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CAPIRE L'OGGI

STORIA RECENTE
'900 secolo in cui avvenuto un mutamento epocale. !
Met anni '60 e '90 eventi innovativi: !
! politica interna,
! internazionale,
! vita delle persone,
(aspetti sociali consolidati).
IL TEMPO DELLA STORIA: rappresentato dal nascere e morire delle
generazioni; la "storia data dalla vita di tutti i
giorni dell'uomo comune.
Avere la consapevolezza del tempo significa fare una considerazione molto
semplice: ci che accadr domani dipende in grandissima parte da ci che
abbiamo fatto noi oggi, come l'oggi dipende da ci che hanno fatto in passato.
Il '900 fino alla SECONDA GUERRA MONDIALE stato un secolo "europeo-
americano; a scuola si studiava la storia corrispondente al vecchio e nuovo
continente; alla Cina o all'India si dedicavano pochi cenni; il Giappone era
citato solo come alleato della Germania nazista e come nemico degli Stati Uniti
e per la bomba atomica.
Lo stesso nome che la storia attribuisce alle due pi grandi guerre del '900
(prima e seconda guerra mondiale) sta a dimostrare che l'Europa era
considerata il centro del mondo.
I primi trent'anni del '900 crisi del ! modello democratico parlamentare.
Il contrasto radicale tra LEGGE e DECISIONE il contrasto insanabile tra la
teoria della norma di HANS KELSEN e la teoria della decisione personale e
giusta di CARL SCHIMITT tra il "normativismo e il "decisionismo.
Scontro tra il valore del diritto e
il potere della decisione ; lo scontro
tra la forza della legge e quella della volont.
Scontro che ha dietro di s due diverse linee di filosofia politica e giuridica:
! KELSEN collegato al pensiero di KANT, LOCKE e TOUCQUEVILLE;
! SCHIMITT collegato al pensiero di HOBBES e HEGEL.
La fine delle ideologie ha portato con s la fine delle idee per le quali vale la
pena impegnarsi e anche lottare se necessario.
A partire dal 1980 cambiamento della vita, della cultura, della societ, della !
mentalit.
SICUREZZA E LIBERTA'
La libert individuale ha dietro di s l'emancipazione dell'individuo da ogni
forma di potere politico assoluto e di asservimento economico.
La sicurezza sociale sembra essere un "valore pi recente.
Nell'attuale contesto espositivo preferisco circoscrivere la questione a quella
della sicurezza sociale in una societ di uomini liberi, poich di questo oggi si
tratta.

Se oggi si d una possibilit di opposizione tra i due valori perch ci che
messa in pericolo la vita associata di uomini abituati alla libert individuale.
L'interesse di un gruppo prevale sui singoli.
Il terrore rivoluzionario si inserisce in un progetto politico alternativo e si
manifesta come una modalit esecutiva di un processo politico noto.
L'attore il rivoluzionario, la vittima colui che appartiene alla classe o
all'ambiente sociale da sopprimere in massa, per la perfezione del
risultato.
Il terrore nelle guerre civili ha come fine una violenza dimostrativa.
giustificata dalla circostanza che uno dei due soggetti in lotta non
identificabile; mentre in un esercito regolare il soggetto
identificato come il "nemico.
Il fenomeno attuale del "terrorismo una pratica bellica, che operando in un
contesto politico del tutto nuovo rispetto al passato (GLOBALIZZAZIONE),
obbliga a qualche riflessione, motivata dall'emergere di qualche profilo in pi.
La GLOBALIZZAZIONE modifica il contesto di razionalizzazione del
terrorismo, pratica di violenza funzionale al perseguimento di un fine delimitato
nel tempo e nello spazio: al compimento del progetto rivoluzionario interno alla
Stato o al compiersi di una vicenda di liberazione nazionale.
Per garantire questo nuovo ordine mondiale si sono costituiti numerosi
organismi sopranazionali, tra cui l'ONU.
Il confronto bellico viene interpretato come un'operazione di polizia da attuarsi
contro chi viola l'ordine, il quale assume la qualificazione giuridica del
"criminale, il nuovo soggetto della violenza diviene il "criminale, sia esso uno
Stato o un popolo, dotato di propria identit transnazionale e transtatuale.
In definitiva la questione tra libert individuale e sicurezza collettiva va
esaminata alla luce della complessissima e confusa situazione politica in cui le
categorie politiche e giuridiche sembrano essere entrate in una crisi
irreversibile di significato.
POLITICA ED ECONOMIA
GLOBALIZZAZIONE parola inflazionata dal linguaggio dei media e dal !
linguaggio comune
diverse reazioni:
- entusiasmo di chi individua nuove opportunit,
soprattutto per i soggetti titolari di capitali economici
- problema normativo della grandezza accettabile delle
loro dimensioni strutturali
Sul piano economico l'economia privata stata assistita per il reperimento
delle risorse economiche attraverso una sorta di controllo del mkt interno,
ricorrendo alla politica monetaria che contemplava la svalutazione della Lira
nella parit dei campi, favorendo le esportazioni.
Con la costituzione dell' UNIONE EUROPEA si operato mettendo al centro di
ogni strategia l'economia politica, fondando la politica economica europea su di
una dimensione economicista attorno a due punti fermi: il divieto e l'intervento
pubblico nelle economie interne degli Stati membri con l'obiettivo di restituire il
"mkt al regime di concorrenza tra soggetti privati virtualmente pari; con
l'enfasi posta sulla parit di bilancio, a riprova di un'economia sana e di
omogeneit di regole di comportamento economico.
L'Unione Europea nata su basi di natura economico-finanziaria attraverso
un'operazione che ha trascurato l'integrazione tra economia politica e politica
economica, ovvero ha trascurato il rapporto funzionale tra finalit politiche, con
obiettivi di giustizia sociale e manovre economiche adeguate, che avevano dato
vita al Welfare delle democrazie liberali europee.
La concorrenza il frutto di una pluralit di soggetti e della loro effettiva parit
di forza contrattuale.
La moneta all'interno dell'UNIONE circola con maggior facilit; e all'effettivit
dei processi economici non corrisponde un'adeguata attualit ed efficacia dei
processi politico-istituzionali di controllo, con finalit sociali.
In conclusione la GLOBALIZZAZIONE si caratterizza per la prevalenza
"dell'economico sul "politico, tale prevalenza si esplica materialmente
attraverso la dominanza delle decisioni dettate dalle regole del profitto
(decisioni economiche) su quelle improntate da ragioni di giustizia sociale
(decisioni politiche) cui consegue la preponderanza di un decisionismo
tecnocratico su quello democratico.
CONCLUSIONE
Capire l'oggi significa avere ben presenti gli avvenimenti avvenuti nel passato,
soprattutto negli ultimi due decenni del '900 e il loro impatto a livello mondiale,
sulle condizioni di vita dell'uomo e del pianeta.
L'economia liberista, ovvero fondata sul libero mkt uscita vittoriosa dal
confronto/scontro tra il mondo occidentale e il mondo sovietico a democrazia
socialista.
LIBERTA', RESPONSABILITA', LEGGE
SGUARDO PRELIMINARE
LIBERTA' ! manifestazione dell'essere uomini;
possibilit che ciascuno di noi possiede di scegliere, mosso dalla
propria volont;
possibilit e volont sono dimensioni costitutive della condizione
umana:
! la POSSIBILITA' ! dimensione oggettiva;
appartiene alla nostra struttura esistenziale della quale non possiamo
disporre, e costituisce la dimensione strutturale dell'uomo come ente
finito (condizione ontologica), ovvero ogni aspetto dell'uomo ha la
caratteristica di essere "finito, determinato.
Ogni gesto umano implica la possibilit di altri pensieri ed altre azioni;
perch l'uomo non unico, infatti nessun essere vivente si identifica con
la totalit;
! la VOLONTA' ! dimensione soggettiva;
manifestazione della nostra personalit e identit. Di quest'ultima
possiamo disporre, possiamo volere e non volere e nel seso che
possiamo concretizzare la volont in diversi contenuti possibili.
Il pensare una capacit tipica dell'uomo, originata dall'essere "enti esistenti
al mondo e i contenuti sono "finiti e costituiti nella "possibilit.
L'interrogarsi una decisione del soggetto; un contenuto possibile della sua
volont; possibile che l'uomo non si interroghi affatto.
La libert la sorgente della "responsabilit dell'uomo di fronte alla sua stessa
costituzione esistenziale, ovvero al mondo della vita e della natura in generale.
LIBERTA' COME POSSIBILITA'
Il problema dell'auto-determinazione dell'Io conduce al problema dell'auto-
definizione del se stesso (costruzione di una propria personalit), con il fine di
mostrarsi agli altri come dotati di una propria identit.
Per quanto riguarda il rapporto con gli altri, che d luogo al problema delle
modalit che presiedono a tale incontro; ovvero la libert porta con s la
questione del comportamento da tenere, affinch si renda possibile un pacifico
incontro delle diverse personalit o identit dei singoli.
Il luogo comune: "fare ci che si vuole, interpretato come manifestazione del
puro egoismo, verrebbe in qualche modo corretto da un altro luogo comune,
proprio per sottolineare il fatto che "non sto facendo quello che vorrei.
Lo Stato di necessit costituisce motivo di depenalizzazione di un
comportamento umano, questo dimostra che anche quel comportamento solo
apparentemente necessario, considerato uno stato volontario poich il soggetto
pu decidere di tenere un comportamento diverso, giuridicamente non dovuto.
Non vi sarebbe l'azione se l'io (il mio io) non volesse compierla.
Dire agli altri e a se stesso ci che si sta facendo prenderne atto, tant' che
spesso si agisce senza dire n dirsi nulla.
Dunque l'azione il punto di arrivo di un percorso di scelta e di decisione che
costituisce il processo di conoscenza;
Per scegliere e decidere occorre desiderare, ed il desiderio ha come premessa
la conoscenza della realt; l'agire legato alla conoscenza come
interpretazione/rappresentazione della cosa, esso apre un percorso
intellettuale che qualcosa di pi del semplice e comune "conoscere cos
come ci viene tramandato dalla tradizione "moderna.
Comprendere non coincide con conoscere e quest'ultimo non sinonimo di
sapere.
Il mondo antico distingueva la sapienza, come apprensione dell'essenza della
relazione tra uomo e mondo (philosophia), dalla conoscenza come acquisizione
di meccanismi di funzionamento (techn).
Nel mondo moderno, con la nascita della scienza "moderna occidentale, tra
sapienza e conoscenza si realizza un fenomeno di reciproco appiattimento.
La scienza diviene il modello assoluto di sapere, aprendo uno scarto sia con i
modelli di sapere alternativi, sia con la "questione costituita dalla tradizione
metafisica.
Comprendere ! dare senso esistenziale alla realt del mondo;
La libert pu essere intesa come dimensione etica dell'uomo, dimensione
dell'essere uomo che ha le sue radici in un'antropologia filosofica.
LA LIBERTA' COME GESTO NEL MONDO ANTICO
Il paradigma epistemico degli antichi era fondato sull'idea di messaggio da
cogliere, il LOGOS, nella modernit il paradigma poggia sull'idea
dell'investigare la verit, la conosenza come metodo.
Nell'antichit il principio direttivo era costituito dal Logos, nella modernit dal
Metodo; percorsi diversi, ma entrambi vie per la Verit.
L'uomo greco ha di fronte a s l'imperscrutabile ordine del Cosmo, esso si offre
alla sua interpretazione attraverso la parola, il logos, dell'oracolo e del mito.
La tragedia greca tocca sempre aspetti socio-esistenziali; il senso dell'esistenza
va letto attraverso una chiave oggettiva; la vita umana ed il suo significato
vanno letti secondo un'ottica esterna ma non esteriore; occorre perci
prendere distanza della letture "moderne della tragedia.
Il mondo greco non popolato dai soggetti nel senso moderno del termine:
l'uomo svolge un ruolo nell'economia imperscrutabile del Cosmo.
Parlando della tragedia sofoclea dell'Antigone troviamo Antigone, una
donna, che per la tragedia viene per considerata come un personaggio,
rappresentata attraverso una maschera, la quale nasconde la sua identit,
facendola apparire sulla scena come un uomo.
La maschera assume una funzione decisiva per comprendere in che modo la
mentalit greca discuta della vita umana.
La maschera nasconde l'identit psico-fisica dell'individuo che la indossa, ma
rivela il suo enigmatico ruolo nell'economia dell'ordine cosmologico.
Il problema esistenziale quello del rapporto tra polis e la posizione, la
funzione, il compito che il singolo si trova ad assolvere al suo interno per un
disegno imperscrutabile che lo supera.
Il personaggio tragico di Antigone, come quello di Creonte, rappresentano una
condizione imperfetta al punto tale da gettarla in una situazione di strutturale
antinomia. Entrambi i personaggi violano il Nomos.
Il pensiero politico della "modernit ha prodotto due grandi paradigmi di
ragionamento e due modelli pratici, entrambi fondati sul riconoscimento
dell'essere soggetto, in un mondo storico nel quale l'uomo incontra
inevitabilmente, per l'esigenza stessa di vivere in societ, la soggezione al
potere di un altro uomo, antropologicamente ed esistenzialmente suo "pari
in quanto "uomo come lui.
Nel mondo storico, la libert che costituisce la soggettivit si deve confrontare
prolematicamente con l'obbedienza all'autorit e con la disuguaglianza di
condizione umana, sociale ed economica, che ne deriva.
La costituzione della societ implica il "governo, ovvero il potere. La libert
costitutiva della soggettivit pu essere affermata e rispettata, nella misura in
cui il pensiero umano elabori teorie che riescano a conciliare la questione del
governo, e dunque della disuguaglianza politica tra governante e governati, tra
chi comanda e chi obbedisce, con parit strutturale o ontologica di tutti gli
uomini.
La storia del pensiero umano ha mostrato come tale conciliazione sia affidata a
possibilit teoriche strutturalmente problematiche; il rapporto di tensione
problematica tra libert del soggetto ed uguaglianza sociale si presenta come
un filo rosso che attraversa la storia umana.
Il tema della libert si concretizza storicamente nella rivendicazione dei diritti
natural-razionali e nella lotta per i limiti da porre all'autorit governante; ma
anche nell'invenzione di forme di convivenza nelle quali il singolo rinuncia alla
propria soggettivit individuale per riconoscersi in un soggetto unico e totale.
Lenin e Hitler incarnano la potenza liberante dalla classe operaia e del popolo
germanico. La libert appare come una dimensione della soggettivit che trova
la sua pi autentica espressione e realizzazione, come libert di pensiero e di
parola e poi, nel corso dell'intenperia culturale dell'800, come libert di
associazione.
La libert fonda il senso autentico della legge e vigila criticamente sui variabili
contenuti delle norme degli ordinamenti storici.
LIBERTA' ED ETICITA'
La libert una dimensione dell'uomo che appartiene alla costituzione
teoretica della soggettivit.
Il problema di scelta/decisione si pone su di un nuovo livello:
! atteggiamento mentale proprio di un individuo, confuso nella massa e
che ha perso il gusto di agire liberamente, perch costretto a muoversi
entro modelli omologanti.
L'essere incondizionato corrisponde alla capacit di agire assolutamente priva
di qualsivoglia limite. Una tale assolutezza non pu trovare concretizzazione
nell'esperienza dell'uomo, poich la sua struttura finita implica sempre
l'esistenza di altro o di ulteriore.
Nessuna azione pensabile come definitiva.
L'uomo non pu compiere azioni che gli sono impedite dalla sua costituzione
empirica e finita.
La responsabilit etica presuppone l'idea di un soggetto capace di
autodeterminarsi come volont.
La volont libera sarebbe una mera illusione dell'uomo; mentre la realt
certata mostrerebbe una meccanicit deterministica.
Ogni uomo costituito da un'incondizionata capacit di volere.
L'esistenza umana logicamente incompatibile con una nozione di libert
empiricamente illimitata.
L'uomo pu mantenere distanza dal suo stesso esistere contingente. Ciascuno
di noi pu scegliere se seguire la via "utilitaristica del vantaggio personale,
oppure intrapprendere una strada rispettosa dell'alterit.
Oltre alla materialit dell'azione, vi un significato che non dipende dal
riscontro materiale.
Lo spazio umano nalla quale opera la libert appare definito dal rapporto
pratico che Io stabilisco con il mondo. Dall'incontro con il mondo traggono
origine le domande si senso che mi spingono a pormi il rapporto del significato
etico del mio agire; a praticare cio la libert.
La soggettivit coincide con la libert, la libert pensiero di una dimensione
ontologica da parte di un ente finito, che fa si che l'Io si realizzi ma non tutto
insieme.
Lo scarto tra libert della ragione e possibilit empirica dell'azione sollecita ad
essere vigili ed usare la testa per non rimanere vittima di liberazioni
programmate da chi ha il potere di farlo. Se lo scarto fosse colmato smetterei
di vivere immediatamente. Lo scarto segna la distanza tra l'Io, il mondo e
l'universale e verifica il senso comune secondo il quale nessuna azione mai
"compiutamente libera.
Pensare, come formale capacit della mente, non pu essere condizionato da
nulla di estrinseco; ma pensare qualcosa, questa si un'operazione in qualche
modo condizionabile da fattori estrinseci, poich il qualcosa pu essere
condizionabile da molti fattori contestuali.
Il mondo moderno ha fatto coincidere la libert con quei gesti con il quale
l'uomo ha affermato la propria dignit di soggetto con il rispetto verso s.
LIBERTA' E LEGGE
Non vi contraddizione tra Libert e legge.
La libert va interpretata come capacit razionale di ciascuno di agire
criticamente nel mondo, di scegliere secondo ragione; pu costituire anche la
regola costitutiva: la Legge.
L'interrogarsi presuppone la conoscenza del contesto ambientale nel quale si
diffonde l'azione.
L'azione etica pu dirsi un gesto umano per l'universale, radicato in un
processo riflessivo che consente di vederne l'imperfezione e di migliorarne le
conseguenze, nel rispetto per l'altro.
Coerenza ontologica e logica, tra libert e legge:

a nessuno pu essere impedito di essere libero, poich, se ci avvenisse, si
entrerebbe in contraddizione logica con lo statuto ontologico dell'esistenza
stessa.
La legge non contraddice la libert, e la libert si realizza attraverso la legge.
La libert attraverso la legge e l'imperativo etico si manifesta come il centro
dell'azione morale, perch:
1. la soggettivit del motivo significa che ogni atto appartiene a me, poich
io decido di compierlo e prendo la decisione seguendo una mia
motivazione; la possibilit di alternative, come categoria dell'esistenza
finita, a costituire l'uomo come ente responsabile.
2. Affinch questo mio atto abbia un valore morale deve soddisfarea criteri
di universabilizzabilit; l'azione che io decido di compiere non
eticamente coerente con lo statuto ontologico dell'esistenza se
strumentalizzi l'altro, condizionandone la possibilit materiale di
decisione per la sua vita; percui bisogna rispettare l'altro nella sua pari
umanit e dunque pari libert.
3. Che un atto del soggetto possa valere come legge universale che
individua teoreticamente il problema pratico dell'inevitabile scarto tra
empirico e il razionale, tra libert e dovere.
Il problema pratico sta nella considerazione che il mio vivere quotidiano non si
sottrae mai alla portata materiale di questo o quel "contenuto legato a questo
o quel "risultato; nella vita quotidiana dominano le motivazioni dettate dal
calcolo dell'utilit che ne deriva.
La questione dell'azione come "manifestazione dell'esistente assume una
portata teoretica:
manifestare dar forma ad un contenuto ! .
La manifestazione del gesto o concettuale del ragionamento sono il mezzo
attraverso il quale il fenomenico allude alla sostanza razionale, senza mai
tradurla in un gesto.
La manifestazione MEDIAZIONE e SCARTO.
La ragion pratica non potrebbe essere contestualizzata nell'azione, e nello
stesso tempo pensare la libert nella sua purezza ontologica.
Solo perch sono uomo posso ragionare sulla verit, ed agire nella
possibilit.
CONCLUSIONE
La capacit di volere, cio auto-determinarsi liberamente, il presupposto
strutturale che determina la possibilit d'agire, e contiene al tempo stesso
l'incompiutezza di ogni azione.
la vita, a dare una possibilit reale all'ontologia della libert.
Finitudine, libert, volont, azione, costituiscono la sequenza che definisce la
condizione umana, e nella quale la ragione critica risolve il paradosso della
finitezza della volont e dell'universalit della struttura esistenziale.
L'esistere in s pone l'uomo fuori dalla purezza.
Potersi interrogare vuol dire assumere razionalmente un orizzonte di risposta,
che trascende ogni singola risposta trovata; vuol dire essere in continuo
rapporto con il mondo, senza mai prendere una posizione definitiva di fronte ad
esso, nel ricercare sempre una possibilit migliore.

IL LEGAME SOCIALE
PREMESSA
PLATONE "con ragione stato detto da noi poco fa essere nemici tutti a tutti !
pubblicamente e privatamente ancora ognuno a se stesso
TEORIZZA la naturale conflittualit dell'uomo e lega il concetto di politica a
polemos: guerra.
COSTITUISCE un'antropologia negativa da cui si svilupper la teoria del male
politico.
Il diritto coazione: capacit di fare qualcosa a qualcuno attraverso la
minaccia della sanzione.
ARISTOTELE "l'uomo animale politico !
TEORIZZA la naturale socialit dell'uomo, ponendo le premesse di
un'antropologia positiva da cui deriver la teoria del bene politico: la teoria
della politica come strumento per realizzare e garantire l'equilibrata e armonica
composizione degli interessi generali.
Il diritto il luogo di incontro e di scambio dei sentimenti (famiglia), degli
interessi (contratto) e dei valori (costituzione).
INCONTRO UOMO - UOMO
L'uomo un animale politico, perch naturalmente portato a cercare la
relazione, scambiare idee, comunicare sentimenti.
ARISTOTELE uomo l'unico animale dotato di parola, che serve a rivelare se !
stesso agli altri, a spiegare i propri comportamenti, a offrire
ragioni per stare insieme.
L'uomo animale politico perch vive in continua relazione con gli
altri perch la natura, attraverso la parola, lo ha predisposto a
comunicare.
Il diritto un aspetto del senso morale: quell'aspetto che si costituisce attorno
all'idea di giustizia. La giustizia il rispetto dell'altro, la capacit di accogliere,
tutelare e mettere assieme le sue pretese e le sue argomentazioni con le mie.
L'antropologia positiva che ha una visione dell'uomo come naturalmente buono
e portato a costruire relazioni pacifiche, riponene continuamente il modello
argomentativo di ARISTOTELE, lo ripone e lo allarga.
CICERONE "il legame tra gli uomini sotituito dalla ragione e dal linguaggio !
che, con l'insegnamento e con l'apprendimento, con la
comunicazione, la discussione, il giudizio, unisce gli uomini tra

loro, costringendoli in una sorta di colleganza naturale.
Esiste un universo naturale di rapporti che va oltre le differenze politiche e le
discriminazioni. La cosmopolis, la comunione spirituale del genere umano
unisce il padrone e lo schiavo, l'amico e il nemico. Li unisce idealmente.
Al cristiano non basta la cosmopolis teorica e astratta che acquieta l'intelletto,
ma non cambia il mondo.
Il cristiano cattolico, ovvero deve vedere con il cuore per ripetere le parole
dell'enciclica.
Non c' societ senza parola, ma non c' neppure societ senza fiducia
reciproca; non c' fiducia reciproca senza verit.
In CICERONE troviamo l'idea astratta di un'affinit di sentimenti.
TOMMASO "l' ! uomo un animale sociale e politico: perch i rapporti sociali
sono pi ampi e complessi dei rapporti politici, la politica solo
un aspetto della societ, la verit a dare valore all'individuo,
non la citt.
Pensare tutti, pensare assieme >condizione etica naturale degli uomini
STIMA: sentimento naturale legato agli uomini spontaneamente, al di l di
ogni forma di potere.
KANT afferma che ci che un individuo tiene nascosto ci per il quale si
vergogna; infatti un GOVERNO GIUSTO un Governo che non deve avere
segreti, un Governo che non ha nulla da nascondere, e che si sottomette al
giudizio popolare.
La teoria del bene politico costituisce la visione della politica come luogo
pubblico della ricerca dei valori comuni e la teoria del diritto come espressione
di questi valori comuni attraverso la giustizia.
Diritto e democrazia hanno la stessa struttura "dialogica perch sono forme di
conoscenza che si sviluppano attraverso un "procedimento fallibilistico di
apprendimento.
Nel diritto nessuno ha ragione a priori o pu essere dichiarato colpevole a
priori; al contrario siamo autorizzati a ritenere vera un'argomentazione solo
quando resiste a tutti i tentativi di invalidazione.
La solidariet del dialogo deve diventare una solidariet nelle azioni: nella
distribuzione della ricchezza e nel godimento dei servizi.
Una societ democratica una societ giusta, perch collega l'oggettivit del
bene con la soggettivit della libert.
Il compito della giustizia garantire il passaggio del pluralismo al "pluralismo
ragionevole: un quadro equo di regole (giustizia) che preserva la libert e
l'uguaglianza come valori fondamentali, garantendo la coesistenza e la
cooperazione di ogni cultura e di ogni visione del mondo. Il bene l'esito di
queste procedure di accordo, l'esito indefinito di un meccanismo in continua
evoluzione che consente di pensare tutti e pensare insieme, ma nello stesso
tempo di pensare a tutti.
COME L'UOMO MUOVE L'UOMO
agli inizi del '500 troviamo una frattura che divide, con l'uso della violenza, il
mondo cristiano.
LUTERO ossessionato dal rimorso del peccato, dal rischio della persizione
eterna, dalla corruzione che allontana la Chiesa da Dio.
"l'uno divorerebbe l'altro e il mondo deverrebbe simile ad un deserto.
Troviamo anche un versante scientifico-politico; scientifico perch risponde
all'instabilit del potere e alle guerre civili e religiose attraverso un'analisi
rigorosa DELL'IDENTIT UMANA.
Se la verit spirituale diventa elemento di conflitto, se il Dio dei cattolici non
pi lo stesso Dio dei protestanti, dobbiamo fare a meno di Dio nella fondazione
del potere e intanto trovare qualcosa che non possa essere messa in
discussione, che costituisca il dato minimo e certo su cui fondare l'ipotesi di
convivenza.
L'uomo un animale impolitico, perch desidera tutto, ma non pu avere tutto.
L'altro appare come un potenziale ostacolo alla soddisfazione della mia volont,
perch possiede le cose che voglio e quindi lo devo uccidere.
Secondo HOBBES l'uomo deve scegliere tra la vita e la libert, tra paura di tutti
e paura di uno solo, tra morte imminente e sopravvivenza.
Questa concezione avr due sviluppi:
! eroico-religioso : forme di esasperazione nazionalistica che hanno
travagliato la storia del '900.
Espresso da HEGEL nella Fenomenologia dello spirito,
quando trasforma la lotta per la vita di HOBBES da
situazione materiale in dimensione spirituale attraverso
la dialettica servo-padrone.
! fideistico-realistico : aspetti del tradizionalismo conservatore sottoposti
alla Rivoluzione Francese, ce si celano in un misto di
disprezzo nei confronti degli uomini e sfiducia
nello Stato, dietro le tante critiche neoconservatrici
alla libert d'opinione, al progresso e alla
democrazia.
JOSEPH DE MAISTRE (ministro del Regno di Sardegna)
l'uomo per natura malvagio, codardo, depravato: uccide
per nutrirsi, per vestirsi, per ornarsi, per attaccare, per
difendersi, per istruirsi, per uccidere.
Il male entrato nel mondo a causa della libert.
L'origine del legame sociale il timore del nemico, di colui che mi mette in
discussione, attenta ai miei beni, alla mia famiglia, alla mia esistenza. Solo
perch esistono nemici si cercano gli amici: polemos, come voleva PLATONE,
costituisce la condizione di esistenza e pensabilit della polis.
LA TEORIA DEL BENE POLITICO
IL DIALOGO
L'origine del legame sociale costituita dal dialogo. Espressione che indica la
capacit di mettere insieme le parole, le ragioni e le argomentazioni.
Dialogare instaurare una sintonia interiore, superare i limiti dell'io per !
costruire un piccolo mondo in comune, anche se fragile,
temporaneo, contingente.
Dialogando si compiono una serie di atti morali:
! parit ontologica riconoscere che l'altro ha la nostra stessa essenza; !
! consenso per dialogare necessario avere dei ! media condivisi;
! fiducia dialogo solo se sono convinto che l'altro non mi inganni; !
! carit lo sforzo etico maggiore del dialogo costituito dal tentativo di !
capire le ragioni degli altri.
IL SOGGETTO DEBOLE
I l soggetto debole del dialogo il cittadino di uno Stato democratico, la
democrazia si costituisce attraverso la necessit di accettare e rispettare la
diversit delle opinioni.
Pensare tutti e pensare tutti assieme possibile solo entro la "riserva
fallibilistica.
I processi decisionali devono essere sempre rivedibili e aperti al contributo del
maggior numero possibile di soggetti interessati.
I teorici del bene politico affermano che la democrazia presuppone la virt ed
educa la virt.
I teorici del male politico sostengono che la democrazia sia un'illusione.
CONSENSO-TERZIETA'
Il dialogo presuppone il consenso e tende al consenso. L'uno e l'altro implicano
un orizzonte condiviso di regole.
VITA PER LA LIBERTA'
Il dialogo e il consenso presuppongono la libert, elemento costitutivo teoria
dell'identit umana; l'uomo o libero o un uomo.
La societ serve a garantire e sviluppare la libert con cui si articola il dialogo.
STATO= FORZA DELLA REGOLA
Per la teoria del bene politico lo Stato il diritto e il diritto lo Stato;
entrambi svolgono questo ruolo di mediazione e collegamento tra i soggetti
della comunit.
PRESUINZIONE DI INNOCENZA
La teoria del male politico non ha esitazioni: la comunit sempre pi
importante dell'individuo. La teoria del bene politico cambia questa prospettiva,
ponendo alla base dell'esperienza giuridica la tutela dell'individuo, di ogni
individuo.
I diritti umani sono l'espressione pi elevata di questo tentativo estremo di
ridurre ogni forma di degradazione o di sofferenza.
LA FELICITA'
La felicit un'illusione che non pu essere raggiunta attraverso la democrazia
o il diritto.
Essa lo scopo ultimo della teoria del bene politico.
Gli infelici sono le potenze della terra; essi hanno il diritto di parlare da padroni
ai governi che li trascurano.
La teoria del bene politico non ha altro da insegnarci: la libert il bene.
LA TEORIA DEL MALE POLITICO
La teoria del male politico pi semplice e brutale, l'origine del legame sociale
la paura che mi costringe a cercare la protezione del pi forte (il SOVRANO).
IL SOGGETTO FORTE
Siamo noi a decidere ed invovare l'idolatria di un potere assoluto: pi questo
idolo ci inquieta, pi ci rassicura, perch supponiamo che incuta agli altri lo
stesso timore che incute a noi stessi.
CONFLITTO-DUALITA'
la contrapposizione esistenziale io - l'altro diviene la lotta tra servo e padrone
per la dignit (HEGEL) tra pugnale e spada per la difesa dell'ordine costituito
(DE MAISTRE), tra l'amico e nemico per il possesso del teritorio (SCHMITT),
fino all'alternativa estrema idolo - vittima.
Solo l'idolo mi protegge.
VITA PER LA SOPRAVVIVENZA
Se gli uomini potessero scegliere, vorrebbero sopravvivere a qualsiasi costo e
in qualsiasi condizione.
La risposta scontata: o la vita o la libert (HOBBES), o servo o morto
(HEGEL), o l'ordine costituito o il caos (DE MAISTRE), o amico o nemico
(SCHMITT).
STATO= REGOLA DELLA FORZA
Se non esistesse un soggetto pi forte, avremmo la lotta continua di tutti
contro tutti (HOBBES), avremmo l'anarchia (DE MAISTRE).
IUS VITAE AC NECIS
Il potere sulla vita dei singoli cittadini che lo Stato esercita si basa sul potere
di dare la morte attraverso la pena e attraverso la guerra. Solo lo Stato deve
possedere il diritto di uccidere (pena di morte) e di massacrare (guerra).
SACRIFICIO
La teoria del male politico afferma il primato della collettivit sull'individuo e
dunque la necessit del sacrificio, anche del sacrificio dell'innocente, se utile
all'interesse generale.
GIUSTIZIA
IUS DA IUSTITIA O IUSTITIA DA IUS?
La polis non poteva porsi il problema teorico tra diritto e giustizia, perch non
conoscenvano fino in fondo il senso del diritto come sfera autonoma della
coesistenza, non aveva ancora il mestiere del giurista.
Il giurista di professione un'invenzione romana; infatti molte parole usate da
noi, per affrontare la nostra problematica "giurisprudenza, giurista e
"giustizia vengono dal latino ovvero da "ius; la parola che noi usiamo per
intendere "giustizia che deriva dal diritto "ius, non viceversa.
Pag 92 de " luoghi della filosofia del diritto riportati frammenti di Ulpiano.
La giustizia una volont costante e perpetua, un'intenzionalit della
persona, tradotta nei suoi atti; mentre il diritto un'ars (parola difficile da
rendere italiano, perch pi che una tecnica e meno di un'arte): insieme di
conoscenze e di abilit che si devono acquisire in vista di un risultato di qualit.
Virt la giustizia, arte il diritto.
ARS, MISURA E VIRTU'
Le cose dette da Ultpiano riguardo la giustizia, ricorrevano gi nella filosofia
greca.
I primi a teorizzare sulla giustizia sono i Discepoli di PITAGORA di Samo, i
quali, secondo ARISTOTELE, il mondo armonia e numero ["ritmo].
La giustizia si lascia avvicinare con i concetti matematici di misura,
uguaglianza, proporzione.
Il numero dei pitagorici armonia e ritmo del cosmo, cio del mondo in quanto
ordinato.
I pitagorici affermano, nel VI secolo a.C. che la giustizia contraccambio, non
cottraccambio di cose identiche, contraccambio di cose identiche,
contraccambio materiale e meccanico, ma corrispondenza di valore, e quindi
contraccambio "per analogia o per proporzione.
La giustizia la virt dei rapporti; uguaglianza o proporzione pu esserci solo
tra almeno due.
Nel XIII sec. TOMMASO D'AQUINO enuncia alcune caratteristiche della
giustizia:
la giustizia la virt totale o perfetta, esprime
un principio d'ordine cosmico, l'esigenza che tutto
accada come deve accadere.
La giustizia si distingue da tutte le altre virt
perch l'unica rivolta all'eternit ed all' esteriorit.
TOMMASO recepisce la distinzione tra foro interno (giudizio coscienza) e foro
esterno (giudizio tribunali); ovvero distinzione tre iustum morale e iustum
giuridico: il giusto in senso giuridico pu coincidere con una prestazione a-
morale.
ARISTOTELE distingue la giustizia:
" DISTRIBUTIVA: applicata nella ripartizione degli onori e dei beni, tutti
devono riceverne una parte proporzionata al suo
contributo nei confronti del gruppo.
Qui la proporzione un'uguaglianza di rapporti tra cose
e valori (proporzione geometrica);
" PAREGGIATRICE: prescinde dalla comparazione del merito delle persone
all'interno del gruppo, ma accentua la comparazione
del valore delle cose scambiate o danneggiate.
Qui la proporzione un'uguaglianza di cose e valori
(proporzione aritmetica).
ANTIGONE E PORZIA
Nel mondo antico la giustizia il problema dell'esistenza avvertito attraverso la
tragedia.
L'ANTIGONE DI SOFOCLE:
dopo la morte di EDIPO sale al potere di TEBE il cognato CREONTE.
POLINICE (figlio di EDIPO) muove le armi contro la citt, si trova a combattere
contro il fratello ETEOCLE.
La citt salva, ma entrambi i fratelli muoiono.
CREONTE impone che a POLINICE non sia data sepoltura, mentre a ETEOCLE
si.
ANTIGONE sorella di ETEOCLE e POLINICE per non d'accordo con
l'imposizione dello zio, perch obbedendo alle leggi non scritte degli dei
(davanti alla morte e ai legami di sangue, il difensore della citt ed il suo
assalitore sono uguali) seppellisce POLINICE.
CREONTE condanna a morte la nipote, nonostante le suppliche del figlio
EMONE, innamorato e promesso sposo di ANTIGONE.
TRAGEDIA= il problema tale che non ha una soluzione precostruita: l'uomo
non sa quale sia la cosa giusta o sbagliata da fare in questo momento, ma si
trova costretto ad agire, io non so quale sia l'ordine, ma so che l'ordine c'.
TRAGEDIA= durante le feste pubbliche il problema dei personaggi mitici o epici
diventa un problema di tutti i cittadini.
IL MERCANTE DI VENEZIA (SHAKESPEARE):
BASSANIO innamorato di PORZIA (ereditiera), per cxorteggiarla chiede ad
ANTONIO (mercante di Venezia) di prestargli una dsomma in denaro.
ANTONIO, che non ne dispone li chiede all'usuraio ebreo SHYLOCK, offrendosi
come garante.
SHYLOCK prende l'occasione per rivalersi delle umiliazioni infloittegli dai
cristiani, accetta ma pretende che se non gli vengono restituiti i soldi entro il
termine stabilito pu tagliare una libbra di carne di ANTONIO, il pi possibile
vicino al cuore.
Scade il termine, perch le navi di ANTONIO, partite per l'Oriente non tornano
in tempo: il mercante inadempiente viene citato in giudizio.
Al processo si presenta un giurista, BALDASSARRE, il quale ammette la validit
del patto, ma osserv a che esso vale solo per la carne di ANTONIO, per cui
SHYLOCK pu ottenere il pezzo di carne, ma non deve versare neanche una
goccia di sangue di ANTONIO, se non dovesse riuscirci i suoi beni verranno
spartiti tra ANTONIO e la REPUBBLICA.
ANTONIO invece suggerisce un'alternativa: se SHYLOCK non dovesse riuscirci
dovr convertirsi al cristianesimo.
L'ebreo rinuncia.
L'avvocato pu togliersi la maschera: PORZIA, che BASSANIO riuscito a
prendersi in sposa.
Qui la struttura della situazione tragica smontata, si ha un lieto fine.
IL MODELLO CLASSICO VISTO DAL MODERNO
Nel '700 molti paesi europei si doteranno di propri codici, che prenderanno
definitivamente il posto del sistema di jus commune costruito sul Corpus juris,
considerati fonte di diritto valido, perch emanati da autorit del sovrano
legittimo.
Con la nascita di Stati moderni, la soluzione al problema del criterio di giustizia
si ancora al potere territoriale, e diviene prerogativa del Sovrano.
L'universalit del criterio di giustizia assume sempre la forma logica di una
legge di tipo casuale-deterministico sul modello delle leggi di natura.
L'ordine fondamentale di tipo giuridico basato sull'idea di eguaglianza nella
libert, per cui le differenze ingiustificate devono scomparire.
Se vale l'analogia tra leggi della natura e leggi giuridiche, si pu dire allora che
in quest'epoca si lascia alla libert dell'agire la costruzione dell'ordine, fissando
le conseguenze che si possono attendere dalle diverse scelte.
Le leggi formulate in modo generale ed astratto devono essere verificate
nell'applicazione; la mancata applicazione della legge a un caso varrebbe come
una smentita della forma logica di legge.
La modernit conosce le figure dell'eccezione a una legge e del giudizio di
equit, ma solo come correttivo al rigore della legge generale e astratta.
Proprio perch la legge deve tipizzare le condotte, non garantisce affatto il
poter realizzare le autenticit personali. La modernit ha scoperto il soggetto
per identificare il soggetto con la figura tipica prevista da leggi generali, non
certo con l'individuo.
GIUSTIZIA DELLA DEMOCRAZIA E DIRITTO SENZA GIUSTIZIA:
LA SFIDA DI KELSEN
Questa tensione tra universalit e particolarit culmina nel teorico del
diritto pi influente del '900, HANS KELSEN, con la dichiarazione di irrazionalit
della giustizia, e con la definitiva separazione tra dottrina del diritto e
problematica della giustizia.
La distinzione tra essere e dover essere, tra tatti e valori o norme, condivisa
da tutti .
Bench sia ancora oggetto di discussione se distinguere voglia dire anche
separare, e quali conseguenze si debbano trarre dalla "legge di HUME
nell'ambito del ragionamento pratico.
Il diritto guarda solo all'osservanza esterna; la legge morale esige la retta
intenzione e di essa si appaga.
Sul piano noumenico (pensabilit razionale), diritto e morale tendenzialmente
prescriveranno lo stesso comportamento.
Considerazione razionale di kANT:
l'universalizzazione, che costituisce il contenuto
dell'imperativo categorico.
KANT afferma che l'uomo legislatore nella sua autonomia, che si d le leggi,
ma questo non indica che l'uomo autore della legge, che pone la legge
secondo il suo arbitrio: la legge non pone l'arbitrio di nessuno, ma ogni essere
razionale dichiara quel che la ragione presenta.
Nella "dottrina pura del diritto KELSEN si occupa di come il diritto e non di
come deve essere:
se il diritto fatto di norme, e le norme sono enunciati che prescrivono un
"dover essere, non descrivono un "essere ; tuttavia si pu prescrivere solo
quelle norme proposte dall'autorit sovrana, lasciando ad altri il compito di
valutarle e di proporre un "dover essere alternativo.
KELSEN stabilisce che l'ambito dei valori e delle prescrizioni in s irrazionale.
KELSEN dice che se esiste un Dio, non si pu fare una distinzione tra legge
morale e legge naurale: una legge morale proprio perch non naturale;
quindi le nozioni di legge naturale morale (e la ragion pratica) sono
contradditorie.
L'espressione "ragion pratica, che da KELSEN viene definita contradditoria,
tipicamente kantiana, cos come la definizione della libertcome "capacit della
ragion pura di essere per se stessa pratica.
Per KANT la possibilit di trovare una soluzione razionale al problema della
giustizia dipende dalla razionalit del processo di universalizzazione: cio dal
giudizio con cui diciamo che una massima d'azione potrebbe essere voluta da
ogni essere dotato di ragione.
La contraddizione logica che KANT vede nell'universalizzazione di una massima
immorale, secondo KELSEN un'antinomia che "sussiste soltanto tra la
massima ed una legge morale presupposta da KANT.
L'imperativo categorico non conduce necessariamente alla norma giusta.
Nel senso della gnoseologia kantiana sarebbe conseguente dire che una
scienza della morale non pu dare risposta a tale quesito; essa pu solo
accertare a quale co9ndizione logica sono possibili i giudizi secondo cui
qualcosa bene o male e che questa condizione : si presuppongano
valide le norme generali che prescrivono un certo comportamento
umano.
KELSEN dice che la ragion pratica, come la intende KANT, non ha lo scopo di
dimostrare "ci che bene e ci che male.
La condizione logica dei giudizi morale non la presupposizione di norme
generali, semmai il riconoscimento di norme universaliche pu essere un mero
effetto della prescrizione.
Secondo KELSEN, KANT pretenderebbe di dedurre razionalmente la giustizia
delle massime dal processo di universalizzazione; egli non fa che presupporre
una determinata intuizione della giustizia.
IL BENE E IL GIUSTO
"A THEORY OF JUSTICE di RAWLS si presenta come un progetto di ispirazione
kantiana, per ovviare ai limiti dell'utilitarismo ingenuo, del "calcolo della
felicit benthamiano.
La fondamentale "invenzione di RALWS l'ipotesi contrattuale del "velo
d'ignoranza per dare ai problemi di giustizia una risposta che non sia distorta
dalle prevalenza dei propri interessi attuali, ciascuno chiamato ad
immaginare di dover decidere in anticipo gli assetti di una ipotetica societ
giusta, qualora non potesse prevedere quale ruolo sarebbe chiamato a
ricoprire in questa societ.
RALWS non postula un accesso immediato della ragione ad una dimensione di
validit universale>; ma attraverso l'ipotesi del velo d'ignoranza invita a
correggere l'inevitabile particolarismo della ragione strumentale.
La ragione il primo requisito delle istituzioni sociali giustizia distributiva. !
Per RALWS il giusto il risultato di una costruzione, di un ragionamento,
laddove il bene appreso intuitivamente e il giusto ha una priorit sul bene.
I beni sociali fondamentali vanno distribuiti in modo eguale, a meno che una
distribuzione ineguale non avvantaggi proporzionalmente i meno avvantaggiati
rispetto ai pi avvantaggiati.
I critici di RALWS negano che esista qualcosa come un "io che ha gusti,
interessi, idee sul bene e sul male, definiti al di fuori di una comunit e di una
tradizione e a prescindere dall'appartenenza ad esse; e negano la priorit del
"giusto sul "bene, sostenendo che ogni concezione del giusto fondata su
una determinata concezione del bene.
RALWS il primo a dire che la sua teoria valida solo per una giustizia
domestica, cio all'interno di uno Stato sovrano, mentre non lo sui rapporti
internazionali.

ORDINE, SISTEMA, ORDINAMENTO
CRISI DEL DIRITTO?
Il diritto sembra soffire di:
! paralisi la sfera giuridica, a causa della sua frammentazione, mostra !
un'incapacit ad incidere operativamente sul tessuto sociale e
ad articolarsi come un universo logicamente coerente;
! afasia apparente difficolt del diritto a dire il senso complessivo del !
vivere associato.
IL DIRITTO OCCIDENTALE E IL PROBLEMA DELL'ORDINE
La natura teoretica del diritto pu configurarsi in due modi:
! problematizzazione;
! rispecchiamento.
Il percorso occidentale si distingue da altre costellazioni culturali. La natura
occidentale del diritto non rappresenta una qualificazione contingente e
contestuale del fenomeno giuridico. Essa ne costituisce un tratto essenziale.
Il diritto occidentale si misurato con il problema teoretico-pratico della
pensabilit e interpretabilit della realt e delle sue possibili rappresentazioni e
modificazioni; ci che viene a tema il concetto di ordine,nozione cardinale
dell'universo giuridico, religioso e morale degli Indoeuropei.
Il diritto costituisce l'immediata tradizione di cicliche regolarit leggi naturali.
Gi in ambito greco la sfera giuridica si profile come esplicita
problematizzazione del rapporto con il reale.
Il problema centrale capire quale sia l'ordine della realt.
Il diritto occidentale interpreta la realt; la struttura costitutiva della realt
sono le norme, le quali non possono essere casuali, perch ogni societ deve
fondarsi su una qualche forma di ordine.
Il diritto occidentale nasce in rapporto ad un'idea di giustizia, o come
conformit ad una regola.
Per l'occidente il nesso "diritto-ordine concettualmente originario.
Sul piano storico-empirico il diritto presenta l'articolazione normativa di un
ordine originario gi posto ed istituito dall'autorit divina. Questo profilo
consente di mettere in evidenza un ulteriore aspetto con il quale esso si
intreccia e che per lungo tempo ha caratterizzato il diritto: la simbolicit.
Il termine simbolo indica due met di un oggetto ricomponibile dopo esser
stato spezzato in modo tale che ogni met diventi segno di riconoscimento.
A questo significato materiale si affianca progressivamente un significato
atratto, in virt del quale il simbolo indica "uno stare per.
Questi significati sono congiunti, non vi separazione tra fisicit del simbolo e
il suo significato.
Il simbolo la realt materiale e il significato che esprime.
Nel medioevo il symbolon mantiene sia il significato di qualcosa che "sta per,
sia il nesso con l'ontologia.
Le basi essenziali della simbolica medievale sono di matrice cristiana e di
carattere biblico.
La Bibbia interpretabile come un grande apparato simbolico.
Nella prospettiva medievale il simbolo va inteso come ci che capace di
stare per una dimensione sovrastorica.
Il simbolo nelle cose, quindi anche le norme e i modelli sociali sono sempre
legittimati. L'esistenza, la validit e la finialit della sfera giuridica si
legittimano solo perch in essa si manifesta la struttura simbolico-teologica
della realt. La simbolicit diventa consustanziale all'isituto giuridico o politico.
Il diritto viene inteso come l'espressione normativa di un'unit vivente,
qualunque essa sia: natura, popolo, nazione e lo Stato moderno.
L'intento del diritto di esprimere la natura oggettiva della realt, pu
legittimarsi anche in chiave filosofica. Questo livello di giustificazione si
presenta in termini pi articolati rispetto a quello teologico, possiamo
distinguere tre principali quadri interpretativi intrecciati; essi si fondano su
concetti di natura; storia e ragione.
L'ordine naturale il paradigma fondamentale di interpretazione della realt.
La sfera giuridica pu legittimarsi in quanto interpreta e rende prescrittivi i
contenuti storicamente elaborati da una collettivit.
La pretesa del diritto di esprimere la struttura oggettiva della realt, pu
trovare un fondamento di tipo razionalistico.
Il diritto esprime ancora la struttura oggettiva della realt, ma solo in quanto
quest'ultima venga colta dalla razionalit umana.
Nella classicit e nel cristianesimo, l'ordine e il diritto esprimono l'oggettiva
connessione degli enti. L'ordine nelle cose poich ne esprime l'originaria ed
immodificabile articolazione interna e per questo esso fonda e legittima il
diritto. In epoca moderna l'ordine e il diritto non sono pi espressione della
strutura oggettiva della realt, bens vengono prodotti dal soggetto: egli pu
istituire l'ordine nella societ.
Il diritto moderno presenta un carattere lato sensu artificiale.
L'ordinamento giuridico insieme di norme e istituzioni organizzate, !
finalizzato a regolare la vita e il comportamento
di una collettivit.
Definizione che contiene tuti gli elementi fondamentali che ci permettono di
identificare il concetto di "ordinamento giuridico.
Il termine "ordinamento" ambiguo, perch contiene due significati:
"# l'azione che pone in ordine indica il processo o l'insieme delle azioni !
e degli strumenti attraverso cui si pone
l'ordine e rinvia ad un soggetto che
mette in ordine e alle modalit con cui
avviene tale operazione.
$# ci che viene ordinato indica il risultato dell'azione del porre in !
ordine e rappresenta l'esito (ci che stato
posto in ordine o l'ordinato).
L'ORDINAMENTO GIURIDICO lo Stato e le sue Norme.
REGOLAZIONE, COLLETTIVITA' E GIURIDICITA'
L'ordinamento appronta una serie di strumenti attraverso i quali in grado di
vincolare il comportamento dei consociati, conferendo cos efficacia alle proprie
norme.
Perch si configuri un ordinamento giuridico, non sufficiente associare un
insieme di norme ad un'indistinta e indefinita molteplicit di soggetti.
Occorre che le norme siano dirette ad una determinata pluralit di soggetti,
connessa ad uno spazio e un determinato territorio.
L'ordinamento giuridico statuale regola l'insieme degli individui presenti, o
stanziati nel suo territorio.
NORME E ORGANIZZAZIONE
Tipologia delle norme un ordinamento composto da norme di vario tipo !
e molti sono gli schemi attraverso i quali essi si
possono distinguere e raggruppare.
Le norme primarie e secondarie, si distinguono in base al ruolo che ricoprono
nell'ordinamento:
! norme primarie = norme di condotta, essa attengono ai comportamenti
da tenere ed esistono giuridicamente, solo in quanto
formalmente valide;
! norme secondarie = sono costituite da norme di secondo grado, che
stabiliscono quale norme siano da tenersi valide.
Esse esistono solo in quanto effettive, in quanto
presenti nell'ordinamento.
Gli atti di cognizione individuano le fonti attraverso le quali sono conoscibili le
norme. Le norme di produzione sono norme che regolano direttamente il
comportamento dei consociati, oppure la produzione di altre norme.
Vi una distinzione tra norme prescrittive, permissive e attributive.
Si parla di norme incondizionate e condizionate, oppure strumentali, finali e
dispositive.
Vi un'altra distinzione tra ordinamenti aperti e chiusi; solo quelli chiusi
presentano una struttura gerarchica.
IL SISTEMA GIURIDICO: CONCETTO DI SISTEMA
L'Ordinamento giuridico moderno assume una forma sistematica: il sistema
giuridico.
La parola sistema composta dalla congiunzione sun (con) e dal verbo istemi
(porre/stare).
Con sistema si indica un'unit stabile in quanto posta. Sul piano logico indica:
totalit e stabilit. Ogni sistema una totalit, ovvero il significato di ogni
parte si definisce in funzione di un sistema cui appartiene, e cio deve essere
coerente con gli altri elementi contenuti al suo interno.
Il sistema stabile comprende l'ordine della realt. !
Ogni sistema esiste ed stabile solo perch stato istituito o allestito dalla
nostra mente al fine di conoscere il reale.
IL SISTEMA GIURIDICO: DEFINIZIONE
Sistema giuridico insieme di proposizioni normative (norme) e istituzioni !
tra loro logisticamente coerenti e interdipendenti.
Il concetto di sistema giuridico di matrice moderna. Solo a partire dalla svolta
rappresentata dalla ricoluzione scientifica secentesca il diritto viene
assoggettato alla ragione, ad un modello di ragione sistematico-metodologico:
la razionalit cos intesa a legittimare il sistema giuridico. Poich procede
attraverso un metodo, la ragione moderna si costituisce come sistema: il
metodo la connessione delle procedure logiche, attraverso cui la realt viene
conosciuta.
Il diritto moderno presenta due prerogative: sistematicit e funzionalit.
Il diritto moderno, per essere conoscenza razionale, deve essere leggibile come
sistema, come un insieme di preposizioni organicamente e logicamente
connesse e vere.
Si ritiene che compito del diritto sia organizzare e pianificare la societ.
MECCANICISMO, FORMALISMO E CALCOLABILITA'
La natura meccanicistica del diritto implica che esso si configuri in termini di
automatismo, in quanto il sapere sistematico su schemi o costanti concettuali,
che lo rendono dominabile concettualmente e prevedibile in quanto agli esiti
contenuti al suo interno ed attendono solo di essere dedotti.
L'automatismo garantisce neutralit e imparzialit del sistema giuridico.
Il profilo funzionale la metafora del meccanismo espressa in modo
paradigmatico, la matrice razional-funzionalista della sfera giuridica moderna.
Se il diritto vuole costituirsi come meccanismo deve strutturarsi in previsioni
astratte, le quali nella loro connessione logica generano una vera e propria
architettura progettuale fatta di proposizioni.
Il progressivo configurarsi del diritto moderno come sistema concettuale
evidenzia la rilevanza che assume il suo interno il linguaggio. Il sistema
giuridico moderno viene inteso sempre pi come sistema logico- concettuale.
Il diritto in quanto modello sistematico pu diventare oggetto di un calcolo
logico.
L'ORDINAMENTO GIURIDICO COME SISTEMA
L'interpretazione dell'ordinamento in termini sistematici presuppone l'idea di
avere a che fare con un complesso ordinato, unitario ed oggettivo di trame o
relazioni intersoggettive che la ragione in grado di cogliere e conoscere nella
sua verit.
Tra '700 e '800 il diritto diventa sistema.
ELEMENTI CONCETTUALI: SOGGETTO, RAZIONALITA', DIRITTO
Sul piano concettuale l'identificazione dell'ordinamento poggia su tre
coordinate tra loro intrecciate: il soggetto, la razionalit e il diritto.
In ambito moderno la soggettivit rappresenta il luogo teoretico da cui trova
origine sapere/agire, se la scientia juris vuole conseguire la sostanza del
diritto, essa deve costituirsi come ragione sostantiva. La scientia juris riposa
sulla fiducia nella possibilit di addivenire alla sostanza dei fenomeni. Esso
diventa strumento euristico attraverso il quale si pu leggere l'unit e la
razionalit che innervano i rapporti intersoggettivi. La sfera giuridica viene
rappresentata come una realt ordinata, ovvero come una totalit dotata di un
autonoma ed oggettiva razionalit esprimibile in termini sistematici.
LIVELLI: PRIVATO E PUBBLICO
I contenuti del diritto vengono identificati nei diritti soggettivi.
La centralit riconosciuta in ambito moderno al soggetto implica la rilevanza
conferita ai diritti, quest'ultimi rappresentano la piena e competa
estrinsecazione sul piano storico empirico; ovvero la sistematicita
dell'ordinamento giuridico si identifica inanzituttocon la sfera dei soggetti
privati, con il diritto privato. Il diritto naturale si identifica sul piano concettuale
con l'ordinamento naturale dei diritti soggettivi, o meglio con il sistema dei
diritti soggettivi.
Nasce un rapporto tra il livello individual-privatistico e quello pubblico.
Da un lato il livello publbico mostra la sua natura, lato sensu parassitaria
rispetto al livello natural privatistico: se vuole costituirsi come vero diritto non
pu che riformarsi ai dettami del diritto naturale, di cui concepisce i contenuti
irrinunciabili.
Il diritto privato chiede progressivamente a quello pubblico, di garantirne il
nucleo specifico, costituito dai diritti naturali soggettivi. Nella scienza della
legislazione si combinano:
! il sovrano;
! la legge;
! il giurista.
Essa nasce per giustificare le decisioni del sovrano. Il problema viene risolto
attribuendo carattere razionale:
tali decisioni rappresentano la modalit di regolare razionalmente ed
oggettivamente i comportamenti sociali.
Grazie al giurista e alla sua saggezza la legge diventa manifestazione di tale
razionalit.
La sistematicit del diritto moderno trova massima espressione nell'idea di
codice.
Esso si differenzia dalla semplici raccolte precenti.
Le sue parti integrano un insieme strutturato e interdipendente di proposizioni
con l'obiettivo di disciplinare in modo concreto e definitivo i rapporti sociali.
Con esso si evidenzia come il sistema giuridico moderno, riducendo la realt
sociale ai sui aspetti logico-razionali intenda fornire una lettura giuridica
completa e valida delle universalizzazioni sociali, esaurendone varianti e
articolazioni.
INTERMEZZO HEGELIANO
HEGEL si occupa di definire il rapporto tra sfera "privata e sfera "pubblica
imperniato sulla centralit della ragione concetto di storia
Per HEGEL il diritto ha una visione complessiva per la quale la realt e la storia
configurano un sistema.
Per HEGEL ogni aspetto della societ manifestazione di una razionalit che
permea l'intero sviluppo reale.
Lo Stato rappresenta l'espressione politico-istituzionale della Ragione,
all'interno di esso si oggettiva lo Spirito ed il senso del vivere associato.
PROSPETTIVA ORGANICISTICA
Il richiamo al CORPUS JURIS inteso come espressione storica della razionalit
del diritto.
KELSEN CONTRO SANTI ROMANO
Dalla seconda met dell'800 ci si interessa al problema della !
razionalizzazione del dato positivo.
Ogni organizzazione sottende una visione filosofica del potere statuale e
dell'artticolazione del diritto.
Prospettiva normativista:
KELSEN definisce l'ordinamento giuridico come un apparato formale di norme,
tra loro logicamente coerenti.
L'ordinamento giuridico si basa su tre concetti:
norma;
forma;
apparato.
Le norme fanno parte di un ordinamento, e l'ordinamento un complesso di
norme.
L'esistenza della norma coincide con la sua validit, se una norma valida
allora esiste, se una norma esiste allora valida.
Per KELSEN le norme si dispongono secondo "livelli/gradi, infatti tutte le
norme esistono perch dipendono da una prima norma fondamentale/iniziale;
le norme derivate sono gi logicamente contenute nelle norma iniziale.
Prospettiva istituzionalista:
SANTI ROMANO sostiene che le norme giuridiche (l'ordinamento) sono presenti
nelle "istituzioni (nella vita della societ).
Le istituzioni precedono le norme.
Questa teoria fonda il diritto sulle istituzioni; le norme esistono e sono valide in
quanto effettivamente presenti nella collettivit. La norma perde la sua
centralit/esclusivit, l'ordinamento originario in quanto riposa
sull'organizzazione sociale.
SINTESI
In ambito moderno l'ordinamento giuridico principalmente privato, relativo a
rapporti tra soggetti.
Sul piano storico il diritto si intreccia con la dimensione pubblica, identificabile
con il diritto statuale.
SISTEMA, SISTEMI E RETI
TEORIA SISTEMATICA ispirata ai sistemi prodotti dalla cibernetica degli anni !
'60. la societ viene intesa come un "macrosistema
articolato in molteplici "sottosistemi, la cui interazione
consente di ridurne la complessit, garantendone
l'equilibrio.
La societ un sistema ed il sistema coincide con la societ.
Il diritto un sottosistema, un semplice apparato logico-formale che risulta
funzionale alla "riduzione della compessit.
L'ordinamento giuridico e la societ vengono rappresentati come un sistema di
istituzioni o di informazioni: il diritto informazione.
Il concetto moderno di "sistema giuridico si fonda sulla possibilit di istituire
un "ordine, in virt che questa oggettivamente ordinata.
I MODELLI RAZIONALI DI "GOVERNANCE
DEISTITUZIONALIZZAZIONE non indica solo il fenomeno della crisi delle !
istituzioni, viene meno l'idea stessa di
"mediazione.
L'isitituzione favorisce l'interpretazione e la composizione giuridica.
Insomma la crisi di natura concettuale, si compone di "ragione che non pi
in grado di "leggere la realt sociale.
IL GIUDICE E L'INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE
LO STATUTO DELLA MAGISTRATURA
INDIPENDENZA e IMPARZIALITA' sono condizioni indispensabili affinch un
soggetto possa essere giudice.
Indipendenza e imparzialit richiedono che l'attivit giudiziaria si svolga in un
contensto caratterizzato da garanzie e vengono risolte dal giudicante.
INDIPENDENZA assenza di subordinazione protetta dallo statuto della !
professione giudiziaria.
IMPARZIALITA' assenza di ogni pregiudizio che si risolve in virt personale. !
L'INDIPENDENZA strumento per conseguire l'IMPARZIALITA'.
Nel contesto storico dell'et moderna, la condizione d'indipendenza del giudice
correlata alla teoria della separazione dei poteri dello Stato ed considerata
si per il singolo giudice che per il sistema delle istituzioni giudiziarie nel suo
complesso.
La Carta Universale del Giudice regola l'indipendenza come obbligo.
I giudici sono subordinati solo alle leggi (Art. 101 Cost.) e la loro
indipendenza all'interno dell'organizzazione giudiziaria va salvaguardata con il
rispetto del principio del giudice naturale precostruito per legge.
L'idea di IMPARZIALITA' l'atteggiamento di chi aperto a tutti i possibili punti
di vista e non vincolato a pre-giudizi; non si tratta di imparzialit assoluta
perch il giudice vincolato all'applicazioone dei dati normativi.
La ricerca di imparzialit e di ragionevolezza comporta senso di responsabilit
e anche la pazienza di comunicare : "l'idea di imparzialit conduce a quella di
responsabilit.
La MAGISTRATURA costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni
altro potere (Art. 104.1 Cost.).
l'Ordine Giudiziario un ordinamento normativo che genera norme interne per
l'esercizio delle competenze legislativamente attribuite ad altri organi
esponenziali dell'Ordine giudiziario.
L'Ordine Giudiziario rientra nelle categoria degli ordini professionali, dotati di
autogoverno e di autonomia .
Il consiglio superiore della Magistratura ha competenze sullo status dei singoli
magistrati.
La Costituzione detta le norme che concernono i rapporti tra soggetti e
strutture.
L'Art. 104.2 Cost. ! la Magistratura un Potere Indipendente
costituito Ordine autonomo.
Tra gli organi che compongolo l'ordine giudiziario non vi gerarchia.
Il potere esercitato dalle autorit giudiziarie oblbigato a rispondere a precise
richieste con tempi definiti dalle regole procedurali.
L'AZIONE DELLA MAGISTRATURA
Le norme giuridiche si presentano come principi o regole; le regole veicolano
principi e valori e da questi ricevono la loro ragion d'essere.
La qualifica di norma elastica va riferita a quelle norme per l'applicazione delle
quali necessaria una scelta in termini di giudizio di valore.
Le clausole generali possono rivelarsi un ponte fra giuridico e il pregiuridico
quando collegano direttamente il fatto a opzioni valoriali.
Il principio normativo ha contenuto generico rispetto alla regola.
I magistrati non possono incontrare limiti prefissabili nell'elaborazione di
rationes decidendi, perch essa la loro funzione interpretativa.
Per elaborare la ratio decidendi, il giudice pu rifarsi ai principi che informano
un ordinamento.
Il potere giudiziario ha l'obbligo di rispondere alle istanze utilizzando i dati
normativi che gli offre l'ordinamento giuridico, non prevista una sospensione
dei giudizi in attesa di atti normativi futuri.
La facolt di agire e di difendersi davanti ad un giudice un diritto
fondamentale.
Dal principio di eguaglianza deriva il principio di unitariet della giurisdizione.
Il giudice un giudice ordinario. Per ragioni storiche alla magistratura ordinaria
si affiancano giudici speciali (giudice AMMINISTRATIVO).
Principio di interpretazione conforme privilegiata l'interpretazione che !
resta pi fedele alla normativa
costituzionale e alla normativa
comunitaria e ne attua gli scopi.
L'interpretazione conforme a Costituzione un modo di applicare la
Costituzione per via diretta.
La Corte Costituzionale italiana ha statuito la giurisprudenza della Corte
europea dei diritti dell'uomo vincola i giudici italiani nell'interpretazione della
convenzione europea dei diritti umani e delle libert fondamentali.
La Corte di Giustizia giunta a riconoscere che l'obbligo del giudice nazionale
di interpretare il diritto interno in modo conforme al diritto comunitario non
circoscritto alla legge nazionale.
La Corte di Giustizia ha precistato che spetta al giudice nazionale dare
interpretazione e applicazione del diritto interno in modo conforme al diritto
comunitario.
La Corte Costituzionale italiana e le Corti europee hanno ridefinito il ruolo della
magistratura.
I giudici hanno acquisito nuovi poteri, soprattutto come Trattati comunitari.
La consistent interpretation (interpretazione conforme) chiama il Giudice
nazionale a riflettere sulle potenzialit applicative di un principio costituzionale
o comunitario, ed pi rilevante il suo compito se si trova di fronte a diritti
fondamentali non riconosciuti dall'ordinamento interno.
NORME TECNICHE considerate come contenuti condotti dal diritto, perch !
approntati dalla scienza.
Il rapporto tra scienza e diritto viene sancito nel momento formativo della
norma e nel momento applicativo di essa.
Il giudice pu avvalersi della scienza e della tecnica per ricostruire datti
specifici rilevanti nel processo e per decidere sui casi al suo esame.
La prova scientifica deve essere distinta dalla pseudo-scienza; per farlo ci si
avvale di due questioni:
! il giudice deve motivare la propria decisione, non accettabile che
vengano inserite motivazioni non ragionevolmente fondate;
! l'individuazione di strumenti idonei a introdurre le conoscenze scientifiche
nei procedimenti giudiziari.
LA PROFESSIONE
Nei sistemi di common law, le capacit argomentative del giudice si
incentrano sull'abilit di evidenziare le incompatibilit e a risolvere.
Nei sistemi di civil law le capacit del giudice si incentrano nell'abilit di
utilizzare le tecniche interpretative all'interno di un ragionamento che si
sviluppa in passaggi che attuano gli schemi delle deduzioni.
Il giudice riconosce un evento storico come fattispecie concreta.
Il magistrato non pu interpretare la legge per adeguarla alla proprie posizioni
etiche; il magistrato si vincolato a seguire i principi etici presupposti dalla
normativa costituzionale.
Il magistrato non pu essere iscritto a partiti politici (Art. 98 Cost.).
sul magistrato incombe il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di
osservarne la Costituzione e le leggi (Art. 68 Cost.) e di essere al servizio della
Nazione (Art. 98 Cost.).
L'ORGANIZZAZIONE
INDIPENDENZA e AUTONOMIA sono diritti del singolo magistrato come
lavoratore.
La formazione dei magistrati/avvocati comporta un impegno delle istituzioni
universitarie capace di svincolarsi dalle dinamiche proprie del sistema di
riproduzione delle cattedre.
La corretta applicazione del diritto e il pieno rispetto delle garanzie procedurali
vanno coniugati con l'efficienza e la produttivit.
Il magistrato si trova di fronte alla legge e si occupa di risolvere il problema di
armonizzare una variegata pluralit di dati giuridici.
Il legislatore ha ampliato l'area e le modalit dell'azione giudiziaria in modo che
l'azione della magistratura diventi occasione per scaricare tensioni sociali
irrisolte. Il legislatore (la classe politica stessa) si trova di fronte a nuovi
problemi che ha per primo qualche possibilit di affontare con tentativi di
soluzione che non devono impaludarsi nella banalit delle semplificazioni.
SOVRANITA'
PRIMA DEL SOVRANO
Respubblica Cristiana Modello che rappresente il contesto di fondo entro !
cui si articola il tipico pluralismo istituzionale dell'et
medievale.
troviamo la pi alta autorit: Dio.
Il nesso tra l'idea della Respubblica e il pluralismo istituzionale medievale si
comprende sui presupposti universalisti di un ordine destinato a regolare la
convivenza tra credenti. Il dovere di tutti preservare la comunit dei credenti.
Il quadro culturale medievale comporta un'intersezione tra vita politica,
religiosa e familiare.
Il reame del re anche il suo dominio privato e il governo si riduce alla
gestione privata di pseudo stati dinastici.
Il corpus iuris il prodotto del progetto di GIUSTINIANO di dare una
legislazione unitaria all'impero d'oriente; esso ha carattere scientifico razionale.
La razionalit intrinseca del corpus viene interpretata come espressione della
verit divina.
L'idea di soggetto affonda in realt le sue radici teoretiche nel cristianesimo.
Nel pensiero di CARTESIO troviamo l'idea moderna del soggetto razionale.
CARTESIO scopre il cogito come elemento di evidenza e chiarezza. Il soggetto
viene concepito come scopritore della verit perch allestisce e segue un
metodo razionale della capacit di pensare del soggetto stesso. Con il cogito
CARTESIO definisce il soggetto indipendente ed individuale.
Il modello della respubblica messo in discussione dalla riforma luterana.
L'affissione delle 95 tesi di MARTIN LUTERO sulla chiesa di Wittemberg (1517)
segna l'inizio di una lotta per la libert religiosa. La riforma implica la tendenza
alla liberazione del soggetto razionale dall'autorit spirituale (il papato).
GEOGRAFIA DELLA SOVRANITA'
PACE DI WESTFALIA Simbolo di trasformazione politica epocale. !

Il principio cuius regio, eius et religio della pace di Augusta il nesso tra la
titolarit di una regione e la confessione religiosa abbracciata.
Il signore feudale diventa il sovrano del territorio che possiede.
Il sovrano esercita la sua autorit esclusiva, ma in realt, l'autorit
indipendente rispetto agli altri sovrani.
Nella societ europea post Westfalia, l'universitas politico-teologica medievale
assume la natura di una societas internazionale di stati sovrani.
La popolazione governata dal sovrano deve obbedire alle leggi da esso
emanate e viene eliminata la possibilit di interferenza da parte del Papa e
dell'imperatore.
Lo stato sociale eroga servizi e garantisce prestazioni nell'ambito dei propri
confini territoriali. La legittimazione ha carattere dinamico.
BODIN ritiene che l'assolutezza debba essere confinata all'esercizio del potere
politico giuridico e non debba corrispondere ad un potere senza limiti, perch il
sovrano incontra il limite delle leggi di Dio.
SOVRANITA' potere assoluto e perpetuo proprio dello Stato. !
Per HOBBES, la condizione naturale si pone come condizione stessa
dell'individualit.
Il prodotto dell'arte dell'uomo conduce dalla paura di tutti verso tutti, alla
paura di tutti verso uno, acquistando una dimensione istituzionale stabile e
duratura; la moltitudine unita in una sola persona si chiama Stato.
Il sovrano esterno al patto sociale e l'accordo fra tutti i membri della
moltitudine a favore di un terzo. L'obbedienza dovuta fino a quando il
sovrano garantisce l'ordine sociale. La concezione della sovranit di HOBBES,
anticipa alcuni aspetti del positivismo giuridico.
UNA QUESTIONE DI SOGGETTI E UNA QUESTIONE DI LIMITI
La teoria della sovranit di JEAN-JAQUES ROUSSEAU immagina una struttura
del potere politico come forma di assolutismo democratico. Lo schema
contrattualistico Rousseauiano conduce al primato politico del popolo come
soggetto sovrano.
ROUSSEAU trova una forma di associazione che difende e protegge la persona
e i beni di ciascun associato e per la quale ciascuno obbedisce solo a se stesso,
restando libero, dunque il contratto sociale consente il passaggio dalla libert
naturale alla libert civile.
LOCKE abbozza la teoria della separazione dei poteri. Nella condizione da lui
descritta troviamo l'esistenza di una serie di diritti naturali e fondamentali di
cui gli individui sono titolari. Il modello di stato descritto da LOCKE
considerato espressione compiuta di una teoria dello stato liberale.
Per KANT il diritto l'insieme delle condizioni attraverso le quali l'arbitrio
dell'uno pu accordarsi con quello di un altro. KANT sostiene che il pactum
unionis civilis di una specie particolare, perch un'unione fine a se stessa,
in quanto un'unione relativa a tutti i rapporti esterni degli uomini. Il diritto
pubblico l'insieme delle leggi esterne che consentono l'accordo tra gli arbitrii
individuali.
La dottrina dello stato liberale di diritto dell'800 precisa l'idea della sovranit
attraverso le categorie concettuali dell'ordinamento giuridico. La sovranit
sovranit dello Stato (istituzione impersonale che produce il diritto vigente). Lo
stato come persona giuridica sovrano in quanto il diritto espressione di una
razionalit superiore alla volont di un soggetto politico.
LA LINEA COSTITUZIONALISTA
Nel pensiero di MONTESQUIEU si sottolinea la degenerazione dell'esercizio del
potere politico; la critica di MONTESQUIEU rivolta contro la teoria moderna e
radicale della sovranit.
La linea costituzionalista, si sviluppa come possibilit di definire
un'istituzionalizzazione dell'esercizio del potere sovrano da parte del popolo.
Il costituzionalismo si pone l'obiettivo di correggere il carattere formale della
separazione dei poteri, ponendo un ulteriore presidio a tutela delle libert
individuali.
Secondo SCHMITT la sovranit andrebbe letta come un concetto limite
appartenente alla sfera pi estrema dei processi di costruzione dell'ordine.
L'ordine il frutto della personalit di un soggetto che decide da sovrano,
normalizzando i rapporti sociali.
La riflessione di HABERMAS segnala le torsioni a cui il pensiero filosofico
giuridico e filosofico politico deve sottoporre l'idea di sovranit per mantenere
un profilo teorico coerente con la storia del concetto corrispondente. La crisi
della sovranit statale dovura alla globalizzazione ecomica e sociale;
l'estensione globale dello spazio economico genera una regolamentazione dei
rapporti che prescinde dai riferimenti del diritto positivo degli stati, mentre
l'estensione dello spazio politico conduce a una normativa rafforzata dal
primato sul diritto interno.
GOVERNANCE
UNA PAROLA SENZA SENSO
"Governance" parola senza senso, o meglio, un concetto il cui senso !
risiede proprio nel non averne uno, come nell'oggetto di cui
parla KAFKA nel suo "Il cruccio del padre di famiglia".

Egli afferma che tale oggetto si pu trovare nei solai, nelle scale o nei corridoi,
fatto di legno, capace di ridere, parlare e rispondere, emette dei suoni
simili a quelli prodotti dalla caduta delle foglie, si chiama Odradek, non ha fissa
dimora, non ha meta, non nuoce, non svolge alcuna attivit e ruzzola per le
scale e continuer a farlo anche quando il padre di famiglia non ci sar pi, tra
i piedi dei suoi figli ed i figli dei suoi figli. Insomma: l'Odradek c', questo
tutto ci che si pu dire; non vi un concetto valido ad esprimerlo, ma
l'oggetto in questione esiste.
La "governance" cos: c', se ne parla, ma non si sa bene cos'; da quasi
fastidio.
PER UNA PEDAGOGIA DEL CONCETTO
I problemi filosofici derivano da problemi di linguaggio e ci dipende dai nostri
concetti: questi ci servono per ordinare il mondo, per capire ci che ci circonda,
come se fossero dei cassetti di cui il pensiero si serve per mettere le cose al
loro posto, infatti, etimologicamente parlando, il termine deriva da "cum
capere" che significa "prendere insieme", "afferrare", "raccogliere". Ci da
spazio ad una riflessione critica, ma questi cassetti hanno una vita, nascono e
muoiono, e, quindi, a volte, si trasformano.
DELEUZE e GUATTARI, analizzando la questione, sostennere che ogni concetto
rinvia ad altri concetti che si riferiscono ad un dato problema e che quindi
hanno una propria storia.
Quindi:
" non esistono concetti semplici, in quanto ogni concetto composto, a
sua volta, da altri concetti;
" ogni concetto rinvia ad un dato problema, nel senso che nasce in
relazione ad un problema da risolvere;
" ogni concetto ha, perci, una sua storia e, quindi, un suo divenire.
Quello di "governance" rischia di divenire un concetto senza concetto, che
tende a mostrare la complessit del mondo: si cerca di capire, quindi, come sia
possibile governare la complessit.
PIANI DI IMMANENZA
Secondo SCHMITT, per uscire definitivamente, nel XVI secolo, dalle guerre di
religione, era necessario inventare lo Stato come macchina artificiale e neutrale
capace di garantire l'ordine sociale, utilizzando anche delle dinamiche di
sviluppo commerciale e dei mercati, creando una coesistenza pluralistica di
diversi processi che tendono ad ordinare il mondo in maniera differente.
La politica divenuta un "siparietto di quinta", che deve solo applicare
fedelmente i comandi del capitale finanziario, cercando anche di renderli
accettabili parlando di diritti e di democrazia.
Come affermava MARX, i governi non solo altro che dei comitati d'affari delle
grandi potenze economiche.
La nostra realt sociale rischia di non essere semplicemente complicata, bens
complessa, ossia irriducibile ad un'unica narrazione; viviamo in una relat in
cui i differenti elementi, cio quello politico, economico o religioso, sono
inseparabili ed interdipendenti sia tra loro che rispetto al tutto.
FOUCAULTriteneva il potere presente dappertutto ed, allo stesso tempo, in
nessun luogo, quindi riteneva fosse un errore considerare gerarchicamente
organizzati il piano economico rispetto a quello politico, come se il primo
potesse comandare il secondo.
Questi due apsetti, riprendendo la teoria di LUHMANN, sono da prendere in
considerazione dal punto di vista della interpenetrazione: l'economico non
semplicemente altro dal politico, cos come il politico non semplicemente
altro dall'economico, tra i due in atto una contaminazione reciproca che fa s
che la logica dell'uno influenzi continuamente quella dell'altro e viceversa. E'
dunque vano chiedersi quale dei due sistemi comandi l'altro.
UNITA' E MOLTEPLICITA'
PASCAL sostenva che impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto e
viceversa e ci applicabile anche sul problema prima riportato. Allo stesso
modo, MORIN sosteneva che le unit complesse, come l'uomo e la societ,
sono strutturalmente multidimensionali
Ci stato notevolmente agevolato dal processo di globalizzazione, un
fenomeno principalmente economico che ha portato all'avvio di processi
tecnologici
Come evidenzia MORIN stesso, "complesso" deriva da "complexus" che
significa "ci che tessuto insieme", perci un concetto che si riferisce ad un
legame tra i differenti elementi della totalit, che li rende inseparabili tra loro,
e, quindi, ad un legame tra unit e molteplicit.
E' importante, quindi, capire come questi due fattori, unicit e molteplicit,
appunto, siano tenuti insieme. Come si detto prima per il piano economico e
quello politico, anche in questo caso l'unit non semplicemente altro rispetto
alla molteplicit, cos come la molteplicit non semplicemente altro rispetto
all'unit: anche qui, i due elementi vengono continuamente contaminati
reciprocamente.
LA TECNICA CAPOVOLTA
Viviamo nell'et della tecnica, usando termini di SEVERINO, non pi un insieme
di strumenti che l'uomo utilizza per soddisfare i propri bisogni, ma un vero e
proprio apparato che trova in s stesso il suo fine ed il suo destino, cio la
conservazione e la perpetuazione indefinita del suo stesso funzionamento; i
mezzi quindi sono sempre pi autonomi rispetto ai mezzi da cui prima
dipendevano.
Lo aveva gi intuito Hegel, affermando che l'aratro pi nobile dei godimenti
che esso procura, intendendo con ci che lo strumento si conserva a differenza
dei godimenti che si consumano.
Come in MARX, la logica della produzione sostituisce quella della fruizione,
attraverso la sostituzione del valore di scambio con il valore d'uso; il denaro,
perci, da mezzo per produrre beni, diventa fine in vista del quale i beni stessi
vengono prodotti.
Fino agli anni '70 si pensava ancora che le imprese fossero una funzione della
produzione, cio che il loro fine fosse quello di produrre e mettere sul mercato
una serie determinata di beni con l'obiettivo di massimizzare il profitto.
Le imprese erano una sorta di piccoli Stati nel senso che avevano un loro
popolo, i dipendenti, un territorio, quelli recentati degli stabilimenti, ed un
sovrano, il proprietario.
Le imprese stesse, per, si trovarono sempre pi di fronte alla scelta tra la
produzione interna o la compera esterna, possibile appaltando ad altre imprese
singole fasi della produzione; divennero, cos, unit complesse, sempre pi
simili alle reti, piuttosto che alle piramidi, mutando anche il fine dell'intera
produzione che diventa quello di stipulare e garantire contratti.
Il territorio perde sempre pi la sua importanza, a causa del processo di
delocalizzazione delle fasi di produzione, e si ha una sempre maggiore
dissociazione tra propriet e management.
WILLIAMSON considerava le imprese vere e proprie strutture di governo, il cui
fine non pi da individuare nell'ottimizzazione del profitto, quanto piuttosto
nell'ottimizzazione dei costi legati alle stipule ed alla gestione dei vari contratti.
Le imprese diventano, quindi, strutture di "governance" e, ancora una volta, i
mezzi diventano fini, come conseguenza della decentralizzazione,
deterritorializzazione e deverticalizzazione: il potere non si esercita pi
dall'alto, dalla cabina di comando.
DALLA SALUTE AL FITNESS
LENOBLE e DE MUNCK, in un loro saggio dedicato alla trasformazione dell'arte
del governo, sostennero che non si doveva parlare di una crisi che aveva
investito i modelli istituzionali esistenti, ma, pi in generale, di una crisi
dell'idea stessa di modello: usando parole del sociologo Bauman, di una crisi
del modello di modello. Da qui il tentativo di costruire un nuovo piano
concettuale che abbandoni, una volta per tutte, l'idea secondo la quale sarebbe
possibile tenere rigorosamente distinto il momento della produzione normativa
(cio dell'elaborazione teorica di un modello sociale) da quella della sua
concreta applicazione (che ci faccia sapere cosa si deve fare).
Il contesto e la possibilit di rivedere le proprie scelte in funzione delle
conseguenze diventano cos decisivi.
Tornando a BAUMAN, egli mette l'accento su un fenomeno curioso che
caratterizza il nostro presente, cio il passaggio dal valore salute al valore
fitness:
" la salute rappresenta un'attivit finalizzata al raggiungimento ed al
mantenimento di un modello, riguarda quindi una condizione stabile da
perseguire con sforzo sistematico, coerente ed uniforme; rimanda quindi
al concetto di equilibrio, continuit e identicit, evocando, quindi,
l'armonia del processo di vita.
" il fitness rimanda al concetto di rottura, discontinuit e differenza,
rompendo, di conseguenza, l'armonia della vita e rendendola, come una
collana di perle, distinta in tanti eventi unici.
Sostituendo la salute con il modo tradizionale di intendere l'attivit di governo
e il fitness con il nuovo concetto, cio con la "governance": il primo ha dei
precisi valori da tutelare nello svolgimento della pratica sociale, il secondo,
invece, non ha un traguardo ben specifico da raggiungere.
IL TROPPO GRANDE ED IL TROPPO PICCOLO
Il mondo non pi a misura degli Stati: troppo grande (quando si parla di
universalizzazione dei mercati, o delle sfide ecologiche, o, ancora, del
terrorismo internazionale) e, allo stesso tempo, troppo piccolo (quando si
parla, invece, di rivendicazioni locali, appartenenze regionali, o, ancora,
identit colletive).
Parlando di "governance" inevitabilmente si parla di crisi, una crisi che, in
definitiva, riguarda la presa d'atto dell'impotenza della forma dello Stato.
La "governance" il tentativo di rispondere a questa crisi, elaborando nuove
forme di regolazione sociale in grado di governare questo nuovo mondo,
grande e piccolo allo stesso tempo. Il processo di globalizzazione stato
seguito da quello di glocalizzazione, consistente nella rinascita di localismi di
vario genere.
A tal proposito importante menzionare due documenti: l'"Our Global
Neighbourhood" della Commissione sul Governo Globale ed il "Libro Bianco"
della Commissione Europea. Entrambi sottolineano come i governi statali siano
impossibilitati nel rispondere alla crisi e propongono come unica alternativa
l'allargamento delle sfere di governo per tutti i processi e gli attori sociali
potenzialmente interessati, non pi solo e semplicemente gli Stati, dando loro
la possibilit di scegliere gli obiettivi da raggiungere, selezionare i problemi da
risolvere e formulare, di conseguenza, le politiche pubbliche: in altre parole, la
soluzione la partecipazione. Si avvia cos un processo si dialogo e di continuo
apprendimento tra tutte le componenti della societ civile che prima erano solo
dei semplici destinatari.
LA FUNZIONE DELLA DIREZIONE
La "governance" non sinonimo di governo e segnala indubbiamente uno
scarto tra due diversi piani di immanenza: quello giuridico-politico, da un lato,
che aveva il compito di istaurare l'ordine sociale all'interno di un territorio
definito, e quello della localizzazione, cio della "governance" dall'altro, che
cerca di mantenere aperta la comunicazione tra le varie componenti del tessuto
sociale.
Solitamente si distingue il termine "governance" da "government" intendendo
col primo l'attivit del governare, con le sue modalit ed i suoi effetti, mentre
col secondo la funzione di governo in s.
Il buon dirigente colui che conosce l'arte del sapere non decidere, oltre che
quella del sapere decidere, colui che in grado di comunicare, mediare,
coordinare ed offrire motivazioni.
L'autorit quindi in funzione della soddisfazione dei movimenti individuali: le
organizzazioni non sono macchine razionali che procedono secondo programmi
prestabiliti perch sono ormai influenzate dai soggetti che le compongono e
dall'ambiente cirostante; non sono pi rigorosamente gerarchizzate e, perci, i
singoli soggetti non sono pi tenuti solo ad obbedire agli ordini ed alle regole
imposti dall'alto.
Le imprese sono organismi strettamente dipendenti dal fattore umano e
dall'armonia e dal dialogo che si istaurano fra questi.
BERNARD individua, perci, le tre principali funzioni del buon dirigente:
1) assicurare un efficace sistema di comunicazione.
2) garantire un costante afflusso di risorse.
3) stabilire i fini dell'organizzazione stessa.
TRA STATO E MERCATO
Nella seconda met degli anni '70 l'attenzione si sposta dal soggetto della
direzione politica all'oggetto del controllo pubblico, cio verso le dinamiche
interne di regolamentazione della societ, si passa dal governo alla
governabilit, cio all'analisi della disponibilit dei destinatari.
Il problema diventa quello di assicurare l'effettivit della regolazione prendendo
in considerazione il necessario coinvolgimento dei membri dell'organizzazione
in questione, passando dalla modernit pesante (dove prima si pensava al
poter progettare a tavolino un modello di svilupppo da applicare in un secondo
momento alla realt sociale) alla modernit liquida (dove, invece, il processo di
apprendimento ed il ruolo dei singoli contesti svolgono un ruolo fondamentale).
Negli anni '80 dall'apologia dell'intervento statale si passa all'apologia del
mercato, inteso come sistema in grado di autoregolarsi.
Le alternative sono evidentemente due: o lo Stato o il mercato, e data
l'inefficenza del primo, resta solo il secondo, che porta quindi alla nascita della
stagione del neo-liberismo, un'epoca di deregolamentazioni, privatizzazioni e
devoluzioni. Il privato, perci, trionfa sul pubblico.
Anche questo ricorrere al mercato, per, presenta le sue crepe, quali, la
contraddizione tra i principi del mercato, da un lato, e la democrazia e
l'esigenza di giustizia sociale, dall'altro. E' nuovamente necessario un controllo
politico, che altro non che la "governance".
Quest'ultima rappresenta una soluzione al contrasto Stato-mercato, seppur
una soluzione complessa, dato che non si tratta di scegliere l'uno o l'altro,
bens di riprendere i loro legami e le loro interconnessioni. Insomma meno
Stato, ma non meno governo.
Il pubblico ed il privato, in definitiva, non sono pi tra loro contrapposti, ma
coordinati per il raggiungimento degli obiettivi di interesse generale e di un
efficace governo, sia a livello locale, che nazionale, che internazionale.
LA TRASFORMAZIONE DEL DIRITTO
La perdita di centralit dello Stato implica una revisione non solo del concetto
di governo, ma anche di altri, motivo per cui la sfida che la scienza giuridica
oggi chiamata a raccogliere sembra proprio quella di "inventare" nuovi
concetti oriarticolare quelli gi esistenti.
Nella "Dottrina pura del diritto" di KELSEN il diritto inteso come ordinamento
giuridico, cio come insieme di norme riconducibili ad un'unit perch poste ed
imposte da un unico potere sovrano, legittimo ed effettivo.
Ordinamento giuridico e Stato sono due facce della stessa medaglia: il sovrano
per essere effettivo dev'essere unico e per essere unico deve detenere il
monopolio delle fonti del diritto e queste devono essere tutte riconducibili ad
un medesimo fondamento. Questo il sistema che entrato in crisi.
Il diritto di cui si parla con la "governance" il mezzo utile per il mantenimento
di quel processo comunicativo che condizione fondamentale per l'esistenza di
una qualsiasi organizzazione, pubblica o privata.
Non un mezzo di cui il potere legittimo si serve per realizzare fini gi
individuati, ma una tecnica che garantisce la legittimit e l'effettivit del potere
attraverso una sempre pi estesa partecipazione dei singoli interessati alla
scelta delle politiche pubbliche ed alla stessa selezione dei problemi.
L'ORDINE NUOVO
Parlare di rivoluzione significa parlare di rivolgimento, di cambiamento drastico
e radicale.
Tutte le rivoluzioni hanno portato all'istaurazione di un nuovo ordine molto
diverso da quello precedente.
Per capire quali sono le differenze di base tra l'ordine auspicato dalla
rivoluzione e qualsiasi altro ordine intervenuto MATHIEU, sostenendo che
l'ordine auspicato dalla rivoluzione un ordine interno alla realt in questione,
che si identifica con ci che ordina.
Si passa da un ordine estrinseco ad uno intrinseco, capace di superare lo
scarto tra la realt come dovrebbe essere e la realt come .
Questo drastico cambiamento porta, per, inevitabilmente, alla strutturale
incompatibilit della rivoluzione con il diritto ed, in particolare, con la legge.
Quest'ultima risulta oppressiva nei confronti del nuovo ordine perch sempre di
una legge estrinseca si tratta che non trova riscontro in un ordine intrinseco.
Ogni rivoluzione una rivoluzione contro il diritto, e la rivoluzione non pu
risolversi in una tecnica perch questa viene solitamente intesa come un
insieme di strumenti utile a realizzare un fine gi determinato.
OMBRE
L'ordine della "governance" interno alle volont regolate, cerca di rispondere
alla crisi dell'idea secondo la quale la societ regolabile dall'altro attraverso
un modello e non consiste in una tecnica strumentale, bens in un processo
continuo di apprendimento per prove ed errori.
Quando si parla di "governance" non si parla di diritto, o di legge, intesa come
misura esterna all'azione, quindi necessaria la costruzione di una nuova
grammatica.
Di fronte a tale questione, un giurista medievale avrebbe sicuramente avuto
meno difficolt di un giurista contemporaneo perch allora non si parlava di
diritto inteso come oggi, quindi di un ordine artificiale da costruire, ma di un
ordine naturale da conservare e garantire, un ordine sociale, cio, considerato
come gi dato.
L'ordine della "governance un ordine che si costruisce, artificiale, ma
spontaneo e privo di un origine o di un soggetto che possa esserne considerato
autore.
Un ordine che non dipende da nessuno e di cui nessuno sembra esse
responsabile.
Come gi stato detto, inoltre, la "governance" non sinonimo di governo, ma
neanche di assenza di governo. E' qui che si scoprono delle ombre: vi il
sospetto che il senso di questo ordine sia quello di presentare come intrinseco
un ordine destinato: la struttura partecipativa rischia di oscurare il modo in cui
il potere continua ad essere esercitato; il timore che i dirigenti non siano
scomparsi, ma solo nascosti. Ci che si rischia di occultare anche il momento
della scelta degli attori da includere nelle dinamiche di governo e, di
conseguenza, la loro legittimazione.

DIRITTO E SCIENZA
LA CONOSCIENZA DIETRO ALLE NORME
Il divieto di fumare nei locali pubblici si fonda sulla pubblicazione di riviste
scientifiche che, dopo anni di ricerche, hanno dimostrato che il fumo passivo
nuoce alla salute.
I rapporti tra conoscenza e normativit hanno costituito un tema filosofico
giuridico costante.
I legami pi profondi tra scienza, politica e diritto, si sono costituiti alle origini
dell'impresa scientifica moderna. I metodi scientifici sono stati un riferimento
della riflessione giuridico politica nella costruzione teorica della societ liberal
democratica. Le ragioni che hanno reso giuridicamente invisibili le conoscienze
sottese alle norme, sono rilevanti perch la scienza ha esercitato una funzione
rilevante.
HOBBES ha tentato di unificare all'insegna del metodo, la scienza e il diritto.
La possibilit di un sapere oggettivo conquista irreversibilmente gran parte
della riflessione giuridica moderna; il metodo scientifico diventa modello di
ispirazione per la politica e il diritto dello stato liberale. La scienza gode di
un'autorit nei confronti della societ e la sua naturale tendenza del vero fonda
l'eticit.
Il ruolo trainante che la scienza ha assunto rispetto allo sviluppo economico e
sociale, ha forgiato una diversa consapevolezza e un differente modo nel
considerare due tra le maggiori forze di cambiamento e stabilit sociali.
Negli ultimi decenni, politica e diritto hanno intrapreso un'attivit di
regolamentazione nei confronti delle attivit dei prodotti della tecnoscienza.
La commistione tra scienza e societ, tra scienza e istituzioni, tale da incidere
sulle strutture e sulle dinamiche fondamentali della vita associata, rendendo
evidente la necessit di ripensare a concetti fondamentali del diritto e della
politica. Il diritto certifica e legittima la correttezza delle procedure e dei
prodotti scientifici e tecnologici.
La prospettiva dominante dei rapporti tra scienza e diritto, stata quella di un
rapporto a distanza tra i due sistemi. Nella societ la scienza diventata una
fonte diretta di produzione di conoscienza autorevole per il diritto e il diritto
diventato fattore determinante nella validazione del sapere scientifico.
Nell'analisi della filosofa indiano/statunitense Sheila Jasanoff, l'idea di
cooproduzione mette a fuoco le contaminazioni tra saperi che si generano nel
confondersi dai confini semantici e dai processi di validazione-legittimazione tra
i due sistemi.
La scienza un'istituzione sociale dinamica impegnata insieme alle altre
situazioni nella definizione di un ordine empirico e sociale. Il diritto si trova in
una condizione di intenzionale creativit nei confronti della scienza, esso
modifica le conoscienze scientifiche.
LA SCIENZA DAVANTI AI GIUDICI
L'approccio dei giudici al sapere scientifico e alle questioni science-based negli
stati uniti ha eseguito una traiettoria che andata da un esibito ossequio nei
confronti dell'autorit della comunit scientifica, nel definire quale sia la
scienza valida ad un atteggiamento di riappropriazione dei poteri decisionali,
attraverso criteri metodologici da seguire.
FRYE UNITED STATES (1923):
L'imputato FRYE, accusato di omicidio aveva chiesto di sottoporsi alla macchina
della verit; lo strumento considerato incerto.
Di fronte all'assenza di certezze scientifiche, e considerando se stessi come non
esperti, i giudici preferirono affidare alla comunit scientifica ufficiale il giudizio
esperto per farlo proprio. In questo caso, la macchina della verit venne
ritenuta inaffidabile.
IL CASO DAUBERT (1993):
In questo caso, la corte suprema degli stati uniti, decise di abbandonare lo
standard FRYE. Il caso DAUBERT verteva su effetti teratogeni di un farmaco
contro le nausee in gravidanza (bendectin, prodotto dalla MERREL - DOW
FARMACEUTICALS). La casa farmaceutica, aveva dimostrato che non vi era
prova che il farmaco fosse causa di malformazioni del feto. I genitori dei
bambini nati malformati, avevano chiesto ai giudici di acquisire la
testimonianza di esperti, in grado di produrre evidenze scientifiche contrarie; si
trattava di esperimenti in vitro e in vivo. La casa farmaceutica si era opposta
alla testimonianza, avvalendosi dello standard FRYE. La corte suprema decide
di avvalersi dei metodi utilizzati dagli esperti. Alla met degli anni 80, il filosofo
della scienza YAN HACKING, osserva la centralit epistemica acquisita
dall'ignoranza in relazione all'applicazione delle scienze. Ci diventato sempre
pi evidente nelle lezioni tardive (danni catastrofici) che le societ
contemporanee hanno dovuto apprendere. Nella lettura sulle politiche e il
diritto della scienza, troviamo 4 diverse forme di incertezza:
1) RISCHIO variabile caratterizzante un problema conosciuta e la !
probabilit rispettiva di esiti differenti qualificata;
2) INCERTEZZA condizione in cui l'incidenza quantitativa dei fattori in !
gioco non nota;
3) IGNORANZA assenza completa della conoscenza delle variabili !
rilevanti;
4) INDETERMINAZIONE particolare incertezza che si produce nel !
rapporto tra esseri umani e sistemi tecnologici.
LA RIDUZIONE FINALE DELLE NEUROSCIENZE
La neuroetica la disciplina che mette in collegamento due imprese distinte.
La prima riguarda gli effetti delle nuove tecnologie divenute disponibili
nell'ambito delle neuroscienze; sotto questo profilo, la neuroetica arricchisce il
catalogo degli ambiti di studio dell'etica applicata e della bioetica. La seconda
tocca la profonda revisione di concetti filosofici fondamentali, come identit,
intenzionalit, responsabilit alla luce delle nuove conoscenze
neuroscientifiche. Le neuroscienze ci riportano in una condizione per
rinegoziare chi intendiamo essere e dove vogliamo indirizzare il nostro
cammino umano.
DIRITTO E TEOLOGIE
IL RAPPORTO TRA DIRITTO E TEOLOGIA
Diritto e teologia si riferiscono entrambe alla genesi del mondo occidentale e
sono centrali per comprenderne lo sviluppo.
La teologia del '900 esce dalla concezione territoriale della Chiesa propria del
secondo millennio, identificandola come entit analoga all'Impero e poi allo
Stato.
Tre versanti da considerare:
! profilo epistemico mostra come la fede e la ragione non sono aree !
separate dall'esperienza antropologica quotidiana
propria di ogni uomo;
! profilo ermeneutico mostra come l'arsenale interpretativo del giurista !
contemporaneo intriso di questioni, concetti e
strumenti ermeneutici che affondano le proprie
radici nell'ermeneutica biblica;
! profilo storiografico connesso a recenti studi che nella storia del !
secondo millennio sono stati ritenuti frutto di
emancipazione della modernit.
Fede e sapere rappresentano ambiti separati dall'esperienza umana,
corrispondenti a due modelli di verit incomunicabili e retti da principi da
principi diversi: l'uno dalla razionalit della scienza, l'altro ispirato alla
dimensione irrazionale della fede.
La scienza si ispira ai valori di tolleranza e di progresso, mentre la fede a quelli
dell'intolleranza e dl dogmatismo.
Il pensiero dell'uomo non pu essere separato in due ambiti considerati opposti
ed inconciliabili.
Dal '900 la riflessione teologica e religiosa ha fornito spunti innovativi
nell'autocomprensione della Chiesa cattolica.
Il dibattito teologico sorto nel corso del primo millennio incentrato sulla
BIBBIA
un mondo testuale e viceversa il mondo illustra i contenuti biblici.
Nei primi secoli del secondo millennio si registra un sostanziale rinnovamento
legato alla "rivoluzione ponteficale di GREGORIO VII, corrispondente al
processo di redazione del Corpus iuris Canonici.
L'affermarsi del pensiero scientifico come forma di conoscienza vera della
realt, delinea l'affermarsi della modernit, in cui emerge l'autonomia del
pensiero scientifico e viene consolidata la divisione dell'universo del sapere sul
piano naturale e sopranaturale.
La radice dell'eliminazione del divino una questione storica legata a conflitti
religiosi ed un punto eminente teorico. La fondazione di Dio non muta nulla
per il diritto naturale.
La concezione moderna della scienza si concentra sull'ambito del naturale,
abbandonando la sfera del soprannaturale e del divino, ritenuta irrilevante per
la vita dell'uomo.
Il rifugio conseguente della fede nel soprannaturale sancisce l'irrilevanza
antropologica: il discorso su Dio non ha un'utilit riconosciuta per la vita
dell'uomo e la via dell'ateismo un modello teorico della separazione tra
ragione e fede incomunicanti tra loro.
La cultura scientifica si pone come atea o agnostica, tollerando la fede come
scelta possibile per il singolo. Essa l'unica verit ammissibile, individuabile
tramite le procedure riconosciute come scientifiche.
In mancanza di un minimo antropologico condiviso si preferisce cullare progetti
egemonici mediante l'unificazione della vita dell'uomo in base alle leggi di
mercato alleate con la scienza, senza produrre un quadro teorico comune. La
riapertura del collegamento tra ragione e fede la questione antropologica che
la contemporaneit preferisce rimuovere.
Tra filosofia e teologia non vi un rapporto possibile: una inizia dove finisce
l'altra. L'unica opzione possibile per l'uomo contemporaneo limitarsi alle
argomentazioni della ragione nei campi limitati della sua competenza o
affidarsi a scelte non razionalmente sostenibili n argomentabili. La
separazione tra ragione e fede implica una sorta di irrazionale fede nel
progresso.
All'interno delle teorie epistemologiche della verit si ritiene che una posizione
sia vera se corrisponde ai fatti. Il verificazionismo una teoria epistemologica
sostenuta dal neopositivismo logico che indica come stabilire il significato di un
enunciato e il riferirsi all'empirico. Secondo il principio di verificazione, un
predicato descrittivo della realt riducibile a predicato osservabile.
Il razionalista critico KARL POPPER, ideatore del falsificazionismo, critica il
verificazionismo ponendo al centro la rilevanza del criterio di demarcazione
della scienza da ci che non scienza., sostenendo che lo scienziato falsifica le
teorie, infatti la teoria scientifica falsificabile, la metafisica no. La scelta del
razionalismo critico una questione di decisione e non di mera giustificazione.
Secondo BARTLEY, vi sono tre modi di pensare al problema della verit:
1) giustificazionista nota come i contesti debbano essere giustificati !
(cristianesimo).
2) Non attaccamento necessit di sforzarsi ad abbandonare i contesti !
3) fallibilismo o razionalismo pancritico concezione di ! POPPER - BARTLEY,
sostituisce la giustificazione con la critica.
La filosofia moderna la storia delle ribellioni di un'autorit dogmatica contro
altre autorit dogmatiche, in cui la struttura giustificazionista rimane costante.
Il testo evangelico la traccia testimoniale del percorso di fede dei primi
discepoli, in cui il fedele successivo inviato ad entrare leggendo il testo. La
filosofia della scienza del 900 ha mostrato come in essa la credenza e la scelta
siano elementi non trascurabili.
L'agire umano formato da ragione e fede, da calcolo e motivazione. La
teologia e la verit sono aperti alla critica. La verit divina non pu essere
ridotta all'umano, perch dell'umano la radice e nessun popolo se ne pu
impossessare.
La verit dispotica una verit che ritiene di fare a meno della fede ed la
credenza.
Il diritto ha conosciuto la necessit di fondare la legge sulla fiducia dell'uomo.
Esso non pu basarsi su una condivisione culturale pi ampia. La filosofia del
diritto si prende cura della fondazione culturale e sociale del giuridico.
Studiando il problema tra individuo e istituzioni, anche la teologia si preoccupa
del rapporto tra fedeli e istituzioni religiose nel senso fiduciale e normativo.
Il nuovo testamento il racconto della vita di un uomo, manifestazione e
costituzione di una comunit di fedeli che si raccoglie e si organizza attorno al
testo.
L'art. 12 delle preleggi la norma che fa emergere la radice nascosta del
rapporto tra diritto e teologia in tutta la complessit e profondit storica.
Il primo problema del rapporto tra diritto e teologia la sostituzione
dell'espressione "principi del diritto naturale (1811), con "principi
dell'ordinamento giuridico dello Stato (1942). i principi di diritto naturale del
codice austriaco del 1811 non sono i principi del diritto naturale cristiano
tomista.
Oggi la teoria del diritto contemporanea ha riproposto la questione
dell'interpretazione morale dei testi di legge, riferendola al grado di libert
dell'interprete nel determinare ci che la legge indica nel caso concreto e nel
ruolo della giurisprudenza.
Il ragionamento per analogia ha una generale portata esplicativa in ambito
teologico e filosofico; l'analogia viene usata per comprendere come l'umano
possa conoscere il divino.
Secondo lo storico del diritto francese, il processo di formazione del corpus
iuris civilis, avvenuto in nome dell'imperatore GIUSTINIANO; questo modello
imperiale viene ripreso da PAPA GREGORIO VII, per riorganizzare la chiesa
cattolica. Il Papa viene definito l'imperatore della chiesa. Lo Stato non l'unico
soggetto occupante il luogo mitico, ma troviamo nuovi protagonisti legati alla
sfera religiosa/giuridica. La scienza divinizzata (rappresentata dalla dea
ragione), si afferma nel periodo dell'illuminismo; il mercato e la tecnica,
ritenuti i nuovi dei o idoli, occupanti il luogo del fondamento mitico.
Il diritto romano l'annunciatore dello spirito di positivit caratterizzante il
mondo scientifico.