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15 URBINOE MONTEFELTRO GIOVED 29 NOVEMBRE 2012

I segreti del Ducato


si trovano on-line
Il Fondo Antico dellAteneo consultabile da casa
di TIZIANO MANCINI
URBINO
ILFONDOAntico dellUniversi-
t di Urbino possiede tesori la cui
esplorazione era finora riservata a
un pubblico di iniziati. Bibliofili,
studiosi, appassionati che univa-
no le competenze storico-filologi-
che a una pazienza monomaniaca-
le. Perch il tempo un bene pre-
zioso che ogni giorno scegliamo
come spendere. Il pi delle volte
optando per la strada pi breve e
sicura, il certo piuttosto che lin-
certo. Conlavvento dellinforma-
zione digitale e intertestuale tutto
cambiato. Eanche il Fondo An-
tico si sta aprendo al web.
DECINE di manoscritti stanno
cos riemergendo dai sotterranei
della storia, per apparire sul pc di
casa come sullo smartphone o
sulliPad. Il percorso per raggiun-
gere questi tesori non arduo: si
parte da uniurb.it per entrare in
Biblioteche dove occorre sele-
zionare la Biblioteca dellArea
Umanistica poi il Fondo Anti-
co, la cui pagina ospita ora la Bi-
blioteca digitale. La porta virtua-
le si apre cos su unpaesaggio affa-
scinante: dai giorni del Ducato
tornano a noi gli Statuti della cit-
t di Urbino e gli scritti scientifici
di Federico Commandino. Risa-
lendo il corso dei secoli ci imbat-
tiamo poi nel volto imperioso del
conte Federico Veterani che ci in-
timorisce dal frontespizio delle
lettere inviate alla famiglia dai
fronti di guerra che lo impegnava-
no alla fine del XVII secolo.
POI ANALISI sociali, urbanisti-
che e architettoniche di Urbino
come quella, corredata di mappa
della citt, redatta nel 1744 dallec-
clesiastico Ubaldo Antonio Tosi.
Non mancano gli stemmi delle fa-
miglie patrizie raccolte dal conte
Luigi Nardini nel 1918 o gli albe-
ri genealogici delle famiglie illu-
stri di Urbino redatti meticolosa-
mente da Antonio Rosa, a sua vol-
ta giovatosi degli studi dellerudi-
tourbinate Pier Girolamo Vernac-
cia. Ma pi della riproduzione di-
gitale dei testi, il lavoro pi impe-
gnativo di Federico Marcucci, che
cura il Fondo Antico dellAteneo,
la trascrizione di importanti do-
cumenti, corredati poi da glosse e
annotazioni, in modo che questi
siano finalmente e facilmente ana-
lizzati dal grande pubblico oltre
che dagli studiosi. Un lavoro mo-
numentale, che richiama quello
degli amanuensi ma con un effet-
to moltiplicatore mille volte pi
potente, non destinato a una sola
copia ma alla diffusione erga om-
nes.
E PROPRIO in questi giorni,
conclusa la digitalizzazione, alla
portata di tutti la consultazione
del Manoscritto 81, ovvero la
Collezione delle lettere scritte, vi-
vente il Serenissimo Francesco
Maria II della Rovere, Duca VI e
ultimo di Urbino, da Sua Eccel-
lenza Reverendissima Monsignor
Berlingiero Gessi, Governatore
per la Santa Sede di quellintero
ducato. Insomma colui che dove-
va favorire ci che nel 1631 sareb-
be ineffetti accaduto, ovvero la de-
voluzione di Urbino allo Stato del-
la Chiesa. Nellintroduzione alle
lettere trascritte, Federico Mar-
cucci ci descrive larticolato
quadro politico del tempo.
SIAMO tra il 1625 e il 1627.
Unperiodo cruciale per la cit-
t ducale, che doposecoli di si-
gnoria dei Montefeltro prima
e dei Della Rovere poi, sta ri-
schiando di perdere la secolare
autonomia per finire sotto il do-
minio del papato. Dopo la morte
della prima moglie, Lucrezia
dEste, Francesco Maria II si ri-
sposa, spinto dalla ragion di stato,
con sua cugina Livia Della Rove-
re. Dallunione nasce Federico
Ubaldo, il sospirato erede destina-
to a perpetuare la dinastia ma che
invece muore misteriosamente
nel 1623 a soli 18 anni e fresco di
nozze conClaudia de Medici. Uf-
ficialmente un soffocamento da
cat ar r o,
ma cado-
noso-
spet-
ti anche
sui Medi-
ci, non disposti a perdonare a Fe-
derico Ubaldo i maltrattamenti
inferti alla moglie. Ad avvalorare
i sospetti lavvistamento in quei
giorni di sei personaggi dallac-
cento toscano per le vie della cit-
t. Tuttavia anche altri sono pre-
tendenti al Ducato di Urbino:
Ferdinando II dAsburgo, Impe-
ratore del Sacro Romano Impero
dal 1619 al 1637, ma soprattutto il
papa, destinatario delle missive,
che saranno acquistate dagli ere-
di del Gessi da parte del senato-
re Filippo Ercolani e poi tra-
scritte nel 1801 da Antonio
Rosa. Chiediamo a Federico
Marcucci cosa raccontano
queste lettere.
BERLINGIERO Gessi
dice Marcucci era stato in-
viato quale Governatore Eccle-
siastico a Urbino nel 1625 apposi-
tamente, anche se non formal-
mente, da papa Urbano VIII, al se-
colo Maffeo Barberini, per accer-
tarsi che lanziano Francesco Ma-
ria II Della Rovere, privo di eredi
dopo la prematura (e sospetta)
morte a 18 anni dellunico figlio
maschio Federico Ubaldo, sotto-
scrivesse la devoluzione della cit-
t alla Chiesa allatto della sua
morte, come in effetti poi avven-
ne, e per scongiurare eventuali
colpi di mano degli atri preten-
denti, non improbabili visto il
ruolo di Urbino nellItalia del
tempo. A sostegno di tali mire e
per preparare il terreno, il papa
aveva gi in precedenza sostituito
larcivescovo Ottavio Accorambo-
ni, dimessosi ufficialmente per
motivi di salute, con il pi fedele
ed efficiente Paolo Emilio Sarto-
rio.
Dunque, due emissari roma-
ni a ordire trame in Urbino.
Che rapporti cerano tra i
due?
Decisamente pessimi, e non per-
devanooccasione per dimostrarse-
lo. Basti dire che si trovarono su
fronti opposti in merito allipote-
si di spostamento (corsi e ricorsi
della storia!) dellAudienza, ovve-
ro il Tribunale di Urbino. Gessi
la voleva a Pesaro, ormai divenu-
ta la capitale di fatto del Ducato,
mentre larcivescovo Paolo Emi-
lio Santorio stava con cittadini
che nonne volevano sapere di tra-
sferimenti. Una delegazione di
Urbinati si rec persino a Roma.
Ne venne fuori una decisone salo-
monica: Urbino sarebbe stata la
sede estiva dellAudienza e Pesa-
ro quella invernale.
Ma il della Rovere era rasse-
gnato al passaggio del Duca-
to allaChiesa?
Non proprio, almeno fino a un
certo punto. Ad esempio, un gior-
no il Santorio venne a conoscen-
za, grazie alle sue spie, del tentati-
vo di Francesco Maria II di rende-
re la principessa Vittoria erede di
tutti i beni di Casa della Rovere,
che per il papa riusc a sventare.
Leletteretrattanoanchelavi-
taquotidiana?
S. Spigolando qua e l ci si im-
batte in episodi curiosi. A questo
proposito posso citare una breve
lettera del Gessi, datata 15 maggio
1625, quando il Duca aveva 76 an-
ni e la Duchessa 40. Al di l degli
aspetti pruriginosi, interessante
notare come spesso la storia sia
condizionata dai particolari e a
volte irragionevoli capricci dei sin-
goli individui. Dice infatti la let-
tera: sono avvisato che ultima-
mente li famigliari del Signor Du-
ca, conoccasione di aver visto nel-
li lenzuoli suoi alcune macchie
per polluzione avventuali di not-
te, gli proposero di chiamare a dor-
mir seco la Signora Duchessa, al
che egli da principio acconsent, e
mand il medico Oddi a dirglielo,
la quale se ne mostr aliena per la
mormorazione che disse temere
saria seguita se per sorte si fosse in-
gravidata, ma poi si rimesse alla
volont di Sua Altezza, e fu acco-
modato un letto per tale effetto;
ma il Duca si poi pentito, si ri-
mosso il letto e non se n pi par-
lato. Tra queste e altre trame, le
lettere riportano evocative descri-
zioni dei borghi e del paesaggi du-
cali del tempo. Quattro clic e riap-
pare davanti agli occhi lantico si-
pario ducale.
Il dietro le quinte della
politica dellultimo duca
per tentare di salvare
lo Stato e non consegnarlo
al pontefice
STUDIOSO
Federico Marcucci,
una mappa del
Ducato, gli stemmi
delle famiglie nobili,
una lettera di
Federico
Commandino. In
basso, il generale
Federico Veterani
(Foto Paolo Bianchi)
FEDERICO
MARCUCCI
QUESTIONE TRIBUNALE
Anchenel Seicentotentarono
di trasferirloa Pesaro. Gli
urbinati protestarono a Roma
VITA QUOTIDIANA
Dalle lettere si ricostruiscono
molti scorci dellegiornate
dellagentecomune