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CAPITOLO SECONDO

Il tema del licenziamento individuale per motivi economici da anni al centro di un incessante
dibattito sulle politiche regolative del lavoro, ed ha assunto ruolo centrale nella discussione sulla
riforma proposta dal Governo Monti sulla base delle affermate necessit di adeguamento del nostro
ordinamento al quadro europeo.
Quando si parla di flessibilit in uscita si intende soprattutto fare riferimento alla possibilit per il
datore di lavoro di sopportare minori vincoli nella scelta di ridurre il personale per fare fronte a
situazioni di difficolt o alla necessit di apportare modifiche allorganizzazione del lavoro. Il tema
dunque quello dei licenziamenti per motivi economici, che possono poi svilupparsi nella forma
giuridica del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo (art. 3, legge n. 604 del
1966) o dei licenziamenti collettivi per riduzione del personale. Il fatto che un allentamento del
tasso di rigidit della disciplina giuridica dei licenziamenti
possa in effetti dar luogo a maggiore competitivit, favorire laumento delloccupazione, ridurre il
dualismo tra occupati stabili e precari o disoccupati, sono assunti basati su presupposti indimostrati,
dei quali le pi serie ricerche di economisti e giuristi mettono in discussione il fondamento
1
.
Ci premesso, appare comunque contraddittorio il fatto che la riforma Fornero intervenga non sulla
disciplina sostanziale dei licenziamenti (se non per un aspetto di carattere procedurale), ma su
quella sanzionatoria, attenuando le conseguenze di un licenziamento invalido: il risultato dunque
non che diventa pi semplice o pi facile, per limpresa, operare un licenziamento legittimo, ma
diventa meno costoso licenziare un lavoratore senza giustificazione. Tale scelta solleva notevoli
perplessit, a cominciare dal fatto che la disciplina dei licenziamenti ha lo scopo di presidiare non
solo, e non tanto, linteresse del lavoratore alla stabilit del rapporto di lavoro (perch nel nostro
ordinamento tale interesse cede di fronte ad una seria e dimostrata ragione imprenditoriale), quanto
la libert e la dignit stesse del lavoratore, la sua condizione contrattuale nella quotidiana relazione
di conflitto di interessi con il datore di lavoro.
Levoluzione nel tempo della disciplina legale dei licenziamenti ha visto sovrapporsi regole
sostanziali e sanzionatorie.
La legge n. 604 del 1966, superando il precedente regime previsto dal codice civile (che ammetteva
la libera recedibilit di entrambe le parti) ha previsto che il datore di lavoro possa licenziare il
lavoratore a tempo indeterminato solo ove sussista una giusta causa o un giustificato motivo. Tale
principio, inizialmente circoscritto solo alle imprese di una certa dimensione, divenuto generale e
applicabile a tutti i datori di lavoro con la legge n. 108 del 1990 (restano esclusi solo alcuni rapporti
di lavoro, come quelli dei dirigenti e dei lavoratori domestici). Il licenziamento per ragioni
economiche quello identificato dal c.d. giustificato motivo oggettivo, che determinato da
ragioni inerenti allattivit produttiva, allorganizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di
essa (art. 3), e viene intimato dal datore di lavoro rispettando un termine di preavviso (ovvero, in
caso di dispensa dal preavviso, dovendo riconoscere al lavoratore la relativa indennit sostitutiva).
Il datore di lavoro che invochi la sussistenza di tali ragioni ha lonere di provarle in giudizio (art. 5),
nellipotesi in cui il lavoratore impugni il licenziamento (impugnazione che, ai sensi dellart. 6
come modificato dalla legge 183 del 2010, o ora di nuovo dalla legge 92/2012, deve essere fatta
entro 60 giorni, con avvio dellazione giudiziaria entro i successivi 180 giorni).
Ove il datore di lavoro non dia prova del motivo economico addotto a giustificazione del recesso, o
lo stesso non sia ritenuto rilevante da parte del giudice, il licenziamento dichiarato illegittimo e d
luogo a un differente regime sanzionatorio a seconda della dimensione dellente o impresa. Per i
rapporti di lavoro che si svolgano alle dipendenze delle imprese minori (datori di lavoro che

1


per ampi riferimenti sul punto si vedano le condivisibili osservazioni di A. Perulli e V. Speziale, Larticolo 8 della legge 14
settembre 2011, n. 148 e la rivoluzione di Agosto del Diritto del lavoro, nei
Working Papers del Centro Studi Massimo DAntona, n. 132 del 2011, http://csdle.lex.unict.it/

occupano fino a 60 dipendenti, o fino a 15 nella singola unit produttiva o nellambito del
medesimo comune) la conseguenza quella della mera tutela obbligatoria, con condanna del
datore di lavoro a riassumere il lavoratore (ipotesi che di fatto non si realizza mai) o a risarcirgli il
danno con una indennit fissata dal giudice in una misura tra due e mezzo e sei mensilit dellultima
retribuzione globale di fatto.
Ove siano superati i limiti dimensionali sopra ricordati (per il cui calcolo, peraltro, operano alcune
regole specifiche) entriamo nel campo di applicazione dellart. 18 st. lav. e dunque di quella che,
fino alla legge 92, veniva chiamata tutela reale.
Esso (nella versione precedente alla legge in commento) prevedeva una tutela caratterizzata dal
fatto che la sentenza rimuove gli effetti del licenziamento illegittimo, il rapporto di lavoro viene
ricostituito nella sua continuit giuridica, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di
lavoro e, per il periodo intercorso tra licenziamento e ricostituzione effettiva del rapporto, ad un
risarcimento del danno equivalente alla retribuzione persa (con un minimo di cinque mensilit),
oltre al versamento dei contributi previdenziali. Il lavoratore peraltro poteva rinunciare alla
reintegrazione a fronte di una indennit di quindici mensilit della retribuzione (fermo restando il
risarcimento per il periodo trascorso tra il licenziamento illegittimo e la rinuncia alla
reintegrazione).
In un primo momento, sembrava che la riforma dellart. 18 dovesse incidere soltanto sulla sanzione
dei licenziamenti per motivi economici, escludendo per gli stessi lobbligo di reintegrazione e
introducendo un regime soltanto indennitario. Poi si parlato delladozione di un modello analogo a
quello tedesco, nel quale il licenziamento per motivi organizzativi passa attraverso una procedura di
verifica con le organizzazioni sindacali, destinata a condizionare in modo significativo il successivo
controllo del giudice, il quale pu disporre sia la reintegrazione del lavoratore sia una alternativa
meramente risarcitoria (proporzionata in genere allanzianit del lavoratore).
Dopo il lungo periodo di trattative con le parti sociali, il Consiglio dei Ministri approv un primo
testo della proposta di riforma del lavoro che fu trasfuso in un disegno di legge
2
. Lobiettivo del
legislatore, imposto dalle ragioni del mercato, era quello di rendere pi rapidi i processi in un
settore in cui il tempo va a discapito di entrambe le parti della lite, creando una corsia preferenziale
che non penalizzasse la qualit della cognizione e non creasse differenze tra i diversi gradi del
giudizio, visti i ritardi che, in appello, va incontrando il procedimento previsto dallart. 702-bis
c.p.c. (peraltro, quel procedimento, che pure rappresenta uno dei modelli impiegati nella
semplificazione dei riti avviata col D.Lgs. n. 150/2011, difficilmente sarebbe stato utilizzabile per
controversie che possono presupporre unindagine sulla qualificazione del rapporto di lavoro, le
quali, per la loro complessit, avrebbero finito perci per ritornare inevitabilmente sul binario del
rito del lavoro). Gi con il cd. Collegato lavoro (L. 4 novembre 2010, n. 183) si era inteso estendere
il regime dellimpugnazione stragiudiziale del licenziamento a (praticamente) tutte le ipotesi di
cessazione del rapporto di lavoro dipendenti dal recesso datoriale.
Il Collegato lavoro elenca allart. 32, co. 2, 3 e 4, una serie di (del tutto nuovi) casi che vengono
trattati a mo di licenziamento. Vale a dire che si applica lart. 6 L. n. 604/1966 e livi previsto
onere di contestazione nei 60 gg. , oltre che in tutte le ipotesi di invalidit del licenziamento, anche
ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del
rapporto di lavoro ovvero alla legittimit del termine apposto al contratto; al recesso del
committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto ex art. 409,
n. 3, c.p.c.; al trasferimento del lavoratore ex art. 2103 c.c. (con termine decorrente dal ricevimento
della comunicazione di trasferimento); allazione di nullit del termine apposto al contratto di
lavoro (ex artt. 1, 2 e 4, D.Lgs. n. 368/2001)
3
; alla cessione di contratto di lavoro nellambito di un

2
Si tratta del D.d.L. 5-4-2012, Disegno di legge recante disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una
prospettiva di crescita
3
In tal caso il termine per impugnare il licenziamento decorre dalla scadenza del termine stabilito nel contratto (ex art.
32, co. 3, del Collegato)
trasferimento dazienda ex art. 2112 c.c.
4
; alla somministrazione irregolare (art. 27 D.Lgs. n.
276/2003) e in tutti gli altri casi in cui si chieda la costituzione o laccertamento di un rapporto di
lavoro in capo a un soggetto diverso dal titolare del contratto; ai contratti di lavoro a termine. Per
questi ultimi solamente il legislatore ha stabilito una norma transitoria (art. 32, co. 4, del Collegato)
che ne estende lambito di applicabilit anche ai contratti in corso, oltre che a quelli stipulati prima
del D.Lgs. n. 368/2001, il cui termine non fosse ancora scaduto allentrata in vigore del Collegato
lavoro, e persino a quelli gi scaduti allentrata in vigore della legge
5
.
Quellobiettivo, che doveva essere raggiunto a costo zero per le ragioni ben note che hanno portato
alla nomina del governo tecnico presieduto da Monti (anche se da pi parti si sollevano critiche
sulla cattiva qualit della spesa realizzata per la giustizia civile, a partire dai risarcimenti della legge
Pinto, pur di recente modificata), non poteva perci essere guadagnato come sarebbe stato pi
logico e pi semplice fare - con un aumento delle risorse da mettere a disposizione per far fronte
allarretrato (infatti, il comma 69 dellart. 1 della L. n. 92/2012 ribadisce che dallattuazione delle
disposizioni di cui ai commi da 47 a 68 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica, ovvero minori entrate): il che rendeva inevitabile che si ripiegasse sulla ricerca
delle norme processuali che potessero consentire una risposta pi celere (o meno lenta) alla
domanda di tutela, pur nella consapevolezza che non esiste un rito ideale, ma solo un sistema che
deve poter funzionare nel suo complesso, e che qualunque tentativo di imprimere velocit ad un
settore rischia di tradursi, se le risorse non sono adeguate, in un rallentamento complessivo dei
giudizi.
Le alternative erano

intervenire sul processo a cognizione piena tratteggiato negli artt. 413 ss. c.p.c., modificandolo per
le controversie oggetto dellintervento normativo e questa alternativa stata scartata. Il processo del
lavoro gi congegnato in una maniera tale da garantire, le esigenze di celerit e di adattabilit alle
liti che vi vengono versate, e, in assenza di risorse, a poco sarebbe valso, per accelerarlo, insistere
sulla perentoriet dei termini, peraltro gi previsti dal codice di rito, per la fissazione delle udienze
da parte dei giudici;
creare un rito diverso soltanto per dare un segnale di invito alla rapidit, e che avrebbe avuto allora
necessariamente carattere sommario, non tanto per quanto attiene allistruttoria (la cognizione non
avrebbe dovuto essere n superficiale n parziale, visto che il processo del lavoro
tradizionalmente rivolto allaccertamento della verit materiale), ma intendendosi per sommariet
quella che nasce da una mancata o comunque non piena predeterminazione, da parte del legislatore,
delle forme e dei termini del processo, e dallapertura al potere discrezionale del giudice nella
fissazione di essi. Vi sono dei riti ad esempio, nella materia fallimentare, che di sommario hanno
ben poco, e che pure vengono trattati e decisi in tempi celeri, in omaggio alle esigenze di velocit
che ladozione di una veste sommaria suggerisce di rispettare. Limpiego del reclamo, in luogo
dellappello, non necessariamente allude ad un gravame costruito in modo diverso dallappello
tradizionale, ma pu essere anche semplicemente un tributo semantico alla celerit
6
, pur nella
consapevolezza delle difficolt legate in ogni caso al carico dei ruoli e allarretrato delle Corti
dappello.

4
Con termine decorrente dalla data del trasferimento
5
Il termine decadenziale, per queste ipotesi, decorre dallentrata in vigore della legge, cio il 24 novembre 2010.
Nonostante le forti perplessit mostrate nei confronti di questa norma, che imporrebbe di impugnare il contratto ogni
volta che viene rinnovato, con evidente compromissione del rapporto di lavoro in corso, essa stata tenuta ferma. Cfr.
V. De Michele, La riforma del processo del lavoro nel Collegato lavoro 2010, in Lavoro nella giur. 2011, 107; M.
Miscione, Il collegato lavoro 2010 proiettato al futuro, ivi 2011, 5; S. Centofanti, Le nuove norme, non promulgate, di
limitazione della tutela giurisdizionale dei lavoratori, in Giur. lav. 2010, 329.
6
Lo riconosce anche C. Consolo (e D. Rizzardo), Vere o presunte novit, sostanziali e processuali, sui licenziamenti individuali, in
Corr. giur. 2012, 736. Mostra di non comprendere, invece, le ragioni della scelta, A. Proto Pisani, Tre note sullart. 18 dello
statuto dei lavoratori, cit.
Sul rapporto tra reclamo ed appello, v. N. Rascio, Note sullimpiego del reclamo (in luogo dellappello) come mezzo per
impugnare le sentenze con devoluzione automatica piena, in Riv. dir. proc., 2008, 955.
Lidea di fondo voleva essere quella che si legge nel documento di intenti approvato dal Governo
Monti il 23 marzo 2012, nel passo relativo allintroduzione del rito speciale: nel quadro di tale
rito, una volta dettati i termini della fase introduttiva, rimessa al giudice la scansione dei tempi
del procedimento, nel rispetto del principio del contraddittorio e della parit delle armi nel
processo. Si tratta di un rito con caratteristiche di celerit e snellezza, ma che, in ossequio alla
specificit del processo del lavoro, rivolto tradizionalmente allaccertamento della verit materiale,
prevede unistruzione vera e propria, sia pure con leliminazione delle formalit non essenziali
allinstaurazione di un pieno contraddittorio.
Tale idea si tradotta, per quanto concerne il giudizio avviato con lopposizione in un processo in
cui, in ogni grado, la fase introduttiva sufficientemente dettagliata, nella previsione dei termini per
la costituzione delle parti e la chiamata dei terzi, e in cui la disciplina della trattazione e
dellistruttoria condensata in una previsione che mutua, dallart. 669-sexies c.p.c., la soppressione
di ogni formalit non essenziale al contraddittorio (ma dove la libert delle forme va apprezzata con
riferimento ad una cognizione che non vuol essere n parziale n superficiale: sicch, per esempio,
sar necessaria larticolazione in capitoli di prova delle circostanze di fatto, negli stessi termini in
cui la giurisprudenza ne ravvisa lesigenza nel rito del codice, per consentire al meglio loperare del
principio di non contestazione e, nel contempo, il compiuto esercizio del diritto di difendersi
provando), ma non quella di eventuali tagli alle prove, che, coerentemente con un processo che mira
alla verit materiale, dovranno essere, come negli artt. 420 e 421 c.p.c., tutte quelle richieste dalle
parti o disposte dufficio, ovviamente nei limiti della loro ammissibilit e rilevanza.
Non si avr dunque quella selezione dei mezzi di prova indispensabili in relazione ai presupposti e
ai fini del provvedimento richiesto, che nel rito cautelare uniforme si giustifica per lesigenza che
si apprezzi non gi lesistenza del diritto, ma la verosimiglianza di esso; n unistruttoria come
quella dellart. 702-ter c.p.c., dove la semplicit della lite a richiedere una semplificazione delle
prove, dovendosi altrimenti avere la conversione del rito: si ha piuttosto, e soltanto, unindicazione
di snellezza, volta ad escludere i rallentamenti che potrebbero derivare da formalismi inutili e da
eccezioni capziose che non tengano conto del fatto che il processo uno strumento al servizio del
diritto sostanziale, e non un percorso ad ostacoli creati per far inciampare ad ogni costo
lavversario.
Il provvedimento, come presentato dal Governo, contempl misure e interventi intesi a realizzare un
mercato del lavoro inclusivo e dinamico, in grado di contribuire alla creazione di occupazione, alla
crescita sociale ed economica e alla riduzione permanente del tasso di disoccupazione. Ci
attraverso i seguenti strumenti di intervento:
a) favorendo linstaurazione di rapporti di lavoro pi stabili e ribadendo il rilievo prioritario del
lavoro subordinato a tempo indeterminato quale forma comune di rapporto di lavoro (cd. contratto
dominante);
b) valorizzando lapprendistato come modalit prevalente di ingresso dei giovani nel mondo del
lavoro;
c) ridistribuendo in modo pi equo le tutele dellimpiego: da un lato, contrastando luso improprio e
strumentale degli elementi di flessibilit progressivamente introdotti nellordinamento con riguardo
alle tipologie contrattuali; dallaltro, adeguando contestualmente alle esigenze del mutato contesto
di riferimento la disciplina del licenziamento, con previsione, altres, di un procedimento giudiziario
specifico per accelerare la definizione delle relative controversie;
d) rendendo pi efficiente, coerente ed equo lassetto degli ammortizzatori sociali e delle politiche
attive in una prospettiva di universalizzazione e di rafforzamento delloccupazione delle persone;
e) contrastando usi elusivi di obblighi contributivi e fiscali degli istituti contrattuali esistenti;
f) promuovendo una maggiore inclusione delle donne nella vita economica e favorendo nuove
opportunit di impiego ovvero di tutela del reddito per i lavoratori ultracinquantenni in caso di
perdita del posto di lavoro.
I ritardi della giustizia del lavoro, a prescindere dalle cause che li hanno determinati, hanno pesato
non poco nella discussione sulle distorsioni e rigidit imputate alla tutela reale nel posto di lavoro.
Nessuna meraviglia, pertanto, che nellambito di una riforma tesa a modificare il mercato del lavoro
sia stato inserito anche un procedimento giudiziario specifico per accelerare la definizione delle
controversie relative allart.18 St. Lav.
Le nuove regole pongono, non solo, una corsia preferenziale obbligatoria per i procedimenti aventi
ad oggetto limpugnativa dei licenziamenti nelle ipotesi regolate dallart.19 della L.20 maggio
1970, n.300 e successive modificazioni, anche quando devono essere risolte questioni relative alla
qualificazione del rapporto di lavoro, ma introducono delle garanzie di tipo organizzativo-
ordinamentale, come si vedr fra poco, previste dallart. 1, commi 65,66 e 68, l.92/2012 affinch sia
effettivamente realizzata la corsia preferenziale.
Le critiche rivolte al nuovo procedimento comprendono, tra laltro, quella di incoerenza con la
strada di semplificazione e riduzione di riti
7
, adottata dallart. 54 della legge delega 18 giugno
2009, n.69 e con d. lgs. 1 settembre 2011, n. 150. Ma al riguardo devono essere fatte delle
precisazioni.
E pacifica lestraneit del D. Lgs. N. 150/2011 al processo del lavoro. Le norme in questione
riguardano il rito del lavoro che si applica, come noto, alle controversie agrarie, a quelle locatizie
ed altri casi, ma non riguardano le controversie disciplinate dagli artt. 409 e ss. C.p.c.
8
.
In ogni caso nellambito del processo del lavoro si assistito al fenomeno inverso alla riduzione dei
riti, essendo stato introdotto, contemporaneamente, quasi, al decreto legislativo di attuazione della
delega in materia di semplificazione e riduzione dei riti, il rito sommario dellaccertamento tecnico
preventivo obbligatorio per le controversie in materia di invalidit civile, disciplinato dal d.l. 6
luglio 2011, n. 98 conv. In l. 15 luglio 2011,n.111 che ha inserito nel processo previdenziale una
nuova norma, lart. 445-bis c.p.c.
Nellambito del processo del lavoro e previdenziale vi sono, dunque, almeno tre riti applicabili a
seconda delloggetto della controversia, non contando il procedimento ex art. 28 St. Lav. Il rito
speciale disciplinato dagli artt. 409 e ss. C.p.c., il procedimento giudiziario specifico per le
impugnative di licenziamento ed il rito sommario dellaccertamento tecnico preventivo obbligatorio
previsto dallart. 445 c.p.c. che prevede due fasi del giudizio svolte davanti al Tribunale e la
inappellabilit delle sentenze.
Diversamente da questultima riforma riguardante i procedimenti aventi ad oggetto le prestazioni
previdenziali ed assistenziali per gli invalidi, la tecnica usata dalla l. n. 92/2012 non stata quella
della novella, attraverso laggiunta del nuovo procedimento giudiziario specifico nel codice di
procedura civile, nel titolo IV dedicato alle controversie in materia di lavoro contenente norme
riguardanti anche il giudizio di impugnazione ( art. 433 e ss. C.p.c.), ma quella di lasciare le norme
processuali nella legge di riforma del mercato del lavoro. Ed in effetti la scelta si spiega anche con
la specificit del nuovo procedimento, che si differenzia dal rito speciale del lavoro e con il suo
stretto legame con il nuovo art. 18 St. Lav.
E mentre linvito avanzato nel corso dei lavori preparatori della legge a correggere la mancanza di
collegamento tra il nuovo procedimento ed il rito speciale del lavoro
9
rimasto senza seguito,
risulta oggettivamente accentuato il legame delle nuove regole processuali al complesso normativo
contenuto nella legge di riforma del processo del lavoro, che riassunto nellart.1, punto c) ove si
proclama lintento di ridistribuire in modo pi equo le tutele dellimpiego, da un lato contrastando
luso improprio e strumentale degli elementi di flessibilit progressivamente introdotti
nellordinamento con riguardo alle tipologie contrattuali; dallaltro adeguando contestualmente alle

7
C. CONSOLO- D. RIZZARDO, Vere o presunte op. Cit.,735.
8
F.P. LUISO, Diritto processuale civile, vol. IV, Milano 2011,107 ss.; C.CONSOLO Prime osservazioni introduttive sul D. Lgs. N.
150/2011 di riordino ( e relativa semplificazione) dei riti settoriali, in Corr. Giur., 2011,11
9
Si legge nella relazione ai lavori preparatori del disegno di legge con riferimento allart.1 commi 47 e seguenti, che introducono
un procedimento speciale per le controversie aventi ad oggetto limpugnativa dei licenziamenti nelle ipotesi regolate dallarticolo
18 della legge n. 300 del 1970, da un lato, non chiaro il rapporto di tali disposizioni con la disciplina contenuta nel codice di
procedura civile agli articoli 409 e seguenti che disciplinano il rito del lavoro,e, dallaltro non presente una clausola di chiusura
che disponga lapplicabilit delle norme contenute nel codice di rito per tutto ci che non disciplinato dal provvedimento in
esame.

esigenze del mutato contesto di riferimento la disciplina del licenziamento, con previsione altres di
un procedimento giudiziario specifico per accelerare la definizione delle relative controversie.
Certamente, come stato autorevolmente detto da pi parti, sul piano processuale, la integrazione
della disciplina processuale, per tutto quanto non previsto dalle nuove norme, non potr che fare
riferimento alle regole del processo del lavoro dettate dal codice di rito, che, a loro volta, quando
manchi una previsione, vengono integrate con quelle generali del processo civile
10
.
Tuttavia il legame della previsione di un procedimento giudiziario specifico per i licenziamenti, per
accelerare la definizione delle relative controversie, con il complesso normativo della riforma
innegabile e non pu che essere, anchesso, un criterio di interpretazione delle nuove regole
processuali.
Il nuovo procedimento specifico per i licenziamenti costruito apparentemente in modo simile al
procedimento sommario di cognizione, disciplinato dagli artt. 702-bis e ss. C.p.c., tanto da far
pensare che la preclusione allutilizzazione tout court di quello previsto dallart. 183 c.p.c.6 nel
processo del lavoro,ha comportato la creazione di un modello ad hoc.
In realt, come stato felicemente evidenziato, il nuovo procedimento ha natura ibrida
11
con
connotati assimilabili, oltre che al procedimento sommario, al procedimento ex art. 28 St. Lav. E al
procedimento cautelare
12
.
Il procedimento specifico per le impugnative di licenziamento tutelate dallart. 18 St. Lav. Si
caratterizza per una sua peculiare disciplina che riguarda tutto il procedimento dalla fase sommaria,
a quella delle impugnazioni con norme che ne fanno un procedimento a s stante.
C tuttavia chi sostiene che il nuovo modello processuale vada ricondotto nella categoria delle
tutele sommarie non cautelari
13
,perseguendo sia la finalit di consentire la formazione anticipata di
un titolo esecutivo, sia quella di pervenire, nel pi breve tempo possibile, ad un accertamento sulla
legittimit o meno del licenziamento idoneo, in mancanza di attivazione del rimedio oppositorio, ad
acquistare caratteri di stabilit e definitivit.
Il nuovo procedimento dunque diretto a realizzare,oltre allinteresse del lavoratore, anche quello
del datore di lavoro.
Non osta a tale conclusione la constatazione dellormai residuale ambito di applicabilit della tutela
della tutela reintegratoria con tendenzialmente integrale corresponsione delle retribuzioni maturate
tra il licenziamento e leffettiva reintegrazione (sanzione la cui gravosit per la parte datoriale
aumenta proporzionalmente al dilatarsi dei tempi di definizione della controversia): infatti, non pu
negarsi che, in ogni caso in cui un licenziamento sia contestato dal lavoratore, sussista linteresse
dellimprenditore affinch, in presenza di unimpugnazione giudiziale, si pervenga nel pi breve
tempo possibile ad un definitivo pronunciamento giudiziale circa la legittimit del recesso e,
soprattutto, circa la sussistenza o meno del diritto del lavoratore ad essere reintegrato nel posto di
lavoro (diritto previsto dal nuovo art. 18 non solamente per il caso di licenziamento discriminatorio,
ma anche per unaltra nutrita serie di ipotesi che vedremo successivamente), misura la cui
esecuzione tale da determinare rilevanti conseguenze sullorganizzazione aziendale anche quando
non sia accompagnata da un pieno ristoro del danno economico subito dal dipendente.
La specificit del rito e la correlativa corsia preferenziale permangono, quindi, per tutto il
procedimento fino alla fase di legittimit,e, nelle fasi di merito, esse si connotano per lidentica
struttura non formale delludienza di comparizione o di discussione ove la disciplina, con le varianti
richieste dalla diversit della fase o del grado, dettata in modo identico nei commi 49,57 e 60

10
P.CURZIO, Il nuovo procedimento in materia di licenziamenti, in P. CHIECO, Flessibilit e tutele nel lavoro. Commentario della
legge 29 giugno 2012,n.92, Bari, 2012.
11
F.P. LUISO, Diritto processuale civile, cit.115.
11
P.CURZIO, op. cit.
12
F.P.LUISO, La disciplina processuale della legge n. 92/2012 nellambito del processo civile: modelli di riferimento ed
inquadramento sistematico, relazione svolta al corso di formazione CSM, 29-31 ottobre 2012: lautore peraltro evidenzia come la
differenza con lart. 28 St.Lav. data dal fatto che il legislatore anche per la fase di opposizione ha previsto un nuovo rito.
13
Cos anche F.M. GIORGI, Flessibilit in uscita e tutele del lavoratore. Aspetti sostanziali e processuali, coordinato da F.M.
GIORGI,Jovene,2013,307 ss. .
dellart.1 dedicati, rispettivamente, alludienza di comparizione della fase sommaria, alludienza di
discussione della fase di opposizione ed infine alludienza di discussione nel grado di appello
14
.
Si precede in tali commi il giudice (sia esso il Tribunali nella fase sommaria, il Tribunale nella fase
di opposizione o la Corte dAppello)
E evidente la similitudine con il procedimento cautelare e con quello sommario di cognizione e la
peculiarit data dal fatto che la struttura non formale delludienza in funzione acceleratoria si
ripete con parole pressoch identiche, ripetute come un ritornello, nei gradi di merito, per
sottolineare la diversit di procedimento da tutti gli altri, spingere il Giudice e le parti a trovare
soluzioni istruttorie le pi semplici e celeri possibili e giustificare, cos, la tenuta della corsia
preferenziale fino alla fase di legittimit.
L'esame del rito specifico muove dalle ultime nome, quelle sulle garanzie organizzative per
numerose ragioni.
La prima consiste nel fatto che aver inserito tali norme di carattere organizzativo costituisce la spia
pi evidente che il nuovo procedimento specifico non disponibile dalle parti ed , quindi,
obbligatorio, se non altro perch la legge a stabilire regole organizzative ben precise alle quali si
devono attenere i capi degli uffici, i giudici e, conseguentemente, le parti del processo.
La previsione della corsia preferenziale fino al grado di legittimit esprime l'interesse
dell'ordinamento alla trattazione celere di queste controversie e, al tempo stesso, indica che le parti
possono ottenere la corsia preferenziale, vale a dire il mutamento di rito, in caso in cui un processo
sia stato trattato erroneamente con il rito ex art. 409 c.p.c. E non con il procedimento nuovo. E
l'interesse delle parti o almeno di una di esse dato dai tempi ridotti di trattazione che dovrebbero
essere garantiti dalla corsia preferenziale.
L'esistenza di tali norme, contenute nell'ordinamento giuridico primario, e non quindi in fonti
secondarie del tipo circolari,ha un rilievo non solo organizzativo ma anche processuale che le parti
possono far valere per far s che il processo sia trattato secondo quanto dispongono i commi da 47 a
66 dell'art.1 della l.n. 92/2012.
La seconda ragione che tutte le peculiarit e differenze del procedimento giudiziario specifico dal
rito speciale previste nei commi da 48 a 64 si spiegano proprio con la corsia preferenziale.
Si concepito un procedimento disciplinato in modo autonomo, con nome che lo distinguono dal
rito speciale del lavoro, sino alla fase di legittimit in funzione acceleratoria, per differenziarlo e
poterlo tenere separato da tutti gli altri.
In definitiva, aver posto sotto sorveglianza del capo dell'ufficio il rispetto dei termini e la tenuta
della corsia preferenziale ha determinato la necessit di dettare una disciplina differenziata in tutto,
da quella del processo del lavoro, senza richiamo alle norme del codice, in modo che esso non possa
confondersi con gli altri processi.
Si gi detto che nelle udienze, dedicate alle impugnative di licenziamento, il Giudice monocratico
o collegiale che sia, sentite le parti, omessa ogni formalit non essenziale al contraddittorio
procede nel modo che ritiene pi opportuno agli atti di istruzione e provvede allaccoglimento
o al rigetto della domanda.
Cambia il provvedimento ordinanza nella prima fase, sentenza nel giudizio di opposizione e
nell'appello. Mutano le possibilit di ammissione degli atti di istruzione che sono solo quelli
indispensabili richiesti dalle parti o disposti di ufficio nella fase sommario, quelli ammissibili e
rilevanti nella fase di opposizione e quelli indispensabili ai fini della decisione nella fase di appello,
ma permane identica, in tutte queste fasi, lo svolgimento di un'udienza snella, svolta senza
formalismi, idoneo ad essere posta su quella corsia preferenziale destinata a garantire
l'accelerazione della procedura, almeno nelle intenzioni del legislatore.

14
D. BORGHESI, Conciliazione e procedimento speciale dei licenziamenti per la riforma Foriero, in Lav. Giur., 2012, 10,912 ove
si sottolinea lassonanza delle espressioni usate dal legislatore. Lautore peraltro esclude che tale riferimento possa conferire
carattere sommario, oltre che alla fase introduttiva anche al giudizio di opposizione e allappello, in quanto sono diversi gli atti di
istruzione che il giudice pu compiere.

Infine la previsione normativa di un criterio di priorit nella definizione dei procedimenti tenta di
introdurre una valutazione qualitativa sull'ordine di definizione dei processi civili, scandita negli
ultimi anni, da una martellante esigenza di garantire la ragionevole durata dei processi su basi
meramente quantitative e di anzianit della controversia per evitare le conseguenze derivanti
dall'automatismo risarcitorio della legge Pinto.
Si introduce per la prima volta, a quanto consta, un criterio normativo di organizzazione dei tempi
del processo attraverso un ordine di priorit nelle controverse sulla base della materia, imponendo
un criterio di definizione cd. LIFO (late in first out)
15
, contro tutti i suggerimenti che negli ultimi
anni sono stati imposti dalla cd. giustizia manageriale, sempre pi interessata allo smaltimento
dei processi
16
.
Sembra che in questo caso si cerchi un punto di equilibrio tra la gestione della massa dei processi e
lo scopo di tutela di posizioni soggettive proprio di ogni singolo processo
17
.
Si realizza, quindi, per l'effetto di questa riforma, una tutela differenziata, non pi accordata per le
esigenze di tutela del lavoratore, come stato nella riforma del processo del lavoro del 1973, ma per
l'interesse generale alla celere definizione di queste controversie, nella convinzione che essa sar
benefica per la crescita del mercato del lavoro.
Le garanzie organizzative sono la previsione di particolari giornate nel calendario delle udienze, e la
vigilanza del capo dell' ufficio sia sull'osservanza di tale riserva funzionale all'attuazione della
corsia preferenziale, sia sulla applicazione concreta dei commi da 47 a 66 alle controversie
instaurate dopo l'entrata in vigore della legge.
Tali norme rispondono all'esigenza di garantire effettivit al nuovo rito, nel senso che la
realizzazione della corsia preferenziale non pi affidata alla volont del singolo Giudice, ed alla
collaborazione delle parti del processo, ma garantita attraverso una programmazione delle udienze
da dedicate alla trattazione dei procedimenti giudiziari specifici. La programmazione controllata
dal capo dell'ufficio al quale demandato altres il controllo sul rispetto dell'applicazione concreta
delle nuove regole.
L'art.1, comma 65, prevede che: alla trattazione delle controversie regolate dai commi da 47 a 64
devono essere riservati particolari giorni nel calendario delle udienze.
Calendario delle udienze cosa diversa dal calendario del processo civile, previsto dall'art.1-ter del
d.l. 13 agosto 2011 conv. Nella l. 14 settembre 2011, n. 148 che riguarda la calendarizzazione delle
attivit del Giudice. Il calendario delle udienze invece la indicazioni delle udienze dedicate alla
trattazione delle controversie di cui al comma 47 dell'art.1.
L'art. 1, comma 66, prevede, inoltre: che i capi degli uffici giudiziari vigilano sulla osservanza
della disposizione di cui al comma 65, vale a dire vigilano che sia rispettata la riserva di particolari
giorni nel calendario delle udienze dedicate alle controversie aventi ad oggetto l'impugnativa di
licenziamento regolata dall'art. 18 St. Lav.
Infine, l'art.1, comma 68, prevede: che i capi degli uffici vigilano sulla osservanza della
disposizione di cui al comma 67, ed,a sua volta il comma 67 dell'art.1 afferma che i commi da 47
a 66 si applicano alle controversie instaurate successivamente alla data di entrata in vigore della
presente legge.
E' fuori discussione che il controllo del capo dell'ufficio non pu certo riguardare l'applicazione o
l'interpretazione delle norme processuali da parte dei singoli giudici, perch ci contrasterebbe con
il principio di indipendenza della giurisdizione, ed ha, sotto tale profilo, riflessi organizzativi ed

15
Sul problema degli arretrati della giustizia civile e sui metodi di definizione dei procedimenti con la metodologia LIFO o FIFO, si
veda M. FABRI Giusto processo e durata ragionevole dei procedimenti, in C. GUARNIERI- F. ZANNOTTI (a cura di), Giusto
processo?,Padova,2006,343-369.
16
Sul concetto di giustizia manageriale, A. GARAPON,Lo stato minimo, il neoliberalismo e la giustizia, Milano, 2012,31.
17
E' stato efficacemente affermato a proposito di un'altra riforma, la riforma dei mezzi di impugnazione di cui al d.l. 22 giugno
2012,n. 83 convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134 che se l'efficienza della composizione della singola controversia non deve
perdere di vista l'efficienza nella gestione della massa dei processi, la gestione della massa dei processi non deve perdere di vista
che lo scopo di ogni processo civile la giusta composizione della controversia entro un termine ragionevole, R.CAPONI, La
riforma dei mezzi di impugnazione, in Riv. Trim. dir. Proc. Civ., 2012,23.
eventualmente ordinamentali. E' certo, peraltro, che la sorveglianza del capo dell'ufficio si estende
al rispetto dei termini minimi stabiliti per le controversie in questione
18
.
Le nuove regole, secondo il principio tempus regit actum proprio delle norme processuali, si
applicano alle controversie promosse dopo la loro entrata in vigore, vale a dire alle controversie
instaurate dal 18 luglio 2012.
Le caratteristiche ibride del nuovo rito accentuano la diffidenza dei giuristi e degli operatori pratici
verso questo ennesimo mutamento delle regole processuali.
La previsione del nuovo rito, cos come l'intera legge 2012 di riforma del mercato del lavoro ha
ricevuto stroncature da parte del mondo dei giuslavoristi
19
, mentre l'estabilishment politico ne
propagandava, grazie proprio alle nuove regole processuali, un effetto taumaturgico sulle rigidit
presunte o reali del mercato del lavoro italiano
20
.
Si , da pi parti, ribadito il concetto che le disfunzioni della giustizia civile non si modificano o
attenuano con continue riforme della legge, ma con maggiori risorse, come da anni ripete la dottrina
processualcivilistica
21
.
Sul fronte delle risorse l'art.1 comma 69 proclama che dalla attuazione delle disposizioni di cui ai
commi 47 e 68 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ovvero
minori entrate.
La mancanza di risorse, anche informatiche, quali le modifiche evolutive al sistema di registrazione
informatica dei processi, potrebbe comportare il fallimento della riforma, essendo sia il controllo
dei capi degli uffici, che il monitoraggio, in generale, previsto dalla riforma del mercato del lavoro
(art.1, comma 2, l.n. 92/2012), agevolato dalla esatta registrazione dei procedimenti nei registri
informatici che invece, non sono stati, allo stato ancora aggiornati, con la previsione del codice
apposito per registrare i nuovi procedimenti giudiziari specifici.
Tuttavia il giurista, di fronte alle norme-manifesto o norme-informazione per i mercati, che
costituiscono la caratteristica della produzione legislativa del nostro tempo, mantiene lo stesso
metodo interpretativo, ben conscio che le norme-manifesto o norme-informazione vanno poi
inserite in un sistema stratificato di principi, di altre norme, per cui difficilmente si verificano
risultati dirompenti, nel senso positivo enunciato dai riformatori, o nel senso negativo, rilevato dai
primi commentatori.
Attribuire a questa riforma un effetto certamente negativo sulla tenuta complessiva degli uffici
giudiziari, sembra un eccesso, atteso che il procedimento nuovo, come si vedr, riguarda una fetta
non cos ampia di contenzioso.
La ratio di accelerare la definizione delle controversie relative alla impugnativa di licenziamento,
agevola l'interpretazione delle nuove regole per cui eventuali interpretazioni che comportino un
allungamento dei tempi di trattazione vanno tralasciate a favore di interpretazioni che appaiano
maggiormente in sintonia con i principi del processo civile ma anche con la ratio acceleratoria delle
nuove norme e con la presenza della corsia preferenziale.
E' certo, inoltre, che la previsione della corsia preferenziale e gli altri dati normativi del nuovo
procedimento suggeriscono un'interpretazione non estensiva delle nuove nome partendo dal dato
letterale: si tratta di un rito specifico, o meglio di un procedimento giudiziario specifico e la parola
specifico ha qui un peso determinante, se non alto perch estranea alla qualificazione dei riti da
parte del codice di procedura civile.
Non ci troviamo di fronte ad un procedimento speciale applicabile ad una serie indeterminata di

18
P. SORDI, L'ambito di applicazione del nuovo rito per l'impugnazione dei licenziamenti e disciplina della fase di tutela urgente,
relazione al Corso organizzato dal CSM 29-31 ottobre 2012 <http://astra.csm.it/incontri/relaz/24955.pdf>.
19
Per critiche alla riforma: F. CARINCI, Complimenti, dottor Frankenstein: Il disegno di legge governativo in materia di riforma
del mercato del lavoro, in Lav. Giur., 2012; S. MAGRINI, Quel pasticciaccio brutto (dell'art.18), in Arg. Dir. Lav., 2012,3,35;
A.VALLEBONA, La riforma del lavoro 2012, Torino, 2012
20
R.CAPONI,La corsia preferenziale per alcune cause di lavoro rallenta le altre in assenza delle adeguate risorse, in Guida dir.
2012,18,9-10, ove si richiama l'articolo del primo ministro Monti sul Wall Street journal del 7 aprile 2012 sull'effettivit della
riforma del mercato del lavoro proprio in relazione al varo delle nuove norme processuali.
21
R.CAPONI, La corsia preferenziale, cit.
ipotesi e diverse azioni, cos come nel caso del procedimento sommario di cognizione disciplinato
dall'art. 702-bis e ss. c.p.c., o in generale negli alti riti, ma appunto ad un procedimento giudiziario
specifico che si applica solo in casi ben determinati e definiti dal legislatore.
Si tratta di un procedimento che, come vedremo fra breve strutturato in una fase a cognizione
sommaria, in un eventuale primo grado a cognizione piena
22
introdotto da una opposizione, ed in un
secondo grado introdotto da un reclamo. La sentenza pronunciata in sede di reclamo impugnabile
in Cassazione nei modi ordinari
23
.
La somiglianza strutturale
24
del procedimento in questione con quello previsto dallart. 28 St.
lavoratori evidente
25
, ma con una non secondaria differenza: lopposizione avverso lordinanza
che chiude la fase sommaria del procedimento ex art. 28 St. lavoratori apre un processo che
regolato dal rito del lavoro, mentre nel nostro caso il legislatore ha introdotto un rito speciale anche
per la fase di opposizione e quella di reclamo (in sostanza, per il primo ed il secondo grado).
Si pone cos anzitutto il problema delle fonti di integrazione del procedimento speciale. Lambito di
applicazione del procedimento speciale ricade in toto nellart. 409 n. 1 c.p.c., sicch il nuovo
procedimento, per la materia da esso regolata, sostituisce il rito del lavoro.
In altre parole, le controversie soggette al nuovo rito sono sottratte al rito del lavoro: ragionevole
dunque pensare che lintegrazione vada cercata dapprima nel rito del lavoro e solo dopo nel rito
ordinario
26
. Inoltre il comma 48 stabilisce che la domanda si propone al tribunale in funzione di
giudice del lavoro. Si pu presumere quindi che le fattispecie previste dal comma 47 debbono
essere qualificate, a tutti gli effetti, come controversie di lavoro.
In sostanza, la riduzione dei tempi del processo con riferimento alle controversie in tema di
licenziamento stata considerata dal legislatore come un significativo tassello del pi generale
intervento mirante a realizzare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico, in grado di contribuire
alla creazione di occupazione, in quantit e qualit, alla crescita sociale ed economica e alla
riduzione permanente del tasso di disoccupazione (art. 1, comma 1, della legge n. 92). Com stato
detto, si tratta di un esempio di impiego del processo civile in vista di obiettivi di politica pubblica,
ulteriori rispetto alla tutela giurisdizionale dei diritti individuali
27
.
Laltra evidente caratteristica dellintervento del legislatore la scelta di non ricorrere a qualcuno
dei modelli processuali gi rinvenibili nellordinamento, ma di crearne uno nuovo, in chiara (ed
immediata) smentita del lodevole proposito di semplificazione dei riti che aveva condotto, meno di
anno prima, allemanazione del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150.
Si aggiunga che quello creato dal legislatore del 2012 un rito difficilmente assimilabile ad uno di
quelli gi presenti nellordinamento. Invero, come pure stato notato
28
, esso presenta alcune

22
CAPONI, Rito processuale veloce per le controversie in tema di licenziamento, in www.judicium.it, 4; BENASSI, La riforma
del mercato del lavoro: le modifiche processuali, in Il lavoro nella giurisprudenza 2012, 3; PAGNI, I correttivi alla durata del
processo nella L. 28 giugno 2012 n. 92: brevi note sul nuovo rito in materia di licenziamenti [lavoro in corso di pubblicazione
che ho potuto consultare per la cortesia dellA.].
23
Salva una particolarit relativa alla decorrenza del termine breve: art. 1, comma 62.
24
Somiglianza solo strutturale: infatti, come vedremo ( 3), vi una netta diversit funzionale fra il procedimento in esame e lart.
28 St. lavoratori
25
DE ANGELIS, Art. 18 dello Statuto dei lavoratori e processo: prime considerazioni, in Working papers del Centre for the study
on European labour law Massimo DAntona, 1 [lavoro in corso di pubblicazione che ho potuto consultare per la cortesia
dellA.]; CONSOLO-RIZZARDO, Vere o presunte novit, sostanziali e processuali, sui licenziamenti individuali, in Corriere
giur. 2012, 735; BENASSI, La riforma, cit., 3; PALLADINI, Opposizione e impugnazioni nel rito Fornero, relazione al
convegno La riforma del mercato del lavoro, Milano 17 ottobre 2012, 1; DE CRISTOFARO-GIOIA, Il nuovo rito dei
licenziamenti: lanelito alla celerit per una tutela sostanziale dimidiata, in www.judicium.it, 5.
26
DE ANGELIS, op. cit., 3; BUONCRISTIANI, Rito licenziamenti: disciplina e profili sistematici, 10 ;CURZIO, Il nuovo rito
per i licenziamenti Relazione allincontro di studio organizzato dal C.S.M. sul tema a riforma del mercato del lavoro nella legge
28giugno 2012 n. 92 Roma 29-31 ottobre 2012, 1; SORDI, Lambito di applicazione del nuovo rito per limpugnazione dei
licenziamenti e disciplina della fase di tutela urgente, Relazione allincontro di studio organizzato dal C.S.M. sul tema La
riforma del mercato del lavoro nella legge 28 giugno 2012 n. 92 Roma 29-31 ottobre 2012, 1.2
27
R. CAPONI, La corsia preferenziale per alcune cause di lavoro rallenta le altre in assenza delle adeguate risorse, in Guida dir.,
2012, n. 18, 9.
28
G.BENASSI, La riforma del mercato del lavoro: modifiche processuali, in LG. 2012,752.
Ne risulta escluso, come noto, il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, con buona pace
dell obiettivo, perseguito nell ultimo ventennio, della parificazione di disciplina sostanziale e processuale oltre che di
caratteristiche proprie del procedimento di repressione della condotta antisindacale di cui allart. 28
della legge n. 300 del 1970, altre tipiche del procedimento sommario di cognizione disciplinato
dagli artt. 702-bis ss. c.p.c. ed altre ancora comuni alla disciplina del procedimento cautelare
uniforme (artt. 669-bis ss. c.p.c.). pertanto impossibile qualificare il nuovo modello processuale
come una species di qualcuno di quei genera e occorre invece riconoscere che si tratta di un rito con
proprie caratteristiche che si affianca a quelli gi noti.
Una simile conclusione non priva di conseguenze: una volta ammessa la piena specificit del
procedimento di cui allart. 1 della legge n. 92 del 2012, al fine di risolvere questioni di natura
interpretativa poste dalla sua disciplina, non possibile ricorrere sempre e comunque a soluzioni
elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza in riferimento ad uno dei tre modelli processuali
prima ricordati; quelle elaborazioni vanno sicuramente tenute presenti, ma limitatamente ai singoli
tratti di disciplina che siano sovrapponibili con quelli del nuovo rito; e comunque sempre previa
verifica della compatibilit della soluzione con le specifiche caratteristiche e la ratio del
procedimento introdotto dal legislatore del 2012.
Invece, al fine di colmare le lacune della disciplina della legge n. 92 del 2012 (nella quale manca la
regolazione di numerosi aspetti del procedimento, anche di indubbia rilevanza, come, ad esempio,
la competenza per territorio), occorre, in generale, far riferimento alle disposizioni codicistiche in
materia di controversie di lavoro
29
. Vale a dire che la disciplina dettata dagli artt. 409 ss. c.p.c. si
applica alle controversie in questione per tutto quanto non previsto dallart. 1, commi da 48 a 65
(ovviamente a condizione che sussista la compatibilit di cui si detto in precedenza).
Seppure nella legge n. 92 del 2012 manchi unespressa disposizione in tal senso, tale conclusione
pu essere agevolmente argomentata sulla base dellespressione utilizzata dal legislatore, il quale
non ha qualificato la disciplina da esso dettata come esaustiva; esso invece si limitato a prevedere
che quella disciplina si applica alle controversie aventi ad oggetto limpugnativa dei
licenziamenti, presupponendo, quindi, che si tratti di una disciplina aggiuntiva, per cos dire, a
quella che ordinariamente regola quella categoria di controversie.
E tale , appunto, quella del Capo I del titolo IV del libro secondo del codice di rito che, a norma
dellart. 409, n. 1, c.p.c. si applica a tutte le controversie relative a rapporti di lavoro subordinato
privato.
A conforto di tale conclusione si aggiungano, da un lato, la gi segnalata irriducibilit del nuovo rito
ad uno degli altri procedimenti speciali (con conseguente impossibilit di ricorrere alla disciplina
di questi ultimi per colmare le lacune di quella della legge n. 92 del 2012) e, dallaltro, che,
considerato loggetto delle controversie di cui qui si tratta, sicuramente maggiormente coerente
con il generale ordinamento giuridico processualcivilistico ricondurre tali cause al rito codicistico
del lavoro, piuttosto che al rito ordinario.

unificazione della giurisdizione tra impiego privato ed impiego pubblico. La scelta deliberata e politica: lart. 1, co.
7, della cd. legge Fornero stabilisce infatti che le nuove disposizioni costituiscono principi e criteri per la regolazione
dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, demandando a provvedimenti anche normativi
del Ministro per la p.a. e la semplificazione, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei
dipendenti delle amministrazioni pubbliche, il compito di individuare e definire gli ambiti, le modalit e i tempi di
armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche (non sembra peraltro che in
questa frase possa ritenersi presente alcuna delegazione di poteri legiferanti, potendosi leggere nel riferimento ai
provvedimenti anche normativi del Ministro solo unallusione a normazione di rango secondario).
29
Conformi: F.P. LUISO,Il procedimento per limpugnativa dei licenziamenti in regime di tutela reale; modelli di riferimento ed
inquadramento sistematico, in F.P. LUISO R. TISCINI A. VALLEBONA, La nuova disciplina sostanziale e processuale dei
licenziamenti, Giappichelli, 2013, 56; R.TOSI, Limprobabile equilibrio tra rigidit i entrata e flessibilit in uscita nella
legge n. 92/2012 di riforma del mercato di lavoro, in ADL, 2012, 840; R. TISCINI, Il procedimento per limpugnativa dei
licenziamenti in regime di tutela reale; profili processuali, in F.P. LUISO R. TISCINI A. VALLEBONA, op. cit.,77; M.DE
LUCA, Procedimento specifico per i licenziamenti nella recente riforma del mercato del lavoro ( l.n. 92 del 2012): note minime,
FI, 2012,V, 345; L.DE ANGELIS, Art. 18 dello Statuto dei lavoratori e processo; prime considerazioni, in Working Papers
Massimo DAntona, www.lex.unict.it,10; CONSOLO-RIZZARDO, Vere o presunte novit, op. cit. 736; C.MUSELLA, Il rito
speciale in materia di licenziamenti, in Il nuovo mercato del lavoro , a cura di m. CINELLI G. FERRARO O. MAZZOTTA,
Giappichelli,2013,350; D. D FEO, La prima fase del rito speciale in materia di licenziamenti, in ADL, 2013, I ,103.
Analogamente, D. BORGHESI , Conciliazione e procedimento speciale dei licenziamenti per la riforma Fornero, in LG,
2012,914,afferma che il nuovo processo speciale va inserito nella cornice del processo del lavoro.
Lart. 1, co. , 47, recita: Le disposizioni dei co. da 48 a 68 si applicano alle controversie
aventi ad oggetto l'impugnativa dei licenziamenti nelle ipotesi regolate dall'art. 18 L. 20 maggio
1970, n. 300, e successive modificazioni, anche quando devono essere risolte questioni relative alla
qualificazione del rapporto di lavoro.
Unaltra caratteristica fondamentale del nuovo procedimento risiede nel fatto che, come accennato,
per le controversie alle quali esso applicabile, il rito di cui allart. 1 della legge n. 92 del 2012
costituisce lunica modalit di esercizio dellazione giudiziale. E da tutti condivisa l'applicazione
del criterio della prospettazione, cio l'individuazione della fattispecie ai fini delle questioni di mero
rito in base alla domanda come formulata indipendentemente dalla relativa fondatezza del petitum e
della causa pretendi esposti. Sembra cio corretto ritenere ben scelto il rito Fornero sulla base delle
mere allegazioni astratte del ricorso, salvo poi la verifica di effettiva applicabilit dell'articolo 18. In
questo senso si del resto pronunciata la cassazione sostenendo che la questione di diritto deve
essere riscontrata in base alla domanda dell'attore, nulla contando le contestazioni del convenuto
sugli elementi posti a fondamento della domanda (Cass. 8214/2009).
Non concessa alla parte interessata la facolt di scelta tra lordinario rito del lavoro di cui al
codice di procedura civile e quello introdotto dal legislatore del 2012, essendo il ricorrente tenuto a
seguire questo secondo
30
.
Ci si desume in maniera incontrovertibile dal tenore del comma 47 dellart. 1 della legge n. 92 del
2012, a norma del quale le disposizioni dei commi da 48 a 68 si applicano alle controversie aventi
ad oggetto limpugnativa dei licenziamenti. Come si vede, la disposizione prevede come
inevitabile lapplicazione delle regole enunciate nei commi successivi alla categoria di controversie
da essa contemplata. Questione diversa , per, quella relativa alla possibilit per le parti di
saltare, per cos dire, la prima fase del giudizio di primo grado. Qui, infatti, non si tratta di
riconoscere alle parti di scegliere un rito piuttosto che un altro. Si tratta invece di verificare se,
ferma restando lapplicazione della disciplina processuale dettata dallart. 1 della legge n. 92 del
2012, le parti possano iniziare la controversia a partire da quella che, nel disegno complessivo del
nuovo modello processuale, la seconda fase del giudizio di primo grado, introdotta con un ricorso
in opposizione al provvedimento conclusivo della prima fase urgente. Ove si ritenga di fornire
risposta affermativa a tale interrogativo, resterebbe comunque ferma lapplicazione di tutta la parte
della disciplina del nuovo rito relativa al giudizio di opposizione, a quello di reclamo e a quello di
cassazione: non vi sarebbe, dunque, alcuna deroga al generale principio dellindisponibilit del rito
per le parti. Tale sequenza processuale pu, tuttavia, diventare solo eventuale se le parti
concordemente dichiarano, nelludienza di comparizione della prima fase, di voler rinunciare alla
fase urgente ex art. 1 comma 48 l. 92/2012 e di voler passare direttamente alla fase di opposizione
ex art. 1 comma 51 della medesima legge, nella sostanza ribaltando lordine procedimentale
disposto dalla legge e rendendo facoltativo uno stadio che nella previsione della legge nasce come
necessario.Il tal senso si pronunciato il Giudice del Lavoro del Tribunale di Piacenza con
linnovativa ordinanza del 16 gennaio 2013, pronunciata fuori udienza a scioglimento della riserva
posta sulla richiesta formulata dalle parti, secondo cui, in accoglimento di questultima, non
paiono sussistere preclusioni, nellambito dello stesso rito, alla concorde volont di entrambe le
parti di saltare la fase sommaria del procedimento.Il giudice del lavoro investito ha osservato
come tale conclusione sia perfettamente in sintonia con la ratio sottesa alla nuova disciplina, di
pervenire, cio, ad una sentenza definitoria del giudizio di primo grado in tempi ridotti, e come il
tutto si compia nel rispetto della competenza per materia e per territorio e senza che il salto
comporti la lesione di diritti delle parti e/o di diritti di rango superiore.Il passaggio immediato alla
fase di opposizione assicurato, per il giudice piacentino, dal ricorso allapplicazione analogica

30
Conformi: L. DE ANGELIS, op. cit., 11; A. BOLLANI, Il rito speciale in materia di licenziamento, in M. MAGNANI- M.
TIRABOSCHI (a cura di), La nuova riforma del lavoro, Giuffr, 2012, 315; L. CAVALLARO, La riforma cd. Fornero: questioni
processuali, Relazione allincontro di studi La tutela del lavoratore tra novit normative e revirements giurisprudenziali,
Agrigento, 21 settembre 2012, pag. 3 del dattiloscritto; G. PACCHIANI PARRAVICINI, Il nuovo art. 18 st. lav.: problemi
processuali e sostanziali, in Mass. giur. lav., 2012, 755. Contra, senza motivazione, C. CONSOLO-D. RIZZARDO, Vere o presunte
novit, op.cit, 735.
della disciplina contenuta nellart. 4 d.lgs. 150/2011 (c.d. decreto di semplificazione dei
procedimenti civili), il quale prevede il mutamento del rito con ordinanza pronunciabile, anche
dufficio, non oltre la prima udienza di comparizione delle parti.Con un provvedimento sicuramente
rivoluzionario, il G.U. del Lavoro piacentino, per le domande del ricorso rientranti nellambito di
applicabilit dellart. 1 commi 47-68, ha cos fissato udienza di discussione ex art. 1 comma 51 l. n.
92/2012 e concesso alle parti termini perentori, precedenti la detta udienza, per lintegrazione degli
atti
Il nuovo rito dunque delineato specificamente per lambito applicativo dellart. 18 Statuto
31

ed ingloba al suo interno anzitutto, a prescindere da qualunque requisito dimensionale, il
licenziamento discriminatorio, quello determinato da motivo illecito, quello irrogato in violazione
di norme di protezione, fino a quello veramente inefficace per difetto di forma scritta
32
: il che
comporta che in presenza di siffatti vizi il nuovo rito si applicher a qualsivoglia ipotesi di
recesso datoriale, quali che siano i caratteri del datore di lavoro. In aggiunta a ci, ma questa volta
nei limiti del requisito dimensionale definito dai co. 8-9, lart. 18, ai co. 4-7, si riferisce al
licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo soggettivo ed oggettivo, nonch a quello
inefficace per vizi di forma (altri rispetto alla carenza di forma scritta). La riforma ha riguardato
anche i licenziamenti collettivi, ai quali si applicano gli artt. 18 Statuto e 6 L. n. 604/1966, per
quanto previsto dallart. 1,co. 46, della cd. legge Fornero: cosicch anche ad essi deve ritenersi
applicabile il rito speciale.
Allorch la domanda abbia un obiettivo riconducibile al quadro dellart. 18 Statuto, essa andr
trattata e decisa nelle forme del nuovo rito speciale anche quando devono essere risolte questioni
relative alla qualificazione del rapporto di lavoro. Ne segue che laccertamento sulla qualificazione
del rapporto nelle forme del rito speciale potr essere chiesto unicamente allorch sia strumentale
allimpugnazione del licenziamento, che peraltro in questi casi sar formalmente qualificato come
esaurimento del rapporto di lavoro subordinato o per scadenza del termine o risoluzione del
rapporto di lavoro autonomo o di somministrazione
33
: l dove il sostanziale automatismo della
prospettiva di reintegra (volta che il recesso datoriale risulter il pi delle volte illegittimo, perch
intimato in forma orale o comunque del tutto immotivato, senza che tale carenza possa essere
recuperata in iure per il principio immanente dellimmodificabilit) che motiva la riconduzione al
rito speciale di controversie pur radicalmente diverse da quelle relative ai licenziamenti
propriamente detti
34
.
Primo aspetto da analizzare se pu essere o meno riconosciuto un potere dispositivo sul nuovo rito
ad una sola delle parti contendenti, cio allattore. Scelta che simpone sia al giudice sia
alla controparte.
La sezione lavoro del tribunale di Firenze ha affermato la facoltativit del rito, riconoscendo alla
parte attrice la valutazione se per la stessa sia pi utile procedere con il nuovo rito ovvero con
lordinario rito lavoro. A supporto di questa tesi stata indicata la giurisprudenza della cassazione
in materia di procedimento di repressione della condotta antisindacale (art. 28 St. lav. ), nonch
lopportunit di trattare congiuntamente plurime domande, anche non rientranti nel nuovo rito,
invece che costringere la parte a proporre pi cause. In dottrina, si fa notare che il tenore letterale

31
Esso testualmente richiamato in chiusura del co. 1 del nuovo art. 18 Statuto. Lavverbio veramente aggiunto per significare,
allinterno dellart. 2 L. n. 604/1966, la diversa intensit dellinefficacia che colpisce il licenziamento orale (tale da dare luogo alla
reintegra: co. 1 dellart. 2) e di quella che invece (pur etichettata dalla legge in termini apparentemente unitari) consegue alla
violazione del requisito di motivazione (co. 2 dellart. 2 L. n. 604/1966) e delle procedure ex art. 7 Statuto: inefficacia, questultima,
che lascia in piedi lefficacia del recesso ed sanzionata unicamente sul piano risarcitorio.
32
Cfr. D. Borghesi, I licenziamenti: tentativo di conciliazione e procedimento speciale, in Commentario alla Riforma
Fornero, a cura di F. Carinci e M. Miscione, cit., 16.
33
Nel senso che la riconduzione di queste ipotesi al rito speciale sia priva di giustificazione, se non addirittura
inopportuna, v. invece C. Consolo e D. Rizzardo, Vere o presunte novit, op.cit., 737; F. Carinci, Finalit, monitoraggio, oneri
finanziari, in Commentario alla Riforma Fornero, a cura di F. Carinci e M. Miscione, Milano 2012, 5-6; A. Vallebona, La
riforma del lavoro 2012, Torino 2012, 735
34
Cos G. VERDE, Note sul processo nelle controversie in seguito a licenziamenti regolati dallarticolo 18 Statuto lavoratori,
relazione al convegno La nuova disciplina dei licenziamenti - Incontro di studio in memoria di Pasquale Picone (Roma, Corte di
Cassazione, 11 dicembre 2012), citato da DE LUCA, Diritti dei lavoratori, op. cit., 22 ss
della legge, secondo cui la domanda avente ad oggetto limpugnativa del licenziamento di cui al
comma 47 si propone con ricorso (art. 1, comma 48, l. 92/2012) pi che prescrivere intende
descrivere le cadenze del procedimento
35
.
Le domande proponibili al giudice con il nuovo rito non sono solo quelle attinenti al licenziamento,
o quelle in cui in discussione alla legittimit di un termine, il recesso, la qualificazione del
rapporto, ma anche le domande che siano fondate sugli identici fatti costitutivi (co. 48, secondo
alinea). Questultima locuzione si presta invero a letture marcatamente divergenti.
Se dovesse essere intesa in senso rigoroso, essa alluderebbe ad un insieme vuoto, essendo
difficilmente concepibile una domanda, diversa da quelle paradigmaticamente destinate al rito
speciale, davvero fondata solo ed esclusivamente su identici fatti costitutivi, e che non coinvolga
segmenti di fattispecie ulteriori rispetto a quanto necessario per decidere di reintegra od indennizzo.
Pi ragionevole ci pare peraltro laltra lettura, che pretende bens che i fatti costitutivi
dellimpugnativa di licenziamento siano tutti ricompresi nella fattispecie della domanda eterodossa,
ma ammette che la fattispecie del diritto oggetto di questultima possa estendersi anche a fatti
ulteriori: in tale prospettiva si potr quindi ammettere che nel rito speciale, in via accessoria o
gradata rispetto alla domanda dimpugnativa, possa richiedersi leventuale risarcimento del danno
ulteriore, la cui entit andr dimostrata dal lavoratore, o il pagamento di differenze retributive, e
forse anche del TFR, conseguenti alla diversa qualificazione del rapporto. N vi ragione per
escludere, attesa la finalit del legislatore di convogliare nei canali del nuovo rito tutte le questioni
relative alla stabilit del recesso datoriale, che anche lazione di accertamento negativa della
cessazione del rapporto proposta dal datore di lavoro debba essere trattata secondo le regole del rito
semplificato, ovviamente l dove si riscontrino i presupposti di un idoneo interesse ad agire
36
.
Peraltro lart. 6 L. n. 604/1966, come modificato dallart. 32 del Collegato, ha portata generale e si
riferisce a tutti i tipi di licenziamento, che vanno, per questo, impugnati nei termini ivi stabiliti. E
tuttavia, il legislatore, con marcata asintonia sistematica, non ha inteso introdurre il rito speciale e il
prodromico procedimento di impugnazione per tutti i tipi di licenziamento, atteso che dallart. 18
Statuto risulta ancora espunto il licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo, nonch
inefficace per ragioni formali, dei dipendenti di azienda con un numero di lavoratori inferiore a
quindici unit lavorative, la cui disciplina rimane affidata allart. 8 L. n. 604/1966, quale modificato
gi dalla L. n. 108/1990.
Ebbene, questa problematica va affrontata da un lato metagiuridico, guardando gli interessi e le
finalit perseguite e tutelate (se, infatti, il nuovo rito protegge anche interessi della controparte o
addirittura pubblici, diventa arduo riconoscere un potere monopolistico di scelta del rito ad una sola
delle parti contendenti), e da un lato giuridico-sistematico, poggiando non solo sul mero dato
letterale della norma, ma sulla distinzione tra rito e procedimento speciale. Iniziamo dal lato
metagiuridico, che introduce anche lulteriore aspetto della legittimit costituzionale di una tutela
giurisdizionale differenziata, riservata alle sole ipotesi in cui in gioco lattribuzione di una delle
tutele previste dal novellato art. 18 St.Lav. In particolare, al di l di differenti valutazioni circa
lopportunit di questo nuovo rito, sono state sollevate critiche di costituzionalit, in riferimento
agli artt. 3 e 24
37
,in quanto in questo modo si acuita la sperequazione tra lavoratore e lavoratore, a
seconda dellessere dipendente di un datore di lavoro piccolo o non-piccolo, per cui il lavoratore
meno tutelato a livello sostanziale deve anche subire il processo pi lento, ovvero in quanto non
comprensibile come si possa differenziare, quanto a disciplina processuale, tra tutela obbligatoria ex
art. 18 statuto lavoratori
38
e tutela obbligatoria ex art. 8 l. 604/1966, risolvendosi comunque

35
In tal senso, appunto, A. Vallebona, La riforma del lavoro 2012, cit., 73 s.
36
Sullammissibilit dellazione con esplicito riferimento al licenziamento, cfr., da ult., Cass., sez. lav., 9 maggio 2012,
n. 7096.
37
Cfr., ad es., C. CONSOLO- D. RIZZARDO, op. cit., 735, nota 29; L. DE ANGELIS, Licenziamenti, progetto Fornero e tormento
del processo cit., 3; ID., Art. 18 dello Statuto cit., 1; D. DALFINO,Il nuovo procedimento in materia di impugnativa del
licenziamento (nella l. 28 giugno 2012, n. 92), Giusto proc. civ., 2012, 762; C. MAJER- A. PAONE, Nuovo rito in materia di
licenziamento: prime osservazioni,www.indicitalia.it.
38
Ad es., quando si contesta lilliceit del licenziamento per mera violazione di forma o di procedura ovvero per difetto di
lilliceit del licenziamento nel pagamento di una penale. Abbiamo infatti un nuovo rito, che si
caratterizza per la (almeno tendenziale) maggior velocit e duttilit di svolgimento, come
espressamente dichiarato dal Governo
39
.
Occorre ricercare la giustificazione di questa tutela giurisdizionale differenziata (in quanto pi
rapida, almeno negli intenti del legislatore, e, per raggiungere tale fine, pi duttile e diversamente
articolata) nei principi generali, che regolano i rapporti tra diritto sostanziale e diritto processuale.
Infatti, pur nellautonomia del diritto processuale rispetto al diritto sostanziale, comunque, come
notato, se leffettivit della tutela giurisdizionale richiede lemanazione urgente di un
provvedimento per neutralizzare un pericolo nel ritardo, ci non pu che riflettersi anche sulla
disciplina del procedimento
40
. Questa notazione va affinata, per superare lobiezione che non
c bisogno di una tutela giurisdizionale differenziata per rispondere ad unesigenza di tutela
urgente, essendo sufficiente il ricorso alla tutela cautelare. Del resto, fino alla riforma il lavoratore
poteva agire ex art. 700 c.p.c. per richiedere lordine provvisorio di reintegrazione (e, quindi, di
pagamento delle retribuzioni) e il periculum in mora era considerato quasi in re ipsa, dato che in
ballo cera il posto di lavoro e, quindi, il rischio di restare tagliato fuori dal sistema produttivo e
trovarsi arrugginito al momento in cui si fosse giunti in via ordinaria ad accertare lilliceit del
licenziamento.
Parimenti, sufficiente il ricorso alla tutela cautelare per ovviare al pregiudizio (ancora una volta da
considerare quasi in re ipsa ) costituito dal tetto massimo di dodici mensilit, a prescindere dalla
durata del processo, spettanti al lavoratore, in caso di licenziamento con difetto di giustificazione
qualificato, comminato da datore di lavoro non-piccolo.
Guardando per dal punto di vista del datore di lavoro, questi non pu richiedere una tutela
cautelare, essendosi gi fatto giustizia da s per mezzo del licenziamento ed non avendo dalla sua
parte il periculum in mora, cio il rischio che la durata del processo vada a danno della parte che ha
ragione: se, ha ragione e il licenziamento valido, la sua situazione resta identica, salvo acquistare
stabilit, non essendo pi discutibile la legittimit dello scioglimento del rapporto di lavoro.
Onde pertanto ovviare alle lungaggini processuali, che potrebbero portare il datore di lavoro a non
assumere altro lavoratore in sostituzione di quello licenziato in pendenza di giudizio, si preferito
ricorrere ad un rito pi snello con l'obiettivo di giungere ad una rapida conclusione che possa
giovare ad entrambe le parti nel processo.
Laver stabilito che il nuovo rito speciale si applica a tutte le tutele previste dal novellato art. 18 St.
Lav. (Ora, il novellato art. 18 prevede una serie di ipotesi fra loro diversificate oltre che
naturalmente con riguardo alle rispettive fattispecie anche con riferimento agli effetti. Esse hanno,
tuttavia, un elemento in comune: la previsione che il giudice possa disporre la reintegrazione del
dipendente invalidamente licenziato), anche quando potrebbe non essere disposta la reintegrazione
in servizio, pu dipendere dal fatto che si scontata la probabilit che il lavoratore chieda sempre o
molto spesso in tesi la tutela reintegratoria: si tratta di ridurre le incertezze
41
legate ad una possibile
reintegrazione del dipendente, giungendo quanto prima ad un provvedimento che, una volta per
tutte, stabilisca se, a seguito del licenziamento, si avr o meno la prosecuzione del rapporto di
lavoro (ad es. assumendo linsussistenza del fatto contestato), con conseguente difficolt a scindere
e differenziare tra tutela reintegratoria e tutela risarcitoria, pur previste dallart. 18; inoltre, pu
dipendere dallentit della tutela risarcitoria (che pu giungere anche a due anni di stipendio) e,

giustificazione non qualificato.
39
Si fa riferimento al documento dal titolo La riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita, presentato dal Ministro
del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunit, prof.ssa Elsa FORNERO, di concerto con il Ministro
dellEconomia e delle Finanze, prof. Mario MONTI, al Consiglio dei Ministri del 23 marzo 2012 e approvata dallo stesso nella
medesima seduta (vedilo in www.governo.it). Il punto 3.2 rubricato come rito processuale veloce per le controversie in tema di
licenziamento, precisando che al fine di consentire la riduzione dei tempi del processo per quanto concerne le controversie
giudiziali in tema di licenziamento, si propone, attraverso lazione di concertazione istituzionale con il Ministero della Giustizia,
lintroduzione di un rito speciale specificamente dedicato a tali controversie. V. anche il commento di R. CAPONI, Rito
processuale veloce cit.
40
R. CAPONI, op. ult. cit., paragrafo 3.
41
DE ANGELIS, op. cit., 1; BUONCRISTIANI, op. cit., 5; SORDI, op. cit., 1.1; CURZIO, op. cit., 2
quindi, dallesigenza di dare certezza al datore di lavoro sulle somme che pu investire in azienda,
invece di tenerle nel cassetto per far fronte alleventuale condanna al risarcimento dei danni causati
dal licenziamento. Non ha rilevanza, sotto questo profilo, che il dipendente non chieda la
reintegrazione (optando, ad es. , fin dal ricorso per lindennit di cui allart. 18, comma terzo, St.
lavoratori)
42
. La domanda prevista dal comma 47 sempre unica, qualunque sia la tutela richiesta.
Non quindi, irragionevole n tantomeno incostituzionale lesclusione in radice, dallambito di
applicazione del nuovo procedimento, delle ipotesi in cui la tutela spettante quella dellart. 8 della
L. 604/1966
43
, poich in quei casi la reintegrazione non mai possibile.In tal caso lindennit
risarcitoria notevolmente pi contenuta, anche rispetto allindennit prevista dallart. 18 statuto
lavoratori per il caso di solo vizio di forma o procedura. N fondato rilevare che il procedimento
riguarda anche le ipotesi che il nuovo art. 18 riconduce alla stabilit obbligatoria sia pur
rimpolpata
44
, poich anche in tali ipotesi la reintegrazione pur sempre possibile. In altri termini:
non esiste fattispecie disciplinata dallart. 18 in cui possa escludersi a priori la reintegrazione; di
conseguenza, il procedimento speciale pu sempre concludersi con un provvedimento, che dispone
la reintegrazione del dipendente.
Quindi, una possibile giustificazione della tutela giurisdizionale differenziata c, salvo approvarla
o negarla. Lesigenza di un nuovo rito speciale tendenzialmente pi rapido non imposta o resa
necessaria dalle modifiche sostanziali apportate alla disciplina del licenziamento comminato da un
datore di lavoro non-piccolo; infatti, lesigenza di ridurre lincertezza circa le conseguenze del
licenziamento e cos favorire nuove assunzioni o nuovi investimenti era ancora pi marcata prima
delle modifiche apportate, quando comunque allilliceit del licenziamento (sia per vizi formali che
sostanziali) seguiva la reintegrazione e il risarcimento del danno, corrispondente a tutte le
retribuzioni medio tempore maturate, senza alcuna limitazione (come adesso introdotta, in caso di
difetto qualificato di giustificazione), salva soltanto la deducibilit dellaliunde perceptum et
percipiendum.
Lintroduzione del nuovo rito speciale si pone quindi non come risposta ma come
completamento alle modifiche apportate al diritto sostanziale: oltre a cercare di imbrigliare
lincertezza circa lesito del processo e il relativo costo (escludendo la reintegrazione,salvo lipotesi
di difetto qualificato di giustificazione, e limitando il quantum del risarcimento tra un minimo ed un
massimo)
45
, il legislatore ha inteso ridurre anche temporalmente questincertezza, intervenendo
sulla disciplina processuale. In sintesi, dal lato metagiuridico, occorre riconoscere che il nuovo rito
risponde anche a finalit pubbliche oltre che ad esigenze di tutela del datore di lavoro. Questo rende
arduo riconoscere ad uno dei due contendenti un potere monopolistico di scelta del rito, senza
possibilit di opposizione da parte dellavversario e senza possibilit di intervento da parte del
giudice.
Quindi,si parla di rito e non di procedimento speciale. Non stata prevista una possibile
diversa modulazione della trattazione della controversia di lavoro, con scelta affidata allattore,
similmente a quanto accade con il procedimento sommario di cognizione, di cui agli artt. 702 bis
e ss. c.p.c., ovvero con il procedimento di repressione della condotta antisindacale, di cui
allart.28 St. lav.
vero che il legislatore nel d.lgs. 150/2011 ha poi elevato il procedimento sommario di cognizione
alla dignit di rito sommario di cognizione per le tipologie di controversie indicate negli artt.14-30,
ma a monte occorre tener ben distinto il rito dal procedimento: infatti, per le materie adesso

42
SORDI, 2
43
Come affermano DALFINO, op. cit., 1; DE ANGELIS, op. cit., 1; CONSOLO-RIZZARDO, Vere o presunte
novit, cit., 735; DE CRISTOFARO-GIOIA, Il nuovo rito, cit., 2.
44
DE ANGELIS, op. cit., 1. Nello stesso senso, sostanzialmente, BOLLANI, Il rito speciale, cit., 321
45
In Francia, al contrario, il legislatore si limita a fissare il minimo dellindennit risarcitoria che il giudice pu liquidare a favore
del lavoratore, in caso di licenziamento ingiustificato. V., si paret, D. BUONCRISTIANI, Il licenziamento disciplinare. Tecnica
procedimentale ed impugnatoria. Profili comparatistici (Francia, Spagna, Germania), 2012, parte seconda, capitolo primo.
45
BUONCRISTIANI, op. cit., 5. Nello stesso senso VALLEBONA, La riforma, cit., 77

elencate negli artt. 14-30 del d.lgs. 150/2011 deve essere seguito il rito sommario di cognizione;
al contrario, per le cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, la parte attrice
libera di scegliere se avvalersi del procedimento sommario di cognizione ovvero se
percorrere il procedimento ordinario, proprio in quanto si tratta di un procedimento sommario e non
di un rito speciale.
In fine, i motivi di opportunit a non costringere la parte a proporre pi cause non spostano il piatto
della bilancia: il legislatore ha consapevolmente voluto completare la riforma della disciplina dei
licenziamenti, prevedendo altres una corsia riservata ed accelerata, con accesso limitato.
In realt, dunque, il legislatore non ha voluto creare uno speciale procedimento finalizzato alla
tutela del dipendente ma, come stato acutamente osservato, lintroduzione del nuovo rito speciale
si pone quindi non come risposta ma come completamento alle modifiche apportate al diritto
sostanziale
46
. La (parziale) somiglianza strutturale con lart. 28 St. lavoratori pertanto non deve
trarre in inganno: l la norma costituisce una tipica ipotesi di diritto in veste di azione
47
, in quanto
ha la finalit di creare e tutelare una situazione protetta di cui sono titolari le organizzazioni
sindacali; qui, invece, il procedimento speciale ha lo scopo di abbreviare i tempi necessari per
arrivare ad una decisione nelle ipotesi in cui sullo sfondo c la possibilit di una reintegrazione.
Esso, dunque, tutela anche la parte che ha torto
48
. Ci consente anche di chiarire cosa significa
lultima frase del comma 47
49
. La qualificazione del rapporto di lavoro, infatti, pu costituire una
questione pregiudiziale, dalla cui risoluzione discende la possibilit di qualificare come
licenziamento la avvenuta interruzione del rapporto sostanziale, e di verificare se tale
licenziamento sia valido o invalido. Cos, ad es., se controversa la qualificazione del rapporto
come subordinato o meno, ovvero la qualificazione dello stesso come a termine oppure no
50
.
Ora, le controversie relative allaccertamento dellesistenza e qualificazione del rapporto rientrano
nella previsione dellart. 409 c.p.c., e dunque, in mancanza di quanto espressamente previsto
nellultima frase del comma 47, si sarebbe potuto sostenere che ove lesito di unimpugnativa del
licenziamento dipendesse dalla qualificazione del rapporto tale qualificazione dovesse essere
effettuata con il rito del lavoro, con la conseguente sospensione del procedimento speciale, o la sua
attrazione al rito del lavoro ex art. 40 c.p.c. Cos, invece, diviene possibile trattare delle questioni
relative alla qualificazione del rapporto allinterno del procedimento volto a sindacare la
validit/invalidit del licenziamento.
La l. 4.11.2010, n. 183 - Collegato lavoro -, recante tra laltro, come recita il suo titolo, disposizioni
in tema di controversie di lavoro, contiene in realt norme non solo processuali, ma anche
sostanziali che riguardano il rapporto di lavoro in generale ed in particolare la nuova disciplina
dellimpugnazione stragiudiziale del licenziamento e di altri atti datoriali, nonch dellimpugnativa
del lodo arbitrale irrituale. La legge di riforma intervenne anche sullart. 32 del D. L. n. 183/2010
anzitutto con riguardo alla disciplina della decadenza
51
.
Prescindendo dalla scelta di portare da 60 a 120 i giorni per limpugnazione stragiudiziale,
discutibile giacch sfugge la ratio della diversificazione rispetto alle altre fattispecie, le modifiche
apportate alla lett. a del comma 3 dallart. 1, comma 11, della legge n. 92 non si segnalano per
perspicuit. Riferendo lapplicazione della disciplina della decadenza ai licenziamenti che

46
BUONCRISTIANI, op. cit., 5. Nello stesso senso VALLEBONA, La riforma, cit., 77
47
SATTA, Commentario al codice di procedura civile, IV, 1, Milano 1959-1968, 285 ss. con riferimento alle azioni
possessorie.
48
DE ANGELIS, op. cit., 1, il quale afferma che si cos finito per ampliare la portata del principio chiovendiano
per il quale la durata non deve andare a danno di chi ha ragione. In realt, qui ci che viene tutelato non il diritto
della parte che ha ragione, ma il diritto della parte in quanto tale (e quindi anche del soccombente) ad un decisione in tempi brevi.
49
In arg. v. CONTESSA, Il nuovo rito dei licenziamenti: lambito di applicazione delle nuove disposizioni processuali, relazione al
convegno La riforma del mercato del lavoro, Milano 17 ottobre 2012, 4
50
Ma non quando si invochi la nullit dellapposizione del termine: VALLEBONA, La riforma, cit., 73
51
Cfr., con riguardo allart. 32 prima delle modifiche, il mio Il contratto a tempo determinato nel collegato lavoro alla legge
finanziaria, in RIDL, 2010, II, 473 ss. Cfr anche L. MENGHINI, Le decadenze per limpugnazione del recesso, del trasferimento
geografico e del trasferimento dazienda, in M. MISCIONE, D. GAROFALO (a cura di), Il Collegato lavoro 2010, IPSOA,
Milano, 2011, 365 ss.
presuppongono la risoluzione di questioni relativealla nullit del termine apposto al contratto di
lavoro, ai sensi
degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (trasferendo cos nella lett. a
il contenuto della originaria lett. d , che viene abrogata) la norma per un verso pu alimentare
lorientamento, invero assolutamente minoritario, secondo cui lesclusione del lavoratore alla
scadenza del termine integra un licenziamento27 e per converso pu dare spazio ad una operazione
ermeneutica giocata sul dato letterale la
quale, muovendo dalla soppressione della lett. d , pretenda di escludere lapplicazione della
decadenza allazione di nullit del termine salva lipotesi (che possiamo dire dell'irrealt) in cui si
abbia un licenziamento.
Viene in rilevo, a tal fine, lart. 32 in tema di decadenze e disposizioni in materia di contratto di
lavoro a tempo determinato, che ha dettato una nuova disciplina dellimpugnazione stragiudiziale
del licenziamento e di altri atti datoriali con le connesse relative decadenze. Alla disciplina
dellimpugnazione del licenziamento (art. 32) pu affiancarsi, in una visione sistematica della
riforma contenuta nel collegato lavoro, quella dellimpugnazione del lodo irrituale, di cui allart.
31 della stessa l. 183/2010. Connessa a tale nuova disciplina delle impugnazioni lart. 2, co. 54,
d.l. 29.12.2010, n. 225, convertito nella l. 26.2.2011, n. 10, che, poco dopo lentrata in vigore del
collegato lavoro, ha gi apportato una modifica introducendo il comma 1 bis nellart. 32 l. n.
183/2010. Quindi, le novit normative, di cui si viene ora a dire, sono costituite dallart. 32, l. n.
183/2010, come modificato dallart. 2, co. 54, d.l. n. 225/2010, conv. nella l. n. 10/2011, quanto
allimpugnativa stragiudiziale del licenziamento e di altri atti datoriali, e dallart. 31 della stessa
legge, quanto allimpugnativa del lodo arbitrale. Il legislatore del 2010 ha lasciato fermo il termine
di decadenza per limpugnazione stragiudiziale del licenziamento, da sempre fissato in 60 giorni
(art. 6, co. 1, L. n. 604/1966) dalla comunicazione in forma scritta del licenziamento o dei motivi,
ove non contestuale
52
. Il successivo termine per la proposizione del ricorso giurisdizionale, o delle
equipollenti comunicazioni alla controparte della richiesta di esperimento del tentativo di
conciliazione o di arbitrato, era stato fissato in 270 giorni
53
. In questa disposizione vi una certa
coerenza nellottica della flessibilit nellassicurare al datore di lavoro, che per qualsiasi motivo
abbia allontanato il lavoratore, di non vedersi invocare contro, anche dopo anni (fino a cinque,
prima della riforma), la tutela in forma specifica, e a non essere costretto a risarcire il lavoratore per
attivit non prestata anche per lungo periodo.
Il legislatore del 2012 ha lasciato invariato il termine per limpugnazione stragiudiziale
54
, mentre
ha ridotto a 180 giorni quello per la proposizione del ricorso introduttivo, sia allinterno del rito
speciale di impugnazione del licenziamento, per i casi riconducibili allart. 18 Statuto (art. 1, co. 46
ss.); sia per i casi di tutela puramente obbligatoria nelle piccole imprese, ancora assoggettati al
rito ordinario del lavoro
55
.

51
Lorientamento rinvenibile in qualche sentenza dei giudici di merito (v. ad es., in materia di lavoro a progetto, Trib. Torino 5
aprile 2005, in LG., 2005, 651). La Cassazione ha sempre escluso che la cessazione del rapporto per scadenza del termine integri
un licenziamento: cfr. ex multis Cass. S.U., 8 ottobre 2002, n. 14381; Cass. 21 maggio 2007,n. 11741. Cos anche Cass. 31
maggio 2012, n. 8688. Questa sentenza merita di essere segnalata soprattutto perch contiene laffermazione secondo cui, al
contrario, al recesso ante tempus dal rapporto a termine, in quanto licenziamento , applicabile pacificamente la disciplina
ordinaria prevista dallart. 18 L. 300/70 con conseguente diritto allopzione per le 15 mensilit (sic!) .
52
Limpugnazione del licenziamento tempestiva se la spedizione della lettera raccomandata avviene nel termine di
decadenza: Cass., sez. un., 14 aprile 2010, n. 8830, in Riv. it. dir. lav. 2010, II, 919, con nota di D. Buoncristiani.
53
Il termine di soli 60 giorni, che decorrono dal rifiuto o dal mancato accordo, qualora la conciliazione o l'arbitrato
richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento (art. 32, co. 1, ult. alinea, del
Collegato). Per una specifica disamina del dies a quo in tutti i casi di conciliazione e arbitrato previsti dalla legge, si
veda G.F. Carbonara, Limpugnazione del licenziamento, in La nuova giustizia del lavoro, a cura di D. Dalfino, Bari
2012, 423 ss., in particolare, 426 ss.
54
Per i casi in cui si faccia questione della nullit del termine apposto al contratto, il termine di decadenza invece
raddoppiato (centoventi giorni), ex art. 1, co. 11. Tale termine decorrerebbe dalla cessazione del medesimo contratto,
scrive il legislatore. Tuttavia si sa che il contratto non cessa, al pi cessa il rapporto (o gli effetti del contratto, ove il
termine apposto non sia nullo). Sarebbe stato pi opportuno perci far riferimento al momento in cui il termine stabilito
nel contratto sia scaduto.
55
Resta fermo il termine di 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo conciliativo o arbitrato. Cfr. nota 57
Il termine di 180 giorni decorre dallo specifico momento dellimpugnazione stragiudiziale del
licenziamento
56
e non gi dallultimo giorno utile in cui questo poteva essere impugnato, n
tantomeno dal giorno in cui il licenziamento stato intimato. Sebbene questa ricostruzione privilegi
il lavoratore che impugni allultimo istante, essa viene controbilanciata dalla considerazione che i
180 giorni effettivi intercorrenti tra limpugnazione del licenziamento e la domanda giudiziale
possono essere utilizzati per eventuali trattative informali tra le parti. Del resto, come si
rammentato, nulla impedisce al datore di lavoro che veda impugnato il licenziamento di proporre
unazione di accertamento negativo, cos da chiedere immediatamente la verifica della legittimit o
della validit del recesso.
In considerazione della recettiziet dellatto dimpugnazione del licenziamento
57
, il termine per
adire il giudice non pu che decorrere dal momento in cui il datore di lavoro riceva latto e non da
quello in cui stato inviato
58
. Simile lettura ben si compenetra anche con la ratio della norma, che,
come detto, intende tutelare il datore da richieste ripristinatorie del rapporto di lavoro troppo
dilatate nel tempo. Al momento della ricezione il datore sar edotto sul termine entro il quale pu
aspettarsi uneventuale domanda giudiziale da parte del lavoratore.
Resta fermo che la peculiare natura dellatto introduttivo del giudizio, che in caso di ricorso
produce gli effetti processuali dal momento del deposito (cfr. anche lart. 39, co. 3, c.p.c., quale
novellato nel 2009), ha fatto determinare il legislatore a considerare questultimo come dies ad
quem (art. 6 L. n. 604/1966, come modificato dallart. 32, co. 1, del Collegato)
59
. Per effetto della
nuova disposizione che ulteriormente modifica lart. 6 L. n. 604/1966, il termine di 180 giorni per
adire il giudice si applica ai licenziamenti intimati dopo la data di entrata in vigore della presente
legge (art. 1, co. 39). Senzaltro alla nozione di licenziamenti intimati (vista la
onnicomprensivit dei rapporti che seguono il rito speciale del licenziamento) deve
ricondursi in generale la cessazione del rapporto, o forse, ancora meglio, debbono ricondursi i
rapporti nei quali il lavoratore ha cessato la sua attivit lavorativa.
Allindomani del varo del Collegato lavoro, la dottrina evidenzi come alla norma che aveva
ridotto il termine per far valere le proprie ragioni davanti al giudice fosse da attribuire natura

56
In tal senso G. Ianniruberto, Le regole per limpugnazione nel cd. collegato lavoro, in Mass. Giur. lav. 2010, 888.
57
Che non trova smentita nella regola pretoriamente acquisita (cfr. supra nota 56) per cui sufficiente che il lavoratore,
nel termine, invii limpugnativa stragiudiziale (ovvero direttamente depositi il ricorso introduttivo).
58
In tal senso, invece, G. F. Carbonara, Limpugnazione del licenziamento, cit., 426


59
Ai fini della salvezza della decadenza pu essere senzaltro sufficiente il deposito di un ricorso cautelare, in
alternativa ad un ricorso ordinario ex art. 414 c.p.c.: in tal senso paiono indirizzare univocamente i principi accolti dalla
giurisprudenza in materia di momento individuatore della litispendenza, in caso di successione tra procedimento
cautelare e tempestivo giudizio di merito (cfr. Cass., sez. lav., 12 luglio 2004, n. 12895: Nel caso di domanda cautelare
accolta (e confermata in sede di reclamo), seguita da rituale instaurazione del giudizio di merito nel termine fissato ai
sensi dell'art. 669 octies c.p.c., ai fini della individuazione del giudice preventivamente adito deve necessariamente
tenersi conto della data di instaurazione del procedimento cautelare, atteso l'inequivocabile collegamento che la norma
impone tra ordinanza di accoglimento e inizio della causa di merito; nonch Cass., sez. I, 24 luglio 2007, n. 16328, in
Riv. dir. proc. 2008, 849, con nota critica di U. Corea, Lesperimento del giudizio cautelare modifica la disciplina della
competenza per il giudizio di merito (e cancella lart. 39, ult. co., c.p.c.): una inaccettabile conclusione della Corte
Suprema; ed ancora Cass., sez. lav., 9 febbraio 2009, n. 3119, in Riv. dir. proc. 2010, 236, con nota critica di E.F. Ricci,
Il provvedimento cautelare ante causam come lampada di Aladino, che ha necessariamente seppur fantasiosamente
ribadito tale principio pur nel contesto dellattenuazione della strumentalit necessaria dei provvedimenti ex art. 700
c.p.c., purch il merito venga coltivato nel termine di cui allart. 669 octies, co. 1, c.p.c.).
Allo stesso modo sar sufficiente la proposizione del ricorso ex art. 1, co. 48, L. n. 92/2012 a un giudice che poi si
dichiarer incompetente. Certo la giurisprudenza collega anche alle domande che si concludano con una sentenza di rito
tutti gli effetti della domanda validamente proposta, ivi compreso quello interruttivo-sospensivo della prescrizione (ex
art. 2945 c.c.), e non necessariamente siffatto principio si estende alleffetto di impedimento della decadenza (cfr. per
tutti C. Consolo, Spiegazioni di diritto processuale civile. II. Le disposizioni generali, 2^ ed., Torino 2012, 126 ss.);
tuttavia come noto la declinatoria di competenza (ed oggi anche di giurisdizione) non colloca il processo su un
binario morto, ma premessa per la prosecuzione dellidentico rapporto processuale, in grazie della translatio iudicii ex
art. 50 c.p.c. (e per la giurisdizione in grazia dellart. 59 L. n. 69/2009, nonch dellart. 9 del Codice del processo
amministrativo), con pieno dispiegarsi delleffetto impeditivo della decadenza, se il processo viene riassunto
tempestivamente.
sostanziale e, come tale, il nuovo termine di decadenza dovesse applicarsi ai licenziamenti intimati
e ai rapporti nei quali il lavoratore aveva cessato la sua attivit lavorativa dopo lentrata in vigore
della legge
60
. Questo ragionamento cos valido anche con riguardo al nuovo termine, ridotto da
270 a 180 giorni.
Quanto invece al nuovo rito speciale, esso disciplinato senzaltro da disposizioni di tipo
processuale. Il legislatore detta cos opportunamente una precisa norma di diritto transitorio, il co.
67 dellart. 1
61
, secondo cui il nuovo rito si applica alle sole controversie instaurate successivamente
allentrata in vigore della legge che lo ha introdotto, n razionalmente questi avrebbe potuto
determinarsi diversamente. Tutte le cause pendenti aventi ad oggetto la materia che, pro futuro, sar
trattata con il rito speciale, se instaurate prima dellentrata in vigore della cd. legge Fornero,
continueranno a seguire il rito (ormai divenuto ordinario) del lavoro fino alla loro naturale
conclusione.
Come si diceva, nellambito del nuovo rito sono proponibili anche le domande che siano
fondate sugli identici fatti costitutivi rispetto allimpugnativa del licenziamento (co. 48, secondo
alinea): vi quindi ricompreso , ad es. , leventuale risarcimento del danno ulteriore, in tanto in
quanto il lavoratore sia in grado di dimostrarne i presupposti. Per quanto riferito circa il regime di
queste domande risarcitorie, il giudice investito della domanda oltre i termini non potr dichiararne
linammissibilit, ma accertato il decorso inutile del termine di decadenza sostanziale dovr
dichiararla infondata.
A questo punto si pu tentare una semplificazione delle situazioni che si potranno presentare.
Coloro i quali avranno cessato lattivit lavorativa prima dellentrata in vigore del Collegato
lavoro (cio prima del 24 novembre 2010), che abbiano regolarmente impugnato in via
stragiudiziale il licenziamento, potranno adire il giudice entro cinque anni, ex art. 2948, n. 5, c.c.
62
,
onde ottenere il risarcimento in forma specifica (la reintegrazione o la riassunzione) e per
equivalente, ai sensi degli artt. 18 Statuto e 6 L. n. 604/1966 vecchia formulazione.
Coloro i quali abbiano cessato lattivit lavorativa in un momento che va dallentrata in vigore
del cd. Collegato lavoro allentrata in vigore dellultima riforma, per ottenere la medesima tutela dei
primi, sono tenuti ad adire il giudice entro 270 giorni dallimpugnazione stragiudiziale del
licenziamento.
Infine, i lavoratori che abbiano cessato la loro attivit dopo lentrata in vigore della L. n.
92/2012, al fine di ottenere la tutela in forma specifica e/o per equivalente ai sensi dei riformati artt.
18 Statuto e 6 L. n. 604/1966, dopo aver impugnato regolarmente il licenziamento con latto
recettizio dovranno adire il giudice del lavoro nel termine di 180 giorni.
Le tre situazioni prospettate convivranno per almeno dieci mesi dalla vigenza della cd. legge
Fornero, mentre la prima e la terza continueranno a coesistere almeno fino alla fine del 2014,
quando saranno trascorsi cinque anni dallultimo licenziamento intimato nel vigore del regime
tradizionale prima delle due riforme. Certo che la tutela appresta ai lavoratori licenziati nelle tre
fasi temporali descritte comunque continua a rimanere differenziata.
Anche dal punto di vista oggettivo vanno fatte delle distinzioni. Come gi detto, al lavoratore
licenziato prima dellentrata in vigore del Collegato lavoro si applicano lart. 18 Statuto e lart. 6 L.
n. 604/1966 prima della riforma. Nella stessa fase il lavoratore le cui prestazioni lavorative siano
cessate per altre cause non abbisogna di alcuna impugnativa stragiudiziale e pu far valere la sua

60
Cfr. in tal senso, seppure apoditticamente, A Vallebona, Lestinzione del rapporto di lavoro, in Istituzioni di diritto
del lavoro, vol. II, VII ed., Padova 2011, 521, e, con articolata argomentazione, G. F. Carbonara, Limpugnazione del
licenziamento, cit., 423 ss.
61
Sulla opportunit delle norme transitorie spende innumerevoli argomentazioni B. Capponi, La legge processuale
civile. Fonti interne e comunitarie, Torino 2001, 103 ss. e 117 ss., e ivi anche la distinzione tra diritto transitorio e
diritto intertemporale
62
La prescrizione breve si applica alle indennit spettanti per effetto della cessazione del rapporto di lavoro, a
prescindere dalla natura, retributiva o previdenziale, ovvero dal tipo di rapporto, subordinato o parasubordinato. Cass., sez. lav.,
12 giugno 2008, n. 15798, giustifica la presa di posizione in tal senso in ragione dell'esigenza di evitare le
difficolt probatorie derivanti dall'eccessivamente prolungata sopravvivenza dei diritti sorti nel momento della
chiusura del rapporto.
domanda nel termine di prescrizione ordinario, ma dovr provare il danno eventualmente subito,
senza usufruire della predeterminazione ex lege . A partire dallentrata in vigore del Collegato
lavoro nessuna distinzione pu essere fatta (tranne per ci che vedremo tra breve) circa la quantit e
le modalit di tutela tra i lavoratori che abbiano in qualsiasi modo cessato di svolgere la loro
attivit,su richiesta (espressa o no) del datore.
Va affrontata la questione riguardante la obbligatoriet o facoltativit del rito.
La giurisprudenza ha espresso una netta prevalenza n favore della obbligatoriet
63
.
Diversamente, la sezione lavoro del Tribunale di Firenze
64
, all'esito della riunione tenutasi il 17
ottobre 2012, ha optato per la facoltativit, riservando all'attore, in relazione al caso concreto, la
valutazione della maggiore o minore utilit del nuovo rito o di quello ordinario del lavoro,
rispetto agli interessi del cliente.
Le argomentazioni utilizzate sono sostanzialmente le seguenti:
- poich il nuovo procedimento modellato su quello di cui all'art.28 St. Lav. , relativo alla
pressione della condotta antisindacale, la conclusione cui pervenuta la giurisprudenza per
quest'ultimo, vale a dire la possibilit di utilizzare ai medesimi fini il giudizio a cognizione
piena ex art.414 ss c.p.c.
65
, deve ritenersi perfettamente applicabile;
- poich l'esclusivit del rito Fornero, concepito, almeno n via tendenziale per la trattazione e
decisione delle controversie relative alla sola impugnativa del licenziamento, impedisce di
presentare domande diverse, sarebbe illogico obbligare la parte, che eventualmente abbia
pi istanze di tutela, a proporre pi cause ( moltiplicando i processi).
Questa tesi si lascia apprezzare per lo sforzo volto ad evitare le conseguenze della obbligatoriet del
rito. Tali conseguenze, tuttavia, sembrano inevitabili
66
. Invero, una argomentazione in tal senso non
potrebbe essere tratta dal tenore letterale del 48 comma dell'art.1, secondo cui la domanda [...] si
propone. Infatti, se la disposizione non dice che la domanda si pu proporre, non dice neanche
che si deve. Pertanto, la conclusione potrebbe essere capovolta.
A ben vedere, invece, sono la ratio e la funzione del rito a spingere verso la non facoltativit del rito
e ad impedire alle parti ( il lavoratore che impugni il licenziamento o il datore di lavoro che
domandi l'accertamento della legittimit del licenziamento, l dove sia ravvisabile un interesse ad
agire in capo a quest'ultimo
67
) di optare per il rito a cognizione piena ex art. 414 ss. c.p.c. E' vero,
infatti, che la celerit del nuovo rito sembra rispondere ad una logica di controbilanciamento, in
favore del lavoratore, della riduzione del termine per l'impugnazione del licenziamento, volta,
invece, a soddisfare l'esigenza, altrettanto meritevole di considerazione, del datore di lavoro di

63
Anche la dottrina sembra propendere per questa soluzione. Cfr. F.M. Giorgi, La riforma del Mercato del Lavoro Aspett
sostanziali e processuali, Napoli, 2013,302 ss. ; F.P.Luiso, op. ct. 63 ss.; L. De Angelis, Art. 18 dello Statuto dei lavoratori e
processo: Prime considerazioni, cit. 11; P. Curzio, Il nuovo rito per i licenziamenti, in WPCS.D.L.E. Massimo D'Antona. IT . -
158/2012,16. In senso contrario,v. G.Verde, Note sul processo nelle controversie in seguito a licenziamenti regolati dall'art.18
dello statuto dei lavoratori, in RDP, 2013,301 ss.
64
Sezione Lavoro del Tribunale di Firenze che, allunanimit dei magistrati, ha deciso quanto segue: a) il rito ex l.
92/2012 facoltativo, ed compito della parte scegliere se per il proprio caso pi utile questo oppure il
classico rito ex art. 414 c.p.c., ma si esclude (conseguentemente) che con il rito veloce si possano avanzare
domande non strettamente connesse al licenziamento o alla qualificazione del rapporto di lavoro come, ad esempio,
la richiesta di pagamento di differenze retributive; b) il datore di lavoro pu utilizzare il nuovo rito per ottenere, con
tempi ridotti, laccertamento della legittimit del licenziamento intimato al lavoratore; c) lesistenza del nuovo rito
veloce non elimina la tutela durgenza ex art. 700 c.p.c. che continua a sopravvivere; d) sono inammissibili tutti i
ricorsi rientranti nella tutela obbligatoria, o aventi ad oggetto la richiesta di ricostituzione del rapporto per nullit
della clausola oppositiva del termine; e) nel nuovo rito il regime di preclusioni e decadenze alleggerito in quanto
non si decade dalla prova ma le parti devono offrire una completa prospettazione dei fatti costitutivi, modificativi,
impeditivi ed estintivi; f) infine, il nuovo rito, inoltre, si applica a tutti i giudizi instaurati dopo lentrata in vigore
della Riforma Fornero, ovvero il 18 luglio 2012, anche se il punto pressoch pacifico.
65
Cfr. Cass. 26 gennaio 1982, n. 515, in Fl.,1982,I, 1043
66
In dottrina, nel senso della facoltativit del rito, v. G.Verde, op. Cit. 3.
67
Scettico, sul punto sembra F.P.Luiso ( R. Tiscini, A.Vallebona) op. Cit. 5, ma v. Da ultimo, Cass. 9 maggio 2012, I,
1369, con nota di S. Calvigioni, che ha ravvisato l'interesse del datore di lavoro a domandare l'accertamento della
validit e legttimit del licenziament intimato per giusta causa.
conoscere quanto prima l'eventuale intenzione del lavoratore rispetto al recesso intimato; anche e
soprattutto vero, per, tale celerit funzionale alla formazione di una decisione stabile e, dunque,
al soddisfacimento di un'esigenza che non fa capo ad un soggetto in particolare ( come, invece, nel
caso dell'art. 28 St. Lav.) e che corrisponde anche ad un interesse di carattere generale
68
.
Ci impedisce d estendere al procedimento sommario di cui all'art.1 48 comma ss. L.92/2012,
l'orientamento cui innanzi si fatto cenno relativo all'art. 28 St. Lav.
Si ha poi 'ipotesi in cui le parti propongano istanza congiunta volta a saltare la fase sommaria per
accedere direttamente a quella successiva a cognizione piena, di opposizione. Non si tratterebbe,
infatti, di optare per l'applicazione di un rito diverso, ma per una fase successiva dello stesso rito
previsto per le controversie in materia di impugnativa del licenziamento.
In giurisprudenza, la questione stata risolta in senso affermativo, non ostandovi la violazione di
alcun principio generale dell'ordinamento prcessualcvilistico, ne con specifiche disposizioni dettate
dalla legge n. 92 del 2012 e neppure con la ratio di quest'ultima
69
. Peraltro, s osservato che
sarebbe contrario allo scopo della riforma imporre alle parti che abbiano chiaramente espresso la
volont d accedere alla cognizione piena, di affrontare i costi e i tempi d una fase processuale
destinata, in ogni caso, ad essere seguita da una fase successiva e, quindi, inidonea a definire la
lite
69

La tesi suggestiva ma non convince del tutto perch la lettera del 51 comma dell'art.1, infatti,
chiara nel senso di impedire alle parti di disporre del rito anche in questa ipotesi ( contro
l'ordinanza). Invero, l'opposizione avverso l'ordinanza conclusiva della fase sommaria costituisce
si un primo grado di giudizio a cognizione piena, ma si atteggia anche, sia pure in senso lato, a
rimedio impugnatorio ( non a caso qualificato come opposizione).

In estrema sintesi, il nuovo rito per limpugnativa del licenziamento si articola nel modo che
segue:

a) Procedimento Sommario non cautelare di competenza del tribunale in funzione di giudice
del lavoro,senza la previsione espressa di preclusioni o decadenze, destinato a concludersi
con unordinanza di accoglimento o di rigetto, immediatamente esecutiva, che conserva
efficacia ( non potendo essere n sospesa n revocata) sino alla definizione con sentenza
delleventuale successivo giudizio di opposizione;
b) Giudizio di opposizione contro lordinanza innanzi al medesimo ufficio giudiziario in
funzione di giudice del lavoro snello e senza la previsione di particolari formalit attinenti al
contraddittorio, tuttavia a cognizione piena, caratterizzato nella fase introduttiva dalle
medesime decadenze e preclusioni di cui agli art. 414 e 416 c.p.c., destinato a concludersi
con sentenza esecutiva;
c) Giudizio di impugnazione della sentenza nelle forme di un reclamo da proporre innanzi
alla corte dappello, anchesso snello e informale nello svolgimento del contraddittorio,
tendenzialmente chiuso alle novit sul piano probatorio, con possibilit di inibitoria della
esecutivit della sentenza di primo grado;
d) Ricorso per Cassazione avverso la sentenza emessa allesito del giudizio di reclamo.

Dispone lart. 1, comma 48, della legge n. 92 del 2012 che la domanda si propone con ricorso al
tribunale in funzione di giudice del lavoro. Anche se nulla specificato in ordine alla competenza

68
Nello stesso senso, v. F.P.Luiso ( R. Tiscini, A.Vallebona) op. Loc. Cit.
69
V. Trib. Roma, ord. 28 novembre 2012.
69


Sempre secondo il trib. Roma, ord. 28 novembre 2012, cit. ritenere che, nonostante l'antcipata manifestazione
dell'intento delle parti di attivare il giudizio a cognizione piena, esse debbano essere costrette in ogn caso a
percorrere comunque la strada del previo esperimento della fase sommaria, con conseguente allungamento dei tempi
necessari per pervenire a quella decisione resa all'esito di un gudizio a cognizione piena cui le parti hanno
chiaramente affermato d aspirare comunque confligge con lo scopoperseguito dal legislatore del 2012. Nello
stesso senso, v. Trib. Piacenza, ord. 16 gennaio 2013.
per territorio, indubbio che questa regolata dallart. 413 c.p.c.
70
, norma sicuramente compatibile
con il nuovo rito e, anzi, di necessaria applicazione, non potendosi tollerare lacune circa
lindividuazione, sotto tutti i profili, del giudice competente a decidere la causa. In particolare, la
domanda si propone con ricorso che deve avere i requisiti di cui all'articolo 125 del codice di
procedura civile a seguito della cui presentazione il giudice fissa con decreto, non oltre quaranta
giorni dal deposito, l'udienza di comparizione delle parti, assegnando un termine per la notifica del
ricorso e del decreto non inferiore a venticinque giorni prima dell'udienza, nonch fissa un termine,
non inferiore a cinque giorni prima della stessa udienza, per la costituzione del resistente. La
notificazione a cura del ricorrente, anche a mezzo di posta elettronica certificata. Qualora dalle
parti siano prodotti documenti, essi devono essere depositati presso la cancelleria in duplice copia.
La perentoriet del testo ( appunto: La domanda si propone al tribunale), diverso da quello
dellart. 28 (su ricorso) fa ritenere che il passaggio attraverso la fase sommaria sia un momento
obbligato del procedimento
71
. Del resto, la logica deflattiva e di celerit sottesa alla disciplina e
testimoniata dal tentativo obbligatorio di conciliazione pregiudiziale di cui si detto in precedenza,
legata alla stabilit che il provvedimento sommario pu avere e vede in ci una qualche
ragionevolezza e razionalit di un procedimento altrimenti appesantito da una fase in pi quando si
voleva alleggerirlo; logica deflattiva, lontanissima dagli intenti del legislatore dellart. 28 dello
statuto dei lavoratori con riguardo al quale la giurisprudenza invece approdata a ritenere che fosse
possibile iniziare il processo saltando la fase sommaria
72
e che non sembra qui paragonabile. A
proposito di stabilit,alcuni autori sostengono
73
che la previsione del termine di trenta giorni dalla
comunicazione del provvedimento o, se anteriore, dalla notificazione, porti con s la definitivit del
provvedimento stesso pur nulla dicendo il testo al riguardo, cos come la giurisprudenza di
legittimit consolidata
74
ha affermato circa la tardiva opposizione al ruolo e alla cartella di
pagamento rilevando come il mancato disporsi in modo espresso della perentoriet del termine non
costituisca argomento di pers decisivo, spettando sempre al giudice stabilire la natura del termine
in relazione allo scopo che persegue e alla funzione che assolve
75
. Qui, peraltro, a differenza di quel
che si diceva per lopposizione al ruolo e alla cartella al fine di sostenere il contrario
76
, non pu
darsi valore al termine neppure dal punto di vista delle sole opposizioni con le quali si lamenti
lesistenza di vizi formali suscettibili di pregiudicare lazione esecutiva, e vi altres la funzione
deflattiva che ho prima rimarcato.
Il ricorso deve avere i requisiti (non dellart. 414, bens) dellart. 125 c.p.c. Quindi il lavoratore
deve indicare lufficio giudiziario, le parti, loggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni, non
anche i mezzi istruttori dei quali intende avvalersi. All'udienza, il giudice, sentite le parti, omessa
ogni formalit non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene pi opportuno agli
atti di istruzione ammissibili e rilevanti richiesti dalle parti nonch disposti d'ufficio, ai sensi
dall'articolo 421 c.p.c., e provvede con sentenza all'accoglimento o al rigetto della domanda, dando,
ove opportuno,termine alle parti per il deposito di note difensive fino a dieci giorni prima
dell'udienza di discussione.

70
Conformi L. DE ANGELIS, op. cit., 17; L. CAVALLARO, op. cit.,8
71
Contra, Consolo, Rizzardo, 2012, 735 ss.
72
Cfr., tra le altre, Cass. 8.9.1995, n. 9503, in MGL, 1995, 776, con nota di Cecchella.
73
Cfr. Consolo, Rizzardo, 2012, 735, secondo cui ritenere che l ordinanza acquisti un efficacia analoga a quella di
giudicato mi sembra eccessivo, in considerazione della forte informalit della fase sommaria e quanto meno per la
parte debole del rapporto. In senso conforme alla definitivit del provvedimento cfr., invece, Dalfino, 2012, 9.
74
Cfr. Cass. 15.10.10, n. 21365, Rep. FI, 2010, Previdenza sociale, n. 481; Cass. 1.7.2008, n. 17978, LG, 2008, 1261,
con nt. adesiva di Capurso; 27.2.2007, n. 4506, RIDL, 2007, II, 783, con nt. critica di Nicolini C.A.; obiter dictum in
Corte cost., 29.3.2007, n. 111, RIDL, 2007, II, 783, con la citata nt. di Nicolini C.A.; contra, T. Udine, 29.7.2005, in
Rep. FI, 2005, Previdenza sociale, 662; soprattutto, A. Bologna, 2.8.2003, LG, 2003, 480, con nt. di Nodari; in
dottrina, diffusamente, Nicolini C.A., 2008, 288 ss. (oltre che nelle note cit.). Ricostruzione del dibattito in Palladini,
2006, 1801 ss.
75
Cfr. Cass. 4506/2007, cit.
76
Cfr. Nicolini, 1998, 288 ss.
Non si pu sostenere lopinione opposta sulla scorta della constatazione secondo cui, nei fatti, il
ricorso del lavoratore non potr discostarsi dalle modalit di redazione previste dallart. 414 c.p.c.,
pena il rischio che la domanda risulti generica o sfornita di prova e sul rilievo che il richiamo ai
poteri del giudice di cui allart. 421 c.p.c. operato dal comma 49 costituirebbe una spia
dellimpossibilit per il giudice di sanare le decadenze derivanti dagli artt. 414 e 416 c.p.c.
77
.
Invero, quanto al primo argomento, non si vede per quale motivo il fatto che il lavoratore (cos
come la sua controparte processuale) sia esonerato dalla necessit della deduzione delle istanze
istruttorie gi nel suo primo scritto difensivo esporrebbe il ricorrente al rischio di vedersi rigettare la
domanda per carenza di prova, considerato che la parte come si visto perfettamente
legittimata a formulare le proprie istanze istruttorie in udienza e, ci facendo, non corre alcun
rischio di soccombere per mancata indicazione dei mezzi istruttori. Quanto al riferimento allart.
421 contenuto nel comma 49, trattasi di disposizione del tutto irrilevante al fine di appurare se
anche i primi scritti difensivi delle parti nella prima fase del nuovo procedimento siano o meno
soggetti alle prescrizioni degli artt. 414 e 416 c.p.c., una volta che si ammetta (come doveroso)
che esiste comunque un momento ultimo oltre il quale le parti non possono avanzare richieste di
ammissione di nuove prove. Tanto chiarito, resta comunque la possibilit che il ricorso proposto dal
lavoratore sia redatto in maniera difforme rispetto al modello rappresentato dallart. 125 c.p.c. In
proposito, va ricordato che, secondo la giurisprudenza, la mancanza di uno o pi dei requisiti di cui
allart. 125 c.p.c. non causa la nullit dellatto, non comminata da alcuna disposizione di legge,
salvo che non determini il mancato raggiungimento dello scopo dellatto di cui volta per volta si
tratta
78
. Applicando quindi il generale principio enunciato dallart. 156 c.p.c. al ricorso in oggetto,
pu concludersi nel senso che tale atto deve essere dichiarato nullo se privo delle indicazioni
necessarie a rendere chiari petitum e causa petendi, poich in tal caso esso non idoneo al
raggiungimento del suo scopo, non potendo n il convenuto difendersi adeguatamente, n il giudice
essere in condizione di esercitare efficacemente il suo potere di conduzione della lite. Nulla deve
per essere dedotto dal ricorrente circa leventuale periculum in mora, perch, come gi detto, non
si tratta di un procedimento cautelare e la concessione o meno della tutela prevista dallart. 18 della
legge n. 300 del 1970 prescinde completamente dallesistenza del rischio che il diritto del lavoratore
sia soggetto ad un imminente pregiudizio irreparabile. Al deposito del ricorso ex legge n. 92 deve
essere attribuito effetto impeditivo della decadenza prevista dallart. 6 della legge n. 604 del 1966,
se non altro perch tale ricorso ormai lunica modalit di esercizio dellazione di impugnativa del
licenziamento consentita dallordinamento.
A seguito della presentazione del ricorso, il giudice deve emettere un decreto con il quale fissa
ludienza di comparizione delle parti e il termine per la notificazione dellatto introduttivo. Nessun
termine imposto al giudice per la pronuncia di tale decreto (a differenza di quanto previsto
dallart. 415 c.p.c.). Tuttavia, poich stabilito che ludienza debba essere fissata non oltre quaranta
giorni dal deposito del ricorso e che il termine per la notificazione di ricorso e decreto non possa
essere stabilito oltre il venticinquesimo giorno antecedente quello delludienza, ovvio che il
giudice debba procedere nel pi breve tempo possibile allemanazione del decreto medesimo. E
certo che tale termine non sia perentorio
79
, tale non essendo espressamente qualificato dal
legislatore, n potendosi desumere da alcuna altra disposizione una deroga alla regola generale ( art.
152 c.p.c.) del carattere ordinatorio dei termini processuali.
E lo stesso giudice che fissa il termine per la notificazione di ricorso e decreto, mentre la norma si
limta a stabilire che non deve essere inferiore a venticinque giorni prima delludienza; tale
espressione deve essere intesa nel senso che il venticinquesimo giorno antecedente a quello
delludienza cosituisce il limite massimo oltre il quale il giudice non pu andare nellindividuare il
termine per la notificazione.

77
G. PACCHIANA PARRAVICINI,op. cit., 75
78
Cass., 15 maggio 2002, n. 7055; Cass., 14 marzo 2001, n. 3695
79
Conformi: L. CAVALLARO, op.cit., 304; A. BOLLANI,op.cit.,315.
Infine, nello stesso decreto, il giudice assegna al convenuto un termine per la propria costituzione.
Anche qui, la norma si limita a disporre che tale termine non possa essere inferiore a cinque giorni
prima delludienza di comparizione delle parti.
Non chiarissimo cosa il legislatore abbia voluto intendere con una simile espressione: che
lacostituzione del convenuto debba avvenire non oltre il quinto giorno antecedente quello
delludienza oppure che tra la costituzione del resistente e il giorno delludienza debbano
intercorrere al massimo cinque giorni? Probabilmente lintento era quello di far s che il convenuto
abbia a disposizione almeno venti giorni prima delludienza e quella ultima utile per la costituzione
tempestiva ( cinque giorni prima delludienza stessa) per predisporre le proprie difese,
analogamente a quanto accade nel rito codicistico del lavoro per effetto del combinato disposto
degli artt. 415. quinto comma e 416, primo comma.
Non previsto invece che il decreto di fissazione delludienza di comparizione delle parti sia
comunicato al ricorrente (analogamente a quanto si ritiene valga per il decreto ex art. 415 c.p.c.
80
).
La notificazione deve essere eseguita dal ricorrente, eventualmente anche a mezzo di posta
elettronica certificata. Valgono, per questo, tutte le ordinarie regole chepresiedono alla notificazione
degli atti introduttivi di una lite, ivi incluso lart.151 c.p.c. che attribuisce al giudice il potere di
prescrivere che la notificazione sia eseguita in modo diverso da quello stabilito dalla legge nel caso,
tra gli altri, in cui sussistano esigenze di maggiore celerit , ipotesi sicuramente ravvisabile nel
procedimento in questione.
Si deve comunque trattare di modalit di notificazione idonee ad assicurare la trasmissione
dellintegrale contenuto dellatto introduttivo, in ossequio al fondamentale principio del
contraddittorio e del diritto di difesa del convenuto.
Nelle controversie promosse contro pubbliche amministrazioni si applica sicuramente lultimo
comma dellart. 415 c.p.c.
Il disposto normativo tace circa le modalit della costituzione del convenuto, ma sembra che essa
debba avvenire mediante deposito in cancelleria di memoria scritta. Ci, se non altro, almeno in
attuazione del principio espresso dallart. 416, secondo comma, c.p.c., sembrando eccessivo far
discendere dal fatto che tale norma sia espressamente richiamata dal comma 53 dello stesso art. 1
della legge n. 92 del 2012 per la costituzione del convenuto nella fase di opposizione e non anche
per il medesimo incombente nella fase urgente, la conclusione secondo cui, in questa prima fase,
il resistente potrebbe costituirsi anche solo col ministero del difensore, senza necessit di depositare
alcun atto
81
.
La difesa in giudizio delle pubbliche amministrazioni regolata, anche nelle controversie in
oggetto, dallart. 417-bis c.p.c., norma sicuramente compatibile con la specialit del rito in
questione.
Circa il contenuto della memoria di costituzione, poich la norma (ai commi 53-56) disciplina le
ipotesi della chiamata in causa di terzi e delle domande riconvenzionali solamente quando tratta del
giudizio di opposizione, dovrebbe concludersi nel senso (coerente con la natura urgente della
prima fase) che in questa fase simili iniziative siano precluse alla parte convenuta
82
. Quanto, poi,
allonere (espressamente imposto al resistente dallart. 416, terzo comma, c.p.c.) di prendere
posizione in maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione circa i fatti affermati dal
ricorrente, sembra superfluo discutere circa lapplicabilit o meno di tale onere anche nel
procedimento di cui si tratta, per la semplice ragione che la sua inosservanza non produce
conseguenze in rito, ma direttamente sul convincimento del giudice circa il merito della
controversia, anche in virt del disposto dellart. 115, primo comma, c.p.c. (e ci, a maggior
ragione, in un giudizio a cognizione sommaria come quello costituito dalla prima fase del nuovo
rito, a cognizione sommaria).

80
Cass. 5 marzo 2003, n.3251.
81
Come sostenuto, invece, da G. TREGLIA, Brevi note sul nuovo processo per licenziamento introdotto dalla riforma
del mercato del lavoro, in Lav. giur., 2012, 766. Nel senso del testo G. BENASSI, op. cit., 753.
82
Conformi: D. BORGHESI, op. cit., 913; G. BENASSI, op. cit., 753; L. CAVALLARO, op. cit.,9.
Priva di conseguenze dovrebbe essere poi la scelta del convenuto di costituirsi oltre il termine non
inferiore a cinque giorni prima delludienza assegnatogli dal giudice nel decreto di comparizione.La
previsione legislativa del termine di almeno cinque giorni prima delludienza funzionale a che
parti e giudice giungano in udienza conoscendo ricorso e memoria, quindi avendo un quadro
completo delle posizioni onde evitare rinvii delludienza e proprio partendo da tale presupposto si
sostenuto che se il convenuto si costituisca tardivamente, potr esporre in udienza le sue posizioni,
ma la memoria sarebbe acquisibile al processo solo se depositata tempestivamente
83
.
Al di l della condivisione o meno di tale posizione, sembra pacifico che in ogni caso non vi siano
preclusioni istruttorie per il convenuto.
Quanto, poi, allonere espressamente imposto al resistente, ex art. 416 c.p.c., di prendere posizione
in maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione circa i fatti affermati dal ricorrente,
si osservato che la sua inosservanza non produce conseguenze in rito, ma direttamente sul con
vincimento del giudice circa il merito della controversia, anche in virt del disposto dellart. 115,
comma 1, c.p.c
84
.
Sin dai primi commenti della legge n. 92/2012, i maggiori dubbi e contrasti interpretativi si sono
avuti in ordine alle conseguenze nel caso di erronea scelta del rito.
Le ipotesi possibili sono varie. Pu aversi innanzitutto che una domanda avente ad oggetto
limpugnativa di licenziamento sia proposta con ricorso ex art. 414 c.p.c. oppure che si utilizzi lo
strumento processuale disegnato dalla legge n. 92/2012 per proporre domande diverse
dallimpugnativa del licenziamento. Il nostro ordinamento gi contiene delle norme che regolano
problemi analoghi: si pensi agli artt.426 e 427 c.p.c. che prevedono meccanismi diretti ad assicurare
il semplice mutamento di rito,tutte le volte in cui una causa relativa ad uno dei rapporti previsti
dallart. 409 c.p.c. sia promossa nelle forme ordinarie ovvero una causa promossa secondo il rito del
lavoro riguardi un rapporto diverso da quelli di cui al citato art. 409 c.p.c.
Si pensi ancora allart. 702ter c.p.c. in tema di rapporti tra procedimento sommario ed ordinario
ed ancora allart. 4 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 che stabilisce il mutamento
di rito tutte le volte in cui una delle controversie da trattare secondo uno dei modelli considerati
dal decreto sia promossa seguendo un rito diverso da quello stabilito dallo stesso decreto legislativo
per quella categoria di controversie.
Occorre verificare quali di queste norme siano applicabili al caso di specie.
Ebbene non sembrano applicabili n gli artt. 426 e 427 c.p.c. che regolano i rapporti tra rito
ordinario e rito del lavoro, mentre qui stiamo trattando di rapporti tra il rito del lavoro ed il rito
specifico per i licenziamenti, n lart. 702ter che disciplina solamente lipotesi in cui una domanda
che avrebbe dovuto essere trattata seguendo il rito ordinario o del lavoro (perch estranea a
quelle sulle quali il Tribunale giudica in composizione monocratico ovvero perch richiedente
unistruttoria non sommaria) sia stata invece proposta secondo le regole del procedimento
sommario di cognizione.
Lunica disposizione che sembra espressione di un principio generale lart. 4, D. lgs. n. 150/2011,
che diretto a risolvere le questioni di rito che possono porsi in riferimento a qualsiasi ipotizzabile
combinazione tra i tre riti presi in considerazione dal decreto (quello ordinario, quello del lavoro e
quello sommario di cognizione) e pu ragionevolmente essere considerato come espressione di
principi sufficiente mente generali da poter essere applicati in via analogica pure alle questioni di
rito connesse con il nuovo procedimento di impugnazione dei licenziamenti
85
.

83
Nel senso dellimpossibilit di proporre domande riconvenzionali nella fase sommaria v. Trib. Vercelli. est. Aloj,
22.1.2012,che osserva come qualora il legislatore avesse voluto comprendere nella fase sommaria anche la
possibilit di proporre la domanda riconvenzionale vi avrebbe fatto espresso riferimento e che lammissione della
domanda riconvenzionale, a differenza delle domande proposte con ricorso e fondate sugli identici fatti costitutivi,
determinerebbe inevitabilmente un rallentamento del giudizio per assicurare allattore, convenuto in
riconvenzionale, la possibilit di contraddire, rallentamento palesemente contrario alla ratio della norma
84
V. Sordi,op. cit.

85
V. P. Sordi,op. cit. Riproduce testualmente tali argomentazioni anche Trib. Napoli, est. Scognamiglio, ordinanza 19
Ebbene lart. 4 citato stabilisce che, quando una controversia promossa in forme diverse da quel
le per essa prescritte, il giudice dispone il mutamento di rito con ordinanza (comma 1) e, quale
regola particolare, che, nel caso in cui la controversia debba essere trattata applicando il rito del
lavoro, il giudice fissa ludienza di cui allarticolo 420 c.p.c. e il termine perentorio entro il quale
le parti devono provvedere alleventuale integrazione degli atti introduttivi mediante il deposito di
memorie e documenti in cancelleria (comma 3).
Di conseguenza laddove venga proposta con il rito di cui alla legge n. 2/2012 una domanda che
esula dal campo di applicazione della norma, il giudice dovr mutare il rito e fissare ludienza ex
art. 420 c.p.c.
Nel caso inverso (domanda di impugnativa proposta ex art. 414 c.p.c.) il giudice potrebbe limitarsi a
mutare il rito senza necessit di fissare una nuova udienza, n tantomeno di concedere termine per
eventuali integrazioni difensive. Infatti, in virt delle disposizioni che regolano la costituzione delle
parti nel rito del lavoro codicistico,le parti avranno gi esaurientemente svolto le loro
argomentazioni difensive e formulato le loro richieste istruttorie.
Nel caso di contumacia del convenuto, lordinanza di mutamento del rito deve essere comunicata
alla parte contumace, in applicazione del principio espresso dalla giurisprudenza di legittimit
86
e
costituzionale
87
rispetto allanalogo provvedimento pronunciato ai sensi dellart. 426 c.p.c. Ma
cosa accade nel caso di cumulo di domande,quando cio solo alcune delle domande proposte
dalla parte possono essere trattate con il rito di cui alla legge n. 92/2012?
Si pensi allipotesi in cui una parte avanzi, unitamente allimpugnativa di licenziamento, domanda
di differenze retributive che pacificamente non sono fondate sugli stessi fatti costitutivi del
licenziamento. Ai sensi dellart. 40 c.p.c. si potrebbe ipotizzare
che tutte le domande debbano essere trattate congiuntamente, ma nella specie lart. 1, comma
48,legge n. 92/2012 statuisce espressamente che non possono essere presentate domande diverse a
meno che non siano fondate sugli identici fatti costitutivi.
Si ipotizzato che il giudice debba disporre la separazione delle domande (ad esempio: differenze
retributive da quella di licenziamento) disponendo la formazione di un nuovo fascicolo di ufficio e
una nuova iscrizione a ruolo per le domande separate; nella stessa ordinanza potrebbe poi gi fissare
ludienza ex art. 420 c.p.c. per la successiva trattazione della causa ed assegnare alle parti termine
perentorio per provvedere allintegrazione degli atti introduttivi ed al deposito di memorie e
documenti presso la cancelleria.
Tale soluzione implica difficolt sia di ordine pratico che teorico.
Dal punto di vista pratico evidente che questi provvedimenti di separazione, di formazione di
nuovi fascicoli creano anche un notevole aggravio di lavoro per la cancellerie gi notoriamente alle
prese con gravi carenze di organico.
Senza peraltro dire che in numerosi casi la separazione delle domande produce effetti dannosi
soprattutto laddove la domanda di impugnazione del licenziamento sia connessa ad altre domande
che si fondano su fatti costitutivi ed ulteriori rispetto a quello del licenziamento, come nel caso del
mobbing, che consiglierebbero una trattazione unitaria della vertenza.
Dal punto di vista teorico si osservato
88
che di provvedimenti di separazione se ne parla soltanto
al comma 56, dellart. 1, legge n. 92/2012, e solo con riferimento a domande riconvenzionali spie
gate nella fase di opposizione e non fondate su fatti costitutivi identici a quelli posti alla base della
domanda principale. Si cos anche ipotizzato che il giudice debba dichiarare tout court

dicembre 2012 nel procedimento P.I.L.V. c/M.E. Sas.
86
Cass., 8 gennaio 2010, n. 77; Cass., 6 novembre 2008, n. 26611 (che ha precisato che la mancata comunicazione pu
essere eccepita solo dal soggetto interessato ossia il contumace che si costituisca successivamente e non dalla parte gi
costituita, che non vi ha interesse se non compromesso il suo diritto di difesa); Cass., 13 febbraio 1985, n. 1209.
87
Corte cost., 14 febbraio 1977, n. 14, in Foro it., 1977, I, 259, con riferimento, peraltro, alle cause pendenti amomento
dellentrata in vigore della legge n. 533/1973 per le quali era pronunciata lordinanza che fissava ludienza di
discussione ex art. 420 c.p.c. ed il termine perentorio per lintegrazione degli atti

88
L. Cavallaro,op. cit
linammissibilit di tutte le domande, ma tale soluzione pu comportare il rischio per il lavoratore
di trovarsi preclusa per decorso dei termini la strada dellimpugnativa con richiesta di tutela
obbligatoria, termine che oggi ridotto a 180 giorni, almeno a seguire quella giurisprudenza
secondo quale il pur tempestivo esercizio dellazione giudiziaria non vale a sottrarre il diritto dalla
decadenza laddove il giudizio si estingua o comunque non pervenga allesito sperato per
effetto di una pronuncia in rito
89
.
Il drastico rigore del meccanismo processuale determinato dal sistema normativo sembra per
veramente eccessivo, atteso che la parte rischia di scontare una conseguenza penalizzante al
massimo e non a caso non mancato chi
90
ha dubitato che il termine di 180 giorni possa essere
considerato veramente un termine di decadenza.
Forse la strada pi corretta quella di ritenere che il giudice, con lordinanza conclusiva della
fase urgente, debba decidere nel merito le domande ammissibili e dichiarare linammissibilit
di tutte le altre, il che eviterebbe anche la decadenza, visto che il procedimento non si conclude
con una mera pronuncia in rito
91
.
Nel caso invece in cui la parte chieda la tutela reale ed invece il giudice ritenga che vi siano solo
i presupposti per la tutela obbligatoria, deve ritenersi che la parte abbia ben proposto il ricorso in
base alla domanda e sarebbe assolutamente defatigante, dopo listruttoria, disporre il mutamento
del rito ed effettuare un nuovo giudizio sui presupposti sostanziali del licenziamento ai fini della
tutela obbligatoria.
Daltra parte la domanda sulla tutela obbligatoria fondata sui medesimi fatti costitutivi di quella
che invoca la tutela reale, con la conseguenza che il giudice ben dovr esaminare le domande nel
merito e concedere la tutela obbligatoria
92
.
Nelle prime applicazioni giurisprudenziali si anche ritenuto di poter distinguere tra il caso in cui il
requisito dimensionale sia oggetto di domanda ed il caso in cui il requisito dimensionale, pur
apparendo presupposto implicito della domanda, sia in realt rimasto estraneo alle allegazioni ed
alle deduzioni difensive
93
.

89
Cos testualmente Cavallaro,op. cit.,ed in giurisprudenza Cass. 18.1.2007, n. 1090. Vedi in dottrina
Consolo,Spiegazioni di diritto processuale civile,vol. II,Profili generali,Torino, 2010, 120. Forse proprio allo scopo
di evitare siffatte conseguenze il Tribunale di Firenze, nel verbale di riunione citato, ha affermato che liniziativa
giudiziaria anche se relativa ad un ricorso dichiarato inammissibile impedisce la decadenza di cui allart. 32 del
Collegato lavoro.
90
E. BarracoA. Sitzia,Riforma Fornero e rito speciale: la prima ordinanza di merito, Guida al Lavoro,2012, n. 42, pp.
27 ss.
91
Sordi,op. cit. In tal senso si sta orientando gran parte della giurisprudenza di merito: Trib. Milano, 2 ottobre 2012,
est. Gasparini, Trib. Milano, 16 ottobre 2012, est. Lualdi e Trib. Milano 23 ottobre 2012, est. Colosimo hanno
dichiarato improcedibili le domande volte ad ottenere il pagamento delle spettanze di fine rapporto e del compenso
per lavoro straordinario. Trib. Roma, 31 ottobre 2012, est. Marra,Guida al Lavoro,n. 46, 2012, pp. 17 ss., ha
dichiarato inammissibili le domande non fondate sugli stessi fatti costitutivi e nello stesso senso anche Trib.
Palermo, est. Marino, 15 ottobre 2012. Per un approfondimento sulle prime decisioni sul nuovo rito Fornero v. G.
FavalliA. Stanchi,Processo e nuovo rito Fornero: prime pronunce del Tribunale di Milano,Guida al Lavoro, n. 46,
2012, pp. 12 ss.

92
V. Cavallaro,op. cit. Il Tribunale di Firenze, nella riunione di sezione del 17 ottobre 2012, con verbale pubblicato in
Guida al Lavoro,n. 46, 2012, pp. 19 ss. sembra ritenere che laddove il giudice ritenga insussistente il requisito
dimensionale per la tutela ex art. 18, St. lav. debba respingere il ricorso, fermo restando la possibilit per il lavoratore di
proporre azione per la tutela obbligatoria con il rito lavoro ordinario
93
Il Tribunale di Venezia con ordinanza 2.10.2012, est. Bortolaso, ha seguito linterpretazione pi rigida della Riforma
ed ha deciso una controversia di licenziamento nel seguente modo (si riporta la massima): Premesso che si tratta di
azione promossa nelle forme del rito speciale ex art. 1, c.c. 47 ss., legge n. 92/2012; rilevato che secondo quanto
espressamente ammesso dalla ricorrente alla luce delle difese e produzioni documentali avversarie difetta per tale
rimedio (tutela reale) il requisito numerico dei pi di 15 dipendenti allepoca del licenziamento; ritenuta quindi
linfondatezza del ricorso; ritenuta quanto alle spese di lite la sussistenza dei motivi per lintegrale compensazione in
ragione del fatto che la ricorrente non aveva la disponibilit dei dati per ricostruire in modo preciso la consistenza
numerica dellorganico; visto lart. 1, c. 49, legge n. 92/2012, rigetta il ricorso; compensa integralmente tra le parti le
spese del procedimento. In breve, il giudice veneziano ha aderito allinterpretazione pi rigorosa della norma che
Si cos disposto in prima battuta il mutamento del rito nel caso di impugnativa di licenziamento,
avanzata ex lege n. 92/2012, in cui il lavoratore chiedeva la reintegra ma nulla diceva in ordine
alla sussistenza del requisito dimensionale che veniva espressamente contestato dal datore
94
.
Tale soluzione non appare condivisibile: il rito applicabile va individuato in relazione alle
prospettazioni, al petitum ed alla causa petendi, con conseguente
irrilevanza dellesito del processo frutto della sua progressiva evoluzione, non potendo certo il rito
cambiare secundum eventum litis e, quindi, dovendo la decisione sul rito applicabile prescindere
dalla fondatezza nel merito della domanda
95
.
Alle medesime conclusioni dovrebbe pervenirsi anche nelle ipotesi in cui non sia stata formulata,
in via subordinata rispetto alla domanda di tutela reintegratoria reale, la domanda di attribuzione
dellindennit risarcitoria, alla luce della costante giurisprudenza della Suprema Corte
96
.

prescrive lapplicazione del nuovo rito veloce solo ed esclusivamente nei casi di licenziamento o qualificazione del
rapporto quando il rapporto di lavoro assistito da tutela reale, quindi se lazienda ha pi di 15 dipendenti in ciascuna
unit produttiva oppure pi di 60 nel territorio nazionale; mancando la prova del requisito dimensionale il Giudice del
Lavoro, invece che disporre il mutamento del rito, ha ritenuto inammissibile la domanda in quanto non esiste nella
Riforma Fornero una norma che raccordi il nuovo rito veloce al rito classico cos come accade invece ex art. 426
c.p.c. col il rito a cognizione ordinaria. Alcune decisioni del Tribunale di Roma Diverse, ed altrettanto interessanti, sono
alcune decisioni del Tribunale di Roma che si analizzano in sintesi, ovvero: trib. Roma 31.10.2012, est. La Marra: la
controversia aveva ad oggetto laccertamento della legittimit di alcuni licenziamenti per giustificato motivo oggettivo
intimati a seguito di passaggio di appalto da un datore allaltro; il Giudice del lavoro, per quel che riguarda laspetto
procedurale, ha confermato lapplicazione del nuovo rito in quanto il ricorso stato depositato dopo il 18 luglio (entrata
in vigore della Riforma) seppur il licenziamento fosse stato intimato nel mese di giugno. Inoltre, stata confermata
lapplicazione del nuovo rito ai casi di richiesta di tutela reale ex art. 18 St. lav. seppur non possano essere proposte, con
il medesimo ricorso, domande che non siano fondate su identici fatti costitutivi. trib. Roma 31.10.2012, est. Casola: in
questo caso il Giudice del lavoro, oltre a confermare la possibilit di utilizzo del rito anche nei casi relativi alla corretta
qualificazione del rapporto, ha ritenuto opportuno chiarire che il rito veloce si applichi anche nel caso di un
licenziamento nullo (ad es. se discriminatorio o in concomitanza di matrimonio) e indipendentemente dal fatto che il
datore di lavoro rientri, per natura giuridica e requisiti dimensionali, nellarea di applicazione dello Statuto dei
lavoratori; sulla questione temporale del rito, il Giudice del lavoro conforme ad altre posizioni nel ritenere rilevante
unicamente la data di deposito del ricorso ovvero: nei riguardi del rito speciale il nuovo testo dellart. 18 St. lav.
funzioner pertanto come norma processuale, preordinata allindividuazione delle controversie che vi debbono essere
assoggettate: le quali saranno tutte (e solo) quelle per le quali la nuova versione dellart. 18 St. lav. prevede
lapplicazione di qualcuna delle sanzioni ivi previste per il caso dinvalidit del licenziamento, indipendentemente dal
fatto che poi, in concreto, tale disciplina sia applicabile ratione temporis. Questa interpretazione comporta che, nella
fase di transizione tra vecchia e nuova normativa, si potranno avere procedimenti con il rito nuovo ma con applicazione
del vecchio art. 18 St. lav. e, analogamente, procedimenti nuovi con applicazione del nuovo art. 18 St. lav. trib. Roma
31.10.2012, est. Pucci: la decisione in questione propone un interessante caso di mutamento del rito per mancata
applicazione dellart. 18 St. lav.; a prescindere dalla questione di merito stretto, il Giudice del lavoro ha interpretato la
Riforma Fornero alla luce dellart. 4., D.lgs. 1.9.2011, n. 150, che dispone il mutamento di rito nei casi di rapporto tra
rito ordinario di cognizione, rito sommario di cognizione e rito del lavoro. Infatti si legge in motivazione che nel
silenzio del legislatore, ritiene il giudicante che possa farsi riferimento allart. 4 del decreto legislativo 1 settembre
2011, n. 150, con il quale il legislatore ha optato per la soluzione del mutamento di rito tutte le volte in cui una delle
controversie da trattare secondo uno dei modelli considerati dal decreto sia promossa seguendo un rito diverso da quello
stabilito dallo stesso decreto legislativo per quella categoria di controversie. La disposizione del D.lgs. 150/2011
stata, quindi, ritenuta applicabile in via analogica per il passaggio dal rito ex l. 92/2012 a quello classico ex art. 414
c.p.c. non avendo la parte ricorrente richiesto la tutela reale del rapporto o comunque la reintegrazione nel posto di
lavoro; il Giudice, allesito della prima udienza, ha quindi rinviato ad una nuova prima udienza ai sensi dellart. 420
c.p.c. conferendo termine per lintegrazione degli atti difensivi, onde sanare eventuali preclusioni e decadenze
intervenute. Sulla questione temporale, invece, il Giudice in controtendenza rispetto ad altre decisioni analizzate:
infatti, ritiene il magistrato del lavoro che se la disciplina del nuovo art. 18 St. lav. si possa applicare solo ai
licenziamenti intimati dopo il 18 luglio. E fin qui, nulla quaestio. In ragione di ci, continua il giudicante, il nuovo rito
si pu applicare solo ai casi ex nuovo art. 18 St. lav. per cui, presumibilmente, una controversia per linefficacia del
licenziamento e richiesta di reintegra sar azionabile ai sensi della l. 92/2012 solo se il licenziamento stesso stato
intimato dopo lentrata in vigore della Riforma Fornero poich prima, a questo punto, il licenziamento era s inefficace
ma non dava il diritto alla reintegrazione.
94
Trib. Reggio Calabria, est. Morabito, ord. 19 novembre 2012 nel procedimento L.K c/A.Srl.
95
Cos espressamente M. LeoneA. Torrice,cit., p. 204.
96
Cass. n. 1486/2001 afferma che non ravvisabile mutamento della causa petendi nellipotesi in cui il dipendente
Nel caso opposto in cui, invece, il lavoratore proponga un ricorso ex art. 414 c.p.c. nel quale, oltre
a domande alle quali si applica il rito codicistico delle controversie individuali di lavoro, impugna
anche il licenziamento chiedendo la tutela ex art.18, St. lav., probabilmente il giudice (dopo aver
fissato ludienza di discussione ex art. 420 c.p.c. con il decreto di cui allart. 415 c.p.c., dovr
disporre, alla prima udienza, la separazione delle cause e, quindi, procedere alla conversione del
rito limitatamente alla causa avente ad oggetto la domanda di applicazione delle tutele di cui allart.
18 della legge n. 300/1970 e le altre eventualmente consentite dallart. 1, comma 48, legge n.
92/2012 (e, anche qui, le parti potranno manifestare la volont di omettere la fase urgente),
proseguendo la trattazione secondo il rito codicistico per tutte le altre domande
97
, anche se tale
soluzione sconta le difficolt sopra delineate in tema di separazione dei procedimenti.
Si rinvengono due diverse impostazioni:
1. la fase introdotta dal comma 48 dell'articolo 1 a cognizione sommaria e con accertamento di
tipo superficiale. Chi sostiene questa impostazione rileva che il giudizio viene introdotto con un atto
ai sensi dell'articolo 125 cpc, che si conclude con una ordinanza e che il comma 49, con riferimento
all'istruttoria, fa menzione degli atti di istruzione indispensabili, cio usa una forma analoga a quella
di cui all'articolo 669 sexies cpc, che fa intendere come oggetto della verifica processuale sia solo la
verosimiglianza del diritto ossia un fumus boni iuris, a differenza che nella fase di opposizione che
invece deve intendersi a cognizione piena come si evince dalla riferimento agli atti di istruzione
ammissibili e rilevanti cui al comma 57, analogo a quello di cui all'articolo 702 ter che, com'
noto, reputato un giudizio di merito solo deformalizzato, sulla fondatezza del diritto.La fase
quindi sommaria non solo nel senso che la trattazione deformalizzata, ma anche nel senso che
l'istruttoria consiste nella assunzione dei soli mezzi istruttori necessari a consentire al giudice la
formazione di un giudizio di mera verosimiglianza circa l'esistenza o meno del vizio del
licenziamento.
Si ritiene cos che in tale fase del procedimento sia necessario privilegiare le esigenze di celerit
e di speditezza che hanno indubbiamente improntato e caratterizzato l'intervento della legge
Fornero.
Diversamente ragionando e quindi dando corso ad un' attivit istruttoria piena verrebbe meno il
significato di un procedimento ridisegnato secondo modalit e contenuti che appaiono viceversa
finalizzati ad una definizione pi possibile a rapida della controversia pendente a rimuovere la
situazione di incertezza nel reciproco interesse di entrambe le parti (Ordin. Di Leo RG 852/13 del
12.3.13; Ordin. Lualdi RG 10290/12 del 25.9.12).
2. la cognizione piena, l'accertamento deve portare ad una decisione possibilmente
stabile e definitiva, necessit quindi di istruttoria ad ampio spettro anche in questa fase, pur se
contenuta entro i limiti richiesti dalla speditezzadel rito.Atti di istruzione indispensabili richiesti
dalle parti Cass fa riferimento a due parametri:
- prove idonee a fornire elementi potenzialmente decisivi, quindi il mezzo di prova preferito sono i
documenti;
- fatto che renderebbe evidente il diritto.
Il legisltore non dice che l'accertamento dev'essere sommario, l'ipotesi del dubbio va risolto sulla
base del principio dell'onere della prova e non su quello della verosimiglianza, principio che si
giustifica solo nel giudizio cautelare e con la richiesta del periculum.
Va precisato che questa tesi non stato esplicitata in un provvedimento in quanto nessun giudice
stato chiamato a pronunciarsi sulla questione. Tuttavia che tale sia l'impostazione della maggioranza
dei giudici si evince dall'attivit istruttoria espletata dal fatto che non vi siano decisioni allo stato

licenziato che impugni il relativo provvedimento, deducendone lillegittimit per mancanza di giustificato motivo,
proponga con ricorso introduttivo domanda di tutela reale, mentre, in sede di precisazione delle conclusioni, richieda
quella obbligatoria, in quanto, in detta ipotesi, il mutamento riguarda solo gli effetti ricollegabili alla tutela richiesta
da questultimo, che sono compresi in quelli cui d luogo la tutela originariamente invocata; nello stesso senso
Cass. n. 12579/2003.
97
Sordi,op. cit.
degli atti.
Lunica prescrizione dettata dal legislatore del 2012 attiene alla produzione documentale, lultimo
periodo del comma 48 imponendo alle parti di depositare i documenti in duplice copia; tuttavia
evidente che (anche per la mancata previsione di una qualsiasi sanzione) linosservanza di tale
prescrizione non produce alcuna decadenza in capo alle parti, sempre abilitate ad integrare la loro
produzione mediante il deposito della copia mancante del documento. Si aggiunga che, in ogni
caso, non sembra consentito desumere da tale disposizione lonere per le parti, a pena di decadenza,
di produrre i documenti dei quali intendano avvalersi contestualmente al deposito del loro primo
scritto difensivo; la norma stabilisce semplicemente che, se le parti intendano produrre documenti,
debbono depositare due copie di ciascun documento, non anche che esse debbano necessariamente
depositare tutti i documenti unitamente al ricorso e alla memoria di costituzione.
Il comma 49 dellart. 1 della legge n. 92 del 2012 stabilisce che il giudice, sentite le parti e
omessa ogni formalit non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene pi opportuno
agli atti di istruzione indispensabili richiesti dalle parti o disposti dufficio, ai sensi dellarticolo 421
del codice di procedura civile.
Da questa scarna disposizione (ispirata, evidentemente, allart. 669-sexies, primo comma, c.p.c. in
materia di procedimenti cautelari) sembra doversi desumere anzitutto che, pur mancando
unesplicita precisazione al riguardo
98
, il legislatore abbia inteso delineare un procedimento nel
quale, ove possibile, la trattazione e listruzione della causa siano concentrate in ununica udienza.
Ci non significa che siano incompatibili con il nuovo rito adempimenti istruttori che richiedano
necessariamente un rinvio ad altra udienza o che simili rinvii siano comunque vietati; si vuole dire
semplicemente che, ove possibile, la trattazione deve essere concentrata nella stessa udienza di
comparizione delle parti.
Si potrebbe pertanto riproporre la questione relativa alla sussistenza o meno dellonere per le parti
di citare i testimoni da essi indicati gi alla prima udienza di comparizione che, con riferimento alle
controversie individuali di lavoro disciplinate dal rito codicistico, ha dato luogo a contrastanti
soluzioni da parte della giurisprudenza di legittimit
99
. Si deve tuttavia riconoscere che lopinione
che postula lesistenza dellonere per le pari di intimare i testimoni a comparire gi alla prima
udienza non sembra comunque compatibile con le specificit della disciplina del rito introdotto dal
legislatore del 2012 il quale, come visto, si caratterizza anche per il fatto che alle parti non
imposto di dedurre, a pena di decadenza, tutte le loro istanze istruttorie gi nei rispettivi primi scritti
difensivi; ed in un simile contesto non si vede davvero come possa addirittura ipotizzarsi che le
parti abbiano lonere di citare per la prima udienza come testimoni persone che potrebbero
benissimo non aver indicato nel loro atto di costituzione oppure per rispondere a domande su
circostanze che, in quellatto, non erano comprese tra quelle oggetto di richiesta di ammissione di
prova testimoniale. Si vuole dire che, alle obiezioni che, del tutto condivisibilmente, la dottrina ha
costantemente opposto al richiamato e pi risalente orientamento della Suprema Corte
100
, si deve

98
Invece espressamente prevista nella disciplina del procedimento sommario di cognizione: v. art. 702-ter, quinto
comma, c.p.c
99
Il tradizionale orientamento secondo cui rientra tra i poteri del giudice del lavoro quello, previsto dallart. 420,
quinto comma, c.p.c., di disporre, nelludienza di discussione, lammissione e limmediata escussione dei testi con la
conseguenza che grava su ciascuna delle parti lonere di citare per tale udienza i testi di cui chiede lammissione e che
linosservanza di tale prescrizione a causa di decadenza a carico della parte istante (Cass., 7 giugno 1995, n. 6368, in
arch. loc., 1995, 814; Cass., 29 aprile 1994, n. 4161; Cass., 13 aprile 1987, n. 3681; Cass., 14 febbraio 1984, n. 1133)
appariva superato, dopo che Cass., 16 aprile 1997, n. 3275, in Giust. civ. , 1997, I, 1795, si era espressa nel senso che
nel rito del lavoro vige il principio che il giudice provveder nella stessa udienza di ammissione della prova
testimoniale alla audizione dei testi, comunque presenti, ma non potr dichiarare decaduta la parte della prova per la
mancata presentazione di essi, essendogli consentito di poterli citare solo in forza del provvedimento di ammissione,
con la conseguenza che il giudice dovr fissare altra udienza per la prosecuzione della prova. Tuttavia, pi
recentemente, Cass., 8 aprile 2008, n. 9136, ha ribadito la validit dellimpostazione maggiormente risalente.
100
F.P. LUISO, Un opportuno ripensamento della Suprema Corte, in Giust. civ., 1997, I, 1795; G. IANNIRUBERTO,
Il processo del lavoro rinnovato, Cedam, 1999, 153; P. SANDULLI-A.M. SOCCI, Il processo del lavoro, Giuffr,
aggiungere che, in ogni caso, esso non appare compatibile con un meccanismo processuale che
consente alle parti di indicare per la prima volta alludienza di comparizione i mezzi istruttori dei
quali intendono avvalersi.
In tale udienza il giudice deve procedere, secondo i principi generali, agli accertamenti preliminari
relativi alla regolare costituzione del contraddittorio: verifica della regolarit della notificazione (e,
al riguardo, il rispetto dei termine a difesa di venti giorni costituisce senzaltro formalit essenziale
al contraddittorio) e della costituzione delle parti ai sensi dellart. 182 c.p.c.; verifica della integrit
del contraddittorio nel caso in cui ricorra unipotesi di litisconsorzio necessario.
In tutti questi casi, il carattere concentrato della trattazione della causa nella prima fase non
impedisce che il giudice possa e debba somministrare i provvedimenti previsti in generale
dallordinamento processualcivilistico in simili evenienze.
Cos, sicuramente il giudice dovr concedere al ricorrente un nuovo termine per eseguire la
notificazione nel caso in cui questa sia nulla o inesistente ovvero sia avvenuta in violazione del
termine minimo previsto a favore del convenuto
101
.
Cos come dovr assegnare un termine perentorio nelle ipotesi previste dallart. 182 c.p.c. e per
integrare il contraddittorio ai sensi dellart. 102 c.p.c.
Compiute queste verifiche preliminari, il giudice deve procedere a sentire le parti. Si potrebbe
ritenere che il fatto che il comma 49 dellart. 1 della legge n. 92 contenga questa semplice
indicazione, in luogo della pi articolata attivit richiesta al giudice dai primi tre commi dellart.
420, escluda la necessit per le parti di comparire personalmente alludienza e per il giudice di
procedere al loro interrogatorio libero ed al tentativo di conciliazione.
In effetti, se si ammette che al procedimento di cui si tratta si applicano tutte le norme regolatrici
delle controversie individuali di lavoro che non siano incompatibili con la specialit del nuovo rito,
si dovrebbe ritenere lapplicabilit anche della disciplina dettata dai primi tra commi dellart. 420
c.p.c., sicuramente coerente con il procedimento in oggetto. Conseguentemente le parti hanno
lonere delle parti di comparire personalmente alludienza e di essere informate sui fatti di causa.
Dal canto suo, il giudice, anche in tali controversie, sar tenuto ad interrogarle e a tentare la
conciliazione, formulando alle parti una proposta transattiva, il cui rifiuto senza giustificato motivo
costituir comportamento valutabile ai fini della decisione. Cos come dovr ritenersi che la
conciliazione eventualmente raggiunta durante la fase urgente del nuovo rito sia assistita dal
regime di stabilit di cui allart. 2113, ultimo comma, c.c. Invero, anche la sede conciliativa
costituita dalludienza fissata nel nuovo procedimento relativo alle impugnazioni dei licenziamenti
pu essere ricondotta (al pari delludienza ex art. 420 c.p.c., neppure essa menzionata
espressamente dalla predetta norma del codice civile), a quella dellart. 185 c.p.c.
Quanto allistruttoria, la formula utilizzata dal comma 49 lascia perplessi. Nellevidente intento di
stabilire che essa, in questa prima fase del procedimento, debba essere sommaria, il legislatore si
ispirato, anche sotto questo profilo, allart. 669-sexies c.p.c., ma ripetendo solamente la prima parte
del corrispondente precetto contenuto in tale disposizione (vale a dire quella che prevede la
necessit di assumere solamente gli atti di istruzione indispensabili), non anche la seconda
(quella, cio, che collega il requisito dellindispensabilit ai presupposti e ai fini del
provvedimento richiesto) che proprio ci che vale a caratterizzare nel senso della sommariet
listruttoria che si compie nei procedimenti cautelari
102
.

2000, 216; L. NEGRINI, Una soluzione ragionevole per il procedimento di assunzione della prova testimoniale nel
rito del lavoro, in Nuova giur. civ. comm., 1998, 241; F. CENTOFANTI, Intimazione dei testimoni nel rito del
lavoro e correlata decadenza dalla prova in prima udienza: la Cassazione innova nella continuit, in Mass. giur.
lav., 1997, 658. Con riferimento al rito introdotto dalla legge n. 92 del 2012, L.CAVALLARO, op. cit., 10, ha
utilizzato largomento fondamentale di tale orientamento dottrinale (e, cio, che prima dellordinanza di ammissione
della prova testimoniale non ci sono testimoni e, pertanto, neppure possono ipotizzarsi decadenze connesse con la
loro mancata citazione a comparire) per pervenire alla stessa conclusione sostenuta nel testo.
101
Conforme L. CAVALLARO, op. cit., 9

102
Analogamente, lart. 44 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (ormai superato dalla riforma operata sul punto
Per raggiungere lo scopo della riduzione dei tempi del processo, stata effettuata una scelta opposta
a quella fatta prima con il rito del lavoro e poi con la novellazione del rito ordinario,cio si
abbandonato lo schema della scansione predeterminata dal legislatore in maniera generale ed
astratta, con la previsione di distinte fasi (ad es.,introduzione,trattazione per precisare i fatti
controversi,istruzione,decisione),separate da rigide preclusioni e con leventuale ulteriore scansione
di ciascuna singola fase tramite preclusioni interne; al contrario stato introdotto un procedimento
elastico, in cui disciplinata soltanto la fase introduttiva e la tipologia ed efficacia del
provvedimento decisionale,mentre,quanto allattivit di cognizione(che quella che comporta il
maggior sforzo e richiede maggior tempo), sta al giudice:
a) procedere nel modo che ritiene pi opportuno;
b) agli atti di istruzione indispensabili;
c) sentite le parti e omessa ogni formalit non essenziale al contraddittorio.
I problemi che pone questo processo elastico e duttile, affidato alla direzione del giudice, sono:
costituzionalit, dato che a norma dellart. 111 Cost. la giurisdizione si attua mediante il giusto
processo regolato dalla legge e non dal giudice;
bilanciamento dei poteri del giudice e delle parti, nella ricerca di un punto di equilibrio tra
iniziativa di parte e direzione del giudice nella conduzione del processo, in mancanza di decadenze
previste dal legislatore e della possibilit per il giudice di fissare termini perentori
103
.
Quanto al profilo di costituzionalit del nuovo rito speciale, il dilemma di partenza se
lespressione regolato dalla legge, contenuta nella norma costituzionale dellart. 111, vada letta
nel senso che istituita una riserva di legge ovvero nel senso che larchitet-tura del processo pu
essere delineata soltanto dal legislatore e non dal giudice, con conseguente predeterminazione delle
modalit di realizzazione del contraddittorio, al fine della costruzione delledicio del fatto e del
convincimento del giudice sulla spettanza della pretesa azionata
104
.Ebbene, questa visione tendente
a due estremi opposti, in quanto per luna ricostruzione (riserva di legge) sufciente che sia il
legislatore a consegnare nelle mani del giudice il potere di stabilire le regole del procedimento,
mentre per laltra ricostruzione necessario che il legislatore regolamenti in maniera precisa tutto il
procedimento, tutta la sequenza di atti e attivit i poteri di conduzione del processo eventualmente
riconosciuti al giudice non possono essere considerati avulsi dal contesto e, in particolare, dai poteri
delle parti, in base alla regola secondo la quale i poteri del giudice sono limitati non tanto dai poteri
delle parti quanto dalle previsioni del legislatore. C un rapporto direttamente proporzionale, per
cui a maggiori poteri del giudice corrispondono maggiori poteri delle parti. Ecco che entra in gioco
il rispetto del contraddittorio, in condizioni di parit, tra le parti, nel senso che ad ogni attivit
innovativa, sia di una parte che del giudice, deve corrispondere la possibilit di liberamente
difendersi in un tempo congruo.Vengono quindi in considerazione i concetti di attivit innovativa,
libert di difendersi, tempo o termine congruo.
Lattivit innovativa pu riguardare:
-sia lintroduzione di un nuovo fatto sia la valorizzazione giuridica di un fatto silente, avventizio
105
,
cio un fatto entrato nel processo e risultante dagli atti, senza che la parte lo abbia invocato a
sostegno della propria pretesa n il giudice lo abbia valorizzato al fine di accogliere o respingere la
domanda, con le seguenti precisazioni:
a) al fine del rispetto del contraddittorio rilevante solo il fatto che diventa mezzo di attacco o di

dallart. 28 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150) in materia di azioni contro le discriminazioni faceva
riferimento agli atti di istruzione indispensabili in relazione ai presupposti e ai fini del provvedimento richiesto.
103
A norma dellart. 152, comma 1, c.p.c. i termini per il compimento degli atti del processo possono essere stabiliti
dal giudice anche a pena di decadenza, soltanto se la legge lo permette espressamente
104
Cfr.,fra i tanti, S. CHIARLONI, Il nuovo art. 111 Cost. e il processo civile,RDP , 2000, 1010; R. CAPONI,Rito
processuale veloce cit., paragrafo 4
105
Questa terminologia mutuata da H. MOTULSKY, La cause de la demande dans la dlimitation de lofce du
juge, D. (Recueil Dalloz), 1964, Chron.(Chronique), 235. V.,si paret, D. BUONCRISTIANI, Lallegazione dei fatti cit.,
2002,212.
difesa, cio il fatto qualificato giuridicamente e posto dinamicamente e causalmente in rapporto con
leffetto giuridico richiesto;
b) non c distinzione tra fatti principali e fatti secondari, rileva solo che il fatto venga colorato
giuridicamente e diventi rilevante causalmente per lattribuzione o la negazione della tutela
richiesta, cos attualizzando lesigenza di difesa della controparte o di entrambe le parti, in caso di
rilievo da parte delgiudice;
c) quanto al giudice, la possibilit di rilevare fatti silenti non pu riguardare i fatti costitutivi
individuatori del diritto controverso o i fatti impeditivi, modicativi ed estintivi oggetto di eccezioni
riservate alla parte
106
;
2)il mutamento di prospettazione giuridica della controversia, cio il rilievo di una questione di
diritto (cfr. art. 101, 2comma, c.p.c.), sia ad opera di una parte che del giudice
107
;
3)lintroduzione di un mezzo di prova. Questultima attivit innovativa esemplare per meglio
chiarire il signicato della necessit di riconoscere alla controparte (o ad entrambe le parti, in caso
di attivit innovativa del giudice) il diritto di liberamente difendersi: sino allintervento delle
Sezioni unite con le sentenze nn. 8202 e 8203 del 2005
108
si consentiva la produzione in appello
soltanto di prove documentali e, quanto al rispetto del contraddittorio, si osservava che le parti
erano poste su una posizione di parit, in quanto tale potere spettava ad entrambe
109
.
Con riferimento allattivit innovativa riguardante la costruzione del fatto anche tramite la
valorizzazione giuridica di un fatto silente trasformato in mezzo di attacco o di difesa o il
mutamento della prospettazione giuridica, il rispetto del contraddittorio impone non soltanto che
alliniziativa di una parte debba poter seguire una tempestiva replica della controparte e in
particolare che a questa siano conferiti poteri equivalenti nonch i congrui strumenti
(comunicazione ed adeguato spatium deliberandi) per esercitarli
110
, ma impone la possibilit di
difendersi liberamente, cio esercitando poteri equivalenti e per tramite dellallegazione di nuovi
fatti e della richiesta di nuovi mezzi istruttori
111
.

106
Si rinvia, a D. BUONCRISTIANI, Lallegazione dei fatti nel processo civile, cit., 230
107
Si rinvia,anche per ulteriori riferimenti a D. BUONCRISTIANI, Il nuovo art. 101, 2 comma,c.p.c. sul
contraddittorio e sui rapporti tra parti e giudice,RDP , 2010, 399
108
In particolare la sentenza n. 8202, riguardante il rito del lavoro,q. Riv., 2006, II, 197
109
La fallacit di tale impostazione stava nel fatto che soltanto apparente lequivalenza di poteri, poich la parte
potrebbe non disporre di prove precostituite, ma soltanto di prove costituende e, conseguentemente, si trova
impossibilitata a difendersi rispetto alliniziativa istruttoria dellavversario. V. in tema anche C. CONSOLO, Proli
della nuova disciplina delle impugnazioni, con una rinnovata critica allappello chiuso ai nova, in La riforma
del processo civile, Cedam, 1992, 194; M. FORNACIARI,Lattivit istruttoria nel rito civile ordinario: poteri delle
parti e poteri del giudice, GI , 1999, 442
110
Cos si esprime A.CERINO CANOVA, La domanda giudiziale e il suo contenuto, in Commentario del codice di
procedura civile, diretto da E. ALLORIO, libro II, tomo I, Utet, 1980, 131 ss.
111
Ad esempio, con riferimento ai fatti avventizi o alla questione di diritto, il riconoscimento di poteri equivalenti
comporterebbe soltanto la possibilit di valorizzare altri fatti avventizi ovvero di replicare o sollevare altra questione
di diritto, mentre ci che serve soprattutto poter liberamente difendersi, introducendo altri fatti resi adesso
rilevanti dallattivit innovativa dellavversario o del giudice. Altrimenti, la parte scaltra potrebbe attendere che sia
preclusa lattivit di allegazione di fatti e di richieste istruttorie ovvero che il giudice si sia oramai riservato la
decisione, dando termine per note difensive, e, a questo punto, tirar fuori lasso dalla manica, cio valorizzare il fatto
risultante dagli atti, ma prima non utilizzato a fondamento della propria linea difensiva; la controparte avrebbe al pi
(se, giunti in fase decisoria, stato assegnato anche un termine per repliche) soltanto un potere equivalente e cio la
possibilit del tutto teorica di tirar fuori altri fatti versati in causa, cio di contraddire in base al materiale di causa.Si
noti che non si pu neppure obiettare che la parte, in n dei conti, non colta di sorpresa, in quanto lattivit
innovativa ha radici nel materiale di causa, che a disposizione di tutti. Si pu infatti replicare che non sempre
lattivit innovativa poggia su ci che risulta dagli atti,come ad es.in caso di una diversa impostazione in diritto della
controversia con leventuale implicazione di fatti di-versi non allegati e provati dalle parti. Ad es., in caso di
licenziamento per illecito utilizzo di autoveicolo aziendale causando un incidente, le parti hanno discusso se il
lavoratore, non specificatamente autorizzato allutilizzo del mezzo aziendale, poteva o meno utilizzare un mezzo
pubblico ovvero se avesse o meno deviato dal percorso ottimale; il giudice, invece, dufficio ritiene rilevante
stabilire se il lavoratore,quale promotore finanziario, agiva o meno in una zona assegnata in esclusiva ad altro
lavoratore. Questa diversa prospettazione rende rilevante stabilire fatti prima non considerati (e, quindi, non allegati
Il principio del contraddittorio, anche tra giudice e parti, prevale sul principio di autoresponsabilit.
Si tenga anche conto del codicato principio di non contestazione (novellato art. 115 c.p.c.):
afnch la parte sia posta in grado di contestare i fatti affermati da controparte,occorre che
lavversario abbia esplicitamente valorizzato giuridicamente il fatto. Soltanto in tal caso scatta
lonere di contestazione e, in caso di mancato esercizio, lespunzione dal thema probandum.
Fin tanto che siamo di fronte ad un fatto avventizio, la parte non onerata di contestarlo; quindi, il
giudice, in caso di rilievo ufcioso, dovr sottoporlo allattenzione delle parti, anche per provocarne
leventuale contestazione.Inne, il principio iura novit curia legittima s il giudice a ricercare la
corretta impostazione giuridica della situazione sostanziale dedotta in giudizio, ma non per questo
lo autorizza a sorprendere le parti in sede di decisione. La sorpresa, che viola il diritto di difesa e il
principio del contraddittorio, si ha tenendo conto della proiezione dinamica della questione di
diritto, cio quando la norma di diritto evidenziata dal giudice e posta in rapporto con leffetto
giuridico richiesto fa entrare il contenzioso in un campo di indagine non arato, rimasto fuori del
recinto entro il quale si svolto il dibattimento.
In ultimo luogo va chiarito il concetto di tempo congruo
112
, al ne di avere in mano gli strumenti
necessari per vericare il rispetto del principio del contraddittorio.
Il giudice, infatti, pur potendo condurre questa fase del processo nel modo che ritiene pi
opportuno, nel ssare lampiezza della distantia temporis assegnata alle parti, deve tener conto in
generale, della natura, urgenza e complessit della controversia,e, in particolare, dellattivit
richiesta alla parte. Non viene quindi in rilievo la natura ordinatoria o perentoria ovvero dilatoria o
acceleratoria del termine, ma la sua funzione qualitativa distrumento per il corretto svolgimento del
contraddittorio, sentiti idiretti interessati, cio gli avvocati delle parti.Essenziale, quindi, per il buon
funzionamento del rito la collaborazione tra le parti e il giudice.Va valorizzata lindicazione
sentite le parti, che precede lespressione omessa ogni formalit non essenziale al
contraddittorio, onde evitare di dover tornare sui propri passi e concedere proroghe o ammettere
attivit compiuta fuori termine, con il rischio di aprire un subprocedimento teso a vericare la
congruit o meno del termine originariamente assegnato unilateralmente,senza aver sentito le parti e
senza, quindi, il loro accordo. Al riguardo, il comma 49 dispone che il giudice compie gli atti
istruttori richiesti dalle parti e quelli disposti dufficio, ai sensi dellarticolo 421 del codice di
procedura civile.
Quanto ai primi, si gi detto che il richiamo allart. 125 c.p.c. quale modello per latto introduttivo
della presente procedura impone di escludere che le parti abbiano lonere di indicare, a pena di
decadenza, gi nel loro primo scritto difensivo, i mezzi istruttori dei quali intendano avvalersi. E
tuttavia, se si concorda sul fatto che il legislatore abbia delineato un procedimento tendenzialmente
concentrato in una sola udienza, si deve anche convenire nella necessit che le parti formulino
definitivamente le loro istanze istruttorie subito dopo linterrogatorio libero e lesperimento del
tentativo di conciliazione (nonch la decisione sulle eventuali questioni pregiudiziali). Ci, direi,
prendendo spunto dalla previsione dellart. 420, quinto comma, c.p.c., la quale colloca appunto in
quella fase delludienza la decisione del giudice sui mezzi di prova gi proposti dalle parti e su
quelli che le parti non abbiano potuto proporre prima. Sembrerebbe ovvio, pertanto, che, anche nel
procedimento di cui stiamo trattando, quello debba essere il momento in cui il giudice adotta la
propria decisione circa listruttoria da compiere e, conseguentemente, anche il limite temporale

e provati), cio lesistenza di un accordo di esclusiva e il fatto che il luogo dellincidente ricade o meno in una zona
affidata in esclusiva allattivit di altro lavoratore. La parte non gode di facolt divinatorie, per poter anticipare nella
propria testa il ragionamento che far il giudice e cos potersi correttamente difendere. Inoltre, anche se la parte si
fosse resa conto del fatto silente,per quale motivo dovrebbe portare lattenzione e la discussione su di esso, se
contrario ai propri interessi? Il principio di autoresponsabilit non pu tramutarsi in principio di autolesionismo. D.
BUONCRISTIANI, RITO LICENZIAMENTI: PROFILI SISTEMATICIE PROBLEMI APPLICATIVI, testo con note
della relazione tenuta al Forum Lavoro Palazzo Giureconsulti, Milano, il 14 marzo 2013, R I D L, 2013, Anno
XXXII Fasc. 2 2013.
112
Sul concetto di termine congruo e/o ragionevole vedi N. PICARDI - R. MARTINO, Termini: I) Diritto processuale
civile, EGT , 1994, 17 ss. ed ivi ulteriori citazioni
ultimo perch le parti formulino le loro istanze al riguardo
113
.
Altro problema il bilanciamento dei poteri delle parti e del potere di conduzione del processo del
giudice: in mancanza di una predeterminazione sequenziale dellattivit consentita e in
considerazione del divieto per il giudice di assegnare termini perentori per svolgere una certa
attivit (art. 152, 1 comma, c.p.c.), come pu il giudice riutare alla parte la possibilit di una certa
attivit assertiva o probatoria, come pu in tempi rapidi portare a denizione il giudizio?.
Da aggiungere che comunque il giudice, nella conduzione delprocedimento, pur potendo regolarsi
nel modo che ritiene piopportuno, tenuto a riservare particolari giorni nel calendario delle
udienze per la trattazione di queste controversie (art. 1, 65 comma, l. 92/2012), sotto la diretta
vigilanza dei capi degli ufci giudiziari (art. 1, 66 comma, l. 92/2012)
114
.In sintesi, rileva che gli
ampi poteri concessi al giudice abbiano come contrappeso ampi poteri delle parti di poter
liberamente difendersi in tempo utile, con la possibilit di contestare luso di questo potere, sotto il
prolo della violazione del diritto didifesa e del principio del contraddittorio. Lart. 111 Cost.
rispettato se la legge impone il rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa alle parti, luna
rispetto allaltra parte ed entrambe rispetto al giudice, con strumenti di controllo.In ogni caso, il
prolo di costituzionalit di questo nuovo rito duttile ed elastico, afdato al potere di direzione e
conduzione del giudice, temperato dal fatto che, dopo questa prima fase senza predeterminazione
legale della sequenza di atti e attivit, pu seguire una fase a cognizione piena in cui si proceder a
tutti gli atti di istruzione ammissibili e rilevanti richiesti dalle parti (e non soltanto a quelli
indispensabili), scandita dalle rigide preclusioni del rito del lavoro
115
.Quindi,la parte ha a sua
disposizione una fase di controllo ordinaria, sempre di primo grado. Ma non consentita la
revoca o sospensione dellefcacia esecutiva dellordinanza che chiude la prima fase; pertanto, la
parte che ha subito un torto dalla conduzione del processo nella prima fase, pur disponendo di una
fase di controllo cadenzata dal legislatore, deve sopportare lefcacia esecutiva del provvedimento
no alla sentenza che chiude la fase di opposizione. Tuttavia, la valutazione di incostituzionalit
deve riguardare il divieto di revoca o sospensione dellefcacia esecutiva dellordinanza,piuttosto
che la prima fase duttile e deformalizzata.
Ed infatti, per quanti sforzi si vogliano compiere, sul piano logico non v alcuna differenza tra atti
istruttori indispensabili, atti istruttori ammissibili e rilevanti (tale la formula utilizzata dal
successivo comma 57 al fine di definire listruttoria propria della fase di opposizione), mezzi di
prova rilevanti (art. 420, quinto comma, c.p.c.)
116
. N sembra che si possa ricorrere alle

113
Diversa lopinione di L. CAVALLARO, op. cit., 5, e G. TREGLIA, op. cit., 767, secondo i quali le parti sarebbero
libere di promuovere istanze istruttorie lungo tutto larco del procedimento. Anche con riferimento al procedimento
sommario di cognizione, la dottrina afferma in prevalenza che le parti sarebbero abilitate ad avanzare istanze
istruttorie per tutto il corso del processo: C. CONSOLO, Spiegazioni, cit., 189; MENCHINI, op. cit., 1031; invece,
nel senso che, per ragioni sistematiche derivanti dalla necessit di assicurare la ragionevole durata del processo e la
coerenza con il modello processuale delineato dal legislatore, G. ARIETA, Il rito semplificato di cognizione, in
www.judicium.it, 19; G. OLIVIERI, Il procedimento di primo grado, in Giur. it., 2010, 732, e, in giurisprudenza,
Trib. Varese, 18 novembre 2009, in Guida dir., 2009, n. 50, 47
114
Critici sullutilit e sugli effetti di questa previsione C. CONSOLO - D. RIZZARDO, op. cit., 736;R. CAPONI, La
corsia preferenziale, op. loc. cit.Da tener conto, infatti, che non previsto un aumento dellorganico n dei giudici
n del personale di cancelleria, essendo al contrario precisato che dallattuazione delle nuove disposizioni non
devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della nanza pubblica, ovvero minori entrate (art. 1, comma 69, l.
92/2012).
115
Dove espressamente previsto che lopposto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria di memoria
difensiva a norma e con le decadenze di cui allart. 416 c.p.c.; altrettanto, quanto a decadenze, varr quindi anche
per lopponente, che propone ricorso contenente i requisiti di cui allart.414 c.p.c.
116
Per analogo rilievo, v. L. CAVALLARO, op. cit., 5. Nel senso della sostanziale equivalenza tra indispensabilit degli
atti istruttori ex art. 669-sexies c.p.c. e rilevanza degli stessi ex art. 702-ter, A. CARRATTA, Nuovo procedimento
sommario di cognizione e presupposto dell istruzione sommaria: prime applicazioni, in Giur. it., 2010, 904; Id.,
Procedimento sommario di cognizione, cit., 7. Invece D. BORGHESI, op. cit., 915, trae proprio dal fatto che la
legge n. 92 parla di atti istruttori indispensabili che la formula utilizzata per listruttoria, appunto sommaria,
propria dei procedimenti cautelari per la fase urgente e di atti istruttori rilevanti che la formula utilizzata per
listruttoria del procedimento sommario di cognizione, vale a dire di un rito semplificato ma a cognizione piena
acquisizioni giurisprudenziali in ordine allinterpretazione dellanaloga espressione utilizzata
dallart. 437, secondo comma, c.p.c. Infatti in questultimo caso la nozione di indispensabilit dei
mezzi istruttori stata elaborata essenzialmente in rapporto alle preclusioni previste a carico delle
parti dal rito codicistico del lavoro relativamente al giudizio di primo grado, aspetto del tutto
estraneo alla fase del giudizio di impugnazione dei licenziamenti di cui qui si sta trattando.
Ed allora, al fine di riempire di contenuto il precetto del comma 49, occorre necessariamente tener
conto delle indicazioni circa i caratteri della prima fase del nuovo procedimento che si traggono da
altri precetti dellart. 1 della legge n. 92 del 2012. E tali indicazioni sono tutte nel senso
dellintenzione del legislatore di definire un procedimento idoneo a consentire la formazione, nel
tempo pi rapido possibile, di un primo pronunciamento giudiziale circa la legittimit di un
licenziamento intimato nellarea di applicabilit dellart. 18 della legge n. 300 del 1970.
In tale direzione depone, gi lo sdoppiamento del primo grado di giudizio in due fasi, sdoppiamento
che non avrebbe senso se lattivit che il giudice deve compiere per pervenire alla decisione (e, in
particolare, quella istruttoria che, com noto, comprende gli adempimenti che richiedono il
maggior tempo) fosse la stessa; conseguentemente, poich listruttoria che deve essere compiuta
nella fase di opposizione sicuramente quella piena (consistendo nellassunzione di tutti i mezzi
istruttori ammissibili e rilevanti) giocoforza concludere nel senso che listruttoria propria della
prima fase debba da quella distinguersi sotto qualche profilo, in particolare al fine di renderla pi
snella.
In secondo luogo, la gi segnalata impossibilit per le parti di chiamare in causa terzi e di proporre
domande riconvenzionali nella prima fase del giudizio di primo grado (facolt che invece esse
conservano integre nella fase di opposizione) conferma che quella prima fase concepita come
caratterizzata dalla massima concentrazione.
Infine, occorre considerare che opinare diversamente (ritenendo, cio, che anche la prima fase del
giudizio di primo grado sia a cognizione piena) condurrebbe alla conclusione secondo la quale il
legislatore del 2012 avrebbe introdotto per le impugnazioni dei licenziamenti un procedimento
articolato addirittura su quattro gradi a cognizione ordinaria (vale a dire uno in pi rispetto a quelli
che caratterizzano il comune rito del lavoro), il cui unico temperamento sarebbe la previsione di una
trattazione deformalizzata (misura di invero modesta portata acceleratoria, come si vedr) e che
comunque non costituisce un elemento che vale a distinguere la prima fase da quella di opposizione,
posto che anche in questa seconda il giudice deve procedere omettendo le formalit non essenziali
al contraddittorio. Ci, oltre ad essere in clamorosa antitesi con le intenzioni dichiarate dal
legislatore, anche negli atti parlamentari, renderebbe incomprensibile la ragione per la quale il
legislatore avrebbe, contestualmente, introdotto tutta una serie di misure dirette alla semplificazione
dellattivit processuale e alla riduzione dei termini.
Tutte le considerazioni di natura sistematica appena esposte impongono pertanto di ritenere che
listruttoria propria della fase urgente sia ridotta rispetto a quella propria di un giudizio a
cognizione piena
117
. Si tratta ovviamente di precisare in cosa consista tale riduzione.
Si pu escludere che essa comporti una selezione dei fatti sui quali svolgere listruttoria, non
essendovi alcun elemento testuale o sistematico che consenta di affermare che il giudice possa
omettere di procedere ad accertamenti su qualcuno dei fatti richiesti dallart. 18 della legge n. 300

per il giudizio di opposizione, la dimostrazione del fatto che la prima fase in cui si articola il nuovo rito appunto a
cognizione sommaria, mentre la seconda fase a cognizione piena.

117
Contra A. BOLLANI, op. cit., 320, secondo il quale lordinanza pronunciata dal giudice nei procedimenti in
questione si fonda su un accertamento istruttorio pieno e conclude nel senso che la riforma ha, di fatto, introdotto un
grado aggiuntivo di giudizio (ivi, 321). In senso analogo, L. CAVALLARO, op. cit., 3, secondo il quale la sommariet
del procedimento non sta nella qualit dellaccertamento giudiziale,tendenzialmente analogo a quello della normale
cognizione, quanto dal modo in cui esso condotto, che si vorrebbe scevro da formalismi superflui; anche questo
Autore per, sottolineando che tali formalismi sono del tutto assenti nel rito del lavoro, finisce con il riconoscere che la
diversit con tale rito sarebbe impalpabile.

del 1970 per lapplicazione di una delle tutele da esso previste ovvero su qualcuno dei fatti dedotti
dal datore di lavoro a sostegno della legittimit del proprio operato.
Si deve pertanto concludere che lindispensabilit richiesta dal comma 49 vada intesa come posta in
relazione allurgenza del provvedimento richiesto, in conformit con la modifica suggerita dalla
dottrina quando il disegno di legge era ancora allesame del Parlamento e il segmento della
disciplina relativo alla prima fase del nuovo procedimento era contenuta in un articolo
significativamente intitolato Tutela urgente
118
. Ecco allora che la prima fase in cui si articola il
giudizio di primo grado del nuovo procedimento sommaria, non solamente nel senso che la
trattazione deformalizzata, ma anche nel senso che listruttoria consiste nellassunzione dei soli
mezzi istruttori necessari a consentire al giudice la formazione di un giudizio di mera
verosimiglianza circa lesistenza o meno del vizio (o dei vizi) del licenziamento denunciati dal
ricorrente
119
.
Ci non significa affatto, per, che vi siano, tra le prove tipiche, alcune incompatibili con tale fase.
Infatti, la sommariet del procedimento, cos come sopra precisata, non impone al giudice di
limitare lattivit istruttoria ai mezzi di prova di pi semplice e rapida assunzione; gli impone,
invece, di assumere solamente quelli necessari per pervenire ad una ricostruzione meramente
probabilistica dei fatti oggetto di causa
120
.
Lestraneit del rito in oggetto alla tutela cautelare rileva, in materia di prove tipiche, sullesclusione
della possibilit per le parti di ricorrere al giuramento decisorio o a quello suppletorio; il fatto che
tali mezzi siano finalizzati alla decisione della causa, se costituisce un elemento che depone in senso
contrario alla loro esperibilit nei giudizi cautelari, invece del tutto coerente con la natura del
nuovo procedimento per limpugnazione dei licenziamenti, il provvedimento definitorio della cui
prima fase sicuramente idoneo ad acquisire la stabilit propria della cosa giudicata.
Per quanto concerne, poi, i poteri istruttori officiosi, la loro latitudine non sembra che possa essere
apprezzata prescindendo dal richiamo al disposto dellart. 421 c.p.c. operato dal legislatore.
Il legislatore del 2012 non ha attribuito al Tribunale unillimitata e generica facolt di ammettere
dufficio mezzi istruttori, ma solamente il medesimo potere riconosciuto in generale al giudice del
lavoro dallart. 421 c.p.c. Va confermato dunque il limite costituito dalle allegazioni delle parti, non
potendo il giudice, neppure quello del nuovo rito per limpugnazione dei licenziamenti, disporre
indagini su fatti ulteriori rispetto a quelli dedotti dalle due parti in causa
121
.
Ma, soprattutto, ci che forse merita di essere sottoposto a verifica lapplicabilit della ricorrente
massima giurisprudenziale secondo la quale il giudice deve far ricorso ai poteri officiosi attribuitigli
dallart. 421 c.p.c. solamente quando dalle allegazioni delle parti e dal materiale probatorio
acquisito al processo gi emergano significativi dati di indagine
122
.

118
R. CAPONI, op. cit., 10
119
Nel senso che nella prima fase del giudizio di primo grado il convincimento in fatto per definizione superficiale,
riguardando il fumus di fondatezza della domanda, A. VALLEBONA, op. cit., 74
120
In un primo provvedimento giudiziale stato affermato che nella fase urgente possono essere ammessi mezzi di
prova diversi da quelli documentali solo se assolutamente necessari alla decisione, anche in considerazione del
carattere di articolare rapidit che il legislatore ha voluto attribuire al procedimento: Trib. Rovigo 11 ottobre 2012, Est.
Ferrari, N.F. c. S.M. s.r.l. Cos, non v ragione per dubitare dellammissibilit della consulenza tecnica dufficio (che,
del resto, uno strumento praticamente indispensabile per il giudice, una volta che si ammetta la proponibilit, in simili
procedimenti, anche delle domande dirette ad ottenere il risarcimento del danno alla salute eventualmente causato dal
licenziamento illegittimo). Qui, infatti, non v la necessit (propria invece dei giudizi cautelari) di rispettare i limiti di
tempo imposti dallesigenza di scongiurare il verificarsi dellirreparabile pregiudizio al diritto del ricorrente. Peraltro, la
giurisprudenza di legittimit appare orientata a ritenere la c.t.u. compatibile anche con procedimenti prettamente
cautelari: Cass., 22 ottobre 1997, n. 10388


121
V., tra le tante, la recente Cass., 4 maggio 2012, n. 6753
122
Cass., 24 ottobre 2007, n. 22305; Cass., 5 febbraio 2007, n. 2379; Cass., sez. un., 17 giugno 2004, n. 11353, in Foro
it., 2005, I, 1135; Cass., 6 luglio 2000, n. 9034, in Riv. giur. lav., 2001, II, 637. 57 Cass., 25 marzo 2004, n. 5965;
Cass., 27 marzo 2003, n. 4666, in Giur. it., 2003, 2013; Cass., 26 settembre 2000, n. 12763, in Giur. it., 2001, 1378.
Non vi possono essere dubbi, poi, sullammissibilit delle prove atipiche, almeno negli stessi limiti
in cui esse sono ammesse nel giudizio ordinario dalla giurisprudenza di legittimit, secondo la
quale, nel vigente ordinamento processuale, improntato al principio del libero convincimento del
giudice, possibile che questi ponga a fondamento della decisione prove non espressamente
previste dal codice di rito, purch idonee a fornire elementi di giudizio sufficienti, se ed in quanto
non smentite dal raffronto critico con le altre risultanze del processo
123
e purch sia fornita adeguata
motivazione della relativa utilizzazione, rimanendo, in ogni caso, escluso che tali prove atipiche
possano valere ad aggirare preclusioni o divieti dettati da disposizioni sostanziali o processuali, cos
introducendo elementi di prova che non sarebbero altrimenti ammessi o la cui ammissione richieda
il necessario ricorso ad adeguate garanzie formali
124
.
Come accennato, laltro profilo nel quale si manifesta il carattere sommario del giudizio il suo
carattere deformalizzato, il legislatore avendo previsto che il giudice proceda nel modo che ritenga
maggiormente opportuno e omettendo ogni formalit non essenziale al contraddittorio.
Non agevole individuare tali formalit non essenziali al contraddittorio che, pur essendo
previste dalla disciplina ordinaria del processo, il giudice deve trascurare. Ci per il fatto, gi
segnalato secondo cui al rito in oggetto si applica, per tutto quanto non previsto dalla legge n. 92 del
2012, la disciplina codicistica delle controversie individuali di lavoro, la quale gi di per se stessa
caratterizzata da un notevole tasso di semplificazione rispetto a quella del rito civile ordinario. Ne
discende che la trasposizione nel procedimento di cui stiamo trattando, della formula relativa
allomissione delle formalit non essenziali al contraddittorio propria della disciplina del rito
cautelare uniforme e del rito sommario di cognizione produce effetti molto pi modesti che in
questi due casi.
Ed infatti, premesso che non potr comunque determinarsi il vantaggio costituito dallaffrancazione
dalla necessit della concessione dei termini per la trattazione scritta ex art. 183 c.p.c. o del duplice
termine per lo scambio degli scritti difensivi finali ovvero della fissazione delludienza di
precisazione delle conclusioni (adempimenti la cui esclusione discende, non gi dalla previsione di
un procedimento de formalizzato contenuta nel comma 49 dellart. 1 della legge n. 92 del 2012,
bens dalla segnalata applicabilit al nuovo rito della disciplina generale del rito codicistico del
lavoro), si deve convenire anche che non si potr mai omettere il rispetto delle formalit previste
per la costituzione stessa del contraddittorio. Quelle, cio, dirette ad assicurare il pieno esercizio del
diritto di difesa delle parti.
Cos, come gi detto, sicuramente non si potr derogare al termine minimo di venti giorni concesso
al convenuto per approntare la sua difesa. Infatti, posto che assolutamente pacifico che la
concessione al convenuto di un termine per esaminare il ricorso avversario e predisporre le proprie
difese costituisca una formalit essenziale al contraddittorio
125
, deve anche ritenersi, in aggiunta,

In effetti non agevole coniugare un simile principio con la natura superficiale dellistruttoria che si deve compiere
in un giudizio, come quello della fase urgente del nuovo rito, caratterizzato dal fatto che il convincimento che il
giudice deve maturare di mera verosimiglianza dellesistenza del diritto azionato dal lavoratore. Ci si pu chiedere,
in particolare, se, a fronte di risultanze istruttorie che depongano in senso favorevole ad una delle parti, senza per
assurgere al livello di piena prova, il giudice possa disporre dufficio altri mezzi istruttori o si debba arrestare e
formulare il proprio giudizio che, appunto, di ricostruzione meramente probabilistica dei fatti (mentre
lattribuzione al giudice del potere-dovere di assumere dufficio mezzi istruttori finalizzata proprio ad attuare
pienamente il principio della ricerca della verit materiale).
123
Cass., 25 marzo 2004, n. 5965; Cass., 27 marzo 2003, n. 4666, in Giur. it., 2003, 2013; Cass., 26 settembre 2000, n.
12763, in Giur. it., 2001, 1378
124
Cass., 5 marzo 2010, n. 5440, in Giur. it., 2010, 2589
125
In giurisprudenza, con riferimento allanaloga espressione contenuta nellart. 669-sexies, primo comma, c.p.c., v.
trib. Lecce, 26 aprile 1994, in Foro it., 1994, I, 2249, nel senso che deve considerarsi essenziale affinch il ricorso
cautelare possa raggiungere il suo scopo, che anche quello di consentire alla controparte di difendersi
adeguatamente. In dottrina, in generale, sulla necessit, di rilevanza costituzionale, della concessione al convenuto
di un termine dilatorio inderogabile per la predisposizione delle difese, nei procedimenti sommari nei quali la legge
riconosce al giudice unelevata discrezionalit nella guida dello svolgimento del processo, A.GRAZIOSI, La
cognizione sommaria del giudice civile nella prospettiva delle garanzie costituzionali, in Riv. trim. dir. proc. civ.,
che, contrariamente al modello processuale costituito dal procedimento cautelare uniforme (nel
quale il legislatore ha lasciato al giudice ampia discrezionalit nel determinare la durata del termine
a difesa
126
), nel caso del nuovo rito per le impugnazioni dei licenziamenti, le indicazioni contenute
nel sesto periodo del comma 48 circa il termine per lesecuzione della notificazione del ricorso e del
decreto di fissazione delludienza di comparizione delle parti e per la costituzione del convenuto
sono chiaramente rivelatrici dellintenzione del legislatore del 2012 di prefigurare un termine
minimo che comunque deve essere concesso al resistente al fine di predisporre la propria difesa.
Anche in caso di eccezioni tempestivamente sollevate da una delle parti, si dovr assicurare alla
controparte la possibilit di adeguatamente replicare e dedurre circa la necessit di nuovi mezzi
istruttori; e la stessa facolt deve essere assicurata ad entrambe le parti in caso di ammissione
dufficio di mezzi di prova ai sensi dellart. 421 c.p.c. ovvero nel caso in cui il giudice ritenga di
porre a fondamento della decisione una questione rilevabile dufficio (in ossequio al principio
consacrato nellart. 101, secondo comma, c.p.c.).
Sembra al pari indubbio che natura di formalit essenziale al contraddittorio debba essere
riconosciuta anche al diritto delle parti di esprimere, una volta esaurita la fase istruttoria, le loro
valutazioni finali, mentre rientra sicuramente nella discrezionalit che la norma attribuisce al
giudice la scelta delle relative modalit (discussione orale immediata, rinvio ad altra udienza per la
discussione, concessione di termine per il deposito di note scritte).
Si pu convenire sul fatto che le formalit non essenziali al contraddittorio che possono essere
omesse siano essenzialmente quelle attinenti allassunzione delle prove costituende.
Premesso che, anche al riguardo, deve essere mantenuto fermo il rispetto della garanzia minima
rappresentata dal diritto di entrambe le parti di essere presenti agli esperimenti istruttori su un piano
di parit, va segnalato che, con riferimento allidentica espressione utilizzata dallart. 702-ter,
quinto comma, c.p.c., in giurisprudenza stata dichiarata linammissibilit della prova testimoniale
richiesta senza idonea capitolazione delle circostanze di fatto sulle quali i testimoni avrebbero
dovuto essere interrogati e senza lindicazione nominativa di questi ultimi
127
; con riferimento alla

2009, 168.
126
E ci anche nel caso di concessione della misura cautelare con decreto emesso inaudita altera parte, poich il
secondo periodo del secondo comma dellart. 669-sexies c.p.c. si limita a stabilire il termine entro il quale deve
essere fissata ludienza di comparizione delle parti e il termine massimo entro il quale deve essere eseguita la
notificazione del ricorso e del decreto, non anche il termine minimo che deve intercorrere tra la notificazione e
ludienza.
127
trib. Mondov, 12 novembre 2009, in Giur. it., 2010, 899. Parlando della prova testimoniale,cos commenta
A.SORDI,op.cit. sembra ovvio che non pu essere omesso quanto richiesto dallart. 251 c.p.c., in difetto del quale,
anzi, neppure potrebbe parlarsi di prova testimoniale. Circa la previa indicazione delle persone da interrogare, non si
vede davvero quale aggravio sui tempi di definizione della causa possa derivare da tale adempimento che, del resto,
sembra davvero essenziale al contraddittorio, poich non dovrebbero esservi dubbi sul fatto che per la controparte
sia essenziale conoscere, oltre che i fatti sui quali il testimone verr interrogato, anche il nominativo di chi sia
chiamato a rispondere a quelle domande. Venendo alla deduzione della prova testimoniale per capitoli separati e
specifici, abbiamo gi visto come sia stato lo stesso legislatore, nel non prevedere lonere per le parti di indicare gi
nei rispettivi primi atti difensivi i mezzi istruttori dei quali intendano avvalersi, ad introdurre nel nuovo modello
processuale un elemento di fortissima contraddizione con la proclamata intenzione di costruire un procedimento
idoneo a consentire al giudice di pervenire nel pi breve tempo possibile ad una decisione. Ci comporta, come
detto, la possibilit che le parti possano liberamente integrare le loro richieste istruttorie nel corso della prima
udienza ed evidente che, in quel contesto, molto pi agevole chiedere genericamente la prova testimoniale su
tutte le circostanze di fatto dedotte nel ricorso o nella memoria di costituzione, piuttosto che formulare articoli
specifici e separati, come preteso dallart. 244 c.p.c. Ma altrettanto evidente che richiedere che i difensori delle
parti procedano a tale capitolazione nel corso delludienza comporterebbe inevitabilmente una dilatazione dei tempi
della stessa. Ed dunque per questo solo motivo (e non certo perch la previa capitolazione costituisca di per s un
adempimento idoneo ad allungare i tempi di definizione della causa, essendo semmai vero il contrario) che
probabilmente deve ammettersi che le parti siano abilitate a richiedere lammissione della prova per testi senza
necessit di una analitica capitolazione, fermo restando comunque la possibilit di formulare tale istanza solamente
con riferimento ai fatti ritualmente dedotti in giudizio. Deve, infine, ritenersi essenziale al contraddittorio il
riconoscimento alle parti della facolt di fare osservazioni sullattendibilit del testimone e di pretendere i
chiarimenti necessari (art. 252, secondo comma, c.p.c,.) e di chiedere al giudice di rivolgere al testimone ogni
consulenza tecnica dufficio, stato disposto che, considerata la celerit che deve
contraddistinguere il procedimento, le nomine dei consulenti di parte sono ammesse solamente fino
alludienza di giuramento del c.t.u. e non sono osservate le procedure previste dallart. 195, con
conseguente onere dei consulenti di parte di partecipare alle operazioni peritali e di evidenziare in
quella sede le loro osservazioni
128
.
La previsione della de formalizzazione non sembra idonea a determinare particolari vantaggi sul
piano della contrazione dei tempi. Ma ci non deve sorprendere, se si considera che essa si colloca
nellmbito di un procedimento che assoggettato, in generale, alla disciplina codicistica delle
controversie di lavoro, vale a dire a un rito che gi di epr s scevro da formalismi. Una
disposizione che consente al giudice di omettere le formalit non essenziali al contraddittorio
produce effetti molto significativi se applicato a cause regolate dal rito ordinario, consentendo di
evitare di seguire pedissequamente il complesso iter prefigurato dallart. 183 c.p.c. ovvero quello di
cui agli artt. 190 e 281-quinquies, c.p.c. La medesima disposizione, invece, non ha molto senso,
occorre riconoscerlo, se si inserisce in una disciplina come quella del rito del lavoro.
Lart. 1, comma 49, della legge n. 92 del 2012 prevede che, allesito della prima fase, il giudice
decide circa laccoglimento o il rigetto della domanda con ordinanza immediatamente esecutiva.
Trattandosi di ordinanza, si applica lart. 134 c.p.c., onde il provvedimento pu essere pronunciato
in udienza ovvero fuori udienza.
Deve considerarsi sicuramente legittima la prassi secondo la quale il giudice si riserva la decisione
concedendo un breve termine alle parti per depositare note scritte (facolt della quale, a causa della
ristrettezza dei tempi imposti alle precedenti attivit defensionali e della delicatezza delloggetto
delle controversie in questione, pronosticabile che le parti si avvarranno con una certa frequenza).
Ci pur se si deve negare che la concessione di tale termine costituisca una formalit essenziale al
contraddittorio, potendo le parti adeguatamente esercitare il loro diritto di difesa in sede di
discussione orale. Pertanto inevitabile riconoscere al giudice un ampio potere discrezionale circa
laccoglimento o meno dellistanza delle parti in tal senso.
Nonostante che il comma 49 preveda, quali unici esiti del procedimento, laccoglimento o il rigetto
della domanda (vale a dire, decisioni nel merito), la fase in questione pu concludersi anche con
pronunce in rito, quali quelle dichiarative dellincompetenza per territorio o della nullit del ricorso.
Il regime dellordinanza descritto nei commi 49 e 50 dellart. 1. Il primo stabilisce che essa
immediatamente esecutiva; il secondo che la sua efficacia esecutiva non pu essere sospesa o
revocata fino alla pronuncia della sentenza con cui il giudice definisce il giudizio di opposizione
(non necessario affinch venga meno lefficacia esecutiva dellordinanza che la sentenza che
conclude il giudizio di opposizione passi in giudicato, poich sarebbe davvero contrario a qualsiasi
principio di ragionevolezza che laccertamento sommario prevalesse su quello pieno, seppur non
ancora definitivo).

domanda utile a chiarire i fatti sui quali esso depone (art. 253 c.p.c.).
128
trib. Mondov, 12 novembre 2009,cit.. Sempre SORDI, op.cit., Passando alla consulenza tecnica dufficio, per
quanti sforzi si vogliano fare, non sar mai possibile immaginare una modalit di svolgimento di tale accertamento
maggiormente concentrata rispetto al modello gi offerto dal rito codicistico del lavoro allart. 422. Com noto,
qui previsto che il giudice, nominato in qualsiasi momento uno o pi consulenti tecnici, possa assegnare alle parti
un termine perentorio non superiore a cinque giorni per note sui quesiti da formulare allausiliare (nonch un
termine non superiore a sei giorni per la nomina dei consulenti di parte: art. 145 disp. att. c.p.c.); il consulente pu
essere autorizzato a riferire verbalmente ovvero, in caso di relazione scritta, gli pu essere concesso alluopo un
termine non superiore a venti giorni. Non si vede davvero come i tempi per il compimento delle operazioni peritale
potrebbero essere ulteriormente compressi. Se si aggiunge che la prestazione del giuramento assume anche al
riguardo formalit in difetto della quale neppure potrebbe parlarsi di consulenza tecnica dufficio, che la
formulazione del quesito deve necessariamente essere riportata nel verbale dudienza (per le pi elementari esigenze
di certezza e di rispetto dei poteri defensionali delle parti) e che la facolt delle parti di ricorrere alla nomina di
consulenti di parte rientra in pieno nellesercizio del diritto di difesa, si pu agevolmente concludere che, rispetto al
mezzo in questione, la prescrizione secondo la quale il giudice omette ogni formalit non essenziale al
contraddittorio si riduce allimpossibilit di applicare il complesso meccanismo previsto dallart. 195, terzo comma,
c.p.c. (ammesso e non concesso che esso sia, in generale, compatibile con il rito lavoristico).
Qualcuno dubita, tuttavia, che allordinanza possa ascriversi lefficacia propria dellart. 2909 c.c. ,
in considerazione della sommariet dellistruttoria
129
. Sommariet che, si noti, riguarda solo la fase
sommaria, in virt di ci che listruttoria ivi si limita agli atti di istruzione indispensabili, mentre
nella successiva fase di opposizione listruttoria si estende agli atti di istruzione ammissibili e
rilevanti
130
.
Lefficacia esecutiva del provvedimento non pu essere sospesa o revocata fino alla sentenza che
definisce il giudizio di opposizione.
Nonostante il legislatore abbia prescelto la forma dellordinanza, il provvedimento sembra avere
natura e contenuti di sentenza. Con questultima condivide il fatto di produrre gli effetti del
giudicato, ossia di generare preclusioni e vincoli analoghi a quelli propri di una sentenza di merito,
e ci sia nel caso di accoglimento che di rigetto della domanda, sempre che non intervenga solo su
questioni di mero rito
131
. A tale conclusione si perviene sulla base della considerazione che il
procedimento di cui ai commi 48-49 non deve essere seguito necessariamente dal giudizio di
merito
132
; ed infatti, il giudizio di opposizione di cui al comma 51 concepito dal legislatore come
meramente eventuale e non come condizione necessaria per garantire efficacia allordinanza.
Dunque, in caso di mancata opposizione o di opposizione tardiva o rigettata, il contenuto del
provvedimento di cui al comma 50 non potr essere pi oggetto di contestazione, restando
immodificabilmente accertata tra le parti la situazione giuridica sottoposta al vaglio giudiziale
133
.
La dottrina ha gi manifestato perplessit circa la legittimit costituzionale di questultima
previsione (peraltro analoga a quella prevista dallart. 28, secondo comma, della legge n. 300 del
1970 con riferimento al decreto con il quale il giudice dichiara lantisindacalit della condotta
datoriale), sottolineando come lesclusione della sospensione e della revoca leda il diritto di difesa
della controparte
134
.

129
CONSOLO-RIZZARDO, Vere o presunte novit, cit., 735. In arg. v. anche DALFINO, op. cit., 9.
130
Cos LUISO, Laddove ad una fase ad istruttoria sommaria possa seguire una fase a cognizione piena, non vi
alcun ostacolo ad attribuire efficacia di giudicato al provvedimento sommario.Tanto per rimanere in un ambito vicino,
pacifico che lordinanza ex art. 28 St. lavoratori, ove non opposta, sia idonea al giudicato. Del resto, negare efficacia
decisoria al provvedimento sommario significa rinnegare la ratio del procedimento speciale che, come abbiamo gi
visto, quella di ottenere, il prima possibile, una statuizione definitiva sulla reintegrazione o meno del dipendente
licenziato. N, a mio avviso, possibile circoscrivere lefficacia precettiva dellordinanza facendo riferimento ad un
quid minus rispetto a quanto prevede lart. 2909 c.c. , come accade per chi parla di preclusione pro iudicato54. Infatti
ferma ed impregiudicata la piena ed incondizionata efficacia precettiva dellordinanza che accolga o rigetti la domanda
con cui stato impugnato il licenziamento: rispetto alla quale ordinanza parlare di efficacia minore di quella propria del
giudicato, e dunque di una quasi vincolativit, sarebbe come affermare che vi pu essere una donna quasi incinta!
negare che tale provvedimento faccia stato anche sullesistenza e qualificazione del rapporto - In ci parte della dottrina
pi attendibile trova la distinzione fra efficacia del giudicato ed efficacia della preclusione pro iudicato: PROTO
PISANI, op. loc. cit. - a monte, o sui diritti dipendenti a valle significa produrre delle distorsioni inaccettabili del diritto
sostanziale. immaginabile che, reintegrato il dipendente, possa essere posta in discussione la natura subordinata del
rapporto di lavoro? O che, affermato valido ed efficace il licenziamento, al dipendente possa essere negato il t.f.r. ,
sostenendo che il rapporto di lavoro non cessato? Se cos fosse, allora anche la parte vittoriosa avrebbe interesse a
proporre lopposizione avverso lordinanza, al fine di ottenere con la sentenza, pronunciata in sede di opposizione,
quella maggior tutela che, in tesi, solo questa pu dargli e che lordinanza non gli d, F.P.LUISO, La disciplina
processuale speciale della legge n. 92 del 2012.,op. cit..
131
La pronuncia negativa per ragioni di rito, sostanziantesi nella dichiarazione di inammissibilit del ricorso, non
dovrebbe precludere la possibilit per listante di riproporre lazione.
132
Il principio di strumentalit attenuata stato gi introdotto dalla novella del 2005 per i procedimenti cautelari
atipici.
133
In tal senso, v. P. Tosi, Limprobabile ecc., op. cit., pag. 839, il quale evidenzia le analogie con il decreto ex art. 28
della legge n. 300 del 1970
134
R. CAPONI, op. cit., 10. In effetti si deve riconoscere che, se sicuramente legittima
lattribuzione dellesecutivit ad un provvedimento (quale lordinanza conclusiva della fase
urgente) emanato a seguito di unistruttoria meramente sommaria, non altrettanto pu dirsi circa
la stabilit di tale immediata esecutivit, suscettibile di resistere anche alle diverse indicazioni
derivanti dagli elementi acquisiti nel corso del successivo giudizio a cognizione piena.
La legge tace completamente sul regime dellordinanza nel caso in cui essa non sia
tempestivamente opposta (ovvero delle parti della statuizione giudiziale non oggetto di tempestiva
opposizione).
Tuttavia, il fatto che il legislatore abbia previsto un termine perentorio (a pena di decadenza,
recita il comma 51 dellart. 1 della legge n. 92) per la proposizione dellopposizione dovrebbe
indurre senzaltro a ritenere che lordinanza (o la parte dellordinanza) non oggetto di tempestiva
opposizione acquisisca la stabilit propria della cosa giudicata
135
.
Il problema piuttosto sta nel definire i confini dellaccertamento contenuto nellordinanza non
opposta che diventa vincolante per le parti e per i giudici chiamati a decidere altre controversie tra
le stesse parti.
Proprio perch in mancanza di opposizione lordinanza destinata a concludere definitivamente il
procedimento, sicuro che il giudice debba statuire anche sul riparto delle spese processuali.
Punto critico della disciplina del nuovo procedimento previsto dal legislatore per limpugnazione
dei licenziamenti sia costituito dallindividuazione dei limiti dellaccertamento compiuto nel
provvedimento divenuto definitivo (ordinanza ex comma 49 non opposta; sentenza ex comma 57
non reclamata; sentenza della Corte dappello non impugnata o confermata dalla Corte di
cassazione) idoneo ad acquistare la stabilit propria del giudicato.
In particolare, occorre appurare se, oltre alla legittimit o illegittimit del licenziamento e alla
titolarit o meno, in capo al lavoratore, dei diritti configurati dallart. 18 della legge n. 300 del 1970,
la definitivit dellaccertamento si estenda anche allesistenza o meno del rapporto di lavoro
subordinato tra le due parti.
Trattasi di una classica ipotesi di c.d. pregiudizialit in senso logico: chiedendo al Tribunale la
concessione di qualcuna delle tutele di cui al predetto art. 18, il lavoratore deduce in giudizio anche
la pregressa esistenza di un rapporto di lavoro subordinato con la controparte e fa valere, appunto,
uno dei tanti effetti di un simile rapporto giuridico. La fattispecie, pertanto, diversa da quella della
c.d. pregiudizialit tecnica, categoria che comprende le ipotesi in cui un diritto (e non un rapporto)
rientra tra gli elementi costitutivi di un altro diritto.
noto come la dottrina sia divisa circa lapplicabilit dellart. 34 c.p.c. (e dei principi da esso
espressi al fine di individuare i limiti del giudicato) alle ipotesi di pregiudizialit in senso logico.
Ma altrettanto noto come la giurisprudenza di legittimit esprima una posizione negativa al
riguardo, sostenendo che, indipendentemente dalla proposizione di una domanda in tal senso, il
giudicato sul diritto oggetto della domanda si estenda allesistenza del rapporto giuridico dal quale
quello trae origine
136
.
Per quanto concerne lordinanza di rigetto, occorre operare la necessaria precisazione secondo la
quale a quel provvedimento giudiziale va riconosciuto leffetto di esprimere un accertamento

135
Conformi: L. DE ANGELIS, op. cit., 11; A. VALLEBONA, op. cit., 75; D. BORGHESI, op. cit., 914. Nello stesso
senso, rispetto al decreto ex art. 28 legge n. 300 del 1970 non opposto, Cass., 23 novembre 1989, n. 5039, in Giust. civ.,
1990, I, 2123, e Cass., 5 maggio 1984, in arch. civ., 1984, 1170. Contra, C. CONSOLO-D. RIZZARDO,op. cit., 735,
con lunica motivazione secondo la quale ritenere che lordinanza acquisti unefficacia analoga a quella del giudicato
sembra eccessivo, in considerazione della forte informalit della fase sommaria e quanto meno per la parte debole del
rapporto. Dubbioso L. CAVALLARO, op. cit., 10.
136
V., tra le pi recenti, Cass., 9 aprile 2009, n. 8723, Cass. 18 dicembre 2008, n. 29531, e Cass. 24 marzo 2006, n.
6628, secondo cui in relazione ai rapporti di durata, se laccertamento dellesistenza, validit e natura giuridica di un
contratto, fonte di un rapporto obbligatorio, costituisce il presupposto logico-giuridico di un diritto derivatone, il
giudicato si estende al predetto accertamento e spiega effetto in ogni altro giudizio, tra le stesse parti, nel quale il
medesimo contratto posto a fondamento di ulteriori diritti, inerenti al medesimo rapporto. Ove si ritenesse che tale
consolidato orientamento sia applicabile alla fattispecie che qui interessa, si deve concludere che la definitivit del
provvedimento giudiziale conclusivo della controversia che riconosce a favore del lavoratore una delle tutele previste
dallart. 18 della legge n. 300 del 1970, fa acquisire carattere di stabilit anche allaccertamento positivo dellesistenza
di un pregresso rapporto di lavoro subordinato tra le due parti, sussistenza che, pertanto, non potr pi essere messa in
discussione in eventuali futuri giudizi.


definitivo circa linesistenza o linvalidit del rapporto fondamentale dedotto in giudizio solamente
se il rigetto delle domande del lavoratore si fondi proprio su quellaccertamento; invece, se il rigetto
derivi dalla decisione di questioni attinenti esclusivamente ai diritti derivanti dallillegittimo
esercizio, da parte del datore di lavoro, del potere di recesso, non possibile ritenere che
lordinanza di rigetto faccia stato anche sullinesistenza o linvalidit del rapporto di lavoro
subordinato tra le parti
137
.
Potrebbe darsi il caso in cui il giudice, respinga la domanda di applicazione della tutela prevista
dallart. 18 per uno dei motivi appartenenti alla categoria appena indicata per seconda e, tuttavia,
nella motivazione dellordinanza, si esprima nel senso della sussistenza della subordinazione. Qui
dovrebbe escludersi che laccertamento della sussistenza della subordinazione acquisti la stabilit
propria della cosa giudicata. Infatti, le affermazioni formulate al riguardo nel provvedimento
giudiziale non sono affatto legate alla statuizione sullinesistenza del diritto alla reintegrazione da
un nesso tale che questa seconda non sia concepibile prescindendo dalle prime, onde non possibile
predicare lestensione delleffetto di stabilit anche allaccertamento del rapporto di lavoro
subordinato
138
.Se da un lato ci costituisce la piana applicazione di consolidati principi
giurisprudenziali, dallaltro fonte di gravi inconvenienti in un modello processuale nel quale
esclusa in radice la possibilit di realizzazione del simultaneus processus in caso di contemporanea
pendenza di controversie legate dal vincolo della pregiudizialit logica
139
.

137
V. Cass., 16 maggio 2006, n. 11356, in Corr. giur., 2006, 1216 (secondo cui la pronunzia di rigetto non pi soggetta
ad impugnazione non costituisce giudicato implicito con efficacia vincolante nei futuri giudizi laddove le questioni
concernenti lesistenza, la validit e la qualificazione del rapporto che ne il presupposto logico-giuridico non abbiano
costituito oggetto di specifica disamina e valutazione da parte del giudice); Cass., 17 novembre 2003, n. 17375, Cass.,
14 gennaio 2002, n. 349, in Giust. civ., 2002, I, 637, e Cass., 11 febbraio 2000, n. 1532 (che hanno stabilito che
laccertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato, anche nel caso di pronuncia di rigetto della domanda,
estende i suoi effetti non solo alla decisione relativa al bene della vita chiesto dallattore, ma anche a tutte le statuizioni
inerenti allesistenza e alla validit del rapporto dedotto in giudizio necessarie ed indispensabili per giungere a quella
pronuncia). Significativo, in tal senso, anche lorientamento secondo il quale il provvedimento giurisdizionale di merito,
pur quando sia passato in giudicato, non vincolante in altri giudizi aventi ad oggetto le medesime questioni di fatto o
di diritto, se da esso non sia dato ricavare le ragioni della decisione ed i principi di diritto che ne costituiscono il
fondamento: Cass., 25 novembre 2010, n. 23918. Volendo fare alcuni esempi: se il giudice respinga la domanda ex art.
18 legge n. 300 del 1970 perch ritenga insussistente la subordinazione e lordinanza non sia opposta tempestivamente,
dovrebbe ritenersi definitivamente accertato che le prestazioni lavorative siano state eseguite in regime di autonomia; se
invece il giudice rigetti la medesima domanda senza appurare alcunch circa la natura del rapporto, ma solamente
perch ritenga che il rapporto non sia cessato ad iniziativa del convenuto ovvero perch escluda che questi occupi pi di
15 dipendenti, allordinanza non opposta non potrebbe essere riconosciuto alcun effetto di accertamento definitivo circa
linsussistenza del rapporto di lavoro subordinato.
138
Del resto, opinare diversamente comporterebbe la necessit di ammettere lesistenza dellinteresse del datore di
lavoro, pur pienamente vittorioso, ad impugnare unordinanza come quella ipotizzata nel testo, e ci in contrasto con
laltro orientamento della giurisprudenza di legittimit secondo cui linteresse allimpugnazione va apprezzato in
relazione allutilit concreta derivabile alla parte dallaccoglimento del gravame, e si collega alla soccombenza,
anche parziale, nel precedente giudizio, mancando la quale limpugnazione inammissibile; conseguentemente deve
escludersi linteresse della parte integralmente vittoriosa ad impugnare la sentenza al solo fine di ottenere una
modificazione della motivazione: Cass., 10 novembre 2008, n.26921. Ci anche se la parte prospetti lutilit che
lauspicata diversa motivazione potrebbe avere con riguardo ad eventuali altre controversie di natura simile:
Cass.,13 maggio 1997, n. 4168. Esempio, in un caso in cui il ricorrente, deducendo la qualificazione in termini di
subordinazione delle prestazioni lavorative da lui eseguite, chieda la condanna della controparte alla reintegrazione
sostenendo di essere stato licenziato verbalmente, il giudice dia atto nella motivazione dellordinanza di rigetto che
dallistruttoria espletata emerge la natura subordinata del rapporto, ma, ritenendo provato che il datore di lavoro
abbia comunicato per iscritto il proprio recesso, rigetti comunque la domanda del lavoratore.
139
Eventualit del resto non del tutto sconosciuta nellordinamento processuale. Si consideri, in proposito, il
consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimit secondo cui, nellopposizione a decreto ingiuntivo, il
fallimento del creditore opposto, nei cui confronti sia stata proposta dallopponente domanda riconvenzionale, non
determina limprocedibilit dellopposizione e la rimessione dellintera controversia al giudice fallimentare,
rimanendo il Tribunale ordinario competente per lopposizione mentre al Tribunale fallimentare, previa separazione
dei giudizi, deve essere rimessa esclusivamente la domanda riconvenzionale: Cass., 27 maggio 2011, n. 11749;
Cass., 14 settembre 2007, n. 19290. Con la conseguente affermazione secondo la quale non sussiste alcuna
possibilit di simultaneus processus tra lopposizione a decreto ingiuntivo in sede ordinaria e la controversia di
Ed infatti, nel caso in cui sia controversa tra le parti la sussistenza di un rapporto di lavoro
subordinato (il che pu avvenire per i motivi pi vari: contestazione della natura subordinata delle
prestazioni eseguite, contestazione dello stesso svolgimento di attivit lavorativa, contestazione
dellimputabilit del rapporto di lavoro proprio alla parte contro al quale il lavoratore ha proposto la
domanda, ecc.), se il lavoratore sostenga di vantare una pluralit di diritti scaturenti da quel
rapporto, egli, tutte le volte in cui qualcuno di quei diritti trovi fonte nellart. 18 della legge n. 300
del 1970, sar costretto a introdurre almeno due controversie: una relativa alle domande di cui al
predetto art. 18, laltra per avanzare tutte le altre pretese. In base ai principi ricordati, il giudicato
formatosi in entrambi i giudizi copre anche lesistenza/inesistenza del rapporto di lavoro
subordinato e, in ipotesi di decisioni segno diverso, ecco che si verificher il contrasto tra giudicati.
Al fine di evitare che si determini una simile, inaccettabile eventualit, possono essere ipotizzate la
soluzione di ritenere che allaccertamento contenuto nel provvedimento conclusivo della
controversia di impugnazione del licenziamento dispieghi effetti propri della cosa giudicata
solamente rispetto allo specifico diritto contemplato dallart. 18 della legge n. 300 del 1970 azionato
dal lavoratore nella controversia, non anche relativamente allesistenza o meno del rapporto di
lavoro subordinato dal quale quel diritto dovrebbe scaturire.
Una strada percorribile resta allora quella di ritenere applicabile listituto della sospensione
necessaria ex art. 295 c.p.c.
Vale a dire che, riconosciuto che il giudicato formatosi nella controversia di impugnazione del
licenziamento si estende anche allaccertamento dellesistenza o inesistenza del rapporto di lavoro
subordinato, ne consegue che, tutte le volte in cui tra le due parti sia controversa lesistenza di quel
rapporto:
a) nelle controversie aventi ad oggetto altri diritti scaturenti da quel rapporto promosse dalle
stesse parti successivamente alla formazione del giudicato nella causa di impugnativa del
licenziamento, il giudice vincolato al predetto giudicato che si estende anche allesistenza
(ovvero, alle condizioni sopra precisate, allinesistenza) del rapporto di lavoro subordinato;
b) in caso di contemporanea pendenza delle due cause, se in una sia gi stata pronunciata una
sentenza sottoposta ad impugnazione, il giudice dellaltra pu sospenderla ai sensi dellart.
337, secondo comma, c.p.c.;
c) nel caso in cui le due cause pendano entrambe in primo grado, quella avente ad oggetto
diritti diversi da quelli di cui allart. 18 deve essere sospesa in attesa della definizione di
quella di impugnazione del licenziamento.
Non ci si nascondono, peraltro, le difficolt nelle quali incorre anche la soluzione qui proposta.
In primo luogo, si deve riconoscere che, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimit, lart.
295 c.p.c. prevede la sospensione necessaria solamente in caso di pregiudizialit in senso tecnico e
non anche in quello di pregiudizialit in senso meramente logico
140
. E tale constatazione, tra laltro,
pone il problema dellindividuazione di quale, tra le due cause, debba essere sospesa.
In secondo luogo, la stessa Suprema Corte ripete ormai da anni: che, nel quadro della nuova
disciplina di cui allart. 42 c.p.c., come novellato dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, non vi pi
spazio per una discrezionale, e non sindacabile, facolt di sospensione del processo, esercitabile dal
giudice al di fuori dei casi tassativi di sospensione legale; che, dalla esclusione della configurabilit
di una sospensione facoltativa ope iudicis del giudizio, deriva come corollario limpugnabilit, ai
sensi del citato art. 42, di ogni provvedimento di sospensione del processo, quale che ne sia la
motivazione; e che il ricorso deve essere accolto ogniqualvolta non si sia in presenza di un caso di
sospensione ex lege
141
.

natura fallimentare, vuoi che questultima sia gi pendente presso il giudice del fallimento, vuoi che insorga
nellambito dello stesso processo di opposizione: Cass., 11 agosto 2000, n. 10692, in Giust. civ., 2001, I, 418.
140
Cass., 21 dicembre 2011, n. 27932; Cass., 25 maggio 2007, n. 12233; Cass., 16 marzo 2007, n. 6159
141
Tra le tante, v. Cass., 25 novembre 2010, n. 23906; Cass., 31 gennaio 2007, n.2089, in Dir. prat. soc., 2007, n. 19, 82;
Cass., sez. un., 1 ottobre 2003, n. 14670, in Foro it., 2004, I, 1474.

Le considerazioni appena svolte, tuttavia, costituiscono un problema solamente rispetto allipotesi
enunciata in precedenza per il caso in cui la causa di impugnazione del licenziamento e quella
avente ad oggetto un diverso diritto in cui sia controversa lesistenza del rapporto di lavoro
subordinato siano contemporaneamente pendenti in primo grado
142
.

La seconda fase del giudizio di primo grado viene attivata a seguito di opposizione avverso
lordinanza di accoglimento o di rigetto della domanda del lavoratore.
Limpugnazione, dunque, ha le stesse caratteristiche dellappello ordinario
143
. Non vi ragione, e vi
sono indicazioni letterali in senso contrario, per ritenere che il secondo grado sia aperto a nuove
allegazioni in fatto, a richieste istruttorie e produzioni documentali, o sia sganciato dalla rigorosa
dipendenza dalle iniziative di parte in punto di questioni da riesaminare. Vale la considerazione per
cui laddove, come in questo caso, lunica deroga ai principi del processo ordinario consista nella
sostituzione del termine reclamo a quello di appello, corretto mantenere la portata espansiva
delle regole generali,attinenti al regime impugnatorio delle sentenze come tali
144
.
Qualche battuta, come anticipato, sullopportunit del richiamo al modello del procedimento di
repressione della condotta antisindacale e dellintroduzione di una fase urgente necessaria.
E un modello, quello dellart. 28 St. lav., dove la duplicazione del momento iniziale dellintervento
del giudice, suddivisa in un primo grado sommario e in unopposizione regolata dal rito del lavoro
del codice processuale, si giustifica in controversie in cui lobiettivo un provvedimento volto
allottenimento, allimpronta, di una misura inibitoria, pi che non la ricerca del giudicato sulla
fondatezza o meno della pretesa; mentre nelle controversie in tema di licenziamento lesigenza di
avere, col provvedimento definitivo, certezza degli effetti prodotti dal recesso, diretta
conseguenza della natura dichiarativa (o, se si preferisce, costitutiva
145
) della pronuncia finale e
della non applicabilit, ad essa, degli artt. 282 e 431 c.p.c.
N, in assenza della fase urgente, le cadenze previste per la conclusione in primo grado del
giudizio (ed arrivare cos allemanazione della condanna alla reintegra o al pagamento
dellindennit compensativa), regolate anchesse nelle forme di un processo sommario, sarebbero
state tali da penalizzare linteresse del lavoratore ad ottenere quanto prima una misura che
anticipasse i corollari condemnatori del provvedimento definitivo.
Lintroduzione della fase urgente, che pure non ha natura cautelare, voleva evitare il ricorso al
rimedio ex art. 700 c.p.c., sul presupposto peraltro non pacifico - che il provvedimento durgenza
non sia ammissibile, per la sua residualit, con riferimento a tutti quei diritti in favore dei quali il
legislatore abbia previsto procedimenti sommari anche non cautelari, che garantiscano rapidit,
destinati a concludersi, quanto meno in una prima fase, con un provvedimento sommario esecutivo.
Ci, a patto che i tempi di definizione della fase urgente si rivelino davvero analoghi a quelli della
tutela cautelare, riaprendosi altrimenti lo spazio per il ricorso alla misura provvisoria.
Nella prima esperienza applicativa delle nuove norme si visto invece che solo in pochissime sedi
giudiziarie il ricorso al provvedimento durgenza stato escluso gi in linea teorica, a motivo della
residualit della misura cautelare atipica: nella gran parte dei tribunali, il rimedio ex art. 700 c.p.c.


142
Non sembra, invece, che vi siano ostacoli allaccettazione della soluzione indicata nel testo per lipotesi sub lettera
b), considerato che la giurisprudenza di legittimit afferma lapplicabilit dellart. 337, secondo comma, c.p.c., pure
nei casi in cui tra i due giudizi esista un nesso di pregiudizialit anche soltanto logico: Cass., 3 maggio 2007, n.
10185; Cass., sez. un., 26 luglio 2004, n.14060, in Riv. giur. lav., 2005, 740
143
Sulle caratteristiche del reclamo che venga utilizzato in luogo dellappello, v. Cass., sez. I, 28 ottobre 2010, n.
22110, in Fall., 2011, 291 ss., nella quale la Corte ribadisce il pieno operare delleffetto devolutivo a proposito del
reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento (art. 18 l. fall.). Per una rassegna di ipotesi in cui il legislatore
ha tratteggiato il reclamo come vera e propria impugnazione (in materia di usi civici, di status di rifugiato e di
domanda di legittimazione ex art. 288 cod. civ.), cfr. Cass., sez. I, 5 novembre 2010, n. 22546, ibid., 22 ss.
144
Sul punto v. le considerazioni conclusive di N. RASCIO, Lefficacia devolutiva del reclamo avverso la sentenza di
fallimento: un risultato precluso dal sistema e dalla lettera della legge, in Fall., 2010, 585 ss., spec. 590-591.
145
Per le diverse ricostruzioni, v. gli autori citati in C. CONSOLO e D. RIZZARDO, Vere o presunte novit, cit., spec.
732.
stato ritenuto in astratto ammissibile de iure, e si guardato piuttosto, per valutarne la concedibilit
in concreto, alla sussistenza o meno, nella specie, dellesigenza cautelare fatta valere dal
lavoratore
146
.
Occorre chiedersi se sia possibile lopposizione
147
anche se lordinanza che chiude la prima fase
sommaria abbia pronunciato linammissibilit del ricorso. La norma fa specifico riferimento alla
sola ordinanza di accoglimento o di rigetto, ma da ritenersi che la specificazione abbia voluto
esplicitare la totalit del mezzo impugnatorio, e non escludere una pronuncia che, pur appartenendo
al genus delle pronunce di rigetto, sottolinei la ragione dello stesso (inammissibilit), non legata alla
valutazione del merito del diritto vantato
148
. Lopposizione deve essere proposta con ricorso avente
i requisiti di cui allart. 414 c.p.c., ma naturalmente dovr parametrarsi al contenuto dellordinanza.
Essa deve essere proposta dinanzi al Tribunale che ha emesso il provvedimento opposto, a pena
di decadenza, entro 30 giorni dalla notificazione dello stesso, o dalla comunicazione se anteriore.
Anche in tale fase preclusa la proposizione di domande diverse da quelle di cui al comma 47 dello
stesso articolo, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi o siano svolte nei confronti di
soggetti rispetto ai quali la causa comune o dai quali si intende essere garantiti
149
. Naturalmente il
ricorso pu essere proposto, in caso di soccombenza, sia dal datore che dal lavoratore e non si pu
neppure escludere lipotesi che datore di lavoro o lavoratore possano proporre due distinte
opposizioni, per le parti nelle quali sono risultati soccombenti nella fase sommaria. In questo caso,
sembra logico ritenere che le due opposizioni debbano essere successivamente riunite.

146
Seguendo cos la linea suggerita da F. P. LUISO, Il procedimento per limpugnativa dei licenziamenti, cit., 55 ss.,
spec. 57 ss.; ID., La disciplina processuale speciale della legge n. 92 del 2012 nellambito del processo civile: cit., 2
ss.
147
Ancora poco numerose sono ad oggi le sentenze emesse a seguito di opposizione all'ordinanza che ha concluso la
fase sommaria. Tra le questioni che meritano segnalazione vi quella relativa alla possibilit di introdurre o meno
nuove allegazioni a sostegno della illegittimit o nullit del licenziamento. La questione stata affrontata nella
sentenza della dr Porcelli Rg n.1182/2013 del 21.3.2013, che ha ritenuto la inammissibilit di allegazioni nuove non
dedotte nella precedente fase. Il giudice ha sottolineato che se vero che il ricorso ex art 1 c 47 deve essere
formulato ai sensi dell'articolo 125 cpc, tale norma prescrive in ogni caso l'indicazione delle ragioni della domanda "
e ci significa individuare e circoscrivere petitum e causa petendi definendo cos il thema decidendum. Deve
pertanto ritenersi preclusa, nella fase di opposizione, l'introduzione di deduzioni in diritto non proposte in
precedenza e che potrebbero integrare una vera e propria mutatio e non solo una emendatio libelli. Il giudice,
richiamata la giurisprudenza della cassazione in materia di domande nuove, ha ritenuto che le nuove allegazioni
avanzate in sede di opposizione dai ricorrenti integrassero vere e proprie modificazioni della domanda. Si precisa
che nel ricorso introduttivo era stata eccepita la natura discriminatoria e ritorsi a dei licenziamenti, in via subordinata
era stato chiesto l'annullamento per mancanza di giusta causa e o giustificato motivo, insussistenza dei fatti
contestati o per punibilit di tali fatti con una sanzione conservativa. In sede di opposizione erano state invece
introdotte nuove allegazioni con riferimento alla sproporzione dei licenziamenti, all'impossibilit di tenere in
considerazione gli addebiti con i quali era intercorso un lasso di tempo tra contestazione e sanzione superiore a
quello previsto al contratto collettivo, e la sussistenza di una pluralit di violazioni procedurali. Il giudice ha poi
rilevato che la interpretazione seguita trovava conforto anche nella lettera dell'articolo uno comma 51 della legge
Fornero, che disciplina l'opposizione contro l'ordinanza di accoglimento o di rigetto e ha rilevato quindi che non si
tratta di un giudizio nuovo nel quale possono essere inserite domande o allegazioni che non siano state dedotte fin
dall'inizio anche se in forma sommaria. In conclusione ha quindi ritenuto che l'ambito del giudizio di opposizione
rimane vincolato al thema decidendum individuato per il giudizio sommario. Muove dallo stesso presupposto
l'Ordin. Colosimo sul ricorso nullo RG457/13 del 28.2.13). Di diverso avviso chi ritiene invece che la fase
sommaria comporti semplicemente l'accertamento della verosimiglianza del fatto, e che quindi ritiene che nel
giudizio di opposizione la soglia ultima per individuare la materia del contendere quella definita dal deposito degli
atti processuali nel giudizio di opposizione, mentre la fase precedente ha funzione solo anticipatoria di quest'ultima
con un approfondimento per limitato alla cognizione sommaria superficiale sulla verosimiglianza del diritto.
148
Cos espressamente M. LeoneA. Torrice,,cit. p. 210
149
La previsione pu probabilmente riferirsi ad ipotesi nelle quali la domanda di ricostituzione del rapporto e/o quella
risarcitoria formulate dal lavoratore nei confronti del datore di lavoro nella prima fase sommaria, siano poi estese ai
sensi dellart. 2112 c.c. nei confronti del cessionario dellazienda e sia quindi il datore di lavoro, che agisca in
opposizione, a spiegare una domanda in garanzia.

Il giudice fissa con decreto ludienza di discussione non oltre i successivi sessanta giorni,
assegnando allopposto termine per costituirsi fino a dieci giorni prima delludienza.
Sia il ricorso che il decreto devono essere notificati, anche a mezzo di posta elettronica certificata,
dallopponente allopposto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione.
Il comma 53 dispone poi che lopposto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria di memoria
difensiva a norma e con le decadenze di cui allarticolo 416 c.p.c.
Se lopposto intende chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione
nella memoria difensiva.
Nel caso di chiamata in causa a norma degli articoli 102, comma 2, 106 e 107 c.p.c., il giudice fissa
una nuova udienza entro i successivi sessanta giorni, e dispone che siano notificati al terzo, ad opera
delle parti, il provvedimento nonch il ricorso introduttivo e latto di costituzione dellopposto.
Il terzo chiamato, per disposizione del comma 55,deve costituirsi non meno di dieci giorni prima
delludienza fissata, depositando la propria memoria a norma del comma 53.
Il comma 56 stabilisce che nel caso di domanda riconvenzionale, se la stessa non fondata su fatti
costitutivi identici a quelli posti a base della principale,il giudice ne dispone la separazione.
In altri termini, qualora la riconvenzionale sia fondata su un rapporto giuridico diverso dal rapporto
di lavoro dedotto in causa o su questioni di fatto che nulla hanno a che vedere con i fatti che hanno
portato al licenziamento impugnato, il giudice deve, con ordinanza, disporre la separazione delle
domande.
Ipotesi di domanda riconvenzionale ammissibile appare, cos, quella di risarcimento dei danni for-
mulata dal datore dei lavoro nei confronti del dipendente, fondata sugli stessi fatti oggetto degli
addebiti disciplinari sfociati nel licenziamento im pugnato secondo la nuova procedura (ad esempio,
in caso di licenziamento disciplinare per violazioni dei doveri del lavoratore che abbia posto in
essere unattivit concorrenziale, la connessa domanda riconvenzionale risarcitoria).
Ci si chiesti se, nel silenzio del legislatore, trovi applicazione la norma generale del processo del
lavoro dettata dallart. 418 c.p.c., implicante la fissazione di una nuova udienza in caso di ricon-
venzionale.
Lopinione che ritiene tale disciplina incompatibile con la finalit acceleratoria del rito
specifico
150
,appare eccessiva, posto che lopposizione una fase in cui il ritmo processuale diviene
meno intenso e considerate le esigenze di garanzia del contraddittorio sottese alle regole dellart.
418 c.p.c.
151
.
Alludienza il giudice, sentite le parti ed omessa ogni formalit non essenziale al contraddittorio,
procede nel modo che ritiene pi opportuno agli atti di istruzione ammissibili e rilevanti richiesti
dalle parti, nonch disposti dufficio,ai sensi dallarticolo 421 c.p.c.
La disposizione non molto diversa da quella relativa alla fase urgente, con la differenza che
mentre nella prima fase devono essere compiuti solo gli atti istruttori indispensabili, in sede di op-
posizione devono essere compiuti gli atti istruttori ammissibili e rilevanti.
Tale fase per a cognizione piena e devono considerarsi quindi ammissibili tutti i mezzi di prova
previsti dalla legge, ivi compresi la consulenza tecnica dufficio, la verificazione della scrittura
privata ecc., non avendo altrimenti senso la previsione di unopposizione ad una pronuncia,quella
che conclude la fase urgente, che si fonda su un giudizio di mera verosimiglianza.
Al termine di questa fase, il giudice emette sentenza di accoglimento o di rigetto della domanda,
dando, ove opportuno, termine alle parti per il deposito di note difensive fino a dieci giorni prima
delludienza di discussione.
La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dal
ludienza di discussione.
evidente la differenza con larticolo 429 c.p.c, nel testo modificato dallart. 53 del Dl 25 giugno
2008, conv. in legge n. 133/2008.

150
Toffoli,Le novit processuali. Un altro rito speciale?,2012, dattiloscritto richiamato da Curzio;v. nota successiva.
151
Cos espressamente Curzio,op. cit., p. 13.
Infatti lart. 429 c.p.c. statuisce che il giudice pronuncia sentenza con cui definisce il giudizio dando
lettura del dispositivo e delle esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione. In caso di
particolare complessit della controversia, il giudice fissa nel dispositivo un termine, non superiore
a sessanta giorni, per il deposito della sentenza.
Invece nel rito speciale di cui al comma 57 non prevista n la lettura del dispositivo alludienza n
la motivazione contestuale.
Anzi poich la norma fa riferimento ad una sentenza completa di motivazione, sembra che potersi
affermare che, alla discussione finale della causa, non debba seguire alcuna lettura del dispositivo o
della motivazione contestuale ma che lintera sentenza, completa di dispositivo e di motivazione,
vada depositata in cancelleria entro dieci giorni successivi.
Deve per ritenersi che sia comunque consentita sia la redazione contestuale del provvedimento al
termine delludienza di discussione sia il deposito dellintera sentenza in Cancelleria nei successivi
dieci giorni.
Quello che, invece, non sembra pi ammissibile la lettura separata del dispositivo al termine della
discussione, con la conseguenza che non pi consentita lesecuzione con la copia del dispositivo
in pendenza del termine per il deposito della motivazione, di cui al comma 2 dellart. 431 c.p.c. n
lappello con riserva dei motivi, di cui al comma 2 dellart. 433 c.p.c.
152
.
Una delle questioni pi delicate di questa fase certamente quella relativa alla possibilit di trattare
il giudizio di opposizione da parte dallo stesso magistrato che, allesito della fase sommaria, abbia
emesso lordinanza di accoglimento o di rigetto.
Come noto, la Corte costituzionale con la sentenza n. 587/1999 affront analoga questione in tema
di procedimento ex art. 28, St. lav e venne ad affermare che lo stesso giudice non poteva trattare un
procedimento che atteneva al medesimo oggetto e alle stesse valutazioni decisorie sul merito
dellazione proposta nella prima fase, ancorch avanti allo stesso organo giudiziario.
In quella decisione il giudice delle leggi aveva premesso che esigenza imprescindibile, rispetto ad
ogni tipo di processo, quella di evitare che lo stesso giudice, nel decidere, abbia a ripercorrere
lidentico itinerario logico precedentemente seguito; sicch, condizione necessaria per dover ritene-
re unincompatibilit endoprocessuale la preesistenza di valutazioni che cadano sulla stessa res
iudicanda (cfr. sentenza n. 131/1996).
Importante la successiva puntualizzazione della Corte che ha escluso che lespressione
magistrato in altro grado del processo utilizzata dal codice di procedura nellarticolo 51, n. 4,
c.p.c. fosse dostacolo allapplicazione della regola dellalterit del giudice dellimpugnazione,
dovendo la medesima essere interpretata alla luce dei principi che si ricavano dalla Costituzione
relativi al giusto processo, come espressione necessaria del diritto ad una tutela giurisdizionale
mediante azione (art. 24 della Costituzione) avanti ad un giudice con le garanzie proprie della
giurisdizione, cio con la connaturale imparzialit, senza la quale non avrebbe significato n la
soggezione dei giudici solo alla legge (art. 101 della Costituzione), n la stessa autonomia ed indi-
pendenza della magistratura (art. 104, comma 1 della Costituzione).
In altri termini, lespressione altro grado non pu avere un ambito ristretto al solo diverso grado
del processo, secondo lordine degli uffici giudiziari, come previsto dallordinamento giudiziario,
ma deve ricomprendere con uninterpretazione conforme a Costituzione anche la fase che, in un
processo civile, si succede con carattere di autonomia, avente contenuto impugnatorio,
caratterizzata (per la peculiarit del giudizio di opposizione di cui si discute) da pronuncia che
attiene al medesimo oggetto e alle stesse valutazioni decisorie sul merito dellazione proposta nella
prima fase, ancorch avanti allo stesso organo giudiziario.
Infine, neppure lorganizzazione interna degli uffici giudiziari potrebbe essere idonea a precludere
la prospettata interpretazione dellart. 51, n. 4,c.p.c., perch, secondo il giudice delle leggi una
determinazione organizzatoria amministrativa, non pu derogare a principi contenuti nelle norme
processuali e costituzionali, dovendo il giudice disapplicarla in quanto priva di forza di legge se in

152
Cos Tribunale di Firenze,verbale riunione citato.

contrasto con detti principi.
Ci posto, occorre verificare se le argomentazioni sviluppate dalla Corte costituzionale in relazione
al procedimento per la repressione della condotta antisindacale possano essere applicate anche alla
fattispecie in esame.
Effettivamente il rito specifico in tema di licenziamenti presenta, proprio in uno dei suoi aspetti
essenziali e, cio, nella struttura bifasica attribuita al primo grado del giudizio, delle indubbie analo-
gie con il procedimento ex art. 28 della legge n.300/1970 e ci potrebbe far propendere per lin-
compatibilit del giudice.
In senso contrario potrebbe per osservarsi che lopposizione in questione non costituisce revisio
prioris instantiae nel senso ritenuto dalla giurisprudenza costituzionale per estendere il divieto ex
art. 51, n. 4, c.p.c. al giudice che abbia conosciuto di altra fase del processo, stante lassenza nella
fase urgente di preclusioni, listruttoria e la possibilit che con la fase di opposizione vengano
introdotte domande nuove (ad esempio: riconvenzionali, chiamate in garanzia) che coinvolgono
parti che non hanno partecipato alla fase sommaria
153
.
Lassegnazione allo stesso giudice in astratto garantisce maggiormente anche lesigenza di celerit
del procedimento (si evita la dispersione dei saperi che come evidenziato dalla giurisprudenza costi-
tuzionale
154
allunga i tempi processuali), ma evidente che allora bisogna ribadire la netta differen-
za anche concettuale tra la fase urgente, caratterizzata da una mera valutazione di verosimiglianza
della fondatezza della pretesa fatta valere, dalla fase di opposizione che rappresenta il vero e proprio
giudizio.
Nei primi mesi di applicazione del nuovo rito i Tribunali stanno procedendo in ordine sparso,con
Tribunali che ritengono possibile assegnare allo stesso giudice le due fasi del primo grado,chi ha
optato per lincompatibilit ed altri che sembrano lasciare lassegnazione al sistema automatico
senza prevedere espresse incompatibilit
155
.
Laddove si poi optato per la scelta dello stesso giudice, si sono anche respinte istanze di ricusa-
zione del magistrato che si era gi pronunciato nella fase urgente, evidenziando come la seconda
fase non rivesta carattere impugnatorio rispetto alla prima, ha oggetto pi ampio (possono essere
proposte domande nuove anche in via riconvenzionale) e non vi sia identit soggettiva (nella fase di
opposizione consentita la chiamata in causa di soggetti rispetto ai quali la causa comune o dai
quali si intenda essere garantiti)
156
.
Larticolo 1, comma 58, legge n. 92/2012 statuisce che contro la sentenza che decide sul ricorso
ammesso il reclamo alla Corte di appello. Il reclamo si propone con ricorso da depositare, a pena di
decadenza, entro trenta giorni dalla comunicazione, o dalla notificazione se anteriore. Appare gi
una peculiarit, ossia la circostanza che il legislatore preveda il reclamo, istituto tipico dei
procedimenti cautelari, per il giudizio dinanzi alla Corte di appello. Non sembra per che dalla
terminologia usata possa ricavarsi qualcosa in tema di inquadramento dellistituto, nel senso che il
procedimento di primo grado debba comunque ritenersi un procedimento sommario, ma non
cautelare. In ogni caso poich la finalit del reclamo sembra essere quella di sollecitare una nuova
decisione sulla materia del contendere gi discussa in primo grado, appare preferibile ritenere che,
per le parti non espressamente disciplinate dalla legge, debba farsi riferimento alla
regolamentazione generale e speciale prevista per lappello. Ipotesi questa che trova anche un
fondamento testuale, qualora si riconosca unanalogia sostanziale tra questo procedimento e quello
sommario di cognizione, nel quale il gi citato art. 702quater c.p.c. prevede in modo specifico come
mezzo di impugnazione lappello. Tra laltro, la disciplina generale dellappello lunica che,

153
In questo senso un provvedimento del presidente sez. lavoro, Tribunale Palermo, est. Ardito, rinvenibile in
www.sentenzelavoro.net che ha rigettato istanza di sostituzione del giudice.
154
Corte cost. n. 326/1997.
155
Vedi nel dettaglio Liti sui licenziamenti, sul doppio giudice si scatena il fai da te, il Sole 24 Ore, p. 9, rassegna
stampa Csm del 19.11.2012
156
V. Trib. Bologna, est. De Meo, 27 novembre 2012 che ha rigettato istanza di ricusazione avverso il giudice che aveva
pronunciato ordinanza nella fase urgente.

presentandosi effettivamente completa ed organica, contiene tutti i riferimenti normativi necessari
per regolamentare il giudizio di secondo grado (ad esempio le impugnazioni incidentali, la modalit
di deduzione secondo motivi specifici, la rinuncia alle eccezioni e alle domande non riproposte e
quantaltro). Come previsto in via generale, le parti non possono indicare nuovi mezzi di prova o
documenti,salvo che il collegio, anche dufficio, li ritenga indispensabili ai fini della decisione
ovvero la parte dimostri di non aver potuto proporli in primo grado per causa ad essa non
imputabile. Si affermato che a tali procedimenti non sarebbe applicabile lart. 436bis,legge n.
134/2012, che estende al processo del lavoro in appello il filtro costituito dalla possibilit di
dichiarare inammissibile con ordinanza limpugnazione quando non ha una ragionevole probabilit
di essere accolta disciplinato dagli artt. 348bis e ter c.p.c. in quanto il nuovo procedimento
connotato da celerit di trattazione e da peculiarit istruttorie e decisorie rispetto allordinario
processo del lavoro, ed altres per lanalogia che si riscontra con lesplicita esclusione per le
ordinanze emesse in sede di giudizio sommario di cognizione
157
. In senso contrario si potrebbe
anche sostenere che nessuna norma prevede espressamente lesclusione del filtro di cui allart. 436-
bis c.p.c. e che comunque il procedimento delineato dalla legge n. 92/2012 presenta notevoli
differenze rispetto al processo sommario di cognizione
158
. La Corte dappello fissa con decreto
ludienza di discussione nei successivi sessanta giorni e si applica no i termini previsti dai commi
51, 52 e 53 del medesimo art. 1, legge n. 92 per la costituzione del convenuto, per la notifica del
reclamo e del decreto di fissazione delludienza e per la memoria difensiva del convenuto, con la
conseguenza che il ricorrente deve costituirsi almeno 10 giorni prima delludienza e notificare,
anche a mezzo Pec, il ricorso unitamente al decreto di fissazione delludienza almeno 30 giorni
prima della predetta udienza. Larticolo 1, comma 60, prevede che alla prima udienza la Corte pu
sospendere lefficacia della sentenza reclamata se ricorrono gravi motivi. La ricorrenza di gravi
motivi sembra essere ancorata ad una valutazione preliminare sulla fondatezza dellimpugnazione
159

e balza subito agli occhi la differenza con lart. 431 c.p.c., comma 3,che stabilisce come
lesecuzione della sentenza di primo grado possa essere sospesa in grado dappello solo quando
ricorre il requisito del gravissimo danno, che si verifica allorch, prescindendo dallapparente
fondatezza delle ragioni di merito dedotte con limpugnazione, lesecuzione della sentenza idonea
a cagionare un danno di gravit tale che non pu essere altrimenti evitato se non con la sospensione
del titolo esecutivo impugnato.
In materia di licenziamento quindi il regime dellesecutivit delle sentenza viene parificato a quello
dellart. 431, comma 5, c.p.c. che prevede la sospensione della sentenza a favore del datore al
ricorrere di gravi motivi, locuzione sicuramente meno pregnante di quel gravissimo danno di cui
allart. 431, comma 3, c.p.c. per la sentenza a favore del lavoratore, ma anche dei gravi e fondati
motivi di cui agli artt. 282 e 283 c.p.c. Anche in appello, la Corte, sentite le parti,ogni formalit non
essenziale al contraddittorio,procede nel modo che ritiene pi opportuno agli atti di istruzione
ammessi e provvede con sentenza allaccoglimento o al rigetto del reclamo, dando, ove opportuno,
termine alle parti per il deposito di note difensive fino a dieci giorni prima dell udienza di
discussione. Non sembra possibile la delega, da parte del presidente del Collegio, per lassunzione
degli eventuali mezzi di prova ammessi ad uno dei componenti del Collegio stesso, non essendo
stata riprodotta la disposizione contenuta nellultima parte del gi citato articolo 702 quater c.p.c.
La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dall
udienza di discussione (come nel primo grado,non prevista lemissione di un dispositivo di
sentenza).
Il comma 61, dellart. 1, legge n. 92, stabilisce che in mancanza di comunicazione o notificazione
della sentenza si applica larticolo 327 c.p.c., per cui il reclamo non potr proporsi dopo decorsi sei

157
M. Leone A. Torrice,cit., p. 212
158
Vedi nel senso dellammissibilit del filtro in appello G. Girolami, relazione al corso Csm 5958 Questioni
controverse in tema di processo e diritto del lavoro, Roma, 1012 dicembre 2012.
159
Cos Benassi,op. Cit.

mesi dalla pubblicazione della sentenza, salvo che la parte contumace dimostri di non aver avuto
conoscenza del processo per nullit della citazione o della notificazione di essa, e per nullit della
notificazione degli atti di cui allart. 292.
Larticolo 1, comma 62, statuisce Il ricorso per cassazione contro la sentenza deve essere proposto,
a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla comunicazione della stessa, o dalla notificazione, se
anteriore. La sospensione dellefficacia della sentenza deve essere chiesta alla Corte di appello. Ai
sensi del comma 63 la Corte fissa ludienza di discussione non oltre sei mesi dalla proposizione del
ricorso. Il comma 64 dispone infine che, in mancanza di comunicazione o notificazione della
sentenza della Corte di appello che decide laccoglimento o il rigetto del reclamo, si applica
larticolo 327 c.p.c., per cui non potr proporsi ricorso in cassazione decorsi sei mesi dalla
pubblicazione della sentenza, salvo che la parte contumace non provi di non aver avuto conoscenza
del processo per nullit della citazione o della notificazione di essa