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DALL' EGEO ALL' ADRIATICO:


ORGANIZZAZIONI SOCIALI, MODI
DI SCAMBIO E INTERAZIONE
IN ET POSTPALAZIALE (XII-XI SEC. A.C.)
FROM TRE AEGEAN TO TRE ADRIATIC:
SOCIAL ORGANISATIONS, MODES
EXCHANGE AND INTERACTION
STPALATIAL TIMES (12
TH
-11
TH
B.C.)
Atti del Seminario internazionale
(Udine, 1-2 dicembre 2006)
STUDI E RICERCHE DI PROTOSTORIA MEDITERRANEA
8
Collana diretta da
Paola Cssola Guida
Il volume stato pubblicato con il contributo di:
Ministero dellIstruzione, dellUniversit e della Ricerca
nellambito dei progetti P.R.I.N. 2007
Impaginazione e supporti informatici: Fabio Prenc
2009 Edizioni Quasar di Severino Tognon s.r.l.
Roma, Via Ajaccio 43, 00198 Roma
Tel. 06/84241993; Fax 06/85833591
www.edizioniquasar.it
ISBN 978-88-7140-370-0
DALLEGEO ALLADRIATICO:
ORGANIZZAZIONI SOCIALI, MODI
DI SCAMBIO E INTERAZIONE
IN ET POSTPALAZIALE
(XII-XI SEC. A.C.)
FROM THE AEGEAN TO THE ADRIATIC:
SOCIAL ORGANISATIONS, MODES
OF EXCHANGE AND INTERACTION
IN POSTPALATIAL TIMES
(12
TH
- 11
TH
B.C.)
a cura di
ELISABETTA BORGNA e PAOLA CSSOLA GUIDA
QUASAR
INDICE
Introduzione (Elisabetta Borgna, Paola Cssola Guida).......................................................
Oliver Dickinson, Social Development in the Postpalatial Period in the Aegean ...........
Stefano de Martino, Anatolia after the Collapse of the Hittite Empire ............................
Yannos G. Lolos, Salamis ca. 1200 B.C.: Connections with Cyprus and the East ..........
Mario Benzi, LB III Trade in the Dodecanese: an Overview ...........................................
Giampaolo Graziadio, Elisabetta Pezzi, The Late Bronze Age Tombs at Enkomi (Cyprus):
a Case Study ......................................................................................................................
Constantinos Paschalidis, Photini J.P. McGeorge, Life and Death in the Periphery of
the Mycenaean World at the End of the Late Bronze Age: the Case of the Achaea Klauss
Cemetery ............................................................................................................................
Theodoros G. Giannopoulos, One ring to bind them. The chamber tomb I of Monodendri
in Achaea and the missing piece of an interesting puzzle .................................................
Reinhard Jung, I bronzi internazionali ed il loro contesto sociale fra Adriatico,
Penisola balcanica e coste levantine .................................................................................
Alberto Cazzella, Exchange Systems and Social Interaction during the Late Bronze Age
in the Southern Adriatic .....................................................................................................
Lucia Vagnetti, Richard E. Jones, Sara T. Levi, Marco Bettelli, Lucia Alberti, Ceramiche
egee e di tipo egeo lungo i versanti adriatico e ionico della Penisola italiana: situazioni a
confronto ............................................................................................................................
Riccardo Guglielmino, Le relazioni tra lAdriatico e lEgeo nel Bronzo Recente e Finale.
La testimonianza di Roca ..................................................................................................
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Giovanna Maggiulli, I ripostigli di Roca Vecchia (Lecce): analisi dei materiali e pro-
blematiche archeologiche ..................................................................................................
Giulia Recchia, Attivit di scambio e sviluppi sociali a Coppa Nevigata (Manfredonia
Puglia) durante la tarda et del bronzo ............................................................................
Tommaso Sabbatini, Mara Silvestrini, Fabio Milazzo, Moscosi di Cingoli (Macerata) e
larea centroadriatica nella tarda et del bronzo: aspetti di carattere internazionale e di
koin metallurgica fra Egeo e area alpina ........................................................................
Elodia Bianchin Citton, Il Veneto tra Bronzo Recente e Bronzo Finale: popolamento e
aspetti socio-economici di unarea di cerniera tra lAdriatico e lOltralpe ........................
Paola Cssola Guida, Susi Corazza, First clues as to the emerging of lites and long-
distance relationships in the Upper Adriatic hinterland at the end of the Bronze Age ..........
Elisabetta Borgna, Patterns of Bronze Circulation and Deposition in the Northern
Adriatic at the close of the Late Bronze Age .........................................................................
Vedran Barbari, Late Bronze Age in Dalmatia: State of Research .................................
Petrika Lera, Stavros Oikonomidis, Aristeides Papayiannis, Akis Tsonos, Settle-
ment Organisation and Social Context in the SW Balkan Peninsula (Epirotic and
Albanian Coasts) and Northern Italy during the Transitional Period betwen the Late
Bronze Age and the Early Iron Age (c. 13
th
-9
th
B.C.) ..........................................................
APPENDICE
Ioannis Moschos, Evidence of Social Re-Organization and Reconstruction in Late
Helladic IIIC Achaea and Modes of Contacts and Exchange via the Ionian and Adriatic
Sea .......................................................................................................................................
p. 205
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Allo stato attuale delle ricerche, Roca ha restituito uno dei pi ricchi complessi di materiali egei
e di tipo egeo finora rinvenuti in tutto il bacino del Mediterraneo, con oltre cinquemila frammenti
ceramici. Larco cronologico entro il quale questo centro sembra intrattenere rapporti con varie
regioni transmarine va dal TE II al Submiceneo, con unevidente parabola per quanto concerne
lentit del fenomeno, ma senza apprezzabili soluzioni di continuit. Le prime analisi chimico-
fisiche condotte da Richard Jones e Sara Levi su alcune decine di frammenti
1
suggeriscono che
unalta percentuale dei manufatti ceramici (al momento valutabile intorno al 50%) sia importata;
il dato di grande interesse e si distingue da quello di altri insediamenti indigeni italiani, anche se
dovr essere confermato da una serie di analisi pi congrua e statisticamente significativa.
In considerazione delle tematiche affrontate in questo Workshop e dellepoca presa in esame, la
mia breve relazione riguarder soltanto alcune testimonianze offerte da questo sito per le fasi pi
avanzate del Tardo Bronzo egeo, corrispondenti al Bronzo Recente e al Bronzo Finale dellItalia
peninsulare.
Fino a pochi anni fa eravamo inclini a ritenere che il Bronzo Recente a Roca potesse corri-
spondere ad un periodo di forte contrazione dellabitato; lidea era suggerita dallevidente
limitatezza delle aree in cui le stratigrafie includevano livelli che restituivano materiali ceramici
subappenninici. Le esplorazioni pi recenti hanno dimostrato quanto limpressione fosse inganne-
vole e dovuta alle vaste opere di sbancamento attuate nel corso del Bronzo Finale che, di contro,
una fase ben documentata in tutte le aree indagate sin dalle primissime campagne. I sistematici
interventi di spianamento realizzati in questepoca, in funzione di una radicale riorganizzazione
dellabitato, hanno causato evidenti cesure nelle sequenze stratigrafiche di molti settori, con i li-
velli di occupazione del Bronzo Finale 2 che spesso coprono direttamente quelli del Bronzo
Medio 2-3.
Fa eccezione una larga fascia a ridosso del piede interno del lungo aggere formato dai resti delle
fortificazioni protostoriche, che si snoda lungo listmo tra la penisola e la terraferma, dove sem-
brerebbero aver prevalso in tutte le epoche fenomeni di accumulo, con evidenti riporti di terreno.
grazie alle ricerche condotte in questa fascia nelle ultime campagne che il quadro delle nostre
conoscenze mutato totalmente, al punto da poter oggi affermare che Roca offre per il Bronzo
Recente una delle documentazioni pi ricche in assoluto di tutta lItalia meridionale.
Tra le scoperte pi significative, le esplorazioni hanno consentito di verificare che in questepoca
furono costruite nuove fortificazioni, che inglobavano le rovine delle monumentali strutture
difensive distrutte nel corso del Bronzo Medio 3 (Pagliara 2005, pp. 629-631), ne sfruttavano
RICCARDO GUGLIELMINO
*
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO
NEL BRONZO RECENTE E FINALE.
LA TESTIMONIANZA DI ROCA
* Dipartimento Beni Culturali. Universit del Salento.
1
Ringrazio i due studiosi per avermi comunicato i primi risultati di queste analisi, che sono ancora in fase di elaborazione.
RICCARDO GUGLIELMINO
186
lingombro e ne ricalcavano il percorso. I resti riportati alla luce nei settori indagati rivelano
unintensa attivit edilizia, concentrata in un lasso di tempo relativamente breve, con tracce evi-
denti di distruzioni, ricostruzioni, rialzamenti al piede ed ispessimenti delle difese.
Le indagini pi estese, sistematiche e proficue sono state condotte principalmente in due aree (i
saggi IX e X), dove sono stati scoperti lunghi tratti della fronte interna delle nuove fortificazioni
(fig. 1, 1), caratterizzate da imponenti paramenti murari inclinati a scarpa o a gradoni. Questi
sono costruiti con blocchi di cava di calcarenite, sbozzati e posti in opera in assise abbastanza
regolari; in alcuni settori, soprattutto in prossimit e allinterno della porta centrale, sono realiz-
zati con maggior cura e con una tecnica che potrebbe essere definita isodoma (fig. 1, 2), sia pure
nellaccezione un po lata con cui il termine viene usato in letteratura per let del bronzo (Hult
1983 e bibl. cit.). Sia i materiali sia la tecnica edilizia rivelano un subitaneo cambiamento ed un
evidente progresso rispetto alle fortificazioni del Bronzo Medio, in cui le murature sono ovunque
realizzate con lastre grezze o appena sbozzate, ricavate per scalzamento dalla dura crosta delle
bancate calcarenitiche affioranti.
Le potenti stratigrafie indagate in questa fascia a ridosso delle mura, soprattutto nel corso
delle campagne del 2005 e 2006, hanno consentito di riportare alla luce una successione di piani
pavimentali alternati a livelli duso ed a riporti di terreno e di distinguere nel SAS IX, su cui mi
soffermer, almeno sette fasi di occupazione riferibili allet del bronzo; queste, sulla base di
una prima, sommaria analisi dei materiali, sembrerebbero inquadrabili tra un orizzonte maturo
del Bronzo Recente 1 e la fine del Bronzo Finale 2. Tra le fasi III e VII, inoltre, stato possibile
riconoscere la sovrapposizione di almeno tre strutture accomunate da una pianta quadrangolare,
da dimensioni notevoli e, per quanto stato possibile verificare, da una sostanziale identit del
modulo costruttivo. La pi recente la grande capanna-tempio del Bronzo Finale 2, di cui sono
gi state fornite notizie preliminari
c
e su cui torneremo.
In questa fitta sequenza stratigrafica del SAS IX i livelli pi profondi, pertinenti alle fasi I e II,
erano formati prevalentemente dalla sovrapposizione di ampie e spesse lenti di ceneri e carboni,
che contenevano abbondanti frammenti ceramici ed ingenti quantit di ossa animali, in parte
combuste e con evidenti segni di macellazione. Anticipando alcune impressioni e deduzioni,
che verranno chiarite pi avanti e che dovranno comunque essere verificate con lo studio dei
materiali ed il prosieguo delle indagini, la natura e le modalit di giacitura dei reperti inducono
ad ipotizzare, per spiegare la formazione di questi strati, literazione di attivit cultuali; attivit
che verosimilmente comportavano la celebrazione di sacrifici cruenti e di libagioni, laccensione
di fuochi, la consumazione di pasti rituali, forse anche la frantumazione intenzionale sul posto
del vasellame utilizzato. Queste pratiche dovevano svolgersi allinterno di una bassa depressione
naturale dal profilo concoide nella bancata di calcarenite, che era stata rivestita e pavimentata con
uno spesso strato di argilla; probabilmente avvenivano allaperto, tuttal pi entro recinti o sotto
coperture precarie, vista la rarit e le piccole dimensioni delle buche di palo finora individuate,
che inducono ad escludere la presenza di strutture di grandi dimensioni. Il loro inizio deve aver
coinciso con una ristrutturazione dellarea, apparentemente preceduta da una radicale pulizia e da
sbancamenti, che spiegherebbero la totale assenza di strati riferibili al Bronzo Medio, altrimenti
inspiegabile, viste la vicinanza alle mura, la posizione non marginale e la stretta contiguit con
zone occupate a partire almeno da una fase avanzata del Protoappenninico.
2
PAGLIARA 2005, pp. 632-634, con una pianta schematica alla tav. CLXIIa; GUGLIELMINO 2005, pp. 643-650; MAGGIULLI
in questo volume.
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO NEL BRONZO RECENTE E FINALE
187
Fig. 1. - Roca (Lecce), SAS IX. 1-2. Tratti della fronte interna delle fortificazioni del Bronzo Recente; 3. Fase
II. Arti anteriori e posteriori di bos taurus; 4. Fase II. Impronta di foglia nella calcarenite frantumata;
5. Fase III. Sigillo lenticolare di steatite (?).
1.
2.
4.
3.
5.
RICCARDO GUGLIELMINO
188
Il momento conclusivo di questi probabili rituali testimoniato da ritrovamenti di straordinario
interesse, che sembrano suffragare con forza linterpretazione proposta; si tratta di teste, di zampe
e di interi quarti di animali di grossa taglia (fig. 1, 3), che includono bovini, ovi-caprini, suidi e
cervidi,
3
deposti sul suolo, apparentemente coperti con elementi vegetali e poi seppelliti sotto un
potente strato di calcarenite frantumata, che conservava numerose impronte di foglie (fig. 1, 4).
Questo spesso strato di riporto, non del tutto sterile, livella lintera area e sembra contrassegnare
nella vita dellabitato una nuova e monumentale ristrutturazione, almeno di questo settore, che
prelude alla costruzione della pi antica delle grandi capanne a pianta rettangolare. Gli animali
dovevano essere stati uccisi, squartati, macellati e deposti con le loro carni, senza essere bruciati;
nessuna traccia di combustione, infatti, stata riscontrata sui reperti osteologici.
4
Il tutto, per le modalit del rituale e le possibili implicazioni ideologiche, sembrerebbe
ragionevolmente assimilabile ad un sacrificio di fondazione di portata epocale. Non conosco si-
tuazioni esattamente paragonabili con questa eccezionale testimonianza; si pu tuttavia ricordare
che negli ipogei del Bronzo Medio della Daunia stata riscontrata ... la presenza di offerte di
grosse parti di animali da banchetto (cervi, cinghiali, maialini da latte)...; inoltre si osservato
che, al momento della loro chiusura, ... si celebravano cerimonie di tipo propiziatorio che, mar-
catamente nello stomion, comportavano luso del fuoco... si consumavano pasti rituali e libagioni,
i cui resti (le ossa di animali e le stoviglie rotte di proposito dopo limpiego) venivano mescolati
ai materiali del riempimento... e che, tra le pratiche documentate, ... la frammentazione delle
stoviglie sembra rispondere a un rituale largamente praticato, tanto durante la celebrazione dei riti
quanto nella complessa procedura di chiusura delle strutture....
5
In tutta la sequenza stratigrafica del SAS IX, accanto allimpasto di produzione locale, sono
stati rinvenuti manufatti ceramici di tipo egeo, in quantit notevoli, che in alcuni strati superano
il 10% del totale. Il dato assolutamente eccezionale per un insediamento extraegeo, e non solo
per il Mediterraneo centrale; per la verit non trova un puntuale riscontro neppure in altri settori
dellabitato e sembra costituire un ulteriore elemento a favore di una perdurante ed ininterrotta
funzione cultuale di questarea in tutte le fasi di occupazione. Non merita sottolineare come
labbondanza di raffinate e pregiate ceramiche esotiche in contesti cultuali sia un fenomeno
estremamente diffuso, documentato in varie aree ed epoche; basti ricordare la ricchezza dei mate-
riali greci e di tipo greco rinvenuti in molti santuari indigeni arcaici della Sicilia e della Magna
Grecia.
Oltre che per la quantit, la ricchezza, la molteplicit delle forme e la variet dei motivi decora-
tivi, i manufatti ceramici di tipo egeo rinvenuti in questarea si distinguono, al pari di quelli indi-
geni, per il basso grado di frammentazione e la scarsa dispersione, quali si riscontrano raramente
in contesti abitativi, a meno che i materiali non siano stati suggellati e protetti da strati dincendio
3
I reperti osteologici sono in corso di studio a cura di Michela Rugge.
4
Per una corretta comprensione di questa scoperta pu essere utile ricordare come dalle conclusioni di numerosi studi sulla
pratica del sacrificio cruento nellEgeo dellet del bronzo si possa desumere che le parti degli animali offerte e consacrate alle
divinit di norma non venivano bruciate, diversamente da quanto avviene in et storica, e che gli animali, almeno quelli di grossa
taglia, dovevano essere immolati allaperto; cfr. SAKELLARAKIS 1970, pp. 135-219; MARINATOS 1986, pp. 17-18, 21-22, 35-37 e
bibl. cit.; BLOEDOW 1996, pp. 31-44 e bibl. cit.; NIKOLOUDIS 2001, pp. 11-31 e bibl cit.
5
TUNZI SISTO 1998, pp. 298-299. Alcuni casi di sacrifici di fondazione, documentati in contesti dellet del bronzo e del
primo ferro dellItalia meridionale, sono esaminati in BETTELLI 2002, pp. 149-150, cui si rinvia per la bibliografia; da notare
come il sacrificio sia spesso accompagnato dalla rottura defunzionalizzante dei vasi utilizzati nelle libagioni. La frammen-
tazione rituale della ceramica in concomitanza con la celebrazione di sacrifici cruenti una pratica diffusamente documentata
anche nel mondo minoico e miceneo; cfr. LAMBRINOUDAKIS 1981, pp. 59-65; MARINATOS 1986, passim.
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO NEL BRONZO RECENTE E FINALE
189
e di crollo delle strutture, dopo un subitaneo abbandono dellinsediamento, come avviene a Roca
con la distruzione del Bronzo Finale 2; una situazione assolutamente eccezionale, questultima,
che ha consentito il recupero di centinaia di vasi ricostruibili per intero.
Per le fasi di occupazione anteriori al Bronzo Finale 2 il buono stato di conservazione dei reper-
ti ceramici di questo saggio, che ha gi permesso di ricostruire, almeno parzialmente, numerosi
contenitori di ceramica dimpasto e figulina, e le particolari condizioni di giacitura non trovano
riscontro in altri strati coevi e legittimano lipotesi di una frammentazione e deposizione rituale
del vasellame che, come detto, potrebbe essere stato usato in occasione di libagioni celebrate in
concomitanza con i sacrifici cruenti. Senza voler indulgere oltre ad una interpretazione in chiave
cultuale, mi pare si possa ragionevolmente riconoscere che qualsiasi altra lettura dei dati risulti
pi ardua e meno convincente; non si comprenderebbe, infatti, perch interi quarti di animali di
grossa taglia, le cui ossa sono state rinvenute in costante e perfetta connessione anatomica, siano
stati deposti con le loro carni, probabilmente insieme con offerte vegetali, sicuramente con grandi
quantit di vasellame, e siano stati poi seppelliti sotto uno spesso strato di calcarenite polve-
rizzata; solo nellottica del sacrificio mi pare acquistino un senso sia lentit dellofferta sia levi-
dente ostentazione di ricchezza.
I materiali provenienti da questo saggio non sono stati ancora completamente restaurati e mi
stato possibile disegnare soltanto un numero limitato di reperti; tuttavia limpegno a render conto
anche delle ultime scoperte e la speranza di ricevere preziosi suggerimenti dai colleghi presenti
minducono a mostrare una selezione degli oggetti pi significativi. Come osservazione di carat-
tere generale, premetto che la maggioranza dei manufatti ceramici di tipo egeo rinvenuti nel SAS
IX sembra costituita da forme aperte, soprattutto da vasi potori. Il dato ovviamente importante,
e non solo per le interpretazioni sopra proposte; trova un parziale riscontro anche in altri saggi, ma
non in sintonia con i ritrovamenti di altri siti italiani, almeno di quanti hanno restituito campioni
statisticamente congrui di reperti (cfr. Vagnetti 2001, p. 322; Bettelli 2002, pp. 58-72). Il fenomeno
meriterebbe di essere analizzato con maggiore attenzione; tuttavia, ad un primo e sommario
calcolo, Roca sembrerebbe collocarsi in una posizione intermedia tra i centri indigeni e quelli
micenei per il rapporto tra forme aperte e chiuse.
Fasi I-II
Tra i vasi pi antichi della fase I figura uno skyphos
6
(FS 284, deep bowl) caratterizzato
dalleccellente qualit della pasta ceramica e della vernice, dalla finezza ed accuratezza della deco-
razione e dalla brillantezza delle superfici; tutte propriet che inducono a giudicarlo un manufat-
to importato (fig. 2, 1). decorato con un triglifo centrale, affiancato da mezze rosette e da strani
fiori orizzontali antitetici. Mentre gli altri elementi rientrano nei canoni e sono comuni su questa
forma, la versione ed il particolare uso accessorio dei fiori orizzontali, dotati di volute laterali
esageratamente sviluppate e totalmente privi di steli (FM 18, voluted, hybrid, disintegrated
flower), sembrano privi di riscontri, almeno nei limiti della ricerca che ho potuto condurre finora.
6
Fase I. US 11379. Se ne conserva oltre met; ricomposto con ventidue frammenti. Interamente perdute le anse, tranne
laccenno di unattaccatura, che ne consente il posizionamento nella ricostruzione grafica. Pasta fine, di colore giallo rossastro,
vicino a M. 5YR 6/6, priva di inclusi visibili ad occhio nudo, con minuscoli vacuoli; ingubbiatura lievemente pi scura. Vernice
di colore rosso-arancio, brillante. Diam. orlo cm 16,5; diam. piede cm 5; alt. cm 12.
RICCARDO GUGLIELMINO
190
Fig. 2. - Roca (Lecce), SAS IX. 1-5. Fase I. Ceramica di tipo egeo (scala 1/3).
1.
2.
3.
4.
5.
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO NEL BRONZO RECENTE E FINALE
191
Il motivo del fiore s occasionalmente attestato su skyphoi FS 284 rinvenuti nel Peloponneso e
nella Grecia centrale e databili tra il TE IIIB 1 e il TE IIIC Antico, ma sempre nella versione ver-
ticale e sempre al centro della composizione.
7
Quanto allinquadramento cronologico del nostro
esemplare, una datazione al TE IIIB 2 sembrerebbe la pi verisimile.
8
Dallo stesso strato dello skyphos provengono anche alcuni frammenti appartenenti ad una
coppa su stelo
9
(FS 305, stemmed deep bowl); nella sua decorazione tricurved arches e semicerchi
concentrici si combinano con un triglifo campito da linee ondulate orizzontali, verosimilmente
centrale (FM 43, isolated semicircles; FM 62, tricurved arch; FM 75, panelled patterns) (fig. 2,
5). Per il tipo di decorazione il vaso, che si distingue anchesso per la finezza della lavorazione,
trova un confronto abbastanza puntuale nel frammento di una coppa simile della Nauplion Study
Collection, datato al TE IIIB 1.
10
Anche la sua cronologia non dovrebbe scendere oltre il TE IIIB
2.
Tra i manufatti ceramici della fase I figurano anche due skyphoi verniciati per intero
11
(FS 284,
deep bowl, monochrome), che presentano profili abbastanza simili tra loro (fig. 3, 1-2); uno
stato ricostruito per circa met. La forma, con il breve orlo svasato e ben distinto, trova confronti
in esemplari attici e peloponnesiaci, sia monocromi sia figurati. Le maggiori somiglianze, sia
per la forma dellorlo sia per i rapporti metrici, soprattutto per lo scarto tra il diametro allorlo e
quello massimo, sembrerebbero riscontrarsi in skyphoi venuti alla luce nei livelli di distruzione del
palazzo di Pilo,
12
che presentano, rispetto al nostro esemplare meglio conservato, una curvatura
della parete della vasca lievemente pi dolce. Le indicazioni desumibili dai confronti convergono
nel suggerire una datazione al TE IIIB 2-C Antico.
Un dato senzaltro interessante, riscontrato soprattutto negli strati riferibili alla Fase I, cos-
tituito dalla presenza di un certo numero di frammenti di ceramica micenea acroma, sicuramente
riferibili ad attingitoi, forse anche a kylikes (fig. 2, 3-4). Tra gli attingitoi (FS 236, dipper) diversi
7
Spesso affiancato da whorl-shells, secondo uno schema ricorrente anche sulle kylikes FS 258; MOUNTJOY 1999, p. 143,
fig. 35, n. 268 (Micene; TE IIIB 1), p. 226, fig. 72, n. 158 (Antica Corinto; TE IIIB 2-C Antico), p. 282, fig. 95, n. 176 (Pellana;
TE IIIB 2-C Antico), p. 552, fig. 200, n. 245 (Kopreza; TE IIIB 1), p. 678, fig. 258, n. 154 (Eutresis; TE IIIB).
8
Da notare come la fitta decorazione lineare su entrambe le superfici e la doppia linea sulla faccia interna dellorlo siano
elementi che tendono a scomparire con il TE IIIC Antico. Le mezze rosette ai lati del triglifo centrale, piuttosto rare nel TE IIIB
1, divengono comuni nel TE IIIB 2 (cfr. WARDLE 1973, p. 312; BENZI 1975, pp. 61-62).
9
Fase I. US 11379. Undici frammenti, tutti riferibili alla parte superiore del vaso, che hanno consentito una parziale
ricostruzione. Pasta fine di colore giallo brunastro, vicino a M. 10YR 6/6, con rari e minuti inclusi bruni e piccolissimi vacuoli;
ingubbiatura del medesimo colore. Vernice di colore variante dal rossastro al bruno scuro, brillante. Diam. orlo cm 20 ca.; alt.
cons. cm 9,5.
10
MOUNTJOY 1986, p. 119, fig. 146: 5. Abbinamenti di tricurved arches e semicerchi concentrici (con schemi identici o
molto simili), per quanto non comuni, sono attestati sia su forme aperte sia su forme chiuse; cfr. SHERRATT 1980, pp. 178-179,
fig. 1: 2 (Micene; FS 284, Gruppo B; TE IIIB 2), pp. 193-194, fig. 9 (Serraglio; FS 284, Gruppo A; TE IIIB 1); BLACKMAN,
BAKER, HARDWICH 1998, p. 32, fig. 43 (Midea; FS 120-121; TE IIIB 2); MOUNTJOY 1999, p. 136, fig. 33, n. 244 (Micene; FS
136; TE IIIB 1).
11
Fase I. US 11379. Ricomposto con venti frammenti. Pasta fine di colore nocciola chiaro, vicino a M. 2.5Y 7/4, con rari
inclusi calcarei e piccoli vacuoli; ingubbiatura dello stesso colore. Vernice nerastra, semilucida, abrasa su quasi tutta la superfi-
cie. Diam. orlo cm 15,5; diam. max. cm 16,5; alt. cm 13.
Fase I. US 11352. Un solo frammento di orlo e parete. Pasta fine di colore nocciola, vicino a M. 2.5Y 6/4, con minuti inclusi
nerastri e piccoli vacuoli. Vernice nerastra, semilucida, abrasa. Diam. orlo cm 18 ca.; alt. cons. cm 6,3.
12
MOUNTJOY 1999, p. 352, fig. 120, nn. 116-117 e bibl. cit.; per lAttica: ibid., p. 560, figg. 205, n. 292 (Haghios Kosmas),
206, n. 297 (Thorikos). Tutti gli esemplari sono datati al TE IIIB 2-C Antico.
RICCARDO GUGLIELMINO
192
sono emisferici; uno presenta una vasca dal profilo pi articolato,
13
con una carena stondata,
e mostra evidenti affinit con esemplari rinvenuti a Zygouries e nel palazzo di Pilo (Blegen,
Rawson 1966, fig. 358; Furumark 1992, tavv. 132, 236: 4). Un altro esemplare dipinto,
14
con la
decorazione costituita da brevi pennellate sullansa e sullorlo (fig. 2, 2). Ricordo che in Italia la
presenza di ceramica plain segnalata solo in pochissimi centri di primaria importanza ed con-
siderata un possibile indizio della presenza di piccoli nuclei allogeni tra la popolazione locale.
15
Anche dagli strati della fase II, in particolare dalla US 11349, provengono numerosi frammen-
ti riferibili a skyphoi FS 284; questi presentano unampia gamma di decorazioni ed alcune
curiosit. In particolare risulta piuttosto problematico linquadramento di un esemplare di forma
bassa ed accentuatamente scampanata, decorato con una particolare versione dello stelo multi-
plo
16
(FM 19, multiple stem, tongue-shaped), che senzaltro insolita su questa forma
17
(fig. 3,
4). A Roca sono stati rinvenuti frammenti riferibili ad almeno altri quattro o cinque skyphoi, sia
del Gruppo A sia del Gruppo B, decorati con steli multipli, di cui uno edito (Pagliara, Guglielmino
2005, p. 307, II.185); ma sono tutti del tipo ad uncino (multiple stem, hook-shaped), che abba-
stanza comune su questi vasi. Per linquadramento cronologico si pu osservare come, in appa-
rente dissonanza con le indicazioni ricavabili dalle caratteristiche morfologiche, che suggeriscono
una datazione pi bassa, la versione linguiforme (tongue-shaped) del motivo FM 19 sia attestata
su coppe e kylikes del TE IIIA2, ma tenda a scomparire nel corso del TE IIIB.
18
Tra le testimo-
nianze pi tarde figura, oltre ad uno skyphos citato da Furumark (v. supra, nota 17), un frammento
di Micene attribuito ad una coppa su stelo FS 305 e datato al IIIB 1 (Mountjoy 1976, p. 90, fig.
8, n. 76). Il motivo, apparentemente, gode di una fortuna pi longeva a Creta, dove attestato su
coppe e kylikes del TM IIIB e dove il suo uso su vasi potori sembrerebbe perdurare anche nella
fase iniziale del TM IIIC.
19
Un altro skyphos FS 284, ben conservato, decorato con il motivo dello zigzag (FM 61, zigzag)
e con fitte serie di linee orizzontali sia allesterno sia allinterno,
20
caratteristica che laccomuna
allesemplare con i fiori orizzontali (fig. 3, 6). La forma molto scampanata anche in questo caso,
13
Fase I. US 11379. Ricomposto con tre frammenti. Pasta fine di colore rossastro, vicino a M. 5YR 6/6, lievemente pi chiara
in superficie, con inclusi bruni e biancastri; apparentemente priva di ingubbiatura. Diam. orlo cm 7,5; alt. allorlo cm 5,2.
14
Fase I. US 11379. Un solo frammento, che comprende lansa e una piccola parte dellorlo. Pasta fine di colore nocciola
chiaro, vicino a M. 10YR 7/4, priva di inclusi visibili ad occhio nudo; ingubbiatura dello stesso colore. Vernice di colore bruno,
semilucida. Diam. orlo cm 9 ca.; alt. ansa cm 9.
15
Le attestazioni sono particolarmente numerose a Vivara; cfr. RE 1993, pp. 331-334; EAD. 1996, pp. 1587-1593.
16
Fase II. US 11349. Se ne conserva oltre met; ricomposto con ventidue frammenti. Pasta fine di colore nocciola, vicino
a M. 2.5 Y 7/4, con rari inclusi di vari colori, che comprendono frammenti di conchiglie di microrganismi marini; ingubbiatura
dello stesso colore. Vernice di colore bruno nerastro, semilucida, abrasa in vari punti. Diam. orlo cm 16 ca.; diam. piede cm 6;
alt. cm 11.
17
Furumark (1941, pp. 301, 634) segnala un unico esemplare di skyphos FS 284 decorato con steli multipli di tipo simile
(tongue-shaped, FM 19: 38, con estremit desinente a cerchio).
18
Cfr. MOUNTJOY 1999, p. 540, fig. 194, n. 185 (Attica; kylix FS 256; TE IIIA 2); p. 671, fig. 255, nn. 112-115 (Eutresis,
Scimatari, Orchomenos; coppe su stelo FS 304; TE IIIA 2), p. 908, fig. 368, n. 100 (Phylakopi; coppa poco profonda; TE IIIA
2).
19
Cfr. POPHAM 1970, figg. 1-2, tav. 51 (Cnosso); ANDRIKOU 1997, p. 19, fig. 9 (Archanes); ANDREADAKI-VLAZAKI,
PAPADOPOULOU 2005, fig. 35 (Khamalevri, Rethymnon).
20
Fase II. US 11349. Se ne conserva circa una met, ricostruita con ventidue frammenti. Pasta fine di colore nocciola pallido,
vicino a M. 2.5Y 8/2, con rari inclusi bruni e minuscoli vacuoli; ingubbiatura dello stesso colore. Vernice di colore variante dal
bruno al nerastro, semilucida. Diam. orlo cm 14,5; diam. piede cm 6,3; alt. cm 12,8.
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO NEL BRONZO RECENTE E FINALE
193
Fig. 3. - Roca (Lecce), SAS IX. 1-6. Fasi I-II. Ceramica di tipo egeo (scala 1/3).
1.
4.
6.
5.
3.
2.
RICCARDO GUGLIELMINO
194
ma mutano i rapporti metrici; la decorazione con lo zigzag non comune, anche se attestata
occasionalmente tra il TE IIIB 2 e il IIIC Antico su esemplari che hanno un profilo molto meno
sinuoso.
21
Decisamente pi comune la decorazione con spirali antitetiche che fiancheggiano un triglifo
centrale (FM 50, antithetic spiral pattern) che compare su un altro esemplare di FS 284,
22
dove
lunico elemento insolito il motivo verticale a catena al centro del triglifo (FM 48, quirk) (fig.
3, 3) (infra, nota 28).
Da questi strati pi profondi, soprattutto dai livelli della fase II, provengono anche numerosi
frammenti di vasi di forma chiusa di grandi, medie e piccole dimensioni. Tra questi ultimi figura
un vasetto globulare, forse un anforisco,
23
decorato sulla spalla con la raffigurazione stilizzata
di una conchiglia a spirale (FM 23, whorl-shell) (fig. 3, 5). Una versione abbastanza simile del
motivo presente su un piccolo vaso di foggia analoga (FS 61) da Epidauros Limera (Mountjoy
1999, pp. 282-283, fig. 95, n. 181), datato al TE IIIB 2-C Antico, che offre un buon confronto.
24

Un altro vaso chiuso di media grandezza (brocca o anfora), in corso di restauro, decorato sulla
spalla con una strana composizione di spirali caudate (FM 49, curve-stemmed spiral) e frange a
zigzag (fig. 5, 5).
Tra le forme di grandi dimensioni merita segnalare la presenza di alcuni frammenti di giare
a staffa da trasporto, del tipo cd. coarse (coarse ware stirrup jars; FS 164), caratterizzate dalla
presenza di inclusi litici macroscopici nelle paste ceramiche (fig. 5, 1); sono riferibili a non meno
di tre esemplari, che vanno a sommarsi ai tre gi noti, anchessi provenienti dallo stesso settore
dellabitato (Guglielmino 2005, pp. 640-641, tav. CLXVIa). Credo si tratti di reperti di grande inte-
resse, perch questi contenitori, che si ritiene venissero utilizzati soprattutto per la commercializ-
zazione dellolio di oliva cretese, sono molto comuni nel Mediterraneo orientale, ma quasi
sconosciuti in quello centrale. La loro presenza documentata in pochissimi siti costieri italiani,
da un numero ridotto di frammenti.
25
In considerazione del fatto che i materiali di tipo egeo venuti
alla luce negli strati della fase II sembrano scendere nel TE IIIC, sia pure in un orizzonte iniziale,
merita ricordare che nella Grecia continentale le giare coarse tendono a scomparire dai contesti
archeologici dopo le distruzioni della fine del TE IIIB; di contro, a Creta continuano ad essere
prodotte nel XII sec. a.C., sia pure con alcune variazioni morfologiche (cfr. Maran 2005, p. 415
e bibl. cit.).
21
Cfr. MOUNTJOY 1999, p. 352, fig. 120, n. 110 (Palazzo di Pilo; TE IIIB 2-C Antico); p. 560, fig. 205, n. 292 (Thorikos; TE
IIIB 2).
22
Fase II. US 11349. La parte superstite ricomposta con dieci frammenti. Pasta fine di colore giallo rossastro, vicino a M.
7.5YR 7/6, priva di inclusi visibili ad occhio nudo; ingubbiatura dello stesso colore. Vernice di colore rosso-arancio, brillante.
Diam. orlo cm 18 ca.; alt. cons. cm 8,2.
23
Fase II. US 11349. Ricomposto con due frammenti. Pasta fine di colore nocciola rosato, vicino a M. 7.5YR 7/4, priva di
inclusi visibili ad occhio nudo, con minutissimi vacuoli; ingubbiatura lievemente pi chiara. Vernice di colore variante dal ros-
sastro al bruno, semilucida. Diam. orlo cm 6,5 ca; alt. cons cm 8,2.
24
Su questo vaso la parte centrale della conchiglia, di norma rappresentata con una breve linea ondulata, resa con uno
zigzag; sul nostro, invece, con segmenti paralleli, che sono altrettanto insoliti (sono attestati anche su un cratere anforoide di
Armenochori ad Astypalaia, dove figurano versioni ancora pi schematiche del motivo; MOUNTJOY 1999, p. 1144, fig. 469, n.
7; TE IIIC Antico).
25
Una carta aggiornata, che illustra la diffusione di questi vasi nel Mediterraneo orientale e centrale, stata recentemente
pubblicata da Haskell (2005, fig. 1). A questo lavoro si rinvia anche per la bibliografia sullargomento.
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO NEL BRONZO RECENTE E FINALE
195
Fasi III-VI
Anche per queste fasi leggermente pi avanzate, inquadrabili tra il Bronzo Recente 2 e il
Bronzo Finale 1 (grossomodo tra il TE IIIC Antico e Medio in termini di cronologia egea
26
),
nellarea indagata sembrano prevalere i vasi di forma aperta.
Su uno skyphos FS 284 della fase IV,
27
rinvenuto in buono stato di conservazione e ricostruito
per oltre met (fig. 4, 1), ricompare il motivo delle spirali antitetiche ai lati di un triglifo centrale.
Lunico elemento insolito sembrerebbe costituito, anche per questo vaso, dalla versione a treccia
del quirk verticale, posto al centro del triglifo, di cui si conoscono sporadiche attestazioni nella
Grecia centrale e nel Peloponneso.
28
Ancora a proposito di forme aperte, utile ricordare che in saggi eseguiti in questarea nelle
campagne del 2001 e del 2002 sono stati rinvenuti, in strati riferibili alle fasi V e VI, numerosi
frammenti di ciotole carenate verniciate per intero (Guglielmino 2005, p. 642 e bibl. cit.; tav.
CLXVIc); queste sembrerebbero identificabili con la forma 240 di Furumark, che ha una scarsa
diffusione anche in Grecia, dove attestata in poche regioni ed in quantit modeste. La forma,
sulla cui genesi tardiva nel repertorio delle produzioni vascolari micenee sono state avanzate
varie ipotesi, considerata da alcuni autori emblematica dei pi intensi rapporti instauratisi tra
le produzioni italiane dimpasto e le classi figuline egee sullo scorcio dellet del bronzo, forse a
seguito di movimenti migratori su scala ridotta.
Tra i vasi chiusi di piccole dimensioni, da segnalare un esemplare della fase III, probabilmente
un anforisco,
29
decorato sulla spalla con zigzag (FM 61, zigzag) e con una macchia di vernice che
somiglia vagamente alla rozza raffigurazione di un uccello (fig. 4, 2). In prossimit del piede il
vaso presenta sulla superficie esterna un marchio a forma di X, graffito dopo la cottura.
30
Un interessante vaso di forma chiusa di medie dimensioni, forse una brocca (Pagliara,
Guglielmino 2005, p. 307, II.186), proviene da un sondaggio condotto in questarea nel 2002 ed
stato rinvenuto in uno strato riferibile alla fase III (fig. 4, 7). Alcuni elementi, in primis la de-
corazione, rinviano chiaramente a manifatture tardominoiche; in particolare la resa dei fiori incli-
nati, con gli stami a forma di ferro di cavallo, attestata su numerosi vasi minoici, anche esportati
nel Dodecanneso e nelle Cicladi,
31
e sarebbe caratteristica, secondo la Tsipopoulou (1987, pp.
281-306), di unofficina operante nel distretto di Chani.
Due frammenti rinvenuti in strati della fase V sono riferibili a vasi di forma chiusa decorati
sul collo con bande ondulate (fig. 4, 3 e 5), rinvenuti anche in altri contesti (Guglielmino 2005,
26
Per i problemi di cronologia comparata e la relativa bibliografia cfr. JUNG 2006 e bibl. cit.
27
Fase IV. US 11296. Ricomposto con sedici frammenti. Pasta fine di colore nocciola, vicino a M. 2.5YR 7/4, con rari inclusi
calcarei e minuscoli vacuoli; ingubbiatura dello stesso colore. Vernice di colore variante dal bruno al nerastro, semilucida. Diam.
orlo cm 16; alt. cons. cm 11.
28
Cfr. MOUNTJOY 1999, p. 779, fig. 305, n. 207 (Delfi; TE IIIC Antico); BLACKMAN 2002, p. 26, fig. 49 (Midea; TE IIIB 2).
29
Fase III. US 11027. Parzialmente ricomposto con sette frammenti. Pasta fine di colore nocciola grigiastro, vicino a M.
2.5Y 7/2, con minuti inclusi bruni e piccolissimi vacuoli; ingubbiatura esterna dello stesso colore. Vernice nerastra, opaca.
30
Un segno dello stesso tipo, realizzato con la medesima tecnica, presente su un dolio cordonato del Bronzo Finale 2;
Guglielmino 1999, p. 484, fig. 8. Segni a forma di croce e di svastica, incisi prima della cottura, sono attestati su tazze dimpasto
del Bronzo Recente.
31
Cfr. MATZ 1951, tav. 61; POPHAM 1970, tavv. 47, 49; KANTA 1980, tavv. 51: 6, 100: 3, 5; EAD. 1997, fig. 4: 8; WATROUS
1992, p. 69, n. 1155; RETHEMIOTAKIS 1997, fig. 26; MOUNTJOY 1999, pp. 1019, fig. 414, n. 87, 1103; fig. 450, n. 84; BORGNA
2003, p. 117, n. 27, tav. 20.
RICCARDO GUGLIELMINO
196
Fig. 4. - Roca (Lecce), SAS IX: 1-7. Fasi III-VI. Ceramica di tipo egeo (scala 1/3).
4.
2.
3.
5.
1.
6.
7.
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO NEL BRONZO RECENTE E FINALE
197
p. 643, tav. CLXVIf). Si tratta di un tipo di decorazione non comune, considerata caratteristica
dellEgeo orientale (cfr. Mountjoy 1999, p. 1131, n.15), anche se non del tutto sconosciuta in altre
regioni.
32
Per quanto riguarda i contenitori di grandi dimensioni, interessante il rinvenimento di due
piccoli frammenti di orli orizzontali a tesa,
33
apparentemente da riferire a grosse giare, venuti alla
luce in strati pertinenti alle fasi III e V (fig. 4, 4 e 6). Presentano una decorazione sovradipinta in
bianco, costituita in entrambi i casi da un motivo a spina di pesce, che inconsueta in un oriz-
zonte cronologico cos avanzato; richiamano, sia per la tecnica decorativa sia per il motivo, una
produzione di giare caratteristica del distretto di Pilo (Blegen, Rawson 1966, fig. 379; Mountjoy
1999, tav. 2).
Passando ai materiali non ceramici, da segnalare la scoperta di una placchetta semilavorata di
avorio di elefante in uno strato della fase V che integra la testimonianza offerta dal ritrovamento
nel SAS X di numerosi frammenti combusti di denti di ippopotamo, anche di discrete dimensioni,
ma privi di qualsiasi segno di lavorazione (Guglielmino, Pagliara, Rugge 2006, pp. 988-993). La
presenza di avorio apparentemente grezzo suggerisce lesistenza di una manifattura locale e la
trasmissione agli artigiani indigeni di conoscenze tecnologiche molto specialistiche e sofisticate,
quali le competenze legate alla lavorazione dellavorio, in unepoca anteriore a quella finora do-
cumentata dai ritrovamenti del Bronzo Finale di Frattesina e Torre Mordillo.
34
A questo riguardo
particolarmente significativa la recente scoperta nel SAS X (campagna 2005) di frammenti di
denti di ippopotamo in unarea palesemente destinata alla lavorazione di materie dure animali
(osso, corno, palco di cervo, conchiglie, carapaci di testuggine marina) nel Bronzo Recente 2
(Pagliara et alii 2007, pp. 347-348).
Tra i manufatti litici suscita particolare interesse un sigillo lenticolare, che ad un primo esame
sembrerebbe essere steatite rossa (purple steatite) (fig. 1, 5). Proviene da uno strato della fase
III e presenta la raffigurazione schematica di un quadrupede, apparentemente un bovino.
35
Se,
come sembra assai probabile, si tratta di un oggetto proveniente dallEgeo, la scoperta potrebbe
essere letta come un indizio ulteriore accanto ad altri, come il ritrovamento di ceramica acroma
della presenza di un piccolo gruppo allogeno in questo insediamento. I sigilli egei, infatti, di
regola sembrerebbero esclusi dalle normali transazioni commerciali.
36
A questo riguardo inte-
ressante constatare come anche a Cipro, nonostante la forte ed assidua presenza micenea ed il
ruolo primario dellisola nei traffici mercantili, siano stati censiti soltanto otto esemplari prove-
nienti dallEgeo (cfr. Krzyszkowska 2005, p. 774, nota 52).
32
MOUNTJOY 1999, p. 610, fig. 229, n. 550 (Attica); SOUYOUDZOGLOU-HAYWOOD 1999, tav. 23 (Tris Langades, Itaca);
HALLAGER 2003, pp. 105-116 (Chani). Cfr. anche BIANCOFIORE 1967, tav. XIX, n. 85 (Scoglio del Tonno).
33
Fase III. US 11347. Un solo frammento. Pasta fine di colore arancio, vicino a M. 7.5YR 7/4, con piccoli inclusi calcarei;
ingubbiatura dello stesso colore. Vernice di colore rossastro, brillante. Vernice della sovradipintura opaca ed abrasa. Diam. orlo
cm 18 ca.
Fase V. US 3324. Un solo frammento. Pasta fine di colore nocciola, vicino a M. 2.5Y 7/4, con piccoli vacuoli; ingubbiatura
dello stesso colore. Vernice nerastra, semilucida. Vernice della sovradipintura opaca, quasi interamente scomparsa. Diam. orlo
cm 23 ca.
34
Sul problema cfr. VAGNETTI, BETTELLI, DAMIANI 2005 e bibl.cit.
35
Diam. mm 23, spess. mm 8. Lidentificazione dellanimale raffigurato molto problematica; la possibilit che si tratti di
un bovino suggerita dalla presenza evidente di un ciuffo di peli allestremit della coda.
36
Personalmente conosco soltanto altri tre sigilli egei o ciprioti dellet del bronzo rinvenuti in Italia. Cfr. VAGNETTI,
BETTELLI 2005, p. 297, II.175 e bibl. cit. (sigillo minoico di tipo talismanico di corniola da Gallo di Briatico); GRAZIADIO 1997,
pp. 684, 695 e bibl. cit. (sigilli cilindrici ciprioti di steatite ed olivina da Siracusa e S. Sperate).
Inoltre, considerato il fatto che il sigillo proviene da uno strato di occupazione della prima
grande struttura a pianta rettangolare costruita nellarea, databile al Bronzo Recente 2 e probabil-
mente antesignana della grande capanna-tempio del Bronzo Finale 2, difficile sfuggire alla
suggestione esercitata da alcuni affreschi egei in cui sacerdoti sembrano portare sigilli legati al
polso (cfr. Kontorli-Papadopoulou 1996, passim).
Fase VII
Come detto, i depositi pi recenti dellet del bronzo, riferibili al Bronzo Finale 2 e corrispon-
denti alla fase VII del saggio IX, sono coperti e sigillati da spessi strati dincendio e di crollo delle
strutture; sono stati indagati in maniera molto pi ampia e sistematica in vari settori dellabitato
(Pagliara 2005, pp. 632-634) e consentono una serie di riflessioni, che non riguardano la sola area
in esame.
Durante questa fase non si interrompono i rapporti con lEgeo; tuttavia si riscontra, come
nella totalit dei siti italiani in cui attestato il fenomeno, una evidente contrazione. A Roca
molto forte e statisticamente affidabile, vista lentit del campione, la riduzione percentuale dei
manufatti egei e di tipo egeo, riferibili al TE IIIC Tardo e Submiceneo (Guglielmino 2005, tavv.
CLXVI-CLXVII), rispetto a quelli indigeni. Per quanto concerne i primi, allo stato attuale della
ricerca, ancora difficile valutare il rapporto tra le importazioni e le imitazioni locali, soprattutto
in mancanza di una serie adeguata di analisi scientifiche; i primi risultati comunicati da Richard
Jones e Sara Levi suggeriscono, in sostanziale sintonia con impressioni basate su semplici con-
fronti ed esami microscopici, un progressivo incremento delle produzioni locali rispetto alle
importazioni. un fenomeno, anche questo, che non sorprende ed anzi riflette una tendenza gene-
rale, riscontrabile in tutti gli insediamenti coevi interessati dai contatti con lEgeo.
Sulla base di queste prime analisi, si pu cautamente supporre che la ceramica italo-micenea
a Roca compaia almeno a partire dal Bronzo Recente; nella medesima epoca si hanno le prime,
timide apparizioni della ceramica grigia o pseudominia. Sembra che questa seconda produzione,
che nel nostro sito evidenzia un repertorio di forme molto limitato, non abbia mai incontrato la
stessa fortuna che gode nellarco ionico, dove, alla luce delle conoscenze attuali, va verisimil-
mente localizzata larea di origine e di massima diffusione (cfr. Bettelli 2002, pp. 113-115 e bibl.
cit.).
In rapporto al fenomeno dellaffermazione e diffusione di queste classi fini di ceramica figuli-
na, si supposto che un ruolo importante sia stato svolto da artigiani egei itineranti, quantomeno
a livello di trasmissione di conoscenze tecnologiche, oppure, non necessariamente in alternativa,
da ceramisti indigeni istruiti in Grecia. Si tratta senzaltro di ipotesi ragionevoli, soprattutto se
si considera lenorme progresso che queste classi documentano rispetto alla ceramica dimpasto
tradizionale. un progresso rapido, che risulta perspicuo in tutti gli stadi del processo produttivo,
dalla depurazione delle argille, alla foggiatura al tornio del vasellame, alla cottura in forni di tipo
evoluto, che consentono di raggiungere temperature pi elevate.
Lacquisizione da parte dellartigianato indigeno di competenze tecnologiche avanzate deter-
mina effetti nuovi ed originali nel Bronzo Finale, quando il panorama delle produzioni ceramiche
figuline che affiancano il vasellame dimpasto, sempre nettamente preponderante, diviene pi
ricco e variegato. A Roca nei livelli di occupazione del Bronzo Finale 2, accanto alla soprav-
vivenza della ceramica egea importata, dellitalo-micenea e della grigia, si registra la comparsa,
RICCARDO GUGLIELMINO
198
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO NEL BRONZO RECENTE E FINALE
199
Fig. 5. - Roca (Lecce), SAS IX. 1, 5. Fase II. Ceramica di tipo egeo; 2-4. Ceramica indigena dimpasto e pro-
togeometrica.
1.
2. 3.
4.
5.
RICCARDO GUGLIELMINO
200
in quantit assai pi cospicue, di due nuove classi, la ceramica protogeometrica e i dolii cordo-
nati decorati con fasci di solcature, il cui rapporto con le produzioni egee assai pi sfumato
e problematico. Dei dolii di Roca e delle informazioni di tipo socio-economico desumibili dalla
loro fabbricazione e dal loro impiego gi stata data notizia (Guglielmino 1999, pp. 475-486);
quanto alla ceramica protogeometrica, quasi totalmente inedita, i materiali rinvenuti in questi
ultimi anni
37
arricchiscono notevolmente il quadro delle nostre conoscenze, testimoniando, tra
laltro, che il repertorio decorativo include, oltre ai peculiari ornati geometrici, motivi fitomorfi,
zoomorfi e antropomorfi.
La coesistenza di tutte queste classi ceramiche pone innumerevoli problemi e suggerisce una
serie di riflessioni che toccano aspetti tecnologici, estetici, funzionali, economici e sociali, che
meriterebbero di essere maggiormente approfonditi. In questa sede mi limiter ad alcune brevi
osservazioni. Nel Bronzo Finale 2 la ceramica dimpasto continua ad essere prodotta in grandis-
sime quantit, forse non dagli stessi artigiani che fabbricano le ceramiche figuline, e non mostra
alcun progresso tecnologico; semmai, rivela un certo scadimento qualitativo rispetto alle epoche
precedenti, almeno per quanto riguarda la lucidatura delle superfici. Utilizza ancora argille non
depurate, viene foggiata a mano e cotta a temperature meno elevate rispetto alle altre produzioni,
probabilmente utilizzando impianti pi semplici e rudimentali; tuttavia il suo repertorio morfo-
logico molto vasto e sembra sopperire a tutte le esigenze funzionali, fatta eccezione per
limmagazzinamento di grandi quantit di derrate liquide pregiate (olio e vino) con adeguate
garanzie di buona conservazione; verosimilmente proprio questa nuova necessit che d luogo
alla produzione su vasta scala dei dolii cordonati.
Anche la ceramica protogeometrica ha un discreto repertorio di forme aperte e chiuse, che vero-
similmente includono anche vasi rituali; sono, infatti, particolarmente ben rappresentati gli askoi
(fig. 5, 4), che sembrerebbero risentire dellinfluenza di prototipi micenei (FS 195, based askos).
Da un punto di vista tecnologico questa classe, che si caratterizza per una fisionomia indigena pi
spiccata, si pone a met strada tra limpasto e le altre figuline, nel senso che usa argille depurate,
ben cotta, ma, almeno a Roca, sempre foggiata a mano, senza lausilio del tornio. Inoltre
lunica ceramica figulina di cui possibile seguire distintamente unevoluzione anche nelle epoche
successive, fino allet del ferro avanzata (cfr. Yntema 1990). Le altre produzioni, invece, tendono a
scomparire, lentamente ma inesorabilmente, gi nel corso del Bronzo Finale 2 e con loro sembrano
perdersi, inspiegabilmente, anche il ricordo e la capacit di utilizzare il tornio da vasaio.
Ma il Bronzo Finale 2, prima della disastrosa distruzione e del precipitoso abbandono dellabitato
(Pagliara 2005, pp. 632-633), ancora un periodo di grande vitalit per Roca; di questa vita-
lit, che tocca vari livelli della vita economica e sociale, possiamo cogliere alcuni riflessi nella
cultura materiale. Lartigianato ceramico, ancora una volta, il settore produttivo da cui pos-
sibile ricavare il maggior numero di informazioni. La stessa coesistenza di ceramiche cos diverse
tra loro per tradizione e tecnologia suggerisce limmagine di una societ molto articolata e com-
plessa, con una forte specializzazione del lavoro. Bench saldamente legate ai propri repertori e
canoni estetici, queste produzioni mostrano di dialogare tra loro, influenzandosi vicendevolmente
e dando luogo ad interessanti ibridazioni.
38
Per la verit il fenomeno, com noto, inizia gi nel
37
La ceramica protogeometrica di Roca il tema della ricerca di una giovane studiosa, Anna Ronca, che sta curando la pub-
blicazione di questa classe.
38
Di questa attitudine ad influenzarsi luna con laltra sono emblematiche le ciotole carenate, attestate in tutte le classi (fatta
eccezione, ovviamente, per i dolii cordonati); GUGLIELMINO 2005, tavv. CLXV-CLXVI.
LE RELAZIONI TRA LADRIATICO E LEGEO NEL BRONZO RECENTE E FINALE
201
Bronzo Recente, quando sia la ceramica italo-micenea sia la grigia sembrano mutuare alcune
forme dal repertorio della ceramica dimpasto; ma in questepoca i rapporti sembrano accentuarsi
ed il quadro diviene pi intricato con la comparsa di nuove manifatture. La ceramica protogeo-
metrica, ad esempio, prende in prestito dalla tradizione indigena e da quella micenea forme e
motivi decorativi, traducendoli con una tecnica ed un linguaggio propri (fig. 5, 2-3); i dolii cor-
donati (soprattutto i mezzi dolii o bacini), a loro volta, adottano spesso i motivi decorativi carat-
teristici della ceramica protogeometrica.
Come accennato allinizio, nel saggio IX stata riportata alla luce una struttura larga 15 metri e
lunga almeno 40, da cui provengono anche i materiali presentati da Giovanna Maggiulli (in questo
volume); le enormi dimensioni di questo edificio, la natura e la quantit dei materiali rinvenuti
al suo interno suggeriscono una funzione pubblica, prevalentemente legata a pratiche cultuali.
Non mi soffermer su questa testimonianza, che stata gi presentata in altre occasioni, li-
mitandomi a ricordare che numerosi oggetti e pratiche rinviano, ancora una volta, allEgeo e al
Mediterraneo orientale (Guglielmino 2005, pp. 645-650).
In conclusione, possiamo affermare che i risultati delle ultime campagne a Roca hanno con-
sentito di colmare varie lacune nella storia delloccupazione umana del sito e, per quanto riguarda
linsediamento protostorico, di evidenziarne limportanza nel Bronzo Recente e di definire
meglio levoluzione dei suoi rapporti con lEgeo. Alla luce dei nuovi dati, sembra che la massima
intensit dei contatti sia stata raggiunta proprio nel Bronzo Recente, in una fase corrispondente
allorizzonte finale dellet palaziale micenea e, soprattutto, al periodo immediatamente succes-
sivo.
probabile che in questepoca Roca sia stato un centro marittimo particolarmente fiorente; il
suo ruolo di crocevia nella fitta rete di traffici che collegavano il Mediterraneo orientale e lEgeo
allAdriatico, alla pianura padana e alle regioni transalpine confermato anche da alcuni dati
acquisiti nelle ultime campagne, come il rinvenimento di numerosi manufatti ceramici con fogge e
decorazioni tipiche dellarea terramaricola in contesti del Bronzo Recente e la presenza di oggetti
che rinviano chiaramente a produzioni nordadriatiche tra i manufatti metallici del Bronzo Finale
2 (Maggiulli in questo volume).
Questo ruolo era favorito da una lunga tradizione di contatti, da una posizione geografica feli-
cissima e da una molteplicit di altri fattori. Lubicazione certamente lo poneva in una condizione
di privilegio; la geomorfologia e le caratteristiche dellecosistema offrivano una serie di ulteriori
e non trascurabili vantaggi. Il sito era naturalmente munito e doveva essere difeso soltanto dalla
parte di terra; il territorio circostante era ricco di acque e, soprattutto, ospitava nellimmediato
retroterra dellinsediamento unampia laguna, che poteva essere sfruttata per la cantieristica
navale, per le operazioni di carenaggio e per il ricovero delle imbarcazioni in caso di condizioni
climatiche avverse e durante i mesi in cui si sospendeva la navigazione.
La disponibilit di un bacino interno, chiuso o comunque ben protetto, sembra il denominatore
che accomuna i principali porti mediterranei dellet del bronzo. Per valutare limportanza pri-
maria di questo elemento, basti pensare alle imponenti e dispendiosissime opere di ingegneria
idraulica realizzate in prossimit del palazzo di Pilo, per deviare un corso dacqua e costruire
un porto artificiale nelle immediate vicinanze della grande baia di Navarrino, di cui si devono
necessariamente riconsiderare la funzione e limportanza (cfr. Zangger et alii 1997, pp. 549-
641).
La concomitanza di tutti queste situazioni favorevoli, cui si deve aggiungere la presenza di un
santuario in grotta, fa s che Roca diventi un centro nodale nelle relazioni commerciali ad ampio
raggio, in cui arrivano o transitano le materie prime e i manufatti esotici pi disparati. Quanto al
delicato problema delle pratiche religiose, che non pu essere approfondito in questa sede, solo
nellottica di processi molto lunghi ed intensi possibile ammettere che le scoperte avvenute nella
capanna-tempio del Bronzo Finale 2 possano essere ragionevolmente interpretate come rivela-
trici di una lunga assimilazione culturale e di una comunanza ideologica tali da generare affinit
anche nelle credenze e nei riti.
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