quello che lui aveva dimenticato di togliere. Noto una
certa asimmetria.
Lui si strapp via il pendente e li gett entrambi in mare.
E ora? chiese.
Riporteranno lo spawn di Chaos alla torre, i saggi lo esamineranno,
cos sapremo che cosa aspettarci la prossima volta che ne incontreremo
uno.
No, intendo che cosa farai adesso?
Abbassai lo sguardo sull'Occhio del Drago che tenevo ancora nella
mano guantata e sospirai. Noi cacciatori di draghi non siamo ladri,
ora devo rimettere questo a posto.


Paura del drago
di Teri McLaren


Ecco, rimettiti questa chiave intorno al collo! Smettila di ciondolare
in giro e prendimi un panno pulito, Carlana, brontol Frenzill con
voce a malapena udibile, mentre riponeva il libro della ricetta,
chiudeva a chiave la porta e saliva al piano di sopra dalla cantina dove
teneva la birra. E fai la faccia allegra, ragazza. Quante volte sei gi
inciampata su quel muso oggi, eh?
Ma padre, protest Carlana, affrettandosi a farsi strada tra botti e
bicchieri per raggiungere il panno che si trovava ad appena pochi
centimetri di distanza dalla mano di Frenzill. Pos stancamente il
vassoio ricolmo e si soffi via dal volto pallido una ciocca di capelli
color rame. Ho lavorato tutto il giorno senza un attimo di riposo.
Fai la faccia allegra, ti ho detto, sussurr aspramente Frenzill.
Ora servi le ordinazioni di quel vassoio e ritorna di sopra.
Carlana fiss il padre a lungo e intensamente e si asciug le lacrime
di frustrazione non versate che le colmavano i grandi occhi azzurri. Si
infil intorno al collo la pesante chiave della cantina della birra, appesa
alla catena ancor pi gravosa e prese stancamente il vassoio, ma rifiut
di sorridere.
Frenzill la osserv da dietro con sguardo accigliato e poi inizi a
lucidare lo stesso boccale per la quinta volta da quando avevano
pranzato, fissandosi su un puntino di polvere che si era trasformato in
uno striscio untuoso quando aveva cercato di toglierlo. Ancora cenere?
Altra fuliggine? Sospir fissando la sbavatura nera che si era trasferita
sullo strofinaccio bianco.
Finirai per portarla all'esasperazione, sorrise Gisrib dal suo
sgabello ben lucidato. Un giorno o l'altro quella ragazza ti pianter in
asso cos in fretta che non sentirai altro che il rumore di una porta che
sbatte.
Non la mia Carlana, non si azzarderebbe. Un giorno tutto questo
sar suo, mormor Frenzill, lanciando di scatto lo strofinaccio contro
una mosca che girava sonnolenta sopra la testa di Gisrib.
Aveva una mira migliore di quanto si fosse aspettato, e l'insetto
condannato fin per ronzare dritto nella schiuma dell'agricoltore alto e
dinoccolato. Questi scroll il capo, rivolse un'occhiata annebbiata e
fuligginosa all'oste inquieto e gli fece cenno di dargli un'altra birra.
Frenzill spinse da parte il boccale quasi pieno e brontolando gliene
spill una di nuova. Il suo ultimo barile di birra era quasi vuoto e la
Festa di Met Anno iniziava domani; per quell'occasione c'era sempre
bisogno di parecchia birra, ma quest'anno la bevanda aveva impiegato
pi tempo per invecchiare opportunamente e il locandiere sapeva che
sarebbe stata pronta per l'indomani. Tese la mano per farsi pagare.
Non sono venuto anche a mangiare, Frenzill. Questa gratis, per
come la vedo io, protest Gisrib, osservando il morbido palmo
dell'oste. Dimmi, la nuova birra estiva sar pronta per domani? La
tradizione...
Per domani, si. Per il festeggiamento, naturalmente, e per la
tradizione, rispose il taverniere, infastidito dalla domanda.
Gisrib scroll il capo, lo conosceva troppo bene per credergli.
Quando vivevo a Doriett, i nostri birrai la portavano sempre presto
per l'assaggio.
S, quello che mi dici ogni anno, rispose freddamente Frenzill.
L'altro martellava sempre con il suo luogo d'origine, ma del resto,
anche dopo diciassette anni il vecchio Gisrib era ancora considerato un
nuovo arrivato a Hiddenhaven. Ora devo andare, goditi la tua birra.
L'oste rimise a posto sulla mensola del camino il boccale fin troppo
lucido e fece cenno a Carlana di prendere il suo posto dietro al
bancone.
Bene, dammi di nuovo da bere prima di andartene a tenere d'occhio
la guerra, disse l'avventore, questa volta porgendogli il denaro. E
non lasciare entrare nessun drago, aggiunse in tono sarcastico.
Frenzill torn a sospirare pesantemente e i suoi liquidi occhi azzurri
di colpo s'indurirono. Quando Gisrib rovesci il boccale per svuotarlo,
il locandiere tolse abilmente la mosca che si agitava nel primo
bicchiere, lo riemp fino all'orlo e glielo serv, senza che il suo volto
mutasse mai espressione. Osservandolo in silenzio, inorridita, la figlia
butt gi il vassoio e fugg attraverso le porte fin nei suoi alloggi
privati, seguita dal suono soffocato dei conati di vomito che l'avevano
assalita. Gisrib inarc un sopracciglio, scroll il capo quando non
riusc a identificare il motivo dell'improvvisa ritirata della giovane e
bevve un lungo sorso soddisfacente della sua nuova birra.
Frenzill sorrise scaltro, si mise in tasca la moneta del cliente e si
infil un mantello leggero per ripararsi dal freddo pomeridiano. Di
solito l'aria fuori dalla locanda aveva un fresco aroma e rendeva
piacevole per il taverniere questo momento del giorno durante il quale
doveva svolgere il suo incarico pi oneroso e noioso, un turno di
guardia per la citt. Ma oggi, come ieri, la brezza recava un acre odore
di fumo. Si chiese da dove provenisse quella fuliggine infernale,
dicendosi che il combattimento non poteva essersi avvicinato tanto.
Mentre si recava ai margini di Hiddenhaven, Frenzill not che le
strade erano insolitamente deserte. Soltanto poche donne erano chine
sui giardini pubblici, a strappare erbacce e a ridere. Avevano riso
appena un po pi forte quando l'avevano visto, o forse era una sua
impressione? Le fiss mantenendo un silenzio opportunamente
rispettoso, poi si controll di nascosto i pantaloni quando pass un
carro pieno di fieno. Si guard anche alle spalle per vedere se il
mantello fosse stato sporcato da quella fuliggine onnipresente e scroll
il capo irritato.
Si chiese dove fossero tutti, ma le vie vuote non lo infastidirono,
dato che, dall'ombra della meridiana sulla piazza cittadina, sapeva di
essere in ritardo di una buona mezz'ora per il suo turno di guardia. E,
dopo tutto, era tempo di guerra e i fragori delle battaglie lontane
giungevano spesso attraverso la vasta vallata, portati dalla brezza
serale.
Giunse ansimando sulla sommit dell'enorme, antico portone di
legno di Hiddenhaven e fiss le nuvole scure che fluttuavano
drappeggiate come un sudario sull'orizzonte orientale. Non c' stato
nessun temporale, niente fulmini per settimane, pens, increspando in
una smorfia il volto stretto e pallido, mentre si leccava un dito storto e
umido e lo levava in aria, confermando la direzione della banderuola
arrugginita nella brezza pungente.
Sotto di lui arrivarono di corsa un paio di ragazzini, i volti accaldati
e sorridenti, le mani piene di cavalieri e cavalli di legno in miniatura.
Ci sono combattimenti in atto l fuori, Mr. Frenzill? grid uno,
una peste di dieci anni che lui riconobbe vagamente essere il figlio del
fornaio. Possiamo venire su a vedere anche noi? Oggi tutti parlano
della guerra. Di un drago! Sta venendo qui, sapete.
Il locandiere si limit a guardare con severit i volti entusiasti
presenti pi in basso e si spost lungo le mura. C' molto pi fumo di
ieri, osserv. O dell'altroieri, o del giorno prima di quello. E ora il
vento sta aumentando e soffia tutto dalla nostra parte. Che seccatura.
Giusto in tempo per rovinare la Festa di Met Anno. Frenzill guard le
vorticanti nuvole scure, trovandovi delle forme nella sua
immaginazione. Un boccale, una botte, una borsa di monete. Scroll
lentamente il capo mentre volgeva le spalle al cielo fosco, per
osservare l'ordinata cittadina. Venti o trenta stendardi dai colori accesi
erano gi appesi a finestre lavate di fresco per il festeggiamento
dell'indomani. Era un peccato che si stessero sporcando cos.
Botteghe ben tenute, con davanti giardini di rose e strade lastricate,
fiancheggiavano la piazza ampia e ombrosa. Dalla postazione elevata
al di sopra della porta, rimasta chiusa talmente a lungo che i cardini e
le serrature erano ormai bloccati dalla ruggine, Frenzill riusciva a
vedere con chiarezza la luce dei suoi occhi, la Casa del Buon Bere.
Aveva appeso un grande stendardo rosso alla finestra superiore.
Benvenuti, proclamava il drappo. La Miglior Birra al Mondo.
Elaborate lettere ornate danzavano su uno schiumoso boccale di birra.
Era la migliore al mondo pens, compiaciuto, e lui era l'unico a saperla
fare.
La produzione di questa stagione, cinquanta botti enormi, che
stavano raggiungendo un lucente, perfetto color ambra, colmava la sua
cantina, che era stata realizzata proprio a tale scopo. Con una nuova
fornitura cos abbondante, si sarebbe certo avviato a diventare l'uomo
pi ricco di questa opulenta cittadina e, un giorno o l'altro, sarebbe
perfino potuto diventare sindaco.
Ma eccomi qui, a pensare troppo al colore del cielo invece di
occuparmi del colore della mia birra, medit incupendosi. Un soffio di
fumo pi forte aleggi fino a raggiungere il suo naso sensibile,
facendolo sbuffare disgustato. Fece per scendere dalla scaletta. Un paio
di giri intorno alla piazza - che aveva bisogno di una bella falciata,
not critico, appuntandosi mentalmente di rimproverare il ragazzo che
doveva occuparsene - e sarebbe ritornato alla locanda, turno di guardia
o meno. Malgrado il cielo fumoso, l'oste non aveva visto accadere
nulla nella valle e, dopo tutto, Hiddenhaven era di gran lunga troppo
isolata per ritrovarsi sulla strada dei combattimenti.
Per diciassette anni la citt non aveva subito ingerenze dalle altre
vaste comunit della valle. In realt, fatta eccezione per Gisrib, i tre
pastori, le due famiglie di minatori e i pochi fittavoli che coltivavano il
fazzoletto di terra che circondava il lato occidentale delle mura
cittadine, praticamente la gente di Hiddenhaven non si era mai recata
altrove. Frenzill rivolse un'ultima lunga occhiata verso est e mormor
un'imprecazione particolarmente colorita contro il cielo denso di
fuliggine, mentre scendeva ondeggiando dalla vecchia scala a pioli
traballante.
Salve, alle porte! grid una voce debole e smorzata, proveniente
da qualche parte alla sinistra dell'oste.
Spaventato, il taverniere manc gli ultimi due gradini della scala,
sbucciandosi entrambe le ginocchia nodose attraverso i bei gambali di
tessuto pettinato. Imprecando ancora pi forte, si volse di scatto,
cercando quell'idiota sconsiderato che l'aveva chiamato. Ma le donne si
erano spostate ben lontano, non erano pi a portata di voce, il
conducente del carro era entrato nella locanda per una bevuta e Frenzill
si trov a prendere in considerazione le alternative di un asino parlante
o di qualcuno che lo chiamasse dall'esterno delle porte.
Si spolver le ginocchia e allung il collo verso la porta bassa e
stretta destinata ai pastori, ma che veniva usata da tutti coloro che
avevano da fare fuori dalle mura; anche quella era chiusa a chiave.
Frenzill sbuff di nuovo e fece per allontanarsi.
Gentile signore, se siete ancora l, vi prego...
L'oste si ferm, si rimise in ascolto, si volse e si avvicin a lunghi
passi circospetti a un grande foro in corrispondenza di un nodo nel
legno del portone principale e sbirci fuori, premendo con fermezza un
occhio iniettato di sangue contro la struttura.
Quaggi, disse la voce raspante.
Il locandiere abbass il proprio raggio visivo; non riusciva a credere
ai suoi occhi.
L tra i cespugli spinosi c'era uno sconosciuto sparuto che
rabbrividiva, mezzo morto.
Per favore, signore, non vorrei disturbarvi, ma non mangio n bevo
da due giorni, da quando mi sono dovuto lasciare il fiume alle spalle,
disse l'uomo. Inoltre sono disarmato, signore. Vi prego...
Frenzill stacc l'occhio dal foro del nocchio e lanci uno sguardo
preoccupato dietro di s. Si sarebbe dovuto occupare di questa
faccenda, molto in fretta, e inoltre con ogni probabilit si sarebbe
dovuto recare fuori per farlo. Sospir, ritorn allo spioncino e si rivolse
a quell'individuo con il tono pi gelido che gli riusc di produrre.
Tu, laggi, spiega perch sei venuto ed esci da quella siepe; non
posso farti morire tra i rovi, specialmente durante il mio turno di
guardia. Che il diavolo ti tiri fuori di l, pens Frenzill. Estrasse dalla
manica un piccolo pugnale ingemmato, da usare nel caso gli fosse
toccato stanare lo straniero in modo un po pi energico.
Il forestiero usc con passo malfermo dal nascondiglio spinoso e cos
facendo si procur parecchie nuove lacerazioni. L'oste prov scarsa
solidariet per quel tipo, dato che gli bruciavano ancora le ginocchia
sbucciate. Il locandiere tolse il catenaccio ai portoni principali e li apr
per rivelare lo straniero.
Grazie, signore; credevo di essere spacciato. Siete la prima persona
che vedo da quando sono in fuga. Ho cercato di aprire le porte ma
erano stranamente bloccate, disse l'individuo malconcio. Tuttavia
poi ho immaginato dovesse essere a causa della guerra, e che forse
foste gi a conoscenza del pericolo imminente. L'uomo alz lo
sguardo, scrutando nervosamente il cielo.
Pericolo? Frenzill non vedeva nessun pericolo. Lo straniero era
ricoperto dalla testa ai piedi di fuliggine e aveva gli orli degli abiti e
delle maniche bruciacchiati. Aveva i capelli praticamente strinati;
grandi vesciche bianche e ceree gli chiazzavano un lato del volto e
zoppicava vistosamente. Di corporatura alta e dinoccolata, era circa
mezzo metro pi alto del locandiere, a cui sorrise con gratitudine
mentre l'altro tornava a chiudere il portone; infine gli tese una mano
sporchissima e alquanto callosa in segno di saluto. Aveva i medi
avvolti in un brandello del mantello e il panno era macchiato di scuro.
L'oste si limit a spostare il pugnale dietro la schiena e ignor la mano
tesa.
Come ti chiami, straniero, e ti chiedo di nuovo che cosa ti ha
portato qui? Inoltre, che cos' questa storia del pericolo? lo interrog
Frenzill. Il taverniere ebbe un brivido lungo la nuca, come gli accadeva
sempre quando era aperto il portone.
Harald, signore, e vi infastidir chiedendovi solo qualche cosa da
bere, quel tanto da darmi coraggio e da portare i miei piedi qualche
lega pi in l, dove potr essere al sicuro, disse il forestiero, alzando
lo sguardo spaventato sul cielo fumoso. A quel punto vacill e croll
tra le braccia non certo entusiaste di Frenzill. L'odore del fumo rischi
quasi di atterrare il locandiere di fragile corporatura.
Bene, finalmente sei sveglio. E ora dimmi, che cos'hai detto
riguardo al pericolo, all'essere al sicuro e come ti sei ustionato? L'oste
tolse lo spicchio d'aglio schiacciato che aveva posto direttamente sotto
al naso gonfio e malridotto dello sconosciuto. Con gli occhi rossi e
lacrimosi Harald si alz lentamente a sedere e fiss la stanza
accogliente intorno a s.
Dove sono? inizi a chiedere, con una nota di trepidazione nella
voce stridente.
Ti trovi in una locanda. Ti ho trascinato qui io stesso, sebbene sia
stato un gesto assolutamente contrario a ogni forma di discernimento, e
sei rimasto privo di sensi per un periodo di tempo troppo lungo. Inoltre
hai sporcato sia me che la sedia, perci ti dispiace rispondere alle mie
domande? Frenzill riusciva a contenere a stento la propria
impazienza.
Quando si rese conto di essere all'interno, Harald si alz di scatto
dalla sedia, soltanto per tornare a sprofondarvi, evidentemente
indebolito dal movimento repentino. Si afferr il capo e chiuse
strettamente gli occhi. Senza offrirgli nessun aiuto, il locandiere
sospir e prese a tamburellare le dita sul piano del tavolo di legno.
Certo che ve lo dir, signore, inizi Harald, con voce che era
appena un sussurro. Ma ho cos tanta sete. Per favore...
Il taverniere lo guard con aria cupa, poi mormor: Certo, certo,
mia figlia ti porter qualche cosa per far uscire la storia pi in fretta;
una pinta della nostra birra migliore contribuir a scioglierti la lingua e
ti far sentire pi al sicuro. A me fa sempre quest'effetto, aggiunse
sottovoce, mentre un cipiglio preoccupato gli si imprimeva sempre pi
nettamente sul lungo volto sottile. Uno straniero assetato, pens
Frenzill. Questo pu preannunciare soltanto guai. Poi chiam Carlana.
L'oste si inquiet, asciugandosi la fronte, quando la giovane spill a
Harald un boccale di birra, e le fece segno di aggiungere un generoso
schizzo d'acqua; poi le ordin di portare una pinta anche a lui, senza
mai lasciare con gli occhi la figura china di Harald. Erano trascorsi
diciassette anni dall'ultima volta che un forestiero entrava a
Hiddenhaven, pens. Diciassette anni di pace e di tranquillit buttati al
vento. Che cosa penserebbero gli altri se scoprissero che ho trascinato
in citt questo mendicante? Tuttavia l'uomo aveva accennato a un
pericolo e, dal suo aspetto, poteva sapere qualche cosa riguardo a tutto
quel fumo. Meglio stare ad ascoltarlo e poi rimandarlo per la sua strada
prima possibile, preferibilmente nel cuore della notte. Ben presto le
sale si sarebbero riempite di clienti abituali; Frenzill doveva agire in
fretta.
Avete notato nessuno nei paraggi prima di chiamarmi? lo sollecit
gentilmente il taverniere, mentre l'uomo stanco soffiava via la schiuma
dal bicchiere e buttava gi la birra in quello che parve un unico lungo
sorso. Lo straniero alz lo sguardo, aveva uno sguardo cupo e distante
negli occhi.
Oh no signore, no, assolutamente nessuno, soltanto voi. Mi stavo
riposando brevemente in quell'ottimo, folto nascondiglio che la
vostra siepe di rovi, ed stata una fortuna che siate arrivato. Voglio
dire, guardatemi; il mio aspetto avrebbe spaventato le donne o i
bambini a cui sarebbe potuto capitare di incontrarmi, e probabilmente
anche la maggior parte degli uomini. So che costituisco un brutto
spettacolo, sembro addirittura appena uscito dall'Abisso. Rabbrivid,
avendo cura di tenere la voce bassa. Frenzill, fissando il volto annerito
e coperto di vesciche dell'uomo, annu in segno di conferma.
Ebbene, dimmi, ehm... inizi l'oste, con il naso che gli bruciava
per la puzza di capelli bruciati.
Harald, come vi ho detto in precedenza. Signore, per favore, se non
vi incomodo, potrei averne un altro bicchiere? Quella birra era
straordinariamente buona. Vi dispiace se fumo la pipa? Le mani...
L'uomo le tese davanti a s, tremavano visibilmente.
S. Voglio dire no, prego, accendetevi la pipa. Andr a prendervi un
altro boccale, rispose il locandiere, pensando che l'aroma della pipa,
per quanto sgradevole, avrebbe mascherato l'odore soffocante degli
abiti bruciati dello straniero. Ma quell'individuo avrebbe fatto meglio a
iniziare subito a parlare; la birra gratis, anche se abbondantemente
annacquata, non era certo la specialit della casa.
Lo sconosciuto butt gi il secondo bicchiere con la stessa rapidit
con cui aveva ingurgitato il primo, poi si pul la bocca sulla manica, o
ci che restava di essa. Ebbene signore, vengo da Jasper Ridge, lass
sulle colline; di mestiere faccio il tagliaboschi. Non ho mai infastidito
nulla e nessuno; mi limitavo a tagliare i miei tronchi e a farli portare a
valle dal fiume fino alla citt che si trovava proprio al di sotto della
cresta. Forse la conoscete?
Doriett. S, so che esiste, ma nient'altro, tuttavia. Ce ne stiamo per
conto nostro qui a Hiddenhaven. Ti prego continua, disse Frenzill,
guizzando ancora una volta con lo sguardo verso la porta. Che cos'
questo pericolo a cui hai accennato?
Ebbene, mi stavo recando a Doriett a ritirare la mia paga alla
segheria, quando lo vidi, disse lentamente Harald, mordendo il
bocchino della pipa e apparentemente per nulla turbato dall'impazienza
dell'oste. E mai in vita mia c' stato qualche cosa che mi abbia
spaventato tanto quanto...
Quanto... Gli occhi azzurri del taverniere erano fissi su quelli neri
e spaventati del forestiero.
Quanto il drago, sussurr Harald.
Allontan con un colpetto un po di cenere che gli scendeva dal
cappello e Frenzill la osserv cadere dolcemente, pigramente sul
pavimento appena spazzato; poi il suo volto parve perdere quel poco
colore che aveva, con la stessa rapidit con cui lo straniero aveva
svuotato i boccali. Aspetta, ti ho sentito dire... stai parlando di un vero
e proprio... drago?
Un drago, signore, un grosso drago rosso, indubbiamente un
disertore della guerra. volato proprio sopra di me, alitando fuoco e
fiamme come una fucina. Il giovane ravviv la pipa con un paio di
rapide tirate. Puzzava come la fine del mondo; quando ho alzato lo
sguardo su di lui non riuscivo a muovermi, ed un miracolo che io sia
ancora in vita. Cos non sarebbe stato, se per caso non avessi deciso di
prendere una strada pi lunga del solito per recarmi in citt, un sentiero
che presentava parecchi alberi che mi hanno coperto dalla sua vista. Il
drago aveva in mente ben altro che me.
Un drago? Un drago vero? Il locandiere deglut a fatica, cercando di
pensare. Tutto ci che gli venne in mente fu che Doriett era un brutto,
rumoroso, fangoso porto fluviale, dove non sapevano apprezzare le
cose migliori, specialmente la buona birra. L avrebbero bevuto l'acqua
di una pozzanghera credendo che fosse nettare, pens Frenzill. Ma
forse dopo tutto in questo c'era qualche cosa di buono. Che cosa hai
detto che accaduto alla citt?
stato orribile, signore; non rimasto altro che cenere. Sono
andato a vedere con i miei occhi quando ho ripreso i sensi, poi mi sono
messo a correre pi veloce che ho potuto nella direzione opposta, una
volta che ho visto da vicino che cos' in grado di fare quella creatura.
una fortuna che vi abbia visto alle porte; quasi non vi scorgevo, con
quella grossa siepe tutt'intorno alle mura. Giuro che detesto l'idea di
avervi recato disturbo, ma non ce l'avrei fatta senza il vostro aiuto;
sarei certamente morto se voi non mi aveste trovato. Pensavo che gi
sapeste del drago e degli incendi, e che forse qualcuno fosse gi morto,
ma sono certamente lieto che non sia capitato a voi. Il minimo che
posso fare per ripagarvi mettervi in guardia.
Metterci in guardia? E che mi dici degli incendi?
Signore, non posso pi fermarmi, per quanto siate stato buono con
me, e per quanto la birra sia dolce. Il drago diretto certamente in
questa direzione, e se non viene lui stesso, gli incendi che ha gi
appiccato saranno alle vostre porte nel giro di un altro giorno, forse
ancora prima, a seconda di come cambia il vento, naturalmente. Mi
sento molto meglio ora, e mi limiter ad andare, se non vi dispiace.
Sentite, siete i benvenuti se volete venire con me. Rivolse un'occhiata
a Frenzill e poi a Carlana, che lo guard di rimando con bramosia, pur
restando in silenzio. C' un sacco di spazio nelle grotte dell'altipiano,
continu, e penso che potremmo arrivarci prima che faccia
completamente buio, ma dovremmo andarcene subito.
Harald diede un colpetto ai brandelli del suo cappello floscio, rivolse
un lungo sguardo d'apprezzamento alla stanzetta ordinata, sorrise in
segno di ringraziamento a Carlana e si diresse lentamente verso la
soglia.
L'oste lo fiss, inorridito. Andarcene? Lasciare Hiddenhaven? Non
puoi fare sul serio... e poi domani c' la Festa di Met Anno. La mia
birra... il mio denaro, mormor, quasi tra s.
Il forestiero si ferm con un'espressione di preoccupazione e di piet
negli occhi scuri. Bene, allora, signore, possano proteggervi i vostri
dei. Io non ritorner pi da queste parti, a Jasper Ridge non resta pi
legname da tagliare e tra non molto non ce ne sar pi neppure qui. Vi
ringrazio gentilmente per aver accolto uno straniero, possa ritornare a
voi la generosit benedetta che mi avete dimostrato.
No Harald, ti prego, aspetta. Ehm, parlami ancora di questo drago,
se non ti dispiace.
Ebbene signore, sono certo che gi sappiate di come quelle bestie
odino le citt e simili. Ora penso davvero di dover andare, prima che il
drago o i suoi incendi abbiano sentore del vostro bel villaggio;
certamente non voglio pi assistere a quello spettacolo. Lo straniero
si avvi zoppicando verso la porta.
Non puoi lasciarci ora Harald, devi dirmi come sei riuscito a
sopravvivere, e che cos' accaduto esattamente a Doriett. Voglio dire,
sono tutti... chiese Frenzill con voce implorante. Il giovane si volse
pazientemente verso il locandiere, ma era chiaro che avrebbe preferito
essere gi fuori dalla porta.
Morti? Senza dubbio, tutti loro, l'ho visto con i miei occhi. Io sono
sopravvissuto per puro caso, signore, e per la protezione che gli dei
forniscono all'onesto pellegrino. Riesco a immaginare soltanto che la
creatura non mi abbia visto nel bel mezzo del caos della foresta che
bruciava. E mi sembrato che scatenasse la propria furia proprio sulla
citt, non so per quale ragione. No signore, non posso rimanere, anche
se mi piacerebbe. Siete stati gentili. Oh, mi dispiace, quasi dimenticavo
di pagarvi. Ho trovato questo a Doriett, per strada. un po fuso sui
bordi, ma vale ancora il suo peso in argento. Harald cerc nella
bisaccia e ne estrasse una moneta deforme. Giusto peso, giusta
misura, disse sorridendo, dando un altro colpetto al cappello. Penso
di poter trovare la strada da solo.
Sar lieta di accompagnarvi, signore, mormor Carlana,
offrendogli la mano tremante. Il volto rovinato del giovane si apr in un
sorriso sorpreso e prese delicatamente per mano la ragazza, facendo
attenzione a non sporcarla di fuliggine.
Uhm, potresti dirmi esattamente che cos'hai visto, Harald? Voglio
dire, come ha fatto esattamente il drago ad attaccare la citt?
intervenne Frenzill, deciso a carpire al forestiero fino all'ultimo
frammento d'informazione. Hanno approntato qualche difesa? Perch
non ha funzionato?
Immagino semplicemente che non siano stati opportunamente
preavvertiti, signore. Non pu essere andata che cos. E detto questo
Harald scomparve attraverso l'ingresso sul retro della taverna,
allontanandosi zoppicando nel fresco crepuscolo fumoso, con Carlana
al suo fianco.
L'oste scaravent il pugno con forza sul tavolo lucidato e si adir per
un lungo minuto, cercando di pensare al da farsi.
Frenzill! Perch quella faccia tetra, mio buon amico? Preparate
tutto, facciamo una partita, tuon una voce risonante dalla soglia, sul
lato opposto. E che cos' questo odore? Avete bisogno di far ripulire i
camini, aggiunse il sindaco. Ah, forse dobbiamo farlo tutti, eh?
L'aria abominevole ormai da giorni, non trovate?
Il locandiere annu, i suoi pensieri erano rivolti all'imminente
distruzione di tutto ci per cui aveva lavorato. Avrebbe dovuto dire al
sindaco di Harald e della sua storia. Signore, appena accaduta una
cosa stranissima...
Oh, parlate dello sconosciuto che Henrich ha portato dentro? Sono
riuscito a fatica a passare attraverso la folla per condurlo in prigione,
ridacchi il sindaco. Peccato per la famiglia, se si pu dar
minimamente credito alla sua storia. Penso che sia soltanto un po
toccato, sapete? Ha cercato di introdursi furtivamente in citt insieme
alle pecore! proprio pazzo. Si tamburell la tempia dai capelli
bianchi e fece roteare gli occhi scuri dalle palpebre pesanti.
Il taverniere pos una mano sul bicchiere vuoto, come per
sorreggersi. Signore, volete dire che c' un al... voglio dire, uno
straniero in citt? Dove si trova quest'individuo?
Oh, in custodia protettiva, naturalmente; l'ho messo in prigione,
tanto nessuno la usa. Non posso lasciare che giri libero e parli con gli
abitanti. Ma ditemi, era il vostro turno di guardia, eh? Pensavo che
l'aveste visto, o per lo meno che aveste notato la folla che ha attirato
mentre Henrich lo portava da me. Il sindaco scrut intensamente
Frenzill al di sopra del boccale traboccante di schiuma.
B s, s, era il mio turno di sorveglianza, signore, e io ero l,
certamente non altrove, ma credo di essermi spostato, b, per un
attimo, distratto dall'erba alta nella piazza. Quel giardiniere! ment
nervosamente l'oste, che a quel punto capiva dove si trovassero tutti gli
abitanti di Hiddenhaven quando lui aveva aperto ad Harald.
Il sindaco tracann un generoso sorso di birra e scroll il capo, pi
interessato alle proprie novit che alla scusa del taverniere.
Ottima Frenzill, malgrado quel che dice il vecchio Gisrib. Spero
che la produzione di quest'anno sia altrettanto buona. Oh, ma per
ritornare al discorso di prima, Henrich ha portato quell'uomo
direttamente da me. Ora sta cercando di disperdere la folla; girano
parecchi discorsi forti l fuori, c' un sacco di gente eccitata e pronta a
lasciare la citt. Alcuni dei pi mutevoli hanno gi scavalcato le mura
sul retro. Questa cosa minaccia di rovinare la Festa di Met Anno.
Bene, dovr fare in modo che venga messo alle porte questa notte dopo
che avr fatto buio, con cibo che lo porti abbastanza in l lungo la
strada, e poi una bella botta in testa per fargli dimenticare dov' stato.
Tuttavia ha raccontato una storia stranissima, ha parlato di un drago
rosso, non ci credereste! Naturalmente, come ho detto, chi potrebbe
prestarci credito se non i pi pusillanimi, eh? Quell'uomo folle di
paura, e decisamente matto, ne sono certo, mormor il sindaco.
Frenzill non pot fare altro che inghiottire a fatica. Mi occuper del
suo pasto, disse in fretta, e schizz via in cucina, lasciando il primo
cittadino sconcertato a dissertare con una sedia vuota.
Raccogliendo una rapa raggrinzita e una crosta di pane, l'oste si gett
il mantello sulle spalle e corse verso la prigione. Quando arriv
all'angusto edificio di pietra alla fine della strada pi appartata del
villaggio, una piccola folla indugiava ancora all'esterno; la gente
parlava in toni sommessi e polemici, seria e preoccupata in volto.
Sembrava che Henrich non avesse fatto un gran bel lavoro, a quanto
pareva, e in realt lui stesso era fuggito verso le colline.
... non posso restare qui! Chiaramente lui l'ha visto! disse una voce
tra la calca, levandosi in preda al panico.
Io porto via la mia famiglia all'istante; ci troviamo alla porta delle
pecore tra cinque minuti, se volete venire con noi. Non intendo
aspettare che il drago si faccia vivo, allora sarebbe troppo tardi, disse
un altro.
Ma dove andremo?
Le grotte sulle colline! Saremo coperti dalla foresta. Sbrigatevi!
La folla si sparpagli, alcuni degli abitanti andarono a urtare contro
Frenzill mentre correvano verso le proprie dimore a raccogliere
qualche provvista.
Schivandoli, l'oste sgattaiol attraverso l'ingresso posteriore della
prigione e annasp con la lanterna alla parete; dopo averla accesa, la
tenne sollevata per farsi luce mentre percorreva il cupo corridoio.
L'uomo era accovacciato nella paglia sporca del sotterraneo,
dondolava avanti e indietro sui talloni e mormorava ripetutamente
qualche cosa. Quando vide il nuovo arrivato distolse lo sguardo dalla
luce e gemette sommessamente.
Su, su mio buon amico, sono soltanto io, il vecchio Frenzill, e ti ho
portato un po di cena. Alza la voce e dimmi che cosa ti ha spaventato
tanto. Attraverso le sbarre il locandiere gett la rapa e la crosta di
pane al giovane, ma lo straniero si limit a fissarlo da sotto il
cappuccio, con gli occhi folli di terrore e il volto di un pallore
anormale, coperto di fuliggine.
Mi sta inseguendo, vero? Arriver il drago e noi moriremo tutti! Vi
prego, dovete lasciarmi andare, devo uscire di qui, gemette lui,
alzando la voce al massimo.
Ah, tranquillo ora amico, dimmi soltanto di questo drago, e faremo
in modo che non ti prenda, va bene? Sei perfettamente al sicuro
quaggi, sai; a dire il vero il posto pi protetto del villaggio,
ridacchi Frenzill, dando dei colpetti con la punta dello stivale alla
lurida parete. Ottima pietra spessa sopra e intorno a te. Praticamente a
prova di drago.
Il giovane parve derivare un certo conforto da quelle parole e
riacquist un po di buonsenso. Signore, mi chiamo Simon Bell e
vengo da Wellshimmer; la mia famiglia stata bruciata viva
nell'attacco, e soltanto io sono fuggito. Quando il drago... Trattenne il
fiato al ricordo, ma prosegu, esortato dall'attenzione rapita di Frenzill.
Quando comparso il drago mi sono spaventato a tal punto da non
riuscire pi a mettere un piede davanti all'altro. Correndo sono caduto
e ho sbattuto la testa. Si tocc un brutto livido viola che aveva alla
tempia. Quando ho riacquistato i sensi erano tutti morti, i corpi dei
miei poveri genitori buttati scompostamente sopra di me, e il fuoco
aveva distrutto i resti dell'unica casa che io abbia mai conosciuto... Si
zitt, gli occhi distanti e colmi di rinnovato terrore. Devo andare via di
qui! Mi sono fermato soltanto perch ero cos stanco e affamato. Si
spost verso il pane e con un lieve sorriso storto sul volto inizi a
mordere con gratitudine la crosta rafferma. Grazie, gentile signore;
possano gli dei ripagarvi con la stessa moneta.
Frenzill consider per un lungo attimo la storia di Bell, osservandolo
masticare, poi si volse e lasci l'uomo a mormorare di nuovo
sommessamente nella cupa cella. L'oste sal le scale di pietra e usc
nella fresca serata, riappese la lanterna al gancio accanto alle chiavi e
ritorn lentamente alla Casa del Buon Bere.
Wellshimmer era appena a un paio di giorni di strada a est, pens, e
Doriett si trovava ad altri due giorni di distanza, pi in l. Un drago: la
bestia intende sicuramente annientare ogni forma di civilt nella valle e
si sposta uniformemente verso ovest. Devo dire al sindaco che vero;
devo mettere in guardia tutti, e che ne sar della mia birra? Frenzill si
torse le mani ossute, il cuore colmo di angoscia.
La Festa di Met Anno era per l'indomani.
Ma il drago sarebbe potuto arrivare in citt da un momento all'altro.
E la gente se ne stava andando!
L'oste si deterse la fronte con la manica e si ricompose, ritenendo
fosse meglio cercare di gestire la crisi in modo da evitare quanto pi
panico possibile.
Ma del resto lui non sapeva ancora nulla del terzo straniero.
L'arciere vestito di verde era fuori dalla locanda, con il sindaco e un
gruppo di cittadini diffidenti raccolti intorno, che lo ascoltavano.
Ma che cosa faremo? esclam uno dei mercanti, un uomo che
aveva appena investito tutti i guadagni di una vita nel recente
ampliamento del proprio negozio.
Quanto hai detto che era grande? salt su la voce preoccupata di
una donna, dal fondo della folla.
Ma tu sei fuggito di corsa... cos vicino? url Gisrib, che aveva
ancora in mano il bicchiere vuoto.
L'arciere, un uomo sulla cinquantina, il volto paonazzo sotto la folta
barba ingrigita, con la casacca zuppa di sudore, alz le mani
implorandoli di fare silenzio. Brava gente, non ho tempo di spiegare,
posso soltanto fermarmi un attimo per mettervi in guardia. Come ho
detto, fareste meglio a fuggire verso le colline insieme a me. Sono il
solo sopravvissuto del mio gruppo di ricognitori. Da un momento
all'altro vedrete la terribile creatura nei vostri cieli, ma allora sar gi
troppo tardi. Scorgendola verrete certamente colpiti da uno spaventoso
terrore; tutti i miei compagni non sono forse morti sul posto? Io mi
stavo lavando il viso in una pozza d'acqua piovana, quando ho visto
l'immagine riflessa della creatura che si trovava alle mie spalle, con
fiamme che sprizzavano dalle enormi narici e scaglie di un rosso
talmente acceso da sembrare fuoco riflesso su diamanti. Senza piet il
mostro ha sfogato la propria rabbia sul nostro accampamento e sui miei
poveri compagni, che ora giacciono tutti laddove sono caduti,
nient'altro che un mucchio di ossa bruciate, tra le ceneri della nostra
attrezzatura. Vi dico che dobbiamo andarcene, o faremo la loro stessa
fine! La bestia pu essere in volo gi in questo preciso istante! Mentre
l'arciere terminava, met dei cittadini in preda al panico si
precipitarono immediatamente fuori dalla porta destinata ai pastori,
lasciando armi e bagagli, decisa a salvarsi la vita.
Poi Frenzill grid e la sua voce si alz al di sopra di tutte le altre,
recando in s una nota imperiosa che non l'aveva mai caratterizzata
prima; per giunta gli era appena venuto un pensiero.
Fermatevi tutti! sbrait ai restanti abitanti del villaggio, tutto
scosso nel fisico esile. Ho un'idea; scendiamo nelle nostre robuste
cantine, l saremo certamente al sicuro, e lasciamo che la bestia passi
sopra di noi. Quando non trover nessuno nei paraggi a suscitare la sua
ira, penser che Hiddenhaven sia abbandonata e lascer in pace noi e la
nostra bella citt.
E poi io potr ritornare a prendere la mia birra quando tutti
ritorneranno, pens tra s. Ve la vender per il doppio del prezzo e
sarete talmente riconoscenti nei miei confronti per avervi salvato la
vita, che pagherete ancora di pi, se ve lo chieder.
L'arciere si volse e il suo sguardo acuto trov Frenzill in un batter
d'occhio.
Oh signore, quello un pensiero davvero brillante, degno di essere
messo in atto, e prima possibile, perch i cieli appaiono esattamente
com'erano poco prima che la creatura piombasse su di noi. Guidateci
dunque, e saremo al sicuro.
S, seguiamo il suggerimento di Frenzill, aggiunse il sindaco, e il
resto della folla si lanci subito di gran carriera verso le cantine; nella
fretta tutti si urtavano tra loro, improvvisamente ringhianti. L'oste
rischi quasi di venire schiacciato prima di potersi volgere nel mezzo
del fuggi fuggi generale, e l'arciere lo afferr giusto in tempo prima
che i due gemelli maniscalchi lo calpestassero sotto gli stivali chiodati.
Calma, gentile signore! Attenti ragazzi! Questo l'uomo che
certamente ci ha salvato tutti, grid lo straniero, indignato. Il
locandiere deglut e rimise i piedi in terra, spazzolandosi dalla spalla le
impronte scure degli scarponi. Ma non appena la strada si fu
improvvisamente svuotata, il taverniere fu raggiunto da un altro
pensiero.
La sua cantina era chiusa, la chiave l'aveva Carlana, e lei non si
vedeva da nessuna parte. Sopra di lui il cielo ribolliva di nuvole scure,
iniziava a cadere una fine pioggia di fuliggine, le cui minuscole
particelle si posavano danzando sul capo di Frenzill. Non c'era tempo
di trovare sua figlia, si sarebbe dovuto recare nel luogo pi sicuro della
citt, la prigione.
L'oste rivolse uno sguardo significativo all'arciere e liber
delicatamente il proprio colletto dalla mano robusta e annerita
dell'uomo.
Grazie per il tuo aiuto, soldato. Devo accertarmi che i miei
concittadini siano sistemati bene; dopo tutto sono il locandiere. Fai
buon viaggio, e possano gli dei favorirti con tutta la dovuta velocit.
Gli rivolse un largo sorriso, continuando a cercare di strappare il
proprio mantello dall'altra mano sporca dell'arciere.
Ma costui non lo lasciava andare. Signore, disse, speravo di
potermi riparare insieme a voi, specialmente considerato che sono
venuto a mettervi in guardia, e ora non ho pi tempo per trovare un
rifugio. Ho effettuato una deviazione sul mio percorso per contribuire a
risparmiare la vostra citt da questo grave pericolo, e ora uno dei suoi
cittadini pi illustri e saggi vorrebbe buttarmi fuori, perch me la
cavassi da solo davanti a un drago?. L'uomo aveva gli occhi sbarrati
per l'incredulit.
Lasciami andare, straniero, disse Frenzill, con voce
improvvisamente piena di rabbia. Qui non c' posto per te; dobbiamo
proteggerci.
Il ricognitore scroll il capo sbalordito e lasci andare il mantello del
taverniere proprio mentre un'ondeggiante nuvola di fumo si riversava
al di sopra delle mura. L'arciere corse comunque dietro a Frenzill,
raggiungendolo infine sulla soglia della prigione.
Signore, siete un locandiere, siete proprio sicuro di non avere
spazio per me? Gli altri sembrano aver trovato riparo altrove,
implor, tossendo nel vorticante fumo nero.
L'oste spinse fuori dalla porta il disperato Simon Bell, richiudendola
poi con violenza.
Ha sbattuto fuori anche me, signore, esclam l'ex recluso. E ora
che cosa faremo?
Lo straniero sbott in un ampio sorriso, tolse le chiavi della cella dal
loro chiodo, infil nella serratura quella giusta e gir finch non la fece
scattare.
B, ci godremo una bella Festa di Met Anno, naturalmente. Credo
che ci sia una certa birra famosa che ha bisogno di essere bevuta,
esult il forestiero dall'esterno della pesante porta di ferro, mentre
Frenzill lo fissava dalla finestrella, totalmente sconvolto e sbalordito.
Allora vado a prendere Guyler, Rouben? disse l'altro,
raddrizzandosi e iniziando a detergersi il volto dalla fuliggine.
S Kevo, digli di caricare la birra e di aprire quelle porte
arrugginite, rispose l'arciere. Usciremo di l con il carro.
La mia birra? Un carro? Chi siete? grid l'oste, dal luogo pi
sicuro della citt.
Siamo i fratelli Cobbin di Doriett, disse lo sconosciuto, levandosi
il cappello e togliendosi la barba finta dal volto. Quella stessa Doriett
che, tra l'altro, ancora in piedi e decisamente prospera; al punto tale
che siamo rimasti senza birra per i festeggiamenti.
Rouben sorrise in un'imitazione pi che dignitosa del miglior ghigno
da taverniere di Frenzill.
Ma, e il drago? farfugli l'oste.
Il drago? Qualcuno ha parlato di un drago? chiese un'altra voce
alle spalle di Rouben. Guyler Cobbin, liberatosi del travestimento da
taglialegna, raggiunse i fratelli. I birrai di Doriett hanno anche un
certo talento per vendere fumo, Frenzill, disse sorridendo.
Ma non potete lasciarmi qui! disse il locandiere. Non c' niente
da mangiare!
Credo di averti lasciato la rapa e un po di pane, gentile signore,
grid Kevo, facendo tintinnare le chiavi. Chi semina vento raccoglie
tempesta.
Non prenderai mai la mia birra! grid furiosamente il locandiere.
Non hai la chiave della cantina.
S che ce l'hanno, padre, e ora hanno anche questa, disse una voce
dolce e stanca da qualche parte al di l della porta di ferro. Carlana
sollev davanti alla finestrella un volume polveroso, le cui pagine
recavano una scrittura ordinata.
La mia ricetta! Carlana, come hai potuto? esclam l'oste, pestando
i pugni contro la porta robusta.
Mi hai sempre detto che era la mia dote. Ebbene, sembra che io stia
per sposarmi, padre. Il qui presente Gisrib ti far uscire tra circa un
giorno, ammesso che ti perdoni per quel tiro che gli hai giocato con la
birra, gli grid lei di rimando, con l'altra mano in quella di Guyler.
Carlana! grid Frenzill dietro di lei, mentre la porta della prigione
sbatteva con forza alle loro spalle.
Ah, Frenzill, sorrise Gisrib, facendogli tintinnare le chiavi in
faccia. Perch sei cos sconvolto? Dopo tutto ti lasceremo la feccia.
Oh... e buona Festa di Met Anno!


Storie da taverna
di Jean Rabe


Checosastaifacendo MaquestaKarThon? Lo gnomo parlava
talmente in fretta che le parole finivano l'una addosso all'altra, facendo
l'effetto di un insetto che gli ronzasse intorno alla testa dai capelli
bianchi. Chiuse i pugnetti nocciola, se li pose sui fianchi e alz lo
sguardo fisso sulla compagna. Tiripetochecosastaifacendo? Lo
gnomo era chiaramente sconvolto, ma non era quello ad accelerargli la
lingua, parlava normalmente molto svelto.
Quel che faccio non ti riguarda, fu la risposta serica e fredda che
ottenne.
MaMaquestaKarThon...
Lendle, li tengo d'occhio mentre caricano la Perechon. Questa
volta la voce armoniosa era caratterizzata da una certa acrimonia.
Riuscirebbero a farlo molto pi in fretta se la tua macchina non si
trovasse proprio sotto la botola della stiva; devono passarle intorno.
Nonaquestochemiriferisco! La sommit della testa dello gnomo
arrivava a malapena al fianco di Maquesta. Il capitano della Perechon,
Maq, era una mezza barbara del mare alta e flessuosa, con la pelle
d'ebano, gli occhi nerissimi e ricci capelli corvini che fluttuavano alla
forte brezza mattutina. Era anche mezzelfa, bench gli orecchi, spuntati
dal padre anni prima, quando nelle Isole del Mare di Sangue gli elfi
venivano braccati, erano piatti come il mare in una notte senza vento.
Lei inal l'aria salmastra, si stiracchi e abbass lo sguardo sullo
gnomo; l'espressione della donna era fredda, gli occhi inflessibili.
Oggi non ho tempo per scambiare amenit con te; mi restano alcune
faccende da sistemare in citt prima della partenza e...
Tiripetochenonesattamenteaquellochemiriferisco. Lo gnomo
dondol avanti e indietro sui piedini, giocherellando pigramente e
nervosamente con un bottone a perla della camicia rossa.
Cometivieneinmentediaccettareuncontrattoditrasportoinunmomentoco
mequesto? Si ferm per un breve attimo a riprendere fiato.
Tidicocheunaffarepericoloso. Pericoloso.
Certamentenonquestoilmomentodi...
Lendle, rallenta; quasi non riesco a capirti, disse lei, contraendo le
labbra in una linea sottile e posandosi le mani sui fianchi. Fiss gli
occhi scuri su quelli piccoli e luccicanti del suo minuscolo amico.
Lendle era il cuoco, il motorista e il rappezzatore di bordo della
Perechon.
Ho detto: come ti viene in mente di accettare un contratto di
trasporto, Maquesta KarThon? Lo gnomo l'apostrof in modo
formale, come faceva sempre, parlando deliberatamente con quella che
per lui era una lentezza tormentosa, allo scopo di accontentarla. un
momento pessimo per attraversare il Mare di Sangue, e per la
navigazione in genere, in quanto a quello. Meglio restare in porto,
attendere il termine della guerra, poi accettare un paio di contratti
quando tutto sar sistemato, ritornato bello e pacifico. Non ci sono
altre navi in porto che caricano le proprie stive, non cos?
Le uniche altre navi in questo porto sono pescherecci che si
preparano per uscire... a pesca.
Lo gnomo incresp le labbra. Pensa alla guerra.
La guerra. Maquesta socchiuse gli occhi.
Nell'Abisso, disse lui, continuando a pronunciare ogni parola con
cautela, in modo che le frasi non si sovrapponessero. La notte scorsa,
a cena, ne abbiamo sentito parlare.
Alla taverna, disse Maq, espirando con lentezza e agitando il
braccio in direzione della riva. Ieri, a tarda notte.
Gli uomini parlavano di una battaglia che si starebbe preparando
nell'Abisso; divinit e cavalieri in conflitto per il destino di Krynn.
Draghi, maghi e tutto il resto.
L'abbiamo sentito alla taverna, Lendle. Era una storia da taverna, il
prodotto di qualche birra di troppo e di un numero eccessivo di lingue
che si agitavano a vanvera. Abbiamo bisogno di soldi, e portare a sud,
fino a Cuda, queste casse di Mithas Brandy ci procurer denaro.
Potremmo farlo tra qualche settimana, qualche mese. Potremmo...
Sono io il capitano; il contratto firmato.
Chi pagher? brontol lo gnomo. Non riceveremo acciaio finch
non avremo effettuato la consegna. E se c' davvero una guerra
nell'Abisso, divinit e cavalieri in conflitto...
Allora Krynn sar distrutto.
Esattamente dove volevo arrivare, disse lo gnomo.
Se Krynn verr distrutto, non avrai molto di cui preoccuparti,
rispose con calma Maq.
Bella consolazione.
Allora scendi a terra, portati dietro la tua macchina e tutto il resto.
Nel prossimo porto avremo pi facilit a caricare, senza quel tuo
aggeggio nella stiva. Era seria, lo gnomo lo cap dal tono gelido. Per
Maquesta la nave veniva prima di tutto, era sempre stato cos e cos
sarebbe stato sempre. E quando prendeva una decisione, non c'era
verso di smuoverla. Partiremo tra un'ora, con o senza di te.
Nondevenecessariamentepiacermi, disse lo gnomo, dopo che lei si
fu allontanata.
La Perechon usc dal porto a vele spiegate. Gli occhi scuri di Lendle
erano fissi sul mare corto a prua, di babordo e le sue dita corte e tozze
stringevano talmente forte il parapetto, che le nocche gli divennero
bianche. Se la guerra non fosse gi motivo sufficiente di
preoccupazione, Maquesta KarThon, c' sempre il Vortice, brontol
tra s. Il vortice del Mare di Sangue si trovava a occidente, e lo gnomo
immaginava di poterne scorgere il vasto margine. La guerra, il
vortice; avremmo dovuto posticipare.
Kof molto cauto, osserv Maq, che gli era arrivata alle spalle
silenziosa come un gatto. Non ci avvicineremo affatto al Vortice. La
Perechon di gran lunga troppo preziosa per rischiare di entrare in
quelle acque. Resteremo nei pressi della costa di Mithas, doppieremo
l'Occhio del Toro, raggiungeremo Cuda sulla parte meridionale di
Kothas e consegneremo il nostro carico. Semplice. Poi premier
l'equipaggio con una giornata nel pi grande porto di Kothas.
Lo gnomo guard dietro di lei; al timone della nave c'era Kof, gli
occhi fissi su un punto al di l della testa di drago sulla prua della
Perechon. Kof, o Bas OhnKoraf, come lo chiamava di solito
formalmente lo gnomo, era un minotauro con una testa di toro cornuta,
spalle massicce e gambe muscolose che terminavano con lucidi zoccoli
neri. Aveva il corpo ricoperto di ruvido pelo marrone rossiccio e gli
abiti succinti che indossava erano sempre in armonia con quel colore.
Kof era il primo ufficiale di Maquesta e un amico fidato; governava in
modo superbo il rapido due alberi.
Sar meglio che mantenga la rotta, e che la Perechon resti tutta d'un
pezzo, sbuff sommessamente Lendle, abbandonando con riluttanza il
parapetto e dirigendosi verso il minotauro. Sono troppo vecchio per
cercare lavoro altrove, e troppo giovane per essere risucchiato in fondo
al mare in un grande vortice. Lo gnomo alz lo sguardo, fissandolo
sul primo ufficiale.
Smettila di preoccuparti tanto, lo rimprover sommessamente Kof.
Preoccupato? Io?
Lo ammetto, sono a mia volta inquieto, disse il timoniere, con il
massiccio volto da toro improvvisamente solenne e un'espressione
intensa nei grandi occhi rotondi. Mi chiedo che cosa ci sar per cena;
ho lo stomaco che brontola.
Stufato di pesce spada, si affrett a replicare lo gnomo. Lo
preparo subito.
Mentre l'equipaggio mangiava, Lendle si dava da fare nella stiva,
lavorando alla sua macchina a remi. Era una sfera di ottone cava, che
aveva vagamente l'aria di un pentolone capovolto e che brillava
caldamente alla luce fioca della lanterna. La sommit era rivestita da
una guaina di rame interrotta da due tubature di una sessantina di
centimetri, che si alzavano verticalmente a strane angolazioni prima di
raggiungere un cilindro d'acciaio che puntava verso una grande botola.
Questa conduceva dalla stiva a sopracoperta e lo gnomo aveva
costruito la propria macchina direttamente sotto di essa. Ci
significava che Lendle aveva dovuto realizzare anche un sistema di
pulegge per consentire alla ciurma della Perechon di caricare passando
intorno alla macchina.
Pile di casse, tutte depositate al sicuro grazie all'insieme di carrucole
dello gnomo, circondavano la macchina e colmavano i bui recessi della
stiva. Ciascuna era chiaramente etichettata Mithas Brandy Speziato o
Mithas Brandy Aromatizzato. Lo gnomo aveva aperto una cassa
facendo leva sul coperchio e aveva notato che ciascuna conteneva
dodici bottiglie, tutte imballate con cura nella paglia e con i tappi
fissati dalla ceralacca; inoltre aveva contato centoventiquattro casse in
tutto. Lendle si era impossessato di una bottiglia aromatizzata, e si era
messo all'opera utilizzando il liquido appiccicoso come lubrificante,
spargendolo lungo la base della sfera di ottone, da cui fuoriuscivano a
intervalli regolari rigidi fili a spirale che conferivano all'invenzione il
vago aspetto di un ragno. Le spirali correvano tra le casse e su tutta
l'ampiezza della stiva, dove erano avvolte intorno alle impugnature dei
remi.
Accanto alla sfera d'ottone era posto un piccolo camino di mattoni,
non molto pi grande di una delle casse. Lendle utilizzava un vecchio
mantice per ravvivare le fiamme, che producevano vapore tramite un
congegno che sembrava una gigantesca teiera. Il vapore passava
attraverso un tubo dalla teiera alla sfera, e in linea di massima azionava
una serie di ingranaggi all'interno della macchina, che a loro volta
facevano ruotare i fili a spirale e muovere i remi.
L'ultima volta che tutto aveva funzionato a dovere (in realt era
riuscito ad azionare la macchina in due occasioni) era stato poco pi di
sette mesi prima, e a quell'epoca il congegno aveva lavorato
instancabilmente per quasi tre giorni prima di mettersi a eruttare, ad
ansimare, a sputar fuori qualche ingranaggio per poi fermarsi. Lendle
non era ben sicuro di che cosa avesse fatto per farla partire, o del
motivo per cui si fosse inceppata.
Perci continuava a smanettare quotidianamente sul macchinario,
affinando l'allineamento degli ingranaggi, torcendo le spirali,
lucidando la sfera. Presto o tardi sarebbe riuscito a rimetterla in
funzione, cos la Perechon avrebbe avuto la capacit di continuare sulla
rotta stabilita, anche nell'eventualit di un periodo di bonaccia.
Lendle sbadigli e bevve un sorso di brandy, dato che la bottiglia era
ancora mezza piena dopo che la macchina era stata lubrificata in modo
soddisfacente. Era inutile sprecare il poco che restava; il liquido denso
gli scald la bocca e lo sent scorrergli lungo la gola e nel ventre. Si
mise a sedere tra i fili a spirale, si appoggi con la schiena contro una
cassa e ascolt il dolce gemito del fasciame della nave e l'incessante,
sommesso picchiettio della pioggia sul ponte. Bevve un altro lungo
sorso.
Lo gnomo immaginava che fosse quasi mezzanotte; chiuse gli occhi
e se la prese comoda, terminando il brandy. Era davvero ottimo,
doveva ammetterlo, gli faceva fremere le dita delle mani e sudare
quelle dei piedi. Non c'era da meravigliarsi che il mercante di Cuda
pagasse cos tanto per questa roba. Lendle prosciug l'ultima goccia e
torn a tappare la bottiglia, us il calore del caminetto per sciogliere la
cera sulla sommit, poi rimise il contenitore vuoto nella cassa, che
ebbe cura di tornare a sigillare, in modo che nessuno se ne accorgesse.
Il mercante di Cuda avrebbe semplicemente pensato che una bottiglia
fosse difettosa. Ma forse prima della fine del viaggio le bottiglie che
perdevano sarebbero diventate due o tre.
Lo gnomo si stiracchi, concentrandosi sul ticchettio della pioggia.
Un paio d'ore di riposo gli avrebbero fatto bene prima di doversi alzare
all'alba e iniziare a preparare la colazione a base di stufato di pesce
spada e uova. Spense il fuoco, diede dei colpetti alla macchina
augurandole la buona notte e afferr la lanterna. Le gambe corte e
tozze lo portarono attraverso un varco tra le casse, che conduceva a
una scala, che saliva a una piccola botola, che si apriva verso prua.
Hobevutotroppo, si rimprover, mentre ondeggiava avanti e
indietro cercando di afferrarsi alla scaletta per sostenersi. Ma le dita
mancarono l'obiettivo e si sent precipitare, sbatt con il naso sul
pavimento della stiva e la lanterna cadde. Lo gnomo sospir di sollievo
per il fatto che nessuna delle due cose si fosse rotta.
NondevopibereMithasBrandy, disse alzandosi in ginocchio e
raddrizzando la lampada. Sarebbe rimasto seduto lass per un po', per
liberarsi la mente, e avrebbe lasciato che la pioggia lavasse via parte
degli effetti del brandy prima di infilarsi sotto le coperte. Afferr con
forza il piolo pi basso, ma si sent proiettare a sinistra.
UnmomentoNonsonoubriaco. Deglut a fatica, poi aggiunse pi
lentamente: Per lo meno non sono cos ubriaco. la nave che
oscilla.
Quella che era iniziata come una pioggerella tiepida e lieve si era
presto trasformata in uno scroscio gelido e battente, attraverso il quale
Maquesta faticava a vedere, mentre lottava per tenere dritto il timone.
Sopra di lei le vele sbattevano e si gonfiavano, tormentate dalle
raffiche del vento mutevole. Gli alberi protestavano scricchiolando e
tutt'intorno si udiva il tonfo dei piedi sul ponte scivoloso. La ciurma
faceva del proprio meglio per tener teso il sartiame e per bloccare tutto,
legandolo.
Kof! Prendi quella cima! grid lei. Una fune dell'albero di
mezzana si era sfilacciata, sciogliendosi, e sferzava follemente qua e
l, minacciando di trascinare via parte della vela pi bassa.
Attraverso una fessura della botola, lo gnomo guard fuori e
individu Bas OhnKoraf che si affrettava verso la parte centrale della
nave per obbedire agli ordini, afferrando con le grandi mani la fune
pericolosa. Tutto era cos cupo sul ponte, che il Minotauro pareva
un'ombra nell'oscurit, e malgrado la sua forza enorme sembrava che la
cima gli procurasse dei problemi.
Lo gnomo sent la prua della nave sollevarsi sulla sommit di un
frangente, poi avvert che si rituffava inclinandosi a babordo. Ud lo
schianto di un'ondata che colpiva il fianco dell'imbarcazione e fece una
smorfia mentre l'acqua spazzava il ponte, penetrando attraverso la
fessura della botola e infradiciandolo. Lo gnomo mormor una sfilza di
improperi, apr di scatto e completamente lo sportello e sal proprio
quando la prua della Perechon tornava a sollevarsi. Si tenne in
equilibrio, impresa non da poco, considerato quanto brandy aveva in
corpo, poi usc con mosse caute e deliberate, non volendo perdere
l'equilibrio e cadere. ChecosasuccedeMaquestaKarThon? chiese
Lendle, dirigendosi in fretta verso di lei.
Una burrasca! grid la barbara del mare. Venuta dal nulla!
La nave questa volta precipit verso dritta e Maquesta si tenne forte;
Lendle le si avvinghi a una gamba per evitare di cadere.
Nonvedoniente! grid lui. Lo gnomo alz lo sguardo nella
pioggia; il cielo era di un torbido grigio nerastro, talmente coperto di
nuvole da riuscire a nascondere con efficacia le tre lune di Krynn.
Sapeva che era facile mutare direzione in un fortunale, con quel vento
fortissimo, specialmente quando non si riusciva a vedere neppure una
stella per seguire la rotta. Si incup. Questa storia non mi piace
affatto, Maquesta KarThon, brontol. Neanche un po'.
Neppure a me, disse severamente lei. N a nessun altro sul ponte,
ma non serve che sia tu a dirmi...
L'avvicinarsi di Kof la interruppe. La cima legata, per quello che
ci servir. La vela inferiore di mezzana strappata e non c' modo di
rattopparla in questa tempesta. Ho chiamato gi Rogan dalla coffa.
La terr dritta, disse Maquesta. Prendi Rogan, fai un altro giro
per accertarti che sia tutto legato, e poi... Questa volta fu interrotta da
uno strano suono, un forte fischio, un lamentoso ululato seguito da un
ruggito che parve crescere in intensit nello spazio di pochi battiti
cardiaci. Guard verso dritta, e gli sguardi di Lendle e di Kof
seguirono il suo.
Inizialmente l'ondata fu difficile da scorgere, per il fatto che il mare
era nero come l'inchiostro e il cielo non molto pi chiaro. Ma la vista
d'elfo di Maquesta era acuta e lei si sforz di separare il cielo
dall'acqua. Forza, sussurr, dove sei?.
Nonvedonientetroppobuio! grid lo gnomo. Checos'?
In quel momento Maquesta lo vide, a un centinaio di metri dalla
nave; pi alto della Perechon, si estendeva fino al margine del suo
raggio visivo, era un muro d'acqua battente che avanzava verso di loro.
Un groppo! url lei, girando bruscamente il timone a babordo.
Fate subito salire tutti gli uomini sopracoperta! Tenete d'occhio il
sartiame! Subito! C'era un'insolita impellenza nella sua voce, che
spron Kof e Lendle all'azione. Il minotauro si volse di scatto sugli
zoccoli, dirigendosi verso la sezione di poppa, e mentre si muoveva
impartiva ordini. Lontano dai parapetti! Groppi! Tenetevi forte!
Afferrate quella cima!
Un groppo? Oh no! Lo gnomo moll la gamba di Maquesta e si
diresse verso il portello di boccaporto, nella parte posteriore della nave,
che portava agli alloggi dell'equipaggio. Avrebbe cercato di svegliare
gli uomini che potevano essere addormentati malgrado quest'enorme
caos. Individu due marinai che si legavano all'albero maestro, e un
altro che si afferrava al sartiame dell'albero.
Lendle andava per mare da decenni e credeva di essersi imbattuto in
tutte le condizioni atmosferiche immaginabili, ma fortunatamente non
gli era mai capitato di incontrare un groppo, almeno finora. Tali eventi
erano rari e pericolosi, causati da variazioni di temperatura e dal
mutare della direzione dei venti, che potevano superare i sessanta nodi.
Si trattava di fenomeni pericolosi quanto i cicloni, bench non fossero
altrettanto prolungati, ed erano in grado di sollevare onde mostruose.
Portala all'interno dell'onda, capitano! grid il timoniere a
Maquesta. Allo gnomo le parole dell'uomo parvero un sussurro al di
sopra del vento e del ruggito dell'acqua.
In quell'onda no! rispose Maq, girando il timone ulteriormente a
babordo, nella direzione in cui si stava spostando il maroso.
Malgrado tutti i suoi sforzi, Maquesta non riusc a distanziare
sufficientemente la Perechon dall'onda enorme. Lendle rimase a bocca
aperta, insolitamente a corto di parole mentre osservava il muro
d'acqua che si precipitava sulla nave. Ora la pioggia arrivava di
stravento, spinta dal vento, e sferzava lo gnomo, pungendogli il volto e
le mani. L'acqua era ovunque, e lui non riusciva a udire altro che il
fragore del gigantesco cavallone.
Possiamo farcela, Maquesta parlava come per cercare di
persuadersi. Forza, forza. No!
Il muro d'acqua colp la Perechon, il rumore fu assordante e l'ondata
scura come l'inchiostro colm i loro sensi mentre li inghiottiva. Sollev
la nave, agendo contemporaneamente come un grande martello,
investendo gli alberi e il ponte su cui gli uomini lottavano per trovare
un appiglio.
Lendle rimase di colpo senza fiato, fu proiettato in volo mentre
bocca e polmoni gli si riempivano d'acqua salata. Il piccolo corpo dello
gnomo fu scaraventato contro il parapetto e le sue braccia si
dimenarono verso l'esterno, cercando di afferrare qualche cosa,
agitandosi nell'acqua per quella che parve un'eternit, prima di
avvolgersi intorno a una battagliola.
Maquesta aveva allacciato le braccia intorno al timone; colp con il
capo la maniglia e fu scaraventata con il petto sulla ruota, premuta da
una morsa d'acqua. La barbara del mare lott per restare cosciente e
mantenere il controllo della situazione, mentre l'acqua continuava a
tempestarla ferocemente di colpi.
Kof ebbe appena un istante di preavviso; url agli uomini, ma le sue
parole andarono perdute nell'ululato dell'onda. Cadde sul ponte e si
afferr alla base dell'argano mentre l'acqua gli si precipitava addosso.
Qualche cosa di pi duro del maroso colp il dorso del minotauro e le
sue dita persero la presa. Qualunque oggetto l'avesse travolto lo blocc
sul ponte, tenendogli il volto sott'acqua. Lui apr gli occhi di scatto,
tendendo i muscoli mentre lottava per spingersi fuori dall'acqua, per
poter respirare.
La Perechon cadde con l'onda, poi torn a salire in alto con
l'impennata successiva. Precipit a capofitto, follemente, sbandando
parecchio a sinistra, poi a dritta, rischiando di rovesciarsi quando
un'altra ondata notevole si rivers sul ponte. Ma poi la nave scatt di
nuovo in posizione eretta, fornendo l'occasione di respirare a fondo a
tutti coloro che si trovavano sulla parte sinistra del ponte.
Kof! grid Maq al di sopra del vento ancora lamentoso.
Qualcuno lo aiuti!
Lendle si strapp via dalla battagliela mentre il torrente di pioggia
continuava; toss per liberarsi i polmoni e guard verso la sezione di
poppa, dove parte dell'albero maestro si era spezzata, piombando sul
minotauro. Lo gnomo si diresse carponi verso di lui, mentre gi alcuni
membri dell'equipaggio cercavano di liberare il primo ufficiale. Lendle
li ascolt sbraitarsi ordini reciproci, mentre gi udiva un altro ruggito
crescere fino a coprire le parole degli uomini; l'ennesima ondata
imponente si stava dirigendo verso di loro.
Cerc inutilmente di rendersi utile con le sue piccole dita, sbuffando
e grugnendo, poi afferrandosi all'albero caduto per salvarsi la vita,
mentre venivano investiti dalla nuova parete d'acqua. Il marinaio
accanto a lui fu trascinato via e lo gnomo sent le mani annaspanti
dell'uomo sfiorargli brevemente le corte gambe. Quando l'ondata si
ritrasse, i membri dell'equipaggio riuscirono infine a liberare il
minotauro dalla parte dell'albero che lo schiacciava. Mentre Kof
cercava di rimettersi in piedi, il ponte torn a sollevarsi sotto di loro
quando la Perechon si alz sulla cresta di un gigantesco frangente. In
quell'istante, il vento colse le vele serpeggianti dell'albero di mezzana,
e con l'aiuto dell'onda rovesci la nave sul lato. Vari marinai
scivolarono via dal ponte, al di l della battagliola, scomparendo
rapidamente dalla vista.
Dopo vari lunghi attimi, la Perechon si raddrizz parzialmente, ma
era ancora cos gravemente inclinata a babordo, che tutti coloro rimasti
sul ponte dovettero attaccarsi a qualche cosa per evitare di ruzzolare in
mare.
Sta imbarcando acqua! esclam un marinaio, riuscito a salire dagli
alloggi dell'equipaggio, di sotto, reggendosi al sartiame.
Ci stiamo capovolgendo! sbrait un altro. Quel grido fu trasmesso
rapidamente dall'uno all'altro lungo il ponte, finch non giunse
all'orecchio di Maquesta. La Perechon sta affondando!
Le ondate si ritrassero per un attimo, e il minotauro rivolse un rapido
sguardo intorno per prendere nota degli uomini. Mantenne una stretta
sull'argano con una grossa mano e aspett che giungesse il prossimo
cavallone. Aveva la respirazione affannosa, l'ampio petto si sollevava e
ricadeva rapidamente. Non abbiamo modo di salvare la Perechon in
questa tempesta, Maq! La sua gran voce si trasmise quel tanto da
permettere agli orecchi acuti di lei di distinguerne le parole.
La barbara del mare annu, indicando la parte centrale della nave.
Le barcacce, grid Kof a Rogan. Mettetele in acqua, in fretta, e
accertatevi che Maq salga in una di esse. Io mi occuper di questi
uomini.
Lebarcacce? farfugli Lendle. Lo gnomo si teneva in equilibrio
sulla parte spezzata dell'albero maestro. le barcacce. Capovolgersi.
Affondare. Stiamo...
Abbandonare la nave! url Maquesta. Il cuore le martellava nel
petto mentre pronunciava quelle parole; senza farsi scorgere da
nessuno lasci che una lacrima solitaria le scendesse lungo la guancia e
si mescolasse alla pioggia. A tutti i marinai, abbandonare la nave!
La faccina dello gnomo, paonazza per lo sforzo, improvvisamente
impallid. Ebbe un singulto, sent le dita che gli tremavano.
QuestacasamiaCasatuaIononabbandonerlanave!
Abbandonare la nave! gli fece eco Kof, mentre con le grandi
braccia indirizzava gli uomini alle barcacce. Si volse verso un marinaio
in avvicinamento. Rimasto nessuno sottocoperta? L'uomo scroll le
spalle e si affrett a trovare posto in una delle imbarcazioni. Il
minotauro si diresse verso il portello di boccaporto che conduceva agli
alloggi dell'equipaggio. Lendle, sali su una barca, grid dietro di s.
Subito!
Lo gnomo rimase a fissare sbalordito la prima barcaccia che si
staccava dal fianco della Perechon, ormai pericolosamente inclinata.
Kofnonpossiamoabbandonarelanave! grid. Ma il minotauro era gi
scomparso sottocoperta. Lendle si volse di scatto e vide Maquesta che
indirizzava alcuni marinai verso prua; aveva l'aria sconfitta, era
un'ombra curva tra il sartiame distrutto e l'equipaggio in fuga. Lo
gnomo la ud ordinare per ben due volte a Rogan di lasciare la
Perechon. Lui era l'ufficiale in seconda e obiett che se Maquesta
restava a bordo, allora ci rimaneva anche lui; tuttavia, alla fine cedette.
Maquesta alz lo sguardo, scorse lo gnomo e gli indic una scialuppa.
Lendle scroll il capo. Lamiamacchina! grid di rimando, facendo
del proprio meglio per far udire la sua vocina al di sopra del vento.
Devosalvarneperlomenounaparte! Non attese la risposta di lei, ma si
affrett verso la stiva, scostando un angolo della vela maestra caduta,
per trovare la grande botola. Con la strana angolazione assunta dalla
nave e la precaria posizione elevata in cui si trovava, gli era difficile
aprire la porta, ma la nave vacill ulteriormente a babordo, lo sportello
si apr di scatto e lo gnomo e la vela precipitarono nella stiva.
Un attimo dopo Kof risal a fatica sul ponte, seguito da tre marinai.
Questi sono tutti! grid a Maquesta. Sali su una scialuppa! Gli
occhi del minotauro erano cerchiati di rosso, mentre rivolgeva
un'ultima occhiata al ponte ingombro della Perechon. Emise un sospiro
di frustrazione quando vide che Maq si rifiutava caparbiamente di
muoversi.
Prima tu! ordin lei al minotauro. Io ti seguir, insieme a
Lendle! Pass le dita lungo la ruota del timone, come per dire addio
alla nave, poi si affrett verso la botola della stiva.
La caduta di Lendle era stata arrestata da una rigida cassa di Mithas
Brandy Speziato. Lui gemette e scese, facendosi lentamente strada con
cautela tra casse rotte e intatte. La stiva era nera come la pece e lui non
riusciva a vedere neppure le proprie dita se le poneva davanti al volto,
ma conosceva a menadito ogni centimetro di quel luogo. Sfior con la
testa la vela, che doveva essersi impigliata in alto, con ogni probabilit
sulla parte cilindrica della preziosa macchina a remi. Diguazz
nell'acqua fino alle caviglie, facendo qualche passo, e sent la sfera
davanti a s. Bench lo gnomo considerasse la Perechon ormai perduta,
il suo macchinario era tutt'altra faccenda. Non sembrava danneggiato,
quando lo trov e lo sond con le mani, e mentre le dita continuavano
a danzare sulla superficie della sfera, i piedi si ingarbugliarono in
alcune serpentine alla base di questa.
Nonammaccata, osserv. Benebenebene. Il globo d'ottone era
la parte che lui desiderava maggiormente salvare, dato che era un
elemento dell'attrezzatura parecchio costoso, a causa di tutti gli
ingranaggi presenti all'interno, acquistati con tanta cura e approntati
nel corso degli anni. Le spirali si sarebbero potute sostituire con
relativa facilit e con poca spesa.
Si fece strada a tentoni fino al caminetto, ag in fretta per accendere
il fuoco e per raddrizzare l'aggeggio che sembrava una teiera. Si
accert che il tubo che portava il vapore alla sfera fosse ancora fissato,
poi us il lieve bagliore del fornello per vedere dove pendesse la vela.
Liber la tela, arrestandosi un attimo quando gli parve di udire
qualcuno che chiamava il suo nome. Ilvento, decise, strappando via
un grande lembo di stoffa e avvolgendolo intorno alla base della sfera.
Utilizz un coltello che aveva in tasca per tagliare di netto le
serpentine, fiss il filo metallico alla base della sfera facendolo passare
nella tela della vela, poi spost lo sguardo sulle casse di brandy che
aveva intorno. Quelloaromatizzatosarebbemeglio, riflett.
Pensochepossafunzionare. Dovrebbefunzionarebene.
Lendle! Maquesta si protese sulla botola della stiva e ripet il
nome dello gnomo, vide il lieve bagliore del fuoco del fornello e una
massa di stoffa, poi lo ud sguazzare qua e l. Vieni su, subito! un
ordine!
Lei si volse di scatto verso ci che rimaneva dell'albero maestro, con
l'intenzione di afferrare una cima e di gettargliela, ma in quel momento
un'altra ondata invest il ponte, portando con s Maquesta; il capitano
della Perechon fu gettato fuoribordo.
Kof aveva trattenuto la sua barcaccia contro il fianco della nave, in
attesa della barbara del mare e dello gnomo. Quando lei vol oltre il
parapetto lui si spinse via, tendendo le lunghe braccia nel disperato
tentativo di agguantarla. Tuttavia, le sue mani afferrarono soltanto
acqua, e fu fortunato che un marinaio l'avesse preso per la vita robusta,
impedendogli di cadere a sua volta in mare. Portate la barca pi
vicino! sbrait il minotauro. L'acqua era scura e Maquesta era
difficile da individuare. Maq!
La donna lottava per tenere il capo fuori dall'acqua, pur sentendosi
trascinare via. Mentre si sollevava su un piccolo frangente, individu
Kof e vari marinai che remavano verso di lei.
Tieni duro, Maq! grid il minotauro.
Le url qualcos'altro, ma lei non riusc a sentirlo; la voce profonda
del primo ufficiale venne sommersa dal grande fragore del vento e
dell'acqua. Un'altra ondata premeva sulla Perechon, una montagna
d'acqua impervia come le altre, ma proveniente dall'altra direzione. Il
capitano batt furiosamente le gambe per restare in superficie, per
tenere aria nei polmoni; per quanto fosse una brava nuotatrice, i suoi
sforzi furono inutili. Vide Kof protendersi sulla prua, tendendo le
braccia muscolose, poi si sent trascinare sotto dalla corrente, tirata gi
in una oscurit nera come l'inchiostro, che neppure i suoi occhi d'elfo
riuscirono a penetrare. Un fiotto d'acqua le scese gi in gola, scalci
furiosamente per risalire in superficie, introducendo aria in profondit,
nei polmoni, e poi trattenendo il fiato mentre un'altra ondata la buttava
sotto.
Il mare era sferzato freneticamente dagli agenti atmosferici; un gran
rimbombo penetrava al di sopra del vento e del ruggito delle onde, con
un effetto simile a un sisma. Il rombo si ripropose, e quando si
dissolse, il vento aument ancora di pi. Le ondate piombavano
all'interno della barcaccia, minacciando di capovolgere anche quella.
Sessola! ordin Kof. Pi in fretta, altrimenti affonderemo come
un'ancora, compagni! I marinai usarono i cappelli e le mani per buttar
fuori l'acqua, bench non riuscissero certo a svuotare la scialuppa. Kof
vide Maquesta andare sotto due volte. Ora c'era un varco nella
copertura di nuvole sopra di loro, il primo momento di tregua rispetto
all'assoluta oscurit della tempesta. Fu sufficiente a permettere ad
alcune stelle di far capolino e a proiettare un po di luce sul capitano,
afferrato a quello che sembrava un affioramento superficiale di corallo.
Maq viva! grid il minotauro ai compagni. Pi vicino! Ecco,
ecco. Presa!
Maquesta era pesta e stremata, a malapena cosciente, ma facendo
appello all'ultimo brandello di forza che le rimaneva, afferr le braccia
di Kof e si spinse lontano dalla roccia, ferendosi le gambe sul corallo
aguzzo.
Le braccia muscolose del minotauro la sollevarono oltre il fianco
della barca, poi si sent scaraventare contro le tavole del fondo mentre
giungeva un'altra ondata, che torn a sospingere la scialuppa verso la
Perechon. L'acqua si ripieg sull'imbarcazione, colpendo ulteriormente
il corpo gi dolorante della donna. Poi l'ondata si ritir con la stessa
rapidit con cui era venuta, e il minotauro sollev Maquesta, mentre gli
uomini riprendevano a lavorare di sessola. Lei si scost i riccioli
fradici dal volto, guardandosi intorno.
Kof! farfugli. Guarda la Perechon, In qualche modo l'ondata
l'ha raddrizzata!
Sia lodato Habbakuk, sussurr uno dei marinai.
Gli occhi rotondi del minotauro scrutarono nell'oscurit e
individuarono il vascello malconcio. La nave sembrava mutilata, con
l'albero maestro storto e spezzato, la vela che giaceva sul ponte come
un sudario. Ma l'albero di mezzana era intatto, il veliero non era pi
inclinato e il petto massiccio di lui si colm di speranza.
Inaffondabile, sussurr, ricordando che anni prima la nave era stata
risucchiata nel Vortice e poi sputata miracolosamente fuori su un lido
remoto. Sia lode ad Habbakuk, davvero.
Tenetevi stretti! url Maq. Si afferr con forza ai fianchi della
barcaccia, mentre la piccola imbarcazione si sollevava su un'onda e
andava a picchiare contro il fianco della Perechon. Not con sollievo
che le altre scialuppe stavano facendo a loro volta ritorno, con le
proprie forze o spinte dal vento.
Nel giro di vari minuti gli uomini erano saliti agili e veloci sul ponte
e bench esausti, correvano intorno, liberando dalla vela maestra la
parte centrale della nave.
Orientate la contromezzana! url lei, cercando di farsi sentire al di
sopra del tuono che colmava l'aria. Ci che ne rimane, comunque,
disse rivolta a se stessa, mentre insieme a Kof raggiungeva la ruota del
timone.
Il minotauro rizz il capo. Quel rumore... dev'esserci un'altra ondata
in arrivo, dovremmo dirigerci a est; ormai non possiamo essere lontano
da Kothas.
Maquesta annu. Se riuscissimo a trovare un fondale basso,
scivolarvi all'interno e metterci al riparo, potremmo uscire da queste
peculiari condizioni atmosferiche e poi... Dei onnipotenti! Non c' fine
a tutto questo? Kof, fai scendere gli uomini, ai remi!
Il minotauro esit appena per una frazione di secondo, seguendo lo
sguardo di Maq, e individu la nuova fonte di preoccupazione. A
qualche centinaio di metri dalla prua della Perechon, l'oceano
piombava gi in una grande cascata ruggente. Nel mare c'era una
fenditura che ricordava le fauci di un'enorme bestia, nere, vuote e
talmente enormi che nell'oscurit della burrasca lui riusciva a malapena
a includerle per intero nel proprio campo visivo. La fossa era
circondata da acqua che precipitava chiss fino a quanto, in verticale, e
la nave stava andando dritta in quella direzione.
Ho solcato per anni questo tratto di mare, disse la donna, bench
non abbastanza forte perch qualcuno potesse udirla. Quello una volta
non c'era.
Ai remi, compagni! rugg Kof. Pest gli zoccoli e scroll con
fermezza per le spalle i marinai che fissavano ammutoliti quello
spettacolo. Muovetevi! Scendete gi e prendete posto ai remi!
Per i lombi possenti di Habbakuk! esclam Rogan. Siamo
spacciati!
Di certo lo saremo, se stiamo con le mani in mano! replic
seccamente il minotauro. Ai remi!
Si affrettarono a obbedire, gridando preghiere agli dei mentre si
muovevano. Poi si lev un ansito, un gemito, un clangore metallico,
uno squillo, un'eruttazione e un picchiare, che crebbero d'intensit
finch non furono accompagnati dallo schianto del fasciame, mentre si
spaccava una sezione del ponte e schegge di legno venivano proiettate
in tutte le direzioni.
Nel nnnnome di tutti gli dei! url un marinaio. Che cos'?
Lendle! sbrait Rogan.
Il minotauro guard verso la voragine che si era aperta nel ponte;
inizialmente sembr che uno spettro tondeggiante stesse fuoriuscendo
dall'apertura. L'oggetto continu a salire e si rivel un pallone
aerostatico realizzato con la stoffa della vela. Da questo dondolava una
sfera con aste e cilindri che protendevano a strane angolazioni, e
ancora pi sotto, sospeso in una cassa etichettata Mithas Brandy
Aromatizzato, sedeva lo gnomo. In una mano teneva una bottiglia di
brandy aperta, l'altra mano armeggiava con l'aggeggio simile a una
teiera, a malapena visibile oltre il bordo della cassa. Stava versando
brandy nel bollitore, e questo a sua volta eruttava vapore nella sfera.
Una fune andava dal pallonevela alla bocca dello gnomo, e mentre lui
tirava quella cima, la macchina a remi si librava sempre pi in alto.
Credevo che aveste abbandonato la nave! grid agli uomini. Mi
sembrava aveste detto che la Perechon stava affondando!
La nave si raddrizzata! grid Rogan.
Ma coleremo a picco tra un attimo! aggiunse il secondo ufficiale,
indicando la cascata tonante e la massiccia voragine apertasi nel mare.
Stupefacente! Lo gnomo sbarr gli occhi. Mi chiedo come sia
finita l, non l'ho mai vista prima. E dire che non la prima volta che
navigo in queste acque!
Scendi gi, Lendle! grid il minotauro, raggiungendo gli uomini
che si recavano sottocoperta.
Il piccoletto scroll il capo. Decisamente non ho mai visto niente di
simile! Una cascata nel bel mezzo dell'oceano! Sbalorditivo!
La macchina a remi volante rasent il ponte. Lo gnomo era talmente
distratto dall'incredibile fossa nell'oceano, che non prest attenzione a
come stava manovrando la macchina, che si ferm barcollando e
rimase impigliata nella vela dell'albero di mezzana. Oddiooddio!
ridacchi lui, mentre versava altro brandy nella teiera.
Nonunosviluppopositivo!
Svuot la bottiglia, la gett da parte e ne prese un'altra. Pipotenza!
Devoliberarmi! Dalla teiera si lev un fischio stridulo, e altri rumori
eruppero dalla macchina di Lendle. Devodarealtrapotenza! Il
congegno volante lott contro il sartiame. Dipi! Svuot la seconda
bottiglia e fece per prendere la terza, ma il collo di vetro di questa, reso
scivoloso dalla pioggia, gli sgusci tra le dita corte e tozze e and in
frantumi sul fornello. Dipi... oops. Al fuoco!
Al buio nella stiva i marinai dovettero farsi strada a tentoni verso i
remi, incamminandosi tra casse, bottiglie rotte e pezzi eliminati dalla
macchina di Lendle.
Trovate un remo e poi dateci dentro! sbrait Kof. Se volete
vivere, date tutto quello che avete, e poi ancora di pi! Si spost a
tentoni finch non trov una panca vuota, prese l'impugnatura di un
remo e si mise all'opera. Uno, due, tre! grid, ripetendo la cadenza a
mano a mano che altri uomini si univano a lui.
Sono stati gli dei a portare questa burrasca! grid un marinaio.
Gli dei ci uccideranno tutti.
Gli dei? Qualche divinit dell'oscurit, rispose un altro. Si tratta
senza dubbio di Takhisis, la Regina delle Tenebre.
Maquesta era sola sul ponte, a lottare contro il vento; vir con forza
a dritta cercando di far girare la nave, e rimase concentrata nel
tentativo di escludere il fragore della tempesta. La pioggia picchiava
con violenza e il vento ululava, spingendo la Perechon pi vicino
all'orlo del baratro.
Quasi non sent la nave sollevarsi sotto di s mentre altri marinai si
mettevano ai remi. Il capitano sapeva che i loro sforzi non sarebbero
stati sufficienti, non c'erano abbastanza uomini, abbastanza remi,
abbastanza tempo. Maquesta chiuse gli occhi e pens a Kof, a Lendle e
a suo padre, che tanti anni prima le aveva insegnato a navigare e ad
amare il mare pi della vita stessa. Lei aveva voluto con tutta l'anima
questa dura esistenza, si era indurita per acquisire il rispetto del proprio
equipaggio; niente parole tenere, per nessuno, e nessun rimpianto.
Al fuoco! continuava a gridare Lendle, ma la sua vocina and
perduta nel vento ululante, nel fragore della cascata e nel fracasso
incessante della macchina. Malgrado la pioggia, il fuoco aument,
avvolgendo il fornello, bruciando i pantaloni dello gnomo e salendo a
consumare il pallonevela. Fiamme lambirono le altre bottiglie di
brandy che aveva immagazzinato a bordo; il vetro si spacc, lo gnomo
url di paura e un'esplosione squass l'aria.
Maq apr gli occhi di scatto mentre veniva proiettata lontano dalla
ruota del timone e atterrava con violenza, per poi scivolare verso la
battagliela opposta. And a urtare con la testa contro le colonnine del
parapetto, e rimase momentaneamente stordita. Scroll il capo e sbatt
le palpebre, poi digrign i denti mentre l'aria le sibilava sul volto.
La nave vol, spinta dalla forza dell'esplosione della macchina di
Lendle. Come una pietra scagliata da una fionda con un'ottima mira,
schizz attraverso il baratro e fin a solcare le onde dalla parte opposta.
Maquesta strisci verso il timone, si tir in piedi e poi afferr le
maniglie mentre la nave barcollava, per poi fermarsi di colpo. Che
cosa successo, nel nome di...
Maq! Kof si trascin su, salendo dalla stiva, vacill verso di lei e
si guard intorno. Lendle! Pezzi di rame e ottone, cocci di bottiglie
di brandy e una teiera frantumata erano disseminati ovunque sul ponte.
Al centro di tutto questo giaceva un piccolo ammasso gravemente
carbonizzato, che somigliava vagamente a uno gnomo.
Il mucchietto alz lentamente la testa. Ora il volto di Lendle era
annerito e rasato, perch la barba e i capelli erano stati bruciati
completamente dal fuoco. Lamiapoveramacchina, mormor. Poi
perse i sensi.
Ora la pioggia scendeva pi lieve, quasi dolcemente. Le nuvole in
alto si assottigliarono e si sparpagliarono, il vento cal fino a diventare
una brezza leggera. Rogan port con cautela Lendle sottocoperta,
mentre Maquesta, con volto impassibile, rivolgeva una preghiera
silenziosa agli dei, affinch il suo piccolo amico coraggioso potesse
sopravvivere.
Kof era al parapetto della parte centrale della nave, e osservava la
fenditura che si stava richiudendo misteriosamente. Era come se la
strana cascata non fosse stata nient'altro che un brutto sogno. Intorno
alla Perechon il mare divenne liscio e il cielo si fece pi limpido.
Siamo stati fortunati, disse Rogan, raggiungendo Maquesta e il
primo ufficiale. Gli dei ci hanno sorriso, abbiamo avuto molta
fortuna.
Davvero? si domand Maq a voce alta, continuando a fissare il
mare calmo.
Ora l'acqua era piatta come una lastra di vetro; le stelle si
rispecchiavano sulla superficie, insieme a un'unica pallida luna, grande
e piena, sospesa appena al di sopra dell'orizzonte.
Due settimane pi tardi la Perechon entr lentamente nel porto di
Cuda, sulla costa sudoccidentale di Kothas. Si era salvato un terzo
delle casse di brandy, che vennero scaricate sotto gli occhi vigili di
Maquesta e dell'ancora palesemente bruciacchiato Lendle.
Lo gnomo si pieg su un paletto e scroll il capo. La mia
macchina, brontol. Dovr ricominciare tutto daccapo.
La tua macchina ha fatto un ottimo lavoro, disse Maq in tono
categorico. Ha salvato la Perechon.
Non ho acciaio sufficiente per comprare tutte le parti di cui avr
bisogno per realizzarne una nuova. Abbiamo perduto due terzi del
carico e di conseguenza due terzi del compenso.
Ho una soluzione. Gli occhi scuri di lei incontrarono quelli piccoli
e lucenti dello gnomo. Ho appena firmato un nuovo contratto,
dovremo trasportare lana a nord, fino a Karthay; inizieranno a caricarla
a bordo tra un'ora. E dato che non c' nessun macchinario nella stiva,
potremo viaggiare a pieno carico. Il compenso buono e ce ne
anticipano la met.
Perch non prendiamo la lana tra qualche settimana, magari un
mese? Maquesta KarThon, con il fatto che ora c' una luna soltanto, le
maree sono mutate, il mare diverso. Sarebbe bene attendere in porto
per un po finch tutto non si sar sistemato, finch non sapremo con
che cosa abbiamo a che fare, finch non conosceremo le ripercussioni
della guerra. Sai, ieri notte alla taverna parlavano di...
Il contratto firmato.
Magari un breve posticipo, Maquesta KarThon.
Il compenso per questo contratto troppo allettante per rifiutarlo.
Sar anche allettante, ma...
Allora scendi a terra... subito. Il tono di lei era aspro, le
lampeggiavano gli occhi. Costruisci la tua macchina sulla nave di
qualcun altro, riempigli la stiva con le tue sciocche invenzioni.
Contrasse le labbra a formare una linea sottile. Non rinuncer a un
ottimo lavoro soltanto per accontentare te.
Il compenso buono, eh? Sarebbe bello avere un nuovo fornello,
ammise lo gnomo. Potrei usare per lo meno una dozzina di aste di
rame per la mia macchina a remi. Filo metallico bello grosso, un
fumaiolo e... E come la mettiamo con quella storia da taverna?
Maq lo guard aspramente.
Lo so, disse Lendle con un sospiro. Allora Krynn sar distrutto e
io non avr nulla di cui preoccuparmi. Corrucciato, lo gnomo
scomparve sottocoperta.
Tra un'ora, gli grid dietro Maq, con gli occhi scintillanti. Quando
lui non pot vederla, si concesse un raro sorriso.


Il pozzo del drago
di Janet Pack


Vecchio! Che cosa ti dicono le tue visioni? Troverai l'acqua oggi?
Risate e fischi seguirono l'anziano dai capelli grigi, alto e curvo,
mentre attraversava Gurnn. Annuendo piacevolmente, sorridendo e
agitando la mano libera, quella che non stringeva la preziosa bacchetta
e la vecchia pala malridotta, Tarris Canrilan continu a procedere nel
caldo torrido, con la sua peculiare andatura dinoccolata.
L'anziano, che un tempo era il tessitore della citt, di solito iniziava a
strascicarsi in giro per la comunit all'alba, e continuava finch non si
lasciava cadere di peso, stremato, per il magro pasto di mezzogiorno.
Era immancabilmente gentile, ma pieno di frasi senza senso che offriva
come preziose perle di saggezza a chi era disposto a intraprendere una
conversazione con lui.
Oggi Tarris sembrava diverso, c'era una fermezza e una fretta nel suo
passo, un'anomala luminosit nei vaghi occhi verdi, l'impazienza di
arrivare da qualche parte. Non furono molti gli abitanti della cittadina
che notarono la differenza; erano tutti torturati dal caldo, sudavano e
ringhiavano l'uno contro l'altro rifugiandosi in minuscoli, preziosi
riquadri d'ombra. Tuttavia se ne accorse Reldonas Fitterin, l'ex
banditrice cittadina.
La donna era curiosa, un'impicciona inveterata, un uccello sgraziato
che ficcava il becco in tutto ci che trovava interessante e che viveva
per i pettegolezzi pepati e per le informazioni di prima mano. L'udito
acuto spesso le consentiva di mettere in relazione fatti lontanamente
collegati e di uscirsene con una sintesi che rasentava la realt.
Reldonas si scherm gli occhi con una mano e osserv Tarris finch lui
non pass tra due edifici, scomparendo dalla sua vista.
La causa di questo comportamento non le venne in mente finch il
sole non le ebbe quasi ustionato la mano. Si port rasente un muro
ombreggiato che offriva un certo sollievo dai raggi insistenti. La
sensazione concreta delle spalle contro la recinzione che racchiudeva
la sorgente di Gurnn (prosciugata nel corso dell'ultimo anno e mezzo, a
causa di mutamenti apportati dagli Anni di Chaos) parve risvegliare in
lei un'idea recondita.
Poteva essere questo l'inizio dell'eccitazione che bramava da mesi?
Allontanandosi dalla tomba arenosa che un tempo era stata la fonte,
Fittering si affrett a raggiungere l'ufficio di Elothur, borgomastro
della Citt di Gurnn, e buss alla porta sconnessa, che sbatacchi sotto
alle sue nocche ossute.
Entra.
Nella voce del borgomastro echeggiavano una frustrazione
stratificata e una disperazione provocata dal terzo anno successivo di
siccit. Era una delle ultime persone che cercavano ancora di sostenere
una parvenza di normalit nella propria esistenza, recandosi al lavoro
ogni mattina e occupandosi delle pratiche accumulate sulla scrivania.
L'uomo la guard a malapena. Che cosa vuoi? gli sfugg, prima di
potersi infilare sul volto l'abituale maschera di amabilit.
Borgomastro, ans Reldonas, con il volto cordiale arrossato dal
caldo e dalla fatica, ci sono novit; Tarris Canrilan ha avuto la sua
quarta visione!.
E allora? Elothur si appoggi allo schienale, guardando la strana
donna attraverso occhi castani iniettati di sangue e circondati da rughe
di pelle cotta dal sole. In che modo la cosa mi riguarda?
Oggi diretto a quel boschetto a sud della citt, per rimettersi a
scavare, disse lei. Polvere aleggiava dai corti capelli scuri della
donna, diventati castano pallido a causa del secco terriccio di campi un
tempo fertili, situati a tre giorni di viaggio a cavallo da Palanthas.
Il borgomastro riflett per un lungo attimo, con le mani abbronzate
intrecciate sul tavolo di legno screpolato davanti a s. Un tempo quel
mobile era molto prezioso, ma il caldo e la siccit l'avevano rovinato,
come era accaduto a qualsiasi altro bell'oggetto presente in citt;
inoltre, come ogni cosa e persona, era sul punto di crollare.
Credo che tu abbia ragione, Reldonas, disse Elothur con voce
disinteressata. Grazie per l'informazione. Torn a piegarsi sulle
pratiche.
Non intendi fare qualche cosa? farfugli la Fittering.
Lui le parl come avrebbe fatto con un bambino recalcitrante. Che
cosa dovrei fare? Ho congedato le ultime guardie in modo che possano
racimolare qualche cosa con cui sfamare le loro famiglie.
Sospir. Tutti quelli che conosco hanno responsabilit incalzanti.
Mi piacerebbe fare qualche cosa, ma...
Posso sorvegliarlo io, borgomastro; ormai sono sola.
Pensavo che ti curassi della madre di Gwillar, Delphas... Ah,
dimenticavo che morta durante l'ultimo attacco di malattia.
Lui diede un'occhiata fuori dalle fessure tra le imposte della finestra,
e torn a sospirare. Come al solito il cielo brillava di un azzurro
acceso, reso pi aspro dal riverbero del sole; da vari mesi non c'era pi
stata la minima traccia di nuvole sulla sua limpida distesa. Tre anni
costanti di quest'orribile siccit avevano portato tutti coloro che
conosceva sull'orlo della disperazione. I raccolti si erano seccati e
sbriciolati nei campi, gli animali da carne avevano iniziato a morire,
con le costole e le spine dorsali che protendevano dalla pelle sottile. La
maggior parte dei corpi restava a marcire nel punto in cui cadeva e il
territorio era stato permeato per settimane da un puzzo che restava
incollato a Gurnn malgrado i consistenti venti secchi, raffiche che
portavano malattie che i guaritori non erano in grado di diagnosticare.
Met della citt si era ammalata, ed erano morti in quattordici,
compresa la madre adottiva d Reldonas, Delphas, e l'adorata moglie di
Tarris, Renyalen. Alcuni abitanti della citt sostenevano che lei fosse
stata l'ultimo elemento in grado di conferire ancora al vecchio un
minimo di equilibrio mentale.
Benissimo. Il borgomastro riport la propria attenzione sulla
visitatrice. Dato che Tarris sostiene di avere delle visioni, e che
sembra cercare acqua con quella sua bacchetta da rabdomante, vale la
pena di tenerlo d'occhio. Un po d'acqua in pi gioverebbe a tutti noi,
dato che il bacino idrico quasi a secco. Immagino che ne sia rimasta
per due settimane al massimo. Ti affido l'incarico, Reldonas.
Far rapporto varie volte al giorno, propose lei.
Questo non necessario, baster che mi comunichi gli sviluppi
importanti; in quel caso vieni subito da me.
Lo far! Grazie, borgomastro.
Senti, Reldonas...
S?
Cerca di convincere il vecchio a richiudere quei buchi che continua
a scavare, o qualcuno finir per farsi male.
S, signore!
La banditrice cittadina nelle vesti di spia usc con passo pesante
dall'ufficio, nella luce del sole cocente. Muovendosi in fretta malgrado
la zoppia, si ferm alla casa di Gwillar a prendere in prestito una
ghirba d'acqua e un tascapane con del cibo secco. La donna promise di
ripagarlo appena possibile, ed era intenzionata a farlo davvero;
l'enorme quantit di promesse che non aveva mantenuto in passato non
l'aveva mai preoccupata. Senza perdere altro tempo si diresse a sud,
verso lo stesso boschetto di alberi morenti dove si era recato Tarris
Canrilan.
Vide indugiare nell'aria la polvere sollevata dagli scavi, prima ancora
di individuare il vecchio pazzo in persona. L'uomo era immerso fino
alla vita in una buca, spalava con movimenti regolari e mormorava tra
s. Ogni volta che portava in superficie un'intera palata, uno sbuffo
marrone si sollevava a colorare il vento che soffiava il suo alito rovente
sul territorio. Sopra di lui le ossa spoglie di alberi morenti
sbatacchiavano tra loro in modo discontinuo.
I draghi mi dicono di scavare qui, l'acqua in profondit. I draghi
mi dicono...
Reldonas si avvicin zoppicando; Tarris non le prest attenzione.
Buongiorno, mastro tessitore, disse lei. Ho un messaggio per te
dal borgomastro Elothur.
Il vecchio si appoggi all'attrezzo e la osserv con occhi verdi, che
da mesi non erano mai apparsi cos sobri.
So di che cosa si tratta, disse, e la sua prontezza la sorprese.
Vuole che riempia le buche. Tarris riprese a scavare. Digli che mi
dispiace, ma non c' tempo, non c' tempo da perdere.
Perch? chiese lei.
Perch dal terreno zampiller del liquido; quanto hanno promesso
i miei draghi e accadr molto presto. Devo essere pronto.
Pronto per che cosa?
Per la prossima visione, naturalmente. Tarris, fermandosi per un
momento, la osserv con curiosit, poi usc dalla buca e appoggi la
pala contro il tronco di un albero.
Reldonas trov strano che lui cercasse di comportarsi come se fosse
perfettamente normale, mentre probabilmente era il pi pazzo di tutti.
Gli abitanti erano cambiati parecchio a mano a mano che il loro lavoro,
la loro esistenza e la loro stessa mente sfumavano nel caldo
implacabile. Tuttavia lei non era mutata, non fino a quel punto; nella
sua testa c'era soltanto questo piccolo fastidio persistente, questo
ardente desiderio di eccitazione. Si deterse il sudore dalla fronte,
lasciandovi strisce di fango.
Quando giunger la tua prossima visione?
Il vecchio ridacchi, producendo un suono asciutto come il vento.
Quando lo stabiliranno i draghi; il momento sar allora. Prese la
verga di nocciolo da rabdomante e, reggendo delicatamente
l'estremit biforcuta tra le dita nodose, inizi a percorrere il boschetto
con cautela.
Pi o meno delle dimensioni della parte pi spessa del pollice del
vecchio, la bacchetta era stata scortecciata e lisciata, inoltre stava
acquisendo una patina particolare a furia di essere maneggiata da
Tarris. L'estremit puntava direttamente avanti. Reldonas Fittering non
riusciva a immaginare come un umile ramo d'albero potesse indicare la
presenza d'acqua, ci nonostante rimase a osservare, affascinata.
La verga di nocciolo prese a tremare; Tarris si ferm, arretr di tre
passi, e torn a passare sulla stessa area. Nulla.
All'improvviso l'estremit diritta della bacchetta si tuff verso il
basso. Il vecchio segn la polvere con il dito, pos con cautela lo
strumento in un punto dove non potesse essere danneggiato, recuper
la pala e inizi a scavare, riprendendo ad alzare terra nell'aria afosa.
Incuriosita, Reldonas incespic fino all'estremit del boschetto e si
mise a sedere all'ombra, a pensare. Poteva esserci del vero nelle visioni
del vecchio pazzo? C'era realmente acqua sotto gli strati di polvere,
acqua che avrebbe potuto salvare Gurnn?
La peculiare abilit intuitiva di Reldonas torn a riaffiorare, e lei si
rese improvvisamente conto che non tutti gli alberi intorno a lei
stavano morendo, ma soltanto quelli pi lontani dal punto in cui stava
scavando Tarris. Ci significava che doveva esserci acqua da qualche
parte nelle vicinanze, e che questa teneva in vita alcune piante. Forse
l'unica speranza di Gurnn risiedeva nelle visioni di questo vecchio
pazzo.
Ormai strisciando furtiva, nel tentativo di non distogliere l'attenzione
dell'uomo, raggiunse il margine della prima buca e vi sbirci dentro.
La donna non sapeva che cosa si aspettasse di vedere, ma
inizialmente l'oscurit confuse i suoi occhi abbagliati dal sole.
Imponendosi di pazientare, consent loro qualche momento per
abituarsi. Era soltanto ombra, quella in fondo alla buca, oppure si
trattava effettivamente di liquido che trapelava? Con un sospiro,
Reldonas si cal all'interno.
Fango. Lo saggi di nuovo con un dito. Fango vero. L'umidit e
la freschezza le diedero una sensazione estranea sulla pelle. Lei
realizz nel palmo una piccola sfera, a riprova di quanto sostenuto dal
vecchio, poi se la annod nel bordo sfilacciato della veste. Soltanto a
quel punto si chiese come avrebbe fatto ad arrampicarsi e a uscire.
I primi due tentativi fallirono; cadde dolorosamente sul fondo. Con
decisione, alla fine Reldonas riusc a issarsi in superficie e a uscire
dalla buca, si mise in piedi e ritorn zoppicando in citt, pi veloce che
pot. Trov Elothur seduto tristemente nel suo ufficio, con la testa tra
le mani. Alz lentamente lo sguardo, come se fosse riluttante ad
affrontare un'altra piccola crisi.
Novit? Di gi?
Lei inizi a raccontare precipitosamente la storia, la sua voce tradiva
un certo orgoglio. Ho visto la bacchetta di Tarris indicare l'acqua!
termin. Quel che dice vero. Guarda qua! La donna snod i lembi
di stoffa e mostr il fango che aveva racchiuso nella veste, offrendolo
al borgomastro. Non tutti gli alberi di quel boschetto stanno morendo;
se c' acqua in un posto, certamente ce ne sar anche in altri.
Questo possibile, immagino. Infil un dito nel fango, scopr che
era reale e se lo rigir tra le dita, in preda alla meraviglia. Ho altre
notizie, tuttavia. Il volto di Elothur era una maschera d'oppressione.
Oggi Thienborg Skopas caduto in una delle buche di Tarris; tutto
ammaccato e pretende un risarcimento.
Indici un'assemblea cittadina per met pomeriggio. il momento
pi caldo della giornata e anche gli umori saranno incandescenti, si
disse Raldonas, fremendo d'aspettativa. Quando la gente sentir
quello che ho da dire, guarder Tarris con occhi nuovi!
Benissimo, rispose il borgomastro. Puoi guidare il tessitore,
portandolo qui vicino pi o meno al momento giusto? Dalla morte
della moglie, Tarris non si era mai distinto per la sua puntualit.
Prover, ma talmente concentrato sulla sua missione che sar
difficile interromperlo. Ti rendi conto, vero, che potrebbe essere stato
lo stesso Thienborg a causare l'incidente, non desiderando altro che un
capro espiatorio a cui imputare tutti i suoi guai?
quello che sospetto. L'ombra di un sorriso contrasse gli angoli
riarsi delle labbra screpolate dell'uomo. Il tuo operato si rivelato
utile come sempre, Reldonas. Grazie.
bello essere apprezzati, borgomastro.
Ma mentre usciva zoppicando dall'ufficio polveroso, l'ex banditrice
cittadina sent che il suo incarico non era ancora concluso. And dritta
verso quel po di ombra che riparava Thienborg Skopas, l'accusatore di
Tarris Canrilan.
Venite, miei draghi, venite. ora, ormai tempo! Tarris
mormorava tra s questa cantilena mentre scavava, cercando di
persuadere le nobili bestie a fare la loro comparsa; detestava il pensiero
che la visione finale potesse portare le creature lontano da lui.
Sapeva di non poter tenere i draghi con s, questo gliel'avevano detto
varie volte, ma per lo meno per il resto dell'esistenza avrebbe avuto il
ricordo di questi splendidi compagni dalle sfumature metalliche.
Comparivano, che lui vegliasse o dormisse, perch il giorno o la
notte non facevano differenza per loro. I tre, uno dorato, uno di bronzo
e uno d'argento, comparivano sempre in lontananza, e lui li vedeva
spiegare le ali enormi e sferzare le code robuste. Si volgevano sempre
uno alla volta a osservarlo, avvicinandosi finch le loro magnifiche
teste non colmavano la sua immaginazione. Non aprivano mai bocca
quando gli parlavano, ma le loro voci cupe e riccamente cavernose gli
risuonavano nella testa e sembravano sapere tutto di lui.
Durante il primo sogno i draghi avevano parlato dell'aridit di Krynn
e dell'abilit nascosta di Tarris di salvare le persone trovando liquido
con una bacchetta. Inizialmente si era chiesto con preoccupazione se
non stesse diventando davvero pazzo, ma poi era andato a cercare il
semplice attrezzo che, a detta delle portentose creature, gli avrebbe
consentito di determinare la salvezza di Gurnn.
Non era stato difficile trovare un bastoncino biforcuto, ma la verga
perfetta lo aveva eluso per mesi. Le sue mani cercavano un legno che
gli desse una certa sensazione e ne aveva scartati parecchi finch
non aveva trovato un vecchio rametto di nocciolo, scortecciato e
ripulito al punto da essere quasi bianco; lo aveva stretto tra le dita e se
l'era portato a casa. Quella sera aveva fatto il secondo sogno. Dovette
attendere poco pi di sette giorni per il terzo, camminando
continuamente sotto la vampa della luce del giorno e verificando le
sensazioni che gli trasmetteva la bacchetta di nocciolo.
Impar a tenere stretto il suo strumento con scioltezza, puntando
davanti a s l'estremit pi lunga, come fosse l'antenna di una sorta
d'insetto sgraziato. Ogni volta che la verga scendeva verso terra, Tarris
segnava il punto con una pietra o un rametto. Il vecchio si dimenticava
delle buche quasi immediatamente dopo averle trovate;
rappresentavano per lui un esercizio di ricerca, perci sorrideva e
continuava. I draghi gli avevano detto che avrebbe trovato liquido, se
avesse dimostrato fede e fosse stato scrupoloso.
Dopo che i draghi gli ebbero fatto visita per la quarta volta, inizi a
portare con s una vecchia pala di metallo, insieme al rametto di
nocciolo biforcuto, alla piccola ghirba di pelle e a una bisaccia piena di
carne e di frutta essiccata. Ovunque puntasse la bacchetta, Tarris
scavava con un'energia e una dedizione che, inizialmente, molti
cittadini gli invidiarono. Ma quando non trov acqua, e in citt
cominciarono a comparire buche dappertutto, presero a respingerlo... o
peggio.
Fermandosi a riposare, strofinando con aria assente e con le dita
coperte di vesciche la liscia superficie di legno dell'impugnatura, Tarris
ricord com'era Gurnn un tempo. Ramment che era graziosa, mentre
ora, sbiancata come le ossa rimaste sui pascoli circostanti, ogni cosa
presentava un unico colore grigiastro sotto il cielo inclemente. La
gente appariva stremata da lavori che continuava a effettuare soltanto
perch alimentava un filo di speranza e si augurava che potesse piovere
presto; chi invece oziava tutto il giorno preferiva crogiolarsi all'ombra,
commiserandosi.
In questi giorni molti mi evitano e alcuni mi sono apertamente
ostili, tuttavia non posso permettere che questo interferisca con il mio
lavoro. Oh no, non posso lasciare che una simile sottigliezza mi
interrompa.
Persone che un tempo erano ben felici di essere amiche di Tarris,
quando era il tessitore della citt, ora non volevano avere pi nulla a
che fare con lui. L'anziano sentiva dolorosamente la mancanza dei
rapporti di cordialit che soleva intrattenere praticamente con tutti i
concittadini, ma lui era votato alle sue visioni.
A mano a mano che gli umani di Gurnn lo ostracizzavano, i draghi
diventavano i suoi unici amici. Parlava spesso con loro, anche quando
non li vedeva, e quest'abitudine lo allontan ulteriormente dagli altri
abitanti.
Trover l'acqua, varr la pena di aver affrontato tutte queste
difficolt, tutta questa fatica. "Liquido zampiller dal terreno", avevano
detto. Devo trovarlo, e presto. Venite, miei draghi.
Mastro tessitore, il borgomastro Elothur richiede la tua presenza.
Chi ? Tarris alz sospettosamente lo sguardo, sbirciando tra gli
alberi.
Reldonas Fittering; sono gi stata qui in precedenza, oggi.
Non posso andarci, devo scavare. Si mise all'opera, e in modo
estremamente energico.
Ho visto i tuoi draghi, disse la Fittering, con una piccola bugia.
Che cosa? Canrilan smise di spalare e si guard intorno. Dove?
Nella piazza. Verrai?
Non ci starebbero tutti in quella piazza, troppo piccola per tre
draghi.
Volevano che ti cercassi.
I miei draghi, disse lentamente lui, hanno parlato con te?.
Hanno detto di venire alla piazza. Per favore, non ci vorr molto.
B... immagino che si possa fare. Usc dalla buca poco profonda,
si mise la pala in spalla e raccolse la preziosa bacchetta da rabdomante.
Non posso lasciare il lavoro per molto, sono in attesa della quinta
visione, tu capisci.
Blaterando insensatezze, Reldonas lo precedette di ritorno a Gurnn.
Il vecchio rimase in silenzio, anche quando vide la folla che riempiva
la piazza cittadina; si ferm un momento, tir un sospiro profondo
come per prendere coraggio, oltre a introdurre aria rovente, e poi si
fece avanti.
Mormorii derisori seguirono Tarris mentre si faceva strada a spallate
verso Elothur, che si trovava vicino a un gruppo di abitanti ammassati
in un riquadro d'ombra soffocante. Il volto striato di sudore del
borgomastro era impassibile. Reldonas lo raggiunse, ponendosi alle sue
spalle, di lato, con gli occhi da uccello accesi. Elothur tir un sospiro,
ma fu il vecchio a parlare per primo.
Qui non ci sono i miei draghi, devo ritornare al lavoro.
Tu e il tuo stupido... lavoro! sbott un uomo corpulento che si
trovava dietro al borgomastro. Non fai altro che complicare la vita a
tutti noi. Potevo restarci secco quando sono caduto in una delle tue
buche! Il risultato che sono gravemente contuso, e la colpa tutta
tua.
Dalla folla si levarono grida Esiliamolo! e altre imprecazioni
contro il visionario.
Tarris, la fronte corrucciata da un lieve cipiglio di sconcerto, guard
fisso colui che si era lamentato. Chi sei?
Thienborg Skopas, disse Elothur, con voce inasprita dal caldo e
dalla tensione. un concittadino. Thienborg vuole che tu smetta di
scavare, perch le tue buche costituiscono un pericolo pubblico. Il
borgomastro si rivolse alla gente, alzando la voce. Tarris cerca
soltanto di fare qualche cosa di costruttivo. Guardate che cosa ha
scoperto qualche ora fa. Gli abitanti si accalcarono per vedere la
patetica pallina di fango che gli aveva portato Reldonas. Volete
davvero che si fermi, lui che l'unico di noi a cercare l'acqua?
Se lui costituisce la nostra sola speranza, allora siamo condannati!
grid una vedova che aveva perso i figli e il marito nell'ultima ondata
di malattia.
Trovare fango non ci aiuter! grid un altro.
E quelle maledette buche? ringhi Thienborg. Ho diritto a un
risarcimento per essermi fatto male!
Il borgomastro si protese verso l'uomo, aprendo la bocca come per
iniziare un discorso, poi sembr che il sole gli avesse di colpo
prosciugato ogni energia, e chin le spalle. Elothur agit una mano in
segno di congedo, si volse e si allontan.
Dai presenti si levarono brontolii, rafforzati dal sibilo del vento
asciutto e incessante. Lo sguardo furente di Thienborg non lasci il
vecchio neppure per un attimo, ma Tarris non se ne accorse, i suoi
occhi verdi erano fissi su un punto molto al di l del limite della folla.
Merito considerazione! esplose Thienborg, mostrando lividi alle
braccia, al mento e alle gambe. Vari amici urlarono in suo sostegno.
Tarris aveva udito, e il suo sguardo si concentr. Mi dispiace. Le
sue parole di scusa andarono perdute nel clamore. Ma i miei draghi
non sono qui, devo andare a cercarli.
Dobbiamo farlo smettere con questi folli discorsi di draghi! ulul
Thienborg. E impedirgli di scavare. Vi dico che necessario
espellerlo dalla citt. Che scavi altrove e infastidisca altra gente!
La folla si mise a urlare contro l'ex tessitore, ma il vecchio era
sparito.
Per tutto il resto della giornata Tarris cammin e scav ovunque
puntasse la bacchetta da rabdomante; al tramonto aveva ormai scavato
otto nuove buche. Soddisfatto di quell'ottima giornata di lavoro, si
mise a sedere per consumare un magro pasto a base di frutta secca e
carne, con tre sorsi d'acqua.
Non voleva trascorrere la notte nella sua casa soffocante e ingombra,
non voleva ritornare all'asfissiante atmosfera di terrore diffusa in citt.
Desiderava restare l fuori, dove le abitazioni erano poche, dove il
bagliore delle stelle sembrava amichevole e dove lui, alla luce delle
lune che sarebbero sorte pi tardi, avrebbe potuto continuare a scavare.
Era da molto tempo che non si sentiva cos in pace, questo luogo era
rinfrescante dopo le tensioni di Gurnn. Il suo spirito cantava, la
speranza che nutriva dentro di s si dilatava fino a colmare tutto il suo
essere. Avrebbe trovato l'acqua, lo sapeva.
La visione giunse con una repentinit che lo sorprese; a distanza
ravvicinata vide i tre draghi che si avvicinavano, quello dorato, quello
d'argento e quello di bronzo. Stendevano le ali in movimenti languidi,
flettendo ogni muscolo delle magnifiche ali membranose. Le code
sferzavano, si immobilizzavano e scattavano di nuovo, fendendo l'aria
come falci.
Il vecchio sospir di piacere di fronte a quello spettacolo portentoso.
Lentamente, molto lentamente, le creature si accorsero di lui. Il primo
fu quello di bronzo, che protese la testa serpeggiante e poi avanz; il
drago d'argento guard davanti a s, annu e lo segu; poi,
apparentemente con una certa riluttanza, furono raggiunti da quello
dorato.
Le bestie fissarono gli occhi sagaci sul vecchio, scrutandogli in
silenzio nel profondo dell'anima, al di l dell'involucro umano.
Tarris non attese che le loro parole gli colmassero la mente. Ho
scavato parecchie buche ieri e oggi, ed stata indetta un'assemblea
cittadina per parlare del mio lavoro.
Lo sappiamo, disse il drago d'argento, annuendo. Ti sei comportato
correttamente.
Tuttavia qualcuno si fatto male cadendo in una delle buche e mi
ritiene responsabile, dice che le mie visioni sono assurde. Il volto e gli
occhi gli brillarono. Io so che loro, che voi, siete reali.
proprio tale convinzione a renderti ideale per questa missione,
afferm il drago di bronzo, portandosi ancora pi vicino a Tarris. Tu
sei il tipo che va avanti a qualsiasi costo, se pensa che l'obiettivo sia
importante.
Gli occhi enormi del drago d'argento si fissarono sull'ex tessitore.
Non pensi che gli altri siano gelosi?
Tarris chin il capo, annu in segno di conferma. Non dovrei
preoccuparmi; finora mi avete sempre guidato bene. Raddrizz le
spalle, come un soldato che si metta sull'attenti per l'ispezione. Mi
sono esercitato ogni giorno con la bacchetta di nocciolo, facendo
esattamente quello che mi avete detto. La voce si fece pi affrettata,
eccitata. Penso di aver individuato un po di umidit in fondo a una
delle buche che ho scavato oggi.
Il drago di bronzo annu. cos che s'inizia; talvolta ci vuole molto
tempo per trovare il punto giusto.
Ricorda soltanto di perseverare, aggiunse il drago d'argento. il
segreto la pazienza.
S, s, disse il vecchio con entusiasmo. Io sono paziente, sapete
che lo sono; tuttavia questo non vale per gli altri abitanti della citt.
Lo sappiamo, aggiunse il drago di bronzo.
Infine parl la creatura dorata. Dobbiamo darti le istruzioni
conclusive.
Finalmente! esclam Tarris, con il cuore che gli correva veloce.
Sono pronto.
A ovest della citt troverai una piccola valle, inizi il drago di
bronzo.
Il vecchio aggrott la fronte. Quella che ha ai margini la piramide
di sassi, oppure quella con i pini?
Quella con la piramide di sassi.
Continu a parlare il drago d'argento. Recati in quella valle e
prosegui finch non sarai giunto alla base di un considerevole
affioramento di pietra che costituisce la caratteristica principale della
valle. Saprai di essere arrivato a destinazione quando raggiungerai la
fine della gola. Fai sedici passi alla tua sinistra, dall'albero rachitico
che cresce sul lato destro della parete.
Ora riposa; cerca di arrivare laggi a met mattina. l che troverai
il liquido prezioso. Questa l'ultima volta che comunichiamo con te.
All'improvviso i draghi scomparvero dalla sua mente; fu come se
fosse esplosa una bolla e gli avesse restituito le stelle e la notte. Tarris
balz in piedi.
Ora so dove trovare l'acqua! cant, quasi danzando d'eccitazione.
Lo so, lo so! Grazie, draghi! Grazie a Paladine e a tutti gli dei del
bene!
Soddisfatto e stanco, il vecchio si raggomitol in terra per dormire.
La pala era conficcata verticalmente nel terreno, l vicino, la preziosa
bacchetta di nocciolo gli giaceva accanto alla mano. Un sorriso beato
gli increspava le labbra, lisciandogli le rughe dell'et che gli solcavano
la fronte.
Piomb immediatamente nel sonno e sogn i suoi draghi. Dietro alle
tre creature c'era una cascata che scendeva in una bella pozza
circondata da erba verde e felci. Il fragore dell'acqua quasi copriva le
grida deliziate della gente di Gurnn, che sgambettava in quel liquido
tesoro.
Il mattino seguente Tarris si svegli proprio mentre l'alba tingeva il
cielo. L'eccitazione gli imped quasi di mangiare la frutta secca che gli
era rimasta, ma si sforz, sapendo che avrebbe avuto bisogno di
energia per gli sforzi della mattinata. Il vecchio innaffi il pasto con
qualche sorso d'acqua rimasto nella ghirba quasi vuota, e per una volta
non ne not il sapore cattivo. Essendo cos vicino al termine della
missione, l'acqua torbida e fangosa gli sembrava il buon vino che
beveva molto tempo prima, e la frutta coriacea risultava pi simile alle
gradevoli vivande disponibili un tempo.
Issandosi la pala sulla spalla, raccolse la bacchetta da rabdomante e
si diresse verso la valle il cui ingresso era contrassegnato dalla
piramide di sassi. Si trattava di una lunga camminata, ma a Tarris non
importava, il suo cuore cantava duetti silenziosi con i pochi uccelli che
gorgheggiavano ancora i loro saluti mattutini. Con passo dinoccolato
percorse il terreno a buona andatura, e raggiunse la valletta rocciosa
poco prima di met mattina.
Dietro di s, il vecchio udiva rumori strascicati e sdrucciolanti, e
senza guardarsi alle spalle gi sapeva che Reldonas Fittering lo stava
seguendo come meglio poteva con la sua goffa andatura. Sorrise. La
donna si era persa la visione, ma sarebbe stata abbastanza vicino da
assistere allo scaturire dell'acqua dal terreno riarso.
L'uomo entr lentamente nella valle, tenendo davanti a s la
bacchetta di nocciolo, con gli occhi e le mani pronti a percepire il
minimo fremito. Era circondato da pareti di morbido calcare, ma la
bacchetta lo condusse dritto davanti a s, verso l'estremit pi profonda
della gola.
come hanno detto i miei draghi, mormor.
Le pareti di pietra si fecero pi strette; Reldonas continuava a
seguirlo, ma il vecchio la escluse dalla propria mente. Dopo un po di
tempo il fondo del canalone torn ad allargarsi. Tarris si concentr con
tutto il suo essere, pensando soltanto all'acqua che era destinato a
trovare.
La bacchetta di nocciolo lo guid fino all'affioramento di roccia alla
fine della valle, e con un largo sorriso entusiasta abbass lo strumento
e parl a voce alta in modo che Reldonas potesse udire. Hanno detto
sedici passi a sinistra dall'albero rachitico. Si guard intorno. Dov'
l'albero?
Dove avevano indicato i draghi non cresceva nessun albero, rachitico
o meno. Un ceppo disseccato si era spezzato da tempo ed era caduto
gi, rotolando sul fondo della valle; aveva la stessa tonalit della
pallida roccia, sembrava una delle tante pietre disintegrate che
giacevano con le altre alla base dell'affioramento.
Tarris fece una pausa, frugando nella propria mente in cerca
d'ispirazione, scrutando e strizzando gli occhi contro il bagliore del
sole che screziava la pietra.
Dev'essere qui. Deve! La sua voce echeggi forte, sopra e dietro di
lui. I passi ravvicinati di Reldonas gli risuonavano a loro volta negli
orecchi, con rumore sempre crescente finch non gli sembr che
quell'unica persona che lo seguiva fosse diventata una folla. L'hanno
detto i draghi, non possono avermi mentito.
Arretr di un passo, poi di due; la parte posteriore del sandalo gli si
incastr contro una grande pietra e lui cadde all'indietro.
La roccia arroventata dal sole lo scott attraverso i vestiti; la pala gli
ammacc la spalla, il naso e la bocca gli si riempirono di polvere, che
lo fece tossire. Tarris si pass una mano sugli occhi che si stavano
riempiendo di lacrime, annaspando in cerca della preziosa bacchetta di
nocciolo, mentre la speranza iniziava a venire meno. Tuttavia si
impose di scrutare un'altra volta la parete di roccia.
L! Dev'essere quello! Nella pietra era scolpito il vago profilo di
un albero, che poteva essere individuato soltanto da un certo punto di
osservazione. Il vecchio si alz precipitosamente, per passare le dita su
quell'immagine miracolosa. Grazie, draghi, mormor con sentita
gratitudine, volgendosi a sinistra. Sedici passi da qui. Cont con
attenzione ogni passo, tenendo davanti a s la bacchetta di nocciolo,
che rimase immobile fino al sedicesimo.
Poi la verga si abbass con una repentinit che sgoment il vecchio;
in pratica gli tir con violenza le mani allo stesso livello della scarpata
alla base dell'affioramento. Mentre gli scorreva nelle vene un'ondata di
eccitazione, Tarris mise da parte la preziosa bacchetta,; si sfil la pala
che portava a tracolla e inizi a scavare.
Sicuro come la pioggia, quel che ha fatto la bacchetta davvero
stupefacente. L'ex banditrice cittadina gli incombeva alle spalle,
dall'alto di una pietra enorme. Il vecchio non sprec energie a
rispondere.
Era pi abituato al peso della polvere e del terreno rappreso, e gli
risult difficile lavorare in quelle condizioni. In ginocchio, spost le
rocce come meglio poteva; i vecchi muscoli non potevano sperare di
sollevarne una pala piena. Il volto gli grondava di sudore, la gola gli
bruciava per la sete, ma lui rifiut di bere, si ripromise di non toccare
altro liquido finch non avesse scoperto la nuova sorgente.
Tarris not per la prima volta gli altri rumori quando la buca fu
profonda fino al ginocchio. Accanton gli strani rumori e strascici,
pensando che fossero l'eco dei movimenti di Reldonas, pi in alto, ma
quando continuarono ad aumentare di volume, alla fine alz lo
sguardo.
Buon giorno, disse amabilmente, fermandosi per un attimo a
rivolgere un cenno del capo alla folla di concittadini che si stava
raccogliendo intorno a lui e pi in alto. Guardate, qui che i draghi
hanno detto di scavare un pozzo; l'acqua ci salver tutti. Lo chiamer il
Pozzo del Drago.
Strano, ma nessuno rispose al suo saluto amichevole, e in particolare
se ne astenne Thienborg Skopas, che si trovava vicino al margine della
buca, con le braccia incrociate sul petto e gli occhi duri come la pietra
che aveva sotto i piedi.
Vi prego di scusarmi, disse Tarris, con le mani insanguinate dalle
vesciche scoppiate. Ho molto lavoro da fare.
Il tuo lavoro non significa nulla, vecchio pazzo, sbott aspramente
Thienborg. Non hai avuto visioni e qui non c' acqua. Non ce n' mai
stata e mai ce ne sar.
Il vecchio si ferm di nuovo. I draghi mi hanno detto...
I draghi, lo dileggi Thienborg. Ti dico che qui non c' acqua!
I miei draghi non mentono! protest Tarris. Poi si rivolse agli altri.
Mi conoscete tutti, e da molti anni. Vi ho mai mentito? Tese verso di
loro le mani imploranti. L'ho mai fatto?
L'anziano tessitore rest senza fiato quando qualche cosa lo colse da
dietro. Fu colpito da una pietra, poi da un'altra e un'altra ancora, una
pioggia di sassi che inizialmente fu dura e dolorosa e poi lieve e
gentile. Ben presto non li sent pi. Il vecchio cerc di parlare per
l'ultima volta; mosse le labbra, ma le parole non uscirono. Aveva
lasciato cadere la pala da qualche parte; cerc di trovarla mentre altre
pietre lo colpivano alla testa. Gli si piegarono le ginocchia, si accasci
e rotol in fondo alla buca che aveva scavato, con il viso rivolto verso
il sole accecante.
La strana risata stridula di Reldonas risuon nel vento.
Ha scavato la sua stessa tomba, disse con voce lugubre Thienborg.
Ha avuto quel che meritava.
Aspettate!
La folla si volse verso il grido. Il borgomastro e due delle sue ex
guardie corsero verso di loro, giungendo precipitosamente sul fondo
della valle; i tre si fermarono di fronte a quell'orribile spettacolo.
No, sussurr Elothur, sconvolto. Oh no. Siamo giunti a questo?
Scosso da un tremito, il borgomastro scese nella buca e si
inginocchi, ammaccandosi le ginocchia sulle pietre; prese
delicatamente tra le mani la testa grigia di Tarris e se la strinse contro
la veste polverosa. Il vecchio morente apr gli occhi sbalorditi.
Amico mio, sussurr, mentre Elothur si piegava ad ascoltare. Li
vedi? I miei draghi! Gioiscono con me. Ho trovato liquido per la citt,
ho trovato...
La voce gli venne meno, gli occhi si fissarono su un'immagine
lontana, mentre si spegneva gradualmente la luce presente in loro. Il
sorriso rimase, tuttavia.
Sentendosi gravare sulle spalle gli anni dello stesso Ansalon, Elothur
adagi il capo del vecchio e si alz lentamente.
Ha scavato la sua stessa tomba, ripet con sarcasmo un individuo
tra la folla.
Il borgomastro si volse di scatto. Ieri mattina ha detto che i suoi
draghi gli avevano promesso che avrebbe trovato liquido, e cos
stato.
Il suo stesso sangue! osserv Thienborg, beffardo.
Non solo quello. Elothur punt il dito e tutti guardarono; da sotto
il corpo del vecchio scatur un po d'acqua scura.
Il gruppo rimase senza fiato, osservando l'acqua preziosa che
trapelava da sotto la veste impolverata di Tarris. Il borgomastro la
tocc con il dito e si raddrizz.
Liquido che scaturisce dal terreno, proprio come aveva promesso,
dichiar con voce cupa.
Assaggiamolo! esclam Reldonas, correndo gi dalla roccia e
sbirciando da dietro.
No. Elothur sembrava stanco, sconfitto. Quest'acqua
contaminata; abbiamo denigrato, rifuggito, assassinato uno di noi e ora
nessuno oser bere.
Perch no? chiese Reldonas Fittering.
Il borgomastro mostr alla folla il dito bagnato; tutti si protesero,
spingendosi l'un l'altro per portarsi pi vicino, per poter vedere.
Nella goccia d'acqua cristallina vorticavano gli scuri filamenti
sferzanti del sangue del vecchio.


I magnifici due
di Nick O'Donohoe


IL vento sussurrava tutt'intorno, asciutto e insidioso, ricordando alla
vallata che nessuno era pi un agricoltore. Harri si strinse forte nel
mantello malgrado il caldo, cercando invano di proteggersi dalla
polvere.
Rischi quasi di non vedere la locanda; soltanto uno scherzo del
vento gli rivel che c'era un edificio al di fuori del suo campo visivo.
Sollev il cappuccio per guardarlo.
Le assicelle di copertura erano crepate e secche; la prima pioggia
sarebbe penetrata dal tetto. L'insegna era un semplice boccale di birra,
abbastanza malconcia da suggerire un servizio brusco all'interno. Sotto
di essa si evidenziava una rastrelliera con pioli a cui appendere spade,
asce, mazze e altre armi meno identificabili; sulla struttura era montato
significativamente un teschio con un'ascia conficcata sopra.
Tuttavia la locanda era chiaramente piena e la rastrelliera
palesemente vuota. Harri la guard pensoso e ripieg con cura il
mantello sulla spada; poco prima di aprire la porta, si infil un rotolo di
pergamena nella cintura, avendo cura di lasciare che fuoriuscisse
parzialmente.
Alcuni volsero il capo verso di lui, poi distolsero in fretta lo sguardo,
nascondendo il volto; i tempi duri suggerivano cautela.
Sorrise alla barista, non pi giovanissima, una rossa voluminosa ma
ancora graziosa, con i capelli raccolti che tuttavia le ricadevano sul
viso. Senza la minima sfumatura di cordialit nella voce, lei gli disse:
Benvenuto a Peacedale.
Bel nome, disse lui, guardandosi intorno e cercando di indovinare
dove nascondessero le armi gli altri avventori. Si scroll con la mano
lo sporco dai capelli che iniziavano a ingrigirsi. Qualche cosa per
coprire la polvere?
Lei tese il palmo. Qualche cosa per coprire i costi?
Lui sbott in un largo sorriso e pos la bisaccia su una sedia, in
modo da non doversi piegare. Rivolse un cenno del capo a tutti i tavoli
occupati, concentrandosi per un attimo su un magro ragazzo biondo
che se ne stava con la sedia appoggiata contro la parete e osservava
con interesse il nuovo venuto. Quest'ultimo distolse lo sguardo e pos
gli occhi su un tavolo dove quattro uomini che indossavano mantelli
malconci se ne stavano stravaccati sulle panche di legno, fingendo di
ignorarlo. Harri infil una mano nello zaino, tenendo automaticamente
libero il braccio con cui brandiva la spada.
Alcune delle persone all'interno della taverna avevano l'aria di poter
essere l'uomo che lui era venuto a incontrare. Harri gett una moneta
alla barista, osservandola senza sorpresa mentre ne sondava la validit
con un coltello. Prese la birra che gli veniva offerta e ne svuot met;
quando abbass il boccale, la donna lo stava ancora osservando.
Lui le sorrise. Qualche cosa mi dice che ti piacciono le facce
nuove.
Lei scroll il capo senza sorridere n accigliarsi. Non sei un
mercante. La donna non aveva parlato a voce alta, ma altri volsero
impercettibilmente il capo. Non sei un chierico, e lo sa Paladine se
non sei un agricoltore. Che cosa ti porta qui?
Volevo cambiare ambiente, rispose lui con aria amabile. Pensavo
che un viaggio sui monti potesse farmi bene.
Lei torn a scrollare lentamente il capo.
Harri sospir. La verit?
Lei annu.
Va bene. Qualche mese fa, le disse, abbastanza forte da poter
essere udito, la valle di Rockhaven, appena al di l del passo, a nord,
stata assalita da un drago rosso.
Con la coda dell'occhio vide che alcune teste dondolavano
lievemente.
La citt, prosegu, fu quasi distrutta, e tutti i suoi tesori sottratti.
Presumibilmente, il drago agiva per i Cavalieri delle Tenebre e
intendeva consegnare quelle ricchezze a Takhisis.
Poi arrivarono i Cavalieri Solamnici, in compagnia di draghi, e vari
Cavalieri delle Tenebre giunsero ad affrontarli. Si strinse nelle spalle.
Non fu altro che un piccolo scontro in un conflitto di pi ampia
portata. Il drago nascose il bottino sui monti, tracci due segni su
alcune rocce per ritrovarlo, e scese a sua volta in combattimento.
Osserv gli avventori in attesa di una reazione, ma nessuno si mosse
minimamente; quanto aveva detto era risaputo.
Il combattimento fu violento e fragoroso, e queste colline sono
soggette alle frane. Pass un dito sul tavolo, lasciando una striscia
pulita tra la polvere fine. Specialmente quando asciutto e l'erba e gli
arbusti sono morti. Ci fu una valanga, e il tesoro del drago fu sepolto,
termin con leggerezza, come se l'affermazione conclusiva non avesse
grande rilevanza.
La barista disse stancamente: tutta l'estate che mi raccontano
questa storia. L'ho sentita da sognatori, ladri, minatori e perfino da
qualche nano privo d giudizio e con un debole per l'alcool. Che cosa
rende tanto speciale la tua versione?.
Il drago sta per ritornare.
L'esile giovanotto biondo si alz a sedere ben dritto. La stanza fu
attraversata da un mormorio di disagio.
Si chiama Auris, non pi al servizio della Signora delle Tenebre e
ci significa che ritorner qui. Ritrover il suo oro, anche a costo di
smembrare Rockhaven.
Gli avventori si guardarono di sottecchi. I draghi, afferm
categoricamente la barista, sono pessimi per gli affari.
Se riuscissi a trovare quel tesoro prima di lui, allora potrei
aspettarlo l. Poi, una volta che si fosse fatto vivo... Si guard intorno
con aria d'aspettativa, poi sospir. Ah, bene.
E tu faresti questo spinto dal buon cuore?
Harri sorrise con modestia.
Sei un cavaliere?
Mi sono preparato per esserlo.
La barista parve dubbiosa. Una mucca pu sostenere di essere un
cavallo...
Finch non la selli, s. Frug nello zaino. Ma se io non fossi
davvero un cavaliere, avrei forse questo pezzo di corazza spezzata?
Mostr il pezzo di metallo in modo che la locandiera potesse vedere
l'incisione. Est Sularus oth Mithas, pronunci con solennit.
L'onore la mia vita.
Si protese in avanti. Lo vendo a buon prezzo.
La barista lo guard a bocca aperta. Il tuo onore?
No, no, disse Harri, irritato. La corazza. E prima la lucider
addirittura. Vide il magro ragazzo biondo che lo fissava e aggiunse
con disinvoltura: Le imprese rischiose come questa richiedono
contanti. Nessun sacrificio troppo ingente.
Sei sicuro di averla ricevuta quando facevi parte dei Cavalieri di
Solamnia?
Harri afferm con aria virtuosa: Fu il dono di un fratello, un
cavaliere al quale non serviva pi.
Ha lasciato a sua volta l'Ordine?
Harri rivolse automaticamente uno sguardo alla cicatrice che aveva
all'avambraccio, distogliendolo in fretta. diventato un pacifista a
oltranza.
Un notevole cambiamento di vita, direi.
Il pi notevole.
L'uomo biondo e magro salt su a parlare. Dunque non si trattava
della tua corazza? La sua voce era sorprendentemente acuta.
No, inizialmente no. Harri si affrett a continuare: Il cavaliere
che me la diede disse che Auris aveva contrassegnato il suo
nascondiglio con due linee nella roccia, poste ad angolo retto. Se si
avvistassero le due rette, esse si incontrerebbero in corrispondenza del
nascondiglio.
La barista sospir. E dopo la battaglia, a causa della frana, entrambi
i segni andarono perduti. Disse perduti come avrebbe potuto dire
persi o inutili.
Sei sicura? chiese lui. E che mi dici delle storie secondo cui una
delle linee stata avvistata? Si guard intorno, toccando con un dito il
rotolo che portava infilato nella cintura.
Dimmi.
Harri agit una mano come per accantonare l'idea. Soltanto storie,
immagino. Si mise a bere.
Intervenne un'altra voce: Anche noi racconteremo storie su di te,
quando sarai morto e sepolto, Harri Gundervall.
Lui si volse verso il fondo della locanda; tutti e quattro gli uomini
seduti al tavolo si erano girati a loro volta e uno di loro, un individuo
corpulento con capelli castani lunghi e radi, disse con voce roca: Non
puoi progettare di combattere un drago da solo. Rivolse uno sguardo
verso la porta. A meno che tu non abbia un contingente di uomini che
ti aspetta fuori.
Harri, tenendo nascosta una mano, rispose con disinvoltura: Di
solito lavoro per conto mio. Si pent immediatamente della risposta e
cerc di riparare con un sorriso amabile. Ci conosciamo? Loro lo
guardarono con aria inflessibile. Con maggiore incisivit, tornando a
toccare il rotolo, lui chiese: Siamo stati in corrispondenza, di
recente?.
L'uomo dai capelli castani scroll lentamente il capo e ghign,
mostrando denti notevolmente malridotti. Il tuo nome saltato fuori
nell'ambito della nostra attivit.
Harri sussult. Favorevolmente, spero, disse, pur rendendosi conto
che era improbabile.
L'individuo si alz lentamente in piedi. Sei anche conosciuto come
Harri, il Kender Umano.
Un vecchio nomignolo.
L'altro continu uniformemente: Harri Gundervall, spadaccino,
istruttore di scherma, mercenario, ladro.
Non necessariamente in quell'ordine.
Il ghigno dell'uomo si allarg. C' una taglia su di te.
Gli altri tre seduti al tavolo si alzarono a loro volta in piedi, ciascuno
con una mano nascosta alla vista.
Harri fece il gesto di mostrare le mani vuote, ma una era in
prossimit di una fenditura nel mantello. Sono un tipo pacifico.
Ridacchiarono tutti, e l'individuo castano disse: Pacifico, ma
neppure la met di quanto stai per diventare.
Il ragazzo biondo e magro si spost in fretta mentre i quattro
personaggi si alzavano dalle panche, aprendo i mantelli. Uno sguain
una spada, uno una mazza, gli altri due asce da pugno malconce e
macchiate.
Niente morti, disse ansiosamente la barista. Trascin verso di s
un bambino piccolo e lo abbracci, seppellendoselo praticamente in
seno e sotto il grembiule.
Poi accadde tutto molto velocemente. Senza esitare, Harri gett il
proprio mantello sulla testa del primo uomo e lo tir verso il basso,
sbattendogli la faccia sul tavolo con violenza. Diede un calcio alla
panca, che vol in aria e colp uno degli uomini in lento
avvicinamento. Mentre l'individuo crollava, gemendo, Harri afferr per
le ascelle il primo aggressore e, grugnendo, lo lanci tra le braccia di
un terzo antagonista, che lasci cadere la spada per afferrare l'amico. Il
terzo uomo portava un elmo; Harri cal l'elsa della propria spada
contro il copricapo, che risuon come un gong.
Gi i tre nemici giacevano immobili e il vino rovesciato da un
bicchiere non aveva ancora finito di scorrere gi dal tavolo.
Alle sue spalle Harri ud un grido indistinto e un tonfo; si volse di
scatto, con sguardo inflessibile, e per la prima volta punt la lama della
spada, brandendola davanti a s.
Il ragazzo biondo e magro aveva teso una corda tra le gambe di due
tavoli, facendo inciampare il quarto assalitore; l'estremit della fune
era munita di un peso e doveva essersi trattato di un lancio davvero
perfetto.
L'uomo ingarbugliato sul pavimento alz lo sguardo inorridito e
lasci andare l'ascia. Piet!
Harri alz la spada, poi inarc un sopracciglio vedendo che gli altri
avventori lo fissavano. Si rivolse alla barista: Niente morti, hai
detto?.
Lei annu, continuando a tenere stretto il bambino.
Un vero cavaliere, disse Harri con aria magnanima, generoso
nella vittoria.
Mentre si chinava sull'uomo prono, and a urtare contro il tavolo, in
apparenza accidentalmente; questo si capovolse e picchi sulla fronte
l'aggressore caduto. Oops. Dev'essere stato davvero doloroso.
Sollev la palpebra dell'individuo, notandone con soddisfazione
l'espressione vitrea. Bene, tra non molto si sveglier, ma meglio che
lo esamini in cerca di eventuali ferite. Fece schioccare le dita.
Qualche telo, per favore.
Si chin sui corpi, palpandoli delicatamente in cerca di lesioni. Gli
astanti, colpiti, non si accorsero della scomparsa di tre borse. Lui
ammucchi alcuni teli sotto la testa degli uomini privi di sensi e si
allontan, sfregandosi le mani.
Harri si volse verso il suo giovane alleato. L'avrei preso, inizi,
ma poi si arrest, notando che in realt il ragazzo biondo e sottile era
una giovane donna, gagliarda e muscolosa.
Lei disse con calma: Non potevo esserne certa. Intendi davvero
dare la caccia ad Auris?.
Lui annu. Per quanto tempo debba impiegare. Aggiunse con
disinvoltura: Ritorner di sicuro a prendere il suo oro; se riesco a
trovarlo per primo e ad aspettarlo.... Lasci che la frase restasse
incompleta.
Verr con te. Lei riavvolse la corda e aggiunse: Sono unicamente
interessata al denaro, naturalmente, ma ti aiuter con il drago.
Harri scroll il capo. Lavoro da solo. Ma era incuriosito. Dopo
tutto, lei era stata abbastanza accorta da sedere con la schiena alla
parete, posizione da cui poteva osservare con facilit sia la porta sul
davanti che quella sul retro. E lui non si era neppure reso conto che era
armata.
Sembrava caparbia. Ti serve un aiuto.
Rischieresti la vita, obiett lui. Lei annu con vigore. E dovresti
prendere ordini.
Lei annu di nuovo, ma con maggiore lentezza. Mi guadagner la
mia parte.
Lui tese il braccio destro. Stringiamoci la mano.
D'impulso lei gli prese la mano con entrambe le proprie. Mi chiamo
Gem.
Con gesto calcolato, Harri le sferr un sinistro sul mento,
afferrandola mentre cadeva.
Poi adagi la donna su una sedia, nascondendosi con indifferenza la
borsa di lei nella mano. Qui star pi al sicuro, poverina... Barista?
Quanto ti devo per darle un po d'acqua al suo risveglio?
La donna scroll il capo. Offro io.
Brava. Harri la salut e usc con passo deciso, cercando di non far
tintinnare le monete. Malgrado avesse mancato l'appuntamento alla
locanda, la sosta si era comunque rivelata decisamente vantaggiosa.
La strada per Rockhaven port Harri attraverso uno stretto passo
segnato da solchi lasciati da carri. Camminava rapidamente,
fischiettando; vedeva oro in ogni roccia e incavo e aveva il cammino
tutto per s.
O quasi. Dopo qualche ora si volse a guardare e vide qualcuno che
indossava un logoro mantello sgattaiolare via in fretta per andare a
nascondersi dietro un masso. Scrut il paesaggio con aria miope, come
se non avesse visto niente, poi si volse e continu fino alla prima
svolta.
Harri si ferm l, ben visibile, fingendo di rileggere il rotolo che
aveva mostrato alla locanda:
Tu sei a conoscenza di un segno lasciato dal drago Auris. Io so dove
si trova l'altro. Incontriamoci alla locanda di Peacedale.
Ripose il rotolo, scomparve dietro un angolo, si arrampic sulla
parete rocciosa e balz addosso all'inseguitore, facendolo finire lungo
disteso e bloccandogli le braccia lungo i fianchi. Ben presto si rese
conto, infastidito, che si trattava di una donna. Ti lasci sorprendere
facilmente, Gem.
Non mi hai sorpreso, il fatto che mi vedessi faceva parte del piano.
Dovresti pianificare meglio.
Lei sorrise con aria innocente, poi sollev le ginocchia talmente in
fretta che Harri rimase all'improvviso senza fiato. Prima che potesse
rendersene conto, i loro ruoli furono rovesciati e si ritrov bloccato a
terra con la donna a cavalcioni su di s.
Non potrai mai farcela da solo, disse lei.
Non ho mai avuto intenzione di farlo. Qualcuno mi ha mandato un
messaggio... Si ferm, colpito da un orribile sospetto.
Gem riport lo sguardo su di lui. Chi stato? Si alz e si ritrasse.
Lui si mise a sedere, fissandola a lungo e intensamente prima di
volgersi, scrollando il capo. Era firmato...
Un nome pu metterlo chiunque.
... e sigillato...
Ah, in tal caso tutt'altra faccenda.
... dallo sceriffo di Rockhaven.
Lo sceriffo! Lei sput fuori quelle parole con veemenza. Un
mezzo idiota, come te. Io sono interessata unicamente al denaro. Si
protese in avanti. Ma devi sapere qualche cosa riguardo ai due segni,
altrimenti non ti saresti preso la briga di venire fin qui.
Harri si limit a dire, irritato: Sono venuto a uccidere il drago.
Potrebbe essere difficile farlo fuori; deve trattarsi di un bestione
enorme, altrimenti non avrebbe potuto accumulare tutto quell'oro.
Lui trasal. Hai parlato di "tutto quell'oro" a qualcuno, prima di
lasciare la locanda?
La donna scrut verso valle, nella direzione da dove era venuta; una
grande nuvola di polvere colmava completamente la carreggiata.
Potrei averlo fatto.
Harri era gi sfrecciato via prima ancora che lei terminasse, diretto
verso le alture, per nascondersi; Gem gli teneva dietro, ansante. La
nuvola di polvere in avvicinamento si era separata in una fila di uomini
armati che correvano a tutta velocit.
Lui la precedette su per il pendio e si mise a esaminare una fenditura
nella sporgenza di roccia; pest con i piedi sulla cengia, scrut gi
dalla discesa, poi estrasse con cautela una borsa di cuoio dallo zaino.
Con attenzione esagerata vers una pioggia di granelli rosso sangue
all'interno della fenditura, estrasse della stoffa carbonizzata e la infil
delicatamente nella crepa, agitando la mano per indicare alla donna di
allontanarsi.
Gem si avvicin in punta di piedi, affascinata. A che cosa serve
quella roba?
Lui colp la spada con una pietra focaia, tenendola accanto allo
straccio. Dovrebbe esplodere, ammesso che io riesca ad accenderla.
Te l'hanno data dei maghi?
Degli gnomi.
Gem arretr come se la pietra focaia avesse scatenato un incendio
nel sottobosco; sembrava incredula e rammaricata. Hai comprato un
esplosivo a scatola chiusa da degli gnomi?
Non l'ho esattamente comprato, e non a scatola chiusa. esploso
quando l'hanno provato.
Vorrai dire che esploso qualche cosa; salta sempre in aria qualche
cosa quando uno gnomo fa una prova.
Lui ghign. Contemporaneamente stavano provando anche questa.
Le mostr una seconda borsa contenente una polvere viola. Secondo
loro doveva servire a prolungare i ricordi, ma dopo che l'hanno
sperimentata si sono allontanati tutti vagando; avevano dimenticato
quello che stavano facendo. Torn a chinarsi sul cencio.
Prese a soffiare furiosamente sulla stoffa bruciacchiata, dove una
scintilla aveva preso; lo straccio divenne incandescente, poi
s'infiamm.
Gem lo osserv, poi scrut con fare interessato la polvere che si
levava in lontananza. A Peacedale abbiamo combattuto contro quattro
uomini soltanto; sembra che ora abbiano trovato amici.
Harri, armeggiando con una fascia di stoffa, grugn. Il fatto che
gente simile riesca a trovare amici la dice lunga riguardo allo stato del
mondo attuale.
Non c'era tempo per continuare quello scambio di amenit. Harri
indic il gruppo che sopraggiungeva, ormai chiaramente definito,
malgrado la polvere. Correvano lentamente, ad andatura costante, con
disinvoltura, allargati per evitare di mangiare la polvere sollevata dai
vicini. Quando arriveranno abbastanza sotto, accendi un angolo
ritorto dello straccio. Lui scese precipitosamente lungo il pendio e
attravers la strada in un lampo.
All'arrivo del gruppo era gi nascosto sul pendio opposto; gli uomini
erano guidati dall'individuo che aveva colpito sull'elmo e Harri not
che era completamente calvo, gli mancava un dente ed era di pessimo
umore. Lo spadaccino si tast le tasche con aria assente, ricordando
che aveva derubato tre di costoro.
All'improvviso Gem gett l'estremit appesantita della propria fune
al di sopra del ramo di un albero e la fece oscillare, descrivendo una
traiettoria ampia ed elevata, che passava sul fianco della collina, sopra
di loro.
I nemici si volsero di scatto a guardarla. Harri, che osservava a sua
volta, fu distratto quando not ci che desiderava vedere troppo
intensamente: un esiguo filo di fumo che si levava dal luogo appena
abbandonato dalla donna.
Mentre osservava, il fumo termin in un breve zampillo di scintille;
Harri si butt gi lungo disteso, coprendosi gli orecchi.
Non accadde nulla.
Si alz in piedi mentre Gem, che tornava indietro oscillando sulla
corda, dava un calcio a un masso, smuovendolo; questo spost altre
due rocce, poi otto, poi una ventina.
I massi che cadevano tuonarono ed echeggiarono nel passo. Il
gruppo che sopraggiungeva si volse, spaventato, mentre un'intera
sezione del fianco della collina si staccava e scivolava gi verso di
loro, rapidamente oscurata dal sollevarsi di una nuvola di polvere, che
invest la banda, malgrado questa si fosse ritratta in fretta dalla frana di
roccia.
Harri scese scivolando dal pendio, con la spada sguainata, e attese
appena al margine della polvere che si sollevava a ondate. Il primo
uomo, mezzo soffocato, usc incespicando dalla nuvola e fin contro la
lama che l'aspettava, prima ancora di avere il tempo di schivarla.
Il secondo individuo lo segu, impreparato, e il terzo gli and
addosso incespicando. Gli altri uscirono pi preparati, ma giungendo
comunque uno alla volta.
Dopo aver ucciso pi di una dozzina di uomini armati, Harri si
ferm, soprattutto perch non emergeva pi nessuno; rimase in attesa,
ansante, senza abbassare la guardia.
Uscirono altre due figure, con le spade pronte, fazzoletti avvolti
intorno al naso e alla bocca. Avanzarono in un gruppo serrato; si erano
protetti reciprocamente le spalle in attesa di riuscire a vedere qualche
cosa.
Harri si prepar mentre gli avversari si allargavano su entrambi i lati
rispetto a lui. Echeggi un richiamo, che parve provenire dal cielo, e
gli uomini che avanzavano s'impietrirono.
Gem piomb gi descrivendo un rapido arco, con i piedi ritratti
saldamente contro il corpo; quando entr in contatto con l'uomo pi
vicino, si raddrizz, scaraventandogli gli stivali sulle costole.
Questi grugn, cadendo a terra. Lo slancio port la donna ancora
oltre, addosso all'individuo successivo. Costui cerc di colpirla con un
fendente, ma lei gli fece sfuggire di mano la spada con facilit e
continu, assestandogli un secondo calcio alla testa e facendolo cadere
di lato.
Gem si lasci cadere, staccandosi dalla corda e volgendosi di scatto,
ansiosamente. Harri, ormai solo, stava ripulendo la lama e le rivolse un
cenno del capo. Grazie.
Lei lo fiss, stordita dal numero di corpi che lo circondava e infine
disse sommessamente, tra s: Li hai uccisi tutti.
Talvolta necessario farlo. La guard. Non divertente come
fare il contadino, vero?
Rimasero l, ansanti; la polvere si deposit lentamente intorno a loro.
Gem entr in tensione. Che cosa intendi dire?
Lui diede dei colpetti alla corda, con la spada. La tendi come se
fosse una barriera e ti lasci oscillare su di essa come dalla fune di un
fienile; non so che cosa tu faccia ora, ma un tempo vivevi in una
fattoria.
Lei abbass lo sguardo sui cadaveri. Non pi.
Harri e Gem attraversarono il valico stretto e uscirono nella valle di
Rockhaven, disseminata di campicelli bruciati. Sull'estremit
superiore, piuttosto vicino al passo, c'erano un pozzo asciutto e un
gruppo di abitazioni, per lo meno la met delle quali erano ridotte a
mucchi di macerie. Le foglie gialle appassite degli alberi mezzi morti
erano dello stesso colore dei capelli di Gem, e Harri fu incuriosito dalla
profondit dei sentimenti che pales lo sguardo della donna mentre
fissava il paesaggio.
Lui trascin i piedi nella POLVERE, scrollando il capo. Com'
possibile che qualcuno viva qui?
La maggior parte degli agricoltori ha una seconda occupazione,
spieg lei.
Harri sorrise alzando lo sguardo sui monti che avevano di fronte.
Allora dovrebbero andare a caccia di tesori. Non senti l'odore
dell'oro? Si volse verso di lei e le disse in tono di rimprovero:
Questa volta non dire a tutti di...
Ma Gem era corsa avanti, scomparendo dalla vista. Harri si accigli
e la insegu pensando, e non per la prima volta, che causasse pi
problemi che altro.
Quando la raggiunse la trov insieme a un vecchio che si appoggiava
al suo braccio e a una folla di cittadini rispettosi. L'anziano s'inchin
lievemente a Harri. Sono Caranis, Rockhaven ti ringrazia.
Di niente, disse Harri con modestia. Di che cosa mi ringrazi?
Non soltanto ci libererai da Auris, ma recupererai il nostro tesoro.
L'uomo indic lo stretto valico. E hai gi sconfitto met della banda
di razziatori di Robled.
Harri socchiuse gli occhi. Che cosa dovrei fare?
Il sorriso di Caranis l'Anziano era temperato dalla sofferenza. In
questi mesi gli altri hanno fatto a pezzi le nostre case, bruciando i
raccolti nei campi, cercando i segni ormai scomparsi del tesoro. Oggi,
come accade quasi tutti i giorni, sono alla ricerca sui monti, e con loro
c' lo stesso Robled.
Harri disse: Non ho mai sentito parlare di Robled. Nei suoi viaggi
aveva incontrato moltissimi ladri e razziatori.
L'anziano aggrott la fronte. grosso e muscoloso come un nano,
ha capelli rosso acceso ed sempre furioso. Fiss lo sguardo in alto,
sulle montagne. Per lo pi vediamo i suoi uomini; lui lascia la
montagna soltanto per fare domande, attaccare le nostre famiglie e
prendere cibo.
Tra la folla alle spalle di Caranis, Harri spost lo sguardo da un volto
macilento al successivo. Come fa a trovare cibo qui?
Il vecchio si strinse nelle spalle.
Lo spadaccino scroll a sua volta le proprie. Per quanto riguarda
l'antro del drago, chiese, evitando di dire "tesoro", potete dirmi dove
si trovano i segni lasciati dalla creatura?. Con indifferenza aggiunse:
Entrambi, se possibile.
Come tutti coloro che vivono qui, non sono a conoscenza di
nessuna delle due linee. Caranis indic in alto sui monti. L a
occidente c' la catena montuosa dove Auris nascose il suo bottino;
percorrila, se desideri, e vedi se riesci a trovare i segni del drago o il
suo oro. Troverai di sicuro gli altri uomini di Robled e lui stesso; sono
ancora impegnati nella ricerca del tesoro.
Questo spiega perch mi volessero morto, mormor Harri.
Caranis scoppi a ridere forte. Anche se, naturalmente, non sono
riusciti a sconfiggerti. Pos un braccio sulla spalla di Gem. Il nostro
sceriffo mi ha raccontato del coraggio e dell'abilit che hai
dimostrato...
Lo sceriffo?
La donna gli sorrise con calma. Ricordi quando ti ho detto che tutti
gli agricoltori avevano una seconda occupazione? Gli occhi di lei
avevano ancora un'espressione innocente.
Quelli di Harri apparivano furiosi e inflessibili. Perch non me l'hai
detto quando eravamo alla locanda?
Volevo essere sicura che fossi l'uomo giusto e vedere come te la
cavavi in combattimento.
Ed sempre per questo che hai spronato all'inseguimento gli
uomini alla locanda.
Non stato necessario spronarli pi di tanto.
Il divertimento di Caranis svan, lui scroll il capo. Mi dispiace,
sceriffo; io stesso posso essere spronato soltanto fino a un certo
punto.
Si guardarono l'un l'altra e Gem disse a Harri: Vuoi provarci?.
Lui spost lo sguardo da lei al vecchio e infine disse con aria
dubbiosa: Forse.
La donna gli afferr il braccio con forza sorprendente. Possa Huma
vegliare su di noi.
Lo spadaccino disse con disinvoltura: Ce la caveremo, ma
sembrava meditabondo.
Mentre uscivano dal villaggio, Harri chiese con asprezza: Sai
davvero dove si trova uno dei segni, oppure era una bugia anche
quella?.
Non ti ho mentito veramente, non ti pare? Quel che voglio il
denaro. Lei sorrise. Non c' altro motivo per cui dovrei fidarmi di
te.
Ho detto la verit; sono venuto qui in cerca di un uomo che mi ha
scritto...
Uno sceriffo, lo corresse lei. E non un uomo.
Come ti venuto in mente di scrivere proprio a me, comunque?
Lei scroll le spalle. I ladri non sono i soli a sapere della taglia che
ti pende sul capo; hai interrogato troppa gente sul tesoro nascosto a
Rockhaven.
Lui si gratt la testa. Me lo diceva sempre mia madre che la lingua
troppo lunga mi avrebbe messo nei guai. B, a dire il vero era un
discorso pi complicato, su nani di fosso che cercano di corrompere
kender, ma alla fine il significato era quello.
Lei si fece seria, fissandolo. C' soltanto una cosa su cui non hai
mentito, altrimenti non saresti mai venuto qui; tu sai dove si trova uno
dei segni.
S, e anche tu. Harri si chiese per un attimo se non conoscessero
entrambi l'ubicazione della stessa linea. Mi hai detto che eri una
mercenaria.
Tu hai accennato al fatto di essere stato cavaliere.
Ho insegnato a combattere ad alcuni di loro.
Non lo stesso; i cavalieri si distinguono per l'onore.
Vuoi sapere qualche cosa sull'onore e i cavalieri? Lo spadaccino,
fingendosi esasperato, le porse la corazza che aveva esibito alla
taverna. Si volse a mostrarle l'interno, dove qualcuno aveva graffiato
con una lama una mappa rudimentale. Il cavaliere che la indossava vi
aveva tracciato dentro una pianta. Indic: Rockhaven, i monti e un
segno.
Lei fiss il disegno e il volto le si illumin come per il bagliore
dell'oro. Lui allontan in fretta la corazza. Allora, si tratta dello stesso
segno che conosci tu?
La donna aggrott la fronte, improvvisamente perplessa. Non eri
sul punto di venderla?
Alla barista? Naturale, non dovevo fare altro che memorizzare la
mappa, e del resto un po di contante fa sempre comodo. Lui la fiss
con aria scaltra. Che cos'altro ti preoccupa?
Gem, inquieta, riusciva a malapena a trovare le parole. Ma se fosse
vera, il cavaliere non l'avrebbe ceduta...
Al suo comandante? Harri ghign e ripet: Naturale. Si protese
come per fare una battuta. Non indossava certo l'armatura quando l'ha
disegnata; prova a immaginare.
Con voce sottile, lei chiese: Dove l'hai incontrato?.
Sulla strada, mesi fa; ero stato il suo maestro e lui ha cercato di
finanziare un assalto a Rockhaven... derubandomi. Sciocco da parte
sua e ingrato, considerato tutto quello che gli avevo insegnato. Se non
avesse accennato al tesoro di Auris non l'avrei mai perquisito alla
ricerca di una mappa, dopo la nostra... conversazione.
Lei rimase in silenzio per un bel po e infine osserv: Per prima
cosa cercheremo il tuo segno.
No, il tuo.
Forse dovrei ucciderti direttamente e limitarmi a prendere la
corazza.
Accomodati. Poi aggiunse: Potresti avere bisogno di me per dare
una sfoltita a quei ladri.
Si aspett quasi che la donna sguainasse la spada, ma invece lei
ridacchi. Ti mostrer prima il mio segno, in modo da sapere per
certo dove sei diretto. Aggiunse con fermezza: E se non mi
ucciderai, ti coprir le spalle.
Lo port gi, a valle rispetto al villaggio, verso i campi coltivati;
erano circondati da bassi muretti di pietra e da un territorio inospitale.
Durante la discesa lo sceriffo comment: Non sei mai stato tanto
altruista come sei sul punto di diventare grazie a me.
Harri si ritrov a corto di risposte; era sicuro che Gem
sopravvalutasse la sua potenziale bont.
Ora i campi coltivati erano vicini, davanti a loro, cos come uno
stretto ruscello quasi in secca. La donna scendeva saltellando con una
noncuranza che avrebbe suscitato un fischio d'ammirazione perfino da
parte di un kender. Lo spadaccino la seguiva inciampando e
imprecando.
Gem corse verso un muretto a sud; spinse via le pietre, sbuffando e
sforzandosi con foga.
La roccia priva d'intonaco resistette, poi si rovesci con lentezza; lei
spinse freneticamente da parte i sassi sul fondo.
Sei sicura che sia questo il luogo? chiese Harri, dubbioso.
Improvvisamente ebbe una rivelazione. L'hai nascosto tu stessa,
durante la battaglia con il drago.
Gem annu, con un largo sorriso; Harri si inginocchi
immediatamente, afferrando alcune rocce e tirandole da parte come se
fosse impegnato in una lotta corpo a corpo con esse.
Si alzarono in piedi e rimasero a fissare la linea netta e tracciata con
cura sulla pietra. Seguirono con gli occhi il resto del muro, volgendosi
lentamente verso il pendio, e avviandosi con fare quasi meccanico a
monte, seguendo il segno.
A met strada lungo la salita, lui chiese: Chi ha nascosto l'altro
segno?.
Una frana di sassi; a meno che non sia stato il tuo allievo, il
cavaliere. Prima che io riuscissi ad arrampicarmi di soppiatto su per la
montagna, l'altra linea era sparita.
Seguendo le tracce sullo scudo, i due si spostarono a sinistra e
continuarono a salire. Camminavano in fretta, spronati dalla prossimit
dell'oro e dal fatto che gli uomini di Robled li potessero tenere
d'occhio.
In seguito Harri, girando la corazza da una parte all'altra, si ferm e
dichiar: qui.
Spostarono in fretta una quantit di roccia sufficiente a rivelare l'altra
linea, poi crearono due mucchi di pietre, in modo da potersi allineare
con il segno a mano a mano che procedevano. Costeggiarono la
montagna lateralmente, un centinaio di metri al di sopra del
fondovalle; lo spadaccino non faceva che guardarsi i piedi, nel
tentativo di evitare le pietre smosse.
Alza lo sguardo, di tanto in tanto, lo mise in guardia Gem.
Ricorda, il vecchio ha detto che il resto della banda di Robled in
agguato.
Harri lev gli occhi al cielo, ma pos una mano sulla spada.
Il primo corpo che incontrarono li sorprese; l'uomo era stato ucciso
da un colpo alla testa.
La vista del secondo, quasi decapitato, li mise in agitazione.
Al quinto cadavere che giaceva diviso nettamente in due met, Gem
disse: Aspetta un attimo. Lui fu sul punto di chiederle se si sentisse
venire meno, ma lei si arrampic su una roccia, ergendosi e tenendosi
in equilibrio posandogli la mano sulla spalla. Pi avanti ci sono per lo
meno altri dieci cadaveri.
A quanto pare non siamo gli unici a essere arrivati fino a questo
punto.
Forse tutti i cacciatori di tesori sono morti.
Harri torn a osservare la sfilza di cadaveri, nessuno aveva i capelli
rossi. Tutti tranne uno, osserv meditabondo.
Pensi che possa essere molto difficile da battere?
Lui indic i corpi che si trovavano oltre. Chiedilo a loro.
Dopo essere passati accanto a molti morti, i due fecero una pausa:
per riposare; il percorso era faticoso e trovare tutti quei corpi li
scoraggi,
Harri sedette su un masso che dominava Rockhaven; sotto di lui si
allargavano i campi sottostanti, una serie di riquadri spogli, collegati da
muretti a secco realizzati con cura. Questo un pessimo terreno
agricolo.
Non puoi immaginare come siano belle le colline dopo le piogge
primaverili, quando sono piene di fiori.
Sar gi andato via da un pezzo, in quella stagione.
Gem sorrise, lo spadaccino pens a quando lei aveva sorriso in
precedenza e quel fatto non gli piacque.
Dopo aver camminato per gran parte del pomeriggio,
improvvisamente Gem disse: Ecco. Mostr un muretto di pietra pi
in basso, poi indic indietro, da dove erano venuti; si trovavano nel
punto giusto, chiaramente in corrispondenza dello sfregio lasciato da
una frana recente.
Harri sbatt le palpebre e si spost dalla traiettoria; la frana svan,
per ricomparire quando lui torn ad allinearsi. A meno che non si
sapesse dov'era, risultava quasi invisibile.
Fece rotolare via una roccia dopo l'altra; le pietre soprastanti si
spostarono pericolosamente.
Per un po faticarono contro i massi, ma quando il sole inizi a
calare sempre pi in basso, Gem disse: Hai altra polvere esplosiva?
Riproviamo; se non funziona tanto vale tentare con quella della
memoria.
Lo spadaccino estrasse entrambe le borse, soppesandole con aria
meditabonda. Potrebbe funzionare.
Centinaia di scintille, due piccoli mucchi di polvere rossa e viola, e
molte nocche peste pi tardi, avevano esaurito le proprie risorse,
insieme alla pazienza. Ma potrebbe anche non funzionare, osserv
Harri.
Improvvisamente Gem balz via, togliendosi dalla traiettoria di un
masso che piomb gi, passandole accanto e smuovendone altri sopra
e sotto; in tal modo si rivel un tunnel alto quanto un uomo.
Lo sceriffo lo guard con aria dubbiosa. Mi piacerebbe molto
essere sicura del fatto che non torni a chiudersi con la prossima frana.
Harri le rivolse un largo sorriso. Uno di noi potrebbe rimanere
all'esterno.
Rizz un orecchio, ascoltando un rimbombo crescente alle loro
spalle. Immagino che dopo tutto non avremo bisogno di questi.
Il fragore era prodotto dalla caduta di altre rocce; la frana apr
ulteriormente la grotta, lasciando un'apertura enorme.
Bene. L'uomo afferr Gem per le spalle, spingendola indietro
lungo il sentiero. Recati a Rockhaven, procurami un carro e qualche
cosa per trainarlo; due cavalli sarebbero l'ideale. Alz lo sguardo
verso il sole; la faccenda aveva gi richiesto troppo tempo. Due
mucche basteranno.
Perch dovrei fidarmi di te?
Come farai a portare il tesoro in citt, in caso contrario?
Lei esit per un attimo, poi si volse e si precipit gi per il sentiero.
Harri la osserv con soddisfazione, volgendosi appena in tempo per
vedere che un omone dai capelli rossi si lasciava cadere dall'alto e
sgattaiolava all'interno della spelonca.
Lo spadaccino aggrott la fronte; quell'individuo, Robled, era
l'ultimo dei cacciatori di tesori da eliminare. Harri controll il filo della
spada con aria assente, poi si avvolse il mantello intorno all'altro
braccio, a guisa di scudo. Entr con passo deciso all'interno della
grotta, con la bocca contratta in un'espressione bieca.
Si fece da parte in fretta, evitando di stagliarsi contro l'ingresso; si
abbass, tastando il terreno e strisciando parzialmente di lato, per dare
ai propri occhi il tempo di abituarsi. Distolse lo sguardo dalla luce...
... e rimase a bocca aperta, rischiando quasi di far cadere anche la
spada.
La luce brillava su un mucchio di monete d'oro sormontato da tre
bracciali decorati; altri oggetti erano disseminati in giro, sul fondo
della grotta.
Con la mano libera Harri raccolse un pesante candelabro d'oro, lo
guard e sorrise come non aveva pi fatto da quando era piccolo e suo
zio Benbow, dopo avergli fatto promettere che sarebbe sempre stato
bravo, gli aveva regalato un autentico coltello a doppia lama.
Un'ombra scese sul tesoro; una figura umana muscolosa si avvi in
punta di piedi verso l'ingresso, volgendo il capo da una parte all'altra.
Harri si ritrasse contro una stalattite. Robled?
Ud una bassa risata. uno dei miei nomi.
Hai ucciso tutta la banda, osserv lo spadaccino, guardandosi
intorno alla ricerca di una seconda arma, ma non trovando altro che
oro. Ebbene, sei stato davvero avido a uccidere i tuoi uomini.
Non mi erano di grande aiuto e inoltre non ho pi avuto bisogno di
loro quando sei arrivato tu a condurmi fin qui. Il fatto che tu abbia
trovato il luogo per primo mi ha unicamente facilitato il compito, Harri
Gundervall.
Lo spadaccino si spost rapidamente dietro a un pilastro. Come
conosci il mio nome? E anche ammesso che io sia questa persona, e
non sto dicendo di esserlo, perch dovrei temerti?
L'uomo parve gonfiarsi all'ingresso della grotta. Non c' una
ragione particolare. Robled sbott in una risatina, ma a met di questa
il suo tono mut.
O meglio, fu la gola a cambiare.
Ad Harri si azzer di colpo la salivazione, le gambe gli si
trasformarono in due colonne d'acqua e lui avvert, oltre a fiutare, il
mutamento nella propria sudorazione; si trattava di paura del drago.
La sagoma all'ingresso si spost e crebbe fino a bloccare la quasi
totalit della luce che penetrava; gli occhi brillavano, scrutando
nell'oscurit. Non c' una ragione particolare, a parte il fatto che
intendo ucciderti. La forma avanz, graffiando con gli artigli il fondo
della grotta; era un drago, il drago. Auris, in tutto il suo malevolo
splendore, si stagliava davanti a Harri.
Tremando in modo incontrollabile, l'uomo guard impotente il
candelabro che aveva nella mano sinistra, la spada che impugnava
nella destra; non riusciva a pensare ad altro che all'apertura illuminata
dal sole che il drago aveva lasciato dietro di s.
Perci scaravent il candelabro contro lo scintillante occhio destro di
Auris.
Il drago rugg, abbassando il capo e Harri si lanci alla carica, spada
alla mano.
Il mostro lev un ululato assordante, mentre la lama gli colpiva di
taglio il petto, rimbalzandogli sullo sterno; l'arma si torse nella mano
dello spadaccino, ma lui tenne duro. Tuttavia un'unica artigliata lo fece
volare contro la parete.
Ebbene, ladro, rugg la creatura, con aria trionfante, per una volta
in tutta la tua miserabile esistenza, si pu dire che tu abbia una carriera
brillante!. Gli si dilatarono le narici e gli si allarg il petto mentre
inalava prima di scaricare su Harri il suo alito distruttivo. Il
mercenario, senza fiato e ammaccato, giacque appiattito contro la
parete della grotta, in attesa.
Lo spadaccino ud un suono soffocato e attutito, alz lo sguardo e
vide che il drago, sbalordito, si avvinghiava la gola. Gem fece
irruzione nella grotta e lanci qualche cosa in corrispondenza
dell'apertura, poi fece vorticare in alto nell'aria l'estremit della corda
dotata di peso che, quando la lasci, si avvolse intorno alle fauci di
Auris, chiudendole ermeticamente.
La donna rivolse una rapida occhiata spaventata al suo compagno,
che grid: No! Tuttavia lei era gi saltata su una bassa stalagmite, ne
era scesa e aveva gettato un'altra corda intorno al collo del drago,
immobilizzandolo.
Il mostro, con l'occhio sano acceso di furia, sferzava tutto il corpo da
una parte all'altra; Gem vortic in aria, lanciandosi contro le pareti
della grotta.
Harri balz in avanti e si chin mentre la donna sfrecciava al volo
sopra di lui, tagliando la corda al suo passaggio e poi piombando a
terra, dove giacque immobile. Auris, volgendosi, apr le fauci per
alitare fuoco su entrambi.
All'interno della grotta il rumore fu assordante; una perniciosa
fiamma verde azzurra schizz fuori dalla bocca del drago prima che la
creatura esplodesse all'indietro, lasciando un'accecante immagine
persistente e un terribile puzzo sulfureo.
Harri gett da parte la spada e si precipit accanto al corpo di Gem,
sollevandola.
Con il suo primo afflato cosciente lei alz lo sguardo fisso e
sbalordito e disse con voce roca: fantastico combattere fianco a
fianco con un eroe.
Direi.
esploso fuori di qui? chiese lei.
Sapevi che sarebbe andata cos.
Con fin troppa sincerit per i gusti di Harri, lei disse: Lo speravo
davvero. Immaginavo di poter contare sul fatto che usasse il proprio
alito, e che quello fosse sufficiente a incendiare la polvere, tuttavia non
potevo essere sicura dello scoppio.
Cerc di reggersi in piedi da sola e croll, pronunciando con
veemenza una frase aspra e concisa sulle mezzelfe e il loro
improbabile utilizzo di una macchina degli gnomi decisamente
inverosimile. Lui l'aiut a raggiungere l'imboccatura della grotta e
fissarono pieni di meraviglia la scia bianca e fumosa che attraversava il
cielo in un arco. Pi in l, un drago volava con calma verso sud.
Sgomenta, Gem chiese: Che cosa ci vuole per ucciderne uno?.
Spero di non doverlo mai scoprire davvero. Osserv Auris,
disorientato, che vagava da una parte all'altra. Si dimenticato di noi.
La polvere della memoria?
In concomitanza con l'esplosivo; a quanto pare nessuno dei due
funziona da solo.
Harri diede un colpetto con il piede al residuo grigio cenere lasciato
dalla polvere. Sono lieto anche solo per il fatto che funzionino;
peccato che tu non abbia potuto effettuare un esperimento.
Sei stato tu l'esperimento, osserv la donna.
Lui assunse un'espressione sconcertata. Prima, quando cercavamo
di spostare le rocce?
Giusto. Lei si fece seria. Se il dosaggio fosse stato corretto, tu ti
saresti allontanato vagando e questo avrebbe semplificato le cose;
tranne forse per il drago.
Harri osserv la scia d fumo che si dissolveva, guard l'oro e poi,
con aria meditabonda, riport lo sguardo su Gem. Non me lo lascerai
semplicemente prendere, vero?
No, disse lei. No. Non senza combattere.
Lui si morse il labbro. parecchio oro; potrebbe rivelarsi uno
scontro notevole.
Preferisco morire piuttosto di lasciartelo prendere tutto.
Preferisco morire piuttosto di lasciarlo qui. Si corresse con aria
pratica: O forse, preferibilmente, morir qualcun'altro.
Not che Gem aveva riavvolto ci che restava della fune e che
legava una pietra in corrispondenza dell'estremit mozzata; era sul
punto di farla oscillare.
Lui pos una mano sulla spada, non voleva proprio fare ci che era
necessario.
Un trambusto proveniente da fuori li blocc entrambi. Harri rizz un
orecchio, Gem incresp le labbra, il voco confuso di persone felici si
fece pi vicino.
Avevate predisposto un segnale, vero?
Ero sicura che avresti vinto.
Caranis entr nella grotta. E io sapevo che avresti avuto la meglio.
Un uomo come te! Allarg le mani. Che cosa possiamo fare per
ringraziarti?
Harri guard il bottino scintillante alle sue spalle e si impose di
produrre la parvenza di un sorriso. Nessun pagamento; ci che conta
il gesto.
Fuori dalla spelonca ci fu un mormorio di approvazione. Lo
spadaccino si rec all'ingresso e socchiuse gli occhi guardando fuori
nella luce del sole. Avevano tutti borse vuote, scrigni aperti, piccole
sacche piuttosto logore con i lacci sciolti.
Con aria rassegnata il mercenario disse: Non mi dispiacerebbe
riempirmi le tasche... per lo meno.
Caranis parve sorpreso. Non gliel'hai detto?
Harri impieg un attimo a rendersi conto che il vecchio si era rivolto
allo sceriffo.
L'anziano si gir verso di lui, con le braccia allargate e imploranti.
Questi sono tempi pericolosi. Noi abbiamo un detto: il cattivo
raccolto rende gli uomini cattivi. Basta guardare quanto accaduto a
Peacedale. Inoltre, gira voce che ci sia in atto una guerra sull'intero
Krynn. Simili circostanze generano la comparsa di ladri.
Harri incroci le braccia, pronto a offendersi. Ma...
Perci abbiamo bisogno di uno spadaccino abile e coraggioso, e
siamo disposti a pagare.
Lui, rimasto a bocca aperta, non disse nulla.
Inoltre, sottoline Gem, considerato che hai una taglia sulla testa,
qui sarai pi al sicuro.
Caranis termin: Lavorerai per lo sceriffo.
Infine Harri ritrov la voce rivolgendosi alla donna: Sarebbe un
cambiamento di vita notevole.
"Sii generoso nella vittoria", hai detto, continu lei. Tu
distribuirai il tesoro, io rester a guardare. La donna, stringendosi le
costole del fianco sinistro, corse a posizionarsi.
Gli abitanti del villaggio sfilarono lentamente davanti a lui, con ampi
sorrisi sul volto. Harri si chinava e si rialzava, porgendo a due mani
manciate d'oro talmente abbondanti, che alcuni pezzi si rovesciavano
inevitabilmente sul pavimento. Gem era raggiante e con il braccio sano
lo aiutava a distribuire il tesoro ai concittadini.
Lo spadaccino annuiva brevemente a uomini e donne. Non
ringraziatemi. Con il piede sinistro spingeva tranquillamente i pezzi
caduti in una fessura, per riprenderli in un momento successivo.
soltanto il mio lavoro.
Dopo il passaggio degli ultimi abitanti del villaggio, Gem si pieg a
raccogliere alcuni pezzi. Harri si accorse che la donna non li aveva
individuati tutti, ma sbarr gli occhi mentre lei si riempiva le tasche.
Ehi, e io?
Lo sceriffo sorrise. Devo risparmiare per la mia dote, non credi?
Lui apr la bocca per rispondere, poi improvvisamente pens che
fosse meglio evitare di farlo e la richiuse di scatto. Guard la giovane
in cagnesco, con la mandibola contratta e salda. Io lavoro da solo.
Tuttavia, conoscendo Gem, lui si stava gi abituando all'idea.


Altri lidi
di Roger E. Moore


In un'infelice nottata rovente fui svegliato dal russare del capitano
Hayrn e mormorai un'imprecazione particolarmente orrenda. Avevo
impiegato un'ora ad addormentarmi con quel caldo asfissiante, sebbene
l'oceano fosse piatto come la sabbia, e di colpo ero di nuovo
completamente sveglio e sapevo che sarei rimasto cos per ore. Aprii
gli occhi gemendo, ero furibondo.
Avevo l'impressione che fosse mezzanotte. Giacevo supino, nudo
come un neonato, sul caldo e liscio ponte di prua dell'Aragosta
Volante; sopra di me l'albero di maestra nero puntava verso un mare
infinito di stelle scintillanti. Se si fosse trattato di un'altra nottata l'avrei
trovato un bello spettacolo, ma al momento mi faceva schifo. In quel
preciso istante non nutrivo molta simpatia neppure per il vecchio
capitano, anche se in realt era una persona davvero simpatica, che
quattro anni prima mi aveva dato un lavoro quando non l'avrebbe fatto
nessun altro, mi aveva insegnato a navigare e prestato denaro nei
momenti difficili. Faceva troppo caldo perch mi importasse di qualche
cosa; mi sollevai sui gomiti e abbassai lo sguardo sul mio corpo, alla
luce delle stelle.
Ho la pelle bruna come la crosta del pane per le lunghe ore trascorse
a lavorare al sole, e i capelli lunghi si sono decolorati fino a diventare
bianchi come l'ala di un gabbiano, che guarda caso anche il mio
nome, Ala di Gabbiano. Sono sia elfo sia umano, e ne vado fiero. (Non
dico mai mezzelfo perch non c' nulla di male nel non essere tutto
umano.) La maggior parte dei giorni posso passare per elfo o per un
giovane umano adulto, a seconda di come mi vesto e mi comporto. Ho
le membra sottili e vigorose, e conosco anche un po il linguaggio dei
kender, perci posso perfino passare per uno di loro se mi annodo i
capelli sulla sommit del capo o li raccolgo in una treccia dietro la
schiena. Mutare aspetto non ha mai compromesso la mia vita sociale,
questo certo. Mi piacciono le donne e io piaccio loro, e il capitano
Hayrn si fa una bella risata al mattino quando ritorno con passo
malfermo all'imbarcazione, appena uscito da qualche camera da letto
in una nuova parte della citt.
Ora il sudore mi scendeva lungo il volto, e sentivo il sapore del sale;
mi bruciavano gli occhi, sbattei le palpebre e alzai di nuovo lo sguardo.
Il cielo era vuoto; era una notte senza le tre lune e il tempo era per lo
pi limpido, non c'era la minima brezza a smuovere le acque. Eravamo
due giorni a nord di Palanthas, la nostra citt, a pesca di gigantesche
pinne di luna, ma senza fortuna; i pesci erano scesi in profondit per
sfuggire al caldo del giorno, ma non tornavano su neppure di notte.
Niente pesce significava che non avremmo ricavato denaro al
mercato di Palanthas. Era ormai da un anno che le cose ci andavano
male; al capitano Hayrn non rimaneva quasi pi acciaio con cui
pagarmi, ma di quello non mi preoccupavo. Ero al verde ma non
importava, purch avessi il mare e qualche cosa da leggere. In quanto
al cibo, conosco persone disposte a darmi da mangiare e luoghi dove
rubarne altro, se necessario.
Anche il vecchio Hayrn sapeva come tirare avanti. Era un ottimo
compagno, in realt, un vecchio tranquillo, originario di Ergoth del
Nord, fin troppo paziente. La barca, l'Aragosta Volante, era tutto ci
che gli restava al mondo, e lui se ne prendeva cura come di un figlio
maschio, quando era sobrio. Un giorno mi raccont che una volta
aveva un sacco di monete d'argento e una famiglia, ma quando gli
chiesi dove fossero finite, esit e disse: stato tanto tempo fa,
Gabbiano, e nient'altro. Immaginai che c'entrassero in qualche modo
la Guerra delle Lance o il suo vizio del bere, ma non gli domandai pi
niente.
Una luce vivace balen alla mia sinistra nella notte e interruppe i
miei torbidi pensieri. Mi volsi sorpreso, guardando sotto la battagliola
verso babordo, ma non vidi nulla se non acqua scura e piatta. Era un
fulmine? Non riuscivo a immaginare come potesse essere, visto che
non si scorgevano nuvole temporalesche Stanotte sarebbe stato bello
avere la luna bianca, Solinari, in alto nel cielo, cos avrei potuto tirar
fuori alcuni testi dalla cabina e leggere un po'; raccoglievo quelli di
storia e leggende, i miei preferiti.
Mi venne la pelle d'oca e mi ritrassi dalla battagliela. Qualche cosa di
enorme e di invisibile stava giungendo sull'acqua a incombere proprio
su di me. Lo percepii unicamente d'istinto. Dovevo fuggire,
altrimenti...
Un vento rovente, fiammeggiante, invest l'imbarcazione e mi
ustion ogni centimetro di pelle. Mi sembr che mi fosse stata bruciata
la faccia. Non ricordo esattamente che cosa accadde, ma mi ritrovai in
ginocchio avvinghiato al parapetto di babordo, urlavo e chiamavo il
capitano. Mi sentivo come se fossi in fiamme o avessi ricevuto le
peggiori ustioni della storia; provavo una sofferenza inimmaginabile.
La vecchia barca gemette, quasi capovolta sul fianco dall'esplosione
bruciante. Dovevo essere andato a urtare contro la battagliola ed averla
afferrata di riflesso cadendo all'indietro; era un miracolo che non fossi
finito dritto in acqua.
Per qualche minuto fui convinto che i miei globi oculari fossero
bruciati. Hayrn mi urlava frasi incoerenti da sottocoperta. Attrezzi, reti,
catene e barili si precipitavano l'uno contro l'altro nella stiva, mentre
l'Aragosta Volante si raddrizzava. Pensai che il vecchio sarebbe
rimasto schiacciato dal carico che cadeva e dall'attrezzatura.
L'imbarcazione si raddrizz mentre il vento tornava a calare.
Riacquistai la vista, bench tutto risultasse sfocato e mi facessero male
gli occhi. Un altro lampo di luce esplose sulla nave e sul mare. Cercai
di schermarmi il volto, temendo nuove ustioni, ma questa volta non
accadde nulla.
Giunsero altri bagliori in rapida successione; erano come fulmini
senza tuono, saette senza forma. Alzai il volto, singhiozzando un po
per il dolore e per lo shock, e vidi che i lampi si riflettevano sul fondo
di nuvole sparse all'orizzonte. Tutto era silenzioso.
Mi alzai sulle ginocchia, afferrandomi alla battagliola con una mano
e riacquistando il controllo dei nervi in pezzi. I lampi di luce cessarono
quando un guizzante bagliore giallo attravers le nuvole basse.
Lunghe, ondeggianti lingue di fuoco arancione e giallo scaturirono
come acqua lucente in una lontana fontana. Le grandi fiamme non
erano a grande distanza; colori infuocati s'incresparono sulle onde
danzanti che urtavano contro il fianco dell'imbarcazione.
Ricordai che c'era una piccola isola cinque o sei miglia al largo, in
direzione del grande incendio. L'avevamo avvistata nella tarda serata, e
avevamo pescato al di l delle sue barriere coralline, nella speranza di
trovare un banco di pinne di luna giganti. Concentrai lo sguardo e
scorsi il lembo di terra in fondo a quell'enorme esplosione
fiammeggiante; mentre osservavo, grandi alberi presenti laggi
esplosero in sfere infuocate.
Per i denti di Zeboim!
Feci un balzo, ma si trattava del capitano Hayrn, arrivato
sopracoperta senza che me ne rendessi conto. Gli dei abbiano piet di
noi! url. un vulcano!
Se effettivamente sull'isola era entrato in eruzione un vulcano,
saremmo morti nel giro di pochi secondi. Fui quasi sul punto di
credergli, anche se mi sembrava che la cosa non avesse senso. Non
c'erano montagne sull'isola, assolutamente niente di simile ai vulcani
che avevo visto lungo il litorale della montuosa isola di Sancrist.
Il capitano Hayrn attravers il ponte pestando i piedi, dirigendosi a
poppa verso l'argano dell'ancora. Togliamoci di mezzo, ragazzo!
grid dietro di s, con voce logorata dalla paura. Issiamo la vela e via,
o moriremo!
L'ordine di Hayrn mi scosse dal torpore; mi alzai barcollando e mi
affannai verso il paranco della vela maestra, con la testa che mi girava
vorticosamente. Non sembravo ustionato gravemente come avevo
temuto; rabbrividii e guardai di sottecchi le fiamme titaniche, la cui
vista mi raggel per un attimo.
Ora, fluttuando e increspandosi, le lingue di fuoco avevano assunto
la forma di un'enorme figura divampante, un gigante incandescente che
cresceva mentre lo osservavo in preda a un ottuso sbalordimento. Il
titano aveva lunghi capelli e barba di fuoco e sembrava recare sul petto
un'armatura che scintillava come un grande specchio lucente. Il mostro
di fuoco alz le braccia all'interno delle nuvole stesse, che svanirono al
suo tocco.
Era un dio o un mostro uscito dall'Abisso; sia l'uno che l'altro erano
di gran lunga pi pericolosi di un semplice vulcano. Mi misi
rapidamente al lavoro; con le braccia doloranti girai l'argano, issando
la vela, ma gli occhi irritati tornarono a fissarsi sul gigante di fuoco
dell'isola; mi sembr che si volgesse dalla nostra parte.
Un rombo di tuono si rivers su di noi dall'isola bruciante. Dopo un
attimo mi resi conto che si trattava della voce del titano infuocato;
pensai che ridesse, e c'erano parole nel tuono, distorte dalla distanza,
ma comunque trionfanti.
La nostra imbarcazione gemette, mentre Hayrn issava l'ancora. Il
gigante infuocato era rivolto proprio verso di noi, e indubbiamente ci
vide. Fissai il mostro negli occhi neri come la notte e la mia mente fu
annientata dal terrore. La manovella della vela maestra mi cadde di
mano; ripiombai gi, con le membra paralizzate. Era una sensazione
spaventosa, non riuscivo n a distogliere lo sguardo, n a fuggire, n a
gridare.
Un braccio fiammeggiante si sollev, tendendosi dal corpo del
colosso proprio verso di noi; con le dita fece il gesto di lanciare
qualche cosa, un anello di fiamme che crebbe rapidamente fendendo
l'aria e precipitandoci addosso. Era terrificante e ultraterreno, quella
semplice vista mi priv della forza di volont.
Allora Hayrn mi afferr per le spalle e mi scroll con violenza,
gridando. Nel mio stato, il suo rugoso volto nero e la corta barba
bianca mi parvero stranamente sconosciuti, come se l'avessi appena
urtato per errore in un mercato di Palanthas. Il capitano si volse a
guardare, vide che l'anello vorticante e fiammeggiante ci era addosso e
mi gett gi sul ponte, sotto il boma e la vela parzialmente ammainata,
vicino a una cassa pesante.
Tutt'intorno si diffuse un ruggito assordante, che aument
gradualmente come il vento nella gola di un tifone in cui la nostra
imbarcazione era caduta come una piuma. L'anello sfrecci su di noi; il
peschereccio vi sgusci attraverso, passando direttamente al centro. La
barca barcoll aspramente, la cassa accanto a me scivol e mi colp
con forza sulla fronte, proiettandomi in una notte profonda, pi di
quanto avessi mai immaginato possibile.
Hayrn, sussurrai.
Gabbiano, svegliati. Una pezza fresca e bagnata mi tocc la fronte,
acqua benedetta mi scivol sul volto bruciante.
Aprii gli occhi.
Il cielo era azzurro, con nuvole bianche e il sole giallo.
Ringraziamo gli dei! grid il capitano. Si pieg in avanti e mi
afferr, stringendomi tra le braccia. Pensavo che saresti morto!.
Rendiamo grazie a tutti gli dei superiori e inferiori!
Per alcuni minuti regn la confusione. Il vecchio piangeva e rendeva
grazie alle divinit, e infine mi disse che era la mattina successiva al
nostro incontro con il gigante fiammeggiante e che ero rimasto privo di
sensi per il colpo ricevuto alla testa. Dopo un'ora o pi di riposo riuscii
a mettermi a sedere.
Avevo la pelle irritata e infiammata, si stava gi spellando un po';
non era proprio paonazza come nel caso di una grave insolazione, ma il
minimo tocco risultava insopportabile. Mi alzai e mi infilai un paio di
pantaloni larghi, stringendo i denti per contrastare il dolore.
Il vecchio Hayrn si era occupato di me mentre ero privo di sensi.
Quando mi alzai, mi mostr la corda dell'ancora; era stata tagliata di
netto, come da un colpo di rasoio, e l'ancora era sparita. Issammo
insieme la vela maestra e cogliemmo il vento, dirigendoci a sud, verso
Palanthas, verso casa.
Non molto tempo dopo mi ritrovai alla barra del timone a fissare lo
sguardo a poppa, verso l'orizzonte. Nulla mi sembrava ancora reale,
neppure alla luce del giorno; gli avvenimenti della notte precedente
erano confusi come un brutto sogno.
Forse era un dio, osserv Hayrn. Sedeva su un barile d'acqua, con
una rete tra le mani, ma non aveva effettuato alcun progresso
nell'aggiustarne le maglie rotte.
Aggrottai la fronte e lo guardai di rimando. Quale dio? A mio
parere quell'essere non corrispondeva alla descrizione di nessuna
divinit del nostro mondo, di Krynn; non avevo mai letto n sentito
parlare di nulla di simile.
Hayrn incresp le labbra e le ritrasse, mordendosele; abbass lo
sguardo sulla rete che aveva tra le mani, aveva dimenticato che cosa
avesse inteso farne. Non mi rispose.
La vela si tese, il vento era in aumento e rendeva quasi intollerabile
la giornata gi di per s rovente.
Mi diedi una scrollata e scrutai l'orizzonte. La luna bianca, Solinari,
stava sorgendo come sempre da est. Mi allontanai per controllare il
supporto della barra del timone.
Avvertivo una sensazione strana; di che cosa si trattava? Alzai di
nuovo lo sguardo sulla luna, soffermandomi a contemplarla a lungo.
Capitano Hayrn, dissi. Lo chiamavo di rado cos.
Lui grugn, poi si alz e mi raggiunse alla battagliola. Vide a sua
volta la luna; dopo un attimo rimase senza fiato e sussurr: Nel nome
di tutti gli dei!.
Dopo una notte senza luna, la luna rossa sorge quasi sempre prima di
quella bianca. La luna rossa, Limitari, oggi sarebbe dovuta comparire
per prima, come sapeva qualunque marinaio di Krynn. Invece era salita
in cielo la luna bianca.
Una luna bianca che non era Solinari.
La luna nuova era enorme, di gran lunga pi grande di Solinari, e
sorse come un altro mondo al di sopra del mare, quasi spaventosa per
dimensioni. Temetti che potesse cadere gi a schiacciarci, ma non si
mosse. A un esame pi ravvicinato sembr che non fosse veramente
bianca, ma che presentasse una lieve sfumatura azzurra. Era una
mostruosit, aliena quanto un pesce a due teste o un sole viola.
Mentre la fissavo, notai un'ulteriore peculiarit; al centro presentava
un piccolo punto oscuro da cui irradiavano linee pallide che
raggiungevano quasi i margini della sfera. Impiegai un attimo a
identificare che cosa mi ricordasse.
Sembrava esattamente la pupilla e l'iride di un occhio.
Avvistammo i Cancelli di Paladine il pomeriggio del secondo
giorno; ormai il caldo era intollerabile. La nuova luna sorse e tramont
e torn a sorgere in quei giorni, fissandoci sempre dall'alto. Sulla
nostra barca si conversava con parsimonia; aggiustavamo le reti e le
lenze, consumavamo i pasti, bevevamo l'acqua, fissavamo la luna
solitaria ed evitavamo i commenti al riguardo. Passammo accanto a
banchi di pinne di luna giganti e non calammo mai una rete o una
lenza; non vedevamo l'ora di arrivare a casa.
Mi posi di vedetta mentre ci avvicinavamo ai Cancelli, l'ingresso
montuoso della grande Baia di Branchala. Il Cancello occidentale di
Paladine molto pi elevato di quello orientale; il primo, in realt, il
picco pi settentrionale dei monti Vingaard, ma i dirupi boschivi del
Cancello orientale sono comunque alti sessanta metri nei punti pi
bassi.
Mi parve che ci fosse qualche cosa di diverso nel Cancello orientale;
sembrava visibile un maggior numero di alberi e le zone pianeggianti
che scendevano fino a riva parevano inoltre pi larghe di come le
ricordassi. Accantonai l'idea che mi procurava un senso di disagio e
cercai invece altre imbarcazioni. In una giornata luminosa come
questa, di solito c'erano in mare parecchi vascelli di cabotaggio e
pescherecci.
Individuai in fretta due barchette come la nostra, varie miglia al
largo, e strizzai gli occhi per coglierne l'identit; stranamente non
riconobbi nessuna delle due, bench una sembrasse provenire da Hylo.
La maggior parte dei miei amici kender presenti a Palanthas erano
originari di Hylo, e alcuni erano marinai. Socchiusi gli occhi cercando
di individuare lo sbiadito ed elaborato disegno marrone presente sulla
vela dell'altra barca. Mentre ci avvicinavamo, capii che si trattava di un
paio di spade incrociate su cui era dipinto un occhio aperto; non avevo
mai visto prima quel simbolo.
Spostai lo sguardo a sud, verso la baia, e individuai una nave pi
grande, una galea mercantile a vele spiegate, diretta verso i Cancelli e
il mare aperto; doveva aver lasciato Palanthas circa tre ore prima. Feci
cenno al capitano, che mi raggiunse e aggrott la fronte; non aveva la
vista acuta come la mia, ma conosceva ogni nave al mondo, ogni vela
ed emblema; mentre la galea si avvicinava si astenne dal fare
commenti.
Sulla vela di trinchetto principale del veliero era dipinto un enorme
occhio azzurro pallido, su un sole simile a una pietra preziosa. Noi
osservammo in silenzio la grande nave che ci scivolava accanto, un
centinaio di metri a babordo; l'Aragosta Volante dondol e ballonzol
nell'ampia scia. Mentre passavano, i membri dell'equipaggio della
galea ci fissarono incuriositi, occupandosi delle loro faccende.
Deve trattarsi di una nuova nave, mormor il vecchio Hayrn,
chiaramente confuso. Magari proviene da Kalaman, e deve trattarsi di
una nuova societ commerciale. Strana la vela, tuttavia... Si arrest,
guardandosi intorno, scrutando con crescente sospetto le coste della
baia di Branchala. Il suo sguardo si fiss su qualche cosa alle mie
spalle e schiuse le labbra, sconvolto; mi volsi in fretta a guardare.
Split Rock era sparita; durante il Cataclisma, quasi quattrocento anni
prima, i Veri Dei avevano punito il Re Sacerdote di Istar per aver
tentato di imporsi su di loro e di corromperne il culto. Avevano gettato
un'enorme montagna fiammeggiante sulla citt di Istar e l'avevano
distrutta insieme al suo regno, facendola affondare nel Mare di Sangue,
molte centinaia di miglia a est. Mentre il mondo intero era scosso
dall'attacco degli dei, una roccia sporgente si era staccata dal fianco di
una montagna ed era caduta nella baia di Branchala. L'enorme masso si
era spaccato a met colpendo il fondo dell'insenatura, e l era rimasto,
ostentando un'ampia fessura che lo scindeva da cima a fondo, visibile
da miglia di distanza. Era un posto eccezionale per pescare i granchi.
Split Rock era sparita, ma un'enorme rupe si proiettava dal fianco
della montagna al di sopra del punto dove si trovava un tempo il masso
caduto. Guardai una decina di volte lo sperone di roccia e l'acqua
sottostante, prima che mi colpisse l'enormit dell'intera faccenda. Che
cosa c'era che non andava nel mondo? C'eravamo persi qualche cosa?
Eravamo stati lontano per troppo tempo?
Gabbiano, dammi un pizzicotto per vedere se sto dormendo. Il
volto nero di Hayrn era diventato quasi grigio, era malfermo sulle
gambe e si reggeva al parapetto. Io ero sconvolto altrettanto
profondamente e non certo pi saldo sui piedi.
Tutto questo non pu essere a posto, continu a bassa voce. Io...
forse un'illusione, un sortilegio proiettato per scherzo da uno di quei
maghi. Non pu essere altrimenti. E la nuova nave deve provenire da
Kalaman o dal sud. Si pass una mano sul volto e sospir.
Dev'essere cos; mi ha colto in contropiede, tutto qui.
Le sue parole avevano un senso e mi calmarono un po i nervi.
Poi ricordai l'occhio azzurro sulla vela della galea, e la luna.
Alzai gli occhi sullo sguardo placido della nuova luna enorme, il cui
occhio mi guard di rimando. Nessun incantesimo di cui fossi a
conoscenza avrebbe trasformato tre lune in una. Mi chiesi se la nuova
luna mi vedesse; non sembrava un pensiero cos fantasioso.
Rabbrividii, abbassai lo sguardo e lo distolsi.
Continuammo a navigare e nel giro di un'ora oltrepassammo una
citt costiera a dritta, con mura grigie, basse cupole bianche e rotonde
ed ampie torri; era situata sotto una vasta rupe elevata. L'ultima volta
che mi ero schermato gli occhi e che avevo guardato quel punto,
soltanto giorni prima, vi avevo visto un piccolo villaggio di pescatori
nel bel mezzo di un'accozzaglia di rocce coperte di vegetazione. Non
restava traccia di quel gruppo di case, al suo posto sorgevano le mura
grigie.
Hayrn mormor i nomi di Paladine, Zeboim e di una decina di altre
divinit mentre fissava la citt, stringendo il parapetto con le mani
screpolate, finch non gli schioccarono le nocche.
Tre ore pi tardi scorgemmo Palanthas.
Era enorme, molto pi grande di quando l'avevamo lasciata. Dal
mare davanti a essa si innalzava una grande torre, un faro con
un'enorme sfera azzurra sulla superba sommit; sar stato alto per lo
meno settanta metri. Il porto era pieno di navi, a centinaia, molte pi di
quante ne avessi mai viste o sognate. Campane e corni suonavano
sull'acqua, frammenti di imprecazioni e grida si fondevano con il loro
richiamo. Gabbiani gridavano nel cielo, onde sbattevano contro la
nostra prua e stendardi di ogni colore dell'arcobaleno garrivano al
vento sui pontili e sulle mura della possente citt.
Alzammo lo sguardo stupefatto e vedemmo ampie strade lastricate
che salivano verso i monti Vingaard, strade maestre dense di traffico e
di carovane. Case e giardini coprivano i pendii inferiori; torri di ogni
genere, alcune con pi di tre piani, svettavano sulla citt stessa.
Ovunque guardassimo c'era colore, attivit, rumore e vita, molto pi di
quanto ne avessimo mai conosciuto nell'indaffarata Palanthas che
avevamo visto per l'ultima volta giorni prima, quella che conoscevamo
e in cui ci sentivamo a casa.
Niente navi di minotauri, disse il capitano. Io non avevo pensato a
cercarle, ma in quel momento mi accorsi che aveva ragione. Niente
ergothiani, niente battelli a vapore di gnomi. Quelli sono velieri elfi,
immagino.
Guarda, dissi, indicando. Che cos' quell'emblema sulla vela? Si
trattava di catene spezzate che circondavano un occhio, ma io non
sottolineai la cosa.
Hayrn aveva le labbra contratte; scroll il capo, socchiudendo gli
occhi incupiti.
Una piccola imbarcazione priva di vele si avvicin a noi con rapidit
sorprendente; era dipinta di giallo e aveva un guidone giallo che
garriva da un corto albero recante sulla sommit una piccola sfera
azzurra. L'albero era posto in cima a una cabina limitata. Un uomo
calvo, in pantaloni aderenti gialli e camicia bianca, ci salut con un
cenno della mano, poi si port un corno alle labbra e grid verso di noi.
Io riuscii a capire che venivamo indirizzati a un pontile per scaricare
ci che avevamo pescato, ma le parole del capitano di porto, per
quanto fossero chiare, non erano proprio le stesse che un tempo avevo
udito pronunciare a Palanthas. Il suo accento solamnico era misurato,
preciso e aveva un'aria imperiosa, ma si mangiava le vocali e la
pronuncia risultava approssimativa, come quella di un forestiero che
avesse imparato la nostra lingua da un altro straniero.
Hayrn inghiott, poi alz le mani e grid un breve ringraziamento. Il
capitano di porto ci fiss, poi si volse e chiam qualcuno dall'interno
della cabina. Dopo un po ne usc un'umana dalle membra sottili, che
indossava una tunica bianca e poteva avere al massimo vent'anni. La
giovane si scherm gli occhi, guardandoci, e dopo un'occhiata si
rivolse al capitano di porto e scroll le spalle, ritornando in cabina
quando l'uomo calvo la conged con un gesto della mano. Lui ci indic
di continuare, guardandosi intorno alla ricerca di altre navi da
indirizzare, e la barca gialla ripart, muovendosi in fretta e senza
rumore, certamente grazie a mezzi magici, lasciando una notevole scia
dietro di s.
Ma non fu il movimento magico dell'imbarcazione a farmi annodare
lo stomaco e ad azzerarmi la salivazione.
Aveva un collare, osserv Hayrn incredulo. Aveva un collare di
ferro intorno al collo, come se fosse una schiava.
Non c'erano schiavi nella Palanthas che conoscevamo noi; la
schiavit era bandita ovunque a Solamnia, ed era cos da centinaia di
anni, da molto tempo prima dell'epoca del Cataclisma.
Come pecore sperdute guidate verso un recinto sconosciuto,
entrammo in porto.
Ci fu un brutto momento quando attraccammo. Una donna dal volto
di pietra che stringeva un fascio di documenti ci disse di consegnarle la
tassa d'ormeggio. Hayrn mi rivolse un'occhiata sconcertata, poi si
schiar la voce ed entr in cabina, ritornando dopo un attimo con un
paio di monete d'acciaio. Io feci una smorfia; era quasi tutto il denaro
che ci restava, ma lui lo porse alla donna, che prese i soldi e li osserv
disgustata.
Torn a gettarli ai piedi del capitano.
Denaro vero, sibil lei.
Il vecchio e io ci guardammo, lui raccolse lentamente le monete e si
rec di nuovo sottocoperta, ritornando con qualche cosa nel pugno
destro. Porse alla donna l'oggetto, che lo prese quando lui apr la mano;
si trattava di una sottile catena d'oro che il capitano indossava come
amuleto portafortuna quando andava in citt.
La donna dal volto di pietra intasc la catena e parl rapidamente e
furiosamente rivolta a Hayrn. Io capii parte di ci che diceva; era
furiosa con lui, ne aveva fin sopra i capelli di accettare gingilli da
pescatori ignoranti provenienti da sporche citt costiere che non erano
in grado di civilizzarsi abbastanza da utilizzare valuta reale. Defin il
capitano una vergogna per il dominio della Somma Ergoth, e disse che
poteva restare per tre giorni, non di pi; poi sarebbe potuto andare a
vendere il suo pesce nell'Abisso, per quello che gliene importava. Si
volse sui tacchi e se ne and senza guardarsi indietro.
Il dominio della Somma Ergoth? Rivolsi uno sguardo a Hayrn, che
mi guard stupefatto prima di scrutare la banchina. Intorno a noi i
portuali continuavano a scaricare pesce da altre imbarcazioni,
rivolgendo a malapena uno sguardo nella nostra direzione. Portavano
tutti collari di ferro intorno al collo. Si trattava per la maggior parte di
maschi umani, ma alcuni erano nani o mezzelfi, c'erano donne umane e
un piccolo gnomo; tenevano gli occhi bassi, senza mai incontrare il
mio sguardo.
Schiavi, dovevano essere schiavi; fui quasi sul punto di dire qualche
cosa a Hayrn, ma decisi di non farlo per prudenza. Mi guardai intorno,
come stava facendo lui; vista da vicino, la citt risultava estranea come
era parsa da lontano. Lo stile degli abiti era cambiato; stranamente,
maschi umani ed elfi indossavano pantaloni rigonfi, mentre le donne
portavano lunghe gonne che sfioravano il terreno. I colori erano tenui
ma svariati. C'erano umani ed elfi, un nano dalle ampie spalle qua e
l... ma nessun kender. Era strano; non si arrivava mai alle banchine di
Palanthas senza imbattersi in una decina di loro che cercavano di salire
su tutte le imbarcazioni per esplorarle. Molti kender erano miei amici,
bench facessero impazzire Hayrn. Tuttavia non ce n'era neppure uno
nei paraggi.
Improvvisamente, si fece strada in me l'idea che il peschereccio che
avevo visto ai Cancelli, quello con i colori che ricordavano Hylo,
avesse un equipaggio costituito da umani; ne ero sicuro. Hylo, tuttavia,
era una nazione kender sulla grande isola di Ergoth del Nord, a
occidente di Palanthas. Avevo ipotizzato che gli umani presenti a
bordo fossero soltanto manodopera solamnica che lavorasse per una
famiglia di pescatori di Hylo, durante l'estate; tuttavia, sul ponte ci
sarebbero dovuti essere anche kender. E i minotauri? Di solito non se
ne vedevano molti, ma si notavano sempre per la stazza e l'odore
animalesco che emanava dal loro corpo; ora non ce n'era nessuno.
Il mio sguardo si pos sul piccolo gnomo con l'enorme collare di
ferro intorno al collo, che lottava in silenzio con una grande cesta di
pesce. Mi guardai intorno e vidi al centro di una piazzetta aperta presso
le banchine, un vecchio sdentato incatenato per il collare a un grosso
palo di legno. Bambini gli tiravano pietre mentre lui si copriva con le
mani ossute il volto dalla barba bianca.
Da qualche parte si ud uno schiocco di frusta e una donna url
brevemente; nessuno si comport come se stesse accadendo qualche
cosa di insolito.
Tanto vale dare un'occhiata intorno, disse il capitano. Io annuii.
Lasciammo l'Aragosta Volante ormeggiata dietro di noi e ci avviammo
con passo incerto in questa nuova citt estranea.
Era decisamente Palanthas, ma al tempo stesso non lo era.
Riconoscevo un edificio qua e l, ne guardavo perplesso molti altri; le
strade erano quasi le stesse, ma non interamente; l'abbigliamento della
gente era cambiato. Strada facendo trafugai un paio di borse di cuoio,
un'abilit che mi aveva insegnato anni prima un amico kender.
Contenevano monete tintinnanti che nascosi nella fascia che mi
cingeva la vita, in attesa di utilizzarle in un momento successivo.
Meglio non farle vedere a Hayrn, che si sarebbe agitato, e tanto meno
lasciarle scorgere a una guardia, che mi avrebbe incarcerato per furto.
Tuttavia dovevamo pur mangiare; tirai fuori due monete d'argento e
dissi al capitano che le avevo trovate per terra. Lui le prese con
gratitudine, poi indic una piccola taverna, un luogo chiamato la
Gioiosa Sirin, che aveva sull'insegna una verde signora nuda,
eccessivamente dotata. Il luogo aveva il pavimento ricoperto di paglia
appiattita e puzzava di sudore stantio, segatura e birra scadente, con
una traccia di vomito e un tocco di latrina usata. All'interno c'erano
umani, mezzelfi ed elfi, la maggior parte dei quali ci guardarono con
scarso interesse quando entrammo. I clienti erano sporchi, ma gli abiti
che indossavano sembravano ben tagliati, meglio di quanto si vedesse
abitualmente a Palanthas, la nostra vecchia citt, intendo. Ci
accomodammo a un tavolo d'angolo sul fondo, vicino a una finestra
aperta che dava sulla parete di tavole di legno di un vicolo, a circa un
metro di distanza.
Non capisco, disse Hayrn, nascondendosi la bocca dietro a una
mano scura e callosa. Si tir nervosamente la barba sul mento mentre
aspettavamo di essere serviti.
Che cos' un dominio? sussurrai.
Il vecchio rivolse lo sguardo fuori dalla finestra, fissandolo sulla
parete di legno, esitando prima di parlare. un paese che fa parte di
un impero, uno che ha il proprio governo, ma che segue ancora le
direttive dell'imperatore.
Ergoth non mai stata un dominio, in nessun impero, dissi. Leggo
parecchia storia nel tempo libero. Hai notato che non ci sono kender
qui intorno?
Hayrn mi osserv sorpreso. Io... huh, disse, guardandosi di nuovo
intorno. B, forse questo posto era troppo noioso per loro questa
settimana. La voce gli venne meno mentre un nano che indossava
indumenti luridi si avvicinava al nostro tavolo.
Il nano pareva ubriaco, aveva il passo malfermo e il volto rosso e
gonfio; sembrava vecchio, con la logora barba nera striata di grigio, al
di sotto della quale era visibile un collare di ferro insolitamente spesso.
Appoggiate sulle mani aveva delle pezzuole, che ci offr senza alzare
lo sguardo quando raggiunse il nostro tavolo; le prendemmo per pulirci
le mani prima di mangiare, e restammo impietriti.
Anni prima le mani del nano erano state mozzate all'altezza del
polso; i due moncherini erano avvolti in stracci tenuti fermi da fasce di
cuoio allacciate strettamente agli avambracci. La fascia destra recava
un sottile uncino di rame che sporgeva dal moncone.
Abbassando le braccia il nano mormor qualche cosa che n Hayrn
n io capimmo. Mi avvicinai, lui fece un respiro sibilante e ripet
quanto aveva detto, nello strano linguaggio solamnico. L'alito gli
puzzava peggio di un cavallo in fase di putrefazione.
Ci ha chiesto che cosa volevamo prendere, dissi a Hayrn. Il
vecchio deglut e chiese birra per entrambi. Il nano se ne and e noi
fummo lasciati soli con i nostri pensieri fino al suo ritorno. Teneva
stretti al petto due boccali di birra, sorretti con gli avambracci. Si fece
strada con fare malfermo intorno agli altri clienti, che lo ignorarono, e
infine venne a urtare contro il nostro tavolo. Un po di birra gli si
rovesci sulle maniche e lui si morse il labbro inferiore in preda alla
frustrazione o all'imbarazzo.
Grazie, dissi a voce bassa, quando i boccali furono posati e il nano
fu sul punto di volgersi per andarsene. Fece un passo, si ferm, poi si
gir e annu senza alzare lo sguardo. Per un momento mostr
un'insolita traccia di dignit; prese la moneta che Hayrn gli offriva,
rivolto a noi mormor qualche cosa nella barba e poi se ne and.
Che cos'ha detto? chiese il comandante, accigliato.
Osservai il nano che si allontanava, c'era qualche cosa che mi
inquietava in lui. Ha detto che si chiama Duggin e che eravamo i
benvenuti se volevamo restare. Che cosa aveva...
Mi venne in mente. Il nano non aveva detto effettivamente che
eravamo i benvenuti, aveva usato una frase diversa: Possiate trovare
tutto quello che cercate, e di pi. Era una comune frase kender e lui
l'aveva pronunciata nel linguaggio parlato a Hylo e in tutti gli altri
luoghi dove si radunano i kender. Era la prima volta che la sentivo
pronunciare da qualche parte in questa nuova Palanthas.
Mi alzai in piedi, cercando di apparire calmo e indifferente. Il nano
varc una soglia, che probabilmente portava in cucina. La natura
chiama, ritorno tra un attimo, dissi al capitano. Il vecchio Hayrn non
rispose, aveva tirato fuori l'altra moneta che gli avevo dato e la stava
fissando.
Mi allontanai con la mente che vorticava, mentre pensavo al modo di
trovare il nano da solo da qualche parte, per fargli alcune domande
importanti. Con ogni probabilit la latrina doveva trovarsi nel vicolo,
sopra a una fognatura, se questa Palanthas era come quella che
conoscevo io. La porta sul retro era aperta...
Il vecchio schiavo torn fuori con un altro bicchiere che port a un
tavolo vicino; stava per ritornare in cucina quando io dissi, in
solamnico: Ne prender un'altra anch'io. Il nano alz lo sguardo su
di me e i nostri occhi si incontrarono per un secondo, poi lui li distolse
e si allontan, ritornando dopo un minuto con il mio boccale.
Io allungai la mano per prenderlo, volgendo il corpo in modo che
nessuno potesse vedermi in volto. Il vicolo, sussurrai nel linguaggio
kender.
Il vecchio nano alz lo sguardo e mi fiss con gli occhi scuri
arrossati. Inclinai il capo verso la porta sul vicolo, poi mi allontanai
vagando in quella direzione, portandomi dietro il bicchiere e sperando
che nessuno se ne accorgesse.
L'odore che mi invest all'esterno mi rivel che avevo trovato la
latrina, una stretta buca nel terreno, che probabilmente portava alle
fognature attraverso tubature di coccio. Mi appoggiai alla parete e
attesi.
Il nano non comparve per vari minuti; stavo per rinunciare quando
usc, raggiungendomi lentamente. Alz un braccio senza mano,
indicando il boccale.
Non ho visto kender qui intorno, Duggin, osservai tranquillamente
in linguaggio kender, porgendogli il bicchiere vuoto. Lui non disse
nulla in risposta, limitandosi a prendere il recipiente e a tenerlo contro
il petto con un braccio, fissandomi con aria inespressiva.
Forse avrei ottenuto risultati migliori cambiando tattica. Non sono
di qui, dissi, continuando a usare il linguaggio kender. Il mio
capitano e io vogliamo sapere qualche cosa su questa citt; ignoriamo
molte delle vostre usanze, e pensavo che tu potessi essere...
Basta, disse il nano. Le sue parole erano confuse, ma per il resto
usava un perfetto linguaggio kender. Sei un pazzo e uno sciocco a
usare cos liberamente questa lingua. Qualcuno ti sentir.
Lo fissai, senza parole. Bench ubriaco, parl con autorit tale che
mi sentii davvero uno sciocco, come diceva lui.
Duggin mi rivolse un'occhiata, mi parve che stesse un po pi eretto.
Da dove vieni? chiese, pronunciando le parole con maggiore
attenzione.
Mi ci volle un attimo per riuscire a rispondere. Da Palanthas, dissi
infine, in solamnico. Veniamo da Palanthas. Tu mi hai detto una frase
che usano soltanto i kend...
Il nano alz una mano per fermarmi, socchiuse gli occhi e scroll
lievemente il capo, come se fosse chiaramente convinto che gli stessi
mentendo. Sono stato uno sciocco anch'io. Ora vai a casa e dimentica
di conoscere quella lingua, se vuoi salvarti, sussurr in solamnico. Si
volse per ritornare all'interno della taverna.
Duggin! Mi protesi e lo afferrai per la spalla. Duggin, dove
siamo? Che cosa sta accadendo?
Il nano si volse, fissando freddamente gli occhi scuri sulla mia mano;
lo lasciai andare. Riflett su ci che doveva dirmi, senza alzare lo
sguardo su di me.
Non puoi essere cos ignorante, disse senza rabbia, ma meriti una
risposta comunque. Ti trovi a Palanthas, capitale del dominio di
Solamnia, nell'Impero Mondiale di Istar. Vattene a casa. Ritorn
all'interno della taverna e mi chiuse lentamente la porta in faccia.
Dominio di Solamnia? Impero Mondiale di... Istar? Istar era sparita
da quasi quattro secoli, distrutta quando gli dei si erano vendicati del
suo Re Sacerdote per i suoi atti blasfemi e il suo tentativo di
controllarli. Che razza di scherzo era mai questo?
Ritornai dentro, cercando il nano; quando entrai il vecchio Hayrn mi
venne incontro, mi afferr per il braccio e mi pose davanti agli occhi
una moneta d'argento. La guardai, la presi e la esaminai attentamente.
Un lato della moneta recava la mappa di un'isola che non riconobbi
immediatamente. Le parole Istar Trionfante erano impresse lungo il
margine, in solamnico formale. Tenni la moneta in modo che le parole
risultassero sul bordo superiore, e orientata in questo modo,
improvvisamente l'isola appariva familiare. Si trattava effettivamente
di Ansalon, il continente in cui vivevamo, ma com'era secoli fa, prima
che l'orrore del Cataclisma frantumasse il paesaggio. Ricordavo bene
la forma dell'antico Ansalon, da mappe mostratemi una volta da un
saggio storico. Il Mare di Sangue di Istar, le isole orientali, le isole
occidentali, erano tutti assenti dalla mappa tracciata sulla moneta.
Ergoth del Nord e del Sud, e la maggior parte delle isole occidentali
erano sostituite dall'antico regno di Ergoth. A oriente c'erano le terre
della stessa Istar, con una stella a varie punte che mostrava l'ubicazione
della capitale.
In silenzio capovolsi la moneta.
Trovai un occhio aperto che mi guardava.
Lasciammo la taverna e ci avviammo lungo la strada lastricata,
seguiti da richiami di venditori di frutta e terraglie. Non avevo idea di
dove andare.
Istar, disse Hayrn, incredulo. Il suo sguardo si spostava veloce
intorno a noi, su ci che accadeva per strada, prendendo nota di tutti gli
elementi che non gli risultavano familiari. Istar. Siamo di nuovo a
Istar.
Io non dissi niente, non riuscivo a credere che fosse vero; doveva
trattarsi di un incantesimo, di qualche genere di illusione. C'erano
particolari che non quadravano, come la luna, l'immagine dell'occhio,
le dimensioni di Palanthas. La citt non era mai stata grande come ora,
neppure prima che il Cataclisma spazzasse via il lungomare e la
inondasse. E per quanto riguardava i domini, Solamnia ed Ergoth non
avevano mai fatto parte di Istar, per lo meno non nelle leggende e nelle
storie che avevo letto o sentito.
Siamo nel passato, disse Hayrn, ormai parlando tra s. Siamo
tornati indietro di pi di quattrocento anni. Rimase zitto per un
minuto, poi aggiunse: stato il mostro, il gigante fiammeggiante;
deve aver lanciato un incantesimo su di noi e averci proiettato indietro
nel tempo.
Quell'idea aveva senso, per quanto fosse folle; il titano infuocato era
stato certamente la causa dei nostri guai. Ma... indietro nel tempo? Il
Cataclisma era avvenuto nell'anno 1 A. C., e ora eravamo nel 383 A.
C., perci se Hayrn aveva ragione eravamo ritornati indietro almeno di
382 anni.
Xak Tsaroth. Hayrn si ferm di colpo.
Che cosa? Mi guardai intorno, il capitano stava fissando un carro
di passaggio, trainato da cavalli, carico di casse di legno imballate con
la paglia. Su ogni cassa c'era un grande simbolo rotondo che mostrava
una citt con un obelisco nero al centro. Lungo la circonferenza del
cerchio erano marchiate ordinatamente le parole Xak Tsaroth Rosso -
Imbottigliato 375 I. T. i
Osservammo il carro passare rumorosamente. Vino Xak i I. T.
significa dal Trionfo di Istar (Istar Triumphant: Istar Trionfante).
Tsaroth, dissi, sull'orlo di un attacco isterico. Certo, perch no? Se
siamo ritornati indietro nel tempo, allora la citt di Xak Tsaroth non
ancora stata distrutta dal Cataclisma, perci continua a vendere vino a
ogni...
L'anno, sussurr Hayrn. Qualche cosa nella sua voce mi zitt; il
suo volto aveva acquisito una nuova espressione strana.
Improvvisamente, il vecchio raggiunse un uomo che stava guardando
la vetrina di un panettiere; io lo seguii.
Perdonatemi, disse il capitano, pronunciando le parole con
attenzione, mentre l'uomo lo squadrava. Perdonatemi, ma non sono
bravo nei calcoli. Ho visto passare un carro con del vino imbottigliato
nel 375 I. T. Potreste dirmi quanti anni ha ora?
L'individuo, che dall'abbigliamento e dalle mani callose giudicai
essere un contadino, si gratt il mento sbarbato, poi si guard le dita e
cont, calcolando mentalmente. Otto anni, disse, alzando lo sguardo.
Siamo nell'anno di Istar Trionfante 383, sia lode al Dio Sovrano,
perci il vino ha otto anni. Dovrebbe essere quasi pronto per quelli
come noi, eh? Ammicc e lev una mano in segno di saluto, poi entr
nel negozio.
Trecentottantatr. Hayrn era sconcertato. Il suo volto scuro,
segnato dagli agenti atmosferici croll. ...
Ha detto il Dio Sovrano? osservai sommessamente. "Sia lode al
Dio Sovrano"? Chi ... Paladine?
A quel punto mi venne in mente una nuova possibilit, lo stesso
pensiero che aveva colpito il capitano. Oh, dissi. Alzai lo sguardo su
di lui, poi mi guardai di nuovo intorno osservando la brulicante,
enorme, meravigliosa citt di Palanthas, che non era stata toccata n
dal Cataclisma n dalla guerra, e la vidi con occhi completamente
nuovi.
Mi resi conto che non eravamo affatto ritornati indietro nel tempo.
Era ancora lo stesso anno in cui Hayrn e io avevamo lasciato
Palanthas, il 383.
Ma Ansalon era intero, non si era verificato nessun Cataclisma. Istar
era trionfante, un impero mondiale, con Solamnia ed Ergoth come suoi
domini.
Il tempo non era mutato, ma la storia s.
Per Paladine e Takhisis, che io sia dannato, disse il vecchio, e
quelle parole gli fuoriuscirono come fossero il suo ultimo respiro. Vari
passanti udirono l'imprecazione, si accigliarono e si volsero a guardare
infastiditi, passando oltre. Bestemmiatori pagani, mormor uno di
loro.
Riprendemmo a camminare ad andatura pi lenta, senza una meta
particolare; la strada svoltava verso sinistra, riconobbi il nome di una
via laterale e capii che stavamo passando direttamente attraverso il
punto in cui si sarebbe dovuto trovare il grande Tempio di Paladine.
Naturalmente, non c'era nessun tempio, dato che il nostro era stato
costruito dopo la Guerra delle Lance, che probabilmente a sua volta
non era mai stata combattuta in questo mondo. Non sapevo nemmeno
se esistesse Paladine.
Tuttavia avevo un'idea su chi fosse il Dio Sovrano, anche se non
sapevo risolvermi a esprimere quel pensiero a parole.
Da dietro la sommit dei tetti comparve una torre a cipolla; era
bianca, come alcuni degli edifici di marmo intorno a noi, ma
presentava larghe striature rosse. La vedemmo entrambi e capimmo di
che cosa si trattava, tuttavia ci dirigemmo comunque in quella
direzione. Dietro l'angolo, l'edificio comparve nella sua interezza, con
entrambi i minareti laterali e il bosco di alte piante alla base.
Camminammo finch non giungemmo direttamente al margine del
folto d'alberi, dove ci fermammo a osservare.
Davanti a noi umani ed elfi entravano senza timore nel Bosco di
Shoikan, proprio ai piedi della Torre dell'Alta Magia di Palanthas. Le
querce verdi stormivano nella brezza estiva, e i loro rami accoglievano
nuvole e cielo. Ricordavo che il luogo era stato maledetto prima del
Cataclisma, maledetto in modo talmente orribile che nessun essere o
creatura razionale avrebbe osato mettervi piede; la pietra bianca della
torre era perfino diventata nera. La maledizione era stata scatenata da
un mago furioso, quando l'ultimo Re Sacerdote di Istar aveva cercato
di toglierla alla conclave dei maghi, poco prima del Cataclisma. A
Palanthas tutti erano a conoscenza di questo risvolto della storia della
torre.
Ma non c'era traccia della maledizione. Ero quasi giunto a credere
che fossimo ritornati indietro nel tempo fino a prima della maledizione
della torre, se non fosse che quando alzai lo sguardo vidi parte di un
simbolo ricurvo impresso nel minareto pi elevato. Non l'avevo notato
finch non eravamo passati parzialmente intorno alla struttura;
impiegai appena un attimo a rendermi conto che nella sua interezza
esso rappresentava un occhio dipinto di azzurro. Era il globo oculare
che avevo visto pi volte sulle vele, le insegne, i carri, ovunque;
probabilmente era lo stesso che ci osservava dall'unica luna di Krynn.
Il Re Sacerdote di Istar, dicevano alcune leggende del Cataclisma,
aveva occhi azzurro pallido.
Immagino che alla fine tu ti sia ripreso quella torre, dissi allora,
senza rivolgermi a nessuno in particolare.
Quand'ero piccolo i miei genitori mi coinvolgevano in un gioco
chiamato E Se. E se, chiedeva mio padre, il sole fosse verde? Come
apparirebbe il mondo alla luce verde? E se la lana crescesse sugli
alberi? E se gli uccelli nuotassero e i pesci volassero? E se gli insetti
potessero parlare? E se non ci fosse stato nessun Cataclisma?
Un giorno mia madre aveva posto quell'ultima domanda. E se il Re
Sacerdote fosse stato una brava persona e non avesse cercato di
superare gli dei di Krynn o di imporsi su di loro? Come sarebbe stato il
mondo se il Re Sacerdote non avesse tentato di rendere schiavi o di
uccidere tutti coloro che non erano n umani n elfi? E se lui non
avesse cercato di eliminare il male annullando il libero arbitrio di
ognuno? Da bambino tali domande difficili non facevano altro che
confondermi, e in seguito mia madre e io ritornammo a immaginare un
mondo in cui gli insetti potessero parlare.
Ma non avevamo mai pensato di chiederci che cosa sarebbe successo
se il Re Sacerdote avesse in qualche modo sconfitto tutti gli dei e
magari fosse anche diventato a sua volta un dio, e poi avesse intrapreso
la conquista del mondo intero sotto lo stendardo di Istar.
Non ci era mai venuto in mente di domandarcelo, ma ora il capitano
Hayrn e io conoscevamo la risposta.
Pensai che sarei svenuto; una volta giunto a quella conclusione presi
a barcollare qua e l finch il capitano non mi afferr per la spalla per
calmarmi, ma le dita gli tremavano, tradendolo. Impiegammo due ore
per ritrovare la Gioiosa Sirine nella confusione delle strade; il sole
stava tramontando dietro le alte vette occidentali che circondavano la
baia, ma il cielo era ancora luminoso e i negozi fervevano di attivit.
Dovremmo ritornare all'imbarcazione, mormor il vecchio. Non
il caso di metterci nei guai in questo posto. meglio portarsi al largo
e cercare altrove, trovare un altro luogo.
Ma dove potremmo andare? chiesi io con voce pacata. Istar
ormai un impero mondiale, dove potremmo... Ecco la taverna, l.
Le isole occidentali, disse lui, abbassando la voce mentre ci
avvicinavamo. Ergoth del Nord... oh. Ergoth faceva ancora parte del
continente di Ansalon, che non era pi scisso in isole com'era...
sarebbe, sarebbe stato... dopo il Cataclisma. Sancrist, allora. Era
ancora un'isola, credo. ancora un'isola.
Entrammo nella taverna pallidi in volto e con i muscoli in tensione;
il luogo puzzava come prima ma era pi affollato. Candele di sego
ardevano ovunque, conferendo all'aria un puzzo di bruciato. Quando
entrammo due elfi si alzarono tranquillamente da un tavolo e uscirono;
prendemmo i loro posti e ci mettemmo in attesa.
Questo nano, Duggin... inizi Hayrn.
Stt. Non lo vedevo ancora in giro.
Il capitano incresp le labbra, risucchiandole, mordendosele e
osservando la folla; di tanto in tanto la gente ci rivolgeva un'occhiata,
ma per lo pi ci ignorava.
Il nano con il collare di ferro comparve brevemente, portando
boccali ai clienti; mi parve che ci avesse rivolto uno sguardo, ma non
reag e anzi, torn in cucina a prendere altri bicchieri. Restammo in
attesa in preda alla tensione, esaminando in silenzio le pareti e il
tavolo. Infine Duggin ritorn e si ferm da noi, offrendoci le solite
pezzuole per le mani e aspettando l'ordinazione.
Sia lode al Dio Sovrano, dissi, fingendo disinvoltura, nel tentativo
di amalgamarci all'ambiente. Mi accorsi in un attimo che era stato un
grave errore; vari clienti vicini mi fissarono con espressioni sorprese e
sospettose. Il nano non reag. Mi affrettai a cercare di riparare
all'errore. Prenderemo... ehm, birra, e un po di carne e pane.
Gli altri avventori aggrottarono la fronte ma tornarono a occuparsi
delle loro faccende. Duggin mi guard brevemente e all'improvviso
parve molto triste; mosse le labbra pallide, sussurrando: Sareste
dovuti partire.
Il capitano si pieg, avvicinandosi, ignorando l'alito orrendo del nano
e il suo odore corporeo. Non sappiamo dove andare, disse
sommessamente, e le sue parole furono quasi sommerse dal voco di
sottofondo della taverna. Non siamo di questo mondo. Questa non
... Si interruppe, con aria frustrata.
Se siete di Palanthas, disse uniformemente Duggin, questo il
vostro mondo.
No! disse Hayrn. No, questo non ... oh, tanto inutile. Si copr
il volto con le mani e gemette. Gabbiano, faremmo meglio a ritornare
all'imbarcazione. Forse il caso di ritrovare quel gigante
fiammeggiante per vedere se torna a scaraventarci nel mondo giusto.
Gli occhi del nano guizzarono, spostandosi da Hayrn a me e
viceversa. Un gigante fiammeggiante? chiese in solamnico, con una
particolare tensione nella voce. Quale gigante fiammeggiante?
Duggin! Ci voltammo spaventati e vedemmo un uomo calvo e
corpulento, con un grembiule da cucina macchiato, che si faceva largo
tra la folla serale. Duggin, maledizione, abbiamo gente che aspetta!
Muovi quel culo basso e puzzolente! Si accorse di noi, poi si
concentr su di me e la sua espressione mut; fu come se riuscissi a
leggergli nella mente.
Voi! grid. Voi due siete gi stati qui a spendere quel denaro
rubato! Al ladro! Al ladro!
Non avevo la minima idea di come sapessero che il denaro era stato
rubato, ma non aveva molta importanza.
Ero il pi vicino all'uomo corpulento che si avvicinava; scivolai gi
dal sedile, afferrai con entrambe le mani lo schienale della sedia e
gliela lanciai dritta in faccia, mandandola in pezzi ma riuscendo a
scaraventare l'uomo all'indietro su un tavolo, rovesciandolo e facendo
cadere sulla schiena vari altri avventori. Strappai via il nostro tavolo
quadrato da sotto i gomiti di Hayrn e lo rovesciai per bloccare gli
inseguitori, poi il capitano e io schizzammo verso la porta della taverna
e passammo accanto al nano, schivandolo. Ci era gi capitato in
precedenza di essere coinvolti in una rissa da bar e sapevamo quando
era il momento di darsela a gambe.
Ma al nostro arrivo sulla soglia trovammo gi qualcuno ad
aspettarci; i due elfi che ci avevano lasciato il posto erano ritornati
portando con s qualche amico, uomini che indossavano vesti bianche
sopra leggere armature metalliche. Sul davanti delle tuniche bianche
c'era un sole, al di sopra del quale si trovava un occhio azzurro.
Gli uomini del Dio Sovrano.
Lottammo come cani rabbiosi ma ci presero comunque.
Non c'era molto da fare nella prigione sotterranea del magistrato. Il
vecchio Hayrn era quello che aveva preso pi botte, ma non pronunci
neppure una parola per lamentarsi. Vantava un occhio nero, molti lividi
ed escoriazioni e un lungo taglio sulla fronte che aveva sanguinato
parecchio, macchiando la benda improvvisata che ci aveva messo
sopra. Nella mischia era rimasto in piedi di gran lunga pi di me. Mi
faceva male la testa e vomitai finch non ebbi svuotato lo stomaco; la
cosa non miglior ne peggior l'olezzo che permeava la cella.
Duggin condivideva la nostra piccola dimora; era stato messo sotto
chiave con noi, sospettato di avere aiutato ladri e mostri, e forse anche
di un atto di disubbidienza in quanto schiavo. Il riferimento ai mostri
riguardava me, perch il magistrato mi credeva un kender. Alla fine si
erano resi conto che non lo ero, limitandosi a definirmi spazzatura,
lurido ladro scellerato, per usare le parole dei carcerieri che mi
avevano gettato in gattabuia. Per errore, uno degli elfi che ci aveva
lasciato il tavolo mi aveva identificato come un kender, a causa dei
capelli che portavo raccolti in una coda dietro la schiena. Udii da un
carceriere che l'elfo aveva ricevuto una taglia per la mia cattura e
finalmente capii perch non c'erano kender nei paraggi.
Infine smisi di vomitare e mi distesi supino sulla paglia lercia,
fissando lo sguardo verso l'alto, sullo scuro soffitto di legno della cella.
Se la testa avesse smesso di martellarmi, pensai, esisteva la possibilit
che riuscissi a sopravvivere. Finch non fossi stato giustiziato.
Hai detto qualche cosa a proposito di un gigante fiammeggiante,
disse Duggin. Si mise a sedere vicino a me, in attesa di vedere se
avessi bisogno di aiuto per vomitare di nuovo.
Hayrn grugn. Lascia perdere, mormor. Stava seduto accanto a
me, ma dall'altra parte e fissava la porta della cella chiusa a chiave.
Vecchio, disse il nano, irritato, sono meno stupido di quanto tu
creda. Pensi che sia uno sciocco a causa di questi?. Non vidi il suo
gesto, ma immaginai che avesse teso le braccia a mostrare i
moncherini. Questi fanno forse di me uno stupido? Sono un idiota
perch mi trovo in schiavit? Parlatemi del gigante fiammeggiante.
Non ci crederesti, disse il vecchio Hayrn. Non ci credo neppure
io.
Il nano sbuff sprezzante, disgustato. Mettimi alla prova.
Eravamo a pesca di pinne di mare, dissi. Il semplice fatto di
parlare mi procurava un terribile mal di testa, ma improvvisamente
desiderai raccontare tutta la storia, tutto. Dopo un po Hayrn fece le
proprie aggiunte. Avremo parlato per un paio d'ore, e cos facendo
l'emicrania si era placata, e anche lo stomaco.
Questo non il nostro mondo, terminai. Il gigante fiammeggiante
ci ha proiettati quaggi. Istar fu distrutta e il Re Sacerdote ucciso dalle
divinit, Ansalon diviso in varie parti e vi dominano i Veri Dei. Mi
rivolsi a Duggin. Esistono anche qui?
Lui contrasse le labbra, abbass lo sguardo sui moncherini dei polsi.
Sono vivi, disse lentamente, ma non sono pi divinit, il Re
Sacerdote li ha abbattuti. Lui l'unico dio, tutti gli altri sono distrutti e
ridotti in schiavit.
Mi sentii la bocca impastata. Volsi il capo per guardare il nano.
Ridotti in schiavit? I Veri Dei sono schiavi?
Non sono pi dei, disse il nano con voce torpida e monotona, ma
risultano sempre immortali, hanno forma fisica, e sono ridotti in
schiavit. Credo che per la maggior parte si trovino a Istar, non so che
fine abbiano fatto tutti. Deglut. Zeboim non mai stata un granch
come schiava; so che viene trascinata per mare da galee, mezza
annegata per settimane di seguito. Gilean... Gilean fu accecato e le sue
biblioteche incendiate; si trova a Istar, in una stalla. Takhisis stata...
maltrattata, e non so dove si trovi ora. Era a Kalaman, ma... ma la
fanno viaggiare molto, per spettacolo. La voce gli si affievol, fino a
zittirsi.
Paladine, disse Hayrn nel silenzio. Era una domanda.
Il volto di Duggin mut, contrasse con forza la mascella e gli occhi
scuri gli scintillarono, ma non disse nulla, limitandosi ad abbassare il
capo.
Com' accaduto? chiesi. Il Re Sacerdote era soltanto un uomo; un
sacerdote, certo, ma pur sempre un uomo. Come ha potuto avere la
meglio sulle divinit, contando semplicemente sulle proprie forze?
Duggin alz lo sguardo sulla porta pesante della cella e sulla
finestrella da cui filtrava la luce di una lanterna. Era soltanto un
uomo, ma aveva aiuto.
C'entra in qualche modo il gigante fiammeggiante? chiesi io.
Sembrava sciocca, ma era un'ipotesi valida quanto qualsiasi altra.
Improvvisamente il nano si mosse, alzandosi in piedi. Aveva posto
molte domande sul colosso che avevamo visto e sull'isola vicino alla
quale ci eravamo fermati a pescare. Dobbiamo uscire di qui, disse,
recandosi alla porta. Dobbiamo uscire di qui e recarci nel luogo dove
avete scorto il gigante fiammeggiante; non abbiamo molto tempo.
Mettiamo fuori combattimento le guardie quando vengono a
servirci la cena? propose Hayrn, sarcastico. Forse ci getteranno in
mare e ci lasceranno nuotare fino...
Zitto, disse Duggin. Si avvicin al volto uno dei moncherini;
inizialmente non riuscii a vedere che cosa stesse facendo, ma poi
spost di scatto la testa da una parte, come se tirasse qualche cosa con i
denti. Stava raddrizzando l'uncino di rame che portava sulla guaina del
polso destro.
Che cosa fai? disse Hayrn.
Il nano lo ignor. Mi alzai a sedere puntellandomi sui gomiti per
osservare; Duggin si era posto davanti alla porta, ci dava le spalle e
armeggiava con grande concentrazione.
Trascorse forse un minuto; ci fu uno scatto, poi un altro.
La porta cigol, era socchiusa.
Venite con me, disse il nano. Non ci sono guardie nei paraggi.
Il capitano e io ci alzammo in piedi, troppo sbalorditi per porre
domande o per fare qualsiasi altra cosa. Duggin volse su di noi uno
sguardo inceneritore. Muovetevi, disse in tono reciso. Era un ordine
e lo seguimmo.
Mentre ce ne andavamo guardai la porta; l'enorme lucchetto esterno
si era aperto di scatto. Come? Riportai lo sguardo sul nano privo di
mani, ma lui era quasi sparito alla vista lungo il corridoio illuminato
dalla lanterna; Hayrn e io ci affrettammo a raggiungerlo.
Non riuscivo a crederci, ma appena qualche minuto pi tardi
eravamo per strada, nell'oscurit; fuori non si vedeva praticamente
nessuno, a parte qualche gatto e cane randagio. Mi volsi a guardare
l'edificio di marmo del magistrato; sembrava che nessuno si fosse
accorto della fuga.
La nostra imbarcazione al secondo pontile, sul lato sinistro, la
terza o quarta nell'ordine, sussurr nervosamente Hayrn. Un
peschereccio con un unico albero, l'Aragosta Volante.
Duggin non rispose; ci condusse lungo vicoli che non avevo mai
visto prima, muovendosi rapidamente, come se fosse nato e cresciuto
in questi luoghi. Mi riusciva difficile credere che si trattasse dello
stesso nano cencioso che ci aveva servito la birra in una fase
precedente della giornata. In giovent doveva essere stato un ladro
abilissimo; c'era poco da meravigliarsi che, come ci aveva informato,
fosse stato menomato e ridotto in schiavit quando l'avevano preso.
Tenetevi lontano dalla luce lunare, disse a un certo punto.
In modo che nessuno ci veda? chiese Hayrn.
Duggin si volse a guardarlo con espressione furiosa. La luna,
sbott aspramente di rimando. la luna a vederti. Non essere scemo.
La luna? il vecchio era incredulo.
Capitano, dissi, tirandolo per la manica, vuoi dire che il Dio
Sovrano pu vedere attraverso la luna, ha il proprio occhio su di essa.
Probabilmente si liberato delle tre che c'erano in precedenza, quando
ha fatto piazza pulita degli dei.
Ma... ma, protest Hayrn, poi piomb nel silenzio. Duggin non mi
corresse. Continuammo a procedere in fretta nell'oscurit.
Raggiungemmo le banchine, dove il nano ci fece fermare per un
attimo a ridosso di un magazzino di tavole; guard attraverso la piazza
lastricata che conduceva ai grandi moli. Io sentii l'odore del mare nel
vento, udii le onde sciabordare contro i pontili di legno. Marinai e
guardie del porto si scambiavano richiami a qualche centinaio di metri
di distanza, sotto la luce lunare.
Duggin guard dall'altra parte della piazza per un lungo istante,
apparentemente in ascolto, temendo che si avvicinasse qualcuno, poi
torn a volgersi verso di noi e inizi a darci dei colpetti sugli abiti con i
moncherini. Copritevi il capo con qualche cosa, disse. No, non
basta, aspettate. Si allontan da noi e afferr come pot un mucchio di
rozzi sacchi e coperte, che butt ai nostri piedi. Infilatevi questi sulla
testa; nei sacchi praticate dei fori per le braccia. Non sono poi cos
resistenti, stavano per essere buttati via. Cos va meglio. Ecco. Con il
mio aiuto il nano si sistem sul capo una coperta strappata.
Le guardie non ci riconosceranno comunque, disse Hayrn,
protestando corrucciato.
Il Dio Sovrano s, ribatt Duggin. Probabilmente vi tiene
d'occhio da prima del vostro arrivo in porto.
Hayrn fece per rispondere, poi sospir pesantemente e termin di
coprirsi. Su segnalazione del nano, ci mettemmo a camminare con
calma sotto la luce lunare, diretti alla barca.
Il percorso ci port vicino al luogo dove in precedenza avevo visto il
vecchio barbuto incatenato al palo. Ci vedevo abbastanza bene da
rendermi conto che il poveretto era ancora l, giaceva in terra come se
dormisse. Era circondato da sassi, pesce morto e frutta marcia; mentre
ci avvicinavamo, il mio naso fiut con estrema chiarezza gli ultimi due
elementi.
Quando vi dico di correre, sussurr il nano, farete meglio a
scattare come se foste in fiamme. Improvvisamente devi a destra,
andando dritto dal vecchio incatenato al palo.
Intuii immediatamente che stava per fare qualche cosa di proibito. A
quanto pareva, il vecchio schiavo veniva punito per qualche orribile
crimine, e nessuno poteva avvicinarsi a lui, n aiutarlo in alcun modo.
Mi guardai rapidamente intorno, in cerca di guardie o altri individui
che potessero denunciarci, ma non si vedeva nessuno alla pallida luce.
Dalla baia tranquilla giungeva una fresca brezza che si diffondeva
intorno a noi.
Duggin si lasci cadere in ginocchio accanto alla figura accasciata, si
chin e sollev con cautela la testa del vecchio, infilandogli un braccio
monco sotto il collo; poi gli tocc la guancia con l'altro moncherino e
gli sussurr qualche cosa. Io non colsi ci che disse e mi protesi pi
vicino per udire meglio.
Ehi, disse dolcemente il nano, mi serve la pietra.
Il vecchio mosse le labbra, ma sembrava ancora addormentato.
Svegliati, disse Duggin, con pi urgenza. La pietra. Mi serve
subito la pietra.
L'uomo apr gli occhi, si guard intorno confuso, poi si concentr sul
nano. Duggn Rehammer, sibil, pronunciando le parole in modo
alquanto confuso. Anto afare oi aa fuina?
Tanto da fare, disse teneramente Duggin. Tantissimo da fare oggi
alla fucina. Mi serve la pietra, Fiz.
Il vecchio avvizzito si apr in un largo sorriso. Aveva un'aria
spettrale. Pomo della porta, disse. Gi, data a Lunin... Limitari.
Ndata.
Il nano scroll il capo con aria paziente, aveva il volto a pochi
centimetri da quello del vecchio. Molto tempo fa, mormor il nano.
Quello accaduto molto tempo fa. Ora mi serve la pietra, Fizzie.
Sbrigati. Fai la trasformazione. La voglio.
Ma io non ce l'ho... disse il vecchio, a voce alta.
Duggin lo zitt. Subito, Fizban, disse. Devo averla subito. Forza.
Stupido Dougan, disse il vecchio, pronunciando il nome del nano
in modo diverso da come l'avevo sentito: dugan. Stupido Dougan
Redhammer. Non vuoi lasciarmi dormire. Pomo della porta. Perdita
piccola pietra grigia. Lott per sollevarsi su un gomito, sottraendosi
alle braccia del nano, dondolando con incertezza come se fosse sul
punto di ricadere da un momento all'altro. Ecco. Abbass lo sguardo
sul marciapiede, poi con cura eccessiva pos di piatto una mano ossuta
e sottile contro una pietra rotonda sul selciato davanti a s. Ecco,
ripet. Gli stupidi abitanti di Istar non l'hanno mai trovata. Gliel'ho
messa proprio sotto il naso. Neppure quello stupido Re Sacerdote l'ha
mai vista. Grosso pomo della porta.
Mentre lui parlava la pietra rotonda e piatta si tramut rapidamente
in un enorme cristallo grigio dalle molte sfaccettature, una gemma
delle dimensioni di un melone. Era posta in una piccola conca sporca
sulla strada, dove prima c'era la pietra di pavimentazione. Hayrn e io la
fissammo, immemori di qualsiasi altra cosa. Il vecchio torn ad
accasciarsi sul marciapiede con un sospiro stentato, esausto; la catena
che aveva al collo tintinn, poi rest immobile.
Quella la Gemma Grigia? chiese il capitano con voce strozzata.
Quella la Gemma Grigia di...
Taci! sbott aspramente Duggin. Afferr in fretta la pietra
sfaccettata prendendola con i moncherini e riusc a infilarsela sotto un
braccio, coprendola con la coltre cenciosa. Grazie, vecchio amico,
mormor al vegliardo, chinandosi e baciandolo sulla fronte. Riposa in
pace.
Il nano si alz in piedi, lacrime gli scorrevano nella barba nera.
Fizban, dissi. Credevo di essere immune da ulteriori traumi, ma mi
sbagliavo. Fizban? Il mago folle?
Duggin mi fiss furioso, chiaramente sconcertato. Per l'Abisso,
come puoi sapere qualche cosa di Fizban?
La Guerra delle Lance! sbottai di rimando. Fizban il vecchio
mago che aiut gli Eroi della Lancia! Ricor... oh, maledizione Io
stesso rammentai troppo tardi che qui nessuno sapeva nulla di quella
guerra, neppure il Dio Sovrano o gli dei caduti; non aveva mai avuto
luogo su questo Krynn.
Abbassai lo sguardo sul vecchio barbuto e sdentato che dormiva sul
selciato e in quel momento avvertii un tale orrore, un'afflizione cos
grande che mi parve di morirne.
Fizban, dissi. Liberalo e portiamolo con noi!
Il nano mi prese il braccio con un polso mozzato e mi tir verso le
banchine. Non puoi fare nulla per lui, ragazzo, disse in fretta, con
voce dura. Il Re Sacerdote lo ha avvelenato, facendogli perdere il
senno. Gli restava appena un po di magia. Lascialo in pace e
andiamo...
Duggin, disse il vecchio Hayrn. Guardie.
Ehi! grid qualcuno. Rivolsi un'occhiata nella direzione indicata
dal capitano; eravamo stati individuati. Un gruppo di tre armigeri si
mise a correre verso di noi, due di loro cercavano di sguainare spade
corte mentre avanzavano. Alt! rugg il capo, ad appena una
sessantina di metri di distanza. Restate dove siete!
Fuggite! disse Duggin, schizzando verso il punto dove gli
avevamo detto che era attraccata la nave; era il nano pi veloce che
avessi mai visto in vita mia. Senza armatura n armi, non avevamo
speranza di riuscire a contrastare i nostri inseguitori; saltammo a bordo
del peschereccio pi velocemente che potemmo. I tre erano a poca
distanza, con le spade sguainate e imprecavano contro di noi nel nome
del Dio Sovrano. Nella confusione del momento, mentre gettavo via le
cime del pontile e afferravo un palo per spingerci fuori in mare, udii
Duggin urlare: Alt a voi!.
Ci fu un peculiare lampo di luce. Stupefatto, lasciai cadere il palo e
dovetti annaspare per riprenderlo e impedirgli di rotolare gi
dall'imbarcazione, finendo nella baia. Quando fui pronto a spingerci
via, vidi che le tre guardie erano ancora sul molo, in piedi, in strane
posizioni impietrite, come se fossero state colte nell'atto di correre;
intorno a loro guizzava un alone di luce magica.
Mi volsi a guardare e vidi che Duggin reggeva la pietra grigia
sfaccettata tra i moncherini dei polsi e la puntava contro le guardie. Poi
si mise a sedere sul ponte, brontolando tra s mentre cercava di
rimetterla sotto al mantello, ma le braccia gli scivolarono e lasci
cadere l'enorme gemma sul ponte. Disgustato, si alz in piedi. Che
vada nell'Abisso, disse furioso, mentre io spingevo la barca in mare
aperto. Hayrn aveva issato la vela maestra, ma una brezza ci
sospingeva di nuovo verso riva.
Il nano si guard intorno, cap che la situazione era critica e si pieg
con cautela per tornare a raccogliere la pietra. Venti, soffiate! url,
puntando la gemma in direzione della vela. Mentre dal ponte si udiva il
pesante scalpiccio di altri piedi, un vento improvviso si lev su di noi e
gonfi la vela; l'imbarcazione barcoll e io caddi, perdendo
definitivamente il palo in acqua. Il vento aument uniformemente,
spingendoci via dai moli, finch non fummo molto al largo nella baia
di Branchala, diretti a nord verso i Cancelli di Paladine.
Duggin si mise a sedere sul ponte, lasciando cadere accanto a s
l'enorme gemma; alla luce della luna riuscivo a malapena a vedere il
collare di ferro che portava. Sospir forte mentre fissava lo sguardo
sulla luna bianca nel cielo e sul suo grande occhio, che osservava la
nostra fuga.
Il nano privo di mani sbott lentamente in un largo sorriso. Me la
sono ripresa, Re Sacerdote, disse. Me la sono ripresa, razza di rospo
egoista e traditore. Miserabile palla di fango, semidio squilibrato!
Razza di... Le imprecazioni si fecero di minuto in minuto pi
vigorose, selvagge e sconvolgenti, al punto che sentivo bruciarmi gli
orecchi. Nessuno al mondo imprec mai con sentimento pari a quello
di Duggin in quel momento.
Infine il nano rimase senza fiato e torn a distendersi, ansando; la
Gemma Grigia gli luccicava sommessamente accanto.
Grande Reorx! esclamai.
Alle mie parole il nano volse il capo verso di me, aveva il volto
pallido alla luce lunare; nelle ultime ore sembrava che fosse
invecchiato di cent'anni.
Mi fa davvero piacere che qualcuno si ricordi di me, disse. Chiuse
gli occhi e si addorment mentre il vento ci portava via da Palanthas,
nelle braccia del mare e della notte.
Navigammo verso nord per un giorno e mezzo; varie navi cercarono
di raggiungerci, ma noi le distanziammo grazie al vento evocato dalla
gemma. La luna cess di muoversi nei cieli la notte in cui fuggimmo e
da allora rimase sospesa su di noi, osservandoci per tutto il giorno e la
notte. Fu pi che altro per quel motivo che smisi di pensare a Duggin
in termini di Duggin.
Grazie, disse quando gli portai una tazza d'acqua fresca. Si accorse
che lo fissavo e abbass la tazza per osservarmi di rimando, marcando
le sopracciglia nere.
Come dovrei chiamarti? chiesi.
Il nano grugn e sorseggi la sua bevanda. Dougan Redhammer
andr bene. Bevve ancora, poi pos la tazza. S, un tempo ero Reorx,
ma ora non sono pi un dio, grazie al Re Sacerdote, perci inutile che
mi tratti come se fossi incredibilmente speciale. Mi piaceva essere
Dougan Redhammer, era l'avatara che usavo quando tutto cambi.
Dougan andr bene.
Dougan, ripetei. Annuii e continuai a svolgere i miei compiti,
pescando altro pesce per sostentarci finch non avessimo raggiunto
l'isola.
Ti prego, parlaci del gigante fiammeggiante, disse Hayrn. Come
me, era diventato molto silenzioso e rispettoso nei confronti del nostro
ospite, e forse compagno di crimini. Io rimasi in ascolto, continuando a
lavorare.
Duggin... Dougan sbott in una breve risata che non aveva in s
nulla di divertente. Dev'essersi trattato di Colui, ragazzi, disse
solennemente Dougan. Colui, nessun altro. Quell'isola nel vostro
mondo e nel nostro il luogo dove vivono gli irda. Su questo Krynn, il
mio Krynn, non sono pi in molti a viverci, sempre ipotizzando che voi
e io veniamo da Krynn diversi, idea maledettamente folle. Orbene,
l'isola degli irda un grande segreto, ma voi sapete che la gente
viaggia e sparge la voce. Comunque, secondo la mia ipotesi, i vostri
irda potrebbero aver messo le mani sulla versione di questa pietra
presente nel vostro mondo. Diede dei colpetti alla pietra grigia che
aveva accanto, la Gemma Grigia o Pietra Grigia di Gargath, l'oggetto
che molto tempo fa trasform l'intero Krynn portando caos e
mutamenti. La Gemma Grigia aveva alterato la natura della magia,
trasformato i territori e dato origine a mostri, minotauri, nani e kender.
Ricordo di aver letto una volta che il dio Reorx aveva forgiato la
Gemma Grigia, e che era decisamente speciale.
Dougan fece un respiro profondo. Quegli idioti degli irda devono
aver capito come aprirla; dev'essere accaduto proprio questo nel vostro
mondo. Lui fece una smorfia al pensiero. Una simile iniziativa non
pu aver portato a nulla di buono, non vorrei essere stato l quando si
spaccata.
Perch? chiesi io. Avevo dimenticato completamente di pescare.
Il nano esit. B... Si gratt la guancia barbuta con un
moncherino. B vedete, quando fu realizzata, la Gemma Grigia aveva
questo... aveva, ehm, questo... altro dio all'interno, e non sarebbe stato
proprio il caso di farlo uscire. Lui mi guard con sincera piet. Se
questo che accaduto sul vostro Krynn, se la Gemma Grigia stata
spezzata, dubito davvero che vi rimanga un luogo dove tornare.
Il vecchio Hayrn e io assimilammo la notizia, o cercammo di farlo.
Oh, dissi, il gigante fiammeggiante il dio all'interno della Gemma
Grigia, quello che tu chiami "Colui".
Dougan annu, spostando lo sguardo verso nord.
Se questo dio uscisse fuori, disse il capitano con cautela, che
cosa farebbe?.
Il nano deglut e si strofin il volto. Nulla di buono, temo, disse
tranquillamente. Nulla di buono. Lui... b... era furioso per essere
stato intrappolato all'interno della Gemma Grigia, tanto per
cominciare, e inoltre... ehm, non nutriva molta simpatia per noi, per gli
altri dei, intendo. Avrebbe... in mente di vendicarsi, ne sono certo, e...
Era pi potente di voi, dunque? chiese repentinamente Hayrn. Era
proprio il pensiero che fluttuava anche nella mia testa.
Il nano dalla barba nera rimase in silenzio a fissare l'orizzonte, poi
abbass lo sguardo sui moncherini prima di metterseli sotto le ascelle,
come per riscaldarli.
Non parlammo pi per varie ore. Stavamo cenando, naturalmente a
base di pesce, quando posai il mio piatto di vimini e dissi: Dunque il
nostro mondo distrutto, stato distrutto, fatto esplodere o roba del
genere.
Nessuno parl. Mi alzai, mi recai dall'altra parte dell'imbarcazione,
mi misi a sedere e iniziai a piangere. Mi sembr di aver pianto per ore.
Dopo un bel po di tempo Dougan mi raggiunse e si mise a sedere
accanto a me.
Non ho idea di che cosa sia accaduto sul vostro Krynn, disse
gentilmente, imbarazzato. Non ne ho idea, non possiamo saperlo in
nessun modo.
E ora che cosa faremo, Dougan? chiesi io, tossendo e
asciugandomi gli occhi. Che cosa faremo una volta arrivati
sull'isola?
Il nano abbass lo sguardo sul ponte, mentre parlava. Mi resi conto
che improvvisava tutto a mano a mano che procedeva, non aveva idea
di che cosa fare.
B, disse lui, schiarendosi la voce, gli irda sono dotati di magia
potente, posso utilizzare parte dell'energia della Gemma Grigia per
elaborare alcuni incantesimi, ma con l'aiuto degli irda penso di poter
riacquistare un po del mio antico potere, non tutto, ma abbastanza.
Forse baster. Questo nuovo dio... questo Dio Sovrano, sta uccidendo
Krynn, Ala di Gabbiano. Nel corso degli ultimi trecentottanta anni
sono state distrutte intere razze, cancellate fino all'ultimo individuo.
Fece un sospiro profondo. Non rimangono kender di questi tempi, i
minotauri e i goblin sparirono molto tempo fa; probabilmente gli
gnomi saranno i prossimi. I nani di fosso resisteranno forse pi a
lungo, ma spariranno anche loro. Tutte le nazioni di tutti i continenti
sono ridotte in schiavit; a uno sguardo superficiale le persone
sembrano libere, ma anche coloro che godono di maggiore libert, gli
umani e gli elfi, sono prigionieri dei capricci del Dio Sovrano.
Viviamo sotto la pi orrenda tirannia della storia del mondo, di
qualunque mondo, e dobbiamo fare qualche cosa per abbatterla. Anche
se dovesse ucciderci, dobbiamo provare, altrimenti questo Krynn
morir.
Rimase seduto accanto a me e continu a parlare a ruota libera;
Hayrn e io gli chiedemmo di questo Krynn e della sua storia e lui ci
raccont tutto. Narr degli orrori degli Anni della Caccia, cos chiamati
dalle razze condannate a morte, braccate dagli eserciti del genocidio
che le cercavano per ucciderle. Raccont di come i Cavalieri di
Solamnia si fossero ribellati, ma fossero stati respinti e abbattuti dalla
magia dei sacerdoti del Dio Sovrano. Raccont come i maghi fossero
stati spogliati dei loro poteri in un'unica notte, tutti i maghi ribelli
simultaneamente, quando il Dio Sovrano mise insieme le tre lune e le
unific, impadronendosi delle fonti della magia dei maghi. E raccont
come i precedenti dei, spodestati molto tempo prima, fossero ridotti in
schiavit e tormentati, violentati e offesi. Dougan conosceva il destino
della maggior parte delle antiche divinit e aveva il volto cupo di
rabbia mentre ne ricordava le storie. Lo turbava perfino il destino di
quelle malvagie, come se fossero mele marce che facevano comunque
parte della sua stessa famiglia.
Il vecchio Hayrn e io gli offrimmo il nostro aiuto, promettendo di
fare tutto il possibile. Volevamo aggiustare il mondo, eravamo disposti
a tutto per rimettere a posto le cose. Non sottolineai che comunque non
avevo nient'altro da fare dato che il mio mondo era perduto, ma era
decisamente vero anche quello.
Avvistammo l'isola degli irda all'alba del secondo giorno; provai un
senso di terrore quando apparve, ma mi sforzai di superarlo, non
avevamo scelta. Hayrn leg la vecchia cima dell'ancora a uno scoglio
in una laguna poco profonda, e lasciammo l l'Aragosta volante,
partendo alla ricerca degli abitanti. Dougan infil la Gemma Grigia in
una borsa, volle che gliela legassi in vita e che gli tirassi gi la camicia
per coprirla; sembrava che avesse una pancia da birra, ma poteva
andare.
La chiave per capire gli irda, disse il nano, grattandosi con un
moncherino la barba sulle guance mentre attraversavamo la boscaglia,
che non appaiono come credi. Intendo dire che dovrebbero essere
belli come narrano le leggende, ma possono mostrarsi brutti come il
peccato, senza che tu sappia mai che si trattava di irda. Un trucco
maledettamente irritante, ma astuto. Potrebbero essere persone,
animali, potrebbero essere qualsiasi cosa; tenete gli occhi aperti.
Impronte di piedi, osserv Hayrn, neanche un minuto dopo. Indic
una zona di terra davanti a noi, dove era davvero presente una serie di
impronte di piedi nudi, piuttosto piccoli, ma le tracce apparivano
imprecise e datate.
Irda, disse Dougan con evidente sollievo. Per la mia barba. Bene,
dovrebbero essere...
Le sue parole terminarono in un ansito; tutti e tre vedemmo il
villaggio irda contemporaneamente, dopo aver scavalcato una cresta.
Ci fermammo di colpo.
Era impossibile capire quale fosse stato l'aspetto delle loro
abitazioni, poich erano state totalmente distrutte. Era difficile anche
rendersi conto di come fossero stati gli irda, dato che di loro restavano
soltanto ossa sbiancate. Io abbassai lo sguardo e mi ritrassi, avevo
rischiato di passare sulla gabbia toracica di uno di loro; probabilmente
erano simili a esseri umani pi grandi. Per quanto in vita potesse
essersi trattato di creature superiori, non c'era nulla di bello nei loro
scheletri spogli e disgregati.
Dougan allarg le braccia, spingendo con i polsi Hayrn e me a fare
un passo indietro. Ragazzi, disse il nano dalla barba nera,
necessario che ce ne andiamo immediatamente da qui.
Sapevo d'istinto che aveva ragione; mi volsi per tornare verso
l'imbarcazione.
Ma dove vorresti andare, Reorx? chiese una voce proveniente
dall'aria immobile.
Trasalimmo come se una mano fredda avesse toccato ciascuno di noi
contemporaneamente; guardammo in ogni direzione, ma senza vedere
nessuno.
Dove vorresti andare, Reorx? torn a domandare la voce. Mi dissi
che apparteneva a un uomo, un individuo pi anziano; era gentile e
calma e mi turb enormemente.
Non fuggite, ragazzi! grid Dougan. Restate accanto a me, vicino
a me; non possiamo correre pi veloci di lui. Rimanetemi accanto e
parlate, l'unica cosa che possiamo fare.
Ottimo consiglio, sebbene un po tardivo, osserv la voce. Alla
mia destra comparve qualche cosa di luminoso, mi volsi e vidi un
uomo anziano, con un principio di calvizie, il volto rasato, in piedi tra
le ossa degli irda; sembrava splendere come uno specchio che
riflettesse il sole. Alzai la mano per coprirmi gli occhi, ma ben presto
tornai ad abbassarla. Quella persona si trovava ad appena una
quindicina di metri di distanza, indossava vesti giallo pallido con
l'emblema di una rosa o di un sole sul petto, e raggi si riversavano in
tutte le direzioni a partire dal simbolo.
Il volto dell'uomo era solcato da anni di fatica e di stanchezza, e mi
diede l'idea che per lui la divinit non fosse stata piacevole quanto un
tempo aveva sperato potesse essere. Tuttavia, gli occhi azzurro acqueo
gli luccicavano trionfanti; dopo tutto, qualche cosa doveva essergli
andata bene.
L'hai portata, Reorx? chiese il personaggio ammantato nelle vesti.
Non ho niente per te, disse il nano. Si pieg, con le braccia senza
mani incrociate sul ventre. Niente.
Tu menti, Reorx, disse l'altro, e questo fatto mi rende furioso.
Sono questi i tuoi complici nel furto?. Gli acquosi occhi azzurri
guizzarono da me a Hayrn, poi ritornarono sul nano. Dove li hai
presi? Due pescatori che non ho mai visto prima, comparsi dal nulla,
giunti dal mare aperto. Conosco ogni essere sulla faccia del mio
mondo, Reorx, ogni essere tranne questi due. Dove li hai presi?
Non li ho presi, ma se l'avessi fatto non sarebbero affari tuoi,
maledizione, vecchio mangia letame dal volto cascante! ringhi il
nano. Salta nell'Abisso se vuoi saperlo.
L'individuo ammantato scroll lentamente il capo in segno di
disapprovazione. I tuoi modi non sono migliorati nel corso della
schiavit; evidentemente sono stato troppo clemente nell'assegnarti la
punizione, dopo che mi hai sottratto la Gemma Grigia.
Quel personaggio, che sapevo essere il Re Sovrano, not la mia
reazione sbalordita alla sua affermazione e mi rivolse un debole
sorriso. Oh, allora costoro non erano consapevoli del tuo precedente
crimine? Non hai detto loro che mi hai sottratto la Gemma Grigia dopo
che ne ho usato i poteri per distruggere il male, per abbattere i falsi dei
ed elevarmi al posto che mi spettava nei cieli? Senza la Gemma Grigia
non sarei mai riuscito a fare tutto ci che ho realizzato, questo lo
ammetto. Strano che sia giunta in mio possesso immediatamente prima
che io invocassi gli antichi dei da Istar e pretendessi che mettessero in
ordine il mondo. venuta a me come se fosse dotata di volont
propria, non ti pare? Gli antichi dei cercarono di distruggermi e di
demolire il mio regno, la mia legittima nazione e di annientare i miei
seguaci, ma invece quelle divinit caddero dinnanzi a me. La Gemma
Grigia mi ha portato al potere, ma evidente che ha fatto ben poco per
te, o Abile Operatore degli Strumenti della Fucina.
Per qualche attimo l'unico suono che si ud fu la respirazione
affannosa del nano.
Ti odio, disse Dougan a bassa voce; sembrava sul punto di
mettersi a piangere. Oh come ti odio, malvagio cane bastardo.
L'uomo che indossava la veste pales un'espressione sprezzante.
Malvagio, davvero, disse. Avanz verso di noi, i piedi invisibili
sotto le vesti giallo pallido. Ridammi la Gemma Grigia, Reorx.
Come sapevi che saremmo venuti qui? chiesi io. Dovevo
escogitare qualche cosa, qualsiasi cosa per fermare ci che stava per
accadere.
L'anziano individuo si ferm e mi guard sorpreso, come se avessi
parlato a sproposito.
Io vedo tutto, disse. Abbasso lo sguardo sul giorno e sulla notte e
osservo ogni cosa. Non hai notato la mia luna con il grande occhio?
Penso che cercherete di ritornare a casa da qui, ovunque sia casa
vostra. nel sottosuolo? Nello spazio selvaggio? O in un'altra
dimensione, o piano, o mondo o tempo? Non importa; io ci sono
arrivato prima di voi e... ho fatto piazza pulita. Inoltre ho bloccato tutte
le uscite da questo posto; d'ora in poi resterete qui.
Resteremo qui a farci uccidere, dissi.
L'uomo mi guard e sospir come di fronte a un bambino che aveva
detto una cosa semplice e ovvia.
Che ne dici di fare un patto? chiesi, con la bocca impastata.
L'uomo dalla lunga veste spalanc gli occhi e alz una mano ad
accarezzarsi la guancia rasata. Un patto? chiese. Stai scherzando.
Guardai Dougan, che si stava volgendo verso di me; non ebbi il
tempo di rimpiangere ci che avrei fatto a quel punto.
Sollevai il piede destro, vorticai sul sinistro e sferrai un calcio alla
base della schiena del nano. Il colpo gli tolse tutto il fiato dai polmoni
e lo scaravent a terra lungo disteso. Gli fui addosso in un istante,
mentre un grido spaventato da parte del vecchio Hayrn mi risuonava
negli orecchi. Ci volle appena un attimo per strappare via la borsa da
sotto la camicia di Dougan, la bisaccia che lui non poteva afferrare
dato che non aveva dita.
Guizzai all'indietro con la sacca, stringendomela al petto. Ti dar
questa borsa e il suo segreto se permetterai a noi tre di vivere, dissi al
Dio Sovrano. Non potrai danneggiarci in alcun modo, n far s che ci
venga fatto del male. Giuralo, altrimenti non otterrai la sacca.
Per un po i rauchi colpi di tosse di Dougan e il suo ansare per
prendere aria furono gli unici suoni che si udirono tra noi. Tuttavia
mentre stringevo la Gemma Grigia nella bisaccia inizi ad accadere
una cosa peculiare. Cominciai a volerla per me, iniziai a pensare che
stavo semplicemente bluffando quando mi ero offerto di consegnare la
borsa al Dio Sovrano, presi a dirmi che con la Gemma Grigia avrei
potuto sconfiggere il Dio Sovrano.
Penso che mi limiter a prenderti la borsa e a punirti per la tua
arroganza, disse il Dio Sovrano; non c'era traccia di umorismo nella
sua voce o nella sua espressione.
Se potessi, ormai l'avresti fatto, mi affrettai a dire. Non staresti a
giocare con noi in tal modo. Sei l'unico dio rimasto in questo mondo,
ma non puoi prendermi la Gemma Grigia. Non ne conosci tutti i poteri,
e neppure io, ma stai sicuro che cercher di usarli se tu dovessi farci
del male!
Improvvisamente desiderai che ci provasse; volevo distruggerlo, era
soltanto un umano diventato dio. Io avevo la Gemma Grigia, e lui
avrebbe fatto la fine di un pollo bruciacchiato una volta che l'avessi
sistemato.
Il Dio Sovrano e io ci fissammo per quella che sembr un'eternit. In
vita mia non avevo mai rischiato come in quel momento, ma
continuavo a pensare che fosse un gioco che non potevo perdere. Era la
Gemma Grigia a farmi quell'effetto, e lo sapevo, ma era in mio
possesso e non riuscivo a smettere di pensare di essere invincibile.
Con uno sforzo enorme mi diedi una scrollata, allontanando dalla
mente i sussurri della Gemma Grigia; sapevo che cosa dovevo fare.
Voglio la tua parola, dissi, imponendomi di pronunciare quella
frase. La tua parola che non verremo danneggiati, e potrai... averla.
No! url Dougan, spingendo via da s Hayrn e scagliandosi verso
di me. Io arretrai e il nano croll a terra, ansando di dolore per il calcio
che gli avevo sferrato. Non sai quello che stai f... La voce gli si
spezz in un accesso di tosse tormentoso.
Non posso lasciarti libero in giro per il mondo, capisci, disse il
Dio Sovrano, ignorando completamente il nano. Non posso
permettere che tutti sappiano che ho fatto un patto con un mortale, non
starebbe bene. Ma potete navigare verso nord e trovare un rifugio l tra
le isole. Un tempo c'erano draghi laggi, ma le ho ripulite alcuni anni
fa, pi o meno come ho dovuto epurare quest'isoletta la scorsa notte.
Potete prendere il peschereccio e recarvi a nord, ma se mai dovessi
vedervi lasciare la prossima isola che trovate, mi limiter a uccidere te
e i tuoi... compagni, facendola finita una volta per tutte.
Ci pensai, senza guardare n Hayrn n Dougan; contrastai i sussurri
della Gemma Grigia, sempre pi forti all'interno della mia testa.
D'accordo, dissi. Non riuscivo a smettere di balbettare. Quando ti
ddo questa bbborsa, llasciaci qui. Ce ne andremo per nostro conto. IIl
segreto ... Mi feci forza, poi avanzai, descrivendo un ampio circolo
intorno a Dougan e a Hayrn, e tesi la borsa al Dio Sovrano. Mentre si
chinava per prendermela dalle mani, fui a un pelo dall'ordinare alla
pietra di far esplodere quello stupido vecchio in una nuvola di
particelle di sangue. Chiusi gli occhi, strinsi i denti, poi mi imposi di
pronunciare le parole che avevo in mente, in modo che le udisse
soltanto la malvagia divinit.
Sentii un peso enorme sollevarsi dalle mie spalle, lasciai la borsa
mentre il Dio Sovrano la prendeva; ci sorrise per un'ultima volta, e
svan.
Le urla di Dougan riecheggiarono per un'ora nell'isoletta morta.
Dopo quell'episodio il nano non volle pi parlarmi e non rivolse pi
la parola neppure a Hayrn. Se cercavamo di avvicinarci a lui, ci colpiva
con gli inutili moncherini e urlava fino a sgolarsi; lo lasciammo
raggomitolato accanto a un piccolo abete.
Francamente, disse il capitano in seguito, parlandomi con il pugno
chiuso, mi verrebbe voglia di pestarti al posto suo, tanto sei scemo.
Sali a bordo, gli dissi, stremato, furioso e non certo dell'umore
adatto per rispondergli per le rime. Ero furibondo per aver consegnato
la pietra, e contemporaneamente sollevato oltre misura. Se non
riusciamo a convincere Dougan, forse saremo costretti a lasciarlo qui,
bench io non voglia. Pu darsi che non siamo al sicuro in questo
posto, e faremmo meglio a...
Ma vattene nell'Abisso! mi rugg contro il vecchio Hayrn. Ci hai
tradito! Hai tradito il mondo!
Vi ho salvato il culo! gli urlai di rimando, ogni traccia di
autocontrollo ormai sparita. Ho salvato quel tuo stupido culo e anche
il suo e quello del mondo intero! Il Dio Sovrano non poteva udire ci
che dicevamo, non capisci? Riesce a vedere tutto quello che facciamo
dal suo occhio sulla luna, ma non pu udire nulla di ci che diciamo!
Lui non sa della Gemma Grigia! Non sa che cosa sia! Non sa nulla!
Nulla!
Hayrn sbuff, bieco in volto. Non sa che cosa? chiese.
Un'esplosione di Luce.
Giunse da oriente. Ci volgemmo di scatto e ci schermammo gli occhi
per ripararli dal suo fulgore, perfino sotto il sole di mezzogiorno.
Qualche attimo dopo un improvviso calore pizzicante mi sfior il volto
e le braccia; doveva giungere direttamente da Istar, dal tempio
principale del Dio Sovrano l situato, ma io riuscivo ancora a sentirne il
calore. Ero lieto che non fossimo pi vicino; avevo gi sperimentato
quella sensazione.
Il capitano e io osservammo l'orizzonte orientale; giunsero altri
lampi in rapida successione, meno luminosi del primo, poi un bagliore
rosso inizi a tingere l'aria.
Prendi Dougan! gridai. Io sciolgo la barca!
Hayrn mi guard di rimando in preda alla confusione. Che cosa
succede? Che cos'ha fatto? chiese, ma poi cap. Tu! esclam,
volgendosi per guardarmi con gli occhi sbarrati. Gli hai detto di
spezzarla!
Prendi Dougan, razza di idiota! urlai. Prendi Dougan prima che
finiamo arrostiti!
Trascin con s il nano, che rimaneva stranamente in silenzio, non
reagiva a nulla. Quando ritornarono avevo la barca pronta e ci
spingemmo via con una pertica, allontanandoci nel giro di pochi
minuti, remando con forza. Certo, questo non avrebbe potuto aiutarci
nel caso che il Dio Sovrano fosse ritornato, ma riuscivamo a pensare
soltanto a fuggire.
L'orizzonte orientale si fece pi rosso e pi luminoso; laggi enormi
saette striate serpeggiavano nel cielo. Nuvole, lacerate da venti
terribili, sfrecciavano dall'orizzonte verso lo zenit, in grandi ondate.
Dougan sedette sul ponte e osserv quello spettacolo sempre pi
violento, senza dire nulla, tranne una volta, quando gli gettai accanto
una coperta. Mi si avvicin, appoggiandosi a me prima che potessi
tornare ad allontanarmi da lui.
Si tratta di Colui e del Re Sacerdote che combattono l'uno contro
l'altro, sussurr, come se stesse condividendo un segreto privato.
Vuoi scommettere su chi vince? Lui sorrise, poi ritorn a osservare
il cielo, mentre il suo volto tornava inespressivo.
Inizi a fare caldo, estremamente caldo. Il capitano e io coprimmo la
nave con teli e gettammo acqua su tutto ci che si trovava
sopracoperta, poi trascinammo Dougan sottocoperta. Gettai fuori bordo
tutti i materiali infiammabili che riuscii a trovare, olio per lampade,
olio da cucina, documenti, pezzi di spago e legno.
Fui l'ultimo a scendere sotto con gli altri. L'isola degli irda aveva gi
iniziato a fumare in alcuni punti, vapore si sollevava dal mare,
avvolgendo il mondo intorno a noi, ed ero stato io a provocare tutto
questo. Il nano era sicuro che la divinit all'interno della Gemma
Grigia fosse pi che all'altezza di battere lui e probabilmente anche
tutti gli altri dei; dunque non avrebbe dovuto avere problemi a
dimostrarsi superiore anche al Dio Sovrano. Io mi accovacciai gi con
il vecchio e il nano menomato nella cabina limitata, e pregai rivolto a
chiunque volesse ascoltarmi che il calore non durasse troppo a lungo,
n si facesse eccessivamente intenso.
In quel momento credo anche di aver capito perch era accaduto
tutto questo, il motivo per cui il capitano Hayrn e io eravamo stati
mandati qui. Il dio della Gemma Grigia non desiderava altro che
vendicarsi di coloro che l'avevano catturato, i Veri Dei, e quale
vendetta migliore che infrangere tutte le altre Pietre Grigie presenti
ovunque, su ogni Krynn, su ogni percorso della storia, e liberarne gli
dei prigionieri? Il titano infuocato del nostro mondo sicuramente ci
aveva scelto per portare a termine quella missione. Ma come poteva
sapere che l'avremmo fatto? Altri sarebbero forse stati scelti da questo
nuovo Krynn e mandati attraverso il tempo fino ad altri Krynn, in
modo che altre Gemme Grigie fossero infrante, altre divinit liberate,
altri Krynn distrutti, uno dopo l'altro, come costruzioni di bambini che
cadessero gi in una successione infinita?
Era una possibilit troppo enorme a cui pensare, e faceva troppo
caldo per preoccuparsene.
Udimmo un rimbombo passare sul mare, aumentava d'intensit come
una valanga. Il pavimento di legno inizi a fumare in quel calore
bruciante; ci togliemmo gli abiti e ci sedemmo sopra i vestiti per
proteggerci le gambe dal fondo rovente. Gettai su di noi un'abbondante
quantit d'acqua dai barili. Ben presto sentii il vero e proprio odore di
fumo e capii che il ponte di coperta dell'Aragosta Volante aveva preso
fuoco; la fine era vicina.
Poi la luce all'esterno svan rapidamente, diventando di uno scuro
grigio incolore; il rimbombo cess, la temperatura inizi a precipitare e
si fece gelida nel giro di pochi attimi appena. Ci fu silenzio per il
tempo necessario a tirare e a trattenere un lungo sospiro.
Dougan si alz a sedere e mi guard, riuscivo a malapena a vederlo,
ma qualche cosa sul suo volto mi spavent; mi ritrassi.
Gabbiano, chiam. Alz un braccio, il moncherino brillava come
se fosse una fiamma. Ora ho un po di magia in me, disse il nano.
Proveniva dalla Gemma Grigia; prendila e torna a casa.
Nel secondo successivo il padre ululante di tutti gli uragani si
scaravent su di noi e ci colp; nel vento l'imbarcazione si pieg
completamente sul fianco. Io caddi all'indietro contro una parete,
qualche cosa di pesante mi piomb addosso e udii l'acqua che entrava
scrosciando nella stiva.
Gabbiano, disse il nano che era stato un dio, parlando come se non
fosse successo niente. Svegliati e vai a casa. Qualche cosa mi tocc
la fronte nella folle oscurit della fine del mondo. Un attimo dopo la
follia e il mondo erano spariti.
Hayrn, sussurrai.
Gabbiano, svegliati. Una pezza fresca e bagnata mi tocc la fronte,
acqua benedetta mi scivol sul volto bruciante.
Aprii gli occhi.
Il cielo era azzurro, con nuvole bianche e il sole giallo.
Ringraziamo gli dei! grid il vecchio Hayrn. Si pieg in avanti e
mi afferr, stringendomi tra le braccia. Pensavo che saresti morto!
Rendiamo grazie a tutti gli dei superiori e inferiori!
Per alcuni minuti regn la confusione mentre cercavo di dare un
senso al mondo che mi circondava. Hayrn piangeva e rendeva grazie
alle divinit, e infine mi disse che era la mattina successiva al nostro
incontro con il gigante fiammeggiante e che ero rimasto privo di sensi
per il colpo ricevuto alla testa. Ero febbricitante, sudavo e avevo
delirato.
Hai detto le cose pi incredibili, disse il capitano, raggiante di
sollievo, mentre mi dava da bere. Ma adesso non ha pi importanza,
riposa e dormi. Riposa e dormi.
Cercai di alzarmi a sedere ma la testa inizi a vorticarmi; tornai a
distendermi e chiusi gli occhi. Desideravo moltissimo dormire, ma
dovevo scoprirlo.
Le lune, dissi. Dove sono le lune?
Dormi, ordin Hayrn. Le lune non sono ancora sorte.
Svegliami quando sorgeranno, sussurrai, sentendo che mi stavo
addormentando. Svegliami.
Lo far, disse.
A casa. Pregai di essere a casa. A casa mia.
Poi mi abbandonai alla pace e all'oscurit e a lungo non sognai
assolutamente nulla.


La prima resistenza dei nani di fosso
di Chris Pierson


Pochi clienti abituali che frequentavano ancora il Pennone Spezzato
alzarono lo sguardo dal bicchiere in preda ai fumi dell'alcool e il muto
squallore sui loro volti lasci il posto alla paura quando Geli
MarBoreth, Cavaliere del Giglio, entr con aria tracotante. Si
affrettarono a farsi da parte, senza azzardarsi a incontrare il suo
sguardo altezzoso, mentre attraversava la taverna a passo di marcia,
diretto al solito tavolo. Con notevole rapidit il barista gli spill e serv
l'abituale caraffa di birra, poi si ritir senza chiedere neppure una
moneta di rame in pagamento. Questi erano i vantaggi di appartenere a
un esercito conquistatore.
Era ci che Geli aveva spiegato qualche sera prima a Rancis Lavien,
suo compagno d'armi e di bevute. Rancis era sbottato come al solito in
un largo sorriso e si era messo a ridacchiare sommessamente. Lo so,
per questo che sono entrato nei Cavalieri di Takhisis, per bere gratis,
aveva detto.
Geli aveva riso, scrollando il capo mentre l'amico beveva il vino
bianco di Lemish. Non mi riferivo a quello, aveva ribattuto. il
rispetto. Questa gente sa chi siamo, sa che cosa potremmo fare, che
cosa saremmo pronti a fare, se ci contrastassero. Per evitarlo ci
lasciano imporre la nostra volont.
Questo non rispetto, aveva osservato solennemente Rancis.
terrore.
Stringendosi nelle spalle, Geli aveva terminato la birra. Ha davvero
importanza stabilire di che cosa si tratti? Ti interessa davvero risultare
simpatico a questi contadini?
Rancis aveva inarcato un sopracciglio, osservando l'amico con
l'espressione affabile che preannunciava sempre qualche osservazione
profonda. Non proprio, aveva risposto. Tu vuoi davvero che ci
detestino?
Geli aveva riflettuto per un attimo sulla cosa, poi aveva accantonato
quel pensiero.
Rancis si alz in piedi ed effettu il saluto mentre Geli scostava la
sedia. Malgrado la formalit del gesto, l'amico aveva un'aria beffarda
che avrebbe fatto infuriare Geli se fosse venuta da chiunque altro.
Conosceva Lavien da anni, tuttavia, da quando Lord Ariakan li aveva
arruolati entrambi al servizio della Regina delle Tenebre, e sapeva che
l'amico non intendeva mancargli di rispetto. Era semplicemente fatto
cos; l'unica cosa pi rapida e affilata della spada del cavaliere era la
sua arguzia.
Posso avere l'onore di essere il primo a offrirvi le mie sincere
congratulazioni in occasione del promettente evento della vostra
promozione, signore? dichiar Rancis con voce profonda e quasi
riverente, con gli occhi che scintillavano.
Geli sent che iniziava ad arrossire, il comportamento dell'amico
stava attirando gli sguardi della gente, e si affrett a rispondere al
saluto. Non farlo mai pi, disse sommessamente mentre si sedevano
entrambi.
Sei tu quello che ha una passione per il rispetto, replic l'altro.
Giocherell con il bicchiere di vino, che era un rosso ergothiano, e
fiss gli occhi su Geli. Inoltre, sono davvero felice per te.
CavaliereGuerriero MarBoreth; suona bene, non ti pare?
Geli scroll le spalle; naturalmente dentro di s era raggiante
d'orgoglio, ma non intendeva in alcun modo dare a Rancis la
soddisfazione di saperlo.
Geli era uno degli eroi della Battaglia di Caergoth; quando il suo
artiglio era stato superato in strategia ed erano stati tutti massacrati
dagli infami Cavalieri di Solamnia, lui aveva continuato a combattere,
mantenendo la posizione finch il sottocomandante Athgar non era
riuscito a mandare rinforzi. Durante la battaglia aveva ucciso da solo
dodici cavalieri e, in seguito, lo stesso sottocomandante Athgar aveva
lodato il suo ardimento, premiandolo con questa promozione.
Rancis si era distinto a sua volta, combattendo a fianco di Geli, ma
non aveva ricevuto nessuna onorificenza e non aveva neppure
consentito all'amico di parlare in suo favore. Perch mai, nel nome
del Guerriero delle Tenebre, dovrei volere una promozione? aveva
chiesto. Sono felice dove sto.
Lavien era fatto cos. MarBoreth, d'altro canto, era stato felicissimo
alla prospettiva dell'avanzamento di grado; voleva disperatamente
guidare le sue truppe, e ora ne aveva l'opportunit. Non era molto, dato
che gli avevano messo a disposizione una dozzina di quegli altissimi
bruti che i cavalieri usavano come fanti, ma era pur sempre un inizio.
Allora, giovane condottiero, osserv Rancis, non ti ancora stata
assegnata la prima missione?.
Geli annu. Oggi pomeriggio il sottocomandante Athgar mi ha
trasmesso gli ordini. Gli giunta notizia di una sacca di resistenza gi
al litorale; vuole che li stani.
Lavien fischi, sinceramente colpito. un onore notevole,
osserv. Un sacco di uomini darebbero il braccio con cui reggono lo
scudo per affrontare i ribelli; Athgar deve ritenere che farai strada.
Speriamo, rispose l'altro, arrossendo.
B, quando finirete per diventare Imperatore di Krynn,
promettetemi che non vi dimenticherete di noi poveri derelitti rimasti
qui tra la truppa, signore.
Ridacchiando, Geli scroll il capo e bevve a lunghi sorsi la birra.
MarBoreth alz la mano, segnalando di fermarsi ai bruti che lo
seguivano a piedi. Loro obbedirono, stringendo la spada e guardandosi
intorno con circospezione. Dopo settimane di campagna a Solamnia,
erano ancora diffidenti nei confronti delle immagini, dei suoni e degli
odori delle grandi citt. Tuttavia Geli non dubitava che una volta che si
fossero trovati di fronte ai ribelli avrebbero combattuto con l'abituale
ferocia. Rivolse uno sguardo dietro di s e fece cenno a uno di loro di
avanzare.
Typak, il pi grande e il pi furbo dei barbari, lo raggiunse a lunghi
passi. La mia gente nervosa, disse, con parole segnate da un
accento gutturale. Questo posto strano.
Geli era incline a dichiararsi d'accordo; non si era mai sentito a suo
agio nei pressi del litorale. perch sei cresciuto su a Tarsis, aveva
osservato Rancis una sera. Non riesci ad abituarti all'idea del porto e
dell'acqua.
Ma non era quello, per lo meno non interamente. Bench lui non
fosse mai stato cos sciocco da rivelarlo davanti alle proprie truppe, era
anche preoccupato per i ribelli. La resistenza costituiva un problema in
qualsiasi citt conquistata dai Cavalieri di Takhisis; ci sarebbero
sempre stati eretici che non condividevano la Visione della Regina
delle Tenebre, ma nella maggior parte dei luoghi l'insurrezione era
stata sedata con relativa rapidit una volta che avevano avuto inizio le
esecuzioni pubbliche.
I ribelli di Caergoth, tuttavia, erano caratterizzati da una tenacia
esasperante; sembrava che non importasse quanti ne venissero
impiccati o decapitati, loro continuavano semplicemente a combattere.
I codardi avevano razziato provviste, intercettato messaggeri, sabotato
i tentativi dei conquistatori di riparare le mura separate della citt. Si
diceva che ci fosse la loro mano perfino dietro alla scomparsa di uno
dei temuti Cavalieri Grigi. Avevano eluso ripetutamente tutti i tentativi
di eliminarli effettuati dal sottocomandante Athgar.
La cosa era mutata tre notti prima, tuttavia, poco prima della
promozione di Geli, perch quel giorno i ribelli avevano commesso
due gravi errori. Per prima cosa, dopo aver effettuato piccoli furti dalle
riserve di cibo dei cavalieri, si erano lasciati alle spalle una traccia che
tornava direttamente alla costa; secondariamente, nella fretta generata
dal panico, avevano lasciato cadere un biglietto di istruzioni che
rivelava l'identit del loro capo.
Si chiama Hewick, disse Geli a Typak. un Mago delle Vesti
Rosse; qualunque cosa accada, il sottocomandante Athgar lo vuole
vivo. Se riusciamo a fare altri prigionieri, tanto meglio, sar opportuno
attirare e costringere alla resa nella piazza cittadina il maggior numero
possibile di questi esseri spregevoli.
Typak annu e grugn; avrebbe preferito bagnare la propria lama con
il sangue dei ribelli e farla finita, ma dopo tutto Geli era il comandante.
MarBoreth condusse le truppe verso i moli, dove barche da pesca
dondolavano languidamente nell'acqua. Si deterse il sudore dalla
fronte, imprecando interiormente contro il caldo inospitale. Era tardo
pomeriggio, e non c'era ancora traccia delle brezze fresche e piacevoli
di cui si diceva godesse la maggior parte delle citt portuali. Inoltre
non c'era segno di vita nelle strade, cosa insolita a qualsiasi ora del
giorno, per una zona portuale. Ma quello era prevedibile; i cavalieri
avevano imposto la legge marziale, proibendo alla gente del luogo di
lasciare le proprie abitazioni senza scorta, finch i ribelli fossero
sfuggiti alla cattura.
Geli pens che avrebbe preferito vedere gente in giro. La crescente
oscurit, il silenzio, la pura aridit della riva, erano tutti elementi che
gli facevano venire i capelli dritti. Non sentiva neppure un cane
abbaiare o un bambino strillare. Con la coda dell'occhio gli sembr che
i molti vicoli del porto si muovessero, ma ogni qual volta li guardava
direttamente, piombavano nell'immobilit. Scopr che la mano, stretta
intorno all'elsa della spada nel fodero, stava sudando nel guanto di
ferro, e non solo a causa del caldo.
Fu una lunga camminata quella lungo i moli, verso la fila di vecchi
magazzini in sfacelo. Nell'immobilit, il lieve sbatacchiare
dell'armatura gli sembrava pari allo strepito di mille campane del
tempio. Dietro di s avvertiva il nervosismo dei bruti, che si
guardavano intorno in cerca di segni di imboscata. Geli faceva lo
stesso, ma in modo pi prudente, osservando con calma la sommit dei
tetti e gli angoli dove si sarebbe potuto trovare in agguato un arciere, o
un mago. Malgrado il pericolo di un simile attacco, tuttavia, il
comandante aveva rifiutato il consiglio di Typak di muoversi
furtivamente nell'ombra. Sono gli elfi e i goblin a combattere in quel
modo, gli aveva detto in tono di rimprovero, non i Cavalieri di
Takhisis.
Perci continuarono ad avanzare, nel bel mezzo della strada pi
ampia del porto di Caergoth, con i bruti che trasalivano ogni qual volta
un ratto dei moli sgattaiolava da una zona d'ombra alla successiva.
Infine, dopo alcuni minuti che parvero ore, il comandante segnal di
nuovo alle truppe di fermarsi.
Typak avanz frettolosamente, con un'espressione interrogativa sul
volto. Geli alz una mano prima che il bruto potesse parlare, poi indic
con il capo una viuzza oscura e stretta. Ci siamo, disse. I nostri
ricognitori hanno seguito le tracce dei ribelli fino a quel vicolo. Si
guard intorno, fingendo distacco, in modo che il bruto non si rendesse
conto di quanto fosse teso, ed estrasse la spada dal fodero. Andiamo,
e tenetevi compatti.
Si avviarono lungo la stradina, con i barbari ammassati a tal punto
tra loro, che Geli si chiese come avrebbero avuto lo spazio per
combattere se i ribelli li avessero attaccati. Esamin con occhio esperto
l'ambiente circostante; in alto gli edifici erano inclinati verso l'interno,
sul vicolo, tanto che perfino a mezzogiorno la viuzza doveva essere
immersa nell'oscurit. Le poche finestre esistenti erano state coperte
con assi, e questo era positivo. Grossi mucchi di rifiuti erano
accumulati tutt'intorno, letame rancido lasciato a marcire in quel caldo
scellerato, e dovettero farsi strada, avanzando nel bel mezzo del
pattume. Il fetore era disgustoso e rendeva ancor pi circospetti i bruti,
che erano abituati all'aperto, all'aria fresca della loro patria lontana.
Imperterrito di fronte al fetore nauseante, MarBorem continu ad
avanzare. Vedeva segni del passaggio di qualcuno, un discreto numero
di persone a dire il vero, che avevano percorso questa via di recente. Il
posto questo, pens. Qui troveremo ci che stiamo cercando. Un
rapido scontro, alcuni prigionieri, poi di ritorno alla guarnigione,
vittorioso. Ci potrebbe essere perfino un'altra promozione in serbo per
me.
Stava sorridendo a questo pensiero quando, con una repentinit per
lu quasi incredibile, il vicolo divenne vivo.
In seguito, quando ebbe il tempo di riflettere, il comandante riusc a
ripercorrere l'ordine in cui si erano verificati gli eventi. In quel
momento, tuttavia, era sembrato che accadesse tutto in una volta.
Prima piomb su di loro dall'alto un diluvio di interiora di pesce; Geli
balz di lato, evitandone il pi, ma i bruti ne furono infradiciati. I
barbari furono subito colti da conati di vomito e presero a barcollare,
pulendosi il viscidume dagli occhi, dal naso e dalla bocca.
Secondariamente, tutt'intorno a loro si lev un urlo furioso, e infine i
ribelli che avevano teso l'imboscata e che giacevano in attesa sotto ai
mucchi di rifiuti balzarono contro di loro da ogni direzione.
una trappola! url MarBoreth mentre forme scure si levavano
intorno a lui. In quel momento entr in gioco il suo addestramento di
guerriero e sferz con la spada, mirando un colpo alla gola
dell'aggressore. La lama fendette l'aria e colp la parete alla sua
sinistra, facendo volare via frammenti di intonaco. Geli sent qualche
cosa che gli colpiva le gambe, appena al di sopra del ginocchio, e
inciamp all'indietro con un grido. Dietro di s sentiva i bruti che
urlavano allarmati, ma in quel preciso istante non era quella la sua
preoccupazione. Effettu un affondo, cercando di infilzare l'avversario,
ma ancora una volta non riusc a colpire assolutamente nulla.
Un secondo pi tardi gli venne in mente di abbassare lo sguardo, e
quando lo fece vide il motivo per cui nessuno dei due assalti era andato
a segno; aveva colpito al di sopra della testa dell'assalitore. Il feroce
ribelle che l'aveva attaccato era alto poco pi di un metro e venti,
aveva la pelle pallida incrostata di sudiciume, i capelli e la barba
sporchi e arruffati. Le braccia e le gambe scabrose della creatura erano
avvinghiate intorno alla gamba destra di Geli, e sembrava che cercasse
di penetrare attraverso l'armatura, mordendola con i denti marci e
ingialliti.
Takhisis mi fulmini, imprec tra s il capitano; siamo caduti in
un'imboscata tesa da nani di fosso.
La creatura avvinghiata alla sua gamba inizi a produrre bassi suoni
ringhianti, che probabilmente credeva risultassero feroci. Accigliato e
irritato, MarBoreth cerc di liberarsi scrollandosela di dosso, ma il
nano si stringeva con forza. Dietro di lui i bruti guaivano di dolore;
chiaramente la loro celebrata pittura di guerra protettiva non serviva a
molto contro le unghie e i denti dei nani di fosso. Uno sguardo furtivo
alle proprie spalle conferm i suoi sospetti; le truppe si erano accalcate
a tal punto da non avere spazio per combattere. Si maled per non aver
detto loro di allargarsi in precedenza.
Perch no cadi? domand indignato il nano di fosso che non lo
mollava. Ti ho colpito forte davvero. Dovresti cadere.
Guardandolo torvo, Geli alz la spada per uccidere quell'essere
indegno, ma all'ultimo momento cambi idea e gli diede invece un
colpo sulla fronte con la parte piatta della lama. L'espressione irritata
della creatura lasci spazio a una strana perplessit, poi piomb a terra,
priva di sensi.
L'effetto fu istantaneo. Hanno preso Glert! grid uno degli altri
nani di fosso. Fuggite! url un altro. Strillando in preda al panico, si
sparpagliarono in ogni direzione, passando accanto a Geli e ai bruti
stupefatti, scappando in preda a un abietto terrore; nel giro di pochi
secondi erano spariti.
I bruti si afflosciarono contro i muri, gemendo e avvinghiandosi
braccia e gambe sanguinanti. A MarBoreth le loro ferite non
sembravano molto gravi, ma la sporcizia e il viscidume stavano
peggiorando rapidamente le cose. Typak, che in qualche modo aveva
riportato un brutto graffio alla guancia destra, barcoll verso il
cavaliere. Nel nome degli antenati, che cos'era quella roba? ans.
Geli si accigli. Nani di fosso, disse. A quanto pareva non c'erano
creature del genere nel luogo di provenienza di Typak. Bella fortuna,
pens lui. Sono come ratti, soltanto pi grossi e non altrettanto
intelligenti.
Non ho mai combattuto contro un ratto, disse affannosamente
Typak. Ma penso che questi siano peggio.
Non sono altro che una seccatura, replic aspramente Geli. E
colpa vostra se siete stati colpiti cos duramente, eravate troppo vicini.
Come vi aspettate di combattere se non avete lo spazio per sferrare un
colpo di spada?
Typak stava per rispondere, ma proprio in quel momento uno dei
bruti si pieg in due con un gemito tormentoso e cadde in ginocchio.
La prima reazione di Geli fu di guardarsi intorno temendo una seconda
imboscata, ma si rese rapidamente conto che non si trattava di quello;
sembrava che anche gli altri barbari stessero male.
Allora cap che le ferite erano infette; tutta quella sporcizia era
entrata in circolo nel sangue, debilitandoli gravemente. Si accorse che i
bruti non erano pi nelle condizioni di combattere, e inizi a chiedersi
quanto tempo avessero prima che la malattia peggiorasse al punto da
rendere loro impossibile addirittura camminare. Era finita cos, non
potevano continuare.
Era stato sconfitto alla sua prima missione, e da nani di fosso, per di
pi.
E adesso che cosa facciamo? chiese Typak.
Geli si strapp via l'elmo, disgustato. Ritorniamo indietro, ringhi.
Abbass lo sguardo sui propri piedi, dove il nano di fosso che l'aveva
attaccato giaceva accasciato, russando sommessamente. E portiamo
quella cosa con noi.
La folla si apr un po pi rapidamente del solito quando Geli entr a
grandi passi al Pennone Spezzato, quella sera. Alcuni degli abitanti del
luogo gli rivolsero un'occhiata e mormorarono sottovoce. Di fronte a
questo lui sent divampare il proprio malumore, ma lott per mantenere
il controllo. Era stata una giornata difficile e deludente, e non era il
caso che perdesse la propria compostezza. Si diresse con calma al
solito tavolo.
Rancis alz lo sguardo quando vide avvicinarsi l'amico e arricci il
naso. odore di pesce quello che sento? chiese, sconcertato.
Geli cont lentamente fino a dieci, come aveva imparato a fare
quando la rabbia si impadroniva di lui. Barista! grid, spingendo da
parte la caraffa di birra che gi lo aspettava. Portami del brandy!
Obbediente, il taverniere si affrett a servirgli un bicchiere di brandy
e Rancis osserv l'amico svuotarlo in un unico lungo sorso.
Immagino, disse, che le cose non siano andate proprio come avresti
sperato.
Questo dovrebbe essere palese, sbott aspramente MarBoreth. Se
tutto fosse andato come mi ero augurato, avrei riportato indietro i
ribelli in catene e me ne starei a bere vero brandy con il
sottocomandante Athgar, e non sciacquabudella in questo buco.
Capisco, disse saggiamente Lavien. Si succhi il labbro inferiore
con aria pensosa per un attimo. Ti andrebbe di raccontarmi che cos'
accaduto?
Siamo caduti vittima di un'imboscata.
Da parte dei ribelli?
Non esattamente.
La fronte di Rancis si solc, bevve con calma un sorso del vino
d'annata di Kalaman giallo paglierino che aveva scelto di concedersi
questa sera. B, spero che le abbiate date almeno quanto le avete
prese.
Geli scroll le spalle. Ne dubito; la met dei miei uomini sta troppo
male per muoversi, e credo che gli altri non siano neppure in grado di
alzare una spada. Il mio vice ha quasi perso un occhio. Tuttavia
abbiamo preso un prigioniero.
Ah, bene, disse Rancis, cercando di mostrarsi allegro. Chi avete
preso? Un mago? Un chierico di Paladine? Un Cavaliere di
Solamnia?
Il secondo bicchiere di brandy scivol gi per la gola di Geli, che
mormor qualche cosa di sconnesso.
Che cos'hai detto? chiese Rancis. Non ho capito bene...
Ho detto: "Un nano di fosso"! sbott aspramente MarBoreth.
Alcuni dei presenti gli rivolsero un'occhiata, ma lui li guard di
rimando con occhio furioso e malevolo, e loro si affrettarono a trovare
qualche cosa di pi interessante da osservare.
Rancis sbatt le palpebre. Mi dispiace, disse. Credo che l'udito
mi stia giocando un brutto scherzo. Potrei giurare che tu abbia detto:
"un nano di fosso".
Geli pos il bicchiere senza troppa delicatezza, incrinandolo.
quello che ho detto.
Ah.
Ci hanno attaccato e hanno messo fuori combattimento i miei
uomini.
Ah. Rancis fece un respiro profondo. Niente ribelli, dunque?
Geli scroll il capo furente.
Capisco, disse Lavien, accarezzandosi per un attimo i baffi sottili.
Ti rendi conto che non possiamo giustiziare dei nani di fosso, vero?
Non servirebbe certo a farti ottenere quel rispetto che agogni... faresti
pi paura se te ne andassi in giro a pestare lumache.
Non intendiamo giustiziarlo, ringhi Geli. L'ho riportato qui per
fargli alcune domande.
Rancis rimase a bocca aperta. Intendi interrogare un nano di
fosso? esclam, sbalordito. Quei maledetti esseri sono troppo stupidi
perfino per contare fino a tre. Come ti aspetti che possa rivelarti
qualche cosa di utile?
MarBoreth si strinse nelle spalle. La traccia lasciata dai ribelli
portava l, disse. Deve pur aver visto qualche cosa; scoprir quel che
posso.
Come vuoi. Lavien bevve un sorso di vino, poi alz lo sguardo
sull'amico, socchiudendo gli occhi. Siamo sicuri che non mi stai
prendendo in giro?
... setteottonovedieci, pens Geli, digrignando i denti. S, ringhi.
Lavien tracci un segno sacro nell'aria. Possa la Regina delle
Tenebre starti accanto, amico mio, disse solennemente. Ne avrai
bisogno.
Con sorpresa di MarBoreth, Typak lo aspettava alla tenda dove
veniva tenuto il nano di fosso. Il bruto, il volto bendato per la ferita
riportata il giorno prima, s'inchin all'avvicinarsi del Cavaliere delle
Tenebre; intorno a lui indugiava ancora un netto olezzo di pesce. Geli
decise di non farvi alcun accenno.
Notizie degli altri? chiese il capitano.
Il barbaro assunse un'aria grave. Non buone; se la caveranno, ma
sono tutti in preda al tormento. Trascorrer del tempo prima che siano
in condizioni di combattere.
A Geli venne in mente un'imprecazione particolarmente violenta e
sacrilega, ma la dignit di cavaliere gli imped di pronunciarla a voce
alta. Immagino che non ci sia modo di evitarlo, disse. Rivolse
un'occhiata alla tenda, facendosi forza. Se non c' altro, abbiamo del
lavoro da fare.
Typak si fece da parte, tornando a inchinarsi. Il capitano respir
profondamente, poi scost la falda della tenda ed entr, chinando il
capo.
Bench legato e imbavagliato, il nano di fosso trov il modo di
gemere in modo patetico quando entrarono i due. Geli si pieg per
cercare di togliergli il bavaglio, ma la creatura terrorizzata si allontan
precipitosamente da lui, con gli occhi fuori dalle orbite per la paura.
Anche quando il cavaliere la afferr per il davanti della casacca
sudicia, essa torse il capo da una parte all'altra, tenendolo a bada. Alla
fine Typak dovette tenere gi il nano mentre Geli allentava il bavaglio,
e quando riusc a toglierglielo, il piccoletto cerc di staccargli le dita
con un morso.
Maledetto! imprec il capitano, ritraendo la mano di scatto. Typak
spinse gi in terra il nano di fosso, che inizi a uggiolare, producendo
un suono stridulo e acuto, che trasmise brividi lungo la spina dorsale
del cavaliere. Non farlo pi, ringhi MarBoreth, altrimenti il mio
amico sar costretto a schiacciarti.
La creatura trasal, poi alz lo sguardo sul bruto, che gli rispose con
un sorriso opportunamente malvagio. Certo, certo, si affrett a dire il
nano, assumendo un pallore mortale. Faccio come dici. Fiss Geli
per un attimo, socchiudendo gli occhi. Ma penso comunque che tu
dovresti morto. Ti ho colpito davvero forte.
Ebbene, non lo sono, replic aspramente il cavaliere. Ebbene,
piccolo topo di fogna, come ti chiami?
Il nano di fosso ci pens un po su, accarezzandosi la barba untuosa.
Glert! Mi chiamo Glert! esclam infine, rivolgendogli un largo
sorriso, con il volto acceso di orgoglio giubilante. Ho detto giusto?
Che cosa vinco?
Geli aggrott la fronte, perplesso. Come sarebbe a dire che cosa
vinci?
La creatura annu con entusiasmo, scoprendo i denti in un sorriso
immenso e piuttosto grottesco. Altro uomo fatto domande a Glert. Fa
un gioco: se rispondo giusto da a Glert premi. Bel sasso, rana morta...
quel genere di cose. Mi promette di darmi un grande tesoro un giorno.
Io so molto.
Sono sicuro che sia cos, ma... la voce di Geli si spense, si
corrucci. Aspetta un minuto; che cosa intendi per "altro uomo"?
Oh, lui davvero simpatico. Belle vesti rosse, non come quella brutta
cosa. Il nano di fosso punt un dito tozzo sulle complesse incisioni
della corazza del cavaliere. Lui visita clan di Glert molte volte. Lui
tratta Glert proprio bene, non come te. Tu cattivo, colpito Glert su
testa.
Una parte di Geli desider rifarlo, ma si controll; sembrava davvero
che stesse arrivando da qualche parte, malgrado i dubbi di Rancis.
Questo uomo simpatico, disse, quello con le vesti rosse, come si
chiama?.
Glert aggrott la fronte in intensa concentrazione e Geli si preoccup
del fatto che potessero trascorrere ore prima che lui giungesse alla
risposta. Fortunatamente, ben presto una luce di comprensione si fece
strada sul volto del nano. un nome davvero buffo, disse. Hyook.
Suona come quando inghiotti qualche cosa di disgustoso.
Geli rimase senza fiato. Hewick! Dunque questo piccolo idiota
conosceva l'uomo pi ricercato di tutta Caergoth! Che cos'altro sai a
proposito di questo... ehm... Hyook? chiese. Dove vive?
Oh! Glert sorrise raggiante. Io so. Vive qui, in citt.
Il cavaliere inizi ad avvertire un inizio di mal di testa, un dolore
sordo dietro agli occhi, si port una mano alla fronte. Puoi essere pi
specifico? chiese.
Oh! Certo! Certo! rispose Glert. Posso farlo. Soltanto... che cosa
significa "specifico"?
Geli intu che Typak stava ponderando se fosse il caso di limitarsi a
spaccare la testa al nano di fosso, facendola finita una volta per tutte,
perci si affrett a intervenire. Significa dove vive Hyook in citt?
Oh! disse la creatura, annuendo entusiasta. Glert capisce! Vuoi
sapere se so in quale parte della citt vive Hyook! Glert sa rispondere a
quello!
Con eccitazione crescente, MarBoreth si ritrov ad annuire insieme
al nano entusiasta. Bene! disse. Benissimo! Qual la risposta?
No! rispose Glert, con un ghigno sorprendentemente ampio.
Glert non ha idea di dove vive!
Geli smise di annuire; per un attimo non riusc a pensare a una sola
cosa da dire. Va bene, ringhi infine, riconoscendo di essersi
cacciato in un vicolo cieco. Hai detto che fai parte di un clan.
S! Clan Murf! rispose Glert. Clan davvero grande. Io appena
entrato. Molti di noi gi vicino grande acqua. Hai conosciuto gli altri
ieri. Alz lo sguardo su Typak. Gorp, amico di Glert, cercato di
cavarti occhio. Gorp non ha mira molto buona.
Lentamente, Typak chiuse le mani a pugno; Geli lo ferm con uno
sguardo, chiedendosi per quanto tempo ancora sarebbe riuscito a tenere
a bada il bruto. Parlami ancora di questo clan Murf, lo esort.
Oh, clan Murf molto grande, rispose Glert.
Quanti di voi... Geli si arrest, senza fiato, inorridito, ma era
troppo tardi. Il nano di fosso aveva iniziato a contare.
Uno, e uno, e uno, e uno... recitava la creatura, numerando dita
delle mani e dei piedi e peli della barba. Il capitano cont insieme a lui,
ma si perse intorno al quaranta, e comunque non poteva certo fidarsi
della parola di un nano di fosso quando si trattava di un lavoro cos
impegnativo per il cervello. E uno, e uno, e uno! Alla fine Glert
termin; sorridendo come un pazzo mostr dieci dita. Due!
Questo, Geli se l'era aspettato. Typak, tuttavia, sapeva ben poco di
quelle creature e produsse uno strano verso stridulo, restando a bocca
aperta. MarBoreth avrebbe potuto scoppiare a ridere, se non fosse stato
per l'impulso quasi travolgente di prendere il nano per la gola e di
scuoterlo fino a fargli partire tutti i denti. Grazie, Glert, disse
concisamente.
Di nulla.
Che cos'altro puoi dirmi su questo... questo clan Murf?
Hmm, osserv il piccoletto, grattandosi la testa. B, Hyook ci da
nome strano, ci chiama "Prima Resistenza dei Nani di Fosso". Io non
so cosa significa, ma mi piace molto Hyook. Lui davvero simpatico, mi
da premi se gli dico cose, questo ve l'ho gi detto.
Giusto, disse il cavaliere. Va bene. Chi comanda nel clan?
Glert sbatt le palpebre. Quella non domanda molto furba;
comanda il nostro capo.
Il dolore dietro agli occhi di Geli peggior. Quello lo immaginavo,
disse a labbra contratte. Ma chi il vostro capo? E..., aggiunse,
alzando una mano prima che la creatura potesse sbottar fuori con una
risposta, se dici che il vostro capo chi comanda, dir al mio amico
di farti molto male.
Typak entr in tensione, speranzoso.
Mortificato, Glert si strinse nelle spalle. Capo si chiamato Blim.
Sommomurf Blim. Lui davvero furbo. Lui sa dove Hyook vive.
Bene! Perfetto! si rallegr Geli. Ora, dove posso trovare questo
Sommomurf Blim?
Oh, me non consentito di dire te, dichiar severamente Glert.
Sommomurf detto, se qualcuno dice uomini cattivi dove vive clan
Murf, lui ci mette in stufato.
Va bene, disse MarBoreth, cercando di non pensare a quanto fosse
rivoltante quel pensiero. Non devi dirmi dove vive il clan Murf.
Allora perch non mi dici soltanto dove vivi tu?
La comprensione si fece strada sul volto di Glert; sorrise. Il capitano
sorrise. Perfino Typak sorrise. Quello lo so! E Sommomurf non detto
di non dire, si rallegr il nano di fosso. Glert vive... con clan Murf!
Il sorriso si raggel sul volto di Geli, che emise un lungo, lento
sospiro e inizi a massaggiarsi le tempie.
Liquore dei nani, ringhi MacBoreth, crollando pesantemente
sulla sedia, al solito tavolo del Pennone Spezzato. Porta la bottiglia!
grid. Il barista si affrett a ottemperare.
Rancis Lavien sedeva in silenzio, tenendo sollevato il bicchiere di
vino qualinesti alla luce del focolare, per ammirarne l'intensa tonalit
rubino. Si port il bicchiere alle labbra, bevve un breve sorso e lo pos,
senza incrociare lo sguardo furioso dell'amico.
Il barista port un boccale d'ottone abbastanza pulito e con esso una
vecchia bottiglia di liquore dei nani, incrostata di sudiciume. Il
cavaliere se ne vers una dose notevole e lo butt gi, trasalendo
all'odore pungente e al sapore infuocato del liquido. Poi ne tracann un
altro. Pulendosi la bocca, osserv Rancis con impazienza crescente.
Ebbene? sbott con veemenza.
Lavien lo guard con aria blanda. Ebbene che cosa?
Non fare il furbo con me, ringhi Geli. Hai qualche cosa da
chiedermi. Spara.
Per un attimo Lavien parve ferito, poi sorrise. Non sia mai detto che
non cerco di essere discreto, osserv. Chi ha vinto, tu o il nano di
fosso?
Geli butt gi un terzo bicchiere, in preda a pensieri violenti.
Pensavo che sarebbe stato facile superare in astuzia il piccolo
bastardo, mormor aspramente.
Talvolta l'avversario disarmato il pi pericoloso, rispose Rancis,
citando un antico detto dei mercenari. O forse semplicemente non in
grado di dirti quello che vuoi sapere.
No, non si tratta di questo, rispose l'altro. Volevo scoprire dove
vive... perfino un nano di fosso dovrebbe essere in grado di ricordare
una cosa simile. Chiuse gli occhi e si massaggi il naso, pregando
ogni dio del pantheon delle tenebre perch alleviasse il mal di testa che
gli martellava il cervello. Hai idea di quanto sia difficile ingannare
qualcuno che troppo stupido per seguire ci che dici?
Evidentemente non hai mai conosciuto mio fratello, disse Lavien
con aria mite.
MarBoreth sbott in un'aspra risata esplosiva, attirando su di s gli
sguardi furtivi degli altri avventori della taverna, poi butt gi un'altra
sorsata di liquore.
Forse ne hai bevuto abbastanza, osserv Rancis, toccandogli il
braccio.
Lasciami in pace, disse indistintamente Geli, allontanandogli la
mano con violenza. So quando ne ho bevuto abbastanza.
Rancis si strinse nelle spalle. F come vuoi, disse. Sai bene che
cosa fa agli ubriaconi il sottocomandante Athgar.
Quelle parole attirarono l'attenzione del cavaliere; seppure dopo
quattro bicchieri di liquore dei nani, ricordava ancora che ne era stato
dell'ultimo uomo che aveva bevuto troppo nella compagnia di Athgar.
Si chiamava Vimor Crenn e aveva un grado molto pi elevato di quello
di Geli. Athgar aveva spogliato personalmente Vimor del cavalierato,
poi gli aveva tagliato la gola con la sua stessa spada.
MarBoreth torn a conficcare il tappo di sughero nella bottiglia e la
spinse il pi possibile lontano da s.
Cos va meglio, dichiar Rancis. Rispettosamente, fece segno al
barista di portar via il suo vino, oltre al liquore. Ora vediamo che cosa
si pu fare per il tuo amichetto, disse. Talvolta, quando non si riesce
a risolvere un problema, necessario fare un passo indietro e guardarlo
da una diversa angolazione.
Geli annu con aria assente. Bene, mormor. Hai qualche
suggerimento?
A dire il vero s.
L'altro alz lo sguardo, ma dopo un attimo si rese conto che l'amico
aveva finito di parlare. Cont fino a dieci. Ebbene? domand. Di
che cosa si tratta?
Hai detto che volevi sapere dove vive il nano di fosso, giusto?
chiese Rancis.
MarBoreth fu colpito da un'immagine molto realistica delle sue mani
che si chiudevano intorno alla gola di Lavien. Ti dispiacerebbe
smetterla con questi giochetti, ringhi, ed espormi la tua maledetta
idea?.
L'altro inclin il capo con fare indulgente. Ebbene, disse, lascialo
andare.
Sbattendo le palpebre con aria confusa, Geli consider Rancis,
perplesso. Lasciarlo... inizi. Poi fu colpito con tale violenza dalla
semplicit della cosa, che rischi quasi di cadere dalla sedia. Era cos
evidente.
Certo, disse, increspando le labbra in un largo sorriso astuto, che
l'amico si affrett a duplicare. Lasciarlo andare!
Non riesco a credere che questa cosa funzioni, mormor Typak.
Geli sorrise al bruto. Non sottovalutare mai la stupidit di un nano
di fosso. Quello stato l'errore che abbiamo commesso ieri, ipotizzare
che il piccoletto fosse abbastanza intelligente, che fosse in grado di
seguire dei giochi mentali. Avrei dovuto pensarci subito; perch
cercare di farci dire dove vive il suo clan, quando pu mostrarcelo?
Il bruto scroll il capo con aria afflitta. Se mi aveste detto
dell'esistenza di simili creature non vi avrei mai creduto.
I due uomini guardarono davanti a s; a neppure due isolati di
distanza c'era Glert, che trotterellava felice lungo la strada. Seguivano
l'essere dalle gambe tozze mantenendo un'andatura tranquilla, senza
curarsi di nascondersi. Dietro di loro c'erano una ventina di cavalieri e
bruti, che marciavano in formazione. Il sottocomandante Athgar,
quando Geli gli aveva esposto il piano, gli aveva affidato il comando
temporaneo della sua compagnia, pi che altro per divertimento,
immagin MarBoreth.
Avevano liberato il nano di fosso, lasciato la guarnigione e ora si
trovavano ai moli e si stavano avvicinando sempre pi alla tana del
clan Murf. Era cos sorprendentemente semplice che il cavaliere non
pot fare a meno di ridere.
Non si rende conto che lo stiamo seguendo? chiese Typak con
incredulit.
Certo che s, rispose Geli. Solo che non gli viene in mente che
possa non essere una buona cosa.
Il capitano si ferm di colpo, afferr Typak per il braccio e i due
uomini si arrestarono, mentre le truppe alle loro spalle facevano
altrettanto. Osservarono, in silenzio e senza muoversi, mentre il nano
di fosso si volgeva a guardare. Per un attimo Geli ebbe la terribile
sensazione che il piccolo essere spregevole si fosse perduto, ma ben
presto Glert annu, mormorando tra s. Poi si volse, guard dritto verso
la massa di feroci guerrieri pesantemente armati, e salut con la mano.
Ciao! grid con un largo sorriso.
Typak lo fiss incredulo; alcuni dei cavalieri pi giovani alle sue
spalle ridacchiarono. Non avendo niente di meglio da fare e con un
vago senso di sconcerto, Geli lo salut a sua volta. Poi il nano ripart,
trotterellando dietro un angolo e avviandosi lungo un vicolo stretto.
Scrollando il capo e ridacchiando tra s, MarBoreth condusse oltre le
truppe.
L'insegna sulla porta fu sufficiente a scatenare un parossismo di risa
soffocate da parte di vari cavalieri al comando di Geli. Lui li zitt con
un'occhiataccia, lieto che l'elmo a forma di teschio che indossava
nascondesse il fatto che non riusciva a sua volta a tenere fermi gli
angoli della bocca.
Guard su e gi lungo il vicolo, dove i bruti del suo gruppo erano
indaffarati a infilzare con la spada mucchi di spazzatura. Sembrava che
non ci fosse un'altra imboscata in serbo per loro, e questo era un bene.
D'altro lato, naturalmente, stava per entrare nella tana di almeno una
quarantina di nani di fosso. Certo, le creature erano codarde, ma si
sapeva che potevano essere in grado di combattere con ferocia
illimitata, se messi con le spalle al muro. Era come infilare
deliberatamente una mano in un nido di vespe.
Lasciate stare il Sommomurf, disse ai suoi uomini. Degli altri
non m'importa, ricordate soltanto che non siete qui per sterminarli; non
uccidete nulla se non siete costretti.
I cavalieri annuirono rispettosamente e prepararono le armi. Con il
petto gonfio d'orgoglio Geli torn a volgersi verso la porta che avevano
appena visto varcare da Glert, e gli caddero gli occhi sull'insegna.
Diceva: Pota sgreta - Bisogna prola doddine per entare. Sotto queste
parole, qualcuno aveva scarabocchiato in modo rozzo, ma utile prola
doddine: stufato.
Per un attimo MarBoreth pens di essere sul punto di perdere il
controllo; mordendosi la lingua, si protese per bussare.
Cosa vuoi? chiese una voce dall'altra parte.
Questo lo colse in contropiede. Per l'Abisso, che cosa mai credevano
che volesse? Fammi entrare, rispose.
Non posso, disse la voce. Tu non detto parola d'ordine.
Stufato, dichiar Geli.
Ci fu un attimo di silenzio, poi il comandante ud il nano di fosso
dall'altra parte della porta che mormorava tra s. Dopo un po il nano
di guardia alla porta alz di nuovo la voce. Sei sicuro? chiese con
fare sospettoso. Me non ricordo. Cosa dice cartello l fuori?
MarBoreth sent crepitare nell'aria la risata repressa degli altri
cavalieri. Quella era l'ultima cosa di cui aveva bisogno, che i suoi
uomini non riuscissero a combattere perch in preda a un attacco di
risa. Rivolse loro un aspro gesto dietro le spalle e piombarono in
silenzio, mentre il radicato senso della disciplina aveva la precedenza
su tutto il resto. Dice "stufato", ringhi lui. Ora apri la porta prima
che la butti gi.
Va bene, brontol il nano. Un attimo dopo la porta oscill verso
l'interno e il comandante si rese conto che non era neppure stata chiusa
a chiave; avrebbe potuto fare irruzione in qualsiasi momento. Un
piccolo coro di sbuffi alle sue spalle indic chiaramente che gli altri
cavalieri erano arrivati alla stessa conclusione. Non sapeva bene chi
avrebbe messo pi a dura prova la sua pazienza oggi, se quei miserabili
esseri o le sue stesse truppe.
Aprendosi, la porta rivel un nano di fosso enormemente grasso, che
indossava una sorta di vecchio sacco di tela ruvida. La creatura alz lo
sguardo su Geli sbattendo le palpebre in preda alla confusione, poi
sbarr gli occhi per lo stupore notando gli altri cavalieri. Rimase a
bocca aperta in preda all'orrore e allo sconcerto.
Agh, dichiar il grassone, e perse i sensi cadendo di botto.
I cavalieri abbassarono lo sguardo per un attimo sulla guardia
svenuta, poi iniziarono a ridacchiare apertamente, e questa volta il
capitano non pot fare a meno di unirsi a loro. Bene, osserv, uno
fuori combattimento.
In seguito, quando descrisse la cosa a Rancis Lavien, Geli paragon
l'assalto al quartier generale della Prima Resistenza dei Nani di Fosso
all'ingresso in un tornado peloso e puzzolente. Le creature correvano
ovunque, ululando in preda al panico e andando a sbattere contro le
pareti e l'una contro l'altra, nel disperato tentativo di sfuggire
all'avanzata dei cavalieri. Di conseguenza il combattimento effettivo fu
davvero ridotto al minimo; MarBoreth e i suoi uomini si limitarono a
farsi strada a spinte attraverso quel labirinto intricato e disseminato di
lerciume, allontanando a calci qualsiasi miserabile individuo fosse
troppo accecato dal terrore per rendersi conto del loro passaggio.
Tuttavia ci furono comunque delle vittime. Un giovane Cavaliere del
Giglio si slog malamente il ginocchio scivolando su una delle molte
pozze di viscidume non identificato che coprivano il fondo dell'antro.
E gli sfortunati bruti che vagarono accidentalmente all'interno della
mensa del labirinto furono sopraffatti cos gravemente dal puzzo, che i
compagni dovettero riportarli subito fuori. Nel complesso, tuttavia, la
compagnia di Geli si fece strada agevolmente attraverso il quartier
generale.
Trovarono il Sommomurf Blin rannicchiato dietro al trono, che si
copriva il volto con le mani, tutto tremante di paura. I cavalieri lo
circondarono a spade sguainate, ma lui continu a farsi piccolo per il
terrore, rifiutando di alzare lo sguardo. Andatevene, gemette in tono
stizzoso. Io nascosto. Voi non vedere.
A un cenno del capo da parte di Geli, Typak avanz, afferr il
Sommomurf per le vesti incrostate di sudiciume e lo sollev da terra.
Blim agit furiosamente le braccia per qualche attimo, ma non riusc a
colpire il bruto dipinto di azzurro, n con i pugni n con i piedi, perci
rinunci.
Va bene, dichiar, e la sua voce assunse un tono ridicolmente
altero. Me misericordioso. Vi risparmiamo.
Lottando per mantenere la compostezza, Geli fece segno a Typak di
posare il nano sul trono in sfacelo, cosa che il bruto fece in modo un
po pi energico del necessario.
Che cosa volete? gemette il Sommomurf, trasalendo e
massaggiandosi il fondoschiena ammaccato.
Soltanto parlare, rispose Geli. Ti far alcune domande, e...
Fu interrotto bruscamente da un nano di fosso che entr nella sala
del trono di gran carriera, gemendo, passando dritto attraverso il
gruppo di cavalieri che si erano raccolti intorno a Geli e a Blim. La
creatura scomparve, uscendo dalla parte opposta della stanza, prima
che qualcuno potesse superare lo sbalordimento quel tanto da reagire.
Quello mio condottiero bellico, spieg Blim con fierezza.
MarBoreth sbatt le palpebre momentaneamente perplesso.
Ccerto, balbett. Poi richiam a raccolta i propri pensieri e assunse
un cipiglio irritato. Ebbene, riprese, ti far alcune domande. Se mi
risponderai ce ne andremo.
Blim ci pens su per quella che parve una piccola eternit. Mi
sembra giusto, dichiar infine. Gli occhi gli scintillavano
d'entusiasmo. Mi piace il gioco degli indovinelli. Che cosa vuoi
sapere?
Malgrado tutti i suoi sforzi, Geli non riusc a contrastare la
sensazione di vuoto allo stomaco che lo avvinghi.
Dal trono, il Sommomurf abbass lo sguardo sui Cavalieri di
Takhisis, socchiudendo con circospezione gli occhi porcini. Fatemi
capire bene, disse. Volete che dica a Hyook dove vivete?
No! url Geli, e gli sembr di averglielo detto per la centesima
volta. Sentiva che stava perdendo il controllo, era sul punto di farsi
travolgere dalla rabbia, e si impose di ricordare che uccidere a sangue
freddo il sovrano dei nani di fosso non sarebbe stato conforme
all'ideale cavalieresco dell'onore. Cont fino a dieci, scopr che non era
abbastanza e continu; arrivato a cinquanta era ormai sufficientemente
calmo da poter continuare senza dare in escandescenze. Eppure la sua
voce era caratterizzata da uno strano tremito, quando torn a parlare.
Riproviamo, disse, io voglio che tu dica a me dove vive Hyook.
Capito?
S, disse Blim, annuendo felice. Vuoi che Hyook mi dica dove
vivi tu. Si guard intorno un po confuso. Soltanto... Hyook non qui.
Perch tu stesso non dici me? Cos sembra pi facile.
Il mal di testa gli ritorn pi forte che mai, simile a una grande punta
d'acciaio che gli penetrasse nel cervello. Si massaggi le tempie,
pregando che Takhisis gli infondesse pazienza e gli desse un po di
sollievo dall'orrendo fetore che permeava la tana dei nani di fosso.
Qualche cosa che non va nella tua testa? chiese Blim. Chiamo
l'uomo di medicina. Lui sistema.
Allarmato, Geli fece per obiettare, ma ormai era troppo tardi.
Poog! strill il Sommomurf, conficcando la punta tormentosa ancor
pi profondamente nella testa del comandante.
Un vecchio nano di fosso curvo e scarno entr nella stanza; la sua
barba grigia era talmente lunga che vi inciamp due volte mentre
avanzava con passo strascicato verso di loro. Cosa succede?
gracchi, strizzando gli occhi miopi in direzione dei cavalieri.
Nulla, si affrett a dire Geli. tutto...
Questo tipo ha mal di testa, Poog, l'interruppe Blim, indicando
MarBoreth con uno scatto del pollice. Hai una cura?
Certo che ce l'ho, rispose Poog indignato. Infil una mano in una
delle molte tasche della giubba macchiata che indossava, ed estrasse
vari frammenti di qualche cosa che il cavaliere non riconobbe
immediatamente. Mostr i pezzetti e Geli cap che gli veniva offerta
nientemeno che corteccia di salice. Ecco, disse Poog. Mastica.
Aiuta a sistemare testa.
Furioso, il capitano allontan con uno schiaffo la mano dell'uomo di
medicina, facendo volare via la corteccia. Togli di mezzo quella
roba, ringhi. Poog fece il broncio per un attimo, poi si mise a sedere
sul pavimento e inizi a frignare.
All'interno di Geli si spezz qualche cosa. Basta! rugg. Sguain la
spada dalla cintura, si protese verso il Sommomurf e premette la punta
della lama contro il naso tondeggiante di Blim, facendo rientrare la
pelle, senza tuttavia farla sanguinare. Ebbene, sibil, livido in volto,
ti dar un'ultima opportunit di rispondermi e poi ti praticher una
terza narice. Sono stato chiaro?.
Blim incroci gli occhi per fissare la lama all'estremit del suo naso,
mentre il volto gli si inondava di lacrime. Dopo alcuni inutili tentativi
di trovare la voce, annu lievemente.
Bene, disse Geli. Basta con i giochetti. Dove vive Hyook?
Oh! esclam il Sommomurf con aria trionfante. Vuoi sapere
dove vive Hyookl Sommomurf sa dire. Perch non detto subito?
Geli riusc a produrre unicamente un esile gemito stridulo.
Blim gli rivolse uno sguardo stranamente comprensivo. Non
preoccuparti, disse. Capita a tutti di fare qualche stupido sbaglio
ogni tanto. Hyook vive in grande casa su collina. Una volta portato l
Blim. Anche lui ha porta segreta. Non buona come porta segreta del
clan Murf, tuttavia. Troppo difficile da trovare.
Con fare esitante, il cavaliere abbass la lama, che lasci un notevole
segno rosso sul naso del nano di fosso. Benissimo, disse lentamente.
Dov' la porta segreta? chiese, preparandosi al peggio, prevedendo
che ci sarebbe voluta un'altra ora per far capire la domanda al nano.
Oh, quello facile, rispose il Sommomurf. L in casa c' grande
stanza, molti libri. Porta segreta dietro scaffali vicino caminetto.
Hyook tira grande libro azzurro su terzo scaffale per aprire.
Una risposta diretta! MarBoreth fu sul punto di mettersi a ballare.
Va bene, disse. Grazie, Vostra Altezza. E quello che volevo
sapere.
Sommomurf felice di aiutare, rispose Blim, raggiante,
massaggiandosi il naso. Tese la mano. Ora cosa mi dai?
Geli inarc di colpo le sopracciglia. Avrebbe dovuto pensarci prima;
se Hewick dava ai nani di fosso dei gingilli in cambio del loro aiuto,
naturalmente le creature avrebbero preteso altrettanto da parte sua. Si
guard intorno invano, poi annasp in cerca della borsa, estrasse
un'unica moneta di rame e la mise in mano al Sommomurf. Ecco,
Vostra Altezza, disse.
Ooh! fu il gridolino di gioia di Blim, che sollev la moneta alla
luce fioca. Luccica! Tu fai Sommomurf molto felice. Ora v.
Normalmente Geli sarebbe stato furioso per il fatto di venir
congedato in modo tanto insolente, ma fu pi che lieto di
accontentarlo. Si alz e si affrett a lasciare la stanza, seguito dai suoi
uomini, lasciandosi alle spalle il sovrano nano di fosso e il suo uomo di
medicina piagnucolante. Il capitano non si ferm, non si volt a
guardarsi indietro, mentre si faceva di nuovo strada attraverso il caos
del nascondiglio delle creature e usciva all'aria accogliente e
relativamente fresca del vicolo disseminato di immondizia.
Finalmente sapeva! Sapeva esattamente dove avrebbero potuto
trovare Hewick. C'era soltanto una collina all'interno delle mura di
Caergoth e non sarebbe stato molto difficile capire quale abitazione
appartenesse al mago. Mentre guidava la propria compagnia lungo i
pontili, di ritorno verso la guarnigione, ripercorse mentalmente il suo
piano. Avrebbe fatto rapporto al sottocomandante e chiesto il permesso
di guidare lo squadrone che avrebbe preso d'assalto l'abitazione, una
richiesta che Athgar sarebbe stato pi che disposto ad accogliere, alla
luce del successo riportato con il Sommomurf. Dopodich, quando i
Cavalieri di Takhisis avrebbero finalmente catturato i ribelli, lui
sarebbe tornato a essere un eroe. Ci sarebbero state altre promozioni,
gloria e fama.
Prima di tutto questo, tuttavia, aveva bisogno di un lungo bagno;
puzzava di nano di fosso.
La porta della casa si apr di scatto con uno schianto fragoroso e una
quarantina di Cavalieri di Takhisis la varcarono lanciandosi alla carica
con le spade sguainate. Dietro di loro giungeva uno sciame di bruti e
poi, con fierezza, Geli MarBoreth, che si era conquistato il diritto di
guidare questo assalto. Accanto a lui c'era Rancis Lavien, con la spada
che scintillava al bagliore morente del crepuscolo. I due uomini si
scambiarono biechi sorrisi soddisfatti mentre percorrevano con passo
deciso il tenebroso corridoio d'ingresso.
La biblioteca! sbrait il comandante, con voce risonante
dall'interno dell'elmo. Cercate la biblioteca!
L'ho trovata, signore! grid un giovane cavaliere, da una porta a
met strada lungo il corridoio. Quaggi!
Rancis diede una pacca sulla spalla a Geli e i due amici si
affrettarono verso l'uomo che aveva lanciato il richiamo. Lo trovarono
all'ingresso di una grande stanza le cui pareti erano rivestite di scaffali
su scaffali di libri antichi. Geli annu in segno d'approvazione
osservando la biblioteca; sapeva che i Cavalieri Grigi sarebbero stati
interessati a una raccolta cos vasta, ma i libri non erano d'importanza
primaria nella sua mente.
Esamin attentamente la stanza e individu il caminetto; facendo
sbatacchiare l'armatura si affrett a raggiungerlo e perquis gli scaffali
su entrambi i lati. Come aveva promesso il Sommomurf, sul terzo
ripiano c'era un tomo voluminoso rilegato in pelle d'anguilla azzurro
intenso, le cui parole in foglia d'oro sulla costa si erano sfaldate da
tempo. Era proprio come Geli se l'era immaginato: anonimo, non
diverso da altre centinaia di volumi che ornavano questa stanza, o cos
sembrava. Lo sfior con le dita, poi si rivolse a Rancis. Porta gli altri
qui dentro. Voglio pi spade possibile; potrebbero cercare di resistere.
Lavien obbed, annuendo. Nel giro di pochi attimi la biblioteca fu
affollata di cavalieri e bruti, tutti ad attendere in tensione che ribelli
furiosi fuoriuscissero dalla porta segreta. Ricordate, disse loro
MarBoreth con fierezza, oggi avremo finalmente la meglio su Hewick
di Caergoth. Detto questo afferr il libro e lo estrasse con gesto
energico dallo scaffale.
Non accadde nulla.
L'unico rumore che penetr il silenzio stordito che segu fu lo
schiaffo con cui Rancis Lavien si colp la fronte. Il volto di Geli
MarBoreth divenne paonazzo, poi si scur passando a una tonalit
viola, mentre fissava senza capire il libro che aveva in mano. Lo apr e
inizi a sfogliarlo. Che cosa... farfugli.
Ehm, Geli? chiese Rancis a bassa voce. In quale scaffale ha detto
che si trovava il libro, questo Blim?
Te l'ho gi detto, sbott il capitano, spazientito. Ha detto di
cercare sul ter...
La voce gli si spezz con un rumore strozzato, mentre veniva
gradualmente raggiunto dalla comprensione. Il terzo scaffale, disse.
Guard inorridito l'amico. Mi colga la tentatrice, Rancis. Che cos'ho
fatto?
In quel momento, dall'altra parte della citt, iniziarono a suonare le
campane d'allarme della guarnigione dei Cavalieri di Takhisis.
Mentre la notte scendeva furtiva su Caergoth, l'ostinato bagliore del
tramonto fu accolto da una luce pi intensa, proveniente dalle
fortificazioni nella parte orientale della citt. Il Sommomurf Blim
osserv soddisfatto il fuoco che si diffondeva nella guarnigione dei
cavalieri. A un passante sarebbe parso comico, l in piedi a prua di un
vecchio peschereccio fornito di un equipaggio di nani di fosso.
Non c'erano passanti, tuttavia; il coprifuoco dei Cavalieri delle
Tenebre teneva i cittadini nelle case, e in questo preciso istante i
cavalieri stessi avevano cose pi importanti da fare che pattugliare il
porto.
Poog, l'uomo di medicina di Blim, lo raggiunse zoppicando; aveva
un'espressione meditabonda mentre osservava le fiamme divampanti.
Sai, Hew, disse, ho pensato che fosse finita quando hai accennato
al terzo scaffale. Sai che non ci credono in grado di contare al di l del
due.
stato stupido da parte mia, vero Caren? ammise Blim. Per
fortuna quel giovane cavaliere sciocco era troppo desideroso di trovare
il nostro nascondiglio per accorgersene. E che cosa ti venuto in
mente di dargli corteccia di salice per il mal di testa? Chi ha mai
sentito di una cura dei nani di fosso che funzionasse davvero?
stato soltanto uno scherzetto, rispose Poog, con gli occhi
scintillanti. La corteccia di salice era un rimedio tradizionale per il mal
di testa fin dagli albori di Krynn, ma l'uomo di medicina aveva
ipotizzato correttamente che Geli MarBoreth non sapesse nulla di
erboristeria.
Il Sommomurf lo osserv con curiosit. Hai un senso
dell'umorismo distorto, per uno del tuo ordine, Caren. La barba irsuta
gli si apr in un largo sorriso. Ma devo dire che come nano di fosso
sei maledettamente convincente.
Grazie, disse l'uomo di medicina, a sua volta con un mezzo sorriso
soddisfatto. Non eri tanto male neppure tu.
Blim gli ammicc. Immagino che dovremmo metterci in viaggio,
disse. Quando alla fine riusciranno a spegnere quegli incendi, saranno
pi assetati che mai del nostro sangue. Si guard alle spalle,
esaminando l'equipaggio. Il suo sguardo si fiss su un individuo in
particolare. Glert! Vieni qui!
Il piccolo nano di fosso che aveva condotto Geli al nascondiglio di
Blim si affrett a raggiungerlo, con gli occhi spalancati e accesi. Noi
finito? chiese. Posso viaggiare su barca?
Blim gli rivolse un sorriso gentile e gli diede dei colpetti sulla testa.
Temo di no, mio piccolo amico, disse. Ci aspetta un viaggio lungo
e pericoloso ed meglio per te che tu rimanga dove conosci i
nascondigli. Ma volevo ringraziarti, Glert; non saremmo mai riusciti a
fare tutto questo senza il tuo aiuto.
Malgrado fosse del tutto confuso, il nano di fosso sorrise,
sfacciatamente raggiante. Me felice di aiutare. Tu fatto gioco proprio
buffo, Sommomurf.
Tieni, disse Blim, cercando in una delle tasche delle vesti a
brandelli che indossava. Estrasse una moneta di rame, la stessa che gli
aveva dato il Cavaliere delle Tenebre, e la mise in mano alla creatura.
Ti ho promesso un tesoro un giorno. Questo per te, te lo sei
guadagnato.
Glert fiss la moneta stupefatto. Dici sul serio, Sommomurf?
Questo mio?
Blim annu. S, piccolo nano di fosso; tuo, ma noi ti dobbiamo
molto di pi.
La creatura alz lo sguardo su di lui, sbattendo le palpebre
disorientata. Non capisco, disse.
Lo so, rispose il Sommomurf con un piccolo sospiro, ma temo di
non avere tempo per spiegare. Alz le mani, cantilenando in uno
strano linguaggio sottile, e il suo corpo inizi a crescere e a mutare.
Nel giro di alcuni secondi il Sommomurf spar e al suo posto comparve
un uomo robusto, dal volto gentile, nelle vesti rosse di un mago. Torn
a volgersi verso l'equipaggio e ripet l'incantesimo; uno alla volta i
nani di fosso si trasformarono in umani: una donna dai capelli dorati,
un giovane dalla pelle scura, un mercenario brizzolato e altri ancora.
Poog divenne un Riverito Figlio di Paladine, alto e dai capelli grigi,
mentre Glert osservava Hewick interrompere il sortilegio del
mutamento di forma.
Il nano di fosso rimase a bocca aperta, la mandibola gli scese fin sul
petto mentre Hewick lo sollevava ponendolo sul molo. Addio, Glert,
disse il mago, mentre il chierico scioglieva la cima e il resto
dell'equipaggio iniziava a remare verso il mare aperto.
La creatura rimase sul molo per un po', stringendo piena di
meraviglia la sua preziosa moneta di rame, mentre osservava la Prima
Resistenza dei Nani di Fosso allontanarsi remando al di l del
frangiflutti, nell'oscurit. Poi and a cercare qualche cosa da mangiare.


Il frammento di stella
di Jeff Grubb


Questa una storia di gnomi, ed logico, dato che io sono uno
gnomo. Non sono lo gnomo di questa storia di gnomi, tuttavia, e
bench io faccia parte della storia, non la mia storia, ma piuttosto la
storia di un altro gnomo, che non il sottoscritto. Ma del resto, forse
anche la mia storia, oltre a quella dell'altro gnomo. Mi avete seguito
finora? Bene.
L'altro gnomo di questa storia si chiama Wun, o Wunderkin a voler
essere pi precisi, o Wunderkinillampod'ispirazione, a voler essere
ancora pi precisi. Esiste un nome pi lungo, il pi preciso in assoluto,
che la maggior parte degli umani non avrebbe la pazienza di ascoltare.
Per gli standard degli gnomi, Wun d'aspetto decisamente
caratteristico, basso di statura (pi basso di me), con occhi accesi e
capelli castani, con la barba tagliata corta appena poco pi ordinata
della mia. un mio amico e questa la storia di come rischiammo
quasi di non esserlo pi. E tutto per un pezzo di pietra.
Wun e io viviamo a Gnomespile, un villaggio sparpagliato
disordinatamente a varie miglia di distanza dalla citt umana/nana di
Thugglesdown. Il nostro insediamento separato da quel centro da
un'alta, vasta collina chiamata Punta di Thuggle. In generale gli umani
e i nani lasciano in pace gli gnomi di Gnomespile (cos come fanno i
kender, dopo una breve estate di esplosioni). Ci sono circa duecento
gnomi in tutta Gnomespile, e la maggior parte di noi si dedica alle
proprie invenzioni. Dovrei sottolineare che tutte le strade che portano
fuori da Thugglesdown conducono lontano da Gnomespile.
Wun un mago della matematica, mentre io sono un umile
ricercatore dei cieli che registra i movimenti delle stelle. Quest'ultima
responsabilit un po una seccatura, dato che gli archivi storici
mostrano che le stelle si spostano in modo piuttosto casuale nel cielo
notturno di Krynn, formando nuovi disegni e costellazioni, senza
nessuna ragione apparente. Mi piace pensare che se studier le stelle
abbastanza a lungo sar in grado di calcolare quando e dove si
sposteranno successivamente. Wun mi accompagnava spesso nelle mie
gite nei campi aperti al di fuori da Gnomespile, a osservare gli astri;
diceva sempre che l'aria notturna lo aiutava a pensare.
Immagino che tutto abbia avuto inizio l fuori in quei campi, sui
fianchi della Punta di Thuggle, una sera di tarda estate, dopo che le
lune erano tramontate. Stavamo osservando le stelle. Io ero in piedi e
allungavo il collo verso l'alto con le mie lenti. Wun era disteso sulla
schiena, scrutava il cielo e so che lo stava osservando perch non
russava.
Ci fu una pioggia di meteoriti quella notte, del genere che si
verificava regolarmente con la seconda luna rossa d'estate. Ce ne
stavamo l, io in piedi e lui disteso sulla schiena nell'oscurit, mentre
chiarori rossastri si stagliavano sopra di noi striando la notte, e la
nostra conversazione era pi o meno questa:
Wun: Di che cosa sono fatte in realt? Le meteore, voglio dire.
Io: Penso che siano pezzi di stelle, ed per questo che brillano
mentre attraversano il cielo lasciando una scia.
Wun: Ho sempre pensato che fossero i resti di grandi vascelli
spaziali, o per lo meno la spazzatura che i capitani di tali navi gettano
fuoribordo.
Io: Non credi che allora scorgeremmo i vascelli stessi che si
muovono contro il cielo? Invece vediamo sempre e soltanto le stelle.
Wun (dopo essere rimasto in silenzio per un attimo): E le lune?
Io (meditabondo): Se i frammenti si staccassero dalle lune, noi
vedremmo la luna in questione con un pezzo mancante, come una torta
senza una fetta. Le lune non sono mai mangiucchiate, ergo deve
trattarsi di stelle.
Wun (insistendo): Gli umani dicono che le stelle rappresentano gli
dei stessi. Perch un dio dovrebbe perdere i pezzi? pi probabile che
sia spazzatura gettata fuoribordo da qualche goletta stellare
equipaggiata da una civilt pi avanzata della nostra.
Iniziai a formulare a voce alta una teoria sulla frammentazione
stellare in base alla quale, quando le stelle si muovevano nella volta
celeste, da esse si staccavano alcuni pezzi, come quando i mobili
vengono spostati da una stanza all'altra.
Una meteora giunse bassa, molto bassa. Talmente bassa che se fossi
stato un umano o un elfo, dubito che avrei mai pi dovuto
preoccuparmi di farmi tagliare i capelli. Ci fu un'esplosione mentre la
pietra stellare si frantumava nell'erba soffice, a neanche una trentina di
metri da noi. Fui buttato gi dall'intensit del colpo (Wun era gi in
terra e in seguito descrisse la forza della pietra che colpiva il terreno
dicendo che gli aveva fatto capire come doveva sentirsi una frittella in
padella).
Mentre entrambi ci alzavamo, Wun si rivolse a me e chiese: L'hai
vista arrivare?.
Dovetti ammettere di no.
In terra vedemmo lo sfregio frastagliato che il frammento di stella
aveva praticato in un campo vicino, un unico solco lineare che
terminava con una buca fumante e brillante. Wun si era gi diretto
verso il cratere, non era molto lontano. A dire il vero era molto
importante che raggiungessimo la zona d'atterraggio prima che l'area
fosse contaminata da umani, kender o, peggio ancora, altri gnomi.
Il cratere era pi o meno profondo come un uomo e concavo, una
sorta di ciotola con al centro una grande pietra brillante che emanava
un'aura verde screziato e ombra. Mi ricord una sfera di granito marino
che in qualche modo fosse stata illuminata dall'interno. Era crepata e
spaccata in molti punti, e da queste fenditure continuava a fuoriuscire
vapore mentre ci calavamo nella fossa. Al nostro avvicinarci la
meteora (o frammento di stella o spazzatura di goletta spaziale) si stava
gi raffreddando.
Wun, gi davanti a me, inizi a soppesarne i resti, staccandone pezzi
d'involucro friabile in fase di raffreddamento. Pensai brevemente che
poteva non trattarsi di una meteora, ma di tutt'altra cosa, magari era
l'uovo cosmico di qualche uccello che dimorava sulle stelle. Controllai
rapidamente il cielo per vedere se ci fossero altre enormi rocce sul
punto di piombare su di noi. Il tempo di voltarmi e Wun aveva gi
estratto la statuetta dai resti.
Statuetta forse un termine troppo forte, perch implica un
realizzatore evidente o un creatore intelligente. Quello che Wun aveva
trovato sembrava un coagulo di creta brillante e verdastra rappresa in
una massa grumosa a forma di cono. In realt non rappresentava nulla
in modo particolarmente accurato, ma al tempo stesso sembrava un
serpente che si fosse abbisciato allo scopo di colpire, si fosse sciolto, e
presentasse gli occhi serpentini vicino alla sommit di un corpo privo
di collo. Li descrivo come occhi invece che come narici, tanto per
dirne una, soltanto perch brillavano con lo stesso fulgore della pietra
in rapido raffreddamento. Se incalzato, avrei detto che la statuetta
sciolta sembrava l'incisione di un drago realizzata nel formaggio, che si
fosse liquefatta per un'esposizione al sole eccessivamente prolungata.
Il bagliore verde negli occhi della statua trovava corrispondenza
nell'entusiasmo presente in quelli di Wun.
Guarda! Prova della vita tra le stelle! esult.
Io sottolineai che in tal caso sarebbe stata prova del fatto che la vita
tra le stelle era afflitta dal cattivo gusto.
Stavamo ancora discutendo, quando sulla scena arrivarono gli altri
gnomi. La maggior parte di loro stacc dei pezzi dalla meteora che
ormai brillava sommessamente e li riport nel proprio studio. Nessun
altro trov un oggetto pari al gingillo di Wun, per forma, dimensioni o
assoluta bruttezza.
Io stesso mi impadronii di alcuni dei pezzi pi piccoli, e del cratere
stesso, e trascorsi i giorni successivi e le sere a misurare tutti i
particolari dell'area d'atterraggio. Raddoppiai inoltre i miei sforzi per
determinare i movimenti dei vari corpi planetari. Il risultato fu che non
ebbi molto tempo per Wun, e pass una settimana prima che mi
mandasse a chiamare dalla sua combinazione di casa/ laboratorio/ tana.
Va detto che gli alloggi degli gnomi di Gnomespile sono, per loro
stessa natura, ampiamente intervallati e costruiti sui poggi ondulati che
circondano la Punta di Thuggle. Scantinati e aree destinate ai laboratori
sono posti lungo il primo piano, a ridosso di quelle collinette; gli
alloggi pi vecchi sono costruiti sempre pi in profondit all'interno
delle alture, dato che esplosioni continue tendono a distruggere le
precedenti dimore. Sebbene Wun si occupasse per lo pi di
matematica, le sue stanze erano state riedificate per lo meno una decina
di volte, e lui aveva scavato cunicoli sempre pi all'interno del fianco
della collina, cos che ormai la sua abitazione sembrava trovarsi alla
fine di un ampio canyon artificiale.
Il salotto di Wun era tipico delle case degli gnomi, con poltrone
comode, tavoli robusti, ottomane ben imbottite e ogni superficie piana
disponibile ricoperta di documenti, appunti, schizzi, prototipi mezzi
costruiti e pasti dimenticati. Ben conoscendo le abitudini del nostro
popolo, rimasi in salotto e chiamai; non si poteva mai sapere quali
esperimenti avessero luogo nei meandri della dimora. Dopo un attimo,
la forma di Wunderkin, sorridente e con lo sguardo folle, usc
camminando lemme lemme; aveva in mano una moneta d'acciaio.
Lanciala, disse, ti dir che cosa uscir prima che cada.
Sconcertato, lanciai la moneta, un vecchio pezzo massiccio di valuta di
Tarsis, contrassegnato su una faccia da un umano dimenticato, e
sull'altra da un gigantesco uccello simile a un drago. Mentre la moneta
vorticava in aria, Wun la indic e disse: Testa!.
Afferrai il soldo e lo bloccai sul dorso della mano; quando lo rivelai
vidi il lato con il ritratto.
Wun era entusiasta e chiese che gli restituissi la moneta poi,
ridacchiando, gir sui tacchi e si ritir nel suo laboratorio. Grazie!
url volgendosi a mezzo. Ritorna domani, per favore.
Naturalmente rimasi sconcertato, ma non eccessivamente; per natura
gli gnomi fanno cose che altri potrebbero considerare strane, e io andai
a occuparmi delle mie faccende (che quel giorno includevano aiutare
un altro amico, Troppofuoco, a estinguere il suo ultimo esperimento).
Non ci ripensai pi fino al giorno dopo, quando mi presentai nel
soggiorno di Wun.
Croce! grid mentre il soldo vorticava, e in effetti salt fuori
l'uccello drago. Wun si riprese la moneta e si ritir nella sua tana.
Le cose continuarono cos per quasi un'intera settimana; arrivavo a
casa sua, lanciavo una moneta e Wun indovinava. Mi consentiva di
effettuare soltanto un lancio, e non voleva dirmene il motivo. Infine,
dopo che ebbe risposto correttamente cinque volte su cinque, io non
riuscii pi a contenere la mia curiosit e lo affrontai sulla questione.
Hai realizzato una moneta ubbidiente, dissi semplicemente,
tenendo stretto il pezzo d'acciaio di Tarsis, minacciando di non
restituirglielo, n di lanciarlo finch non avessi saputo la verit.
Wun rise. Ci sei andato vicino, molto vicino, disse gentilmente.
Piuttosto, ho escogitato un modo per determinare il risultato del
lancio prima che accada. In effetti si tratta di un sistema per predire il
futuro.
A quel punto tocc a me ridere, e temo che non sia stata una risata
educata, n la risatina solidale di un inventore di fronte alle teorie
predilette di un altro. Era rauca, chiassosa ed estremamente offensiva;
nessuno gnomo dovrebbe mai ridere in quel modo di un fratello, ma io
lo feci. Forse fu una reazione nervosa, dato che l'annuncio di una
simile conquista da parte di Wun significava che mi aveva superato in
una scoperta importante. Fu una risata orribile e mi ritengo
responsabile per quello che ne deriv.
Il volto di Wun si rannuvol come un cielo in tempesta, e la sua voce
assunse un tono aspro mentre spiegava. Ogni giorno ti ho chiesto di
lanciare la moneta; ho una macchina calcolatrice che determina il
risultato di quel lancio prima che tu lo effettui. Ti andrebbe di
vederla?
Riuscii ad annuire, continuando a sogghignare, e seguii Wun nelle
stanze sul retro. Pensai che la precedente esplosione nel campo avesse
sbatacchiato la mente del mio compagno fino a staccarla dal suo
involucro. E per uno gnomo quello era dire molto.
Le stanze sul retro della casa di uno gnomo sono simili al salotto, ma
meno pulite e ordinate. qui che si effettua il vero lavoro (e che hanno
luogo le vere esplosioni). Wun mi condusse lungo un corridoio pieno
di grafici e di altre cianfrusaglie, e in una grande stanza che si
estendeva negli strati di roccia cistosa del fianco stesso della collina.
Contro la parete di fondo si trovava un curioso congegno, strano
perfino per gli standard degli gnomi. Sembrava un armadio, svuotato di
porte e cassetti, di cui restasse soltanto la struttura; uno stipo vuoto
inclinato lievemente all'indietro contro la parete di fondo. Nella parte
posteriore dello stipo Wun aveva conficcato centinaia di chiodi,
tracciando un rozzo disegno approssimativo. Le teste dei chiodi erano
avvolte in sottili fili di rame che fluivano verso l'alto e in direzione
della sommit dell'armadio. In cima alla struttura, acquattato come un
oscuro sovrano che sorvegliasse il proprio regno, c'era il grumo di
roccia verdastro, posato su un piatto di rame; tutti i fili di rame erano
collegati a questo piatto.
Alla base dell'armadio, sotto il labirinto di fili, c'erano un paio di
casse, una etichettata Testa e l'altra Croce. La prima conteneva
una quantit di palline di metallo, ciascuna delle dimensioni del mio
pollice.
Ho calibrato il congegno sulla moneta che hai in mano e ho
scoperto che prevede il risultato con precisione e con circa un giorno di
anticipo, ma quello potrebbe essere dovuto alle dimensioni della
superficie di chiodi, disse Wun, non pi cos irritato per la mia risata.
Ebbene, vuoi lanciare la moneta?
Estrassi il disco d'acciaio dalla tasca, lo posai sulla curva dell'indice
e lo feci saltare di netto con il pollice. Vortic agevolmente verso l'alto
e fin per posarsi su un mucchio di documenti polverosi.
Testa, disse Wun, indicando il contenitore pieno di palline.
Ed era proprio testa.
Guardai la cassa colma di palline metalliche, poi di nuovo la moneta,
la presi e tornai a lanciarla.
Testa per la seconda volta.
Aggrottai la fronte e presi il disco d'acciaio, ma questa volta Wun fu
pi rapido e l'afferr con la mano piccola e tozza. Meglio non tirare in
modo eccessivo il tessuto della realt, disse, mettendosela in tasca.
Scrollai il capo. Allora la tua macchina prevede il lancio della
moneta oppure ne detta il risultato?
Questo uno dei motivi per cui ti ho fatto effettuare l'esperimento,
disse brillantemente Wun, prendendo le palline metalliche dal
contenitore e ponendole in un piccolo serbatoio. Io potrei influenzare
i risultati. Penso che si limiti a predire. Il lancio di un'unica moneta
dovrebbe essere un evento casuale e isolato, con pari possibilit che
esca testa o croce e, come tale, dovrebbe essere imprevedibile nel
corso di un lungo periodo. Tuttavia la macchina ha predetto
infallibilmente i risultati ogni giorno.
Osservai il frammento stellare sulla sommit del congegno. E
questo pezzo di roccia?
Ha qualche cosa a che fare con tutto ci, aumenta i poteri
dell'invenzione, termin il mio amico. A dire il vero per molti versi
ha ispirato la mia macchina da predizione; tutto ci trova un senso
nelle leggi della similitudine. Se, come hanno detto gli umani, le stelle
sono davvero parte degli dei, e questi influenzano la nostra esistenza,
allora un pezzo di stella un frammento di divinit e dovrebbe avere
un effetto in un ambiente pi circoscritto. Ti va di osservare il
congegno in azione?
Annuii e Wun si arrampic su una corta scaletta, versando le sfere di
metallo in un'altra cassa in cima alla macchina. Le piccole sfere
scesero sbatacchiando attraverso un foro ed entrarono nell'armadio. Le
palline scesero rimbalzando tra i chiodi metallici; quando li colpivano
guizzavano scintille e si diffondeva nell'aria l'odore che precede un
temporale.
Quando le sfere ebbero terminate di cadere, finirono nella scatola
contrassegnata Croce. Tutte.
Ritorna domani, disse Wun, sorridendo. Vedremo che cosa
succeder.
Cercai di trascorrere la serata e il giorno successivo impegnandomi
nel lavoro, ma il richiamo dell'armadio di Wun si rivel forte e mi
ritrovai di ritorno alla casa del mio amico molto prima del momento
stabilito.
Al mio arrivo trovai Wun impegnato a sistemare altri recipienti sotto
allo stipo con i chiodi. Si trattava di contenitori codificati per colore,
ciascuno con un'etichetta: arancione, azzurro, bianco, giallo, nero,
rosso, verde e viola (in ordine alfabetico, naturalmente). Lo gnomo
stava martellando sui secchi e dovetti chiamarlo perch si accorgesse
di me.
Wun sembrava completamente fuori di s, e mi chiesi se quel giorno
si fosse ricordato di mangiare. Mi raggiunse trascinando i piedi, mi
porse la moneta d'acciaio e ritorn a martellare. Io lanciai il soldo e
naturalmente usc croce, ripetei l'esperimento altre due volte, con lo
stesso risultato in entrambe le occasioni.
Ebbi la sgradevole sensazione che se avessi continuato a effettuare
lanci, il risultato sarebbe sempre stato croce. Raccolsi la moneta, che
risultava calda al tocco, come se fosse stata lasciata accanto al
focolare.
Wun termin i contenitori con un ultimo colpo massiccio del suo
maglio di legno e fece un passo indietro per ammirare la propria opera.
Gli porsi la moneta. Croce, dissi semplicemente.
Lui annu e si mise distrattamente in tasca la moneta calda. Alla
fine credo di sapere che cosa in grado di fare questo aggeggio.
A parte vincere scommesse da taverna? sugger.
Previsioni del tempo, disse. Voglio prendere in prestito alcune
delle tue lenti telescopiche e dei tuoi specchi per scaricare la luce su
questa macchina. In tal modo possiamo calcolare come sar il tempo il
giorno dopo, dal colore in cui cadranno le sfere.
Sorrise, ma mi parve un sorriso stanco.
Ero amico di Wun e non potevo rifiutargli quel favore, soprattutto
perch mi sentivo ancora in colpa per aver riso di lui. La mia raccolta
di specchi e lenti era rimasta inutilizzata dopo il grande disastro
planetario della primavera precedente e uno gnomo non rifiuta mai a
un altro risorse che non usa. Mi sentivo un po contrariato per il fatto
che Wun stesse sconfinando in un'area che ritenevo di mia pertinenza, i
cieli. Ma all'epoca ricacciai quei sentimenti gi nel profondo, dentro di
me, e acconsentii. Era mio amico, capite.
Ritornai in meno di un'ora, con una cassa piena di prismi, lastre di
vetro, specchi e altre cianfrusaglie. Inoltre portai un barattolo di lenti
mandate dai regni elfi del sud, che galleggiavano in un denso olio
protettivo giallastro. In quella fase Wun stava praticando ulteriori fori
nell'abitazione, lasciando che la luce inondasse la sua creazione nella
stanza sul retro.
Trascorremmo il resto del pomeriggio a installare specchi e prismi.
Sistemammo nei supporti le lenti ancora sporche di olio protettivo, in
modo che la luce del sole cadesse sul punto dove normalmente si
sarebbe trovata la moneta di prova. Quando infine fu tutto pronto,
verso il tardo pomeriggio, Wunderkin liber il suo torrente di sfere
metalliche.
Le palline tintinnarono e sbatacchiarono urtando contro i denti di
arresto e cadendo nei contenitori di recente creazione, sollevando
scintille quando colpivano i denti metallici. Mentre scendevano gi a
cascata, deviarono tutte a sinistra. Una volta terminata la caduta, la
stragrande maggioranza delle sfere rientr nella categoria azzurra, con
qualcuna in quella bianca.
Wun annu stanco e felice. Domani sar bello, interpret, con
qualche nuvola.
And proprio come aveva previsto la macchina. Il giorno dopo il
cielo era sgombro, con qualche striatura di nuvole alte. E non solo;
l'azzurro era intenso come l'ala di un martin pescatore, un colore quasi
brillante, e le nuvole erano a filamenti, come la barba di un mago, e
talmente bianche da fare male agli occhi.
La cosa mi parve innaturale, ma la attribu alla mia inquietudine; di
solito mi concentravo sul tempo soprattutto di notte, non durante il
giorno. Wun era entusiasta ma esausto; sembrava pi magro, come se
quel lavoro gli stesse divorando la vita. Le guance un tempo rotonde
erano ormai scavate e la pelle aveva assunto un colorito itterico e
incartapecorito.
Mi informai sulla sua salute e inizialmente si strinse nelle spalle.
Soltanto sogni, disse con voce lontana, senza mai lasciare con gli
occhi la macchina dominata dalla roccia deforme. Ti mai capitato di
fare sogni che assumessero vita propria, che sembrassero pungolarti,
spingerti, incoraggiarti verso un obiettivo superiore? cos da quando
io... da quando noi, voglio dire, abbiamo scoperto la statua.
Non reagii immediatamente, dato che una simile introspezione
risultava bizzarra da parte del mio compagno, e quando mi fui ripreso
il momento era ormai passato. Wun accanton la propria osservazione
agitando la mano con un gesto distante e procedemmo con
l'esperimento.
Il colore pronosticato per il giorno successivo fu il bianco puro e nel
bel mezzo del pomeriggio un banco di nebbia scese sul villaggio,
riducendo l'intera zona a una coperta di cotone. Gli gnomi
inciampavano qua e l alla cieca, e perfino le porte e le finestre
riuscivano a fare ben poco per tenere a bada i viticci insinuanti di
quella nebbia sorprendentemente calda.
Ormai non era pi possibile mantenere il segreto sulla macchina
delle previsioni; Wun l'aveva detto a qualche altro amico, che a sua
volta aveva passato parola. Una folla enorme si radun a met
pomeriggio, mentre lui continuava a testare il congegno meraviglioso.
Mentre passavo tra gli gnomi impegnati a chiacchierare, mi sentivo un
po sconcertato dalla quantit di attenzione che Wun aveva generato, e
non poco geloso.
Questa volta il risultato fu viola e verde.
Wun fu sconcertato dall'esito e io ne fui un po sollevato; la capacit
precognitiva della macchina iniziava a rendermi nervoso e un risultato
impossibile avrebbe potuto dissuadere lo gnomo dal continuare gli
esperimenti. Assunsi una facciata vivace nei confronti del mio amico e
gli dissi le parole d'incoraggiamento che dovevo dirgli, ma sentivo che
il risultato avrebbe segnato la fine di quest'assurdit. Mentre parlavo
tenevo gli occhi sul congegno e mi parve che il frammento di stella mi
guardasse torvo dalla sommit dell'armadio, come un gatto maligno.
Quella notte dormii male, il pezzo di roccia ossession i miei sogni;
lo vidi per quello che era, un frammento vivente di cielo, un pezzo
degli dei. Ma era caduto da una delle costellazioni delle tenebre e stava
influenzando in modo maligno il mondo intorno a s; non effettuava
precognizioni, dettava piuttosto il futuro. Dietro a quegli occhi
verdastri rozzamente sbozzati incombeva una abominevole
malevolenza, e io sentii che quel malanimo mi cercava.
Infine mi addormentai alle prime ore dell'alba, calmato dal ticchettio
della pioggia sul tetto. A dire il vero, poco prima dell'alba un
temporale pass su di noi, trasformandosi in un pesante acquazzone.
Dormii fino a mezzogiorno, e quando mi svegliai vidi i risultati della
previsione della macchina.
La pioggia era stata abbondante e sorprendentemente fertile.
Sembrava che ogni prato e cespuglio fosse cresciuto grazie al
passaggio della tempesta, e perfino i sentieri che in precedenza erano
liberi risultavano ora coperti dalle vibranti tonalit verdi dell'erba
nuova. Per di pi erano sbocciati ovunque piccoli fiori violacei che non
avevo mai visto prima e i loro piccoli petali aperti sembravano
asterischi viola.
Uscito di casa trovai fuori anche la maggior parte del resto della
cittadinanza, che indagava sul nuovo fogliame. I petali dei fiori
avevano una consistenza untuosa, sgradevole al tocco. L'aria del
villaggio sembrava pi calda dopo la pioggia, quasi umida e afosa.
Anche gli altri se ne accorsero e, essendo gnomi, tirarono fuori un
certo numero di ventilatori alimentati da biciclette e di propulsori d'aria
solari. Io sentii che in quell'evento non c'era soltanto un semplice
mutamento delle condizioni atmosferiche, tuttavia, e pensai alla
moneta insolitamente calda dei primi esperimenti.
Entrai senza preavviso nel laboratorio di Wun e trovai l'armadio di
sfere metalliche e chiodi incustodito sul retro del laboratorio,
circondato dalla sua massa improvvisata di specchi e lenti. In cima allo
stipo, con l'aria di un idolo meschino ammantato dei suoi orpelli di
rame, c'era la roccia. Sembrava pi grande e pi verde che mai,
ammesso che una cosa simile fosse possibile; il male che la circondava
era quasi palpabile.
Raccolsi un maglio particolarmente grande e dall'aria efficace.
Avevo lo stomaco in subbuglio mentre mi avvicinavo al congegno di
Wun. La mia reazione era dettata da pura gelosia? Lui aveva fatto ci
che io non ero riuscito a realizzare: prevedere i movimenti celesti. Era
quello che mi spingeva a fracassare quest'oggetto? Potevo
considerarmi davvero amico di Wun se distruggevo la sua grande
conquista, una macchina che faceva esattamente ci per cui era
destinata? E soltanto a causa di qualche fenomeno atmosferico un po
strano?
Esitai troppo a lungo. Udii lo scricchiolio dei gradini dietro di me e
la vocina di Wun che mi chiamava.
Mi volsi e lo vidi scendere dal piano superiore. Aveva un aspetto
decisamente cadaverico, la camicia bianca macchiata di sudore e il
grembiule che gli penzolava dal collo come se fosse appeso a un
gancio. Gli occhi erano incavati e rughe profonde gli solcavano il
volto; sembrava che non dormisse da giorni e, a essere franchi,
puzzava come se non si fosse cambiato i vestiti da due volte tanto.
Mi pareva di averti udito, disse con un debole sorriso. Hai
pensato a qualche modifica da effettuare alla mia macchina per le
previsioni?
Una modifica, ripetei e poi, improvvisamente consapevole del
fatto che reggevo un grande maglio, mi affrettai a posarlo. Una
piccola cosa; non so neppure se ce n' bisogno. Ho avuto una... una
sensazione.
Una sensazione, disse singhiozzando lo gnomo pi piccolo. Le
ho avute anch'io, sensazioni e sogni. Un sogno mi ha detto di costruire
l'armadio, e una sensazione mi ha spinto a usare filo di rame laddove
probabilmente sarebbe potuta bastare una cordicella di cotone. E nel
sogno il frammento di stella sempre in agguato, predice il futuro,
dicendo che cosa accadr poi.
Come pensi che funzioni? chiesi, osservando l'armadietto. Voglio
dire, come credi che funzioni davvero?
Lui scroll distrattamente il capo. Penso che il tempo sia un fiume,
e ci che questo congegno ci consente di fare salire controcorrente,
per cos dire, assaggiandone le acque prima che ci raggiungano. Con il
tempo potremmo predire grandi cose, capire con chiarezza
avvertimenti e oracoli, rivelare problemi imminenti e il modo migliore
per evitarli. Gli si annebbiarono gli occhi. una grande invenzione.
La mia invenzione.
Un fiume, annu. Ma se nel saggiare il tempo a venire la
macchina incidesse su quel risultato? E se, quando la moneta dice
testa, la costringesse a dare testa? E se prevedendo una giornata
azzurra, o verde, facesse in modo che le altre condizioni atmosferiche
si deformassero o mutassero?
Wun aggrott profondamente la fronte, rigirandosi le mie parole
nella mente. Come ho detto in precedenza, non ha davvero
importanza, non ti pare? Il futuro il futuro, sia determinato da una
possibilit casuale o previsto da una macchina. Una differenza che non
fa nessuna differenza non davvero una differenza, eh?
Mi sembra che ci sia qualche cosa che non va, dissi. Il tempo, i
fiori, la nebbia. Scrollai le spalle, cercando le parole. C' qualche
cosa che non va.
Sei sicuro di non essere semplicemente invidioso del mio
successo? chiese aspramente Wun, ergendosi in tutta la sua altezza.
Per il fatto di non aver realizzato nulla di altrettanto importante?
All'idea che sia stato io e non tu a svelare i segreti dei cieli? questo
che ti sembra sbagliato?
Cercai di formulare una risposta, ma non ne trovai nessuna; avevo
troppa paura che Wun avesse ragione.
La rabbia parve risucchiargli pi energia di quanta ne avesse a
disposizione; agit un braccio sottile verso di me. Sono stanco,
vecchio mio; perdona il mio stato d'animo, ma ti prego di lasciarmi ai
miei sogni. Sono rimasto sorpreso quando non ti sei fatto vivo a sentire
le previsioni per domani. Tutti gli altri erano presenti.
Domani? chiesi. Com' il tempo per domani?
Nero e rosso, disse con un debole sorriso. Le sfere dicono nero e
rosso. Prevedo uno splendido tramonto.
Non ricordo che cosa dissi, ma gli feci le mie scuse e tornai a casa;
riuscivo a pensare unicamente al fatto che aveva ragione. Era riuscito
al di l delle sue pi folli aspettative; ero geloso e detestavo lui e il suo
successo.
Lottai con le lenzuola nel corso di un'altra nottata irrequieta, in cui
immagini da incubo mi inseguirono sinistre nel sonno. La roccia con le
scaglie di drago incombeva enorme come una montagna nei miei
sogni; lungo un fianco esplose una fenditura longitudinale da cui si
svilupp una testa di serpente. Poi ne apparve un'altra, poi altre tre, e
tutte ondeggiavano e gridavano in strane lingue. Le teste avevano
colori diversi, rosso, nero, bianco, verde e azzurro, e quando mi
vedevano, ruggivano.
Mi svegliai in un bagno di sudore, come tutta Gnomespile, del resto,
perch uno strato d'aria umida stava scendendo gradualmente sulla
citt. L'intera comunit era resa incolore dall'aumento dell'umidit, che
trasudava anche dalle pareti. La nostra traspirazione risultava untuosa
come i fiori viola.
La maggior parte dei miei compagni non vedeva l'ora che scendesse
la notte, momento in cui il brillante tramonto previsto da Wun avrebbe
scacciato via l'umidit e risollevato i nostri animi appesantiti. A met
pomeriggio la met degli abitanti era gi radunata alla Punta di
Thuggle, per osservare meglio il sole morente. Alcuni avevano portato
cestini con la cena e molti del vino per tenere a bada l'aria untuosa. Io
vagai tra loro e li trovai rilassati, l tra gli strani fiori viola, ormai
gravidi di semi a forma di stella.
Alzai lo sguardo sul cielo pallido e per nulla impressionante e pensai
alle notti che Wun e io avevamo trascorso a osservare le stelle. Se lui
avesse avuto di nuovo ragione, sarebbe stato in grado di escogitare altri
utilizzi per la macchina, riuscendo cos a determinare i moti dei cieli.
Sarebbe diventato famoso e non sarebbe pi stato mio amico. Tra gli
altri gnomi sudati, mi sentii solo.
Poi mi accorsi che Wun non era tra gli altri sulla punta rocciosa.
Inizialmente pensai che volesse posticipare la propria comparsa per
ottenere un effetto teatrale, ma a mano a mano che le ombre si
allungavano continuava a non farsi vedere. Il sole scendeva veloce
verso l'orizzonte; sarebbe stato un bel tramonto, ma niente di
straordinario, non c'era traccia dei brillanti rosso e nero promessi.
Fu allora che sentii odore di fumo e mi resi conto che quei colori
potevano prestarsi a un'altra interpretazione.
A ripensarci fu una fortuna che la maggior parte degli abitanti di
Gnomespile fosse radunata sulla punta rocciosa, lontano dai laboratori
nella valle. Guardai alle mie spalle e fui il primo a vedere il fumo nero
che si levava dal villaggio e le lingue di fuoco color magenta che
fuoriuscivano dalla sommit di vari edifici.
Gridai e i miei compagni reagirono all'unisono, precipitandosi gi
per la collina per contribuire a spegnere l'incendio che si propagava
rapidamente. Sembrava che cinque edifici, compreso quello di Wun,
fossero gi avvolti dalle fiamme, mentre un fumo oleoso usciva a nubi
rigonfie da porte e finestre.
I rigogliosi fiori violacei che coprivano i campi sembravano
particolarmente sensibili alle fiamme; si gonfiavano per il calore ed
esplodevano come baccelli, sparpagliando tizzoni ardenti. Mentre io e
gli altri osservavamo, altri due edifici, pregni d'aria oleosa, si
incendiarono a causa dei semi fiammeggianti.
Gli gnomi di Gnomespile si precipitarono tutti insieme gi per la
collina e fummo scaraventati a terra in massa dalla prima delle molte
grandi esplosioni di quella sera. Qualche invenzione incompleta
soccombette disastrosamente al calore, facendo saltare in aria le pareti
e il tetto della casa del suo artefice; la sfera di fuoco si sollev come un
genio furioso, mentre frammenti di legname bruciante diffondevano gli
incendi ad altri edifici.
L'enorme scoppio convinse la maggior parte dei miei compagni che
il luogo migliore per combattere il fuoco fosse il lato estremo della
punta rocciosa, ben lontano dalle fiamme. Partirono immediatamente
in quella direzione, abbandonando vino e cestini della cena.
Io, d'altro lato, ero deciso a trovare Wun; non mi sorprendeva che il
suo domicilio fosse situato al centro del disastro. Mi sentivo soffocare
dalla cenere che mi vorticava intorno e dai venti che mi investivano,
quasi volessero tenermi lontano dalla casa del mio amico. Il sibilo delle
fiamme risuonava come una risata serpentina.
La met anteriore dell'abitazione di Wun era piena di dense nuvole
ondeggianti di fumo nero, e le lingue di fuoco erano rosse come scaglie
di drago; inalai a fondo quella rovente aria oleosa e mi tuffai verso la
met posteriore.
Trovai Wun riverso sul pavimento, privo di sensi davanti al suo
altare di legno e chiodi di metallo. L'armadio era circondato da legno
annerito, ma per il resto era rimasto sorprendentemente integro, per
nulla intaccato dalle fiamme. In cima allo stipo il frammento di stella
pulsava e brillava di vita propria, come la notte del suo arrivo.
Non sarei stato in grado di sollevare il mio amico, se lui non avesse
perduto tanto peso nelle ultime settimane; cos com'era risultava
leggero come una piuma e riuscii a gettarmelo con facilit sulla spalla.
Sput cenere e disse con voce debole: Nero. tutto nero.
In effetti vidi che Wun aveva usato di nuovo la macchina e che tutte
le sfere erano finite nella categoria del colore nero. Imprecai, e un po
incespicando, un po trascinandolo, portai fuori dalla porta d'ingresso il
piccolo gnomo; in quel mentre si ud un gemito e la parte anteriore
della casa croll alle nostre spalle.
Gli incendi di Gnomespile erano peggiorati mentre mi trovavo
all'interno, e piccoli vortici di aria surriscaldata sfrecciavano attraverso
il villaggio, diffondendo cenere e tizzoni ardenti. Mi arrampicai sulla
punta rocciosa e sentii che l'aria si addolciva a mano a mano che
salivo. Tuttavia, stelle continuavano a danzarmi negli occhi quando
infine sentii le mani degli altri gnomi che mi prendevano Wun dalle
braccia; udii soltanto le loro voci, bench sembrassero lontane. Dovetti
effettuare vari respiri profondi, liberandomi i polmoni dal fumo, prima
che le stelle svanissero dalla mia vista.
Ora il villaggio era avvolto da una nebbia nera. Fiamme, rosse come
il tramonto promesso, esplodevano nell'oscurit, convergendo di tanto
in tanto in sfere infuocate. E l, dove si trovavano le macerie
dell'abitazione di Wun, ci fu un misterioso lampo verde, simile a un
faro, un faro che mi chiamava.
Mi alzai in piedi barcollando e tornai ad avviarmi con passo deciso
gi per la collina, entrando nel villaggio in fiamme. Trovai il rottame
fumante di una grossa gamba di tavolo e, brandendola come una clava,
mi diressi verso l'abitazione di Wun. La parte crollata della casa era
bruciata, lasciando poco pi di un mucchio di cenere, ma c'era un
percorso libero fino alla macchina. Rimasi davanti all'armadio per un
lungo attimo, a osservare la statuetta deforme con i suoi occhi da
draconiano; sentivo che esercitava un'attrazione su di me. Poi alzai la
gamba del tavolo e mi misi all'opera.
Il mattino seguente Wun si svegli in tempo per il t. Casa mia era
stata sventrata dall'incendio ma non era crollata, e in questo era
praticamente unica; le travi avevano tenuto e le bruciature conferivano
un certo carattere alla pietra. Il resto del villaggio era stato devastato,
ma gi si sentivano risuonare seghe e martelli, mentre i sopravvissuti
iniziavano a ricostruire le proprie abitazioni ed esistenze.
Il mio amico era debole, ma nei suoi occhi era ritornata la normale
scintilla di curiosit; appena fu sufficientemente in forze pretese a tutti
i costi che lo portassi alle macerie della sua dimora.
Wun si diresse immediatamente verso la parte posteriore della casa,
dove in precedenza si trovava la macchina per le previsioni; trov
l'armadio fracassato e irriconoscibile, ma non bruciato. Io suggerii che
la causa potesse essere stata una trave caduta, che aveva trasformato la
sua invenzione in un groviglio di schegge, fili spezzati, chiodi, lenti
sparse e sfere sparpagliate.
Non c'era segno del frammento di stella; il piccolo gnomo gir qua e
l per due ore buone a cercarla, ma infine le precarie condizioni fisiche
in cui si trovava lo costrinsero ad abbandonare la ricerca. Accett
stancamente di farsi mettere a letto. Trascorsero tre giorni interi prima
che fosse in grado di iniziare a ricostruire la propria abitazione. Se
durante il sonno gli capit di sognare, non me ne fece alcun accenno.
Wun avanz la teoria secondo cui l'incendio si era scatenato quando
due sfere di metallo erano rimaste incastrate tra due chiodi, chiudendo
il circuito e facendo s che la macchina si sovraccaricasse. L'aria calda
e untuosa, un evento meteorologico eccezionale, aveva favorito il
propagarsi delle fiamme, con risultati disastrosi. Lui postul inoltre che
il fuoco avesse provocato anche lo scioglimento, l'evaporazione o
l'esplosione del frammento di stella che, in quanto tale, doveva aver
contenuto un calore incredibile.
Mi dichiarai d'accordo, dovetti farlo, bench sapessi che si sbagliava.
Ora vado spesso al cratere sul fianco della Punta di Thuggle, di solito
da solo, dato che Wun ha perduto il gusto per le meraviglie dei celi. Mi
reco a osservare le costellazioni, i diagrammi divini nel cielo. E vado
ad assicurarmi che nessuno scavi tra i resti erbosi del cratere, che
nessuno abbia dissotterrato il micidiale tesoro l sepolto.
Talvolta sonnecchio presso il sito, e ho dei sogni che hanno come
oggetto un drago con varie teste, ringhiante, che cerca di fuoriuscire
dal suo deforme uovo verdastro. Io tengo l'uovo tra le mani, come
tenni il frammento di stella la notte dell'incendio. Nei sogni le teste di
drago mi chiamano, promettendo ricchezze, meraviglie e scoperte
inimmaginabili; mi allettano, come fece il frammento di stella quando
presi la statuetta dal laboratorio di Wun. La seppellii l sulla Punta di
Thuggle, in una scatola nera.
Nei sogni sotterro anche l'uovo, e mentre lo faccio i serpenti sibilano
e tornano a ritrarsi all'interno della loro tana di roccia, dove non
possono pi influenzare la vita di uomini e gnomi.
E quando mi sveglio, mi sembra di aver realizzato qualche cosa. Ho
scoperto uno dei segreti dei cieli.


Mastro alto e mastro piccolo
di Margaret Weis e Don Perrin


Si chiamavano Mastro Alto e Mastro Piccolo. Naturalmente
sapevamo che quelli non erano i loro veri nomi. Possiamo anche essere
per lo pi semplici contadini a Goodland, ma non siamo certo caduti
dal carro del fieno; sapevamo che quei nomi dovevano essere inventati.
Non avevamo idea di come si chiamassero in realt, tuttavia, n del
motivo per cui preferivano tenerli nascosti; quelli erano affari loro.
Siamo piuttosto tolleranti a Goodland; finch gli sconosciuti non
causano problemi, noi non diamo loro fastidio.
Mastro Alto era il pi alto dei due ed era estremamente alto,
probabilmente l'uomo pi alto che tutti noi avessimo mai visto; e va
detto che molti abitanti di Goodland hanno viaggiato al di fuori della
nostra vallata rigogliosa, sia per affari che per diletto, anche se non
stiamo mai lontano a lungo. Io sono il sindaco e perci ammetto di
poter essere di parte, ma tra tutti i luoghi dove sono stato non ne ho
mai trovato uno che eguagliasse la mia vallata.
Mastro Alto era talmente alto che doveva chinare non soltanto il
capo, ma le spalle e met del dorso per entrare dalla porta della nostra
taverna, che non certo una bettola cadente. L'unica locanda che io
abbia visto all'altezza di questa si trovava a Solace, e me ne sfugge il
nome.
Credevamo che Mastro Alto potesse avere in s del sangue elfo. A
Goodland non abbiamo niente contro gli elfi; nella nostra valle
soleggiata non ce l'abbiamo con nessuno, purch si tratti di gente
allegra, d'indole gentile, a cui non dispiace bere un bicchiere di birra e
fumarsi un po di tabacco da pipa. Se oltre a questo capita che siano
giocatori di scacchi... ma sto correndo troppo.
La nostra valle anche detta della Pagnotta. una grande vallata con
tre citt, una al nord, chiamata Fairfield, una al sud, Sunnyvale e la
nostra, Goodland, a ovest. A est c' monte Benefice, il cui nome
dovuto all'acqua cristallina che precipita gi da quell'alta cima a
irrigare le nostre terre. A causa dell'ottima irrigazione e del fatto che
praticamente abbiamo pi giorni di sole di qualsiasi altro luogo su
Ansalon, le nostre fattorie sono davvero benedette dagli dei del bene.
Coltiviamo cibo sufficiente non soltanto a nutrire tutti gli abitanti, ma
anche da mandare nei territori circostanti.
Quell'estate avevamo sentito storie terribili di una grave siccit che
aveva colpito altre parti di Ansalon. Io stesso mi ero recato a Ergoth
del Nord e ritorno, e quello che avevo visto mi aveva lasciato
sgomento. Raccolti che avvizzivano sotto un sole cocente, letti di
torrenti rimasti asciutti, incendi di praterie ovunque. Al mio ritorno
avevo alzato lo sguardo su monte Benefice e reso grazie a Paladine per
il fatto che fossimo ancora cos prosperi. L'acqua continuava a scorrere
dalla sommit della montagna e quell'anno i nostri raccolti stavano
andando straordinariamente bene.
Ce ne sarebbe stato molto bisogno. Avevamo iniziato a fare progetti
per distribuire le messi in sovrappi alle terre vicine che durante
l'inverno sarebbero rimaste completamente prive di cibo.
Ma non era ancora tempo di raccolto. I due stranieri arrivarono da
noi nella tarda estate; entrarono nella taverna di Goodland, ordinarono
birra, chiesero pipe e molto educatamente bevvero alla salute della
locandiera, che ricambi. Poi i forestieri si rivolsero a me;
naturalmente indossavo la catena d'oro che identificava il mio ufficio,
perci sapevano chi fossi.
Signor Sindaco, dissero, beviamo alla vostra bella citt e alla sua
gente.
Levai il bicchiere, pi che felice di dimostrarmi a mia volta cortese.
Alla vostra salute, amici, dissi.
E dicevo sul serio. A parte la stranezza dei loro nomi, che
prendemmo per scherzo, i due erano ben vestiti e parlavano con
propriet di linguaggio, bench avessero certamente un'aria peculiare.
Uno era, come ho detto, eccessivamente alto, con lineamenti affilati
che convergevano intorno al naso, ed era questo che mi faceva pensare
a un retaggio elfo. Tuttavia era per lo pi umano, pi o meno di
mezz'et, con capelli grigio argento, occhi scuri, un sorriso triste e
quasi malinconico. Aveva mani minute, con dita lunghe e sottili.
Anche Mastro Piccolo era umano, ma immaginavo avesse in s
sangue di nano. Era l'uomo pi basso che avessi mai visto, tanto che ho
conosciuto kender che potevano superarlo in altezza. Aveva un torace
simile a un barile di birra, tuttavia, e braccia che sembravano in grado
di spaccare con un pugno la solida roccia, se gli fosse venuto in animo
di farlo. Quando camminava produceva un tintinnio, che significava
che sotto gli abiti indossava una cotta di maglia. La cosa non era strana
come potrebbe sembrare, dato che avevamo udito voci di guerra molto,
molto pi a nordovest, da qualche parte intorno ai Khalkist. Sembrava
che in quella parte del paese fossero eternamente in conflitto.
Essendo non solo il sindaco, ma anche il proprietario di uno dei pi
grandi mulini da grano della valle, mi parve opportuno farli sentire
bene accetti, perci feci loro un discorsetto di benvenuto nella valle,
che terminai chiedendo se fossero giunti per affari o per diletto.
Affari e diletto, signor sindaco. Mastro Piccolo si alz in piedi e si
inchin. Sal su una sedia in modo che tutti noi presenti nella taverna
potessimo vederlo e continu: Brava gente di Goodland, vi starete
chiedendo senza dubbio perch siamo venuti in visita in questa
prospera valle. Abbiamo sentito che i vostri bambini sono belli, la
vostra birra superba e, effettu una pausa con un tempismo da attore,
che vi considerate i migliori giocatori di scacchi di tutto Ansalon.
Che cosa intendi con "considerate"? esclam il fattore Reeves, e
noi ridemmo tutti di cuore.
Come avevo iniziato a spiegare in precedenza, se nella Valle della
Pagnotta abbiamo una passione (senza contare l'agricoltura), quella il
gioco degli scacchi. Su ogni tavolo della taverna c'era una scacchiera,
ce n'era una in ogni abitazione, e avevamo una scacchiera gigante
perfino nella piazza cittadina, che veniva utilizzata per l'annuale partita
valligiana. Avevamo club di scacchi per i bambini, la Lega delle
Scacchiste, la Lega degli Scacchisti, la Lega degli Scacchisti Uomini e
Donne, l'Associazione degli Scacchi, la Corporazione degli Scacchi e
molte altre. I nostri giocatori si recavano in tutto Ansalon, per
competere, ovunque ci fosse un torneo; avevamo dovuto costruire una
sala per ospitare i trofei. Non soltanto sapevamo di essere i migliori,
ma eravamo ritornati da tornei effettuati in tutto il territorio, portando a
casa la prova di tale supremazia.
Mastro Piccolo s'inchin dinnanzi a noi per riconoscere questo fatto,
poi continu: Mastro Alto e io siamo dunque venuti a Goodland ad
ammirare i vostri figli, a bere la vostra birra e a sfidare ciascuno di voi
a una partita a scacchi contro Mastro Alto, che si considera il miglior
giocatore dell'intero Krynn.
Saremo entusiasti di giocare, Mastro Alto, risposi, tirando fuori
una scacchiera. In quanto sindaco, sar il primo.
Mastro Piccolo alz la mano che, notai, era callosa, abbronzata e
sembrava pi adatta a brandire una spada che un pezzo degli scacchi.
B, una partita in una taverna, bench piacevole e amichevole, non
proprio quello che avevamo in mente. Mastro Alto e io dobbiamo
mangiare. Mastro Piccolo disse questo in tono di scusa, come se si
trattasse di una debolezza, e il suo compagno annu tristemente. Noi
ci guadagniamo da vivere con gli scacchi. Se vorrete venire laddove
abbiamo montato le nostre tende, nella zona della Fiera di Mezz'estate,
vi mostreremo che cosa avevamo in mente. Penso che scoprirete che ne
vale la pena.
Dissi che il giorno dopo sarei passato a dare un'occhiata. L'indomani
vari di noi fecero una passeggiata fino all'area della Fiera di
Mezz'estate, dove gli stranieri avevano piantato le tende.
I padiglioni erano di tessuto pregiato, costituiti da pannelli di seta
rossa, bianca e oro cuciti insieme. Erano tre, due piccoli e una grande.
Nei primi alloggiavano i due forestieri, e non potei fare a meno di
chiedermi se Mastro Alto dormisse con i piedi che fuoriuscivano
dall'ingresso, perch non sembrava possibile che potesse stare in uno
spazio cos ridotto. La tenda grande era aperta su tutti e quattro i lati e
all'interno presentava un tavolo con due sedie.
Il tavolo era rotondo, a quattro gambe e misurava circa novanta
centimetri di diametro; al centro recava intarsiata una scacchiera con
riquadri in legno chiaro e scuro.
L, su un lato del tavolo, Mastro Alto sedeva su una sedia, mentre
quella che aveva davanti era vuota, in attesa di un avversario. Sul piano
di legno c'erano i pezzi degli scacchi e un piattino d'ottone.
Del vassoietto mi accorsi soltanto dopo, inizialmente non riuscii a
vedere altro che gli scacchi.
Si trattava a dir poco degli scacchi pi grandiosi, pi straordinari, pi
preziosi, pi belli su cui tutti noi avessimo mai posato gli occhi.
I pezzi con cui giocavamo normalmente erano per lo pi intagliati
nel legno, bench alcuni di noi avessero portato scacchi di pietra da
Thorbardin o d'acciaio realizzati a Palanthas. Noi avevamo re, regine,
cavalli e torri, ma questi elementi erano diversi, erano costituiti da
draghi e non erano n di legno, n di pietra, n di acciaio. Presentavano
piuttosto tutti i tipi di metalli preziosi o di gemme rare esistenti su
Ansalon.
Il drago d'oro di Paladine dominava il lato della luce; era alto per lo
meno venti centimetri e d'oro massiccio, cesellato con tale maestria che
riuscivo a individuare ogni singola scaglia, tra le mille della creatura. Il
pezzo brillava come fiamma al sole estivo. Accanto a questo, dove
normalmente si sarebbe trovata la regina, c'era una femmina di drago
d'argento massiccio, talmente delicata e bella da far venire le lacrime
agli occhi al solo guardarla.
Di fronte a questi c'era il lato delle tenebre, rappresentato da un
drago a cinque teste multicolori, incastonato di gemme, scintillante di
una miriade di tonalit abbaglianti. Sulla scacchiera accanto a questo
c'era un drago nero intagliato in un opale rarissimo.
Gli altri pezzi erano altrettanto pregiati e sfarzosi. Le torri erano
maschi protetti da draghi intrecciati intorno alla struttura, realizzati in
metalli nobili su un lato e diamanti sull'altro. I cavalli erano draghi su
cui erano montati cavalieri, dalla parte del bene i pedoni erano draghi
d'ottone pi piccoli, sul lato delle tenebre guerrieri draconiani. Ogni
pezzo era realizzato con metalli inestimabili: oro, argento e platino,
oppure con gemme: diamante, smeraldo, zaffiro e rubino.
Ho sentito definire certi oggetti degni di un re. Dubito che lo
stesso Re Sacerdote di Istar potesse valere il prezzo di questi scacchi.
Rimasi a fissare quegli oggetti e non mi vergogno a dire che mi
asciugai lacrime d'ammirazione dagli occhi; intorno a me pi di una
persona fece altrettanto.
Mastro Piccolo attese che avessimo osservato a saziet quegli oggetti
meravigliosi e poi annunci: Queste sono le condizioni. Pagherete
una moneta d'acciaio per il privilegio di giocare una partita con Mastro
Alto. Se lo batterete ve ne andrete da qui con questi magnifici
scacchi.
Non riuscivo a credere ai miei orecchi; spostai lo sguardo dall'oro e
dai gioielli a Mastro Piccolo e Mastro Alto.
Fate sul serio, signori? domandai.
Facciamo sul serio, signor sindaco, replic Mastro Piccolo.
Infilai la mano nel borsellino, cos come tutti gli altri presenti
all'interno della tenda; monete d'acciaio tintinnarono sul piatto
d'ottone. Tirammo a sorte ponendo i nostri nomi nel cappello di Mastro
Piccolo, per vedere chi sarebbe stato il primo giocatore, e usc
Bommon. Io gemetti, amichevolmente deluso, perch si trattava di un
campione; basti pensare che un'intera ala della sala dei trofei era
riservata a lui.
Ebbene, amici, tanto vale che andiamo a casa, dissi agli altri.
Sar il nostro Bommon a vincere gli scacchi.
Ma nessuno and a casa, rimasero tutti a guardare.
Bommon prese il lato delle tenebre e, per un attimo, ebbe qualche
difficolt a concentrarsi sul gioco, tanto era affascinato dalla possibilit
di toccare, ammirare e meravigliarsi di fronte a tutti i particolari di quei
pezzi magnifici. Tuttavia dopo un po si calm e inizi la partita.
Per quasi tre quarti d'ora Bommon e Mastro Alto effettuarono uno
scambio di mosse; il resto di noi osservava, con l'eccezione di Mastro
Piccolo, che a quanto pareva non era affatto interessato al gioco.
Raccolse le monete d'acciaio e le port all'interno della propria tenda,
quindi rimise il piatto d'ottone sul tavolo. Poi si mise al lavoro, prese a
lucidare una splendida spada appesa a una cinghia di cuoio consunta
fuori dalla tenda, ed espose per la vendita varie scacchiere con relativi
scacchi, belli ma non certo paragonabili a quelli usati dal suo
compagno.
Alla fine Mastro Alto avanz di uno spazio con il suo drago
d'argento, sorrise e si appoggi allo schienale della sedia, come per
significare che la partita era finita. Mi resi conto che dal loro arrivo in
citt non l'avevo mai udito pronunciare una parola.
Bommon studi la situazione, poi scroll il capo.
Aaagh! Avete ragione. Scacco matto. Mi avete giocato, Mastro
Alto, ammise il nostro concittadino. Tir un profondo sospiro e
sorrise. Comunque stata la migliore partita che abbia mai giocato e
ricorder quella combinazione di mosse. Sono stato particolarmente
colpito da come avete mosso il cavallo contro il mio fianco protetto.
Davvero brillante!
Mastro Alto s'inchin lievemente da seduto e agit la mano verso il
piatto d'ottone, come per invitare l'avversario a depositare un'altra
moneta.
Bommon scroll il capo con rincrescimento.
Oggi non posso, temo! Devo ritornare al lavoro. Vi ringrazio per la
partita, tuttavia. Magari domani?
Domani, quando vorrete, disse Mastro Piccolo, giungendo in fretta
e facendo tintinnare il piatto d'ottone.
Bommon rivolse un ultimo sguardo bramoso agli splendidi scacchi,
si alz e se ne and.
Quelli di noi che erano rimasti si scambiarono occhiate eloquenti;
avevamo trovato pane per i nostri denti, quello era palese. Sfregandomi
le mani soddisfatto, mi sedetti a giocare.
Mastro Alto impieg appena quindici minuti a mettermi fuori
combattimento. Uno alla volta il resto di noi cadde di fronte alla sua
impareggiabile abilit, ma nessuno consider sprecato il proprio
acciaio. Quel giorno ce ne andammo, ma soltanto per tornare a casa a
esercitarci nelle nostre mosse migliori, preparandoci per l'indomani.
In tutta la valle si sparse rapidamente la voce della sfida, del prezioso
set di scacchi e dell'abilit di Mastro Alto. Quando arrivai il giorno
seguente dovetti mettermi in fila dietro a quindici persone: uomini,
donne e bambini, ansiosi di mettere alla prova le proprie capacit. Alla
fine della settimana c'era talmente tanta gente che chiedeva a gran voce
di giocare, che Mastro Piccolo fu costretto a distribuire biglietti
numerati e a stabilire orari precisi.
Grandi folle si radunavano intorno alla tenda principale, osservando
e trattenendo il respiro, in un silenzio infranto soltanto dal tintinnio
delle monete d'acciaio nel piatto d'ottone. Erano spuntate altre tende,
poich le persone di Goodland dotate di un gusto per il commercio non
avevano mancato di approfittare pienamente di questa opportunit. La
vedova Peck faceva buoni affari vendendo frutta fresca a chi veniva
colto da un languore durante l'attesa. Alderman Johannson si offriva di
rivelare strategie vincenti garantite a chiunque fosse disposto a
versargli tre monete d'acciaio; la folla era d'ottimo umore.
Oggi il mio grande giorno eh, Mastro Alto? grid comare Bacon.
Otto Smithy dietro di lei url: Vi baster arrivare fino a me, Mastro
Alto! E poi non avrete pi i vostri splendidi scacchi.
Inizi la prima partita della giornata e dalla sesta mossa si cap gi
chiaramente che Mastro Alto aveva vinto; il suo avversario, un
piccoletto appartenente alla Corporazione dei Sarti, si alz e gli strinse
la mano.
Temo di non essere al massimo oggi. Siete davvero il migliore
scacchista che abbia mai incontrato, ma con un'eccezione.
Mastro Alto parve stupefatto e alz il capo.
Mastro Piccolo arriv con passo deciso; finalmente qualcuno era
riuscito a suscitare il suo interesse. E chi sarebbe quell'unica
eccezione, buon signore?
colui che chiamiamo Blackshanks, anche se non ne sappiamo
molto. Non si fermato a lungo, o per lo meno se l'ha fatto non
l'abbiamo visto prima di quest'estate. Vive da qualche parte su in
montagna, e scende a valle di tanto in tanto per una partita a scacchi.
un solitario, una specie di rude individuo, nient'affatto amichevole, che
tuttavia ama ferocemente gli scacchi ed bravo come il qui presente
Mastro Alto se non di pi, se vorrete scusarmi per aver detto una cosa
del genere.
Mastro Alto parve estremamente turbato da quell'osservazione,
abbass lo sguardo accigliato sulla scacchiera e spinse i pezzi avanti e
indietro con il lungo indice.
Mastro Piccolo minimizz le cose con un sorriso e una manata sulla
schiena. Bene, allora, forse questo Blackshanks verr a sfidarci per
una partita, eh signor sarto? Allora vedremo.
Forse l'avrebbe fatto. Io stesso avevo giocato contro il misterioso
Blackshanks e, bench fosse lungi dall'essere un avversario gioviale,
era certamente un ottimo scacchista. Mi aveva demolito in tre mosse,
usando uno stratagemma che non avevo mai visto prima e che non ho
mai pi visto da allora. Da quel momento in poi a Goodland si inizi a
parlare di che grande partita sarebbe stata quella, e a cercare di trovare
Blackshanks, nella speranza che effettuasse una delle sue rare visite in
citt.
Il prossimo, grid Mastro Piccolo.
Si accomod una donna alta, con stivali parecchio logori e pantaloni
da combattimento. Mastro Alto si alz, s'inchin lievemente e torn a
sedere; in venti mosse ebbe come sempre la meglio sull'avversaria.
Senza una parola, la donna si alz e usc a lunghi passi dalla tenda.
La giornata continu con una partita dopo l'altra; Mastro Alto non
fece mai una pausa, neppure per mangiare. Mastro Piccolo si dava da
fare qua e l, guizzando di tanto in tanto all'interno della propria tenda
per rifornire la sua riserva di scacchiere. Faceva buoni affari, perch
molti potenziali sfidanti acquistavano gli scacchi per ingannare l'attesa,
esercitandosi contro gli altri giocatori.
Alla fine di quella giornata Mastro Alto aveva sconfitto diciassette
avversari, ma la fila fuori dalla tenda non era diminuita; Mastro
Piccolo usc per rivolgersi ai cinquanta giocatori in attesa.
Continueremo le partite fino al tramonto; coloro che non hanno
ancora giocato saranno i benvenuti domani, se vorranno cimentarsi.
Nel caso domani non possiate, allora abbiate la bont di restituire i
biglietti e di lasciare che qualcun altro prenda il vostro posto.
Naturalmente verrete completamente risarciti.
Gli straordinari scacchi brillavano e scintillavano nella tarda luce
serale che filtrava attraverso la tenda. Tutti coloro che si sedevano a
giocare con quei meravigliosi pezzi bramavano di vederli scintillare
nella propria dimora. La fenomenale abilit di Mastro Alto
sorprendeva e deliziava gli spettatori e la totalit di coloro che
giocavano contro di lui.
Nessuno restitu un solo biglietto.
Il giorno successivo fu una ripetizione di quello precedente. La gente
arrivava alla tenda molto tempo prima che i due uomini fossero ancora
svegli, mettendosi tranquillamente a sedere sull'erba fuori dal
padiglione grande, a ripassare le proprie mosse.
Mastro Alto si mise immediatamente al lavoro. A mezzogiorno
aveva sconfitto undici giocatori, e la sua andatura sembrava accelerare.
L'undicesimo scacchista, Toby Wheeler, uno dei pi curiosi tra i nostri
ragazzini di dieci anni, chiese: Perch nei vostri scacchi i re e le
regine umani sono draghi, Mastro Alto?.
Mastro Alto rivolse un'occhiata triste in direzione di Mastro Piccolo,
che si affrett a raggiungerli per rispondere.
Saggia domanda, figliolo. Mastro Alto e io crediamo che le forze
del bene e del male siano di gran lunga pi influenzate dai draghi che
da qualsiasi umano. Il potere, l'intelligenza e la saggezza dei draghi li
rendono pi adatti a rappresentare i pezzi primari sulla scacchiera, non
sei d'accordo?
Toby si strinse nelle spalle, non molto interessato alla filosofia, di
gran lunga pi preso dalla voglia di vincere; effettu la sua mossa,
Mastro Alto rispose abilmente, e nel giro di altre quattro fece in modo
che la partita si decidesse in suo favore.
Immagino di non potermi portare a casa neppure un solo pedone,
vero? disse Toby, toccando con bramosia un draconiano incastonato
di pietre.
Mastro Alto scroll il capo. Toby pos il pedone e corse a
raggiungere i compagni di gioco.
Trascorsero altri due giorni, Mastro Alto continuava a sconfiggere
tutti coloro che gli si ponevano dinnanzi. Aveva appena oltrepassato la
centesima vittoria all'inizio del quinto giorno, quando la gente in fila in
attesa di giocare e coloro che stavano intorno a osservare cominciarono
a bisbigliare, a sussurrare e a indicare. Io ero andato a far visita alla
vedova Peck e mi volsi a guardare da che cosa fosse provocato tutto
quel trambusto. Un uomo vestito di nero, con pantaloni di cuoio nero e
lunghi stivali neri, arriv tranquillamente su per la collina.
Blackshanks! La voce si sparse in un sussurro eccitato.
Quello era il nomignolo che gli avevamo dato, visto che non ci aveva
mai rivelato spontaneamente il suo nome.
Blackshanks prese tranquillamente posto alla fine della fila; Mastro
Piccolo si affrett a raggiungerlo e gli present il piatto d'ottone dove
lui lasci cadere una moneta d'acciaio. Tra la folla si diffuse un
mormorio d'aspettativa, vari bambini corsero in citt a diffondere la
notizia e ben presto la maggior parte della popolazione di Goodland
lasci il raccolto e il bucato, la fucina e la gestione della taverna, per
assistere a quella che sapevamo sarebbe stata la partita a scacchi del
secolo.
Era palese che Mastro Alto non vedeva l'ora di affrontare l'incontro,
proprio come il resto di noi. Continuava a guardare Blackshanks lungo
la fila, e fece fuori rapidamente i giocatori successivi, con quella che
parve distratta abilit. Anche Mastro Piccolo sembrava eccitato alla
prospettiva della partita; pose fine alla vendita delle scacchiere e,
mettendosi a lucidare la spada, la strofin con tale fervore da farla
luccicare.
Blackshanks attendeva, osservava e non parlava con nessuno. Non
era un tipo simpatico; in realt la maggior parte di noi si sentiva
sempre piuttosto a disagio quando lui era nei paraggi e generalmente
era estremamente lieta quando se ne andava. Aveva freddi occhi neri,
fredda pelle pallida e fredde mani appiccicaticce. Io stesso avevo
accennato al fatto che c'erano altre valli piacevoli quanto la nostra in
altre parti del mondo, dove ero certo che si sarebbe trovato pi a suo
agio, ma lui sosteneva sempre di preferire Goodland.
La cosa risultava decisamente lusinghiera, perci come potevo
obiettare?
Tuttavia dovevo ammettere di essere lieto che Blackshanks non se ne
fosse ancora andato, almeno non prima di aver giocato a scacchi con
Mastro Alto.
Alla fine arriv il suo turno; raggiunse il tavolo con passo deciso e
guard la meravigliosa scacchiera. Un lieve accenno di colore gli sal
alle fredde guance pallide, osserv gli scacchi con una bramosia che
credo davvero nessuno degli abitanti di Goodland avesse ancora
provato, e va sottolineato che la maggior parte di noi li desiderava
certamente con notevole intensit. Blackshanks non si limitava a
bramarli, li concupiva, li agognava. Allung una mano per toccare il
drago a cinque teste realizzate in pietre preziose di colori diversi; la
mano gli trem di cupidigia e lo udii tirare un lieve sospiro.
vero, disse con una voce sepolcrale che mi diede i brividi e mi
fece venire la pelle d'oca, che darete questi splendidi scacchi a
chiunque vi batta?.
vero, signore, disse Mastro Piccolo.
Blackshanks prese silenziosamente posto, Mastro Alto sedette
proteso in avanti. Mastro Piccolo smise completamente di lucidare la
spada e, facendosi strada a gomitate tra la folla, si pose accanto al
compagno a guardare, cosa che non aveva mai fatto prima; aveva
un'espressione ansiosa sul volto. Mastro Alto aveva invece un'aria
torva.
Temevano indubbiamente di poter perdere i loro preziosi scacchi.
Blackshanks effettu la mossa d'apertura portando arditamente in
avanti un cavallo. Mastro Alto annu, poi guard Mastro Piccolo, cosa
che non aveva mai fatto prima; quest'ultimo gli rispose con un cenno
del capo. Mastro Alto guard la scacchiera, ci pens per un lungo
attimo, poi fece una contromossa con una torre.
Il suo avversario grugn e si mise a giocare seriamente.
La partita continu per trenta mosse senza che nessuna delle due
parti acquisisse un vantaggio. La folla raccolta intorno alla scacchiera
era in silenzio, come se tutti stessero osservando dalla propria tomba.
La partita arriv alla cinquantesima mossa, e il vantaggio inizi a
pendere in favore dello sfidante. Mastro Alto sembrava nervoso; gli
trem la mano quando tocc il drago d'oro, il re. Mastro Piccolo
sudava e appariva ancor pi in ansia di prima. Mastro Alto annu
ancora una volta rivolto al compagno, poi mosse il drago d'oro.
Blackshanks rise sommessamente e port il drago a cinque teste in
posizione di vittoria. Scacco matto, Mastro Alto.
Tra la folla si diffuse un sospiro collettivo, avevamo appena assistito
a una partita a scacchi di cui avremmo parlato per il resto della nostra
esistenza, ma non era quello. Ci sembrava una terribile ignominia che
il freddo e antipatico Blackshanks dovesse entrare in possesso di quei
mirabili scacchi.
Mastro Alto si rimise a sedere, pallido e sopraffatto. Mastro Piccolo
sembrava sconvolto, apriva e chiudeva la bocca ma era rimasto senza
parole.
Sembra che vi abbia superato, Mastro Alto, disse Blackshanks,
guardandolo beffardo. Vi sarei obbligato se ora mi consegnaste il
premio.
Aspettammo tutti, sperando assurdamente che Mastro Alto
effettuasse qualche mossa brillante che potesse fargli vincere
comunque la giornata. Fiss la scacchiera, scroll il capo e poi,
lentamente, si alz in piedi; si inchin all'avversario.
vero signore, mi avete battuto. Fece cenno al sopraffatto e
fremente Mastro Piccolo di farsi avanti. Portate la scatola, Mastro
Piccolo. Dobbiamo riporre gli scacchi.
Imballateli bene, ordin Blackshanks in tono villano. Ho molta
strada da fare e non voglio che vengano danneggiati.
Mastro Piccolo represse un singhiozzo, e strascicando i piedi si rec
all'interno della propria tenda. Mastro Alto torn a sprofondare nella
sedia, come se gli fossero venute meno le gambe e non potessero
sopportare il suo peso. Tocc ogni pezzo amorevolmente, dicendogli
addio. Dovetti volgermi dall'altra parte, non potevo sopportare di
vedere il dolore sul suo volto.
Trascorsero lunghi attimi, Mastro Piccolo non ricomparve e
Blackshanks inizi a spazientirsi.
Non starete pensando di venire meno al nostro patto, vero, Mastro
Alto? disse l'uomo in nero, con il volto pallido di rabbia. Tenetevi la
vostra scatola, non mi serve.
Tendendo la mano, raccolse il drago d'oro e stava per metterselo in
tasca quando Mastro Piccolo usc dalla tenda.
Coloro che si trovavano vicino a lui rimasero senza fiato e si
ritrassero, mentre la gente che si trovava ai margini della folla si
sforzava di vedere che cosa avesse causato tutto quel trambusto.
Mastro Piccolo non recava una scatola, l'unico oggetto che portava
era la spada. Era completamente vestito in maglia metallica che
brillava argentea alla luce del sole, e sull'armatura indossava la cotta
d'arme di un Cavaliere della Rosa.
Marci fino a Blackshanks, che lo stava osservando con sospetto e
disprezzo.
Che cos' questa pagliacciata? domand Blackshanks con un'aspra
risata. Ti sei mascherato per la Notte dell'Occhio, cos?
Mastro Piccolo sguain la spada dal fodero e la tenne davanti a s in
un saluto cavalieresco.
Sono Sir Michael Stoutbody, Cavaliere dell'Ordine della Rosa. Il
Sacro Decreto di Paladine esige che io, in quanto Cavaliere di
Solamnia, contrasti il male ovunque lo trovi. perci mio dovere,
Blackshanks o comunque vi chiamiate, avere la meglio su di voi in
combattimento. Preparatevi, signore.
L'uomo in nero lo fiss e scoppi a ridere; Sir Michael gli arrivava
alla vita. Razza di pidocchio! sbuff, sprezzante. Farai meglio a
mettere gi quella spada prima di fare male a qualcuno.
Guardai Mastro Alto, nella speranza che potesse intervenire per
salvare il compagno da un ulteriore imbarazzo, ma lui si limit a
osservare, con un mezzo sorriso che gli indugiava sulle labbra.
In veste di sindaco era mio dovere prendere in mano le cose.
Mi feci avanti. Suvvia, Mastro Piccolo, dissi. Blackshanks ha
vinto lealmente; stata una gran partita. un peccato che perdiate i
vostri preziosi scacchi, ma siete stati voi a offrirli, ve ne rendete
conto.
Sir Michael si inchin davanti a me. Signor sindaco, se vorrete
seguire il mio consiglio avvertirete i vostri concittadini di lasciare la
zona e di ritornare alle proprie case.
Ma davvero, mio caro signore... Mi fermai.
Blackshanks guardava in cagnesco il cavaliere, con odio tale da
farmi desiderare di essere dalla parte opposta di monte Benefice con un
buon cavallo e la strada libera. Iniziai ad arretrare, allontanandomi
dalla tenda.
Signore e signori, gridai, penso che sarebbe una buona idea se
faceste come vi stato consigliato. Specialmente quelli di voi con
bambini piccoli.
Una sensazione di terrore e di pericolo si diffuse tra noi, simile a una
scura caligine fredda e umida che strisciasse attraverso la nostra valle
soleggiata. I bambini iniziarono a piagnucolare di paura, e devo
ammettere che ebbi a mia volta voglia di versare qualche lacrima. In
quanto sindaco di Goodland, era mio dovere rimanere sulla scena, cos
come fecero alcuni consiglieri comunali. Il resto dei concittadini corse
gi per il fianco della collina, in preda a un panico che parve crescere e
propagarsi come un violento incendio.
Nel frattempo Blackshanks non si mosse; restava l, stringendo in
mano il drago d'oro, spostando lo sguardo da Mastro Piccolo a Mastro
Alto e viceversa.
Siete stato sfidato, signore, disse Sir Michael con freddezza,
estraendo la spada dal fodero. Combattete o perirete laddove vi
trovate, Malvagio.
Improvvisamente Blackshanks gett contro il suo sfidante il drago
d'oro; il cavaliere alz il braccio, il pezzo lo colp sulla spalla e
rimbalz.
Sono malvagio, piccolo cavaliere, ringhi l'uomo in nero, ma non
come potresti immaginare. Ho una sorpresa per te, Sir Michael.
Blackshanks pos la mano su un anello che portava e all'improvviso
il suo aspetto inizi a mutare. Cominci a crescere; in precedenza era
alto pi o meno come me, forse un po di pi, ma nel giro di un minuto
super il palo centrale che teneva in piedi la tenda. Gli abiti parvero
disintegrarsi dal corpo e al loro posto scintillarono scaglie nere! Dal
dorso spuntarono ali, la mandibola si protese in avanti, il naso si
allung fino a incontrarla, e divenne un muso su una bocca irta di
orrende zanne. Aveva gli occhi rossi come i rubini degli scacchi; dalle
dita fuoriuscirono unghie ricurve e una coda nera prese a sferzare
selvaggiamente.
Questa la mia vera forma! dichiar, godendosi il nostro terrore.
Nell'aria intorno a Blackshanks tremolava l'immagine trasparente di
un drago nero; non aveva ancora completato il mutamento di forma,
ma tale sarebbe diventato una volta terminata la trasformazione.
Il mostro era enorme, incombeva su di noi con fauci scattanti e alito
acido e micidiale, nonch un'apertura alare che copriva il sole e ci
ammantava di tenebre.
A quella vista alcune delle persone rimaste strillarono e iniziarono a
fuggire gi dal fianco della collina. Anche a me sarebbe piaciuto
scappare, ma ero paralizzato dallo sconvolgimento dell'intera
situazione.
Un drago nero!
Avevamo albergato un drago nero nella nostra pacifica valle!
Siete condannati! sibil Blackshanks. Come pu una mezza
calzetta come te combattere una creatura possente come me?
Di l a poco sarebbe stato pi alto delle querce svettanti, il suo alito
acido sarebbe piovuto su di noi. Tra un momento ancora...
Avresti dovuto contrastarmi nella tua forma umana, consigli Sir
Michael. Te ne avevo dato l'opportunit.
Il piccolo cavaliere balz per attaccare la creatura mezza uomo e
mezza bestia; se la spada avesse incontrato carne, avrebbe finito
Blackshanks, tuttavia la lama colp scaglie e il colpo rimbalz senza
danno.
La creatura nera scalci con la zampa di drago, colp Sir Michael al
petto e lo scaravent indietro facendolo vorticare. Il cavaliere and a
urtare contro il tavolo su cui si trovavano gli scacchi, che si fracass e
ruzzol gi, giacendo stordito tra i rottami. Gli splendidi scacchi gli
caddero addosso, come petali di rosa sparpagliati su una tomba.
Mastro Alto si inginocchi accanto all'amico, con aria ansiosa, e lo
controll per accertarsi che stesse bene.
Non sono ferito! ans Sir Michael, gi lottando per rimettersi in
piedi. Devi... fermarlo! Non... lasciare che cresca...
Parole sensate. Il drago stava diventando pi grande di secondo in
secondo. Iniziava a spiegare le ali, il collo si estendeva serpeggiando in
una curva sinuosa. Un numero sempre maggiore di scaglie gli copriva
il corpo, rivestendo rapidamente tutte le aree che sarebbero potute
risultare vulnerabili all'attacco.
Mastro Alto balz in piedi e alzando la mano destra pronunci una
sola parola, che risuon tra noi come il richiamo di una tromba
d'argento che portasse in nostro soccorso un esercito di cavalieri. Non
capii di che termine si trattasse, ma mi trasmise una lieve speranza nel
cuore e, per un attimo, annull la mia paura.
Qualunque fosse il significato di quella parola, sembrava arcano e
colp Blackshanks come se si fosse trattato di una lancia. Lui ans,
trem di rabbia e digrign i denti.
L'incantesimo di mutamento di forma si interruppe all'improvviso.
Ora Blackshanks era bloccato tra due corpi, era mezzo uomo e mezzo
drago.
La bestia ulul, farfugli e sferz un artiglio letale contro Mastro
Alto, ma quest'ultimo si tenne accuratamente lontano dalla sua portata.
Lentamente, cantilenando strane parole, l'uomo inizi a girare intorno
alla creatura, che cercava di seguirne i movimenti con la testa
serpentina.
Mentre gli girava intorno, Mastro Alto effettuava movimenti sinuosi
con le mani, come se stesse intrecciando una catena che lui soltanto
riusciva a vedere.
L'uomodrago era bloccato a met della trasformazione, come un
pulcino mezzo dentro e mezzo fuori dal guscio. Infuriato, Blackshanks
si scagliava contro Mastro Alto facendo scattare le fauci. L'uomodrago
non poteva muoversi con la velocit di un drago nero, tuttavia, e le
zanne micidiali addentavano l'aria. Mastro Alto inizi a correre
continuando a girare intorno al drago infuriato, dipanando rapidamente
la grande catena invisibile che stava intessendo.
Sbrigati, cavaliere! grid Mastro Alto. Non posso tenere in piedi
a lungo questo incantesimo!
Sir Michael era in piedi, spada alla mano; sbuffando sotto la pesante
armatura si scagli contro l'uomodrago furioso, che sbuffava e cercava
di ghermirlo.
Lo spadaccino effettu un affondo, l'uomodrago lo par con una
zampata, o per lo meno l'avrebbe fatto, se il colpo fosse partito
davvero. Invece l'attacco di Sir Michael era stato una finta; trattenne la
lama finch gli artigli letali del mostro non si furono mossi e poi
effettu l'allungo, trafiggendo con tutta la forza che aveva, mirando a
una parte del torace che non era ancora stata completamente ricoperta
di scaglie nere.
La lama si conficc nel petto della creatura mezzo uomo e mezzo
drago e fuoriusc, tutta insanguinata, dal dorso della bestia.
Blackshanks rugg di dolore e cerc di liberarsi dalla spada. Sir
Michael tenne duro coraggiosamente, anche se gli sforzi del mostro in
preda a un folle tormento lo sollevarono da terra.
Dibattendosi, il drago morente fece piovere sul cavaliere sangue e
alito acido che gli bruciarono la pelle ovunque lo toccarono. Alla fine
Sir Michael fu costretto a mollare e cadde pesantemente, gemendo di
dolore.
Il drago nero si strapp la spada dal petto, ma era troppo tardi, la
ferita era mortale e Blackshanks inizi ad accasciarsi. Guard infuriato
i due che lo avevano sconfitto, in particolare il giocatore di scacchi alto
e ossuto.
Chi sei? riusc ad ansare. Dimmelo! Chi sei tu che mi hai ucciso?
Non certo un comune mortale, come ti fingi!
Mastro Alto fece un passo avanti. L'ho fatto per la mia famiglia e il
mio clan. Nel nome del lesto Vloorshad e di Huma, il pi coraggioso di
tutti, ho l'onore di porre fine alla discendenza di Basalt Blackdragon,
che ha finalmente cessato di insozzare Krynn con la sua presenza. Tu
sei la sua ultima progenie e con te muore una grande piaga di
Ansalon.
Blackshanks alz lo sguardo morente e vide incresparsi intorno a
Mastro Alto, come lo vedemmo tutti noi in quel momento, il profilo
trasparente di un corpo ricoperto di squame, la forma armoniosa della
testa di un grande drago d'argento. Ali argentee si aprirono sul drago
nero, che ringhi, distolse il volto e mor.
L'immagine del drago del bene svan, lasciandosi alle spalle soltanto
Mastro Alto, lo scacchista.
Quest'ultimo aiut Sir Michael ad alzarsi in piedi. Il resto di noi
rimase a fissare quei due, in preda a un muto stupore e con una certa
circospezione.
Il Cavaliere della Rosa sorrise con fare rassicurante. Non abbiate
paura amici miei, questo Sheen Vloorshad, il pi giovane del clan dei
draghi d'argento di Vloorshad. Ci dispiace aver ingannato voi e i bravi
cittadini di Goodland, signor sindaco, aggiunse, rivolgendosi a me,
ma dovevamo attirare Basalt fuori dalla sua tana al fine di ucciderlo, e
questo era l'unico modo che sapevamo per certo avrebbe funzionato.
Mastro Alto abbass lo sguardo sulla carcassa nera in preda agli
spasmi. risaputo che Basalt Blackdragon non ha mai saputo
resistere a una partita a scacchi.
Finisce cos la storia della pi grande sfida scacchistica, quella con la
posta pi alta, che mai sia stata giocata nella nostra valle.
Portammo Sir Michael in citt, dove i due furono festeggiati come
eroi. Il nostro chierico si occup delle sue ferite e lui si riprese
abbastanza da essere mio ospite a cena insieme a Mastro Alto.
Come facevate a essere cos sicuri che Blackshanks fosse un drago
nero? chiesi.
Perch stato l'unico che riuscito a sconfiggermi, replic il
giocatore con un sorriso. Senza offesa a voi o ai vostri ottimi
concittadini, signor sindaco. Siete abili scacchisti, non c' dubbio, ma
dopo tutto siete soltanto umani.
Devo ammettere che quell'osservazione bruci un po'. Vi affronter
qui, immediatamente, dissi, prendendo la scacchiera.
Mastro Alto si alz in piedi, sorridendo e scrollando il capo. Mi
dispiace signor sindaco, ma anche se nei prossimi mille anni non
dovessi mai giocare un'altra partita a scacchi, sarebbe comunque
troppo presto.
Si alz anche Sir Michael. Addio, signor sindaco, dobbiamo
ritornare a fare rapporto e a intraprendere la lotta contro Lord Ariakan.
Se voi abitanti della Valle della Pagnotta vorrete seguire il mio
suggerimento, farete bene a mettere da parte le scacchiere e a iniziare a
prepararvi ad affrontare un nemico reale.
Lo faremo. Non sappiamo come ringraziarvi, dissi, stringendo a
entrambi la mano in segno di commiato. Possa Paladine guidare i
vostri passi.
Sir Michael e il drago d'argento lasciarono la taverna, tra urla e
acclamazioni da parte del popolo.
Ero proprio sul punto di convocare un'assemblea del consiglio
cittadino, quando un ragazzino si precipit correndo verso di me,
teneva in mano una grande scatola di legno.
Che cos'? chiesi.
Quei due stranieri hanno detto che dovevo consegnarvela, signor
sindaco, disse il bambino.
Sulla scatola c'era un biglietto:
Questo lo lasciamo a voi, Signor Sindaco. Riteniamo che sia un
degno trofeo da aggiungere a quelli che gi si trovano nella vostra sala.
Possa portare fortuna a voi e alla vostra gente.
Aprii il coperchio della scatola.
L, luccicanti e scintillanti alla luce della torcia, c'erano i magnifici
scacchi.
Mancava soltanto un pezzo, il drago nero.


Icewall
di Douglas Niles


Keristillax si svegli lentamente, un movimento impercettibile come
l'avanzata strisciante del vicino ghiacciaio. Uno sbuffo d'aria gelida si
diffuse dalle ampie narici, poi trascorse un anno. Una membrana
coriacea, bianca come neve pura, si sollev lentamente a rivelare, nel
corso di cent'anni, un occhio con la pupilla a fessura e l'iride di un
azzurro chiaro bordato di gelo. Le ali scricchiolarono, liberando le
schegge di ghiaccio formatesi negli ultimi...
Quanto tempo era trascorso?
La prima domanda emerse da una bianca caligine, da un luogo
impervio al calore bruciante del mondo, dove il ghiaccio punzecchiava
l'aria in assalti sferzanti sospinti dal vento.
Keris medit sulla domanda mentre un altro anno passava al volo.
Sono il drago bianco Keristillax. Era la prima verit che dalla pallida
nebbia bianca affiorava ad ammantargli i pensieri.
Questo luogo... questo luogo l'isola di Summerbane... il Castello di
Summerbane.
Era giunto il secondo elemento di conoscenza; Keris aveva ritrovato
la memoria.
L'isola sterile e rocciosa si trovava sotto la costa meridionale di
Ansalon; si trattava di un luogo privo di alberi e avvolto nella nebbia,
imprigionato dal ghiaccio per met dell'anno. Una volta, molto tempo
prima, le navi che giungevano da Tarsis facevano scalo qui, e un
umano di grande ricchezza e di rango elevato era stato signore di
questo castello. Poi era arrivato Keristillax. Il nobile e i suoi sudditi
erano morti e, dopo un po', i vascelli provenienti da Tarsis avevano
interrotto le loro visite.
Si era poi scatenato un grande conflitto, e il drago bianco si era
presentato alla convocazione della sua regina. I clan cromatici si erano
raccolti a Sanction, e i draghi bianchi avevano patito una campagna
soffocante, volando nell'aria rovente e riarsa dal fuoco, in cerca di
violenza e di gloria. Sfrecciando verso il nemico, Keristillax aveva riso
beffardo alla vista dei draghi del bene affardellati da lancieri. Come gli
altri della sua specie, il wyrm bianco aveva sfidato sfrontatamente i
minuscoli spilli che quei cavalieri recavano in battaglia.
E aveva osservato i draghi bianchi morire, colti in volo dalle
trafitture di quegli spilli letali. Aveva visto la regina che si ergeva
come una montagna su Krynn nel suo momento di gloria, trafitta dalla
lancia brandita da un cavaliere, Huma. Si era avvizzita e poi era
semplicemente svanita, abbandonando Keristillax e i suoi compagni
sopravvissuti.
Lui non era consapevole, n gliene sarebbe importato, del fatto che
dopo il conflitto aveva avuto la fortuna di fare ritorno alla propria tana.
La maggior parte dei draghi della regina, quelli che erano ancora vivi,
erano stati condannati all'Abisso dopo la sua sconfitta. Tuttavia a Keris
e a pochi altri, come ricompensa per un coraggioso servizio durante la
guerra, era stato consentito di rimanere inattivi, nascosti negli angoli
dimenticati di Krynn. E cos lui aveva fatto ritorno al castello di
Summerbane, sulla guglia di roccia e di ghiaccio che si protendeva
sulle onde tempestose. Strisciando nelle gallerie sotterranee, era caduto
in un lungo sonno.
Tuttavia, quanto tempo era passato? La prima domanda rimaneva
ammantata nel biancore permeante dell'ignoto, perch non c'era misura
di giorni, inverni e perfino di secoli in quell'ibernazione.
Fu la curiosit, pi che la fame che gli mordeva il ventre, a spingere
infine Keris a sollevare il proprio peso sul piede dotato di quattro
artigli; per farlo impieg molte ore. Finalmente si mosse, con un lungo
passo paziente, seguito da un altro. L'attivit port un ritorno di
vitalit, che s'increment fino a farlo camminare con grazia leggera, un
serpente di alabastro in movimento fluttuante.
La memoria lo condusse attraverso il labirinto di corridoi sotto al
castello di Summerbane, oscure caverne che al suo arrivo in questo
luogo erano viscide di gelida foschia. Not con un piccolo fremito
d'orgoglio che ora erano rivestite di ghiaccio. Indubbiamente la sua
glaciale presenza aveva abbassato la temperatura circostante al punto
di creare questa bella brina.
Di colpo il corridoio termin in una barriera azzurro intenso, dove la
neve si era condensata, compressa in solido ghiaccio nel corso di molti
anni. Questo non costituiva un ostacolo per un drago bianco, e con
qualche colpo d'artiglio Keris pass attraverso la massa gelata per
emergere sul lato della rupe che si trovava sotto al castello. Ricordava
che l'imboccatura di questa grotta era rivolta a sud, dove le gelide
acque dell'oceano giungevano a fondersi con il lontano regno di
ghiaccio.
Lo accolse una distesa di immobile biancore, un vasto manto di neve
meravigliosa che sembrava stranamente fuori luogo sull'oceano. Keris
si rese conto che doveva essersi svegliato nel bel mezzo di un inverno
freddissimo, ma lo sorprese che la candida superficie fosse cos vicina
al livello della grotta. Ricordava questo punto elevato; era una
sporgenza a trecento metri d'altezza sul livello del mare. Tuttavia ora la
superficie innevata era salita a un decimo di quella distanza, appena un
paio di balzi pi sotto.
Il drago bianco non era ancora pronto a spiegare le ali, perci
attravers passando intorno al pendio ricoperto di neve della ripida
altura dell'isola. Quando divenne chiaramente visibile la parte
settentrionale, dove un canale burrascoso separava l'isola di
Summerbane dalla costa di Tarsis, Keristillax rimase ulteriormente
scombussolato dal fatto di non vedere acqua da nessuna parte! Nei suoi
ricordi alquanto remoti, anche quando il pack ghiacciato circondava
completamente Summerbane, non era mai accaduto che avesse invaso
il mare aperto che si trovava a nord.
Nella limpida, incontaminata luce del giorno, avrebbe dovuto
scorgere la costa di Ansalon, invece c'era soltanto la coltre gelata che,
per quello che lui riusciva a vedere, poteva anche essersi allargata a
coprire il mondo intero. Come il ghiaccio nei sotterranei di
Summerbane, questo costituiva un bizzarro mutamento, bench lui
dovesse ammettere di non essere personalmente la causa di
quell'alterazione. Lo metteva a disagio pensare alle forze potenti che
erano state all'opera nel mondo mentre lui dormiva.
A quel punto prese il volo, flettendo ali che, malgrado la rigidit, lo
reggevano facilmente nell'aria. Pass intorno alla guglia del castello e
vide che era completamente incrostato di ghiaccio. Mentre le traiettorie
a spirale lo portavano pi in alto, vide che l'isola di Summerbane era
diventata un pallido dirupo bianco nel bel mezzo del ghiacciaio.
Questo luogo Icewall, la Muraglia di Ghiaccio, ed ancora il mio
rifugio. In quel momento il fremito d'orgoglio fu pi forte, il
turbamento venne sopraffatto dal puro diletto alla prospettiva di questo
grande regno gelato. Quale roccaforte sarebbe potuta essere pi
perfetta per un drago bianco? Volando sempre pi in alto vide che il
ghiacciaio si estendeva per varie miglia a nord nel luogo che era stato
Ansalon. Molto lontano si profilava una piana marrone e polverosa.
Poi vide l'altro drago; si trattava a sua volta di un wyrm bianco e
l'intruso puntava dritto verso il promontorio del castello di Icewall.
Keris cambi urgentemente rotta, tornando indietro e errando sull'alta
torre, prima che l'altra creatura si avvicinasse troppo. Quando infine il
wyrm vol a spirale intorno al pinnacolo in una lunga, pigra virata,
Keristillax vide che l'intruso era pi grande di lui, abbastanza da poter
probabilmente usurpare la sua splendida tana, se avesse desiderato
farlo.
Ma non senza combattere. Keris proiett nell'aria una raffica gelata,
un fiotto che non giunse vicino all'altro drago ancora in volo, ma che
comunic chiaramente alla creatura di pensarci due volte prima di
intestardirsi a intraprendere un attacco.
Pace, drago del clan, dichiar l'altro, con voce tonante come un
iceberg che si spaccasse da una scogliera glaciale. Sono Terrisleetix e
porto notizie di gloria!
Quale gloria? ringhi Keris, sicuro che questo drago di nome Sleet
stesse cercando d'ingannarlo.
Il ritorno della nostra regina! Ci ha risollevato dall'Abisso, ha
evocato i suoi draghi da tutte le parti del mondo; ci raduniamo ai
Signori del Destino!
Ritorna alla tua gloria e ai tuoi monti di fuoco! rugg Keristillax.
Ricordava bene i Signori del Destino, dove i draghi bianchi avevano
sofferto per vari anni prima di volare verso il disastroso conflitto. Non
voleva neanche pi posare gli occhi su quelle cime vulcaniche.
Ci andr, ma non prima di aver convocato gli altri... quelli come te,
che hanno servito bene Takhisis nella Guerra degli Umani