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LA REPLICA IDEOLOGICA DEGLI EBREI DELLA PENISOLA IBERICA ALL'ANTISEMITISMO DEI RE

CATTOLICI. LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL SULLE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO E DEL


CATTOLICESIMO ROMANO
Author(s): Jacqueline Genot-Bismuth
Source: La Rassegna Mensile di Israel, terza serie, Vol. 58, No. 1/2 (Gennaio - Agosto 1992), pp.
23-46
Published by: Unione delle Comunit Ebraiche Italiane
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/41286947 .
Accessed: 24/04/2014 14:42
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LA REPLICA IDEOLOGICA DEGLI EBREI DELLA PENISOLA
IBERICA ALL'ANTISEMITISMO DEI RE CATTOLICI.
LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL SULLE ORIGINI DEL
CRISTIANESIMO E DEL CATTOLICESIMO ROMANO
Jacqueline
Genot-Bismuth
Di
recente,
ho mostrato in che
misura,
nella
Spagna
della
Riconquista,
l'infatuazione
per
la storia e
per
la rievocazione del
passato
fosse
diventata una
potente
arma di
propaganda per
ciascuno dei contendenti
(1).
Se il racconto del
passato
ha come finalita essenziale l'esaltazione del
popolo
che ne b
l'eroe,
e
quindi
la
legittimazione
della
superiority
della
sua fede su tutte le
altre,
e
perche
tutti,
nella
fattispecie,
cristiani ed
ebrei,
condividono la stessa visione
prowidenzialista
della
storia,
e
perche,
in
fin dei
conti,
gli
eventi,
come nei testi
profetici (2),
sono
gli
indizi di un
discorso
divino,
che
precorre
il
fiituro,
e che e
quindi
anch'esso
oggetto
di
esegesi (3).
II Messianismo o la Parusia
rimangono
i momenti finali
della
storia; e,
quando
ci
volgiamo
a
quei tempi
di umanesimo e di ri-
nascimento il nostro interesse non sta
piu
nell'evidenziare come le
(*)
Traduzione di Sever J.
Voicu;
revisione di
Myriam
Silvera. Un
particolare
ringraziamento
a Rav Umberto
Piperno per
aver cortesemente riletto il testo italiano.
(1)
J.
Genot-Bismuth,
L
argument
de I histoire dans la tradition
espagnole
de
polimique judio-chritienne
d' Isidore de Seville a Isaac Abravanel et Abraham
Zacuto,
in New Horizons in
Sephardics Studies, II,
Alabama Press
(in
corso di
stampa).
(2)
Sotto il
profilo tipologico
1
'Apocalisse appartiene
a
questa categoria,
e
l'opposizione
tra letteratura
profetica
e letteratura
apocalittica
non &
giustificata
da
alcuna differenza funzionale. Si tratta di un'invenzione della
filologia biblica,
condizionata dalla necessity di non rimettere in discussione la definizione dei testi detti
canonici. Su tali
questioni,
cfr. F. C.
Kappler
et
al., Apocalypses
et
Voyages
dans I'au
Deld
,
Paris 1987.
(3)
J.
Genot-Bismuth,
Le
Mythe
de I' Orient dans I'
eschatologie
des
Juifs d'Espagne
a
I'ipoque
des conversions
forcees
et de 1'
expulsion,
Annales
4, 1990, pp.
819-838.
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24 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
esigenze
intellettuali sfocino di fatto in un rinnovamento
degli
studi
biblici e
dell'esegesi,
che,
con un
pizzico
di
anacronismo,
si direbbe
impegnato (4).
La
battaglia
ha
luogo
attraverso una
guerra
fra in-
terpretazioni
delle
presunte
chiavi del
futuro,
vale a dire delle
grandi
profezie.
Ma
se,
durante la
prima
meta del secolo
XV,
il
problema
centrale
rimane la conversione
degli
ebrei
(perseguita
attraverso
l'esempio
di
personality
di
prestigio (5),
sebbene
poi questo
effetto
rimanga
circoscritto e
individuale,
o tutt'al
piu familiare)
e la resistenza che
provoca per contraccolpo,
l'attuazione di una
politica
di sradicamento
sistematico del
giudaismo
iberico,
che culmina con il decreto di
espulsione generalizzata,
costituisce
per gli
esiliati
oppure per
coloro che
scelsero
quella
che inizialmente ritennero essere una conversione di
comodo,
un trauma la cui
ampiezza
ha indubbiamente come unico
parallelo
la
sciagura
che desto
gli
ebrei tedeschi l'alba del
giorno
che
segui
la notte dei cristalli.
E se la
Disputa
di Tortosa rimane un buon indicatore della
prima
fase,
le sue
conseguenze
si riveleranno ben
piu
dannose
quando
si arrivera ai
fenomeni che i
sociologi
chiamano di seconda
generazione.
Attraverso
la vicenda delle comunita ebraiche di
Aragona
e di
Castiglia,
cio che
viene messo in discussione e
proprio
lo
spazio
fisico
degli
ebrei e della
loro
religione
nel mondo. L'antisemitismo dottrinale dei frati
predicatori,
e di
quello
che
possiamo
considerare il loro
manuale,
il F ortalitium
fidei
contra
Iudeos,
Saracenos et alios christiane
fidei
inimicos
(6),
cerca
consapevolmente
e volontariame di rientrare in un
grande
affresco
universale: la
Spagna,
liberata e restituita
per
intero ad un cristianesimo
esclusivista e
trionfalistico,
e chiamata a diventare la testa di
ponte
di una
moderna crociata contro i
turchi,
che sara l'ultima e
portera
a
compi-
mento la storia con la
riconquista
definitiva di Gerusalemme e dei
luoghi
santi
giusti.
Non
possiamo
trascurare il
peso
di tal sorta di
fantasticherie nella
politica
di
Filippo
II,
che finira nel vicolo cieco di
Lepanto (7).
(4)
J.
Genot-Bismuth,
Les
'Septuaginta
Hebdomades' de Daniel: un
enjeu
ideologique majeur
dans I'histoire de T antisemitisme
iberique,
in: En torno a
Sefarad,
Toledo diciembre 1991
(in
corso di
stampa).
(5) Come nel caso esemolare di Pablo de Bureos: cfr. nota Drecedente.
(6) Norimberga
1494. L'autore era un frate
francescano,
Alonso de
Espina.
Su
questi
aspetti specifici
della
Disputa
di
Tortosa,
cfr. F. A. Pacios
LOpez,
La
Disputa
de Tortosa
,
Madrid 1957. Cfr.
Genot-Bismuth,
art.
cit., supra ,
nota 4.
(7)
Vedi in mento i lavon fondamentali di Fernand Braudel.
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 25
Parimenti,
il
contagioso spirito
di
crociata,
di cui sono
pervase
le
retoriche del
momento, suscita,
per
reazione
dialettica,
ondate successive
di irrazionalismo e di messianismi che
-
e stato dimostrato
-
costituivano
una reazione
spontanea
sia dei marrani che
degli
ebrei,
da un
capo
all'altro del Mediterraneo. In
questo
senso la sorte
degli
ebrei diventa in
qualche
modo il sintomo di una
globalizzazione
della
politica europea
alle
soglie
della modernity.
Sappiamo
che,
sotto
questo profilo,
la
presa
di
Costantinopoli
ha avuto un
peso
simbolico determinante nella
mobilitazione di ciascuno dei due
campl.
In
questo
articolo,
non ci
proponiamo
di studiare
questo aspetto, peraltro gia
sufficientemente
analizzato,
quanto piuttosto
la mobilitazione intellettuale delle elites.
L'Ebraismo
iberico, consapevole
del suo alto livello
culturale,
b infatti
ricco di
personality
di
spicco,
in
grado
di condurre una riflessione critica
e di
proporre,
in reazione alle teorizzazioni
antiebraiche,
articolate
repli-
che dottrinali. E di
fatto,
i due o tre decenni successivi al 1492 vedranno
fiorire nelle loro terre di
accoglienza,
in
Italia,
in Turchia
e,
sia
pure
in
minor
misura,
in
Africa,
la
generazione degli
esiliati e
quella
dei loro
figli,
che
contrassegnano
in tal modo il
vigoroso
rinnovamento della
storiografia
e
dell'esegesi.
Ma e senz'altro la
figura
di Isaac Abravanel che
domina,
nei
pri-
missimi anni
dopo
l'esilio. Sia
per
la sua
produzione,
che non e
esagerato
definire
enorme,
sia
per l'ampiezza
delle sue vedute e l'acutezza di molte
sue
analisi,
egli puo
essere considerato il testimone
esemplare
e
rappresentativo
di
un'epoca
e di un ambiente. Indubbiamente la sua
condizione di uomo
politico,
in un
primo
momento
frequentatore
abituale
della corte del
Portogallo,
tanto da finire coinvolto in una
congiura
di
stato,
poi
di
quella
dei re di
Aragona
e di
Castiglia, gli
consent! di
capire
meglio
i veri
problemi
di un mondo
europeo
in
gestazione,
che si
nascondevano dietro un discorso volontaristico e
alienato,
formulate in
termini di
guerra
di
religione.
Ma,
al
tempo
stesso
-
ed & una delle
grandi
contraddizioni
dell'epoca
-
lo
vedremo,
partecipe
della mentality comune
del suo
tempo, replicare
a sua volta con un discorso
politico-religioso,
nel
quale
si intrecciano in modo
singolare
lucidita e
prospettiva politica
da un
lato,
e un
'quasi
fondamentalismo' dall'altro.
Certo,
siamo ancora
parecchio
lontani da
quella
crisi della coscienza
europea, oggetto
delle
acute analisi di Paul
Hazard,
che avrebbe scalzato definitivamente il
divino a beneficio dell'ordine naturale
(8).
(8)
P.
Hazard,
La crise de la conscience
europeenne,
Paris 1961
(rist.).
Per
quanto
riguarda
la cultura di
Abravanel,
cfr.
infra ,
nota 25.
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26
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
Non dobbiamo
quindi meravigliarci
che colui che e
stato,
sotto alcuni
aspetti,
una sorta di nuovo intellettuale di matrice
umanistica,
lettore
assiduo di Cicerone o di
Seneca,
d'Isidoro di
Siviglia
o delle
Cronicas,
e
non
prigioniero
della sola tradizione
rabbinica,
riveli tuttavia nelle sue
reazioni al nuovo ordine cristiano un
miscuglio,
a noi ormai
estraneo,
di
esigenze
critiche e di sconcertante credulita. II fatto e che Isaac
Abravanel,
come
chiunque
al suo
tempo,
e anzitutto uomo di fede: non
dubita nemmeno
per
un istante che i libri della Bibbia ebraica
costituiscano veramente un discorso di
rivelazione,
sebbene trovi
legittimo
ricorrere
spesso
alia
Volgata geronimiana (9), oppure
non
disdegni
la consultazione delle
opere
di Nicola di Lira e della Glossa
Ordinaria al
pari
di
quella
di Abraham ibn
Ezra,
Selomo
Yizhaqi
o dei
commentatori della scuola
spagnola
piu
recente come
Nahmanide,
Nissim
di Gerona
oppure Bahya.
E
quindi
nel
corpus
delle
profezie, presso
i
profeti maggiori,
ma anche
presso quelli
minori,
e
persino
nel libro di
Daniele
(che,
assieme alia
Volgata, pone
tra i
profeti),
che andra a cercare
le chiavi
per
decifrare
quel presente
che
gli appare premonitore
di un
futuro
prossimo,
il
quale segnera,
anche
per
lui,
la fine e
l'epilogo
della
storia,
sia
pure,
ovviamente,
non alio stesso modo che
per
i suoi
avversari.
Da
questo punto
di vista sarebbe senz'altro errato assimilare
Abravanel al
parsan,
al commentatore della scuola
ebraica,
a uno di
quegli esegeti
che
costituiscono,
quasi
simmetricamente ai chierici
cristiani,
una classe di chierici ebrei. La
prassi dell'esegesi
e
per
lui
solo un
mezzo,
non un fine: non ha lo
scopo primario
di
produrre
uno
strumento che consentira al
semplice
fedele la lettura
pia
e
guidata
del
testo scritturistico. Contrariamente a
Rasi,
impegnato
a fornire ai suoi
correligionari,
di
lingua
romanza in
quel
momento,
una sorta di
traduzione o di edizione
'bilingue'
con annotazioni
(10),
il suo
proposito
non e ne didattico
ne,
tanto
meno,
pastorale;
e
piuttosto,
o forse
dovremmo dire
esclusivamente,
argomentativo
e dimostrativo. Cio si
evidenzia d'altronde attraverso il metodo da lui utilizzato: mai un
(9) Segno
di un'eccezionale
apertura,
in cui si intravede la mentalita dell'umanista. Si
tratta di un
atteggiamento
scarsamente diffuso nelle scuole ebraiche
piu
tradizionali,
soprattutto
fra
gli esegeti
del suo
tempo.
(10)
Cfr. E.
Touitou, Quelques
criteres
pour
servir a I etablissement du texte
original
du Commentaire de Rashi sur le
Pentateuque,
in:
Congres
International
Rashi,
Troyes,
8-
13
juillet
1990
(in
corso di
stampa).
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 27
commento sistematico al
testo,
volto a risolvere
punti
difficili,
come
un'edizione
volgarizzata
e annotata che deve
accompagnare
lo
sguardo
del
lettore,
togliendo
davanti a lui
gli
ostacoli in cui
potrebbe
imbattersi;
ma,
al
contrario,
un commento
sintetico,
fatto di
grandi
insiemi,
che tenta
di ricostituire
l'organizzazione logica
dei
testi,
e non teme di indicarne le
incoerenze
(come
la rottura della successione
cronologica, oppure gli
inserimenti narrativi errati dal
punto
di vista
logico),
che isola le
grandi
sequenze
alia luce di
problematiche
unitarie,
e che
privilegia
l'analisi
delle
grandi
tesi e dei
procedimenti
retorici adottati
dagli
scribi sacri
per
accrescerne
1'impatto
e l'efficacia dimostrativa.
Ma cid
appare meglio
di fronte a un
repentino
mutamento tattico
quando,
dopo
averlo iniziato a
Corfu,
interrompe
bruscamente il suo commento al
libro d'Isaia
(che riprendera
solo tre anni
piu
tardi a
Monopoli), per
comporre
una serie di
quattro
trattati
apologetici (11), Ma'yene
ha-Yesu'a
Fonti della salvezza
(cfr.
Is
12,3),
concluso verso dicembre
1496-gennaio
1497,
Ros 'Amanah L'Amana nella sua cima
(vale
a dire la vetta della
fede;
cfr. Cant.
4,8),
verosimilmente
prima
del
1498,
e due trattati
composti
di
seguito
tra l'autunno del 1497 e marzo
1498,
che affrontano la
questione
esplosiva
del messianismo: Yesu'ot Mesilw Le redenzioni del Suo messia
(cf.
Ps
28,8)
e Masmi a Yesu'a L'annunciatore della redenzione
(cf.
Is
52,7). Allora,
e solo
allora,
pensera
di essere in
grado
di
riprendere
e di
portare
a
compimento
il suo Commento a
Isaia,
concluso nell'autunno del
1498
(agosto-settembre). Seguira
il Commento a
Geremia,
che sara ultimate
per
la
primavera
del 1501
(maggio-giugno).
Nel
frattempo
Abravanel lascia
Monopoli per raggiungere
uno dei suoi
figli
a Venezia.
Dei suoi altri commenti
biblici,
solo il testo sull'Esodo e datato
(finito
nell'autunno del 1506 a
Venezia),
ma
possiamo supporre
che
quelli
alia
Genesi e al
Levitico,
come a Giosue e ai Dodici
profeti
minori siano stati
composti
a
Venezia,
di
seguito,
tra Testate del 1501 e il
1508,
data della sua
morte
(12).
(11)
L'unica attivit&
propriamente esegetica
di
questo periodo riguarda
il
Commento al
Deuteronomio,
iniziato verso il 1475 a
Lisbona, ripreso poi
nel
rifugio
di
Corfu. E solo
dopo
averlo
finito,
verso dicembre
1495,
che
inizia,
in modo non
sistematico, per
uno dei suoi
figli,
due brevi
opere,
di cui
una,
Zevah Pesah Sacrificio di
Pesah
(cfr.
Es.
12,27),
conclusa la
vigilia
della
Pasqua
di
marzo-aprile
1496,
b una
riflessione sul senso della celebrazione del Seder di Pesah. L'altra b un commento al
celebre trattato Avot dei Nahalat Avot eredit& dei Padri
(cfr.
Prov.
19,14),
finito a
luglio
dello stesso anno. In
quel
momento Abravanel si b
gi&
trasferito a
Monopoli,
in
Puglia.
Sul metodo
esegetico
di
Abravanel,
cfr. il nostro contributo sul
Sefer
ha-Yasar
(in
corso di
stampa);
cfr.
infra ,
note 40 e 41.
(12)
E ancora una serie di altre
opere,
alcune delle
quali
sono andate
perdute.
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28
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
Abravanel si
esprime esplicitamente
sul senso che conferisce alia sua
lettura dei
testi,
poiche
ci lascia
capire
di essersi sentito frustrate* nella sua
ricerca del senso di
Isaicr,
allora
percorre
febbrilmente il
Pentateuco,
i
Profeti, gli Agiografi
e finisce
per
soffermarsi su
Daniele,
alia ricerca
della chiave di lettura di
questi profeti,
convinto che
riguardino
la fine
della storia
(la
fine dei
tempi);
a tal
punto quella espulsione
che lo ha
tanto sconvolto
gli appare contrassegnare
l'inizio dei
tempi
messianici:
Mi sono detto: e
tempo
di
agire per
la
gloria
di Dio
(
Ps
119,126), tempo
di
rafforzare le mani indebolite
(
Giobbe
4,3),
le
ginocchia
malferme
(Ps
109,24),
di ridare forza e consolazione
agli
esiliati vacillanti...
tempo
di
scrutare,
nel libro di
Dio,
la sua buona
parola,
emessa tramite i suoi
servi,
i
profeti...
di
interrogarli (per) sapere quando
sara il termine
prefissato per (la
realizzazione)
delle
meraviglie... (Ma'yene, Premessa) (13).
Enunciato della tesi
Cosi Abravanel si
rivolge
al testo
per
decifrare e analizzare il suo
tempo; questo gli appare
tanto
sconvolgere
l'ordine del mondo che
egli,
da fermo
credente,
non
pud
non essere convinto di riconoscervi
quei
famosi
segni precorritori
della salvezza messianica sui
quali
i rabbini mai
hanno smesso di discettare fin dai
tempi
dell' av ventura
pseudomessianica
di Bar Kokhba'
(14).
Come non rimanere
colpiti
a
questo proposito
dall'identita di
atteggiamento
con i settari dei manoscritti di
Qumran,
esperti
del
peser,
del sollecitare i
testi,
come chiave
interpretativa
dell'attualita in cui vivevano.
Contrariamente alia maniera rabbinica
piu
tradizionale,
Abravanel
cerca meno una lettura utilitaria e
consolante,
una lettura midrasica e
omiletica,
quanto piuttosto,
al di la della scorza
degli
eventi,
l'intelligenza
della storia tutta intera che viene conclusa dall'avvento messianico. II
grande
dramma che si doveva concludere aveva avuto inizio all' alba della
creazione;
il mondo nuovo annunciato da Geremia
(31, 31),
che Gesu
(13)
Perns' al nevi'im
uketuvim,
Tel Aviv
1960, III,
274b
(dicembre 1496-gennaio
1497).
(14)
Abravanel dedica il Yesu'ot Mesiho Le redenzioni del Suo Messia alio studio
sistematico dei
passi
messianici del
corpus
del Talmud
,
dei Midrasim e della collezione
tardiva dei
Pirqe
de-Rabi Eliezer.
Questo
trattato
segue
il
Ma'yene Yesu'a;
cfr. J. Genot-
Bismuth,
Le scenario de
Damas,
Paris
1992,
pp.
233,
275-278.
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 29
aveva
preteso
di
inaugurare,
stava
per
nascere. La storia
che,
in
quel
Mediterraneo
movimentato,
Abravanel aveva sotto
gli
occhi era
proprio
questa gestazione.
E
questa
la
prospettiva
in cui va riletto il suo
grande
affresco delle
grandi
forze in
campo
nella lotta
per
il dominio del mondo
del suo
tempo,
che rimaneva essenzialmente
quello
del Mediterraneo
romano:
Romani e
cristiani,
-
scrive Abravanel
-
pur
essendo
parole
diverse,
rinviano a un'unica e sola
nazione,
la cui
lingua
e il latino. Ma
poiche
la
grande metropoli
che t Roma non fu solo la
capitale dell'impero
e il simbolo
della
potenza
e del dominio
universali,
ma e diventata
per
loro
[vale
a dire i
cristiani],
il centro del
governo
della loro
religione
e della loro fede
[dat
e
'
emunah
], poiche
e li che si trova la sede sulla
quale troneggia
il
papa
e dalla
quale
esercita la funzione
pastorale
su tutti i
popoli
di Edom. E
questo
il
motivo
per
cui l'insieme dei cristiani
vengono
detti romani.
Parimenti,
arabi ed ismaeliti
[Saraceni
secondo la
terminologia
del Fortalitium
]
costituiscono un'unica
nazione,
per quanto riguarda
sia la loro
filiazione,
sia
la loro
religione
e fede
[dat
e
'
emunah
], poiche
tutti aderiscono insieme alia
dottrina
[tora]
di Maometto e alia fede
[parafrasi
di
islam]
nella sua
religione ['emunat-datd'. Orbene,
e
per
mezzo della
religione [dat]
che le
nazioni sono unite al
punto
da formare una sola carne
(cfr.
Gen.
2,24).
Ma ho
detto che i cristiani erano stati
integrati nell'impero, poich quando
l'imperatore
Costantino il
grande
adotto la dottrina
[tor ah]
di Gesu il
Nazareno,
il suo dominio si estendeva allora su tutta l'Africa e sulla
maggior
parte
dell'Asia;
allora costrinse tutte le
famiglie
della terra che si trovavano
sotto il suo
impero
ad abbracciare la
religione
di Gesu il Nazareno e la sua
fede. Ed & cosi che l'insieme dei
figli
d'Ismaele,
come
quelli
di
Qeturitfi [gli
arabi,
secondo Gen.
25,1
e
4]
e tutti
gli
altri
popoli sottoposti
ai Romani si
trovarono a far
parte
della
cristianit&,
condizione nelle
quale
rimasero
per
circa 500
anni,
confessando
questa religione
fino alia
comparsa
di
Maometto,
profeta degli
ismaeliti,
che e stato
seguito
da numerosi
popoli, emancipandosi
in tal modo dalla dominazione romana e lasciando la comunit& di fede
cristiana
(15). Ma,
sebbene se ne siano
separati spiritualmente,
fra le idee
(15)
Cfr.
Ma'yene, p.
310,
che b ancor
piu esplicito.
Cfr. Crdnica de
Alfonso
el Sabio
(ed.
MenSndez Pidal
II, 328) per
la lista delle diciotto
province
cristiane
conquistate
dair Islam: Todas estas
provincias
eran de
cristianos,
e
despu6s
fueron e son las mas
dellas metidas so el sennorio et la secta de Mahomat. Vi annoverano la
Persia,
le due
Sirie,
la
Fenicia,
la
Giudea, l'Egitto,
rAfrica e la
Spagna.
Si noti che le
espressioni
usate da Abravanel dat Yesu fede di
Gesu,
fede cristiana
oppure
dat Muhamad sono
all'evidenza calchi dallo
spagnolo
secta de Mahomat. Abravanel
distingue quindi
fra
tor at- alio stato costrutto e Ha-Torah : il
primo
termine vale come nome
comune,
applicabile
alle
religioni
nate dal
giudaismo,
e il secondo ha valore di nome
proprio per
designare
il Pentateuco.
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30
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
religiose
dell'Islam,
sono
sempre
rimaste molte che si
collegano
alia
religione
di Gesu il Nazareno e che sono condivise sia dai cristiani che
dagli
ismaeliti
[= musulmani].
Per
quanto riguarda
la
religione, gli
ismaeliti fanno
quindi parte
della
cristianita,
senza trascurare il fatto che sono rimasti a
lungo
sotto il
potere
cristiano. E cio che ci indica la
Torah,
ricordando che Esau
sposo
Basmat,
figlia
d'Ismaele,
per spiegare
che la discendenza d'Ismaele e
stata veramente inclusa e
integrata
in
quella
di Esau. E
questi
sono i fatti
poiche,
delle nazioni coeve a Tito e a
Vespasiano,
alcune hanno adottato la
religione
di Gesu e hanno ricevuto il nome di
cristiani,
mentre altre
adottarono
[piu tardi] quella
di Maometto come loro
profeta,
e sono chiamate
attualmente
ismaeliti,
poiche
tutti facevano
parte
in
origine deirimpero
romano;
gli
ismaeliti sono
quindi
anch'essi discendenti dei distruttori di
Gerusalemme,
al
pari
dei cristiani
(Ma'yene IV, 290).
Come ci si
potrebbe
attendere,
questa
ricostruzione,
alimentata dalla
lettura
degli
storici
latini,
e che riconduce cristianesimo e Islam a
un'unica unita
originaria,
facendo ricorso alia storia
deirimpero
romano
fino alia sua caduta con le
conquiste
dell'Islam,
naturalmente non e
priva
di secondi fini. Essa si
prefigge
di combattere
un'interpretazione
dei testi
che risale ad Abraham ibn
'Ezra,
ripresa
dalla
teologia
converso
,
e che
mirava a svuotare tutte
queste profezie
dall'attualita loro attribuita da
Abravanel.
L'affermazione di Abraham ibn 'Ezra4 nel suo commento a
Daniele,
secondo
cui non ci troviamo
piu oggi
in esilio in mezzo a Edom e un errore dovuto al
fatto che
egli
ha
pensato
che Roma
designa
tutta la storia
deirimpero,
e
che,
molto
prima
che Alessandro
(16)
stendesse su di essa il suo
dominio,
la nostra
nazione fosse
assoggettata
a Ismaele. Cio e
inesatto,
poiche
Alessandro non ha
mai
regnato
su Roma e non ha mai
conquistato
l'ltalia,
ed ha invece esteso il
suo
impero
sulla
Persia,
cosi come in Persia e morto.
Ma, invece,
i Romani
non hanno smesso di combattere i
greci,
e
all'epoca
in cui i
figli
di Giuda ne
uscirono
vittoriosi,
sotto
gli
Asmonei,
conclusero un
patto
di amicizia con i
Romani contro il loro nemico
comune,
i Greci. Ed e nel nome di
questa
amicizia che i Romani si
immischiarono, successivamente,
nei loro affari e
finirono
per
schiacciarli e
distruggerli.
Orbene,
quel
Tito che distrusse Giuda
era un
generale
romano;
tutto cio e
perfettamente
chiaro nei loro libri
(17).
La
nostra riduzione all'esilio fu
quindi operata
da Roma
[...]
e in
passato gli
ismaeliti di
oggi
erano
soggetti
a Roma e considerati
Romani,
proprio
come
(16)
Cfr.
Ma'yene
356a-b.
(17)
Abravanel si riferisce indubbiamente sia alia versione latina di
Flavio,
che a
Tacito.
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 3 1
tutti coloro che hanno abbracciato la
religione
di Gesu il Nazareno dietro
ordine
dell'imperatore
Costantino. E d'altronde
proprio
ci6 che Abraham ibn
'Ezra' ha
spiegato
nel suo commento a Daniele.
Quindi
l'insieme
d'Israele,
soggetto oggi
sia al dominio ismaelita
(18),
sia a
quello
dei
cristiani,
va
considerato in esilio in mezzo a Roma e a
Edom;
e ci6 in virtu del fatto che &
proprio
contro Edom che i
profeti
hanno
profetato,
annunciando che la sua
distruzione sarebbe stata
contemporanea
alia redenzione d'Israele
(i
Commento
adObadia
IV, 115b).
Come si sara
intuito,
tutto
gira
attorno al senso cifrato che si da ad
Edom
negli
ambienti rabbinici almeno sin dal
tempo
delle
persecuzioni
di
Adriano.
Da Esau a Roma
passando per
Edom:
l'origine
idumea
degli
italiani
Nel suo Commento ad
Obadia,
un'opera
che
presumibilmente
risale al
periodo
veneziano,
Abravanel ci
presenta
la sintesi ultima della sua teoria
sulle
origini
idumee di Roma e della cristianita che le fa
seguito.
II
Commento inizia
presentando
il
problema
in termini molto chiari:
La seconda delle
questioni
sollevate dal libro di Obadia b
quella
dell'identificazione di Edom e della citt& di
Esau,
oggetto
della
profezia
[1,9].
Si tratta forse del
paese
di Edom
contiguo
a
quello
d'Israele,
e che era
stato attraversato dai
figli
d'Israele
per penetrare
nella terra
santa,
poich6,
come riferisce la
Torah,
lo
raggiunsero
attraverso il
paese
di Sihon e di
'Og
(19)?
Si tratta di
quel
territorio
conquistato
da Davide e dove stabili dei
governatori (2
Sam .
8,14),
e che
piu
tardi sarebbe stato
riconquistato
da
Nabucodonosor
(
Ger
27,2-11)
e
anatematizzato,
prima
di essere
preso per
la
terza volta da Ircano
(20)? Oppure
Edom e Citt& di Esau sono
designazioni
di Roma e delle terre della
cristianita,
in conformity con l'uso
dei nostri antichi
maestri,
che
spesso designavano
Roma con
l'espressione
Citt& di Edom?
(IV,
1
10a).
(18)
Cfr. anche E.
Capsali,
Divre
ha-yamim
le-malkhe Romi we-bet 'otman
ha-tugar.
Poich6
gli
"idumei" avevano tolto la
Spagna agli "ismaeliti", gli
ebrei che risiedevano nel
regno
di
Spagna
sono caduti sotto il dominio delle nazioni
(Brit.
Mus. Add. Or.
19,971,
44v).
Cfr. anche
Oxford,
Ms. F. Mich
138,
f.
43b,
e
Neubauer,
Jewish Chronicles
1,
194.
(19)
Deut
2,26-36 (episodio
di
Sihon,
re di
HeSbon);
Deut
3,1-11
(episodio
del secondo
re amorreo
'Og,
re di
BaSan,
con 9 e 1 1
glosse). L'argomento
di Mos6 consiste nel chiedere
lo stesso trattamento che hanno avuto i
figli
di Esau che risiedono a Se'ir
(2,29).
(20)
Cfr. Antichita
13,
257 ss.
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32
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
L'intenzione
generale
della
profezia
che costituisce
questo
libro e di
annunciare la futura distruzione di Edom e di
precisare
che
questa
nazione
detta Edom
era,
in
origine,
ben
poca
cosa e che solo con il
tempo giunse
a
dominare su tutto il mondo
{ibid.).
Sappi
che il
profeta [...]
non ha
profetizzato
solo contro
quel paese
di Edom
che e
contiguo
ad
Israele,
ma l'ha fatto anche contro la nazione che ne e
derivata
per espandersi
su tutto il
mondo,
vale a dire contro i cristiani di
oggi,
che discendono dai
figli
di Edom
(ibid. 111b).
Di nuovo l'umanista Abravanel non si limita alia sola tradizione
ricevuta;
vuole chiarirne 1'
origine
e dimostrare che tale identificazione
deve essere accolta nella misura in cui risale alia tradizione
dell'epoca
romana,
coeva dei
fatti,
e
che,
d'altro
canto,
essa e universalmente
accettata anche nell'ambiente dei chierici cristiani:
L'intelligenza
di
queste profezie [che riguardano Edom]
sta nel fatto che
Roma e tutti i
popoli
dell'Italia,
nonche l'insieme dei
cristiani,
sono
figli
di
Edom. Si tratta di
un'opinione generalmente
accolta
presso gli
antichi maestri
d'Israele;
tra di loro c'e un consenso
assoluto,
che si tratti sia del
Talmud,
sia
di tutte le
produzioni esegetiche [midras',
al
punto
che vi si afferma che i
romani discendono dal duca
['aluf'
di
Magdiel,
il
quale
era uno dei
principi
di
Esau,
vale a dire di Edom. Percio hanno
interpretato
la benedizione con cui
Isacco benedisse Esau ecco che la tua dimora sara in terre fertili
[Gen.
27,39]
come se si riferisse all'Italia
greca (o Magna Grecia),
e nel
primo
capitolo
di
Megillah [TB
6b secondo l'edizione di
Venezia],
si
legge:
il
giogo
dell'Italia Greca
(21),
e la
grande metropoli dell'Impero
romano....
Parimenti,
in
Yelamdenu,
si
interpreta
l'insieme del
passo applicandolo
a
Roma
[...].
E nei
Pirqe
de-Rabi
Eliezer,
si
interpreta
alio stesso modo Chi
proviene
da Edom? e tutto il
passo
che
segue,
come se si trattasse di Roma.
E cio avviene anche con moltissimi altri
esempi,
tanto era ovvio
per
loro che
Roma e tutta l'ltalia erano state
popolate
in
origine
dai
figli
di Edom. Alio
stesso modo i commentatori cristiani dei testi sacri hanno anch'essi accettato
questa
tradizione,
come e attestato da Nicola di
Lira,
loro
commentatore,
a
proposito
di
Magdiele
duca di Edom
(22),
dal
quale
sono usciti i romani
(Masmi'a 461a-462a) (23).
Merita di essere citato anche un secondo
testo,
sebbene
riprenda
il
(21) Calco di Maena Grecia.
(22)
Cfr. Masmi'a 462b-464e.
(23)
Testo finito nel febbraio-marzo del 1498.
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 33
primo,
nella misura in cui e
esemplificativo
delle
esigenze
critiche che
contraddistinguono
l'umanista,
preoccupato
di stabilire i fatti storici
mediante il confronto delle
fonti,
a
prescindere
dalle tradizioni culturali
che le hanno trasmesse:
La natura delle realta ci
costringe
a credere che
queste profezie [contro
Edom]
non si riferiscono all'Edom
geografico,
confinante con il
paese
d'Israele. Ma
allora,
di
quale
nazione si tratta?... Dobbiamo ora dimostrare
ci6 che i nostri testi affermano dicendo che Roma e l'insieme dei cristiani che
abbracciano la
religione
di Gesu fanno effettivamente
parte
dei
figli
di Edom.
Si tratta di una tradizione salda e indiscussa
presso
i
saggi
d'Israele fin dalla
piu
alta
antichitk;
ma
spetta
a
noi,
comunit& dei
credenti,
giustificarla.
Dal
canto
mio,
ho
cercato,
senza
successo,
presso
i maestri sia moderni che
antichi le
ragioni
di
questa
asserzione. Ho soltanto trovato
menzionato,
senza
giustificazione
ne
prove,
sia in
Nahmanide,
sia in Davide
Qimhi,
che i romani
appartengono
alia discendenza di Edom. Percid mi sono messo in testa di
voler chiarire
questa questione
fidando del mio
proprio giudizio
e di
quello
dei cronisti. Ho
pensato che, per
il fatto che
gli
annali romani tacciano su
questo punto
della filiazione delle
popolazioni
di Roma e d'ltalia dai
figli
di
Edom,
si debba di
conseguenza
mettere in dubbio la tradizione raccolta dai
nostri santi
saggi, poiche
lo stesso
Isidoro,
uno dei
piu grandi sapienti
cristiani del
passato,
ha scritto nel V libro delle
Etimologie
un
passo
che vale
la
pena
di citare: Non e conveniente mettere in dubbio e irridere cid che i
cronisti antichi ci dicono dei
popoli
e delle
migrazioni degli
uni nei territori
degli
altri,
poiche persino
nel caso di
Roma,
la
grande metropoli, ignoriamo
da
quale famiglia
umana sia uscito il suo
popolo;
forse i romani sono venuti
da
Troia,
come afferma
Sallustio,
oppure
sono forse i discendenti di Evandro
coloro che hanno edificato
Roma,
come dice
Virgilio, oppure
infine
quelli
di
Romolo,
come affermano altri? Se
per
una nazione tanto
potente, regina
fra
gli stati,
non conosciamo
piu oggi
la
stirpe
da cui ha tratto
origine
il suo
popolo
ne la sua
famiglia
umana di
provenienza,
cosa
avverril,
a
fortiori, per
altre,
meno
prestigiose, poiche
il corso del
tempo
e Vetk remota di
questi
eventi
ingenerano
terrori e
stupidit&. Queste
sono le sue
parole.
Noi
aggiungeremo che,
di
fatto,
i
popoli
sono costantemente in
movimento;
migrano
da un
luogo
aU'altro. In
origine
1' Italia
era, certamente,
la terra dei
Kitim e dei
figli
di Yawan
(Gen. 10,4),
fin dalla creazione e dai
diluvio;
ma
cosa vieta
che,
in
seguito,
con il
tempo,
altri
popoli,
nati dai
figli
di Edom
siano venuti a stabilirvisi a loro
volta,
tanto
piu
che troviamo una conferma
attendibile a tale
ipotesi
sotto la
penna
di
Giuseppe figlio
di Gurion che
riporta
che
quando Giuseppe
e i suoi fratelli tornarono
dall'Egitto per
seppellire
il loro
padre Giacobbe,
accompagnati
da un
potente
esercito
egiziano,
si scontrarono in cammino con i duchi di Esau e combatterono con
loro. Allora
Giuseppe
ne use! vittorioso e catturo Zefo
figlio
di
Elifaz,
figlio
di Esau e i suoi
prodi
che
riportb prigionieri
in
Egitto.
Poi Zefo e i suoi
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34
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
fuggirono dall'Egitto
verso 1'
Africa,
e trovarono
rifugio preso Angia,
re di
Cartagine
e
deH'Africa,
che accolse Zefo con tutti
gli
onori e
gli
affido il
comando della sua armata. Zefo combatte allora
per
conto del re durante le
guerre
contro i
Kitim,
i
quali
sono
gli
italiani,
allora nemici
degli
africani e
dei
cartaginesi.
Successivamente Zefo
scappo
nuovamente e
passo
assieme a
tutti i suoi dalla
parte
dei
Kitim,
vale a dire in Italia. Gli italiani l'accolsero
con
gioia
e
gli
affidarono il comando della loro armata e
quindi
combatte
contro le
legioni
dell' Africa e di
Cartagine,
che mise in rotta. Ebbe la
meglio
anche sui
figli
di Tubal che erano istallati a Pisa. E i
Kitim,
avendo visto sia i
suoi successi militari che il suo valore e le sue
prodezze,
lo elessero re con il
nome di
Zefo-Ganus,
dandogli
nome da
Saturno,
che veneravano in
quei
tempi,
attribuendo a
questo pianeta l'origine
della sua forza e del suo
spirito;
regno per cinquant'anni
sulla
piana
della
Campania
e fu il
primo
dei re che
regnarono
in Italia. E secondo numerosi
cronisti,
e il fondatore di Genova che
chiamo con il suo
nome;
e 11 e
sepolto:
si tratta della tomba del famoso
Ganus,
nota ancora
oggi (Masmi'a 3,7, 462b-454a).
Tenuto conto delle conoscenze che si avevano allora sulla
geografia
e
sulla storia del
popolamento
della
terra,
la tesi di Abravanel
rispecchia
lo
spirito
scientifico
dell'epoca.
Si era
ancora, allora,
a una lettura
piu
o
meno attualizzata della tavola delle nazioni
{Gen. 10),
e
l'enciclopedia
d'Isidoro di
Siviglia
rimaneva,
come Li Livres dou Tresor di Brunetto
Latini
(24)
in
Italia,
uno dei classici
piu apprezzati
della
Spagna
letterata,
dove evidentemente Abravanel aveva ricavato l'essenziale della sua
formazione scientifica
profana,
oltre alia sua buona conoscenza della
lingua
latina
(25).
Questa
tesi sulle
origini
idumee delle
popolazioni
italiane viene
precisata
d'altronde da
quella, complementare,
delle
origini specifiche
della citta di Roma:
Ti ho
gia precisato piu
volte che da
Edom,
che e
contiguo
alia terra
d'Israele,
sono usciti i re che hanno
regnato
sull'Italia e che hanno edificato
quella
grande metropoli
che e
Roma,
e che 1' Italia e tutta la
Grecia,
come tutte le
terre
d'occidente,
sono state
popolate
da
stirpi
nate dai
figli
di Edom
(26).
E
questo
il motivo
per
cui i
Profeti designano
l'insieme di
questa
nazione con i
(24)
W. M.
Lindsay (ed.),
Isidori
Hispalensis Episcopi Etymologiarum
sive
Originum, I-II,
Oxford
1911, 19877;
F.
Carmody,
Li livres dou
Tresor, Berkeley
1948
[rist. Slatkine-Reprints,
Ginevra
1975].
(25)
Cfr. J.
Genot-Bismuth,
U
integration
culturelle des
Juifs Iberiques
a la veille de
1'
expulsion.
Le cas de Don Isaac
Abravanel,
in Peamim
(1992) (in
corso di
stampa).
(26)
Cfr. Masmi a 461-464.
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 35
nomi di Edom e di
Esau,
nella misura in cui Edom ed Esau costituiscono
Torigine
della loro
stirpe,
cos! come
designano
con
quel
nome sia
gli
abitanti
del
paese
vicino a
Gerusalemme,
sia i romani che da li
traggono
la loro
origine
e ne sono discendenti... ma b
possibile comprendere
ecco che ti ho
fatto il
piu piccolo
tra i
popoli [Obadia 1,2] applicandolo
al Monte di
Esau,
dal
quale
sono
originari
i re di Edom. Si trattava infatti di un territorio
molto
piccolo
e scarsamente
popolato...
ma
dopo
che ne furono usciti i
capi
e
le
popolazioni per
diffondersi in Italia e in
Grecia,
come in tutti i
paesi
dell'occidente, crebbero,
si
moltiplicarono
e divennero molto
potenti [Es
1,7].
Allora
gli imperatori
di
Roma,
che erano
originari
di
Edom,
regnarono
suiruniverso
[cfr. Megillah 13a],
e da allora
l'arroganza
del loro cuore li
condusse a
conquistare
il mondo intero e ad
assoggettarlo
alia loro
potenza.
Ma b anche
possibile interpretare questo
versetto come se si riferisse alia cittil
di
Roma,
che
per
le
ragioni sopra esposte
era anch'essa detta
Edom;
Roma
infatti,
era ben
poca
cosa
agli
inizi,
poiche
altro non era che un
semplice
ritrovo di
pastori
e un
paese
dove si allevavano le
bestie;
solo
successivamente,
in virtu della sedentarizzazione si
giunse
alia fondazione di
una cittadina molto
piccola,
della
quale
b stato detto d'altronde io e niente
[Is. 47,
8 e
10; Sof.
2, 15],
ed b il motivo
per
cui
qui
viene detto
[1, 2-3]
la
superbia
del tuo cuore ti ha
portata
a
comportarti
come se la tua dimora
fosse stata nidi
d'aquila (27),
ci6 che
designa
un
luogo
alto ed eminente...
Ma dal canto mio sono convinto che
questi
versetti vadano commentati
riferendo ci6 che b avvenuto al
passato
e ci6 che deve avvenire in futuro. Per
questo
motivo,
ho
gik
fatto
sapere, piu
volte,
che l'Edom che b vicina alia
Terra Santa b il
luogo
di
origine
dei re che hanno
regnato
in Italia e che
hanno edificato la
metropoli
di
Roma,
regina
delle
nazioni,
che l'ltalia e tutto
il
paese
dei
greci
sono stati
popolati
dai
figli
di
Edom,
come tutti i
paesi
d'Occidente. Per
questo
motivo i
profeti
hanno
designato
tutta la nazione
cristiana con il nome di
Edom,
ci6 che si
spiegava
con il fatto che ci si
riferiva all'
origine
della
stirpe...
tutti
quindi
sono detti Edom dalla Scrittura
[e
qui
si deve
interpretare questa parola
in
1,2]
come riferimento al Monte Esau
(28),
dal
quale
sono usciti i re di Edom
(IV
1
13a)
Ormai,
nessun ostacolo si
oppone
alia lettura dell'insieme delle
profezie
contro
Edom, e,
alia luce della situazione
contingente,
l'opposizione
fra Edom e Israele viene ridotta al solo riferimento
all'impero
romano:
E
sappi
ora
che,
quando
Tito distrusse
Gerusalemme,
tutti i
popoli
si
(27)
lokhne
behagwe
sela da confrontare con l'oracolo di Biram contro il
Qenita.
'etan mosvekha... be-sela'
qinekha
merom sivto.
(28)
Secondo l autonta del
Targumista:
/carta raba
deEsaw;
ibid. 1 17b.
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36
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
trovavano sotto la
legge
di Roma:
babilonesi,
persiani
e
greci,
e tutti erano
detti
romani,
da colui che dominava su di
loro,
dal loro
padrone,
vale a dire
i romani. E
percio
tutti
presero parte
alia rovina del
Tempio, dopo
di che tutti
quei popoli
si
divisero,
secondo la
religione,
in due
categorie, poiche
da essi
derivano tutti
gli
occidentali, gli
italiani e i
greci,
che sono stati cristianizzati
e hanno adottato la fede in Gesu il
Nazareno,
e noi li chiamiamo
figli
di
Edom. Ma
Babele,
l'Egitto,
la
Persia,
la
Media,
Assur e tutti
gli
orientali,
dal canto
loro,
hanno adottato la fede di Maometto e sono detti ismaeliti.
La terra e stata
quindi ricoperta
interamente da
questi popoli
che si dividono
tra Edom e Ismaele. Grazie alio
spirito
divino di
profezia [Rabi Eliezer]
ne ha
avuto la
prescienza;
e il motivo
per
cui ha chiamato Edom Roma e
Ismaele
Babele,
in funzione del futuro
[che
si sarebbe
manifestato].
L'adozione della fede in Gesu il Nazareno ha avuto
luogo
250 anni
piu
tardi,
e
quella
della fede in Maometto da
parte
dei
babilonesi,
che ne fece dei
musulmani,
506 anni
dopo.
Tutto cio e
quindi
una
prova
della forza della
tradizione che trae
origine
da lui in merito alle cose future. E il motivo
per
cui ha detto: Maledizione alia terra
quando
il torello stara sotto il
giogo
assieme alia
giovenca
e cominceranno a devastare la
terra,
poiche
cio e stato
detto solo
perche
erano
collegati
a un solo e unico
popolo,
come te l'ho
ricordato,
quando
i romani distrussero Gerusalemme. II torello e Babilonia e
la
giovenca
e Roma la
perversa (29).
E se solo loro due sono menzionati e
perche
si tratta del
primo
e dell'ultimo di
quegli imperi,
e
poiche
ormai la
terra santa e stata dominata sia dal
torello,
vale a dire dai
babilonesi-ismaeliti,
sia dalla
giovenca, figlia
di
Edom,
dai cristiani
(
Yesu
'
ot Mesiho
Konigsberg
1861, 102,
secondo PRE
29).
E
piu
tardi,
nella sua sintesi del Commento ad
Obadia,
Abravanel
giungera
a
proporre
uno scenario di
fanta-crociata,
precorrendo
i
sogni
di
Filippo
II,
che
pero
si sarebbero infranti a
Lepanto:
Ho
gia spiegato piu
volte che la nazione di
Edom,
espressione
che
designa
Tinsieme della
cristianita,
e di cui Roma e
origine
e
fondamento,
sara incitata
a
partire
airassalto di Gerusalemme
(poiche
e li che si trovano il
luogo
santo
dei cristiani e la tomba di Gesu il loro
dio),
come ha
gia
fatto in
precedenza,
e
per gli
stessi
motivi,
vale a dire che
oggi
ancora,
come
allora,
la totalita della
terra d'Israele e sotto il dominio
egiziano.
E
questo
il motivo
per
cui i
cristiani combatteranno anzitutto
l'Egitto
e ne
assoggetteranno
le folle
prima
di lanciarsi alia
conquista
della terra d'Israele. Allora si diffondera sulle terre
d'oriente e del
settentrione,
che in massima
parte
sono
ismaelite,
la notizia
(29)
Si tratta
dell'espressione
rabbinica ben nota malkhut ha-ris'a
(
Ber .
61a, ecc.),
parafrasi
del latino
imperium,
vale a dire
l'impero
del male.
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LA TESIDI ISAAC ABRAVANEL 37
che i
cristiani,
accorsi dai loro diversi
paesi,
avrebbero distrutto
l'Egitto,
conquistando
la terra
d'Israele,
e
Gerusalemme,
la citta santa del loro dio
anche
per
i musulmani. E allora
che,
dall'oriente e dal
settentrione,
i
figli
d'Ismaele si mobiliteranno al
grido:
Venite e camminiamo nel nome del
nostra Dio contro
quei
cristiani
maledetti,
per
vendicare i nostri fratelli di
Egitto,
di cui hanno versato il
sangue
come se fosse stata
acqua [cfr.
Is.
2,5;
Ps.
79,3].
Noi
riprenderemo
da loro la terra
santa,
per
timore che essi e-
stendano il loro dominio su tutta la terra e si facciano avanti
per distruggerci
a loro volta. E il motivo
per
cui sta scritto: un
messaggero
saril inviato in
mezzo alle nazioni
[1,1],
come dice anche Geremia: Un
messaggero
viene
inviato in mezzo alle nazioni: riunitevi e venite a combatterlo
[49,14].
Ci6
significa:
che notizie e
messaggeri partano per
far
sapere
in tutte le nazioni
dell'oriente e del settentrione i misfatti commessi dai cristiani in
Egitto
e in
Terra
santa,
affinch6
questi
si sollevino e accorrano a combatterli
(
Commento
adObadia, IV, 112a-b)
Storicita e
tipologia
La tesi risultante da un lato
dall'esposizione
delle
origini
idumee ed
edomite di
Roma,
prima impero
romano,
poi
intera
cristianM,
e dall'altro
dalla lettura volta verso un futuro storico che la
sottende,
pu6
essere colloca-
ta,
dal
punto
di vista
dell'esegesi,
nella
categoria
del
pesat,
o del
nigleh.
Questa
teoria
esegetica,
allora
d'ispirazione
maimonidea,
viene
sviluppata
da
Abravanel in
particolare
a
partire
dalla
consapevolezza
della storicita del
senso manifesto del
testo
e
poggia
essenzialmente sulla tesi delle
origini
del
popolamento
delle
regioni
del mondo conosciuto
all'epoca.
Tali
origini
venivano
percepite
in termini di filiazione
naturale,
materiale. Per
quell'epoca,
sia nel mondo ebraico che in
quello
cristiano,
la Genesi
restava,
relativamente a
questo argomento,
il referente incontrastato. Tutto ruotava
quindi
attorno a un lavoro di identificazione tra le
famiglie
umane delle
origini
e le loro discendenze
all'epoca
di Abravanel: vale a dire le nazioni
conosciute attraverso il
tempo.
Naturalmente,
ci6 conferisce una
portata singolare all'impegno esegetico
e alle sue
premesse,
e
giustifica
le
molteplici
cautele che Abravanel tentava
di usare
per
dare alia sua
esegesi
valore scientifico e
oggettivo.
A tal
fine,
applica
il metodo che molto
piu
tardi,
con la nascita della storia
scientifica,
sara chiamato del controllo
reciproco
delle
fonti,
metodo che mira
-
egli
dice
-
a che la verity sia stabilita da
ogni parte.
Lo vediamo
impegnato
a
stabilire mediante l'analisi la
convergenza
delle fonti di diversa
provenienza,
siano esse la lezione del
Targum
detto di Yehonathan che ha sotto
gli
occhi
(e
che non coincide esattamente con la
nostra), oppure
antiche tradizioni di
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38
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
identificazioni conservate nei
grandi corpus
rabbinici
(
Talmud
, Tanhuma,
Pirqe
de-Rabi Eliezer
; ecc.) oppure
lo
Iosefon (30),
che identifichera con
Giuseppe
Flavio,
confondendo il rifacimento delle Antichita
,
che risale al
secolo
X,
ed era allora tanto in
voga,
con
Toriginale
ebraico della versione
latina diffusa in ambito
cristiano,
vale a dire
quella
di
Rufino,
e della
quale
istintivamente
diffida,
cosi come diffida della lettura
spesso
cristianizzata
della
Volgata,
che critica
particolareggiatamente.
Trattandosi di
esegesi,
non
possiamo perd
sottovalutarne le
premesse
teoriche.
Sappiamo
infatti che
Abravanel,
sulla scia della
lunga
tradizione
interpretativa
che risaliva ai
primi
secoli,
e che in
seguito
era stata
interamente rinnovata
dall'opera
di
Maimonide,
aderiva decisamente alle
posizioni
di
quanti
sostenevano
l'esegesi
filosofica; orbene,
queste,
in
particolare grazie
alia scuola filosofica di
Roma,
avevano conosciuto uno
sviluppo specifico
in
Italia,
soprattutto grazie
a Yehuda e a Immanuel
Romano
(31).
Ad
esempio,
il Commento ai Proverbi di
quest
'ultimo
autore,
altrettanto noto in Italia durante il Rinascimento
quanto
Abraham ibn Ezra e
Rasi,
ne sistematizzava e ne
volgarizzava
la
pratica;
mentre il Commento al
Cantico dei Cantici ne faceva
un'esposizione
teorica
(BN
H
235, 91r-v).
Abravanel se ne distanzia chiaramente e
riprende
letteralmente la
teoria sistematica
sviluppata
da Immanuel di Roma sulla funzione
simbolica dei testi sacri
(32).
Secondo
quest'ultimo,
essi
implicano
due
livelli di
significato:
il
piano
detto manifesto o
scoperto (nigleh)
che
e
quello
della lettera e della trama
narrativa,
e il senso nascosto
(
nistar
)
(30)
V.
supra ,
nota 4.
(31)
Cfr. J.
Genot-Bismuth,
Contribution a une recherche sur V elaboration d'un
metalangage
de la
poetique
dans la
pratique hebraique
medievale: V
exploitation
du
terme
meliza,
in
Sefarad 41, 1981,
pp.
231-271.
(32) Tuttavia,
sebbene
questa
conoscenza si manifesti un
po' dappertutto,
non
troviamo in Abravanel
un'esposizione esplicita
e sistematica della teoria della
molteplicit&
dei sensi della
Scrittura,
quale
era diffusa in ambito cristiano. Si noterk
invece che suo
figlio
Yehud&h
(Leone Ebreo),
nei suoi
Dialoghi
d'amore ne fa
un'esposizione
sistematica,
derivata evidentemente dalla lettura di
Dante,
e che ricalca
quella
di Immanuel Romano. Date le strette relazioni intellettuali che univano
padre
e
figlio,
molte
opere
del
quale
furono discusse in
comune,
secondo la stessa testimonianza
di Isaac
Abravanel,
&
possibile
che,
sempre
attraverso
Dante,
l'uno e l'altro siano stati
sensibilizzati a una
problematica
dei sensi della Scrittura che non
poteva
non richiamare
loro la teoria di Maimonide e di RaSi del
nigleh
e del
nistar,
soprattutto
sotto la forma
nota in Italia
grazie
alia diffusione dei commenti di Immanuel
Romano;
cfr. J. Genot-
Bismuth,
Pommes dor
masquees
d'
argent.
Les sonnets italiens d' Immanuel de Rome
(in
corso di
stampa).
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 39
propriamente
simbolico e
generalmente
metafisico
(33).
Immanuel
distingueva
a livello
dell'interpretazione
della lettera e della trama
narrativa due
categorie
di validita: la storia
propriamente detta,
cio il
vero,
e il
masal,
vale a dire la finzione o la favola.
Orbene,
non b casuale che anche sotto la
penna
del
figlio
e
discepolo
di
Abravanel,
Leone
Ebreo,
si trovi una
ripresa
sistematica delle tesi di
Immanuel da
Roma,
armonizzate
comunque
con la teoria stessa di Dante.
Significativamente,
Leone Ebreo
distingueva
tra Yistoria ebrea e la
fabula platonica (34).
Nel
primo
caso,
ad
esempio
nella storia di
Adamo,
o ancora in
quelle
dei
patriarchi,
il livello letterale era
quello
del
racconto
veridico,
dotato di verity
storica,
mentre nel secondo
l'invenzione
poetica
e il mito
servono,
per
cosi
dire,
da
supporto
all'espressione
di una verity metafisica o
filosofica;
la
superiority
dei
racconti scritturistici deriva dalla loro
capacita
di utilizzare la storia come
veicolo simbolico. Sono evidenti le basi
ideologiche
di tale
tesi,
gi&
chiaramente
espressa
da Immanuel Romano.
Dal canto
suo,
Abravanel ne trae autonomamente le
conseguenze
in
merito ai racconti del
Pentateuco,
ambito
privilegiato
della storicitk Cosi
scriveva nella
premessa
al suo Commento all'Esodo :
La
saggezza
divina ha
giudicato
buono di
distinguere
fra
questi
libri
[Genesi
ed
Esodo],
di
anteporre
la Genesi e di far
seguire VEsodo;
e ci6
per quattro
ragioni.
La
prima
fe che la Genesi b dedicata ai racconti
degli
eventi e dei fatti
riguardanti singoli
individui,
noti come eroi di
grande
fama
[secondo
Gen.
6,4]: Adamo, Nod, Sem, Ever, Abramo, Isacco,
Giacobbe e i suoi
figli,
e
anche tutte le altre
grandi personality
del racconto. E
dopo
aver concluso il
racconto delle
prodezze
di
questi
eroi individuali in un
primo libra, egli
|Mose,
l'autore
sacro]
inizia il secondo
[...] per spiegare
e
riportare gli
eventi
che
riguardano
la santa nazione israelita nel suo
insieme,
il suo esilio e il suo
asservimento in
Egitto
fino alia sua liberazione e la sua
uscita,
in mezzo a
segni
e
prodigi [...]
In
questo
modo
quindi
il
primo
libra b
quello
dei racconti
dedicati ai santi eroi individuali che furono sulla
terra,
mentre il secondo &
quello
dei racconti dell'affermazione
progressiva
della nazione intera. E da
questo punto
di vista il
primo
dei due libri avrebbe
potuto
avere il titolo di
Libro
degli
individui
(o degli eroi),
e il secondo di Libro della nazione
Commento
all'Esodo, Premessa,
Varsavia
1862, 2a).
Si
capisce quindi
che la storia
singolare
dei
patriarchi, pur
con-
(33)
Cfr.
Abravanel,
Commento alia Tor ah, Besalah.
(34) Dialoghi d'amore,
ed.
Caramella,
296-297.
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40
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
servando la sua
piena
e totale validita
storica,
sia stata considerata al
tempo
stesso,
sul
piano
del senso
simbolico,
come una sorta di racconto
tipologico,
che costituiva
quello
che
gli
ambienti maimonidei italiani
definivano il nimsal
[senso
riferito dal
simbolo],
in
opposizione
al masal
[racconto fittizio, favola]
o al
sipur [racconto vero,
fatto reale dimostrato
o
storico].
E cio che Leone
Ebreo,
dal canto suo e alia
stregua
di
Dante,
chiamava il senso morale
(35).
Come non rimanere
colpiti
dalla realizzazione nelle
opere
del
padre
di
questo programma,
enunciato senz'altro in modo
retrospettivo
dal
figlio,
egli
stesso curatore ed editore zelante delle
opere
d'Isaac Abravanel?
La mia
personale opinione
e
che,
dal
punto
di vista della credenza e della
fede,
era conveniente
designare
i cristiani come
figli
di Edom e
discendenza di
Esau,
poiche
i
popoli
e le nazioni sono stati
qualificati
dai
profeti
secondo la natura delle loro azioni. Ad
esempio,
Isaia definiva i suoi
contemporanei agenti
di
Sodoma,
della nazione di Gomorra
(Is. 1,10)
ed
Ezechiele
qualifica
Israele di sorella di Sodoma
(
Ez .
16,46 ecc.).
Si trattava
in
questo
caso di
esprimere
una
parentela
metaforica sotto il
profilo
del
comportamento
e delle azioni. Parimenti esiste
un'analogia
fra la relazione
che
collega
i romani ad Israele e
quella
che esiste fra Giacobbe ed Esau.
Come Giacobbe ed Esau discendono da uno stesso
padre,
cosi i cristiani e
gli
israeliti
risalgono
a un'unica fonte: la fede nel monoteismo
[...]
e il
rispetto
verso la
Legge
di Mose. Come Esau
gioco
di astuzia nei confronti di
Giacobbe,
il
quale
era invece un uomo
onesto,
cosi romani e cristiani
servirono e servono Dio mediante astuzie e artifici
menzogneri...
Come Esau
entro in conflitto con i suoi
genitori prendendo
delle
mogli
cananee, ittita,
urrita o
ismaelita,
cosi
l'impero
romano,
riunendo delle
popolazioni
diverse:
ammoniti, moabiti, ittiti,
ismaeliti e da tutti
gli
altri
popoli,
irrito Dio. Come
di
questi
due
gemelli
solo Giacobbe ebbe il merito della
primogenitura
e della
benedizione,
ed Esau dovette accontentarsi della benedizione dei beni
materiali,
cosi solo Israele ebbe il merito dell'effusione della
provvidenza
divina e della benedizione
spirituale,
mentre i cristiani ricevono solo
l'abbondanza dei beni
materiali,
ma sono esclusi da
quelli spirituali.
Come
Esau,
per
il suo odio verso
Giacobbe,
cercava solo di
ucciderlo,
cosi i romani
furono i nemici
implacabili
dei Giudei
giungendo
al
punto
di
distruggere
il
(35) Dialoghi
98: ...
prima
di tutti
per
il senso litterale come scorza
esteriore,
l'istoria d'alcune
persone
e de' suoi atti notabili
degni
di memoria. Di
poi... piu appresso
a la
medolla,
il senso
morale,
utile alia vita attiva
degli uomini,
approvando gli
attri
virtuosi e
vituperando
i vizi. Si tratta di una sintesi di Immanuel
Romano,
il
quale
motivava l'utilita del senso morale con
argomenti
tratti dalla Etica Nicomachea
;
cfr.
nota 31.
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 41
loro
paese
e di esiliarli. Cos!
dunque
Roma,
e tutta
l'ltalia,
furono
popolate
dai
Figli
di
Edom;
si
assoggettd
al loro
potere,
adotto il loro
comportamento,
fece sua la
religione
di Esau e fece sue le sue
leggi.
Cosa
posso aggiungere,
tranne che i maestri iniziati
detengono per
tradizione che l'anima di Esau b
trasmigrata
in
quella
di
Gesu;
per questo
motivo
frequentava
i deserti come
uno
zotico,
cercando la lite con i
saggi
farisei;
ed e forse
questo
il motivo
per
cui & stato detto YeSu'a
-
YeSW'a
[Gesu],
le cui lettere
[Y-S-W-*]
sono le
stesse del nome di Esau
-
'YSW
[nella scriptio plena],
E
questo
il motivo
per
cui e
giusto
che tutti coloro che aderiscono alia sua fede e rendono un culto
alia sua
persona
meritano di essere detti
Figli
di Edom. Ci6 avviene
perch6
Gesu-Yew'a e Esau-'Ysew ed Esau e
Edom,
che e
Roma,
1'origine
di
questa religione
e il suo fondamento. Gli
imperatori romani,
seguiti
dai re
cristiani,
sono stati i
primi
ad adottarla. E
questo
il motivo
per
cui tutti i
cristiani che aderiscono alia fede di Gesu il Nazareno
sono,
senza ombra di
dubbio,
Figli
di Edom e
Figli
di Esau
(36) (
Masmi'a
464).
In tal
modo,
al di la del
piano
della validita
storica,
che viene
comunque
accettata
(37),
il racconto della nascita e della storia della
complessa
relazione fra Giacobbe e il suo
gemello
Esau funziona come
un
mito,
una favola che consente liberta
interpretativa,
come il mito di
Perseo
(38) portato
come
esempio
da Yehudah
Abravanel,
il
gia
ricordato
Leone Ebreo. Al termine di un
singolare percorso,
Isaac Abravanel
recupera
in
quel
modo l'insieme delle
immagini,
elevate a modello di
percezione
e anche a una sorta di
terminologia, sviluppate
comunemente
dai suoi
correligionari (39), contemporanei dell'espulsione.
Curiosa
sintesi di un umanista ebreo
scolastico,
che in
qualche
maniera armo-
nizza un
approccio
filosofico derivato da Maimonide e da
Rasi,
in fin dei
conti tributario di Aristotele e della sua
Poetica,
e una multisecolare
tradizione
rabbinica,
per
cosi
dire,
rivisitata.
(36)
Cfr. Beresit Rabbah che in
quello
dai
capelli
rossi vede il
primo gemello.
(37)
In
quanto
non
sopprimeva
affatto la storicitk del
testo, l'esegesi tipologica
di
Abravanel si
distingue
da
quella cristologica praticata
dalla tradizione cristiana. Si
trattava
peraltro
della
posizione
iniziale di
Origene.
Su tutta la
questione
della teoria della
molteplicit&
dei sensi
neiresegesi cristiana,
cfr. H. de
Lubac, Exegese
medievale. Les
quatre
sens de
I'icriture,
Paris 1959.
(38) Dialoghi
99.
(39)
Cfr. J.
Genot-Bismuth,
art. cit. a nota
3;
testo citato da Abraham ben
Ya'aqov
Saba,
Zeror
haMor,
Venezia
1522,
47r.
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42 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
Abravanel e il
Sefer
ha-Yasar
Con risvolti del tutto
inattesi,
la tesi di Isaac Abravanel sulla storia
delle
origini
di
Roma,
ci sembra chiarire in maniera
singolare
un testo
rimasto a
lungo
misterioso,
il
Sefer
ha-Yasar,
che come recenti
lavori,
-
e
tra
questi
il nostro
contributo,
-
hanno
dimostrato,
e
collegato agli
ambienti
degli
esiliati
spagnoli
in Italia
(40). Questa
tesi
sull'origine
storica dei romani e dei loro
re,
personale
sintesi di elementi isolati e
disparati,
e il
prodotto
di una razionalizzazione e di una sistematizzazione
la cui
patemita piena
e
integrale
non
gli pud
essere contestata. In
questa
veste,
essa e totalmente inedita. Ritrovarla
quindi
in
quel sorprendente
rifacimento della storia
biblica,
dalla creazione dell'uomo alia
conquista
di
Giosue,
va considerato come un indizio che deve attirare la nostra
attenzione
(41).
Orbene,
una delle tesi distintive del
Sefer
ha-Yasar consiste nel
dimostrare che la storia di
Israele,
fin dalle
origini
interna al
disegno
divino,
e solo uno
degli aspetti,
sia
pure
essenziale,
della economia
universale.
Questo principio
si
traduce,
dal
punto
di vista
narrativo,
in
una sincronizzazione fra
gli
eventi biblici e la storia
generale
della
nazioni
appresa
da altre fonti.
Seguendo
in cio il metodo
gia
utilizzato e
illustrato dal
Sefer
ha-Yasar, Iosefon,
l'autore anonimo del
Sefer
ha-
Yasar inserisce
parola per parola
interi blocchi della
compilazione
medievale delle
opere
di
Flavio, ma,
in maniera ancor
piu
sistematica,
si
sforza di costruire un
rigoroso parallelo
fra le storie di Giacobbe e di
Esau. Da
questo punto
di vista cio che
piu sorprende
e di ritrovare sotto
il calamo di Isaac Abravanel
quello
che,
stranamente e a
posteriori,
appare
come una sorta di riassunto della trama narrativa
largamente
sviluppata
nel
Sefer
ha-Yasar. Piuttosto che
perderci
in
lunghe
e laboriose
trattazioni,
proporremo
al lettore un
prospetto
sintetico,
affinche
possa
avere un'idea della chiara relazione che c'e tra il
programma
di
Abravanel e
l'organizzazione
sistematica che se ne da nello Yasar.
(40) Progetto
di
ricerca,
sotto la direzione di J.
Genot-Bismuth,
del Centre de
Recherche sur la Culture de l'lsrael Ancien et
Medieval,
University de la Sorbonne
Nouvelle,
che ha
prodotto
una
ristampa
in
facsimile,
ormai
esaurita,
dell'edizione di
Venezia del
1625,
con introduzione e note. L'autrice
prepara
attualmente una nuova
edizione con traduzione francese
integrale, note,
introduzione e
studio,
che sara
pubblicata
dalle edizioni
Brepols.
(41)
Si conosce
per
hlo e
per segno
la vicenda della nascita di
questo
testo;
ctr. J.
Genot-Bismuth,
Le
Sefer
Ha-Yasar
(Libro Retto),
Service des Publications de la
Sorbonne
Nouvelle,
Paris 1986
(2 voll.),
I. Introduzione.
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 43
L'argomento:
Masmi'a secondo lo
Iosefon
Quando Giuseppe
e i suoi fratelli
salirono a Canaan
per seppellire
Giacobbe loro
padre, accompagnati
da
una
grande
scorta militare
egiziana,
sulla strada vennero loro incontro i
capi
di Esau.
Essi lo
combatterono,
ma
Giuseppe
ebbe la
meglio
su di
loro;
catturd Zefo
figlio
di Elifaz
figlio
di
Esau e i suoi
compagni
e li
porto
prigionieri
in
Egitto.
Sefer
ha-Yasar:
sviluppo
narrativo
dell'argomento
113v-115r: Uscita di Esau e dei
suoi all'incontro del corteo funebre di
Giacobbe,
guidato
da
Giuseppe
e dai
suoi fratelli e scortato da un distacca-
mento
egizio.
Periodo di lutto
condiviso,
poi disputa
sul diritto di
propriety
sulla
grotta
di Hebron.
La
disputa degenera
in lotta: i
figli
di Esau attaccano i
figli
di Giacobbe.
Disfatta e morte di
Esau,
cattura di
Zefo da
parte
di
Giuseppe.
Sconfitta
dei
Figli
di
Esau,
guidati
da
Elifaz,
figlio
di
Esau,
ritorno al Monte Se'ir
con la
spoglia decapitata
di Esau. Zefo
e i suoi
compagni vengono portati
prigioneri
in
Egitto,
da
Giuseppe.
Prima
spedizione egizia
dei
figli
di
Esau a
capo
di una coalizione che
raggruppa Figli
di Se'ir e
Figli
di
Qedem.
Sconfitta della
spedizione
a
Ramses.
Rivolta dei
Figli
di Se'ir contro i
loro alleati sconfitti. Nuova alleanza
dei
Figli
di Esau con
Angia
re dell'A-
frica contro la coalizione
Figli
di
Se'ir
-Figli
di
Qedem
. Vittoria di Esau-
Angia.
117r-v: seconda
spedizione egizia
dei
Figli
di
Esau, guidata
dal loro
primo
re, Bala',
alia testa di una
coalizione che
raggruppa Angia,
re
dell*
Africa,
i
Figli
di
Qedem
e i
Figli
d'Ismaele al fine di liberare Zefo.
Guerra e morte del re in com-
battimento. Yovav secondo re di
Edom.
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44
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
Ma Zefo e i suoi
fuggirono
dall'E-
gitto
e andarono in Africa da
Angia,
re
di
Cartagine
e
dell'Africa,
che ricevette
Zefo con tutti
gli
onori e lo fece
genera-
le del suo esercito. E allora Zefo
guido
le
guerre
del re contro i
Kitim,
vale a
dire
gli
Italiani,
che a
quei tempi
erano
nemici
degli
Africani e di
Cartagine.
Poi,
assieme ai
suoi,
Zefo
fuggi
da
11 verso il
paese
dei
Kitim,
che e
Tltalia. Vi fu accolto con
grande gioia
e nominato
generale.
Allora si batte
contro le
spedizioni
venute dall' Africa
e da
Cartagine,
che riusci a mettere in
fuga.
Parimenti,
sottomise i
figli
di
Tubal che
popolavano
Pisa.
Vedendo i suoi successi militari e
ammirando sia il suo
coraggio
che la
sua
bravura,
lo elessero re e lo
sopran-
nominarono
Zefo-Janus;
gli
diedero
infatti il nome del
pianeta
Saturno,
che
essi veneravano a
quel tempo,
convinti
che da esso traesse la sua forza e il suo
spirito. Regno per cinquant'anni
sui
Kitim nella
pianura campana,
e fu il
primo
re che
regno
sull' Italia.
Dopo
di lui
regno
suo
figlio.
Ecco
una chiara
prova,
tratta da
Iosefon,
che
il re del
paese
dei Kitim
apparteneva
effettivamente ai
figli
di Edom.
118v-119v:
Fuga
di Zefo in Africa
dopo
la morte di
Giuseppe, rifugio
presso Angia.
Zefo,
generale
di
Angia
guida
le
guerre
contro i
Figli
di Kitim.
120r-v: La
politica antiegizia
di
Zefo non e accettata da
Angia.
Zefo
lascia il servizio di
Angia
e
passa
ai
Figli
di Kitim.
Zefo mette in mostra il suo
coraggio
combattendo
per
i Kitim
contro le
spedizioni
di
Angia.
Zefo
viene
proclamato
re dei Kitim.
Conquista
dei
Figli
di Tubal.
Coraggio
di
Zefo,
che uccide il
Minotauro. Istituzione di una festa
annuale in suo nome da
parte
dei
Figli
di Kitim e Zefo diventa il nome di
un
giorno
della settimana.
I
cinquant'anni
del
regno
di Zefo.
128r: Giano succede a Zefo
(al
tempo
della nascita di
Mose)
(In
maniera molto
piu
sistematica,
si
puo
notare che
l'argomento
centrale
del Sefer ha-Yasar e la storia della relazione fra Giacobbe ed
Esau,
intesa nella
accezione
generica
della Istoria ebrea. II trattamento in
parallelo
delle due
direttrici storiche e caratteristico. A differenza del racconto della
Genesi, che,
a
beneficio esclusivo dei
Figli
di
Giacobbe-Israele,
si disinteressa
quasi
subito
della narrazione relativa alia
stirpe
dei
Figli
di
Esau,
il Sefer ha-Yasar
prosegue
invece
ponendo
su linee
parallele
le due discendenze da un
capo
all'altro del
racconto.
Schematicamente,
possiamo distinguere nell'organizzazione
generale
del libro
cinque
blocchi
compatti,
i
quali,
simmetricamente,
inse-
riscono nella storia dei
patriarchi quella
-
ricostituita
-
di
Esau-Se'ir-Edom:)
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LA TESI DI ISAAC ABRAVANEL 45
1)
53v-57v: le due
opposte personality
dei
gemelli:
Esau cacciatore resta
nella terra di
Canaan,
mentre Giacobbe va a studiare da Sem e da 'Ever. La
questione
della benedizione estorta e delle
origini
dell'odio di Esau verso
Giacobbe.
I matrimoni cananei di Esau e la sua dimora nel
paese
di Se'ir. Nascita di
Elifaz
figlio
di Esau.
Istallazione definitiva di Esau nel
paese
di Se'ir.
2)
59v-62v:
Fuga
di Giacobbe dalla casa di Laban. Laban chiede l'aiuto di
Esau contro Giacobbe.
Odio di
Esau,
richiesta di aiuto
accolta,
preparativi
di attacco contro
Giacobbe al suo ritorno a Canaan.
Colpo
di scena.
3)
69v:
Quadro
simmetrico dei discendenti di Giacobbe e dei
Figli
di
Rachele da un
lato,
e di
quelli
di Esau nel
paese
di
Se'ir,
dall'altro.
4)
92r-v: Testamento di Isacco e
doppia
benedizione di Giacobbe e di
Esau. L'eredita condivisa dai due
gemelli
in modo amichevole: la terra di
Canaan a
Giacobbe,
i beni mobili a
Esau,
che si istalla definitivamente a Se'ir.
5)
113v-128r: Morte di Giacobbe ed eventi successivi...
(v. sopra).
Storia
dei
figli
di Esau.
Storia di
Zefo,
figlio
di
Elifaz,
figlio
di Esau: re
d'italia, guerre
contro
l'Egitto
e contro i
Figli
di Giacobbe. Morte di Zefo e avvento di Giano.
6)
131v-141r: La successione dei re di Edom che dominano sui
Figli
di
Esau nel
paese
di Se'ir.
7)
150v: Le
guerre
di Kitim contro Edom in Se'ir:
conquista
e annessione
di Edom. II
regno
unificato di Kitim e di Edom-Se'ir.
La rivolta di Edom contro i
Figli
di Kitim viene schiacciata da Latino: fine
dei re di Edom
(nel
ventiseiesimo anno del
passaggio
del Giordano sotto
Giosu).
Lo
scopo dunque
del
Sefer
ha-Yasar,
perseguito
con il metodo narrativo
che lo
caratterizza,
e
sviluppare
la storia dei due
gemelli
nati da Isacco e da
Rebecca,
evidenziando in base ai dati
psicologici
e culturali delle loro
rispettive biografie
i
presupposti
del loro futuro
antagonismo,
e
quindi
della
perenne opposizione
delle nazioni che ne sarebbero derivate
(42).
Vediamo
in
questo
modo
opporre
ad
Esau,
uomo
barbaro,
governato
da una
logica
naturale e
istintiva, Giacobbe,
uomo di
cultura,
erede di una tradizione
(42)
Si
pensi qui
alle
suggestive
tesi di
Weinrich,
che
distinguono
fra il discorso narrativo
(mythos
nel senso
originario
di
racconto)
e il discorso
dimostrativo,
dove le due vie hanno lo
scopo
di sfiimare
l'argomentazione,
obbedendo a due
logiche
certamente
opposte,
o almeno
diverse.
Quindi,
se la storia della civile occidentale
consiste,
molto
schematicamente,
neU'eliminare il ricorso al mito
per esprimere
le idee
piu
sublimi
(p. 24), per
sostituirvi il
metalinguaggio
della
scienza,
sembrerebbe
che,
avendo conservato un suo
proprio tratto,
soprattutto
mediante il
midras,
il
giudaismo
abbia
salvaguardato
il modo narrativo di
articolare
l'argomentazione.
Da
qui
deriva,
in
particolare,
lo
spettacolare sviluppo
della
storiografia
come discorso
propriamente ideologico
in reazione all'antisemitismo
iberico;
cfr.
H.
Weinrich,
Structures narratives du
mythe,
in
Poetique 1970, 1,
pp.
25-34.
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46 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
iniziatica di
sapere,
che all'istinto venatorio dello stato di natura sostituisce
la
disciplina
etica
(43).
I matrimoni cananei e ismaeliti di Esau
vengono
sfruttati in funzione
eziologica (44):
loro ruolo e
dimostrare,
con mezzi
narrativi,
la filiazione storica che assicura la continuita fisica fra Canaan e
Roma e l'ltalia attraverso le
tappe
del Paese di Esau
(Edom),
del Monte
Se'ir e infine di Ismaele. L'eccezionale estensione della storia delle
migrazioni
di
Zefo,
figlio
di Elifaz e
nipote
di
Esau,
oppure
ancora
l'invenzione della
conquista
definitiva del
paese
di Se'ir da
parte
dei
Figli
di Kitim
,
sono finalizzate esclusivamente all'illustrazione narrativa
dell'identita storica di Roma e di
Edom,
mentre
Ismaele,
in ultima
analisi,
viene assorbito
nell'insieme,
attraverso la storia matrimoniale di Esau
(45).
La coincidenza fra le tesi di Abravanel sulle
origini
Edomite della
cristianita,
e il senso
prodotto
dal
montaggio
dei racconti nel
Sefer
ha-
Yasar diventa manifesta. Le
conseguenze
che ne
derivano,
-
qui
lo abbiamo
dimostrato attraverso la storia dei due
gemelli,
ma avremmo
potuto
farlo in
merito a molti altri
aspetti
del
racconto,
-
aprono un'ampia gamma
di
problematiche riguardo
a una
piu precisa
identificazione dell'ambiente e
dell'autore di
questa opera
che si nasconde dietro il velo dell'anonimato. La
questione
meriterebbe uno studio a
parte (46).
Abbiamo tuttavia ritenuto
necessario accennarvi
perche
il fatto ci sembra un indizio
particolarmente
significativo dell'impatto
che hanno avuto le tesi di Abravanel. A
caldo,
queste
sono state viste come uno dei
capisaldi
della
strategia
di
contrattacco,
vuoi della reazione di
difesa,
messa a
punto dagli
ebrei iberici in
risposta
all'antigiudaismo
radicale dei re cattolici. Nel momento in cui il controllo
della monarchia
spagnola,
allora in
piena
ascesa sotto il
profilo politico,
veniva
ripreso
dall'ala militante della
Chiesa,
che
promuoveva
la riforma
degli
ordini monastici in
aperta
lotta
ideologica
contro i nemici dei
cristiani,
costoro riscrivevano il racconto della
genesi
di
questa
inimicizia,
riportandone
dialetticamente la
responsabilita
nel
campo
di Edom
(47).
Universite de la Sorbonne
Nouvelle,
Paris
(43)
Cfr.
Sefer
ha-Yasar 51r e 53v-54v.
(44)
Ibid. 53v-70r.
(45) Cfr. soora.
(46)
Tutti
questi problemi
saranno
approfonditi
nella nostra futura
edizione;
cfr.
sopra,
nota 40.
(47)
In
qualche
modo il
Sefer
ha-Yasar
pud apparire
come uno strumento di
rigiudaizzazione
della memoria dei convertiti rimasti in
Spagna.
Esso sembra infatti destinato
piu
a un
pubblico
di marrani o di
conversos,
che
agli
ebrei ortodossi. E cio che indica
l'omissione di
ogni
riferimento
legale,
il
posto
riservato alle
preghiere,
alle benedizioni
e ai
testamenti,
assieme all'insistenza sulla storia edificante delle
origini
della
nazione;
cfr.
J.
Genot-Bismuth, [La
storia come materia
prima
della riscriture del racconto biblico: il
Sefer ha-Yasar],
in
Istoriya we-sifrut [Storia
e letter atur
a] ,
Tel Aviv 1983.
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