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Margaret Weis e Tracy Hickman

I DRAGHI
DELLESTATE DI
FUOCO



Titolo originale dell'opera: Dragons of Summer Flame.
Traduzione di Annarita Guarnieri Copyright 1995, 1997, 2001 TSR, Inc.
Opera edita in Italia dal Gruppo Editoriale Armenia S.p.A.
Via Valtellina, 63 - Milano. e-mail: armenia@mr-net.it. sito web: http://www.armenia.it.
Tutti i diritti riservati.
Stampato da Print Duemila S.r.l. per conto del Gruppo Editoriale Armenia S.p.A.



















A CHI SOGGIORNA IN KRYNN.

Possa la tua Spada non spezzarsi mai.
Possa la tua Armatura non arrugginire.
Possano le Tre Lune guidare la tua Magia.
Possano le tue Preghiere essere ascoltate.
Possa la tua Barba crescere lunga e folta.
Possa l'Impresa della tua Vita non esploderti mai sul viso.
Possa il tuo Zaino cantare sempre.
Possa la tua Terra Natale essere prospera.
Possano i Draghi volare sempre nei tuoi Sogni.
Margaret Weis e Tracy Hickman.

Nella terra del meridione dove si leva il Muro di Ghiaccio sotto il pallido sole stagionale, dove
congelano le leggende nella rugiada dei ricordi e nel mercurio sconfitto, si preparano i lunghi tini
secondo l'usanza rimembrata versando oro, versando ambra, gli antichi distillati di grano, di sangue
bardico e di ghiaccio e di ricordi.
E nelle acque discende il bardo, nell'oro, nell'ambra, e intanto ascolta i ricordi prenatali della
corrente e della memoria che gli fluiscono intorno, finch i polmoni e il cuore dilatato cedono nelle
acque, finch sommerso da ci che ascolta e il mondo si precipita in lui, pi profondo del pensiero, e
lo annega o gli toglie il senno, o ne fa un bardo.
Diversa l'usanza del settentrione: saggiamente tutto fatto sotto la luna le cui fasi si
succedono faticose fuori dell'oscurit e nella luce delle monete e degli specchi nell'abbondanza della
libert dell'aria.
Ho sentito che eravate stranieri alla terra oltraggiata dove i bardi discendono nella corrente, alle
acque in cui la fede si trasforma in visione, all'elisir della notte, all'ultimo respiro nell'annegare
consegnato alla memoria l dove la poesia emerge, solitaria.
Ho sentito che eravate stranieri al misericordioso settentrione, che Hylo e Solamnia, e una
dozzina di province innominabili vi hanno purificati al di l dell' invidia, al di l della solitudine. Allora
le acque mi hanno detto la verit: quanto ricordate le vostre morti l dove le met di un regno si
uniscono su un terreno perduto, quanto ricordate il vostro cammino simile a quello delle lune, rossa e
argento, diretti alla volta dell'occidente celeste, in un'alleanza di misericordia e di luce.
Fin dal loro sorgere i cieli hanno avuto questo in mente, un passaggio attraverso l'oscurit e
regioni sospette, per andare incontro alla luce del sole, all'aria e agli orizzonti della terra... non
all'annegamento, alla piena dell'arpa.
Oh, non avete mai dimenticato l'immersione del bardo, la terra del sonno, il tempo precedente la
nascita dei mondi, dove tutti noi aspettavamo nel buio materno, nella morte predetta dal tarocco, ma
soli e insieme cavalcate di morte in morte la storia che significa che stiamo cominciando daccapo...



Libro primo.


CAPITOLO PRIMO.


La squadra di sbarco. La profezia. Un incontro inatteso.



Quella mattina faceva caldo, un caldo eccessivo per essere soltanto tarda primavera e tale da far
pensare quasi che ad Ansalon fosse gi estate piena. Seduti a prua della barca, i due cavalieri stavano
quindi sudando spaventosamente all'interno della loro armatura d'acciaio e guardavano con invidia i
rematori seminudi.
L'armatura nera che i cavalieri avevano indosso, decorata con il simbolo del teschio e del giglio
della morte, era stata benedetta dal sommo chierico e si supponeva che fosse in grado di resistere ai
capricci del vento e della pioggia cos come al caldo e al freddo, ma a quanto pareva la benedizione
della Regina delle Tenebre non era in grado di tenere testa a quell'ondata di calura fuori stagione, e non
appena la barca si avvicin alla riva i cavalieri furono i primi ad abbandonarla, affrettandosi a saltare
nell'acqua bassa per bagnare il volto e il collo arrossati dal sole, senza peraltro ottenere il sollievo
sperato.
Sembra di procedere a guado in una zuppa calda borbott uno di essi, dirigendosi verso la
riva e scrutando al tempo stesso con attenzione ogni cespuglio, albero e duna di sabbia alla ricerca di
eventuali segni di vita.
A me ricorda piuttosto il sangue replic il suo compagno. Immagina di essere immerso nel
sangue dei nostri nemici, i nemici della nostra regina. Vedi qualcosa?
No rispose l'altro, poi agit una mano in un cenno senza neppure guardarsi indietro e subito
sent il rumore prodotto dal resto degli uomini che balzavano nell'acqua, li ud ridere aspramente e
conversare nella loro rozza lingua gutturale.
Portate a riva la barca ordin quindi, girandosi, anche se non era necessario perch gli uomini
avevano gi afferrato la pesante imbarcazione e la stavano spingendo attraverso l'acqua bassa fino a
lasciarla in secca sulla sabbia; fatto questo rimasero in attesa di altri ordini con lo sguardo fisso su di
lui.
Il cavaliere si asciug la fronte e si meravigli per la resistenza fisica di quei barbari, rendendo
al tempo stesso grazie alla Regina Takhisis per il fatto che i bruti, come erano chiamati, fossero dalla
loro parte. Quello non era il nome effettivo della razza a cui i barbari appartenevano in quanto esso era
impronunciabile, motivo per cui i cavalieri avevano preso l'abitudine di indicarli con il pi semplice
appellativo di bruti... un nome che si adattava loro alla perfezione.
Provenienti dall'est, da un continente della cui esistenza pochi in Ansalon erano al corrente, essi
erano tutti uomini di statura superiore al metro e ottanta e a volte vicina ai due metri, con il corpo
massiccio e muscoloso quanto quello degli umani ma dotato dei movimenti rapidi e aggraziati propri
degli elfi. Anche gli orecchi erano appuntiti come quelli elfici, mentre il volto era coperto da una folta
barba simile a quella sfoggiata dagli umani e dai nani, a cui questi selvaggi assomigliavano per la forza
fisica e l'amore per la battaglia. In combattimento erano feroci e fedeli ai loro comandanti, e a parte la
loro grottesca abitudine di tagliare parti del corpo dei nemici per usarle come trofei costituivano una
fanteria ideale.
Avverti il capitano che siamo arrivati sani e salvi e che non abbiamo incontrato resistenza
disse poi il cavaliere al suo compagno. Lasceremo qui un paio di uomini a sorvegliare la barca e
procederemo verso l'entroterra. L'altro cavaliere annu e prelev dalla cintura un pennone di seta
rossa, aprendolo e sollevandolo sopra la testa per poi agitarlo lentamente tre volte; immediatamente un
identico segnale venne trasmesso dall'enorme nave nera dalla prua a forma di drago ancorata ad una
certa distanza dalla riva.
Consapevoli che i loro ordini prevedevano tassativamente che quella fosse soltanto una
missione esplorativa e non un'invasione, i due cavalieri inviarono quindi delle pattuglie lungo la
spiaggia e verso l'interno, dove torreggianti colline di roccia bianca priva di vegetazione si levavano al
di sopra degli alberi come artigli protesi a lacerare il cielo. Alcune aperture fra le rocce portavano verso
l'entroterra dell'isola, che i cavalieri sapevano non essere molto grande in quanto la nave l'aveva
circumnavigata prima di sbarcarli. Certi che le pattuglie sarebbero state presto di ritorno, i cavalieri si
portarono con sollievo all'ombra di un tozzo albero deforme, e sebbene avessero messo di guardia due
bruti badarono a rimanere cauti e vigili anche nel concedersi un momento di riposo e qualche parco
sorso della scorta di acqua dolce che avevano portato con loro.
Questa dannata acqua tiepida protest uno di essi, con una smorfia.
ovvio che lo sia, dal momento che hai lasciato la tua borraccia al sole.
E dove diavolo avrei dovuto metterla? Non c'era ombra su quella dannata barca e comincio a
credere che non ci sia pi neppure un po' di ombra su tutto il nostro dannato mondo. Questo posto non
mi piace per niente ed ho la strana sensazione che l'isola possa essere stregata o qualcosa del genere.
Capisco cosa intendi convenne il suo compagno, facendosi serio in volto; al tempo stesso
continu a scoccare occhiate guardinghe in direzione degli alberi e della spiaggia, oltre che lungo la
spiaggia, ma tutto quello che riusc a scorgere furono i bruti, che non erano certo turbati da cattivi
presagi. Sai, eravamo stati avvertiti di non venire qui aggiunse poi.
Cosa? esclam l'altro cavaliere, in tono sconcertato. Non lo sapevo. Chi te lo ha detto?
Brightblade, che lo ha appreso da Lord Ariakan in persona.
Era prevedibile che lui ne fosse informato, dal momento che fa parte dei diretti collaboratori di
Ariakan... anche se ho sentito dire che ha chiesto di essere trasferito ad un artiglio di combattimento e
che la sua domanda stata appoggiata da Ariakan replic il cavaliere, che appariva nervoso, poi
aggiunse in tono sommesso: Quest'informazione non segreta, vero?
Non conosci molto bene Steel Brightblade se pensi che infrangerebbe un giuramento riferendo
informazioni che dovrebbe invece tenere per s comment l'altro cavaliere, che appariva divertito.
Piuttosto che parlare preferirebbe farsi strappare la lingua con un ferro rovente. No, Lord Ariakan ha
discusso apertamente della cosa con tutti i comandanti di reggimento prima di decidere di procedere
con questa missione. Il primo cavaliere scroll le spalle e raccolse una manciata di ciottoli,
cominciando a lanciarli distrattamente nell'acqua.
Sono stati i Cavalieri Grigi a dare inizio a tutto osserv. Un presagio di qualche tipo ha
rivelato la posizione di quest'isola e il fatto che era abitata da un elevato numero di persone.
Chi ha dato l'avvertimento?
I Cavalieri Grigi, perch lo stesso presagio che ha rivelato loro l'esistenza di quest'isola li ha
anche avvertiti di non avvicinarsi ad essa. Per questo motivo hanno cercato di persuadere Ariakan a
restarne lontano, affermando che questo posto poteva portare ad un disastro.
Allora perch siamo stati mandati qui? insistette il primo cavaliere, accigliandosi e
guardandosi intorno con crescente disagio.
A causa dell'imminente invasione di Ansalon ribatt l'altro. Lord Ariakan ha ritenuto che
questa mossa fosse necessaria per proteggere i fianchi delle sue forze, in quanto i Cavalieri Grigi non
hanno saputo dire con esattezza che sorta di minaccia costituisse quest'isola e neppure precisare se il
disastro sarebbe stato connesso o meno ad un nostro sbarco su di essa. Come ha sottolineato Lord
Ariakan, tale disastro avrebbe potuto verificarsi anche se noi non avessimo fatto nulla, e su questa base
ha deciso di seguire il consiglio dell'antico motto dei nani: meglio andare a cercare il drago che
aspettare che esso venga a cercare te.
Una buona idea approv il suo compagno. Qualora su quest'isola dovesse esserci un esercito
di Cavalieri Solamnici meglio affrontarlo adesso.
D'altronde, una simile eventualit mi sembra improbabile aggiunse, accennando con la mano
all'ampia distesa di spiaggia sabbiosa, alle dune coperte di erba grigiastra e alla foresta di sgraziati
alberi deformi che nell'entroterra si ammassava a ridosso delle colline simili ad artigli. Non riesco a
immaginare per quale motivo i Cavalieri Solamnici o chiunque altro potrebbe voler venire qui: gli elfi
non vivrebbero mai in un posto cos brutto.
Inoltre non ci sono grotte, quindi i nani non lo troverebbero di loro gradimento. Se ci fossero
dei minotauri ormai ci avrebbero attaccati, mentre i kender ci avrebbero gi rubato barca e armatura e
gli gnomi ci avrebbero accolti con qualche sorta di assurdo macchinario. Gli umani sono l'unica razza
tanto stupida da poter vivere su questa miserabile isola concluse allegramente il primo cavaliere,
raccogliendo un'altra manciata di sassi.
Forse una banda di draconiani o di orchetti rinnegati, o magari addirittura di orchi, fuggita
una ventina di anni fa, dopo la Guerra delle Lance, dirigendosi a nord attraverso il mare per evitare di
essere catturata dai Cavalieri Solamnici.
Se cos fosse sarebbero dalla nostra parte obiett il suo compagno, e i nostri cavalieri maghi
non si starebbero stracciando le vesti per la preoccupazione. Guarda, i nostri esploratori stanno
tornando a fare rapporto. Ora scopriremo come stanno le cose. I due cavalieri si alzarono in piedi
mentre i bruti mandati ad esplorare l'interno dell'isola si affrettavano ad andare verso di loro con un
ampio sogghigno dipinto sul volto. I barbari avevano il corpo seminudo lucido di sudore e la pittura
azzurra di cui si erano ricoperti... che si supponeva avesse la propriet magica di far rimbalzare le
frecce... stava scorrendo a rivoli sui loro arti muscolosi; i capelli raccolti in lunghe code decorate con
penne colorate ondeggiavano loro sulla schiena mentre avanzavano di corsa lungo le dune sabbiose.
I due cavalieri si scambiarono un'occhiata e si rilassarono.
Cos'avete trovato? chiese uno dei due al capo dei bruti, un gigante dai capelli rossi che
torreggiava su di lui e sul suo compagno e che pur essendo probabilmente in grado di sollevarli
entrambi con tutta l'armatura guardava comunque a loro con reverenza e rispetto.
Uomini replic il bruto. I membri della sua razza erano rapidi nell'apprendimento e si erano
adattati con facilit alla lingua comune parlata dalla maggior parte delle svariate razze di Krynn, ma
purtroppo ai loro occhi tutte le persone che non appartenevano alla loro razza erano classificate come
uomini.
Subito dopo il barbaro abbass una mano verso terra per indicare individui di bassa statura, il
che avrebbe potuto essere un riferimento a dei nani ma pi probabilmente indicava l'avvistamento di
alcuni bambini, e un momento pi tardi si port la mano all'altezza del petto in un gesto che
probabilmente indicava delle donne, cosa che il guerriero conferm portando all'altezza del petto le
mani piegate a coppa e facendo ondeggiare i fianchi, un gesto che indusse i suoi compagni a scoppiare
a ridere e a darsi di gomito a vicenda.
Uomini, donne e bambini riassunse il cavaliere. Quanti sono gli uomini? Hanno grosse
abitazioni? Hai visto mura? Citt? Apparentemente i bruti trovarono quelle domande divertenti perch
scoppiarono in un coro di rauche risate.
Cosa avete trovato? ripet il cavaliere, accigliandosi. Avanti, smettetela con queste
sciocchezze! I bruti tornarono subito seri e composti.
Molti uomini replic il loro capo, ma niente mura, solo case. Fece quindi una smorfia,
scroll le spalle, scosse il capo e aggiunse qualcosa nella propria lingua.
Cosa significa? chiese il primo cavaliere al compagno.
Qualcosa che ha a che vedere con i cani rispose questi, che aveva gi comandato dei bruti in
passato e aveva cominciato ad apprendere il loro linguaggio. Credo intenda dire che questi uomini
vivono in case che sarebbero adatte soltanto per dei cani. Nel frattempo parecchi barbari avevano
cominciato a camminare qua e l con le spalle curve e le braccia che dondolavano all'altezza delle
ginocchia, emettendo al tempo stesso dei grugniti; dopo un momento tornarono a raddrizzarsi, si
fissarono a vicenda e risero ancora.
Nel nome della nostra Oscura Maest... adesso cosa stanno facendo? domand il primo
cavaliere.
Non ne ho idea ammise l'altro, ma credo che sar meglio andare a vedere di persona.
Estrasse quindi in parte la spada dal suo nero fodero di cuoio e domand, rivolto ad uno dei bruti:
Pericolo? Ci serve l'acciaio? Il bruto rise ancora una volta, poi estrasse la propria spada corta (in
combattimento quei barbari usavano sia la spada corta che quella lunga, oltre ad archi e frecce) e la
conficc in un albero, voltando quindi le spalle ad essa.
Rassicurato, il cavaliere ripose la propria arma nel fodero e si avvi con il compagno per
seguire le loro guide. Lasciata la spiaggia il gruppo si addentr nella foresta di alberi deformi e
cammin per circa ottocento metri lungo quello che sembrava un sentiero tracciato dalla selvaggina,
arrivando infine ad un villaggio.
Nonostante le informazioni che i bruti avevano cercato di fornire loro con la mimica, i due
cavalieri erano del tutto impreparati a quello che trovarono: a quanto pareva si erano imbattuti in un
popolo che era rimasto bloccato nelle secche del grande fiume del Tempo, che aveva continuato il suo
corso senza toccare quegli esseri.
Per Hiddukel comment uno dei due, a bassa voce. Non si possono quasi definire uomini!
Lo sono davvero, oppure sono soltanto bestie?
Sono uomini rispose l'altro, guardandosi intorno con stupore, ma del genere che pare
vivesse su Krynn durante l'Era del Crepuscolo. Guarda! I loro attrezzi sono fatti di legno e cos pure le
lance, che sono decisamente rozze.
Hanno armi con la punta di legno e non di pietra osserv il suo compagno, vivono in
capanne di fango e usano recipienti di terracotta. Non c' in giro un solo pezzo di acciaio o di ferro e
non vedo quindi come queste misere creature potrebbero costituire un pericolo, se non a causa della
loro sporcizia. A giudicare dalla puzza, non si lavano dall'Era del Crepuscolo.
Sono davvero brutti, pi simili a scimmie che a uomini. Adesso bada a non ridere e ad apparire
severo e minaccioso. Parecchi dei maschi umani presenti nel villaggio, sempre che si trattasse davvero
di umani, cosa difficile da stabilire a causa delle pelli di cui erano vestiti, si stavano infatti avvicinando
con cautela. Quegli uomini-bestie camminavano incurvati in avanti, con le braccia che dondolavano
lungo i fianchi e le nocche che strisciavano quasi per terra, avevano i capelli lunghi e incolti e il volto
coperto da una barba altrettanto irsuta che quasi nascondeva i lineamenti; arrivati davanti ai cavalieri si
fermarono dondolandosi sui piedi e fissandoli a bocca aperta, pieni di reverenziale meraviglia. Dopo un
momento uno di essi si azzard infine ad avvicinarsi abbastanza da poter sfiorare con una mano sporca
l'armatura nera e lucente di uno dei due, ma subito un bruto si affrett a interporre il proprio corpo
massiccio fra la creatura e il cavaliere.
Segnalato al barbaro di trarsi di lato, il cavaliere estrasse la spada, la cui lama d'acciaio scintill
al sole mentre lui si girava verso uno di quei tozzi alberi dal tronco nodoso e contorto che somigliavano
terribilmente alle persone che vivevano sotto di essi: sollevata l'arma, il cavaliere vibr un fendente che
tronc senza sforzo un ramo di netto.
Immediatamente gli uomini-bestia si gettarono in ginocchio davanti a lui, prostrandosi nella
polvere ed emettendo pietosi suoni gorgoglianti.
Credo di essere prossimo a vomitare comment il cavaliere, rivolto al suo compagno.
Neppure i nani dei fossi vorrebbero aver qualcosa a che fare con esseri del genere.
Hai proprio ragione convenne quello, continuando ad esaminare quanto li circondava. Fra
tutti e due tu ed io potremmo sterminare l'intera trib.
S, ma temo che dopo non riusciremmo pi a liberare la spada dal fetore di queste creature
ribatt l'altro.
Cosa dobbiamo fare? Ucciderli?
Ci sarebbe poco onore in un atto del genere. evidente che questi poveretti non costituiscono
una minaccia per noi, e i nostri ordini erano di scoprire chi o cosa abitasse su quest'isola e tornare a fare
rapporto. Per quello che ne sappiamo, queste creature potrebbero godere dei favori di qualche dio, e
facendo loro del male potremmo incorrere nelle sue ire. Forse era questo che i Cavalieri Grigi
intendevano nel parlare di un disastro.
Ne dubito, perch non riesco a immaginare nessuna divinit che possa considerare questi
esseri come i suoi favoriti.
Forse si tratta di Morgion sugger l'altro cavaliere, con un sorriso asciutto.
Di certo non abbiamo recato loro nessun danno limitandoci ad osservarli afferm il suo
compagno, e i Cavalieri Grigi non potranno trovare nulla da ridire al riguardo. Manda i bruti ad
esplorare il resto dell'isola e torniamo sulla spiaggia. Ho bisogno di un po' di aria fresca. I due
cavalieri tornarono fino alla spiaggia e sedettero di nuovo all'ombra dell'albero in attesa che le altre
pattuglie facessero ritorno, trascorrendo il tempo a parlare dell'imminente invasione di Ansalon e della
vasta armata di navi nere dalla prua a forma di drago e con un equipaggio formato da minotauri che
adesso stava attraversando l'Oceano di Courrain per trasportare fino ad Ansalon migliaia e migliaia di
barbari. Ormai era quasi tutto pronto per l'invasione del continente, che si sarebbe svolta su due fronti e
avrebbe avuto luogo alla Vigilia di Mezz'Estate.
I Cavalieri di Takhisis non sapevano con esattezza dove avrebbero attaccato perch
quell'informazione era ancora un segreto, ma non dubitavano dell'esito dell'impresa ed erano certi che
finalmente l'oscura regina avrebbe conosciuto il successo: questa volta la loro regina conosceva il
segreto per arrivare alla vittoria e i suoi eserciti avrebbero annientato il nemico.
I bruti tornarono tutti entro poche ore e fornirono i loro rapporti, riferendo che l'isola non era
molto grande, in quanto era lunga circa sette chilometri e larga altrettanto. Le altre pattuglie di bruti
non si erano imbattute in esseri viventi di sorta, segno che probabilmente gli uomini-bestia si erano
nascosti tutti nelle loro capanne di fango in attesa che quegli strani esseri se ne andassero.
I cavalieri tornarono infine alla loro barca e i bruti la spinsero in acqua, balzando su di essa e
afferrando i remi per spingerla rapidamente sulla cresta delle onde, diretta verso la nave nera che
sfoggiava sull'albero di maestra lo stendardo dei Cavalieri di Takhisis con il suo stemma composto dal
giglio della morte, dal teschio e dalla spina.
Andandosene, i cavalieri si lasciarono alle spalle una spiaggia vuota e deserta, ignari che la loro
partenza era stata notata, cos come lo era stato in precedenza il loro arrivo.


CAPITOLO SECONDO.


L'isola magica. Una riunione urgente. L'arbitro.



La nera nave dalla prua a forma di drago scomparve all'orizzonte e quando di essa non ci fu pi
nessuna traccia gli osservatori scesero dagli alberi.
Credi che torneranno? Oppure siamo al sicuro? domand uno degli uomini-bestia ad un
compagno, una femmina.
Li hai sentiti. Sono andati a riferire che noi siamo innocui, che non costituiamo una
minaccia per loro replic la femmina, e dopo un momento di riflessione aggiunse: Questo significa
che torneranno... presto, anche se non subito.
Cosa possiamo fare?
Non lo so. Siamo venuti tutti a vivere su quest'isola per tenere al sicuro il nostro segreto, ma
forse stato un errore, forse saremmo dovuti rimanere sparpagliati per il mondo perch qui siamo
vulnerabili ad un attacco qualora fossimo scoperti mentre l ci potremmo nascondere in mezzo alle
altre razze. Non so cosa fare ribad la femmina, in tono impotente. Spetter all'Arbitro decidere.
S convenne il maschio, che appariva sollevato. Questo vero. Sar meglio sbrigarci, dato
che star aspettando con impazienza il nostro ritorno.
Non possiamo per presentarci a lui con questo aspetto lo ammon la compagna.
No, certamente convenne il maschio, lasciando vagare con aria infelice lo sguardo sul mare e
sbirciandone la distesa da sotto i capelli incolti. tutto cos terribile, cos spaventoso. Non mi sento
gi pi al sicuro e continuo a vedere quella nave incombere all'orizzonte, a sentire le loro voci... quella
fisica e quella mentale... parlare di conquista, di battaglia, di morte. Senza dubbio... aggiunse, in tono
esitante senza dubbio dovremmo avvertire, qualcuno su Ansalon, magari i Cavalieri di Solamnia.
Questa non una nostra responsabilit ritorse la donna, in tono tagliente. Dobbiamo pensare
a noi stessi, come abbiamo sempre fatto. Puoi essere certo aggiunse in tono amaro, che in simili
circostanze loro non si preoccuperebbero di noi. Avanti, torniamo alla nostra vera forma e
muoviamoci. I due borbottarono alcune parole magiche che nessun mago vivente sul continente di
Ansalon sarebbe stato in grado di comprendere e tanto meno di scandire, parole per conoscere le quali
ogni mago di Ansalon avrebbe dato la sua stessa anima. Sperare di impararle era per vano, perch una
cos potente magia era un talento naturale che non poteva essere acquisito.
I contorni dello sporco e primordiale uomo-bestia si dissolsero nello stesso modo in cui
l'involucro della crisalide si rompe per rivelare la splendida farfalla racchiusa al suo interno, e due
esseri dotati di una straordinaria bellezza emersero da quel travestimento.
Descrivere una bellezza del genere difficile: quelle creature erano alte e snelle, avevano
un'ossatura delicata e occhi grandi e luminosi, ma questa una descrizione che si pu adattare a molti
abitanti di Krynn, cos come molti degli esseri che lo popolano sono considerati belli. Inoltre bisogna
tenere presente che ci che pu essere ritenuto bello da qualcuno pu non apparire tale agli occhi di un
altro: per esempio un nano considera affascinanti le basette di una femmina della sua razza e ritiene che
il volto glabro delle donne umane sia nudo e insignificante.
Nel caso di quelle due creature, per, anche un nano si sarebbe reso conto della loro bellezza,
per quanto non corrispondente al suo ideale razziale, perch esse erano belle come pu esserlo un
tramonto sulle montagne, come la luce lunare riflessa sul mare o la nebbia del mattino che si leva dal
fondovalle. Un'altra parola fu sufficiente a trasformare le rozze pelli animali che i due avevano indosso
in abiti di fine e lucida seta, e un'altra ancora alter l'aspetto dell'albero su cui i due si erano nascosti,
rilassando i rami contorti e il tronco nodoso. Adesso l'albero era eretto e alto, le sue fronde stormivano
sotto il soffio della brezza marina... e un'ultima parola apport lo stesso cambiamento anche in tutte le
altre piante.
Lasciata la spiaggia, i due si diressero verso l'entroterra seguendo lo stesso sentiero imboccato
dai cavalieri per raggiungere il villaggio di capanne di fango; durante il cammino rimasero immersi in
un sereno silenzio, in quanto gli Irda amavano l'isolamento e la solitudine al punto da evitare per lunghi
periodi perfino la reciproca compagnia: era stato necessario l'insorgere di una crisi per avviare una
conversazione fra i due osservatori, che quel giorno si erano scambiati con ogni probabilit un numero
di parole nettamente superiore a quello che ciascuno dei due doveva aver rivolto da anni ad un altro
membro della sua razza.
Considerata la natura del loro popolo, la scena a cui i due si trovarono davanti nel tornare
indietro ebbe l'effetto di sconvolgerli nella stessa misura in cui i due cavalieri erano rimasti sconcertati
dalle capanne di fango e dalle pentole di terracotta. Infatti i due Irda videro tutto il loro popolo, che
contava parecchie centinaia di individui, raccolto sotto un enorme salice, il che costituiva un evento che
non aveva quasi precedenti nella storia degli Irda.
Adesso gli sgraziati alberi deformi erano scomparsi, sostituiti da una lussureggiante foresta di
querce e di pini, intorno e in mezzo alla quale erano visibili piccole abitazioni dalla struttura
accuratamente concepita e realizzata. Ogni casa era diversa per aspetto dalle altre ma poche contavano
pi di quattro stanze, una adibita a cucina, una per la meditazione, una per lavorarvi e una dove
dormire, e quelle che avevano cinque stanze erano pi ampie perch ospitavano i giovani degli Irda.
Essi vivevano con un genitore (in genere la madre a meno che le circostanze non imponessero una
soluzione diversa) fino a raggiungere l'Anno dell'Individualit, in cui il giovane lasciava la casa
d'origine e si creava una propria dimora.
Ogni abitazione era autosufficiente e ogni Irda coltivava il proprio cibo, attingeva la propria
acqua e portava avanti studi indipendenti. Gli interscambi sociali non erano n proibiti n visti come
una cosa sconveniente, erano soltanto inesistenti perch un'idea del genere non sarebbe mai venuta ad
un Irda, e qualora l'avesse presa in considerazione l'avrebbe giudicata una caratteristica propria delle
razze inferiori quali erano gli umani, gli elfi, i nani, i kender e gli gnomi, oppure delle razze oscure
quali i minotauri, i folletti e i draconiani, o ancora dell'unica razza che non veniva mai menzionata fra
gli Irda: quella degli orchi.
Un Irda si univa ad un altro Irda una volta soltanto nell'arco di tutta la vita, allo scopo
dell'accoppiamento, e quella era un'esperienza traumatica tanto per il maschio quanto per la femmina
coinvolti in quanto non avveniva sulla spinta dell'amore ma era imposta da una pratica magica nota
come valin creata dagli antenati della razza al fine di perpetuarla. Il valin induceva l'anima di un Irda a
prendere possesso di quella di un altro membro di quel popolo, senza lasciare via di fuga n possibilit
di difesa o di scelta del compagno: quando il valin insorgeva fra loro, due Irda dovevano accoppiarsi,
altrimenti esso avrebbe continuato a tormentarli e a torturarli fino a portarli alla morte. Non appena la
donna concepiva il valin scompariva e i due si separavano per sempre dopo aver deciso chi si sarebbe
preso cura del bambino, e quell'esperienza aveva su di loro un effetto tanto devastante da far s che essa
si ripetesse di rado pi di una volta nell'arco della vita di un Irda, con il risultato che il numero dei
bambini era sempre basso e cos pure quello dei membri dell'intero popolo.
Fin dalla loro creazione, gli Irda avevano vissuto per secoli sul continente di Ansalon e tuttavia
ben pochi membri delle altre, prolifiche razze sapevano della loro esistenza: quelle meravigliose
creature erano considerate una leggenda e ogni bambino imparava sulle ginocchia della madre la storia
degli orchi, che un tempo erano stati le creature pi belle che fossero mai state create e che a causa del
loro peccato di orgoglio erano stati trasformati dagli di in mostri orribili e spaventosi. Molti genitori
utilizzavano quella leggenda come una fonte di lezioni morali.
Roland, se tirerai ancora una volta i capelli a tua sorella ti trasformerai in un orco
minacciavano, oppure: Marigold, se continuerai ad ammirare quel tuo bel visino nello specchio un
giorno ti specchierai e scoprirai di essere diventata brutta come un orco. Secondo la leggenda gli Irda
erano orchi che erano riusciti a sottrarsi all'ira degli di e a conservare cos intatta la loro bellezza,
insieme alle benedizioni e ai poteri magici elargiti alla loro razza... e poich erano cos potenti,
splendidi e benedetti, essi non si trovavano a loro agio a contatto con il resto del mondo, il che spiegava
perch fossero svaniti. Ogni bambino a cui capitava di camminare in un bosco buio e cupo si guardava
sempre intorno alla ricerca di un Irda, perch secondo la leggenda chi fosse riuscito a catturarne uno
avrebbe potuto costringerlo a realizzare un suo desiderio.
Naturalmente quella leggenda non era pi veritiera di tante altre, ma in essa si poteva
individuare a chiare lettere quella che era la principale paura di qualsiasi Irda, e cio che se una
qualsiasi delle altre razze lo avesse trovato avrebbe di certo cercato di sfruttare la sua potente magia per
i propri fini. Era stato proprio questo timore di poter essere usati che aveva indotto gli Irda a vivere
soli, nascosti e travestiti, evitando contatti con chiunque.
Erano passati molti anni dall'ultima volta che un Irda si era aggirato per Ansalon, sia nell'ombra
dei suoi boschi che in qualsiasi altro luogo, e dopo la conclusione della Guerra delle Lance quel popolo
si era aspettato di andare incontro ad un lungo periodo di pace, restando peraltro deluso nelle sue
aspettative in quanto le diverse razze e fazioni presenti su Ansalon non erano riuscite ad accordarsi in
merito al trattato di pace e stavano ora addirittura combattendo le une contro le altre.
Poi era giunta voce di una vasta oscurit che si stava avvicinando dal nord e l'Arbitro, timoroso
che il suo popolo potesse trovarsi coinvolto in un'altra guerra devastante, aveva preso una decisione,
avvertendo tutti gli Irda di lasciare il continente di Ansalon per raggiungere questa remota isola, la cui
esistenza era ignota a tutti. Gli Irda avevano obbedito e per molti anni avevano vissuto in sereno
isolamento su quell'isola... una serenit e un isolamento che avevano appena avuto fine.
Il nostro scudo magico stato penetrato stava dicendo l'Arbitro, rivolto al gruppo dei
presenti. Adesso i cavalieri oscuri sanno che siamo qui e torneranno.
Non sono d'accordo, Arbitro obiett in tono rispettoso un altro Irda. Quei cavalieri non
torneranno perch il nostro travestimento li ha ingannati: ci considerano dei selvaggi poco pi evoluti
di altrettanti animali, quindi perch dovrebbero tornare? Cosa potrebbero mai volere da noi?
Sai com' fatta la razza umana ribatt l'Arbitro, con voce in cui echeggiavano secoli di
dolore. Pu darsi che per ora i cavalieri oscuri non vogliano nulla da noi, ma verr il momento in cui i
loro capi avranno bisogno di uomini per infoltire le file dei loro eserciti o magari riterranno che
quest'isola possa essere una buona base dove costruire le loro navi, o sentiranno la necessit di
stabilirvi una guarnigione. Un umano non in grado di ignorare qualcosa di cui conosce l'esistenza e
deve utilizzare in qualche modo ogni oggetto che trova, usarlo, smontarlo per vedere come funziona,
dargli un senso o un significato. Sar cos anche nel nostro caso: quei cavalieri torneranno. Vivendo
sempre soli e in isolamento assoluto, gli Irda non avevano bisogno di nessun genere di governo ma
erano al tempo stesso consapevoli della necessit di avere qualcuno che prendesse le decisioni per
conto di tutti loro, e per questo motivo fin dai tempi antichi avevano sempre scelto fra loro un Arbitro:
a volte maschio e a volte femmina, l'Arbitro non era n il pi giovane n il pi vecchio fra gli Irda, e
neppure il pi saggio, il pi astuto o il pi potente in fatto di magia. L'Arbitro era sempre un soggetto
nella media, in quanto questo garantiva che non avrebbe optato per azioni drastiche e avrebbe seguito
una strada che si trovava nel giusto mezzo.
L'attuale Arbitro era risultato per pi forte e aggressivo di tutti quelli che lo avevano
preceduto, caratteristica che lui sosteneva essere dovuta ai tempi difficili che stavano vivendo, e la
maggior parte degli Irda era convinta che le sue decisioni dovessero per definizione essere tutte sagge,
mentre quanti non erano d'accordo con lui erano riluttanti a farlo notare per timore di disturbare la
placidit della vita degli Irda, e per questo erano rimasti finora in silenzio.
In ogni caso non torneranno nell'immediato futuro, Arbitro osserv la donna che era stata uno
dei due osservatori presenti sulla spiaggia. Abbiamo visto la loro nave scomparire all'orizzonte e
abbiamo notato che su di essa sventolava la bandiera di Ariakan, figlio del defunto Ariakus, Sommo
Signore dei Draghi. Come suo padre prima di lui, Ariakan un seguace della dea oscura, la Regina
Takhisis.
Se non fosse un suo seguace lo sarebbe di Paladine o di uno degli altri di o dee, il che non
cambierebbe nulla dichiar l'Arbitro, incrociando le braccia sul petto e scuotendo il capo.
Torneranno, ve lo ripeto, per la gloria della loro regina, se non per altro.
Hanno parlato di guerra, Arbitro, di invadere Ansalon interloqu l'osservatore che aveva
accompagnato la donna, e di certo questo li terr occupati per molti anni.
Ah! Ecco, avete visto? esclam l'Arbitro, facendo scorrere lo sguardo trionfante sui presenti.
Guerra, di nuovo e sempre guerra. Questo il motivo per cui abbiamo lasciato Ansalon, ed era mia
speranza che almeno qui potessimo essere al sicuro. A quanto pare aggiunse con un sospiro, non
cos.
Cosa dobbiamo fare? chiese il maschio, mentre gli Irda si fissavano a vicenda con aria
interrogativa.
Potremmo abbandonare quest'isola per andare su un'altra dove saremmo al sicuro sugger
qualcuno.
Abbiamo lasciato Ansalon e siamo venuti su quest'isola: se non siamo al sicuro qui non lo
saremo da nessuna parte dichiar l'Arbitro.
Se torneranno li combatteremo e li scacceremo intervenne un'Irda, una donna molto giovane
che aveva appena raggiunto l'Anno dell'Individualit. So che in tutta la nostra storia non abbiamo mai
sparso il sangue di un'altra razza, che ci siamo sempre nascosti per evitare di uccidere, ma ritengo che
abbiamo il diritto di difenderci come ogni altra persona del mondo. Gli altri Irda pi maturi si girarono
a fissare la giovane donna con l'espressione di elaborata pazienza che gli adulti di ogni specie adottano
quando un giovane pronuncia qualche affermazione per loro imbarazzante e quindi rimasero sconvolti
quando l'Arbitro invece annu.
S, Avril, hai ragione: noi abbiamo il diritto di difenderci, di vivere in pace come preferiamo,
ed io dico che dovremmo esercitare tale diritto.
Non starai suggerendo di combattere contro gli umani, vero, Arbitro? esclamarono alcuni
Irda, talmente sconvolti da parlare contemporaneamente.
No, ovvio che non lo sto facendo ribatt l'Arbitro, ma non suggerisco neppure di
raccogliere le nostre cose e di abbandonare le case che ci siamo costruiti. questo che volete?
L'Arbitro si accigli quando a rispondergli fu un maschio chiamato il Protettore, che a volte si era
mostrato in aperto disaccordo con lui e che quindi non godeva delle sue simpatie.
Fra tutti i posti in cui abbiamo vissuto, questo il pi congeniale alle nostre esigenze, il pi
bello e il pi adatto a noi. Qui siamo uniti e tuttavia isolati, ci possiamo aiutare a vicenda in caso di
necessit e al tempo stesso conservare la nostra solitudine, quindi lasciare quest'isola sarebbe difficile.
D'altronde... adesso essa non sembra pi la stessa, ed io dico che dovremmo partire. Nel parlare il
Protettore accenn alle case ordinate e confortevoli, circondate da siepi e da giardini coltivati con cura
amorevole, e gli altri Irda compresero cosa avesse inteso dire. Le case erano le stesse, in quanto non
erano state alterate dalla magia che le aveva fatte apparire come capanne di fango, e la differenza era
qualcosa che non poteva essere vista ma poteva essere percepita, udita, assaporata e fiutata: gli uccelli,
di solito ciarlieri e ciangottanti, erano spaventati e taciturni, e gli animali selvatici che si aggiravano
senza timore fra gli Irda erano svaniti nelle loro tane o sugli alberi, mentre l'aria era pervasa dall'odore
intenso dell'acciaio e del sangue.
L'innocenza e la pace erano state distrutte, e anche se le ferite sarebbero guarite e le cicatrici
svanite, il ricordo sarebbe rimasto... e per di pi adesso l'Arbitro stava suggerendo loro di difendere la
terra su cui vivevano! Quel pensiero era di per s cos sconvolgente che l'idea di partire cominci a
trovare un numero sempre maggiore di sostenitori.
Accorgendosi che stava perdendo terreno, l'Arbitro scelse di cambiare tattica.
Non sto suggerendo di entrare in guerra afferm, in tono ora gentile e suadente, perch la
violenza non rientra nel nostro modo di essere. Ho studiato a lungo il problema perch prevedevo un
disastro imminente, e per questo motivo sono appena tornato da un viaggio sul continente di Ansalon.
Lasciate che vi esponga ci che ho scoperto. Gli altri Irda lo fissarono con stupore, in quanto il loro
modo di vivere era cos isolato anche gli uni rispetto agli altri che nessuno si era accorto dell'assenza
del loro capo, e tanto meno del fatto che questi avesse corso il rischio di aggirarsi fra i membri delle
altre razze.
Il nostro vascello benedetto dalla magia mi ha portato fino alla citt umana di Palantas riprese
l'Arbitro, con espressione ora grave e dolente. L mi sono aggirato per le strade, ascoltando i discorsi
della gente, poi mi sono recato nella fortezza dei Cavalieri di Solamnia e subito dopo presso le nazioni
marinare di Ergoth. Ho quindi raggiunto Qualinesti, la terra degli elfi, ed ho varcato le porte di
Thorbardin per addentrarmi nel regno dei nani. Invisibile come il vento, sono sgusciato oltre i confini
della maledetta terra elfica di Silvanesti, ho attraversato le Pianure della Polvere e trascorso del tempo a
Solace, Kendermore e Flotsam. Infine ho posato il mio sguardo sul Mare di Sangue di Istar e da l sono
passato nelle vicinanze della Rocca delle Tempeste, luogo da cui sono giunti questi cavalieri oscuri.
Secondo il modo di calcolare il tempo proprio degli umani sono passati oltre venticinque anni
dalla fine della Guerra delle Lance, ma la speranza di pace nutrita dai popoli di Ansalon risultata
vana, come noi avremmo potuto dire loro dall'inizio: finch gli di saranno in guerra fra loro, infatti, le
battaglie celesti avranno un riflesso anche sul piano mortale, e adesso che questi cavalieri neri
combattono per lei, la Regina Takhisis pi potente che mai.
Il loro signore, Ariakan, figlio del Sommo Signore Ariakus, ha avuto la temerariet di far
notare alla Regina Oscura in cosa consista il suo punto debole, e cio nel fatto che il male si rivolta
contro se stesso. La Guerra delle Lance si conclusa con una sconfitta a causa dell'avidit e
dell'egoismo dei comandanti che combattevano agli ordini della Regina Oscura. Catturato dai Cavalieri
di Solamnia durante la guerra, Ariakan rimasto loro prigioniero anche dopo la sua conclusione, e in
quel periodo si reso conto che quei cavalieri erano riusciti a vincere grazie alla loro disponibilit a
sacrificarsi per la causa in cui credevano... sacrificio che aveva raggiunto la sua epitome nella morte del
cavaliere Sturm Brightblade.
Convinto della validit della sua teoria, Ariakan l'ha messa in pratica ed ha creato un esercito
di uomini e di donne votati anima e corpo alla Regina delle Tenebre e, cosa pi importante, decisi a
conquistare il mondo nel suo nome. Quei cavalieri sono pronti a rinunciare a qualsiasi cosa, ricchezze,
potere, la loro stessa vita, pur di ottenere la vittoria, e sono vincolati l'uno all'altro da legami d'onore e
di sangue. Questo fa di loro un nemico indomabile, soprattutto in considerazione del fatto che il resto di
Ansalon come sempre diviso da contrasti.
Gli elfi sono in guerra fra loro. Adesso Qualinesti ha un nuovo sovrano, un ragazzo figlio di
Tanis Mezzelfo e di Laurana, figlia del defunto Portavoce del Sole. Il ragazzo stato prima ingannato e
poi costretto ad accettare la carica di sovrano, e in realt adesso poco pi di un fantoccio manovrato
da alcuni elfi anziani, isolazionisti che odiano chiunque sia diverso da loro, inclusi i loro cugini di
Silvanesti.
Poich il potere degli elfi aumentato, i nani di Thorbardin temono dal canto loro un attacco e
stanno prendendo in considerazione l'eventualit di sigillare di nuovo l'accesso alla loro montagna, e i
Cavalieri di Solamnia stanno intensificando le loro difese, non per timore dei cavalieri neri ma degli
elfi. I Cavalieri di Paladine sono stati messi in guardia contro i neri paladini del male, ma rifiutano di
credere che il lupo possa aver cambiato il pelo, come dice un vecchio detto e continuano ad essere
convinti che il male si ritorcer contro se stesso com' accaduto durante la Guerra delle Lance, quando
la Signora dei Draghi Kitiara ha finito per combattere contro il suo stesso comandante, il Sommo
Signore Ariakus, mentre il mago Raistlin Majere tradiva entrambi. Questa volta, per, non accadr
nulla del genere.
L'equilibrio si sta alterando di nuovo a vantaggio della Regina delle Tenebre e questa volta,
amici miei, mia convinzione che la Regina Takhisis avr la vittoria concluse infine l'Arbitro,
lasciando scorrere lo sguardo dall'uno all'altro dei presenti in modo da raccoglierli in un tutto compatto.
E cosa ci dici di Paladine? E di Mishakal? Noi leviamo loro preghiere adesso come abbiamo
fatto in passato e di certo ci proteggeranno obiett il Protettore, ma adesso quelli che stavano
annuendo in reazione alle parole dell'Arbitro erano in molti.
Paladine ci ha forse protetti dai cavalieri malvagi? chiese questi, in tono severo. No. Ha
invece permesso loro di sbarcare sulla nostra costa.
Per non ci hanno fatto alcun male sottoline il Protettore. E tuttavia ribatt l'Arbitro, in
tono minaccioso, gli di del bene, sulla cui protezione abbiamo fatto per tanto tempo affidamento,
possono fare poco per noi, come ha dimostrato questo terribile incidente. La nostra magia, che la loro,
ci venuta meno, quindi tempo di fare affidamento su qualcosa di pi potente.
evidente che hai un piano: sentiamo di cosa si tratta ribatt il Protettore, in tono cupo.
La mia idea questa: usare uno dei pi potenti oggetti magici del mondo per proteggerci una
volta per tutte dagli intrusi esterni. Conosci il nome dell'oggetto a cui mi sto riferendo... la Gemma
Grigia di Gargath.
La Gemma Grigia non nostra gli ricord il Protettore. Non appartiene a noi ma ai popoli
del mondo.
Non pi dichiar l'Arbitro. Siamo stati noi a cercare questo manufatto, a trovarlo e a
portarlo qui perch fosse custodito.
Lo abbiamo rubato precis il Protettore, sottraendolo ad un ingenuo pescatore che lo aveva
trovato sulla riva e che lo aveva portato a casa perch affascinato dalle sue facce scintillanti,
divertendosi poi a sfoggiarlo con i vicini. Lui non lo ha mai usato perch non sapeva nulla delle sue
propriet magiche e neppure gli importava di esse. Per questo motivo la Gemma Grigia non poteva
essergli utile in nessun modo, e forse lui era destinato per questo ad esserne il custode: forse nel
sottrargliela noi abbiamo involontariamente alterato i piani degli di ed per questo che loro hanno
cessato di proteggerci.
Alcuni potrebbero definire un furto quello che abbiamo fatto convenne l'Arbitro, fissando il
Protettore con espressione dura, ma io dico che nel recuperare la Gemma Grigia abbiamo reso un
servigio al mondo in quanto questo manufatto ha costituito un problema per molto tempo, seminando il
caos dovunque andava. Senza dubbio sarebbe sfuggito alla custodia di quel sempliciotto, come aveva
gi fatto con molti altri proprietari, ma adesso vincolato dalla nostra magia, e tenendolo qui sotto il
nostro controllo noi stiamo recando un beneficio a tutta l'umanit.
Se ben ricordo, Arbitro, avevi detto che la Gemma Grigia ci avrebbe protetti da qualsiasi
incursione dal mondo esterno, ma pare che non sia cos ritorse il Protettore. Come puoi adesso
affermare che la sua magia ci protegger?
Ho dedicato lunghi anni allo studio della Gemma Grigia e di recente ho fatto una scoperta
importante rispose l'Arbitro. La forza che la spinge a vagare per il mondo non propria della pietra
ma nascosta dentro di essa: la pietra in se stessa soltanto un contenitore che trattiene e racchiude il
potere presente al suo interno, una forza magica che una volta liberata si rivelerebbe senza dubbio
potente. Io propongo quindi all'assemblea di rompere la Gemma Grigia e di liberare la forza
imprigionata al suo interno, in modo da usarla per proteggere la nostra terra. Gli Irda accolsero con
contrariet quel suggerimento perch non apprezzavano una simile linea d'azione e preferivano
trascorrere la vita immersi nello studio e nella meditazione: adottare una cos drastica misura era
impensabile... e tuttavia dovevano soltanto guardarsi intorno per constatare i danni recati alla loro
splendida terra, l'unico rifugio che ancora avessero al mondo.
Se all'interno della Gemma Grigia c' una forza magica, come tu affermi, deve essere una
forza molto potente azzard infine il Protettore, protestando a nome di tutti. Sei certo di poterla
controllare?
Ormai siamo capaci di controllare con facilit la Gemma Grigia in se stessa, quindi non vedo
la difficolt di estendere tale controllo al potere presente in essa, usandolo per difenderci.
Ma come puoi avere la certezza di essere tu a controllare la Gemma e che non sia invece lei a
controllare te? obiett una voce, pi aspra di quella musicale propria di ogni Irda, che giungeva da un
punto alle spalle del Protettore.
Tutti gli Irda si girarono immediatamente nella direzione da cui essa era giunta e si spostarono
in modo da permettere che chi aveva parlato fosse visibile... una giovane donna umana di et fra i
diciotto e i venticinque anni. Agli occhi degli Irda quella donna era una creatura di una bruttezza
incredibile ma nonostante questo, o forse proprio per il suo aspetto sgraziato, le erano affezionati e la
viziavano di continuo fin da quando era giunta a vivere in mezzo a loro, giovane e orfana.
Pochi Irda avrebbero osato rivolgere un commento cos impertinente all'Arbitro, e la giovane
umana avrebbe dovuto sapere che un simile comportamento era sconveniente; per reazione lo sguardo
di tutti si appunt con disapprovazione sull'Irda che era stato incaricato di allevare quell'umana...
l'uomo che proprio per questo motivo era noto come il Protettore.
Questi, dal canto suo, appariva ora molto imbarazzato e stava parlando con la giovane donna,
all'apparenza per cercare di convincerla a tornare nella loro casa.
Non sono certo di capire cosa hai inteso dire, Usha, bambina mia replic intanto l'Arbitro,
assumendo un'espressione di estrema pazienza. Forse dovresti spiegarti. La giovane donna sembr
contenta di essere al centro dell'attenzione generale e si liber con uno strattone dalla mano del
Protettore che cercava di trattenerla con gentilezza, venendo poi avanti a grandi passi fino a portarsi al
centro del cerchio di Irda.
Come facciamo a sapere che la Gemma Grigia non ti sta controllando? Se cos fosse, di certo
essa non te lo direbbe, non trovi? afferm, guardandosi intorno piena di orgoglio per la logica della
sua affermazione.
L'Arbitro dal canto suo ammise la validit di quell'obiezione, lod l'intelligenza della ragazza e
si trattenne con cura dal sorridere: in effetti quell'idea era ridicola, ma del resto Usha era soltanto
un'umana.
La Gemma Grigia apparsa del tutto sottomessa da quando stata presa sotto la nostra
custodia dichiar quindi. Riposa sull'altare che le abbiamo eretto e quasi non scintilla per niente,
quindi dubito che ci stia controllando, bambina. Non ti devi preoccupare. Nessun'altra razza su Krynn
era dotata di una magia potente come quella degli Irda, al punto che alcuni di essi, fra cui lo stesso
Arbitro, erano arrivati a sussurrare che neppure gli di fossero tanto potenti. Dopo tutto il dio Reorx
aveva perso la gemma ed erano stati gli Irda a trovarla, prenderla e custodirla. Essi conoscevano le
storie relative al passato della gemma, a come essa avesse sparso il caos e la devastazione dovunque era
andata. Secondo le leggende la Gemma Grigia era la diretta responsabile della creazione delle razze dei
kender, degli gnomi e dei nani, ma tutto questo era accaduto prima che gli Irda l'avessero presa sotto la
loro custodia, al tempo in cui essa era ancora nelle mani degli umani.
La riunione si protrasse sempre pi, via via che gli Irda tentavano di elaborare ogni possibile
modo per uscire dalla situazione in cui si trovavano senza ricorrere a nessun tipo di azione drastica; ben
presto, com'era tipico degli umani, Usha si annoi e avvert il Protettore che sarebbe tornata a casa per
preparare la cena, annuncio che fece apparire un'espressione di sollievo sul volto dell'Irda.
Mentre si allontanava dal luogo della riunione Usha cedette in un primo tempo ad un senso d'ira
per il fatto che la sua idea, per quanto valida, fosse stata accantonata tanto in fretta. Rimanere in preda
all'ira richiedeva per una certa quantit di energia e di concentrazione, e lei aveva altre cose a cui
pensare mentre si dirigeva verso la foresta con un intento che non era peraltro quello di raccogliere erbe
per il pasto serale.
Scesa alla spiaggia arriv fino al limitare dell'acqua e rimase a fissare affascinata le impronte
lasciate nella sabbia dai due giovani cavalieri: inginocchiandosi, si protese a toccare una di esse e
constat che era molto pi grande della sua mano, come del resto i cavalieri erano stati pi alti e grossi
di lei. Mentre cercava di immaginare il loro aspetto, quello dei primi maschi umani che lei avesse mai
visto, sent un brivido strano e piacevole correrle lungo il corpo.
Certo, paragonati agli Irda quegli uomini erano brutti, ma il loro aspetto non era poi cos
sgradevole...
Usha rimase a lungo sulla spiaggia, persa nei suoi sogni ad occhi aperti, e nel frattempo gli Irda
giunsero alla decisione di lasciare che fosse l'Arbitro a stabilire cosa fare con la Gemma Grigia, in
quanto lui avrebbe saputo meglio di chiunque altro come gestire quella situazione. Risolto quel
problema, tutti tornarono alle loro dimore, desiderosi di essere soli e di lasciarsi alle spalle quell'evento
cos sgradevole.
L'Arbitro per non imit immediatamente gli altri e convoc invece a s tre anziani, traendoli in
disparte per una discussione privata.
Non ho voluto affrontare pubblicamente questo problema perch ero consapevole del dolore
che avrebbe causato al nostro popolo esord. C' peraltro un'altra azione che dobbiamo intraprendere
al fine di garantire la nostra sicurezza: noi siamo immuni alla tentazione costituita dalla Gemma Grigia,
ma fra noi vive qualcuno che non lo ... sapete tutti di chi sto parlando. A giudicare dalla loro
espressione avvilita e sgomenta, gli altri avevano capito a chi si stava riferendo.
Prendere questa decisione mi addolora, ma chiaro che dobbiamo allontanare questa persona
continu l'Arbitro. Voi tutti avete visto oggi il comportamento di Usha, avete sentito le sue parole. A
causa del suo sangue umano corre il pericolo di essere soggiogata dalla Gemma Grigia.
Non lo sappiamo con certezza si azzard a protestare debolmente uno degli anziani.
Conosciamo le storie tagli corto in tono brusco l'Arbitro. Ho indagato su di esse ed ho
scoperto che sono vere: la Gemma Grigia corrompe tutti gli umani che le si avvicinano, pervadendoli di
bramosie e di desideri incontrollabili. Secondo alcune fonti perfino i figli dell'eroe guerriero Caramon
Majere hanno rischiato di cadere vittime del suo potere e lo stesso dio Reorx dovuto intervenire per
salvarli. Usha potrebbe impadronirsi della Gemma Grigia e cercare di usarla per generare dissenso fra
noi, quindi per proteggere sia lei che noi necessario allontanarla.
Ma l'abbiamo allevata da quando era una neonata! protest un altro anziano. Questa la
sola casa che abbia mai conosciuto.
Usha abbastanza grande da vivere con i suoi mezzi e fra il suo popolo replic l'Arbitro,
attenuando la severit del proprio tono. Gi in precedenza abbiamo notato che sta diventando sempre
pi irrequieta e annoiata, in quanto la nostra vita di studio e di contemplazione non le si addice. Come
tutti gli umani ha bisogno di cambiamenti per poter maturare e noi la stiamo soffocando. Questa
separazione torner a suo come a nostro vantaggio.
Rinunciare a lei sar difficile mormor uno degli anziani, asciugandosi una lacrima... anche
se gli Irda difficilmente piangevano. Lo sar soprattutto per il Protettore, che affezionato a quella
bambina.
Lo so annu con gentilezza l'Arbitro. Sembra crudele, ma quanto pi in fretta agiremo e
tanto meglio sar per noi tutti, incluso il Protettore. Siete d'accordo? La saggezza dell'Arbitro incontr
l'assenso unanime, e un momento pi tardi lui si avvi per andare a informare il Protettore, mentre gli
altri tre si affrettavano a tornare alle loro case.


CAPITOLO TERZO.


Commiati. Il dono d'addio del Protettore.



Partire? ripet Usha, fissando senza capire l'uomo che lei aveva sempre conosciuto come il
Protettore. Lasciare l'Isola? Quando?
Domani, bambina rispose il Protettore, che si stava gi aggirando per la loro piccola
abitazione, intento a raccogliere le cose di Usha e a disporle sul letto in attesa di riporle poi nel
bagaglio. Ti stanno preparando una barca, che non avrai difficolt a pilotare dal momento che sei una
navigatrice esperta. La barca sar protetta magicamente e per quanto il mare si possa fare agitato non si
rovescer mai, cos come non si arrester nel caso che il vento dovesse cadere e continuer invece la
sua corsa spinta dalla corrente dei nostri pensieri, portandoti sana e salva dall'altra parte dell'oceano e
fino alla citt umana di Palanthas, che si trova a sud rispetto a noi. Sar un viaggio di una dozzina di
ore al massimo.
Palanthas... ripet Usha, senza neppure sapere cosa stava dicendo, perch ancora non riusciva
a capire.
Credo che la troverai la pi adatta a te fra tutte le citt di Ansalon annu il Protettore. La sua
popolazione numerosa e assortita, e inoltre i Palanthiani hanno un enorme rispetto per le culture
diverse dalla loro. Per quanto sembri strano, questo probabilmente dovuto alla presenza della Torre
della Grande Stregoneria e del suo signore, Lord Dalamar. Sebbene sia un mago dell'Ordine delle Vesti
Nere lui rispettoso di... Usha smise di ascoltare perch conosceva bene il Protettore e sapeva che
stava parlando soltanto per disperazione e che quell'uomo silenzioso, mite e gentile le stava rivolgendo
pi parole di quante gliene avesse dette nell'arco di mesi sulla pura spinta del desiderio di confortare
entrambi... come comprese con estrema chiarezza quando lui raccolse una bambola con cui lei aveva
giocato da bambina e smise di colpo di parlare, stringendosi il giocattolo al petto come un tempo aveva
fatto con lei.
Sentendo le lacrime che le salivano agli occhi, Usha si gir di scatto per impedirgli di vederla
piangere.
E cos mi stanno mandando a Palanthas, vero? comment. Bene. Sai che desideravo da
tempo partire, al punto che avevo gi programmato il mio viaggio e pensavo di andare a Kalaman. Del
resto, anche Palanthas andr bene aggiunse, scrollando le spalle. Dopo tutto un posto vale l'altro. In
realt non aveva mai neppure pensato di andare a Kalaman e aveva citato quella citt soltanto perch il
suo era stato il primo nome che le era venuto in mente, ma nel parlare diede volutamente l'impressione
di aver progettato quel viaggio da anni perch voleva nascondere la verit, e cio che era terribilmente
spaventata.
Gli Irda sanno dove sono stata la scorsa notte, pens con un senso di colpa. Sanno che sono
scesa sulla spiaggia e cosa ho pensato e sognato! Nei suoi sogni, imperniati sulle immagini dei due
cavalieri, lei aveva rivisto il loro volto giovane, i loro capelli umidi di sudore, le loro mani forti e agili.
In quei sogni li aveva incontrati e loro le avevano parlato, l'avevano portata via sulla loro nave dalla
prua di drago, avevano giurato di amarla e avevano abbandonato le armi e la guerra per lei. Sapeva che
fantasticherie del genere erano stupide, che nessuno avrebbe mai potuto amare una ragazza tanto brutta,
ma del resto nulla le impediva di immaginare di essere bella. Nel ripensare a quei sogni si sent assalire
da un violento rossore, perch adesso se ne vergognava e si vergognava dei sentimenti che essi avevano
destato in lei.
Entrambi sappiamo che per te giunto il momento di partire riprese il Protettore, con un
certo imbarazzo. Ne abbiamo gi parlato in passato. In effetti Usha stava parlando di partire ormai da
tre anni: ogni volta programmava il viaggio, decideva dove sarebbe andata e arrivava addirittura al
punto di fissare una data in modo vago, qualcosa come la Vigilia di Mezz'Estate o il Periodo delle Tre
Lune. I giorni si succedevano e Usha rimaneva sempre sull'isola perch il mare era sempre troppo
agitato o il clima troppo freddo o la barca inadeguata alle sue necessit o i presagi erano poco
favorevoli. Ogni volta il Protettore conveniva con lei con fare mite che partire era impossibile, cos
come conveniva sempre con qualsiasi cosa lei facesse o dicesse, e l'argomento veniva lasciato cadere
fino alla volta successiva in cui Usha ricominciava a progettare un viaggio.
Hai ragione, avevo intenzione di partire afferm, sperando che il tremito che le pervadeva la
voce venisse scambiato per eccitazione. Del resto sono sempre sul punto di farlo. Si pass quindi una
mano sugli occhi e si gir a fronteggiare l'uomo che l'aveva allevata fin dall'infanzia. Cosa stai
facendo, Prot? chiese, usando il soprannome con cui aveva chiamato il Protettore fin da bambina.
Non penserai che andr a Palanthas portandomi dietro la mia bambola, vero? Lasciala qui, ti terr
compagnia durante la mia assenza e voi due potrete parlare di me fino al mio ritorno.
Tu non tornerai pi, bambina replic il Protettore, in tono sommesso.
Nel parlare evit di guardarla e continu a stringere la logora bambola per qualche momento
ancora, prima di protenderla verso la ragazza.
Usha la fiss in silenzio, sentendo il tremito trasformarsi in un nodo alla gola che le faceva
salire agli occhi altre lacrime, poi afferr la bambola e la scagli dalla parte opposta della piccola
stanza.
Mi state punendo! Mi punite per aver detto quello che pensavo! Perch io non ho paura di
quell'uomo! L'Arbitro mi odia, mi odiate tutti perch sono brutta e stupida e... e umana! esclam, poi
si asciug le lacrime con il dorso della mano, si assest i capelli e trasse un profondo, tremante respiro
mentre aggiungeva: Ebbene, io non avevo comunque intenzione di tornare. Chi vorrebbe farlo? A chi
importerebbe di un posto noioso dove nessuno parla con nessun altro per mesi di fila? Non a me!
Partir stanotte stessa, adesso, e al diavolo i bagagli! Non voglio pi niente da te! Niente! Gli Irda non
erano abituati a manifestare le loro emozioni a meno che fossero straordinariamente intense, e di
conseguenza erano sempre rimasti sconcertati dalle tempestose bizzarrie del temperamento umano.
Incapaci di vedere chiunque in preda ad un violento stato emotivo, trovavano la cosa imbarazzante,
sconveniente e poco dignitosa, e fin da piccola Usha aveva scoperto che i capricci e le lacrime le
permettevano di ottenere tutto quello che voleva. Di conseguenza i suoi singhiozzi adesso salirono di
volume e nel tossire e deglutire lei esult segretamente: adesso non l'avrebbero pi mandata via.
Partir, ma soltanto quando sar pronta a farlo, pens con risentimento.
Era arrivata alla fase pi acuta dei singhiozzi e stava cominciando a pensare che era il momento
di smetterla e di dare a Prot l'occasione di scusarsi umilmente per averla sconvolta, quando sent un
rumore che la lasci stupefatta: la porta che si stava chiudendo.
Deglutendo a fatica, cerc a tentoni un fazzoletto per asciugarsi gli occhi, e quando finalmente
fu in grado di vedere si guard intorno con stupore crescente, constatando che il Protettore se n'era
andato nel bel mezzo della sua crisi di pianto.
Adesso era sola nella piccola casa vuota e silenziosa in cui aveva vissuto fin da quando era una
neonata. Una volta aveva cercato di tenere il conto del passaggio degli anni, a partire dal giorno in cui
Prot diceva che lei era nata, ma aveva smesso di farlo verso i tredici anni. Fino ad allora contare lo
scorrere del tempo era stato per lei una sorta di gioco, ma a quell'et esso aveva cominciato a riuscirle
doloroso, anche perch nessuno era disposto a parlarle dei suoi genitori o del perch non fossero l per
allevarla: agli Irda non piaceva discutere di questo genere di cose e si rattristavano ogni volta che lei
sollevava l'argomento.
Nessuno era disposto a dirle chi era... soltanto cosa non era: lei non era un'Irda. Di conseguenza,
per una sorta di ripicca aveva smesso di segnare il passaggio degli anni, e quando sapere la sua et era
tornato ad essere per lei una cosa importante non era pi stata capace di riprendere il conto: erano
passati quattro anni oppure cinque? O sei? O dieci?
Adesso comunque questo non aveva pi importanza, nulla ne aveva, perch ormai lei aveva
capito che questa volta le lacrime non le sarebbero servite a nulla.
Il giorno successivo, quando il sole era prossimo allo zenit, gli Irda si radunarono di nuovo, la
seconda adunanza in due giorni, una cosa che non aveva precedenti nella loro storia, per dire addio alla
loro bambina umana.
Adesso Usha aveva eretto intorno a s una corazza d'ira e di risentimento, quindi i suoi saluti
suonarono distaccati e formali, come se stesse dicendo addio a dei cugini che quasi non conosceva e
che erano passati a farle visita.
Non me ne importa le sent dire il Protettore, in tono tutt'altro che sommesso. Sono contenta
di partire! Voi non mi volete, nessuno mi ha mai voluta e non m'importa di nessuno di voi perch a voi
non mai importato di me. Il Protettore avrebbe voluto dirle che non era vero, che le volevano tutti
bene, ma parole del genere erano spaventosamente difficili da pronunciare. In realt gli Irda si erano
molto affezionati a quella bambina spensierata e ridente che li aveva strappati tutti alla loro vita di
studiosa contemplazione, costringendoli ad aprire il loro cuore sigillato e isolato. Se poi l'avevano
viziata, cosa di cui il Protettore era consapevole, la cosa non era stata intenzionale: vederla felice li
rendeva a loro volta felici, quindi avevano fatto di tutto per accontentarla in ogni cosa.
Adesso il Protettore stava cominciando a pensare in modo vago che quello potesse essere stato
un errore, perch al mondo incontro al quale la stavano mandando in maniera tanto improvvisa non
sarebbe importato nulla di Usha: che lei fosse triste o allegra, viva o morta, non sarebbe interessato a
nessuno, e lui si stava rendendo conto soltanto adesso che era troppo tardi, che Usha avrebbe dovuto
apprendere almeno un po' di disciplina che le insegnasse ad affrontare un ambiente cos diverso.
Del resto, n lui n gli altri avevano mai pensato davvero di lasciare libero quel selvatico
uccellino canoro, e adesso che il momento era giunto stavano dimostrando i loro sentimenti nel solo
modo che conoscevano e che non comportasse palesi manifestazioni emotive, elargendo dei doni.
Usha li accett con qualche fredda parola di ringraziamento e li ripose in una sacca di cuoio
senza neppure degnarli di uno sguardo e senza prestare orecchio ai tentativi di spiegarle a cosa servisse
ogni singolo oggetto, reagendo in questo modo perch si sentiva profondamente ferita ed era decisa a
far soffrire in pari misura tutti gli altri... una cosa per cui il Protettore non si sentiva di biasimarla.
Infine l'Arbitro pronunci un commovente discorso che Usha ascolt immersa in un freddo
silenzio, poi giunse il momento del commiato, perch la marea e i venti erano nella fase pi propizia.
Mentre gli Irda mormoravano auguri e preghiere, Usha volse loro le spalle e si avvi a grandi passi
nella foresta, diretta verso la spiaggia con la sacca piena di doni stretta al petto.
Non m'importa! Non m'importa! continu a ripetere nel camminare, e il Protettore si augur
che quello potesse essere per lei una sorta di mantra da cui attingere forza.
Lui fu il solo ad accompagnarla fino alla barca, e per tutto il tragitto Usha si rifiut di
rivolgergli la parola, inducendolo a dubitare di aver sbagliato nel giudicarla e a chiedersi se anche lei
non fosse insensibile e indifferente come tutti gli umani. Quando ebbe percorso circa met della
distanza che li separava dalla spiaggia e fu certa che fossero soli nel bosco, Usha per si arrest
barcollando leggermente.
Per favore, Prot! esclam, gettandogli le braccia intorno al collo e stringendosi a lui in una
manifestazione d'affetto a cui non aveva pi fatto ricorso da quando era bambina. Non mi mandare
via! Non farmi partire! Sar buona e non causer altri problemi! Ti voglio bene, voglio bene a tutti
voi!
Lo so, bambina, lo so rispose il Protettore, sentendo gli occhi che gli si velavano di pianto e
battendole qualche colpetto rassicurante sulle spalle mentre ricordava con vivida intensit come
l'avesse consolata nello stesso modo quando era piccola, tenendola fra le braccia e cercando come
meglio poteva di elargirle quell'amore che sua madre non avrebbe mai potuto darle.
Quando infine i singhiozzi di Usha si furono placati l'allontan con gentilezza da s per
guardarla negli occhi.Bambina, non dovrei dirti nulla, ma non posso permettere che tu parta con la
convinzione che noi non ti amiamo pi e che ci hai in qualche modo delusi, una cosa che non potresti
mai fare perch noi ti vogliamo molto bene. Usha, la verit ... che stiamo per operare una magia molto
potente nel tentativo di impedire ai cavalieri malvagi di tornare sull'isola. Non ti posso spiegare di cosa
si tratta ma ti garantisco che questa magia sarebbe dannosa per te perch non sei un'Irda; essa potrebbe
metterti in pericolo, Usha, e ti stiamo allontanando perch siamo preoccupati per la tua sicurezza. Era
una bugia, ma innocua. In realt Usha stava venendo allontanata perch avrebbe potuto compromettere
la magia con la sua presenza... l'umana Usha, la sola pecca nella perfetta struttura cristallina
dell'incantesimo che gli Irda intendevano usare per contenere il potere della Gemma Grigia. Nel suo
intimo, il Protettore sapeva che soltanto per questo l'Arbitro aveva decretato che Usha venisse
allontanata dall'isola.
Intanto Usha tir su con il naso e il Protettore si affrett ad asciugarle il volto come era solito
fare quando era piccola.
Questa... questa magia vi metter al sicuro? domand infine lei, deglutendo a fatica. Al
sicuro da ogni male?
S, bambina. Cos afferma l'Arbitro, e noi non abbiamo motivo di dubitare della sua
saggezza. Quella era un'altra menzogna. Quel giorno il Protettore stava dicendo pi bugie di quante ne
avesse dette in una vita durata secoli, e stava scoprendo con stupore quanto gli riuscisse facile mentire.
Grazie per essere stato onesto con me, Prot mormor Usha, sforzandosi di sfoggiare un
debole sorriso. Mi., mi dispiace di essere stata tanto scortese con gli altri. Chiedi loro scusa per conto
mio e d loro che mi mancheranno terribilmente e che penser a voi... a tutti voi... ogni giorno...
Sentendo che le lacrime minacciavano di riprendere a scorrere deglut a fatica e le ricacci indietro.
Insieme raggiunsero la spiaggia e lungo il resto del tragitto Usha rimase in silenzio, con il volto
atteggiato ad un'espressione stordita, incredula e passiva.
Infine raggiunsero la barca, un robusto natante a due alberi progettato e costruito dai minotauri
che gli Irda si erano procurati molti anni prima per servirsene nell'impadronirsi della Gemma Grigia.
Portato a termine quel compito, essi non avevano pi avuto bisogno dell'imbarcazione e avevano dato
al Protettore il permesso di insegnare a Usha ad usarla, richiesta che lui aveva formulato in quanto
temeva che un giorno lei sarebbe dovuta comunque partire dall'isola.
Usha e il Protettore sistemarono con cura a bordo le due sacche della ragazza, una pi piccola
che conteneva le sue cose e l'altra pi grande piena dei doni d'addio degli Irda. Per il viaggio la ragazza
era vestita con abiti che gli Irda ritenevano pratici e adatti ad un clima caldo, e cio ampi e fluenti
calzoni di leggera seta verde stretti intorno alle caviglie e trattenuti in vita da una fascia ricamata, una
tunica della stessa seta aperta intorno al collo e fermata in vita da una fusciacca dorata e un giustacuore
di velluto nero ricamato a mano in colori sgargianti. Una fascia di seta verde le proteggeva la testa dal
sole.
Tutti quei pacchi... sembri quasi un kender comment il Protettore, tentando invano di
scherzare.
Un kender! esclam Usha, costringendosi a ridere. Mi hai raccontato delle storie su di loro,
Prot... credi che riuscir ad incontrarne qualcuno?
pi facile incontrarli che liberarsene, bambina replic il Protettore, sorridendo a causa di
antichi ricordi. Certo, incontrerai i kender dal cuore allegro e dalle dita agili, gli aspri e cupi nani, gli
ingegnosi e astuti gnomi, gli audaci e avvenenti cavalieri, gli elfi dalla voce argentea. Li incontrerai
tutti... Mentre parlava il Protettore vide Usha distogliere lo sguardo da lui e spingerlo verso il mare:
adesso la sua espressione non era pi passiva e stordita, nei suoi occhi si leggeva un'avidit di
conoscenza, l'impazienza di vedere e sentire e assaporare la vita. All'orizzonte banchi di nubi si
andavano ammassando sempre pi alti e compatti, ma Usha non stava scorgendo le nuvole bens delle
citt, bianche e scintillanti sotto il sole, e nel guardarla il Protettore ebbe l'impressione che se l'oceano
fosse stato fatto di ardesia lei avrebbe spiccato la corsa su di esso in quel preciso momento.
Essendo uno dei pochi Irda che avevano girato il mondo, il Protettore conosceva meglio di lei i
pericoli a cui, nella sua innocenza, sarebbe andata incontro, e per un momento parole di avvertimento
gli tremarono sulle labbra. Le aveva parlato dei cavalieri e dei kender, e adesso avrebbe dovuto parlarle
anche dei crudeli draconiani, dei malvagi orchetti, degli umani dall'anima e dal cuore corrotti, dei
chierici oscuri che commettevano atti innominabili nel nome di Morgion o di Chemosh, dei maghi dalla
veste nera dotati di anelli che prosciugavano la vita, dei furfanti, dei ladri, dei mentitori e dei seduttori.
Per non le disse nulla, gli avvertimenti non gli uscirono mai dalle labbra perch non aveva il
coraggio di offuscare il suo entusiasmo, di spegnere la sua impazienza. Presto avrebbe scoperto la
realt e lui poteva soltanto sperare che gli di la proteggessero, come si diceva facessero con i bambini
addormentati, gli animali smarriti e i kender.
La magia guider questa imbarcazione fino a Palanthas disse invece, aiutando Usha a salire
sulla barca. Tutto quello che dovrai fare, bambina, sar tenere il sole al tramonto sulla tua sinistra.
Non temere le tempeste perch la barca non si pu rovesciare, e neppure la bonaccia perch se il vento
cadesse la nostra magia lo sostituir, aiutando a sospingere la barca verso la sua meta. Lascia che le
onde ti cullino e domattina al tuo risveglio vedrai le guglie di Palanthas scintillare sotto il sole.
Issarono quindi insieme la vela, ma mentre lavorava il Protettore appariva distratto, perch stava
dibattendo un problema nel proprio intimo nel tentativo di arrivare ad una decisione.
Alla fine stabil cosa fare e quando la barca fu pronta alla partenza, con Usha sistemata a prua e
circondata da tutte le sue cose, tir fuori una pergamena legata da un nastro nero, porgendola alla
ragazza.
Cos'? domand lei, fissando la pergamena con curiosit. Una mappa?
No, bambina, una lettera.
Per me? Parla... parla di mio padre? chiese Usha, illuminandosi in volto per la speranza.
Dice perch mi ha lasciata? Avevi promesso che un giorno me lo avresti spiegato. Il Protettore
arross violentemente, colto in contropiede.
Non parla di questo, bambina. Tu conosci gi la storia... che altro potrei aggiungere?
Hai detto che lui mi ha lasciata dopo la morte di mia madre, ma non mi hai mai spiegato il
perch. Lo ha fatto perch non mi amava, vero? Perch io sono stata la causa della morte di mia madre.
Lui mi odiava...
Come ti mai venuta una simile idea, bambina? domand il Protettore, sconvolto. Tuo
padre ti amava profondamente, e tu sai cosa successo perch te l'ho raccontato.
S, Prot sospir Usha. Tutte le conversazioni relative ai suoi genitori si concludevano in
questo modo, e lui si rifiutava sempre di dirle la verit. D'altro canto adesso non aveva pi importanza,
perch avrebbe provveduto lei a scoprirla.
Intanto il Protettore batt un colpetto sulla pergamena, ansioso di cambiare argomento.
Questa lettera non per te, ma quando avrai perso di vista la nostra isola potrai aprirla e
leggerla. Colui a cui la dovrai consegnare ti porr delle domande a cui tu soltanto potrai rispondere.
Di chi si tratta, Prot? chiese Usha, fissando la missiva con espressione perplessa.
Il Protettore rimase in silenzio per un momento, combattuto interiormente, poi scosse il capo
come per liberarsi dai propri dubbi e infine rispose.
C' un potente mago che vive a Palanthas e che si chiama Dalamar. Dopo aver letto la lettera
consegnala a lui perch giusto che sappia cosa ci proponiamo di fare nel caso che... Il Protettore
lasci la frase in sospeso, ma Usha intu cosa avesse inteso dire.
Nel caso che qualcosa vada storto! Oh, Prot! esclam, stringendosi a lui adesso che il
momento della separazione era imminente. Ho paura.
Ne avrai per tutta la vita, bambina, perch questa la maledizione di essere umani, pens il
Protettore, chinandosi a baciarla sulla fronte.
La benedizione di tua madre - e di tuo padre - ti accompagner morPoi scese dalla barca e la
spinse lontano dalla riva, in mezzo alle onde.
Protettore! grid Usha, protendendo una mano verso di lui come per afferrarlo.
La corrente, o forse la magia, o entrambe le cose, s'impadron per della barca e l'allontan in
fretta dalla riva mentre il rumore della risacca soffocava la sua voce.
Il Protettore rimase fermo sulla riva sabbiosa fino a quando l'imbarcazione non usc dal suo
campo visivo e vi indugi anche dopo che il minuscolo punto bianco fu scomparso all'orizzonte.
Soltanto quando il salire della marea ebbe cancellato del tutto le impronte lasciate da Usha sulla
sabbia si decise a volgere le spalle al mare e a tornare indietro.


CAPITOLO QUARTO.


Una lettera a Dalamar.



Sola sulla barca, Usha guard la forma snella del Protettore farsi sempre pi piccola e la costa
dell'isola su cui aveva sempre vissuto ridursi progressivamente ad una linea nera sull'orizzonte... e
quando infine non fu pi in grado di scorgere nessuna delle due cose spinse il timone con tutte le sue
forze, nel tentativo di girare la barca e di tornare indietro.
Il timone non reag per ai suoi sforzi e sulla spinta di un vento forte e costante prodotto dalla
magia degli Irda, la barca prosegu la sua corsa verso Palanthas.
Abbandonandosi sul fondo dell'imbarcazione, Usha diede infine sfogo al proprio dolore e
pianse fino a sentirsi male, ma le lacrime non servirono ad attenuare l'angoscia del suo cuore e come
unico risultato le fecero bruciare gli occhi, gocciolare il naso e dolere il petto a causa dei singhiozzi.
Cercando a tentoni un fazzoletto, lei trov la lettera che il Protettore le aveva consegnato e poich si
aspettava che fosse un'ennesima giustificazione per essersi liberato di lei, l'apr senza molto
entusiasmo, cominciando a leggere.
Mia cara Usha, mentre scrivo questa lettera tu stai finalmente dormendo, e nel guardarti
riposare serena con un braccio sollevato sopra la testa, i capelli arruffati e le guance chiazzate di
lacrime, rivedo la bambina che ha portato gioia e calore nella mia vita. Non sei ancora partita e gi
avverto la tua mancanza.
So che ti senti ferita e furente perch ti stiamo mandando via da sola, in questo modo, ma ti
prego di credere, mia cara bambina, che non avrei mai fatto una cosa del genere se non fossi stato
convinto che partire era per te la cosa migliore.
L'interrogativo inerente alla Gemma Grigia e al suo controllo su di noi da te sollevato durante il
raduno stato una domanda che molti di noi si stanno ponendo da tempo. Non siamo certi che
infrangere la Gemma Grigia sia la linea d'azione migliore ma abbiamo accettato la decisione che
l'Arbitro ha preso nella sua saggezza perch, in tutta franchezza, riteniamo di non avere altra scelta.
L'Arbitro ha decretato che al mondo esterno non fosse dato di sapere in nessun modo ci che
stiamo progettando di fare, ma io ritengo che almeno in questo lui si stia sbagliando: per troppo tempo
ci siamo tenuti separati dal mondo e questo pi di una volta ha portato alla tragedia. Mia sorella...
Ci che era stato scritto dopo questo punto era poi stato cancellato. Incuriosita, perch Prot non
aveva mai accennato al fatto di avere una sorella, Usha si chiese dove fosse e cosa le fosse successo, e
tent invano di decifrare ci che era stato scritto sotto la cancellatura. Sospirando, riprese la lettura e
scopr che la parte successiva della lettera era indirizzata a Lord Dalamar, Signore della Torre della
Grande Stregoneria, a Palanthas.
Sorvolando sulle frasi di cortesia introduttive e sulla descrizione di come gli Irda fossero riusciti
a rubare la Gemma Grigia... una storia che aveva sentito raccontare innumerevoli volte e che trovava
ormai noiosa, Usha raggiunse infine la parte interessante della lettera.
La Gemma Grigia riposa adesso sull'altare che abbiamo costruito apposta per contenerla. Ad
una prima occhiata la pietra sembra avere un aspetto insignificante, ma ad un esame ravvicinato appare
molto pi interessante e le sue dimensioni sembrano variare a seconda di chi la sta guardando. Per
esempio l'Arbitro sostiene che larga quanto un gatto adulto mentre a me sembra avere le dimensioni
di un uovo.
impossibile determinare il numero di facce della Gemma. Noi tutti le abbiamo contate e
nessuno ha ottenuto la stessa cifra, arrivando a un totale che invece di variare di appena una o due cifre
era addirittura drasticamente diverso, come se ciascuno di noi avesse contato le facce di una pietra
diversa.
Sappiamo che la Gemma ha una natura caotica e che il dio Reorx ha effettuato molti tentativi
per recuperarla, andando per sempre incontro al fallimento... e se la Gemma Grigia troppo potente
perch lui riesca a controllarla, chi siamo noi perch ci venga permesso di tenerla in custodia?
La risposta data dall'Arbitro a questa domanda sempre stata che Reorx un dio debole,
indisciplinato e soggetto alla distrazione, ma per quanto questo possa essere vero io mi chiedo perch
gli altri di non abbiano mai tentato di controllare la Gemma Grigia. Non possibile che ci dipenda
dal fatto che sono anch'essi troppo deboli per soggiogarla? E tuttavia, se gli di sono onnipotenti,
questa spiegazione non accettabile a meno di supporre che la Gemma Grigia possegga un potere
magico nettamente superiore a quello degli di stessi. Se cos, allora la Gemma Grigia
immensamente pi potente di noi e questo significa che essa non sotto il nostro controllo ma ci sta
ingannando e usando... non so a quale scopo anche se ho paura di scoprirlo.
per questo che ho incluso una copia della storia della creazione del mondo e della stessa
Gemma Grigia cos come la conoscono gli Irda. Leggendola, Lord Dalamar, scoprirai che essa
differisce notevolmente dalle altre versioni, il che spiega perch io ritenga essenziale che queste
informazioni arrivino al Conclave dei Maghi: forse da esse sar possibile trarre qualche deduzione sulla
natura della Gemma Grigia.
La storia degli Irda! sospir Usha, quasi sul punto di arrotolare la lettera e di riporla. L'ho
sentita tante volte che la conosco a memoria! Crescendo aveva infatti imparato a leggere e scrivere
nella lingua degli Irda e anche nella lingua nota come Comune, che gli Irda non parlavano mai fra loro
ma che era stato ritenuto opportuno insegnarle, e anche se era stata abile nell'apprendimento non aveva
mai amato eccessivamente lo studio: al contrario degli intellettuali Irda, lei preferiva fare le cose
piuttosto che leggerle su un libro.
Adesso per non aveva nulla da fare se non piangere, gemere e sentirsi pervasa di
autocompassione. Protendendosi oltre la murata inzupp un fazzoletto nell'acqua e dopo essersi
bagnata la fronte e la faccia roventi si sent meglio; poi riprese a leggere al solo scopo di distrarsi e,
anche se in un primo tempo si annoi, a poco a poco la narrazione cominci ad affascinarla. Nel
leggere quelle parole le pareva di sentire di nuovo la voce di Prot e di essere seduta al piccolo tavolo
presente nella loro casa, intenta ad ascoltare la sua narrazione della creazione del mondo.
Secondo i nostri antenati i tre di che noi conosciamo come Paladine, Takhisis e Gilean
dimoravano un tempo insieme sul piano immortale. Essi erano fratelli in quanto nati dal Caos, Padre
del Tutto e del Nulla: Paladine era il maggiore, coscienzioso e responsabile; Gilean era il
secondogenito, studioso e contemplativo; Takhisis, la pi giovane, era l'unica figlia e, a detta di alcuni,
la preferita, ed era inquieta, ambiziosa e annoiata.
Takhisis voleva il potere, voleva dominare sugli altri, ma per quanto tentasse non riusciva ad
imporsi ai fratelli perch Paladine aveva una volont troppo forte e Gilean era sempre distratto. Sulla
base di tutto questo, noi Irda riteniamo che il mondo di Krynn e tutte le forme di vita presenti su questo
piano siano stati creati per istigazione di Takhisis, che era capace di diventare decisamente astuta e
affascinante quando voleva qualcosa.
In seguito stato notato dagli studiosi di Krynn che la leggenda della creazione riferita dal
Protettore differisce sotto alcuni aspetti da quella narrata da altre razze, il che naturale se si pensa che
ogni razza vede se stessa come il centro dell'universo. I nani, per esempio, rifiutano di ammettere di
essere stati creati dalla confusione generata dalla Gemma Grigia e sostengono di essere una creazione
di Reorx, mentre molti elfi sono convinti di essere l'unica vera razza e che tutte le altre siano soltanto
chiazze d'inchiostro sul Grande Libro di Gilean. Gli Irda sono per il solo popolo in possesso della pi
lunga e ininterrotta cronaca della storia di Krynn, per cui si ritenuto che il loro resoconto sia
probabilmente quello che si avvicina maggiormente agli eventi effettivi.
Takhisis si rec quindi dai due fratelli maggiori ed espose loro la sua idea di creare un mondo e
degli spiriti che vi dimorassero: con Paladine bad a sottolineare come questi spiriti avrebbero portato
ordine in un universo altrimenti caotico e questi, che da tempo era turbato per il fatto che la loro vita
non aveva uno scopo o un significato, diede il suo assenso insieme a quello della sua consorte,
Mishakal. Entrambi infatti erano molto soddisfatti all'idea di un cambiamento.
Naturalmente hai parlato di questo con il Padre e hai ottenuto il suo permesso, vero? osserv
per Paladine.
Certamente, mio caro fratello replic Takhisis, e anche se doveva essere consapevole del
fatto che lei stava mentendo Paladine chiuse gli occhi davanti alla verit perch era impaziente di dare
ordine all'universo.
Takhisis si rec quindi da Gilean e gli parl delle opportunit di studio che sarebbero derivate
dall'osservare come creature diverse da loro reagivano in svariate situazioni.
Gilean trov l'idea interessante e non avendo consorte (non ci sono notizie di cosa le fosse
successo) si consult con Zivilyn, un dio che si dice esista contemporaneamente su tutti i piani in tutti i
tempi e che giunto da uno degli altri piani immortali che viene indicato semplicemente come l'Oltre.
Zivilyn guard davanti e dietro, a destra e a sinistra, in alto e in basso, e alla fine dichiar che
quella era una buona idea, per cui Gilean acconsent al progetto della sorella.
Naturalmente hai parlato della cosa con il Padre, vero? aggiunse come per un ripensamento,
senza neppure sollevare lo sguardo dal libro che stava leggendo.
Certamente, mio caro fratello replic Takhisis.
Gilean sapeva che lei stava mentendo perch Zivilyn lo aveva avvertito che lo avrebbe fatto, ma
l'opportunit di acquisire nuovo sapere era per lui una tentazione troppo grande e per questo chiuse gli
occhi davanti alla verit.
Avendo ottenuto l'assenso dei fratelli, Takhisis procedette a realizzare il suo piano.
Nell'Oltre vive un dio chiamato Reorx, del cui passato non si sa molto anche se corrono voci
che una terribile tragedia di qualche tipo lo avesse spinto ad evitare la compagnia degli altri immortali.
Reorx viveva da solo sul suo piano e passava il tempo a creare cose splendide e orribili, meravigliose e
terribili: la sua unica gioia era la creazione, ma non sapeva cosa farsene degli oggetti che realizzava e
dopo averli ultimati li gettava via; ancora oggi di tanto in tanto capita di vederne uno precipitare dal
cielo, nella forma nota come stella cadente.
Takhisis si rec dunque da Reorx e cominci a incensare le sue creazioni.
Per davvero un peccato che tu le debba buttare via concluse. Ho in mente un piano che ti
permetter di creare qualcosa che non ti annoier e che ti offrir nuove sfide per ogni giorno della tua
vita immortale. Creerai un mondo e lo popolerai di spiriti, insegnando loro tutte le arti che conosci.
Reorx rimase affascinato dall'idea che le sue incessanti creazioni avessero infine un impiego e un'utilit
e fu pronto ad acconsentire. Hai parlato di questo con il Padre? domand a Takhisis. Se non lo
avessi fatto non sarei mai venuta da te rispose lei. Essendo semplice e ingenuo, Reorx non si rese
conto che Takhisis stava mentendo.
A quel punto gli di si radunarono: Paladine, Mishakal e i loro figli; Gilean e la sua unica figlia
naturale, insieme agli altri figli da lui adottati; Takhisis, il suo consorte Sargonnas e i loro figli. Venne
anche Reorx, che port con s la sua incudine e l, in mezzo alla notte cupa e infinita del Caos, vibr il
primo colpo di martello su un pezzo di metallo incandescente.
In quel momento i due fratelli furono costretti a guardare in faccia la verit: Takhisis non aveva
consultato il Caos, Padre del Tutto e del Nulla. Consapevole che lui si sarebbe opposto al suo piano di
portare ordine nell'universo, Takhisis glielo aveva deliberatamente tenuto nascosto, cosa di cui era
indubbio che i suoi fratelli fossero consapevoli.
Il Caos avrebbe potuto distruggere i suoi figli e il loro nuovo giocattolo in quel preciso
momento, ma com' proprio dei genitori decise invece di impartire loro una lezione.
In effetti creerete l'ordine tuon, ma io provveder perch tale ordine generi la discordia in
mezzo a voi e fra coloro che dimoreranno sul vostro mondo. Nulla poteva ormai essere fatto per
modificare l'accaduto: le prime scintille generate dal martello di Reorx erano gi diventate stelle la cui
luce aveva generato spiriti viventi, quindi Reorx forgi un mondo su cui quegli spiriti potessero vivere.
E fu allora che la maledizione pronunciata dal Caos cominci a rendersi manifesta.
Takhisis voleva che gli spiriti appena creati fossero sotto il suo controllo perch intendeva
impartire loro ordini e costringerli a obbedire alla sua volont; Paladine voleva invece avere gli spiriti
sotto la sua guida, con l'intenzione di allevarli e di avviarli lungo la strada della virt. Gilean, infine,
trovava poco vantaggiose entrambe le cose, almeno da un punto di vista accademico, e voleva invece
che gli spiriti rimanessero liberi di scegliere la strada che pi preferivano, in quanto questo avrebbe
reso il mondo un posto molto pi interessante.
I tre fratelli litigarono e i loro figli e gli di degli altri piani vennero coinvolti nella battaglia,
che diede inizio alla Guerra di Tutti i Santi.
Dall'alto, il Padre del Tutto e del Nulla scoppi in una risata spaventosa a sentirsi.
Alla fine Paladine e Gilean si resero conto che quella battaglia avrebbe potuto distruggere tutta
la creazione, unirono le forze contro la sorella e pur non riuscendo a sconfiggerla la costrinsero almeno
a venire a patti. Con riluttanza Takhisis acconsent al fatto che tutti e tre dovessero governare insieme il
nuovo mondo mantenendo un equilibrio fra loro, nella speranza di porre cos fine alla maledizione
scagliata da Padre Caos.
I tre di decisero che ciascuno di loro avrebbe dato agli spiriti doni che avrebbero permesso loro
di vivere e di prosperare su quel mondo appena formato.
Paladine diede agli spiriti il bisogno di esercitare controllo, in modo che operassero per
sottomettere le cose che li circondavano e portassero cos ordine nel mondo.
Takhisis diede agli spiriti l'ambizione e il desiderio: essi non avrebbero soltanto controllato il
mondo ma avrebbero costantemente cercato di migliorarlo... e di migliorare loro stessi.
Gilean diede agli spiriti il dono della libera scelta. Ciascuno di essi sarebbe stato libero di
prendere le proprie decisioni e nessun singolo dio avrebbe detenuto il potere assoluto.
Quei doni erano tutti buoni e positivi... a patto di non essere portati agli estremi.
Il bisogno di esercitare controllo nella sua forma estrema porta alla paura dei cambiamenti, alla
soppressione di nuove idee, all'intolleranza verso tutto ci che diverso.
L'ambizione, portata all'estremo, conduce alla determinazione di impadronirsi del potere a tutti i
costi e di schiavizzare gli altri; i desideri possono diventare ossessioni, generando l'avidit, la lussuria,
l'avarizia e la gelosia.
La libert nella sua forma estrema anarchia.
Gli spiriti acquisirono una forma fisica, scaturendo dall'immaginazione degli di. Dalla mente
di Paladine giunsero gli elfi, la sua razza ideale, che trae diletto dal controllo del mondo fisico e ama
modellarlo secondo la sua volont. Una razza longeva e poco soggetta ai cambiamenti.
Takhisis immagin una razza di esseri di suprema bellezza, egoisti e ambiziosi quanto lei, e
produsse gli orchi. A mano a mano che le loro bramosie crebbero la loro bellezza ne venne consumata,
ma essi sono ancora immensamente forti e possenti.
Quanto a noi Irda, si pu dire che siamo a nostra volta creazioni di Takhisis, perch in origine
eravamo orchi. Quando abbiamo visto cosa stava succedendo alla nostra gente, alcuni di noi si sono
rivolti a Paladine ed hanno implorato il suo aiuto. Lui ci ha permesso di sottrarci al dominio della
Regina delle Tenebre, ma il prezzo che abbiamo pagato stato elevato: non avremmo pi potuto vivere
nelle vicinanze delle altre razze per non cadere pi in tentazione, e saremmo dovuti diventare un
popolo isolato e solitario che traeva piacere dal suo stesso isolamento al punto da badare a preservarlo.
Perfino unirci per generare dei discendenti sarebbe stato difficile per noi, cosa che con il tempo ha
portato al decrescere del nostro numero. Comunque gli Irda hanno accettato tutte queste condizioni per
sottrarsi al fato dei loro fratelli e questo spiega perch il mondo non sappia nulla di noi... o abbia false
cognizioni al riguardo.
Gilean immagin la razza degli umani, che hanno la vita pi breve e sono i pi rapidi a
cambiare, oltre ad essere facilmente indotti a schierarsi ora con questa e ora con quella fazione.
Per suo divertimento personale e per aumentare la confusione, il Padre cre gli animali e irrit
notevolmente i suoi figli attribuendo dei vantaggi a molti di essi e in particolare ai draghi: essi
posseggono infatti saggezza, intelligenza, una lunga vita, la magia, la forza fisica e armi formidabili, e
fin da quando hanno fatto la loro comparsa su Krynn, tutte le altre specie li hanno combattuti oppure
hanno cercato di allearsi con essi.
In questo modo si giunse all'instaurazione dell'equilibrio nel mondo. Gli elfi si consideravano
l'incarnazione del bene e ritenevano gli orchi la personificazione del male ( interessante notare
come la visione del mondo da parte degli orchi sia diametralmente opposta ed essi si considerino
buoni, vedendo come malvagi gli elfi e le altre razze decise a sterminarli). Gli umani, presi nel
mezzo, potevano essere indotti con facilit a schierarsi ora con gli uni e ora con gli altri... cosa che
facevano di continuo.
Avendo nel sangue i doni di tutti gli di, il bisogno di controllare, l'ambizione, i desideri e la
libert di scegliere se usarli per il bene o per il male, gli umani sono una razza che attraversa veloce lo
scorrere del tempo creando, cambiando, alterando e distruggendo, cosa che di solito viene chiamata
progresso.
Fu sempre durante questo periodo che la magia fece la sua apparizione nel mondo. Fra tutti i
figli degli di, tre in particolare erano cresciuti insieme e avevano sviluppato un insolito affiatamento:
Solinari, figlio di Paladine e di Mishakal; Nuitari, figlio di Takhisis e di Sargonnas, e Limitari, figlia di
Gilean. Per quanto tutti gli di fossero dotati del potere della magia, in quei tre tale potere era
incrementato dall'amore per la magia e dalla dedizione a tale arte che serviva a formare un vincolo fra
loro che pure erano del tutto diversi sotto ogni altro aspetto.
Allo scoppio della Guerra di Tutti i Santi, quei tre vennero sottoposti a pressione da parte dei
loro genitori perch si schierassero con questa o con quella fazione, e poich temevano che quella
guerra potesse distruggere ci che essi pi amavano, la magia, i tre cugini giurarono di essere sempre
fedeli alla magia e gli uni agli altri, e abbandonarono il panteon degli di, assumendo spoglie mortali e
prendendo a vagare sulla superficie di Krynn.
Ognuno di essi trov quindi un seguace fra i mortali e gli trasmise il dono della magia perch
venisse a sua volta diffuso fra altri mortali che, in caso di necessit, avrebbero potuto invocare i tre di
per ricevere assistenza. Fatto questo i tre cugini lasciarono Krynn ma rimasero vicino ad esso, girando
in cerchio nel cielo e sorvegliando coloro che si servivano dei loro doni con occhi fissi e attenti che i
mortali identificano con le tre lune di Krynn: l'argentea Solinari, la rossa Lunitari e l'invisibile (tranne
che per i suoi seguaci) Nuitari.
Noi Irda siamo dotati di poteri magici immensamente forti ma non sappiamo con certezza da
dove essi siano giunti in quanto non siamo allineati con i maghi di Krynn e siamo anzi considerati da
loro come dei rinnegati in quanto essi vedono in noi una minaccia, un pericolo per i tre ordini in cui
sono raccolti. La nostra magia quindi uno dei motivi per cui evitiamo ogni contatto con le altre
specie: essa di cruciale importanza per la nostra sopravvivenza in quanto ogni Irda nasce essendone
gi dotato, ce l'ha per cos dire nel sangue e la usa con la stessa naturalezza con cui impiega gli altri
sensi della vista, dell'udito, dell'olfatto, del gusto e del tatto... e poich a nessuno viene chiesto di
spiegare per quale motivo in grado di vedere non ritengo che il mondo esterno abbia il diritto di
chiederci di spiegare come facciamo a realizzare quelli che ad esso sembrano dei miracoli.
Riprendiamo ora la storia della creazione.
Il nuovo mondo era giovane e selvaggio, come lo erano anche gli spiriti dei mortali che lo
abitavano. Lavorando duramente gli elfi sottomisero la loro parte del mondo, mentre gli orchi
imparavano ad adattarsi alla loro e gli umani cercavano di modellare e di migliorare la parte ad essi
assegnata. Oppresso come sempre dalla solitudine, Reorx si offr di aiutarli, e da allora pare che lui sia
veramente felice soltanto quando si mescola ai mortali.
Reorx insegn ad un gruppo di umani innumerevoli cose, compresa la tecnica per forgiare
l'acciaio, e subito gli elfi e gli orchi cominciarono a desiderare quel metallo che non erano in grado di
produrre e vennero dagli umani per comprare spade, coltelli e attrezzi in acciaio. Gli umani
s'inorgoglirono allora delle loro capacit e presero a vantarsene, dimenticando sulla spinta dell'orgoglio
di onorare Reorx, il loro maestro e arrivando addirittura ad evitare il dio quando questi veniva fra loro,
deridendolo a causa della sua bassa statura e sminuendo il suo interesse per quell'arte che pure stava
fruttando loro tante ricchezze.
Infuriato, Reorx maledisse quegli umani e li priv delle abilit che aveva insegnato loro, tutte
tranne quella d'inventare, di erigere e di costruire, decretando al tempo stesso che essi fossero di bassa
statura, grinzosi e che venissero derisi dalle altre razze... in breve, li trasform e cre gli gnomi.
Durante questo periodo, noto come Era del Crepuscolo, l'equilibrio del mondo, che non era mai
stato particolarmente stabile, cominci a vacillare: non accontentandosi pi di quello che avevano, gli
umani cominciavano a desiderare i beni dei vicini e gli orchi, incitati da Takhisis, volevano arrivare al
potere; gli elfi, dal canto loro, desideravano essere lasciati in pace ed erano pronti a combattere per
difendere il loro isolamento.
Per intensificare il suo controllo sugli umani, Takhisis port allora su questo piano uno degli di
dell'Oltre, il dio Hiddukel, che per sua natura un vero e proprio mercante che ama contrattare e
barattare e che molto abile in questo campo. Hiddukel vide subito nel vacillare dell'equilibrio
generale un modo per accrescere il proprio potere: la guerra sarebbe infatti stata propizia per gli affari
in quanto avrebbe fatto aumentare la produzione di armi, di armature e di cibo per nutrire le truppe, e
dal momento che fra le altre cose commerciava anche in anime dei morti, Hiddukel previde di poter
ricavare in quel campo un profitto non indifferente. Nella speranza di accentuare la confusione
generale, Hiddukel si rec quindi da Chislev, dea delle foreste e della natura, e facendo ricorso ai suoi
modi pi persuasivi la convinse che eventi catastrofici si stavano profilando all'orizzonte.
solo questione di tempo prima che scoppi una guerra concluse in tono dolente. E che ne
sar allora dell'ambiente? Le foreste verranno abbattute per costruire torri da assedio, giovani alberi
saranno trasformati in archi e frecce, i campi verranno devastati e incendiati. Dobbiamo porre fine una
volta per tutte a questa lotta fra le diverse razze... naturalmente nell'interesse della natura.
E tu cos'hai da guadagnarci in tutto questo? domand Chislev. Non riesco a credere che tu
sia interessato alle cucciolate di conigli selvatici.
Nessuno pensa mai che io abbia un cuore si lament Hiddukel.
Perch difficile vedere al di sotto dell'untuosit delle tue parole ribatt Chislev.
Se proprio vuoi saperlo, la guerra avrebbe un effetto sconvolgente sui mercati finanziari, il
valore dell'oro crollerebbe fino a diventare praticamente nullo e i contadini non potrebbero vendere le
loro merci al mercato nel bel mezzo di un'invasione. Inoltre i conigli mi piacciono molto.
Nello stufato, forse sospir Chislev. Peraltro capisco cosa intendi perch da tempo vedo
crescere l'inquietudine fra le razze e sento aumentare di pari passo la mia preoccupazione. Ho parlato
con Gilean, ma sai com' fatto! Non alza mai lo sguardo da quel libro e continua a scrivere, scrivere,
scrivere!
Parlare con Takhisis non pi facile sbuff Hiddukel. Quando non con Sargonnas a
guardare i minotauri intenti a prendersi a randellate in testa impegnata a scatenare pestilenze, carestie
e inondazioni, e non ha pi tempo per quelli come noi.
Cosa suggerisci di fare, dal momento che sembri avere un piano?
Io ne ho sempre uno, mia cara amica amante degli alberi. Se la neutralit diventasse la forza
dominante del mondo allora l'equilibrio rimarrebbe costante e non si altererebbe mai... giusto?
Suppongo di s convenne con cautela Chislev, diffidando di Hiddukel ma non trovando
motivo per contraddirlo. Per non capisco...
Ah! Va' da Reorx e chiedigli di creare per te una gemma che contenga l'essenza stessa della
neutralit e che serva come ancora, in modo da far s che la neutralit diventi la forza dominante di
Krynn e sopraffaccia i due estremi opposti che cos saranno vincolati a quel centro neutrale e non
potranno allontanarsi da esso.
E cosa ne far di questa gemma, una volta che sar stata creata? Dovrei forse affidarla alla tua
custodia? chiese Chislev, che pur essendo una dea gentile aveva una certa propensione per il
sarcasmo, soprattutto nel parlare con Hiddukel.
Santo Cielo, no! esclam questi, sgomento. Non vorrei mai una simile responsabilit. La
cosa pi logica sarebbe darla in custodia a qualcuno di cui ti fidi... non credi anche tu? Chislev fiss
intensamente Hiddukel, che per fece sfoggio di un'assoluta innocenza e di una sincera preoccupazione
per il destino del mondo. Del resto, si diceva che la sua abilit fosse tale che perfino la Regina Takhisis
aveva perso con lui in pi di una trattativa.
Come conseguenza di quella conversazione Chislev lasci la sua foresta e si aggir per il
mondo in forma mortale, vedendo cose che la turbarono profondamente: fucine d'acciaio che ardevano
di un rosso acceso anche nel cuore della notte, elfi che lucidavano le spade da poco ottenute, umani che
contavano il loro denaro, orchi che si esercitavano a staccare teste.
Addolorata, Chislev decise che era necessario fare qualcosa e prese in considerazione
l'eventualit di discutere del problema con il suo consorte Zivilyn, il dio che poteva vedere tutti i piani
e tutti i tempi, futuri e passati. Sapeva per per esperienza che ottenere una risposta semplice e concisa
da parte di Zivilyn era impossibile, perch lui sembrava sempre decidere di fare una cosa e poi
cambiava idea per aver visto la situazione da un'altra prospettiva e sceglieva di agire diversamente,
salvo cambiare ancora idea per aver visto le cose da una terza angolazione e finire poi per non fare
nulla.
Consapevole che in questo caso era invece necessario agire, Chislev decise di farlo di persona e
si rec da Reorx.
Uno dei motivi per cui Reorx trascorreva tanto tempo in compagnia degli umani era che
nessuno degli di si recava mai a trovarlo, quindi lui rimase stupefatto e compiaciuto di ricevere una
visita, soprattutto da parte di una creatura bella e dolce come Chislev.
Lei, dal canto suo, si sent sopraffare dalle attenzioni di cui Reorx la ricopr, cominciando a
correre di qua e di l per prendere dei biscotti da offrirle, inciampando nel frattempo nel mobilio nel
tentare di rintracciare la teiera e offrendole da mangiare tutto ci che lei poteva desiderare... un
comportamento che dest in Chislev un senso di colpa di fronte all'evidente solitudine del suo ospite,
inducendola a rimproverarsi per averlo trascurato e a giurare a se stessa che in futuro sarebbe venuta a
trovarlo pi spesso.
Mentre sorseggiava il t espose quindi la sua richiesta a Reorx, che si mostr fin troppo lieto di
soddisfarla: se voleva una gemma l'avrebbe avuta, ne avrebbe avute a centinaia, le migliori
dell'universo!
Arrossendo, Chislev ribad che lei voleva una sola gemma in cui racchiudere l'essenza della
neutralit.
E quest'essenza cosa sarebbe, esattamente? chiese Reorx, accarezzandosi la barba con la
fronte aggrottata in un'espressione pensosa.
Ecco cominci Chislev, alquanto perplessa, l'essenza della neutralit ...
Il caos? sugger Reorx.
Chislev riflett sulla cosa, guardandosi intorno con un certo timore per essere certa che il Padre
del Tutto e del Nulla, l'incarnazione del Caos, non avesse sentito.
Credi che ne potremmo catturare una piccola parte? chiese quindi. Non tanta, appena il
necessario per ancorare la neutralit nel mondo?
Consideralo fatto, signora rispose Reorx, con una disinvoltura davvero splendida. Dove
devo consegnare questa gemma?
Portala a Limitari rispose Chislev, che aveva riflettuto a lungo su quel problema. Lei la pi
vicina al mondo ed continuamente coinvolta con i mortali e le loro attivit, quindi sar la custode pi
indicata. Reorx annu, le baci la mano, and a sbattere contro un'ottomana, rovesci la propria tazza
da t e si precipit immediatamente nella sua fucina, rosso in volto come un pomodoro.
Sollevata dalle sue preoccupazioni, Chislev fece ritorno con gratitudine nella sua foresta.
Non si sa come Reorx sia riuscito a catturare un frammento di Caos e a racchiuderlo nella
gemma, ma quanto accaduto in seguito chiara testimonianza che lui dovette riuscire nel suo intento.
Reorx cre la cosiddetta Gemma Grigia e quando ebbe finito l'affid alla custodia di Limitari, che si
sent immediatamente attratta dalla gemma e la pose nel centro della luna rossa, contemplandola quasi
di continuo perch quella pietra aveva lo strano effetto di indurre tutti coloro che la vedevano a
desiderarla.
Incluso, naturalmente, il suo stesso creatore Reorx. Non appena ebbe consegnato la gemma a
Limitari, infatti, Reorx scopr con sconcerto di sognare la Gemma Grigia tutte le notti e cominci a
rimpiangere di essersene separato al punto da recarsi da Lunitari e chiederle umilmente che gliela
restituisse.
Limitari per rifiut perch anche lei sognava la gemma ogni notte e al risveglio le piaceva
vederla scintillare sulla luna rossa.
Reorx si infuri e rimugin, e alla fine escogit il modo di recuperare la Gemma Grigia: assunta
forma mortale, apparve in mezzo alla razza da lui creata, quella degli gnomi, e scelse fra tutti uno
gnomo le cui invenzioni erano finora state le meno distruttive per la vita, gli arti e le propriet altrui,
mostrandogli in sogno la Gemma Grigia.
Naturalmente lo gnomo cominci a desiderare la gemma pi di qualsiasi altra cosa ci fosse su
Krynn, con la possibile eccezione di un cacciavite multiteste a vapore che peraltro era impossibile ad
ottenersi perch il progetto era ancora arenato in sede di comitato, e decise di catturare la Gemma
Grigia. Come fece per riuscirci gi registrato da altre cronache, quindi basti dire che l'impresa
richiese una scala magica, diverse carrucole e argani, una rete magica e un po' di aiuto da parte di
Reorx, e che alla fine lo gnomo cattur la Gemma Grigia mediante la rete magica mentre Lunitari era
dalla parte opposta del mondo.
Proprio quello che mi serviva per alimentare il mio combinato a lama rotante per affettare
sottaceti e regolare la barba comment lo gnomo, e stava per inserire la pietra nell'invenzione quando
Reorx gli si present nei panni di un altro gnomo e pretese la pietra per s.
I due litigarono e nel corso della discussione la Gemma Grigia sgusci fuori dalla rete e
scomparve, dimostrando di essere qualcosa di pi e di diverso da ci che supponevano Reorx, Lunitari,
lo gnomo o chiunque altro.
Con suo sommo stupore Reorx vide la gemma fluttuare via nell'aria e si lanci al suo
inseguimento (come anche lo gnomo e una schiera di suoi parenti) senza per riuscire a riprenderla. Da
quel momento la Gemma Grigia si scaten per tutto Krynn, seminando il caos sulla sua scia, alterando
animali e piante, influenzando gli incantesimi dei maghi e causando notevoli problemi a tutti.
A questo punto tutti gli di si accorsero infine dell'esistenza della Gemma Grigia, e sia Paladine
che Takhisis s'infuriarono con Reorx per averla forgiata senza prima consultarsi con loro; vergognosa,
Chislev confess la parte avuta nel piano e fece anche il nome di Hiddukel, che per si limit a
scrollare le spalle e a scoppiare in una fragorosa risata.
Infatti il suo piano aveva funzionato, e invece di garantire l'equilibrio adesso la Gemma Grigia
lo stava alterando ulteriormente: gli elfi stavano progettando di entrare in guerra con gli umani, che a
loro volta erano pronti a combattere contro di essi, e gli orchi erano impazienti di affrontare chiunque.
Nel frattempo la Gemma Grigia venne catturata da un umano di nome Gargath, che con l'ausilio
di parecchi congegni magici riusc a intrappolarla nel proprio castello (o almeno ritenne di averlo fatto,
anche se mio parere che la Gemma Grigia gli permise di catturarla, in quanto nessuna magia umana a
me nota mai riuscita a tenerla vincolata a lungo).
Gli gnomi che da decenni stavano inseguendo la gemma assediarono allora il castello di
Gargath e riuscirono (per puro caso) ad aprire una breccia nelle mura, facendo cos irruzione nel cortile
e impadronendosi della gemma. Quando l'ebbero in mano, una met degli gnomi richiese che venisse
spaccata in due perch erano estremamente curiosi di vedere cosa c'era dentro, mentre gli altri
proposero di riportarla indietro con loro e di custodirla a causa del suo valore.
In quel momento un'intensa luce grigia si diffuse tutt'intorno, accecando tutti, e quando fu di
nuovo possibile vedere nel cortile c'erano soltanto due gruppi di gnomi intenti a litigare fra loro. La
cosa pi stupefacente, per, era che gli gnomi non erano pi tali: il potere della Gemma Grigia li aveva
alterati, trasformando quelli che avevano desiderato conservare la pietra per il suo valore in nani e
quelli che volevano aprirla per curiosit in kender.
Quanto agli gnomi che erano rimasti fuori del castello perch impegnati a lavorare alla loro pi
recente invenzione, la balestra a tamburo con fuoco continuo in seguito nota come Balestra Gatling dal
nome del suo inventore, Testamatta Gatling, essi risultarono essere rimasti immuni dagli effetti della
luce magica della Gemma Grigia e ritennero che questo fosse dovuto ai candelabri ad olio destinati ad
illuminare di notte il campo di battaglia, che erano stati inviati nel cielo a quello scopo mediante un
pallone pieno di gas (prodotto con una tecnica troppo complicata per descriverla in questa sede ma che
richiedeva l'impiego di succo di limone, pinze metalliche e acqua). A quanto pareva, coloro che erano
sopravvissuti all'inevitabile esplosione del pallone erano rimasti gnomi.
Nel frattempo la Gemma Grigia era scomparsa all'orizzonte, e da allora sia Reorx che altri
hanno fatto svariati tentativi per recuperarla. La Gemma Grigia permette alle persone di afferrarla, poi
le usa per per i propri scopi, o forse per il proprio divertimento, e quando si stanca le lascia libere,
riprendendo la sua fuga.
Adesso tuttavia siamo noi Irda ad averla in nostro possesso e siamo anche stati i primi a
sottometterla alla nostra volont, almeno secondo l'Arbitro. Questa notte lui aprir la gemma e user la
magia racchiusa al suo interno per proteggere per sempre noi e la nostra terra dalle incursioni degli
esseri umani.
La lettera a Dalamar, stilata con la calligrafia ordinata e precisa di Prot, si concludeva con
quelle parole e poco pi in basso, scritta con una calligrafia uguale ma meno precisa, come se la mano
che reggeva la penna stesse tremando, c'era una nota indirizzata ad Usha.
Il mio amore e le mie preghiere ti accompagnino, figlia del mio cuore, se non del mio corpo.
Prega per noi.
Quella nota conclusiva indusse Usha a riflettere a lungo. Alcune parti della storia le avevano
strappato qualche risata, ricordandole come il Protettore l'avesse spesso intrattenuta narrandole quelle
che lui chiamava storie di gnomi e come avesse sfoggiato uno dei suoi rari sorrisi nel descriverle i
fantastici macchinari degli gnomi. Quel ricordo le fece salire alle labbra un sorriso che per si dissolse
a poco a poco.
Possibile che soltanto la sua mente umana riuscisse a vedere il pericolo?
D'un tratto si rese conto che Prot lo vedeva bene quanto lei e che era stato per questo che le
aveva dato la pergamena. Gli Irda erano disperati perch l'intrusione di quegli stranieri zotici, barbarici
e odoranti di sangue e di acciaio li aveva terrorizzati, con il risultato che adesso stavano agendo per
difendere un modo di vivere che era invariato da innumerevoli generazioni.
Lasciando cadere la lettera in grembo, sent gli occhi che le si colmavano di lacrime... solo che
questa volta non erano pi lacrime di autocompassione ma di nostalgia e di affetto nei confronti
dell'uomo che l'aveva allevata. Secondo gli elfi, lacrime del genere scaturiscono da una fonte diversa:
esse giungono dal cuore e per questo, anche se causate da un dolore, hanno lo strano effetto di placare
l'angoscia.
Sfinita, cullata dall'ondeggiare della barca e dal ronzare del vento fra le gomene, Usha pianse
fino ad addormentarsi.


CAPITOLO QUINTO.


L'altare e la Gemma Grgia. Il nano arriva troppo tardi. L'apertura della gemma.



Gli irda non si radunarono nuovamente. Quando giunse il momento di infrangere la Gemma
Grigia, un'ora della notte in cui non era visibile nel cielo nessuna delle tre lune, e in particolare Limitari
che si diceva stesse ancora cercando di tornare in possesso della gemma, l'Arbitro si rec da solo
all'altare su cui essa riposava.
Gli altri Irda rimasero invece ciascuno nella propria dimora, impegnati ad operare le rispettive
magie con cui aiutare l'operato dell'Arbitro, in quanto era loro convinzione che la solitudine infondesse
forza e che invece nella moltitudine le energie si frammentassero e la concentrazione si offuscasse.
L'altare su cui gli Irda avevano collocato la pietra si trovava al centro geografico dell'isola e ad
una certa distanza da quello che essi definivano un villaggio, anche se agli occhi dei membri di
qualsiasi altra razza sarebbe apparso soltanto come un insieme di case sparse qua e l perch gli Irda
non pavimentavano le strade, non aprivano mercati, non partecipavano a riunioni corporative, non
costruivano templi, palazzi, locande o taverne, nulla se non case sparse a casaccio per l'isola, ciascuna
dove il proprietario riteneva pi opportuno erigere la propria dimora.
L'altare, fatto di legno lucido e intagliato con simboli complessi e arcani, si trovava in una
radura circondata da sette pini giganteschi che erano stati trasportati magicamente fin l da un luogo
segreto di Ansalon e che erano tanto antichi da aver visto probabilmente passare la Gemma Grigia la
prima volta che essa era sfuggita al controllo di Reorx; visti dall'esterno, i pini sembravano determinati
a non permettere alla gemma di fuggire ancora, in quanto i loro rami erano intrecciati gli uni con gli
altri in maniera tale da presentare un solido fronte di corteccia, di aghi e di legno attraverso cui perfino
un dio avrebbe avuto difficolt a passare.
L'Arbitro si arrest al limitare della radura e chiese una benedizione ai sette spiriti che
dimoravano nei pini: immediatamente essi gli permisero di entrare nella radura e tornarono a richiudere
i loro rami non appena fu passato, estendendoli anche sopra la sua testa in maniera tale che nel
guardare verso l'alto lui non pot scorgere nessuna stella e tanto meno un'intera costellazione. Da dove
si trovava adesso non poteva vedere Takhisis e Paladine, ed era sua speranza che neanche loro
potessero vedere lui e che il tetto di aghi dei pini sacri lo nascondesse insieme alla Gemma Grigia alla
vista di chiunque avrebbe potuto interferire.
Cos protetta dagli alberi, la radura sarebbe risultata immersa in un buio assoluto se non fosse
stato per il chiarore che emanava dalla Gemma Grigia, anche se attualmente la sua luce era debole e
cupa.
Osservandola, l'Arbitro pens che la gemma pareva quasi tenere il broncio.
La sua luce era comunque sufficiente a permettergli di vedere cosa faceva, e comunque in realt
lui non ne aveva bisogno perch se lo avesse voluto avrebbe potuto evocare la propria magia e
illuminare a giorno con essa il boschetto e la radura, e non lo stava facendo soltanto per non attirare
l'attenzione, in quanto qualche occhio immortale avrebbe potuto vedere quel magico bagliore e
chiedersi cosa stava accadendo; per questo motivo l'Arbitro si sent grato per l'assistenza che la Gemma
Grigia gli stava fornendo.
Calmo e concentrato, si arrest davanti all'altare, assaporando quella solitudine che per gli Irda
aveva tanto valore e tuttavia avvertendo dentro di s la mente e lo spirito di tutti i membri del suo
popolo: chinando il capo, attinse a quell'energia, poi si protese e raccolse la Gemma Grigia con
entrambe le mani, studiandola con attenzione.
La pietra non era un oggetto piacevole da tenere in mano in quanto era al tempo stesso scabra e
liscia, calda e fredda, e sembrava contorcersi fra le dita... ed emanava ora una luce pulsante e sempre
pi intensa, tanto che il suo chiarore stava cominciando a fargli dolere gli occhi finch lui non accentu
il proprio controllo mentale sulla gemma e ottenne che la luce si facesse meno violenta. Lentamente,
fece scorrere le dita sulle lisce facce della gemma, seguendo i contorni di ogni spigolo nel sondarne e
tastarne la superficie, e infine trov ci che stava cercando e che aveva scoperto la prima volta che
aveva avuto in mano la pietra, quella stessa cosa che gli aveva dato l'idea di aprire la Gemma Grigia.
Si trattava di un difetto, o per meglio dire di un'occlusione, che lui aveva avvertito al tatto prima
ancora di individuarla con lo sguardo: cos come capitava di trovare degli insetti intrappolati
nell'ambra, anche all'interno della Gemma Grigia era possibile vedere qualcosa che sembrava essere
rimasto chiuso al suo interno mentre si stava formando, il che probabilmente era accaduto durante la
fase di raffreddamento della gemma, quando i minerali presenti in essa erano precipitati e il complesso
processo di cristallizzazione aveva avuto inizio... o almeno questa era la teoria da lui elaborata. La
natura di quella sostanza estranea non era di per s importante, quello che contava era che il punto in
cui era penetrata nella gemma costituiva un'area di debolezza in cui si sarebbe formata la prima crepa.
Dopo un momento l'Arbitro pos di nuovo la pietra sull'altare, e mentre i simboli arcani apposti
su di esso creavano un incantesimo che tornava ad imprigionarla lui ebbe la strana sensazione che la
magia non fosse necessaria e che la Gemma Grigia si trovasse sull'altare perch desiderava starvi e non
perch vi fosse trattenuta... un'impressione tutt'altro che rassicurante alla luce del fatto che lui aveva
bisogno di controllare la gemma, e non viceversa.
Preoccupato, intensific la magia finch la Gemma Grigia fu avviluppata da una rete scintillante
di energia irda, poi prese due attrezzi, un punteruolo e un martello, entrambi d'argento, forgiati alla luce
della luna argentea, Solinari, e permeati di incantesimi. Appoggiato il punteruolo contro l'imperfezione
presente nella gemma, lo strinse con decisione e sollev su di esso il martelletto.
Poi i pensieri di tutti gli Irda si congiunsero e confluirono in lui, per dargli forza e potere mentre
vibrava il primo colpo deciso sul punteruolo.
Sulla spiaggia, distante parecchie leghe dal villaggio degli Irda e dall'altare, stava intanto
toccando terra una barca che non era giunta solcando il mare come tutte le imbarcazioni normali ma era
invece scesa dal cieio proveniente da una stella rossa... la sola che si vedesse nel firmamento. A bordo
c'era un nano con i capelli e la barba scuri e ricciuti, cosa che avrebbe lasciato stupefatto qualsiasi
spettatore perch nessun nano di Ansalon o di qualsiasi altra parte di Krynn aveva mai pilotato una
barca attraverso i cieli. Gli Irda per non stavano guardando cosa accadeva sulla spiaggia perch
avevano gli occhi chiusi e i loro pensieri erano concentrati sulla Gemma Grigia.
Borbottando e parlando fra s il nano scese dalla barca e subito sprofond fino alle caviglie
nella sabbia, cosa che gli strapp colorite imprecazioni mentre si dirigeva verso i boschi.
E cos questi sono i ladri mormor fra s. Avrei dovuto saperlo, perch nessun altro avrebbe
potuto tenermi nascosto tanto a lungo dove si trovasse il mio tesoro. In ogni caso sono deciso a
riaverlo: che siano o meno protetti da Paladine dovranno restituirmelo, altrimenti non mi chiamo pi
Reorx. Un tintinnio che sembrava prodotto dall'impatto del metallo sul metallo echeggi nella notte e
indusse Reorx a fermarsi e a chinare il capo da un lato per ascoltare meglio.
Strano, non sapevo che gli Irda praticassero la fine arte della lavorazione dei metalli riflett,
accarezzandosi la barba. Forse li ho sottovalutati. Di l a poco sent un secondo tintinnio, che
sembrava senza dubbio prodotto da un martello; quel suono mancava per della profonda risonanza
propria di un martello di ferro, e d'altro canto il nano non riusciva a persuadersi che di colpo gli Irda
avessero sviluppato l'interesse per la fabbricazione di ferri di cavallo e di chiodi. La lavorazione
dell'argento era peraltro un discorso del tutto diverso, e in effetti quel suono pareva generato da un
martello d'argento.
Forse gli Irda stavano modellando teiere o eleganti boccali, o magari dei gioielli; con uno
scintillio nello guardo il nano li immagin nell'atto di lavorare delle gemme scintillanti per poi
incastonarle nel metallo...
Delle gemme.
Una gemma... e quei colpi di martello...
Reorx si sent pervadere dalla paura pi intensa che avesse mai provato su questo piano
dell'esistenza e si sforz di penetrare con lo sguardo le ombre che lo circondavano, ma sebbene la sua
vista fosse tanto acuta da permettergli di vedere in una notte serena una moneta di ferro che fosse stata
lasciata distrattamente cadere in una strada di una citt di una nazione che si trovasse su un continente
di una stella lontana, non riusc comunque a penetrare il buio che ammantava il boschetto di pini perch
qualcosa gli bloccava la visuale.
Tremando, prese ad avanzare con passo incespicante, stretto nella morsa gelida e sudata di un
terrore di cui comprendeva solo in modo vago la natura e che era intensificato da un particolare
sospetto che gli stava tormentando la mente da secoli... qualcosa che non aveva mai ammesso neppure
con se stesso e che non aveva mai tentato di appurare e tanto meno di confessare agli altri immortali
perch si trattava di un'ipotesi troppo spaventosa per poter essere contemplata.
Per un momento prese in considerazione l'eventualit di chiamare in aiuto Paladine, Takhisis e
Gilean, ma questo avrebbe comportato la necessit di spiegare loro cosa temeva di aver fatto, e poi
esisteva sempre la possibilit che lui riuscisse a impedire agli Irda di commettere quella follia senza che
la cosa venisse risaputa.
Cos come esisteva anche la possibilit che stesse sbagliando e che si stesse preoccupando a
vuoto.
In ogni caso acceler il passo, perch adesso poteva scorgere una vaga luce grigia.
Non potrai nasconderti a me ancora a lungo! grid, lanciandosi in avanti a passo di carica.
Tenendo lo sguardo fisso sulla luce, Reorx non prest molta attenzione a quanto lo circondava e
si lanci a testa bassa attraverso i cespugli, inciampando nelle radici degli alberi che sporgevano dal
terreno e scivolando sull'erba umida con il risultato di produrre una serie di tonfi e di fruscii tali da dare
l'impressione che ci che stava arrivando fosse un intero esercito. Quel frastuono disturb la
concentrazione degli Irda, che in effetti credettero che si trattasse davvero di un esercito, che i cavalieri
in armatura nera fossero tornati, e furono assaliti da una crescente ondata di paura e di disperazione che
li indusse ad incitare l'Arbitro a fare in fretta.
Il nano aveva intanto raggiunto il boschetto di pini, dal cui centro giungeva la luce grigia che
scintillava cupa attraverso l'intreccio dei rami, ma quando cerc un punto d'ingresso i pini si ersero
davanti a lui come soldati schierati in battaglia, con lo scudo alzato a presentare un fronte compatto
contro il nemico e non permisero neppure al dio di entrare.
Ansante, Reorx continu a correre intorno a quel muro vivente, imprecando per la frustrazione
nella sua vana ricerca di una via d'accesso, e nel frattempo il tintinnio argenteo and crescendo di
volume mentre la luce grigia si attenuava ad ogni colpo per poi tornare a splendere con rinnovato
vigore.
Certo di sapere cosa stesse succedendo, Reorx sent crescere il proprio terrore e cerc di gridare
all'Irda di fermarsi senza per che questi riuscisse a sentirlo a causa dell'echeggiare dei colpi di
martello che soffocavano la sua voce.
Alla fine il dio smise di gridare e di correre: ansimante, con il sudore che gli gocciolava dalla
barba e dai capelli, punt la mano contro i due pini pi grandi e parl con voce simile ad una folata di
vento.
Giuro sulla rossa luce della mia fucina che se non mi lascerete passare far avvizzire le vostre
radici, seccare i vostri rami e marcire le vostre pigne a causa dei vermi che le divoreranno ringhi.
I pini rabbrividirono, poi i loro rami scricchiolarono, gli aghi si agitarono tutt'intorno al nano
furente e infine apparve un'apertura, larga appena quanto bastava a permettergli di passare.
Essendo tutt'altro che magro, il dio trattenne il respiro e incastr la propria mole rotonda fra due
tronchi, spingendo e lottando fino a catapultarsi con un sussulto dalla parte opposta... e proprio nel
momento in cui avanzava barcollando nella radura, con le palpebre socchiuse a causa della luce sempre
pi intensa, l'Arbitro vibr sul punteruolo un settimo colpo deciso. Un crepitio simile allo spaccarsi del
mondo stesso echeggi nella notte e la luce grigia della gemma raggiunse un'intensit abbagliante che
Reorx, abituato a fissare il fuoco della sua fucina che splendeva nei cieli come una stella rossa, trov
intollerabile al punto da essere costretto a chiudere gli occhi. Al tempo stesso l'Arbitro lanci un grido
e si serr la testa fra le mani prima di accasciarsi al suolo con un gemito d'agonia, davanti all'altare che
era adesso spaccato di netto in due.
Infine la luce si spense e il nano si azzard ad aprire gli occhi: adesso l'altare su cui era stata
deposta la gemma grigia era avvolto in un'oscurit che non aveva nulla di normale e di naturale e che
appariva invece minacciosa e terribile.
Un'oscurit che Reorx riconobbe immediatamente perch era nato da essa.
Sulla spinta del panico e della selvaggia idea di poter in qualche modo riparare al danno, il dio
tent di avanzare nella radura ma gli parve che i suoi stivali pesassero pi del mondo che lui stesso
aveva un tempo forgiato, e quando cerc di lanciare un avvertimento agli altri di scopr che adesso la
sua lingua era fatta di ferro e rifiutava di muoversi: non poteva fare nulla, tranne strapparsi la barba in
preda alla frustrazione e aspettare ci che stava per accadere.
A poco a poco l'oscurit cominci a condensarsi e ad assumere una forma precisa, scegliendo le
sembianze di un uomo mortale non per un atto di omaggio, come facevano gli di nell'assumere un
aspetto umano, ma per deridere ci che stava imitando: quello che si ergeva adesso davanti all'altare era
un uomo di dimensioni enormi, spropositate, un gigante che emerse dall'oscurit e continu a crescere
fino a divenire pi alto dei pini stessi.
I suoi indumenti erano un'armatura di metallo fuso, i capelli e la barba erano fiamme crepitanti,
gli occhi erano fosse di oscurit in fondo alle quali ardeva un'ira spaventosa.
Tremando, Reorx si lasci cadere in ginocchio.
Lui in persona sussurr, pieno di reverenziale timore.
Intanto il gigante emise un ruggito di trionfo e stiracchi le braccia, trapassando i rami dei pini
come se fossero stati semplice paglia e arrivando a lacerare le nubi con le dita. Tutt'intorno le stelle e le
costellazioni vibrarono di terrore.
Libero! Finalmente libero da quella miserabile prigione! Ah, miei amati figli! esclam il
gigante, allargando le braccia e contemplando le stelle che tremavano al suo cospetto. Sono venuto a
trovarvi! Non date il benvenuto a vostro padre? aggiunse, scoppiando in una spaventosa risata.
Per quanto in preda ad un terrore di cui non aveva mai conosciuto l'uguale, Reorx non aveva
comunque perso la consueta acutezza mentale: correndo un grave rischio, approfitt del momento in
cui lo sguardo del gigante era rivolto verso l'alto per strisciare carponi fino all'altare infranto, in mezzo
ai cui resti si trovava la Gemma Grigia, spaccata di netto in due. L'Irda che l'aveva infranta giaceva
poco lontano, e quando protese una mano a controllare le sue condizioni Reorx appur che era ancora
vivo ma privo di sensi.
Il dio sapeva di non poter fare nulla per salvarlo e che sarebbe stato fortunato se fosse riuscito a
salvare se stesso, cos come sapeva che era necessario agire subito per prevenire l'imminente calamit,
anche se non aveva la minima idea di cosa si potesse fare, o come. In fretta, raccolse le due met della
Gemma Grigia e le seppell sotto l'altare devastato, coprendole con frammenti di legno, poi
indietreggi fino a portarsi il pi lontano possibile dal centro della radura.
Avvertendo i suoi movimenti il gigante guard verso il basso e scopr il nano intento a scavarsi
un rifugio fra le radici dei pini.
Stai cercando di sfuggirmi, Reorx? Dio ingrato, meschino, miserabile e sfacciato! esclam,
chinandosi verso il nano tremante mentre dalla barba gli cadevano dei carboni ardenti che si sparsero in
mezzo agli alberi, generando filamenti di fumo fra gli aghi di pino secchi sparsi sul terreno. Hai
creduto di essere molto astuto nell'imprigionarmi, non cos, Verme?
Si... si d il caso, reverendo Padre del Tutto... cominci Reorx, scoccando una nervosa
occhiata verso l'alto.
Padre del Tutto e del Nulla lo corresse il gigante, dando un'enfasi minacciosa a quell'ultima
parola.
... stato un incidente persistette Reorx, per quanto sconvolto e balbettante. Stavo
forgiando la pietra e avevo intenzione di catturare appena una minuscola porzione di caos, e invece...
anche se non so ancora con certezza come sia successo... pare che io abbia finito per catturare Te.
E perch non mi hai subito liberato? insistette il Padre, la cui ira rovente si abbatt sul nano
strappandogli un colpo di tosse a causa del fumo sempre pi denso.
Lo avrei fatto! annasp Reorx, con voce pervasa di disperata sincerit. Credimi, Padre del
Tutto, ti avrei liberato immediatamente se mi fossi reso conto di quello che avevo fatto... ma ti giuro
che non lo sapevo! Io...
Stolto! tuon il Padre, incendiando con la propria furia l'erba intorno ai piedi del nano. Tu e
i miei ingrati figli avete cospirato per imprigionarmi. Credi forse che ritenga possibile di essere stato
imprigionato da un dio insignificante quale tu sei? No, ci sono voluti i poteri congiunti di voi tutti per
tenermi prigioniero, ma pur avendomi catturato non avete potuto controllarmi ed io ho causato una
quantit di danni ai vostri preziosi giocattoli mentre cercavo fra le vostre marionette una che potesse
essere indotta con l'inganno a liberarmi. E adesso finalmente l'ho trovata! Nel pronunciare quelle
parole il gigante scocc un'occhiata all'Arbitro, poi pos con noncuranza l'enorme piede calzato da
stivale sul suo corpo e lo calpest, schiacciandolo nella polvere fino a far crepitare le ossa e a far
scaturire il sangue da sotto il proprio enorme stivale.
Nauseato, Reorx distolse lo sguardo e si sent assalire dalla netta e sgradevole sensazione che
adesso sarebbe toccato a lui.
Ben sapendo cosa stava pensando il gigante lo trapass con uno sguardo cupo e prolungato,
godendo nel vederlo contorcersi per il terrore.
S, potrei schiacciare anche te nello stesso modo, ma per ora non lo far perch non ancora il
momento dichiar, poi torn a fissare il cielo e agit un pugno verso le stelle, continuando: Avete
rifiutato di rendermi omaggio, non avete accettato di essere guidati da me e avete fatto a modo vostro,
creando un mondo che avete riempito di bambole e di marionette. Ebbene, figli miei, cos come vi ho
dato la vita posso anche togliervela. In questo momento sono debole, perch sono stato costretto ad
assumere forma mortale, ma il mio potere cresce ad ogni momento che passa e quando sar pronto
distrugger il vostro giocattolo per poi scagliare voi e la vostra creazione nell'oblio da cui siete stati
generati. State in guardia, Figli, perch il Padre del Tutto e del Nulla tornato. La sua attenzione torn
quindi ad accentrarsi sul nano e lui aggiunse: Tu sarai il mio messaggero. Nel caso che non mi
abbiano sentito, va' ad avvertire i miei figli della sorte che li attende: per una volta mi far piacere
vederli impegnati a tentare di sottrarsi a me. E mostra loro questo! Con quelle parole il Padre si
strapp dalla barba un filamento di fiamma e lo scagli fra i pini che presero fuoco uno dopo l'altro,
contorcendosi per l'agonia mentre i loro rami venivano consumati dalle fiamme.
Inginocchiato fra il fumo e la cenere, Reorx non pot fare nulla per arrestare l'incendio, che si
propag rapidamente dai pini agli altri alberi dell'arida foresta: le fiamme si estesero da una pianta
all'altra, sfrigolarono sul terreno e bruciarono perfino l'aria, lasciandola arida e vuota, creando da essa
un vento incantato che sospinse davanti a s quella ruggente muraglia di fuoco.
Entro pochi secondi quella tempesta di fiamme raggiunse il villaggio degli Irda, e al di sopra del
sibilare del vento e del crepitare del fuoco Reorx ud le urla dei morenti. Coprendosi il volto con le
mani il dio si mise a piangere per gli Irda e per il mondo.
Il Protettore sedeva sconvolto e immobile nella propria casa. Come tutti gli Irda, anche lui
sapeva che l'Arbitro era morto e come loro poteva sentire quel tuono echeggiante che pareva essere
composto di parole, peraltro troppo enormi e mostruose per poter essere comprese. Nel guardare fuori
della finestra scorse poi il rosso bagliore delle fiamme, e al tempo stesso sent le urla dei pini morenti.
Il bagliore rosso si fece sempre pi intenso e ben presto lui pot avvertirne il calore; di l a poco
carboni ardenti cominciarono a piovere sulla sua casa, appiccando il fuoco al tetto, e lui guard di
nuovo fuori della finestra, incerto su cosa fare.
Parecchi fra gli Irda pi anziani uscirono dalle loro case e tentarono di usare la magia per
arrestare il fuoco, ma quando evocarono la pioggia essa evapor per il calore eccessivo, quando
evocarono il ghiaccio il calore delle fiamme lo sciolse in pochi momenti, e quando infine evocarono il
vento esso prese a soffiare nella direzione sbagliata, alimentando le fiamme invece di respingerle. Gli
Irda vennero consumati dal fuoco uno dopo l'altro, sotto gli occhi del Protettore.
Poco lontano una donna si precipit fuori della sua casa in fiamme gridando qualcosa in merito
all'oceano: se fossero riusciti a raggiungere il mare sarebbero stati al sicuro.
Mentre correva le fiamme dilagarono per fra l'erba e le afferrarono l'orlo della gonna come un
letale bambino in vena di giocare, incendiandole in un attimo tutti i vestiti e trasformandola in una
torcia umana.
Adesso il tetto della casa del Protettore era avviluppato dall'incendio e dal retro giunse il tonfo
prodotto dal cadere di una trave. Tossendo e annaspando, lui approfitt del fatto di essere ancora in
grado di vedere nonostante il fumo per frugare in tutta la casa fino a trovare il prezioso oggetto che
stava cercando.
Tenendo stretta la bambola al petto si dispose quindi ad attendere la fine ormai imminente.
Lontano sul mare la barca a vela cominci a sussultare e a beccheggiare sotto l'impatto di un
vento rovente che giungeva dal nord. Quel movimento scomposto e molto diverso dal gentile rollio che
l'aveva fatta addormentare, ebbe l'effetto di svegliare Usha dal suo sonno profondo e in un primo tempo
lei si sent disorientata perch non riusciva a ricordare dove si trovasse; subito dopo per la vista degli
alberi e delle vele dell'imbarcazione che si stagliavano sullo sfondo del cielo stellato ebbe l'effetto di
rassicurarla.
Sentendo un rombo di tuono si sollev a sedere e scrut la volta buia del cielo alla ricerca della
tempesta che supponeva si stesse avvicinando, anche se non temeva che la barca potesse rovesciarsi
perch sapeva che la magia degli Irda l'avrebbe tenuta a galla nonostante il pi violento fortunale.
Un lampo tremolante solc il cielo verso settentrione, nella direzione in cui si trovava la sua
terra, poi lei vide un'intensa luce rossastra salire a rischiarare il cielo e decise che l'Arbitro doveva
essere impegnato ad operare la sua magia.
Incapace di riprendere sonno si raggomitol a poppa e rimase a guardare quel bagliore rosso
che si and facendo sempre pi intenso prima di cominciare ad attenuarsi fino a svanire. Quando infine
fu scomparso, Usha sorrise e si disse che la magia dell'Arbitro doveva essere stata molto potente e
doveva aver avuto l'effetto desiderato.
Adesso sarai al sicuro, Protettore sussurr.
In quel momento un limpido e dolce suono di trombe giunse fino a lei sull'acqua, inducendola a
voltarsi.
Il sole stava sorgendo dal mare, una sfera rossa e rovente che pareva fissare il mondo con odio,
e sotto la sua strana luce le torri della citt di Palanthas brillavano di una cupa tonalit carminia simile a
quella del sangue.
Libro Secondo.

CAPITOLO PRIMO.


1 Onore ai caduti. Un solo prigioniero. Un incontro dettato dal fato.
I corpi dei Cavalieri di Solamnia erano stati adagiati in una lunga fila sulla spiaggia sabbiosa
della Baia di Thoradin. Non si trattava di un contingente numeroso, appena diciotto cavalieri che erano
stati spazzati via fino all'ultimo uomo insieme ai loro scudieri, allineati in una fila alle loro spalle, e
adesso non rimaneva pi in vita nessuno che potesse prendersi cura dei caduti, tranne i nemici.
Mentre un vento caldo prendeva a vorticare fra la sabbia e l'erba alta, sollevando e agitando i
mantelli laceri e insanguinati che erano stati drappeggiati su quelle forme inerti, un ufficiale si avvicin
per sovrintendere alla squadra incaricata della sepoltura.
Hanno combattuto con coraggio afferm, a titolo di epitaffio per i cavalieri morti. Inferiori
di numero, colti di sorpresa, avrebbero potuto darsi alla fuga senza che nessuno venisse a saperlo, e
tuttavia sono rimasti al loro posto pur essendo consapevoli che sarebbero andati incontro ad una
sconfitta. Lord Ariakan ci ha ordinato di seppellirli con tutti gli onori, quindi dovrete comporre ogni
uomo come si conviene, ponendogli accanto le sue armi. In questa zona il terreno troppo paludoso per
scavare una fossa, ma mi hanno detto che non lontano da qui stata trovata una grotta in cui potremo
deporre i caduti per poi sigillarne l'accesso, contrassegnandola come il sepolcro di uomini coraggiosi.
Avete esaminato i corpi? Cavaliere Guerriero Brightblade, c' qualche modo di identificarli?
Esiste un superstite, signore rispose il cavaliere, salutando il suo superiore.
Davvero? Non lo sapevo.
Un mago dalla veste bianca, signore. stato catturato alla fine della battaglia.
Ah, certo, naturale annu il vicecomandante, per nulla sorpreso della cosa in quanto di solito
i maghi combattevano alla retroguardia degli eserciti, lanciando i loro incantesimi da luoghi sicuri
perch era loro proibito dai limiti imposti dall'arte che esercitavano di indossare un'armatura o brandire
armi convenzionali. strano che i Cavalieri di Solamnia si siano serviti di un mago. Una cosa del
genere non sarebbe mai successa in passato, ma del resto i tempi cambiano. In ogni caso questa Veste
Bianca deve conoscere i nomi dei caduti, quindi provvedi perch venga portata qui a identificarli, in
modo che possiamo rendere loro onore quando li avremo sepolti. Dove si trova adesso?
nelle mani dei Cavalieri Grigi, signore.
Va' a prenderla, Brightblade.
S, signore. Ai tuoi ordini, signore assent il cavaliere, e si avvi per andare ad assolvere al
suo incarico, ben sapendo che il compito che lo aspettava era tutt'altro che facile.
Il campo di battaglia sovrastante la spiaggia era adesso il solo posto silenzioso dell'intera baia di
Thoradin, perch su tutta la vasta distesa di sabbia nera era possibile vedere una quantit crescente di
uomini e di attrezzature a mano a mano che le barche a remi si venivano ad allineare sulla spiaggia, una
accanto all'altra, aumentando di numero di momento in momento. I bruti, posti sotto gli ordini dei
cavalieri neri, stavano provvedendo a scaricare mucchi di attrezzature e di provviste che andavano da
massicci rotoli di corda a botti d'acqua, da faretre colme di frecce a grossi scudi contrassegnati con il
simbolo del giglio della morte... l'insegna dei Cavalieri di Takhisis.
Nel frattempo i cavalli stavano venendo traghettati a riva accompagnati dagli stallieri che
cercavano di placare il loro terrore e promettevano alle bestie spaventate che quel lungo viaggio
sarebbe presto finito; in alto draghi azzurri montati da cavalieri pattugliavano i cieli anche se Lord
Ariakan non nutriva eccessivi timori che lo sbarco dei suoi uomini potesse subire ulteriori interruzioni
in quanto gli esploratori avevano riferito che i pochi abitanti del vicino villaggio di pescatori che
sorgeva ad est di Kalaman erano fuggiti.
Senza dubbio quei profughi avrebbero riferito del loro arrivo, ma entro il tempo che il nemico
avrebbe impiegato a radunare un nutrito contingente di uomini e a mandarlo sul posto lui non sarebbe
pi stato qui, perch dopo aver stabilito una testa di ponte sulla spiaggia era sua intenzione marciare
rapidamente verso est al fine di impadronirsi della citt portuale di Kalaman. Una volta che Kalaman
fosse caduta avrebbe convocato il resto delle sue truppe che si trovava ancora nella Rocca delle
Tempeste, l'inespugnabile fortezza che i cavalieri possedevano nel nord, su un'isola dell'Oceano
Turbidus. Avendo a disposizione il porto di Kalaman dove ancorare le navi e l'intera massa delle sue
forze, lui avrebbe quindi sferrato l'attacco principale lungo il fiume Vingaard, penetrando nel cuore
della Piana di Solamnia.
Il suo obiettivo era quello di conquistare l'unico luogo di Krynn che non era mai caduto sotto
l'assalto di un nemico, il luogo in cui lui stesso aveva trascorso molti anni come prigioniero... un
prigioniero trattato con ogni onore, questo certo, ma non per questo meno privo della sua libert. Il
suo intento era quindi di conquistare quel luogo che rivedeva ogni notte nei suoi sogni, e non aveva
dubbi in merito al fatto di poterci riuscire perch laggi i suoi carcerieri gli avevano insegnato i segreti
della loro forza e lui gi conosceva le loro debolezze. Adesso la meta di Lord Ariakan era quindi la
Torre del Sommo Chierico... e dopo di essa il mondo intero.
Brightblade si fece largo in mezzo alla confusione generale, quasi assordato dalle grida degli
ufficiali, dalle imprecazioni e dai grugniti dei bruti chini sotto i loro pesanti carichi, dallo spaventato
nitrire dei cavalli e dall'occasionale acuto richiamo che un drago azzurro lanciava ai compagni, in alto
nel cielo.
Il sole del mattino splendeva ardente su quella confusione e gi l'aria era pervasa di un calore
intenso anche se l'estate era soltanto al suo inizio. Adesso che la battaglia era finita il giovane si era
liberato della maggior parte della sua armatura ma aveva ancora indosso la corazza e i bracciali,
sfoggiando sul petto il giglio della morte che lo contrassegnava come un Cavaliere del Giglio; essendo
assegnato a combattere a dorso di drago, Brightblade non aveva preso parte diretta allo scontro, che si
era svolto sul terreno, e dopo che esso si era concluso il suo Artiglio era stato scelto perch si
assumesse il compito di provvedere ai caduti di entrambe le parti, con la conseguenza che pur essendo
il vicecomandante del suo contingente lui si ritrovava adesso a dover fare da messaggero.
Brightblade non si risentiva per di questo, nella stessa misura in cui il suo comandante non si
risentiva di essere stato incaricato di provvedere alla sepoltura dei caduti, perch servire la Regina delle
Tenebre in ogni modo possibile e renderle onore nel farlo era parte integrante della disciplina dei
Cavalieri di Takhisis.
Attraversata met della spiaggia Brightblade fu costretto a fermarsi per chiedere dove i
Cavalieri Grigi, i Cavalieri della Spina, avessero insediato il loro accampamento, e scopr con un senso
di gratitudine che essi avevano cercato un po' d'ombra al riparo di una macchia di alberi.
Avrei dovuto immaginarlo disse fra s, con un accenno di sorriso. Non ho ancora trovato un
mago che non apprezzasse tutte le comodit di cui poteva circondarsi. Lasciata la spiaggia afosa,
affollata e rumorosa si addentr quindi nella relativa frescura offerta dall'ombra degli alberi, e quando
sia il calore che il chiasso diminuirono d'intensit si arrest per un momento ad assaporare tanto la
frescura quanto la quiete prima di riprendere il cammino, ansioso di svolgere il suo dovere e di lasciare
questo posto, per quanto potesse essere fresco e invitante. Stava infatti cominciando ad avvertire
l'abituale senso di disagio e di inquietudine che tutti coloro che non erano dotati di talento magico
percepivano quando erano nelle vicinanze di chi invece ne era in possesso.
Trov i Cavalieri della Spina ad una certa distanza dalla spiaggia, all'interno di un boschetto di
alti pini. L parecchie grosse casse di legno intagliate con una quantit di simboli arcani erano sparse
sul terreno e una serie di apprendisti era impegnata a vagliarne il contenuto, spuntando ogni singolo
articolo su una lunga lista di cui erano muniti. Il cavaliere bad a girare alla larga da quelle casse
perch gli odori che ne esalavano erano talmente nauseanti da indurlo a chiedersi come facessero gli
apprendisti a sopportarlo... anche se poteva supporre che con il tempo finissero per abituarsi ad esso,
dato che i Cavalieri della Spina portavano sempre con loro quel equipaggiamento.
Un odore particolarmente immondo che emanava da una delle casse gli strapp una smorfia di
disgusto e una veloce occhiata fu sufficiente a rivelare al suo interno una quantit di oggetti putrescenti
e disgustosi di cui era meglio non accertare la natura; poi in mezzo all'ombra degli alberi scorse una
chiazza bianca che spiccava sotto un raggio di sole ed era al tempo stesso in parte oscurata da masse
grigie, e sebbene non fosse particolarmente portato alle fantasticherie, quella vista lo indusse a pensare
ad una nuvola bianca raggiunta e sopraffatta da grigie nubi di tempesta, cosa che gli parve un buon
presagio. Con diffidenza, si avvicin quindi al capo dell'ordine, una potente maga di alto rango che era
uno dei Signori della Notte.
Signora salut, sono il Cavaliere Guerriero Steel Brightblade, e sono stato mandato dal mio
comandante, il Cavaliere Trevalin, con la richiesta di accompagnare da lui il vostro prigioniero, il mago
dalla veste bianca. Lord Trevalin ha bisogno di lui perch identifichi i corpi dei morti in modo che
possano essere sepolti con onore... e anche per verificare il loro numero aggiunse in tono pi basso,
per non essere sentito da altri.
Trevalin infatti sarebbe stato interessato a scoprire se qualche Cavaliere di Solamnia era per
caso riuscito a sfuggire alla morte, in quanto si trattava di un nemico a piede libero che avrebbe potuto
tendere loro un'imboscata, magari con l'intento di abbattere uno dei loro capi.
La Signora della Notte da lui interpellata non rispose al saluto e parve alquanto contrariata dalla
sua richiesta. Lilith, una donna matura che doveva essere vicina alla cinquantina, era stata un tempo
una Veste Nera, ma aveva cambiato bandiera non appena le si era offerta l'opportunit di farlo: come
Cavaliere della Spina era adesso considerata una rinnegata dagli altri maghi di Ansalon, compresi
quelli che indossavano la veste nera, particolare che poteva apparire sconcertante agli occhi di molti in
quanto anche quei maghi erano tutti al servizio della Regina delle Tenebre. In realt per le Vesti Nere
servivano prima Nuitari, dio della magia oscura, e poi sua madre la Regina Takhisis, mentre i Cavalieri
della Spina erano unicamente votati al servizio della Regina delle Tenebre.
Perch Trevalin ha mandato proprio te? chiese quindi la Signora della Notte, scrutando Steel
Brightblade con occhio penetrante.
Signora rispose il cavaliere, badando a non lasciar trapelare l'irritazione che quel indesiderato
interrogatorio gli stava causando, in quel momento ero la sola persona disponibile. La Signora della
Notte si accigli, facendo apparire pi profonda una linea scura che le solcava la fronte.
Torna dal Comandante in Seconda Trevalin e avvertilo di mandare qualcun altro disse quindi.
Chiedo scusa, signora, ma io prendo ordini soltanto da Lord Trevalin ribatt Brightblade,
scrollando le spalle. Se desideri che lui modifichi le sue direttive dovrai parlargli di persona. Quanto a
me, rimarr qui fino a quando non avrai conferito con il mio ufficiale comandante. Il cipiglio della
Signora della Notte si accentu, ma adesso lei era intrappolata nelle maglie del protocollo, in quanto
per alterare gli ordini ricevuti da Steel avrebbe dovuto mandare uno dei suoi apprendisti fino alla
spiaggia perch parlasse con Trevalin, un viaggio che probabilmente non avrebbe dato risultati
apprezzabili perch Trevalin era comunque a corto di uomini e non avrebbe mandato un secondo
cavaliere a svolgere un compito che il primo poteva assolvere con facilit.
Cos sia, allora: deve essere la volont della Sua Oscura Maest borbott infine, fissando
Steel con penetranti occhi verdi. Mi inchino al suo volere. Il mago che cerchi laggi. Steel non
aveva la minima idea di cosa la Signora della Notte avesse inteso dire con quelle strane affermazioni,
ma si guard bene dal chiedere delucidazioni.
Perch Trevalin vuole quel mago? domand intanto la Signora della Notte.
Facendo appello alla propria pazienza Steel rifer quanto aveva gi detto poco prima.
Ha bisogno di lui perch identifichi i corpi. La Veste Bianca il solo superstite spieg.
Nel sentire quelle parole il prigioniero sollev il capo e sbianc in volto fino a diventare pallido
quasi quanto i cadaveri stesi sulla sabbia, poi balz in piedi con uno scatto che colse alla sprovvista
quanti erano incaricati di sorvegliarlo.
Non tutti! grid, con voce incrinata. Di certo non possono essere morti tutti! Steel
Brightblade gli rivolse il saluto rispettoso e al tempo stesso dignitoso che gli era stato insegnato:
Tratta tutte le persone di rango, dotate di un titolo e di istruzione, con assoluto rispetto, anche se sono
dei nemici... soprattutto se lo sono. Rispetta sempre il tuo nemico perch cos non lo sottovaluterai
mai.
Riteniamo che sia cos, Sir Mago, anche se non abbiamo modo di saperlo con certezza
replic quindi. Abbiamo intenzione di seppellire i caduti con tutti gli onori, incidendo i loro nomi
sulla tomba, e tu sei il solo che li possa identificare.
Portami da loro ordin il mago.
Il suo volto era arrossato dalla febbre e la sua tunica bianca era sporca di sangue, probabilmente
in parte anche suo; un lato della testa appariva ammaccato e segnato da una ferita, e il suo assortimento
di sacche e di sacchetti gli era stato sottratto e giaceva per terra da un lato, probabilmente in attesa che
qualche sfortunato apprendista venisse incaricato di vagliarne il contenuto, con il rischio di rimanere
ustionato, o di soffrire un fato anche peggiore, per opera di oggetti arcani che, a causa della loro
propensione per il bene, potevano essere usati soltanto da una Veste Bianca.
Sebbene i Cavalieri della Spina fossero in grado di attingere potere da tutte e tre le lune, la
bianca, la rossa e la nera, quegli oggetti non avrebbero potuto essere loro di immediata utilit perch
ciascuna magia riconosceva ci che apparteneva ad essa e tendeva a reagire con violenza in presenza
dei suoi opposti, quindi un Cavaliere della Spina poteva forse utilizzare un manufatto dedicato a
Solinari, ma soltanto dopo lunghe ore di studio estremamente intenso e disciplinato. Di conseguenza gli
oggetti magici sottratti alla Veste Bianca sarebbero stati tenuti in custodia per essere studiati, poi quelli
che non potevano essere utilizzati senza rischi sarebbero stati scambiati con manufatti arcani pi utili (e
meno pericolosi) per i Cavalieri della Spina.
Brightblade not per che alla Veste Bianca era stato permesso di conservare il suo bastone,
fatto di legno e sovrastato da un artiglio di drago modellato in argento che teneva nella sua stretta un
cristallo dalle molteplici sfaccettature, e poich s'intendeva di oggetti arcani quanto bastava per
rendersi conto che quel bastone era senza dubbio magico e probabilmente di notevole valore, si chiese
per quale motivo alla Veste Bianca fosse stato concesso di rimanerne in possesso.
Suppongo che il mago possa venire con te afferm intanto la Signora della Notte, in tono
riluttante e con mala grazia. Per io lo accompagner.
Certamente, signora annu Brightblade, facendo del proprio meglio per nascondere il suo
senso di shock.
Quella Veste Bianca non poteva essere un mago di livello elevato perch era troppo giovane,
senza contare che nessuna Veste Bianca di alto livello si sarebbe mai lasciata prendere prigioniera, e
tuttavia Lilith, capo dell'ordine dei Cavalieri della Spina, stava trattando quel giovane con la stessa
cautela con cui avrebbe potuto trattare Lord Dalamar, il famoso Signore della Torre della Grande
Stregoneria di Palanthas.
Nel frattempo la Veste Bianca aveva cominciato a muoversi debolmente, appoggiandosi al
proprio bastone con il volto teso per la sofferenza e per l'angoscia; ad ogni passo sussultava e si
mordeva un labbro per non gridare, procedendo con un'andatura da nano dei fossi che avrebbe fatto
impiegare loro tutto il resto della giornata e parte della notte per tornare sulla spiaggia... un ritardo che
certo il Comandante in Seconda Trevalin non avrebbe gradito.
Steel scocc un'occhiata alla Signora della Notte, perch il mago era un suo prigioniero e
spettava quindi a lei offrirgli assistenza; Lilith stava per contemplando entrambi con un'espressione
contrariata mista stranamente a curiosit, come se fosse intenzionata a vedere in che modo lui avrebbe
reagito in una situazione del genere e se si sarebbe comportato come gli era stato insegnato, e cio con
onore. E se alla Signora della Notte non fosse piaciuto il suo modo di agire...
Appoggiati al mio braccio, Sir Mago offr Steel Brightblade, parlando in tono freddo e
spassionato ma pervaso di rispetto. Camminare ti riuscir pi facile. La Veste Bianca sollev la testa
e lo fiss con un'espressione di stupore che subito si mut in sospetto.
Che sorta di trucco questo? chiese.
Nessun trucco, signore. evidente che stai soffrendo e che camminare ti riesce difficile,
quindi ti sto offrendo il mio aiuto.
Ma... tu appartieni a... lei obiett la Veste Bianca, i cui lineamenti esprimevano ora
perplessit.
Se intendi dire che sono un servitore della nostra Regina delle Tenebre, Takhisis, allora sei nel
giusto rispose in tono grave Steel Brightblade. Le appartengo nel corpo e nell'anima, e tuttavia
questo non significa che io non sia un uomo d'onore che prova piacere nel rendere omaggio al
coraggio. Ti prego, signore, accetta di appoggiarti al mio braccio perch il cammino lungo e vedo che
sei ferito. Il giovane mago scocc un'occhiata in tralice alla Signora della Notte, come se si aspettasse
di vederle disapprovare quel comportamento, ma anche se era contrariata lei non lo diede a vedere e il
suo volto rimase privo di espressione.
Con esitazione, manifestamente timoroso di qualche piano malvagio da parte del nemico, lui
accett infine l'aiuto del cavaliere, mostrando di aspettarsi di essere scagliato a terra, calpestato e
percosso... e un momento pi tardi parve sorpreso (e forse deluso) quando scopr che i suoi sospetti
erano infondati.
Con l'aiuto di Steel il giovane mago riusc a camminare pi in fretta e con maggiore facilit, e i
due lasciarono ben presto l'ombra degli alberi per uscire sotto il sole cocente; alla vista delle forze di
sbarco la Veste Bianca si mostr sgomenta.
Cos tante truppe... mormor fra s.
Non una vergogna che il vostro piccolo gruppo sia stato sconfitto osserv Steel
Brightblade. Eravate nettamente inferiori di numero.
E tuttavia, se io fossi stato pi forte... ribatt il mago, serrando i denti per resistere al dolore,
poi chiuse gli occhi e barcoll, dando l'impressione di essere prossimo a svenire.
Sostenendolo, Brightblade si guard alle spalle in direzione della donna che li seguiva.
Perch i nostri guaritori, i Cavalieri del Teschio, non si sono occupati di quest'uomo, Signora
della Notte? chiese.
Lui ha rifiutato il loro aiuto rispose Lilith, con indifferenza, poi scroll le spalle e aggiunse:
D'altro canto, essendo servitori della Sua Oscura Maest, probabilmente i nostri guaritori non
avrebbero comunque potuto fare nulla per lui. Brightblade non seppe cosa rispondere a quel obiezione
perch sapeva ben poco in merito ai chierici oscuri, per sapeva come curare le ferite inferte in
battaglia perch ne aveva subita lui stesso qualcuna.
Ti dar la ricetta di un impiastro curativo promise al giovane mago, aiutandolo a riprendere il
cammino. Mia madre... Interrompendosi, fece una pausa e si corresse: La donna che mi ha allevato
mi ha insegnato a prepararla con erbe facili da trovare. Sei ferito al fianco? Il giovane mago annu e si
premette una mano contro la cassa toracica: in quel punto la sua veste bianca era intrisa di sangue e si
era incollata alla ferita, il che probabilmente era un bene perch serviva a tenerla sigillata.
Un colpo di lancia mi ha raggiunto di striscio spieg quindi. Mio fratello... Poi lasci a
mezzo la frase e scivol nel silenzio.
Allora per questo motivo che i Cavalieri di Solamnia avevano con loro un mago pens
intanto Steel. Un fratello combatte con la spada e l'altro con la magia. Questo spiega anche perch lui
sia tanto ansioso di vedere i caduti... spera ancora anche se in fondo al suo cuore sa cosa trover. Devo
forse avvertirlo? meglio di no, perch potrebbe involontariamente rivelare informazioni utili. Steel
non era insensibile, semplicemente non riusciva a capire l'evidente ansia del giovane mago per il
fratello: di certo un Cavaliere di Solamnia si aspettava di morire in battaglia e addirittura lo sperava,
quindi un parente avrebbe dovuto essere orgoglioso della sua fine onorevole e non mostrarsi
addolorato. D'altro canto quel mago era molto giovane e quella era forse la sua prima battaglia... il che
spiegava molte cose.
Adesso stavano attraversando la spiaggia affollata, dove erano oggetto di molte occhiate
incuriosite; nessuno per disse una sola parola, anche a causa della Signora della Notte che seguiva da
vicino i due senza mai distogliere da loro lo sguardo dei suoi occhi verdi, cos penetrante che Steel si
sarebbe sentito pronto a giurare di sentirlo trapassargli la corazza con rovente intensit.
Il sole gonfio e rosso era ormai sorto del tutto quando infine raggiunsero il luogo della battaglia,
dove si trovavano ancora i corpi dei morti. L'alba era stata davvero spettacolare, un infuocato
susseguirsi di toni di un rosso violento e di un porpora intenso, quasi il sole stesse vantando il proprio
potere su quel mondo inaridito, e la giornata si preannunciava torrida al punto che neppure la notte
avrebbe portato sollievo in quanto il calore si sarebbe levato dalla sabbia, rivestendo come una coperta
soffocante coloro che cercavano di dormire su di essa. Questa notte soltanto quanti erano troppo
spossati per badarvi sarebbero riusciti a dormire davvero.
Steel condusse infine la Veste Bianca alla presenza del suo superiore, il Comandante in
Seconda Trevalin.
Signore, ecco il prigioniero, come tu hai ordinato disse.
Il comandante lanci un'occhiata al prigioniero, poi spost lo sguardo sulla Signora della Notte
che aveva accompagnato i due e parve a sua volta sorpreso di notare che essa avesse reso loro un simile
onore. Un momento pi tardi si affrett a salutare la Signora della Notte, che era di rango superiore al
suo.
Ti ringrazio per l'assistenza che ci hai fornito, signora disse.
Non mi parso di avere molta scelta replic lei, in tono amaro. stata la volont di Sua
Maest. Quel commento parve lasciare Trevalin del tutto sconcertato. I cavalieri erano convinti che la
Regina Takhisis sovrintendesse a tutte le loro azioni, ma di certo la Regina delle Tenebre aveva
questioni pi importanti con cui occupare la sua mente immortale della semplice identificazione di
alcuni morti da parte di un prigioniero. D'altro canto i maghi erano gente strana e quella Signora della
Notte era pi strana della media, quindi chi poteva sapere cosa avesse inteso dire? Trevalin di certo non
era intenzionato a chiederglielo, perci si affrett a procedere con ci che dovevano fare.
Sir Mago, se sarai in grado di fornirci il nome e il titolo di questi cavalieri provvederemo
perch essi vengano incisi sulla loro tomba, affinch i posteri possano ricordare il loro onore e il loro
coraggio, come essi meritano disse.
Il giovane mago era spossato dalla lunga camminata, dal calore e dalla propria sofferenza fisica,
e indugi a fissare con aria stordita i cadaveri come se non li riconoscesse e quelli fossero i corpi di
altrettanti sconosciuti. Il suo braccio appoggiato a quello di Steel per stava tremando.
Signore sugger Steel, forse il mago ha bisogno di un po' d'acqua, o magari di una coppa di
vino.
Ma certo assent Trevalin, offrendo la fiasca che portava alla cintura e che non conteneva
vino ma un brandy potente.
Il giovane mago bevve senza badare a cosa si trattava, ma il primo sorso bast a riportare un po'
di colore sulle sue guance pallide e il brandy abbinato al breve momento di riposo parve permettergli di
riprendersi abbastanza da respingere il braccio di Steel e da riuscire a rimanere in piedi con le sue sole
forze.
Poi chiuse gli occhi e mosse le labbra quasi senza emettere suono, recitando quella che Steel
giudic essere una preghiera in quanto sent sussurrare la parola Paladine.
Rinforzato probabilmente pi dalla preghiera che dal brandy, il giovane si avvicin zoppicando
al primo cadavere e si chin per spostare il mantello che era stato steso a coprirgli il volto: un tremito
che era insieme di sollievo e di dolore gli scosse quindi la voce mentre pronunciava il nome e il titolo
del cavaliere, indicando anche la sua terra d'origine.
Sir Llewelyn ap Ellsar, Cavaliere della Rosa, originario di Guthar di San-crist recit.
Si spost quindi lungo la fila dei morti, dimostrando una forza d'animo e un coraggio superiori a
quelli che il cavaliere si sarebbe aspettato inizialmente da lui.
Sir Horan Devishtor, Cavaliere della Corona, originario di Palanthas; Sir Yori Beck, Cavaliere
della Corona, originario di Caergoth; Sir Percival Ne-lish... continu ad elencare, mentre uno scriba
convocato dal Comandante in Seconda Trevalin lo seguiva annotando tutti i dettagli su una piastra di
corno.
Poi il giovane mago arriv davanti agli ultimi due corpi e si ferm per un momento a
contemplare l'intera fila dei morti, mostrando in maniera evidente di essere intento a contarli. Quando
ebbe finito chin il capo e si premette una mano sugli occhi, restando immobile.
Ha accennato qualcosa in merito ad un fratello, signore sussurr Steel, portandosi accanto a
Trevalin.
Questi annu per indicare che aveva compreso e non disse nulla, in quanto la Veste Bianca
aveva appena rivelato involontariamente loro ci che volevano sapere: non c'erano in giro altri
cavalieri, nessuno di loro era sopravvissuto alla battaglia.
Intanto la Veste Bianca s'inginocchi e con mano tremante trasse indietro il mantello che
copriva il volto freddo e immoto del morto che aveva davanti, soffocando a stento un singhiozzo nel
accasciarsi accanto ad esso.
Chiedo scusa, signore disse lo scriba. Non ho capito quello che hai detto. Qual il nome di
quest'uomo?
Majere sussurr la Veste Bianca, con voce rotta. Sturm Majere. E questo aggiunse,
protendendosi a sollevare il manto che copriva il volto dell'ultimo caduto, Tanin Majere. Poi si
chin sui corpi, ripulendo loro il volto dal sangue e baciandone la fronte fredda mentre aggiungeva: I
miei fratelli.


CAPITOLO SECONDO.

Cugini. Un debito d'onore. Una sentenza di morte. Libero sulla parola.
Majere ripet Steel, girandosi per fronteggiare il giovane mago. Majere. Io conosco questo
nome. Sopraffatto dal dolore, lui non rispose e probabilmente non sent neppure le sue parole, che
per non sfuggirono all'orecchio della Signora della Notte; lasciandosi sfuggire un sibilo sommesso, la
donna socchiuse i suoi occhi verdi e fiss Steel da sotto le palpebre abbassate.
Senza prestarle attenzione, lui avanz intanto fino a fermarsi accanto al mago. Questi era un
giovane alto dal fisico ben strutturato, anche se mancava della massiccia muscolatura propria dei suoi
fratelli; i capelli di una ricca tonalit fra il rosso e l'oro gli ricadevano sulle spalle, le mani erano quelle
di un vero mago, snelle e agili, con le dita affusolate, e nell'osservarlo meglio Steel not infine la sua
somiglianza non solo con i due corpi che giacevano sulla sabbia ma anche con l'uomo che un tempo gli
aveva salvato la vita.
Majere... Caramon Majere. Questi devono essere i suoi figli maggiori disse, indicando i due
cavalieri morti, e tu sei il fratello minore. Sei figlio di Caramon Majere?
Mi chiamo Palin rispose il giovane mago, con voce rotta, allungando una mano a spingere gli
umidi riccioli rossi lontano dalla fronte fredda del fratello mentre con l'altra mano si aggrappava al
bastone, quasi stesse attingendo da esso la forza per restare in vita, Palin Majere.
Figlio di Caramon Majere e nipote di Raistlin Majere? sibil la Signora della Notte, con voce
piena di enfasi.
Nel sentire quelle parole il Comandante in Seconda Trevalin, che fino a quel momento aveva
prestato ben poca attenzione a ci che gli succedeva intorno in quanto stava riflettendo sui problemi
logistici connessi alla rimozione dei corpi e alla scelta degli uomini da incaricare di quel lavoro, sollev
la testa di scatto per fissare con estremo interesse il giovane mago.
Il nipote di Raistlin Majere? ripet.
Una preda importante e preziosa dichiar la Signora della Notte. Suo zio era il mago pi
potente che abbia mai calpestato il suolo di Ansalon. Anche se stava parlando di Palin, la Signora
della Notte continu tuttavia a fissare Steel, che per non se ne accorse in quanto era intento a
contemplare i corpi senza neppure vederli e a riflettere su qualcosa che gli opprimeva la mente... un
processo che lo stava portando a prendere una difficile decisione, almeno a giudicare dall'espressione
cupa del suo volto.
Infine Palin si riscosse e sollev su di lui lo sguardo con occhi ora arrossati dal pianto.
E tu sei Steel... Steel Brightblade, figlio di Sturm... Non riusc a terminare la frase perch la
voce gli si spezz nel pronunciare quel nome, lo stesso di suo fratello.
Essersi incontrati in questo modo davvero una strana coincidenza... cominci Steel, quasi
parlando a se stesso.
Non una coincidenza dichiar per la Signora della Notte, con voce possente, mentre i suoi
occhi verdi scintillavano come gioielli. Io ho cercato di impedire che questo accadesse ma la Sua
Oscura Maest ha voluto che cos fosse. E cosa significa tutto ci? Di cosa presagio? Pur avendo un
grande rispetto per i Signori della Notte e il loro operato, Steel le scocc un'occhiata esasperata. Al
contrario dei Cavalieri di Solamnia, che sdegnavano di mescolare la spada con la magia, infatti, i
Cavalieri di Takhisis si servivano di quel arte in battaglia e presso di loro i maghi avevano rango pari a
quello dei cavalieri guerrieri, erano onorati e occupavano posti di tutto rispetto ad ogni livello della
gerarchia di comando... ma fra i due gruppi esistevano ancora attriti occasionali nonostante tutti gli
sforzi compiuti da Lord Ariakan per appianarli. Questo dipendeva dal fatto che un soldato dallo spirito
pratico, che tendeva a procedere in linea retta da A fino a B senza vedere niente altro nel mezzo, non
era in grado di comprendere un mago che invece vedeva non soltanto A e B ma anche tutti i mutevoli
piani esistenziali che si trovavano in mezzo ad essi.
Fra tutti i Cavalieri della Spina Lilith era quella meno dotata di senso pratico, una donna che
tendeva a vedere sei lati in ogni oggetto che ne avesse soltanto quattro e che era alla costante ricerca di
un significato recondito in ogni minimo incidente, pronta a consultare le sue pietre del vaticinio tre
volte al giorno e ad esaminare quotidianamente le interiora di un gallo, e pi di una volta il
Comandante in Seconda Trevalin e i suoi ufficiali avevano discusso delle difficolt che incontravano
nel lavorare con lei.
Quel incontro era soltanto una coincidenza e niente di pi: due Cavalieri di Solamnia che
avevano un fratello mago si erano imbattuti in un loro cugino, Cavaliere di Takhisis, ma in fin dei conti
il mondo era in guerra, anche se non tutti ne erano ancora consapevoli, ed era prevedibile che prima o
poi questi tre si sarebbero incontrati. Dal canto suo Steel era grato di una cosa sola, e cio del fatto di
non essere stato direttamente responsabile della morte dei due fratelli Majere, perch anche se
combattere contro di loro sarebbe stato suo dovere non averli affrontati direttamente rendeva le cose
pi facili.
Comandante Trevalin, devo chiederti un favore disse infine, girandosi verso il suo superiore.
Concedimi il permesso di riportare i corpi di questi due cavalieri nella loro terra perch abbiano
sepoltura laggi; nello stesso tempo potr riportare la Veste Bianca presso la sua gente e incassare il
riscatto. Trevalin lo fiss con sorpresa, Palin con vero e proprio stupore, mentre la Signora della Notte
borbott qualcosa, sbuff e scosse il capo.
Dove si trova la loro terra? chiese quindi Trevalin.
Essi sono originari di Solace, nell'Abanasinia centrale, appena a nord di Qualinost. Il padre di
questi cavalieri possiede una taverna laggi.
Per recarti l dovrai per addentrarti di parecchio nel territorio nemico e ti verrai a trovare in
grave pericolo. Se tu dovessi assolvere una speciale missione connessa alla Visione ti darei la mia
approvazione, ma affrontare tali rischi soltanto per questo... per restituire dei corpi... no, sei un soldato
troppo abile per rischiare di perderti, Brightblade. Non posso acconsentire alla tua richiesta concluse il
cavaliere pi anziano, scrutando con curiosit il suo giovane sottoposto, poi chiese: Tu non sei tipo da
agire sulla spinta di un capriccio momentaneo, Brightblade; cosa ti ha indotto ad avanzare questa strana
richiesta?
Il padre di questi uomini, Caramon Majere, mio zio in quanto fratellastro di mia madre,
Kitiara uth Matar. Di conseguenza i cavalieri morti e il mago sono miei cugini. Inoltre... prosegu
Steel, rimanendo impassibile ed inespressivo in volto, e mantenendo un tono di voce neutro, Caramon
Majere ha combattuto al mio fianco in uno scontro nel corso del quale per poco non sono stato fatto
prigioniero nella Torre del Sommo Chierico. Ho nei suoi confronti un debito d'onore, e secondo Lord
Ariakan un debito del genere deve essere ripagato alla prima opportunit... quindi io vorrei cogliere
quest'occasione per saldare il mio.
Caramon Majere ti ha salvato la vita? S, ricordo di aver sentito quella storia. E questi sono i
suoi figli? chiese Trevalin, poi riflett sulla situazione con estrema seriet, comparandola mentalmente
con la Visione... il Grande Piano della Regina delle Tenebre. Al momento della sua investitura, ad ogni
cavaliere veniva elargita la Visione, nella quale gli veniva mostrato in che modo il suo singolo filo
fosse intessuto nell'immenso Arazzo, e da quel momento a nulla veniva concesso d'interferire con la
Visione, neppure ad un debito d'onore.
Adesso per la battaglia era finita, l'obiettivo conquistato, e i cavalieri oscuri avrebbero
trascorso qualche tempo su quella spiaggia per stabilirvi una testa di ponte prima di iniziare la marcia
verso ovest, quindi Trevalin ritenne che la mancanza di un singolo cavaliere non avrebbe potuto essere
avvertita, almeno nell'immediato futuro. Inoltre era nell'interesse dei cavalieri raccogliere tutte le
informazioni possibili sul conto degli avversari, e durante quel suo viaggio in territorio nemico Steel
avrebbe senza dubbio visto e sentito molte cose che sarebbero poi tornate utili in seguito.
Ti concedo il permesso di partire, Brightblade decise Trevalin. Sar un viaggio pericoloso,
ma pi grave il rischio tanto pi grande la gloria. Riporterai i corpi di questi cavalieri in patria
perch siano seppelliti, ma per quanto riguarda il riscatto della Veste Bianca la decisione in merito
spetta alla nostra degna compagna. Nel pronunciare quelle parole Trevalin spost lo sguardo sulla
Signora della Notte, che stava intanto ribollendo d'indignazione per essere stata esclusa da quel
processo decisionale, senza peraltro poter intervenire perch lei non era il diretto comandante di Steel e
non poteva avere voce in capitolo in merito ai suoi movimenti; la Veste Bianca era per un suo
prigioniero, e lei aveva il diritto di decidere la sua sorte.
Per qualche tempo riflett sulla questione, all'apparenza combattuta fra il desiderio di tenere
prigioniero il mago e quello di impossessarsi del riscatto che questi avrebbe potuto fruttare. Forse per
la sua esitazione dipese anche da qualche altra cosa che la stava turbando, in quanto il suo sguardo
continu a spostarsi da Steel a Palin mentre i suoi occhi verdi diventarono sempre pi luminosi.
La Veste Bianca stata condannata a morte disse d'un tratto.
Cosa? Perch? Per quale motivo? domand Trevalin, stupito e all'apparenza anche irritato.
Si arreso, un prigioniero di guerra e ha il diritto di essere riscattato.
La richiesta di riscatto gi stata fatta e lui l'ha rifiutata ribatt la Signora della Notte. Di
conseguenza dovr pagare con la vita.
vero, giovane mago? chiese Trevalin, fissando Palin con espressione severa. Hai rifiutato
di pagare il riscatto?
Mi hanno chiesto una cosa che non posso dare replic Palin, serrando la mano intorno al
bastone in modo tale da far comprendere subito a tutti quale fosse stata la natura della richiesta di
Lilith. Questo bastone non mi appartiene, mi stato soltanto dato in prestito.
Il bastone? ripet Trevalin, girandosi verso la Signora della Notte. Tutto quello che volevi
era soltanto quel bastone? Se lui ha rifiutato di consegnarlo, allora prendeteglielo.
Ci ho provato rispose Lilith, mostrando la mano destra il cui palmo era bruciato e coperto di
vesciche.
Sei stato tu a fare questo, Veste Bianca? volle sapere Trevalin.
Palin incontr il suo sguardo con occhi limpidi, anche se arrossati dal pianto trattenuto.
Ha importanza, signore? Il Bastone di Magius mi stato affidato in custodia ma non mi
appartiene ed ho soltanto un controllo limitato su di esso. Il bastone non appartiene a nessuno tranne
che a se stesso, e tuttavia non intendo separarmene neppure per salvarmi la vita. Entrambi i paladini
oscuri rimasero impressionati dalla risposta del giovane, ma non cos la Signora della Notte, che li fiss
entrambi con occhi roventi nel massaggiarsi la mano danneggiata.
un problema interessante comment intanto Trevalin. Un uomo non pu essere costretto a
pagare per la sua vita con una cosa che non gli appartiene. Pu recarsi da amici e parenti e chiedere
loro di raccogliere per suo conto la somma del riscatto, ma non li pu derubare, quindi questo giovane
vincolato dall'onore a rifiutare di cederti il bastone e di conseguenza tu, signora, puoi togliergli la vita.
A me sembra per che una cosa del genere non sia conforme alla Visione. La Signora della Notte gli
scocc un'occhiata tagliente e apr la bocca per protestare... ma un appello alla Visione aveva sempre la
precedenza su ogni altra cosa e questo la costrinse a rimanere in silenzio finch lui non ebbe finito di
parlare.
La Visione richiede che noi si avvantaggi la causa della Sua Oscura Maest in ogni cosa e in
ogni modo, e togliere la vita a questo giovane non servir in alcun modo alla causa. La sua anima
voler presso Paladine, e sar lui a trarne un guadagno in vece nostra. Se invece baratteremo la vita di
questo giovane mago con qualche altra cosa, magari con qualche potente oggetto magico in possesso
dei maghi di Wayreth... L'espressione severa della Signora della Notte si addolc e lei scrut Palin con
aria riflessiva, spostando poi stranamente lo sguardo su Steel.
Forse questo il motivo borbott fra s, poi prosegu con tono pi alto: Molto bene,
Comandante in Seconda Trevalin, mi inchino alla tua saggezza.
C' una cosa che siamo disposti ad accettare in pagamento del riscatto di Palin Majere. E fece
una pausa ad effetto.
Di cosa si tratta, signora? comand Trevalin, impaziente di proseguire nello svolgimento dei
suoi doveri.
Vogliamo che i maghi aprano il Portale dell'Abisso dichiar la Signora della Notte.
Ma... questo impossibile! esclam Palin.
La decisione non spetta a te, Veste Bianca ribatt in tono freddo la Signora della Notte. Tu
sei soggetto alla giurisdizione del Conclave dei Maghi, e saranno loro a dover decidere. Aprire il
Portale non come cedere il Bastone di Magius: simili decisioni possono essere prese soltanto dal
Conclave.
Quello che chiedi non ti sar concesso... impossibile dichiar Palin, scuotendo il capo.
Tanto vale che tu mi tolga la vita adesso, considerato che non potrei morire in compagnia migliore
aggiunse in tono sommesso, posando una mano sulla spalla del fratello.
Il giudizio stato emesso, Veste Bianca. Tu sei nostro prigioniero e ti devi assoggettare alla
nostra volont dichiar Trevalin, in tono deciso. In compagnia del Cavaliere Brightblade viaggerai
fino alla Torre di Wayreth, dove farai sapere al Conclave dei Maghi cosa si richiede in cambio del tuo
riscatto. Se essi rifiuteranno dovrai pagare per la vita e sarai riportato qui per essere giustiziato. Palin
scroll le spalle e non replic, perch la cosa non gli importava.
Tu, Steel Brightblade, dovrai assumerti la responsabilit del prigioniero e se fuggir dovrai
assumere il suo posto e pagare con la vita. Se lui infranger la parola data verrai giustiziato in sua
vece.
Lo capisco, comandante replic Steel, e accetto la pena.
Avete a disposizione quindici giorni per portare a termine il viaggio. Durante la prima notte in
cui la luna rossa e quella argentea saranno entrambe nel cielo dovrai fare rapporto a me, il tuo
comandante, indipendentemente dal fatto che la tua missione abbia o meno avuto successo. Nel caso il
tuo prigioniero dovesse fuggire, dovrai farmi rapporto immediatamente. Steel salut e si allontan per
andare a sellare il suo drago azzurro, mentre Trevalin tornava con sollievo ai propri doveri e ordinava
ad uno scudiero di preparare i due corpi per il viaggio e di provvedere a che i cadaveri degli altri
cavalieri venissero invece caricati su un carro per essere trasportati fino alla loro tomba. Palin intanto
rest accanto ai fratelli, facendo quello che poteva per ripulirli del sangue e chiudere gli occhi
annebbiati e fissi.
Lilith dal canto suo gli rimase vicina, osservandolo attentamente, ma non per timore che potesse
fuggire: ci che stava cercando era invece un indizio di qualche tipo che le permettesse di capire perch
proprio questo giovane mago era stato mandato qui a combattere questa battaglia. Perch Palin era stato
il solo superstite dello scontro? E, cosa pi importante, perch era stato portato a contatto con suo
cugino, Steel Brightblade? La Signora della Notte prov ad evocare un'immagine di quei due giovani
mentre camminavano fianco a fianco, parlando fra loro, e non scorse nessuna immediata somiglianza,
anzi le parve che almeno a prima vista essi non avrebbero potuto essere maggiormente diversi.
Steel Brightblade era alto e muscoloso, con un fisico ben proporzionato. Lunghi capelli scuri e
ricci gli incorniciavano il volto forte e attraente, illuminato da grandi occhi scuri e intensi.
Innegabilmente Steel era un uomo avvenente, ma anche se molte donne lo guardavano in un primo
tempo con ammirazione la maggior parte di esse aveva poi la tendenza a non avvicinarlo pi perch al
di l del suo aspetto piacente in lui non c'erano altre attrattive ed era evidente per tutti che il suo cuore e
la sua anima appartenevano ad una severa signora: la Guerra.
Soltanto la guerra poteva soddisfare la sua bramosia e i suoi desideri, e il suo atteggiamento
freddo e altero mutava soltanto durante una carica o uno scontro; il cozzare delle armi era la musica che
prediligeva, e il canto della sfida era il solo che avrebbe mai intonato.
Per contrasto suo cugino Palin Majere era di costituzione snella, con i capelli ramati e la pelle
chiara: fine di lineamenti, dotato di occhi al tempo stesso intelligenti e penetranti, il giovane ricordava
intensamente alla Signora della Notte suo zio. Lilith aveva avuto una volta modo di vedere Raistlin
Majere, e aveva riconosciuto suo nipote nel momento stesso in cui lo aveva incontrato, soprattutto a
causa delle sue mairi, che avevano lo stesso tocco abile e delicato di quelle dello zio.
E tuttavia quei due erano cugini, avevano lo stesso sangue nelle vene, e la somiglianza era
rintracciabile nell'anima, se non nel corpo. Steel conosceva la sua forza mentre Palin doveva ancora
scoprire la sua... ma essa era in lui com'era stata in suo zio, e il solo problema era come fare per
volgerla a vantaggio della Regina delle Tenebre, dato che di certo doveva esserci un motivo se quei due
erano stati fatti incontrare.
Quella non poteva essere una coincidenza... no, qui era all'opera un grande Piano ma la Signora
della Notte non era ancora in grado di discernerlo anche se non dubitava che la risposta sarebbe giunta
con il tempo e che doveva soltanto essere paziente. Di conseguenza, si limit ad osservare e ad
attendere.
Nel frattempo Palin, forse credendosi solo o forse indifferente a quanto lo circondava, cominci
a parlare con i suoi fratelli.
stata colpa mia, Tanin mormor, con voce arrochita dal pianto. colpa mia se sei morto.
So che tu mi perdonerai perch lo fai sempre, qualsiasi cosa succeda, ma come posso perdonare me
stesso? Se avessi posseduto una magia pi potente, se mi fossi applicato di pi nello studio e avessi
imparato pi incantesimi... se non mi fossi raggelato per il timore, dimenticando tutto quello che so,
non vi sarei venuto meno alla fine. Se fossi stato pi simile a mio zio...
Pi simile a mio zio! Nel sentire quelle parole Lilith fu percorsa da un brivido di reverenziale
meraviglia e di eccitazione che le fece rizzare i peli sulle braccia. Adesso vedeva il Piano, i pensieri
della Regina delle Tenebre le erano chiari, almeno nella misura in cui potevano esserlo ad una mente
mortale. Doveva trattarsi di questo! Quei due uomini, uno a causa dei suoi dubbi e della sua
insicurezza, l'altro per via del suo altezzoso orgoglio, sarebbero stati l'uno la rovina dell'altro.
La Signora della Notte non si fidava di Steel Brightblade, non si era mai fidata di lui da quando
aveva scoperto chi fossero i suoi genitori e aveva protestato a lungo contro la sua ammissione fra le
schiere scelte dei Cavalieri di Takhisis, perch i presagi erano cattivi e le pietre del vaticinio
profetizzavano sventura.
Una pietra bianca a sinistra, quello era il padre del giovane, Sturm Brightblade, un rinomato e
riverito Cavaliere di Solamnia che era onorato perfino dai suoi nemici per il suo coraggioso sacrificio;
una pietra nera sulla destra, la madre di Steel, Kitiara uth Matar, condottiera di uno degli eserciti dei
draghi, famosa per la sua abilit e per il suo coraggio in battaglia. Entrambi erano morti, ma la Signora
della Notte poteva percepire che tutti e due si stavano protendendo verso quel figlio che era stato
generato per caso e non per una scelta cosciente.
Per quanto sembrasse calmo e affidabile nella sua fedelt e devozione alla Regina delle
Tenebre, Steel Brightblade doveva essere tormentato da un tempestoso tumulto interiore, o almeno cos
supponeva la Signora della Notte, che aveva fondati motivi per sospettare una cosa del genere in
quanto Steel aveva al fianco la spada di un Cavaliere di Solamnia, la lama di suo padre... e portava
inoltre al collo un gioiello di fattura elfica (anche se questo era un segreto accuratamente custodito).
Noto come il gioiello a forma di stella, esso era soltanto un pegno scambiato fra innamorati, che Sturm
Brightblade aveva ricevuto durante la Guerra delle Lance da Alhana Starbree-ze, regina degli elfi di
Silvanesti. In seguito lo stesso Sturm Brightblade, o meglio il suo cadavere, se si doveva credere alla
storia raccontata da Steel, aveva regalato quel gioiello a suo figlio.
Una pietra bianca a sinistra, una pietra nera a destra, e nel centro una pietra contrassegnata con
il simbolo di una fortezza. Sopra di essa era caduta la pietra che rappresentava il fuoco, e Lilith aveva
letto in questi termini quei presagi: quel giovane era lacerato in due da un conflitto interiore che
avrebbe portato al disastro... che altro poteva infatti rappresentare quella fortezza divorata dalle
fiamme?
La Signora della Notte aveva difeso a lungo e con vigore la sua tesi, ma nessuno le aveva dato
ascolto e perfino la Signora del Teschio, una potente sacerdotessa estremamente anziana che si riteneva
fosse una favorita della Regina Takhisis, aveva raccomandato che Steel venisse accettato fra le schiere
dei cavalieri.
Certo, lui indossa il gioiello a forma di stella aveva borbottato la vecchia, e quel monile la
sola crepa nella sua ferrea facciata. Noi ce ne serviremo per guardare nel suo cuore, e da quella
posizione di vantaggio potremo vedere nel cuore dei nostri nemici. Vecchia stolta farneticante!
Adesso per la Signora della Notte comprendeva ogni cosa. Per qualche tempo rigir quel idea
sul panno nero della sua mente come avrebbe fatto con le pietre del vaticinio, e quando la lasci cadere
essa non rotol n dondol, atterrando sul lato destro. Riflettendo con cura sulle parole da impiegare,
Lilith si avvicin infine al giovane mago.
Hai parlato di tuo zio osserv, ergendosi su di lui e fissandolo con le braccia incrociate sul
petto. Tu non lo hai mai incontrato, vero? Naturalmente impossibile che sia successo, perch sei
troppo giovane. Palin non replic, ma accentu maggiormente la stretta intorno al Bastone di Magius.
Ormai aveva fatto tutto il possibile per i suoi fratelli e adesso rimaneva soltanto da addossarsi l'amaro
dovere di riportarli a casa e di dare la notizia a suo padre e a sua madre, una consapevolezza che
accentu la sua vulnerabilit dovuta all'estrema debolezza e che facilit quasi eccessivamente il
compito della Signora della Notte.
Raistlin ha lasciato questo mondo prima che tu nascessi insistette lei.
Palin le scocc una rapida occhiata che le rivel ogni cosa, anche se lui persistette nel rimanere
in silenzio.
Ha lasciato il mondo ribad Lilith. Ha scelto di rimanere nell'Abisso, dove viene tormentato
quotidianamente dalla nostra temibile regina.
No ribatt Palin, infine pungolato a sufficienza da essere indotto a parlare. No, questo non
vero. In cambio del suo sacrificio a mio zio stato concesso di riposare in pace... mio padre lo ha
appreso per grazia dello stesso Paladine. Lilith s'inginocchi per portarsi al suo stesso livello e gli si
fece pi vicina. Nonostante gli anni era ancora una donna attraente e quando voleva sapeva essere
affascinante come un serpente.
Cos dice tuo padre... ma lui lo direbbe comunque, giusto? osserv.
Il giovane si agit irrequieto e lei esult interiormente, perch anche se Palin evitava di
guardarla poteva percepire il suo dubbio, preesistente a questo momento: una parte di lui credeva alle
parole di suo padre... e tuttavia un'altra parte del suo animo non lo faceva, e questo dubbio era la crepa
nella sua armatura, che lei utilizz per insinuarvi la propria lama avvelenata.
E se tuo padre si sbagliasse? sugger. E se Raistlin Majere fosse ancora vivo? Lui ti sta
chiamando, vero? domand, avvicinandosi ulteriormente.
Era soltanto una supposizione, ma la Signora della Notte comprese immediatamente di aver
colpito nel segno quando Palin sussult e abbass lo sguardo.
Se tornasse in questo mondo Raistlin ti prenderebbe come suo apprendista e potresti studiare
sotto la guida del pi grande mago che sia mai apparso su questo piano dell'esistenza. Tuo zio ti ha gi
elargito un dono prezioso... che altro non sarebbe disposto a fare per suo nipote? Palin le scocc
soltanto un'occhiata fugace, ma in essa Lilith scorse il fuoco che gli si era acceso negli occhi e
comprese che esso lo avrebbe consumato.
Soddisfatta, si alz e si allontan. Adesso poteva disinteressarsi del prigioniero perch non era
pi pericoloso in quanto era intrappolato nelle spire della tentazione e avrebbe involontariamente
portato suo cugino alla rovina insieme a se stesso. Questo era il motivo per cui la Regina Takhisis li
aveva fatti incontrare.
Mentre camminava Lilith infil una mano in una nera sacca di velluto che portava al fianco e
afferr a casaccio una manciata di pietre: borbottando un incantesimo le gett quindi al suolo e nel
vedere il loro verdetto fu percorsa da un brivido.
La sua supposizione era esatta: Takhisis doveva avere al pi presto entrambe quelle anime,
perch la rovina era molto vicina.



CAPITOLO TERZO.

La citt di Palanthas. Una spossante ricerca non del tutto infruttuosa.
Nonostante la calura del sole di mezzogiorno che si abbatteva come olio fiammeggiante sulle
acque della Baia di Branchala, le ore centrali della giornata erano comunque quelle di maggior traffico
lungo i moli di Palanthas, e fu proprio a mezzogiorno che la barca di Usha si addentr fra le altre che si
affollavano nel porto: non essendo abituata al calore, al rumore e alla confusione che la circondavano,
Usha si limit a restare seduta immobile sulla sua imbarcazione beccheggiante e a guardarsi intorno
con sgomento.
Enormi galee mercantili con un equipaggio costituito da minotauri si affiancavano a grossi
pescherecci pilotati da umani dalla carnagione scura originari dell'Ergoth settentrionale, mentre piccole
chiatte-mercato s'intrufolavano in mezzo a quella calca urtando e infastidendo i natanti pi grandi, con
il risultato di provocare una tempesta di imprecazioni e a volte qualche secchiata di acqua di sentina o
di teste di pesce come ulteriore forma di protesta. Ad aumentare la confusione contribuiva anche una
nave di gnomi che era appena entrata nel porto, inducendo buona parte delle altre imbarcazioni a
togliere l'ancora per cercare di mettere la maggiore distanza possibile fra loro e gli gnomi in quanto
nessuno che fosse stato dotato del minimo buon senso avrebbe rischiato la vita e l'integrit fisica
rimanendo nelle vicinanze di quella singhiozzante mostruosit a vapore. In mezzo a quel caos il
capitano del porto si spostava di continuo di qua e di l a bordo della sua nave dai colori speciali,
asciugandosi la testa calva madida di sudore e gridando ordini ai capitani delle diverse navi mediante
un megafono. Lo sgomento di Usha era tale che per poco lei non alz la vela per far ritorno a casa,
perch le imbarcazioni dei minotauri (di cui aveva sentito parlare senza per avere mai avuto
l'occasione di vederli) la spaventavano, la nave degli gnomi che incombeva sempre pi vicina la
sgomentava e lei non aveva la minima idea di dove andare o di cosa fare.
Poi un uomo anziano che stava oziando a bordo della sua barca da pesca, tenendosi
placidamente al limitare di tutta quella confusione e aspettando che qualche pesce abboccasse all'amo,
si accorse di lei e del suo stato di difficolt e ritir la lenza per avvicinarsi a forza di remi. Nuova di
queste parti, vero? domand. Dopo qualche momento Usha comprese che con quelle parole il vecchio
le stava chiedendo se lei era una straniera, quindi rispose in senso affermativo e chiese dove poteva
attraccare la sua barca.
Non qui rispose lui, succhiando la canna di una pipa malconcia, poi si tolse la pipa di bocca e
accenn in direzione delle chiatte aggiungendo: Ci sono troppi dannati contadini. In quel momento
un clipper pilotato da minotauri sopraggiunse alle spalle dell'imbarcazione di Usha e per poco non la
travolse mentre il capitano si protendeva oltre la murata e prometteva che avrebbe spaccato in due lei e
la sua barca se non si fosse spostata dal suo percorso.
In preda al panico, Usha abbass le mani sui remi, ma il vecchio la trattenne dal muoversi e si
alz in piedi sulla propria barca, impresa non da poco, almeno a parere di Usha, considerato che il
natante stava beccheggiando furiosamente, e si rivolse al capitano in quella che doveva essere la lingua
dei minotauri, in quanto era un insieme di suoni simile ad uno scricchiolare di ossa infrante, e anche se
lei non riusc a capire una parola del suo discorso alla fine il capitano emise un grugnito di assenso e
ordin alla sua nave di cambiare rotta.
Sono tutti dei bulli borbott intanto il vecchio, rimettendosi a sedere, ma sono dei marinai
dannatamente in gamba. Io lo so parche in passato ho navigato spesso con loro. Facendo una pausa
adocchi quindi con curiosit la barca di Usha e prosegu. Una bella imbarcazione, fabbricata dai
minotauri, se non vado errato. Come ne sei entrata in possesso? Essendo stata avvertita dal Protettore
di non rivelare nulla riguardo a se stessa, Usha evit di rispondere fingendo di non aver sentito la
domanda, cosa tutt'altro che difficile in mezzo a quel caos di remi che sbattevano, di marinai che
imprecavano e di grida furibonde da parte del capitano del porto. Ringraziato il vecchio per il suo aiuto,
gli chiese di nuovo dove poteva attraccare.
Laggi verso est rispose lui, indicando con il cannello della pipa. Quello un molo
pubblico. Di solito c' da pagare una tariffa d'attracco aggiunse, scrutando ora lei e non pi la barca,
ma con quel volto e quegli occhi facile che a te permettano di attraccare gratis. Usha arross per
l'ira e si fren dal rispondere in modo tagliente, perch il vecchio era stato cortese e servizievole e se
voleva ora deridere il suo aspetto insignificante si era guadagnato il diritto di farlo; quanto al resto del
suo discorso inerente ad una tariffa e al fatto di permetterle di attraccare gratis, lei non aveva la
minima idea di cosa avesse inteso dire. Scrutando intorno a s in mezzo alla foresta di alberature,
individu il molo che le era stato indicato e che sembrava un'isola di pace se paragonato ai moli
principali, poi ringrazi ancora il vecchio in tono pi freddo e diresse la barca da quella parte.
Essendo il suo accesso ristretto alle piccole imbarcazioni, in prevalenza le barche da diporto dei
ricchi, il porto pubblico era molto meno affollato. Abbassata la vela, Usha si avvicin a forza di remi,
trov un molo libero e lasci cadere l'ancora, poi raccolse le sue cose e si appese una sacca alla vita e
l'altra alla spalla prima di lasciare la barca. Assicurata l'imbarcazione al molo con una gomena accenn
ad avviarsi ma poi si sofferm per un'ultima occhiata, perch quel natante era il solo legame che le
restasse con la sua terra, con il Protettore e con tutti coloro che amava: quando se ne fosse allontanata si
sarebbe allontanata anche dalla sua vita passata. Nel ricordare il bagliore rossastro che aveva scorto nel
cielo la notte precedente si sent ora riluttante ad andarsene e si chin a passare una mano lungo la
corda che la univa alla barca, suo unico legame con la sua terra; con gli occhi colmi di lacrime si volse
infine per incamminarsi e and a sbattere contro qualcosa di scuro e di solido che l'afferr per una
manica.
Dove credi di andare, ragazza? chiese quindi una voce che proveniva da un punto imprecisato
posto all'altezza della sua cintura. C' da risolvere la piccola questione della tariffa d'attracco.
Imbarazzata di essere stata sorpresa a piangere, Usha si asciug affrettatamente gli occhi e scopr infine
che chi le stava parlando era un nano dalla barba grigia e arruffata e dal volto segnato dagli elementi
proprio di chi trascorre le sue giornate esposto al riflesso del sole sull'acqua.
Tariffa? Non so cosa intendi dire, signore rispose infine Usha, cercando di non fissare il suo
interlocutore in maniera imbarazzante, dal momento che non aveva mai visto neppure un nano anche se
sapeva com'erano fatti grazie alle storie del Protettore.
Una tariffa che devi pagare per poter lasciare la barca dove l'hai ancorata! Non penserai che la
gente di Palanthas svolga questo servizio per pura bont d'animo, vero, ragazza? C' una tariffa da
pagare. Per quanto tempo intendi ormeggiare qui la barca: per un giorno, una settimana, un mese? La
tariffa varia in base al tempo.
Io... non lo so ammise Usha, sentendosi come un pesce fuor d'acqua perch presso gli Irda
non esisteva il concetto del denaro.
Le loro esigenze erano semplici e ciascuno di essi creava ci di cui aveva bisogno
fabbricandolo con le proprie mani oppure ricorrendo alla magia, e un Irda non avrebbe mai pensato di
barattare qualcosa con un altro perch un atto del genere sarebbe equivalso ad un'incursione nell'anima
altrui.
Vuoi dire che se ti do qualcosa tu mi permetterai in cambio di lasciare qui la barca? chiese
infine, ricordando alcune storie che Prot le aveva narrato sul conto dei nani.
Il suo interlocutore la fiss con espressione sempre pi irritata, socchiudendo gli occhi per
difenderli dal bagliore del sole.
Cosa ti prende, ragazza? Il boma ti ha colpita sulla testa? ribatt, poi alter il tono di voce
rendendolo pi acuto e lento, come se stesse parlando con una bambina e prosegu: S, ragazzina, se tu
dai qualcosa al buon nano... preferibilmente un po' di freddo e duro acciaio... allora il buon nano ti
permetter di lasciare la barca dove si trova. Se per non darai qualcosa al buon nano... preferibilmente
freddo e duro acciaio... allora lui sequestrer la tua dannata barca. Hai capito? Usha sent il volto che
le si arroventava per la vergogna e per la confusione: lei non possedeva dell'acciaio e non sapeva
neppure con esattezza a cosa si riferisse quella parola... ma intorno a loro si stava cominciando a
radunare una folla di uomini sogghignanti dall'aspetto per lo pi duro e sgradevole, e lei voleva
andarsene al pi presto da l, quindi frug in una delle sacche e chiuse le dita intorno ad un oggetto,
tirandolo fuori e protendendolo verso il nano.
Non ho acciaio. Questo pu andare bene? chiese.
Il nano prese l'oggetto in questione e lo esamin con attenzione, sgranando gli occhi
perennemente socchiusi fino a dilatarli pi di quanto avessero fatto da cento anni a quella parte; un
momento pi tardi si accorse per dell'improvviso interesse degli spettatori e li incener tutti con
un'occhiata rovente, affrettandosi al tempo stesso a chiudere le dita intorno a ci che aveva in mano.
Platino, per la barba di Reorx, e c' incastonato un rubino! borbott fra s, poi agit una
mano verso gli spettatori ed esclam: Andate via, perdigiorno! Tornate ai vostri affari se non volete
che chiami le guardie. Gli uomini risero, avanzarono qualche commento volgare e si dispersero,
lasciando soli Usha e il nano, che tir la ragazza per una manica in modo da indurla ad abbassarsi al
suo livello.
Sai cosa questo, signora? le chiese, in tono ora molto pi cortese.
un anello replic Usha, pensando che forse lui non sapeva cosa fosse un anello.
Gi annu il nano, umettandosi le labbra e fissando con occhio avido la sua sacca. Un anello.
possibile... possibile che ce ne siano altri l da dove venuto questo? Non trovando di proprio
gradimento la sua espressione, Usha strinse a s la sacca con una mano. Quel anello baster per
lasciare la barca affidata alla tua custodia? ribatt.
Oh, certo, signora! Per tutto il tempo che vorrai. Ne avr la massima cura e laver il ponte,
gratter lo scafo, rammender la vela.
Come preferisci, signore rispose Usha, cominciando ad incamminarsi verso i grandi edifici
che sorgevano lungo la riva.
Quando tornerai a prenderla? insistette per il nano, sforzando le corte gambe per tenersi al
passo con lei.
Non lo so replic Usha, cercando di apparire spensierata e noncurante piuttosto che confusa.
Bada soltanto che al mio ritorno la barca ci sia ancora.
Ci sar, signora, ed io con lei garant il nano, che adesso pareva impegnato ad effettuare dei
conti con l'ausilio delle dita sporche di una mano. Forse ci saranno dei costi aggiuntivi... Usha
scroll le spalle e continu a camminare.
Platino! sent esclamare al nano, con un avido sospiro. E con un rubino! Proseguendo il
cammino, Usha evit le autorit portuali di Palanthas per il semplice motivo che non aveva idea di chi
esse fossero o del fatto che avrebbe dovuto spiegare loro chi era e perch si trovava in citt. Ignorando
la cosa, pass sotto il naso delle sentinelle e oltre la parte ricostruita delle mura cittadine con una cos
fredda e controllata indifferenza che nessuna delle guardie gi spossate dal lavoro e dal caldo si prese la
briga di fermarla o di interrogarla, in quanto dava l'impressione di avere ogni diritto di trovarsi l.
In realt la sua supposta indifferenza era soltanto ingenuit e la freddezza era una patina
glaciale che serviva a nascondere il suo terrore e la sua confusione.
Trascorse le ore che seguirono a girovagare per le strade afose, polverose e sovraffollate di
Palanthas, dove ad ogni svolta le capitava di vedere qualcosa che la stupiva, la terrorizzava,
l'abbagliava o le repelleva. Mentre camminava non aveva idea di dove stesse andando o di cosa stesse
facendo, sapeva soltanto che in qualche modo doveva trovare questo Lord Dalamar, e supponeva che
dopo avergli parlato avrebbe dovuto procurarsi un luogo dove dormire.
Nelle sue spiegazioni il Protettore aveva fatto qualche vago accenno a cose come un alloggio,
un lavoro e guadagnare denaro, ma non aveva potuto essere pi preciso perch nel corso della sua
lunga vita aveva avuto soltanto contatti limitati con gli umani e pur avendo sentito esprimere concetti
come lavorare per guadagnarsi il pane aveva solo una vaga idea di cosa essi significassero in effetti.
Usha non aveva neppure quella vaga idea.
Mentre camminava si sofferm spesso a contemplare a bocca aperta gli adorni edifici, cos
diversi dalle piccole abitazioni ad un solo piano degli Irda, che torreggiavano su di lei e parevano pi
alti dei pini: era sperduta in una foresta di marmo, e quanta gente c'era tutt'intorno! Le persone che le
capitava di vedere nell'arco di un minuto nelle strade di Palanthas erano pi numerose di quelle che
aveva visto durante un'intera vita fra gli Irda, e tutte sembravano avere una fretta spaventosa che le
portava a correre e spingere e affannarsi, arrossate in volto e con il fiato corto. In un primo tempo lei si
chiese con timore se la citt si trovasse in un qualche stato di emergenza, come per esempio una guerra,
ma le bast una domanda ad una ragazza impegnata ad attingere acqua da un pozzo per apprendere che
era soltanto giorno di mercato e che nonostante questo la citt era insolitamente tranquilla, forse a
causa della calura eccessiva.
Nelle vicinanze della baia il caldo era gi stato notevole, tanto che il riflesso del sole sull'acqua
le aveva arrossato la carnagione chiara per quanto si fosse tenuta all'ombra, ma almeno laggi sui moli
era stato ancora possibile avvertire in parte la brezza che soffiava dall'oceano, un sollievo che non
esisteva nella citt vera e propria, dove il calore emanava dall'acciottolato e minacciava di friggere
quanti si aggiravano per le strade come se ogni via si fosse mutata in una graticola rovente.
Nonostante questo le vie erano comunque pi fresche dell'interno delle botteghe e delle case: i
commercianti che non potevano abbandonare i loro negozi si facevano aria con i ventagli e tentavano di
evitare di assopirsi, mentre i poveri avevano abbandonato le loro case e adesso dormivano nei parchi o
sui tetti, nella speranza d'intercettare un minimo alito di brezza; i ricchi rimanevano invece all'interno
delle loro dimore rivestite in marmo, bevevano vino tiepido (in quanto non c'era pi ghiaccio perch la
neve sul la cima delle montagne si era sciolta quasi completamente) e si lamentava no languidamente
per la calura.
Il fetore di troppi corpi sudati costretti ad affollarsi gli uni vicino agli altri misto a quello dei
rifiuti esposti ai raggi roventi del sole, minacci di togliere il respiro ad Usha e di causarle un accesso
di vomito, inducendola a chiedersi come potesse chiunque vivere in mezzo ad una simile puzza, anche
se la ragazza con cui si era fermata a parlare sosteneva invece di non avvertire altro odore che quello
proprio di Palanthas durante l'estate.
Durante quelle lunghe ore di calura Usha si aggir per tutta Palanthas, continuando a
camminare senza posa nei suoi vagabondaggi privi di meta che la portarono accanto ad un edificio
enorme che qualcuno le spieg essere la Grande Biblioteca... un luogo che lei ricordava di aver sentito
nominare dal Protettore con parole di estremo rispetto, definendola la fonte di tutto il sapere del mondo.
Pensando che quello potesse essere un posto adatto a chiedere dove trovare Lord Dalamar, Usha
intercett un giovane dalla veste marrone che stava passeggiando nei giardini della Grande Biblioteca e
gli rivolse la sua domanda: sgranando gli occhi, il giovane indietreggi di sei passi e indic verso una
strada.
Seguendo le sue indicazioni, Usha emerse da un vicolo e si venne a trovare all'ombra di una
torre dall'aspetto orribile, circondata da un boschetto di alberi cupi, e mentre fino a poco prima era stata
madida di sudore di colpo si scopr cos gelata da rabbrividire a causa di una gelida umidit che
sembrava esalare da quel bosco. Tremando, si gir e si allontan in tutta fretta, provando un sincero
sollievo nel trovarsi di nuovo immersa nella rovente luce solare. Quanto a Lord Dalamar,
evidentemente il monaco si era sbagliato, perch di certo nessuno poteva vivere in un posto tanto
spaventoso.
Riprendendo a girovagare oltrepass uno splendido edificio che un'iscrizione identificava come
il tempio di Paladine, attravers dei parchi e costeggi le abitazioni splendide ma sterili dei ricchi (che
scambi per dei musei), contempl botteghe piene di cose meravigliose, che andavano dai gioielli alle
armi e ad armature simili a quelle che aveva visto indosso ai giovani cavalieri giunti sull'isola.
E dovunque incontr orde di persone.
Sperduta, confusa, incerta sul perch fosse stata mandata in questa sconcertante citt, continu i
suoi vagabondaggi lungo le strade, sentendosi indebolita dalla calura e dalla stanchezza, e fu soltanto a
poco a poco che si rese conto che le persone che incontrava la fissavano con attenzione e a volte
arrivavano addirittura a fermarsi per contemplarla con manifesto stupore; altri, per lo pi uomini vestiti
alla moda, si toglievano il cappello e le sorridevano in modo affabile.
Usha ritenne naturalmente che quelle persone si stessero facendo beffe del suo aspetto e pens
che erano molto crudeli: sudata, infelice e in vena di autocompassione, si chiese come avesse potuto il
Protettore mandarla in un posto tanto orribile... finch non arriv gradualmente a rendersi conto che le
occhiate e gli inchini erano invece segni di aperta ammirazione.
Assalita dal vago sospetto che il viaggio intrapreso potesse aver alterato il suo aspetto, si
sofferm allora davanti ad una vetrina per studiare la propria immagine riflessa; il vetro le restitu
un'immagine ondulata e distorta, ma non pi di quanto facesse di solito la polla d'acqua che a casa
usava come specchio, e lei pot constatare che non era minimamente cambiata: i suoi capelli avevano
sempre il consueto colore fra il lino e l'argento, gli occhi conservavano la loro tonalit bizzarra e i
lineamenti, per quanto regolari, mancavano della modellata, squisita bellezza propria degli Irda. Come
sempre in passato, lei continuava ad essere, almeno ai suoi stessi occhi, una persona insignificante.
Che gente strana disse fra s quando un giovane si distrasse per fissarla a tal punto da andare
a sbattere contro un albero.
Alla fine, quando ormai aveva quasi consumato le suole degli stivali di cuoio a furia di
camminare, si accorse che il sole rovente stava infine tramontando, che le ombre degli edifici si stavano
allungando e che l'aria era leggermente pi fresca; al tempo stesso il numero delle persone presenti
nelle strade stava diminuendo, le madri si affacciavano sulle soglie per richiamare a casa i figli, e nel
guardare attraverso le finestre di parecchie belle abitazioni lei vide pi di una famiglia nell'atto di
sedersi per consumare il pasto serale mentre lei era l stanca, logorata e sola, non aveva un posto dove
trascorrere la notte e cominciava ad avere una fame spaventosa.
Il Protettore l'aveva rifornita di cibo per il viaggio, ma lei lo aveva mangiato tutto prima di
arrivare a Palanthas e si stava ormai chiedendo come risolvere quel problema quando i suoi passi la
portarono per puro caso nel cuore della sezione mercantile della citt.
I venditori erano nell'atto di chiudere le loro bancarelle in previsione della fine della giornata, e
nel guardarsi intorno Usha scopr infine come facesse la gente a procurarsi il cibo in quella citt: a
quanto pareva, qui a Palanthas non lo servivano sulla tavola ma lo distribuivano nelle strade, una cosa
che trov alquanto strana, come del resto ogni cosa in quella citt.
Avvicinatasi ad una bancarella su cui rimanevano soltanto pochi frutti assortiti, ormai secchi e
avvizziti per essere stati esposti al sole tutto il giorno ma per lei simili ad un succulento banchetto,
raccolse parecchie mele e ne divor subito una, riponendo le altre in una delle sue sacche.
Lasciata la bancarella della frutta si avvicin a quella di un panettiere e aggiunse una forma di
pane al suo pasto. Si stava guardando intorno alla ricerca di un'altra bancarella che offrisse invece del
vino quando intorno a lei scoppi un vero e proprio pandemonio.
Prendetela! Fermatela! una ladra! Una ladra!

CAPITOLO QUARTO.

Un'aggressione. Arresto. Tasslehoff sorpreso.
Usha fiss con stupore un uomo alto e magro che indossava un grembiule di cuoio e che le
stava saltellando intorno.
Ladra! grid questi, indicandola. Ha rubato la mia frutta!
scappata con il mio pane ansim una donna sporca di farina, che era sopraggiunta di corsa
alle spalle del fruttivendolo. Eccolo l che sporge dalla sua sacca. Ridammelo, poco di buono! Con
quel esclamazione la fornaia si protese per recuperare il pane ma Usha la ferm con un colpo deciso
alla mano.
I fannulloni e i ruffiani che in genere bazzicano i mercati, bevendo vino da pochi soldi e
aspettando che succeda qualcosa, furono pronti a intuire che stava accadendo qualcosa d'interessante e
ben presto una folla ostile e sogghignante si raccolse intorno ad Usha, mentre un uomo lacero
dall'aspetto zotico si protendeva ad afferrarla.
Mi offro di perquisirla! esclam. Mi sembra proprio che abbia nascosto quelle mele nella
casacca. La folla scoppi a ridere e si fece pi vicina.
Usha non aveva mai subito un cos rude trattamento. Viziata, coccolata, allevata in una societ
di persone che non alzavano mai neppure il tono di voce e tanto meno le mani, rimase tanto sconvolta
che per poco non svenne: non aveva armi, perch non aveva neppure pensato a portarne con s, e il suo
panico era tale che non pens a ricorrere agli oggetti magici che gli Irda le avevano dato e che
comunque non sapeva come usare perch non aveva prestato attenzione alle istruzioni che le erano
state impartite.
Poi le mani sporche dell'uomo le lacerarono la casacca e si protesero a toccare avidamente la
carne sottostante mentre tutt'intorno la folla gridava incoraggiamenti.
In Usha il panico cedette il posto alla furia e in lei si svegli la ferocia di un animale messo con
le spalle al muro che la spinse a colpire selvaggiamente con la forza che derivava dal terrore,
picchiando, mordendo e scalciando senza sapere se stava facendo del male a qualcuno e senza che
gliene importasse perch in quel momento voleva ferire e annientare tutti coloro che vivevano in quel
odiosa citt.
Adesso basta, ragazza ingiunse d'un tratto una voce limpida e decisa, mentre mani forti le
afferravano un braccio, imprimendo una dolorosa torsione, e la nebbia rossa che le velava lo sguardo
infine si dissolveva.
Sbattendo le palpebre Usha annasp per respirare e si guard intorno con espressione stordita:
chi l'aveva immobilizzata era un uomo alto e muscoloso che indossava una tunica e calzoni rossicci e
che aveva un'aria ufficiale. L'arrivo della guardia ebbe l'effetto di indurre la folla a disperdersi
borbottando commenti coloriti sulle guardie che rovinavano sempre il divertimento, lasciandosi alle
spalle l'uomo che aveva cercato di aggredire Usha e che adesso si contorceva al suolo gemendo, con le
mani strette intorno all'inguine.
Chi ha dato inizio a tutto questo? domand allora la guardia, guardandosi intorno con occhi
severi.
Ha rubato del pane dalla mia bancarella, vostro onore esclam la fornaia, e poi ha cercato di
assassinarci tutti.
E quelle sono le mie mele accus il venditore di frutta. Le ha prese e se n' andata come se
niente fosse.
Non avevo intenzione di rubare protest Usha, tirando su con il naso. Dopo tutto le lacrime
erano sempre tornate utili quando si era trovata nei guai con Prot, e ricadere nelle vecchie abitudini era
facile. Ho pensato che il pane e la frutta fossero a disposizione di chi li voleva continu,
asciugandosi gli occhi. Non volevo fare del male a nessuno, ma sono stanca e sperduta e ho fame, e
quando quel uomo... mi ha toccata... Quel orribile ricordo fece scaturire lacrime sincere che indussero
la guardia a fissarla con aria impotente e a cercare di confortarla.
Avanti, non piangere. Probabilmente il caldo ti ha dato alla testa. Adesso paga ci che devi a
queste persone e chiuderemo l'incidente, d'accordo? sugger, incenerendo con un'occhiata i due
venditori che lo fissarono a loro volta in tralice ma annuirono con riluttanza.
Io non ho denaro singhiozz per Usha.
Una vagabonda! scatt il fruttivendolo.
Direi che qualcosa di peggio sbuff la donna. Guarda quel suo vestiario straniero... la
voglio vedere frustata pubblicamente. La guardia parve contrariata, ma la situazione non le lasciava
molte alternative in quanto adesso il pane conteso giaceva in mezzo alla strada perch durante la lotta
era caduto dalla sacca di Usha, che odorava di succo di mele prossime a marcire.
Provvedere il magistrato a risolvere questa questione decise infine. Andiamo ragazza... e
venite anche voi due, se volete fare una denuncia. Poi si allontan insieme ad Usha, seguito dai due
venditori, la donna pervasa di legittima indignazione e l'uomo un po' perplesso e preoccupato perch
cominciava a chiedersi se quella storia gli sarebbe costata dei soldi.
Stordita ed esausta, Usha non bad a dove la stavano conducendo e procedette accanto al suo
catturatore con passo incespicante e a capo chino perch non desiderava vedere altro di quel luogo
orribile. Vagamente si rese conto che stavano lasciando la strada per entrare in un grande edificio fatto
interamente di pietra, con un'enorme porta di legno sorvegliata da altri uomini che portavano la stessa
divisa carminia della sua scorta e che aprirono il battente in modo da permettere alla guardia di portarla
dentro.
La stanza dalle pareti di pietra in cui venne condotta risult fresca e ombrosa in modo piacevole
dopo la luminosit e il calore che regnavano in strada, e Usha cominci a guardarsi intorno, ignorando
la discussione in corso fra la guardia e i due venditori, perch anche se vi era coinvolta quella storia
non sembrava avere nulla a che fare con lei, era come una sorta di incubo connesso a quest'orribile citt
che avrebbe lasciato non appena avesse consegnato la sua lettera. Un uomo grosso dall'aria annoiata
sedeva ad una scrivania ed era intento a scrivere qualcosa su un libro dalle pagine unte; alle sue spalle
si allargava una stanza enorme piena di persone che sedevano o giacevano sul freddo pavimento di
pietra, separate dall'esterno da grosse sbarre di ferro che andavano dal soffitto al pavimento.
Ecco una bella ladra, carceriere. Rinchiudila con gli altri fino a domattina, quando il
magistrato ascolter il suo caso. L'uomo grosso sollev lo sguardo, vide Usha e sgran gli occhi.
Se la Corporazione dei Ladri ha cominciato ad assumere reclute con il suo aspetto credo che
entrer anch'io a farne parte dichiar in tono sommesso, rivolto alla guardia, poi prosegu: Dunque,
ragazza, dovrai lasciare quelle sacche in mia custodia.
Cosa? Perch? Non le toccate! esclam Usha, stringendosi al petto le sue poche cose.
Probabilmente le riavrai garant la guardia, con una scrollata di spalle. Avanti, ragazza, non
causare problemi, considerato che sei gi abbastanza nei guai. Usha continu a tenere strette a s le
sacche e infine l'uomo grosso sugger di togliergliele con la forza.
No, non mi toccate! ingiunse Usha, poi si spogli con riluttanza di entrambe le sacche, una
pi piccola per i vestiti ed una pi grande per i regali, e le pos sulla scrivania davanti al carceriere.
Devo avvertirti che alcuni di quegli oggetti sono magici e richiedono di essere trattati con
rispetto. Inoltre ho con me una pergamena che devo consegnare a qualcuno chiamato Lord Dalamar. Io
non so chi sia, ma sono certa che non sarebbe contento di sapere che avete ficcato il naso nelle sue
cose. Era stata sua speranza fare impressione sugli uomini che l'avevano catturata e infatti ci riusc,
anche se non proprio nel modo voluto. Il carceriere, che gi stava frugando con impazienza nelle
sacche, ritrasse di colpo la mano come se si fosse trattato di un'invenzione degli gnomi che aveva ogni
probabilit di esplodere da un momento all'altro.
Ritiro tutte le accuse! grid contemporaneamente il fruttivendolo, dirigendosi verso l'uscita.
una strega dichiar invece la panettiera, rifiutando di farsi intimidire. Del resto io lo avevo
immaginato. Bruciatela sul rogo.
Non facciamo pi di queste cose ribatt con un ringhio il carceriere, che per appariva pallido
e scosso. Dalamar, hai detto?
S, l'ho detto conferm Usha, che era notevolmente stupita da tutta quel agitazione; vedendo
per che quel nome aveva una certa importanza per queste persone fu pronta ad avvantaggiarsene.
Inoltre sar meglio che mi trattiate bene minacci, altrimenti sono certa che Lord Dalamar ne sar
contrariato. I due uomini conferirono a bassa voce.
Come dobbiamo regolarci? domand il carceriere.
Manda a chiamare Lady Jenna. Lei sapr cosa fare replic l'altra guardia.
Vuoi che la metta in cella?
Tu vorresti forse lasciarla libera di circolare a suo piacimento? Alla fine della conversazione
Usha venne scortata con ogni rispetto verso la grande stanza alle spalle delle sbarre di ottone, e
immediatamente si trov circondata da quelli che in un primo momento le parvero bambini umani. Si
stava gi chiedendo di che sorta di crimini si potessero essere macchiati quei bambini quando sent il
carceriere imprecare contro di loro.
Indietro, dannati kender! Un momento, dove sono le mie chiavi? Ah, razza di furfante,
restituiscimele! Trova da sederti, signora grid il carceriere, mentre cercava invano di afferrare i
kender. Qualcuno arriver presto a prenderti. Un momento, cosa ci fai tu con la mia pipa? E tu lascia
andare quella sacca altrimenti Gilean mi testimone che io ti... Borbottando e imprecando il
carceriere lasci la cella e torn con gratitudine alla sua scrivania.
Nel frattempo Usha prese a osservare con interesse quelli che Prot aveva definito gli allegri
ladri di Krynn: dunque questi erano i kender che lei aveva avuto il desiderio d'incontrare! Quanto a
conoscerli, risult non essere un problema perch essi erano sempre curiosi e pronti a fare amicizia con
qualsiasi straniero che entrasse in quella che consideravano la loro cella.
Parlando tutti insieme e ponendole trenta domande nello spazio di pochi secondi, i kender le
sciamarono intorno, ciangottando, ridacchiando, toccando e tastando, e d'un tratto Usha si sent
sopraffare da tutto l'insieme... il rumore, il caldo, la paura e la fame... ed ebbe l'impressione che la
stanza cominciasse a sussultare e ad oscillare, che nell'aria saettassero stelle scintillanti.
Quando torn ad essere consapevole di cosa la circondava si trov stesa sul pavimento con il
volto ansioso di uno dei kender chino su di lei. Quel particolare kender sembrava pi vecchio degli
altri, a giudicare dalle linee sottili che gli segnavano gli occhi e dai segni d'espressione che
sottolineavano la bocca; i lunghi capelli striati di grigio erano raccolti in un nodo sulla sommit della
testa in modo che ricadessero sulle spalle e il suo volto era piacevole, cordiale e curioso come quello di
un bambino o di tutti gli altri kender, ma sembrava al tempo stesso avere un'espressione pi adulta.
Quando uno degli altri kender cerc di avvicinarsi a lei quello pi anziano lo allontan con un
gesto deciso e parve incutere rispetto anche ad alcuni umani dall'aspetto rozzo che erano chiusi a loro
volta in cella, in quanto essi badarono a mantenersi a distanza.
Cosa successo? domand Usha, lottando per sollevarsi a sedere.
Sei svenuta spieg il kender, e credo proprio che dovresti restare sdraiata ancora per un po'.
A me non mai capitato di svenire... almeno non che mi ricordi, e continuo a ripetermi che una cosa
che prima o poi dovrei sperimentare, anche se non sembro mai riuscirci. Come ti senti? La guardia ha
detto che probabilmente sei svenuta perch un po' di tempo che non mangi e che ti saresti ripresa
presto... il che quello che hai fatto! Hai fame? Fra circa un'ora ci porteranno del pane e della zuppa.
Qui il cibo buono, e Palanthas ha una prigione molto bella, la migliore di tutto Ansalon. Sai che hai
degli occhi davvero notevoli? Sono di un bel colore dorato e hanno un che di familiare... sei certa che
non ci siamo mai incontrati? Ti capitato forse di andare a Solace?
Non credo proprio rispose stancamente Usha, perch anche se le chiacchiere del kender la
confortavano la sua raffica di domande aveva l'effetto di confonderla. Non ho mai sentito parlare di
Solace. Si sentiva orribilmente, con la testa che doleva e lo stomaco vuoto che le si contraeva, e
sebbene Prot l'avesse messa in guardia contro i kender, quella era la prima persona da lei incontrata che
le stesse rivolgendo la parola in tono gentile. Guardandosi intorno, si accorse poi di avere la testa
appoggiata su qualcosa che doveva essere il mantello del kender, almeno a giudicare dal suo colore
verde intenso che era lo stesso dei pantaloni che lui aveva indosso.
Chi sei? gli chiese con gratitudine, cercando di sorridere.
Il kender apparve dapprima sconvolto e poi seccato.
Non mi sono presentato? esclam. Gi, suppongo di averlo dimenticato: stavo per farlo
proprio quando sei svenuta. Mi chiamo Tasslehoff Burrfoot disse quindi, protendendo una piccola
mano bruna, ma i miei amici mi chiamano tutti Tas. Qual il tuo nome?
Usha rispose lei, stringendo solennemente la mano offertale.
Soltanto Usha? La maggior parte degli umani ha due nomi.
Soltanto Usha.
In ogni caso un nome grazioso, abbastanza da valere quanto due nomi insieme decise il
kender, poi riprese a scrutarla con aria pensosa e aggiunse: Sai, Usha, tu mi ricordi decisamente
qualcuno, e mi chiedo di chi si possa trattare. Lei non lo sapeva e non le importava. Sentendosi
protetta dalla vicinanza del suo nuovo amico chiuse gli occhi e si concesse di rilassarsi fino a scivolare
nel sonno, ed era ormai al limite della sfera cosciente quando sent ancora la voce del kender.
Ci sono! mormor questi, in tono pieno di meraviglia. Ha gli occhi dorati... proprio come
Raistlin!

CAPITOLO QUINTO.

La maga. Una sorpresa per Jenna.
L'odore della zuppa calda svegli Usha dal suo sonnellino. Sentendosi meglio adesso che aveva
riposato un poco, si sollev a sedere con le spalle appoggiate alla parete di pietra e bevve il brodo di
pollo da una ciotola scheggiata, chiedendosi cos'altro le sarebbe successo e pensando che se non altro
aveva risolto il problema di trovare un luogo dove dormire, considerato che fuori era ormai scesa la
notte e che adesso la cella era buia, rischiarata soltanto da qualche torcia tremolante affissa alla parete
adiacente l'ingresso della prigione.
Sembri ancora affamata osserv il kender, Tas, dopo aver bevuto a sua volta il brodo, e le
porse la propria porzione di pane scuro aggiungendo: Prendi anche questo. Pur avendo finito il suo
pane in tre morsi, Usha esit.
Sei certo di non volerlo? domand.
Non ti preoccupare replic Tas, scuotendo il capo. Se dovessi avere fame probabilmente
trover nelle mie sacche qualcosa da mangiare garant, indicando parecchie sacche gonfie che
pendevano dal suo corpo snello.
Come hai fatto a tenere con te le tue cose? domand Usha, accigliandosi. A me hanno preso
tutto.
Oh, cos che succede sempre rispose Tas, scrollando le spalle. Non so il perch, ma non
prendono mai nulla a noi kender, forse perch non hanno spazio a sufficienza per le nostre cose, dato
che durante i nostri viaggi abbiamo la tendenza a collezionare oggetti, o forse perch la mattina dopo
sarebbe difficile determinare a chi appartengono le diverse cose... anche se a noi non importerebbe in
modo particolare perch condividiamo tutto prosegu, indicando gli altri membri della sua razza che
adesso si stavano tirando addosso a vicenda pezzi di pane.
Lo fa anche la mia gente osserv irriflessivamente Usha.
La tua gente? Qual la tua gente? E da dove vieni? Di certo non sei di queste parti dichiar
Tas, annuendo in modo cos enfatico che la coda in cui erano raccolti i suoi capelli gli oscill intorno
alla testa, colpendolo sul naso.
Come fai a dirlo? ribatt Usha, ignorando le domande.
Ecco... cominci Tas, fissandola e facendo una pausa di riflessione. Tanto per cominciare
sei vestita in maniera diversa e parli in maniera diversa... usi le stesse parole ma le pronunci in un modo
strano. Per di pi sei cento volte pi graziosa di qualsiasi donna che io abbia mai visto, con la sola
eccezione di Laurana... la moglie di Tanis, ma probabilmente tu non lo conosci, vero? No, immagino
di no. Oh, e poi c' anche Tika, che ha sposato Caramon... lo hai mai sentito nominare? Aveva un
fratello gemello di nome Raistlin. Nel pronunciare quelle parole Tas guard la ragazza in un modo
strano che le fece ricordare di averlo sentito pronunciare il nome Raistlin mentre era in procinto di
scivolare nel sonno; peraltro non riusciva a rammentare cosa avesse detto il kender al riguardo, ma
questo non aveva importanza perch non aveva mai sentito nominare nessuna di quelle persone, come
disse ora a Tas.
Quanto all'essere graziosa, so che sei ben intenzionato ma non necessario che tu menta. So
come sono aggiunse con un sospiro.
Io non sto mentendo protest Tas. I kender non mentono mai. Se non mi credi puoi
chiederlo a quegli uomini laggi nell'angolo, che poco fa stavano facendo commenti su di te... ecco, a
pensarci bene forse meglio che non parli con loro perch sono brutta gente. Sono dei ladri!
Tu non sei un ladro? domand Usha, alquanto confusa.
Per la barba del grande Paladine, no! ribatt Tas, sgranando gli occhi per l'indignazione.
Allora perch sei qui in prigione?
Si trattato di un errore spieg allegramente il kender. una cosa che succede di continuo a
noi kender... addirittura ogni giorno, pensa un po'! Naturalmente loro sanno che si tratta di un errore
prosegu, accennando con la testa in direzione del guardiano, quindi non ci accusano mai di nulla e al
mattino ci lasciano liberi... poi passano la giornata a radunarci di nuovo tutti e la notte ci riportano qui.
Questo d loro qualcosa da fare, capisci? In realt Usha non aveva capito molto, ed era pi che altro
concentrata ad escogitare un modo per ottenere informazioni dal kender senza destare i suoi sospetti.
Forse puoi spiegarmi una cosa, Tas disse infine. L da dove provengo la mia gente vive in
un modo molto simile al vostro e noi condividiamo ogni cosa, mentre qui tutti sembrano cos... ecco,
cos avidi. Avevo fame, quindi ho preso un po' di mele dalla bancarella di un uomo. Quei frutti erano
talmente appassiti che l'indomani avrebbe dovuto buttarli in ogni caso, quindi perch si infuriato
tanto? E anche quella donna... l'indomani il pane che ho preso sarebbe comunque diventato stantio.
Capisco cosa intendi dire, ed ha a che vedere con le cose spieg Tas. Gli umani sono molto
attaccati alle cose, amano possederle e quando si stancano di possederle non le regalano ma pretendono
di ottenere qualcos'altro in cambio. Ricordalo e te la caverai ottimamente. A proposito, Usha, da dov'
che vieni? Era una domanda noncurante, e probabilmente il kender era soltanto curioso, ma Usha
ricord l'avvertimento del Protettore di non rivelare che lei aveva vissuto presso gli Irda.
Non vengo da un posto preciso rispose, osservando il kender da sotto le palpebre
semiabbassate per controllare la sua reazione. Giro di qua e di l senza fermarmi mai molto in un
posto.
Sai, Usha, saresti una kender eccellente comment Tas, con ammirazione. E dici di non
essere mai stata a Solace?
Oh, possibile che ci sia stata, ma per me un posto uguale all'altro... e chi riesce a ricordarne
i nomi?
Io ci riesco! E traccio delle mappe. Per il motivo per cui ti ho chiesto se eri mai stata a Solace
che sei molto somigliante... In quel momento si sent un tintinnare di chiavi nella serratura e il
carceriere entr nella cella, questa volta munito di un bastone di cui si serv per tenere lontani i kender
mentre scrutava l'interno ombroso della stanza. Dov' la nuova prigioniera? chiese, poi individu
Usha e aggiunse: Tu, laggi... c' qualcuno che ti vuole parlare.
Vuole parlare con me? domand Usha, pensando che l'uomo dovesse essersi sbagliato.
Con te. Adesso sbrigati perch Lady Jenna non ha tutta la notte a disposizione. Sconcertata,
Usha guard verso Tas in cerca di delucidazioni.
Lady Jenna un mago dalla veste rossa spieg questi. Possiede un negozio di articoli per
maghi gi in citt... un posto davvero meraviglioso!
E cosa vuole da me? insistette Usha.
Il carceriere la chiama sempre perch ispezioni qualsiasi oggetto da lui confiscato che sembri
essere magico. Hai con te qualcosa che potrebbe esserlo?
Forse ammise Usha, mordendosi un labbro.
Tu! Ladra di mele! chiam il carceriere, che stava pungolando con il bastone i kender
ridacchiami. Vieni subito qui!
Avanti, Usha la incit Tas, alzandosi e porgendole la mano. Non devi avere paura, Lady
Jenna davvero simpatica e lei ed io ci conosciamo da tempo... sono stato buttato spesso fuori dal suo
negozio. Usha si alz in piedi senza accettare la mano del kender, poi atteggi il volto ad
un'espressione di noncurante indifferenza e si avvi verso la porta dalle sbarre di ferro.
Il carceriere le permise di varcare la soglia e afferr Tasslehoff proprio mentre gli stava
sgusciando accanto nascosto nell'ombra di Usha. Un momento, mastro Burrfoot, dove pensi di
andare? domand. A salutare Lady Jenna, naturalmente. Non vorrei sembrare scortese.
Ma davvero? Ebbene, adesso cerca di essere obbediente e cortese e torna nella tua cella
ritorse il carceriere, assestandogli una spinta e chiudendogli la porta in faccia. Tas per si aggrapp alle
sbarre e sbirci fuori nel tentativo di vedere la maga.
Salve, Lady Jenna! grid, agitando le piccole braccia. Sono io, Tasslehoff Burrfoot, uno
degli Eroi delle Lance! Nel sentire quel grido, una donna che indossava un mantello di velluto rosso
dotato di cappuccio e che era ferma accanto alla scrivania del carceriere si gir verso il kender e gli
rivolse un freddo sorriso accompagnato da un fugace cenno del capo, poi torn a concentrarsi su quello
che stava facendo... e cio passare al vaglio i beni personali di Usha che adesso erano disposti in una
fila ordinata sulla scrivania.
Eccola qui, Lady Jenna, questa la ragazza che ha chiesto di vedere il Signore della Torre.
La donna trasse indietro il cappuccio per vedere meglio, mostrando cos un volto umano adorabile ma
freddo, come se fosse stato intagliato dallo stesso marmo bianco degli edifici cittadini. Intensi occhi
scuri esaminarono accuratamente Usha, dando l'impressione di trapassarla da parte a parte.
Sotto quel esame lei sent lo stomaco che le si serrava, le gambe che tremavano e la bocca che
le si seccava, perch si rese conto in un istante che quella donna sapeva ogni cosa e non pot fare a
meno di chiedersi che ne sarebbe stato ora di lei. Prot infatti l'aveva avvertita che gli umani
consideravano gli Irda alla stregua degli orchi, se non ancora peggiori... e che uccidevano gli orchi
senza piet.
Vieni pi vicina, bambina, la invit la donna, con un cenno di una mano snella e ben
modellata. Vieni sotto la luce. Probabilmente la maga non era molto pi anziana della stessa Usha,
ma l'aura di mistero, di potere e di magia che l'avviluppava le conferiva un'autorit superiore ai suoi
anni.
Decisa a non permettere alla donna di vedere quanto fosse intimidita, Usha avanz con passo
deciso, entrando nel cerchio di luce delle torce, e immediatamente Jenna sgran gli occhi,
indietreggiando di un passo e trattenendo il respiro. Che Lunitari ci benedica! sussurr. Con un
rapido movimento torn quindi a sollevare il cappuccio e si gir verso il carceriere, ordinando:
Affiderai la prigioniera alla mia custodia, insieme a tutte le sue cose. Nel parlare raccolse i doni degli
Irda, maneggiando ogni oggetto con cura e con rispetto nel riporlo al sicuro nella sacca di Usha, mentre
il carceriere la guardava con aria sospettosa.
Avevo ragione, vero, Lady Jenna? domand infine l'uomo. Quelle cose sono magiche.
Hai fatto molto bene a mandarmi a chiamare, Torg. Sono lieta di vedere che hai imparato la
lezione per quanto concerne il maneggiare oggetti strani. Non stato facile annullare quel incantesimo
a cui ti eri involontariamente assoggettato.
Prometto che non far mai pi una cosa del genere, Lady Jenna! rabbrivid il carceriere.
Puoi prenderti quella ragazza, ma devi firmare per la sua liberazione perch adesso lei diventer una
tua responsabilit, e se dovesse saccheggiare un'altra bancarella di frutta...
Non sacchegger altre bancarelle tagli corto Jenna, raccogliendo le sacche di Usha. Vieni
con me, bambina. A proposito, qual il tuo nome?
Usha... e rivoglio le mie cose dichiar lei, con voce pi alta di quanto fosse stata sua
intenzione e quando Jenna inarc le sopracciglia senza ribattere arross violentemente. Sono mie
insistette peraltro, in tono cupo. Non le ho rubate.
Di questo sono consapevole replic Jenna, perch oggetti arcani cos preziosi non si
lasciano rubare e gettano una maledizione su chiunque sia tanto stolto da provarci aggiunse,
scoccando un'occhiata al carceriere, che arross, chin il capo e prese a scrivere furiosamente qualcosa
sul suo libro di annotazioni mentre Jenna consegnava le sacche alla ragazza, che le prese e la segu
verso l'ingresso della prigione.
Ti ringrazio per avermi fatta uscire di qui, signora disse. Se c' qualcosa che posso fare per
te, baster che tu me lo dica. Dov' il tuo negozio? Forse qualche volta passer da esso.
Puoi essere certa che lo farai ribatt Jenna, tornando a sorridere, e proprio adesso. Non ti
preoccupare, Usha, ho intenzione di portarti esattamente dove vuoi andare.
E dove sarebbe? domand Usha, sgomenta, sentendosi venire meno.
A vedere Dalamar, naturalmente. Il Signore della Torre sar molto interessato a incontrarti,
Usha.
Ci puoi scommettere! intervenne una vocetta acuta alle loro spalle. Riferisci a Dalamar che
Tasslehoff Burrfoot lo saluta. Dimmi, Lady Jenna, non pensi anche tu che Usha somigli terribilmente a
Raistlin? La maga si arrest e per il tempo che si poteva impiegare per contare fino a dieci rimase del
tutto immobile, poi si gir lentamente e torn sui suoi passi.
Usha intanto rimase accanto alla porta, chiedendosi se doveva tentare la fuga, considerato che
non pensava di poter arrivare lontano dato che aveva le gambe che sembravano fatte di gelatina.
E poi, dove poteva fuggire? Alla fine si appoggi stancamente allo stipite e attese.
Affida alla mia custodia anche quel kender ingiunse intanto Jenna al carceriere.
Ne sei certa, signora? obiett Torg, accigliandosi. una dannata seccatura...
Ne sono certa ritorse Jenna, con una sfumatura fredda e tagliente come l'acciaio nella voce.
Avanti, liberalo. Preso il mazzo delle chiavi, Torg si affrett ad avvicinarsi alla porta della cella e ad
aprirla: Tasslehoff varc subito la soglia con passo trionfante, con la coda che dondolava e le sacche
che oscillavano, e and a porgere cortesemente la mano a Jenna.
Come va? salut. Non credo che siamo mai stati presentati formalmente: io sono
Tasslehoff...
So chi sei tagli corto Jenna, e credo che Dalamar avr piacere di fare quattro chiacchiere
con te.
Meraviglioso! Non lo vedo da anni. vero che il tuo amante? Avanti, non c' bisogno che
mi guardi in quel modo, me lo ha detto Caramon. Ha detto che voi due...
Comincia a camminare ingiunse Jenna, in tono piuttosto cupo, spingendolo fuori dalla
prigione e in mezzo alla strada. Procedi cinque passi pi avanti rispetto a me e tieni le mani dove
posso vederle. Usha, tu restami accanto.
Far strada io? domand Tas, in tono eccitato.
Se ti piace vedere la cosa in questo modo, s rispose Jenna. No, non in quella direzione,
stiamo andando fuori dalle mura cittadine e verso casa mia.
Credevo che dovessimo visitare la Torre della Grande Stregoneria! protest Tas. Volevo
attraversare il Boschetto di Shoikan... l'ho visto una volta da lontano: un posto davvero orribile,
malvagio e letale, e una volta ha quasi ucciso Caramon. Per favore, non possiamo passare da quella
parte?
Non essere ridicolo! scatt Jenna. Nessuna persona sana di mente, anche se mi rendo conto
che una definizione del genere esclude i kender, sarebbe disposta ad attraversare il Boschetto di
Shoikan, soprattutto di notte! Io stessa non attraverso quel bosco, anche se ho studiato alla Torre, e se
non ti dispiace condurr noi tutti fin l seguendo un percorso pi tranquillo. per questo che stiamo
tornando nella mia bottega. Tas rimase avvilito per un momento, poi scroll le spalle.
Oh, bene dichiar in tono allegro, se non altro andremo alla Torre. Sar divertente
aggiunse, guardando verso Usha mentre procedeva saltellando davanti a lei, per essere una persona
anziana di certo aveva ancora una quantit di energie. La Torre della Grande Stregoneria un posto
affascinante! Sono anni che non ci vado, bada bene, ma ricordo che piena di ogni sorta di magie, per
lo pi malvagie e tutte molto, molto potenti. Dalamar infatti un mago dalla veste nera, ma del resto
suppongo che tu gi lo sappia visto che lo vuoi incontrare. un elfo scuro e attualmente il mago pi
potente di tutto Ansalon... Usha si ferm di colpo e fiss il kender.
Una Veste Nera? Un elfo scuro? Ma... non possibile! Il Protettore non mi avrebbe mai
mandata da una persona del genere. Di certo... ecco, non possibile che ci sia un altro Dalamar? Una
risata simile ad un tintinnare di campanelle echeggi nel buio.
Continua a camminare disse quindi Jenna, reprimendo il proprio divertimento. E sii certa di
una cosa, bambina... esiste un solo Dalamar.

CAPITOLO SESTO.


La Torre della Grande Stregoneria. Una cena. Dalamar ha una sgradita sorpresa.



Alla luce del giorno la Torre della Grande Stregoneria di Palanthas era un luogo di terrore,
evitato da tutti, e di notte era addirittura orribile.
Una volta erano esistite cinque Torri della Grande Stregoneria, sparse in tutto il continente di
Ansalon, mentre adesso ne rimanevano soltanto due. Una di esse si trovava nella Foresta di Wayreth ed
era impossibile da raggiungere a meno che i maghi che vi dimoravano lo avessero voluto, nel qual caso
la foresta magica che circondava la torre rintracciava e guidava la persona destinata ad entrarvi.
La Torre della Grande Stregoneria di Palanthas era anch'essa quasi impossibile da raggiungere
perch era protetta dal Boschetto di Shoikan, una macchia di alberi abitata da guardiani nonmorti: il
terrore che esso generava era cos potente che la maggior parte delle persone non ne tollerava neppure
la vista, e soltanto coloro che erano fedeli alla Regina Takhisis o erano protetti da un particolare
amuleto fornito dal Signore della Torre potevano penetrare in quel bosco maledetto... e anche in quel
caso non lo facevano impunemente. Di conseguenza quanti si recavano alla torre per affari o, come nel
caso di Jenna, per piacere personale, sceglievano di solito una via meno pericolosa, percorrendo i
sentieri della magia.
Jenna scort i due prigionieri affidati alla sua custodia oltre la vecchia cinta di mura,
addentrandosi in quella che era conosciuta come la Citt Nuova. Costruita dai nani in un periodo
imprecisato dell'Era della Grandezza, Palanthas era infatti divisa in due sezioni, la Citt Vecchia e la
Citt Nuova, la prima circondata da mura e disposta secondo un'accurata pianta circolare, con otto
raggi che portavano al punto centrale in cui era situato il palazzo del signore della citt. Dal momento
che per Palanthas era da tempo cresciuta pi di quanto permettessero gli angusti confini della Citt
Vecchia, i suoi abitanti avevano costruito la Citt Nuova che si stendeva al di fuori delle mura ed era il
centro del distretto commerciale, sede delle principali corporazioni e delle dimore dei mercanti pi
abbienti.
Il negozio di articoli di magia di Jenna si trovava nella parte migliore della Citt Nuova, cosa
che causava un certo disagio ai proprietari delle botteghe vicine, che nutrivano una profonda diffidenza
nei confronti degli arcani clienti che lo frequentavano. D'altro canto era risaputo che Jenna era una
favorita di Dalamar, il Signore della Torre della Grande Stregoneria, e anche se la riconosciuta figura di
potere e di autorit della citt era il Signore di Palanthas, nessun cittadino avrebbe mai osato fare
qualcosa che potesse destare le ire del Signore della Torre.
Di conseguenza, pur lamentandosi a causa di Jenna, gli altri commercianti badavano a farlo in
privato.
Arrivata alla sua bottega, che era contrassegnata da un'insegna con lo stemma di tutte e tre le
lune, quella rossa, quella argento e quella nera, Jenna prese innanzitutto la precauzione di legare le
mani del kender con una corda di seta, procedendo soltanto dopo a rimuovere l'incantesimo che
proteggeva la porta e a far entrare i suoi ospiti.
Questo necessario? chiese Usha in tono indignato, indicando le mani legate del kender.
Lui non un ladro. Jenna si limit a fissarla inarcando le sopracciglia in modo tale da farla arrossire
e da indurla a chiedersi cosa avesse detto di tanto notevole.
A me non importa, davvero afferm intanto Tas, contemplando con ammirazione la corda di
seta che gli cingeva i polsi. Ci sono abituato.
pi per la sua protezione e per la nostra che perch io tema di perdere del denaro spieg
intanto Jenna, poi pronunci una parola che suon come l'infrangersi di una lastra di ghiaccio fragile e
una lampada si accese di colpo nella stanza mentre lei scoccava un'occhiata penetrante ad Usha e
aggiungeva: Non hai molta familiarit con i kender, vero? Usha pens freneticamente a ci che Prot
le aveva detto, desiderando di aver prestato maggiore attenzione alle sue parole, poi decise di bluffare
anche se aveva la sgomentante sensazione che era soltanto uno spreco di tempo.
Che strana domanda ribatt. ovvio che so tutto quello che c' da sapere sui kender. Non
sono forse sparsi per tutto Ansalon?
Sfortunatamente s, il che spiega la mia domanda. Da questa parte: mettila gi! esclam
Jenna in tono brusco, rivolta ad Usha che aveva appena preso una graziosa bottiglia per osservarla.
Una sola goccia di quella sostanza sulla tua pelle far staccare la carne a blocchi! Per carit, non
toccare niente altro! Sei peggio di un kender! Adesso venite con me, tutti e due. Usha ripose con
cautela la bottiglia sullo scaffale e serr con determinazione le mani dietro la schiena mentre si
affrettava a seguire la maga e tentava di vedere ogni cosa contemporaneamente con il risultato di
riuscire a vedere ben poco. L'impressione globale che riport in merito alla bottega fu dettata
dall'odore, che era affascinante e al tempo stesso repellente in quanto vasi di spezie e di erbe erano
riposti fianco a fianco con vasi che contenevano cose morte o putrescenti. Libri d'incantesimi, alcuni
dei quali polverosi e chiazzati di muffa, erano disposti con ordine sugli scaffali che coprivano un'intera
parete, e alcuni gioielli scintillavano all'interno di teche di vetro.
Il mio laboratorio in cantina disse Jenna, aprendo una porta. Non toccate nulla neppure
laggi! La porta, contrassegnata con simboli strani e indecifrabili, dava accesso ad una scala:
segnalato a Usha di seguirla, Jenna scort di persona Tasslehoff gi per la scala, tenendolo per i capelli
e assestandogli un doloroso strattone ogni volta che lui sembrava incline ad allungare le mani verso
qualcosa.
Il laboratorio risult essere nel sottosuolo, al di sotto del negozio: al loro ingresso nella stanza si
accese una luce, peraltro cos tenue e spettrale da illuminare ben poco e da costringere Usha a guardare
dove metteva i piedi nello scendere la scala.
Adesso state tutti e due fermi qui e non vi muovete! comand Jenna, quando arrivarono in
fondo, poi scomparve nell'ombra e dopo un po' la sentirono parlare con qualcuno a voce tanto bassa da
rendere impossibile capire cosa stesse dicendo. Durante l'attesa Tasslehoff accenn ad allontanarsi, ma
Usha fu pronta ad afferrarlo per il colletto della sua camicia verde.
Ha detto di non muoverci! lo rimprover.
Mi dispiace sussurr di rimando Tas, che appariva sinceramente contrito. Non volevo farlo,
sono stati i miei piedi. La testa ha detto loro di non muoversi, ma a volte ci che la mia testa pensa non
arriva fino a loro e i pensieri sembrano fermarsi da qualche parte all'altezza delle ginocchia. Non credi
che tutto questo sia terribilmente eccitante? Guarda laggi! sussurr con reverenziale meraviglia.
Quello un teschio umano! Credi che le dispiacerebbe se io...
S, credo che le dispiacerebbe ribatt Usha, in tono irritato. Adesso resta fermo aggiunse,
tenendolo saldamente per il colletto non tanto perch fosse veramente preoccupata che potesse
disobbedire a Jenna quanto perch aveva un bisogno disperato di qualcuno a cui aggrapparsi. Sai,
sono lieta che abbia portato qui anche te aggiunse d'un tratto, impulsivamente, anche se non so
perch lo abbia fatto, dato che non pare le piaccia averti intorno.
Oh, non ha avuto molta scelta spieg Tas, scrollando le spalle. Non dopo quello che ho
detto sul conto di Raistlin.
Cosa significa... che io somiglio a Raistlin? Non capisco. Chi Raistlin?
Chi Raistlin? ripet Tasslehoff, cos sconcertato che si dimentic di sussurrare. Non hai
mai sentito parlare di Raistlin Majere? Non credevo che in tutto Ansalon ci fosse qualcuno che non
avesse mai sentito parlare di lui. Rendendosi conto di aver commesso un errore, Usha scoppi in una
risatina forzata.
Oh, quel Raistlin! Certo che ne ho sentito parlare, solo che non sapevo a quale Raistlin ti
stessi riferendo. Nel luogo da cui provengo Raistlin un nome abbastanza comune e nel nostro
villaggio vivono parecchie persone che si chiamano cos. un nome elfico, vero?
Non credo rispose Tas, con aria pensosa. Raistlin non era un elfo e di certo Caramon non lo
! Se lo si facesse a pezzi, abbastanza grosso da formare tre elfi, e poi loro erano gemelli e di solito
gli elfi non hanno gemelli, se ben ricordo. passato parecchio tempo dall'ultima volta che ho visitato
Qualinesti: non mi hanno lasciato superare la frontiera anche se conosco il nuovo Portavoce del Sole.
Lui Gii, il figlio di Tanis... hai sentito parlare di Tanis Mezzelfo, vero?
E chi non ne ha sentito parlare? esclam Usha, pensando che avrebbe dovuto ascriversi lei
per prima in tale categoria.
Se non altro aveva scoperto che Raistlin era un lui, una cosa di cui finora non era stata certa, e
aveva appurato anche che aveva qualcosa a che fare con qualcuno chiamato Caramon. Congratulandosi
con se stessa per aver coperto per bene le sue tracce cominci a pensare alla domanda successiva
quando Jenna torn verso di loro.
Non lasciarti ingannare, kender, lei sa chi Raistlin. disse. Ora venite con me tutti e due. Ho
parlato con Dalamar...
Dalamar? qui? Dalamar! esclam Tasslehoff, agitando le braccia. Ehi, sono io, Tas. Ti
ricordi di me? Io...
Lui non qui lo interruppe Jenna. nella Torre, ma abbiamo il modo di comunicare.
Dunque, vedete quel cerchio tracciato con il sale sul pavimento? Usha non vedeva n il cerchio n il
pavimento stesso a causa della penombra, ma dopo un momento la luce emessa dalla lampada
s'intensific improvvisamente e rese il cerchio perfettamente visibile.
Scavalcatelo con cautela, badando a non smuovere il sale avvert Jenna.
Ho capito! esclam in tono eccitato Tas. Ho visto Parsalian fare la stessa cosa con Caramon,
quella volta che mi sono trasformato accidentalmente in un topo. Vedi, Usha, ero nella Torre di
Wayreth ed ho trovato un anello con due pietre rosse, e quando l'ho infilato al dito...
Per l'amore di Gilean, tieni a freno la lingua! scatt Jenna. Altrimenti sar io a trasformarti
in un topo, e dopo trasformer me stessa in un gatto.
Potresti davvero farlo? Che genere di gatto? continu a chiacchierare Tas. Non potresti
invece tramutare me in un gatto? Non mi mai successo di diventare un felino.
Stringetemi la mano, tutti e due prosegu Jenna, ignorandolo. Chiudete gli occhi per evitare
di avere le vertigini e qualsiasi cosa succeda non lasciate andare la mia mano. Pronunci quindi delle
parole che strisciarono e si contorsero all'interno della testa di Usha, e il pavimento parve cedere
improvvisamente. Lo stomaco di Usha sobbalz insieme ad esso e lei ebbe la spaventosa sensazione di
essere sballottata dal vento: lungi dall'aver bisogno di essere incitata a farlo, si aggrapp alla mano di
Jenna con la forza derivante dal terrore.
Poi si trov di nuovo sul terreno solido, il suono e la sensazione del vento svanirono e l'oscurit
scomparve, costringendola a socchiudere gli occhi a causa della luce brillante.
Adesso potete guardare avvert Jenna. Siete arrivati sani e salvi nella Torre della Grande
Stregoneria di Palanthas. Usha non era certa di voler aprire gli occhi, perch a giudicare dalla
descrizione del kender quella torre doveva essere un posto orribile e malvagio; intanto Tasslehoff stava
gi parlando con entusiasmo con qualcuno che gli rispondeva con il tono cortese ma distratto di chi sta
pensando ad altro.
Apri gli occhi, Usha ripet Jenna, in tono severo.
Girandosi e obbedendo, Usha vide una figura che sulla base delle descrizioni di Prot poteva
appartenere soltanto ad un elfo: alto e snello, con lineamenti che rivaleggiavano per bellezza con quelli
degli Irda, l'uomo indossava una morbida veste nera decorata con simboli cabalistici.
Io sono Dalamar disse.
La sua voce era dolce, limpida e seducente come la musica di un flauto, e quando avanz verso
di lei i suoi movimenti risultarono aggraziati, fluidi e sinuosi. I capelli scuri e morbidi, lunghi fino alle
spalle, incorniciavano un volto perfetto che affascin Usha finch non lo fiss negli occhi: essi la
catturarono e cominciarono ad assorbirla, rifiutando di abbandonare la presa quando lei cerc di
distogliere lo sguardo per il timore.
Quelle sacche sembrano pesanti osserv Dalamar. Le prender io. Usha le consegn senza
neppure pensarci due volte.
Stai tremando, mia cara osserv Dalamar, in tono confortante. Non avere paura, non intendo
farti del male e potrei farti invece del bene. Per favore, siediti... posso versarti del vino, offrirti del
cibo? Nel parlare accenn ad un tavolo e al tempo stesso liber Usha dall'incantesimo del suo
sguardo. Nel guardare verso il tavolo lei avvert una serie di profumi invitanti che provenivano da
parecchie pentole coperte, accanto a cui c'erano vasi di frutta candita che scintillavano sotto la luce
intensa dei candelabri. Tasslehoff si era gi seduto a tavola e stava sollevando con apprezzamento i
diversi coperchi.
Questo cibo ha davvero un buon aspetto ed io ho fame. Tu non hai fame, Usha? Io sono
affamato anche se non capisco perch, dato che ho mangiato soltanto un'ora fa... ma del resto quella
zuppa che danno in prigione non sazia a lungo. Non che io voglia denigrare la zuppa che danno nella
prigione di Palanthas si affrett a chiarire, guardando con ansia verso Dalamar. Non dirai loro che
non mi piaciuta, vero? In realt era davvero saporita e non vorrei ferire i sentimenti del cuoco.
Non dir una sola parola promise Dalamar, con un grave sorriso. Spero soltanto che questo
misero pasto sia di tuo gradimento: anatra arrosto, pane, frutta, dolci, nocciole zuccherate... a quest'ora
di notte temo di non poter offrire di pi. Di colpo Usha si sent terribilmente affamata.
In effetti un banchetto meraviglioso! esclam, e prima di rendersi conto di quello che stava
succedendo si lasci cadere su una comoda sedia e prese ad ammucchiare il cibo nel piatto. Non ho
mai avuto tanta fame in tutta la mia vita confid a Tas.
Neppure io borbott lui, parlando a fatica perch si era infilato in bocca un'intera mela al
forno. Con uno sforzo enorme mastic, inghiott, poi allung la mano verso il piatto per prenderne
un'altra, aggiungendo: Deve essere stata tutta quel agitazione.
probabile convenne Usha, addentando un petto di pollo arrosto rosolato a puntino.
Il sapore era cos squisito che si concesse un sospiro di piacere nel divorare tutto quel petto per
poi attaccarne un secondo, rendendosi conto soltanto in quel momento che adesso lei e Tas erano soli
nella stanza.
Dove credi che siano andati Jenna e Dalamar? domand, senza per che le importasse
particolarmente; al tempo stesso bevve un sorso di sidro caldo speziato, giudic di non aver mai
assaggiato una cos buona bevanda e ne trangugi altri due bicchieri.
Non ne ho idea rispose Tas, intento a sgranocchiare un pezzo di pane. Non li ho visti andare
via, ma del resto questa non una cosa insolita. Da queste parti la gente ha l'abitudine di andare e
venire in quel modo... guarda, anche le tue sacche sono sparite.
vero annu Usha, e per chiss quale motivo la cosa le sembr divertente.
Quando scoppi a ridere Tasslehoff la imit e tutto quel ridere fece venire loro sete, inducendoli
a bere altro sidro, con il risultato di accentuare la sensazione di vuoto allo stomaco e di continuare a
mangiare...
Quando infine si sent sazia, Usha si pul le mani su un tovagliolo e si appoggi allo schienale
della sedia.
Parlami ancora di questa persona chiamata Raistlin chiese a Tas.
In un'altra stanza, Jenna sparse su un tavolo il contenuto delle sacche di Usha, e Dalamar si
chin su quegli oggetti per studiarli con occhio critico pur badando a non toccarli.
Sono tutti qui annunci infine Jenna.
Cosa c' nell'altra sacca?
Soltanto vestiario, tutto in seta come le cose che lei ha indosso.
Hai detto qualcosa in merito ad un messaggio che lei avrebbe per me.
quanto la ragazza ha riferito al carceriere. possibile che stesse mentendo, che sappia il
messaggio a memoria o che lo abbia addosso.
Dubito che stia mentendo decise Dalamar, dopo un momento di riflessione. A cosa
servirebbe, dato che evidentemente non ha idea di chi io sia?
Sostiene di non conoscere neppure il nome di Raistlin Majere afferm Jenna, in tono
incredulo e sprezzante.
Tutto considerato, questo possibile ribatt per Dalamar, continuando ad ispezionare il
contenuto della sacca. Protendendo una mano al di sopra degli oggetti pronunci quindi alcune parole
ed essi presero tutti a risplendere di un chiarore sommesso, in alcuni casi leggermente pi intenso. Hai
ragione dichiar quindi Dalamar, in tono soddisfatto, ritraendo la mano. Sono tutti oggetti magici,
alcuni estremamente potenti, e nessuno stato creato da un mago di uno qualsiasi dei tre ordini. Sei
d'accordo con me, amore mio?
Senza dubbio assent Jenna, facendogli scivolare una mano sulla spalla e baciandolo su una
guancia.
Dalamar sorrise ma non distolse l'attenzione dagli oggetti magici.
Mi chiedo quali incantesimi siano racchiusi in essi mormor, in tono carico di desiderio.
Poi protese di nuovo la mano, questa volta in direzione di un piccolo pezzo d'ambra che era
stato abilmente intagliato nella forma di un daino: per un momento esit, contraendo il volto in una
smorfia, come se sapesse gi quello che stava per succedere, poi tocc l'ambra con la punta di un dito.
Subito ci fu un lampo azzurro accompagnato da un suono sfrigolante e Dalamar si affrett a
ritrarsi con un sussulto di dolore, mentre Jenna arricciava le labbra e scuoteva il capo in segno di
disapprovazione.
Era prevedibile che sarebbe successo osserv. Questi oggetti sono destinati ad essere usati
da una sola persona.
Gi, lo avevo dedotto anch'io, ma valeva comunque la pena di tentare. I due si scambiarono
un'occhiata intensa, e giunsero alla stessa conclusione.
Sono oggetti fabbricati dagli Irda? chiese Jenna.
Non ci sono dubbi in merito rispose Dalamar. Abbiamo alcuni dei loro manufatti riposti
nella Torre di Wayreth, e riconosco sia la loro lavorazione che i loro effetti aggiunse, agitando la
mano dolorante.
Noi non li possiamo usare ma ovvio che la ragazza in grado di farlo, dal momento che gli
Irda glieli hanno dati, e tuttavia non avverto in lei traccia della nostra arte.
Nonostante questo deve avere del talento, se chi pensiamo che sia.
Hai qualche dubbio? domand Jenna, stupita. Non hai visto i suoi occhi, che sembrano oro
liquido? In tutto Krynn soltanto un uomo aveva occhi del genere, e perfino il kender l'ha riconosciuta.
Tasslehoff? esclam Dalamar, distogliendo infine lo sguardo dai manufatti. Davvero? In
effetti mi ero chiesto perch avessi corso il rischio di portarlo con te. Cos'ha detto?
Troppo, e a voce troppo alta rispose Jenna, in tono cupo. La gente stava cominciando a
incuriosirsi.
Anche il kender l'ha riconosciuta riflett Dalamar, avvicinandosi alla finestra aperta per
contemplare la notte, che sembrava un semplice accentuarsi della perenne oscurit che circondava la
torre. Possibile che la leggenda sia vera?
Quale altra spiegazione potrebbe esserci? evidente che quella ragazza cresciuta in un posto
lontano da Ansalon, ha con s oggetti di grande valore magico modellati dagli Irda. il kender l'ha
riconosciuta e, soprattutto, ha gli occhi dorati. Anche l'et quella giusta, e poi c' il fatto che stata
guidata qui. Dalamar si accigli, non del tutto contento di quel idea.
Ti ricordo ancora una volta che Raistlin Majere morto ormai da vent'anni sottoline.
S, mio caro, non ti agitare mormor Jenna, passandogli una mano fra i morbidi capelli e
baciandolo con gentilezza su un orecchio. Per c' stata quella piccola faccenda del Bastone di
Magius, chiuso a chiave nel laboratorio della torre, protetto dai nonmorti con l'ordine di non lasciar
passare nessuno, neppure te... e tuttavia chi ha adesso quel bastone? Palin Majere, il nipote di Raistlin.
Il bastone potrebbe essere stato un dono di Magius e non solo di Raistlin obiett Dalamar, in
tono irritato, ritraendosi da lei. Magius l'ipotesi pi probabile, in quanto era amico del cavaliere
Huma, e tutti sanno che i fratelli di Palin hanno avuto da sempre intenzione di diventare cavalieri. Ho
spiegato tutto questo al Conclave...
S, amore mio annu Jenna, distogliendo lo sguardo, e tuttavia sei tu quello che rifiuta
sempre di credere nelle coincidenze. stata forse una coincidenza che ha condotto qui quella giovane
donna? Oppure si trattato di qualche altra cosa?
Forse hai ragione convenne Dalamar, dopo un momento di riflessione, poi si diresse verso un
grosso specchio dall'elaborata cornice e Jenna lo segu.
Per un istante i due videro soltanto la loro immagine riflessa, poi Dalamar protese la mano per
passarla sul vetro e le due immagini scomparvero per essere sostituite da quelle di Usha e di Tasslehoff
che mangiavano il cibo incantato, bevevano il sidro parimenti permeato di magia e ridevano senza
motivo.
Che strano mormor Dalamar, osservandoli. Credevo che fosse soltanto una leggenda, e
tuttavia eccola l seduta.
La figlia di Raistlin aggiunse Jenna, in tono parimenti sommesso. Abbiamo trovato la figlia
di Raistlin.

CAPITOLO SETTIMO.


La Locanda dell'Ultima Casa. Una discussione fra vecchi amici.



A Solace era ormai notte e anche se il calore diurno continuava a levarsi dal terreno, dagli
alberi, dalle pareti delle case, se non altro il calare del buio aveva allontanato il sole infuocato e
rovente, che di giorno splendeva nel cielo come l'occhio di un dio infuriato.
Di notte quel occhio si chiudeva e la gente sospirava di sollievo e cominciava ad uscire
all'aperto.
Questa estate era la pi calda e asciutta che qualsiasi abitante di Solace fosse in grado di
ricordare, tanto che la terra che copriva le strade era cotta, indurita dal calore e solcata di crepe, e il
passaggio di un carro su di essa era sufficiente a sollevare nubi di polvere che poi si libravano sulla
valle come una cappa soffocante, mentre tutt'intorno le foglie degli splendidi alberi di vallenwood
pendevano flosce e avvizzite, all'apparenza prive di vita, dai tronchi aridi e crepati quanto la strada
stessa.
Di recente la vita si era capovolta a Solace dove le giornate, di solito contraddistinte dal chiasso
e dal via vai della gente che andava al mercato, dei contadini che lavoravano nei campi, dei bambini
che giocavano e delle donne che lavavano il bucato nei ruscelli, erano diventate adesso vuote e prive di
vita come il fogliame floscio degli alberi.
Nei campi i raccolti erano avvizziti e seccati sotto il calore imperversante, per cui adesso i
contadini non avevano pi motivo di andare al mercato, dove la maggior parte dei banchi non apriva
neppure, e poich il caldo era eccessivo per permettere di giocare i bambini restavano in casa, annoiati
e irritabili. Al tempo stesso i vivaci ruscelli si erano mutati in lente pozze e le acque del Lago
Crystalmir si erano fatte di un calore innaturale, tanto che i pesci morti si ammucchiavano di continuo
lungo la riva. Di conseguenza erano ben pochi coloro che durante il giorno osavano lasciare la relativa
frescura delle loro case, e i pi preferivano circolare di notte.
Come i pipistrelli riflett in tono cupo Caramon Majere, rivolto al suo amico Tanis Mezzelfo.
Ci siamo trasformati tutti in pipistrelli, dormiamo durante il giorno e svolazziamo in giro di notte...
Peccato che svolazzino tutti dovunque tranne che qui aggiunse Tika, soffermandosi alle
spalle della sedia del marito e facendosi aria con un vassoio. Gli affari non andavano cos male
neppure durante la guerra. La Locanda dell'Ultima Casa, appollaiata fra i rami di un enorme
vallenwood, era vivacemente illuminata e in genere di notte costituiva un faro ammiccante per chi era
ancora in giro con il buio: quei fasci di luce che filtravano attraverso le finestre di vetro colorato
evocavano immagini di birra fresca, di vino speziato, di sidro al miele, e naturalmente delle famose
patate speziate di Otik, ma questa notte la locanda era vuota, come lo era stata per parecchie notti di
fila, tanto che ormai Tika non si prendeva pi neppure la briga di accendere il fuoco su cui cucinare, il
che era un bene perch comunque la cucina era troppo calda per lavorarvi.
Nessun cliente era seduto al bancone per raccontare storie della Guerra delle Lance o per
scambiarsi pettegolezzi pi recenti, come le voci secondo cui gli elfi stavano per entrare in guerra fra
loro e i nani di Thorbardin stavano facendo circolare fra la loro gente l'avvertimento di tornare a casa se
non voleva rischiare di restare chiusa fuori quando la fortezza montana fosse stata sigillata per timore
di un attacco da parte degli elfi, nessun venditore ambulante percorreva le strade abituali, nessuno
stagnino si presentava per aggiustare le pentole, nessun menestrello veniva a cantare. Le sole persone
che ancora viaggiassero lungo le strade erano i kender, che di solito trascorrevano la notte nelle celle
della prigione locale e non nelle locande.
La gente nervosa e agitata da tutti questi discorsi di guerra replic Caramon, sentendosi
obbligato a giustificare i clienti che non si facevano pi vedere. Inoltre, a meno che questa calura non
passi presto, quest'anno non ci sar raccolto e durante l'inverno avremo problemi con le scorte di cibo.
Ecco perch qui non viene nessuno...
Lo so, caro, lo so annu Tika, posando il vassoio sul bancone e cingendo con le braccia le
spalle massicce del marito per stringerlo a s. Stavo soltanto parlando a vanvera. Non ci badare.
Come se potessi non badarti! ribatt Caramon, passando una mano fra i capelli della moglie.
Il passare degli anni non era stato facile per nessuno dei due perch Tika e Caramon lavoravano
entrambi duramente per mandare avanti la locanda e quello non era un lavoro facile, per quanto essi lo
adorassero. Quando ancora la maggior parte degli ospiti era a letto a dormire, Tika era gi in piedi per
sovrintendere alla colazione, poi per tutto il giorno c'erano le stanze da rassettare, i pasti da preparare,
gli ospiti da accogliere con un allegro sorriso, i vestiti da lavare. Infine scendeva la notte, gli ospiti
andavano a letto, e Tika lavava il pavimento, puliva i tavoli e programmava il lavoro per l'indomani.
Quanto a Caramon, era ancora forte e grosso come tre uomini, anche se la maggior parte della
sua massa si era spostata pi in basso a causa di quello che lui sosteneva essere un suo ferreo dovere, e
cio assaggiare tutto il cibo che veniva servito. I suoi capelli si erano leggermente ingrigiti alle tempie e
quelle che lui definiva linee di riflessione gli segnavano la fronte; sempre allegro e affabile, prendeva
la vita come veniva, era orgoglioso dei suoi figli, adorava le giovani figlie e la moglie. Il suo unico
rimpianto era la perdita del fratello gemello, ucciso dall'ambizione e dalla malvagit, ma lui non
permetteva mai a questa piccola nuvola di offuscargli la vita.
Sebbene fosse sposata ormai da oltre venticinque anni e avesse generato cinque figli, Tika
aveva ancora il potere di attirare l'attenzione degli uomini quando girava per il bar, perch nonostante
la figura arrotondata dagli anni e le mani crepate e arrossate dalla costante immersione nell'acqua
saponata, lei aveva pur sempre un sorriso contagioso e poteva vantarsi con orgoglio di non avere un
solo capello grigio in mezzo ai folti riccioli rossi.
Tanis non poteva dire lo stesso, perch il suo sangue umano si stava ormai raffreddando, con
velocit a suo parere eccessiva, e il suo sangue elfico poteva fare ben poco per riscaldarlo, anche se lui
era ancora forte e pur sempre in grado di combattere con vigore, talento a cui peraltro sperava di non
dover fare mai pi ricorso. Forse erano stati gli anni, o forse il dolore, la preoccupazione e l'agitazione
di quegli ultimi mesi... quale che fosse la causa, adesso i suoi capelli erano striati d'argento e la barba di
bianco.
Accanto a lui, Tika e Caramon rimasero stretti per un momento in un abbraccio affettuoso,
trovando riposo e conforto uno nell'altra.
In ogni caso riprese quindi Tika, guardando verso Tanis, per te un bene che noi non si
abbia molti affari. Quando dovrebbero arrivare?
Soltanto dopo che sar sceso il buio, o almeno questa l'intenzione di Porthios rispose lui,
guardando fuori dalla finestra. Naturalmente dipender tutto da come si sente Alhana...
Costringerla ad aggirarsi per terre selvagge, con questa calura e nel suo stato! Gli uomini!
sbuff Tika, raddrizzandosi e assestando al marito un colpetto scherzoso sulla testa.
Perch hai colpito proprio me? protest questi. Io non c'entro nulla!
Perch siete tutti uguali ritorse lei, in modo vago, poi indugi a fissare il buio crescente
torcendo e tormentando il grembiule fra le mani.
Osservandola, Tanis si rese di colpo conto che Tika era arrivata alla mezza et, cosa che
stranamente non aveva mai notato fino a quel momento, forse perch di solito quando pensava a Tika
Waylan vedeva una pepata ragazza dai capelli rossi che prendeva i draconiani a colpi di padella sulla
testa e in genere riusciva a ritrovare quella ragazza nei suoi occhi verdi... ma non stanotte: questa notte
vedeva le rughe che le segnavano la bocca, l'accasciarsi delle sue spalle, e nei suoi occhi... paura.
C' qualcosa che non va disse improvvisamente lei. E successo qualcosa ai ragazzi, lo so.
Non successo nulla ribatt Caramon, in tono di affettuosa esasperazione. Sei stanca, e il
caldo...
Io non sono stanca, e non si tratta del caldo! scatt Tika, cedendo all'ira. Prima d'ora non mi
ero mai sentita cos aggiunse, portandosi la mano al cuore. come se stessi soffocando, e il cuore mi
duole tanto che non riesco a trarre il respiro. Adesso meglio che vada a controllare la camera di
Alhana.
Da quando sei arrivato qui, Tanis, andata a controllare quella stanza almeno una volta
all'ora sospir Caramon, osservando con aria preoccupata sua moglie salire le scale. Si comportata
in modo strano per tutto il giorno, dopo aver avuto la scorsa notte un terribile incubo che non riesce a
ricordare. cos da quando i ragazzi sono diventati cavalieri: alla cerimonia Tika era la persona pi
orgogliosa del mondo... tu c'eri, Tanis, e di certo te lo ricordi. Tanis si limit a sorridere, perch in
effetti lo ricordava.
Non appena siamo stati soli, quella notte, lei per ha pianto finch non si addormentata
prosegu Caramon, scuotendo il capo, e quando le ho ricordato che da giovane lei non ci aveva
pensato due volte a combattere contro i draconiani mi ha dato del "somaro", ha detto che il passato era
il passato e che il presente era una cosa diversa, e che non potevo capire il cuore di una madre. Donne.
Dove sono il giovane Sturm e il mio omonimo? domand Tanis.
L'ultima volta che abbiamo avuto loro notizie erano diretti al nord, in direzione di Kalaman.
Pare che i capi dei Cavalieri di Solamnia ti stiano infine prendendo sul serio, Tanis... mi riferisco ai tuoi
avvertimenti in merito ai Cavalieri di Takhisis rispose Caramon, abbassando il tono di voce anche se a
parte loro la sala comune era vuota. Palin mi ha scritto che sarebbero andati al nord per pattugliare la
costa.
Palin andato con loro? Un mago? domand Tanis, stupefatto a tal punto da dimenticare per
un momento i propri problemi.
In via non ufficiale. I cavalieri non accetterebbero mai di avere al loro seguito un mago, ma
dal momento che si trattava di semplice servizio di pattuglia a Palin stato permesso di accompagnare i
fratelli... o almeno questo ci che ha detto l'Alto Comando. Palin sembrava credere che ci fosse sotto
qualcosa di pi, almeno a giudicare da quello che ha scritto.
Cosa lo ha indotto a pensarlo?
Ecco, tanto per cominciare la morte di Justarius.
Cosa? esclam Tanis, fissando con stupore l'amico. Justarius... morto?
Non lo sapevi?
Come potevo saperlo? ribatt Tanis. Da mesi mi aggiro nei boschi facendo del mio meglio
per impedire agli elfi di scivolare nella guerra civile, tanto che questa sar la prima notte in cui dormir
in un vero letto da quando ho lasciato Silvanesti. Cosa successo a Justarius? E chi adesso a capo del
Conclave dei Maghi?
Non riesci a immaginarlo? ribatt Caramon, cupo. Il nostro vecchio amico.
Dalamar... ovvio, avrei dovuto immaginarlo. Ma Justarius...
Non conosco i particolari perch Palin non ha potuto dirmi molto. Pare per che i maghi delle
tre lune abbiano preso sul serio i tuoi avvertimenti in merito ai cavalieri neri, dal momento che
Justarius ha ordinato un assalto contro le Vesti Grigie della Rocca delle Tempeste. Lui e parecchi altri
sono entrati in quella torre e sono riusciti a stento ad uscirne vivi... tranne Justarius che ci ha rimesso la
vita.
Stolti comment in tono amaro Tanis. I maghi di Ariakan sono immensamente potenti
perch attingono la loro magia da tutte e tre le lune, almeno stando a quello che Dalamar mi ha detto, e
un piccolo contingente di maghi di Wayreth che cercasse di penetrare nella Torre Grigia andrebbe di
certo incontro al disastro. Non riesco proprio a immaginare Dalamar nell'atto di partecipare ad un piano
cos assurdo.
Lui ne uscito fin troppo bene comment Caramon in tono asciutto, e viene da chiedersi da
che parte stia in questa faccenda, considerato che serve a sua volta la Regina delle Tenebre.
Per la sua fedelt va innanzitutto alla magia, come gli ha insegnato il suo shalafi obiett
Tanis, sorridendo al riaffiorare di antichi ricordi, e rimase soddisfatto di vedere che anche Caramon
stava sorridendo.
Raistlin, il fratello gemello di Caramon, era stato lo shalafi termine elfico per indicare un
maestro - di Dalamar, e anche se il rapporto fra i due era sfociato in un disastro che per poco non aveva
causato la distruzione di Krynn, Dalamar aveva imparato molte cose dal suo shalafi, un debito di cui
era sempre pronto a riconoscere l'esistenza.
Gi... ecco, del resto tu conosci quel elfo oscuro meglio di me ammise Caramon. In ogni
caso lui ha preso parte all'attacco ed stato uno dei pochi a tornare indietro illeso. Palin mi ha scritto
per che Dalamar era estremamente scosso e sconvolto, e che ha rifiutato di parlare dell'accaduto.
stato lui a riportare indietro il corpo di Justarius, anche se immagino che non avesse altra scelta dal
momento che ha una relazione con Jenna, la figlia di Justarius. In ogni caso i maghi hanno subito una
sonora sconfitta e Justarius non stato il solo a morire, anche se stato la vittima di rango pi elevato.
Adesso Dalamar a capo del conclave.
Credi che sia stato lui a mandare Palin insieme ai cavalieri?
Palin avr avuto bisogno di chiedere il permesso di assentarsi dai suoi studi replic Caramon,
in tono brusco, considerato che adesso i maghi sono molto pi severi di quanto lo fossero un tempo,
quando Raistlin andava e veniva a suo piacimento.
Raistlin era una legge a se stante sbadigli Tanis, desiderando di non aver parlato del dormire
in un letto, dato che il pensiero di lenzuola pulite, di un morbido materasso e di un soffice cuscino lo
stava ora sopraffacendo. Dovr conferire con Dalamar decise, in quanto ovvio che sa qualcosa sul
conto di questi cavalieri oscuri.
Pensi che si confider con te? domand Caramon, dubbioso. S, se riterr che possa tornare
a suo vantaggio replic Tanis. Porthios si fermer qui per almeno una settimana, perch Alhana avr
bisogno di riposo e perch lo stesso Porthios sull'orlo dello sfinimento, per quanto si rifiuti di
ammetterlo. Con un po' di fortuna riuscir a trovare il tempo di fare una visita a Dalamar.
E a questo proposito, Caramon, voglio esprimerti ancora una volta tutta la mia gratitudine per
aver deciso di permettere a Porthios e ad Alhana di fermarsi qui continu, posando la mano su quella
enorme del grosso umano. Se qualcuno lo scoprisse tu potresti trovarti nei guai perch essi sono stati
formalmente espulsi, esiliati: adesso sono elfi scuri, il che significa che chiunque pu dare loro la
caccia...
Bah! lo interruppe Caramon, accantonando quelle parole con un gesto della mano che ebbe
l'involontario effetto collaterale di allontanare una mosca. La gente di Solace non sa nulla dei
problemi interni degli elfi e non minimamente interessata a conoscerli. Porthios e Alhana possono
anche essere esiliati ed essere stati dichiarati "elfi scuri", ma a meno che non siano diventati
improvvisamente color porpora qui nessuno sapr distinguere la differenza, perch per noi gli elfi sono
tutti uguali.
In ogni caso corre voce che sia da Silvanesti che da Qualinesti siano stati sguinzagliati degli
assassini sulle loro tracce sospir Tanis. Un tempo erano i sovrani delle pi potenti nazioni elfiche di
Ansalon, e con il loro matrimonio avevano forgiato fra i due regni un'alleanza che avrebbe potuto
portare gli elfi a diventare uno dei poteri politici dominanti del continente. Per la prima volta da secoli
sta per nascere un bambino che sar erede di entrambi i regni, e ci sono coloro che hanno giurato di
ucciderlo!
La cosa pi dannatamente frustrante prosegu, serrando i pugni, che la maggior parte degli
elfi vuole la pace, non solo con i loro cugini ma anche con i loro vicini, e sono soltanto gli estremisti da
entrambe le parti che stanno premendo perch noi si torni ai giorni dell'isolazionismo, chiudendo i
confini e abbattendo a vista umani e nani. Il resto degli elfi si sta adeguando soltanto perch pi facile
che esprimere il proprio parere e causare un confronto. Non credo che i sicari oserebbero attaccare la
locanda aggiunse, scuotendo il capo, ma di questi tempi non si pu mai sapere...
Siamo sopravvissuti ai draghi gli ricord Caramon, in tono allegro. Sopravviveremo anche
agli elfi, alla siccit e a qualsiasi altra cosa succeda.
Lo spero rispose Tanis, che si era fatto di umore cupo. Lo spero proprio, amico mio.
A proposito di Qualinesti, come se la sta cavando Gii? Tanis rimase in silenzio per un lungo
momento, perch il dolore della partenza di Gii non era diminuito in tutti i mesi trascorsi da quando suo
figlio era fuggito da casa ed era stato costretto con l'inganno a divenire il capo, un sovrano-fantoccio,
degli elfi di Qualinesti.
Gilthas, cos chiamato in memoria di Gilthanas, lo sventurato fratello di Laurana, era il figlio
che entrambi avevano voluto e che avevano creduto di non poter mai avere. La gravidanza di Laurana
era stata difficile e Gilthas si era rivelato un neonato fragile che si era trovato parecchie volte vicino
alla morte. Tanis sapeva che lui e sua moglie erano stati eccessivamente protettivi nei confronti del
figlio, rifiutandosi di permettergli di visitare la terra in cui entrambi i suoi genitori erano nati e
cercando di ripararlo da un mondo razzialmente diviso che trovava difficile accettare un ragazzo di
sangue misto.
Quando Porthios, Portavoce del Sole degli elfi di Qualinesti, aveva lasciato le sue terre e
rischiato la vita combattendo per Silvanesti, gli estremisti avevano approfittato della sua assenza per
dichiararlo un traditore e scegliere un nuovo Portavoce, optando per Gilthas perch sua madre era la
sorella di Porthios ed avrebbe quindi avuto il diritto di succedergli se non vi avesse rinunciato sposando
Tanis Mezzelfo.
Ritenendo che in virt del suo sangue umano Gii fosse uno stupido e un debole che poteva
essere manipolato e usato come un re fantoccio, gli estremisti avevano persuaso il giovane a fuggire da
casa e a recarsi a Qualinesti, dove per lui si era rivelato un avversario pi difficile di quanto i senatori
avessero previsto, al punto che essi erano stati costretti a minacciare di morte Alhana Starbreeze, regina
di Silvanesti e loro prigioniera, per costringerlo a diventare il Portavoce.
Con l'aiuto di Dalamar, Tanis aveva cercato di salvare suo figlio, ma aveva fallito nell'intento...
o per meglio dire ci era riuscito ma aveva poi dovuto rinunciare alla vittoria, come ricord ora a se
stesso con triste orgoglio: infatti Gii aveva scelto di rimanere per servire il suo popolo e fare tutto il
possibile per ostacolare gli estremisti e portare la pace fra le nazioni elfiche.
Il dolore per l'assenza del figlio non era per diminuito con il tempo, ed era adesso accentuato
dal fatto che l'infuriato e vendicativo Porthios stava ammassando le sue forze per dichiarare guerra a
Qualinesti, una tragedia che Tanis stava cercando di prevenire.
A quanto ho saputo, Gii sta bene rispose, quando ritenne di avere la voce abbastanza salda.
Per non mi permettono di vederlo, pena la morte. Caramon annu, con un'espressione comprensiva
sul volto massiccio.
Laurana sta ancora cercando di entrare a Qualinesti ed immersa ormai da mesi nei negoziati.
Nell'ultima lettera mi ha scritto di ritenere che stiano cominciando a cedere e che pare che questo sia
dovuto a Gii, che pi forte di quanto loro pensino. Io per sento la sua mancanza, Caramon ammise,
scuotendo il capo. Non puoi immaginare... Caramon, che sentiva la mancanza dei suoi figli, non
ebbe difficolt a immaginare ci che provava l'amico, ma comprese anche cosa lui avesse inteso dire,
perch c'era una differenza sostanziale: il figlio di Tanis era praticamente prigioniero della sua gente,
mentre in un giorno non molto lontano i ragazzi di Caramon sarebbero tornati a casa.
I due continuarono a parlare del passato e del presente finch non furono interrotti da un colpo
sommesso battuto sulla porta d'ingresso.
Nel nome dell'Abisso, chi pu mai essere a quest'ora di notte? domand Caramon, balzando
in piedi. Non ho sentito nessuno salire le scale...
normale che tu non abbia sentito nulla replic Tanis, alzandosi in piedi a sua volta. Questa
deve essere la scorta di Porthios, e i suoi soldati sono silenziosi anche per gli standard degli elfi, al
punto che la luce della luna che splende sull'erba fa pi rumore di loro. Avvicinatosi alla porta pos
quindi una mano sulla maniglia, ma in considerazione del pericolo di possibili sicari di cui aveva
discusso in precedenza con Caramon emise un basso fischio prima di aprire.
Il suo fischio ricevette risposta in tono pi acuto, poi i colpi sulla porta si ripeterono.
Tanis apr infine il battente e un guerriero elfico fluttu nella stanza, guardandosi rapidamente
intorno e poi annuendo fra s, soddisfatto. Conclusa quella rapida ispezione, l'elfo si rivolse a Tanis.
Questo posto sicuro?
sicuro. Ti presento il vostro ospite, Caramon Majere. Caramon, ti presento Samar, il
Protettore della Casata. Samar squadr Caramon dalla testa ai piedi con uno sguardo indagatore, e nel
notare il suo ventre ampio e il suo volto gioviale non parve particolarmente impressionato.
Tutti quelli che incontravano Caramon per la prima volta avevano infatti la tendenza a
scambiare il suo sorriso affabile e la sua lentezza di pensiero per indizi di una mente semplice, il che
era tutt'altro che vero, come gli amici di Caramon avevano avuto modo d'imparare. Lui non forniva mai
una risposta senza aver prima aggirato mentalmente la domanda, studiandola da tutti i lati e da ogni
angolazione, e quando aveva finito di solito arrivava a conclusioni decisamente astute.
In aggiunta a tutto questo, Caramon non era certo tipo da lasciarsi intimidire da un elfo, quindi
ricambi quello sguardo indagatore ergendosi sulla persona con assoluta sicurezza di s: dopo tutto,
quella era la sua locanda.
Caramon Majere, un Eroe delle Lance comment intanto Samar, il cui volto freddo si era
rilassato leggermente. "E un uomo grosso, ma il suo cuore pi grande del suo corpo," dice la mia
regina. Per mio tramite, ti manda i suoi saluti. Caramon sbatt le palpebre, leggermente confuso, e
rivolse all'elfo un goffo cenno del capo.
Certamente, Samar rispose. Lieto di poter essere utile ad Alhana... er... a sua maest. Puoi
tornare a riferirle che tutto pronto e che non si deve preoccupare di nulla. Ma dov' Porthios?
Pensavo...
Non parlare di Porthios con Samar avvert Tanis, pestandogli un piede. Ti spiegher pi
tardi il perch. Poi alz il tono di voce e si affrett a cambiare discorso: Porthios arriver presto,
Caramon, accompagnato da una sua scorta. Sei in anticipo, Samar. Non mi aspettavo...
Sua Maest non sta bene lo interruppe Samar. Con il vostro permesso, signori, preferirei
tornare da lei. La sua stanza pronta? In quel momento Tika scese a precipizio le scale con
un'espressione ansiosa sul volto.
Cosa succede, Caramon? Ho sentito delle voci... oh! esclam, nel vedere Samar.
Benvenuto.
Mia moglie Tika la present Caramon con voce orgogliosa, perch anche dopo oltre vent'anni
di matrimonio considerava ancora sua moglie la donna pi bella del mondo e se stesso l'uomo pi
fortunato.
Signora salut Samar, con un inchino affrettato ma aggraziato. Ora vi prego di scusarmi
perch la mia regina non sta bene...
Sono cominciate le doglie? domand Tika, asciugandosi il sudore dal volto con il grembiule.
Non ne ho idea, signora replic Samar, arrossendo, perch fra gli elfi argomenti del genere
non erano considerati adatti ad una conversazione cos pubblica.
Le si sono rotte le acque? insistette Tika.
Signora! esclam Samar, rovente in volto e manifestamente scandalizzato, mentre perfino
Caramon arrossiva.
Tika cominci Tanis, schiarendosi la gola, io non credo...
Uomini! sbuff Tika, afferrando il mantello appeso ad un piolo accanto alla porta. E come
pensate di farle salire le scale? forse capace di volare? O magari vi aspettate che cammini nelle sue
condizioni, con il bambino che sta per nascere? Il guerriero spost lo sguardo in direzione dei
numerosi gradini che portavano alla locanda, e dalla sua espressione risult evidente che non aveva
pensato a quel problema.
Non... non ne ho idea ammise.
Oltrepassandolo, Tika si diresse verso la porta impartendo al tempo stesso una serie di
istruzioni.
Tanis, accendi il fuoco in cucina e metti la teiera a bollire. Caramon, corri a chiamare Dezra...
la nostra levatrice e l'avevo avvertita di aspettarsi una chiamata spieg a beneficio di Samar,
afferrandolo per una manica nel passargli accanto e trascinandolo con s. Vieni con me, Samovar, o
come diavolo ti chiami. Portami da Alhana.
Signora, non puoi! protest Samar, liberandosi. impossibile. I miei ordini sono di...
Serrando la mascella, Tika lo fiss con i suoi occhi verdi mentre Caramon e Tanis si scambiavano
un'occhiata: entrambi conoscevano bene quel espressione.
Cara, se vuoi scusarmi... si conged Caramon, oltrepassando la moglie, e in un momento
varc la soglia, avviandosi gi per la scala.
Sogghignando, Tanis pass intanto in cucina, da dove continu a sentire la voce di Tika.
Se non mi accompagni da lei, uscir l fuori e andr a piantarmi nel centro della piazza del
mercato, per poi mettermi a urlare con quanto fiato ho in corpo... Samar era un guerriero coraggioso
che aveva affrontato ogni sorta di nemici, dagli orchi ai draconiani, ma Tika Majere riusc a disarmarlo
e a metterlo in rotta al primo scontro.
No, signora! implor lui. Per favore! Nessuno deve sapere che siamo qui. Ti accompagner
dalla mia regina.
Ti ringrazio, signore replic Tika, cortese nella vittoria. Adesso per muoviti.

CAPITOLO OTTAVO.


Volo di drago. Consiglio di drago. Inseguitore e prigioniero.



Il drago azzurro e i suoi cavalieri lasciarono Valkinord dopo che il sole fu tramontato, volando
sopra Ansalon nell'oscurit e nel silenzio.
Il cielo notturno era sereno e al di sopra dei pochi brandelli di nuvole lanuginose era possibile
trovare una frescura inesistente in qualsiasi altra parte di Ansalon. Togliendosi l'elmo, che era
modellato a forma di teschio, Steel scosse i lunghi capelli neri e lasci che il vento generato dalle ali
del drago gli asciugasse il sudore che gli inumidiva la testa e il collo. Prima di partire si era liberato
della maggior parte dell'armatura che portava in battaglia e aveva conservato indosso soltanto la
corazza sotto il pesante mantello da viaggio blu scuro, affibbiandosi spesse protezioni di cuoio alle
braccia e alle gambe, al di sopra degli alti stivali dello stesso materiale; poich si stava avventurando in
territorio nemico aveva inoltre preso con s una quantit di armi, e adesso un arco lungo, una faretra
piena di frecce e una lancia erano fissati alla sella del drago, mentre alla cintura lui portava l'antica
spada che un tempo era appartenuta ad un Cavaliere di Solamnia, suo padre Sturm Brightblade.
Con la mano posata per abitudine sull'elsa della spada, Steel stava ora scrutando l'oscurit alla
ricerca di qualcosa, forse delle luci di un villaggio o del chiarore della luna rossa riflesso su un lago,
senza per scorgere nulla.
Dove siamo, Flare? domand d'un tratto. Da quando abbiamo lasciato la costa non ho pi
visto segni di vita.
Non credevo che volessi vederne ribatt il drago, dal momento che ogni forma di vita
presente da queste parti deve esserci ostile. Steel per accanton quelle considerazioni con una
scrollata di spalle, sottintendendo che erano perfettamente in grado di badare a loro stessi. Trevalin
aveva accennato ad un immenso pericolo in quanto stavano viaggiando in territorio nemico, ma in
realt la minaccia era minima in quanto il pericolo era costituito prevalentemente dagli altri draghi,
quelli argentei e quelli dorati, e secondo tutti i rapporti i pochi rimasti ad Ansalon quando i loro fratelli
erano tornati all'Isola dei Draghi erano accentrati nel nord, intorno a Solamnia.
In questa parte del continente non c'erano molte persone che avrebbero corso il rischio di
combattere contro un cavaliere oscuro e un drago azzurro. Pur essendo piccola per la sua razza in
quanto misurava appena nove metri circa, Flare era feroce e tenace in battaglia, ma al contrario degli
altri draghi azzurri che erano esperti nell'uso della magia lei aveva un'indole troppo impetuosa e
impaziente per ricorrere agli incantesimi e preferiva combattere con le zanne, gli artigli e il suo alito
devastante come il fulmine, che poteva abbattere le pareti di un castello e incendiare una foresta. Flare
tendeva inoltre ad avere una scarsa opinione dei maghi e non era stata contenta alla prospettiva di
doverne trasportare uno, tanto che Steel aveva dovuto ricorrere ad una quantit di suppliche e di
blandizie, abbinate ad un quarto di daino, per riuscire infine a persuaderla a permettere a Palin di
montarle in groppa.
Per sar lui a non volerlo fare, vedrai aveva commentato Flare, divorando quel boccone
prelibato. Gli baster darmi una sola occhiata per terrorizzarsi a tal punto da sporcare le sue belle vesti
bianche. In effetti Steel aveva temuto che potesse succedere una cosa del genere, perch anche i
guerrieri pi coraggiosi potevano essere schiacciati dal timore dei draghi, quel terrore e quella
reverenziale meraviglia che i draghi erano in grado di ispirare nei loro nemici... e indubbiamente Palin
si era tinto di un pallore mortale alla vista di Flare, con le sue scintillanti scaglie azzurre, gli occhi
fiammeggianti e le file di zanne aguzze grondanti del sangue del suo recente spuntino.
In un primo tempo Steel aveva pensato che il giovane lo avrebbe obbligato a trovare un altro
mezzo di trasporto, ma la vista dei corpi dei fratelli legati dietro la sella aveva dato coraggio al giovane
mago che aveva serrato le labbra e si era accostato con risolutezza al drago, montando in sella con
l'aiuto di Steel.
Il cavaliere lo aveva sentito tremare, ma Palin si era trattenuto dal gridare o dal dire una sola
parola e si era seduto con la schiena eretta in un atteggiamento pieno di dignit... dimostrando un
coraggio di cui lui non esitava a dargli atto.
Se credi che mi sia perduta, t'informo che so dove mi trovo aggiunse intanto Flare, in tono
sommesso. Sara ed io abbiamo percorso questa rotta... quella notte. La notte in cui lei andata da
Caramon Majere per tradirti. Ben sapendo quale fosse la notte a cui il drago si stava riferendo, Steel
mantenne un severo silenzio, mentre nel sedile retrostante il suo (per l'occasione aveva infatti sostituito
la sua sella ad un posto con una che poteva contenere due uomini) Palin si agit e borbott parole
incoerenti. A quanto pareva neppure il timore dei draghi poteva contendere con lo sfinimento e adesso
il giovane mago era scivolato in un sonno che peraltro gli stava portando ben poco conforto, a giudicare
dal modo in cui d'un tratto sussult per poi lanciare un grido e prendere a dimenarsi.
Zittiscilo avvert il drago. Tu puoi anche non vedere segni di vita sul terreno sottostante, ma
stiamo volando sui Monti Khalist dove vivono i nani delle colline: i loro esploratori sono astuti e vigili,
e noi ci stagliamo nitidi sullo sfondo del cielo stellato, per cui sarebbe facile per loro avvistarci e
trasmettere l'informazione.
Anche se non servirebbe molto n a loro n a nessun altro comment Steel. Sapendo per che
non era il caso di irritare il drago si gir al tempo stesso sulla sella e pos con determinazione una
mano sulla spalla del mago.
A quel tocco Palin si calm, emise un profondo sospiro e assunse una posizione pi
confortevole. La sella per due persone era stata studiata in modo da poter trasportare in battaglia due
cavalieri, uno armato in maniera convenzionale e l'altro di magia o di incantesimi clericali, utili nel
contrastare gli attacchi magici da parte del nemico. Costruita in legno leggero coperto di cuoio, la sella
era equipaggiata di sacche e di cinghie per assicurare non solo armi ma anche manufatti e componenti
per incantesimi, e i due cavalieri erano separati da uno scaffale coperto di cuoio imbottito al cui interno
c'era un cassetto destinato a contenere pergamene, provviste e altri oggetti utili. Adesso Palin teneva la
testa appoggiata su questo scaffale, con la guancia sporca di sangue appoggiata su un braccio; anche
nel sonno, l'altra mano continuava a stringere il Bastone di Magius che, per suo ordine espresso, era
stato legato alla sella accanto a lui.
Rivive la battaglia osserv Steel; quando infine fu certo che il mago si fosse calmato ritrasse
la mano e torn a girare il viso incontro al vento mentre il drago esprimeva il suo parere sbuffando e
agitando la testa coperta di scaglie azzurre.
Si trattato di una rotta comment. Il termine battaglia una definizione troppo dignitosa.
I Cavalieri di Solamnia hanno combattuto con coraggio ribatt Steel. Hanno mantenuto la
loro posizione e non si sono dati alla fuga, n si sono disonorati con la resa. Flare scosse la criniera
senza avanzare commenti, e Steel fu abbastanza saggio da non insistere. Quel drago aveva combattuto
nelle Guerre dei Draghi, ventisei anni prima, e quella era stata un'epoca in cui i soldati della Regina
delle Tenebre non si lasciavano sfuggire l'occasione per insultare o ridicolizzare il nemico, al punto che
qualsiasi Signore dei Draghi che avesse osato lodare i Cavalieri di Solamnia come Steel aveva appena
fatto sarebbe stato privato del suo rango e forse anche della vita. Di conseguenza Flare, come la
maggior parte dei draghi fedeli a Takhisis, stava avendo dei problemi ad adeguarsi a quel nuovo modo
di pensare, e per quanto fosse d'accordo con Ariakan sul fatto che un soldato dovesse rispettare il
nemico, trovava un po' eccessivo arrivare a incensarlo.
Protendendosi in avanti, Steel l'accarezz sul collo per indicare che rispettava il suo punto di
vista e che non avrebbe insistito oltre; dal canto suo Flare, che era molto affezionata al suo padrone,
mostr il proprio apprezzamento cambiando discorso... anche se il nuovo argomento da lei scelto
dimostr con chiarezza che i draghi azzurri non erano certo dotati di molto tatto.
Non hai pi avuto notizie di Sara, vero? domand infatti.
No rispose Steel, con voce dura e fredda, tenendo sotto controllo le proprie emozioni. Sai
che non dovresti fare il suo nome.
Siamo soli... chi vuoi che ci possa sentire? Forse durante la nostra visita a Solace riusciremo
ad avere sue notizie.
Io non ne voglio avere ribatt Steel, sempre in tono aspro.
Immagino che tu abbia ragione. Dopo tutto, se scoprissimo dove si sta nascondendo saremmo
costretti a catturarla e a riportarla indietro, perch per quanto possa lodare i nemici, Lord Ariakan non
ama i traditori.
Lei non ci ha traditi! esclam Steel, perdendo il proprio gelido controllo nell'impeto dell'ira.
Avrebbe potuto farlo innumerevoli volte, ma sempre rimasta fedele...
Fedele a te precis Flare.
Mi ha allevato quando mia madre mi ha abbandonato. ovvio che mi amasse, il contrario non
sarebbe stato naturale.
E tu amavi lei. Non voglio essere offensiva perch anch'io amavo Sara, sempre che si possa
dire che i draghi amino i mortali dichiar Flare, sentendo Steel agitarsi a disagio sulla sella. Lei ci
trattava come esseri intelligenti, ci consultava, chiedeva il nostro parere e dava ascolto ai nostri
consigli... il pi delle volte. L'unica volta in cui avrei potuto aiutarla lei per non venuta da me
sospir. un peccato che non sia riuscita a comprendere la nostra causa. Avrebbero dovuto darle la
Visione, come io avevo suggerito a Lord Ariakan, che per non mi ha dato retta.
Da quanto ho sentito sul suo conto, dubito che anche la mia vera madre avrebbe compreso la
nostra causa comment Steel, in tono sarcastico.
La Signora dei Draghi Kitiara? ridacchi Flare, divertita all'idea. S, lei era il tipo che
procedeva per la sua strada e toglieva di mezzo chiunque le intralciasse il passo. Ma che combattente
era! Impavida, abile, azzardata. Io sono stata fra coloro che hanno combattuto con lei alla Torre del
Sommo Chierico.
Una battaglia che non torna molto a suo onore comment Steel, in tono asciutto.
vero. stata sconfitta, ma risorta dalle ceneri per abbattere Lord Ariakus e conquistare per
s la Corona del Potere.
Il che ha poi portato alla nostra sconfitta finale. "Il male si rivolta contro se stesso" e quello era
un credo di gelosia e di tradimento che portava alla distruzione. Adesso per non pi cos, ora siamo
alleati, fratelli nella Visione, siamo pronti a sacrificare qualsiasi cosa perch essa si realizzi.
Tu non hai mai rivelato la tua parte della Visione, Steel Brightblade osserv Flare.
Non mi permesso farlo. Dal momento che non la comprendevo a fondo l'ho esposta a Lord
Ariakan, che non l'ha compresa neppure lui e mi ha consigliato di tenerla per me e non discuterne con
altri.
Io non rientro negli "altri" precis Flare, in tono irritato, mentre la criniera le si rizzava per
l'indignazione.
Questo lo so garant Steel, addolcendo il tono e battendole un altro colpetto sul collo. Il mio
signore mi ha per proibito di parlarne con chiunque. Vedo delle luci... dobbiamo essere ormai vicini
alla meta.
Quelle sono le luci della citt di Sanction. Adesso dobbiamo soltanto attraversare il Mare
Nuovo e arriveremo in Abanasinia, molto vicino a Solace. Nel parlare Flare scrut il cielo e annus il
vento, che sembrava sempre meno teso, poi aggiunse: quasi l'alba. Depositer te e il mago al
limitare del villaggio.
Dove ti nasconderai durante il giorno? Non bene che ti vedano.
Mi rifuger a Xak Tsaroth. Anche dopo tutti questi anni la citt ancora abbandonata perch
la gente la ritiene infestata dagli spiriti, sebbene in realt si tratti soltanto di orchetti. Prima di dormire
ne manger qualcuno per colazione. Devo tornare a prenderti al tramonto oppure aspettare che sia tu a
chiamarmi?
Aspetta il mio richiamo, perch non so ancora quali saranno i miei piani. Entrambi stavano
parlando con disinvoltura, senza accennare al fatto che adesso si erano addentrati di parecchio nel
territorio nemico ed erano quindi in costante pericolo senza peraltro avere nessuno su cui poter fare
affidamento in caso di necessit. Alcuni cavalieri dell'Ordine di Takhisis vivevano sul continente di
Ansalon dove spiavano, s'infiltravano e reclutavano altri alla loro causa, ma anche se li avesse
rintracciati Steel non avrebbe fatto uso dei loro servigi e non avrebbe fatto nulla che potesse turbare il
velo di anonimato da cui erano avvolti, perch essi avevano il loro compito da svolgere secondo la
Visione, cos come lui aveva il suo... pur non essendo del tutto certo di quale esso fosse.
Lasciatasi la terraferma alle spalle, Flare si libr al di sopra del Mare Nuovo. La luna rossa non
era ancora tramontata ma la grigia luce dell'alba ne attutiva il chiarore ed essa scivol rapidamente nel
mare, quasi fosse grata di chiudere il suo occhio rosso.
In quel momento Palin gemette nel sonno e invoc il nome di uno dei fratelli morti.
Sturm... Quel nome echeggi in modo strano sulla scia del ricordo della Visione, perch il
fratello del mago era stato chiamato Sturm in onore e in memoria del padre di Steel, che aveva portato
lo stesso nome.
Sturm... ripet Palin.
Svegliati! ordin Steel, in tono rude e irritato, girandosi di scatto sulla sella. Siamo quasi
arrivati. N Steel n Palin potevano saperlo, ma il drago li pos a terra quasi nello stesso punto in cui
molti anni prima aveva avuto luogo l'incontro di due amici. L'ora del giorno era stata pi o meno la
stessa, la stagione l'autunno e non l'estate, ma quella era all'incirca la sola differenza, perch come
questo attuale anche quello era stato un tempo di pace... una pace che a detta di alcuni sarebbe durata in
eterno.
Palin Majere si accasci contro lo stesso masso su cui si era seduto un tempo Flint Fireforge, e
Steel Brightblade percorse lo stesso sentiero su cui aveva camminato Tanis Mezzelfo. Abbassando lo
sguardo sulla vallata Palin contempl gli alti alberi di vallenwood, che di solito nascondevano quasi
ogni traccia delle case del villaggio appollaiate in mezzo ai loro rami. Adesso per lo spesso fogliame
verde appariva tinto di un marrone polveroso, molte foglie erano cadute e le case erano ben visibili,
nude, isolate e vulnerabili.
Sebbene fosse presto e la gente di Solace si stesse senza dubbio svegliando per cominciare la
giornata, non si scorgeva un solo filo di fumo che si levasse da focolare o fucina in tutta la valle, perch
era pericoloso accendere fuochi di qualsiasi tipo. Appena la settimana precedente un vallenwood secco
aveva preso fuoco in un momento, distruggendo parecchie case, e anche se per fortuna gli abitanti
erano riusciti a mettersi in salvo e non c'erano state perdite di vite umane, l'incidente aveva reso la
gente riluttante ad accendere fuochi di sorta.
La Locanda dell'Ultima Casa era l'edificio pi grosso di tutta Solace e il primo che i due
avvistarono, e Palin lo fiss per un lungo momento in preda ai contrastanti desideri di correre verso
casa e di fuggire lontano da essa. Steel aveva infatti scaricato i corpi dei suoi fratelli dal dorso del drago
e adesso essi giacevano avvolti in panni di lino su una rozza slitta approntata da Steel con alcuni rami
d'albero. In quel momento il cavaliere stava legando fra loro gli ultimi rami, e quando avesse finito
avrebbero cominciato a scendere il pendio della collina.
Sono pronto annunci infine Steel, assestando uno strattone alla slitta che super un sasso
con un sobbalzo e scivol lungo la strada, sollevando una nuvola di polvere.
Palin non si gir a guardarla: mentre la sentiva strisciare nella polvere pens al carico che essa
trasportava e serr i pugni per resistere all'angoscia.
Sei in condizione di camminare? domand Steel, con voce cupa e aspra ma rispettosa del
dolore di Palin.
Per quanto grato di questo, il giovane mago trov umiliante che gli venisse posta una domanda
del genere, in quanto Sturm e Tanin avrebbero voluto che lui si mostrasse forte davanti al nemico.
Sto bene ment. Il sonno e l'impiastro che mi hai spalmato sulla ferita mi sono stati d'aiuto.
Vogliamo andare? Si alz quindi in piedi e si avvi lungo il pendio appoggiandosi pesantemente al
Bastone di Magius, mentre Steel lo seguiva trascinando la slitta. Guardandosi alle spalle Palin vide i
corpi sobbalzare, sent il clangore delle armature ad ogni movimento della slitta sulla strada di terra
battuta... e incespic, perdendo l'equilibrio.
meglio che guardi davanti a te consigli Steel. Ci che fatto fatto e non pu essere
cambiato.
Stai parlando come se io avessi rovesciato un bicchiere di latte! ritorse Palin, con rabbia.
Quelli sono i miei fratelli! Sapere che non parler pi con loro, che non li sentir ridere o... o...
Interrompendosi, ricacci indietro le lacrime e prosegu: Non credo che tu abbia mai perso qualcosa di
cui t'importasse. A voi non interessa nulla... tranne uccidere! Steel non ribatt ma s'incup in volto nel
sentir parlare di perdere qualcosa o qualcuno, continuando a trascinare con facilit la pesante slitta e al
tempo stesso a guardarsi costantemente intorno da sotto le folte sopracciglia, prendendo nota di quanto
lo circondava e scrutando con attenzione boschetti e cespugli intricati.
Cosa c' che non va? chiese Palin, scoccandogli un'occhiata.
Questo sarebbe un posto eccellente per un'imboscata rispose Steel.
In effetti qui c' stata un'imboscata, in passato replic Palin, mentre il suo volto teso si
rilassava leggermente. Proprio laggi l'orchetto noto come Fewmaster Toede ha fermato Tanis
Mezzelfo, Flint Fireforge e Tasslehoff Burrfoot ed ha chiesto loro di un bastone con un cristallo
azzurro. Quel momento ha cambiato loro la vita. Scivol poi nel silenzio, pensando ai terribili
momenti che avevano cambiato la sua vita e avevano posto fine a quella dei suoi fratelli, e accanto a lui
la voce di Steel non interruppe il filo delle sue riflessioni ma s'intrecci ad esso.
Credi nel fato, Sir Mago? chiese improvvisamente il cavaliere, fissando la strada di terra
battuta. In base a quanto affermi quel momento, l'imboscata, ha cambiato la vita del mezzelfo, il che
sottintende che la sua vita sarebbe stata diversa se quel evento non si fosse mai verificato. Non
peraltro possibile che tale momento fosse destinato ad accadere, che non ci fosse modo di sottrarvisi?
Forse esso era in attesa del mezzelfo, lo stava aspettando al varco come gli orchetti stessi. E non
anche possibile aggiunse, spostando su Palin lo sguardo dei suoi occhi scuri, che i tuoi fratelli
fossero nati per morire su quella spiaggia? La domanda fu come un colpo allo stomaco e per un
momento Palin non riusc neppure a respirare mentre il mondo stesso pareva vorticare e tutto ci che
gli era stato insegnato lo abbandonava. Possibile che un Fato inesorabile fosse in agguato da qualche
parte, ad attenderlo al varco? Era forse lui una sorta d'insetto intrappolato nella ragnatela del tempo,
che si agitava e si contorceva nel debole tentativo di fuggire?
Non ci credo! ribatt infine, traendo un profondo respiro, e subito si sent meglio, la mente gli
si schiar. Gli di ci danno la possibilit di scegliere. I miei fratelli hanno scelto di diventare cavalieri
quando non erano obbligati a farlo. Anzi, dal momento che non erano di Solamnia e non avevano
antenati che fossero gi stati cavalieri per loro non stato facile...
In tal caso hanno scelto di morire dichiar Steel, fissando i due corpi. Sarebbero potuti
fuggire, ma non lo hanno fatto.
Non lo hanno fatto ripet Palin, in tono sommesso.
Stupito dalla domanda del cavaliere oscuro, e chiedendosi cosa si potesse celare dietro di essa,
Palin scrut quindi con attenzione Steel, e per un momento vide il volto umano nascosto sotto la
maschera di ferrea e fredda determinazione, un volto pervaso di dubbi, di interrogativi e di sofferenza.
Steel stava chiedendo qualcosa... ma cosa? Conforto? Comprensione? Dimentico dei propri
problemi Palin si accinse a offrire il misero aiuto e consiglio di cui poteva essere capace, ma in quel
momento Steel si volse e lo sorprese a fissarlo.
La maschera ferrea torn subito a calargli sul volto.
Hanno scelto bene dichiar. Sono morti con onore.
Hanno scelto male ritorse Palin, sentendo riaffiorare ira ed amarezza. Io ho scelto male.
Cosa c' di tanto onorevole in quello? esclam, accennando ai corpi sulla slitta. E che onore c' nel
dover dire a mia madre... nel doverle dire... Girando sui tacchi lasci il punto in cui Tanis aveva
sentito parlare per la prima volta del Bastone con il cristallo azzurro e si avvi lungo la strada.
In ogni caso sent commentare a Steel, con voce pensosa, questo un posto eccellente per
un'imboscata. Poi la slitta prese a strisciare rumorosamente in mezzo alla polvere e ai sassi.


CAPITOLO NONO.


Un avvertimento. Gli elfi impugnano le armi. Tika impugna la padella.



Un raggio del sole del primo mattino penetr attraverso una delle finestre della locanda e and a
colpire Tanis dritto negli occhi. Nello svegliarsi di soprassalto, abbagliato, il mezzelfo si rese conto di
essersi assopito su una delle panche di legno della locanda e si raddrizz, sfregandosi gli occhi e la
faccia con un senso d'irritazione verso se stesso in quanto era stata sua intenzione rimanere sveglio tutta
la notte per montare la guardia... mentre si era invece addormentato come un nano ubriaco.
Dall'altra parte della stanza il re elfico esiliato, Porthios, era seduto ad un tavolo coperto di
mappe, con accanto una caraffa di vino elfico ed un bicchiere, e stava scrivendo qualcosa di cui Tanis
non seppe determinare la natura... forse un rapporto, o una lettera ad un alleato, o un'annotazione
inerente ai suoi piani o ancora un aggiornamento del suo diario personale. Osservandolo, si rese conto
che Porthios era stato pi o meno nella stessa posizione quando lui si era addormentato e che l'unica
differenza era solo il livello leggermente pi basso del vino contenuto nella caraffa.
Lui e Porthios erano fratelli, non per vincoli di sangue ma in quanto Tanis aveva sposato la
sorella di Porthios, Laurana, e nell'infanzia erano cresciuti tutti insieme. Essendo il maggiore, Porthios
era stato destinato a guidare un giorno il suo popolo e aveva sempre preso quel ruolo molto sul serio,
non approvando il matrimonio di sua sorella con quello che lui considerava un mezzosangue umano.
Privo del fascino di suo padre, il defunto Portavoce del Sole, Porthios era per natura severo,
serio e fin troppo esplicito nel parlare in quanto disprezzava anche solo l'idea di una menzogna
diplomatica, e in aggiunta a questo aveva un carattere orgoglioso abbinato ad una reticenza e una
diffidenza che facevano apparire quel orgoglio come arroganza agli occhi di quanti non lo conoscevano
bene. Invece di adoperarsi per rimediare a questo difetto, Porthios aveva la tendenza ad isolarsi da
quanti lo circondavano, perfino da chi lo amava e lo ammirava... e in effetti in lui c'era molto da
ammirare. Abile come generale e coraggioso nel combattere, era andato in aiuto di Silvanesti
rischiando la vita per contrastare lo spaventoso sogno di Lorac, che aveva decimato la popolazione
delle sue terre: ci che ora lo aveva inasprito era il tradimento subito, e in effetti Tanis non si sentiva di
biasimare il cognato per il suo desiderio di vendetta.
Le recenti difficolt avevano lasciato il loro segno sul re esiliato: un tempo alto e avvenente,
con un portamento regale, adesso Porthios appariva leggermente chino come se il peso dell'ira e del
dolore lo stesse schiacciando, i suoi capelli erano ora lunghi, arruffati e striati di grigio, un fenomeno
che non si riscontrava quasi mai neppure fra gli elfi pi anziani, e lui portava indosso un'armatura di
cuoio rigida e malconcia, sopra abiti di qualit che cominciavano per a logorarsi lungo il bordo e a
cedere alle cuciture. Il suo volto, poi, era una maschera fredda, implacabile e amara, che soltanto di
rado si abbassava a rivelare l'uomo sottostante, che soffriva per il suo popolo anche se stava
progettando di muovere guerra contro di esso.
Tanis distolse infine lo sguardo dal cognato quando Caramon entr sbadigliando nella sala e
adagi la propria mole sulla panca di fronte a quella occupata dall'amico.
Mi sono addormentato confess Tanis, grattandosi la barba.
Come se non lo sapessi sorrise Caramon. Russavi cos forte che avresti potuto segare un
albero di vallenwood.
Avresti dovuto svegliarmi... sai che dovevo montare la guardia.
A che scopo? ribatt Caramon, sbadigliando ancora e arruffandosi i capelli. Non siamo certo
in una torre circondata da quarantasette legioni di orchetti. Avevi cavalcato per tutto il giorno e avevi
bisogno di riposo.
Non questo il punto replic Tanis. Addormentarsi cos fa una brutta impressione. Nel
parlare scocc un'occhiata in direzione del re elfico, e anche se questi non lo stava guardando comprese
dalla piega della sua mascella e dalla rigidit del suo atteggiamento che stava pensando fra s che lui
era un debole, un misero mezzo umano.
Tu ed io sappiamo entrambi che la penserebbe allo stesso modo anche se tu restassi sveglio per
il resto della tua vita comment Caramon, seguendo con lo sguardo la direzione di quello dell'amico.
Avanti, andiamo a lavarci. Con quelle parole, si alz e precedette il mezzelfo gi per le scale che
portavano al livello del suolo. Il mattino era gi molto caldo, al punto da dare a Tanis l'impressione che
l'aria stessa potesse prendere fuoco mentre si dirigeva verso il barile posto sotto la locanda e che
avrebbe dovuto essere pieno d'acqua. Sbirciando all'interno Caramon sospir nel constatare che esso
era pieno soltanto a met.
Cosa successo al pozzo? domand, Tanis.
Si seccato. Quasi tutti i pozzi si sono seccati verso la fine della primavera e adesso la gente
va a prendere l'acqua al Lago Crystalmir, anche se si tratta di un lungo tragitto. Questo barile era pieno,
la scorsa notte. Furti del genere sono comuni e c' chi sorveglia le proprie scorte d'acqua rispose
Caramon, immergendo un mestolo nel barile per poi porgerlo a Tanis.
Ma non tu sorrise questi, notando le impronte che spiccavano intorno al barile nel fango
ancora umido, e bevve l'acqua tiepida del mestolo. Tu effettui quel tragitto tutti i giorni per rifornire
d'acqua la locanda e non sfrutti mai pi della met di quello che attingi perch i tuoi vicini ti
derubano.
Non mi derubano dichiar Caramon, arrossendo mentre si lavava la faccia. Ho detto loro
che possono prendere l'acqua di cui hanno bisogno, ma alcuni di loro si vergognano perch una cosa
che rasenta il mendicare e a Solace nessuno ha mai dovuto mendicare, neppure quando la guerra era
appena finita e i tempi erano duri. Nessuno ha mai dovuto rubare per sopravvivere. Con un profondo
sospiro sbuff e si asciug la faccia con la manica della camicia, mentre Tanis si lavava a sua volta
badando ad usare l'acqua con parsimonia: non gli era infatti sfuggito il fatto che alcune impronte che
circondavano la botte erano state lasciate da piedi di bambini.
Porthios rimasto sveglio tutta la notte? chiese, riponendo il mestolo nella sua nicchia
intagliata nell'albero di vallenwood.
Intanto lui e Caramon tornarono verso la scala ma non salirono immediatamente perch una sala
comune piena di elfi dal volto cupo e aspro, met dei quali non rivolgeva la parola all'altra met, non
era il posto pi piacevole del mondo.
Per quel che ho potuto vedere non ha chiuso occhio rispose Caramon, guardando verso la
finestra accanto a cui era seduto il re elfico. Del resto sua moglie sta per avere un bambino e so che io
non ho chiuso occhio quando Tika era... nello stesso stato.
Questa una cosa che posso capire, come pu farlo qualsiasi marito ribatt Tanis, cupo. A
me sembra per che Porthios si stia preparando pi alla battaglia che alla paternit e credo che non
abbia neppure chiesto di Alhana.
Non in modo esplicito afferm Caramon, ma del resto Tika scesa molto spesso a
rassicurarlo e lui non ha neppure bisogno di chiedere. L'ho osservato, e ti garantisco che ti sbagli sul
suo conto: io penso che ami veramente Alhana, e che in questo momento lei e il bambino che deve
nascere siano per lui le cose pi importanti del mondo.
Vorrei poterlo credere. Io penso invece che sarebbe pronto a cedere entrambi pur di riavere il
suo regno. solo che, nel nome dell'Abisso, cosa...? Il ponte di corda che passava sopra la loro testa,
uno dei tanti che servivano come strade per collegare fra loro le case arboree di Solace, prese a
oscillare e a frusciare allorch un soldato elfico lo percorse con passo precipitoso. A giudicare dalla sua
espressione cupa, l'elfo era latore di cattive notizie, quindi Tanis e Caramon si scambiarono un'occhiata
e salirono di corsa la scala. Quando arrivarono nella locanda, per, l'elfo stava gi facendo rapporto a
Porthios.
Cosa c'? Cosa succede? domand Caramon, arrivando per ultimo con il respiro ansante e il
volto arrossato per lo sforzo insolito. Cosa stanno dicendo? aggiunse quindi, in quanto la
conversazione concitata si stava svolgendo nella lingua elfica di Qualinesti.
Intento ad ascoltare, Tanis gli segnal con un cenno di tacere, segno evidente che quello che
stava sentendo lo aveva turbato. Alla fine si gir verso l'amico e lo trasse dietro il bancone.
I loro esploratori hanno riferito di aver visto un soldato umano con lunghi capelli neri che
porta i simboli dell'oscurit e che sta percorrendo a piedi la strada principale, diretto verso Solace. Per
c' dell'altro, Caramon... aggiunse, stringendo con forza il braccio dell'amico. A quanto pare
accompagnato da un mago dalla veste bianca. Un mago giovane.
Palin disse immediatamente Caramon. E l'altro? Pensi anche tu quello che penso io?
La descrizione corrisponde a Steel Brightblade.
Ma perch Steel dovrebbe venire qui? E solo?
A quanto pare s, tranne per Palin.
In tal caso cosa ci fanno quei due insieme, nel nome degli di? Anzi, cosa ci fanno qui
insieme? Tanis evit di riferire a Caramon anche il resto del rapporto, e cio che a quanto pareva il
paladino oscuro stava trascinando una slitta su cui erano legati quelli che sembravano i corpi di due
cavalieri, perch pur avendo l'angosciosa sensazione di conoscere la risposta alle domande dell'amico
era possibile che si stesse sbagliando... anzi, stava pregando Paladine che la sua supposizione fosse
sbagliata.
Intanto Porthios stava impartendo degli ordini in reazione e ai quali l'intero contingente di elfi
balz in piedi, protendendo la mano verso archi e frecce e snudando la spada, e Caramon guard con
allarme tutta quel agitazione.
Cosa stanno facendo, Tanis? chiese. Quello l fuori potrebbe essere Palin!
Lo so. Ci penser io garant Tanis, poi raggiunse Porthios e gli si rivolse senza esitazione.
Chiedo scusa, fratello, ma la descrizione del giovane mago mi induce a pensare che si tratti del figlio
di Caramon Majere, il tuo ospite sottoline, con enfasi. Il giovane una Veste Bianca, quindi spero
proprio che non penserai di attaccarlo.
Non intendiamo attaccarli, fratello replic Porthios, in tono secco, irritato per essere stato
interrotto. Intendiamo chiedere loro di arrendersi e dopo li interrogheremo entrambi. Spost quindi
lo sguardo su Caramon con espressione rovente e pass alla lingua Comune nel proseguire: Il figlio
del tuo amico pu anche essere una Veste Bianca, ma in compagnia di un soldato del male.
Cosa vorresti sottintendere? ringhi Caramon, arrossendo in volto.
Porthios intervenne Tanis, sai perfettamente che quel paladino oscuro non si arrender. Lui
combatter, la tua gente combatter, e...
Prova a fare del male a mio figlio intervenne Caramon, in tono gelido, serrando i pugni, e te
ne pentirai. E avanz di un passo.
I soldati elfici, quelli provenienti da Qualinesti, si portarono immediatamente davanti a Porthios
snudando la spada.
Voi uomini cosa credete di fare? Con il volto pallido per l'ira e la voce che grondava
disprezzo, Tika oltrepass con una spallata il marito e trafisse tutti i presenti con uno sguardo rovente,
poi protese una mano dietro il bancone e afferr la vecchia padella di ferro con cui un tempo aveva
colpito sulla testa tanti draconiani, avanzando verso l'elfo pi vicino e minacciandolo con quel arma
impropria.
Siete forse impazziti tutti, razza di stolti? chiese, in un sussurro sibilante. Tu, signore
prosegu, puntando la padella in direzione di Porthios. Tua moglie sta generando tuo figlio! E non si
tratta di un parto facile, se proprio lo vuoi sapere, perch le vostre donne hanno i fianchi stretti e via
dicendo! E intanto voi uomini aggiunse, facendo descrivere un arco alla padella, siete qui sotto ad
agitare le spade e a comportarvi peggio di altrettanti bambini. Non intendo permetterlo. Avete capito?
Non lo permetto! E per maggiore enfasi cal con violenza la padella su uno dei tavoli.
Imbarazzati ma pervasi di una cupa determinazione, gli elfi mantennero le loro posizioni e
Caramon non accenn a indietreggiare di un passo, quindi Tika accentu la stretta intorno al manico
della padella.
Nel frattempo Tanis era riuscito ad affiancarsi a Porthios, ed ora prese a parlargli in tono
sommesso e in elfico, in modo che n Tika n Caramon potessero capirlo.
I tuoi esploratori hanno riferito che il paladino oscuro trascina una slitta su cui sono legati due
corpi. possibile che essi appartengano agli altri due figli di Caramon e di Tika... vorresti forse turbare
il sonno dei morti? sussurr.
Quella era probabilmente l'unica argomentazione capace di far cambiare idea a Porthios in
quanto gli elfi, forse a causa della lunga durata della loro vita, riverivano e onoravano i morti.
Notando che Porthios stava ora guardando in direzione di Caramon con aria improvvisamente
indecisa, Tanis decise di sfruttare il vantaggio acquisito.
Forse mi sbaglio, ma credo di conoscere questo paladino oscuro prosegu. Lascia che parli
da solo con lui e con il mago, perch se sta succedendo quello che credo, allora il paladino sta agendo
in modo nobile e onorevole a rischio della sua vita, indipendentemente dal fatto che sia o meno al
servizio della Regina delle Tenebre. Permettimi di appurare la verit prima che venga versato del
sangue e che i morti siano disonorati.
Le mie guardie ti accompagneranno decise Porthios, dopo un momento di riflessione.
Non necessario, fratello. La cosa peggiore che pu succedere che io mi faccia uccidere
ribatt Tanis, in tono asciutto.
Un lato del volto severo dell'elfo ebbe una lieve contrazione... Porthios aveva sorriso.
Che tu ci creda o meno, Mezzelfo, la tua morte mi addolorerebbe. Sei libero di non crederci,
ma mi sei sempre piaciuto e ci sono state occasioni in cui ti ho addirittura ammirato. solo che non ti
considero un marito adatto per mia sorella. Poi il sorriso svan per essere sostituito da linee di dolore e
di stanchezza, e Porthios sollev lo sguardo verso la stanza dove Alhana stava forse combattendo per la
propria vita e per quella di suo figlio.
Va', Mezzelfo disse quindi, in tono stanco e sommesso. Va' a parlare con quest'onorevole
progenie del male. Sei libero di agire a modo tuo, come hai sempre fatto. Per aggiunse, con un
bagliore nello sguardo, i miei uomini ti accompagneranno. Era una vittoria, sia pure parziale, quindi
Tanis si guard bene dal cercare di conquistare ulteriore terreno, consapevole di essere riuscito ad
ottenere almeno questa concessione soltanto perch Porthios era troppo stanco e preoccupato per
discutere.
tutto a posto disse quindi a Caramon e a Tika, tornando a parlare nella lingua Comune.
Porthios ha acconsentito a permettermi di gestire la situazione. Tika, meglio che tu torni da Alhana.
Non comprendendo cosa fosse successo ma lieta che la questione fosse stata risolta, Tika sbuff, si
schiar la gola, rimise a posto la padella e si affrett a tornare al piano di sopra.
Tanis si era gi avviato verso la porta quando si accorse che Caramon si stava liberando del
grembiule che portava intorno al grosso ventre, segno evidente che si stava preparando ad
accompagnarlo. Raggiuntolo in fretta, gli pos una mano sul braccio.
Lascia che mi occupi io di questa faccenda, Caramon. Potrebbe esserci bisogno di te qui.
Il ragazzo l fuori potrebbe essere Palin ribatt Caramon, scuotendo il capo. Se lui, vuol
dire che gli successo qualcosa.
Devi restare qui insistette Tanis, cercando un'argomentazione pi efficace. necessario
tenere d'occhio questi elfi perch Porthios disperato, con le spalle al muro, e potrebbe causare guai.
Non vogliamo certo che si scateni un bagno di sangue. Caramon esit e lanci un'occhiata in direzione
del re esiliato.
Se si tratta davvero di Palin mi occuper io di lui come se fosse mio figlio continu intanto
Tanis, con un lieve tremito nella voce, pensando al figlio che non vedeva da mesi.
Riportando lo sguardo sul mezzelfo, Caramon lo fiss con improvvisa intensit.
Sai qualcosa che non mi stai dicendo accus.
Caramon, io... cominci Tanis, arrossendo.
Fa' come ritieni meglio si arrese per il colosso, scrollando le spalle. So che avrai cura del
mio ragazzo... e di Steel, se si tratta davvero di lui. Chi lo sa, forse si davvero deciso a passare dalla
nostra parte. Intanto io terr d'occhio quel concentrato di acidit aggiunse, accennando con il pollice
verso Porthios.
Grazie, amico mio disse Tanis, e se ne and prima che Caramon o Porthios potessero
cambiare idea.


CAPITOLO DECIMO.


Un luogo eccellente per un'imboscata.



Palin e Steel si fermarono per riposare nei boschi alla periferia di Solace, o per meglio dire
Palin si ferm per riposare mentre Steel lo fece soltanto per rimanere con lui.
Il giovane mago era tormentato dalla ferita ed era logorato dalla sofferenza, e anche se era
ormai vicino a casa questo ritorno non gli stava recando nessun conforto ma soltanto l'angoscia del
terribile onere di dire ai suoi genitori che due dei loro figli erano morti. Spossato, si lasci cadere
seduto su un ceppo d'albero.
Avanti, bevi offr Steel, porgendo una borraccia d'acqua al giovane mago, che l'accett e
bevve con parsimonia, come aveva imparato a fare viaggiando con i cavalieri, prima di restituirla.
Grazie. Credo di aver perso la mia durante... l sulla spiaggia mormor.
Steel per non lo sent e non vide neppure la borraccia che gli veniva porta. Adesso si trovavano
in una piccola radura che a giudicare dai giocattoli sparsi intorno doveva essere usata come luogo di
gioco dai bambini del circondario, e Steel stava fissando con attenzione uno degli alberi circostanti.
Seguendo la direzione del suo sguardo, Palin scorse una massa scura annidata fra i rami e per un
momento ne fu sorpreso... poi per ricord di cosa si trattava.
Non ti allarmare, soltanto un fortino sull'albero disse. I miei fratelli ed io eravamo soliti
giocare qui alla guerra quando eravamo piccoli. A quel tempo per noi era soltanto un gioco, loro erano i
guerrieri ed io il loro mago, e quando "morivano" usavo la mia magia per riportarli in...
Dici che i bambini vengono a giocare qui lo interruppe Steel, ad alta voce, e al tempo stesso
serr con forza la spalla di Palin. Con un sussulto di sorpresa, questi si rese conto che il cavaliere non
stava manifestando la propria comprensione ma gli stava dando un avvertimento.
Continua a parlare sussurr intanto Steel, con la mano destra sulla spalla di Palin e la sinistra
che stringeva una daga, la cui lama scintillava sotto le pieghe del suo mantello blu scuro.
Irrigidendosi, Palin protese d'istinto la mano verso la sacca in cui teneva i componenti per
incantesimi, poi per ricord dove si trovava: questa era Solace, nel nome degli di!
Probabilmente si tratta soltanto dei bambini di qui... cominci, alzandosi in piedi con mosse
incerte.
Non sono bambini ribatt Steel, scoccandogli una rapida occhiata per poi riportare lo sguardo
sugli alberi. Sono elfi. Fa' quello che ti dico e bada a non intralciarmi.
Elfi? Non poss... esclam Palin. Subito la stretta di Steel sul suo braccio si accentu
dolorosamente, inducendolo a ridurre la voce ad un sussurro mentre proseguiva: Non ci sono elfi nel
raggio di cinquanta leghe da...
Taci ingiunse Steel. Quali incantesimi hai a disposizione gi pronti? La domanda lasci
Palin sconcertato.
Io... ecco, a dire il vero nessuno balbett. Non avrei mai pensato... senti, questa la mia
terra...
Fu interrotto da un suono sibilante seguito da un tonfo, in seguito al quale una freccia si and a
piantare sul ceppo d'albero su cui lui era seduto poco prima... una freccia di fattura elfica.
Al tempo stesso cinque guerrieri elfici si lasciarono cadere al suolo dagli alberi, atterrando con
leggerezza e tendendo l'arco con una rapidit superiore a quella del pensiero: adesso quattro frecce
erano puntate contro Steel, una contro Palin.
Questi fiss a bocca aperta i cinque elfi, stupefatto e sconcertato, in preda ad una confusione in
mezzo alla quale affior un solo pensiero: aveva fallito ancora una volta. Anche se avesse imparato a
memoria gli incantesimi che conosceva, essi erano cos pochi da essere quasi inutili, o almeno cos gli
pareva, e comunque nel momento stesso in cui avesse cominciato a recitarli sarebbe morto con una
freccia piantata nel cuore.
Steel intanto gli aveva lasciato andare la spalla e aveva riposto la daga nella cintura,
impugnando la spada nel fronteggiare i suoi nemici.
Tu sei una creatura del male, anche se non sappiamo quale sia la tua natura afferm intanto
uno degli elfi. Avremmo potuto ucciderti sulla strada, ma ci ha incuriositi la tua conversazione con la
Veste Bianca e il fatto che hai con te i corpi di due Cavalieri di Solamnia. Questo indica che le voci che
ci sono giunte devono essere vere e significa che il mio signore sar interessato a parlare con te. Per
tutta risposta Steel gett indietro il mantello in modo da sfoggiare con orgoglio lo stemma che portava
sulla corazza: il teschio e il giglio della morte.
Guardate questo simbolo e contemplate la vostra rovina disse. Io sono un Cavaliere di
Takhisis e non m'importa nulla delle voci che potete aver sentito. Quanto al vostro signore, l'Abisso
pu anche prenderselo. In reazione a quelle parole, gli elfi tesero maggiormente la corda dei loro
archi. Se hai intenzione di fare qualcosa, Sir Mago mormor intanto Steel a Palin, ti suggerisco di
farla adesso. Palin si umett le labbra aride e borbott la prima e unica parola magica che gli affior
nella mente. Shirak! esclam.
Immediatamente la sfera di cristallo che sovrastava il Bastone di Magius emise una luce intensa
che abbagli per un momento gli elfi, costringendoli a sbattere le palpebre e a distogliere lo. sguardo.
Ben fatto! esclam Steel, scattando in avanti e facendo descrivere alla propria arma un arco
letale.
No! Aspetta! grid Palin, afferrandolo per un braccio nel tentativo di trattenerlo.
Nel frattempo la luce emessa dal Bastone si attenu, gli elfi furono di nuovo in grado di vedere,
se non in maniera perfetta almeno abbastanza bene, e una freccia trapass una manica della veste di
Palin mentre un'altra rimbalzava contro la corazza di Steel. Le due successive non avrebbero di certo
mancato il bersaglio.
Astanti! ingiunse qualcuno in tono aspro, in una lingua che Palin riconobbe essere quella
elfica parlata a Qualinesti.
Abbassando le armi, gli elfi si guardarono intorno alla ricerca della fonte da cui era giunto quel
ordine.
Abbassate le armi, tutti quanti continu intanto la stessa voce, passando ad esprimersi nella
lingua Comune. Anche tu, Steel Brightblade. Sorpreso nel sentir pronunciare il proprio nome da
qualcuno che si trovava alle sue spalle Steel indietreggi, ma soltanto per vedere quale nuovo pericolo
lo minacciasse, e tenendo l'arma sempre spianata.
Accompagnato da sei guerrieri elfici, Tanis Mezzelfo entr a grandi passi nella radura, con la
spada riposta nel fodero e senza altre armi visibili sulla persona. Il suo sguardo si pos per un momento
sui due corpi sulla slitta, poi si spost su Palin e Steel, e infine si concentr sui guerrieri elfici che li
stavano tenendo sotto tiro.
Sono stato mandato dal vostro signore, Porthios disse loro, continuando ad esprimersi nella
lingua Comune perch Palin, e soprattutto Steel, capissero cosa stava dicendo. Chiedetelo ai vostri
compagni che sono con me, se non mi credete. In reazione alle sue parole uno degli elfi che lo
avevano scortato rivolse un breve cenno del capo ai compagni.
Io conosco entrambi questi uomini prosegu intanto Tanis, portandosi davanti a Palin e a
Steel in modo da fare loro scudo con il proprio corpo, ed mia convinzione che abbiate frainteso le
loro intenzioni...
Che intenzioni si possono attribuire ad uno schiavo dell'oscurit tranne che quella di ottenere
la nostra distruzione? obiett uno degli elfi.
E ci che intendo scoprire ribatt Tanis, posando una mano sulla spalla di Steel in modo da
ammonirlo di mantenere il controllo e aggiungendo, rivolto a lui soltanto: Fidati di me come ti sei
fidato nella Torre del Sommo Chierico... sai che non ti tradir. Credo inoltre di sapere perch sei
venuto. Steel cerc di liberarsi dalla sua stretta perch il sangue gli ribolliva ancora nelle vene ed era
desideroso di combattere.
Non puoi vincere ammon Tanis, in tono sommesso. Riuscirai soltanto a morire inutilmente.
La tua regina lo vorrebbe? Steel esit, ancora alle prese con il desiderio di combattere, poi il fuoco gli
svan dallo sguardo lasciandogli gli occhi cupi e gelidi, e lui ripose con mala grazia la spada nel fodero.
Ora tocca a voi ingiunse Tanis agli elfi.
Lentamente, con aria cupa, essi abbassarono gli archi, cosa che forse non avrebbero fatto se gli
elfi mandati da Porthios non avessero aggiunto autorit all'ordine di Tanis.
Tornate ai vostri posti ingiunse quindi questi alle sentinelle, poi si rivolse alla propria scorta e
aggiunse: Lasciateci soli un momento. Gli elfi indietreggiarono, ritirandosi all'ombra dei
vallenwood, ma badarono a rimanere in vista dei tre e a tiro di freccia. Adesso che erano soli, Tanis
infine si rivolse a Palin. Avanti, figliolo, spiegami cosa successo disse.
Quella voce gentile, la vista di un volto familiare e il pensiero delle notizie che portava
sopraffecero Palin, che sent gli occhi velarglisi di lacrime e la voce che gli si bloccava in gola.
Coraggio mormor Tanis, poi aggiunse: Le lacrime non sono una cosa di cui ci si debba
vergognare, Palin, ma questo non il momento adatto per piangere, credimi! Penso di sapere cosa ci
facciate qui voi due, ed ho bisogno di saperlo adesso, prima che finiate per somigliare a qualcosa che si
trova nel cesto dei rammendi di tua madre.
Coraggio, ragazzo sussurr un'altra voce. Io sono con te. Palin sussult, tremante, perch
aveva gi sentito quella voce in passato, la conosceva bene quanto quella di suo padre o forse anche
meglio, sebbene essa non gli avesse pi parlato da molto, molto tempo.
Di certo questo un segno, pens.
Mentre le lacrime gli si asciugavano, procedette quindi a riferire eventi che risalivano appena al
giorno precedente ma che sembravano gi molto remoti.
Siamo stati mandati a Kalaman con l'ordine di controllare le sue fortificazioni e di riferire
come meglio approntarne le difese in caso di attacco dal nord. Eravamo un piccolo contingente che
ammontava complessivamente a non pi di cinquanta uomini, e i cavalieri erano appena una ventina
perch gli altri erano scudieri, paggi, conducenti per i carri con il bagaglio. Abbiamo trascorso a
Kalaman parecchi mesi, sovrintendendo all'opera di miglioramento delle fortificazioni, poi ci siamo
diretti ad est con l'intenzione di andare alla Rocca del Nord, ed stato lungo la strada che...
Interrompendosi, trasse un tremante respiro, poi prosegu: ^Stavamo procedendo lungo la costa, e
quando ci siamo accampati per la notte il mare era calmo e vuoto. All'alba per abbiamo avvistato la
prima nave.
Senza dubbio dovevate avere dei draghi che volavano con il vostro contingente. Come hanno
fatto a non vedere...
Non avevamo draghi, Tanis lo interruppe Palin, con le guance pallide tinte da un vago
rossore. Il Sommo Comando non ha ritenuto che fossero necessari, quindi non li ha voluti
scomodare.
Stolti! esclam Tanis, con amarezza. Avrebbero dovuto esserci dei draghi e avrebbero
dovuto esserci cinquecento cavalieri invece di venti. Glielo avevo detto! Li avevo avvertiti!
In realt non hanno creduto ad una sola parola di quello che hai detto sospir Palin, e ci
hanno mandati laggi al solo scopo di "tranquillizzarti". Mi dispiace, Tanis, ma sono le parole che ho
sentito dire al nostro comandante. Nessuno dei cavalieri ha preso molto sul serio quello che stavamo
facendo: per loro era pi una sorta di... di vacanza.
Perch non siete tornati alla Rocca del Nord per dare l'allarme? chiese Tanis, scuotendo il
capo e lanciando un'occhiata ai due corpi avvolti nei sudari.
All'inizio c'era una sola nave spieg Palin, con imbarazzo, ed uno dei Signori dei Cavalieri
si messo a ridere ed ha commentato che come li avevamo sconfitti ventisei anni fa li avremmo
sconfitti anche adesso.
Stolti ripet Tanis, peraltro in tono sommesso e inudibile.
Ci siamo schierati lungo la spiaggia per aspettarli, e tutti continuavano a scherzare e a cantare.
E poi... poi apparsa all'orizzonte una seconda nave, e una terza, e altre ancora... tante che abbiamo
perso il conto.
E siete rimasti a combattere per quanto disperatamente inferiori di numero comment Tanis.
Il nemico ci poteva vedere dal ponte delle navi ribatt Palin, sulla difensiva Che
impressione avremmo fatto se fossimo fuggiti?
Di persone di buon senso? sugger Tanis.
Palin arross violentemente, abbass lo sguardo sui corpi e sbatt rapidamente le palpebre.
Sono morti tutti? chiese Tanis in tono sommesso, grattandosi la barba.
Sono stato il solo superstite annu Palin, deglutendo a fatica e parlando a voce tanto bassa che
Tanis fatic a sentirlo.
I tuoi fratelli, Tanin... Sturm... Palin indic in silenzio la slitta.
Che Paladine li accolga con s mormor Tanis, circondando con un braccio le spalle del
giovane che, per quanto tremante, stava resistendo piuttosto bene alle circostanze. Devo supporre che
sei stato preso prigioniero? chiese quindi, guardando in direzione di Steel.
Palin si limit ad annuire, incapace di rispondere.
Questo lo capisco continu intanto Tanis, rivolto ora al paladino oscuro, ma non ho ben
chiaro il perch tu sia venuto qui, Steel Brightblade... sei forse stato responsabile della loro morte?
chiese quindi, in tono pi duro.
Che differenza pu fare sapere se sia stato o meno io ad ucciderli? domand Steel, in tono
sprezzante. Noi siamo soldati e questa guerra... suppongo che sapessero i rischi che correvano,
altrimenti non sarebbero diventati cavalieri.
Fa differenza, credimi insistette Tanis. Voi siete cugini, avete lo stesso sangue nelle vene.
Te lo chiedo di nuovo: li hai uccisi tu?
Non stato lui, Tanis intervenne Palin. Siamo stati attaccati da uomini dall'aspetto strano,
barbari che si dipingono il corpo di azzurro e che erano guidati da cavalieri neri.
Io sono un cavaliere e combatto in sella al mio drago dichiar con orgoglio Steel. I Cavalieri
di Solamnia sono caduti per mano delle forze di terra.
Capisco annu pensosamente Tanis, che senza dubbio stava immagazzinando quella preziosa
informazione per riferirla al comandante dei Cavalieri di Solamnia, presso la Torre del Sommo
Chierico, poi torn a fissare Steel e prosegu: Ancora non capisco perch sei venuto qui. Se si tratta
del denaro del riscatto di Palin, la cosa avrebbe potuto essere sbrigata da qualsiasi messaggero...
Sono venuto a ripagare un debito. I corpi dei morti avrebbero dovuto essere deposti in una
tomba comune... con onore, naturalmente precis Steel, con un bagliore negli occhi scuri. Hanno
combattuto con coraggio e non sono fuggiti, come qualcuno avrebbe potuto consigliare loro di fare. La
notizia della loro morte arriver per alle famiglie soltanto fra molto tempo o forse mai, per cui quando
ho scoperto il nome di questo giovane mago e ho appreso che i suoi due fratelli erano caduti in
battaglia, ho colto l'opportunit di ripagare il debito che ho contratto con il loro padre, Caramon
Majere, e gli ho riportato i corpi dei figli perch possa dare loro degna sepoltura.
Riporti indietro i morti... a rischio della tua vita? domand Tanis, fissandolo con incredulit.
Cos' la vita senza onore? ribatt Steel, scrollando le spalle.
Est Sularus oth Mithas mormor Tanis. "Il mio Onore la mia Vita". Mi sembra di sentire
tuo padre. Steel s'incup in volto e serr una mano intorno all'elsa della spada.
Io sono un Cavaliere di Takhisis precis con freddezza. Onoro la memoria di mio padre ma
essa soltanto questo... un ricordo. Io vivo soltanto per servire la mia regina. Invece di rispondere
Tanis fiss in modo espressivo il collo del giovane cavaliere, a ricordargli che la spada non era il solo
dono che lui aveva ricevuto dal padre morto.
Mediante un mezzo magico che esulava dalla comprensione di Tanis, infatti, il gioiello a forma
di stella che Sturm Brightblade era solito portare al collo era stato trasferito indosso a suo figlio. Si
trattava di un oggetto del bene, di fattura elfica, un simbolo d'affetto che non avrebbe mai potuto essere
toccato e tanto meno indossato da una persona il cui cuore fosse ammantato dall'oscurit... e tuttavia
Tanis lo aveva visto risplendere sul petto di Steel Brightblade.
Il giovane lo portava ancora indosso, nascosto sotto quel orribile armatura decorata dai suoi
simboli di morte e di distruzione? Oppure lo aveva respinto, se lo era strappato dal collo e lo aveva
sacrificato sull'altare insanguinato della Regina delle Tenebre?
Tanis non era in grado di vedere il gioiello ad occhio nudo per accertarsi che ci fosse ancora, e
Steel dal canto suo incontr il suo sguardo con freddezza e senza il minimo imbarazzo, segno che se
indossava ancora il monile era peraltro abbastanza disciplinato da non darlo a vedere.
Questo un uomo pericoloso pens Tanis. Se i paladini di Takhisis sono tutti come lui
allora siamo davvero nei guai.
Kalaman sotto attacco? domand, fissando Steel negli occhi.
Lo sar presto, come deve esserlo ormai la Rocca del Nord rispose il cavaliere. Non sto
tradendo segreti di sorta, perch Lord Ariakan vuole che i Cavalieri di Solamnia sappiano come sono
stati gi sconfitti. Per un momento ancora Tanis continu a contemplare in silenzio il giovane
cavaliere nero, poi torn a girarsi verso Palin, che pareva prossimo al collasso.
Discuteremo pi tardi di tutto questo gli disse. Per prima cosa dobbiamo portarti a casa,
dove ti aiuter a dare la notizia della morte dei tuoi fratelli ai tuoi genitori. Entrambi sono stati soldati,
e pur piangendo la loro morte capiranno...
C' dell'altro, Tanis lo interruppe Palin.
Sei trattenuto in attesa di riscatto intu subito il mezzelfo.
S, e se non verr pagato ne andr della mia vita.
E a quanto ammonta questo riscatto? chiese Tanis, poi prosegu subito in tono affrettato:
Non importa, per quanto elevata possa essere la cifra la metteremo insieme. Io sar lieto di
contribuire, e cos pure...
Non vogliono denaro, Tanis lo interruppe di nuovo Palin, con una certa impazienza. Dopo
tutto, io sono un mago.
Sei soltanto un apprendista precis Tanis, con una noncuranza che non provava, in quanto
aveva la spaventosa sensazione di sapere cosa stava per succedere ma sperava ancora di poterlo
prevenire. Non ti dare delle arie, ragazzo aggiunse, battendo una pacca sulla spalla di Palin, poi
guard verso Steel e prosegu: Come ho appena detto, questo giovane mago un apprendista che ha
da poco superato la Prova, quindi possibile che i maghi siano disposti a barattarlo con qualche
oggetto magico, ma nulla di valore, e voi cavalieri otterreste un guadagno maggiore chiedendo del
denaro...
Palin Majere pu anche essere soltanto un apprendista, ma suo zio Raistlin Majere non lo era
di certo ribatt Steel, in tono asciutto. Lui ha dato al nipote un dono prezioso continu, indicando il
Bastone di Magius e senza dubbio sarebbe disposto a dare altro se sapesse che la sua vita in
pericolo.
Il mondo forse impazzito? domand Tanis. Raistlin Majere morto! morto da oltre
vent'anni, e non stato lui a dare il bastone a Palin, bens Dalamar il Nero... Steel si limit a fissarlo
con occhi scuri e impassibili.
Sto sprecando il fiato si arrese Tanis. Qual il riscatto?
Vogliono che il Portale venga aperto rispose in tono sommesso Palin. I Cavalieri Grigi
vogliono trovare la via che porta all'Abisso.
Quando il Portale verr aperto aggiunse Steel, la nostra regina entrer nel mondo, e noi lo
deporremo ai suoi piedi.

CAPITOLO UNDICESIMO.


Il riscatto. La stanza di Raistlin. Il piano di Palin.



Steel si arrest appena oltrepassata la soglia della Locanda dell'Ultima Casa, rimanendo
immobile, distaccato, freddo, orgoglioso e inespressivo mentre Tanis dava con la massima gentilezza
possibile a Tika e a Caramon la notizia che i loro due figli maggiori erano morti.
Lo sapevo! fu la prima reazione di Tika. Benedetto Paladine, lo sapevo. Oh, di santi,
perch? Perch? mormor quindi, serrando le mani e dondolandosi avanti e indietro sulla sedia.
Mi dispiace mormor Palin con voce rotta, circondandola con le braccia. Mi dispiace
tanto...
I miei ragazzi sussurr Caramon, sconvolto e stordito. I miei ragazzi. Poi si lasci sfuggire
un singhiozzo e protese una mano per trarre a s Palin, aggiungendo: Almeno tu sei salvo... In
disparte, Tanis attese che la prima ondata di dolore si fosse placata prima di riferire notizie ancora
peggiori a quei genitori afflitti e comunicare loro che Palin non era salvo e correva invece un pericolo
pi grande di quanto potessero immaginare.
Alla fine il giovane mago si asciug gli occhi e guard verso Tanis.
Diglielo tu chiese in tono sommesso.
Cosa dovrebbe dirci? domand subito Caramon, teso come la corda di un arco.
Palin prigioniero dei cavalieri neri spieg Tanis, che richiedono un riscatto.
Quale che sia la cifra, ovvio che la pagheremo dichiar Caramon, anche a costo di vendere
tutto quello che abbiamo...
Non vogliono denaro, Caramon lo interruppe Tanis, cercando invano un modo meno
doloroso per dare quella notizia. Loro vogliono che i maghi aprano il Portale dell'Abisso, si vogliono
servire di Palin per liberare la Regina delle Tenebre. Caramon sollev il volto devastato dal dolore e
fiss di volta in volta Tanis, Palin e Steel.
Ma... ma questa una farsa! Una beffa! I maghi non apriranno mai il Portale! Questa una
sentenza di morte! Non lo prenderete, non lo farete! E prima che chiunque nella stanza potesse
fermarlo balz dalla sedia e si scagli contro Steel, mandando entrambi a sbattere contro la parete
grazie al proprio peso notevole e al proprio impeto.
Caramon, fermati! ingiunse Tanis, mentre lui e Palin cercavano di separare i due e Caramon
dal canto suo tentava di serrare fra le mani la gola di Steel. Questo non servir a nulla! Senza estrarre
armi di sorta, Steel afferr Caramon per i polsi e riusc a infrangere la sua stretta, spingendolo quindi
fra le braccia del figlio e dell'amico per poi rialzarsi in piedi, guardingo e con il respiro affannoso.
Questa volta lascio correre in ragione del tuo dolore disse in tono gelido, ma non lo far di
nuovo.
Caramon! Marito carissimo! supplic Tika, aggrappandosi a lui. Riusciremo a fare fronte a
questa situazione, vedrai. Tanis qui e ci aiuter, non permetter che riportino indietro Palin... vero
che non lo permetterai, Tanis? Incontrando il suo sguardo spaventato e supplichevole, Tanis desider
con tutto il cuore di poterle dire ci che desiderava sentire, ma tutto quello che pot fare fu scuotere
lentamente il capo.
Tika si lasci ricadere sulla sedia, con le mani serrate intorno alla stoffa del grembiule.
Non stava piangendo, non ancora, perch la sua ferita era troppo profonda e per ora non ne
avvertiva ancora il dolore, registrava soltanto un gelido torpore mentre restava seduta con lo sguardo
fisso sul pavimento.
Padre disse infine Palin, in tono sommesso, se ti potessi parlare...
Porta indietro me, dannazione! esclam Caramon, liberandosi dalla stretta amorevole della
moglie. La mia vita in cambio di quella di mio figlio. Potrete tenere prigioniero me finch non
riceverete la risposta dei maghi.
Tu parli come giusto che faccia un padre, signore replic Steel, ma di certo sai che
accondiscendere ad una simile richiesta impossibile. I nostri maghi conoscono il valore del nipote di
Raistlin Majere e ritengono probabile che l'arcimago stesso possa essere interessato al benessere del
giovane.
Mio fratello? domand Caramon, sconcertato. Mio fratello morto! Cosa pu mai fare?
Padre! sussurr Palin, in tono urgente, tirando Caramon per una manica. Per favore,
dobbiamo parlare! Caramon per non gli prest attenzione.
Speriamo che l'arcimago possa fare qualcosa, signore ribatt intanto Steel, scrollando le
spalle con un sorriso sardonico, altrimenti perderai un terzo figlio. Tika sussult, gemette e si
premette i pugni serrati contro la bocca. Subito Tanis le si port accanto ma in quel momento Dezra
scese le scale e lo spinse di lato, circondando Tika con le braccia e sussurrandole parole di conforto.
Avanti, vieni con me, cara, vieni di sopra a riposare sugger.
Tika la guard come se non la riconoscesse, poi chiuse gli occhi, abbandon la testa sul suo
petto e cominci a singhiozzare.
Con gli occhi a sua volta velati di pianto, Dezra si gir verso Tanis.
Avverti il tuo signore elfico che il momento della sua signora prossimo. Lei sta bene e il suo
morale buono. Credo che andr tutto bene per lei e per il piccolo.
Porthios sta aspettando fuori replic Tanis, rendendosi conto che in mezzo a quella crisi si era
del tutto dimenticato del cognato. Andr ad avvisarlo.
Lui dovrebbe essere nelle vicinanze della moglie sottoline Dezra, in tono indignato. Cosa
gli ha preso ad andarsene in questo modo?
stato meglio che se ne sia andato, Dezra. Mi gi stato abbastanza difficile persuaderlo a
farlo... per poco qui non scoppiata una guerra.
Guerra! esclam Dezra, con amarezza. Una nuova vita sta entrando in un mondo di dolore.
Forse sarebbe meglio che questo bambino nascesse morto!
Non lo dire, Dezra! grid d'un tratto Tika. Ogni nuovo bambino che nasce una speranza
per un mondo migliore. Devo credere che sia cos e che la vita dei miei ragazzi abbia avuto un
significato.
S, cara, vero. Scusami, non stavo riflettendo. Ora vieni di sopra la bland Dezra, ormai in
lacrime a sua volta. Io... ho bisogno di aiuto con Lady Alhana, se te la senti di darmi una mano.
Una nuova vita mormor Tika. Una esce e una entra. S, posso aiutarti. Posso farlo...
Padre scand Palin, una volta che sua madre fu uscita dalla stanza, ho bisogno di parlarti.
Adesso. Stupito dall'insolita fermezza presente nel tono del figlio, Caramon si gir a fissarlo e vide
che Palin era pallidissimo e tirato in volto, con gli occhi segnati da chiazze scure.
Io... mi dispiace, figliolo borbott, arruffandosi i capelli con una mano. Io... non so bene
cosa sto facendo. Tu dovresti sdraiarti, andare a riposare.
Lo far, padre replic Palin, con pazienza, poi lo afferr per un braccio e aggiunse: Adesso
vieni con me perch dobbiamo parlare... possiamo farlo in privato? chiese quindi a Steel.
Mi hai dato la tua parola d'onore che non tenterai di fuggire, Sir Mago gli ricord questi,
annuendo.
E la manterr garant Palin, con dignit. Padre, per favore.
Va' con lui, Caramon incit Tanis. Gli altri tuoi due figli sono con Paladine. Adesso Palin
ad avere bisogno di te.
Non capisco tutto questo, Tanis dichiar Caramon, con il volto distorto dal dolore e dalla
perplessit. Raistlin morto! Che altro vogliono da lui? Non capisco. Per quanto lo concerneva,
Tanis non era meno sconcertato e dubbioso di lui. Raistlft era davvero morto? Oppure i maghi dalla
veste grigia che servivano Takhisis avevano scoperto che non era cos? La sua personale supposizione
era che Palin sapesse pi di quanto stesse lasciando intendere.
Devo parlare con Dalamar mormor, una volta che Palin e Caramon ebbero lasciato la stanza,
e devo conferire anche con il comandante dei Cavalieri di Solamnia. Siamo nei guai, in guai seri.
Adesso per la prima persona con cui doveva parlare era Porthios, per dirgli che suo figlio sarebbe nato
presto.
Una vita esce dal mondo ed una vi entra.
Speranza?
In quel momento Tanis non riusciva a scorgerne traccia.
Anni prima, Caramon aveva costruito per Tika la casa pi bella di Solace. Essa era grande
abbastanza da ospitare comodamente la famiglia in crescita e per anni era echeggiata delle risa e delle
risse dei tre ragazzi Majere. In seguito erano nate anche due bambine... all'esplicito scopo di tormentare
i fratelli maggiori, almeno secondo l'opinione di Palin.
A quel tempo Caramon e Tika erano ormai proprietari e gestori della Locanda dell'Ultima Casa,
i ragazzi erano cresciuti ed erano spesso a zonzo in cerca di avventure, la casa era abbastanza distante
dalla locanda, e il costante andare e venire a tutte le ore del giorno e della notte (a Tika capitava spesso
di svegliarsi nel cuore della notte con la convinzione che la locanda avesse preso fuoco e di costringere
Caramon ad andare a controllare) era diventato una logorante perdita di tempo. Alla fine, per quanto
entrambi amassero quella casa, Tika e Caramon avevano deciso che sarebbe stato pi facile venderla e
stabilirsi all'interno della locanda stessa.
Nella vecchia casa, una camera in particolare era stata nota come la Stanza di Raistlin, in quanto
nei tempi immediatamente successivi alla conversione di Raistlin alla Veste Nera e al suo trasferimento
nella Torre della Grande Stregoneria di Palanthas, Caramon aveva mantenuto la stanza intatta nella
speranza che un giorno Raistlin si rendesse conto dell'errore commesso e tornasse a casa.
Dopo la morte del fratello Caramon aveva avuto l'intenzione di trasformare quella camera in
una stanza come le altre, ma le sue speranze e i suoi sogni si erano accentrati su di essa in maniera
cos assoluta da tramutarsi in spettri che rifiutavano di essere sloggiati, con il risultato che la Stanza di
Raistlin aveva continuato ad essere tale fino al giorno in cui la casa era stata venduta. Quando i Majere
si erano trasferiti nella locanda, nessuno aveva pensato a creare un'altra Stanza di Raistlin fino al
giorno in cui Caramon aveva sentito le sue bambine riferirsi ad uno degli ambienti della locanda, un
piccolo magazzino, come alla Stanza di Raistlin.
Quando gliene aveva parlato, Tika aveva attribuito la cosa al fatto che le bambine stavano
cercando di rendere la nuova casa il pi simile possibile a quella che avevano lasciato e Caramon ne
aveva convenuto con lei... ma entrambi erano scivolati nell'abitudine di indicare da quel momento il
magazzino in questione come la Stanza di Raistlin. Un giorno un mago di passaggio che si era fermato
a pernottare nella locanda li aveva sentiti per caso usare quella definizione e aveva implorato che gli
fosse permesso di vedere la camera in cui senza dubbio il famoso mago doveva aver trascorso molto
del suo tempo.
Caramon aveva fatto del suo meglio per dissuaderlo, sottolineando che quella parte della
locanda non era neppure stata ancora costruita quando Raistlin era vivo, ma la Veste Rossa si era
mostrata adamantina e poich si trattava di un cliente regolare e prezioso (uno che pagava in acciaio e
non in denti di lucertola), Caramon gli aveva permesso di visitare il magazzino.
Il mago aveva trovato la stanza affascinante, anche se leggermente ingombra di scope, utensili e
della cassetta della legna, e quando aveva chiesto di poter lasciare l un anello magico... come pegno
della sua stima... Caramon non aveva potuto rifiutare. Di conseguenza il mago aveva posato l'anello
su una botte vuota e se n'era andato.
Timoroso di toccare quel oggetto arcano, perch nella sua vita aveva visto magia a sufficienza
da sapere che esso avrebbe potuto trasformarlo in una lucertola, Caramon aveva lasciato l'anello dove
si trovava. Un mese pi tardi due maghi dalla veste bianca si erano presentati alla locanda con il
preciso scopo di visitare il reliquiario. A quanto pareva, nel lasciare la locanda il primo mago era
andato incontro ad un periodo di fortuna fenomenale, e poich una cosa del genere era alquanto insolita
per una Veste Rossa l'aveva attribuita alla benevolenza di Raistlin, diffondendo la notizia fra gli altri
maghi e inducendo cos queste due Vesti Bianche a venire ad offrire i loro pegni.
Quel giorno sul barile di birra erano state depositate una pergamena e una pozione, poi i maghi
si erano fermati alla locanda per due giorni, spendendo denaro e parlando di Raistlin con Caramon, che
aveva sempre piacere di rispolverare i ricordi inerenti al fratello. Un mese pi tardi si era presentata una
Veste Nera, che era arrivata e ripartita senza rivolgere la parola a nessuno tranne per chiedere dove
fosse la stanza. La maga non si era fermata per la notte, ma aveva ordinato il vino migliore della casa
e pagato in acciaio.
Ben presto maghi provenienti da tutta Ansalon avevano cominciato a frequentare la locanda,
alcuni portando oggetti arcani in dono, altri lasciando i componenti dei loro incantesimi perch
venissero potenziati e tornando in seguito a recuperarli... e quanti seguivano questa pratica erano poi
pronti a giurare che in effetti i componenti avevano acquisito un potere maggiore.
Tika si era sempre rifiutata di credere che quella stanza avesse dei poteri speciali e aveva
attribuito il fenomeno alla generale stranezza propria dei maghi, cosa con cui Caramon aveva
concordato finch un giorno, nel vagliare alcune carte appartenute ad Otik, non aveva trovato una rozza
pianta della vecchia locanda, risalente al periodo precedente alla distruzione apportata dai draghi
durante la Guerra delle Lance. Mentre la fissava e riviveva ricordi fra il dolce e l'amaro, Caramon era
rimasto stupefatto (e notevolmente sconcertato) nel notare che la Stanza di Raistlin era situata
proprio dove un tempo c'era quel angolo vicino al fuoco che suo fratello era solito occupare.
In seguito a quella scoperta (che aveva fatto venire i brividi perfino a Tika... almeno stando alle
sue affermazioni) Caramon aveva svuotato il magazzino delle scope e della cassetta della legna, anche
se aveva lasciato la botte vuota, su cui erano ormai ammucchiati una quantit di oggetti dall'aspetto
misterioso.
Da quel momento aveva cominciato anche a tenere un elenco degli oggetti magici in questione,
e anche se non aveva mai venduto nessuno di quei doni gli era capitato spesso di regalarne uno a
qualche mago che aveva incontrato un periodo di difficolt o a qualche giovane apprendista che stava
per affrontare la faticosa e a volte letale Prova nella Torre della Grande Stregoneria di Wayreth,
ritenendo che un dono del genere sarebbe stato particolarmente benedetto in quanto Raistlin,
nonostante i suoi molti difetti, aveva sempre provato una particolare affinit con i deboli e con gli
oppressi, mostrandosi disposto a fare di tutto per aiutarli.
Fu in questa stanza, la Stanza di Raistlin, che adesso Palin condusse suo padre.
La piccola camera era cambiata notevolmente nel corso degli anni. Il barile c'era ancora ma
adesso era stato affiancato da parecchie cassapanche di legno finemente intagliate che servivano a
contenere l'assortimento di oggetti magici: anelli, spille, armi e le sacche con i componenti per
incantesimi. Una serie di scaffali addossati ad una parete ospitavano tutte le pergamene, legate con un
nastro bianco, rosso o nero, i libri degli incantesimi erano allineati lungo un'altra parete e gli oggetti
arcani dall'aspetto pi macabro erano riposti in un angolo in ombra dove fossero nascosti alla vista.
Una piccola finestra lasciava entrare la luce del sole e soprattutto, cosa pi importante per i maghi,
quella delle tre lune, rossa, argento e nera. Un vaso di fiori tagliati di fresco ornava sempre un tavolo
posto sotto la finestra, accanto al quale era stata posta una sedia per la comodit di chi si recava l a
meditare o a studiare. In particolare, a nessun kender era mai permesso di avvicinarsi a quella camera.
Caramon entr nella stanza senza rendersi effettivamente conto di dove fosse e senza che gli
importasse di saperlo, e sedette sull'unica sedia disponibile. Nonostante la ferita e la stanchezza, Palin
era in quel momento pi forte di suo padre perch per lui il terribile, paralizzante dolore della perdita
subita stava cominciando ad attenuarsi e anche grazie all'influenza rilassante di questo ambiente che lui
aveva sempre amato. O forse era merito della voce che avvertiva nella mente, quella voce che
conosceva cos bene anche se non l'aveva mai udita in tutta la sua vita e che gli diceva che in qualche
modo, da qualche parte, Raistlin Majere era vivo.
mio dovere trovarlo, anche a costo di entrare nell'Abisso stesso esord.
Cosa? chiese Caramon, sollevando la testa di scatto e fissando il figlio con espressione
sempre pi accigliata. Cosa hai detto? Palin non si era reso conto di aver parlato ad alta voce. Non
era stata sua intenzione affrontare l'argomento in maniera tanto diretta... ma dal momento che lo aveva
fatto involontariamente e che era chiaro che suo padre aveva capito cosa lui stesse pensando, decise che
era meglio proseguire da dove aveva iniziato.
Padre, volevo che sapessi che ho elaborato un piano e che ho intenzione di metterlo in pratica,
anche se... non mi aspetto che tu lo approvi. Facendo una pausa, deglut a fatica, poi riprese con
determinazione: per meglio che tu sia informato di quello che intendo fare, qualora qualcosa vada
storto. Io non andr alla Torre di Wayreth...
Bravo ragazzo! esclam Caramon, in tono sollevato. Penseremo a qualcosa, e sono pronto
ad affrontare la stessa Takhisis pur di saperti al sicuro. Non permetter a quei cavalieri malvagi di
prenderti e...
Padre, per favore! lo interruppe Palin, in tono tagliente. Non andr alla Torre di Wayreth
perch intendo recarmi alla Torre della Grande Stregoneria di Palanthas e tentare di entrare nell'Abisso.
Voglio cercare di trovare mio zio. A bocca aperta, Caramon fiss il figlio con un'espressione di
assoluto sconcerto.
Ma Raistlin non nell'Abisso, figliolo. Paladine ha accettato il suo sacrificio ed ha concesso a
tuo zio la pace del sonno eterno.
Non lo sai con certezza, padre, e l'ultima volta che lo hai visto era nell'Abisso.
Ma io l'ho visto dopo di allora, Palin! L'ho visto dormire, come faceva quando eravamo
bambini.
Era un sogno, padre, lo hai detto tu stesso. Sai cosa dicono i bardi, che Raistlin tenuto
prigioniero nell'Abisso, tormentato quotidianamente da Takhisis, con il corpo lacerato e sanguinante.
Ogni giorno muore in preda all'agonia e viene riportato alla vita per... Adesso Caramon non era pi
sconcertato. In genere gli ci voleva parecchio tempo per analizzare un problema, ma in questo caso la
risposta era una sola.
So cosa dicono i bardi annu con aria cupa, alzandosi in piedi, e so anche che secondo loro
Sturm Brightblade avrebbe viaggiato fino alla luna rossa! Sono tutte sciocchezze! Raistlin morto!
morto e in pace da molti anni, ed io ti proibisco di andare. Resterai qui e tratteremo con Lord Ariakan.
Tanis ci aiuter... Il Bastone di Magius era caldo nella mano di Palin, e quel contatto lo percorse come
un vino speziato e bollente, infondendogli coraggio.
Tu vuoi credere che "Raistlin sia morto, padre, perch pensarla diversamente vorrebbe dire
ammettere di averlo abbandonato. La frecciata cos scagliata vol dritta al bersaglio, ed inflisse una
ferita spaventosa.
Caramon si tinse di un pallore mortale, tanto che avrebbe potuto distendersi nella bara accanto
ai figli morti senza che si notasse la differenza, il suo respiro si fece rapido e poco profondo e lui apr e
richiuse la bocca senza emettere parola, tremando in tutto il grosso corpo.
Palin si morse un labbro e si aggrapp al Bastone in cerca di sostegno, sgomento per quello che
aveva fatto e detto, perch non era stata sua intenzione: le parole gli erano sfuggite di bocca prima che
potesse trattenerle, e adesso che erano state pronunciate lui non poteva annullare il dolore che avevano
causato pi di quanto fosse riuscito a impedire che la vita abbandonasse i fratelli.
Non parlavi sul serio sussurr Caramon, con voce tremante.
No, padre, mi dispiace. So che avresti rischiato qualsiasi cosa per tornare a cercare Raistlin,
cos come so che quel sogno ti ha recato conforto e che tu credi sinceramente in esso. D'altro canto,
padre, potresti essere in errore.
Potresti essere in errore... Quelle parole echeggiarono nella sua mente, presero forma e
sostanza fino a quando lui ebbe l'impressione di poterle vedere ardere davanti a s e a suo padre.
Caramon deglut a fatica, scosse il capo e parve annaspare alla serie argomentazioni.
Cercher di dissuadermi, e non posso permettergli di farlo, pens perch potrebbe riuscirci
con molta facilit. Ricordo ancora com quella volta, nella torre, e allora si trattato soltanto di
un'illusione, una prova. Il terrore per era reale.
Ci ho pensato a lungo, padre. Steel Brightblade ha giurato di accompagnarmi e mi condurr
alla torre. Una volta l parler con Dalamar e lo persuader a permettermi di oltrepassare il guardiano...
e se lui non vorr tenter da solo dichiar, in tono pi duro. Lo spettro mi ha gi pregato una volta di
passare...
Quella era un'illusione! esclam Caramon, ora in preda all'ira, alla torre della grande
stregoneria hanno tutto e tu lo sai, te lo hanno detto.
Hanno inventato anche questo, padre? ritorse Palin, protendendo avanti il Bastone di Magius.
un'illusione, oppure il bastone di mio zio Raistlin? Caramon fiss con disagio l'oggetto in
questione e non rispose.
Il bastone era rinchiuso all'interno del laboratorio di mio zio, insistette il giovane Era vicino
al Portale dell'Abisso. Neppure Dalamar pu entrare in quella stanza, e tu lo sai, ma il Bastone di
Magius in qualche modo ne uscito ed venuto da me. Voglio riuscire ad entrare in quel laboratorio,
padre, oltrepassare il portale e trovare mio zio. Lui mi insegner tutto ci che sa, e mai pi qualcuno
morir perch io sono troppo debole per difenderlo!
Cercherai di aprire il Portale dell'Abisso? E dov' il vero chierico che ti aiuter? Hai
dimenticato i requisiti? Il Portale pu essere oltrepassato soltanto da un mago di grande potere
accompagnato da un vero chierico dalle vesti bianche! Anche tuo zio ha avuto bisogno della Dama
Crysania...
Non intendo essere io ad aprire il Portale, padre precis Palin, con voce ferma.
Non da questo lato che esso verr aperto.
Raistlin! esplose Caramon. Tu ti aspetti che Raistlin lo apra Questa pura follia! dichiar,
scuotendo il capo. I cavalieri neri hanno fissato un riscatto impossibile da pagare, quindi tu non devi
loro nulla, non te ne devi preoccupare aggiunse in tono cupo, fra tutti e due, Tanis ed io non avremo
problemi ad occuparci di Sir Brightblade.
Padre, ho dato la mia parola d'onore che non sarei fuggito gli disse Palin, con asprezza.
Vorresti forse che la infrangessi... proprio tu che mi hai insegnato che la parola data un vincolo
indissolubile? Caramon incontr con franchezza lo sguardo del figlio, senza badare alle lacrime che
gli brillavano fra le ciglia.
Pensi di essere astuto, vero, Palin? Mi hai messo con le spalle al muro usando contro di me le
mie stesse parole, com'era solito fare tuo zio. era molto bravo in questo, era molto bravo ad ottenere
quello che voleva senza badare a chi feriva nel riuscirci. Va', dunque, fa' quello che vuoi. Non fermarti
pi di quanto il fato abbia potuto fermare lui. Con quelle parole si alz in piedi con estrema dignit ed
oltrepass il figlio, lasciando la stanza.
Raggelato e scosso Palin rimase seduto. Naturalmente suo padre aveva ragione: lui si era spesso
servito della sua mente rapida e della sua lingua sciolta per avere la meglio su di lui e sui fratelli, pi
lenti di riflessi, tormentandoli come un cane avrebbe fatto con un orso alla catena, ed essi lo avevano
sempre lasciato fare. Era stato dopo una di queste sue manovre verbali che i suoi fratelli gli avevano
permesso di accompagnarli a Kalaman, pur sapendo che era pericoloso. Avevano ceduto e adesso erano
morti entrambi perch si erano preoccupati di proteggere lui invece di pensare a combattere.
Con la ferita che pulsava dolorosamente, Palin fiss la sedia occupata fino a poco prima da suo
padre e ricord. Fuggire era la cosa pi ragionevole da fare.
Fuggire davanti al nemico in arrivo sarebbe stato sensato, e la piccola banda di cavalieri e il
mago che l'accompagnava discussero della possibilit di darsi alla fuga, in quei pochi e agitati momenti
che ebbero a disposizione per parlare.
Le navi dalla prua nera spiccavano schierate sul mare, barche piene di uomini si stavano
dirigendo verso la riva e le ali di innumerevoli draghi azzurri oscuravano la luce del sole. Sulla
spiaggia, dove si era spinta per il puro piacere di godere della bellezza del panorama marino, la piccola
banda di Cavalieri di Solamnia sorpresa allo scoperto era macroscopicamente inferiore di numero
rispetto agli avversari.
Se fuggiamo finiremo per separarci e per sparpagliarci osserv il loro comandante, gridando
per farsi sentire al di sopra del clamore della risacca.
E dove possiamo andare senza che quei draghi ci seguano? rincar Tanin. Ci inseguiranno e
ci abbatteranno uno per uno, per poi deridere in eterno la vigliaccheria dei Cavalieri di Solamnia! Io
dico di restare e di combattere.
Rimarremo a combattere dichiar con fermezza Palin.
No, Palin, non tu ribatt Tanin, girandosi verso di lui. Tu viaggi leggero e il tuo cavallo
veloce. Questo non posto per te, torna a Kalaman e avverti dell'arrivo del nemico.
Cosa? Vorresti che me ne andassi e lasciassi i miei fratelli a combattere da soli? protest
Palin, indignato. Credi davvero che lo farei? Tanin e Sturm si scambiarono un'occhiata, poi Sturm
scosse il capo e distolse lo sguardo, tornando a fissare il mare pieno di barche cariche di uomini. Ben
sapendo che non avevano molto tempo, Tanin afferr invece il fratello minore per un braccio.
Sturm ed io conoscevamo i rischi quando abbiamo prestato il giuramento per diventare
cavalieri, Palin, ma tu non... cominci.
Non me ne andr ribad Palin, cupo. Ogni volta che c' qualche pericolo mi mandate sempre
a casa, Tanin, ma non questa volta.
Dannazione, Palin! esplose Tanin, protendendosi in avanti sulla sella. Questa non una lite
con un bullo del vicinato! Moriremo tutti! E come pensi che si sentiranno nostro padre e nostra madre
quando dovranno seppellire tutti e tre i loro figli? E soprattutto tu, che sei il pi giovane? Per un
momento Palin non riusc a replicare, sopraffatto dall'immagine mentale di se stesso che si dava alla
fuga ed era poi costretto ad affrontare i suoi genitori e a confessare con vergogna di non sapere cosa ne
fosse stato dei suoi fratelli.
Tu mi abbandoneresti a combattere, Tanin? domand, sollevando il capo.
No, ma... tent di obiettare Tanin.
Sono forse meno vincolato dall'onore per il fatto che sono un mago? insistette Palin. Anche
noi abbiamo i nostri giuramenti, e nel nome della magia e di Solinari io giuro che rimarr a combattere
questa malvagit insieme a voi, dovesse costarmi la vita.
Ti ha incastrato, Tanin osserv Sturm, con un asciutto sorriso. Non c' pi molto che tu
possa dire. Tanin esit, perch Palin era una sua responsabilit o almeno lui riteneva che cos fosse...
poi di colpo protese la mano.
Molto bene, fratelli dichiar, abbracciando con lo sguardo sia Sturm che Palin. Oggi
combatteremo per Paladine e per... per Solinari aggiunse, con un lieve sorriso.
I tre fratelli si strinsero la mano, poi si separarono per andare a raggiungere gli altri cavalieri
che gi si stavano schierando sulla spiaggia sabbiosa.
Da quel momento i ricordi di Palin si facevano indistinti. La battaglia era stata breve e violenta:
quei barbari dipinti di blu si erano gettati gi dalle barche urlando selvaggiamente e avevano spiccato la
corsa lungo la spiaggia, con la bocca spalancata come per bere il sangue dei nemici, e con gli occhi che
ardevano del fervore della battaglia, abbattendosi sui cavalieri come un'onda di marea dotata di una
spaventosa ferocia e deliziata dalla strage.
Pi disciplinati e migliori come combattenti, i cavalieri avevano abbattuto la prima fila di
assalitori ed una delle sfere di fuoco di Palin era esplosa proprio in mezzo ai barbari, devastando la
carne e lasciando sulla propria scia corpi bruciati e fumanti.
Poi per c'era stata una seconda ondata e una terza, i nemici avevano calpestato i corpi dei
compagni per arrivare ai cavalieri che li avevano abbattuti, e Palin ricordava che i suoi fratelli avevano
serrato le file davanti a lui nel tentativo di proteggerlo... o almeno gli pareva di ricordarlo, perch pi o
meno in quel momento qualcosa lo aveva colpito alla testa, forse una lancia deviata in parte da uno dei
suoi fratelli.
Quella era stata l'ultima volta che li aveva visti vivi.
Quando aveva ripreso i sensi la battaglia era finita e due cavalieri neri lo stavano sorvegliando...
e per quanto avesse desiderato chiedere degli altri si era trattenuto dal farlo per timore di apprendere la
verit.
Poi Steel era venuto a cercarlo e lui aveva saputo.
Con un sospiro Palin si alz in piedi e si diresse verso la porta della Stanza di Raistlin.
scrutando il corridoio e le scale che portavano alla sala comune e constatando che era tutto deserto.
Steel era l da solo, rigidamente seduto su una sedia, deciso a non abbassare la guardia e a non dormire,
anche se gli di sapevano che doveva aver bisogno di riposo.
Nel contemplare la sala comune Palin sent la mancanza della vista dei suoi fratelli, delle loro
risate e delle loro provocazioni che un tempo lo avevano fatto infuriare mentre adesso avrebbe dato
tutte le ricchezze di Ansalon pur di dover subire un'altra delle prediche da fratello maggiore di Tanin
e sentire la trascinante risata di Sturm. Al tempo stesso avvertiva anche la mancanza delle sorelle
minori, che pure erano solite farlo impazzire con i loro dispetti e che adesso erano assenti perch in
previsione dell'arrivo degli elfi e della possibilit che insorgessero dei problemi Caramon e Tika le
avevano mandate presso Goldmoon e Riverwind, capi tribali dei Que-shu. Pur sentendo la loro
mancanza, peraltro, Palin era anche contento che le bambine, Laura e Dezra, non fossero presenti alla
sepoltura dei fratelli: sarebbe gi stato abbastanza traumatico trovarsi al ritorno davanti alle loro tombe,
una cosa che avrebbe probabilmente posto fine alla loro spensierata fanciullezza.
Poi Tanis Mezzelfo sal la scala e si ferm sul pianerottolo.
Caramon mi ha riferito che hai deciso di andare osserv.
Dov' mio padre? chiese Palin.
Adesso con tua madre. Lascialo solo, Palin consigli con gentilezza Tanin, lascia che si
adatti a questo alla sua maniera e secondo i suoi tempi.
Certamente annu Palin. Ma quando lo avr fatto me ne andr.
Prima di andare da qualsiasi parte devi riposare, mangiare e bere, e deve farlo anche Steel
Brightblade, sempre che riesca a convincerlo che non verr avvelenato o accoltellato nel sonno
afferm Tanis, accompagnando Palin nella sala comune. Quante volte ho visto Sturm Brightblade
sedere esattamente nello stesso modo, distrutto dalla stanchezza ma troppo orgoglioso per ammetterlo.
Al loro avvicinarsi Steel si alz in piedi, anche se era impossibile dire se si trattava di un gesto dettato
dal rispetto nei confronti di Tanis o dalla cautela o da entrambe le cose, in quanto il suo volto severo e
implacabile non lasciava trasparire i suoi sentimenti.
ora di andare disse, fissando Palin.
Siediti ribatt questi. Non intendo andare da nessuna parte finch i miei fratelli non saranno
stati seppelliti. Qui c' da mangiare e da bere, carne fredda e birra fresca, poi ti procurer una stanza in
modo che stanotte tu possa dormire qui.
Non ho bisogno... cominci Steel, incupendosi in volto.
Invece ne hai lo interruppe Palin. Hai bisogno di essere riposato per andare dove siamo
diretti, e comunque viaggiando verso Palanthas correremo in ogni caso meno rischi muovendoci con il
buio.
Palanthas! ripet Steel, accigliandosi. Perch dovremmo andare a Palanthas... che una
roccaforte dei Cavalieri di Solamnia? A meno che non si tratti di una trappola di qualche tipo...
Nessuna trappola garant Palin, lasciandosi cadere stancamente su una sedia. Stiamo
andando a Palanthas perch l che si trova il Portale, nella Torre della Grande Stregoneria.
Noi vogliamo che i maghi acconsentano ad aprire il Portale, quindi una mossa del genere
contraria ai miei ordini obiett Steel.
Aprir io il Portale rispose Palin, e notando che Steel appariva ancora dubbioso aggiunse:
Con l'aiuto di mio zio. Steel non rispose e lo scrut invece in volto, dando l'impressione di
considerare il problema.
Il viaggio sar pericoloso prosegu intanto Palin, perch mia intenzione non solo aprire il
Portale ma anche penetrare nell'Abisso per cercare mio zio. Tu puoi venire con me o meno, a seconda
di cosa preferisci, per ho pensato che ti avrebbe fatto piacere avere un'opportunit di parlare di
persona con la tua regina aggiunse con indifferenza.
Gli occhi scuri di Steel si accesero di un fuoco improvviso, a indicare che qualcosa nelle parole
di Palin aveva trapassato la sua fredda armatura e toccato la carne viva. La sua risposta fu tipicamente
laconica.
Benissimo, andremo a Palanthas decise.
Palin sospir. Adesso che aveva vinto due difficili battaglie poteva abbandonarsi al sonno.
Troppo stanco anche per raggiungere la sua stanza appoggi la testa sul tavolo, e mentre scivolava nel
sonno sent una voce sommessa...
Benfatto, ragazzo. Benfatto!
Aspetto la tua venuta.


CAPITOLO DODICESIMO.


La rivendicazione di Usha. Dalamar non convinto. Una scoperta sorprendente.





Questo stato senza dubbio il pasto pi delizioso che abbia mai mangiato dichiar Tasslehoff
Burrfoot. Mi sento decisamente pieno. Appoggiato allo schienale della sedia, con i piedi sul tavolo, il
kender stava esaminando i cucchiai d'argento che erano di fattura notevole, ciascuno decorato con
intricati disegni che lui intu essere di stile elfico.
Forse sono le iniziali di Dalamar riflett, sentendosi assonnato.
Aveva davvero mangiato troppo, ma del resto quel cibo aveva avuto un sapore cos buono!
Accarezzando amorevolmente il cucchiaio, decise di posarlo di nuovo sul tavolo, ma in qualche modo
le sue dita infilarono invece distrattamente la posata nella tasca della camicia mentre lui sbadigliava.
Un pasto davvero regale.
Usha evidentemente la pensava come lui, a giudicare dal modo in cui sedeva semisdraiata sulla
sedia, con le gambe protese davanti a s e le mani intrecciate sullo stomaco, la testa che pendeva da un
lato e gli occhi semichiusi.
Non credo di aver mai mangiato nulla di simile mormor sbadigliando, sentendosi calda, al
sicuro e del tutto appagata.
Neppure io convenne Tas, sbattendo le palpebre nel vano tentativo di restare sveglio: con i
capelli raccolti nella consueta coda e quel espressione strana, sembrava molto simile ad un gufo
impagliato.
Quando infine Dalamar e Jenna rientrarono nella stanza sia Tas che Usha rivolsero loro un
sorriso vacuo e stordito che li indusse a scambiarsi un'occhiata da cospiratori. Esaminando rapidamente
la stanza, l'elfo scuro catalog poi in fretta il suo contenuto.
Manca solo un cucchiaio comment. E pensare che il kender rimasto solo in questa stanza
per oltre un'ora... credo di aver stabilito un record di qualche tipo aggiunse, chinandosi a recuperare il
cucchiaio dalla tasca di Tas.
L'ho trovato sul pavimento disse lui, senza neppure essere consapevole di quello che stava
facendo e limitandosi a sciorinare con aria assonnata la consueta litania di scuse che i kender usavano
come forma di difesa. Mi caduto nella sacca per caso... tuo? Credevo che non lo volessi pi, dato
che te ne sei andato e lo hai lasciato l. In ogni caso, ero intenzionato a lavarlo e a restituirtelo.
Ti ringrazio rispose Dalamar, tornando a posare il cucchiaio sul tavolo.
Non c' di che sorrise Tas, e chiuse gli occhi.
Dalamar si gir quindi verso Usha, che gli rivolse uno sciocco sorriso e agit una mano nella
sua direzione.
Un pasto grandioso dichiar.
Ti ringrazio. A quanto mi hanno detto, hai una lettera per me replic Dalamar.
Oh, gi, deve essere qui, da qualche parte ammise Usha, infilando la mano in una delle tasche
dei calzoni di seta e recuperando la pergamena, che agit distrattamente nell'aria.
Cosa hai messo in quel sidro, amore mio? sussurr Jenna a Dalamar, recuperando la
pergamena ed esaminandola con cura per poi domandare a Usha: Sei certa che il messaggio sia
questo, bambina?
Non sono la tua bambina sottoline Usha, in tono irritato. Non sei mia madre e comunque
non sei molto pi vecchia di me, quindi smettila di darti delle arie.
Di chi sei figlia? chiese con noncuranza Dalamar, prendendo la lettera.
Invece di aprirla subito, per, indugi per qualche momento a fissare Usha con espressione
pensosa, alla ricerca di qualche somiglianza fra lei e il suo shalafi... un uomo che lui ammirava e
amava, temeva e odiava.
Tu di chi credi che io sia figlia? ritorse Usha, fissandolo da sotto le sopracciglia socchiuse.
Non lo so rispose Dalamar, sedendole vicino. Parlami dei tuoi genitori.
Vivevamo sulle Pianure della Polvere cominci Usha.
Questo non vero dichiar Dalamar, con una voce tagliente che sferz Usha come una frusta.
Non mentire con me, ragazza. Lei sussult e sedette pi eretta, fissandolo con cautela.
Non sto mentendo... cominci.
Invece s. Questi oggetti magici ribatt Dalamar, gettandole in grembo la sua sacca, sono di
fattura irda, li ho riconosciuti. Senza dubbio questa mi dice la verit prosegu, sollevando la lettera.
Invece no ribatt Usha. Adesso la testa cominciava a pulsarle, si sentiva la lingua arida e
spessa e questo posto non le piaceva pi, come non le piaceva quel mago vestito di nero: aveva assolto
al suo incarico e adesso era ora di andarsene. Si tratta di una storia che riguarda una pietra... non so
perch Prot la considerasse importante dichiar, poi raccolse le sue sacche e si alz in piedi
barcollando leggermente, mentre aggiungeva: Dal momento che ho consegnato il messaggio, adesso
bene che vada. Grazie per la cena... La mano di Jenna le scese su una spalla, fermandola.
Non c' via d'uscita a meno che io la fornisca avvert Dalamar, battendosi un colpetto sulle
labbra con la pergamena arrotolata. Per favore, adesso siediti, Usha, dato che per il momento tu e il
kender siete miei ospiti... ecco, cos va meglio. Adesso continu in tono cortese e al tempo stesso
pericoloso, parlami dei tuoi genitori.
Non so nulla di loro, davvero protest Usha, ora allarmata e guardinga. Ero un'orfana e gli
Irda mi hanno accolta e allevata fin da quando ero una neonata.
Devono averti detto qualche altra cosa insistette Jenna, sedendo sul bracciolo della sedia di
Dalamar.
Non lo hanno fatto tergivers Usha, per sono riuscita a scoprire qualche informazione per
mio conto. Avete mai sentito parlare del volumi
Valin la corresse Tasslehoff, nel quale curiosit e sonno stavano combattendo una strenua
battaglia. Sbadigliando, si pizzic per restare sveglio e ripet. La parola giusta valin...
Lo so scatt Usha, scoccando al kender una rapida occhiata rovente, poi torn a rivolgersi a
Dalamar con uno smagliante e innocente sorriso, dichiarando: ovvio che volevo dire valin. Deve
essere il sidro che mi ha impastato la lingua. Dalamar non replic in alcun modo e strinse la mani di
Jenna per segnalarle di fare altrettanto.
In ogni caso prosegu Usha, una notte in cui avrei dovuto essere gi addormentata ho sentito
qualcuno entrare nella nostra casa, e poich gli Irda non ricevono quasi mai visite sono sgusciata dal
letto per vedere di chi si trattava: il visitatore era un uomo che gli Irda chiamano l'Arbitro, e lui e Prot
stavano parlando di me... quindi naturalmente ho ascoltato.
Loro hanno detto una quantit di cose che non ho capito... in merito al valin e a come mia
madre fosse stata un'Irda che aveva lasciato il suo popolo per andare in giro per il mondo. Hanno detto
che lei ha poi incontrato un giovane mago in una taverna nel cuore di una foresta incantata, perch
quando un gruppo di sbandati ha cominciato a infastidirla quel mago e il suo fratello maggiore...
Fratello gemello la corresse Tasslehoff, con uno sbadiglio gigantesco.
Loro hanno detto che il mago ha visto il volto di mia madre e ha pensato che lei fosse la donna
pi bella che avesse mai incontrato, e quando anche lei lo ha guardato il valin si sviluppato fra loro
e...
Spiegami il valin chiese Dalamar in tono quieto.
Hai detto di sapere cosa fosse obiett Usha, accigliandosi.
No la contraddisse Dalamar, in tono mite. Tu hai detto che lo sapevo.
Io so cos'! esclam Tas, raddrizzandosi sulla sedia e agitando una mano nell'aria.
Lasciamelo dire.
Ti ringrazio, Burrfoot ribatt in tono freddo Dalamar, ma sono pi interessato a sentire la
versione irda della storia.
Ecco... il valin ... qualcosa che succede... fra un uomo e una donna cominci Usha,
arrossendo violentemente. Esso li... er... li unisce, o almeno suppongo che si tratti di questo, dato che
Prot non mi ha mai detto molto al riguardo, tranne ribadire che a me non sarebbe mai successo.
E perch no? domand Dalamar, in tono sommesso.
Perch sono in parte umana.
Davvero? E chi tuo padre?
Il giovane mago della storia dichiar con disinvoltura Usha. Si chiamava Raistlin, Raistlin
Majere.
Io lo avevo detto dichiar Tasslehoff.
Dalamar arricci le labbra e batt contro di esse con il bordo della pergamena, fissando al
tempo stesso Usha in silenzio cos a lungo che lei cominci a sentirsi nervosa e a disagio, e cerc di
sottrarsi all'esame di quegli occhi insondabili. Alla fine l'elfo oscuro si alz bruscamente in piedi e si
diresse verso il tavolo, mentre Usha esalava un sospiro di sollievo come se fosse stata appena liberata
da una prigione.
Questo un vino eccellente comment intanto Dalamar, protendendo la mano verso la
caraffa e dovreste proprio provarlo. Lady Jenna, vuoi venire ad aiutarmi a servire i nostri ospiti?
Cosa c'? gli chiese Jenna, in tono sommesso. Cosa succede?
Non le credo rispose Dalamar con lo stesso tono, versando il vino nei bicchieri di cristallo.
Sta mentendo.
Cosa avete detto? domand Tasslehoff con voce acuta, interponendosi fra loro. Non ho
sentito bene. Con un gesto irritato Jenna infil la mano in una sacca che le pendeva dalla cintura e tir
fuori una manciata di sabbia che gett in faccia al kender.
Drowshi ordin al tempo stesso.
Tas sternuti violentemente e quasi prima di aver finito di sternutire sospir con aria beata e si
accasci in avanti sul tavolo, addormentandosi.
Non credo alla sua storia ripet intanto Dalamar. L'ha appresa dal kender. stato un errore
lasciarli soli insieme.
Ma quegli occhi d'oro...
possibile che ogni singolo Irda abbia gli occhi dorati ribatt Dalamar. Come possiamo
saperlo? Io non ne ho mai visto uno... e tu?
Non essere tagliente, caro lo ammon Jenna. E ovvio che non ne ho mai visto uno, come del
resto nessuno su Ansalon. Cosa dice la lettera? Di cattivo umore, Dalamar sfil il nastro nero che
tratteneva la pergamena e la lesse affrettatamente.
Sembra che si tratti della storia della creazione del mondo sbuff quindi. No, mia cara,
improbabile che noi si trovi qui una risposta. E gett la lettera sul tavolo, appoggiato al quale
Tasslehoff stava russando beatamente con qualche grano di sabbia che aderiva ai capelli brizzolati.
Peraltro possibile che ci sia un modo per appurare la verit osserv intanto Dalamar,
pulendo la tovaglia di pizzo dalla sabbia.
Controllare se ha il talento intu Jenna, poi raccolse la lettera e procedette a leggerla con
maggiore attenzione di Dalamar, aggiungendo: Tu provvedi a questo mentre io esamino questo
messaggio. In esso deve esserci qualcosa d'importante, se gli Irda te lo hanno mandato. Dalamar torn
quindi da Usha, che si era raggomitolata sulla sedia con la testa appoggiata ad un braccio ed era ormai
semiaddormentata, tanto che Dalamar fu costretto a scuoterla per una spalla.
Ow! protest Usha, raddrizzandosi e fissandolo con occhi roventi. Mi hai fatto male.
Se sei la figlia di Raistlin Majere... cominci Dalamar, allentando lentamente la presa.
Lo sono lo interruppe Usha, con altezzosa dignit.
... allora devi aver ereditato almeno in parte il suo talento per l'arte.
Quale arte? chiese Usha, di colpo sospettosa.
L'arte arcana, la magia. Raistlin era uno dei maghi pi potenti che siano mai vissuti in
Ansalon, e in genere il talento magico ereditario, come dimostra il fatto che il nipote di Raistlin, Palin
Majere, ha ereditato in notevole misura il talento dello zio. La figlia di Raistlin deve di certo essere
dotata di un grande potere...
Oh, ma ovvio comment Usha, adagiandosi all'indietro contro i cuscini.
Allora non ti dispiacer dare una dimostrazione del tuo talento a Lady Jenna e a me.
Lo farei, ma non mi permesso rispose Usha. Gli Irda mi hanno avvertita... sono troppo
potente, e mi dispiacerebbe devastare questa bella stanza aggiunse, guardandosi intorno.
Correr il rischio ribatt Dalamar, in tono asciutto.
Oh, no, non potrei mai esclam Usha, sgranando gli occhi in un'espressione piena di
innocenza. Prot mi ha avvertita di non...
Grande Lunitari! esclam in quel momento Jenna, con un sussulto. Benedetta dea della luna
rossa. Se questo vero...
Se cosa vero? domand Dalamar.
Non hai protratto a sufficienza la lettura, mio caro avvert Jenna, porgendogli la lettera.
Arriva fino in fondo. Dalamar scorse in fretta la lettera e infine sollev lo sguardo.
Gli Irda hanno la Gemma Grigia afferm intanto Jenna.
Sostengono di possederla... riflett Dalamar. Ragazza, tu che ne sai di questo? domand
quindi, girandosi verso Usha.
Ormai ben sveglia, lei lo fiss con aria perplessa.
Cosa ne so a che riguardo? chiese.
Dalamar era come un serpente che sonnecchiasse sotto il sole caldo: la sua voce sommessa dal
dolce accento elfico era rilassante e ingannevole e lui incantava le sue prede con i propri modi eleganti
e la delicata bellezza, salvo poi divorarle quando erano del tutto in suo potere.
Non fare la stupida! scatt, scivolando verso di lei come un rettile pronto a colpire. Cosa sai
della Gemma Grigia? E questa volta risparmiami le tue bugie...
Non stavo mentendo insistette Usha, con voce fievole e umettandosi nervosamente le labbra,
e non so nulla della Gemma Grigia. L'ho vista soltanto una volta...
Che aspetto ha?
Era una gemma... grigia... cominci Usha.
Le sottili sopracciglia nere di Dalamar si contrassero in un'espressione contrariata e nei suoi
occhi apparve uno scintillio minaccioso.
Aveva una quantit di facce, pi di quante,, ne potessi contare prosegu in fretta Usha,
deglutendo a fatica, ed emetteva una sorta di nauseante bagliore grigio. Guardarla non mi piaceva, mi
faceva sentire strana, come se avessi avuto voglia di correre via e di fare una quantit di cose folli e
senza senso. Prot ha detto che questo era l'effetto che la gemma aveva sugli umani...
E gli Irda hanno intenzione di aprire la pietra? la press Dalamar, con voce ora tesa.
S annu Usha, ritraendosi dalla terribile intensit dello sguardo del mago e raggomitolandosi
contro i cuscini della poltrona. E stato per questo che mi hanno mandata via. L'Arbitro ha detto che
avrei interferito con la magia perch ero umana... almeno in parte... si affrett a correggersi.
Cosa succeder se gli Irda infrangeranno la Gemma Grigia? domand Jenna. Cosa potrebbe
comportare un atto del genere?
Non lo so e dubito che ci sia qualcuno che lo sappia, perfino fra gli di stessi rispose
Dalamar, poi torn a fissare Usha con il suo sguardo divoratore e domand: Sai cosa sia successo?
Hai visto qualcosa prima di partire?
Nulla rispose Usha, tranne... un bagliore rosso nel cielo, come un fuoco. Io... immagino che
fosse la loro magia. Dalamar non replic e non le prest pi attenzione, quindi Usha bad a tenere la
bocca chiusa e sprofond il pi possibile fra i cuscini nella speranza di non essere pi notata. Intanto
l'elfo scuro prese a camminare avanti e indietro per la stanza mentre Jenna lo guardava con espressione
preoccupata e ansiosa, e Tasslehoff continuava a dormire agitandosi e borbottando nel sonno.
Alla fine Dalamar prese una decisione. Intendo convocare il Conclave oggi stesso. Dobbiamo
partire immediatamente per Wayreth disse.
Cosa stai pensando?
Tutto ci non mi piace replic Damalar, in tono cupo. Il clima strano, questa terribile calura,
l'insolita siccit e altri eventi... questa potrebbe essere la risposta a tutto.
Cosa intendi farne della ragazza e del kender? Li porteremo con noi?
No. Lei ci ha detto tutto quello che sa, e se all'interno del Conclave si dovesse venire a sapere
che la figlia di Raistlin in circolazione in Ansalon lo sconvolgimento sarebbe tale che non
riusciremmo a concludere nulla. meglio tenerla qui al sicuro e nascosta, ed anche il kender, che
amico di Caramon Majere e potrebbe avvisarlo.
Un momento! grid Usha, mentre gi Dalamar e Jenna si stavano dirigendo verso la porta.
Non mi potete lasciare qui! Urler! Qualcuno mi sentir e... Jenna si gir e le lanci in piena faccia
una manciata di sabbia.
Ti dico che non intendo restare... insistette Usha, sbattendo le palpebre, sfregandosi gli occhi
e scrollando il capo.
Sta resistendo alla magia osserv Jenna. Interessante. Mi chiedo se ci stia riuscendo da sola
o se le sia stato dato un amuleto...
Comunque sia, adesso non abbiamo tempo per questo tagli corto Dalamar, poi schiocc le
dita e subito Usha barcoll, ricadendo all'indietro fra i cuscini con gli occhi chiusi.
Dalamar apr quindi una porta che si affacciava su una scala a spirale che si snodava lungo il
muro interno della Torre della Grande Stregoneria, portando in alto fino al laboratorio dove nessuno,
neppure il Signore della Torre, osava mettere piede, e in basso verso le camere in cui gli apprendisti
vivevano e studiavano, e infine alla Camera delle Visioni. Chiudendosi la porta alle spalle, Dalamar
gir nella serratura una chiave d'argento.
Questo non fermer il kender osserv Jenna, e probabilmente l'incantesimo del sonno
perder il suo effetto prima del nostro ritorno.
Certo, la serratura potrebbe non riuscire a fermarlo, ma questo lo far ribatt Dalamar, quindi
pronunci alcune parole in una lingua fredda e raccapricciante, impartendo un ordine in risposta al
quale due occhi bianchi e privi di corpo si materializzarono nel buio dell'interno della Torre, un'oscurit
che non aveva mai conosciuto il minimo accenno di luce.
Mi hai convocato, Padrone disse lo spettro, avvicinandosi a Dalamar. Quali sono i tuoi
ordini?
Sorveglia questa stanza e non permettere a nessuno di uscirne. Se i due che sono all'interno ci
provassero non fare loro del male e limitati a impedire che se ne vadano.
Questo rende il mio compito pi difficile osserv lo spettro, per obbedir ai tuoi ordini,
Padrone. Dalamar cominci quindi a pronunciare le parole dell'incantesimo che li avrebbe trasportati
lungo le strade della magia fino alla lontana Torre della Grande Stregoneria di Wayreth, ma Jenna non
si un immediatamente a lui e rimase invece a fissare la porta ora sorvegliata dallo spettro.
Avanti, vieni la chiam con irritazione Dalamar, interrompendo l'incantesimo. Non abbiamo
tempo da perdere.
E se lei stesse dicendo la verit? domand Jenna, in tono sommesso. Potrebbe essere tanto
potente da sfuggire perfino allo spettro.
Non lo stata abbastanza da evitare di essere colta a rubare del cibo sottoline Dalamar, in
tono sempre pi irritato. O dotata di un'astuzia eccezionale, oppure una piccola stupida bugiarda.
Perch dovrebbe mentire? Cosa pu sperare di ottenere fingendo di essere una maga? Di certo
deve sapere che abbiamo il modo di accertare la verit.
Per non ce l'abbiamo, giusto? ritorse Dalamar. Gli Irda sono astuti, la loro magia potente.
Chi pu sapere cosa hanno in mente? Forse l'hanno mandata a spiarci, sapendo che il solo modo in cui
poteva infiltrarsi fra noi era fingendo di essere qualcosa che non . In ogni caso scoprir la verit non
appena avr il tempo di parlare ancora con lei, e comunque sono convinto che stia mentendo e che la
sua magia non sia pi potente di quella di un kender. Se per non ti fidi della mia capacit di
giudizio...
Mi fido, amore mio, mi fido garant Jenna, affrettandosi a raggiungerlo e gettando indietro il
capo per farsi baciare. Sono altri gli aspetti del tuo carattere di cui diffido.
A modo mio, mia cara, ti sono sempre fedele replic Dalamar, elargendole il bacio che lei
stava chiedendo anche se era evidente che stava pensando ad altro. S annu Jenna, con un sospiro.
A modo tuo... lo so. Tenendosi per mano pronunciarono le parole dell'incantesimo e scomparvero nel
buio.
Chiusi nella stanza della Torre, Usha e Tasslehoff continuarono a dormire sotto l'effetto
dell'incantesimo, ed Usha fece sogni pervasi di fuoco, che la spaventarono senza che potesse
riscuotersene con il risveglio.
Tasslehoff fece invece sogni da kender, il che significava che per quanto lui stesse dormendo le
sue dita presero a muoversi e si chiusero intorno al manica del cucchiaio d'argento, infilandolo nella
sua sacca senza che lui neppure si svegliasse.
Immagino che tu lo abbia fatto cadere mormor il kender.


CAPITOLO TREDICESIMO.


L'assedio di Kalaman.



Era primo mattino a Kalaman, una fiorente citt portuale situata ad est di Palanthas lungo la
costa settentrionale. Kalaman non era grande quanto Palanthas, n altrettanto raffinata, ma come erano
soliti affermare con orgoglio i suoi abitanti, era dotata di maggiore buon senso, cosa indubbiamente
dovuta alla prospera classe media che aveva acquisito sempre maggior ricchezza e potere dopo i tempi
cupi della Guerra delle Lance.
Palanthas era una citt di nobili e di dame, di cavalieri e di maghi, mentre Kalaman era una citt
di commercianti e di artigiani, ed era governata dalle corporazioni controllate da un governatore eletto
dai membri delle corporazioni stesse. Qualsiasi uomo o donna, umano, nano o elfo che fosse, che
possedesse un'attivit apparteneva ad una corporazione, come quella degli Argei dei Fabbricanti di
Spade, dei Locandieri, dei Birrai, delle Cucitrici, dei Calzolai, dei Tagliatori di Gemme e cento altre,
compresa la Corporazione dei Ritrovatori, l'unica gestita da un kender che ne era il fondatore.
Era l'unica che ci fosse in tutto Ansalon. A Kalaman, chiunque perdesse qualcosa era solito
recarsi immediatamente presso quella corporazione.
La citt aveva una milizia, composta da una miscela di mercenari a pagamento e di cittadini,
comandati da soldati veterani. I mercenari non erano i soliti avventurieri sempre pronti alle risse e
disposti ad aiutare qualcuno a combattere contro gli orchetti in cambio del costo di un otre di vino ma
erano altrettanto disposti ad aiutare gli orchetti in cambio della stessa cifra. Per questo ogni mercenario
che veniva assoldato per combattere per Kalaman aveva una casa nella citt come parte del pagamento,
ed entrava a far parte della Corporazione dei Mercenari ed aveva diritto di voto, con il risultato che i
mercenari che accettavano queste condizioni si trasformavano ben presto in cittadini che avevano degli
interessi nell'ambito della citt ed erano pi che disposti a combattere per difenderla. La milizia di
Kalaman era fedele, addestrata e coraggiosa, ma non avrebbe avuto la minima possibilit di tenere testa
a ci che stava per abbattersi su di loro.
Nella citt i galli stavano salutando il sole che splendeva sopra il mare, sul lato orientale delle
mura, la maggior parte dei cittadini era ancora a letto e le sentinelle portuali aspettavano che venisse
dato loro il cambio, sbadigliando pensando con desiderio al loro letto.
Una nave all'orizzonte osserv d'un tratto una di esse. Doveva arrivarne qualcuna a
quest'ora?
Potrebbe essere la Lady Jane, proveniente da Flotsam rispose la seconda sentinella, dopo aver
consultato il registro. Aveva fatto sapere che sarebbe venuta a prelevare quel carico di grano, ma se si
tratta di lei in anticipo, perch non era attesa prima di mezzogiorno.
Deve aver avuto il vento a favore comment la prima guardia, poi si interruppe per vedere se
il suo sostituto stava arrivando e quando torn a guardare il mare sbatt le palpebre con aria interdetta
nello scorgere una seconda apparsa all'improvviso all'orizzonte. strano osserv. C' un'altra e e
dietro di essa ne vedo una terza. Per Hikkudel, una flotta! Presto, dammi quel cannocchiale! esclam
quindi, con voce ora pervasa di preoccupazione.
L'altra guardia le porse il cannocchiale richiesto e ne procur uno anche per s.
Ne conto sei mormor il primo uomo, in tono meravigliato. Navi nere con la prua a forma di
testa di drago... non ho mai visto nulla di simile. Che bandiera hanno?
Nessuna, per il momento rispose il suo compagno, a disagio. Tutto questo non mi piace e
penso che dovremmo dare l'allarme.
Aspettiamo di essere sicuri... ora sono diventate otto. Le navi dalle ampie vele stavano
scivolando sul mare tranquillo chiazzato di rosso dal sole dell'alba, e poich avevano il vento a favore e
tutta la velatura alzata, si stavano avvicinando sempre pi in fretta.
Guarda! Il vascello di testa ha issato la loro bandiera... un teschio e un giglio. Suona l'allarme,
mentre io mando Hayes a fare rapporto al governatore. Il tintinnio della campana del porto si lev
sull'acqua, echeggi fra gli edifici che sorgevano sulla barriera portuale, svegli quanti abitavano nelle
vicinanze del porto. Poi l'allarme venne raccolto da altre campane sparse nella citt, quelle poste nelle
case delle diverse corporazioni e nei templi dedicati alle svariate divinit di Krynn. Strappato
bruscamente al sonno, il governatore si precipit al porto, infilandosi la camicia nei calzoni mentre
correva lungo la strada... e arriv in tempo per vedere anche i draghi.
Essi volavano al di sopra delle navi... che adesso erano diventate sedici... ed erano disposti in tre
lunghe file ben distanziate fra loro, mantenendo quella formazione e muovendo le ali all'unisono, e
anche se erano ancora tanto lontani da sembrare neri sullp sfondo dei cielo, di tanto in tanto la luce del
sole strappava un bagliore azzurro alle loro scaglie. Nel complesso, i draghi che solcavano l'aria e le
navi sottostanti che fendevano le onde offrivano un'immagine pervasa di una strana e letale bellezza, di
fronte alla quale alcune piccole imbarcazioni presenti nel porto stavano gi tentando la fuga nella
speranza di riuscire ad arrivare in mare aperto.
Chiamate la milizia ordin il governatore, un mezzelfo che di mestiere faceva l'argentiere e
che era governatore ormai da tre anni.
Forse non stanno venendo qui azzard una sentinella, in tono speranzoso, forse sono diretti
a Palanthas.
Stanno venendo qui replic in tono cupo il governatore, abbassando il cannocchiale. Avendo
combattuto nella Guerra delle Lance, sapeva riconoscere i segni di un attacco imminente e sapeva
anche a cosa stava per trovarsi davanti la sua gente. In genere non era un uomo molto propenso alla
preghiera, ma in quel momento recit una preghiera all'indirizzo di ogni dio che poteva sperare gli
desse ascolto.
Preso atto della situazione, pass quindi subito all'azione, consapevole di avere una sola tenue
speranza: le difese del porto, che erano state erette e rinforzate dopo la Guerra delle Lance e che
avrebbero potuto forse tenere a bada le navi e gli uomini che esse avevano a bordo in quanto
consistevano in due grandi catapulte e quattro baliste puntate verso l'accesso al porto e manovrate da
equipaggi esperti: quelle armi erano l'orgoglio della milizia che le teneva in condizioni di massima
efficienza.

Al tempo stesso alcune navi incendiarie, che avevano il fasciame, i ponti e la velatura intrisi
d'olio, vennero approntate perch si tenessero pronte a salpare alla volta dell'accesso al porto. A quel
punto alcuni uomini coraggiosi avrebbero appiccato loro il fuoco e sarebbero rimasti a bordo il pi a
lungo possibile in modo da guidarle verso le navi nemiche e seminare la distruzione in mezzo ad esse.
Le campane cittadine stavano suonando ora in maniera frenetica, mentre gli uomini si
precipitavano ai loro posti e le donne attingevano acqua dai pozzi, riempiendo secchi, abbeveratoi e
qualsiasi altro contenitore per poter poi combattere eventuali incendi; quanto ai bambini, vennero
mandati a rifugiarsi in cantina con la raccomandazione di essere coraggiosi.
Dall'alto delle mura il governatore vide le navi dalla prua di drago rallentare, le vide abbassare
le vele e prepararsi a gettare l'ancora, e sent nascere in s una speranza che venne immediatamente
annientata da un messaggero che sopraggiunse di corsa trascinando con s una ragazza spaventata.
Un esercito, signore! annasp la giovane donna. Un esercito di giganti azzurri sta venendo
da questa parte! Sono passati dalla nostra fattoria e l'hanno incendiata. Mio padre., morto...
aggiunse, con voce soffocata, poi per riusc a ricacciare indietro il pianto e a proseguire: Ho
cavalcato pi in fretta che potevo, ma non sono riuscita a distanziare quei giganti, anche se sono
appiedati.
Uomini azzurri? Giganti? esclam il governatore, sospettando che la ragazza fosse impazzita
per il dolore. Calmati e raccontami ogni cosa con ordine. Qualcuno le porti un bicchiere di vino.
Signore, ti dico che quegli uomini erano alti quanto la nostra casa insistette la ragazza,
scuotendo il capo. Erano nudi e avevano il corpo coperto di pittura azzurra, e... In quel momento
sopraggiunse un soldato a cavallo, che balz a terra e corse verso il capannello di persone che
circondava il governatore.
Governatore! Il generale mi ha incaricato di riferirti che stato avvistato un esercito che sta
risalendo la strada principale. Hanno macchine da guerra, signore, macchine da assedio trascinate da
bestie enormi di cui non abbiamo mai visto l'uguale! Il governatore smise di pregare... e di l a poco la
prima ondata di fuoco di drago si abbatt su quanti difendevano le mura, mentre l'ombra delle ali dei
draghi scivolava sopra la citt.
Era mezzogiorno. A bordo della nave ammiraglia, circondato dai suoi ufficiali, Lord Ariakan
era intento ad osservare il procedere dell'assedio di Kalaman mediante un cannocchiale, mentre
bandiere da segnalazione scivolavano su e gi dall'albero di maestra in modo da trasmettere i suoi
ordini al resto della flotta e agli ufficiali che si trovavano a terra.
Il sole stava battendo inclemente sulla nave, riflesso anche dall'acqua, e Ariakan stava sudando
a causa dell'armatura; il caldo per non gl'importava perch sapeva che i cittadini di Kalaman stavano
sudando molto pi di lui... e stavano sudando per la paura.
I suoi draghi stavano volando in cerchio sopra la citt, senza attaccare, lasciando che il panico
da essi generato allontanasse gli uomini dai bastioni e limitandosi di tanto in tanto ad una scarica dei
loro lampi devastanti che abbattevano la torre di qualche casa delle corporazioni o davano fuoco ad un
magazzino.
Nel frattempo le legioni di bruti si erano schierate in fila per sei sotto le mura cittadine,
circondando Kalaman come un selvaggio oceano vivente, ed avevano innalzato impunemente le
macchine da assedio perch sulle mura non era rimasto pi nessuno che potesse tentare di smantellarle;
finito il loro lavoro, i bruti avevano preso a percuotere lo scudo con la spada e a gridare minacce nella
loro rozza lingua, scagliando frecce contro chiunque fosse tanto coraggioso o tanto stolto da mostrarsi
sui bastioni, ma anche loro avevano evitato di attaccare.
Lo stesso stava facendo la flotta, tenendosi al largo tranne per due fregate che vennero mandate
a smantellare le difese portuali. Non appena si avvicinarono all'imboccatura del porto, la prima batteria
di balliste apr il fuoco sulla fregata di testa, colpendola nel centro ma al di sopra della linea di
galleggiamento, con il risultato che l'equipaggio provvide a riparare il danno e riprese ad avanzare con
la stessa velocit di prima mentre le balliste tiravano ancora e mancavano entrambe i bersagli. Un
momento pi tardi le fregate si addentrarono nella bocca del porto fino a entrare in contatto con le navi
incendiarie che proprio allora stavano cominciando ad ardere, e nello stesso tempo due draghi azzurri si
librarono sopra le mura marine e distrussero le balliste, costringendo gli uomini ad esse addetti a
cercare la salvezza tuffandosi nelle acque ribollenti.
La batteria di balliste che si trovava sul lato interno del porto apr allora il fuoco contro i draghi
che la stavano sorvolando, e anche se essi non vennero colpiti uno dei due cavalieri croll di sella,
precipitando in mare.
Nel frattempo le fregate assicurarono a lunghe funi le navi incendiarie e le trascinarono lontano
dalla bocca del porto in modo che finissero di bruciare in alto mare, e al tempo stesso i pur coraggiosi
addetti alle batterie di balliste rimaste fuggirono in citt per timore dei draghi.
Verso la met del pomeriggio Ariakan decise che la citt aveva sudato abbastanza e convoc il
suo araldo, impartendogli degli ordini e mandandolo a Kalaman sotto la protezione di una bandiera di
tregua.
L'inviato cavalc fino alle porte cittadine munito di una bandiera bianca che si agitava al vento
sopra la sua testa e scortato da tre cavalieri di Ariakan che non indossavano cotte di maglia e non
avevano armi, a indicare che non avevano intenzioni violente. Il governatore rifiut di aprire le porte
cittadine per far entrare la delegazione ma acconsent a parlamentare dalla sommit delle mura,
esponendosi a portata di arco, un atto di coraggio che indusse i cavalieri neri di scorta all'araldo a
salutare con onore il mezzelfo.
Cosa volete voi seguaci del male che siete venuti ad attaccare senza motivo una citt
pacifica? domand il governatore.
Siamo venuti a chiedere che la citt di Kalaman venga consegnata al possente Ariakan, Lord
Cavaliere di Takhisis, presto signore di tutto Ansalon.
Altri servitori di Takhisis hanno pronunciato simili vanterie in passato e adesso la servono
nell'Abisso, che il posto dove sarei lieto di inviare il tuo padrone, ritorse il governatore, parlando in
tono spavaldo per rincuorare i pochi fra i suoi uomini che avevano avuto la capacit di resistere al
timore indotto dai draghi. Dentro di s per non si sentiva spavaldo ma annientato, in quanto sapeva
che Kalaman non poteva sperare di tenere a bada tanti avversari che l'attaccavano sia dalla terra che dal
mare. Sentiamo le vostre condizioni aggiunse, in tono cupo.
La popolazione di Kalaman deporr le armi e aprir le porte della citt in modo da permettere
a Lord Ariakan e alle sue truppe di entrarvi recit l'araldo. Il popolo di Kalaman giurer inoltre di
essere fedele a Lord Ariakan quale suo nuovo signore e gli uomini in et per combattere si
presenteranno nella piazza cittadina, dove verr loro offerta l'opportunit di entrare a far parte delle
truppe di Lord Ariakan. Quanti dovessero rifiutare verranno fatti prigionieri.
Se accettate le condizioni di Lord Ariakan risparmieremo la vostra citt e lasceremo in pace le
vostre donne e i vostri bambini, mentre se non le accetterete e persisterete nel rifiutare a Lord Ariakan
il permesso di entrare in citt, lui promette di radere al suolo le vostre case e di bruciarle, di rendere
schiavi gli uomini, di dare le donne ai barbari e di massacrare i bambini sotto gli occhi delle madri.
Lord Ariakan vi concede tempo fino al tramonto per riflettere sulle sue condizioni.
Come facciamo a sapere che questo Lord Ariakan manterr la sua parola? domand il
governatore.
Lord Ariakan un Cavaliere di Takhisis replic con orgoglio l'araldo, e la sua parola
vincolante. Questa la sua promessa: arrendetevi e avrete la pace. Combattete e conoscerete la
distruzione. Detto questo si allontan con la sua scorta di cavalieri e il governatore scese dalle mura
per andare a consultarsi con i maestri delle corporazioni, mentre i draghi azzurri continuavano a volare
sopra la citt riducendo in cenere i pochi residui di coraggio ancora esistenti in essa.
Se c' una possibilit che questo Lord Ariakan mantenga la sua parola dobbiamo
approfittarne afferm il governatore. Altrimenti potremmo condannare il nostro popolo a morte o a
qualcosa di peggio. Per quanto riluttanti a farlo, i maestri delle corporazioni convennero con il suo
punto di vista, e Lord Ariakan ricevette la sua risposta molto prima del tramonto, poi le porte della citt
vennero aperte e gli abitanti attesero con timore di essere brutalizzati, maltrattati o addirittura macellati.
Gli uomini in condizione di combattere vennero radunati nella piazza cittadina, dove uno degli
ufficiali di Ariakan tenne loro un discorso in merito alle glorie e agli onori in serbo per chi fosse entrato
fra le file di quanti servivano Takhisis, offerta che per non venne accettata da nessuno. Gli uomini
furono allora incatenati e portati via, alcuni per prestare servizio sulle navi nere, altri per lavorare
all'abbattimento degli alberi necessari a costruire le zattere che avrebbero trasportato in fretta le forze di
Ariakan verso valle lungo il fiume.
Agli altri cittadini di Kalaman venne detto di tornare nelle loro case, poi la flotta di Ariakan
gett l'ancora nel porto e lui stesso entr in citt, senza peraltro pompa o fasti, mettendosi
immediatamente all'opera e incaricando i suoi cavalieri di pattugliare le strade.
Il giorno successivo i cittadini di Kalaman si svegliarono in preda al timore, soltanto per
scoprire che i draghi erano partiti, che i barbari dipinti di azzurro erano svaniti e che la citt era intatta.
Il mercato apr per ordine di Lord Ariakan e ai negozianti venne detto di aprire le loro botteghe e di
avviare il lavoro come di consueto.
Sconcertati e increduli, gli abitanti di Kalaman cominciarono lentamente a portare avanti al loro
vita di sempre, constatando che la sola visibile differenza fra il giorno precedente e quello attuale erano
i cavalieri in armatura nera che pattugliavano le mura e si aggiravano nelle strade cittadine. Qua e l
una moglie piangeva per il marito prigioniero, un bambino chiamava il padre assente, un padre
piangeva il figlio perduto, ma niente di pi.
Kalaman era caduta senza un solo gemito.
Seduto alla sua scrivania nella dimora del governatore, Ariakan srotol una mappa e prese a
studiare la posizione di Palanthas su di essa.


CAPITOLO QUATTORDICESIMO.

La ruota gira, si ferma, riprende a girare.
Quella sera, prima del tramonto, Caramon e Tika seppellirono i loro due figli. A Solace c'era
l'usanza di piantare un giovane albero di vallenwood su ogni nuova tomba perch si riteneva che in
questo modo l'anima del defunto sarebbe entrata nell'albero e di conseguenza non sarebbe mai
veramente morta... il che spiegava perch gli alberi di vallenwood fossero sacri per la gente di Solace e
nessuno di essi venisse mai abbattuto.
Tanin e Sturm Majere dovevano essere seppelliti su un piccolo pezzo di terra appartenente alla
famiglia che si trovava nelle vicinanze della Locanda dell'Ultima Casa; su quel terreno riposava gi
Otik, il fondatore della locanda e amico di antica data di Caramon e di Tika, e sempre l marito e
moglie avrebbero riposato un giorno, quando si fossero lasciati alle spalle il mondo e tutte le sue
preoccupazioni. Ci a cui non avevano mai pensato, per, era che due dei loro figli potessero precederli
nella tomba.
Caramon cominci a scavare la fossa da solo, ma la notizia si diffuse ben presto per tutta Solace
e di l a poco un vicino venne ad aiutarlo, seguito da un altro e da un altro ancora, fino a quando ogni
uomo della citt si present per dare il suo contributo. Lavorarono a turno a causa del caldo,
concedendosi piccole pause all'ombra anche se questo dava ben poco sollievo a causa del vento torrido
e incessante; per lo pi gli uomini scavarono in silenzio, avendo gi pronunciato qualche parola di
cordoglio al momento del loro arrivo, e in generale ignorarono completamente Porthios e i suoi elfi,
che montavano la guardia intorno alla locanda in cui si trovava la loro regina e che a loro volta
mostrarono di ignorare gli umani.
Le donne di Solace affluirono a loro volta alla locanda, portando in dono cibo, fiori e indumenti
da neonato, perch anche la notizia della nascita imminente si era diffusa per la citt. Tika ripose gli
abitini da neonato per darli in segreto ad Alhana prima che la coppia reale elfica esiliata riprendesse i
suoi tentativi di riconquistare i troni che le spettavano e di portare pace e stabilit alle due nazioni
elfiche, segretezza dovuta al fatto che lei sapeva bene che Porthios non avrebbe mai accettato quelli che
avrebbe ritenuto scarti degli umani.
I genitori hanno soltanto i vestiti che portano indosso... con che cosa si vestir quel povero
piccolo? Con delle foglie? comment, nel comunicare a Dezra la sua decisione.
Per tutto il giorno Tika lavor incessantemente, rifiutando di fermarsi per riposare, perch c'era
molto da fare a causa della nascita ormai prossima, degli ospiti in arrivo e della gente della citt da
nutrire.
Per oggi riporr in un angolo le mie lacrime disse a Dezra. Gli di sanno che domani ci
saranno ancora. Quanto al mio cuore dolente... anch'esso ci sar sempre. Palin dorm per tutto il
giorno, immerso in un sonno tanto profondo che suo padre riusc a sollevarlo dal tavolo su cui si era
accasciato nell addormentarsi e a portarlo nella sua stanza senza che lui se ne accorgesse.
Anche Steel si concesse un po' di riposo in una stanza sul retro della locanda, con l'elsa della
spada sotto la mano e la corazza addossata alla porta come sistema d'allarme. Il cavaliere aveva
opposto resistenza a tutti i tentativi di indurlo a riposare fino a quando Tanis Mezzelfo gli aveva fatto
seccamente notare che il suo rifiuto di fidarsi di loro metteva in discussione il loro onore.
Quando ti abbiamo scortato alla Torre del Sommo Chierico per rendere omaggio a tuo padre,
ci siamo impegnati entrambi con la nostra vita a proteggerti, a proteggere il figlio di Sturm Brightblade,
quindi adesso disonorevole che tu rifiuti di considerare valido il nostro impegno aveva sottolineato.
A quel punto Steel aveva altezzosamente acconsentito ad andare a letto e si era addormentato
quasi all'istante.
Tanis dal canto suo trascorse la giornata con Porthios, non perch la compagnia del cognato gli
riuscisse piacevole ma perch la vicinanza di tanti nani stava rendendo nervoso il sovrano elfico.
Le ore passarono, piene di tensione e di dolore. Uno degli uomini impegnati a scavare la tomba
fu preso da un malore dovuto al caldo e croll al suolo, obbligando i compagni a trasportarlo nella
locanda dove le donne erano sedute a farsi aria e a parlare del raccolto tutt'altro che buono, chiedenti
come avrebbero fatto a superare l'inverno; i loro bambini, non comprendendo bene cosa stesse
succedendo ma rendendosi conto che quella non era una giornata in cui giocare e fare rumore, si
tenevano vicini alle rispetti-: madri.
Gli elfi esiliati, invece, rimasero per tutto il giorno fra i rami dei vallenwood, montando la
guardia e sognando la loro terra.
Poi arriv il tramonto, e il funerale ebbe inizio.
Palin, Caramon e Tika si raccolsero davanti alla tomba insieme ad un chierico di Mishakal,
affiancati da Tanis che stava pensando al proprio figlio le, per quanto ancora vivo, era per lui parimenti
perduto.
I corpi dei due fratelli, che sarebbero stati sepolti insieme, vennero adagiati gentilmente nella
fossa avvolti nel loro sudario di lino, poi il chierico evoc su di essi una benedizione e gli abitanti del
villaggio sfilarono davanti la tomba, ciascuno lasciando cadere al suo interno un piccolo oggetto in
segno di ricordo o narrando con affetto una storia inerente a qualche impresa sui due fratelli, che erano
stati molto amati da tutti.
Terminata questa piccola cerimonia gli uomini stavano cominciando a riempire la fossa quando
Porthios colse tutti di sorpresa presentandosi sul posto insieme ad un contingente di guerrieri elfici:
dopo aver rivolto qualche parola imbarazzata e gentile a Caramon e a Tika, il signore elfico si ferm
davanti alla fossa e cant un lamento per i morti.
Anche se nessuno comprese una sola parola, la melodia triste e tuttavia piena di speranza del
canto fece scaturire lacrime che attenuarono l'asprezza del dolore, ingentilendolo.
Mentre Tika singhiozzava fra le braccia del marito Porthios concluse il suo canto e indietreggi,
permettendo agli uomini di prendere le pale e di procedere a riempire la fossa di terra. A questo punto
era usanza lasciar cadere dei fiori sui corpi, ma i fiori erano stati tutti seccati da tempo dal caldo, il
cumulo di terra che copriva i due giovani cavalieri venne pressato con cura amorevole, quindi il
chierico di Mishakal pronunci un'ultima benedizione e in quel momento la folla raccolta intorno alla
tomba si apr improvvisamente allorch la gente prese a indietreggiare con aria allarmata per cedere il
passo a Steel Brightblade.
Signore esclam in tono severo il chierico di Mishakal, la tua presenza qui non gradita.
Essa un insulto ai morti. Senza replicare, Steel mantenne un atteggiamento severo e distaccato e non
prest attenzione n agli insulti n alle minacce.
Perplesso a causa di quel comportamento e del fagotto che il cavaliere aveva in mano, e che in
precedenza era legato alla slitta su cui erano caricati i due corpi, Caramon lanci a Palin uno sguardo
interrogativo, ma questi pot soltanto scuotere il capo per indicare che non aveva idea di cosa stesse
succedendo. Immersi in un silenzio pieno di disagio, tutti attesero di vedere cosa avrebbe fatto il
cavaliere nero.
Piegando al suolo un ginocchio, Steel appoggi il fagotto sull'erba secca e lo apr: gli ultimi
raggi del sole morente si rifletterono sulla spada spezzata di Tanin, accanto a cui c'era l'asta infranta
della lancia di Sturm. Con cura, Steel depose quelle armi sulla tomba, poi chin il capo e cominci a
recitare qualcosa in un linguaggio strano e sconosciuto.
Il chierico di Mishakal si avvicin a Tanis e lo tir per una manica.
Devi fermarlo! lo incit in tono urgente. Di certo sta lanciando sui morti qualche malvagio
incantesimo.
Non sta facendo questo replic Tanis, in tono sommesso, con gli occhi colmi di lacrime e il
cuore di ricordi.
La lingua in cui sta parlando Solamnico e sta recitando la Preghiera dei Morti dei cavalieri.
Riporta quest'uomo di Huma al seno al di l dei selvaggi, imparziali cieli; del guerriero
concedigli il riposo sereno e libera dei suoi occhi l'ultima scintilla, che voli lontano dalle soffocanti
nubi della guerra, sulle torce di ogni stella.
Che l'ultimo alito del suo respiro trovi rifugio fra le braccia dell'aria lontano da sogni di corvi,
nei quali soltanto il falco ricorda la morte.
Che la sua ombra ad Huma ritorni, al di l dei selvaggi, imparziali cieli.

Tutti rimasero in silenzio finch il canto non fu cessato. Rialzandosi in piedi, Steel estrasse
quindi la spada e rese ai caduti il saluto di cavalieri, accostandosi l'elsa alle labbra e protendendo l'arma
in avanti in un ampio arco, poi rivolse un inchino formale alla famiglia sconcertata e gir sui tacchi,
attraversando a passo lento e altezzoso la folla che si divise davanti a lui.
Nell'allontanarsi, Steel si arrest davanti a Porthios e permise ad un sorriso beffardo di
affiorargli sulle labbra.
Non ti tormentare per la preoccupazione di una possibile guerra civile fra le nazioni elfiche
gli disse. Presto Qualinesti e Silvanesti saranno unificate... sotto il tallone di Lord Ariakan. Porthios
estrasse la spada ma Tanis, che aveva previsto possibili problemi, fu pronto a bloccarlo.
Pensa a dove ti trovi, fratello. Pensa ad Alhana lo incit, parlando in lingua elfica. Queste
sono soltanto parole spavalde generate dalla giovent. Non la prima volta che ne senti, quindi
ignorale. Forse Porthios non avrebbe dato ascolto quelle esortazioni se proprio allora un tenue grido...
il vagito di un neonato... non avesse vibrato nell'aria. Scoccando a Steel un'occhiata rovente, Porthios lo
spinse da parte e si affrett a raggiungere la locanda, seguito dalla sua scorta che tempest a sua volta il
cavaliere nero di sguardi taglienti come coltelli a cui Steel rispose con un sorriso beffardo.
Palin Majere disse quindi, girandosi verso il giovane mago. Tu sei ancora mio prigioniero
quindi ora provvedi a salutare chi devi perch il tempo di ripartire.
Palin! grid Tika, protendendo le mani tremanti verso il figlio.
Andr tutto bene, madre la consol Palin, lanciando un'occhiata a suo padre, in quanto lui e
Caramon avevano convenuto che era meglio tenere Tika all'oscuro delle sue effettive intenzioni. I
maghi pagheranno il riscatto e torner presto a casa aggiunse, chinandosi a baciarla su una guancia.
Abbi cura di te mormor Tika, con voce rotta, poi sorprese il figlio aggiungendo: Raistlin
non era del tutto malvagio e in lui c'era qualcosa di buono. A me non mai piaciuto molto, ma del resto
non l'ho mai compreso. Forse... Esitando, trasse un profondo respiro e infine concluse con voce
decisa: Forse quello che stai facendo giusto. Palin la fiss con stupore, poi spost lo sguardo su suo
padre che per si limit a scrollare le spalle.
Io non ho detto una sola parola, figliolo garant.
Anche quando eri piccolo mi accorgevo sempre di quando stavi combinando qualcosa
afferm Tika con un triste sorriso, appoggiando la mano su quella dei figlio. Lo ricordi? Tu e i tuoi
fratelli... Interrompendosi deglut a fatica, con le lacrime che le affioravano negli occhi e concluse:
Paladine ti accompagni, figlio mio.
Abbi cura di te, figliolo aggiunse Caramon. Se c' qualcosa che posso fare...
Grazie, padre, grazie di tutto. Arrivederci, madre. Con quel affrettato commiato Palin volse
loro le spalle e se ne and a passo rapido, a sua volta semiaccecato dalle lacrime. Quando per
raggiunse Steel aveva gi ritrovato il controllo.
Hai tutto ci che ti serve? chiese il cavaliere.
Palin arross, consapevole della scarsit del suo bagaglio. Aveva con s una sola sacca di
componenti per incantesimi, perch al suo basso livello non gliene servivano di pi, il solo vestiario di
cui disponeva era la veste che portava indosso, sporca di polvere e di sangue, e non aveva libri
d'incantesimi n pergamene.
Per in mano stringeva il Bastone di Magius.
Sono pronto rispose soltanto.
Steel annu e prima d'incamminarsi rivolse un saluto freddo ed aggraziato a Caramon e a Tika.
Senza guardarsi indietro, Palin si avvi a sua volta lungo la strada e ben presto entrambi scomparvero
fra le ombre sempre pi lunghe del crepuscolo.
Quella sera, alla Locanda dell'Ultima Casa Caramon e Tika piantarono due giovani alberi di
vallenwood sulla tomba dei figli.
Nella sua camera, Alhana Starbreeze dormiva, spossata dal lungo travaglio; fermo accanto al
suo letto, Porthios attese che gli altri avessero lasciato la stanza, poi si chin a baciarla con tenerezza.
Ormai certo che sua moglie e il figlio appena nato stessero bene, torn quindi nella sala comune e
sedette accanto ai suoi guerrieri, deciso a ricongiungere i due regni elfici anche a costo di uccidere ogni
elfo di Ansalon per riuscirci.
Tanis nel frattempo part per un rapido viaggio fino alla Torre del Sommo Chierico, per ripetere
ancora una volta ai cavalieri ci che ormai stava dicendo loro da cinque anni, e cio che le forze della
Regina delle Tenebre si stavano muovendo ancora.
Adagiato nella sua culla, vestito con indumenti di fattura umana troppo grandi per lui, il bimbo
elfico appena nato stava intanto contemplando con stupore quello strano, nuovo mondo in cui era
giunto.


CAPITOLO QUINDICESIMO.

Steel giura vendetta. Palin sente la voce familiare. Il viaggio fino a Palanthas.
Palin e Steel si ricongiunsero al drago azzurro circa cinque leghe a nord di Solace. Flare aveva
trascorso la notte fra le rovine della citt di Xak Tsaroth, che si diceva fosse infestata dagli spettri e
rimaneva quindi in stato di abbandono, frequentata soltanto dai nani dei fossi e da bande di orchetti e di
draconiani. Quando la trovarono, Flare si stava ancora ripulendo i denti da brandelli di carne,
naturalmente di orchetto perch, come precis in tono sdegnato, non si sarebbe mai abbassata a
mangiare un nano dei fossi.
Ben nutrita e ricongiunta a Steel, Flare si mostr di umore eccellente, e mentre il cavaliere nero
studiava una mappa per decidere il percorso da seguire, lei si divert ad intimidire Palin, gi affetto dal
timore dei draghi, allargando le ampie ali in modo che scintillassero al sole e agitandole leggermente
per arieggiare se stessa e il suo padrone; quando Steel si lament del fatto che la brezza cos creata
smuoveva la mappa e gli rendeva difficile consultarla, Flare ebbe una breve crisi d'irritazione che la
port ad affondare gli artigli nel terreno, strappando grosse zolle di terra e di erba secca, poi prese a
sferzare l'aria con la coda e ad agitare la criniera, senza cessare nel frattempo di controllare di soppiatto
con i suoi occhi da rettile le reazioni di Palin al suo comportamento.
Dal canto suo, il giovane mago mantenne un atteggiamento distaccato e si tenne di proposito
vicino al drago, anche se lo sforzo che questo gli costava era denunciato chiaramente dalla mascella
serrata e dalle nocche bianche della mano in cui stringeva il bastone di Magius.
Sei hai finito di fare l'esibizionista disse intanto Steel al drago, mi piacerebbe mettermi in
viaggio. Flare snud le zanne, fingendosi offesa, e Steel le batt un colpetto sul collo per rabbonirla
mentre stendeva la mappa su un masso in modo da indicarle quella che lui riteneva essere la via
migliore da seguire. Intanto Pa-lin si asciug il sudore dalla fronte e continuando a serrare con forza il
Bastone si avvicin ancor di pi al drago per prendere parte alla discussione.
Questo riguarda anche me afferm, in reazione all'occhiata rovente di Steel. Volare sopra
Solamnia potrebbe risultare pi pericoloso che viaggiare nei cieli di Abanasinia. Dall'epoca della
Guerra delle Lance, i Cavalieri di Solamnia avevano riguadagnato il favore della popolazione locale, al
punto che adesso era ritenuto alla moda da parte delle famiglie nobili e importanti, e soprattutto ricche,
avere almeno un figlio nelle file di quei cavalieri. Di conseguenza il loro numero era notevolmente
cresciuto, i loro forzieri erano pieni ed essi avevano ricostruito parecchie delle loro fortezze in rovina
sparse per tutta Solamnia, inviando delle truppe a fare da guarnigione. Al tempo stesso i draghi
d'argento, loro alleati, sorvegliavano i cieli.
Un tempo disprezzati, i Cavalieri di Solamnia erano visti ora come i protettori dei deboli, i
difensori degli innocenti, e dalle loro file uomini dotati di saggezza erano arrivati a posizioni di
comando, con il risultato che le regole stabilite da Vinas Solamnus mille anni prima, e che erano state
seguite anche in era moderna in maniera assoluta, quasi religiosa e, a detta di alcuni, addirittura ottusa,
stavano subendo un processo di revisione e di modifica per essere adeguate ai tempi.
Invece di essere lapidati al loro ingresso in un villaggio, come a volte era accaduto in passato,
adesso i Cavalieri di Solamnia venivano ospitati con onore, il loro aiuto e i loro consigli erano
considerati preziosi e venivano ripagati generosamente.
Drago e padrone erano ben consapevoli dell'influenza crescente dei cavalieri, in quanto dopo la
guerra Lord Ariakan era rimasto loro prigioniero per parecchi anni e non aveva passato quel tempo
nell'ozio, usandolo invece per apprendere non soltanto le loro usanze, che ammirava e che aveva
copiato apportando soltanto i necessari cambiamenti, ma anche la loro tattica, le loro strategie e la
dislocazione delle loro roccaforte mettendo a nudo ogni punto di forza dei cavalieri e, soprattutto, le
loro debolezze.
Quando aveva inizialmente scoperto l'esistenza dei Cavalieri di Takhisis, cinque anni prima,
Tanis si era recato immediatamente dai Cavalieri di Solamnia per avvertirli del pericolo.
Lord Ariakan sa tutto di voi... dal colore della vostra biancheria allo schieramento che
assumete abitualmente in battaglia li aveva ammoniti.Sa quali rocche sono fortificate e quali sono
vuote, i suoi cavalieri sono uomini e donne intelligenti, reclutati e addestrati di persona da lui, e
ciascuno ha ricevuto una Visione dalla Regina delle Tenebre. Quei cavalieri non tradiranno i loro
signori per guadagno com' successo durante l'ultima guerra perch sono fedeli a Takhisis e uno
all'altro, e sono pronti a sacrificarsi per la loro causa. Dovete apportare dei cambiamenti adesso, miei
signori, altrimenti sono convinto che Lord Ariakan e i suoi cavalieri provvederanno al vostro posto. I
cavalieri lo avevano ascoltato cortesemente, si erano detti d'accordo con lui finch era stato presente e
avevano disprezzato il suo avvertimento non appena se n'era andato.
Dopo tutto, chiunque sapeva che i seguaci della Regina delle Tenebre erano egoisti, avidi,
crudeli e del tutto privi di onore, cosa dimostrata ripetutamente nel corso della storia, quindi quei
cavalieri non erano stati in grado di immaginare che mutamenti tanto drastici avessero avuto luogo fra
le file dell'oscurit nel breve arco di appena ventisei anni.
E cos lo schieramento della luce aveva apportato pochi cambiamenti interni.
Attraverseremo gli Stretti di Schellsea in questo punto, rasentando Caergoth, dove i cavalieri
hanno una fortezza spieg Steel, indicando la mappa. In questo modo eviteremo la Rocca di
Thelgaard, e una volta a nord rispetto ad essa proseguiremo lungo la costa, tenendo i Monti Vingaard
fra noi e la Torre del Sommo Chierico ed entrando a Palanthas dal nord.
Non potremo penetrare in citt se non travestiti azzard Palin, nel sentire quel piano. Io per
ci ho pensato ed ho portato alcuni vestiti di mio padre... prosegu con una nota di orgoglio nella voce.
Io non mi aggirer per le strade di Palanthas vestito come un locandiere dichiar in tono
severo Steel. Porto quest'armatura per la gloria della mia regina e non intendo nascondere quello che
sono.
In tal caso tanto vale presentarci alla Torre del Sommo Chierico e farci rinchiudere in cella
ribatt Palin, perch l che andremo comunque a finire.
Tu no, Veste Bianca osserv Steel, con un mezzo sorriso.
Invece s. Quando scopriranno che sono con te mi arresteranno senza pensarci due volte,
perch i cavalieri hanno poca simpatia per i maghi.
E tuttavia tu hai combattuto fra le loro file.
Soltanto a causa dei miei fratelli precis a bassa voce Palin, e non aggiunse altro.
Non.ti preoccupare, Majere lo rassicur Steel, il cui sorriso si era esteso adesso agli occhi
scuri. Entreremo a Palanthas senza rischi eccessivi.
Anche ammesso che riusciamo ad attraversare indenni le strade di Palanthas, poi dovremo
addentrarci nel Boschetto di Shoikan gli ricord Palin.
Quel bosco maledetto? L'ho visto... da lontano. Tuo padre non ti ha detto che sono cresciuto a
Palanthas? Abbiamo vissuto laggi fino a quando ho raggiunto i dodici anni di et e Lord Ariakan
venuto ad arruolarmi fra i cavalieri. Come puoi naturalmente immaginare, il Boschetto di Shoikan
costituisce una tentazione per ogni bambino della citt che sia in vena di avventure. Non ricordo pi
quante volte ci siamo sfidati a vicenda ad avvicinarci ad esso... salvo poi darci alla fuga nel momento in
cui avvistavamo i rami pi alti degli alberi. Ricordo ancora la sensazione di paura... D'un tratto Steel
s'interruppe, accigliandosi, poi si scosse per liberarsi da quei ricordi come un cane si sarebbe scrollato
per asciugarsi e riprese a parlare in tono pi deciso.
Dicono che il boschetto sia letale per qualsiasi mortale che cerchi di entrarvi...
indipendentemente dalla divinit di cui al servizio. Di certo per tu potrai attraversarlo impunemente,
Sir Mago.
Non mi chiamare cos perch non esatto lo corresse Palin, in tono irritato. La mia
posizione ancora molto umile nell'ambito della mia arte: in termini militari mi potresti paragonare ad
un fante aggiunse, senza riuscire a trattenere l'amarezza che gli affior nella voce.
Noi tutti cominciamo dal fondo, Majere afferm in tono grave Steel, e in questo non c'
vergogna. Io ho lavorato dieci anni per arrivare al mio rango attuale, e sono ancora molto lontano dalla
vetta.
Adesso sembri mio fratello Tanin. Tutto il metallo che voi cavalieri portate addosso deve darvi
alla testa... o almeno questo ci che gli dicevo sempre. Comunque no, io non posso attraversare
impunemente il Boschetto di Shoikan, anche se immagino che potrei richiederlo. Dalamar ha una
buona opinione di me... Nel sentir menzionare quel nome Steel cambi espressione: il suo volto si
fece pi scuro e il sorriso gli scomparve dagli occhi, consumato da un fuoco improvviso e intenso.
Palin per non se ne accorse perch era distratto dalla tentazione di contattare Dalamar e di
implorarlo di aiutarlo ad attraversare il Boschetto di Shoikan.
No decise infine. Non posso chiederlo a Dalamar, perch questo significherebbe dirgli
perch voglio entrare nella torre, e se lo sapesse in anticipo ci impedirebbe... Mentre parlava Palin
not l'espressione di Steel e si guard subito intorno, pensando che stessero per essere attaccati.
Cosa c' che non va? domand, quando non vide nulla di allarmante.
L'uomo di cui parli Dalamar il Nero? chiese Steel.
S conferm Palin. Lui il Signore della Torre, il... D'un tratto ricord la storia appresa a
scuola e gemette interiormente.
Lui l'uomo che ha ucciso mia madre afferm intanto Steel, abbassando la mano sull'elsa
della spada. Non vedo l'ora d'incontrarlo. In realt l'elfo scuro aveva ucciso la sua antica amante
soltanto per autodifesa, in quanto Kitiara lo aveva attaccato per prima, ma di certo una simile
argomentazione non avrebbe avuto valore agli occhi di suo figlio.
Immagino sia inutile ricordarti che Dalamar il mago pi potente di Ansalon comment
soltanto Palin, in tono seccato. Lui potrebbe rivoltarti con un guanto con un semplice cenno della
mano.
E cosa importa? ribatt Steel, in tono iroso. Pensi che sia pronto ad attaccare soltanto chi
pi debole di me? Sono vincolato dall'onore a vendicare la morte di mia madre.
Benedetto Paladine, perch non ci ho pensato prima? si chiese Palin, in preda alla
disperazione. Adesso Steel finir per farsi uccidere e Dalamar penser che io ho tentato di farlo
assassinare, con il risultato che potrebbe annientare anche me...
Fidati di me, ragazzo avvert la solita voce interiore. Lascia che pensi io a Dalamar. Palin
fu percorso da un brivido di esultanza, perch adesso sapeva che quella voce era vera, che essa non era
un frutto della sua immaginazione e che gli stava parlando per guidarlo, perch voleva essere raggiunta
da lui!
Le sue paure evaporarono e si rilass.
Non abbiamo ancora raggiunto la torre, e prima di arrivarvi dovremo entrare a Palanthas e
attraversare il Boschetto di Shoikan disse. Occupiamoci di Dalamar e di ci che c' nella torre
quando... e se... giungeremo fin l.
Ci arriveremo garant Steel, cupo. Mi hai appena fornito un potente incentivo a riuscirci. I
due montarono quindi sul drago e sotto la luce rosso sangue di Lunitari volarono verso nord, alla volta
di Palanthas, viaggiando per tutta la notte senza incontrare nessuno. All'alba per Flare cominci a
mostrarsi a disagio.
Fiuto draghi d'argento rifer, e dopo una breve consultazione con Steel atterr sulle pendici
dei Monti Vingaard.
In ogni caso non vogliamo entrare a Palanthas con la luce del giorno comment Steel,
quindi meglio riposare adesso e viaggiare di notte. Palin non si mostr molto contento della cosa,
perch era certo che suo zio fosse vivo e avesse soltanto bisogno di essere liberato dalla spaventosa
prigione dell'Abisso. Grazie all'impiastro di Steel la ferita non gli causava quasi pi problemi, si sentiva
riposato e in forze, quindi era impaziente di proseguire il viaggio, ma non poteva certo mettersi a
discutere con un drago azzurro o con il suo padrone.
Uno di noi dovrebbe montare la guardia sugger, osservando Steel preparare due rotoli di
coperte.
Abbiamo entrambi bisogno di riposo ribatt Steel. Provveder il drago a proteggerci mentre
dormiamo. Dopo una breve ricerca trovarono nella parete di un'altura una rientranza poco profonda
che poteva offrire riparo anche se non sarebbe stata sufficiente a nasconderli se qualcuno fosse passato
di l. Stese al suolo le coperte, mangiarono una razione della massiccia quantit di cibo che Tika aveva
preparato per loro, e quando ebbero finito si distesero per dormire. Steel si addorment quasi subito,
grazie alla disciplina di un soldato che sapeva di dover approfittare dell'occasione di dormire ogni volta
che essa si presentava, e accanto a lui Palin si prepar a trascorrere una giornata insonne e pervasa di
anticipazione.
Si svegli quando era ormai prossimo il tramonto.
Steel era gi in piedi, impegnato a sellare il drago che appariva riposato e ben nutrito, come
dimostravano le carcasse di parecchi daini sparse tutt'intorno.
Alzatosi in piedi, Palin cerc di sciogliere i muscoli rigidi e doloranti a causa del contatto con il
duro terreno, constatando che questa volta il suo riposo non era stato turbato dai consueti sogni che al
risveglio rammentava soltanto in parte, e che non ricordava di aver mai dormito di un sonno cos
uniforme e profondo in tutta la sua vita.
Ti stai trasformando in un veterano comment Steel, issando senza fatica la pesante sella sul
dorso del drago. Cominci perfino a russare come un veterano. Palin borbott qualche parola di scusa,
oppresso da un senso di vergogna derivante dal sapere perch aveva dormito cos bene: si sentiva in
pace con se stesso per la prima volta nella sua vita, fin da quando aveva cominciato ad avvertire la sete
di sapere ed era stato abbastanza grande da fingere di scagliare polvere magica contro la faccia dei
compagni di gioco.
Non ti scusare, Majere. Ti sei comportato bene, perch entrambi abbiamo bisogno di essere in
forze in previsione di quello che ci aspetta questa notte.' Il Boschetto di Shoikan, un luogo terribile e
letale. Caramon aveva tentato una volta di entrarvi e per poco non aveva perso la vita, ma pur
sapendolo Palin non provava il minimo terrore e stentava a contenere la propria impazienza: il
boschetto e il suo signore non gli apparivano come una minaccia perch Raistlin aveva promesso di
occuparsi di Dalamar, e adesso i suoi pensieri erano gi accentrati su ci che lo aspettava dopo aver
oltrepassato il bosco.
Il Portale. E suo zio.
Ben presto Flare si libr nel cielo sempre pi buio, volando in pigri cerchi per sfruttare le
correnti termali e farsi portare verso l'alto.
Entro poche ore avvistarono le luci della citt di Palanthas e l'aggirarono, costeggiando la Citt
Nuova e lasciandola sulla destra per poi giungere in vista della cerchia di mura che cingeva la Citt
Vecchia come il bordo della ruota di un carro: le sue porte erano rischiarate dal bagliore di alcune torce
e pi oltre la biblioteca spiccava nel buio, con una sola finestra illuminata: forse Astinus, che alcuni
sostenevano essere il dio Gilean in persona, era ancora alzato per registrare la storia che gli fluiva
intorno.
Forse in quel preciso momento stava scrivendo qualcosa su di loro, forse presto avrebbe
registrato la loro morte... un pensiero che affior involontario nella mente di Palin mentre lui
contemplava il gelido tratto di oscurit che corrispondeva al Boschetto di Shoikan, per poi distogliere
in fretta lo sguardo da esso e concentrarlo sulla Torre della Grande Stregoneria, le cui finestre erano
illuminate soprattutto al livello pi basso, dove gli apprendisti maghi dovevano essere ancora svegli,
impegnati a memorizzare gli incantesimi. Sapendo quale fosse la stanza di Dalamar, Palin la cerc con
lo sguardo e scopr che era buia.
Di fronte alla torre sorgeva il Tempio di Paladine, le cui pareti bianche splendevano di un
pallido chiarore nell'intercettare i raggi di Solinari e nel rifletterli per illuminare la notte. Ricordando
l'incarico che si era assunto e chi fosse il suo compagno, Palin non riusc per a contemplare a lungo il
tempio.
Intanto il drago sorvol il palazzo del Signore di Palanthas, che era tutto uno scintillio di luci,
segno che sua signoria doveva aver dato una festa.
A quella vista Palin si chiese con rabbia come poteva qualcuno pensare a divertirsi in un
momento come questo. I suoi fratelli erano morti, altri uomini coraggiosi avevano perso la vita... e per
cosa? Per questo... perch il Signore di Palanthas e i suoi facoltosi amici potessero bere fino a intontirsi
con il vino elfico di contrabbando. Il giovane mago prov quindi a immaginare cosa sarebbe successo
se lui fosse balzato gi dal drago e avesse fatto irruzione nel palazzo con indosso le sue vesti ancora
macchiate di sangue, gridando: Aprite gli occhi! Guardatemi! Guardate cosa vi aspetta!
Probabilmente la sola cosa che sarebbe successa sarebbe stata che il maggiordomo lo avrebbe buttato
fuori.
Il drago azzurro vir sulla sinistra, rasentando il palazzo, poi si lasci alle spalle le sue luci
scintillanti e oltrepass le mura della Citt Vecchia, sorvol la Citt Nuova e si port sulla baia, le cui
acque apparvero sorprendentemente buie rispetto alla citt, rischiarate soltanto da pochi punti di luce
corrispondenti ai casotti di guardia delle sentinelle, che dovevano essere addormentate, dato che
nessuno vide il drago scendere lentamente di quota fino ad atterrare sulla costa.


CAPITOLO SEDICESIMO.

La Torre del Sommo Chierico. Un messaggero poco gradito.
Costruita da Vinas Solamnus nell'Era della Potenza, la Torre del Sommo Chierico proteggeva il
solo passo che attraversasse i Monti Vingaard, e cos pure la strada principale che collegava il resto di
Ansalon con la grande citt di Palanthas. La torre era immensa e massiccia, una possente fortezza, e
tuttavia a causa del suo insolito disegno il nano Flint Fireforge, uno degli eroi delle Lance, era stato una
volta sentito commentare che chi l'aveva eretta doveva essere stato un pazzo o un ubriaco.
La torre era stata costruita da umani, quindi la critica del nano andava presa con un grano di
salpepe, come avrebbe detto uno gnomo, anche perch quando aveva avanzato il suo commento Flint
non era stato consapevole della vera natura dell'insolito sistema difensivo della torre, che aveva peraltro
poi visto entrare in azione.
Non molto tempo dopo che Flint aveva espresso quel suo parere, infatti, i draghi dell'esercito
della Signora dei Draghi, Kitiara, avevano attaccato la torre, un attacco nel quale il cavaliere Sturm
Brightblade aveva perso la vita, permettendo per con il suo sacrificio agli altri cavalieri di raccogliere
le forze e di salvare la torre con l'aiuto di un kender, di una donna elfica e di un occhio di drago.
La Torre del Sommo Chierico aveva un aspetto formidabile in quanto si levava nell'aria di circa
trecento metri, circondata su tutti i lati tranne che su quello meridionale da vette incappucciate di neve,
e godeva inoltre della reputazione di non essere mai caduta in mano al nemico finch era stata difesa da
uomini dotati di fede. Un muro esterno in pietra formava un ottagono alla base della torre, e ciascuna
sua punta era sormontata da una torretta; a quel primo muro ne faceva seguito un secondo, sempre
ottagonale, sovrastato da altre torri pi piccole costruite intorno ad una grande torre centrale.
Ci che tanto aveva infastidito Flint Fireforge era stato il fatto che nelle mura esterne si
aprivano sei gigantesche porte di metallo, tre delle quali si affacciavano sulla piana solamnica, e che da
quelle porte era possibile arrivare al cuore della torre, mentre qualsiasi nano the valesse il suo peso in
pietra avrebbe saputo che una fortificazione solida e valida aveva una sola entrata che doveva poter
essere sigillata e difesa con il minimo preavviso contro gli attacchi nemici.
I cavalieri avrebbero potuto rispondergli definendo la sua tattica priva d'immaginazione e
mancante di sottigliezza, in quanto la Torre del Sommo Chierico era in realt un vero capolavoro di
astuzia architettonica: le sei porte si aprivano infatti su stretti cortili tratti di terreno privo di qualsiasi
copertura dove i cavalieri piazzati sulle mura potevano abbattere i nemici con raffiche di frecce. Quanti
fossero riusciti a salvarsi e ad arrivare alle scale che portavano alla torre centrale si sarebbero poi
trovati imbottigliati da trappole nascoste.
Coloro che hanno familiarit con la storia della Guerra delle Lance ricorderanno che le tre porte
che si aprivano sulla piana solamnica erano in effetti trappole per draghi, in quanto un magico occhio di
drago posto al punto di convergenza dei tre passaggi attirava i draghi malvagi e li induceva a volare
all'interno della torre invece di attaccarla dall'esterno, con il risultato che i draghi venivano poi uccisi
dai Cavalieri Solamnici che potevano aggredire senza rischi le creature intrappolate bersagliandole
dall'alto delle mura di pietra. Da questo derivava l'altro, dimenticato nome della torre, Terrore dei
Draghi, ed era stato cos che molti draghi malvagi avevano perso la vita nella Guerra delle Lance.
Molti, lunghi anni erano trascorsi da quando Sturm Brightblade era salito da solo su quei
bastioni, andando incontro ad una morte certa, e pareva che in seguito alla Guerra gli occhi di drago
fossero andati perduti, cosa che molte persone devotamente si auguravano. Adesso che conoscevano il
segreto delle difese della torre, inoltre, i draghi malvagi non potevano pi essere attirati in quella letale
trappola... e poich la durata della loro vita era molto lunga, era probabile che il ricordo di quei corridoi
bagnati di sangue di drago li avrebbe trattenuti dal commettere due volte lo stesso errore.
Dopo la Guerra, la torre era stata ricostruita, rimodernata e riarredata, e si era costatato che in
virt della perdita degli occhi di drago, adesso le difese centrali approntate contro i draghi non erano
pi efficaci ed erano diventate pi un pericolo che un vantaggio. Era stato allora che i Cavalieri di
Solamnia si erano resi conto della validit dell'affermazione del nano per quanto riguardava quelle tre
porte d'acciaio: tanto vale che li invitiate dentro a prendere il t, aveva borbottato Flint, ed avevano
adottato la precauzione di sigillarle tutte e tre con tappi di granito bianco, elaboratamente intagliati in
modo da somigliare alle porte originali.
Nel periodo successivo alla Guerra delle Lance, la Torre del Sommo Chierico era diventata un
centro di fervente attivit, le cui strade d'accesso erano perennemente intasate da mercanti provenienti
da ogni parte, da persone che venivano a chiedere consiglio, giustizia o aiuto nel difendere la loro citt
contro i razziatori, da corrieri che arrivavano al galoppo per assolvere importanti missioni. Nugoli di
kender venivano rastrellati ogni giorno, perquisiti e liberati la mattina successiva con l'ordine tassativo
di andarsene, cosa che essi facevano allegramente soltanto per essere sostituiti da una nuova ondata.
Durante l'estate i mercanti innalzavano bancarelle lungo la strada che dalla piana sottostante
portava alle porte principali della torre, e vendevano di tutto, da nastri e sciarpe di seta che le dame
potessero elargire come pegno al cavaliere di loro scelta, a cibi, birra, vino elfico e (sottobanco) alcolici
dei nani.
Tornei, giostre, gare di tiro con l'arco, finte battaglie, esercitazioni ed esibizioni di abilit nel
cavalcare cavalli e draghi avevano luogo con regolarit allo scopo di addestrare i giovani cavalieri, di
mantenere in forma quelli pi maturi e di deliziare il pubblico.
Nel complesso, di recente le cose erano quindi andate bene per i cavalieri... fino a quel estate.
A mano a mano che il sole disseccava le strade di terra battuta, la circolazione di viaggiatori
sulle strade di Krynn si era spenta progressivamente nello stesso modo in cui i raccolti si erano
disseccati nei campi, perch un contadino il cui campo ha fruttato soltanto polvere non pu pagare lo
stagnino di passaggio perch gli aggiusti l'aratro, lo stagnino non pu a sua volta pagare il conto della
locanda e il locandiere non ha il denaro necessario per comprare il cibo da servire ai clienti.
I corrieri affluivano ancora, pi numerosi del solito, portando angosciose notizie di carestia e di
incendi, e pochi viandanti particolarmente tenaci arrivavano alla torre in condizioni disastrose a causa
del sole torrido; di conseguenza i mercanti avevano chiuso le loro bancarelle per tornare a Palanthas e i
tornei erano stati sospesi dopo che troppi cavalieri in armatura erano collassati a causa del caldo.
Soltanto i kender, afflitti dalla loro malattia nazionale nota come Sete di Vagabondaggio, continuavano
a frequentare la torre in modo regolare, giungendovi impolverati, scottati dal sole e pronti a fare allegri
commenti su quella strana alterazione del clima.
Tanis Mezzelfo arriv proprio mentre un gruppo di kender stava venendo espulso dalla torre. La
guardia incaricata della cosa ordin loro di oltrepassare le porte, e dopo aver effettuato un rapido conto
delle teste si allontan a precipizio, per poi tornare con altri due kender che si erano separati dal gruppo
ed erano stati trovati in sala da pranzo. Prima di espellerli il cavaliere sequestr loro parecchie posate,
sei piatti di peltro adorni del sigillo dei cavalieri, due portatovaglioli di cuoio e un portapepe.
Di solito i kender rimanevano ad oziare nelle vicinanze delle porte con la speranza di riuscire a
rientrare, ma quella mattina vennero distratti dall'arrivo di Tanis a dorso di grifone.
Non appena il grifone si fu posato davanti alla porta principale, sulla strada maestra che portava
alla torre, i kender accorsero a frotte, accalcandosi a osservare con cordiale interesse il grifone che, non
trovandoli di suo gusto, reag fissandoli con un'espressione rovente nei suoi lucidi occhi neri,
arruffando le penne e facendo stridere il becco in maniera minacciosa ogni volta che uno di essi si
avvicinava eccessivamente... cosa che divert immensamente i kender.
Temendo che uno o pi di essi potesse finire per trasformarsi nella colazione del grifone, Tanis
lo conged con molte parole di ringraziamento e lo rimand da Porthios. La bestia spicc subito il volo
con sollievo e i kender emisero un gemito di delusione per poi attorniare subito Tanis.
Tenendo una mano sulla spada e l'altra sulla sacca del denaro, il mezzelfo fendette quel mare di
kender nel tentativo di raggiungere la torre, senza per riuscire ad avanzare finch per fortuna il rumore
degli zoccoli di un cavallo che si avvicinava al galoppo indusse i kender a disinteressarsi di lui e a
rivolgere la loro attenzione al nuovo arrivato, cosa di cui Tanis approfitt per raggiungere in fretta
l'entrata della torre.
Benvenuto, mio signore lo salut il cavaliere di guardia, riconoscendo in lui un frequente
visitatore. Provvedere perch ti accompagnino nella sala degli ospiti in modo che tu possa riposare
dopo il tuo lungo...
Non c' tempo lo interruppe Tanis, brusco. Devo vedere immediatamente Sir Thomas.
Lord Gunthar, vecchio amico e precedente condottiero dei cavalieri, si era infatti ritirato dalla carica
l'inverno precedente per essere sostituito da Thomas di Thalgaard, Lord Cavaliere della Rosa, nuovo
comandante della Torre del Sommo Chierico. Appena quarantenne, Sir Thomas godeva della
reputazione di essere un comandante deciso e capace, e discendeva da una famiglia di cavalieri. Suo
nonno era stato un Cavaliere di Solamnia ma era stato derubato delle sue tenute da una setta di falsi
preti durante gli anni oscuri seguiti al Cataclisma; in seguito a questo il padre di Thomas aveva
inghiottito il proprio orgoglio e si era offerto come servo vincolato ai preti, finendo per lavorare come
schiavo sulla terra che la sua famiglia aveva un tempo posseduto. Di conseguenza la prima cavalcatura
del giovane Thomas era stata un cavallo da aratro, le sue prime battaglie erano state combattute contro
le erbacce, mentre lui vedeva suo padre lavorare fino a consumarsi e a morire schiavo, e giurava che
sarebbe diventato un cavaliere.
L'occasione di Thomas si era presentata durante la Guerra delle Lance. Il suo villaggio si era
trovato sulla linea di marcia degli eserciti dei draconiani e questo aveva indotto i falsi preti a fuggire
per timore di un attacco imminente, portando con loro ogni cosa di valore e lasciando la popolazione
alla merc dei draconiani. Appena ventenne, Thomas aveva chiamato a raccolta amici e vicini e li
aveva incitati a ripararsi all'interno del castello, difendendolo con tale abilit e audacia che esso aveva
resistito alla potenza degli eserciti dei draghi fino alla fine della guerra.
Tanis non conosceva bene Sir Thomas, ma da quel poco che aveva visto del suo comportamento
e del suo carattere riteneva che fosse un uomo dotato d'intelligenza e di buon senso.
Devo vedere immediatamente Sir Thomas ripet. Ho notizie urgenti.
Certamente, mio signore assent il cavaliere, inviando subito un messaggero in cerca del suo
comandante.
Tanis non dovette aspettare molto perch Sir Thomas, che non era un amante del cerimoniale,
arriv di persona di l a poco e nel notare la sua impazienza dopo averlo salutato cordialmente lo invit
a passeggiare lungo i bastioni in modo che potessero parlare in privato.
Hai delle notizie osserv Thomas, quando furono soli, e a giudicare dalla tua espressione
non sono buone.
Non hai ancora ricevuto nessun rapporto, mio signore? chiese Tanis.
Che rapporto? Non ho avuto notizie di sorta durante tutta l'ultima settimana.
Lord Ariakan ha lanciato il suo assalto. La Rocca del Nord e Valkinord sono entrambe cadute
ed possibile che in questo momento Kalaman sia sotto assedio. In base a quello che sono riuscito a
determinare i cavalieri neri stanno sferrando un attacco su due fronti, con un esercito che avanza
attraverso i Monti Khalist e un altro che intende scendere il fiume da Kalaman. Il comandante non
disse nulla, limitandosi a fissarlo con stupore.
Mio signore, i cavalieri inviati a fortificare Kalaman sono stati spazzati via fino all'ultimo
uomo prosegu Tanis, in tono sommesso. Hanno combattuto con coraggio ma erano disperatamente
inferiori di numero. Ho qui con me un elenco dei caduti aggiunse, porgendo alcuni fogli piegati a Sir
Thomas. Torna a onore di Ariakan, mio signore, che i morti siano stati seppelliti con il dovuto
rispetto.
S, non dubitavo che lo avrebbe fatto comment Thomas, scorrendo la lista con espressione
severa e la mascella contratta. Li conoscevo tutti mormor infine, ripiegando la lista e infilandola
nella cintura. Provvedere ad informare le famiglie... se non sbaglio tu conoscevi due di questi uomini,
i ragazzi Majere.
Li conoscevo e ho aiutato a seppellirli ribatt Tanis, cupo. Il fratello pi giovane, Palin,
stato preso prigioniero e viene trattenuto in attesa di riscatto. A catturarlo stato un cavaliere di
Takhisis, lo stesso che ci ha portato queste notizie e che conosci anche tu, mio signore. Il suo nome
Brightblade, Steel Brightblade.
Il figlio di Sturm Brightblade. S, ricordo quel incidente. Hai cercato di salvare quel giovane
dal male e lui ha finito per dissacrare la tomba di suo padre rubandone la spada. Gli eventi non erano
andati esattamente in questo modo ma Tanis, che era stato arrestato e processato per la sua
partecipazione a quel incidente, sapeva che non era il caso di discutere, perch sebbene nell'esporre i
fatti davanti al Consiglio dei Cavalieri fosse riuscito a chiarire la propria posizione e quella del suo
amico Caramon, d'altro canto non era riuscito a convincere i cavalieri del fatto che era stato proprio
Sturm a cedere la spada al figlio. Nel ripensare all'accaduto, adesso neppure lo stesso Tanis era pi del
tutto certo di cosa fosse veramente successo e gli pareva che sia lui che Sturm avessero fallito
nell'intento in quanto ora Steel era del tutto votato alle forze dell'oscurit... almeno per quanto lui era in
grado di stabilire.
Kalaman sotto assedio... riflett Thomas, scuotendo il capo con sconcerto. Mi riesce
difficile crederlo, Mezzelfo. Non che voglia mettere in dubbio la tua parola, ma Ariakan ha a sua
disposizione soltanto una manciata di cavalieri.
Mio signore, Palin ci ha riferito che l'esercito di Lord Ariakan non si riduce certo ad una
manciata di uomini ed invece immenso. A quanto pare lui ha reclutato dei barbari provenienti dalle
terre dell'est, umani alti quanto minotauri che combattono con altrettanta ferocia e che sono comandati
da cavalieri in sella a draghi. Inoltre, fra le loro file ci sono anche maghi rinnegati, e lo stesso Dalamar,
capo del Conclave di Maghi di Ansalon, pu confermarti quanto essi siano potenti.
Non ne dubito, dal momento che dalla loro parte.
No, mio signore, sei in errore. Sebbene non sia generalmente noto, di recente i maghi delle tre
lune hanno scagliato un attacco contro i Cavalieri Grigi, come sono conosciuti i maghi al servizio di
Takhisis, e ne sono stati sbaragliati, perdendo anche uno dei loro, Justarius. Non so con certezza da che
parte sia schierato Dalamar, ma non credo che sia da quella di Ariakan, in quanto Dalamar non riesce a
perdonare alla sua regina il fatto di avergli voltato le spalle per concedere un potere pi grande ai suoi
maghi personali. Thomas si accigli perch come tutti i cavalieri diffidava dei maghi di qualsiasi
colore e voleva avere il meno possibile a che fare con essi.
Kalaman pu resistere ad un assedio per molto tempo afferm, accantonando con un cenno
quella discussione sulla magia come se non fosse stata importante. Quanto basta a permetterci di
inviare dei rinforzi.
lo non ne sono tanto sicuro... cominci Tanis.
Mio signore! chiam un giovane paggio, salendo le scale a precipizio, con il respiro
affannoso. Mio signore, arrivato un corriere...
Che fine hanno fatto le tue buone maniere, ragazzo? domand Thomas. Qui con me c' una
persona a cui devi lo stesso rispetto che dovuto a me. E sempre necessario mantenere la disciplina
aggiunse quindi in tono sommesso, rivolto a Tanis.
Scarlatto fino agli orecchi, il paggio si eresse sulla persona e s'inchin in fretta prima a Tanis e
poi a Sir Thomas, riprendendo per a parlare quasi prima di aver eseguito il secondo inchino.
Il corriere, mio signore. Si trova di sotto, ed abbiamo dovuto aiutarlo a scendere da cavallo
perch ha viaggiato cos duramente... A questo punto s'interruppe, ormai a corto di fiato.
Temo che siano altre cattive notizie osserv in tono asciutto Sir Thomas. Nessuno si
precipita mai a riferire buone notizie. I due uomini scesero quindi la scala e si diressero verso la porta
principale, dove trovarono il corriere steso per terra con un mantello sotto la testa. Nel vederlo Sir
Thomas si accigli, in quanto l'uomo portava la livrea delle guardie cittadine di Kalaman e aveva gli
abiti sporchi di sangue secco.
Mio signore chiam l'uomo, nel vederlo arrivare, e lott per sollevarsi a sedere.
No, ragazzo, resta disteso. Che notizie porti? domand Thomas, inginocchiandogli si accanto.
Kalaman, mio signore annasp il soldato. Kalaman... caduta.
A quanto pare avevi ragione afferm in tono quieto Thomas, sollevando lo sguardo su Tanis
Sono arrivati dal mare, mio signore spieg intanto il soldato, con voce debole. Dal mare e dall'aria.
Non... non abbiamo avuto preavviso. Ci hanno attaccati... di notte, con i draghi e con... enormi bestie
che i cavalieri hanno chiamato mammut... la citt... si arresa... L'uomo cerc di continuare ma
ricadde all'indietro, spossato, mentre un Cavaliere della Spada... seguace del dio Kiri-Jolith, che
concedeva il potere di risanare... procedeva ad esaminare le sue condizioni.
Non ferito gravemente, mio signore rifer infine il cavaliere, sollevando lo sguardo su Sir
Thomas. Soffre per a causa della perdita di sangue e dello sfinimento, ed ha bisogno di riposare.
Benissimo. Procurategli un letto comodo e avvertitemi non appena sar di nuovo in grado di
parlare, perch ho bisogno di maggiori dettagli. Voi tutti badate a tenere per voi quello che avete
sentito: che non vi sfugga una sola parola. I cavalieri portarono via il corriere su una lettiga e
guidarono il suo cavallo spossato verso la stalla.
Del resto ormai so tutto quello che ho bisogno di sapere comment intanto Sir Thomas, ora
che lui e Tanis si trovavano soli nella sala in quanto il cavaliere di guardia alle porte era tornato ai suoi
doveri. Kalaman caduta... una notizia davvero nefasta, al punto che se dovesse diffondersi per
Palanthas scatenerebbe dei disordini.
Come ti ho detto, Ariakan dispone di un immenso esercito, che pu suddividere a suo
piacimento replic Tanis, che aveva intanto riflettuto in fretta.
Capisco il suo piano prosegu Sir Thomas, in tono pensoso. Sta attaccando la costa orientale
con met delle sue forze, che far poi dirigere ad ovest attraverso le montagne, mentre con l'altra met
dell'esercito attaccher il nordest, conducendo le sue truppe a sud per ricongiungersi con quelle che
stanno procedendo sull'altro lato dei Monti Khallist. Durante il tragitto accoglier fra le sue file orchi,
orchetti e draconiani che si tengono nascosti fra le montagne, e anche se dovr lasciare delle truppe a
occupare Kalaman e a proteggere la sua linea di approvvigionamento, con queste forze aggiuntive avr
ricostituito i suoi effettivi nel tempo che impiegher ad arrivare qui.
Io lo conosco bene, sai aggiunse, con un sorriso contrito. In passato Ariakan ed io eravamo
soliti discutere di un piano molto simile a questo... eravamo amici, al tempo in cui lui era prigioniero
qui. Ariakan sempre stato un buon soldato concluse in tono riflessivo, scuotendo il capo, e noi lo
abbiamo reso ancora migliore.
Quale sar allora la sua prossima mossa? domand Tanis.
Sta venendo qui rispose Sir Thomas, lasciando vagare lo sguardo oltre le porte principali,
verso est, e non c' niente che possiamo fare per fermarlo.

CAPITOLO DICIASSETTESIMO.

Eludendo le pattuglie. Una strana pescivendola. Un occhio solo e un occhio giallo.
Non so se esistessero anche ai tuoi tempi oppure no, ma adesso ci sono le cosiddette "pattuglie
anticontrabbando" che di notte pattugliano i moli sussurr Palin al suo compagno, e poi ci sono le
autorit portuali. Hanno ricostruito le mura della Citt Vecchia ed ora ci sono pattuglie anche l, perch
gli abitanti della citt non hanno mai dimenticato il saccheggio scatenato dalla Signora dei Draghi,
Kitiara. Avevano toccato terra su una penisola che formava la costa occidentale della Baia di
Branchala, e adesso Steel stava procedendo a scaricare le loro scorte sotto la pallida luce della luna e
delle stelle che si rifletteva sull'acqua; in quella penombra Palin poteva scorgere il drago e Steel
soltanto in modo vago, intravedendo a tratti il brillare della corazza sotto la luce lunare o la forma alta e
muscolosa del cavaliere che si stagliava sullo sfondo del cielo punteggiato di stelle.
Per ultimo Steel prese il fagotto contenente le armi che non venivano mai portate indosso
quando si volava a dorso di drago e procedette ad affibbiarsi in vita la spada, infilando poi una spada
corta nella cintura e una daga nello stivale. Quanto all'arco, le frecce e la lancia, li lasci in custodia a
Flare.
Se mia madre e tuo zio avessero lavorato insieme invece che uno contro l'altra comment,
adesso potrei essere io a tenere una festa nella casa del Signore di Palanthas. A Palin non sfugg il
sottile sottinteso che a quel tempo Raistlin era stato alleato con i poteri oscuri e che poteva quindi forse
esserlo anche ora. Il ricordo della Prova a cui si era sottoposto nella Torre della Grande Stregoneria e
durante la quale aveva incontrato suo zio, o almeno aveva creduto di incontrarlo, torn a tormentarlo,
insieme alla consapevolezza che l'immagine di Raistlin era stata una mera illusione, evocata da
Dalamar e dagli altri maghi per verificare se Palin sarebbe o meno caduto vittima delle stesse tentazioni
che avevano un tempo ossessionato suo zio.
Era stato timore dei maghi che Caramon potesse non permettere mai a Palin di sottoporsi alla
Prova, in quanto si trattava di un'esperienza devastante che tutti i maghi dovevano affrontare prima di
poter progredire nello studio delle arti arcane e che non lasciava nessuno illeso e inalterato. Sapendo
che Caramon non avrebbe rischiato di perdere il suo amato figlio nello stesso modo in cui aveva perso
un tempo l'altrettanto amato fratello, i maghi avevano temuto che il suo amore iperprotettivo potesse
indurre Palin all'aperta ribellione e spingerlo a rivolgersi al male come aveva fatto suo zio, e per non
correre rischi avevano assunto il controllo diretto della situazione, ingannando sia Caramon che lo
stesso Palin.
Durante la sua Prova questi aveva creduto di entrare nell'Abisso e di trovare l suo zio che
veniva torturato dalla Regina delle Tenebre. Dopo averlo liberato lo aveva accompagnato oltre il
Portale, soltanto per scoprire che Raistlin aveva intenzione di lasciarlo aperto in modo da permettere a
Takhisis di passare; in cambio la regina gli avrebbe concesso dominio del mondo.
Raistlin si era offerto di fare di Palin il suo erede se soltanto lui si fosse votato al male e avesse
scelto di portare la Veste Nera. Palin per aveva rifiutato e si era preparato a sacrificarsi pur di
impedire a suo zio di portare a termine il suo piano... ed era stato allora che aveva scoperto che ogni
cosa, suo zio, il Portale, l'Abisso, erano stati parte della sua Prova. Nulla di quanto era accaduto era
stato reale.
Oppure s? Palin poteva ancora sentire le parole di Raistlin.
Adesso ho ridotto le mie ambizioni e non tenter pi di diventare un dio. Mi accontenter del
mondo... Questo sar il mio dono per la Regina delle Tenebre, per dimostrarle la mia fedelt, l'aiuter a
penetrare nel mondo, ed esso sar il dono che lei far a me: qui la regina dominer ed io... io la
servir. Questo era ci che suo zio aveva detto... ma si era trattato davvero di suo zio? Dalamar
sosteneva che l'immagine di Raistlin era stata un'illusione e che il Raistlin da lui incontrato era stato
soltanto una sua creazione.
E tuttavia il Bastone di Magius, che Palin stringeva ora in pugno, non era certo un'illusione.
meglio affrettarsi disse d'un tratto il giovane mago. quasi mezzanotte. Steel stava
accarezzando il collo del drago, scambiando con lui qualche parola in tono sommesso, e nel sentir
nominare la Rocca di Dangaard, Palin dedusse che era l che Flare sarebbe andata a nascondersi.
Quella fortezza era ancora sotto il dominio di Lord Soth, il temuto cavaliere della morte che era stato
un tempo un Cavaliere di Solamnia, fino a quando l'amore proibito per una fanciulla elfica non lo
aveva spinto ad infrangere i voti di cavaliere e a commettere un omicidio. Adesso la maledizione degli
di gravava su di lui, impedendogli di morire e condannandolo a vivere in un perenne tormento,
detestando i vivi e al tempo stesso invidiandoli. Soth era fedele alla Regina Takhisis e alla sua causa, e
nessun mortale osava avventurarsi nel raggio di cento leghe dal suo castello maledetto dove, secondo la
leggenda, l'anima della madre di Steel era costretta a restare prigioniera con il cavaliere. In mezzo ad
una cos oscura compagnia il drago sarebbe stato di certo al sicuro.
La spiaggia era punteggiata da numerose baracche di pescatori, che apparivano buie, segno che
erano disabitate o che i loro occupanti erano andati a letto da tempo.
Presto insistette Palin, tenendo d'occhio nervosamente le case, timoroso che qualcuno si
svegliasse. Mi parso di aver sentito qualcosa.
Non ti preoccupare, Majere replic Steel esibendo la daga dall'elsa a forma di teschio. Se
qualcuno dovesse vederci gli chiuder gli occhi per sempre.
Niente uccisioni, per l'amore degli di! protest Palin. Conosco a memoria un incantesimo
del sonno e ne far uso se dovessero scoprirci.
Un incantesimo del sonno ripet Steel, con uno sbuffo di derisione. Credi che funzioner sui
guardiani nonmorti del Boschetto di Shoikan?
Probabilmente sar utile quanto la tua daga ritorse Palin in tono irritato, non apprezzando il
commento che gli aveva richiamato alla mente lo sgomento che aveva provato nel vedere dall'alto il
Boschetto di Shoikan.
Steel non ribatt e ripose la daga nello stivale con un bagliore divertito nello sguardo.
Flare intanto si serv delle possenti zampe posteriori per staccarsi dalla spiaggia, balzando
nell'aria e allargando le ali per intercettare la scarsa brezza marina, che le permise di prendere quota
fino a librarsi nel cielo.
Fu con una certa dose di rincrescimento che Palin osserv il drago allontanarsi, in quanto
adesso lui e Steel erano abbandonati a loro stessi e gli pareva che le loro risorse fossero terribilmente
inadeguate.
Vieni, Majere? chiam Steel. Dopo tutto eri tu ad avere tanta fretta. Trovarono una piccola
barca da pesca che era stata tirata in secca sulla spiaggia e dopo aver caricato a bordo le loro scorte
Steel la trattenne vicino alla riva per dare a Palin, che era ostacolato dalla sua veste, il tempo di salire a
bordo prima di trascinarla verso l'acqua pi profonda e d'imbarcarsi a sua volta quando si sarebbe
trovato immerso fino alle ginocchia.
Presi i remi li fece scivolare nell'acqua e cominci a remare in silenzio alla volta del porto.
Sul fondo della barca c' una lanterna., accendila ordin a Palin. Non voglio che sembriamo
sospetti. Notando che le altre imbarcazioni pi grandi avevano delle lanterne accese a prua e a poppa
per evitare che le barche pi piccole andassero a sbattere loro contro, Palin fece come gli era stato
detto, usando esca e selce che trov a prua, e mentre lavorava riflett che era strano che a bordo di una
barca da pesca cos piccola ci fosse una lanterna, chiedendosi al tempo stesso come avesse fatto Steel a
sapere che essa c'era... o dove trovare la barca. D'altro canto era possibile che i pescatori usassero la
luce per la pesca notturna o per il contrabbando... un'attivit che ultimamente era diventata pi proficua
della pesca.
Mentre Steel continuava a remare, accese quindi la lanterna e provvide a tenerla alta, badando
al tempo stesso che la sua luce non si riflettesse sull'armatura del cavaliere.
La notte era immota e calda, in quanto la brezza notturna aveva smesso di soffiare nell'istante
stesso in cui erano entrati nell'area riparata del porto; accorgendosi di essere madido di sudore, Palin
pens che Steel doveva essere molto pi a disagio di lui, dato che aveva conservato il mantello per
coprire la corazza e il resto del suo abbigliamento.
Guardandosi alle spalle mentre passavano accanto ad una nave dei minotauri, un vascello a tre
alberi dallo scafo molto alto, Palin vide che il cavaliere aveva il volto lucido di sudore e i capelli umidi
che gli si arricciavano lungo le tempie.
Steel peraltro non si lamentava e continuava a remare con una disinvoltura e un'abilit tali da
destare l'invidia di Palin, che si sentiva dolere le braccia al solo guardarlo.
Dalla nave dei minotauri una voce aspra lanci un brusco richiamo, e nel guardare verso l'alto
Palin scorse una testa dotata di corna che si stagliava sullo sfondo delle stelle.' Allargate laggi,
marinai d'acqua dolce! State lontani! Fate un buco nella mia nave e lo tapper con i vostri miserabili
corpi!
ubriaco comment Steel. Non siamo affatto vicini alla sua nave. Al tempo stesso Palin
not per che il cavaliere stava ora applicando una forza maggiore sui remi, in modo da far saettare
l'imbarcazione sull'acqua scura; dal canto suo lui agit la lanterna in segno di scusa e ricevette per tutta
risposta un'imprecazione di commiato.
Spegni la luce! ordin Steel, quando furono vicini ai moli.
Non appena Palin ebbe obbedito, soffiando sullo stoppino, Steel smise di remare e lasci che la
barca scivolasse in avanti sulla spinta acquisita, aiutata dalla marea che stava salendo, limitandosi di
tanto in tanto ad immergere nell'acqua la punta di un remo per correggere la direzione. Allorch infine
arrivarono ai moli afferr quindi uno dei pali di supporto e mantenne la stretta quando la barca vir in
maniera tale da scivolare sotto il molo.
Scendi! ordin a Palin.
Il giovane mago cerc la scala che pendeva dall'alto, la trov e l'afferr per cominciare a salire,
ma poi si arrest con lo sguardo fisso sulle acque nere che lambivano gorgogliando lo scafo della barca.
Come far con il Bastone? chiese, girandosi verso Steel. Non posso portarlo con me.
Te lo porger io! ribatt Steel, serrando il palo con entrambe le mani e lottando contro la
marea che cercava di trascinare la barca a riva.
No... protest Palin, tenendo stretto il Bastone.
Allora chiedigli di seguirti di sua iniziativa! Spicciati, Majere! Non posso resistere per molto.
Palin esit ancora, non per timore ma per la preoccupazione di lasciarsi alle spalle il suo prezioso
Bastone.
Adesso, dannazione a te! sibil Steel, scoccandogli un'occhiata rovente.
Non avendo altra scelta, Palin dovette accontentarsi di confidare che il bastone avrebbe
provveduto a seguirlo, proprio come aveva detto Steel, e si rassegn ad appoggiarlo con gentilezza sul
sedile della barca per poi alzarsi in piedi e cercare a fatica di mantenere l'equilibrio. Con uno sforzo
inaudito, Steel riusc quindi a spingere la barca pi Vicina al molo e Palin si lanci verso la scala,
afferrandola e aggrappandosi ad essa con terrore nel sentire la barca che gli scivolava via di sotto.
Agitando i piedi alla ricerca di un appiglio trov infine il primo gradino e con un sospiro di
sollievo cominci ad arrampicarsi, inciampando nelle vesti ma riuscendo comunque ad arrivare in cima
sano e salvo. Una volta sul molo, si gir immediatamente e si protese per recuperare il Bastone... ma
constat con orrore che esso non c'era pi.
Che ne hai fatto del mio Bastone? esclam, dimenticandosi di tenere bassa la voce sulla
spinta della paura e dell'indignazione.
Taci ingiunse Steel, a denti stretti. Io non ho fatto nulla. Un istante fa era qui e quello
successivo non c'era pi. In preda al panico, con il cuore serrato dall'angoscia, Palin era sul punto di
gettarsi nelle acque sporche e fangose quando nel posare la mano sul molo sent le sue dita chiudersi
intorno ad un pezzo di legno liscio e caldo.
Il Bastone di Magius giaceva al suo fianco... una vista che gli strapp un sussulto e gli caus
quasi le vertigini per il sollievo.
Lascia perdere sussurr a Steel, in tono contrito. L'ho trovato.
Sia resa grazie alla Sua Oscura Maest! borbott Steel.
Alzandosi a sua volta in piedi sulla barca afferr quindi la scala di corda e si iss su di essa con
aggraziata disinvoltura, nonostante il peso dell'armatura e delle armi, mentre sotto di lui la barca
fluttuava alla deriva.
Arrivato sul molo, Steel si accoccol quasi immediatamente dietro una grossa botte, trascinando
Palin con s.
Cosa c'? sussurr il giovane mago.
Sta passando una pattuglia rispose Steel, in tono altrettanto sommesso. Ci possono vedere
sullo sfondo delle luci delle imbarcazioni. Palin non era in grado di vedere le guardie in questione, ma
adesso che il cavaliere aveva destato la sua attenzione si accorse di sentire un rumore di piedi calzati da
stivali, e insieme a Steel rimase accoccolato dietro il barile fino a quando essi non si furono persi in
lontananza.
Rialzatosi, Steel si avvi quindi con passo rapido ma felpato, procedendo lungo il molo, e nel
guardarlo Palin si meravigli per la sua capacit di camminare in modo tanto silenzioso, in quanto al
suo posto ogni altro guerriero da lui conosciuto avrebbe tintinnato e fatto ogni sorta di rumori, con la
spada che gli sbatteva contro la coscia e l'armatura che strideva e cigolava. Steel invece era silenzioso
come l'oscurit stessa.
Di colpo Palin si trov a immaginare intere legioni di cavalieri del genere che marciassero
senza far rumore attraverso Ansalon, conquistando, schiavizzando e uccidendo.
Ed io sono alleato con uno di essi, pens, improvvisamente sgomento di se stesso, con un
mio nemico giurato, uno dei responsabili della morte dei miei fratelli... e lo sto portando nell'unico
posto dove probabilmente i cavalieri della Regina delle Tenebre sono in grado di intensificare il loro
potere! Cosa sto facendo? Sono forse impazzito? Dovrei chiamare immediatamente le guardie e
denunciare Steel, consegnarlo nelle loro mani.
No, ingiunse la voce. Abbiamo bisogno di lui, tu ed io. Avrai bisogno della sua spada per
aprirti il passo attraverso il boschetto e ne avrai ancora all'interno della torre. Una volta che ti avr
portato fin l sano e salvo ti potrai liberare di lui. Questo non giusto, si disse Palin, ma gli
avvertimenti della coscienza non avevano la stessa risonanza della voce di suo zio, quindi lui scelse di
ignorarli, riflettendo al tempo stesso che dopo tutto aveva dato a Steel la sua parola e aveva scatenato
con suo padre una discussione tale che non poteva certo rinunciare proprio adesso.
Avendo chiarito le cose con la sua coscienza, o quanto meno trovato una via d'uscita razionale,
serr con forza il bastone e si affrett a seguire Steel, che era avviato in direzione della cinta muraria
della Citt Vecchia. Il cavaliere procedeva a passi ampi e rapidi che costrinsero Palin a camminare in
fretta per raggiungerlo, in quanto ostacolato dalla veste bagnata che gli si attorcigliava intorno alle
caviglie. I casotti di guardia erano illuminati in modo tale da spiccare chiaramente e le voci delle
guardie di pattuglia giungevano con chiarezza fino a loro nella quieta e immota aria notturna. Palin
aveva pronte una decina di facili spiegazioni che permettessero loro di oltrepassare le porte e di entrare
in citt, ma purtroppo nessuna di esse suonava convincente, il che lo indusse a scrutare con ansia il
muro nella speranza di scorgere un punto buio e non sorvegliato che permettesse loro di arrampicarsi.
Una serie di picche di ferro poste a circa un palmo di mano di distanza una dall'altra lo indusse
a scartare quel idea.
Palin si stava chiedendo se fra lui e suo cugino esisteva una somiglianza sufficiente a
convincere le guardie che erano fratelli quando not che non stavano pi camminando in direzione
delle porte principali, in quanto Steel aveva deviato verso destra in direzione di un assortimento di
edifici pericolanti che sorgevano a ridosso del muro.
In quel area il buio era assoluto perch l'ombra de) muro escludeva la luce della luna e una
grossa nave ancorata poco lontano impediva di vedere le luci del porto... un posto ideale per i
contrabbandieri, come Palin pens fra s con disagio, sussultando con il cuore in gola quando la mano
di Steel gli si pos sul braccio per trarlo nell'ombra pi fitta di un vicolo.
Sebbene fosse tanto buio da non riuscire a vedere neppure il proprio naso,; secondo un antico
detto kender, proprio in virt del naso Palin cap con * esattezza dove si trovava.
Pescivendoli! osserv in tono sommesso. Perch... La mano di Steel sul suo braccio
accentu la stretta per indicargli di tacere, e quasi nello stesso momento una pattuglia attravers a passo
lento quella sezione del porto, sbirciando nei vicoli e inducendo con la sua presenza Steel ad appiattirsi
contro la parete dell'edificio, imitato da Palin. Mostrando di condividere l'opinione di Palin secondo cui
quella zona costituiva un nascondiglio perfetto, le guardie stavano effettuando una ricerca molto
attenta, al punto che una di esse accenn addirittura ad addentrarsi nel vicolo. Immediatamente Palin
sent la mano di Steel ritrarsi dal suo braccio e intu che essa stava ora serrando l'elsa della daga.
Incerto se fermare Steel oppure aiutarlo, Palin attese con tensione di vedere se venivano
scoperti.
Un suono strisciante che proveniva da un punto alquanto distante da loro attrasse per
l'attenzione delle guardie, il cui capitano richiam l'uomo entrato nel vicolo per poi affrettarsi verso i
moli con tutta la sua pattuglia.
Ne abbiamo preso uno! grid una voce.
Dove?
Lo vedo! Eccolo l! esclam un'altra guardia.
Segu un rumore di stivali che correvano rumorosamente sul molo, seguito da una serie di colpi
di sfollagente e da uno strillo acuto che indusse Palin ad agitarsi a disagio, perch ai suoi orecchi quello
non sembrava il grido di un contrabbandiere.
Non ti muovere. Non ci riguarda ingiunse per Steel.
Dannazione! imprec una delle guardie. Mi ha morso! Segu il suono di altri colpi di
sfollagente e lo stridio si trasform in una serie di gemiti supplichevoli.
Non colpisce! Non colpisce! Io non fa niente male! Caccio topi, grassi topi! Topi succosi!
Un nano dei fossi! grugn una delle guardie, in tono profondamente disgustato.
Mi ha morso, signore ripet l'uomo di prima, ora in tono realmente preoccupato. Mi sento
male.
Dobbiamo arrestarlo, signore? domand un'altra guardia.
Date un'occhiata al sacco che ha con s ordin il capitano.
A quanto pareva gli uomini mostrarono una certa riluttanza ad eseguire quel ordine, tanto che il
capitano fu costretto a ripeterlo parecchie volte prima che uno di essi si decidesse ad obbedire... e un
momento dopo fu possibile sentire i suoi conati di vomito.
Sono davvero topi, signore rifer. Morti o morenti.
Io vi d tutti topi! gemette la voce di prima. Tu prende tutto Generale, Vostra Grandiosit!
Fa buona cena! Non fa male povero Slug. Non fa male.
Lasciate in pace questa creatura decise il capitano. Se lo arresteremo dovremo poi
disinfestare di nuovo la cella dai pidocchi. Di certo non un contrabbandiere. Avanti, tenente, non
morirai certo per il morso di un nano dei fossi.
Questo non lo puoi sapere, signore gemette l'interpellato. Ho sentito di un uomo che
morto, e pare che sia stata una cosa orribile: aveva la schiuma alla bocca e le mascelle contratte e...
Ti porteremo al tempio di Paladine decise il capitano. Due di voi lo accompagnino. Sergente
Grubb, tu vieni con me. La pattuglia si allontan verso le porte principali e non appena le guardie
furono fuori portata di udito Steel lasci il vicolo in maniera tanto improvvisa che Palin dovette correre
per seguirlo.
Dove stai andando? gli chiese.
Invece di rispondere, Steel si diresse verso il punto da cui giungeva ora un rumore come di
qualcuno che annusasse rumorosamente in giro, e protese una mano nel buio, afferrando una figura
lacera che puzzava poco pi del vicolo in cui si erano nascosti e che si contorceva furiosamente.
Aiuto! Aiuto! Assassini! Ladri! Non colpisce! Non colpisce! implor il nano dei fossi. Tu
vuole topi? Io ti d...
Taci ingiunse Steel, scrollandolo fino a impedirgli anche soltanto di gemere a causa della
violenza con cui gli sbattevano i denti. Smettila di stridere perch non intendo farti del male e ho
bisogno soltanto di alcune informazioni. Qual la bottega di Kate la Guercia?
Io sa disse con fare astuto il nano dei fossi, smettendo di contorcersi. Quanto vale?
Che ne dici della tua miserabile vita? ritorse Steel, riprendendo a scuoterlo.
In questo modo non otterrai nulla da lui intervenne Palin, frugando in una delle sue sacche,
poi chiese a bassa voce: Perch stiamo andando da una pescivendola? A meno che tu non abbia
un'improvvisa voglia di ippo-glosso...
Ho i miei motivi, Majere, e tu stai sprecando tempo ribatt Steel, in tono impaziente.
Avanti, prendi questa offr intanto Palin, tirando fuori una moneta e porgendola al nano dei
fossi.
Il nano l'afferr e la sbirci con attenzione.
Rame? sbuff quindi. Me vuole acciaio. Palin si affrett a consegnargli un'altra moneta e
sent Steel sospirare con fare esasperato.
Allora domand quindi, dov' la bottega di questa Guercia... com' che si chiama?
Kate sugger Steel, a denti stretti.
Due botteghe pi in gi rispose il nano dei fossi. Non pi di due.
Questo potrebbe significare qualsiasi cosa sospir Palin. Che aspetto ha questa bottega?
Grosso pesce su insegna. Ha un solo occhio. Mentre parlava il nano dei fossi riusc quasi a
cavarsi un occhio nel tentativo di vedere bene il proprio premio; mostrandosi soddisfatto, ripose quindi
le monete in una tasca e di colpo si diede alla fuga, forse temendo che Palin decidesse di recuperare i
suoi soldi.
Mi serve una luce perch cos non riesco a vedere nulla osserv Steel, mentre riprendevano a
camminare lungo i moli. un peccato che non abbiamo portato la lanterna.
Le guardie non ci vedranno? obiett Palin.
Non potrebbero, perch il loro campo visivo bloccato da quella grossa nave, ma comunque la
questione accademica...
Shirak! disse Palin.
Il cristallo serrato in un artiglio di drago che sormontava il Bastone di Magius cominci ad
emettere una luce sommessa che indusse Steel a rivolgere a Palin un'occhiata di approvazione.
Ben fatto, Majere comment.
Grazie... per io non ho fatto nulla ribatt Palin, con un riaffiorare di amarezza. Il Bastone
fa tutto da solo e non so neppure con certezza in che modo operi l'incantesimo aggiunse, sollevando il
Bastone in modo da dirigere la luce verso le insegne delle botteghe accanto a cui stavano passando.
Perch sminuisci te stesso? domand Steel. Un uomo deve sapere ci che vale.
Infatti, ed io so di non valere nulla... anche se questo cambier presto.
Quando troverai tuo zio, intendi. Lui per era una Veste Nera, mentre tu porti la veste bianca.
Sarai tu a cambiare, Majere? Era una domanda che lo stesso Palin si stava ponendo da qualche tempo.
No rispose infine. Ho preso la mia decisione durante la Prova: sono soddisfatto di chi sono,
anche se forse non lo sono di cosa sono. Essere ambizioso e desiderare di migliorarmi non una cosa
cattiva. Mio zio capir.
E insegner la sua nera arte ad una Veste Bianca? sbuff Steel. Quello sar il giorno in cui
io diventer un chierico di Paladine! aggiunse, scoccando un'occhiata in tralice a Palin. Tu
cambierai, Majere, ricorda quello che ti ho detto.
Sar meglio che ti auguri il contrario ritorse freddamente Palin. Se dovessi cambiare come
dici, di certo non mi sentirei pi vincolato dall'onore a mantenere la parola data e a rimanere tuo
prigioniero, e potresti ritrovarti con la mia daga piantata nella schiena.
Una buona risposta sorrise Steel, trattenendosi a stento dallo scoppiare a ridere. Lo terr a
mente.
Ecco la tua insegna disse Palin, ignorando il sarcasmo. Un pesce con un occhio solo.
Ah! Eccellente! esclam Steel, avvicinandosi alla porta, e dopo essersi guardato intorno per
accertarsi che non ci fosse in giro nessuno buss in un modo particolare.
Sconcertato, Palin attese in silenzio.
Apparentemente chi viveva in quella casa aveva il sonno leggero, sempre ammesso che stesse
dormendo, in quanto dopo appena pochi momenti un pannello di legno inserito nella porta si apr di una
fessura e una donna che portava una benda nera su un occhio sbirci fuori.
Siamo chiusi, signori disse.
E tuttavia la marea sta salendo replic Steel, in tono noncurante. Tutti coloro che ne
vogliono approfittare dovrebbero mettere in mare la loro barca. Il pannello si richiuse e un momento
dopo la porta si spalanc.
Entrate, signori invit la donna. Entrate. I due avanzarono all'interno della pescheria, che
era ben pulita, con il pavimento lavato di fresco e i tavoli usati per esporre il pesce appena pescato ora
privi di mercanzia, in quanto si sarebbero riempiti soltanto quando le barche fossero rientrate con la
pesca del mattino. Bottiglie marrone piene di olio di pesce erano disposte in fila su uno scaffale e
l'odore di pesce fresco, per quanto intenso, non era sgradevole. La donna richiuse la porta alle loro
spalle e fiss il Bastone di Palin, che continuava ad emettere il suo tenue chiarore.
magico, ma non ti far del male spieg Palin.
Oh, lo so bene, Mastro Mago rise la donna. So tutto sul Bastone di Magius. Non del tutto
certo di trovare la risposta di suo gusto Palin accentu la stretta sul Bastone e scrut attentamente la
donna, che appariva di mezza et e ancora attraente nonostante la pezza sull'occhio. Sebbene fosse
tarda notte era ancora del tutto vestita, cosa che Palin avrebbe potuto considerare strana se non fosse
stato per il fatto che il suo stesso trovarsi in quel posto gli appariva talmente strano da far s che una
pescivendola guercia e vestita di tutto punto nel cuore della notte gli sembrasse soltanto una parte
integrante di quel sogno ad occhi aperti.
Io sono Steel Brightblade, mia signora salut Steel, chinandosi a baciare la mano ruvida e
arrossata della donna come se fosse stata quella morbida e curata di una nobildonna. Cavaliere del
Giglio.
Ero stata avvisata del tuo arrivo, Sir Cavaliere rispose la donna. Questo dunque Palin
Majere? Nel parlare si gir verso Palin, fissandolo con l'unico occhio che scintillava alla luce del
Bastone. Per quanto i suo abiti fossero semplici e umili come quelli di una qualsiasi contadina, il suo
portamento era regale, la sua voce raffinata ed educata... e tuttavia lei era l a gestire una pescheria.
S, sono Palin... Majere, mia... mia signora rispose il giovane mago, stupefatto. Come hai
fatto a essere informata?
Naturalmente ci ha pensato il drago. Io sono Katherine, Guerriera del Giglio e cavaliere della
Sua Oscura Maest.
Un Cavaliere di Takhisis? annasp Palin.
E di rango elevato sottoline Steel. Lady Katherine ha combattuto nella Guerra delle
Lance.
Agli ordini di Lord Ariakus precis Katherine. E stato allora che ho perso quest'occhio,
combattendo contro un elfo.
Mi... mi dispiace, mia signora balbett Palin.
Non devi. Ti garantisco che l'elfo non ha perso soltanto un occhio. A proposito, io ho
conosciuto tuo zio, Raistlin Majere. Al tempo in cui l'ho incontrato lui aveva appena assunto la Veste
Nera, ed io l'ho trovato affascinante. Malaticcio, forse... ma affascinante, sorrise Lady Katherine, poi
torn a rivolgersi a Steel in tono deciso, domandando: Voi volete entrare a Palanthas senza essere
notati, vero?
S, mia signora, se possibile annu lui.
Nulla di pi facile. Naturalmente questo uno dei motivi della mia presenza qui, e del perch
mantengo questo travestimento replic la donna, fissando al tempo stesso Palin come se avesse intuito
i suoi pensieri.
Il giovane mago si sent arroventare il volto ma al tempo stesso fu assalito da un senso di gelo al
pensiero che attraverso questa bottega i servitori della Regina delle Tenebre potevano infiltrarsi a
Palanthas. Spie, reclutatoli per conto dei cavalieri e forse anche assassini si presentavano dalla
pescivendola che li aiutava ad entrare in citt inosservati.
Perch mi hanno mostrato questo? si chiese quindi. Non ha senso, a meno che non sappiano
per certo che verr messo a tacere, il che del resto prevedibile, considerato che dopo tutto sono un
prigioniero. Assalito da una mezza idea di fuggire spost lo sguardo verso la porta e pens che forse
sarebbe riuscito ad arrivare almeno all'esterno prima che Steel potesse bloccarlo, e che a quel punto le
sue grida avrebbero fatto accorrere le guardie. Poi immagin di mettersi a strillare come aveva fatto il
nano dei fossi e sent il volto che gli si arroventava ancora di pi per la vergogna.
Intanto Lady Katherine gli sorrise e di nuovo lui ebbe la sensazione che lei fosse consapevole di
tutto quello che stava pensando.
Se siete decisi ad entrare a Palanthas, seguitemi da questa parte disse quindi la pescivendola,
guidandoli verso un tavolo di legno addossato alla parete di fondo del locale. Hai rintracciato senza
difficolt la mia bottega, Cavaliere Brightblade?
Un nano dei fossi ci ha indicato dove trovarti, mia signora.
S, doveva essere Alf. Lo avevo incaricato di intercettarvi per guidarvi qui.
Bella guida comment Palin. Ci ha detto di non aver mai sentito nominare questo posto.
E in questo modo riuscito ad estorcerti del denaro, vero, Veste Bianca? I nani dei fossi sono
creature astute a cui la gente tende a dare meno valore di quanto ne abbiano in effetti replic
Katherine, poi pos le mani sul tavolo e aggiunse: Eccoci arrivati. Dobbiamo spingerlo di lato.
Lascia fare a me, signora si offr Steel, spostando con facilit il pesante tavolo.
Katherine si accost quindi a quello che sembrava un muro di solida pietra e si appoggi ad
esso con le mani, esercitando pressione finch una sezione di parete non ruot su se stessa, rivelando
un passaggio segreto.
Percorrete la galleria e sbucherete in un vicolo. Si trova nel territorio della Corporazione dei
Ladri ma noi li paghiamo abbondantemente per il loro silenzio e la loro protezione. Occhio Giallo vi
accompagner per garantire che non ci siano problemi. Detto questo fischi in modo particolare.
Supponendo che Occhio Giallo fosse uno dei seguaci della donna, Palin si chiese dove fosse
rimasto nascosto fino a quel momento, e rimase quindi sorpreso e spaventato nel sentire un rauco
gracchiare accompagnato da un battito d'ali. Istintivamente, sollev un braccio per difendersi da un
eventuale attacco, ma il corvo and ad atterrargli con gentilezza su una spalla e chin il capo da un lato
per fissarlo con occhi che alla luce della lampada ardevano di un bagliore d'ambra.
Tu gli piaci comment Lady Katherine. un buon presagio.
Per la mia gente o per la tua? ritorse Palin, prima di riflettere.
Non essere irrispettoso, Majere scatt subito Steel.
Non lo rimproverare, Brightblade intervenne per Lady Katherine. Questo giovane dice
quello che pensa... una caratteristica che deve aver ereditato da suo zio. Se Paladine e Takhisis si
trovassero entrambi davanti a te, Palin Majere, a chi rivolgeresti le tue preghiere per avere assistenza?
E quale dei due ritieni che sarebbe il pi disposto ad aiutarti a realizzare i tuoi intenti? Con un senso di
colpa, Palin si rese conto di colpo di non aver chiesto a Paladine il suo divino aiuto.
Si sta facendo tardi disse d'un tratto, rivolto a Sturm. Dovremmo andare. Il sorriso di Lady
Katherine si fece ancor pi accentuato e il corvo emise un altro fragoroso verso gracchiarne che suon
simile ad una risata, spostandosi poi lungo la spalla di Palin per mordicchiargli l'orecchio con il becco
affilato, affondandogli dolorosamente gli artigli nella carne.
Nel frattempo Steel ringrazi la donna e la salut in termini cortesi, e Lady Katherine augur
loro buona fortuna nell'impresa che stavano per compiere.
Accompagnati dal corvo, che se ne stava appollaiato con aria trionfante sulla spalla di Palin, i
due si addentrarono nello stretto tunnel rischiarandosi il cammino con il Bastone, la cui luce and
intensificandosi a mano a mano che l'oscurit si accentuava, un fenomeno che Palin aveva gi notato
altre volte. Accorgendosi che quel passaggio li stava portando sotto le mura della Citt Vecchia, il
giovane si chiese quindi come avessero fatto i cavalieri a scavarlo senza destare i sospetti di nessuno.
Suppongo che abbiano usato la magia disse a se stesso, ricordando i Cavalieri Grigi dediti a
quel arte, alcuni dei quali probabilmente vivevano a Palanthas sotto il naso stesso di Dalamar.
Crogiolandosi all'idea della reazione che l'elfo scuro avrebbe avuto quando ne fosse stato
informato, Palin pens che senza dubbio quel informazione gli avrebbe fruttato in cambio il suo aiuto.
Il tunnel risult avere una lunghezza pari allo spessore delle mura e fin ben presto davanti ad
una porta che dava in un vicolo.
meglio che tu spenga quella luce consigli Steel, arrestandosi davanti ad essa.
Dulak sussurr Palin, e immediatamente il cristallo si oscur.
Adesso il buio era cos assoluto da rendere impossibile al giovane mago vedere qualsiasi cosa,
perfino l'uccello appollaiato sulla sua spalla, anche se lo sent arruffare le penne mentre Steel cercava a
tentoni la maniglia della porta.
Il battente si apr di una fessura, lasciando entrare un fiotto di luce argentea perch ora Lunitari
era prossima a tramontare e Solinari stava cominciando a levarsi nel cielo, cosa di cui Palin fu
profondamente grato perch poteva attingere ad essa per avere assistenza nell'elaborare i suoi
incantesimi e per intensificare il suo potere, e nell'attraversare il Boschetto di Shoikan avrebbe di certo
avuto bisogno di tutto l'aiuto possibile. Si accinse quindi a rivolgere una preghiera a Paladine quando di
colpo ricord la domanda postagli da Lady Katherine ed evit di pregare, decidendo di confidare
invece in se stesso.
Tieniti vicino a me avvert Steel, in tono sommesso.
Ricordando che erano nelle vicinanze della sede della Corporazione dei Ladri, Palin fece
scivolare la mano dentro la propria sacca e afferr qualche petalo di rosa, tenendo pronte sulle labbra le
parole dell'incantesimo del sonno. Dal canto suo, Steel serr la mano intorno all'elsa della spada.
Insieme emersero con cautela nel vicolo e all'improvviso un'alta figura incombette davanti a
loro in modo da bloccare il passo, senza che nessuno dei due l'avesse vista o sentita arrivare. Prima
per che Steel potesse snudare la spada o Palin pronunciare le parole dell'incantesimo, Occhio Giallo
gracchi in tono severo e acuto.
La figura scomparve come se non fosse mai esistita.
Impressionante comment Palin, esalando il fiato in un sospiro di sollievo.
Strisciante come un serpente ribatt Steel, in tono di disprezzo, ma al tempo stesso continu a
tenere la mano sulla spada mentre controllava il vicolo.
Palin stava per chiedere cosa ne dovevano fare del corvo quando esso agit le ali, gracchi
ancora e poi gli assest un doloroso colpo di becco sul collo, inducendolo a lanciare un grido e a
premersi una mano sulla ferita.
Cosa diavolo...? esclam Steel, girandosi cos in fretta che per poco non perse l'equilibrio.
Quel dannato uccello mi ha beccato! ringhi Palin, furioso e dolorante.
Tutto qui? domand Steel, in tono iroso. Credevo che fossi stato assalito almeno da una
legione di ladri.
Per colpa di quel maledetto corvo sto sanguinando! ritorse Palin, ritraendo la mano dal collo
per guardare le dita chiazzate di scuro.
Intanto il corvo gracchi ancora, questa volta in tono quasi beffardo, e vol via al di sopra del
muro.
Non morirai per essere stato beccato da un corvo osserv intanto Steel, raggiungendo la fine
del vicolo per sbirciare nella via su cui esso si affacciava.
La strada era silenziosa e deserta, e anche se alcune luci brillavano in modo quasi impudente in
un edificio simile ad un magazzino che ospitava la Corporazione dei Ladri nessuno dei suoi membri era
in giro per le strade... o se ce n'era qualcuno non si lasci vedere da loro.
Scrutando su e gi lungo la strada con estrema cautela, Steel sollev infine lo sguardo al di
sopra dei tetti.
La torre laggi disse.
E indic un'altra costruzione, la pi alta di Palanthas. La luce di Solinari non sfiorava la torre,
che era avvolta in un manto d'ombra di sua stessa creazione che peraltro permetteva di vederla lo stesso
con assoluta chiarezza... forse a causa della luna nera che riversava la propria empia luce sui minareti
rossi come il sangue. Accanto al cavaliere, Palin si limit ad annuire in quanto l'enormit del compito
che si era addossato lo stava improvvisamente schiacciando, rendendogli impossibile parlare.
Sono uno stolto disse a se stesso. Dovrei voltarmi e tornare immediatamente indietro.
Sapeva per che non lo avrebbe fatto, perch era arrivato troppo lontano, aveva rischiato troppo...
Era venuto troppo lontano...
Di colpo si guard intorno in preda alla confusione.
Dove siamo? chiese.
All'interno delle mura della citt di Palanthas rispose Steel, con un misterioso sorriso.
Come... come ci siamo arrivati? insistette Palin, sconcertato.
Non te lo ricordi?
No. Io... io non ho idea... balbett Palin, portandosi una mano alla testa e sentendosi stordito
e disorientato.
Il liquore dei nani tende ad avere questo effetto comment con disinvoltura Steel, ma presto
ti sentirai meglio.
Liquore dei nani? Io... io non bevo e tu non ti saresti mai fermato in una taverna, non quando
stiamo correndo un cos grave pericolo ribatt Palin, improvvisamente infuriato. Dimmi cosa sta
succedendo! Devi dirmelo!
No rispose con calma Steel. Non devo. Sentendo una fitta di dolore e qualcosa di caldo che
gli colava lungo il collo, Palin si tast la zona dolorante e scopr di perdere sangue da una lacerazione...
senza riuscire per a ricordare di essere stato ferito.
Intanto Steel s'incammin lungo la strada, diretto verso la torre, e Palin lo segu con aria
sconcertata.
Da un punto imprecisato sopra la sua testa giunse l'irreale e beffardo gracchiare di un corvo.


CAPITOLO DICIOTTESIMO.

Il Tempio della Vita, il Bosco della Morte.
La notte estiva era buia e cos calda che i cittadini di Palanthas stavano facendo fatica a
dormire, come testimoniavano le luci ancora accese in molte case e le persone che era possibile vedere
affacciate alle finestre intente a scrutare il cielo nella vana speranza di un po' di pioggia o che erano
impegnate a camminare avanti e indietro nella camera da letto nel tentativo di calmare bambini nervosi
e piangenti. Steel e Palin si tennero quindi nell'ombra per evitare di essere notati e di dover rispondere a
domande imbarazzanti, come per esempio perch nonostante il caldo Steel girasse intabarrato nel
mantello.
I due erano ormai vicini alla loro destinazione, come testimoniava il fatto che Steel poteva
ormai vedere la torre levarsi sopra di lui... e tuttavia n lui n Palin (che in passato era stato alla torre
ma vi era sempre giunto percorrendo le vie della magia) parevano in grado di trovare la strada per
arrivarvi. Giunti ad un incrocio, i due trascorsero qualche minuto a discutere sulla direzione in cui
andare e alla fine Palin lasci che fosse Steel a scegliere. Lui sembr per prendere la strada sbagliata
perch essa li condusse su un ampia distesa erbosa che si allargava come un tappeto di benvenuto dalla
via ad un edificio di marmo bianco, intorno al quale l'aria era pervasa da un odore di fiori che lasciava
supporre la vicinanza di giardini che potevano essere intravisti vagamente grazie al chiarore argenteo di
Solinari e alla luce bianca che giungeva dalla costruzione.
Steel sent una fitta di dolore da tempo dimenticato serrargli il cuore e ridestare i ricordi del
passato.
So dove siamo disse.
Al Tempio di Paladine! L'ultimo posto dove dovremmo essere! replic Palin, in tono
allarmato. Ci siamo spinti troppo ad est e laggi avremmo dovuto svoltare a destra invece che a
sinistra! Sono sorpreso che tu conosca questo tempio aggiunse quindi, scoccando un'occhiata a Steel.
Quando ero bambino Sara mi ha portato qui dopo l'attacco contro Palanthas. La nostra casa era
stata distrutta dagli incendi che infuriavano in citt e Sara era venuta qui per rendere grazie del fatto
che non avessimo perso anche la vita. stato in questo posto che ho appreso della morte di mia
madre... e che ho saputo chi ne fosse stato responsabile. Palin prefer tacere, non sapendo come
rispondere, e riprese a massaggiarsi il collo nel punto in cui lo aveva beccato il corvo di Lady
Katherine. Il dolore della ferita non sarebbe durato a lungo ma la magia connessa ad essa sarebbe
invece durata per tutta la vita, impedendogli di ricordare di aver mai incontrato un Cavaliere di
Takhisis trasformato in pescivendola. Dopo qualche istante il giovane mago si avvi quindi per tornare
nella direzione da cui erano giunti e Steel accenn a seguirlo, soffermandosi per poi per qualche altro
momento davanti al Tempio e muovendo addirittura un paio di passi sull'erba ben curata.
Notando che il prato era costellato di strani fagotti scuri, il cavaliere pens per un momento che
dovesse esserci stata una battaglia e che quelli fossero i corpi dei caduti, ma poi si rese conto che si
trattava invece di persone vive e che la sola battaglia che stavano combattendo era quella contro la
calura che le aveva costrette a venire a dormire l in cerca di un po' di fresco.
Lui conosceva bene questo posto, molto meglio di quanto avesse dato a intendere a Palin, e
cominciava a pensare di non esservi giunto per una semplice coincidenza e di esserne stato attirato
come gli era gi successo spesso in passato.
La sua giovent non era stata facile e non aveva mai conosciuto i giorni liberi e spensierati
dell'infanzia cantati dai poeti perch la guerra fra la luce e l'oscurit, fra emozioni e desideri in conflitto
fra loro era una cosa che lo accompagnava fin dai suoi primissimi anni di vita. L'oscurit, rappresentata
da sua madre rivestita della sua armatura azzurra, lo aveva spinto da bambino a dominare e a
controllare... quale che potesse essere il prezzo che lui o gli altri dovevano pagare per questo.
E quando non ci era riuscito, quando gli altri bambini si erano ribellati alla sua autorit e
avevano rifiutato di obbedirgli, l'oscurit lo aveva incitato ad attaccare e a ferirli. La luce, che era
rappresentata invece dall'immagine di uno sconosciuto cavaliere in armatura argentea, lo aveva spinto
in seguito ad essere tormentato dal rimorso e lui si era trovato a lottare con la turbolenza della propria
anima, sentendosi tirare in due direzioni opposte da forze potenti che non era in grado di comprendere e
che a volte lo portavano a temere di finire spaccato a met se non avesse scelto una delle due. In
momenti del genere era venuto a cercare rifugio qui, nel Tempio di Paladine.
Non aveva mai saputo il perch di quel impulso. A quel tempo era giovane, si sentiva immortale
come gli di e quindi non aveva molto bisogno di divinit a cui rivolgersi. La sua meta non era mai
stata il Tempio in se stesso, le cui pareti di marmo bianco gli apparivano soffocanti, bens un pioppo
che cresceva non lontano da dove si trovava adesso, sotto il quale c'era una vecchia panchina di marmo
che era stata donata al Tempio da qualche nobile famiglia in tempi antichi. Fredda e dura, quella
panchina non era un posto comodo su cui sedersi e veniva in genere evitata dai fedeli, mentre Steel
l'adorava.
Sullo schienale della panca era stato intagliato un fregio di rozza esecuzione - probabilmente
realizzato da qualche apprendista che stava ancora imparando il mestiere - che rappresentava il funerale
di un Cavaliere di Solamnia e che era stato realizzato come memoriale. Il fregio raffigurava il cavaliere
disteso sul suo catafalco di pietra, con le braccia incrociate sul petto e lo scudo appoggiato ad un lato
del catafalco (cosa impropria ma che poteva essere accettata come licenza artistica dell'autore). Ai due
lati del defunto c'erano altri dodici cavalieri di scorta, tutti identici e tutti dall'aspetto solenne e severo.
Steel ricordava di essere stato solito sedersi sull'erba con il mento appoggiato alle braccia
puntellate sulla panchina, intento a fissare il fregio e a fantasticare su di esso con la sua immaginazione
infantile mentre il tumulto della sua anima cessava, la furia rovente che gli imperversava nel cervello si
placava e i pugni serrati gli si rilassavano. A volte immaginava di essere morto compiendo imprese
eroiche e che quello fosse il suo funerale, e gli piaceva sognare di essere morto salvando la vita agli
altri bambini, ai suoi cosiddetti amici, che adesso, troppo tardi, stavano imparando ad apprezzarlo. In
altre occasioni si vedeva invece nei panni di uno dei cavalieri che partecipavano al funerale, ma non si
vedeva come uno di coloro che erano venuti a piangerne la morte bens come colui che lo aveva ucciso.
Naturalmente si era trattato di un onorevole torneo, il cavaliere era morto in modo eroico e lui era
venuto ora a rendergli l'estremo omaggio.
Qualcosa di molto simile a ci che era successo con i due fratelli Majere... un pensiero che gli
strapp un brivido, anche se di solito non era facile preda di sensazioni del genere.
Ti stai comportando come uno stolto, Brightblade disse a se stesso in tono severo,
vergognandosi di aver momentaneamente ceduto alla superstizione. Per strano... continu quindi,
sempre rivolto a se stesso, sbirciando nel buio nel vano tentativo di intravedere sotto la luce lunare la
panca di freddo marmo bianco. Mi ero del tutto dimenticato di quella vecchia panchina... E nel buio
sent affiorargli sulle labbra un sorriso colmo di tristezza.
Adesso sapeva tutto sugli di e aveva dedicato la vita ad uno di essi, una dea oscura, la dea che
governava sull'oscurit della sua anima. Lei lo avrebbe punito se avesse cercato quella panca, e per di
pi Paladine avrebbe scatenato la propria ira contro qualsiasi servitore della Sua Oscura Maest che
avesse cercato di avventurarsi nei sacri giardini del suo Tempio. Anche i pochi passi che aveva gi
mosso sull'erba sarebbero stati considerati un sacrilegio.
Intanto Palin lo stava fissando con crescente ansia, ed era sul punto di chiamarlo quando un
profondo ruggito fece ammutolire entrambi: quel ringhio era selvaggio e indomito, e proveniva da un
punto alle spalle di Steel.
Non ti muovere avvert Palin, che era girato verso il cavaliere e poteva quindi vedere cosa ci
fosse dietro di lui. Si tratta di una tigre, che ad una decina di passi da te...
Non vi allarmate, signori avvert una voce pacata che scaturiva dal buio. Questo Tandar, la
mia guida, e non vi far del male. tardi per aggirarsi ancora per le strade... vi siete persi? Avete
l'animo turbato? C' qualcosa che posso fare per aiutarvi? Lentamente, con cautela, Steel ruot su se
stesso tenendo la mano sull'elsa della spada, e intanto Palin si affrett a portarsi al suo fianco mentre la
tigre entrava in un tratto di prato rischiarato dalla luna. Si trattava di una tigre bianca, un animale
estremamente raro in Ansalon: le sue stilature erano nere e grigie, gli occhi verdi erano punteggiati
d'oro e pervasi di una pericolosa intelligenza, e le sue dimensioni erano enormi, tanto che le zampe
erano grosse quanto la testa di un uomo. Intorno al collo le scintillava un collare d'oro da cui pendeva
un medaglione recante l'effigie di un drago dorato... il simbolo di Paladine.
Per quanto avesse un aspetto tanto intelligente da far supporre che fosse in grado di farlo, non
era per stata la tigre a parlare bens una donna che adesso emerse dall'ombra e si venne a fermare
accanto al grosso felino, posandogli con gentilezza una mano sulla testa. Poco prima lei aveva definito
la tigre come la sua guida, e allorch la luce di Solinari si rivers sul suo volto Steel comprese perch
andasse in giro di notte accompagnata da quella grossa bestia: quella donna infatti era costantemente
immersa nella notte perch era cieca e non poteva vedere la luce del giorno.
Quel particolare aiut Steel a riconoscerla: chi aveva di fronte era la Reverenda Figlia Crysania,
Somma Sacerdotessa del Tempio di Paladine e capo dei fedeli del dio in Ansalon.
Circa vent'anni prima Crysania aveva accompagnato Raistlin Majere nell'Abisso, spinta da
un'ambizione oscura quanto quella del mago stesso, e per poco non era morta laggi. Soltanto quando
si era ritrovata sola e priva della vista in quel posto spaventoso era stata in grado di vedere davvero, ed
era quindi tornata nel mondo ormai cieca alla sua bellezza ma non pi cieca alle sue sofferenze,
prendendo le redini della chiesa che sotto la sua saggia guida era diventata forte e amata.
La sua pelle era bianca quanto la luce di Solinari, i suoi capelli neri erano intessuti d'argento, i
segni delle lotte e delle difficolt che aveva incontrato durante la vita erano incisi sul suo volto, e
tuttavia lei era pervasa da una serenit e di una fede che la facevano apparire bella come lo era il
Tempio... di una bellezza rinfrescante, coraggiosa e benedetta.
Steel guard verso Palin, aspettandosi che fosse lui a parlare, ma il giovane mago pareva
paralizzato dalla sorpresa e incapace di emettere suono. Il paladino nero fu quindi sul punto di
suggerire di sgusciare via di soppiatto ma fu trattenuto dalla tigre, che li stava fissando entrambi con
sospetto.
Un mago e un cavaliere comment intanto Lady Crysania, avvicinandosi a loro. Suppongo
quindi che non siate viandanti sperduti ma siate impegnati in una missione. Siete forse venuti a cercare
la benedizione di Paladine? Un nuovo ringhio sommesso da parte della tigre segnal senza ombra di
dubbio che era giunto il momento di dire qualcosa, quindi Steel assest una gomitata nelle costole a
Palin per farlo riscuotere.
Non... non proprio, Reverenda Figlia afferm il giovane mago, in tono flebile, con il volto
pallido e madido di un sudore che non era dovuto tutto alla calura notturna.
Dai maghi dalla veste bianca ci si aspettava che riverissero Paladine e che seguissero i suoi
precetti, e salvare un famoso mago dalla veste nera dall'Abisso non era probabilmente ad uno dei primi
posti nella lista delle cose che il dio si sarebbe aspettato di veder realizzate dai suoi seguaci.
Palin Majere afferm Lady Crysania. Sii il benvenuto.
Come... come hai fatto a riconoscermi? sussult Palin.
Vuoi sapere come l'ho capito? replic Crysania, con una risata che suon come un trillare di
campanelle d'argento. Posso avvertire l'odore di spezie e di petali di rose dei tuoi componenti per
incantesimi, e questo mi ha rivelato che sei un mago; quando hai parlato, poi, ho riconosciuto la tua
voce: hai lo stesso timbro di tuo padre, ma il tuo modo di parlare... mi ricorda quello di tuo zio
concluse, in tono pi sommesso.
Il volto di Palin, fino a un momento prima molto pallido, si tinse ora di un rosso acceso, come
se la luce di Lunitari si stesse riversando su di lui. Quella era un'affermazione a cui non sapeva come
rispondere, e del resto non pareva che la Reverenda Figlia si aspettasse una risposta di qualche tipo,
dato che con un sorriso cordiale aveva gi spostato lo sguardo cieco dei suoi occhi scuri su Steel.
Ho riconosciuto la presenza di un cavaliere dal tintinnare della sua spada. Di certo Palin
Majere deve essere accompagnato da uno dei suoi fratelli guerrieri: ho l'onore di rivolgermi a Sturm o a
Tanin Majere? domand.
C'erano molti modi in cui Steel avrebbe potuto rispondere, e il pi semplice sarebbe stato quello
di fingersi uno dei fratelli Majere: un timbro rauco e basso sarebbe stato sufficiente ad alterare la voce e
lui avrebbe potuto attribuire la stranezza del tono ad un'infreddatura. A quel punto tutto si sarebbe
ridotto ad un breve scambio di convenevoli e poi entrambi avrebbero potuto riprendere il cammino
interrotto, mentre se Steel avesse detto la verit...
Il giovane cavaliere fiss la tigre che incontr il suo sguardo con occhi pervasi di una saggezza
che non era possibile riscontrare in quelli di qualsiasi animale, per quanto intelligente. Se la belva
avesse attaccato, il suo peso avrebbe gettato Steel al suolo e lui sarebbe forse riuscito a trafiggerla, ma
non prima che le sue zanne gli squarciassero la gola.
In quel momento di riflessione gli tornarono in mente le parole baldanzose che aveva
pronunciato non molto tempo prima: Non entrer a Palanthas travestito da locandiere... e si rese
conto che non sarebbe stato dignitoso neppure celarsi dietro il nome di un altro uomo.
Sei in errore, Reverenda Figlia replic quindi, in tono freddo e cortese. Mi chiamo Steel
Brightblade, sono un Cavaliere del Giglio e ho l'onore di servire la Regina delle Tenebre Takhisis.
Adesso siamo nei guai! sussurr Palin, levando gli occhi al cielo.
La tigre intanto emise un sordo brontolio, ma Lady Crysania la plac con una carezza pur
aggrottando al tempo stesso la fronte in un'espressione turbata.
Proclami cos apertamente una cosa del genere qui nella citt di Palanthas? chiese, in tono
non minaccioso ma meravigliato.
Lo proclamo a te, Reverenda Figlia ribatt Steel. Un uomo dotato della vista potrebbe
vedere chi sono, quindi non c' onore ma soltanto vergogna ad approfittare indegnamente di qualcuno
che gli di hanno deciso debba camminare nel buio... e c' una vergogna ancor pi grande
nell'ingannare una donna nobile e coraggiosa come te, mia signora.
Ci.che Tanis Mezzelfo ci ha detto anni fa su voi cavalieri era esatto mormor Crysania,
sgranando gli occhi ciechi in un'espressione di meraviglia. Paladine ci aiuti! Assunse quindi un'aria
riflessiva e dopo qualche momento di meditazione torn a rivolgersi a Palin. Tu cosa ci fai qui,
giovane mago? domand. Perch viaggi in compagnia di questo cavaliere che, per quanto onorevole,
comunque votato al male?
Sono suo prigioniero, Reverenda Figlia rispose Palin. I miei fratelli sono entrambi morti e i
Cavalieri di Takhisis sono sbarcati sulla costa settentrionale, vicino a Kalaman. Tanis Mezzelfo sta
andando ad avvertire di questo i Cavalieri della Torre del Sommo Chierico.
Sei prigioniero. Allora hanno chiesto un riscatto.
S, Reverenda Figlia, ed per questo che sono qui assent Palin, e non aggiunse altro
nell'evidente speranza che non gli venissero poste ulteriori domande.
Sei diretto alla Torre della Grande Stregoneria afferm Crysania.
S, Reverenda Figlia conferm Palin.
La tigre si scroll improvvisamente come se fosse appena uscita dall'acqua, e mosse con
inquietudine la grossa testa sotto le dita di Crysania.
Se fossi stato in cerca del prezzo del tuo riscatto, giovane mago, ti saresti recato alla Trre
della Grande Stregoneria di Wayreth, perch la decisione su questioni del genere spetta al Conclave dei
Maghi osserv intanto Crysania, in tono improvvisamente pi tagliente.
Ti chiedo perdono, Reverenda Figlia ribatt Palin in tono pacato ma deciso, per non ho il
permesso di discutere di queste cose in quanto ho dato al cavaliere la mia parola d'onore.
Dovremmo forse essere giudicati meno onorevoli dei nostri nemici? sorrise Crysania.
questo ci che vuoi sottintendere. Lord Dalamar sa che state arrivando?
No, mia signora rispose Palin, in tono sommesso. Avete intenzione di penetrare nel
Boschetto di Shoikan. Non sopravviverete, e laggi la tua parola d'onore non ti servir a molto
afferm Crysania, con un brivido. Io lo so perch ci sono stata.
Poi scivol nel silenzio e di nuovo parve immergersi nella riflessione. Steel intanto avrebbe
voluto andare via ma non sapeva come districarsi da quella situazione, e prima che potesse agire in
qualsiasi modo Crysania torn a sollevare il capo, fronteggiando entrambi ma fissando un punto
imprecisato in mezzo a loro.
Vi starete chiedendo per quale motivo non vi ho ancora consegnati alle guardie cittadine
disse. Questo incontro non stato casuale, perch non mi capita spesso di aggirarmi di notte nei
giardini del Tempio. Questa notte per non riuscivo a dormire, e supponendo che fosse a causa del
caldo sono uscita a cercare un po' di aria fresca... adesso so per che era volere di Paladine che vi
incontrassi, o meglio che ci incontrassimo, e posso avvertire la sua volont intenta a guidarvi, qualsiasi
cosa stiate facendo. Palin si agit, a disagio, e scocc un'occhiata in tralice a Steel, che per scroll le
spalle con un sorriso, consapevole che la Regina Takhisis era solita operare in modi misteriosi.
Non riuscirai mai ad attraversare vivo il Boschetto di Shoikan afferm intanto Crysania, poi
si port una mano alla gola afferr fuori un medaglione d'oro che brill alla luce della luna, aprendo il
fermaglio della catena a cui era appeso e protendendolo verso Palin mentre continuava: Prendi questo,
Palin Majere. Non ti protegger dai custodi nonmorti di quel luogo orrendo ma allontaner la paura dal
tuo cuore e ti dar coraggio nell'oscurit. Palin assunse un'espressione sconvolta, sentendosi colpevole
come un ladro colto con le mani nella cassetta delle elemosine.
Non posso accettarlo, Reverenda Figlia protest. Non... non giusto. Tu non sai... Poi
lasci a mezzo la frase, scivolando nel silenzio.
Lady Crysania si protese per a cercare la sua mano, la trov e gli premette il medaglione
contro il palmo.
Paladine sia con te disse.
Ti ringrazio, mia signora rispose Palin, stringendo il medaglione senza sapere che altro dire.
Ora tempo di andare intervenne intanto Steel, decidendo che era giunto il momento di
assumere il controllo della situazione, poi rivolse a Crysania un inchino formale e aggiunse: Mi
offrirei di scortarti sana e salva fino alle tue camere, mia signora, ma vedo che sei gi ben protetta.
Lady Crysania sorrise, ma subito dopo si lasci sfuggire un sospiro.
Sono certa che lo faresti, Sir Cavaliere replic, e mi addolora vedere una tale nobilt di
cuore e di spirito dedicata all'oscurit. Dimmi, Sir Cavaliere, in che modo entrerai tu nel Boschetto di
Shoikan? Laggi la tua signora non ha potere perch il temuto monarca di quel luogo suo figlio
Nuitari.
Ho la mia spada, mia signora rispose con semplicit Steel.
Lei gli si avvicin di un altro passo, fissandolo con i suoi occhi ciechi, e di colpo Steel ebbe la
sorprendente impressione che potesse vederlo mentre protendeva una mano verso di lui e l'appoggiava
sul suo petto, sopra l'armatura decorata dal teschio e dal giglio. Il tocco del chierico fu come una
fiamma che gli strinasse l'anima e al tempo stesso come una brezza fresca che gli desse sollievo, e per
la prima volta nella sua vita si sent ridotto all'impotenza e incapace di decidere cosa fare.
Vedo che anche tu hai un guardiano afferm intanto Lady Crysania. Anzi, hai due guide!
Una oscura e una appartenente alla luce. La guida alla tua sinistra, dal lato del cuore, una donna che
indossa un'armatura azzurra e regge in una mano l'elmo di un Signore dei Draghi e nell'altra una lancia
dalla punta bagnata di sangue. Lei la pi vicina al tuo cuore. La guida alla tua destra un uomo, un
Cavaliere di Solamnia. Lui non ha armi, il suo fodero vuoto e un buco sanguinante creato da una
lancia gli attraversa il corpo. Quest'uomo pi vicino alla tua anima. Entrambi desiderano guidarti...
ma chi dei due sceglierai di seguire? Quando fin di parlare Crysania ritrasse le mani e Steel si
accasci di colpo come se lei lo avesse tenuto eretto fino a quel momento, cercando invano parole
orgogliose che rifiutarono di salirgli alle labbra mentre fissava con estremo stupore quella donna che
gli aveva appena descritto la Visione concessagli dalla Regina Takhisis.
In quel momento la tigre venne avanti e premette il proprio corpo striato contro Crysania con
fare protettivo, inducendola infine a congedarsi dai due giovani. La mia benedizione vi accompagni
mormor in tono sommesso, poi pos una mano sulla testa della tigre e torn da dove era venuta,
scomparendo ben presto nel buio.
Palin intanto rimase a fissare a bocca aperta Steel, che per non era dell'umore giusto per
parlare con chiunque: in parte furente e in parte spaventato, in preda ad un profondo imbarazzo, Steel
gir sui tacchi e si allontan rapidamente lungo la strada nella direzione da cui erano giunti, sentendo
alle proprie spalle un rumore di passi affrettati e l'agitarsi delle vesti di Palin che stava correndo per
raggiungerlo.
Senza pensare al compagno, Steel acceler per ulteriormente l'andatura, come se stesse
cercando di distanziare le belve che gli divoravano l'anima.
Non ho bisogno di una guida! sussurr furiosamente. Sono cresciuto da solo e non ho
bisogno di nessuno di voi due... padre o madre! E mantenne quel passo furioso fino a quando emerse
da un vicolo e si venne a trovare davanti agli antichi alberi del temuto Boschetto di Shoikan.
Un tempo in Ansalon erano esistite cinque Torri della Grande Stregoneria. Essendo le roccaforti
dei maghi, quelle torri erano viste come una minaccia da quanti temevano il loro potere, e al fine di
difendersi da eventuali attacchi i maghi avevano dato a ciascuna torre una foresta che la proteggesse.
La foresta della Torre di Daltigoth procurava in chiunque vi si avventurasse un crescente senso di
letargia che portava a,cadere in un sonno profondo e senza sogni. La Torre di Istar, che era crollata
durante il Cataclisma, era circondata da un bosco che faceva dimenticare completamente a chi vi
entrava il motivo della sua presenza l, mentre la foresta della Torre delle Rovine generava in quanti vi
penetravano tali passioni contrastanti da indurli a perdere interesse in qualsiasi altra cosa. La foresta
circostante la Torre di Wayreth aveva invece il dono di evitare gli intrusi, che per quanto ci provassero
non erano in grado di trovarla. Pi terribile di tutti era per il Boschetto di Shoikan, perch mentre le
altre foreste erano benedette dai seguaci di Solinari e di Lunitari, esso era stato benedetto dai seguaci di
Nuitari, le Vesti Nere.
Le gigantesche querce del Boschetto apparivano immobili e nessun vento, neppure quello
violento di un ciclone o di un uragano, era in grado di smuovere una sola foglia dei massicci rami che
s'intrecciavano in alto fino a creare una volta tanto spessa che la luce del sole non era in grado di
penetrarla, con la conseguenza che il Boschetto di Shoikan era avvolto in una notte perenne ed era
quindi gelido come la morte.
Nuitari stesso aveva gettato un incantesimo di timore sul bosco: tutti coloro che vi si
avvicinavano, perfino quanti erano stati invitati dal Signore della Torre, avvertivano un terrore
paralizzante che si sviluppava nel cuore di ogni persona vivente e che induceva i pi a non tollerare
neppure di arrivare in vista degli alberi del bosco, mentre le persone dotate di un grande coraggio
riuscivano a stento a giungere davanti ad esso, di solito strisciando sulle mani e sulle ginocchia. Pochi
si erano spinti pi oltre di cos: Caramon Majere, la Reverenda Figlia Crysania e Kitiara. Le ultime due
avevano ricevuto un medaglione che contrastasse il terrore e le aiutasse a passare, mentre Caramon era
riuscito a stento ad emergerne senza impazzire.
Adesso Steel Brightblade era fermo nell'ombra del Boschetto di Shoikan e l'incantesimo si era
gi impadronito di lui, avviluppandolo nel terrore... una paura terribile, debilitante e irragionevole. Era
paura della morte, a cui quanti entravano nel Boschetto andavano incontro senza fallo; paura dei
tormenti e della tortura che l'avrebbero preceduta; e la paura ancora pi grande del tormento eterno
minacciato dopo la morte.
Steel non era in grado di combattere da solo contro quella sensazione perch essa era ispirata da
un dio, quindi sent il terrore devastarlo, prosciugarlo, serrargli i visceri e contrargli lo stomaco, lo sent
inaridirgli la bocca, paralizzargli i muscoli e inumidirgli di sudore le mani. Poco manc che esso lo
spingesse addirittura a crollare in ginocchio.
Adesso poteva sentire le voci dei nonmorti, secche e fragili come ossa.
Il tuo sangue, il tuo calore, la tua vita sono nostri! Nostri! Vieni pi vicino, portaci il tuo dolce
sangue, la tua carne calda, perch noi abbiamo freddo, un freddo insopportabile. Vieni pi vicino, pi
vicino! Al tempo stesso l'oscurit del bosco, quel buio eterno mai rischiarato da nessuna luce tranne
forse da quella invisibile della luna nera, si rivers su Steel, inducendolo a rivolgere a Takhisis una
preghiera che pure sapeva non avrebbe avuto risposta in quanto il dominio della Sua Oscura Maest
cessava al limitare di quel bosco, nel quale il signore supremo era suo figlio Nuitari, signore della
magia nera... e tutti sapevano che Nuitari dava di rado ascolto alla madre.
Steel aveva sempre supposto che il suo fato sarebbe stato quello di morire in battaglia: giacere
su un catafalco di marmo con le armi del nemico ai piedi, compianto dai suoi compagni... questa era
l'immagine che aveva della propria morte, non l'essere fatto a pezzi dalle unghie affilate dei nonmorti,
l'essere trascinato nel sottosuolo mentre si dibatteva e artigliava il terreno nel sentirsi soffocare a poco a
poco, sapendo che quando la morte fosse sopraggiunta come un atto di misericordia la sua anima
sarebbe rimasta per sempre prigioniera, costretta a servire Chemosh, il dio dei nonmorti.
Poi una voce nuova interruppe il gelido sibilare degli schiavi di Chemosh, e una donna vestita
di un'armatura azzurra emerse dall'ombra degli alberi. Il suo volto adorabile era incorniciato da neri
capelli ricciuti, tagliati corti perch non creassero problemi sotto l'elmo, i suoi occhi erano affascinanti
e sulle labbra le aleggiava un sorriso in tralice.
Guardati! rise la donna. Stai sudando e tremando come un bambino durante la Notte
dell'Occhio! Ho forse generato un codardo? Se l'ho fatto, ti giuro sulla mia regina che ti dar io stessa
in pasto a Chemosh. La Dama Azzurra si avvicin con passo baldanzoso, con la spada che le pendeva
dal fianco e un mantello blu che si agitava intorno alla sua figura anche se l'aria notturna era del tutto
immota.
Steel la conosceva, perch anche se non l'aveva mai vista quando era viva lei era gi venuta da
lui una volta... durante la Visione.
Madre... sussurr.
Non mi chiamare "madre!" lo derise Kitiara. Tu non sei mio figlio perch io non ho generato
vigliacchi. Io ho attraversato questo bosco, mentre tu sei l a pensare di girarti e di fuggire!
Non vero! protest Steel, in un tono reso pi rabbioso dal fatto che in effetti aveva preso in
considerazione la possibilit di battere in ritirata. Io... La visione per scomparve, dissolvendosi
nell'oscurit.
Serrando i denti e tenendo la mano stretta sull'elsa della spada, Steel s'incammin allora a
grandi passi verso il Boschetto di Shoikan, del tutto dimentico dell'esistenza stessa di Palin perch
adesso si trattava di una battaglia fra lui e il bosco. Non sent quindi il rumore di passi affrettati che
sopraggiungeva alle sue spalle e quando una mano gli sfior il braccio sussult con violenza, girandosi
di scatto con la spada in pugno.
Steel, sono io... ansim Palin, con il respiro affannoso, indietreggiando davanti
all'espressione sconvolta del cavaliere.
Nel vedere la luce del Bastone di Magius che si rifletteva sul volto del giovane mago, Steel si
lasci sfuggire un grande sospiro di sollievo di cui subito si vergogn.
Dove sei stato, Majere? domand, secco.
Stavo cercando di raggiungerti, Brightblade! rispose Palin. Ti sei allontanato cos in fretta
che sono rimasto indietro... mentre dovremo agire insieme per attraversare quel dannato boschetto...
sempre che si riesca a farcela. Adesso entrambi potevano sentire le voci dei nonmorti. Sangue caldo,
carne dolce, venite da noi... venite... D'un tratto Palin impallid fino alle labbra e la mano con cui
stringeva il Bastone si serr fino a far sbiancare le nocche, facendosi viscida di sudore. Benedetto
Paladine! esclam quindi, afferrando Steel per un braccio. Di santi, guarda! Sta venendo dritto
verso di noi! Steel si gir di scatto con la spada sguainata, ma dopo un momento riabbass l'arma.
Mio padre non ci far del male mormor. Lady Crysania aveva parlato di due guide.
Un cavaliere avvolto in un'armatura che brillava come l'argento sotto la luce della luna emerse
dalle ombre del boschetto. La sua corazza che recava lo stemma della rosa, della corona e del martin
pescatore, era di modello antiquato, praticamente antecedente al Cataclisma. Il cavaliere non aveva la
spada, perch l'aveva data a suo figlio.
Hai promesso sul tuo onore di entrare in questo luogo maledetto? domand Sturm
Brightblade.
L'ho promesso, padre rispose Steel, con voce salda, rilassando la mano posata sulla spada.
Sturm parve soppesare con occhi tristi, amorevoli e orgogliosi l'uomo che aveva davanti, poi
annu con aria solenne. Est Sularus oth Mithas disse.
Lo capisco, padre rispose Steel, traendo un profondo respiro ed esalando lentamente il fiato.
Sturm sorrise, poi sollev una mano e indic la gola del figlio prima di girarsi e di allontanarsi.
Contrariamente a Kitiara, non svan nell'ombra ed essa parve invece aprirsi davanti a lui,
permettendogli di scomparire in una polla di luce argentea.
Che cosa voleva dire? domand Palin, in tono sommesso. Per tutta risposta Steel insinu una
mano sotto l'armatura e tir fuori il gioiello che portava intorno al collo, un monile di fattura elfica che
era il genere di pegno di solito usato dagli amanti di quella razza. Esso era stato il dono di Alhana per
Sturm, un pegno di amore eterno che Sturm aveva a sua volta donato al figlio. Adesso il gioiello
emetteva una luce intensa e fredda, limpida e penetrante come una scheggia di ghiaccio o come la lama
affilata di una lancia.
Il mio onore la mia vita. Non coprir di vergogna mia madre e non verr meno a mio padre.
Adesso entreremo nel boschetto replic Steel Brightblade.


CAPITOLO DICIANNOVESIMO.

Tas si annoia. Conversazione con uno spettro. Una potente magia kender.
Tasslehoff Burrfoot emise un profondo sospiro, lasci cadere il proprio piccolo corpo su una
sedia, sospir ancora e infine fece un annuncio.
Mi sto annoiando. Al suono di queste parole, chiunque avesse vissuto in Ansalon per un
tempo abbastanza lungo avrebbe tentato tutto il possibile per fuggire e salvarsi la vita. Provate ad
avvicinare un qualsiasi guerriero veterano e a chiedergli con che cosa preferirebbe essere rinchiuso in
una stanza... un esercito di orchi, un reggimento di troll, una brigata di draconiani, un drago rosso... o
un kender annoiato, e il guerriero sceglier gli orchi, i troll, i draconiani e il drago rosso senza la
minima esitazione, dichiarando che su tutto Krynn non esiste nulla di pi pericoloso di un kender
annoiato.
Sfortunatamente Usha, non avendo mai vissuto in mezzo ai kender, non aveva modo di saperlo.
I due avevano trascorso la notte del loro arrivo, il giorno successivo e parte della notte che era
seguita dormendo sotto l'effetto dell'incantesimo gettato su di loro da Dalamar e da Jenna. Tas si era
svegliato per primo, ed essendo un kender pieno di considerazione aveva fatto in modo di non
disturbare Usha, arrivando al punto di fare uno sforzo eroico per non frugare nelle sue sacche, una delle
quali le stava servendo da cuscino.
Per passare il tempo aveva quindi cominciato ad esplorare la stanza, che era piena di oggetti
interessanti provenienti da tutto Krynn e collezionati da Raistlin. Con il tempo Dalamar aveva ampliato
la collezione e Tas pass parecchio tempo ad ammirare le delicate statuette di legno intagliate dagli elfi
selvaggi, le spugne e le conchiglie provenienti dal Mare di Sangue di Istar, le scatole di porcellana
decorate con fantasiosi dipinti di pavoni originarie dell'Ergoth settentrionale, le enormi cassapanche di
legno di cedro intagliato prodotte dai nani di Thorbardin e svariati altri oggetti interessanti.
Uno qualsiasi di questi oggetti, o anche tutti (con la sola eccezione delle cassapanche), sarebbe
potuto finire nelle sacche di Tas, e in effetti pi di uno gli scivol in tasca per puro caso, salvo poi
saltarne fuori altrettanto rapidamente, segno che la camera era stata evidentemente resa a prova di
kender.
Santo cielo! esclam Tas, quando una conchiglia carminia e uno spinoso riccio di mare gli
balzarono fuori dalla tasca per tornare sullo scaffale. Hai visto?
Visto cosa? domand Usha, in tono assonnato.
Ecco, ogni volta che una di queste cose finisce in una delle mie sacche ne salta subito fuori.
Non meraviglioso? Vieni a vedere. Usha fece come le era stato detto ma non parve molto
impressionata dalla cosa.
Dove sono Lord Dalamar e quella donna... Jenna? domand. Dove sono andati?
In questo posto le persone spariscono di continuo replic Tas, scrollando le spalle.
Torneranno presto. E concentr la propria attenzione sulle serrature delle cassapanche.
Io non voglio che tornino indietro ribatt Usha, in tono irritato. Detesto questo posto e
Dalamar non mi piace, quindi voglio andare via e intendo farlo. Avanti, approfittiamone finch non ci
sono. Raccolto il suo bagaglio marci quindi verso la porta e afferr la maniglia, dando uno strattone.
La porta non si smosse di un centimetro e non si apr neppure quando lei scosse la maniglia, tir
con maggior forza e arriv addirittura a prendere a calci il battente.
Direi che stata chiusa a chiave opin Tas, dando un'occhiata.
Ne sei sicuro? Ma per quale motivo? domand Usha, sconcertata.
Dal momento che quella situazione non aveva nulla di nuovo o di insolito per lui, il kender
annu vigorosamente.
La gente sembra sempre decisa a chiudermi dentro o a chiudermi fuori o a fare tutte e due le
cose rispose. una cosa a cui ci si abitua. Nel frattempo anche le cassapanche erano risultate essere
a prova di kender, in quanto la loro serratura continuava a spostarsi di qua e di l in maniera tutt'altro
che sportiva, cosa che risult estremamente divertente per i primi dieci minuti. Ben presto per Tas
cominci ad annoiarsi di inseguire serrature ed enunci la frase che avrebbe indotto qualsiasi abitante
di Ansakin a fuggire urlando verso l'uscita pi vicina.
Mi sto annoiando. Usha, che stava camminando avanti e indietro come un gatto irrequieto,
non rispose neppure. Nel passare accanto alla finestra si sofferm a guardare fuori con aria speranzosa,
soltanto per scoprire che la finestra era posta molto in alto e che in basso c'era una cancellata di ferro
sormontata da punte acuminate la cui vista l'indusse a ritrarsi di scatto.
Bene comment intanto Tas, battendosi le mani sulle ginocchia. Direi che qui abbiamo fatto
tutto quello che era possibile fare, quindi ora di andarcene. Frugando in una delle sue sacche esib
quindi il set di strumenti da scasso che ogni kender riceveva alla nascita.
Sono certo che Dalamar non intendeva chiuderci dentro e che il chiavistello si probabilmente
abbassato da solo quando lui se n' andato afferm, poi adocchi la serratura e aggiunse in tono
severo: Una cosa a cui posso rimediare, a patto che la serratura resti ferma. Poi tir fuori una serie di
attrezzi dall'aspetto interessante e si accost alla porta per mettersi all'opera, non pi annoiato.
Dove andremo una volta fuori da questa stanza? domand Usha, avvicinandosi per guardare.
Conosci la via per uscire?
S rispose con solerzia Tas. Passa attraverso il Boschetto di Shoikan, un'orribile foresta
infestata da nonmorti che vogliono divorare la carne dei viventi e consegnare la loro anima ai tormenti
per tutta l'eternit. Lo so perch una volta l'ho visto ma non sono mai riuscito ad entrarci. Soltanto
Caramon ha ottenuto di farlo... certe persone hanno tutte le fortune. Per un momento smise di lavorare
e fiss lo sguardo nel vuoto con occhi leggermente velati di lacrime, ricordando i bei tempi andati, poi
si mise a fischiettare una marcetta dei nani, si asciug il naso su una manica e torn al proprio lavoro.
Il grimaldello tintinn all'interno della serratura, che per rimase chiusa. Accigliandosi, Tas
sfil allora lo strumento, lo ripose e ne selezion un altro, tentando ancora.
In tal caso uscire di qui non ha importanza, perch se non possiamo attraversare il Boschetto
siamo comunque intrappolati in questo posto! gemette intanto Usha, che appariva avvilita.
So che il boschetto serve per tenere fuori la gente replic Tas, soffermandosi a riflettere, ma
non ho mai sentito dire che tenesse anche la gente dentro, quindi forse non avremo problemi.
Lo pensi davvero? chiese Usha, fissandolo con rinnovata speranza.
Vale la pena di tentare dichiar Tas, attaccando con energia la serratura. La cosa peggiore
che pu succedere che mani scheletriche scaturiscano dal terreno per cercare di afferrarci le caviglie e
trascinarci nel sottosuolo dove moriremo in preda ad una terribile agonia. Usha deglut a fatica,
mostrando di non vedere il divertimento insito in tutto questo.
Allora... allora forse dovremmo restare qui e aspettare il ritorno di Dalamar afferm,
tornando a sedersi sulla sua sedia.
Ce l'ho fatta! esclam nello stesso momento Tas, in tono di trionfo.
Contemporaneamente la serratura emise uno scatto sonoro e lui spalanc infine la porta...
trovandosi di fronte due freddi occhi bianchi che lo stavano fissando dall'oscurit.
Oh, salve salut Tas, alquanto sconcertato dall'improvvisa apparizione del nonmorto.
Chiudi la porta! esclam in tono urgente Usha. Presto, chiudila, prima che quella... quella
cosa venga dentro!
soltanto uno spettro la rassicur Tas, porgendo al tempo stesso la mano con cortesia e
aggiungendo: Come stai? Io mi chiamo Tasslehoff Burrfoot... oh, immagino che per te debba essere
difficile stringere la mano a qualcuno dal momento che non hai le mani. Mi dispiace, sper che questo
non ti abbia avvilito troppo. So che io mi sentirei avvilito se non avessi le mani. In ogni caso molto
bello fare la tua conoscenza. Come ti chiami? Lo spettro non rispose e fluttu pi vicino, generando
nella stanza un gelo tale da intorpidire le ossa e inducendo Usha ad alzarsi di scatto per mettere la sedia
fra se stessa e quella creatura.
Chiudi la porta, Tas! url. Per favore, chiudila!
tutto a posto la rassicur Tas, pur indietreggiando involontariamente di un paio di passi.
Entra pure disse quindi allo spettro, in tono cortese, noi stavamo appunto andando via... I fissi
occhi bianchi si mossero inesorabilmente di qua e di l.
Non stiamo andando via, eh? intu Tas, cominciando a sentirsi veramente seccato perch
aveva ormai passato in quella stanza pi tempo di quanto desiderasse. Sei uno dei nonmorti, vero?
domand, pensando che forse lo spettro si sentiva solo e aveva voglia di un po' di conversazione. Per
caso conosci Lord Soth? un cavaliere morto ed un mio grande amico. Gli occhi dello spettro
ebbero un bagliore decisamente ostile che fece improvvisamente ricordare a Tas che Lord Soth aveva
indotto con l'inganno Kitiara a tentare di assassinare Dalamar, e che quindi non doveva essere molto
ben visto da chi custodiva la torre.
Uh... mmmm... in realt non proprio, un amico ammise, indietreggiando di un altro paio di
passi mentre gli occhi fluttuavano pi vicini e la temperatura della stanza scendeva al di sotto dei livelli
di tolleranza.
E pi un conoscente, considerato che non viene mai a trovarmi n a pranzare con me. Bene,
stato piacevole chiacchierare con te, ma se adesso vuoi essere tanto gentile da spostarti noi sgusceremo
fuori senza darti altro fastidio...
Tas...! stridette Usha.
Contemporaneamente il kender inciamp nel bordo della tovaglia e cadde al suolo: gli occhi
dello spettro si librarono su di lui per un momento, poi scomparvero di colpo e la porta si richiuse con
violenza, mentre la temperatura della stanza tornava verso la normalit.
Quello cos'era! domand Usha, che stava tremando in tutto il corpo ed era accoccolata dietro
la sedia.
Un comportamento davvero scortese comment intanto Tasslehoff, rialzandosi in piedi e
spolverandosi. Ammetto che la maggior parte dei nonmorti che ho incontrato non sono molto abili a
fare conversazione, con la sola eccezione dei favoriti spettrali in cui ci siamo imbattuti nella Foresta
Oscura, che ci hanno raccontato la storia della loro vita e per quale motivo fossero stati maledetti. Il
solo problema era che parlavano servendosi della bocca di Raistlin anche se avevano anche loro una
bocca: niente labbra, soltanto la bocca, una cosa davvero affascinante. Questo spettro non ha neppure la
bocca, quindi immagino che sia per questo che non parla mai. Ti piacerebbe sentire la storia della
Foresta Oscura? Dal momento che Raistlin tuo padre...
Io voglio soltanto andare via da questo orribile posto! scatt Usha, che stava tremando di
paura ma cominciava anche ad infuriarsi. Perch ci stanno tenendo prigionieri? Non capisco.
Probabilmente perch Raistlin tuo padre sugger Tas, dopo aver riflettuto sulla questione.
Dalamar era l'apprendista di Raistlin, ma era anche stato incaricato dal Conclave di spiarlo perch
Raistlin era un mago rinnegato e non si potevano fidare di lui. Raistlin per sapeva che Dalamar era
una spia e lo ha punito praticandogli nella carne dei buchi sanguinanti che ci sono ancora e che
continuano a causargli dolore. Non chiedere per a Dalamar di farteli vedere perch questo lo mette
davvero di cattivo umore... lo so perch una volta l'ho fatto. Dopo che successo questo Dalamar ha
deciso di uccidere Raistlin allorch lui ha tentato di riattraversare il Portale dell'Abisso dopo aver quasi
sconfitto la Regina della Notte... il che stato quando Caramon ha cercato di attraversare il Boschetto e
Tanis per poco non ha combattuto contro Lord Soth, solo che non ha potuto farlo perch io gli avevo
rubato il suo braccialetto magico... A questo punto della narrazione Tas fu costretto a fare una pausa
per prendere fiato.
E questo Raistlin... voglio dire mio padre... mio padre ha fatto tutto ci? esclam Usha,
fissandolo con gli occhi sgranati, poi si accasci sulla sedia e prosegu: Non mi avevi mai detto queste
cose! Non mi meraviglia che Dalamar non si fidi di me! Non mi lascer mai andare e... e potrebbe
perfino uccidermi!
Non credo che lo farebbe dichiar Tas, dopo un momento di riflessione. Potrebbe per
portarti davanti al Conclave dei Maghi. Se lo far, mi porterai con te?
Io non voglio presentarmi davanti a nessun Conclave dei Maghi! gemette Usha, premendosi
le mani contro la testa. Voglio soltanto andare a casa! Essendo stato assalito dalla Bramosia di
Vagabondare in giovane et, Tas faticava a comprendere il concetto di nostalgia di casa, ma sapeva da
tempo che esso era un difetto comune fra gli umani.
Se mi applicassi probabilmente riuscirei a farci uscire entrambi da qui... ma cosa mi dici dei
tuoi oggetti magici? domand Tas, indicando la sacca di Usha. Hai detto a Dalamar di essere una
maga molto potente, il che logico, considerato che sei la figlia di Raistlin. Io adoro gli incantesimi, e
mi piacerebbe vederne all'opera qualcuno dei tuoi.
Non credo di avere qui nulla che ci possa essere d'aiuto afferm Usha, scoccando un'occhiata
nervosa in direzione delle sacche e in particolare di quella che conteneva i suoi oggetti magici.
Per non puoi esserne certa! Diamo un'occhiata! Se vuoi posso aiutarti a mettere ordine nelle
tue cose si offr magnanimamente Tas. Sono davvero bravo a trovare e a ordinare... stupefacente
quello che la gente riesce a trovare quando fruga nelle mie sacche, perfino cose che non sapeva di aver
perso!
Sono certa che qui dentro non ci sia nulla che ci possa aiutare ribad Usha, tirando le sacche
pi vicine a s a riprova del fatto che stava cominciando dopo tutto ad imparare qualcosa sul conto dei
kender. Perch invece non guardi nelle tue? Forse troverai tu qualcosa sugger quindi.
vero... non si pu mai sapere assent Tas, sedendosi sul pavimento e cominciando a passare
in rassegna il contenuto delle sue sacche, da cui emersero un pezzo di formaggio ammuffito, un
pipistrello morto e decisamente rigido, un fuso, un calamaio secco, un libro con il nome Haplo
scritto sulla copertina, un uovo sodo e un cucchiaio d'argento.
Ah, ah! esclam Tas.
Cosa? sussult Usha, che stava intanto guardando di nascosto nella propria sacca. Cosa
c'?
L'ho trovato! dichiar Tas, in tono reverente. Un manufatto sacro aggiunse, sollevando
sotto la luce l'oggetto in questione. il Cucchiaio Kender dell'Allontanamento!
Ne sei certo? domand Usha, chinandosi in avanti per esaminare meglio la posata in
questione. A me sembra uno dei cucchiai che abbiamo usato l'altra sera durante la cena... perfino
sporco di marmellata di fragole.
Non ti voglio spaventare, Usha... ma quello sangue dichiar in tono solenne Tas. Questo
il Cucchiaio Kender dell'Allontanamento... lo riconoscerei dovunque. Mio zio Trapspringer ne portava
sempre uno con s ed era solito dire: "La maggior parte dei nonmorti ha pi paura di te di quanta tu ne
abbia di loro e chiede soltanto di essere lasciata in pace ad ululare e a scuotere le sue catene. Di tanto in
tanto, per, ci si imbatte in un nonmorto che a caccia del tuo fegato... ed allora che si ha bisogno del
Cucchiaio Kender dell'Allontanamento".
Come funziona? domand Usha, che appariva dubbiosa.
Bisogna presentarlo con coraggio dichiar Tas, alzandosi in piedi. Tenerlo davanti allo
spettro o al guerriero scheletrico o a qualsiasi sorta di creatura nonmorta che ti possa capitare
d'incontrare, e poi dire in tono molto deciso che non lasci adito a fraintendimenti qualcosa come
"vattene" oppure "sparisci". In ogni caso quando lo spettro sar concentrato sul cucchiaio...
Io gli sguscer accanto ed oltrepasser la porta sugger con entusiasmo Usha, e quando lo
spettro si girer per cercarmi tu lo potrai oltrepassare a tua volta. Che te ne pare?
Ma non avremo bisogno di sgusciare, Usha obiett Tas, perplesso. Quando avr finito lo
spettro sar pronto ad obbedire ad ogni mio comando, e forse potremo perfino portarlo con noi
aggiunse, in preda ad un'ispirazione improvvisa.
No, non credo che sarebbe una buona idea ribatt Usha, rabbrividendo.
Ma non si pu mai sapere quando uno spettro pu tornare utile! insistette Tas.
Usha era sul punto di avanzare una serie di obiezioni logiche, sottolineando che lo spettro
sarebbe stato una compagnia molto sgradevole e per di pi pericolosa, ma si trattenne appena in tempo
dal ricorrere alla logica, segno che stava imparando parecchie cose sul conto dei kender.
Cosa penserebbe di noi Dalamar se rubassimo il suo spettro? obiett invece, in tono grave,
appendendosi addosso le sue sacche. S'infurierebbe, e non potrei biasimarlo.
Io non lo ruberei! protest Tas, sconvolto da quel accusa. Lo prenderei soltanto "in prestito"
per un po', giusto per mostrarlo ad alcune persone... oh, d'accordo, immagino che tu abbia ragione. Del
resto posso sempre tornare in seguito a prenderne un altro. Nel parlare raccolse gli oggetti che aveva
tirato fuori dalle sue sacche e li rimise al loro posto, insieme ad un paio che non erano di sua propriet e
che balzarono immediatamente fuori non appena li ripose. Impugnando il cucchiaio con la mano
sinistra, lo tenne quindi sollevato davanti a s con aria baldanzosa e si diresse verso la porta. Aprila
tu disse ad Usha. Io? sussult la ragazza. Perch io?
Perch io devo stare qui con il cucchiaio coraggiosamente sollevato replic Tas, con una
certa irritazione. Non posso tenerlo e aprire la porta nello stesso tempo.
Oh, d'accordo. Avanzando con passo guardingo verso la porta, Usha si appiatt contro la
parete e protese una mano, afferrando con cautela la maniglia e assestando di colpo uno strattone.
La porta si apr scricchiolando e due occhi privi di corpo, ora socchiusi per l'ira, accennarono ad
avanzare fluttuando.
Lascia immediatamente questo posto ingiunse Tas, protendendo il cucchiaio verso quella che
supponeva essere la faccia dello spettro. Vattene! Torna l... l da dove sei venuto aggiunse, esitando
perch quello era un punto che non gli era molto chiaro. Lui supponeva che gli spettri provenissero
dall'Abisso, ma non ne era del tutto certo e non voleva rischiare di ferire i loro sentimenti. Non
infestare pi, su questa porta non vegliare aggiunse, e poich era alquanto orgoglioso della rima
ottenuta ripet: Non infestare pi, su questa porta non vegliare... Lo spettro non stava guardando il
cucchiaio con il rispetto dovuto, considerato che quello era il sacro Cucchiaio Kender
dell'Allontanamento, e i suoi occhi bianchi stavano anzi fissando Tas con espressione letale mentre un
gelo tombale cominciava a far battere i denti al kender. Se non altro, comunque, l'attenzione dello
spettro era concentrata su di lui e non su Usha, che aveva gi quasi oltrepassato la porta, diretta verso il
corridoio. In quel momento gli occhi accennarono a spostarsi. Fermo! grid Tas, con tutto il coraggio
di cui era capace. Cessa e desisti! aggiunse, usando un'espressione che aveva sentito una volta da un
conestabile e che gli piaceva molto.
Lo sguardo dello spettro continu per a spostarsi. Usha, corri! grid allora Tas.
Usha per non riusc a muoversi perch il freddo le stava intorpidendo le ossa e i muscoli,
raggelandole il sangue nelle vene e facendola tremare al punto da renderle impossibile muoversi di un
solo centimetro... e lo spettro le era ormai quasi addosso.
Veramente indignato: dopo tutto, quello era il Cucchiaio Kender dell'Allontanamento! Tas si
scagli in avanti, lanciandosi dritto verso lo spettro. Vattene! url.
Gli occhi bianchi si spostarono su di lui, fissarono il cucchiaio, poi di colpo si dilatarono,
ammiccarono e svanirono, mentre in lontananza una campanella d'argento levava tenui rintocchi e
Usha fissava con meraviglia non il magico cucchiaio ma un punto sul fondo della stanza che avevano
appena lasciato.
L'ho allontanato! esclam Tas, che sembrava leggermente stupito. L'ho allontanato! Hai
visto, Usha?
Ho scorto qualcosa replic lei, con un tremito nella voce. Alle tue spalle c'era un uomo che
indossava una veste nera e aveva il volto coperto da un cappuccio. Non ho potuto vedere...
Probabilmente era un altro spettro replic Tas, girandosi di scatto e sollevando di nuovo con
decisione il cucchiaio. ancora qui? Adesso allontaner anche lui...
No, se n' andato quando anche lo spettro svanito. Quando suonata la campana.
Peccato mormor Tas, deluso. Magari potr farlo un'altra volta. Comunque adesso la porta
aperta e possiamo andarcene.
Non certo troppo presto per i miei gusti! comment Usha, accennando ad oltrepassare la
soglia per poi esitare e sbirciare fuori. Credi che lo spettro se ne sia andato davvero? domand.
Certamente dichiar Tas, lucidando il cucchiaio sul davanti della camicia prima di riporlo
nella tasca pi alta in modo che fosse disponibile in caso di necessit, poi si diresse con passo
tranquillo oltre la soglia, seguito da Usha.
Una volta fuori della porta si vennero a trovare su un ampio pianerottolo da cui partivano una
rampa di scale a spirale diretta verso l'alto e una diretta verso il basso.
L'interno della torre era immerso nel buio, ma al loro sopraggiungere apparvero delle fiammelle
tremolanti che parevano scaturire da una fonte invisibile inserita nelle pareti, e la tenue luce emessa da
quelle fiamme spettrali permise a Tas e ad Usha di vedere che la scala non aveva ringhiera o protezione
di sorta e che il centro della torre era cavo: un solo passo falso sarebbe stato anche l'ultimo.
senza dubbio una discesa molto lunga comment Tas, protendendosi pericolosamente oltre
il bordo dei gradini per sbirciare nelle ombre sottostanti.
Non lo fare! ingiunse Usha, afferrandolo per la cinghia di una delle sue sacche e
trascinandolo contro la parete. Da che parte andiamo?
Gi? sugger Tas. L'uscita in basso.
Suppongo di s assent Usha, riluttante perch nessuna delle due opzioni le pareva
particolarmente promettente, e si lanci un'occhiata alle spalle in direzione della stanza che stavano
lasciando, combattuta fra il timore e la speranza di vedere ancora quella figura ammantata di nero.
La stanza per era vuota.
Badando a stare addossati alla parete e tenendosi per mano... nell'eventualit che uno di noi
debba scivolare, come aveva sottolineato allegramente Tas, cominciarono a scendere le scale con
lentezza e con cautela, senza che nulla e nessuno li disturbasse fino a quando arrivarono ai livelli pi
bassi.
Al piano terreno della torre c'erano infatti gli alloggi degli apprendisti maghi che studiavano
sotto la guida di Dalamar, e Tas aveva appena emesso un sospiro di sollievo per essere prossimo a
concludere quella discesa incredibilmente lunga quando sent un frusciare di vesti unito ad un rumore
di piedi e ad un animato vociare, il tutto unito ad una luce che sal a rischiarare la scala buia.
Mi chiedo cosa stia succedendo comment Tas. Forse danno una festa. E si accinse a
scendere gli ultimi gradini, ma Usha lo trasse indietro.
Deve essere Dalamar che tornato! sussurr in tono spaventato.
No, questa non sembra la sua voce replic il kender, e dopo aver ascoltato per un momento
continu: Probabilmente sono i suoi studenti, e sembrano molto eccitati. Voglio andare a vedere cosa
sta succedendo.
Ma se ci prenderanno ci rinchiuderanno di nuovo in quella stanza! protest Usha.
In quel caso ci divertiremo ad evadere di nuovo dichiar allegramente Tas. Suvvia, Usha,
escogiteremo qualcosa, ma non possiamo rimanere tutta la notte su questa vecchia e noiosa scala.
Suppongo che tu abbia ragione si arrese Usha, poi aggiunse: Queste sembrano persone vive
e reali, e mi sento di affrontarle. Inoltre se restiamo qui qualcuno finir per trovarci, mentre avanzare
allo scoperto dester meno sospetti.
Sai comment Tas, guardandola con ammirazione, se non fossi per met un'Irda, direi che
sei per met kender... il che un complimento si affrett ad aggiungere, perch a volte quando diceva
una cosa del genere la gente cercava di picchiarlo.
Usha per parve adulata dalle sue parole perch sorrise, scroll le spalle, sollev la testa e scese
gli ultimi gradini per entrare nell'area illuminata, procedendo con passo cos deciso che Tas dovette
correre per raggiungerla. Un momento pi tardi entrambi per poco non andarono a sbattere contro un
mago dalla veste rossa che aveva oltrepassato a precipizio l'angolo e che si arrest con un sussulto,
fissandoli con palese stupore.
C' qualche problema? domand Usha con calma. Ti possiamo aiutare?
Nel nome dell'Abisso, chi sei e cosa ci fai qui? domand la Veste Rossa.
Mi chiamo Usha... cominci la ragazza, poi fece una pausa.
Usha Majere complet per lei Tas.
Majere! ripet il giovane mago, con aria sconvolta, e per poco non lasci cadere il libro
d'incantesimi che aveva in mano.
Ecco, hai visto? esclam Usha, fissando il kender con occhi roventi. Sai che non avresti
dovuto dirlo!
Mi dispiace si scus Tas, premendosi le mani sulla bocca.
In ogni caso, adesso lo sai continu Usha, rivolgendosi ancora al mago con un elaborato
sospiro. cos difficile sopportare la notoriet... la gente non vuole semplicemente lasciarmi in pace.
Non lo dirai a nessuno, vero? A Lord Dalamar non piacerebbe.
Io sono Tasslehoff Burrfoot, un Eroe delle Lance si present intanto Tas, ma il mago dalla
veste rossa non ne fu per nulla impressionato e parve addirittura essersi dimenticato della sua esistenza
perch stava fissando Usha con espressione adorante e con il cuore e l'anima che gli traboccavano dagli
occhi.
Lo prometto, Dama Majere mormor infine. Non lo dir a nessuno.
Ti ringrazio replic Usha, con un sorriso che pareva sottintendere Siamo tu ed io, soli contro
il mondo. Per la Veste Rossa quello fu il colpo di grazia, al punto che Tas rimase sorpreso di non
vedere il suo cuore colare sul pavimento.
Pu darsi che rimanga a studiare qui con voi continu Usha, guardandosi intorno come per
verificare se il posto le andava a genio, ma non ho ancora deciso.
Spero che tu lo faccia ribatt il giovane mago. una sistemazione decisamente comoda.
Buia, umida e con uno strano odore comment Tas. Sono stato in prigioni migliori di questa
torre, ma credo che ci debbano essere delle compensazioni. La Veste Rossa sbatt le palpebre e si rese
conto di colpo che c'era un kender all'interno della Torre della Grande Stregoneria.
Cosa ci fai tu qui? domand, fissando Tas con occhi ardenti. Il mio signore non
permetterebbe mai...
Stavamo dormendo profondamente, Lord Dalamar ci ha assegnato un eccellente alloggio per
gli ospiti, quando abbiamo sentito suonare una campana intervenne Usha, prendendo il mago per un
braccio e appoggiandosi contro di lui. Abbiamo pensato che significasse...
Che c'era un incendio sopper Tas. C' un incendio? Finiremo tutti bruciati? per questo
che stanno suonando la campana?
Suonando la campana? ripet la Veste Rossa, dando l'impressione di aver sentito campane
tintinnare fin da quando aveva posato lo sguardo su Usha, poi torn in s ed esclam: La campana! La
campana d'argento! Io... devo andare! E si liber con uno strattone dalla presa di Usha.
Allora c' davvero un incendio insistette Tas, afferrandolo a sua volta.
Non un incendio replic il mago, in tono irritato. Lasciami andare e ridammi quella
ingiunse quindi, sfilando dalle mani del kender una pergamena che era sul punto di scomparire in una
delle sue sacche.
un bene che te l'abbia ritrovata comment in tono grave Tas. Avresti potuto perderla.
Ecco di nuovo la campana! Si vede che il fuoco si sta diffondendo.
Non un fuoco! La campana d'argento significa che qualcuno entrato nel Boschetto di
Shoikan! Adesso devo andare ripet la Veste Rossa, senza per riuscire a distogliere lo sguardo da
Usha, poi aggiunse: Resta dove sei e sarai al sicuro.
Il Boschetto di Shoikan ripet Tas, fra s. Qualcuno sta per essere trascinato nella tomba
dagli scheletri ed io non sar l a vederlo. A meno che... a meno che non provveda a salvarlo!
esclam, in preda ad un'ispirazione improvvisa.
Poi estrasse di tasca il cucchiaio d'argento e saett verso l'ingresso della torre prima che Usha o
la Veste Rossa potessero fermarlo.


CAPITOLO VENTESIMO.

Veste Bianca, Armatura Nera.
Le voci orrende del Boschetto di Shoikan tacevano, le mani dei nonmorti, che cercavano di
trascinare le loro vittime nel sottosuolo perch si unissero a loro nell'eterna famelica oscurit si
agitavano irrequiete sotto le foglie marce ma non attaccavano, e tutt'intorno gli alberi montavano cupi
la guardia ma parevano disposti a permettere al cavaliere e al mago di passare.
Fianco a fianco essi entrarono insieme nello spaventoso bosco, guidati dalle voci dei morti.
La via non era facile perch nel Boschetto di Shoikan non esistevano sentieri, almeno non per
Steel e Palin, che dovettero crearsene uno a mano a mano che procedevano, lottando per aprirsi un
varco nell'intricato sottobosco fitto di spine mentre un disgustoso odore di morte e di putrescenza
minacciava quasi di soffocarli. Nel mondo esterno al Boschetto di Shoikan il terreno era arido ed
essiccato dal sole, coperto di polvere, mentre qui il suolo era umido e spugnoso, il fango fluiva loro
sotto i piedi e acqua marcia affiorava a riempire le loro impronte; intorno l'aria era fredda e umida,
intrisa di condensa che come il sudore di un malato in preda a brividi da febbre colava loro lungo la
pelle e nel collo.
Ogni passo era pervaso di terrore, perch i morti del boschetto non parlavano con voce stentorea
ma sussurravano parole che si sentivano appena e che erano colme di disprezzo e di uno spaventoso
desiderio.
Steel procedeva per primo con la spada snudata e impugnata a due mani, pronta a colpire; cauto
e guardingo, si muoveva con estrema cautela e apriva la strada a Palin, che camminava immerso nel
chiarore del Bastone di Ma-gius, di cui si stava servendo per fare luce ad entrambi. Forse era a causa
della sua immaginazione ipereccitata, ma pi di una volta nel guardarsi intorno il giovane ebbe
l'impressione che le mani scheletriche si traessero indietro nell'entrare a contatto con la luce del
Bastone.
Il viaggio sembrava interminabile, anche perch la paura trasformava i secondi in ore e le ore in
anni, mentre l'oscurit sussurrante, il fetore intollerabile e il freddo che intorpidiva le ossa e gli arti
cominciavano a logorare sia il guerriero che il mago.
A poco a poco il terreno si fece sempre pi umido e camminare divenne progressivamente pi
difficile, soprattutto per Steel che a causa dei pesanti stivali e del peso dell'armatura sprofondava fino
alle caviglie in quella fetida fanghiglia e ad ogni passo era costretto a fare uno sforzo enorme per
liberare un piede e porlo davanti all'altro, combattendo una costante e faticosa battaglia contro il
terreno e trovandosi ad avere ben presto il respiro affannoso per il protratto sforzo fisico. Sempre pi
esausto, sent le gambe che bruciavano per la fatica e cerc di trovare tratti di terreno pi solido,
badando a dove metteva i piedi, senza per riscontrare nessuna differenza e continuando a sprofondare
sempre di pi, a fare sempre pi fatica a liberarsi. Stanco, pi stanco di quanto avrebbe logicamente
dovuto essere, con il respiro che gli usciva quasi a singhiozzi dalla gola, infine si arrest e si gir a
guardare le proprie impronte. Si stavano riempiendo di sangue.
Palin dal canto suo non aveva difficolt a camminare, in quanto il suo passo era talmente
leggero da non lasciare quasi traccia sul suolo... per non riusciva a respirare.
L'aria sottostante gli alberi sembrava infatti un liquido che gli fluisse nelle narici e nella bocca
come acqua scura e oleosa che lo fece tossire ripetutamente. Sentendo i polmoni che gli bruciavano si
costrinse a trarre un profondo respiro con il solo risultato di essere assalito da violenti conati di vomito
come se avesse tentato di bere dell'acqua di palude, mentre minuscoli punti luminosi che cominciavano
ad apparire al limitare del suo campo visivo lo avvertivano che stava perdendo progressivamente
conoscenza per l'impossibilit di respirare.
Annaspando per inalare un po' d'aria, fu costretto ad arrestarsi accanto a Steel.
E vide che i morti li stavano aspettando.
Mani prive di carne, ridotte ad un semplice insieme di tendini e di ossa, emersero dal fango
scuro e afferrarono le caviglie di Steel: mentre voci stridule ridevano e sghignazzavano tutt'intorno,
quelle mani cominciarono a tirare con forza inumana, cercando di trascinare il cavaliere nel sottosuolo
perch si unisse agli altri nonmorti nel loro inquieto riposo.
Levando la spada con un grido Steel ne cal la lama lucente sulle mani che lo trattenevano, ma
quando le ebbe recise dai polsi scheletrici ne affiorarono subito altre che gli afferrarono i piedi e i
polpacci, e per quante ne troncasse altre emersero di volta in volta sempre pi numerose a rinforzare la
presa, fino a quando lui si rese conto che stava perdendo la sua battaglia e che lo stavano
inesorabilmente trascinando nel sottosuolo, come dimostrava il fatto che era gi sprofondato nel fango
fino alle ginocchia.
Palin intanto scatt in avanti per cercare di aiutarlo, con le parole magiche sulle labbra e
impegnato a lottare per trovare il fiato necessario a pronunciarle. Parlare gli era per impossibile perch
la poca aria di cui disponeva gli era necessaria per non soffocare. Disperato, prov a colpire le mani
scheletriche con l'impugnatura del suo Bastone... e le ossa si frantumarono, i tendini si lacerarono.
Esaltato da quel successo continu il proprio attacco, scoprendo al tempo stesso che respirare
era diventato pi facile, e accanto a lui Steel riprese a combattere con rinnovata speranza, consapevole
che adesso poteva di nuovo muovere le gambe.
Aggrappati a questo! grid Palin, protendendo il Bastone verso il compagno, ma nel
momento in cui Steel si protese per obbedire fredde dita scheletriche afferrarono il collo di Palin da
dietro e una fitta di dolore rovente gli percorse il corpo, accompagnata da spasimi agli arti che gli
fecero sfuggire di mano il Bastone di Magius. Non appena esso cadde al suolo, la luce intensa che
permeava il cristallo si spense.
Densa e palpabile, l'oscurit si abbatt su di loro come se fosse stata in attesa dell'occasione per
manifestarsi, e per qualche istante Palin artigli freneticamente le mani che lo avevano afferrato,
sentendo il panico crescere dentro di lui fino a quando non comprese di colpo cosa doveva fare grazie
all'affiorare con estrema chiarezza nella sua mente del ricordo dei suoi fratelli che si addestravano nel
combattimento a mani nude. Con l'occhio della mente rivide Tanin afferrare Sturm alla gola
prendendolo alle spalle, e Sturm piantare solidamente i piedi per terra per poi spingere con decisione
all'indietro, scagliando Tanin supino al suolo e facendogli perdere la presa.
Cercando di piazzare i piedi nel modo migliore possibile nonostante il fango, Palin si gett
all'indietro con tutto il suo peso e si trov a cadere nel buio senza avere alle spalle nessun corpo solido
che gli attutisse la caduta, che lo sbatt al suolo con violenza tale da svuotargli i polmoni della poca
aria che vi rimaneva. La mossa ebbe per anche l'effetto di spezzare la presa che gli cingeva la gola.
Per un momento rimase sdraiato con il respiro affannoso, sapendo che doveva muoversi ma
troppo scosso per provarci subito. Sollevando lo sguardo ebbe quindi l'impressione di vedere una stella
brillare nel buio e per un momento si chiese come questo fosse possibile finch non si rese conto che
quello che stava vedendo era il gioiello a forma di stella che pendeva scintillante dal collo di Steel.
Spicciati, Majere! ingiunse questi, porgendogli la mano per aiutarlo ad alzarsi in piedi. Se
ne sono andati, per il momento. Ignorando la mano protesa Palin si sollev in ginocchio e cominci a
cercare a tentoni fra le foglie marce mentre l'oscurit sussurrava tutt'intorno a lui.
Cosa succede? Sei ferito? domand Steel.
Dov' il mio bastone? Non riesco a trovarlo perch non ci vedo! esclam Palin, continuando
a tastare il fogliame umido.
Spicciati, mago lo incit Steel, snudando la spada e piazzandosi accanto a Palin per fargli da
scudo con il proprio corpo e con la propria lama.
L'ho trovato! esclam intanto Palin con un sussulto di sollievo, chiudendo la mano intorno al
legno liscio dell'asta, a cui si appoggi con gratitudine per rialzarsi in piedi, mentre il cristallo
riprendeva a splendere.
In quel momento davanti a loro apparve la Torre della Grande Stregoneria, un alto edificio fatto
di magia e di marmo nero, che si protendeva nel cielo che era del tutto oscuro intorno ad essa in quanto
neppure le stelle si avvicinavano alla Torre di Palanthas. Tre lune splendevano su di essa: la luce
argentea di Solinari faceva scintillare il marmo nero, perch anche se era una divinit venerata dalle
Vesti Bianche, come i suoi fratelli anche Solinari riveriva ogni forma di magia; la luce carminia di
Lunitari si riversava invece sui pinnacoli rosso sangue che sovrastavano la torre, e sopra di essi, sopra
la balconata nota come il Cammino della Morte fluttuava la luna nera Nuitari, speciale guardiana di
questa torre e visibile soltanto alle Vesti Nere.
Ce l'abbiamo fatta sussurr Palin, con la gola contratta.
Il momento tanto atteso era arrivato, e nel rendersene conto per poco lui non si mise a correre:
trattenuto per dalla cautela che gli eventi gli avevano insegnato ad avere sempre, attese invece che il
cavaliere lo precedesse.
Nonostante la stanchezza Steel avanz rapidamente, anche lui sollevato di vedersi approssimare
la fine del viaggio, e insieme si avvicinarono ai cancelli di ferro, procedendo ora sotto la luce di due
lune.
Nelle porte non c'era nessuna serratura visibile e pareva che per aprirle fosse sufficiente una
spinta, e tuttavia nessuno dei due protese la mano per farlo, nessuno dei due si mostr propenso a
toccare quel ferro che grondava della strana condensa propria del Boschetto di Shoikan.
In giro non si vedeva nessuno e non c'erano luci alle finestre della torre, anche se quella poteva
essere un'illusione dietro la quale si celavano molteplici occhi intenti a fissarli.
Allora, Majere, cosa stai aspettando domand infine Steel, accennando alla porta con la
spada. Questo il tuo territorio, quindi procedi. Non potendo trovare da obiettare Palin avanz e si
protese ad appoggiare una mano sul cancello... che si spalanc lentamente.
Sentendo il morale che gli si sollevava, Palin guard verso Steel con una certa dose di stanco
trionfo, consapevole che adesso toccava a lui prendere infine le redini della spedizione.
Vieni disse quindi. Siamo stati invitati ad entrare.
Davvero fortunati borbott Steel, senza abbassare la spada mentre oltrepassava i cancelli e si
addentrava nel giardino al di l di essi, un posto decisamente strano dove crescevano fiori ed erbe
necessari come componenti per gli incantesimi.
Coltivate e accudite dagli apprendisti, quelle piante si sviluppavano per lo pi di notte e
prosperavano sotto la luce invisibile di Nuitari: belladonna, giglio della morte, orchidee nere, rose nere,
ruta, giusquiamo, papavero, mandragola, assenzio, vischio... il loro profumo dolce e soffocante gravava
nell'aria immota.
Non cogliere o toccare nessuna di queste piante avvert Palin, mentre avanzavano sul grigio e
umido acciottolato del cortile.
Non certo un bouquet di mio gradimento replic Steel, pur soffermandosi a riservare un
lieve inchino reverente al giglio che era il simbolo del suo ordine.
Palin si stava chiedendo come avrebbero fatto ad entrare nella torre, ricordava vagamente che
doveva esserci una campana, quando li vide: erano dappertutto.
Occhi, bianchi e fissi. Soltanto occhi, niente teschio o collo o braccia o torso o gambe: soltanto
occhi e mani spaventose, in cui era racchiuso il gelo della morte.
Quelli cosa sono? gli sibil all'orecchio Steel, sopraggiungendo alle sue spalle.
I guardiani della torre replic Palin. Non... non permettere che ti si accostino. Nel
frattempo gli occhi fluttuarono pi vicini: dovevano essere centinaia, e scintillavano tutti di un pallido
bagliore gelido alla luce invisibile di Nuitari.
Nel nome dell'Abisso, come ci si aspetta che io li fermi? domand Steel, addossandosi a
Palin in modo che ciascuno proteggesse le spalle all'altro. Fa' qualcosa! Di' qualcosa!
Io sono Palin Majere! esclam a gran voce Palin. Fate largo. Il nome echeggi contro le
pareti di pietra della torre, riverber attraverso il cortile come un echeggiare di campane discordi e si
concluse con una risata beffarda.
Palin rabbrivid e Steel serr la mascella madida di sudore.
Intanto gli occhi continuarono a farsi sempre pi vicini e mani bianche e prive di un corpo
apparvero nel buio, dita scheletriche si puntarono in direzione del cuore martellante di quei due esseri
viventi, pronte a quel semplice tocco che avrebbe ghiacciato loro il sangue e arrestato il cuore.
Nel nome di Chemosh vi ordino di farvi da parte! grid d'un tratto Steel.
Negli occhi apparve un immediato bagliore d'ira.
Io non citerei ancora quel nome consigli Palin, in tono sommesso. Qui c' un solo dio che
sia rispettato.
Allora fa' tu qualcosa, Sir Mago! ritorse Steel, in tono aspro.
Sono venuto a cercare Dalamar spieg Palin, in tono disperato. Sono venuto a trovare il
vostro padrone.
Menti... menti... menti... Quelle parole echeggiarono come il frusciare di invisibili vesti
logore, lo scricchiolare di dita scheletriche, l'ammiccare di bianchi occhi gelidi.
I guardiani spettrali si avvicinarono sempre di pi, formando un cerchio intorno al mago e al
cavaliere, che adesso erano schiena contro schiena, Palin con il Bastone sollevato e Steel con la spada
in pugno. La luce del cristallo si stava per attenuando in fretta, e quando Steel cerc di colpire uno
degli spettri con la sua spada essa tranci soltanto il buio della notte e non arrest il macabro incalzare
dei guardiani della torre.
Zio! grid d'un tratto Palin. a te che io vengo! Zio, ho bisogno del tuo aiuto! La porta
della torre si apr e l'oscurit flu da essa mentre gli spettri arrestavano la loro avanzata e gli occhi
pallidi si giravano in quella direzione.
Tremante per il timore, l'esaltazione e la meraviglia, Palin si protese in avanti per vedere meglio
nel buio.
Zio? chiam.
Non vi muovete! esclam una voce. Restate dove siete! Sto venendo a salvarvi! E
dall'oscurit emerse a passo di carica Tasslehoff Burrfoot.


CAPITOLO VENTUNESIMO.

La porta si apre. Il giardino di Nuitari. La via preparata.
Zio Tas! sussult Palin, stupefatto.
Deduco che non fosse questo lo zio che avevi in mente comment Steel, cupo.
Ce l'ho... proprio qui! esclam l'anziano kender, che stava ansimando per lo sforzo della
corsa, soffermandosi sui gradini della torre per tirare fuori qualcosa di lucente che agit nell'aria. Non
vi preoccupate!
Non ti avvicinare, Tas! grid Palin, spaventato per lui. Torna indietro! Torna dentro!
No! No! replic Tas di rimando. Non capisci! Ce l'ho! Adesso sarai salvo! E prima che
Palin potesse aggiungere un'altra parola si precipit lungo la scala, correndo dritto verso gli spettri,
mentre la luce sempre pi tenue del bastone di Palin si rifletteva sull'oggetto che lui teneva in mano: un
cucchiaio d'argento.
Svanite, immondi spettri! ingiunse Tas, usando un tono di voce profondo, brusco ed
autoritario, del genere che supponeva venisse impiegato dai chierici. Mantenere quella chiave bassa e
brusca si rivel per uno sforzo per lui eccessivo e fin quasi per strangolarsi, con il risultato che
cominci a tossire e ad annaspare. Nonostante questo riusc comunque a ripetere: Andate via, ho
detto! Svanite! Scomparite! E agit il cucchiaio in direzione degli spettri.
Moriremo tutti afferm Steel.
No replic Palin, dopo aver osservato per un momento con stupore ci che stava accadendo.
Non lo credo. A due a due gli occhi gelidi si chiusero, le mani spettrali scomparvero all'interno di
maniche invisibili e il cortile si svuot di ogni presenza: adesso l'accesso alla torre era libero, la porta
aperta.
Nuovamente intensa, la luce del bastone di Palin brill negli occhi di Tas quando questi venne
loro incontro di corsa.
Il Cucchiaio Kender dell'Allontanamento dichiar con orgoglio, sollevando l'oggetto in
questione perch Palin potesse esaminarlo.
Il giovane si accinse a vagliare il cucchiaio per verificare se in esso ci fossero tracce di magia
quando Tas lo ripose in una sacca e pass a cose a suo parere pi importanti, protendendo la piccola
mano verso Steel.
Come stai? salut con la consueta cortesia. Io sono Tasslehoff Burrfoot, ma gli amici mi
chiamano Tas... tranne Palin aggiunse, dopo un secondo di riflessione, che mi chiama invece "Zio
Tas". In realt non sono suo zio perch Caramon ed io non siamo imparentati, per sono un amico di
famiglia e quando erano pi piccoli i figli di Caramon erano soliti chiamarmi "nonno". Quel
soprannome cominciato ad apparire un po' stupido quando loro sono diventati pi alti di me, cos
dopo qualche discussione lo abbiamo trasformato in "zio". Una volta avevo uno Zio Trapspringer,
quello che possedeva il cucchiaio. Per, la tua certo un'armatura notevole, dall'aspetto cos
meravigliosamente malvagio con quei teschi e quei gigli della morte. Ho capito! Devi essere un
Cavaliere di Takhisis! Ne ho sentito parlare ma non ne ho mai incontrato uno, ed un vero privilegio.
Ti ho gi detto che mi chiamo Tasslehoff Burrfoot?
Io non parlo con un kender dichiar Steel.
Neppure con uno che ti ha salvato la vita? intervenne Palin, in tono sommesso.
Steel contempl Tas con aria cupa per un momento, ed infine esegu un rigido inchino.
Steel Brightblade si present a sua volta.
Io ti conosco! Tanis mi ha parlato di te! Tu sei il figlio di Sturm! Sturm ed io eravamo grandi
amici! esclam Tas, gettandosi in avanti per abbracciare il cavaliere e trovandosi bloccato da una
mano di Steel contro la sua testa, che serv a tenerlo ad un braccio di distanza.
possibile, anche se non molto probabile, che io ti debba la vita, kender afferm Steel, in
tono freddo. L'onore mi vincola a ripagare il debito, ma non sono costretto a permetterti di avvicinarti
alla mia persona, quindi ti consiglio di stare alla larga da me aggiunse, assestando a Tas una spinta
allindietro.
Palin afferr il kender prima che potesse cadere e lo aiut a ritrovare l'equilibrio.
Avevo dimenticato che anche figlio di Kitiara comment Tas, in un sussurro volutamente
udibile, mentre sussultava e si massaggiava la testa.
Palin stava per consigliargli nel suo stesso interesse di tenersi alla larga dal cavaliere quando
una voce di donna lanci un richiamo dall'interno della torre.
Tasslehoff? Dove sei? Tas? Dove sei andato? Sollevando lo sguardo in direzione della porta
Palin si lasci sfuggire un sommesso sospiro, mentre il suo cuore che poco prima era stato quasi
ghiacciato dagli spettri prendeva improvvisamente fuoco.
Sulla soglia c'era una donna di cui lui non aveva mai visto l'uguale: una massa di capelli
argentei incorniciava un volto che era al tempo stesso sensuale e riservato, illuminato da grandi occhi
dorati che sembravano chiedere agli altri di affidarle tutti i loro misteri. I suoi vestiti, fatti di fluente
seta dai colori vivaci, erano di un genere che nessuna donna per bene di Ansalon avrebbe indossato, e
tuttavia le si addicevano, dandole un'aria esotica e affascinante, come se fosse caduta da una stella.
Tas! esclam intanto lei, con una nota di sollievo nella voce, mentre scendeva di corsa le
scale. Grazie agli di ti ho trovato! Adesso possiamo andare via di qui... oh! esclam quindi,
accorgendosi di Steel e di Palin, poi scocc un'occhiata in tralice al kender e si fece pi vicina a lui
mentre chiedeva: Chi sono questi due gentiluomini?
Miei amici! dichiar Tas, con entusiasmo. Questo Steel Brightblade, il figlio di Sturm, che
era un Cavaliere di Solamnia e uno dei miei migliori amici. Lui anche figlio di Kitiara, ma lei non era
un cavaliere, era una Signora dei Draghi e non era precisamente un'amica, pi una conoscente. Amici,
questa Usha.
Mia signora salut Palin. fissando la donna con espressione affascinata... e rimase deluso nel
vedere il suo sguardo spostarsi sul cavaliere, le sue labbra accennare un esitante sorriso.
Steel invece non la degn neppure di un'occhiata e continu a scrutare le finestre della torre per
cogliere eventuali segni di pericolo.
Usha intanto continuava ad osservarlo con attenzione, studiando la sua armatura che non poteva
vedere con chiarezza alla luce della luna, e a poco a poco il suo sorriso scomparve, i suoi occhi
s'incupirono; quando parl, la sua voce tremava per l'ira.
Quelli che sono venuti erano come te disse. Ci hanno trattati come se fossimo terra sotto i
loro piedi... perch sono venuti a rovinare la nostra vita? esclam d'un tratto. Noi cosa vi abbiamo
fatto? Non eravamo una minaccia! Di fronte a quello sfogo Steel spost infine lo sguardo su di lei e la
fiss con interesse.
Da quale citt vieni, signora? domand Da Kalaman? davvero caduta di fronte alle nostre
forze? Usha apr la bocca come se stesse per rispondere, poi parve trovare difficile farlo ed esit.
No, non da Kalaman replic infine, da un posto nelle vicinanze... La voce le si affievol per
un momento, poi torn a trovare vigore mentre aggiungeva: Non avevate il diritto di invadere la
nostra terra!
Qualsiasi torto immagini che ti sia stato arrecato, stato fatto nel nome del progresso, mia
signora ribatt Steel. Non ci si pu aspettare che tu lo capisca, quindi non tenter neppure di
spiegartelo. Poi torn a fissare la torre e avvert, rivolto a Palin: Majere, se ben ricordi abbiamo
qualcosa da fare qui.
Lo ricordo rispose Palin, anche se adesso quel pensiero era per lui abbastanza remoto.
Intanto Usha aveva concentrato su di lui lo sguardo di quegli occhi meravigliosi.
Come ti chiami, signore? gli chiese, arrossendo di fronte all'aperta ammirazione che poteva
leggere nella sua espressione.
Palin Majere rispose lui, in tono sommesso. E tu? Prima non ho sentito bene il tuo nome.
Usha replic lei, in tono malizioso.
Usha Majere esclam Tas, saltellando per l'eccitazione. Non grandioso? Usha la figlia di
Raistlin! Ho trovato la figlia di Raistlin!
No! esclam Palin, sgomento.
Cosa c'? domand Usha, spaventata dall'intensit del suo diniego, indietreggiando di un
passo. Cosa c' che non va?
Io... io sono il nipote di Raistlin... Caramon Majere mio padre e tuo zio. Noi siamo cugini
aggiunse in tono infelice. Cugini di primo grado!
Tutto qui? comment Usha, con un sospiro di sollievo. Siamo cugini primi? La cosa non mi
dispiace aggiunse, sorridendogli.
Il suo sorriso scintill intorno a Palin come una cascata di polvere di stelle, abbagliandolo a tal
punto da impedirgli quasi di vedere.
I loro padri erano gemelli spieg intanto Tas.
E adesso che abbiamo chiarito la genealogia di famiglia comment acidamente Steel, posso
ricordarti che il tempo scarseggia, Majere, e che abbiamo del lavoro importante da fare dentro la
torre?
Dentro? ripet Usha, guardando con timore in direzione della torre e riportando poi lo
sguardo ora ombroso su Palin. Stai andando dentro?
Noi siamo appena usciti annunci intanto Tas, aggiungendo con orgoglio: Dalamar ci stava
tenendo entrambi prigionieri.
Perch Dalamar avrebbe dovuto tenervi prigionieri? chiese Palin, dubbioso.
Che importanza ha? intervenne Usha, parlando in fretta per non dare a Tas l'opportunit
d'interloquire, poi prese la mano di Palin e lo fiss negli occhi continuando: Tu hai attraversato il
bosco, e la Veste Rossa che c' nella torre ha detto che devi essere un mago immensamente potente per
esserci riuscito. Tu e il cavaliere potreste scortarci attraverso il bosco, permettendoci di lasciare questo
terribile posto concluse in un sussurro, diretto all'orecchio del giovane mago.
La sua mano era liscia e soffice, il suo tocco gli scatenava uno scintillio di stelle nel sangue.
Non posso farlo, signora rispose Palin, senza per lasciarle andare la mano. Qui c' una cosa
che devo fare, e poi neppure tu dovresti tentare di fuggire, non attraverso il Boschetto di Shoikan,
perch troppo pericoloso. Noi stessi siamo sopravvissuti a stento. Non capisco prosegu quindi,
rivolto a Tasslehoff. Perch Dalamar vi teneva prigionieri?
Perch lei la figlia di Raistlin, naturalmente dichiar in tono pratico il kender.
Era ovvio, ed infatti Palin aveva intuito la risposta ancor prima di porre la domanda perch era
logico che Dalamar fosse lieto di mettere le mani sulla figlia di Raistlin Majere. Con una fitta di
angoscia riflett poi che forse era lei il motivo per cui la voce lo aveva condotto fin qui, che forse suo
zio aveva avuto soltanto bisogno di una guida per la persona che veramente gli interessava... sua figlia.
Divorato dalla gelosia, che stava affondando in lui i suoi denti velenosi, Palin ritrasse la mano
dalla stretta di Usha, e nel sentirsi combattuto fra l'attrazione e la gelosia che provava nei suoi confronti
comprese infine il rapporto di amore e odio che era esistito fra suo padre e il suo gemello.
Usha dal canto suo avvert quel improvvisa freddezza, pi gelida degli spettri, e lo fiss con
perplesso sgomento, ritraendosi involontariamente da lui.
Non ci aiuterai a fuggire? D'accordo, allora attraverser il boschetto da sola dichiar in tono
altezzoso.
No, Usha, temo di no ribatt Palin, in tono aspro. C' un motivo per cui tu sei qui...
Perch? Raistlin l'ha mandata a chiamare? domand allegramente Tas. Credevo che Raistlin
fosse morto... tu pensi che sia morto, Palin? Non lo credi, vero? per questo che sei qui! continu,
sempre pi eccitato.
Majere... cominci Steel, in tono impaziente.
Lo so, lo so! Andiamo decise Palin, afferrando Usha per un braccio e accennando a
sospingerla in direzione della torre. Dovremo parlare con Dalamar...
Lui non qui! afferm Usha, liberandosi con uno strattone dalla sua stretta. andato ad un
qualcosa di maghi che si tiene da qualche parte...
alla Torre della grande Stregoneria di Wayreth sopper Tas. Per un Conclave. Io ci sono
stato, una volta. Ti ho mai raccontato di quando ParSalian mi ha trasformato in un topo? Ecco,
suppongo di aver fatto tutto da solo, per...
Dalamar se n' andato mormor Palin.
Mi occuper io di Dalamar... Suo zio glielo aveva promesso, e anche se poteva trattarsi di
una coincidenza lui dubitava che cos fosse: Raistlin stava operando attivamente per aiutarlo... ma a
quale scopo?
Allora faremo meglio a spicciarci prima che lui ritorni decise, dirigendosi verso la porta della
torre.
Sulla soglia era fermo un mago dalla veste rossa che bloccava l'accesso all'interno.
Cosa ci fate qui voi due? Come avete attraversato il Boschetto di Shoikan e superato i
guardiani? Dove sono i guardiani? domand.
Palin apr la bocca per rispondere, sapendo di non essere abile a mentire ma consapevole al
tempo stesso che in questo caso non era opportuno ricorrere alla verit, ma Tasslehoff lo prevenne
prima che potesse parlare.
Sono stati convocati da Dalamar annunci in tono pieno d'importanza. Quanto ai guardiani,
li ho mandati via io con il Cucchiaio Kender dell'Allontanamento aggiunse, esibendo il cucchiaio in
questione.
Il mago fiss l'oggetto, fiss Palin e Steel, e fiss il cortile vuoto, assumendo un'aria sempre pi
sospettosa e confusa.
Lord Dalamar vi ha mandati a chiamare? ripet. Una Veste Bianca e un cavaliere nero?
Un giusto equilibrio di fattori, non trovi? comment Tas. E poi, come avrebbero potuto
attraversare il Boschetto se non grazie a qualche amuleto consegnato loro dal Signore della Torre?
Adesso, se vuoi scusarci dobbiamo salire di sopra nelle camere di Dalamar aggiunse, poi spost lo
sguardo su Palin e domand con voce sommessa ma udibile: l che vuoi andare, vero? La Veste
Rossa si accigli e Steel trafisse il kender con un'occhiata rovente, rinfoderando al tempo stesso la
spada ma lasciando la mano sull'elsa.
Sono Steel Brightblade, Cavaliere di Takhisis, e sono qui per una missione cominci. Lord
Dalamar non...
... non ci aspettava cos presto intervenne Tas, con voce acuta. Avverti il Cugino Steel di
stare zitto e di lasciare che mi occupi io di tutto sussurr quindi a Palin, inducendolo ad augurarsi con
fervore che Steel non avesse sentito quel nuovo soprannome.
Al tempo stesso Tas cominci a muoversi verso la porta, agitando una mano dietro la schiena
per segnalare agli altri di seguirlo.
Aspetteremo Dalamar nella sua stanza dichiar. Se non ti di troppo disturbo, gradiremmo
un po' di t di erbe. Vieni, Usha. Steel segu il kender e Palin si accinse a fare altrettanto quando si
accorse che Usha stava rimanendo indietro, torcendosi nervosamente le mani e guardando con timore la
torre.
Sono appena uscita di l e non ci voglio tornare! protest.
Prima hai detto che avresti studiato la magia con noi, signora, e che saresti diventata
l'apprendista di Dalamar obiett la Veste Rossa, ora decisamente insospettita. Cosa sta succedendo
qui?
Io... io non ho ancora deciso replic Usha. Ho bisogno di andare da qualche parte per
riflettere... da qualche altra parte! Quanto allo studio della magia, forse non ho pi bisogno di studiarne
dato che sono gi fin troppo potente.
Usha... cominci Palin.
Lasciala andare intervenne Steel prendendolo per un braccio. Stiamo perdendo tempo.
Per quanto sia potente nell'uso della magia morir se cercher di attraversare quel bosco
ritorse Palin, liberandosi con un gesto rabbioso. Inoltre possibile che noi ci troviamo qui per causa
sua aggiunse in tono sommesso.
Cosa? Perch? domand Steel, scoccando un'occhiata piena d'interesse alla donna.
Perch se la figlia di Raistlin allora possibile che lui stia tentando di raggiungerla.
In tal caso possibile che Raistlin voglia sua figlia e non suo nipote comment Steel,
scrollando le spalle e fissando intensamente Palin per un momento. Ritieni che potrebbe aprire il
Portale per lei? Forse hai ragione, e comunque non ha importanza, a patto che il Portale si apra.
Portiamola con noi.
Non puoi andare via, signora avvert allora Palin, avvicinandosi lentamente a Usha. Ti
chiedo di rimanere con me e di avere fiducia. Escogiteremo qualcosa. Usha sollev su di lui lo
sguardo freddo dei suoi occhi dorati, ma adesso che era pi vicino Palin si accorse che quel gelo
serviva a nascondere la paura e che in realt lei appariva terrorizzata come una bambina sperduta.
Verr con te disse infine Usha, in tono sommesso, ma dovrai rimanermi accanto. La sua
pelle era calda e morbida, i suoi capelli d'argento gli sfioravano il volto destando in lui un brivido di
desiderio: prima di allora non si era mai sentito cos bene, o cos sottosopra, in tutta la sua vita, e
tuttavia non poteva restare con lei perch doveva entrare nell'Abisso!
Vi accompagner su per le scale fino alla camera di Lord Dalamar decise intanto la Veste
Rossa, che a quanto pareva si era presa del tempo per riflettere. Aspetteremo insieme il mio signore.
Una soluzione del genere era inaccettabile, come la cupa occhiata di Steel ricord a Palin, perch loro
dovevano trovare il Portale dell'Abisso ed era meglio che lo individuassero finch Dalamar era ancora
assente.
Ti ringrazio ma non sar necessario rispose intanto con cortesia Tas. Conosciamo la strada,
e poi Palin gi stato qui in precedenza, dato che un amico personale di Dalamar. La Veste Rossa
inarc le sopracciglia con aria incredula.
Non lo hai riconosciuto? esclam allora Tasslehoff. Lui Palin Majere! Il nipote di Raistlin
Majere! E Usha la figlia di Raistlin, mentre questo cavaliere aggiunse, agitando una mano in
direzione di Steel Brightblade, per met nipote di Raistlin... o almeno credo che questa definizione
sia esatta continu, aggrottando la fronte con aria riflessiva. Vediamo, Kitiara era la sorellastra di
Raistlin, quindi questo forse significa che Steel suo nipote soltanto per un quarto...
una riunione di famiglia tagli corto Steel, spingendo la Veste Rossa contro la parete e
oltrepassandola per entrare a grandi passi nella torre.
La Veste Rossa non li segu fino alla camera di Dalamar, ma si accert tuttavia che parecchi
guardiani spettrali li scortassero e che i loro pallidi occhi fissi li sorvegliassero fino a quando non
furono al sicuro nella camera di Dalamar e non ebbero chiuso la porta alle loro spalle.
Comunque ci aspetteranno fuori osserv Palin, per non parlare di quello di guardia al
laboratorio, che ha ricevuto ordine da Dalamar di non lasciar passare nessuno, neppure lui stesso. Il
laboratorio non pi stato aperto da quando mio zio... Palin non fin la frase perch ci che aveva
appena affermato non era del tutto vero, in quanto la porta del laboratorio era stata aperta una volta,
dato che il Bastone di Magius si era trovato all'interno di quella stanza e adesso era in mano sua.
Oh, non ti devi preoccupare degli spettri intervenne Tas. Noi abbiamo il...
Il Cucchiaio Render dell'Allontanamento, lo so sospir Palin, che non era dell'umore giusto
per le assurdit del kender. Senti, Zio Tas, ho visto lo stemma presente sul cucchiaio: quella soltanto
una comune posa... In quel momento un accenno di movimento attir la sua attenzione e nel sollevare
lo sguardo lui vide che nella stanza c'era un mago dalla veste nera, cosa non insolita per la Torre della
Grande Stregoneria se non fosse stato per il fatto che quel mago aveva i capelli bianchi, la pelle dorata
e gli occhi a forma di clessidra. Sentendo la lingua che gli si incollava al palato, Palin fece uno sforzo
immane per parlare.
Zio... cominci, ma Raistlin fece un rapido cenno di diniego con la mano e fiss per un
momento il kender con i suoi dorati occhi a forma di clessidra, poi scomparve.
S? domand Tas, che stava ancora ammirando il cucchiaio. Stavi dicendo qualcosa in
merito al fatto che questa sarebbe una comune posata... Invece di rispondere Palin si guard
rapidamente intorno per verificare se qualcun altro si era accorto della visione, constatando che
nessuno sembrava averla notata.
Steel stava infatti perquisendo la stanza, controllando le pareti e guardando sotto gli arazzi nel
tentativo di trovare un'altra via di uscita, Usha era accoccolata su una poltrona con aria sconsolata e
semiaddormentata, e Tasslehoff era impegnato ad accarezzare con affetto il suo cucchiaio.
Questo cucchiaio non comune protest il kender. una sacra reliquia che stata data a
mio zio Trapspringer dalla stessa Mishakal... o forse stato Reorx? Non lo ricordo pi, comunque hai
constatato tu stesso che funziona. Nessun altro aveva visto Raistlin, che era venuto soltanto da lui:
Palin sent stanchezza, dolore e delusione che gli scivolavano di dosso come un mantello vecchio al
pensiero che sarebbe entrato nel laboratorio perch la via era stata preparata... come un tempo era stato
detto anche a Raistlin Majere.
Per lui la porta si sarebbe aperta...
Fammelo vedere meglio disse, prendendo il cucchiaio dalle mani di Tas per esaminarlo, e pur
constatando che era identico agli altri che si trovavano sul tavolo mormor: Hai ragione, Zio Tas...
un manufatto sacro, estremamente sacro.

CAPITOLO VENTIDUESIMO.

Sospetti. Introspezione. Il laboratorio di Raistlin.
Lasciata la camera di Dalamar si avviarono alla volta del laboratorio preceduti da Tas che
brandiva con audacia davanti a s il cucchiaio d'argento. Per quanto lo riguardava, Steel non era
contento di avere il kender come compagno, ma con suo stupore ed ira Palin non aveva neppure cercato
di dissuaderlo dall'accompagnarli.
Soltanto un kender pu usare il Cucchiaio Kender dell'Allontanamento comment il giovane
mago, quando lui glielo fece notare.
Tu ed io sappiamo che quel cucchiaio non magico ribatt Steel.
Lo hai visto allontanare gli spettri osserv Palin.
L'ho visto davvero... o quello che tu vuoi farmi credere? insistette il cavaliere.
Porteremo con noi il kender e lo terremo d'occhio dichiar Palin, evitando di rispondere alla
domanda. Oppure preferiresti che ci seguisse di sua iniziativa? "Mai voltare le spalle ad un kender,"
dicono i nani.
A me pare che dicano di "non voltare mai le spalle ad un mago" precis Steel, in tono freddo.
In quel momento gli occhi privi di corpo che si trovavano davanti alla soglia della stanza di
Dalamar ammiccarono e scomparvero.
Steel sapeva che un cucchiaio in mano ad un kender non poteva allontanare spettri del genere e
che anche Palin ne era consapevole, e al tempo stesso non gli piaceva che il giovane mago fosse di
colpo tanto impaziente di arrivare a destinazione: i suoi dubbi, i suoi timori erano scomparsi e lui
appariva rilassato e sicuro di s. Evidentemente era successo qualcosa e lui aveva ricevuto un segno di
qualche tipo, ma Steel non aveva idea di cosa fosse e non poteva evitare di chiedersi se Palin fosse pi
potente di quanto lo aveva indotto a credere. Quella strana donna dagli occhi dorati era forse parte di un
complotto? Lo stavano guidando verso una trappola? Portato per natura a diffidare dei maghi, Steel
decise di tenere attentamente d'occhio sia Palin che la donna.
Badando a rimanere addossati alla parete per non precipitare nell'oscurit sottostante
cominciarono quindi a salire le scale ombrose che si snodavano in una spirale interminabile, e nessuno
cerc di avvicinarli, nessuno tent d'interferire: sembrava quasi che a parte loro la torre fosse deserta.
L'infame laboratorio della Torre della Grande Stregoneria si trovava vicino alla sommit della
torre, e il solo Portale per accedere all'Abisso che ancora esistesse si trova al suo interno.
Forse.
Parlami di questo Portale, Majere disse Steel, mentre continuavano la salita.
So ben poco cominci Palin, mostrandosi molto riluttante ad affrontare l'argomento.
Io so molte cose si offr subito con entusiasmo il kender.
Tu sei un mago, vero, Majere? continu per Steel, ignorandolo. Immagino che vi debbano
insegnare queste cose alla scuola dei maghi, o dove andate a studiare.
Conosco la sua storia replic Palin, sempre evasivo.
La conosco anch'io! esclam Tas. Sono stato presente a gran parte di essa. Ero con Caramon
e Raistlin quando Raistlin non era se stesso ma era Fistandantilus ed ha oltrepassato il Portale per
cercare di combattere contro la Regina delle Tenebre, solo che ha fallito. Ti piacerebbe sentire quella
storia?
No rispose Steel. Voglio sapere qualcosa sul Portale, dato che stiamo per oltrepassarlo
entrambi aggiunse, sottolineando l'ultima parola e fissando intensamente Palin.
La luce del Bastone di Magius, che si riversava intensa sul giovane mago, mostrava che il suo
volto era tinto di un acceso rossore, i suoi occhi luminosi ed esultanti.
Avvertendo su di s lo sguardo del cavaliere, Palin allontan da s il bastone in modo da
rimanere nascosto nell'ombra, una mossa che indusse Steel a convincersi che lui stava complottando
qualcosa e a raddoppiare la sorveglianza.
Torneremo nell'Abisso? chiese Tas, in tono molto meno eccitato di quello che qualsiasi
kender avrebbe usato di fronte ad una prospettiva del genere. Spero che tu sappia che l'Abisso non
un posto molto bello... anzi, orribile e non sono certo di voler venire con voi.
Bene, perch non ci verrai ribatt Steel. Prosegui con la tua storia, Majere.
Continua a parlare di qualcosa aggiunse Usha. Non ho tanta paura quando qualcuno sta
parlando. Palin per non disse nulla e i quattro continuarono a salire fino ad arrivare ad un ampio
pianerottolo, dove si fermarono di comune accordo a riposare perch avevano il fiato corto e le gambe
doloranti, e sapevano che la porta del laboratorio era ancora molto in alto sopra di loro, delineata dalla
luce delle torce. Sedutisi sul pianerottolo stesero le gambe davanti a loro, lieti di quella pausa.
Il Portale? insistette ancora Steel, assestando una gomitata al mago. In realt non c' molto
da dire rispose Palin, con una noncurante scrollata di spalle. Molto tempo fa esistevano cinque
Portali, dislocati in ciascuna delle cinque Torri della Grande Stregoneria. Creati mediante la magia, i
Portali erano stati studiati allo scopo di fornire ai maghi il mezzo per viaggiare da una torre all'altra
senza dover consumare energie in incantesimi per teleportarsi da un luogo all'altro.
Convinti di creare porte che comunicassero soltanto fra loro, i maghi non si erano resi conto di
aver creato per caso una strada che collegava il nostro mondo ad un altro piano dell'esistenza, ma la
Regina Takhisis se ne accorse. Intrappolati nell'Abisso, lei e i suoi draghi malvagi stavano cercando da
tempo la via per arrivare su Krynn, ma erano bloccati da Paladine e dai draghi buoni; Paladine aveva
per ben poco controllo sui maghi, che erano famosi per fare le cose a modo loro.
Takhisis trov infine un mago dalla vste nera che poteva essere indotto in tentazione e prese
ad apparirgli in sogno ogni notte con le sembianze di una donna bellissima, sussurrandogli promesse
seducenti fino a quando il mago cominci ad essere ossessionato dal pensiero di quella donna
meravigliosa e giur di trovarla e di farla sua.
"Sono prigioniera su un altro piano, in un altro tempo," gli disse Takhisis. "Soltanto tu, con il
tuo potere, mi puoi liberare, e per farlo dovrai oltrepassare il Portale. Tieni nella mente la mia
immagine ed io ti guider." A questo punto Palin interruppe la narrazione e il suo volto rischiarato dal
bastone si fece pallidissimo.
Io ti guider. Quelle parole parevano sospese nell'aria, incombenti. Cosa successo al
mago? domand Usha. Io lo so! Io lo so! esclam Tas.
Ossessionato dal desiderio, il mago oltrepass il Portale con la visione di Takhisis che gli
bruciava nel sangue prosegu Palin, dopo essersi schiarito la gola. Nessuno sa cosa gli sia successo
perch non fece pi ritorno. Il Portale per era ormai aperto, e la Regina Takhisis e le sue legioni di
draghi se ne servirono per sciamare su Krynn, scatenando quella che le leggende definiscono come la
Prima Guerra dei Draghi.
Il coraggioso Cavaliere di Solamnia Huma ricacci nell'Abisso la Regina delle Tenebre e i
maghi, che adesso si vergognavano profondamente dell'accaduto, tentarono di sigillare i Portali.
Sfortunatamente, coloro che li avevano creati erano morti durante la Guerra dei Draghi, e con essi
erano scomparsi il loro sapere e il loro potere, per cui i maghi superstiti non poterono chiudere i Portali
ma soltanto rendere impossibile oltrepassarli... o almeno credettero di esserci riusciti imponendo la
condizione che le sole persone in grado di superare quelle soglie potessero essere un mago dalla veste
nera e un chierico dalla veste bianca, in quanto supponevano che una simile empia alleanza fosse
impossibile e che quindi i Portali fossero ormai sicuri.
Con il passare del tempo e con l'ascesa di Istar, periodo in cui i maghi vennero perseguitati
dalla chiesa, tre delle Torri della Grande Stregoneria vennero distrutte o scomparvero insieme ai loro
Portali. I maghi che vivevano nella Torre di Palanthas acconsentirono allora ad abbandonarla in cambio
della promessa da parte del Re-prete che avrebbero potuto continuare a praticare la magia a Wayreth,
ma prima di lasciare la torre trasferirono per sicurezza il Portale nella fortezza del Teschio,
immaginando che l nessuno lo avrebbe trovato.
Io l'ho trovato! esclam Tas. Ecco, in un certo senso. Ero con Caramon e con Raistlin,
anche se non avrei dovuto esserci, ed eravamo tornati indietro nel tempo. E poi Crysania, che era un
chierico dalla veste bianca, ha oltrepassato il Portale con Raistlin ed stato cos che Raistlin arrivato
nell'Abisso. Crysania andata con lui e la Regina delle Tenebre per poco non l'ha uccisa, solo che lei
non morta ma ha perso la vista. Poi Caramon entrato nell'Abisso e l'ha portata fuori e allora Raistlin
si reso conto di aver commesso un terribile errore e che la Regina delle Tenebre sarebbe entrata nel
mondo e cos lui, Raistlin, voglio dire, si sacrificato rimanendo nell'Abisso e tenendo chiuso il
Portale. Caramon convinto che a suo fratello sia stata concessa la pace del sonno eterno in virt del
suo sacrificio, il che significherebbe che dopo tutto Raistlin non pi nell'Abisso...
Oh! esclam d'un tratto il kender, interrompendosi e saltando in piedi per l'eccitazione.
per questo che stiamo per attraversare il Portale, Palin? Per cercare Raistlin? In questo caso verr con
voi aggiunse in tono magnanimo, perch Raistlin ed io eravamo grandi amici... finch lui non ha
ucciso lo gnomo Gnimish. una cosa che non gli ho mai perdonato concluse con voce ora pi
solenne.
Hai intenzione di andare l a cercare Raistlin Majere? domand Usha, senza guardare Palin e
giocherellando nervosamente con il bordo della sua tunica.
Dobbiamo ancora entrare nel laboratorio sottoline Palin, quindi abbiamo ancora molta
strada da fare prima di poter penetrare nell'Abisso per cercare qualcuno.
Inoltre fra noi non ci sono n un mago dalla veste nera n un chierico dalla veste bianca
osserv Steel. Secondo la tua storia, Majere, questo significa che non abbiamo nessuna possibilit di
superare il Portale. Tu lo hai sempre saputo, vero? continu, balzando in piedi con una mano sull'elsa
della spada. Che sorta di trucco hai in mente? Oppure c' qualcosa che hai trascurato di dirci?
Nessun trucco rispose Palin, in tono sommesso. Ti ho detto la verit... nella misura in cui io
la conosco. Non ho idea di come far ad entrare... continu, sollevando lo sguardo su Steel.
Invece ce l'hai, altrimenti non saresti arrivato fin qui. Di cosa si tratta? Cosa sai, Majere?
So che ti ho dato la mia parola d'onore e che non la infranger ritorse Palin, afferrando il
Bastone di Magius e issandosi in piedi.
La parola di un mago scivolosa come un'anguilla sogghign Steel.
Non quella di un Majere ritorse Palin, con dignit. Vogliamo proseguire? L'ascesa delle
scale ricurve si protrasse interminabile sotto gli occhi di osservatori nascosti di cui potevano avvertire
la presenza anche se non erano in grado di vederli.
Ogni gradino faceva affiorare nella mente di Palin ricordi della sua Prova, che aveva avuto
luogo in questa torre e che secondo Dalamar era stata tutta un'illusione... ma lo era stata davvero? A
quel epoca gli era sembrato tutto cos reale, ma del resto la Prova sembrava sempre reale ai maghi che
vi si sottoponevano e che rischiavano la vita al fine di giungere a possedere la magia.
Forse la Prova era stata reale e il resto della sua vita era illusione.
Chiudendo gli occhi, Palin si appoggi all'indietro contro la parete gelida della torre e per la
prima volta nella sua vita si abbandon alla magia, la sent bruciare nel sangue e accarezzargli la pelle,
e le parole da essa sussurrate non furono pi di minaccia ma di benvenuto d'invito. Il suo corpo trem
per l'estasi della magia...
Palin ricord quel momento della sua Prova con una fitta di nostalgia, perch era da molto,
molto tempo che non sperimentava pi quel estasi, anche se finora non lo aveva ammesso con nessuno,
neppure con se stesso. La magia era infatti diventata una cosa noiosa, un succedersi d'incantesimi
studiati da solo nel cuore della notte, di parole recitate all'infinito badando a ottenere la giusta
inflessione e l'esatta pronuncia. Quando cercava di dormire le parole magiche gli vorticavano nella
testa durante il sonno, i componenti degli incantesimi infestavano i suoi sogni, e per quanto
sperimentasse ancora il formicolare del sangue nel lanciare un incantesimo e un senso di soddisfazione
quando la magia otteneva il risultato desiderato, al tempo stesso tutto questo non riusciva a
controbilanciare il senso d'inadeguatezza, il vuoto impotente e il terrore che lo assalivano quando un
incantesimo non funzionava.
E questo gli stava capitando sempre pi spesso. A volte le parole gli si confondevano nella testa
e si mescolavano nell'ordine sbagliato, oppure non riusciva a ricordare se doveva pronunciare la prima
parola con l'accento sull'ultima sillaba o l'ultima parola con l'accento sulla prima, o magari non trovava
il giusto componente per un incantesimo, anche se pochi momenti prima esso era nella sua
borsa-Quando aveva cominciato a crescere dentro di lui questo timore? Non durante la sua prima
avventura, allorch nel viaggiare con i suoi fratelli gli era capitato di incontrare il nano Dougan
Redhammer e di lanciarsi con lui alla riconquista della Gemma Grigia di Gargath, perch a quel tempo
la magia era stata intossicante, il pericolo esaltante.
Dopo era tornato con entusiasmo ai suoi studi, anche se non aveva un maestro che lo guidasse
perch nessun mago di Krynn voleva avere il nipote di Raistlin Majere come allievo. Palin lo aveva
capito benissimo e a quel tempo non aveva sentito il bisogno di un maestro, decidendo di lavorare da
solo come aveva sempre fatto suo zio.
E in un primo tempo se l'era cavata bene, senza per avere risultati concreti in cambio delle sue
fatiche; con il passare dei mesi non era poi riuscito a fare progressi, anzi, se possibile era regredito e
questo lo aveva indotto a recarsi alla Torre di Wayreth per chiedere consiglio al Conclave.
Devi avere pazienza aveva affermato Dalamar. Pazienza e disciplina. Coloro che scelgono
le vesti bianche alla fine conseguono un potere maggiore delle Vesti Rosse o delle Vesti Nere, ma
devono pagare un prezzo. Dovrai camminare prima di poter imparare a correre.
Mio zio non ha camminato! avrebbe voluto rispondere Palin, e al tempo stesso aveva sentito
la frustrazione ardere dentro di lui mentre ribolliva per essere costretto all'apprendimento mnemonico,
all'interminabile processo di stesura delle pergamene, a ore di fatica passate a scavare nella polvere nel
suo orto di erbe. E sullo sfondo di tutto questo, come un rivolo di acqua sporca che contaminasse la sua
vita e il suo lavoro, c'era la crescente paura di non essere abbastanza abile, di non riuscire a diventare
mai nulla di pi di un mago di basso livello, adatto soltanto a esercitare la propria arte durante le feste
di compleanno per bambini.
Dimostrare a se stesso ci che valeva era stata una delle ragioni per cui aveva abbandonato i
suoi studi ed era partito con i cavalieri, e invece era venuto loro meno in maniera miserevole... ed erano
stati i suoi fratelli a pagarne il prezzo.
Continu a salire la scala interminabile, costringendo le gambe doloranti a percorrere un
gradino dopo l'altro, con la mente cos immersa nel passato da essere dimentica del presente: adesso
non aveva pi consapevolezza di cosa lo circondava, e non si rese conto che erano arrivati a
destinazione finch il kender non lo tir per la veste bianca.
Stordito, Palin fiss in un primo tempo Tas senza riconoscerlo, poi sbatt le palpebre e torn
bruscamente in s.
S? Cosa c'? domand.
Credo che siamo arrivati avvert Tas, in tono sommesso ma perfettamente udibile. La porta
quella? Palin sollev il bastone in modo che la sua luce bandisse l'oscurit: adesso si trovavano su
un ampio pianerottolo, appena al di sotto di una porta di legno dai cardini di ferro lavorato a cui si
accedeva mediante una corta rampa di gradini.
Conosco questo posto rispose come meglio poteva, perch si sentiva la bocca e la gola
talmente aride da rendergli difficile parlare. Mi sono sottoposto qui alla mia Prova. S aggiunse,
facendo una pausa per umettarsi le labbra secche con la lingua ancora pi secca, questo il
laboratorio. Nessuno replic, neppure Tas, e si strinsero invece gli uni agli altri all'interno del cerchio
di luce del bastone, mentre al di fuori di esso l'oscurit sussurrava e ridacchiava, ombre appena
intraviste fluttuavano tutt'intorno protendendo mani di nebbia per afferrarli: se mai la luce del bastone
fosse venuta meno, sprofondandoli nell'oscurit...
Avanti, Majere, avvicinati e apri quella porta ingiunse Steel, con voce resa aspra dalla
tensione.
Un'immagine del passato affior intanto nella mente di Palin. Due occhi bianchi lo fissavano
dall'oscurit, occhi privi di corpo, a meno che l'oscurit stessa non fosse la loro carne e le loro ossa...
Spostati e lasciaci passare ordin Dalamar.
Questo non possibile, Signore della Torre. Tu mi hai comandato: "Prendi questa chiave e
custodiscila per tutta l'eternit. Non la dare a nessuno, neppure a me. Da questo momento il tuo posto
sar a guardia di questa porta e nessuno potr entrare. A chiunque dovesse provarci darai una morte
rapida..."
Dobbiamo oltrepassare il guardiano disse infine Palin. Quale guardiano? domand Steel,
con impazienza. Io non ne vedo nessuno. Palin scrut l'oscurit circostante, parzialmente dissipata
dalla luce del Bastone di Magius, e non scorse traccia dello spettro, rendendosi conto al tempo stesso
che i sussurri echeggianti nel buio non erano minacciosi ma esultanti... possibile che stessero
anticipando il ritorno del vero Signore della Torre?
Tutto questo sbagliato sussurr.
No, nipote, estremamente giusto. Palin fu assalito da un tremito e sent gli occhi che gli si
velavano di lacrime, mentre la luce del Bastone tremolava nella sua stretta ora incerta: cosa ci stava
facendo in quel luogo? Lui lo stava soltanto usando...
ovvio che il guardiano sia scomparso! esclam con soddisfazione Tasslehoff Burrfoot. Ha
saputo del mio cucchiaio. Andiamo, Palin, ti precedo io! Poi infil il cucchiaio in tasca e si lanci su
per l'ultimo tratto di scala.
Tas, fermati! Non entrare l dentro! Parole del genere, purtroppo, non rientrano nel
vocabolario di un kender, quindi Palin pot soltanto restare a guardare, impotente, aspettandosi con
certezza quasi assoluta di veder apparire il guardiano, e che il kender crollasse morto sulla scala.

Invece non successe nulla del genere.
Tasslehoff raggiunse sano e salvo la porta del laboratorio, scosse la maniglia, sbirci nella
serratura e assest una spinta al battente, che si spalanc silenziosamente, lasciando scaturire una folata
di aria gelida intrisa di un sentore di muffa, di marcio e di altri odori ancor pi sgradevoli che
causarono un conato di vomito ad Usha e la indussero a coprirsi il naso e la bocca con la sciarpa.
Accanto a lei Steel contrasse il volto in una smorfia ed estrasse la spada.
un odore di morte comment.
Intanto Tasslehoff stava indugiando sulla soglia, scrutando l'interno della stanza, poi gli altri lo
sentirono emettere un grido di meraviglia e lo videro oltrepassare la porta con un saltello e scomparire
nel buio.
Palin immagin i vasi di componenti per incantesimi, i manufatti magici, i libri d'incantesimi, le
pergamene... il tutto a portata delle agili dita del kender, e si rese conto di trovarsi davanti ad un
pericolo molto pi grande di quello costituito da qualsiasi guardiano spettrale.
Tas! chiam, oltrepassando Steel con una spinta e sollevando le vesti per salire di corsa la
scala. Tas! Vieni fuori di l! Non toccare niente! Giunto sulla soglia esit per un momento,
improvvisamente timoroso e riluttante ad entrare, perch tutto questo era sbagliato... sbagliato. Infine
diresse la luce del suo bastone all'interno della stanza e scopr che Tasslehoff era ormai in centro ad
essa, fermo davanti ad un enorme tavolo e intento a fissare con occhi spalancati gli oggetti disposti su
di esso.
Tas, esci di l lo rimprover Palin, abbandonandosi al sollievo e all'irritazione. Alle sue spalle
poteva sentire Steel salire la scala... e in quel momento il bastone si spense, permettendo all'oscurit di
avvilupparli e di ricoprirli, abbattendosi soffocante su di loro.
Steel imprec e Usha emise un grido spaventato.
Nessuno si muova! avvert Palin, angosciato dall'immagine terribile dei compagni che
precipitavano dalla scala a spirale per schiantarsi al suolo molto pi in basso, poi comand: Shirak!
L'ordine per fall nel suo intento, oppure il bastone si rifiut di obbedire, perch l'oscurit si fece
ancora pi intensa.
Cosa succede, Majere? domand Steel. Accendi quel dannato bastone.
Ci sto provando! ritorse Palin, frustrato e furente con se stesso perch la magia gli era venuta
di nuovo meno.
Un rumore di armatura che strisciava contro la roccia e di piedi pesanti sulla scala lo avvert che
Steel stava cercando di raggiungerlo.
Palin! chiam intanto Usha, in tono spaventato. Non ti muovere, sto venendo da te.
Attenta, Usha! rispose Palin, accennando a girarsi per tentare di tornare indietro, da lei.
Palin! strill in quel momento la voce acuta di Tas. Ho trovato qualcosa che forse ci pu
aiutare.
Tas! No! stridette Palin, tornando a voltarsi verso la stanza.
In quel momento si sent uno schianto accompagnato dal suono minaccioso del vetro che si
rompeva.
Avanzando a tentoni, battendo il bastone sul terreno come un mendicante cieco al mercato,
Palin avanz nel laboratorio immerso nel buio pi assoluto mentre Steel sopraggiungeva alle sue spalle
e nell'arrivare sulla soglia si soffermava con esitazione, senza entrare.
In quel istante la porta si richiuse con fragore.


CAPITOLO VENTITREESIMO.

Dalamar ritorna. Un messaggio. La magia di Usha.
Majere! grid Steel Brightblade, scagliandosi contro la porta chiusa nel tentativo di
abbatterla. Dannazione a te, Majere! Apri la porta!
Palin! chiam a sua volta Usha, picchiando con i pugni contro il battente.
Il cavaliere sent dall'altro lato delle deboli grida e dei tonfi soffocati, il che poteva significare
che Palin stava cercando di aprire la porta... o che la stava sprangando. Naturalmente lui suppose che
l'ipotesi esatta fosse la seconda.
Toma sul pianerottolo ordin alla donna. Cosa intendi fare? domand Usha.
Voglio cercare di abbattere la porta, perch un momento fa mi parso che accennasse a
cedere. Toma gi, qui mi sei d'impiccio.
Ma... cos buio! protest lei, con voce tremante. Non ci vedo. Potrei... potrei precipitare.
A Steel non importava un accidente che lei cadesse o meno, ma si sforz di tenere a freno la propria
impazienza.
Tieniti addossata alla parete e serviti del tatto. Quando ti accorgerai di aver raggiunto il
pianerottolo, non ti muovere oltre ingiunse.
Sent i suoi passi allontanarsi con cautela lungo la scala e un momento dopo si dimentic di lei
per concentrarsi sulla porta: per arrivare ad essa avrebbe dovuto prendere la rincorsa lungo la scala, il
che non gli avrebbe permesso di fare leva nel modo giusto...
Cavaliere! stridette in quel momento la donna. Alle tue spalle!
Steel si gir di scatto con la spada sollevata... e scorse due occhi pallidi che splendevano nel
buio.
Vattene, Sir Cavaliere, ti vietato passare ingiunse una voce.
Hai lasciato entrare il mago! E anche il kender! protest Steel.
Non sono stato io a lasciarli entrare.
Chi allora?
Il Signore della Torre.
Lord Dalamar tornato? ribatt Steel. In tal caso d a lui di lasciarmi entrare! Gli occhi
fluttuarono pi vicini e il gelo letale del mondo ultraterreno penetr fin nel midollo del cavaliere, che
per serr i denti per non farli tremare e strinse con maggior forza la spada.
Io non obbedisco a Dalamar rispose lo spettro. Lascia subito questo posto, Sir Cavaliere,
altrimenti non lo lascerai mai pi!
Aiuto! stridette Usha. Qualcuno ci aiuti! La sua voce echeggi in modo strano
nell'oscurit, girando in cerchi successivi intorno alle pareti interne della torre per poi cadere come una
pietra in un pozzo... un suono che risult cos strano e spaventoso da indurla a non lanciare altri
richiami.
Che arrivassero o meno degli aiuti, il prigioniero di Steel si trovava dall'altro lato della porta, il
che significava che era suo dovere oltrepassarla, dovere a cui era gi venuto meno una volta perch
aveva esitato sulla soglia invece di varcarla. Questo regno di maghi era sconcertante e snervante, l'aria
stessa era soffocante e intrisa di stregoneria, l'oscurit era resa una cosa viva da spiriti inquieti, mentre
lui desiderava un nemico che si potesse vedere e toccare, voleva respirare aria fresca, sentire il nitido
clangore delle spade. In una parola, desiderava lasciare quella fortezza di maghi, ma non poteva venire
meno al suo dovere, neppure a costo della vita.
Tent quindi di colpire lo spettro, ma la sua spada fendette l'aria sibilando e and a sbattere
contro la parete opposta con una pioggia di scintille, mentre gli occhi scintillanti si facevano enormi e
sporgenti, e mani spettrali si protendevano per infliggere il loro tocco letale.
Takhisis, assistimi! grid Steel, tentando ancora di colpire.
Le tue preghiere sono vane, Sir Cavaliere avvert una voce. La nostra regina non ha
giurisdizione qui. Un globo di calda luce gialla tenuto fra le mani di una maga dalla veste rossa stava
respingendo l'oscurit dalla scala: accanto alla donna, fermo sul pianerottolo, c'era un altro mago, un
elfo che indossava una veste nera, e dopo un iniziale momento di stupore Steel si rese conto che si
doveva trattare di un elfo scuro, di un elfo che si era ribellato ai dettami della legge ed era andato
contro i precetti del suo stesso popolo. Ci significava che quello doveva essere Dalamar il Nero,
Signore della Torre della Grande Stregoneria.
Oppure la torre era sua soltanto in subaffitto?
Quando mi hanno detto che degli intrusi avevano fatto irruzione nella torre, che un cavaliere e
un mago dalla veste bianca avevano attraversato sani e salvi il Boschetto di Shoikan, in un primo tempo
non sono riuscito a crederci afferm Dalamar, guardando in alto verso il cavaliere bloccato in cima
alle scale dallo spettro. Adesso per capisco ogni cosa. Tu sei il cavaliere, un Cavaliere di Takhisis,
ma dov' la Veste Bianca che ti ha accompagnato? Dov' Palin Majere?
E l dentro! esclam Usha, indicando il laboratorio. entrato in quella... in quella stanza, e
il kender andato con lui. Poi la porta si richiusa e non siamo riusciti a... La voce le si spense nel
vedere Dalamar farsi livido in volto per l'ira. Infuriato, il mago si gir quindi verso il guardiano, che
continuava a librarsi nelle vicinanze della porta.
Sei venuto meno al tuo dovere! esclam. Ti avevo dato ordine di non lasciar entrare
nessuno!
I tuoi ordini sono stati revocati, Lord Dalamar replic la voce spettrale. Dal vero Signore
della Torre. Dalamar non ribatt, ma il suo volto divenne teso e freddo... pi freddo di come avrebbe
potuto renderlo il tocco delle mani gelide dei nonmorti.
Steel intanto avvert il potere dell'elfo scuro, avvert l'intensit della sua ira, cos violenta che lui
non sarebbe rimasto sorpreso di vedere le pareti della torre fondersi sotto il suo impatto e che Usha si
ritrasse il pi possibile contro la parete. Perfino la maga che accompagnava l'elfo mosse un
involontario passo indietro, mentre Steel rimase immobile soltanto perch il senso dell'onore non gli
permetteva di agire altrimenti.
Poi Dalamar si rilass e la fiamma che gli ardeva nello sguardo si spense, il suo sguardo si fece
astratto e lui parve concentrare la propria attenzione dentro se stesso.
Forse meglio cos comment infine. Lui potrebbe sapere qualcosa... a quanto pare la
questione non dipende pi da noi, Jenna, almeno per il momento aggiunse, con un sorriso ironico.
Cos sembra convenne la maga, spostando lo sguardo dalla porta sigillata al cavaliere e alla
donna appiattita contro la parete. Cosa ne farai di questi due? Dalamar torn a guardare il cavaliere e
parve accorgersi di lui per la prima volta.
Per caso tu sei Steel Brightblade? domand.
Sono io rispose Steel con orgoglio, nascondendo il proprio stupore e ricordando a se stesso di
essere alla presenza di un mago potente.
Il figlio di Kitiara! esclam intanto Dalamar. Avrei dovuto notare la somiglianza, dato che
ho conosciuto tua madre aggiunse in tono asciutto.
Tu hai assassinato mia madre precis Steel, in tono minaccioso.
E tu naturalmente ritieni che si tratti di un debito che debba essere ripagato con il mio sangue
comment Dalamar, scrollando le spalle. D'accordo, supponiamo che mi sfidi e che io accetti: questo
significher che tu mi attaccherai e che io ti uccider, sprecando cos la vita di un buon soldato.
Takhisis non sarebbe contenta di nessuno di noi due se questo accadesse. Io ho ucciso tua madre in
battaglia, Steel Brightblade, e in un atto di autodifesa dato che lei mi ha colpito per prima; se vuoi ti
posso mostrare quella cicatrice. Kitiara me ne ha lasciate anche altre che purtroppo non ho modo di
farti vedere. Quelle ultime parole vennero pronunciate in tono tanto sommesso che Steel non fu
neppure certo di averle udite; in ogni caso scelse di ignorarle e prefer consultare la Visione, come tutti
i Cavalieri di Takhisis facevano quando si trovavano davanti ad un dilemma: era volont della Regina
delle Tenebre che lui combattesse contro questo elfo scuro, perdendo probabilmente la vita nel
tentativo di ucciderlo? Era Sua volont che lui opponesse un'inutile resistenza davanti alla porta di quel
laboratorio? Oppure Lei aveva altri piani in serbo per quanto lo riguardava?
Quando consult la Visione un'immagine di sua madre gli affior nella mente: lei brandiva la
spada snudata in pugno, come se fosse stata intenzionata ad usarla, ma alle sue spalle era visibile
un'altra figura, quella di un drago a cinque teste che gettava la propria ombra su Kitiara. Era tutto molto
sconcertante...
Sir Cavaliere! esclam Dalamar, che apparentemente lo stava chiamando gi da qualche
tempo nel tentativo di ottenere di nuovo la sua attenzione.
Cos'hai detto, mio signore? chiese Steel, accigliandosi nel tentativo di decifrare la volont
della sua oscura regina.
Ho detto che qualcuno sta cercando di contattarti ripet con pazienza Dalamar, e che credo
si tratti del tuo comandante.
Com' possibile, mio signore? domand Steel, subito sospettoso. Nessuno sa che sono qui.
Cos'ha detto?
Non ne ho idea ribatt Dalamar, con una sfumatura d'irritazione. Non sono un messaggero, e
quanto a come facesse a sapere che eri qui suppongo che qualcuno glielo abbia detto, forse lo stesso
qualcuno che vi ha guidati sani e salvi attraverso il Boschetto di Shoikan. Se sei disposto ad
abbandonare il tuo posto, Brightblade, ti accompagner in un luogo dove potrai entrare in contatto con
il tuo ufficiale. Ti garantisco aggiunse, che ci che stai tentando di fare qui inutile, perch neppure
io posso entrare in quel laboratorio. Lo zio ha mandato a chiamare il nipote e noi non ci possiamo fare
pi nulla.
Palin Majere era mio prigioniero afferm Steel, ancora esitante. Ho accettato la sua parola
d'onore.
Ah comment Dalamar, comprendendo all'istante la situazione. In tal caso ti aspetta una
decisione veramente difficile. Steel impieg soltanto un momento a decidere: se il suo comandante
sapeva che lui si trovava l doveva essere volont di Takhisis che lui dirigesse i propri passi in un'altra
direzione, ed anche che rimanesse in vita. Riposta la spada nel fodero cominci a scendere le scale, e
subito i due occhi pallidi ripresero la posizione consueta, a guardia della porta.
Ti accompagner alla Polla della Visione, dove potrai comunicare con il tuo comandante
afferm Dalamar, quando Steel lo ebbe raggiunto sul pianerottolo. Percorreremo i corridoi della
magia, pi rapidi e meno faticosi di queste scale aggiunse, posando una mano sul braccio di Steel, e
forse avvertirai un senso di vertigine...
Che ne sar di me? domand Usha, che fino a quel momento era rimasta immobile come una
statua, rianimandosi di colpo. Che mi succeder? E che ne stato di Palin? Voglio andare con lui!
Jenna, occupati di lei ordin Dalamar.
La maga annu con un sorriso, e al tempo stesso Dalamar pronunci alcune parole magiche in
reazione alle quali l'oscurit si apr davanti a Steel: questi prov l'impulso di fuggire, ma il mago lo
spinse in avanti, e un momento pi tardi i suoi piedi incontrarono il terreno solido.
Adesso era fermo al limitare di una polla e poteva vedere la propria immagine riflessa nelle sue
acque scure e immote.
Usha era andata con gli altri soprattutto perch non voleva essere lasciata sola nella stanza e
anche, come confid ora a se stessa, perch trovava attraente il giovane mago. Palin era il primo
maschio da lei incontrato che non si fosse dimostrato stupido o villano, come i furfanti che l'avevano
aggredita, o astuto e spaventoso come il mago, o freddo e crudele come il cavaliere nero.
Palin era diverso dagli altri, e le ricordava sotto molti aspetti il Protettore perch era gentile e
vulnerabile, e poteva avvertire nel suo animo una paura simile a quella che lei stessa provava. L'ombra
di un segreto dolore aleggiava intorno alla sua persona, e tuttavia lui era forte, aveva volont e
coraggio, e nel richiamare alla memoria il suo volto lei speriment adesso una strana sensazione
lacerante che era al tempo stesso sgradevole, dolorosa e deliziosa.
Voglio andare con Palin ribad.
Accomodati replic Jenna, indicando la porta del laboratorio e gli occhi privi di corpo dei
guardiani.
Me ne voglio andare di qui dichiar allora Usha, in seguito ad un immediato ripensamento.
Tutti gli altri se ne sono andati, e non mi puoi tenere qui contro la mia volont.
No, non posso convenne freddamente Jenna. Di certo una maga potente come te potrebbe
andarsene quando pi le piacesse. Usha desiderava lasciare quella torre malvagia pi di quanto avesse
mai desiderato qualsiasi altra cosa in tutta la sua vita, desiderava non aver pi nulla a che fare con le
persone che si trovavano in essa... con la possibile eccezione di Palin Majere.
Allora me ne andr dichiar quindi, aprendo la propria sacca e fissando con perplessit i
diversi oggetti contenuti al suo interno.
Sapeva che erano tutti magici, ma con questo si esaurivano le sue cognizioni in merito ad essi
ed ora stava rimpiangendo amaramente di non aver prestato maggiore attenzione alle istruzioni degli
Irda. Nella sacca c'erano parecchi anelli, un amuleto di quarzo bianco, uno di granato e un altro di
ossidiana, due pergamene legate con un nastro porpora, un sacchetto contenente erbe profumate di
qualche tipo, un corto pezzo di fune a suo parere del tutto inutile, parecchie minuscole statuette di
animali e una piccola fiala di vetro.
Chiudendo gli occhi si concentr e cerc di ricordare le immagini degli Irda e le loro parole, ed
esse affiorarono calde, confortanti e perdute per sempre.
Le lacrime salirono a velarle lo sguardo al pensiero di quanto era stata fredda ed egoista, e
desider di poter cancellare quel momento per sostituirlo con un altro in cui lei diceva agli Irda quanto
fosse loro grata, quanto li amava e quanto avrebbe sentito la loro mancanza.
Se sei in pericolo e vuoi fuggire, usa questa... Poteva vedere con chiarezza il Protettore,
sentire le sue parole, avvertire l'oggetto che le stava mettendo fra le mani.
Quale oggetto? Quale?
Se non vuoi restare sola su queste scale, al buio, ti suggerisco di venire con me consigli
intanto Jenna, e poi aggiunse in tono asciutto: A meno che tu non sia sul punto di lasciarci,
naturalmente.
Sto per andarmene rispose Usha.
Doveva trattarsi dell'amuleto di ossidiana o della fiala di vetro. Uno di quei due oggetti aveva
qualcosa a che fare con le ombre, il che non le sarebbe stato di molto aiuto dal momento che questo
luogo orribile aveva gi pi ombre di quante gliene servissero, mentre l'altro l'avrebbe portata lontano
dal pericolo... ma come? Non riusciva a ricordarlo, ma qualsiasi sarebbe stata comunque meglio di
questo.
Dal momento che l'ossidiana era nera come le ombre, la logica l'aiut a scartare l'amuleto e ad
optare per la fiala.
Lei aveva vissuto a contatto con la maga per tutta la vita, ma si era trattato soltanto di magia
usata per intenti buoni e pratici, e non aveva mai visto incantesimi dannosi o malvagi... almeno fino a
quando era giunta in questa orribile torre. Di conseguenza l'idea di provare una magia sconosciuta non
la spavent, anche perch era stato il Protettore a darle quella fiala e si fidava di lui.
Tirata fuori dalla sacca la fiala di vetro ne ruppe il sigillo di cera che la chiudeva. Subito Jenna
si lanci verso di lei, ma ormai era troppo tardi: dalla fiala si lev un profumo dolce, simile a quello del
fieno tagliato di fresco, che cancell il puzzo di morte e di decadimento che sembrava permeare l'aria
della torre, poi Usha si accost la fiala alle narici, respir il fumo...
E divenne fumo.


CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO.

La Camera delle Visioni.
Adesso dove ci troviamo? domand Steel.
Siamo nella Camera delle Visioni rispose Dalamar. Essa stata creata dal mio shalafi,
Raistlin Majere. I due si trovavano in una stanza circolare al centro della quale c'era una polla d'acqua
scura che occupava quasi tutto l'ambiente con la sola eccezione di una piccola passerella; una fiamma
azzurra scaturiva dal centro della polla senza per emettere fumo e senza che fosse possibile capire che
sorta di combustibile usasse, a meno che si trattasse dell'acqua stessa, e per quanto apparisse vivace
quella fiamma forniva ben poca luce, lasciando in ombra la maggior parte della camera.
E cosa fa questa Camera delle Visioni, a parte emettere un odore sgradevole? chiese Steel,
guardandosi intorno con espressione disgustata.
D'un tratto intravide un movimento intorno al limitare della polla e la sua mano scese subito a
stringere l'elsa della spada.
Rilassati, Sir Cavaliere consigli in tono quieto Dalamar. Loro non possono farti del male.
Non fidandosi della Veste Nera, Steel non abbandon la presa sulla spada e fiss con attenzione il
punto in cui aveva notato il movimento, traendo subito dopo un lungo respiro sibilante.
Nel nome della Regina, quello cos'? esclam. Ad un crto punto della sua famigerata
carriera, il mio shalafi ha tentato di creare la vita, e questi sono stati i risultati. Essi sono noti come i
Vivi. I Vivi, masse sanguinanti simili a larve, strisciavano, si contorcevano o si trascinavano lungo i
bordi della polla, emettendo dei suoni da cui era per impossibile capire se si trattasse di parole o
soltanto di versi di angoscia e di sofferenza. Durante la sua vita il cavaliere aveva visto molte cose
orribili... compagni venire fatti a pezzi in battaglia e draghi morenti precipitare dai cieli, ma questa fu la
prima volta in cui fu costretto a distogliere lo sguardo e a imporre al proprio stomaco di calmarsi.
Sacrilegio afferm, desiderando che quelle creature smettessero di emettere i loro miseri
gemiti.
vero convenne Dalamar. Il mio shalafi non aveva molto rispetto per gli di.... per qualsiasi
dio. Non sprecare per la tua compassione, perch i Vivi sono comunque quelli che stanno meglio e lo
sanno.
Meglio di chi? domand Steel, in tono aspro.
Di coloro che sono noti come i Morti. Ora vieni, Sir Cavaliere, il tuo comandante desidera
parlarti e stiamo sprecando il suo tempo prezioso, considerato che sembra alquanto impaziente.
Come faccio a parlargli? Dove si trova? domand Steel, sbirciando nelle ombre circostanti
quasi si aspettasse di vedere il Comandante in Seconda Trevalin emergere dalle pareti di pietra.
Non ho idea di dove si trovi perch non me lo ha detto rispose Dalamar. Ora guarda
nell'acqua.
I Vivi ciangottarono pieni di eccitazione e parecchi di essi si trascinarono fino al limitare della
polla per indicarne l'acqua con le loro appendici deformi mentre Steel fissava sia loro che l'elfo scuro e
la polla con pari sospetto.
Avvicinati al bordo e guarda nell'acqua gli ordin Dalamar, in tono impaziente.
Ti garantisco che non ti accadr nulla di male, Sir Cavaliere, ma adesso fa' come ti dico perch
il tuo comandante non il solo a sprecare tempo: come credo tu sia sul punto di scoprire, nel nostro
mondo si stanno sviluppando eventi critici. Ancora dubbioso ma abituato ad obbedire agli ordini,
Steel si avvicin al limitare della polla, badando a non calpestare nessuno dei Vivi mentre si muoveva,
e nell'abbassare lo sguardo sull'acqua scura in un primo momento non vide nulla tranne il riflesso della
fiamma azzurra. A poco a poco per esso si fuse con le acque, che si agitarono leggermente e gli
diedero una cos concreta sensazione di essere sul punto di precipitare nella polla che lui protese le
mani per puntellarsi, e per poco non tocc il Comandante in Seconda Trevalin.
Il comandante si trovava in un castello bruciato e ridotto ad un guscio sventrato, con le pareti
strinate e il tetto crollato attraverso cui si vedeva ora il cielo.
A quanto pareva intorno a lui era in corso una riunione del suo staff, perch in quella grande
stanza era possibile vedere parecchi dei cavalieri sottoposti ai suoi ordini, mentre all'estremit opposta
della stanza sedeva un altro guerriero che portava per l'armatura dei Cavalieri di Solamnia e che per
un momento Steel suppose essere un prigioniero. Poi per not che l'armatura era annerita e strinata
come le mura del castello divorato dal fuoco e che occhi rossi come fiamme ardevano attraverso le
fessure dell'elmo, e nel riconoscere quello spaventoso cavaliere comprese dove si trovasse in quel
momento Trevalin.
Era alla Rocca di Dangaard, dimora del cavaliere della morte, Lord Soth.
Comandante in Seconda Trevalin salut Steel.
Ah, Brightblade rispose Trevalin, girandosi verso di lui. A quanto vedo sei ancora ospite di
Lord Dalamar comment poi, rivolgendo un saluto all'elfo scuro e aggiungendo: Mio signore, ti
ringrazio per aver riferito il mio messaggio. Dalamar s'inchin con la bocca incurvata in un accenno di
sorriso che era quasi un sogghigno, consapevole di trovarsi in una posizione alquanto imbarazzante,
perch se da un lato non aveva nessuna simpatia per i maghi dalla veste grigia che servivano Takhisis,
dall'altro era vincolato, almeno esteriormente, a fare tutto il possibile per favorire la causa della Regina
delle Tenebre.
Come procede la tua missione, Brightblade? continu intanto Trevalin. I Cavalieri Grigi
sono estremamente ansiosi di avere notizie precis, dimostrando con una contrazione delle
sopracciglia quale fosse la sua esatta opinione sul conto dei Cavalieri Grigi e della loro ansiet.
La mia missione fallita, comandante replic Steel, fissando con fermezza il suo superiore
la Veste Bianca, Palin Majere, fuggita.
Questa una vera sfortuna afferm in tono grave Trevalin. C' qualche possibilit che tu
possa ricatturare il prigioniero? Prima di rispondere Steel scocc un'occhiata in tralice a Dalamar.
Non dove andato sussurr l'elfo scuro, scuotendo il capo.
No, comandante rispose infine Steel.
Un vero peccato ripet Trevalin, improvvisamente freddo. Majere era stato condannato a
morte e tu ti eri impegnato a garantire il suo ritorno. Dal momento che hai permesso che fuggisse
adesso dovrai prendere il posto del prigioniero.
Ne sono consapevole, comandante.
Naturalmente hai il diritto di presentare il tuo caso davanti al giudice, che in questo caso sar
Lord Ariakan in quanto anche tuo garante prosegu Trevalin, che ora sembrava sollevato.
Fortunatamente per te ed anche per me, Brightblade, in questo momento Lord Ariakan molto
impegnato, il che significa che il tuo processo dovr per forza di cose essere rimandato. Tu sei un
soldato abile e valoroso e mi sarebbe dispiaciuto perderti alla vigilia di una battaglia... il che mi porta al
motivo di questa comunicazione: hai l'ordine di tornare immediatamente al tuo Artiglio.
S, comandante. Quando?
All'istante, perch non c' tempo da perdere. Ho gi mandato Flare a prenderti.
Grazie, comandante. Raggiunger l'Artiglio alla Rocca di Dangaard?
No, Brightblade, perch per allora ci saremo gi mossi. Ci raggiungerai sui Monti Vingaard,
perch all'alba di domani attaccheremo la Torre del Sommo Chierico. Non dovresti avere problemi a
trovarci aggiunse Trevalin, strappando una risata ai cavalieri che lo attorniavano, perch gli di stessi
abbasseranno lo sguardo su questo vasto esercito e rimarranno stupiti dalle sue dimensioni. In ogni
caso, ora ti dar le indicazioni per raggiungerci.
Dalamar osserv e ascolt l'intera conversazione in silenzio. Essa era appena iniziata quando
Jenna entr nella stanza e gli fece cenno che aveva bisogno di parlargli, ma lui rispose con un gesto con
cui l'avvertiva di aspettare, e soltanto dopo che ebbe sentito tutto ci che gli interessava si decise infine
a spostarsi verso la parte anteriore della camera per raggiungere Jenna.
Cosa succede? domand, e subito dopo avvert: Tieni bassa la voce.
La ragazza se n' andata! rispose Jenna, protendendosi verso di lui.
Andata? ripet Dalamar, inarcando un sopracciglio. Come?
Mediante la magia... come altro vuoi che abbia fatto? replic Jenna, scrollando le spalle. Ha
tirato fuori una fiala, ne ha rotto il tappo di cera e ne ha fatto uscire del fumo. Prima che potessi
fermarla ha respirato quel fumo e si tramutata lei stessa in fumo. Non sapendo di quale incantesimo si
fossero serviti gli Irda, non ho avuto modo di annullarlo.
Probabilmente non avresti potuto farlo comunque afferm Dalamar. E cos se n' andata?
La nube di fumo svanita, e lei con essa.
Interessante. Mi chiedo perch non se ne sia andata prima, visto che era in grado di farlo.
Forse gli Irda l'hanno davvero mandata a spiarci, come tu hai suggerito. Questo ti convince
infine che lei sia Irda almeno in parte?
No, perch anche un nano dei fossi avrebbe potuto usare quegli oggetti magici se qualcuno gli
avesse mostrato come fare. Questo non risponde a nessuno dei nostri interrogativi sul conto di quella
ragazza, ma comunque adesso lei non c' pi e noi abbiamo preoccupazioni pi immediate, considerato
che i Cavalieri di Takhisis hanno intenzione di attaccare all'alba la Torre del Sommo Chierico.
Benedetto Gilean! esclam Jenna, sgranando gli occhi per lo stupore.
Vinceranno afferm Dalamar, scoccando un'occhiata a Steel con espressione accigliata.
Possibile che una notizia del genere non ti faccia piacere? chiese Jenna, fissando con
attenzione l'elfo scuro. Non sei forse dalla parte della tua regina?
Se Takhisis fosse dalla mia parte io sarei dalla sua ribatt con amarezza Dalamar, ma lei non
lo . La mia regina ha ritenuto opportuno fornirsi di maghi personali che facciano il lavoro per lei: se la
Torre del Sommo Chierico cadr nelle sue mani la citt di Palanthas si dovr sicuramente arrendere e
allora saremo tutti agli ordini delle Vesti Grigie.
Non penserai certo che oserebbero tentare di toglierti la Torre della Grande Stregoneria!
esclam Jenna, sconvolta.
Lo faranno all'istante, mia cara. Naturalmente il Conclave li combatter, ma abbiamo visto a
quanto questo sia servito quando abbiamo attaccato la Rocca delle Tempeste. Jenna si limit ad
annuire, pallida e silenziosa, perch suo padre Justarius era morto proprio durante quel disastroso
assalto.
evidente che Nuitari sta incontrando delle difficolt a tentare di fermare sua madre osserv
intanto Dalamar in tono asciutto, riferendosi al dio della magia nera, figlio di Takhisis. Noto che
ultimamente il suo potere ha cominciato ad attenuarsi.
E non il solo replic Jenna. Lunitari si dimostrata stranamente priva di potere e stando
alle affermazioni di una Veste Bianca con cui ho parlato ieri a Wayreth anche Solinari si sta mostrando
distante dai suoi seguaci.
Credo che far un piccolo viaggio, mia cara decise Dalamar, annuendo pensosamente.
Vuoi andare alla Torre del Sommo Chierico? domand Jenna, intuendo le sue intenzioni.
Che ne far intanto io di quel cavaliere?
Il suo drago azzurro sta venendo a prenderlo. Accompagnalo sulla Passeggiata della Morte ed
io aprir il guscio magico che protegge la torre per il tempo sufficiente a permettere al drago di
atterrare per recuperare il suo padrone.
Dobbiamo proprio lasciarlo andare? Non possiamo prenderlo prigioniero? chiese Jenna.
No rispose Dalamar, dopo aver riflettuto sulla cosa. Lo restituiremo al suo esercito, perch
un cavaliere in pi o in meno non far comunque differenza nella battaglia ormai imminente.
Potremmo usarlo come ostaggio...
I Cavalieri di Takhisis non farebbero nulla per salvarlo perch gi condannato a morte,
qualora torni presso di loro. Vedi, si lasciato sfuggire il suo prigioniero.
Allora non torner. Perch dovrebbe farlo?
Est Sularus oth Mithas. Il mio onore la mia vita. I Cavalieri di Solamnia lo hanno detto per
primi, ma adesso anche i Cavalieri di Takhisis aderiscono a quello stupido codice. Prova a indurre
Brightblade a infrangerlo e sono certo che otterrai una risposta davvero divertente replic Dalamar,
poi aggiunse in tono pensoso: Inoltre, non sono certo che faremo un favore alla Sua Oscura Maest
nel rimandarle questo particolare cavaliere, perch lui non del tutto sotto il suo controllo.
Parli per enigmi, amore mio dichiar Jenna, scuotendo il capo. A me lui sembra
decisamente votato a Takhisis. Cosa devo fare, dopo essermene liberata? Dalamar fiss le profondit
della polla scura, lasciando che la luce della fiamma azzurra gli danzasse negli occhi.
Se fossi in te, Jenna, mia cara, comincerei a fare i bagagli... Non appena Steel concluse la
conversazione con il suo ufficiale comandante l'incantesimo termin e lui torn a trovarsi accanto ad
una polla di acqua scura. Nel frattempo parecchi Vivi gli si erano raccolti intorno ed erano intenti a
tastare e ad accarezzare con interesse la sua armatura, cosa che gli strapp un brivido e lo indusse a
ritrarsi cos in fretta che and quasi a sbattere contro Jenna.
A quanto ho sentito stai per lasciarci, Sir Cavaliere osserv lei.
S, signora rispose Steel. Il mio drago sta venendo a prendermi. Si guard quindi intorno e
domand: Dov' Lord Dalamar?
Il mio signore andato ad aprire lo scudo magico che circonda questo posto. Ora ti
accompagner alla Passeggiata della Morte in modo che tu possa incontrare l il tuo drago... sempre
che tu non preferisca attraversare di nuovo il Boschetto di Shoikan aggiunse Jenna, in tono malizioso.
Intuendo che lei si stava divertendo a sue spese, Steel rimase immerso in un freddo silenzio.
Per favore, Sir Cavaliere, seguimi lo invit Jenna. Adesso usciremo sul pianerottolo, perch
non desidero salire mille gradini e non voglio neppure usare incantesimi in questa stanza, dove essi non
funzionano bene. Steel l'accompagn con piacere fuori della Camera delle Visioni e una volta sul
pianerottolo trasse un profondo respiro: l'aria stantia e umida della torre puzzava di erbe, di spezie, di
muffa e di decadimento, ma almeno gli allontan dalle narici il fetido sentore che aleggiava nella
camera.
Sir Cavaliere, c' una cosa che devo chiederti osserv intanto Jenna, adocchiandolo con
curiosit. Sei proprio certo di volerci lasciare?
Perch non dovrei farlo? replic Steel, scrutandola con cautela. Esiste qualche possibilit di
trovare Majere?
Non in questa vita sorrise Jenna, ma non era questo che intendevo. Dalamar mi ha detto che
se tornerai al tuo esercito verrai giustiziato.
Ho fallito nello svolgimento del mio dovere afferm Steel, con calma. La pena la morte.
Allora perch tornare? insistette Jenna, meravigliata. Fuggi finch puoi! Ti mander
dovunque vorrai andare sugger in tono sommesso, facendosi pi vicina. Ti baster seppellire quel
armatura e sarai un uomo nuovo, senza che nessuno venga mai a saperlo.
Io lo saprei, signora sottoline Steel.
Benissimo... dopo tutto il tuo funerale comment Jenna, scrollando le spalle. Adesso
chiudi gli occhi, perch aiuta a dissolvere il senso di vertigine. Mentre obbediva, Steel la sent ridere.
Dalamar aveva ragione comment la maga. Davvero divertente.

CAPITOLO VENTICINQUESIMO.

Il nano ben vestito. Il doppio o niente.
Usha si venne a trovare vicino ad un carretto carico di frutta senza avere un'idea molto chiara di
come ci fosse arrivata o di dove si fosse trovata. Sapeva soltanto che il corpo le formicolava dalla testa
ai piedi, che le sembrava di avere la mente piena di una nebbia fumosa e che il naso le solleticava.
Ricordava in modo vago di aver aperto la fiala e di averla annusata, inalando una fragranza
estremamente piacevole... e che un momento pi tardi si era ritrovata in quello che sembrava un
mercato all'aria aperta pieno di gente: essendo appena apparsa dal nulla si guard intorno aspettandosi
che tutti la stessero fissando, ma scopr che nessuno le stava prestando la minima attenzione.
In realt quelle persone avevano gi troppi problemi e quel giorno al mercato nessuno stava
vendendo nulla tranne delle voci in quanto la gente tendeva a raccogliersi in capannelli e a parlare in
tono basso e urgente, salvo poi staccarsi da un gruppo per raggiungerne un altro alla ricerca di notizie.
Usha sent dire pi volte Kalaman con un tono pervaso di timore e di allarme, e pur non riuscendo a
capire cosa stava succedendo da quello che sent dedusse infine di trovarsi ancora a Palanthas.
Questa scoperta le strapp un sospiro, perch non era particolarmente contenta di scoprire di
essere ancora in citt e cos vicina a quella spaventosa torre, anche se al tempo stesso si sentiva
rattristare dal pensiero di averla lasciata e di aver rinunciato ad ogni speranza di rivedere Palin... una
speranza che era comunque riluttante ad abbandonare pur sapendo che era estremamente remota,
perch adesso non si sentiva pi sola e priva di amici in quanto aveva qualcuno che s'interessava a lei e
di cui interessarsi.
Da dove si trovava non poteva vedere la torre perch il suo sguardo non era in grado di superare
la sommit degli alti edifici che la circondavano, quindi cominci a pensare di poter sgusciare via
inosservata approfittando del fatto che nessuno sembrava badarle; al tempo stesso per avrebbe dovuto
fare qualcosa per guadagnare questi pezzi d'acciaio che gli abitanti di Palanthas consideravano tanto
preziosi, quindi cominci a riflettere su come affrontare il problema quando il fumo che le era rimasto
nel naso cominci a farle un solletico intollerabile, finendo per strapparle un sonoro sternuto
nonostante tutti i suoi sforzi per contenerlo.
Un nano dai vestiti sgargianti reag a quel rumore con un sussulto cos violento che i suoi stivali
sbatterono con forza contro l'acciottolato.
Per la barba di Reorx, ragazza, mi hai fatto prendere uno spavento annasp quindi, lottando
per respirare e tenendosi una mano premuta sul cuore.
Mi dispiace, signore cominci Usha, ma venne interrotta da un altro sternuto.
Hai il raffreddore, ragazza? Io ne contraggo con facilit osserv il nano, adocchiandola
nervosamente e indietreggiando di un passo.
Usha scosse il capo, ma non riusc a fornite spiegazioni a causa dell'insorgere di un terzo
sternuto che indusse il nano ad aumentare ancora le distanze e a tenersi il cappello davanti alla faccia.
Salute pens quindi a dire, con un certo ritardo.
Usha ringrazi con un cenno del capo, tir su con il naso e cominci a frugare nelle sue sacche
alla ricerca di un fazzoletto.
Un istante pi tardi il nano le offr per il suo, un fazzoletto di pizzo bianco contrassegnato con
le iniziali DR ricamate elegantemente in un angolo. Il fazzoletto appariva troppo fine per essere usato,
quindi Usha ne utilizz con imbarazzo un angolo per tamponarsi il naso e lo restitu al suo proprietario,
che lo ripose in una tasca e indugi a fissarla con occhi astuti e scintillanti.
Come ti chiami, ragazza? domand infine.
Usha, mio signore rispose lei, con una riverenza, giudicando dal suo abbigliamento che il suo
interlocutore fosse una persona importante, forse addirittura il signore di Palanthas in persona.
Non c' bisogno di chiamarmi "mio", ragazza la corresse per il nano, accarezzandosi con
orgoglio la barba folta e lucida. Sono Dougan Redhammer, al tuo servizio. Usha aveva sentito dire
che i nani erano abili artigiani, esperti nel lavorare il metallo e la pietra, ma non aveva mai saputo che
fossero anche degli esperti in fatto di moda. La leggendaria bellezza della grande citt sotterranea di
Thorbardin impallidiva per di fronte al giustacuore di velluto rosso con bottoni dorati che quel nano
aveva indosso; la magnificenza delle immense porte di Pax Tharkas appariva insignificante se
paragonata alla sua camicia di seta dai polsini di merletto.
Calzoni di velluto rosso, calze nere, scarpe dello stesso colore con il tacco rosso e un cappello a
larga tesa decorato da una vivace piuma rossa completavano l'abbigliamento del nano; la sua barba
folta era di un nero vellutato e gli arrivava ben oltre lo stomaco massiccio, i lunghi capelli neri e ricciuti
gli ricadevano sulle spalle.
In quel momento l'aroma fragrante della frutta fresca esposta sotto il sole caldo distolse
l'attenzione di Usha dal nano, perch anche se dopo l'abbondante banchetto consumato nella Torre della
Grande Stregoneria lei non si era aspettata di avere di nuovo fame cos presto, adesso il suo stomaco la
stava avvertendo che a suo parere era passato troppo tempo dall'ultima volta che aveva mangiato.
Scoccando una rapida occhiata in tralice al venditore, constat con sollievo che non si trattava di quello
che l'aveva fatta arrestare.
D'altro canto aveva ormai imparato la lezione, quindi si costrinse a distogliere con un sospiro lo
sguardo dalla frutta e ad ordinare al suo stomaco di pensare ad altro, cosa che esso si rifiut di fare con
un sonoro brontolio.
Al nano non sfuggirono n l'occhiata che lei aveva scoccato alla bancarella, n il suo sospiro e il
brontolio che fece seguito ad esso.
Serviti, ragazza disse, agitando una mano verso la frutta. Le prugne non sono pi fresche
come lo erano questa mattina ma l'uva eccellente, se non badi al fatto che si leggermente seccata a
causa del caldo.
Ti ringrazio ma non ho fame rispose Usha, rifiutandosi di guardare in direzione della frutta.
In tal caso devi aver appena inghiottito un piccolo cane, perch posso sentirlo abbaiare da qui
ritorse bruscamente Dougan. Mangia qualcosa... io ho gi pranzato, quindi non sentirti imbarazzata
per causa mia.
Non si tratta di questo confess Usha, arrossendo. Io... io non ho quelle che voi chiamate
"monete"...
Ah, allora questo il problema, vero? comment Dougan, accarezzandosi la barba e
contemplando con aria pensierosa la sua giovane interlocutrice. Nuova della citt, vero?
Usha annu.
Dove vivi?
Da nessuna parte in particolare rispose lei, in modo evasivo, pensando che quello strano nano
si stava interessando eccessivamente dei suo affari. Adesso se vuoi scusarmi...
Cosa fai per vivere?
Oh, questo e quello. Senti, signore, stato piacevole parlare con te, ma...
Lo capisco. Sei appena arrivata in citt e stai cercando lavoro. Trovi Palanthas un po'
sconvolgente, vero?
Ecco, direi di s, signore...
Ritengo di poter essere in grado di aiutarti afferm Dougan, squadrandola con aria critica e
con la testa china da un lato. Ti sei avvicinata di soppiatto con un'abilit notevole, considerato che non
ti ho sentita arrivare aggiunse, poi si protese ad afferrarle una mano e indugi ad osservarla,
commentando infine: Dita snelle e, suppongo, agili. Sei rapida a usarle? E precisa?
Io... immagino di s replic Usha, fissando il nano con confusione crescente.
Un momento pi tardi Dougan le lasci andare la mano come se fosse stato un frutto seccato dal
sole e spost a lungo l'attenzione sui suoi piedi prima di sollevare lo sguardo e di fissarla in volto,
borbottando fra s: Occhi capaci di incantare Hiddukel a tal punto da spingerlo a smettere di contare
le sue monete, lineamenti che desterebbero lo stesso Chemosh dalla tomba... andr bene. S, ragazza,
direi che vai proprio bene dichiar, alzando il tono. Conosco alcune persone che stanno cercando
proprio un talento come il tuo.
Che talento? domand Usha. Io non... Dougan per non la stava ascoltando. Prelevata dalla
bancarella una manciata di chicchi d'uva glieli mise nelle mani e vi aggiunse parecchie prugne, una
grossa arancia, e avrebbe unito al tutto perfino delle rape se lei avesse avuto modo di reggere anche
quelle. Fatto questo, accenn ad allontanarsi.
Ehi tu! Non hai dimenticato qualcosa? esclam il venditore, un grosso umano, che fino a
poco prima era stato impegnato a parlare delle voci inerenti alla caduta di Kalaman ma che era stato
riscosso da quei pensieri relativi ad una guerra imminente dalla vista di qualcuno che tentava di
appropriarsi delle sue merci. Ti ho chiesto se non hai dimenticato qualcosa insistette, incombendo sul
nano.
Credo di s... le rape rispose Dougan, soffermandosi a riflettere e giocherellando con un
baffo, poi ne raccolse parecchie e di nuovo accenn ad allontanarsi.
C' la piccola questione del denaro che mi devi dichiar per il venditore, sbarrandogli il
passo.
Usha si ficc in bocca una manciata di acini d'uva, mastic e inghiott, decisa a mangiare il pi
possibile in previsione dell'eventualit di dover restituire la frutta.
Metti tutto sul mio conto dichiar il nano, con fare distratto.
Questa non una birreria, piccoletto ringhi l'uomo, incrociando le braccia sul petto.
Pagami.
Ascolta cosa faremo, buon uomo sugger Dougan in tono affabile, anche se appariva alquanto
contrariato dall'appellativo piccoletto. Ci giocheremo la frutta con questa spieg, esibendo una
moneta d'oro la cui vista fece brillare gli occhi del venditore. Se verr testa due volte su tre la frutta
sar mia, d'accordo? D'accordo. Senza dare all'altro il tempo di ribattere Dougan lanci in aria la
moneta e il venditore la guard girare su se stessa con espressione accigliata; un momento pi tardi
essa and a cadere sul carretto con il lato con la testa rivolto verso l'alto.
Ehi, questa non una moneta di Palanthas! esclam il venditore, dopo averla fissata con
attenzione, e quello non un nobile. La testa sembra la tua...
Devo aver preso quella sbagliata afferm Dougan, affrettandosi ad afferrare la moneta e a
lanciarla di nuovo prima che l'uomo potesse protestare: la testa, di nobile o di nano, torn ad essere
rivolta verso l'alto.
Ah, un vero peccato per te comment in tono compiaciuto Dougan, protendendo la mano per
riporre in tasca la moneta.
Il venditore fu per pi veloce di lui.
Ti ringrazio afferm, afferrandola per primo. Questa coprir la spesa dei tuoi acquisti.
Tu hai perduto! rugg Dougan, arrossandosi in volto, poi si accorse che il venditore stava
per esaminando la moneta, rigirandola fra le dita, e si affrett ad aggiungere: D'accordo, non
importa. Come dico sempre non conta vincere o perdere, ma come si gioca. E si allontan a passo
rapido trascinando Usha con s.
Ehi, nano! grid intanto il venditore. Hai cercato di imbrogliarmi! Questa moneta ha due
teste, e sembrano entrambe...
Vieni, ragazza avvert Dougan, accelerando il passo. Non abbiamo tutto il giorno a
disposizione.
Ehi! stridette ancora il venditore, urlando ora a pieni polmoni. L'oro sta venendo via...
fermate quel nano! Dougan si mise a correre con gli spessi stivali che battevano con forza
sull'acciottolato, e Usha si sforz di mantenere il suo passo tenendo stretta a s la frutta.
Ci stanno inseguendo! esclam.
Svolta a destra in questo vicolo! ordin Dougan, con il respiro affannoso.
I due saettarono in un vicolo buio, e nel guardarsi alle spalle Usha not che i loro inseguitori si
erano fermati di colpo all'ingresso dell'angusto passaggio.
Il venditore stava indicando verso il vicolo, chiedendo aiuto, ma gli altri uomini si
allontanarono scuotendo il capo, e dopo aver gridato qualche minaccia all'indirizzo del nano anche il
venditore fin per imitarli.
Non ci stanno venendo dietro sussurr Usha, con meraviglia.
Hanno ritenuto meglio non farlo replic Dougan, rallentando il passo e facendosi aria con il
cappello. Probabilmente si sono accorti che avevo al fianco la spada.
Ma tu non ce l'hai gli fece notare Usha.
Il loro giorno fortunato comment allora il nano, strizzandole l'occhio.
Usha intanto si guard nervosamente intorno: quel vicolo era pi pulito di qualsiasi altro lei
avesse visto a Palanthas ed era anche pi buio, pi vuoto e pi tranquillo. Poco lontano, un corvo si era
avvicinato con fredda calma per becchettare una prugna che lei aveva lasciato cadere.
Sai dove siamo? chiese Usha con un brivido, pensando che quel posto non le piaceva.
Il corvo smise di beccare e la fiss con i suoi occhi lucidi e neri, piegando la testa da un lato.
S, ragazza, lo so rispose con un sorriso Dougan Redhammer. Qui vicino vivono alcune
persone che ti voglio far conoscere perch hanno bisogno di qualcuno come te per fargli fare qualche
lavoretto. Credo che andrai proprio bene per le loro esigenze, ragazza, proprio bene. Poco lontano il
corvo apr il becco e prese a gracchiare con aria divertita.


CAPITOLO VENTISEIESIMO.

Il laboratorio. Tasslehoff prende l'iniziativa (e altre cose).
Oh, povero me! sussurr Tasslehoff, troppo stupefatto e sgomento per parlare ad alta voce.
Non toccare nulla! intim Palin, prima di dire qualsiasi altra cosa, in tono severo e urgente.
Dal momento che in genere queste sono comunque le prime tre parole che chiunque pronuncia
in presenza di un kender, l'avvertimento entr da un orecchio di Tas per uscire dall'altro, salvo essere
adeguatamente razionalizzato durante quella veloce transizione.
Non toccare nulla!
Mi sembra un buon consiglio comment Tas, fra s, considerato che questo il laboratorio
di uno dei maghi dalla veste nera pi potenti che siano mai vissuti. Se toccassi qualcosa qui dentro
potrei finire per trovarmi a vivere dentro uno di quei contenitori come quelle povere cose morte. Dato
che sono morte, del resto, non pu esserci nulla di male se provo a svitare il coperchio per guardare
meglio...
Tas! esclam Palin, togliendo il vaso in questione dalla mano del kender.
Lo stavo spingendo indietro perch non cadesse spieg subito Tas.
Non toccare niente ribad Palin, fissandolo con occhi roventi.
Accidenti, davvero di cattivo umore disse ancora Tas a se stesso, allontanandosi verso
un'altra zona (pi buia) del laboratorio. Lo lascer solo per un po'. Naturalmente lui non dice sul serio
quando afferma che non devo "toccare" perch in realt io sto gi toccando qualcosa dato che i miei
piedi poggiano sul pavimento... il che un bene altrimenti galleggerei nell'aria come polvere. Peraltro
sarebbe una cosa davvero divertente, tanto che mi chiedo se potrei riuscire a farla. Forse quella bottiglia
piena di una sostanza fra il verde e il blu una pozione che serve per levitare. Adesso... Cupo in volto,
Palin gli strapp la bottiglia di mano e gli imped di toglierne il coperchio, e dopo essere stato costretto
a intervenire per recuperare parecchi altri oggetti (un mozzicone di candela coperto di polvere, una
piccola pietra intagliata a forma di scarafaggio e una matassa di filo nero) dalle sacche del kender,
trascin infine Tas fino ad un angolo vuoto e debolmente illuminato, ingiungendogli nel tono pi iroso
che Tas avesse mai sentito usare di STARE.
Altrimenti ti mander fuori di qui concluse, in tono di minaccia.
Tas sapeva bene che si trattava di una vana minaccia perch mentre gironzolava e ficcanasava
per il laboratorio era stato vagamente consapevole che Palin stava picchiando contro la porta con i
pugni nel tentativo di aprirla e l'aveva perfino colpita una volta con il Bastone senza per ottenere
risultati: la porta aveva rifiutato di smuoversi.
Anche il cavaliere aveva picchiato per qualche tempo contro il battente dall'altro lato, ma
adesso non era pi possibile sentire i suoi colpi pervasi d'ira indignata.
Deve essersene andato riflett, oppure lo hanno assalito gli spettri. Una cosa del genere
sarebbe stata uno spettacolo interessante e Tas si sent deluso all'idea di non avervi potuto assistere, ma
d'altro canto un kender non poteva essere dovunque contemporaneamente e lui non avrebbe perso
quest'opportunit per tutti gli spettri del mondo, forse neppure con l'aggiunta di un banshee.
Palin non voleva essere scortese, soltanto spaventato comment fra s, con una nota di
compassione nella voce perch pur non conoscendo personalmente quel emozione particolarmente
sgradevole aveva molti amici che ne erano afflitti, e alla fine fu proprio per compassione nei confronti
del suo giovane amico che decise di fare ci che Palin gli aveva chiesto.
Rimase quindi fermo nel suo angolo, sentendosi virtuoso e chiedendosi per quanto tempo si
sarebbe protratta quella sensazione, probabilmente non a lungo, dato che la virtuosit sconfinava con la
noia, ma per un po' sarebbe stata sufficiente a distrarlo; e poi, anche se non poteva toccare nulla poteva
sempre guardarsi intorno con la massima attenzione, aiutato dal fatto che Palin si stava ora aggirando
lentamente per la camera e che il Bastone di Magius stava proiettando una luce intensa su tutto, quasi
fosse stato contento di essere a casa.
La stanza era enorme, certo molto pi di quanto chiunque avrebbe potuto ragionevolmente
aspettarsi, considerata la sua posizione e le dimensioni delle altre camere della torre, tanto che Tas ebbe
la strana impressione che avesse cominciato ad ampliarsi nel momento in cui lui vi era entrato, unita
alla sensazione ancor pi eccitante che essa stesse continuando a crescere. Questa era un'impressione
derivante dal fatto che ogni volta che guardava un punto diverso della camera, nel distogliere lo
sguardo per poi guardare ancora in quella stessa direzione gli capitava di scorgere oggetti che era certo
non ci fossero stati un momento prima.
L'oggetto pi grosso che ci fosse nel laboratorio era un tavolo gigantesco, intagliato nella pietra,
che occupava quasi tutto il centro della camera; un tavolo cos lungo che Tasslehoff avrebbe potuto
sdraiarsi su di esso tre volte consequenzialmente e avere ancora spazio per la coda in cui erano raccolti
i suoi capelli (non che avrebbe mai desiderato sdraiarsi in mezzo a tutta quella polvere, che era raccolta
su ogni cosa in uno strato molto spesso in cui ora apparivano le tracce lasciate sul pavimento da lui e da
Palin) ma solo quelle, non un'impronta di topi e neanche una ragnatela.
Noi siamo i primi esseri viventi a porre piede all'interno di questa camera da anni osserv
intanto Palin in tono sommesso, facendo inconsapevolmente eco ai pensieri del kender.
Mentre parlava il giovane mago pass accanto ad un tavolo da lavoro e proiett la luce del
Bastone su innumerevoli scaffali pieni di libri e di pergamene fra i quali Tasslehoff riconobbe alcuni
volumi dalla copertina blu notte che erano appartenuti all'infame mago Fistandantilus; altri, che
avevano la copertina nera con incisioni argento o rossa con lettere in oro, potevano essere appartenuti a
Raistlin o erano forse stati lasciati l dai precedenti abitanti della torre.
Palin si arrest davanti a quei libri d'incantesimi e rimase a contemplarli con occhi avidi e
desiderosi, protendendo lentamente una mano verso uno di essi soltanto per ritrarla di scatto.
Chi sto ingannando? comment con amarezza. Probabilmente impazzirei se osassi guardare
anche soltanto la copertina. Avendo viaggiato in compagnia di Raistlin, il kender aveva ormai
abbastanza esperienza in fatto di magia da sapere che se un mago di rango inferiore tentava di leggere
un incantesimo che non era adatto a lui rischiava di impazzire all'istante.
una misura di sicurezza sottoline quindi, nel caso che Palin non lo sapesse. Raistlin me
lo ha spiegato una volta in cui mi ha tolto di mano un suo libro d'incantesimi. Lui stato terribilmente
gentile, in quanto ha affermato che non voleva avere per le mani un kender pazzo, ed io gli ho risposto
che era estremamente cortese da parte sua ma che non mi sarebbe dispiaciuto impazzire, al che Raistlin
ha ribattuto che a lui sarebbe dispiaciuto ed ha aggiunto qualcosa sul fatto che avrebbe preferito
piuttosto essere picchiato da venti orchi muniti di bastone... anche se a questo riguardo potrei
sbagliarmi.
Zio Tas replic Palin, con voce stranamente nervosa e semisoffocata, non voglio essere
scortese, soprattutto con una persona della tua et, ma vorresti per favore tacere? Riprese quindi ad
aggirarsi per la stanza, illuminando meglio con il bastone questo o quel oggetto senza per toccare
nulla, fino ad esplorare tutto il laboratorio con la sola eccezione di una piccola parte, e cio il fondo del
locale, posto praticamente di fronte al punto in cui Tasslehoff si trovava. Quella zona era molto buia, e
nel notarlo Tas cominci ad avere il sospetto che Palin stesse deliberatamente tenendo la luce lontana
da essa, cosa inutile perch lui sapeva comunque cosa c'era in quel angolo grazie alla storia che
Caramon e Tanis gli avevano raccontato.
Nei suoi giri per il laboratorio, inoltre, Palin stava continuando a scoccare occhiate in tralice
verso quel punto per poi guardare anche verso Tas, come se non avesse idea di cosa si dovesse fare.
Tas, invece, sapeva con esattezza cosa dovevano fare.
Lui per ha ancora paura comment fra s, scuotendo la testa con tanto vigore da far oscillare
la coda di capelli. Deve trattarsi di questo, perch altrimenti non riesco a immaginare per quale motivo
continui a gironzolare qui dentro mentre invece dovrebbe darsi da fare. Potrei dirgli io come regolarsi...
no, questa non sarebbe una buona idea, perch ricordo dai tempi in cui ero un ragazzo kender che i
consigli elargiti da una persona matura come me ad un giovane come Palin non vengono in genere
accettati di buon grado. Forse gli potrei dare un suggerimento, dargli una spinta, per cos dire. Dopo
tutto non abbiamo a disposizione l'intera giornata, ormai quasi ora di cena e se ben ricordo
nell'Abisso i pasti mancano nettamente di sapore, pur essendo forse nutrienti. Dunque, aspettiamo che
non stia guardando da questa parte... Adesso Palin stava esaminando alcune pergamene senza troppa
convinzione, interessato ad esse ma al tempo stesso concentrato su qualcosa di pi importante, dato che
lanci loro un'occhiata, sospir e le rimise al loro posto con evidente riluttanza.
Avanti... trovane una che tu possa usare! borbott fra s Tasslehoff.
All'improvviso Palin parve decidere di fare proprio questo, perch dopo aver esaminato il
sigillo di cera stampato sul nastro che chiudeva una particolare pergamena si rasseren notevolmente in
viso e lo ruppe, srotolando il foglio e cominciando a leggere.
Muovendosi con quella silenziosit di cui soltanto i kender sono capaci... il che significa che la
polvere che si posava sul pavimento emetteva lo stesso rumore prodotto dai suoi passi, Tasslehoff
Burrfoot lasci il suo posto nell'angolo e attravers di soppiatto la stanza, salendo coraggiosamente
sulla piattaforma di pietra sopra la quale si trovava il Portale dell'Abisso.
Questo interessante, Tas cominci intanto Palin, girandosi a guardare nella direzione in cui
poco prima si trovava il kender, e quando si accorse che lui non era pi dove avrebbe dovuto essere
chiam, con una nota di allarme nella voce: Tas!
Palin, guarda cosa ho trovato annunci con orgoglio il kender.
Poi afferr un cordone di seta dorata che pendeva accanto ad una tenda di velluto purpureo e
assest uno strattone deciso.
No, Tas! grid Palin, lasciando cadere la pergamena e scattando in avanti. Non farlo!
Potresti proiettarci... Troppo tardi.
La tenda si sollev in mezzo ad una pioggia di polvere che quasi soffoc il kender, e un
momento pi tardi Palin ud quella minacciosa parola che in genere l'ultima che coloro che hanno
sfortuna di viaggiare con un kender sentono prima di perdere la vita.
Ooops!

CAPITOLO VENTISETTESIMO.

La Corporazione dei Ladri. La nuova apprendista.
La Corporazione dei Ladri di Palanthas poteva vantarsi, e di solito lo faceva, con orgoglio, di
essere la corporazione pi antica della citt. Anche se nessuna data ufficiale indicava la sua fondazione,
i suoi membri probabilmente non sbagliavano nell'avanzare quel affermazione perch di certo a
Palanthas c'erano stati dei ladri prima che ci fossero argentieri o sarti o profumieri o appartenenti ad
una qualsiasi delle altre corporazioni che adesso fiorivano nella citt.
La Corporazione dei Ladri risaliva ai tempi antichi e ad un gentiluomo chiamato Pete il Gatto,
che era stato a capo di una banda di ladroni che vivevano nelle aree selvagge di Solamnia. Pete il Gatto
(che non doveva il suo soprannome al fatto di essere agile e silenzioso come un gatto bens all'essere
stato una volta frustato con un gatto a nove code) era estremamente selettivo nella scelta delle sue
vittime in quanto evitava i nobili che viaggiavano con una scorta armata, tutti i maghi, i mercenari e
chiunque avesse alla cintura una spada perch sosteneva di essere molto riluttante a versare del
sangue... soprattutto il suo.
Di conseguenza sceglieva di derubare viandanti solitari e disarmati, stagioni itineranti,
menestrelli girovaghi, venditori ambulanti, poveri studenti, chierici, ed quindi inutile dire che lui e la
sua banda avevano una certa difficolt a sbarcare il lunario, anche se Pete continuava a sperare che un
giorno avrebbero fermato uno stagnino soltanto per scoprire che questi aveva una sacca di gemme
nascosta sulla sua persona, cosa che peraltro non succedeva mai.
Durante un inverno particolarmente difficile nel quale la sua banda era ormai ridotta in
condizioni tali che i banditi erano arrivati a mangiare le loro stesse scarpe e ad adocchiarsi
famelicamente a vicenda, Pete il Gatto decise di migliorare la propria posizione sociale e sgusci via di
soppiatto dal campo per andare a cercare fortuna, o almeno una crosta di pane, nella citt di Palanthas,
da poco fondata. Stava oltrepassando le mura nel cuore della notte quando s'imbatt in una guardia
cittadina, e coloro che insistono a vedere Pete il Gatto sotto una luce romantica sostengono che lui
scagli la guardia gi dai bastioni per poi entrare in trionfo nella citt.
Quanti si sono invece presi il disturbo di leggere la vera vicenda di Pete il Gatto hanno scoperto
la versione effettiva della storia, e cio che dopo essere stato bloccato sulle mura e minacciato di morte,
il coraggioso Pete il Gatto si gett in ginocchio e si aggrapp alle gambe della guardia, implorando
misericordia. In quel momento l'uomo scivol su un tratto di pietra ghiacciata e a causa delle braccia di
Pete strette saldamente intorno alle sue ginocchia non riusc a mantenere l'equilibrio, rovinando al di l
del muro.
Pete il Gatto, che aveva avuto il buon senso di abbandonare la presa all'ultimo momento,
continu a mantenere una notevole presenza di spirito e dopo essere sceso dalle mura in modo pi
convenzionale depred il corpo della guardia per poi sgusciare in citt, dove si install in una stalla per
le mucche.
Si potrebbe quindi dire che la Corporazione nacque dallo sterco di vacca.
Pete continu sempre a sostenere di essere stato lui a fondare la Corporazione dei Ladri, ma in
realt si ritiene che la vera fondatrice sia stata la sua amante... una donna dei nani di nome Bet Mano
Svelta. I ladri litigarono fra loro dice un vecchio detto, e a mano a mano che Palanthas diventava pi
grande e pi ricca i ladri che operavano in essa cominciarono in effetti a litigare su base regolare.
Capitava infatti spesso che si trovassero a saccheggiare una casa che era stata gi derubata la notte
precedente oppure, come accadde in una particolare occasione, che tre diversi gruppi di ladri
convergessero sulla dimora dello stesso signore nello stesso momento. In quel caso il risultato fu una
mischia furibonda che svegli il lord e i suoi servi, permettendo loro di catturare tutti i ladri e di
rinchiuderli in cantina per poi impiccarli il giorno successivo. Purtroppo Pete il Gatto fu uno di essi e si
dice che combatt come un demonio fino alla morte, anche se i testi ufficiali riportano che si accasci
gemendo ai piedi della forca e dovette essere trascinato per la collottola su per i gradini.
Dopo quel disastro, Bet Mano Svelta convoc tutti i tagliaborse, i tagliagole e i borsaioli che
riusc a persuadere ad uscire dai loro nascondigli e rivolse loro un discorso trascinante, sostenendo che
sarebbe stato molto meglio mettere in comune il loro talento, suddividere il territorio e dividere le
spoglie piuttosto che pestarsi i piedi a vicenda. Quei ladri avevano tutti visto i corpi dei loro compagni
dondolare dalla forca, quindi furono pronti ad acconsentire e non ebbero mai a pentirsene.
La Corporazione dei Ladri risult essere un tale successo che un numero sempre maggiore di
ladri dotati di talento converse su Palanthas, e grazie a dei capi intelligenti la corporazione prosper, i
suoi membri elaborarono delle leggi interne e un codice di comportamento che dovevano essere
sottoscritti da tutti coloro che entravano a far parte della Corporazione, che avrebbe ricevuto una
porzione dei loro profitti e in cambio avrebbe offerto addestramento, alibi che reggessero in tribunale e
nascondigli sicuri quando le guardie del Signore di Palanthas erano in caccia di qualcuno.
L'attuale quartier generale della Corporazione aveva sede in un magazzino abbandonato
all'interno della cinta delle mura cittadine, vicino ai moli, dove essa prosperava impunemente da anni.
A intervalli regolari il Signore di Palanthas prometteva ai cittadini che avrebbe chiuso la Corporazione
dei Ladri e di tanto in tanto durante l'anno le guardie cittadine sferravano un attacco contro il
magazzino. Le spie della Corporazione sapevano per sempre quando esse stavano per arrivare e ogni
volta le guardie trovavano un magazzino vuoto; nonostante questo il Signore di Palanthas annunciava
alla cittadinanza che le attivit della Corporazione erano state stroncate e i cittadini, abituati a queste
vane promesse, continuavano a chiudere a chiave la porta la notte e il mattino successivo a contare
stoicamente le perdite subite. A dire il vero pur detestandola, i cittadini di Palanthas erano alquanto
orgogliosi della loro Corporazione dei Ladri perch il comune mercante che comunque commetteva
furti su scala pi ridotta con i suoi prezzi troppo gonfiati poteva lamentarsi della presenza dei ladri e le
giovani donne potevano sognare di salvare con il loro amore un audace bandito da una vita dedita al
crimine. Di conseguenza gli abitanti di Palanthas guardavano con disprezzo alle citt pi piccole che
non avevano una Corporazione dei Ladri e parlavano con superiorit di posti come Flotsam dove i ladri
non erano organizzati e di conseguenza sembravano essere di categoria molto inferiore rispetto a quelli
di Palanthas. A conferma di ci erano soliti raccontare la storia di un nobile ladro che, dopo essere
entrato nella casa di una povera vedova e aver visto in quali condizioni vivesse quella donna, le aveva
addirittura lasciato del denaro... una storia la cui veridicit avrebbe naturalmente potuto essere messa in
discussione da tutte le povere vedove di Palanthas, che peraltro non venivano certo interpellate al
riguardo.
Fu verso questo magazzino, o per meglio dire verso la sede della Corporazione, come esso
veniva grandiosamente definito, che Usha e Dougan infine si diressero. Il vicolo era buio e deserto, e
Usha vi si addentr con esitazione, anche se alla fine si decise a farlo perch era ancora tormentata dal
ricordo della torre e le bastava essere lontana da quel luogo orribile, senza contare che le piacevano i
modi bruschi e diretti del nano, ammirava il suo vestiario elegante e si fidava di lui.
Lei non si accorse degli occhi che li osservarono mentre percorrevano il vicolo e rimase
beatamente ignara del fatto che se vi si fosse addentrata da sola le avrebbero di certo tagliato la gola.
Quegli occhi per conoscevano e accettavano Dougan, e una serie di richiami d'uccelli e di miagolii
che Usha, nella sua ingenuit, ritenne essere autentici, serv a guidare sia lui che la sua compagna
attraverso la rete di sentinelle e di spie della Corporazione.
Il magazzino era un edificio gigantesco addossato alle mura cittadine, e poich era fatto della
loro stessa pietra sembrava una sorta di escrescenza o di tumore che fosse emanato dalla superficie del
muro per estendersi nelle,. strade, un'impressione accentuata dalla sua superficie grigia, butterata e
cadente. Le poche finestre presenti erano sporche o rotte, buchi che erano stati tappati con alcune
coperte (che potevano essere rimosse in caso di attacco all'edificio, offrendo un'eccellente posizione di
tiro agli arcieri), e la porta spessa e massiccia era fatta di legno rinforzato in ferro, e recava sul battente
un marchio caratteristico.
Dougan buss contro quella porta in un modo strano e complesso, e in reazione ai suoi colpi un
pannello posto in basso si spost e un occhio sbirci fuori, studiando il nano prima di spostare la
propria attenzione su Usha e riportarla infine su Dougan con espressione sospettosa per poi svanire. Un
attimo dopo il pannello si richiuse.
Non mi dire che qui vivono delle persone! esclam Usha, guardandosi intorno con disgusto e
con stupore.
Shh! Zitta! Tieni bassa la voce, ragazza! ingiunse il nano. Loro sono molto orgogliosi di
questo posto. Pur non riuscendo a capire come questo fosse possibile Usha decise di tacere perch era
la cosa pi cortese da fare, e mentre aspettava si guard indietro da sopra la spalla. La Torre della
Grande Stregoneria era visibile, anche se lontana, e da dove si trovava le parve perfino di poter
scorgere la finestra dello studio di Dalamar, cosa che la indusse ad immaginare il mago affacciato a
quella finestra e intento a scrutare le strade cittadine alla sua ricerca. Rabbrividendo, si fece pi vicina a
Dougan e desider che chi abitava in quel edificio si decidesse a venire ad aprire.
Quando infine si gir a controllare, scopr con stupore che il battente era gi aperto anche se lei
non aveva sentito nessun rumore, e in un primo momento non riusc a scorgere nessuno sulla soglia, al
di l della quale regnavano il buio e un odore spaventoso... di rifiuti e di cose anche peggiori... che le
fece arricciare il naso e che inizialmente suppose provenire dall'interno dell'edificio, finch non sent
una voce scaturire dall'ombra fetida, davanti a lei.
Cosa volete?
E un nano! esclam Usha, con sollievo.
Tieni a freno la lingua! ringhi Dougan. Questo un nano dei fossi e non ha nulla a che
vedere con noi.
Ma lui... ecco, lui... cominci Usha, pensando che il nano fosse un lui anche se era difficile
stabilirlo a causa degli stracci in cui era avvolto. Ecco, lui somiglia... Stava per concludere dicendo
a, ma un bagliore feroce apparso negli occhi di Dougan la indusse a correggersi all'ultimo momento.
Somiglia ad un nano concluse con imbarazzo.
Per quanto manifestamente indignato Dougan non rispose e si rivolse invece al nano dei fossi.
Voglio vedere Lynch. Digli che Dougan Redhammer qui e che non vuole aspettare.
Avvertilo che ho per lui qualcosa che potrebbe tornargli vantaggioso. Il nano dei fossi tent in tre
distinte occasioni, e cio ogni volta che Dougan concluse una frase, di allontanarsi per assolvere al suo
incarico, ma ogni volta fu costretto ad arrestarsi e a girarsi a causa delle ulteriori aggiunte di Dougan.
Basta! stridette a questo punto. Ho vertigini. In effetti dal suo aspetto sembrava proprio che
fosse in preda alla nausea, sensazione che Usha stava cominciando a condividere a causa della puzza
circostante.
Io non mi sente bene aggiunse con voce spessa il nano dei fossi. Mi sento come se sta per
vomitare.
No, no! esclam Dougan, affrettandosi a indietreggiare fuori portata. Riposati un momento,
da bravo.
Vomitare non male controbatt il nano dei fossi, rischiarandosi in volto Se pasto era buono
quando entrato, buono quando esce.
Va' a chiamare Lynch, piccola larva ordin Dougan, asciugandosi la faccia con un fazzoletto
a causa del caldo, pi che mai soffocante in quello stretto vicolo.
Chi Lynch? domand Usha, mentre il nano dei fossi si allontanava, obbediente.
Il suo nome completo Geoffrey il Linciato spieg Dougan, sottovoce. il maestro della
corporazione.
Che strano nome osserv Usha. Perch lo chiamano cos?
Perch lo stato.
stato cosa?
Linciato. Non accennare al segno che la corda gli ha lasciato sul collo, perch molto
sensibile al riguardo. Incuriosita all'idea di conoscere un uomo che era stato linciato ma che era ancora
in circolazione, Usha stava per fare altre domande quando Geoffrey il Linciato apparve sulla soglia. Si
trattava di un uomo alto e snello, con mani estremamente grandi e sottili le cui lunghe dita erano in
costante movimento, schioccando, contraendosi o agitandosi; essendo un borsaiolo tanto abile che si
raccontava fosse riuscito una volta a sfilare una casacca di seta di dosso ad un lord senza che questi se
ne accorgesse, lasciando intatta la giacca, Lynch sosteneva che quegli esercizi servivano a mantenergli
agili le dita. Il suo volto non aveva nulla che lo distinguesse, e la caratteristica di maggiore spicco in lui
era un cerchio di un rosso acceso che gli segnava la gola.
Cosa stai fissando, ragazza? domand in tono rabbioso il borsaiolo.
N... nulla, signore balbett Usha, costringendosi a distogliere lo sguardo dalla cicatrice per
incontrare quello degli occhi da furetto del ladro.
Questi emise un ringhio poco convinto, poi si gir verso Dougan.
Dov'eri finito, vecchio amico? domand. L'altro giorno stavamo parlando proprio di te
perch ci saresti servito per un piccolo lavoro di scavo che abbiamo dovuto intraprendere. Voi nani
siete abili in questo genere di cose.
Gi... ecco, ho avuto da fare altrove borbott Dougan, mostrandosi irritato per il modo
beffardo in cui l'uomo aveva parlato dei nani ma costringendosi a reprimere la propria ira. Ora
veniamo agli affari. Questa mia giovane amica prosegu, indicando Usha, nuova della citt ed ha
bisogno di un posto dove dormire.
Questa non la casa di un affittacamere ribatt Lynch, posando una mano sulla porta e
accennando a chiuderla.
Non mi hai lasciato finire, Lynch, vecchio amico osserv Dougan, protendendo un piede
calzato di un grosso e pesante stivale in modo da mantenere aperta la porta. Stavo per aggiungere che
questa ragazza ha bisogno di imparare a guadagnarsi di che vivere e che le serve un po' di
addestramento nella vostra arte. Sono disposto a pagare io i costi aggiunse, in tono cupo.
Lynch torn a spalancare la porta e guard con attenzione Usha, che non trov per nulla di suo
gradimento il modo in cui la stava fissando, come se avesse voluto toglierle di dosso non soltanto gli
abiti ma anche la pelle. Arrossendo con violenza sotto il suo sguardo decise che non le piaceva quel
posto e neppure quel uomo odioso dalle mani che si agitavano come insetti, e che non era neppure certa
di voler imparare quello che lui aveva da insegnarle. Stava per congedarsi da tutti quando nel guardare
verso l'estremit del vicolo scorse in fondo ad esso un mago dalla veste nera.
A Palanthas c'erano molte Vesti Nere e parecchie di esse avevano rapporti con gli abitanti del
magazzino, ma Usha suppose all'istante che si trattasse di Dalamar.
Il mago era fermo all'imboccatura del vicolo e stava girando di qua e di l la testa coperta dal
cappuccio come se fosse stato alla ricerca di qualcuno; poich il vicolo era lungo e ombroso, e lei e il
nano si trovavano all'estremit opposta di esso, probabilmente la Veste Nera non l'aveva ancora vista.
Scattando in avanti, Usha afferr la grande mano di Geoffrey il Linciato e la scosse fino a
minacciare di staccarla.
Sono davvero contenta di fare la tua conoscenza sussurr. Lavorer con impegno, te lo
prometto. E sgusci oltre la sua persona per addentrarsi nell'oscurit del magazzino, respirandone con
sollievo l'aria stantia.
Sia il nano che il ladro parvero alquanto sconcertati dal suo entusiasmo.
Ammetto che rapida di movimenti comment Lynch, agitando la mano destra. Ed ha
anche una presa decisa. Dougan intanto sfil una sacca dalla sua ampia cintura nera e la soppes su
una mano.
Affare fatto disse Lynch, invitandolo cortesemente ad entrare, poi si gir verso Usha e
domand: Come ti chiami, ragazza?
Il mio nome Usha rispose lei, guardandosi intorno con curiosit.
L'interno del magazzino era cavernoso. Parte dell'ambiente era occupato da tavoli e sedie
disposti in maniera tale da farlo sembrare la sala comune di una locanda, e il tutto era rischiarato da
torce fissate alle pareti e da spesse candele che ardevano sui tavoli ai quali sedevano persone intente a
bere, a mangiare, a giocare d'azzardo, a parlare o a dormire... gente di ogni et e di ogni razza vivente
su Ansalon. La Corporazione dei Ladri poteva infatti avere le sue pecche ma il pregiudizio non
rientrava fra esse, come dimostrava la vista di due umani intenti a bere cameratescamente in compagnia
di tre elfi, di un nano che giocava a dadi con un orco, di un orchetto e di un kender impegnati a
gareggiare nel bere. Poco lontano una maga dalla veste rossa stava portando avanti con un minotauro
un'accalorata discussione inerente a Sargonnas e dovunque c'erano bambini che correvano e giocavano
fra i tavoli. Il resto del magazzino era immerso nell'ombra, il che imped ad Usha di vedere cosa
contenesse.
Al suo ingresso nessuno si gir a guardarla, nessuno le prest la minima attenzione.
Il mio nome completo Usha Majere aggiunse lei, pensando di fare impressione sul suo
futuro datore di lavoro. Sono la figlia di Raistlin.
Gi, ed io sono sua madre comment Geoffery il Linciato, sputando per terra.
Prego? domand Usha, sconcertata.
La figlia di Raistlin! ripet Lynch, con una sgradevole risata. quello che dicono tutte. Lo
scorso anno ne sono venute tre che sostenevano la stessa cosa dichiar, poi la voce gli s'indur e i suoi
occhi da donnola si fecero freddi mentre aggiungeva: Chi sei davvero? Una spia? Da noi le spie hanno
vita breve, vero, Fratelli? esclam quindi, mentre un coltello gli appariva in mano con una rapidit
tale da non essere visibile ad occhio nudo.
Gli altri membri della Corporazione scattarono in piedi e parecchi coltelli e spade uscirono
sibilando dal fodero mentre parole magiche e formule d'incantesimi echeggiavano nell'aria
accompagnate dallo spettrale sibilare di uno zaino che veniva fatto roteare.
Usha indietreggi incespicando fino ad andare a sbattere contro la porta ora chiusa e sbarrata, e
in quel momento Dougan interpose il proprio corpo massiccio fra lei e il maestro della Corporazione,
tenendo sollevata la sacca di denaro che aveva in mano.
Tu mi conosci, Geoffrey il Linciato, e sai che non porterei mai qui una spia! La ragazza
sostiene di essere la figlia di Raistlin Majere esclam, scoccando un'occhiata sconcertata ad Usha con
la coda dell'occhio ma continuando comunque la sua arringa. Chi siamo noi per dire che non vero?
Quanti di voi possono giurare sull'identit del loro padre? aggiunse, abbracciando i presenti con uno
sguardo carico di disprezzo.
A giudicare dai borbottii e dai cenni di assenso i pi parvero ritenere che la tesi del nano fosse
valida, tesi avvalorata dal solido tintinnio d'acciaio che proveniva dalla sacca che lui teneva in mano.
Mi dispiace di essere stato affrettato, ragazza si scus intanto Lynch, il cui coltello era
scomparso nello stesso modo rapido e misterioso in cui era apparso. Ho una natura molto sensibile e
sono soggetto a crisi di nervi spieg, poi si rivolse a Dougan e continu: La prenderemo come
apprendista alle condizioni usuali. Per cosa vuoi che venga addestrata?
Per un lavoro speciale rispose in modo evasivo Dougan.
Che sorta di lavoro, nano? insistette Lynch, accigliandosi.
La cosa riguarda soltanto me scatt Dougan. Ti sto pagando perch l'addestri, e non c' altro
da aggiungere. Se le dimensioni della borsa fossero state minori, forse Lynch si sarebbe dimostrato
meno propenso ad arrendersi.
Alla Corporazione spetta la sua parte, non dimenticarlo si limit invece ad aggiungere,
accigliandosi.
Dougan lasci scorrere lo sguardo sulle persone che si erano raccolte tutt'intorno per osservare
la scena, e parve osservare soprattutto i bambini; mentre la sua espressione severa si addolciva, si tolse
infine il cappello piumato e se lo pos sul cuore, come se stesse pronunciando un giuramento.
Prometto che se avremo successo riceverete tutti la vostra parte, e se falliremo voi non ne
avrete nessuna colpa disse, poi sospir e per un momento si mostr stranamente avvilito.
Affare fatto dichiar Lynch, togliendogli abilmente di mano la sacca. Cosa le dobbiamo
insegnare... prendere all'amo, alleggerire, fare il palo, adescare? Lui e Dougan si allontanarono quindi
in un angolo e s'immersero ben presto in una fitta conversazione, mentre Usha si andava a sedere ad un
tavolo vuoto. Un bambino le port un piatto pieno di stufato e un boccale di birra, e lei cominci a
mangiare con avidit sentendosi del tutto appagata, tranne per il pensiero di Palin e per la
preoccupazione per la sua sorte; peraltro come in tutti i giovani alle prese con le prime dolci catene
dell'amore, il suo cuore si mostr propenso ad essere ottimista.
Gli di non ci avrebbero fatti incontrare se avessero avuto intenzione di separarci in modo
tanto crudele riflett, pensiero molto rivelatore per quanto concerneva la sua fede negli di se non la
sua conoscenza dell'asprezza della realt della vita.
Dopo aver finito di mangiare sedette rilassata e felice, a suo agio in quella nuova situazione
perch non aveva pi paura di quelle persone, per quanto il loro linguaggio potesse essere rozzo e il
loro aspetto sinistro.
Prendere all'amo. Adescare.
Era evidente che questi erano pescatori.
Libro terzo.

CAPITOLO PRIMO.

L'avvertimento. Incontro a tre. Tanis deve scegliere.
Fermo sulla sommit dei bastioni della Torre del Sommo Chierico, Tanis stava contemplando la
strada vuota che portava a Palanthas, percorrendola con la mente fino ad arrivare in citt ed
immaginando l'agitazione che vi doveva regnare.
Voci dell'imminente arrivo del nemico avevano raggiunto Palanthas all'alba e adesso era quasi
mezzogiorno, il che significava che la gente doveva aver chiuso le botteghe e le bancarelle per
riversarsi nelle strade, avida di notizie e pronta a credere alle cose pi assurde.
Naturalmente entro quella sera stessa il Signore di Palanthas avrebbe preparate il suo discorso e
si sarebbe presentato al balcone della sua dimora per leggere le parole che aveva scritto e garantire alla
popolazione che la Torre del Sommo Chierico si ergeva fra essa e il nemico. E con quella nota
confortante sarebbe poi andato a cena.
Vorrei che qualcuno venisse a confortare me! sbuff Tanis.
Un momento pi tardi arriv in effetti qualcuno che per non port con s n conforto n
rassicurazione, e che non giunse lungo la strada ma mediante sistemi assai meno convenzionali.
Mosso qualche passo verso est lungo i bastioni, Tanis si gir con l'intenzione di tornare indietro
e and quasi a sbattere contro un mago dalle vesti nere che gli si stava parando davanti.
Cosa diavolo... cominci, afferrandosi alla sommit del muro per non perdere l'equilibrio.
Dalamar! Da dove...?
Da Palanthas. Ho seguito le strade della magia e non ho il tempo di stare ad ascoltarti
farfugliare. Sei tu ad avere il comando, qui?
Io? Santo cielo, no! Sono soltanto...
Allora portami da chi comanda lo interruppe con impazienza Dalamar, e avverti quegli
stupidi di riporre la spada nel fodero prima che gliela trasformi in una polla di metallo fuso aggiunse,
accennando a parecchi cavalieri che erano di guardia sulle mura e che stavano convergendo su di lui
con la spada in pugno.
Mettete via le armi ordin Tanis. Questo Lord Dalamar, della Torre della Grande
Stregoneria, ed del tutto in grado di porre in atto la sua minaccia, mentre noi avremo bisogno di tutte
le spade disponibili. Uno di voi vada invece a cercare Sir Thomas e lo avverta che chiediamo di vederlo
immediatamente.
Hai detto il vero affermando che le spade saranno necessarie, Mezzelfo osserv Dalamar,
mentre si avviavano entrambi lungo i bastioni, diretti verso l'interno della torre, anche se in realt
ritengo che ci di cui avete veramente bisogno sia un miracolo.
Paladine ce ne ha gi forniti in passato ribatt Tanis.
S convenne Dalamar, guardandosi intorno nella torretta, per adesso non vedo nessun
vecchio mago distratto intento a borbottare i suoi incantesimi per creare palle di fuoco chiedendosi al
tempo stesso dove ha messo il suo cappello. Stanno giungendo tempi oscuri prosegu, fermandosi
davanti a Tanis, e tu non dovresti essere qui, amico mio, dovresti tornare a casa da tua moglie. Se vuoi
ti posso aiutare, basta che tu dica una sola parola e ti mander immediatamente l.
Le tue notizie sono tanto gravi? chiese Tanis, scrutando in volto l'elfo scuro.
Lo sono, Mezzelfo annu Dalamar, con voce solenne.
Aspetter di sentire di cosa si tratta e poi decider afferm Tanis, grattandosi pensosamente
la barba.
Accomodati replic Dalamar, scrollando le spalle, poi riprese a camminare con passo tanto
rapido che le vesti nere gli si agitarono intorno alle caviglie, e con aria cos cupa che i pochi cavalieri in
cui s'imbatterono gli scoccarono un'occhiata e subito si trassero indietro.
Allorch Tanis accenn a precedere Dalamar nella camera del consiglio una scorta di cavalieri
armati si diresse subito verso di loro.
Sto cercando Sir Thomas avvert Tanis.
E lui sta cercando te, mio signore rispose il comandante della scorta. Sono stato mandato ad
avvertirti che il Consiglio dei Cavalieri stato convocato per discutere di questa crisi. Sir Thomas ha
inoltre appreso che Lord Dalamar arrivato con delle notizie.
Che sono estremamente urgenti aggiunse Dalamar.
Lord Dalamar replic il cavaliere, con un inchino rigido e freddo, Sir Thomas ti ringrazia
per essere venuto. Se vuoi riferire le tue notizie a me, oppure a Tanis Mezzelfo, se lo preferisci, non ti
tratterremo pi a lungo.
Voi non mi state trattenendo dichiar Dalamar, perch non esiste modo in cui possiate farlo.
Sono venuto qui di mia libera volont e me ne andr dopo che avr parlato con Thomas di Thalgaard.
Mio signore replic il cavaliere, che era chiaramente dibattuto fra la cortesia e la politica, tu
mi stai ponendo in una situazione molto difficile. Posso parlare con franchezza?
Fallo, se servir ad accelerare le cose ritorse Dalamar, con crescente impazienza.
In tal caso, mio signore, sappi che tu sei il nemico, e che come tale...
Non dovete guardare molto lontano per trovare dei nemici, Sir Cavaliere, ma io non sono fra
essi lo interruppe Dalamar, scuotendo il capo.
Pu darsi insistette il cavaliere, tutt'altro che convinto, ma io ho ricevuto degli ordini.
Questa pu essere una trappola ordita dalla regina tua sovrana al fine di stregare i nostri comandanti.
Se avessi voluto "stregare" i vostri comandanti, Sir Cavaliere, avrei potuto farlo nella
comodit e nella sicurezza della mia dimora afferm Dalamar, impallidendo per l'ira. In questo
stesso istante potrei...
Ma non lo farai si affrett a intervenire Tanis. Giuro che Lord Dalamar venuto qui in
buona fede e sono pronto a risponderne con la mia vita, se necessario.
Anch'io aggiunse una voce calma e limpida che proveniva da un altro corridoio.
Guidata dalla sua tigre bianca e scortata da un gruppo di cavalieri, Lady Crysania entr nelle
camere del consiglio. Una volta dentro la tigre indugi a scrutare con attenzione ognuno dei presenti,
non con lo sguardo rapido e sospettoso di un animale ma con gli occhi intensi, riflessivi e intelligenti di
un essere umano... e anche se poteva essersi trattato di uno scherzo dell'immaginazione, Tanis si sent
pronto a giurare che Dalamar e la tigre si erano in qualche modo riconosciuti a vicenda.
Il comandante e i suoi uomini caddero in ginocchio, a testa china, ma la Reverenda Figlia di
Paladine li invit a rialzarsi e infine gir lo sguardo cieco in direzione di Dalamar, che le rivolse un
rispettoso cenno del capo senza per inchinarsi. Ad un comando sommesso di Crysania, la tigre la
guid verso Dalamar, badando per a frapporre in mezzo a loro il suo corpo massiccio mentre Crysania
protendeva una mano e Dalamar la sfiorava con la propria.
Ti ringrazio per il tuo sostegno, Reverenda Figlia disse, con una sfumatura di sarcasmo nella
voce.
Adesso volete essere tanto gentili da scortarci tutti e tre alla presenza di Sir Thomas di
Thalgaard? domand Crysania, rivolta ai cavalieri.
Per quanto manifestamente riluttanti a scortare Dalamar in qualsiasi luogo che non fosse la
prigione, essi non ebbero altra scelta che quella di obbedire, perch i Cavalieri di Solamnia erano al
servizio del Dio Paladine e la Reverenda Figlia Crysania era il massimo rappresentante della chiesa
dedicata all'adorazione del loro dio.
Da questa parte signori, Reverenda Figlia disse il loro comandante, poi ordin ai suoi uomini
di schierarsi alle spalle dei tre.
Come facevi a sapere che sarei venuto qui, Reverenda Figlia? domand Dalamar, in tono
sommesso e all'apparenza tutt'altro che soddisfatto della cosa. La chiesa osserva forse i miei
movimenti?
Paladine veglia su tutti i suoi figli, mio signore, e un pastore veglia su tutte le sue pecore,
incluse quelle nere replic lei, con un sorriso. In ogni caso, Sir Mago, io non sapevo che tu fossi qui.
Dal momento che per Palanthas circolano strane voci e che nessuno riuscito a darmi informazioni
precise, ho deciso di venire a indagare di persona. Una leggera enfasi sulla parola nessuno e il lieve
sospiro che l'accompagn indusse Dalamar a studiare Crysania con maggiore attenzione, avvicinandosi
a lei di un passo, mentre la tigre procedeva con immensa dignit nel guidare la sua signora e nel
sorvegliare al tempo stesso ci che la circondava.
Devo dunque dedurre, Reverenda Figlia, che il tuo dio non ti ha detto nulla di quello che sta
accadendo nel mondo? chiese infine Dalamar.
Crysania non rispose ma il suo volto pallido e turbato espresse con eloquenza ci che pensava.
Non te lo sto chiedendo sulla spinta di un qualche vendicativo senso di trionfo, Reverenda
Figlia prosegu intanto Dalamar. Anche il mio dio, Nuitari, di recente si mostrato stranamente
silenzioso, come pure tutti gli altri di della magia e perfino la mia regina aggiunse, scuotendo il capo.
Il Potere di Nuitari diminuisce, e di conseguenza i miei poteri ne sono stati influenzati, il che vale
anche per Lunitari e per Solinari, come riferiscono tutti i maghi. Pare quasi che gli di siano distratti...
Hai ragione, mio signore afferm d'un tratto Crysania, girandosi verso di lui. Quando ho
sentito queste voci le ho presentate al mio dio, in preghiera. Vedi l'amuleto che porto al collo?
domand quindi, indicando un medaglione d'argento decorato con l'immagine di un drago realizzata in
oro battuto. In passato, ogni volta che pregavo Paladine sentivo il suo amore che mi circondava e
questo medaglione prendeva a risplendere di una luce sommessa spieg, toccando con reverenza il
monile. Allora la mia anima si placava e i miei timori svanivano. Per un momento Crysania scivol
quindi nel silenzio, poi aggiunse: Ultimamente il medaglione rimasto oscuro. So che Paladine sente
le mie preghiere e avverto che desidera confortarmi, ma temo che non abbia conforto da offrire... ed ho
pensato che questo possa dipendere dalla minaccia costituita da Lord Ariakan.
Pu darsi annu Dalamar, che peraltro non appariva convinto della cosa. Forse prima o poi
scopriremo di cosa si tratta, dato che Palin Majere ha oltrepassato il Portale.
Dici sul serio? esclam Crysania, sgomenta.
Temo di s.
Come ha fatto ad entrare? Tu avevi chiuso il laboratorio, avevi appostato delle guardie...
stato invitato, mia signora spieg in tono asciutto Dalamar. Credo che tu possa
immaginare da chi. Crysania si tinse di un pallore cos assoluto che ogni traccia di colore le
abbandon le guance e il suo passo si fece incerto, tanto da indurre la tigre a stringersi a lei per offrire
conforto e sostegno.
Anche Tanis fu pronto ad accorrere in suo sostegno, sorreggendola per un braccio, e nel sentirla
tremare scocc a Dalamar un'occhiata furente.
Hai lasciato che Palin passasse? Avresti dovuto fermarlo.
Non ho avuto molta scelta in merito, Mezzelfo ribatt Dalamar, con un bagliore negli occhi
scuri. Tutti noi conosciamo in maniera diretta il potere di Raistlin Majere.
Raistlin Majere morto dichiar con fermezza Crysania, riprendendosi in fretta dalla propria
momentanea debolezza, poi si eresse sulla persona e ritrasse la mano dal braccio di Tanis,
proseguendo: A Raistlin stata concessa la pace in cambio del suo sacrificio, e se Palin Majere stato
attirato nell'Abisso, questo accaduto per opera di qualche altra forza. Dalamar apr la bocca per
ribattere, poi intercett l'occhiata di ammonimento di Tanis e si trattenne dal farlo, pur incurvando le
labbra in un'espressione d'ironica derisione.
I tre non aggiunsero altro durante il resto del tragitto, troppo immersi ciascuno nei propri
pensieri che dovevano essere tutt'altro che piacevoli, a giudicare dalla loro espressione velata. Il
comandante dei cavalieri li precedette in un lungo corridoio decorato di bandiere, ciascuna delle quali
recava lo stemma araldico di uno dei cavalieri attualmente in servizio.
Scrutando la lunga fila di stendardi che pendevano immoti nell'aria calda e afosa, Tanis
individu infine quello della famiglia Majere, il cui stemma era stato elaborato apposta per
l'ammissione dei due fratelli fra le file dei cavalieri.
La bandiera recava il disegno di un bocciolo di rosa, simbolo di Majere, il dio da cui la famiglia
prendeva il nome, immerso in un boccale di birra spumosa. Tanis era sempre stato del parere che quello
stemma sembrasse pi l'insegna di una locanda che lo stendardo di un cavaliere ma Caramon, che lo
aveva elaborato, ne era stato immensamente orgoglioso, e questo aveva impedito al mezzelfo di
avanzare qualsiasi critica che potesse ferire l'amico. Mentre indugiava a contemplare la bandiera, due
giovani paggi muniti di scala sopraggiunsero per coprirla con un drappo nero in segno di lutto.
Signori, Reverenda Figlia... entrate, prego chiam il cavaliere, spalancando le porte di
un'ampia stanza e invitando i tre a presentarsi davanti al Consiglio dei Cavalieri.
Tale consiglio si riuniva soltanto in determinate occasioni che erano dettate dalla Misura e che
includevano l'elaborazione di strategie di guerra, l'assegnazione di ordini, la selezione di un condottiero
prima di una battaglia, l'udienza in caso di accuse di comportamento indegno di un cavaliere,
l'elargizione di onori a chi si era comportato con valore, la soluzione di questioni concernenti la
Misura.
Il consiglio era formato da tre cavalieri, uno per ciascun ordine, la Rosa, la Spada e la Corona,
che sedevano ad un ampio tavolo su cui erano intagliati i simboli dei rispettivi ordini e che era posto di
fronte all'ingresso della Camera del consiglio, ma tutti i cavalieri liberi da altri oneri potevano
presenziare alle riunioni, e quanti desideravano parlare al suo cospetto si andavano a porre nell'area
immediatamente antistante il tavolo.
Il consiglio si apriva sempre con la recita del Codice dei Cavalieri, Est Sularus oth Mithas, da
parte di tutti i cavalieri presenti nella sala, e a volte ad esso faceva seguito l'Inno dei Cavalieri se la
ragione per cui era stato convocato il consiglio era di natura gioiosa.
Questa volta i tre cavalieri presenti recitarono il codice e si misero a sedere senza intonare
l'inno.
Devo dire che questa un'occasione storica comment Sir Thomas, dopo le presentazioni di
rito e dopo che furono state fornite delle sedie per i visitatori, e se mi concesso dirlo, non
occasione che mi piaccia particolarmente. Per essere franco, vedere voi tre qui insieme in questo
momento, ha un sapore di catastrofe aggiunse, scuotendo il capo.
Diciamo piuttosto che noi siamo stati portati qui al fine di evitare la catastrofe, mio signore
replic con gentilezza Lady Crysania.
Prego Paladine che tu abbia ragione, Reverenda Figlia ribatt Sir Thomas. Vedo che
l'impazienza ti rende irrequieto, Sir Mago. Quali notizie ci porti che siano tanto urgenti da permettere
l'apparizione di una Veste Nera davanti ad un Consiglio di Cavalieri, una cosa mai successa prima in
tutta la storia nota del cavalierato?
Mio signore rispose Dalamar in tono secco, deciso a non sprecare altro tempo, mi stato
riferito da fonte attendibile che i Cavalieri di Takhisis attaccheranno questa fortificazione domattina
all'alba.
Domani? sussult Crysania, traendo un brusco respiro in reazione al quale la sua tigre emise
un ringhio sommesso che lei calm con una parola sussurrata e una carezza sulla testa mentre
aggiungeva: Cos presto? Com' possibile? Tanis sospir interiormente, pensando che era dunque
questo ci che Dalamar aveva inteso dire quando gli aveva consigliato di non restare l, in quanto se
fosse rimasto sarebbe di certo stato coinvolto dalla guerra imminente. Dalamar aveva ragione, sarebbe
dovuto tornare a casa.
Intanto Sir Thomas di Thalgaard spost il proprio sguardo turbato da Dalamar a Tanis a Lady
Crysania per poi riportarlo sull'elfo scuro, mentre gli altri due membri del Consiglio dei Cavalieri
rimanevano seduti in una posa rigidamente eretta, severi in volto, senza tradire minimamente i loro
pensieri, in quanto toccava a chi aveva il grado pi alto parlare per primo.
Lord Dalamar cominci Sir Thomas, tormentandosi i lunghi baffi che erano il segno
distintivo di tutti i cavalieri, confido che non te ne avrai a male se chiedo di sapere per quale motivo ci
hai portato questa notizia.
Non vedo perch dovrei spiegarti le motivazioni che animano le mie azioni, mio signore
replic in tono freddo Dalamar. Ti basti sapere che sono venuto qui per avvertirvi al fine che possiate
prepararvi a fare fronte all'assalto imminente. Tanis Mezzelfo pu farsi garante della mia sincerit,
anche se non conosce le mie motivazioni.
Ritengo di potermi fare garante io delle sue motivazioni aggiunse in tono sommesso Lady
Crysania.
Se poi vuoi invece sapere come sono entrato in possesso delle mie informazioni, posso
facilmente soddisfare la tua curiosit al riguardo prosegu Dalamar, ignorando l'interruzione. Di
recente sono stato in compagnia di un Cavaliere di Takhisis di nome Steel Brightblade.
Il figlio di Sturm Brightblade sottoline Tanis, per ricordarlo agli altri.
I tre cavalieri s'incupirono in volto e il loro cipiglio si fece pi marcato.
Il dissacratore della tomba di suo padre comment uno di essi.
Diciamo piuttosto che Steel ha ricevuto la benedizione di suo padre precis Tanis,
aggiungendo quindi in tono irritato: Dannazione! Ho spiegato ci che accaduto proprio in presenza
di questo stesso consiglio! I tre cavalieri si scambiarono un'occhiata in tralice ma non replicarono,
perch Tanis Mezzelfo era una figura leggendaria Solamnia, un rinomato eroe che aveva una notevole
influenza su quella parte del mondo. In seguito al summenzionato incidente con Steel Brightblade nella
tomba sacra dei cavalieri, Tanis era stato convocato a presentarsi davanti al Consiglio dei Cavalieri per
spiegare perch avesse scortato di persona un giovane che si sapeva essere fedele alla Regina delle
Tenebre all'interno della tomba, dove il giovane aveva commesso l'orribile sacrilegio di turbare il
riposo del suo eroico padre. Steel Brightblade aveva distrutto il corpo paterno, rubato la spada magica
posata su di esso e ferito parecchi cavalieri neh"aprirsi un varco combattendo per lasciare la Torre del
Sommo Chierico, non solo, in quel l'occasione Tanis Mezzelfo e il suo amico Caramon Majere avevano
addirittura aiutato il suddetto cavaliere malvagio a fuggire.
Tanis aveva fornito la propria versione dell'incidente. Secondo lui, Steel era venuto soltanto per
presentare il suo estremo omaggio al padre e la spada gli era stata data in dono dallo stesso Sturm, forse
in un ultimo tentativo di salvare il giovane dal sentiero oscuro che era avviato a percorrere. Quanto al
fatto che Tanis e Caramon lo avevano aiutato, essi vi erano stati costretti perch si erano impegnati a
proteggere il giovane a prezzo della loro stessa vita.
Il Consiglio dei Cavalieri aveva ascoltato anche altre testimonianze, in particolare quella della
Reverenda Figlia Crysania, che aveva parlato a favore di entrambi gli accusati e aveva manifestato la
propria ferma convinzione che Paladine stesso li avesse guidati all'interno della torre, perch anche se
Steel aveva avuto indosso la propria armatura con l'effigie del giglio nero, tutte le testimonianze
indicavano che era stato scambiato per un Cavaliere di Solamnia da tutti i cavalieri in cui si era
imbattuto, fino all'ultimo momento.
I cavalieri non avevano certo potuto inficiare una cos eloquente e commovente testimonianza,
quindi avevano giudicato che Tanis Mezzelfo aveva agito con onore, anche se forse in maniera poco
giudiziosa, e questo aveva chiuso l'incidente, che per evidentemente non era stato dimenticato, come
Tanis stava ora constatando.
E a quanto pareva non era neppure stato perdonato.
Sospirando, Sir Thomas si torment ancora i baffi e guard verso gli altri due cavalieri, che
annuirono in risposta alla sua tacita domanda.
Ti ringrazio per l'avvertimento, Lord Dalamar disse quindi Thomas. La tua informazione
corrisponde a ci che abbiamo appreso da altre fonti: anche se non sapevamo che sarebbe giunto tanto
presto, ci aspettavamo comunque l'attacco e siamo preparati.
Non ho visto molto in fatto di preparativi osserv Dalamar, in tono asciutto, protendendosi
poi in avanti sulla sedia e indicando una mappa aperta sul tavolo. Mio signore, quello a cui vi trovate
di fronte non un piccolo contingente di cavalieri ma un esercito, un grande esercito che conta migliaia
di uomini. I Cavalieri di Takhisis hanno reclutato dei barbari provenienti da una terra lontana perch
combattano per loro e sono accompagnati da maghi potenti, come ho appreso a mie spese, che non
obbediscono a leggi magiche di sorta tranne le loro.
Siamo consapevoli di questo... cominci Sir Thomas.
Ci di cui forse non sei consapevole, mio signore, che i nemici sono passati da Neraka, dove
i loro chierici oscuri sono entrati in quelle rovine infestate ed hanno evocato le anime dei morti perch
partecipino alla battaglia. Poi si sono fermati alla Rocca di Dangaard, quindi non dubito che troverai
Lord Soth e i suoi guerrieri fra coloro che assalteranno queste mura. Il loro condottiero Lord Ariakan,
che tu stesso hai addestrato, per cui conosci meglio di me il suo valore. Che esso fosse ben noto
risult evidente dall'espressione cupa apparsa sul volto dei cavalieri.
Tutto ci che dici vero, Lord Dalamar afferm Sir Thomas, agitandosi a disagio sulla sedia,
e i nostri esploratori lo hanno confermato. Io per ti faccio notare che la Torre del Sommo Chierico
non mai caduta davanti al nemico finch ci sono stati uomini di fede a difenderla.
Forse perch non mai stata attaccata da uomini di fede intervenne Lady Crysania, in modo
improvviso e inaspettato.
I Cavalieri di Takhisis sono stati allevati insieme fin da quando erano ragazzi aggiunse
Dalamar, e sono assolutamente fedeli alla loro regina, ai loro comandanti e uno verso l'altro, per cui
saranno pronti a sacrificare qualsiasi cosa, perfino la vita, per portare avanti la loro causa. Essi vivono
secondo un codice d'onore rigido quanto il vostro in quanto Lord Ariakan lo ha modellato prendendolo
come esempio. Signori, mia opinione che non abbiate mai corso un pericolo pi grande di questo.
Dite di essere pronti, e tuttavia cosa avete fatto finora? continu l'elfo scuro, accennando con
la mano fuori della finestra. Se guardo la strada principale, che dovrebbe essere ingombra di cavalieri
e di scudieri a cavallo, di file di fanti, di carri e carretti carichi di armi e di provviste, che cosa vedo?
Una strada vuota!
S, vuota replic Sir Thomas, poggiando le mani intrecciate sulla mappa e abbracciando in
una sola occhiata i suoi tre interlocutori, e vuoi sapere il perch? Perch in mano al nemico.
Abbiamo mandato dei corrieri, Dalamar aggiunse Tanis, massaggiandosi il mento barbuto
con un sospiro. Sono partiti a dorso di drago per andare a chiamare alle armi i cavalieri... e puoi
vedere da te il risultato.
I cavalieri le cui terre e i cui castelli si trovano sui confini orientali hanno risposto di essere gi
sotto assedio oppure non hanno risposto affatto aggiunse Sir Thomas, in tono quieto. In molti casi i
corrieri mandati a chiamare i cavalieri non sono tornati.
Capisco mormor Dalamar, aggrottando la fronte in un'espressione pensosa. Chiedo scusa,
non lo sapevo.
Le truppe di Ariakan si stanno muovendo con la rapidit di un incendio boschivo e lui sta
trasportando le truppe, l'equipaggiamento e le macchine da guerra lungo il fiume Vingaard su una flotta
di chiatte. Di solito il fiume in piena in questo periodo dell'anno, ma attualmente piatto e placido
come un boccale di birra calda a causa della siccit, il che ha permesso alle loro chiatte di viaggiare in
fretta, pilotate da quei barbari dell'est.
Nessun ostacolo pu arrestare il suo esercito, che dispone anche di enormi bestie note come
mammut, che si dice siano in grado di abbattere un albero a colpi di testa, sollevarlo per il tronco con il
loro lungo naso e spostarlo di lato come se fosse un fuscello. Draghi malvagi sorvolano le truppe,
proteggendole e infondendo il terrore dei draghi nel cuore e nella mente di chi cerca di opporre
resistenza. Non sapevo dei nonmorti di Neraka e di Lord Soth, ma devo dire che la cosa non mi
stupisce concluse Sir Thomas, ergendosi sulla persona con espressione grave ma serena e dignitosa
mentre aggiungeva con voce salda e decisa: Noi siamo pronti a riceverli. Pi scarso il numero, pi
grande la gloria, o almeno cos si suol dire. E poi Paladine e Kiri-Jolith sono con noi.
La loro benedizione vi accompagni mormor la reverenda Figlia Crysania, in tono tanto
sommesso da essere quasi inudibile, accarezzando al tempo stesso la testa della tigre con aria pensosa e
riflessiva.
La giornata volge al termine, Reverenda Figlia, e tu dovresti tornare a Palanthas prima che
faccia buio osserv Sir Thomas, guardandola con preoccupazione. Ordiner una scorta...
Tu non farai nulla di tanto stupido, Sir Thomas, perch hai bisogno di ogni uomo disponibile
ingiunse Lady Crysania, sollevando il capo. Un drago dorato che mi serve nel nome di Paladine ci ha
portati fin qui e ci potr riportare indietro. La mia guida, Tandar, provveder perch non mi accada
nulla di male aggiunse, accarezzando la tigre che si era alzata e che stava fissando i presenti con
espressione tale da indurre Tanis ad essere certo che Crysania sarebbe stata al sicuro insieme a quel
compagno feroce e fedele quanto lo sarebbe stata circondata da un reggimento di cavalieri.
Intanto Crysania si alz in piedi a sua volta e tutti i presenti fecero altrettanto in segno di
rispetto.
Parecchi chierici sono gi in cammino per venire ad aiutarvi: hanno con loro un carro carico di
provviste e arriveranno durante la notte avvert Crysania, e prima che Sir Thomas potesse protestare
aggiunse: Si sono offerti volontari, mio signore, e credo che avrai bisogno di loro.
Ti ringrazio, Reverenda Figlia. Saranno i benvenuti rispose Sir Thomas. il minimo che
posso fare sospir lei. Arrivederci. Che gli di siano con voi. Vi ricorder nelle mie preghiere. Con
quelle parole si volse e lasci la camera, accompagnata dalla tigre, e mentre gli passava accanto Tanis
le sent aggiungere in tono quasi inudibile: Sempre che qualcuno di essi sia in ascolto...
Anch'io mi devo congedare afferm intanto Dalamar. Vi offrirei l'aiuto della magia ma so
che non lo accettereste, e a questo proposito vi voglio ricordare che Lord Ariakan ha dato ai suoi maghi
grado e posizione uguali a quelli dei guerrieri.
Ne sono consapevole, Sir Mago, e ti ringrazio per l'offerta replic Sir Thomas, con tono di
scusa. I nostri cavalieri non hanno per praticato mai l'arte di combinare l'acciaio con la magia e temo
che cominciare in circostanze del genere possa essere pi dannoso che utile.
Probabilmente hai ragione, mio signore convenne Dalamar, con un sorriso sardonico. Bene,
auguro buona fortuna a tutti e spero non vi secchi se aggiungo che ne avrete bisogno.
Ti ringrazio, Lord Dalamar replic Sir Thomas. possibile che il tuo avvertimento ci abbia
salvati. Dalamar scroll le spalle come se la cosa avesse cessato di interessargli e si gir verso Tanis.
Vieni con me? domand.
Subito lo sguardo di tutti e tre i cavalieri si accentr sul mezzelfo. Chiedendosi se doveva
partire o restare, Tanis si gratt la barba con perplessit, consapevole che era giunto il momento di
decidere, perch adesso il solo modo per lasciare la torre senza correre rischi consisteva nel percorrere
con Dalamar le vie della magia.
Poi Sir Thomas gli si avvicin e chiese di potergli parlare in privato. Ti aspetter, Mezzelfo
disse allora Dalamar, ma non a lungo. Tanis e Sir Thomas uscirono quindi su una piccola balconata a
cui si accedeva dalla sala del consiglio: fuori non era ancora il tramonto, ma l'ombra delle montagne
portava prematuramente il buio sulla torre, e la penombra faceva spiccare maggiormente lo splendido e
immenso drago dorato posato nel cortile sottostante: Firegold, il drago che serviva Lady Crysania. Altri
draghi, per lo pi d'argento, volavano in cerchio sopra la torre, montando la guardia.
Sar franco con te, Tanis esord Sir Thomas, appoggiandosi al parapetto e contemplando la
notte sempre pi vicina. Ho bisogno del tuo aiuto... e non solo come combattente. Mi servi in una
posizione di comando perch i cavalieri rimasti a difendere la torre sono per lo pi giovani divenuti
cavalieri da poco. I loro padri e i loro fratelli maggiori, a cui in condizioni normali affiderei le posizioni
di comando, sono a casa a difendere i loro castelli e le loro citt.
Il che dove dovrei essere anch'io sottoline Tanis.
Te lo concedo annu subito Thomas, e se deciderai di andartene sar il primo ad augurarti
buon viaggio. Tu per conosci la situazione bene quanto me e sai che ci troviamo di fronte a forze
schiaccianti prosegu, girandosi a fissare Tanis in volto. La Torre del Sommo Chierico deve resistere,
altrimenti tutta Solamnia cadr ed Ariakan avr il controllo della parte settentrionale di Ansalon. Una
volta che avr stabilito qui la sua base operativa potr poi attaccare il sud con tutta calma, e passeranno
lunghi mesi prima che noi si riesca a raggrupparci in modo da poter riconquistare la torre, ammesso che
la cosa sia possibile. Tanis lo sapeva fin troppo bene, cos come sapeva che se la gente di Ansalon
avesse dato ascolto a lui, a Laurana, a Lady Crysania e... s, ed anche a Dalamar cinque anni prima,
questo non sarebbe mai successo. Se elfi e nani e umani avessero accantonato le loro meschine lotte
interne per formare il genere di alleanza che loro avevano proposto, adesso la torre avrebbe avuto un
numero pi che sufficiente di difensori.
Con l'occhio della mente gli parve di vedere gli arcieri elfici schierati sui bastioni, i nani robusti
disposti a difesa delle porte, tutti pronti a combattere spalla a spalla coni loro compagni umani.
Era un'immagine splendida che per non sarebbe mai stata dipinta.
Se torno a casa, si disse, trover soltanto stanze vuote. Laurana non ci sarebbe stata: lei e
Tanis si erano gi salutati, entrambi consapevoli che questa poteva essere una separazione definitiva...
Nel lasciare Solace per dirigersi alla Torre del Sommo Chierico, Tanis decise di fare una tappa
a casa, aspettandosi il consueto caldo benvenuto.
Ma non lo ottenne.
Nessuno usc di corsa dalle stalle per occuparsi del grifone che lo aveva portato in volo, nessun
servitore lo accolse alla porta e quelli che gli passarono accanto in fretta nell'assolvere a chiss quali
incarichi gli rivolsero un rapido inchino per poi scomparire in altre parti della grande dimora. Un
grosso baule da viaggio troneggiava nell'ingresso, rendendo difficile passare, e sua moglie non si
vedeva da nessuna parte anche se era possibile sentire un rumore di voci e di passi che proveniva dal
piano superiore.
Salendo le scale per cercare una risposta a tutta quell'agitazione e a quella confusione, trov
Laurana nella loro camera da letto, dove c'erano vestiti sparsi sul letto e su ogni altra superficie
disponibile, drappeggiati sulle sedie, gettati sui paravento dipinto a mano; nel centro della stanza c'era
un altro baule da viaggio, pi piccolo di quello che si trovava al piano di sotto, e Laurana e tre
cameriere erano cos impegnate a selezionare capi di vestiario per poi piegarli e riporti che non si
accorsero neppure di Tanis, che le osservava fermo sulla soglia.
Tanis rimase in silenzio, approfittando di quel breve momento per contemplare sua moglie
senza essere notato, per osservare la luce del sole splendere fra l'oro dei suoi capelli, per ammirare la
grazia dei suoi movimenti e ascoltare la musica della sua voce in modo da catturare una sua immagine
da tenere nella mente, cos come teneva un suo ritratto in miniatura vicino al cuore.
Laurana era un'elfa, e gli elfi non invecchiavano con la stessa rapidit degli umani, per cui ad
una prima occhiata lei poteva apparire ad un osservatore umano come una donna ancora molto giovane.
Se fosse rimasta nella sua terra natale elfica lei avrebbe mantenuto quell'aspetto di eterna giovinezza,
ma non lo aveva fatto e aveva scelto invece di sposare un mezzosangue, isolandosi cos dalla famiglia e
dagli amici e andando a risiedere nelle terre degli umani per poi trascorrere gli anni successivi
lavorando in modo incessante e instancabile per porre fine al conflitto che separava le due razze.
Il lavoro, le preoccupazioni, le brevi speranze seguite dalla distruzione dei sogni, avevano
attenuato la sua luminosa serenit e purezza elfiche, e anche se non c'erano linee o rughe che le
segnassero la pelle il dolore le aveva creato un'ombra nello sguardo; anche se non c'erano tracce di
grigio in mezzo all'oro dei suoi capelli il loro splendore si era attenuato, e qualsiasi elfo che l'avesse
guardata avrebbe affermato che Laurana era invecchiata anzitempo.
Guardandola, Tanis sent invece di amarla pi di quanto l'avesse mai amata in tutta la sua vita e
al tempo stesso fu consapevole che quella era forse l'ultima volta che in questa vita aveva modo di
vederla.
Infine si schiar sonoramente la gola per segnalare la sua presenza: le cameriere sobbalzarono e
una di esse lasci cadere il vestito che stava piegando, mentre Laurana sollev lo sguardo dal baule, si
raddrizz e gli sorrise.
Cosa succede? domand Tanis.
Finite di fare i bagagli ordin Laurana alle serve, e riponete il resto del vestiario. Facendosi
largo in mezzo a quel caos di abiti e di cappelli raggiunse infine suo marito e si protese a baciarlo con
affetto mentre lui la teneva stretta a s. Entrambi si concessero un momento in cui i loro cuori potessero
comunicare in silenzio, poi Laurana accompagn Tanis nello studio e chiuse la porta, girandosi a
guardarlo con occhi che splendevano.
Indovina cosa successo! esord, e prima che lui potesse tentare di parlare prosegu: Ho
ricevuto un messaggio da Gilthas! Mi ha invitata ad andare a Qualinesti!
Cosa? esclam Tanis, stupefatto.
Da tempo Laurana stava lavorando incessantemente per costringere gli elfi di Qualinesti a
permetterle di entrare nelle loro terre in modo che potesse essere vicina a suo figlio, ma la sua richiesta
era andata incontro a ripetuti rifiuti e ogni volta le era stato detto che se lei o Tanis si fossero avvicinati
alla frontiera delle terre elfiche lo avrebbero fatto a rischio della vita.
Perch questo cambiamento improvviso? chiese Tanis, in tono cupo.
Invece di rispondere Laurana gli porse una pergamena che era stata sigillata con il simbolo del
sole, il simbolo del Portavoce del Sole, titolo che ora apparteneva a Gil.
Tanis osserv il sigillo spezzato, poi srotol la pergamena e la lesse da cima a fondo.
E la calligrafia di Gil ma non sono le sue parole disse infine. Qualcuno gli ha dettato il
messaggio e lui lo ha scritto.
E vero convenne Laurana, imperturbata. Comunque si tratta di un invito.
Un invito ad andare incontro al disastro dichiar Tanis, con brutale franchezza. Hanno
tenuto prigioniera Alhana Starbreeze e hanno minacciato di ucciderla, cosa che sono certo avrebbero
fatto se Gil avesse rifiutato di assecondare i piani dei senatori. Questa una trappola di qualche tipo.
ovvio che lo , sciocco! ribatt lei, con un bagliore divertito nello sguardo, poi gli depose
un rapido bacio su una guancia e gli arruff la barba, in cui i peli grigi erano ormai troppo numerosi per
poter essere contati. Il caro Flint era per solito dire che una trappola tale soltanto se ci entri prima
di averla vista, ed io riesco a vedere questa ad un chilometro di distanza. L'hai vista perfino tu anche
senza aver bisogno degli occhiali aggiunse, ridendo.
Li porto soltanto per leggere ribatt Tanis, fingendosi irritato, in quanto il suo invecchiare era
da tempo oggetto di scherzo fra loro due, poi protese le braccia e Laurana scivol in esse mentre lui
aggiungeva: Suppongo che non ci fosse un invito anche per me, vero?
No, mio caro, mi dispiace replic lei con gentilezza, ritraendosi in modo da poterlo vedere
negli occhi. Quando arriver l prover a...
Non ci riuscirai la interruppe lui, scuotendo il capo. Comunque sono contento che almeno tu
possa andarci. Porthios e Alhana...
Alhana! Il bambino! Non ti ho neppure chiesto come...
Madre e figlio stanno bene, e ti garantisco che se avessi visto Porthios mentre teneva in
braccio suo figlio non lo avresti riconosciuto.
Invece s replic Laurana. Dopo tutto, lui il mio fratello maggiore, e con me sempre stato
gentile e affettuoso. S, lo stato ribad, notando l'espressione dubbiosa di Tanis, anche quando si
stava comportando nel modo pi cocciuto e prevenuto io sapevo che stava soltanto cercando di
risparmiarmi dei dolori.
Cosa in cui non ha avuto successo comment Tanis, in tono colmo di rimorso. Mi hai
sposato lo stesso, e guarda a cosa ti ho portata.
Mi hai portata a casa, marito carissimo replic Laurana, in tono sommesso. Mi hai portata a
casa. Insieme sedettero a lungo a parlare del passato, di amici lontani e di amici che se n'erano andati
per sempre; parlarono di Gii, condividendo i loro ricordi, il loro amore, le loro speranze e le loro paure,
poi parlarono del mondo con i suoi problemi vecchi e nuovi, continuando a chiacchierare con la mano
uno in quella dell'altra e con la tacita consapevolezza che questo momento era prezioso e che presto
sarebbe finito.
Poi giunse il momento dei commiati, perch lui avrebbe proseguito il volo verso nord quella
stessa notte per raggiungere la Torre del Sommo Chierico, e il mattino successivo lei avrebbe iniziato il
proprio viaggio verso Qualinesti.
A mezzanotte Laurana lo accompagn alla porta. I servitori erano andati a letto, la casa era
silenziosa e presto sarebbe rimasta vuota perch lei e Tanis avevano convenuto di congedare i servi in
quanto sapevano che sarebbero rimasti entrambi lontani molto a lungo. L'abitazione emanava gi un
senso di vuoto, i loro passi echeggiavano nella quiete assoluta e forse avrebbero continuato a farlo
anche dopo che se ne fossero andati entrambi, forse il loro spirito fatto d'amore e di serenit avrebbe
continuato ad aggirarsi per quella casa.
Tenendosi stretti si sussurrarono poche parole d'amore e di addio, poi si separarono, e nel
guardarsi indietro Tanis vide Laurana ferma sulla soglia aperta, sotto la luce della luna: sul suo volto
non c'erano lacrime e lei gli rivolse un sorriso, agitando una mano.
Sorridendo a sua volta, lui ricambi il saluto.
Mi hai portata a casa, ripet nella sua mente la voce di lei. Mi hai portata a casa. I ricordi
svanirono e Tanis riflett infine sulle alternative. Poteva tornare nella loro casa, ma sarebbe stato solo
in quella dimora vuota ed echeggiante. Si vide camminare avanti e indietro chiedendosi cosa stava
succedendo nella torre, se Laurana era sana e salva, come stava Gil, se Palanthas era sotto attacco,
ribollendo al tempo stesso per l'impazienza derivante dal non sapere nulla, che lo portava a correre alla
porta ogni volta che gli giungeva all'orecchio un rumore di zoccoli e a biasimarsi...
Chiedi agli di di guidarti. Nel cortile sottostante la Reverenda Figlia Crysania era seduta sul
dorso di Firegold e la sua tigre dagli occhi umani era accoccolata al suo fianco con fare protettivo.
Abbassando lo sguardo su di lei, Tanis sent nella mente le sue parole: Ammesso che qualcuno si essi
sia in ascolto... In quel momento la tigre sollev la testa e guard direttamente verso di lui, e come se
questo fosse stato sufficiente a trasmetterle delle informazioni un istante pi tardi anche Crysania
rivolse verso il mezzelfo i suoi occhi ciechi che sembravano vedere tante cose. Poi lei sollev una
mano in un gesto di benedizione... oppure era un addio?
La dolorosit della scelta si attenu e Tanis si rese conto di aver gi preso la sua decisione da
molto tempo, quando nella Locanda dell'Ultima Casa il Bastone con il cristallo azzurro, Goldmoon e
Riverwind erano entrati nella sua vita. Ripensando a quel momento, Tanis ricord anche le parole
memorabili che aveva pronunciato in quell'occasione e che avevano cambiato per sempre la sua
esistenza.
Chiedo scusa... hai detto qualcosa? domand Sir Thomas, adocchiandolo con una certa
preoccupazione e perplessit.
Probabilmente sta pensando che tanta tensione eccessiva per un vecchio, pens Tanis,
sorridendo, e scosse il capo.
Non ha importanza, mio signore. Stavo soltanto rivivendo vecchi ricordi. Il suo sguardo si
spost quindi da Lady Crysania ad un tratto dei bastioni contrassegnato da una chiazza carminia, un
tratto che tutti i cavalieri riverivano al punto da non camminare mai su di esso per evitare di calpestare
le pietre macchiate di sangue, aggirandole in rispettoso silenzio... e quando gli parve di poter quasi
vedere Sturm fermo l in piedi, si rese conto di aver fatto la scelta giusta.
Ripet allora le stesse parole che aveva detto tanto tempo prima, e non si stup se Sir Thomas si
mostr sconcertato, perch di per s non erano parole travolgenti che avrebbero echeggiato sotto le
volte della storia, ma al tempo stesso erano parole che descrivevano molto bene lo strano, disparato,
improbabile gruppo di amici che era partito con l'intenzione di cambiare il mondo.
Usciremo dalla cucina disse ridendo, poi si volse e torn dentro la torre.



CAPITOLO SECONDO.

Il ritorno. Il processo. La sentenza emessa.
Era ormai notte sulla Piana di Solamnia, anche se ben pochi fra quanti si trovavano all'interno
dell'accampamento dei Cavalieri di Takhisis avrebbero potuto accorgersene in quanto l'esercito
dell'oscurit ave/a messo al bando il buio della notte. I fuochi da campo erano proibiti perch Lord
Ariakan non aveva nessun desiderio di scatenare un incendio su quella pianura coperta di erba secca
come esca a causa della siccit, ma i Cavalieri della Spina, i maghi dalla veste grigia, avevano fornito
enormi globi di cristallo che splendevano di un'incandescente luce grigia e che appesi ai rami degli
alberi trasformavano la notte in una sorta di giorno spettrale.
Steel vide la luce quando si trovava ancora ad una certa distanza dall'accampamento, in quanto
Lord Ariakan sdegnava di nascondere le proprie truppe nell'ombra ed era ben lieto che il nemico
contemplasse la piena potenza.lei suo esercito e si perdesse d'animo davanti ad essa, e nel sorvolarlo in
sella al suo drago azzurro rimase lui stesso impressionato da ci che vedeva. Flare atterr infine su un
campo coltivato il cui raccolto era avvizzito a causa della siccit e subito degli inservienti accorsero per
aiutare il cavaliere a scendere di sella, indicargli in che direzione trovare il campo principale e
occuparsi delle esigenze del drago.
In quel momento il solo desiderio di Flare era quello di ricongiungersi ai suoi compagni di cui
aveva sentito i richiami ancora prima di riuscire a vederli, e dopo aver accertato che Steel non avrebbe
avuto pi bisogno di lei fino all'indomani spicc il volo verso il punto in cui erano raccolti i draghi
azzurri che costituivano le cavalcature preferite dei Cavalieri di Takhisis per un motivo ben preciso.
Tutti i draghi sono di indole estremamente indipendente e in generale hanno una ben misera
opinione dell'umanit, al punto che la maggior parte di essi trova difficile obbedire ad ordini impartiti
da quelli che considera esseri inferiori, e che alcune specie lo trovano addirittura impossibile.
I draghi neri sono subdoli ed egoisti, e quindi indegni di fiducia anche da parte di coloro che
essi affermano di servire. Essi non vedono infatti il bisogno di sacrificarsi per qualsiasi causa che
non sia la loro, e anche se possono essere indotti a combattere pu accadere che abbandonino la lotta a
met se ritengono che questo convenga ai loro scopi.
Nel corso della Guerra delle Lance i draghi rossi erano stati le cavalcature preferite di molti
comandanti, compreso l'infame Signore dei Draghi Verminaard. Enormi e feroci creature che esalavano
fiamme, i draghi rossi non avevano per la pazienza necessaria per il genere di sottigliezze richieste dal
tipo di guerra portato avanti da Ariakan, e la concezione che essi avevano di un attacco sferrato contro
una citt si riduceva al bruciarla, saccheggiarla, distruggerla e sterminarne gli abitanti. L'idea che una
citt intatta con gli abitanti vivi e vegeti potesse essere di pi pratica utilit alla Regina della Notte di
un mucchio di macerie e di cadaveri che marcivano era anatema per i draghi rossi: che il fumo degli
incendi e il puzzo di morte proclamassero la gloria della loro regina, per non parlare del bagliore
dell'oro che quei draghi amavano accumulare nella loro tana.
I draghi verdi erano risultati inutilizzabili in battaglia nel corso dell'ultima Guerra dei Draghi,
perch essi erano disposti a combattere soltanto quando si venivano a trovare con le spalle al muro e
preferivano utilizzare i loro potenti incantesimi per intrappolare l'avversario. Per questo motivo i draghi
verdi avevano ben poco rispetto per i comandanti militari anche se erano disposti ad obbedire ai
Cavalieri della Spina, ai maghi dalla veste grigia, quando ritenevano di poter guadagnare qualcosa per
loro stessi.
I draghi bianchi, abituati a vivere in climi freddi, erano praticamente scomparsi a causa
dell'insolito e devastante calore di quell'estate, che aveva trasformato ghiacciai in fiumi e sciolto le loro
caverne di ghiaccio.
Lord Ariakan aveva quindi scelto i draghi azzurri come cavalcature per i suoi cavalieri e la sua
era risultata una decisione oculata, perch i draghi azzurri provavano addirittura simpatia per i mortali
ed erano incredibilmente fedeli ai loro cavalieri e gli uni agli altri. Essi erano in grado di obbedire agli
ordini, combattevano bene in un'unit coordinata e, cosa pi importante, erano capaci di comprendere
con chiarezza la Visione e la parte che essi rivestivano in essa.
Steel lasci Flare in compagnia degli altri draghi, che l'accolsero con grida di gioia nella loro
lingua. Alcuni di essi erano in volo per montare la guardia, ma i pi erano a terra e stavano riposando in
previsione della grande battaglia perch Ariakan non temeva attacchi di sorta e sapeva di avere le spalle
protette, in quanto il suo enorme esercito aveva attraversato la parte settentrionale di Ansalon come un
grande incendio, consumando tutto ci che aveva trovato sul suo cammino.
Entrato a piedi nell'accampamento, Steel and in cerca dello stendardo che indicava la
dislocazione del suo Artiglio, ma rintracciarlo risult ben presto quasi impossibile a causa delle
dimensioni dell'esercito accampato sulla pianura; rendendosi conto che avrebbe potuto cercare
all'infinito la propria unit senza mai trovarla, alla fine lui chiese informazioni ad un ufficiale, che gli
indic in che direzione andare.
Trevalin era in riunione con i suoi ufficiali quando Steel si present nella tenda, ma subito
interruppe la riunione e gli segnal di venire avanti.
Cavaliere Guerriero Brightblade a rapporto, signore disse Steel, salutando.
Sono lieto di vederti, Brightblade, davvero lieto replic Trevalin, con un sorriso. C'era chi
pensava che saresti potuto non ritornare.
Di chi si tratta, comandante? domand Steel, accigliandosi, perch quello era un affronto al
suo onore e lui aveva il diritto di sfidare chi lo aveva offeso.
Della Signora della Notte che ti ha incaricato di quest'assurda missione replic Trevalin con
una smorfia, come se avesse avuto in bocca un sapore sgradevole. Non ha detto nulla di palese, bada
bene, perch sa che non il caso di offendere pubblicamente l'onore di uno dei miei cavalieri, ma per
tutto il giorno ha continuato ad avanzare insinuazioni. Adesso per rilassati e dimenticati di lei, perch
hai preoccupazioni pi pressanti. Vedendo il sorriso di Trevalin trasformarsi in una linea cupa e
stretta, Steel intu cosa stava per succedere.
Lord Ariakan venuto qui a cercarti di persona, e devi recarti immediatamente a rapporto da
lui continu infatti Trevalin, poi la sua espressione si addolc e lui pos una mano sul braccio di Steel
in un gesto inteso a dare sostegno. Credo che intenda processarti stanotte stessa, Brightblade, come ha
fatto anche con altri in nome del fatto che la disciplina deve essere mantenuta. Quella laggi la sua
tenda, ed io ti devo scortare l di persona. Meglio muoverci, dato che Lord Ariakan ha detto di
presentarsi subito a rapporto. Steel serr la mascella in una linea cupa: lo avrebbero processato
stanotte e quasi certamente lo avrebbero condannato e giustiziato... una prospettiva che gli fece salire
agli occhi lacrime cocenti dovute non al timore ma alla delusione. L'indomani i cavalieri avrebbero
attaccato la Torre del Sommo Chierico e impegnato la battaglia decisiva di quella campagna, e lui non
ci sarebbe stato.
Lentamente, semiaccecato dalle lacrime che gli velavano gli occhi, estrasse dal fodero la spada
di suo padre e la porse a Trevalin.
Mi arrendo a te, comandante disse.
La spada dei Brightblade pareva essere appartenuta ad uno degli antichi eroi del cavalierato,
Bertel Brightblade, ed essere poi stata trasmessa di padre in figlio attraverso i secoli, in quanto secondo
la leggenda essa si sarebbe spezzata soltanto se prima fosse crollato colui che l'impugnava. In seguito la
spada era stata deposta nel sepolcro di Sturm Brightblade, soltanto per passare ancora una volta nelle
mani di un discendente di quella famiglia non appena questi aveva raggiunto la maggiore et. La sua
antica lama d'acciaio, che Steel teneva amorevolmente lucida, scintillava di una luce argentea che non
aveva nulla a che vedere con il cupo chiarore grigio prodotto dai maghi al servizio di Takhisis.
Trevalin adocchi l'elsa decorata con il martin pescatore e la rosa, simboli dei Cavalieri di
Solamnia... e scosse lentamente il capo.
Non intendo toccarla, perch domani avr bisogno di avere le mani integre e non voglio che
vengano ustionate dall'ira di Paladine disse. Mi stupisce che tu possa maneggiare impunemente un
oggetto del genere e so che stupisce anche la Signora della Notte, in quanto stata una delle cose che
ha citato come accusa a tuo carico.
Questa spada appartenuta a mio padre replic Steel, avvolgendo la cintura intorno al fodero
con cura piena di orgoglio. Lord Ariakan mi ha dato il permesso di portarla.
Lo so, e lo sa anche la Signora della Notte... mi chiedo cosa tu abbia fatto, Brightblade, per
indurla ad odiarti tanto. Ah, bene, del resto chi in grado di capire i maghi? Aspetta qui, mentre
avverto gli altri di dove stiamo andando. La strada da percorrere risult breve, e tale fu anche il
processo.
A quanto pareva Ariakan aveva incaricato qualcuno di vegliare sul loro arrivo, perch nel
momento stesso in cui si presentarono davanti alla tenda un cavaliere li riconobbe e li separ da una
vasta ma ordinata folla di ufficiali, di corrieri e di attendenti che stavano aspettando tutti di avere
l'attenzione di Lord Ariakan, conducendoli all'interno di una grande tenda sovrastata dallo stendardo
personale di Ariakan, raffigurante un giglio della morte avvolto intorno ad una spada.
L trovarono Ariakan seduto ad un piccolo tavolo di legno nero che gli era stato donato dai suoi
uomini nell'anniversario della fondazione dell'ordine dei cavalieri neri e che viaggiava sempre con lui
insieme al resto dei bagagli. Quella notte la maggior parte della sua superficie di lucido legno nero era
coperta da rotoli di mappe che erano stati legati ordinatamente e ammucchiati da un lato, e nel centro
della tenda, davanti ad Ariakan, c'era un enorme contenitore pieno di sabbia e di sassi disposti in modo
da raffigurare il campo di battaglia.
La Scatola Tattica era un'idea di Ariakan, di cui lui andava estremamente orgoglioso, in quanto
la sabbia e le rocce potevano essere spostate e modellate in modo da creare qualsiasi tipo di terreno.
Adesso alcune rocce pi grosse rappresentavano i Monti Vingaard e Palanthas, i cui edifici erano
realizzati in oro e circondati da un muro di ciottoli, si trovava nell'angolo occidentale della scatola,
vicino ad una chiazza di schegge di lapislazzuli raffigurante la Baia di Branchala. Nel passo fra le
montagne si ergeva una Torre del Sommo Chierico in miniatura, intagliata nella giada bianca, e vicino
ad essa c'erano piccoli cavalieri d'argento insieme a draghi d'argento e ad alcuni draghi d'oro.
I Cavalieri di Takhisis, realizzati in ossidiana, erano disposti tutt'intorno alla torre e draghi di
zaffiro erano appollaiati sulle rocce con la testa puntata in una sola direzione: la torre. Adesso che lo
schieramento per la battaglia era infine stato determinato, ogni Artiglio aveva ricevuto i suoi ordini ed
era indicato nella scatola da una minuscola bandiera. Guardando con maggiore attenzione, Steel scorse
quella del proprio Artiglio retta da un cavaliere in miniatura in sella ad un piccolo drago azzurro.
Cavaliere Guerriero Brightblade, vieni avanti ingiunse una voce severa e profonda... la voce
di Ariakan.
Il Comandante in Seconda Trevalin e Steel obbedirono all'ordine, entrambi consapevoli degli
sguardi di coloro che si accalcavano all'esterno della tenda.
Seduto in solitudine al suo tavolo, Ariakan era intento a scrivere su un grosso volume rilegato in
cuoio, portando avanti quella storia delle sue battaglie a cui lavorava in ogni momento libero, e quando
fu abbastanza vicino Steel riusc a scorgere sulla pagina segni precisi che riproducevano la disposizione
delle truppe raffigurata nella Scatola Tattica.
Comandante in Seconda Trevalin a rapporto con il prigioniero come ordinato, mio signore
disse Trevalin.
Ariakan aggiunse un ultimo tratto, indugi un momento a contemplare il suo operato, poi
rivolse un cenno ad un attendente e spinse il libro da un lato in modo che l'uomo potesse cospargere la
pagina di sabbia per asciugarne l'inchiostro prima di prendere in consegna il volume.
Il Signore della Notte, comandante e fondatore dei Cavalieri di Takhisis, rivolse infine la
propria attenzione a Steel.
Appena cinquantenne, Ariakan era ancora nel pieno del vigore: alto e forte, con un fisico ben
addestrato, era tuttora un abile guerriero capace di distinguersi in una giostra o in un torneo. Gli anni
avevano peraltro lasciato il segno sui suoi lineamenti e il suo volto rasato e abbronzato che in giovent
era stato avvenente si era fatto aquilino e affilato, caratteristica che insieme agli scintillanti occhi scuri
lo faceva somigliare ad un falco di mare... immagine peraltro appropriata dal momento che si riteneva
che sua madre fosse Zeboim, dea del mare e figlia di Takhisis.
Per quanto segnati di grigio alle tempie, i suoi capelli erano ancora folti e neri, e lui li portava
lunghi, pettinati all'indietro in una coda fermata alla base del collo da un laccio di cuoio nero e argento.
Dotato di una notevole intelligenza, Ariakan sapeva essere affascinante quando voleva ed era rispettato
da coloro che servivano ai suoi ordini, oltre ad avere la reputazione di essere onesto e giusto, cupo e
freddo come le acque profonde dell'oceano. Devoto nel corpo, nell'anima e nella mente alla Regina
Takhisis, lui si aspettava una pari devozione da quanti gli erano fedeli.
Il suo sguardo adesso si pos su Steel, che lui stesso aveva accolto fra i cavalieri quando aveva
appena dodici anni, e per quanto triste non mostr la minima traccia di misericordia o di compassione,
ma del resto Steel sarebbe rimasto sorpreso e probabilmente deluso del suo comandante se