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Rassegna bimestrale di StudiTradizionali


Anno 3 n. 2/3 Giugno 2014
NUMERO SPECIALE DOPPIO DEDICATO ALLA TAVOLA DI SMERALDO
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4
LIBRERIA
ROMA
Specializzata in filosofia, esoterismo, ma-
gia, yoga, medicina e alimentazione na-
turale, simbolismo, alchimia, massoneria,
templarismo, filosofie orientali, antropo-
sofia, teosofia, astrologia.
Sul sito web possibile verificare la
disponibilit dei libri ed effettuare ac-
quisti on-line
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tel.: 080 5211274
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5
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La leggenda del ritrovamento
18
Il testo latino e le sue traduzioni
6
Viaggio nella Tavola di Smeraldo
di ELENA FRASCA ODORIZZI (ARTHEA)
5
Dimenticare per Ricordare
EDITORIALE
30
Analisi del testo o Commento
66
Altre tavole attribuite a Ermete
Trismegisto
In copertina:
Tavola della prima traduzione in ceco del
Rosarium Philosophorum del 1578,
illustrata da Jaro Griemiller
Rassegna bimestrale
di Studi Tradizionali
ANNO 3 n. 2/3
Giugno 2014
Direttore Responsabile
FRANCO ARDITO
Redazione
via G. Postiglione, 3
70126 Bari
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coinvolgono n rappre-
sentano il pensiero della
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G
I
U
G
N
O
L
DIMENTICARE PER RICORDARE
La Tavola di Smeraldo consiste di poche frasi, di diffici-
le comprensione secondo i canoni della logica comune,
in cui sono tuttavia racchiusi i principi dell'Arte e le fasi di
realizzazione dell'Opera. E gli sforzi degli esegeti di tradurne
il contenuto in concetti correnti hanno per risultato la spie-
gazione, linterpretazione, la volgarizzazione del testo, ma
senza possibilit alcuna di trasmetterne la vera essenza.
E un esempio di come luomo si sia impoverito nel corso della
sua evoluzione, di come la conquista della parola, e poi del-
la scrittura, ne abbiano gradatamente ottuso le capacit percet-
tive, privilegiando la razionalit a scapito dellintuizione.
La comunicazione orale, e a maggior ragione quella scritta,
comportano un decadimento dei concetti; le parole adeguano il
loro senso alle capacit percettive di chi ascolta, pertanto il loro
significato tende verso livelli sempre pi bassi, semplificandosi e
banalizzandosi fino a dimenticarne la valenza originaria.
E in questo processo gran parte hanno e hanno avuto le reli-
gioni, non a caso dette del libro, con la loro ansia di gover-
nare le anime attraverso norme e precetti.
Ci che una volta era percezione di sensazioni, intimo coin-
volgimento, oggi diventato logica e filosofia, concatenazio-
ne di concetti, allenamento intellettuale sempre pi lontano
dallessenza della realt. La sapienza ha preso il posto della
conoscenza, la ragione ha sostituito la comprensione, negan-
do tutto ci che non riesce a spiegare.
Accade anche nelle cerchie iniziatiche pi attente, dove si usa
il simbolo per sollecitare lintuizione ma poi la parole assume
preminenza, per spiegare, dettagliare, far capire.
Il percorso inverso si fa sempre pi difficile: si tratta di torna-
re alla vera essenza delluomo, a sentire piuttosto che ad
esprimere, a percepire piuttosto che a ragionare, a operare su
se stessi piuttosto che a discutere su ipotetiche metodologie
di elevazione spirituale.
Bisogna passare dalla Mente al Cuore, di-menticare per ri-
cordare, se si vuole aprire uno spiraglio su ci che siamo.
Un privilegio riservato ancora a pochi, temo.
8
viaggio nella
tavola di smeraldo
di ELENA FRASCA ODORIZZI (ARTHEA)
La pi antica versione della Tabula Smaragdina fu pubblicata intorno
all'825 d.C., sotto il Califfato Abbaside di al-Ma'mn. Si trovava alla fine
del Kitb Sirr al-halqa, un testo arabo che, tra il 1140 e il 1250, fu tra-
dotto in latino con il nome di Liber de secretis naturae (il Libro dei Segreti
della Creazione) da due studiosi operanti in Spagna, Giovanni di Sivi-
glia e Ugo di Santalla. Il vero autore della Tabula e il presunto originale
greco-siriano restano a tutt'oggi sconosciuti, anche se la Tradizione ne
attribuisce la scoperta ad Apollonio di Tyana, un filosofo greco neopitago-
rico del I secolo d.C., che gli Antichi consideravano un "Santo Pagano"
e gli arabi chiamavano Blins.
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Nella foto:
Renaissance
Alchemist's Cross,
disegno di Seth
Chamberlin.
viaggio nella
tavola di smeraldo
di ELENA FRASCA ODORIZZI (ARTHEA)
La pi antica versione della Tabula Smaragdina fu pubblicata intorno
all'825 d.C., sotto il Califfato Abbaside di al-Ma'mn. Si trovava alla fine
del Kitb Sirr al-halqa, un testo arabo che, tra il 1140 e il 1250, fu tra-
dotto in latino con il nome di Liber de secretis naturae (il Libro dei Segreti
della Creazione) da due studiosi operanti in Spagna, Giovanni di Sivi-
glia e Ugo di Santalla. Il vero autore della Tabula e il presunto originale
greco-siriano restano a tutt'oggi sconosciuti, anche se la Tradizione ne
attribuisce la scoperta ad Apollonio di Tyana, un filosofo greco neopitago-
rico del I secolo d.C., che gli Antichi consideravano un "Santo Pagano"
e gli arabi chiamavano Blins.
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l Kitb Sirr al-halqa si apre
con un'ampia trattazione sull'o-
rigine della realt creata, che presenta
importanti elementi di affinit fra le
dinamiche di formazione del ma-
crocosmo e i processi alchemici e
si chiude con la Tavola Smeraldina,
un breve e lapidario componimen-
to, quasi aforistico, il cui scopo
quello di riassumere e fissare questo
parallelismo. La Tabula, a sua volta,
introdotta da un breve preambolo
romanzato, nel quale si narra in che
modo fu trovata:
Entrando in una cripta sotterranea,
trovai una tavola di Smeraldo fra le mani
di Ermete; su questa tavola era scritta la
Verit racchiusa in queste parole.
Questo prologo rimasto parte
integrante del testo anche nelle suc-
cessive pubblicazioni, pur subendo nel
tempo varie modifiche narrative, che
si sono evolute di pari passo con la
trasformazione della figura di Ermete
Trismegisto da Divinit Egizia a Profe-
ta Pagano. Sembrer
strano, ma in queste
poche parole sono
contenuti i pi im-
portanti principi
della Tradizione
Ermetica dei primi
secoli dopo Cristo,
grazie ai quali la
Tabula pot facil-
mente affermarsi tra
gli studiosi medievali,
islamici e cristiani.
La Filosofia Ermetica
apparve tra il II e il III
secolo d.C. sotto forma
di un complesso di dot-
trine mistico-religiose e
filosofiche elaborate da vari
autori rimasti anonimi (molto
probabilmente greci immigrati in
Egitto), che attribuirono la stesura
dei loro libri a Ermete Trismegisto.
Si trattava di un insieme di teorie
cosmico-astrologiche derivate dalle
conoscenze dei Magi Iranici, mesco-
late alle leggende magico-religiose
I
la leggenda del
ritrovamento
11
12
degli Egiziani, infarcite di elementi di
filosofia e teurgia neoplatonica, con
tracce di neopitagorismo e credenze
gnostiche di matrice ebraico-cristiana.
In uno dei testi ermetici pi famosi, la
Kore Kosmou (la Fanciulla del Cosmo) si
racconta che Ermete, dopo aver inven-
tato la scrittura la us per incidere le
sue conoscenze su delle stelai, che poi
nascose in attesa che fossero ritrovate
dalle generazioni future:
[Ermete] vide l'insieme delle cose e,
avendo visto, comprese, e avendo compreso,
ebbe il potere di rivelare e di mostrare. Le
cose che egli conobbe, le incise, e avendole
incise, le nascose. E per meglio amarle, im-
pose sulla maggior parte di esse il silenzio,
in modo che ogni generazione venuta al
mondo, in seguito dovesse cercarle.
Nel tardo periodo ellenistico-roma-
no le storie riguardanti l'occultamento
di Libri Sacri dentro cripte e sepolcri
da parte di personaggi semidivini
divenne una tematica dominante tra
coloro che si dedicavano alla ricerca
della Conoscenza. Molti, tra cui l'al-
chimista Olimpiodoro (412 - ?), erano
convinti che i misteriosi caratteri
geroglifici incisi sui sarcofagi, sugli
obelischi e sulle stelai egizie, celas-
sero una grande sapienza perduta,
destinata a coloro che fossero riusciti
a decifrarli. Secondo il neoplato-
nico Giamblico, (245-325 d.C.)
gli stessi Platone e Pitagora erano
riusciti a leggere le misteriose ste-
lai di Ermete, ricavando da queste
le loro conoscenze. Erano noti
anche altri sapienti che avevano
affidato il loro sapere a tavole
e pilastri. Il pi importante di
questi era Zoroastro, profeta mi-
stico mesopotamico, che si diceva
avesse fondato la Scienza delle stelle
a Babilonia e avesse elevato 14
pilastri, 7 di bronzo e 7 di mattoni,
su cui aveva trascritto le Arti
Liberali cos da conservarle a uso
della posterit nell'eventualit di un
diluvio.
Anello di congiunzione cul-
turale tra le concezioni mistico-
astrologiche mesopotamiche e
quelle alchemiche egizie sembra
essere stato un personaggio
pseudostorico, l'alchimista greco
Bolo-Democrito.
Secondo la leggenda, lo pseu-
do-Democrito, per poter comple-
tare la sua formazione, arriv a
evocare dall'Aldil lo spirito del
suo maestro Ostane, un Mago ira-
nico la cui autorit era considera-
ta al pari di quella di Zoroastro.
Ostane gli rispose di cercare i
13
libri, a lui appartenuti quando era
vivo, nel Tempio, ma Democrito
non trov nessun testo, a parte
poche parole che rappresentava-
no la sintesi di tutta la Scrittura,
incise all'interno di una colonna
che si spalanc miracolosamente
nel mezzo. Si racconta, che dopo
quell'esperienza, anche Democri-
to decise di scrivere un'opera su
tavolette d'avorio e ordin che fosse
riposta nella sua tomba.
L'anonimo autore della leggen-
da del ritrovamento della Tavola
di Smeraldo utilizz evidentemen-
te queste stesse tematiche come
espediente letterario, in modo da
dimostrare l'incontestabile autori-
t del suo testo e lo fece sicuro di
non incorrere in accuse di eresia
o idolatria, dato che a quell'epo-
ca Ermete Trismegisto non era
pi visto come un Dio, ma come
un mitico Profeta civilizzatore,
inserito all'interno di una Genealo-
gia di Sapienti, che si chiamavano
tutti allo stesso modo, quasi che
il nome Ermete fosse diventato
una sorta di epiteto sacerdotale
tramandato di generazione in
generazione.
LA FIGURA DI ERMETE
TRISMEGISTO
La lenta trasformazione del Dio
Thot-Theuth, da somma divinit egi-
zia a Supremo Filosofo e Scienziato della
Natura, inizi in epoca ellenistica con
l'identificazione del Dio greco Hermes
con il Dio Egizio della Conoscenza. Suc-
cessivamente, in epoca alessandrina,
i primi alchimisti elessero questa ver-
sione grecizzata del Dio Thot a loro
protettore, dandogli il nome di Ermete
Trismegisto e rendendolo protagonista
della maggior parte delle rivelazioni
dottrinali contenute nei loro testi,
detti per questo motivo Ermetici.
I contenuti sapienziali di questi
libri influenzarono anche i pi critici
e intransigenti tra gli evangelizzatori
cristiani, al punto che l'apologeta Ter-
tulliano (155- 230 d.C.) arriv a citare
Ermete Trismegisto come il maestro
di tutti coloro che studiano la Natura (gli
scienziati in genere), mentre il suo col-
lega Lattanzio (250-327 d.C.) lo pose
tra i precursori del pensiero cristiano,
in virt della dimensione mistico-
teologica delle dottrine contenute nei
libri a lui attribuiti.
Sant'Agostino (354-430 d.C.),
non particolarmente d'accordo con
i suoi predecessori sull'importanza
dottrinale dell'Ermetismo pagano,
ne conferm comunque l'esistenza
14
fornendogli una genealogia che lo
vedeva contemporaneo di Mos e
discendente da Atlante, il grande Astro-
logo, fratello di Prometeo, nonno materno
del maggiore Mercurio, il cui nipote fu il
famoso Mercurio Trismegisto.
La figura di Ermete e del suo
nuovo albero genealogico vennero
ulteriormente manipolate tra l'VIII e
il IX secolo, proprio quando la Tavola
di Smeraldo venne redatta. Lo storico
bizantino Giorgio Sincello ( ? - dopo
l'810 d.C.), citando impropriamente
Manetone, sacerdote egizio del III se-
colo a.C., spieg che erano esistiti due
Ermete, il primo si chiamava Thoth
e visse prima del diluvio, mentre il
secondo prese il nome di Ermete
Trismegisto:
All'epoca di Tolomeo
Filadelfo egli [Maneto-
ne] fu nominato Sommo
Sacerdote dei templi
pagani dell'Egitto e scrisse
in base a iscrizioni nella
Terra Seriadica [Egitto]
che erano state fatte, come
egli afferma, in linguaggio
sacro e con i santi caratteri
di Thot il Primo Ermete e
tradotte dopo il Diluvio in
geroglifici. Quando l'opera
fu disposta in Libri da
Agatodemone, figlio del
secondo Ermete [Trisme-
gisto] e padre di Tat, nei
santuari d'Egitto.
Nello stesso periodo,
il filosofo, astronomo
e matematico persiano
Abu Ma`shar, (787-887)
redasse un'altra gene-
alogia nella quale tre
distinti personaggi,
secolo dopo secolo,
avevano ereditato l'uno
dall'altro il nome e le
conoscenze di Ermete:
il primo Ermete, vissu-
to prima del diluvio,
non era un Dio, ma un
mitico Civilizzatore della
razza umana, di nome
Thot, che aveva inse-
gnato agli Egiziani la
scrittura geroglifica e a
costruire le piramidi; il
secondo Ermete, vissuto a
Nellimmagine:
Thot, dio della
scrittura e della
letteratura, in un
bassorilievo del
tempio di Karnak.
15
16
Babilonia dopo
il diluvio, era
stato un mae-
stro in medicina,
in filosofia e in
matematica e
aveva inizia-
to addirittura
Pitagora; il terzo
e ultimo Ermete,
continuando
la missione dei
suoi predecesso-
ri, aveva edotto
l'Umanit nelle
scienze occulte e
nellalchimia.
Nella cre-
azione e nella
diffusione
dell'idea di un Ermete Trismegisto
Civilizzatore, si inseriscono anche le
vicende di Harran, una misteriosa
citt siriana che, nel 651 d.C., venne
conquistata dagli Arabi. Secondo le
testimonianze di due storici musul-
mani, al-Masudi (IX secolo) e Abi
Usaibia (XIII secolo), in questa citt
trovarono rifugio i filosofi della Scuo-
la Platonica di Atene, dopo la sua
chiusura forzata
del 529, per ordi-
ne dell'Imperato-
re Giustiniano,
fanatico difenso-
re dell'ortodossia
cristiana. Questi
filosofi in fuga,
trasferitisi prima
ad Alessandria
e poi ad Antio-
chia, arrivarono,
alla fine, ad Har-
ran, nell'odierna
Turchia, dove fu-
sero il loro pen-
siero con quello
dei Sapienti del
posto, eredi, a
loro volta, dello
Gnosticismo Egiziano e della Tradizio-
ne Astrologica Babilonese. Ne nacque
una commistione culturale che port
questa citt a essere ricordata come:
il principale centro di diffusione della tra-
dizione ermetica e viceversa, la tradizione
ermetica il principale canale di diffusione
delle notizie sugli Harraniani nella tradi-
zione islamica e latina.
La popolazione di Harran, pas-
sata indenne sotto l'occupazione dei
Persiani, di Alessandro Magno e dei
Romani, per un certo periodo di tem-
po riusc a mantenere intatti i suoi
culti astrali anche sotto il dominio
arabo. Fu permesso loro non solo di
continuare a venerare le statue degli
Di planetari e di praticare la Teurgia
e la Magia Astrologica, ma anche di
produrre di Talismani, Alambicchi e
Astrolabi, questi ultimi essenziali alla
religione islamica per stabilire l'ora
delle cinque preghiere quotidiane.
Quando, nel 992 d.C., furono costret-
ti a convertirsi, per sfuggire all'accusa
di ateismo decisero di farsi riconosce-
re come Ahl al kitab, Genti del Li-
bro, dichiarando di possedere anche
loro un Libro Sacro rivelato da un
Profeta-legislatore, che identificarono
Foto a destra:
Frontespizio del
Corpus Herme-
ticum di Ermete
Trismegisto.
Foto sotto:
Rovine della citt
di Harran
17
con Ermete Trismegisto, nel quale i Mu-
sulmani riconobbero il Profeta coranico
Idris e l'ebraico Enoch.
Assodato che Ermete Tri-
smegisto altri non era che un
antichissimo Maestro Spiritua-
le, la storia del ritrovamento
della Tabula si arricch, secolo
dopo secolo, di sempre nuovi
elementi biblici, provenienti
dalla Genesi, l'unico e il solo
testo di cosmologia accettato
dai popoli monoteisti, divenuti
padroni del mondo antico.
Ne deriv una Leggenda
parallela nella quale Ermete
non era pi l'inventore dell'Al-
chimia, ma un semplice
divulgatore, perch il primato
della scoperta era passato ad
Adamo, il primo Essere Uma-
no creato dal Dio degli Ebrei,
dei Cristiani e dei Musulmani,
progenitore della razza umana,
che una volta scacciato dal Paradiso
e rifugiatosi nella Valle di Hebron,
aveva scoperto tutte le Arti grazie
alla scienza concessagli dal suo Padre
Celeste. I successori di Adamo (Enoch
in primis, che come abbiamo visto era
riconosciuto come uno degli Ermete
esistiti) salvarono queste conoscenze
dal Diluvio trascrivendole sopra delle
Tavole, che per alcuni autori erano
sette come le Arti Liberali, mentre
per altri erano due. No riusc a tro-
varne e salvarne una, o forse di pi,
ma in ogni caso, l'Ermete postdiluvia-
no, giunto (non si sa come, da dove,
e perch) nella Valle di Hebron, trov
tutte quelle che gli servivano e da esse
deriv tutta la sua sapienza, che poi
trasmise all'Umanit condensandola
nella Tavola Smeraldina.
La storia, da questo punto, si
reinserisce nel tronco della leggenda
principale, perch la Tavola fu poi
ritrovata in una caverna vicino a He-
bron da una donna di nome Sara, che
la prese dalle mani di Ermete defunto.
Per alcuni studiosi, questa variante
era verosimile perch del tutto com-
patibile sia con i documenti biblici,
che assimilavano Sara alla moglie di
Abramo, sia con le fonti alchimistiche
che attestavano l'esistenza di una
Tradizione Alchimistica Ebraica, la
cui pi importante rappresentante era
stata Maria l'Ebrea, sorella di Mos.
Lo studioso Arturo Reghini,
(1878-1946), consider, questa ver-
sione completamente illegittima,
ritenendola una dimostrazione della
progressiva deformazione dell'agget-
tivo smaragdi. Secondo lo studioso
fiorentino l'errore di trascrizione di
un anonimo copista aveva infatti tra-
sformato la parola smaragdi in zaradi,
poi qualcuno aveva tolto la i finale
(ritenendola un suffisso del genitivo)
e con la conseguente caduta della den-
tale eufonica d e un po' di suggestione
sonora, dal nome Zara si era arrivati
al nome Sara. Per dimostrarlo riport
in un suo articolo un estratto di una
copia del de Alchimia del 1692, nel
quale Alessandro Magno era indicato
come lo scopritore della Cripta di Er-
mete, mentre la Tavola di Smeraldo era
Nell'immagine:
la Profetessa
Maria l'Ebrea, da
"Symbola Aureae
Mensae" di Mi-
chael Maier.
18
indicata come Tabula Zaradi, invece
di Smaragdi:
Alessandro il Grande nei suoi viaggi
trov il sepolcro di Ermete, padre di tutti i
filosofi, pieno di tutti i tesori non metallici,
ma di lettere auree, scritte nella tavola di
Zarad, la quale scrittura anche contenuta
negli ultimi libri che Galeno compose...
Al di l delle osservazioni del Re-
ghini, gi all'inizio del XVII secolo i
ricercatori avevano iniziato a mettere
in discussione l'esistenza di Ermete
Trismegisto e di conseguenza la vali-
dit stessa di molte teorie alchemiche.
Il filologo Isaac Casaubon, nel
suo De rebus sacris et ecclesiasticis
exercitationes XVI, del 1614, aveva
dimostrato, su base critico-testuale,
che il Corpus Hermeticum, tradotto
da Marsilio Ficino nel 1463, risaliva
al massimo ai primi secoli dell'era
cristiana e quindi non poteva essere
stato scritto da Ermete Trismegisto
in persona.
Il famoso studioso Athanasius
Kircher (1602-1680) not invece che
la Tavola non si trovava citata prima
del Medioevo, cos come il riferimen-
to ad Alessandro Magno. Comparan-
dola poi con il Testi Ermetici dedusse
che anche la Tavola di Smeraldo do-
veva essere della stessa epoca. La
maggior parte degli alchimisti conti-
nu comunque a considerare queste
rivelazioni irrilevanti, in parte perch
all'inizio queste notizie non ebbero
una cos rapida diffusione, in parte
perch, alla fine, per tutti contava
la Dottrina e quindi il ritrovamento
della Tabula poteva benissimo essere
accettato come una suggestiva allego-
ria, il cui scopo era quello di mante-
nere vivo il messaggio alla base della
storia, cio che chiunque si fosse mes-
so a cercare la mitica cripta nascosta
di Ermete, avrebbe trovato nei testi
alchemici le conoscenze necessarie a
comprendere i segreti dell'antica Arte
Trasmutatoria egizia.
Ci che in realt provoc una
vera frattura
tra alchimi-
sti, spagiristi
e i primi
chimici fu la
pubblicazio-
ne, nel 1661,
del Chimi-
co Scettico
di Robert
Boyle, che
segn l'i-
nizio della
separazio-
ne tra le
pratiche
alchemiche
empirico-
filosofiche e
quelle chi-
mico scien-
tifiche, cio
verificabili e
riproducibili.
Foto sotto:
Il Pimandro,
di Ermete Trisme-
gisto
19
20
il testo latino
e le sue
traduzioni
l testo della Tavola di Smeraldo,
dalla sua scoperta in poi,
stato pubblicato e ripubblicato con-
tinuamente. Appare nel Segreto dei
Segreti dello pseudo-Aristotele (XII
secolo), nel De Alchimia dello pseudo-
Alberto Magno (XIII secolo), nel De
Secretissimo Philosophorum opere chemico
del Trevisano (XV secolo) e nel Com-
mentarium del misterioso alchimista
Hortolanus (XVI secolo). Venne
tradotto e commentato anche dal
filosofo francescano Ruggero Bacone
(Doctor Mirabilis, 1214-1294), dall'abate
benedettino Trithemius (1462-1516),
dal fisico Heinrich Khunrath, (1560-
1605) che lo pubblic sotto forma di
illustrazione nell'Amphitheatrum Sa-
pienti tern, dal medico Michael
Maier (15681622), dal fisico Newton,
(1643-1727), dall'esoterista Eliphas Le-
vi (1810-1875), dalla teosofa Madame
Blavatsky (1831-1891), dal misterioso
Fulcanelli (fine XIX, met XX secolo)
e da Augusto Pancaldi (1918 - 1986),
che nel suo libro Alchimia Pratica ripor-
ta il commento di Christoforo Enrico
I
Keil del 1736. Per quanto riguarda il
testo usato in questo saggio ho scelto
la Tavola di Smeraldo di Chrysogonus
Polydorus, pseudonimo di Andreas
Osiander (1498-1552), edita in Latino
a Norimberga nel 1541 ed estratta dal
De Alchimia:
TABVLA SMARAGDINA
HERMETIS TRISMEGISTI
Verum, sine mendacio, certum et ve-
rissimum. Quod est inferius est sicut quod
est superius. Et quod est superius est sicut
quod est inferius, ad perpetranda miracula
rei unius.
Et sicut omnes res fuerunt ab uno,
meditatione unius. Sic omnes res natae
fuerunt ab hac una re, adaptatione.
Pater eius est Sol, mater eius est Luna.
Portauit illud uentus in uentre suo. Nutrix
eius terra est. Pater omnis telesmi totius
mundi est hic. Vis eius integra est, si uersa
fuerit in terram.
Separabis terram ab igne, subtile a spisso,
suauiter, cum magno ingenio. Ascendit a ter-
ra in coelum, iterumque descendit in terram,
et recipit uim superiorum et inferiorum.
21
22
Sic habebis gloriam totius mundi. Ideo
fugiat a te omnis obscuritas. Hic est totius
fortitudinis fortitudo fortis; quia uincet
omnem rem subtilem, omnemque solidam
penetrabit. Sic mundus creatus est. Hinc
erunt adaptationes mirabiles, quarum
modus hic est.
Itaque uocatus sum Hermes Trisme-
gistus, habens tres partes philosophi
totius mundi. Completum est quod dixi de
operatione solis.
Le varie traduzioni della Tabula,
fatte nel tempo, divergono leggermente
una dall'altra, per cui ho scelto di utiliz-
1 - Traduzione Piccolini/Hortolanus 2 - Traduzione Feraboli/Kopp
E' vero senza menzogna, certo e verissimo.
Ci che in basso come ci che in alto, e
ci che in alto come ci che in basso, per
fare i miracoli della cosa una.
E poich tutte le cose sono e provengono da
una, per la meditazione di una, cos tutte le
cose sono nate da questa cosa unica median-
te adattamento.
Il Sole suo padre, la Luna sua madre, il
Vento l'ha portata nel suo ventre, la Terra
la sua nutrice. Il Padre di tutto, il Telesma
di tutto il mondo qui; La sua forza o poten-
za intera se essa convertita in Terra.
Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo
spesso, dolcemente e con grande industria.
Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente
discende in Terra, e riceve la forza delle cose
superiori e inferiori.
Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il
mondo e per mezzo di ci l'oscurit fuggir da te.
la forza forte di ogni forza: perch vincer
ogni cosa sottile e penetrer ogni cosa solida.
Cos stato creato il mondo. Da ci saranno
e diverranno meravigliosi adattamenti, il cui
metodo qui.
E' per ci che sono stato chiamato Hermes
Trismegisto, avendo le tre parti della filoso-
fia di tutto il mondo. Ci che ho detto dell'o-
perazione del Sole compiuto e perfetto.
La verit senza menzogna, certa autentica.
Ci che sotto identico a ci che sopra
e ci che sopra identico a ci che sotto;
questo permette di penetrare le meraviglie
dell'unit.
Tutte le cose derivano da sempre dall'Uno,
dal Logos dell'Uno; cos tutte le cose sono
state create dall'Uno, in conformit.
Suo padre il Sole, sua madre la Luna. Il
Vento lo port nel suo grembo. La Terra la
sua nutrice. Costui il padre di ogni rea-
lizzazione in tutto il mondo. Il suo potere
totale quando si mutato in terra.
Separerai la terra dal fuoco, l'impalpabile
dal compatto, ma con delicatezza e con
grande attenzione. Sale dalla terra al cielo e
poi ridiscende sulla terra, e associa il potere
di quanto sopra e di quanto sotto.
Cos avrai la gloria di tutto il mondo e ogni
tenebra si allontaner da te.
Questa potenza potente pi di tutta la
potenza, perch dominer ogni cosa impal-
pabile e penetrer ogni cosa solida. Cos il
mondo fu creato. Da qui sorgeranno mirabili
corrispondenze; questa la loro regola.
Per questo io sono chiamato Ermete tre volte
Grande, perch io governo le tre parti della
saggezza del mondo tutto. Si concluso
quanto io ho detto circa l'azione del Sole.
zarne e confrontarne due: quella fatta
da Sabina e Rosario Piccolini, che si trova
nel 1 Volume di Il Filo di Arianna, 42
trattati di Alchimia dallAntichit al XVIII
secolo e quella del filologo Feraboli, che
si trova nella collezione Arcana Mun-
di, 2 Volume, Divinazione, Astrologia,
Alchimia, basata sull'edizione del Kopp
del 1869. Le due traduzioni divergono
in alcune parti, ma d'altra parte non
facile tradurre un simile testo:
SIGNIFICATO E ATTUALIT
DELLA TABULA SMARAGDINA
Studiosi di ogni orientamento e di
23
ogni epoca hanno cercato di com-
prendere l'enigmatico testo della Ta-
bula Smaragdina, lasciando ai posteri
il loro commento.
Alcuni vi hanno visto un com-
pendio di verit metafisiche,
mentre altri una sempli-
ce ricetta per ricavare
l'acido solforico dalla
pirite (solfuro di
ferro). Tutti quanti
hanno probabil-
mente una parte
di ragione, ma
non vi modo
di provarlo,
perch il testo
non lo permette
e le fonti stori-
che non sono
sufficienti. Le
uniche cose
certe sono due:
la prima che
la Tabula fu fatta
conoscere al mondo
da Djbir Ibn Hayyn,
il pi grande alchimista
arabo, che reintrodusse in
Occidente l'Arte della Distilla-
zione, la stessa di cui si parla nel
libro; la seconda che il Testo appare
proprio alla fine di un'ampia tratta-
zione sul meccanismo cosmico all'Origine
della Realt, come fosse una sorta di
sintetico libretto di istruzioni teoriche
ad uso dell'alchimista che volesse ri-
produrre, in scala microcosmica, una
sorta di Genesi in Provetta.
Ci che la Tabula pu rivelarci in
pi non ha niente a che vedere con le
reali intenzioni del suo anonimo auto-
re, ma riguarda l'ideologia alchemica
stessa, che in una certa misura con-
tinua a influenzare il nostro mondo.
Essa si ritrova tanto nelle teorie scien-
tifiche, con le quali cerchiamo di com-
prendere l'origine dell'Universo, che in
quelle psicologiche, con cui proviamo
a penetrare nei meccanismi reconditi
dell'Anima umana. Lo psicologo Carl
Gustav Jung, per esempio, favor la
rinascita dell'Alchimia Spirituale in
epoca moderna, grazie alla lettura dei
testi chimici e mistici di
Zosimo di Panopoli,
(fine III inizio IV
d.C.):
Notai ben
presto che la
psicologia
analitica
concorda-
va stra-
namente
con l'al-
chimia.
Le
esperien-
ze degli
alchimisti
erano, in
un certo
senso, le mie
esperienze, e
il loro mondo
era il mio mondo.
Naturalmente questa
fu per me una scoperta
importante: avevo trovato
l'equivalente storico della mia psicologia
dell'inconscio. Ora essa aveva un fonda-
mento storico. La possibilit di un raffronto
con l'alchimia, cos come la continuit
spirituale fino al lontano Gnosticismo, le
davano la materia. Grazie allo studio di
quei vecchi testi, tutto trov il suo posto: il
mondo simbolico delle fantasie, il materiale
sperimentale raccolto nella mia attivit
professionale, e le conclusioni che ne avevo
tratto. Adesso cominciavo a capire che cosa
significassero i contenuti psichici alla luce
di una prospettiva storica.
Riguardo la specularit tra le leggi
che regolano l'infinitamente grande
e quelle che agiscono nell'infinita-
mente piccolo, Paolo Maggi , in un
articolo dal titolo Come in alto, cos
Nell'immagine:
Illustrazione
dal Dogma
dell'Alta Magia
di Eliphas Levi.
24
in basso, comparso su Officinae, ha
recentemente scritto:
Ma cosa resta oggi del come in alto,
cos in basso nel patrimonio scientifico
moderno? Molto pi di quanto si potrebbe
pensare. Non c' dubbio che, dalla scoperta
degli atomi, in poi, l'ipotesi che materia
animata e inanimata, corpo umano e astri
celesti, fossero costituiti dalle stesse strutture
fondamentali, ha avuto una clamorosa
conferma. Dunque, almeno nell'infinita-
mente piccolo, gli antichi filosofi hanno
avuto ragione: tutto soggiace alle stesse
leggi: le reazioni chimiche che avvengono
nelle nostre cellule sono uguali a quelle che
avvengono in qualsiasi parte dell'universo.
Ma sembra che persino la parte della teoria
micro-macroco-
smica circondata
da una sinistra au-
ra di stregoneria,
quella alla quale,
con tutta la buona
volont, a molti di
noi riesce davvero
difficile credere, sia
stata inaspettata-
mente rivalutata
da alcune recenti
teorie della fisica.
Insomma, sembra
proprio che eventi
che accadono in
una parte lontana
del cosmo possano
influenzare il resto
del sistema senza
che alcuna ener-
gia si trasmetta
materialmente.
quanto afferma,
ad esempio, il teo-
rema di Bell. An-
che David Bohm,
nella sua teoria
olonomica della
fisica quantistica,
ipotizza che ogni
parte dell'universo
possa improntarsi alle strutture e ai processi
del tutto. Se questo fosse avvalorato, sarebbe
come dire che aveva ragione Paracelso,
quando sosteneva che ogni parte contiene
il tutto. Del resto, Fritjof Capra, ne Il Tao
della Fisica aveva anticipato questa ten-
denza gi alcuni anni fa. Dunque le ultime
teorie scientifiche starebbero inaspettata-
mente rivalutando l'intero patrimonio di
idee degli scienziati premoderni, tanto che
David Roy Griffin parla di un reincantesi-
mo della scienza.
L'attualit del pensiero alchemico
dunque evidente, ma ci che pur-
troppo ci distingue dagli alchimisti
del passato la perdita dell'innocenza,
cio del senso del Sacro e della Mora-
Nella foto:
Thomas Wijck,
L'alchimista nel
suo laboratorio.
25
26
le all'interno della ricerca e dell'indu-
stria scientifica. Con queste premesse
non possono sorgere che le peggiori
aberrazioni, come spiegava il chimico
Helmut Gebelein gi nei primi del
novecento, il secolo che ha costruito e
usato la bomba atomica:
[...] l'alchimia si distingue dalla scienze
naturali per il modo in cui si rapporta
alla natura. L'alchimia segue la natura,
le scienze la sottomettono [...] Nel 1758,
in uno scritto di Antoine-Joseph Pernety
(1716-1800/1) si legge: "In cosa consiste la
differenza tra la comune chimica e la chi-
mica ermetica (alchimia)? In questo: la pri-
ma di fatto l'arte di distruggere i legami
creati dalla natura, la seconda l'arte di
operare insieme alla natura per portarla a
perfezione". [...] Jospeph Needham (1900-
1995), studioso delle scienze cinesi tra cui
l'alchimia, afferma: Quando dalla scienza
venne scacciata l'etica, tutto cambi e si fe-
ce pi minaccioso ... la scienza ha bisogno
delle coordinare costituite dalle esperienze
di carattere filosofico, storico ed estetico.
Sola e isolata, pu causare gravi danni ...
(pu) annientare non solo l'umanit, ma
ogni forma di vita sulla terra".
I responsabili di questa pericolosa
frattura sono coloro che da seguaci
e amanti della natura ne sono voluti
divenire padroni e ci sono riusciti, co-
me dice Mircea Eliade, trasformando se
stessi e tutti gli altri in schiavi del Tempo e
del Lavoro.
Questi bruciacarboni (in tutti i
sensi) vendono piombo (Petrolio)
come fosse oro, distruggendo vite
innocenti e condannano il mondo
intero all'impoverimento materiale e
spirituale. Cos facendo hanno fatto
perdere alla Societ Umana la capa-
cit di comprendere e usare il Ritmo
trasformativo della Natura, necessario a
migliorare la qualit della vita inte-
riore, dandole in cambio la ricerca
ossessiva di un illusorio benessere
esteriore, che non pu riempire il vuo-
to esistenziale di cui concausa. Tanto
pi infatti ci allontaniamo da una
visione panteistica del mondo, tanto
pi l'evoluzione si allontana da noi:
Allorch l'alchimia scompare dall'attua-
lit storica, la totalit del suo sapere empi-
rico, valido chimicamente, viene integrata
nella chimica, ma non in questa giovane
scienza che bisogna cercare la sopravvivenza
dell'ideologia degli alchimisti. [] l'ideolo-
gia della nuova epoca, coagulata intorno al
mito di un progresso illimitato, accreditato
dalle scienze sperimentali e dal processo di
industrializzazione, questa ideologia che
domina e ispira tutto il diciannovesimo
secolo recupera e fa proprio, nonostante
la sua radicale secolarizzazione, il sogno
millenario dell'alchimista. nel dogma
caratteristico del diciannovesimo secolo,
che la vera missione
dell'uomo consista
nel modificare, nel
modificare, nel tra-
sformare la Natura,
che egli possa fare
meglio e pi in fretta
di essa, che egli sia
chiamato a diven-
tare il suo signore,
in questo dogma,
dunque, che bisogna
cercare la ripresa
autentica del sogno
degli alchimisti. Il
Nella foto:
Il laboratorio
dell'alchimista,
xilografia da La
Consolazione della
Filosofia
di Severino Boezio
27
28
mito soteriologico del perfezionamento e, in
prospettiva, della redenzione della Natura
sopravvive, occultato nel programma pateti-
co delle societ industriali, che mirano alla
trasmutazione totale della Natura, alla
sua trasformazione in energia.
Nel diciannovesimo secolo, dominato
dalle scienze fisico-chimiche e dal decollo
industriale, l'uomo giunge a sostituirsi al
Tempo, nei suoi rapporti con la Natura. Si
realizza allora, in proporzioni fino a quel
momento inimmaginabili, il suo desiderio
di precipitare i ritmi temporali, attraverso lo
sfruttamento sempre pi rapido ed efficace
delle miniere, dei giacimenti di carbon fos-
sile, delle risorse petrolifere; ed soprattutto
allora che la chimica organica, interamente
mobilitata a forzare il segreto dei fonda-
menti organici della Vita, apre la via agli
innumerevoli prodotti sintetici. [] Ed
noto fino a che punto la preparazione sin-
tetica della vita, persino nell'umile forma
di qualche cellula di protoplasma, fosse il
sogno supremo della scienza durante tutta
la seconda met del diciannovesimo secolo
fino ai primi anni del ventesimo, quello
dell'omuncolo. [] La chimica ha raccolto
solo insignificanti frammenti dell'eredit al-
chemica. Il nucleo di questa eredit si trova
altrove, nelle ideologie letterarie di Balzac,
di Victor Hugo, dei naturalisti, nei sistemi
dell'economica politica capitalistica, liberale
e marxista, nelle teologie secolarizzate del
materialismo, del positivismo, del progresso
infinito, ovunque insomma risplenda la
fede nelle possibilit illimitate dell'homo
faber, ovunque si manifesti il significato
escatologico del lavoro, della tecnica, dello
sfruttamento scientifico della Natura. []
L'Alchimia ha dato al mondo moderno
molto pi di una chimica rudimentale: gli
ha trasmesso la sua fede nella trasmuta-
zione della Natura e la sua ambizione di
dominare il Tempo. Certo questa eredit
stata intesa e realizzata dall'uomo moderno
su un piano ben diverso da quello dell'Alchi-
mista. Questi si comportava ancora come
l'uomo arcaico, per il quale la Natura era
una fonte di ierofanie e il lavoro costituiva
un rituale. Ma la scienza moderna si
potuta costituire solo attraverso una desa-
cralizzazione della Natura; [] Le societ
industriali hanno perduto ogni rapporto
con un lavoro liturgico, solidale ai riti dei
mestieri. [] Pur sostituendosi al Tempo,
l'alchimista si guardava
bene dall'accet-
tarne le
rego-
le;
29
sognava di precipitare i ritmi temporali,
di fare l'oro pi velocemente della Natura,
ma da buon filosofo o mistico che fosse
l'alchimista aveva paura del Tempo, non si
riconosceva come un essere essenzialmente
temporale, aspirava alle beatitu-
dini del Paradiso e so-
gnava l'eternit,
perseguiva
l'immor-
tali-
t, l'Elixir Vitae [] l'alchimista
dominava il Tempo quando reiterava
simbolicamente, nei suoi apparecchi, il
caos primordiale e la cosmogonia e quando
subiva la morte e la resurrezione iniziati-
che. Ogni iniziazione era una vittoria sulla
morte, cio sulla temporalit; l'iniziato si
proclamava immortale, si era forgiato
un'esperienza post mortem che dichiarava
indistruttibile.
La tragica grandezza dell'uomo moderno
legata al fatto che, egli ha avuto l'audacia
di assumere, nei confronti della Natura, il
ruolo del Tempo. [] Ma non dobbiamo
nasconderci il prezzo ineluttabile: non era
possibile sostituirsi al Tempo senza condan-
narsi per ci stesso implicitamente a identi-
ficarsi con esso, a svolgere il suo ruolo anche
a proprio dispetto. L'opera del Tempo poteva
essere sostituita solo dal lavoro intellettuale e
manuale, anzi soprattutto manuale! Senza
dubbio l'uomo da sempre condannato al
lavoro, ma c' una differenza fondamentale:
per fornire energia necessaria a realizzare
i sogni e le ambizioni del diciannovesimo
secolo, il lavoro si dovuto secolarizzare.
Per la prima volta nel corso della sua storia
l'uomo ha assunto questo durissimo lavoro
per far meglio e pi in fretta della Natura,
senza pi disporre della dimensione litur-
gica che, in altre societ, rendeva il lavoro
sopportabile. E in questo lavoro definitiva-
mente secolarizzato, lavoro allo stato puro,
calcolato in ore e unit di energie spese,
l'uomo percepisce nel modo pi implacabile
la durata temporale, la sua lentezza e il suo
peso. [] egli si esaurisce in questo lavoro
[] e poich l'irreversibilit e la vacuit del
Tempo sono divenute un dogma per tutto
il mondo moderno, [] la temporalit as-
sunta e sperimentata dall'uomo si traduce,
sul piano filosofico, nella coscienza tragica
della vanit dell'esistenza umana. []. La
desacralizzazione del lavoro costituisce in
particolar modo una piaga aperta nel corpo
delle societ moderne. Nulla ci impedisce
comunque di pensare che si possa produrre,
in futuro, una nuova sacralizzazione [] a
concezione che si inauguri una pi corretta
concezione del tempo.
Nella foto:
Materia Prima
Lapidis Philoso-
phorum, illustra-
zione di ambiente
rosicruciano del
XVIII secolo.
30
analisi del testo
o commento
el corso dei secoli, la Tabula
stata studiata usando sostan-
zialmente tre metodi: 1) l'analisi
rigorosamente filosofico-scientifica,
2) l'approccio analogico-esoterico, 3)
una sorta di via di mezzo alla quale
cercher di attenermi anche io.
Dal testo latino non possibile
capire in quanti versi vada suddi-
visa la Tabula, motivo per cui alcuni
studiosi scelgono una numerazione
fittizia, fondata su arbitrari signifi-
cati magico-simbolici, mentre altri la
dividono in frasi di senso compiuto
considerando le prime righe una sorta
di introduzione per impressionare il
lettore e le ultime una sintetica ricapi-
tolazione. Nella mia analisi mi sono
limitata a rispettare la ripartizione
operata nelle traduzioni che ho scelto.
A) VERUM, SINE MENDACIO, CERTUM ET
VERISSIMUM.
A1) E' vero senza menzogna, certo e
verissimo.
A2) La verit senza menzogna, certa
autentica.
N
Ermete
ci introdu-
ce ai suoi
insegnamenti
in modo auto-
ritario, con la
risolutezza di chi
convinto di poter
convincere chiun-
que abbia dei dubbi.
L'alchimista Hortola-
nus, nel suo Commento alla Tabula,
ci spiega infatti che Ermete non ci
chiede un atto di fede, ma di speri-
mentare noi stessi ci che Egli dice.
La Verit di cui parla tale perch
dimostrabile con i fatti:
Il Filosofo [Ermete] dice: vero, cio
che l'Arte d'Alchimia ci stata data, senza
menzogna, dice ci per convincere quelli che
dicono essere la Scienza menzognera cio
falsa. Certo, cio sperimentato, perch tutto
ci che sperimentato certissimo. [] Di-
ce verissimo al superlativo, perch il Sole ge-
nerato con quest'Arte sorpassa tutto il Sole
naturale in tutte le propriet, sia medicinali
31
che altre.
B) QUOD
EST INFERIUS
EST SICUT QUOD EST
SUPERIUS. ET QUOD EST
SUPERIUS EST SICUT QUOD
EST INFERIUS, AD PERPETRANDA
MIRACULA REI UNIUS.
B1) Ci che in basso come ci che in
alto, e ci che in alto come ci che in
basso, per fare i miracoli della cosa una.
B2) Ci che sotto identico a ci che
sopra e ci che sopra identico a ci che
sotto; questo permette di penetrare le
meraviglie dell'unit.
Questa frase la chiave di tutto il
testo e di tutta la Filosofia Alchemica.
Possiamo definirla una sorta di meme
o di tormentone, per la sua capacit di
auto-propagarsi come un Mantra an-
che attraverso chi non abbia mai letto
per intero la Tavola di Smeraldo. Secon-
do il Luck, questa espressione traduce
in linguaggio, il significato dell'imma-
gine ricircolante dell'Ouroboros, che
come dice la Pereira esprime la con-
dizione necessaria alla manifestazione
della realt che in s Uno:
La Tavola afferma cos la dottrina
dell'unit di ogni cosa, l'origine comune di
tutte le forme di materia, l'anima o essen-
za comune che soggiace a ogni forma, la
credenza che ogni sostanza il risultato di
un processo di sviluppo ed quindi capace
di trasformazione.
La dimensione cosmologica unita-
ria alla base di tutta la speculazione
alchimistica ipotizza che ab origine
vi fosse una Cosa Una, una Materia Pri-
ma, informe, che Una in atto e Molti
in potenza. Al suo interno si diffe-
renziano e operano due Polarit, due
forze sessuate, la cui azione siner-
gica e dinamica, o se vogliamo ie-
rogamica, porta alla creazione della
molteplicit delle cose straordinarie
che sono nell'Universo o riconduce il
Tutto all'Unit Indifferenziata origina-
ria. Si tratta di un processo di andata
e ritorno, circolare e lineare insieme,
32
attraverso il quale dall'Unit si giunge
alla Molteplicit e viceversa. Gli al-
chimisti cinesi rappresentano questo
dualismo unitario con il simbolo del
Tao, mentre il filosofo greco Eraclito,
la definiva come la Via della vite:
La via della vite dritta e curva, ed
la medesima e una; nel circolo principio e
fine fanno uno; la via in su e la via in gi
sono una e la medesima.
L'Hortolanus riconobbe in questo
passo l'allegoria del processo di di-
stillazione, che all'origine stessa del
suo nome di alchimista. Fin dall'ini-
zio del Commento dice infatti di chia-
marsi Hortolanus, cio Giardiniere a
causa dei Giardini Marini. Egli infatti
praticava il Metodo Operativo Umido
e sapeva, per esperienza diretta, che
durante il Magistero una parte della
Materia Prima sale in alto, mentre
l'altra resta in basso fissa e chiara.
La parte inferiore la Terra, che
la nutrice e il fermento, mentre quella
superiore l'Anima, che vivifica tutta
la Pietra e la resuscita.
A livello Mitologico-Religioso la
frase figlia dei Miti Cosmologici
che hanno come tema la Creazione
attraverso il Matrimo-
nio Sacro, l'unione cio di
due principi
cosmici e divini,
per esempio
il Dio egizio
della Terra Geb
disteso
sotto la Dea del
Cielo Nut, ma anche
di quelli fondati
sul tema dello
Smembra-
mento, dove
gli esseri umani, gli
animali, le piante, le
pietre e i metalli deri-
vano dal corpo di un
Gigante primordiale
fatto a pezzi, come nella leggenda
della Dea Tiamat mesopotamica.
Va notato che nella traduzione B2,
perpetranda, viene tradotto con pe-
netrare, nel senso di comprendere,
capire, probabilmente traslando il
significato del verbo latino, che, let-
teralmente, vuol dire fare, compiere,
conseguire.
C) ET SICUT OMNES RES FUERUNT AB
UNO, MEDITAZIONE UNIUS SIC OMNES
RES NATAE FUERUNT AB HAC UNA RE
ADAPTAZIONE.
C1) E poich tutte le cose sono e proven-
gono da una, per la meditazione di una,
cos tutte le cose sono nate da questa cosa
unica mediante adattamento.
C2) Tutte le cose derivano da sempre dall'U-
no, dal Logos dell'Uno; cos tutte le cose
sono state create dall'Uno, in conformit.
In questo passo si mescolano tutte
le anime dell'alchimia: le riflessioni
empiriche dei filosofi greci, le cono-
scenze sperimentali degli artigiani
di Alessandria d'Egitto, le dottrine
magico-religiose dei Caldei e degli
Egizi, la concezione cosmologica dei
testi ermetici e la dottrina gnostica
ebraico-cristiana.
Nella foto sotto:
Riproduzione
ad olio di una
incisione di Lucas
Iennisius tratto
dal De Lapide
Philosophico.
33
Sembrer strano, ma per poter pro-
seguire e comprendere il processo
di Distillazione descritto nella
Tavola Smeraldina, bisogna
prima capire cosa era ef-
fettivamente la magia per
gli antichi e come questa
fosse in relazione con la
religione, la filosofia e
l'alchimia. Dobbiamo
quindi compiere un'am-
pia digressione su questi
argomenti.
Tanto per cominciare
questa frase riprende la
famosa espressione
Eraclitea En
Pnta, Tutte
le cose sono
uno, ria-
dattata da
Plotino nel
detto Tutto
ovunque
e tutto
uno e uno
tutto
e tra-
sformata
nell'En To
Pn della
Chrysopoeia di
Cleopatra, uno
dei primi manoscritti
alchemici illustrati, nel quale si legge
Uno il Tutto; e da esso il Tutto e verso es-
so il Tutto; e se il tutto non contiene il tutto,
il Tutto nulla. Uno il serpente, ed esso
ha il veleno dopo le due combinazioni.
Ermete ci dice che il modo in cui
dall'Unit Primordiale si passa alla
pluralit degli enti avviene per medi-
tatione, cio attraverso l'attivit del
pensiero, perch letteralmente me-
ditare, vuol dire riflettere, ma anche
prepararsi a fare qualcosa.
L'Hortolanus vede espressa in que-
sta frase l'azione del Logos, cio del
Pensiero di Dio Onnipotente, che crea
il mondo pensandolo. La Pereira, nel
suo Commento, traduce meditatione
con l'espressione il Respiro dell'Uno,
perch l'atto del respiro, con i suoi
due movimenti alternati, rappresenta
il movimento stesso di rarefazione e
condensazione dentro l'alambicco al-
chemico, ma anche l'immagine pi
usata dagli antichi filosofi per rappre-
sentare l'azione del Pensiero che muo-
vendosi nella Mente Divina, d forma
alle idee producendo l'espansione e la
contrazione della Realt:
Nel respiro cosmico la realt si raref
e si condensa, dando origine a tutte le
cose. L'analogia fondamentale fra la realt
macrocosmica e il processo alchemico
dunque la possibilit dell'Uno di genera-
re il molteplice attraverso il dinamismo
regolato dal calore, che per l'alchimista il
fuoco del suo laboratorio.
I Naturalisti furono i primi filosofi
greci a immaginare che il Mondo fos-
se regolato da una legge ragionevole,
una sorta di intelligenza della Natura.
Tra questi Anassimene di Mileto
(586-528) riteneva che l'Elemento Unico
Primordiale fosse l'Aria, che per suc-
cessive condensazioni e rarefazioni
si trasformava successivamente in
Fuoco (inteso come gas rarefatto),
Acqua e Terra (residuo). Di conse-
guenza pensava anche che come le
nostre anime, essendo aria, ci mantengono
insieme, cos il respiro e l'aria circondano
l'intero universo.
Gli Stoici (308 a.C.- III d.C.) rite-
nevano che vi fosse identificazione
tra il Logos, che loro consideravano il
Principio razionale e divino presente in
ogni cosa e il Soffio vitale caldo e artefice
che anima ogni cosa, a cui davano
il nome di Pneuma, cio respiro (in
latino Spiritus). Essi credevano inol-
tre che l'Universo fosse una sorta di
grande essere vivente, armonicamen-
te e razionalmente ordinato, nel quale
tutto vivo, anche ci che sembra
inanimato, perch la Divinit una
34
mente razionale immanente nella materia,
una sorta di Anima del Mondo che tie-
ne unite tutte le cose, le forgia in tutte
le forme e qualit possibili, percorren-
dole incessantemente.
Il filosofo Plotino (203/205-270
d.C.) mantenne l'opinione che esi-
stesse un'Anima del Mondo Pneumatica,
come fondamento vitale e individuale
dei corpi materiali, ma la consider
come una successiva emanazione
(terza ipostasi) dell'Uno, preposta a
collegare da una parte il Logos (l'A-
nima superiore) e dall'altra la Materia
(l'Anima inferiore), in quanto L'Anima
in virt della sua unit, trasferisce ad altri
esseri l'Unit, che del resto lei stessa acco-
glie per averla ricevuta da un altro.
I primi alchimisti, assimilando e
rielaborando tutte queste teorie, alla
luce delle credenze religiose e delle
tecniche artigiane del loro tempo, im-
maginarono che l'Uno avesse creato il
Tutto per meditatione, cio attraverso
il suo Caldo Respiro Mentale, e che a
sua volta il Tutto derivasse dall'Uno
per adaptazione, cio si conformasse
alla Natura razionale e pneumatica
dalla quale derivava. Per conseguen-
za, il Creatore e le Creature erano
collegati, sia nella forma che nella so-
stanza, come rivela la radice dell'ag-
gettivo aptus, che vuol dire connesso.
Questo collegamento tra l'Alto e il
Basso per gli Antichi era regolato da
Leggi di Causa-Effetto, che l'alchimista
vedeva come Forze Vive e Divine in
grado di spiegare i fenomeni psichici
e fisici. Nei discorsi di Ermete a Tat,
si legge che queste Inf luenze erano
emanate dai 36 Decani e dall'Inf lusso
dei Sette (i 5 pianeti pi il Sole e la
Luna) ed erano veicolate da forze
mediatrici chiamate Demoni. Con il
termine greco Demone (Daimon) si
intendevano gli Astri e tutte quelle
Potenze Celesti intermediarie tra gli
Dei e gli esseri umani, che distribui-
vano sorte favorevole o sfavorevole,
secondo la volont divina:
[...] cos, figlio mio, la forza che opera in
tutti gli accadimenti di portata universale,
viene dai Decani: ad esempio (ascolta bene
le mie parole) cambiamenti di sovrani,
sollevamenti di citt, carestie, peste, riflussi
del mare, terremoti, nulla di tutto questo,
figlio mio, ha luogo senza l'influenza dei
Decani. Fai anche attenzione a questo: poi-
ch i Decani sono preposti dall'alto ai cor-
pi, e dato che noi siamo sotto l'influsso dei
Sette, nota come si estende sino a noi una
certa influenza dei Decani, sia in quanto
figli dei Decani, che per intermediazione
di alcuni esseri. [] Ebbene, il volgo, li
chiama demoni: poich i demoni non co-
stituiscono una classe di esseri particolare,
[] non sono mossi da un'anima come la
nostra, ma sono semplicemente delle forze
emanante da questi trentasei dei.
Questi Demoni sono probabilmente
gli stessi di cui parla Zosimo, quando
Nella foto:
Il Serpente Mercu-
riale, tavola tratta
dal Clavis Artis,
manoscritto alche-
mico del XVII sec.
35
invita sua sorella Teosebia a operare
alchemicamente secondo le dottrine
Magico-Spirituali di Ermete e non quelle
Magico-Astrologiche di Zaratustra.
Secondo l'opinione personale di
Zosimo, infatti, il primo aveva scel-
to la Via dell'auto-conoscenza, mentre
il secondo insegnava la Magia, cio
l'Astrologia senza finalit spirituali.
Questa seconda strada era pratica-
ta da chi voleva ottenere le Tinture
secondo il momento opportuno, cio
secondo l'occasione propizia sia per
le disposizioni degli astri, sia per il favore
accordato dal demone personale. [...] In
tal modo il successo nell'opus implicava
il ricorso a pratiche magiche tendenti a
propiziarsi i demoni e anche la credenza
nell'inf lusso degli astri sulle azioni umane
e sulla trasformazione dei metalli.
Un tale atteggiamento per Zosimo
era sbagliato perch l'alchimista viene a
subordinare la proprie azioni alle forze della
Fatalit che governa il mondo corporeo, da
cui dovrebbe invece emanciparsi per ottene-
re attraverso la pratica dell'Arte Sacra come
disciplina spirituale, il risarcimento della
propria natura divina originaria.
Zosimo elabor quindi una sua
sintesi originale di motivi propri
dell'Ermetismo e dello Gnosticismo,
che vedeva nell'arte sacra un'occasione di
ascesi per consentire all'essere umano
di sottrarsi ai capricci dei demoni e ai vin-
coli del destino e della materialit liberan-
dolo e riconducendolo alla dimensione
pneumatica in cui si trovava prima di preci-
pitare nella corporeit. Chi non seguiva
questa via viveva a rimorchio della
Fatalit e non aveva nessuna intuizione
degli Incorporei, le realt spirituali divine
di cui parlava l'Ermetismo e non attinger
mai alla fonte del Nous.
Bisogna precisare che Zosimo non
criticava la Magia perch la riteneva
pura superstizione, ma anzi, proprio
perch credeva nel suo potere temeva
che potesse essere usata nel modo
sbagliato. Il problema per Zosimo
era cosa si intendesse sacrificare: la
propria prospettiva limitata ai bisogni
del corpo per ascendere agli Di o
cercare l'aiuto delle forze intermedie
per seguire i desideri materiali? La
Magia ai suoi occhi era impura solo
se priva di afflato mistico, quando
cio utilizzata per seguire le illusioni
del mondo e non per predisporre il
ritorno dell'Anima alle sedi celesti,
dopo la morte. La Magia nel mon-
do antico era parte integrante della
Religione di Stato. Era considerata una
vera a propria Scienza Divina riservata
ai Sovrani e ai Sacerdoti che la utiliz-
zavano per comunicare con gli Di a
beneficio della comunit. Le pene per
chi la divulgava ai non iniziati erano
severe, ma quando la potenza dei
popoli mesopotamici ed egizi decad-
de, l'Ars Regia inizi a riversarsi al di
fuori del contesto religioso e statale
nel quale era nata.
36
Fuori dalla Mesopotamia que-
sta Scienza del Sacro prese il nome di
Magia e successivamente di Astro-
logia, in quanto egizi e mesopota-
mici credevano che l'Universo fosse
scaturito da una Unit primordiale
dalla quale tutto nasce e alla quale
tutto torna. Pertanto tutte le cose
poste tra Cielo e Terra erano unite
le une alle altre secondo una Leg-
ge di Simpatia, regolata da principi
attrattivi di causa-effetto percepiti
come Forze Viventi e Divine, in grado
di spiegare qualsiasi fenomeno fisico
e spirituale. Niente accade per caso.
La Religione Mesopotamica Babilonese si
fondava sul principio che il Cielo e la
Terra comunicassero tra s attraverso
il movimento delle Stelle e dei Piane-
ti i quali trasmettevano segnali ben
precisi e comprensibili solamente da
coloro che sapevano ben interpretarli:
Cielo e terra, ambedue mandano segni
univoci, ognuno per proprio conto, ma
non indipendentemente, (ch) cielo e terra
sono interconnessi, un segno cattivo in cie-
lo anche cattivo in terra, un segno cattivo
in terra anche cattivo in cielo!
Ritroviamo lo stesso concetto
nell'Asclepio, un testo ermetico attri-
buito a Ermete Trismegisto, nel quale
il Padre dell'Alchimia, parlando ad
Asclepio, gli rivela che
[...] l'Egitto l'immagine del Cielo o,
per parlare pi esattamente, il luogo dove
si trasferiscono e si proiettano tutte le
operazioni delle forze che governano e agi-
scono nel Cielo? E se dobbiamo parlare in
modo pi veritiero, la nostra Terra si pu
definire come il Tempio del mondo intero.
Alchimia e Astrologia erano
dunque collegate. Per localizzare
una miniera cos come per compiere
operazioni chimiche era necessario
affiancare alla tecnica artigiana un
rituale religioso, affinch queste azio-
ni non venissero viste dagli Di come
sacrileghe.
Il poeta astronomico Manilio (I
a.C. - I d.C.) ci rivela, per esempio,
Nella foto:
La semina dell'oro,
miniatura tratta
dall'Aurora Con-
surgens, mano-
scritto alchemico
del XV secolo attri-
buito a Tommaso
d'Aquino.
37
che sotto l'influenza del Capricorno
non solo possibile la displosis, cio
il raddoppiamento di una quantit di
metallo prezioso, ma anche la ricerca
di metalli nascosti e ricchezze se-
polte, quindi di miniere. Per quanto
riguarda invece la costruzione di un
forno per metalli esiste un frammento
proveniente dalla Biblioteca di As-
surbanipal, che secondo lo studioso
Robert Eisler, andrebbe considerato
come la prima fonte storica attestante
l'esistenza di una alchimia mesopo-
tamica, collegata a ritualit religiose
ben precise:
Quando predisporrai il piano di un
forno per minerali (ku-bu), tu cercherai un
giorno propizio in un mese propizio, e allo-
ra predisporrai il piano del forno. Mentre
essi costruiscono il forno tu [li] sorveglierai e
lavorerai tu stesso (?) [nella casa del forno]:
tu porterai gli embrioni [nati anzitempo],
un altro (?), uno straniero non deve en-
trare, n alcuno impuro deve camminare
davanti ad essi: tu devi offrire le libagioni
dovute davanti ad essi: il giorno in cui tu
depositerai il minerale nella fornace farai
un sacrificio davanti all'embrione; poserai
un incensiere con incenso di pino; verserai
birra kurunna davanti ad essi. Accende-
rai un fuoco sotto la fornace e deporrai il
minerale nella fornace. Gli uomini che
condurrai perch si prendano cura della for-
nace devono purificarsi e [dopo] disporrai
perch abbiano cura del forno. Il legno che
brucerai sotto la fornace sar dello storace
(sarbatu) spesso, grossi ceppi scortecciati,
che non sono stati [esposti] in fasci, ma
conservati sotto rivestimenti di pelle, tagliati
nel mese di Ab. Questo legno sar messo
nella tua fornace.
Di questi argomenti se ne occupe-
r in modo pi esplicito, pochi anni
dopo la pubblicazione della Tabula,
un altro testo arabo, il Gyat-al-hakm
(il Fine del Saggio) divenuto famoso
in Europa con il nome di Picatrix.
A causa del suo contenuto venne
rapidamente messo all'indice dalla
Chiesa, ma questo non gli imped di
essere presente nelle biblioteche degli
studiosi, dei maghi e degli alchimisti
pi importantie famosi del Medioevo
e del Rinascimento. In esso si parla
della Citt di Ermete Adocentyn, si
insegnano la Scienza delle Corrispon-
denze, l'Arte di creare Talismani e quella
di evocare e utilizzare gli Spiriti Planetari,
cercando di recuperare l'antica con-
cezione sacra del mago, che anche
Sacerdote e Teurgo:
Il mago non mai un ciarlatano, un
imbonitore, un falsificatore; egli chia-
Nella foto:
David Teniers,
L'Alchimista.
38
mato alla conoscenza e affianca la natura
aiutandola a svelarsi. Egli un Teurgo,
che non si sostituisce a Dio, perch non
crea niente dal nulla, ma possiede l'arte
per trasformare e manipolare la Materia,
quindi: [...] egli non opera miracoli ma
legge le profonde forze del creato, facendosi
intermediario fra cielo e terra, sacerdote
estremo della natura e della gloria di Dio.
Mago colui [...] il cui potere e facolt
proviene dalla conoscenza profonda della
natura e del tutto, della physis, dal cono-
scere quali sono le connessioni che legano
le idee al mondo. Statue e talismani sono
immagini intermediarie tra i due mondi e
il mago, sulla base della conoscenza della
natura, diviene capace di leggere gli inf lus-
si e modificarne le tendenze, se nefaste, in
energie positive.
Anche gli Stoici e Plotino rico-
noscevano l'esistenza di questi in-
flussi astrali e divini, dandone una
spiegazione filosofica, che port il
neoplatonico Giamblico a non rite-
nere sbagliato ricorrere alla Magia.
Giamblico (245 - 325)
era certo infatti che
Ermete Trisme- gisto
fosse il Maestro
per eccellen-
za dell'Arte
Teurgica e che
nell'Ermetismo
confluissero
Alchimia, Ma-
gia e Astrolo-
gia. Ispirato
dagli Oracoli
Caldaici, fece
della Teurgia
l'argomento
centrale del
suo De Myste-
riis, tentando di
fondere la filosofia
neoplatonica con la magia egizia-
na, a carattere mistico religioso, per
realizzare cos l'ideale platonico della
assimilazione a Dio, attraverso l'unio-
ne sovra-razionale. Gli Stoici chiama-
rono questo profondo legame esistente
tra il Divino e la sua Manifestazione
con il nome di Simpatia, considerando-
lo come un sentire comune, un sentire
insieme, che congiungeva su ogni
piano del visibile e dell'invisibile, il
Tutto con le sue Parti. Plotino lo riprese
spiegando che erano le Emanazioni a
mettere in contatto l'Alto e il Basso,
veicolando nella mate-
ria le qualit occulte
divine (cio invisibili
agli occhi, diverse da
quelle fisiche proprie
degli elementi stessi)
discendenti nel Re-
gno Terrestre attra-
verso la struttura del
Regno Celeste, cio
gli Astri e i Pianeti.
D) PATER EIUS EST
SOL, MATER EIUS
EST LUNA, PORTA-
VIT ILLUD VEN-
TUS IN VENTRE
SUO, NUTRIX
EIUS TERRA
EST.
D1) Il Sole suo padre, la Luna sua ma-
dre, il Vento l'ha portata nel suo ventre, la
Terra la sua nutrice.
D2) Suo padre il Sole, sua madre la
Nella foto:
Una pagina del
Picatrix
Sotto:
Il completamento
dell'Opera come
Resurrezione;
illustrazione tratta
dal Rosarium Phi-
losophorum,
39
Luna. Il Vento
lo port nel suo
grembo. La Terra
la sua nutrice.
Eccoci arrivati
alla concretiz-
zazione pratica
di quanto detto
fino ad ora,
attraverso l'e-
sposizione della
Teoria Alchemica
della Trasmutazio-
ne degli Elementi
che si manifesta
attraverso l'Unit dei Contrari, cio
attraverso due movimenti opposti e
complementari di condensazione e
rarefazione:
Venendo ai particolari, il suo pensiero
[di Eraclito] era questo. Elemento primo
il fuoco, e tutte le cose si hanno in cambio
del fuoco e si producono per rarefazione
e condensazione. In forma chiara
tuttavia non si diffonde a spiegare
nulla. Le cose nel loro divenire se-
guono la legge dei contrari e tutto
ci che esiste scorre al modo di un
fiume. L'universo finito ed esiste
un unico cosmo: esso generato
dal fuoco e di nuovo si risolve nel
fuoco con ritorni ciclici fissi e per
tutta l'eternit, e tutto governato
dal fato. Fra i contrari, quello che
conduce alla generazione lo chia-
ma guerra e contesa, quello che
porta alla conf lagrazione accordo
e pace, e il mutamento la via in
su e la in gi: seguendo questa
che il mondo diviene.
Il filosofo Empedocle
(490/85 - 425/30 a.C.) ripren-
dendo da Eraclito l'ipotesi che
il principio di tutte le cose fosse
il Divenire e accettando l'idea di
Parmenide (515 - 450 a.C.) che
la molteplicit di tutto questo
divenire fosse apparente, afferm che
niente si crea dal niente ed esiste una
Origine Unica di tutta questa mute-
volezza, che non pu che essere che
Una, ingenerata e immortale. Quando
regna la forza coesiva dell'Amore, essa
un Tutto omogeneo, sferico e armonio-
so, perch prevale l'Aggregazione, al
contrario quando vince la Discordia,
allora il Tutto si disgrega lentamente
e la separazione dei suoi componenti
primi porta alla formazione del Mondo
della Molteplicit.
Sempre secondo Empedocle i
principi costitutivi della Prima Materia
erano le quattro sostanze enunciate
dai Naturalisti (Aria, Acqua, Terra e
Fuoco), che lui defin Radici di tutte le
cose e che Platone, in seguito, chiam
Elementi. L'idea che nella Quadrupli-
cit fosse rappresentata la manifestazione
dell'Unit nella Molteplicit era stata
formulata anche dai Pitagorici, attra-
verso la spiegazione della loro sacra
Tetraktis. Tale asserzione fu inglobata
Nella foto:
Il Rebis, illustra-
zione tratta dal
Rosarium Philo-
sophorum.
40
nel pensiero alchemico e sintetizzata
nel famoso assioma di Maria l'Ebrea
nel quale si diceva che: lUno diventa
Due, i Due diventano Tre, e per mezzo del
Terzo, il Quarto compie lUnit.
Empedocle afferm anche che la
differenza tra le Creature era dovuta
alla diversa percentuale di mescolanza
delle Quattro Radici, mentre
Filistione di Locri (medico
nella sua scuola) notando che il
Fuoco e l'Aria, essendo simili, si
dirigevano verso l'alto, mentre i
loro opposti, l'Acqua e la Terra,
si dirigevano verso il basso, fece
notare che ciascuna Radice era
contraddistinta da una qualit: per
il Fuoco era il Caldo, per l'Aria
il Freddo, per lAcqua lUmido e
per la Terra il Secco.
Sulla base di queste osser-
vazioni Aristotele dedusse che
ogni Elemento doveva essere
contraddistinto non da una, ma
da due Qualit che permetteva-
no a ciascuna Radice di trasfor-
marsi nelle altre, attraverso il
mutamento di una o entrambe
le sue qualit fondamentali, se-
condo questo famoso schema:
FUOCO, caldo e secco,
ARIA, umido e caldo,
TERRA, secco e freddo
ACQUA, freddo e umido.

Not anche che le trasfor-
mazioni tra Radici che hanno
una qualit in comune sono pi
facili delle trasformazioni nei
loro opposti (Aria in Terra e vi-
ceversa), ma gli Opposti si possono
comunque unire, attraverso lo scam-
bio delle qualit che non possiedono
generando i due Elementi mancanti.
Accanto alla legge di Somiglianza, che
vede il simile attrarre il simile, fu postula-
ta quindi anche la legge dell'Unione dei
Contrari (la Coincidentia Oppositorum)
che permette la creazione di un nume-
ro enorme di miscugli diversi, alteran-
do le proporzioni degli elementi che li
compongono nella direzione richiesta.
Quattro sono dunque gli elementi,
ma come diceva anche Ostane, di
questi l'acqua e il fuoco sono le radici,
radices, mentre la terra e l'aria sono
composti di esse. Ci vuol dire che il
Quaternario degli Elementi era visto
come come una Doppia Diade nella
quale la Seconda Diade deriva dalla
Prima ed equivalente a essa, ma a
un livello diverso di trasmutazione,
per cui il Fuoco e l'Acqua vanno
considerati come i due principi primi,
che nascono dalla Cosa Unica e dai
Nella foto:
I quattro Elementi
in un'illustrazione
della Philosophia
Reformata di
Johann Daniel
Mylius.
41
quali derivano tutte le altre cose:
Se prendete fuoco e acqua e, operando
come abbiamo esposto nel libro presente,
riuscite a mescolarli e a combinarli, nes-
suno dei due sar in grado di danneggiare
l'altro e la loro unione sar doppiamente
brillante rispetto allo stato primitivo. []
All'inizio gli elementi primitivi furono
fuoco e acqua. Accoppiando e combinan-
do fuoco e acqua si formarono numerosi
corpi, alberi e pietre.
A questo proposito esiste una
famosa illustrazione della Philosophia
reformata (del 1622) dove compaiono
4 fanciulle, che tenendo un vaso sulla
testa stanno ognuna in equilibrio su
una sfera. Ogni sfera ha impresso
sopra il simbolo di uno dei 4 Elemen-
ti, mentre ogni vaso rappresenta una
Fase e una Sostanza dell'Opera.
Ostane aggiunse che il metodo giu-
sto per comprendere l'Operazione Al-
chemica consiste nel procedere
per analogia, agendo in conformit
con il metodo seguito nella scienza
primitiva.
La scienza primitiva sicu-
ramente l'Astrologia, perch
attraverso questa possibile
creare una sintesi schematica
di tutti le corrispondenze, cio
di tutti i rapporti che le Quattro
Radici Universali stabiliscono
tra s per creare la Molteplicit
del Mondo e che gli Esoteristi
raffigurano nella formula qua-
ternaria della Tetraktis Pitagorica
e del Tetragrammaton Ebraico.
La Magia Astrologica, come
l'Alchimia si fondavano dunque
sulla stessa Legge, quella di Sim-
patia, che metteva in relazione
tutto il Cosmo: gli Dei, le Forze
Celesti, gli Elementi, i Pianeti,
le Stagioni, le Fasi Alchemi-
che, le Fasi della Vita materiale
e Spirituale, le Qualit della
Materia, i Temperamenti del
Carattere, i Minerali, le Piante,
gli Animali, e cos via.
Plotino stesso spieg il
funzionamento della Magia
Astrologia come qualcosa di
assolutamente naturale, in
quanto basata sulla stessa Leg-
ge postulata da Empedocle:
Come devono essere spiegate le prati-
che magiche? Mediante la simpatia, per
mezzo dell'esistenza di una concordanza
delle cose simili e una contrariet delle
cose dissimili, e grazie a una diversit di
molti poteri operativi nell'unico universo
vivente. Senza alcuna costrizione esterna,
42
avvengono molti incantesimi
e magie. La vera magia l'A-
more (Philia) e l'Odio (Neikos)
nell'Universo. Nelle pratiche
magiche gli uomini volgono
tutto questo ai loro scopi.
Decriptando questo Co-
dice Occulto di Concordanze,
che racchiude e condensa
in s tutte le Conoscenze
degli Antichi e riscoprendo i
significati che la Tradizio-
ne Astrologica attribuisce
agli Elementi e alle loro
Qualit, si pu tentare di
comprendere quale fosse,
secondo gli Alchimisti, la
loro Azione Chimica all'in-
terno dell'Opera:
il Caldo rappresenta il
principio dinamico con forza
espansiva (accrescimento) e tra-
sformativa (focolaio denergia);
il Freddo il principio
statico con potere di assor-
bimento, concentrazione,
conservazione e stabilit.
un Agente di Fissazione e
Condensazione;
l'Umido il principio di
plasticit, veicolo del Caldo,
con potere di accrescimento
incorporando per assorbimen-
to. agente di dissoluzione e
mescolanza;
il Secco il principio di
ritrazione, con il potere di isolare, ridurre e
condensare, conducendo alla Solidificazio-
ne, fino alla Polverizzazione.

Per quanto riguarda gli Elementi:
il Fuoco un agente di penetrazione
e di trasformazione degli altri elementi.
Le sue Qualit dominanti sono il
Caldo e il Secco. Si possono descrive-
re tre diverse temperature attraverso
l'analogia tra il diverso grado di calo-
re del Sole durante l'anno e i diversi
regimi di fuoco necessari all'Opera:
il dolce calore primaverile del mese
di Marzo (dominato dal segno dell'A-
riete) che fa dischiudere la Terra;
il forte calore estivo (segno del Leo-
ne) che nel mese di Luglio fa evapora-
re tutta l'Acqua dalla Terra;
il tiepido calore autunnale del Sagit-
tario, che insieme all'Acqua aiuta la
43
Terra a fermentare.
L'Acqua una forza di rilassamento
e dissoluzione che genera lo stato di molle
f luidit. Le sue Qualit dominanti
sono il Freddo e l'Umido. I tre tipi di
Acqua sono:
quella calda della Stagione Estiva
(segno del Cancro), in analogia con il li-
quido solvente che scioglie il composto;
quella tiepida della Stagione Au-
tunnale (segno dello Scorpione) che
ricorda la macerazione corrosiva e la
putrefazione della sostanza;
quella fredda e congelata del se-
gno dei Pesci.
L'Aria una forza centrifuga la cui
potenza di compressione, quando si dif-
fonde, conduce il corpo allo stato di f luido
elastico, che occupa il maggior spazio pos-
sibile. Le sue Qualit dominanti sono
l'Umido e il Caldo. Anche l'Aria, da
intendersi come Vapore Acqueo, pu
Nella foto:
Jan Brueghel il
Vecchio, L'Abbon-
danza e i quattro
Elementi.
44
essere illustrata simbolicamente
con tre Stagioni:
le nebbie umide au-
tunnali (segno della
Bilancia);
l'aria rarefatta
invernale (segno
dell'Acquario)
l'aria tiepida
primaverile
(segno dei
Gemelli)
carica di
essenze e
profumi.
La Terra
valutata
per la sua
potenza di
coesione che,
nella sua forza
centripeta, co-
struisce la solidit
del corpo concen-
trato, ridotto al suo
spazio essenziale. Le
sue Qualit dominanti
sono il Secco e il Freddo.
Ci sono 3 tipi di Terra:
la Terra estremamente com-
patta e asciutta della Stagione Inver-
nale (segno del Capricorno), che nel
mese di Gennaio nasconde e protegge
i semi che le fermentano dentro:
la Terra primaverile (segno del To-
ro), che nel mese di Maggio brulica di
vita desiderosa di riprodursi;
la Terra estiva (segno della Vergi-
ne), che ad Agosto ormai divenuta
sterile, e si prepara ad accogliere
nuovi semi e nuova acqua.
Partendo da questa massa som-
maria di informazioni e approfon-
dendola attraverso i trattati pi
strettamente chimici degli Alchimi-
sti, certi passi possono iniziare ad
apparire molto meno oscuri, come
questo passaggio del Libro delle Figure
Geroglifiche, dell'Alchimista Nicolas
Flamel (1330 - 1418), nel quale ven-
gono illustrati i diversi trattamenti di
separazione, utilizzando immagini
del mondo della Natura, per fare rife-
rimento tanto al calore dei raggi del
Sole, che al Fuoco che deve simulare
il regime stesso del calore solare, nei
diversi periodi dell'anno:
Dunque il calore del tuo fuoco in questo
vaso sar, come dicono Hermes e Rosino,
secondo l'Inverno, o piuttosto, come dice
Diomede, secondo il calore dell'Uccello che
comincia a volare cos dolcemente dal segno
dell'Ariete a quello del Cancro. Devi infatti
sapere che il bambino all'inizio pieno di
flegma freddo e latte, che il calore troppo
veemente nemico della freddezza e dell'u-
Nella foto:
Illustrazione
tratta dall'Opus
mago-cabalisti-
cum et theosophi-
cum di Georg
Von Welling
45
midit del nostro Embrione; e che i due ne-
mici, cio i nostri elementi del freddo e del
caldo non si abbracceranno mai completa-
mente se non a poco a poco, dopo aver per
prima cosa fatto lunga dimora insieme,
in mezzo al calore temperato del loro
bagno, ed essendo cambiati attraver-
so lunga cottura in Zolfo incombu-
stibile. Reggi dunque dolcemente
con eguaglianza e proporzione, le
tue nature altezzose, per paura
che se favorisci pi le une che
le altre, loro che sono natural-
mente nemiche si indispetti-
scano contro di te per gelosia
e collera secca facendoti sospi-
rare a lungo. Oltre a ci le devi
intrattenere perpetuamente a
questo calore temperato, cio
notte e giorno, finch l'Inver-
no cio il tempo dell'umidit
delle materie, sar passato; perch
fanno la pace, e si danno la mano
riscaldandosi insieme; e se si trovas-
sero solo mezz'ora senza fuoco, queste
nature sarebbero per sempre irreconci-
liabili. Ecco perch nel Libro dei settanta
precetti detto:
Fa che il
loro fuoco duri
infaticabil-
mente senza
smettere e che
nessuno dei
loro giorni sia
dimenticato.
E Rasis, la
precocit di
maturazione
che porta con
s troppo fuoco
sempre segui-
ta da diavolo
e dall'errore.
Quando l'Uc-
cello dorato,
dice Diomede,
sar arrivato
fino al Cancro,
e di l correr
verso le Bilance, allora dovrai aumentare
un poco il fuoco. [Farai ] lo stesso quando
il bell'Uccello, se ne voler da Libra verso
il Capricorno, che il desiderato Autunno,
tempo delle messi e dei frutti gi maturi.
A conferma del legame tra le
Stagioni e le Fasi Alchemiche esiste
una famosa illustrazione dell'Atalanta
Fugiens intitolata 4 Gradus, cio le 4
fasi da seguire nell'Opera. In essa
sono rappresentate le 4 Stagioni e i
loro corrispondenti segni Zodiacali,
sotto forma di quattro fanciulle con la
testa a forma di Sole. In latino Gradus
vuol dire infatti fase, periodo, ordine
di successione, ma con l'avvento della
chimica scientifica settecentesca que-
sto termine inizi ad essere utilizzato
anche per indicare l'unit di misura
della temperatura e della quantit
di alcool contenuta in una sostanza
alcolica (gradazione alcolica).
Tornando alla Tavola di Smeraldo,
in questa frase viene dunque insegna-
to (o ricordato) all'Adepto dell'Arte,
che ci sono quattro radici della Cosa
Immagine sotto:
IV Gradus,
illustrazione
dall'Atalanta
Fugiens.
46
Unica, le quali su un piano rappre-
sentano gli Elementi e su un altro le
Operazioni Alchemiche. Il Sole, la
Luna, il Vento e la Terra a un livel-
lo diverso di realt rappresentano
il Fuoco, l'Acqua, l'Aria e la Terra,
ma anche la Materia Prima, che si
manifesta in forma di miscugli di
sostanze differenti per composizione
oppure differenziate secondo il loro
stato di consistenza (solida, liquida, e
gassosa) o in base alla qualit (fred-
da, calda, secca e umida). Quando,
per esempio, Ermete ci dice che il
Sole suo Padre, egli intende, come
Eraclito, che il Padre di Tutto il Fuoco,
perch senza il Calore la trasmutazio-
ne della materia non ha inizio:
Il fuoco infatti condensandosi diventa
umido e coagulandosi diventa acqua,
l'acqua si rapprende e trapassa in terra: e
questa la via in gi. Nel senso opposto la
terra si discioglie e da essa nasce l'acqua
e dall'acqua le altre cose, in quanto egli
[il fuoco] riconduce quasi tutto all'evapo-
razione del mare: e questa la via in su.
Evaporazioni si hanno sia dalla terra che
dal mare: alcune luminose e pure, altre
oscure. Il fuoco alimentato da quelle lu-
minose, l'elemento umido da quelle oscure.
L'importanza del Calore confer-
mata dall'argomento trattato nel Libro
dei Segreti della Creazione, cio dal testo
stesso di cui la Tavola di Smeraldo
una sintesi e del quale la Pereira ci
offre questa sintetica panoramica:
All'origine dell'intera realt naturale
sta infatti un unico principio, il calore, che
discende da Dio attraverso una serie di pas-
saggi cos schematizzabili: da Dio promana
il Verbo divino, dal quale creata l'azione
che genera il moto e con esso il calore stesso,
dal cui dinamismo ha origine la realt
naturale. L'azione del calore, prodotto della
creazione, si differenzia
tuttavia in maniera
nettissima dall'azione
divina. La radicale
diversit fra il
creatore e
il mondo
creato sottoli-
neata sia a livello
terminologico (Dio
crea; il calore e le
dinamiche che da esso
discendono, invece, gene-
rano), sia attraverso l'enunciazione del
principio che tutte le cose che sono generate
lo sono attraverso l'azione del simile e del
contrario, mentre Dio - l'Inaccessibile - non
ha similitudine, non ha specie, non ha con-
Foto sopra:
Il Rebis nella II
Tavola del Mutus
Liber.
A fianco:
Le fasi dell'Opera,
disegno tratto da
un manoscritto
alchemico.
47
trario. Moto e calore si implicano recipro-
camente, senza che sia possibile distinguere
una priorit fra i due: dalla loro azione,
dal prodursi del calore dal moto e del moto
dal calore, che ha inizio la generazione delle
cose naturali, ed ancora questa dinamica
moto-calore che porter al suo compimen-
to perfetto. Il moto e il calore, tramite un
processo per cui il traduttore latino impiega
il termine sublimatio, producono la stratifi-
cazione della materia primordiale, sostanza
incorporea che soggiace a tutta la natura
corporea e che non sembra essere altro se
non lo stesso calore che, rarefacendosi e con-
densandosi, si polarizza in due estremit: le
qualit del caldo e del freddo. Il dinamismo
all'interno del principio unico primordia-
le, calore-materia-energia, produce una
differenziazione all'interno dei due estremi
dando luogo a sette sfere, che corrispondo-
no a diversi livelli d'intensit del calore e
sono sede dei pianeti e principio dei segni
zodiacali. Si ottiene cos un ordinamento
della materia cosmica, in cui la polarit
originaria di caldo e freddo si manifesta
attraverso una serie di coppie: alto-basso,
leggero-pesante, attivo-passivo, maschile-
femminile. La polarit primaria, prosegue
il testo, si unisce in connubia (nozze) dalle
quali nascono due qualit ulteriori, il sec-
co e l'umido. In realt le due qualit non
sembrano essere il prodotto del calore e
del freddo, ma piuttosto la ma-
nifestazione del loro livello
occulto; attraverso la
scissione di ciascuna
qualit occulta da
quella manifesta e le
ricombinazioni
possi-
bili si
ottiene la
formazione
di realt
naturali
ulteriori
e pi
complesse,
fino ai corpi
elementari concreti
(minerali, vegetali e animali), secondo un
dinamismo che presenta sostanziali ana-
logie in tutti i suoi stadi di svolgimento.
Le sostanze che, scindendosi al proprio
interno, rendono possibile l'unione con i
loro opposti danno luogo ad un processo
irreversibile e la dinamica interno-esterno,
che in tal modo si realizza istituisce un
nesso di reciprocit fra alto e basso in cui
risiede, [...], la nozione chiave della Tabula
Smaragdina [...].
Nel Kitb Sirr al-halqa sono
dunque racchiuse le pi importanti
teorie magiche cio scientifiche del
mondo antico e dei filosofi greci ri-
guardanti la Natura e i suoi Elemen-
ti, ma sono presenti anche le vivide
immagini ermetiche del Kore Kosmou
che parla della distinzione tra l'Opera
Creatrice di Dio e quella Generatrice
degli esseri umani, i quali possono
solamente modellare la Materia che
la Divinit ha messo loro a disposi-
zione, traendola da se stessa:
Allora, Egli stesso, desiderando che il
mondo superiore non fosse pi inerte, decise
di riempirlo di spiriti, in modo che sin nei
dettagli, la creazione non risultasse immo-
bile e inattiva; si fece artigiano di questo
disegno e us sostanze sacre per la realiz-
zazione della sua opera. Avendo tratto
dalla profondit proprio essere tutto il sof-
fio che gli necessitava, lo un al fuoco e
lo rimest con altre sostanze sconosciute.
Dopo aver uniformato questo e ciascun
elemento, accompagnandosi con alcuni
incantesimi segreti, agit con forza
la mistura, fino a ch boll, in
superficie apparve allora
una sorta di materia pi
sottile, pi pura e traspa-
rente degli ingredienti di
cui era composta, essa
era traslucida, la vedeva
solo l'Artefice. [] Dio
la chiam Animazio-
ne. [] Si ebbero cos, in
numero adeguato, miriadi di
48
anime, operanti secondo il suo disegno con
ordine e misura, agenti con esperienza e in
conveniente proporzione, nate dalla stessa
schiuma della mistura. [] non avrebbe
dovuto esserci la minima differenza tra le
anime, al di l del necessario, anche se vero
che la schiuma che si rapprese in superficie
dopo che dio ebbe rimestato, non era in tutti
i punti la stessa. Il primo parto era migliore,
pi denso del secondo, e nel complesso pi
puro, il secondo parto, di molto inferiore,
era comunque migliore del terzo. E cos via
sino alla sessantesima schiera di anime. []
dopo aver mescolato gli altri due elementi
congenerati, l'acqua e la terra, pronunci
allo stesso modo su di essi certe formule,
segrete, potenti ma non tanto quanto
le prime, dopo aver agitato la mi-
stura e avervi insufflato una forza
vivificatrice, prese la parte essiccata
che galleggiava i superficie e che
mostrava un involucro ben coagu-
lato e ne forgi i segni zodiacali
in forma animale. Quanto al
residuo della mistura, lo lasci
alle anime che avevano gi pro-
gredito, a quelle anime che erano
state invitate a entrare in luoghi
degli dei, nei luoghi prossimi
agli astri, presso i sacri demo-
ni dicendo: Create, figli miei,
discendenti del mio essere, ricevete
questi residui del mio operare e che
ciascuno configuri qualcosa che corri-
sponda alla propria natura: guardate,
voglio offrirvi inoltre questi oggetti che vi
serviranno da modelli. E avendo ripreso
la mistura tra le mani, dispose con ordine e
bellezza, in accordo con i movimenti psichi-
ci l'ornamento dello zodiaco, dopo averlo
aggiustato perfettamente come complemento
ai segni antropomorfi dello zodiaco [...] ;
Dal primo parto della materia, quello la cui
sostanza era estremamente leggera, esse [le
anime] modellarono in modo leggiadro la
specie degli uccelli: e siccome, nel frattempo,
la mistura era gi divenuta dura per met e
aveva acquistato una solida consistenza, esse
forgiarono la specie dei quadrupedi, specie
che sicuramente meno leggera, quella dei
pesci, che hanno bisogno bisogno di un com-
plemento umido per nuotare; infine essendo
la parte residua ormai fredda e attratta verso
il fondo, le anime produssero una nuova
specie, quella dei rettili.; La
parte finale della So-
stanza fu usata da
Ermete, per
creare i
Corpi
Uma-
ni, nei
quali furono
incorporate le Ani-
me che avevano trasgredito
agli ordini di Dio: Io allora dis-
se Ermete mi domandai di quale materia
dovevo servirmi, e chiamai in aiuto il So-
vrano. Questi ordin alle anime di darmi il
49
residuo della mistura: e avendolo preso tra le
mani, lo trovato secco. Usai allora una gran
quantit d'acqua superiore al necessario,
in modo da rinfrescare la composizione
della materia, cos che l'essere
modellato risultasse
languido, debole
e impotente,
tale da
non
poter-
si con-
giungere con
l'intelligenza prima
d'esser riempito di forza.
Lo modellai, l'opera era bella,
gioii alla sua vista; e dal basso invitai il
Sovrano a contemplarla egli la vide e ne gio
e ordin che le anime fossero incorporate.
Se il Sole il Padre, cio il Fuoco
Motore dell'Operazione, allora la Madre
la Luna, ovvero l'Acqua, che nell'u-
nirsi con il Fuoco, il suo elemento
opposto e complementare, d vita
a una Sostanza Liquida dalla Doppia
Natura, un'Acqua Ignea, che ricorda
l'Acqua Divina di cui parlava Zosimo
di Panopoli:
questo il mistero divino e supremo,
l'oggetto delle ricerche. Questo il Tutto.
Da esso viene il Tutto e per mezzo di
esso il Tutto . Due nature, una sola
essenza: l'una trascina l'altra, e l'una
domina l'altra. Questa l'acqua
d'argento, la maschio-femmina che
sempre fugge, attratta verso ci
che proprio. l'acqua divina
che tutti hanno ignorato. Non
facile contemplare la sua na-
tura. Non metallo, n acqua
che sempre scorre, n un og-
getto corporeo: non pu essere
dominata. il tutto in tutte
le cose. Ha vita e spirito ed
distruggitrice. Chi intende
queste parole, possiede l'oro.

Nella Turba dei filosofi,
un testo della stessa epoca
della Tabula Smaragdina
(IX secolo), si parla di un'Ac-
qua Bivalente, l'Acqua dello
Zolfo che mista di due nature
e si congela e si dissecca e si altera
e si sbianca e si arrossa con l'aiuto
del fuoco, amministrato come si deve.
Quest'Acqua corrisponde all'Acido
Solforico, un acido minerale che in
soluzione acquosa concentrata diven-
ne famoso con il nome di Vitriol.
Alcuni sostengono che la Tavola
di Smeraldo celi proprio la ricetta del
Vetriolo, perch questa sostanza fu
riscoperta dal pi grande e influente
alchimista arabo, Jbir ibn Hayyn
(813-?) conosciuto dagli europei come
Geber, lo stesso studioso che secondo
la tradizione aveva citato per primo
Nell'immagine:
L'Ermafrodito,
tavola tratta dal-
l'Amphiteatrum
Sapientiae Eter-
nae di Heinrich
Khunrath.
50
la Tabula nei suoi scritti.
Altri sostengono invece che il
Vitriol sarebbe stato prodotto da un
altro importante e famoso medico e
alchimista arabo Al-Razi (864 - 930
d.C.), che per nacque dopo che la
Tabula era stata scritta.
In ogni caso il testo della Tavola
di Smeraldo non specifica mai chia-
ramente, in nessun punto, a quale
tipo di distillazione ricorrere, quale
strumentazione utilizzare, se siano
necessarie delle reiterazioni, quante
bisognerebbe farne, quali sostanze
scegliere di mescolare e infine quali
composti ottenere. In realt vengono
illustrati, genericamente, solamente
i Principi basilari e teorici dell'Arte
Distillatoria, che prevede il passaggio
di una miscela dallo stato liquido a
quello gassoso e viceversa.
In linea generale,
possiamo quindi dire che
dalla fusione del Fuoco
con l'Acqua, (la Diade origi-
naria) nascono la Materia
e lo Spirito (pneuma), la
Terra e l'Aria del compo-
sto (la Seconda Diade). L'A-
ria equivale al Vento, cio
al Vapore che porta nel suo
ventre l'embrione, cio il
Figlio del Fuoco e dell'Acqua,
che anche la Quinta Es-
senza di questo Quaternario
Elementare. L'immagine
stata illustrata in una
tavola dell'Atalanta Fugiens,
e viene spiegata dal Maier
in questi termini:
Colui cui fu padre il Sole
e madre la Luna, prima di
veder la luce, sar portato dai
fumi del vento, come dall'a-
ria l'uccello in volo. [] .
Questo embrione il famoso
Mercurio, che composto di
fumi: o meglio d'acqua che
si solleva con la terra nella
debole densit dell'aria, e di terra che
costringe l'aria a ritornar terra fatta acqua
o acqua fatta terra. Il Vento dunque il
Vapore acqueo che porta mescolata in s
l'essenza volatile, mentre la Terra Nutrice,
rappresenta la parte volatile, che coagulan-
dosi, viene raccolta nell'altro contenitore
dove diventa la nuova terra da ridistil-
lare, per ottenere una sostanza maggior-
mente concentrata e purificata. Il Maier,
proprio riguardo alla Nutrice del Figlio
dei Filosofi, scrive: Essa la nutrice
del Cielo, nutrice che non lava n bagna
il feto, ma lo coagula, lo fissa e colora,
mutandolo in succo, [] mirabile liquore
della Terra. Per questo anche associata
alla Lupa che allatta Romolo e Remo,
Perch grazie alla potentissima sua virt
cangia la natura del soggetto, nutrito nel
modo istesso in cui, secondo che si crede,
il latte della lupa dot il corpo di Romolo
Nella foto:
Turba Philoso-
phorum, immagi-
ne tratta dal libro
Artis Auriferae
del 1752.
51
d'un temperamento ardito e guerriero.

Va detto che tra le Terre Liquide
c'era anche il Vetriolo, che faceva
parte di quelle sostanze che venivano
chiamate "succhi solidi".
E) PATER OMNIS TELESMI TOTIUS MUN-
DI EST HIC. VIS EIUS INTEGRA EST, SI
VERSA FUERIT IN TERRAM.
E1) Il Padre di tutto, il Telesma di tutto
il mondo qui; La sua forza o potenza
intera se essa convertita in terra.
E2) Costui il padre di ogni realizzazione
in tutto il mondo. Il suo potere totale
quando si mutato in terra.
Ermete continua il discorso pre-
cedente, dicendo che il fine dell'ope-
razione sta tutto nella riconversione
del Cielo in Terra, sotto forma di una
Pioggia la cui Potenza non viene dimi-
nuita nel cambiamento di stato, perch
la sua Purezza verr conservata. La
parola latina Integra si traduce, infatti,
con intatta, non diminuita, pura, per
cui quando l'Ani-
ma della Pietra []
convertita in Terra
il Vapore acqueo si
condensa e ridi-
scende portando
con s l'essenza
volatile con tutte
le sue proprie virt
intrinseche intatte.
Il Maier scrive che
proprio la conden-
sazione dei vapori o
dei venti [che altro
non sono se non aria
in moto] produce
l'Acqua che mestata
con la Terra, genera
tutti i minerali e i
metalli.
Anche nel
Discorso numero
XV di Ermete ad
Ammone, dove
la Creazione Divina viene illustrata
come un Atto Alchemico, si fa rife-
rimento all'importanza del Vapore,
quando viene riconvertito in Terra e si
spiega che il Calore provocato dalla
Natura Bivalente della Materia Prima:
1. D'altra parte ci che mosso si muo-
ve secondo l'attivit del movimento che
muove il Tutto. Poich la natura del Tutto
fornisce al Tutto due movimenti, l'uno in
ragione della propria potenza, l'altro in
ragione della sua attivit. L'uno penetra
attraverso l'insieme del mondo e lo man-
tiene all'interno, l'altro coestensivo al
mondo e l'avvolge dall'esterno; questi due
movimenti vanno e vengono unitamente
attraverso tutte le cose.
2. La Natura del Tutto, facendo
nascere le cose che giungono ad essere,
dona la facolt di crescere tutto ci che
nato gettando, da una parte, la propria
semenza, e avendo a disposizione dall'al-
tra, materia mobile. O meglio, una volta
mossa, la materia si riscalda e diviene fuo-
co e acqua, l'uno pieno di vigore e forza,
Foto sotto:
Tavola n.22
dell'Atalanta
Fugiens
di Michael Meier.
52
l'altra passiva; essendo il fuoco
opposto all'acqua, ne essicca una
parte, cos si formata [la terra]
che galleggia sull'acqua, l'acqua
continuando ad essere essiccata
ai bordi, libera dai tre elementi:
acqua, terra, fuoco ed un vapore,
cos nata l'aria.
3. Questi elementi entrano
in combinazione secondo un
rapporto armonico, il caldo con
il freddo, il secco con l'umido, e,
dal loro accordo, nasce un soffio
e una semenza analoga al soffio
che avviluppa. 4. Questo soffio,
una volta caduto nella matrice,
non resta inattivo nella semen-
za; dato che non resta inattivo,
trasforma la semenza, ed essa,
tramite questa trasformazione
acquista crescita e grandezza.
L'Hortolanus chiama
Fermento il soffio vitale unito
alla semenza nutrice e lo
considera l'Artefice della mol-
tiplicazione della Sostanza, per
successive distillazioni:
come quando si fa il pane:
un pochino di lievito nutre e
fermenta una grande quantit di
pasta cambiando in tal modo la
sostanza della pasta in fermento;
cos il filosofo vuole che la nostra
pietra sia talmente fermentata da
servire come fermento alla sua
propria moltiplicazione.
Questa operazione il Pa-
dre e il Telesma di Tutto, cio il
fine dell'Opera, nel senso di
risultato finale.
Telesma deriva dal ver-
bo greco Teleo, un termine
particolarmente significativo
utilizzato per indicare sia le
Iniziazioni ai Misteri, che la
corretta esecuzione del rito
iniziatico che trasforma e
53
Nellimmagine:
La distillazione,
immagine tratta
dal Liber de Arte
Distillandi de
Compositis, di
Hieronymus
Brunschwig
[su licenza della
Chemical Heritage
Foundation[
perfeziona chi vi assiste.
Il suo equivalente latino
Initia, da cui deriva la consue-
tudine di tradurre il termine
Telet con la parola Iniziazione,
nel senso di rito di passaggio
che consente di passare da uno
status a un altro e di accedere a
un gruppo chiuso che possiede
specifiche conoscenze ope-
rative. La Telet per supe-
riore all'Iniziazione, perch
presuppone non solo l'inizio
di un'opera di trasmutazio-
ne psico-fisica e nel nostro
caso alchemica, ma anche la
sua fine, cio la sua corretta
realizzazione alla fine di un
una serie di tappe rituali portate
correttamente a compimento. Vi
dunque un parallelismo,
introdotto da Zosimo, tra il
perfezionamento della mate-
ria attraverso una sequenza
precisa di operazioni e quella
dell'Essere Umano, che deve
superare una serie di prove
per essere iniziato ai misteri
dell'Alchimia. Se le opera-
zioni sono dunque condotte
perfettamente a compimento,
allora, come diceva Aristo-
tele, ogni Elemento che ha in se
stesso il suo fine (l'Entelecha),
tender a muoversi verso il luogo
che gli congeniale per Natura,
cio tender in modo naturale
verso la propria realizzazione
e quindi perfezione, passando
dalla potenza all'atto.
Se gli elementi costituenti
dell'Universo si comportano
in questo modo, lecito pen-
sare che anche le Anime degli
esseri umani, che sono forma-
te da questi stessi elementi,
possano farlo. E in effetti nel
Kore Kosmou leggiamo che le
Anime hanno abbandonato
le sedi celesti che erano state
54
Nella foto sotto:
Le sette fasi dell'O-
pera in un'illu-
strazione tratta da
Azoth, di Basilio
Valentino.
assegnate loro e sono state incorporate
nella materia, per aver disubbidito a
Dio. Questi Spiriti Divini possono per
tornare alla loro gloria originale, puri-
ficandosi come in un processo alche-
mico di ascensione. Anche la Materia
Spirituale pu dunque essere redenta
nel fuoco e sollevata nello spirito, cos
come accadde a Ermete, Enoch, Cri-
sto, alla Vergine Maria, ecc., i quali,
secondo le leggende, non sono morti,
ma sono scomparsi da questo mondo
insieme ai loro corpi, resi perfetti, cio
adatti a contenere le loro anime di fuoco
su un altro piano di realt.
interessante notare che dalla
parola Telesma discende anche il
termine Talismano, attraverso l'inter-
mediazione dell'arabo Tilsam e Till-
sam, al plurale Talsim. Per estensione
di significato infatti con Telesma si
intendono tutti quegli oggetti che
siano stati consacrati per mezzo di
un rito e il Talismano proprio un
manufatto fabbricato utilizzando la
Legge delle Corrispondenze al fine di
attirare in esso specifiche propriet
celesti e terrestri. Curiosamente pare
che alcuni Alchimisti utilizzassero il
testo stesso della Tavola di Smeraldo
come un Talismano, inserendolo tra
le righe di un libro o incidendolo
sulle pareti dei laboratori, in modo
da attrarre ulteriori influenze positive
sullo svolgimento del loro lavoro.
F) SEPARABIS TERRAM AB IGNE, SUBTI-
LE A SPISSO, SUAVITER, CUM MAGNO
INGENIO.
F1) Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile
dallo spesso, dolcemente e con grande
industria.
F2) Separerai la Terra dal Fuoco, l'impal-
pabile dal compatto, ma con delicatezza e
con grande attenzione.
L'Hortolanus ci spiega che sepa-
rare vuol dire dissolvere: perch la
dissoluzione la se-
parazione delle parti,
la Terra dal Fuoco, il
Sottile dallo spesso,
cio la feccia e l'im-
mondezza del fuoco,
dell'aria, dell'acqua
e di tutta la sostanza
della Pietra, di modo
che essa rimanga
interamente senza
sporcizia.
Durante la Di-
stillazione due so-
no le fasi necessarie
alla Purificazione
della Sostanza dalle
impurit (fecibus),
in modo che la sua
potenza (cio la
sua Concentrazione)
resti intatta duran-
te la riconversione
dallo stato gassoso
a quello liquido: la
Deflammazione e la
55
Rettificazione.
Nel caso delle sostanza
alcoliche, la def lammazione
l'operazione necessaria a
ottenere una concentrazione
pi pura possibile, attraverso
il susseguirsi di distillazioni
di un liquido sempre pi con-
centrato, ricavato da successi-
ve condensazioni.
La rettificazione riguarda
invece la separazione delle
sostanze buone da quelle che
sono tossiche o che indebo-
liscono la concentrazione
della sostanza che si vuole
ottenere. Si utilizza allora
una Colonna di frazionamento,
nella quale avviene la separa-
zione tra sostanze con punto
di ebollizione diverso, con
conseguente eliminazione di
quelle indesiderate.
Nella Colonna, la prima
e l'ultima parte del distillato
sono chiamate rispettiva-
mente Testa e Coda e sono composte
da sostanze nocive e sgradevoli che
vengono buttate. La parte intermedia,
chiamata Cuore quella considerata
buona e viene conservata.
Poich molte sostanze dannose
possono essere trasportate nel Cuore
dai vapori, l'abilit dell'Alchimista
sta nel saper tagliare con destrezza, le
Teste e le Code del Drago (o Serpente
Alato) che si morde la coda.
Nel Dialogo con il Re Calid, l'alchi-
mista Morieno, parla dell'importanza
del processo di Purificazione, ricor-
dando che durante il Magistero il Cor-
po Morto, da cui uscito lo Spirito, deve
essere Rianimato, cio lo Spirito deve
rientrare nel Corpo che per deve
essere stato purificato, altrimenti non
si otterr niente:
[...] se non pulite perfettamente il Corpo
impuro: se non lo disseccate, se non lo
rendete bianco, se non l'animate facendovi
entrare l'anima e se non togliete tutto il suo
cattivo odore, in modo che dopo aver pu-
lito, la Tintura cade su di lui e lo penetra,
non avete fatto niente del Magistero, non
avendo osservato bene il Regime. Quale
bene si pu sperare, se la cosa, cio l'Acqua
Mercuriale, che la cosa principale e il
solo Agente del Magistero, non agisce essa
stessa e non si unisce a lei il corpo puro e
perfetto e sia un solo e stesso corpo?
Gli Alchimisti descrivono la
Purificazione in modo suggestivo e
cruento, come una sorta di tortura
necessaria, che porta alla Morte e alla
Putrefazione delle Carni, ma si con-
clude con la Resurrezione della Sostanza
in un Corpo di Gloria, avvicinando le
operazioni alchemiche ai tormenti
del Cristo/Serpente cruci-fixo". Nel
Testamento di Ga'far Sadiq si legge
che i corpi morti, devono essere torturati
nel Fuoco attraverso tutte le Arti della
Sofferenza per poter resuscitare: perch,
Foto sopra:
Frontespizio
del Museum
Hermeticum,
compendio di testi
ermetici del 1625.
56
senza sofferenza e senza morte, non si pu
raggiungere la Vita eterna. Jung rite-
neva che le torture a cui era sot-
toposta l'Acqua, attraverso il Fuoco,
corrispondessero all'allegoria dello
smembramento del corpo umano che,
secondo Mircea Eliade, sarebbe stato
un retaggio del pi antico Sciamane-
simo dei Culti Metallurgici.
Zosimo identific le fasi alchemi-
che, con un personaggio di nome Jon,
che gli apparve in un sogno e che per
tutto il tempo venne squarciato con
la spada, tagliato a pezzi, decapitato,
scorticato, bruciato nel fuoco, per
poter cambiare il proprio corpo in spiri-
to. Una immagine molto simile si
ritrova nello Splendor Solis, dove viene
cos descritta:
Io ti ho ucciso, e ho fatto il tuo corpo a
pezzi, alfine di beatificarti e farti rivivere
di una pi lunga e felice vita, che tu non
hai provato prima che la morte cospirasse
contro di te per il colpo della mia spada;
ma io nasconder la tua testa affinch gli
uomini non ti possano riconoscere, e non ti
vedano pi nella stessa spoglia mortale che
avevi prima e brucer il tuo corpo in un
vaso di Terra dove io lo rinserrer, affinch
essendo in poco tempo imputridito, possa
maggiormente moltiplicarsi e riportare
una gran quantit di frutti migliori.
La seconda parte della frase spiega
che per uccidere, torturare, purificare
la Sostanza, facendo uscire e rientra-
re lo Spirito nel Corpo, necessario
che il composto raggiunga il giusto
punto di ebollizione.
Il segreto della Distillazione quin-
di tutto nel controllo accurato della
temperatura, onde evitare di bruciare
tutto o di far salire nel Cuore anche
le sostanze nocive. Considerando la
limitata strumentazione scientifica
dell'epoca evidente che imparare a
padroneggiare l'Arte del Fuoco, cum
magno ingenio, era un'azione assai
complessa, frutto di anni di costante
sperimentazione ed esperienza, che
difficilmente poteva essere trasmes-
sa con precise indicazioni sui gradi
centigradi, soprattutto in mancanza
di un oggetto come il termometro, il
cui primo esemplare fu realizzato da
Galileo Galilei solamente nel 1607.
Tutto ci che gli Alchimisti pote-
vano fare era ricorrere a criptiche e
affascinanti allegorie usate come una
sorta di linguaggio di mestiere, per
addetti al lavori, come quello della
Turba dei Filosofi:
"Suo padre il Sole e sua madre la
Terra egli intendeva indicare il loro aspetto
Nella foto:
Paolo Uccello, San
Giorgio e il drago,
particolare.
57
Maschile e Femmi-
nile. Essi sono i due
Uccelli legati nelle im-
magini [che ho dato]
all'inizio dell'operazio-
ne; e da essi vengono
prodotte le Tinture
Spirituali. E analoga-
mente essi si trovano
alla fine dell'operazio-
ne. [...] Ermete disse:
necessario estrarre
lo Spirito con Fuo-
co Gentile poich
questo Spirito, la cui
estrazione deve essere
condotta mediante
fuoco gentile come [il
calore di] un uccello
che cova, lo Spirito
che impartisce le
Tinture alle Nature e
tormenta le Nature,
in quanto il suo zolfo
era precedentemente
combustibile; ma ora
diviene incombusti-
bile e colora come la
Tintura di Porpora;
ed lo Spirito dei
Corpi, perch uno
Spirito che stato
estratto.; L'emissione
o l'assorbimento dello
spirito risulta dalla violenza o moderazione
del fuoco che deve essere regolato affinch lo
spirito sia conservato; Tutta l'arte consiste
nei fuochi leggeri. ; Il vicario disse: sappiate
che senza fuoco niente generato; mettete la
vostra Composizione nel suo vascello e fate
fuoco moderato, guardatevi dal fuoco violen-
to ... Pitagora disse: guardatevi dal fare fuoco
troppo forte all'inizio perch nemico della
freddezza e se lo cuocete bene e gli togliete
il nero, diventa Pietra simile al Marmo di
estrema bianchezza. Lanus disse: e sappiate
che l'Aceto, se fate troppo fuoco si volatilizza,
perch spirituale ... perci vi ordino di go-
vernarlo saggiamente e con un piccolo fuoco,
perch il piccolo fuoco sempre la causa che
fa raccogliere il calore dello Zolfo dissolto.
Altrimenti non farete niente.
G) ASCENDIT A TERRA IN COELUM,
ITERUMQUE DESCENDIT IN TERRAM, ET
RECIPIT VIM SUPERIORUM ET INFERIO-
RUM.
G1) Sale dalla Terra al Cielo e nuovamen-
te discende in Terra, e riceve la forza delle
cose superiori e inferiori.
G2) Sale dalla Terra al Cielo e poi ridi-
scende sulla terra, e associa il potere di
quanto sopra e di quanto sotto.
L'immagine visiva del Processo di
Distillazione riassunta in questa fra-
se, che se presa da sola potrebbe quasi
sembrare un indovinello. Leggendola
sembra di vedere un Alchimista con
il naso incollato al vetro dell'alam-
bicco, mentre guarda la miscela che
continuamente si vaporizza e si ricon-
densa restandone affascinato, come
uno scienziato che osserva un istan-
te cosmico fissato in una foto che
mostra una galassia fatta di Nebulose
Gassose e di Stelle, lontane anni luce
dalla sua possibilit di comprensione.
La natura di questo passo chiara-
mente operativa, ma niente ci vieta di
trovare anche qui parallelismi con la
Circolazione Cosmica degli Spiriti, cio
delle Anime degli esseri umani, che
nel Kore Komsou, desiderano tornare
alle loro sedi Celesti, pi vicine a Dio.
Questi Spiriti, come quelli dei com-
posti minerali e vegetali, si spostano
su e gi tra il Macrocosmo e il Micro-
cosmo, tra il Cielo e la Terra, grazie
all'influenza delle Energie dei Piane-
ti, cos come veniva rivelato anche nei
Culti Misterici Stellari. Il meccanismo
di Ascesa e Discesa delle Anime
immortali, spiegato nel frammento
ermetico numero XXVI, il Discorso
Iside a Horus, sull'Incarnazione e la Rein-
carnazione delle anime:
Lo spazio compreso tra la terra e il cielo
diviso in regioni, o figlio mio, Horus, con
58
misura e giusta propor-
zione. Queste regioni so-
no chiamate dai nostri
avi sia zone, sia firma-
menti o anche pieghe. E
di l che le anime vanno
e vengono, sia quelle che
si sono liberate dai corpi
che quelle che non si
sono ancora incarnate.
Ognuna di queste ani-
me, figlio, occupa una
regione in relazione ai
suoi meriti: cos le ani-
me divine e regali abita-
no le regioni pi elevate;
le anime inferiori per
dignit e tutte quelle
inclinate verso
la terra,
abitano
nella
re-
gione inferiore; le anime intermedie abitano
nella regione intermedia. 2. Dunque, Ho-
rus, figlio mio, le anime inviate quaggi per
regnare discendono dalle regioni pi alte, e,
una volta liberate, ed anche verso queste
stesse zone che esse ritornano, o anche pi
in alto ancora, salvo quelle che hanno com-
messo qualche azione contraria alla dignit
della loro natura e ai precetti della legge
divina: quanto a queste, la Provvidenza
dall'alto le esilia nelle regioni pi in basso
in relazione ai loro peccati, per contro essa
fa mutar loro posto se hanno progredito.
Quindi le anime inferiori [si accrescono] in
potenza e dignit, dato che la Provvidenza
le fa salire dalle regioni pi basse a quelle
pi nobili e alte.
H) SIC HABEBIS GLORIAM TOTIUS MUN-
DI, IDEO FUGIAT A TE OMNIS OSCURITA-
TIS.
H1) Con questo mezzo avrai la gloria di
tutto il mondo e per mezzo di ci l'oscurit
fuggir da te.
H2) Cos avrai la gloria di tutto il mondo
e ogni tenebra si allontaner da te.
Riuscire a compiere correttamente
l'Operazione alchemica viene parago-
nato alla riuscita di un'impresa straor-
dinaria, che non sembra condurre
verso possibili guadagni materiali,
ma semmai verso una Conoscenza
che solleva lo Spirito, arricchendolo
come una miscela. L'Alchimista
invitato a non scoraggiarsi, perch
dopo aver vagato a lungo nelle tene-
bre dell'ignoranza, alla fine ricever
l'Illuminazione che cerca, recu-
perando quella vista superiore
che il sintomo iniziale della
reintegrazione dell'Anima alla
sua sede Celeste.
Nel Kore Kosmou, le Anime
immortali costrette a vivere nei
corpi si lamentano proprio della
cecit a cui sono state obbligate,
ritrovandosi nel punto pi lonta-
no dalla Luce Divina:
Le anime, che non appartengono
Nelle foto:
Illustrazioni
attribuite a Jaro
Griemiller, tratte
da un'edizione del
Rosarium Philoso-
phorum del 1593.
Le immagini si rife-
riscono all'Opera al
Nero e all'Opera al
Rosso.
59
pi a Dio, non avranno altro che occhi
dallo sguardo limitato, e a causa di quella
cosa umida e rotonda che in essi, noi
non potremo vedere che molto piccolo il
nostro antenato Cielo, non smetteremo
di gemere e a volte saremo prive dello
sguardo (a questo proposito Orfeo: dal
chiarore solare che giunge lo sguardo: gli
occhi di per s non vedono nulla). Effet-
tivamente sfortunate, eccoci condannate,
non ci fatto assolutamente dono della
vista, poich senza luce, non ci concesso
di esercitarla: questi non sono che dei
sostituti d'occhi e non occhi.
A ben guardare per l'esilio delle
Anime Ribelli non una vera puni-
zione, perch in un Mondo Perfetto
non dovrebbe essere possibile avere
desideri sbagliati, senza contare che
le Anime, avendo in se stesse la loro
Entelechia, non possono che tornare
l da dove provengono, quindi come
avrebbero potuto allontanarsene,
desiderando un luogo diverso che non
possono neanche immaginare per loro
stessa Natura? Se il peccato delle Ani-
me stato quello di non accontentarsi,
di voler vedere cosa c'era oltre ci che
era stato fissato per loro, arrivando
ai Confini dell'Universo esteriore e
interiore per comprendere il Senso
dell'Esistenza, allora la loro punizione
corrisponde alla concessione stessa di
poter soddisfare questa curiosit.
Non si tratta quindi n di un casti-
go, n di un premio, ma di un Dono.
Il Dio degli Ermetisti infatti una
Divinit che si Specchia in Se Stessa e si
espande sia sul piano fisico che
su quello psichico come l'Egemo-
nikn degli Stoici e per questo,
come dice Giamblico, forse:
Dio, fin dagli inizi, ha inviato
quaggi le anime con l'intenzione che
poi tornino a lui. Non vi dunque
cambiamento (nel piano divino), n
conf litto tra la discesa e la risalita
delle anime. In effetti, come nel tutto,
il divenire e questo mon-
do dipendono dall'essen-
za intellettiva, cos pure,
nell'ordine delle anime,
la liberazione dal dive-
nire pur si concilia con
le preoccupazioni del
mondo creato.
Tematiche come
quelle del Paradiso
Perduto, del Peccato
Originale e del Peccato
di Orgoglio si trovano
dunque anche nel
Kore Kosmou, ma non
devono far pensare
che l'Ermetismo sia
una filosofia pessimi-
stica, fideista, tra-
scendente,
vittimi-
stica,
pe-
60
nitenziale e nemica del progresso. Si
tratta semplicemente di una contami-
nazione culturale tipica del sincreti-
smo dell'epoca romana, rielaborata
per alla luce dell'Ermetismo. Gli
Alchimisti non considerano infatti la
Materia una prigione da cui fuggire,
come gli Gnostici e gli Orfici, ma al
contrario vedono il Mondo come un
luogo nel quale ogni cosa pu tra-
smutare se stessa e raggiungere la
propria perfezione potenziale.
Il fine di tutto non la Reintegra-
zione a uno stato precedente perfetto
e perduto (visto che prima semmai
regnava il Caos), ma una Evoluzione
a uno Stadio Superiore che conduca
il Mondo della Molteplicit a ottenere
quell'autocoscienza necessaria a ren-
dersi conto di essere Uno con il Tutto.
Ogni cosa, per gli Alchimisti, un
Pensiero della Mente di Dio, rassomi-
gliante al Divino nella specie e dif-
ferente nel grado, perch la Materia,
secondo la Fisica Nucleare, non che
una Illusione, in quanto Tutto Ener-
gia e Vibrazione di diversa intensit.
La Gloria promessa all'Alchimista
che comprenda il contenuto della Ta-
bula dunque paragonabile a quella
di Ermete, che fu portato presso Dio
per i suoi meriti.
Non si tratta ovviamente di un pre-
mio di cui vantarsi, ma di una respon-
sabilit che l'Alchimista si assume
davanti a Ermete Trismegisto, impe-
gnandosi a divulgare l'Arte e guarire
corpi e anime. Lo stesso incarico che,
secondo il Kore Kosmou, fu affidato
a Iside e Osiride i quali conobbero a
fondo i segreti degli scritti di Ermete
e furono da lui istruiti riguardo ai
segreti ordinamenti di Dio, divenen-
do cos iniziatori e legislatori delle arti per
l'umanit, ed anche delle scienze come delle
occupazioni di sorta:
Sono loro, che avendo appreso da
Ermete, le cose di quaggi hanno ricevuto
dal Creatore l'ordine di porle in simpatia
con quelle di lass. Hanno istituito sulla
terra le sacre funzioni verticalmente legate
ai misteri del cielo. Sono loro che, avendo
riconosciuto la corruttibilit dei corpi,
hanno ingegnosamente creato l'eccellen-
za in tutto dei profeti, [] in modo che
filosofia e magia nutrano l'anima e che
61
la medicina guarisca il corpo, quando
aff litto da qualche male.
I) HIC EST TOTIUS FORTITUDINIS FOR-
TITUDO FORTIS, QUIA VINCET OMNEM
REM SUBTILEM, OMNEMQUE SOLIDAM
PENETRABIT.
I1) la forza forte di ogni forza, perch
vincer ogni cosa sottile e penetrer ogni
cosa solida.
I2) Questa potenza potente pi di tutta
la potenza, perch dominer ogni cosa
impalpabile e penetrer ogni cosa solida.
La Forza forte di ogni Forza (estratta
cio da un composto mediante Distil-
lazioni ripetute) l'essenza concentrata
di una sostanza con la quale si possono
tingere, fondere e trasformare altre
sostanze. Alcuni la identificano con
il Vetriolo, o meglio l'Acido Solforico,
perch questo un liquido corrosivo
che pu penetrare ogni cosa solida.
L'Acido Solforico funziona, infatti,
come agente disidratante e come un
reagente in quei processi chimici dove
sia richiesto un acido forte in mezzo
acquoso. utilizzato in metallurgia,
nella lavorazione e pulitura dei metalli
preziosi, nella tintura della lana e della
seta, nella produzione degli esplosivi,
ma anche in quella della carta perga-
mena. Ha impieghi in cos tanti campi
da essere considerato, non a caso, il
pi importante dei prodotti chimici.
L) SIC MUNDUS CREATUS EST. HINC
ERUNT ADAPTATIONES MIRABILES, QUA-
RUM MODUS HIC EST.
L1) Cos stato creato il mondo. Da ci
saranno e diverranno meravigliosi adatta-
menti, il cui metodo qui.
L2) Cos il mondo fu creato. Da qui sorge-
ranno mirabili corrispondenze; questa la
loro regola.
Secondo l'Autore, tutto quello che
ci serve sapere per operare meravi-
gliose trasformazioni, si trova scritto
nelle Tabula Smaragdina. Ritrovia-
mo la parola adaptatione a ribadire
la differenza che c' tra la Divinit
Creatrice e l'Alchimista Demiurgo.
Nel Kore Kosmou e nel Libro dei Segreti
della Creazione (che contiene la nostra
Tabula) la nascita del Mondo de-
scritta come un atto alchemico della
Nell'immagine:
Esaltazione e puri-
ficazione del primo
Mercurio, dalla
Cabala di Steffan
Michelspacher
62
Divinit, la quale si autogenera e trae
da se stessa le sostanze prime, con le
quali da forma al Tutto.
L'Alchimista, al contrario, non pu
creare niente che gi non esista in
potenza, essendo lui stesso parte della
Creazione. Egli dunque pi simile
a un Artigiano che imita un modello
creativo preesistente, utilizzando la
Materia e i metodi che la Divinit gli
ha messo a disposizione.
Per giustificare il suo intervento
nelle cose della Natura, l'Alchimista
vede se stesso come una sorta di aiu-
tante, di Ostetrico di Madre Terra,
che impara a operare tutte quelle mi-
rabili corrispondenze che sono pos-
sibili grazie all'Anima Mundi, il Soffio
Divino immanente e razionale, che
tiene unito il Tutto con le sue Parti.
Il Pneuma si manifesta nell'alam-
bicco come Vapore Acqueo che contiene
la Sostanza Volatile e permette la
Congiunzione delle Opposte Sostanze a
imitazione della Cosmologia Egizia,
nella quale tra la Dea del Cielo, Nut e
il Dio della Terra, Geb, si trova il Dio
dell'Aria, Shu. Il compito di questo
Dio era quello di tenere separati il
Cielo e la Terra, affinch non se ne
stessero uniti in un eterno amplesso,
che impediva alla Vita di germogliare.
Nel momento in cui Nut e Geb furono
separati nacquero 4 figli (quattro come
gli Elementi) e secondo una versione
del mito fu proprio grazie a Thot, che
il Basso e l'Alto poterono concepire la
Vita e la sua Molteplicit.
Anche Eliphas Levi fa riferimen-
to al potere della Congiunzione degli
Opposti e all'Agente Universale come
origine di ogni rapporto di analogia
e armonia nel Mondo, che produce
i meravigliosi adattamenti promessi
dalla Tabula, dicendo che:
Queste sono le conseguenze obbligate del
grande dogma Kabbalistico della distin-
zione dei contrari per giungere all'armonia
grazie all'analogia dei rapporti. Questo
dogma, una volta riconosciuto e una volta
attuata universalmente l'applicazione delle
sue conseguenze porta alla scoperta dei pi
grandi segreti delle simpatia e antipatia
naturale, della scienza del governo, sia in
politica che nel matrimonio, della medicina
occulta in tutte le sue ramificazioni, sia
magnetismo, sia omeopatia, sia influenza
morale, e d'altra parte, come spiegheremo,
63
la legge dell'equilibrio e dell'a-
nalogia ha portato alla sco-
perta, di un agente universale,
che stato il grande arcano
degli alchimisti o dei maghi del
medio evo.
M) ITAQUE UOCATUS SUM
HERMES TRISMEGISTUS,
HABENS TRES PARTES PHILO-
SOPHI TOTIUS MUNDI.
M1) E' per ci che sono stato
chiamato Hermes Trismegi-
sto, avendo le tre parti della
filosofia di tutto il mondo.
M2) Per questo io sono chia-
mato Ermete tre volte Grande,
perch io governo le tre parti
della saggezza del mondo tutto.
.
Ermete conosciuto
come il Trismegisto, cio il
tre volte grandissimo, grazie
alle sue conoscenze, che
compongono le tre parti
della Saggezza del Mondo.
Secondo l'Hortolanus
queste Conoscenze sono
un'allegoria dei tre Regni,
minerale, vegetale e ani-
male, che tutti insieme
formano il Cosmo Uno e
Trino, ma anche dei tre
elementi principali della
Distillazione: il Fuoco, la
Materia Prima, e la Sostan-
za Volatile contenuta nel
Vapore Acqueo.
L'idea di una divisione
della Filosofia in tre parti,
non una cosa nuova.
Si ritrova anche in Platone e nelle
dottrine degli Stoici. I tre Campi del
Sapere di Ermete potrebbero essere:
la pratica dell'Alchimia, che co-
me scienza protochimica, aveva
applicazioni tanto nella Medicina
che nell'Industria Chimica, Tessi-
le e Metallurgica;
la Filosofia Ermetica, che ne rappre-
sentava l'aspetto Filosofico, Misti-
co ed Esoterico, il cui fine era la
spiritualizzazione del Mondo;
la Magia o Astrologia, che cercava
di dare all'osservazione empirica
una spiegazione razionale delle
leggi cosmiche sottili, che regola-
vano i rapporti tra le cose superiori
e inferiori, mostrando contempo-
raneamente come l'influenza divi-
na operasse e vegliasse sul Mondo
da dentro e da fuori.
N) COMPLETUM EST QUOD DIXI DE OPE-
RATIONE SOLIS.
N1) Ci che ho detto dell'operazione del
Sole compiuto e perfetto.
N2) Si concluso quanto io ho detto circa
l'azione del Sole.
L'Alchimia, come la Metallurgia,
era conosciuta come l'Arte di padroneg-
giare il Fuoco, perch tutte le trasfor-
mazioni operate per mezzo del calore
sono processi chimici:
L'Alchimista, come il fabbro e, prima di
questi il vasaio, un signore del fuoco.
per mezzo del fuoco che egli opera il passag-
gio della materia da uno stato a un altro.
Il vasaio che per primo riusc, servendosi
della bracia, a indurire a sufficienza le
forme che aveva dato all'argilla, dovette
sentire l'ebrezza dei un demiurgo: aveva
appena scoperto un agente della trasmuta-
zione. Ci che il calore naturale - quello
del sole o del ventre della terra maturava
lentamente, il fuoco lo faceva a un ritmo
inimmaginabile. []. esso era, dunque, la
manifestazione di una forza magico reli-
giosa che poteva modificare il mondo e che
di conseguenza, non apparteneva a esso.
questa la ragione per cui gi le culture pi
arcaiche immaginavano lo specialista del
sacro lo sciamano, l'uomo di medicina,
il mago, come un signore del fuoco. La
magia primitiva e lo sciamanesimo implica-
vano il dominio del fuoco, sia che l'uomo
medicina possa toccare impunemente la
Nella foto::
Tavola XV del
Mutus Liber, l''a-
scesa dell'Adepto
che abbandona il
piano terrestre.
64
brace, sia invece che possa produrre nel
proprio corpo un calore interiore, che lo
rende cocente, ardente [...]
L'azione del Sole dunque quella
di fornire il Fuoco, cio il Calore
necessario alla Distillazione. Di
conseguenza, forse, le operazioni
descritte nella Tabula andrebbero
compiute sottoponendo l'Alambicco
direttamente alla viva luce solare. Il
Lindsay, a questo proposito (citando
Berthelot, 1827-1907) ci dice che:
anche necessario esaminare la
questione dei momenti favorevoli. Egli
[?Ermete] afferma che il pneuma dovrebbe
essere separato dal fiore dall'azione del
sole e la macerazione dovrebbe continuare
fino a primavera, e quindi, dopo ci, a
ogni epoca favorevole il pneuma dovrebbe
essere sottoposto al fuoco, cos che l'oro
possa essere valido per l'uso. Egli sostiene
che la viva luce solare produce questo, dal
momento che, secondo lui, ogni cosa viene
compiuta mediante il Sole.

Come abbiamo visto, per, si pu
far ricorso all'analogia delle quattro
differenti temperature stagionali,
anche per indicare i diversi regimi del
Fuoco e quindi l'espressione Opera-
zione del Sole si potrebbe riferire non
solo al Sole, Padre dell'Operazione,
ma anche al Fuoco materiale.
Tra le righe potrebbe per celarsi
anche un'allusione alla Natura Ignea
dell'Acido Solforico, dato che gli
Alchimisti distinguevano tre tipi di
Calore, quello naturale, proveniente
dal Sole, quello innaturale, ottenuto
con mezzi artificiali, e infine quello
contro natura, determinato dall'azione
di acque forti, composte da spiriti
corrosivi.
Il Sole, alla fine, sarebbe quindi
una specie di immagine simbolica
complessa, che racchiude pi livelli
di significato, collegati tra s. Il gergo
alchemico infatti un linguaggio
allegorico, come quello esoterico, che
attivando il nostro pensiero laterale
ci insegna a ricercare la Verit su pi
livelli, utilizzando una stessa parola
per esprimere pi cose tra s legate
e creando cos una visione d'insieme
simile a una sorta di Mappa Mentale,
gerarchico-associativa.
Nella foto:
I tre principi
dell'Alchimia,
illustrazione dal
manoscritto Clavis
Artis.
65
FRANCO ARDITO - SIMONA ARDITO
CASTEL DEL MONTE
IL GREMBO DELLA VERGINE
Castel del Monte un concentrato di applicazioni astronomiche, geografiche, matematiche e geo-
metriche, un inspiegabile condensato di simboli, di segni, di formule. Si d per scontato che lo abbia
fatto costruire Federico II ma si sa per certo che lImperatore non vi soggiorn mai. E assolutamen-
te inadatto ad essere abitato e non ancora chiaro per quali motivi sia stato costruito n chi abbia
inteso impegnare per la sua costruzione tanto denaro, energie e sapienza. E poi lacqua: nella vasca
monolitica che era nel cortile, nelle cisterne sulle torri, nel pozzo sotto il castello, quasi a proteggere
il visitatore come in un grembo...
EDIZIONI GIUSEPPE LATERZA
di Giuseppe Laterza
www.giuseppelaterza.it
66
L VITRIOL E LA TABULA
SMARAGDINA HERMETIS
Tra il 1588 e il 1595 apparve un
Emblema alchemico chiamato Tabu-
la Smaragdina Hermetis associato a
un piccolo poema che ne illustrava
il significato. A partire dalla met
del XVII secolo, questa immagine,
nota anche come il Sigillo Ermetico di
Ermete, apparve nelle opere di nume-
rosi alchimisti, congiunta, per con-
cordanza di contenuti, al testo della
Tavola di Smeraldo (Verba Secretorum
Hermetis).
La ritroviamo quindi nel fronte-
spizio dell'Aureum Vellum di Salomon
Trismosin (Rorschach, 1598), nell'
Occulta Philosophia di Basilio Valen-
tino (Francfort, 1613), nel Viridarium
Chymicum di Daniel Stolcius von Stol-
cenberg (Francfort, 1624), nell'ABC dei
Rosacroce (1785) e in molti altri scritti
ancora. L'immagine circondata dal-
la formula Visita Interiora Terrae Rec-
tificando Invenies Occultum Lapidem,
I
altre tavole
attribuite a
ermete
trismegisto
67
68
le cui iniziali formano l'acrostico
V.I.T.R.I.O.L. . Come gi sappiamo
con il termine Vitriol veniva comu-
nemente chiamato l'Acido Solforico,
che si ritiene fosse la Sostanza segreta
della Tavola di Smeraldo. Il signi-
ficato della frase, traducibile come
Visita lInterno della Terra e Rettificando
Troverai la Pietra Nascosta, incentrato
sul verbo Rectificare e nasconde un
doppio significato: fisico e metafisico.
La Rettificazione, come abbiamo vi-
sto, una operazione di Purificazione
del processo di Distillazione che divide
il Cuore del composto dalle Teste e
dalle Code di una velenosa Idra. Sul
piano spirituale la Rettificazione in-
vece un monito a trovare ed escludere
dalla nostra Anima quelle compo-
nenti pericolose, che possono intossi-
care la nostra Vita e quella degli altri.
L'acrostico del V.I.T.R.I.O.L. crea
un legame con un altro cimelio dell'arte
ermetica, la porta magica di piazza
Vittorio, come risulta da una epigrafe del
palazzino di Villa Palombara, le cui
iniziali formano la parola VITRIOLVM.
L'aggiunta delle lettere finali V e M,
che si dice stiano per Veram Medici-
nam, sembrano rifarsi nuovamente
al Vetriolo o Acido Solforico. Si
ritrova, infine, e non a caso, an-
che nel Gabinetto di Riflessione
come parte integrante della
Cerimonia di Iniziazione
Massonica.
Per quanto riguarda
l'Emblema, esso dovrebbe
tradurre in immagini le
allegorie della Tavola
di Smeraldo. La spie-
gazione della figura
si trova in appendice al
Toson d'Oro e riguarda la natura
duale degli elementi e quella settena-
ria delle Fasi dell'Opera. In essa sono
presenti tre Scudi Araldici, nei quali
si distinguono un'Aquila a due teste,
una Stella a 7 Punte e un Leone,
alternati a due Globi, quello Celeste e
quello Terrestre.

ALTRE TAVOLE ATTRIBUITE
A ERMETE TRISMEGISTO: LA
TAVOLA DI RUBINO
E LE 12 TAVOLE DI
THOT.
Durante le mie ri-
cerche sulla Tavola di
Smeraldo mi sono im-
battuta in altre due
Tavole attribuite a
Ermete Trismegi-
sto, che hanno
attratto la mia
curiosit: la
Tavola di
Rubino e il
Libro delle
12 Tavole
di Thot.
A) LA
TAVOLA DI RUBINO
La Tavola di Rubino
viene riportata su numerosi fo-
rum e siti web senza citarne la fonte e
69
Nella foto:
Chiesa di Rennes-
le-Chteau,
il demone Asmo-
deo regge l'acqua-
santiera.
senza alcun apparato critico, propo-
nendola semplicemente come opposta
o complementare a quella di Smeral-
do. L'unico riferimento concreto che
sono riuscita a trovare un libro di
Gastone Ventura dal titolo: Il Mistero
del Rito Sacrificale con in Appendice
i testi della Tavola di Smeraldo e della
misteriosa Tavola di Rubino. Il
Ventura specifica che il
testo pratica-
mente
sco-
no-
sciu-
to e
che lo
inseri-
sce appo-
sta perch
sia messo
a confronto
con la Tavo-
la di Smeral-
do:
Affinch il
benevolo lettore
abbia a sua imme-
diata disposizione
il noto testo della
Tavola di Smeraldo e
quello molto meno noto
e pressoch sconosciuto
della Tavola di Rubino,
confrontandoli e traendone
utili cognizioni, riproducia-
mo i due documenti.
Il testo della Tavola di Rubino
diviso in 12 aforismi che ho trascritto
testualmente dal libro (nei testi sul
web in genere si riscontrano errori di
trascrizione):
I Non certo n verissimo quanto
la mente della creatura concepisce. Incom-
prensibile vero il Creatore. Ci che in
alto non come ci che in basso. All'alto
la magnificenza dell'Unit, al basso la
miseria della molteplicit, che par tutto
ed nulla.
II E poich tutte le cose partecipa-
no della molteplicit esse tanto meno sono
Verit, Vita, Bene, quanto pi si distan-
ziano dall'Uno.
III Ecco il numero, il molteplice,
l'involucro, il cadavere dell'Uno: suo padre
(fu) il desiderio della terra, sua Madre
l'ignoranza. Il Sole dissolse la carogna
ed il Vento disperse il fetore del frutto dei
due.
IV Questo desiderio ha creato gli
Eroi, i demoni e gli dei; questa ignoranza
si riversata su tutto il possibile, confon-
dendo ogni tradizione ed il Tre.
V Ed ha regnato nel Male, nel
Sangue, fuori dalla Rosa, nell'Abbominio
del quattro.
VI Unirai l'uno col due, l'Uno con
i molti, il soffio col S, delicatamente,
con grande cura, fino al nove, saltando il
cinque.
VII Poich discende dal Cielo alla
Terra e risale in Cielo disperdendo le forze
inferiori nella Forza Superiore indefinibi-
le, che si compie nel sei.
VIII Allora, figlio del desiderio, sarai
come gli dei, i demoni e gli eroi, padrone
dell'oscurit e della luce dei Sette.
IX (In ci) consiste la sapienza,
sapiente di ogni sapienza; sarai tanto
grande da essere indefinito e indefinibile.
Vincer chi (pesa) di pi sulla bilancia
dell'Otto.
X Cos il mondo (invent) i suoi
ideali. Si pu adattare questo Arcano a
70
qualunque (cosa): ser-
peggiando, vibra come
corda di cetra e si fa
numero caduco.
Anche ogni cau-
sa seconda.
XI
Pertanto io fui
chiamato
Annun-
ciatore
di Thot,
pi schiavo
della causa
della ragione,
che amico della
ragione stes-
sa.
XII (Quanto detto)
delle umili operazio-
ni di Urano e di
Saturno serva di
prima guida
ai desiderosi:
Osiride un
Dio Nero.
Non
avendo
trovato,
per il momento, altre informazioni
(neanche nei siti in lingua straniera)
non mi possibile affermare con
certezza chi ne sia l'Autore oppure se
la Tavola di Rubino sia una geniale
invenzione del Ventura (1906-1981).
Di certo non pu essere stata scritta
prima del 1784, in quanto il pianeta
Urano, citato alla fine del testo,
stato avvistato la prima volta solo nel
1690 e ha assunto questo nome solo
tra il 1784 e il 1827.
Un altro particolare importante
l'enigmatica frase finale: Osiride un
Dio Nero, che deriva dal famosissimo
libro: La Storia della Magia, di Eliphas
Levi (1810-1875) pubblicato nel 1860.
Questa frase stata ripresa anche da
Aleister Crowley (1875-1947) nel suo
Rituale XXVIII - La Cerimonia dei 7
Santi Re, che tratta
delle Energie dei
Sette Pianeti,
citati anche
nella Tavola di
Rubino, lad-
dove si parla
della Luce dei
Sette.
Consi-
derando altri
elementi quali
l'espressione Figlio
del Desiderio e il
suo contenuto
cabalistico, si
potrebbe rite-
nere che il te-
sto provenga
dall'ambiente
Martinista,
nel qua-
le il
Ven-
tura
occu-
pava i
pi alti
gradi.
Il Martinismo nacque
intorno alla figura e agli insegnamen-
ti di Louis-Claude de Saint-Martin
(1743-1803) che scrisse un libro intito-
lato L'Uomo del Desiderio (1870-1802),
un testo nel quale parlava dell'anima
umana afflitta per essere caduta nella
materia, e del suo desiderio di Rein-
tegrazione con il Divino: unica strada
per ritornare nello stato di Grazia, cio
alla condizione primordiale di Adam
Kadmon.
I Temi della Caduta, della Reinte-
grazione e dell'Androgino Primordiale,
ricordano quelli del Frammento Er-
metico XXIV del Kore Kosmou, in cui
Horus chiede a sua madre come si
creino le Anime maschili e femminili
e Iside risponde:
Le Anime, Horus, figlio mio, sono tutte
Nella foto a fianco:
Ritratto di Louis
Claude de Saint
Martin, detto
"Il Filosofo Scono-
sciuto".
71
della stessa natura poich provengono da
un unico e identico paese, dove il Creatore
le modella, ed esse non sono n maschili
n femminili, poich una simile condizio-
ne non vale che per i corpi e non per ci
che incorporeo.

Le somiglianze finiscono qui,
perch anche se la Via Cabalistica
Magico-Cristiana dei Martinisti e la
Via Ermetica affondano le radici nel
medesimo humus culturale la loro
concezione religiosa molto diversa.
L'Alchimia originaria ha per sua na-
tura una visione Panteistica, Immanenti-
stica e Positiva della Realt e il fatto che
molti autori tendano ad attribuirle
invece una visione delle cose Trascen-
dente e Pessimista deriva dalle altera-
zioni che questa ha subito nel venire
rivisitata in chiave Cristiana, cos
come successo alla Cabala Ebraica.
Probabilmente anche la Tavola di Ru-
bino un tentativo di reinterpretazio-
ne della Tavola di Smeraldo in chiave
Martinista e il Ventura in qualche
modo ce lo conferma, cercando di
convincerci che le due Tavole sem-
brano - e sono - il completamento l'una
dell'altra, quantunque la prima sia una
chiave alchemica e la seconda una chiave
kabbalistica.
La Spiritualizzazione della Mate-
ria sicuramente lo Scopo ultimo
della Cabala come dell'Alchi-
mia Spirituale, ma mentre
nella Tavola di Smeraldo
questo aspetto deve
essere intuito, sotto
un pesante strato di
indicazioni tecniche,
nella Tavola di Ru-
bino espresso pi
chiaramente.
Nella Tavola
di Rubino si tenta
quindi di accordare
la visione immanente
con quella trascendente,
quella ideale con quella
realistica (come del resto cer di fare
anche Zosimo), riflettendo pi pro-
fondamente sulla natura distruttiva
e autodistruttiva dell'Essere Umano.
Il testo ci dice infatti che ci che in
alto simile, a ci che in basso, ma
non uguale.
Tra le Cose superiori e quelle In-
feriori, c' un Abisso, in tutti i sensi,
all'alto la magnificenza dell'Unit, al
basso la miseria della molteplicit, che
par tutto ed nulla. Il Padre di questa
grande illusione il desiderio per le
cose materiali e sua madre l'Igno-
ranza che ne deriva e che la alimenta.
Il Male, quindi, si propaga sceglien-
do di non cambiare, quando cio le
Anime non seguono la loro naturale
predisposizione a migliorarsi, ma
preferiscono vivere secondo le moda-
lit esistenziali dell'Avere, invece di
quelle dell'Essere.
Tralasciando le metafore cabalisti-
che di cui intriso il testo, che fanno
riferimento all'Albero della Vita come
ad una bilancia e ai significati delle
varie Sephiroth in rapporto all'esperien-
za Cristiana Esoterica, il messaggio di
fondo della Tavola di Rubino che
gli esseri umani vivono in uno stato
di Miseria Spirituale perch non fanno
niente per migliorarsi, pur avendone
i mezzi, ma
anzi ne
abusa-
no
Nella foto sotto:
Simbolo dell'Ordi-
ne Martinista.
72
per regnare nel Male, nel Sangue, fuori
dalla Rosa, nell'Abominio del quattro.
La Tavola si conclude con la sug-
gestiva frase Osiride un Dio Nero la
cui cripticit ci costringe a citare per
intero il brano del libro di Levi, da
cui tratta:
Secondo i simboli del kabbalismo, Dio
sempre rappresentato da una doppia
immagine, l'una dritta e l'altra capovolta,
una bianca e una nera. I Saggi hanno
voluto esprimere in questo modo l'elabo-
razione intelligente e quella volgare della
medesima idea, il dio della luce e il dio
dell'ombra; a questo simbolo mal com-
preso che bisogna riferire l'origine dell'Aha-
riman dei Persiani, questo archetipo nero
e divino di tutti i dmoni; il sogno del re
infernale, infatti, non che una falsa idea
di Dio. La Luce sola, senz'ombra, sarebbe
invisibile, per i nostri occhi; e produrrebbe
un abbagliamento equivalente alle tenebre
pi profonde. Nelle analogie contenute in
questa verit fisica, ben compresa e ben
meditata, si trover la soluzione del pi
terribile dei problemi: l'origine del ma-
le. Ma la conoscenza perfetta di questa
soluzione e di tutte le sue conseguenze,
non giunge alle moltitudini, che non
devono entrare tanto facilmente nei segreti
dell'armonia universale. Cos quando un
iniziato ai Misteri di Eleusi aveva percor-
so trionfalmente tutte le prove, quando
aveva raggiunto e toccato le cose sante, se
veniva giudicato abbastanza forte da poter
sopportare l'ultimo e il pi terribile dei
segreti, un prete gli si avvicinava correndo
e gli lanciava nell'orecchio queste parole
enigmatiche: Osiride un dio nero. Cos
questo Osiride [], questo divino sole
religioso d'Egitto, si eclissava improvvisa-
mente, e non rimaneva altro che l'ombra
della grande e indefinibile Iside []. La
luce rappresenta per i kabalisti il principio
attivo, e le tenebre sono analoghe al prin-
cipio passivo; per questo che essi fecero
del sole e della luna i simboli dei due sessi
divini e delle due forze creatrici. [] Il
vuoto attira il pieno, ed cos che l'abisso
di povert e miseria, il presunto male, il
presunto nulla, la rivolta passeggera delle
creature, attira eternamente un oceano di
esistenza, di ricchezza, di misericordia e
amore. Si spiega cos il simbolo del Cristo
che discende negli inferi dopo aver esaurito
tutte le immensit del pi ammirevole
perdono.
Non esiste dunque nessun Dio
Cattivo, che non si sa come riesce a
svincolarsi dalle leggi del Dio Buono
per indurci in tentazione. Non esiste
un Dio Cattivo che ci sbarra la stra-
da ed responsabile al posto nostro
del Male che governa il Mondo, ma
esiste un Unico Dio, al di l del bene
e del male, mentre il Male e il Bene
veri dipendono dalle nostre scelte.
Accettare una Fede deresponsabilizzan-
te, frutto di formulazioni elaborate
da altri, perch ci solleva dal gravoso
Nella foto:
Gastone Ventura.
73
di Daniela Gagliano
edizionigagliano@gmail.com
Un viaggio di sola andata attraverso la filosofia, la biologia molecolare e la fisica quantistica, che si integra
con la spiritualit per raggiungere linteriorit delluomo e riportarci alla grandezza dellesistenza, ma in
particolar modo alla grandezza di noi stessi che siamo artefici ed esperti artigiani della nostra personale
esperienza nel qui e ora della nostra vita. Tutto Uno. Noi siamo Uno. In noi c una scintilla divina che
vibra e si mette in accordo con tutto il reale, trasformando ogni cosa si trovi sulla propria traiettoria dazione.
CARMEN DI MURO
ESSERE AMORE
dal Pensiero alla Materia
74
Nella foto:
Il pentacolo
di Heinrich
Khunrath, convin-
to assertore dell'Al-
chimia Spirituale,
che in seguito
diventer la base
del Martinismo.
Nel pentacolo com-
pare il Pentagram-
maton cmposto da
IOD HE SCIN
VAU HE.
compito di pensare da soli e di pren-
dere decisioni solo una stampella per
chi desidera la certezza, per chi aspira ad
avere una risposta al problema dell'esisten-
za senza osare di cercarsela da solo. Co-
loro che invece vogliono superare la
Grande Illusione che domina il Mondo
e ottenere la prima Chiave di passo
per risalire lungo le porte planetarie
sephirotiche, non devono pregare,
ma devono agire ritualmente sacri-
ficando la loro Passivit Spirituale.
Il Ventura spiega che l'Azione Magica
Rituale e Iniziatica il canale lungo
il quale si possono cogliere le vie del
Cielo e dato che ogni Rito richie-
de un Sacrificio, questo sacrificio
deve essere di ordine astratto, cio
spirituale. Il Ventura ritorna sul
discorso anche in un articolo
sugli Eggregori in generale e
su quello martinista in parti-
colare, dicendo che:
Non possibile in cenni come
questi, dare unesatta spiegazione
del comportamento degli Eggre-
gori. Ma, ricordando il detto: Il
modo superiore mosso da quello
inferiore, e questo da quello (Cfr.
Tavola di smeraldo e Tavola di
rubino) si deve tenere presente che
qualsiasi energia di qualunque specie o
carattere, generata e vincolata da e ad
una frequenza e questa ad una ampiezza.

In sintesi, il concetto di fondo
che per andare verso il Bene, bisogna fare
il Bene. Qualsiasi energia si muova
nell'Universo il Bene entra in ri-
sonanza con il Bene, lo attira e lo
potenzia. Viceversa il Male si accom-
pagna al Male, perch avidit e pace si
escludono a vicenda. La nostra Incli-
nazione Interiore pu dunque essere
spostata, la nostra Consapevolezza
pu essere modificata e amplificata,
se Rectificando la nostra vita, sacrifi-
chiamo quella che il Ventura chiama
la Personalit Tellurica, l'Io Materia-
listico che ci trattiene ancorati alle
illusioni e al bisogno di apparire.
B) LE 12 TAVOLE DI
THOT
Le 12 Tavo-
le di Thot
compa-
iono
in-
tor-
no
al 1940.
Stando alla
leggenda che le cir-
conda, si tratterebbe di
dodici tavolette di smeraldo verde,
formate da una sostanza creata tramite
trasmutazione alchemica. Sono indi-
struttibili, resistenti a tutti gli elementi e
sostanze conosciute. La struttura atomica
e cellulare fissa. Questo significa che non
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risentono l'usura del tempo, dato che non
subiscono processi chimici. Ritroviamo
anche qui il mito di una genealogia di
Sapienti che si chiamavano
tutti Ermete.
Le Tavole de-
scrivono il
caposti-
pite,
un
sa-
cerdote
egizio di
nome Thot,
e narrano la sua
origine e le sue imprese,
riallacciandosi a due neo-mitolo-
gie sviluppatesi nel XX secolo, quella
degli Atlantidei e quella degli Alieni.
Thot sarebbe un Re-Sacerdote At-
lantideo che avrebbe conseguito una
natura divina e che, in seguito alla
distruzione del suo continente, sareb-
be fuggito in Egitto insieme ad altri
suoi simili fondandovi una colonia.
Tutto questo sarebbe accaduto 52.000
anni fa, praticamente all'epoca
dell'incontro tra l'uomo di Neander-
thal e dell'Homo Sapiens.
Dall'Egitto, per mandato della
"Luce Primordiale" e attraverso suc-
cessive reincarnazioni, tra cui quella
in Ermete Trismegisto, Thot avrebbe
civilizzato l'umanit inviando i suoi
Sacerdoti a diffondere le sue cono-
scenze fino all'altro capo del mondo
(probabilmente dai Maya).
Le 12 Tavole contengono
qualche accenno alle meraviglie
tecnologiche di Atlantide, ma
si concentrano soprattutto
su tecniche di meditazione
riconducibili all'esoterismo e
all'occultismo dei primi anni
del XX secolo. Il materiale
che circola su Internet deriva
dal manoscritto The Emerald
Tablets of Thot di Claude Dog-
gins, scritto intorno al 1925
e pubblicato in forma ciclo-
stilata a Sedalia, in Colorado,
intorno al 1940.
Il libro firmato Maurice Do-
real, alter ego di Claude Doggins,
un occultista a capo di una asso-
ciazione teosofica, la Brotherhood of
the White Temple, interessata a tema-
tiche sugli Atlantidei e gli Extraterre-
stri. Come fu tipico dell'esoterismo
dell'epoca, anche Doggins raccont
di essere stato contattato direttamen-
te da non meglio precisato gruppo
di "Maestri Invisibili", allo scopo di
aiutare l'Umanit nel suo processo di
evoluzione. Le Tavole sono facilmen-
te reperibili on line, tradotte in ita-
liano, ma raramente sono corredate
con elementi biografici. I cultori e gli
appassionati di Science Fiction e Film
di Fantascienza, leggendole, scopriran-
no quanti spunti narrativi sono stati
tratti da questo testo.
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